diff options
Diffstat (limited to '39469-8.txt')
| -rw-r--r-- | 39469-8.txt | 12531 |
1 files changed, 0 insertions, 12531 deletions
diff --git a/39469-8.txt b/39469-8.txt deleted file mode 100644 index a34e8a5..0000000 --- a/39469-8.txt +++ /dev/null @@ -1,12531 +0,0 @@ - Questioni internazionali - - -This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost -no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - - -Title: Questioni internazionali - -Author: Francesco Crispi - -Release Date: April 17, 2012 [EBook #39469] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK QUESTIONI INTERNAZIONALI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - - - FRANCESCO CRISPI: - - - Questioni Internazionali - - - DIARIO E DOCUMENTI - ordinati da _T. Palamenghi -- Crispi._ - - - _Il Cancelliere Caprivi e Crispi. -- La Tripolitania e la - Francia. -- Le fortificazioni di Biserta. -- Le relazioni - italo-austriache e l'irredentismo. -- Le relazioni - franco-italiane dal 1890 al 1896. -- La Francia contro il - credito italiano. -- Un incidente italo-portoghese. -- La - questione balcanica. -- Le stragi d'Armenia e il concerto - europeo. -- 1896. La crisi delle alleanze e degli accordi._ - - - MILANO - __Fratelli Treves, Editori__ - 1913 - -- - *SECONDO MIGLIAIO.* - - ---- - -_Proprietà letteraria. Vietate anche le riproduzioni parziali. Riservati - tutti i diritti di traduzione._ - - - Copyright by Fratelli Treves, 1913. - - - Ciascun esemplare di quest'opera deve portare impresso, per incarico - avuto dalla famiglia Crispi, il timbro della Società Italiana degli - Autori. - - - Tip. Fratelli Treves. - - ---- - - - - - INDICE - - - AVVERTENZA. - GERMANIA, ITALIA E FRANCIA. - _Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi. - _Capitolo Secondo._ -- La Tripolitania e la Francia. - _Capitolo Terzo._ -- Le fortificazioni di Biserta. - ITALIA E AUSTRIA. - _Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e - l'irredentismo. - ITALIA E FRANCIA. - _Capitolo Quinto._ -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896. - _Capitolo Sesto._ -- La Francia contro il credito italiano. - L'ITALIA E IL VATICANO. - _Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese. - L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE. - _Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica. - _Capitolo Nono._ -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo. - LA TRIPLICE ALLEANZA E L'INGHILTERRA. - _Capitolo Decimo._ -- La crisi delle alleanze e degli accordi. - INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._ - - - - - AVVERTENZA. - - -Questo volume, che fa seguito all'altro pubblicato or fa un anno sotto -il titolo di _Politica Estera_, non esaurisce la documentazione -dell'opera compiuta da Crispi nell'ufficio di Ministro degli Affari -esteri. - -Su di una parte dell'attività prodigiosa di Lui ho creduto opportuno -sorvolare, su quella che spiegò a vantaggio degli italiani dimoranti -all'estero, sia proteggendoli dalle sopraffazioni, sia moltiplicandone -le scuole, sia sottraendo le missioni cattoliche nazionali al -protettorato di altra potenza. Non ho potuto raccogliere una messe -adeguata di documenti, ed anzichè esporre incompiutamente questioni così -importanti, ho preferito, per ora, tacerne. - -Sono belle pagine di energia fattiva, di alto sentimento di dignità, di -amore alla stirpe che mancano a questo libro. - -Dall'elevato concetto che Crispi aveva della solidarietà patria -rampollava gagliarda la coscienza del dovere di tutela per ogni italiano -che si trovasse al di là dei confini d'Italia. E gl'italiani lontani -sentirono durante il governo di Lui di non essere abbandonati al -destino, e più vivo l'attaccamento alla loro terra. - -Le scuole nei paesi esteri, strumenti di cultura e di nazionalità, -ebbero da Crispi le maggiori cure. Le poche esistenti quand'egli salì al -potere erano affidate a Corporazioni religiose, le quali non impartivano -un insegnamento che potesse soddisfarci e non permettevano ai nostri -Consoli alcuna efficace vigilanza; in qualche luogo, come in Tunisia, -specialmente durante la primazia del cardinale Lavigerie, erano esclusi -da scuole, che si dicevano italiane, anche i maestri italiani. Crispi le -tolse alle Corporazioni religiose che insegnavano a beneficio di una -influenza che non era la nostra, trasformandole in scuole laiche, con -metodi didattici moderni e con mezzi sufficienti affinchè in Levante -riconquistassero alla nostra lingua il primato che vi ebbe una volta. E -molte altre ne istituì _ex novo_, vincendo ostilità d'ogni genere. - -Nè trascurò nell'Oriente vicino ed estremo un altro organo di propaganda -italiana, i missionari di nostra nazione, i quali, protetti dalla -Francia quando l'Italia era divisa, dovevano poter contare sulla loro -patria unita e grande potenza. Crispi considerando tutti i connazionali -alla stessa stregua, accordò protezione in Turchia a tutte le missioni -italiane che la richiesero, ed in Cina ottenne che non fossero ammessi i -missionari del nostro paese sprovvisti di passaporto italiano. - -Ma sebbene in questo volume manchino così belle pagine, altre ve ne sono -straordinariamente interessanti nelle quali troverà solido fondamento il -giudizio definitivo sulla concezione che Crispi ebbe della politica -estera necessaria al nostro paese e sugli accorgimenti coi quali applicò -le sue idee. - -Allontanato dal potere nel 1891 e nel 1896, due volte alla vigilia della -scadenza della Triplice Alleanza, Francesco Crispi ebbe il dolore di -vedere isterilire il terreno che aveva lavorato con saldo aratro e con -lena infaticata. - -Ma se i frutti dell'opera di Lui non furono raccolti, se l'influenza -acquistata all'Italia fu perduta, rimarrà ad onor suo e ad insegnamento -altrui il solco profondo, nè andrà dispersa pei silenzi della storia la -voce di questo Italiano per eccellenza che agli italiani a venire, fusi -nel bronzo dell'unità e capaci d'intendere, griderà parole di fede, di -ardire, di gloria. - - Roma, gennaio 1913. - - _T. Palamenghi-Crispi_. - - - - - GERMANIA, ITALIA E FRANCIA. - - - - - _Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi. - - -Leone di Caprivi annunzia a Crispi di avere assunto la direzione degli -affari politici della Germania. -- Scambio di saluti e proteste di -fedeltà. -- Caprivi viene in Italia per conferire con Crispi. -- -Colloquii del 7 e dell' 8 novembre 1890. - - -Il 20 marzo 1890 Guglielmo II di Germania nominava Cancelliere -dell'Impero e Presidente del Ministero prussiano il generale conte Leone -di Caprivi, in sostituzione del principe Ottone di Bismarck. Assumendo -gli altissimi uffici il di Caprivi dirigeva a Francesco Crispi, il quale -dall'agosto 1887 reggeva il Ministero degli Affari esteri d'Italia, la -seguente lettera: - - [_Confidentielle_] - - «Berlin, le 3 avril 1890. - - _Monsieur le Président et cher collègue,_ - - La volonté de mon Souverain m'a imposé la tâche de prendre la - direction des affaires politiques de l'Allemagne après le plus - grand ministre que ce pays ait jamais vu. - - Amené depuis longtemps par la logique des choses comme par mes - inclinations à un sentiment de ferme sympathie pour le - groupement actuel des amitiés politiques, je m'étais familiarisé - avec l'idée d'avoir peut-être à defendre ce principe en soldat, - le jour où la défense en serait devenue nécessaire. - - Mais mon Auguste Maître en a décide autrement. Il m'a appelé à - collaborer avec les hommes d'état, qui ont à coeur de défendre - essentiellement par des moyens pacifiques l'état des choses - existant. - - Puisqu'il en est ainsi, je Vous prie, Monsieur le Président, de - croire que, tant que je resterai dans ma position actuelle, - l'Empire d'Allemagne continuera sa politique sincère et - pacifique, sans s'écarter jamais du principe de rester en toute - circonstance l'ami de ses amis. C'est là la tâche qui m'est - prescrite par mon Souverain comme par ma conscience. A ce titre - je viens réclamer, pour le travail en commun qui est devant - nous, la confiance de Votre Excellence. La mienne est acquise de - longue date au ministre éminent que ma patrie est heureuse - d'appeler son ami. - - Je Vous prie, Monsieur le Président et cher collègue, d'agréer - l'expression franche et cordiale des sentiments de haute estime - de - - Votre tout dévoué - von _Caprivi_.» - -A questo saluto rispondeva Crispi: - - [_Confidentielle_] - - «Rome, 7 avril 1890. - - _Monsieur le Chancelier et cher Collègue_, - - J'ai reçu la lettre, que vous avez bien voulu m'adresser en date - du 3 courant pour m'apprendre dans quel esprit vous avez accepté - l'héritage du grand homme d'Etat, dont la volonté de l'Empereur, - votre auguste maître, vous a donné la succession. - - Je vous remercie de la franchise cordiale avec laquelle vous - m'avez ouvert votre pensée. - - Je connaissais en vous le vaillant soldat, le Général habile, - l'administrateur expérimenté; je suis heureux de connaître - l'homme politique, et de constater en lui des sentiments - conformes à ceux qui m'animent moi-même. - - Les principes de politique générale qui vous inspirent, sont - tels que vous pouvez compter sur mon concours loyal pour les - faire triompher. De même qu'avec le prince de Bismarck, je - travaillerai consciencieusement avec vous au maintien de la - paix. Mais si, par malheur, le jour devait venir où l'Italie et - l'Allemagne, attaquées, se trouvassent dans la pénible nécessité - de se défendre, vous me verriez aussi, à l'exemple du Roi, mon - souverain, et d'accord avec la Nation italienne toute entière, - prêt à remplir dignement et jusqu'au bout le devoir qui nous - serait imposé. - - C'est dans cet ordre d'idées que je me déclare heureux d'entrer - en collaboration avec vous pour assurer, autant qu'il est en - nous de le faire, le bonheur et la prospérité des deux Dynasties - et des deux peuples que nous servons. - - Veuillez agréer, monsieur le Chancelier et cher Collègue, - l'expression sincère et cordiale des sentiments de haute estime - de - - Votre tout dévoué - _F. Crispi_.» - -Questa lettera, presentata personalmente al nuovo Cancelliere -dall'ambasciatore d'Italia, conte De Launay, fece la migliore -impressione. «Egli l'ha letta in mia presenza -- scriveva il De Launay --- ed ha manifestato vivissima soddisfazione pel suo contenuto che si -accorda perfettamente col suo modo di vedere e con gl'interessi -reciproci degli Stati che formano la Triplice Alleanza, il cui programma -è diretto essenzialmente al mantenimento della pace. Egli si è -compiaciuto di osservare che ad un _novizio_ come lui in materia di -politica estera era prezioso il concorso di un uomo di Stato così -illustre e sperimentato come il primo Ministro d'Italia.» - -Il generale di Caprivi era un uomo grandemente stimato in tutta la -Germania. Nella guerra franco-prussiana aveva dimostrato scienza -militare e doti eccezionali di carattere che erano state riconosciute e -premiate con la _Croce di ferro di prima classe_ e con l'Ordine _Pour le -mérite_. Nella direzione dell'Ammiragliato, assunta nel 1883, aveva reso -servizi preziosi migliorando con mezzi esigui il materiale e con tenacia -prussiana l'organizzazione della Marina da guerra. - -Però, in politica il nuovo Cancelliere era una incognita. Egli aveva -certamente le sue idee, ma non le aveva mai manifestate pubblicamente, e -nei cinque anni ch'era intervenuto alle sedute del Reichstag sua cura -costante era stata quella di rimanere fuori dalle lotte dei partiti e di -tenersi sul terreno tecnico. - -Si può avere alta intelligenza e vasta cultura, possedere anche facoltà -d'iniziativa in taluni campi d'azione, ed essere inadatto al governo -politico. L'Imperatore, scegliendo, tra i molti candidati alla -successione di Ottone di Bismarck, il generale di Caprivi, giuocò -d'azzardo, non avendo alcun dato per presumere che quest'ultimo sarebbe -riuscito nell'ardua missione. - -In luglio, il conte di Caprivi fece manifestare a Crispi il desiderio di -fargli visita in Italia. All'ambasciatore a Berlino, De Launay, Crispi -telegrafava l'11 di quel mese: - - «Il conte di Solms al suo ritorno da Berlino, portandomi i - saluti di S. E. il conte Caprivi, mi espresse il di lui - desiderio di venire in Italia per abboccarsi con me. Risposi - all'ambasciatore germanico, che io era lietissimo del gentile - pensiero del Gran Cancelliere, ch'egli sarebbe il benvenuto tra - noi, e che io sarei fortunato di averlo ospite in casa mia, o - qui od a Napoli, dove a S. E. sarebbe più comodo od opportuno.» - -Si trattava di stabilire l'epoca di cotesta visita. I primi mesi di -cancellierato erano per il generale di Caprivi singolarmente operosi, e -l'allontanarsi da Berlino gli era difficile. In una lettera del 1.º -ottobre il conte De Launay riferiva a Crispi di aver avuto un colloquio -col Cancelliere, nel quale questi gli aveva confermato - - «il suo vivo desiderio e la sua ferma intenzione d'incontrarsi - in Italia con Vostra Eccellenza. Il ritardo è dovuto a - circostanze estranee alla sua volontà. Sinora si è allontanato - da Berlino soltanto per accompagnare l'imperatore a Narva e alle - grandi manovre nella Slesia. Ma è tale la quantità degli affari - che deve esaminare per adempiere nel miglior modo possibile alle - sue nuove funzioni, che per il momento non può realizzare il suo - progetto di un viaggio al di là delle Alpi. Egli, tra l'altro, - non ha ancora potuto restituire le visite, fattegli quando - assunse il potere, dai ministri della Baviera e del Würtemberg. - Il generale di Caprivi aggiungeva che il ritardo involontario - aveva il vantaggio di lasciargli il tempo per mettersi al - corrente delle questioni che interessano i due Stati e per - potere quindi meglio discorrerne con Vostra Eccellenza.» - -Crispi ritornava il 20 ottobre sull'argomento di questa visita dopo -avere ricevuto, da parte dell'Ambasciata germanica a Roma, un'altra -comunicazione analoga alla precedente: - - «Sento -- scriveva al conte De Launay -- che S. E. ha dovuto - ritardare l'esecuzione del suo progetto per ragioni di pubblico - servizio. Se le condizioni politiche dell'Italia e le prossime - elezioni generali non esigessero la mia permanenza nel Regno, mi - sarei avvicinato io stesso alla Germania ed avrei risparmiato a - S. E. un incomodo viaggio. Il governo della cosa pubblica mi - inceppa, e se S. E. potesse nello scorcio di questo mese o nei - principii del novembre recarsi a Milano dove io sarei pronto a - raggiungerla, potremmo nell'interesse delle due monarchie, le - quali ambidue con onore serviamo, avere uno scambio di idee - utili e prendere delle deliberazioni giovevoli alle due - nazioni.» - -Il Cancelliere germanico avendo risposto che tra il 1.º e il 10 novembre -era a disposizione del suo collega italiano, questi telegrafò il 22 -ottobre al De Launay: - - «Dica al signor Cancelliere che sarò felice di riceverlo in - Milano il 7 novembre.»[1] - - [1] Il viaggio del Cancelliere germanico in Italia era un attestato di - considerazione verso il nostro paese, che ufficialmente - s'identificava all'estero con la persona di Crispi; e, comunque si - pensasse circa l'utilità per noi della Triplice Alleanza, il - sentimento della solidarietà nazionale verso lo straniero - imponeva, come un dovere elementare, anche ai partiti di - opposizione, un'accoglienza almeno deferente. La passione politica - però fece velo a taluni radicali, i quali manifestarono - l'intenzione di organizzare una dimostrazione ostile. Il prefetto - di Milano telegrafava a Crispi in data 1.º novembre: - - «Iersera alla Società Democratica, Cavallotti propose banchetto di - protesta per la venuta di Caprivi. Discussione fu violentissima. - Proposta fu combattuta da Mussi e da Porro e fu respinta malgrado - la minaccia di Cavallotti di ritirare la sua candidatura da - deputato.» - - Il giorno seguente lo stesso prefetto telegrafava: - - «Ulteriori sicurissime notizie mi pongono in grado di informare V. - E. che idea banchetto protesta contro venuta Cancelliere germanico - venne di Francia e per mezzo del S. fu affidato a Cavallotti di - propagarla. Respinta da tutti...., Cavallotti, irritato, disse - ritirare candidatura politica Collegio Milano ed è partito per - Meina.» - - Appena ricevuto il primo telegramma, Crispi, addolorato, pensò di - sottrarre l'ospite ad ogni impressione sgradevole e telegrafò al - Comm. Rattazzi, ministro della R. Casa, che esprimesse al Re il - suo desiderio che s'invitasse il Caprivi a soggiornare nella Villa - Reale di Monza. Il Re consentì immediatamente, come si rileva dal - seguente telegramma del Rattazzi, 2 novembre: - - «Ho tosto rassegnato di Lei telegramma a Sua Maestà che mi - incarica dire che Ella ha piena facoltà di rivolgere nell'augusto - suo nome invito al Cancelliere per offrire la ospitalità nella - Villa di Monza. - - «È dispiacente S. M. delle di Lei immeritate inquietudini, - soggiungendo però che ritiene debba riuscire assolutamente vano il - tentativo villano del Cavallotti, che non sarà seguito dalla - popolazione milanese.» - - E infatti la disapprovazione di gran parte della stessa democrazia - milanese fece abortire ogni idea di manifestazione scortese, e il - Conte di Caprivi, il quale naturalmente nulla seppe delle - fuggevoli preoccupazioni che la sua venuta aveva sollevate, fu - alloggiato in Milano, nell'Albergo Cavour. - -Il Cancelliere germanico giunse a Milano nel giorno fissato. Fu ricevuto -cordialmente da Crispi, dalle autorità e dalla popolazione della grande -città che visitò con la guida del Sindaco; l'indomani, 8 novembre, fu -invitato a Monza dal Re Umberto, il quale dette un pranzo in suo onore e -gli conferì l'ordine supremo della Ss. Annunziata. Il Caprivi ispirò -subito in Crispi simpatia e fiducia. Aveva statura e forme gigantesche, -fisionomia severa, ma aperta, sguardo sereno sotto sopracciglia -foltissime che ricordavano quelle di Bismarck. Dei due colloqui segreti -che ebbe con Crispi, questi conservò memoria, siccome soleva, nelle -seguenti note del suo _Diario_: - - «Dopo la colazione (una pom.) Caprivi ed io siamo entrati nel - suo salotto per uno scambio d'idee. - - Ricordai che il 30 maggio 1892, cioè da qui a 18 mesi scade il - trattato di alleanza delle tre Monarchie. Soggiunsi,.... - Necessario rivedere.... se vi ha altro da aggiungere. Dovrò - credere che il governo tedesco vorrà rinnovare il trattato per - un altro periodo di anni. - - La triplice alleanza giova ai governi che la firmarono ed - assicura la pace d'Europa. Ora, noi essendo interessati alla - garanzia territoriale dei tre paesi ed alla pace d'Europa, - dobbiamo volere la continuazione dell'alleanza. - - Il conte Caprivi dichiarò che era pienamente d'accordo con me, - e, quasi a conferma, mi strinse la mano. Era lieto poter essere - d'accordo con me, e promise di occuparsi del trattato. - - Allora ricordai che al 1887, con uno scambio di note, avevamo - associato la Spagna. Il duca di Vega de Armijo non curò le prese - intelligenze, nè curò di alimentarle. Oggi essendo ritornato al - potere il duca di Tetuan, amico nostro, bisogna ripigliare le - pratiche e rendere più stretti i vincoli con la Spagna. - - Le tre grandi potenze alleate si devono interessare delle altre - minori Monarchie e difenderne le istituzioni. Per lo che sarebbe - pure necessario di trovar modo di comporre la vertenza tra - l'Inghilterra ed il Portogallo. - - La Spagna ed il Portogallo sono minati dagli emissarii - repubblicani, e non sono abbastanza forti per resistervi. - Bisogna che la Spagna riordini la sua marina militare, e possa - esserci di aiuto nel Mediterraneo e fare, quando ne fosse il - caso, un colpo sull'Algerìa. Così il Corpo di esercito francese - che siede colà si troverebbe impegnato. Inoltre un esercito - spagnuolo al di là dei Pirenei e pronto a varcarli, - immobilizzerebbe un corpo di truppe francesi. - - La propaganda repubblicana in quei paesi è attiva. I francesi - fanno altrettanto in Italia. - - -- Non l'avrei creduto. - - -- La fanno anche in Italia, ma il nostro paese vi resiste. La - grandissima maggioranza della nostra popolazione è - conservatrice. Il paese è monarchico. La propaganda repubblicana - pei francesi è una necessità. Pel governo di Parigi è una - quistione di vita. Avvenne lo stesso sotto la prima repubblica. - Ma allora lo stato dell'Europa era diverso. Non vi erano i due - grandi Stati al di qua delle Alpi e al di là del Reno, l'Italia - e la Germania. Bisogna dunque tenerci stretti, e difendere le - istituzioni che ci siamo date. - - -- Sono pienamente d'accordo con V. E. e lavorerò insieme per la - difesa dei principii monarchici. - - -- Bismarck fece delle grandi cose, e il vostro paese deve - essergliene grato. Ma commise un gravissimo errore; quello di - non aver favorito la restaurazione della Monarchia in Francia. - Egli credeva che la Repubblica sarebbe stata rôsa dai partiti e - non sarebbe stata forte abbastanza. Avvenne tutto il contrario; - giammai la Francia fu forte come oggi. - - -- La stessa osservazione me la fece l'imperatore di Russia. - - -- Bisogna opporre alla propaganda repubblicana tutti i mezzi - dei quali possono disporre le Monarchie. La Francia avrà fra - breve una nuova tariffa doganale. Questa offenderà grandemente - noi, perchè con essa potranno esser chiusi i mercati francesi ai - nostri prodotti agricoli. Ne sarete colpiti anche voi. Pel - trattato di Francoforte voi godete i beneficii della nazione - favorita. Esiste cotesta condizione, quando esistono tariffe - convenzionali; cessa, quando mancano i trattati. Ora la Francia - va a denunziare tutti i trattati, e va ad applicare a tutte le - nazioni una tariffa autonoma. È una minaccia di guerra, guerra - economica, non meno terribile della guerra coi fucili e le - artiglierie. Giova prepararsi a rispondere, ed io credo che lo - si potrà. Non dico di fare una lega doganale fra le tre potenze - alleate: questa non sarebbe di facile attuazione. Puossi però - studiare un sistema di tariffe di favore mercè cui si rendessero - più facili i commerci, più strette le relazioni. Sarebbe - necessario che alla lega militare e politica si aggiungesse - questa lega economica, la quale, senza offendere l'autonomia dei - tre Stati, li rendesse talmente forti da resistere alla Francia. - Io proporrei che i tre governi dessero a studiare la grave - quistione ad uomini tecnici. Compiuti gli studii, ognuno di noi - nominerebbe due delegati ciascuno, i quali, riuniti, - concreterebbero le proposte che converrà tradurre in un - trattato. - - -- Trovo savie le considerazioni di V. E. e farò studiare il - grave argomento, e avvertirò V. E. dei risultati. - - La conversazione continuò su cose di minore importanza, e ci - siamo congedati con espressioni sincere di cordiale amicizia. - - _8 novembre._ -- Alle 11 ant. il conte Caprivi viene a - restituirmi la visita. Siamo ritornati sugli argomenti toccati - nel colloquio di ieri. - - Biserta. Muta lo stato del Mediterraneo. Pericoli in caso di - guerra. - - Caprivi ne comprende l'importanza. Obietta che il reclamo - potendo condurre ad una rottura con la Francia, è necessario - attendere. In aprile, compiendosi la trasformazione dei fucili, - si potrà iniziare il reclamo.» - -Il Cancelliere partì da Milano il 9 novembre, soddisfatto delle -accoglienze ricevute e dei risultati della sua visita. L'ambasciatore -d'Italia a Berlino, tre giorni dopo, il 12 novembre, inviava a Crispi il -seguente rapporto: - - «Il Cancelliere dell'Impero è venuto a vedermi in questo - momento. Confermandomi ciò che avevo già appreso ieri al - Dipartimento Imp.le degli Affari Esteri, egli era profondamente - commosso e riconoscente per le bontà del Nostro Augusto Sovrano - e per l'alta distinzione che gli fu conferita da Sua Maestà. - Egli era pure assai soddisfatto dei colloquii avuti con V. E. - dichiarandosi completamente d'accordo in massima sopra gli - argomenti circa i quali vi fu scambio d'idee, tanto sotto - l'aspetto politico, quanto sotto l'aspetto commerciale. S. E. si - era affrettata di far rapporto all'Imperatore della missione - compiuta. Sua Maestà Imperiale manifestò viva soddisfazione di - constatare una volta di più. che le relazioni fra l'Italia e la - Germania sono e resteranno sul miglior piede a tutto vantaggio - della triplice alleanza e del principio monarchico. Il - Cancelliere mi pregò di rendermi interprete dell'eccellente - impressione riportata da questo suo viaggio e di ringraziare per - tutte le cortesie di cui fu colmato alla nostra Corte e da V. E. - Egli ha solo rammarico che le esigenze di servizio l'abbiano - costretto ad abbreviare il suo soggiorno in Italia. Il - Cancelliere si dimostrò pure assai grato dell'accoglienza che - gli fu fatta dalla popolazione di Milano e dalle Autorità - municipali.» - -Naturalmente, della sostanza dei colloqui di Milano fu informato il -Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky, per mezzo dell'ambasciatore -imperiale a Roma barone de Bruck, e dell'ambasciatore reale a Vienna, -conte Nigra. Quest'ultimo telegrafava in data 1.º dicembre: - - «Kálnoky mi ha pregato di ringraziare V. E. per la comunicazione - da lei fatta a Bruck, i cui particolari gli furono confermati da - Reuss e Caprivi. I due argomenti saranno studiati ed esaminati a - suo tempo. Oggi cominciano le conferenze commerciali fra - Austria-Ungheria e Germania. Da esse si vedrà se, e sino a che - punto, i due imperi possano procedere sempre meglio d'accordo - fra loro e preparare via a una intesa fra i tre Stati alleati - sul terreno economico.» - -Tra lo stesso Conte Nigra e Crispi seguiva la seguente corrispondenza: - - «4 dicembre 1890. - - _Mio caro Sig. Conte,_ - - Adempio con ritardo -- ed ella ne comprenderà il motivo -- alla - promessa fattale con mio telegramma del 18 novembre da Torino. - - Nei colloquii, tenuti il 7 e l'8 novembre, Caprivi ed io ci - siamo occupati della Triplice, tanto dal lato politico, quanto - dal lato economico e commerciale. Siamo riusciti d'accordo in - tutto; e parmi che basti, senza ricordare qui i nostri - ragionamenti, scrivere per lei sulle varie tesi il concluso. - - Nissun dubbio che l'alleanza delle tre monarchie debba essere - prorogata. Nissuno di noi può credere che nel maggio 1892 le - condizioni politiche dell'Europa possano essere mutate. Le - ragioni, per le quali il trattato fu stipulato al 1882 e - rinnovato al 1887, è a prevedersi che saranno le medesime. - - Giova apportarvi qualche modificazione, e qualche aggiunta? È - quello che si deciderà dai tre governi, i quali han tempo ancora - a meditarvi. Una cosa intanto appare evidente..... Il conte di - Caprivi su questo fu meco d'accordo. - - Fummo anco d'accordo sulla necessità di migliorare le condizioni - commerciali dei tre Stati, stipulando dei favori speciali che ne - rendano più facili le relazioni, e talmente intimi i vincoli da - resistere alla guerra che potrebbe venirci dalla Francia, - qualora la nuova legge doganale uscisse così aspra da quel - Parlamento da non permetterci di venire a patti. Non una lega - doganale si vorrebbe fra i tre Stati, ma una maggiore mitezza - nei dazii d'importazione. - - Ciò posto, siam rimasti intesi che i tre governi metterebbero - allo studio le varie questioni, che il grave argomento - comprende. Quando gli studii saran terminati, affideremo a - delegati speciali, che potrebbero esser due per ciascuno Stato, - l'esame del problema e le proposte per la sua soluzione. - - Finchè la Francia è in repubblica -- ed ormai questa forma di - governo colà sembra consolidata -- essa sarà sempre una minaccia - per le monarchie in Europa. La Russia deve capirlo, essendo - ormai Parigi l'asilo dei nihilisti -- e le due penisole, - l'Italiana e l'Iberica, lo sanno per la propaganda morale e gli - aiuti finanziari dati ai partiti sovversivi dal governo del - finitimo territorio. - - Noi in Italia siamo abbastanza forti: il sentimento monarchico - nelle nostre popolazioni è profondo, e resiste all'apostolato - rivoluzionario. Ci battiamo e non ci faremo vincere. Non bisogna - però nascondere a noi stessi che il Vaticano accenna a valersi - dei radicali, e si è visto nelle ultime elezioni. Il cardinale - Lavigerie, nella sua nuova fase, lavora d'accordo col Papa. I - cardinali in parte dissentono, ed anche il clero francese non è - compatto; ma ignoriamo quello che ne potrà avvenire più tardi. - - Le monarchie pericolanti sono la portoghese e la spagnuola, e la - prima più della seconda. Ove esse cadessero, e a Lisbona e - Madrid la repubblica fosse proclamata, nissun dubbio che codesto - sarebbe il principio di una trasformazione politica, che la - Francia è interessata ad apportare in Europa. I tre governi - alleati dovrebbero meditare sul possibile avvenimento, - comunicarsi le loro idee, ed agire, ove d'uopo, nelle vie - diplomatiche. - - Il conte di Caprivi si disse convinto di ciò, e promise di - procedere d'accordo. - - Stabiliti gli argomenti che importa meditare e determinati i - criterii secondo i quali i governi delle tre monarchie alleate - dovrebbero condursi, resta a Lei, signor conte, di ragionarne - con codesto ministro degli affari esteri, prendere con lui gli - accordi necessarii, e manifestarmi le sue intenzioni. La lunga - esperienza dell'E. V. supplirà alle lacune che può presentare - questa mia lettera, affinchè si possano raggiungere gli scopi - che io mi son prefisso, e nei quali è consenziente il - Cancelliere germanico. - - E dopo ciò accolga i miei più cordiali saluti. - - Devotissimo - _F. Crispi._» - - «Vienna, 10 dicembre 1890. - - Le confermo mio precedente telegramma. Esposi a Kálnoky il - contenuto della lettera. Egli d'accordo in massima con V. E. e - Caprivi,.... - - Quanto alle questioni commerciali prevede un intoppo - nell'articolo XI del Trattato di Francoforte.[2] Chiede tempo - per studiare le due questioni. Intanto si vedrà fra non molto su - quali basi si potranno fare concessioni commerciali fra - l'Austria-Ungheria e la Germania, il che faciliterebbe la - soluzione anche per l'Italia. Nell'esame delle due questioni - Kálnoky apporterà vivo desiderio d'accordo completo. Divide poi - l'opinione di V. E. sulla convenienza di una direzione - diplomatica uniforme per la difesa delle istituzioni - monarchiche. - - _Nigra._» - - [2] _Art. XI del trattato definitivo di pace concluso a Francoforte - sul Meno il 10 maggio 1871 tra l'Impero di Germania e la - Repubblica francese (Scambio delle ratifiche. Francoforte, 20 - maggio):_ - - «Les traités de commerce avec les différents États de l'Allemagne - ayant été annulés par la guerre, le gouvernement français et le - gouvernement allemand prendront pour base de leurs relations - commerciales le régime du traitement réciproque sur le pied de la - nation la plus favorisée. - - Sont compris dans cette règle les droits d'entrée et de sortie, le - transit, les formalités douanières, l'admission et le traitement - des sujets des deux Nations, ainsi que de leurs agents. - - Toutefois, seront exceptées de la règle susdite les faveurs qu'une - des parties contractantes, par des traités de commerce, a - accordées ou accorderà à des États autres que ceux qui suivent: - l'Angleterre, la Belgique, les Pays-Bas, la Suisse, l'Autriche, la - Russie. - - Les traités de navigation, ainsi que la Convention relative au - service International des chemins de fer dans ses rapports avec la - douane, et la Convention pour la garantie réciproque de la - propriété des oeuvres d'esprit et d'art seront remis en vigueur. - - Néanmoins, le gouvernement français se réserve la faculté - d'établir sur les navires allemands et leurs cargaisons des droits - de tonnage et de pavillon, sous la réserve que ces droits ne - soient pas plus élevés que ceux qui grèveront les bâtiments et les - cargaisons des nations susmentionnées.» - - [_Telegramma_] - - «Roma, 15 dicembre 1890. - - Il barone de Bruck mi ha letto una nota del conte Kálnoky con la - quale dichiara che il ministro austriaco è meco d'accordo in - tutte le quistioni le quali furono oggetto del colloquio col - conte Caprivi e che riassunsi a Lei con mia particolare del 4 - corrente. Chiede intanto che io concreti le mie idee sulle - modificazioni alla convenzione del 1887, il che sarà fatto. - - Discorrendo col Bruck intorno al miglioramento delle relazioni - commerciali ed economiche, si cadde d'accordo sulla necessità - della proroga, di un anno almeno, del diritto alla denunzia del - trattato 7 dicembre 1887, affinchè le due parti avesser agio a - studiare la grave quistione. Bruck scrive oggi stesso a cotesto - scopo a Kálnoky affinchè fosse autorizzato ad uno scambio di - note. Voglia parlargliene e fare le debite sollecitazioni, - stringendo il tempo e dovendo io rispondere ad interpellanze - parlamentari sull'argomento. - - _Crispi_.» - - [_Telegramma_] - - «Vienna, 16 dicembre 1890. - - Ho vivamente impegnato Kálnoky allo scambio di note per proroga - di un anno del diritto di denunzia del trattato di commercio. - Kálnoky consente pienamente con V. E.; ha subito telegrafato a - Pest ed ha fatto la proposta al Ministero austriaco - d'agricoltura e commercio. Egli crede che non vi sarà ostacolo, - ma forse bisognerà sottomettere scambio di note alla sanzione - del Parlamento, che secondo Kálnoky potrebbe essere data anche - dopo il dicembre. - - Kálnoky mi ha promesso che non porrà indugio alla soluzione ed - io lo solleciterò più che posso. - - _Nigra_.» - - - - - _Capitolo Secondo._ -- La Tripolitania e la Francia. - - -La Triplice Alleanza e gl'interessi italiani nel Nord-Africa. -- La -Francia sulla frontiera tripolo-tunisina sino al 1890. -- Una memoria -del generale Dal Verme sul confine storico tra la Tunisia e la -Tripolitania. -- L'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890. -- -Rimostranze di Crispi presso il governo inglese. -- Nota di Said pascià -su l'_hinterland_ tripolitano. -- Come si potevano impedire le ulteriori -usurpazioni della Francia. -- Crispi e il governo francese; questo nega -di aver delle mire sulla Tripolitania. -- Una nuova carta francese -dell'Africa. -- Dichiarazioni del ministro Ribot alla Camera. -- -Protesta di Crispi. -- Stato della questione al 1894. -- La convenzione -franco-germanica. -- La Francia tenta avanzarsi nel Sudan egiziano. -- -Fascioda. -- Nuovi accordi anglo-francesi a danno dell'_hinterland_ -tripolitano. -- L'Italia rinunzia senza compensi ai suoi diritti in -Tunisia. -- L'accordo franco-italiano del 1902. -- L'opera di Crispi nel -Marocco. -- L'occupazione italiana della Tripolitania e un cattivo -presagio. - - -Dai documenti che precedono -- i quali, per quanto si riferisce alle -precise stipulazioni della alleanza dell'Italia con la Germania e con -l'Austria, sono necessariamente reticenti, un dovere elementare -vietandoci di rivelare segreti di Stato -- si deduce tuttavia quali -fossero, alla fine del 1890, gli obiettivi della politica estera di -Crispi. Il trattato d'alleanza non era lontano a scadere; l'esperienza -aveva dimostrato che se esso garentiva la pace, l'Italia era esposta per -questo beneficio comune alle tre potenze, a sopportare da sola i danni -della guerra accanita che la Francia le faceva nel campo economico e, -fuori d'Europa, anche nel campo politico. La teoria che i rapporti -economici e i rapporti politici non debbano influirsi scambievolmente, -non poteva convenirci perchè era innegabile che a cagione dell'alleanza -noi subivamo danni ingenti dalla ostilità francese, con la rottura delle -relazioni commerciali e coi colpi incessanti al nostro credito -internazionale. - -Crispi aveva dimostrato al Cancelliere germanico che le grandi alleanze -politiche non possono essere limitate a categorie d'interessi e che il -trattato della Triplice per arrecare tutti i suoi benefici doveva -comprendere, oltre la garenzia territoriale, la difesa d'ogni interesse -essenziale di ciascuno degli alleati nelle complesse relazioni della -vita internazionale. E il generale Caprivi aveva aderito a tali vedute e -domandato che il ministro italiano concretasse le sue proposte. - -Ma l'argomento sul quale Crispi richiamò più vivamente l'attenzione del -suo collega, come quello che racchiudeva un pericolo imminente e grave -per l'Italia, fu la condotta della Francia nel Nord-Africa. - -Crispi aveva nei mesi precedenti denunciato ai gabinetti di Londra, -Berlino e Vienna il progetto francese di convertire nell'annessione il -protettorato sulla Tunisia, ed era riuscito a promuovere le rimostranze -delle tre Potenze a Parigi contro quel progetto.[3] Ma egli non -s'illudeva sulla efficacia duratura di una pressione diplomatica e cercò -di giovarsi senza indugio di questa per ottenere dalla Francia una -maggiore considerazione degli interessi italiani. Posto che prima o poi -la Francia si sarebbe resa padrona della Tunisia, Crispi pensò di trarre -vantaggio da un evento ineluttabile, transigendo sui diritti garentiti -dai trattati che l'Italia vantava nell'antica Reggenza. Il compenso non -poteva essere che il dominio italiano sulla Tripolitania. - - [3] Cfr. Francesco Crispi: _Politica Estera_, Cap. XII. - -Le difficoltà però non erano lievi. I francesi aspiravano essi a -estendersi ad oriente. Come avevano occupato la Tunisia col pretesto di -assicurarsi il pacifico possesso dell'Algeria, l'occupazione della -Tripolitania avrebbe dovuto assicurare il possesso della Tunisia, e -l'impero francese nel Mediterraneo sarebbe stato un fatto compiuto. Le -prove che queste aspirazioni imperialistiche erano entrate nel programma -positivo del governo, non mancavano. - -L'accordo anglo-francese, che porta la data del 5 agosto 1890, per la -delimitazione delle sfere d'influenza della Francia e dell'Inghilterra -in Africa, dimostrò chiaramente il piano della Francia d'insignorirsi -dell'_hinterland_ della Tripolitania. Quell'accordo rappresentò il -corrispettivo che l'Inghilterra dava alla Francia pel riconoscimento che -questa faceva del protettorato inglese sullo Zanzibar -- e fu ventura -che lord Salisbury resistesse alle pretese francesi di concessioni a -Tunisi. Probabilmente il Primo ministro della Regina avrebbe ceduto se -Crispi, appoggiato dalle Cancellerie di Berlino e di Vienna, non avesse -fatto a Londra vive rimostranze. Egli fece dire al Salisbury - - «che il governo del Re, nelle varie occasioni presentatesi per - discorrere delle cose di Tunisi fra Roma e Londra, credeva - essersi accorto che nel gabinetto inglese esistesse una tendenza - a fare delle concessioni alla Francia a scapito d'interessi - italiani che l'Italia riteneva comuni coll'Inghilterra e sui - quali nè il governo italiano intendeva transigere, nè l'opinione - pubblica lo avrebbe permesso; che, in conseguenza di ciò, era - nell'interesse del mantenimento e sviluppo delle intime - relazioni fra i due paesi, sul quale riposava principalmente la - pace europea, che l'Italia doveva far conoscere al governo - inglese che non sarebbe disposta a seguirlo in una via che - conducesse a modificare politicamente o materialmente lo - _statu-quo_ nella Tunisia a favore della Francia.» - -Allorquando la Francia occupò la Tunisia, nel 1881, la linea frontiera -fra la Tripolitania e la Reggenza di Tunisi passava ad ovest della baia -di El Biban, sul mare. Se ne ha facilmente la prova consultando le carte -francesi più autorizzate, quella dei Signori Prax e Renou, e quella del -«dépôt de la guerre» con le osservazioni del capitano di vascello Falbe. -L'occupazione francese non era ancora un fatto compiuto che l'attenzione -dell'esercito d'occupazione si volgeva verso la frontiera tripolitana. - -Durante i mesi di agosto e settembre 1881, tre spedizioni militari si -diressero simultaneamente verso il sud-est tunisino. I generali Logerot, -Philibert, Jamais comandavano i tre corpi di spedizione. Il primo aveva -ai suoi ordini circa 13000 uomini. La sua marcia non fu scevra di -difficoltà; fu ostacolata presso Fum-el-Bab dalla tribù degli Slass, ma -dopo un combattimento vittorioso il generale Logerot arrivò a Gafsa e la -occupò. Da Gafsa cotesto generale si diresse verso Gabes, dove ebbe -luogo la riunione dei tre corpi di spedizione. Egli percorse tutto il -sud della Tunisia, senza tuttavia -- cosa importante a rilevarsi -- -oltrepassare lo Uadi-Fessi. - -In seguito a questa spedizione, le tre grandi tribù tunisine degli -Slass, Hamamma, Beni-Zid con altre dissidenti delle vicinanze di Sfax, -complessivamente circa 260000 persone, passarono sul territorio -tripolitano sotto il comando supremo di Ben Khalifa, il capo che aveva -organizzato la difesa di Sfax. Cotesti ribelli costituivano, presso la -frontiera tunisina, un focolare permanente di rivolte e di torbidi. - -Il governo francese si preoccupò di questo pericolo e tutti i suoi -sforzi furono da allora diretti a favorire la pacificazione dei ribelli -e il loro ritorno in Tunisia. Il Console Generale di Francia a Tripoli, -Féraud, e il generale Allegro, soprannominato Jusef Negro -- che i -francesi avevano fatto nominare dal Bey governatore della provincia di -Arad in ricompensa dei servizi resi nel tempo dell'occupazione -- si -adoperarono a raggiungere tale risultato, e a poco a poco vi riuscirono. - -Nel mese di aprile 1885, il Féraud era sostituito a Tripoli dal -Destrées, il quale continuò a seguire la linea di condotta del suo -predecessore e facilitò il ritorno in Tunisia degli ultimi dissidenti. - -In grazia di questo felice risultato la Francia poteva oramai avanzare -verso l'Est. - -Nel mese di maggio del 1885 il Ministro residente di Francia a Tunisi, -Cambon, visitò il sud della Tunisia. Oltrepassando la frontiera egli si -avanzò sino all'Oglad Djemilia. Più tardi, nel mese di luglio del 1887, -egli dichiarò al nostro ministro a Madrid, marchese Maffei, che -quell'escursione gli aveva permesso di convincersi che la vera frontiera -della Tunisia è l'Uadi-Mochta. Il nome del largo torrente al quale il -Cambon dava il nome di Uadi-Mochta era stato sino allora quello di -Uadi-Sigsao, mentre in arabo «mochta» significa «frontiera». - -Nel mese di ottobre 1886 tre navi francesi si presentavano sulla costa -tripolina fermandosi presso il capo Macbes, donde cominciarono a fare i -rilievi delle coste vicine. Il governatore generale di Tripoli, -avvertito, inviò sui luoghi una corvetta turca sotto gli ordini del -comandante la stazione marittima di Tripoli. Cotesto ufficiale superiore -chiese al comandante francese con qual diritto e con quali intenzioni -procedesse ai rilievi di una costa appartenente alla Turchia. Il -comandante francese eccepì la propria ignoranza: egli credeva di -rilevare una costa tunisina, della quale doveva fare la carta -idrografica. Il turco avendo insistito nell'affermazione che la costa -era tripolitana, le navi francesi si ritirarono, lasciando tuttavia -eretta, a Ras Tadjer o Adjir, una colonna in muratura. Il Console -Generale di Francia, signor Destrées, poco dopo si presentò al -Governatore Generale di Tripoli e gli chiese per quali motivi il -Comandante turco avesse imposto al Comandante francese di allontanarsi -dal capo Macbes. Il Governatore Generale dette le spiegazioni -richiestegli, alle quali il Console di Francia oppose che la proprietà -del punto del quale si trattava era dubbia. - -Nel mese di dicembre 1887, il Bollettino della Società di Geografia di -Parigi annunciava che un accordo era stato concluso tra la Turchia e la -Francia per la delimitazione della frontiera tripolo-tunisina, e che la -nuova frontiera era portata a Ras Tadjer, a 32 chilometri al di là -dell'antica demarcazione. Il Governo del Re comunicò immediatamente -questa notizia all'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, Blanc, il -quale si recò tosto dal Gran Visir. Il Gran Visir smentì perentoriamente -l'esistenza della pretesa convenzione e dichiarò inammissibile che la -Turchia, la quale non riconosceva il protettorato francese sulla -Tunisia, potesse entrare in _pourparlers_ colla Francia circa una -delimitazione della frontiera tunisina. L'indomani il Sultano faceva al -barone Blanc una dichiarazione non meno categorica: Sua Maestà -assicurava che non avrebbe tollerato nè lo spostamento della frontiera, -di cui parlava il Bollettino della Società francese di Geografia, nè -alcun accordo che potesse implicare il riconoscimento del protettorato -francese a Tunisi. Secondo il Sultano, gl'intrighi e le informazioni -francesi non avevano altro scopo che quello di spingere l'Italia a -impegnarsi in una «questione tripolitana». - -Le medesime notizie continuavano a stamparsi sui giornali e -l'ambasciatore italiano a Costantinopoli insistè di nuovo presso la -Sublime Porta e ottenne da Said pascià, allora Gran Visir, che -l'ambasciatore del Sultano a Parigi, Essad pascià, fosse incaricato di -chiedere al governo della repubblica il richiamo del generale Allegro e -la smentita categorica di qualsiasi modificazione di frontiera. - -Verso la stessa epoca il Governo ottomano aveva deciso di cacciare dalla -Tripolitania la frazione degli Uargamma, che erasi stabilita nella -regione situata tra le antiche frontiere della Tunisia, regione -denominata Giufara el Garbia e che è tra le più fertili e le più ricche -di pascoli della Tripolitania. La presenza di cotesti tunisini nel -territorio tripolitano poteva fornire alla Francia un pretesto per -pretendere che cotesto territorio appartenesse alla Reggenza di Tunisi, -dacchè una tribù tunisina vi si era pacificamente stabilita e vi faceva -atto di proprietà. - -Una spedizione partì da Tripoli sotto gli ordini del generale di brigata -Mustafà pascià. Il corpo di spedizione si componeva di 1400 uomini, dei -quali 800 di fanteria, 320 cavalieri, il resto di artiglieria. Ma si -arrestò a Zuara e non andò oltre. Il generale, a mezzo d'intermediarii, -fece intimare ai capi degli Uargamma l'abbandono del territorio -abusivamente occupato, concedendo loro di stabilirsi, se lo volessero, -nelle grandi Sirti. Gli Uargamma, poco curandosi della intimazione -ricevuta, si stabilirono in parte a Gibel Nalut, in parte a Djemilia, -restando così sul territorio tripolitano. - -Il Console di Francia a Tripoli, avvertito ufficialmente della -spedizione dal valì, si affrettò a informarne il Residente francese a -Tunisi. Una commissione composta del segretario generale della Residenza -e del segretario francese per gli affari indigeni, partì tosto su di una -nave da guerra per raggiungere a Zarzis il generale Allegro che l'aveva -preceduta. Costui, sulla fede di informazioni inesatte, ovvero con lo -scopo di prevenire un fatto possibile, aveva avvertito il Destrées di -una pretesa marcia di Mustafà pascià sopra Djemilia. Il Console si -presentò al valì e non senza emozione, vera o finta, gli domandò se la -notizia fosse esatta. Aggiunse che Djemilia apparteneva alla Tunisia e -dichiarò che qualsiasi altro tentativo da parte della Turchia sarebbe -stato considerato dalla Francia come un _casus belli_. Il valì, -intimidito, si affrettò a rassicurare il signor Destrées circa la -falsità della notizia, affermando tuttavia nuovamente i diritti -incontestabili della Turchia su Djemilia, come appartenente alla tribù -tripolitana degli Huail. - -Il 31 dicembre 1887 l'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli interrogò -di nuovo il gran visir per conoscere con precisione le intenzioni della -Turchia. In un promemoria mandato a Photiadès pascià, ambasciatore del -Sultano a Roma, la Sublime Porta spiegò le sue vedute. L'ambasciatore -italiano aveva fatto osservazioni su quattro punti: - -1. La Porta, malgrado le macchinazioni francesi, non aveva occupato -l'antica linea di confine della Tripolitania, nè aveva inviato colà -degli ufficiali commissari; - -2. La Porta non aveva domandato la sconfessione ufficiale e pubblica -delle carte dello Stato maggiore francese; - -3. La Porta non aveva dichiarato pubblicamente che il territorio ad est -di El-Biban era e resterebbe tripolitano; - -4. La Porta non aveva domandato l'allontanamento del generale Allegro, -sebbene suggerito dal valì. - -Il governo ottomano rispose che non sapeva spiegarsi la prima -osservazione, giacchè le autorità imperiali della provincia non avevano -giammai abbandonato un solo dei punti posti sotto la loro -amministrazione, la qual cosa rendeva inutile l'invio sui luoghi di -commissari speciali. - -In secondo luogo il governo ottomano aveva creduto superfluo domandare -la sconfessione ufficiale e pubblica della carta dello Stato maggiore -francese, dopochè il Ministero degli Affari Esteri di Francia, -precedentemente interpellato, aveva dichiarato di ignorarne l'esistenza -(!) e aveva soggiunto che, se anche tale carta fosse esistita, essa non -avrebbe avuto valore che dal momento in cui i due governi ne avessero -approvato il tracciato, dichiarazione questa della quale la Porta aveva -preso atto. - -Sul terzo punto la Porta rispose di aver fatto smentire dai giornali di -Costantinopoli l'esistenza della convenzione di delimitazione menzionata -in uno dei bollettini della Società geografica di Parigi, e che i -giornali francesi stessi avevano pubblicato un comunicato di smentita di -tutte le voci lanciate circa negoziazioni che su quell'argomento -avrebbero avuto luogo tra la Francia e la Sublime Porta. Vi era stata -altresì una promessa che il bollettino successivo della Società avrebbe -contenuto una rettifica. - -Finalmente per l'allontanamento del generale Allegro, la Porta -assicurava di averlo domandato, senza tuttavia dare un carattere -ufficiale alle comunicazioni fatte a Parigi, non potendo riconoscere lo -stato di cose creato in Tunisia dall'occupazione francese. - -In conclusione, la Turchia rivendicava come tripolitano il territorio ad -est di El Biban, ossia manteneva l'antico confine. - -Nel 1888, dopo la spedizione turca, il resto dei rifugiati tunisini in -Tripolitania ritornava in Tunisia. - -La Francia si mise allora a fortificare il Sud della Tunisia, ossia -Zarzis, Matamma, Tatauin, Duirat, dopo aver portato l'effettivo di Gabes -a 2650 uomini e inscritto nel bilancio tunisino una somma di circa -900 000 franchi per le fortificazioni delle prime tre località -suindicate. - -Verso la fine del 1887 il giornale officioso della Residenza, _La -Tunisie_, pubblicava un comunicato ufficiale circa le frontiere della -Tunisia. In esso era detto che l'Italia «aveva sollevata una questione -di rettificazione della frontiera tripolitana e parlato di negoziati -aperti con la Porta, sotto pretesto di non lasciar distruggere -l'equilibrio del Mediterraneo, ma in realtà perchè l'Italia, -precocemente forse, considerava la Tripolitania come sua propria». Era -necessario, dunque, descrivere esattamente la frontiera tripolitana; la -quale, secondo _La Tunisie_, partendo dal mare, era nettamente stabilita -col Mochta e lo Chareb Saonanda, sino all'Oglat-ben-Aisar, da una linea -che parte da questo punto, passa per ben-Ali-Marghi e quindi al nord di -Uessan, e in fine dall'Ued Djenain, che si perde nel Sahara. - -Il comunicato continuava così: - -«È noto quanto i turchi siano gelosi della difesa del territorio -tripolitano; ora, i loro forti sono tutti al sud di questa linea che i -soldati turchi non oltrepassano mai e sulla quale essi consegnano alle -autorità tunisine i dissidenti che rientrano. Tale frontiera, del resto, -conquistata or sono quattro secoli dagli Uargamma sugli Uled-Debbar, è -stata consacrata verso il 1815 da un trattato intervenuto tra la -Reggenza di Tunisi e la Porta. Salem Ben Odjila, capo degli Uderna, -possiede altresì un atto recante i sigilli dei magistrati tunisini e -tripolitani, nel quale è descritta dettagliatamente la frontiera da noi -indicata. Quest'atto rimonta alla fine del secolo scorso. Il viaggiatore -Barth nel 1849 dà ugualmente il Mochta come limite della Tunisia e della -Tripolitania. - -«Ricorderemo il viaggio fatto nel 1886 dal signor Cambon in compagnia -del signor Fernand Faure, deputato, e del comandante Coyne. L'esercito -stesso il quale, ingannato al momento dell'occupazione, si era arrestato -all'Ued-Fessi, non tardò a sapere dagli stessi indigeni che la vera -frontiera doveva essere riportata ad una trentina di chilometri più al -sud. - -«La Turchia non avendo giammai contestato cotesta frontiera alla -Reggenza, ha fatto smentire l'accordo franco-turco del quale si è -parlato alla Camera italiana. Non vi era materia a negoziati, nè ad -accordo su di una questione che non è contestata e che soltanto -gl'italiani han cercato di far nascere. - -«E affinchè l'opinione pubblica non sia traviata terminiamo dicendo che -si lavora all'organizzazione militare e amministrativa della suddetta -regione-frontiera. Lo stabilimento di posti militari su cotesto -territorio, garentendone la sicurezza, avrà altresì il vantaggio di -porre i possedimenti francesi al riparo da ogni cupidigia nel caso in -cui una potenza Europea si stabilisse in Tripolitania.» - -È facile rilevare gli errori di questo comunicato. In esso è affermato -che la Turchia non aveva mai contestato alla Reggenza la frontiera del -Mochta, e qui sopra abbiamo riferito il linguaggio tenuto dal Sultano e -dal suo Gran Visir all'ambasciatore d'Italia. Vi si parla di un trattato -del 1815, che non è mai esistito e che non era neppur possibile, poichè -la Porta non occupava allora la Tripolitania, dove regnò la dinastia dei -Karamanli sino al 1835; e l'atto recante i sigilli degli Sceicchi degli -Uderna non esiste, o se esiste non può essere che falso. Quanto al -Mochta, che il viaggiatore Barth vide nel 1849, non può trattarsi dello -_chott_ al quale i francesi hanno attribuito quel nome, mentre esso è -stato sempre precedentemente chiamato Uadi-Sigsao; era (e il Barth lo -dice chiaramente) un pendìo leggero ch'egli vide a due ore dalle rovine -di El Medeina, e quindi molto avanti l'Uadi-Sigsao. Dal punto dove -arrivò gli sarebbe stato difficile scorgere lo _chott_ ora chiamato -Mochta dai francesi, poichè si tratta di un bassofondo situato a circa -trentacinque chilometri dalle suddette rovine. - -Al principio del 1887, dopo il ritiro di Mustafà pascià, la Turchia -cominciò a ritirare le sue guarnigioni dalla frontiera ovest. Richiamò -da Remada, punto importante incluso nella nuova demarcazione tunisina, i -venticinque uomini che vi teneva. Fece lo stesso per la guarnigione di -Kasr-Fazua, presso il capo Tadjer, la quale si ritirò nel forte di -Bu-Kammech. Anche la guarnigione di Zuara fu diminuita di 400 uomini. -Cosicchè la Turchia non solamente s'indebolì sulla frontiera minacciata, -ma cedette volontariamente e di fatto i territori che poco prima -rivendicava in diritto. - -Il rimanente del 1887 e il 1888 passarono senza fatti notevoli; non vi -furono che delle razzie fra tribù tripolitane e tunisine. Nulla faceva -presagire altri cambiamenti, quando nel mese di febbraio del 1890 il -Console italiano a Tripoli venne a sapere che alcune tribù del -caimacanato di Nalut, dette Oglad Dahieba, avevano inviato dei -commissari al valì per reclamare protezione contro nuove invasioni dei -francesi. Alcuni _spahis_ francesi erano comparsi sul loro territorio e -l'avevano dichiarato appartenente alla Tunisia; quindi, avevano voluto -obbligarli a pagare le decime al Bey, cessando di pagarle alla Turchia. -Secondo le stesse informazioni il governatore generale aveva dichiarato -ai capi di coteste tribù che si trattava di una questione da discutere -tra Francia e Turchia e che essi non avevano a preoccuparsene. E aveva -finito con l'invitarli a ritornare nel loro territorio senza comunicare -ad alcuno il reclamo che avevano fatto. - -Tali prime informazioni furono in parte confermate, in parte modificate -in seguito. Realmente, nel mese di maggio di quell'anno il valì, alle -interrogazioni del console generale d'Italia, aveva risposto che due o -tre mesi prima nella parte del territorio tripolitano che era in -contestazione (il valì ammetteva l'esistenza di una contestazione) i -francesi avevano obbligato un arabo tripolino il quale aveva seminato un -campo, a esibire il suo titolo di proprietà (_hoget_). Essi avevano -affermato che, conformemente alle loro carte geografiche, quel -territorio apparteneva alla Tunisia. L'arabo avendo ottemperato alla -loro domanda e presentato il suo _hoget_, i francesi se n'erano -impadroniti e non avevano voluto renderglielo. Venuto a conoscenza del -fatto, il governatore, per evitare che si rinnovasse, aveva chiamato i -capi della tribù cui apparteneva il coltivatore tripolino, e li aveva -invitati a recargli i documenti attestanti i loro diritti di proprietà. -Venuto in possesso di quei documenti, il valì ne aveva fatto fare delle -copie che aveva rimesse ai proprietari, e aveva trattenuto gli -originali. Il governatore dichiarò altresì che una tribù tripolitana, -stabilita da circa 60 anni in Tunisia, l'aveva fatto pregare per il -rilascio di una dichiarazione dalla quale apparisse che essa era -originaria di Tripoli e, in conseguenza, non obbligata a pagare le -decime al Bey. Aveva risposto di non poter consentire a tale domanda e -invitato la tribù a ristabilirsi sul territorio tripolitano. - -Contemporaneamente il valì aveva informato il console generale d'Italia -che i francesi avevano anche tentato di guadagnare alla loro causa i -Tuaregs, di averli incitati ad avvicinarsi a Gadames, e ad annettersi il -territorio che, per effetto della nuova frontiera, si estende -dall'Algeria da una parte, e la Tripolitania dall'altra, sino alla -Tunisia. Nei loro intrighi i francesi erano aiutati dalla tribù algerina -degli Sciamba. - -Questi furono i fatti riferiti dal valì, dai quali si desume che la -Turchia, o almeno il suo rappresentante a Tripoli, ammetteva che vi -fosse contestazione su di un territorio dalla Sublime Porta e dal -Sultano dichiarato appartenente alla Turchia, e che il valì riconosceva -che potessero esistere dei diritti della Tunisia su territorii situati -all'ovest dell'Uadi-Sigsao, che i francesi volevano chiamare Mochta. - -Un altro fatto non deve passarsi sotto silenzio. Nel mese di novembre -del 1888, la Francia fece in modo che la tribù tunisina degli Akkara si -stabilisse a Djemilia. Circa cento tende di cotesta tribù rimasero -durante un mese in quella località. Evidentemente si voleva creare uno -stato di fatto per potere, a momento favorevole, rivendicare la -proprietà di quel territorio e occuparlo facilmente. La Turchia non -protestò, nè sollevò obbiezioni. - -Mentre la questione della frontiera tripolo-tunisina era allo stato -acuto e l'Italia ne informava le potenze interessate, una rivoluzione -scoppiò nel territorio di Ghat. Essa venne suscitata da un preteso -sceriffo che si disse francese, non avendo punto il tipo arabo, e che il -pascià di Tripoli ritenne per un emissario del governo della Repubblica. -Lo sceriffo predicava la guerra contro i turchi e contro i francesi. I -Tuaregs si ribellarono contro i turchi, occuparono Ghat, uccisero il -caimacan, imprigionarono il cadì. Quaranta soldati della guarnigione -perirono combattendo; gli altri furono passati per le armi. Il governo -dei Tuaregs a Ghat si sostenne per poco, ossia sino a quando il -governatore di Tripoli inviò in quella città, come governatore del -Fezzan, un arabo di Tripoli che godeva di una grande influenza e che -riuscì a ristabilire l'autorità della Turchia. È da notarsi che cotesta -rivoluzione fu eccitata dalla fazione del capo Knuken, amico fedele -della Francia, quello stesso che stabilì l'accordo tra i Tuaregs e il -maresciallo Mac-Mahon nel 1870 col trattato che fu detto di Gadames. È -evidente che la Francia, stabilita allora da sessant'anni in Algeria e -da nove anni in Tunisia, possedeva mezzi d'azione i più diversi ed -efficaci per esercitare sulla Tripolitania, sul Fezzan, sulle -popolazioni del deserto l'influenza più funesta. - -Nè vanno passati sotto silenzio altri fatti, come le frequenti -incursioni dei francesi in Tripolitania. Nel 1886 il generale Allegro -percorse le vie di Tripoli accompagnato da due sceicchi tunisini, senza -far visita al valì, ma intrattenendosi lungamente col console di -Francia. Fatti analoghi si ripeterono più volte sotto gli occhi delle -autorità turche. Anche in luglio 1890, il valì informava il Console -Generale d'Italia di nuovi intrighi francesi nella regione di Gadames. -Testimonianze sicure non lasciavano dubbio circa l'esattezza delle -informazioni ricevute. Agenti francesi, partiti dal sud dell'Algeria, si -recarono a Tamassinin, capitale dei Tuaregs Ajasser, e trattarono coi -capi per la cessione di quella città alla Francia, o quanto meno per la -sua occupazione temporanea. Tamassinin è punto d'importanza capitale per -le carovane che vanno da Gadames al Tuat e di là al Sokoto. I Tuaregs -ricevettero il prezzo della cessione, ma, come accade di frequente con -quella gente, disparvero senza mantenere la loro parola. Degli _spahis_ -furono inviati dal governo francese a Gadames alla ricerca dei Tuaregs -fuggitivi. Essi portavano altresì lettere per i notabili di Gadames e -tra gli altri per uno dei più ricchi commercianti di quel centro, il -quale aveva pure domicilio a Tripoli, tal Toher Bassiri, antico agente -segreto del console Féraud. Il caimacan di Gadames sorprese cotesta -corrispondenza e la spedì al governatore generale. Bassiri fu arrestato -e condotto a Tripoli, dove però fu rimesso in libertà. La sera stessa -dell'arrivo di Bassiri a Tripoli, il valì si recava secondo l'abitudine -dal console di Francia per passarvi la serata e vi restò sino a notte -tarda. È noto, del resto, che i rapporti tra il valì e il signor -Destrées erano intimi. - -In conclusione alla metà del 1890 la situazione era questa: la frontiera -tunisina si era, di fatto se non di diritto, estesa al sud-est di -qualche migliaio di chilometri quadrati; e i punti principali del -sud-est tunisino erano stati fortificati, mentre la Turchia aveva -diminuito i suoi effettivi sulla frontiera. Tutto era pronto in Tunisia -per una rapida concentrazione di truppe sulla frontiera tripolitana. -Grazie alla ferrovia Bona-Guelma, aperta all'esercizio il 1.º maggio -1887, forti contingenti di truppe potevano essere trasportati -dall'Algeria sino a Tebessa, e da qui una strada militare conduceva per -Feriana e Gafsa a Gabes. Dinanzi ad un movimento offensivo in tal modo -preparato, il valì di Tripoli non avrebbe potuto opporre una resistenza -seria. - -A meglio chiarire lo stato della questione quale si presentava al -governo italiano alla fine del 1890 giova riferire la seguente memoria -che per incarico di Crispi fu redatta dal compianto generale Luchino Dal -Verme: - - -«I) prescindendo da qualsiasi argomentazione desunta da documenti -diplomatici, il solo esame delle carte della regione dimostra che il -confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania non è quello preteso -dalla Francia, ma un altro 30 chilometri all'incirca più a ponente; e -così pure che la Tripolitania ha un deserto proprio a mezzodì del Suf -algerino; - -II) l'usurpazione del territorio interposto fra l'antica e la nuova -frontiera danneggia la situazione strategica della potenza che sta in -Tripolitania, sia pel fatto dell'avvenuta occupazione come per -l'usurpazione ulteriore a cui quella ha additata ed aperta la via; - -III) l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, pur avendo l'apparenza -del rispetto all'_hinterland_ tripolino, lascia alla Francia, all'atto -pratico, libertà d'azione verso levante, con grave danno della potenza -che è padrona della Tripolitania. - - I. - -Della contrada in contestazione si sono prese in esame nove diverse -carte, la più parte francesi, tutte ufficiali meno una, due inglesi ed -una tedesca, nessuna italiana. Di tutte si espongono qui, per ordine -cronologico, le risultanze in ordine alla vertenza. - -1.º _Chart of the gulf of Kabes, 1838._ È questa la carta idrografica -dell'ammiragliato inglese (n. 249) sulla quale appare distinta la linea -di confine di cui è questione, colla leggenda _Boundary between Tunis -and Tripoli_. Il _Mediterranean Pilot_ (_official_) la illustra colle -seguenti parole: «Within ras el Zarzis is a fort of the same name. A -short distance west of the fort is the boundary between the States of -Tunis and Tripoli». - -2.º _Carte de la Régence de Tripoli, dressée par M. M. Prax et Renou_, -Paris, 1850 (scala 1 a 2 000 000), la più antica ed una delle più -attendibili, perchè redatta dietro osservazioni fatte ed informazioni -raccolte sul luogo, e perchè costruita in un'epoca in cui non eravi -alcun interesse a spostare sulle carte le frontiere naturali a scopo -politico; reca il confine sud-orientale della reggenza di Tunisi dal -forte El Biban sul mare direttamente al Gebel Nekerif. Da questo, -continuando per poco nella stessa direzione, volge poi a nord-ovest, -quindi a ovest e poscia a sud-ovest, lasciando a settentrione la -contrada algerina del Suf. Viene così a comprendere nella Tripolitania -un territorio che, per quanto deserto, si estende a nord-ovest verso il -Suf per circa 180 chilometri da Ghadames, e va verso ponente ben oltre -il 3.º meridiano orientale di Parigi. - -3.º _Carte de la régence de Tunis, dressée au dépôt de la guerre d'après -les observations et les reconnaissances de M. Falbe, capitaine de -vaisseau danois et de M. Pricot de St. Marie, chef d'escadron d'état -major français, étant directeur le colonel Blondel_ -- Paris, 1857 -(scala da 1 a 400 000). Questa, che è la prima carta di fonte -governativa francese della Tunisia, non porta nessun confine politico nè -a sud nè ad est; ma termina a sud-est col uadi Fissi (altrove scritto -Fessi), oltre il quale, a mezzodì del lago Biban, e precisamente in -quella plaga che le carte odierne dello stesso stabilimento del governo -comprendono nella reggenza di Tunisi, sta scritto a grandi caratteri -_Ouled Houeil_, e fra parentesi, immediatamente sotto: _Tribu de -Tripoli_. - -4.º _Côte septentrionale d'Afrique entre Zarzis et Tripoli; levée en -1871 par le capitaine de vaisseau E. Mouchez, membre de l'Institut; -publiée au dépôt des cartes et plans de la marine en 1878; corrigée en -novembre 1880._ In questa, che è la carta ufficiale idrografica della -marina francese, pubblicata un ventennio più tardi della precedente, si -scorge l'identica ubicazione degli Ouled Houeil e la loro qualificazione -di _Tribu de Tripoli_. - -5.º _Karte des Mittelländischen meeres_, Dr. Petermann; edita da J. -Perthes, Gotha nel 1880 e 1884 (scala da 1 a 3 000 000). Il confine in -discorso vi si vede tracciato dalla estremità occidentale del lago Biban -alla catena montana del Duirat, in un punto che dista da Nalut da 70 a -75 chilometri. Il uadi, che scorre a una trentina di chilometri più a -levante dell'accennata frontiera, è denominato _uadi Segsao_ in tutto il -suo corso. - -6.º _Wyld's Map of Tunis_, senza data, ma anteriore al 1886 (scala da 1 -a 1 107 532). Porta il confine tra la Tunisia e la Tripolitania ben -definito con una retta che dal forte El Biban attraversando il lago -omonimo, va alla catena del Duirat ad un punto presso a poco alla stessa -distanza da Nalut indicata sulla carta precedente. Pure come in questa -(colla sola sostituzione della _z_ alla _s_), è nella carta del Wyld -detto _Zegzao_ il uadi che scorre più a levante. - -7.º _Carte des itinéraires de la Tunisie, dressée et publiée par le -service géographique de l'armée_; due edizioni, 1885-87 (scala da 1 a -800 000). Sull'edizione del 1885 si ritrova per la prima volta la -denominazione di Mokta data al uadi, che per lo addietro tutte le carte -chiamavano _Zegsao_, _Sigsao_, _Segzao_. _Makatà_ in arabo significa -linea, trincea, fossato, ed implica il concetto della frontiera. -_Moktà_, riferisce l'illustre Barth, vale _grenzgebiete_, ossia «paese -di frontiera». Lungo cotesto uadi, altra volta _Segsao_, oggi _Mokta_, è -tracciato il confine politico. - -8.º _Carte d'Afrique (F.lle n. 6) publiée par le service géographique de -l'armée, 1887_ (scala di 1 a 2 000 000). In questa sono naturalmente -riportate tutte le novità introdotte nella precedente, uscita dal -medesimo istituto governativo. Come però si estende maggiormente in ogni -direzione, lascia scorgere tutto l'andamento del nuovo confine; il -quale, passando in prossimità di Oezzan, rimasto alla Tripolitania, si -dirige al deserto che contorna sino all'oasi di Ghadames, a nord della -quale s'arresta, a 24 chilometri dalla città. - -9.º _Carte de la Tunisie, par le service géographique de l'armée; -édition provisoire_, 1890 (scala di 1 a 200 000). È questa la carta più -recente della Tunisia edita dal _Service géographique de l'armée_. In -essa è ben particolareggiato il nuovo confine partente dal mare a Ras -Adjir, seguendo il uadi detto Mokta fino al confluente del Khaoai Smeida -e che corre poi verso ponente e quindi verso sud-ovest in modo da -lasciare Oezzan alla Turchia, sulla frontiera. Non si può vedere come -sia definito il confine più al sud, non essendo ancora pubblicati i due -fogli meridionali. In sostanza, conferma il confine dato dalle -precedenti due carte pubblicate dallo stesso stabilimento governativo. -Soltanto è da notarsi che la distanza lungo il littorale, fra l'antico -confine al forte El Biban e il nuovo a Kas Adijr, appare in questa carta -ridotta a 25 chilometri. - -Riepilogando, dall'esame di tutte queste carte evidentemente risulta: - -_a_) Che in nessuna di esse, nè francese (ufficiale o privata) nè -tedesca nè inglese, anteriori al 1885, si trova segnato l'attuale -confine e neppure altro che vi abbia qualche punto di contatto, dal mare -alla catena del Duirat. Così pure in nessuna si trova il nome di _Mokta_ -applicato al uadi Segsao o Zegzao. - -_b_) Che il territorio considerato nelle carte del _service géographique -de l'armée_ 1885-87 siccome appartenente alla Tunisia e perciò soggetto -al protettorato francese, è l'identico che nel 1857 dallo stesso -stabilimento governativo e nel 1878 dall'analogo istituto della marina, -veniva esplicitamente dichiarato «territorio di Tripoli». - -_c_) Che la denominazione di _Mokta_ data dalla carta del _service -géographique de l'armée_ (1885-87) all'uadi Segsao, presumibilmente fu -intesa a giustificare il tracciamento della frontiera lungo il medesimo. -A tale proposito giova rammentare come l'esploratore Barth si sia -servito del vocabolo arabo _mokta_ per indicare il paese di frontiera -(_grenzgebiete_) dove egli si trovava, a ponente del forte El Biban. Con -ciò, anzichè designare la frontiera fra la Tunisia e la Tripolitania -lungo l'attuale El Mokta, come si pretese in Francia, egli l'indicava là -dove tutte le carte anteriori al 1885 la portavano, a El Biban. - -Come se tutto ciò non bastasse, si può ancora aggiungere l'avviso del -più autorevole geografo vivente, Eliseo Réclus, il quale nel suo volume -XI pubblicato alla fine del 1886, quando cioè da un anno era apparsa la -_carte des itinéraires de la Tunisie_, anzichè riconoscere la nuova -frontiera del Mokta, scriveva a pag. 174: «L'îlot du cordon litoral -situé entre les deux passages est occupé par le fortin des Biban ou _des -portes_, ainsi nommé des ouvertures marines qu'il defend; en outre il -est aussi _la porte de la Tunisie, sur la frontière tripolitaine_». - -Che più? Lo stesso governo della repubblica, quando si sollevarono -obiezioni in Italia e a Costantinopoli contro il nuovo confine segnato -sulla carta del _service géographique de l'armée_ ebbe a sconfessare -quella carta e quel confine[4] affermando che non aveva carattere -ufficiale. Una tale sconfessione era del resto assurda, perchè non si -saprebbe davvero immaginare quale altra carta possa avere quel -carattere, se non lo si riconosce in una «dressée, gravée et publiée par -le service géographique de l'armée, étant chef du service géographique -le général Perrier».[5] - - [4] L'ambasciatore francese a Costantinopoli dichiarò al ministro - degli esteri che non esisteva alcuna carta ufficiale sulla quale - la frontiera in questione fosse segnata (dicembre 1887). - - [5] Così sta scritto nel margine inferiore dei fogli. - -La Turchia, com'è facile immaginare, non ha riconosciuta la nuova -frontiera. Se ne ha una prova nella dichiarazione fatta il 27 novembre -1890 dal governatore generale di Tripoli al reggente il consolato -d'Italia. «La Francia -- così egli si espresse -- oggi tratta per -conoscere la nostra linea di confine verso la Tunisia. Ma noi non -possiamo aderire a simili trattative, perchè sarebbe riconoscere il -governo del protettorato. Anzi ho già protestato contro una carta di -confine tracciata dal genio francese e che mi fu presentata per la -debita ratificazione». - - II. - -Da quanto si è precedentemente esposto, si avrebbero elementi per -provare come il confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania fosse, -sul mare, in vicinanza al forte Zarzis, e nell'interno seguisse, in -parte almeno, il corso dell'uadi Fessi. In ogni modo volendo considerare -come antico confine quello dato dalla carta francese di Prax e Renou e -confermato dal Wyld, dal Petermann e dal Réclus, il confine cioè che dal -forte El Biban va alla catena del Duirat ad un punto distante da 70 a 75 -chilometri da Nalut, la superficie usurpata misurerebbe all'incirca 3000 -chilometri quadrati; senza tener conto, si noti bene, di quanto è -avvenuto a libeccio della catena stessa, di cui si dirà in seguito. - -Ma questo non è il peggior male, poichè si potrebbe dire che una tale -distesa di territorio è improduttiva e pressochè deserta. Il danno che -sotto il punto di vista strategico deriva alla potenza che è padrona -della Tripolitania sta in ciò, che anzitutto il confine tunisino, -s'accosta alla capitale di 30 chilometri circa, cioè una tappa; inoltre, -che il confine attuale si trova dove è maggiore la distanza -dall'altipiano al mare, in modo che la difesa ne riesce più difficile. -Fra le altre difficoltà poi a cui l'andamento della nuova frontiera dà -luogo, vi è questa principalissima, che la piazza di Oezzan sulla catena -di Nafusa, anzichè difendere la frontiera stessa, siccome sarebbe suo -ufficio, viene col trasporto della medesima a ritrovarsi in posizione -eccentrica rispetto a Tripoli, cosicchè riuscirebbe agevole a truppe -francesi stabilite sin dal tempo di pace sul Mokta, d'impossessarsi -appena rotte le ostilità di Nalut o d'altre posizioni sul ciglio -dell'altipiano, in quella plaga, tagliando fuori per tal modo Oezzan e -tutta la frontiera che si stende a ponente sino al deserto. - -Senonchè, per quanto sotto il rispetto militare gli accennati -inconvenienti sieno gravi, perchè non è cosa di poco momento l'accostare -alla frontiera la capitale di uno Stato di un milione di chilometri -quadrati che si trova già tanto spostata da quella parte, ed altresì -perchè padrone di Nalut e del ciglio dell'altipiano, il nemico può -agevolmente piombare su Tripoli, pure v'ha un altro inconveniente ancora -più grave. - -L'oasi di Ghadames per effetto della nuova frontiera, che contornando il -margine orientale del deserto fu condotta a passare appena a 24 -chilometri dalla città, si trova ora all'estremo angolo sud-ovest del -possedimento turco, mentre altra volta questo si estendeva, come già s'è -veduto, a mezzodì del Suf algerino fin oltre il 3.