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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - - -Title: La vita comincia domani - -Author: Guido da Verona - -Release Date: April 01, 2012 [EBook #39337] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA COMINCIA DOMANI*** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - - - GUIDO DA VERONA - - - LA VITA COMINCIA DOMANI - - ROMANZO - - - _Ottava Edizione -- Dal 106º al 155º Migliaio_ - - - - R. BEMPORAD & FIGLIO -- EDITORI -- FIRENZE - -- - MCMXX - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA - I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i - paesi - - - Stab. Tipo Lit. FED. SACCHETTI & C. -- MILANO -- Via Zecca Vecchia, 7 - - ---- - - - - -I - - -Nella grande loggia vetrata che si apriva a pianterreno della villa -verso il giardino fiorito Maria Dora entrò, più fresca e più gioconda -che la primavera, portando sopra un vassoio d'argento le chicchere del -caffè mattutino. Da un braccio le pendeva ripiegata una lunga tovaglia -di colore; coi denti umidi mordeva il gambo d'una rosa, vermiglia come -la sua bocca. - -Era mattina di primavera, limpida e gaia, con profumi d'oleandri che si -mettevano in fiore. Stormi di rondini, balenanti nell'azzurrità come -turbini di api nere, assalivan la grondaia sovraccarica di nidi e sì -l'accerchiavano coi loro spessi voli, che l'aria, tra quel saettamento, -pareva tingersi d'un color di nuvolato nella fiamma del mattino. - -Maria Dora trascinò verso il mezzo del colonnato una piccola tavola in -vermena di vinco, e, spiegata la tovaglia, cantarellando cominciò ad -apparecchiare. Suo padre, Stefano, in giacca di frustagno, ritto sul -margine d'un'aiuola discuteva gesticolando con il fattore Mattia. - -Una doppia scalinata di cinque gradini scendeva da un lato e dall'altro -della veranda pianamente nel giardino; su la duplice balaustrata e lungo -il davanzale invetriato correva una spalliera di geranio rampicante, -che, salito per lo zoccolo del muro, lanciava in alto come un'ondata la -straordinaria sua fioritura, poi, curvandosi, buttava sino a terra un -magnifico mantello di broccato, colmo nelle sue pieghe d'innumerevoli -fiori; leggeri alcuni e tenui come arabeschi di filigrana, che li moveva -il più sommesso vento, altri così grevi e soffici che ricadevano per il -soverchio peso, come fiori tramati in una stoffa o ritagliati a forbici -nella foltezza di un meraviglioso velluto. - -Questa grande spalliera di gerani era l'amore e l'orgoglio di papà -Stefano, che vi prodigava tutte le sue cure. - -Dallo sterrato innanzi alla casa il viale, sparso di ghiaia, si cacciava -senza nascondersi entro un piccolo bosco di bambù; snodava le sue curve -tortuose per il pendìo dei giardino, poi, rompendo fuori da una macchia -d'alberi e fiancheggiandosi d'un pergolato, scendeva diritto al cancello -verso la strada campestre. - -Rapidamente, con le sue mani svelte, la fanciulla ordinò le chicchere -sul tavolino. Da poco erasi levata in quel mattino ilare; aveva indosso -un buon odore d'acqua di lavanda e di cipria fina; i capelli dorati le -splendevano della recente acconciatura; portava una gonnella corta con -sopra un bel grembiule merlettato. - -Seduto in un angolo della loggia, il suo fratello più che ventenne, -Marcuccio lo scemo, scriveva a matita velocemente, con una specie di -frenesia, tenendo il quaderno su le ginocchia sollevate e standovi sopra -curvo, in attitudine di gran fatica. Un passo lontano da lui, sovra una -seggiola di paglia, era il suo logoro violino e v'erano i suoi grossi -gomitoli di lana, coi ferri da calza, poichè scrivendo, sonando e -facendo la calza egli occupava la monotonia delle sue lunghe giornate. - --- Uh!... Marcuccio, come lavori!... -- fece Maria Dora, guardandolo. Ma -lo scemo, lunatico, scrollò le spalle e non rispose. - -Ora nel giardino papà Stefano redarguiva con voce burbera il fattore; -questi l'ascoltava pieno di rispetto, ma insieme con quella cert'aria -cocciuta e ironica che sanno avere i contadini. - --- Insomma, vi dico, Mattia, che se Giannozzo ha rotto l'aratro, è lui -che se lo deve pagare. Il contratto colonico parla chiaro: danni di -cascinali e d'attrezzi a carico dell'affittuario. Io non so nulla! Ha -firmato... non doveva firmare. - -Maria Dora, che l'ascoltava dal loggiato, ruppe in un trillo di riso. -Stefano si volse: - --- Che hai tu, farfallina? - -La fanciulla battè insieme le mani, quasi per dileggiarlo, e scappò via. -Stefano concluse: - --- Dunque non voglio saper nulla! Ditelo chiaro e tondo a Giannozzo da -parte mia. - --- Va bene, signor Stefano, lo dirò... solamente... - --- Solamente cosa? Che altro c'è ancora? - --- C'è questo: Giannozzo dice che, se lei rifiuta, vorrebbe allora -parlarne con suo genero, con il signor Giorgio direttamente... - --- Ah, sì? -- l'interruppe Stefano gonfiandosi di sdegno. -- Cosa vuol -dire questo «direttamente?» - -Nell'agitarsi diede un calcio all'annaffiatoio, che aveva presso e lo -capovolse. Poi alzò la voce: - --- Chi comanda qui sono io! Lo sappia Giannozzo e sappiatelo anche voi: -chi comanda sono io! - --- Benissimo, signor Stefano, -- costui rispose con molta umiltà. - -Dunque andate alla cascina e dite a Giannozzo che se l'aratro è rotto... -in qualche modo si provvederà. Non faccio alcuna promessa, -intendiamoci!... Ma dico soltanto che bene o male si provvederà. - -Stefano gli volse le spalle, scese alla vasca, riempì l'annaffiatoio, e -tornato verso la spalliera di gerani, cantarellando ne mondava i fiori. - --- Uh, la la... dormono ancora tutti come talpe stamattina! In questa -casa si dorme come talpe... la... la... come talpe... uh, la la... E -Giorgio sempre peggio! Voglia il cielo ch'io m'inganni, ma vedo che se -ne va... uh, la la... - -Maria Dora saltò fuori dai loggiato: - --- Che avevi, papà, da gridar tanto? - --- Ah, sei qui fanfaluca? -- Poi le mostrò l'orologio: -- Sai che ore -sono? - --- Quasi le otto, papà. - --- Appunto, -- egli rispose, contraffacendo la sua vocina: -- Quasi le -otto! le otto meno cinque minuti, e non c'è nulla di pronto ancora! - -Poi salì verso il loggiato: - --- Ogni giorno ci si leva più tardi, eh? Si prendono tutti i vizi, -quando si esce dal convento! - -Maria Dora gli si avvicinò, smorfiosa come una piccola bimba, la quale -non temesse tuttavia quel suo padre accigliato. - --- Benissimo!... vediamo un po': grembiuli di pizzo, ricciolini... -cipria!... scommetto che ti dai anche la cipria! - -Maria Dora gli tese la guancia, ma tenendosi un po' discosta per non -lasciarsi toccare: - --- No, papà; guarda: è naturale... - -Ed egli minaccioso: - --- Bada che se ti scopro, sai!... La cipria è la farina del diavolo. E -poi si diventa curiose anche! Si vuol mettere il nasino dappertutto! Si -vuol sapere perchè gridavo con Mattia... Fra poco la padrona della casa -sarai tu. - --- Oh, io lo so perchè gridavi! Per l'aratro di Giannozzo... Io l'ho -veduto: è tutto guasto. Compragli un altro aratro, papà, al povero -Giannozzo! - --- Tu mischiati de' tuoi libri e delle tue matasse! Queste cose non sono -per te. Ora chiama Novella e vedi se la mamma s'è levata. - --- La mamma è in cucina che sorveglia il caffè, se no la Berta, -scioccona, lo lascia versare. Novella prendeva il bagno poco fa. Ma c'è -uno che dormirebbe, e come dormirebbe! se non l'avessi svegliato io. - -Ella si prese fra le dita i due lembi del grembiulino e fece una piccola -riverenza: - --- Voglio dire Andrea... il professor Andrea!... il signor Andrea, -l'uomo celebre! - --- Ah, e tu l'hai svegliato? - --- Almeno suppongo; perchè sono passata cinque o sei volte nel -corridoio, davanti alla sua camera, cantando a squarciagola. Poi ho -anche picchiato, poi ho anche messo la testa dentro... -- soggiunse con -un atto di pudore. - --- Oh, pettegola e svergognata! -- esclamò il padre, nascondendo nella -minaccia un sorriso. -- Pettegola e svergognata! Dunque tu metti la -testa nelle camere dei giovinotti? - --- Bah... i giovinotti! -- ella interruppe, con una specie di -commiserazione. -- Avrà quarant'anni! - --- Trentasei o trentasette, signorina; non più. - --- Ma è brutto!... non ti sembra, papà, che sia molto brutto? -- -interrogò Maria Dora, con l'aria di non crederlo affatto. Poi, -sogguardando con civetteria dal volto chinato: - --- È vero -- domandò con una voce piena d'insidie, -- è vero che tu e la -mamma vorreste darmelo per marito? - -Il padre, con uno scatto, si guardò intorno esclamando: - --- Silenzio! Cosa dici mai! - -Seduto in un angolo del loggiato, il suo fratello Marcuccio scriveva, -scriveva. - --- Cosa dici mai? Fa che Andrea ti senta! Non è vero, signorina; non è -affatto vero! Chi può pensare che un uomo come Andrea, un uomo serio, -uno scienziato di così gran nome, voglia sposare una pettegola come te? -Non farti nemmeno sentire a dir queste sciocchezze! - -Maria Dora piano piano si carezzava il grembiulino, il bel grembiule -merlettato che le stava così bene. - --- Oh, io, per esser chiari, gliel'ho già detto: sa, signor Andrea? -vogliono che lei mi sposi... Le piaccio? - --- Guarda mo'! -- fece il padre inorridito. E lui? - --- Lui ha riso... con quegli occhiacci di gatto notturno che mi fanno -paura. - --- Ha riso? Bene ti sta! - --- Ha riso, ma non ha detto nè sì, nè no... Del resto chi può vantarsi -di conoscere quell'uomo? Quando mi guarda ho voglia di scappare. Ma non -posso. Anche Mattia dice che ha gli occhi magnetici. - --- Mattia è uno scemo. - --- Poi, -- riprese Maria Dora, senza badargli, -- questo grande -scienziato è anche un asino, mi pare. Séguita a curar Giorgio, e Giorgio -deperisce a vista d'occhio. Novella è rimasta in piedi l'intera notte... -povera Novella! - --- E ti ricordi che uomo era quando sposò tua sorella? - --- Ha sempre tossito, papà; questo me lo ricordo. - --- Basta! -- fece con un sospiro il padre; -- se Dio vuole così... - -Poi si volse a guardar lo scemo: - --- E tu, Marcuccio, che fai? - --- Mio fratello è molto occupato! Non lo disturbare. - --- Vespa!... -- le gridò il padre, con un gesto come per iscacciarla. - --- Ora Marcuccio ne ha trovata una fresca, -- riprese Maria Dora. Ogni -volta che vede Novella, si mette a ridere e le canticchia sottovoce: Ti -ricordi? ti ricordi, sorelluccia, com'erano belle le margherite? -- Cosa -voglia poi dire, Dio lo sa! - -Papà Stefano scosse il capo con maggiore tristezza e volse uno sguardo -compassionevole sopra il suo figlio scemo. - -Era giovinetto, nel pieno vigore dell'adolescenza, ricco di mirabile -ingegno, dedito a studî profondi, appassionato cultore di lettere, -musicista oltremodo virtuoso, quando una malattia cerebrale, repentina e -violenta, lo ridusse in fin di vita. Guaritone, quasi per un triste -prodigio, dell'antico intelletto non gli restò che un barlume fioco, fra -le tenebre dell'idiozia. - -Or camminava solitario, di camera in camera, nella casa paterna, sempre -operoso ed inquieto, come se non potesse rubare un attimo alle urgenti -sue fatiche. Era d'alta statura, un po' sbilenco, e gli pesava sopra le -spalle cadenti un enorme cranio rotondo, coperto d'una specie di vello -rossastro, qua folto e là rado, che lasciava intorno ai padiglioni -dell'orecchie un cerchio di calvizie lucente. Atona e d'un color terreo -la faccia imberbe, con occhi rotondi, senza ciglia, un po' gonfi, un po' -malvagi, aveva la bocca larga, tumida, che per lo più rideva, d'un riso -privo di giocondità, discorde come la nota falsa d'uno strumento -logorato. - -Gli era nella sua demenza rimasto quel desiderio di gloria che accende -alle grandi opere gli intelletti sani, e si reputava per uomo illustre, -invaso com'era da una mania di celebrità. - -Filosofo pensatore, poeta, affastellava senza requie l'una su l'altra -grandi pagine cariche di stramberie: aveva nel suo stato demente -conservata la mania del capolavoro. Poi, quando il suo cervello era -stanco di questa operosa fatica, trattosi da una tasca del suo giubbone -il gomitolo di lana, cominciava con una pazienza da monaca ad -intrecciare il punto a calza. E ne faceva di lunghe striscie, -interminabili, disuguali, come se in quella ruvida lana tessuta -raccontasse una storia di sè, una lunga storia tormentosa ed inutile, -senza principio e senza fine, per gli ebeti come lui... - -Talvolta, nell'ore di maggior lucentezza, quando una fiamma di lirismo -traversava il suo povero spirito rabbuiato, o quando più forte pulsavan -nella sua carne d'adolescente l'arterie della vita, quando -inconsciamente vedeva succedere intorno a sè qualcosa d'insolito, e gli -altri o goderne o soffrirne, allora una memoria lontana delle sue -musiche dimenticate gli si ridestava nell'attonito cuore, nel vacuo -cervello, come se la sola voce che potesse ancor metterlo in comunione -con le cose fuggenti, con l'enigma dell'anime altrui, fosse la parola -musicata, il trillo della corda sonora, la nota limpida che gli sgorgava -sotto l'archetto, che si rompeva bruscamente in una sciocca risata... - -E incominciava, sul logoro violino, standovi sopra quasi convulso, ad -eseguire una Canzone; la sola che rammentasse fra le musiche un tempo a -lui familiari, unica melodia sopravvissuta nella sua morte interiore. - - -Così pareva che dicesse la sua tetra Canzone: - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, -- che è morto di - malinconia; - - «non c'è nessuno che dica un requiem per l'anima mia... - - «Non c'è nessuno che mi tessa -- una ghirlanda con le sue - mani... - - «Ahimè!... la campana del Tempo -- non dice che «ieri» e - «domani». - - - «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? - - «Lo scheletro ride e risponde: -- Lontano, lontano, chissà... - - - «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di - morti, portando il mio scheletro su la schiena; - - «coi piedi mi batte i ginocchi, -- mi stringe il collo con le - mani: - - «Cammina!... -- mi dice ridendo, -- la vita comincia domani.» - - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, -- che è morto di - nevrastenia; - - «non c'è nessuno che mi pianga: neanche l'anima mia... - - «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? - - «Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome l'inutilità.» - - - «Io sono il fiume senza sorgente, che scorro solo per - confondermi nel mare, nel mare, inutilmente... - - - «Se corri, -- mi dice, -- si arriva stasera o domani mattina... - - «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina! - - - «-- Sei stato a una festa da ballo, -- mi dice, -- con lei che - ballava - - «leggera, frusciante, leggera, -- vestita, pareva, di biondo... - - «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto ballare - nel mondo? - - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di - misantropia... - - - «-- Sei stato in un letto, odoroso, -- con lei che giaceva - supina, - - «tremante, sperduta, tremante, -- nel solco del letto - profondo... - - «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto tremare - nel mondo? - - - «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di - morti, -- e vado a cercare altri morti, che sono i miei figli - lontani... - - «Cammina: la vita comincia - domani, domani, domani... - -Così diceva, o pareva dicesse, la Canzone Disperata sul violino -singhiozzante dello scemo. - - --- E tu, Marcuccio, che fai? -- domandò il padre, dopo averlo guardato -lungamente. Marcuccio, infastidito levò il capo dal quaderno con un riso -attonito. - --- Ah!... ah!... buon giorno babbo; che vuoi da me? - -Parlava con una voce opaca, lenta, come se facesse uno sforzo mentale -per trovare le frasi necessarie; nel parlare non variava mai tono, -cuciva insieme le sillabe senza inflettere la voce, senza mutare lo -sguardo vitreo. - --- Che vuoi da me? Non si può mai aver pace in questa casa! Mi si -disturba. Ed io non posso perder tempo. Il professore Andrea Ferento mi -ha domandato i miei manoscritti per farli pubblicare in città. - -Il padre gli battè amichevolmente una mano su la spalla: - --- Da bravo, Marcuccio, vieni a goderti un po' di sole. - --- Non ho tempo, ti dico; debbo terminare un capitolo. - --- Mettiti almeno più presso alla vetrata; lì, nel tuo cantuccio non v'è -aria. Al mattino fa bene respirare. E tu, -- disse a Maria Dora, -- -aiùtalo, zucconcella! Prendi quella sedia senza far cadere nulla. - -Non appena la sorella fece per ubbidire, e pose la mano sul violino, lo -scemo si levò di scatto, iracondo: - --- Non toccare, sorellastra! Faccio da me. - --- Càspita!... -- esclamò la fanciulla, per celiare di quella bizza. E -si stropicciò le dita nel grembiulino come se avesse toccato qualcosa di -rovente. - -Poi disse al fratello, per divertirsi: - --- Marcuccio, come ti chiami tu? - -Egli la fissò un momento, stando ritto su la persona