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- Questioni internazionali
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-Title: Questioni internazionali
-
-Author: Francesco Crispi
-
-Release Date: April 17, 2012 [EBook #39469]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK QUESTIONI INTERNAZIONALI ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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- FRANCESCO CRISPI:
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- Questioni Internazionali
-
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- DIARIO E DOCUMENTI
- ordinati da _T. Palamenghi -- Crispi._
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- _Il Cancelliere Caprivi e Crispi. -- La Tripolitania e la
- Francia. -- Le fortificazioni di Biserta. -- Le relazioni
- italo-austriache e l'irredentismo. -- Le relazioni
- franco-italiane dal 1890 al 1896. -- La Francia contro il
- credito italiano. -- Un incidente italo-portoghese. -- La
- questione balcanica. -- Le stragi d'Armenia e il concerto
- europeo. -- 1896. La crisi delle alleanze e degli accordi._
-
-
- MILANO
- __Fratelli Treves, Editori__
- 1913
- --
- *SECONDO MIGLIAIO.*
-
- ----
-
-_Proprietà letteraria. Vietate anche le riproduzioni parziali. Riservati
- tutti i diritti di traduzione._
-
-
- Copyright by Fratelli Treves, 1913.
-
-
- Ciascun esemplare di quest'opera deve portare impresso, per incarico
- avuto dalla famiglia Crispi, il timbro della Società Italiana degli
- Autori.
-
-
- Tip. Fratelli Treves.
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- ----
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- INDICE
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- AVVERTENZA.
- GERMANIA, ITALIA E FRANCIA.
- _Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi.
- _Capitolo Secondo._ -- La Tripolitania e la Francia.
- _Capitolo Terzo._ -- Le fortificazioni di Biserta.
- ITALIA E AUSTRIA.
- _Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e
- l'irredentismo.
- ITALIA E FRANCIA.
- _Capitolo Quinto._ -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896.
- _Capitolo Sesto._ -- La Francia contro il credito italiano.
- L'ITALIA E IL VATICANO.
- _Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese.
- L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE.
- _Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica.
- _Capitolo Nono._ -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo.
- LA TRIPLICE ALLEANZA E L'INGHILTERRA.
- _Capitolo Decimo._ -- La crisi delle alleanze e degli accordi.
- INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._
-
-
-
-
- AVVERTENZA.
-
-
-Questo volume, che fa seguito all'altro pubblicato or fa un anno sotto
-il titolo di _Politica Estera_, non esaurisce la documentazione
-dell'opera compiuta da Crispi nell'ufficio di Ministro degli Affari
-esteri.
-
-Su di una parte dell'attività prodigiosa di Lui ho creduto opportuno
-sorvolare, su quella che spiegò a vantaggio degli italiani dimoranti
-all'estero, sia proteggendoli dalle sopraffazioni, sia moltiplicandone
-le scuole, sia sottraendo le missioni cattoliche nazionali al
-protettorato di altra potenza. Non ho potuto raccogliere una messe
-adeguata di documenti, ed anzichè esporre incompiutamente questioni così
-importanti, ho preferito, per ora, tacerne.
-
-Sono belle pagine di energia fattiva, di alto sentimento di dignità, di
-amore alla stirpe che mancano a questo libro.
-
-Dall'elevato concetto che Crispi aveva della solidarietà patria
-rampollava gagliarda la coscienza del dovere di tutela per ogni italiano
-che si trovasse al di là dei confini d'Italia. E gl'italiani lontani
-sentirono durante il governo di Lui di non essere abbandonati al
-destino, e più vivo l'attaccamento alla loro terra.
-
-Le scuole nei paesi esteri, strumenti di cultura e di nazionalità,
-ebbero da Crispi le maggiori cure. Le poche esistenti quand'egli salì al
-potere erano affidate a Corporazioni religiose, le quali non impartivano
-un insegnamento che potesse soddisfarci e non permettevano ai nostri
-Consoli alcuna efficace vigilanza; in qualche luogo, come in Tunisia,
-specialmente durante la primazia del cardinale Lavigerie, erano esclusi
-da scuole, che si dicevano italiane, anche i maestri italiani. Crispi le
-tolse alle Corporazioni religiose che insegnavano a beneficio di una
-influenza che non era la nostra, trasformandole in scuole laiche, con
-metodi didattici moderni e con mezzi sufficienti affinchè in Levante
-riconquistassero alla nostra lingua il primato che vi ebbe una volta. E
-molte altre ne istituì _ex novo_, vincendo ostilità d'ogni genere.
-
-Nè trascurò nell'Oriente vicino ed estremo un altro organo di propaganda
-italiana, i missionari di nostra nazione, i quali, protetti dalla
-Francia quando l'Italia era divisa, dovevano poter contare sulla loro
-patria unita e grande potenza. Crispi considerando tutti i connazionali
-alla stessa stregua, accordò protezione in Turchia a tutte le missioni
-italiane che la richiesero, ed in Cina ottenne che non fossero ammessi i
-missionari del nostro paese sprovvisti di passaporto italiano.
-
-Ma sebbene in questo volume manchino così belle pagine, altre ve ne sono
-straordinariamente interessanti nelle quali troverà solido fondamento il
-giudizio definitivo sulla concezione che Crispi ebbe della politica
-estera necessaria al nostro paese e sugli accorgimenti coi quali applicò
-le sue idee.
-
-Allontanato dal potere nel 1891 e nel 1896, due volte alla vigilia della
-scadenza della Triplice Alleanza, Francesco Crispi ebbe il dolore di
-vedere isterilire il terreno che aveva lavorato con saldo aratro e con
-lena infaticata.
-
-Ma se i frutti dell'opera di Lui non furono raccolti, se l'influenza
-acquistata all'Italia fu perduta, rimarrà ad onor suo e ad insegnamento
-altrui il solco profondo, nè andrà dispersa pei silenzi della storia la
-voce di questo Italiano per eccellenza che agli italiani a venire, fusi
-nel bronzo dell'unità e capaci d'intendere, griderà parole di fede, di
-ardire, di gloria.
-
- Roma, gennaio 1913.
-
- _T. Palamenghi-Crispi_.
-
-
-
-
- GERMANIA, ITALIA E FRANCIA.
-
-
-
-
- _Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi.
-
-
-Leone di Caprivi annunzia a Crispi di avere assunto la direzione degli
-affari politici della Germania. -- Scambio di saluti e proteste di
-fedeltà. -- Caprivi viene in Italia per conferire con Crispi. --
-Colloquii del 7 e dell' 8 novembre 1890.
-
-
-Il 20 marzo 1890 Guglielmo II di Germania nominava Cancelliere
-dell'Impero e Presidente del Ministero prussiano il generale conte Leone
-di Caprivi, in sostituzione del principe Ottone di Bismarck. Assumendo
-gli altissimi uffici il di Caprivi dirigeva a Francesco Crispi, il quale
-dall'agosto 1887 reggeva il Ministero degli Affari esteri d'Italia, la
-seguente lettera:
-
- [_Confidentielle_]
-
- «Berlin, le 3 avril 1890.
-
- _Monsieur le Président et cher collègue,_
-
- La volonté de mon Souverain m'a imposé la tâche de prendre la
- direction des affaires politiques de l'Allemagne après le plus
- grand ministre que ce pays ait jamais vu.
-
- Amené depuis longtemps par la logique des choses comme par mes
- inclinations à un sentiment de ferme sympathie pour le
- groupement actuel des amitiés politiques, je m'étais familiarisé
- avec l'idée d'avoir peut-être à defendre ce principe en soldat,
- le jour où la défense en serait devenue nécessaire.
-
- Mais mon Auguste Maître en a décide autrement. Il m'a appelé à
- collaborer avec les hommes d'état, qui ont à coeur de défendre
- essentiellement par des moyens pacifiques l'état des choses
- existant.
-
- Puisqu'il en est ainsi, je Vous prie, Monsieur le Président, de
- croire que, tant que je resterai dans ma position actuelle,
- l'Empire d'Allemagne continuera sa politique sincère et
- pacifique, sans s'écarter jamais du principe de rester en toute
- circonstance l'ami de ses amis. C'est là la tâche qui m'est
- prescrite par mon Souverain comme par ma conscience. A ce titre
- je viens réclamer, pour le travail en commun qui est devant
- nous, la confiance de Votre Excellence. La mienne est acquise de
- longue date au ministre éminent que ma patrie est heureuse
- d'appeler son ami.
-
- Je Vous prie, Monsieur le Président et cher collègue, d'agréer
- l'expression franche et cordiale des sentiments de haute estime
- de
-
- Votre tout dévoué
- von _Caprivi_.»
-
-A questo saluto rispondeva Crispi:
-
- [_Confidentielle_]
-
- «Rome, 7 avril 1890.
-
- _Monsieur le Chancelier et cher Collègue_,
-
- J'ai reçu la lettre, que vous avez bien voulu m'adresser en date
- du 3 courant pour m'apprendre dans quel esprit vous avez accepté
- l'héritage du grand homme d'Etat, dont la volonté de l'Empereur,
- votre auguste maître, vous a donné la succession.
-
- Je vous remercie de la franchise cordiale avec laquelle vous
- m'avez ouvert votre pensée.
-
- Je connaissais en vous le vaillant soldat, le Général habile,
- l'administrateur expérimenté; je suis heureux de connaître
- l'homme politique, et de constater en lui des sentiments
- conformes à ceux qui m'animent moi-même.
-
- Les principes de politique générale qui vous inspirent, sont
- tels que vous pouvez compter sur mon concours loyal pour les
- faire triompher. De même qu'avec le prince de Bismarck, je
- travaillerai consciencieusement avec vous au maintien de la
- paix. Mais si, par malheur, le jour devait venir où l'Italie et
- l'Allemagne, attaquées, se trouvassent dans la pénible nécessité
- de se défendre, vous me verriez aussi, à l'exemple du Roi, mon
- souverain, et d'accord avec la Nation italienne toute entière,
- prêt à remplir dignement et jusqu'au bout le devoir qui nous
- serait imposé.
-
- C'est dans cet ordre d'idées que je me déclare heureux d'entrer
- en collaboration avec vous pour assurer, autant qu'il est en
- nous de le faire, le bonheur et la prospérité des deux Dynasties
- et des deux peuples que nous servons.
-
- Veuillez agréer, monsieur le Chancelier et cher Collègue,
- l'expression sincère et cordiale des sentiments de haute estime
- de
-
- Votre tout dévoué
- _F. Crispi_.»
-
-Questa lettera, presentata personalmente al nuovo Cancelliere
-dall'ambasciatore d'Italia, conte De Launay, fece la migliore
-impressione. «Egli l'ha letta in mia presenza -- scriveva il De Launay
--- ed ha manifestato vivissima soddisfazione pel suo contenuto che si
-accorda perfettamente col suo modo di vedere e con gl'interessi
-reciproci degli Stati che formano la Triplice Alleanza, il cui programma
-è diretto essenzialmente al mantenimento della pace. Egli si è
-compiaciuto di osservare che ad un _novizio_ come lui in materia di
-politica estera era prezioso il concorso di un uomo di Stato così
-illustre e sperimentato come il primo Ministro d'Italia.»
-
-Il generale di Caprivi era un uomo grandemente stimato in tutta la
-Germania. Nella guerra franco-prussiana aveva dimostrato scienza
-militare e doti eccezionali di carattere che erano state riconosciute e
-premiate con la _Croce di ferro di prima classe_ e con l'Ordine _Pour le
-mérite_. Nella direzione dell'Ammiragliato, assunta nel 1883, aveva reso
-servizi preziosi migliorando con mezzi esigui il materiale e con tenacia
-prussiana l'organizzazione della Marina da guerra.
-
-Però, in politica il nuovo Cancelliere era una incognita. Egli aveva
-certamente le sue idee, ma non le aveva mai manifestate pubblicamente, e
-nei cinque anni ch'era intervenuto alle sedute del Reichstag sua cura
-costante era stata quella di rimanere fuori dalle lotte dei partiti e di
-tenersi sul terreno tecnico.
-
-Si può avere alta intelligenza e vasta cultura, possedere anche facoltà
-d'iniziativa in taluni campi d'azione, ed essere inadatto al governo
-politico. L'Imperatore, scegliendo, tra i molti candidati alla
-successione di Ottone di Bismarck, il generale di Caprivi, giuocò
-d'azzardo, non avendo alcun dato per presumere che quest'ultimo sarebbe
-riuscito nell'ardua missione.
-
-In luglio, il conte di Caprivi fece manifestare a Crispi il desiderio di
-fargli visita in Italia. All'ambasciatore a Berlino, De Launay, Crispi
-telegrafava l'11 di quel mese:
-
- «Il conte di Solms al suo ritorno da Berlino, portandomi i
- saluti di S. E. il conte Caprivi, mi espresse il di lui
- desiderio di venire in Italia per abboccarsi con me. Risposi
- all'ambasciatore germanico, che io era lietissimo del gentile
- pensiero del Gran Cancelliere, ch'egli sarebbe il benvenuto tra
- noi, e che io sarei fortunato di averlo ospite in casa mia, o
- qui od a Napoli, dove a S. E. sarebbe più comodo od opportuno.»
-
-Si trattava di stabilire l'epoca di cotesta visita. I primi mesi di
-cancellierato erano per il generale di Caprivi singolarmente operosi, e
-l'allontanarsi da Berlino gli era difficile. In una lettera del 1.º
-ottobre il conte De Launay riferiva a Crispi di aver avuto un colloquio
-col Cancelliere, nel quale questi gli aveva confermato
-
- «il suo vivo desiderio e la sua ferma intenzione d'incontrarsi
- in Italia con Vostra Eccellenza. Il ritardo è dovuto a
- circostanze estranee alla sua volontà. Sinora si è allontanato
- da Berlino soltanto per accompagnare l'imperatore a Narva e alle
- grandi manovre nella Slesia. Ma è tale la quantità degli affari
- che deve esaminare per adempiere nel miglior modo possibile alle
- sue nuove funzioni, che per il momento non può realizzare il suo
- progetto di un viaggio al di là delle Alpi. Egli, tra l'altro,
- non ha ancora potuto restituire le visite, fattegli quando
- assunse il potere, dai ministri della Baviera e del Würtemberg.
- Il generale di Caprivi aggiungeva che il ritardo involontario
- aveva il vantaggio di lasciargli il tempo per mettersi al
- corrente delle questioni che interessano i due Stati e per
- potere quindi meglio discorrerne con Vostra Eccellenza.»
-
-Crispi ritornava il 20 ottobre sull'argomento di questa visita dopo
-avere ricevuto, da parte dell'Ambasciata germanica a Roma, un'altra
-comunicazione analoga alla precedente:
-
- «Sento -- scriveva al conte De Launay -- che S. E. ha dovuto
- ritardare l'esecuzione del suo progetto per ragioni di pubblico
- servizio. Se le condizioni politiche dell'Italia e le prossime
- elezioni generali non esigessero la mia permanenza nel Regno, mi
- sarei avvicinato io stesso alla Germania ed avrei risparmiato a
- S. E. un incomodo viaggio. Il governo della cosa pubblica mi
- inceppa, e se S. E. potesse nello scorcio di questo mese o nei
- principii del novembre recarsi a Milano dove io sarei pronto a
- raggiungerla, potremmo nell'interesse delle due monarchie, le
- quali ambidue con onore serviamo, avere uno scambio di idee
- utili e prendere delle deliberazioni giovevoli alle due
- nazioni.»
-
-Il Cancelliere germanico avendo risposto che tra il 1.º e il 10 novembre
-era a disposizione del suo collega italiano, questi telegrafò il 22
-ottobre al De Launay:
-
- «Dica al signor Cancelliere che sarò felice di riceverlo in
- Milano il 7 novembre.»[1]
-
- [1] Il viaggio del Cancelliere germanico in Italia era un attestato di
- considerazione verso il nostro paese, che ufficialmente
- s'identificava all'estero con la persona di Crispi; e, comunque si
- pensasse circa l'utilità per noi della Triplice Alleanza, il
- sentimento della solidarietà nazionale verso lo straniero
- imponeva, come un dovere elementare, anche ai partiti di
- opposizione, un'accoglienza almeno deferente. La passione politica
- però fece velo a taluni radicali, i quali manifestarono
- l'intenzione di organizzare una dimostrazione ostile. Il prefetto
- di Milano telegrafava a Crispi in data 1.º novembre:
-
- «Iersera alla Società Democratica, Cavallotti propose banchetto di
- protesta per la venuta di Caprivi. Discussione fu violentissima.
- Proposta fu combattuta da Mussi e da Porro e fu respinta malgrado
- la minaccia di Cavallotti di ritirare la sua candidatura da
- deputato.»
-
- Il giorno seguente lo stesso prefetto telegrafava:
-
- «Ulteriori sicurissime notizie mi pongono in grado di informare V.
- E. che idea banchetto protesta contro venuta Cancelliere germanico
- venne di Francia e per mezzo del S. fu affidato a Cavallotti di
- propagarla. Respinta da tutti...., Cavallotti, irritato, disse
- ritirare candidatura politica Collegio Milano ed è partito per
- Meina.»
-
- Appena ricevuto il primo telegramma, Crispi, addolorato, pensò di
- sottrarre l'ospite ad ogni impressione sgradevole e telegrafò al
- Comm. Rattazzi, ministro della R. Casa, che esprimesse al Re il
- suo desiderio che s'invitasse il Caprivi a soggiornare nella Villa
- Reale di Monza. Il Re consentì immediatamente, come si rileva dal
- seguente telegramma del Rattazzi, 2 novembre:
-
- «Ho tosto rassegnato di Lei telegramma a Sua Maestà che mi
- incarica dire che Ella ha piena facoltà di rivolgere nell'augusto
- suo nome invito al Cancelliere per offrire la ospitalità nella
- Villa di Monza.
-
- «È dispiacente S. M. delle di Lei immeritate inquietudini,
- soggiungendo però che ritiene debba riuscire assolutamente vano il
- tentativo villano del Cavallotti, che non sarà seguito dalla
- popolazione milanese.»
-
- E infatti la disapprovazione di gran parte della stessa democrazia
- milanese fece abortire ogni idea di manifestazione scortese, e il
- Conte di Caprivi, il quale naturalmente nulla seppe delle
- fuggevoli preoccupazioni che la sua venuta aveva sollevate, fu
- alloggiato in Milano, nell'Albergo Cavour.
-
-Il Cancelliere germanico giunse a Milano nel giorno fissato. Fu ricevuto
-cordialmente da Crispi, dalle autorità e dalla popolazione della grande
-città che visitò con la guida del Sindaco; l'indomani, 8 novembre, fu
-invitato a Monza dal Re Umberto, il quale dette un pranzo in suo onore e
-gli conferì l'ordine supremo della Ss. Annunziata. Il Caprivi ispirò
-subito in Crispi simpatia e fiducia. Aveva statura e forme gigantesche,
-fisionomia severa, ma aperta, sguardo sereno sotto sopracciglia
-foltissime che ricordavano quelle di Bismarck. Dei due colloqui segreti
-che ebbe con Crispi, questi conservò memoria, siccome soleva, nelle
-seguenti note del suo _Diario_:
-
- «Dopo la colazione (una pom.) Caprivi ed io siamo entrati nel
- suo salotto per uno scambio d'idee.
-
- Ricordai che il 30 maggio 1892, cioè da qui a 18 mesi scade il
- trattato di alleanza delle tre Monarchie. Soggiunsi,....
- Necessario rivedere.... se vi ha altro da aggiungere. Dovrò
- credere che il governo tedesco vorrà rinnovare il trattato per
- un altro periodo di anni.
-
- La triplice alleanza giova ai governi che la firmarono ed
- assicura la pace d'Europa. Ora, noi essendo interessati alla
- garanzia territoriale dei tre paesi ed alla pace d'Europa,
- dobbiamo volere la continuazione dell'alleanza.
-
- Il conte Caprivi dichiarò che era pienamente d'accordo con me,
- e, quasi a conferma, mi strinse la mano. Era lieto poter essere
- d'accordo con me, e promise di occuparsi del trattato.
-
- Allora ricordai che al 1887, con uno scambio di note, avevamo
- associato la Spagna. Il duca di Vega de Armijo non curò le prese
- intelligenze, nè curò di alimentarle. Oggi essendo ritornato al
- potere il duca di Tetuan, amico nostro, bisogna ripigliare le
- pratiche e rendere più stretti i vincoli con la Spagna.
-
- Le tre grandi potenze alleate si devono interessare delle altre
- minori Monarchie e difenderne le istituzioni. Per lo che sarebbe
- pure necessario di trovar modo di comporre la vertenza tra
- l'Inghilterra ed il Portogallo.
-
- La Spagna ed il Portogallo sono minati dagli emissarii
- repubblicani, e non sono abbastanza forti per resistervi.
- Bisogna che la Spagna riordini la sua marina militare, e possa
- esserci di aiuto nel Mediterraneo e fare, quando ne fosse il
- caso, un colpo sull'Algerìa. Così il Corpo di esercito francese
- che siede colà si troverebbe impegnato. Inoltre un esercito
- spagnuolo al di là dei Pirenei e pronto a varcarli,
- immobilizzerebbe un corpo di truppe francesi.
-
- La propaganda repubblicana in quei paesi è attiva. I francesi
- fanno altrettanto in Italia.
-
- -- Non l'avrei creduto.
-
- -- La fanno anche in Italia, ma il nostro paese vi resiste. La
- grandissima maggioranza della nostra popolazione è
- conservatrice. Il paese è monarchico. La propaganda repubblicana
- pei francesi è una necessità. Pel governo di Parigi è una
- quistione di vita. Avvenne lo stesso sotto la prima repubblica.
- Ma allora lo stato dell'Europa era diverso. Non vi erano i due
- grandi Stati al di qua delle Alpi e al di là del Reno, l'Italia
- e la Germania. Bisogna dunque tenerci stretti, e difendere le
- istituzioni che ci siamo date.
-
- -- Sono pienamente d'accordo con V. E. e lavorerò insieme per la
- difesa dei principii monarchici.
-
- -- Bismarck fece delle grandi cose, e il vostro paese deve
- essergliene grato. Ma commise un gravissimo errore; quello di
- non aver favorito la restaurazione della Monarchia in Francia.
- Egli credeva che la Repubblica sarebbe stata rôsa dai partiti e
- non sarebbe stata forte abbastanza. Avvenne tutto il contrario;
- giammai la Francia fu forte come oggi.
-
- -- La stessa osservazione me la fece l'imperatore di Russia.
-
- -- Bisogna opporre alla propaganda repubblicana tutti i mezzi
- dei quali possono disporre le Monarchie. La Francia avrà fra
- breve una nuova tariffa doganale. Questa offenderà grandemente
- noi, perchè con essa potranno esser chiusi i mercati francesi ai
- nostri prodotti agricoli. Ne sarete colpiti anche voi. Pel
- trattato di Francoforte voi godete i beneficii della nazione
- favorita. Esiste cotesta condizione, quando esistono tariffe
- convenzionali; cessa, quando mancano i trattati. Ora la Francia
- va a denunziare tutti i trattati, e va ad applicare a tutte le
- nazioni una tariffa autonoma. È una minaccia di guerra, guerra
- economica, non meno terribile della guerra coi fucili e le
- artiglierie. Giova prepararsi a rispondere, ed io credo che lo
- si potrà. Non dico di fare una lega doganale fra le tre potenze
- alleate: questa non sarebbe di facile attuazione. Puossi però
- studiare un sistema di tariffe di favore mercè cui si rendessero
- più facili i commerci, più strette le relazioni. Sarebbe
- necessario che alla lega militare e politica si aggiungesse
- questa lega economica, la quale, senza offendere l'autonomia dei
- tre Stati, li rendesse talmente forti da resistere alla Francia.
- Io proporrei che i tre governi dessero a studiare la grave
- quistione ad uomini tecnici. Compiuti gli studii, ognuno di noi
- nominerebbe due delegati ciascuno, i quali, riuniti,
- concreterebbero le proposte che converrà tradurre in un
- trattato.
-
- -- Trovo savie le considerazioni di V. E. e farò studiare il
- grave argomento, e avvertirò V. E. dei risultati.
-
- La conversazione continuò su cose di minore importanza, e ci
- siamo congedati con espressioni sincere di cordiale amicizia.
-
- _8 novembre._ -- Alle 11 ant. il conte Caprivi viene a
- restituirmi la visita. Siamo ritornati sugli argomenti toccati
- nel colloquio di ieri.
-
- Biserta. Muta lo stato del Mediterraneo. Pericoli in caso di
- guerra.
-
- Caprivi ne comprende l'importanza. Obietta che il reclamo
- potendo condurre ad una rottura con la Francia, è necessario
- attendere. In aprile, compiendosi la trasformazione dei fucili,
- si potrà iniziare il reclamo.»
-
-Il Cancelliere partì da Milano il 9 novembre, soddisfatto delle
-accoglienze ricevute e dei risultati della sua visita. L'ambasciatore
-d'Italia a Berlino, tre giorni dopo, il 12 novembre, inviava a Crispi il
-seguente rapporto:
-
- «Il Cancelliere dell'Impero è venuto a vedermi in questo
- momento. Confermandomi ciò che avevo già appreso ieri al
- Dipartimento Imp.le degli Affari Esteri, egli era profondamente
- commosso e riconoscente per le bontà del Nostro Augusto Sovrano
- e per l'alta distinzione che gli fu conferita da Sua Maestà.
- Egli era pure assai soddisfatto dei colloquii avuti con V. E.
- dichiarandosi completamente d'accordo in massima sopra gli
- argomenti circa i quali vi fu scambio d'idee, tanto sotto
- l'aspetto politico, quanto sotto l'aspetto commerciale. S. E. si
- era affrettata di far rapporto all'Imperatore della missione
- compiuta. Sua Maestà Imperiale manifestò viva soddisfazione di
- constatare una volta di più. che le relazioni fra l'Italia e la
- Germania sono e resteranno sul miglior piede a tutto vantaggio
- della triplice alleanza e del principio monarchico. Il
- Cancelliere mi pregò di rendermi interprete dell'eccellente
- impressione riportata da questo suo viaggio e di ringraziare per
- tutte le cortesie di cui fu colmato alla nostra Corte e da V. E.
- Egli ha solo rammarico che le esigenze di servizio l'abbiano
- costretto ad abbreviare il suo soggiorno in Italia. Il
- Cancelliere si dimostrò pure assai grato dell'accoglienza che
- gli fu fatta dalla popolazione di Milano e dalle Autorità
- municipali.»
-
-Naturalmente, della sostanza dei colloqui di Milano fu informato il
-Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky, per mezzo dell'ambasciatore
-imperiale a Roma barone de Bruck, e dell'ambasciatore reale a Vienna,
-conte Nigra. Quest'ultimo telegrafava in data 1.º dicembre:
-
- «Kálnoky mi ha pregato di ringraziare V. E. per la comunicazione
- da lei fatta a Bruck, i cui particolari gli furono confermati da
- Reuss e Caprivi. I due argomenti saranno studiati ed esaminati a
- suo tempo. Oggi cominciano le conferenze commerciali fra
- Austria-Ungheria e Germania. Da esse si vedrà se, e sino a che
- punto, i due imperi possano procedere sempre meglio d'accordo
- fra loro e preparare via a una intesa fra i tre Stati alleati
- sul terreno economico.»
-
-Tra lo stesso Conte Nigra e Crispi seguiva la seguente corrispondenza:
-
- «4 dicembre 1890.
-
- _Mio caro Sig. Conte,_
-
- Adempio con ritardo -- ed ella ne comprenderà il motivo -- alla
- promessa fattale con mio telegramma del 18 novembre da Torino.
-
- Nei colloquii, tenuti il 7 e l'8 novembre, Caprivi ed io ci
- siamo occupati della Triplice, tanto dal lato politico, quanto
- dal lato economico e commerciale. Siamo riusciti d'accordo in
- tutto; e parmi che basti, senza ricordare qui i nostri
- ragionamenti, scrivere per lei sulle varie tesi il concluso.
-
- Nissun dubbio che l'alleanza delle tre monarchie debba essere
- prorogata. Nissuno di noi può credere che nel maggio 1892 le
- condizioni politiche dell'Europa possano essere mutate. Le
- ragioni, per le quali il trattato fu stipulato al 1882 e
- rinnovato al 1887, è a prevedersi che saranno le medesime.
-
- Giova apportarvi qualche modificazione, e qualche aggiunta? È
- quello che si deciderà dai tre governi, i quali han tempo ancora
- a meditarvi. Una cosa intanto appare evidente..... Il conte di
- Caprivi su questo fu meco d'accordo.
-
- Fummo anco d'accordo sulla necessità di migliorare le condizioni
- commerciali dei tre Stati, stipulando dei favori speciali che ne
- rendano più facili le relazioni, e talmente intimi i vincoli da
- resistere alla guerra che potrebbe venirci dalla Francia,
- qualora la nuova legge doganale uscisse così aspra da quel
- Parlamento da non permetterci di venire a patti. Non una lega
- doganale si vorrebbe fra i tre Stati, ma una maggiore mitezza
- nei dazii d'importazione.
-
- Ciò posto, siam rimasti intesi che i tre governi metterebbero
- allo studio le varie questioni, che il grave argomento
- comprende. Quando gli studii saran terminati, affideremo a
- delegati speciali, che potrebbero esser due per ciascuno Stato,
- l'esame del problema e le proposte per la sua soluzione.
-
- Finchè la Francia è in repubblica -- ed ormai questa forma di
- governo colà sembra consolidata -- essa sarà sempre una minaccia
- per le monarchie in Europa. La Russia deve capirlo, essendo
- ormai Parigi l'asilo dei nihilisti -- e le due penisole,
- l'Italiana e l'Iberica, lo sanno per la propaganda morale e gli
- aiuti finanziari dati ai partiti sovversivi dal governo del
- finitimo territorio.
-
- Noi in Italia siamo abbastanza forti: il sentimento monarchico
- nelle nostre popolazioni è profondo, e resiste all'apostolato
- rivoluzionario. Ci battiamo e non ci faremo vincere. Non bisogna
- però nascondere a noi stessi che il Vaticano accenna a valersi
- dei radicali, e si è visto nelle ultime elezioni. Il cardinale
- Lavigerie, nella sua nuova fase, lavora d'accordo col Papa. I
- cardinali in parte dissentono, ed anche il clero francese non è
- compatto; ma ignoriamo quello che ne potrà avvenire più tardi.
-
- Le monarchie pericolanti sono la portoghese e la spagnuola, e la
- prima più della seconda. Ove esse cadessero, e a Lisbona e
- Madrid la repubblica fosse proclamata, nissun dubbio che codesto
- sarebbe il principio di una trasformazione politica, che la
- Francia è interessata ad apportare in Europa. I tre governi
- alleati dovrebbero meditare sul possibile avvenimento,
- comunicarsi le loro idee, ed agire, ove d'uopo, nelle vie
- diplomatiche.
-
- Il conte di Caprivi si disse convinto di ciò, e promise di
- procedere d'accordo.
-
- Stabiliti gli argomenti che importa meditare e determinati i
- criterii secondo i quali i governi delle tre monarchie alleate
- dovrebbero condursi, resta a Lei, signor conte, di ragionarne
- con codesto ministro degli affari esteri, prendere con lui gli
- accordi necessarii, e manifestarmi le sue intenzioni. La lunga
- esperienza dell'E. V. supplirà alle lacune che può presentare
- questa mia lettera, affinchè si possano raggiungere gli scopi
- che io mi son prefisso, e nei quali è consenziente il
- Cancelliere germanico.
-
- E dopo ciò accolga i miei più cordiali saluti.
-
- Devotissimo
- _F. Crispi._»
-
- «Vienna, 10 dicembre 1890.
-
- Le confermo mio precedente telegramma. Esposi a Kálnoky il
- contenuto della lettera. Egli d'accordo in massima con V. E. e
- Caprivi,....
-
- Quanto alle questioni commerciali prevede un intoppo
- nell'articolo XI del Trattato di Francoforte.[2] Chiede tempo
- per studiare le due questioni. Intanto si vedrà fra non molto su
- quali basi si potranno fare concessioni commerciali fra
- l'Austria-Ungheria e la Germania, il che faciliterebbe la
- soluzione anche per l'Italia. Nell'esame delle due questioni
- Kálnoky apporterà vivo desiderio d'accordo completo. Divide poi
- l'opinione di V. E. sulla convenienza di una direzione
- diplomatica uniforme per la difesa delle istituzioni
- monarchiche.
-
- _Nigra._»
-
- [2] _Art. XI del trattato definitivo di pace concluso a Francoforte
- sul Meno il 10 maggio 1871 tra l'Impero di Germania e la
- Repubblica francese (Scambio delle ratifiche. Francoforte, 20
- maggio):_
-
- «Les traités de commerce avec les différents États de l'Allemagne
- ayant été annulés par la guerre, le gouvernement français et le
- gouvernement allemand prendront pour base de leurs relations
- commerciales le régime du traitement réciproque sur le pied de la
- nation la plus favorisée.
-
- Sont compris dans cette règle les droits d'entrée et de sortie, le
- transit, les formalités douanières, l'admission et le traitement
- des sujets des deux Nations, ainsi que de leurs agents.
-
- Toutefois, seront exceptées de la règle susdite les faveurs qu'une
- des parties contractantes, par des traités de commerce, a
- accordées ou accorderà à des États autres que ceux qui suivent:
- l'Angleterre, la Belgique, les Pays-Bas, la Suisse, l'Autriche, la
- Russie.
-
- Les traités de navigation, ainsi que la Convention relative au
- service International des chemins de fer dans ses rapports avec la
- douane, et la Convention pour la garantie réciproque de la
- propriété des oeuvres d'esprit et d'art seront remis en vigueur.
-
- Néanmoins, le gouvernement français se réserve la faculté
- d'établir sur les navires allemands et leurs cargaisons des droits
- de tonnage et de pavillon, sous la réserve que ces droits ne
- soient pas plus élevés que ceux qui grèveront les bâtiments et les
- cargaisons des nations susmentionnées.»
-
- [_Telegramma_]
-
- «Roma, 15 dicembre 1890.
-
- Il barone de Bruck mi ha letto una nota del conte Kálnoky con la
- quale dichiara che il ministro austriaco è meco d'accordo in
- tutte le quistioni le quali furono oggetto del colloquio col
- conte Caprivi e che riassunsi a Lei con mia particolare del 4
- corrente. Chiede intanto che io concreti le mie idee sulle
- modificazioni alla convenzione del 1887, il che sarà fatto.
-
- Discorrendo col Bruck intorno al miglioramento delle relazioni
- commerciali ed economiche, si cadde d'accordo sulla necessità
- della proroga, di un anno almeno, del diritto alla denunzia del
- trattato 7 dicembre 1887, affinchè le due parti avesser agio a
- studiare la grave quistione. Bruck scrive oggi stesso a cotesto
- scopo a Kálnoky affinchè fosse autorizzato ad uno scambio di
- note. Voglia parlargliene e fare le debite sollecitazioni,
- stringendo il tempo e dovendo io rispondere ad interpellanze
- parlamentari sull'argomento.
-
- _Crispi_.»
-
- [_Telegramma_]
-
- «Vienna, 16 dicembre 1890.
-
- Ho vivamente impegnato Kálnoky allo scambio di note per proroga
- di un anno del diritto di denunzia del trattato di commercio.
- Kálnoky consente pienamente con V. E.; ha subito telegrafato a
- Pest ed ha fatto la proposta al Ministero austriaco
- d'agricoltura e commercio. Egli crede che non vi sarà ostacolo,
- ma forse bisognerà sottomettere scambio di note alla sanzione
- del Parlamento, che secondo Kálnoky potrebbe essere data anche
- dopo il dicembre.
-
- Kálnoky mi ha promesso che non porrà indugio alla soluzione ed
- io lo solleciterò più che posso.
-
- _Nigra_.»
-
-
-
-
- _Capitolo Secondo._ -- La Tripolitania e la Francia.
-
-
-La Triplice Alleanza e gl'interessi italiani nel Nord-Africa. -- La
-Francia sulla frontiera tripolo-tunisina sino al 1890. -- Una memoria
-del generale Dal Verme sul confine storico tra la Tunisia e la
-Tripolitania. -- L'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890. --
-Rimostranze di Crispi presso il governo inglese. -- Nota di Said pascià
-su l'_hinterland_ tripolitano. -- Come si potevano impedire le ulteriori
-usurpazioni della Francia. -- Crispi e il governo francese; questo nega
-di aver delle mire sulla Tripolitania. -- Una nuova carta francese
-dell'Africa. -- Dichiarazioni del ministro Ribot alla Camera. --
-Protesta di Crispi. -- Stato della questione al 1894. -- La convenzione
-franco-germanica. -- La Francia tenta avanzarsi nel Sudan egiziano. --
-Fascioda. -- Nuovi accordi anglo-francesi a danno dell'_hinterland_
-tripolitano. -- L'Italia rinunzia senza compensi ai suoi diritti in
-Tunisia. -- L'accordo franco-italiano del 1902. -- L'opera di Crispi nel
-Marocco. -- L'occupazione italiana della Tripolitania e un cattivo
-presagio.
-
-
-Dai documenti che precedono -- i quali, per quanto si riferisce alle
-precise stipulazioni della alleanza dell'Italia con la Germania e con
-l'Austria, sono necessariamente reticenti, un dovere elementare
-vietandoci di rivelare segreti di Stato -- si deduce tuttavia quali
-fossero, alla fine del 1890, gli obiettivi della politica estera di
-Crispi. Il trattato d'alleanza non era lontano a scadere; l'esperienza
-aveva dimostrato che se esso garentiva la pace, l'Italia era esposta per
-questo beneficio comune alle tre potenze, a sopportare da sola i danni
-della guerra accanita che la Francia le faceva nel campo economico e,
-fuori d'Europa, anche nel campo politico. La teoria che i rapporti
-economici e i rapporti politici non debbano influirsi scambievolmente,
-non poteva convenirci perchè era innegabile che a cagione dell'alleanza
-noi subivamo danni ingenti dalla ostilità francese, con la rottura delle
-relazioni commerciali e coi colpi incessanti al nostro credito
-internazionale.
-
-Crispi aveva dimostrato al Cancelliere germanico che le grandi alleanze
-politiche non possono essere limitate a categorie d'interessi e che il
-trattato della Triplice per arrecare tutti i suoi benefici doveva
-comprendere, oltre la garenzia territoriale, la difesa d'ogni interesse
-essenziale di ciascuno degli alleati nelle complesse relazioni della
-vita internazionale. E il generale Caprivi aveva aderito a tali vedute e
-domandato che il ministro italiano concretasse le sue proposte.
-
-Ma l'argomento sul quale Crispi richiamò più vivamente l'attenzione del
-suo collega, come quello che racchiudeva un pericolo imminente e grave
-per l'Italia, fu la condotta della Francia nel Nord-Africa.
-
-Crispi aveva nei mesi precedenti denunciato ai gabinetti di Londra,
-Berlino e Vienna il progetto francese di convertire nell'annessione il
-protettorato sulla Tunisia, ed era riuscito a promuovere le rimostranze
-delle tre Potenze a Parigi contro quel progetto.[3] Ma egli non
-s'illudeva sulla efficacia duratura di una pressione diplomatica e cercò
-di giovarsi senza indugio di questa per ottenere dalla Francia una
-maggiore considerazione degli interessi italiani. Posto che prima o poi
-la Francia si sarebbe resa padrona della Tunisia, Crispi pensò di trarre
-vantaggio da un evento ineluttabile, transigendo sui diritti garentiti
-dai trattati che l'Italia vantava nell'antica Reggenza. Il compenso non
-poteva essere che il dominio italiano sulla Tripolitania.
-
- [3] Cfr. Francesco Crispi: _Politica Estera_, Cap. XII.
-
-Le difficoltà però non erano lievi. I francesi aspiravano essi a
-estendersi ad oriente. Come avevano occupato la Tunisia col pretesto di
-assicurarsi il pacifico possesso dell'Algeria, l'occupazione della
-Tripolitania avrebbe dovuto assicurare il possesso della Tunisia, e
-l'impero francese nel Mediterraneo sarebbe stato un fatto compiuto. Le
-prove che queste aspirazioni imperialistiche erano entrate nel programma
-positivo del governo, non mancavano.
-
-L'accordo anglo-francese, che porta la data del 5 agosto 1890, per la
-delimitazione delle sfere d'influenza della Francia e dell'Inghilterra
-in Africa, dimostrò chiaramente il piano della Francia d'insignorirsi
-dell'_hinterland_ della Tripolitania. Quell'accordo rappresentò il
-corrispettivo che l'Inghilterra dava alla Francia pel riconoscimento che
-questa faceva del protettorato inglese sullo Zanzibar -- e fu ventura
-che lord Salisbury resistesse alle pretese francesi di concessioni a
-Tunisi. Probabilmente il Primo ministro della Regina avrebbe ceduto se
-Crispi, appoggiato dalle Cancellerie di Berlino e di Vienna, non avesse
-fatto a Londra vive rimostranze. Egli fece dire al Salisbury
-
- «che il governo del Re, nelle varie occasioni presentatesi per
- discorrere delle cose di Tunisi fra Roma e Londra, credeva
- essersi accorto che nel gabinetto inglese esistesse una tendenza
- a fare delle concessioni alla Francia a scapito d'interessi
- italiani che l'Italia riteneva comuni coll'Inghilterra e sui
- quali nè il governo italiano intendeva transigere, nè l'opinione
- pubblica lo avrebbe permesso; che, in conseguenza di ciò, era
- nell'interesse del mantenimento e sviluppo delle intime
- relazioni fra i due paesi, sul quale riposava principalmente la
- pace europea, che l'Italia doveva far conoscere al governo
- inglese che non sarebbe disposta a seguirlo in una via che
- conducesse a modificare politicamente o materialmente lo
- _statu-quo_ nella Tunisia a favore della Francia.»
-
-Allorquando la Francia occupò la Tunisia, nel 1881, la linea frontiera
-fra la Tripolitania e la Reggenza di Tunisi passava ad ovest della baia
-di El Biban, sul mare. Se ne ha facilmente la prova consultando le carte
-francesi più autorizzate, quella dei Signori Prax e Renou, e quella del
-«dépôt de la guerre» con le osservazioni del capitano di vascello Falbe.
-L'occupazione francese non era ancora un fatto compiuto che l'attenzione
-dell'esercito d'occupazione si volgeva verso la frontiera tripolitana.
-
-Durante i mesi di agosto e settembre 1881, tre spedizioni militari si
-diressero simultaneamente verso il sud-est tunisino. I generali Logerot,
-Philibert, Jamais comandavano i tre corpi di spedizione. Il primo aveva
-ai suoi ordini circa 13000 uomini. La sua marcia non fu scevra di
-difficoltà; fu ostacolata presso Fum-el-Bab dalla tribù degli Slass, ma
-dopo un combattimento vittorioso il generale Logerot arrivò a Gafsa e la
-occupò. Da Gafsa cotesto generale si diresse verso Gabes, dove ebbe
-luogo la riunione dei tre corpi di spedizione. Egli percorse tutto il
-sud della Tunisia, senza tuttavia -- cosa importante a rilevarsi --
-oltrepassare lo Uadi-Fessi.
-
-In seguito a questa spedizione, le tre grandi tribù tunisine degli
-Slass, Hamamma, Beni-Zid con altre dissidenti delle vicinanze di Sfax,
-complessivamente circa 260000 persone, passarono sul territorio
-tripolitano sotto il comando supremo di Ben Khalifa, il capo che aveva
-organizzato la difesa di Sfax. Cotesti ribelli costituivano, presso la
-frontiera tunisina, un focolare permanente di rivolte e di torbidi.
-
-Il governo francese si preoccupò di questo pericolo e tutti i suoi
-sforzi furono da allora diretti a favorire la pacificazione dei ribelli
-e il loro ritorno in Tunisia. Il Console Generale di Francia a Tripoli,
-Féraud, e il generale Allegro, soprannominato Jusef Negro -- che i
-francesi avevano fatto nominare dal Bey governatore della provincia di
-Arad in ricompensa dei servizi resi nel tempo dell'occupazione -- si
-adoperarono a raggiungere tale risultato, e a poco a poco vi riuscirono.
-
-Nel mese di aprile 1885, il Féraud era sostituito a Tripoli dal
-Destrées, il quale continuò a seguire la linea di condotta del suo
-predecessore e facilitò il ritorno in Tunisia degli ultimi dissidenti.
-
-In grazia di questo felice risultato la Francia poteva oramai avanzare
-verso l'Est.
-
-Nel mese di maggio del 1885 il Ministro residente di Francia a Tunisi,
-Cambon, visitò il sud della Tunisia. Oltrepassando la frontiera egli si
-avanzò sino all'Oglad Djemilia. Più tardi, nel mese di luglio del 1887,
-egli dichiarò al nostro ministro a Madrid, marchese Maffei, che
-quell'escursione gli aveva permesso di convincersi che la vera frontiera
-della Tunisia è l'Uadi-Mochta. Il nome del largo torrente al quale il
-Cambon dava il nome di Uadi-Mochta era stato sino allora quello di
-Uadi-Sigsao, mentre in arabo «mochta» significa «frontiera».
-
-Nel mese di ottobre 1886 tre navi francesi si presentavano sulla costa
-tripolina fermandosi presso il capo Macbes, donde cominciarono a fare i
-rilievi delle coste vicine. Il governatore generale di Tripoli,
-avvertito, inviò sui luoghi una corvetta turca sotto gli ordini del
-comandante la stazione marittima di Tripoli. Cotesto ufficiale superiore
-chiese al comandante francese con qual diritto e con quali intenzioni
-procedesse ai rilievi di una costa appartenente alla Turchia. Il
-comandante francese eccepì la propria ignoranza: egli credeva di
-rilevare una costa tunisina, della quale doveva fare la carta
-idrografica. Il turco avendo insistito nell'affermazione che la costa
-era tripolitana, le navi francesi si ritirarono, lasciando tuttavia
-eretta, a Ras Tadjer o Adjir, una colonna in muratura. Il Console
-Generale di Francia, signor Destrées, poco dopo si presentò al
-Governatore Generale di Tripoli e gli chiese per quali motivi il
-Comandante turco avesse imposto al Comandante francese di allontanarsi
-dal capo Macbes. Il Governatore Generale dette le spiegazioni
-richiestegli, alle quali il Console di Francia oppose che la proprietà
-del punto del quale si trattava era dubbia.
-
-Nel mese di dicembre 1887, il Bollettino della Società di Geografia di
-Parigi annunciava che un accordo era stato concluso tra la Turchia e la
-Francia per la delimitazione della frontiera tripolo-tunisina, e che la
-nuova frontiera era portata a Ras Tadjer, a 32 chilometri al di là
-dell'antica demarcazione. Il Governo del Re comunicò immediatamente
-questa notizia all'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, Blanc, il
-quale si recò tosto dal Gran Visir. Il Gran Visir smentì perentoriamente
-l'esistenza della pretesa convenzione e dichiarò inammissibile che la
-Turchia, la quale non riconosceva il protettorato francese sulla
-Tunisia, potesse entrare in _pourparlers_ colla Francia circa una
-delimitazione della frontiera tunisina. L'indomani il Sultano faceva al
-barone Blanc una dichiarazione non meno categorica: Sua Maestà
-assicurava che non avrebbe tollerato nè lo spostamento della frontiera,
-di cui parlava il Bollettino della Società francese di Geografia, nè
-alcun accordo che potesse implicare il riconoscimento del protettorato
-francese a Tunisi. Secondo il Sultano, gl'intrighi e le informazioni
-francesi non avevano altro scopo che quello di spingere l'Italia a
-impegnarsi in una «questione tripolitana».
-
-Le medesime notizie continuavano a stamparsi sui giornali e
-l'ambasciatore italiano a Costantinopoli insistè di nuovo presso la
-Sublime Porta e ottenne da Said pascià, allora Gran Visir, che
-l'ambasciatore del Sultano a Parigi, Essad pascià, fosse incaricato di
-chiedere al governo della repubblica il richiamo del generale Allegro e
-la smentita categorica di qualsiasi modificazione di frontiera.
-
-Verso la stessa epoca il Governo ottomano aveva deciso di cacciare dalla
-Tripolitania la frazione degli Uargamma, che erasi stabilita nella
-regione situata tra le antiche frontiere della Tunisia, regione
-denominata Giufara el Garbia e che è tra le più fertili e le più ricche
-di pascoli della Tripolitania. La presenza di cotesti tunisini nel
-territorio tripolitano poteva fornire alla Francia un pretesto per
-pretendere che cotesto territorio appartenesse alla Reggenza di Tunisi,
-dacchè una tribù tunisina vi si era pacificamente stabilita e vi faceva
-atto di proprietà.
-
-Una spedizione partì da Tripoli sotto gli ordini del generale di brigata
-Mustafà pascià. Il corpo di spedizione si componeva di 1400 uomini, dei
-quali 800 di fanteria, 320 cavalieri, il resto di artiglieria. Ma si
-arrestò a Zuara e non andò oltre. Il generale, a mezzo d'intermediarii,
-fece intimare ai capi degli Uargamma l'abbandono del territorio
-abusivamente occupato, concedendo loro di stabilirsi, se lo volessero,
-nelle grandi Sirti. Gli Uargamma, poco curandosi della intimazione
-ricevuta, si stabilirono in parte a Gibel Nalut, in parte a Djemilia,
-restando così sul territorio tripolitano.
-
-Il Console di Francia a Tripoli, avvertito ufficialmente della
-spedizione dal valì, si affrettò a informarne il Residente francese a
-Tunisi. Una commissione composta del segretario generale della Residenza
-e del segretario francese per gli affari indigeni, partì tosto su di una
-nave da guerra per raggiungere a Zarzis il generale Allegro che l'aveva
-preceduta. Costui, sulla fede di informazioni inesatte, ovvero con lo
-scopo di prevenire un fatto possibile, aveva avvertito il Destrées di
-una pretesa marcia di Mustafà pascià sopra Djemilia. Il Console si
-presentò al valì e non senza emozione, vera o finta, gli domandò se la
-notizia fosse esatta. Aggiunse che Djemilia apparteneva alla Tunisia e
-dichiarò che qualsiasi altro tentativo da parte della Turchia sarebbe
-stato considerato dalla Francia come un _casus belli_. Il valì,
-intimidito, si affrettò a rassicurare il signor Destrées circa la
-falsità della notizia, affermando tuttavia nuovamente i diritti
-incontestabili della Turchia su Djemilia, come appartenente alla tribù
-tripolitana degli Huail.
-
-Il 31 dicembre 1887 l'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli interrogò
-di nuovo il gran visir per conoscere con precisione le intenzioni della
-Turchia. In un promemoria mandato a Photiadès pascià, ambasciatore del
-Sultano a Roma, la Sublime Porta spiegò le sue vedute. L'ambasciatore
-italiano aveva fatto osservazioni su quattro punti:
-
-1. La Porta, malgrado le macchinazioni francesi, non aveva occupato
-l'antica linea di confine della Tripolitania, nè aveva inviato colà
-degli ufficiali commissari;
-
-2. La Porta non aveva domandato la sconfessione ufficiale e pubblica
-delle carte dello Stato maggiore francese;
-
-3. La Porta non aveva dichiarato pubblicamente che il territorio ad est
-di El-Biban era e resterebbe tripolitano;
-
-4. La Porta non aveva domandato l'allontanamento del generale Allegro,
-sebbene suggerito dal valì.
-
-Il governo ottomano rispose che non sapeva spiegarsi la prima
-osservazione, giacchè le autorità imperiali della provincia non avevano
-giammai abbandonato un solo dei punti posti sotto la loro
-amministrazione, la qual cosa rendeva inutile l'invio sui luoghi di
-commissari speciali.
-
-In secondo luogo il governo ottomano aveva creduto superfluo domandare
-la sconfessione ufficiale e pubblica della carta dello Stato maggiore
-francese, dopochè il Ministero degli Affari Esteri di Francia,
-precedentemente interpellato, aveva dichiarato di ignorarne l'esistenza
-(!) e aveva soggiunto che, se anche tale carta fosse esistita, essa non
-avrebbe avuto valore che dal momento in cui i due governi ne avessero
-approvato il tracciato, dichiarazione questa della quale la Porta aveva
-preso atto.
-
-Sul terzo punto la Porta rispose di aver fatto smentire dai giornali di
-Costantinopoli l'esistenza della convenzione di delimitazione menzionata
-in uno dei bollettini della Società geografica di Parigi, e che i
-giornali francesi stessi avevano pubblicato un comunicato di smentita di
-tutte le voci lanciate circa negoziazioni che su quell'argomento
-avrebbero avuto luogo tra la Francia e la Sublime Porta. Vi era stata
-altresì una promessa che il bollettino successivo della Società avrebbe
-contenuto una rettifica.
-
-Finalmente per l'allontanamento del generale Allegro, la Porta
-assicurava di averlo domandato, senza tuttavia dare un carattere
-ufficiale alle comunicazioni fatte a Parigi, non potendo riconoscere lo
-stato di cose creato in Tunisia dall'occupazione francese.
-
-In conclusione, la Turchia rivendicava come tripolitano il territorio ad
-est di El Biban, ossia manteneva l'antico confine.
-
-Nel 1888, dopo la spedizione turca, il resto dei rifugiati tunisini in
-Tripolitania ritornava in Tunisia.
-
-La Francia si mise allora a fortificare il Sud della Tunisia, ossia
-Zarzis, Matamma, Tatauin, Duirat, dopo aver portato l'effettivo di Gabes
-a 2650 uomini e inscritto nel bilancio tunisino una somma di circa
-900 000 franchi per le fortificazioni delle prime tre località
-suindicate.
-
-Verso la fine del 1887 il giornale officioso della Residenza, _La
-Tunisie_, pubblicava un comunicato ufficiale circa le frontiere della
-Tunisia. In esso era detto che l'Italia «aveva sollevata una questione
-di rettificazione della frontiera tripolitana e parlato di negoziati
-aperti con la Porta, sotto pretesto di non lasciar distruggere
-l'equilibrio del Mediterraneo, ma in realtà perchè l'Italia,
-precocemente forse, considerava la Tripolitania come sua propria». Era
-necessario, dunque, descrivere esattamente la frontiera tripolitana; la
-quale, secondo _La Tunisie_, partendo dal mare, era nettamente stabilita
-col Mochta e lo Chareb Saonanda, sino all'Oglat-ben-Aisar, da una linea
-che parte da questo punto, passa per ben-Ali-Marghi e quindi al nord di
-Uessan, e in fine dall'Ued Djenain, che si perde nel Sahara.
-
-Il comunicato continuava così:
-
-«È noto quanto i turchi siano gelosi della difesa del territorio
-tripolitano; ora, i loro forti sono tutti al sud di questa linea che i
-soldati turchi non oltrepassano mai e sulla quale essi consegnano alle
-autorità tunisine i dissidenti che rientrano. Tale frontiera, del resto,
-conquistata or sono quattro secoli dagli Uargamma sugli Uled-Debbar, è
-stata consacrata verso il 1815 da un trattato intervenuto tra la
-Reggenza di Tunisi e la Porta. Salem Ben Odjila, capo degli Uderna,
-possiede altresì un atto recante i sigilli dei magistrati tunisini e
-tripolitani, nel quale è descritta dettagliatamente la frontiera da noi
-indicata. Quest'atto rimonta alla fine del secolo scorso. Il viaggiatore
-Barth nel 1849 dà ugualmente il Mochta come limite della Tunisia e della
-Tripolitania.
-
-«Ricorderemo il viaggio fatto nel 1886 dal signor Cambon in compagnia
-del signor Fernand Faure, deputato, e del comandante Coyne. L'esercito
-stesso il quale, ingannato al momento dell'occupazione, si era arrestato
-all'Ued-Fessi, non tardò a sapere dagli stessi indigeni che la vera
-frontiera doveva essere riportata ad una trentina di chilometri più al
-sud.
-
-«La Turchia non avendo giammai contestato cotesta frontiera alla
-Reggenza, ha fatto smentire l'accordo franco-turco del quale si è
-parlato alla Camera italiana. Non vi era materia a negoziati, nè ad
-accordo su di una questione che non è contestata e che soltanto
-gl'italiani han cercato di far nascere.
-
-«E affinchè l'opinione pubblica non sia traviata terminiamo dicendo che
-si lavora all'organizzazione militare e amministrativa della suddetta
-regione-frontiera. Lo stabilimento di posti militari su cotesto
-territorio, garentendone la sicurezza, avrà altresì il vantaggio di
-porre i possedimenti francesi al riparo da ogni cupidigia nel caso in
-cui una potenza Europea si stabilisse in Tripolitania.»
-
-È facile rilevare gli errori di questo comunicato. In esso è affermato
-che la Turchia non aveva mai contestato alla Reggenza la frontiera del
-Mochta, e qui sopra abbiamo riferito il linguaggio tenuto dal Sultano e
-dal suo Gran Visir all'ambasciatore d'Italia. Vi si parla di un trattato
-del 1815, che non è mai esistito e che non era neppur possibile, poichè
-la Porta non occupava allora la Tripolitania, dove regnò la dinastia dei
-Karamanli sino al 1835; e l'atto recante i sigilli degli Sceicchi degli
-Uderna non esiste, o se esiste non può essere che falso. Quanto al
-Mochta, che il viaggiatore Barth vide nel 1849, non può trattarsi dello
-_chott_ al quale i francesi hanno attribuito quel nome, mentre esso è
-stato sempre precedentemente chiamato Uadi-Sigsao; era (e il Barth lo
-dice chiaramente) un pendìo leggero ch'egli vide a due ore dalle rovine
-di El Medeina, e quindi molto avanti l'Uadi-Sigsao. Dal punto dove
-arrivò gli sarebbe stato difficile scorgere lo _chott_ ora chiamato
-Mochta dai francesi, poichè si tratta di un bassofondo situato a circa
-trentacinque chilometri dalle suddette rovine.
-
-Al principio del 1887, dopo il ritiro di Mustafà pascià, la Turchia
-cominciò a ritirare le sue guarnigioni dalla frontiera ovest. Richiamò
-da Remada, punto importante incluso nella nuova demarcazione tunisina, i
-venticinque uomini che vi teneva. Fece lo stesso per la guarnigione di
-Kasr-Fazua, presso il capo Tadjer, la quale si ritirò nel forte di
-Bu-Kammech. Anche la guarnigione di Zuara fu diminuita di 400 uomini.
-Cosicchè la Turchia non solamente s'indebolì sulla frontiera minacciata,
-ma cedette volontariamente e di fatto i territori che poco prima
-rivendicava in diritto.
-
-Il rimanente del 1887 e il 1888 passarono senza fatti notevoli; non vi
-furono che delle razzie fra tribù tripolitane e tunisine. Nulla faceva
-presagire altri cambiamenti, quando nel mese di febbraio del 1890 il
-Console italiano a Tripoli venne a sapere che alcune tribù del
-caimacanato di Nalut, dette Oglad Dahieba, avevano inviato dei
-commissari al valì per reclamare protezione contro nuove invasioni dei
-francesi. Alcuni _spahis_ francesi erano comparsi sul loro territorio e
-l'avevano dichiarato appartenente alla Tunisia; quindi, avevano voluto
-obbligarli a pagare le decime al Bey, cessando di pagarle alla Turchia.
-Secondo le stesse informazioni il governatore generale aveva dichiarato
-ai capi di coteste tribù che si trattava di una questione da discutere
-tra Francia e Turchia e che essi non avevano a preoccuparsene. E aveva
-finito con l'invitarli a ritornare nel loro territorio senza comunicare
-ad alcuno il reclamo che avevano fatto.
-
-Tali prime informazioni furono in parte confermate, in parte modificate
-in seguito. Realmente, nel mese di maggio di quell'anno il valì, alle
-interrogazioni del console generale d'Italia, aveva risposto che due o
-tre mesi prima nella parte del territorio tripolitano che era in
-contestazione (il valì ammetteva l'esistenza di una contestazione) i
-francesi avevano obbligato un arabo tripolino il quale aveva seminato un
-campo, a esibire il suo titolo di proprietà (_hoget_). Essi avevano
-affermato che, conformemente alle loro carte geografiche, quel
-territorio apparteneva alla Tunisia. L'arabo avendo ottemperato alla
-loro domanda e presentato il suo _hoget_, i francesi se n'erano
-impadroniti e non avevano voluto renderglielo. Venuto a conoscenza del
-fatto, il governatore, per evitare che si rinnovasse, aveva chiamato i
-capi della tribù cui apparteneva il coltivatore tripolino, e li aveva
-invitati a recargli i documenti attestanti i loro diritti di proprietà.
-Venuto in possesso di quei documenti, il valì ne aveva fatto fare delle
-copie che aveva rimesse ai proprietari, e aveva trattenuto gli
-originali. Il governatore dichiarò altresì che una tribù tripolitana,
-stabilita da circa 60 anni in Tunisia, l'aveva fatto pregare per il
-rilascio di una dichiarazione dalla quale apparisse che essa era
-originaria di Tripoli e, in conseguenza, non obbligata a pagare le
-decime al Bey. Aveva risposto di non poter consentire a tale domanda e
-invitato la tribù a ristabilirsi sul territorio tripolitano.
-
-Contemporaneamente il valì aveva informato il console generale d'Italia
-che i francesi avevano anche tentato di guadagnare alla loro causa i
-Tuaregs, di averli incitati ad avvicinarsi a Gadames, e ad annettersi il
-territorio che, per effetto della nuova frontiera, si estende
-dall'Algeria da una parte, e la Tripolitania dall'altra, sino alla
-Tunisia. Nei loro intrighi i francesi erano aiutati dalla tribù algerina
-degli Sciamba.
-
-Questi furono i fatti riferiti dal valì, dai quali si desume che la
-Turchia, o almeno il suo rappresentante a Tripoli, ammetteva che vi
-fosse contestazione su di un territorio dalla Sublime Porta e dal
-Sultano dichiarato appartenente alla Turchia, e che il valì riconosceva
-che potessero esistere dei diritti della Tunisia su territorii situati
-all'ovest dell'Uadi-Sigsao, che i francesi volevano chiamare Mochta.
-
-Un altro fatto non deve passarsi sotto silenzio. Nel mese di novembre
-del 1888, la Francia fece in modo che la tribù tunisina degli Akkara si
-stabilisse a Djemilia. Circa cento tende di cotesta tribù rimasero
-durante un mese in quella località. Evidentemente si voleva creare uno
-stato di fatto per potere, a momento favorevole, rivendicare la
-proprietà di quel territorio e occuparlo facilmente. La Turchia non
-protestò, nè sollevò obbiezioni.
-
-Mentre la questione della frontiera tripolo-tunisina era allo stato
-acuto e l'Italia ne informava le potenze interessate, una rivoluzione
-scoppiò nel territorio di Ghat. Essa venne suscitata da un preteso
-sceriffo che si disse francese, non avendo punto il tipo arabo, e che il
-pascià di Tripoli ritenne per un emissario del governo della Repubblica.
-Lo sceriffo predicava la guerra contro i turchi e contro i francesi. I
-Tuaregs si ribellarono contro i turchi, occuparono Ghat, uccisero il
-caimacan, imprigionarono il cadì. Quaranta soldati della guarnigione
-perirono combattendo; gli altri furono passati per le armi. Il governo
-dei Tuaregs a Ghat si sostenne per poco, ossia sino a quando il
-governatore di Tripoli inviò in quella città, come governatore del
-Fezzan, un arabo di Tripoli che godeva di una grande influenza e che
-riuscì a ristabilire l'autorità della Turchia. È da notarsi che cotesta
-rivoluzione fu eccitata dalla fazione del capo Knuken, amico fedele
-della Francia, quello stesso che stabilì l'accordo tra i Tuaregs e il
-maresciallo Mac-Mahon nel 1870 col trattato che fu detto di Gadames. È
-evidente che la Francia, stabilita allora da sessant'anni in Algeria e
-da nove anni in Tunisia, possedeva mezzi d'azione i più diversi ed
-efficaci per esercitare sulla Tripolitania, sul Fezzan, sulle
-popolazioni del deserto l'influenza più funesta.
-
-Nè vanno passati sotto silenzio altri fatti, come le frequenti
-incursioni dei francesi in Tripolitania. Nel 1886 il generale Allegro
-percorse le vie di Tripoli accompagnato da due sceicchi tunisini, senza
-far visita al valì, ma intrattenendosi lungamente col console di
-Francia. Fatti analoghi si ripeterono più volte sotto gli occhi delle
-autorità turche. Anche in luglio 1890, il valì informava il Console
-Generale d'Italia di nuovi intrighi francesi nella regione di Gadames.
-Testimonianze sicure non lasciavano dubbio circa l'esattezza delle
-informazioni ricevute. Agenti francesi, partiti dal sud dell'Algeria, si
-recarono a Tamassinin, capitale dei Tuaregs Ajasser, e trattarono coi
-capi per la cessione di quella città alla Francia, o quanto meno per la
-sua occupazione temporanea. Tamassinin è punto d'importanza capitale per
-le carovane che vanno da Gadames al Tuat e di là al Sokoto. I Tuaregs
-ricevettero il prezzo della cessione, ma, come accade di frequente con
-quella gente, disparvero senza mantenere la loro parola. Degli _spahis_
-furono inviati dal governo francese a Gadames alla ricerca dei Tuaregs
-fuggitivi. Essi portavano altresì lettere per i notabili di Gadames e
-tra gli altri per uno dei più ricchi commercianti di quel centro, il
-quale aveva pure domicilio a Tripoli, tal Toher Bassiri, antico agente
-segreto del console Féraud. Il caimacan di Gadames sorprese cotesta
-corrispondenza e la spedì al governatore generale. Bassiri fu arrestato
-e condotto a Tripoli, dove però fu rimesso in libertà. La sera stessa
-dell'arrivo di Bassiri a Tripoli, il valì si recava secondo l'abitudine
-dal console di Francia per passarvi la serata e vi restò sino a notte
-tarda. È noto, del resto, che i rapporti tra il valì e il signor
-Destrées erano intimi.