º meridiano orientale -di Parigi. Ora, per questa sua posizione e per effetto dell'accordo -anglo-francese (come si vedrà in appresso) l'oasi di Ghadames è divenuta -un'appendice della Tripolitania, unita alla stessa soltanto a nord-est e -ad est. - -Il trasporto della frontiera verso levante, che lascia esposte le -posizioni militari di Oezzan e l'altre sul ciglio dell'altipiano, -minaccia pure nella sua esistenza Ghadames. Difatti, quando il nemico -sia padrone di Nalut, le comunicazioni della capitale con Ghadames sono -in mano sua, e riesce pertanto senza colpo ferire in suo potere Ghadames -stesso, accerchiato da ogni altra parte com'è dal deserto francese. Ora, -come il possesso di quella importantissima oasi, l'antica Cydamus dei -Romani che vi dominarono per 250 anni, punto di partenza necessario -delle carovane provenienti da Gabes e da Tripoli e dirette al lago -Tciad, al Bornu e al Niger, e quindi centro ed emporio commerciale, è da -tempo vivamente ambito dai francesi, si deve scorgere in quell'avanzata -di frontiera verso levante, il fine ultimo, essenziale, di disgregare -l'unità del possedimento, accostarsi alla capitale, minacciarne le -comunicazioni colla sua più importante oasi e ridurla a tale isolamento -che un dì abbia a finire per cadere nelle loro mani. La sospensione del -tracciato della frontiera[6] a 24 chilometri a nord di Ghadames, quale -si vede sulla carta del _service géographique de l'armée_ (1887), è un -evidente indizio che dai Francesi non si vuol riconoscere il dominio -turco appena ad ovest e neppure appena a sud dell'oasi. Gli è questa, -nel concetto francese, come una sentinella turca perduta nel deserto, -che si molesta, si accerchia, si minaccia, tanto da giungere ad -obbligarla a ritirarsi per lasciare ad altri il suo posto. - - [6] «Ghadames située à 25 kil. à peine de la frontière idéale qui - sépare les possessions de la France et celles de la Turquie.» - (_Réclus_, tome XI, p. 114.) - -È superfluo il dire che la perdita di Ghadames sarebbe per la potenza -che sta a Tripoli un gravissimo colpo, oltrechè sotto il punto di vista -commerciale anche sotto quello strategico; innanzitutto perchè è nodo di -comunicazioni allaccianti nientemeno che due mari, il Mediterraneo e il -golfo di Guinea, e il bacino interno del Tciad; e poi perchè la sua -perdita trarrebbe seco quella di tutto il territorio fino alle oasi di -Dergi e di Sinaun, alle quali sarebbe in progresso di tempo riservata la -stessa sorte. Al quale proposito giova ricordare come nelle sterminate -regioni dei deserti africani, le oasi ritraggono dall'acqua che le creò -una capitale importanza, giacchè fuori di esse non vi è vita; di guisa -che a buon dritto possono dirsi i punti strategici del deserto. - - III. - -Fu accennato or ora come l'accordo anglo-francese del 5 agosto sia una -minaccia per l'oasi di Ghadames. E difatti quell'accordo riconosce la -zona d'influenza francese a sud dei possedimenti mediterranei fino ad -una linea determinata da Say sul Niger a Borruva sul lago Tciad, senza -che vi sia in nessuna guisa indicato il limite orientale di questa -immensa contrada. Soltanto si può dedurlo col riunire il punto estremo -orientale del confine dei possedimenti mediterranei con Borruva, sul -lago Tciad, avendo cura di lasciare intatti a levante i diritti -spettanti alla Porta in forza della dichiarazione di Waddington in -risposta alla richiesta (5 agosto) di lord Salisbury. - -E così la linea verrebbe a riuscire il prolungamento di quella che -rasenta l'oasi di Ghadames e che passando a ponente di quella di Ghat o -Rath, anche appartenente alla Tripolitania, dovrebbe andare direttamente -a Borruva. - -Or quando si consideri che siamo in pieno Sahara, con distanze enormi, -rarissime vie di comunicazione, ancor più radi centri abitati, cioè le -oasi; che quindi le notizie dell'interno impiegano mesi a giungere alla -costa, quando giungono; che i francesi hanno il diritto, in forza -dell'accordo, di stabilirsi sulla sponda occidentale del lago Tciad; che -essi hanno proclamato il confine sud-orientale dei loro possessi -mediterranei scorrente a soli 24 chilometri dalla città di Ghadames; che -la Turchia non ha trovato la vigoria di contestarlo, la Turchia che ne -riceve il danno immediato e che si prepara a sottostare alla perdita di -Ghadames od almeno, quasi preludio alla perdita, alla deviazione dei -commerci tendenti a Tripoli, ai porti francesi; che infine l'oasi di -Rhat così lontana ha una dipendenza non certo diretta dal valì di -Tripoli; quando si sia considerato tutto ciò, si può chiedere: che v'ha -di più facile pei francesi di divenire di fatto poco a poco gli arbitri, -se non i diretti padroni e di Ghadames e di Rhat e quindi di tutto -l'_hinterland_ tripolitano? Poichè occorre rammentare che in regioni di -deserto come queste di cui è questione, il padrone effettivo è chi si -trova sul luogo in forze e con denari in modo da disporre dei commerci e -delle vie di comunicazione; ed inoltre che la dichiarazione -supplementare all'accordo del 5 agosto, non garantisce che i diritti del -Sultano, e riesce assai dubbio lo stabilire se siasi voluto comprendere -fra questi anche i diritti sorti dalla recentissima teoria -dell'_hinterland_. V'ha anzi molta ragione per ritenere che si sia -inteso di salvaguardare soltanto i diritti sui territori riconosciuti -parte integrante della Tripolitania, di guisa che pur volendo ammettere -il rispetto di quelli per parte della Francia, cioè di Ghadames e di -Rhat, nessuna esplicita garanzia si ritrova nè nell'accordo, nè nella -dichiarazione supplementare, che valga ad arrestare i francesi nella -loro lenta, pacifica ma costante marcia verso levante, dove oggi possono -procedere a sud della Tripolitania, senza incontrare nessuna linea di -delimitazione. - - _Conclusione._ - -Si è veduto che la Francia ha addirittura abolito l'antica frontiera fra -l'Algeria e la Tripolitania (v. Carta di Prax e Renou) dichiarando -francese tutto il deserto che si stende a ponente di Ghadames, a mezzodì -del Suf algerino, assai prima ancora che intervenisse l'accordo del 5 -agosto 1890. Si è pure veduto che ha arbitrariamente avanzato la -frontiera della reggenza di Tunisi verso levante ai danni della -Tripolitania, col fine di avvicinarsi alla capitale, girare le difese -verso nord-ovest sull'altipiano e tagliar fuori Ghadames. - -Quest'opera di lenta demolizione la Francia l'ha iniziata non appena -posto il piede in Tunisia, e la continua. Oggi è la volta di Ghadames. -Per ora semplicemente attratto nell'orbita del commercio francese, cadrà -necessariamente di poi nelle mani della Francia, e con esso cadranno le -dipendenti oasi di Dergi (Derdj) e Sinnaun e la lontana di Rhat. E -quando la Francia sarà l'arbitra di tutto l'_hinterland_ tripolino e -padrona delle vie carovaniere dal Tciad a Tripoli, e quindi del -commercio di tutto quel vasto bacino centrale africano, che ne sarà -dell'equilibrio del Mediterraneo? - -Il potere ottomano ridotto alla regione costiera, diverrà poco a poco -una larva di potere anche in Tripoli stesso, finchè, alla prima -circostanza propizia, non cadrà definitivamente in mano alla potenza -che, stringendola da ponente e da sud, ne avrà già l'effettivo dominio. -E allora la Francia estenderà il suo non interrotto dominio -dall'Atlantico e dal Mediterraneo al lago Tciad su di una sterminata -distesa di territorio, quasi un terzo del continente africano. Padrona -del littorale dal Marocco all'Egitto, avrà rotto l'equilibrio del -Mediterraneo; arbitra del vastissimo paese fra i due mari e il bacino -interno del Tciad, giungerà al Uadai, al Darfur, alla valle del Nilo. - - Roma, 2 dicembre 1890 - - Generale _L. Dal Verme_.» - - ---- - -Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad -ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del -modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza -di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse -offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31 -luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e -Vienna: - - «Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio - combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù - tunisine e tripoline. - - Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che - diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la - volta della Tripolitania.» - -In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i -negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e -dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più -volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890. - -Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury -dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della -Turchia, ma in realtà l'_hinterland_ della Tripolitania era abbandonato -alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria -che precede. - -Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto, -telegrafava a Londra: - - «Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti - che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella - Tripolitania. - - Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto - argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro - Ribot, questi dichiarò che, nello _hinterland_ preteso dalla - Francia, essa intende comprendere la grande strada delle - carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, - la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'_hinterland_ - tripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia. - - Ne prevenga il _Foreign Office_.» - -E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma: - - «Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata - di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti - tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella - provincia ottomana, non ho mancato di parlarne al _Foreign - Office_ ed anche lasciare memoria dei nomi delle località - segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e - dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora - pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella - ha telegrafato circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in - abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury - circa l'_hinterland_ tripolitano risulta che accordo stabilito - lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago - Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i - diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non - essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury - essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi - stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot - tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, - che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili - allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per - operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria - comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno - positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua - attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette - passino alla Francia.» - -Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano -partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime -Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la -seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra: - - «Octobre 1890. - - _Sublime Porte à ses réprésentants_ - _à Paris et à Londres._ - - Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les - arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le - Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé - des notes pour constater leur parfait accord de respecter - scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au - sud des provinces de ses possessions Tripolitaines. - - Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement - Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de - la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts - de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk - (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs - dépendances qui sont tous administrés par les Autorités - Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens - titres et la doctrine même du _Hinterland_ s'étendre sous les - territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne - de cette zone partant des environs de la frontière méridionale - de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. - de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et - d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et - d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de - Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, - et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le - bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le - territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou - et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route - des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de - Kaouar et d'Agadem. - - V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la - localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère - d'action du Gouvernement Imperial. - - Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue - consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à - Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut - laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se - trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin - de Kouka. - - Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 - août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone - d'influence de la France, mais outre la double considération que - cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à - une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que - d'après la doctrine du _Hinterland_, au lieu de faire partie de - la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les - raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue - que le texte même de l'article sus visé porte dans son second - alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans - la zone d'action de la Cie du Niger tout ce qui appartient - équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne - Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme - d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes en - droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une - objection fondée. - - Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède - au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de - la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 - susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone - d'influence et tenir mon département au courant des phases - futures de cette question et du résultat de ses démarches. - - _Said_.» - -Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era -appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa -diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per -stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della -Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il -Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma: - - «Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una - spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri - inverosimile prego informarci.» - -Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una -spedizione militare in preparazione. - -In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a -Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di -un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino, -invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava: - - «J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que - le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son - entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la - Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance - aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom - même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été - prononcé dans l'entrevue.» - -Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava -al proprio governo: - - «Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il - colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per - Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso - incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di - indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone - nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su - quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie - conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di - constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni - della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del - Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato - l'_hinterland_ della Tunisia.» - -Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'_hinterland_ -tripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si -pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era -trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data -del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la -crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi -successori abbandonarono la questione: - - «A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, - occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto - 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha - stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di - stabilire. - - Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare - sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di - quanto un'imparziale applicazione della teoria dello - _hinterland_ le avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo - accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della - zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad - arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni - nell'avvenire. - - Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad - oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella - teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una - carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. - Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire - di preferenza seguito, per regola la delimitazione dello - _hinterland_ fra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea - normale all'andamento generale della costa. - - Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la - Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è - appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà - come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o - quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allo - _hinterland_ della Tripolitania un'immensa distesa di Sahara - oggi assegnata alla Francia. - - Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla - regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes, - non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure - lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè - trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono - gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio - debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia - pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse - fatta scendere _direttamente a sud_, per meridiano, in guisa da - consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto - dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania - quella del Bornu e il lago Tciad. - - Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia - assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col - Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per - ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dello - _hinterland_, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di - dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si - esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che - la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo - del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si - trovava intero nello _hinterland_ del possedimento turco. Nè è - da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia - di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di - un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche - quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il - limite; tutto territorio che non è quindi situato _au sud des - possessions méditerranéennes_, come dice la lettera - dell'accordo, ma bensì _au sud-est_. - - Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così - poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di - articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione - che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della - Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera - che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran - parte della sponda settentrionale del lago. Le carte del _Temps_ - e del _Petit Journal_ del dicembre scorso lo dicono chiaro, alla - breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo - possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo - non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza - francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non - esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal - principio, aperto il campo vastissimo a svariate - interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori - arbitrarie occupazioni. - - Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a - lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col - garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli - affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits - qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions - situées _sur la frontière sud_ de ses provinces tripolitaines»; - il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti - sulle regioni che costituiscono l'_hinterland_ del possedimento - turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con - frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile - nella forma, e cioè «les régions situées _au sud de la - frontière_ méridionale de ses provinces tripolitaines». - - Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da - qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando - da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento - diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sulla - _frontiera tripolina_; il che può anche limitarsi a significare - quanto sta _entro il territorio turco_ lungo la frontiera. - - Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione - creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale - (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I) - all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze centrali cui - interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo? - - Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire - sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra - parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di - ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri - reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi. - Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione - supplementare del ministro francese, nella quale venga - specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel - limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso - nell'accordo del 5. - - Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite - orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche - imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo - una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente - dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a - ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga - Borruva sul lago Tciad. - - Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale - delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la - zone d'influence de la France au sud de ses possessions - méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali - possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine - delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo - occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che - devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente - nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo - andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento - turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la - posizione geografica della medesima lo richiedesse. - - Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi - arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero - effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi - possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a - levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe - a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello - acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo - ripeterlo, il governo della repubblica ha ottenuto ai danni - della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione - della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.» - -In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due -telegrammi del generale Menabrea: - - «Parigi, 3 gennaio 1891, - - _Signor Ministro,_ - - Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo - ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato, - fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento - egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla - questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia - l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta - dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati - da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra - avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre - potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da - rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua - arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la - continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare - interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti. - - Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor - Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano - alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non - pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione - Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere - una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove - le si stanno creando nuove facilitazioni. - - Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che - potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio - dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul - nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione - Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo - primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi - che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci - attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare - Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo - informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non - ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui - cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a - proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali - comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre - Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura - ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro - attenzione sopra una tale questione che non ci può essere - indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che - abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che - l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche - potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa - quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che - l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di - abitanti, con duecentomila _veri marinai_ inscritti, con uno - sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo. - Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che - essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare - il Mediterraneo _lago francese_, e che sotto un futile pretesto - s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la - quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al - punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto - ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una - lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese. - - Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di - attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo - nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo - che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei - giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a - fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di - tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si - pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali - primeggia il _Siècle_ diretto da un antico funzionario di questo - Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario - diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo - attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le - elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia. - - Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della - posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera come il - rappresentante di una _fazione_, mentre il risultato delle - elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero - dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia, - nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo - nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che - rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore - della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto - con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran - Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella - che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità - d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra - Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira - tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un - sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle - degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare - sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse. - - Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai - giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire - ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle - indiscrezioni dei proprii dipendenti. - - Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della - delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e - Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati - accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle - quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo - Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e - colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati con - _Sultanetti_ vassalli del Negus, sembrava volere ripetere le - _gherminelle ideate per Massaua_. - - Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni - un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra - alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di - arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe - stata sciolta. - - In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e - precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma - cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una - reciproca stretta di mano. - - Il R. Ambasciatore - _Menabrea_.» - - «Parigi, 13 Gennaio 1891. - - _Signor Ministro,_ - - In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi - conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N. - 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta - d'Africa testè pubblicata dal giornale il _Temps_ la quale fa - oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato. - Osservai come la delimitazione dell'_Interland_ tra l'influenza - rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti - il _Sudan_ al nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e - della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a - quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s. - Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del - littorale occidentale del lago _Tchad_ a _Borruva_ dove la - sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a - tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia - alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione - della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si - estende anche sulle oasi _Rath_ e _Chadames_ le quali posizioni - appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di - delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una - direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente - l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii - sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e - incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord - dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il - commercio assai importante del _Sudan_ verso la Tunisia. Così - alcuni portano già le loro mire sul lago _Tchad_ che considerano - come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi - spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione - del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio - rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa - alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava - però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia - intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione - lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il - commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia. - - Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i - punti principali di sosta delle carovane: _Chadames_ sopratutto - si può considerare come il punto _strategico commerciale_ che - domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e - l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima - Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in - seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è - necessario che le due anzidette oasi e specialmente _Chadames_ - non vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare - Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono - ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione - alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe - che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una - piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera - ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei - francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per - resistere a qualche attacco dei mahdisti. - - L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse - grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio - di una Potenza che già possiede una parte estesissima del - littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che - l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero - concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle - truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per - il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia - avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di - suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni - Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore - per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai - nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile - concorrenza francese. - - Se al contrario si lascia che le oasi di _Rath_ e principalmente - di _Chadames_ rimangano esposte in balia della Francia, dovremmo - fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come - avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi - a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla - Tripolitania, il che sarebbe forse _Finis Italiae_, almeno come - Potenza marittima di primo ordine. - - Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi pare esser - necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa - le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia - disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi - direttamente della quistione col Governo turco. - - Il R. Ambasciatore - _L. F. Menabrea._ - - P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi di - _Chadames_ si può dire soluzione pacifica; però si potrebbe - pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella - dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a - difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere - quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione - potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le - conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi. - - L. F. M.» - -Il gabinetto di Berlino, tenuto al corrente delle mene francesi, -appoggiava a Parigi e a Londra l'azione italiana. Il seguente telegramma -è del 21 gennaio: - - «Berlino, 21 gennaio 1891. - - In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero - confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col - Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e - sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania - telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente - dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto - senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono - false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione - e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara. - Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la - Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni - contestazione non volere che le frontiere fossero meglio - fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà - all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto - di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe - terreno più propizio in Abissinia. Egli stesso, allo scopo di - calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla - Camera una interpellanza alla quale risponderà domani. - Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di - Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato - migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni - ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad - altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di - Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della - repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla - diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese - verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà - domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato, - costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al - Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare - sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse - mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il - momento di accentuare il suo contegno. - - Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si - commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle - intenzioni francesi. - - _Launay_.» - -Il 22 gennaio alla Camera francese si parlò della Tripolitania. -Interrogante era il signor Pichon -- divenuto dipoi ministro degli -affari esteri -- «Sulle voci sparse da giornali italiani, anche -ufficiosi, relative a mire della Francia sulla Tripolitania». Il Pichon --- avvertiva in un primo telegramma il Menabrea -- «esprimendosi in -termini assai simpatici verso l'Italia, _sorriso della civiltà -latina_,[7] disse desiderare che i sentimenti della Francia verso -l'Italia siano palesi, dissipandosi le insinuazioni ostili il cui solo -movente era, a suo avviso, di rendere popolare in Italia la triplice -alleanza». Rispose il Ribot «brevemente riferendosi alle precedenti sue -dichiarazioni sulla cordialità dei rapporti tra la Francia e la Turchia, -ed aggiunse che il governo non doveva preoccuparsi della campagna mossa -dalla stampa italiana, tantoppiù dopo le esplicite assicurazioni fatte -dall'E. V. nel suo discorso di Firenze. L'atteggiamento della Camera -durante la discussione fu piuttosto favorevole». - - [7] L'on. Crispi, nel discorso di Firenze (8 ottobre 1890), - riferendosi alla Francia aveva detto: «.... nessuno pensa e mai - potrebbe pensare ad una Europa priva della missione di quella - Francia ch'è _il più geniale sorriso della moderna civiltà_.... » - L'intenzione ironica della frase «sorriso della civiltà latina», - pronunziata dal Pichon, era evidente. - -Ma il generale Menabrea, che forse non aveva assistito alla seduta, -leggendo il testo ufficiale delle parole pronunziate dai due oratori, le -giudicò diversamente in successivi telegrammi: - - «Parigi, 23 gennaio 1891. - - Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot - e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che - ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot. - - Il _Journal des Débats_ di questa mattina consacra a quella - discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è - manifesta. - - Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno - incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si - cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio - all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora - paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere - da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della - Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri - per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la - sua delusione scherzando contro l'Italia. - - Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.» - - «Parigi, 23 gennaio 1891. - - (_Riservato_). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo - mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette - campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon, - quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la - similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être - leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est - pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces - articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car, - dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable - monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France». - - L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una - frase di calde proteste di amicizia, chiamando l'Italia il più - simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E. - il complimento di Firenze.» - -L'on. Crispi il 22 stesso, ricevendo dall'Agenzia _Stefani_ il resoconto -telegrafico della interpellanza Pichon e della risposta del ministro -Ribot, aveva notato l'ironia che contenevano e se ne era lagnato come di -una sconvenienza col Menabrea. Il 26 telegrafava a quest'ultimo: - - «(_Personale_). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il - Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò - insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla - interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato - di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a - parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit - et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur - Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il - suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le - parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il - testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di - cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio - dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre - monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté, - ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par - conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot - esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai: - «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant - plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur - Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une - improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je - ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été - preparé d'avance». - - Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per - mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro; - così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al - solito. - - Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua - norma personale, non già perchè Ella prenda occasione - d'intrattenerne il signor Ribot. - - _Crispi_.» - -Gl'incidenti di frontiera, come le esplorazioni militari -nell'_hinterland_ tripolitano, continuarono negli anni seguenti. Le -autorità turche o lasciavano indisturbati i francesi o fiaccamente -mostravano di ostacolarli. Al principio del 1894, quando Crispi -riassunse il governo, la Francia aveva allargato il suo già vastissimo -dominio africano a danno della Tripolitania, e continuava a sopraffare -le timide resistenze della Turchia, con silenziosa pertinacia, impedendo -ai viaggiatori di altre nazioni europee d'inoltrarsi verso il sud[8] -affinchè mancasse ogni accertamento delle voci, che pur correvano a -Tripoli, di nuove usurpazioni, in aprile di Kuka, in giugno delle oasi -di Gadames e di Ghat, più tardi di Zuara e della baia di El Biban, oltre -la quale avevano portato il confine sul litorale. - - [8] Al viaggiatore italiano Sebastiano Martini, che da Gabes in - gennaio 1894 si proponeva partire pel Sud tripolitano, fu vietata - la partenza dalle autorità francesi. - -Rinnovando proteste ed esortazioni ad agire diplomaticamente per -impedire che l'equilibrio del Mediterraneo fosse ulteriormente turbato, -Crispi trovò indifferente l'Inghilterra e tepide la Germania e -l'Austria. Il 4 aprile, l'ambasciatore Tornielli telegrafava: - - «Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione - di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per - raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la - Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase - silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che - Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia - verso il Sudan egiziano inquieta Governo.» - -E da Costantinopoli avvertiva l'ambasciatore Collobiano: - - «La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione - dell'_hinterland_ tripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte - nel 1890.» - -L'attività e la fermezza della Francia nell'estendere i confini del suo -impero africano erano davvero sorprendenti. Grande era lo slancio dei -suoi ufficiali e funzionari coloniali, i quali avrebbero voluto -inalberare il vessillo francese su tutta l'Africa; ma anche il governo -di Parigi nel suo spirito d'intraprendenza non vedeva ostacoli. Il 4 -febbraio 1894 fu stipulato un accordo tra la Francia e la Germania per -la delimitazione dei rispettivi territorii del Camerun e del Congo, la -quale partiva dalla intersezione del parallelo della foce del fiume -Campo col 15º meridiano Est Greenwich e seguiva una linea spezzata i cui -lati principali erano il 13º longit. E. Greenwich, il 10º lat. N. e il -_thalweg_ dello Sciarì, sino al lago Tciad. - -La Francia riuscì con quell'accordo a congiungere i suoi possedimenti -del Congo coll'_hinterland_ riconosciutole dall'Inghilterra nel 1890 e -che s'estendeva dall'Algeria e dalla Tunisia al lago Tciad. Praticamente -le sponde di quel lago, dalla foce dello Sciarì girando a destra fino a -Barruva (limite anglo-francese), divennero francesi; e verso oriente la -Francia non aveva altri impedimenti alla sua espansione che quelli che -potessero esserle suscitati dall'Inghilterra il giorno in cui volesse -penetrare nel bacino del Nilo.[9] Parve allora che tutto l'_hinterland_ -tripolino cadesse in balìa della Francia, e sebbene nell'accordo del -1890 l'Inghilterra riservasse i diritti della Porta, si prevedeva che la -Turchia non avrebbe sollevato resistenze, e neppure l'Inghilterra, -allorquando la Francia, impadronitasi del Wadai e del Baghirmi, si fosse -avanzata verso la frontiera tripolina meridionale. - - [9] La Francia tentò di metter piede nella valle dell'Alto Nilo tra il - 1895 e il 1898. Impotente a far uscire l'Inghilterra dall'Egitto, - volle con mosse caute e lente avvicinarsi al Sudan Egiziano. Il - governo britannico avvertì subito i disegni francesi e non esitò - ad ammonire per bocca di Sir Edward Grey (seduta della Camera dei - Comuni del 28 marzo 1895) che avrebbe considerata una spedizione - francese nella valle del Nilo come un «atto nemico - (_unfriendly_)». Tuttavia, essendo ministro degli affari esteri in - Francia l'Hanotaux, fu affidata segretamente al capitano Marchand - la missione di raggiungere Fachoda, capoluogo del Bar-el-Ghazal, e - di alzarvi la bandiera francese. Il Marchand raggiunse - l'obbiettivo il 10 luglio 1898. Ma il 19 settembre giunsero - dinanzi a Fachoda anche gl'inglesi e intimarono al Marchand lo - sgombero della posizione. Il bravo ufficiale dovette rassegnarsi - quando da Parigi gli giunse un ordine conforme. - - La Francia cedette, pur credendo che il suo diritto fosse leso, - dinanzi alla forza, poichè l'Inghilterra era decisa a far valere - la propria volontà. - - L'Hanotaux, il quale era stato sostituito al ministero degli - affari esteri dal Delcassé quando l'incidente ebbe quella - soluzione dolorosa per l'orgoglio francese, ha esposto nel suo - volume «_Le partage de l'Afrique: Fachoda_» le ragioni che a - proprio avviso giustificavano la condotta della Francia, dolendosi - che l'opinione pubblica del suo paese non confortasse il governo a - resistere: - - «.... l'impérialisme (britannico) faisait feu de toutes pièces.... - il prenait position en vue d'une rupture et agitait le spectre de - la guerre. A ce degré d'exaltation, il ne trouvait plus de - contre-partie dans l'opinion française:.... une véritable panique, - emportait les esprits; cette panique, accrue par tant de moyens - dont dispose l'Angleterre, s'exagérait par elle-même et donnait à - cette puissance toujours admirablement renseignée, la mesure de ce - qu'elle pouvait tenter. La France ne trouva pas à cette heure, - dans son droit, dans sa bonne foi, dans ses intentions aussi - raisonnables qu'honorables, une de ces impulsions unanimes et - chaleureuses qui, en d'autres circonstances, ont réchauffé et - animé les gouvernements» (pag. 147). - -Per dare un'idea dell'attività usurpatrice della Francia riferiamo due -memorie che in giugno 1894 e in giugno 1895 l'Ufficio Coloniale del -Ministero degli Affari Esteri faceva a Crispi: - - «Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli - riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale - francese _La Dépêche Tunisienne_ del 26 maggio, nella quale, - sulle traccie di un articolo del _Journal des Débats_, si - raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di - Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente - il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli, - il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi - di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano. - - Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che - parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al - Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della - Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle - carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al - Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno - vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago - Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto - 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e - renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di - Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada - Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla - conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della - Francia. - - A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre 500 soldati, e - dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un - algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne - ultimamente espulso. - - L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di - Ghadames, che la Turchia promise, _pro bono pacis_, - all'ambasciatore Cambon. - - Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la - facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà - per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il - commercio della regione del Tciad. - - A questo si aggiunga che una esplorazione francese - semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in - questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat. - - Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di - Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a - conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche, - non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole - contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e - l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un - aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo - sacrificherebbe di buon grado l'_hinterland_ tripolino.» - - «La _Carte générale des possessions françaises en Afrique au 1er - janvier 1895_ edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie - coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie, - e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da - richiamare la generale attenzione. - - Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia - distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco - del continente africano sono colorati con due diverse tinte - rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come - possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda - della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè: - - 1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits; - - 2.ª Zone d'influence politique; - - quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi, - con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di - un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi. - - La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base - quello di Parigi. - - Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista, - l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice - continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria, - la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un - grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la - sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a - Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con - tentativo di limitare alla costa, senza alcun _hinterland_, il - Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità - scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo. - - La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va - dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel - territorio del Bar-el-Ghazal. - - Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con - sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla - precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo, - tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe. - - Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia - continua a rodere gli _hinterlands_ ancora rimasti al Marocco ed - alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul - territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in - questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con - la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona - fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del - Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa, - inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese - in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno - dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa - carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia - prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla - sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º - parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del - Mediterraneo. - - Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame - minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da - significanti particolari. - - Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin verso - l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati, - segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il - possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione - non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si - trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso, - tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e - N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo - Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di - essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende: - «_Possessions anglaises de l'Est africain_» ad ovest del Giuba, - e «_Possessions italiennes_» ad est di detto fiume. - - Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati - dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive - zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora - avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre - il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene - spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca - la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea, - sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli - anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini - occidentali della nostra sfera di influenza. - - Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed - inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu - stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio - 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che - potevano riuscire incomode, il confine stesso viene -- come s'è - già rilevato -- spinto vicino alla città di Harar, la quale è - lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi - d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza, - come è fissato nel detto protocollo. - - Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in - modo fantastico. - - Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è - vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche - interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure - lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di - Gabes, fin dove, cioè, incomincia il _roseo vivace_ del dominio - francese. - - Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla - indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi quella di (A) - «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene - altrettanto per l'«Ile de Chypre». - - Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo - di far conoscere che l'_Ile de Malte_ e _Gibraltar_ sono - inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di - Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha - da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare - essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo - Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo - del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole - Canarie. - - Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione - degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere - dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en - Afrique». - - Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza - francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie - tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino, - Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza - contestazione all'_hinterland_ tripolino; e così Jat, donde la - linea sfumata della influenza francese volge arditamente a - sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º - grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso, - segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a - sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino - dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da - questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla - foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata, - al solito, dal colore di rosa. - - Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi - algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo - incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di - latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di - latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra - il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al - medesimo ogni _hinterland_. - - Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del - Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della - Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si - termina, dal Niger al lago Tciad, con altra linea, che, - nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va - direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando - Barruva e Sokoto alla Francia. - - Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del - Dahomey poichè gli _hinterlands_ rispettivi della costa d'Oro - inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio - del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione - fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in - antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia - per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il - Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del - Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a - nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo - a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è - preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga - fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland - del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il - Dahomey all'impero africano francese. - - Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi - d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro - lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord, - quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest, - ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo - indipendente, a sud. - - Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere - considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza - francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco - col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può - offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina, - l'_hinterland_ tripolino viene a subire un altro ben grave - attentato. - - Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da - Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero, - accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a - discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere - l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè - basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad - essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non - troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est - che nel suo beneplacito stesso. - - Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893 - sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava - che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est - dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la - Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il - limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo - nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non - veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere - considerato come concesso alla Francia. - - Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori - accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente - che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua - influenza secondo la teoria degli _hinterlands_, e che, - rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i - possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron), - la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche - senza tener conto dei diritti della Turchia. - - Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto - Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di - protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie, - alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie - eccezioni. - - Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e - per tante altre delle regioni summenzionate. - - Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere - usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la - presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze - firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi - formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze, - non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in - Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a - quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un - fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria - determinazione degli _hinterlands_ tripolino, tunisino, algerino - e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del - Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi - dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo - sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.» - -La marcia della Francia attraverso le vie carovaniere che congiungono -Tripoli al centro dell'Africa non si arrestò più. Una nuova convenzione -franco-britannica (14 giugno 1898), completata con una dichiarazione -addizionale del 21 marzo 1899 dopo l'urto di Fascioda, estendeva ancora -la zona d'influenza francese. La difesa che l'Italia tentò dei diritti -della Turchia fu fiacca e senza effetto. A Costantinopoli si dava più -importanza al sospetto che l'Italia meditasse l'occupazione di Tripoli, -anzichè alla realtà delle usurpazioni della Francia. - -Questa non aveva più preoccupazioni per la sua conquista tunisina. -Finchè il governo italiano tenne fermo ai diritti e ai privilegi che -godeva in Tunisia in virtù di trattati che la Francia aveva nel 1881 -dichiarato di volere rispettare, l'Italia era in grado di proteggere -gl'interessi italiani nell'antica Reggenza, e teneva una posizione che -imponeva alla Francia, e l'avrebbe costretta, desiderosa com'era di -consolidare la sua conquista, a scendere a patti. Ma il ministero -Rudinì-Visconti Venosta, al desiderio di disarmare i malumori francesi -sacrificò quella posizione senza compenso. - -Già il 15 agosto 1895 il governo francese aveva denunciato il trattato -di amicizia, commercio e navigazione concluso l'8 settembre 1868 tra -l'Italia e la Tunisia, dichiarando di agire in nome del Bey e in virtù -del trattato di Kassar-Said (detto anche del Bardo) del 12 maggio 1881. -Il Ministero Crispi aveva risposto, per mezzo del conte Tornielli -ambasciatore a Parigi, - - «essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor - Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale - d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale - comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata - ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito - all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur, - prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per - ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al - procedimento seguito.» - -Il governo della Repubblica rispondeva come risulta dal seguente -telegramma del Tornielli: - - «Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di - riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava per così dire - libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il - trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente - a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli - soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia - un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare - insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da - dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo - abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto - diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di - darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di - riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri - concetti abbiano guidato il Governo francese in questa - occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale - riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa - dichiarazione.» - -Crispi non era disposto a rinunziare senza compenso ai benefici che le -capitolazioni e le convenzioni anteriori -- richiamate nel trattato del -1868, non annullate -- assicuravano all'Italia, e la Francia avrebbe -dovuto tenere conto degli interessi italiani. Vi era un anno di tempo -per discutere e negoziare; ma ai primi di marzo 1896 il ministero Crispi -si dimise, e il negoziato fu condotto dal Ministero Rudinì-Caetani, il -quale volle trattare contemporaneamente la questione tunisina e il -ristabilimento delle relazioni commerciali franco-italiane. In realtà le -due cose erano estranee l'una all'altra; in Tunisia avevamo una -posizione giuridica eccellente e diritti da far valere, mentre non era -sperabile che, cedendo su quelli, la Francia ci avrebbe accordato -tariffe di favore. - -Infatti in Francia, dove la considerazione dei nostri diritti non -entrava in mente a nessuno, anche l'idea di tornare al regime -convenzionale nei commerci con l'Italia sembrò una concessione -eccessiva, cioè senza corrispettivo. Il governo francese sapeva -l'opinione pubblica così prevenuta contro di noi che scongiurò il -ministro italiano di non insistere. Passarono alcuni mesi; il ministero -Rudinì si ricompose, alla Consulta il duca Caetani fu sostituito dal -Visconti-Venosta. Quest'ultimo trovò la situazione peggiorata, poichè -mancata la vigilanza del governo italiano, l'Inghilterra -- la quale in -agosto 1895 aveva assicurato che avrebbe proceduto d'accordo con -l'Italia -- aveva consentito a negoziare con la Francia, rinunziando al -trattato perpetuo che aveva col Bey; e anche l'Austria-Ungheria, in -luglio 1896, aveva ceduto alle istanze francesi, riservandosi in Tunisia -il trattamento della nazione più favorita. Insistere nella via tracciata -da Crispi era, ormai, impossibile, poichè l'Italia non avrebbe trovato -nelle potenze amiche e alleate l'appoggio sul quale Crispi aveva fatto -assegnamento. L'on. Visconti-Venosta non insistette neppure per un -accordo commerciale; e il 28 settembre 1896 furono firmate le -convenzioni con le quali l'Italia riconosceva senza compensi, dopo -quindici anni, la conquista francese della Tunisia con tutte le sue -conseguenze. «Nous y gagnions -- ha scritto recentemente[10] -l'ambasciatore che la Francia aveva allora in Italia, il signor Billot --- de libérer notre protectorat des entraves qui en paralysaient -l'exercice.... l'Italie renonçait à y demeurer avec nous sur un pied de -complète égalité et reconnaissait implicitement les consequences des -événements qui nous y avaient conféré une situation privilegiée.» - - [10] _A. Billot_: _La France et l'Italie. Histoire des années - troubles_, vol. II, pag. 372. - -Nel 1902 avvenne il noto accordo franco-italiano pel quale l'Italia si -disinteressò del Marocco a favore della Francia, e la Francia ci lasciò -mano libera in Tripolitania e in Cirenaica. - -Il governo della Repubblica fece con cotesta combinazione un buon -affare, poichè mentre il valore commerciale di quei due _vilayets_ era -di molto ridotto per le erosioni fatte dagli stessi francesi nei loro -_hinterlands_, il ministro Delcassé -- che concluse l'accordo col -ministro italiano Prinetti -- abbandonava all'influenza italiana un -territorio dove la Francia non aveva interessi e che mai avrebbe potuto -far suo; l'Italia non avrebbe subìto quest'altro colpo, e non sarebbe -rimasta sola a pararlo. - -L'abbandono del Marocco all'esclusiva influenza francese fu un notevole -sacrificio degli interessi italiani e pregiudicò irrimediabilmente -l'avvenire della nostra politica mediterranea. Una Francia troppo forte -nel mare che ci circonda è un pericolo permanente per noi. Crispi -intendeva che la Tripolitania divenisse italiana come compenso -all'ingrandimento già avvenuto della Francia con la occupazione della -Tunisia; il Marocco allora indipendente, non poteva formare oggetto di -accordi che avessero relazione col passato. Per questo egli lavorò a -creare interessi italiani e influenza italiana nell'impero sceriffiano e -prese intelligenze con la Spagna che, purtroppo, i suoi successori non -seppero mantenere. - -Durante il suo primo ministero, Crispi colorì il suo disegno con -importanti successi. Il Sultano Mulei Hassan dette a italiani consenso e -denaro per l'impianto di una fabbrica d'armi a Fez e di una zecca, e -giunse nella sua deferenza ai consigli del nostro governo sino a -risolversi alla creazione di una marina da guerra e ad ordinare ad un -cantiere italiano, quello degli Orlando di Livorno, la costruzione della -sua prima nave.[11] - - [11] Questa nave, alla quale fu imposto il nome di _Bascir_, era già - pronta da tempo (la commissione era stata data con contratto del - 19 giugno 1890) quando il Sultano Mulei Hassan, superando - gl'intrighi francesi, si decise a farne prendere la consegna, come - risulta dal seguente documento. Disgraziatamente Mulei Hassan morì - quindici giorni dopo gli ordini dati al Vizir Garrit, e il - successore Mulei Abd-el-Aziz mutò idea: - - «_Il Vizir Garrit al R. Ministro in Tangeri._ - (_Traduzione letterale_) - - 20 Caada 1311. - (25 maggio 1894). - - Lode a Dio. Non havvi forza e possanza se non in Dio Altissimo, - Onnipotente. - - Abbiamo ricevuto la tua lettera con la quale ci informi che la - nave da guerra costruita per Sua Maestà Sceriffiana nel vostro - paese è pronta e che i costruttori che la costruirono desiderano - farne la consegna, ed in questo senso rivolsero domanda al tuo - eccelso Governo. Che il tuo Governo ti ha ordinato di interessarti - a tale cosa e ci inviasti, entro la tua lettera, le note della - spesa annua occorrente per la nave, siccome te ne aveva fatto - richiesta Sua Maestà Sceriffiana -- che Iddio esalti. Ci inviasti - altresì entro la tua lettera la nota della spesa occorrente per - l'acquisto delle munizioni per i cannoni che saranno collocati su - questa nave, perchè ogni nave da guerra è provvista di tali - munizioni e l'acquisto di esse è a carico del Makhzen (governo - Marocchino). Ci hai infine domandato di farti conoscere l'epoca - che S. M. Sceriffiana designerà per ricevere la nave suddetta e - chi sarà incaricato da parte di S. M. di riceverla perchè tu ne - renda informato il Governo del tuo augusto e potente Sovrano, e - quando arriverà in Italia il delegato del nostro Signore -- che - Iddio renda vittorioso -- il tuo Governo si occuperà con lui - dell'affare della scelta degli ufficiali che dovranno andare sulla - nave suddetta. - - Ho portato il contenuto della tua lettera e delle note annessevi a - cognizione del nostro sceriffiano Padrone -- che Iddio renda - vittorioso. -- Sua Maestà prese conoscenza di tutto ed emanò - ordine sceriffiano ai Governatori dei porti di mare, menzionati in - margine, di scegliere a mezzo del tuo rappresentante, che tu - invierai presso di loro, trentaquattro marinai fra i marinai di - quei porti e sedici artiglieri. Manda presso di loro (dei - Governatori) il tuo rappresentante perchè li scelga egli stesso. - S. M. ha altresì ordinato agli amministratori delle Dogane dei - porti suddetti di provvederli (i marinai e gli artiglieri) del - necessario e di imbarcarli per Tangeri. Ha ordinato al Governatore - di Tangeri di alloggiarli convenientemente, e agli amministratori - della Dogana di quest'ultima città di dar loro il vestiario d'uso - e di somministrar loro la muna d'uso (un tanto al giorno per il - vitto) fino a che partiranno per l'Italia. -- Le lettere - sceriffiane per i Governatori e gli amministratori dei suddetti - porti e quelle per il Governatore, gli Amministratori di Tangeri - ed il Naib (rappresentante) Sid Mohamed Torres arriveranno a tue - mani dentro questa lettera. Il nostro Signore -- lo esalti Iddio - -- ha designato El Agi El Arbi Briscia quale rappresentante della - S. M. Sceriffiana per ricevere la consegna della nave suddetta, - consegna formale siccome è detto nel relativo contratto. S. M. -- - la sua gloria sia duratura -- ha eziandio designato - l'Amministratore Sid Omar ben el Medhi Ben Gellun di Rabat quale - amministratore sulla nave da guerra. Entrambi arriveranno presso - di te con la risposta circa la spesa annua per la nave e circa la - spesa per l'acquisto delle munizioni per i cannoni. - - _firmato:_ _Mohammed-el-Mufadde Ben_ - _Mohammed Garrit_.» - (Dio siagli propizio). - -La Spagna aveva nel Marocco una tradizione da continuare e ingenti -interessi, sia per i possessi effettivi tenuti in quell'impero, sia per -i diritti che vantava per il trattato di Wad Ras e per la stessa sua -posizione geografica. Era quindi sana politica quella seguita da alcuni -suoi statisti, come il duca di Tetuan, di procedere di conserva con -l'Italia per resistere alla invadenza francese. Crispi sinchè fu al -governo dette alla Spagna l'appoggio della sua autorità presso le grandi -potenze e dei suoi consigli, e le sorti dell'influenza spagnuola nel -Marocco sarebbero state più propizie se Spagna e Italia avessero -continuato quell'indirizzo. - -L'accordo franco-italiano del 1902, sebbene oneroso per l'Italia, ebbe -contraria una gran parte dell'opinione pubblica francese. Non v'è -scrittore francese di questioni internazionali che non l'abbia -deplorato, considerandolo da un angolo visuale esclusivo come se la -Francia sola esistesse e gli altri popoli non avessero il diritto di -provvedere al loro avvenire. «Lo _statu-quo_ nella Tripolitania -- hanno -scritto sino a ieri -- non è la migliore garenzia della durata delle -buone relazioni tra la Francia e l'Italia nel Mediterraneo? Quando -l'Italia si sarà stabilita a Tripoli, le buone relazioni non potranno -durare!»