dinoccolata: - --- Io? Mi chiamo il professor Marcuccio; Marcuccio Landi, per bacco! -professore d'Università. - -E la sorella: - --- Bravo, Marcuccio; siedi e lavora. To', lasci cadere il tuo -gomitolo... E perchè fai la calza se sei un professore? - --- Eh!... certo! quando penso... certo! quando medito faccio la calza... -eh!... eh!... Tutti i grandi uomini hanno le proprie fissazioni. - --- Maria Dora, lascialo stare, -- disse il padre, rattristato. - -Ed ecco si udì per la sala terrena il passo ancor veloce di mamma -Francesca, la quale apparve sul loggiato, e riparandosi gli occhi dal -sole disse: -- Buon giorno, bambina! - --- Buon dì! -- rispose Maria Dora. Poi le corse in braccio, le saltò al -collo: -- Buon dì! - --- Birichina, -- comandò il padre, -- vammi a prendere la pipa, ora. - -Ella corse via con un bel ridere, saltellando. - --- Quella piccina è come una coditremola: non sta ferma un momento! -- -esclamò Stefano. - --- Beata lei! Ci mette addosso un poco d'allegria... Che sarebbe la -nostra casa ormai, se non udissimo lei cantare? - --- E Giorgio come sta? - --- Male stamane. - --- Si leva? - --- Ha detto di volersi levare, ma tuttavia sta male. - -Allora Stefano s'avvicinò alla moglie con un certo impaccio, e fattosi -grave le domandò sottovoce: - --- Dimmi un po', Francesca... è una domanda bizzarra che ti faccio, ma -rispondimi con sincerità... Non hai notato nulla, proprio nulla, da -qualche tempo? - --- Di cosa? di Giorgio? - --- No di Novella. - -Mamma Francesca s'impaurì di quella domanda, e chinato il viso pallido -sotto la corona dei suoi lisci capelli bianchi, mormorò con un fil di -voce: - --- Che vuoi dire? - --- Non hai notato nulla in questi ultimi tempi... in lei, ne' suoi modi, -nel suo umore? Un cambiamento? qualcosa di buio, di nascosto... nulla? - --- Ah, vuoi dire... ma, certo, è preoccupata del marito. - --- No, appunto no!... cioè, sì, è preoccupata... certo è preoccupata di -lui anche, ma non solo di lui... - --- E allora?... -- domandò con timidezza la madre. - --- Rifletti bene, Francesca... e specialmente quando viene Andrea... nei -giorni ch'egli abita qui... - --- Stefano! per l'amor di Dio! - --- Non ti spaventare; faccio una domanda; posso bene ingannarmi. Noi -vecchi si osserva molto, e volevo sapere se non hai proprio notato -nulla, anche tu... - --- Ma sì, qualcosa... - --- Sst!.!.. c'è Dora. - --- Ecco la pipa! -- ella esclamò entrando. -- La tua preziosa pipa! È -nera e puzza come concime... Brrh!... adesso vado a sciacquarmi le mani. - -E di nuovo scappò via farfalleggiando, vivida come uno zampillo di -fontana. In quel mentre apparve sul loggiato la sua dissimile sorella, -ravvolta nel chiarore del mattino che l'adornava come un bel manto. -Ferma sul limitare, si compresse le due mani al petto esclamando: -- Che -notte! Mio Dio, che notte! - -La sua bellezza era turbata e turbava, quasichè nel guardarla, od anche -nel passarle vicino, accadesse per una colpa involontaria di pensare -alla sua nudità. Non era bella soltanto, ma polverosa di lussuria come -di pòlline un fiore, immersa e vivente nel cerchio d'una atmosfera -sensuale, percorsa dalla propria bellezza come da un brivido di piacere -che lentamente le invadesse ogni vena. - -Il suo corpo sembrava tendersi naturalmente all'atto voluttuoso -dell'amore; ogni movimento la denudava un poco, il gesto più lieve delle -sue mani pareva incominciasse una carezza: negli occhi aveva quel colore -indefinibile che nasce dal godimento, nella voce soave alcune di quelle -inflessioni torbide che sono il respiro più profondo e più sommesso -della voluttà. - -La capigliatura soverchia, d'un colore tra il fulvo ed il castano, le -oscurava e raggiava la fronte, ravvolgendosi poi senz'artificio in un -viluppo voluminoso, che talvolta la costringeva, quasi l'affaticasse, a -piegare indietro la testa, con un moto soavissimo, nel quale appariva -scoperta come una limpida nudità la gola bianca. I suoi capelli eran -pieni d'un'ombra luminosa, d'un foco buio, quasi avessero due luci, come -le foglie dei tralci vendemmiati, quando, asperse di rugiada mattutina, -brillano, d'autunno, al sole. - -Ella disse ancora: -- Che notte! Giorgio è stato male. Fino alle quattro -non ha chiuso occhio; poi, nel sonno, delirava. Non sapendo più che -fare, ho chiamato Andrea... Mamma mia, che notte! - -Era vestita con eleganza, di tutte cose finissime, che forse, in quella -semplicità campestre, parevano assai ricercate. - --- Figlia mia, -- disse la madre, -- ti stanchi troppo... Finirai con -ammalarti anche tu. Prendiamo dunque una infermiera. - --- No; Giorgio non la vuole. Non vuole altri che me, poi si dispera se -mi vede affaticata. Dice che debbo vivere, perchè son giovine ancora, -mentre a lui non resta che morire... Oh, le cose che dice la notte, -quando siamo soli... -- Fece una pausa, e con un atto quasi religioso -incrociò le mani aperte al sommo del petto, presso la gola, che un -respiro turgido sollevava. -- Ora, -- soggiunse, -- discenderà. Ma non -ditegli nulla, vi prego, perchè non vuole si sappia quando sta male. - -Poi camminò verso l'invetriata e si sporse, guardando nel mattino -chiaro, verso le cose libere, che vivevan splendenti nella beatitudine -del sole; tese le braccia con un atto fervido, esclamando: -- Che bel -sole! che bella primavera! Non vai a caccia, papà? - --- Aspetto Maurizio. Stamattina è in ritardo. - -Allora ella si volse a Marcuccio: - --- E tu, Marcuccio, lavori? - --- Certo, scrivo. Non sono uno sfaccendato come voi. Lavoro e scrivo -tutto il giorno, come il professore Andrea Ferento. - --- Bravo, Marcuccio, -- disse Novella mansuetamente; -- allora non ti -disturberò. - -Lo scemo riprese la pagina interrotta. Ma poi, di sùbito, volse il capo -verso la sorella con un riso ebete: - --- Sorelluccia... -- esclamò. - --- Che vuoi? - --- Ti ricordi? - --- Di che? - -Allora egli mise nella voce un'inflessione ambigua: - --- Sorelluccia, ti ricordi... com'erano belle, belle... sorelluccia... -le margherite! - -Novella, con un piccolo fremito, guardò rapidamente il padre, la madre, -silenziosi, mentre lo scemo rideva, rideva. - --- Non so cosa vuoi dire con queste tue margherite! -- rispose, un po' -aspra, riaffacciandosi alla vetrata. Poi d'un tratto esclamò: - --- Ecco Maurizio! - --- Le margherite... le margherite... -- cantilenava lo scemo. - -Frattanto Maurizio aveva rinchiuso il cancello e saliva per un vialetto, -in giubba da cacciatore, con schioppo e cartuccera, tenendo due bracchi -al guinzaglio. Era un giovine di men che trent'anni, d'alta corporatura, -nodoso, erto, con la faccia riarsa dal sole, bello e ruvido nella sua -forza. Quando giunse a' piè della scalinata, si tolse il cappello di -feltro: - --- Buon giorno a tutti! Se avete una tazza di caffè la prendo con -piacere. - --- Per voi sempre, -- gli rispose mamma Francesca. -- Ma lasciate fuori -i cani, perchè Marcuccio non li vuol vedere. - --- I cani?... i cani!... dove sono i cani?... -- gridò lo scemo, -balzando in piedi spaventato, poi raccogliendo in fretta quaderni e -gomitoli. -- Via i cani!... -- urlava battendo i piedi. -- Non voglio -cani! Puzzano, mordono... Eccoli là... Via i cani! Puzzano, mordono... --- Scappò timoroso verso la sala: -- Via i cani! - -Allora Maurizio, tirando i bracchi per il guinzaglio, mentre abbaiavano, -girò dietro la casa per legarli ad un'inferriata. - --- Ecco, son via, -- disse mamma Francesca. -- Vieni, Marcuccio; -càlmati; non ci sono più: vieni. - -Lo scemo si affacciò timoroso al limitare della sala e guatò in giro: - --- Non si può lavorare! Anche i cani!... Son come le iene... Vogliono il -cadavere, i cani... Via i cani! - -E scalciava nel vuoto come se lo assalissero per intorno, feroci, -abbaianti; finchè, piano, piano, strisciando a ritroso, di nuovo si -rifugiò nel suo cantuccio. - --- Badate, Maurizio... -- ammonì Francesca, vedendogli posar lo schioppo -in un angolo del loggiato. - --- Non abbiate paura: ho tutte le cariche nella cartuccera, -- egli -rispose, battendosi la mano su l'ampia cintola. -- E Giorgio come va? - --- Lo stesso, o peggio, -- Stefano rispose. - --- Malinconie! -- disse il giovinotto crollando il capo. -- Malinconie! --- Poi si fece animo e riprese il tono gioviale: -- Sono in giro dalle -cinque senza sparare un buon colpo. Ho tirato ad una lepre, ma i cani -l'hanno mancata. - --- Tanto meglio; vuol dire che rimarrà per me. - -Entrò Maria Dora come un soffio di vento: - --- Oh, l'indiano! - -Lo chiamava così per il suo colorito scuro e per quell'aria di brigante -che gli davan l'uose, la cartuccera, la giubba di frustagno. - --- Servitor suo, signorina, -- mormorò il giovinotto, un po' confuso. - --- La Berta dice che il caffè bolle, ma non si vedono ancora nè Andrea -nè Giorgio, -- ella disse, facendo una smorfia con il musetto a quel -ragazzone saldo e ruvido come un montanaro, che si era levato in piedi. - --- Non dovevate aspettarmi, -- rispose Giorgio, entrando nel loggiato a -passi un poco barcollanti e con le spalle ravvolte in uno scialle di -lana. -- Ordinate pure il caffè, mia bella cognatina; sono in ritardo e -vi domando scusa. - --- Che scuse! neanche per sogno! -- esclamò Stefano gaiamente. -- Vedo -che l'umore è buono, la cera discreta, e questo è l'essenziale. - -Il buon vecchio mentiva pietosamente per infondere in quel triste malato -un poco d'allegria. Giorgio rispose con un gesto vago, e sedette nella -poltrona di vimini foderata di cuscini, che Novella in quel mentre aveva -sospinta verso di lui. Ora, senza farne le viste, ognuno guardava -curiosamente l'infermo. Egli s'accorse di quell'esame dissimulato, ed un -senso di molestia, quasi di pudore, gli alterò i lineamenti. Quel suo -viso era emaciato, ma pieno di chiarore, quasi lo rendesse vivido la -continua febbre. Una rada barba biondiccia gl'incorniciava il mento; -aveva gli occhi dolci e smarriti, una bella capigliatura, dove l'umido -solco della spazzola aveva lasciata una traccia brillante. Il colletto -era troppo largo per il suo collo esile, ridotto a mostrare la sua -tramatura di tendini come un cànapo consunto, e nello sforzo continuo -del reprimere la tosse le vene flaccide si gonfiavano con un livido -colore d'apoplessia. - --- Vuoi un altro scialle? -- disse amorevolmente Francesca. - --- Grazie, sono coperto abbastanza; non ho freddo; grazie. - -Gli dava noia che si occupassero di lui, che avessero tante cure della -sua salute; per il che cercava in mille guise di sviare il discorso. - --- Ecco l'ultimo!... -- esclamò, vedendo entrare il Ferento. -- Speriamo -che la Berta non abbia lasciato versare il caffè. Quella Berta è tanto -sciocca! - -E rideva, ma d'un riso così artificiale, ch'era pietà udirlo. Andrea gli -battè una mano su la spalla: - --- Come ti senti? - --- Bene; quasi bene. - --- È primavera, -- disse Andrea per dargli animo; -- torna la gioventù! - --- Poeta!... -- esclamò lievemente Maria Dora, con un ironico sospiro. - --- Se lei me lo permette, signorina... -- egli disse ridendo. - -Andrea Ferento era tale a vedersi, che il suo primo aspetto muoveva in -chi lo guardasse una subitanea curiosità, un involontario timore. Egli -era d'alta statura, un po' rigido e ben complesso nelle membra dotate di -virile giustezza: il mento segnato con forza, la bocca aspra, i baffi -corti, precisa la maschera del volto, fermi gli occhi ed accesi d'una -insostenibile fiamma, la bella fronte piena di sovranità. Questa -imperiosa fronte, come soltanto hanno i ribelli e i dominatori, stupendo -segno di forza, pareva che facesse nascere, che spingesse indietro -l'onda maschia della capigliatura, già venata nel mezzo e su le tempie -di qualche filo bianco. Un'eleganza sobria, una singolare nobiltà, -trasparivan da ogni suo gesto; e come se la natura nel foggiare il suo -calco avesse voluto con un segno d'imperiosità predestinarlo al comando, -l'intera sua persona raggiava magnificenza. Nell'espressione del volto, -in tutte le sue membra così pienamente virili, dominava il segno d'una -volontà inflessibile come l'acciaio. Diritta, piombante fra i -sopraccigli, aveva incisa nella fronte una profonda ruga. - -Tosto che lo vide, Marcuccio si levò e gli mosse incontro: - --- Vi aspettavo, professore, -- disse con tono declamatorio. -- Sono -giunto alla fine del nono capitolo. Ho scoperto la teoria -dell'equilibrio fra gli uomini e le piante, fra la pietra e l'uomo. -Volete che vi legga? - --- Non ora, Marcuccio, -- egli rispose benevolmente; -- mi leggerai più -tardi. - -Nel frattempo la Berta entrava, recando sopra un vassoio il caffè -bollente, che spargeva in nuvole di vapore il suo delizioso aroma. Non -appena Marcuccio ebbe veduta la rubiconda fantesca, (poich'egli l'amava -d'un amor voglioso e tutto ne ardeva nel fuoco d'una tardiva pubertà), -scioccamente le si mise intorno a vezzeggiarla e provocarla con insulse -risate. In quel rinascere del tempo di primavera lo scemo sentiva le sue -vene gonfiarsi d'una sensuale gioventù; la florida carne della ragazza -ventenne come una droga selvatica lo riscaldava di bramosie. Nel giorno -l'assaliva per gli angoli della casa, la notte passava lunghe ore dietro -l'uscio della sua camera, guardando per la serratura e picchiando -affinchè gli aprisse; per lei verseggiava con incoerenza e scriveva -lunghe pagine d'amore. - -Ed ecco, lo scemo si mise a dondolarle intorno, canticchiando queste -parole che aveva cucite insieme chissà con quale intendimento: - - «Quando la Berta scende al villaggio - non ha il coraggio - di guardare in faccia - nè Pippo dritto, nè Pippo storto, - nè il macellaro, nè il beccamorto. - -Maria Dora, nel mescere il caffè, ripeteva insieme con Marcuccio: - - nè Pippo dritto, nè Pippo storto, - nè il macellaro, nè il beccamorto. - -Poi disse a Marcuccio: - --- Non vedi che la fai scappare? La Berta non vuol saperne di te. - --- Sorellastra, non parlare di quello che non sai! Vérsami il caffè. - -Maria Dora gli riempì la tazza, ed egli si prese con ingordigia un -grosso pezzo di focaccia. - --- Maria Dora, -- disse Giorgio, mentr'ella se ne andava dall'uno -all'altro mescendo il caffè, -- v'ho intesa cantare tutta la mattinata: -avete una bella voce. - --- Sicuro, e farò la cantante! Perchè io, -- disse con intenzione, -guardando Andrea, -- non son nata per il matrimonio... Affatto! Ecco il -vostro caffè, signor Andrea. E farò la cantante, con dietro uno -strascico di seta lungo due metri... - -Così dicendo ne faceva il gesto. - --- Bada che versi il caffè! -- l'interruppe sua madre. - --- ... e una bella parrucca di color stoppa, le labbra dipinte, la -faccia imbellettata, una scollatura fin qui... E voi, signor Andrea, mi -manderete un bel cesto di fiori per la mia serata d'onore... Già, ma -frattanto la mattina russate così forte che vi si ode fin nel corridoio. - --- Vorrei sapere dove hai imparato a discorrere in questa maniera -sconveniente! -- esclamò padre Stefano. - --- In convento, papà... dalle piccole suore! Si parlava così da mattino -a sera, poi si pregava... quanto si pregava dalle piccole suore! - --- Che impertinente! - --- Volete un po' di crema, signor Andrea? È fresca. - --- Volentieri, -- egli rispose. Intanto le osservò le mani. -- Veh!... -che manine ben curate avete ora! C'è dunque una manicure nel villaggio? - -Ella prestamente nascose la mano libera dietro il dosso: - --- Vi burlate sempre di me, signor Andrea... - -Ancora un poco discorsero insieme, poi ciascuno se ne andò per le -proprie faccende; mamma Francesca nella guardaroba per curare i bucati, -Maurizio con Stefano a battere la collina in cerca di lepri, Giorgio a -intiepidirsi le spalle freddolose nel bel sole che allietava il -giardino. Novella scese con lui, sorreggendolo mentre poneva il piede su -la scalinata, e, quando furono in mezzo al viale, si volse per -domandare: - --- Voi non venite, Andrea? - --- Finisco la mia sigaretta quassù, discorrendo con Maria Dora, -- egli -rispose, rimanendo ritto su l'ultimo gradino e fissando la bella figura -di lei, che s'allontanava. Lo scemo erasi di nuovo rannicchiato nel suo -cantuccio e rileggeva gravemente le pagine interrotte. - --- A discorrere con me? -- fece Maria Dora. -- Come possono interessarvi -le mie chiacchiere? - --- Molto, forse... Ma, se avete altro a fare, posso anche rimaner solo. - --- Non avrei altro a fare che finire di vestirmi... -- ella disse con -civetteria. -- Sono ancora tutta in disordine. - --- Forse di donne e d'abiti m'intendo assai poco, ma mi sembra, Maria -Dora, che così vestita stiate deliziosamente bene. - --- Ora, -- disse Marcuccio avanzandosi fra i due, -- ora, professore, -mandate via Dora, che vi leggerò qualcosa. - --- Veramente, Marcuccio, -- egli rispose con indulgenza, -- queste -letture si