-
-In conclusione alla metà del 1890 la situazione era questa: la frontiera
-tunisina si era, di fatto se non di diritto, estesa al sud-est di
-qualche migliaio di chilometri quadrati; e i punti principali del
-sud-est tunisino erano stati fortificati, mentre la Turchia aveva
-diminuito i suoi effettivi sulla frontiera. Tutto era pronto in Tunisia
-per una rapida concentrazione di truppe sulla frontiera tripolitana.
-Grazie alla ferrovia Bona-Guelma, aperta all'esercizio il 1.º maggio
-1887, forti contingenti di truppe potevano essere trasportati
-dall'Algeria sino a Tebessa, e da qui una strada militare conduceva per
-Feriana e Gafsa a Gabes. Dinanzi ad un movimento offensivo in tal modo
-preparato, il valì di Tripoli non avrebbe potuto opporre una resistenza
-seria.
-
-A meglio chiarire lo stato della questione quale si presentava al
-governo italiano alla fine del 1890 giova riferire la seguente memoria
-che per incarico di Crispi fu redatta dal compianto generale Luchino Dal
-Verme:
-
-
-«I) prescindendo da qualsiasi argomentazione desunta da documenti
-diplomatici, il solo esame delle carte della regione dimostra che il
-confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania non è quello preteso
-dalla Francia, ma un altro 30 chilometri all'incirca più a ponente; e
-così pure che la Tripolitania ha un deserto proprio a mezzodì del Suf
-algerino;
-
-II) l'usurpazione del territorio interposto fra l'antica e la nuova
-frontiera danneggia la situazione strategica della potenza che sta in
-Tripolitania, sia pel fatto dell'avvenuta occupazione come per
-l'usurpazione ulteriore a cui quella ha additata ed aperta la via;
-
-III) l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, pur avendo l'apparenza
-del rispetto all'_hinterland_ tripolino, lascia alla Francia, all'atto
-pratico, libertà d'azione verso levante, con grave danno della potenza
-che è padrona della Tripolitania.
-
- I.
-
-Della contrada in contestazione si sono prese in esame nove diverse
-carte, la più parte francesi, tutte ufficiali meno una, due inglesi ed
-una tedesca, nessuna italiana. Di tutte si espongono qui, per ordine
-cronologico, le risultanze in ordine alla vertenza.
-
-1.º _Chart of the gulf of Kabes, 1838._ È questa la carta idrografica
-dell'ammiragliato inglese (n. 249) sulla quale appare distinta la linea
-di confine di cui è questione, colla leggenda _Boundary between Tunis
-and Tripoli_. Il _Mediterranean Pilot_ (_official_) la illustra colle
-seguenti parole: «Within ras el Zarzis is a fort of the same name. A
-short distance west of the fort is the boundary between the States of
-Tunis and Tripoli».
-
-2.º _Carte de la Régence de Tripoli, dressée par M. M. Prax et Renou_,
-Paris, 1850 (scala 1 a 2 000 000), la più antica ed una delle più
-attendibili, perchè redatta dietro osservazioni fatte ed informazioni
-raccolte sul luogo, e perchè costruita in un'epoca in cui non eravi
-alcun interesse a spostare sulle carte le frontiere naturali a scopo
-politico; reca il confine sud-orientale della reggenza di Tunisi dal
-forte El Biban sul mare direttamente al Gebel Nekerif. Da questo,
-continuando per poco nella stessa direzione, volge poi a nord-ovest,
-quindi a ovest e poscia a sud-ovest, lasciando a settentrione la
-contrada algerina del Suf. Viene così a comprendere nella Tripolitania
-un territorio che, per quanto deserto, si estende a nord-ovest verso il
-Suf per circa 180 chilometri da Ghadames, e va verso ponente ben oltre
-il 3.º meridiano orientale di Parigi.
-
-3.º _Carte de la régence de Tunis, dressée au dépôt de la guerre d'après
-les observations et les reconnaissances de M. Falbe, capitaine de
-vaisseau danois et de M. Pricot de St. Marie, chef d'escadron d'état
-major français, étant directeur le colonel Blondel_ -- Paris, 1857
-(scala da 1 a 400 000). Questa, che è la prima carta di fonte
-governativa francese della Tunisia, non porta nessun confine politico nè
-a sud nè ad est; ma termina a sud-est col uadi Fissi (altrove scritto
-Fessi), oltre il quale, a mezzodì del lago Biban, e precisamente in
-quella plaga che le carte odierne dello stesso stabilimento del governo
-comprendono nella reggenza di Tunisi, sta scritto a grandi caratteri
-_Ouled Houeil_, e fra parentesi, immediatamente sotto: _Tribu de
-Tripoli_.
-
-4.º _Côte septentrionale d'Afrique entre Zarzis et Tripoli; levée en
-1871 par le capitaine de vaisseau E. Mouchez, membre de l'Institut;
-publiée au dépôt des cartes et plans de la marine en 1878; corrigée en
-novembre 1880._ In questa, che è la carta ufficiale idrografica della
-marina francese, pubblicata un ventennio più tardi della precedente, si
-scorge l'identica ubicazione degli Ouled Houeil e la loro qualificazione
-di _Tribu de Tripoli_.
-
-5.º _Karte des Mittelländischen meeres_, Dr. Petermann; edita da J.
-Perthes, Gotha nel 1880 e 1884 (scala da 1 a 3 000 000). Il confine in
-discorso vi si vede tracciato dalla estremità occidentale del lago Biban
-alla catena montana del Duirat, in un punto che dista da Nalut da 70 a
-75 chilometri. Il uadi, che scorre a una trentina di chilometri più a
-levante dell'accennata frontiera, è denominato _uadi Segsao_ in tutto il
-suo corso.
-
-6.º _Wyld's Map of Tunis_, senza data, ma anteriore al 1886 (scala da 1
-a 1 107 532). Porta il confine tra la Tunisia e la Tripolitania ben
-definito con una retta che dal forte El Biban attraversando il lago
-omonimo, va alla catena del Duirat ad un punto presso a poco alla stessa
-distanza da Nalut indicata sulla carta precedente. Pure come in questa
-(colla sola sostituzione della _z_ alla _s_), è nella carta del Wyld
-detto _Zegzao_ il uadi che scorre più a levante.
-
-7.º _Carte des itinéraires de la Tunisie, dressée et publiée par le
-service géographique de l'armée_; due edizioni, 1885-87 (scala da 1 a
-800 000). Sull'edizione del 1885 si ritrova per la prima volta la
-denominazione di Mokta data al uadi, che per lo addietro tutte le carte
-chiamavano _Zegsao_, _Sigsao_, _Segzao_. _Makatà_ in arabo significa
-linea, trincea, fossato, ed implica il concetto della frontiera.
-_Moktà_, riferisce l'illustre Barth, vale _grenzgebiete_, ossia «paese
-di frontiera». Lungo cotesto uadi, altra volta _Segsao_, oggi _Mokta_, è
-tracciato il confine politico.
-
-8.º _Carte d'Afrique (F.lle n. 6) publiée par le service géographique de
-l'armée, 1887_ (scala di 1 a 2 000 000). In questa sono naturalmente
-riportate tutte le novità introdotte nella precedente, uscita dal
-medesimo istituto governativo. Come però si estende maggiormente in ogni
-direzione, lascia scorgere tutto l'andamento del nuovo confine; il
-quale, passando in prossimità di Oezzan, rimasto alla Tripolitania, si
-dirige al deserto che contorna sino all'oasi di Ghadames, a nord della
-quale s'arresta, a 24 chilometri dalla città.
-
-9.º _Carte de la Tunisie, par le service géographique de l'armée;
-édition provisoire_, 1890 (scala di 1 a 200 000). È questa la carta più
-recente della Tunisia edita dal _Service géographique de l'armée_. In
-essa è ben particolareggiato il nuovo confine partente dal mare a Ras
-Adjir, seguendo il uadi detto Mokta fino al confluente del Khaoai Smeida
-e che corre poi verso ponente e quindi verso sud-ovest in modo da
-lasciare Oezzan alla Turchia, sulla frontiera. Non si può vedere come
-sia definito il confine più al sud, non essendo ancora pubblicati i due
-fogli meridionali. In sostanza, conferma il confine dato dalle
-precedenti due carte pubblicate dallo stesso stabilimento governativo.
-Soltanto è da notarsi che la distanza lungo il littorale, fra l'antico
-confine al forte El Biban e il nuovo a Kas Adijr, appare in questa carta
-ridotta a 25 chilometri.
-
-Riepilogando, dall'esame di tutte queste carte evidentemente risulta:
-
-_a_) Che in nessuna di esse, nè francese (ufficiale o privata) nè
-tedesca nè inglese, anteriori al 1885, si trova segnato l'attuale
-confine e neppure altro che vi abbia qualche punto di contatto, dal mare
-alla catena del Duirat. Così pure in nessuna si trova il nome di _Mokta_
-applicato al uadi Segsao o Zegzao.
-
-_b_) Che il territorio considerato nelle carte del _service géographique
-de l'armée_ 1885-87 siccome appartenente alla Tunisia e perciò soggetto
-al protettorato francese, è l'identico che nel 1857 dallo stesso
-stabilimento governativo e nel 1878 dall'analogo istituto della marina,
-veniva esplicitamente dichiarato «territorio di Tripoli».
-
-_c_) Che la denominazione di _Mokta_ data dalla carta del _service
-géographique de l'armée_ (1885-87) all'uadi Segsao, presumibilmente fu
-intesa a giustificare il tracciamento della frontiera lungo il medesimo.
-A tale proposito giova rammentare come l'esploratore Barth si sia
-servito del vocabolo arabo _mokta_ per indicare il paese di frontiera
-(_grenzgebiete_) dove egli si trovava, a ponente del forte El Biban. Con
-ciò, anzichè designare la frontiera fra la Tunisia e la Tripolitania
-lungo l'attuale El Mokta, come si pretese in Francia, egli l'indicava là
-dove tutte le carte anteriori al 1885 la portavano, a El Biban.
-
-Come se tutto ciò non bastasse, si può ancora aggiungere l'avviso del
-più autorevole geografo vivente, Eliseo Réclus, il quale nel suo volume
-XI pubblicato alla fine del 1886, quando cioè da un anno era apparsa la
-_carte des itinéraires de la Tunisie_, anzichè riconoscere la nuova
-frontiera del Mokta, scriveva a pag. 174: «L'îlot du cordon litoral
-situé entre les deux passages est occupé par le fortin des Biban ou _des
-portes_, ainsi nommé des ouvertures marines qu'il defend; en outre il
-est aussi _la porte de la Tunisie, sur la frontière tripolitaine_».
-
-Che più? Lo stesso governo della repubblica, quando si sollevarono
-obiezioni in Italia e a Costantinopoli contro il nuovo confine segnato
-sulla carta del _service géographique de l'armée_ ebbe a sconfessare
-quella carta e quel confine[4] affermando che non aveva carattere
-ufficiale. Una tale sconfessione era del resto assurda, perchè non si
-saprebbe davvero immaginare quale altra carta possa avere quel
-carattere, se non lo si riconosce in una «dressée, gravée et publiée par
-le service géographique de l'armée, étant chef du service géographique
-le général Perrier».[5]
-
- [4] L'ambasciatore francese a Costantinopoli dichiarò al ministro
- degli esteri che non esisteva alcuna carta ufficiale sulla quale
- la frontiera in questione fosse segnata (dicembre 1887).
-
- [5] Così sta scritto nel margine inferiore dei fogli.
-
-La Turchia, com'è facile immaginare, non ha riconosciuta la nuova
-frontiera. Se ne ha una prova nella dichiarazione fatta il 27 novembre
-1890 dal governatore generale di Tripoli al reggente il consolato
-d'Italia. «La Francia -- così egli si espresse -- oggi tratta per
-conoscere la nostra linea di confine verso la Tunisia. Ma noi non
-possiamo aderire a simili trattative, perchè sarebbe riconoscere il
-governo del protettorato. Anzi ho già protestato contro una carta di
-confine tracciata dal genio francese e che mi fu presentata per la
-debita ratificazione».
-
- II.
-
-Da quanto si è precedentemente esposto, si avrebbero elementi per
-provare come il confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania fosse,
-sul mare, in vicinanza al forte Zarzis, e nell'interno seguisse, in
-parte almeno, il corso dell'uadi Fessi. In ogni modo volendo considerare
-come antico confine quello dato dalla carta francese di Prax e Renou e
-confermato dal Wyld, dal Petermann e dal Réclus, il confine cioè che dal
-forte El Biban va alla catena del Duirat ad un punto distante da 70 a 75
-chilometri da Nalut, la superficie usurpata misurerebbe all'incirca 3000
-chilometri quadrati; senza tener conto, si noti bene, di quanto è
-avvenuto a libeccio della catena stessa, di cui si dirà in seguito.
-
-Ma questo non è il peggior male, poichè si potrebbe dire che una tale
-distesa di territorio è improduttiva e pressochè deserta. Il danno che
-sotto il punto di vista strategico deriva alla potenza che è padrona
-della Tripolitania sta in ciò, che anzitutto il confine tunisino,
-s'accosta alla capitale di 30 chilometri circa, cioè una tappa; inoltre,
-che il confine attuale si trova dove è maggiore la distanza
-dall'altipiano al mare, in modo che la difesa ne riesce più difficile.
-Fra le altre difficoltà poi a cui l'andamento della nuova frontiera dà
-luogo, vi è questa principalissima, che la piazza di Oezzan sulla catena
-di Nafusa, anzichè difendere la frontiera stessa, siccome sarebbe suo
-ufficio, viene col trasporto della medesima a ritrovarsi in posizione
-eccentrica rispetto a Tripoli, cosicchè riuscirebbe agevole a truppe
-francesi stabilite sin dal tempo di pace sul Mokta, d'impossessarsi
-appena rotte le ostilità di Nalut o d'altre posizioni sul ciglio
-dell'altipiano, in quella plaga, tagliando fuori per tal modo Oezzan e
-tutta la frontiera che si stende a ponente sino al deserto.
-
-Senonchè, per quanto sotto il rispetto militare gli accennati
-inconvenienti sieno gravi, perchè non è cosa di poco momento l'accostare
-alla frontiera la capitale di uno Stato di un milione di chilometri
-quadrati che si trova già tanto spostata da quella parte, ed altresì
-perchè padrone di Nalut e del ciglio dell'altipiano, il nemico può
-agevolmente piombare su Tripoli, pure v'ha un altro inconveniente ancora
-più grave.
-
-L'oasi di Ghadames per effetto della nuova frontiera, che contornando il
-margine orientale del deserto fu condotta a passare appena a 24
-chilometri dalla città, si trova ora all'estremo angolo sud-ovest del
-possedimento turco, mentre altra volta questo si estendeva, come già s'è
-veduto, a mezzodì del Suf algerino fin oltre il 3.º meridiano orientale
-di Parigi. Ora, per questa sua posizione e per effetto dell'accordo
-anglo-francese (come si vedrà in appresso) l'oasi di Ghadames è divenuta
-un'appendice della Tripolitania, unita alla stessa soltanto a nord-est e
-ad est.
-
-Il trasporto della frontiera verso levante, che lascia esposte le
-posizioni militari di Oezzan e l'altre sul ciglio dell'altipiano,
-minaccia pure nella sua esistenza Ghadames. Difatti, quando il nemico
-sia padrone di Nalut, le comunicazioni della capitale con Ghadames sono
-in mano sua, e riesce pertanto senza colpo ferire in suo potere Ghadames
-stesso, accerchiato da ogni altra parte com'è dal deserto francese. Ora,
-come il possesso di quella importantissima oasi, l'antica Cydamus dei
-Romani che vi dominarono per 250 anni, punto di partenza necessario
-delle carovane provenienti da Gabes e da Tripoli e dirette al lago
-Tciad, al Bornu e al Niger, e quindi centro ed emporio commerciale, è da
-tempo vivamente ambito dai francesi, si deve scorgere in quell'avanzata
-di frontiera verso levante, il fine ultimo, essenziale, di disgregare
-l'unità del possedimento, accostarsi alla capitale, minacciarne le
-comunicazioni colla sua più importante oasi e ridurla a tale isolamento
-che un dì abbia a finire per cadere nelle loro mani. La sospensione del
-tracciato della frontiera[6] a 24 chilometri a nord di Ghadames, quale
-si vede sulla carta del _service géographique de l'armée_ (1887), è un
-evidente indizio che dai Francesi non si vuol riconoscere il dominio
-turco appena ad ovest e neppure appena a sud dell'oasi. Gli è questa,
-nel concetto francese, come una sentinella turca perduta nel deserto,
-che si molesta, si accerchia, si minaccia, tanto da giungere ad
-obbligarla a ritirarsi per lasciare ad altri il suo posto.
-
- [6] «Ghadames située à 25 kil. à peine de la frontière idéale qui
- sépare les possessions de la France et celles de la Turquie.»
- (_Réclus_, tome XI, p. 114.)
-
-È superfluo il dire che la perdita di Ghadames sarebbe per la potenza
-che sta a Tripoli un gravissimo colpo, oltrechè sotto il punto di vista
-commerciale anche sotto quello strategico; innanzitutto perchè è nodo di
-comunicazioni allaccianti nientemeno che due mari, il Mediterraneo e il
-golfo di Guinea, e il bacino interno del Tciad; e poi perchè la sua
-perdita trarrebbe seco quella di tutto il territorio fino alle oasi di
-Dergi e di Sinaun, alle quali sarebbe in progresso di tempo riservata la
-stessa sorte. Al quale proposito giova ricordare come nelle sterminate
-regioni dei deserti africani, le oasi ritraggono dall'acqua che le creò
-una capitale importanza, giacchè fuori di esse non vi è vita; di guisa
-che a buon dritto possono dirsi i punti strategici del deserto.
-
- III.
-
-Fu accennato or ora come l'accordo anglo-francese del 5 agosto sia una
-minaccia per l'oasi di Ghadames. E difatti quell'accordo riconosce la
-zona d'influenza francese a sud dei possedimenti mediterranei fino ad
-una linea determinata da Say sul Niger a Borruva sul lago Tciad, senza
-che vi sia in nessuna guisa indicato il limite orientale di questa
-immensa contrada. Soltanto si può dedurlo col riunire il punto estremo
-orientale del confine dei possedimenti mediterranei con Borruva, sul
-lago Tciad, avendo cura di lasciare intatti a levante i diritti
-spettanti alla Porta in forza della dichiarazione di Waddington in
-risposta alla richiesta (5 agosto) di lord Salisbury.
-
-E così la linea verrebbe a riuscire il prolungamento di quella che
-rasenta l'oasi di Ghadames e che passando a ponente di quella di Ghat o
-Rath, anche appartenente alla Tripolitania, dovrebbe andare direttamente
-a Borruva.
-
-Or quando si consideri che siamo in pieno Sahara, con distanze enormi,
-rarissime vie di comunicazione, ancor più radi centri abitati, cioè le
-oasi; che quindi le notizie dell'interno impiegano mesi a giungere alla
-costa, quando giungono; che i francesi hanno il diritto, in forza
-dell'accordo, di stabilirsi sulla sponda occidentale del lago Tciad; che
-essi hanno proclamato il confine sud-orientale dei loro possessi
-mediterranei scorrente a soli 24 chilometri dalla città di Ghadames; che
-la Turchia non ha trovato la vigoria di contestarlo, la Turchia che ne
-riceve il danno immediato e che si prepara a sottostare alla perdita di
-Ghadames od almeno, quasi preludio alla perdita, alla deviazione dei
-commerci tendenti a Tripoli, ai porti francesi; che infine l'oasi di
-Rhat così lontana ha una dipendenza non certo diretta dal valì di
-Tripoli; quando si sia considerato tutto ciò, si può chiedere: che v'ha
-di più facile pei francesi di divenire di fatto poco a poco gli arbitri,
-se non i diretti padroni e di Ghadames e di Rhat e quindi di tutto
-l'_hinterland_ tripolitano? Poichè occorre rammentare che in regioni di
-deserto come queste di cui è questione, il padrone effettivo è chi si
-trova sul luogo in forze e con denari in modo da disporre dei commerci e
-delle vie di comunicazione; ed inoltre che la dichiarazione
-supplementare all'accordo del 5 agosto, non garantisce che i diritti del
-Sultano, e riesce assai dubbio lo stabilire se siasi voluto comprendere
-fra questi anche i diritti sorti dalla recentissima teoria
-dell'_hinterland_. V'ha anzi molta ragione per ritenere che si sia
-inteso di salvaguardare soltanto i diritti sui territori riconosciuti
-parte integrante della Tripolitania, di guisa che pur volendo ammettere
-il rispetto di quelli per parte della Francia, cioè di Ghadames e di
-Rhat, nessuna esplicita garanzia si ritrova nè nell'accordo, nè nella
-dichiarazione supplementare, che valga ad arrestare i francesi nella
-loro lenta, pacifica ma costante marcia verso levante, dove oggi possono
-procedere a sud della Tripolitania, senza incontrare nessuna linea di
-delimitazione.
-
- _Conclusione._
-
-Si è veduto che la Francia ha addirittura abolito l'antica frontiera fra
-l'Algeria e la Tripolitania (v. Carta di Prax e Renou) dichiarando
-francese tutto il deserto che si stende a ponente di Ghadames, a mezzodì
-del Suf algerino, assai prima ancora che intervenisse l'accordo del 5
-agosto 1890. Si è pure veduto che ha arbitrariamente avanzato la
-frontiera della reggenza di Tunisi verso levante ai danni della
-Tripolitania, col fine di avvicinarsi alla capitale, girare le difese
-verso nord-ovest sull'altipiano e tagliar fuori Ghadames.
-
-Quest'opera di lenta demolizione la Francia l'ha iniziata non appena
-posto il piede in Tunisia, e la continua. Oggi è la volta di Ghadames.
-Per ora semplicemente attratto nell'orbita del commercio francese, cadrà
-necessariamente di poi nelle mani della Francia, e con esso cadranno le
-dipendenti oasi di Dergi (Derdj) e Sinnaun e la lontana di Rhat. E
-quando la Francia sarà l'arbitra di tutto l'_hinterland_ tripolino e
-padrona delle vie carovaniere dal Tciad a Tripoli, e quindi del
-commercio di tutto quel vasto bacino centrale africano, che ne sarà
-dell'equilibrio del Mediterraneo?
-
-Il potere ottomano ridotto alla regione costiera, diverrà poco a poco
-una larva di potere anche in Tripoli stesso, finchè, alla prima
-circostanza propizia, non cadrà definitivamente in mano alla potenza
-che, stringendola da ponente e da sud, ne avrà già l'effettivo dominio.
-E allora la Francia estenderà il suo non interrotto dominio
-dall'Atlantico e dal Mediterraneo al lago Tciad su di una sterminata
-distesa di territorio, quasi un terzo del continente africano. Padrona
-del littorale dal Marocco all'Egitto, avrà rotto l'equilibrio del
-Mediterraneo; arbitra del vastissimo paese fra i due mari e il bacino
-interno del Tciad, giungerà al Uadai, al Darfur, alla valle del Nilo.
-
- Roma, 2 dicembre 1890
-
- Generale _L. Dal Verme_.»
-
- ----
-
-Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad
-ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del
-modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza
-di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse
-offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31
-luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e
-Vienna:
-
- «Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio
- combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù
- tunisine e tripoline.
-
- Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che
- diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la
- volta della Tripolitania.»
-
-In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i
-negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e
-dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più
-volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890.
-
-Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury
-dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della
-Turchia, ma in realtà l'_hinterland_ della Tripolitania era abbandonato
-alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria
-che precede.
-
-Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto,
-telegrafava a Londra:
-
- «Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti
- che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella
- Tripolitania.
-
- Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto
- argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro
- Ribot, questi dichiarò che, nello _hinterland_ preteso dalla
- Francia, essa intende comprendere la grande strada delle
- carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse,
- la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'_hinterland_
- tripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.
-
- Ne prevenga il _Foreign Office_.»
-
-E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:
-
- «Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata
- di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti
- tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella
- provincia ottomana, non ho mancato di parlarne al _Foreign
- Office_ ed anche lasciare memoria dei nomi delle località
- segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e
- dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora
- pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella
- ha telegrafato circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in
- abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury
- circa l'_hinterland_ tripolitano risulta che accordo stabilito
- lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago
- Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i
- diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non
- essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury
- essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi
- stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot
- tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan,
- che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili
- allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per
- operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria
- comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno
- positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua
- attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette
- passino alla Francia.»
-
-Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano
-partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime
-Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la
-seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:
-
- «Octobre 1890.
-
- _Sublime Porte à ses réprésentants_
- _à Paris et à Londres._
-
- Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les
- arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le
- Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé
- des notes pour constater leur parfait accord de respecter
- scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au
- sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.
-
- Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement
- Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de
- la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts
- de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk
- (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs
- dépendances qui sont tous administrés par les Autorités
- Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens
- titres et la doctrine même du _Hinterland_ s'étendre sous les
- territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne
- de cette zone partant des environs de la frontière méridionale
- de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E.
- de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et
- d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et
- d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de
- Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun,
- et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le
- bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le
- territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou
- et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route
- des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de
- Kaouar et d'Agadem.
-
- V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la
- localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère
- d'action du Gouvernement Imperial.
-
- Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue
- consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à
- Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut
- laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se
- trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin
- de Kouka.
-
- Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5
- août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone
- d'influence de la France, mais outre la double considération que
- cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à
- une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que
- d'après la doctrine du _Hinterland_, au lieu de faire partie de
- la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les
- raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue
- que le texte même de l'article sus visé porte dans son second
- alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans
- la zone d'action de la Cie du Niger tout ce qui appartient
- équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne
- Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme
- d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes en
- droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une
- objection fondée.
-
- Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède
- au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de
- la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2
- susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone
- d'influence et tenir mon département au courant des phases
- futures de cette question et du résultat de ses démarches.
-
- _Said_.»
-
-Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era
-appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa
-diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per
-stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della
-Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il
-Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:
-
- «Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una
- spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri
- inverosimile prego informarci.»
-
-Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una
-spedizione militare in preparazione.
-
-In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a
-Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di
-un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino,
-invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:
-
- «J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que
- le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son
- entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la
- Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance
- aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom
- même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été
- prononcé dans l'entrevue.»
-
-Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava
-al proprio governo:
-
- «Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il
- colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per
- Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso
- incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di
- indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone
- nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su
- quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie
- conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di
- constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni
- della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del
- Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato
- l'_hinterland_ della Tunisia.»
-
-Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'_hinterland_
-tripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si
-pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era
-trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data
-del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la
-crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi
-successori abbandonarono la questione:
-
- «A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione,
- occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto
- 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha
- stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di
- stabilire.
-
- Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare
- sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di
- quanto un'imparziale applicazione della teoria dello
- _hinterland_ le avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo
- accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della
- zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad
- arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni
- nell'avvenire.
-
- Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad
- oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella
- teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una
- carta del continente africano colle recenti frontiere politiche.
- Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire
- di preferenza seguito, per regola la delimitazione dello
- _hinterland_ fra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea
- normale all'andamento generale della costa.
-
- Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la
- Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è
- appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà
- come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o
- quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allo
- _hinterland_ della Tripolitania un'immensa distesa di Sahara
- oggi assegnata alla Francia.
-
- Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla
- regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes,
- non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure
- lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè
- trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono
- gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio
- debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia
- pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse
- fatta scendere _direttamente a sud_, per meridiano, in guisa da
- consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto
- dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania
- quella del Bornu e il lago Tciad.
-
- Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia
- assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col
- Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per
- ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dello
- _hinterland_, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di
- dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si
- esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che
- la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo
- del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si
- trovava intero nello _hinterland_ del possedimento turco. Nè è
- da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia
- di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di
- un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche
- quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il
- limite; tutto territorio che non è quindi situato _au sud des
- possessions méditerranéennes_, come dice la lettera
- dell'accordo, ma bensì _au sud-est_.
-
- Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così
- poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di
- articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione
- che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della
- Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera
- che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran
- parte della sponda settentrionale del lago. Le carte del _Temps_
- e del _Petit Journal_ del dicembre scorso lo dicono chiaro, alla
- breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo
- possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo
- non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza
- francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non
- esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal
- principio, aperto il campo vastissimo a svariate
- interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori
- arbitrarie occupazioni.
-
- Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a
- lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col
- garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli
- affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits
- qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions
- situées _sur la frontière sud_ de ses provinces tripolitaines»;
- il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti
- sulle regioni che costituiscono l'_hinterland_ del possedimento
- turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con
- frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile
- nella forma, e cioè «les régions situées _au sud de la
- frontière_ méridionale de ses provinces tripolitaines».
-
- Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da
- qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando
- da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento
- diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sulla
- _frontiera tripolina_; il che può anche limitarsi a significare
- quanto sta _entro il territorio turco_ lungo la frontiera.
-
- Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione
- creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale
- (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I)
- all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze centrali cui
- interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?
-
- Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire
- sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra
- parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di
- ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri
- reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi.
- Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione
- supplementare del ministro francese, nella quale venga
- specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel
- limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso
- nell'accordo del 5.
-
- Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite
- orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche
- imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo
- una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente
- dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a
- ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga
- Borruva sul lago Tciad.
-
- Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale
- delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la
- zone d'influence de la France au sud de ses possessions
- méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali
- possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine
- delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo
- occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che
- devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente
- nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo
- andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento
- turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la
- posizione geografica della medesima lo richiedesse.
-
- Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi
- arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero
- effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi
- possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a
- levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe
- a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello
- acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo
- ripeterlo, il governo della repubblica ha ottenuto ai danni
- della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione
- della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»
-
-In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due
-telegrammi del generale Menabrea:
-
- «Parigi, 3 gennaio 1891,
-
- _Signor Ministro,_
-
- Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo
- ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato,
- fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento
- egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla
- questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia
- l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta
- dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati
- da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra
- avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre
- potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da
- rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua
- arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la
- continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare
- interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.
-
- Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor
- Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano
- alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non
- pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione
- Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere
- una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove
- le si stanno creando nuove facilitazioni.
-
- Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che
- potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio
- dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul
- nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione
- Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo
- primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi
- che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci
- attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare
- Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo
- informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non
- ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui
- cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a
- proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali
- comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre
- Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura
- ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro
- attenzione sopra una tale questione che non ci può essere
- indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che
- abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che
- l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche
- potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa
- quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che
- l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di
- abitanti, con duecentomila _veri marinai_ inscritti, con uno
- sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo.
- Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che
- essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare
- il Mediterraneo _lago francese_, e che sotto un futile pretesto
- s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la
- quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al
- punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto
- ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una
- lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.
-
- Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di
- attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo
- nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo
- che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei
- giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a
- fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di
- tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si
- pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali
- primeggia il _Siècle_ diretto da un antico funzionario di questo
- Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario
- diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo
- attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le
- elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.
-
- Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della
- posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera come il
- rappresentante di una _fazione_, mentre il risultato delle
- elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero
- dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia,
- nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo
- nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che
- rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore
- della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto
- con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran
- Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella
- che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità
- d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra
- Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira
- tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un
- sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle
- degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare
- sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.
-
- Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai
- giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire
- ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle
- indiscrezioni dei proprii dipendenti.
-
- Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della
- delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e
- Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati
- accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle
- quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo
- Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e
- colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati con
- _Sultanetti_ vassalli del Negus, sembrava volere ripetere le
- _gherminelle ideate per Massaua_.
-
- Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni
- un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra
- alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di
- arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe
- stata sciolta.
-
- In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e
- precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma
- cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una
- reciproca stretta di mano.
-
- Il R. Ambasciatore
- _Menabrea_.»
-
- «Parigi, 13 Gennaio 1891.
-
- _Signor Ministro,_
-
- In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi
- conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N.
- 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta
- d'Africa testè pubblicata dal giornale il _Temps_ la quale fa
- oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato.
- Osservai come la delimitazione dell'_Interland_ tra l'influenza
- rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti
- il _Sudan_ al nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e
- della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a
- quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s.
- Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del
- littorale occidentale del lago _Tchad_ a _Borruva_ dove la
- sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a
- tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia
- alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione
- della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si
- estende anche sulle oasi _Rath_ e _Chadames_ le quali posizioni
- appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di
- delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una
- direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente
- l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii
- sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e
- incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord
- dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il
- commercio assai importante del _Sudan_ verso la Tunisia. Così
- alcuni portano già le loro mire sul lago _Tchad_ che considerano
- come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi
- spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione
- del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio
- rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa
- alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava
- però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia
- intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione
- lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il
- commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia.
-
- Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i
- punti principali di sosta delle carovane: _Chadames_ sopratutto
- si può considerare come il punto _strategico commerciale_ che
- domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e
- l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima
- Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in
- seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è
- necessario che le due anzidette oasi e specialmente _Chadames_
- non vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare
- Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono
- ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione
- alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe
- che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una
- piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera
- ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei
- francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per
- resistere a qualche attacco dei mahdisti.
-
- L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse
- grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio
- di una Potenza che già possiede una parte estesissima del
- littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che
- l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero
- concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle
- truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per
- il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia
- avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di
- suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni
- Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore
- per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai
- nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile
- concorrenza francese.
-
- Se al contrario si lascia che le oasi di _Rath_ e principalmente
- di _Chadames_ rimangano esposte in balia della Francia, dovremmo
- fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come
- avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi
- a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla
- Tripolitania, il che sarebbe forse _Finis Italiae_, almeno come
- Potenza marittima di primo ordine.
-
- Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi pare esser
- necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa
- le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia
- disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi
- direttamente della quistione col Governo turco.
-
- Il R. Ambasciatore
- _L. F. Menabrea._
-
- P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi di
- _Chadames_ si può dire soluzione pacifica; però si potrebbe
- pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella
- dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a
- difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere
- quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione
- potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le
- conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.
-
- L. F. M.»
-
-Il gabinetto di Berlino, tenuto al corrente delle mene francesi,
-appoggiava a Parigi e a Londra l'azione italiana. Il seguente telegramma
-è del 21 gennaio:
-
- «Berlino, 21 gennaio 1891.
-
- In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero
- confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col
- Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e
- sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania
- telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente
- dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto
- senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono
- false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione
- e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara.
- Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la
- Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni
- contestazione non volere che le frontiere fossero meglio
- fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà
- all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto
- di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe
- terreno più propizio in Abissinia. Egli stesso, allo scopo di
- calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla
- Camera una interpellanza alla quale risponderà domani.
- Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di
- Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato
- migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni
- ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad
- altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di
- Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della
- repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla
- diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese
- verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà
- domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato,
- costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al
- Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare
- sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse
- mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il
- momento di accentuare il suo contegno.
-
- Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si
- commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle
- intenzioni francesi.
-
- _Launay_.»
-
-Il 22 gennaio alla Camera francese si parlò della Tripolitania.
-Interrogante era il signor Pichon -- divenuto dipoi ministro degli
-affari esteri -- «Sulle voci sparse da giornali italiani, anche
-ufficiosi, relative a mire della Francia sulla Tripolitania». Il Pichon
--- avvertiva in un primo telegramma il Menabrea -- «esprimendosi in
-termini assai simpatici verso l'Italia, _sorriso della civiltà
-latina_,[7] disse desiderare che i sentimenti della Francia verso
-l'Italia siano palesi, dissipandosi le insinuazioni ostili il cui solo
-movente era, a suo avviso, di rendere popolare in Italia la triplice
-alleanza». Rispose il Ribot «brevemente riferendosi alle precedenti sue
-dichiarazioni sulla cordialità dei rapporti tra la Francia e la Turchia,
-ed aggiunse che il governo non doveva preoccuparsi della campagna mossa
-dalla stampa italiana, tantoppiù dopo le esplicite assicurazioni fatte
-dall'E. V. nel suo discorso di Firenze. L'atteggiamento della Camera
-durante la discussione fu piuttosto favorevole».
-
- [7] L'on. Crispi, nel discorso di Firenze (8 ottobre 1890),
- riferendosi alla Francia aveva detto: «.... nessuno pensa e mai
- potrebbe pensare ad una Europa priva della missione di quella
- Francia ch'è _il più geniale sorriso della moderna civiltà_.... »
- L'intenzione ironica della frase «sorriso della civiltà latina»,
- pronunziata dal Pichon, era evidente.
-
-Ma il generale Menabrea, che forse non aveva assistito alla seduta,
-leggendo il testo ufficiale delle parole pronunziate dai due oratori, le
-giudicò diversamente in successivi telegrammi:
-
- «Parigi, 23 gennaio 1891.
-
- Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot
- e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che
- ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot.
-
- Il _Journal des Débats_ di questa mattina consacra a quella
- discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è
- manifesta.
-
- Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno
- incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si
- cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio
- all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora
- paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere
- da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della
- Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri
- per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la
- sua delusione scherzando contro l'Italia.
-
- Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.»
-
- «Parigi, 23 gennaio 1891.
-
- (_Riservato_). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo
- mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette
- campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon,
- quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la
- similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être
- leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est
- pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces
- articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car,
- dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable
- monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France».
-
- L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una
- frase di calde proteste di amicizia, chiamando l'Italia il più
- simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E.
- il complimento di Firenze.»
-
-L'on. Crispi il 22 stesso, ricevendo dall'Agenzia _Stefani_ il resoconto
-telegrafico della interpellanza Pichon e della risposta del ministro
-Ribot, aveva notato l'ironia che contenevano e se ne era lagnato come di
-una sconvenienza col Menabrea. Il 26 telegrafava a quest'ultimo:
-
- «(_Personale_). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il
- Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò
- insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla
- interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato
- di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a
- parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit
- et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur
- Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il
- suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le
- parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il
- testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di
- cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio
- dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre
- monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté,
- ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par
- conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot
- esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai:
- «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant
- plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur
- Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une
- improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je
- ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été
- preparé d'avance».
-
- Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per
- mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro;
- così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al
- solito.
-
- Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua
- norma personale, non già perchè Ella prenda occasione
- d'intrattenerne il signor Ribot.
-
- _Crispi_.»
-
-Gl'incidenti di frontiera, come le esplorazioni militari
-nell'_hinterland_ tripolitano, continuarono negli anni seguenti. Le
-autorità turche o lasciavano indisturbati i francesi o fiaccamente
-mostravano di ostacolarli. Al principio del 1894, quando Crispi
-riassunse il governo, la Francia aveva allargato il suo già vastissimo
-dominio africano a danno della Tripolitania, e continuava a sopraffare
-le timide resistenze della Turchia, con silenziosa pertinacia, impedendo
-ai viaggiatori di altre nazioni europee d'inoltrarsi verso il sud[8]
-affinchè mancasse ogni accertamento delle voci, che pur correvano a
-Tripoli, di nuove usurpazioni, in aprile di Kuka, in giugno delle oasi
-di Gadames e di Ghat, più tardi di Zuara e della baia di El Biban, oltre
-la quale avevano portato il confine sul litorale.
-
- [8] Al viaggiatore italiano Sebastiano Martini, che da Gabes in
- gennaio 1894 si proponeva partire pel Sud tripolitano, fu vietata
- la partenza dalle autorità francesi.
-
-Rinnovando proteste ed esortazioni ad agire diplomaticamente per
-impedire che l'equilibrio del Mediterraneo fosse ulteriormente turbato,
-Crispi trovò indifferente l'Inghilterra e tepide la Germania e
-l'Austria. Il 4 aprile, l'ambasciatore Tornielli telegrafava:
-
- «Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione
- di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per
- raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la
- Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase
- silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che
- Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia
- verso il Sudan egiziano inquieta Governo.»
-
-E da Costantinopoli avvertiva l'ambasciatore Collobiano:
-
- «La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione
- dell'_hinterland_ tripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte
- nel 1890.»
-
-L'attività e la fermezza della Francia nell'estendere i confini del suo
-impero africano erano davvero sorprendenti. Grande era lo slancio dei
-suoi ufficiali e funzionari coloniali, i quali avrebbero voluto
-inalberare il vessillo francese su tutta l'Africa; ma anche il governo
-di Parigi nel suo spirito d'intraprendenza non vedeva ostacoli. Il 4
-febbraio 1894 fu stipulato un accordo tra la Francia e la Germania per
-la delimitazione dei rispettivi territorii del Camerun e del Congo, la
-quale partiva dalla intersezione del parallelo della foce del fiume
-Campo col 15º meridiano Est Greenwich e seguiva una linea spezzata i cui
-lati principali erano il 13º longit. E. Greenwich, il 10º lat. N. e il
-_thalweg_ dello Sciarì, sino al lago Tciad.
-
-La Francia riuscì con quell'accordo a congiungere i suoi possedimenti
-del Congo coll'_hinterland_ riconosciutole dall'Inghilterra nel 1890 e
-che s'estendeva dall'Algeria e dalla Tunisia al lago Tciad. Praticamente
-le sponde di quel lago, dalla foce dello Sciarì girando a destra fino a
-Barruva (limite anglo-francese), divennero francesi; e verso oriente la
-Francia non aveva altri impedimenti alla sua espansione che quelli che
-potessero esserle suscitati dall'Inghilterra il giorno in cui volesse
-penetrare nel bacino del Nilo.[9] Parve allora che tutto l'_hinterland_
-tripolino cadesse in balìa della Francia, e sebbene nell'accordo del
-1890 l'Inghilterra riservasse i diritti della Porta, si prevedeva che la
-Turchia non avrebbe sollevato resistenze, e neppure l'Inghilterra,
-allorquando la Francia, impadronitasi del Wadai e del Baghirmi, si fosse
-avanzata verso la frontiera tripolina meridionale.
-
- [9] La Francia tentò di metter piede nella valle dell'Alto Nilo tra il
- 1895 e il 1898. Impotente a far uscire l'Inghilterra dall'Egitto,
- volle con mosse caute e lente avvicinarsi al Sudan Egiziano. Il
- governo britannico avvertì subito i disegni francesi e non esitò
- ad ammonire per bocca di Sir Edward Grey (seduta della Camera dei
- Comuni del 28 marzo 1895) che avrebbe considerata una spedizione
- francese nella valle del Nilo come un «atto nemico
- (_unfriendly_)». Tuttavia, essendo ministro degli affari esteri in
- Francia l'Hanotaux, fu affidata segretamente al capitano Marchand
- la missione di raggiungere Fachoda, capoluogo del Bar-el-Ghazal, e
- di alzarvi la bandiera francese. Il Marchand raggiunse
- l'obbiettivo il 10 luglio 1898. Ma il 19 settembre giunsero
- dinanzi a Fachoda anche gl'inglesi e intimarono al Marchand lo
- sgombero della posizione. Il bravo ufficiale dovette rassegnarsi
- quando da Parigi gli giunse un ordine conforme.
-
- La Francia cedette, pur credendo che il suo diritto fosse leso,
- dinanzi alla forza, poichè l'Inghilterra era decisa a far valere
- la propria volontà.
-
- L'Hanotaux, il quale era stato sostituito al ministero degli
- affari esteri dal Delcassé quando l'incidente ebbe quella
- soluzione dolorosa per l'orgoglio francese, ha esposto nel suo
- volume «_Le partage de l'Afrique: Fachoda_» le ragioni che a
- proprio avviso giustificavano la condotta della Francia, dolendosi
- che l'opinione pubblica del suo paese non confortasse il governo a
- resistere:
-
- «.... l'impérialisme (britannico) faisait feu de toutes pièces....
- il prenait position en vue d'une rupture et agitait le spectre de
- la guerre. A ce degré d'exaltation, il ne trouvait plus de
- contre-partie dans l'opinion française:.... une véritable panique,
- emportait les esprits; cette panique, accrue par tant de moyens
- dont dispose l'Angleterre, s'exagérait par elle-même et donnait à
- cette puissance toujours admirablement renseignée, la mesure de ce
- qu'elle pouvait tenter. La France ne trouva pas à cette heure,
- dans son droit, dans sa bonne foi, dans ses intentions aussi
- raisonnables qu'honorables, une de ces impulsions unanimes et
- chaleureuses qui, en d'autres circonstances, ont réchauffé et
- animé les gouvernements» (pag. 147).
-
-Per dare un'idea dell'attività usurpatrice della Francia riferiamo due
-memorie che in giugno 1894 e in giugno 1895 l'Ufficio Coloniale del
-Ministero degli Affari Esteri faceva a Crispi:
-
- «Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli
- riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale
- francese _La Dépêche Tunisienne_ del 26 maggio, nella quale,
- sulle traccie di un articolo del _Journal des Débats_, si
- raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di
- Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente
- il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli,
- il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi
- di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano.
-
- Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che
- parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al
- Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della
- Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle
- carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al
- Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno
- vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago
- Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto
- 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e
- renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di
- Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada
- Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla
- conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della
- Francia.
-
- A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre 500 soldati, e
- dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un
- algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne
- ultimamente espulso.
-
- L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di
- Ghadames, che la Turchia promise, _pro bono pacis_,
- all'ambasciatore Cambon.
-
- Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la
- facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà
- per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il
- commercio della regione del Tciad.
-
- A questo si aggiunga che una esplorazione francese
- semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in
- questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat.
-
- Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di
- Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a
- conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche,
- non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole
- contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e
- l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un
- aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo
- sacrificherebbe di buon grado l'_hinterland_ tripolino.»
-
- «La _Carte générale des possessions françaises en Afrique au 1er
- janvier 1895_ edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie
- coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie,
- e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da
- richiamare la generale attenzione.
-
- Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia
- distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco
- del continente africano sono colorati con due diverse tinte
- rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come
- possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda
- della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè:
-
- 1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits;
-
- 2.ª Zone d'influence politique;
-
- quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi,
- con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di
- un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi.
-
- La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base
- quello di Parigi.
-
- Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista,
- l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice
- continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria,
- la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un
- grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la
- sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a
- Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con
- tentativo di limitare alla costa, senza alcun _hinterland_, il
- Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità
- scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo.
-
- La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va
- dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel
- territorio del Bar-el-Ghazal.
-
- Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con
- sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla
- precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo,
- tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe.
-
- Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia
- continua a rodere gli _hinterlands_ ancora rimasti al Marocco ed
- alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul
- territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in
- questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con
- la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona
- fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del
- Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa,
- inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese
- in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno
- dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa
- carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia
- prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla
- sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º
- parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del
- Mediterraneo.
-
- Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame
- minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da
- significanti particolari.
-
- Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin verso
- l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati,
- segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il
- possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione
- non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si
- trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso,
- tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e
- N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo
- Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di
- essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende:
- «_Possessions anglaises de l'Est africain_» ad ovest del Giuba,
- e «_Possessions italiennes_» ad est di detto fiume.
-
- Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati
- dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive
- zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora
- avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre
- il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene
- spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca
- la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea,
- sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli
- anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini
- occidentali della nostra sfera di influenza.
-
- Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed
- inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu
- stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio
- 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che
- potevano riuscire incomode, il confine stesso viene -- come s'è
- già rilevato -- spinto vicino alla città di Harar, la quale è
- lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi
- d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza,
- come è fissato nel detto protocollo.
-
- Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in
- modo fantastico.
-
- Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è
- vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche
- interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure
- lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di
- Gabes, fin dove, cioè, incomincia il _roseo vivace_ del dominio
- francese.
-
- Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla
- indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi quella di (A)
- «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene
- altrettanto per l'«Ile de Chypre».
-
- Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo
- di far conoscere che l'_Ile de Malte_ e _Gibraltar_ sono
- inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di
- Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha
- da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare
- essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo
- Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo
- del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole
- Canarie.
-
- Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione
- degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere
- dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en
- Afrique».
-
- Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza
- francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie
- tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino,
- Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza
- contestazione all'_hinterland_ tripolino; e così Jat, donde la
- linea sfumata della influenza francese volge arditamente a
- sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º
- grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso,
- segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a
- sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino
- dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da
- questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla
- foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata,
- al solito, dal colore di rosa.
-
- Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi
- algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo
- incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di
- latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di
- latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra
- il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al
- medesimo ogni _hinterland_.
-
- Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del
- Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della
- Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si
- termina, dal Niger al lago Tciad, con altra linea, che,
- nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va
- direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando
- Barruva e Sokoto alla Francia.
-
- Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del
- Dahomey poichè gli _hinterlands_ rispettivi della costa d'Oro
- inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio
- del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione
- fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in
- antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia
- per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il
- Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del
- Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a
- nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo
- a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è
- preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga
- fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland
- del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il
- Dahomey all'impero africano francese.
-
- Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi
- d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro
- lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord,
- quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest,
- ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo
- indipendente, a sud.
-
- Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere
- considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza
- francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco
- col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può
- offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina,
- l'_hinterland_ tripolino viene a subire un altro ben grave
- attentato.
-
- Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da
- Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero,
- accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a
- discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere
- l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè
- basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad
- essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non
- troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est
- che nel suo beneplacito stesso.
-
- Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893
- sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava
- che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est
- dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la
- Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il
- limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo
- nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non
- veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere
- considerato come concesso alla Francia.
-
- Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori
- accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente
- che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua
- influenza secondo la teoria degli _hinterlands_, e che,
- rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i
- possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron),
- la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche
- senza tener conto dei diritti della Turchia.
-
- Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto
- Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di
- protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie,
- alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie
- eccezioni.
-
- Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e
- per tante altre delle regioni summenzionate.
-
- Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere
- usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la
- presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze
- firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi
- formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze,
- non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in
- Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a
- quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un
- fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria
- determinazione degli _hinterlands_ tripolino, tunisino, algerino
- e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del
- Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi
- dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo
- sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.»
-
-La marcia della Francia attraverso le vie carovaniere che congiungono
-Tripoli al centro dell'Africa non si arrestò più. Una nuova convenzione
-franco-britannica (14 giugno 1898), completata con una dichiarazione
-addizionale del 21 marzo 1899 dopo l'urto di Fascioda, estendeva ancora
-la zona d'influenza francese. La difesa che l'Italia tentò dei diritti
-della Turchia fu fiacca e senza effetto. A Costantinopoli si dava più
-importanza al sospetto che l'Italia meditasse l'occupazione di Tripoli,
-anzichè alla realtà delle usurpazioni della Francia.
-
-Questa non aveva più preoccupazioni per la sua conquista tunisina.
-Finchè il governo italiano tenne fermo ai diritti e ai privilegi che
-godeva in Tunisia in virtù di trattati che la Francia aveva nel 1881
-dichiarato di volere rispettare, l'Italia era in grado di proteggere
-gl'interessi italiani nell'antica Reggenza, e teneva una posizione che
-imponeva alla Francia, e l'avrebbe costretta, desiderosa com'era di
-consolidare la sua conquista, a scendere a patti. Ma il ministero
-Rudinì-Visconti Venosta, al desiderio di disarmare i malumori francesi
-sacrificò quella posizione senza compenso.
-
-Già il 15 agosto 1895 il governo francese aveva denunciato il trattato
-di amicizia, commercio e navigazione concluso l'8 settembre 1868 tra
-l'Italia e la Tunisia, dichiarando di agire in nome del Bey e in virtù
-del trattato di Kassar-Said (detto anche del Bardo) del 12 maggio 1881.
-Il Ministero Crispi aveva risposto, per mezzo del conte Tornielli
-ambasciatore a Parigi,
-
- «essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor
- Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale
- d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale
- comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata
- ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito
- all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur,
- prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per
- ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al
- procedimento seguito.»
-
-Il governo della Repubblica rispondeva come risulta dal seguente
-telegramma del Tornielli:
-
- «Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di
- riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava per così dire
- libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il
- trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente
- a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli
- soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia
- un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare
- insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da
- dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo
- abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto
- diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di
- darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di
- riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri
- concetti abbiano guidato il Governo francese in questa
- occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale
- riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa
- dichiarazione.»
-
-Crispi non era disposto a rinunziare senza compenso ai benefici che le
-capitolazioni e le convenzioni anteriori -- richiamate nel trattato del
-1868, non annullate -- assicuravano all'Italia, e la Francia avrebbe
-dovuto tenere conto degli interessi italiani. Vi era un anno di tempo
-per discutere e negoziare; ma ai primi di marzo 1896 il ministero Crispi
-si dimise, e il negoziato fu condotto dal Ministero Rudinì-Caetani, il
-quale volle trattare contemporaneamente la questione tunisina e il
-ristabilimento delle relazioni commerciali franco-italiane. In realtà le
-due cose erano estranee l'una all'altra; in Tunisia avevamo una
-posizione giuridica eccellente e diritti da far valere, mentre non era
-sperabile che, cedendo su quelli, la Francia ci avrebbe accordato
-tariffe di favore.
-
-Infatti in Francia, dove la considerazione dei nostri diritti non
-entrava in mente a nessuno, anche l'idea di tornare al regime
-convenzionale nei commerci con l'Italia sembrò una concessione
-eccessiva, cioè senza corrispettivo. Il governo francese sapeva
-l'opinione pubblica così prevenuta contro di noi che scongiurò il
-ministro italiano di non insistere. Passarono alcuni mesi; il ministero
-Rudinì si ricompose, alla Consulta il duca Caetani fu sostituito dal
-Visconti-Venosta. Quest'ultimo trovò la situazione peggiorata, poichè
-mancata la vigilanza del governo italiano, l'Inghilterra -- la quale in
-agosto 1895 aveva assicurato che avrebbe proceduto d'accordo con
-l'Italia -- aveva consentito a negoziare con la Francia, rinunziando al
-trattato perpetuo che aveva col Bey; e anche l'Austria-Ungheria, in
-luglio 1896, aveva ceduto alle istanze francesi, riservandosi in Tunisia
-il trattamento della nazione più favorita. Insistere nella via tracciata
-da Crispi era, ormai, impossibile, poichè l'Italia non avrebbe trovato
-nelle potenze amiche e alleate l'appoggio sul quale Crispi aveva fatto
-assegnamento. L'on. Visconti-Venosta non insistette neppure per un
-accordo commerciale; e il 28 settembre 1896 furono firmate le
-convenzioni con le quali l'Italia riconosceva senza compensi, dopo
-quindici anni, la conquista francese della Tunisia con tutte le sue
-conseguenze. «Nous y gagnions -- ha scritto recentemente[10]
-l'ambasciatore che la Francia aveva allora in Italia, il signor Billot
--- de libérer notre protectorat des entraves qui en paralysaient
-l'exercice.... l'Italie renonçait à y demeurer avec nous sur un pied de
-complète égalité et reconnaissait implicitement les consequences des
-événements qui nous y avaient conféré une situation privilegiée.»
-
- [10] _A. Billot_: _La France et l'Italie. Histoire des années
- troubles_, vol. II, pag. 372.
-
-Nel 1902 avvenne il noto accordo franco-italiano pel quale l'Italia si
-disinteressò del Marocco a favore della Francia, e la Francia ci lasciò
-mano libera in Tripolitania e in Cirenaica.
-
-Il governo della Repubblica fece con cotesta combinazione un buon
-affare, poichè mentre il valore commerciale di quei due _vilayets_ era
-di molto ridotto per le erosioni fatte dagli stessi francesi nei loro
-_hinterlands_, il ministro Delcassé -- che concluse l'accordo col
-ministro italiano Prinetti -- abbandonava all'influenza italiana un
-territorio dove la Francia non aveva interessi e che mai avrebbe potuto
-far suo; l'Italia non avrebbe subìto quest'altro colpo, e non sarebbe
-rimasta sola a pararlo.
-
-L'abbandono del Marocco all'esclusiva influenza francese fu un notevole
-sacrificio degli interessi italiani e pregiudicò irrimediabilmente
-l'avvenire della nostra politica mediterranea. Una Francia troppo forte
-nel mare che ci circonda è un pericolo permanente per noi. Crispi
-intendeva che la Tripolitania divenisse italiana come compenso
-all'ingrandimento già avvenuto della Francia con la occupazione della
-Tunisia; il Marocco allora indipendente, non poteva formare oggetto di
-accordi che avessero relazione col passato. Per questo egli lavorò a
-creare interessi italiani e influenza italiana nell'impero sceriffiano e
-prese intelligenze con la Spagna che, purtroppo, i suoi successori non
-seppero mantenere.
-
-Durante il suo primo ministero, Crispi colorì il suo disegno con
-importanti successi. Il Sultano Mulei Hassan dette a italiani consenso e
-denaro per l'impianto di una fabbrica d'armi a Fez e di una zecca, e
-giunse nella sua deferenza ai consigli del nostro governo sino a
-risolversi alla creazione di una marina da guerra e ad ordinare ad un
-cantiere italiano, quello degli Orlando di Livorno, la costruzione della
-sua prima nave.[11]
-
- [11] Questa nave, alla quale fu imposto il nome di _Bascir_, era già
- pronta da tempo (la commissione era stata data con contratto del
- 19 giugno 1890) quando il Sultano Mulei Hassan, superando
- gl'intrighi francesi, si decise a farne prendere la consegna, come
- risulta dal seguente documento. Disgraziatamente Mulei Hassan morì
- quindici giorni dopo gli ordini dati al Vizir Garrit, e il
- successore Mulei Abd-el-Aziz mutò idea:
-
- «_Il Vizir Garrit al R. Ministro in Tangeri._
- (_Traduzione letterale_)
-
- 20 Caada 1311.
- (25 maggio 1894).
-
- Lode a Dio. Non havvi forza e possanza se non in Dio Altissimo,
- Onnipotente.
-
- Abbiamo ricevuto la tua lettera con la quale ci informi che la
- nave da guerra costruita per Sua Maestà Sceriffiana nel vostro
- paese è pronta e che i costruttori che la costruirono desiderano
- farne la consegna, ed in questo senso rivolsero domanda al tuo
- eccelso Governo. Che il tuo Governo ti ha ordinato di interessarti
- a tale cosa e ci inviasti, entro la tua lettera, le note della
- spesa annua occorrente per la nave, siccome te ne aveva fatto
- richiesta Sua Maestà Sceriffiana -- che Iddio esalti. Ci inviasti
- altresì entro la tua lettera la nota della spesa occorrente per
- l'acquisto delle munizioni per i cannoni che saranno collocati su
- questa nave, perchè ogni nave da guerra è provvista di tali
- munizioni e l'acquisto di esse è a carico del Makhzen (governo
- Marocchino). Ci hai infine domandato di farti conoscere l'epoca
- che S. M. Sceriffiana designerà per ricevere la nave suddetta e
- chi sarà incaricato da parte di S. M. di riceverla perchè tu ne
- renda informato il Governo del tuo augusto e potente Sovrano, e
- quando arriverà in Italia il delegato del nostro Signore -- che
- Iddio renda vittorioso -- il tuo Governo si occuperà con lui
- dell'affare della scelta degli ufficiali che dovranno andare sulla
- nave suddetta.
-
- Ho portato il contenuto della tua lettera e delle note annessevi a
- cognizione del nostro sceriffiano Padrone -- che Iddio renda
- vittorioso. -- Sua Maestà prese conoscenza di tutto ed emanò
- ordine sceriffiano ai Governatori dei porti di mare, menzionati in
- margine, di scegliere a mezzo del tuo rappresentante, che tu
- invierai presso di loro, trentaquattro marinai fra i marinai di
- quei porti e sedici artiglieri. Manda presso di loro (dei
- Governatori) il tuo rappresentante perchè li scelga egli stesso.
- S. M. ha altresì ordinato agli amministratori delle Dogane dei
- porti suddetti di provvederli (i marinai e gli artiglieri) del
- necessario e di imbarcarli per Tangeri. Ha ordinato al Governatore
- di Tangeri di alloggiarli convenientemente, e agli amministratori
- della Dogana di quest'ultima città di dar loro il vestiario d'uso
- e di somministrar loro la muna d'uso (un tanto al giorno per il
- vitto) fino a che partiranno per l'Italia. -- Le lettere
- sceriffiane per i Governatori e gli amministratori dei suddetti
- porti e quelle per il Governatore, gli Amministratori di Tangeri
- ed il Naib (rappresentante) Sid Mohamed Torres arriveranno a tue
- mani dentro questa lettera. Il nostro Signore -- lo esalti Iddio
- -- ha designato El Agi El Arbi Briscia quale rappresentante della
- S. M. Sceriffiana per ricevere la consegna della nave suddetta,
- consegna formale siccome è detto nel relativo contratto. S. M. --
- la sua gloria sia duratura -- ha eziandio designato
- l'Amministratore Sid Omar ben el Medhi Ben Gellun di Rabat quale
- amministratore sulla nave da guerra. Entrambi arriveranno presso
- di te con la risposta circa la spesa annua per la nave e circa la
- spesa per l'acquisto delle munizioni per i cannoni.
-
- _firmato:_ _Mohammed-el-Mufadde Ben_
- _Mohammed Garrit_.»
- (Dio siagli propizio).
-
-La Spagna aveva nel Marocco una tradizione da continuare e ingenti
-interessi, sia per i possessi effettivi tenuti in quell'impero, sia per
-i diritti che vantava per il trattato di Wad Ras e per la stessa sua
-posizione geografica. Era quindi sana politica quella seguita da alcuni
-suoi statisti, come il duca di Tetuan, di procedere di conserva con
-l'Italia per resistere alla invadenza francese. Crispi sinchè fu al
-governo dette alla Spagna l'appoggio della sua autorità presso le grandi
-potenze e dei suoi consigli, e le sorti dell'influenza spagnuola nel
-Marocco sarebbero state più propizie se Spagna e Italia avessero
-continuato quell'indirizzo.
-
-L'accordo franco-italiano del 1902, sebbene oneroso per l'Italia, ebbe
-contraria una gran parte dell'opinione pubblica francese. Non v'è
-scrittore francese di questioni internazionali che non l'abbia
-deplorato, considerandolo da un angolo visuale esclusivo come se la
-Francia sola esistesse e gli altri popoli non avessero il diritto di
-provvedere al loro avvenire. «Lo _statu-quo_ nella Tripolitania -- hanno
-scritto sino a ieri -- non è la migliore garenzia della durata delle
-buone relazioni tra la Francia e l'Italia nel Mediterraneo? Quando
-l'Italia si sarà stabilita a Tripoli, le buone relazioni non potranno
-durare!»[12]
-
- [12] Cfr. _R. Pinon_: _L'Empire de la Méditerranée_.
-
-E pochi mesi or sono, in febbraio 1912, quando l'Italia già guerreggiava
-contro la Turchia, Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli affari esteri,
-ha scritto che l'occupazione italiana della Tripolitania «apre un grande
-conflitto tra l'Italia e la Francia!»[13]
-
- [13] Cfr. nel giornale _Figaro_: «Il pericolo punico».
-
-Se il senso dell'equità non riuscirà a penetrare nelle menti dei nostri
-vicini d'occidente, se il governo della Repubblica non saprà rendersi
-superiore alla latente ostilità del popolo francese per ogni interesse
-italiano, se la Francia non dimenticherà la storia del suo predominio e
-della sua influenza al di qua delle Alpi, le parole di Gabriele Hanotaux
-saranno un vaticinio. E sarà un triste giorno per i due popoli, i quali
-anche nell'opera d'incivilimento dell'Africa potrebbero giovarsi di una
-solidarietà che sarebbe gloriosa per entrambi.
-
-Ma se l'avvenire ci riserba il «grande conflitto», siamo sicuri che non
-sarà l'Italia ad accenderlo.
-
-La Porta accettò soltanto nel 1910 di trattare una delimitazione di
-frontiera, ma chiese ed ottenne, affinchè non fosse implicito, per tale
-suo atto, il riconoscimento del trattato del Bardo, che i commissarii
-tunisini fossero nominati dal Bey e non dal Residente francese.
-
-La Commissione si riunì a Tripoli in aprile 1910. Dapprima i commissarii
-ottomani sostenevano una linea che da El-Biban, sul mare, va all'oasi di
-Remada, rivendicando alla Tripolitania le usurpazioni compiute dai
-francesi. Poi, chissà per quali influenze, ripiegarono, e il 10 maggio
-venne firmato un atto che indicava sulla carta il tracciato della
-frontiera. Cotesto tracciato si sviluppa dal Mediterraneo a Gadames su
-di una lunghezza di 480 chilometri; parte da Ras Adjedir (o Adijr),
-tocca Dehibat, passa tra Dehibat e Uezzen, volge verso i due pozzi di
-Zar, dei quali uno rimane alla Tripolitania e l'altro alla Tunisia,
-quindi si dirige verso il pozzo di Mechiguig (o Imchiguig) che rimase in
-Tripolitania. A partire da questo pozzo, la frontiera resta equidistante
-tra le carovaniere Djeneien-Gadames e Nalut-Gadames, gira la
-Sebkhat-el-Melah e va a finire a 15 chilometri al sud di Gadames, che
-rimane alla Tripolitania. (Cfr. _Leon Pervinquière_: _La Tripolitaine
-interdite -- Ghadamès_.)
-
-La commissione franco-turca doveva poi proseguire i suoi lavori per la
-delimitazione delle zone d'influenza oltre Gadames, rimaste incerte
-anche negli accordi anglo-francesi che, del resto, la Turchia non
-riconobbe. La guerra italo-turca impedì quella riunione; così che la
-questione è aperta e dovrà trattarsi tra l'Italia e la Francia, se il
-governo italiano non ha già commesso la debolezza di cedere alle pretese
-francesi, senza vagliarle, cominciando dal riconoscere legittima
-l'occupazione di Gianet, compiuta dalla Francia durante quest'ultima
-guerra, in ispregio alla dichiarazione di neutralità.