[12] - - [12] Cfr. _R. Pinon_: _L'Empire de la Méditerranée_. - -E pochi mesi or sono, in febbraio 1912, quando l'Italia già guerreggiava -contro la Turchia, Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli affari esteri, -ha scritto che l'occupazione italiana della Tripolitania «apre un grande -conflitto tra l'Italia e la Francia!»[13] - - [13] Cfr. nel giornale _Figaro_: «Il pericolo punico». - -Se il senso dell'equità non riuscirà a penetrare nelle menti dei nostri -vicini d'occidente, se il governo della Repubblica non saprà rendersi -superiore alla latente ostilità del popolo francese per ogni interesse -italiano, se la Francia non dimenticherà la storia del suo predominio e -della sua influenza al di qua delle Alpi, le parole di Gabriele Hanotaux -saranno un vaticinio. E sarà un triste giorno per i due popoli, i quali -anche nell'opera d'incivilimento dell'Africa potrebbero giovarsi di una -solidarietà che sarebbe gloriosa per entrambi. - -Ma se l'avvenire ci riserba il «grande conflitto», siamo sicuri che non -sarà l'Italia ad accenderlo. - -La Porta accettò soltanto nel 1910 di trattare una delimitazione di -frontiera, ma chiese ed ottenne, affinchè non fosse implicito, per tale -suo atto, il riconoscimento del trattato del Bardo, che i commissarii -tunisini fossero nominati dal Bey e non dal Residente francese. - -La Commissione si riunì a Tripoli in aprile 1910. Dapprima i commissarii -ottomani sostenevano una linea che da El-Biban, sul mare, va all'oasi di -Remada, rivendicando alla Tripolitania le usurpazioni compiute dai -francesi. Poi, chissà per quali influenze, ripiegarono, e il 10 maggio -venne firmato un atto che indicava sulla carta il tracciato della -frontiera. Cotesto tracciato si sviluppa dal Mediterraneo a Gadames su -di una lunghezza di 480 chilometri; parte da Ras Adjedir (o Adijr), -tocca Dehibat, passa tra Dehibat e Uezzen, volge verso i due pozzi di -Zar, dei quali uno rimane alla Tripolitania e l'altro alla Tunisia, -quindi si dirige verso il pozzo di Mechiguig (o Imchiguig) che rimase in -Tripolitania. A partire da questo pozzo, la frontiera resta equidistante -tra le carovaniere Djeneien-Gadames e Nalut-Gadames, gira la -Sebkhat-el-Melah e va a finire a 15 chilometri al sud di Gadames, che -rimane alla Tripolitania. (Cfr. _Leon Pervinquière_: _La Tripolitaine -interdite -- Ghadamès_.) - -La commissione franco-turca doveva poi proseguire i suoi lavori per la -delimitazione delle zone d'influenza oltre Gadames, rimaste incerte -anche negli accordi anglo-francesi che, del resto, la Turchia non -riconobbe. La guerra italo-turca impedì quella riunione; così che la -questione è aperta e dovrà trattarsi tra l'Italia e la Francia, se il -governo italiano non ha già commesso la debolezza di cedere alle pretese -francesi, senza vagliarle, cominciando dal riconoscere legittima -l'occupazione di Gianet, compiuta dalla Francia durante quest'ultima -guerra, in ispregio alla dichiarazione di neutralità. - - - - - _Capitolo Terzo._ -- Le fortificazioni di Biserta. - - -Biserta, la «maggiore posizione strategica del Mediterraneo». -- Crispi -impedisce alla Francia di fortificarla. -- Gl'impegni del 1881, -confermati da vari ministri francesi, sono da Ribot dichiarati senza -valore. -- Sorpresa della Germania per la teoria di Ribot. -- Lord -Salisbury presta fede alle dichiarazioni della Francia che non -fortificherebbe Biserta. -- Pro-memoria di Crispi a Salisbury. -- Il -cancelliere Caprivi e il reclamo italiano. -- Possibilità di guerra. -- -Il ritiro di Crispi dal Governo lascia libera la Francia. -- Lo Stato -Maggiore germanico e Biserta. -- Una lettera angosciosa di Crispi al Re -Umberto. -- Biserta fortificata è l'orgoglio della Francia e una -minaccia per l'Italia. - - -La questione di Biserta, accesa, si può dire, fin dal 1881, si fece viva -e ardente più che mai, sotto il primo ministero Crispi (1887-91). - -L'on. Crispi, nella qualità di ministro per gli affari esteri, tenne -costantemente rivolta la propria attenzione a siffatta vertenza, e non -si stancò mai: - -_a_) di far tener dietro, con vigilante cura, sul posto, al progresso e -alla natura de' lavori che si venivano compiendo a Biserta: - -_b_) di denunziare alle potenze amiche, alleate, o interessate, siffatti -progressi ed ogni lieve fatto che meritasse di essere rilevato; - -_c_) di chiedere schiarimenti e ottenere assicurazioni dal governo -francese; - -_d_) e sopratutto, di interessare l'Inghilterra a prendere l'iniziativa -e ad associarsi a noi e ai nostri alleati in una azione diretta ad -impedire il proseguimento di que' lavori. che si rivelavano contrari -agl'impegni presi dalla Francia all'epoca dell'imposizione del suo -protettorato in Tunisia, e che minacciavano di turbare l'equilibrio e lo -_statu quo_ nel Mediterraneo. - -Il gabinetto britannico, dietro nostre replicate sollecitazioni, con -memorandum 10 gennaio 1889 ammise e dichiarò al nostro governo di -riconoscere che Biserta era la _maggiore posizione strategica nel -Mediterraneo_, e fermamente ammonì, in conseguenza, il governo della -Repubblica francese rammentando gl'impegni da esso presi nel 1881. La -Germania fece altrettanto a Parigi per mezzo del proprio ambasciatore. E -risulta così che la Francia non dette esecuzione ai suoi progetti perchè -l'Europa teneva gli occhi rivolti a Biserta. La Repubblica francese, -infatti, -- (essendo ministro degli esteri il Goblet) -- si affrettò a -rassicurare Londra e Roma che non aveva intenzione nè di ampliare nè di -fortificare il porto di Biserta, e che trattavasi soltanto di scavi -necessarii e periodici. - -A nuove insistenze del ministro Crispi in data 29 gennaio 1889, -Salisbury risponde confermando che la questione di Biserta interessa non -meno la Gran Brettagna che l'Italia, e avvertendo che fa esercitare sul -luogo continua vigilanza e manda ogni tanto una nave della flotta a -constatare il vero stato delle cose. - -Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con -Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord -Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e -ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta. - -Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma: - - «Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore - francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano - carattere militare.» - -Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot, -mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di -opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla -obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri -suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel -porto, risponde che qualunque dichiarazione precedente non lega il -governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di -premunirsi. - -Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle -Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva, -parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente, -secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay: - - «Berlino, 5 Novembre 1890. - - _Signor Ministro,_ - - Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al - Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso - num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria - confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime - frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma - nel senso di esse mi sono espresso verbalmente. - - Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata - dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e - verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di - Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole - adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la - buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. - Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il - porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a - rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti - della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle - altre commesse dal ministro degli affari Esteri della - Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista - limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in - corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non - avranno che un carattere commerciale. - - Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere - all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli al _Foreign - Office_ nel senso del promemoria predetto e ne richiami - l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury -- - forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona - ancora a tale questione -- non crede che sia venuto il momento - per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, - questo ministro è però animato da buone intenzioni verso di noi - e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare - al marchese di Salisbury una spinta. - - Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla - stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per - l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha - detto il Segretario di Stato. - - _Launay_.» - -Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle -assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania -esprimeva il parere - - «non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non - si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo - francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo - positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un - porto fortificato.» - -Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei -lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che -sarebbero per derivarne. - -Il _pro-memoria_ che fece presentare a lord Salisbury è questo: - - «Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens, - située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain - s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui - mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur - suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement - des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée - sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un - port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer - et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui - aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est - un élément de grande valeur dans le calcul des ressources - défensives et offensives actuellement à la position des - différentes puissances européennes. - - Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881, - attira immédiatement l'attention des cabinets intéressés au - maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet - échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues - assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des - Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin. - - Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le - premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un - grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes - démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais - que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient - persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande - importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours - convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter - pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à - l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et - l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs - forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur - toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter des - _fortins_ de Bizerte». Plus tard, en septembre, le - sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que - «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore - avoir un but militaire». - - Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis - exprimé par le _Foreign Office_ n'est guère conforme à l'état - réel des choses. - - En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en - élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la - Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui - est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les - récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an. - Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de - Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux - étant en même temps en cours d'exécution dans le port de - Tunis,[14] à 32 milles de Bizerte, il est facile d'en conclure - que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais - à en créer un nouveau de grands proportions, a un but - essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train - d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense, - l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal - d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur. - - [14] M. Ribot, ministre des affaires étrangères dans un rapport - presenté le 15 octobre 1890 au président de la République, expose - qu'il y a en voie de construction: 1º un avant-port à la Goulette; - 2º un canal de 8 kilomètres de longueur et 6 m. 50 de profondeur - de la Goulette à Tunis à travers le lac de ce nom; 3º un _bassin_ - à Tunis. Le tout devant étre achevé en juillet 1894. La dépense - prévue est de 13 millions. - - Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de - beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce - canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de - guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand - ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement - les navires de combat de 1re classe, jaugeant de 12 à 14 000 - tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été - creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus - grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a - qu'une profondeur de 8 mètres. - - Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on - fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but - non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la - construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès - le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain - nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour - le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la - garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction - imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le - gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un - décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.[15] - En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée du - _Port de Bizerte_[16] avec un capital de neuf millions, prouve - qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien - de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient - d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a - artificiellement donné, on peut, selon toute raison, reconnaître - l'intention de faire de Bizerte un port militaire. - - [15] L'art. 1 du décret, vue par le ministre résident général de la - République, fixe la zone de servitudes au «polygone exceptionnel - du village des Andalous» qui est un faubourg au bord de la mer, - immédiatement au nord de Bizerte. - - [16] Dans son rapport précité M. Ribot dit que «la Compagnie est - fondée, ses statuts sont publiés et les travaux sont en cours - d'exécution». - - Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et - beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse; - on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui - intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours - accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au - contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement - connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions - pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit - relativement de peu de chose, de façon que le temps et les - dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés - aux résultats que l'on obtiendrait.[17] Il ne faut d'ailleurs - pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de - tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en - serait pas moins une grande ressource pour la France et une - menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était - rendu praticable aux grands navires sous la protection de - quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait - les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et - munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des - navires. - - [17] Le canal aurait un kilomètre et demi de longueur dont un tiers - seulement à creuser dans toute sa profondeur, dans la langue de - terre qui sépare le lac de la mer. - - Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la - supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve - qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq - ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour - des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et - de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela - n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que - sa puissance sur mer en serait énormément augmentée? - - La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul - port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à - l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position - tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de - débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le - sud de la péninsule ni pour la Sicile, sans courir de graves - dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de - la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce - mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux - grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des - vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs - avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications - maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de - menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies - manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et - pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux - surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter - en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile. - - Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons - plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle - Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne - s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent - naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de - la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de - cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une - escadre et par conséquent marcher lentement. - - Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le - débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas, - chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en - s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de - la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces - difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des - dangers que le convoi doit courir pendant cette longue - traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, -- de - la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à - temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du - débarquement, -- et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de - cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le - convoi. - - Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers - disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la - France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des - troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée - permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on - y tient prêts les transports, on attend ensuite que les - conditions générales de la guerre soient favorables à - l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile, - se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été - signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien - avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le - temps d'accourir. - - Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros - corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence - sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre - matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite - définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France - voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons - d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de - Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la - Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps - d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la - supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de - l'île.[18] - - [18] Les études pour la défense de la Sicile en cas de guerre avec la - France, sont fondées sur l'hypothèse d'un débarquement de deux - corps d'armée. Le transport d'une pareille force sur les côtes - occidentales de la Sicile pourrait s'effectuer de Bizerte en - plusieurs fois, grâce au voisinage de ce port, et sans qu'il soit - par conséquent nécessaire de rassembler un nombre immense de - transports ainsi qu'il le faudrait s'il s'agissait d'amener ces - mêmes troupes de Toulon, en un seul convoi. - - Cependant l'accroissement énorme de force que la France - tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base - d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour - préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances - centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre, - quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un - fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte» - qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait - créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port - militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer - l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les - mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce - nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine - dans la Méditerranée méridionale, rendrait nécessaire le - maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres - forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du - sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer - d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si - l'Angleterre et l'Italie étaient alliées. - - Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un - nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter - bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant - partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne - seraient que le complément nécessaire de toute place maritime, - et doivent être considérées comme telles, et non comme des - ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait - indispensable de passer. - - Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port - militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses - alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du - royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi, - bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première - puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice - sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et - indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en - cette dernière qualité. - - Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation - respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir - que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une - formidable position offensive sur le flanc de tous les navires - se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera - parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter - complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge, - c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et - d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes - dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre, - si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle - demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la - Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce, - qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la - Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut - absolument être maîtresse de la mer.» - -Nel colloquio di Milano dell'8 novembre 1890 Crispi aveva detto al Conte -di Caprivi non poter permettere che Biserta divenisse un porto militare, -e al Cancelliere germanico non era sfuggita tutta l'importanza che la -questione aveva per l'Italia. In gennaio 1891, essendo evidente che la -Francia non si curava delle proteste italiane e tirava diritto -nell'attuazione di un piano prestabilito, Crispi reclamò l'appoggio -delle potenze alleate e dell'Inghilterra per una comune azione a Parigi -la quale imponesse l'abbandono dei lavori iniziati a Biserta e li -vietasse per l'avvenire. L'_ultima ratio_ di questo passo poteva essere -la guerra, e Caprivi ne ammise l'eventualità. Egli infatti diceva al -nostro ambasciatore che, pur sperando si raggiungesse lo scopo senza -conflitti, - - «nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore - eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i - possibili elementi politici e militari di successo. Ora, - l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo - calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la - formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo - inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con - prudenza e sicuramente.» - -Pochi giorni dopo il ministero Crispi cadeva, e l'energica sua azione -veniva abbandonata. L'Inghilterra e la Germania avvertirono subito -ch'era mutata la mano al timone della politica italiana, e ne -profittarono. Lord Salisbury sentiva in tutta la questione tunisina la -prevalenza degl'interessi italiani su quelli inglesi, e aveva opposto -alle premure di Crispi un contegno di cortese passività, senza tuttavia -osare di opporsi alla logica stringente del ministro italiano e -sconfessare le sue proprie precedenti dichiarazioni. Alla Cancelleria -germanica la scomparsa della pressione esercitata da Crispi in base ad -argomenti validissimi, sembrò una liberazione. - -D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo -scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e -minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive del _Foreign -Office_, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico -finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e -l'Inghilterra nulla avevano a temere, e altresì che Biserta, operando -una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza -e un danno per la Francia.[19] - - [19] Strana teoria questa dell'Ammiragliato britannico! Lo Stato - Maggiore germanico giudicava ben altrimenti l'importanza di - Biserta, come risulta dai seguenti brani di una sua relazione: - - «La costa d'Algeria non offre propriamente alcun porto naturale. - Veramente alcuni luoghi importanti vennero ridotti ad uso di - porto; astrazione fatta, però, che questi luoghi non possono - sempre prestare soddisfacente appoggio, sono in tale posizione da - poter permettere dal mare di bombardare la città, gli stabilimenti - e le navi. Tale circostanza rende la situazione di un porto di - guerra molto critica. Presso a Biserta non vi sono difficoltà di - tal sorta. I cantieri, i doks, i depositi, ecc., ecc., si possono - collocare talmente entro terra da rendere impossibile un - bombardamento, quando si proibisca però l'ingresso nel porto al - naviglio nemico. Ottenere questo è un po' difficile mediante i - mezzi stazionari di difesa. Le fortificazioni esistenti intorno a - Biserta sono senza dubbio di nessun valore, e quelle verso mare e - verso terra non sembra siano ancora state incominciate. La - costruzione di opere utili non incontrerebbe difficoltà, e la - configurazione della costa favorisce la difesa del porto in modo - eminente, poichè le alture circostanti permettono di dare alle - opere una posizione dominante, e il curvamento della costa - permette un fuoco concentrico sul nemico. Tutti questi pregi di - Biserta, principalmente la facilità con cui si può ottenere un - buon porto, sono noti ed apprezzati sia dai francesi, sia dagli - inglesi. Per scopo di guerra il porto però si può solamente - rendere utile, quando le navi in esso ricoverate siano esse pure - appoggiate, quando cioè la città sia sufficientemente fortificata. - - Biserta acquista speciale importanza dalla sua posizione avanzata - nella parte nordica dell'Africa. Sicilia e Sardegna da qui possono - essere raggiunte in 8 ore, Napoli in 20 ore, e da qui a Malta vi - sono 16 ore. Biserta ha una azione fiancheggiante su tutte le navi - dirette in oriente ed occidente, che navigano tra il nord - dell'Africa e le isole italiane. Biserta ha quindi una grandissima - importanza strategica. Nel caso di complicazioni di guerra nel - Mediterraneo da parte della Francia, una volta che Biserta fosse - convertita in un porto di guerra permanente, verrebbe questa ad - avere una parte importantissima, creando sovratutto all'Italia - gravi svantaggi. Sino a che Tolone sarà il solo porto di guerra - del Mediterraneo di cui la Francia possa disporre, e sino a che i - porti dell'Algeria della parte orientale non possano servire che - per soli punti d'appoggio, l'Italia, colla Spezia e colla - Maddalena, è coperta da qualsiasi mossa offensiva. Gl'italiani - sarebbero pure nella condizione di turbare dalla Maddalena le - coste dell'Algeria e molestare il collegamento tra la colonia - francese e la sua madre patria. Altrimenti avverrà quando Biserta - diventi stazione della flotta e possa essere un saldo appoggio per - una ritirata. - - Da qui saranno minacciate le coste del mare Tirreno, le isole e le - Calabrie, e l'Italia a sua difesa non avrà alcun punto capace nel - sud della Sardegna, ovvero nella parte occidentale della Sicilia. - Quanto guadagnò l'Italia colle fortificazioni della Maddalena, - creando una forza armata vicino alle coste francesi, altrettanto - guadagnerà la Francia fortificandosi ed armandosi vicino alle - coste italiane con Biserta. - - Anche la posizione marittima dell'Inghilterra nel Mediterraneo ne - risentirebbe grandemente. Il passaggio sinora libero tra il Capo - Bon e la Sicilia può essere sorvegliato comodamente da Biserta, - divenuta base d'operazione dei francesi; ed in caso di guerra - coll'Inghilterra il commercio tra Gibilterra e Malta, e per - relazione con Suez, potrebbe essere grandemente danneggiato. Anche - piccole navi che non avrebbero potuto opporsi ad una flotta - inglese nel Mediterraneo, sarebbero nella condizione di poter - chiudere alle navi inglesi mercantili, di passaggio pel - Mediterraneo, la via da o per le Indie; ed una forte flotta - potrebbe benissimo impedire la unione di due squadre inglesi, - ovvero di una squadra inglese ed una italiana. Per le operazioni - verso l'oriente, la Francia acquisterebbe una solida tappa, che - non potrebbe essere senza conseguenze per Taranto e per Malta. - - Da ciò appare come le fortificazioni di Biserta e la posizione di - un porto di guerra sposti grandemente la potenza militare della - Francia a suo vantaggio, e per conseguenza a danno della potenza - dell'Inghilterra e dell'Italia. Se la Francia aduna una flotta a - Biserta, l'Italia deve attendersi dal sud o dall'occidente - dell'Africa e da Tolone un colpo di mano od uno sbarco sulle sue - coste; sarà da necessità costretta a fare stazionare nelle acque - di Sicilia e di Napoli parte della sua flotta, e a formare un - forte corpo d'osservazione sulle coste meridionali e centrali. - L'esercito d'operazione e gli altri mezzi di guerra verranno - quindi ad essere indeboliti assai più che se l'attacco si fosse - fatto da una sola parte. L'Inghilterra viene ad essere minacciata - nelle relazioni tra le Indie orientali ed il mare Mediterraneo, e - dovrebbe rinforzare grandemente la sua flotta nel Mediterraneo - quando essa coll'offensiva deve essere forte abbastanza per - sorvegliare Biserta. Mentre un accordo tra l'Inghilterra e - l'Italia assicurerebbe all'istante un predominio sul mare agli - alleati, più tardi potrebbe essere dubbioso se sia possibile una - completa difesa delle coste.» - -Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero -italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da -quella di Crispi -- caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia -della Francia -- dopo avere raccolto a poco a poco i materiali -necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord -dell'Africa, dissimulandone con la lentezza dei lavori il valore bellico -per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni -presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato -al Bey di Tunisi. - -L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la -questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto -avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti. - -Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano: - -«_29 maggio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Naples_ 80 -casse polveri. - -_31 maggio._ -- Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 -cartucce. - -_3 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Bône_ 750 -barili polveri. - -_6 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Rome_ 27 casse -cartucce. - -_10 luglio._ -- Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso -di ogni barile cg. 5». - -In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da -qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei -francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale -Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si -facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando -militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali -osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, -giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale -d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale -ispirato da Crispi, la _Riforma_, scriveva il 1.º dicembre: - -«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in -opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia? - -E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di -Parigi? - -Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua -angoscia con la seguente lettera: - - «_Sire!_ - - Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o - impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il - mio ministero, scelse la seconda. - - La questione fu trattata a Londra e a Berlino. - - Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due - volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese - assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non - mirava a fare di Biserta un porto militare. Ciò risulta da un - telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891. - - Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che - circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro - Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe - gl'interessi italiani e saprebbe _all'occasione_ fare onore agli - impegni contratti verso di noi». - - Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al - conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: - «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque - azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore - dell'Italia». - - Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che - il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. - Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio - giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto - è constatato che a Biserta son cominciate le opere di - fortificazione! - - Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti - padroni del Mediterraneo.[20] A lord Salisbury io scrissi un - giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più - sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto. - - [20] Sulla questione, vedi il discorso pronunziato alla Camera dei - deputati, nella tornata del 6 febbraio 1893, dal generale Dal - Verme. - - Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe - necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le - quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere - minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due - grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque - africane. - - Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una - enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. - Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a - fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il - governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa. - - Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a - Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la - Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le - nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la - maggior parte delle truppe per prevenire gli attacchi che - sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per - difenderci. - - Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto - una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo - della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lo - _statu-quo_ nel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e - del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e - l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo - mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere - d'accordo. - - Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica - discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi - nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai - Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio. - - Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi - permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano - il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune. - - Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che - avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è - il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere - compromesso dalla politica attuale. - - Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; - rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto. - - Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche - questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è - personificata l'unità nazionale. - - Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola. - - Ho l'onore di ripetermi di V. M. - - L'umil. Dev. Servit. e Cugino - _Francesco Crispi_.» - -Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace. -I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al -potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni -contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore -Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei -lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del -Consiglio, Casimir-Périer; il quale, abbandonato il sistema di -denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la -realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col -concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che -determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in -quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia! - -Ma ecco la lettera del Ressman: - - «_Signor Ministro_, - - Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica - stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole: - - «Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare - i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa - patriottica risoluzione». - - Riferendomi a quest'asserzione del _Figaro_, ho nell'odierna - udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che - di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, - interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire - nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano - per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del - lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e - scopi di commercio. - - Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede - difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di - Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del - signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la - franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano - determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per - il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. - Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano - all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla - sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo - erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che - l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 - franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva - d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori - diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si - erano spesi 300 000 franchi.» - -A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato -divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono -accelerate. - -La _Dépêche Tunisienne_ dell'11 giugno 1895 pubblicava: - - «Paroles significatives: - - En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à - Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil - municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. - le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la - Méditerranée, a exprimé, nous apprend le _Courrier de Bizerte_, - toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si - court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si - précieux pour la France. - - Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la - flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme - est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités - ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre - définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseur - _Suchet_, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu - entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui - reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à - 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, - puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa - prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors - par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y - jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.» - -Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei -suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del -porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale -autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi -l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia. - -Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca -diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta -assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo. - -E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro -intitolato _La Paix latine_ si compiacque nell'enumerare le difficoltà -superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e -meditare alcune pagine di quel libro: - -«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les -relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre. - -Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de -circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes, -était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui -m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter -remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut -promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après -une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du -rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une -grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui -engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de -la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une -volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de -conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis -de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers -qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui -confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent -à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position -maritime de Bizerte....[21] - - [21] Gabriel Hanotaux, _La Paix latine_, Intr., pag. IV. - -Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la -fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde. -Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands -ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les -destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a -creusé -- comme un abri et comme une menace -- ce double lac dont les -dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans -modernes. - -La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies: -l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident, -baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la -partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique; -elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et -l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire; -elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez. - -Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col -de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la -terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en -surveille la sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le -domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge. - -En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant -une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds -pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du -monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde. -_Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port._ - -Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt -ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui -peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les -autres et si souvent calomnié par lui-même. - -Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première -partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte: -on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes, -connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait, -prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port -à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires -étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un -établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait. - -Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation -française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la -défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait -naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un -bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute -l'attention. - -En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle -conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations -indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une -expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les -terres, désignaient comme noeud de la défense, cette antique ville de -Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en -péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire -colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad, -insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au -coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara. - -Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive -et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on -envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par -elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie, -la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique, -celle qui réunit Alger à Tunis. - -Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils -sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du -lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un -cuirassé filant 18 noeuds, autour d'un point d'appui, est de 180 milles -environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans -ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la -Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine. -Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on -combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir, -d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir -que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre -dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté -de l'Est». - -Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation -géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les -esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la -surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens -l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?] - -On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille -station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête -espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins -abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour -la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à -régulariser le chenal. - -Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il -fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est -Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte. - -Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le -poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend. -L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre -et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent -alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet. - -Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages -principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et -Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial. - -Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé -le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les -rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur -cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant. - -La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt, -poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se -manifester au grand jour. - -En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au -problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les -difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise -évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut -opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour -délivrer Bizerte. - -Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France -tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le -Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de -Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on -aurait désormais Bizerte la Forte». - -Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se -trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les -jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à -20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et -permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments -français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le -passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte -française, abritée sans être enfermée. - -Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin -encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications -construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre, -menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte -et une armée formidables pour venir à bout de la résistance -qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle -plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que -présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette -immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses -formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.[22]» - - [22] G. Hanotaux: _La Paix latine_. Bizerte. Pag. 275 e seguenti. - - - - - ITALIA E AUSTRIA. - - - - - _Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e l'irredentismo. - - -Come nacque l'irredentismo anti-austriaco. -- La campagna del 1866. -- -Il punto di vista di Andrássy e il compito della diplomazia. -- Il -movimento irredentista nel 1889. -- Dichiarazioni parlamentari e -parallela azione diplomatica di Crispi. -- Scioglimento del «Comitato -per Trento e Trieste». -- Un giudizio di Francesco Giuseppe su Crispi. --- L'imperatore deplora di non poter venire a Roma. -- Il processo -Ulmann; come fu abbandonato dal governo austriaco. -- Lo scioglimento -della Società _Pro Patria_ e la _Dante Alighieri_. -- Protesta di -Crispi. -- Corrispondenza Crispi-Nigra. -- Agitazioni irredentiste. -- -Scioglimento dei Circoli _Oberdank_ e _Barsanti_. -- La Società _Pro -Patria_ può ricostituirsi sotto il nome di _Lega Nazionale_. -- Le -dimissioni di Crispi nel 1891 e l'Austria. -- L'agitazione dell'Istria -nel 1894. -- Crispi domanda l'intervento dell'imperatore Guglielmo e -l'ottiene. -- L'ambasciatore Lanza. -- Il ritiro di Kálnoky. - - -L'irredentismo anti-austriaco nacque all'indomani della disgraziata -campagna del 1866. Ognuno sa che il 25 luglio di quell'anno Garibaldi fu -fermato sulle balze del Trentino e obbligato a ripassare la frontiera da -un telegramma del Capo dello Stato Maggiore, e ministro presso il Re, -generale Lamarmora, nel quale era detto che «considerazioni politiche -esigevano imperiosamente la conclusione dell'armistizio» e il ritiro dal -Tirolo delle schiere garibaldine. Garibaldi obbedì a malincuore e nel -paese rimase l'impressione che si sarebbero allora ottenuti i confini -naturali d'Italia alle Alpi Giulie se la guerra non fosse stata condotta -con incoerenza inesplicabile e se la pace non fosse stata conclusa -affrettatamente. - - «Una sera -- ha lasciato scritto Crispi -- il discorso cadde - sulla guerra del 1866. Io gli chiesi [al principe di Bismarck] - perchè non levò la sua voce per fare avere all'Italia il - Trentino. Egli mi rispose: la questione della cessione dei - territorii fu trattata e definita tra i due imperatori, - Napoleone e Francesco Giuseppe, prima della conchiusione della - pace, senza il nostro intervento. - - Appare chiarissimo -- soggiunge Crispi -- che l'intervento di - Napoleone nelle cose nostre fu anche nel 1866 funesto all'opera - della unificazione italiana. Nè noi, nè la Prussia potemmo - spiegare la nostra volontà. Fu dato il Veneto entro i limiti - delle frontiere amministrative impedendoci di ottenere le Alpi - orientali.» - -Altrove abbiamo narrato le vicende del movimento irredentista, che ebbe -dapprima (1868) a suo centro il comune di Palmanova presso la frontiera -austriaca, e un giornale, _Il Confine orientale d'Italia_, che cominciò -le sue pubblicazioni a Udine in gennaio 1870; abbiamo altresì accennato -incidentalmente all'azione esercitata da Crispi in favore dei sudditi -austriaci di nazionalità italiana. Qui vogliamo documentare con dati -precisi l'accorgimento col quale l'on. Crispi regolò durante il suo -governo le relazioni italo-austriache, difficili e delicate tra le -agitazioni irredentiste e le esorbitanze della polizia politica -dell'Austria. - -Non si deve tacere che Crispi non pensò mai che gl'italiani potessero -rinunziare ad ottenere la loro frontiera naturale coll'impero austriaco. -Egli pensava che è debole uno Stato le cui frontiere sieno aperte e -deplorò più volte che i ministeri italiani non avessero saputo cogliere -le occasioni favorevoli per definire la questione rimasta insoluta nel -1866. Una lettera privata del 1.º luglio 1891 ci rivela che Crispi -contava di affrontare quella questione in occasione del rinnovamento del -trattato della Triplice Alleanza. Dopo avere risollevato il prestigio -dell'Italia e acquistato personalmente autorità e fiducia presso il -governo austriaco, Crispi sperava di riuscire. Ma, come è noto, egli -lasciò il governo (31 gennaio 1891) circa un anno e mezzo prima che il -trattato scadesse (30 maggio 1892). Nella citata lettera Crispi -scriveva: - - «Al 1882 non ci volevano nella lega perchè non avevamo un - esercito importante; perchè si diffidava di noi, e per gli - elementi irredentisti nel gabinetto e pei ricordi del 1866. - - Oggi ci vogliono, e l'alleanza con l'Italia è festeggiata a - Berlino e Vienna. Perchè? Pel milione dugentomila soldati che - possiamo mettere in campo, e per la sicurezza che faremo il - nostro dovere. - - Nel rinnovamento del trattato potevamo far sentire il peso delle - nostre forze. Lo si poteva e si doveva, chiedendo per compenso - almeno una rettificazione delle frontiere. E l'avremmo potuto - ottenere, sapendo agire. A Vienna se l'aspettavano; e Berlino - avrebbe pesato sopra Vienna.» - -È certo che l'Austria non rinunzierà al Tirolo italiano se non sotto la -pressione di circostanze eccezionali. Ma al 1891 quando Crispi cedette -all'on. di Rudinì la direzione della politica estera si era già lontani -nelle sfere ufficiali austriache da quello stato d'animo che ispirava al -Cancelliere dell'Impero, conte Andrássy, la lettera del 24 marzo 1874 -all'ambasciatore imperiale a Roma, conte Wimpffen. - -In essa l'Andrássy scriveva: - - «Rapporti provenienti da fonti diverse ci hanno segnalato il - partito preso col quale certi giornali italiani incoraggiano le - speranze di alcuni malcontenti a Trieste e nel paese di Trento. - Il colloquio che recentemente avete avuto col signor - Visconti-Venosta sull'argomento e del quale m'informate nella - vostra lettera particolare del 18 aprile offrendomene - l'occasione, ne profitto per indicarvi le mie vedute. - - Io sono convintissimo della riprovazione che incontra e - incontrerà in avvenire, tanto presso il Re che presso i - ministri, ogni velleità d'annessione, e noi non possiamo che - essere riconoscenti al Governo italiano della premura messa - nello sconfessare qualsiasi agitazione in tal senso. Non mi - sembrerebbe meno conforme al nostro comune interesse - d'intenderci per impedire un movimento sostenuto da una parte - della stampa italiana, del quale uno dei più grandi - inconvenienti è di fornire le armi al partito che non vede di - buon occhio il consolidamento dei rapporti d'amicizia tra - l'Austria-Ungheria e l'Italia. - - Trattando di tale argomento con gli uomini di Stato italiani, mi - sembra opportuno che noi ci poniamo non al nostro punto di - vista, ma a quello dell'Italia. È questo lato della questione - che tengo a chiarire con le osservazioni che seguono. - - Il partito esaltato in Italia, sperando di ottenere un - rimaneggiamento territoriale a spese nostre, sembra che confonda - la situazione esistente quando fu compiuta l'unificazione - dell'Italia, con quella oggi esistente. - - Dal tempo in cui l'imperatore Napoleone era sul trono e dava la - mano alle aspirazioni nazionali, allorchè l'Austria, trovandosi - isolata, senza alleanze, di fronte ad una Prussia mal disposta e - ad una Russia ancora irritata per la nostra attitudine durante - la guerra di Crimea, era obbligata a difendere contro il - sentimento nazionale le Provincie che possedeva in Italia, non - era difficile provocare una crociata contro l'occupazione - straniera, la quale, si diceva, calpestava il suolo della - patria, e la parola d'ordine dell'Italia libera sino al mare - poteva infiammare gli spiriti anche oltre i confini della - Penisola. - - Di tutti i motori che alimentavano allora tale movimento, non ne - esiste più alcuno. Non occorre entrare in spiegazioni minute per - mostrare che la situazione è cambiata da cima a fondo. - - L'Austria-Ungheria, da parte sua, non pensa a rivendicare i suoi - antichi possessi italiani. - - Oggi le relazioni fra i due paesi riposano sul mutuo - riconoscimento delle circoscrizioni territoriali quali sono - state stabilite dai trattati. Bene o male che siano stati - tracciati, i confini esistenti sono la base invariabile della - conservazione dei buoni rapporti fra i due paesi. Se un partito - qualsiasi, col pretesto della comunanza di lingua, volesse - domandare la cessione del Tirolo meridionale o d'una parte del - nostro litorale, non sarebbe l'Austria anch'essa in diritto di - reclamare il quadrilatero come indispensabile alla buona difesa - del suo territorio? Ritornare su tale questione significherebbe - dare _a priori_ ragione al diritto del più forte. - - Dinanzi ad una situazione così pienamente mutata, la persistenza - d'una agitazione simile a quella che il Governo imperiale e - reale dovette combattere in altri tempi, non è più motivata nè - dai bisogni, nè dagli interessi dell'Italia. - - Ciononostante, non è ancora raro veder sorgere delle opinioni - che denotano una tendenza a disconoscere l'inviolabilità del - nuovo stato territoriale. Taluni giornali, specialmente, sembra - che si propongano lo scopo d'incoraggiare le velleità di coloro - che guardano con occhio di cupidigia una contrada situata al di - qua delle nostre frontiere. - - Taluno di questi giornali, è vero, fa appello non già ad una - soluzione con la forza, ma ad un accomodamento amichevole. Ma - anche per questa via, è necessario ch'io dica che non potremmo - consentire a modificare l'ordine di cose consacrato dai - trattati? Ce lo impedirebbe, innanzi tutto, il principio stesso - che sarebbe messo in questione. Il giorno che ammettessimo un - mutamento siffatto sulla base di una delimitazione etnografica, - analoghe pretese sorgerebbero e sarebbe quasi impossibile - respingerle. Non potremmo infatti cedere all'Italia popolazioni - affini per lingua senza provocare artificialmente, presso le - nazionalità poste sulle frontiere dell'Impero, un movimento - centrifugo verso le nazionalità sorelle prossime ai nostri - Stati. Cotesto movimento ci porrebbe nell'alternativa di - rassegnarci alla perdita di quelle provincie, ovvero, sempre - conformemente al sistema delle nazionalità, d'incorporare nella - monarchia le contrade limitrofe. Consentire ad un principio - siffatto sarebbe lo stesso che sacrificare l'integrità della - monarchia o essere trascinati a deviare dalla politica di - conservazione della pace e dello _statu-quo_ che seguiamo - nell'interesse nostro e dell'Europa in generale. - - Si consideri, d'altronde, dove condurrebbe l'idea delle - frontiere etnografiche se potesse generalizzarsi. Se una - questione di tale natura si volesse sollevarla tra - l'Austria-Ungheria e la Germania, dove si troverebbe il _punto - d'arresto_, e non sarebbe una sorgente dei più gravi conflitti? - Che cosa avverrebbe se delle rivendicazioni analoghe nascessero - tra la Germania e la Russia, tra le razze slave incuneate nello - stesso territorio tedesco, tra le popolazioni di diversa origine - che abitano nell'Impero ottomano, le quali, _frazionate_ e - commiste come sono, formano le configurazioni territoriali più - bizzarre e più ribelli a qualsiasi tracciato di una razionale - frontiera? Evidentemente la guerra di tutti contro tutti sarebbe - la conseguenza di simili discussioni. - - Un lavoro di decomposizione e di ricostituzione, quale lo - sognano taluni utopisti non farebbe altro adunque che dar campo - a innumerevoli competizioni e comprometterebbe, così, il riposo - e la sicurezza generale. - - Certamente, la corrente da cui sono derivate le grandi - agglomerazioni nazionali, ha avuto la sua ragion d'essere; ma se - oggi ch'esse sono costituite si pretendesse riprendere questo - lavoro _en sous oeuvre_ e proseguire, sino nei minimi dettagli, - l'applicazione dell'etnologia alla politica, si metterebbe - imprudentemente in questione l'ordine europeo formatosi - attraverso tanti dolori e si evocherebbe il caos. - - Gli uomini di Stato che trovansi ora al potere in Italia sono - troppo illuminati perchè occorra entrare con essi in ampie - spiegazioni su tale argomento. - - Oggi che non esiste in Austria-Ungheria nessun partito - importante che aspiri a rivendicare le antiche possessioni - italiane dell'Impero; oggi che tutti nel nostro paese, obliando - i dissensi del passato, riconoscono l'Italia unita quale esiste - attualmente, come una garanzia essenziale della pace e - dell'equilibrio europeo; oggi quello di cui l'Italia potesse - voler appropriarsi a nostre spese, non potrebbe avere per essa - un valore comparabile ai vantaggi assicuratile dalle buone - intelligenze con la Monarchia austro-ungarica. Io ho la - convinzione che S. M. il Re, al pari de' suoi consiglieri, si - trovino in quest'ordine d'idee. E quindi non v'è ombra di - rimprovero al loro indirizzo nelle osservazioni che precedono. - Vi ho insistito unicamente per impegnarli a unirsi a noi nello - scopo di combattere d'accordo i pericoli derivanti dalle - agitazioni annessioniste per il mantenimento dei buoni rapporti - tra i due paesi. - - Noi siamo lontani dal chiedere garanzie contro siffatte - agitazioni al Governo italiano: la nostra Monarchia trova nelle - sue proprie forze il rimedio contro il male ch'esse potrebbero - cagionare. E neppure pensiamo a imputare al Governo del Re il - linguaggio della stampa indipendente: sappiamo per esperienza - che sarebbe irragionevole prendersela con le autorità di un - paese per tutte le aberrazioni dei giornali che vi si - pubblicano. - - Tutto quello che noi desideriamo è, che i ministri italiani, - nella misura dell'influenza che sono in grado di esercitare su - taluni organi, vogliano adoperarsi a far cessare le agitazioni - di cui si tratta. Io penso che basterà di richiamare la loro - attenzione sulle considerazioni che ho segnalate, perchè - provvedano ai mezzi d'imprimere allo spirito pubblico una - direzione conforme alla nuova situazione.» - -L'argomentazione del conte Andrássy non era senza valore dinanzi alle -rivendicazioni più larghe dell'irredentismo, a quelle cioè che si -estendono a tutti i paesi di lingua italiana dell'Impero; era, invece, -poco efficace dinanzi al reclamo del confine che la natura stessa ha -segnato all'Italia.[23] E Crispi riteneva che su questa base più -limitata l'intransigenza di un tempo non esistesse più, e che fosse -possibile alla diplomazia italiana di condurre l'Austria a una -considerazione più equa del problema, gli eventi aiutando. - - [23] Giova osservare, circa la _unità_ geografico-storica del paese - oggidì denominato «Tirolo», che questa unità non ha mai esistito. - Ben altra è l'_unità politica_, la quale data appena dal 1802, - quando si fece la grande razzia dei principati ecclesiastici e fu - interrotta dal 1808 al 1815, durante gli anni nei quali il - Trentino fu annesso al napoleonico regno d'Italia, sotto la - denominazione di «Dipartimento dell'Alto Adige». Nel 1180 la casa - bavarese dei Wittelsbach teneva il Tirolo tedesco, cioè il Tirolo - propriamente detto, ed esercitava l'_avvocatura_, quindi non la - sovranità, pei principi vescovi di Trento e di Bressanone. Nel - 1363 il Tirolo tedesco passava ad Alberto III d'Absburgo e suoi - fratelli per successione di Margherita Maultache; nel 1395 al duca - Federico IV del ramo di Stiria; nel 1496 all'imperatore - Massimiliano I, finchè chiamata all'impero la linea Stiria-Tirolo - (1619), nel 1665 restò definitivamente all'imperatore Leopoldo I. - In tutti questi passaggi di dominazione non havvi mai parola del - Trentino, nè come parte integrante, nè come dipendenza del Tirolo, - al quale paese fu annesso, come s'è detto, appena nel 1802 nella - ricordata soppressione dei principati ecclesiastici. È opportuno - avvertire che nel medesimo incontro l'Austria acquistava anche il - principato arcivescovile di Salisburgo, ma invece di incorporarlo - al finitimo arciducato d'Austria, ne conservò il territorio, a - differenza dei principati vescovili di Trento e Bressanone, come - dominio o provincia autonoma, quale è tuttodì, con Dieta propria e - propria amministrazione. Infine, a sempre più dimostrare che il - Trentino non fu mai prima del 1802 considerato, nè - geograficamente, nè politicamente, siccome parte integrante del - Tirolo, è da aggiungersi che nell'art. 93 del Trattato finale di - Vienna del 1815, enumerandosi le provincie e territori, dei quali - si riconosceva la sovranità nell'imperatore d'Austria, suoi eredi - e successori, sono citati separatamente e singolarmente, non già - come un corpo solo, «i principati di Bressanone e Trento e la - Contea del Tirolo». - -Ma se egli assegnava alla diplomazia cotesto compito, era ben convinto -che le agitazioni popolari allontanavano la soluzione desiderata, -compromettendo interessi superiori. E combattè l'irredentismo -irresponsabile, non soltanto nelle sue rumorose manifestazioni e nei -suoi disegni segreti, ma anche negli eccitamenti che spesso, per -reazione, venivano dall'Austria stessa, da una polizia politica -irritante e poco accorta. Ispirando fiducia nella fermezza e nella -lealtà del governo italiano, Crispi lavorava a realizzare l'obbiettivo -di un illuminato patriottismo. - -Nel 1889 il movimento irredentista, traendo pretesto da ogni incidente e -impulso dagli atti di rigore o di arbitrio delle autorità austriache, -dilagò in buona parte d'Italia. Centri dell'attiva propaganda erano Roma -e Milano, e ad essa partecipavano i più noti del partito radicale; ma, -taluni per amore all'idea di nazionalità, altri, francofili a tutti i -costi, per la speranza di creare tra l'Italia e l'Austria tali antipatie -e dissensi che imponessero lo scioglimento della Triplice Alleanza. - -In maggio e in giugno i deputati Imbriani e Cavallotti trovarono modo di -fare per alcuni giorni dell'irredentismo dalla tribuna parlamentare a -proposito della condotta tenuta dal Console generale a Trieste, Durando, -verso un notaio italiano. Avendo l'on. Crispi ordinata un'inchiesta, -sulla relazione di essa si discusse lungamente alla Camera nella tornata -del 10 giugno, e poichè gli oratori d'opposizione avevano toccato -abilmente la corda patriottica e l'assemblea ne era impressionata, -Crispi credette opportuno che la discussione terminasse con un voto -chiaro ed esplicito, il quale ebbe luogo su di una mozione di fiducia -nella politica del governo, presentata dal venerando deputato -Cavalletto. La prudenza dell'uomo di Stato e l'intimo sentimento di -Crispi risaltano nei brani seguenti del discorso ch'egli pronunziò in -quella occasione:[24] - - [24] Cfr. Atti parlamentari. - - «... Gli onorevoli autori della mozione comprenderanno dalla - lettura di questa risposta del Piccoli, come cada interamente - l'accusa che si faceva al Durando. - - Essi sono dolenti dei risultati negativi. Avrebbero voluto, e - non so con qual beneficio, che il Durando fosse apparso - delatore, e che il Piccoli fosse appunto un irredentista. - - La questione tra il Durando e il Piccoli non è questione di - fiscalità; e benissimo disse il Piccoli che neppure il Durando, - in quel dissidio, era animato da venalità. - - La questione, o signori, è questione giurisdizionale. Trattavasi - di vedere se, rispetto ai nostri cittadini morti all'estero, - debba reggere la legge italiana o la legge del luogo. Questa è - la tesi e la vera tesi. (_Commenti._) - - Con la Convenzione del 15 maggio 1874, che i predecessori del - Durando fecero male a non applicare, era stabilito ed è - stabilito (del resto, uguali convenzioni consolari abbiamo con - tutte le potenze del mondo) che quando un cittadino muore - nell'Impero austro-ungarico, agli atti di apertura della - successione e agli atti consecutivi debba essere presente il - console, o chi lo sostituisca, e gli atti debbano farsi in - concorrenza con lui, il quale ha la suprema tutela dei nostri - concittadini. - - Che cosa si voleva dalla parte opposta? Che la legge austriaca - (e questo per fine di uguaglianza) debba imperare anche sui - cittadini italiani. Bel sistema d'irredentismo, o signori, e - proprio mi congratulo con coloro che difendono questa tesi! Ma - per i principii generali di diritto, per il principio della - dignità nazionale, in tutte le questioni in cui è impegnato lo - stato personale, è la legge del paese di origine quella che - impera. _Civis romanus sum_ in qualunque parte del mondo che io - sia, è la legge nazionale che deve essere rispettata, e il - console Durando, in questo caso, difendeva l'Italia e le leggi - sue. (_Bene!_) - - .... Il corpo consolare ha, in parte, abitudini che non posso - tutte lodare. Vi sono in esso dei valorosi, degli intelligenti, - degli uomini i quali sentono la dignità nazionale e - s'interessano, come ogni altro italiano, alle cose nostre. Ve ne - sono di quelli che hanno abitudini antiche e antichi pregiudizi. - - Il nostro corpo consolare, signori, nelle sue varie persone, - discende in parte dagli antichi corpi consolari delle distrutte - amministrazioni italiane, nelle quali ebbe un'educazione che non - è la nostra. Quindi non v'è nulla di strano che vi sia in esso - chi possa commettere, credendo di essere zelante, e di fare - opera utile nei paesi dove sia accreditato, atti che offrano il - fianco a qualche censura. (_Commenti._) - - Quante di queste false abitudini non ho trovato, che io ho fatto - di tutto per distruggere! - - Al Ministero degli Esteri non si parlava che francese prima che - io vi arrivassi. Era francese il cifrario, francesi le - corrispondenze. Cominciai per distruggere tutto ciò: il cifrario - è ora italiano, le corrispondenze sono italiane: ed in questo io - non faccio che seguire quello che fanno le altre potenze: - gl'inglesi, i tedeschi, gli spagnuoli, tutti scrivono nella loro - lingua; è giusto che noi scriviamo nella nostra. - - I cifrari della Germania e delle altre potenze, sono nelle loro - lingue rispettive, è regolare che anche il nostro sia nella - lingua che possediamo. - - Questo riguarda la forma, ma è una forma la quale tiene alla - sostanza. La lingua nazionale è il gran fattore della - nazionalità. L'obbligo di scriverla ricorda anche ai nostri - rappresentanti la loro patria nella sua forma più nobile e più - grande, che è quella della lingua. (_Benissimo!_) Vado un poco - più in là, o signori. - - In alcuni luoghi i nostri consoli, i nostri rappresentanti, - danno educazione non italiana ai loro figli, li mandano in - collegi stranieri, e capirete benissimo come, dopo ciò, - difficilmente possano avere sentimenti italiani. - - .... La pace dell'Europa ha base nei trattati. Noi, da uomini - onesti, rispetteremo questi trattati, e, se avvenga che qualcuno - li violi, sapremo fare il nostro dovere. - - L'illustre Marco Minghetti, sedendo su questi banchi, in una - discussione politica alla quale ei fu chiamato e nella quale - seppe rispondere con fulgore di parola e con quella chiarezza - d'idee che gli erano particolari, disse che per la questione - della nazionalità bisogna scegliere tempi ed anche momenti - opportuni, ma che, se mai questa questione risorgesse, se mai le - guerre portassero a modificare la carta geografica di Europa, - non sarebbe l'Italia quella che dovrebbe temere, perchè noi - nulla abbiamo a dare, molto potremmo avere a raccogliere. - (_Bene! Bravo!