ascoltano meglio la sera. Di giorno c'è troppo svago e troppo -rumore. Attendi fin stasera: verrai nella mia camera e leggeremo. -Intanto lavora. - --- Come volete... -- rispose lo scemo, con malumore. Ma sùbito si arrese -a quel ragionamento: -- Certo la sera è meglio; si è più raccolti. Solo -non posso trovare il titolo per il mio libro: me lo dovreste suggerire -voi. - --- Ci penserò, Marcuccio, e stasera lo avrai. - -Allora lo scemo si ritrasse, parlando fra sè, con ampi gesti: -- Voglio -divenir celebre, celebre, celebre!... -- Poi, forte: -- Spiegàtemi: come -si fa per diventar professori? - --- Io vi dicevo, Maria Dora... -- E rispose a Marcuccio: -- Si studia e -si lavora. - --- Aouff!... -- esclamò Dora stizzosa. - -Ma lo scemo, senza badarle: - --- E quando avrò pubblicato il libro, mi chiameranno professore? - --- Certo, certo! - -Marcuccio si allontanò mormorando: -- Celebre! celebre... professore! - --- Dunque vi dicevo, Maria Dora, che nell'abito di questa mattina voi -state deliziosamente bene. Poi vi curate ora con somma attenzione; ogni -volta che torno dalla città, e vi rivedo, mi serbate una sorpresa. - --- Ma sapete, signor Andrea, che non riesco bene a comprendere se -parliate sul serio o per burla! -- esclamò la fanciulla, un po' confusa. --- In ogni modo so che vi divertite spesso alle mie spalle... e fate -male! - --- Perchè? - --- Perchè questo, in fondo, mi potrebbe anche dispiacere... - --- Ma io dico sul serio, -- egli fece con pentimento. - -Ella sùbito si rasserenò: -- Allora continuate! Fàtemi un po' la -corte... - --- Ecco, dicevo che siete ora una signorina, del tutto signorina, e -molto graziosa, e molto... desiderabile! - --- No... -- ella si schermì con civetteria. - --- Ma sì... molto desiderabile! Vedo anche, per esempio, che avete -cambiato pettinatura; non è forse vero? - --- Sì. Vi piace questa? - --- Molto mi piace; vi sta molto bene: v'invecchia. Ora non sembrate più -la piccola educanda ch'eravate all'uscir dal convento. Vi ricordate? Son -venuto una volta con Giorgio e con Novella a trovarvi nel parlatorio. -Cosa fanno le piccole suore? - --- Vado a visitarle di tempo in tempo e canto ancora nei cori. - --- Infatti, voi avete sempre quella freschissima voce... Anche stamane, -vestendomi, v'ho intesa cantare. - --- Ed anche prima... dormendo! -- lo punse Maria Dora. - --- Già, russando, come voi dite... Ma questo non conta. V'ho intesa, in -ogni modo, e voi eravate, credo, nel giardino. - --- E nel giardino, e nella sala, ed in cucina, in granaio, nel -corridoio... dappertutto! - --- Ma io dico nel giardino perchè è più poetico, vi pare?... Dunque la -vostra voce veniva su limpida e quasi primaverile, come se la portasser -dentro i raggi del sole... È sentimentale questo? Vi piace? - --- Così, così... - --- Allora, non so perchè, ho pensato ch'eravate una signorina, una bella -signorina, e ho deciso di farvi un poco la corte. Ecco, e vi faccio la -corte ora, come desiderate voi... - --- Per ridere? -- ella domandò perplessa. - --- Ma... già! la corte si fa sempre per ridere. - --- Allora siete molto maleducato! -- ella esclamò con dispetto. - --- Davvero?! - --- E non so perchè vi divertiate a farmi del male... - --- Che male vi faccio? - --- Ma... naturalmente! Se io, per esempio, prendessi le vostre parole -sul serio? Mi avete detto che sono una signorina, ben vestita, ben -curata, con le unghie lucide... vedete... -- e gliele mostra; -- che vi -piace la mia pettinatura... -- se la tocca; -- che canto bene... che la -mia voce era come una primavera, mentre vi destavate appena... e tutto -questo può turbare una ragazza, può farle un certo male, può darle quasi -una profonda voglia di piangere... ecco! - --- Oh, no!... Allora vi domando scusa e vi prometto di non farvi mai -più, mai più la corte... Va bene? - --- Chissà se va bene?... chissà... Anzi non va bene affatto! - --- E perchè? - --- Il perchè non ve lo dico. Ma voi siete un uomo crudele: lo si vede -dai vostri occhi! - --- Ohibò! Ditemi una cosa: quanti anni avete ora, Maria Dora? - --- Diciannove anni e mezzo, signor Andrea!... -- ella rispose con un -sospiro. - --- Oh!... e lo dite come se fosser molti! - --- Per me sono molti... -- Poi fece una pausa, una lunga pausa: -- Del -resto lo so bene che non posso interessarvi per nulla... io! - -Quante cose in quell'«io», così breve, così profondo! - --- Perchè, Maria Dora? -- egli fece, un po' confuso. - --- Voi domandate troppi perchè, mio caro!... I quali sono difficili a -dirsi, e non si debbono dire. Credete forse che a diciannove anni e -mezzo non si veda nulla? Invece si vede tutto. E si sa tacere anche... -certo: si sa tacere. - -Egli la guardò con un senso timoroso di maraviglia, per quel sùbito -mutamento avvenuto in lei, nella frivola bimba, piena d'allegrezza e di -civetteria. Ora ella parlava gravemente, come se dal volto le fosse -caduta una maschera d'infantilità, e lo sguardo intenso de' suoi occhi, -l'attitudine amara della bocca, la facevan singolarmente rassomigliare -alla sua triste sorella. - --- Non vi comprendo più, Maria Dora... Quello che voi dite mi sembra -strano. - --- Strano?... Forse. Ma, vedete, non bisogna burlarsi di me; non bisogna -prendermi come un piccolo gioco, perchè io so anche pungere, se voglio. -Solo, non voglio pungere voi, ed il perchè... -- Fece di nuovo una -pausa, nella quale tornò ridente: -- ... il perchè lo so io sola! Non ve -lo dirò mai. E per non dirvelo me ne vado. A rivederci! - -S'alzò e corse via come un leggera farfalla, ridendo, e lasciando -nell'aria il suo limpido riso. - - - - -II - - -Egli era nella sua camera, insonne, affacciato al davanzale, quando già -nella casa dormente più non udivasi alcun rumore. Aveva spento il lume, -per abbandonarsi al torpore delle proprie meditazioni; ma la stanza era -piena d'una luce quasi fantastica, per il chiarore che vi tramandavano -le infinite stelle. Splendeva il suo letto, splendeva il grande armadio -vetrato, carico d'orciuoli, di fiale, di vasi, d'ampolle medicinali. - -Ondeggiante, sfioccata, lontana, una striscia di nebbia navigava sopra -il mare delle foreste, ogni tanto mutando colore, come un naviglio -veliero, nell'incantesimo della notte. E quella striscia di nebbia era -una immagine dell'anima sua, sospesa fra i più grandi abissi, incerta e -pur navigante. - -A stordirlo salivano dall'inebbriante giardino vampe di profumi e -d'aromi, come se la primavera dormente fosse un'ara infinita e vi -bruciassero incensi; ma, chiudendo appena gli occhi, vedeva un immenso -lenzuolo nero scendere su quel mondo stellato e gli pareva che fantasmi -orrendi si aggirassero nella tenebra disperata. - -Egli pensava ancora una volta all'amore e al delitto: -- le eterne fiabe -degli uomini: il delitto, e l'amore. - -Poi gli parve udire quel lievissimo fruscìo noto, dietro l'uscio, quel -respiro di lei che sentiva quand'era impercettibile, quel profumo di lei -che lo snervava quand'era pur lontana, e si volse. - -La vide infatti, che socchiudeva la porta con precauzione, appena tanto -da potervi passare; la vide che tremava per un lieve scricchiolìo dei -cardini, tutta raccolta nelle spalle, quasi volesse annullare anche il -proprio respiro... e fu nella camera. Girò la chiave con cautela, perchè -la serratura non stridesse, poi gli scivolò accanto, lieve, con un -brivido, nel quadrato azzurro della finestra. - -Egli non si mosse, non la baciò. La guardava. La guardava con una specie -di stupefazione, tanto il timore e l'amore facevanla bella. Ma -poich'erano vestiti entrambi di nero, ad entrambi sembrò che vi fosse -qualcosa di funereo in quella veglia che facevano davanti alle stelle. - --- Che hai? -- diss'ella. - -Il respiro della sua bocca, poichè aveva il sapore medesimo della sua -carne, parvegli che fosse un bacio. Sotto quel bacio egli s'irrigidì, -chiuse gli occhi, volendone quasi godere una tentazione più prolungata. -Ella nervosamente gli posò le mani su le spalle: - --- Che hai? Perchè mi sfuggi? - -Allora, d'improvviso, l'attrasse nelle sue braccia, se la strinse al -cuore con una specie d'amor convulso, affondando la bocca nel tepore del -suo collo, nel principio della sua nudità. Ella era piena d'istinti -lascivi, come nella più matura estate un favo è gonfio di miele. Tanto -pallore le scorreva nel viso, che di quel solo bacio pareva godesse un -estremo piacere. - --- Perchè mi sfuggi? -- domandò ancora, ma contro la sua bocca. -- -Durante il giorno, appena mi guardi; quando arrivi, quando parti, cerchi -sempre di non parlare con me. - -Egli non rispose; ma sostenendo sul braccio il peso della sua nuca -rovesciata, le carezzava gli occhi dalle ciglia quasi d'oro, a lungo e -piano, come si fa talvolta per addormentare un bimbo. - --- Non mi ami più?... -- ella disse, mentre invece sentiva la passione -dell'amante invaderle ogni vena come una immateriale carezza. - --- Sì!... sì!... -- egli proruppe; -- ma sono un vilissimo uomo, -Novella, e fra noi ci sono troppe ombre. - -Allora ella si strinse nelle braccia dell'amante come in forte rifugio. - --- E adesso, dorme? -- domandò Andrea. - --- Sì, dorme. - --- Ne sei certa? - --- Sì. - --- Ti ha parlato di... noi? - --- Non ancora, ma ogni momento pare che sia per farlo. - -Tre stelle filanti, lontane, veloci, caddero insieme. La notte si -accendeva di chiarori fantastici, di vampe fatue, per ogni dove, come un -rogo. Egli, tenendola nelle sue braccia, le fissava la fronte -illuminata, quasi fissasse un punto magnetico, seguendo le bufere de' -suoi propri fantasmi. E vedeva su quella fronte le radici dei capelli -scintillare minutamente, quasi fossero cosparse d'una invisibile polvere -d'oro. - --- Novella, -- esclamò, -- che faremo? - -Egli disse queste parole con un'esausta voce desolata, e le disse, lui -così forte, come un bimbo. - --- Non importa, -- ella fece, scuotendo il capo. -- Se tu mi ami, non -importa! Quello che vuoi... anche uccídimi! - -Parlava come in un'ebbrezza, piena di lui, sotto il potere del suo fermo -sguardo. E rovesciando la gola turgida esclamò di nuovo: -- Poichè fra -poco saremo scoperti, e poichè il nostro bimbo non può, non deve -nascere... poichè non possiamo avere la nostra felicità... uccìdimi, se -vuoi, ma con le tue mani... con le tue sole mani, che amo... non mi -farai male. - -Ora la sua passione la transfigurava in una bellezza più che umana, e -questa offerta di martirio pareva, su la sua bocca, semplice. - -Egli s'irrigidì; un lampo sinistro gli splendette negli occhi: tutta la -volontà parve gli balzasse d'improvviso al sommo dell'anima, -inflessibile. - --- Era il mio amico e non lo è più, -- disse con una tetra lentezza; -- -era il mio fratello, e non lo è più. Ho creduto ad altre cose false -nella vita, e le rinnego; una sola cosa è vera, necessaria, inevitabile: -te. - -Fece una pausa dura e guardò nella notte che brillava; brillava come un -incendio di fosforo, su tutte le cime, vertiginosa. Poi affermò, piano -con le labbra, ma forte nel cuore: -- Sì, è possibile! - --- Che dici? - --- Nulla; non voler sapere. Questo solo posso dirti: non ti perderò. Se -ho potuto per questo amore giungere alla frode in cui viviamo entrambi, -se ho potuto annullare la mia coscienza fino a tradirlo nella sua casa, -vicino all'ora forse della sua morte... questo solo posso dirti, -Novella: non ti perderò. - -Ella ebbe un sorriso estatico, che le rideva fin su le ciglia, che le -sperdeva gli occhi in una immensa felicità. - --- Così mi ami? - --- Così, e più forte. Non dimenticare queste due parole: «più forte». - -Fiumane, fiumane, quasi d'un sole notturno, invadevano lo spazio, -ravvolgendo come di gloria il loro colpevole ma stupendo amore. - -Sul tetto della casa, forse, o forse nei rami dell'antichissima quercia, -un usignuolo cominciò a cantare. Le ghiaie frammiste con frantumi di -vetro mandavano sprazzi, simili a quelli che davan i suoi denti nel riso -d'ogni bacio, fra i due fili rossi delle labbra. Ella fu sua con tanta -disperazione, con tanto delirio, che le sembrò veramente di sentirsi -dare la morte, fra vena e vena, per tutto il sangue, fino al cervello, -senza patirne, come aveva detto, alcun male. - -Nello stesso tempo, e solo qualche passo più in là, diviso appena da -leggere pareti, un uomo afferrato già dalla morte vera, da quella bieca -e putrida che porta indosso un lenzuolo per coprirsi le costole nude, -sussultava in un sonno angoscioso, respirando a fatica il lezzo del suo -proprio respiro, con la fronte che si bagnava di uno stillar gelido, -l'anima che si rompeva in un tormento senza pace: carcame d'uomo -incominciato a marcire. - -Ancora una volta era necessaria quella vicinanza, che non è fortuita ma -universale, della voluttà con la disperazione, del nascere con il -morire: inestricabile nodo che s'aggroviglia nell'ironia continua della -vita. Una casa d'uomini dormiva insensibile nella notte bianca, e da due -finestre vicine usciva unitamente a sperdersi nell'aria stellata un -respiro voluttuoso d'amanti che s'inebbriavano ed un fioco rantolo -d'addormentato, ch'era già quasi un rantolo d'agonia. Sopra questi aliti -vicini e dissimili, che sono tuttavia la parola di tanti silenzi -notturni, sul tetto della casa, forse, o forse nei rami -dell'antichissima quercia, un usignuolo, come per ischerno, s'era messo -a fischiare. - -E forse in quel sopore affannoso, come traverso un velo di lontana -irrealità, il malato sognava... - -Si rivedeva nella piena giovinezza, povero ma risoluto a far molto -cammino, senz'altra ricchezza nella vita che il suo forte ingegno ed un -amico più forte. Questi era medico ed egli ingegnere di ponti e miniere, -sbalzato dalla sorte in ricche terre inospitali, a tutte le temerità -risoluto pur di conquistarsi la vita. E si vedeva nei pozzi profondi, -ne' corridoi angusti, malsani di miasmi e di gas asfissianti, con le -squadre di operai destinati alle galere sotterranee, armati di maschere -e di lanterne cieche, non più simiglianti ad uomini ma quasi a rettili -tenaci contro i forzieri della terra; si rammentava le tragedie, gli -eroismi laggiù, dove il sole non è mai giunto, e riudiva quel sordo -rombo della macchina calata nelle viscere della terra, per rovistarla e -ferirla come una sonda nell'utero materno, e rammentava le catastrofi -repentine, con gli urli delle vedove e dei figli intorno ai cadaveri -carbonizzati... - -Poi le ore di vittoria, quando si era messo con i cercatori d'oro, con -gli impavidi pionieri che l'umanità spinge come vessilli a' suoi limiti -sconosciuti, e quando, per aprire altri valichi alla potenza temeraria -dell'uomo, aveva trionfalmente forato il grembo calcareo delle montagne, -gettato ponti leggeri come ghirlande di ferro sopra fiumi turbolenti, e -condotta l'acqua ove le terre ardevano di siccità, e deviata la piena -delle valli di straripamento... - -Non amori inutili, non sciocche ambizioni, ma la voglia di vincere, sola -e terribile nella sua bellezza, e quest'unico amico del cuore splendente -come l'acciaio, che a sua volta vinceva nei dominî liberi della scienza, -che scopriva bacilli nefasti, che inventava sieri prodigiosi: questo -rinnovatore che le Università si contendevano, questo violento -sollevatore d'uomini che lanciava traverso il mondo possa di volumi -clamorosi... Certo l'avevano contesa palmo a palmo, fraternamente, la -lor terra di conquista, e ciò che aveva spronato l'uno a superare sè -stesso era la vittoria del compagno; ciò che li aveva sorretti entrambi -nelle ore più tragiche, era soltanto la loro scambievole fraternità. Non -mai fra loro un'ombra d'invidia, che non fosse la più generosa -emulazione; mai secreto nè diffidenza fra loro, tanto eran certi e fermi -nel voler compiere insieme, fra qualsiasi evento, l'intero cammino della -vita. - -Sì, forse il malato sognava... - -Sognava di lei, quando la vide per la prima volta e la guardò per la -prima volta con un pensiero d'amore, così bella che gli parve una cosa -inaspettata, nuova nel mondo, benchè sembrasse allora un po' malata, e -non d'altro forse che della sua faticosa verginità. Si ricordava d'aver -comprato per lei forse il primo, l'unico mazzo di fiori ch'egli mai -desse ad una donna, e ricordava la prima volta che ardì stringerle una -mano, con paura profondamente soave, per dirle infatti ch'era bella, -bella, bella, e che l'amava con un cuore ignoto, con un'anima nuova, -nata in quel momento... - -Si ricordava quella voce di lei, così grave, così lenta, quando chinò la -faccia e gli rispose: - --- Sì, Giorgio, vi sposerei volentieri, se lo voleste... - -Allora gli si aperse negli occhi un infinito paradiso, e queste parole -gli parvero piene d'un immenso amore, perch'egli fino a quel tempo non -era stato amato mai. - -L'aveva poi svestita, una