-
-
-
-
- _Capitolo Terzo._ -- Le fortificazioni di Biserta.
-
-
-Biserta, la «maggiore posizione strategica del Mediterraneo». -- Crispi
-impedisce alla Francia di fortificarla. -- Gl'impegni del 1881,
-confermati da vari ministri francesi, sono da Ribot dichiarati senza
-valore. -- Sorpresa della Germania per la teoria di Ribot. -- Lord
-Salisbury presta fede alle dichiarazioni della Francia che non
-fortificherebbe Biserta. -- Pro-memoria di Crispi a Salisbury. -- Il
-cancelliere Caprivi e il reclamo italiano. -- Possibilità di guerra. --
-Il ritiro di Crispi dal Governo lascia libera la Francia. -- Lo Stato
-Maggiore germanico e Biserta. -- Una lettera angosciosa di Crispi al Re
-Umberto. -- Biserta fortificata è l'orgoglio della Francia e una
-minaccia per l'Italia.
-
-
-La questione di Biserta, accesa, si può dire, fin dal 1881, si fece viva
-e ardente più che mai, sotto il primo ministero Crispi (1887-91).
-
-L'on. Crispi, nella qualità di ministro per gli affari esteri, tenne
-costantemente rivolta la propria attenzione a siffatta vertenza, e non
-si stancò mai:
-
-_a_) di far tener dietro, con vigilante cura, sul posto, al progresso e
-alla natura de' lavori che si venivano compiendo a Biserta:
-
-_b_) di denunziare alle potenze amiche, alleate, o interessate, siffatti
-progressi ed ogni lieve fatto che meritasse di essere rilevato;
-
-_c_) di chiedere schiarimenti e ottenere assicurazioni dal governo
-francese;
-
-_d_) e sopratutto, di interessare l'Inghilterra a prendere l'iniziativa
-e ad associarsi a noi e ai nostri alleati in una azione diretta ad
-impedire il proseguimento di que' lavori. che si rivelavano contrari
-agl'impegni presi dalla Francia all'epoca dell'imposizione del suo
-protettorato in Tunisia, e che minacciavano di turbare l'equilibrio e lo
-_statu quo_ nel Mediterraneo.
-
-Il gabinetto britannico, dietro nostre replicate sollecitazioni, con
-memorandum 10 gennaio 1889 ammise e dichiarò al nostro governo di
-riconoscere che Biserta era la _maggiore posizione strategica nel
-Mediterraneo_, e fermamente ammonì, in conseguenza, il governo della
-Repubblica francese rammentando gl'impegni da esso presi nel 1881. La
-Germania fece altrettanto a Parigi per mezzo del proprio ambasciatore. E
-risulta così che la Francia non dette esecuzione ai suoi progetti perchè
-l'Europa teneva gli occhi rivolti a Biserta. La Repubblica francese,
-infatti, -- (essendo ministro degli esteri il Goblet) -- si affrettò a
-rassicurare Londra e Roma che non aveva intenzione nè di ampliare nè di
-fortificare il porto di Biserta, e che trattavasi soltanto di scavi
-necessarii e periodici.
-
-A nuove insistenze del ministro Crispi in data 29 gennaio 1889,
-Salisbury risponde confermando che la questione di Biserta interessa non
-meno la Gran Brettagna che l'Italia, e avvertendo che fa esercitare sul
-luogo continua vigilanza e manda ogni tanto una nave della flotta a
-constatare il vero stato delle cose.
-
-Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con
-Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord
-Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e
-ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta.
-
-Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma:
-
- «Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore
- francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano
- carattere militare.»
-
-Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot,
-mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di
-opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla
-obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri
-suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel
-porto, risponde che qualunque dichiarazione precedente non lega il
-governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di
-premunirsi.
-
-Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle
-Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva,
-parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente,
-secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay:
-
- «Berlino, 5 Novembre 1890.
-
- _Signor Ministro,_
-
- Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al
- Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso
- num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria
- confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime
- frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma
- nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.
-
- Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata
- dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e
- verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di
- Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole
- adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la
- buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione.
- Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il
- porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a
- rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti
- della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle
- altre commesse dal ministro degli affari Esteri della
- Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista
- limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in
- corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non
- avranno che un carattere commerciale.
-
- Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere
- all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli al _Foreign
- Office_ nel senso del promemoria predetto e ne richiami
- l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury --
- forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona
- ancora a tale questione -- non crede che sia venuto il momento
- per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali,
- questo ministro è però animato da buone intenzioni verso di noi
- e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare
- al marchese di Salisbury una spinta.
-
- Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla
- stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per
- l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha
- detto il Segretario di Stato.
-
- _Launay_.»
-
-Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle
-assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania
-esprimeva il parere
-
- «non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non
- si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo
- francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo
- positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un
- porto fortificato.»
-
-Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei
-lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che
-sarebbero per derivarne.
-
-Il _pro-memoria_ che fece presentare a lord Salisbury è questo:
-
- «Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens,
- située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain
- s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui
- mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur
- suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement
- des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée
- sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un
- port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer
- et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui
- aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est
- un élément de grande valeur dans le calcul des ressources
- défensives et offensives actuellement à la position des
- différentes puissances européennes.
-
- Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881,
- attira immédiatement l'attention des cabinets intéressés au
- maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet
- échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues
- assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des
- Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin.
-
- Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le
- premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un
- grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes
- démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais
- que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient
- persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande
- importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours
- convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter
- pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à
- l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et
- l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs
- forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur
- toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter des
- _fortins_ de Bizerte». Plus tard, en septembre, le
- sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que
- «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore
- avoir un but militaire».
-
- Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis
- exprimé par le _Foreign Office_ n'est guère conforme à l'état
- réel des choses.
-
- En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en
- élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la
- Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui
- est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les
- récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an.
- Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de
- Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux
- étant en même temps en cours d'exécution dans le port de
- Tunis,[14] à 32 milles de Bizerte, il est facile d'en conclure
- que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais
- à en créer un nouveau de grands proportions, a un but
- essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train
- d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense,
- l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal
- d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur.
-
- [14] M. Ribot, ministre des affaires étrangères dans un rapport
- presenté le 15 octobre 1890 au président de la République, expose
- qu'il y a en voie de construction: 1º un avant-port à la Goulette;
- 2º un canal de 8 kilomètres de longueur et 6 m. 50 de profondeur
- de la Goulette à Tunis à travers le lac de ce nom; 3º un _bassin_
- à Tunis. Le tout devant étre achevé en juillet 1894. La dépense
- prévue est de 13 millions.
-
- Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de
- beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce
- canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de
- guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand
- ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement
- les navires de combat de 1re classe, jaugeant de 12 à 14 000
- tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été
- creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus
- grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a
- qu'une profondeur de 8 mètres.
-
- Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on
- fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but
- non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la
- construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès
- le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain
- nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour
- le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la
- garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction
- imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le
- gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un
- décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.[15]
- En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée du
- _Port de Bizerte_[16] avec un capital de neuf millions, prouve
- qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien
- de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient
- d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a
- artificiellement donné, on peut, selon toute raison, reconnaître
- l'intention de faire de Bizerte un port militaire.
-
- [15] L'art. 1 du décret, vue par le ministre résident général de la
- République, fixe la zone de servitudes au «polygone exceptionnel
- du village des Andalous» qui est un faubourg au bord de la mer,
- immédiatement au nord de Bizerte.
-
- [16] Dans son rapport précité M. Ribot dit que «la Compagnie est
- fondée, ses statuts sont publiés et les travaux sont en cours
- d'exécution».
-
- Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et
- beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse;
- on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui
- intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours
- accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au
- contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement
- connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions
- pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit
- relativement de peu de chose, de façon que le temps et les
- dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés
- aux résultats que l'on obtiendrait.[17] Il ne faut d'ailleurs
- pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de
- tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en
- serait pas moins une grande ressource pour la France et une
- menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était
- rendu praticable aux grands navires sous la protection de
- quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait
- les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et
- munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des
- navires.
-
- [17] Le canal aurait un kilomètre et demi de longueur dont un tiers
- seulement à creuser dans toute sa profondeur, dans la langue de
- terre qui sépare le lac de la mer.
-
- Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la
- supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve
- qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq
- ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour
- des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et
- de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela
- n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que
- sa puissance sur mer en serait énormément augmentée?
-
- La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul
- port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à
- l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position
- tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de
- débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le
- sud de la péninsule ni pour la Sicile, sans courir de graves
- dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de
- la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce
- mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux
- grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des
- vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs
- avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications
- maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de
- menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies
- manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et
- pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux
- surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter
- en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile.
-
- Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons
- plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle
- Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne
- s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent
- naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de
- la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de
- cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une
- escadre et par conséquent marcher lentement.
-
- Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le
- débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas,
- chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en
- s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de
- la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces
- difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des
- dangers que le convoi doit courir pendant cette longue
- traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, -- de
- la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à
- temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du
- débarquement, -- et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de
- cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le
- convoi.
-
- Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers
- disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la
- France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des
- troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée
- permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on
- y tient prêts les transports, on attend ensuite que les
- conditions générales de la guerre soient favorables à
- l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile,
- se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été
- signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien
- avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le
- temps d'accourir.
-
- Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros
- corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence
- sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre
- matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite
- définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France
- voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons
- d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de
- Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la
- Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps
- d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la
- supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de
- l'île.[18]
-
- [18] Les études pour la défense de la Sicile en cas de guerre avec la
- France, sont fondées sur l'hypothèse d'un débarquement de deux
- corps d'armée. Le transport d'une pareille force sur les côtes
- occidentales de la Sicile pourrait s'effectuer de Bizerte en
- plusieurs fois, grâce au voisinage de ce port, et sans qu'il soit
- par conséquent nécessaire de rassembler un nombre immense de
- transports ainsi qu'il le faudrait s'il s'agissait d'amener ces
- mêmes troupes de Toulon, en un seul convoi.
-
- Cependant l'accroissement énorme de force que la France
- tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base
- d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour
- préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances
- centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre,
- quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un
- fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte»
- qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait
- créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port
- militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer
- l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les
- mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce
- nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine
- dans la Méditerranée méridionale, rendrait nécessaire le
- maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres
- forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du
- sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer
- d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si
- l'Angleterre et l'Italie étaient alliées.
-
- Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un
- nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter
- bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant
- partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne
- seraient que le complément nécessaire de toute place maritime,
- et doivent être considérées comme telles, et non comme des
- ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait
- indispensable de passer.
-
- Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port
- militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses
- alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du
- royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi,
- bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première
- puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice
- sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et
- indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en
- cette dernière qualité.
-
- Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation
- respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir
- que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une
- formidable position offensive sur le flanc de tous les navires
- se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera
- parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter
- complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge,
- c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et
- d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes
- dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre,
- si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle
- demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la
- Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce,
- qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la
- Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut
- absolument être maîtresse de la mer.»
-
-Nel colloquio di Milano dell'8 novembre 1890 Crispi aveva detto al Conte
-di Caprivi non poter permettere che Biserta divenisse un porto militare,
-e al Cancelliere germanico non era sfuggita tutta l'importanza che la
-questione aveva per l'Italia. In gennaio 1891, essendo evidente che la
-Francia non si curava delle proteste italiane e tirava diritto
-nell'attuazione di un piano prestabilito, Crispi reclamò l'appoggio
-delle potenze alleate e dell'Inghilterra per una comune azione a Parigi
-la quale imponesse l'abbandono dei lavori iniziati a Biserta e li
-vietasse per l'avvenire. L'_ultima ratio_ di questo passo poteva essere
-la guerra, e Caprivi ne ammise l'eventualità. Egli infatti diceva al
-nostro ambasciatore che, pur sperando si raggiungesse lo scopo senza
-conflitti,
-
- «nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore
- eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i
- possibili elementi politici e militari di successo. Ora,
- l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo
- calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la
- formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo
- inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con
- prudenza e sicuramente.»
-
-Pochi giorni dopo il ministero Crispi cadeva, e l'energica sua azione
-veniva abbandonata. L'Inghilterra e la Germania avvertirono subito
-ch'era mutata la mano al timone della politica italiana, e ne
-profittarono. Lord Salisbury sentiva in tutta la questione tunisina la
-prevalenza degl'interessi italiani su quelli inglesi, e aveva opposto
-alle premure di Crispi un contegno di cortese passività, senza tuttavia
-osare di opporsi alla logica stringente del ministro italiano e
-sconfessare le sue proprie precedenti dichiarazioni. Alla Cancelleria
-germanica la scomparsa della pressione esercitata da Crispi in base ad
-argomenti validissimi, sembrò una liberazione.
-
-D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo
-scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e
-minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive del _Foreign
-Office_, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico
-finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e
-l'Inghilterra nulla avevano a temere, e altresì che Biserta, operando
-una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza
-e un danno per la Francia.[19]
-
- [19] Strana teoria questa dell'Ammiragliato britannico! Lo Stato
- Maggiore germanico giudicava ben altrimenti l'importanza di
- Biserta, come risulta dai seguenti brani di una sua relazione:
-
- «La costa d'Algeria non offre propriamente alcun porto naturale.
- Veramente alcuni luoghi importanti vennero ridotti ad uso di
- porto; astrazione fatta, però, che questi luoghi non possono
- sempre prestare soddisfacente appoggio, sono in tale posizione da
- poter permettere dal mare di bombardare la città, gli stabilimenti
- e le navi. Tale circostanza rende la situazione di un porto di
- guerra molto critica. Presso a Biserta non vi sono difficoltà di
- tal sorta. I cantieri, i doks, i depositi, ecc., ecc., si possono
- collocare talmente entro terra da rendere impossibile un
- bombardamento, quando si proibisca però l'ingresso nel porto al
- naviglio nemico. Ottenere questo è un po' difficile mediante i
- mezzi stazionari di difesa. Le fortificazioni esistenti intorno a
- Biserta sono senza dubbio di nessun valore, e quelle verso mare e
- verso terra non sembra siano ancora state incominciate. La
- costruzione di opere utili non incontrerebbe difficoltà, e la
- configurazione della costa favorisce la difesa del porto in modo
- eminente, poichè le alture circostanti permettono di dare alle
- opere una posizione dominante, e il curvamento della costa
- permette un fuoco concentrico sul nemico. Tutti questi pregi di
- Biserta, principalmente la facilità con cui si può ottenere un
- buon porto, sono noti ed apprezzati sia dai francesi, sia dagli
- inglesi. Per scopo di guerra il porto però si può solamente
- rendere utile, quando le navi in esso ricoverate siano esse pure
- appoggiate, quando cioè la città sia sufficientemente fortificata.
-
- Biserta acquista speciale importanza dalla sua posizione avanzata
- nella parte nordica dell'Africa. Sicilia e Sardegna da qui possono
- essere raggiunte in 8 ore, Napoli in 20 ore, e da qui a Malta vi
- sono 16 ore. Biserta ha una azione fiancheggiante su tutte le navi
- dirette in oriente ed occidente, che navigano tra il nord
- dell'Africa e le isole italiane. Biserta ha quindi una grandissima
- importanza strategica. Nel caso di complicazioni di guerra nel
- Mediterraneo da parte della Francia, una volta che Biserta fosse
- convertita in un porto di guerra permanente, verrebbe questa ad
- avere una parte importantissima, creando sovratutto all'Italia
- gravi svantaggi. Sino a che Tolone sarà il solo porto di guerra
- del Mediterraneo di cui la Francia possa disporre, e sino a che i
- porti dell'Algeria della parte orientale non possano servire che
- per soli punti d'appoggio, l'Italia, colla Spezia e colla
- Maddalena, è coperta da qualsiasi mossa offensiva. Gl'italiani
- sarebbero pure nella condizione di turbare dalla Maddalena le
- coste dell'Algeria e molestare il collegamento tra la colonia
- francese e la sua madre patria. Altrimenti avverrà quando Biserta
- diventi stazione della flotta e possa essere un saldo appoggio per
- una ritirata.
-
- Da qui saranno minacciate le coste del mare Tirreno, le isole e le
- Calabrie, e l'Italia a sua difesa non avrà alcun punto capace nel
- sud della Sardegna, ovvero nella parte occidentale della Sicilia.
- Quanto guadagnò l'Italia colle fortificazioni della Maddalena,
- creando una forza armata vicino alle coste francesi, altrettanto
- guadagnerà la Francia fortificandosi ed armandosi vicino alle
- coste italiane con Biserta.
-
- Anche la posizione marittima dell'Inghilterra nel Mediterraneo ne
- risentirebbe grandemente. Il passaggio sinora libero tra il Capo
- Bon e la Sicilia può essere sorvegliato comodamente da Biserta,
- divenuta base d'operazione dei francesi; ed in caso di guerra
- coll'Inghilterra il commercio tra Gibilterra e Malta, e per
- relazione con Suez, potrebbe essere grandemente danneggiato. Anche
- piccole navi che non avrebbero potuto opporsi ad una flotta
- inglese nel Mediterraneo, sarebbero nella condizione di poter
- chiudere alle navi inglesi mercantili, di passaggio pel
- Mediterraneo, la via da o per le Indie; ed una forte flotta
- potrebbe benissimo impedire la unione di due squadre inglesi,
- ovvero di una squadra inglese ed una italiana. Per le operazioni
- verso l'oriente, la Francia acquisterebbe una solida tappa, che
- non potrebbe essere senza conseguenze per Taranto e per Malta.
-
- Da ciò appare come le fortificazioni di Biserta e la posizione di
- un porto di guerra sposti grandemente la potenza militare della
- Francia a suo vantaggio, e per conseguenza a danno della potenza
- dell'Inghilterra e dell'Italia. Se la Francia aduna una flotta a
- Biserta, l'Italia deve attendersi dal sud o dall'occidente
- dell'Africa e da Tolone un colpo di mano od uno sbarco sulle sue
- coste; sarà da necessità costretta a fare stazionare nelle acque
- di Sicilia e di Napoli parte della sua flotta, e a formare un
- forte corpo d'osservazione sulle coste meridionali e centrali.
- L'esercito d'operazione e gli altri mezzi di guerra verranno
- quindi ad essere indeboliti assai più che se l'attacco si fosse
- fatto da una sola parte. L'Inghilterra viene ad essere minacciata
- nelle relazioni tra le Indie orientali ed il mare Mediterraneo, e
- dovrebbe rinforzare grandemente la sua flotta nel Mediterraneo
- quando essa coll'offensiva deve essere forte abbastanza per
- sorvegliare Biserta. Mentre un accordo tra l'Inghilterra e
- l'Italia assicurerebbe all'istante un predominio sul mare agli
- alleati, più tardi potrebbe essere dubbioso se sia possibile una
- completa difesa delle coste.»
-
-Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero
-italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da
-quella di Crispi -- caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia
-della Francia -- dopo avere raccolto a poco a poco i materiali
-necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord
-dell'Africa, dissimulandone con la lentezza dei lavori il valore bellico
-per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni
-presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato
-al Bey di Tunisi.
-
-L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la
-questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto
-avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti.
-
-Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:
-
-«_29 maggio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Naples_ 80
-casse polveri.
-
-_31 maggio._ -- Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50
-cartucce.
-
-_3 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Bône_ 750
-barili polveri.
-
-_6 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Rome_ 27 casse
-cartucce.
-
-_10 luglio._ -- Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso
-di ogni barile cg. 5».
-
-In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da
-qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei
-francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale
-Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si
-facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando
-militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali
-osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata,
-giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale
-d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale
-ispirato da Crispi, la _Riforma_, scriveva il 1.º dicembre:
-
-«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in
-opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia?
-
-E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di
-Parigi?
-
-Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua
-angoscia con la seguente lettera:
-
- «_Sire!_
-
- Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o
- impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il
- mio ministero, scelse la seconda.
-
- La questione fu trattata a Londra e a Berlino.
-
- Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due
- volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese
- assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non
- mirava a fare di Biserta un porto militare. Ciò risulta da un
- telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.
-
- Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che
- circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro
- Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe
- gl'interessi italiani e saprebbe _all'occasione_ fare onore agli
- impegni contratti verso di noi».
-
- Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al
- conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione:
- «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque
- azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore
- dell'Italia».
-
- Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che
- il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri.
- Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio
- giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto
- è constatato che a Biserta son cominciate le opere di
- fortificazione!
-
- Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti
- padroni del Mediterraneo.[20] A lord Salisbury io scrissi un
- giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più
- sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.
-
- [20] Sulla questione, vedi il discorso pronunziato alla Camera dei
- deputati, nella tornata del 6 febbraio 1893, dal generale Dal
- Verme.
-
- Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe
- necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le
- quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere
- minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due
- grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque
- africane.
-
- Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una
- enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi.
- Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a
- fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il
- governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.
-
- Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a
- Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la
- Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le
- nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la
- maggior parte delle truppe per prevenire gli attacchi che
- sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per
- difenderci.
-
- Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto
- una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo
- della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lo
- _statu-quo_ nel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e
- del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e
- l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo
- mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere
- d'accordo.
-
- Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica
- discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi
- nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai
- Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.
-
- Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi
- permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano
- il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.
-
- Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che
- avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è
- il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere
- compromesso dalla politica attuale.
-
- Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva;
- rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.
-
- Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche
- questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è
- personificata l'unità nazionale.
-
- Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.
-
- Ho l'onore di ripetermi di V. M.
-
- L'umil. Dev. Servit. e Cugino
- _Francesco Crispi_.»
-
-Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace.
-I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al
-potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni
-contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore
-Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei
-lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del
-Consiglio, Casimir-Périer; il quale, abbandonato il sistema di
-denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la
-realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col
-concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che
-determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in
-quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia!
-
-Ma ecco la lettera del Ressman:
-
- «_Signor Ministro_,
-
- Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica
- stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:
-
- «Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare
- i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa
- patriottica risoluzione».
-
- Riferendomi a quest'asserzione del _Figaro_, ho nell'odierna
- udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che
- di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori,
- interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire
- nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano
- per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del
- lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e
- scopi di commercio.
-
- Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede
- difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di
- Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del
- signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la
- franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano
- determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per
- il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia.
- Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano
- all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla
- sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo
- erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che
- l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000
- franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva
- d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori
- diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si
- erano spesi 300 000 franchi.»
-
-A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato
-divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono
-accelerate.
-
-La _Dépêche Tunisienne_ dell'11 giugno 1895 pubblicava:
-
- «Paroles significatives:
-
- En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à
- Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil
- municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M.
- le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la
- Méditerranée, a exprimé, nous apprend le _Courrier de Bizerte_,
- toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si
- court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si
- précieux pour la France.
-
- Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la
- flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme
- est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités
- ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre
- définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseur
- _Suchet_, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu
- entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui
- reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à
- 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise,
- puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa
- prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors
- par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y
- jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»
-
-Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei
-suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del
-porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale
-autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi
-l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia.
-
-Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca
-diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta
-assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo.
-
-E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro
-intitolato _La Paix latine_ si compiacque nell'enumerare le difficoltà
-superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e
-meditare alcune pagine di quel libro:
-
-«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les
-relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre.
-
-Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de
-circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes,
-était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui
-m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter
-remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut
-promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après
-une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du
-rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une
-grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui
-engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de
-la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une
-volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de
-conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis
-de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers
-qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui
-confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent
-à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position
-maritime de Bizerte....[21]
-
- [21] Gabriel Hanotaux, _La Paix latine_, Intr., pag. IV.
-
-Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la
-fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde.
-Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands
-ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les
-destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a
-creusé -- comme un abri et comme une menace -- ce double lac dont les
-dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans
-modernes.
-
-La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies:
-l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident,
-baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la
-partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique;
-elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et
-l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire;
-elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez.
-
-Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col
-de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la
-terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en
-surveille la sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le
-domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge.
-
-En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant
-une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds
-pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du
-monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde.
-_Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port._
-
-Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt
-ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui
-peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les
-autres et si souvent calomnié par lui-même.
-
-Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première
-partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte:
-on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes,
-connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait,
-prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port
-à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires
-étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un
-établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait.
-
-Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation
-française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la
-défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait
-naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un
-bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute
-l'attention.
-
-En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle
-conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations
-indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une
-expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les
-terres, désignaient comme noeud de la défense, cette antique ville de
-Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en
-péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire
-colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad,
-insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au
-coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara.
-
-Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive
-et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on
-envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par
-elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie,
-la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique,
-celle qui réunit Alger à Tunis.
-
-Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils
-sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du
-lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un
-cuirassé filant 18 noeuds, autour d'un point d'appui, est de 180 milles
-environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans
-ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la
-Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine.
-Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on
-combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir,
-d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir
-que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre
-dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté
-de l'Est».
-
-Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation
-géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les
-esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la
-surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens
-l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?]
-
-On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille
-station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête
-espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins
-abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour
-la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à
-régulariser le chenal.
-
-Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il
-fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est
-Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte.
-
-Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le
-poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend.
-L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre
-et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent
-alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet.
-
-Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages
-principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et
-Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial.
-
-Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé
-le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les
-rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur
-cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant.
-
-La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt,
-poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se
-manifester au grand jour.
-
-En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au
-problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les
-difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise
-évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut
-opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour
-délivrer Bizerte.
-
-Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France
-tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le
-Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de
-Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on
-aurait désormais Bizerte la Forte».
-
-Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se
-trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les
-jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à
-20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et
-permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments
-français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le
-passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte
-française, abritée sans être enfermée.
-
-Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin
-encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications
-construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre,
-menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte
-et une armée formidables pour venir à bout de la résistance
-qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle
-plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que
-présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette
-immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses
-formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.[22]»
-
- [22] G. Hanotaux: _La Paix latine_. Bizerte. Pag. 275 e seguenti.
-
-
-
-
- ITALIA E AUSTRIA.
-
-
-
-
- _Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e l'irredentismo.
-
-
-Come nacque l'irredentismo anti-austriaco. -- La campagna del 1866. --
-Il punto di vista di Andrássy e il compito della diplomazia. -- Il
-movimento irredentista nel 1889. -- Dichiarazioni parlamentari e
-parallela azione diplomatica di Crispi. -- Scioglimento del «Comitato
-per Trento e Trieste». -- Un giudizio di Francesco Giuseppe su Crispi.
--- L'imperatore deplora di non poter venire a Roma. -- Il processo
-Ulmann; come fu abbandonato dal governo austriaco. -- Lo scioglimento
-della Società _Pro Patria_ e la _Dante Alighieri_. -- Protesta di
-Crispi. -- Corrispondenza Crispi-Nigra. -- Agitazioni irredentiste. --
-Scioglimento dei Circoli _Oberdank_ e _Barsanti_. -- La Società _Pro
-Patria_ può ricostituirsi sotto il nome di _Lega Nazionale_. -- Le
-dimissioni di Crispi nel 1891 e l'Austria. -- L'agitazione dell'Istria
-nel 1894. -- Crispi domanda l'intervento dell'imperatore Guglielmo e
-l'ottiene. -- L'ambasciatore Lanza. -- Il ritiro di Kálnoky.
-
-
-L'irredentismo anti-austriaco nacque all'indomani della disgraziata
-campagna del 1866. Ognuno sa che il 25 luglio di quell'anno Garibaldi fu
-fermato sulle balze del Trentino e obbligato a ripassare la frontiera da
-un telegramma del Capo dello Stato Maggiore, e ministro presso il Re,
-generale Lamarmora, nel quale era detto che «considerazioni politiche
-esigevano imperiosamente la conclusione dell'armistizio» e il ritiro dal
-Tirolo delle schiere garibaldine. Garibaldi obbedì a malincuore e nel
-paese rimase l'impressione che si sarebbero allora ottenuti i confini
-naturali d'Italia alle Alpi Giulie se la guerra non fosse stata condotta
-con incoerenza inesplicabile e se la pace non fosse stata conclusa
-affrettatamente.
-
- «Una sera -- ha lasciato scritto Crispi -- il discorso cadde
- sulla guerra del 1866. Io gli chiesi [al principe di Bismarck]
- perchè non levò la sua voce per fare avere all'Italia il
- Trentino. Egli mi rispose: la questione della cessione dei
- territorii fu trattata e definita tra i due imperatori,
- Napoleone e Francesco Giuseppe, prima della conchiusione della
- pace, senza il nostro intervento.
-
- Appare chiarissimo -- soggiunge Crispi -- che l'intervento di
- Napoleone nelle cose nostre fu anche nel 1866 funesto all'opera
- della unificazione italiana. Nè noi, nè la Prussia potemmo
- spiegare la nostra volontà. Fu dato il Veneto entro i limiti
- delle frontiere amministrative impedendoci di ottenere le Alpi
- orientali.»
-
-Altrove abbiamo narrato le vicende del movimento irredentista, che ebbe
-dapprima (1868) a suo centro il comune di Palmanova presso la frontiera
-austriaca, e un giornale, _Il Confine orientale d'Italia_, che cominciò
-le sue pubblicazioni a Udine in gennaio 1870; abbiamo altresì accennato
-incidentalmente all'azione esercitata da Crispi in favore dei sudditi
-austriaci di nazionalità italiana. Qui vogliamo documentare con dati
-precisi l'accorgimento col quale l'on. Crispi regolò durante il suo
-governo le relazioni italo-austriache, difficili e delicate tra le
-agitazioni irredentiste e le esorbitanze della polizia politica
-dell'Austria.
-
-Non si deve tacere che Crispi non pensò mai che gl'italiani potessero
-rinunziare ad ottenere la loro frontiera naturale coll'impero austriaco.
-Egli pensava che è debole uno Stato le cui frontiere sieno aperte e
-deplorò più volte che i ministeri italiani non avessero saputo cogliere
-le occasioni favorevoli per definire la questione rimasta insoluta nel
-1866. Una lettera privata del 1.º luglio 1891 ci rivela che Crispi
-contava di affrontare quella questione in occasione del rinnovamento del
-trattato della Triplice Alleanza. Dopo avere risollevato il prestigio
-dell'Italia e acquistato personalmente autorità e fiducia presso il
-governo austriaco, Crispi sperava di riuscire. Ma, come è noto, egli
-lasciò il governo (31 gennaio 1891) circa un anno e mezzo prima che il
-trattato scadesse (30 maggio 1892). Nella citata lettera Crispi
-scriveva:
-
- «Al 1882 non ci volevano nella lega perchè non avevamo un
- esercito importante; perchè si diffidava di noi, e per gli
- elementi irredentisti nel gabinetto e pei ricordi del 1866.
-
- Oggi ci vogliono, e l'alleanza con l'Italia è festeggiata a
- Berlino e Vienna. Perchè? Pel milione dugentomila soldati che
- possiamo mettere in campo, e per la sicurezza che faremo il
- nostro dovere.
-
- Nel rinnovamento del trattato potevamo far sentire il peso delle
- nostre forze. Lo si poteva e si doveva, chiedendo per compenso
- almeno una rettificazione delle frontiere. E l'avremmo potuto
- ottenere, sapendo agire. A Vienna se l'aspettavano; e Berlino
- avrebbe pesato sopra Vienna.»
-
-È certo che l'Austria non rinunzierà al Tirolo italiano se non sotto la
-pressione di circostanze eccezionali. Ma al 1891 quando Crispi cedette
-all'on. di Rudinì la direzione della politica estera si era già lontani
-nelle sfere ufficiali austriache da quello stato d'animo che ispirava al
-Cancelliere dell'Impero, conte Andrássy, la lettera del 24 marzo 1874
-all'ambasciatore imperiale a Roma, conte Wimpffen.
-
-In essa l'Andrássy scriveva:
-
- «Rapporti provenienti da fonti diverse ci hanno segnalato il
- partito preso col quale certi giornali italiani incoraggiano le
- speranze di alcuni malcontenti a Trieste e nel paese di Trento.
- Il colloquio che recentemente avete avuto col signor
- Visconti-Venosta sull'argomento e del quale m'informate nella
- vostra lettera particolare del 18 aprile offrendomene
- l'occasione, ne profitto per indicarvi le mie vedute.
-
- Io sono convintissimo della riprovazione che incontra e
- incontrerà in avvenire, tanto presso il Re che presso i
- ministri, ogni velleità d'annessione, e noi non possiamo che
- essere riconoscenti al Governo italiano della premura messa
- nello sconfessare qualsiasi agitazione in tal senso. Non mi
- sembrerebbe meno conforme al nostro comune interesse
- d'intenderci per impedire un movimento sostenuto da una parte
- della stampa italiana, del quale uno dei più grandi
- inconvenienti è di fornire le armi al partito che non vede di
- buon occhio il consolidamento dei rapporti d'amicizia tra
- l'Austria-Ungheria e l'Italia.
-
- Trattando di tale argomento con gli uomini di Stato italiani, mi
- sembra opportuno che noi ci poniamo non al nostro punto di
- vista, ma a quello dell'Italia. È questo lato della questione
- che tengo a chiarire con le osservazioni che seguono.
-
- Il partito esaltato in Italia, sperando di ottenere un
- rimaneggiamento territoriale a spese nostre, sembra che confonda
- la situazione esistente quando fu compiuta l'unificazione
- dell'Italia, con quella oggi esistente.
-
- Dal tempo in cui l'imperatore Napoleone era sul trono e dava la
- mano alle aspirazioni nazionali, allorchè l'Austria, trovandosi
- isolata, senza alleanze, di fronte ad una Prussia mal disposta e
- ad una Russia ancora irritata per la nostra attitudine durante
- la guerra di Crimea, era obbligata a difendere contro il
- sentimento nazionale le Provincie che possedeva in Italia, non
- era difficile provocare una crociata contro l'occupazione
- straniera, la quale, si diceva, calpestava il suolo della
- patria, e la parola d'ordine dell'Italia libera sino al mare
- poteva infiammare gli spiriti anche oltre i confini della
- Penisola.
-
- Di tutti i motori che alimentavano allora tale movimento, non ne
- esiste più alcuno. Non occorre entrare in spiegazioni minute per
- mostrare che la situazione è cambiata da cima a fondo.
-
- L'Austria-Ungheria, da parte sua, non pensa a rivendicare i suoi
- antichi possessi italiani.
-
- Oggi le relazioni fra i due paesi riposano sul mutuo
- riconoscimento delle circoscrizioni territoriali quali sono
- state stabilite dai trattati. Bene o male che siano stati
- tracciati, i confini esistenti sono la base invariabile della
- conservazione dei buoni rapporti fra i due paesi. Se un partito
- qualsiasi, col pretesto della comunanza di lingua, volesse
- domandare la cessione del Tirolo meridionale o d'una parte del
- nostro litorale, non sarebbe l'Austria anch'essa in diritto di
- reclamare il quadrilatero come indispensabile alla buona difesa
- del suo territorio? Ritornare su tale questione significherebbe
- dare _a priori_ ragione al diritto del più forte.
-
- Dinanzi ad una situazione così pienamente mutata, la persistenza
- d'una agitazione simile a quella che il Governo imperiale e
- reale dovette combattere in altri tempi, non è più motivata nè
- dai bisogni, nè dagli interessi dell'Italia.
-
- Ciononostante, non è ancora raro veder sorgere delle opinioni
- che denotano una tendenza a disconoscere l'inviolabilità del
- nuovo stato territoriale. Taluni giornali, specialmente, sembra
- che si propongano lo scopo d'incoraggiare le velleità di coloro
- che guardano con occhio di cupidigia una contrada situata al di
- qua delle nostre frontiere.
-
- Taluno di questi giornali, è vero, fa appello non già ad una
- soluzione con la forza, ma ad un accomodamento amichevole. Ma
- anche per questa via, è necessario ch'io dica che non potremmo
- consentire a modificare l'ordine di cose consacrato dai
- trattati? Ce lo impedirebbe, innanzi tutto, il principio stesso
- che sarebbe messo in questione. Il giorno che ammettessimo un
- mutamento siffatto sulla base di una delimitazione etnografica,
- analoghe pretese sorgerebbero e sarebbe quasi impossibile
- respingerle. Non potremmo infatti cedere all'Italia popolazioni
- affini per lingua senza provocare artificialmente, presso le
- nazionalità poste sulle frontiere dell'Impero, un movimento
- centrifugo verso le nazionalità sorelle prossime ai nostri
- Stati. Cotesto movimento ci porrebbe nell'alternativa di
- rassegnarci alla perdita di quelle provincie, ovvero, sempre
- conformemente al sistema delle nazionalità, d'incorporare nella
- monarchia le contrade limitrofe. Consentire ad un principio
- siffatto sarebbe lo stesso che sacrificare l'integrità della
- monarchia o essere trascinati a deviare dalla politica di
- conservazione della pace e dello _statu-quo_ che seguiamo
- nell'interesse nostro e dell'Europa in generale.
-
- Si consideri, d'altronde, dove condurrebbe l'idea delle
- frontiere etnografiche se potesse generalizzarsi. Se una
- questione di tale natura si volesse sollevarla tra
- l'Austria-Ungheria e la Germania, dove si troverebbe il _punto
- d'arresto_, e non sarebbe una sorgente dei più gravi conflitti?
- Che cosa avverrebbe se delle rivendicazioni analoghe nascessero
- tra la Germania e la Russia, tra le razze slave incuneate nello
- stesso territorio tedesco, tra le popolazioni di diversa origine
- che abitano nell'Impero ottomano, le quali, _frazionate_ e
- commiste come sono, formano le configurazioni territoriali più
- bizzarre e più ribelli a qualsiasi tracciato di una razionale
- frontiera? Evidentemente la guerra di tutti contro tutti sarebbe
- la conseguenza di simili discussioni.
-
- Un lavoro di decomposizione e di ricostituzione, quale lo
- sognano taluni utopisti non farebbe altro adunque che dar campo
- a innumerevoli competizioni e comprometterebbe, così, il riposo
- e la sicurezza generale.
-
- Certamente, la corrente da cui sono derivate le grandi
- agglomerazioni nazionali, ha avuto la sua ragion d'essere; ma se
- oggi ch'esse sono costituite si pretendesse riprendere questo
- lavoro _en sous oeuvre_ e proseguire, sino nei minimi dettagli,
- l'applicazione dell'etnologia alla politica, si metterebbe
- imprudentemente in questione l'ordine europeo formatosi
- attraverso tanti dolori e si evocherebbe il caos.
-
- Gli uomini di Stato che trovansi ora al potere in Italia sono
- troppo illuminati perchè occorra entrare con essi in ampie
- spiegazioni su tale argomento.
-
- Oggi che non esiste in Austria-Ungheria nessun partito
- importante che aspiri a rivendicare le antiche possessioni
- italiane dell'Impero; oggi che tutti nel nostro paese, obliando
- i dissensi del passato, riconoscono l'Italia unita quale esiste
- attualmente, come una garanzia essenziale della pace e
- dell'equilibrio europeo; oggi quello di cui l'Italia potesse
- voler appropriarsi a nostre spese, non potrebbe avere per essa
- un valore comparabile ai vantaggi assicuratile dalle buone
- intelligenze con la Monarchia austro-ungarica. Io ho la
- convinzione che S. M. il Re, al pari de' suoi consiglieri, si
- trovino in quest'ordine d'idee. E quindi non v'è ombra di
- rimprovero al loro indirizzo nelle osservazioni che precedono.
- Vi ho insistito unicamente per impegnarli a unirsi a noi nello
- scopo di combattere d'accordo i pericoli derivanti dalle
- agitazioni annessioniste per il mantenimento dei buoni rapporti
- tra i due paesi.
-
- Noi siamo lontani dal chiedere garanzie contro siffatte
- agitazioni al Governo italiano: la nostra Monarchia trova nelle
- sue proprie forze il rimedio contro il male ch'esse potrebbero
- cagionare. E neppure pensiamo a imputare al Governo del Re il
- linguaggio della stampa indipendente: sappiamo per esperienza
- che sarebbe irragionevole prendersela con le autorità di un
- paese per tutte le aberrazioni dei giornali che vi si
- pubblicano.
-
- Tutto quello che noi desideriamo è, che i ministri italiani,
- nella misura dell'influenza che sono in grado di esercitare su
- taluni organi, vogliano adoperarsi a far cessare le agitazioni
- di cui si tratta. Io penso che basterà di richiamare la loro
- attenzione sulle considerazioni che ho segnalate, perchè
- provvedano ai mezzi d'imprimere allo spirito pubblico una
- direzione conforme alla nuova situazione.»
-
-L'argomentazione del conte Andrássy non era senza valore dinanzi alle
-rivendicazioni più larghe dell'irredentismo, a quelle cioè che si
-estendono a tutti i paesi di lingua italiana dell'Impero; era, invece,
-poco efficace dinanzi al reclamo del confine che la natura stessa ha
-segnato all'Italia.[23] E Crispi riteneva che su questa base più
-limitata l'intransigenza di un tempo non esistesse più, e che fosse
-possibile alla diplomazia italiana di condurre l'Austria a una
-considerazione più equa del problema, gli eventi aiutando.
-
- [23] Giova osservare, circa la _unità_ geografico-storica del paese
- oggidì denominato «Tirolo», che questa unità non ha mai esistito.
- Ben altra è l'_unità politica_, la quale data appena dal 1802,
- quando si fece la grande razzia dei principati ecclesiastici e fu
- interrotta dal 1808 al 1815, durante gli anni nei quali il
- Trentino fu annesso al napoleonico regno d'Italia, sotto la
- denominazione di «Dipartimento dell'Alto Adige». Nel 1180 la casa
- bavarese dei Wittelsbach teneva il Tirolo tedesco, cioè il Tirolo
- propriamente detto, ed esercitava l'_avvocatura_, quindi non la
- sovranità, pei principi vescovi di Trento e di Bressanone. Nel
- 1363 il Tirolo tedesco passava ad Alberto III d'Absburgo e suoi
- fratelli per successione di Margherita Maultache; nel 1395 al duca
- Federico IV del ramo di Stiria; nel 1496 all'imperatore
- Massimiliano I, finchè chiamata all'impero la linea Stiria-Tirolo
- (1619), nel 1665 restò definitivamente all'imperatore Leopoldo I.
- In tutti questi passaggi di dominazione non havvi mai parola del
- Trentino, nè come parte integrante, nè come dipendenza del Tirolo,
- al quale paese fu annesso, come s'è detto, appena nel 1802 nella
- ricordata soppressione dei principati ecclesiastici. È opportuno
- avvertire che nel medesimo incontro l'Austria acquistava anche il
- principato arcivescovile di Salisburgo, ma invece di incorporarlo
- al finitimo arciducato d'Austria, ne conservò il territorio, a
- differenza dei principati vescovili di Trento e Bressanone, come
- dominio o provincia autonoma, quale è tuttodì, con Dieta propria e
- propria amministrazione. Infine, a sempre più dimostrare che il
- Trentino non fu mai prima del 1802 considerato, nè
- geograficamente, nè politicamente, siccome parte integrante del
- Tirolo, è da aggiungersi che nell'art. 93 del Trattato finale di
- Vienna del 1815, enumerandosi le provincie e territori, dei quali
- si riconosceva la sovranità nell'imperatore d'Austria, suoi eredi
- e successori, sono citati separatamente e singolarmente, non già
- come un corpo solo, «i principati di Bressanone e Trento e la
- Contea del Tirolo».
-
-Ma se egli assegnava alla diplomazia cotesto compito, era ben convinto
-che le agitazioni popolari allontanavano la soluzione desiderata,
-compromettendo interessi superiori. E combattè l'irredentismo
-irresponsabile, non soltanto nelle sue rumorose manifestazioni e nei
-suoi disegni segreti, ma anche negli eccitamenti che spesso, per
-reazione, venivano dall'Austria stessa, da una polizia politica
-irritante e poco accorta. Ispirando fiducia nella fermezza e nella
-lealtà del governo italiano, Crispi lavorava a realizzare l'obbiettivo
-di un illuminato patriottismo.
-
-Nel 1889 il movimento irredentista, traendo pretesto da ogni incidente e
-impulso dagli atti di rigore o di arbitrio delle autorità austriache,
-dilagò in buona parte d'Italia. Centri dell'attiva propaganda erano Roma
-e Milano, e ad essa partecipavano i più noti del partito radicale; ma,
-taluni per amore all'idea di nazionalità, altri, francofili a tutti i
-costi, per la speranza di creare tra l'Italia e l'Austria tali antipatie
-e dissensi che imponessero lo scioglimento della Triplice Alleanza.
-
-In maggio e in giugno i deputati Imbriani e Cavallotti trovarono modo di
-fare per alcuni giorni dell'irredentismo dalla tribuna parlamentare a
-proposito della condotta tenuta dal Console generale a Trieste, Durando,
-verso un notaio italiano. Avendo l'on. Crispi ordinata un'inchiesta,
-sulla relazione di essa si discusse lungamente alla Camera nella tornata
-del 10 giugno, e poichè gli oratori d'opposizione avevano toccato
-abilmente la corda patriottica e l'assemblea ne era impressionata,
-Crispi credette opportuno che la discussione terminasse con un voto
-chiaro ed esplicito, il quale ebbe luogo su di una mozione di fiducia
-nella politica del governo, presentata dal venerando deputato
-Cavalletto. La prudenza dell'uomo di Stato e l'intimo sentimento di
-Crispi risaltano nei brani seguenti del discorso ch'egli pronunziò in
-quella occasione:[24]
-
- [24] Cfr. Atti parlamentari.
-
- «... Gli onorevoli autori della mozione comprenderanno dalla
- lettura di questa risposta del Piccoli, come cada interamente
- l'accusa che si faceva al Durando.
-
- Essi sono dolenti dei risultati negativi. Avrebbero voluto, e
- non so con qual beneficio, che il Durando fosse apparso
- delatore, e che il Piccoli fosse appunto un irredentista.
-
- La questione tra il Durando e il Piccoli non è questione di
- fiscalità; e benissimo disse il Piccoli che neppure il Durando,
- in quel dissidio, era animato da venalità.
-
- La questione, o signori, è questione giurisdizionale. Trattavasi
- di vedere se, rispetto ai nostri cittadini morti all'estero,
- debba reggere la legge italiana o la legge del luogo. Questa è
- la tesi e la vera tesi. (_Commenti._)
-
- Con la Convenzione del 15 maggio 1874, che i predecessori del
- Durando fecero male a non applicare, era stabilito ed è
- stabilito (del resto, uguali convenzioni consolari abbiamo con
- tutte le potenze del mondo) che quando un cittadino muore
- nell'Impero austro-ungarico, agli atti di apertura della
- successione e agli atti consecutivi debba essere presente il
- console, o chi lo sostituisca, e gli atti debbano farsi in
- concorrenza con lui, il quale ha la suprema tutela dei nostri
- concittadini.
-
- Che cosa si voleva dalla parte opposta? Che la legge austriaca
- (e questo per fine di uguaglianza) debba imperare anche sui
- cittadini italiani. Bel sistema d'irredentismo, o signori, e
- proprio mi congratulo con coloro che difendono questa tesi! Ma
- per i principii generali di diritto, per il principio della
- dignità nazionale, in tutte le questioni in cui è impegnato lo
- stato personale, è la legge del paese di origine quella che
- impera. _Civis romanus sum_ in qualunque parte del mondo che io
- sia, è la legge nazionale che deve essere rispettata, e il
- console Durando, in questo caso, difendeva l'Italia e le leggi
- sue. (_Bene!_)
-
- .... Il corpo consolare ha, in parte, abitudini che non posso
- tutte lodare. Vi sono in esso dei valorosi, degli intelligenti,
- degli uomini i quali sentono la dignità nazionale e
- s'interessano, come ogni altro italiano, alle cose nostre. Ve ne
- sono di quelli che hanno abitudini antiche e antichi pregiudizi.
-
- Il nostro corpo consolare, signori, nelle sue varie persone,
- discende in parte dagli antichi corpi consolari delle distrutte
- amministrazioni italiane, nelle quali ebbe un'educazione che non
- è la nostra. Quindi non v'è nulla di strano che vi sia in esso
- chi possa commettere, credendo di essere zelante, e di fare
- opera utile nei paesi dove sia accreditato, atti che offrano il
- fianco a qualche censura. (_Commenti._)
-
- Quante di queste false abitudini non ho trovato, che io ho fatto
- di tutto per distruggere!
-
- Al Ministero degli Esteri non si parlava che francese prima che
- io vi arrivassi. Era francese il cifrario, francesi le
- corrispondenze. Cominciai per distruggere tutto ciò: il cifrario
- è ora italiano, le corrispondenze sono italiane: ed in questo io
- non faccio che seguire quello che fanno le altre potenze:
- gl'inglesi, i tedeschi, gli spagnuoli, tutti scrivono nella loro
- lingua; è giusto che noi scriviamo nella nostra.
-
- I cifrari della Germania e delle altre potenze, sono nelle loro
- lingue rispettive, è regolare che anche il nostro sia nella
- lingua che possediamo.
-
- Questo riguarda la forma, ma è una forma la quale tiene alla
- sostanza. La lingua nazionale è il gran fattore della
- nazionalità. L'obbligo di scriverla ricorda anche ai nostri
- rappresentanti la loro patria nella sua forma più nobile e più
- grande, che è quella della lingua. (_Benissimo!_) Vado un poco
- più in là, o signori.
-
- In alcuni luoghi i nostri consoli, i nostri rappresentanti,
- danno educazione non italiana ai loro figli, li mandano in
- collegi stranieri, e capirete benissimo come, dopo ciò,
- difficilmente possano avere sentimenti italiani.
-
- .... La pace dell'Europa ha base nei trattati. Noi, da uomini
- onesti, rispetteremo questi trattati, e, se avvenga che qualcuno
- li violi, sapremo fare il nostro dovere.
-
- L'illustre Marco Minghetti, sedendo su questi banchi, in una
- discussione politica alla quale ei fu chiamato e nella quale
- seppe rispondere con fulgore di parola e con quella chiarezza
- d'idee che gli erano particolari, disse che per la questione
- della nazionalità bisogna scegliere tempi ed anche momenti
- opportuni, ma che, se mai questa questione risorgesse, se mai le
- guerre portassero a modificare la carta geografica di Europa,
- non sarebbe l'Italia quella che dovrebbe temere, perchè noi
- nulla abbiamo a dare, molto potremmo avere a raccogliere.
- (_Bene! Bravo!_)
-
- Ma, se questi sono i principii che devono animare ogni patriota,
- segga a quei banchi [accenna ai banchi dei deputati] od a questi
- [accenna a quelli dei ministri], la virtù principale, e degli
- Stati, e degli uomini politici, è la prudenza. (_Bene! Bravo! a
- Destra e al Centro._)
-
- _Marselli_: -- E la fede.
-
- _Crispi_, _presidente del Consiglio_: -- La virtù della prudenza
- è quella che ci condusse a Roma; (_Bene! Bravo! a Destra e al
- Centro_) la virtù della prudenza è quella che valse a costituire
- questa grande unità che tutti invidiano, e non tutti oggi ancora
- rispettano. Noi abbiamo molti nemici che insidiano la nostra
- posizione; e ne abbiamo uno più operoso di tutti, che è nel seno
- stesso della patria nostra, e che sarebbe lieto se, con le arti
- sue, potesse giungere a rompere quel fascio delle tre potenze
- che mantiene la pace del mondo. È un lavoro continuo, è una
- insidia implacabile che ci viene da quel lato; e,
- sventuratamente, talora, ha le lusinghe, e talora gli aiuti di
- qualche potenza. (_Commenti, interruzioni_).
-
- Aspettiamo dunque gli eventi, e, aspettandoli, rispettiamo i
- trattati, che sono la base della pace del mondo. Questo è il
- nostro primo dovere: lo abbiamo adempiuto e lo adempiremo.
- (_Bravo! Bene! Vive approvazioni._)»[25]
-
- [25] La mozione dell'on. Cavalletto era del seguente tenore:
-
- «La Camera confida che il Governo, seguendo l'impulso già dato,
- provvederà a che i nostri rappresentanti ed agenti consolari
- all'estero, coltivando l'amicizia degli Stati presso i quali sono
- accreditati, esercitino incessantemente sui nostri connazionali
- quella efficace tutela e quella benefica e giusta influenza che li
- mantengano sempre fiduciosi e affezionati alla madre-patria.»
-
-Altra discussione fu fatta alla Camera nella tornata dell'8 luglio, su
-interpellanza del Cavallotti. Questi si occupò specialmente di due
-fatti: del divieto posto dalle autorità austriache di Riva di Trento
-allo sbarco di una comitiva di gitanti italiani, e dell'arresto
-prolungato di un giornalista, certo Ulmann. Al discorso violento del
-Cavallotti il presidente del Consiglio rispose calmo, conciso. Non aveva
-notizie esatte sull'Ulmann, che affermò essere suddito austriaco, mentre
-aveva ottenuto la cittadinanza italiana; giustificò il divieto opposto
-allo sbarco dei gitanti perchè, secondo un telegramma dell'ambasciatore
-Nigra, una comitiva di essi, sbarcata a Riva il 23 giugno, non aveva
-rispettato le leggi del luogo gridando per le vie della città «Viva la
-repubblica. Viva Trento e Trieste irredente». Ma mentre pubblicamente
-scagionava la condotta del governo austriaco dalle accuse, comunque
-esagerate, che gli si muovevano, e affermava il dovere della dignità e
-della prudenza ricordando che l'on. Cavallotti aveva «cantato in versi e
-in prosa, prima e dopo il 1875 l'alleanza con la Germania, e nel 9
-aprile 1878 aveva consigliato al conte Corti un'alleanza con l'Austria»,
-l'on. Crispi non rinunziava a compiere il suo dovere patriottico presso
-il governo austriaco:
-
- «2 luglio 1889.»
-
- _Ambasciata Italiana_
- Vienna.
-
- (_Riservato_). I giornali pubblicano essere stato proibito lo
- sbarco a Riva di Trento ad una comitiva di regnicoli,
- organizzata a scopo di gita di piacere. Questo fatto essendo
- contemporaneo a quello della sospensione delle corse dei vapori
- tra Venezia e Trieste preoccupa sfavorevolmente la pubblica
- opinione in Italia e non è certo l'Austria che ci guadagna;
- mette inoltre il Governo del Re in una difficile posizione,
- tanto più se verrà portato innanzi alla Camera. Voglia dunque
- chiedere schiarimenti intorno al medesimo, e qualora i relativi
- ordini sieno stati dati da Vienna, voglia fare i passi opportuni
- perchè la proibizione sia revocata. Sono atti di polizia che
- ricordano tempi che io credeva per sempre tramontati. Il Governo
- del Re ha lasciato correre atti ben altrimenti importanti, come
- le manifestazioni a favore del papa-re.
-
- Gradirò una pronta risposta.
-
- _Crispi_.»
-
- «Vienna, 13 luglio 1889.»
-
- (_Personale_). Ho chiesto a Kálnoky di procurare informazioni
- sull'andamento del processo Ulmann. Egli mi ha promesso
- domandarle al Ministero di Grazia e Giustizia e di
- comunicarmele, ma mi ha fatto osservare che i consoli,
- all'infuori del levante, non hanno diritto di chiedere alle
- autorità giudiziarie comunicazioni di processi criminali
- pendenti. Quanto alle ragioni svolte nel telegramma di V. E., io
- le esposi amichevolmente al conte Kálnoky, il quale si rende
- perfettamente conto della situazione e apprezza gli sforzi da
- Lei fatti per fare cessare agitazioni irredentistiche, ma
- d'altra parte egli mi disse che sarebbe ingiusto e di pessimo
- esempio risparmiare i rei unicamente perchè protetti dal partito
- ostile all'alleanza.
-
- _Nigra_».
-
-Il 17 luglio il Comitato irredentista radicale per Trento e Trieste
-diramò il seguente manifesto firmato da Giovanni Bovio, Matteo Imbriani,
-Antonio Fratti e da altri:
-
- «_Italiani!_
-
- Quando governi e parlamenti -- obbliano i diritti ed i doveri
- della Nazione -- dalla grande anima del popolo sorge una voce,
- che i diritti ed i doveri tutti del presente raccoglie e
- compendia in un motto: _Trieste e Trento_.
-
- È l'istinto dell'ente collettivo, è la coscienza nazionale, che
- proclama alto questi nomi, nel momento storico necessario.
-
- E il pericolo è grave, immediato.
-
- Patti che non conosciamo ci vincolano. Sappiamo solamente che
- una odiosa alleanza ci lega ai nemici nostri.
-
- L'Italia è minacciata da una guerra che dovrebbe sostenere per
- interessi di altri -- contro i proprî -- e dalla quale, vinta o
- vincitrice, uscirebbe mancipio dello straniero.
-
- E frattanto mancipii viviamo, quasi fossimo condannati a servire
- sempre.
-
- Ma dei fatti nostri noi soli siamo arbitri.
-
- Avvaliamoci di tutti i mezzi che ci vengono consentiti;
- l'opinione pubblica può impedire grandi sciagure -- la volontà
- determinata del popolo s'imporrà a tutti.
-
- Scongiuriamo i pericoli sovrastanti; stringiamoci in un patto
- nei sacri nomi di Trieste e Trento. -- Questo motto e grido che
- scuote -- è squillo che unisce -- è monito che avverte.
-
- _Roma, 17 luglio 1889._
-
- _Avvertenze._
-
- Le associazioni operaie, patriottiche e politiche, le Società
- dei Veterani e reduci dalle patrie battaglie, Circoli popolari e
- quanti fra i patrioti curanti la causa nazionale aderiscono al
- presente appello, sono vivamente pregati d'inviare sollecita
- dichiarazione e di costituire immediatamente nelle rispettive
- località Comitati e nuclei con identico programma, mettendosi
- tutti in diretta comunicazione con questo Comitato di Roma, per
- le opportuna intelligenze sul lavoro da compiersi in comune.
-
- Tutte le comunicazioni dovranno essere inviate al seguente
- esclusivo indirizzo:
-
- Comitato per Trieste e Trento -- _Roma_.»
-
-L'on. Crispi ordinò che s'impedisse l'affissione di questo manifesto e
-sciolse il Comitato, con grande sdegno del partito democratico che
-moltiplicò le proteste e votò anche una querela contro l'autorità di
-pubblica sicurezza, la cui redazione fu affidata ai 24 avvocati del
-Circolo radicale, tra i quali erano Barzilai, Gallini, Vendemini,
-Pellegrini.
-
-Con circolare del 19 luglio Crispi proibì i Comizii che la Commissione
-esecutiva segreta del Comitato irredentista aveva predisposti dovunque.
-L'agitazione, tuttavia, promossa dai Comitati «pro Trento e Trieste»
-sorti dai fianchi delle Associazioni radicali, era vivace, e i tentativi
-di dimostrazioni contro l'Austria continui. Crispi era risoluto a
-prevenirle e a reprimerle. Al prefetto di Ravenna telegrafava il 22
-luglio dolendosi che a Conselice non fossero state deferite all'autorità
-giudiziaria grida sediziose emesse in una dimostrazione irredentista,
-perchè «questo nuoceva al prestigio del governo e accresceva l'audacia
-dei perturbatori dell'ordine pubblico».
-
-Dopo quest'atto di rigore, l'on. Crispi telegrafava a Berlino:
-
- «Roma, 29-7-89.
-
- _Ambasciata Italiana_
- Berlino.
-
- (_Riservato_). Nel suo telegramma del 25 luglio V. E. accenna
- che costì fece buona impressione il decreto di scioglimento del
- Comitato per Trento e Trieste. Ho fatto quello che era mio
- dovere. Ma non posso celare il mio pensiero, che nel regolarsi
- cogli italiani dell'Impero le autorità austriache non sono nè
- sapienti nè prudenti. Sevizie e processi a nulla giovano, ed
- inaspriscono gli animi. Desidero quindi che V. E. preghi il
- Principe Cancelliere a nome mio di far giungere a Vienna
- consigli di prudenza e di temperanza. Il Governo austriaco
- comportandosi paternamente verso gli italiani della Monarchia
- renderebbe più facile il mio compito verso gli irredentisti.
-
- _Crispi.»_
-
-Il principe di Bismarck non ricusò il suo intervento:
-
- «Berlino, 7 agosto 1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Riservato_). Cancelliere, cui venne riferito sul messaggio
- contenuto nel telegramma di V. E. 29 luglio, volendo per quanto
- è possibile tener conto del desiderio da Lei espresso fece
- trasmettere al Principe Reuss istruzioni confidenziali di
- parlare in tempo opportuno ed in via privata al conte Kálnoky
- sull'argomento delicato riguardo contegno prudente e moderato da
- osservare dalle Autorità austriache verso Italiani dell'Impero.
- Quell'Ambasciatore dovrà dunque nei suoi colloquii evitare
- perfino apparenza d'intervento ufficiale come dal dare appiglio
- a sospetto qualunque che il Gabinetto di Berlino miri ad
- esercitare anche indirettamente una pressione sul Governo
- Austro-Ungarico, e ciò appunto per non correre rischio di
- ottenere risultati contrarii al compito di V. E. verso gli
- irredentisti.
-
- _Launay_.»
-
-Frattanto la causa dell'irredentismo, sostenuta dal partito radicale,
-continuava ad agitare il paese. Quale rapporto vi fosse tra cotesto
-movimento e l'ingerenza che segretamente il governo francese non ha mai
-cessato di esercitare in Italia, è difficile stabilire. Le autorità
-politiche delle maggiori città ritenevano che gl'irredentisti avessero
-accordi in Francia e probabilmente anche pecunia.
-
-Il 9 e 12 agosto il prefetto di Napoli, senatore Codronchi, telegrafava
-al ministro dell'interno:
-
- «Imbriani -- d'accordo con Cavallotti -- lavora per arruolare un
- numero di giovani, e tentare un'invasione nel territorio
- austriaco al solo scopo di turbare le relazioni fra lo Stato e
- l'Impero Austro-Ungarico. Si raccolgono armi.»
-
- «In aggiunta miei precedenti telegrammi comunico che deputato
- Imbriani fu recentemente in Francia per prendere accordi sugli
- arruolamenti clandestini che dovrebbero servire a gettare alcune
- bande sulla Dalmazia.... Tra Parigi e Milano è vivissimo lo
- scambio di corrispondenze e di visite.»
-
-L'on. Crispi fece quanto era possibile per mandare a monte gli insensati
-progetti, dispose buona guardia al confine e convinse i capi del
-movimento della vanità dei loro sforzi.
-
-Il 13 settembre un certo Enrico Caporali attentò alla vita di Crispi,
-colpendolo al viso con un grosso selce. Si disse che dall'istruttoria
-penale fosse risultato che il Caporali aveva frequentato le riunioni
-segrete tenute dall'Imbriani. Comunque, simili atti di violenza sono
-ordinariamente il frutto delle intense agitazioni politiche, e la
-campagna che da mesi si faceva contro Crispi a cagione del suo fermo
-governo verso gl'irredentisti, non fu di certo estranea all'attentato.
-
-L'8 di ottobre in un banchetto offertogli a Firenze, Crispi fece
-dichiarazioni recise sull'irredentismo:
-
- «Da qualche tempo, con parole seduttrici, una pericolosa
- tendenza cerca adescare l'animo delle popolazioni: quella che
- grida la rivendicazione delle terre italiane non unite al Regno.
- I nostri avversari vi cercan materia di agitazioni, ed è materia
- che può appassionare le menti, sia pur generose, ma deboli ed
- irriflessive.
-
- Circondato, però, in apparenza, dalla calda poesia della Patria,
- l'_Irredentismo_ non è meno oggi il più dannoso degli errori in
- Italia.»
-
-E svolse questo tema dimostrando che il principio di nazionalità non
-poteva essere la norma esclusiva della politica italiana, -- che disarmo
-e guerra, cui miravano gl'irredentisti, erano termini antitetici che
-avrebbero condotta l'Italia a perdere unità e libertà, -- che l'alleanza
-con l'Austria, togliendoci dall'isolamento, ci garentì nel 1882
-dall'Austria stessa e ci garentiva la pace; e invocando, infine, la fede
-ai trattati, accennò altresì alla «virtù del silenzio» imposta dalla
-politica che ci conveniva.
-
-In Austria, mentre si apprezzava la politica ferma e leale di Crispi,
-non s'ignorava ch'egli, venuto dalla rivoluzione, era uomo d'idee
-tenaci, e che non avrebbe subordinato gl'interessi del suo paese al
-tornaconto austriaco. E lo stimavano e l'onoravano per la sua abilità,
-come pel suo patriottismo. In un telegramma del 14 agosto,
-l'ambasciatore de Launay facendo una relazione del soggiorno
-dell'imperatore Francesco Giuseppe a Berlino, riferiva di un colloquio
-col Segretario di Stato:
-
- «Imperatore d'Austria dichiarò quanto sia soddisfatto che il
- nostro augusto Sovrano abbia un primo ministro di tanta vaglia.
- S. M. imperiale è convinta di tutta l'importanza dei vincoli con
- l'Italia pure pel mantenimento della pace. Il conte Kálnoky farà
- tutto il possibile riguardo al contegno da osservarsi verso
- gl'Italiani dell'Impero.»
-
-Il _Fremdenblatt_, giornale officioso della Cancelleria austriaca,
-scriveva il 18 settembre in occasione dell'attentato Caporali:
-
-«Il criminoso attentato alla persona del ministro presidente italiano,
-del quale per fortuna le conseguenze non sono gravi, diede occasione ad
-un numero straordinariamente grande di dimostrazioni di simpatia per
-l'illustre uomo di Stato. Sovrani e ministri attestarono al mondo colle
-parole di loro condoglianza quanta stima egli possegga all'estero.