_) - - Ma, se questi sono i principii che devono animare ogni patriota, - segga a quei banchi [accenna ai banchi dei deputati] od a questi - [accenna a quelli dei ministri], la virtù principale, e degli - Stati, e degli uomini politici, è la prudenza. (_Bene! Bravo! a - Destra e al Centro._) - - _Marselli_: -- E la fede. - - _Crispi_, _presidente del Consiglio_: -- La virtù della prudenza - è quella che ci condusse a Roma; (_Bene! Bravo! a Destra e al - Centro_) la virtù della prudenza è quella che valse a costituire - questa grande unità che tutti invidiano, e non tutti oggi ancora - rispettano. Noi abbiamo molti nemici che insidiano la nostra - posizione; e ne abbiamo uno più operoso di tutti, che è nel seno - stesso della patria nostra, e che sarebbe lieto se, con le arti - sue, potesse giungere a rompere quel fascio delle tre potenze - che mantiene la pace del mondo. È un lavoro continuo, è una - insidia implacabile che ci viene da quel lato; e, - sventuratamente, talora, ha le lusinghe, e talora gli aiuti di - qualche potenza. (_Commenti, interruzioni_). - - Aspettiamo dunque gli eventi, e, aspettandoli, rispettiamo i - trattati, che sono la base della pace del mondo. Questo è il - nostro primo dovere: lo abbiamo adempiuto e lo adempiremo. - (_Bravo! Bene! Vive approvazioni._)»[25] - - [25] La mozione dell'on. Cavalletto era del seguente tenore: - - «La Camera confida che il Governo, seguendo l'impulso già dato, - provvederà a che i nostri rappresentanti ed agenti consolari - all'estero, coltivando l'amicizia degli Stati presso i quali sono - accreditati, esercitino incessantemente sui nostri connazionali - quella efficace tutela e quella benefica e giusta influenza che li - mantengano sempre fiduciosi e affezionati alla madre-patria.» - -Altra discussione fu fatta alla Camera nella tornata dell'8 luglio, su -interpellanza del Cavallotti. Questi si occupò specialmente di due -fatti: del divieto posto dalle autorità austriache di Riva di Trento -allo sbarco di una comitiva di gitanti italiani, e dell'arresto -prolungato di un giornalista, certo Ulmann. Al discorso violento del -Cavallotti il presidente del Consiglio rispose calmo, conciso. Non aveva -notizie esatte sull'Ulmann, che affermò essere suddito austriaco, mentre -aveva ottenuto la cittadinanza italiana; giustificò il divieto opposto -allo sbarco dei gitanti perchè, secondo un telegramma dell'ambasciatore -Nigra, una comitiva di essi, sbarcata a Riva il 23 giugno, non aveva -rispettato le leggi del luogo gridando per le vie della città «Viva la -repubblica. Viva Trento e Trieste irredente». Ma mentre pubblicamente -scagionava la condotta del governo austriaco dalle accuse, comunque -esagerate, che gli si muovevano, e affermava il dovere della dignità e -della prudenza ricordando che l'on. Cavallotti aveva «cantato in versi e -in prosa, prima e dopo il 1875 l'alleanza con la Germania, e nel 9 -aprile 1878 aveva consigliato al conte Corti un'alleanza con l'Austria», -l'on. Crispi non rinunziava a compiere il suo dovere patriottico presso -il governo austriaco: - - «2 luglio 1889.» - - _Ambasciata Italiana_ - Vienna. - - (_Riservato_). I giornali pubblicano essere stato proibito lo - sbarco a Riva di Trento ad una comitiva di regnicoli, - organizzata a scopo di gita di piacere. Questo fatto essendo - contemporaneo a quello della sospensione delle corse dei vapori - tra Venezia e Trieste preoccupa sfavorevolmente la pubblica - opinione in Italia e non è certo l'Austria che ci guadagna; - mette inoltre il Governo del Re in una difficile posizione, - tanto più se verrà portato innanzi alla Camera. Voglia dunque - chiedere schiarimenti intorno al medesimo, e qualora i relativi - ordini sieno stati dati da Vienna, voglia fare i passi opportuni - perchè la proibizione sia revocata. Sono atti di polizia che - ricordano tempi che io credeva per sempre tramontati. Il Governo - del Re ha lasciato correre atti ben altrimenti importanti, come - le manifestazioni a favore del papa-re. - - Gradirò una pronta risposta. - - _Crispi_.» - - «Vienna, 13 luglio 1889.» - - (_Personale_). Ho chiesto a Kálnoky di procurare informazioni - sull'andamento del processo Ulmann. Egli mi ha promesso - domandarle al Ministero di Grazia e Giustizia e di - comunicarmele, ma mi ha fatto osservare che i consoli, - all'infuori del levante, non hanno diritto di chiedere alle - autorità giudiziarie comunicazioni di processi criminali - pendenti. Quanto alle ragioni svolte nel telegramma di V. E., io - le esposi amichevolmente al conte Kálnoky, il quale si rende - perfettamente conto della situazione e apprezza gli sforzi da - Lei fatti per fare cessare agitazioni irredentistiche, ma - d'altra parte egli mi disse che sarebbe ingiusto e di pessimo - esempio risparmiare i rei unicamente perchè protetti dal partito - ostile all'alleanza. - - _Nigra_». - -Il 17 luglio il Comitato irredentista radicale per Trento e Trieste -diramò il seguente manifesto firmato da Giovanni Bovio, Matteo Imbriani, -Antonio Fratti e da altri: - - «_Italiani!_ - - Quando governi e parlamenti -- obbliano i diritti ed i doveri - della Nazione -- dalla grande anima del popolo sorge una voce, - che i diritti ed i doveri tutti del presente raccoglie e - compendia in un motto: _Trieste e Trento_. - - È l'istinto dell'ente collettivo, è la coscienza nazionale, che - proclama alto questi nomi, nel momento storico necessario. - - E il pericolo è grave, immediato. - - Patti che non conosciamo ci vincolano. Sappiamo solamente che - una odiosa alleanza ci lega ai nemici nostri. - - L'Italia è minacciata da una guerra che dovrebbe sostenere per - interessi di altri -- contro i proprî -- e dalla quale, vinta o - vincitrice, uscirebbe mancipio dello straniero. - - E frattanto mancipii viviamo, quasi fossimo condannati a servire - sempre. - - Ma dei fatti nostri noi soli siamo arbitri. - - Avvaliamoci di tutti i mezzi che ci vengono consentiti; - l'opinione pubblica può impedire grandi sciagure -- la volontà - determinata del popolo s'imporrà a tutti. - - Scongiuriamo i pericoli sovrastanti; stringiamoci in un patto - nei sacri nomi di Trieste e Trento. -- Questo motto e grido che - scuote -- è squillo che unisce -- è monito che avverte. - - _Roma, 17 luglio 1889._ - - _Avvertenze._ - - Le associazioni operaie, patriottiche e politiche, le Società - dei Veterani e reduci dalle patrie battaglie, Circoli popolari e - quanti fra i patrioti curanti la causa nazionale aderiscono al - presente appello, sono vivamente pregati d'inviare sollecita - dichiarazione e di costituire immediatamente nelle rispettive - località Comitati e nuclei con identico programma, mettendosi - tutti in diretta comunicazione con questo Comitato di Roma, per - le opportuna intelligenze sul lavoro da compiersi in comune. - - Tutte le comunicazioni dovranno essere inviate al seguente - esclusivo indirizzo: - - Comitato per Trieste e Trento -- _Roma_.» - -L'on. Crispi ordinò che s'impedisse l'affissione di questo manifesto e -sciolse il Comitato, con grande sdegno del partito democratico che -moltiplicò le proteste e votò anche una querela contro l'autorità di -pubblica sicurezza, la cui redazione fu affidata ai 24 avvocati del -Circolo radicale, tra i quali erano Barzilai, Gallini, Vendemini, -Pellegrini. - -Con circolare del 19 luglio Crispi proibì i Comizii che la Commissione -esecutiva segreta del Comitato irredentista aveva predisposti dovunque. -L'agitazione, tuttavia, promossa dai Comitati «pro Trento e Trieste» -sorti dai fianchi delle Associazioni radicali, era vivace, e i tentativi -di dimostrazioni contro l'Austria continui. Crispi era risoluto a -prevenirle e a reprimerle. Al prefetto di Ravenna telegrafava il 22 -luglio dolendosi che a Conselice non fossero state deferite all'autorità -giudiziaria grida sediziose emesse in una dimostrazione irredentista, -perchè «questo nuoceva al prestigio del governo e accresceva l'audacia -dei perturbatori dell'ordine pubblico». - -Dopo quest'atto di rigore, l'on. Crispi telegrafava a Berlino: - - «Roma, 29-7-89. - - _Ambasciata Italiana_ - Berlino. - - (_Riservato_). Nel suo telegramma del 25 luglio V. E. accenna - che costì fece buona impressione il decreto di scioglimento del - Comitato per Trento e Trieste. Ho fatto quello che era mio - dovere. Ma non posso celare il mio pensiero, che nel regolarsi - cogli italiani dell'Impero le autorità austriache non sono nè - sapienti nè prudenti. Sevizie e processi a nulla giovano, ed - inaspriscono gli animi. Desidero quindi che V. E. preghi il - Principe Cancelliere a nome mio di far giungere a Vienna - consigli di prudenza e di temperanza. Il Governo austriaco - comportandosi paternamente verso gli italiani della Monarchia - renderebbe più facile il mio compito verso gli irredentisti. - - _Crispi.»_ - -Il principe di Bismarck non ricusò il suo intervento: - - «Berlino, 7 agosto 1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Riservato_). Cancelliere, cui venne riferito sul messaggio - contenuto nel telegramma di V. E. 29 luglio, volendo per quanto - è possibile tener conto del desiderio da Lei espresso fece - trasmettere al Principe Reuss istruzioni confidenziali di - parlare in tempo opportuno ed in via privata al conte Kálnoky - sull'argomento delicato riguardo contegno prudente e moderato da - osservare dalle Autorità austriache verso Italiani dell'Impero. - Quell'Ambasciatore dovrà dunque nei suoi colloquii evitare - perfino apparenza d'intervento ufficiale come dal dare appiglio - a sospetto qualunque che il Gabinetto di Berlino miri ad - esercitare anche indirettamente una pressione sul Governo - Austro-Ungarico, e ciò appunto per non correre rischio di - ottenere risultati contrarii al compito di V. E. verso gli - irredentisti. - - _Launay_.» - -Frattanto la causa dell'irredentismo, sostenuta dal partito radicale, -continuava ad agitare il paese. Quale rapporto vi fosse tra cotesto -movimento e l'ingerenza che segretamente il governo francese non ha mai -cessato di esercitare in Italia, è difficile stabilire. Le autorità -politiche delle maggiori città ritenevano che gl'irredentisti avessero -accordi in Francia e probabilmente anche pecunia. - -Il 9 e 12 agosto il prefetto di Napoli, senatore Codronchi, telegrafava -al ministro dell'interno: - - «Imbriani -- d'accordo con Cavallotti -- lavora per arruolare un - numero di giovani, e tentare un'invasione nel territorio - austriaco al solo scopo di turbare le relazioni fra lo Stato e - l'Impero Austro-Ungarico. Si raccolgono armi.» - - «In aggiunta miei precedenti telegrammi comunico che deputato - Imbriani fu recentemente in Francia per prendere accordi sugli - arruolamenti clandestini che dovrebbero servire a gettare alcune - bande sulla Dalmazia.... Tra Parigi e Milano è vivissimo lo - scambio di corrispondenze e di visite.» - -L'on. Crispi fece quanto era possibile per mandare a monte gli insensati -progetti, dispose buona guardia al confine e convinse i capi del -movimento della vanità dei loro sforzi. - -Il 13 settembre un certo Enrico Caporali attentò alla vita di Crispi, -colpendolo al viso con un grosso selce. Si disse che dall'istruttoria -penale fosse risultato che il Caporali aveva frequentato le riunioni -segrete tenute dall'Imbriani. Comunque, simili atti di violenza sono -ordinariamente il frutto delle intense agitazioni politiche, e la -campagna che da mesi si faceva contro Crispi a cagione del suo fermo -governo verso gl'irredentisti, non fu di certo estranea all'attentato. - -L'8 di ottobre in un banchetto offertogli a Firenze, Crispi fece -dichiarazioni recise sull'irredentismo: - - «Da qualche tempo, con parole seduttrici, una pericolosa - tendenza cerca adescare l'animo delle popolazioni: quella che - grida la rivendicazione delle terre italiane non unite al Regno. - I nostri avversari vi cercan materia di agitazioni, ed è materia - che può appassionare le menti, sia pur generose, ma deboli ed - irriflessive. - - Circondato, però, in apparenza, dalla calda poesia della Patria, - l'_Irredentismo_ non è meno oggi il più dannoso degli errori in - Italia.» - -E svolse questo tema dimostrando che il principio di nazionalità non -poteva essere la norma esclusiva della politica italiana, -- che disarmo -e guerra, cui miravano gl'irredentisti, erano termini antitetici che -avrebbero condotta l'Italia a perdere unità e libertà, -- che l'alleanza -con l'Austria, togliendoci dall'isolamento, ci garentì nel 1882 -dall'Austria stessa e ci garentiva la pace; e invocando, infine, la fede -ai trattati, accennò altresì alla «virtù del silenzio» imposta dalla -politica che ci conveniva. - -In Austria, mentre si apprezzava la politica ferma e leale di Crispi, -non s'ignorava ch'egli, venuto dalla rivoluzione, era uomo d'idee -tenaci, e che non avrebbe subordinato gl'interessi del suo paese al -tornaconto austriaco. E lo stimavano e l'onoravano per la sua abilità, -come pel suo patriottismo. In un telegramma del 14 agosto, -l'ambasciatore de Launay facendo una relazione del soggiorno -dell'imperatore Francesco Giuseppe a Berlino, riferiva di un colloquio -col Segretario di Stato: - - «Imperatore d'Austria dichiarò quanto sia soddisfatto che il - nostro augusto Sovrano abbia un primo ministro di tanta vaglia. - S. M. imperiale è convinta di tutta l'importanza dei vincoli con - l'Italia pure pel mantenimento della pace. Il conte Kálnoky farà - tutto il possibile riguardo al contegno da osservarsi verso - gl'Italiani dell'Impero.» - -Il _Fremdenblatt_, giornale officioso della Cancelleria austriaca, -scriveva il 18 settembre in occasione dell'attentato Caporali: - -«Il criminoso attentato alla persona del ministro presidente italiano, -del quale per fortuna le conseguenze non sono gravi, diede occasione ad -un numero straordinariamente grande di dimostrazioni di simpatia per -l'illustre uomo di Stato. Sovrani e ministri attestarono al mondo colle -parole di loro condoglianza quanta stima egli possegga all'estero. -Nell'Italia stessa le principali rappresentanze civiche, le società, e -persone private diedero a conoscere con telegrammi e con indirizzi di -saper apprezzare condegnamente l'alto valore d'un Crispi, seguendo in -ciò l'esempio dello stesso Re, le cui affettuose e ripetute domande -sulla salute del ministro, onorano in egual misura il monarca ed il -ministro stesso. Il giovane che lanciò il sasso contro del Crispi per -ucciderlo, siccome egli medesimo confessa, ha con ciò provocato una -corrente di simpatia, tale da mettere appunto in piena luce l'importanza -del personaggio, ch'egli erasi prescelto a vittima. L'importanza di -Crispi non è già riposta nelle sue eminenti doti politiche, o nella sua -intelligenza, o nella presenza di spirito, o nella sua risolutezza ed -infaticabile attività; no: essa è riposta in ciò, che egli tutte queste -qualità le mise al servizio di una grande causa, che egli (e ciò -appartiene senz'altro in prima linea al talento politico) è l'ardita -guida su quella via, che egli stesso, uno fra i primi, riconobbe per la -retta.... - -_È questa l'epoca d'un'Italia veramente indipendente, vincolata a nessun -patronato, che da vera grande potenza_ entra libera di se in una lega di -grandi potenze. Il nome di Crispi è strettamente congiunto a questa -evoluzione; più strettamente che quello d'alcun altro. Egli è il -rappresentante dell'Italia novissima, e la sua posizione fra i -personaggi politici d'Europa segna qual posto tenga l'Italia in Europa.» - -Dal _Diario_ di Crispi: - - «1890 -- 13 ottobre. - - Verso le 11 ant. è venuto il barone de Bruck di ritorno in Roma - dopo la villeggiatura. - - Dichiarò aver visto due volte l'Imperatore Francesco Giuseppe, - in luglio ed in questo mese prima della sua partenza per - l'Italia. - - L'Imperatore gli manifestò il desiderio di poter vedere spesso - il nostro Re. Se il nostro Re lo invitasse alle manovre - militari, l'Imperatore vi andrebbe volentieri. Queste visite - potrebbero essere annuali, e ricambiarsi anche, andando il - nostro Re alle manovre militari in Austria. - - I Sovrani dovendo essere accompagnati dai rispettivi ministri, - ne verrebbe che tra questi si renderebbero facili le - comunicazioni e lo scambio delle idee. Grande sarebbe il - beneficio che si otterrebbe da ciò e per le relazioni che - diverrebbero cordiali fra i due monarchi e per la intimità che - si costituirebbe fra i due ministri. - - Venendo l'Imperatore alle manovre non intenderebbe aver - soddisfatto all'obbligo della restituzione della visita al Re, - dovuta dopo il viaggio di S. M. a Vienna nel 1881. - - La restituzione della visita, lo comprende l'Imperatore, - dovrebbe farsi a Roma. Egli non può farla nella posizione in cui - si trova col Vaticano. S. M. I. e Reale se venisse in Roma non - sarebbe ricevuto dal Papa; e il Monarca austriaco non potrebbe - subire questo affronto: dovrebbe rompere col capo della Chiesa - ed egli deve evitare un avvenimento di tanta importanza. - - Francesco Giuseppe parlò di me al de Bruck con parole - lusinghiere. Disse che il mio contegno, tenendo saldi i vincoli - di alleanza fra i due Stati, assicura la pace e garantisce il - benessere dei due popoli. L'Imperatore incaricò il de Bruck di - portarmi i suoi saluti e le sue speciali felicitazioni. - - Alle 7 di sera il de Bruck ritornò da me per darmi lettura di un - dispaccio di Kálnoky, ricevuto nel pomeriggio. Il ministro si - felicita del mio discorso di Firenze, dandone il più lusinghiero - giudizio.» - -Il testo del telegramma del conte Kálnoky è questo: - - «Io prego Vostra Eccellenza di esprimere al signor Crispi le mie - più fervide congratulazioni per il suo discorso di Firenze e di - dirgli che egli, colla sua geniale e logicamente inconfutabile - esposizione degli interessi politici d'Italia, ha dimostrato al - suo Paese non solo, ma a tutta Europa la rettitudine [_die - Richtigkeit_] della sua politica. La qual cosa giova all'Italia - e alla sua situazione internazionale. - - Il suo linguaggio coraggioso e da vero uomo di Stato può, dagli - alleati d'Italia che hanno iscritto sulle loro bandiere il - rispetto ai trattati ed ai principii monarchici, essere - considerato come una nuova prova che la Triplice alleanza così - necessaria alla pace d'Europa, poggia sopra una solida base e - possiede nella prudente ed energica personalità del Crispi un - custode fedele preparato ad ogni eventualità.» - -La corrispondenza che segue dimostra l'interessamento che Crispi metteva -nell'eliminare le cause di dissenso tra l'Italia e l'Austria, e il buon -volere del conte Kálnoky, e anche della Cancelleria germanica, nel -secondarlo: - - «Roma 3-9-1889. - - _Ambasciata Italiana_ - Vienna. - - (_Riservato_). Prego Vostra Eccellenza far pratiche, adoperando - tutta sua influenza personale, perchè il Governo Imperiale - solleciti per quanto sta in lui l'azione della giustizia - nell'affare Ulmann. Comunque debba essere la sentenza, è - interesse politico dei due paesi che si termini presto un - processo che rimane causa permanente di disagio, e che ad un - dato momento potrebbe provocare nuovi serii imbarazzi. Vorrei - Ella ottenesse prima di partire un impegno formale. Pregola - telegrafarmi. - - _Crispi_.» - - «Vienna, 3-9-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Riservato_). Appena ricevuto il telegramma di V. E. mi recai - da Kálnoky e gli rinnovai l'istanza anche a nome di V. E. perchè - facesse tutto ciò che dipendeva da lui per sollecitare esito del - processo Ulmann. Feci notare a S. E. esser di grande interesse - politico per i due Stati il tôr di mezzo questa causa permanente - d'imbarazzo per ambedue. Kálnoky mi promise di fare passi - solleciti presso il Ministero della Giustizia nel senso - desiderato e di farmi conoscere l'esito che non mancherò di - telegrafare. - - _Nigra_.» - - «Vienna, 10-9-1859. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Riservato_). Kálnoky mi ha detto che la istruzione relativa ad - Ulmann è finita, e che il giudizio è ora deferito alla - Magistratura ed al Giurì d'Innsbruck. Egli crede che il processo - sarà terminato prima della riunione del nostro Parlamento e mi - ha promesso che farà tutto ciò che dipende da lui per - accelerarlo attivamente. Ho preso atto della sua promessa. - - _Nigra_.» - - «Vienna, 2-10-89, - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Segreto_). Attenendomi istruzioni impartitemi dall'E. V. col - telegramma di ieri, ho toccato oggi al conte Kálnoky colla - dovuta prudenza e nel modo che ho creduto più confacente allo - scopo, la questione dei recenti provvedimenti presi contro - sudditi italiani a Trieste. Ricordando poscia a S. E. le - promesse da esso fatte all'ambasciatore di S. M. l'ho pregato - caldamente di volersi adoperare perchè il processo Ulmann fosse - terminato al più presto possibile. - - Il conte Kálnoky mi ha risposto che ignorava i particolari dei - fatti a cui io avevo fatto allusione, e che avrebbe assunto - presso il conte Taaffe le necessarie informazioni, ma mi ha - soggiunto che da quanto aveva potuto apprendere dai giornali, - quei provvedimenti riguardavano sudditi italiani che avrebbero - preso parte al getto di petardi di cui si avrebbero le prove, e - che tali provvedimenti non avevano certamente nulla di rigoroso. - Osservai al conte Kálnoky che nell'interesse di tutti e due i - paesi sarebbe però necessario di evitare ogni misura che potesse - servire di pretesto a qualsiasi agitazione, ma S. E. mi replicò - che detti provvedimenti non avevano un carattere vessatorio e - che non costituivano altro che una semplice misura di sicurezza - pubblica che incombe ad ogni Stato di prendere. In quanto al - processo Ulmann il conte Kálnoky mi ripetè quanto aveva già - fatto conoscere all'ambasciatore di S. M. e disse che esso aveva - fatto tutto il possibile per accelerarne la soluzione e che era - a tale proposito in trattative con il conte Taaffe. Avendo io - accennato alla urgenza che tale processo fosse terminato prima - di novembre, cioè prima della riunione del Parlamento italiano, - S. E. mi rispose che non dubitava che esso sarebbe già terminato - per quella data e che il ritardo attuale proveniva dalla solita - procedura giudiziaria indispensabile. - - _Avarna_.» - - «Berlino, 3-10-89. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Riservato_). Il Sottosegretario di Stato scrisse ieri al - principe Reuss di parlare al conte Kálnoky nel senso del - telegramma di V. E. del 1º ottobre riguardo al contegno delle - autorità austro-ungariche a Trieste. Non occorre notare che - condizione essenziale di riuscita di tale entratura sia di - osservare segreto il più assoluto sull'istruzione trasmessa dal - Governo imperiale al suo rappresentante a Vienna. - - _Launay_.» - - «Vienna, 22-10-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - Nel ricevimento ebdomadario di oggi ho fatto presso S. E. il - conte Kálnoky nuove insistenze nel senso delle istruzioni - impartitemi dall'E. V. con telegramma del 12 relativamente - processo Ulmann. Egli ha detto che s'era anche recentemente - occupato di questo affare, che ne aveva parlato col Ministro - della Giustizia, perchè si adoperasse per sollecitare al più - presto la soluzione del medesimo, e che sperava sempre che - avrebbe potuto essere terminato prima della fine del mese. Nel - caso contrario, egli ha aggiunto che si sarebbe provveduto - perchè si riunisse per questo processo una sessione - straordinaria. - - _Avarna_.» - - «Vienna, 27-10-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - Kálnoky mi ha pregato oggi di recarmi da lui per parlarmi del - telegramma di V. E. da me comunicato ieri a Szögyeny relativo al - processo Ulmann. Egli ha detto che, malgrado desiderio che qui - si ha di corrispondere ai desideri di Lei, non era possibile - accordare al R. Console la facoltà di assistere, nella sua - qualità ufficiale, a quel processo, giacchè la concessione di - tale facoltà, che non venne mai data ad alcun console estero, - era contraria alla legislazione austriaca. Se questa fosse ora - accordata al R. Console, il Governo sarebbe costretto concederla - pure ai consoli degli altri Stati, ciò che non potrebbe - ammettere. Feci nuovamente osservare a Kálnoky, che simile - facoltà era però accordata ai consoli esteri in Italia e che - sarebbe stato opportuno per i legami d'amicizia esistenti fra i - due governi, essa fosse concessa ai RR. Consoli in - Austria-Ungheria; ma il Ministro rispose che ignorava essa fosse - stata accordata ai consoli austro-ungarici in Italia e da quanto - a lui risultava essi non ne avevano almeno fatto mai uso. Del - resto, egli aggiunse che il Ministro di Grazia e Giustizia - austriaco erasi già pronunziato contrariamente a questa - concessione nel progetto di dichiarazione (di cui mi diede - lettura e che verrà in seguito comunicato alla R. Ambasciata) da - esso preparato in contrapposto a quello del R. Governo - relativamente all'interpretazione dell'articolo 16 della - Convenzione consolare del 1874. Kálnoky mi pregò infine - d'esprimere a V. E. suo rammarico che la legislazione austriaca - impedisse al Governo Imperiale di soddisfare in questa occasione - la di Lei domanda. - - _Avarna_.» - - «Berlino, 7-11-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Riservato_). Prima di ricevere telegramma di V. E. del 5 corr. - avevo domandato per ben due volte a questa Cancelleria imperiale - quale fosse il risultato delle istruzioni trasmesse al principe - di Reuss in conseguenza del desiderio espresso nel telegramma di - V. E. del 1.º ottobre. Mi fu risposto che era in corso a Trieste - una inchiesta la quale avrebbe già messo in rilievo seri gravami - contro Ulmann ed altri imputati politici di quella città: mi fu - d'altronde assicurato che verso l'epoca della gita - dell'Imperatore Guglielmo a Monza, furono da noi esposti gli - inconvenienti che il giudizio non avesse luogo prima della - riunione del nostro Parlamento. Supponeva che di ciò fosse stata - fatta menzione nei colloqui di V. E. col conte di Bismarck. Mi - feci premura di parlare colla voluta prudenza al - sotto-segretario di Stato e d'insistere nel senso del telegramma - giuntomi ieri sera; egli ne riferirà a Friedrichsruhe, il - Principe Cancelliere non essendo aspettato a Berlino che verso - metà di questo mese. Intanto il S. S. di Stato non taceva quanto - riuscirebbe malagevole di tornare con Kálnoky sopra argomento - così delicato e che sta fuori della sua competenza. Il Gabinetto - di Berlino per quanto gli spetta evita di sporgere querela sia - in Austria-Ungheria che in Russia per certe amministrazioni che - sicuramente non procedono coi dovuti riguardi per gli interessi - dei tedeschi nei due Imperi. - - _Launay_.» - - «Vienna, 7-11-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - Kálnoky non dovendo tornare a Vienna che domani, ho comunicato - stamane a Szögyeny telegramma di V. E. in data di ieri, relativo - processo Ulmann. Ho insistito presso lui sugli inconvenienti - risultanti dal ritardo frapposto nel terminare quel processo, - specialmente in vista della prossima riunione del Parlamento - italiano. Egli mi ha risposto che avrebbe riferito a Kálnoky, - appena fosse tornato, la mia comunicazione, e che oggi stesso - avrebbe parlato a Taaffe perchè si adoperasse altrimenti per - fare dare un pronto compimento al giudizio, che egli disse non - essere infatti ancora cominciato, malgrado le promesse state - fatte al Ministero Imperiale e Reale. Szögyeny ha aggiunto che - si rendeva perfettamente conto degli inconvenienti da me - accennati, e che per ciò qui si metteva ogni impegno per - accelerare la soluzione del processo, che sperava avrebbe potuto - essere terminato prima della riunione del nostro Parlamento. - - Appena avrò potuto vedere Kálnoky, non mancherò di far nuove - insistenze nel senso delle istruzioni di Lei. - - _Avarna_.» - - «Vienna, 10-11-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - Ho profittato dell'udienza datami oggi da Kálnoky per insistere - nuovamente presso di lui perchè il processo Ulmann fosse - terminato prima della riunione del Parlamento italiano. Egli mi - ha risposto che, subito dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe, - aveva in questo senso adoperato tutta la sua influenza personale - presso il Ministro di Giustizia, il quale però avevagli - rappresentato le difficoltà che tuttora si opponevano a che il - processo potesse essere terminato nel termine desiderato, - giacchè era necessario procedere alla traduzione dall'italiano - al tedesco di tutti gli atti voluminosi del processo. In tale - stato di cose Kálnoky mi ha pregato di annunziare all'E. V. che - egli per far cosa gradita e per togliere di mezzo questa causa - d'imbarazzi tra i due Governi aveva proposto che non si desse - più seguito al processo Ulmann e che questi fosse rinviato in - Italia. Egli sperava che l'Imperatore avrebbe acconsentito a - tale sua proposta. - - _Avarna_.» - - «Vienna, 16-11-1889. - - _S. E. Crispi_ - Roma. - - (_Personale_). Kálnoky mi annunziò oggi che fedele alla promessa - fattami e tenendo conto speciale delle istanze di V. E. di - abbandonare il processo contro Ulmann e di espellerlo in Italia, - S. M. diede il suo consenso e l'ordine relativo è stato - impartito. Ho ringraziato in di Lei nome il Conte Kálnoky di - questo provvedimento che fa testimonianza di moderazione governo - imperiale e di deferenza verso il governo del Re. - - _Nigra_.» - - «Come fulmine a ciel sereno -- annunziava il 19 luglio 1890 il - giornale slavo _Narodni List_ di Zara -- è scoppiata la notizia - che il governo ha sciolto la Società _Pro Patria_ la quale aveva - la sua sede a Trento e diramazioni in tutte le terre «irredente» - della nazione italiana in Austria.... Si racconta che - nell'ultimo Congresso tenuto a Trento, _inter-pocula_ se ne - intesero tante e tante che obbligarono il governo allo - scioglimento della Società. Benedetto vino che compromise - Noè....» - -La notizia che con gioia non dissimulata dava l'organo dei croati, era -vera. I motivi del decreto di scioglimento erano questi che trascriviamo -testualmente: - - «La Società non politica _Pro Patria_ la quale, a mezzo di - gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al Litorale ed - alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890 - in Trento, dietro proposta del socio Carlo Dr. Dordi e fra vivi - applausi ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via - telegrafica alla Società _Dante Alighieri_ in Roma, nonchè al - presidente della stessa, Bonghi, la piena adesione e le più - sincere felicitazioni; - - Essendo notorio che la Società _Dante Alighieri_ in Roma osserva - un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica ed emergendo - da ripetute comunicazioni pubbliche, portate a generale - conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le - aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro - l'interesse dello Stato austriaco, la Società _Pro Patria_, col - summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre - agli scopi scolastici, messi dallo statuto sociale in prima - linea, mira anche ad altri scopi e precisamente a scopi - politici, i quali secondo le circostanze potrebbero cozzare con - le disposizioni del codice penale; - - Questa tendenza sleale ed anti-patriottica della Società _Pro - Patria_ si è palesata anche in modo indiretto col fatto, che il - comitato, costituito per l'organizzazione di festività in - occasione del Congresso generale della Società _Pro Patria_ in - Trento, a capo del quale era il presidente del gruppo locale di - Trento, l'avvocato Carlo Dr. Dordi, tralasciò di imbandierare la - città, come era progettato ed anche notificato all'Autorità, in - seguito al decreto di quell'i. r. Commissario di polizia, a - tenore del quale l'imbandieramento non venne concesso che a - condizione che contemporaneamente venisse pure inalberata in - posizione distinta una bandiera dai colori dell'impero - austriaco....» - -Lo scioglimento della _Pro Patria_ di una associazione cioè che si -proponeva fini non politici, ma di cultura, era stato da parecchi mesi -deciso, da quando, in aprile, l'idea di un monumento a Dante in Trento -veniva accolta e suffragata in Italia da numerose sottoscrizioni come -affermazione d'italianità. La pubblica sottoscrizione per l'erezione -della statua era stata permessa in Austria dall'Imperatore; in Italia, -quando ad essa vollero partecipare Consigli Comunali e provinciali con -esplicite deliberazioni politiche, fu vietata da Crispi. Ma ciò non -bastò al governo austriaco, il quale credette opportuno di colpire il -sentimento italiano, come se questo potesse mortificarsi o distruggersi -con una misura di polizia. Il pretesto non era neppure ben scelto, -poichè non era vero che nell'incriminato e non trasmesso telegramma alla -società _Dante Alighieri_, allora costituitasi, il congresso della _Pro -Patria_ avesse fatto «piena adesione», mentre invece aveva soltanto -espresso «la propria soddisfazione per la costituzione» di quella -Società. Ed era anche infondato che la _Dante Alighieri_ «osservasse un -contegno ostile alla monarchia austro-ungarica» e che le aspirazioni di -essa fossero «rivolte direttamente contro lo Stato austriaco». Il -secondo motivo del decreto era anch'esso insussistente, perchè a Trento, -in occasione del congresso, non era stata esclusa la bandiera -dell'impero essendosi dal Comitato locale -- che nulla poi aveva da fare -con la presidenza della Società _Pro Patria_ -- rinunziato -all'imbandieramento della città. - -La _Dante Alighieri_, chiamata in causa nel decreto dell'i. r. Ministero -dell'interno, protestò con la seguente lettera diretta a Crispi, quale -Presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri: - - «_Eccellenza_, - - Nel decreto di scioglimento della Società _Pro Patria_, dal - Governo austriaco è dato a prova della condotta sleale e - antipatriottica di essa -- così dice -- il seguente principale - motivo: - - «La Società non politica _Pro Patria_, la quale, a mezzo di - gruppi locali, estende la sua attività al Tirolo, al litorale ed - alla Dalmazia, nel Congresso generale tenutosi il 29 giugno 1890 - in Trento, dietro proposta del socio Carlo Dott. Dordi e fra - vivi applausi, ha deliberato a voti unanimi di comunicare in via - telegrafica alla Società Dante Alighieri in Roma, nonchè al - presidente della stessa. Bonghi, la piena adesione e le più - sincere felicitazioni; - - «Essendo notorio che la Società Dante Alighieri in Roma osserva - un contegno ostile alla monarchia austro-ungarica, ed emergendo - da ripetute comunicazioni pubbliche portate a generale - conoscenza mediante la stampa periodica italiana, che le - aspirazioni di quella Società sono rivolte direttamente contro - l'interesse dello Stato austriaco, la Società _Pro Patria_ col - summenzionato deliberato ha dato a conoscere che essa, oltre - agli scopi scolastici, messi dallo statuto sociale in prima - linea, mira anche ad altri scopi, e precisamente a scopi - politici, i quali, secondo le circostanze, potrebbero cozzare - con le disposizioni del codice penale». - - Il Consiglio centrale della Società Dante Alighieri non può - scegliere migliore testimone della erroneità patente di tali - asserzioni che il Presidente dei ministri del Regno d'Italia. - - La Società Dante Alighieri non si è tenuta segreta; ha operato e - discorso alla luce del giorno; ha comunicati i suoi intendimenti - al Governo e dal Governo ha ricevuto conforto e aiuto. - - Ciò basta a provare che nessuno dei fini che le attribuisce il - decreto austriaco le si può legittimamente attribuire; ed è - obbligo, non diciamo soltanto nostro, ma del nostro stesso - Governo, di protestare contro asserzioni che impugnano la lealtà - nostra e la sua. - - La Società Dante Alighieri non si è proposta di esercitare altre - influenze in ogni paese dove vivano italiani, se non quelle che - Società della stessa natura esercitano dappertutto, senza nessun - sospetto di adoperarsi ad altro che a mantenere vivaci e fecondi - alcuni vincoli intellettuali, morali e storici. - - In Austria stessa i Tedeschi e gli Slavi fuori dei suoi confini - le esercitano rispetto a' Tedeschi e agli Slavi dentro i suoi - confini. Perchè solo agli Italiani, che non sono retti dal - Governo austriaco, dovrebbe esser vietato di esercitarle - rispetto a quelli che sono retti da esso? Gioverebbe al Governo - austriaco stesso mostrare al mondo che solo gli Italiani - considera come nemici, e dove per gli altri popoli il Governo - austro-ungarico è monarchia, solo per essi non schiva di parere - tirannide? - - Noi non entriamo a giudicare l'atto altamente rincrescevole per - il quale è stata sciolta la Società _Pro Patria_, che aveva - comuni i fini con noi, fini supremamente civili, razionali e - degni di osservanza e rispetto. Noi sappiamo che non potremmo - dirigerci al nostro Governo se intendessimo chiedergli che esso - comunicasse all'austriaco un nostro giudizio e suo. La libertà e - l'autonomia dei governi, o bene o male usate, sono un principio - supremo di condotta per tutti. - - Questo soltanto ci preme di accertare: che cotesto atto di - scioglimento di una Società tanto benemerita, fin dove presume - di avere avuto motivo dalle sue relazioni colla nostra, da - telegrammi supposti che non abbiamo mai ricevuti, da giornali - italiani dei quali nessuno è organo nostro, e da simili altre - accuse in tutto fantastiche, non ha in realtà motivo di sorta o - almeno nessun motivo che si confessi apertamente. - - Sicuri che Ella vorrà tener conto di questa nostra protesta e - usarne nei modi che Ella creda meglio opportuni, le attestiamo - il nostro ossequio. - - Dell'Eccellenza Vostra - - Dev.mi - - _I Membri presenti in Roma del Consiglio_ _Centrale - della Società Dante Alighieri_: _Ruggero Bonghi_, - deputato al Parlamento, presidente -- _G. Solimbergo_, - deputato al Parlamento, vicepresidente -- _Giulio_ - _Bianchi_, deputato al Parlamento -- _Ferdinando_ - _Martini_, deputato al Parlamento -- Avvocato _Pietro_ - _Pietri_ -- Dottor _Gaetano Vitali_, segretario.» - -L'azione diplomatica che in quella circostanza spiegò l'onorevole Crispi -risulta dai seguenti documenti: - - «[_Telegramma_] - - _Conte Nigra ambasciatore d'Italia_ - Vienna. - - Roma, 22 luglio 1890. - - (_Riservato-personale_). Che il conte Taaffe abbia sciolto il - _Pro Patria_, nulla ho da obbiettare, perchè trattasi di un atto - interno di governo. Quello che dovrò osservare a V. E. è che il - ministro austriaco ha commesso due gravissimi errori nella sua - ordinanza: il primo nell'aver asserito esser stato spedito dal - presidente del Congresso un telegramma alla Società _Dante - Alighieri_, il che non fu; il secondo, nell'aver detto che - questa abbia scopi politici ed irredentisti. - - La _Dante Alighieri_ è un'associazione meramente letteraria, e - basta conoscere i nomi del suo Presidente e dei suoi socii per - convincersi come essi sian di opinioni temperate e come nulla - farebbero che potesse suscitare al Governo italiano imbarazzi - internazionali. - - Non posso intanto nasconderle che l'ordinanza austriaca ha - prodotto una dolorosa impressione negli elementi più moderati - del nostro paese, i quali si domandano se questo sia il modo col - quale si possa mantenere tra l'Italia e l'impero vicino - quell'alleanza che tanto ci è necessaria. - - Qui tutti sospettano che il Taaffe, devoto al partito cattolico, - sia contrario alla triplice alleanza e che vedrebbe di buon - occhio lo scioglimento della medesima. - - Voglia tener per sè queste informazioni e se ne serva col conte - Kálnoky qualora lo crederà opportuno. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Conte Nigra_ - Vienna. - - Roma, 24 luglio 1890. - - _Signor Ambasciatore,_ - - La Luogotenenza di Trento ha sciolto la Società _Pro Patria_. Il - Governo del Re nulla ha da dire circa un atto di amministrazione - interna che in sè stesso sfugge al suo giudizio, ciascuno Stato - essendo padrone di governarsi con i criteri che gli sembrano più - opportuni. - - Debbo però affermare nell'interesse dei rapporti internazionali, - che la notizia del fatto ha prodotto nel Regno la più penosa - impressione, sovratutto per i motivi che dicesi abbiano ispirato - il decreto di scioglimento. - - In questo, difatti, si dichiara che due sarebbero le ragioni - dell'atto luogotenenziale. La prima è che il Presidente del - Congresso tenutosi a Trento il 29 giugno avrebbe inviato alla - Società italiana _Dante Alighieri_, per mezzo del telegrafo, la - sua piena adesione e le più sincere felicitazioni per l'opera - della Società medesima. La seconda sarebbe, che la Società - _Dante Alighieri_ osserverebbe un contegno ostile alla Monarchia - Austro-Ungarica e che le aspirazioni di detta società sarebbero - rivolte direttamente contro gli interessi dell'Impero. - - Or mi permetto di osservare, Signor Ambasciatore. che codeste - considerazioni sono prive di fondamento. Anzitutto la Società - _Dante Alighieri_ presieduta dall'Onorevole Ruggero Bonghi, non - ricevette alcun telegramma dal Congresso Trentino e per - conseguenza la Luogotenenza imperiale e reale è stata male - informata. È deplorevole che per un atto di tanta importanza - s'invochino a motivo due notizie false. - - Passo a ciò che più giova conoscere e che interessa - un'associazione nazionale, quale è la Società _Dante Alighieri_. - - La Società _Dante Alighieri_ non ha scopi politici. I soci che - la compongono appartengono al partito moderato e non vanno - confusi -- sarebbero i primi a sdegnarsene -- con coloro i quali - fanno professione d'irredentismo. La Società _Dante Alighieri_ - si propone il culto della lingua italiana in tutte le regioni in - cui questa è parlata e non oserebbe far cosa che potesse - influire sulla politica internazionale del Governo o - pregiudicare l'azione di questo all'estero. Le relazioni della - Società _Dante Alighieri_ col Governo sono tali e così notorie - che ritengo come un'offesa fatta a noi ogni imputazione che le - si possa fare di tendenze faziose, o di atti che in qualunque - modo o misura potessero ledere le buone relazioni che l'Italia - mantiene coll'Impero vicino. - - Voglio sperare che il Conte Taaffe, presa notizia delle cose - come realmente sono avvenute, saprà correggere l'opera della - imperiale e reale Luogotenenza di Trento. Non intendiamo con ciò - influire sugli atti amministrativi del governo austriaco, ma - solamente osservare che a nessuno è dato, ancorchè pubblico - funzionario, offendere gratuitamente con ingiustificate - imputazioni un governo amico. Il contegno del Luogotenente non è - certamente di tal natura da mantenere quell'accordo che noi - cerchiamo e ci sforziamo di tener saldo, a costo anche della - nostra popolarità. - - Allorchè io seppi che a Trento volevasi innalzare una statua a - Dante e che il Governo austriaco aveva permesso non solo questo - omaggio all'altissimo poeta, ma anche l'istituzione di una - Società che tende a favorire il culto della lingua italiana, me - ne compiacqui e rallegrai, vedendo in quell'atto di buona - politica un fatto reale che alla nazionalità italiana guarentiva - nel poliglotta Impero gli stessi diritti che sono guarentiti ai - Tedeschi, agli Slavi, agli Ungheresi, ai Boemi, ai Rumeni ed a - tutti gli altri popoli che fanno parte dell'Impero. - - Ora sono dolentissimo di dover constatare le condizioni - difficili che vengono fatte al Ministero Italiano in questa - occasione. Finchè la fiaccola dell'Irredentismo si trovava - accesa dai radicali, io non li temevo. Ma l'atto ultimo, il - quale ravviva la memoria di altri atti non pochi che ogni tanto - rivelano l'intolleranza di codesto governo, basterà, temo assai, - a turbare o per lo meno a raffreddare la gente moderata e - tranquilla, sul cui appoggio il governo sapeva di potere sino ad - ora contare. - - Non so se Ella riuscirà a far comprendere tutto ciò al Governo - austro-ungarico e se il Conte Kálnoky dispone di sufficiente - autorità per richiamare il suo Collega dell'Interno a migliori - consigli. Dirò soltanto a Vostra Eccellenza come l'alleanza con - l'Austria, che solo io potevo difendere, avrebbe contro di sè un - maggior numero di nemici, e che non so se al 1892 o il mio - successore od io avremmo la forza necessaria a rinnovarla. - - Comprendo che il Conte Taaffe, che è cattolico convinto, - potrebbe venire dalle ispirazioni del Vaticano indotto ad atti - che lo obbligassero a combattere l'alleanza delle potenze - centrali. Però al di sopra di lui sta S. M. l'Imperatore e Re, - che si distingue per tanto buon senso e per tanta esperienza di - governo, ed all'Augusto Sovrano non può sfuggire la - considerazione che l'opera nostra, la quale è utile alla - Monarchia, è resa oltremodo difficile se il suo Ministro non - agisce d'accordo con noi per raggiungere lo scopo cui tutti - miriamo. - - Con ciò fo seguito al mio telegramma dei 22 sera. Le accludo - copia della protesta direttami il 21 luglio dalla Società _Dante - Alighieri_, e desidero che Ella si ispiri alle considerazioni - che sono contenute in questa lettera per discorrere del delicato - argomento con quelle riserve ed in quei modi che crederà più - opportuni, avvertendo sempre che è mio intendimento evitare ogni - causa di dissapori col Governo Imperiale e Reale. - - Gradisca, signor Conte, gli atti della mia alta considerazione. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_ - Roma. - - Vienna, 27 luglio 1890, - - _Signor Presidente,_ - - Mi pregio di segnar ricevimento della lettera che V. E. mi fece - l'onore di dirigermi il 24 corr. relativamente allo scioglimento - della Società _Pro Patria_ la quale fa seguito al telegramma - ch'Ella mi diresse il 22 corrente, ricevuto il 23, e redatto nel - medesimo senso; nonchè della copia di lettera annessa, diretta a - V. E. dal Consiglio Centrale della Società _Dante Alighieri_. - - Al suo telegramma ebbi l'onore di rispondere col mio telegramma - del 25 corrente che mi pregio di confermare e di qui - trascrivere: - - (_Riservato_). «Ringrazio V. E. della informazione che mi dà - rispetto alla Soc. _Dante Alighieri_. Essa sa che il Governo - Austro-Ungarico non ammette alcuna ingerenza estera per ciò che - riguarda i sudditi italiani dell'Austria. Io non posso perciò - parlare della soluzione della Società _Pro Patria_ a Kálnoky, - tanto meno dopo che un telegramma da Roma inserito nella _Neue - Freie Presse_ annunzia che io fui incaricato di far passi in - proposito. Ora mi permetta di rilevare un'espressione del suo - telegramma. Ella sembra credere che la dissoluzione sia stata - fatta per sentimenti clericali del Ministero. La quistione non è - clericale, giacchè nella società disciolta vi erano parecchi - preti e d'altra parte fra quelli che applaudirono alla - dissoluzione vi è la stampa liberale tedesca dell'Austria. Il - fatto è che la dissoluzione è dovuta a certe imprudenze della - detta società, a proposito delle quali il Governo - Austro-Ungarico non ammette che noi siamo meglio informati di - lui, trattandosi di società esistente in Austria». - - V. E. mi rispondeva col telegramma seguente: - - «Roma, 26 luglio 1890. - - (_Riservato_). Non ebbi mai in mente ch'Ella reclamasse presso - codesto Governo contro il Decreto _Pro Patria_ ed i giornali che - lo scrissero fantasticarono. Nella mia lettera del 24 che non - tarderà a ricevere, le ho dichiarato che ogni Governo entro i - confini dello Stato ha pienissimo diritto e nessuno può - ingerirsi negli atti della sua interna amministrazione. Lo scopo - per il quale a V. E. mi diressi col telegramma e con la lettera - fu d'informarla delle impressioni sentite in Italia dal decreto - per lo scioglimento del _Pro Patria_ e del contegno e degli - scopi dell'associazione italiana _Dante Alighieri_, che non mira - alle provincie italiane dell'Austria, ma estende la sua azione - in tutti i paesi nei quali sono italiani, questa istituzione - completa l'opera iniziata dal Governo coll'istituzione delle - scuole italiane all'Estero». - - Confermandole che io non posso fare dello scioglimento della - Società _Pro Patria_ e delle circostanze in cui si produsse, - l'oggetto di una conversazione col conte Kálnoky, mi riservo - però la prima volta che avrò occasione di vedere il conte - Taaffe, senza entrare nel merito della questione, di fargli - notare l'errore di fatto in cui cadde nelle considerazioni che - precedono il decreto relativamente alle comunicazioni della - Società _Pro Patria_ con quella della _Dante Alighieri_ di Roma, - e intorno agli scopi di quest'ultima. Ma quest'errore è già - stato rilevato da una parte della stampa, ed il miglior modo di - metterlo in rilievo è quello di dare la maggior pubblicità - possibile alla lettera che in proposito fu diretta all'E. V. dal - Consiglio Centrale della Società _Dante Alighieri_ in Roma. - - Per quanto mi risulta da ogni fonte il Vaticano ha potuto bensì - compiacersi dell'accaduto come di cosa che possa nuocere alle - buone relazioni tra i due paesi, ma non ebbe nessuna parte nella - determinazione di cui si tratta. La questione, ripeto, non è - clericale, ma essenzialmente politica ed irredentista. L'E. V. - tocca, nella sua lettera, una questione assai grave, quella - della continuazione dell'alleanza dell'Italia - all'Austria-Ungheria, che sarebbe, a di lei giudizio, resa più - difficile dalla cattiva impressione che l'atto di cui si tratta - fece in Italia e si può aggiungere dall'impressione non meno - cattiva che produssero in Austria-Ungheria alcuni atti della - Società _Pro Patria_. Non è certo intenzione di V. E. come non è - la mia, di trattare una simile questione per incidenza. Mi - limito soltanto a ricordare qui ciò che a Lei è ben noto, cioè, - che tale alleanza, la quale del resto non fu fatta da Lei nè da - me, fu consigliata all'Italia da circostanze imperiose che - ignoro se siano modificate, che fu chiesta dall'Italia, non - dall'Austria-Ungheria; che fu mantenuta con lealtà da ambe le - parti, e suppongo con reciproco vantaggio. Spetterà alla - saviezza dei Governi che presiederanno più tardi alla direzione - politica dei due Stati lo esaminare se convenga rinnovarla nel - 1892. - - Gradisca, signor presidente, i sensi della mia alta - considerazione. - - _Nigra_.» - - «_S. E. Conte Nigra_ - Vienna. - - Roma, 31 luglio 1890. - - _Signor Conte,_ - - (_Personale_). Ho la sua del 27. - - Nulla ho da aggiungere alla mia lettera del 24 ed ai telegrammi - del 22 e del 26. Sento quanto ella mi scrive nella sua del 27, e - sul decreto per lo scioglimento del _Pro Patria_ ritengo inutile - per ora ogni ulteriore discussione. - - Mi permetta, però, che io spenda poche parole sovra un argomento - che scivolò quasi per incidente nella nostra corrispondenza e - che è della massima importanza. - - Io non voglio riandare le origini del trattato d'alleanza. - Ammetto che se ne deve all'Italia l'iniziativa. Posso però - giudicare la situazione quale essa è, ed in questo giova alle - due parti parlarne senza preconcetti e con vero disinteresse. - - Io sono di parere che l'alleanza sia utile all'Italia ed - all'Austria. - - L'Italia deve aver sicure le sue frontiere. Non potendo pel - momento aver amica la Francia, ed è una sventura, deve ad ogni - costo tenersi stretta all'Austria, e non comprometterne - l'amicizia. - - Se l'Austria ci sfuggisse, si alleerebbe subito alla Francia in - difesa del Papa. Le conseguenze sarebbero incalcolabili. - - L'Austria alla sua volta ha bisogno dell'Italia, la quale, in - certe occasioni, potrebbe renderle segnalati servizii. - L'Austria, sicura alle Alpi e nell'Adriatico, avrebbe piena - libertà d'azione verso l'Oriente, dove sono i suoi veri - interessi e donde può essere assalita dai suoi veri nemici. - - L'Austria è quella che è, e se volesse modificarsi correrebbe il - rischio di andare in rovina. Per vivere però è obbligata a - rispettare tutte le nazionalità racchiuse entro i confini - dell'Impero. - - Dalla parte nostra dirò che l'Italia è interessata perchè - l'Austria non si sfasci. Per noi essa è una grande barricata di - fronte ad eventuali e più pericolosi avversarli, che giova tener - lontani dalle nostre frontiere. - - Posto ciò, tra l'Italia e l'Austria non ci dovrebbero essere - quistioni. Quella dei confini sarà, un giorno o l'altro, - risoluta amichevolmente. - - Vuolsi intanto osservare che in Italia l'alleanza coll'Austria - non è simpatica, essendo pur troppo recenti i ricordi delle - lotte nazionali e del mal governo imperiale. - - Necessario, quindi, che l'Austria faccia dimenticare il suo - passato, e che negli atti di governo eviti di ferire il - sentimento di nazionalità, che è ancora vivo negli italiani. - - Queste considerazioni, signor Conte, le proveranno che le mie - opinioni sono abbastanza concilianti, e che quando io chiedo - qualche cosa da cotesto Governo, lo fo sempre nell'interesse dei - due paesi. - - Dev.mo suo - _F. Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_ - Roma. - - Vienna, 7 agosto 1890. - - _Signor Presidente,_ - - (_Personale_). Ho il suo autografo del 31 luglio e ne La - ringrazio. Il suo linguaggio è da uomo di Stato, e la sua - lettera dalla prima all'ultima sillaba è oro di coppella. Ella - stima l'alleanza utile all'Italia e all'Austria. Posso - assicurarla che tale è pure l'opinione di Kálnoky e di tutto il - Ministero austriaco. Questi Ministri si rendono perfettamente - ragione della cattiva impressione che produce in Italia la - dissoluzione della Società _Pro Patria_. Ma fra i due mali essi - preferiscono quello che credono il minore per loro. - Preferiscono, cioè, che la cattiva impressione si produca in - Italia, anzichè in Austria. Vogliono l'alleanza e sono pronti a - eseguirne fedelmente gli obblighi, ma a condizione che non si - voglia imporre l'irredentismo in casa loro. La situazione è - tale; e nessun Ambasciatore o Ministro può cambiarla. - - Certo, sarebbe desiderabile che ai sudditi Italiani dell'Austria - fosse concessa una posizione eguale nel fatto a quella accordata - alle altre nazionalità dell'Impero. Ma per ottener ciò - converrebbe che gl'Italiani sudditi dell'Austria si mettessero - dal loro canto nella situazione delle altre nazionalità, ciò che - non fanno. Bisognerebbe, cioè, che rinunciassero - all'irredentismo. - - Invece non lasciano passare occasione senza affermarlo; e la - Società _Pro Patria_ spinse il suo zelo fino ad una - dimostrazione contro la bandiera austriaca. Io non mi arbitro di - giudicarli. Accenno il fatto. E constato, una volta di più, che - ogni indizio d'un'immistione da parte del Governo italiano in - questi affari, peggiora, invece di migliorarla, la situazione - degl'Italiani sudditi dell'Austria. E viceversa, ogni atto di - questi che miri all'Italia, rende più difficile la situazione - del Governo italiano verso l'Austria-Ungheria. - - E qui potrei terminare la mia lettera, attesochè in sostanza - Ella comprende perfettamente la situazione, e sa che non c'è da - insisterci. - - Ma non posso dispensarmi dal ripeterle qualche altra - considerazione, già toccata in precedente corrispondenza. Ella - sembra credere che le disposizioni contro il _Pro Patria_ si - debbano in parte al clericalismo del Conte Taaffe. Ora mi preme - il levarla da questo errore. Anzitutto in questo paese sono - tutti, più o meno, clericali. Ma nel caso presente il - clericalismo non ha nulla che fare. Se invece del Conte Taaffe, - il Ministro dell'Interno fosse il più liberale degli Ebrei di - Vienna, la situazione non cambierebbe d'un punto solo intorno a - questo affare. Ella ha visto gli applausi con cui la - dissoluzione fu accolta dalla stampa liberale viennese. Non è - dunque questione di clericalismo. Ma bensì questione politica - irredentista. Per carità. La supplico di non vedere i Gesuiti là - dove proprio non ci sono. - - Mi preme inoltre di ben constatare un altro punto. Io non vorrei - ch'Ella credesse che io rifugga dal fare a Kálnoky o agli altri - Ministri imperiali comunicazioni sgradevoli. Abbia la bontà di - persuadersi che io da questi signori non ho nulla, ma proprio - nulla, da sperare, nè da chiedere, nè da temere; e che non tengo - punto a restar qui. Nella posizione mia posso dire molto - liberamente a loro, come a Lei, come ad ognuno, quello che - penso, anche quando ciò che penso possa tornar sgradevole. Ma - non amo dar colpi di spada nell'acqua e far passi non solo - inutili, ma dannosi, tali, cioè, da raffreddare senza profitto - le relazioni fra i due Stati. - - Ancora una parola sull'alleanza coll'Austria, ch'Ella mi scrive - non esser popolare in Italia. Anzitutto io penso ch'Ella renderà - a Kálnoky la debita giustizia. In ogni questione che finora si - presentò, il concorso dell'Austria-Ungheria non ci fece mai - difetto, e fu talora più pronto e più largo di quello della - Germania. - - Deploro che quest'alleanza non sia popolare presso di noi, e che - non se ne comprenda la necessità. Le mie simpatie per la Francia - datano da un pezzo e non le ho mai celate; e, certo, se avessi - visto la possibilità di un'alleanza tra la Francia e l'Italia, - io non sarei ora qui. Ma anche quando la direzione delle - relazioni fra l'Italia e la Francia era in mano d'uomini - notoriamente amici alla Francia, come Cairoli e Cialdini, non - solo non fu possibile un'intesa fra i due Governi, ma ci fu lo - schiaffo di Tunisi. - - Se, ciò non ostante, non vi è simpatia fra noi per l'alleanza - Austro-Italica, questo prova che il nostro povero paese non è - ancora stato abbastanza miserabile, e che ha bisogno di altre - lezioni più disastrose e più umilianti. Si scosti dall'alleanza - attuale, e le avrà. All'Italia nella situazione presente - dell'Europa si presentano tre alternative: - - O l'alleanza attuale, con tutti i suoi pesi, ma con la sicurtà; - o in ginocchio dinanzi alla Francia; o diventare un grande - Belgio, senza l'industria. E ancora, non è ben certo che il - grande Belgio, mercè le divisioni e le amputazioni, non - diventasse piccolo. - - Mi creda, signor Presidente - - Suo devotissimo - _Nigra_.» - - «_Il R. Console Generale d'Italia a Trieste a Crispi_ - - Roma. - - Trieste, 3 agosto 1890. - - _Signor Ministro_, - - Anzichè riferire e necessariamente ripetere le notizie già - pubblicate e diffuse dalla stampa, mi sembra di dover piuttosto - riassumere e considerare i fatti di maggior rilievo e - d'interesse per il R. Governo. - - L'ordinanza ministeriale che pronunciò la dissoluzione del _Pro - Patria_ è stata dappertutto e con estremo rigore applicata ed - eseguita. - - Chiuse le scuole e gli asili d'infanzia dipendenti dalla - Società, il Governo con una lunga serie di provvedimenti che i - più giudicano errori, se ne appropriò i documenti ed i fondi: - vietò le collette, proibì ogni pubblica adunanza e - manifestazione e tutti quasi sequestrò i giornali del Regno. - - Ma queste severe misure non fecero che accrescere i malumori - nazionali ed inasprire una situazione già per se stessa - difficile, nè scevra di pericoli: offesero ma non sgominarono - gli italiani; dispiacquero ai tedeschi, inquieti della parte - d'influenza che lo Stato concede agli Slavi; nè i Croati e - Sloveni contentarono, perchè parvero miti troppo e - insufficienti. - - Impensierisce per vero il loro contegno e l'aggressivo - linguaggio della stampa slava la quale fin d'ora proclama il - proprio trionfo e la rovina di nostra nazionalità. - - Rassicura invece il calmo e dignitoso atteggiamento degli - italiani regnicoli e non regnicoli. - - I cittadini del Regno, infatti, provano tuttodì d'intendere non - solo le esigenze della politica internazionale, ma di sentire - quanto importi, nell'interesse dei connazionali soggetti - all'Austria, di starsene assolutamente da parte; i non regnicoli - hanno saputo resistere al partito che tentò trascinarli più in - là del dovere, e non colle dimostrazioni nè con clamorose - proteste, ma servendosi dei mezzi legali forniti dalla - costituzione, seriamente rivendicano l'uso dei diritti, che la - stessa costituzione loro consente. - - A Trieste frattanto di giorno in giorno si aspettano le - decisioni del supremo Tribunale dell'Impero, e tali si sperano - da permettere che il soppresso sodalizio su altre basi risorga. - - Nell'Istria, dove sono più numerose che altrove le scuole - italiane, l'agitazione è maggiore: e le fiere parole pronunciate - dal Podestà di Rovigno nell'ultimo recente Congresso della - Società Politica Istriana (V. E. potrà leggerne il testo - nell'accluso foglio) tutta ne rilevano la gravità e - l'importanza. - - In Dalmazia, e secondo risulta dal pur qui compiegato rapporto, - gli Slavi danno quasi per finita la lotta, e dettano a dirittura - patti e condizioni. - - _Malmusi_.» - -L'atto del governo del conte Taaffe suscitò in Italia un vivo malumore, -del quale naturalmente profittarono i radicali. L'agitazione -irredentista divampò, e l'on. Crispi dovette adoperare tutta la sua -autorità ed energia per frenarla. - -Ecco un saggio delle istruzioni ch'egli dava ai prefetti: - - «_Commendator Basile Prefetto_ - Milano. - - 26-7. - - (_Riservato_). Ripeto a lei quel che telegrafai al suo collega - di Bari: - - Il decreto per lo scioglimento del _Pro Patria_ è un atto di - politica interna di un governo straniero, contro il quale non - abbiamo il diritto di agire. - - Rispettiamo l'indipendenza degli altri Stati, se vogliamo - rispettata la nostra. - - La dimostrazione popolare che si minaccia di fare costà sarebbe - un reato ai termini dell'articolo 113 del codice penale, il - quale punisce con la detenzione da tre a trenta mesi ogni atto - che possa turbare le relazioni amichevoli del Governo italiano - con un Governo straniero. - - Faccia modo di persuadere i promotori della dimostrazione a - starsi tranquilli. Qualora i consigli non giovino, esegua la - legge. - - _Crispi_.» - - «_Commendatore Basile Prefetto_ - Milano. - - 31 luglio 1890. - - (_Personale_). I comizi e le dimostrazioni contro il decreto di - scioglimento del _Pro Patria_ sarebbero atti antipatriotici che - darebbero ragione al Governo austriaco del preso provvedimento. - - I soci del _Pro Patria_ affermavano che il loro era un sodalizio - che aveva solo per iscopo la cultura nazionale e la diffusione - della lingua patria nelle provincie nelle quali si parla - l'italiano. - - Le dimostrazioni ed i comizi indicherebbero che il _Pro Patria_ - era realmente un'associazione irredentista, siccome la disse la - luogotenenza di Trento. Ne verrebbe danno ai soci, ai quali - sarebbe tolta anche la possibilità di ricostituirsi sotto altro - nome. - - Veda Missori, Antongini ed altri patrioti e tenti di valersi - dell'opera loro per dare sani consigli a coloro che con un - preteso patriottismo turberebbero l'ordine in Italia e - nuocerebbero a quelle popolazioni che dicono di voler redimere. - - Invoco da tutti che sentano i doveri di patria e li adoperino. - - _Crispi_.» - -Nella seconda metà di agosto Crispi fu costretto ad adottare un -provvedimento che diremo dimostrativo della sua ferma volontà di -troncare l'agitazione irredentista: sciolse (decreto 22 agosto) le -Associazioni, i Comitati, i Circoli e i Nuclei (denominazioni diverse di -enti che si proponevano scopi identici) intitolati a Guglielmo Oberdank -e a Pietro Barsanti. - -Non vi furono contumelie che i radicali non lanciassero a Crispi, pel -suo «servilismo austriaco». Ma egli, in verità, compiva un dovere -penoso, e dei suoi sentimenti fanno testimonianza i telegrammi scambiati -col Re Umberto, il quale era in grado di apprezzare il patriottismo del -suo primo ministro: - - «_A S. M. il Re_ - Montechiari. - - 25 agosto 1890. - - Oggi contemporaneamente in tutte le città nelle quali - esistevano, furono sciolti i sodalizii intitolati _Barsanti_ ed - _Oberdank_. - - I funzionari della pubblica sicurezza fecero il loro dovere e - però le operazioni riuscirono. - - In Roma furon trovate delle bombe. - - Gli atti furono mandati all'autorità giudiziaria. - - Sempre agli ordini di V. M. - - Il devotissimo servo - _F. Crispi_.» - - «_S. E. Cav. Crispi Pres. Cons. Ministri_ - - Montechiari, 28 agosto 1890. - - Ho ricevuto il suo telegramma di avant'ieri sera. - - I provvedimenti presi per lo scioglimento dei Circoli _Oberdank_ - e _Barsanti_ sono ottimi, essendo tali da far cessare una - equivoca tolleranza indegna di paese reputato civile e liberale. - La schietta energia di lei varrà a persuadere i facinorosi che - hanno da fare con un Governo deciso a farsi rispettare e lo - rispetteranno. Spero che d'altra parte un Governo alleato non - renderà più difficile il patriottico compito di lei con atti - eccessivi ed inutili. - - Ad ogni modo di tutto la ringrazio di cuore. - - Qui procede ogni cosa bene. Sono molto soddisfatto dello spirito - delle truppe, come pure dell'accoglienza che dovunque ricevo - dalle popolazioni. - - Con sentimenti di viva amicizia - - aff.mo - _Umberto_.» - - «_A S. M. il Re_ - Montechiari. - - 28 agosto 1890. - - L'Austria faccia la sua via. La deploro, ma non devo - inquietarmene. - - Facendo il nostro dovere e governando fortemente l'Italia, - potremo a suo tempo aver ragione di dichiarare che non fu nostra - la colpa se le sorti dell'impero vicino precipiteranno. - - Sempre agli ordini di V. M. - - Il devotissimo servo - _F. Crispi_.» - -Nel settembre un incidente del quale un suo collega del Ministero fu -piuttosto vittima che responsabile, contrariò vivamente Crispi e rese -inevitabile un provvedimento che lo addolorò molto. - -In un banchetto offerto in Udine all'on. Seismit-Doda, ministro delle -Finanze, uno dei commensali, l'avv. Feder, brindando al Doda e -ricordando che nel 1848 - - «udita la rivoluzione di Vienna che fece scappare S. M. - Cattolica Apostolica Romana» da Trieste si recò a Venezia per - «partecipare a quell'Assemblea gloriosa che votò la resistenza - ad ogni costo», augurò che «Sua Eccellenza chiudesse la sua - laboriosa carriera.... con il viaggio inverso, su nave italiana, - col tricolore italico spiegato vittoriosamente al vento.» - -L'on. Seismit-Doda sentì l'augurio e tacque; ma la stampa s'impossessò -dell'avvenimento e gli attribuì il valore che aveva, quello cioè di una -manifestazione irredentista, presente e presunto consenziente un -ministro del Re. - -Crispi telegrafò subito al Doda meravigliandosi del suo contegno, e -rimproverandolo perchè lui e il prefetto non avevano abbandonato la sala -del banchetto. - - «Rimanendo indifferenti -- soggiungeva -- avete implicitamente - aderito agli oratori e agli applausi. Capo del Governo, non devo - permettere che si dubiti della lealtà con la quale vengono - eseguiti i patti internazionali, nè far sospettare che uno solo - dei miei colleghi sia contrario alla mia politica.» - -L'on. Seismit-Doda non poteva più rimanere ministro. Ma invece di -persuadersene s'irritò, fece comunicazioni ai giornali d'opposizione e -non si arrese all'invito amichevole di dar le dimissioni; cosicchè -Crispi fu costretto a proporre al Re un decreto di esonerazione -dall'ufficio. - -La questione fu portata alla Camera e discussa nella tornata del 19 -dicembre. Crispi reclamò un voto e la Camera, su di una mozione -presentata dall'on. Angelo Muratori, approvò la condotta di Crispi con -271 _sì_, contro 10 _no_ e 16 astenuti. - -La sentenza della Corte suprema dell'Impero sullo scioglimento del _Pro -Patria_ fu pronunziata il 28 ottobre. Essa dette un colpo al cerchio e -l'altro alla botte: approvò l'ordinanza governativa, ma permise che la -Società disciolta si ricostituisse sotto la denominazione di _Lega -Nazionale_. In conclusione al decreto del 16 luglio si volle dare il -valore di un monito: che la Società italiana non si occupasse di -politica. - -L'ultima fase dell'azione diplomatica di Crispi è rappresentata dai -seguenti telegrammi: - - «_Ambasciata Italiana_, - Vienna. - - Roma, 26 ottobre 1890. - - (_Riservato_). Le parole dell'avvocato del governo imperiale - regio riferentisi società _Dante Alighieri_ innanzi al supremo - tribunale dell'Impero ed il giudizio dato sul signor Bonghi non - avrebbero grande importanza se fossero stati pronunciati da chi - non avesse avuto l'obbligo di conoscere le cose italiane. Dette - a Vienna producono fra noi impressione così strana da - costringerci a chiedere che almeno non ne resti traccia nella - sentenza che emanerà il 28 corrente il Tribunale contro il _Pro - Patria_. Il nostro onesto desiderio dovrebbe essere assecondato - poichè, altrimenti, il falso concetto ove si ripetesse in un - atto officiale, farebbe pessimo senso in Italia, specialmente in - questo momento. Del resto, lo stesso conte Kálnoky, parlando al - conte Nigra, avrebbe già riconosciuto l'errore di avere nella - questione del _Pro Patria_ citato la _Dante Alighieri_. - Nell'intrattenere d'urgenza su quanto precede il signor - Szögyeny, Ella vorrà inoltre adoperarsi perchè il _Fremdenblatt_ - non continui co' suoi comunicati intorno la corrispondenza - vaticana col Nunzio Galimberti, poichè diversamente ci - troveremmo obbligati a pubblicare i documenti pontifici nella - loro integrità, il che nuocerebbe a tutti, salvochè a noi. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_, - Roma. - - Vienna, 26 ottobre 1890. - - (_Riservato_). Ho comunicato a Szögyeny telegramma di V. E. di - iersera relativo nota _Fremdenblatt_. Szögyeny mi ha detto che - detta Nota era stata pubblicata soltanto per rispondere alle - domande che da varie parti erano state dirette al Ministero a - tale riguardo, e che essa non aveva altro scopo che di - constatare che qui non si aveva notizia alcuna della - corrispondenza scambiata tra il Vaticano e Monsignore - Galimberti. Szögyeny aggiunse che sarebbe stato dolentissimo se - si attribuisse un'intenzione qualsiasi sfavorevole verso - l'Italia al governo austro-ungarico, il quale non desiderava - punto ingerirsi in questione siffatta. Szögyeny mi pregò di - assicurare l'E. V. che, per quanto era in suo potere, avrebbe - provveduto a che pubblicazioni ufficiose in tal senso non - avessero luogo in avvenire. - - _Avarna_.» - - «_S. E. Crispi._ - - Vienna, 27 ottobre 1890. - - (_Confidenziale_). Szögyeny è partito stamane di buon mattino - per la caccia e non sarà di ritorno che sul tardi nella sera. - - La comunicazione, di cui Ella m'incarica, non potrà quindi - essergli fatta che domani. - - Profitto occasione per sottometterle alcune considerazioni. - - Il principale capo di accusa contro il _Pro Patria_ è.....(?) di - essa con la _Dante Alighieri_. - - Questa accusa fu ribattuta dall'avvocato Lovisoni che difese - vittoriosamente la _Dante Alighieri_ e l'on. Bonghi, dimostrando - i loro scopi leali. Contro ciò il rappresentante del Governo - mantenne l'accusa con parole ch'Ella desidera non ne resti - traccia nella sentenza. - - I passi di cui Ella m'incarica, ove fossero bene accolti, - metterebbero questo Governo in contradizione e - giustificherebbero la domanda sporta dal _Pro Patria_ di essere - riabilitato, ciò che il Governo austro-ungarico non sembra - disposto a fare. - - Qualora l'E. V. giudicasse che, malgrado ciò, io faccia a - Szögyeny la comunicazione in discorso, io non mancherò di - eseguire col maggior impegno e premura le di Lei istruzioni. In - tal caso io la pregherei di telegrafarmi di urgenza i suoi - ordini. - - _Avarna_.» - - «_Ambasciata Italiana_, - Vienna. - - Roma, 27 ottobre 1890. - - (_Urgente_). Il fatto d'avere noi lasciato sussistere la _Dante - Alighieri_, dovrebbe bastare di prova a codesto Governo che - quella società non ha scopi politici, ma solamente letterari. - Altrimenti sarebbe stata sciolta come sciogliemmo altri - sodalizi. Voglia quindi dar corso alle mie istruzioni facendo - conoscere anche quanto precede al signor Szögyeny. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_, - Roma. - - Vienna, 28 ottobre 1890. - - Ho comunicato a Szögyeny i due telegrammi di V. E. relativi alla - _Dante Alighieri_, esponendogli le varie considerazioni in essi - svolte. Szögyeny mi ha detto che Kálnoky non aveva mancato di - far conoscere a Taaffe il colloquio da esso avuto col R. - Ambasciatore relativamente ai falsi apprezzamenti qui portati - sopra la _Dante Alighieri_ e sopra l'onorevole Bonghi. Szögyeny - ha aggiunto che, siccome il Ministero degli Affari Esteri non - aveva alcuna azione diretta sul Presidente della Corte Suprema, - egli si sarebbe oggi stesso recato d'urgenza dal Conte Taaffe - per parlargli nel senso dei due telegrammi di V. E. da me - comunicatigli, manifestandogli il desiderio di lei. Szögyeny mi - ha detto che, a parer suo, la sentenza non conterrebbe alcuna - cosa che potesse essere spiacevole al governo del Re e alla E. - V. - - _Avarna_.» - -Le elezioni generali del dicembre 1890 venendo dopo un lungo periodo di -agitazioni promosse dal partito radicale, furono per questo una grande -sconfitta. Tra le felicitazioni giunte d'ogni parte a Crispi non -mancarono quelle austriache. Il conte Nigra in un telegramma dell'11 -gennaio 1891, interessante anche perchè toccava altro argomento spinoso, -si faceva eco delle felicitazioni di Francesco Giuseppe: - - «Ieri essendo a pranzo dall'Imperatore, S. M. si congratulò con - me delle ultime elezioni in Italia e rese in termini calorosi - testimonianza della fermezza e abilità con cui è condotta la - politica interna ed esterna dell'Italia. Le ripeto le stesse - frasi perchè l'Imperatore è in generale molto sobrio di - apprezzamenti. Aggiunse che la Triplice alleanza costava - sacrifici, ma che era riuscita ad ottenere il fine di preservare - la pace in Europa. Passato il discorso alla questione economica - spiegai a S. M. la vera ragione della prorogata facoltà di - denunciare il Trattato vigente, che è di dare ai due Governi la - possibilità di esaminare la nuova situazione quale uscirà dai - negoziati in corso fra l'Austria-Ungheria e la Germania allo - scopo di migliorare possibilmente il Trattato per ambo le parti. - - L'Imperatore s'informò poi con interesse del Re e della Regina. - L'Imperatrice mi disse che era dolente di non avere avuto - occasione nel suo viaggio in Italia di far visita alla Regina, - della quale parlò nei termini i più lusinghieri e mi domandò se - le sarebbe possibile visitarla altrove che a Roma. - - Io risposi che credevo che la Regina sarebbe stata per parte sua - sempre felice d'incontrarsi coll'Imperatrice in qualunque luogo, - ma che vi era qualche cosa più potente che la volontà dei Re e - delle Regine, e questa era la pubblica opinione del paese, la - quale non avrebbe approvato la visita altrove che a Roma.» - -E quando pel voto di dispetto del 31 gennaio 1891 Crispi fu lasciato -andar via da chi avrebbe avuto dovere e interesse di mantenerlo al -governo, il Cancelliere d'Austria-Ungheria telegrafava al suo -ambasciatore a Roma, barone de Bruck, come segue: - - «5 febbraio 1891. - - Je prie V. E. de chercher sans tarder une occasion pour exprimer - à Mr. de Crispi mes plus vifs regrets sur sa decision de se - retirer et de lui dire que pendant tout le temps qu'il était au - pouvoir, la manière loyale et caracteristique d'un homme d'état - superieur avec laquelle il a su conduire d'une main énergique - les affaires politiques, était d'un avantage inappreciable pour - la cause de la paix européenne et pour les rapports entre nous - et l'Italie. - - Je doute que l'Italie possède un autre homme d'état qui sache - juger et mener les affaires intérieures et extérieures de son - pays d'une façon aussi éminente que Mr. de Crispi, ce qui me - porte à admettre qu'il ne se retirera pas de la scène politique - sur laquelle il occupe un rôle aussi prépondérant. - - _Kálnoky_.» - -E l'organo della Cancelleria, il _Fremdenblatt_, dedicava -all'avvenimento un articolo di fondo (4 febbraio) di cui riferiamo -solamente le prime righe: - -«Con Francesco Crispi è caduto un grande ministro. Crispi è uno dei più -eminenti fra i personaggi che nell'odierna Europa rappresentano una -parte politica; è una figura sorprendente, caratteristica, superiore. -Egli portò seco nella vita pubblica il temperamento del siciliano; uno -spirito vivace e bollente, ma insieme avveduto, calcolatore, che in lui -si accoppia a sommi talenti e ad una indomabile energia. È in questi -ultimi anni che il mondo imparò a conoscere in quest'uomo, che -fin'allora aveva sostenuta una parte soltanto nel ristretto cerchio -della politica interna italiana, un personaggio singolare ed -importante.» - -In dicembre 1893 Crispi riassunse il governo del paese nelle note gravi -condizioni, e il barone de Bruck, tuttavia ambasciatore a Roma, fu tra i -primi a recargli, coi suoi, i saluti del Cancelliere Kálnoky e i -migliori augurii «pour la grande tâche» che si era addossata. E il conte -Nigra, ancora da Vienna con le «sincere congratulazioni per il suo -ritorno al potere» gli telegrafava: - - «Vostra Eccellenza avrà visto che la di Lei presenza al Governo - è salutata con fiducia dall'opinione pubblica di questo paese, - conforme a quello del Governo imperiale.» - -L'opera di Crispi per ristabilire l'ordine pubblico, turbato -specialmente in Sicilia e in Lunigiana, era seguìta con simpatia anche -in Austria; e quando in giugno 1894 l'energico ministro fu oggetto di un -secondo attentato, quello di Paolo Lega che gli sparò contro a -bruciapelo, fortunatamente senza colpirlo, il conte Nigra scrivendo al -Ministro degli affari esteri attestava che il fatto aveva suscitato -«l'indignazione contro l'assassino e la calorosa simpatia verso -l'illustre patriotta italiano». - -Ma in ottobre di quell'anno, Crispi ebbe motivo di forte lagnanza contro -il governo imperiale per un'ordinanza che imponeva agl'italiani -dell'Istria l'uso delle iscrizioni e diciture anche in lingua croata, -facendo nascere una grande agitazione in tutti i paesi austriaci di -lingua italiana, la quale si ripercuoteva in Italia. Le difficoltà -contro le quali Crispi lottava allora strenuamente erano così gravi, che -la nuova vessazione austriaca l'irritò. Al conte Nigra egli scriveva in -lettera privata: - - «Procediamo con difficoltà nel governo del paese, ma - procediamo.... Giunge intanto inopportuno il movimento - dell'Istria. Esso è argomento di agitazione per gli avversari - del Governo.... L'Austria intanto avrebbe potuto essere più - prudente. Impero poliglotta, la sua potenza verrebbe dal - rispetto di tutte le nazionalità, delle quali si compone lo - Stato. E poi parmi che mal cotesto Governo si fidi degli Slavi, - i quali tengon fissi gli sguardi a Pietroburgo. Aggiungasi, che - l'opera di annullare la lingua italiana nelle opposte sponde - adriatiche è difficile, e con la violenza diviene impossibile. È - più facile italianizzare gli Slavi, che slavizzare gl'Italiani. - - Cotesta politica, praticata prima del 1848, aveva la sua ragione - d'essere. Oggi manca di scopo, perchè il Governo italiano - mantiene lealmente l'amicizia col vicino Impero. - - Io non oso far proposte, ma se Ella potesse dire una buona - parola a Kálnoky, farebbe opera saggia. Accordino agl'Italiani - gli stessi diritti accordati alle altre nazionalità e - conserveranno la pace all'Impero, e l'eco dei disordini non si - ripercuoterà nella penisola nostra.» - -Come in passato, dopo aver fatto direttamente al governo austriaco le -sue rimostranze, sul successo delle quali non poteva avere una fiducia -assoluta per lo spirito tenacemente sospettoso di quell'ambiente -governativo, Crispi chiese l'intervento a Vienna della potenza ch'era -interessata alle buone relazioni italo-austriache, e si rivolse -all'imperatore Guglielmo: - - «_Conte Lanza Ambasciatore d'Italia_, - Berlino. - - Roma, 5 novembre 1894. - - La condotta del Governo austriaco nella Istria manca di ogni - buon senso. - - L'Impero essendo poliglotta, è necessità di vita per esso - rispettare tutte le nazionalità e specialmente l'italiana e la - tedesca che sono le sole civili. - - La preferenza per gli slavi è a danno suo e a danno di tutti. - Non devo nascondere che quella agitazione mette il Governo - italiano in una difficile situazione e rende nel popolo sempre - più antipatica la nostra alleanza con l'Austria, che non è punto - amata nel paese. - - Io farò il mio dovere, ma non mi si ponga in condizione da - essere obbligato a dimettermi. - - Vegga subito l'Imperatore e lo scongiuri ad interporsi perchè - cessi cotesta questione delle lingue e si rispetti l'italiana - come la slava. - - _Crispi_.» - -L'ambasciatore forse non indovinò l'animo di Crispi e gli parve che -l'incarico che gli veniva dato non potesse eseguirsi con la rapidità -richiestagli; certo, rispose in maniera che a Crispi parve accusasse -tepidezza: - - «Non posso, naturalmente, vedere Imperatore quando voglio, ma - devo aspettare propizia occasione, oppure chiedere udienza, cosa - troppo insolita e lunga non essendo S. M. mai ferma. - - In tutti i modi, se non direttamente almeno per mezzo - Cancelliere farò oggi pervenire orecchio S. M. Imperiale - condizioni in cui politica Austria-Ungheria in Istria mette - Italia. - - Non dubito S. M. Imperiale farà, come meglio potrà, pervenire - consigli a Vienna.» - -Crispi replicò: - - «Dopo ventisette mesi che ella, generale del nostro esercito e - ambasciatore, è di residenza a Berlino, mi stupisce che non - abbia ottenuto il benefizio di vedere l'Imperatore tutte le - volte che l'esigenza della politica internazionale possa - richiederlo. - - Non posso nasconderle che il di lei telegramma è molto - sconsolante.» - -A questo brusco rimprovero l'ambasciatore inviò telegraficamente le sue -dimissioni. Crispi non le accettò: «Faccia il dover suo innanzi tutto e -poscia vedrò come convenga provvedere». Ma nel mentre si svolgeva questa -concitata corrispondenza, l'imperatore, informato, ordinava al conte -Eulenburg, ambasciatore germanico a Vienna che si trovava in quei giorni -a Berlino, di raggiungere subito la propria residenza e di dar consigli -nel senso desiderato da Crispi e nell'interesse della saldezza -dell'alleanza. - -Il 7 novembre l'ambasciatore di Germania a Roma, de Bülow, si recava a -visitare Crispi per assicurarlo che l'imperatore aveva esaudito il di -lui desiderio. Lo pregava altresì a nome del suo Sovrano di non -accettare le dimissioni del Lanza. Il generale Lanza era molto stimato a -Berlino e l'imperatore ne apprezzava il tatto e le qualità di perfetto -gentiluomo. L'incidente fu risoluto come risulta dai seguenti -telegrammi: - - «_S. E. Lanza_, - Berlino. - - Stassera è venuto il signor De Bülow e mi ha pregato di non - accettare le di lei dimissioni. Ha soggiunto che lasciando lei a - Berlino avrei fatto un favore all'Imperatore. Ho risposto che - giammai ebbi in mente di fare cosa sgradita all'augusto sovrano - della Germania ed or dichiaro a lei che ciò mi è tanto più grato - inquantochè il fatto mi assicura ch'ella potrà essere utile al - nostro paese presso S. M. I. R. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_, - Roma. - - Berlino, 8 novembre 1894. - - Ringrazio l'E. V. telegramma di questa notte, in seguito al - quale metto naturalmente ogni decisione nelle sue mani. - - Segue lettera particolare. - - _Lanza_.» - - «_Generale Lanza Ambasciatore Italiano_, - Berlino. - - Roma, 8 novembre 1894. - - Quello che a me preme è soltanto questo, ch'ella mi faccia - conoscere i risultati delle sue pratiche di cui la incaricai col - mio telegramma del giorno 5. - - _Crispi_.» - - «_S. E. Crispi_, - Roma. - - Berlino, 11 novembre 1894. - - (_Riservato_). Avendo fatto esprimere a S. M. l'Imperatore mio - desiderio di parlargli, Egli, che oggi era a Potsdam, mi mandò - invito recarmi colà, e, cosa insolita, in giornata di festa. Mi - trattenne varie ore nel circolo di famiglia. Gli ripetei le cose - fattegli esporre dal Cancelliere. S. M. mi ha tenuto presso a - poco seguente discorso: - - «Dite a Crispi che ammiro energia che spiega in servizio del Re - e della Patria rispetto patti internazionali. Deploro vivamente - difficoltà che gli suscita condotta Governo austro-ungarico in - Istria, come ne suscitò a me nelle provincie polacche. Vi ho - fatto già comunicare ordine che ho personalmente dato mio - ambasciatore a Vienna. Insisterò in quel senso, dolente non - potere, come vorrei, agire direttamente verso l'Imperatore - Austria, dal quale non soffrirei menomo accenno a mie cose - interne e al quale, quindi, non posso toccare argomento sua - politica interna. Continuerò, però, a fare quanto sta in me per - mettere Governo austro-ungarico in guardia contro pericoli che - la sua condotta verso nazionali italiani può fare correre - saldezza alleanza. - - _Lanza_» - - «_Conte Lanza Ambasciata Italiana_, - Berlino. - - Roma, 12 novembre 1894. - - La ringrazio del telegramma di stanotte, il quale mi prova che - io non avevo torto quando la spinsi a vedere l'Imperatore. Ella, - soldato e patriotta, mi comprende e spero che sempre andremo di - accordo. - - Faccia arrivare allo Imperatore l'espressione dei miei - sentimenti di gratitudine e vedendolo o scrivendogli manifesti a - S. M. I. R. che la tranquillità delle provincie italiane dello - Impero austriaco è necessaria alla sicurezza dell'alleanza. - - _Crispi_.» - -È fuori di dubbio che facendo una politica interna severa e leale, -Crispi potè ottenere dall'Austria tutto quello che era possibile, -costringendo la stessa Cancelleria dell'Impero a temperare prevenzioni e -sistemi di polizia inveterati del governo austriaco. Quando il conte -Kálnoky giunse alla fine della sua carriera, abbandonando l'eminente -posizione tenuta durante i due periodi del governo di Crispi, espresse -al conte Nigra il giudizio ch'è riferito qui appresso: - - «_S. E. Crispi_, - Roma. - - Vienna, 18 maggio 1895. - - _Caro signor Presidente_, - - Il conte Kálnoky, nel prendere oggi congedo da me, mi incaricò - espressamente di farle sapere come esso porti il migliore - ricordo delle relazioni ufficiali e personali che ebbe con Lei. - Egli rese in termini commossi testimonianza della lealtà di - procedere del Governo da Lei diretto verso Austria-Ungheria, e - degli eminenti servizii che Ella rese e rende alla causa della - Triplice Alleanza, e a quella, che ne dipende, della - pacificazione europea, mediante la sua autorevole e ferma azione - all'interno e all'estero. «L'Imperatore, mi disse egli, divide - con me questo modo di vedere e posso assicurarvi che il mio - successore, interprete della volontà del suo sovrano, seguirà - verso l'Italia le tradizioni di amicizia sincera e di fiducia - reciproca, che formano uno dei principali legati della mia - successione». - - Compio l'incarico affidatomi scrivendole queste proprie parole - del conte Kálnoky, e aggiungendo soltanto che esse hanno tanto - maggior valore, quanto più grande è, per indole, la riserva in - chi le pronunziò nell'abbondare in dimostrazioni di tal natura. - - Voglia credermi, come le sono di cuore, - - Dev.mo amico - _Nigra_.» - - - - - ITALIA E FRANCIA. - - - - - _Capitolo Quinto._ -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896. - - -L'ambiente e gli statisti in Francia. -- Gli ambasciatori De Moüy e -Mariani e il ministro Spuller. -- Come fu ricevuto il signor Billot. -- -La sua _azione conciliante_. -- Il varo della _Sardegna_ e la mancata -visita della squadra francese alla Spezia. -- Illusioni francesi su -l'on. di Rudinì. -- La Triplice alleanza rinnovata. -- Secondo Ministero -Crispi. -- Strascico dei fatti di Aigues-Mortes. -- Politica di -conciliazione. -- Una missione segreta di Maurizio Rouvier. -- -Corrispondenza dell'ambasciatore Ressman. -- Il richiamo di Ressman e le -sue vere ragioni. - - -Sino al 1890 le relazioni franco-italiane erano state difficili. -L'ostilità della Francia per la nostra alleanza con la Germania si era -manifestata in tutti i modi e in tutti i campi, cagionando incidenti che -avevano sempre più rafforzato la posizione dell'Italia in Europa e -stretto i vincoli che la legavano ai due imperi centrali pel trattato -rinnovato il 20 maggio 1887. - -Deve però riconoscersi che nella lotta accanita che il governo francese -aveva fatto ad ogni interesse italiano, gli uomini erano stati talvolta -sospinti agli eccessi dall'ambiente, esagitato da una stampa che non -ignorava alcuna intemperanza. L'ambasciatore conte de Moüy, ponendo fine -alla sua missione a Roma, scriveva privatamente a Crispi, da Parigi, il -6 aprile 1889: - - «J'avais à Rome la conviction d'avoir obtenu votre sympathie et - votre estime: vous avez toujours compris, au cours des affaires - que j'ai été chargé de suivre, _combien souvent ma tâche m'était - pénible, et combien aussi je m'efforçais d'y apporter de - conciliation et cordialité_.... Je n'oublierai jamais nos - derniers entretiens qui m'ont si vivement ému; mon eloignement - de Rome a été la grande douleur de ma vie diplomatique.» - -Il de Moüy era stato il rappresentante di una politica irritante che nel -1888 s'impersonò nel ministro Goblet, del quale lo stesso de Moüy -scrisse in un suo libro[26] ch'era «mal preparé, par son caractère raide -et irascible, au maniement des choses diplomatiques qu'il traitait pour -la première fois; on lui reprochait ses opinions anguleuses et son style -peu engageant». - - [26] Cfr. _Souvenirs et causeries d'un diplomate_. Paris, Plon, 1909, - pag. 257-258. - -E. Spuller, che succedette al Goblet come ministro degli affari esteri -(febbraio 1889) e il Mariani che venne a Roma dopo il richiamo del de -Moüy, non riuscirono ad agire contro la corrente ostile che in Francia -travolgeva tutti,[27] ma non si astennero da dichiarazioni ch'erano la -condanna di quell'ostilità senza misura. - - [27] Per la storia della interruzione delle relazioni commerciali - franco-italiane è interessante conoscere anche il seguente - telegramma 7 marzo 1889 dell'ambasciatore Menabrea: - - «(_Riservato_). A mente del telegramma quattro corrente informai - ieri il sig. Spuller delle favorevoli disposizioni di V. E. per - aprire nuove trattative, se non per un trattato di commercio, - almeno per un accordo circa un «modus vivendi» proprio a - migliorare i rapporti di commercio dei due paesi conformemente a - quanto si era fatto con la convenzione del 15 gennaio 1879. - Spuller si mostrò disposto a secondare le mire di V. E. nei limiti - del possibile senza dover ricorrere al Parlamento che diventa ogni - giorno più protezionista, se non per convinzione, per ragioni - elettorali. Spuller mette però per condizione ai nuovi accordi per - il commercio che questi siano subordinati alla regolarizzazione - della questione tunisina. Al che io risposi che le due questioni - erano del tutto distinte e che io non aveva mandato per trattare - quella riflettente Tunisi; che tuttavia avrei informato V. E. di - questa esigenza. Spuller tosto mi rispose non intendere che l'una - fosse subordinata all'altra, ma che fossero trattate - simultaneamente. Non credetti dover insistere su quell'argomento; - mi limitai a ricordare al sig. Spuller i precedenti della nostra - posizione in Tunisia di fronte al protettorato che vi si è - attribuito la Francia. Da quell'inaspettata esigenza del sig. - Spuller io vedo comparire di nuovo la medesima influenza che ci - prometteva un aiuto per occupare definitivamente Tripoli in cambio - di alcune nostre concessioni a Tunisi. Quel sistema rimonta al - sig. Ferry quando, per ben due volte, ci offriva l'aiuto della - Francia per occupare la Tripolitania alla condizione di rinunziare - ai nostri diritti in Tunisia. - - Scriverò a V. E. risposta ufficiale sul colloquio, nel quale - Spuller si mostrò assai benevolo, ma però obbediente ad una - pressione. - - _Menabrea._» - -Nel diario dei ricevimenti diplomatici di Crispi, sotto la data del 5 -gennaio 1890 è scritto: - - «Il signor Mariani mi legge una lettera dello Spuller. Il - ministro scrive all'ambasciatore di dirmi ch'egli è rimasto - sensibile alle parole da me pronunziate in Parlamento in - occasione della legge che aboliva le tariffe differenziali. - Incaricò quindi il Mariani di volermi ringraziare. - - Lo Spuller desidera che le relazioni fra i due paesi divengano - cordiali, ed egli farà tutto il possibile perchè le cose - migliorino nel campo economico. - - Il Mariani mi lesse una lettera fatta da lui a Spuller contro il - corrispondente dell'_Havas_ in Roma. Egli ne rileva il contegno - strano, e fa considerare al suo ministro come cotesto sia un - metodo che non può riuscire a vantaggio dei due paesi. - - Il signor Lavallette, oltre essere qui per l'_Havas_, è qui pel - _Matin_, di cui tutti riconoscono il contegno ostile all'Italia. - Il Mariani vorrebbe che il detto individuo servendo un'agenzia - semi-ufficiale, lasciasse di collaborare in un giornale a noi - nemico.» - -Lo stesso Spuller, ricevendo il 10 ottobre precedente l'ambasciatore -italiano a Parigi, aveva inveito «in termini violentissimi» contro il -giornalismo francese,[28] e il 4 dicembre seguente non aveva taciuto al -generale Menabrea i suoi sentimenti: - - [28] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 344. - - «Parigi, 5-12-1889, ore 2.10 s. - - Il telegramma del 1.º corr. che mi riferisce la conversazione di - V. E. col Mariani, venne da questi confermato allo Spuller, il - quale me ne espresse ieri la di lui viva soddisfazione. Egli mi - disse essere vivamente contrastato da un partito che lo vorrebbe - rovesciare coll'accusarlo di mostrare troppa condiscendenza - verso l'Italia a detrimento della Francia stessa. Cionondimeno - egli non tralascerà di lavorare attivamente per migliorare i - rapporti fra i due paesi e stabilire fra loro un _modus - vivendi_, proprio a soddisfare i rispettivi interessi. Un - violento articolo del _Figaro_ di oggi si fa interprete dei - sentimenti ostili che sono tuttora attizzati contro l'Italia; - tuttavia, contro il gruppo opposizionista, che ci è il più - contrario, sorge un nuovo gruppo assai più mite, capitanato da - Léon Say, che propugna una politica economica più liberale! - - _Menabrea_.» - -Il signor A. Billot, nominato dallo Spuller ambasciatore a Roma alla -morte del Mariani, aveva ricevuto istruzioni di adoperarsi ad «appianare -ogni screzio». Egli ha narrato in un libro[29] non scevro di -prevenzioni, di errori e di reticenze, le vicende della vita politica -italiana dal 1881 al 1899. Appena giunto fu informato che il giorno -precedente erano stati espulsi dall'Italia i corrispondenti -dell'_Agenzia Havas_ e del _Figaro_ (uno, il Lavallette, era appunto -quello la cui condotta era stata biasimata dal Mariani) e cotesto atto -di rigore gli fece cattiva impressione, sebbene contemporaneamente fosse -stato espulso anche un giornalista tedesco.[30] Il Billot manifesta -ingenuamente con quale animo mettesse il piede in Roma raccogliendo la -malignità che non fosse estraneo alla decisione di Crispi il fatto che -quei giornalisti avevano annunziato il fallimento «d'une banque -particulière, à la prospérité de laquelle Crispi, disait-on, avait des -motifs de s'intéresser. C'en était assez pour motiver leur -expulsion!»[31] - - [29] _La France et l'Italie. Histoire des années troubles._ Paris, - Plon, 1905. - - [30] Il Sindacato della Stampa parigina mandò una sua delegazione a - reclamare presso il ministro degli affari esteri, Ribot, contro - quella misura di rigore adottata dal governo italiano. Ribot - dovette rispondere non esservi luogo ad azione diplomatica; ma - ricevendo il Ressman, incaricato d'affari d'Italia, lo intrattenne - sulle circostanze nelle quali avvenne l'espulsione del - corrispondente dell'_Agenzia Havas_. Il Ressman rispose che da - lungo tempo erano state segnalate al governo francese le tendenze - ostili di quel corrispondente e che ogni avvertenza essendosi - dimostrata inutile, la misura di rigore s'imponeva; soggiunse per - parte sua esser più di quei calunniatori pagati degni di - compatimento i numerosissimi italiani che giornalmente e d'un - tratto, per condanne lievissime, si espellevano dalla Francia dopo - lunghi anni di residenza, lasciando le loro famiglie nella - miseria. - - [31] _Ibid._, pag. 177. - -Il nuovo ambasciatore chiese udienza e fu ricevuto il giorno stesso del -suo arrivo. L'on. Crispi informava di cotesta visita l'ambasciata a -Parigi col seguente telegramma: - - «_Ambasciata Italiana_, - Parigi. - - Roma, 13 aprile 1890. - - Il signor Billot è giunto questa mattina; mi ha subito domandato - udienza e l'ho ricevuto alle cinque. - - Mi narrò le vicende della sua nomina, spiegando il ritardo della - sua venuta a Roma. Disse aver esposto a Ribot ciò che si - proponeva di dire a Spuller quanto alla sua linea di condotta - verso l'Italia: circa la politica coloniale italiana, non - intralciare la nostra espansione; circa la questione tunisina - far sì che gli Italiani dovessero trovarsi nella Reggenza ed - esservi trattati come a casa loro. Su tutte le altre questioni - disse proporsi di procedere amichevolmente per appianare ogni - screzio, nel quale compito la via gli era stata facilitata da - Mariani, alla cui memoria era grato. Gli dissi, a mia volta, che - ero animato da intenzioni identiche alle sue; che la stampa - francese non ci era amica, il che non mi impedisce di amar la - Francia, di amarla anzi come un francese, senza cessare di - essere conscio dei doveri che mi impone la mia qualità di - Ministro, ossia di difensore degli interessi italiani. Gli - ricordai che ho trovata la Triplice Alleanza fatta e che da uomo - onesto devo esservi fedele. Gli dissi che mi si imputavano colpe - che non sono mie, come gli incidenti di Firenze e di Massaua, - nei quali la ragione era nostra, come tutta Europa riconobbe. - Gli narrai come nel 1877, essendo non ministro, ma presidente - della Camera, fossi andato a Berlino ed a Gastein per vedervi il - Principe di Bismarck, con cui avevo già rapporti; come, per - andarvi, fossi passato per Parigi e là avessi veduto Gambetta; - come Gambetta mi avesse pregato di far aperture a Bismarck in - vista di un disarmo; come, tornando dalla Germania, fossi - nuovamente passato da Parigi ed avessi riferito a Gambetta, a - Emilio di Girardin e ad altri quanto avevo detto ed udito, e - che, circa al disarmo, Bismarck lo avrebbe desiderato, ma non lo - riteneva possibile. Soggiunsi che, venuto al potere, il mio - desiderio e la mia speranza erano stati di poter servire di - tratto d'unione tra la Francia e la Germania e di curare che la - Triplice Alleanza non riuscisse alla Francia di pregiudizio; che - queste erano tuttora le mie intenzioni e che egli mi troverebbe - sempre disposto a far tutto il possibile per riavvicinare - maggiormente l'Italia alla Francia, a cui sarebbe follìa voler - muovere guerra e che, come ogni italiano, considero necessaria - all'Europa ed al nostro paese, per la sua posizione geografica, - per le sue tradizioni, per la sua affinità con noi, ecc. Ho - trovato nel signor Billot una persona ammodo e simpatica, e - credo non errare dicendo che ci lasciammo egualmente soddisfatti - l'uno dell'altro. - - _Crispi_.» - -In realtà la politica francese verso l'Italia non accennò a mutare -sebbene Crispi non tralasciasse occasione di manifestare le sue -intenzioni amichevoli, e l'ambasciatore Billot non fece nulla per -eliminare gli screzi, non solo, ma s'impose il compito ch'egli stesso -confessa nel suo libro: - -«Le discours de Florence[32] laissait l'impression générale que Crispi -était plus que jamais convaincu de la nécessité de la Triple-Alliance et -décidé dès lors à en renouveler les engagements à l'échéance ou même -auparavant.... Tant que Crispi resterait aux affaires, notre diplomatie -n'aurait qu'à s'appliquer patiemment, par une _action conciliante, à -faciliter l'évolution_ que les intérêts réussiraient sans doute à -déterminer avec le temps.»[33] - - [32] Dell'8 ottobre. - - [33] _Ibid._, pag. 248. - -_L'azione conciliante_ fu dimostrata dalla diplomazia francese in tutte -le questioni che si presentarono, a cominciare dalla conferenza -anti-schiavista di Bruxelles, dove non si prese la pena di dissimulare -il suo astio per la posizione che l'Italia aveva acquistato in Etiopia; -e quanto a _facilitare l'evoluzione_, il Billot non esitò a ricorrere a -mezzi poco corretti, dei quali Crispi si lagnava nel seguente telegramma -del 12 novembre 1890: - - «_General Menabrea Ambasciata Italiana_, - Parigi. - - Il Governo francese, continuando le tradizioni della prima - Repubblica, fa propaganda repubblicana in Italia, spendendo - danari per la stampa ostile a noi. Al palazzo Farnese vanno - continuamente a confabulare giornalisti nemici della Monarchia e - da parecchi mesi vengono da Parigi emissarii a scopo di favorire - coloro che combattono le istituzioni. Ultimamente è venuto anche - il signor _M...._ della _P...._ il cui contegno fu assai - biasimevole. - - La mia condotta corretta, irreprensibile verso i Bonaparte - congiunti della nostra famiglia reale, quando le discordie - politiche in Francia erano ardenti, prova che io non uso di armi - insidiose contro il Governo della Repubblica.» - -Il Billot, naturalmente, afferma che il governo italiano non secondasse -il desiderio del governo francese di rannodare relazioni di benevolenza -e di affari, e cita, a prova della sua asserzione, l'incidente del varo -della _Sardegna_. - -Il varo di questa corazzata -- egli racconta -- doveva farsi a Spezia -nella seconda metà del settembre; i giornali italiani avevano annunziato -che probabilmente vi avrebbe assistito il Re. Il ministero francese -volendo ricambiare la visita a Tolone di una squadra italiana, fatta in -occasione della presenza colà del Presidente della Repubblica, «decise -prontamente» di mandare a Spezia, per ossequiare il Re Umberto, una -squadra francese; e il 28 agosto l'ambasciatore di Francia fece analoga -comunicazione alla Consulta, domandando quale fosse la data fissata pel -varo. Ma Crispi si affrettò a rispondere «qu'il ne croyait pas que sa -Majesté eût l'intention» di recarsi alla Spezia e tre giorni dopo faceva -pubblicare dall'Agenzia Stefani il seguente comunicato: - - «Spezia, 31 agosto. - - Il varo della _Sardegna_ avrà luogo il 21 settembre. - - S. M. il Re, dovendosi trovare in quel tempo a Firenze per - assistervi, come fu già annunziato, all'inaugurazione del - monumento di Re Vittorio Emanuele, ha delegato a rappresentarlo - al varo della _Sardegna_ S. A. R. il Duca di Genova.» - -Il Billot nel trascrivere questo comunicato salta le parole «come fu già -annunziato». E registra tutte le ipotesi che furono fatte in Francia e -in Italia per spiegare «la decisione improvvisa di Crispi», mostrandosi -incerto se credere a quella che accennava al proposito di evitare un -avvenimento favorevole al ravvicinamento franco-italiano per non fare -dispiacere alla Germania, o all'altra che si riferiva a considerazioni -di politica interna. Comunque, egli conclude, «personne n'hésitait à en -rejeter sur Crispi la responsabilité exclusive». - -La verità non è quella narrata dal Billot. Il governo italiano sarebbe -stato lieto dell'atto di cortesia della Francia, ed era assurdo credere -altrimenti, dopochè l'Italia aveva spontaneamente per la prima mandato -una squadra a Tolone. Quello che dispiacque al Re fu la discussione -fatta dalla stampa francese circa l'opportunità di quell'atto, -discussione nella quale l'idea della visita era stata aspramente -criticata, e, come allora soleva, le ingiurie all'Italia e al suo Re -erano state dispensate a piene mani. - -Quando il governo francese annunziò la sua decisione, questa era passata -attraverso tali dissensi che aveva perduto il profumo della spontaneità; -non era la prima volta che i giornali rendevano un cattivo servizio alla -politica della Francia. E fu proprio il Re, senza alcun suggerimento di -Crispi, che decise di non recarsi al varo della _Sardegna_. Infatti è -del 27 agosto -- e non del 28, come narra il Billot -- la domanda che -questi fece alla Consulta, e porta la data del 27 il seguente -telegramma: - - «_S. E. generale Pallavicini, primo aiutante di campo di - S. M._ - Montechiari. - - Ambasciatore di Francia mi ha fatto chiedere epoca nella quale - S. M. il Re si troverebbe alla Spezia, accennando intenzione suo - Governo di mandarvi parte squadra francese per ossequiare la - Maestà Sua. Attendo gli ordini di S. M, per la risposta da dare - al signor Billot. - - _Crispi_.» - -Questo telegramma era appena partito quando giunse a Crispi una lettera -del Rattazzi, ministro della real Casa, datata da Montechiari, 26 -agosto, nella quale riferiva in questa guisa la volontà del Re: - - «I giornali francesi continuano a discorrere della visita della - squadra francese alla Spezia in occasione del varo della - _Sardegna_. Per norma di V. E., è intenzione di S. M. di - astenersi dall'assistere al varo della _Sardegna_.» - -Crispi approvò la decisione del Re di non recarsi alla Spezia, ne fece -avvertito il Billot e telegrafò a Parigi il 28: - - «_Ambasciata Italiana_, - Parigi. - - Ringraziando il signor Ribot della cortese intenzione, Ella può - prevenirlo -- quando le occorra vederlo -- che S. M. il Re non è - per recarsi alla Spezia per il varo della _Sardegna_, nè che a - tale gita potrebbero offrire occasione le manovre della nostra - flotta, essendo queste terminate. - - _Crispi_.» - -Il ritiro dell'on. Crispi dal governo pel voto parlamentare del 21 -gennaio 1891, se fu salutato unanimemente dalla stampa francese come un -fausto avvenimento, non migliorò punto la condotta della Francia verso -l'Italia. Non era da attendersi il ritorno immediato ai rapporti -commerciali convenzionali tra i due paesi, poichè sussisteva nel -protezionismo dominante in Francia l'ostacolo che aveva reso -impossibile, al principio del 1888, la stipulazione di un nuovo trattato -di commercio; ma una prova di migliori disposizioni e un incoraggiamento -alla presunta francofilia del Ministero Rudinì poteva esser data con la -rinunzia alle tariffe differenziali che Crispi aveva abolito, per parte -nostra, sin dal 1.º gennaio 1890. La Francia, in fondo, attraverso -Crispi, aveva combattuta l'Italia perchè alleata con la Germania, e non -era disposta a contentarsi delle dichiarazioni amichevoli del nuovo -gabinetto italiano, come non si era arresa alle ripetute dichiarazioni -amichevoli di Crispi; essa esigeva che l'Italia si ritirasse dalla -Triplice alleanza. E il suo ambasciatore a Roma aspettava fidente la -scadenza del trattato, cioè il 20 maggio 1892: - - «Si M. Rudinì s'abstenait, par une réserve bien explicable, de - manifester ses intentions relativement à la prolongation de la - _Triplice_, divers motifs permettaient de supposer qu'il était, - au fond, d'accord avec ceux qui désiraient, à l'échéance, rendre - à l'Italie sa complète liberté d'action.»[34] - - [34] _Ibid._, pag. 287. - -Ma l'illusione non fu di lunga durata; l'on Rudinì, che aveva chiamato -alla Consulta come suo collaboratore il conte d'Arco, anti-triplicista -dichiarato, dopo qualche mese di ambiguità rinnovò (giugno 1891) il -trattato che aveva ancora quasi un anno di vita. - -Rinnovato il trattato del 1887 senza portarvi alcuna modificazione. -l'on. Rudinì iniziò quella politica «in partita doppia» il cui primo -effetto fu di alienarci l'appoggio incondizionato degli alleati, senza -disarmare l'inimicizia della Francia. L'unico vantaggio raggiunto da -questa politica fu di mitigare il linguaggio della stampa francese; ma -lo spirito pubblico in Francia non mutò a nostro riguardo, e i -deplorevoli eccessi di Aigues-Mortes lo dimostrarono. Perchè i nostri -vicini d'oltre Alpi ci guardassero con occhio meno arcigno, l'Italia -dovette abbandonare senza compensi la difesa dei suoi diritti in -Tunisia, e fu l'on. Rudinì che si assunse questa responsabilità tra il -primo e il secondo suo ministero, con la rinunzia al nostro veto per le -fortificazioni di Biserta e con le convenzioni italo-tunisine del 28 -settembre 1896. - -Sembra che facesse dippiù. Il 13 ottobre 1891 il signor Giers, -Cancelliere russo, trovandosi di passaggio in Italia fu invitato dal Re -Umberto a recarsi a Monza. Presente al colloquio era il marchese di -Rudinì. Si discorse della situazione politica europea e della necessità -di adoperarsi al mantenimento della pace. Il Re avrebbe detto al barone -Blanc che si sarebbe convenuto in quell'incontro l'intervento della -Russia in nostro favore, ove mai avvenisse un _casus foederis_. Non si -comprende bene la possibilità di un tale intervento se non supponendo -che l'Italia, offesa dalla Francia, rinunziasse al _casus foederis_ in -vantaggio dei suoi alleati, o che questi facessero altrettanto nel caso -che il _casus foederis_ si verificasse nel loro interesse. Nell'un caso -o nell'altro la Russia interverrebbe come mediatrice e sarebbe l'arbitra -della pace in Europa. Ma è da osservarsi che si sarebbe fatta astrazione -dall'importanza del litigio, e la pacificazione sarebbe sempre a danno -del più debole. - - ---- - -Crispi compose il suo secondo ministero in dicembre 1893, all'indomani -dei tristi fatti di Aigues-Mortes, dove molti operai italiani erano -stati uccisi o feriti determinando in Italia un vivo risentimento, -accresciutosi dipoi pel verdetto della Corte di Angoulême che assolse -gli uccisori. Si presentò subito una questione delicata per l'indennità -dovuta alle vittime o alle loro famiglie. Il governo francese si -dichiarò pronto a presentare alle Camere un progetto di legge pel -pagamento della somma di 420 000 franchi, ma esigeva che anche da parte -del governo italiano si riconoscesse dovuta una indennità di 30 000 -franchi ai cittadini francesi residenti in Italia, i quali erano stati -danneggiati durante le dimostrazioni popolari provocate da quei fatti. -Cotesta esigenza era ingiustificata, e senza precedenti; tuttavia, per -troncare l'increscioso incidente, Crispi ordinò che i 30 000 franchi -fossero pagati, senza indagare circa l'esistenza degli asseriti danni. - -L'emozione prodotta in Italia per le manifestazioni di odio che avevano -determinato e accompagnato le uccisioni di Aigues-Mortes, dette -occasione al governo francese ad apprestamenti militari alla frontiera -italiana. E quando Crispi fu obbligato, appena ripreso il potere, a -richiamare una classe sotto le armi e a rimandare in Sicilia navi della -R. Marina, che aveva dapprima richiamate, per ristabilire l'ordine -pubblico gravemente compromesso, la stampa francese volle vedere in -quelle misure nientemeno che i prodromi di una prossima dichiarazione di -guerra! L'ambasciata d'Italia a Parigi riferiva che la nuova campagna -giornalistica suscitava inquietudini anche nei circoli parlamentari -francesi, e Crispi dovette far dire direttamente e per mezzo delle -Cancellerie delle potenze amiche che quelle inquietudini erano davvero -assurde e quasi puerili. - -Il 19 marzo 1894 il duca di Cambridge, il venerando capo dell'esercito -britannico, trovandosi di passaggio a Madrid, esprimeva all'ambasciatore -Maffei la profonda impressione che aveva ricevuto osservando sulla -frontiera franco-italiana alle Alpi marittime «uno straordinario aumento -di truppe in pieno assetto di guerra» come se quel paese, da Cannes a -Ventimiglia, «fosse attualmente oggetto di una occupazione militare». - -Il portafoglio degli affari esteri era stato affidato al barone Blanc, -già ambasciatore a Costantinopoli e bene al corrente della situazione -internazionale. La Francia, come si è detto, stava tuttavia in armi, -mentre le relazioni con la Germania, l'Austria-Ungheria e l'Inghilterra, -da ottime che erano state sino al 1891, si erano fatte tepide durante i -tre anni seguenti. Pur cercando, per quanto era possibile, di rinnovare -la intimità che aveva dato eccellenti risultati governando in Germania -il principe di Bismarck, l'on. Blanc volle fare il tentativo di troncare -la politica di dispetti della Francia, mostrandole il sincero desiderio -nostro di amicizia. - -Occorreva per ciò un ambasciatore di grande autorità a Parigi, e l'on. -Blanc ebbe l'idea che cotesto rappresentante potesse essere il conte -Nigra, il quale si trovava a Vienna, ed era stato ambasciatore in -Francia per lunghi anni, sotto l'Impero e anche con la Repubblica, sino -al 1876. La corrispondenza che segue fa testimonianza del proposito del -Blanc, cui non mancò l'appoggio di Crispi: - - «_Conte Nigra Ambasciata Italiana_, - Vienna. - - Roma, 18-3-1894. - - (_Personale_). D'accordo col Presidente del Consiglio, La prego - rendere un grande servizio al Re e al Paese accettando di - ritornare a Parigi. Conoscendo il Suo alto patriottismo sono - convinto che nessuna considerazione secondaria la farà esitare, - potendo Ella meglio di chicchessia assecondarci in una opera di - pacificazione che richiede speciale autorevolezza. Pensi alle - gravi circostanze del Paese che più che mai domandano - l'incondizionata abnegazione già da Lei tante volte dimostrata - per il bene pubblico. - - _Blanc._» - - «_S. E. Blanc_, - Roma. - - Vienna, 18-3-1894. - - (_Personale_). Se fossi persuaso che la mia presenza a Parigi - potesse giovare all'opera di pacificazione che è nelle - intenzioni del R. Governo, non esiterei, malgrado ogni - convenienza personale, ad accettare la proposta fattami in - termini così lusinghieri; ma io sono convinto che i miei - precedenti ben noti devono precludermi per sempre l'ambasciata a - Parigi. Le ricorderò che questi stessi precedenti impegnarono il - Ministero Depretis nel 1876 a richiamarmi da quel posto. In tale - convinzione, debbo ricusare un incarico che io so positivamente - di non potere disimpegnare. Ho poi qualche ragione di credere - che il mio trasloco farebbe cattiva impressione qui dove la mia - azione sembra essere apprezzata. Non insisto su quest'ultimo - motivo non avendo io la presunzione di credere che altri non - possa fare in questo posto quanto io fo. Insisto invece sulla - mia incompatibilità a Parigi, circa la quale la mia convinzione - è inconcussa. - - _Nigra_.» - - «_Conte Nigra Ambasciata Italiana_, - Vienna. - - 19-3-94. - - (_Personale_). Sua accettazione avrebbe alto valore di - confermare programma suo e del Conte Kálnoky che alleanze - pacifiche sono conciliabili con buone relazioni con Francia come - con Russia. Suo rifiuto porrebbe in gran dubbio possibilità di - tale programma. - - Il Governo, giudice delle necessità attuali, deve insistere nel - fare appello al suo patriottismo ed alla sua deferenza ai - desideri di Sua Maestà. - - _Crispi_.» - - «_A S. E. Crispi_, - Roma. - - Vienna, 19-3-1894. - - (_Personale_). Il programma cui Ella accenna può e dev'essere - tentato, ma appunto perchè l'esito è difficile e dubbio conviene - scegliere per un tale tentativo la persona adatta. Io non sono - questa persona e i miei precedenti mi rendono incompatibile col - posto di Parigi. Voglia farmi l'onore di credermi perchè so - positivamente ciò che le affermo. Sarei lieto se potessi - impiegare le forze che mi restano nel modo desiderato dal Re e - da Lei, ma il mio ritorno a Parigi è da me considerato come una - impossibilità storica e morale e nuocerebbe anzichè giovare - all'attuazione del programma che si ha in vista. Scrivo questo - all'amico più che al ministro. La prego di non insistere e di - non rendermi più dolorosa la necessità in cui Ella mi mette di - negarle qualche cosa. Io la servo qui con fedeltà e devozione e - amo credere con soddisfazione dei due Governi. - - _Nigra_.» - -Il proposito del ministero Crispi di migliorare le relazioni -franco-italiane era ben accetto a taluni uomini politici influenti della -Francia, quali Léon Say e Maurizio Rouvier, ex-ministri. - -In aprile il Rouvier venne segretamente a Roma, ed ebbe due colloqui con -Crispi, il 14 e il 16 di quel mese, nei quali fu convenuta un'azione -simultanea a Parigi per indurre il governo francese e la stampa parigina -a cooperarsi per un riavvicinamento tra le due nazioni, il quale avrebbe -avuto per base la riattivazione dei rapporti commerciali mediante la -concessione reciproca della condizione della nazione più favorita, e la -cessione della ferrovia Tunisi-Goletta alla Francia. Naturalmente, il -primo ostacolo da superarsi era l'ostilità dell'opinione pubblica -francese, della quale era schiavo il governo, presieduto allora dal -signor Casimir-Perier. Questi, informato dal Rouvier dei colloqui avuti -con Crispi, si dichiarò favorevole in massima; disse anzi al suo -interlocutore: «la politica che noi seguiamo non ha altro risultato che -di _éterniser et aggraver la Triplice_, la quale non è causa, ma -conseguenza dei malintesi. «E aggiunse che se a stipulare un accordo -poteva rattenerlo prima la considerazione ch'esso avrebbe rafforzato la -posizione di un uomo considerato in Francia come gallofobo, doveva ora -convenire che tale prevenzione era vinta dal procedere leale di Crispi e -riconoscere che questi poteva fare in Italia ciò che altri non avrebbe -potuto, nè osato. Circa l'accordo commerciale il Casimir-Perier disse -che la corrente protezionista in Francia aveva ecceduto i limiti, e che -v'era qualcosa da fare per modificare un indirizzo anche politicamente -nocivo; ma che temeva l'opposizione dei meridionali per i vini. Concluse -che era necessario assicurarsi della Camera. - -Il gabinetto Casimir-Perier rimase in minoranza alla Camera il 30 -maggio; lo sostituì un gabinetto Dupuy, nel quale il signor Hanotaux -ebbe la direzione degli affari esteri. Il 24 giugno un anarchico -italiano, Caserio, uccise a Lione il presidente della Repubblica, Sadi -Carnot. Il governo e il popolo d'Italia, sinceramente commossi per quel -delitto, manifestarono il loro cordoglio con tale solennità che a molti -in Francia parve rivelare sentimenti non sospettati. Disgraziatamente, -il buon effetto di quella manifestazione fu in gran parte perduto per i -maltrattamenti usati in Francia a italiani colà residenti e per la -ripercussione che essi ebbero in Italia. - -In luglio il Rouvier riprese l'opera sua presso il ministro Hanotaux, -dal quale ebbe la promessa che durante le prossime vacanze parlamentari -gli si sarebbe affidata la missione di venire in Italia per discutere -con Crispi le basi di un accordo. Ma quando venne a concretare i suoi -_desiderata_, l'Hanotaux chiese che l'Italia riconoscesse senza -restrizioni il protettorato francese in Tunisia e accettasse una -convenzione per la neutralizzazione dell'Harrar. Come corrispettivo -offriva di non sollevare questioni per l'occupazione italiana di -Kassala, che non interessava la Francia, e di non prendere partito in -Etiopia nè pro, nè contro l'Italia. Nulla circa le relazioni -commerciali; nulla circa la Tripolitania. - -Il signor Rouvier pensò bene che non si voleva un accordo con l'Italia e -rinunziò alla propria iniziativa. - -Sulla politica francese verso l'Italia gettano luce le lettere private -che a Crispi scriveva il Ressman, succeduto al generale Menabrea come -ambasciatore a Parigi. Ne riferiamo alcuni brani, avvertendo che il -Ressman, per la sua lunga permanenza in Francia e pel suo carattere -conciliante, era un ottimista: - - «Qui la situazione è molto chiara. La Francia non vuole per ora - la guerra. In tutti i casi, non avendo un Trattato formale colla - Russia, avendo soltanto o la fede, o la promessa d'essere - assistita dalla Russia se fosse attaccata, non vuole attaccare - ed evita possibilmente ogni provocazione. Profondamente turbata - da un continuo lavorio sotterraneo, essa guarda da ogni parte, è - facile ai sospetti e sospetta noi più di tutti. Su Lei in - ispecie ha fermi gli occhi, diffidando ma non sapendo ancora se - debba sperare o temere. Epperò le più strane interpretazioni di - ogni suo atto sono ammesse, discusse e influiscono talvolta - sullo stesso atteggiamento degli uomini del Governo» (_24 - gennaio 1894_). - - «_Illustre Presidente ed amico carissimo_, - - Non volli dopo il mio ritorno a Parigi attediarla con lettere - vuote e non Le scrissi, ma agii indefessamente con anima, per - secondare nel limite delle mie attribuzioni l'opera di - pacificazione ch'Ella sì magistralmente va compiendo all'interno - e che deve anche nei rapporti con questo paese produrre i - risultati ai quali mira la Sua politica. Non v'è dubbio che - l'orizzonte qui, verso il confine italiano, si rischiara a poco - a poco, che v'è intransigenza molto minore e che si comincia a - renderle giustizia, l'ingiustizia in fondo non essendo mai - consistita che nei timori che in diverse circostanze il suo - patriottismo ed il suo valore ispiravano. Fu un buon sintomo - anche il modo con cui le due Camere votarono l'accordo - monetario. In altri tempi sarebbe bastata l'idea che ciò potesse - giovare all'Italia per suscitare proteste. - - Già un paio di volte, in conversazioni puramente confidenziali - col signor Casimir-Perier, esprimendogli il voto che si potesse - qui darci qualche prova di buon volere lo condussi a parlarmi - per il primo dei rapporti commerciali. La sua personale - influenza sulla Camera è grande, e le sue intenzioni sono buone. - Ne ho la prova anche dal fatto che in un recente convegno coi - Ministri delle Finanze, del Commercio e dell'Agricoltura, egli - accampò la questione se fosse possibile di trovare una - maggioranza in caso d'accordi con noi, almeno parziali, sulla - base della tariffa minima. Senza parlarmi di questo convegno, - egli ieri mi disse che non si fiderebbe di presentare alla - Camera un accordo con noi, se non fosse preceduto un accordo più - facilmente accettabile con altra Potenza (la Svizzera), e che - rispetto a noi una insormontabile difficoltà verrebbe sempre dai - vini, giacchè coll'eccesso della presente produzione nel - mezzogiorno della Francia tutti i viticoltori si alzerebbero - come un solo uomo contro il Ministro che proponesse di riaprire - più larghe le porte della concorrenza italiana. - - Gli risposi che forse a questo punto, abbassando pure alquanto - la tariffa massima, potrebbe esservi modo d'intendersi mediante - altri compensi. A questo proposito Vostra Eccellenza stimerà - senza dubbio utile, come lo chiesi costì al conte Antonelli, di - far studiare in confronto della tariffa minima francese le - concessioni da noi offribili nell'eventualità di una futura - trattativa. A me, ora per allora, gioverebbe d'essere informato - delle intenzioni del E. Governo e del limite delle possibili sue - concessioni. - - Il signor Casimir-Perier, che ha agito in un senso conciliante - verso di noi sopra una buona parte della stampa, mi disse - d'avere visti personalmente otto Direttori a tal fine e - m'espresse il suo compiacimento per il linguaggio che ora tien - verso la Francia la stampa italiana. A ciò il Quai d'Orsay bada - molto» (_22 marzo_). - - «Malgrado l'atteggiamento preso da questa miserabile stampa - nella questione economica dopo il viaggio del Re a Venezia e - dopo la delusa speranza di vederci ridurre l'esercito, malgrado - le dichiarazioni mezze negative e mezze dilatorie fattemi da - Casimir-Perier, io non rinuncio alla speranza di approdare ad un - accordo commerciale quando le nostre più gravi questioni interne - saranno regolate. Abbiamo nel Consiglio qualche ministro - favorevolissimo, e più di tutti Burdeau. Egli già da tempo - incaricò il Direttore generale della dogana di preparargli uno - studio comparativo della nostra tariffa convenzionale colla - tariffa _minimum_ francese. Il Direttore signor Pallain che lo - fece e me ne informò confidenzialmente, mi disse che secondo i - suoi calcoli la tariffa minima francese sarebbe notevolmente più - vantaggiosa per noi, che la nostra convenzionale per la Francia. - - E mi espresse l'avviso che in previsione della possibilità di - future trattative gioverebbe che un lavoro simile fosse - preparato anche da noi. Ella vedrà se non convenga seguire il - consiglio per essere pronti se mai.... matureranno le nespole. - Ad ogni modo, si perde il tempo anche peggio negli uffici. - Intanto spinge attivamente ad un'intesa anche Rouvier, che de' - suoi convegni con Lei riportò qui la migliore e la più utile - impressione. Oltre ai protezionisti arrabbiati ed agli - _chauvins_, abbiamo da lottare anche contro ogni specie - d'intrighi stranieri, d'ordine politico e d'ordine economico. - Gli Svizzeri e gli Spagnuoli tengono l'orecchio alle porte. - Bisognerà dunque, venuta l'ora, fare presto e segretamente e - fino a tanto che venga mi augurerei che la nostra stampa, la - quale già abbastanza accentuò il voto del nostro paese e le - buone disposizioni del nostro Governo, serbasse un prudente e - dignitoso silenzio. M'illudo forse persistendo a credere alla - possibilità d'una non lontanissima intesa; ma so quanto - facilmente qui si passa dal bianco al nero e l'ardente mio - desiderio di mettere questa vittoria al Suo attivo mi mostra gli - ostacoli meno insormontabili che taluno non creda. - - E quantunque in questo Gabinetto vi sia un paio di giannizzeri - di Méline (i ministri del commercio e dell'agricoltura, questo - secondo ferocissimo), a noi conviene desiderare che si mantenga - il Presidente del Consiglio, essendo uomo di pronta risoluzione - e in tali disposizioni che la parte a noi più favorevole potrà - trascinarlo. Pur troppo, già battuto in breccia dai socialisti e - dai radicali, egli ora deludendo nei clericali le speranze che - la proclamazione dello «spirito nuovo» di Spuller aveva fatte - risorgere, si espone anche alle congiure pretine. - - I nostri nemici vollero sfruttare contro di noi anche gli atti - addebitati al Generale Goggia, l'arresto e l'espulsione del - quale fecero qui non poca impressione. Ma fra otto giorni - nessuno ne parlerà più ed il savio e giustissimo linguaggio di - Lei nella nostra Camera fu un'opportuna prova che non cerchiamo - discussioni irritanti.... - - L'altr'ieri ho messo in vettura il nostro Verdi che si diportò - qui come un uomo di quaranta anni e fu instancabile dalla prima - ora all'ultima. Ogni pomeriggio, durante cinque ore, egli - dirigeva le ripetizioni del suo _Falstaff_, e quando lo ebbe - condotto in buon porto e ottenuto un vero trionfo, volle darsi - anche un po' di divertimento e salì fino alla lanterna della - Torre Eiffel! È vero che nella lanterna il celebre ingegnere - aveva fatto mettere fino dal 1889 un pianoforte in previsione di - visite simili. Nell'aprile del prossimo 1895 il grande maestro - farà dare qui il suo _Otello_ e spera di ritornare a metterlo in - scena. Non si potè dargli, come pure si sarebbe voluto, il Gran - Cordone della Legion d'Onore perchè non lo ebbe mai nessun - maestro nazionale. E Rossini morì semplice «commendatore - dell'ordine rosso» (_26 aprile_). - - «Ho ringraziato Iddio con tutta l'anima di averla anche questa - volta preservata dal colpo d'un miserabile assassino e di non - aver lasciato distruggere da una palla la rinascente speranza - del nostro paese. Se potè esservi nell'istante dello scoppio un - baleno di amarezza nel suo cuore, se Ella sentì, una volta di - più, a quanta ingratitudine le imbecilli passioni possono far - scendere la bestia umana, ho per certo che grande deve essere la - Sua consolazione, immenso il Suo conforto vedendo come - dall'insano attentato scaturisca un vero plebiscito europeo che - proclama e consacra la sua altissima missione e trova rispetto - anche nelle file degli avversari. - - Ho immediatamente ringraziato, nei termini stessi del Suo - telegramma, il Presidente del Consiglio ed il Ministro degli - affari esteri della Repubblica. - - Il primo mi aveva espressamente detto che nel felicitarla lo - faceva in nome di tutto il Governo francese. Vari altri Ministri - che incontrai ieri alle corse di Longchamp, ov'era invitato da - Carnot al pari degli altri membri del Corpo diplomatico, mi - manifestarono anche individualmente sentimenti di simpatia per - Vostra Eccellenza. - - Non contento di averle telegrafato, il Conte d'Aquila venne pure - a pregarmi di felicitarla scrivendole. E così fece Lord Dufferin - che serba il migliore ricordo dei rapporti avuti con Lei» (_18 - giugno_). - - «Jersera il Presidente della Repubblica[35] invitò a pranzo - tutti i Rappresentanti esteri qui accreditati e gl'inviati - speciali ch'erano stati incaricati dai loro Sovrani - d'intervenire in nome loro ai funerali Carnot. Sedendo alla - sinistra del Presidente, che continua a trattarmi da amico, - parlai a lungo con lui cercando con ogni parola ad agire - sull'animo suo nel senso dei voti da Lei espressi nel telegramma - direttomi in data del 29 giugno. Il signor Casimir-Perier è uomo - di mente molto aperta, uomo di iniziativa e di risoluzione, e lo - ha già provato. È sincero nel desiderio che i nostri due paesi - si ravvicinino. È sensibile al favore col quale la sua nomina fu - accolta in Italia. (E credo sarà buona politica quella - d'inspirare alla nostra stampa note simpatiche per lui e gli - elogi che merita il suo atteggiamento). Mi parlò con - apprezzamenti giusti ed in termini eccellenti dell'opera già da - Lei compita e ch'Ella andava continuando. Confessò che nello - scorso dicembre non avrebbe osato credere ad una sì felice - riuscita. Le rese ampia giustizia» (_4 luglio_). - - [35] Casimir-Perier fu eletto presidente della Repubblica il 27 giugno - 1894. - - «L'occasione di discorrere delle cose nostre col Presidente - della Repubblica s'è offerta naturalmente e l'ho afferrata a - volo. Invitato da lui, andai ieri a Pont-sur-Seine (due ore e - mezza di ferrovia da Parigi), ove passa le sue vacanze in una - vasta e splendida proprietà di sua madre, per presentargli la - risposta del Re alla lettera notificante la sua elezione e per - riverirlo prima della mia partenza in congedo. Fu meco quant'era - possibile gentile e cordiale, mi tenne a colazione e dall'ora - del mio arrivo fino a quella della mia partenza, dalle 11 ½ fino - alle 4 ½ non mi lasciò un momento, compiacendosi a farmi - visitare da un'estremità all'altra l'esteso dominio (seicento - ettari) di casa Perier. - - Le do in poche parole il sunto della parte politica de' nostri - lunghi colloqui. Il Presidente non vede nessun punto nero - pericoloso all'orizzonte e confida nel mantenimento della pace. - Egli constata con soddisfazione il procedere corretto e cortese - della Germania verso la Francia e ne attribuisce il merito, - oltrechè alla saviezza dell'Imperatore, alle concilianti - disposizioni del mio vecchio collega ed amico Münster, sempre - disposto ad evitare attriti. Non è ancora ufficialmente - informato di chi succederà all'ambasciatore d'Austria-Ungheria, - conte Hoyos, che per ragioni di famiglia decise di ritirarsi - nella vita privata, ma crede anch'egli probabile la nomina di - Wolkestein, ora ambasciatore austriaco a Pietroburgo. - - Di Vostra Eccellenza mi parlò rendendo omaggio all'opera da Lei - compita, riconoscendo quali fossero le difficoltà di questa e - notando come anche la stampa ostile, soggiogata dai fatti, poco - a poco disarmava di fronte a Lei. Caddero pure tra noi alcune - parole sulla visita fattagli da Bonghi, il quale non gli lasciò - una.... grande impressione. Fece un'allusione, ma senza rancore, - alla frase allora attribuitagli circa la triplice alleanza, - mostrandosi contento che Bonghi stesso la avesse poi smentita. - - I due capitoli principali su cui mi premeva di conoscere il - sentimento presente del signor Casimir-Perier erano, s'intende, - la questione commerciale e quella della delimitazione africana. - Come in conversazioni confidenziali recenti già me l'avevano - detto il Ministro degli affari esteri e il Direttore generale - delle Dogane, così anche il Presidente crede che sarà possibile, - prima che finisca l'anno, di rifare un accordo commerciale colla - Svizzera, una buona parte degli stessi meno arrabbiati - protezionisti desiderandolo. Il Direttore delle Dogane, come - altre volte lo scrissi all'Eccellenza Vostra, era stato - personalmente d'avviso che intavolando prima trattative - coll'Italia si avrebbe più facilmente ragione delle esigenze - della Svizzera; ma il Governo segue la corrente dell'opinione - parlamentare e non si fida di poterla dirigere o non osa - tentarlo. «Quantunque sia più facile un accordo colla Svizzera, - mi disse il Presidente, le condizioni politiche esistenti fra le - due repubbliche consigliandolo anch'essa, non dovete credere che - per motivo politico si indugi a trattare coll'Italia: le - difficoltà sono veramente e puramente d'ordine economico e - dipendenti da ragioni di concorrenza». E menzionò ad esempio il - vino. Gli risposi che considerando da un lato quanto sia - protezionista la stessa tariffa _minima_ francese e osservando - d'altra parte che la Francia l'applica ormai a quasi tutti gli - Stati, sarebbe tanto più difficile di vedere sole ragioni - economiche nell'esclusione dell'Italia inquantochè il danno - economico era reciproco. E gli citai, in quanto al vino, le - continue rimostranze della Camera di commercio francese di - Milano la quale in più articoli del suo bollettino diede la - prova del vantaggio che vi sarebbe per la Francia di prendere in - Italia, anzichè in Ispagna, quel vino di cui pur sempre - abbisognava l'industria di Bordeaux. - - Quand'egli era Ministro degli affari esteri, io già tante volte - aveva espresso di mia iniziativa al signor Casimir-Perier il - desiderio che mediante una concordata delimitazione intorno ad - Obock fosse eliminata la possibilità d'attriti fra noi in - Africa, che un nuovo mio suggerimento a tal fine non poteva nè - sorprenderlo, nè parergli inopportuno. Gli raccontai ciò che da - ultimo era accaduto tra il signor Hanotaux e me e come la - questione fosse rimasta in sospeso, non senza mostrargli i - pericoli d'una situazione abbandonata al caso o alle conseguenze - di fatti compiuti. Gli dissi che per il Ministro degli affari - esteri di Francia le vacanze parlamentari mi sembravano - specialmente favorevoli per iniziare una trattativa senza la - pressione quotidiana della Commissione coloniale ed aggiunsi - d'essere certo che le entrature non sarebbero respinte da Vostra - Eccellenza. Il Presidente non si addentrò in una discussione, nè - recriminò contro il protocollo anglo-italiano; mostrò invece - buona volontà e prese l'impegno di parlarne con Hanotaux. Non - dubito che lo farà e che lo farà con buona intenzione; ma - Hanotaux già in precedenza m'aveva dichiarato che prima di - trattare egli avrebbe voluto assicurarsi della possibilità di - un'intesa. Allora egli non era preparato a formolare un - programma e disse che avrebbe ripresa la questione in serio - esame: ma se il risultato di quest'esame lo condusse a scoprire - un diritto della Francia sulla _città_ di Harrar, come - recentemente affermò a Lord Dufferin, prevedo che la buona - volontà del Presidente della Repubblica lascierà il tempo che - trova. Non è però meno vero che la persistente migliore - intuonazione della stampa francese a nostro riguardo rende poco - a poco il terreno più arabile, e se con ciò le tendenze generali - si modificheranno, crescerà pure l'influenza più benefica degli - amici nostri e degli uomini savii sui politicanti _chauvins_ e - intransigenti. - - Per ora la grande preoccupazione del Governo francese sono gli - anarchici. Si avvedono un po' tardi d'aver lasciato fare al male - progressi enormi. Le minacce piovono su tutti i membri del - Governo e ciò che rivelano arresti, perquisizioni ed - interrogatorii non diminuisce le apprensioni. La sua naturale - arditezza e noncuranza del pericolo espone l'attuale Presidente - molto più che non fosse esposto l'infelice suo predecessore» - (_24 agosto_). - - «Profittai dell'occasione per invocare il suo intervento presso - il Ministro degli affari esteri cui la dimane (come difatti ieri - feci) io doveva parlare degli intrighi sempre continuati dei - signori Chefneux e consorti in Etiopia. Gliene potei discorrere - tanto meglio inquantochè già sovente, quand'era Ministro degli - affari esteri, io mi era con lui querelato di quegli intrighi. - Protestò, come sempre fece, che il Governo non c'entrava per - nulla e non incoraggiava punto i maneggi di alcuni speculatori o - negozianti, e mi promise di raccomandare al signor Hanotaux ogni - possibile vigilanza. - - La gioia del vecchio amico di Verdi, del signor Ambroise Thomas, - nel ricevere dalle mie mani il Gran Cordone Mauriziano che - Vostra Eccellenza m'inviò per lui, non ebbe limiti. Egli mi creò - perfino _barone_ nella lettera di ringraziamento che mi pregò e - che ho l'onore di trasmetterle qui unita. Peccato che non sia - più vegeto, e con ciò più capace di propaganda attiva, il caldo - amico francese che Ella ha nell'illustre decano di questi - compositori. - - Sapendo di fare cosa grata a Verdi, io suggerii a questo - Ministro dell'Estero di dare la croce anche a Ricordi ed a - Boito. La mia proposta fu immediatamente accolta, talchè sono in - fatto compensate anche le decorazioni da Lei accordate ai - Direttori ed al Capo d'orchestra dell'Opera» (_1 novembre_). - -Molti francesi vennero in quell'anno 1894 a Roma e furono ricevuti da -Crispi: i deputati Deloncle, Mermeix, Pichon, Léon Bourgeois, Ferdinando -Brunetière, il senatore R. Waddington, Emilio Zola e altri. Tutti -promisero di adoperarsi presso i loro amici per una pacificazione tra la -Francia e l'Italia, ma tornati in patria o non tennero parola o -constatarono la loro impotenza. «Il Billot -- scrisse Crispi nel suo -diario -- invece di aiutare l'opera mia, ha cospirato e continua a -cospirare coi miei nemici. Egli fa al suo governo dei rapporti -velenosi.» - -In gennaio 1895 sollevò grande scalpore il richiamo da Parigi -dell'ambasciatore italiano. Il Ressman era da lunghi anni devoto -personalmente a Crispi; maggiore fu quindi il rammarico di questi quando -dovette constatare che dinanzi alla condotta malevola e insidiosa -dell'Hanotaux, l'azione del Ressman era inefficace. Nel diario di -Crispi, sotto la data di _giovedì, 6 gennaio 1895_, si legge: - - «Del resto, sono otto mesi da che Ressman doveva essere - allontanato da Parigi. Io l'ho impedito difendendolo presso il - barone Blanc. Ora ho dovuto convincermi che Ressman non poteva - rendere utili servigi all'Italia.... Egli non ha influenza - presso il Governo francese.» - -Il Billot, nel libro più volte citato[36], ha scritto a proposito del -richiamo del Ressman molte inesattezze. Lo ha attribuito a Crispi -- -«car nul ne songeait à imputer au baron Blanc la responsabilité de la -décision prise» -- e per motivi personali, cioè perchè il Ressman non -seppe ottenere dal governo francese soddisfazione per alcuni articoli -del _Temps_ ingiuriosi contro il presidente del ministero italiano. È -certo che Crispi fu irritato dell'ingerenza di quel giornale ufficioso -del governo francese nella campagna personale condotta allora contro di -lui dal Cavallotti e compagni, ingerenza la quale gli confermava che -quella campagna di denigrazione aveva ispiratori e collaboratori -francesi. Egli aveva rilevato in uno degli articoli del _Temps_ talune -dichiarazioni fatte imprudentemente in Roma, con parole quasi identiche, -dal Billot, il 13 dicembre precedente, a un collega del corpo -diplomatico che glie le aveva riferite. A conferma di cotesto legittimo -risentimento valga il seguente telegramma: - - [36] _France et Italie_, vol. II, pag. 96 e seguenti. - - «_Ressman ambasciatore Italia_ - Parigi. - - Roma, 1.º gennaio 1895. - - Il _Temps_ del 30 dicembre conferma la mala volontà ed il - contegno in questi ultimi tempi dell'ambasciatore di Francia in - Roma. Il signor Billot è stato una eccezione nella diplomazia - straniera presso il Quirinale, cospirando coi nostri avversarii - e riferendo cose strane al suo Governo. Il suo linguaggio con - alcuni suoi colleghi è stato sconveniente, e prova che nulla è - possibile tra la Francia e l'Italia quando coloro che dovrebbero - cooperarsi ad un accordo fra i due paesi lavorano a sempre più - inimicarli. - - Vi scrivo ciò per vostra norma, convinto come io sono che anche - voi sarete impotente nella missione conciliatrice che vi avevo - affidata. - - Sbagliano però Billot ed il suo Governo nei loro giudizii e - nelle opere loro; il Governo italiano resisterà alle congiure - comunque favorite dallo straniero. - - _Crispi_.» - -Ma se in quella circostanza la debolezza del Ressman potè dispiacere a -Crispi, le ragioni del richiamo erano più lontane e furono -sostanzialmente quelle indicate nel brano di diario qui avanti riferito. - -È poi insussistente, anzi è contrario al vero, ciò che il Billot ha -affermato circa la cattiva impressione che il provvedimento del governo -italiano avrebbe prodotto presso gli _alleati_ e circa i consigli di -prudenza che da essi sarebbero stati dati. - -Nel _Diario_ di Crispi troviamo: - - «_6 gennaio ore 16 ½_ -- Visita del barone de Bülow. - Felicitazioni per richiamo di Ressman. Non godeva la fiducia nè - dell'ambasciatore inglese, nè del germanico.» - -Al posto del Ressman fu inviato a Parigi il conte Tornielli, -ambasciatore a Londra, il quale il 18 febbraio 1895 presentò le lettere -credenziali al Presidente della Repubblica, Félix Faure, succeduto a -Casimir-Perier, dimissionario il 15 gennaio di quello stesso anno. Il -Tornielli, ricevuto con freddezza, potè grazie al suo tatto vincere -dappoi le diffidenze e tenere degnamente la rappresentanza del suo -paese. Le relazioni italo-francesi non mutarono, sebbene si evitassero -nuovi incidenti. L'alleanza franco-russa, proclamata per la prima volta -il 10 giugno alla tribuna parlamentare dai ministri Hanotaux e Ribot, -non giovò davvero a ispirare idee pacifiche alla politica della Francia, -la quale divenne più che mai altezzosa e attivamente malefica in Etiopia -agl'interessi italiani. - -Di quest'azione parleremo altrove. - - - - - _Capitolo Sesto._ -- La Francia contro il credito italiano. - - -Tutto il mondo finanziario francese ostile. -- La guerra ai titoli -italiani. -- Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. -- -Bismarck e gli accordi del 1888. -- La campagna al ribasso del 1889. -- -La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei -titoli italiani. -- Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono -in Sindacato nel 1890. -- Fondazione dell'_Istituto Italiano di Credito -Fondiario_. -- Fondazione della _Banca Commerciale Italiana_ sotto gli -auspicii di Crispi. - - -Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse -per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito -col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla -Borsa di Parigi. - -La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo -finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura -impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni -italiane, _costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di -nutrirsi d'erba_, e contristate dal brigantaggio; denunziava la -precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo -al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari, -imposte da una politica estera anti-francese. - -La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad -abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in -valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso -l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra -senza quartiere raggiungeva proporzioni considerevoli, poichè, dagli -inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in -mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari -interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del -malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla -rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe -differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di -preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a -neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per -l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii. - -Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del -1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a -intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18 -febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi: - - «Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione - fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. - Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa - rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e - dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti - e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore - del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a - noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a - Berlino. - - Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista - tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle - condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci - sono: - - 1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di - rendita italiana; - - 2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii - del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che - la Francia ci nega nel momento attuale. - - Col più affettuoso ossequio etc.» - -Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e -Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring e Hambro e -le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa -del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò -tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di -obbligazioni ferroviarie. - - ---- - -Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28 -luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino: - - «Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo - della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della - nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90. - - Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere - amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una - discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della - quale nessuno sa darsi conto.» - -Il 2 agosto giungeva la seguente risposta: - - «Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere - riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di - buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire - contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi - nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di - loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò - avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche - giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più - determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino - sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale - rialzo.» - -Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore -germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al -conte de Launay a Berlino in data 6 agosto: - - «Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S. - E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si - arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita - italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai - quali S. E. si era diretta vorrebbero che ci valessimo di loro - per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe - ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di - prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente - assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci - varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia - assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso - ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere - ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la - manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo - scorso anno.» - -Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre -l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente: - - «Un malevolo articolo del _Matin_ dice imminente in Italia il - decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale - conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro - d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5 - lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali - spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione - dei titoli italiani. - - Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91 - produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri - della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si - provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare - dannosissimo al nostro credito.» - -E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno: - - «Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta - Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe - allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è - attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il - momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda - immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè - i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in - campagna per il rialzo dei nostri fondi. - - In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta - Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di Parigi contro il - nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali - francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per - non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa - militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La - rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a - ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.» - -Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al -Magliani nel Ministero del Tesoro: - - «La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il - movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il - nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere - senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo - resistito alla guerra che ci si voleva fare. - - Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a - Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta - il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon - successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.» - -L'on. Giolitti si affrettava a rispondere: - - «Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai - comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi - gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del - 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo - bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre - temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi - pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si - conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi - necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo - incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni - ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, - con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali - operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma - proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino - e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione - Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. - - Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò - Vostra Eccellenza.» - -Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato -d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente -comunicazione: - - «Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche - tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al - disotto di 93. - - Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e - frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto della - _Berliner Handelsgesellschaft_ e dalla _Deutsche Bank_, si è - dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta - milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i - «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi). - - Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare - profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo - suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle - sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso - prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su - buone case inglesi e sul _Crédit Mobilier_ di Francia. - - Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la - condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà - premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente - con Roma. - - Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche - emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, - d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie - tedesche.» - -L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole -Giolitti: - - «Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari - di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è - pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a - condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si - rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu - risposto che il Bleichroeder si sarebbe subito posto in - relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto - scopo. - - Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del - mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella - popolazione. - - _Crispi_.» - -Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche -sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati -investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non -trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la -rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la -campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la -chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza -dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in -evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento. - - ---- - -Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del -credito italiano. - -In Francia persistevano le ostilità. - - «La campagna -- scriveva il Menabrea -- aperta in questa piazza - contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si - è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il - nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo - Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè - portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano - ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il - sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi - ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano - in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla - speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.» - -L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile: - - «_Mon cher Président_, - - Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère - des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir - au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé - une lettre particulière. - - J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a - télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de - l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a - exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive - pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et - celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium - allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le - succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins - vraisemblable. - - Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très - confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma - démarche promet un bon résultat.» - -Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del -Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi: - - «Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente - établie entre moi et groupe des banques.» - -Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione -dell'_Istituto Italiano di Credito Fondiario_ col concorso di un -Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto -di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca -Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a -Crispi: - - «Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano - sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca - Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento - milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati, - assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare. - - _Grillo_.» - -Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le -stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita -del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero -precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la -Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti -francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al -corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo -della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con -la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu -ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il -principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa. - - ---- - -Alla metà del 1894 fu fondata in Italia la _Banca Commerciale Italiana_ -con capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni -in tutto, ed ecco in quali circostanze. - -L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza -dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito -italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di -Berlino. - -Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi -furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione -in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente -il controllo su quegli affari. - -Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago, -manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach, -all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare -parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai -documenti che seguono: - - «Berlino, 3 giugno 1894. - - _Signor Ministro_, - - Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della - Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una - Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, - e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in - attesa della soluzione delle nostre questioni finanziarie - pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. - Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di - nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e - crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra - mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere - l'istituzione della Banca in discorso. - - Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a - dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; - il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi - che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la - quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a - certo signor Veil[37] venuto qui ultimamente, il quale rientrato - in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza - Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha - riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la - cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse - Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un - telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito - all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra - Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere - l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i - signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere - coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno - che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere - una decisione.» - - [37] Si allude al comm. Federico Weil che, presentato a Crispi dal - banchiere A. Weill-Schott di Milano, potè portare a Berlino - l'incoraggiamento del Presidente del Consiglio. Il quale messaggio - costituì un titolo dippiù per l'ufficio di direttore generale del - nuovo istituto, che gli fu affidato e che ancora tiene. - - _Lanza_.» - - «_Ambasciata Italiana_, - Berlino. - - Roma, 7 giugno 1894. - - [_Telegramma_] - - Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo - vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in - Italia e spera che i signori banchieri germanici, i quali paiono - disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si - persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il - momento di prendere una decisione. - - _Crispi_.» - - «Berlino, il 9-6-1894. - - Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa - che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota - Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge - sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue - rapporto. - - _Lanza_.» - - «Berlino, 10 giugno 1894. - - _Signor Ministro_, - - (_Riservato_). Facendo seguito al mio telegramma di ieri, - pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera - direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder, - per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui - rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i - propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della - Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di - massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una - prossima favorevole soluzione della questione. - - _Lanza_.» - - [_Annesso_] - - «Berlin, le 9 juin 1894. - - _Excellence_, - - Mon intention était de vous faire personnellement la - communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps - que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E. - Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je - voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la - campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très - tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire. - - Les amis ont pris note avec satisfaction des informations que V. - E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer - des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le - 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses - pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes, - telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et - ce qui concerne la question du personnel. - - Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à - former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à - Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte - que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire - avant la fin du mois. - - Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette - information confidentielle à la connaissance de S. E. le - président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.) - - (_Signe_): _Schwabach_.» - - «Berlino, il 23 giugno 1894. - - Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome - fondatori _Banca Commerciale Italiana_ somma marchi quattro - milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in - Milano. - - _Lanza_.» - -Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano la _Banca Commerciale -Italiana_, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un -larghissimo giro d'affari in tutto il Regno. - -A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente -propizio e gli dette l'impulso a nascere. - - - - - L'ITALIA E IL VATICANO. - - - - - _Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese. - - -Il Re Fedelissimo a Roma pel Re d'Italia. -- L'annunzio ufficiale della -visita. -- Il Vaticano mette il _veto_. -- Imbarazzo e indecisione del -Re Carlo e del suo governo. -- Re Carlo si raccomanda a Crispi. -- -Linguaggio severo della stampa portoghese. -- Re Carlo prega di essere -ricevuto a Monza; rifiuto di Re Umberto. -- Rinunzia alla visita. -- -Crispi rompe le relazioni diplomatiche col Portogallo. -- Colloquio -Crispi-Vasconcellos. -- Giudizii di diplomatici sulla condotta del -Ministero portoghese. -- Le origini remote della caduta del regime -monarchico nel Portogallo. - - -Il primo di ottobre 1895 il Sotto-segretario di Stato del Ministero -degli affari esteri, on. Adamoli, partecipava all'on. Crispi: - - «Il Ministro di Portogallo presso la Real Corte è stato oggi - alla Consulta per annunciarmi ufficialmente che S. M. il Re di - Portogallo verrà far visita in Roma al nostro Augusto Sovrano. - - Il signor di Carvalho e Vasconcellos ha soggiunto che l'arrivo - di S. M. il Re di Portogallo in Roma avrà luogo tra il 15 ed il - 20 del corrente mese di ottobre. Egli si riserva di indicarlo - con maggior precisione». - -Per fare analoga comunicazione al Re, il Ministro Carvalho e -Vasconcellos partiva per Monza lo stesso giorno primo di ottobre. - -Don Carlos, Re di Portogallo e figlio di Maria Pia, sorella del Re -Umberto, muoveva dal suo paese un giorno dopo per fare la prima visita -dacchè era salito al trono ai capi degli Stati amici. Da Lisbona, in una -corrispondenza in data 3 di ottobre, si annunziava: - - «Il Re è partito ieri a mezzogiorno. Oggi sarà a San Sebastiano, - ospite della Reggente di Spagna e dopo dimani giungerà a Parigi. - I giornali dicono che vi si tratterrà una diecina di giorni, ma - ho motivo di credere che egli prolungherà oltre quel termine la - durata della sua permanenza in Francia. Verrà in seguito la - visita di Sua Maestà alla nostra Real Corte, d'onde proseguirà - per Berlino terminando il suo giro con un breve soggiorno in - Inghilterra. È commentata l'esclusione della Corte - Austro-Ungarica dal programma di questo viaggio ufficiale, tanto - più che la stampa ispirata dai circoli di Corte lo dichiara - provocato dal solo desiderio di visitare i Sovrani e Capi degli - Stati _amici_. In quanto alla Russia, la lontananza e le scarse - relazioni che passano tra l'uno e l'altro Stato bastano a - spiegare in modo più o meno soddisfacente, come non sia compresa - nell'itinerario una visita alla Corte di Pietroburgo.» - -Lo stesso giorno 3 di ottobre un telegramma dell'Incaricato d'affari -italiano a Lisbona, di Cariati, avvertiva: - - «Mi consta da fonte sicura ed in via strettamente confidenziale, - che il Nunzio apostolico ritiene che la Santa Sede romperà - probabilmente le sue relazioni diplomatiche col Portogallo in - conseguenza della visita del Re a Roma, dove Sua Santità - ricuserà, in ogni caso, di riceverlo.» - -Un altro telegramma dello stesso Ministro, in data 5 ottobre, era così -concepito: - - «Ministro degli affari esteri, col quale ho avuto una - conversazione mi ha confermato poc'anzi che la visita del Re di - Portogallo a Roma sarebbe certamente seguita dal richiamo del - Nunzio, il che avrà conseguenze gravissime per questo paese. - Governo portoghese, egli ha detto, è pronto a tutto per - compiacere al Re e al Governo italiano, ma non può considerare - senza grave apprensione una simile eventualità che l'Italia non - può desiderare, giacchè invece di creare un precedente - favorevole, non farebbe che precludere definitivamente ogni - ulteriore possibilità di visite di Sovrani e Capi di Stato a - Roma. È nello interesse del Governo italiano di lasciare questa - questione impregiudicata, tanto più nel caso presente essendo - abbondantemente noti i sentimenti di profonda affezione che - legano le due Corti e la simpatia tradizionale delle due - Nazioni.» - -Il viaggio a Roma del re Carlo, spontaneamente deciso e annunziato, -incontrava dunque un ostacolo che inconsideratamente non era stato -preveduto. Il signor Pinto de Soveral, ministro degli affari esteri del -Portogallo, si scusava rigettando la responsabilità della decisione -della visita a Roma sul defunto suo predecessore, ma egli era già in -carica il 1.º ottobre quando di quella visita ne fu dato l'annunzio -ufficiale. Crispi, informato esattamente di quanto avveniva in Vaticano, -il 7 telegrafava al Primo Aiutante di Campo del Re, generale Ponzio -Vaglia: - - «Il Papa si oppone al viaggio di Re Carlo a Roma. La Segreteria - di Stato pontificia ha scritto a Lisbona protestando che ove le - sue domande fossero respinte richiamerebbe il Nunzio accreditato - presso la Corte portoghese. - - Pregola informare S. M. il Re.» - -Contemporaneamente il re Carlo, ch'era giunto a Parigi, pregava il re -Umberto di toglierlo dall'imbarazzo ricevendolo in incognito a Monza. Ma -questa soluzione non era possibile dopo la partecipazione ufficiale -della visita a Roma e la pubblicità che se n'era fatta. Alla -comunicazione ricevuta della negativa fatta da Umberto al suo reale -nipote, Crispi rispondeva: - - «_S. E. Ponzio Vaglia_ - Monza. - - Roma, 9 ottobre 1895. - - Il contegno del nostro Augusto Sovrano non poteva essere che - quello che dalla M. S. mi attendevo. Noi non abbiamo bisogno di - questo minuscolo Re di Portogallo, il quale non ha importanza - alcuna in Europa. Se egli non può venire in Roma, che resti a - casa sua -- e siccome il pentimento suo e del suo Governo indica - una manifestazione di principii a noi contraria, ritireremo il - nostro Ministro da Lisbona, come risposta alla sua condotta. - - La prego di voler rassegnare a S. M. i miei devoti omaggi. - - _Crispi_.» - -Il re Carlo, tra la negativa dello Zio di riceverlo altrove che a Roma e -l'annunzio da Lisbona che il Papa avrebbe considerato la sua andata a -Roma come «un insulto personale», da Sovrano «cattolico e fedelissimo» -quale era, prese la risoluzione di rinunziare al suo viaggio in Italia. -Ma poichè doveva preoccuparsi delle conseguenze di essa, fece giungere a -Crispi la preghiera di considerare benevolmente la sua posizione e per -mezzo dell'ambasciatore italiano a Parigi, gli fece pervenire -l'assicurazione che sarebbero state date dal suo governo «le più -amichevoli spiegazioni». - -A questa comunicazione Crispi obbiettava: - - «_S. E. Tornielli_ - Parigi. - - 15 ottobre 1895. - - Le notizie ch'ella mi dà col suo telegramma di ieri non sono - segrete: esse furono contemporaneamente mandate col telegrafo ai - giornali di Roma. - - Ringrazio S. M. Fedelissima delle comunicazioni di cui l'ha - incaricato. Ma non posso nascondere che ciò ch'è accaduto è - abbastanza deplorevole, e non sarebbe avvenuto se il Governo - portoghese avesse ben valutato il progetto del viaggio del Re in - Italia, ed avesse saputo prevederne le conseguenze. - - La spiegazione che S. M. ha voluto dare del mancato viaggio, se - testimonia della sua personale delicatezza e del suo desiderio - di evitare penose impressioni in Italia, dopo le polemiche delle - quali da dieci giorni sono pieni i giornali di tutta Europa non - può contentare la pubblica opinione in Italia. - - E fatalmente ieri stesso, dal Gabinetto di S. M. il Re Carlo, - usciva una conversazione, riferita dai giornali di qui, che la - spiegazione sovrana mette un po' in dubbio. - - Un complesso di circostanze, come si espresse S. M. di - Portogallo, ma tutte all'infuori di noi, hanno reso la posizione - assai difficile. - - Per quanto personalmente deferente alla persona di Re Carlo, io - devo preoccuparmi della pubblica opinione del mio paese, la - quale nello sgradevole incidente non può non vedere offeso il - sentimento nazionale. - - _Crispi_.» - -L'intervista alla quale alludeva Crispi era stata accordata dal ministro -di Portogallo a Parigi e dal Segretario particolare del re Carlo al -corrispondente della _Tribuna_ di Roma, e in essa i due personaggi -avevano dichiarato che il re Carlo non faceva l'annunziata visita in -Italia perchè non poteva prolungare la sua assenza dal Portogallo. -D'altronde, il Nunzio pontificio a Lisbona aveva fatto sapere ai -giornali cattolici di quella capitale il vero motivo della decisione del -Sovrano portoghese. - -Un grave fermento si notava frattanto in Portogallo che faceva temere -delle sorti della dinastia. Nella stampa, anche in quella più ligia alle -istituzioni monarchiche, e nei circoli politici della capitale -portoghese, il biasimo diveniva ogni giorno più acerbo. Il _Jornal do -Commercio_, autorevole e diffuso organo del partito -monarchico-progressista, pubblicava nei numeri del 15, 16 e 18 ottobre -articoli violenti, dei quali citiamo qualche brano: - - «.... Abbiamo posto in dubbio, fin da principio, la convenienza - politica di tal viaggio, ma eravamo lungi dal poter prevedere - gli incidenti, che si vanno manifestando e che non sono solo un - disdoro pel Re, ma altresì un obbrobrio per la Nazione che egli - rappresenta. - - Chi lasciò partire così alla ventura di quanto potesse - succedere, il Re di Portogallo? - - Chi doveva essere, se non questo Governo senza scrupoli...? - Giacchè consigliò il viaggio reale o lo consentì, gli incombeva - di formularne il programma di completo accordo coi Governi delle - Nazioni che il Re proponevasi di visitare. - - Non fece ciò, lo trascurò interamente, ed il risultato eccolo, - senza parlare del rimanente: -- un conflitto col proprio zio - Umberto, o col Santo Padre, a scelta, il quale può tosto - risolversi in una rottura di relazioni, o, nel migliore dei - casi, in un _fiasco_ di più pel Portogallo; e, questa volta, - ricadendo sulla stessa corona del suo Sovrano, al cospetto - dell'intera Europa.» - - «.... Il Governo non ha neppure il decoro di tentare una difesa; - e neppure ha l'alterezza di assumere le rispettive - responsabilità. - - Aspettavamo oggi alcune spiegazioni alla vergognosa situazione - in cui trovasi il real viaggio, tanto preconizzato, allorchè fu - annunziato, come sommamente benefico pel paese.... Il Governo - nega l'esistenza dell'incidente diplomatico nel quale si avvolse - colla Curia e col Governo del Quirinale, non si difende della - propria imprevidenza, non assume la minima particella di - responsabilità, ed al contrario, la scarica sopra.... chi? Sul - Re, sullo stesso Re. - - Dubitate? - - Aprite il _Diario de Noticias_ e leggete: - - «Nulla è ancora deciso circa l'andata di S. M. il Re a Roma, - questo viaggio dipendendo dai piani che farà Sua Maestà....» - - Ciò che sembra incredibile, è scritto, e scritto col tono di una - informazione ufficiale. E, infatti, è noto essere il _Diario de - Noticias_ uno dei ricettacoli delle informazioni del signor - Presidente del Consiglio. - - In detta piccola notizia, d'apparenza così innocente, contiensi - tuttavia questa enormità: _di ciò che succede, la colpa non è - del Governo, poichè i piani del viaggio non sono suoi, ma del - Re_. - - Sono del Re? - - Lo saranno! Il _Diario de Noticias_ che lo afferma, lo saprà ed - in tal caso è da deplorarsi che il Re non sia stato all'altezza - da delinearli. Ma non è a lui che legalmente si possono far - risalire responsabilità, poichè l'articolo della Carta che lo fa - irresponsabile è tra quelli che la Dittatura non revocò....» - - «.... I sorrisi ironici cominciano già a spuntare nella stampa - straniera, diretti specialmente contro i consiglieri - responsabili del Re di Portogallo, i quali gli preparano - quest'avventura, ma striscianti già sulla stessa persona del - Capo della Nazione Portoghese, per modo che potrà benissimo - avvenire quanto prima, che i cronisti parigini comincino a - ingrandire la già troppo pesante leggenda della _gaité_ delle - cose portoghesi. - - Ma il Governo più nulla sente di ciò...! - - Sconcertato dall'inatteso incidente, conscio del suo grave - errore e delle sue enormi responsabilità, sta come se fosse - stato spaventato da un fulmine; perdette la facoltà di sentire, - di pensare, di deliberare e di procedere. - - È in stato di completa paralisi, di sincope; e per quanto si - riuniscano a consiglio i dittatori, poco più conseguono, che di - guardarsi gli uni gli altri, e di grattarsi automaticamente la - testa, senza che ciò valga a dissipare la prostrazione in cui - trovasi il suo contenuto. - - E mentre i ministri non risolvono, il Re Don Carlos, in attesa - che risolvano, si mantiene in Parigi, nel non interrotto - rinnovarsi di caccie, corse e teatri, come se estraneo agli - avvenimenti, nei quali è implicata la sua personalità, ed in una - evidenza, in faccia all'Europa, secondo noi poco propizia ai - suoi interessi ed a quelli del Paese. - - È indispensabile dunque, che il Governo si svegli, e prenda una - deliberazione, che tronchi prontamente l'incidente, il quale se - non può ormai essere soppresso, conviene non ingrossi e non si - protragga, poichè il Portogallo ed il suo Sovrano nulla hanno da - guadagnare in ciò; al contrario. - - Il male è fatto, lo scandalo è dato e tutto ciò è ormai - irrimediabile; il Re non può andare in Italia....» - -Il governo portoghese, in realtà, rimase per parecchi giorni indeciso -sulla via da prendere; o meglio, deciso a non affrontare le ire del -Vaticano, non sapeva quali potessero essere le «spiegazioni amichevoli» -che il re Carlo avevagli ordinato di dare a Crispi. Il 17 ottobre, -l'Incaricato d'affari italiano a Lisbona si recò dal ministro degli -affari esteri per domandargli quanto vi fosse di vero nell'affermazione -di parecchi giornali che S. M. Fedelissima avesse deciso di astenersi -dalla sua visita a Roma. Il signor de Soveral rispose che «l'idea del -viaggio a Roma non era definitivamente abbandonata» e affermò che «il -Governo portoghese non si era impegnato con la S. Sede a rinunziarvi». -Ed esprimendo il profondo rammarico suo per le spiacevoli complicazioni -sorte dal viaggio del Re, aggiunse che quel viaggio aveva «una grande -importanza politica, specialmente nei rapporti con la Germania e -l'Inghilterra, date le pendenti questioni coloniali». - -Poco tempo prima il de Soveral aveva assicurato il rappresentante di -un'altra grande potenza che il Re si era messo in viaggio «per -distrarsi»! - -Due giorni dopo un giornale ufficioso del gabinetto portoghese, _La -Tarde_, pubblicava un comunicato del tenore seguente: - - «Ci consta che il Re non andrà per adesso in Italia, proseguendo - invece il suo viaggio per la Germania e l'Inghilterra.» - -Il _Diario de Noticias_, anch'esso governativo, riproduceva cotesto -comunicato facendolo seguire da un telegramma del suo corrispondente -parigino così redatto: - - «Parigi 19. -- Essendo stato impossibile ottenere dal Governo - italiano che il Re di Portogallo fosse ricevuto altrove che a - Roma, e visto l'atteggiamento del Papa, Sua Maestà ha deciso di - rinunziare alla sua visita in Italia, proseguendo da qui per la - Germania. È giunto il signor Visconte de Pindella (Ministro di - Portogallo a Berlino) il quale accompagnerà il Re a Berlino». - -L'ispirazione ufficiale di questa notizia era indiscutibile, ma intanto -la Legazione italiana non riceveva alcuna comunicazione. Il ministro de -Soveral era così imbarazzato, che per qualche giorno rimase invisibile -al Ministero degli Affari esteri oltrecchè al di Cariati, anche ai -rappresentanti degli altri Stati. La partecipazione dell'abbandono del -viaggio a Roma fu fatta il 21 ottobre, contemporaneamente a Lisbona e -alla Consulta. - -Il governo italiano non volle aggravare la situazione. Speciali riguardi -erano da esso dovuti alla Corte portoghese imparentata con la Casa reale -d'Italia, ma non poteva d'altronde rinunziare a precisare dinanzi -all'opinione pubblica italiana ed all'Europa come lo spiacevole -incidente fosse nato e si fosse svolto. Cosicchè quando il 21 ottobre il -ministro Carvalho diresse una nota al nostro Ministro degli Affari -esteri nella quale si partecipava che la visita del re Carlo era -aggiornata indefinitamente «per l'assenza da Roma del re Umberto e per -l'impegno del re Carlo di trovarsi a giorno fisso presso altra Corte», -Crispi dovette, a salvaguardia della responsabilità e dignità del -governo italiano, esporre in un comunicato dell'_Agenzia Stefani_ la -verità e annunziare che all'Incaricato d'affari d'Italia a Lisbona era -stato dato l'ordine di interrompere le relazioni diplomatiche col -governo portoghese e di limitarsi alla trattazione degli affari -correnti. Una frase del comunicato fece impressione, quella che -«augurava cordialmente al Portogallo di recuperare la propria -indipendenza».[38] - - [38] Le relazioni diplomatiche tra Italia e Portogallo furono - ristabilite in ottobre 1896 dal Ministero Rudinì, in occasione del - matrimonio del Principe di Napoli. Nessuna soddisfazione dette il - Portogallo per l'incidente dell'anno prima, nè forse poteva darne - continuando il governo di quello Stato ad appoggiarsi sul partito - clericale. La causa della rottura delle relazioni fu dimenticata - dinanzi ad un avvenimento dinastico. - -Nel _Diario_ di Crispi, sotto la data del _21 ottobre ore 21 ½_ si -legge: - - «Visita di Carvalho e Vasconcellos in casa mia. Il Vasconcellos - è una mia vecchia conoscenza. Lo conobbi a Lisbona nell'ottobre - 1858. Dopo i saluti consueti, egli accennò all'incidente del - viaggio del Re Carlo. Risposi: - - -- Quello che è avvenuto è deplorevole. Amico vostro sin dal - 1858, vi ricevo quale amico e non quale ministro di S. M. - Fedelissima presso il Re d'Italia. - - E quale amico vi dirò che il vostro Governo ha agito con molta - leggerezza. Noi non avevamo chiesta la visita del vostro Re, e - non ce n'era bisogno. - - -- È vero, e sono io che il primo ottobre venni a comunicare - l'avviso ufficiale al sottosegretario di Stato, Adamoli. Venni - qui da voi, ma non vi trovai. Andai poscia a Monza per darne - partecipazione a S. M. il Re Umberto. - - -- Or bene, fatto ciò, il vostro Governo doveva andare sino al - fondo, e non doveva cedere alle minaccie del Papa. Voi lo - sapete, il Vaticano fa guerra alla monarchia italiana, non - ostante il nostro contegno benevolo e corretto verso il - medesimo. È una questione interna italiana, e voi vi avete dato - carattere internazionale. - - Noi non ci adonteremo per questo. Ma innanzi al mondo, voi avete - preferito il Papa al Re d'Italia, avete soddisfatto il nostro - nemico, il quale ritiene l'azione negativa di Re Carlo quale - vittoria della Santa Sede. Per ora ci limitiamo a non mandarvi - alcun ministro. Vedremo dappoi quello che a noi converrà. - - -- Fo appello alla vostra amicizia di comporre il dissidio. Non - ve lo domando per me, ma pel mio povero paese. - - -- Comprendo la vostra premura; ma nulla ho che fare per ora. Ve - lo ripeto, quale ministro del Portogallo non avrei dovuto - ricevervi. Vi ho ricevuto e parlato come amico e questo nostro - colloquio non ha nulla di ufficiale. - - Dopo un breve silenzio, il Vasconcellos si è levato e ci siamo - divisi cordialmente.» - -La rottura delle relazioni diplomatiche con l'Italia ferì l'amor proprio -del popolo portoghese e fu un grave colpo al prestigio del Governo e -della Dinastia. Il _veto_ del Vaticano raggiunse lo scopo di turbare -ancor più un paese le cui condizioni interne erano già difficili. Il -Papato, il quale non si preoccupò del male che sapeva di fare, fornì la -prova della sua politica nefasta che ogni considerazione subordinava -alla cieca ostilità all'Italia. Ma nessun giornale portoghese potè -dolersi della decisione del governo italiano. I fogli liberali, al -contrario, giustificarono questo con un linguaggio che non era mai stato -adoperato. Il _Jornal do Commercio_ interpretava fedelmente il -sentimento della grande maggioranza del suo paese nel seguente articolo -del 26 ottobre: - - «Si è veduta mai maggiore incoscienza? - - Il Governo di S. M. il Re d'Italia, di un Sovrano che è nè più - nè meno che fratello di S. M. la Regina Donna Maria Pia, - interrompe le sue relazioni col nostro Governo. - - E qual è l'atteggiamento del Governo Portoghese? - - Si limita a far inserire nel giornale officioso _La Tarde_ - quanto segue: - - «Il _Diario de Noticias_ che accenna a questa nota la commenta - nei termini seguenti: - - .... «Sembra pertanto dal modo in cui la stessa stampa italiana - apprezza i fatti, che questo raffreddamento sarà di breve - durata». - - - «Concordano pienamente colle nostre le informazioni del nostro - collega». - - Questo, in poche parole, vuol dire semplicemente quanto segue: - - «Il Governo italiano sta di cattivo umore? Non c'è da - preoccuparsene: gli passerà!» - - Tali sono le soddisfazioni che il Governo crede di dare al Re - Umberto, cioè al monarca più strettamente imparentato col Re Don - Carlos, per la sconvenienza [semcerimonia] del procedimento che - adoperò verso di Lui. - - Perchè la verità è questa: Il Governo portoghese -- secondo le - sue dichiarazioni -- volle usare verso il Re d'Italia ogni - cortesia ed amabilità, ma -- in conclusione -- ciò che si - osserva è che l'effetto di tale cortesia e di tale amabilità fu - semplicemente quello di lasciare il monarca italiano - perfettamente paralizzato dinanzi al Papa e di far constare che - Roma è appena la capitale d'Italia.... _in partibus_. - - Ciò fatto, il Governo portoghese poco si cura del giustissimo - risentimento dell'Italia e telegrafa al Re di Portogallo che non - se ne dia pensiero, che il risentimento dell'Augusto suo zio non - è che un capriccio infantile perchè non fu fatta la sua volontà, - che il capriccio gli passerà e che, frattanto, Sua Maestà può - continuare a divertirsi per avere una distrazione dai mali che - il paese sta soffrendo e per non preoccuparsi soverchiamente - delle notizie che ci giungono dall'Affrica e dalle Indie. - - Lo diciamo in coscienza: tanta insensatezza, tanto sconoscimento - dei proprii doveri, tanta inconsideratezza, verso il paese e pei - sagrificii che esso fa, non possono che essere precursori di - gravi avvenimenti perchè sono sintomi indubitabili di uno stato - di dissoluzione dei poteri dirigenti che ne preannunziano già - chiaramente l'ora estrema. - - No! Le cose non possono continuare così. Il paese può pagare col - suo danaro e col suo sangue le aberrazioni dei suoi governanti, - ma non può tollerare che in faccia all'Europa, la sua onestà, il - suo decoro, la sua dignità, la sua fierezza siano resi solidali - delle spregevoli manovre nelle quali si tenta involgerlo. - - No! l'opinione protesta ed è necessario che il Re intenda, ed - intenda bene, che se acconsente a lasciarsi trascinare alla - sconsiderazione universale alla quale lo conducono gli errori - dei suoi Ministri ed i suoi propri errori, il paese -- lo stesso - paese monarchico -- non vuol essere travolto in questa fiumana - ed altamente protesta contro questi procedimenti di governo e di - diplomazia, nei quali l'illegalità, la violenza, la leggerezza - ed il solo desiderio di godere -- al coperto della più pazza - incoscienza -- si dànno la mano per annichilirci e disonorarci. - - Noi non vogliamo mancare al rispetto dovuto al Re, ma è - indispensabile convincerlo che questo stato di cose non può - continuare. Non v'è una voce sola che non lo dichiari. Nobili e - plebei, vecchi e giovani, ricchi e poveri, tutti sono unanimi - nel riconoscere e nel lamentare che il Re ed il suo Governo non - soddisfano le aspirazioni politiche e morali della nazione. - - Il tedio incomincia ad invadere tutte le classi, già spunta il - disprezzo e se il Re non capisce l'urgenza di retrocedere sulla - via che ha presa liberandosi dal nefasto suo governo ed - ispirandosi a migliori e più serii esempi, male gliene avverrà, - rovinerà nel dispregio pubblico e sè stesso e la Corona gloriosa - di cui fu erede. - - Lunedì scorso partì per l'India la spedizione comandata dal - proprio fratello del Re e le tristi notizie che ci giungono da - Goa non sono tali che possiamo avere piena fiducia sull'esito - finale della lotta e dei sacrificii cui vanno incontro i nostri - soldati. - - Non sarebbe stata questa una propizia occasione perchè il Re - tornasse direttamente in Portogallo, ponendo a tempo un termine - dignitoso all'incidente italiano? - - Tutto lo indicava, ma tanto il Re quanto il suo Governo, ciechi - l'uno al par dell'altro, non lo videro, e la vigilia di quella - giornata grave e penosa Sua Maestà non trovò nulla di più - opportuno che di andarsi a distrarre nel teatro della «Gaité» - dagli alti suoi doveri di capo dello Stato, e di rammentare le - pagine della nostra epopea indiana.... ascoltando i «couplets» - dei «Vingt huit jours de Clairette». - - Che ufficiali e soldati abbandonino le loro famiglie, offrendo - in sacrificio alla patria la miglior parte del loro sangue; che - il contribuente sparga il suo sudore per soddisfare le esigenze - della nazione.... - - In cima a tutto ciò passa trionfante il Re di Portogallo, - violando i suoi giuramenti, calpestando le leggi, senz'altro - pensiero ostensibile se non quello di menar vita allegra e senza - fastidi. - - Per quanto sia duro a dirsi, vi sono due cose che nessuno - negherà: cioè la verità fotografica del quadro che abbiamo - tracciato, l'opportunità di gridare ad alta e chiara voce ciò - che tutti nell'intimità riconoscono. - - Siccome non chiediamo dalla Corona la soddisfazione di alcuna - ambizione e poichè, al contrario, siamo mossi da un - irresistibile impulso di civico dovere, assumiamo di buon grado - questa ingrata missione di dire la verità al Re, e non la - tradiremo perchè non siamo mossi da odii, nè da timore. - - Monarchici e conservatori liberali quali siamo, noi sappiamo che - il nostro posto è questo!» - -La soluzione data all'incidente dal Governo italiano fu giudicata -favorevolmente da quasi tutta Europa (fece eccezione, naturalmente, la -stampa clericale), e raffreddò le accoglienze che il re Carlo ebbe in -Germania e in Inghilterra. - -Da Berlino, l'ambasciatore conte Lanza scriveva in data 20 e 31 ottobre: - - «.... Il barone Marschall si espresse, fin d'allora, meco in - termini sdegnosi per l'incapacità, la debolezza, del resto ben - note, del Gabinetto di Lisbona. S. M. Fedelissima arriverà qui - il 1.º novembre. Essa aveva fatto chiedere di anticipare di una - settimana il suo arrivo, ma S. M. l'Imperatore rispose che non - poteva riceverlo prima di quell'epoca, già precedentemente - fissata. Di feste a Corte non si parla finora e Sua Maestà non - farà col re Carlos, che si tratterrà qui pochi giorni, molti - complimenti, tanto più dopo l'incidente del viaggio a Roma....» - - «Segretario di Stato dipartimento Esteri quasi volendo scusare - ricevimento Re del Portogallo, mi disse iersera - confidenzialmente che, stante l'incidente viaggio Roma, feste - sono state ridotte stretto limite convenienza, non vi sarà - ricevimento ufficiale Berlino, ma solo al _Neuen Palais_ a - Potsdam ove Re del Portogallo alloggia. Sabato pranzo a Potsdam - senza invito Corpo diplomatico. Domenica Loro Maestà - interverranno _Opera_ ove avrà luogo non la così detta - rappresentazione di gala, ma soltanto teatro _paré_. Giornali - parlano appena arrivo Re del Portogallo.» - -Al teatro l'Imperatore fece rappresentare l'opera _Rienzi_, divertendosi -a far vedere al suo ospite Roma sulla scena. - -In Inghilterra non fu meno avvertito il danno che l'incidente aveva -prodotto, e l'ambasciatore Ferrero riferiva: - - «Salisbury, mostrandosi vivamente preoccupato di quanto potrebbe - avvenire in Portogallo, qualora nel Parlamento italiano qualche - interrogazione intorno al noto incidente della visita suscitasse - espressioni vivaci, mi ha chiesto caldamente di pregare il Regio - Governo di evitare possibilmente ogni interpellanza al riguardo - nella Camera. Egli giunge perfino a temere che il contraccolpo - nel Parlamento portoghese potrebbe condurre alla caduta di - quella dinastia.» - -Alla caduta della monarchia portoghese, avvenuta dopo l'inaudita strage -della famiglia reale, non fu estranea la supina subordinazione dello -Stato all'influenza clericale, che determinò l'incidente del quale -abbiamo narrato le fasi. È giustizia ricordare che il malcontento -popolare aveva origini remote, ed era andato sempre crescendo. Quando -penetrò nell'esercito decise delle sorti del regime monarchico. - -Sin dal dicembre 1889 si scriveva a Crispi da Berlino: - - «Fortunatamente non esiste alcun generale abbastanza in vista - per mettersi, come al Brasile, alla testa di un pronunciamento - simile a quello che ha rovesciato Don Pietro II con un colpo di - mano che ha avuto quasi le proporzioni di un _escamotage_. - Altrimenti, al primo tentativo di adoperare a Lisbona un tale - procedimento, la Dinastia «crollerebbe come un castello di - carta». Una rivoluzione popolare sembra in Portogallo tanto poco - inverosimile come era a Rio de Janeiro; l'esercito, nel suo - insieme, è senza dubbio animato da sentimenti di onore e di - disciplina, ma a condizione che abbia un capo di sua fiducia. - Del resto, la rivoluzione o evoluzione operatasi recentemente - nel Brasile prova che i mestatori non hanno bisogno del concorso - delle masse, purchè dispongano di generali come i capi del - _pronunciamento_ brasiliano. Importa quindi che il Sovrano - sappia guadagnare le simpatie dell'esercito, circondarsi di - ufficiali di provata fedeltà, e sopratutto ch'egli possa fare - assegnamento sul comandante militare di Lisbona.... - - Se il movimento repubblicano avesse, come al Brasile, trionfo in - Portogallo, e in seguito forse anche in Spagna, tale avvenimento - sarebbe un danno grave per il principio monarchico in Europa e - un vantaggio per le istituzioni della Francia, che vorrebbe - trovare dappertutto alleati contro la Germania e l'Italia.» - -Crispi non aveva mancato di dare consigli al governo portoghese, e si -era adoperato con successo presso l'Inghilterra per una soluzione -amichevole del conflitto sorto per le colonie anglo-portoghesi -nell'Africa occidentale. In una lettera -- si noti -- dell'11 gennaio -1891, il ministro d'Italia a Lisbona scriveva a Crispi: - - «Dopo il mio ritorno fui ricevuto in udienza particolare da S. - M. il Re, il quale mi espresse il suo gradimento pei buoni - uffici prestati da V. E. al Portogallo nella sua vertenza - coll'Inghilterra. - - Il Ministro degli affari Esteri mi incaricò di ringraziare V. E. - pel benevolo e costante concorso prestato dal R. Governo in - questi difficili momenti al Governo Portoghese. - - Colsi l'occasione per eseguire le istruzioni datemi verbalmente - da V. E. ed esposi al signor Du Bocage la penosa impressione che - desta la soverchia indulgenza del Governo Portoghese verso il - partito repubblicano per gli inconvenienti che ne possono - risultare a danno delle istituzioni, e sovratutto per la - rilassatezza della disciplina nell'esercito. - - Il Ministro mi assicurò che la condizione interna si era molto - migliorata e che il Gabinetto si studiava di mantenere l'ordine - e che il partito repubblicano non era da temersi che in caso di - nuovi aggravii da parte dell'Inghilterra, che desterebbero - grande irritazione nel paese, la quale sarebbe poi sfruttata a - suo pro dal partito repubblicano. Le notizie poi circa allo - spirito dell'esercito essere esagerate. - - Non devo celare a V. E. che il mio discorso non sortì molto - effetto. Il signor Du Bocage accolse le mie parole come - espressione della premura che dimostra il R. Governo verso il - Portogallo, ma parmi che egli non si renda conto dei pericoli di - una simile condizione di cose. Tale è la fiacchezza degli ordini - di Governo e dei costumi politici in questo paese, che ben - difficilmente si muteranno le cose ed il mio collega di Spagna, - il quale, per incarico del suo Governo, tenne un simile - linguaggio, ha la stessa opinione. - - Il Re mi parve maggiormente impressionato e mi disse, e forse - con ragione, essere ora assai difficile di prendere - provvedimenti contro ufficiali, ai quali finora si era lasciata - la più sconfinata libertà di parola e di azione. - - Intanto, malgrado che gli spiriti siano ora più calmi e che i - partiti apparentemente mettano a tacere i loro dissensi, il - partito repubblicano continua la sua propaganda. - - Si tenne in questi giorni un Congresso del partito repubblicano - a Lisbona, con piena libertà, e si addivenne alla nomina di un - nuovo Direttorio, nel quale figurano due Maggiori Generali in - servizio attivo, sebbene non provvisti di comando di truppe, i - signori Latino Coelho e Souza Brandão. - - Altro sintomo poco rassicurante circa la disciplina - dell'esercito si è l'adesione di molti ufficiali - all'associazione della «Lega Liberale», fondata sotto parvenza - di un'associazione patriottica dal signor Fuschini, deputato del - gruppo parlamentare detto della Sinistra dinastica. - L'associazione non ha carattere repubblicano, ma è certo cosa - poco consentanea allo spirito di disciplina militare questa - partecipazione di ufficiali a manifestazioni politiche. - - Nel riferire le condizioni attuali del Portogallo mi giova - ripetere quanto ho già esposto nella mia corrispondenza in - proposito, cioè che i costumi e l'indole di questo popolo - attenuano la gravità della situazione e rendono forse più remoto - lo svolgimento di avvenimenti che altrove sarebbero la - conseguenza immediata delle cause di pericoli per le istituzioni - da me enunciate. - - Il componimento della vertenza colla Gran Bretagna gioverà molto - a rendere più sicuro il mantenimento dell'ordine vigente e - toglierà al partito repubblicano l'arma più potente di cui - dispone per agitare il paese.» - -Date le cause molteplici del malcontento del paese contro la dinastia, -la propaganda repubblicana, facilitata dalla debolezza del governo, -doveva portare i frutti che ha portato. - - - - - L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE. - - - - - _Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica. - - -Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola -balcanica sulla base delle nazionalità. -- Critica del Trattato di -Berlino nei riguardi della Balcania. -- Tre colloqui inediti tra Crispi -e il principe di Bismarck. -- La seconda fase della questione bulgara e -la Triplice italo-anglo-austriaca. -- La Turchia dichiara al principe -Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. -- Insuccesso -della politica russa. -- Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo -bulgaro. -- Riconciliazione russo-bulgara. -- Due indirizzi a Crispi -della «Confederazione Orientale». -- La questione di Creta e il -malgoverno turco. -- Crispi e l'Albania. -- Crispi trova nel Montenegro -la sposa pel futuro re d'Italia. -- La Confederazione balcanica con -Costantinopoli capitale. -- «Il Sultano se ne vada in Asia». - - -Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione -dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti -dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero -agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di -liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, -- -guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto -escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti, -possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e -operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso -un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica -ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime -spregevole e spregiato. - -Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione -della discussione circa la politica estera fatta alla Camera nel -febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della -questione orientale, disse: - - «Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani - può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede - profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della - libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in - quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre - nazioni di Europa. - - La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti - in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone, - _Bulgarian orrors_, dove si ricordano gli alberi convertiti in - forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della - patria e della religione? - - Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del - dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il - medesimo? - - Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive - nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre - popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con - miracoli di eroismo all'invasore straniero? - - Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù - e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella - vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli? - - Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta - di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la - lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel - nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che - fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto - nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal - principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione - costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta - virtù? (_Bravo! Bene, a Sinistra._). - - Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica - sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel - tempo perchè fruttino e si svolgano.» - -Crispi non fu soddisfatto del trattato di Berlino del 1878 che - - «smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle - forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 si erano - levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al - 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si - volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel - Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del - vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i - congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio - degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un - componimento provvisorio e -- siccome scriveva Lord Salisbury - nella sua circolare la quale era unita al trattato -- dipenderà - dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi - conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima - opportunità offerta alla Turchia. - - E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o - tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà - irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è - impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e - l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti - stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca - diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno - presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito - nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle - mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che - dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle - popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.» - -In altra circostanza Crispi disse: - - «Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il - problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino - all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il - dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia, - ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro - confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina - una invulnerabile frontiera all'Oriente[39] e dev'esserne - contenta.» - - [39] Questo giudizio sul valore delle due provincie fu dato anche dal - giornale ufficioso della Cancelleria austro-ungarica, il - _Fremdenblatt_: - - «Allorchè avremo reso la Bosnia e l'Erzegovina un baluardo ed un - antemurale dell'Austria-Ungheria, la Serbia ed il Montenegro non - ci potranno più dar noia». - -A questo programma Crispi rimase fedele anche da Ministro. Ostacolò i -tentativi della Russia di esercitare un'influenza preponderante in -Bulgaria e in Rumania, temperando il russofilismo del principe di -Bismarck, e legò l'Austria all'impegno di garantire lo _statu-quo_ nei -Balcani. Tale politica ha mantenuto la pace ed ha dato tempo ai popoli -balcanici di prepararsi a risolvere la loro partita secolare con la -Turchia, con le proprie forze e nel proprio interesse. Oggi la Russia -non può più pensare ad alcuna supremazia sugli Stati balcanici, usciti -con quest'ultima guerra dalla minore età, nè a stabilirsi a -Costantinopoli; e neppure l'Austria può ragionevolmente coltivare ancora -la speranza d'inorientarsi. È finalmente avvenuto quello che Crispi -auspicava nel 1879: le genti balcaniche, postesi sulla grande via del -progresso civile, costituiscono oggi un baluardo insuperabile alle -ambizioni russe e austriache. - -Quello che Crispi pensasse della politica russa in Oriente, e come -agisse per ostacolarla, risulta dai colloqui col principe di Bismarck e -dai documenti sulle questioni bulgara e rumena da noi pubblicati in un -precedente volume.[40] - - [40] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_. - -Qui riproduciamo dal _Diario_ di Crispi tre dialoghi ancora inediti tra -il gran Cancelliere e Crispi del maggio 1889. In quel mese, come è noto, -il re Umberto, accompagnato dal suo primo ministro, si recò a Berlino a -restituire la visita ricevuta dall'imperatore Guglielmo l'anno innanzi: - - _22 maggio._ -- Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck. - - Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di - Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole: - «Vi lascio col signor Crispi». - - Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia, - e sui suoi progetti nella penisola balcanica. - - -- Bisogna -- egli dice -- non impedire alla Russia di andare a - Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul - Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta. - - -- E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. Comprendo - che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma - l'Europa ci perderebbe. - - -- Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe; - ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non - si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in - Galizia, ed avremmo una crisi generale. - - -- Quanta è la truppa russa sulle frontiere? - - -- 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila - verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete - stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco - per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si - svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar - che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del - Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a - Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato; - purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro. - - -- Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali - sarebbero assorbiti. - - -- No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è - quello soltanto di avere dei principi ortodossi. - - -- Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del - principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo - manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli - antichi ospodari. - - -- I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e - rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali. - - Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio - segnava le 5.30 pomeridiane. - - Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il - discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto - ad andarmene. - - _23 maggio._ -- Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di - Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno. - - Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita. - Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo - restare tutta la giornata in casa. - - Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in - cui ieri era stato interrotto. - - -- Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne - avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte - conoscere a Lord Salisbury? - - -- No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria. - - -- E quale è stata la sua risposta? - - -- L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia, - ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli - Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca - sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo - s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero - altre volte. - - -- Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il - Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha - potuto spodestarlo. - - -- Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre - opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà - per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare. - - -- Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero? - - -- Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo - naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini - e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre - l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta. - - -- Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra - di non permettere alcun mutamento allo _statu-quo_ del - Mediterraneo e dello Egeo. - - -- Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire - all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed - allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro. - - -- Credete voi, che la Francia farà presto la guerra? - - -- Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi. - - -- Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno - di 3 o 4 anni per compiere il naviglio. - - -- Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le - nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla - squadra francese. - - -- Conoscete un signor Tachard? - - -- Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo - chiamavano sempre _Crachard_, perchè sputava sempre, anche sui - tappeti. - - -- Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della - Lorena uno Stato autonomo neutrale. - - -- Per darlo a chi? - - -- Anche ad uno dei vostri principi. - - -- È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la - Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato, - come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi. - - -- Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena - neutrali. Che ne dicono in Francia? - - -- Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la - guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la - Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare. - - -- Avete fede nel Governo austriaco? - - -- Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe. - - -- Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio. - - -- Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per - la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla - dall'Italia e dalla Germania. - - -- L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla - nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar - sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe - che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta. - La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la - Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento - della nazionalità. - - -- Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria - all'equilibrio europeo, e giova mantenerla. - - -- Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a - mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo - mantenerla. - - -- Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la - nostra esistenza. - - -- L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere. - - -- Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la - Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi - giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di - settembre. - - -- Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia - potuto usare un tal contegno. Il domandare il ristabilimento - della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far - occupare una parte del territorio italiano con un esercito. - Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto - errore. - - _25 maggio._ -- Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di - Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento - del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via - da seguire. - - -- Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. - L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a - Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino - a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito. - - -- Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di - ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che - ci resta ancora, è molto. - - -- Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un - prete? - - -- È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non - entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la - cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo - il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e - non mi occupo d'altro. - - -- Avete ancora questioni col Turco? - - -- Quegli è una bestia; e non sa quello che fa. - - -- Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non - batterle. - - -- E i suoi governatori bestie come lui.... - - -- No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete - bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima? - - -- Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li - trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe - senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada - per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta - al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un - giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, - che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi - contatti tra il governatore ed il console, richiamai - quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; - era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta - Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri - turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne - violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si - aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li - sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era - rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al - general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non - potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La - Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non - nel mar Rosso. - - -- Andrete in Africa? - - -- Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar - modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove - vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una - frontiera naturalmente strategica. - - -- Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, - l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi - sarebbero rimasti. - - -- Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e - non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e - la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate - nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e - ci resta poco a fare. - - -- Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa? - - -- Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!» - -Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il -savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a -Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con -successo nei consigli d'Europa il _non-intervento_, in omaggio al -principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata -delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non -si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla, -come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava -diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi -alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro. - -Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a -esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi -contenute in telegrammi di quel tempo: - -Crispi al Re (16 agosto 1887): - - .... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue - tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a - che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii - all'indipendenza.» - -Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto): - - «Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il - mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga - scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, - di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a - nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che - valgono a determinare la nazionalità.» - -Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto): - - «I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado - gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un - partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un - governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un - tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe - l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar - soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a - provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto - evitare.» - -La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno -l'_entente_ italo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a -Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la -Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe -Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, -fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio. - -Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, -si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi del potere a Sofia -ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto -bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a -cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la -scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un -ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello -Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace -europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di -mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni -estreme. - -Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La -Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava -l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che -sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse -obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito. - -Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le -potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal -Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione -fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte -s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di -ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a -Costantinopoli. - -Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers -si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: -lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi -esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a -Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla -questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la -pace europea. - -Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di -Pietroburgo dava al secondo quesito. - -Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull, -conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nel _Diario_ di -questi: - - «Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore - italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di - quella città allo scopo di ottenere dal Sultano che dichiari al - principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria. - - Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del - principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. - In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo - scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci - saremmo riveduti domenica 19.» - - «Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì. - - Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del - principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. - Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente - dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 - agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par - inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo - cui mira la Russia. - - -- La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, - la Porta non farebbe la dichiarazione. - - -- Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale - conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di - conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. - Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in - Bulgaria. - - -- Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe - Ferdinando. - - -- Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. - Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma - perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di - uscire dall'imbarazzo. - - -- Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo. - - -- È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.» - - «Londra, 18 febbraio 1888. - - L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una - comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury - ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma - che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che - l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più - gravi conseguenze e produrre dei disordini in Bulgaria. - Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di - mettere al posto del Principe. - - _Catalani_.» - - «Londra, 19 febbraio. - - Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. - Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la - maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati - oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia - che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta - senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di - proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle - potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria - rimanga senza governo.» - - _Catalani_.» - -Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli -dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a -quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa -il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera -soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal -Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione -bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle -cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le -potenze s'intendessero su questi due punti: - - «1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il - paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che - sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di - un principe? - - 2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo - resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della - Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli - reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace - d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come - potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza - far valere la loro autorità?» - -La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a -Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente: - - «Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione - categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle - potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a - ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua - attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze - circa i passi ulteriori. - - Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna - intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e - regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni - che tale governo gli dimostrerà.» - -Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente: - - «In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di - già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di - Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha - dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo - dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua - opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono - bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di - Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto - preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle - Potenze. - - Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la - dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà - avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra - potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo - governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata. - - Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o - materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe - disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che - l'altra di una soluzione pacifica della questione. In - conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di - quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo - concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, - sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato - un'amministrazione relativamente organizzata. - - In ogni caso il Governo del Re prende atto con la più viva - soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di - astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i - bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la - questione risolversi pacificamente.» - -Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine -del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana: - - «L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a - pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de - Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête - de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de - Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en - conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui - précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement - cette notification à la connaissance des grandes Puissances.» - -Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di -Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non -negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva -interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la -concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita -dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi. - -Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così -concepita: - - «_Son Altesse le Grand Vézir_ - _à Monsieur Stambouloff_, - Sofia. - - Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, - j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 - Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare - n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances - signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant - pas été sanctionnée par la Sublime Porte, sa présence en - Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas - légale. - - Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux - yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la - même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête - de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin. - - Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du - Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité. - - _Said_.» - -Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, -lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi -prima intesa con tutte le potenze. - -Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di -Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò. - -Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto -dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi -agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, -sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi -all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia. - -Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere -preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo -principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non -dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 -qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe -Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della -Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili -verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff -l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e -l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una -sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la -situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne -fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli -credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a -desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 -telegrafava: - - «_R. Ambasciata_, - Pietroburgo. - - Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria - e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. - Governo che non si debba mutare lo _statu-quo_, ma non nascosi - che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, - avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con - lode il Principato in circostanze difficili. - - _Crispi_.» - -Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare -una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di -novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania -avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le -constatazioni che risultano dal seguente telegramma: - - «Vienna, 10-11-1889. - - Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo - ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il - principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era - molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che - essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni - pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli - sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace - per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla - anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva - riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, - quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a - nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva - ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, - cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia - vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la - situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè - si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis - accennava ad agire e ad assumere un contegno ostile contro la - Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di - guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua - Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella - sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli - di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria - avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà - altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia - e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero - per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la - pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere - localizzate. - - _Avarna_.» - -In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo -interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior -parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona -accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull -fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi -non dubitiamo -- così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore -- -dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma -eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe -impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.» - -Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò -questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz: - - «Roma, il 16 gennaio 1891. - - _Signor Conte_, - - Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente - mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero - bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni - nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso - argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio. - - Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo - di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella - amministrazione del Principato. - - Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza - esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il - Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la - sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il - principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti - incomodi. - - La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, - dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla - costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con - amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro - compito anche in avvenire. - - Le ho telegrafato nei medesimi sensi. - - _Crispi_.» - -Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del -principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. -Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del -bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne -parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti -telegrammi: - - «_Mr. Crispi_ - _Président du Conseil des Ministres_, - - Sofia, 6 mai 1894. - - Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à - l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires - étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui - a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre - patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un - champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité - de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait - d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de - l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je - remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à - Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du - Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le - Roi d'Italie de continuer à l'avenir son bienveillant soutien à - un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son - paisible développement. - - Le Président du Conseil des Ministres - _Stambuloff_.» - - «_Son Excellence M.r Stambuloff_ - _Président du Conseil des Ministres_, - Sophia. - - Rome, le 5 mai 1894. - - Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de - savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple - bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur. - - _Crispi_.» - -Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza -dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente -uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso -dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio -di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi -- quest'ultimo -sospettato a Vienna di mene nei Balcani -- e il vanto che lo Stambuloff -si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, -ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia -stessa alla Bulgaria. - -Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta -politica. - -Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza -ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per -stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del -principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola -balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al -proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo -adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più -modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era -disposta a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, -specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco. - -Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando -sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione -all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio -1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 -febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della -«patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di -essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo -ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, -osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia -dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la -sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla -Russia emancipatrice». - -Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della -Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria -in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le -Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a -cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal -1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione -della volontà del popolo bulgaro. - - ---- - -In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per -lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal -Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di -Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare -e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia -e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la -sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè -per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi. - -Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione -militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale -menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la -Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano -una firma illustre: - - CONFÉDÉRATION ORIENTALE. - - «_All'Illustre Uomo di Stato Crispi._ - - Atene, 24 ottobre 1885. - - _Illustre Maestro_, - - Il Comitato e la Direzione della _Confederazione Orientale_, i - quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale - di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza - federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di - domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di - riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci. - - Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua - realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la - sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal - momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e - l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè - noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda - perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, - secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse - abitanti questa provincia. - - Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei - Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi - tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere. - - Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, - illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si - volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore - generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni - disgrazia. - - D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in - Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con - noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la - confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del - problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione - dell'Europa. - - Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze - mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle cupidigie - austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti - sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno - l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile - reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli - sventurati cristiani dell'Oriente. - - Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale - osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, - sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso. - - Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri - rispettosi e riconoscenti servitori - - per il Comitato - il Dir. della «Confederazione Orientale» - _Leonidas A. Bulgaris_.» - - «_A S. E. Il signor Crispi_ - Roma. - - Atene, 8-20 novembre 1887. - - _Eccellenza_, - - L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della - Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di - profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la - sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza - scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono - fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la - violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace - poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, - questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati - popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle - potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione - d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè - con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola - Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra - ad alcuna delle grandi potenze. - - L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre - anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel - suo giornale; ma, come era da attendersi, essa fu combattuta da - tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in - Oriente. - - La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo - accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro - giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo - ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, - poichè lo scopo principale della nostra associazione è il - protestare contro ogni conquista straniera della Turchia - Europea. - - Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari - sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno - un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus - può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli - altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in - Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che - fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle - associazioni della Confederazione Orientale, le quali - diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una - Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di - condurre in porto quest'opera di grande interesse. - - E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a - formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai - quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione - come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva - interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di - Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e - prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in - Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la - difesa della autonomia minacciata della Penisola. - - Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno - di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro - principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno - Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione - Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente - appoggio. - - Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra - considerazione. - - _Leonida A. Bulgaris_ - Membro delegato della «Confederazione Orientale». - -Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che -le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie -balcaniche[41] era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel -1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli -hanno ora stretto di loro iniziativa.[42] - - [41] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 24. - - [42] _Ibid._, pag. 317 e seguenti. - -Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, -una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi -della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non -voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la -propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere -sollevare la suscettibilità della sua competitrice. - - ---- - -La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha -richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze -fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo -focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le -aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato -sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. -Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si -sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, -astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che -sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò -alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna: - - «31 luglio. - - L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì - causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche - ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i - mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a - pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi - anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove - insurrezioni. Esprimendosi in tal modo con cotesto ministro - degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano - state date al rappresentante di codesto Governo in - Costantinopoli. - - _Crispi_.» - -Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck -fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta. - - «Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, - anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man - mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più - spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento - alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.» - -Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato -procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che -preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi -pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva: - - «Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo - ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine - che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha - detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso - com'è, se ne mostrò inquieto.» - -Da Londra: Risposta di Salisbury: - - «Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di - Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione - comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire - praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle - grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la - Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento - eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.» - -In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione -diplomatica, la quale, fatta collettivamente da quattro grandi potenze, -avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non -si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi -doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le -riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della -durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire -coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi -contro gli oppressori. - - ---- - -Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo -delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania -appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in -Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò -sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di -formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di -Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono -all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione -austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò -soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto -se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria -«l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie -turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese -con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania -fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese -nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano. - -Nel _Diario_ di Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un -colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini, -presidente del Senato. - - «Al 1877 -- tu lo saprai -- noi eravamo contrarii a che - l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto - pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i - quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero: - _Prenez l'Albania_. - - Naturalmente, io replicai: _Qu'est-ce que nous devons en faire?_ - - E Derby allora: _C'est toujours un gage_. - - E Bismarck: _Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre - terre turque sur l'Adriatique_. - - Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me - che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia - e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare - dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione - nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno - era tutto nostro. - -Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione -dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco -potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del -1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle -seguenti parole: - - «In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che - la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. - L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una - nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a - sè, ricordanti le origini pelasgiche. - - Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed - antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua - indipendenza -- ma sarebbe gravissimo errore pretendere di - incorporarla con i paesi slavi d'Europa. - - L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle - occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio - Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu - mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere - vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che - illustrarono il risorgimento ellenico -- e se la Grecia avesse - avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti - punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e - per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. - Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza - nell'Italia meridionale e in Sicilia. - - Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe - un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno - incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per - sempre ogni traccia di sua influenza sull'Adriatico. Tanta - offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e - secolare tradizione consacra, non sarà compiuta. - - L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, - meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria -- e consentendole - uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. - Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben - cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non - all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che - aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.» - -Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute -invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di -gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera: - - «Jannina, 6 gennaio 96. - - _Signor Ambasciatore_, - - In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato - per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e - regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, - mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto - segue: - - Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto - visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo - mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, - appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire - perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le - loro idee. - - I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio - come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in - mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, - sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di - là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che - giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il - paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro - aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli - italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, - di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. - Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo italiano - apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono - accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani - dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte. - - Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso - dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni - mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta - che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo - qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo. - - Il R. Console - _Millelire_.» - -Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il -matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la -principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti. - -Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; -rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il -successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. -Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle -nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, -cioè il Collare dell'Annunziata. - -Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di -Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nel _Diario_ brevemente e -lucidamente. - -Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto. - - «Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re. - - Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere: - - -- Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è - degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare - del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei - quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con - l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli. - - I motivi erano tre: - - apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza - su noi; - - prendere una principessa di buon sangue; - - in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella - penisola balcanica.» - -Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo -turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla -secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato. - -Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione del _Figaro_ di Parigi, -riassunse le idee sempre professate: - - «Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle - genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, - nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha - esercitato ed esercita il suo crudele impero. - - La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti - belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile - l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella - sinagoga e le genti si distinguono per la religione che - professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il - pungolo alle azioni benigne ed oneste. - - Sul luogo istesso, nella stessa città, -- se tal nome potessero - meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto - in tanto ripulisce e fa rinnovare -- coabitano, non convivono, - il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza - amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un - selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette. - - Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, - cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della - religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei - popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si - trova l'ostacolo di un versetto del Corano. - - Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le - esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so - quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò - soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano - la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era - pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare - Costantinopoli allo Czar. Si parla di accordo europeo per la - soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è - affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato - d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli. - - Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar - Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo - czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi - a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita - veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione - d'Oriente non era risoluta. - - È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un - problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non - rimandarlo di anno in anno alle future generazioni. - - Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di - diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli - sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, - furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue - e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 - restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto - dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella - guerra franco-prussiana. - - Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli - Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei - Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro - navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, - le genti balcaniche minacciano una insurrezione. - - Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze - continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga - orientale, che ogni giorno più incancrenisce? - - Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di - dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero - bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le - quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, - il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato - della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe - facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, - diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi - ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. - Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è - diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato - un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con - Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo - ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui - indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la - Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri - Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le - popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della - medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in - quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo - volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti - entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in - Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che - ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la - quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e - conservata la pace d'Europa. - - La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.» - - - - - _Capitolo Nono._ -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo. - - -Gladstone e le stragi d'Armenia. -- Le Potenze esigono un'inchiesta -internazionale. -- L'Italia e la Commissione d'inchiesta. -- Il Sultano -scongiura che i delegati delle Potenze non interroghino i testimoni. -- -Risultati dell'inchiesta e rifiuto del Sultano di concedere le riforme -propostegli. -- La Russia si oppone alle misure coercitive contro il -Sultano. -- Nuovi massacri. -- Gli ambasciatori chiedono un secondo -stazionario a Costantinopoli. -- Le squadre europee in Levante. -- -L'Inghilterra vorrebbe spodestare il Sultano. -- Le stragi rimangono -impunite; la Russia protegge il Sultano. - - -Le stragi d'Armenia del 1894-96 riempirono il mondo di orrore. Guglielmo -Gladstone -- la cui voce potente tuonò contro ogni tirannide -- scrisse -essere sue opinioni: - - «che l'Assassino (e non i suoi sudditi maomettani) è stato - l'autore deliberato delle stragi armene dal principio alla fine: - che queste atrocità non hanno confronto nella storia recente: - che il concerto dell'Europa di fronte alla Turchia è stato una - miserabile, una brutta irrisione; che il metodo delle - rimostranze a cui si attengono le potenze di fronte all'evidenza - estrema che non si può riuscire a nulla senza la forza, è stato - una colpa morale ed uno sbaglio politico: che alcuni sovrani e - governi hanno protetto apertamente e sostenuto l'Assassino e che - la presenza delle ambasciate a Costantinopoli in sostanza si - rivolvette in uno scherno ed appoggio dato a lui ed a' suoi - misfatti: che la coercizione da un pezzo si sarebbe dovuta - adoperare e potrebbe anche oggi riescire ad evitare un'altra - serie di eccidii peggiori ancora di quelli di cui già fummo - spettatori.» - -Di quelle stragi un chiaro pubblicista italiano, in una relazione -presentata a Crispi in dicembre 1895 sulla situazione della Turchia, -scriveva: - - «V. E. sa meglio di me che le stragi d'Armenia, come quelle di - Bulgaria nel 1875, sono un natural portato della politica - tradizionale turca, la quale ogni volta che ha visto gli - elementi cristiani in qualche parte dell'impero prevalere su - quelli turchi pel numero, per la ricchezza o per la cultura, ha - ristabilito l'equilibrio col metodo primitivo della decimazione. - Quando l'applicazione del regolamento di Midhat-pascià, che - aveva fatto del vilayet di Bulgaria un paese amministrativamente - quasi autonomo, portò i suoi frutti, e i bulgari cominciarono a - fondare scuole, a mandare i loro figli a studiare in Europa, e - accennarono per altre vie a svegliarsi e a riscuotersi dalla - barbarie, venne da Costantinopoli la parola d'ordine; e - cominciarono i massacri che condussero alla guerra turco-russa e - alla liberazione della Bulgaria. - - Lo stesso è accaduto in Armenia. Appena per la trasformazione - del Patriarcato in una istituzione elettiva e per la - costituzione a Londra di un Comitato armeno che propugnava - l'idea, se non della indipendenza politica, almeno - dell'autonomia amministrativa, il Sultano ha incominciato a - vedere che gli armeni, i quali avevano già nelle loro mani i tre - quarti della ricchezza dell'impero, acquistavano la coscienza - della loro superiorità morale sui turchi e dei loro diritti, - l'idea del massacro si è presentata al suo spirito.» - -Alla fine del 1894 l'opinione pubblica di Europa, esasperata per le -notizie d'immani eccidi di cristiani commessi dai Kurdi in Armenia -- -notizie che trapelavano nonostante il terrore e gli sforzi delle -autorità ottomane -- reclamò l'intervento delle potenze e una inchiesta -internazionale. - -Il governo inglese era il più designato per presentare il reclamo; gli -armeni erano i protetti dell'Inghilterra, avendone questa, con la -convenzione anglo-turca seguita al Trattato di Berlino, assunto -ufficialmente la tutela. D'altronde il Comitato anglo-armeno di Londra, -del quale facevano parte parecchie notabilità britanniche, era riuscito -a creare un movimento del quale il Governo non poteva non tener conto. - -La Sublime Porta, soltanto con lo scopo di gettare polvere negli occhi, -mandò in Armenia dei funzionari ottomani per fare un'inchiesta. Ma -poichè s'accorse subito che nessuno avrebbe prestato fede ai risultati -di essa, Said-pascià cominciò coll'offrire al ministro degli Stati Uniti -a Costantinopoli di aggregare un americano alla Commissione ottomana; -poi, si dichiarò pronto ad accettare anche un vice-console inglese. - -Ma il Governo d'Inghilterra impose che la Commissione fosse -internazionale e consigliò alla Porta d'invitare la Francia e la Russia -a parteciparvi con loro delegati. L'invito fu fatto e i Governi di -Pietroburgo e di Parigi l'accettarono. Il Governo italiano, allora, -domandò che della Commissione facesse parte anche un suo console. - -L'ambasciatore d'Italia, Catalani, telegrafava il 15 dicembre: - - «Nel nostro colloquio, Nelidow [ambasciatore russo] si è - espresso nel modo più deciso contro la partecipazione Console - d'Italia inchiesta. Ha detto che Italia non ha interessi in - Armenia, che il nostro concorso darebbe carattere politico - all'inchiesta, ed ecciterebbe popolazioni ad insorgere. Ho - ribattuto inutilmente argomenti trattandosi di risoluzione già - presa.» - -Se l'Italia non aveva interessi diretti in Armenia, il suo concorso -all'inchiesta era, per questa considerazione, più indicato, poichè dava -maggior guarentigia alle popolazioni, alla Porta e all'Europa, -d'imparzialità e di giustizia. D'altronde il Catalani, sapendo che la -partecipazione dell'Italia era desiderata dall'Inghilterra, insistette -e, nonostante gli intrighi russi e francesi presso Said-pascià, riuscì -nell'intento di fare aggregare alla Commissione un proprio delegato. - -Era stato convenuto tra gli ambasciatori d'Inghilterra, di Russia e di -Francia che i Consoli europei ad Erzerum avrebbero fatto accompagnare la -Commissione d'inchiesta turca da loro delegati; a questi era data -facoltà d'indicare alla Commissione i luoghi da visitare e le persone da -interrogare e, in casi speciali, d'interrogare essi stessi i testimoni. -Il 20 dicembre Catalani telegrafava: - - «Sublime Porta non ha sinora risposto alla nota identica dei tre - ambasciatori e nulla è quindi concluso circa rapporti che - dovranno avere i delegati colla Commissione turca. Jeri Sultano - inviò un ex-Gran Visir dall'ambasciatore di Francia dichiarando - essere pronto a destituire immediatamente tutte le autorità - implicate nei recenti massacri, a condizione che i delegati non - accompagnino Commissione turca od almeno che non abbiano facoltà - d'interrogare in caso di bisogno i testimoni. Il fatto è che il - Sultano teme che Zechi pascià, comandante in capo delle truppe, - non produca firmano col quale ricevette da S. M. ordine dei - massacri. Proposta del Sultano è stata respinta. Tre - ambasciatori hanno invitato Sublime Porta ordinare Commissione - turca fermarsi dovunque essa si trovi, dichiarando nulla e non - avvenuta inchiesta fatta senza presenza delegati. Ambasciatore - d'Inghilterra crede che saranno necessarie due settimane prima - che delegati possano raggiungere Commissione.» - -I tre ambasciatori non potevano infatti -- neppure quelli di Russia e di -Francia più favorevoli al Governo ottomano -- decentemente cedere; e il -Sultano, temendo che l'Inghilterra sarebbe rimasta sola e avrebbe fatto -una inchiesta per suo conto, non parlò oltre di limitazioni ai poteri -dei delegati europei. - -In seguito all'inchiesta, che assodò responsabilità gravissime delle -autorità ottomane e del sistema, fu redatto dagli ambasciatori un -progetto di riforme e proposta una Commissione europea di controllo per -l'applicazione delle medesime. Il delegato italiano fece una inchiesta -indipendente pel suo Governo. - -Che cosa fece il Governo ottomano? Si affrettò ad accogliere i saggi -consigli che gli si davano? - -Il 4 giugno 1895 Catalani[43] telegrafava: - - [43] L'ambasciatore Tommaso Catalani morì improvvisamente a Terapia il - 28 luglio. Era uomo accorto ed energico, profondo conoscitore così - delle finalità palesi e dissimulate della politica delle grandi - potenze, come di tutte le risorse del giuoco diplomatico; e la - inaspettata sua scomparsa fu grave danno. Aveva percorso la - carriera grado a grado, accaparrandosi dovunque esercitò il suo - ufficio simpatia e fiducia. Il lungo soggiorno in Inghilterra - (1869-1889) temprando il suo carattere e affinando le naturali sue - qualità, aveva contribuito a far di lui uno dei migliori - rappresentanti che l'Italia avesse all'estero. Crispi lo stimava e - l'amava moltissimo. - - «Contrariamente ad ogni aspettazione, risposta Sultano ai tre - ambasciatori fu un rifiuto. Sua Maestà dichiara che le riforme - da lui promulgate anteriormente saranno applicate a tutta - l'Armenia, ma senza alcun controllo estero. Tre ambasciatori - decisero ieri sera riferire risposta ai loro governi ed - aspettare istruzioni.» - -Il 17 giugno la Porta assicurò che le riforme sarebbero state attuate in -base all'art. 61 del Trattato di Berlino, sotto la sorveglianza di un -Alto Commissario «degno di fiducia» -- e che alle ambasciate sarebbero -state date informazioni circa l'esecuzione delle riforme medesime. - -La Russia e la Francia, che avevano accettato di partecipare -all'inchiesta soltanto per sorvegliare l'Inghilterra, furono felici di -separarsi da questa nell'apprezzamento dell'affronto ricevuto. «Mentre -l'ambasciatore britannico è molto irritato -- si telegrafava a Roma -- -l'ambasciatore di Russia prende la cosa quasi con indifferenza». E a -lord Salisbury -- ritornato allora al Governo -- non rimase che -raccomandarsi a Berlino affinchè l'ambasciatore di Germania a -Costantinopoli suggerisse alla Sublime Porta l'accettazione del maggior -numero possibile delle riforme proposte «per non rendere difficile la -situazione del nuovo Gabinetto inglese di fronte all'opinione pubblica». - -Nel dissenso delle Potenze è naturale che il Governo turco continuasse -nel suo sistema di mancare alle promesse. Il 1.º di ottobre una -moltitudine di armeni, riunitasi al Patriarcato armeno di -Costantinopoli, si diresse per varie vie alla Sublime Porta con lo scopo -di presentare un memoriale relativo alle riforme. In vari punti di -Stambul la gendarmeria assalì quella gente pacifica, ferendo e uccidendo -parecchi, e facendo numerosi arresti. - -Dall'ambasciata d'Italia si mandavano a Roma queste informazioni: - - «Folla armeni continua stazionare presso Patriarcato protestando - non volere disperdersi se non hanno garanzie per loro sicurezza. - - Nuovi particolari sui fatti di ieri confermano ferocia - repressione, prigionieri trattati con crudeltà inaudita. Oggi - altri fatti isolati si produssero in diversi punti della città. - Anche in Galata situazione considerata assai grave.» - -Le ambasciate delle grandi potenze furono di nuovo concordi nel -richiamare l'attenzione della Porta sulla eccezionale gravità di quel -che avveniva sotto i suoi occhi, affermando risultare loro da -informazioni sicure «che privati musulmani hanno percosso e ucciso dei -prigionieri armeni condotti da agenti di polizia, senzacchè questi vi si -opponessero, -- che si sono prodotti attacchi di privati contro persone -assolutamente inoffensive, -- che i prigionieri feriti furono uccisi a -sangue freddo nelle corti della polizia e nelle prigioni». - -Il 4 ottobre il Patriarca armeno invocava la protezione degli -ambasciatori per i suoi connazionali terrorizzati; egli affermava di non -potere persuaderli ad uscire dalle chiese ove si erano rifugiati. In -seguito a questo appello, gli ambasciatori presentavano alla Porta una -nota collettiva nella quale, insistendo sulla gravità degli avvenimenti -passati, si chiedeva al Governo ottomano quali misure contasse di -prendere per calmare l'agitazione musulmana e armena, prevenire il -ripetersi dei deplorati incidenti e proteggere cristiani e stranieri. -Reclamavano inoltre una inchiesta immediata e severa; e frattanto -risolvevano di far avvicinare a Costantinopoli le navi stazionarie. - -L'8 e il 10 ottobre da Trebisonda telegrafavano: - - «Terribile massacro Armeni; tutt'oggi città in balìa del popolo - turco armato, truppa scarsissima impotente lasciò fare, anzi - soldati presero parte massacro e saccheggio. Vittime molte. - Consolato, chiesa, scuola protette, ma pericolo ancora immenso. - Indispensabile immediato invio truppa da Costantinopoli.» - - «Massacro ieri l'altro durato dalle undici alle quattro, seguìto - completo saccheggio case, negozi armeni. Morti sopra cinquecento - (?). Notte seguente, lo stesso accadde villaggi armeni vicini. - Ieri, calma relativa salvo nuovo panico rumore sparso arte; - Consolati tuttora quantità rifugiati. Positivamente, massacri - concertati connivenza autorità civili e militari. Valì, contro - formale promessa, chiese truppa solo dopo massacro. Jersera, - arrivò battaglione con maggior generale nominato presidente - tribunale guerra. Stato d'assedio oggi proclamato. Aspettasi - corazzata russa.» - -Diminuita, ma non sedata l'agitazione, la Sublime Porta si persuase a -riprendere il programma, proposto dai tre ambasciatori, delle riforme -armene, le quali il 17 ottobre furono promulgate con un _iradè_ del -Sultano. Non erano tutte le riforme sulle quali l'Inghilterra -specialmente aveva insistito, ma lord Salisbury dovette pel momento -contentarsene, sebbene senza speranza che raggiungessero lo scopo della -pacificazione. - -La comunicazione del testo delle riforme deliberate era stata fatta -ufficialmente soltanto ai tre ambasciatori. L'Italia, insieme alla -Germania e all'Austria-Ungheria, dovette reclamare in base al Trattato -di Berlino uguale trattamento, per trovarsi sullo stesso terreno delle -altre potenze nella sorveglianza dell'adempimento da parte della Porta -degl'impegni assunti dinanzi all'Europa. - -La questione, in verità, era tutt'altro che chiusa: i massacri di -cristiani continuavano in Armenia; fu proposto un altro passo collettivo -delle Potenze presso la Porta per invitarla ad esercitare la sua -autorità pel mantenimento dell'ordine pubblico; ma gli ambasciatori -russo e francese dissentirono, giudicando quel passo inutile e -inopportuno. In realtà il Governo imperiale, dopo avere scatenati gli -odii e il fanatismo religioso, era impotente a trattenerli; e il peggio -era che l'anarchia si estendeva in altre provincie dell'Impero ottomano. -Le cose giunsero al punto che i sei ambasciatori non poterono, dinanzi -ai pericoli che sovrastavano, non accordarsi in un atto di protesta, che -fu una diffida. Il Sultano licenziò tutti i ministri, allontanò -Kiamil-pascià, di cui diffidava, relegandolo ad Aleppo; ma con la scelta -dei nuovi suoi consiglieri accrebbe le diffidenze sulle sue intenzioni. -Che cosa di Abdul-Hamid si pensasse in quel momento (novembre 1895) -nelle sfere diplomatiche di Costantinopoli, si legge in queste righe: - - «Ambasciatore di Germania a Costantinopoli opina che il Sultano - si sostiene soltanto per rete inestricabile spionaggio, - organizzato da tutte le parti, che rende tutti reciprocamente - diffidenti, ed impedisce congiure. Marschall ritiene situazione - sempre più grave. Russia ed Inghilterra assicurano non volere - intervenire, ma avvenendo catastrofe, possono eventi essere - superiori buon volere. Si prevede eventualità di dover - spodestare Sultano attuale e mettere al posto successore - naturale. Ad ogni modo Marschall confida nella stretta unione - delle Potenze della triplice alleanza.» - -Intanto, mentre il nuovo ambasciatore italiano in Turchia, Pansa, -telegrafava: - - «Kiamil partito oggi per Smirne, ove ottenne essere destinato, - invece di Aleppo. Corre voce possibili nuovi cambiamenti - ministeriali. Temesi ripetizione dimostrazione armena in Pera, - il che creerebbe gravissimo pericolo. Sultano in preda morbosa - esaltazione, che rende possibile qualunque sorpresa. Tutti gli - ambasciatori si sono oggi riuniti per combinare misure eventuale - protezione.» - -Crispi ordinava l'invio della flotta italiana nelle acque turche. -Contemporaneamente il Governo francese decideva che una divisione della -sua squadra del Mediterraneo si recasse in Levante. - -Le navi _Re Umberto_, _Doria_, _Stromboli_, _Etruria_, _Partenope_ -partirono da Napoli il 16 novembre. - -Frattanto gli ambasciatori presso il Sultano telegrafavano ai rispettivi -Governi che, in vista del crescente malcontento dei turchi e di qualche -possibile catastrofe a Palazzo, era opportuna la presenza nel Bosforo di -un secondo stazionario, con marinai da sbarco per la protezione delle -ambasciate. Avutane l'autorizzazione, gli ambasciatori richiesero il -_firmano_ per l'entrata negli Stretti della seconda nave; ma, nonostante -il parere del Consiglio dei Ministri, il Sultano, temendo che l'Europa -preparasse la sua deposizione, rifiutò di accordarlo. Riunitisi i -rappresentanti delle grandi potenze, quello d'Inghilterra, Currie, -propose che se il _firmano_ richiesto non fosse accordato, i secondi -stazionarii entrassero nei Dardanelli sotto la protezione delle squadre; -dissentirono gli ambasciatori di Russia e di Francia dichiarando di non -avere istruzioni dai loro Governi. - -La proposta di Currie combinava col parere del Cancelliere -austro-ungarico, conte Goluchowski, comunicato ai Gabinetti delle -Potenze il 15 novembre. Il Goluchowski opinava che tutte le Potenze -tenessero in Levante squadre, dalle quali gli ambasciatori a -Costantinopoli potessero in breve tempo distaccare navi per la -protezione della vita e della proprietà dei connazionali. Non si sarebbe -dovuto, in caso di necessità, fermarsi dinanzi alle proteste della Porta -per l'entrata delle navi da guerra nei Dardanelli. - -Vi fu allora un vivo scambio di comunicazioni tra i Gabinetti, il cui -risultato fu che la Russia, temendo che Inghilterra, Austria e Italia -avrebbero agito ugualmente, finì col dare ordine al proprio ambasciatore -di associarsi alla intimazione proposta. La Francia, che in tutta la -questione seguiva fedelmente la condotta della Russia, fece altrettanto. -E il 10 dicembre i firmani imperiali erano concessi a tutte le sei -grandi Potenze. - -Ma il Governo russo non mancò di far sapere che non sarebbe andato più -oltre, e non si sarebbe associato ad altre misure di coercizione, come -quelle indicate da Goluchowski, sostenendo che bisognava sorreggere il -prestigio del Sultano e non indebolirlo, se si voleva che egli riuscisse -a ristabilire l'ordine nell'Impero. - -Rotto così il concerto europeo, Crispi avrebbe voluto che in Oriente, -come nel Mediterraneo, la politica dell'Inghilterra, dell'Austria e -dell'Italia riprendesse il corso che aveva avuto durante il suo primo -Ministero, in base agli accordi del 1887. - -Della decisione di Crispi a prender parte in prima linea ad un'azione -contro il malgoverno ottomano, che alla metà del novembre 1895 sembrò -inevitabile, abbiamo più di un documento. - -L'Italia, cercando di procedere d'accordo con l'Inghilterra, si era -dichiarata pronta ad unire le proprie forze navali a quelle britanniche. -Quando la squadra italiana al comando del vice-ammiraglio Accinni ebbe -ordine di salpare per il Levante, l'on. Crispi ricevendo (16 novembre) -l'Accinni e l'on. Bettolo, allora capitano di vascello, fece loro -augurii di vittoria: - - «Facciamo il dover nostro -- egli disse -- e teniamo alta la - bandiera d'Italia. Ho piena fede in voi. La bandiera nazionale è - affidata in buone mani. Iddio vi benedica.» - -Nello stesso _Diario_, dal quale trascriviamo queste parole, Crispi -prese le seguenti note: - - «_21 novembre._ -- Alle 9.15 i Reali giungono a Roma provenienti - da Monza. Avendomi il Re invitato a recarmi da lui al Quirinale, - sono ricevuto alle 10. - - Espongo al Re lo stato delle cose in Oriente. Le potenze sono - d'accordo nella loro azione verso la Porta Ottomana. Il passo - dell'Austria fu inopportuno. Non era possibile che la Russia - consentisse il passaggio degli Stretti alle flotte europee. Essa - non poteva permettere un condominio, anche temporaneo, nel Mar - Nero. Doveva quindi rifiutarsi. Il rifiuto però non ha rotto gli - accordi. La posizione del Sultano è grave. Si trova tra due - fuochi: il fanatismo musulmano e la volontà dell'Europa - decisamente espressa. Sarà gran fortuna per lui e per le grandi - potenze, se giungerà a ristabilire l'ordine nel suo impero. - - La nostra flotta è a Smirne. Il vice-ammiraglio Accinni ebbe - ordine di essere cortesissimo coi Francesi. L'ammiraglio Seymour - offrì alla nostra squadra un comodo ancoraggio a Salonicco. Non - ne abbiamo ancora profittato. Lord Salisbury dichiarò di - ritenere in vigore gli accordi del 1887. Dichiarò che vuol - procedere d'accordo con noi e che in caso di occupazione dei - Dardanelli toccherebbe all'Italia la espugnazione delle fortezze - turche. - - Spero nella pace, ma ho preveduto il possibile caso della - guerra.» - -Delineatosi il dissenso tra le Potenze, lord Salisbury visse e fece -vivere giorni di grande indecisione. Mentre il 15 novembre egli -dichiarava all'ambasciatore d'Italia, generale Ferrero, di «voler -profittare, anche in prossime evenienze, della nostra collaborazione» -- -mentre il barone Marschall assicurava risultargli da rapporti giuntigli -da Londra che il nobile lord era «deciso ormai a rientrare nella linea -della sua antica politica», e il 17 l'ammiraglio sir Seymour, comandante -della squadra inglese ancorata a Salonicco, faceva premure affinchè lo -raggiungesse colà la squadra italiana -- quando, pel rifiuto russo di -associarsi ad una dimostrazione negli Stretti, sembrava che pel suo -precedente atteggiamento l'Inghilterra avrebbe dovuto passar oltre, -- -lord Salisbury non solo non si risolvette a muoversi coi suoi alleati, -ma alla fine di novembre avanzò a Pietroburgo, isolatamente, senza -prevenirne i Gabinetti di Roma e di Vienna, una proposta formale per -stabilire una specie di tutela sull'Impero ottomano, che il Governo -russo declinò. - -Data da quell'epoca la lenta conversione dell'Inghilterra verso la -duplice alleanza. - - - - - LA TRIPLICE ALLEANZA E L'INGHILTERRA. - - - - - _Capitolo Decimo._ -- La crisi delle alleanze e degli accordi. - - -La politica estera dei successori di Crispi dal 1891 al 1893. -- -Conseguenze immediate dell'inerzia italiana negli affari d'Oriente -avvertite dal Blanc. -- Germania e Austria desiderano il ritorno di -Crispi al governo. -- Colloqui di Crispi con gli ambasciatori di -Germania e d'Austria-Ungheria. -- I torbidi interni del 1893-94 -deprimono il credito dell'Italia all'estero. -- Guglielmo II e Crispi. --- Motivi del ritiro di Caprivi dalla Cancelleria germanica. -- Nomina -di Hohenlohe. -- Favorevoli disposizioni di Guglielmo II verso l'Italia. --- Crispi e il dissidio anglo-germanico pel Transvaal. -- L'Italia nella -politica internazionale al principio del 1896. -- La crisi delle -alleanze e degli accordi. -- I tentativi per ristabilire le antiche -intelligenze con l'Inghilterra falliscono. -- Dal Diario di Crispi. -- -Necessità di estendere i patti della Triplice alla protezione -degl'interessi italiani nel Mediterraneo e in Oriente. -- Energiche -rimostranze di Crispi. -- L'imperatore di Germania annunzia un suo -viaggio in Italia per conferire con Crispi, ma questi prima della venuta -dell'imperatore deve abbandonare il governo. - - -Abbiamo notato in questo stesso volume che quando riprese le redini del -Governo, Crispi trovò tutta mutata la posizione dell'Italia in Europa. -La Triplice era stata rinnovata, ma era tornata ad essere come nel primo -periodo, dal 1882 al 1887, un legame oneroso; e gli accordi speciali con -l'Inghilterra e con l'Austria-Ungheria, che formavano il complemento -della Triplice, erano caduti nel nulla. - -Sia perchè mancasse ai successori di Francesco Crispi l'elemento -prezioso dell'autorità personale, sia perchè la loro azione fosse -pregiudicata da dichiarazioni pubbliche accennanti a preferenze per un -diverso orientamento della politica italiana, l'edificio innalzato con -tante fatiche crollò. Germania e Austria cominciarono a guardarci con -diffidenza; -- la Francia, tra le proteste di amicizia a lei e il -mantenimento dell'alleanza con le Potenze centrali, non vide chiaro e -continuò le sue ostilità; -- l'Inghilterra, convintasi della nostra -incostanza e debolezza, accentuò la sua tendenza a intendersi a tutti i -costi con la sua antica nemica, la Francia. Cosicchè si andò formando -questa situazione: le nostre alleanze ci garentivano l'integrità -territoriale, ma ci attiravano nello stesso tempo tutti i danni della -guerra tenace che i francesi, sapendoci indifesi, ci facevano dovunque; -e inoltre eravamo tenuti in disparte dalle combinazioni della grande -politica europea. - -Uno dei nostri migliori diplomatici, il barone A. Blanc, che fu ministro -degli affari esteri nel secondo ministero Crispi, aveva veduto subito -nel 1891, dall'osservatorio importantissimo che era allora -Costantinopoli, i danni del nuovo indirizzo e li aveva segnalati: - - «Terapia, 30 giugno 1891. - - .... Non si può più dissimulare al pubblico, il quale qui - incomincia a scandalizzarsi dell'impotenza della diplomazia - anche per la protezione dei nazionali esteri, che, distruttosi - il concerto europeo, del che le ambasciate di Russia e di - Francia accusano le potenze alleate, non vi fu sostituita la - preponderanza effettiva di queste ultime, onde anarchia in un - governo che senza ingerenza europea non può compiere i suoi - obblighi interni ed internazionali. Il Sultano non crede il - gruppo anglo-austro-italiano capace d'una vera e seria azione - solidale; è convinto non potersi più riunire gli ambasciatori in - conferenze; li oppone, più che non potè far mai pel passato, - l'uno all'altro, sfidandoli, finchè osa, tutti. - - I ministri ed il Palazzo in piena balìa di finanzieri, il - Sultano che investe personalmente in Inghilterra ed in America - quanti più capitali può, aspettano la preveduta fine; ed il - Sovrano diceva testè ad un suo famigliare: «Che direste se - accettassi la protezione russa?» Per ciò militarmente il Bosforo - è aperto alla Russia e i Dardanelli sono chiusi a noi. Non vi - sarebbe resistenza armata nè reazione di popolo contro la - Russia, se questa sbarcasse una divisione a tre ore dalla - capitale. Sarebbero allora in tempo le squadre inglesi o le - squadre alleate a rinnovare la dimostrazione fatta nel 1878 a - Santo Stefano? Non è probabile. O può dirsi che una volta a - Costantinopoli la Russia sarebbe in una trappola, in condizioni - insostenibili? Al punto di vista militare e navale, può darsi: - al punto di vista politico, da nessuno, neppure dagli uomini di - Stato bulgari si nega che intorno a Bisanzio, restituita alla - ortodossia, tutti gli Slavi dei Balcani saranno trascinati da - irresistibile impulso, come nel 1861 tutti gli Italiani si - unirono al grido di Roma capitale. Che avverrà allora - dell'ideale nostro delle autonomie, la cui unica guarentigia - sarebbe stata la preponderanza politica e navale - dell'Inghilterra e dell'Italia sui porti della Turchia europea? - Che avverrà allora della teoria germanica dell'inorientazione - dell'Austria-Ungheria? e della possibilità di soddisfazioni, a - meno d'un'altra gran guerra, nell'interesse anglo-italiano - d'equilibrio nel Mediterraneo? Non è forse abbastanza valutato - dalla Germania e dall'Austria-Ungheria il fatto che in certi - momenti la presenza d'un principe di loro fiducia a capo di tale - o tal altro Stato balcanico non è punto sufficiente ad impedire - rivolgimenti di volontà popolare? Basti ricordare come trionfò - la causa della riunione della Rumelia orientale, tanto avversata - e temuta a Vienna e a Berlino, per dimostrare che, anche in - Oriente, si deve pur tener conto delle tendenze dei popoli. - - Questa regia ambasciata s'inspirò fin dal 1887 al convincimento - che a tale situazione è pericoloso applicare la massima _inertia - sapientia_; che la pace e lo _statu-quo_ legale non sospendono - il corso della evoluzione delle nazioni; che in piena pace, in - pieno regime d'alleanze, se l'Egitto diventò inglese e se il - versante sud dei Balcani diventò bulgaro, più facilmente ancora - possono stabilirsi nel Mediterraneo nuove condizioni propizie o - contrarie agli essenziali interessi italiani; che il programma - di pace essendo per sè negativo, non si doveva esporre l'Italia - a non vedere più altri scopi positivi per l'alleanza se non - quelli odiosi che le attribuiscono i nostri avversari, cioè un - appoggio cercato all'estero per le istituzioni monarchiche, o un - pegno preso sulla eredità d'una Francia minacciata di - smembramento; e che in conclusione, perchè l'alleanza diventasse - popolare e proficua, e fosse nella coscienza italiana non un - espediente necessario alla sicurezza, ma una base di fruttuosa - operosità, dovessimo, dopo aver rifiutato disgraziatamente quel - primo premio dell'alleanza che era l'Egitto, rifarci almeno con - una legittima influenza in Oriente, fondata sopra un liberale - sviluppo di autonomie nella penisola balcanica e sopra la - preponderanza navale e politica delle quattro potenze sugli - scali del Levante. - - Perciò quest'ambasciata proponeva nel 1887 quelle intelligenze - che furono adottate senz'altro a Vienna e a Londra. Queste, che - i miei colleghi amici chiamarono il patto fondamentale della - nuova politica europea in Oriente, e che sir W. White diceva - segnare una data storica, colla quale si poneva termine al - secolo di guerra caratterizzato dagli spartimenti della Polonia - e della Turchia; questo punto di partenza d'una nuova êra - d'influenza, consentitaci in Oriente, ove col fatto si decide la - questione se una potenza sia grande o piccola, dall'Inghilterra - o dall'Austria-Ungheria, ambedue allora per ragioni diverse - disposte ad appoggiarci per ingerenze per noi più naturali e più - facili, a favore delle autonomie e della libertà degli stretti; - questo programma, infine, la cui pratica attuazione, studiata in - ogni particolare, ci avrebbe costato assai meno oro e meno forza - della nostra politica militare nel mar Rosso, è desso rimasto - finalmente lettera morta! Fin dal 1888 i miei colleghi - dichiaravano non spettar più all'iniziativa di essi e mia qui, - bensì a diretti concerti tra i gabinetti, la pacifica ma - efficace attuazione di quelle intelligenze. Havvi luogo ancora - di sperare che intervengano simili concetti, estesi, cioè, ad - altri interessi pacifici nel Mediterraneo, oltre a quelli della - sicurezza delle nostre coste! - - Succede ora un fatto capitale, che fu appena avvertito in - Italia, il riparto virtuale dell'Africa tra l'Inghilterra, - Germania e Francia, le quali sole si inoltrano verso i decisivi - punti centrali, ove fra le sorgenti dei grandi fiumi verrà - decisa un giorno la preponderanza sul continente nero, -- mentre - la Tripolitania senza l'_hinterland_ non è più, per le relazioni - che a noi premono tra il Mediterraneo e l'Africa, che quasi un - _non valore_, secondo l'espressione del signor di Radovitz. - Mentre durano la pace e l'apparente _statu quo_, sipario calato - davanti agli spettatori, velo protettore dietro il quale altri - opera mutamenti di scena d'importanza mondiale, vedremo noi - troppo tardi verificarsi qui altre trasformazioni per noi non - meno gravi, di cui forse oggidì i preludi passano dalla nostra - diplomazia inosservati?».... - - «Costantinopoli, 2 settembre 1891. - - Il 26 luglio informavo Vostra Eccellenza che questo incaricato - d'affari d'Inghilterra aveva, d'ordine del _Foreign Office_, - avvisato la Porta che le condizioni dell'isola di Candia vanno - peggiorando pei numerosi misfatti; al punto da far temere che ne - approfitti a scopi politici chi è interessato a fomentare una - nuova insurrezione nell'Isola. - - Il 20 agosto sir W. White, tornato da una breve escursione in - Germania, aveva con me un colloquio particolare nel quale egli - mi faceva prevedere che mi avrebbe diretto prossimamente una - comunicazione sugli affari cretesi in seguito ad «uno scambio - d'idee avvenuto tra i gabinetti di Londra e di Parigi». Egli era - in possesso della relativa corrispondenza, piuttosto voluminosa, - tra lord Salisbury ed il signor Ribot, non conosciuta dai nostri - rappresentanti a Parigi e a Londra. Il 23 agosto sir W. White - parlò pure al signor di Radovitz di una comunicazione che gli - avrebbe fra breve fatta circa le cose di Candia, ma senza - spiegarsi, che io sappia, altrimenti. - - Per altro Vostra Eccellenza mi segnalava il 22 agosto la - coincidenza, che non le sembrava fortuita, tra l'annunzio a noi - fatto dal signor de Giers con dimostrazioni di fiducia, che la - Russia intende insistere presso la Porta per provvedimenti - acconci alle condizioni aggravate di Candia, e una domanda fatta - al regio Ministero da codesto Incaricato d'affari di Grecia, se - cioè l'Italia sarebbe disposta ad associarsi alle rimostranze di - alcune grandi potenze al Governo ottomano circa i casi di - Candia, anche quando Austria e Germania non vi prendessero - parte. Il rappresentante ellenico a Roma rinnovava l'invito il - 26 agosto, chiedendo più precisamente a Vostra Eccellenza se - l'Italia avrebbe voluto associarsi non solo alla Russia, che ce - n'aveva avvisati, ma alla Francia e all'Inghilterra, che verso - di noi mantenevano il silenzio, per ottenere un migliore Governo - per Candia. - - Vostra Eccellenza avendomi pregato il 28 agosto, in base a tali - comunicazioni della Russia e della Grecia, di assumere - informazioni circa la notizia pervenutale «da altra parte» che - l'Inghilterra, d'accordo colla Francia e - _coll'Austria-Ungheria_, aveva fatto passi presso la Porta a - favore di Candia, Le risposi ricordando che già il 26 luglio - precedente io aveva riferito a Vostra Eccellenza come - l'Inghilterra avesse fatto presso la Porta il passo che ho - accennato di nuovo più sopra, e non altro passo qualsiasi. Prima - e dopo di quelle date, il mio collega d'Austria-Ungheria non ha - comunicato alla Porta, mi dice egli, se non, come al solito, le - informazioni dei consoli locali austro-ungarici sulle cose - cretesi; anch'egli per altro aveva ricevuto l'annunzio da sir W. - White d'una prossima comunicazione sulle cose di Candia, e dopo - ciò sir W. White si era limitato, aggiungevami il barone di - Calice, a colloqui confidenziali coi soli ambasciatori di - Francia e di Germania. Così l'Austria-Ungheria dimostrava a noi - essere rimasta estranea a tutto il negoziato, cosa degna di nota - dopo le circostanze segnalate nel mio rapporto del 30 giugno - scorso, indicanti una diminuzione di fiducia dei gabinetti di - Londra e di Vienna verso la politica italiana. - - Trovandomi il 28 a sera all'ambasciata d'Inghilterra, sir W. - White mi disse avere aspettato l'occasione d'incontrarmi per - notificarmi il risultato delle sue conferenze col collega di - Francia. Egli aveva avuto, in conformità d'istruzioni del suo - Governo, un ultimo colloquio col conte di Montebello sulle - presenti condizioni di Candia, la quale da recenti rapporti dei - consoli inglesi e francesi risultava un poco più tranquilla. Nè - egli, nè il conte di Montebello si erano trovati in grado di - proporre alcun passo che non si riducesse ad ufficiose - osservazioni alla Porta nel senso di conservare la pace e - l'ordine dell'isola. Il conte di Montebello avevagli dichiarato - non essere propenso ad alcuna ufficiale osservazione alla Porta, - disposizione questa nella quale sir W. White conveniva - pienamente. Quanto precede era stato portato a cognizione di - lord Salisbury. Sir W. White mi disse inoltre che per conto suo - non avrebbe fatto, salvo ordine del suo Governo, alcun passo - formale dopo quello già fatto, come le avevo riferito il 26 - luglio, e aggiunse non poter prevedere se questi rappresentanti - di Francia e Austria-Ungheria avranno istruzioni per analoghi - passi più o meno confidenziali, ma ritenere che ad ogni modo - risulteranno passi isolati; non esservi luogo a concerti tra i - rappresentanti in Costantinopoli, ogni concerto al riguardo, non - potendo e non dovendo stabilirsi se non direttamente tra i - gabinetti stessi. Tutto ciò mi parve nuovo sintomo - dell'isolamento, conseguenza di anteriori divergenze di - indirizzo dell'Italia rispetto all'Inghilterra e - all'Austria-Ungheria, isolamento del quale volta per volta, ed - ultimamente col mio rapporto del 30 giugno, era stato mio dovere - segnalare le origini. - - Il 29 agosto, ulteriori mie informazioni mi davano certezza che - l'ambasciata d'Austria-Ungheria, anzichè rimanere inoperosa - quando l'incaricato d'affari d'Inghilterra faceva il suaccennato - passo, aveva, nelle sue comunicazioni al Gran Visir, dimostrato - preoccupazioni perchè si fosse sguarnito Candia di truppe, e - desiderii perchè venissero rimosse le cagioni di complicazioni - provenienti da disordini nell'Isola; ed il signor di Radovitz mi - confermò poi avere il barone di Calice tenuto un tale linguaggio - «in espresso appoggio» al passo formale dato dall'incaricato - d'affari d'Inghilterra. Ne emergono due conclusioni per noi: in - primo luogo, la conferma delle notizie giunte all'Eccellenza - Vostra di intelligenze dell'Inghilterra non solo colla Francia, - ma coll'Austria-Ungheria per Candia, senza partecipazione al - regio Governo; in secondo luogo, la conformità del linguaggio - del barone di Calice con quello del signor de Giers, il quale, - secondochè fu telegrafato a Vostra Eccellenza da Pietroburgo, si - dimostrava preoccupato perchè il Governo ottomano continuava a - sguarnire Candia di truppe per portarle allo Yemen ove la - situazione si fa più critica, il Governo russo cercando di - rimuovere ogni cagione di complicazione internazionale circa - Candia. - - Così risultava ad evidenza che le due potenze alle quali ci - eravamo legati con speciali intelligenze di massima per - interessi comuni nel Mediterraneo, l'Inghilterra e - l'Austria-Ungheria, si occupavano, insieme ai gabinetti di - Russia e di Francia, e senza che Vostra Eccellenza ne avesse - notizia se non da Pietroburgo e da Atene, delle cose di Candia. - - In questo corpo diplomatico si spiegava ciò col fatto che in - seguito a conferenze avute dal signor Tricoupis a Sofia, il Re - di Grecia avesse ottenuto dai gabinetti di Londra e di Parigi, - notoriamente ravvicinatisi nei negoziati che precedettero la - visita della squadra francese a Portsmouth, un qualche compenso - in Candia ai progressi dei Bulgari in Macedonia; l'Inghilterra - era supposta non aliena dal favorire la concessione ai Candioti - d'un governatore cristiano personalmente grato alla Francia, la - quale così avrebbe desistito dal premere per lo sgombro - dell'Egitto; l'Austria-Ungheria poi era evidentemente desiderosa - ad un tempo di evitare ogni passo collettivo che ponesse, come - desideravano i Greci, la questione di Candia davanti all'Europa, - e di apparire ciò nullameno per conto proprio facilitare ai - Greci il vantaggio di un'influenza francese in Creta, vantaggio - anche per gli interessi austro-ungarici, poichè diventava così - meno esclusiva la preponderanza russa in Atene, aggiungendovisi - la francese. - - Intanto mi giungeva inaspettatamente una lettera del signor di - Radovitz dalla quale emerge che, secondo il mio collega di - Germania, l'Italia potesse disinteressarsi insieme alla Germania - dai negoziati iniziati dalle altre grandi potenze circa Candia. - Vi era una tale coincidenza tra l'invito di lui a non unire - l'Italia ai passi dell'Inghilterra e dell'Austria-Ungheria in - una questione pur mediterranea, e le ripetute dichiarazioni di - sir W. White a me e al barone di Calice non avere più pratico - valore le intelligenze stabilite fra i tre gabinetti nel 1887, - che non esitai ad alludere a tal punto delicato nella mia - risposta al signor di Radovitz a proposito di lui evidente - tentativo d'isolare l'Italia nella questione di Candia, della - quale sole Russia e Grecia avevano fatto parola a Roma. - - Sir W. White passò nell'ambasciata di Germania la serata del 29, - quando già il signor di Radovitz aveva in mano detta mia - lettera; e venne da me l'indomani mattina, a dirmi che credeva - non esservi nulla da fare per ora circa Candia. Io gli esternai - il desiderio di tenermi in ogni caso in intima relazione come - per il passato con lui e con il collega d'Austria-Ungheria, a - scopi comuni. Egli mi rispose non esservi base a concerti in tre - in tali questioni. Io m'ispirai allora al rapporto del conte - Nigra del 4 agosto, e dissi a sir W. White che il conte Kálnoky, - secondo le mie informazioni, continuava a credere che le - intelligenze prese nel 1887 coll'Inghilterra non solo debbono - essere considerate in pieno vigore, ma costituiscono una base - preziosa ed importante dell'azione eventuale delle tre potenze - alleate in Oriente. Sir W. White mi domandò se il conte Kálnoky - avesse fatto qualche speciale allusione all'una o all'altra - delle tante questioni che in Oriente sono criterio di una voluta - e sincera comunanza d'interessi ed intenti, la quale, se - manifestatasi nelle opere della pace, può tanto meglio poi - esternarsi negli eventuali periodi d'azione. Replicai io non - avere mai cessato dal segnalare non solo al mio governo, ma ai - colleghi d'Austria-Ungheria e di Germania, le occasioni ed i - mezzi di pacifica ed effettiva attuazione, per parte delle tre - potenze mediterranee amiche, del convenuto scopo di benefica ed - operosa preponderanza nostra comune; ma che delle tante - questioni presentatesi, economiche, religiose, o puramente - politiche, nelle quali antiche divergenze tra l'Italia e - Austria-Ungheria erano da togliersi di mezzo, ignoravo se alcuna - fosse stata trattata col conte Kálnoky, il quale menzionava - soltanto l'interesse della consolidazione del principe - Ferdinando, argomento sul quale in verità le tre potenze, come - le tre ambasciate, non hanno per un momento mancato di - dimostrare la più completa e favorevole comunanza - d'apprezzamento. Ma ad ogni modo, osservai io a sir W. White, le - anteriori asserzioni di lui stesso al barone di Calice e a me - circa la caducità delle intelligenze tra l'Italia, Inghilterra - ed Austria-Ungheria per le cose d'Oriente erano ritenute dal - conte Kálnoky non conformi alla realtà delle cose. Sir W. White - mi replicò dubitare che il conte Kálnoky avesse attualmente - confermato le intelligenze del 1887 quali vigenti ed esecutorie; - mi narrò aver egli, in una recente sua conversazione col conte - Kálnoky, chiamatane l'attenzione sui pericoli per la - conservazione dello _statu quo_ in Oriente del sistema di doppio - governo vigente qui, ove la Porta impotente è incaricata - d'intrattenere le volontarie illusioni delle potenze alleate, - mentre il solo vero potere è nel Palazzo, ostile alle potenze - stesse; nè avergli taciuto il suo pensiero, essere funesto il - sistema della diplomazia austro-ungherese di assicurare - l'impunità al Sultano e lusingarne l'arbitrario a scopi di - apparente influenza, ed a detrimento dei più essenziali - interessi comuni delle potenze amiche in Oriente. - - Tali gravi affermazioni dell'ambasciata d'Inghilterra, alle - quali egli aggiungeva, all'indirizzo della politica italiana, - altri rimproveri, sui quali la mia precedente corrispondenza mi - dispensa dal ritornare, traevano per me chiaro significato da - amichevoli sue confidenze relative a quella questione di - Macedonia che, inseparabile per la Grecia dalla questione di - Candia, è tuttora il nodo delle difficoltà balcaniche. Sir W. - White deplorava che l'ambasciata d'Austria-Ungheria, - approfittando degli intrighi turco-russi del Palazzo contro lo - sviluppo degli interessi anche commerciali e ferroviari inglesi - ed italiani nella penisola balcanica, continuasse in Turchia la - politica di esclusivismo economico che le era mal riuscita in - Rumenia ed in Serbia; che a Vienna si fosse osteggiata la - riforma del Consiglio del debito ottomano e della banca - ottomana, istrumenti di monopolio politico-finanziario avverso - all'Inghilterra e all'Italia; favorito in Macedonia i Serbi - quando Re Milano era sul trono, i Bulgari solo dopo che il - principe Ferdinando venne a Sofia; sostenuto il principio - francese e russo delle protezioni religiose a pro di protezioni - austro-ungheresi sui cattolici dei Balcani, contrariamente al - principio anglo-italo-tedesco delle protezioni di ciascuno sui - propri nazionali; rifiutato di ammettere passi collettivi presso - la Porta contro il brigantaggio sulle ferrovie ottomane - sottoposte alla protezione austro-ungherese fino a - Costantinopoli ed a Salonicco; dimostrato inquietudini ad ogni - comparsa di squadre inglesi od italiane a Salonicco o a Smirne; - ammesso la teoria russa per il passaggio di truppe russe nel - Bosforo; evitato ogni adesione ai reclami inglesi e italiani - contro la complicità del Palazzo col brigantaggio e contro la - spoliazione sistematica dei rispettivi nazionali a beneficio - della lista civile, abusi coperti dalla incondizionata - protezione accordata dall'Austria-Ungheria al Sultano. - - Pure malgrado tanti gravami, osservai io, l'Inghilterra aveva - negoziato coll'Austria-Ungheria per l'attuale situazione di - Candia, e coll'Italia no. Eravamo dunque in presenza di qualche - nuova combinazione a nostro danno, come nel Congresso di - Berlino? Sir W. White non rispose. - - Anche il mio collega di Germania, come per dimostrarmi al pari - di sir W. White non essere diminuita la nostra reciproca fiducia - personale, si recò da me il 31 agosto ed intavolò francamente la - conversazione sul grave argomento delle scosse intelligenze fra - gli alleati in quanto all'Oriente. Sorvolando sulle divergenze - verificatesi fra i gabinetti di Roma e di Berlino circa gli - affari di Candia ed alludendo a disposizioni che negli ultimi - tempi si erano, secondo il signor di Radovitz, dimostrate a Roma - a favore della Russia, disse non potersi sperar nulla dal - collega di Austria-Ungheria ormai per gli interessi politici ed - i diritti privati compromessi dalla _curée finale_ che si fa in - Palazzo degli ultimi elementi di vitalità dell'impero ottomano; - il barone di Calice considerare successo bastante alla propria - situazione l'aver fatto