notte, religiosamente, quando ancora fra i -suoi capelli sciolti fluttuava l'odor nuziale della corona d'arancio; e -nel vederla sua, per sè, per sempre, si sentì naufragare in una gioia -troppo grande, che gli soverchiava l'anima, onde gli parve che ogni cosa -di quel momento si disperdesse fuori dalla vita, in un colore -d'impossibilità. Erano stati felici insieme -- o così gli parve -- -qualche anno, poi... Poi, già nello svestirla quella prima notte, si era -sentito ruggire dentro un male sordo, crescente... - -E infine accadde che una volta fu sorpreso di attonita maraviglia -nell'ascoltare la voce di sua moglie che parlava con Andrea... - -Era un sogno, poteva non essere che un sogno... e l'usignolo, -nell'azzurra notte, spietatamente cantava. - - . . . . . . . - -Ella s'avvinghiò al suo collo, seminuda, sobbalzando sul letto, e -mormorava con voce soffocata: - --- Ascolta... - -Tesero l'orecchio, ambedue mortalmente paurosi, verso la parete, verso -l'uscio, verso la camera lontana. - --- No, t'inganni, -- egli disse. -- Non sento alcun rumore. - --- Sst... taci! - -Ascoltava, protesa innanzi nello splendore del raggio lunare, che -vestiva d'innocenza la sua lussuriosa nudità; teneva un braccio intorno -al collo dell'amante, l'altro puntato su la sponda del letto, con le -dita aggrappate nella coltre come bellissimi artigli, tra l'ansia del -pericolo, atterrita ma pronta. Il respiro contenuto le gonfiava la gola, -palpitante ancora di voluttà; i capelli semisciolti le ingombravano il -collo bianchissimo; tra i pizzi della camicia un seno erto le sbocciava -come una splendida melagrana. - -Ma non udiron altro che l'usignuolo infatuato lanciare i suoi fischi -melodici nell'odorosa notte, sopra una orchestra lieve che -l'accompagnava in sordina, con brividi appena di foglie nei respiri del -vento. - -Racquetata, ella si compresse il cuore con una mano e s'allentò nelle -sue braccia. - --- Se mi chiamasse di nuovo, come la notte scorsa? -- mormorò. - --- Sì, hai ragione. Làsciami. - --- Ancora un momento... Guarda quante stelle! - -Ubbriacato, egli le passava le dita fra i capelli, posava la bocca su la -sua pura fronte. - --- Dimmi... -- ella fece; -- una cosa orribile che finora non ti ho mai -domandata... Andrea, tu che sei medico... - -Per osare una tale domanda ella nascose la faccia contro di lui, -affinchè non la vedesse. -- Tu che sei medico, dimmi: È grave?... è -molto grave il suo male? - -Egli rispose bruscamente, con una scossa che lo percorse da capo a -piedi: - --- Non so! non so! - -Ed ella, con un filo di voce appena percettibile: - --- Può guarire?... - --- Ah... taci! - -Ma la strinse così forte a sè, che tuttavia non si sentì odiata. Allora -ella cominciò a parlare sommessamente, con una voce cauta, pressochè -insidiosa, mettendo lunghe pause fra parola e parola. - --- Vedi, questa notte, quando ti ho chiamato, ed eravamo curvi, tu da un -lato, io dall'altro del suo letto, soli, nel chiarore di quel lume così -funereo, io, come in un lampo, involontariamente, ho pensato: Se... se -domani... - --- Se non ci fosse più! -- egli disse con una voce tetra. - -Ed ella non li vide, ma gli occhi di lui splendettero d'una luce quasi -micidiale. - --- Anch'io, -- diss'egli lentamente, con uno sguardo atono, -- anch'io -ho pensato questo. Era quasi un incubo, ed avevo la visione precisa del -cadavere, come se dalle sue membra immobili soffiasse già quel freddo -che mandano i morti. - -Rabbrividita, ella si agitò nel letto e si ristrinse contro il tepore -dell'amante. Ma egli, senza un tremito, e quasi provando una gioia -malvagia nel torturare sè e lei con queste parole, ricominciò: - --- Era veramente un incubo, e chinandomi sopra il suo cuore fioco, io, -medico, io suo amico, sentivo solo dall'altro lato del letto il profumo -che veniva dalla tua persona bella e viva, l'odore di te che mi -sopraffaceva, quell'odore de' tuoi capelli un po' disfatti, che -portavano ancora il segno del guanciale... e l'orrore di sentirmi così -colpevole davanti a quella specie d'agonia, accresceva smisuratamente il -desiderio, il desiderio fisico, intendi? che avevo di te. - -Ora fu ella, smarritamente, che supplicò: - --- Taci!... - -Ma egli s'inebbriava della sua propria nefandità, si esaltava della sua -propria tortura. - --- Lo sai che ho dato finora tutte le mie forze umane alla difesa della -vita? Lo sai che sono un medico? un salvatore? Lo sai che ho fatto -rinascere centinaia di uomini, e tanto amore mettevo in quest'opera, che -per salvare la più inutile vita serenamente avrei data la mia?... -M'intendi? Ebbene, ora per la prima volta concepisco la possibilità -astratta di rinnegare la mia missione; e questa morte, questa ingorda -morte, che ho combattuto accerrimamente, con il cervello e con le -braccia, nelle corsìe degli ospedali, fra i crogiuoli de' miei -laboratori, questa morte che fu la mia nemica dappertutto, che odiai -fino all'eroismo, la vedo per la prima volta come un'alleata, quasi come -una benefattrice... e mentre le mie mani avvezze lottano ancora contro -di lei, macchinalmente, su questo corpo che ci divide, il mio cuore, il -mio spirito, il mio nascosto essere che vuole te, la chiama, la chiama, -e le dice con un'oscura voglia di tradimento: -- Sì, che tu sii la più -forte... e ch'io non ti sappia vincere mai più! - -Ella gli pose una mano su la bocca, una sua mano fredda, che aveva il -profumo della colpa, e quella buia fossa che andavano scavando al -morituro, ancora una volta colmarono di voluttà. - - - - -III - - --- Un'imprudenza? Ebbene, sì, mi è piaciuto commettere un'imprudenza! -- -disse Giorgio a Novella ed al Ferento. -- Se sapeste con quale delizia -un malato, come un bimbo, cerca di fare le cose proibite! Povero me!... -non poter muovere un passo, non poter respirare senz'essere -ascoltati!... Dio buono, diventa una vera persecuzione! - --- Sei oggi d'umore a veder tutto in nero, -- gli disse Andrea. -- Senza -volerlo noi finiamo con irritarti. - --- Fors'anche sono ingiusto, -- egli convenne con un sorriso amaro. -- -Ma dovete avere un poco di pazienza... ancora un poco! Vedi: mi reggo a -stento: il fianco mi duole per le punture che mi fai... È doloroso quel -tuo siero! Quante ne occorrono ancora? - --- Circa una decina, -- rispose Andrea, rapidamente. - --- Oh, se poteste lasciarmi un poco di pace! Voi non sapete cosa valga -la pace. No!... via questi scialli! -- disse a Novella, che intanto lo -ricopriva; -- basta, basta con tutte le cure inutili, con le inutili -medicine! Vedete: io non sono un timido; la morte, se ha da venire, non -mi spaventa affatto; ma quello che m'annoia è d'essere trattato già come -un moribondo. - --- Sei di cattivo umore, ti ripeto! -- esclamò Andrea con una voce -scherzosa. -- L'ho già detto a Novella ed agli altri: voi, con l'eccesso -delle vostre premure, non fate che esasperarlo; curatevi meno di lui. - --- Ecco: non datevi di me alcuna pena, e vi prego, vi prego, non -sacrificatevi per me! Con questo bel sole, immagino che avrete certo -voglia di fare una lunga passeggiata. Stefano e Maria Dora son scesi -alla fattoria: se li andaste a raggiungere? Tu, Novella, hai bisogno di -aria: impallidisci ogni giorno più. Quanto a me, sto benissimo solo. E -se poi mi venisse la voglia di conversare, c'è di là Marcuccio che -lavora: l'andrò a disturbare. Con Marcuccio vado sempre d'accordo, -perchè in tutta la casa è il solo che se ne infischi della mia salute! - --- Io ti ubbidisco, -- rispose Andrea. -- Non vado alla fattoria, ma -scendo in paese. - --- Benissimo. E tu, Novella? - --- Io rimango, -- ella rispose, levando il capo da un libro che -sfogliava. -- Se qui t'annoio, salirò nella mia stanza; oggi non ho -voglia di camminare. - --- Ti farà male, Novella. Sono tre giorni che non esci di casa, -- disse -il malato, mutando singolarmente lo sguardo e la voce nel parlare a lei. - --- Tuttavia permettimi di rimanere, -- pregò Novella con un sorriso. - --- Come vuoi. - -Udirono il passo di Andrea lontanarsi per il giardino, e rimasero soli -nella sala terrena, egli seduto presso la finestra, ella presso il -cembalo, con una lunga striscia di sole, piena di pulviscolo, tra loro. - --- Cosa leggi? -- egli domandò. - --- Nulla: guardo un tuo libro. È «_Il Riso Rosso_» di Andrejeff. L'hai -letto? - --- Non ancora. - -Entrambi fissarono gli occhi su quella striscia polverosa di sole, dove -s'agitava un microcosmo infuriato, una specie di convulsione continua -che non faceva rumore, come le tempeste dell'anima. Avevan quasi paura -entrambi di guardarsi nel viso; il silenzio li avvolgeva come uno -strepito assordante. - --- Vuoi suonarmi qualcosa, oppure sei stanca? -- egli domandò. - --- Volentieri. - -Si alzò, sedette macchinalmente su lo sgabello del pianoforte, con una -compostezza d'automa, evitando quasi di far rumore, o forse timorosa di -sbagliare in checchessia. Aperse il cembalo, scoverse la tastiera, e -leggermente, con le dita veloci, cominciò a suonare una fuga di Bach. - -Un bel rubino, rosso come una goccia di sangue, le macchiava la mano -pallida. - -Ora, non veduto da lei, dietro quel velo di sole, Giorgio abbandonò il -capo su la spalliera della poltrona e rimase immoto a contemplarla. La -cassa d'ebano, ferita in un fianco da quella polvere accesa, mandava dal -legno curvo un gran mazzo di scintille. L'opposta parete rifletteva -mutevolmente l'ombra della suonatrice. Le sue spalle trasalivano, -accompagnando la nervosa celerità delle dita; il suo busto si curvava un -poco in avanti con un oscillamento leggero, e messo in evidenza da -quella positura su l'alto scanno appariva di una mirabile plasticità; la -curva del seno, calma e forte, si delineava di scorcio, sotto le braccia -irrequiete. Traverso quel raggio la sua capigliatura prendeva -tutt'intorno la chiarità stessa del sole, mentre nel mezzo era fosca e -folta, con riflessi color del mogano, come un caldo velluto. E nella -faccia dell'infermo, non sorvegliata più dalla vigilanza interiore, -s'incavava una squallida miseria, quasi un furore taciturno, una -visibile distruzione. I suoi occhi erano spenti, la bocca s'appesantiva; -ne' suoi radi capelli, traendone un luccicore quasi umido, penetrava il -sole. - -Sì, l'amava, l'amava! e morendo l'amava... il che è più disperato che -tutto, più irremediabile che tutto!... - -Due volte, dietro l'uscio, una vocina di bimba fece: - --- Si può? - -Ella s'interruppe, e sùbito rispose: - --- Avanti. - -Era Natalissa, la bambina del giardiniere, con un grande fascio di rose -tra le braccia. Teneva i lunghi steli ravvolti nel grembiulino per non -pungersi le dita; il visetto gaio le sbocciava sopra quei fiori con un -sorriso di donnicciuola grande. - --- Il papà mi manda con i fiori da mettere nei vasi. Dice che se li deve -accomodare lui, verrà più tardi, perchè adesso è occupato nell'ortaglia -e sùbito non può salire. - -Parlava con un cinguettìo di passera, tenendo in braccio quel gran mazzo -di rose, che per la lunghezza degli steli parevano maggiori di lei. - --- No, piccina, -- ella rispose, lieta che alcuno fosse venuto a -interrompere la loro solitudine. -- Dalle a me; le accomoderò io. - --- Eccole, signora. Guardi che belle rose! - -E alzando le braccia quanto poteva, diede a Novella il mazzo fragrante. - --- Il papà mi ha detto che queste rose gialle sono le prime delle -margotte, e di farle vedere al signor Stefano. Non c'è il signor -Stefano? - --- No, è fuori; ma presto ritorna. - --- Allora glielo dica, sa... - --- Certo, piccina. Hai detto queste gialle, non è vero? - --- Sì, le gialle, signora; che si chiamano «Maréchal Niel». - --- Guarda un po' come se n'intende la piccola Natalissa! - --- Eh, già!... -- ella fece con un modesto orgoglio. - -Stava tutto il giorno appresso al padre, ond'era divenuta pratica di -giardinaggio. Novella prese qualche confetto in una scatola di -porcellana e li offerse alla bimba. - --- Grazie, signora, non s'incomodi. - -E attorcigliava con vergogna le mani dentro il grembiulino; poi accettò -i confetti e se li mise in tasca. - --- E lei sta meglio, signor Giorgio? - --- Sì, piccina, sto abbastanza bene. - --- Bravo, signor Giorgio! Se viene in giardino, mi chiami, che io le -mostrerò tutte le pianticelle nuove. A rivederla e grazie. - -Se ne andò seria seria, con quelle sue maniere di piccola massaia. - --- Com'è graziosa e brava quella bambinetta, -- disse Novella, che si -affacendava nello sciogliere il grande mazzo di rose. Egli frappose un -lungo silenzio, guardò la moglie, poi disse: - --- Alle volte penso che anche tu, Novella, forse hai desiderato di -averne una. - -Ella odorò le rose fragranti, accarezzandole, dividendole ad una ad una, -con attenzione soverchia, per disporle nei vasi. - --- Di avere una bimba?... -- fece. -- Sì, vagamente, qualche volta... -come forse tutte le donne lo hanno desiderato. - --- E invece io t'ho impedito anche questa gioia legittima, che poteva -darti un altr'uomo qualsiasi, perchè la nostra casa è rimasta senza -figli. - -Ella trasalì nell'intimo, e temendo che una vampa le salisse al viso, -per nascondersi, affondò la bocca in una gonfia rosa, cárica di pólline -giallo. - --- Di questo non ti ho mai mostrato alcun rammarico, -- rispose. - --- Infatti; ma il silenzio è talvolta assai peggiore di un rimprovero. -Mi ammalai poco tempo dopo averti sposata, e fu bene che tu non avessi -un figlio mio. Da me, Novella, non ti vennero che tristezze; talora -penso che veramente mi devi odiare. - --- Ma Giorgio! -- ella esclamò nervosamente, -- odio solo questi -discorsi che mi fai! Non ho alcun bisogno d'avere bimbi e mi tormenti -per nulla. - --- Non sai forse che i malati sono crudeli? Soffrono ed amano far -soffrire. Ma in me, vedi, è la coscienza che talora mi rimorde. Penso -che ho legato senza volerlo una gioventù bella e forte come la tua alla -decrepitezza d'un infermo, e penso a quello che deve necessariamente -agitarsi nel tuo cuore... a tutti i desiderii che vi reprimi, perchè io -non li veda. - -Egli parlava con un tono ambiguo, che voleva sembrar pieno di dolcezza, -mentre suonava come una indulgente ironia. - --- Non ti nascondo nulla, Giorgio, -- ella rispose, molestata. -- Sono -più semplice che tu non creda. - --- Semplice, hai detto? Così mi pareva una volta, ma ora non più. Ora, -studiandoti meglio, con quella divinazione dei malati che hanno tanto -tempo per riflettere, ho scoperto in te un viluppo di cose -inestricabili, di passioni oscure... Ed anzi non sei semplice affatto, -ma un nodo mi sembri, serrato e forte. - -Ella rise, accarezzando con frivolità le rose gialle disposte in un bel -vaso. - --- Perchè? ma perchè tante ubbìe?... Lasciamo stare, Giorgio! Senti -piuttosto queste rose delle margotte, che odore inebbriante!... -stordiscono... senti!... - -Gli si avvicinò, portandogli le rose da odorare. Ma Giorgio bruscamente -le afferrò una mano: - --- Vorresti non lasciarmi parlare, è vero? - --- Io? perchè?... -- rispose la moglie, turbata. - --- Vorresti che fra noi, sino all'ultimo, perdurasse l'equivoco dietro -il quale ti nascondi? Sì? - --- Ma Giorgio... - --- Però io, poichè sono crudele... -- via, non t'imbiancare così!... -- -poichè ho taciuto così a lungo... troppo a lungo!... vorrei parlare una -volta con te. Ma, vedi, quel vaso non è sicuro nelle tue mani... Perchè -tremi? Pósalo giù, siéditi e dimmi... - --- Ah, ma non è vero! - --- Sì, che tremi: lo vedo. Siéditi qui vicino e ascóltami. - --- Che vuoi? che vuoi, Giorgio? Non ti affannare così; dopo starai -male... -- balbettava ella smarritamente, guardandosi attorno, quasi -cercasse nelle cose circostanti una via di salvazione. - --- Anzi, -- egli rispose, -- parlarti mi fa bene, un bene infinito, -Novella, se tu puoi essere sincera con me. E lo dovresti essere, perchè -nessuno... intendi? nessuno potrà mai amarti con l'amore mio, l'amore -senza confini d'un uomo che se ne va... - --- Non dire così!... non devi dire così! - --- Ma cosa temi? ch'io t'accusi forse? o ti minacci? o sia così pazzo da -domandarti altra cosa che un poco di buona e di vera sincerità? -Ascóltami, Novella. Se un giorno avrai nella tua vita lontana, -- e Dio -te lo risparmi! -- uno di quei dolori così grandi che non si sa come -un'anima li possa contenere, soltanto allora comprenderai perchè voleva -oggi parlarti quel Giorgio che sarà uno scomparso, un punto nero nella -tua memoria, un'ombra... Làsciami dire; làsciami dire!... Anzi tutto -sappi una cosa: non ho rancore contro di te, non il più lieve rancore, -Novella, perchè ti comprendo, anzi ti difendo io stesso. - --- Ma da cosa?... - -Egli scosse il capo, e seguitò: - --- L'amore non è tale se non quando giunge ad essere un'infinita bontà. -Il resto è unicamente una rabida passione, la quale