-Nell'Italia stessa le principali rappresentanze civiche, le società, e
-persone private diedero a conoscere con telegrammi e con indirizzi di
-saper apprezzare condegnamente l'alto valore d'un Crispi, seguendo in
-ciò l'esempio dello stesso Re, le cui affettuose e ripetute domande
-sulla salute del ministro, onorano in egual misura il monarca ed il
-ministro stesso. Il giovane che lanciò il sasso contro del Crispi per
-ucciderlo, siccome egli medesimo confessa, ha con ciò provocato una
-corrente di simpatia, tale da mettere appunto in piena luce l'importanza
-del personaggio, ch'egli erasi prescelto a vittima. L'importanza di
-Crispi non è già riposta nelle sue eminenti doti politiche, o nella sua
-intelligenza, o nella presenza di spirito, o nella sua risolutezza ed
-infaticabile attività; no: essa è riposta in ciò, che egli tutte queste
-qualità le mise al servizio di una grande causa, che egli (e ciò
-appartiene senz'altro in prima linea al talento politico) è l'ardita
-guida su quella via, che egli stesso, uno fra i primi, riconobbe per la
-retta....
-
-_È questa l'epoca d'un'Italia veramente indipendente, vincolata a nessun
-patronato, che da vera grande potenza_ entra libera di se in una lega di
-grandi potenze. Il nome di Crispi è strettamente congiunto a questa
-evoluzione; più strettamente che quello d'alcun altro. Egli è il
-rappresentante dell'Italia novissima, e la sua posizione fra i
-personaggi politici d'Europa segna qual posto tenga l'Italia in Europa.»
-
-Dal _Diario_ di Crispi:
-
- «1890 -- 13 ottobre.
-
- Verso le 11 ant. è venuto il barone de Bruck di ritorno in Roma
- dopo la villeggiatura.
-
- Dichiarò aver visto due volte l'Imperatore Francesco Giuseppe,
- in luglio ed in questo mese prima della sua partenza per
- l'Italia.
-
- L'Imperatore gli manifestò il desiderio di poter vedere spesso
- il nostro Re. Se il nostro Re lo invitasse alle manovre
- militari, l'Imperatore vi andrebbe volentieri. Queste visite
- potrebbero essere annuali, e ricambiarsi anche, andando il
- nostro Re alle manovre militari in Austria.
-
- I Sovrani dovendo essere accompagnati dai rispettivi ministri,
- ne verrebbe che tra questi si renderebbero facili le
- comunicazioni e lo scambio delle idee. Grande sarebbe il
- beneficio che si otterrebbe da ciò e per le relazioni che
- diverrebbero cordiali fra i due monarchi e per la intimità che
- si costituirebbe fra i due ministri.
-
- Venendo l'Imperatore alle manovre non intenderebbe aver
- soddisfatto all'obbligo della restituzione della visita al Re,
- dovuta dopo il viaggio di S. M. a Vienna nel 1881.
-
- La restituzione della visita, lo comprende l'Imperatore,
- dovrebbe farsi a Roma. Egli non può farla nella posizione in cui
- si trova col Vaticano. S. M. I. e Reale se venisse in Roma non
- sarebbe ricevuto dal Papa; e il Monarca austriaco non potrebbe
- subire questo affronto: dovrebbe rompere col capo della Chiesa
- ed egli deve evitare un avvenimento di tanta importanza.
-
- Francesco Giuseppe parlò di me al de Bruck con parole
- lusinghiere. Disse che il mio contegno, tenendo saldi i vincoli
- di alleanza fra i due Stati, assicura la pace e garantisce il
- benessere dei due popoli. L'Imperatore incaricò il de Bruck di
- portarmi i suoi saluti e le sue speciali felicitazioni.
-
- Alle 7 di sera il de Bruck ritornò da me per darmi lettura di un
- dispaccio di Kálnoky, ricevuto nel pomeriggio. Il ministro si
- felicita del mio discorso di Firenze, dandone il più lusinghiero
- giudizio.»
-
-Il testo del telegramma del conte Kálnoky è questo:
-
- «Io prego Vostra Eccellenza di esprimere al signor Crispi le mie
- più fervide congratulazioni per il suo discorso di Firenze e di
- dirgli che egli, colla sua geniale e logicamente inconfutabile
- esposizione degli interessi politici d'Italia, ha dimostrato al
- suo Paese non solo, ma a tutta Europa la rettitudine [_die
- Richtigkeit_] della sua politica. La qual cosa giova all'Italia
- e alla sua situazione internazionale.
-
- Il suo linguaggio coraggioso e da vero uomo di Stato può, dagli
- alleati d'Italia che hanno iscritto sulle loro bandiere il
- rispetto ai trattati ed ai principii monarchici, essere
- considerato come una nuova prova che la Triplice alleanza così
- necessaria alla pace d'Europa, poggia sopra una solida base e
- possiede nella prudente ed energica personalità del Crispi un
- custode fedele preparato ad ogni eventualità.»
-
-La corrispondenza che segue dimostra l'interessamento che Crispi metteva
-nell'eliminare le cause di dissenso tra l'Italia e l'Austria, e il buon
-volere del conte Kálnoky, e anche della Cancelleria germanica, nel
-secondarlo:
-
- «Roma 3-9-1889.
-
- _Ambasciata Italiana_
- Vienna.
-
- (_Riservato_). Prego Vostra Eccellenza far pratiche, adoperando
- tutta sua influenza personale, perchè il Governo Imperiale
- solleciti per quanto sta in lui l'azione della giustizia
- nell'affare Ulmann. Comunque debba essere la sentenza, è
- interesse politico dei due paesi che si termini presto un
- processo che rimane causa permanente di disagio, e che ad un
- dato momento potrebbe provocare nuovi serii imbarazzi. Vorrei
- Ella ottenesse prima di partire un impegno formale. Pregola
- telegrafarmi.
-
- _Crispi_.»
-
- «Vienna, 3-9-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Riservato_). Appena ricevuto il telegramma di V. E. mi recai
- da Kálnoky e gli rinnovai l'istanza anche a nome di V. E. perchè
- facesse tutto ciò che dipendeva da lui per sollecitare esito del
- processo Ulmann. Feci notare a S. E. esser di grande interesse
- politico per i due Stati il tôr di mezzo questa causa permanente
- d'imbarazzo per ambedue. Kálnoky mi promise di fare passi
- solleciti presso il Ministero della Giustizia nel senso
- desiderato e di farmi conoscere l'esito che non mancherò di
- telegrafare.
-
- _Nigra_.»
-
- «Vienna, 10-9-1859.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Riservato_). Kálnoky mi ha detto che la istruzione relativa ad
- Ulmann è finita, e che il giudizio è ora deferito alla
- Magistratura ed al Giurì d'Innsbruck. Egli crede che il processo
- sarà terminato prima della riunione del nostro Parlamento e mi
- ha promesso che farà tutto ciò che dipende da lui per
- accelerarlo attivamente. Ho preso atto della sua promessa.
-
- _Nigra_.»
-
- «Vienna, 2-10-89,
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Segreto_). Attenendomi istruzioni impartitemi dall'E. V. col
- telegramma di ieri, ho toccato oggi al conte Kálnoky colla
- dovuta prudenza e nel modo che ho creduto più confacente allo
- scopo, la questione dei recenti provvedimenti presi contro
- sudditi italiani a Trieste. Ricordando poscia a S. E. le
- promesse da esso fatte all'ambasciatore di S. M. l'ho pregato
- caldamente di volersi adoperare perchè il processo Ulmann fosse
- terminato al più presto possibile.
-
- Il conte Kálnoky mi ha risposto che ignorava i particolari dei
- fatti a cui io avevo fatto allusione, e che avrebbe assunto
- presso il conte Taaffe le necessarie informazioni, ma mi ha
- soggiunto che da quanto aveva potuto apprendere dai giornali,
- quei provvedimenti riguardavano sudditi italiani che avrebbero
- preso parte al getto di petardi di cui si avrebbero le prove, e
- che tali provvedimenti non avevano certamente nulla di rigoroso.
- Osservai al conte Kálnoky che nell'interesse di tutti e due i
- paesi sarebbe però necessario di evitare ogni misura che potesse
- servire di pretesto a qualsiasi agitazione, ma S. E. mi replicò
- che detti provvedimenti non avevano un carattere vessatorio e
- che non costituivano altro che una semplice misura di sicurezza
- pubblica che incombe ad ogni Stato di prendere. In quanto al
- processo Ulmann il conte Kálnoky mi ripetè quanto aveva già
- fatto conoscere all'ambasciatore di S. M. e disse che esso aveva
- fatto tutto il possibile per accelerarne la soluzione e che era
- a tale proposito in trattative con il conte Taaffe. Avendo io
- accennato alla urgenza che tale processo fosse terminato prima
- di novembre, cioè prima della riunione del Parlamento italiano,
- S. E. mi rispose che non dubitava che esso sarebbe già terminato
- per quella data e che il ritardo attuale proveniva dalla solita
- procedura giudiziaria indispensabile.
-
- _Avarna_.»
-
- «Berlino, 3-10-89.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Riservato_). Il Sottosegretario di Stato scrisse ieri al
- principe Reuss di parlare al conte Kálnoky nel senso del
- telegramma di V. E. del 1º ottobre riguardo al contegno delle
- autorità austro-ungariche a Trieste. Non occorre notare che
- condizione essenziale di riuscita di tale entratura sia di
- osservare segreto il più assoluto sull'istruzione trasmessa dal
- Governo imperiale al suo rappresentante a Vienna.
-
- _Launay_.»
-
- «Vienna, 22-10-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Nel ricevimento ebdomadario di oggi ho fatto presso S. E. il
- conte Kálnoky nuove insistenze nel senso delle istruzioni
- impartitemi dall'E. V. con telegramma del 12 relativamente
- processo Ulmann. Egli ha detto che s'era anche recentemente
- occupato di questo affare, che ne aveva parlato col Ministro
- della Giustizia, perchè si adoperasse per sollecitare al più
- presto la soluzione del medesimo, e che sperava sempre che
- avrebbe potuto essere terminato prima della fine del mese. Nel
- caso contrario, egli ha aggiunto che si sarebbe provveduto
- perchè si riunisse per questo processo una sessione
- straordinaria.
-
- _Avarna_.»
-
- «Vienna, 27-10-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Kálnoky mi ha pregato oggi di recarmi da lui per parlarmi del
- telegramma di V. E. da me comunicato ieri a Szögyeny relativo al
- processo Ulmann. Egli ha detto che, malgrado desiderio che qui
- si ha di corrispondere ai desideri di Lei, non era possibile
- accordare al R. Console la facoltà di assistere, nella sua
- qualità ufficiale, a quel processo, giacchè la concessione di
- tale facoltà, che non venne mai data ad alcun console estero,
- era contraria alla legislazione austriaca. Se questa fosse ora
- accordata al R. Console, il Governo sarebbe costretto concederla
- pure ai consoli degli altri Stati, ciò che non potrebbe
- ammettere. Feci nuovamente osservare a Kálnoky, che simile
- facoltà era però accordata ai consoli esteri in Italia e che
- sarebbe stato opportuno per i legami d'amicizia esistenti fra i
- due governi, essa fosse concessa ai RR. Consoli in
- Austria-Ungheria; ma il Ministro rispose che ignorava essa fosse
- stata accordata ai consoli austro-ungarici in Italia e da quanto
- a lui risultava essi non ne avevano almeno fatto mai uso. Del
- resto, egli aggiunse che il Ministro di Grazia e Giustizia
- austriaco erasi già pronunziato contrariamente a questa
- concessione nel progetto di dichiarazione (di cui mi diede
- lettura e che verrà in seguito comunicato alla R. Ambasciata) da
- esso preparato in contrapposto a quello del R. Governo
- relativamente all'interpretazione dell'articolo 16 della
- Convenzione consolare del 1874. Kálnoky mi pregò infine
- d'esprimere a V. E. suo rammarico che la legislazione austriaca
- impedisse al Governo Imperiale di soddisfare in questa occasione
- la di Lei domanda.
-
- _Avarna_.»
-
- «Berlino, 7-11-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Riservato_). Prima di ricevere telegramma di V. E. del 5 corr.
- avevo domandato per ben due volte a questa Cancelleria imperiale
- quale fosse il risultato delle istruzioni trasmesse al principe
- di Reuss in conseguenza del desiderio espresso nel telegramma di
- V. E. del 1.º ottobre. Mi fu risposto che era in corso a Trieste
- una inchiesta la quale avrebbe già messo in rilievo seri gravami
- contro Ulmann ed altri imputati politici di quella città: mi fu
- d'altronde assicurato che verso l'epoca della gita
- dell'Imperatore Guglielmo a Monza, furono da noi esposti gli
- inconvenienti che il giudizio non avesse luogo prima della
- riunione del nostro Parlamento. Supponeva che di ciò fosse stata
- fatta menzione nei colloqui di V. E. col conte di Bismarck. Mi
- feci premura di parlare colla voluta prudenza al
- sotto-segretario di Stato e d'insistere nel senso del telegramma
- giuntomi ieri sera; egli ne riferirà a Friedrichsruhe, il
- Principe Cancelliere non essendo aspettato a Berlino che verso
- metà di questo mese. Intanto il S. S. di Stato non taceva quanto
- riuscirebbe malagevole di tornare con Kálnoky sopra argomento
- così delicato e che sta fuori della sua competenza. Il Gabinetto
- di Berlino per quanto gli spetta evita di sporgere querela sia
- in Austria-Ungheria che in Russia per certe amministrazioni che
- sicuramente non procedono coi dovuti riguardi per gli interessi
- dei tedeschi nei due Imperi.
-
- _Launay_.»
-
- «Vienna, 7-11-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Kálnoky non dovendo tornare a Vienna che domani, ho comunicato
- stamane a Szögyeny telegramma di V. E. in data di ieri, relativo
- processo Ulmann. Ho insistito presso lui sugli inconvenienti
- risultanti dal ritardo frapposto nel terminare quel processo,
- specialmente in vista della prossima riunione del Parlamento
- italiano. Egli mi ha risposto che avrebbe riferito a Kálnoky,
- appena fosse tornato, la mia comunicazione, e che oggi stesso
- avrebbe parlato a Taaffe perchè si adoperasse altrimenti per
- fare dare un pronto compimento al giudizio, che egli disse non
- essere infatti ancora cominciato, malgrado le promesse state
- fatte al Ministero Imperiale e Reale. Szögyeny ha aggiunto che
- si rendeva perfettamente conto degli inconvenienti da me
- accennati, e che per ciò qui si metteva ogni impegno per
- accelerare la soluzione del processo, che sperava avrebbe potuto
- essere terminato prima della riunione del nostro Parlamento.
-
- Appena avrò potuto vedere Kálnoky, non mancherò di far nuove
- insistenze nel senso delle istruzioni di Lei.
-
- _Avarna_.»
-
- «Vienna, 10-11-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Ho profittato dell'udienza datami oggi da Kálnoky per insistere
- nuovamente presso di lui perchè il processo Ulmann fosse
- terminato prima della riunione del Parlamento italiano. Egli mi
- ha risposto che, subito dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe,
- aveva in questo senso adoperato tutta la sua influenza personale
- presso il Ministro di Giustizia, il quale però avevagli
- rappresentato le difficoltà che tuttora si opponevano a che il
- processo potesse essere terminato nel termine desiderato,
- giacchè era necessario procedere alla traduzione dall'italiano
- al tedesco di tutti gli atti voluminosi del processo. In tale
- stato di cose Kálnoky mi ha pregato di annunziare all'E. V. che
- egli per far cosa gradita e per togliere di mezzo questa causa
- d'imbarazzi tra i due Governi aveva proposto che non si desse
- più seguito al processo Ulmann e che questi fosse rinviato in
- Italia. Egli sperava che l'Imperatore avrebbe acconsentito a
- tale sua proposta.
-
- _Avarna_.»
-
- «Vienna, 16-11-1889.
-
- _S. E. Crispi_
- Roma.
-
- (_Personale_). Kálnoky mi annunziò oggi che fedele alla promessa
- fattami e tenendo conto speciale delle istanze di V. E. di
- abbandonare il processo contro Ulmann e di espellerlo in Italia,
- S. M. diede il suo consenso e l'ordine relativo è stato
- impartito. Ho ringraziato in di Lei nome il Conte Kálnoky di
- questo provvedimento che fa testimonianza di moderazione governo
- imperiale e di deferenza verso il governo del Re.
-
- _Nigra_.»
-
- «Come fulmine a ciel sereno -- annunziava il 19 luglio 1890 il
- giornale slavo _Narodni List_ di Zara -- è scoppiata la notizia
- che il governo ha sciolto la Società _Pro Patria_ la quale aveva
- la sua sede a Trento e diramazioni in tutte le terre «irredente»
- della nazione italiana in Austria.... Si racconta che
- nell'ultimo Congresso tenuto a Trento, _inter-pocula_ se ne
- intesero tante e tante che obbligarono il governo allo
- scioglimento della Società. Benedetto vino che compromise
- Noè....»
-
-La notizia che con gioia non dissimulata dava l'organo dei croati, era
-vera. I motivi del decreto di scioglimento erano questi che trascriviamo
-testualmente:
-
- «La Società non politica _Pro Patria_ la quale, a mezzo di
- gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al Litorale ed
- alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890
- in Trento, dietro proposta del socio Carlo Dr. Dordi e fra vivi
- applausi ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via
- telegrafica alla Società _Dante Alighieri_ in Roma, nonchè al
- presidente della stessa, Bonghi, la piena adesione e le più
- sincere felicitazioni;
-
- Essendo notorio che la Società _Dante Alighieri_ in Roma osserva
- un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica ed emergendo
- da ripetute comunicazioni pubbliche, portate a generale
- conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le
- aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro
- l'interesse dello Stato austriaco, la Società _Pro Patria_, col
- summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre
- agli scopi scolastici, messi dallo statuto sociale in prima
- linea, mira anche ad altri scopi e precisamente a scopi
- politici, i quali secondo le circostanze potrebbero cozzare con
- le disposizioni del codice penale;
-
- Questa tendenza sleale ed anti-patriottica della Società _Pro
- Patria_ si è palesata anche in modo indiretto col fatto, che il
- comitato, costituito per l'organizzazione di festività in
- occasione del Congresso generale della Società _Pro Patria_ in
- Trento, a capo del quale era il presidente del gruppo locale di
- Trento, l'avvocato Carlo Dr. Dordi, tralasciò di imbandierare la
- città, come era progettato ed anche notificato all'Autorità, in
- seguito al decreto di quell'i. r. Commissario di polizia, a
- tenore del quale l'imbandieramento non venne concesso che a
- condizione che contemporaneamente venisse pure inalberata in
- posizione distinta una bandiera dai colori dell'impero
- austriaco....»
-
-Lo scioglimento della _Pro Patria_ di una associazione cioè che si
-proponeva fini non politici, ma di cultura, era stato da parecchi mesi
-deciso, da quando, in aprile, l'idea di un monumento a Dante in Trento
-veniva accolta e suffragata in Italia da numerose sottoscrizioni come
-affermazione d'italianità. La pubblica sottoscrizione per l'erezione
-della statua era stata permessa in Austria dall'Imperatore; in Italia,
-quando ad essa vollero partecipare Consigli Comunali e provinciali con
-esplicite deliberazioni politiche, fu vietata da Crispi. Ma ciò non
-bastò al governo austriaco, il quale credette opportuno di colpire il
-sentimento italiano, come se questo potesse mortificarsi o distruggersi
-con una misura di polizia. Il pretesto non era neppure ben scelto,
-poichè non era vero che nell'incriminato e non trasmesso telegramma alla
-società _Dante Alighieri_, allora costituitasi, il congresso della _Pro
-Patria_ avesse fatto «piena adesione», mentre invece aveva soltanto
-espresso «la propria soddisfazione per la costituzione» di quella
-Società. Ed era anche infondato che la _Dante Alighieri_ «osservasse un
-contegno ostile alla monarchia austro-ungarica» e che le aspirazioni di
-essa fossero «rivolte direttamente contro lo Stato austriaco». Il
-secondo motivo del decreto era anch'esso insussistente, perchè a Trento,
-in occasione del congresso, non era stata esclusa la bandiera
-dell'impero essendosi dal Comitato locale -- che nulla poi aveva da fare
-con la presidenza della Società _Pro Patria_ -- rinunziato
-all'imbandieramento della città.
-
-La _Dante Alighieri_, chiamata in causa nel decreto dell'i. r. Ministero
-dell'interno, protestò con la seguente lettera diretta a Crispi, quale
-Presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri:
-
- «_Eccellenza_,
-
- Nel decreto di scioglimento della Società _Pro Patria_, dal
- Governo austriaco è dato a prova della condotta sleale e
- antipatriottica di essa -- così dice -- il seguente principale
- motivo:
-
- «La Società non politica _Pro Patria_, la quale, a mezzo di
- gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al litorale ed
- alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890
- in Trento, dietro proposta del socio Carlo Dott. Dordi e fra
- vivi applausi, ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via
- telegrafica alla Società Dante Alighieri in Roma, nonchè al
- presidente della stessa. Bonghi, la piena adesione e le più
- sincere felicitazioni;
-
- «Essendo notorio che la Società Dante Alighieri in Roma osserva
- un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica, ed emergendo
- da ripetute comunicazioni pubbliche portate a generale
- conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le
- aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro
- l'interesse dello Stato austriaco, la Società _Pro Patria_ col
- summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre
- agli scopi scolastici, messi dallo statuto sociale in prima
- linea, mira anche ad altri scopi, e precisamente a scopi
- politici, i quali, secondo le circostanze, potrebbero cozzare
- con le disposizioni del codice penale».
-
- Il Consiglio centrale della Società Dante Alighieri non può
- scegliere migliore testimone della erroneità patente di tali
- asserzioni che il Presidente dei ministri del Regno d'Italia.
-
- La Società Dante Alighieri non si è tenuta segreta; ha operato e
- discorso alla luce del giorno; ha comunicati i suoi intendimenti
- al Governo e dal Governo ha ricevuto conforto e aiuto.
-
- Ciò basta a provare che nessuno dei fini che le attribuisce il
- decreto austriaco le si può legittimamente attribuire; ed è
- obbligo, non diciamo soltanto nostro, ma del nostro stesso
- Governo, di protestare contro asserzioni che impugnano la lealtà
- nostra e la sua.
-
- La Società Dante Alighieri non si è proposta di esercitare altre
- influenze in ogni paese dove vivano italiani, se non quelle che
- Società della stessa natura esercitano dappertutto, senza nessun
- sospetto di adoperarsi ad altro che a mantenere vivaci e fecondi
- alcuni vincoli intellettuali, morali e storici.
-
- In Austria stessa i Tedeschi e gli Slavi fuori dei suoi confini
- le esercitano rispetto a' Tedeschi e agli Slavi dentro i suoi
- confini. Perchè solo agli Italiani, che non sono retti dal
- Governo austriaco, dovrebbe esser vietato di esercitarle
- rispetto a quelli che sono retti da esso? Gioverebbe al Governo
- austriaco stesso mostrare al mondo che solo gli Italiani
- considera come nemici, e dove per gli altri popoli il Governo
- austro-ungarico è monarchia, solo per essi non schiva di parere
- tirannide?
-
- Noi non entriamo a giudicare l'atto altamente rincrescevole per
- il quale è stata sciolta la Società _Pro Patria_, che aveva
- comuni i fini con noi, fini supremamente civili, razionali e
- degni di osservanza e rispetto. Noi sappiamo che non potremmo
- dirigerci al nostro Governo se intendessimo chiedergli che esso
- comunicasse all'austriaco un nostro giudizio e suo. La libertà e
- l'autonomia dei governi, o bene o male usate, sono un principio
- supremo di condotta per tutti.
-
- Questo soltanto ci preme di accertare: che cotesto atto di
- scioglimento di una Società tanto benemerita, fin dove presume
- di avere avuto motivo dalle sue relazioni colla nostra, da
- telegrammi supposti che non abbiamo mai ricevuti, da giornali
- italiani dei quali nessuno è organo nostro, e da simili altre
- accuse in tutto fantastiche, non ha in realtà motivo di sorta o
- almeno nessun motivo che si confessi apertamente.
-
- Sicuri che Ella vorrà tener conto di questa nostra protesta e
- usarne nei modi che Ella creda meglio opportuni, le attestiamo
- il nostro ossequio.
-
- Dell'Eccellenza Vostra
-
- Dev.mi
-
- _I Membri presenti in Roma del Consiglio_ _Centrale
- della Società Dante Alighieri_: _Ruggero Bonghi_,
- deputato al Parlamento, presidente -- _G. Solimbergo_,
- deputato al Parlamento, vicepresidente -- _Giulio_
- _Bianchi_, deputato al Parlamento -- _Ferdinando_
- _Martini_, deputato al Parlamento -- Avvocato _Pietro_
- _Pietri_ -- Dottor _Gaetano Vitali_, segretario.»
-
-L'azione diplomatica che in quella circostanza spiegò l'onorevole Crispi
-risulta dai seguenti documenti:
-
- «[_Telegramma_]
-
- _Conte Nigra ambasciatore d'Italia_
- Vienna.
-
- Roma, 22 luglio 1890.
-
- (_Riservato-personale_). Che il conte Taaffe abbia sciolto il
- _Pro Patria_, nulla ho da obbiettare, perchè trattasi di un atto
- interno di governo. Quello che dovrò osservare a V. E. è che il
- ministro austriaco ha commesso due gravissimi errori nella sua
- ordinanza: il primo nell'aver asserito esser stato spedito dal
- presidente del Congresso un telegramma alla Società _Dante
- Alighieri_, il che non fu; il secondo, nell'aver detto che
- questa abbia scopi politici ed irredentisti.
-
- La _Dante Alighieri_ è un'associazione meramente letteraria, e
- basta conoscere i nomi del suo Presidente e dei suoi socii per
- convincersi come essi sian di opinioni temperate e come nulla
- farebbero che potesse suscitare al Governo italiano imbarazzi
- internazionali.
-
- Non posso intanto nasconderle che l'ordinanza austriaca ha
- prodotto una dolorosa impressione negli elementi più moderati
- del nostro paese, i quali si domandano se questo sia il modo col
- quale si possa mantenere tra l'Italia e l'impero vicino
- quell'alleanza che tanto ci è necessaria.
-
- Qui tutti sospettano che il Taaffe, devoto al partito cattolico,
- sia contrario alla triplice alleanza e che vedrebbe di buon
- occhio lo scioglimento della medesima.
-
- Voglia tener per sè queste informazioni e se ne serva col conte
- Kálnoky qualora lo crederà opportuno.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Conte Nigra_
- Vienna.
-
- Roma, 24 luglio 1890.
-
- _Signor Ambasciatore,_
-
- La Luogotenenza di Trento ha sciolto la Società _Pro Patria_. Il
- Governo del Re nulla ha da dire circa un atto di amministrazione
- interna che in sè stesso sfugge al suo giudizio, ciascuno Stato
- essendo padrone di governarsi con i criteri che gli sembrano più
- opportuni.
-
- Debbo però affermare nell'interesse dei rapporti internazionali,
- che la notizia del fatto ha prodotto nel Regno la più penosa
- impressione, sovratutto per i motivi che dicesi abbiano ispirato
- il decreto di scioglimento.
-
- In questo, difatti, si dichiara che due sarebbero le ragioni
- dell'atto luogotenenziale. La prima è che il Presidente del
- Congresso tenutosi a Trento il 29 giugno avrebbe inviato alla
- Società italiana _Dante Alighieri_, per mezzo del telegrafo, la
- sua piena adesione e le più sincere felicitazioni per l'opera
- della Società medesima. La seconda sarebbe, che la Società
- _Dante Alighieri_ osserverebbe un contegno ostile alla Monarchia
- Austro-Ungarica e che le aspirazioni di detta società sarebbero
- rivolte direttamente contro gli interessi dell'Impero.
-
- Or mi permetto di osservare, Signor Ambasciatore. che codeste
- considerazioni sono prive di fondamento. Anzitutto la Società
- _Dante Alighieri_ presieduta dall'Onorevole Ruggero Bonghi, non
- ricevette alcun telegramma dal Congresso Trentino e per
- conseguenza la Luogotenenza imperiale e reale è stata male
- informata. È deplorevole che per un atto di tanta importanza
- s'invochino a motivo due notizie false.
-
- Passo a ciò che più giova conoscere e che interessa
- un'associazione nazionale, quale è la Società _Dante Alighieri_.
-
- La Società _Dante Alighieri_ non ha scopi politici. I soci che
- la compongono appartengono al partito moderato e non vanno
- confusi -- sarebbero i primi a sdegnarsene -- con coloro i quali
- fanno professione d'irredentismo. La Società _Dante Alighieri_
- si propone il culto della lingua italiana in tutte le regioni in
- cui questa è parlata e non oserebbe far cosa che potesse
- influire sulla politica internazionale del Governo o
- pregiudicare l'azione di questo all'estero. Le relazioni della
- Società _Dante Alighieri_ col Governo sono tali e così notorie
- che ritengo come un'offesa fatta a noi ogni imputazione che le
- si possa fare di tendenze faziose, o di atti che in qualunque
- modo o misura potessero ledere le buone relazioni che l'Italia
- mantiene coll'Impero vicino.
-
- Voglio sperare che il Conte Taaffe, presa notizia delle cose
- come realmente sono avvenute, saprà correggere l'opera della
- imperiale e reale Luogotenenza di Trento. Non intendiamo con ciò
- influire sugli atti amministrativi del governo austriaco, ma
- solamente osservare che a nessuno è dato, ancorchè pubblico
- funzionario, offendere gratuitamente con ingiustificate
- imputazioni un governo amico. Il contegno del Luogotenente non è
- certamente di tal natura da mantenere quell'accordo che noi
- cerchiamo e ci sforziamo di tener saldo, a costo anche della
- nostra popolarità.
-
- Allorchè io seppi che a Trento volevasi innalzare una statua a
- Dante e che il Governo austriaco aveva permesso non solo questo
- omaggio all'altissimo poeta, ma anche l'istituzione di una
- Società che tende a favorire il culto della lingua italiana, me
- ne compiacqui e rallegrai, vedendo in quell'atto di buona
- politica un fatto reale che alla nazionalità italiana guarentiva
- nel poliglotta Impero gli stessi diritti che sono guarentiti ai
- Tedeschi, agli Slavi, agli Ungheresi, ai Boemi, ai Rumeni ed a
- tutti gli altri popoli che fanno parte dell'Impero.
-
- Ora sono dolentissimo di dover constatare le condizioni
- difficili che vengono fatte al Ministero Italiano in questa
- occasione. Finchè la fiaccola dell'Irredentismo si trovava
- accesa dai radicali, io non li temevo. Ma l'atto ultimo, il
- quale ravviva la memoria di altri atti non pochi che ogni tanto
- rivelano l'intolleranza di codesto governo, basterà, temo assai,
- a turbare o per lo meno a raffreddare la gente moderata e
- tranquilla, sul cui appoggio il governo sapeva di potere sino ad
- ora contare.
-
- Non so se Ella riuscirà a far comprendere tutto ciò al Governo
- austro-ungarico e se il Conte Kálnoky dispone di sufficiente
- autorità per richiamare il suo Collega dell'Interno a migliori
- consigli. Dirò soltanto a Vostra Eccellenza come l'alleanza con
- l'Austria, che solo io potevo difendere, avrebbe contro di sè un
- maggior numero di nemici, e che non so se al 1892 o il mio
- successore od io avremmo la forza necessaria a rinnovarla.
-
- Comprendo che il Conte Taaffe, che è cattolico convinto,
- potrebbe venire dalle ispirazioni del Vaticano indotto ad atti
- che lo obbligassero a combattere l'alleanza delle potenze
- centrali. Però al di sopra di lui sta S. M. l'Imperatore e Re,
- che si distingue per tanto buon senso e per tanta esperienza di
- governo, ed all'Augusto Sovrano non può sfuggire la
- considerazione che l'opera nostra, la quale è utile alla
- Monarchia, è resa oltremodo difficile se il suo Ministro non
- agisce d'accordo con noi per raggiungere lo scopo cui tutti
- miriamo.
-
- Con ciò fo seguito al mio telegramma dei 22 sera. Le accludo
- copia della protesta direttami il 21 luglio dalla Società _Dante
- Alighieri_, e desidero che Ella si ispiri alle considerazioni
- che sono contenute in questa lettera per discorrere del delicato
- argomento con quelle riserve ed in quei modi che crederà più
- opportuni, avvertendo sempre che è mio intendimento evitare ogni
- causa di dissapori col Governo Imperiale e Reale.
-
- Gradisca, signor Conte, gli atti della mia alta considerazione.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Vienna, 27 luglio 1890,
-
- _Signor Presidente,_
-
- Mi pregio di segnar ricevimento della lettera che V. E. mi fece
- l'onore di dirigermi il 24 corr. relativamente allo scioglimento
- della Società _Pro Patria_ la quale fa seguito al telegramma
- ch'Ella mi diresse il 22 corrente, ricevuto il 23, e redatto nel
- medesimo senso; nonchè della copia di lettera annessa, diretta a
- V. E. dal Consiglio Centrale della Società _Dante Alighieri_.
-
- Al suo telegramma ebbi l'onore di rispondere col mio telegramma
- del 25 corrente che mi pregio di confermare e di qui
- trascrivere:
-
- (_Riservato_). «Ringrazio V. E. della informazione che mi dà
- rispetto alla Soc. _Dante Alighieri_. Essa sa che il Governo
- Austro-Ungarico non ammette alcuna ingerenza estera per ciò che
- riguarda i sudditi italiani dell'Austria. Io non posso perciò
- parlare della soluzione della Società _Pro Patria_ a Kálnoky,
- tanto meno dopo che un telegramma da Roma inserito nella _Neue
- Freie Presse_ annunzia che io fui incaricato di far passi in
- proposito. Ora mi permetta di rilevare un'espressione del suo
- telegramma. Ella sembra credere che la dissoluzione sia stata
- fatta per sentimenti clericali del Ministero. La quistione non è
- clericale, giacchè nella società disciolta vi erano parecchi
- preti e d'altra parte fra quelli che applaudirono alla
- dissoluzione vi è la stampa liberale tedesca dell'Austria. Il
- fatto è che la dissoluzione è dovuta a certe imprudenze della
- detta società, a proposito delle quali il Governo
- Austro-Ungarico non ammette che noi siamo meglio informati di
- lui, trattandosi di società esistente in Austria».
-
- V. E. mi rispondeva col telegramma seguente:
-
- «Roma, 26 luglio 1890.
-
- (_Riservato_). Non ebbi mai in mente ch'Ella reclamasse presso
- codesto Governo contro il Decreto _Pro Patria_ ed i giornali che
- lo scrissero fantasticarono. Nella mia lettera del 24 che non
- tarderà a ricevere, le ho dichiarato che ogni Governo entro i
- confini dello Stato ha pienissimo diritto e nessuno può
- ingerirsi negli atti della sua interna amministrazione. Lo scopo
- per il quale a V. E. mi diressi col telegramma e con la lettera
- fu d'informarla delle impressioni sentite in Italia dal decreto
- per lo scioglimento del _Pro Patria_ e del contegno e degli
- scopi dell'associazione italiana _Dante Alighieri_, che non mira
- alle provincie italiane dell'Austria, ma estende la sua azione
- in tutti i paesi nei quali sono italiani, questa istituzione
- completa l'opera iniziata dal Governo coll'istituzione delle
- scuole italiane all'Estero».
-
- Confermandole che io non posso fare dello scioglimento della
- Società _Pro Patria_ e delle circostanze in cui si produsse,
- l'oggetto di una conversazione col conte Kálnoky, mi riservo
- però la prima volta che avrò occasione di vedere il conte
- Taaffe, senza entrare nel merito della questione, di fargli
- notare l'errore di fatto in cui cadde nelle considerazioni che
- precedono il decreto relativamente alle comunicazioni della
- Società _Pro Patria_ con quella della _Dante Alighieri_ di Roma,
- e intorno agli scopi di quest'ultima. Ma quest'errore è già
- stato rilevato da una parte della stampa, ed il miglior modo di
- metterlo in rilievo è quello di dare la maggior pubblicità
- possibile alla lettera che in proposito fu diretta all'E. V. dal
- Consiglio Centrale della Società _Dante Alighieri_ in Roma.
-
- Per quanto mi risulta da ogni fonte il Vaticano ha potuto bensì
- compiacersi dell'accaduto come di cosa che possa nuocere alle
- buone relazioni tra i due paesi, ma non ebbe nessuna parte nella
- determinazione di cui si tratta. La questione, ripeto, non è
- clericale, ma essenzialmente politica ed irredentista. L'E. V.
- tocca, nella sua lettera, una questione assai grave, quella
- della continuazione dell'alleanza dell'Italia
- all'Austria-Ungheria, che sarebbe, a di lei giudizio, resa più
- difficile dalla cattiva impressione che l'atto di cui si tratta
- fece in Italia e si può aggiungere dall'impressione non meno
- cattiva che produssero in Austria-Ungheria alcuni atti della
- Società _Pro Patria_. Non è certo intenzione di V. E. come non è
- la mia, di trattare una simile questione per incidenza. Mi
- limito soltanto a ricordare qui ciò che a Lei è ben noto, cioè,
- che tale alleanza, la quale del resto non fu fatta da Lei nè da
- me, fu consigliata all'Italia da circostanze imperiose che
- ignoro se siano modificate, che fu chiesta dall'Italia, non
- dall'Austria-Ungheria; che fu mantenuta con lealtà da ambe le
- parti, e suppongo con reciproco vantaggio. Spetterà alla
- saviezza dei Governi che presiederanno più tardi alla direzione
- politica dei due Stati lo esaminare se convenga rinnovarla nel
- 1892.
-
- Gradisca, signor presidente, i sensi della mia alta
- considerazione.
-
- _Nigra_.»
-
- «_S. E. Conte Nigra_
- Vienna.
-
- Roma, 31 luglio 1890.
-
- _Signor Conte,_
-
- (_Personale_). Ho la sua del 27.
-
- Nulla ho da aggiungere alla mia lettera del 24 ed ai telegrammi
- del 22 e del 26. Sento quanto ella mi scrive nella sua del 27, e
- sul decreto per lo scioglimento del _Pro Patria_ ritengo inutile
- per ora ogni ulteriore discussione.
-
- Mi permetta, però, che io spenda poche parole sovra un argomento
- che scivolò quasi per incidente nella nostra corrispondenza e
- che è della massima importanza.
-
- Io non voglio riandare le origini del trattato d'alleanza.
- Ammetto che se ne deve all'Italia l'iniziativa. Posso però
- giudicare la situazione quale essa è, ed in questo giova alle
- due parti parlarne senza preconcetti e con vero disinteresse.
-
- Io sono di parere che l'alleanza sia utile all'Italia ed
- all'Austria.
-
- L'Italia deve aver sicure le sue frontiere. Non potendo pel
- momento aver amica la Francia, ed è una sventura, deve ad ogni
- costo tenersi stretta all'Austria, e non comprometterne
- l'amicizia.
-
- Se l'Austria ci sfuggisse, si alleerebbe subito alla Francia in
- difesa del Papa. Le conseguenze sarebbero incalcolabili.
-
- L'Austria alla sua volta ha bisogno dell'Italia, la quale, in
- certe occasioni, potrebbe renderle segnalati servizii.
- L'Austria, sicura alle Alpi e nell'Adriatico, avrebbe piena
- libertà d'azione verso l'Oriente, dove sono i suoi veri
- interessi e donde può essere assalita dai suoi veri nemici.
-
- L'Austria è quella che è, e se volesse modificarsi correrebbe il
- rischio di andare in rovina. Per vivere però è obbligata a
- rispettare tutte le nazionalità racchiuse entro i confini
- dell'Impero.
-
- Dalla parte nostra dirò che l'Italia è interessata perchè
- l'Austria non si sfasci. Per noi essa è una grande barricata di
- fronte ad eventuali e più pericolosi avversarli, che giova tener
- lontani dalle nostre frontiere.
-
- Posto ciò, tra l'Italia e l'Austria non ci dovrebbero essere
- quistioni. Quella dei confini sarà, un giorno o l'altro,
- risoluta amichevolmente.
-
- Vuolsi intanto osservare che in Italia l'alleanza coll'Austria
- non è simpatica, essendo pur troppo recenti i ricordi delle
- lotte nazionali e del mal governo imperiale.
-
- Necessario, quindi, che l'Austria faccia dimenticare il suo
- passato, e che negli atti di governo eviti di ferire il
- sentimento di nazionalità, che è ancora vivo negli italiani.
-
- Queste considerazioni, signor Conte, le proveranno che le mie
- opinioni sono abbastanza concilianti, e che quando io chiedo
- qualche cosa da cotesto Governo, lo fo sempre nell'interesse dei
- due paesi.
-
- Dev.mo suo
- _F. Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_
- Roma.
-
- Vienna, 7 agosto 1890.
-
- _Signor Presidente,_
-
- (_Personale_). Ho il suo autografo del 31 luglio e ne La
- ringrazio. Il suo linguaggio è da uomo di Stato, e la sua
- lettera dalla prima all'ultima sillaba è oro di coppella. Ella
- stima l'alleanza utile all'Italia e all'Austria. Posso
- assicurarla che tale è pure l'opinione di Kálnoky e di tutto il
- Ministero austriaco. Questi Ministri si rendono perfettamente
- ragione della cattiva impressione che produce in Italia la
- dissoluzione della Società _Pro Patria_. Ma fra i due mali essi
- preferiscono quello che credono il minore per loro.
- Preferiscono, cioè, che la cattiva impressione si produca in
- Italia, anzichè in Austria. Vogliono l'alleanza e sono pronti a
- eseguirne fedelmente gli obblighi, ma a condizione che non si
- voglia imporre l'irredentismo in casa loro. La situazione è
- tale; e nessun Ambasciatore o Ministro può cambiarla.
-
- Certo, sarebbe desiderabile che ai sudditi Italiani dell'Austria
- fosse concessa una posizione eguale nel fatto a quella accordata
- alle altre nazionalità dell'Impero. Ma per ottener ciò
- converrebbe che gl'Italiani sudditi dell'Austria si mettessero
- dal loro canto nella situazione delle altre nazionalità, ciò che
- non fanno. Bisognerebbe, cioè, che rinunciassero
- all'irredentismo.
-
- Invece non lasciano passare occasione senza affermarlo; e la
- Società _Pro Patria_ spinse il suo zelo fino ad una
- dimostrazione contro la bandiera austriaca. Io non mi arbitro di
- giudicarli. Accenno il fatto. E constato, una volta di più, che
- ogni indizio d'un'immistione da parte del Governo italiano in
- questi affari, peggiora, invece di migliorarla, la situazione
- degl'Italiani sudditi dell'Austria. E viceversa, ogni atto di
- questi che miri all'Italia, rende più difficile la situazione
- del Governo italiano verso l'Austria-Ungheria.
-
- E qui potrei terminare la mia lettera, attesochè in sostanza
- Ella comprende perfettamente la situazione, e sa che non c'è da
- insisterci.
-
- Ma non posso dispensarmi dal ripeterle qualche altra
- considerazione, già toccata in precedente corrispondenza. Ella
- sembra credere che le disposizioni contro il _Pro Patria_ si
- debbano in parte al clericalismo del Conte Taaffe. Ora mi preme
- il levarla da questo errore. Anzitutto in questo paese sono
- tutti, più o meno, clericali. Ma nel caso presente il
- clericalismo non ha nulla che fare. Se invece del Conte Taaffe,
- il Ministro dell'Interno fosse il più liberale degli Ebrei di
- Vienna, la situazione non cambierebbe d'un punto solo intorno a
- questo affare. Ella ha visto gli applausi con cui la
- dissoluzione fu accolta dalla stampa liberale viennese. Non è
- dunque questione di clericalismo. Ma bensì questione politica
- irredentista. Per carità. La supplico di non vedere i Gesuiti là
- dove proprio non ci sono.
-
- Mi preme inoltre di ben constatare un altro punto. Io non vorrei
- ch'Ella credesse che io rifugga dal fare a Kálnoky o agli altri
- Ministri imperiali comunicazioni sgradevoli. Abbia la bontà di
- persuadersi che io da questi signori non ho nulla, ma proprio
- nulla, da sperare, nè da chiedere, nè da temere; e che non tengo
- punto a restar qui. Nella posizione mia posso dire molto
- liberamente a loro, come a Lei, come ad ognuno, quello che
- penso, anche quando ciò che penso possa tornar sgradevole. Ma
- non amo dar colpi di spada nell'acqua e far passi non solo
- inutili, ma dannosi, tali, cioè, da raffreddare senza profitto
- le relazioni fra i due Stati.
-
- Ancora una parola sull'alleanza coll'Austria, ch'Ella mi scrive
- non esser popolare in Italia. Anzitutto io penso ch'Ella renderà
- a Kálnoky la debita giustizia. In ogni questione che finora si
- presentò, il concorso dell'Austria-Ungheria non ci fece mai
- difetto, e fu talora più pronto e più largo di quello della
- Germania.
-
- Deploro che quest'alleanza non sia popolare presso di noi, e che
- non se ne comprenda la necessità. Le mie simpatie per la Francia
- datano da un pezzo e non le ho mai celate; e, certo, se avessi
- visto la possibilità di un'alleanza tra la Francia e l'Italia,
- io non sarei ora qui. Ma anche quando la direzione delle
- relazioni fra l'Italia e la Francia era in mano d'uomini
- notoriamente amici alla Francia, come Cairoli e Cialdini, non
- solo non fu possibile un'intesa fra i due Governi, ma ci fu lo
- schiaffo di Tunisi.
-
- Se, ciò non ostante, non vi è simpatia fra noi per l'alleanza
- Austro-Italica, questo prova che il nostro povero paese non è
- ancora stato abbastanza miserabile, e che ha bisogno di altre
- lezioni più disastrose e più umilianti. Si scosti dall'alleanza
- attuale, e le avrà. All'Italia nella situazione presente
- dell'Europa si presentano tre alternative:
-
- O l'alleanza attuale, con tutti i suoi pesi, ma con la sicurtà;
- o in ginocchio dinanzi alla Francia; o diventare un grande
- Belgio, senza l'industria. E ancora, non è ben certo che il
- grande Belgio, mercè le divisioni e le amputazioni, non
- diventasse piccolo.
-
- Mi creda, signor Presidente
-
- Suo devotissimo
- _Nigra_.»
-
- «_Il R. Console Generale d'Italia a Trieste a Crispi_
-
- Roma.
-
- Trieste, 3 agosto 1890.
-
- _Signor Ministro_,
-
- Anzichè riferire e necessariamente ripetere le notizie già
- pubblicate e diffuse dalla stampa, mi sembra di dover piuttosto
- riassumere e considerare i fatti di maggior rilievo e
- d'interesse per il R. Governo.
-
- L'ordinanza ministeriale che pronunciò la dissoluzione del _Pro
- Patria_ è stata dappertutto e con estremo rigore applicata ed
- eseguita.
-
- Chiuse le scuole e gli asili d'infanzia dipendenti dalla
- Società, il Governo con una lunga serie di provvedimenti che i
- più giudicano errori, se ne appropriò i documenti ed i fondi:
- vietò le collette, proibì ogni pubblica adunanza e
- manifestazione e tutti quasi sequestrò i giornali del Regno.
-
- Ma queste severe misure non fecero che accrescere i malumori
- nazionali ed inasprire una situazione già per se stessa
- difficile, nè scevra di pericoli: offesero ma non sgominarono
- gli italiani; dispiacquero ai tedeschi, inquieti della parte
- d'influenza che lo Stato concede agli Slavi; nè i Croati e
- Sloveni contentarono, perchè parvero miti troppo e
- insufficienti.
-
- Impensierisce per vero il loro contegno e l'aggressivo
- linguaggio della stampa slava la quale fin d'ora proclama il
- proprio trionfo e la rovina di nostra nazionalità.
-
- Rassicura invece il calmo e dignitoso atteggiamento degli
- italiani regnicoli e non regnicoli.
-
- I cittadini del Regno, infatti, provano tuttodì d'intendere non
- solo le esigenze della politica internazionale, ma di sentire
- quanto importi, nell'interesse dei connazionali soggetti
- all'Austria, di starsene assolutamente da parte; i non regnicoli
- hanno saputo resistere al partito che tentò trascinarli più in
- là del dovere, e non colle dimostrazioni nè con clamorose
- proteste, ma servendosi dei mezzi legali forniti dalla
- costituzione, seriamente rivendicano l'uso dei diritti, che la
- stessa costituzione loro consente.
-
- A Trieste frattanto di giorno in giorno si aspettano le
- decisioni del supremo Tribunale dell'Impero, e tali si sperano
- da permettere che il soppresso sodalizio su altre basi risorga.
-
- Nell'Istria, dove sono più numerose che altrove le scuole
- italiane, l'agitazione è maggiore: e le fiere parole pronunciate
- dal Podestà di Rovigno nell'ultimo recente Congresso della
- Società Politica Istriana (V. E. potrà leggerne il testo
- nell'accluso foglio) tutta ne rilevano la gravità e
- l'importanza.
-
- In Dalmazia, e secondo risulta dal pur qui compiegato rapporto,
- gli Slavi danno quasi per finita la lotta, e dettano a dirittura
- patti e condizioni.
-
- _Malmusi_.»
-
-L'atto del governo del conte Taaffe suscitò in Italia un vivo malumore,
-del quale naturalmente profittarono i radicali. L'agitazione
-irredentista divampò, e l'on. Crispi dovette adoperare tutta la sua
-autorità ed energia per frenarla.
-
-Ecco un saggio delle istruzioni ch'egli dava ai prefetti:
-
- «_Commendator Basile Prefetto_
- Milano.
-
- 26-7.
-
- (_Riservato_). Ripeto a lei quel che telegrafai al suo collega
- di Bari:
-
- Il decreto per lo scioglimento del _Pro Patria_ è un atto di
- politica interna di un governo straniero, contro il quale non
- abbiamo il diritto di agire.
-
- Rispettiamo l'indipendenza degli altri Stati, se vogliamo
- rispettata la nostra.
-
- La dimostrazione popolare che si minaccia di fare costà sarebbe
- un reato ai termini dell'articolo 113 del codice penale, il
- quale punisce con la detenzione da tre a trenta mesi ogni atto
- che possa turbare le relazioni amichevoli del Governo italiano
- con un Governo straniero.
-
- Faccia modo di persuadere i promotori della dimostrazione a
- starsi tranquilli. Qualora i consigli non giovino, esegua la
- legge.
-
- _Crispi_.»
-
- «_Commendatore Basile Prefetto_
- Milano.
-
- 31 luglio 1890.
-
- (_Personale_). I comizi e le dimostrazioni contro il decreto di
- scioglimento del _Pro Patria_ sarebbero atti antipatriotici che
- darebbero ragione al Governo austriaco del preso provvedimento.
-
- I soci del _Pro Patria_ affermavano che il loro era un sodalizio
- che aveva solo per iscopo la cultura nazionale e la diffusione
- della lingua patria nelle provincie nelle quali si parla
- l'italiano.
-
- Le dimostrazioni ed i comizi indicherebbero che il _Pro Patria_
- era realmente un'associazione irredentista, siccome la disse la
- luogotenenza di Trento. Ne verrebbe danno ai soci, ai quali
- sarebbe tolta anche la possibilità di ricostituirsi sotto altro
- nome.
-
- Veda Missori, Antongini ed altri patrioti e tenti di valersi
- dell'opera loro per dare sani consigli a coloro che con un
- preteso patriottismo turberebbero l'ordine in Italia e
- nuocerebbero a quelle popolazioni che dicono di voler redimere.
-
- Invoco da tutti che sentano i doveri di patria e li adoperino.
-
- _Crispi_.»
-
-Nella seconda metà di agosto Crispi fu costretto ad adottare un
-provvedimento che diremo dimostrativo della sua ferma volontà di
-troncare l'agitazione irredentista: sciolse (decreto 22 agosto) le
-Associazioni, i Comitati, i Circoli e i Nuclei (denominazioni diverse di
-enti che si proponevano scopi identici) intitolati a Guglielmo Oberdank
-e a Pietro Barsanti.
-
-Non vi furono contumelie che i radicali non lanciassero a Crispi, pel
-suo «servilismo austriaco». Ma egli, in verità, compiva un dovere
-penoso, e dei suoi sentimenti fanno testimonianza i telegrammi scambiati
-col Re Umberto, il quale era in grado di apprezzare il patriottismo del
-suo primo ministro:
-
- «_A S. M. il Re_
- Montechiari.
-
- 25 agosto 1890.
-
- Oggi contemporaneamente in tutte le città nelle quali
- esistevano, furono sciolti i sodalizii intitolati _Barsanti_ ed
- _Oberdank_.
-
- I funzionari della pubblica sicurezza fecero il loro dovere e
- però le operazioni riuscirono.
-
- In Roma furon trovate delle bombe.
-
- Gli atti furono mandati all'autorità giudiziaria.
-
- Sempre agli ordini di V. M.
-
- Il devotissimo servo
- _F. Crispi_.»
-
- «_S. E. Cav. Crispi Pres. Cons. Ministri_
-
- Montechiari, 28 agosto 1890.
-
- Ho ricevuto il suo telegramma di avant'ieri sera.
-
- I provvedimenti presi per lo scioglimento dei Circoli _Oberdank_
- e _Barsanti_ sono ottimi, essendo tali da far cessare una
- equivoca tolleranza indegna di paese reputato civile e liberale.
- La schietta energia di lei varrà a persuadere i facinorosi che
- hanno da fare con un Governo deciso a farsi rispettare e lo
- rispetteranno. Spero che d'altra parte un Governo alleato non
- renderà più difficile il patriottico compito di lei con atti
- eccessivi ed inutili.
-
- Ad ogni modo di tutto la ringrazio di cuore.
-
- Qui procede ogni cosa bene. Sono molto soddisfatto dello spirito
- delle truppe, come pure dell'accoglienza che dovunque ricevo
- dalle popolazioni.
-
- Con sentimenti di viva amicizia
-
- aff.mo
- _Umberto_.»
-
- «_A S. M. il Re_
- Montechiari.
-
- 28 agosto 1890.
-
- L'Austria faccia la sua via. La deploro, ma non devo
- inquietarmene.
-
- Facendo il nostro dovere e governando fortemente l'Italia,
- potremo a suo tempo aver ragione di dichiarare che non fu nostra
- la colpa se le sorti dell'impero vicino precipiteranno.
-
- Sempre agli ordini di V. M.
-
- Il devotissimo servo
- _F. Crispi_.»
-
-Nel settembre un incidente del quale un suo collega del Ministero fu
-piuttosto vittima che responsabile, contrariò vivamente Crispi e rese
-inevitabile un provvedimento che lo addolorò molto.
-
-In un banchetto offerto in Udine all'on. Seismit-Doda, ministro delle
-Finanze, uno dei commensali, l'avv. Feder, brindando al Doda e
-ricordando che nel 1848
-
- «udita la rivoluzione di Vienna che fece scappare S. M.
- Cattolica Apostolica Romana» da Trieste si recò a Venezia per
- «partecipare a quell'Assemblea gloriosa che votò la resistenza
- ad ogni costo», augurò che «Sua Eccellenza chiudesse la sua
- laboriosa carriera.... con il viaggio inverso, su nave italiana,
- col tricolore italico spiegato vittoriosamente al vento.»
-
-L'on. Seismit-Doda sentì l'augurio e tacque; ma la stampa s'impossessò
-dell'avvenimento e gli attribuì il valore che aveva, quello cioè di una
-manifestazione irredentista, presente e presunto consenziente un
-ministro del Re.
-
-Crispi telegrafò subito al Doda meravigliandosi del suo contegno, e
-rimproverandolo perchè lui e il prefetto non avevano abbandonato la sala
-del banchetto.
-
- «Rimanendo indifferenti -- soggiungeva -- avete implicitamente
- aderito agli oratori e agli applausi. Capo del Governo, non devo
- permettere che si dubiti della lealtà con la quale vengono
- eseguiti i patti internazionali, nè far sospettare che uno solo
- dei miei colleghi sia contrario alla mia politica.»
-
-L'on. Seismit-Doda non poteva più rimanere ministro. Ma invece di
-persuadersene s'irritò, fece comunicazioni ai giornali d'opposizione e
-non si arrese all'invito amichevole di dar le dimissioni; cosicchè
-Crispi fu costretto a proporre al Re un decreto di esonerazione
-dall'ufficio.
-
-La questione fu portata alla Camera e discussa nella tornata del 19
-dicembre. Crispi reclamò un voto e la Camera, su di una mozione
-presentata dall'on. Angelo Muratori, approvò la condotta di Crispi con
-271 _sì_, contro 10 _no_ e 16 astenuti.
-
-La sentenza della Corte suprema dell'Impero sullo scioglimento del _Pro
-Patria_ fu pronunziata il 28 ottobre. Essa dette un colpo al cerchio e
-l'altro alla botte: approvò l'ordinanza governativa, ma permise che la
-Società disciolta si ricostituisse sotto la denominazione di _Lega
-Nazionale_. In conclusione al decreto del 16 luglio si volle dare il
-valore di un monito: che la Società italiana non si occupasse di
-politica.
-
-L'ultima fase dell'azione diplomatica di Crispi è rappresentata dai
-seguenti telegrammi:
-
- «_Ambasciata Italiana_,
- Vienna.
-
- Roma, 26 ottobre 1890.
-
- (_Riservato_). Le parole dell'avvocato del governo imperiale
- regio riferentisi società _Dante Alighieri_ innanzi al supremo
- tribunale dell'Impero ed il giudizio dato sul signor Bonghi non
- avrebbero grande importanza se fossero stati pronunciati da chi
- non avesse avuto l'obbligo di conoscere le cose italiane. Dette
- a Vienna producono fra noi impressione così strana da
- costringerci a chiedere che almeno non ne resti traccia nella
- sentenza che emanerà il 28 corrente il Tribunale contro il _Pro
- Patria_. Il nostro onesto desiderio dovrebbe essere assecondato
- poichè, altrimenti, il falso concetto ove si ripetesse in un
- atto officiale, farebbe pessimo senso in Italia, specialmente in
- questo momento. Del resto, lo stesso conte Kálnoky, parlando al
- conte Nigra, avrebbe già riconosciuto l'errore di avere nella
- questione del _Pro Patria_ citato la _Dante Alighieri_.
- Nell'intrattenere d'urgenza su quanto precede il signor
- Szögyeny, Ella vorrà inoltre adoperarsi perchè il _Fremdenblatt_
- non continui co' suoi comunicati intorno la corrispondenza
- vaticana col Nunzio Galimberti, poichè diversamente ci
- troveremmo obbligati a pubblicare i documenti pontifici nella
- loro integrità, il che nuocerebbe a tutti, salvochè a noi.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Vienna, 26 ottobre 1890.
-
- (_Riservato_). Ho comunicato a Szögyeny telegramma di V. E. di
- iersera relativo nota _Fremdenblatt_. Szögyeny mi ha detto che
- detta Nota era stata pubblicata soltanto per rispondere alle
- domande che da varie parti erano state dirette al Ministero a
- tale riguardo, e che essa non aveva altro scopo che di
- constatare che qui non si aveva notizia alcuna della
- corrispondenza scambiata tra il Vaticano e Monsignore
- Galimberti. Szögyeny aggiunse che sarebbe stato dolentissimo se
- si attribuisse un'intenzione qualsiasi sfavorevole verso
- l'Italia al governo austro-ungarico, il quale non desiderava
- punto ingerirsi in questione siffatta. Szögyeny mi pregò di
- assicurare l'E. V. che, per quanto era in suo potere, avrebbe
- provveduto a che pubblicazioni ufficiose in tal senso non
- avessero luogo in avvenire.
-
- _Avarna_.»
-
- «_S. E. Crispi._
-
- Vienna, 27 ottobre 1890.
-
- (_Confidenziale_). Szögyeny è partito stamane di buon mattino
- per la caccia e non sarà di ritorno che sul tardi nella sera.
-
- La comunicazione, di cui Ella m'incarica, non potrà quindi
- essergli fatta che domani.
-
- Profitto occasione per sottometterle alcune considerazioni.
-
- Il principale capo di accusa contro il _Pro Patria_ è.....(?) di
- essa con la _Dante Alighieri_.
-
- Questa accusa fu ribattuta dall'avvocato Lovisoni che difese
- vittoriosamente la _Dante Alighieri_ e l'on. Bonghi, dimostrando
- i loro scopi leali. Contro ciò il rappresentante del Governo
- mantenne l'accusa con parole ch'Ella desidera non ne resti
- traccia nella sentenza.
-
- I passi di cui Ella m'incarica, ove fossero bene accolti,
- metterebbero questo Governo in contradizione e
- giustificherebbero la domanda sporta dal _Pro Patria_ di essere
- riabilitato, ciò che il Governo austro-ungarico non sembra
- disposto a fare.
-
- Qualora l'E. V. giudicasse che, malgrado ciò, io faccia a
- Szögyeny la comunicazione in discorso, io non mancherò di
- eseguire col maggior impegno e premura le di Lei istruzioni. In
- tal caso io la pregherei di telegrafarmi di urgenza i suoi
- ordini.
-
- _Avarna_.»
-
- «_Ambasciata Italiana_,
- Vienna.
-
- Roma, 27 ottobre 1890.
-
- (_Urgente_). Il fatto d'avere noi lasciato sussistere la _Dante
- Alighieri_, dovrebbe bastare di prova a codesto Governo che
- quella società non ha scopi politici, ma solamente letterari.
- Altrimenti sarebbe stata sciolta come sciogliemmo altri
- sodalizi. Voglia quindi dar corso alle mie istruzioni facendo
- conoscere anche quanto precede al signor Szögyeny.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Vienna, 28 ottobre 1890.
-
- Ho comunicato a Szögyeny i due telegrammi di V. E. relativi alla
- _Dante Alighieri_, esponendogli le varie considerazioni in essi
- svolte. Szögyeny mi ha detto che Kálnoky non aveva mancato di
- far conoscere a Taaffe il colloquio da esso avuto col R.
- Ambasciatore relativamente ai falsi apprezzamenti qui portati
- sopra la _Dante Alighieri_ e sopra l'onorevole Bonghi. Szögyeny
- ha aggiunto che, siccome il Ministero degli Affari Esteri non
- aveva alcuna azione diretta sul Presidente della Corte Suprema,
- egli si sarebbe oggi stesso recato d'urgenza dal Conte Taaffe
- per parlargli nel senso dei due telegrammi di V. E. da me
- comunicatigli, manifestandogli il desiderio di lei. Szögyeny mi
- ha detto che, a parer suo, la sentenza non conterrebbe alcuna
- cosa che potesse essere spiacevole al governo del Re e alla E.
- V.
-
- _Avarna_.»
-
-Le elezioni generali del dicembre 1890 venendo dopo un lungo periodo di
-agitazioni promosse dal partito radicale, furono per questo una grande
-sconfitta. Tra le felicitazioni giunte d'ogni parte a Crispi non
-mancarono quelle austriache. Il conte Nigra in un telegramma dell'11
-gennaio 1891, interessante anche perchè toccava altro argomento spinoso,
-si faceva eco delle felicitazioni di Francesco Giuseppe:
-
- «Ieri essendo a pranzo dall'Imperatore, S. M. si congratulò con
- me delle ultime elezioni in Italia e rese in termini calorosi
- testimonianza della fermezza e abilità con cui è condotta la
- politica interna ed esterna dell'Italia. Le ripeto le stesse
- frasi perchè l'Imperatore è in generale molto sobrio di
- apprezzamenti. Aggiunse che la Triplice alleanza costava
- sacrifici, ma che era riuscita ad ottenere il fine di preservare
- la pace in Europa. Passato il discorso alla questione economica
- spiegai a S. M. la vera ragione della prorogata facoltà di
- denunciare il Trattato vigente, che è di dare ai due Governi la
- possibilità di esaminare la nuova situazione quale uscirà dai
- negoziati in corso fra l'Austria-Ungheria e la Germania allo
- scopo di migliorare possibilmente il Trattato per ambo le parti.
-
- L'Imperatore s'informò poi con interesse del Re e della Regina.
- L'Imperatrice mi disse che era dolente di non avere avuto
- occasione nel suo viaggio in Italia di far visita alla Regina,
- della quale parlò nei termini i più lusinghieri e mi domandò se
- le sarebbe possibile visitarla altrove che a Roma.
-
- Io risposi che credevo che la Regina sarebbe stata per parte sua
- sempre felice d'incontrarsi coll'Imperatrice in qualunque luogo,
- ma che vi era qualche cosa più potente che la volontà dei Re e
- delle Regine, e questa era la pubblica opinione del paese, la
- quale non avrebbe approvato la visita altrove che a Roma.»
-
-E quando pel voto di dispetto del 31 gennaio 1891 Crispi fu lasciato
-andar via da chi avrebbe avuto dovere e interesse di mantenerlo al
-governo, il Cancelliere d'Austria-Ungheria telegrafava al suo
-ambasciatore a Roma, barone de Bruck, come segue:
-
- «5 febbraio 1891.
-
- Je prie V. E. de chercher sans tarder une occasion pour exprimer
- à Mr. de Crispi mes plus vifs regrets sur sa decision de se
- retirer et de lui dire que pendant tout le temps qu'il était au
- pouvoir, la manière loyale et caracteristique d'un homme d'état
- superieur avec laquelle il a su conduire d'une main énergique
- les affaires politiques, était d'un avantage inappreciable pour
- la cause de la paix européenne et pour les rapports entre nous
- et l'Italie.
-
- Je doute que l'Italie possède un autre homme d'état qui sache
- juger et mener les affaires intérieures et extérieures de son
- pays d'une façon aussi éminente que Mr. de Crispi, ce qui me
- porte à admettre qu'il ne se retirera pas de la scène politique
- sur laquelle il occupe un rôle aussi prépondérant.
-
- _Kálnoky_.»