prevalere nel recente incidente di Uskub - il principio di protezione religiosa non ammesso nè dalla - Germania, nè dall'Italia, nè dall'Inghilterra; non potersi - sperare il concorso del delegato austro-ungarico al disegno di - eliminare dal debito ottomano il noto sindacato speculatore; - perfino riguardo al brigantaggio, che assume nella Turchia la - stessa indole politica che in Creta, avere egli, Radovitz, quale - decano, in assenza del barone di Calice, chiesto al suo Governo - l'autorizzazione di riunire i rappresentanti delle grandi - potenze per deliberare circa i passi da farsi presso la Porta a - beneficio anche dei sudditi di potenze minori, ma essersi il - gabinetto di Vienna opposto a qualsiasi collettività anche - ristretta in proposito. Passando alla quistione di Candia il - signor di Radovitz mi confidò che le istruzioni di lord - Salisbury a sir W. White ordinavano a quest'ultimo non solo di - conferire col conte di Montebello ma «di trovar modo di porsi - d'accordo con lui», lo che produsse in essi, Radovitz e White, - profonda sorpresa e preoccupazione. Le mire delle rispettive - potenze essere così apparse tanto oscure che il signor di - Nelidow, sospettoso contro le tendenze francesi ad accordarsi - coll'Inghilterra, aveva consigliato al suo collega di Francia a - non spingere più oltre il negoziato. In conclusione il mio - collega di Germania aggiunse che la questione di Candia sarebbe - risorta fra breve, ma che per ora era meglio lasciarla cadere. E - questa conclusione è concorde col telegramma di Berlino che - Vostra Eccellenza mi comunicava iersera. - - In sostanza, un principio d'accordo franco-inglese avendo avuto - luogo per gli affari di Candia quale compenso per l'occupazione - dell'Egitto, il regio Ministero venne escluso per volontà dei - nostri alleati da tutto il negoziato relativo. Tale fatto è - sintomo assai chiaro del ritorno alla situazione del 1884, nella - quale l'Italia, per aver sistematicamente agito negli affari - d'Egitto in senso contrario allo spirito delle alleanze da essa - concertate, vide sciogliersi di fatto il fascio delle alleanze - stesse e rimase nell'isolamento. Vengono anche confermate da - tale fatto le previsioni espresse nel mio rapporto del 30 - giugno, circa la situazione disastrosa per i nostri interessi - mediterranei, che risulta per l'Italia dal tornare ad essere - lettera morta le intelligenze di massima coll'Inghilterra, - programma che io ho pur ordine, finora non revocato, di seguire - in Costantinopoli e sul quale non ho cessato di essere in pieno - accordo coi miei colleghi d'Inghilterra e di Germania....» - -Alla fine del 1893 l'inerzia politica dell'Italia aveva già dato tutti i -suoi frutti, e non era facile cosa riprendere la posizione perduta e -rimuovere le altre potenze dalle nuove combinazioni nelle quali si erano -impegnate. Caprivi e Kálnoky, Cancellieri dei due imperi centrali quando -Crispi nel 1891 lasciò il governo d'Italia, erano tuttavia in carica e -si deve credere che desiderassero il ritorno di lui al potere, poichè -mentre Crispi ne sembrava ancora lontano, gli ambasciatori conte Solms e -barone De Brück gli recavano messaggi e voti. - -Il Solms fece visita a Crispi il 13 ottobre 1893. Dal _Diario_ più volte -ricordato riferiamo qualche nota: - - «L'ambasciatore germanico, dopo qualche accenno sulla politica - generale, mi racconta con visibile soddisfazione che - l'Imperatore lo aveva invitato a pranzo a Potsdam, e che con lui - ragionando delle sue relazioni col Papa, lo aveva incaricato di - riferirmi, appena tornato in Roma, che non aveva dimenticato le - osservazioni da me fattegli sulla politica pontificia e che non - si lascerebbe prendere dal Vaticano. - - -- Il Papa -- dissi -- è nemico della Triplice perchè questa è - un ostacolo al ristabilimento del potere temporale ed assicura a - noi il possesso di Roma. - - -- L'Imperatore non lo ignora e sa quello che fa. Avete visto - come l'Imperatore si è condotto col principe di Bismarck? In - Germania ha fatto magnifica impressione l'offerta che il nostro - Sovrano ha fatto al Principe di un Castello imperiale per - ristabilirsi in salute. È una riconciliazione tra l'Imperatore e - il suo antico Cancelliere che ha davvero consolato il popolo - tedesco. E voi che cosa fate? Continuerete con l'attuale - ministero? Quale sarà il vostro contegno? - - -- Io? Sono fuori dalla politica militante.... - - -- Ma l'Italia non può continuare con un ministero come - l'attuale. - - -- Non ho alcun giudizio da emettere. Sto a guardare!» - -Il De Brück si recò da Crispi il 25 ottobre. Leggiamo nel _Diario_: - - «Visita del barone De Brück alle 3.45 pom. - - Il barone è preoccupato delle condizioni d'Italia. Soggiunge che - ne sono preoccupati anche a Vienna.... - - -- Bisogna che vi occupiate delle cose del vostro paese. Che - volete? Questo linguaggio parrà singolare in bocca di un - austriaco, ma tanto più dovete ascoltarlo. Noi abbiamo bisogno - che l'Italia sia ben governata e tranquilla; e lo stato attuale - c'inquieta. - - -- Me ne duole; ma io non ho che farci. È la disgrazia d'Italia. - È il nostro un paese cui manca la continuità nella politica; ed - è la ragione per la quale all'estero non abbiamo la dovuta - considerazione. Ai tempi di Mancini, non ostante il trattato - della Triplice, il Principe di Bismarck non aveva fede in lui. A - Berlino ed a Vienna si cominciò ad aver fede nel governo - d'Italia con Robilant.... - - -- Dite piuttosto con voi. Con Robilant ci fu una fiducia - relativa. Con voi a Berlino ed a Vienna non si dubitò mai. E - bisogna che ritorniate al potere. - - -- .... Io vengo dalla rivoluzione. Io ero repubblicano, ed - accettai la monarchia perchè con essa potevamo acquistare - l'unità. Sono stato fedele alla forma di governo che ho - adottato, e deputato e ministro non ho mancato ai miei doveri. - Il Re avrebbe dovuto comprendere tutto ciò, ed avrebbe dovuto - sentire l'importanza della mia devozione.... Se non amassi il - mio paese, mi sentirei legittimato a ritirarmi completamente - dalla politica.... - - -- E fareste male. Voi bisogna che continuiate a servire il Re - ed il vostro paese. Io non vedo un uomo che possa giovare - all'Italia e servirla come voi; ed il Re lo sa, e più d'una - volta me lo ha dichiarato....» - -Affidando al barone Blanc il ministero degli Affari esteri, Crispi non -rinunziò ad avere una diretta ingerenza nella politica estera. Portare -nella trattazione delle maggiori questioni internazionali il suo -criterio e l'autorità del suo nome era un dovere ch'egli sentiva come -presidente del Consiglio, e non avrebbe saputo mancarvi anche perchè la -politica estera era stata sempre prediletto oggetto dei suoi studî. - -Nei primi mesi del 1894 le condizioni interne d'Italia erano così gravi -che richiesero tutta la sua attenzione. In Parlamento non vi furono per -qualche tempo dissensi; le ambizioni tacevano; tutti i partiti, dominati -dal timore, seguivano ansiosamente l'azione di Crispi rapida, energica -contro un movimento anarchico che minacciava un caos sociale e politico. -Ristabilito l'ordine pubblico, risollevato il morale del paese e -restaurata la finanza, Crispi potè, nonostante che cominciassero ad -addentarlo le ire di parte, dedicarsi maggiormente alla situazione -internazionale. - -La politica estera dell'Italia non poteva non risentirsi delle -difficoltà interne. Dovunque eravamo meno considerati. L'Ambasciatore a -Londra, conte Tornielli, scriveva l'8 gennaio 1894: - - «Le notizie tendenziose della stampa francese, ripercosse nella - inglese, l'opera dei pochi corrispondenti speciali di - quest'ultima residenti in Italia, cospiravano negli ultimi mesi - ad accrescere le prevenzioni e le diffidenze alle quali il mio - linguaggio ufficiale e privato non bastava certamente a porre - argine. Poche volte Lord Rosebery mi parlò delle nostre - difficoltà interne e sempre con quella misura che gli è propria, - piuttosto, se ben io ne intesi l'intenzione, per dare a me - l'occasione di spiegare o di smentire le altrui esagerazioni. - Egli accolse sempre con benevolo interesse le spiegazioni e le - smentite mie.» - -In Germania la fiduciosa amicizia degli anni del primo ministero Crispi, -che aveva avuto una manifestazione solenne nel 1889 in occasione del -viaggio a Berlino del Re Umberto, era un ricordo del passato. Il ritorno -di Crispi ridestò la speranza che potessero tornare i giorni della -intimità italo-germanica. «L'imperatore Guglielmo -- riferiva -l'Ambasciatore Lanza -- non dubita che passeggere sieno le nubi che -passano sulla nostra povera Italia, e che il senno del Re e l'energia -del suo governo sapranno presto dissiparle». In data 5 marzo lo stesso -generale Lanza riferiva: - - «Ieri sera ad una rappresentazione di beneficenza ebbi l'onore - di conferire con S. M. l'Imperatore, che sedeva in palco a me - vicino. - - S. M. si degnò esprimermi le sue felicitazioni per la vittoria - riportata dal Regio Governo nelle ultime discussioni - parlamentari, per la splendida votazione avuta in suo favore, ed - ebbe parole improntate, come sempre, a grande amicizia per la - famiglia Reale, a stima e benevolenza grandissima per l'Italia, - augurando che l'energia e l'autorità da lui molto apprezzate del - Capo attuale del Gabinetto, l'alto senno del Re, riescano a - superare tutte le difficoltà della crisi che attraversiamo. - - S. M. ebbe anche parole di grande lode per la condotta - dell'esercito nelle luttuose circostanze in cui ebbe a trovarsi - in Sicilia, e nella Provincia di Massa e Carrara; mi parlò con - vivo compiacimento del valore dimostrato dai nostri nel - combattimento di Agordat, del quale, mi disse, si era fatto - spiegare tutti i particolari dal Capo del Grande Stato Maggiore, - particolari che egli infatti conosceva meglio di me.» - -Ai primi di aprile Guglielmo e Umberto s'incontrarono a Venezia. Il Re -si compiacque di telegrafare a Crispi: - - «_A S. E. Cav. Crispi_ - _Presidente del Cons. dei Ministri._ - - S. M. l'Imperatore lascerà Venezia domattina portando seco la - migliore impressione di questa Città che ha così degnamente - rappresentato l'Italia nell'onorare l'augusto nostro alleato e - amico. L'Imperatore nei varî colloquî avuti con me mi ha parlato - di Lei e sempre con sentimenti di viva simpatia e di alta - considerazione. - - Mi compiaccio di esprimerle la particolare e meritata - benevolenza di S. M. l'Imperatore e di confermarle la mia - cordiale amicizia. - - Affezionatissimo - _Umberto_.» - -In ottobre la Cancelleria germanica era in crisi. Il generale Caprivi, -il successore di Bismarck, col quale Crispi stava per riannodare i -rapporti che un'altra crisi, quella del 1891, aveva interrotti, si -dimise dall'altissimo ufficio. Le cause immediate che determinarono -quell'avvenimento furono narrate a Crispi nei seguenti termini: - - «L'accordo fra il Cancelliere e il Ministero prussiano nella - questione delle misure da adottarsi per combattere i partiti - sovversivi era fatto; le misure stesse erano state concretate - (non se ne conoscono ancora i particolari), ed avevano ottenuto - l'approvazione dei Governi confederati, il decreto d'apertura - del Parlamento per il 15 novembre era già pubblicato; Sua Maestà - l'Imperatore doveva ripartire ieri sera per le caccie di - Blankenburg; quando nel pomeriggio egli riceveva successivamente - a Potsdam il Conte Eulenburg, Presidente del Ministero - Prussiano, e il Cancelliere Conte Caprivi, e dopo tali visite - contromandava la sua partenza. Nella sera si spargeva la notizia - che quei due alti funzionari avevano rassegnato le loro - dimissioni e queste erano accettate!! Che cosa era avvenuto? - - Una breve conversazione avuta iersera col Conte Eulenburg che, - come se nulla fosse avvenuto, incontrai in una _soirée_, mi pone - in grado di desumere come siansi passate le cose. - - Quando il Conte Caprivi, a proposito della legge scolastica, - lasciò la carica di Presidente del Ministero Prussiano, che fu - assunta dal Conte Eulenburg per deferenza ai voleri sovrani, - questi era già convinto che la separazione delle due cariche di - Cancelliere e di Ministro Presidente Prussiano non poteva durare - a lungo, come non durò ai tempi di Bismarck senza dar luogo ad - inconvenienti, ad attriti gravi. Questi attriti giunsero al - colmo, fra il Conte Caprivi e il Conte Eulenburg, a proposito - delle misure sovraccennate e solo per intromissione - dell'Imperatore un accordo fu possibile. Fu però un accordo, per - così dire, forzato, concluso il quale e terminata la - preparazione dei provvedimenti legislativi che ne erano la - conseguenza, ambedue posero subito ieri i loro portafogli a - disposizione di Sua Maestà. La quale dovette convincersi che - realmente si doveva venire ad una soluzione radicale prima della - convocazione del Parlamento. Non potendo naturalmente lasciar - partire il Conte Eulenburg senza profondamente ferire il partito - conservatore, già tanto ostile al Conte Caprivi, e d'altra parte - non sentendosi questi, che sì frequenti volte dimostrò desiderio - di ritirarsi, di assumere il peso delle due cariche, nè di - difendere davanti il Reichstag delle misure cui in massima si - era sempre mostrato ostile, Sua Maestà decise di dar corso alle - dimissioni di ambedue e mandò ad effetto, colla sua solita - rapidità di decisione, il provvedimento. - - Il posto di Cancelliere dell'Impero e Ministro Presidente - Prussiano è stato offerto al principe Hohenlohe, attualmente - Governatore dell'Alsazia-Lorena. Se accetterà sarà il regno dei - _Segretari di Stato_, giacchè egli non ha più, a mio parere, - l'energia, la vigoria necessaria per sì alta e grave carica. Il - suo nome però, il suo passato, raccoglierà su di lui i voti dei - partiti conservativi e specialmente della nobiltà prussiana che - in Parlamento e fuori si mostrarono sì ostili al Conte Caprivi.» - -Il 29 ottobre il principe di Hohenlohe fu nominato Cancelliere -dell'Impero e Presidente del ministero prussiano. Crispi inviò al Lanza -il seguente telegramma: - - «Il nome di Hohenlohe, già amato in Italia, viene oggi salutato - con la più viva simpatia. Voglia far sentire al Gran Cancelliere - che il nostro paese si felicita insieme al Governo di una nomina - che siamo sicuri gioverà ai comuni interessi delle due nazioni. - - _Crispi_.» - -Hohenlohe mandò dapprima il barone Marschall, poi si recò lui stesso -dall'ambasciatore d'Italia a ricambiare il saluto: - - «Hohenlohe -- telegrafava l'ambasciatore al ministro Blanc il 30 - ottobre -- venuto in persona casa mia, vuole rinnovi a V. E. e - al Presidente del Consiglio vivi ringraziamenti e ricambi loro i - sentimenti espressigli, lieto poter cooperare interessi comuni - due paesi. Più che sue parole, la sua visita fattami oggi fra - tante altre cure e prima di aver potuto ricevere la mia e quella - di altri ambasciatori, dimostra il conto nel quale egli tiene il - capo del R. Governo che egli disse esser lieto già conoscere, - nonchè V. E. e ciò mi è di buon augurio per l'avvenire.» - -Le buone disposizioni dell'Imperatore Guglielmo verso l'Italia erano -confermate dal Lanza in un suo rapporto del 5 marzo 1895, del quale -riferiamo questo interessante brano: - - «Al suo ritorno da Vienna S. M. l'Imperatore mi onorò di una sua - visita personale per esprimermi, come disse, la sua - soddisfazione di aver potuto stringer la mano a S. A. R. il Duca - d'Aosta in occasione dei funerali dell'Arciduca Alberto. La - visita durò a lungo e S. M. parlò un po' di tutto.... Fermandosi - a discorrere specialmente dell'Austria, della sua impolitica - condotta nell'Istria, ecc., S. M. mi disse aver trovato il conte - Kálnoky meno inquieto per le nostre relazioni con la Francia, ma - pur sempre alquanto preoccupato, che noi possiamo considerare la - Triplice Alleanza non sufficientemente vantaggiosa per noi sol - perchè non ci dà subito in piena pace il mezzo di giungere alla - realizzazione dei nostri desiderii, delle nostre aspirazioni sui - territori del Nord africano e altri. Sua Maestà avendo - soggiunto: «Aspettate, lasciate che venga l'occasione e avrete - tutto quel che volete», mi affrettai, non volendo per avventura - che le parole del conte Kálnoky lasciassero cattiva impressione - sull'animo del mio Augusto interlocutore, ad osservare che S. M. - e il suo Governo conoscevano troppo bene la nostra politica, - l'attitudine presa dall'attuale Gabinetto verso l'Inghilterra - nelle cose d'Africa, il nostro desiderio di farci veramente il - tratto d'unione fra l'Inghilterra e le Potenze della Triplice - Alleanza, per dubitare che noi vogliamo con intempestivi conati - suscitare complicazioni, che anzi facciamo sacrifizî per - evitarle. Soggiunsi che siamo sempre stati e siamo consci dei - nostri doveri e dei nostri diritti, che ci premeva anzitutto lo - _statu quo_ nel Mediterraneo minacciato dalla Francia, e non - sapevo spiegarmi la preoccupazione del conte Kálnoky. Se ci - allarmiamo dei continui tentativi della Francia per estendersi - in Africa, questi allarmi non sono infondati, chè quei - tentativi, non mai ostacolati, potrebbero un giorno condurre ad - uno stato di fatti compiuti -- e citai il porto di Biserta -- - cui la guerra sola, che vogliamo tutti scongiurare, potrebbe - riparare. S. M., che mi sembra persuasa di queste cose, apprezza - la nostra politica verso l'Inghilterra, è sempre disposta ad - appoggiarla, e fa voti perchè sotto i successori di Rosebery e - di Kimberley, i quali non possono tardare molto a venire al - potere, essa trovi quella favorevole accoglienza e quella - cooperazione che finora abbiamo indarno cercato....» - -Le buone relazioni tra l'Inghilterra e la Germania erano state per molti -anni un elemento importantissimo della nostra situazione internazionale. -È noto che gli accordi nostri con l'Inghilterra pel mantenimento dello -_statu quo_ e la difesa dei comuni interessi nel Mediterraneo e in -Oriente, completavano le stipulazioni del trattato della Triplice -alleanza. La tendenza della politica inglese a comporre i dissidi -anglo-francesi mediante compensi nel Mediterraneo e a modificare in -Oriente il suo atteggiamento intransigente verso la Russia, allontanando -ogni giorno dippiù l'Inghilterra dalla Triplice, giustamente allarmava -il governo italiano. Il 1.º marzo 1894 Gladstone si ritirava -definitivamente dal governo in seguito al voto contrario della Camera -dei lords al progetto sull'_Home Rule_. Il suo ministero però rimaneva -sotto la presidenza di lord Rosebery, che cedeva il ministero degli -affari esteri a lord Kimberley. Il ritiro di Gladstone fu accolto con -soddisfazione nelle sfere governative di Berlino, presso le quali fece -poi anche buona impressione la caduta di Rosebery, avvenuta il 22 giugno -1895. Col ritorno al potere dei conservatori la Cancelleria germanica -concepì qualche speranza nella ripresa, da parte dell'Inghilterra, -dell'antica politica. Il barone Marschall, segretario di Stato al -ministero germanico degli Affari esteri, divideva tale speranza: - - «Potremo -- diceva egli -- aver divergenze coll'Inghilterra, e - ne prevedo ancor molte nelle questioni coloniali, ma queste sono - cose secondarie che non impediranno mai l'accordo sui grandi - problemi che possono sorgere nel Mediterraneo e che toccano gli - interessi dei nostri alleati; quelle divergenze daranno ragione - all'Imperatore che, di recente, parlando con me su questi - argomenti diceva: _Bah! wer sich lieb hat, neckt sich_ (qui - s'aime, se querelle).» - -Ma sorse poco dopo a creare malumori la questione del Transvaal, venne -il telegramma dell'imperatore Guglielmo al presidente Krüger nel quale -felicitava questi «che senza ricorrere all'aiuto delle Potenze amiche -fosse riuscito a ristabilire la pace contro le bande armate che avevano -invaso il suo paese e a difenderne l'indipendenza», venne l'acre -polemica tra la stampa inglese e la germanica. Crispi, a dimostrazione -di sentimenti amichevoli verso i due Stati, appena dichiaratosi il -dissidio che fortunatamente fu subito composto, aveva accennato a una -mediazione dell'Italia con questo telegramma all'ambasciatore a Berlino: - - «Il dissidio anglo-tedesco è una sventura internazionale, e - bisogna trovar modo di comporlo. Esso giova ai nemici della - Triplice e nuoce a noi. Il nostro Augusto Sovrano se ne - preoccupa, e mi ha espresso il desiderio d'intervenire con una - parola amica fra le due parti, ove questa possa esser efficace. - Ne parli al barone Holstein in mio nome, e qualora egli le dia - speranza di successo, ne parli al Gran Cancelliere. - - Qualunque sia il risultato delle nostre pratiche, avremmo per lo - meno dato prova della nostra buona volontà e della nostra - amicizia.» - -Nei primi due mesi del 1896 apparve chiara la crisi delle alleanze e -degli accordi ai quali l'Italia aveva affidato la sua sicurezza e la -garanzia dei suoi interessi. - -In breve, la situazione era la seguente: col peggioramento delle -relazioni anglo-germaniche la Germania nostra alleata, facendo una -politica a sè, riguardosa verso la Turchia, aveva agevolato alla Russia -la preponderanza a Costantinopoli, e verso la Francia aveva iniziato una -politica di concessioni, della quale uno dei frutti era stato l'accordo -franco-germanico, risultante dal protocollo firmato il 4 febbraio 1894, -che aveva riconosciuto l'_hinterland_ della Tripolitania nella sfera -d'influenza francese. - -La Francia, che nel 1891 aveva iniziato trattative per la delimitazione -dei possedimenti franco-italiani nell'Africa Orientale e per una -convenzione che avrebbe assicurato nella Tunisia un regime economico -soddisfacente ai cittadini e ai commerci italiani, ritirò le sue -proposte quando e perchè fu rinnovato il trattato della Triplice -Alleanza; e continuava ad osteggiarci anche in Africa, inviando -all'Harrar e allo Scioa denari e armi che dovevano essere rivolte contro -di noi. - -L'Inghilterra, lasciata libera di trascurare gli accordi che aveva con -l'Italia per l'Oriente e pel Mediterraneo, si preoccupava soltanto della -contestata sua posizione in Egitto e tendeva a cedere in Africa alla -Francia, in tutte le questioni nelle quali era interessata l'Italia, -così per l'Harrar e Zeila, come per Tunisi. - -La Russia, come si era fatta guardiana degli Stretti, per difendere, -insieme al suo dominio incontrastato nel Mar Nero, la propria influenza -sulla Turchia, e aveva, rompendo il concerto europeo, impedito che anche -l'Italia riprendesse, a fianco dell'Inghilterra, posizione in Oriente, -intrigava, insieme alla Francia, in Abissinia, avanzando altresì la -pretesa di un protettorato ortodosso con lo scopo di ostacolare -l'influenza italiana. - -L'Austria-Ungheria, infine, nonostante l'alleanza con l'Italia, si era -sentita così libera da iniziare trattative commerciali col governo -francese per la Tunisia, senza prevenirne nè informarne il governo -italiano. - -Da questa situazione risultava che l'Italia legata all'Inghilterra, alla -Germania e all'Austria-Ungheria da convenzioni di reciproca garenzia, -era, a causa di quelle convenzioni, combattuta dalla Francia in -questioni vitali e, nella lotta, lasciata sola dalle alleate. Cosicchè -la Francia, pur non conoscendo i patti della Triplice alleanza, era -giunta con un processo intuitivo di eliminazione, a conoscerne la -portata, e procedeva quindi brutalmente nella sua guerra coperta a tutti -gl'interessi italiani, avendo la sicurezza di non incontrare ostacoli da -parte della Germania e dell'Austria-Ungheria. Si può anche aggiungere -che a nostre spese essa si era indennizzata della perdita -dell'Alsazia-Lorena, acquistando preponderanza in tutto il Mediterraneo -occidentale e negli _hinterlands_ delle regioni del Nord-Africa, -dall'Atlantico sino all'Alto Nilo. - -Esposta per tal modo l'Italia nello stato di pace a tutti i danni della -guerra, al governo italiano, per la salvaguardia degl'interessi -nazionali, si presentavano due vie: sciogliersi dalla Triplice alleanza -cedendo alle pressioni francesi, o denunziare il trattato per -sostituirlo con un altro che non prevedesse soltanto la guerra, ma fosse -una garanzia per l'Italia anche nello stato di pace. - -La prima via era irta di pericoli: seguendola, l'Italia sarebbe -ritornata nelle condizioni d'isolamento nelle quali si era trovata sino -al 1882, cioè prima della sua accessione all'alleanza austro-germanica, -in balìa delle sopraffazioni francesi e della irritazione delle -ex-alleate. La seconda via era più conveniente, e Crispi la preferì. - -D'altronde, egli che non aveva mai ammesso che l'alleanza dell'Italia -con le potenze centrali fosse una dedizione degl'interessi italiani, -doveva nei precedenti della sua azione diplomatica attingere la fede di -potere rompere il ghiaccio del particolarismo austro-germanico formatosi -nei tre anni della sua lontananza dal Governo. - -I documenti che seguono hanno un altissimo interesse storico: essi -contengono i termini del problema che s'imponeva, l'ansietà patriottica -del governo di Crispi e i suoi propositi. - - _Diario -- 20 gennaio 1896._ - - Il barone Pasetti, ambasciatore d'Austria-Ungheria, giusta la - fatta domanda, giunse alle ore 15. - - Egli cominciò a discorrere degli accordi del 1887, della - insufficienza dei medesimi per lo scopo cui si riferiscono. Il - barone si espresse con diffidenza del Ministero britannico, e si - lagnò del medesimo per aver agito a Pietroburgo senza averne - avvertito i due alleati. Soggiunse, che bisognerebbe render più - precisi gli accordi, modificandoli od ampliandoli, per renderli - più sicuri. - - Risposi, rifacendo la storia dei fatti che ci condussero ai - suddetti accordi. Dissi che per me non hanno cessato di aver - vigore le obbligazioni allora assunte. Ricordai che essendo - stati trascurati tali accordi sotto Rosebery, all'avvento di - Salisbury abbiamo interpellato questi, e ci fu risposto ch'egli - riteneva ancora esistenti quegli accordi. Soggiunsi, che avevo - fede nel ministro inglese, quantunque incerto talora ed - esitante. - - Il barone Pasetti fu lieto della opinione mia favorevole a lord - Salisbury. Ripetè che, nondimeno, era necessario dare alle note - del 1887 maggiore precisione. Espose dei dubbi sul contegno del - Governo tedesco. - - A questa osservazione dovetti rispondere, che gli accordi del - 1887 erano stati fatti coll'intesa di Berlino e conseguentemente - con l'approvazione del Principe di Bismarck, il quale dichiarò - che stava al di fuori degli accordi. Egli voleva che gli - obblighi fossero limitati tra l'Austria, l'Inghilterra e - l'Italia. La Germania, pel momento in disparte, entrerebbe - quando la Francia avesse preso parte diretta nelle cose - d'Oriente e del Mediterraneo. - - Certamente oggi in Berlino non potrebbe prevalere una politica - diversa; e non bisogna diffidarne. - - Conclusi, che noi stiamo fermi agli accordi del 1887; se giova - renderli più precisi, noi vi ci presteremo. In questo caso ne - avverta Vienna affinchè l'ambasciatore italiano e quello - dell'Austria-Ungheria a Londra facciano le pratiche necessarie - presso lord Salisbury. - - Se lord Salisbury ha proceduto solo, ciò ha fatto per - precauzione, e nel dubbio che i due alleati non lo seguissero. - Non dobbiamo dimenticare la condotta nostra al 1878 ed al 1882. - Tanto nella guerra contro la Russia, quanto per la insurrezione - egiziana, l'Inghilterra fu lasciata sola. Aggiungete che in - questi ultimi anni, dopo il mio ritiro al 1891, dei tre Governi - ciascuno ha fatto a modo suo, e noi nelle quistioni del - Mediterraneo, a Tunisi per esempio e nell'Eritrea, ci siamo - trovati soli; la Francia ha fatto quello che ha voluto. - - E che si è fatto in Oriente? Le flotte presenziarono le - carneficine turche, e nissuno se n'è impensierito. Anche - l'Austria fece da sè. - - -- Dica al suo Governo, che l'Italia procederà lealmente coi - suoi alleati. Mettiamoci d'accordo, e il mio Governo non - mancherà al dover suo. - - _Diario -- 21 gennaio._ - - Il conte Nigra ed il barone Blanc giungono a casa mia alle ore - 15 e 10 minuti. - - Il discorso si è aggirato su gli accordi del 1887. Dissi al - nostro ambasciatore come in fatto quegli accordi siano rimasti - inefficaci. Anche nella quistione orientale, tanto l'Inghilterra - quanto l'Austria, ciascuna ha agito isolatamente senza averne - prevenuto i due Governi alleati. - - Riferii al conte Nigra il mio colloquio di ieri col Pasetti. - - Il barone Pasetti manifestò che a Vienna diffidano di lord - Salisbury, e chiedono che agli accordi del 1887 si dia - precisione negli obblighi e negli scopi. - - Osservai che, se vi è potenza che debba lagnarsi del modo come - si son condotte l'Inghilterra e l'Austria, è l'Italia. Il nostro - Governo, da parecchi anni in quà non ebbe l'ausilio dei due - alleati. Tanto dalla triplice continentale, quanto dalla - orientale, siamo stati lasciati soli. Ciò non avvenne mai prima - del 1891 e specialmente quando Bismarck era al potere. Accetto - quindi che gli accordi del 1887 si rivedano e si rendano più - precisi; ma chiedo innanzi tutto che i firmatarii eseguano - quanto avran pattuito. - - Il conte Nigra affermò che non bisogna dubitare che l'Austria - possa avvicinarsi alla Russia, e n'è garentia il fatto che a - Vienna il ministro degli affari esteri è un polacco. Ciò posto, - dobbiamo ritenere che l'Austria è interessata a rispettare la - nostra alleanza. - - Il ministro Blanc espose alcune sue osservazioni sulla condotta - dell'Austria verso di noi. Conchiuse anche lui che gioverebbe al - mantenimento della alleanza il rivedere gli accordi del 1887. - - Partito Blanc verso le ore 15 e 45, siamo rimasti, Nigra ed io, - un'altra buona mezz'ora insieme. - - Il conte perorò la buona fede dell'Austria verso di noi. - - Ci rivedremo. - - _Diario -- 22 gennaio._ - - Il barone de Bülow giunge alle ore 18. - - Il barone cominciò col chiedere notizie dell'Africa, - felicitandosi della condotta dei nostri soldati. Venendo poi - alle cose di Europa, affermò che la Germania sarebbe stata - sempre con noi. Su questo feci qualche osservazione. - - Dissi che dei beneficii dell'alleanza, io mi accorsi ai tempi di - Bismarck, non dopo coi successori. Prima del 1890 appena una - questione sorgeva, ne avvertivo Bismarck, ed egli, tanto in - Londra, quanto a Parigi faceva sentire la sua parola e tutto - andava pel meglio.[44] Della Triplice Alleanza noi soli abbiamo - sentito il peso. Alle frontiere della Francia, nostra accanita - nemica, noi abbiamo quotidianamente a provare fastidi d'ogni - genere. - - [44] Il ricordo dell'aiuto efficace dal principe di Bismarck dato alla - politica italiana era per Crispi un argomento del quale i - successori del gran Cancelliere non potevano non tener conto. E - come qui sopra si legge se ne valeva. - - Il Principe non trovò mai nè esagerate, nè fastidiose le domande - di Crispi, e l'animo suo sinceramente amico continuò a manifestare - anche quando ebbe lasciato la direzione politica della Germania. - Eccone qualche prova. - - In una lettera del 26 dicembre 1891 (Crispi non era più ministro) - Bismarck gli scriveva: - - «Je vous prie d'agréer mes voeux chaleureux, pour vous et pour - tout ce qui vous est cher, au début de la nouvelle année. Je - serais enchanté si l'année, dont nous allons franchir le seuil, me - pouvait fournir l'occasion de vous serrer la main et de vous - répéter de vive voix tous mes remerciments pour le cadeau que vous - m'avez fait des meilleurs produits de votre patrie ensoleillée.... - Croyez toujours, cher ami, à mes sentiments les plus dévoués et - affectionnés, qui résultent de nos sympathies personnelles et - politiques. - - Tout à vous de coeur - _v. Bismarck_.» - - «Friedrichsruh, 31 dicembre 1895. - - Agréez, cher et illustre ami, au jour de l'an, mes voeux les plus - sincères pour votre santé et pour vos succès politiques. - - _v. Bismarck_.» - - «Friedrichsruh, 22 febbraio 1896. - - Très touché, cher ami, de ce que vous ne m'oubliez pas au milieu - de vos graves occupations, je vous remercie cordialement de - l'aimable envoi de votre vin excellent et vous prie d'agréer mes - meilleurs voeux pour le succès de votre politique et pour la - gloire de l'armée italienne. - - _v. Bismarck_.» - - Il barone non potè negarmi che ai tempi di Bismarck le cose - procedevano in miglior modo per noi. Soggiungeva però che il suo - Governo si interessa delle cose d'Italia, e che noi l'avremmo al - nostro fianco tutte le volte che ne sorgesse il bisogno. - - Parlammo delle cose di Oriente, e non volli lasciar passare - l'occasione per dichiarargli che l'Europa, con le sue navi - tenute inerti nelle acque della Turchia, ha dato prova della sua - impotenza. - - Ritornati alle cose di Francia, ripetei che gran danno noi - proviamo per gli odii di quella nazione e per le insidie di quel - Governo. - - _Diario -- 9 febbraio, ore 17._ - - Sono andato dal barone de Bülow alle 5 pomeridiane. Lo scopo era - di parlargli delle relazioni tra l'Italia e la Francia. - - Dissi all'ambasciatore tedesco: - - -- Più di una volta ci son venuti consigli da Berlino perchè - trovassimo modo di accordarci con la Francia in tutte le - speciali quistioni che interessano i due paesi. - - Non ci siamo riusciti! Sono pochi giorni ancora, avendo mandato - a Parigi un nostro funzionario, ci servimmo di questa occasione - per esplorare l'animo del signor Bourgeois, il quale, come - sapete, è il presidente dell'attuale Ministero francese. Questo - funzionario parlò delle varie quistioni pendenti tra noi e la - Francia, e disse che giammai come oggi potrebbe trovarsi un - accordo fra i due Governi, essendo Crispi al potere. - - Il Bourgeois rispose a un dipresso nei seguenti termini: - - «Un accordo tra i due paesi non è possibile, finchè l'Italia fa - parte della Triplice. Il popolo francese vi si ribellerebbe. - Tutti qui tengono gli occhi rivolti alle provincie perdute, e - sanno che l'Italia alleata della Germania è di ostacolo al - ritorno delle medesime alla madre patria. Assicuratevi che - finchè voi farete parte della Triplice non è possibile - intenderci». - - Siccome vedete, caro barone, il signor Bourgeois fu molto - esplicito e noi vediamo in tutto il contegno di lui verso di noi - una asprezza tale che non lascia speranza di venire ad un - accordo. - - La Francia ci fa la guerra dappertutto. In Europa ed in Africa - noi ci troviamo il Governo francese di fronte in ogni occasione - e sempre malevolo. Dicesi che la Triplice fu stipulata per - mantenere la pace. Per noi è il contrario. La Triplice per noi è - la guerra. In Italia siamo insidiati per mezzo del Vaticano, e - fuori con tutti i mezzi che può adoperare una diplomazia astiosa - e sottile. I nostri commerci sono interrotti, e nessun trattato - è possibile, nè in Tunisia, nè tra Francia ed Italia. - Sventuratamente la Francia è alle nostre frontiere, e non - possiamo fare a meno di avere rapporti con essa. - - Ai tempi di Bismarck le cose erano meno difficili, perchè la - parola del principe spesso si faceva sentire a Parigi. - - E tutto ciò avviene perchè ci s'imputa a colpa di far parte - della Triplice. Vi prego scriverne al principe di Hohenlohe, e - far giungere queste mie dichiarazioni all'Imperatore. È una - posizione intollerabile la nostra. Ve lo ripeto, per noi questo - stato di cose è peggiore della guerra. - - Il barone de Bülow parve impressionato delle mie parole e mi - promise che ne avrebbe scritto a Berlino. - -Crispi all'ambasciatore d'Italia a Berlino: - - «Roma, 9 febbraio 1896. - - _Signor Ambasciatore,_ - - Parmi utile che Vostra Eccellenza abbia notizia di una - conversazione da me avuta oggi stesso con questo ambasciatore di - Germania. - - Ho creduto conveniente che il rappresentante di S. M. - l'Imperatore Guglielmo in Roma fosse, al pari del rappresentante - di S. M. il Re in Berlino, a perfetta conoscenza del pensiero - del Governo italiano sulla situazione che ci è creata dalla - ostilità della Francia e insieme dalla triplice alleanza. A - conforto quindi di quanto già il barone Blanc aveva avuto - occasione di esporre al signor de Bülow, ho richiamato sopra - tale situazione l'attenzione del signor de Bülow stesso. - - Gli dissi che, desiderosi anche noi, come sempre, di evitare - complicazioni e di consolidare la pace, avevamo completamente - diviso il modo di vedere, espressoci replicatamente dal Governo - germanico, circa alla convenienza di venire tra Francia ed - Italia ad accordi sopra le speciali questioni riguardanti i due - paesi. Il regio ambasciatore a Parigi aveva quindi ricevuto - istruzione di cogliere -- ed aveva colto infatti -- tutte le - occasioni per rendere noti al Governo francese i nostri - intendimenti più concilianti. Così è che, approfittando delle - espressioni di simpatia e quasi di solidarietà civile contro la - barbarie, dirette al regio ambasciatore dal presidente del - Consiglio, dal ministro degli affari esteri e dal Presidente - della Repubblica Francese a proposito della nostra guerra - d'Africa, il Conte Tornielli era stato autorizzato a lasciar - comprendere, ancora una volta, il nostro desiderio di venire ad - accordi concreti per tutte le questioni ancora insolute tra - Francia ed Italia, come la delimitazione nell'Africa orientale, - il regime commerciale e personale in Tunisia, ecc. - - Ancora una volta il Governo francese aveva mostrato a tutta - prima di comprendere e di apprezzare il valore delle - importantissime concessioni che noi ci chiarivamo disposti a - fare; ma, ancora una volta, al momento di venire a qualche - conclusione positiva, il Governo francese ne declinava ogni - possibilità. - - Aggiunsi al signor de Bülow che, mentre il Governo italiano - aveva fatto così quanto gli era ufficialmente possibile, per - venire agli accordi che la stessa Germania aveva mostrato di - desiderare, io non aveva voluto darmi per vinto; e, - approfittando della circostanza che un mio alto ed egregio - funzionario, godente insieme di tutta la mia fiducia e - dell'amicizia personale del signor Bourgeois, da lui stesso - altra volta presentatomi, si recava a Parigi incaricato di una - missione tecnica, gli avevo detto che, vedendo il Presidente del - Consiglio francese, ne approfittasse per fargli presente che il - momento non avrebbe potuto essere più favorevole per risolvere, - d'accordo col Governo italiano, ogni questione irritante; che - egli sapeva essere il Governo italiano in ottime disposizioni - per ciò, mentre, d'altro lato, il paese avrebbe accettato, a - questo proposito, da un Ministero da me presieduto, anche ciò - che con altri Ministeri gli sarebbe sembrato costituire un atto - di debolezza. - - Ora, la risposta del signor Bourgeois era stata questa: - - «Sentite, gli animi di tutti i Francesi sono sempre volti alle - Provincie perdute, e nulla, checchè avvenga, varrà mai a - distornerli; nessuno accetterà mai la separazione dell'Alsazia e - Lorena dalla Francia come un fatto definitivo ed irrimediabile; - a quella separazione tutti i Francesi riferiranno sempre le - altre questioni; non vi potrà dunque essere mai accordo alcuno - tra noi e l'Italia, finchè questa, essendo alleata della - Germania, contribuirà a quella separazione». - - Il signor de Bülow parve molto impressionato da ciò che io gli - esponeva. Gli feci allora considerare come tutti gli sforzi - nostri per la consolidazione della pace s'infrangessero contro - una volontà che è stata ed è in Francia comune a tutti i - ministri e a tutti i gabinetti; che fatti e dichiarazioni - l'hanno patentemente chiarito; e come quella volontà annullasse - per noi quei benefici della pace che ci dovevano essere - garantiti dalla triplice alleanza, poichè, per la triplice - appunto, la Francia si credeva in diritto di considerarsi di - fatto in guerra con noi e ce lo dimostrava in ogni questione, - col maggiore nostro danno; quanto è avvenuto e quanto avviene - ora in Abissinia non ne era che un esempio. - - Ricordai a questo proposito al signor de Bülow che, mentre era - cancelliere dell'Impero il principe di Bismarck, quando i - rapporti franco-italiani minacciavano di peggiorare vieppiù per - le intolleranze, la indebita ingerenza e l'ostilità della - Francia, il Governo germanico non esitava a far comprendere a - Parigi che non si doveva passare il segno; e a Parigi lo si - comprendeva. Così avevano potuto risolversi pacificamente, - secondo il diritto e la convenienza internazionale, incidenti - come quelli dei Greci di Massaua, del consolato francese di - Firenze, della spedizione Atchinoff, delle istituzioni italiane - in Tunisia, ecc. Il Governo francese aveva allora dovuto - persuadersi che l'alleanza italo-germanica era un patto efficace - non solo pel caso di guerra, ma per prevenire la guerra, - garantendo anche in tempo di pace alle potenze alleate la difesa - reciproca dei rispettivi interessi. - - Ora, aggiunsi, sembra che la Francia siasi formata della - triplice e specialmente dell'alleanza italo-germanica un - concetto tutto diverso: un concetto, cioè, per cui la Francia - potrebbe offendere impunemente l'Italia, perchè alleata della - Germania, sicura, d'altro lato, che la Germania non le - opporrebbe ostacolo di sorta. - - Quindi, io conclusi, desideravo che il signor de Bülow facesse - presente tutto questo a S. M. l'Imperatore e a S. A. il - cancelliere, avendo io la fiducia che tutto ciò sarebbe tenuto - da essi in amichevole considerazione. - - Queste mie dichiarazioni mi parvero tanto più opportune, visto - che ci avviciniamo al mese di maggio, all'epoca, cioè, in cui si - dovrà da una parte e dall'altra decidere sulla opportunità di - confermare o meno, puramente e semplicemente, il trattato di - alleanza. - - Del linguaggio da me tenuto al signor de Bülow Vostra Eccellenza - potrà mostrarsi edotta presso codesto Governo. - - _Crispi._» - -I negoziati intavolati a Londra per stabilire un'intesa concreta negli -affari di Oriente e nel Mediterraneo tra l'Italia, l'Austria-Ungheria o -l'Inghilterra, erano paralleli alle rimostranze che Crispi faceva alla -Germania. Se i primi fossero riusciti, le seconde sarebbero divenute -meno urgenti e perentorie, poichè l'Italia avrebbe trovato nella -solidarietà inglese una garenzia degli interessi ai quali era estranea -la triplice alleanza. In verità, la Cancelleria germanica esercitò tutta -la sua abilità per indurre lord Salisbury a ritornare alla politica -anteriore al 1891; l'ambasciatore Hatzfeldt in quei giorni era -continuamente al _Foreign-Office_, ma v'incontrava sempre il signor de -Courcel, ambasciatore francese. L'esito del duello tra la triplice e la -duplice franco-russa fu favorevole a quest'ultima: lord Salisbury -confermò il mutamento della politica estera britannica. Il 10 febbraio, -infatti, il conte Nigra telegrafava: - - «Goluchowski mi ha detto essere stato informato da Deym che - Salisbury gli ha dichiarato lealmente che non poteva assumere - coll'Austria-Ungheria e coll'Italia nessun impegno più preciso - di quello del 1887». - -Il che voleva dire che non s'intendeva dare pratico seguito a -quell'impegno, dimostratosi inefficace quando sopraggiunse la cattiva -volontà, e solo per cortesia si esprimeva una platonica intenzione di -procedere d'accordo, la quale non escludeva ogni dissenso. - -Non rimaneva al governo italiano che rivolgersi agli alleati. Ma in -Germania si era poco ben disposti a considerare la difficile posizione -dell'Italia; anzi il vecchio e stanco principe di Hohenlohe[45] si -mostrava allarmato delle esigenze di Crispi. Da Berlino si scriveva: - - [45] A titolo d'onore per Crispi citiamo le seguenti parole del Diario - del principe di Hohenlohe: - - «Le Ministère Crispi, inquiète aussi bien Caprivi que Marschall et - Holstein, parce qu'on ne peut prévoir ce dont cet homme agité est - capable; à cela s'ajoute qu'il a choisi une tête chaude comme - Blanc pour ministre des Affaires étrangères. Pour le moment, il - s'agit d'envoyer à Rome un ambassadeur habile, et Holstein me - paraît très sensé en songeant a Bernard Bülow pour ce poste.» - (Cfr. _Mémoires du prince Clovis de Hohenlohe_, volume III.) - - «Il timore che si ha qui che noi cerchiamo di forzar la mano - alla Germania, contribuisce certo a rendere il Governo Imperiale - più restìo a parlar alto a Parigi a tutela dei nostri interessi. - Io mi sono astenuto dal parlar di _diritti_ nostri e di doveri - della Germania nello stretto senso della parola, ma non ho - tralasciato d'insistere sul fatto che tutte le difficoltà che - incontriamo a Parigi, tutte quelle che ci vengono create in - Abissinia, dipendono dall'essere noi membri della Triplice - Alleanza e il solo fra quei membri sul quale i nemici di essa - possano sfogare le loro ire. Il barone Marschall, che di ciò - conviene meco pienamente, si dimostra anche disposto ad - assisterci; ma come farlo efficacemente senza andar incontro a - pericoli, a danni maggiori e d'ordine generale? A Pietroburgo - gli ordini dati al Principe Radolin, le recenti dichiarazioni - stesse del Principe Lobanoff circa il Leontieff, non lasciano - dubbio che quel rappresentante germanico agisce, con prudenza ed - energia, in nostro favore, d'accordo col conte Maffei. Ma più - che a Pietroburgo noi vorremmo, noi avremmo bisogno che la - parola autorevole della Germania si facesse sentire sulla Senna - e qui cominciano le _dolenti note_. Ho avuto lunghe e ripetute - conversazioni col barone Marschall e col barone Holstein in - tutti questi ultimi giorni; essi hanno studiato, con amichevole - premura devo dirlo, la questione sotto tutti i rapporti, ma la - risposta che mi si fa è sempre la stessa: «A Parigi non si - ignorano le simpatie della Germania per l'Italia, si sa - benissimo che la Francia non potrebbe attaccar l'Italia senza - che la Germania accorra in sua difesa; ma intervenire ora, _fare - pressioni_ sulla Francia in questioni come quelle delle - trattative per le delimitazioni in Africa, per le relazioni - commerciali in Tunisi, senza la certezza che quell'intervento - sorta immediato effetto favorevole, la Germania non può. In - altri tempi, come quelli cui allude S. E. Crispi, in cui - esisteva in Germania una forte corrente per la guerra, e la - Francia non era forte come oggi, nè resa più baldanzosa dallo - appoggio della Russia, poteva la Germania permettersi di _tenir - le verbe haut_. Esporsi ora ad un rifiuto o ad una semplice _fin - de non recevoir_ per parte della Francia, la Germania non può; e - non deve, senza essere esposta a subirne le conseguenze e - rompere _en visière_ col Governo della Repubblica. Il Presidente - del Consiglio italiano e il barone Blanc, concludeva il barone - Marschall, da veri uomini di Stato, devono comprendere quanto - sia delicata la posizione della Germania verso la Francia e come - un nulla possa turbare le nostre relazioni con essa e provocare - complicazioni che è anche interesse dell'Italia di evitare. - -Alle obiezioni, delle quali si faceva organo l'ambasciatore Lanza, -rispondeva Crispi: - - «Il barone Blanc mi comunica la di Lei lettera del 23 corr. - nella quale è fatto cenno della mia del giorno 9.... - - Noi possiamo comprendere la delicatezza della posizione che la - Germania deve considerare di fronte alla Francia, nella attuale - condizione di cose internazionali; il fatto che non esiste più - in Germania una forte corrente per la guerra, che la Francia è - oggi più forte di un tempo e resa più baldanzosa dall'appoggio - della Russia, non ci pare dispensi la Germania dal dover - considerare il danno che alla forza ed alla autorità della - triplice alleanza deriva da tutto ciò che viene a colpire - l'Italia, ad onta della triplice stessa, e può ben dirsi pel - fatto della sua esistenza. - - Non ho d'uopo di ripeterle che, in realtà, le difficoltà contro - cui dobbiamo ora combattere ci derivano in gran parte dai - vincoli che ci uniscono alla Germania; e se non è pensier nostro - pretendere dalla lettera e dallo spirito del trattato di - alleanza conseguenze che a Berlino possano sembrare eccessive, - non è men vero che noi dobbiamo chiederci ora più che mai se ed - in qual grado e modo tuteli i nostri interessi un trattato che - ha bensì lo scopo principale di prevenire ed impedire la guerra - in Europa, ma che non si dovrebbe veramente poter considerare - come estraneo a ciò che, in forma più o meno larvata, equivalga - ad una guerra mossa fuori di Europa all'una o all'altra delle - potenze alleate. - - A Parigi -- le si è detto dal barone Marschall e dal barone - Holstein -- non si ignorano le simpatie della Germania per - l'Italia, si sa benissimo che la Francia non potrebbe attaccare - l'Italia senza che la Germania accorra in sua difesa. Ma il - fatto certo è che questi attacchi della Francia non sono più una - ipotesi da considerarsi per un incerto futuro, sono un fatto - ormai esistente, che mira, non solo a combattere l'Italia in - Africa, ma ad indebolirla in Europa. - - Non comprendo come possa ritenersi a Berlino che ciò sia in - realtà destinato a rimanere senza influenza su quella situazione - internazionale che ha la sua base principale per la Germania - stessa nella potenza della triplice, poichè indirettamente i due - imperi non possono non risentirsi di ciò che tocca la forza - dell'Italia; come l'Italia si risentirebbe di ciò che in Europa - o fuori d'Europa toccasse alla forza della Germania e - dell'Austria-Ungheria. Comunque, se a Berlino si è risoluti a - non escire assolutamente da quella riserva che induce la Francia - a ritenere di poter considerare l'Italia come isolata, è ben - naturale che da noi si consideri il trattato di alleanza nei - suoi rapporti, non più soltanto di una conflagrazione generale, - ma benanche della situazione speciale che esso produce fra - Italia e Francia isolatamente. - - E poichè s'avvicina il momento in cui una decisione sul patto - che le unisce può esser presa dalle tre potenze alleate, ho - voluto richiamare sul grave argomento tutta l'attenzione di V. - E. perchè Ella ne prendesse norma nel suo linguaggio presso - codesto Governo e anche presso S. M. l'Imperatore. - - Ella mi si dichiara profondamente convinto dell'importanza e - dell'utilità del trattato, anzi, della sua necessità, malgrado - gl'inconvenienti che possa avere. Su ciò le ho espresso già in - parte il mio pensiero, e mi riservo di scrivere ancora all'E. V. - - Un trattato di alleanza, sia pure concluso allo scopo d'impedire - la guerra, perde gran parte del suo valore quando si dimostra - nella pace inetto a tutelare gl'interessi dei contrattanti. - Senza dire che nella mente dell'Italia e degli Italiani, oltre e - più che di un patto scritto e limitato a certe date evenienze, - si tratta di una solidarietà morale e politica, che, trovando la - sua ragione nella storia, nella geografia, nella logica - internazionale, ha fatto sì che quel patto non avesse quasi - oppositori, mentre se tale solidarietà venisse a mancare per - parte della Germania, il giudizio sulla convenienza di quel - patto verrebbe certo a modificarsi in molta parte del popolo - nostro. - - Ora, non può ignorarsi a Berlino la forza che oggi deriva ai - patti diplomatici dal suffragio delle masse; tanto più quando - quei patti implicano la reciproca fratellanza delle armi e del - sangue. Le alleanze hanno infatti oggi tanto maggiore efficacia, - quanto più sono popolari, e non possono essere popolari se non - si dimostrano utili. - - Il popolo italiano non è ancora disilluso dell'alleanza con la - Germania; ma chi può assicurare che non lo sarà domani, così - seguitando le cose? E se il Governo italiano venisse dalle - circostanze chiamato all'adempimento dei suoi impegni verso la - Germania, quando l'alleanza fosse divenuta impopolare, certo - esso non mancherebbe ai suoi doveri internazionali, qualunque - fossero gli uomini al potere; ma esso si sentirebbe ben debole - di fronte al suo stesso paese, e lo sarebbe per conseguenza - anche di fronte al suo alleato. - - Non posso quindi a meno d'insistere sopra la gravità di uno - stato di cose che si fa per noi sempre meno tollerabile, poichè - facendoci subire in una pace formale i danni di una guerra a cui - l'alleanza non provvede, senza gli eventuali vantaggi che in una - guerra dichiarata l'alleanza dovrebbe assicurarci, rende incerta - e mal sicura la base stessa della nostra posizione - internazionale». - -Il problema era posto in tali termini che l'Imperatore stesso sentì -l'opportunità di studiarlo per cercare una soluzione. E poichè aveva -grande stima di Crispi, decise di venire in Italia per conferire con -lui: - - «Berlino, 29 febbraio 1896. - - «S. M. l'Imperatore venne oggi casa mia per pregarmi far - conoscere al Re suo vivo desiderio incontrarsi con lui - profittando occasione per far prima un viaggio in mare coste - italiane che i medici giudicano necessario per salute - Imperatrice. S. M. l'Imperatore avrebbe quindi progettato - giungere con S. M. l'Imperatrice a Genova nel più stretto - incognito ed imbarcarsi subito colà nel suo _yacht_. Da Genova - andrebbe a Napoli a visitare fratello, quindi coste Sicilia e di - là a Venezia. A Venezia potrebbe essere non più incognito e aver - luogo, se S. M. il Re consente, ricevimento e incontro - ufficiale. - - _Lanza_.» - -Disgraziatamente, tre giorni dopo Francesco Crispi era obbligato ad -abbandonare il Governo. - -Scomparso il ministero Crispi per una battaglia perduta in Africa, cadde -nel nulla anche il suo programma di politica estera. I patti della -Triplice alleanza non furono modificati secondo la nuova situazione -internazionale, e i ministeri italiani che seguirono si abbandonarono a -quella politica di concessioni e di compensazioni che fruttò soltanto -sospetti, danni e nessun vantaggio. Vennero le convenzioni -franco-italiane per la Tunisia del 28 settembre 1896, le quali non -garentirono i nostri interessi economici e morali, e la convenzione -marittima del 1.º ottobre, che giovò soltanto alla marina mercantile -della Francia; venne «la pace commerciale», del 21 novembre 1898, che fu -difesa con la «ragione politica» e che in realtà fece riprendere al -commercio francese parte del terreno perduto, e ben poco giovò al -commercio italiano. Poi, il primo viaggio all'estero del nuovo Re -d'Italia, dopo la tragedia di Monza, ebbe per méta Pietroburgo e non -Berlino. Poi, ancora, l'Italia accettò l'egemonia francese al Marocco, -in cambio di una ipotetica libertà d'azione in Libia, col conseguenziale -contegno ad Algesiras, favorevole alla Francia, nel conflitto sollevato -dalla Germania. - -Il principe di Bülow parlò a proposito della condotta della nostra -diplomazia alla Conferenza di Algesiras, dei _tours de walzer_ -dell'Italia. Ma la sua ironia non fu equa. I _tours de walzer_ erano -stati consigliati dalla Germania, siccome abbiamo documentato, per -sottrarsi al ballo essa medesima. E dettero quella garenzia che potevano -dare agl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo. - - - FINE. - - - - - INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._ - - -Abdul-Hamid, sultano turco, 250. -Accinni, ammiraglio italiano, 252. -Adamoli Giulio, sotto segretario di Stato, 191. -Alberto, arciduca d'Austria, 274. -Allegro, generale tunisino, 19, 21, 22. -Andrássy conte Giulio, cancelliere dell'impero austro-ungarico, 97. -Antongini, 135. -Aosta (duca d') Emanuele Filiberto, 274. -Atchinoff, ufficiale dei cosacchi, 285. -Avarna, duca, incaricato d'affari italiano a Vienna, 115, 228. - -_Banca Commerciale Italiana_, 185, 188. -Barsanti Pietro, 135. -Barth, viaggiatore tedesco, 24. -Barzilai Salvatore, 108. -Bassiri, notabile di Gadames, 27. -Bettólo Giovanni, capitano di vascello, 253. -Bianchi Giulio, deputato italiano, 123. -Billot Alberto, ambasciatore di Francia a Roma, 54, 66, 154, 160, 174. -Bismarck (di) principe Ottone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 9, -155, 178, 214, 219, 225, 235, 236, 237, 279, 281, 283. -Blanc barone Alberto, ambasciatore d'Italia e ministro degli affari -esteri, 20, 160, 162, 258, 268, 270, 280, 288. -Bleichroeder S., banchiere tedesco, 181, 183, 188. -Boito Arrigo, musicista, 173. -Bonghi Ruggero, deputato italiano, 123, 125, 171. -Boris, principe ereditario di Bulgaria, 231. -Bourgeois Leone, presidente del Consiglio dei ministri di Francia, 282, -285. -Bovio Giovanni, deputato italiano, 107. -Bruck (barone de), ambasciatore di Austria-Ungheria a Roma, 11, 14, 15, -112, 142, 268, 269. -Bulgaris Leonida A., 232, 234. -Bülow conte Bernardo, ambasciatore germanico a Roma, 145, 146, 175, 281, -286, 292. -Burdeau, ministro francese, 167. - -Caetani Onorato duca di Sermoneta, ministro italiano degli affari -esteri, 65. -Calice, ambasciatore austro-ungarico a Costantinopoli, 263, 264, 267. -Cambon, residente francese a Tunisi, 19, 24, 58. -Cambridge (duca di), 162. -Cantoni C., direttore generale del Tesoro, 181. -Caprivi (di) conte Leone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 15, 17, -81, 85, 268, 272. -Caporali Enrico, 110. -Cariati (di), incaricato d'affari, 192. -Carlo, re di Portogallo, 191, 194. -Carvalho e Vasconcellos, ministro del Portogallo, 191, 199. -Caserio, 165. -Casimir-Périer, presidente del Consiglio e presidente della Repubblica -francese, 86, 164, 166. -Catalani Tommaso, ambasciatore italiano a Costantinopoli, 246, 247. -Cavalletto Alberto, deputato italiano, 102. -Cavallotti Felice, deputato, 7, 8, 102, 105, 109, 174. -Codronchi conte Giovanni, prefetto, 109. -Collobiano, ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, 55. -Coyne, ufficiale francese, 24. -Courcel (de), ambasciatore francese a Londra, 286. -Currie, ambasciatore britannico a Costantinopoli, 51, 252. - -Dal Verme Luchino, generale, 28, 85. -_Dante Alighieri_, Società italiana, 120. -Delcassé, ministro francese degli affari esteri, 56. -Derby (lord), ministro britannico degli affari esteri, 237. -Desmarest, avvocato francese, 54. -Destrées, console francese a Tripoli, 19, 20, 21, 28. -Dordi dottor Carlo, 120. -Dufferin e Ava (lord), ambasciatore inglese, 170, 172. -Dupuy, presidente del Consiglio in Francia, 165. -Durando, console italiano, 102. - -Elena Petrovich, principessa montenegrina, 240. -Elisabetta, imperatrice d'Austria-Ungheria, 141. -Essad-pascià, ambasciatore di Turchia a Parigi, 20. -Eulenburg (conte di), presidente del Ministero prussiano, 272. - -Fanti, 239. -Faure Fernando, deputato francese, 24. -Feder, avvocato, 137. -Féraud, console francese a Tripoli, 19, 27. -Ferdinando di Coburgo, principe di Bulgaria, 219, 231. -Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, 111, 112, 141, 216. -Fratti Antonio, 107. -_Fremdenblatt_, giornale austriaco, 111, 142. - -Galimberti, nunzio del Papa, 139. -Gambetta Leone, 155. -Garibaldi Giuseppe, 95. -Garrit Mohammed, visir marocchino, 67. -Gervais, ammiraglio francese, 88. -Gladstone Guglielmo, 244, 275. -Giers, cancelliere dell'impero di Russia, 160, 221. -Giolitti Giovanni, ministro del tesoro, 181. -Girardin (de) Emilio, giornalista francese, 155. -Goggia, generale italiano, 168. -Goltz (de), incaricato d'affari di Germania, 182. -Goluchowski, cancelliere austro-ungarico, 252. -Grey sir Edward, ministro britannico degli affari esteri, 56. -Grillo Giacomo, direttore della Banca Nazionale, 181, 184. -Guglielmo II, imperatore di Germania, 146, 204, 271, 274, 276, 291. - -Hanotaux Gabriele, ministro francese degli affari esteri, 56, 69, 88, -165, 172. -Hatzfeldt, conte, ambasciatore di Germania a Londra, 52, 286. -Hohenlohe (de) principe Clodoveo, cancelliere dell'impero germanico, -273, 287. -Holstein (barone de), funzionario superiore della Cancelleria germanica, -287, 288. - -Kálnoky (conte di) cancelliere dell'impero austro-ungarico, 11, 14, 15, -85, 106, 111, 113, 142, 143, 147, 227, 236, 264, 268, 274. -Karamanli, principe di Tripoli, 24. -Kiamil-pascià, ministro turco, 250, 251. -Kimberley, lord, ministro britannico degli affari esteri, 55, 275. -Krüger, presidente della repubblica del Transvaal, 276. - -Imbriani Matteo, 102, 107, 109, 110. - -Jaille (de la), ammiraglio francese, 88. -Jamais, generale francese, 18. -_Jornal do Commercio_, 195, 200. - -Lamarmora Alfonso, generale, 95. -Lanza, generale, ambasciatore italiano a Berlino, 144, 185, 274. -Launay (de) conte, ambasciatore d'Italia a Berlino, 5, 6, 51, 73, 115, -117, 179. -Lavallette, giornalista francese, 153. -_Lega Nazionale_, società italiana d'Austria, 138. -Lega Paolo, 143. -Lobanoff, ambasciatore russo a Berlino, 287. -Logerot, generale francese, 18. - -Macchiavelli, console italiano, 84. -Mac-Mahon, maresciallo di Francia, 27. -Maffei, marchese, ministro e ambasciatore d'Italia, 19, 162, 287. -Magliani Agostino, ministro del tesoro, 178. -Maistre (de), viaggiatore francese, 58. -Malmusi, console italiano, 133. -Mancini P. S., ministro italiano, 269. -Marchand, capitano francese, 56. -Mariani, ambasciatore di Francia a Roma, 152, 153, 154. -Marschall di Biberstein, ministro germanico degli affari esteri, 41, 73, -203, 274, 276, 287, 288. -Martini Ferdinando, deputato italiano, 143. -Martini Sebastiano, viaggiatore italiano, 55. -Méline, deputato francese, 168. -Menabrea L. F., generale, ambasciatore d'Italia a Parigi, 38, 46, 52, -53, 73, 153, 183. -Millelire, console italiano, 239. -Missori Giuseppe, 135. -Montebello (conte di), ambasciatore francese a Costantinopoli, 262, 267. -Moüy (conte de) Carlo, ambasciatore di Francia a Roma, 151, 152. -Mulei Abd-el-Aziz, imperatore del Marocco, 67. -Mulei Hassan, imperatore del Marocco, 67. -Münster (conte di), ambasciatore di Germania a Parigi, 51, 52, 171. - -_Narodni List_, giornale slavo, 119. -Nelidow, ambasciatore russo a Costantinopoli, 246, 267. -Nigra conte Costantino, ambasciatore d'Italia a Vienna, 11, 15, 85, 105, -106, 119, 128, 130, 141, 143, 148, 162, 164, 236, 280, 286. - -Oberdan Guglielmo, 135. -Orlando (fratelli), proprietari del cantiere navale di Livorno, 67. - -Pasetti, ambasciatore austro-ungarico a Roma, 278, 280. -Pelletan Camillo, ministro francese della marina, 88. -Pervinquière Leone, scrittore francese, 70. -Philibert, generale francese, 18. -Piccoli, notaio, 102. -Pichon Stefano, deputato francese, 52, 53, 54. -Pinon R., scrittore francese, 69. -Pinto de Soveral, ministro portoghese degli affari esteri, 193, 197. -Ponza di S. Martino, colonnello, 42. -Ponzio-Vaglia generale, primo aiutante del Re, 193. -_Pro-Patria_, società italiana d'Austria, 119. - -Radolin, principe, ambasciatore di Germania a Pietroburgo, 287. -Radowitz, ambasciatore germanico a Costantinopoli, 260, 261, 263, 267. -Rattazzi Urbano, ministro della R. Casa, 8, 159. -Ressman Costantino, ambasciatore d'Italia a Parigi, 86, 154, 166, 173, -175. -Reuss (principe di), ambasciatore di Germania a Vienna, 11. -Ribot, ministro degli affari esteri di Francia, 38, 39, 46, 49, 51, 52, -53, 54, 72, 73, 75, 154, 155, 159, 261. -Ricordi, editore di musica, 173. -Robilant (conte di) C., ministro degli affari esteri, 269. -Rosebery (lord), ministro britannico, 275. -Roustan, console francese, 64. -Rouvier Maurizio, deputato francese, 164, 168. -Rudinì marchese Antonio, presidente del Consiglio e ministro italiano -degli affari esteri, 64, 65, 81, 84, 89, 159, 160, 199. - -Sadi-Carnot, presidente della Repubblica francese, 165. -Said-pascià, ministro degli affari esteri di Turchia, 20, 39, 72, 225, -246. -Salisbury (lord), primo ministro d'Inghilterra, 18, 35, 38, 39, 52, 74, -81, 84, 85, 204, 216, 222, 236, 248, 253, 261, 262, 279, 286. -Say Leone, deputato francese, 164. -Schwabach, 185. -Seismit-Doda Federico, ministro delle finanze, 137. -Seymour, ammiraglio britannico, 253. -Solimbergo Giuseppe, deputato italiano, 125. -Solms (di) conte, ambasciatore di Germania a Roma, 6, 179, 183, 268. -Spuller E., ministro francese degli affari esteri, 152, 153, 155. -Stambuloff, presidente dei ministri di Bulgaria, 221, 226, 229. - -Taaffe, conte, ministro austriaco, 115, 123, 128, 131. -Tachard, 216. -Tetuan (duca di), ministro degli affari esteri di Spagna, 9, 68. -Thomas Ambrogio, musicista francese, 173. -Tornielli conte Giuseppe, ambasciatore d'Italia, 38, 55, 64, 72, 175, -271, 284. -Tricupis, uomo politico greco, 263. - -Ulmann, giornalista italiano, 105, 119. -Umberto I, re d'Italia, 84, 136, 157, 158, 159, 160, 193, 214, 240, 253, -271. -Uxkull, ambasciatore russo a Roma, 221, 228. - -Vega de Armijo, duca, ministro degli affari esteri di Spagna, 9. -Verdi Giuseppe, 169, 173. -Visconti-Venosta marchese Emilio, ministro italiano degli affari esteri, -64, 65, 66, 89, 97. -Vittorio Emanuele, principe ereditario d'Italia, 240. - -Waddington, ambasciatore di Francia a Londra, 35, 44, 72, 74, 84. -Weil Federico, 186. -White, ambasciatore britannico a Costantinopoli, 260, 261, 262, 264, -266. -Wimpffen, ambasciatore austro-ungarico a Roma, 97. - -Zechi-pascià, generale turco, 247. -Zia-bey, ambasciatore di Turchia a Roma, 41. - - - ---- - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK QUESTIONI INTERNAZIONALI *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/39469 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the -General Terms of Use part of this license, apply to copying and -distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the -Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a -registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks, -unless you receive specific permission. If you do not charge anything -for copies of this eBook, complying with the rules is very easy. You may -use this eBook for nearly any purpose such as creation of derivative -works, reports, performances and research. They may be modified and -printed and given away - you may do practically _anything_ with public -domain eBooks. Redistribution is subject to the trademark license, -especially commercial redistribution. - - - - The Full Project Gutenberg License - - -_Please read this before you distribute or use this work._ - -To protect the Project Gutenberg(tm) mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work (or -any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg(tm) License available with this file or online at -http://www.gutenberg.org/license. - - - Section 1. General Terms of Use & Redistributing Project Gutenberg(tm) - electronic works - - -*1.A.* By reading or using any part of this Project Gutenberg(tm) -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all the -terms of this agreement, you must cease using and return or destroy all -copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in your possession. If -you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project -Gutenberg(tm) electronic work and you do not agree to be bound by the -terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or -entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. - -*1.B.* "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few things -that you can do with most Project Gutenberg(tm) electronic works even -without complying with the full terms of this agreement. See paragraph -1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg(tm) electronic works if you follow the terms of this agreement -and help preserve free future access to Project Gutenberg(tm) electronic -works. See paragraph 1.E below. - -*1.C.* The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of -Project Gutenberg(tm) electronic works. Nearly all the individual works -in the collection are in the public domain in the United States. If an -individual work is in the public domain in the United States and you are -located in the United States, we do not claim a right to prevent you -from copying, distributing, performing, displaying or creating -derivative works based on the work as long as all references to Project -Gutenberg are removed. Of course, we hope that you will support the -Project Gutenberg(tm) mission of promoting free access to electronic -works by freely sharing Project Gutenberg(tm) works in compliance with -the terms of this agreement for keeping the Project Gutenberg(tm) name -associated with the work. You can easily comply with the terms of this -agreement by keeping this work in the same format with its attached full -Project Gutenberg(tm) License when you share it without charge with -others. - -*1.D.* The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in -a constant state of change. If you are outside the United States, check -the laws of your country in addition to the terms of this agreement -before downloading, copying, displaying, performing, distributing or -creating derivative works based on this work or any other Project -Gutenberg(tm) work. The Foundation makes no representations concerning -the copyright status of any work in any country outside the United -States. - -*1.E.* Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -*1.E.1.* The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg(tm) License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg(tm) work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with - almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away - or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License - included with this eBook or online at http://www.gutenberg.org - -*1.E.2.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is -derived from the public domain (does not contain a notice indicating -that it is posted with permission of the copyright holder), the work can -be copied and distributed to anyone in the United States without paying -any fees or charges. If you are redistributing or providing access to a -work with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on -the work, you must comply either with the requirements of paragraphs -1.E.1 through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the -Project Gutenberg(tm) trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or -1.E.9. - -*1.E.3.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is -posted with the permission of the copyright holder, your use and -distribution must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and -any additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg(tm) License for all works posted -with the permission of the copyright holder found at the beginning of -this work. - -*1.E.4.* Do not unlink or detach or remove the full Project -Gutenberg(tm) License terms from this work, or any files containing a -part of this work or any other work associated with Project -Gutenberg(tm). - -*1.E.5.* Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg(tm) License. - -*1.E.6.* You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any -word processing or hypertext form. However, if you provide access to or -distribute copies of a Project Gutenberg(tm) work in a format other than -"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version -posted on the official Project Gutenberg(tm) web site -(http://www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or -expense to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a -means of obtaining a copy upon request, of the work in its original -"Plain Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include -the full Project Gutenberg(tm) License as specified in paragraph 1.E.1. - -*1.E.7.* Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg(tm) works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -*1.E.8.* You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg(tm) electronic works -provided that - - - You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg(tm) works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - - - You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg(tm) - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg(tm) - works. - - - You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - - - You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg(tm) works. - - -*1.E.9.* If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg(tm) electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael -Hart, the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark. Contact the -Foundation as set forth in Section 3. below. - -*1.F.* - -*1.F.1.* Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -public domain works in creating the Project Gutenberg(tm) collection. -Despite these efforts, Project Gutenberg(tm) electronic works, and the -medium on which they may be stored, may contain "Defects," such as, but -not limited to, incomplete, inaccurate or corrupt data, transcription -errors, a copyright or other intellectual property infringement, a -defective or damaged disk or other medium, a computer virus, or computer -codes that damage or cannot be read by your equipment. - -*1.F.2.* LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg(tm) trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg(tm) electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal fees. -YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT LIABILITY, -BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE PROVIDED IN -PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE TRADEMARK OWNER, AND -ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE LIABLE TO YOU FOR -ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR INCIDENTAL DAMAGES -EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH DAMAGE. - -*1.F.3.* LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium with -your written explanation. The person or entity that provided you with -the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a -refund. If you received the work electronically, the person or entity -providing it to you may choose to give you a second opportunity to -receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy -is also defective, you may demand a refund in writing without further -opportunities to fix the problem. - -*1.F.4.* Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS,' WITH NO OTHER -WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO -WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -*1.F.5.* Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages. -If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the -law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be -interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by -the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any -provision of this agreement shall not void the remaining provisions. - -*1.F.6.* INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in accordance -with this agreement, and any volunteers associated with the production, -promotion and distribution of Project Gutenberg(tm) electronic works, -harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, -that arise directly or indirectly from any of the following which you do -or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg(tm) -work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any -Project Gutenberg(tm) work, and (c) any Defect you cause. - - - Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations where -we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make any -statements concerning tax treatment of donations received from outside -the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways -including checks, online payments and credit card donations. To donate, -please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate - - - Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic - works. - - -Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm) -concept of a library of electronic works that could be freely shared -with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project -Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support. - -Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless -a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks -in compliance with any particular paper edition. - -Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook -number, often in several formats including plain vanilla ASCII, -compressed (zipped), HTML and others. - -Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over -the old filename and etext number. The replaced older file is renamed. -_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving -new filenames and etext numbers. - -Most people start at our Web site which has the main PG search facility: - - http://www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg(tm), -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. |