non può nè perdonare -nè beneficare. Più tardi ricorderai quello che ora ti dico, e più tardi, -poichè l'anima dell'uomo ha bisogno di generare fantasmi, più tardi, -quand'io non ci fossi più, potrebbe darsi che anche nell'anima tua -nascesse quella paura insoffocabile che si chiama «il rimorso». Ora io -ti parlo appunto, perchè non voglio che tu lo conosca mai. Ho invece un -altro sogno: quello d'aiutarti ad essere felice, se lo posso ancora, e -dirti che non mi devi temere affatto, nè ora nè dopo, e lasciarti la -sicurezza che tu non mi hai fatto alcun male, anzi sei stata nel mondo -la mia sola felicità... - -Ella smarrita lo guardava, senza bene intendere le sue parole, ma -sopraffatta dal suono tormentoso di quella voce, attonita, nel vedere -quel viso trasfigurarsi e risplendere per un'altezza di sentimento più -che umana. - --- Quando, -- egli riprese, -- quando il tuo cuore ti dirà con un morso: -«Lo hai fatto soffrire...» -- tu rispondi serenamente: «No; sono stata -invece il suo pensiero più dolce, il sorriso ch'egli vide fino -all'ultimo nel colore della vita». -- Quando il tuo cuore ti dirà: «Egli -purtroppo conosceva il tuo amore, l'altro amore, il solo che avesti...» --- e tu rispondi serenamente: «Che importa? Egli non mi amava perchè -l'amassi... Poi sapeva che nessuno può comandarsi di non amare». -- E se -il cuore infine ti dicesse: «Ma è stato geloso... orribilmente geloso di -te...» -- allora non rispondere nulla, perchè gelosa può essere soltanto -la carne... quella si distrugge, finisce, e per lei non vale che si -pianga. - -Egli fece una pausa e la guardò fissamente, con una tetra luce negli -occhi: - --- Saprai non ripetere nulla delle parole che ti dico? - -E parve che la maschera umana, la febbre umana del suo dolore gli -ricadesse d'un tratto sul viso. - -Poich'ella taceva, egli disse parlando a sè medesimo: - --- Forse no; ma non importa. - -Allora ella ebbe uno schianto, e dalla seggiola dov'era scivolò a -ginocchi, nascondendosi fra le mani la faccia impaurita, poichè sentiva, -così genuflessa, d'esser meglio rifugiata sotto l'ala della sua grande -anima. - -Insieme, tuttavia, poich'era invincibilmente donna, o forse per quel -pensiero carnale ch'egli aveva mesciuto nella sua misericordia, le -risaliva struggente nelle vene la memoria della notte trascorsa, e quasi -per acuire il suo rimorso fisico riviveva in una specie di prostrazione -l'ebbrezza di quei loro baci avidi e soffocati, sicchè non sapeva -dividere dal terrore della sua colpa l'immagine stessa del peccato, e -dall'immensa paura di quel momento in lei nasceva una più grande -voluttà. - -Allora, così armata della propria gioia, così piena di quell'assente che -la teneva in potere, quasi per una ribellione de' suoi nervi crudeli, -sentì, nel luogo della pietà, insorgere un sordo rancore contro colui -che si faceva troppo umile per atterrirla, e sentì ruggire in sè, tra -vena e vena, tra fibra e fibra, una specie di avversione incoercibile, -quasi un odio, contro quel nemico disarmato, il quale, non altro -potendo, cercava d'incatenarla con la propria bontà. - -Ed allora, senza più mercede, si levò di ginocchi diritta, con una -rapida mossa piena d'orgoglio, e crudamente lo fissò. In quell'atto -apparve da lui così lontana, ch'egli ebbe immediata la percezione di -quella inesorabile distanza. - --- Cosa vuoi dirmi? Cosa vuoi sapere da me? -- diss'ella, rattenendo a -stento l'impeto della voce. -- Di cosa dunque mi rimproveri? - --- Di nulla, -- egli ripetè, chiudendo gli occhi per nascondere la -sofferenza che vi saliva. -- Di nulla, come ti ho detto. - -Ma ella pareva non l'ascoltasse, nè averlo ascoltato fino allora, e -sentisse invece imperioso il bisogno d'una discolpa. - --- Da che sei malato, qual'è la mia vita? Ho pensato forse a me stessa? -ho trascurato forse il più piccolo de' miei doveri? ho passato un -giorno, un solo giorno fuori di casa? - -Egli voleva interromperla, ma ella parlava concitata, con rapidità. - --- Non mi sono forse negletta come una donna vecchia? Ho riso forse? Hai -veduta una sola volta la mia bocca ridere, dacchè tu soffri? Dillo, se -mento. - --- Non questo, -- egli fece sconsolatamente. - --- Ti ho mai mostrato, per caso, un rancore anche ingiusto, un rammarico -pur lieve, che un'altra donna forse non avrebbe saputo nascondere in una -vita così dolorosa? - --- Non questo, non questo! - --- E che allora? -- ella esclamò con veemenza. -- E le mie lacrime, le -sai tu? Lo sai quello che ho soffocato nel cuore perchè tu fossi meno -triste?... Se tu soffri, non soffro anch'io? Se tu perdoni, sii giusto, -non perdono forse anch'io? - --- Ma perchè ti difendi? -- egli gridò con tutto lo sforzo della sua -voce fioca. -- Perchè ti difendi?! - --- Non mi difendo, -- ella rispose duramente. -- Mi ribello! Insorgo -tutta contro l'accusa che mi fai continuamente, anche tacendo, anche -solo guardandomi, e che mascheri male dietro la finzione d'una bontà che -non senti. Allora, poichè hai voluto rompere quel silenzio che ci -proteggeva entrambi, allora preferisco un'accusa diritta e precisa... -Dimmi: di cosa m'incolpi? Sono qui per risponderti, e non mentirò. - --- Oh, questo è impossibile!... -- egli disse, mettendo nella lentezza -della voce un sottilissimo scherno. - -Ella si sentì pungere come da una staffilata in pieno viso, ed ebbe -voglia di gridargli su la faccia l'intera sua colpa, la splendida -verità, per mostrargli che infatti non mentiva. - -Ma il suo senso femminile di prudenza e di pazienza fu ancora più forte. - --- Prova, -- disse, -- e vedrai! - -Arretrátasi di qualche passo, entrò nella striscia di sole, che le si -avvolse intorno alla gonna e parve stringere le sue ginocchia in -un'armatura splendente. - -Egli la guardò fiso, per qualche attimo, con odio e con stupore, poi -esclamò: - --- Come gli rassomigli! - --- A chi? -- ella chiese, più rigida, sentendosi correre dalla nuca ai -talloni un lungo brivido di paura e di fierezza. - --- Oh... a chi!... È vano che lo nómini, -- egli rispose con sarcasmo. --- Tuttavia, se proprio ci tieni, lo dirò: -- Al mio fratello Andrea... -al mio medico! - --- E poi? -- ella fece, senza batter ciglio. - --- Nulla... dicevo questo perchè i tuoi occhi mi guardano come i suoi, e -la sua bocca mi parla come la tua. Una volta ti movevi lenta, calma, con -una specie di pigrizia; ora, nelle tue mosse, talvolta sorprendo un poco -della sua rapidità. - -Egli tacque un momento, poi soggiunse: - --- Hai ragione d'amarlo, è un uomo che merita di essere amato. - -Ma ella taceva, ravviluppata nel suo silenzio come in un freddo e -crudelissimo rancore. Giorgio riprese: - --- È l'uomo più virile ed è l'anima più vasta che incontrai su la terra. -Bada che non símulo; egli forse mi odia, io no. - --- Non ti odia, -- ella disse con fermezza. -- Andrea non ti odia. - --- Lo sai tu? - --- Sì, certamente. Ma voglio anche dirti una cosa, una cosa che tu -dimentichi, Giorgio... Quando una donna riesce, con affetto, con -serenità, vorrei dire, con passione a compiere il suo dovere nella vita, -nessuno avrebbe il diritto di frugare come tu fai dentro l'anima sua, -per rubarle un secreto ch'ella cerca di seppellire nella sua intimità -più profonda, e non certo per risparmiare sè... L'anima, credo, è un -possesso che si può negare inesorabilmente alle violenze altrui. - --- Sì, l'anima, ed anche il corpo, Novella. - --- Oh, il corpo no! -- ella disse con audacia. ben sapendo che l'uomo, -comunque creda di amare, qualsiasi nome purissimo voglia dare all'amor -suo, non è mai altro nel fondo che un accanito e geloso pretensore, il -quale perdonerà tutte le dedizioni, tranne quella, o bestiale o divina, -che avviluppa due corpi amorosi. Ella intuì che il malato, frammezzo a -tante parole, voleva sopra tutto conoscere una cosa: fino a qual punto -ella non fosse più sua. - --- Il corpo no, -- disse un'altra volta, armandosi di quella -inflessibilità che faceva splendere la sua bellezza come un freddo -metallo. - --- Perchè cerchi d'ingannarmi?... Una pietà inutile! - --- No, Giorgio; la mia carne si è dimenticata e si è spenta nella lunga -solitudine. Se qualcosa di lui mi turba, non così mi turba. Se può -chiamarsi amore quel senso timoroso che ho di lui, non è l'amore d'una -donna; ma invece un'ammirazione senza desiderio, e tuttavia così -femminile, che forse un uomo non potrebbe giungere ad intenderla mai. - -Ella mentiva con una facilità sorprendente, convincendosi di far opera -buona, e dicendolo a sè stessa per darsi cuore; ma in fondo per -difendere sè dalla sua colpa, sè e lui che s'amavano, dalla potenza del -padrone. Mentiva, pur sentendo nel suo grembo agitarsi una vita oscura, -la quale sotto gli occhi dell'infermo non poteva nascere, nè poteva, in -quella casa vigilata, secretamente morire. - --- Tuttavia, Giorgio, -- diss'ella, pronunziando le parole con una -dolcezza proditoria, -- se tu sospetti vi sia fra noi qualcos'altro che -una dimestichezza necessaria, perchè nata appunto nel curarti insieme, -allontánalo dunque da questa casa, chiama un altro medico... vuoi? - -Ella tremava dentro di sè per la paura ch'egli accettasse quell'offerta, -e ne tremava così forte, che non ebbe alcun rossore della sua duplicità. - --- Ma tu diméntichi, -- disse pensierosamente il malato, -- che siamo -stati veri fratelli durante l'intera vita. Forse a lui debbo quello che -fui, e nulla basterà per distruggere la mia riconoscenza. Vorrei solo -poter credere che tu non menti. - -Ella intravvide la speranza di riuscire ad illuderlo ancora. - --- Come potrei farti credere, Giorgio, se la tua diffidenza è così -grande? Sì, è vero: io sento il potere della sua forza; sono un po' -schiava di quel dominio ch'egli esercita su tutti. Ma la mia vita, -Giorgio, è ben altra; ed è così lontana dalla sua, come potrebbe esserlo -da quella immaginaria d'un uomo conosciuto in un libro. La mia vita vera -è di camminare in silenzio vicino al tuo letto, di portarti uno scialle -perchè tu non abbia freddo, e di sentirmi lieta come non mai se un -giorno ti desti più riposato, e mi guardi sorridendo, con un poco di -riconoscenza nel viso... - -Egli l'interruppe, tendendo una mano per incontrare la sua: - --- Oh, se sapessi quanta ne ho! E che rimorso anche! Senza di te, mi -sarei già liberato di questa mia vita inutile... Se rimango, è solo per -vederti un giorno di più; e so bene d'altronde che il tuo sacrificio non -sarà lungo. - --- Giorgio, Giorgio, per carità!... - --- Ne sono certo. Però, vedi come lo dico tranquillamente. Ciò che si -chiama la morte è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore. -Fa, dentro le vene, un rumore sordo e confuso, che somiglia un poco al -rombo d'una cavalcata lontana. Si avverte un freddo impercettibile, che -agghiada tutti i sensi, ed allora l'anima fa come il sole nel tramonto: -lancia, con una specie di delirio, i suoi raggi più luminosi verso ciò -che possedeva nel mondo... - -Parlava con una voce quasi meccanica, in cui certi suoni, certe sillabe, -spiccavano stranamente, come fossero schianti di riso secchi e malvagi -in un racconto monotono. Ella pure gli prestava un'attenzione puramente -meccanica, e soltanto l'eco di quelle frasi le batteva sui timpani, -facendole male. - --- Perchè mi tormenti? perchè mi tormenti? -- voleva dirgli quasi con -rabbia, sopraffatta da un malessere fisico, che le rendeva -insopportabile anche la voce, anche la presenza di lui. E lo guardava -trasognata, vedendo insieme l'obliqua lama di sole fendere la stanza, -piena di pulviscolo, di vita e di tempeste, come il suo cervello -sovreccitato. Lo guardava senza pietà, e per la prima volta con un -desiderio singolare di vendetta. Le pareva che dicendole: «Io so», -- -dicendole: «Io ti perdono» egli avesse rotto quel prestigio che gli -conferiva il dolore taciturno, ed apparisse ora nudamente, come il solo -divieto al suo bene, come l'ombra inseparabile dal suo nascosto sole. -Anzi, quanto più le parlava egli di morte, tanto più si sentiva ella -trascinata nell'orbita necessaria di un tale pensiero, e quell'immagine -di funerali ch'ell'aveva respinta con tutte le forze dell'anima, d'un -tratto egli stesso la faceva balenare davanti a' suoi occhi, non più -come una remota ombra, ma come una imminente possibilità. - --- Sì, è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore, -- egli -ripetè lentamente, come per imprimere queste parole nella sua profonda -memoria. -- Ed è allora che assale, non un rammarico solo della -partenza, ma il rimpianto irremediabile di tutto quello che la vita -poteva essere per noi. Ed allora nasce verso gli uomini, anche verso -quelli, sopra tutto verso quelli che ci hanno fatto male, -un'affettuosità grande e stanca, una voglia quasi di render loro tutto -il bene possibile, tutto l'amore possibile, perchè un solco di buona -memoria continui dopo di noi. Non si pensa che anch'essi a lor volta -finiranno, e la vita che prosegue ha qualcosa di stupefacente, come se -fosse una forza radiosa e mostruosa che urla e splende mentre soffoca -noi... - -E tacque, attendendo forse una risposta, una sillaba qualsiasi, un -cenno. Ma quelle sue labbra sigillate non si mossero, nè le sue ciglia -batterono. - --- Mi ascolti? -- egli domandò allora. - -Comprimendosi una mano sul petto, ella trasse un lungo respiro: - --- Non ti ascolto, no! non ti ascolto... - -Egli bruscamente sorse in piedi e s'avvicinò a lei. Teneva la fronte -bassa, era mutato, pareva dibattersi fra un pauroso dubbio ed una grande -speranza. - --- Non ti ho mai domandata una cosa, -- disse. - -Ella trasalì, ed i suoi splendenti occhi nascosero fra le ciglia uno -sguardo pieno di sospetto. - --- Quale cosa? -- domandò. - -Ma egli esitava, come se avesse una profonda vergogna della domanda che -stavale per fare; poi disse: - --- Bada: non è una sciocca domanda che ti faccio. Vorrei sapere se, -infuori da tutto quello che si chiama una religione od una fede -nell'inconoscibile del mondo, senti con certezza di appartenere a -qualcosa che non finisce, a un Dio insomma... o se invece ti senti sola. - -Egli fece una pausa, e la guardò come per indovinare la sua risposta. Ma -ella, senza forse aver preso il tempo di lasciar parlare la propria -coscienza, rispose con una voce opaca: - --- Sì, credo in Dio. - -E così dicendo pensava a quello ch'egli le avrebbe domandato poi. - --- Bada, -- egli l'ammonì, -- non rispondere con le labbra soltanto. - --- No, no... - -Egli le aveva presa una mano e la teneva serrata, quasi per comunicare -con le vene del suo polso, con i battiti del suo cuore. - --- O Andrea ti ha pure insegnato il suo gelido ateismo? -- egli mormorò, -curvandosi. - -Ma ella scosse il capo, il braccio, con ira. - --- Basta! -- gli comandò; -- basta! - --- Allora, se un poco di fede non ti manca, -- egli disse, tutto acceso -dalla febbre della sua religiosità, -- se veramente hai nell'anima Dio, -non mi potrai mentire... bada! - --- Che vuoi?... - --- Sapere! sapere! -- gridò il malato con forza convulsa. -- Io, che -finisco la strada, io, che non ti ho mai fatto alcun male, io ti -domando: «Sei stata sua? In verità, in verità, sei stata sua?» - -Ella scosse il capo con rabbia, come per prepararsi allo sforzo di -rispondere: No! -- poi si fece bianca d'un pallore quasi livido, e, -scandendo le sillabe, disse con una voce che pur lenta sibilava: - --- Non sono stata sua; non lo sarò mai! - -Ma sentendo irrompere dall'anima in ribellione, più forte che il suo -medesimo cuore il bisogno di gridare la verità, si tese tutta -interiormente in una acerrima ira, e per costringersi alla menzogna -disse ancora più volte: -- Mai! Mai! - -Esausto, egli si lasciò ricadere nella poltrona, premendosi le due mani -sul petto, e la guardò perdutamente, con un senso d'inanità, di -vergogna, stremato come un fanciullo che avesse voluto scagliarsi contro -una porta di bronzo. E nelle sue membra malate sentì quasi una paura -fisica di quella forte creatura, che aveva diritto a vivere, a ridere, a -godere, a mentire, a far tutto ciò che fanno i vivi, mentr'egli non era -più che un morto ancora barcollante, un travolto su cui la vita degli -altri passava come un torrente infrenabile... - -Perchè la voleva contendere ad un altro amore, se questo amore nasceva -in lei, necessario e spontaneo come il suo profumato respiro? Perchè -voleva dilungare la sua squallida ombra nel loro invisibile sole? - -A queste riflessioni, un riso amaro di sarcasmo gli echeggiò dentro -l'anima, senza salirgli fino alle labbra, mentre i suoi occhi smorti -fissavano con una specie d'incantamento la bella creatura femminile, -avviluppata in quel manto di sole che la ingloriava, che pareva -splendere da lei, essere il colore della sua bellezza, il raggio della -sua tutta