-
-E l'organo della Cancelleria, il _Fremdenblatt_, dedicava
-all'avvenimento un articolo di fondo (4 febbraio) di cui riferiamo
-solamente le prime righe:
-
-«Con Francesco Crispi è caduto un grande ministro. Crispi è uno dei più
-eminenti fra i personaggi che nell'odierna Europa rappresentano una
-parte politica; è una figura sorprendente, caratteristica, superiore.
-Egli portò seco nella vita pubblica il temperamento del siciliano; uno
-spirito vivace e bollente, ma insieme avveduto, calcolatore, che in lui
-si accoppia a sommi talenti e ad una indomabile energia. È in questi
-ultimi anni che il mondo imparò a conoscere in quest'uomo, che
-fin'allora aveva sostenuta una parte soltanto nel ristretto cerchio
-della politica interna italiana, un personaggio singolare ed
-importante.»
-
-In dicembre 1893 Crispi riassunse il governo del paese nelle note gravi
-condizioni, e il barone de Bruck, tuttavia ambasciatore a Roma, fu tra i
-primi a recargli, coi suoi, i saluti del Cancelliere Kálnoky e i
-migliori augurii «pour la grande tâche» che si era addossata. E il conte
-Nigra, ancora da Vienna con le «sincere congratulazioni per il suo
-ritorno al potere» gli telegrafava:
-
- «Vostra Eccellenza avrà visto che la di Lei presenza al Governo
- è salutata con fiducia dall'opinione pubblica di questo paese,
- conforme a quello del Governo imperiale.»
-
-L'opera di Crispi per ristabilire l'ordine pubblico, turbato
-specialmente in Sicilia e in Lunigiana, era seguìta con simpatia anche
-in Austria; e quando in giugno 1894 l'energico ministro fu oggetto di un
-secondo attentato, quello di Paolo Lega che gli sparò contro a
-bruciapelo, fortunatamente senza colpirlo, il conte Nigra scrivendo al
-Ministro degli affari esteri attestava che il fatto aveva suscitato
-«l'indignazione contro l'assassino e la calorosa simpatia verso
-l'illustre patriotta italiano».
-
-Ma in ottobre di quell'anno, Crispi ebbe motivo di forte lagnanza contro
-il governo imperiale per un'ordinanza che imponeva agl'italiani
-dell'Istria l'uso delle iscrizioni e diciture anche in lingua croata,
-facendo nascere una grande agitazione in tutti i paesi austriaci di
-lingua italiana, la quale si ripercuoteva in Italia. Le difficoltà
-contro le quali Crispi lottava allora strenuamente erano così gravi, che
-la nuova vessazione austriaca l'irritò. Al conte Nigra egli scriveva in
-lettera privata:
-
- «Procediamo con difficoltà nel governo del paese, ma
- procediamo.... Giunge intanto inopportuno il movimento
- dell'Istria. Esso è argomento di agitazione per gli avversari
- del Governo.... L'Austria intanto avrebbe potuto essere più
- prudente. Impero poliglotta, la sua potenza verrebbe dal
- rispetto di tutte le nazionalità, delle quali si compone lo
- Stato. E poi parmi che mal cotesto Governo si fidi degli Slavi,
- i quali tengon fissi gli sguardi a Pietroburgo. Aggiungasi, che
- l'opera di annullare la lingua italiana nelle opposte sponde
- adriatiche è difficile, e con la violenza diviene impossibile. È
- più facile italianizzare gli Slavi, che slavizzare gl'Italiani.
-
- Cotesta politica, praticata prima del 1848, aveva la sua ragione
- d'essere. Oggi manca di scopo, perchè il Governo italiano
- mantiene lealmente l'amicizia col vicino Impero.
-
- Io non oso far proposte, ma se Ella potesse dire una buona
- parola a Kálnoky, farebbe opera saggia. Accordino agl'Italiani
- gli stessi diritti accordati alle altre nazionalità e
- conserveranno la pace all'Impero, e l'eco dei disordini non si
- ripercuoterà nella penisola nostra.»
-
-Come in passato, dopo aver fatto direttamente al governo austriaco le
-sue rimostranze, sul successo delle quali non poteva avere una fiducia
-assoluta per lo spirito tenacemente sospettoso di quell'ambiente
-governativo, Crispi chiese l'intervento a Vienna della potenza ch'era
-interessata alle buone relazioni italo-austriache, e si rivolse
-all'imperatore Guglielmo:
-
- «_Conte Lanza Ambasciatore d'Italia_,
- Berlino.
-
- Roma, 5 novembre 1894.
-
- La condotta del Governo austriaco nella Istria manca di ogni
- buon senso.
-
- L'Impero essendo poliglotta, è necessità di vita per esso
- rispettare tutte le nazionalità e specialmente l'italiana e la
- tedesca che sono le sole civili.
-
- La preferenza per gli slavi è a danno suo e a danno di tutti.
- Non devo nascondere che quella agitazione mette il Governo
- italiano in una difficile situazione e rende nel popolo sempre
- più antipatica la nostra alleanza con l'Austria, che non è punto
- amata nel paese.
-
- Io farò il mio dovere, ma non mi si ponga in condizione da
- essere obbligato a dimettermi.
-
- Vegga subito l'Imperatore e lo scongiuri ad interporsi perchè
- cessi cotesta questione delle lingue e si rispetti l'italiana
- come la slava.
-
- _Crispi_.»
-
-L'ambasciatore forse non indovinò l'animo di Crispi e gli parve che
-l'incarico che gli veniva dato non potesse eseguirsi con la rapidità
-richiestagli; certo, rispose in maniera che a Crispi parve accusasse
-tepidezza:
-
- «Non posso, naturalmente, vedere Imperatore quando voglio, ma
- devo aspettare propizia occasione, oppure chiedere udienza, cosa
- troppo insolita e lunga non essendo S. M. mai ferma.
-
- In tutti i modi, se non direttamente almeno per mezzo
- Cancelliere farò oggi pervenire orecchio S. M. Imperiale
- condizioni in cui politica Austria-Ungheria in Istria mette
- Italia.
-
- Non dubito S. M. Imperiale farà, come meglio potrà, pervenire
- consigli a Vienna.»
-
-Crispi replicò:
-
- «Dopo ventisette mesi che ella, generale del nostro esercito e
- ambasciatore, è di residenza a Berlino, mi stupisce che non
- abbia ottenuto il benefizio di vedere l'Imperatore tutte le
- volte che l'esigenza della politica internazionale possa
- richiederlo.
-
- Non posso nasconderle che il di lei telegramma è molto
- sconsolante.»
-
-A questo brusco rimprovero l'ambasciatore inviò telegraficamente le sue
-dimissioni. Crispi non le accettò: «Faccia il dover suo innanzi tutto e
-poscia vedrò come convenga provvedere». Ma nel mentre si svolgeva questa
-concitata corrispondenza, l'imperatore, informato, ordinava al conte
-Eulenburg, ambasciatore germanico a Vienna che si trovava in quei giorni
-a Berlino, di raggiungere subito la propria residenza e di dar consigli
-nel senso desiderato da Crispi e nell'interesse della saldezza
-dell'alleanza.
-
-Il 7 novembre l'ambasciatore di Germania a Roma, de Bülow, si recava a
-visitare Crispi per assicurarlo che l'imperatore aveva esaudito il di
-lui desiderio. Lo pregava altresì a nome del suo Sovrano di non
-accettare le dimissioni del Lanza. Il generale Lanza era molto stimato a
-Berlino e l'imperatore ne apprezzava il tatto e le qualità di perfetto
-gentiluomo. L'incidente fu risoluto come risulta dai seguenti
-telegrammi:
-
- «_S. E. Lanza_,
- Berlino.
-
- Stassera è venuto il signor De Bülow e mi ha pregato di non
- accettare le di lei dimissioni. Ha soggiunto che lasciando lei a
- Berlino avrei fatto un favore all'Imperatore. Ho risposto che
- giammai ebbi in mente di fare cosa sgradita all'augusto sovrano
- della Germania ed or dichiaro a lei che ciò mi è tanto più grato
- inquantochè il fatto mi assicura ch'ella potrà essere utile al
- nostro paese presso S. M. I. R.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Berlino, 8 novembre 1894.
-
- Ringrazio l'E. V. telegramma di questa notte, in seguito al
- quale metto naturalmente ogni decisione nelle sue mani.
-
- Segue lettera particolare.
-
- _Lanza_.»
-
- «_Generale Lanza Ambasciatore Italiano_,
- Berlino.
-
- Roma, 8 novembre 1894.
-
- Quello che a me preme è soltanto questo, ch'ella mi faccia
- conoscere i risultati delle sue pratiche di cui la incaricai col
- mio telegramma del giorno 5.
-
- _Crispi_.»
-
- «_S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Berlino, 11 novembre 1894.
-
- (_Riservato_). Avendo fatto esprimere a S. M. l'Imperatore mio
- desiderio di parlargli, Egli, che oggi era a Potsdam, mi mandò
- invito recarmi colà, e, cosa insolita, in giornata di festa. Mi
- trattenne varie ore nel circolo di famiglia. Gli ripetei le cose
- fattegli esporre dal Cancelliere. S. M. mi ha tenuto presso a
- poco seguente discorso:
-
- «Dite a Crispi che ammiro energia che spiega in servizio del Re
- e della Patria rispetto patti internazionali. Deploro vivamente
- difficoltà che gli suscita condotta Governo austro-ungarico in
- Istria, come ne suscitò a me nelle provincie polacche. Vi ho
- fatto già comunicare ordine che ho personalmente dato mio
- ambasciatore a Vienna. Insisterò in quel senso, dolente non
- potere, come vorrei, agire direttamente verso l'Imperatore
- Austria, dal quale non soffrirei menomo accenno a mie cose
- interne e al quale, quindi, non posso toccare argomento sua
- politica interna. Continuerò, però, a fare quanto sta in me per
- mettere Governo austro-ungarico in guardia contro pericoli che
- la sua condotta verso nazionali italiani può fare correre
- saldezza alleanza.
-
- _Lanza_»
-
- «_Conte Lanza Ambasciata Italiana_,
- Berlino.
-
- Roma, 12 novembre 1894.
-
- La ringrazio del telegramma di stanotte, il quale mi prova che
- io non avevo torto quando la spinsi a vedere l'Imperatore. Ella,
- soldato e patriotta, mi comprende e spero che sempre andremo di
- accordo.
-
- Faccia arrivare allo Imperatore l'espressione dei miei
- sentimenti di gratitudine e vedendolo o scrivendogli manifesti a
- S. M. I. R. che la tranquillità delle provincie italiane dello
- Impero austriaco è necessaria alla sicurezza dell'alleanza.
-
- _Crispi_.»
-
-È fuori di dubbio che facendo una politica interna severa e leale,
-Crispi potè ottenere dall'Austria tutto quello che era possibile,
-costringendo la stessa Cancelleria dell'Impero a temperare prevenzioni e
-sistemi di polizia inveterati del governo austriaco. Quando il conte
-Kálnoky giunse alla fine della sua carriera, abbandonando l'eminente
-posizione tenuta durante i due periodi del governo di Crispi, espresse
-al conte Nigra il giudizio ch'è riferito qui appresso:
-
- «_S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Vienna, 18 maggio 1895.
-
- _Caro signor Presidente_,
-
- Il conte Kálnoky, nel prendere oggi congedo da me, mi incaricò
- espressamente di farle sapere come esso porti il migliore
- ricordo delle relazioni ufficiali e personali che ebbe con Lei.
- Egli rese in termini commossi testimonianza della lealtà di
- procedere del Governo da Lei diretto verso Austria-Ungheria, e
- degli eminenti servizii che Ella rese e rende alla causa della
- Triplice Alleanza, e a quella, che ne dipende, della
- pacificazione europea, mediante la sua autorevole e ferma azione
- all'interno e all'estero. «L'Imperatore, mi disse egli, divide
- con me questo modo di vedere e posso assicurarvi che il mio
- successore, interprete della volontà del suo sovrano, seguirà
- verso l'Italia le tradizioni di amicizia sincera e di fiducia
- reciproca, che formano uno dei principali legati della mia
- successione».
-
- Compio l'incarico affidatomi scrivendole queste proprie parole
- del conte Kálnoky, e aggiungendo soltanto che esse hanno tanto
- maggior valore, quanto più grande è, per indole, la riserva in
- chi le pronunziò nell'abbondare in dimostrazioni di tal natura.
-
- Voglia credermi, come le sono di cuore,
-
- Dev.mo amico
- _Nigra_.»
-
-
-
-
- ITALIA E FRANCIA.
-
-
-
-
- _Capitolo Quinto._ -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896.
-
-
-L'ambiente e gli statisti in Francia. -- Gli ambasciatori De Moüy e
-Mariani e il ministro Spuller. -- Come fu ricevuto il signor Billot. --
-La sua _azione conciliante_. -- Il varo della _Sardegna_ e la mancata
-visita della squadra francese alla Spezia. -- Illusioni francesi su
-l'on. di Rudinì. -- La Triplice alleanza rinnovata. -- Secondo Ministero
-Crispi. -- Strascico dei fatti di Aigues-Mortes. -- Politica di
-conciliazione. -- Una missione segreta di Maurizio Rouvier. --
-Corrispondenza dell'ambasciatore Ressman. -- Il richiamo di Ressman e le
-sue vere ragioni.
-
-
-Sino al 1890 le relazioni franco-italiane erano state difficili.
-L'ostilità della Francia per la nostra alleanza con la Germania si era
-manifestata in tutti i modi e in tutti i campi, cagionando incidenti che
-avevano sempre più rafforzato la posizione dell'Italia in Europa e
-stretto i vincoli che la legavano ai due imperi centrali pel trattato
-rinnovato il 20 maggio 1887.
-
-Deve però riconoscersi che nella lotta accanita che il governo francese
-aveva fatto ad ogni interesse italiano, gli uomini erano stati talvolta
-sospinti agli eccessi dall'ambiente, esagitato da una stampa che non
-ignorava alcuna intemperanza. L'ambasciatore conte de Moüy, ponendo fine
-alla sua missione a Roma, scriveva privatamente a Crispi, da Parigi, il
-6 aprile 1889:
-
- «J'avais à Rome la conviction d'avoir obtenu votre sympathie et
- votre estime: vous avez toujours compris, au cours des affaires
- que j'ai été chargé de suivre, _combien souvent ma tâche m'était
- pénible, et combien aussi je m'efforçais d'y apporter de
- conciliation et cordialité_.... Je n'oublierai jamais nos
- derniers entretiens qui m'ont si vivement ému; mon eloignement
- de Rome a été la grande douleur de ma vie diplomatique.»
-
-Il de Moüy era stato il rappresentante di una politica irritante che nel
-1888 s'impersonò nel ministro Goblet, del quale lo stesso de Moüy
-scrisse in un suo libro[26] ch'era «mal preparé, par son caractère raide
-et irascible, au maniement des choses diplomatiques qu'il traitait pour
-la première fois; on lui reprochait ses opinions anguleuses et son style
-peu engageant».
-
- [26] Cfr. _Souvenirs et causeries d'un diplomate_. Paris, Plon, 1909,
- pag. 257-258.
-
-E. Spuller, che succedette al Goblet come ministro degli affari esteri
-(febbraio 1889) e il Mariani che venne a Roma dopo il richiamo del de
-Moüy, non riuscirono ad agire contro la corrente ostile che in Francia
-travolgeva tutti,[27] ma non si astennero da dichiarazioni ch'erano la
-condanna di quell'ostilità senza misura.
-
- [27] Per la storia della interruzione delle relazioni commerciali
- franco-italiane è interessante conoscere anche il seguente
- telegramma 7 marzo 1889 dell'ambasciatore Menabrea:
-
- «(_Riservato_). A mente del telegramma quattro corrente informai
- ieri il sig. Spuller delle favorevoli disposizioni di V. E. per
- aprire nuove trattative, se non per un trattato di commercio,
- almeno per un accordo circa un «modus vivendi» proprio a
- migliorare i rapporti di commercio dei due paesi conformemente a
- quanto si era fatto con la convenzione del 15 gennaio 1879.
- Spuller si mostrò disposto a secondare le mire di V. E. nei limiti
- del possibile senza dover ricorrere al Parlamento che diventa ogni
- giorno più protezionista, se non per convinzione, per ragioni
- elettorali. Spuller mette però per condizione ai nuovi accordi per
- il commercio che questi siano subordinati alla regolarizzazione
- della questione tunisina. Al che io risposi che le due questioni
- erano del tutto distinte e che io non aveva mandato per trattare
- quella riflettente Tunisi; che tuttavia avrei informato V. E. di
- questa esigenza. Spuller tosto mi rispose non intendere che l'una
- fosse subordinata all'altra, ma che fossero trattate
- simultaneamente. Non credetti dover insistere su quell'argomento;
- mi limitai a ricordare al sig. Spuller i precedenti della nostra
- posizione in Tunisia di fronte al protettorato che vi si è
- attribuito la Francia. Da quell'inaspettata esigenza del sig.
- Spuller io vedo comparire di nuovo la medesima influenza che ci
- prometteva un aiuto per occupare definitivamente Tripoli in cambio
- di alcune nostre concessioni a Tunisi. Quel sistema rimonta al
- sig. Ferry quando, per ben due volte, ci offriva l'aiuto della
- Francia per occupare la Tripolitania alla condizione di rinunziare
- ai nostri diritti in Tunisia.
-
- Scriverò a V. E. risposta ufficiale sul colloquio, nel quale
- Spuller si mostrò assai benevolo, ma però obbediente ad una
- pressione.
-
- _Menabrea._»
-
-Nel diario dei ricevimenti diplomatici di Crispi, sotto la data del 5
-gennaio 1890 è scritto:
-
- «Il signor Mariani mi legge una lettera dello Spuller. Il
- ministro scrive all'ambasciatore di dirmi ch'egli è rimasto
- sensibile alle parole da me pronunziate in Parlamento in
- occasione della legge che aboliva le tariffe differenziali.
- Incaricò quindi il Mariani di volermi ringraziare.
-
- Lo Spuller desidera che le relazioni fra i due paesi divengano
- cordiali, ed egli farà tutto il possibile perchè le cose
- migliorino nel campo economico.
-
- Il Mariani mi lesse una lettera fatta da lui a Spuller contro il
- corrispondente dell'_Havas_ in Roma. Egli ne rileva il contegno
- strano, e fa considerare al suo ministro come cotesto sia un
- metodo che non può riuscire a vantaggio dei due paesi.
-
- Il signor Lavallette, oltre essere qui per l'_Havas_, è qui pel
- _Matin_, di cui tutti riconoscono il contegno ostile all'Italia.
- Il Mariani vorrebbe che il detto individuo servendo un'agenzia
- semi-ufficiale, lasciasse di collaborare in un giornale a noi
- nemico.»
-
-Lo stesso Spuller, ricevendo il 10 ottobre precedente l'ambasciatore
-italiano a Parigi, aveva inveito «in termini violentissimi» contro il
-giornalismo francese,[28] e il 4 dicembre seguente non aveva taciuto al
-generale Menabrea i suoi sentimenti:
-
- [28] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 344.
-
- «Parigi, 5-12-1889, ore 2.10 s.
-
- Il telegramma del 1.º corr. che mi riferisce la conversazione di
- V. E. col Mariani, venne da questi confermato allo Spuller, il
- quale me ne espresse ieri la di lui viva soddisfazione. Egli mi
- disse essere vivamente contrastato da un partito che lo vorrebbe
- rovesciare coll'accusarlo di mostrare troppa condiscendenza
- verso l'Italia a detrimento della Francia stessa. Cionondimeno
- egli non tralascerà di lavorare attivamente per migliorare i
- rapporti fra i due paesi e stabilire fra loro un _modus
- vivendi_, proprio a soddisfare i rispettivi interessi. Un
- violento articolo del _Figaro_ di oggi si fa interprete dei
- sentimenti ostili che sono tuttora attizzati contro l'Italia;
- tuttavia, contro il gruppo opposizionista, che ci è il più
- contrario, sorge un nuovo gruppo assai più mite, capitanato da
- Léon Say, che propugna una politica economica più liberale!
-
- _Menabrea_.»
-
-Il signor A. Billot, nominato dallo Spuller ambasciatore a Roma alla
-morte del Mariani, aveva ricevuto istruzioni di adoperarsi ad «appianare
-ogni screzio». Egli ha narrato in un libro[29] non scevro di
-prevenzioni, di errori e di reticenze, le vicende della vita politica
-italiana dal 1881 al 1899. Appena giunto fu informato che il giorno
-precedente erano stati espulsi dall'Italia i corrispondenti
-dell'_Agenzia Havas_ e del _Figaro_ (uno, il Lavallette, era appunto
-quello la cui condotta era stata biasimata dal Mariani) e cotesto atto
-di rigore gli fece cattiva impressione, sebbene contemporaneamente fosse
-stato espulso anche un giornalista tedesco.[30] Il Billot manifesta
-ingenuamente con quale animo mettesse il piede in Roma raccogliendo la
-malignità che non fosse estraneo alla decisione di Crispi il fatto che
-quei giornalisti avevano annunziato il fallimento «d'une banque
-particulière, à la prospérité de laquelle Crispi, disait-on, avait des
-motifs de s'intéresser. C'en était assez pour motiver leur
-expulsion!»[31]
-
- [29] _La France et l'Italie. Histoire des années troubles._ Paris,
- Plon, 1905.
-
- [30] Il Sindacato della Stampa parigina mandò una sua delegazione a
- reclamare presso il ministro degli affari esteri, Ribot, contro
- quella misura di rigore adottata dal governo italiano. Ribot
- dovette rispondere non esservi luogo ad azione diplomatica; ma
- ricevendo il Ressman, incaricato d'affari d'Italia, lo intrattenne
- sulle circostanze nelle quali avvenne l'espulsione del
- corrispondente dell'_Agenzia Havas_. Il Ressman rispose che da
- lungo tempo erano state segnalate al governo francese le tendenze
- ostili di quel corrispondente e che ogni avvertenza essendosi
- dimostrata inutile, la misura di rigore s'imponeva; soggiunse per
- parte sua esser più di quei calunniatori pagati degni di
- compatimento i numerosissimi italiani che giornalmente e d'un
- tratto, per condanne lievissime, si espellevano dalla Francia dopo
- lunghi anni di residenza, lasciando le loro famiglie nella
- miseria.
-
- [31] _Ibid._, pag. 177.
-
-Il nuovo ambasciatore chiese udienza e fu ricevuto il giorno stesso del
-suo arrivo. L'on. Crispi informava di cotesta visita l'ambasciata a
-Parigi col seguente telegramma:
-
- «_Ambasciata Italiana_,
- Parigi.
-
- Roma, 13 aprile 1890.
-
- Il signor Billot è giunto questa mattina; mi ha subito domandato
- udienza e l'ho ricevuto alle cinque.
-
- Mi narrò le vicende della sua nomina, spiegando il ritardo della
- sua venuta a Roma. Disse aver esposto a Ribot ciò che si
- proponeva di dire a Spuller quanto alla sua linea di condotta
- verso l'Italia: circa la politica coloniale italiana, non
- intralciare la nostra espansione; circa la questione tunisina
- far sì che gli Italiani dovessero trovarsi nella Reggenza ed
- esservi trattati come a casa loro. Su tutte le altre questioni
- disse proporsi di procedere amichevolmente per appianare ogni
- screzio, nel quale compito la via gli era stata facilitata da
- Mariani, alla cui memoria era grato. Gli dissi, a mia volta, che
- ero animato da intenzioni identiche alle sue; che la stampa
- francese non ci era amica, il che non mi impedisce di amar la
- Francia, di amarla anzi come un francese, senza cessare di
- essere conscio dei doveri che mi impone la mia qualità di
- Ministro, ossia di difensore degli interessi italiani. Gli
- ricordai che ho trovata la Triplice Alleanza fatta e che da uomo
- onesto devo esservi fedele. Gli dissi che mi si imputavano colpe
- che non sono mie, come gli incidenti di Firenze e di Massaua,
- nei quali la ragione era nostra, come tutta Europa riconobbe.
- Gli narrai come nel 1877, essendo non ministro, ma presidente
- della Camera, fossi andato a Berlino ed a Gastein per vedervi il
- Principe di Bismarck, con cui avevo già rapporti; come, per
- andarvi, fossi passato per Parigi e là avessi veduto Gambetta;
- come Gambetta mi avesse pregato di far aperture a Bismarck in
- vista di un disarmo; come, tornando dalla Germania, fossi
- nuovamente passato da Parigi ed avessi riferito a Gambetta, a
- Emilio di Girardin e ad altri quanto avevo detto ed udito, e
- che, circa al disarmo, Bismarck lo avrebbe desiderato, ma non lo
- riteneva possibile. Soggiunsi che, venuto al potere, il mio
- desiderio e la mia speranza erano stati di poter servire di
- tratto d'unione tra la Francia e la Germania e di curare che la
- Triplice Alleanza non riuscisse alla Francia di pregiudizio; che
- queste erano tuttora le mie intenzioni e che egli mi troverebbe
- sempre disposto a far tutto il possibile per riavvicinare
- maggiormente l'Italia alla Francia, a cui sarebbe follìa voler
- muovere guerra e che, come ogni italiano, considero necessaria
- all'Europa ed al nostro paese, per la sua posizione geografica,
- per le sue tradizioni, per la sua affinità con noi, ecc. Ho
- trovato nel signor Billot una persona ammodo e simpatica, e
- credo non errare dicendo che ci lasciammo egualmente soddisfatti
- l'uno dell'altro.
-
- _Crispi_.»
-
-In realtà la politica francese verso l'Italia non accennò a mutare
-sebbene Crispi non tralasciasse occasione di manifestare le sue
-intenzioni amichevoli, e l'ambasciatore Billot non fece nulla per
-eliminare gli screzi, non solo, ma s'impose il compito ch'egli stesso
-confessa nel suo libro:
-
-«Le discours de Florence[32] laissait l'impression générale que Crispi
-était plus que jamais convaincu de la nécessité de la Triple-Alliance et
-décidé dès lors à en renouveler les engagements à l'échéance ou même
-auparavant.... Tant que Crispi resterait aux affaires, notre diplomatie
-n'aurait qu'à s'appliquer patiemment, par une _action conciliante, à
-faciliter l'évolution_ que les intérêts réussiraient sans doute à
-déterminer avec le temps.»[33]
-
- [32] Dell'8 ottobre.
-
- [33] _Ibid._, pag. 248.
-
-_L'azione conciliante_ fu dimostrata dalla diplomazia francese in tutte
-le questioni che si presentarono, a cominciare dalla conferenza
-anti-schiavista di Bruxelles, dove non si prese la pena di dissimulare
-il suo astio per la posizione che l'Italia aveva acquistato in Etiopia;
-e quanto a _facilitare l'evoluzione_, il Billot non esitò a ricorrere a
-mezzi poco corretti, dei quali Crispi si lagnava nel seguente telegramma
-del 12 novembre 1890:
-
- «_General Menabrea Ambasciata Italiana_,
- Parigi.
-
- Il Governo francese, continuando le tradizioni della prima
- Repubblica, fa propaganda repubblicana in Italia, spendendo
- danari per la stampa ostile a noi. Al palazzo Farnese vanno
- continuamente a confabulare giornalisti nemici della Monarchia e
- da parecchi mesi vengono da Parigi emissarii a scopo di favorire
- coloro che combattono le istituzioni. Ultimamente è venuto anche
- il signor _M...._ della _P...._ il cui contegno fu assai
- biasimevole.
-
- La mia condotta corretta, irreprensibile verso i Bonaparte
- congiunti della nostra famiglia reale, quando le discordie
- politiche in Francia erano ardenti, prova che io non uso di armi
- insidiose contro il Governo della Repubblica.»
-
-Il Billot, naturalmente, afferma che il governo italiano non secondasse
-il desiderio del governo francese di rannodare relazioni di benevolenza
-e di affari, e cita, a prova della sua asserzione, l'incidente del varo
-della _Sardegna_.
-
-Il varo di questa corazzata -- egli racconta -- doveva farsi a Spezia
-nella seconda metà del settembre; i giornali italiani avevano annunziato
-che probabilmente vi avrebbe assistito il Re. Il ministero francese
-volendo ricambiare la visita a Tolone di una squadra italiana, fatta in
-occasione della presenza colà del Presidente della Repubblica, «decise
-prontamente» di mandare a Spezia, per ossequiare il Re Umberto, una
-squadra francese; e il 28 agosto l'ambasciatore di Francia fece analoga
-comunicazione alla Consulta, domandando quale fosse la data fissata pel
-varo. Ma Crispi si affrettò a rispondere «qu'il ne croyait pas que sa
-Majesté eût l'intention» di recarsi alla Spezia e tre giorni dopo faceva
-pubblicare dall'Agenzia Stefani il seguente comunicato:
-
- «Spezia, 31 agosto.
-
- Il varo della _Sardegna_ avrà luogo il 21 settembre.
-
- S. M. il Re, dovendosi trovare in quel tempo a Firenze per
- assistervi, come fu già annunziato, all'inaugurazione del
- monumento di Re Vittorio Emanuele, ha delegato a rappresentarlo
- al varo della _Sardegna_ S. A. R. il Duca di Genova.»
-
-Il Billot nel trascrivere questo comunicato salta le parole «come fu già
-annunziato». E registra tutte le ipotesi che furono fatte in Francia e
-in Italia per spiegare «la decisione improvvisa di Crispi», mostrandosi
-incerto se credere a quella che accennava al proposito di evitare un
-avvenimento favorevole al ravvicinamento franco-italiano per non fare
-dispiacere alla Germania, o all'altra che si riferiva a considerazioni
-di politica interna. Comunque, egli conclude, «personne n'hésitait à en
-rejeter sur Crispi la responsabilité exclusive».
-
-La verità non è quella narrata dal Billot. Il governo italiano sarebbe
-stato lieto dell'atto di cortesia della Francia, ed era assurdo credere
-altrimenti, dopochè l'Italia aveva spontaneamente per la prima mandato
-una squadra a Tolone. Quello che dispiacque al Re fu la discussione
-fatta dalla stampa francese circa l'opportunità di quell'atto,
-discussione nella quale l'idea della visita era stata aspramente
-criticata, e, come allora soleva, le ingiurie all'Italia e al suo Re
-erano state dispensate a piene mani.
-
-Quando il governo francese annunziò la sua decisione, questa era passata
-attraverso tali dissensi che aveva perduto il profumo della spontaneità;
-non era la prima volta che i giornali rendevano un cattivo servizio alla
-politica della Francia. E fu proprio il Re, senza alcun suggerimento di
-Crispi, che decise di non recarsi al varo della _Sardegna_. Infatti è
-del 27 agosto -- e non del 28, come narra il Billot -- la domanda che
-questi fece alla Consulta, e porta la data del 27 il seguente
-telegramma:
-
- «_S. E. generale Pallavicini, primo aiutante di campo di
- S. M._
- Montechiari.
-
- Ambasciatore di Francia mi ha fatto chiedere epoca nella quale
- S. M. il Re si troverebbe alla Spezia, accennando intenzione suo
- Governo di mandarvi parte squadra francese per ossequiare la
- Maestà Sua. Attendo gli ordini di S. M, per la risposta da dare
- al signor Billot.
-
- _Crispi_.»
-
-Questo telegramma era appena partito quando giunse a Crispi una lettera
-del Rattazzi, ministro della real Casa, datata da Montechiari, 26
-agosto, nella quale riferiva in questa guisa la volontà del Re:
-
- «I giornali francesi continuano a discorrere della visita della
- squadra francese alla Spezia in occasione del varo della
- _Sardegna_. Per norma di V. E., è intenzione di S. M. di
- astenersi dall'assistere al varo della _Sardegna_.»
-
-Crispi approvò la decisione del Re di non recarsi alla Spezia, ne fece
-avvertito il Billot e telegrafò a Parigi il 28:
-
- «_Ambasciata Italiana_,
- Parigi.
-
- Ringraziando il signor Ribot della cortese intenzione, Ella può
- prevenirlo -- quando le occorra vederlo -- che S. M. il Re non è
- per recarsi alla Spezia per il varo della _Sardegna_, nè che a
- tale gita potrebbero offrire occasione le manovre della nostra
- flotta, essendo queste terminate.
-
- _Crispi_.»
-
-Il ritiro dell'on. Crispi dal governo pel voto parlamentare del 21
-gennaio 1891, se fu salutato unanimemente dalla stampa francese come un
-fausto avvenimento, non migliorò punto la condotta della Francia verso
-l'Italia. Non era da attendersi il ritorno immediato ai rapporti
-commerciali convenzionali tra i due paesi, poichè sussisteva nel
-protezionismo dominante in Francia l'ostacolo che aveva reso
-impossibile, al principio del 1888, la stipulazione di un nuovo trattato
-di commercio; ma una prova di migliori disposizioni e un incoraggiamento
-alla presunta francofilia del Ministero Rudinì poteva esser data con la
-rinunzia alle tariffe differenziali che Crispi aveva abolito, per parte
-nostra, sin dal 1.º gennaio 1890. La Francia, in fondo, attraverso
-Crispi, aveva combattuta l'Italia perchè alleata con la Germania, e non
-era disposta a contentarsi delle dichiarazioni amichevoli del nuovo
-gabinetto italiano, come non si era arresa alle ripetute dichiarazioni
-amichevoli di Crispi; essa esigeva che l'Italia si ritirasse dalla
-Triplice alleanza. E il suo ambasciatore a Roma aspettava fidente la
-scadenza del trattato, cioè il 20 maggio 1892:
-
- «Si M. Rudinì s'abstenait, par une réserve bien explicable, de
- manifester ses intentions relativement à la prolongation de la
- _Triplice_, divers motifs permettaient de supposer qu'il était,
- au fond, d'accord avec ceux qui désiraient, à l'échéance, rendre
- à l'Italie sa complète liberté d'action.»[34]
-
- [34] _Ibid._, pag. 287.
-
-Ma l'illusione non fu di lunga durata; l'on Rudinì, che aveva chiamato
-alla Consulta come suo collaboratore il conte d'Arco, anti-triplicista
-dichiarato, dopo qualche mese di ambiguità rinnovò (giugno 1891) il
-trattato che aveva ancora quasi un anno di vita.
-
-Rinnovato il trattato del 1887 senza portarvi alcuna modificazione.
-l'on. Rudinì iniziò quella politica «in partita doppia» il cui primo
-effetto fu di alienarci l'appoggio incondizionato degli alleati, senza
-disarmare l'inimicizia della Francia. L'unico vantaggio raggiunto da
-questa politica fu di mitigare il linguaggio della stampa francese; ma
-lo spirito pubblico in Francia non mutò a nostro riguardo, e i
-deplorevoli eccessi di Aigues-Mortes lo dimostrarono. Perchè i nostri
-vicini d'oltre Alpi ci guardassero con occhio meno arcigno, l'Italia
-dovette abbandonare senza compensi la difesa dei suoi diritti in
-Tunisia, e fu l'on. Rudinì che si assunse questa responsabilità tra il
-primo e il secondo suo ministero, con la rinunzia al nostro veto per le
-fortificazioni di Biserta e con le convenzioni italo-tunisine del 28
-settembre 1896.
-
-Sembra che facesse dippiù. Il 13 ottobre 1891 il signor Giers,
-Cancelliere russo, trovandosi di passaggio in Italia fu invitato dal Re
-Umberto a recarsi a Monza. Presente al colloquio era il marchese di
-Rudinì. Si discorse della situazione politica europea e della necessità
-di adoperarsi al mantenimento della pace. Il Re avrebbe detto al barone
-Blanc che si sarebbe convenuto in quell'incontro l'intervento della
-Russia in nostro favore, ove mai avvenisse un _casus foederis_. Non si
-comprende bene la possibilità di un tale intervento se non supponendo
-che l'Italia, offesa dalla Francia, rinunziasse al _casus foederis_ in
-vantaggio dei suoi alleati, o che questi facessero altrettanto nel caso
-che il _casus foederis_ si verificasse nel loro interesse. Nell'un caso
-o nell'altro la Russia interverrebbe come mediatrice e sarebbe l'arbitra
-della pace in Europa. Ma è da osservarsi che si sarebbe fatta astrazione
-dall'importanza del litigio, e la pacificazione sarebbe sempre a danno
-del più debole.
-
- ----
-
-Crispi compose il suo secondo ministero in dicembre 1893, all'indomani
-dei tristi fatti di Aigues-Mortes, dove molti operai italiani erano
-stati uccisi o feriti determinando in Italia un vivo risentimento,
-accresciutosi dipoi pel verdetto della Corte di Angoulême che assolse
-gli uccisori. Si presentò subito una questione delicata per l'indennità
-dovuta alle vittime o alle loro famiglie. Il governo francese si
-dichiarò pronto a presentare alle Camere un progetto di legge pel
-pagamento della somma di 420 000 franchi, ma esigeva che anche da parte
-del governo italiano si riconoscesse dovuta una indennità di 30 000
-franchi ai cittadini francesi residenti in Italia, i quali erano stati
-danneggiati durante le dimostrazioni popolari provocate da quei fatti.
-Cotesta esigenza era ingiustificata, e senza precedenti; tuttavia, per
-troncare l'increscioso incidente, Crispi ordinò che i 30 000 franchi
-fossero pagati, senza indagare circa l'esistenza degli asseriti danni.
-
-L'emozione prodotta in Italia per le manifestazioni di odio che avevano
-determinato e accompagnato le uccisioni di Aigues-Mortes, dette
-occasione al governo francese ad apprestamenti militari alla frontiera
-italiana. E quando Crispi fu obbligato, appena ripreso il potere, a
-richiamare una classe sotto le armi e a rimandare in Sicilia navi della
-R. Marina, che aveva dapprima richiamate, per ristabilire l'ordine
-pubblico gravemente compromesso, la stampa francese volle vedere in
-quelle misure nientemeno che i prodromi di una prossima dichiarazione di
-guerra! L'ambasciata d'Italia a Parigi riferiva che la nuova campagna
-giornalistica suscitava inquietudini anche nei circoli parlamentari
-francesi, e Crispi dovette far dire direttamente e per mezzo delle
-Cancellerie delle potenze amiche che quelle inquietudini erano davvero
-assurde e quasi puerili.
-
-Il 19 marzo 1894 il duca di Cambridge, il venerando capo dell'esercito
-britannico, trovandosi di passaggio a Madrid, esprimeva all'ambasciatore
-Maffei la profonda impressione che aveva ricevuto osservando sulla
-frontiera franco-italiana alle Alpi marittime «uno straordinario aumento
-di truppe in pieno assetto di guerra» come se quel paese, da Cannes a
-Ventimiglia, «fosse attualmente oggetto di una occupazione militare».
-
-Il portafoglio degli affari esteri era stato affidato al barone Blanc,
-già ambasciatore a Costantinopoli e bene al corrente della situazione
-internazionale. La Francia, come si è detto, stava tuttavia in armi,
-mentre le relazioni con la Germania, l'Austria-Ungheria e l'Inghilterra,
-da ottime che erano state sino al 1891, si erano fatte tepide durante i
-tre anni seguenti. Pur cercando, per quanto era possibile, di rinnovare
-la intimità che aveva dato eccellenti risultati governando in Germania
-il principe di Bismarck, l'on. Blanc volle fare il tentativo di troncare
-la politica di dispetti della Francia, mostrandole il sincero desiderio
-nostro di amicizia.
-
-Occorreva per ciò un ambasciatore di grande autorità a Parigi, e l'on.
-Blanc ebbe l'idea che cotesto rappresentante potesse essere il conte
-Nigra, il quale si trovava a Vienna, ed era stato ambasciatore in
-Francia per lunghi anni, sotto l'Impero e anche con la Repubblica, sino
-al 1876. La corrispondenza che segue fa testimonianza del proposito del
-Blanc, cui non mancò l'appoggio di Crispi:
-
- «_Conte Nigra Ambasciata Italiana_,
- Vienna.
-
- Roma, 18-3-1894.
-
- (_Personale_). D'accordo col Presidente del Consiglio, La prego
- rendere un grande servizio al Re e al Paese accettando di
- ritornare a Parigi. Conoscendo il Suo alto patriottismo sono
- convinto che nessuna considerazione secondaria la farà esitare,
- potendo Ella meglio di chicchessia assecondarci in una opera di
- pacificazione che richiede speciale autorevolezza. Pensi alle
- gravi circostanze del Paese che più che mai domandano
- l'incondizionata abnegazione già da Lei tante volte dimostrata
- per il bene pubblico.
-
- _Blanc._»
-
- «_S. E. Blanc_,
- Roma.
-
- Vienna, 18-3-1894.
-
- (_Personale_). Se fossi persuaso che la mia presenza a Parigi
- potesse giovare all'opera di pacificazione che è nelle
- intenzioni del R. Governo, non esiterei, malgrado ogni
- convenienza personale, ad accettare la proposta fattami in
- termini così lusinghieri; ma io sono convinto che i miei
- precedenti ben noti devono precludermi per sempre l'ambasciata a
- Parigi. Le ricorderò che questi stessi precedenti impegnarono il
- Ministero Depretis nel 1876 a richiamarmi da quel posto. In tale
- convinzione, debbo ricusare un incarico che io so positivamente
- di non potere disimpegnare. Ho poi qualche ragione di credere
- che il mio trasloco farebbe cattiva impressione qui dove la mia
- azione sembra essere apprezzata. Non insisto su quest'ultimo
- motivo non avendo io la presunzione di credere che altri non
- possa fare in questo posto quanto io fo. Insisto invece sulla
- mia incompatibilità a Parigi, circa la quale la mia convinzione
- è inconcussa.
-
- _Nigra_.»
-
- «_Conte Nigra Ambasciata Italiana_,
- Vienna.
-
- 19-3-94.
-
- (_Personale_). Sua accettazione avrebbe alto valore di
- confermare programma suo e del Conte Kálnoky che alleanze
- pacifiche sono conciliabili con buone relazioni con Francia come
- con Russia. Suo rifiuto porrebbe in gran dubbio possibilità di
- tale programma.
-
- Il Governo, giudice delle necessità attuali, deve insistere nel
- fare appello al suo patriottismo ed alla sua deferenza ai
- desideri di Sua Maestà.
-
- _Crispi_.»
-
- «_A S. E. Crispi_,
- Roma.
-
- Vienna, 19-3-1894.
-
- (_Personale_). Il programma cui Ella accenna può e dev'essere
- tentato, ma appunto perchè l'esito è difficile e dubbio conviene
- scegliere per un tale tentativo la persona adatta. Io non sono
- questa persona e i miei precedenti mi rendono incompatibile col
- posto di Parigi. Voglia farmi l'onore di credermi perchè so
- positivamente ciò che le affermo. Sarei lieto se potessi
- impiegare le forze che mi restano nel modo desiderato dal Re e
- da Lei, ma il mio ritorno a Parigi è da me considerato come una
- impossibilità storica e morale e nuocerebbe anzichè giovare
- all'attuazione del programma che si ha in vista. Scrivo questo
- all'amico più che al ministro. La prego di non insistere e di
- non rendermi più dolorosa la necessità in cui Ella mi mette di
- negarle qualche cosa. Io la servo qui con fedeltà e devozione e
- amo credere con soddisfazione dei due Governi.
-
- _Nigra_.»
-
-Il proposito del ministero Crispi di migliorare le relazioni
-franco-italiane era ben accetto a taluni uomini politici influenti della
-Francia, quali Léon Say e Maurizio Rouvier, ex-ministri.
-
-In aprile il Rouvier venne segretamente a Roma, ed ebbe due colloqui con
-Crispi, il 14 e il 16 di quel mese, nei quali fu convenuta un'azione
-simultanea a Parigi per indurre il governo francese e la stampa parigina
-a cooperarsi per un riavvicinamento tra le due nazioni, il quale avrebbe
-avuto per base la riattivazione dei rapporti commerciali mediante la
-concessione reciproca della condizione della nazione più favorita, e la
-cessione della ferrovia Tunisi-Goletta alla Francia. Naturalmente, il
-primo ostacolo da superarsi era l'ostilità dell'opinione pubblica
-francese, della quale era schiavo il governo, presieduto allora dal
-signor Casimir-Perier. Questi, informato dal Rouvier dei colloqui avuti
-con Crispi, si dichiarò favorevole in massima; disse anzi al suo
-interlocutore: «la politica che noi seguiamo non ha altro risultato che
-di _éterniser et aggraver la Triplice_, la quale non è causa, ma
-conseguenza dei malintesi. «E aggiunse che se a stipulare un accordo
-poteva rattenerlo prima la considerazione ch'esso avrebbe rafforzato la
-posizione di un uomo considerato in Francia come gallofobo, doveva ora
-convenire che tale prevenzione era vinta dal procedere leale di Crispi e
-riconoscere che questi poteva fare in Italia ciò che altri non avrebbe
-potuto, nè osato. Circa l'accordo commerciale il Casimir-Perier disse
-che la corrente protezionista in Francia aveva ecceduto i limiti, e che
-v'era qualcosa da fare per modificare un indirizzo anche politicamente
-nocivo; ma che temeva l'opposizione dei meridionali per i vini. Concluse
-che era necessario assicurarsi della Camera.
-
-Il gabinetto Casimir-Perier rimase in minoranza alla Camera il 30
-maggio; lo sostituì un gabinetto Dupuy, nel quale il signor Hanotaux
-ebbe la direzione degli affari esteri. Il 24 giugno un anarchico
-italiano, Caserio, uccise a Lione il presidente della Repubblica, Sadi
-Carnot. Il governo e il popolo d'Italia, sinceramente commossi per quel
-delitto, manifestarono il loro cordoglio con tale solennità che a molti
-in Francia parve rivelare sentimenti non sospettati. Disgraziatamente,
-il buon effetto di quella manifestazione fu in gran parte perduto per i
-maltrattamenti usati in Francia a italiani colà residenti e per la
-ripercussione che essi ebbero in Italia.
-
-In luglio il Rouvier riprese l'opera sua presso il ministro Hanotaux,
-dal quale ebbe la promessa che durante le prossime vacanze parlamentari
-gli si sarebbe affidata la missione di venire in Italia per discutere
-con Crispi le basi di un accordo. Ma quando venne a concretare i suoi
-_desiderata_, l'Hanotaux chiese che l'Italia riconoscesse senza
-restrizioni il protettorato francese in Tunisia e accettasse una
-convenzione per la neutralizzazione dell'Harrar. Come corrispettivo
-offriva di non sollevare questioni per l'occupazione italiana di
-Kassala, che non interessava la Francia, e di non prendere partito in
-Etiopia nè pro, nè contro l'Italia. Nulla circa le relazioni
-commerciali; nulla circa la Tripolitania.
-
-Il signor Rouvier pensò bene che non si voleva un accordo con l'Italia e
-rinunziò alla propria iniziativa.
-
-Sulla politica francese verso l'Italia gettano luce le lettere private
-che a Crispi scriveva il Ressman, succeduto al generale Menabrea come
-ambasciatore a Parigi. Ne riferiamo alcuni brani, avvertendo che il
-Ressman, per la sua lunga permanenza in Francia e pel suo carattere
-conciliante, era un ottimista:
-
- «Qui la situazione è molto chiara. La Francia non vuole per ora
- la guerra. In tutti i casi, non avendo un Trattato formale colla
- Russia, avendo soltanto o la fede, o la promessa d'essere
- assistita dalla Russia se fosse attaccata, non vuole attaccare
- ed evita possibilmente ogni provocazione. Profondamente turbata
- da un continuo lavorio sotterraneo, essa guarda da ogni parte, è
- facile ai sospetti e sospetta noi più di tutti. Su Lei in
- ispecie ha fermi gli occhi, diffidando ma non sapendo ancora se
- debba sperare o temere. Epperò le più strane interpretazioni di
- ogni suo atto sono ammesse, discusse e influiscono talvolta
- sullo stesso atteggiamento degli uomini del Governo» (_24
- gennaio 1894_).
-
- «_Illustre Presidente ed amico carissimo_,
-
- Non volli dopo il mio ritorno a Parigi attediarla con lettere
- vuote e non Le scrissi, ma agii indefessamente con anima, per
- secondare nel limite delle mie attribuzioni l'opera di
- pacificazione ch'Ella sì magistralmente va compiendo all'interno
- e che deve anche nei rapporti con questo paese produrre i
- risultati ai quali mira la Sua politica. Non v'è dubbio che
- l'orizzonte qui, verso il confine italiano, si rischiara a poco
- a poco, che v'è intransigenza molto minore e che si comincia a
- renderle giustizia, l'ingiustizia in fondo non essendo mai
- consistita che nei timori che in diverse circostanze il suo
- patriottismo ed il suo valore ispiravano. Fu un buon sintomo
- anche il modo con cui le due Camere votarono l'accordo
- monetario. In altri tempi sarebbe bastata l'idea che ciò potesse
- giovare all'Italia per suscitare proteste.
-
- Già un paio di volte, in conversazioni puramente confidenziali
- col signor Casimir-Perier, esprimendogli il voto che si potesse
- qui darci qualche prova di buon volere lo condussi a parlarmi
- per il primo dei rapporti commerciali. La sua personale
- influenza sulla Camera è grande, e le sue intenzioni sono buone.
- Ne ho la prova anche dal fatto che in un recente convegno coi
- Ministri delle Finanze, del Commercio e dell'Agricoltura, egli
- accampò la questione se fosse possibile di trovare una
- maggioranza in caso d'accordi con noi, almeno parziali, sulla
- base della tariffa minima. Senza parlarmi di questo convegno,
- egli ieri mi disse che non si fiderebbe di presentare alla
- Camera un accordo con noi, se non fosse preceduto un accordo più
- facilmente accettabile con altra Potenza (la Svizzera), e che
- rispetto a noi una insormontabile difficoltà verrebbe sempre dai
- vini, giacchè coll'eccesso della presente produzione nel
- mezzogiorno della Francia tutti i viticoltori si alzerebbero
- come un solo uomo contro il Ministro che proponesse di riaprire
- più larghe le porte della concorrenza italiana.
-
- Gli risposi che forse a questo punto, abbassando pure alquanto
- la tariffa massima, potrebbe esservi modo d'intendersi mediante
- altri compensi. A questo proposito Vostra Eccellenza stimerà
- senza dubbio utile, come lo chiesi costì al conte Antonelli, di
- far studiare in confronto della tariffa minima francese le
- concessioni da noi offribili nell'eventualità di una futura
- trattativa. A me, ora per allora, gioverebbe d'essere informato
- delle intenzioni del E. Governo e del limite delle possibili sue
- concessioni.
-
- Il signor Casimir-Perier, che ha agito in un senso conciliante
- verso di noi sopra una buona parte della stampa, mi disse
- d'avere visti personalmente otto Direttori a tal fine e
- m'espresse il suo compiacimento per il linguaggio che ora tien
- verso la Francia la stampa italiana. A ciò il Quai d'Orsay bada
- molto» (_22 marzo_).
-
- «Malgrado l'atteggiamento preso da questa miserabile stampa
- nella questione economica dopo il viaggio del Re a Venezia e
- dopo la delusa speranza di vederci ridurre l'esercito, malgrado
- le dichiarazioni mezze negative e mezze dilatorie fattemi da
- Casimir-Perier, io non rinuncio alla speranza di approdare ad un
- accordo commerciale quando le nostre più gravi questioni interne
- saranno regolate. Abbiamo nel Consiglio qualche ministro
- favorevolissimo, e più di tutti Burdeau. Egli già da tempo
- incaricò il Direttore generale della dogana di preparargli uno
- studio comparativo della nostra tariffa convenzionale colla
- tariffa _minimum_ francese. Il Direttore signor Pallain che lo
- fece e me ne informò confidenzialmente, mi disse che secondo i
- suoi calcoli la tariffa minima francese sarebbe notevolmente più
- vantaggiosa per noi, che la nostra convenzionale per la Francia.
-
- E mi espresse l'avviso che in previsione della possibilità di
- future trattative gioverebbe che un lavoro simile fosse
- preparato anche da noi. Ella vedrà se non convenga seguire il
- consiglio per essere pronti se mai.... matureranno le nespole.
- Ad ogni modo, si perde il tempo anche peggio negli uffici.
- Intanto spinge attivamente ad un'intesa anche Rouvier, che de'
- suoi convegni con Lei riportò qui la migliore e la più utile
- impressione. Oltre ai protezionisti arrabbiati ed agli
- _chauvins_, abbiamo da lottare anche contro ogni specie
- d'intrighi stranieri, d'ordine politico e d'ordine economico.
- Gli Svizzeri e gli Spagnuoli tengono l'orecchio alle porte.
- Bisognerà dunque, venuta l'ora, fare presto e segretamente e
- fino a tanto che venga mi augurerei che la nostra stampa, la
- quale già abbastanza accentuò il voto del nostro paese e le
- buone disposizioni del nostro Governo, serbasse un prudente e
- dignitoso silenzio. M'illudo forse persistendo a credere alla
- possibilità d'una non lontanissima intesa; ma so quanto
- facilmente qui si passa dal bianco al nero e l'ardente mio
- desiderio di mettere questa vittoria al Suo attivo mi mostra gli
- ostacoli meno insormontabili che taluno non creda.
-
- E quantunque in questo Gabinetto vi sia un paio di giannizzeri
- di Méline (i ministri del commercio e dell'agricoltura, questo
- secondo ferocissimo), a noi conviene desiderare che si mantenga
- il Presidente del Consiglio, essendo uomo di pronta risoluzione
- e in tali disposizioni che la parte a noi più favorevole potrà
- trascinarlo. Pur troppo, già battuto in breccia dai socialisti e
- dai radicali, egli ora deludendo nei clericali le speranze che
- la proclamazione dello «spirito nuovo» di Spuller aveva fatte
- risorgere, si espone anche alle congiure pretine.
-
- I nostri nemici vollero sfruttare contro di noi anche gli atti
- addebitati al Generale Goggia, l'arresto e l'espulsione del
- quale fecero qui non poca impressione. Ma fra otto giorni
- nessuno ne parlerà più ed il savio e giustissimo linguaggio di
- Lei nella nostra Camera fu un'opportuna prova che non cerchiamo
- discussioni irritanti....
-
- L'altr'ieri ho messo in vettura il nostro Verdi che si diportò
- qui come un uomo di quaranta anni e fu instancabile dalla prima
- ora all'ultima. Ogni pomeriggio, durante cinque ore, egli
- dirigeva le ripetizioni del suo _Falstaff_, e quando lo ebbe
- condotto in buon porto e ottenuto un vero trionfo, volle darsi
- anche un po' di divertimento e salì fino alla lanterna della
- Torre Eiffel! È vero che nella lanterna il celebre ingegnere
- aveva fatto mettere fino dal 1889 un pianoforte in previsione di
- visite simili. Nell'aprile del prossimo 1895 il grande maestro
- farà dare qui il suo _Otello_ e spera di ritornare a metterlo in
- scena. Non si potè dargli, come pure si sarebbe voluto, il Gran
- Cordone della Legion d'Onore perchè non lo ebbe mai nessun
- maestro nazionale. E Rossini morì semplice «commendatore
- dell'ordine rosso» (_26 aprile_).
-
- «Ho ringraziato Iddio con tutta l'anima di averla anche questa
- volta preservata dal colpo d'un miserabile assassino e di non
- aver lasciato distruggere da una palla la rinascente speranza
- del nostro paese. Se potè esservi nell'istante dello scoppio un
- baleno di amarezza nel suo cuore, se Ella sentì, una volta di
- più, a quanta ingratitudine le imbecilli passioni possono far
- scendere la bestia umana, ho per certo che grande deve essere la
- Sua consolazione, immenso il Suo conforto vedendo come
- dall'insano attentato scaturisca un vero plebiscito europeo che
- proclama e consacra la sua altissima missione e trova rispetto
- anche nelle file degli avversari.
-
- Ho immediatamente ringraziato, nei termini stessi del Suo
- telegramma, il Presidente del Consiglio ed il Ministro degli
- affari esteri della Repubblica.
-
- Il primo mi aveva espressamente detto che nel felicitarla lo
- faceva in nome di tutto il Governo francese. Vari altri Ministri
- che incontrai ieri alle corse di Longchamp, ov'era invitato da
- Carnot al pari degli altri membri del Corpo diplomatico, mi
- manifestarono anche individualmente sentimenti di simpatia per
- Vostra Eccellenza.
-
- Non contento di averle telegrafato, il Conte d'Aquila venne pure
- a pregarmi di felicitarla scrivendole. E così fece Lord Dufferin
- che serba il migliore ricordo dei rapporti avuti con Lei» (_18
- giugno_).
-
- «Jersera il Presidente della Repubblica[35] invitò a pranzo
- tutti i Rappresentanti esteri qui accreditati e gl'inviati
- speciali ch'erano stati incaricati dai loro Sovrani
- d'intervenire in nome loro ai funerali Carnot. Sedendo alla
- sinistra del Presidente, che continua a trattarmi da amico,
- parlai a lungo con lui cercando con ogni parola ad agire
- sull'animo suo nel senso dei voti da Lei espressi nel telegramma
- direttomi in data del 29 giugno. Il signor Casimir-Perier è uomo
- di mente molto aperta, uomo di iniziativa e di risoluzione, e lo
- ha già provato. È sincero nel desiderio che i nostri due paesi
- si ravvicinino. È sensibile al favore col quale la sua nomina fu
- accolta in Italia. (E credo sarà buona politica quella
- d'inspirare alla nostra stampa note simpatiche per lui e gli
- elogi che merita il suo atteggiamento). Mi parlò con
- apprezzamenti giusti ed in termini eccellenti dell'opera già da
- Lei compita e ch'Ella andava continuando. Confessò che nello
- scorso dicembre non avrebbe osato credere ad una sì felice
- riuscita. Le rese ampia giustizia» (_4 luglio_).
-
- [35] Casimir-Perier fu eletto presidente della Repubblica il 27 giugno
- 1894.
-
- «L'occasione di discorrere delle cose nostre col Presidente
- della Repubblica s'è offerta naturalmente e l'ho afferrata a
- volo. Invitato da lui, andai ieri a Pont-sur-Seine (due ore e
- mezza di ferrovia da Parigi), ove passa le sue vacanze in una
- vasta e splendida proprietà di sua madre, per presentargli la
- risposta del Re alla lettera notificante la sua elezione e per
- riverirlo prima della mia partenza in congedo. Fu meco quant'era
- possibile gentile e cordiale, mi tenne a colazione e dall'ora
- del mio arrivo fino a quella della mia partenza, dalle 11 ½ fino
- alle 4 ½ non mi lasciò un momento, compiacendosi a farmi
- visitare da un'estremità all'altra l'esteso dominio (seicento
- ettari) di casa Perier.
-
- Le do in poche parole il sunto della parte politica de' nostri
- lunghi colloqui. Il Presidente non vede nessun punto nero
- pericoloso all'orizzonte e confida nel mantenimento della pace.
- Egli constata con soddisfazione il procedere corretto e cortese
- della Germania verso la Francia e ne attribuisce il merito,
- oltrechè alla saviezza dell'Imperatore, alle concilianti
- disposizioni del mio vecchio collega ed amico Münster, sempre
- disposto ad evitare attriti. Non è ancora ufficialmente
- informato di chi succederà all'ambasciatore d'Austria-Ungheria,
- conte Hoyos, che per ragioni di famiglia decise di ritirarsi
- nella vita privata, ma crede anch'egli probabile la nomina di
- Wolkestein, ora ambasciatore austriaco a Pietroburgo.
-
- Di Vostra Eccellenza mi parlò rendendo omaggio all'opera da Lei
- compita, riconoscendo quali fossero le difficoltà di questa e
- notando come anche la stampa ostile, soggiogata dai fatti, poco
- a poco disarmava di fronte a Lei. Caddero pure tra noi alcune
- parole sulla visita fattagli da Bonghi, il quale non gli lasciò
- una.... grande impressione. Fece un'allusione, ma senza rancore,
- alla frase allora attribuitagli circa la triplice alleanza,
- mostrandosi contento che Bonghi stesso la avesse poi smentita.
-
- I due capitoli principali su cui mi premeva di conoscere il
- sentimento presente del signor Casimir-Perier erano, s'intende,
- la questione commerciale e quella della delimitazione africana.
- Come in conversazioni confidenziali recenti già me l'avevano
- detto il Ministro degli affari esteri e il Direttore generale
- delle Dogane, così anche il Presidente crede che sarà possibile,
- prima che finisca l'anno, di rifare un accordo commerciale colla
- Svizzera, una buona parte degli stessi meno arrabbiati
- protezionisti desiderandolo. Il Direttore delle Dogane, come
- altre volte lo scrissi all'Eccellenza Vostra, era stato
- personalmente d'avviso che intavolando prima trattative
- coll'Italia si avrebbe più facilmente ragione delle esigenze
- della Svizzera; ma il Governo segue la corrente dell'opinione
- parlamentare e non si fida di poterla dirigere o non osa
- tentarlo. «Quantunque sia più facile un accordo colla Svizzera,
- mi disse il Presidente, le condizioni politiche esistenti fra le
- due repubbliche consigliandolo anch'essa, non dovete credere che
- per motivo politico si indugi a trattare coll'Italia: le
- difficoltà sono veramente e puramente d'ordine economico e
- dipendenti da ragioni di concorrenza». E menzionò ad esempio il
- vino. Gli risposi che considerando da un lato quanto sia
- protezionista la stessa tariffa _minima_ francese e osservando
- d'altra parte che la Francia l'applica ormai a quasi tutti gli
- Stati, sarebbe tanto più difficile di vedere sole ragioni
- economiche nell'esclusione dell'Italia inquantochè il danno
- economico era reciproco. E gli citai, in quanto al vino, le
- continue rimostranze della Camera di commercio francese di
- Milano la quale in più articoli del suo bollettino diede la
- prova del vantaggio che vi sarebbe per la Francia di prendere in
- Italia, anzichè in Ispagna, quel vino di cui pur sempre
- abbisognava l'industria di Bordeaux.
-
- Quand'egli era Ministro degli affari esteri, io già tante volte
- aveva espresso di mia iniziativa al signor Casimir-Perier il
- desiderio che mediante una concordata delimitazione intorno ad
- Obock fosse eliminata la possibilità d'attriti fra noi in
- Africa, che un nuovo mio suggerimento a tal fine non poteva nè
- sorprenderlo, nè parergli inopportuno. Gli raccontai ciò che da
- ultimo era accaduto tra il signor Hanotaux e me e come la
- questione fosse rimasta in sospeso, non senza mostrargli i
- pericoli d'una situazione abbandonata al caso o alle conseguenze
- di fatti compiuti. Gli dissi che per il Ministro degli affari
- esteri di Francia le vacanze parlamentari mi sembravano
- specialmente favorevoli per iniziare una trattativa senza la
- pressione quotidiana della Commissione coloniale ed aggiunsi
- d'essere certo che le entrature non sarebbero respinte da Vostra
- Eccellenza. Il Presidente non si addentrò in una discussione, nè
- recriminò contro il protocollo anglo-italiano; mostrò invece
- buona volontà e prese l'impegno di parlarne con Hanotaux. Non
- dubito che lo farà e che lo farà con buona intenzione; ma
- Hanotaux già in precedenza m'aveva dichiarato che prima di
- trattare egli avrebbe voluto assicurarsi della possibilità di
- un'intesa. Allora egli non era preparato a formolare un
- programma e disse che avrebbe ripresa la questione in serio
- esame: ma se il risultato di quest'esame lo condusse a scoprire
- un diritto della Francia sulla _città_ di Harrar, come
- recentemente affermò a Lord Dufferin, prevedo che la buona
- volontà del Presidente della Repubblica lascierà il tempo che
- trova. Non è però meno vero che la persistente migliore
- intuonazione della stampa francese a nostro riguardo rende poco
- a poco il terreno più arabile, e se con ciò le tendenze generali
- si modificheranno, crescerà pure l'influenza più benefica degli
- amici nostri e degli uomini savii sui politicanti _chauvins_ e
- intransigenti.
-
- Per ora la grande preoccupazione del Governo francese sono gli
- anarchici. Si avvedono un po' tardi d'aver lasciato fare al male
- progressi enormi. Le minacce piovono su tutti i membri del
- Governo e ciò che rivelano arresti, perquisizioni ed
- interrogatorii non diminuisce le apprensioni. La sua naturale
- arditezza e noncuranza del pericolo espone l'attuale Presidente
- molto più che non fosse esposto l'infelice suo predecessore»
- (_24 agosto_).
-
- «Profittai dell'occasione per invocare il suo intervento presso
- il Ministro degli affari esteri cui la dimane (come difatti ieri
- feci) io doveva parlare degli intrighi sempre continuati dei
- signori Chefneux e consorti in Etiopia. Gliene potei discorrere
- tanto meglio inquantochè già sovente, quand'era Ministro degli
- affari esteri, io mi era con lui querelato di quegli intrighi.
- Protestò, come sempre fece, che il Governo non c'entrava per
- nulla e non incoraggiava punto i maneggi di alcuni speculatori o
- negozianti, e mi promise di raccomandare al signor Hanotaux ogni
- possibile vigilanza.
-
- La gioia del vecchio amico di Verdi, del signor Ambroise Thomas,
- nel ricevere dalle mie mani il Gran Cordone Mauriziano che
- Vostra Eccellenza m'inviò per lui, non ebbe limiti. Egli mi creò
- perfino _barone_ nella lettera di ringraziamento che mi pregò e
- che ho l'onore di trasmetterle qui unita. Peccato che non sia
- più vegeto, e con ciò più capace di propaganda attiva, il caldo
- amico francese che Ella ha nell'illustre decano di questi
- compositori.
-
- Sapendo di fare cosa grata a Verdi, io suggerii a questo
- Ministro dell'Estero di dare la croce anche a Ricordi ed a
- Boito. La mia proposta fu immediatamente accolta, talchè sono in
- fatto compensate anche le decorazioni da Lei accordate ai
- Direttori ed al Capo d'orchestra dell'Opera» (_1 novembre_).