ingemmata carne. - -Gli sembrò che un rumore lontano, come di sonagliere su la strada, come -di campanelli infuriati nell'alte camere della casa, gli stormisse -dentro l'orecchie ronzanti, gli scrosciasse nel cervello vuoto, fra vena -e vena, doloroso, incessante. Quel sole!... che macchia faceva quel -sole! che barbaglio insostenibile, che incendio giallo su tutte le cose -circostanti!... - -Ella era là, così vicina e pure inaccessibile, avvampata di quella -fiamma come un gioiello d'oro. E quel rumore continuo, come di -sonagliere su la strada, come di campanelli infuriati, gli cresceva -dentro senza posa, lo stordiva, lo accasciava, suscitando nelle sue -pupille dilatate una continuità velocissima di bagliori e di vampe. -Cos'erano? Forse quelle grandi rose gialle, cáriche di profumo e di -pólline, che parevano d'un tratto roteare nella striscia di sole, -incendiarsi, ardere? Le rose, o i suoi capelli scintillanti, o il -braccialetto d'oro che le balenava al polso, o tutta la sua materia -giovine e viva, cárica di profumo anch'essa, di pólline e di voluttà?... -Vampe, vampe, sonagliere, in una ridda confusa, in una specie di -vertigine gialla... - -Accecato, chiuse le palpebre e sognò. - -Sognò di lei, paurosamente, voluttuosamente, quasi per un bacio ch'ella -gli desse, non più su la fronte, come soleva, ma con le calde labbra su -le sue labbra ardenti, -- un bacio snervante, lungo, lento, che gli -assorbiva dalla gola turgida il respiro, che gli scorreva sui nervi non -placati come una molteplice carezza. Un bacio carnale di amante, -com'ella saprebbe dare se volesse, un bacio lascivo come la nudità, -voluttuoso come la colpa... E in quella specie di torpore, mentre vedeva -dietro il velo delle palpebre quel polverìo luminoso del sole, risentì, -quasi per una evocazione fisica, sotto le narici un poco ansanti -fluttuare l'odor femineo di lei, quell'odore soave che l'accerchiava -come un malefizio, che intorbidava un poco l'aria come la fragranza -eccessiva d'un fiore, che l'ubbriacava talvolta, nella sua debolezza di -malato, come una droga troppo forte. - -Ora egli la vedeva, non più nel mezzo della stanza, ma come l'aveva -sorpresa una volta, all'uscir dal bagno, tutta nuda e gocciolante, -cosparsa di oscurità furtive il suo corpo voluttuoso. Quella volta -ell'aveva gridato, per il pudore subitaneo, con un piccolo grido acuto e -quasi ridente; poi s'era in fretta raggomitolata nell'accappatoio -tepido, schermendosi dall'esser veduta e chiudendo gli occhi quasi per -timore. Così la rivedeva ora, nell'abbaglio, e risentiva sotto le narici -ansanti quell'odor fresco di carne bagnata, di cipria e di lavanda, -quell'odore buono e colpevole del suo corpo che incitava all'amore. - -...ed egli era sopra di lei, curvo, e la baciava; metteva le dita un po' -tremanti nel gran volume de' suoi capelli raccolti su la nuca, aspersi -qua e là di gocciole iridate; le strofinava il dorso pianamente, le -spalle pianamente, per rasciugarla; sentiva traverso la stoffa spugnosa -il tepore umido della sua pelle, s'inginocchiava dinanzi a lei, -l'avvolgeva con le braccia, la serrava contro di sè, più forte, più -forte... Ella si rannicchiava, freddolosa e vogliosa, dentro -l'accappatoio caldo: le uscivano dal basso i piedi rosati, le sue -ginocchia tonde gli urtavano contro il petto, stando ella tutta raccolta -in sè, tutta piegata come per ischermirsi... - -Ma non si schermiva interamente; forse non era che un'arte leggiadra, un -amabile gioco; ed egli, tenendola per la cintura come una preda non -riottosa, piano piano addentrava una mano cauta nella scollatura -dell'accappatoio, prolungando la sua carezza per la gola turgida, e giù, -più giù, lentamente, con soste, come un ladro, nella dovizia calda, -rigogliosa del seno... - -Vampe, vampe, sonagliere... Cos'erano? le rose gialle? i suoi -capelli?... Vampe. - -Oh, come suonavano! che urlìo! che scampanìo forte, lacerante!... Che -male! che male! Barbagli, guizzi, come di grandi rose gialle, infuriate, -che roteassero... Una ridda... il sole... troppo sole... Ah, che -male!... Sonagliere, vampe. - -Cos'era? Una specie di schianto nel cuore fioco; una specie di rimbombo -fragoroso entro le arterie stanche; una pietra infitta nel cervello, -così greve, così greve... Rose, vampe, sonagliere. - -Cos'era? Una lussuria di moribondo, che non di rado lo tormentava, la -notte, nelle lunghe insonnie, mentr'ella se ne stava presso di lui, a -piè del letto, assonnata sopra una pagina interrotta. - -Talvolta egli chiudeva gli occhi, fingeva d'essere addormentato, per -poterla desiderare senza tradirsi; gli entrava nel sangue un'accensione -dolorosa; la sua tenebra interiore s'illuminava di rosso, ed in quella -specie di febbre, come se le giacesse accanto, l'avvolgeva in più modi -nella sua lussuria inane. - -Quand'era sano ancora, non l'aveva mai desiderata così; quando le -dormiva ogni notte accanto, non le aveva mai conosciuto questo irritante -calore di femmina e di posseditrice, che ora tentava sino allo spasimo -il suo desiderio spossato. Quando per la prima volta l'aveva baciata nel -talamo nuziale, gli era solamente sembrata una inquieta e sperduta -fanciulla, stanca forse della sua verginità, e per lungo tempo non aveva -nemmeno sospettato in lei quella tentatrice ch'ella era, così turgida e -sparsa di peccato in ogni piega del suo corpo, dalla fronte al piede. - -Sì, forse aveva sin d'allora, nel cavo degli occhi, negli angoli della -bocca, nella forma de' suoi labbri, quand'era in silenzio e pensava, o -forse nella medesima sua voce, che talvolta si velava di risonanze -opache, forse nelle spalle affaticate per il peso del suo petto -fiorente, forse nelle braccia pieghevoli, nelle ginocchia pigre, un non -so che di stanco, di lascivo, anzi una specie d'indefinito languore, che -pareva, come un fumo d'oppio, addormentare le sue dolci membra in un -letargo pieno d'insensibilità. Ma nel suo letto maritale non era, -- e -Giorgio se ne rammentava -- che un'amante quasi inerte, una pigra onesta -sposa che sopportava l'amore. - -Più tardi, -- ma solo più tardi -- ella era fiorita così; più tardi, -quando già per lui non era divenuta che una infermiera assidua ed una -buona sorella, quando le loro bocche non s'erano più congiunte in altri -baci che non fossero di consolazione o di dolore. - -E chi dunque l'aveva così occultamente ridestata? Chi aveva ritolto da' -suoi sensi violenti quella fascia di torpore? Chi aveva diffuso per il -suo corpo soave quella virtù malefica di tentazione? - -Oh, sì! egli le aveva ben detto, guardandola: -- Come gli rassomigli! - -Ed ella s'era drizzata senza rispondere, con un moto nelle vertebre del -collo che le rovesciava un poco la fronte all'indietro: un moto abituale -in lui, che scolpiva la sua dura fierezza e rendeva imperiosa la sua -fredda volontà. Aveva imparato a dire: Sì! No! -- rapidamente, con una -voce ferma, che pareva inginocchiasse di colpo le resistenze altrui, -- -a dire: Voglio! -- a dire: Devi! con quella decisione immediata e -serrata che pareva in lui quasi l'urto d'un impeto fisico, il guizzo -subitaneo d'una lama che si pianta e sta. - -Ell'aveva detto: «Mai! Mai!...» -- dopo la sua domanda... Ma quali -parole potevan distruggere il valore delle osservazioni accumulate -giorno per giorno dall'istinto che non falla, e sotto la vigilanza di -una indagine involontaria? Ella diceva di no con la bocca, ma era invece -visibilmente più che la sua amante: un oggetto suo, una sua possessione -irredimibile, una vita congiunta con la sua vita, un sangue frammisto -nel suo medesimo cuore. - -Egli l'aveva presa, forse dolcemente, ma come si afferra una preda, -quasi con artigli, bollandola d'un suggello di possesso che non si -cancellerebbe mai più. - -Ed allora perchè volersi adergere fra loro come un miserando padrone, -goffo della sua gelosia? Perchè averle parlato, averle messo a nudo -sotto gli occhi la sua lunga e vana disperazione? Perchè interrompere -quel silenzio, che certo li proteggeva da una più grande calamità? - -Come la riguarderebbe ora? Come fisserebbe i suoi occhi negli occhi di -Andrea? - -E diceva a sè stesso: -- «Due creature umane, due vivi, hanno intessuta -insieme la loro felicità. Si amano. Questo non è soltanto una parola; è -vivere! Per spaventoso che a me paia, il lor diritto è più forte, più -necessario di ogni altro vincolo. - -Se urlo, dove arriverà il mio grido? Io sono l'immobilità, sono qualcosa -d'inerte e di spento, che deve tacere. - -Sì, di fatti: erano il mio amico e la mia donna... - -Parole! tutto questo non è che un telaio fragile di parole! Vivere! -questa è la sola verità; con tutte le sue rapine indispensabili, con -tutte le sue crudeltà fatali. Dunque, se grido, che può fra loro, il mio -grido? Nulla. Sarà una cosa tutt'al più ridicola, come la trattan nelle -loro commedie gli uomini di buon umore... Od è invece un dramma? Sì, -forse; un piccolo dramma futile, come ne succedon tanti, ogni giorno, su -la faccia della terra impassibile... Povero cuore stanco, bisognava -tacere! La tua bellezza ultima era il silenzio; poichè si può fino -all'ultimo possedere una bellezza che sopravviva come un ricordo non -distruttibile nel pensiero altrui. Perchè l'hai sciupata miseramente? -Povero cuore, perchè sei stato così barbaro contro te stesso? Perchè hai -voluto «sapere?» anzi «essere certo?...» Bisogna che chi muore abbia il -coraggio di abbandonare ai vivi la loro felicità.» - -Così ragionava seco stesso, in una specie d'assopimento fisico che gli -toglieva la percezione immediata delle cose circostanti. Non vedeva più -lei, nè la striscia di sole che ora inondava la stanza d'una sfrenata -luce, nè il gran mazzo di rose gialle ch'ell'aveva ordinate nei vasi, -lentamente, ad una ad una. Quasi non ricordava più le parole acerrime -dette fra loro; o per lo meno tutto questo gli pareva già lontano, in un -tempo quasi remoto, come al di là da un lungo svenimento, e solo a -sbalzi, nel turbinìo del suo cervello, nella vuota concavità de' suoi -timpani, ricominciavano a stormir sonagliere, ma più fievoli, come se -andassero per una strada più lontana, e campanelli a ronzare, ma più -confusi, come se infuriassero in alto, lassù, per camere più distanti... - -Aperse gli occhi, rinvenne da quel torpore come da un sogno che fosse -durato senza limiti, e la cercò. Dov'era? Non súbito la vide: -quell'irruenza del sole pomeridiano faceva della stanza una prigione -infiammata, traeva da tutte le cose un fulgore insostenibile, simile -quasi ad un frastuono assordante. - -Poi la vide: stava seduta dinanzi al cembalo, con la testa china, il -mento piegato sul petto, una mano su la tastiera, l'altra posata sul -grembo, quasi affondata nella gonna scura; ed ella medesima era coperta -d'ombra fino alle ginocchia, ma con il busto avvolto dal sole come dalle -spirali d'una fiamma che divampandole intorno al capo, quasi alla -sommità d'una torcia, le sprigionava dagli accesi capelli un volo di -pulviscoli d'oro. - --- Novella... -- chiamò con le sue fredde labbra. - -Ella trasalì, si eresse; nell'atto brusco della mano tre tasti diedero -tre note veloci. - --- Non dormivi?... - -Ma, invece di rispondere, Giorgio la chiamò a sè, tendendo le mani verso -di lei con un gesto supplichevole. Ella si levò, confusa, temendo -perfino il rumore che faceva nel muoversi, e con il cuore gonfio di -commozione s'avvicinò all'infermo. - --- Che vuoi? Stai male? Ecco, vedi!... -- gli andava dicendo con una -voce piena di umile fedeltà. - --- No, no, ascóltami... - -Ella prese le sue mani, con dolcezza; le strinse. Ardevano entrambi, nei -palmi, nei polsi, d'una diversa febbre; si guardavan come fossero -entrambi colpevoli, con timore, con esitazione. - -Allora ella vide su le ciglia dell'infermo, su quelle ciglia bionde, -così buone, sotto le quali non s'era mai fermata alcuna ombra iniqua, -vide brillare due lacrime grandi e limpide, che caddero insieme, -scavando ancor più la sua faccia devastata. Ed ella pure sentì un -singhiozzo rompere il nodo che aveva nella gola, irrefrenabile... - -Senza parlare, senza mentire, si chinò su lui, su la sua bocca -addolorata, -- e piansero. - - - - -IV - - --- Vedete, Giorgio, -- disse Maria Dora, -- mi sono lavata i capelli -stamane. - --- Lo so, mia bella cognatina. Mentre alla finestra li asciugavate, ho -veduto i vostri capelli sciolti, ed accecato da quello splendore, stavo -quasi per mandarvi ad alta voce un complimento. - --- Ah, sì? Un complimento non è mai di troppo! Ditelo dunque ora, se non -è una bugia. - -Ella cinguettava con il cognato per distrarlo, per farlo sorridere nella -sua tristezza. - --- Ci tenete, proprio? - --- Ma, certo! - --- Ebbene, volevo dirvi: -- Cognatina, è il sole che splende, o siete -voi, con i vostri capelli, che mettete tanto oro nel mattino? -- Questo -è il complimento; vi piace? - --- Per bacco! -- ella fece con arguzia; -- davvero è fino: fino come un -madrigale. Pare impossibile che sia vostro! Dove l'avete letto, Giorgio? - --- Oh, Maria Dora! -- egli esclamò sorridendo; -- non mi credete nemmeno -capace di una cortesia così facile? - --- Non è poi tanto facile, via!... Sopra tutto per un ingegnere! Se mi -aveste detto, che so io... per esempio: -- Cognatina, i vostri capelli -splendono stamane come le rotaie della strada ferrata... -- ecco, lo -capirei! Ma così, come l'avete detto, così bene, così pulito... no, -francamente, puzza di letteratura! Oh, intendiamoci, non è per -offendervi, chè anzi ve ne ringrazio. - --- Ebbene, sia come volete; non ci bisticceremo per così poco. -L'essenziale è che vi siete lavata i capelli, e che i vostri capelli -sono d'un'abbondanza davvero straordinaria. - --- Novella ne ha più di me. - --- Forse; ma di un altro colore. Dov'è Novella? - --- Non so, -- ella fece con esitazione. - --- E Andrea? - --- Andrea sarà forse rintanato in camera sua. Da qualche giorno è -divenuto ancora più inavvicinabile di prima. Che bizzarro uomo! Non pare -anche a voi, cognato? Io, quando lo vedo, ho sempre voglia di gettargli -un pezzetto di zucchero come si fa con i cani da guardia per entrare -nelle loro grazie. - -Egli fece con la mano un gesto vago, ma sorrise tuttavia di quella -irriverente opinione. - --- Andrea è un uomo d'ingegno, -- disse con lentezza il malato. -- Le -nature come la sua peccano sempre di qualche singolarità. - --- Ma egli è singolare in tutti i sensi, e più lo si conosce, più lo si -trova bizzarro! Sapete, -- ella seguitò con il suo parlar volubile, -- -sapete che mi faceva la corte? - --- Ah, sì? - --- A modo suo, beninteso; con certe sue maniere un po' ironiche... ma è -fuor di dubbio che mi facesse la corte. Bene, ora invece, da cinque o -sei giorni, non mi parla nemmeno più: se ne è dimenticato. È seccante, -vi pare? - --- Questo non saprei, cognatina. Vi auguro in ogni modo che ricominci, --- egli disse in tono di celia. - --- Bah... lasciamo stare! - -Seduta vicino a lui, ella ricamava in fretta, però con una sbadataggine -estrema. Ogni tanto guardava il malato, ch'era disteso nella seggiola a -sdraio, coperto di scialli; e lo guardava nel mezzo del parlare, o -facendo altra cosa, perchè l'infermo non si avvedesse de' suoi pensieri. - -Lo trovava miserrimo, ogni giorno più stremato, più povero di vita. -Nella faccia angusta gli si erano dilatati gli occhi e sporgevan -dall'órbite come fossero gonfi, in un cerchio di lividore. Le pupille -dilatate, scialbe, acquose, nuotavan in un siero azzurrastro; talvolta -si appannavano visibilmente, come una lama al calor del fiato. Quando -sorrideva, i denti parevan cresciuti: la gengiva superiore gli si -scopriva, congestionata sotto l'orlo del labbro, e quasi livida. Su la -pelle arida gli si formavan certe macchie di color scuro e spesso due -strisce rosse gli accendevan la fronte, equidistanti, fra le tempie -concave. La sua mano divenuta nivea, spesso, nel cercare un oggetto, -brancolava un poco. - --- Non vi sentireste, -- gli domandò la fanciulla, -- di uscire nel -giardino? Fa così tepido fuori. - --- Oh, no, Maria Dora! Non mi sento proprio di alzarmi. Se sapeste che -fatica mi costa muovere un passo! - -E si rannicchiava negli scialli, poveramente, come un intirizzito. In -quel mentre papà Stefano tornava dalla fattoria, col suo cappellaccio di -paglia ficcato di traverso, la sua giubba da cacciatore. Era un bel -vecchio, aitante ancora, solido e bronzeo sotto i suoi capelli -d'argento; serrava tra i denti la pipa stracarica, ingoiando enormi -boccate di fumo con una specie di golosità. All'odor del tabacco, -Giorgio si mise a tossire. - --- Ahi!... me ne dimenticavo, -- esclamò Stefano con premura. - -E soffocato il fornello col póllice, si cacciò la pipa dentro una tasca. - --- Fuma, fuma, -- lo esortò Giorgio. - --- C'è tempo! Veh, che brava Maria Dora! gli tieni compagnia. - --- Si discorre di tante cose, godendo il bel sole. Frattanto ricamo, -ricamo. A furia di ricamare mi sarò preparato un corredo bellissimo. Non -manca più che il marito. -- Fece una pausa: -- Il marito... parola -eroicomica! - -E si mise a ridere di quel suo riso trillante, che le gonfiava la gola. - --- Oh, eroicomica!... -- esclamò il padre. -- Tu non sai quello che -dici. - -Ella non volle insistere, anzi mutò discorso: - --- Papà, ora te ne racconto una bellina. La Berta se ne va! - --- La Berta? - --- Sicuro, e adesso verrà lei a dirtelo. Va via perchè... oh, debbo -ridere!... - --- Insomma lo vuoi dire o no? - --- Ora te lo racconterà lei stessa, perchè io... -- e rideva, -- io... --- e rideva più forte. - -La Berta, che lo aveva inteso entrare, giusto era venuta su l'uscio. - --- Ehi, tu, fatti pure avanti! -- comandò il burbero padrone. -- -Sentiamo: cosa c'è? - -La fantesca si avanzò di qualche passo, impacciata, con gli occhi bassi, -slacciandosi il grembiule. Stefano si tolse il cappellaccio di paglia e -lo buttò sopra un divano. Siccome cadde a terra, la fantesca, per far -qualcosa, andò a raccoglierlo. Con quel cappellaccio in mano, e per il -fulvo della sua chioma e per il vermiglio delle sue gote, pareva più -buffa che mai. - --- Dunque la sciogli o no quella tua maledetta linguaccia? - --- Dica lei, signorina... -- ella balbettò vergognosa. - -Maria Dora se la godeva un mondo e non aperse bocca. - --- Che signorina d'Egitto! -- borbottò Stefano, con quell'aria terribile -che sapeva darsi nell'amministrare la giustizia fra i suoi dipendenti. --- Spìffera tu! - -La fantesca si fece cuore: - --- Signor padrone, ho deciso di andarmene via... - --- Buon viaggio! - -Ma egli non si mosse; ella neppure. - -Dopo un breve silenzio papà Stefano disse: - --- Oh, e perchè poi? - --- Lo domandi alla signorina. - --- La signorina non c'entra. - --- E allora lo domandi al signorino... - --- A chi? - --- A quello lì... -- ella fece, scostandosi impaurita e segnando col -dito Marcuccio, ch'era venuto su la soglia nell'udir quelle voci. - --- Sì, a lui, proprio a lui... -- ripeteva cocciuta la fantesca, -segnandolo a dito. Si era fatta rossa, quasi paonazza come una -melagrana, ed aveva le lacrime agli occhi. Papà Stefano abbandonò quel -tono di accigliata canzonatura, si fece grave: - --- Sentiamo: cosa c'è stato? - --- Certe cose, certe cose, padrone... -- piagnucolava la Berta. - -Lo scemo cominciò a sghignazzare ed a contorcersi contro lo stípite; -allora ella, fattasi ardita, sciolse lo scilinguagnolo. - --- S'immàgini che non mi lascia stare un momento. Mi tocca, mi provoca, -mi salta addosso... Poco fa mi ha fatto bruciare il lardo! Ne ho -abbastanza! Guardi un po' che pizzico! - -E si fece avanti, squadrando con occhi nemici lo scemo, che sempre -sghignazzava; si rimboccò una manica fin sopra il gomito e mise in -mostra un bel lividore. - --- Dio! come fai la schizzinosa... per un pizzico! -- esclamò Maria Dora -con perversità. Ma la Berta non s'interruppe nemmeno. - --- Poi sentisse cosa dice, padrone! - --- Andiamo, andiamo... -- borbottò Stefano, conciliante. - --- Insomma pensi che la notte mi devo chiudere in camera a chiave!... - --- Ohibò!... -- fece Maria Dora con la sua vocetta maliziosa. - -Allora lo scemo si fece avanti, serio serio, con una grande aria di -cerimoniale; drizzò su le gambe lunghissime la sua persona sbilenca e -disse in tono declamatorio: - --- Infatti, caro padre, ho deciso di prender moglie. Quello che ti -racconta costei, non importa. È venuto il tempo che mi debba maritare: -ventitre anni ho, padre. - -La ragazzotta, paurosa, corse in un angolo e scioccamente incominciò a -piangere. - --- Costei, -- riprese lo scemo, -- costei non intende. Piange? Perchè -piange? Le ho detto: -- «Sei grassa e rotonda; mi piace l'odore del tuo -collo, dove nascono i tuoi capelli rossi. E quando scopi mi piaci, -perchè la tua sottana dondola e sta bene. Sposiámoci, Berta; voglio -vedere se sei fatta come una donna.» - -Allora il padre s'avvicinò a lui, posandogli una mano su la spalla; e -cercava di persuaderlo amorosamente: - --- Questo che dici non è bene, Marcuccio. Lascia stare la Berta; va e -scrivi. - --- Non ora, padre. Debbo raccontarti ogni cosa prima delle mie nozze. - -Frattanto rideva, ma di quel suo riso atono, che gli afferrava soltanto -la bocca e la obliquava in una smorfia sinistra; un riso metallico, -breve, aspro, che gli stringeva la gola come una mano ruvida e ne traeva -un corto singhiozzo. - -In certi momenti non si poteva impedirgli di parlare, affinchè non desse -in ismanie. - --- Sì, padre. La sposo per aver fatto un sogno. Un sogno che faccio -quasi ogni notte, in questa primavera. Mentre dormo, la porta si apre; -lei entra; è veramente lei, quasi nuda, con i capelli arruffati, e ride. -Ride; poi si dondola nella camicia da notte come una cosa molle... Mi -dice: -- Hai chiamato, Marcuccio? -- Sono qui. -- S'avvicina, mi tocca; -io soffoco. Butto via la coltre, le dico: -- Entra nel letto. -- Non -vuole, ma ride. Ride e si china... Sento che ha un odore forte, come una -donna nuda. -- Guarda, -- mi dice: -- sono bella? -- Sì, Berta, sei -bella. -- Poi, se la voglio, fugge. E si dondola nella camicia da notte -come una cosa molle... - -Si mise a ridere sguaiatamente: - --- Vedi? anche ora fugge. - --- Marcuccio, -- lo implorò il padre, -- vieni con me; discorreremo noi -due soli. - -E cercò di trascinarlo via per un braccio. Ma egli resisteva, caparbio. - --- Padre, tu forse non comprendi che sono innamorato. - -Allora Maria Dora scoppiò a ridere, esclamando: - --- Uh! uh... Marcuccio innamorato! - --- Perchè ridi, sorellastra? - --- Certo che rido, -- ella rispose. -- Perchè tu puoi sposare una -ragazza bella e pulita, mentre la Berta puzza di cazzeruole... È unta! - --- Sorellastra, ti dico: tutto puzza e tutto non puzza, secondo che un -odore piace o non piace. Siccome sei maligna, alle mie nozze tu non -verrai. La Berta sarà vestita di bianco, io di nero, e tutti gli -invitati porteranno un cero come nelle processioni. Farò suonare le -campane, a stormo. Sorellastra, se mi regalerai un anello d'oro, con -cinque brillanti, allora ti perdonerò. - -Andrea sopravvenne in quel momento e si fermò all'udire que' discorsi. -Ma súbito interruppe lo scemo con una voce piena di potere: - --- Marcuccio, che stramberie vai dicendo? - --- E voi, Andrea, -- seguitava lo scemo senza dargli retta, -- voi, -Andrea, nel giorno delle mie nozze, direte a tutti: -- Quest'uomo che si -sposa è Marcuccio Landi, poeta, filosofo e musicista. Mettetevi a -ginocchi e riveritelo: egli è grande! - --- Io dirò a tutti, -- esclamò Andrea: -- Quest'uomo che si sposa non è -affatto grande, perchè invece di dedicarsi al suo lavoro perde il tempo -dietro le sottane. Così non avrà nessuna gloria. - -Egli diceva queste parole fermamente, come le avrebbe rivolte ad un uomo -sano d'intelletto, ed affrontava lo scemo con tutta la violenza del suo -sguardo insostenibile. - -Una bianca ed umile paura si dipinse tosto nel viso di costui ed il suo -sguardo si fece errante sotto la dominazione di quell'occhio più forte. - --- Non direte questo... -- balbettò, con una specie di terrore. - --- Lo dirò certamente, se non abbandoni questo pensiero assurdo. - --- Maestro... -- fece smarritamente lo scemo, -- maestro... e in tal -caso, l'amore? - --- L'amore? -- esclamò Andrea nervosamente, con una rapidità quasi -iraconda. -- L'amore non è che un perditempo! Cerca di saper farne a -meno, anzi di persuaderti che l'amore non c'è! - -Lo scemo dovette meditare su queste parole; poi gli parve d'aver -compreso. - --- E voi, -- domandò lentamente, -- voi non amate? - -Quasi urtato in pieno petto dalla domanda inattesa, che aveva, o gli -parve, un non so che di proditorio, Andrea Ferento ebbe un sussulto -impercettibile, rovesciò la fronte all'indietro con quell'atto imperioso -ch'era in lui abituale quando voleva resistere o comandare. - --- Io, -- disse con asprezza, come se la domanda non gli venisse dallo -scemo e non a lui dovesse rispondere, -- io non ho amato che una sola -cosa nel mondo: la mia opera; e ciò basta. - -Poi traversò quasi con impeto la stanza, e preso lo scemo per un polso, -fortemente lo accompagnò verso l'uscio. Da lui Marcuccio si lasciava -condurre con una docilità quasi pecorile, senza osare mai di -contraddirlo, perchè nel suo sperso intelletto non dominava che una sola -fissazione: quella di potergli assomigliare. - -Aveva con ardenti sogni amato la gloria nella sua giovinezza dedita alle -fatiche più nobili dell'ingegno, e questa gloria ch'era stata la sua -lontana amante, il suo fantastico sole, continuava ora a perseguitarlo -con tentazioni assurde, a riaccendere di eroiche imprese la sua demenza -mansueta. - -Papà Stefano si era seduto sopra una seggiola, e raccoltasi la fronte -nella mano, meditava dolorosamente su la pietà che gl'ispirava il suo -figlio. Ogni tanto scoteva il capo e si ricacciava la commozione in -gola, mordendo la pipa spenta, che lo impolverava di cenere. Di -sventure, nella sua lunga vita, ne aveva sopportate assai, con quel -coraggio paziente che l'anima dei semplici sa radunare contro la -sciagura; ma questa, che gli aveva distrutto nel fiore dell'età il suo -figlio adolescente, questa non la poteva tollerare per quanta -rassegnazione avesse nel suo cuor di cristiano. - -Finchè Marcuccio se ne stava zitto, faceva la calza, scriveva o -camminava per la casa come un automa, traendo dal suo violino, sempre, -sempre, quella medesima canzone, ch'era divenuta per tutti quasi un -incubo superstizioso, il padre non malediva la sorte, si contentava di -guardarlo con occhi tristi e scuotere silenziosamente il capo. Ma quando -l'udiva imbastire insieme, con una voce monocorde, que' suoi lunghi -discorsi incoerenti, che tradivano il cervello senza governo, e poi -finivan per lo più in una risata stridula, che faceva male come un colpo -di frusta, il padre talvolta non sapeva più contenere la piena del suo -dolore taciturno. - -Dopo una lunga pausa, il vecchio disse alla figlia: - --- Maria Dora, va piano piano a vedere cosa fa. - -La fanciulla si levò in silenzio dalla poltrona dov'era seduta a -ricamare, e camminando con lievi passi uscì per andarlo a spiare. Poco -dopo fu di ritorno, con la medesima cautela, e rispose, facendone -l'atto: - --- Scrive. - -Poi, senza guardare Andrea, sedette di nuovo nella poltrona, presso -l'infermo, ed abbassò il capo sul ricamo che aveva incominciato. - -Ora non parlavano più; tutti e quattro, in quel silenzio parvero stare -in ascolto, forse d'una lor intima voce che ad ognuno lasciasse cadere, -come pietre sul cuore, un peso di sillabe lente. Ascoltavano, ed ognuno, -tacendo, in quella sera piena d'ambiguità, ricamava sul proprio telaio -una trama invisibile di pensieri. Per l'uscio aperto si udiva giungere -quel rumore familiare che fanno le stoviglie, le argenterie, quando -s'apparecchia la tavola. - -E il giorno, fuori, diminuiva. Il sole, come un largo tappeto, si -ritraeva dalla terra umida, strisciava sul fogliame degli alberi, sui -tetti più alti, sui vertici delle colline. Veramente a guisa di un -tappeto che il crepuscolo andasse arrotolando, sollevava nell'atmosfera -limpida qualche soffio di polvere voluminosa, che lentamente scendeva, -cadeva, prima impalpabile, poi folta, sopra i contorni delle cose. - -Gli alberi si vestivan di buio, come se il vento li avvolgesse d'un -torbido fumo. Non era puranco l'ora delle campane: un grande silenzio -veniva dalla terra circostante, un silenzio quasi religioso, che -affaticava la loro sensibilità. - - - - -V - - -Quando furono in fondo al giardino, ella si strinse a lui con tutta la -persona e gli cercò la bocca. - --- Bada... -- egli disse impaurito; -- non qui! - -La sera già folta li nascondeva; ma erano più che mai timorosi, più che -mai sperduti d'amore e di terrore, mentre il destino si compiva in ogni -attimo, con una irremediabile celerità. Egli si tese in ascolto, poi -l'attrasse dietro un alto cespuglio che faceva quasi una nicchia, dove -nessuno li avrebbe scorti. - -Che buon odore di menta selvatica veniva dall'umida erba in quella sera -scintillante! La terra satura esalava il suo respiro profumato, -quasichè, nella propizia ombra, godesse la carezza d'un amante e quel -soverchio profumo fosse l'effluvio della sua nascosta voluttà. - -Là dietro, per l'intrico dei rami, si vedeva la casa biancheggiare con -tutte le finestre chiuse, tranne una, che splendeva, ma d'un lume -vacillante, quasi già vi ardesse il chiarore d'una lampada funeraria e -l'anima dell'abitatore addormentato stesse di là per evadere nella notte -grande. Non osavan guardare lassù, a quella sola finestra rischiarata, -poichè, dietro la trasparenza dei vetri, vedevano la vasta camera -taciturna, greve di morbo, densa di ombre fluttuanti, la camera ond'eran -usciti poco prima, a breve distanza l'un dall'altro, cauti, su la punta -dei piedi, per non interrompere quel sonno troppo lieve. - -Oh, come sono diverse le finestre che splendono di notte nella facciata -d'una casa buia! Sonvene, per chi cammina e le vede passando, alcune che -fanno invidia, che dànno quasi uno scoramento indicibile, una specie di -triste gelosia verso la gioia che rischiarano. Sole, nell'alta notte, -nell'alto silenzio, brillano d'una luce impudica, irruenta, ilare, che -somiglia quasi ad uno scoppio di riso, che somiglia quasi alla -bianchezza d'una nudità, -- e sono le finestre dell'amore; ma dell'amore -giovine, che non rifugia nell'ombra le sue colpe, che non ha paura della -propria felicità. - -E sonvene di più velate, dalle quali pertugia insidiosamente un chiaror -soffocato, che paiono dire a chi passa: -- «Férmati e ascolta; non senti -venire per l'aria un ánsito di voluttà? Siamo due soli e nascosti, e -siamo accesi d'una febbre taciturna, che istilla quasi un veleno sottile -nel sapore d'ogni bacio...» -- E sono le finestre dell'amore; ma -dell'amore già perverso, che si ubbriaca di filtri e sóffoca il suo -grido nella coltre contaminata. Poi talune che vegliano solitarie, con -una lampada immota, e sembrano rischiarare l'insonnia d'un'attesa, -- -d'un'attesa lunga ed inutile, o il mormorio d'una preghiera, -- d'una -preghiera fatta per l'assente, che forse non tornerà -- o la stanchezza -d'una mano che scrive, che scrive senza mai fermarsi, che scrive senza -mai rileggere, al suo sogno lontano, al suo lontano amore... - -Poi talune, che sembrano illuminarsi d'un tratto, per una paura -subitanea, per un dramma notturno, con ombre che s'avvicendano -repentine, come se vi fosse nella camera un tramestìo di gente, che va, -che viene, che parla concitata... Poi altre, le quali sembrano tenebrose -della lor luce, come sono quelle fiammelle ad olio che bruciano davanti -ai tabernacoli, in certe abbazìe di campagna, le sere d'autunno, dopo il -vespero, quando le chiese dei poveri si émpiono di preghiera e di -malinconia... - -Sono finestre semispente, che hanno un colore; nessuna ombra si muove -nel loro fondo opaco; nessun romore viene dalla lor immobilità; ma solo -una specie di brivido che si prolunga nella notte, che si propaga nel -buio, con disperata tristezza. -- E sono le finestre segnate, su le -quali, perchè si spengano del tutto, soffierà la morte... - -Assaliti così da quel brivido, e pur indugiando nel bacio che li colmava -d'oblìo, essi rividero la faccia supina dell'infermo, affondata nel -guanciale, che apriva gli occhi senza muoversi ed in quel bacio li -guardava. Sebbene avesse le fattezze del cadavere già scolpite sotto la -pelle trasparente, li guardava cupo e fiso, per infondere uno spavento -inesorabile nel loro inesorabile amore. - -Egli disse a lei, che s'annidava nelle sue braccia, e lo disse come per -esprimere quella imprecisa paura: - --- Non odi? - --- Che? - --- Un rumore... - -Ascoltarono. - -Tutto il giardino dormiva. Solo, tra ramo e ramo, tra foglia e foglia, -qualche rapido crepitìo, qualche sussulto fugace interrompeva l'odorato -silenzio, metteva nell'ombra effusa di chiaror lunare un risveglio pieno -d'ambiguità. Su la terra, nell'impenetrabile intrico dell'erbe, si -agitavano vite furtive; in alto, fra i tacenti nidi, sotto le volte -sonore dei padiglioni arborei, gli sciami notturni come orchestre in -sordina aliavano senza tregua producendo un indefesso ronzìo. Laggiù, -nella vasca, lo zampillo tenuto basso pullulava piano piano, scorrendo -in un rivolo quieto che non sciacquava, ed ogni tanto interrompendosi -come per riprender lena. Ad intervalli vi si udiva uno schianto: era -forse una ranocchia, od un rospo, che dal margine vi saltava dentro, sul -ventre