-
-Molti francesi vennero in quell'anno 1894 a Roma e furono ricevuti da
-Crispi: i deputati Deloncle, Mermeix, Pichon, Léon Bourgeois, Ferdinando
-Brunetière, il senatore R. Waddington, Emilio Zola e altri. Tutti
-promisero di adoperarsi presso i loro amici per una pacificazione tra la
-Francia e l'Italia, ma tornati in patria o non tennero parola o
-constatarono la loro impotenza. «Il Billot -- scrisse Crispi nel suo
-diario -- invece di aiutare l'opera mia, ha cospirato e continua a
-cospirare coi miei nemici. Egli fa al suo governo dei rapporti
-velenosi.»
-
-In gennaio 1895 sollevò grande scalpore il richiamo da Parigi
-dell'ambasciatore italiano. Il Ressman era da lunghi anni devoto
-personalmente a Crispi; maggiore fu quindi il rammarico di questi quando
-dovette constatare che dinanzi alla condotta malevola e insidiosa
-dell'Hanotaux, l'azione del Ressman era inefficace. Nel diario di
-Crispi, sotto la data di _giovedì, 6 gennaio 1895_, si legge:
-
- «Del resto, sono otto mesi da che Ressman doveva essere
- allontanato da Parigi. Io l'ho impedito difendendolo presso il
- barone Blanc. Ora ho dovuto convincermi che Ressman non poteva
- rendere utili servigi all'Italia.... Egli non ha influenza
- presso il Governo francese.»
-
-Il Billot, nel libro più volte citato[36], ha scritto a proposito del
-richiamo del Ressman molte inesattezze. Lo ha attribuito a Crispi --
-«car nul ne songeait à imputer au baron Blanc la responsabilité de la
-décision prise» -- e per motivi personali, cioè perchè il Ressman non
-seppe ottenere dal governo francese soddisfazione per alcuni articoli
-del _Temps_ ingiuriosi contro il presidente del ministero italiano. È
-certo che Crispi fu irritato dell'ingerenza di quel giornale ufficioso
-del governo francese nella campagna personale condotta allora contro di
-lui dal Cavallotti e compagni, ingerenza la quale gli confermava che
-quella campagna di denigrazione aveva ispiratori e collaboratori
-francesi. Egli aveva rilevato in uno degli articoli del _Temps_ talune
-dichiarazioni fatte imprudentemente in Roma, con parole quasi identiche,
-dal Billot, il 13 dicembre precedente, a un collega del corpo
-diplomatico che glie le aveva riferite. A conferma di cotesto legittimo
-risentimento valga il seguente telegramma:
-
- [36] _France et Italie_, vol. II, pag. 96 e seguenti.
-
- «_Ressman ambasciatore Italia_
- Parigi.
-
- Roma, 1.º gennaio 1895.
-
- Il _Temps_ del 30 dicembre conferma la mala volontà ed il
- contegno in questi ultimi tempi dell'ambasciatore di Francia in
- Roma. Il signor Billot è stato una eccezione nella diplomazia
- straniera presso il Quirinale, cospirando coi nostri avversarii
- e riferendo cose strane al suo Governo. Il suo linguaggio con
- alcuni suoi colleghi è stato sconveniente, e prova che nulla è
- possibile tra la Francia e l'Italia quando coloro che dovrebbero
- cooperarsi ad un accordo fra i due paesi lavorano a sempre più
- inimicarli.
-
- Vi scrivo ciò per vostra norma, convinto come io sono che anche
- voi sarete impotente nella missione conciliatrice che vi avevo
- affidata.
-
- Sbagliano però Billot ed il suo Governo nei loro giudizii e
- nelle opere loro; il Governo italiano resisterà alle congiure
- comunque favorite dallo straniero.
-
- _Crispi_.»
-
-Ma se in quella circostanza la debolezza del Ressman potè dispiacere a
-Crispi, le ragioni del richiamo erano più lontane e furono
-sostanzialmente quelle indicate nel brano di diario qui avanti riferito.
-
-È poi insussistente, anzi è contrario al vero, ciò che il Billot ha
-affermato circa la cattiva impressione che il provvedimento del governo
-italiano avrebbe prodotto presso gli _alleati_ e circa i consigli di
-prudenza che da essi sarebbero stati dati.
-
-Nel _Diario_ di Crispi troviamo:
-
- «_6 gennaio ore 16 ½_ -- Visita del barone de Bülow.
- Felicitazioni per richiamo di Ressman. Non godeva la fiducia nè
- dell'ambasciatore inglese, nè del germanico.»
-
-Al posto del Ressman fu inviato a Parigi il conte Tornielli,
-ambasciatore a Londra, il quale il 18 febbraio 1895 presentò le lettere
-credenziali al Presidente della Repubblica, Félix Faure, succeduto a
-Casimir-Perier, dimissionario il 15 gennaio di quello stesso anno. Il
-Tornielli, ricevuto con freddezza, potè grazie al suo tatto vincere
-dappoi le diffidenze e tenere degnamente la rappresentanza del suo
-paese. Le relazioni italo-francesi non mutarono, sebbene si evitassero
-nuovi incidenti. L'alleanza franco-russa, proclamata per la prima volta
-il 10 giugno alla tribuna parlamentare dai ministri Hanotaux e Ribot,
-non giovò davvero a ispirare idee pacifiche alla politica della Francia,
-la quale divenne più che mai altezzosa e attivamente malefica in Etiopia
-agl'interessi italiani.
-
-Di quest'azione parleremo altrove.
-
-
-
-
- _Capitolo Sesto._ -- La Francia contro il credito italiano.
-
-
-Tutto il mondo finanziario francese ostile. -- La guerra ai titoli
-italiani. -- Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. --
-Bismarck e gli accordi del 1888. -- La campagna al ribasso del 1889. --
-La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei
-titoli italiani. -- Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono
-in Sindacato nel 1890. -- Fondazione dell'_Istituto Italiano di Credito
-Fondiario_. -- Fondazione della _Banca Commerciale Italiana_ sotto gli
-auspicii di Crispi.
-
-
-Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse
-per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito
-col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla
-Borsa di Parigi.
-
-La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo
-finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura
-impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni
-italiane, _costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di
-nutrirsi d'erba_, e contristate dal brigantaggio; denunziava la
-precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo
-al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari,
-imposte da una politica estera anti-francese.
-
-La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad
-abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in
-valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso
-l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra
-senza quartiere raggiungeva proporzioni considerevoli, poichè, dagli
-inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in
-mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari
-interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del
-malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla
-rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe
-differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di
-preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a
-neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per
-l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii.
-
-Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del
-1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a
-intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18
-febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi:
-
- «Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione
- fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale.
- Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa
- rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e
- dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti
- e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore
- del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a
- noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a
- Berlino.
-
- Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista
- tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle
- condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci
- sono:
-
- 1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di
- rendita italiana;
-
- 2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii
- del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che
- la Francia ci nega nel momento attuale.
-
- Col più affettuoso ossequio etc.»
-
-Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e
-Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring e Hambro e
-le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa
-del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò
-tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di
-obbligazioni ferroviarie.
-
- ----
-
-Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28
-luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:
-
- «Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo
- della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della
- nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.
-
- Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere
- amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una
- discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della
- quale nessuno sa darsi conto.»
-
-Il 2 agosto giungeva la seguente risposta:
-
- «Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere
- riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di
- buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire
- contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi
- nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di
- loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò
- avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche
- giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più
- determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino
- sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale
- rialzo.»
-
-Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore
-germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al
-conte de Launay a Berlino in data 6 agosto:
-
- «Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S.
- E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si
- arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita
- italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai
- quali S. E. si era diretta vorrebbero che ci valessimo di loro
- per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe
- ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di
- prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente
- assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci
- varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia
- assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso
- ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere
- ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la
- manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo
- scorso anno.»
-
-Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre
-l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente:
-
- «Un malevolo articolo del _Matin_ dice imminente in Italia il
- decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale
- conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro
- d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5
- lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali
- spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione
- dei titoli italiani.
-
- Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91
- produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri
- della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si
- provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare
- dannosissimo al nostro credito.»
-
-E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno:
-
- «Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta
- Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe
- allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è
- attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il
- momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda
- immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè
- i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in
- campagna per il rialzo dei nostri fondi.
-
- In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta
- Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di Parigi contro il
- nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali
- francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per
- non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa
- militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La
- rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a
- ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»
-
-Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al
-Magliani nel Ministero del Tesoro:
-
- «La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il
- movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il
- nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere
- senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo
- resistito alla guerra che ci si voleva fare.
-
- Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a
- Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta
- il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon
- successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»
-
-L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:
-
- «Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai
- comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi
- gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del
- 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo
- bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre
- temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi
- pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si
- conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi
- necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo
- incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni
- ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione,
- con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali
- operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma
- proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino
- e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione
- Sindacato, e assicurata azione efficace di questo.
-
- Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò
- Vostra Eccellenza.»
-
-Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato
-d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente
-comunicazione:
-
- «Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche
- tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al
- disotto di 93.
-
- Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e
- frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto della
- _Berliner Handelsgesellschaft_ e dalla _Deutsche Bank_, si è
- dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta
- milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i
- «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).
-
- Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare
- profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo
- suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle
- sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso
- prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su
- buone case inglesi e sul _Crédit Mobilier_ di Francia.
-
- Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la
- condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà
- premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente
- con Roma.
-
- Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche
- emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa,
- d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie
- tedesche.»
-
-L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole
-Giolitti:
-
- «Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari
- di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è
- pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a
- condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si
- rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu
- risposto che il Bleichroeder si sarebbe subito posto in
- relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto
- scopo.
-
- Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del
- mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella
- popolazione.
-
- _Crispi_.»
-
-Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche
-sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati
-investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non
-trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la
-rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la
-campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la
-chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza
-dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in
-evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.
-
- ----
-
-Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del
-credito italiano.
-
-In Francia persistevano le ostilità.
-
- «La campagna -- scriveva il Menabrea -- aperta in questa piazza
- contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si
- è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il
- nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo
- Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè
- portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano
- ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il
- sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi
- ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano
- in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla
- speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»
-
-L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile:
-
- «_Mon cher Président_,
-
- Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère
- des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir
- au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé
- une lettre particulière.
-
- J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a
- télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de
- l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a
- exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive
- pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et
- celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium
- allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le
- succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins
- vraisemblable.
-
- Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très
- confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma
- démarche promet un bon résultat.»
-
-Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del
-Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi:
-
- «Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente
- établie entre moi et groupe des banques.»
-
-Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione
-dell'_Istituto Italiano di Credito Fondiario_ col concorso di un
-Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto
-di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca
-Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a
-Crispi:
-
- «Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano
- sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca
- Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento
- milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati,
- assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.
-
- _Grillo_.»
-
-Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le
-stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita
-del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero
-precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la
-Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti
-francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al
-corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo
-della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con
-la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu
-ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il
-principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa.
-
- ----
-
-Alla metà del 1894 fu fondata in Italia la _Banca Commerciale Italiana_
-con capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni
-in tutto, ed ecco in quali circostanze.
-
-L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza
-dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito
-italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di
-Berlino.
-
-Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi
-furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione
-in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente
-il controllo su quegli affari.
-
-Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago,
-manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach,
-all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare
-parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai
-documenti che seguono:
-
- «Berlino, 3 giugno 1894.
-
- _Signor Ministro_,
-
- Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della
- Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una
- Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci,
- e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in
- attesa della soluzione delle nostre questioni finanziarie
- pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R.
- Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di
- nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e
- crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra
- mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere
- l'istituzione della Banca in discorso.
-
- Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a
- dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti;
- il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi
- che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la
- quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a
- certo signor Veil[37] venuto qui ultimamente, il quale rientrato
- in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza
- Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha
- riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la
- cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse
- Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un
- telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito
- all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra
- Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere
- l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i
- signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere
- coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno
- che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere
- una decisione.»
-
- [37] Si allude al comm. Federico Weil che, presentato a Crispi dal
- banchiere A. Weill-Schott di Milano, potè portare a Berlino
- l'incoraggiamento del Presidente del Consiglio. Il quale messaggio
- costituì un titolo dippiù per l'ufficio di direttore generale del
- nuovo istituto, che gli fu affidato e che ancora tiene.
-
- _Lanza_.»
-
- «_Ambasciata Italiana_,
- Berlino.
-
- Roma, 7 giugno 1894.
-
- [_Telegramma_]
-
- Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo
- vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in
- Italia e spera che i signori banchieri germanici, i quali paiono
- disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si
- persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il
- momento di prendere una decisione.
-
- _Crispi_.»
-
- «Berlino, il 9-6-1894.
-
- Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa
- che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota
- Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge
- sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue
- rapporto.
-
- _Lanza_.»
-
- «Berlino, 10 giugno 1894.
-
- _Signor Ministro_,
-
- (_Riservato_). Facendo seguito al mio telegramma di ieri,
- pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera
- direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder,
- per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui
- rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i
- propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della
- Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di
- massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una
- prossima favorevole soluzione della questione.
-
- _Lanza_.»
-
- [_Annesso_]
-
- «Berlin, le 9 juin 1894.
-
- _Excellence_,
-
- Mon intention était de vous faire personnellement la
- communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps
- que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E.
- Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je
- voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la
- campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très
- tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.
-
- Les amis ont pris note avec satisfaction des informations que V.
- E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer
- des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le
- 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses
- pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes,
- telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et
- ce qui concerne la question du personnel.
-
- Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à
- former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à
- Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte
- que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire
- avant la fin du mois.
-
- Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette
- information confidentielle à la connaissance de S. E. le
- président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)
-
- (_Signe_): _Schwabach_.»
-
- «Berlino, il 23 giugno 1894.
-
- Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome
- fondatori _Banca Commerciale Italiana_ somma marchi quattro
- milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in
- Milano.
-
- _Lanza_.»
-
-Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano la _Banca Commerciale
-Italiana_, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un
-larghissimo giro d'affari in tutto il Regno.
-
-A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente
-propizio e gli dette l'impulso a nascere.
-
-
-
-
- L'ITALIA E IL VATICANO.
-
-
-
-
- _Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese.
-
-
-Il Re Fedelissimo a Roma pel Re d'Italia. -- L'annunzio ufficiale della
-visita. -- Il Vaticano mette il _veto_. -- Imbarazzo e indecisione del
-Re Carlo e del suo governo. -- Re Carlo si raccomanda a Crispi. --
-Linguaggio severo della stampa portoghese. -- Re Carlo prega di essere
-ricevuto a Monza; rifiuto di Re Umberto. -- Rinunzia alla visita. --
-Crispi rompe le relazioni diplomatiche col Portogallo. -- Colloquio
-Crispi-Vasconcellos. -- Giudizii di diplomatici sulla condotta del
-Ministero portoghese. -- Le origini remote della caduta del regime
-monarchico nel Portogallo.
-
-
-Il primo di ottobre 1895 il Sotto-segretario di Stato del Ministero
-degli affari esteri, on. Adamoli, partecipava all'on. Crispi:
-
- «Il Ministro di Portogallo presso la Real Corte è stato oggi
- alla Consulta per annunciarmi ufficialmente che S. M. il Re di
- Portogallo verrà far visita in Roma al nostro Augusto Sovrano.
-
- Il signor di Carvalho e Vasconcellos ha soggiunto che l'arrivo
- di S. M. il Re di Portogallo in Roma avrà luogo tra il 15 ed il
- 20 del corrente mese di ottobre. Egli si riserva di indicarlo
- con maggior precisione».
-
-Per fare analoga comunicazione al Re, il Ministro Carvalho e
-Vasconcellos partiva per Monza lo stesso giorno primo di ottobre.
-
-Don Carlos, Re di Portogallo e figlio di Maria Pia, sorella del Re
-Umberto, muoveva dal suo paese un giorno dopo per fare la prima visita
-dacchè era salito al trono ai capi degli Stati amici. Da Lisbona, in una
-corrispondenza in data 3 di ottobre, si annunziava:
-
- «Il Re è partito ieri a mezzogiorno. Oggi sarà a San Sebastiano,
- ospite della Reggente di Spagna e dopo dimani giungerà a Parigi.
- I giornali dicono che vi si tratterrà una diecina di giorni, ma
- ho motivo di credere che egli prolungherà oltre quel termine la
- durata della sua permanenza in Francia. Verrà in seguito la
- visita di Sua Maestà alla nostra Real Corte, d'onde proseguirà
- per Berlino terminando il suo giro con un breve soggiorno in
- Inghilterra. È commentata l'esclusione della Corte
- Austro-Ungarica dal programma di questo viaggio ufficiale, tanto
- più che la stampa ispirata dai circoli di Corte lo dichiara
- provocato dal solo desiderio di visitare i Sovrani e Capi degli
- Stati _amici_. In quanto alla Russia, la lontananza e le scarse
- relazioni che passano tra l'uno e l'altro Stato bastano a
- spiegare in modo più o meno soddisfacente, come non sia compresa
- nell'itinerario una visita alla Corte di Pietroburgo.»
-
-Lo stesso giorno 3 di ottobre un telegramma dell'Incaricato d'affari
-italiano a Lisbona, di Cariati, avvertiva:
-
- «Mi consta da fonte sicura ed in via strettamente confidenziale,
- che il Nunzio apostolico ritiene che la Santa Sede romperà
- probabilmente le sue relazioni diplomatiche col Portogallo in
- conseguenza della visita del Re a Roma, dove Sua Santità
- ricuserà, in ogni caso, di riceverlo.»
-
-Un altro telegramma dello stesso Ministro, in data 5 ottobre, era così
-concepito:
-
- «Ministro degli affari esteri, col quale ho avuto una
- conversazione mi ha confermato poc'anzi che la visita del Re di
- Portogallo a Roma sarebbe certamente seguita dal richiamo del
- Nunzio, il che avrà conseguenze gravissime per questo paese.
- Governo portoghese, egli ha detto, è pronto a tutto per
- compiacere al Re e al Governo italiano, ma non può considerare
- senza grave apprensione una simile eventualità che l'Italia non
- può desiderare, giacchè invece di creare un precedente
- favorevole, non farebbe che precludere definitivamente ogni
- ulteriore possibilità di visite di Sovrani e Capi di Stato a
- Roma. È nello interesse del Governo italiano di lasciare questa
- questione impregiudicata, tanto più nel caso presente essendo
- abbondantemente noti i sentimenti di profonda affezione che
- legano le due Corti e la simpatia tradizionale delle due
- Nazioni.»
-
-Il viaggio a Roma del re Carlo, spontaneamente deciso e annunziato,
-incontrava dunque un ostacolo che inconsideratamente non era stato
-preveduto. Il signor Pinto de Soveral, ministro degli affari esteri del
-Portogallo, si scusava rigettando la responsabilità della decisione
-della visita a Roma sul defunto suo predecessore, ma egli era già in
-carica il 1.º ottobre quando di quella visita ne fu dato l'annunzio
-ufficiale. Crispi, informato esattamente di quanto avveniva in Vaticano,
-il 7 telegrafava al Primo Aiutante di Campo del Re, generale Ponzio
-Vaglia:
-
- «Il Papa si oppone al viaggio di Re Carlo a Roma. La Segreteria
- di Stato pontificia ha scritto a Lisbona protestando che ove le
- sue domande fossero respinte richiamerebbe il Nunzio accreditato
- presso la Corte portoghese.
-
- Pregola informare S. M. il Re.»
-
-Contemporaneamente il re Carlo, ch'era giunto a Parigi, pregava il re
-Umberto di toglierlo dall'imbarazzo ricevendolo in incognito a Monza. Ma
-questa soluzione non era possibile dopo la partecipazione ufficiale
-della visita a Roma e la pubblicità che se n'era fatta. Alla
-comunicazione ricevuta della negativa fatta da Umberto al suo reale
-nipote, Crispi rispondeva:
-
- «_S. E. Ponzio Vaglia_
- Monza.
-
- Roma, 9 ottobre 1895.
-
- Il contegno del nostro Augusto Sovrano non poteva essere che
- quello che dalla M. S. mi attendevo. Noi non abbiamo bisogno di
- questo minuscolo Re di Portogallo, il quale non ha importanza
- alcuna in Europa. Se egli non può venire in Roma, che resti a
- casa sua -- e siccome il pentimento suo e del suo Governo indica
- una manifestazione di principii a noi contraria, ritireremo il
- nostro Ministro da Lisbona, come risposta alla sua condotta.
-
- La prego di voler rassegnare a S. M. i miei devoti omaggi.
-
- _Crispi_.»
-
-Il re Carlo, tra la negativa dello Zio di riceverlo altrove che a Roma e
-l'annunzio da Lisbona che il Papa avrebbe considerato la sua andata a
-Roma come «un insulto personale», da Sovrano «cattolico e fedelissimo»
-quale era, prese la risoluzione di rinunziare al suo viaggio in Italia.
-Ma poichè doveva preoccuparsi delle conseguenze di essa, fece giungere a
-Crispi la preghiera di considerare benevolmente la sua posizione e per
-mezzo dell'ambasciatore italiano a Parigi, gli fece pervenire
-l'assicurazione che sarebbero state date dal suo governo «le più
-amichevoli spiegazioni».
-
-A questa comunicazione Crispi obbiettava:
-
- «_S. E. Tornielli_
- Parigi.
-
- 15 ottobre 1895.
-
- Le notizie ch'ella mi dà col suo telegramma di ieri non sono
- segrete: esse furono contemporaneamente mandate col telegrafo ai
- giornali di Roma.
-
- Ringrazio S. M. Fedelissima delle comunicazioni di cui l'ha
- incaricato. Ma non posso nascondere che ciò ch'è accaduto è
- abbastanza deplorevole, e non sarebbe avvenuto se il Governo
- portoghese avesse ben valutato il progetto del viaggio del Re in
- Italia, ed avesse saputo prevederne le conseguenze.
-
- La spiegazione che S. M. ha voluto dare del mancato viaggio, se
- testimonia della sua personale delicatezza e del suo desiderio
- di evitare penose impressioni in Italia, dopo le polemiche delle
- quali da dieci giorni sono pieni i giornali di tutta Europa non
- può contentare la pubblica opinione in Italia.
-
- E fatalmente ieri stesso, dal Gabinetto di S. M. il Re Carlo,
- usciva una conversazione, riferita dai giornali di qui, che la
- spiegazione sovrana mette un po' in dubbio.
-
- Un complesso di circostanze, come si espresse S. M. di
- Portogallo, ma tutte all'infuori di noi, hanno reso la posizione
- assai difficile.
-
- Per quanto personalmente deferente alla persona di Re Carlo, io
- devo preoccuparmi della pubblica opinione del mio paese, la
- quale nello sgradevole incidente non può non vedere offeso il
- sentimento nazionale.
-
- _Crispi_.»
-
-L'intervista alla quale alludeva Crispi era stata accordata dal ministro
-di Portogallo a Parigi e dal Segretario particolare del re Carlo al
-corrispondente della _Tribuna_ di Roma, e in essa i due personaggi
-avevano dichiarato che il re Carlo non faceva l'annunziata visita in
-Italia perchè non poteva prolungare la sua assenza dal Portogallo.
-D'altronde, il Nunzio pontificio a Lisbona aveva fatto sapere ai
-giornali cattolici di quella capitale il vero motivo della decisione del
-Sovrano portoghese.
-
-Un grave fermento si notava frattanto in Portogallo che faceva temere
-delle sorti della dinastia. Nella stampa, anche in quella più ligia alle
-istituzioni monarchiche, e nei circoli politici della capitale
-portoghese, il biasimo diveniva ogni giorno più acerbo. Il _Jornal do
-Commercio_, autorevole e diffuso organo del partito
-monarchico-progressista, pubblicava nei numeri del 15, 16 e 18 ottobre
-articoli violenti, dei quali citiamo qualche brano:
-
- «.... Abbiamo posto in dubbio, fin da principio, la convenienza
- politica di tal viaggio, ma eravamo lungi dal poter prevedere
- gli incidenti, che si vanno manifestando e che non sono solo un
- disdoro pel Re, ma altresì un obbrobrio per la Nazione che egli
- rappresenta.
-
- Chi lasciò partire così alla ventura di quanto potesse
- succedere, il Re di Portogallo?
-
- Chi doveva essere, se non questo Governo senza scrupoli...?
- Giacchè consigliò il viaggio reale o lo consentì, gli incombeva
- di formularne il programma di completo accordo coi Governi delle
- Nazioni che il Re proponevasi di visitare.
-
- Non fece ciò, lo trascurò interamente, ed il risultato eccolo,
- senza parlare del rimanente: -- un conflitto col proprio zio
- Umberto, o col Santo Padre, a scelta, il quale può tosto
- risolversi in una rottura di relazioni, o, nel migliore dei
- casi, in un _fiasco_ di più pel Portogallo; e, questa volta,
- ricadendo sulla stessa corona del suo Sovrano, al cospetto
- dell'intera Europa.»
-
- «.... Il Governo non ha neppure il decoro di tentare una difesa;
- e neppure ha l'alterezza di assumere le rispettive
- responsabilità.
-
- Aspettavamo oggi alcune spiegazioni alla vergognosa situazione
- in cui trovasi il real viaggio, tanto preconizzato, allorchè fu
- annunziato, come sommamente benefico pel paese.... Il Governo
- nega l'esistenza dell'incidente diplomatico nel quale si avvolse
- colla Curia e col Governo del Quirinale, non si difende della
- propria imprevidenza, non assume la minima particella di
- responsabilità, ed al contrario, la scarica sopra.... chi? Sul
- Re, sullo stesso Re.
-
- Dubitate?
-
- Aprite il _Diario de Noticias_ e leggete:
-
- «Nulla è ancora deciso circa l'andata di S. M. il Re a Roma,
- questo viaggio dipendendo dai piani che farà Sua Maestà....»
-
- Ciò che sembra incredibile, è scritto, e scritto col tono di una
- informazione ufficiale. E, infatti, è noto essere il _Diario de
- Noticias_ uno dei ricettacoli delle informazioni del signor
- Presidente del Consiglio.
-
- In detta piccola notizia, d'apparenza così innocente, contiensi
- tuttavia questa enormità: _di ciò che succede, la colpa non è
- del Governo, poichè i piani del viaggio non sono suoi, ma del
- Re_.
-
- Sono del Re?
-
- Lo saranno! Il _Diario de Noticias_ che lo afferma, lo saprà ed
- in tal caso è da deplorarsi che il Re non sia stato all'altezza
- da delinearli. Ma non è a lui che legalmente si possono far
- risalire responsabilità, poichè l'articolo della Carta che lo fa
- irresponsabile è tra quelli che la Dittatura non revocò....»
-
- «.... I sorrisi ironici cominciano già a spuntare nella stampa
- straniera, diretti specialmente contro i consiglieri
- responsabili del Re di Portogallo, i quali gli preparano
- quest'avventura, ma striscianti già sulla stessa persona del
- Capo della Nazione Portoghese, per modo che potrà benissimo
- avvenire quanto prima, che i cronisti parigini comincino a
- ingrandire la già troppo pesante leggenda della _gaité_ delle
- cose portoghesi.
-
- Ma il Governo più nulla sente di ciò...!
-
- Sconcertato dall'inatteso incidente, conscio del suo grave
- errore e delle sue enormi responsabilità, sta come se fosse
- stato spaventato da un fulmine; perdette la facoltà di sentire,
- di pensare, di deliberare e di procedere.
-
- È in stato di completa paralisi, di sincope; e per quanto si
- riuniscano a consiglio i dittatori, poco più conseguono, che di
- guardarsi gli uni gli altri, e di grattarsi automaticamente la
- testa, senza che ciò valga a dissipare la prostrazione in cui
- trovasi il suo contenuto.
-
- E mentre i ministri non risolvono, il Re Don Carlos, in attesa
- che risolvano, si mantiene in Parigi, nel non interrotto
- rinnovarsi di caccie, corse e teatri, come se estraneo agli
- avvenimenti, nei quali è implicata la sua personalità, ed in una
- evidenza, in faccia all'Europa, secondo noi poco propizia ai
- suoi interessi ed a quelli del Paese.
-
- È indispensabile dunque, che il Governo si svegli, e prenda una
- deliberazione, che tronchi prontamente l'incidente, il quale se
- non può ormai essere soppresso, conviene non ingrossi e non si
- protragga, poichè il Portogallo ed il suo Sovrano nulla hanno da
- guadagnare in ciò; al contrario.
-
- Il male è fatto, lo scandalo è dato e tutto ciò è ormai
- irrimediabile; il Re non può andare in Italia....»
-
-Il governo portoghese, in realtà, rimase per parecchi giorni indeciso
-sulla via da prendere; o meglio, deciso a non affrontare le ire del
-Vaticano, non sapeva quali potessero essere le «spiegazioni amichevoli»
-che il re Carlo avevagli ordinato di dare a Crispi. Il 17 ottobre,
-l'Incaricato d'affari italiano a Lisbona si recò dal ministro degli
-affari esteri per domandargli quanto vi fosse di vero nell'affermazione
-di parecchi giornali che S. M. Fedelissima avesse deciso di astenersi
-dalla sua visita a Roma. Il signor de Soveral rispose che «l'idea del
-viaggio a Roma non era definitivamente abbandonata» e affermò che «il
-Governo portoghese non si era impegnato con la S. Sede a rinunziarvi».
-Ed esprimendo il profondo rammarico suo per le spiacevoli complicazioni
-sorte dal viaggio del Re, aggiunse che quel viaggio aveva «una grande
-importanza politica, specialmente nei rapporti con la Germania e
-l'Inghilterra, date le pendenti questioni coloniali».
-
-Poco tempo prima il de Soveral aveva assicurato il rappresentante di
-un'altra grande potenza che il Re si era messo in viaggio «per
-distrarsi»!
-
-Due giorni dopo un giornale ufficioso del gabinetto portoghese, _La
-Tarde_, pubblicava un comunicato del tenore seguente:
-
- «Ci consta che il Re non andrà per adesso in Italia, proseguendo
- invece il suo viaggio per la Germania e l'Inghilterra.»
-
-Il _Diario de Noticias_, anch'esso governativo, riproduceva cotesto
-comunicato facendolo seguire da un telegramma del suo corrispondente
-parigino così redatto:
-
- «Parigi 19. -- Essendo stato impossibile ottenere dal Governo
- italiano che il Re di Portogallo fosse ricevuto altrove che a
- Roma, e visto l'atteggiamento del Papa, Sua Maestà ha deciso di
- rinunziare alla sua visita in Italia, proseguendo da qui per la
- Germania. È giunto il signor Visconte de Pindella (Ministro di
- Portogallo a Berlino) il quale accompagnerà il Re a Berlino».
-
-L'ispirazione ufficiale di questa notizia era indiscutibile, ma intanto
-la Legazione italiana non riceveva alcuna comunicazione. Il ministro de
-Soveral era così imbarazzato, che per qualche giorno rimase invisibile
-al Ministero degli Affari esteri oltrecchè al di Cariati, anche ai
-rappresentanti degli altri Stati. La partecipazione dell'abbandono del
-viaggio a Roma fu fatta il 21 ottobre, contemporaneamente a Lisbona e
-alla Consulta.
-
-Il governo italiano non volle aggravare la situazione. Speciali riguardi
-erano da esso dovuti alla Corte portoghese imparentata con la Casa reale
-d'Italia, ma non poteva d'altronde rinunziare a precisare dinanzi
-all'opinione pubblica italiana ed all'Europa come lo spiacevole
-incidente fosse nato e si fosse svolto. Cosicchè quando il 21 ottobre il
-ministro Carvalho diresse una nota al nostro Ministro degli Affari
-esteri nella quale si partecipava che la visita del re Carlo era
-aggiornata indefinitamente «per l'assenza da Roma del re Umberto e per
-l'impegno del re Carlo di trovarsi a giorno fisso presso altra Corte»,
-Crispi dovette, a salvaguardia della responsabilità e dignità del
-governo italiano, esporre in un comunicato dell'_Agenzia Stefani_ la
-verità e annunziare che all'Incaricato d'affari d'Italia a Lisbona era
-stato dato l'ordine di interrompere le relazioni diplomatiche col
-governo portoghese e di limitarsi alla trattazione degli affari
-correnti. Una frase del comunicato fece impressione, quella che
-«augurava cordialmente al Portogallo di recuperare la propria
-indipendenza».[38]
-
- [38] Le relazioni diplomatiche tra Italia e Portogallo furono
- ristabilite in ottobre 1896 dal Ministero Rudinì, in occasione del
- matrimonio del Principe di Napoli. Nessuna soddisfazione dette il
- Portogallo per l'incidente dell'anno prima, nè forse poteva darne
- continuando il governo di quello Stato ad appoggiarsi sul partito
- clericale. La causa della rottura delle relazioni fu dimenticata
- dinanzi ad un avvenimento dinastico.
-
-Nel _Diario_ di Crispi, sotto la data del _21 ottobre ore 21 ½_ si
-legge:
-
- «Visita di Carvalho e Vasconcellos in casa mia. Il Vasconcellos
- è una mia vecchia conoscenza. Lo conobbi a Lisbona nell'ottobre
- 1858. Dopo i saluti consueti, egli accennò all'incidente del
- viaggio del Re Carlo. Risposi:
-
- -- Quello che è avvenuto è deplorevole. Amico vostro sin dal
- 1858, vi ricevo quale amico e non quale ministro di S. M.
- Fedelissima presso il Re d'Italia.
-
- E quale amico vi dirò che il vostro Governo ha agito con molta
- leggerezza. Noi non avevamo chiesta la visita del vostro Re, e
- non ce n'era bisogno.
-
- -- È vero, e sono io che il primo ottobre venni a comunicare
- l'avviso ufficiale al sottosegretario di Stato, Adamoli. Venni
- qui da voi, ma non vi trovai. Andai poscia a Monza per darne
- partecipazione a S. M. il Re Umberto.
-
- -- Or bene, fatto ciò, il vostro Governo doveva andare sino al
- fondo, e non doveva cedere alle minaccie del Papa. Voi lo
- sapete, il Vaticano fa guerra alla monarchia italiana, non
- ostante il nostro contegno benevolo e corretto verso il
- medesimo. È una questione interna italiana, e voi vi avete dato
- carattere internazionale.
-
- Noi non ci adonteremo per questo. Ma innanzi al mondo, voi avete
- preferito il Papa al Re d'Italia, avete soddisfatto il nostro
- nemico, il quale ritiene l'azione negativa di Re Carlo quale
- vittoria della Santa Sede. Per ora ci limitiamo a non mandarvi
- alcun ministro. Vedremo dappoi quello che a noi converrà.
-
- -- Fo appello alla vostra amicizia di comporre il dissidio. Non
- ve lo domando per me, ma pel mio povero paese.
-
- -- Comprendo la vostra premura; ma nulla ho che fare per ora. Ve
- lo ripeto, quale ministro del Portogallo non avrei dovuto
- ricevervi. Vi ho ricevuto e parlato come amico e questo nostro
- colloquio non ha nulla di ufficiale.
-
- Dopo un breve silenzio, il Vasconcellos si è levato e ci siamo
- divisi cordialmente.»
-
-La rottura delle relazioni diplomatiche con l'Italia ferì l'amor proprio
-del popolo portoghese e fu un grave colpo al prestigio del Governo e
-della Dinastia. Il _veto_ del Vaticano raggiunse lo scopo di turbare
-ancor più un paese le cui condizioni interne erano già difficili. Il
-Papato, il quale non si preoccupò del male che sapeva di fare, fornì la
-prova della sua politica nefasta che ogni considerazione subordinava
-alla cieca ostilità all'Italia. Ma nessun giornale portoghese potè
-dolersi della decisione del governo italiano. I fogli liberali, al
-contrario, giustificarono questo con un linguaggio che non era mai stato
-adoperato. Il _Jornal do Commercio_ interpretava fedelmente il
-sentimento della grande maggioranza del suo paese nel seguente articolo
-del 26 ottobre:
-
- «Si è veduta mai maggiore incoscienza?
-
- Il Governo di S. M. il Re d'Italia, di un Sovrano che è nè più
- nè meno che fratello di S. M. la Regina Donna Maria Pia,
- interrompe le sue relazioni col nostro Governo.
-
- E qual è l'atteggiamento del Governo Portoghese?
-
- Si limita a far inserire nel giornale officioso _La Tarde_
- quanto segue:
-
- «Il _Diario de Noticias_ che accenna a questa nota la commenta
- nei termini seguenti:
-
- .... «Sembra pertanto dal modo in cui la stessa stampa italiana
- apprezza i fatti, che questo raffreddamento sarà di breve
- durata».
-
-
- «Concordano pienamente colle nostre le informazioni del nostro
- collega».
-
- Questo, in poche parole, vuol dire semplicemente quanto segue:
-
- «Il Governo italiano sta di cattivo umore? Non c'è da
- preoccuparsene: gli passerà!»
-
- Tali sono le soddisfazioni che il Governo crede di dare al Re
- Umberto, cioè al monarca più strettamente imparentato col Re Don
- Carlos, per la sconvenienza [semcerimonia] del procedimento che
- adoperò verso di Lui.
-
- Perchè la verità è questa: Il Governo portoghese -- secondo le
- sue dichiarazioni -- volle usare verso il Re d'Italia ogni
- cortesia ed amabilità, ma -- in conclusione -- ciò che si
- osserva è che l'effetto di tale cortesia e di tale amabilità fu
- semplicemente quello di lasciare il monarca italiano
- perfettamente paralizzato dinanzi al Papa e di far constare che
- Roma è appena la capitale d'Italia.... _in partibus_.
-
- Ciò fatto, il Governo portoghese poco si cura del giustissimo
- risentimento dell'Italia e telegrafa al Re di Portogallo che non
- se ne dia pensiero, che il risentimento dell'Augusto suo zio non
- è che un capriccio infantile perchè non fu fatta la sua volontà,
- che il capriccio gli passerà e che, frattanto, Sua Maestà può
- continuare a divertirsi per avere una distrazione dai mali che
- il paese sta soffrendo e per non preoccuparsi soverchiamente
- delle notizie che ci giungono dall'Affrica e dalle Indie.
-
- Lo diciamo in coscienza: tanta insensatezza, tanto sconoscimento
- dei proprii doveri, tanta inconsideratezza, verso il paese e pei
- sagrificii che esso fa, non possono che essere precursori di
- gravi avvenimenti perchè sono sintomi indubitabili di uno stato
- di dissoluzione dei poteri dirigenti che ne preannunziano già
- chiaramente l'ora estrema.
-
- No! Le cose non possono continuare così. Il paese può pagare col
- suo danaro e col suo sangue le aberrazioni dei suoi governanti,
- ma non può tollerare che in faccia all'Europa, la sua onestà, il
- suo decoro, la sua dignità, la sua fierezza siano resi solidali
- delle spregevoli manovre nelle quali si tenta involgerlo.
-
- No! l'opinione protesta ed è necessario che il Re intenda, ed
- intenda bene, che se acconsente a lasciarsi trascinare alla
- sconsiderazione universale alla quale lo conducono gli errori
- dei suoi Ministri ed i suoi propri errori, il paese -- lo stesso
- paese monarchico -- non vuol essere travolto in questa fiumana
- ed altamente protesta contro questi procedimenti di governo e di
- diplomazia, nei quali l'illegalità, la violenza, la leggerezza
- ed il solo desiderio di godere -- al coperto della più pazza
- incoscienza -- si dànno la mano per annichilirci e disonorarci.
-
- Noi non vogliamo mancare al rispetto dovuto al Re, ma è
- indispensabile convincerlo che questo stato di cose non può
- continuare. Non v'è una voce sola che non lo dichiari. Nobili e
- plebei, vecchi e giovani, ricchi e poveri, tutti sono unanimi
- nel riconoscere e nel lamentare che il Re ed il suo Governo non
- soddisfano le aspirazioni politiche e morali della nazione.
-
- Il tedio incomincia ad invadere tutte le classi, già spunta il
- disprezzo e se il Re non capisce l'urgenza di retrocedere sulla
- via che ha presa liberandosi dal nefasto suo governo ed
- ispirandosi a migliori e più serii esempi, male gliene avverrà,
- rovinerà nel dispregio pubblico e sè stesso e la Corona gloriosa
- di cui fu erede.
-
- Lunedì scorso partì per l'India la spedizione comandata dal
- proprio fratello del Re e le tristi notizie che ci giungono da
- Goa non sono tali che possiamo avere piena fiducia sull'esito
- finale della lotta e dei sacrificii cui vanno incontro i nostri
- soldati.
-
- Non sarebbe stata questa una propizia occasione perchè il Re
- tornasse direttamente in Portogallo, ponendo a tempo un termine
- dignitoso all'incidente italiano?
-
- Tutto lo indicava, ma tanto il Re quanto il suo Governo, ciechi
- l'uno al par dell'altro, non lo videro, e la vigilia di quella
- giornata grave e penosa Sua Maestà non trovò nulla di più
- opportuno che di andarsi a distrarre nel teatro della «Gaité»
- dagli alti suoi doveri di capo dello Stato, e di rammentare le
- pagine della nostra epopea indiana.... ascoltando i «couplets»
- dei «Vingt huit jours de Clairette».
-
- Che ufficiali e soldati abbandonino le loro famiglie, offrendo
- in sacrificio alla patria la miglior parte del loro sangue; che
- il contribuente sparga il suo sudore per soddisfare le esigenze
- della nazione....
-
- In cima a tutto ciò passa trionfante il Re di Portogallo,
- violando i suoi giuramenti, calpestando le leggi, senz'altro
- pensiero ostensibile se non quello di menar vita allegra e senza
- fastidi.
-
- Per quanto sia duro a dirsi, vi sono due cose che nessuno
- negherà: cioè la verità fotografica del quadro che abbiamo
- tracciato, l'opportunità di gridare ad alta e chiara voce ciò
- che tutti nell'intimità riconoscono.
-
- Siccome non chiediamo dalla Corona la soddisfazione di alcuna
- ambizione e poichè, al contrario, siamo mossi da un
- irresistibile impulso di civico dovere, assumiamo di buon grado
- questa ingrata missione di dire la verità al Re, e non la
- tradiremo perchè non siamo mossi da odii, nè da timore.
-
- Monarchici e conservatori liberali quali siamo, noi sappiamo che
- il nostro posto è questo!»
-
-La soluzione data all'incidente dal Governo italiano fu giudicata
-favorevolmente da quasi tutta Europa (fece eccezione, naturalmente, la
-stampa clericale), e raffreddò le accoglienze che il re Carlo ebbe in
-Germania e in Inghilterra.
-
-Da Berlino, l'ambasciatore conte Lanza scriveva in data 20 e 31 ottobre:
-
- «.... Il barone Marschall si espresse, fin d'allora, meco in
- termini sdegnosi per l'incapacità, la debolezza, del resto ben
- note, del Gabinetto di Lisbona. S. M. Fedelissima arriverà qui
- il 1.º novembre. Essa aveva fatto chiedere di anticipare di una
- settimana il suo arrivo, ma S. M. l'Imperatore rispose che non
- poteva riceverlo prima di quell'epoca, già precedentemente
- fissata. Di feste a Corte non si parla finora e Sua Maestà non
- farà col re Carlos, che si tratterrà qui pochi giorni, molti
- complimenti, tanto più dopo l'incidente del viaggio a Roma....»
-
- «Segretario di Stato dipartimento Esteri quasi volendo scusare
- ricevimento Re del Portogallo, mi disse iersera
- confidenzialmente che, stante l'incidente viaggio Roma, feste
- sono state ridotte stretto limite convenienza, non vi sarà
- ricevimento ufficiale Berlino, ma solo al _Neuen Palais_ a
- Potsdam ove Re del Portogallo alloggia. Sabato pranzo a Potsdam
- senza invito Corpo diplomatico. Domenica Loro Maestà
- interverranno _Opera_ ove avrà luogo non la così detta
- rappresentazione di gala, ma soltanto teatro _paré_. Giornali
- parlano appena arrivo Re del Portogallo.»
-
-Al teatro l'Imperatore fece rappresentare l'opera _Rienzi_, divertendosi
-a far vedere al suo ospite Roma sulla scena.
-
-In Inghilterra non fu meno avvertito il danno che l'incidente aveva
-prodotto, e l'ambasciatore Ferrero riferiva:
-
- «Salisbury, mostrandosi vivamente preoccupato di quanto potrebbe
- avvenire in Portogallo, qualora nel Parlamento italiano qualche
- interrogazione intorno al noto incidente della visita suscitasse
- espressioni vivaci, mi ha chiesto caldamente di pregare il Regio
- Governo di evitare possibilmente ogni interpellanza al riguardo
- nella Camera. Egli giunge perfino a temere che il contraccolpo
- nel Parlamento portoghese potrebbe condurre alla caduta di
- quella dinastia.»
-
-Alla caduta della monarchia portoghese, avvenuta dopo l'inaudita strage
-della famiglia reale, non fu estranea la supina subordinazione dello
-Stato all'influenza clericale, che determinò l'incidente del quale
-abbiamo narrato le fasi. È giustizia ricordare che il malcontento
-popolare aveva origini remote, ed era andato sempre crescendo. Quando
-penetrò nell'esercito decise delle sorti del regime monarchico.
-
-Sin dal dicembre 1889 si scriveva a Crispi da Berlino:
-
- «Fortunatamente non esiste alcun generale abbastanza in vista
- per mettersi, come al Brasile, alla testa di un pronunciamento
- simile a quello che ha rovesciato Don Pietro II con un colpo di
- mano che ha avuto quasi le proporzioni di un _escamotage_.
- Altrimenti, al primo tentativo di adoperare a Lisbona un tale
- procedimento, la Dinastia «crollerebbe come un castello di
- carta». Una rivoluzione popolare sembra in Portogallo tanto poco
- inverosimile come era a Rio de Janeiro; l'esercito, nel suo
- insieme, è senza dubbio animato da sentimenti di onore e di
- disciplina, ma a condizione che abbia un capo di sua fiducia.
- Del resto, la rivoluzione o evoluzione operatasi recentemente
- nel Brasile prova che i mestatori non hanno bisogno del concorso
- delle masse, purchè dispongano di generali come i capi del
- _pronunciamento_ brasiliano. Importa quindi che il Sovrano
- sappia guadagnare le simpatie dell'esercito, circondarsi di
- ufficiali di provata fedeltà, e sopratutto ch'egli possa fare
- assegnamento sul comandante militare di Lisbona....
-
- Se il movimento repubblicano avesse, come al Brasile, trionfo in
- Portogallo, e in seguito forse anche in Spagna, tale avvenimento
- sarebbe un danno grave per il principio monarchico in Europa e
- un vantaggio per le istituzioni della Francia, che vorrebbe
- trovare dappertutto alleati contro la Germania e l'Italia.»
-
-Crispi non aveva mancato di dare consigli al governo portoghese, e si
-era adoperato con successo presso l'Inghilterra per una soluzione
-amichevole del conflitto sorto per le colonie anglo-portoghesi
-nell'Africa occidentale. In una lettera -- si noti -- dell'11 gennaio
-1891, il ministro d'Italia a Lisbona scriveva a Crispi:
-
- «Dopo il mio ritorno fui ricevuto in udienza particolare da S.
- M. il Re, il quale mi espresse il suo gradimento pei buoni
- uffici prestati da V. E. al Portogallo nella sua vertenza
- coll'Inghilterra.
-
- Il Ministro degli affari Esteri mi incaricò di ringraziare V. E.
- pel benevolo e costante concorso prestato dal R. Governo in
- questi difficili momenti al Governo Portoghese.
-
- Colsi l'occasione per eseguire le istruzioni datemi verbalmente
- da V. E. ed esposi al signor Du Bocage la penosa impressione che
- desta la soverchia indulgenza del Governo Portoghese verso il
- partito repubblicano per gli inconvenienti che ne possono
- risultare a danno delle istituzioni, e sovratutto per la
- rilassatezza della disciplina nell'esercito.
-
- Il Ministro mi assicurò che la condizione interna si era molto
- migliorata e che il Gabinetto si studiava di mantenere l'ordine
- e che il partito repubblicano non era da temersi che in caso di
- nuovi aggravii da parte dell'Inghilterra, che desterebbero
- grande irritazione nel paese, la quale sarebbe poi sfruttata a
- suo pro dal partito repubblicano. Le notizie poi circa allo
- spirito dell'esercito essere esagerate.
-
- Non devo celare a V. E. che il mio discorso non sortì molto
- effetto. Il signor Du Bocage accolse le mie parole come
- espressione della premura che dimostra il R. Governo verso il
- Portogallo, ma parmi che egli non si renda conto dei pericoli di
- una simile condizione di cose. Tale è la fiacchezza degli ordini
- di Governo e dei costumi politici in questo paese, che ben
- difficilmente si muteranno le cose ed il mio collega di Spagna,
- il quale, per incarico del suo Governo, tenne un simile
- linguaggio, ha la stessa opinione.
-
- Il Re mi parve maggiormente impressionato e mi disse, e forse
- con ragione, essere ora assai difficile di prendere
- provvedimenti contro ufficiali, ai quali finora si era lasciata
- la più sconfinata libertà di parola e di azione.
-
- Intanto, malgrado che gli spiriti siano ora più calmi e che i
- partiti apparentemente mettano a tacere i loro dissensi, il
- partito repubblicano continua la sua propaganda.
-
- Si tenne in questi giorni un Congresso del partito repubblicano
- a Lisbona, con piena libertà, e si addivenne alla nomina di un
- nuovo Direttorio, nel quale figurano due Maggiori Generali in
- servizio attivo, sebbene non provvisti di comando di truppe, i
- signori Latino Coelho e Souza Brandão.
-
- Altro sintomo poco rassicurante circa la disciplina
- dell'esercito si è l'adesione di molti ufficiali
- all'associazione della «Lega Liberale», fondata sotto parvenza
- di un'associazione patriottica dal signor Fuschini, deputato del
- gruppo parlamentare detto della Sinistra dinastica.
- L'associazione non ha carattere repubblicano, ma è certo cosa
- poco consentanea allo spirito di disciplina militare questa
- partecipazione di ufficiali a manifestazioni politiche.
-
- Nel riferire le condizioni attuali del Portogallo mi giova
- ripetere quanto ho già esposto nella mia corrispondenza in
- proposito, cioè che i costumi e l'indole di questo popolo
- attenuano la gravità della situazione e rendono forse più remoto
- lo svolgimento di avvenimenti che altrove sarebbero la
- conseguenza immediata delle cause di pericoli per le istituzioni
- da me enunciate.
-
- Il componimento della vertenza colla Gran Bretagna gioverà molto
- a rendere più sicuro il mantenimento dell'ordine vigente e
- toglierà al partito repubblicano l'arma più potente di cui
- dispone per agitare il paese.»
-
-Date le cause molteplici del malcontento del paese contro la dinastia,
-la propaganda repubblicana, facilitata dalla debolezza del governo,
-doveva portare i frutti che ha portato.
-
-
-
-
- L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE.
-
-
-
-
- _Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica.
-
-
-Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola
-balcanica sulla base delle nazionalità. -- Critica del Trattato di
-Berlino nei riguardi della Balcania. -- Tre colloqui inediti tra Crispi
-e il principe di Bismarck. -- La seconda fase della questione bulgara e
-la Triplice italo-anglo-austriaca. -- La Turchia dichiara al principe
-Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. -- Insuccesso
-della politica russa. -- Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo
-bulgaro. -- Riconciliazione russo-bulgara. -- Due indirizzi a Crispi
-della «Confederazione Orientale». -- La questione di Creta e il
-malgoverno turco. -- Crispi e l'Albania. -- Crispi trova nel Montenegro
-la sposa pel futuro re d'Italia. -- La Confederazione balcanica con
-Costantinopoli capitale. -- «Il Sultano se ne vada in Asia».
-
-
-Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione
-dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti
-dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero
-agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di
-liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, --
-guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto
-escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti,
-possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e
-operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso
-un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica
-ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime
-spregevole e spregiato.
-
-Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione
-della discussione circa la politica estera fatta alla Camera nel
-febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della
-questione orientale, disse:
-
- «Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani
- può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede
- profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della
- libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in
- quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre
- nazioni di Europa.
-
- La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti
- in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,
- _Bulgarian orrors_, dove si ricordano gli alberi convertiti in
- forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della
- patria e della religione?
-
- Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del
- dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il
- medesimo?
-
- Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive
- nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre
- popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con
- miracoli di eroismo all'invasore straniero?
-
- Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù
- e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella
- vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?
-
- Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta
- di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la
- lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel
- nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che
- fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto
- nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal
- principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione
- costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta
- virtù? (_Bravo! Bene, a Sinistra._).
-
- Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica
- sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel
- tempo perchè fruttino e si svolgano.»
-
-Crispi non fu soddisfatto del trattato di Berlino del 1878 che
-
- «smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle
- forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 si erano
- levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al
- 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si
- volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel
- Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del
- vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i
- congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio
- degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un
- componimento provvisorio e -- siccome scriveva Lord Salisbury
- nella sua circolare la quale era unita al trattato -- dipenderà
- dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi
- conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima
- opportunità offerta alla Turchia.
-
- E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o
- tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà
- irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è
- impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e
- l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti
- stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca
- diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno
- presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito
- nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle
- mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che
- dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle
- popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.»
-
-In altra circostanza Crispi disse:
-
- «Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il
- problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino
- all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il
- dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia,
- ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro
- confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina
- una invulnerabile frontiera all'Oriente[39] e dev'esserne
- contenta.»
-
- [39] Questo giudizio sul valore delle due provincie fu dato anche dal
- giornale ufficioso della Cancelleria austro-ungarica, il
- _Fremdenblatt_:
-
- «Allorchè avremo reso la Bosnia e l'Erzegovina un baluardo ed un
- antemurale dell'Austria-Ungheria, la Serbia ed il Montenegro non
- ci potranno più dar noia».
-
-A questo programma Crispi rimase fedele anche da Ministro. Ostacolò i
-tentativi della Russia di esercitare un'influenza preponderante in
-Bulgaria e in Rumania, temperando il russofilismo del principe di
-Bismarck, e legò l'Austria all'impegno di garantire lo _statu-quo_ nei
-Balcani. Tale politica ha mantenuto la pace ed ha dato tempo ai popoli
-balcanici di prepararsi a risolvere la loro partita secolare con la
-Turchia, con le proprie forze e nel proprio interesse. Oggi la Russia
-non può più pensare ad alcuna supremazia sugli Stati balcanici, usciti
-con quest'ultima guerra dalla minore età, nè a stabilirsi a
-Costantinopoli; e neppure l'Austria può ragionevolmente coltivare ancora
-la speranza d'inorientarsi. È finalmente avvenuto quello che Crispi
-auspicava nel 1879: le genti balcaniche, postesi sulla grande via del
-progresso civile, costituiscono oggi un baluardo insuperabile alle
-ambizioni russe e austriache.
-
-Quello che Crispi pensasse della politica russa in Oriente, e come
-agisse per ostacolarla, risulta dai colloqui col principe di Bismarck e
-dai documenti sulle questioni bulgara e rumena da noi pubblicati in un
-precedente volume.[40]
-
- [40] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_.
-
-Qui riproduciamo dal _Diario_ di Crispi tre dialoghi ancora inediti tra
-il gran Cancelliere e Crispi del maggio 1889. In quel mese, come è noto,
-il re Umberto, accompagnato dal suo primo ministro, si recò a Berlino a
-restituire la visita ricevuta dall'imperatore Guglielmo l'anno innanzi:
-
- _22 maggio._ -- Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck.
-
- Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di
- Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole:
- «Vi lascio col signor Crispi».
-
- Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia,
- e sui suoi progetti nella penisola balcanica.
-
- -- Bisogna -- egli dice -- non impedire alla Russia di andare a
- Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul
- Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta.
-
- -- E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. Comprendo
- che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma
- l'Europa ci perderebbe.
-
- -- Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe;
- ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non
- si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in
- Galizia, ed avremmo una crisi generale.
-
- -- Quanta è la truppa russa sulle frontiere?
-
- -- 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila
- verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete
- stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco
- per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si
- svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar
- che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del
- Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a
- Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato;
- purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro.
-
- -- Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali
- sarebbero assorbiti.
-
- -- No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è
- quello soltanto di avere dei principi ortodossi.
-
- -- Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del
- principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo
- manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli
- antichi ospodari.
-
- -- I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e
- rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali.
-
- Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio
- segnava le 5.30 pomeridiane.
-
- Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il
- discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto
- ad andarmene.
-
- _23 maggio._ -- Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di
- Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno.
-
- Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita.
- Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo
- restare tutta la giornata in casa.
-
- Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in
- cui ieri era stato interrotto.
-
- -- Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne
- avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte
- conoscere a Lord Salisbury?
-
- -- No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria.
-
- -- E quale è stata la sua risposta?
-
- -- L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia,
- ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli
- Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca
- sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo
- s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero
- altre volte.
-
- -- Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il
- Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha
- potuto spodestarlo.
-
- -- Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre
- opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà
- per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare.
-
- -- Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero?
-
- -- Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo
- naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini
- e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre
- l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta.
-
- -- Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra
- di non permettere alcun mutamento allo _statu-quo_ del
- Mediterraneo e dello Egeo.
-
- -- Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire
- all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed
- allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro.
-
- -- Credete voi, che la Francia farà presto la guerra?
-
- -- Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi.
-
- -- Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno
- di 3 o 4 anni per compiere il naviglio.
-
- -- Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le
- nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla
- squadra francese.
-
- -- Conoscete un signor Tachard?
-
- -- Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo
- chiamavano sempre _Crachard_, perchè sputava sempre, anche sui
- tappeti.
-
- -- Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della
- Lorena uno Stato autonomo neutrale.
-
- -- Per darlo a chi?
-
- -- Anche ad uno dei vostri principi.
-
- -- È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la
- Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato,
- come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi.
-
- -- Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena
- neutrali. Che ne dicono in Francia?
-
- -- Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la
- guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la
- Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare.
-
- -- Avete fede nel Governo austriaco?
-
- -- Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe.
-
- -- Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio.
-
- -- Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per
- la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla
- dall'Italia e dalla Germania.
-
- -- L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla
- nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar
- sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe
- che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta.
- La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la
- Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento
- della nazionalità.
-
- -- Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria
- all'equilibrio europeo, e giova mantenerla.
-
- -- Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a
- mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo
- mantenerla.
-
- -- Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la
- nostra esistenza.
-
- -- L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere.
-
- -- Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la
- Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi
- giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di
- settembre.
-
- -- Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia
- potuto usare un tal contegno. Il domandare il ristabilimento
- della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far
- occupare una parte del territorio italiano con un esercito.
- Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto
- errore.
-
- _25 maggio._ -- Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di
- Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento
- del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via
- da seguire.
-
- -- Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato.
- L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a
- Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino
- a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.
-
- -- Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di
- ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che
- ci resta ancora, è molto.
-
- -- Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un
- prete?
-
- -- È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non
- entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la
- cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo
- il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e
- non mi occupo d'altro.
-
- -- Avete ancora questioni col Turco?
-
- -- Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.
-
- -- Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non
- batterle.
-
- -- E i suoi governatori bestie come lui....
-
- -- No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete
- bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?
-
- -- Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li
- trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe
- senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada
- per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta
- al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un
- giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito,
- che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi
- contatti tra il governatore ed il console, richiamai
- quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato;
- era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta
- Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri
- turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne
- violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si
- aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li
- sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era
- rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al
- general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non
- potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La
- Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non
- nel mar Rosso.
-
- -- Andrete in Africa?
-
- -- Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar
- modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove
- vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una
- frontiera naturalmente strategica.
-
- -- Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia,
- l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi
- sarebbero rimasti.
-
- -- Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e
- non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e
- la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate
- nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e
- ci resta poco a fare.
-
- -- Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?
-
- -- Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»
-
-Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il
-savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a
-Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con
-successo nei consigli d'Europa il _non-intervento_, in omaggio al
-principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata
-delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non
-si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla,
-come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava
-diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi
-alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro.
-
-Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a
-esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi
-contenute in telegrammi di quel tempo:
-
-Crispi al Re (16 agosto 1887):
-
- .... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue
- tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a
- che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii
- all'indipendenza.»
-
-Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):
-
- «Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il
- mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga
- scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali,
- di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a
- nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che
- valgono a determinare la nazionalità.»
-
-Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):
-
- «I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado
- gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un
- partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un
- governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un
- tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe
- l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar
- soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a
- provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto
- evitare.»
-
-La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno
-l'_entente_ italo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a
-Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la
-Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe
-Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni,
-fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.
-
-Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno,
-si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi del potere a Sofia
-ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto
-bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a
-cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la
-scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un
-ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello
-Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace
-europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di
-mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni
-estreme.
-
-Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La
-Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava
-l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che
-sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse
-obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.
-
-Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le
-potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal
-Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione
-fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte
-s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di
-ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a
-Costantinopoli.
-
-Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers
-si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche:
-lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi
-esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a
-Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla
-questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la
-pace europea.
-
-Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di
-Pietroburgo dava al secondo quesito.
-
-Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull,
-conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nel _Diario_ di
-questi:
-
- «Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore
- italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di
- quella città allo scopo di ottenere dal Sultano che dichiari al
- principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.
-
- Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del
- principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro.
- In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo
- scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci
- saremmo riveduti domenica 19.»
-
- «Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.
-
- Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del
- principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria.
- Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente
- dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17
- agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par
- inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo
- cui mira la Russia.
-
- -- La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze,
- la Porta non farebbe la dichiarazione.
-
- -- Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale
- conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di
- conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia.
- Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in
- Bulgaria.
-
- -- Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe
- Ferdinando.
-
- -- Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli.
- Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma
- perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di
- uscire dall'imbarazzo.
-
- -- Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.
-
- -- È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»
-
- «Londra, 18 febbraio 1888.
-
- L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una
- comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury
- ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma
- che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che
- l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più
- gravi conseguenze e produrre dei disordini in Bulgaria.
- Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di
- mettere al posto del Principe.
-
- _Catalani_.»
-
- «Londra, 19 febbraio.
-
- Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera.
- Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la
- maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati
- oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia
- che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta
- senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di
- proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle
- potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria
- rimanga senza governo.»
-
- _Catalani_.»
-
-Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli
-dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a
-quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa
-il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera
-soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal
-Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione
-bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle
-cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le
-potenze s'intendessero su questi due punti:
-
- «1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il
- paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che
- sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di
- un principe?
-
- 2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo
- resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della
- Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli
- reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace
- d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come
- potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza
- far valere la loro autorità?»
-
-La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a
-Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente:
-
- «Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione
- categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle
- potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a
- ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua
- attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze
- circa i passi ulteriori.
-
- Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna
- intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e
- regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni
- che tale governo gli dimostrerà.»
-
-Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:
-
- «In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di
- già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di
- Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha
- dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo
- dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua
- opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono
- bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di
- Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto
- preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle
- Potenze.
-
- Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la
- dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà
- avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra
- potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo
- governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.
-
- Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o
- materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe
- disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che
- l'altra di una soluzione pacifica della questione. In
- conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di
- quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo
- concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale,
- sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato
- un'amministrazione relativamente organizzata.
-
- In ogni caso il Governo del Re prende atto con la più viva
- soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di
- astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i
- bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la
- questione risolversi pacificamente.»
-
-Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine
-del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:
-
- «L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a
- pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de
- Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête
- de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de
- Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en
- conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui
- précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement
- cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»
-
-Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di
-Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non
-negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva
-interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la
-concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita
-dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.
-
-Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così
-concepita:
-
- «_Son Altesse le Grand Vézir_
- _à Monsieur Stambouloff_,
- Sofia.
-
- Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg,
- j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22
- Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare
- n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances
- signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant
- pas été sanctionnée par la Sublime Porte, sa présence en
- Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas
- légale.
-
- Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux
- yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la
- même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête
- de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.
-
- Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du
- Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.
-
- _Said_.»
-
-Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione,
-lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi
-prima intesa con tutte le potenze.
-
-Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di
-Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.
-
-Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto
-dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi
-agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni,
-sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi
-all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.
-
-Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere
-preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo
-principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non
-dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889
-qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe
-Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della
-Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili
-verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff
-l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e
-l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una
-sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la
-situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne
-fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli
-credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a
-desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889
-telegrafava:
-
- «_R. Ambasciata_,
- Pietroburgo.
-
- Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria
- e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R.
- Governo che non si debba mutare lo _statu-quo_, ma non nascosi
- che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente,
- avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con
- lode il Principato in circostanze difficili.
-
- _Crispi_.»
-
-Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare
-una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di
-novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania
-avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le
-constatazioni che risultano dal seguente telegramma:
-
- «Vienna, 10-11-1889.
-
- Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo
- ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il
- principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era
- molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che
- essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni
- pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli
- sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace
- per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla
- anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva
- riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che,
- quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a
- nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva
- ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato,
- cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia
- vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la
- situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè
- si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis
- accennava ad agire e ad assumere un contegno ostile contro la
- Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di
- guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua
- Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella
- sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli
- di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria
- avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà
- altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia
- e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero
- per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la
- pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere
- localizzate.
-
- _Avarna_.»
-
-In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo
-interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior
-parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona
-accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull
-fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi
-non dubitiamo -- così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore --
-dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma
-eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe
-impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»
-
-Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò
-questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:
-
- «Roma, il 16 gennaio 1891.
-
- _Signor Conte_,
-
- Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente
- mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero
- bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni
- nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso
- argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.
-
- Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo
- di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella
- amministrazione del Principato.
-
- Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza
- esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il
- Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la
- sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il
- principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti
- incomodi.
-
- La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro,
- dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla
- costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con
- amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro
- compito anche in avvenire.
-
- Le ho telegrafato nei medesimi sensi.
-
- _Crispi_.»
-
-Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del
-principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto.
-Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del
-bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne
-parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti
-telegrammi:
-
- «_Mr. Crispi_
- _Président du Conseil des Ministres_,
-
- Sofia, 6 mai 1894.
-
- Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à
- l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires
- étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui
- a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre
- patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un
- champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité
- de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait
- d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de
- l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je
- remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à
- Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du
- Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le
- Roi d'Italie de continuer à l'avenir son bienveillant soutien à
- un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son
- paisible développement.
-
- Le Président du Conseil des Ministres
- _Stambuloff_.»
-
- «_Son Excellence M.r Stambuloff_
- _Président du Conseil des Ministres_,
- Sophia.
-
- Rome, le 5 mai 1894.
-
- Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de
- savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple
- bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.
-
- _Crispi_.»
-
-Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza
-dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente
-uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso
-dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio
-di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi -- quest'ultimo
-sospettato a Vienna di mene nei Balcani -- e il vanto che lo Stambuloff
-si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia,
-ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia
-stessa alla Bulgaria.
-
-Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta
-politica.
-
-Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza
-ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per
-stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del
-principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola
-balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al
-proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo
-adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più
-modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era
-disposta a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale,
-specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.
-
-Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando
-sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione
-all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio
-1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8
-febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della
-«patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di
-essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo
-ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria,
-osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia
-dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la
-sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla
-Russia emancipatrice».
-
-Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della
-Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria
-in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le
-Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a
-cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal
-1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione
-della volontà del popolo bulgaro.
-
- ----
-
-In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per
-lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal
-Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di
-Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare
-e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia
-e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la
-sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè
-per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi.
-
-Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione
-militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale
-menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la
-Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano
-una firma illustre:
-
- CONFÉDÉRATION ORIENTALE.
-
- «_All'Illustre Uomo di Stato Crispi._
-
- Atene, 24 ottobre 1885.
-
- _Illustre Maestro_,
-
- Il Comitato e la Direzione della _Confederazione Orientale_, i
- quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale
- di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza
- federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di
- domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di
- riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.
-
- Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua
- realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la
- sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal
- momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e
- l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè
- noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda
- perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo,
- secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse
- abitanti questa provincia.
-
- Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei
- Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi
- tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.
-
- Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi,
- illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si
- volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore
- generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni
- disgrazia.
-
- D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in
- Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con
- noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la
- confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del
- problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione
- dell'Europa.
-
- Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze
- mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle cupidigie
- austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti
- sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno
- l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile
- reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli
- sventurati cristiani dell'Oriente.
-
- Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale
- osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza,
- sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.
-
- Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri
- rispettosi e riconoscenti servitori
-
- per il Comitato
- il Dir. della «Confederazione Orientale»
- _Leonidas A. Bulgaris_.»
-
- «_A S. E. Il signor Crispi_
- Roma.
-
- Atene, 8-20 novembre 1887.
-
- _Eccellenza_,
-
- L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della
- Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di
- profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la
- sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza
- scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono
- fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la
- violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace
- poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione,
- questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati
- popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle
- potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione
- d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè
- con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola
- Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra
- ad alcuna delle grandi potenze.
-
- L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre
- anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel
- suo giornale; ma, come era da attendersi, essa fu combattuta da
- tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in
- Oriente.
-
- La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo
- accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro
- giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo
- ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus,
- poichè lo scopo principale della nostra associazione è il
- protestare contro ogni conquista straniera della Turchia
- Europea.
-
- Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari
- sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno
- un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus
- può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli
- altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in
- Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che
- fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle
- associazioni della Confederazione Orientale, le quali
- diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una
- Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di
- condurre in porto quest'opera di grande interesse.
-
- E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a
- formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai
- quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione
- come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva
- interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di
- Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e
- prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in
- Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la
- difesa della autonomia minacciata della Penisola.
-
- Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno
- di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro
- principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno
- Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione
- Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente
- appoggio.
-
- Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra
- considerazione.
-
- _Leonida A. Bulgaris_
- Membro delegato della «Confederazione Orientale».
-
-Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che
-le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie
-balcaniche[41] era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel
-1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli
-hanno ora stretto di loro iniziativa.[42]
-
- [41] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 24.
-
- [42] _Ibid._, pag. 317 e seguenti.
-
-Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità,
-una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi
-della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non
-voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la
-propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere
-sollevare la suscettibilità della sua competitrice.
-
- ----
-
-La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha
-richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze
-fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo
-focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le
-aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato
-sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca.
-Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si
-sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli,
-astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che
-sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò
-alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:
-
- «31 luglio.
-
- L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì
- causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche
- ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i
- mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a
- pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi
- anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove
- insurrezioni. Esprimendosi in tal modo con cotesto ministro
- degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano
- state date al rappresentante di codesto Governo in
- Costantinopoli.
-
- _Crispi_.»
-
-Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck
-fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.
-
- «Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione,
- anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man
- mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più
- spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento
- alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»
-
-Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato
-procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che
-preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi
-pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:
-
- «Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo
- ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine
- che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha
- detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso
- com'è, se ne mostrò inquieto.»
-
-Da Londra: Risposta di Salisbury:
-
- «Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di
- Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione
- comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire
- praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle
- grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la
- Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento
- eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»
-
-In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione
-diplomatica, la quale, fatta collettivamente da quattro grandi potenze,
-avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non
-si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi
-doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le
-riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della
-durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire
-coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi
-contro gli oppressori.
-
- ----
-
-Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo
-delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania
-appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in
-Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò
-sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di
-formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di
-Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono
-all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione
-austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò
-soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto
-se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria
-«l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie
-turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese
-con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania
-fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese
-nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.
-
-Nel _Diario_ di Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un
-colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini,
-presidente del Senato.
-
- «Al 1877 -- tu lo saprai -- noi eravamo contrarii a che
- l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto
- pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i
- quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:
- _Prenez l'Albania_.
-
- Naturalmente, io replicai: _Qu'est-ce que nous devons en faire?_
-
- E Derby allora: _C'est toujours un gage_.
-
- E Bismarck: _Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre
- terre turque sur l'Adriatique_.
-
- Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me
- che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia
- e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare
- dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione
- nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno
- era tutto nostro.
-
-Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione
-dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco
-potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del
-1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle
-seguenti parole:
-
- «In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che
- la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania.
- L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una
- nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a
- sè, ricordanti le origini pelasgiche.
-
- Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed
- antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua
- indipendenza -- ma sarebbe gravissimo errore pretendere di
- incorporarla con i paesi slavi d'Europa.
-
- L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle
- occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio
- Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu
- mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere
- vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che
- illustrarono il risorgimento ellenico -- e se la Grecia avesse
- avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti
- punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e
- per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia.
- Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza
- nell'Italia meridionale e in Sicilia.
-
- Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe
- un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno
- incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per
- sempre ogni traccia di sua influenza sull'Adriatico. Tanta
- offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e
- secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.
-
- L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo,
- meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria -- e consentendole
- uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile.
- Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben
- cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non
- all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che
- aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»
-
-Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute
-invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di
-gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera:
-
- «Jannina, 6 gennaio 96.
-
- _Signor Ambasciatore_,
-
- In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato
- per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e
- regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio,
- mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto
- segue:
-
- Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto
- visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo
- mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente,
- appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire
- perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le
- loro idee.
-
- I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio
- come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in
- mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi,
- sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di
- là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che
- giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il
- paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro
- aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli
- italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi,
- di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese.
- Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo italiano
- apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono
- accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani
- dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.
-
- Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso
- dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni
- mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta
- che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo
- qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.
-
- Il R. Console
- _Millelire_.»
-
-Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il
-matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la
-principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.
-
-Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi;
-rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il
-successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora.
-Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle
-nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana,
-cioè il Collare dell'Annunziata.
-
-Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di
-Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nel _Diario_ brevemente e
-lucidamente.
-
-Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.
-
- «Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.
-
- Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:
-
- -- Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è
- degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare
- del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei
- quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con
- l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.
-
- I motivi erano tre:
-
- apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza
- su noi;
-
- prendere una principessa di buon sangue;
-
- in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella
- penisola balcanica.»
-
-Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo
-turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla
-secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.
-
-Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione del _Figaro_ di Parigi,
-riassunse le idee sempre professate:
-
- «Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle
- genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi,
- nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha
- esercitato ed esercita il suo crudele impero.
-
- La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti
- belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile
- l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella
- sinagoga e le genti si distinguono per la religione che
- professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il
- pungolo alle azioni benigne ed oneste.
-
- Sul luogo istesso, nella stessa città, -- se tal nome potessero
- meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto
- in tanto ripulisce e fa rinnovare -- coabitano, non convivono,
- il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza
- amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un
- selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.
-
- Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo,
- cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della
- religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei
- popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si
- trova l'ostacolo di un versetto del Corano.
-
- Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le
- esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so
- quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò
- soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano
- la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era
- pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare
- Costantinopoli allo Czar. Si parla di accordo europeo per la
- soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è
- affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato
- d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.
-
- Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar
- Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo
- czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi
- a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita
- veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione
- d'Oriente non era risoluta.
-
- È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un
- problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non
- rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.
-
- Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di
- diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli
- sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso,
- furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue
- e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871
- restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto
- dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella
- guerra franco-prussiana.
-
- Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli
- Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei
- Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro
- navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima,
- le genti balcaniche minacciano una insurrezione.
-
- Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze
- continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga
- orientale, che ogni giorno più incancrenisce?
-
- Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di
- dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero
- bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le
- quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico,
- il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato
- della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe
- facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli,
- diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi
- ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo.
- Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è
- diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato
- un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con
- Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo
- ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui
- indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la
- Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri
- Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le
- popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della
- medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in
- quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo
- volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti
- entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in
- Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che
- ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la
- quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e
- conservata la pace d'Europa.
-
- La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»
-
-
-
-
- _Capitolo Nono._ -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo.
-
-
-Gladstone e le stragi d'Armenia. -- Le Potenze esigono un'inchiesta
-internazionale. -- L'Italia e la Commissione d'inchiesta. -- Il Sultano
-scongiura che i delegati delle Potenze non interroghino i testimoni. --
-Risultati dell'inchiesta e rifiuto del Sultano di concedere le riforme
-propostegli. -- La Russia si oppone alle misure coercitive contro il
-Sultano. -- Nuovi massacri. -- Gli ambasciatori chiedono un secondo
-stazionario a Costantinopoli. -- Le squadre europee in Levante. --
-L'Inghilterra vorrebbe spodestare il Sultano. -- Le stragi rimangono
-impunite; la Russia protegge il Sultano.
-
-
-Le stragi d'Armenia del 1894-96 riempirono il mondo di orrore. Guglielmo
-Gladstone -- la cui voce potente tuonò contro ogni tirannide -- scrisse
-essere sue opinioni:
-
- «che l'Assassino (e non i suoi sudditi maomettani) è stato
- l'autore deliberato delle stragi armene dal principio alla fine:
- che queste atrocità non hanno confronto nella storia recente:
- che il concerto dell'Europa di fronte alla Turchia è stato una
- miserabile, una brutta irrisione; che il metodo delle
- rimostranze a cui si attengono le potenze di fronte all'evidenza
- estrema che non si può riuscire a nulla senza la forza, è stato
- una colpa morale ed uno sbaglio politico: che alcuni sovrani e
- governi hanno protetto apertamente e sostenuto l'Assassino e che
- la presenza delle ambasciate a Costantinopoli in sostanza si
- rivolvette in uno scherno ed appoggio dato a lui ed a' suoi
- misfatti: che la coercizione da un pezzo si sarebbe dovuta
- adoperare e potrebbe anche oggi riescire ad evitare un'altra
- serie di eccidii peggiori ancora di quelli di cui già fummo
- spettatori.»
-
-Di quelle stragi un chiaro pubblicista italiano, in una relazione
-presentata a Crispi in dicembre 1895 sulla situazione della Turchia,
-scriveva:
-
- «V. E. sa meglio di me che le stragi d'Armenia, come quelle di
- Bulgaria nel 1875, sono un natural portato della politica
- tradizionale turca, la quale ogni volta che ha visto gli
- elementi cristiani in qualche parte dell'impero prevalere su
- quelli turchi pel numero, per la ricchezza o per la cultura, ha
- ristabilito l'equilibrio col metodo primitivo della decimazione.
- Quando l'applicazione del regolamento di Midhat-pascià, che
- aveva fatto del vilayet di Bulgaria un paese amministrativamente
- quasi autonomo, portò i suoi frutti, e i bulgari cominciarono a
- fondare scuole, a mandare i loro figli a studiare in Europa, e
- accennarono per altre vie a svegliarsi e a riscuotersi dalla
- barbarie, venne da Costantinopoli la parola d'ordine; e
- cominciarono i massacri che condussero alla guerra turco-russa e
- alla liberazione della Bulgaria.
-
- Lo stesso è accaduto in Armenia. Appena per la trasformazione
- del Patriarcato in una istituzione elettiva e per la
- costituzione a Londra di un Comitato armeno che propugnava
- l'idea, se non della indipendenza politica, almeno
- dell'autonomia amministrativa, il Sultano ha incominciato a
- vedere che gli armeni, i quali avevano già nelle loro mani i tre
- quarti della ricchezza dell'impero, acquistavano la coscienza
- della loro superiorità morale sui turchi e dei loro diritti,
- l'idea del massacro si è presentata al suo spirito.»
-
-Alla fine del 1894 l'opinione pubblica di Europa, esasperata per le
-notizie d'immani eccidi di cristiani commessi dai Kurdi in Armenia --
-notizie che trapelavano nonostante il terrore e gli sforzi delle
-autorità ottomane -- reclamò l'intervento delle potenze e una inchiesta
-internazionale.
-
-Il governo inglese era il più designato per presentare il reclamo; gli
-armeni erano i protetti dell'Inghilterra, avendone questa, con la
-convenzione anglo-turca seguita al Trattato di Berlino, assunto
-ufficialmente la tutela. D'altronde il Comitato anglo-armeno di Londra,
-del quale facevano parte parecchie notabilità britanniche, era riuscito
-a creare un movimento del quale il Governo non poteva non tener conto.
-
-La Sublime Porta, soltanto con lo scopo di gettare polvere negli occhi,
-mandò in Armenia dei funzionari ottomani per fare un'inchiesta. Ma
-poichè s'accorse subito che nessuno avrebbe prestato fede ai risultati
-di essa, Said-pascià cominciò coll'offrire al ministro degli Stati Uniti
-a Costantinopoli di aggregare un americano alla Commissione ottomana;
-poi, si dichiarò pronto ad accettare anche un vice-console inglese.
-
-Ma il Governo d'Inghilterra impose che la Commissione fosse
-internazionale e consigliò alla Porta d'invitare la Francia e la Russia
-a parteciparvi con loro delegati. L'invito fu fatto e i Governi di
-Pietroburgo e di Parigi l'accettarono. Il Governo italiano, allora,
-domandò che della Commissione facesse parte anche un suo console.
-
-L'ambasciatore d'Italia, Catalani, telegrafava il 15 dicembre:
-
- «Nel nostro colloquio, Nelidow [ambasciatore russo] si è
- espresso nel modo più deciso contro la partecipazione Console
- d'Italia inchiesta. Ha detto che Italia non ha interessi in
- Armenia, che il nostro concorso darebbe carattere politico
- all'inchiesta, ed ecciterebbe popolazioni ad insorgere. Ho
- ribattuto inutilmente argomenti trattandosi di risoluzione già
- presa.»
-
-Se l'Italia non aveva interessi diretti in Armenia, il suo concorso
-all'inchiesta era, per questa considerazione, più indicato, poichè dava
-maggior guarentigia alle popolazioni, alla Porta e all'Europa,
-d'imparzialità e di giustizia. D'altronde il Catalani, sapendo che la
-partecipazione dell'Italia era desiderata dall'Inghilterra, insistette
-e, nonostante gli intrighi russi e francesi presso Said-pascià, riuscì
-nell'intento di fare aggregare alla Commissione un proprio delegato.
-
-Era stato convenuto tra gli ambasciatori d'Inghilterra, di Russia e di
-Francia che i Consoli europei ad Erzerum avrebbero fatto accompagnare la
-Commissione d'inchiesta turca da loro delegati; a questi era data
-facoltà d'indicare alla Commissione i luoghi da visitare e le persone da
-interrogare e, in casi speciali, d'interrogare essi stessi i testimoni.
-Il 20 dicembre Catalani telegrafava:
-
- «Sublime Porta non ha sinora risposto alla nota identica dei tre
- ambasciatori e nulla è quindi concluso circa rapporti che
- dovranno avere i delegati colla Commissione turca. Jeri Sultano
- inviò un ex-Gran Visir dall'ambasciatore di Francia dichiarando
- essere pronto a destituire immediatamente tutte le autorità
- implicate nei recenti massacri, a condizione che i delegati non
- accompagnino Commissione turca od almeno che non abbiano facoltà
- d'interrogare in caso di bisogno i testimoni. Il fatto è che il
- Sultano teme che Zechi pascià, comandante in capo delle truppe,
- non produca firmano col quale ricevette da S. M. ordine dei
- massacri. Proposta del Sultano è stata respinta. Tre
- ambasciatori hanno invitato Sublime Porta ordinare Commissione
- turca fermarsi dovunque essa si trovi, dichiarando nulla e non
- avvenuta inchiesta fatta senza presenza delegati. Ambasciatore
- d'Inghilterra crede che saranno necessarie due settimane prima
- che delegati possano raggiungere Commissione.»
-
-I tre ambasciatori non potevano infatti -- neppure quelli di Russia e di
-Francia più favorevoli al Governo ottomano -- decentemente cedere; e il
-Sultano, temendo che l'Inghilterra sarebbe rimasta sola e avrebbe fatto
-una inchiesta per suo conto, non parlò oltre di limitazioni ai poteri
-dei delegati europei.
-
-In seguito all'inchiesta, che assodò responsabilità gravissime delle
-autorità ottomane e del sistema, fu redatto dagli ambasciatori un
-progetto di riforme e proposta una Commissione europea di controllo per
-l'applicazione delle medesime. Il delegato italiano fece una inchiesta
-indipendente pel suo Governo.
-
-Che cosa fece il Governo ottomano? Si affrettò ad accogliere i saggi
-consigli che gli si davano?
-
-Il 4 giugno 1895 Catalani[43] telegrafava:
-
- [43] L'ambasciatore Tommaso Catalani morì improvvisamente a Terapia il
- 28 luglio. Era uomo accorto ed energico, profondo conoscitore così
- delle finalità palesi e dissimulate della politica delle grandi
- potenze, come di tutte le risorse del giuoco diplomatico; e la
- inaspettata sua scomparsa fu grave danno. Aveva percorso la
- carriera grado a grado, accaparrandosi dovunque esercitò il suo
- ufficio simpatia e fiducia. Il lungo soggiorno in Inghilterra
- (1869-1889) temprando il suo carattere e affinando le naturali sue
- qualità, aveva contribuito a far di lui uno dei migliori
- rappresentanti che l'Italia avesse all'estero. Crispi lo stimava e
- l'amava moltissimo.
-
- «Contrariamente ad ogni aspettazione, risposta Sultano ai tre
- ambasciatori fu un rifiuto. Sua Maestà dichiara che le riforme
- da lui promulgate anteriormente saranno applicate a tutta
- l'Armenia, ma senza alcun controllo estero. Tre ambasciatori
- decisero ieri sera riferire risposta ai loro governi ed
- aspettare istruzioni.»
-
-Il 17 giugno la Porta assicurò che le riforme sarebbero state attuate in
-base all'art. 61 del Trattato di Berlino, sotto la sorveglianza di un
-Alto Commissario «degno di fiducia» -- e che alle ambasciate sarebbero
-state date informazioni circa l'esecuzione delle riforme medesime.
-
-La Russia e la Francia, che avevano accettato di partecipare
-all'inchiesta soltanto per sorvegliare l'Inghilterra, furono felici di
-separarsi da questa nell'apprezzamento dell'affronto ricevuto. «Mentre
-l'ambasciatore britannico è molto irritato -- si telegrafava a Roma --
-l'ambasciatore di Russia prende la cosa quasi con indifferenza». E a
-lord Salisbury -- ritornato allora al Governo -- non rimase che
-raccomandarsi a Berlino affinchè l'ambasciatore di Germania a
-Costantinopoli suggerisse alla Sublime Porta l'accettazione del maggior
-numero possibile delle riforme proposte «per non rendere difficile la
-situazione del nuovo Gabinetto inglese di fronte all'opinione pubblica».
-
-Nel dissenso delle Potenze è naturale che il Governo turco continuasse
-nel suo sistema di mancare alle promesse. Il 1.º di ottobre una
-moltitudine di armeni, riunitasi al Patriarcato armeno di
-Costantinopoli, si diresse per varie vie alla Sublime Porta con lo scopo
-di presentare un memoriale relativo alle riforme. In vari punti di
-Stambul la gendarmeria assalì quella gente pacifica, ferendo e uccidendo
-parecchi, e facendo numerosi arresti.
-
-Dall'ambasciata d'Italia si mandavano a Roma queste informazioni:
-
- «Folla armeni continua stazionare presso Patriarcato protestando
- non volere disperdersi se non hanno garanzie per loro sicurezza.
-
- Nuovi particolari sui fatti di ieri confermano ferocia
- repressione, prigionieri trattati con crudeltà inaudita. Oggi
- altri fatti isolati si produssero in diversi punti della città.
- Anche in Galata situazione considerata assai grave.»
-
-Le ambasciate delle grandi potenze furono di nuovo concordi nel
-richiamare l'attenzione della Porta sulla eccezionale gravità di quel
-che avveniva sotto i suoi occhi, affermando risultare loro da
-informazioni sicure «che privati musulmani hanno percosso e ucciso dei
-prigionieri armeni condotti da agenti di polizia, senzacchè questi vi si
-opponessero, -- che si sono prodotti attacchi di privati contro persone
-assolutamente inoffensive, -- che i prigionieri feriti furono uccisi a
-sangue freddo nelle corti della polizia e nelle prigioni».
-
-Il 4 ottobre il Patriarca armeno invocava la protezione degli
-ambasciatori per i suoi connazionali terrorizzati; egli affermava di non
-potere persuaderli ad uscire dalle chiese ove si erano rifugiati. In
-seguito a questo appello, gli ambasciatori presentavano alla Porta una
-nota collettiva nella quale, insistendo sulla gravità degli avvenimenti
-passati, si chiedeva al Governo ottomano quali misure contasse di
-prendere per calmare l'agitazione musulmana e armena, prevenire il
-ripetersi dei deplorati incidenti e proteggere cristiani e stranieri.
-Reclamavano inoltre una inchiesta immediata e severa; e frattanto
-risolvevano di far avvicinare a Costantinopoli le navi stazionarie.
-
-L'8 e il 10 ottobre da Trebisonda telegrafavano:
-
- «Terribile massacro Armeni; tutt'oggi città in balìa del popolo
- turco armato, truppa scarsissima impotente lasciò fare, anzi
- soldati presero parte massacro e saccheggio. Vittime molte.
- Consolato, chiesa, scuola protette, ma pericolo ancora immenso.
- Indispensabile immediato invio truppa da Costantinopoli.»
-
- «Massacro ieri l'altro durato dalle undici alle quattro, seguìto
- completo saccheggio case, negozi armeni. Morti sopra cinquecento
- (?). Notte seguente, lo stesso accadde villaggi armeni vicini.
- Ieri, calma relativa salvo nuovo panico rumore sparso arte;
- Consolati tuttora quantità rifugiati. Positivamente, massacri
- concertati connivenza autorità civili e militari. Valì, contro
- formale promessa, chiese truppa solo dopo massacro. Jersera,
- arrivò battaglione con maggior generale nominato presidente
- tribunale guerra. Stato d'assedio oggi proclamato. Aspettasi
- corazzata russa.»
-
-Diminuita, ma non sedata l'agitazione, la Sublime Porta si persuase a
-riprendere il programma, proposto dai tre ambasciatori, delle riforme
-armene, le quali il 17 ottobre furono promulgate con un _iradè_ del
-Sultano. Non erano tutte le riforme sulle quali l'Inghilterra
-specialmente aveva insistito, ma lord Salisbury dovette pel momento
-contentarsene, sebbene senza speranza che raggiungessero lo scopo della
-pacificazione.
-
-La comunicazione del testo delle riforme deliberate era stata fatta
-ufficialmente soltanto ai tre ambasciatori. L'Italia, insieme alla
-Germania e all'Austria-Ungheria, dovette reclamare in base al Trattato
-di Berlino uguale trattamento, per trovarsi sullo stesso terreno delle
-altre potenze nella sorveglianza dell'adempimento da parte della Porta
-degl'impegni assunti dinanzi all'Europa.
-
-La questione, in verità, era tutt'altro che chiusa: i massacri di
-cristiani continuavano in Armenia; fu proposto un altro passo collettivo
-delle Potenze presso la Porta per invitarla ad esercitare la sua
-autorità pel mantenimento dell'ordine pubblico; ma gli ambasciatori
-russo e francese dissentirono, giudicando quel passo inutile e
-inopportuno. In realtà il Governo imperiale, dopo avere scatenati gli
-odii e il fanatismo religioso, era impotente a trattenerli; e il peggio
-era che l'anarchia si estendeva in altre provincie dell'Impero ottomano.
-Le cose giunsero al punto che i sei ambasciatori non poterono, dinanzi
-ai pericoli che sovrastavano, non accordarsi in un atto di protesta, che
-fu una diffida. Il Sultano licenziò tutti i ministri, allontanò
-Kiamil-pascià, di cui diffidava, relegandolo ad Aleppo; ma con la scelta
-dei nuovi suoi consiglieri accrebbe le diffidenze sulle sue intenzioni.
-Che cosa di Abdul-Hamid si pensasse in quel momento (novembre 1895)
-nelle sfere diplomatiche di Costantinopoli, si legge in queste righe:
-
- «Ambasciatore di Germania a Costantinopoli opina che il Sultano
- si sostiene soltanto per rete inestricabile spionaggio,
- organizzato da tutte le parti, che rende tutti reciprocamente
- diffidenti, ed impedisce congiure. Marschall ritiene situazione
- sempre più grave. Russia ed Inghilterra assicurano non volere
- intervenire, ma avvenendo catastrofe, possono eventi essere
- superiori buon volere. Si prevede eventualità di dover
- spodestare Sultano attuale e mettere al posto successore
- naturale. Ad ogni modo Marschall confida nella stretta unione
- delle Potenze della triplice alleanza.»
-
-Intanto, mentre il nuovo ambasciatore italiano in Turchia, Pansa,
-telegrafava:
-
- «Kiamil partito oggi per Smirne, ove ottenne essere destinato,
- invece di Aleppo. Corre voce possibili nuovi cambiamenti
- ministeriali. Temesi ripetizione dimostrazione armena in Pera,
- il che creerebbe gravissimo pericolo. Sultano in preda morbosa
- esaltazione, che rende possibile qualunque sorpresa. Tutti gli
- ambasciatori si sono oggi riuniti per combinare misure eventuale
- protezione.»
-
-Crispi ordinava l'invio della flotta italiana nelle acque turche.
-Contemporaneamente il Governo francese decideva che una divisione della
-sua squadra del Mediterraneo si recasse in Levante.
-
-Le navi _Re Umberto_, _Doria_, _Stromboli_, _Etruria_, _Partenope_
-partirono da Napoli il 16 novembre.
-
-Frattanto gli ambasciatori presso il Sultano telegrafavano ai rispettivi
-Governi che, in vista del crescente malcontento dei turchi e di qualche
-possibile catastrofe a Palazzo, era opportuna la presenza nel Bosforo di
-un secondo stazionario, con marinai da sbarco per la protezione delle
-ambasciate. Avutane l'autorizzazione, gli ambasciatori richiesero il
-_firmano_ per l'entrata negli Stretti della seconda nave; ma, nonostante
-il parere del Consiglio dei Ministri, il Sultano, temendo che l'Europa
-preparasse la sua deposizione, rifiutò di accordarlo. Riunitisi i
-rappresentanti delle grandi potenze, quello d'Inghilterra, Currie,
-propose che se il _firmano_ richiesto non fosse accordato, i secondi
-stazionarii entrassero nei Dardanelli sotto la protezione delle squadre;
-dissentirono gli ambasciatori di Russia e di Francia dichiarando di non
-avere istruzioni dai loro Governi.
-
-La proposta di Currie combinava col parere del Cancelliere
-austro-ungarico, conte Goluchowski, comunicato ai Gabinetti delle
-Potenze il 15 novembre. Il Goluchowski opinava che tutte le Potenze
-tenessero in Levante squadre, dalle quali gli ambasciatori a
-Costantinopoli potessero in breve tempo distaccare navi per la
-protezione della vita e della proprietà dei connazionali. Non si sarebbe
-dovuto, in caso di necessità, fermarsi dinanzi alle proteste della Porta
-per l'entrata delle navi da guerra nei Dardanelli.
-
-Vi fu allora un vivo scambio di comunicazioni tra i Gabinetti, il cui
-risultato fu che la Russia, temendo che Inghilterra, Austria e Italia
-avrebbero agito ugualmente, finì col dare ordine al proprio ambasciatore
-di associarsi alla intimazione proposta. La Francia, che in tutta la
-questione seguiva fedelmente la condotta della Russia, fece altrettanto.
-E il 10 dicembre i firmani imperiali erano concessi a tutte le sei
-grandi Potenze.
-
-Ma il Governo russo non mancò di far sapere che non sarebbe andato più
-oltre, e non si sarebbe associato ad altre misure di coercizione, come
-quelle indicate da Goluchowski, sostenendo che bisognava sorreggere il
-prestigio del Sultano e non indebolirlo, se si voleva che egli riuscisse
-a ristabilire l'ordine nell'Impero.
-
-Rotto così il concerto europeo, Crispi avrebbe voluto che in Oriente,
-come nel Mediterraneo, la politica dell'Inghilterra, dell'Austria e
-dell'Italia riprendesse il corso che aveva avuto durante il suo primo
-Ministero, in base agli accordi del 1887.
-
-Della decisione di Crispi a prender parte in prima linea ad un'azione
-contro il malgoverno ottomano, che alla metà del novembre 1895 sembrò
-inevitabile, abbiamo più di un documento.
-
-L'Italia, cercando di procedere d'accordo con l'Inghilterra, si era
-dichiarata pronta ad unire le proprie forze navali a quelle britanniche.
-Quando la squadra italiana al comando del vice-ammiraglio Accinni ebbe
-ordine di salpare per il Levante, l'on. Crispi ricevendo (16 novembre)
-l'Accinni e l'on. Bettolo, allora capitano di vascello, fece loro
-augurii di vittoria:
-
- «Facciamo il dover nostro -- egli disse -- e teniamo alta la
- bandiera d'Italia. Ho piena fede in voi. La bandiera nazionale è
- affidata in buone mani. Iddio vi benedica.»
-
-Nello stesso _Diario_, dal quale trascriviamo queste parole, Crispi
-prese le seguenti note:
-
- «_21 novembre._ -- Alle 9.15 i Reali giungono a Roma provenienti
- da Monza. Avendomi il Re invitato a recarmi da lui al Quirinale,
- sono ricevuto alle 10.
-
- Espongo al Re lo stato delle cose in Oriente. Le potenze sono
- d'accordo nella loro azione verso la Porta Ottomana. Il passo
- dell'Austria fu inopportuno. Non era possibile che la Russia
- consentisse il passaggio degli Stretti alle flotte europee. Essa
- non poteva permettere un condominio, anche temporaneo, nel Mar
- Nero. Doveva quindi rifiutarsi. Il rifiuto però non ha rotto gli
- accordi. La posizione del Sultano è grave. Si trova tra due
- fuochi: il fanatismo musulmano e la volontà dell'Europa
- decisamente espressa. Sarà gran fortuna per lui e per le grandi
- potenze, se giungerà a ristabilire l'ordine nel suo impero.
-
- La nostra flotta è a Smirne. Il vice-ammiraglio Accinni ebbe
- ordine di essere cortesissimo coi Francesi. L'ammiraglio Seymour
- offrì alla nostra squadra un comodo ancoraggio a Salonicco. Non
- ne abbiamo ancora profittato. Lord Salisbury dichiarò di
- ritenere in vigore gli accordi del 1887. Dichiarò che vuol
- procedere d'accordo con noi e che in caso di occupazione dei
- Dardanelli toccherebbe all'Italia la espugnazione delle fortezze
- turche.
-
- Spero nella pace, ma ho preveduto il possibile caso della
- guerra.»
-
-Delineatosi il dissenso tra le Potenze, lord Salisbury visse e fece
-vivere giorni di grande indecisione. Mentre il 15 novembre egli
-dichiarava all'ambasciatore d'Italia, generale Ferrero, di «voler
-profittare, anche in prossime evenienze, della nostra collaborazione» --
-mentre il barone Marschall assicurava risultargli da rapporti giuntigli
-da Londra che il nobile lord era «deciso ormai a rientrare nella linea
-della sua antica politica», e il 17 l'ammiraglio sir Seymour, comandante
-della squadra inglese ancorata a Salonicco, faceva premure affinchè lo
-raggiungesse colà la squadra italiana -- quando, pel rifiuto russo di
-associarsi ad una dimostrazione negli Stretti, sembrava che pel suo
-precedente atteggiamento l'Inghilterra avrebbe dovuto passar oltre, --
-lord Salisbury non solo non si risolvette a muoversi coi suoi alleati,
-ma alla fine di novembre avanzò a Pietroburgo, isolatamente, senza
-prevenirne i Gabinetti di Roma e di Vienna, una proposta formale per
-stabilire una specie di tutela sull'Impero ottomano, che il Governo
-russo declinò.
-
-Data da quell'epoca la lenta conversione dell'Inghilterra verso la
-duplice alleanza.
-
-
-
-
- LA TRIPLICE ALLEANZA E L'INGHILTERRA.
-
-
-
-
- _Capitolo Decimo._ -- La crisi delle alleanze e degli accordi.
-
-
-La politica estera dei successori di Crispi dal 1891 al 1893. --
-Conseguenze immediate dell'inerzia italiana negli affari d'Oriente
-avvertite dal Blanc. -- Germania e Austria desiderano il ritorno di
-Crispi al governo. -- Colloqui di Crispi con gli ambasciatori di
-Germania e d'Austria-Ungheria. -- I torbidi interni del 1893-94
-deprimono il credito dell'Italia all'estero. -- Guglielmo II e Crispi.
--- Motivi del ritiro di Caprivi dalla Cancelleria germanica. -- Nomina
-di Hohenlohe. -- Favorevoli disposizioni di Guglielmo II verso l'Italia.
--- Crispi e il dissidio anglo-germanico pel Transvaal. -- L'Italia nella
-politica internazionale al principio del 1896. -- La crisi delle
-alleanze e degli accordi. -- I tentativi per ristabilire le antiche
-intelligenze con l'Inghilterra falliscono. -- Dal Diario di Crispi. --
-Necessità di estendere i patti della Triplice alla protezione
-degl'interessi italiani nel Mediterraneo e in Oriente. -- Energiche
-rimostranze di Crispi. -- L'imperatore di Germania annunzia un suo
-viaggio in Italia per conferire con Crispi, ma questi prima della venuta
-dell'imperatore deve abbandonare il governo.
-
-
-Abbiamo notato in questo stesso volume che quando riprese le redini del
-Governo, Crispi trovò tutta mutata la posizione dell'Italia in Europa.
-La Triplice era stata rinnovata, ma era tornata ad essere come nel primo
-periodo, dal 1882 al 1887, un legame oneroso; e gli accordi speciali con
-l'Inghilterra e con l'Austria-Ungheria, che formavano il complemento
-della Triplice, erano caduti nel nulla.
-
-Sia perchè mancasse ai successori di Francesco Crispi l'elemento
-prezioso dell'autorità personale, sia perchè la loro azione fosse
-pregiudicata da dichiarazioni pubbliche accennanti a preferenze per un
-diverso orientamento della politica italiana, l'edificio innalzato con
-tante fatiche crollò. Germania e Austria cominciarono a guardarci con
-diffidenza; -- la Francia, tra le proteste di amicizia a lei e il
-mantenimento dell'alleanza con le Potenze centrali, non vide chiaro e
-continuò le sue ostilità; -- l'Inghilterra, convintasi della nostra
-incostanza e debolezza, accentuò la sua tendenza a intendersi a tutti i
-costi con la sua antica nemica, la Francia. Cosicchè si andò formando
-questa situazione: le nostre alleanze ci garentivano l'integrità
-territoriale, ma ci attiravano nello stesso tempo tutti i danni della
-guerra tenace che i francesi, sapendoci indifesi, ci facevano dovunque;
-e inoltre eravamo tenuti in disparte dalle combinazioni della grande
-politica europea.
-
-Uno dei nostri migliori diplomatici, il barone A. Blanc, che fu ministro
-degli affari esteri nel secondo ministero Crispi, aveva veduto subito
-nel 1891, dall'osservatorio importantissimo che era allora
-Costantinopoli, i danni del nuovo indirizzo e li aveva segnalati:
-
- «Terapia, 30 giugno 1891.
-
- .... Non si può più dissimulare al pubblico, il quale qui
- incomincia a scandalizzarsi dell'impotenza della diplomazia
- anche per la protezione dei nazionali esteri, che, distruttosi
- il concerto europeo, del che le ambasciate di Russia e di
- Francia accusano le potenze alleate, non vi fu sostituita la
- preponderanza effettiva di queste ultime, onde anarchia in un
- governo che senza ingerenza europea non può compiere i suoi
- obblighi interni ed internazionali. Il Sultano non crede il
- gruppo anglo-austro-italiano capace d'una vera e seria azione
- solidale; è convinto non potersi più riunire gli ambasciatori in
- conferenze; li oppone, più che non potè far mai pel passato,
- l'uno all'altro, sfidandoli, finchè osa, tutti.
-
- I ministri ed il Palazzo in piena balìa di finanzieri, il
- Sultano che investe personalmente in Inghilterra ed in America
- quanti più capitali può, aspettano la preveduta fine; ed il
- Sovrano diceva testè ad un suo famigliare: «Che direste se
- accettassi la protezione russa?» Per ciò militarmente il Bosforo
- è aperto alla Russia e i Dardanelli sono chiusi a noi. Non vi
- sarebbe resistenza armata nè reazione di popolo contro la
- Russia, se questa sbarcasse una divisione a tre ore dalla
- capitale. Sarebbero allora in tempo le squadre inglesi o le
- squadre alleate a rinnovare la dimostrazione fatta nel 1878 a
- Santo Stefano? Non è probabile. O può dirsi che una volta a
- Costantinopoli la Russia sarebbe in una trappola, in condizioni
- insostenibili? Al punto di vista militare e navale, può darsi:
- al punto di vista politico, da nessuno, neppure dagli uomini di
- Stato bulgari si nega che intorno a Bisanzio, restituita alla
- ortodossia, tutti gli Slavi dei Balcani saranno trascinati da
- irresistibile impulso, come nel 1861 tutti gli Italiani si
- unirono al grido di Roma capitale. Che avverrà allora
- dell'ideale nostro delle autonomie, la cui unica guarentigia
- sarebbe stata la preponderanza politica e navale
- dell'Inghilterra e dell'Italia sui porti della Turchia europea?
- Che avverrà allora della teoria germanica dell'inorientazione
- dell'Austria-Ungheria? e della possibilità di soddisfazioni, a
- meno d'un'altra gran guerra, nell'interesse anglo-italiano
- d'equilibrio nel Mediterraneo? Non è forse abbastanza valutato
- dalla Germania e dall'Austria-Ungheria il fatto che in certi
- momenti la presenza d'un principe di loro fiducia a capo di tale
- o tal altro Stato balcanico non è punto sufficiente ad impedire
- rivolgimenti di volontà popolare? Basti ricordare come trionfò
- la causa della riunione della Rumelia orientale, tanto avversata
- e temuta a Vienna e a Berlino, per dimostrare che, anche in
- Oriente, si deve pur tener conto delle tendenze dei popoli.
-
- Questa regia ambasciata s'inspirò fin dal 1887 al convincimento
- che a tale situazione è pericoloso applicare la massima _inertia
- sapientia_; che la pace e lo _statu-quo_ legale non sospendono
- il corso della evoluzione delle nazioni; che in piena pace, in
- pieno regime d'alleanze, se l'Egitto diventò inglese e se il
- versante sud dei Balcani diventò bulgaro, più facilmente ancora
- possono stabilirsi nel Mediterraneo nuove condizioni propizie o
- contrarie agli essenziali interessi italiani; che il programma
- di pace essendo per sè negativo, non si doveva esporre l'Italia
- a non vedere più altri scopi positivi per l'alleanza se non
- quelli odiosi che le attribuiscono i nostri avversari, cioè un
- appoggio cercato all'estero per le istituzioni monarchiche, o un
- pegno preso sulla eredità d'una Francia minacciata di
- smembramento; e che in conclusione, perchè l'alleanza diventasse
- popolare e proficua, e fosse nella coscienza italiana non un
- espediente necessario alla sicurezza, ma una base di fruttuosa
- operosità, dovessimo, dopo aver rifiutato disgraziatamente quel
- primo premio dell'alleanza che era l'Egitto, rifarci almeno con
- una legittima influenza in Oriente, fondata sopra un liberale
- sviluppo di autonomie nella penisola balcanica e sopra la
- preponderanza navale e politica delle quattro potenze sugli
- scali del Levante.
-
- Perciò quest'ambasciata proponeva nel 1887 quelle intelligenze
- che furono adottate senz'altro a Vienna e a Londra. Queste, che
- i miei colleghi amici chiamarono il patto fondamentale della
- nuova politica europea in Oriente, e che sir W. White diceva
- segnare una data storica, colla quale si poneva termine al
- secolo di guerra caratterizzato dagli spartimenti della Polonia
- e della Turchia; questo punto di partenza d'una nuova êra
- d'influenza, consentitaci in Oriente, ove col fatto si decide la
- questione se una potenza sia grande o piccola, dall'Inghilterra
- o dall'Austria-Ungheria, ambedue allora per ragioni diverse
- disposte ad appoggiarci per ingerenze per noi più naturali e più
- facili, a favore delle autonomie e della libertà degli stretti;
- questo programma, infine, la cui pratica attuazione, studiata in
- ogni particolare, ci avrebbe costato assai meno oro e meno forza
- della nostra politica militare nel mar Rosso, è desso rimasto
- finalmente lettera morta! Fin dal 1888 i miei colleghi
- dichiaravano non spettar più all'iniziativa di essi e mia qui,
- bensì a diretti concerti tra i gabinetti, la pacifica ma
- efficace attuazione di quelle intelligenze. Havvi luogo ancora
- di sperare che intervengano simili concetti, estesi, cioè, ad
- altri interessi pacifici nel Mediterraneo, oltre a quelli della
- sicurezza delle nostre coste!
-
- Succede ora un fatto capitale, che fu appena avvertito in
- Italia, il riparto virtuale dell'Africa tra l'Inghilterra,
- Germania e Francia, le quali sole si inoltrano verso i decisivi
- punti centrali, ove fra le sorgenti dei grandi fiumi verrà
- decisa un giorno la preponderanza sul continente nero, -- mentre
- la Tripolitania senza l'_hinterland_ non è più, per le relazioni
- che a noi premono tra il Mediterraneo e l'Africa, che quasi un
- _non valore_, secondo l'espressione del signor di Radovitz.
- Mentre durano la pace e l'apparente _statu quo_, sipario calato
- davanti agli spettatori, velo protettore dietro il quale altri
- opera mutamenti di scena d'importanza mondiale, vedremo noi
- troppo tardi verificarsi qui altre trasformazioni per noi non
- meno gravi, di cui forse oggidì i preludi passano dalla nostra
- diplomazia inosservati?»....
-
- «Costantinopoli, 2 settembre 1891.
-
- Il 26 luglio informavo Vostra Eccellenza che questo incaricato
- d'affari d'Inghilterra aveva, d'ordine del _Foreign Office_,
- avvisato la Porta che le condizioni dell'isola di Candia vanno
- peggiorando pei numerosi misfatti; al punto da far temere che ne
- approfitti a scopi politici chi è interessato a fomentare una
- nuova insurrezione nell'Isola.
-
- Il 20 agosto sir W. White, tornato da una breve escursione in
- Germania, aveva con me un colloquio particolare nel quale egli
- mi faceva prevedere che mi avrebbe diretto prossimamente una
- comunicazione sugli affari cretesi in seguito ad «uno scambio
- d'idee avvenuto tra i gabinetti di Londra e di Parigi». Egli era
- in possesso della relativa corrispondenza, piuttosto voluminosa,
- tra lord Salisbury ed il signor Ribot, non conosciuta dai nostri
- rappresentanti a Parigi e a Londra. Il 23 agosto sir W. White
- parlò pure al signor di Radovitz di una comunicazione che gli
- avrebbe fra breve fatta circa le cose di Candia, ma senza
- spiegarsi, che io sappia, altrimenti.
-
- Per altro Vostra Eccellenza mi segnalava il 22 agosto la
- coincidenza, che non le sembrava fortuita, tra l'annunzio a noi
- fatto dal signor de Giers con dimostrazioni di fiducia, che la
- Russia intende insistere presso la Porta per provvedimenti
- acconci alle condizioni aggravate di Candia, e una domanda fatta
- al regio Ministero da codesto Incaricato d'affari di Grecia, se
- cioè l'Italia sarebbe disposta ad associarsi alle rimostranze di
- alcune grandi potenze al Governo ottomano circa i casi di
- Candia, anche quando Austria e Germania non vi prendessero
- parte. Il rappresentante ellenico a Roma rinnovava l'invito il
- 26 agosto, chiedendo più precisamente a Vostra Eccellenza se
- l'Italia avrebbe voluto associarsi non solo alla Russia, che ce
- n'aveva avvisati, ma alla Francia e all'Inghilterra, che verso
- di noi mantenevano il silenzio, per ottenere un migliore Governo
- per Candia.
-
- Vostra Eccellenza avendomi pregato il 28 agosto, in base a tali
- comunicazioni della Russia e della Grecia, di assumere
- informazioni circa la notizia pervenutale «da altra parte» che
- l'Inghilterra, d'accordo colla Francia e
- _coll'Austria-Ungheria_, aveva fatto passi presso la Porta a
- favore di Candia, Le risposi ricordando che già il 26 luglio
- precedente io aveva riferito a Vostra Eccellenza come
- l'Inghilterra avesse fatto presso la Porta il passo che ho
- accennato di nuovo più sopra, e non altro passo qualsiasi. Prima
- e dopo di quelle date, il mio collega d'Austria-Ungheria non ha
- comunicato alla Porta, mi dice egli, se non, come al solito, le
- informazioni dei consoli locali austro-ungarici sulle cose
- cretesi; anch'egli per altro aveva ricevuto l'annunzio da sir W.
- White d'una prossima comunicazione sulle cose di Candia, e dopo
- ciò sir W. White si era limitato, aggiungevami il barone di
- Calice, a colloqui confidenziali coi soli ambasciatori di
- Francia e di Germania. Così l'Austria-Ungheria dimostrava a noi
- essere rimasta estranea a tutto il negoziato, cosa degna di nota
- dopo le circostanze segnalate nel mio rapporto del 30 giugno
- scorso, indicanti una diminuzione di fiducia dei gabinetti di
- Londra e di Vienna verso la politica italiana.
-
- Trovandomi il 28 a sera all'ambasciata d'Inghilterra, sir W.
- White mi disse avere aspettato l'occasione d'incontrarmi per
- notificarmi il risultato delle sue conferenze col collega di
- Francia. Egli aveva avuto, in conformità d'istruzioni del suo
- Governo, un ultimo colloquio col conte di Montebello sulle
- presenti condizioni di Candia, la quale da recenti rapporti dei
- consoli inglesi e francesi risultava un poco più tranquilla. Nè
- egli, nè il conte di Montebello si erano trovati in grado di
- proporre alcun passo che non si riducesse ad ufficiose
- osservazioni alla Porta nel senso di conservare la pace e
- l'ordine dell'isola. Il conte di Montebello avevagli dichiarato
- non essere propenso ad alcuna ufficiale osservazione alla Porta,
- disposizione questa nella quale sir W. White conveniva
- pienamente. Quanto precede era stato portato a cognizione di
- lord Salisbury. Sir W. White mi disse inoltre che per conto suo
- non avrebbe fatto, salvo ordine del suo Governo, alcun passo
- formale dopo quello già fatto, come le avevo riferito il 26
- luglio, e aggiunse non poter prevedere se questi rappresentanti
- di Francia e Austria-Ungheria avranno istruzioni per analoghi
- passi più o meno confidenziali, ma ritenere che ad ogni modo
- risulteranno passi isolati; non esservi luogo a concerti tra i
- rappresentanti in Costantinopoli, ogni concerto al riguardo, non
- potendo e non dovendo stabilirsi se non direttamente tra i
- gabinetti stessi. Tutto ciò mi parve nuovo sintomo
- dell'isolamento, conseguenza di anteriori divergenze di
- indirizzo dell'Italia rispetto all'Inghilterra e
- all'Austria-Ungheria, isolamento del quale volta per volta, ed
- ultimamente col mio rapporto del 30 giugno, era stato mio dovere
- segnalare le origini.
-
- Il 29 agosto, ulteriori mie informazioni mi davano certezza che
- l'ambasciata d'Austria-Ungheria, anzichè rimanere inoperosa
- quando l'incaricato d'affari d'Inghilterra faceva il suaccennato
- passo, aveva, nelle sue comunicazioni al Gran Visir, dimostrato
- preoccupazioni perchè si fosse sguarnito Candia di truppe, e
- desiderii perchè venissero rimosse le cagioni di complicazioni
- provenienti da disordini nell'Isola; ed il signor di Radovitz mi
- confermò poi avere il barone di Calice tenuto un tale linguaggio
- «in espresso appoggio» al passo formale dato dall'incaricato
- d'affari d'Inghilterra. Ne emergono due conclusioni per noi: in
- primo luogo, la conferma delle notizie giunte all'Eccellenza
- Vostra di intelligenze dell'Inghilterra non solo colla Francia,
- ma coll'Austria-Ungheria per Candia, senza partecipazione al
- regio Governo; in secondo luogo, la conformità del linguaggio
- del barone di Calice con quello del signor de Giers, il quale,
- secondochè fu telegrafato a Vostra Eccellenza da Pietroburgo, si
- dimostrava preoccupato perchè il Governo ottomano continuava a
- sguarnire Candia di truppe per portarle allo Yemen ove la
- situazione si fa più critica, il Governo russo cercando di
- rimuovere ogni cagione di complicazione internazionale circa
- Candia.
-
- Così risultava ad evidenza che le due potenze alle quali ci
- eravamo legati con speciali intelligenze di massima per
- interessi comuni nel Mediterraneo, l'Inghilterra e
- l'Austria-Ungheria, si occupavano, insieme ai gabinetti di
- Russia e di Francia, e senza che Vostra Eccellenza ne avesse
- notizia se non da Pietroburgo e da Atene, delle cose di Candia.
-
- In questo corpo diplomatico si spiegava ciò col fatto che in
- seguito a conferenze avute dal signor Tricoupis a Sofia, il Re
- di Grecia avesse ottenuto dai gabinetti di Londra e di Parigi,
- notoriamente ravvicinatisi nei negoziati che precedettero la
- visita della squadra francese a Portsmouth, un qualche compenso
- in Candia ai progressi dei Bulgari in Macedonia; l'Inghilterra
- era supposta non aliena dal favorire la concessione ai Candioti
- d'un governatore cristiano personalmente grato alla Francia, la
- quale così avrebbe desistito dal premere per lo sgombro
- dell'Egitto; l'Austria-Ungheria poi era evidentemente desiderosa
- ad un tempo di evitare ogni passo collettivo che ponesse, come
- desideravano i Greci, la questione di Candia davanti all'Europa,
- e di apparire ciò nullameno per conto proprio facilitare ai
- Greci il vantaggio di un'influenza francese in Creta, vantaggio
- anche per gli interessi austro-ungarici, poichè diventava così
- meno esclusiva la preponderanza russa in Atene, aggiungendovisi
- la francese.
-
- Intanto mi giungeva inaspettatamente una lettera del signor di
- Radovitz dalla quale emerge che, secondo il mio collega di
- Germania, l'Italia potesse disinteressarsi insieme alla Germania
- dai negoziati iniziati dalle altre grandi potenze circa Candia.
- Vi era una tale coincidenza tra l'invito di lui a non unire
- l'Italia ai passi dell'Inghilterra e dell'Austria-Ungheria in
- una questione pur mediterranea, e le ripetute dichiarazioni di
- sir W. White a me e al barone di Calice non avere più pratico
- valore le intelligenze stabilite fra i tre gabinetti nel 1887,
- che non esitai ad alludere a tal punto delicato nella mia
- risposta al signor di Radovitz a proposito di lui evidente
- tentativo d'isolare l'Italia nella questione di Candia, della
- quale sole Russia e Grecia avevano fatto parola a Roma.
-
- Sir W. White passò nell'ambasciata di Germania la serata del 29,
- quando già il signor di Radovitz aveva in mano detta mia
- lettera; e venne da me l'indomani mattina, a dirmi che credeva
- non esservi nulla da fare per ora circa Candia. Io gli esternai
- il desiderio di tenermi in ogni caso in intima relazione come
- per il passato con lui e con il collega d'Austria-Ungheria, a
- scopi comuni. Egli mi rispose non esservi base a concerti in tre
- in tali questioni. Io m'ispirai allora al rapporto del conte
- Nigra del 4 agosto, e dissi a sir W. White che il conte Kálnoky,
- secondo le mie informazioni, continuava a credere che le
- intelligenze prese nel 1887 coll'Inghilterra non solo debbono
- essere considerate in pieno vigore, ma costituiscono una base
- preziosa ed importante dell'azione eventuale delle tre potenze
- alleate in Oriente. Sir W. White mi domandò se il conte Kálnoky
- avesse fatto qualche speciale allusione all'una o all'altra
- delle tante questioni che in Oriente sono criterio di una voluta
- e sincera comunanza d'interessi ed intenti, la quale, se
- manifestatasi nelle opere della pace, può tanto meglio poi
- esternarsi negli eventuali periodi d'azione. Replicai io non
- avere mai cessato dal segnalare non solo al mio governo, ma ai
- colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania, le occasioni ed i
- mezzi di pacifica ed effettiva attuazione, per parte delle tre
- potenze mediterranee amiche, del convenuto scopo di benefica ed
- operosa preponderanza nostra comune; ma che delle tante
- questioni presentatesi, economiche, religiose, o puramente
- politiche, nelle quali antiche divergenze tra l'Italia e
- Austria-Ungheria erano da togliersi di mezzo, ignoravo se alcuna
- fosse stata trattata col conte Kálnoky, il quale menzionava
- soltanto l'interesse della consolidazione del principe
- Ferdinando, argomento sul quale in verità le tre potenze, come
- le tre ambasciate, non hanno per un momento mancato di
- dimostrare la più completa e favorevole comunanza
- d'apprezzamento. Ma ad ogni modo, osservai io a sir W. White, le
- anteriori asserzioni di lui stesso al barone di Calice e a me
- circa la caducità delle intelligenze tra l'Italia, Inghilterra
- ed Austria-Ungheria per le cose d'Oriente erano ritenute dal
- conte Kálnoky non conformi alla realtà delle cose. Sir W. White
- mi replicò dubitare che il conte Kálnoky avesse attualmente
- confermato le intelligenze del 1887 quali vigenti ed esecutorie;
- mi narrò aver egli, in una recente sua conversazione col conte
- Kálnoky, chiamatane l'attenzione sui pericoli per la
- conservazione dello _statu quo_ in Oriente del sistema di doppio
- governo vigente qui, ove la Porta impotente è incaricata
- d'intrattenere le volontarie illusioni delle potenze alleate,
- mentre il solo vero potere è nel Palazzo, ostile alle potenze
- stesse; nè avergli taciuto il suo pensiero, essere funesto il
- sistema della diplomazia austro-ungherese di assicurare
- l'impunità al Sultano e lusingarne l'arbitrario a scopi di
- apparente influenza, ed a detrimento dei più essenziali
- interessi comuni delle potenze amiche in Oriente.
-
- Tali gravi affermazioni dell'ambasciata d'Inghilterra, alle
- quali egli aggiungeva, all'indirizzo della politica italiana,
- altri rimproveri, sui quali la mia precedente corrispondenza mi
- dispensa dal ritornare, traevano per me chiaro significato da
- amichevoli sue confidenze relative a quella questione di
- Macedonia che, inseparabile per la Grecia dalla questione di
- Candia, è tuttora il nodo delle difficoltà balcaniche. Sir W.
- White deplorava che l'ambasciata d'Austria-Ungheria,
- approfittando degli intrighi turco-russi del Palazzo contro lo
- sviluppo degli interessi anche commerciali e ferroviari inglesi
- ed italiani nella penisola balcanica, continuasse in Turchia la
- politica di esclusivismo economico che le era mal riuscita in
- Rumenia ed in Serbia; che a Vienna si fosse osteggiata la
- riforma del Consiglio del debito ottomano e della banca
- ottomana, istrumenti di monopolio politico-finanziario avverso
- all'Inghilterra e all'Italia; favorito in Macedonia i Serbi
- quando Re Milano era sul trono, i Bulgari solo dopo che il
- principe Ferdinando venne a Sofia; sostenuto il principio
- francese e russo delle protezioni religiose a pro di protezioni
- austro-ungheresi sui cattolici dei Balcani, contrariamente al
- principio anglo-italo-tedesco delle protezioni di ciascuno sui
- propri nazionali; rifiutato di ammettere passi collettivi presso
- la Porta contro il brigantaggio sulle ferrovie ottomane
- sottoposte alla protezione austro-ungherese fino a
- Costantinopoli ed a Salonicco; dimostrato inquietudini ad ogni
- comparsa di squadre inglesi od italiane a Salonicco o a Smirne;
- ammesso la teoria russa per il passaggio di truppe russe nel
- Bosforo; evitato ogni adesione ai reclami inglesi e italiani
- contro la complicità del Palazzo col brigantaggio e contro la
- spoliazione sistematica dei rispettivi nazionali a beneficio
- della lista civile, abusi coperti dalla incondizionata
- protezione accordata dall'Austria-Ungheria al Sultano.
-
- Pure malgrado tanti gravami, osservai io, l'Inghilterra aveva
- negoziato coll'Austria-Ungheria per l'attuale situazione di
- Candia, e coll'Italia no. Eravamo dunque in presenza di qualche
- nuova combinazione a nostro danno, come nel Congresso di
- Berlino? Sir W. White non rispose.
-
- Anche il mio collega di Germania, come per dimostrarmi al pari
- di sir W. White non essere diminuita la nostra reciproca fiducia
- personale, si recò da me il 31 agosto ed intavolò francamente la
- conversazione sul grave argomento delle scosse intelligenze fra
- gli alleati in quanto all'Oriente. Sorvolando sulle divergenze
- verificatesi fra i gabinetti di Roma e di Berlino circa gli
- affari di Candia ed alludendo a disposizioni che negli ultimi
- tempi si erano, secondo il signor di Radovitz, dimostrate a Roma
- a favore della Russia, disse non potersi sperar nulla dal
- collega di Austria-Ungheria ormai per gli interessi politici ed
- i diritti privati compromessi dalla _curée finale_ che si fa in
- Palazzo degli ultimi elementi di vitalità dell'impero ottomano;
- il barone di Calice considerare successo bastante alla propria
- situazione l'aver fatto prevalere nel recente incidente di Uskub
- il principio di protezione religiosa non ammesso nè dalla
- Germania, nè dall'Italia, nè dall'Inghilterra; non potersi
- sperare il concorso del delegato austro-ungarico al disegno di
- eliminare dal debito ottomano il noto sindacato speculatore;
- perfino riguardo al brigantaggio, che assume nella Turchia la
- stessa indole politica che in Creta, avere egli, Radovitz, quale
- decano, in assenza del barone di Calice, chiesto al suo Governo
- l'autorizzazione di riunire i rappresentanti delle grandi
- potenze per deliberare circa i passi da farsi presso la Porta a
- beneficio anche dei sudditi di potenze minori, ma essersi il
- gabinetto di Vienna opposto a qualsiasi collettività anche
- ristretta in proposito. Passando alla quistione di Candia il
- signor di Radovitz mi confidò che le istruzioni di lord
- Salisbury a sir W. White ordinavano a quest'ultimo non solo di
- conferire col conte di Montebello ma «di trovar modo di porsi
- d'accordo con lui», lo che produsse in essi, Radovitz e White,
- profonda sorpresa e preoccupazione. Le mire delle rispettive
- potenze essere così apparse tanto oscure che il signor di
- Nelidow, sospettoso contro le tendenze francesi ad accordarsi
- coll'Inghilterra, aveva consigliato al suo collega di Francia a
- non spingere più oltre il negoziato. In conclusione il mio
- collega di Germania aggiunse che la questione di Candia sarebbe
- risorta fra breve, ma che per ora era meglio lasciarla cadere. E
- questa conclusione è concorde col telegramma di Berlino che
- Vostra Eccellenza mi comunicava iersera.
-
- In sostanza, un principio d'accordo franco-inglese avendo avuto
- luogo per gli affari di Candia quale compenso per l'occupazione
- dell'Egitto, il regio Ministero venne escluso per volontà dei
- nostri alleati da tutto il negoziato relativo. Tale fatto è
- sintomo assai chiaro del ritorno alla situazione del 1884, nella
- quale l'Italia, per aver sistematicamente agito negli affari
- d'Egitto in senso contrario allo spirito delle alleanze da essa
- concertate, vide sciogliersi di fatto il fascio delle alleanze
- stesse e rimase nell'isolamento. Vengono anche confermate da
- tale fatto le previsioni espresse nel mio rapporto del 30
- giugno, circa la situazione disastrosa per i nostri interessi
- mediterranei, che risulta per l'Italia dal tornare ad essere
- lettera morta le intelligenze di massima coll'Inghilterra,
- programma che io ho pur ordine, finora non revocato, di seguire
- in Costantinopoli e sul quale non ho cessato di essere in pieno
- accordo coi miei colleghi d'Inghilterra e di Germania....»
-
-Alla fine del 1893 l'inerzia politica dell'Italia aveva già dato tutti i
-suoi frutti, e non era facile cosa riprendere la posizione perduta e
-rimuovere le altre potenze dalle nuove combinazioni nelle quali si erano
-impegnate. Caprivi e Kálnoky, Cancellieri dei due imperi centrali quando
-Crispi nel 1891 lasciò il governo d'Italia, erano tuttavia in carica e
-si deve credere che desiderassero il ritorno di lui al potere, poichè
-mentre Crispi ne sembrava ancora lontano, gli ambasciatori conte Solms e
-barone De Brück gli recavano messaggi e voti.
-
-Il Solms fece visita a Crispi il 13 ottobre 1893. Dal _Diario_ più volte
-ricordato riferiamo qualche nota:
-
- «L'ambasciatore germanico, dopo qualche accenno sulla politica
- generale, mi racconta con visibile soddisfazione che
- l'Imperatore lo aveva invitato a pranzo a Potsdam, e che con lui
- ragionando delle sue relazioni col Papa, lo aveva incaricato di
- riferirmi, appena tornato in Roma, che non aveva dimenticato le
- osservazioni da me fattegli sulla politica pontificia e che non
- si lascerebbe prendere dal Vaticano.
-
- -- Il Papa -- dissi -- è nemico della Triplice perchè questa è
- un ostacolo al ristabilimento del potere temporale ed assicura a
- noi il possesso di Roma.
-
- -- L'Imperatore non lo ignora e sa quello che fa. Avete visto
- come l'Imperatore si è condotto col principe di Bismarck? In
- Germania ha fatto magnifica impressione l'offerta che il nostro
- Sovrano ha fatto al Principe di un Castello imperiale per
- ristabilirsi in salute. È una riconciliazione tra l'Imperatore e
- il suo antico Cancelliere che ha davvero consolato il popolo
- tedesco. E voi che cosa fate? Continuerete con l'attuale
- ministero? Quale sarà il vostro contegno?
-
- -- Io? Sono fuori dalla politica militante....
-
- -- Ma l'Italia non può continuare con un ministero come
- l'attuale.
-
- -- Non ho alcun giudizio da emettere. Sto a guardare!»
-
-Il De Brück si recò da Crispi il 25 ottobre. Leggiamo nel _Diario_:
-
- «Visita del barone De Brück alle 3.45 pom.
-
- Il barone è preoccupato delle condizioni d'Italia. Soggiunge che
- ne sono preoccupati anche a Vienna....
-
- -- Bisogna che vi occupiate delle cose del vostro paese. Che
- volete? Questo linguaggio parrà singolare in bocca di un
- austriaco, ma tanto più dovete ascoltarlo. Noi abbiamo bisogno
- che l'Italia sia ben governata e tranquilla; e lo stato attuale
- c'inquieta.
-
- -- Me ne duole; ma io non ho che farci. È la disgrazia d'Italia.
- È il nostro un paese cui manca la continuità nella politica; ed
- è la ragione per la quale all'estero non abbiamo la dovuta
- considerazione. Ai tempi di Mancini, non ostante il trattato
- della Triplice, il Principe di Bismarck non aveva fede in lui. A
- Berlino ed a Vienna si cominciò ad aver fede nel governo
- d'Italia con Robilant....
-
- -- Dite piuttosto con voi. Con Robilant ci fu una fiducia
- relativa. Con voi a Berlino ed a Vienna non si dubitò mai. E
- bisogna che ritorniate al potere.
-
- -- .... Io vengo dalla rivoluzione. Io ero repubblicano, ed
- accettai la monarchia perchè con essa potevamo acquistare
- l'unità. Sono stato fedele alla forma di governo che ho
- adottato, e deputato e ministro non ho mancato ai miei doveri.
- Il Re avrebbe dovuto comprendere tutto ciò, ed avrebbe dovuto
- sentire l'importanza della mia devozione.... Se non amassi il
- mio paese, mi sentirei legittimato a ritirarmi completamente
- dalla politica....
-
- -- E fareste male. Voi bisogna che continuiate a servire il Re
- ed il vostro paese. Io non vedo un uomo che possa giovare
- all'Italia e servirla come voi; ed il Re lo sa, e più d'una
- volta me lo ha dichiarato....»
-
-Affidando al barone Blanc il ministero degli Affari esteri, Crispi non
-rinunziò ad avere una diretta ingerenza nella politica estera. Portare
-nella trattazione delle maggiori questioni internazionali il suo
-criterio e l'autorità del suo nome era un dovere ch'egli sentiva come
-presidente del Consiglio, e non avrebbe saputo mancarvi anche perchè la
-politica estera era stata sempre prediletto oggetto dei suoi studî.
-
-Nei primi mesi del 1894 le condizioni interne d'Italia erano così gravi
-che richiesero tutta la sua attenzione. In Parlamento non vi furono per
-qualche tempo dissensi; le ambizioni tacevano; tutti i partiti, dominati
-dal timore, seguivano ansiosamente l'azione di Crispi rapida, energica
-contro un movimento anarchico che minacciava un caos sociale e politico.
-Ristabilito l'ordine pubblico, risollevato il morale del paese e
-restaurata la finanza, Crispi potè, nonostante che cominciassero ad
-addentarlo le ire di parte, dedicarsi maggiormente alla situazione
-internazionale.
-
-La politica estera dell'Italia non poteva non risentirsi delle
-difficoltà interne. Dovunque eravamo meno considerati. L'Ambasciatore a
-Londra, conte Tornielli, scriveva l'8 gennaio 1894:
-
- «Le notizie tendenziose della stampa francese, ripercosse nella
- inglese, l'opera dei pochi corrispondenti speciali di
- quest'ultima residenti in Italia, cospiravano negli ultimi mesi
- ad accrescere le prevenzioni e le diffidenze alle quali il mio
- linguaggio ufficiale e privato non bastava certamente a porre
- argine. Poche volte Lord Rosebery mi parlò delle nostre
- difficoltà interne e sempre con quella misura che gli è propria,
- piuttosto, se ben io ne intesi l'intenzione, per dare a me
- l'occasione di spiegare o di smentire le altrui esagerazioni.
- Egli accolse sempre con benevolo interesse le spiegazioni e le
- smentite mie.»
-
-In Germania la fiduciosa amicizia degli anni del primo ministero Crispi,
-che aveva avuto una manifestazione solenne nel 1889 in occasione del
-viaggio a Berlino del Re Umberto, era un ricordo del passato. Il ritorno
-di Crispi ridestò la speranza che potessero tornare i giorni della
-intimità italo-germanica. «L'imperatore Guglielmo -- riferiva
-l'Ambasciatore Lanza -- non dubita che passeggere sieno le nubi che
-passano sulla nostra povera Italia, e che il senno del Re e l'energia
-del suo governo sapranno presto dissiparle». In data 5 marzo lo stesso
-generale Lanza riferiva:
-
- «Ieri sera ad una rappresentazione di beneficenza ebbi l'onore
- di conferire con S. M. l'Imperatore, che sedeva in palco a me
- vicino.
-
- S. M. si degnò esprimermi le sue felicitazioni per la vittoria
- riportata dal Regio Governo nelle ultime discussioni
- parlamentari, per la splendida votazione avuta in suo favore, ed
- ebbe parole improntate, come sempre, a grande amicizia per la
- famiglia Reale, a stima e benevolenza grandissima per l'Italia,
- augurando che l'energia e l'autorità da lui molto apprezzate del
- Capo attuale del Gabinetto, l'alto senno del Re, riescano a
- superare tutte le difficoltà della crisi che attraversiamo.
-
- S. M. ebbe anche parole di grande lode per la condotta
- dell'esercito nelle luttuose circostanze in cui ebbe a trovarsi
- in Sicilia, e nella Provincia di Massa e Carrara; mi parlò con
- vivo compiacimento del valore dimostrato dai nostri nel
- combattimento di Agordat, del quale, mi disse, si era fatto
- spiegare tutti i particolari dal Capo del Grande Stato Maggiore,
- particolari che egli infatti conosceva meglio di me.»
-
-Ai primi di aprile Guglielmo e Umberto s'incontrarono a Venezia. Il Re
-si compiacque di telegrafare a Crispi:
-
- «_A S. E. Cav. Crispi_
- _Presidente del Cons. dei Ministri._
-
- S. M. l'Imperatore lascerà Venezia domattina portando seco la
- migliore impressione di questa Città che ha così degnamente
- rappresentato l'Italia nell'onorare l'augusto nostro alleato e
- amico. L'Imperatore nei varî colloquî avuti con me mi ha parlato
- di Lei e sempre con sentimenti di viva simpatia e di alta
- considerazione.
-
- Mi compiaccio di esprimerle la particolare e meritata
- benevolenza di S. M. l'Imperatore e di confermarle la mia
- cordiale amicizia.
-
- Affezionatissimo
- _Umberto_.»
-
-In ottobre la Cancelleria germanica era in crisi. Il generale Caprivi,
-il successore di Bismarck, col quale Crispi stava per riannodare i
-rapporti che un'altra crisi, quella del 1891, aveva interrotti, si
-dimise dall'altissimo ufficio. Le cause immediate che determinarono
-quell'avvenimento furono narrate a Crispi nei seguenti termini:
-
- «L'accordo fra il Cancelliere e il Ministero prussiano nella
- questione delle misure da adottarsi per combattere i partiti
- sovversivi era fatto; le misure stesse erano state concretate
- (non se ne conoscono ancora i particolari), ed avevano ottenuto
- l'approvazione dei Governi confederati, il decreto d'apertura
- del Parlamento per il 15 novembre era già pubblicato; Sua Maestà
- l'Imperatore doveva ripartire ieri sera per le caccie di
- Blankenburg; quando nel pomeriggio egli riceveva successivamente
- a Potsdam il Conte Eulenburg, Presidente del Ministero
- Prussiano, e il Cancelliere Conte Caprivi, e dopo tali visite
- contromandava la sua partenza. Nella sera si spargeva la notizia
- che quei due alti funzionari avevano rassegnato le loro
- dimissioni e queste erano accettate!! Che cosa era avvenuto?
-
- Una breve conversazione avuta iersera col Conte Eulenburg che,
- come se nulla fosse avvenuto, incontrai in una _soirée_, mi pone
- in grado di desumere come siansi passate le cose.
-
- Quando il Conte Caprivi, a proposito della legge scolastica,
- lasciò la carica di Presidente del Ministero Prussiano, che fu
- assunta dal Conte Eulenburg per deferenza ai voleri sovrani,
- questi era già convinto che la separazione delle due cariche di
- Cancelliere e di Ministro Presidente Prussiano non poteva durare
- a lungo, come non durò ai tempi di Bismarck senza dar luogo ad
- inconvenienti, ad attriti gravi. Questi attriti giunsero al
- colmo, fra il Conte Caprivi e il Conte Eulenburg, a proposito
- delle misure sovraccennate e solo per intromissione
- dell'Imperatore un accordo fu possibile. Fu però un accordo, per
- così dire, forzato, concluso il quale e terminata la
- preparazione dei provvedimenti legislativi che ne erano la
- conseguenza, ambedue posero subito ieri i loro portafogli a
- disposizione di Sua Maestà. La quale dovette convincersi che
- realmente si doveva venire ad una soluzione radicale prima della
- convocazione del Parlamento. Non potendo naturalmente lasciar
- partire il Conte Eulenburg senza profondamente ferire il partito
- conservatore, già tanto ostile al Conte Caprivi, e d'altra parte
- non sentendosi questi, che sì frequenti volte dimostrò desiderio
- di ritirarsi, di assumere il peso delle due cariche, nè di
- difendere davanti il Reichstag delle misure cui in massima si
- era sempre mostrato ostile, Sua Maestà decise di dar corso alle
- dimissioni di ambedue e mandò ad effetto, colla sua solita
- rapidità di decisione, il provvedimento.
-
- Il posto di Cancelliere dell'Impero e Ministro Presidente
- Prussiano è stato offerto al principe Hohenlohe, attualmente
- Governatore dell'Alsazia-Lorena. Se accetterà sarà il regno dei
- _Segretari di Stato_, giacchè egli non ha più, a mio parere,
- l'energia, la vigoria necessaria per sì alta e grave carica. Il
- suo nome però, il suo passato, raccoglierà su di lui i voti dei
- partiti conservativi e specialmente della nobiltà prussiana che
- in Parlamento e fuori si mostrarono sì ostili al Conte Caprivi.»
-
-Il 29 ottobre il principe di Hohenlohe fu nominato Cancelliere
-dell'Impero e Presidente del ministero prussiano. Crispi inviò al Lanza
-il seguente telegramma:
-
- «Il nome di Hohenlohe, già amato in Italia, viene oggi salutato
- con la più viva simpatia. Voglia far sentire al Gran Cancelliere
- che il nostro paese si felicita insieme al Governo di una nomina
- che siamo sicuri gioverà ai comuni interessi delle due nazioni.
-
- _Crispi_.»
-
-Hohenlohe mandò dapprima il barone Marschall, poi si recò lui stesso
-dall'ambasciatore d'Italia a ricambiare il saluto:
-
- «Hohenlohe -- telegrafava l'ambasciatore al ministro Blanc il 30
- ottobre -- venuto in persona casa mia, vuole rinnovi a V. E. e
- al Presidente del Consiglio vivi ringraziamenti e ricambi loro i
- sentimenti espressigli, lieto poter cooperare interessi comuni
- due paesi. Più che sue parole, la sua visita fattami oggi fra
- tante altre cure e prima di aver potuto ricevere la mia e quella
- di altri ambasciatori, dimostra il conto nel quale egli tiene il
- capo del R. Governo che egli disse esser lieto già conoscere,
- nonchè V. E. e ciò mi è di buon augurio per l'avvenire.»
-
-Le buone disposizioni dell'Imperatore Guglielmo verso l'Italia erano
-confermate dal Lanza in un suo rapporto del 5 marzo 1895, del quale
-riferiamo questo interessante brano:
-
- «Al suo ritorno da Vienna S. M. l'Imperatore mi onorò di una sua
- visita personale per esprimermi, come disse, la sua
- soddisfazione di aver potuto stringer la mano a S. A. R. il Duca
- d'Aosta in occasione dei funerali dell'Arciduca Alberto. La
- visita durò a lungo e S. M. parlò un po' di tutto.... Fermandosi
- a discorrere specialmente dell'Austria, della sua impolitica
- condotta nell'Istria, ecc., S. M. mi disse aver trovato il conte
- Kálnoky meno inquieto per le nostre relazioni con la Francia, ma
- pur sempre alquanto preoccupato, che noi possiamo considerare la
- Triplice Alleanza non sufficientemente vantaggiosa per noi sol
- perchè non ci dà subito in piena pace il mezzo di giungere alla
- realizzazione dei nostri desiderii, delle nostre aspirazioni sui
- territori del Nord africano e altri. Sua Maestà avendo
- soggiunto: «Aspettate, lasciate che venga l'occasione e avrete
- tutto quel che volete», mi affrettai, non volendo per avventura
- che le parole del conte Kálnoky lasciassero cattiva impressione
- sull'animo del mio Augusto interlocutore, ad osservare che S. M.
- e il suo Governo conoscevano troppo bene la nostra politica,
- l'attitudine presa dall'attuale Gabinetto verso l'Inghilterra
- nelle cose d'Africa, il nostro desiderio di farci veramente il
- tratto d'unione fra l'Inghilterra e le Potenze della Triplice
- Alleanza, per dubitare che noi vogliamo con intempestivi conati
- suscitare complicazioni, che anzi facciamo sacrifizî per
- evitarle. Soggiunsi che siamo sempre stati e siamo consci dei
- nostri doveri e dei nostri diritti, che ci premeva anzitutto lo
- _statu quo_ nel Mediterraneo minacciato dalla Francia, e non
- sapevo spiegarmi la preoccupazione del conte Kálnoky. Se ci
- allarmiamo dei continui tentativi della Francia per estendersi
- in Africa, questi allarmi non sono infondati, chè quei
- tentativi, non mai ostacolati, potrebbero un giorno condurre ad
- uno stato di fatti compiuti -- e citai il porto di Biserta --
- cui la guerra sola, che vogliamo tutti scongiurare, potrebbe
- riparare. S. M., che mi sembra persuasa di queste cose, apprezza
- la nostra politica verso l'Inghilterra, è sempre disposta ad
- appoggiarla, e fa voti perchè sotto i successori di Rosebery e
- di Kimberley, i quali non possono tardare molto a venire al
- potere, essa trovi quella favorevole accoglienza e quella
- cooperazione che finora abbiamo indarno cercato....»
-
-Le buone relazioni tra l'Inghilterra e la Germania erano state per molti
-anni un elemento importantissimo della nostra situazione internazionale.
-È noto che gli accordi nostri con l'Inghilterra pel mantenimento dello
-_statu quo_ e la difesa dei comuni interessi nel Mediterraneo e in
-Oriente, completavano le stipulazioni del trattato della Triplice
-alleanza. La tendenza della politica inglese a comporre i dissidi
-anglo-francesi mediante compensi nel Mediterraneo e a modificare in
-Oriente il suo atteggiamento intransigente verso la Russia, allontanando
-ogni giorno dippiù l'Inghilterra dalla Triplice, giustamente allarmava
-il governo italiano. Il 1.º marzo 1894 Gladstone si ritirava
-definitivamente dal governo in seguito al voto contrario della Camera
-dei lords al progetto sull'_Home Rule_. Il suo ministero però rimaneva
-sotto la presidenza di lord Rosebery, che cedeva il ministero degli
-affari esteri a lord Kimberley. Il ritiro di Gladstone fu accolto con
-soddisfazione nelle sfere governative di Berlino, presso le quali fece
-poi anche buona impressione la caduta di Rosebery, avvenuta il 22 giugno
-1895. Col ritorno al potere dei conservatori la Cancelleria germanica
-concepì qualche speranza nella ripresa, da parte dell'Inghilterra,
-dell'antica politica. Il barone Marschall, segretario di Stato al
-ministero germanico degli Affari esteri, divideva tale speranza:
-
- «Potremo -- diceva egli -- aver divergenze coll'Inghilterra, e
- ne prevedo ancor molte nelle questioni coloniali, ma queste sono
- cose secondarie che non impediranno mai l'accordo sui grandi
- problemi che possono sorgere nel Mediterraneo e che toccano gli
- interessi dei nostri alleati; quelle divergenze daranno ragione
- all'Imperatore che, di recente, parlando con me su questi
- argomenti diceva: _Bah! wer sich lieb hat, neckt sich_ (qui
- s'aime, se querelle).»
-
-Ma sorse poco dopo a creare malumori la questione del Transvaal, venne
-il telegramma dell'imperatore Guglielmo al presidente Krüger nel quale
-felicitava questi «che senza ricorrere all'aiuto delle Potenze amiche
-fosse riuscito a ristabilire la pace contro le bande armate che avevano
-invaso il suo paese e a difenderne l'indipendenza», venne l'acre
-polemica tra la stampa inglese e la germanica. Crispi, a dimostrazione
-di sentimenti amichevoli verso i due Stati, appena dichiaratosi il
-dissidio che fortunatamente fu subito composto, aveva accennato a una
-mediazione dell'Italia con questo telegramma all'ambasciatore a Berlino:
-
- «Il dissidio anglo-tedesco è una sventura internazionale, e
- bisogna trovar modo di comporlo. Esso giova ai nemici della
- Triplice e nuoce a noi. Il nostro Augusto Sovrano se ne
- preoccupa, e mi ha espresso il desiderio d'intervenire con una
- parola amica fra le due parti, ove questa possa esser efficace.
- Ne parli al barone Holstein in mio nome, e qualora egli le dia
- speranza di successo, ne parli al Gran Cancelliere.
-
- Qualunque sia il risultato delle nostre pratiche, avremmo per lo
- meno dato prova della nostra buona volontà e della nostra
- amicizia.»
-
-Nei primi due mesi del 1896 apparve chiara la crisi delle alleanze e
-degli accordi ai quali l'Italia aveva affidato la sua sicurezza e la
-garanzia dei suoi interessi.
-
-In breve, la situazione era la seguente: col peggioramento delle
-relazioni anglo-germaniche la Germania nostra alleata, facendo una
-politica a sè, riguardosa verso la Turchia, aveva agevolato alla Russia
-la preponderanza a Costantinopoli, e verso la Francia aveva iniziato una
-politica di concessioni, della quale uno dei frutti era stato l'accordo
-franco-germanico, risultante dal protocollo firmato il 4 febbraio 1894,
-che aveva riconosciuto l'_hinterland_ della Tripolitania nella sfera
-d'influenza francese.
-
-La Francia, che nel 1891 aveva iniziato trattative per la delimitazione
-dei possedimenti franco-italiani nell'Africa Orientale e per una
-convenzione che avrebbe assicurato nella Tunisia un regime economico
-soddisfacente ai cittadini e ai commerci italiani, ritirò le sue
-proposte quando e perchè fu rinnovato il trattato della Triplice
-Alleanza; e continuava ad osteggiarci anche in Africa, inviando
-all'Harrar e allo Scioa denari e armi che dovevano essere rivolte contro
-di noi.
-
-L'Inghilterra, lasciata libera di trascurare gli accordi che aveva con
-l'Italia per l'Oriente e pel Mediterraneo, si preoccupava soltanto della
-contestata sua posizione in Egitto e tendeva a cedere in Africa alla
-Francia, in tutte le questioni nelle quali era interessata l'Italia,
-così per l'Harrar e Zeila, come per Tunisi.
-
-La Russia, come si era fatta guardiana degli Stretti, per difendere,
-insieme al suo dominio incontrastato nel Mar Nero, la propria influenza
-sulla Turchia, e aveva, rompendo il concerto europeo, impedito che anche
-l'Italia riprendesse, a fianco dell'Inghilterra, posizione in Oriente,
-intrigava, insieme alla Francia, in Abissinia, avanzando altresì la
-pretesa di un protettorato ortodosso con lo scopo di ostacolare
-l'influenza italiana.
-
-L'Austria-Ungheria, infine, nonostante l'alleanza con l'Italia, si era
-sentita così libera da iniziare trattative commerciali col governo
-francese per la Tunisia, senza prevenirne nè informarne il governo
-italiano.
-
-Da questa situazione risultava che l'Italia legata all'Inghilterra, alla
-Germania e all'Austria-Ungheria da convenzioni di reciproca garenzia,
-era, a causa di quelle convenzioni, combattuta dalla Francia in
-questioni vitali e, nella lotta, lasciata sola dalle alleate. Cosicchè
-la Francia, pur non conoscendo i patti della Triplice alleanza, era
-giunta con un processo intuitivo di eliminazione, a conoscerne la
-portata, e procedeva quindi brutalmente nella sua guerra coperta a tutti
-gl'interessi italiani, avendo la sicurezza di non incontrare ostacoli da
-parte della Germania e dell'Austria-Ungheria. Si può anche aggiungere
-che a nostre spese essa si era indennizzata della perdita
-dell'Alsazia-Lorena, acquistando preponderanza in tutto il Mediterraneo
-occidentale e negli _hinterlands_ delle regioni del Nord-Africa,
-dall'Atlantico sino all'Alto Nilo.
-
-Esposta per tal modo l'Italia nello stato di pace a tutti i danni della
-guerra, al governo italiano, per la salvaguardia degl'interessi
-nazionali, si presentavano due vie: sciogliersi dalla Triplice alleanza
-cedendo alle pressioni francesi, o denunziare il trattato per
-sostituirlo con un altro che non prevedesse soltanto la guerra, ma fosse
-una garanzia per l'Italia anche nello stato di pace.
-
-La prima via era irta di pericoli: seguendola, l'Italia sarebbe
-ritornata nelle condizioni d'isolamento nelle quali si era trovata sino
-al 1882, cioè prima della sua accessione all'alleanza austro-germanica,
-in balìa delle sopraffazioni francesi e della irritazione delle
-ex-alleate. La seconda via era più conveniente, e Crispi la preferì.
-
-D'altronde, egli che non aveva mai ammesso che l'alleanza dell'Italia
-con le potenze centrali fosse una dedizione degl'interessi italiani,
-doveva nei precedenti della sua azione diplomatica attingere la fede di
-potere rompere il ghiaccio del particolarismo austro-germanico formatosi
-nei tre anni della sua lontananza dal Governo.
-
-I documenti che seguono hanno un altissimo interesse storico: essi
-contengono i termini del problema che s'imponeva, l'ansietà patriottica
-del governo di Crispi e i suoi propositi.
-
- _Diario -- 20 gennaio 1896._
-
- Il barone Pasetti, ambasciatore d'Austria-Ungheria, giusta la
- fatta domanda, giunse alle ore 15.
-
- Egli cominciò a discorrere degli accordi del 1887, della
- insufficienza dei medesimi per lo scopo cui si riferiscono. Il
- barone si espresse con diffidenza del Ministero britannico, e si
- lagnò del medesimo per aver agito a Pietroburgo senza averne
- avvertito i due alleati. Soggiunse, che bisognerebbe render più
- precisi gli accordi, modificandoli od ampliandoli, per renderli
- più sicuri.
-
- Risposi, rifacendo la storia dei fatti che ci condussero ai
- suddetti accordi. Dissi che per me non hanno cessato di aver
- vigore le obbligazioni allora assunte. Ricordai che essendo
- stati trascurati tali accordi sotto Rosebery, all'avvento di
- Salisbury abbiamo interpellato questi, e ci fu risposto ch'egli
- riteneva ancora esistenti quegli accordi. Soggiunsi, che avevo
- fede nel ministro inglese, quantunque incerto talora ed
- esitante.
-
- Il barone Pasetti fu lieto della opinione mia favorevole a lord
- Salisbury. Ripetè che, nondimeno, era necessario dare alle note
- del 1887 maggiore precisione. Espose dei dubbi sul contegno del
- Governo tedesco.
-
- A questa osservazione dovetti rispondere, che gli accordi del
- 1887 erano stati fatti coll'intesa di Berlino e conseguentemente
- con l'approvazione del Principe di Bismarck, il quale dichiarò
- che stava al di fuori degli accordi. Egli voleva che gli
- obblighi fossero limitati tra l'Austria, l'Inghilterra e
- l'Italia. La Germania, pel momento in disparte, entrerebbe
- quando la Francia avesse preso parte diretta nelle cose
- d'Oriente e del Mediterraneo.
-
- Certamente oggi in Berlino non potrebbe prevalere una politica
- diversa; e non bisogna diffidarne.
-
- Conclusi, che noi stiamo fermi agli accordi del 1887; se giova
- renderli più precisi, noi vi ci presteremo. In questo caso ne
- avverta Vienna affinchè l'ambasciatore italiano e quello
- dell'Austria-Ungheria a Londra facciano le pratiche necessarie
- presso lord Salisbury.
-
- Se lord Salisbury ha proceduto solo, ciò ha fatto per
- precauzione, e nel dubbio che i due alleati non lo seguissero.
- Non dobbiamo dimenticare la condotta nostra al 1878 ed al 1882.
- Tanto nella guerra contro la Russia, quanto per la insurrezione
- egiziana, l'Inghilterra fu lasciata sola. Aggiungete che in
- questi ultimi anni, dopo il mio ritiro al 1891, dei tre Governi
- ciascuno ha fatto a modo suo, e noi nelle quistioni del
- Mediterraneo, a Tunisi per esempio e nell'Eritrea, ci siamo
- trovati soli; la Francia ha fatto quello che ha voluto.
-
- E che si è fatto in Oriente? Le flotte presenziarono le
- carneficine turche, e nissuno se n'è impensierito. Anche
- l'Austria fece da sè.
-
- -- Dica al suo Governo, che l'Italia procederà lealmente coi
- suoi alleati. Mettiamoci d'accordo, e il mio Governo non
- mancherà al dover suo.
-
- _Diario -- 21 gennaio._
-
- Il conte Nigra ed il barone Blanc giungono a casa mia alle ore
- 15 e 10 minuti.
-
- Il discorso si è aggirato su gli accordi del 1887. Dissi al
- nostro ambasciatore come in fatto quegli accordi siano rimasti
- inefficaci. Anche nella quistione orientale, tanto l'Inghilterra
- quanto l'Austria, ciascuna ha agito isolatamente senza averne
- prevenuto i due Governi alleati.
-
- Riferii al conte Nigra il mio colloquio di ieri col Pasetti.
-
- Il barone Pasetti manifestò che a Vienna diffidano di lord
- Salisbury, e chiedono che agli accordi del 1887 si dia
- precisione negli obblighi e negli scopi.
-
- Osservai che, se vi è potenza che debba lagnarsi del modo come
- si son condotte l'Inghilterra e l'Austria, è l'Italia. Il nostro
- Governo, da parecchi anni in quà non ebbe l'ausilio dei due
- alleati. Tanto dalla triplice continentale, quanto dalla
- orientale, siamo stati lasciati soli. Ciò non avvenne mai prima
- del 1891 e specialmente quando Bismarck era al potere. Accetto
- quindi che gli accordi del 1887 si rivedano e si rendano più
- precisi; ma chiedo innanzi tutto che i firmatarii eseguano
- quanto avran pattuito.
-
- Il conte Nigra affermò che non bisogna dubitare che l'Austria
- possa avvicinarsi alla Russia, e n'è garentia il fatto che a
- Vienna il ministro degli affari esteri è un polacco. Ciò posto,
- dobbiamo ritenere che l'Austria è interessata a rispettare la
- nostra alleanza.
-
- Il ministro Blanc espose alcune sue osservazioni sulla condotta
- dell'Austria verso di noi. Conchiuse anche lui che gioverebbe al
- mantenimento della alleanza il rivedere gli accordi del 1887.
-
- Partito Blanc verso le ore 15 e 45, siamo rimasti, Nigra ed io,
- un'altra buona mezz'ora insieme.
-
- Il conte perorò la buona fede dell'Austria verso di noi.
-
- Ci rivedremo.
-
- _Diario -- 22 gennaio._
-
- Il barone de Bülow giunge alle ore 18.
-
- Il barone cominciò col chiedere notizie dell'Africa,
- felicitandosi della condotta dei nostri soldati. Venendo poi
- alle cose di Europa, affermò che la Germania sarebbe stata
- sempre con noi. Su questo feci qualche osservazione.
-
- Dissi che dei beneficii dell'alleanza, io mi accorsi ai tempi di
- Bismarck, non dopo coi successori. Prima del 1890 appena una
- questione sorgeva, ne avvertivo Bismarck, ed egli, tanto in
- Londra, quanto a Parigi faceva sentire la sua parola e tutto
- andava pel meglio.[44] Della Triplice Alleanza noi soli abbiamo
- sentito il peso. Alle frontiere della Francia, nostra accanita
- nemica, noi abbiamo quotidianamente a provare fastidi d'ogni
- genere.
-
- [44] Il ricordo dell'aiuto efficace dal principe di Bismarck dato alla
- politica italiana era per Crispi un argomento del quale i
- successori del gran Cancelliere non potevano non tener conto. E
- come qui sopra si legge se ne valeva.
-
- Il Principe non trovò mai nè esagerate, nè fastidiose le domande
- di Crispi, e l'animo suo sinceramente amico continuò a manifestare
- anche quando ebbe lasciato la direzione politica della Germania.
- Eccone qualche prova.
-
- In una lettera del 26 dicembre 1891 (Crispi non era più ministro)
- Bismarck gli scriveva:
-
- «Je vous prie d'agréer mes voeux chaleureux, pour vous et pour
- tout ce qui vous est cher, au début de la nouvelle année. Je
- serais enchanté si l'année, dont nous allons franchir le seuil, me
- pouvait fournir l'occasion de vous serrer la main et de vous
- répéter de vive voix tous mes remerciments pour le cadeau que vous
- m'avez fait des meilleurs produits de votre patrie ensoleillée....
- Croyez toujours, cher ami, à mes sentiments les plus dévoués et
- affectionnés, qui résultent de nos sympathies personnelles et
- politiques.
-
- Tout à vous de coeur
- _v. Bismarck_.»
-
- «Friedrichsruh, 31 dicembre 1895.
-
- Agréez, cher et illustre ami, au jour de l'an, mes voeux les plus
- sincères pour votre santé et pour vos succès politiques.
-
- _v. Bismarck_.»
-
- «Friedrichsruh, 22 febbraio 1896.
-
- Très touché, cher ami, de ce que vous ne m'oubliez pas au milieu
- de vos graves occupations, je vous remercie cordialement de
- l'aimable envoi de votre vin excellent et vous prie d'agréer mes
- meilleurs voeux pour le succès de votre politique et pour la
- gloire de l'armée italienne.
-
- _v. Bismarck_.»
-
- Il barone non potè negarmi che ai tempi di Bismarck le cose
- procedevano in miglior modo per noi. Soggiungeva però che il suo
- Governo si interessa delle cose d'Italia, e che noi l'avremmo al
- nostro fianco tutte le volte che ne sorgesse il bisogno.
-
- Parlammo delle cose di Oriente, e non volli lasciar passare
- l'occasione per dichiarargli che l'Europa, con le sue navi
- tenute inerti nelle acque della Turchia, ha dato prova della sua
- impotenza.
-
- Ritornati alle cose di Francia, ripetei che gran danno noi
- proviamo per gli odii di quella nazione e per le insidie di quel
- Governo.
-
- _Diario -- 9 febbraio, ore 17._
-
- Sono andato dal barone de Bülow alle 5 pomeridiane. Lo scopo era
- di parlargli delle relazioni tra l'Italia e la Francia.
-
- Dissi all'ambasciatore tedesco:
-
- -- Più di una volta ci son venuti consigli da Berlino perchè
- trovassimo modo di accordarci con la Francia in tutte le
- speciali quistioni che interessano i due paesi.
-
- Non ci siamo riusciti! Sono pochi giorni ancora, avendo mandato
- a Parigi un nostro funzionario, ci servimmo di questa occasione
- per esplorare l'animo del signor Bourgeois, il quale, come
- sapete, è il presidente dell'attuale Ministero francese. Questo
- funzionario parlò delle varie quistioni pendenti tra noi e la
- Francia, e disse che giammai come oggi potrebbe trovarsi un
- accordo fra i due Governi, essendo Crispi al potere.
-
- Il Bourgeois rispose a un dipresso nei seguenti termini:
-
- «Un accordo tra i due paesi non è possibile, finchè l'Italia fa
- parte della Triplice. Il popolo francese vi si ribellerebbe.
- Tutti qui tengono gli occhi rivolti alle provincie perdute, e
- sanno che l'Italia alleata della Germania è di ostacolo al
- ritorno delle medesime alla madre patria. Assicuratevi che
- finchè voi farete parte della Triplice non è possibile
- intenderci».
-
- Siccome vedete, caro barone, il signor Bourgeois fu molto
- esplicito e noi vediamo in tutto il contegno di lui verso di noi
- una asprezza tale che non lascia speranza di venire ad un
- accordo.
-
- La Francia ci fa la guerra dappertutto. In Europa ed in Africa
- noi ci troviamo il Governo francese di fronte in ogni occasione
- e sempre malevolo. Dicesi che la Triplice fu stipulata per
- mantenere la pace. Per noi è il contrario. La Triplice per noi è
- la guerra. In Italia siamo insidiati per mezzo del Vaticano, e
- fuori con tutti i mezzi che può adoperare una diplomazia astiosa
- e sottile. I nostri commerci sono interrotti, e nessun trattato
- è possibile, nè in Tunisia, nè tra Francia ed Italia.
- Sventuratamente la Francia è alle nostre frontiere, e non
- possiamo fare a meno di avere rapporti con essa.
-
- Ai tempi di Bismarck le cose erano meno difficili, perchè la
- parola del principe spesso si faceva sentire a Parigi.
-
- E tutto ciò avviene perchè ci s'imputa a colpa di far parte
- della Triplice. Vi prego scriverne al principe di Hohenlohe, e
- far giungere queste mie dichiarazioni all'Imperatore. È una
- posizione intollerabile la nostra. Ve lo ripeto, per noi questo
- stato di cose è peggiore della guerra.
-
- Il barone de Bülow parve impressionato delle mie parole e mi
- promise che ne avrebbe scritto a Berlino.
-
-Crispi all'ambasciatore d'Italia a Berlino:
-
- «Roma, 9 febbraio 1896.
-
- _Signor Ambasciatore,_
-
- Parmi utile che Vostra Eccellenza abbia notizia di una
- conversazione da me avuta oggi stesso con questo ambasciatore di
- Germania.
-
- Ho creduto conveniente che il rappresentante di S. M.
- l'Imperatore Guglielmo in Roma fosse, al pari del rappresentante
- di S. M. il Re in Berlino, a perfetta conoscenza del pensiero
- del Governo italiano sulla situazione che ci è creata dalla
- ostilità della Francia e insieme dalla triplice alleanza. A
- conforto quindi di quanto già il barone Blanc aveva avuto
- occasione di esporre al signor de Bülow, ho richiamato sopra
- tale situazione l'attenzione del signor de Bülow stesso.
-
- Gli dissi che, desiderosi anche noi, come sempre, di evitare
- complicazioni e di consolidare la pace, avevamo completamente
- diviso il modo di vedere, espressoci replicatamente dal Governo
- germanico, circa alla convenienza di venire tra Francia ed
- Italia ad accordi sopra le speciali questioni riguardanti i due
- paesi. Il regio ambasciatore a Parigi aveva quindi ricevuto
- istruzione di cogliere -- ed aveva colto infatti -- tutte le
- occasioni per rendere noti al Governo francese i nostri
- intendimenti più concilianti. Così è che, approfittando delle
- espressioni di simpatia e quasi di solidarietà civile contro la
- barbarie, dirette al regio ambasciatore dal presidente del
- Consiglio, dal ministro degli affari esteri e dal Presidente
- della Repubblica Francese a proposito della nostra guerra
- d'Africa, il Conte Tornielli era stato autorizzato a lasciar
- comprendere, ancora una volta, il nostro desiderio di venire ad
- accordi concreti per tutte le questioni ancora insolute tra
- Francia ed Italia, come la delimitazione nell'Africa orientale,
- il regime commerciale e personale in Tunisia, ecc.
-
- Ancora una volta il Governo francese aveva mostrato a tutta
- prima di comprendere e di apprezzare il valore delle
- importantissime concessioni che noi ci chiarivamo disposti a
- fare; ma, ancora una volta, al momento di venire a qualche
- conclusione positiva, il Governo francese ne declinava ogni
- possibilità.
-
- Aggiunsi al signor de Bülow che, mentre il Governo italiano
- aveva fatto così quanto gli era ufficialmente possibile, per
- venire agli accordi che la stessa Germania aveva mostrato di
- desiderare, io non aveva voluto darmi per vinto; e,
- approfittando della circostanza che un mio alto ed egregio
- funzionario, godente insieme di tutta la mia fiducia e
- dell'amicizia personale del signor Bourgeois, da lui stesso
- altra volta presentatomi, si recava a Parigi incaricato di una
- missione tecnica, gli avevo detto che, vedendo il Presidente del
- Consiglio francese, ne approfittasse per fargli presente che il
- momento non avrebbe potuto essere più favorevole per risolvere,
- d'accordo col Governo italiano, ogni questione irritante; che
- egli sapeva essere il Governo italiano in ottime disposizioni
- per ciò, mentre, d'altro lato, il paese avrebbe accettato, a
- questo proposito, da un Ministero da me presieduto, anche ciò
- che con altri Ministeri gli sarebbe sembrato costituire un atto
- di debolezza.
-
- Ora, la risposta del signor Bourgeois era stata questa:
-
- «Sentite, gli animi di tutti i Francesi sono sempre volti alle
- Provincie perdute, e nulla, checchè avvenga, varrà mai a
- distornerli; nessuno accetterà mai la separazione dell'Alsazia e
- Lorena dalla Francia come un fatto definitivo ed irrimediabile;
- a quella separazione tutti i Francesi riferiranno sempre le
- altre questioni; non vi potrà dunque essere mai accordo alcuno
- tra noi e l'Italia, finchè questa, essendo alleata della
- Germania, contribuirà a quella separazione».
-
- Il signor de Bülow parve molto impressionato da ciò che io gli
- esponeva. Gli feci allora considerare come tutti gli sforzi
- nostri per la consolidazione della pace s'infrangessero contro
- una volontà che è stata ed è in Francia comune a tutti i
- ministri e a tutti i gabinetti; che fatti e dichiarazioni
- l'hanno patentemente chiarito; e come quella volontà annullasse
- per noi quei benefici della pace che ci dovevano essere
- garantiti dalla triplice alleanza, poichè, per la triplice
- appunto, la Francia si credeva in diritto di considerarsi di
- fatto in guerra con noi e ce lo dimostrava in ogni questione,
- col maggiore nostro danno; quanto è avvenuto e quanto avviene
- ora in Abissinia non ne era che un esempio.
-
- Ricordai a questo proposito al signor de Bülow che, mentre era
- cancelliere dell'Impero il principe di Bismarck, quando i
- rapporti franco-italiani minacciavano di peggiorare vieppiù per
- le intolleranze, la indebita ingerenza e l'ostilità della
- Francia, il Governo germanico non esitava a far comprendere a
- Parigi che non si doveva passare il segno; e a Parigi lo si
- comprendeva. Così avevano potuto risolversi pacificamente,
- secondo il diritto e la convenienza internazionale, incidenti
- come quelli dei Greci di Massaua, del consolato francese di
- Firenze, della spedizione Atchinoff, delle istituzioni italiane
- in Tunisia, ecc. Il Governo francese aveva allora dovuto
- persuadersi che l'alleanza italo-germanica era un patto efficace
- non solo pel caso di guerra, ma per prevenire la guerra,
- garantendo anche in tempo di pace alle potenze alleate la difesa
- reciproca dei rispettivi interessi.
-
- Ora, aggiunsi, sembra che la Francia siasi formata della
- triplice e specialmente dell'alleanza italo-germanica un
- concetto tutto diverso: un concetto, cioè, per cui la Francia
- potrebbe offendere impunemente l'Italia, perchè alleata della
- Germania, sicura, d'altro lato, che la Germania non le
- opporrebbe ostacolo di sorta.
-
- Quindi, io conclusi, desideravo che il signor de Bülow facesse
- presente tutto questo a S. M. l'Imperatore e a S. A. il
- cancelliere, avendo io la fiducia che tutto ciò sarebbe tenuto
- da essi in amichevole considerazione.
-
- Queste mie dichiarazioni mi parvero tanto più opportune, visto
- che ci avviciniamo al mese di maggio, all'epoca, cioè, in cui si
- dovrà da una parte e dall'altra decidere sulla opportunità di
- confermare o meno, puramente e semplicemente, il trattato di
- alleanza.
-
- Del linguaggio da me tenuto al signor de Bülow Vostra Eccellenza
- potrà mostrarsi edotta presso codesto Governo.
-
- _Crispi._»
-
-I negoziati intavolati a Londra per stabilire un'intesa concreta negli
-affari di Oriente e nel Mediterraneo tra l'Italia, l'Austria-Ungheria o
-l'Inghilterra, erano paralleli alle rimostranze che Crispi faceva alla
-Germania. Se i primi fossero riusciti, le seconde sarebbero divenute
-meno urgenti e perentorie, poichè l'Italia avrebbe trovato nella
-solidarietà inglese una garenzia degli interessi ai quali era estranea
-la triplice alleanza. In verità, la Cancelleria germanica esercitò tutta
-la sua abilità per indurre lord Salisbury a ritornare alla politica
-anteriore al 1891; l'ambasciatore Hatzfeldt in quei giorni era
-continuamente al _Foreign-Office_, ma v'incontrava sempre il signor de
-Courcel, ambasciatore francese. L'esito del duello tra la triplice e la
-duplice franco-russa fu favorevole a quest'ultima: lord Salisbury
-confermò il mutamento della politica estera britannica. Il 10 febbraio,
-infatti, il conte Nigra telegrafava:
-
- «Goluchowski mi ha detto essere stato informato da Deym che
- Salisbury gli ha dichiarato lealmente che non poteva assumere
- coll'Austria-Ungheria e coll'Italia nessun impegno più preciso
- di quello del 1887».
-
-Il che voleva dire che non s'intendeva dare pratico seguito a
-quell'impegno, dimostratosi inefficace quando sopraggiunse la cattiva
-volontà, e solo per cortesia si esprimeva una platonica intenzione di
-procedere d'accordo, la quale non escludeva ogni dissenso.
-
-Non rimaneva al governo italiano che rivolgersi agli alleati. Ma in
-Germania si era poco ben disposti a considerare la difficile posizione
-dell'Italia; anzi il vecchio e stanco principe di Hohenlohe[45] si
-mostrava allarmato delle esigenze di Crispi. Da Berlino si scriveva:
-
- [45] A titolo d'onore per Crispi citiamo le seguenti parole del Diario
- del principe di Hohenlohe:
-
- «Le Ministère Crispi, inquiète aussi bien Caprivi que Marschall et
- Holstein, parce qu'on ne peut prévoir ce dont cet homme agité est
- capable; à cela s'ajoute qu'il a choisi une tête chaude comme
- Blanc pour ministre des Affaires étrangères. Pour le moment, il
- s'agit d'envoyer à Rome un ambassadeur habile, et Holstein me
- paraît très sensé en songeant a Bernard Bülow pour ce poste.»
- (Cfr. _Mémoires du prince Clovis de Hohenlohe_, volume III.)
-
- «Il timore che si ha qui che noi cerchiamo di forzar la mano
- alla Germania, contribuisce certo a rendere il Governo Imperiale
- più restìo a parlar alto a Parigi a tutela dei nostri interessi.
- Io mi sono astenuto dal parlar di _diritti_ nostri e di doveri
- della Germania nello stretto senso della parola, ma non ho
- tralasciato d'insistere sul fatto che tutte le difficoltà che
- incontriamo a Parigi, tutte quelle che ci vengono create in
- Abissinia, dipendono dall'essere noi membri della Triplice
- Alleanza e il solo fra quei membri sul quale i nemici di essa
- possano sfogare le loro ire. Il barone Marschall, che di ciò
- conviene meco pienamente, si dimostra anche disposto ad
- assisterci; ma come farlo efficacemente senza andar incontro a
- pericoli, a danni maggiori e d'ordine generale? A Pietroburgo
- gli ordini dati al Principe Radolin, le recenti dichiarazioni
- stesse del Principe Lobanoff circa il Leontieff, non lasciano
- dubbio che quel rappresentante germanico agisce, con prudenza ed
- energia, in nostro favore, d'accordo col conte Maffei. Ma più
- che a Pietroburgo noi vorremmo, noi avremmo bisogno che la
- parola autorevole della Germania si facesse sentire sulla Senna
- e qui cominciano le _dolenti note_. Ho avuto lunghe e ripetute
- conversazioni col barone Marschall e col barone Holstein in
- tutti questi ultimi giorni; essi hanno studiato, con amichevole
- premura devo dirlo, la questione sotto tutti i rapporti, ma la
- risposta che mi si fa è sempre la stessa: «A Parigi non si
- ignorano le simpatie della Germania per l'Italia, si sa
- benissimo che la Francia non potrebbe attaccar l'Italia senza
- che la Germania accorra in sua difesa; ma intervenire ora, _fare
- pressioni_ sulla Francia in questioni come quelle delle
- trattative per le delimitazioni in Africa, per le relazioni
- commerciali in Tunisi, senza la certezza che quell'intervento
- sorta immediato effetto favorevole, la Germania non può. In
- altri tempi, come quelli cui allude S. E. Crispi, in cui
- esisteva in Germania una forte corrente per la guerra, e la
- Francia non era forte come oggi, nè resa più baldanzosa dallo
- appoggio della Russia, poteva la Germania permettersi di _tenir
- le verbe haut_. Esporsi ora ad un rifiuto o ad una semplice _fin
- de non recevoir_ per parte della Francia, la Germania non può; e
- non deve, senza essere esposta a subirne le conseguenze e
- rompere _en visière_ col Governo della Repubblica. Il Presidente
- del Consiglio italiano e il barone Blanc, concludeva il barone
- Marschall, da veri uomini di Stato, devono comprendere quanto
- sia delicata la posizione della Germania verso la Francia e come
- un nulla possa turbare le nostre relazioni con essa e provocare
- complicazioni che è anche interesse dell'Italia di evitare.
-
-Alle obiezioni, delle quali si faceva organo l'ambasciatore Lanza,
-rispondeva Crispi:
-
- «Il barone Blanc mi comunica la di Lei lettera del 23 corr.
- nella quale è fatto cenno della mia del giorno 9....
-
- Noi possiamo comprendere la delicatezza della posizione che la
- Germania deve considerare di fronte alla Francia, nella attuale
- condizione di cose internazionali; il fatto che non esiste più
- in Germania una forte corrente per la guerra, che la Francia è
- oggi più forte di un tempo e resa più baldanzosa dall'appoggio
- della Russia, non ci pare dispensi la Germania dal dover
- considerare il danno che alla forza ed alla autorità della
- triplice alleanza deriva da tutto ciò che viene a colpire
- l'Italia, ad onta della triplice stessa, e può ben dirsi pel
- fatto della sua esistenza.
-
- Non ho d'uopo di ripeterle che, in realtà, le difficoltà contro
- cui dobbiamo ora combattere ci derivano in gran parte dai
- vincoli che ci uniscono alla Germania; e se non è pensier nostro
- pretendere dalla lettera e dallo spirito del trattato di
- alleanza conseguenze che a Berlino possano sembrare eccessive,
- non è men vero che noi dobbiamo chiederci ora più che mai se ed
- in qual grado e modo tuteli i nostri interessi un trattato che
- ha bensì lo scopo principale di prevenire ed impedire la guerra
- in Europa, ma che non si dovrebbe veramente poter considerare
- come estraneo a ciò che, in forma più o meno larvata, equivalga
- ad una guerra mossa fuori di Europa all'una o all'altra delle
- potenze alleate.
-
- A Parigi -- le si è detto dal barone Marschall e dal barone
- Holstein -- non si ignorano le simpatie della Germania per
- l'Italia, si sa benissimo che la Francia non potrebbe attaccare
- l'Italia senza che la Germania accorra in sua difesa. Ma il
- fatto certo è che questi attacchi della Francia non sono più una
- ipotesi da considerarsi per un incerto futuro, sono un fatto
- ormai esistente, che mira, non solo a combattere l'Italia in
- Africa, ma ad indebolirla in Europa.
-
- Non comprendo come possa ritenersi a Berlino che ciò sia in
- realtà destinato a rimanere senza influenza su quella situazione
- internazionale che ha la sua base principale per la Germania
- stessa nella potenza della triplice, poichè indirettamente i due
- imperi non possono non risentirsi di ciò che tocca la forza
- dell'Italia; come l'Italia si risentirebbe di ciò che in Europa
- o fuori d'Europa toccasse alla forza della Germania e
- dell'Austria-Ungheria. Comunque, se a Berlino si è risoluti a
- non escire assolutamente da quella riserva che induce la Francia
- a ritenere di poter considerare l'Italia come isolata, è ben
- naturale che da noi si consideri il trattato di alleanza nei
- suoi rapporti, non più soltanto di una conflagrazione generale,
- ma benanche della situazione speciale che esso produce fra
- Italia e Francia isolatamente.
-
- E poichè s'avvicina il momento in cui una decisione sul patto
- che le unisce può esser presa dalle tre potenze alleate, ho
- voluto richiamare sul grave argomento tutta l'attenzione di V.
- E. perchè Ella ne prendesse norma nel suo linguaggio presso
- codesto Governo e anche presso S. M. l'Imperatore.
-
- Ella mi si dichiara profondamente convinto dell'importanza e
- dell'utilità del trattato, anzi, della sua necessità, malgrado
- gl'inconvenienti che possa avere. Su ciò le ho espresso già in
- parte il mio pensiero, e mi riservo di scrivere ancora all'E. V.
-
- Un trattato di alleanza, sia pure concluso allo scopo d'impedire
- la guerra, perde gran parte del suo valore quando si dimostra
- nella pace inetto a tutelare gl'interessi dei contrattanti.
- Senza dire che nella mente dell'Italia e degli Italiani, oltre e
- più che di un patto scritto e limitato a certe date evenienze,
- si tratta di una solidarietà morale e politica, che, trovando la
- sua ragione nella storia, nella geografia, nella logica
- internazionale, ha fatto sì che quel patto non avesse quasi
- oppositori, mentre se tale solidarietà venisse a mancare per
- parte della Germania, il giudizio sulla convenienza di quel
- patto verrebbe certo a modificarsi in molta parte del popolo
- nostro.
-
- Ora, non può ignorarsi a Berlino la forza che oggi deriva ai
- patti diplomatici dal suffragio delle masse; tanto più quando
- quei patti implicano la reciproca fratellanza delle armi e del
- sangue. Le alleanze hanno infatti oggi tanto maggiore efficacia,
- quanto più sono popolari, e non possono essere popolari se non
- si dimostrano utili.
-
- Il popolo italiano non è ancora disilluso dell'alleanza con la
- Germania; ma chi può assicurare che non lo sarà domani, così
- seguitando le cose? E se il Governo italiano venisse dalle
- circostanze chiamato all'adempimento dei suoi impegni verso la
- Germania, quando l'alleanza fosse divenuta impopolare, certo
- esso non mancherebbe ai suoi doveri internazionali, qualunque
- fossero gli uomini al potere; ma esso si sentirebbe ben debole
- di fronte al suo stesso paese, e lo sarebbe per conseguenza
- anche di fronte al suo alleato.
-
- Non posso quindi a meno d'insistere sopra la gravità di uno
- stato di cose che si fa per noi sempre meno tollerabile, poichè
- facendoci subire in una pace formale i danni di una guerra a cui
- l'alleanza non provvede, senza gli eventuali vantaggi che in una
- guerra dichiarata l'alleanza dovrebbe assicurarci, rende incerta
- e mal sicura la base stessa della nostra posizione
- internazionale».
-
-Il problema era posto in tali termini che l'Imperatore stesso sentì
-l'opportunità di studiarlo per cercare una soluzione. E poichè aveva
-grande stima di Crispi, decise di venire in Italia per conferire con
-lui:
-
- «Berlino, 29 febbraio 1896.
-
- «S. M. l'Imperatore venne oggi casa mia per pregarmi far
- conoscere al Re suo vivo desiderio incontrarsi con lui
- profittando occasione per far prima un viaggio in mare coste
- italiane che i medici giudicano necessario per salute
- Imperatrice. S. M. l'Imperatore avrebbe quindi progettato
- giungere con S. M. l'Imperatrice a Genova nel più stretto
- incognito ed imbarcarsi subito colà nel suo _yacht_. Da Genova
- andrebbe a Napoli a visitare fratello, quindi coste Sicilia e di
- là a Venezia. A Venezia potrebbe essere non più incognito e aver
- luogo, se S. M. il Re consente, ricevimento e incontro
- ufficiale.
-
- _Lanza_.»
-
-Disgraziatamente, tre giorni dopo Francesco Crispi era obbligato ad
-abbandonare il Governo.
-
-Scomparso il ministero Crispi per una battaglia perduta in Africa, cadde
-nel nulla anche il suo programma di politica estera. I patti della
-Triplice alleanza non furono modificati secondo la nuova situazione
-internazionale, e i ministeri italiani che seguirono si abbandonarono a
-quella politica di concessioni e di compensazioni che fruttò soltanto
-sospetti, danni e nessun vantaggio. Vennero le convenzioni
-franco-italiane per la Tunisia del 28 settembre 1896, le quali non
-garentirono i nostri interessi economici e morali, e la convenzione
-marittima del 1.º ottobre, che giovò soltanto alla marina mercantile
-della Francia; venne «la pace commerciale», del 21 novembre 1898, che fu
-difesa con la «ragione politica» e che in realtà fece riprendere al
-commercio francese parte del terreno perduto, e ben poco giovò al
-commercio italiano. Poi, il primo viaggio all'estero del nuovo Re
-d'Italia, dopo la tragedia di Monza, ebbe per méta Pietroburgo e non
-Berlino. Poi, ancora, l'Italia accettò l'egemonia francese al Marocco,
-in cambio di una ipotetica libertà d'azione in Libia, col conseguenziale
-contegno ad Algesiras, favorevole alla Francia, nel conflitto sollevato
-dalla Germania.
-
-Il principe di Bülow parlò a proposito della condotta della nostra
-diplomazia alla Conferenza di Algesiras, dei _tours de walzer_
-dell'Italia. Ma la sua ironia non fu equa. I _tours de walzer_ erano
-stati consigliati dalla Germania, siccome abbiamo documentato, per
-sottrarsi al ballo essa medesima. E dettero quella garenzia che potevano
-dare agl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
- INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._
-
-
-Abdul-Hamid, sultano turco, 250.
-Accinni, ammiraglio italiano, 252.
-Adamoli Giulio, sotto segretario di Stato, 191.
-Alberto, arciduca d'Austria, 274.
-Allegro, generale tunisino, 19, 21, 22.
-Andrássy conte Giulio, cancelliere dell'impero austro-ungarico, 97.
-Antongini, 135.
-Aosta (duca d') Emanuele Filiberto, 274.
-Atchinoff, ufficiale dei cosacchi, 285.
-Avarna, duca, incaricato d'affari italiano a Vienna, 115, 228.
-
-_Banca Commerciale Italiana_, 185, 188.
-Barsanti Pietro, 135.
-Barth, viaggiatore tedesco, 24.
-Barzilai Salvatore, 108.
-Bassiri, notabile di Gadames, 27.
-Bettólo Giovanni, capitano di vascello, 253.
-Bianchi Giulio, deputato italiano, 123.
-Billot Alberto, ambasciatore di Francia a Roma, 54, 66, 154, 160, 174.
-Bismarck (di) principe Ottone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 9,
-155, 178, 214, 219, 225, 235, 236, 237, 279, 281, 283.
-Blanc barone Alberto, ambasciatore d'Italia e ministro degli affari
-esteri, 20, 160, 162, 258, 268, 270, 280, 288.
-Bleichroeder S., banchiere tedesco, 181, 183, 188.
-Boito Arrigo, musicista, 173.
-Bonghi Ruggero, deputato italiano, 123, 125, 171.
-Boris, principe ereditario di Bulgaria, 231.
-Bourgeois Leone, presidente del Consiglio dei ministri di Francia, 282,
-285.
-Bovio Giovanni, deputato italiano, 107.
-Bruck (barone de), ambasciatore di Austria-Ungheria a Roma, 11, 14, 15,
-112, 142, 268, 269.
-Bulgaris Leonida A., 232, 234.
-Bülow conte Bernardo, ambasciatore germanico a Roma, 145, 146, 175, 281,
-286, 292.
-Burdeau, ministro francese, 167.
-
-Caetani Onorato duca di Sermoneta, ministro italiano degli affari
-esteri, 65.
-Calice, ambasciatore austro-ungarico a Costantinopoli, 263, 264, 267.
-Cambon, residente francese a Tunisi, 19, 24, 58.
-Cambridge (duca di), 162.
-Cantoni C., direttore generale del Tesoro, 181.
-Caprivi (di) conte Leone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 15, 17,
-81, 85, 268, 272.
-Caporali Enrico, 110.
-Cariati (di), incaricato d'affari, 192.
-Carlo, re di Portogallo, 191, 194.
-Carvalho e Vasconcellos, ministro del Portogallo, 191, 199.
-Caserio, 165.
-Casimir-Périer, presidente del Consiglio e presidente della Repubblica
-francese, 86, 164, 166.
-Catalani Tommaso, ambasciatore italiano a Costantinopoli, 246, 247.
-Cavalletto Alberto, deputato italiano, 102.
-Cavallotti Felice, deputato, 7, 8, 102, 105, 109, 174.
-Codronchi conte Giovanni, prefetto, 109.
-Collobiano, ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, 55.
-Coyne, ufficiale francese, 24.
-Courcel (de), ambasciatore francese a Londra, 286.
-Currie, ambasciatore britannico a Costantinopoli, 51, 252.
-
-Dal Verme Luchino, generale, 28, 85.
-_Dante Alighieri_, Società italiana, 120.
-Delcassé, ministro francese degli affari esteri, 56.
-Derby (lord), ministro britannico degli affari esteri, 237.
-Desmarest, avvocato francese, 54.
-Destrées, console francese a Tripoli, 19, 20, 21, 28.
-Dordi dottor Carlo, 120.
-Dufferin e Ava (lord), ambasciatore inglese, 170, 172.
-Dupuy, presidente del Consiglio in Francia, 165.
-Durando, console italiano, 102.
-
-Elena Petrovich, principessa montenegrina, 240.
-Elisabetta, imperatrice d'Austria-Ungheria, 141.
-Essad-pascià, ambasciatore di Turchia a Parigi, 20.
-Eulenburg (conte di), presidente del Ministero prussiano, 272.
-
-Fanti, 239.
-Faure Fernando, deputato francese, 24.
-Feder, avvocato, 137.
-Féraud, console francese a Tripoli, 19, 27.
-Ferdinando di Coburgo, principe di Bulgaria, 219, 231.
-Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, 111, 112, 141, 216.
-Fratti Antonio, 107.
-_Fremdenblatt_, giornale austriaco, 111, 142.
-
-Galimberti, nunzio del Papa, 139.
-Gambetta Leone, 155.
-Garibaldi Giuseppe, 95.
-Garrit Mohammed, visir marocchino, 67.
-Gervais, ammiraglio francese, 88.
-Gladstone Guglielmo, 244, 275.
-Giers, cancelliere dell'impero di Russia, 160, 221.
-Giolitti Giovanni, ministro del tesoro, 181.
-Girardin (de) Emilio, giornalista francese, 155.
-Goggia, generale italiano, 168.
-Goltz (de), incaricato d'affari di Germania, 182.
-Goluchowski, cancelliere austro-ungarico, 252.
-Grey sir Edward, ministro britannico degli affari esteri, 56.
-Grillo Giacomo, direttore della Banca Nazionale, 181, 184.
-Guglielmo II, imperatore di Germania, 146, 204, 271, 274, 276, 291.
-
-Hanotaux Gabriele, ministro francese degli affari esteri, 56, 69, 88,
-165, 172.
-Hatzfeldt, conte, ambasciatore di Germania a Londra, 52, 286.
-Hohenlohe (de) principe Clodoveo, cancelliere dell'impero germanico,
-273, 287.
-Holstein (barone de), funzionario superiore della Cancelleria germanica,
-287, 288.
-
-Kálnoky (conte di) cancelliere dell'impero austro-ungarico, 11, 14, 15,
-85, 106, 111, 113, 142, 143, 147, 227, 236, 264, 268, 274.
-Karamanli, principe di Tripoli, 24.
-Kiamil-pascià, ministro turco, 250, 251.
-Kimberley, lord, ministro britannico degli affari esteri, 55, 275.
-Krüger, presidente della repubblica del Transvaal, 276.
-
-Imbriani Matteo, 102, 107, 109, 110.
-
-Jaille (de la), ammiraglio francese, 88.
-Jamais, generale francese, 18.
-_Jornal do Commercio_, 195, 200.
-
-Lamarmora Alfonso, generale, 95.
-Lanza, generale, ambasciatore italiano a Berlino, 144, 185, 274.
-Launay (de) conte, ambasciatore d'Italia a Berlino, 5, 6, 51, 73, 115,
-117, 179.
-Lavallette, giornalista francese, 153.
-_Lega Nazionale_, società italiana d'Austria, 138.
-Lega Paolo, 143.
-Lobanoff, ambasciatore russo a Berlino, 287.
-Logerot, generale francese, 18.
-
-Macchiavelli, console italiano, 84.
-Mac-Mahon, maresciallo di Francia, 27.
-Maffei, marchese, ministro e ambasciatore d'Italia, 19, 162, 287.
-Magliani Agostino, ministro del tesoro, 178.
-Maistre (de), viaggiatore francese, 58.
-Malmusi, console italiano, 133.
-Mancini P. S., ministro italiano, 269.
-Marchand, capitano francese, 56.
-Mariani, ambasciatore di Francia a Roma, 152, 153, 154.
-Marschall di Biberstein, ministro germanico degli affari esteri, 41, 73,
-203, 274, 276, 287, 288.
-Martini Ferdinando, deputato italiano, 143.
-Martini Sebastiano, viaggiatore italiano, 55.
-Méline, deputato francese, 168.
-Menabrea L. F., generale, ambasciatore d'Italia a Parigi, 38, 46, 52,
-53, 73, 153, 183.
-Millelire, console italiano, 239.
-Missori Giuseppe, 135.
-Montebello (conte di), ambasciatore francese a Costantinopoli, 262, 267.
-Moüy (conte de) Carlo, ambasciatore di Francia a Roma, 151, 152.
-Mulei Abd-el-Aziz, imperatore del Marocco, 67.
-Mulei Hassan, imperatore del Marocco, 67.
-Münster (conte di), ambasciatore di Germania a Parigi, 51, 52, 171.
-
-_Narodni List_, giornale slavo, 119.
-Nelidow, ambasciatore russo a Costantinopoli, 246, 267.
-Nigra conte Costantino, ambasciatore d'Italia a Vienna, 11, 15, 85, 105,
-106, 119, 128, 130, 141, 143, 148, 162, 164, 236, 280, 286.
-
-Oberdan Guglielmo, 135.
-Orlando (fratelli), proprietari del cantiere navale di Livorno, 67.
-
-Pasetti, ambasciatore austro-ungarico a Roma, 278, 280.
-Pelletan Camillo, ministro francese della marina, 88.
-Pervinquière Leone, scrittore francese, 70.
-Philibert, generale francese, 18.
-Piccoli, notaio, 102.
-Pichon Stefano, deputato francese, 52, 53, 54.
-Pinon R., scrittore francese, 69.
-Pinto de Soveral, ministro portoghese degli affari esteri, 193, 197.
-Ponza di S. Martino, colonnello, 42.
-Ponzio-Vaglia generale, primo aiutante del Re, 193.
-_Pro-Patria_, società italiana d'Austria, 119.
-
-Radolin, principe, ambasciatore di Germania a Pietroburgo, 287.
-Radowitz, ambasciatore germanico a Costantinopoli, 260, 261, 263, 267.
-Rattazzi Urbano, ministro della R. Casa, 8, 159.
-Ressman Costantino, ambasciatore d'Italia a Parigi, 86, 154, 166, 173,
-175.
-Reuss (principe di), ambasciatore di Germania a Vienna, 11.
-Ribot, ministro degli affari esteri di Francia, 38, 39, 46, 49, 51, 52,
-53, 54, 72, 73, 75, 154, 155, 159, 261.
-Ricordi, editore di musica, 173.
-Robilant (conte di) C., ministro degli affari esteri, 269.
-Rosebery (lord), ministro britannico, 275.
-Roustan, console francese, 64.
-Rouvier Maurizio, deputato francese, 164, 168.
-Rudinì marchese Antonio, presidente del Consiglio e ministro italiano
-degli affari esteri, 64, 65, 81, 84, 89, 159, 160, 199.
-
-Sadi-Carnot, presidente della Repubblica francese, 165.
-Said-pascià, ministro degli affari esteri di Turchia, 20, 39, 72, 225,
-246.
-Salisbury (lord), primo ministro d'Inghilterra, 18, 35, 38, 39, 52, 74,
-81, 84, 85, 204, 216, 222, 236, 248, 253, 261, 262, 279, 286.
-Say Leone, deputato francese, 164.
-Schwabach, 185.
-Seismit-Doda Federico, ministro delle finanze, 137.
-Seymour, ammiraglio britannico, 253.
-Solimbergo Giuseppe, deputato italiano, 125.
-Solms (di) conte, ambasciatore di Germania a Roma, 6, 179, 183, 268.
-Spuller E., ministro francese degli affari esteri, 152, 153, 155.
-Stambuloff, presidente dei ministri di Bulgaria, 221, 226, 229.
-
-Taaffe, conte, ministro austriaco, 115, 123, 128, 131.
-Tachard, 216.
-Tetuan (duca di), ministro degli affari esteri di Spagna, 9, 68.
-Thomas Ambrogio, musicista francese, 173.
-Tornielli conte Giuseppe, ambasciatore d'Italia, 38, 55, 64, 72, 175,
-271, 284.
-Tricupis, uomo politico greco, 263.
-
-Ulmann, giornalista italiano, 105, 119.
-Umberto I, re d'Italia, 84, 136, 157, 158, 159, 160, 193, 214, 240, 253,
-271.
-Uxkull, ambasciatore russo a Roma, 221, 228.
-
-Vega de Armijo, duca, ministro degli affari esteri di Spagna, 9.
-Verdi Giuseppe, 169, 173.
-Visconti-Venosta marchese Emilio, ministro italiano degli affari esteri,
-64, 65, 66, 89, 97.
-Vittorio Emanuele, principe ereditario d'Italia, 240.
-
-Waddington, ambasciatore di Francia a Londra, 35, 44, 72, 74, 84.
-Weil Federico, 186.
-White, ambasciatore britannico a Costantinopoli, 260, 261, 262, 264,
-266.
-Wimpffen, ambasciatore austro-ungarico a Roma, 97.
-
-Zechi-pascià, generale turco, 247.
-Zia-bey, ambasciatore di Turchia a Roma, 41.
-
-
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-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK QUESTIONI INTERNAZIONALI ***
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-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
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-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
-a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
-in compliance with any particular paper edition.
-
-Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
-number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
-compressed (zipped), HTML and others.
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-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
-_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving
-new filenames and etext numbers.
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-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
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- http://www.gutenberg.org
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-This Web site includes information about Project Gutenberg(tm),
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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