piatto. Dai piccoli sentieri, fra i cespugli, sbucava un odore -intenso di fioriture nascoste; poi d'improvviso, nell'inclinar del -vento, la fragranza del maggengo non mietuto, che arruffandosi ad ogni -folata prolungava per i campi una sonorità non dissimile dal tintinnìo -d'un metallo, e in vicinanza, in lontananza diminuiva, come uno strepito -di verghe d'argento. - -Senza parlarle, quasi con ira, egli appoggiò contro la sua fronte una -mano fredda, e piegatole il capo all'indietro si curvò su lei, come se -lo struggesse la tentazione di dirle una parola terribile, di confidarle -un segreto immane, ma volesse prima leggere ne' suoi femminili occhi se -aveva una così forte anima da poterne contenere in sè la tragica -violenza. - --- Ascóltami, -- egli disse, con voce sorda, che pareva il rombo d'una -soverchia fatica interiore, -- ascóltami, Novella, e médita bene prima -di rispondere. - -Poi fece una pausa ed accrebbe la lentezza delle sue parole. Domandò: -- -Fino a che punto puoi amare un uomo? - --- Non un uomo -- ella fece, con perdizione, -- te solo, te solo... - --- Non mi rispondere così, a fior di labbro. Interroga bene te stessa. -Troppe volte si confonde l'amore con l'esasperazione dei sensi, e troppe -volte l'amore ha paura di sè stesso, quando lo risveglia un pericolo -ch'esso non prevedeva. - --- No, -- ella disse, -- non c'è risveglio, non c'è limite... - --- Ma vi può essere, -- egli rispose, premendo col palmo su le radici -de' suoi capelli scintillanti, -- vi può essere un'altra cosa che tu non -sai... -- E sordamente, senza un tremito nei diritti occhi, soggiunse: --- La disperazione. - -Ella stava un po' curva all'indietro, piegata su le reni, ed oscillò. Ma -il braccio dell'amante la reggeva per la cintura, onde non fu che un -peso più greve contro la sua forza. Ismemorata, come se non potesse bene -afferrare il senso di quelle sue parole, ma tuttavia ne rabbrividisse: - --- La disperazione?... -- balbettò. -- Che dici? - -E gli andava serrando le braccia con le mani trepide, come se cercasse -in lui contro lui stesso un aiuto. -- Che vuoi dire? Perchè mi parli a -questo modo? Io non so nulla, non so nulla... ma ti amo... - -Diceva questo con una semplicità, con una sincerità che soverchiava ogni -ragionamento; pareva che gli volesse rispondere: -- Perchè m'interroghi? -perchè mi tormenti? perchè cerchi di esagitare in me fantasmi che non -conosco? Ti amo... Non c'è forse tutto in questa parola? A che scopo -vuoi saper oltre?... La disperazione?... ma è una sola: Non essere tua. -Ecco, ti rispondo: Essere tua fin dove tu voglia, e come e fin quando a -te piaccia. Divenire un oggetto minuscolo, inerte, nel dominio della tua -forza: null'altro. Ed è questo, non ti sembra? l'amore... - -Così ella pareva dirgli con quelle parole semplici, ed egli se ne rese -ben conto. Anzi misurò per un attimo lo sfondo senza limiti dell'anima -femminile, anima che sfugge alla comprensione dell'uomo nè sopporta -l'altrui e meno ancora la sua propria vigilanza. Ond'egli pensò ch'era -oltremodo vano tormentare con tante ricerche il suo docile cuore. - -A sè stesso, più che a lei, mormorò due parole rapide, vicino alla sua -bocca: -- «Non ancora». - -«Non ancora. Tu hai diritto alla mia mercede, povera creatura, perchè -sei meno forte, e perchè mi ami. Io solo soffrirò per entrambi: -- io -solo». - -Subitamente, quell'odore della sua bocca lo sconvolse. Più forte che -l'aroma della notte primaverile, più forte che l'olezzo del giardino -ebbro, vaporante come un incensiere, su lui potè l'odore femineo di -quella sua bocca soavissima, di quelle sue labbra socchiuse, appena -umide, che avevano sete, che avevano involontariamente la forma ed il -sapore d'un bacio, ch'erano più lascive di una forma ignuda, più nude -che la nudità. Allora vide, intorno a' suoi occhi abbassati, le ciglia -luminose tessere due piccoli semicerchi d'oro, e vide la sua pelle, su -le gote, sul collo imbiondire per una vellutatura ch'eravi cosparsa, -limpida, scintillante come l'oro. - -E vide nella sua gola riversa accumularsi un'ombra che tutta la vestiva, -come un manto sotto il quale fosse nuda, e sentì che il suo petto gonfio -colmava lo spazio fra loro, trasalendo ad ogni respiro, come fa un -ventre femineo quando assorbe la voluttà... - -Brillava una finestra, una sola, ma fosca, nella casa buia; e fra i -meandri del giardino addormentato egli la portò a giacere su l'erbe che -fiorivano, come sopra una coltre viva, in un letto fragrante. - -Il vento, delle praterie sonore, portava lo strepito del maggengo non -mietuto, che in vicinanza, in lontananza diminuiva, come un clamore di -verghe d'argento. - - - - -VI - - --- Natalissa! Natalissa, vieni su! - -Era la voce di Maria Dora che chiamava dall'alto del giardino, -affacciandosi al terrazzo, fra le spalliere dei gerani rampicanti, che -fiorivano a mazzi d'ogni colore, nascondendo sotto un magnifico tappeto -vivo tutto il muro della scalinata. - --- Corri, Natalissa, corri! - -La bambinetta era in fondo al giardino, aveva nel grembiule un fascio di -ramoscelli, che suo padre mondava dall'aiuole troppo folte. - --- Lascia giù quella roba, e corri, Natalissa! - -Con una certa cura la bambinetta vuotò il grembiule sul margine del -prato, fece in modo che il suo fascio non si disperdesse, poi cominciò a -correre. Aveva in testa un cappello di paglia che la copriva come un -ombrellone, ma il sole tuttavia l'aveva morata come una bacca selvatica. - --- Signorina Maria, che vuole? -- diss'ella con quel suo modo garbato di -donnicciuola grande, la quale sappia il fatto suo. - --- Bisogna che tu corra sùbito in paese a cercare il dottor Paolieri, e -dovunque si trovi, che venga su di filato, ma sùbito, e venga pure se -fosse occupato, perchè il signor Giorgio sta male... sai, piccina: molto -male. - --- Oh, poveretto! -- esclamò la bimba senza riflettere. -- Ma, e se non -lo trovo? - --- Cércalo, cércalo dappertutto; dillo al farmacista, dillo a tutti -quelli che incontri, e manda persone in giro finchè l'abbiano trovato. - -Poi non rimase a discuter oltre; tornò dentro frettolosa, gridando -ancora una volta: - --- Corri, Natalissa! - -Ma questa, nella sua testolina ragionevole, non poteva persuadersi di -quella necessità. - --- Come mai? Hanno un dottore in casa... che bisogno c'è del Paolieri, -quello che cura i poveri? - -Tuttavia si mise a correre, come le avevan detto, poichè era ubbidiente. - -Intanto, sul primo pianerottolo della scala, Maria Dora vide qualcosa -che la percosse d'un grande stupore. Novella era nel corridoio, diritta -contro la parete, a pochi passi dalla camera di Giorgio; pareva in croce -contro il muro, con le spalle oppresse come dal peso di una fatica -interiore, le braccia un po' discoste dai fianchi, le mani aperte, quasi -aderenti all'intónaco, e tutta bianca nel viso d'un pallore che alterava -le sue fattezze. Non solo, ma nel medesimo tempo aveva intravveduto -Andrea sparire di lì, entrar per una porta, uscirne, tornare, quasichè -non avesse potuto nascondersi a tempo. Era passato davanti a lei che -saliva, senza guardarla, senza forse vederla, con gli occhi stranamente -esagitati, i capelli che parevan irti. Ed in entrambe quelle facce un -non so che di malvagio, di folle, una specie di tragica simiglianza. - -Ella vide questo, e si fermò davanti alla sorella, senza trovare il -coraggio di parlarle. Ma questa non fece il più piccolo movimento, e -rimase con gli occhi sbarrati, le mani aperte, quasi crocifissa contro -il muro. - --- È strano, -- pensò Maria Dora; -- ogni volta che Andrea torna dalla -città, Giorgio si aggrava... - -Tutta la casa era sossopra; nella camera del malato i familiari si -affacendavano; la Berta ne usciva ogni tanto, in punta di piedi, -strisciando su le pantofole di feltro, facendo tutto quello che le si -ordinava. Ora passava con una bottiglietta, or con una pentola d'acqua -bollente; poi venne fuori papà Stefano e si mise a chiamare con voce -soffocata: - --- Andrea... - -Maria Dora prese una mano della sorella e dolcemente le domandò: -- Che -hai? - -Novella strinse la sua mano, forte, forte, senza rispondere; gli occhi -le brillavano, accesi d'una febbre che ne consumava il pianto. Allora, -levando il capo verso l'altro pianerottolo, Maria Dora vide il suo -fratello Marcuccio, seduto su l'ultimo scalino, fermo come un cane -accucciato, e che guardava in aria, con le pupille fisse, ascoltando. -Aveva il suo violino su le ginocchia, l'archetto nel pugno, e senza -batter ciglio, con ferma intensità, pareva tutto assorto nell'ascoltare -un lontano rumore di avvenimenti, una confusa voce che parlasse con lui -solo. - -Vedendo la casa in tumulto, guidato forse dall'istinto, era venuto egli -pure su quella scala, presso la camera dell'infermo, dove non entrava -mai. - --- Andrea, Andrea... -- ripeteva la voce del padre. - --- Ebbene? -- disse questi, apparendo su l'angolo del corridoio. - -C'era in lui una specie di convulsione ferma, che la tensione de' suoi -nervi dominava a stento. - --- Non posso fargli più nulla, -- disse con voce rapida. - -Aveva tra i sopraccigli una ruga profonda. - --- Ma... ràntola... -- balbettò Stefano. - -Andrea rovesciò indietro il capo, con una specie d'urto che scosse tutta -la sua persona: - --- Lasciàtelo stare. O la crisi passa, o questa volta è finita. - -Ripetè ancora, con una voce più sorda: -- È finita. - -E cominciò a camminare velocemente, in sù, in giù, davanti all'uscio -dell'infermo. I suoi passi facevano romore; il pianerottolo ne -traballava; la ringhiera scossa mandava una specie di ronzìo. - -Poi si fermò di scatto: - --- Viene questo medico? - --- Sì, -- rispose Maria Dora timidamente. - --- Che viene a fare? - --- Mi avete detto voi di chiamarlo... voi stesso, poco fa... - --- Sì, è vero: l'ho detto io. -- Fece una pausa: -- Bene, venga! - -Di nuovo si mise a camminare, più rapido, con maggiore concitazione. - -Gli occhi di Novella inseguivano ogni suo gesto, ogni sua mossa, quasi -fossero ammaliati; ed egli non la guardava mai; non guardava nessuno. - -Dalla stanza dell'infermo uscì mamma Francesca, e piangeva. Mormorò: - --- Bisogna salvarlo... - -Poi carezzava la fronte della figlia maggiore, dicendole: - --- Ti senti male, è vero, povero cuore?... - --- Sì, mamma, così male!... - -Ma la Berta, ch'era per un momento rimasta sola con il malato, scappò -fuori quasi correndo, bianca di paura. - --- Oh, la sciocca! -- fece Stefano, vedendo la sua pavidità. - -Ora, quel giorno, Marcuccio la odiava. Per non guardarla, o forse per -dispregio, col dosso della mano in cui teneva l'archetto si coverse gli -occhi, fin quando fu passata. - -Macchinalmente Andrea guardò l'ora. Disse: - --- Le tre. Non piangete, Novella! vi prego, vi prego non piangete!... - -E risolutamente varcò la soglia, dietro la quale stava il moribondo; la -soglia buia che segnava quasi un limite. - -Allora, in quella penombra, da solo, Andrea s'avvicinò al letto nel -quale stava disteso il malato inconoscibile; si curvò leggermente per -ascoltarlo, e rimase immoto. In quella breve distanza, dal limitare al -letto, nello sforzo enorme che aveva dovuto compiere sopra sè stesso, -l'incubo del suo spirito si era dissipato come per incanto; una gran -pace gli entrava nel cuore: piuttosto che pace era una lucida -insensibilità. - -Lo guardava, lo poteva guardare senza tremarne. Non era più che la -squallida ombra d'un uomo, in cui persisteva tenacemente una fievole -vita. - -E il medico pensò: -- «Una crisi. Non sarà l'ultima. Ora è già quasi -domata. Passa.» - -Avrebbe voluto anche toccarlo, tastargli le tempie, i polsi, il cuore, --- ma le sue proprie mani, involontariamente, si rifiutarono. Allora -tese l'orecchio: il respiro fluiva più uguale nonostante il fiochissimo -rántolo, nonostante la viscida saliva che gli schiumava tra le labbra. - -E il medico pensò: -- «Fra poco gli si potrebbe fare un'altra iniezione -di caffeina; il cuore ha già ripreso un po' di forza.» - -E vedeva con l'occhio esperto riaccendersi la vita nell'esausto cuore. -Lo vedeva, senz'averne alcun segno, per una specie di sensazione fisica, -la quale gli proveniva dall'aver molto spiati gli indizi della morte, il -calore impercettibile della vita. - -Non si moveva; era come affondato nel materasso; la coltre si alzava sui -piedi congiunti, su le ginocchia un po' salienti: un braccio pendeva dal -lenzuolo con la mano torta, come se nell'affanno avesse cercato di -ghermire, di stringere; soltanto nella gola denudata era il gonfiore di -uno sforzo continuo; nelle palpebre qualche battito. - -Gli pareva d'essere accanto ad un altro malato, ad uno dei tanti che -aveva ritolti alla morte o vegliati nelle agonie; gli sembrava quasi -d'essere l'artefice davanti all'opera, e di doverla compiere con quella -tranquillità di spirito che pareva separarsi dal suo cuore d'uomo; gli -sembrava di non esser altro che una macchina, attenta e paziente. Se una -vita era in pericolo, a lui toccava salvare quella vita: questa era la -sua missione nel mondo, questo gli appariva semplice, come al timoniere -il mettere su la barra la sua mano forte, come allo spegnitore d'incendi -l'avventarsi dentro il fuoco. - -Macchinalmente mescè dentro un cálice alcune gocce d'una pozione con un -sorso d'acqua, e gliela fece colare traverso le labbra bavose, -tenendogli sollevato il capo con una mano passata dietro la nuca. Senza -volerlo aveva pur vinta la repulsione del toccarlo, e poichè il liquido -non trangugiato gli colava per il mento, lo rasciugò con un panno. -Dolcemente gli ripose il capo nel cavo del guanciale, gli compose la -mano torta sotto la coltre, lo coverse fino alla gola, e stette a -guardarlo. - -Allora l'uomo -- non più il medico -- pensò ad un tempo lontano della -lor giovinezza, quando quella creatura sfinita era un maschio -avventuriero della buona strada, e si erano data la mano, da uomini, da -galantuomini, per affrontarla insieme, la vita. E lo rivide nelle sue -sembianze d'allora, vestito di panni semplici, come si conviene a chi -vive tra lo scoppio delle mine ed il rimbombo delle macchine -generatrici, con la sua bella fronte illuminata di volontà, l'anima che -gli brillava negli occhi, limpida come il suo sguardo sincero. Egli era -forse un po' selvatico a quel tempo, e si trovava dappertutto a disagio -fuorchè tra le squadre d'operai, che capitanava come un condottiero, che -lo amavan come un fratello più forte, ma uguale ad essi nelle fatiche, -primo nei pericoli, integerrimo nella sua splendida povertà. - -Rivide un giovine alto della persona, nervato di ferrei muscoli nella -carne arida, sebbene dal colorito un po' esangue, dalle fattezze quasi -di adolescente, forse per quegli occhi azzurri che gli schiaravano la -faccia e la biondezza dei capelli non folti, che davan quasi una -trasparenza alla sua dolce fisionomia. Non aveva più famiglia, era solo -nel mondo, e in luogo d'ogni altro amore aveva l'ambizione inflessibile -di avanzarsi contro la vita per una via di conquiste, sacrificando tutti -gli agi allo splendore della sua meta lontana. - -Ma aveva un fratello nel mondo, un fratello come lui combattente, come -lui persuaso che ogni giorno si debba fare un passo più innanzi; e -quand'ebbero denaro, divisero il denaro, quand'ebbero sciagure, divisero -le pene, quand'uno si coronò di gloria, e l'altro si sentì pure -innalzato nella sua medesima elevazione. Da presso, da lontano, separati -e mai disgiunti nelle dure imprese che affrontavano, traverso l'età e le -molte insidie che la vita ordisce contro gli affetti umani, salvarono -quest'amicizia sacra, questo patto fraterno che li rendeva più forti, e -delle cose o dei principii che la vita aveva loro insegnato a -considerare in guise opposte non discutevano mai, per non gettare -un'ombra pur lieve su questa concordia assoluta. - -Quanta vita nella memoria! quante vicende coraggiose! quante belle -pagine di due storie umane, vissute per cammini opposti, con un solo -cuore! - --- «Ti ricordi?...» -- voleva quasi dirgli, mentre stava curvo sopra il -suo letto, sopra le sue logore membra, in quella camera semibuia. -- «Ti -ricordi?...» - -E con quella celerità istantanea che solo il pensiero possiede, tutta -rievocava in un baleno la storia di tanti anni, le vestige di tante -memorie che infuriavano, là indietro, come foglie ammulinate, in quel -turbine che si chiama il passato. E ogni tanto domandava a sè stesso, -quasi con un senso di reale incertezza: -- «È lui? proprio lui, -quest'uomo che ora giace? quest'uomo ch'io faccio morire? È lui? -Giorgio?...» - -Anche il suono mentale di questo nome gli pareva una cosa lontana. - -Poi subitamente si ricordò di una sera, -- una sera non tanto remota in -quella corsa a ritroso degli anni -- quando Giorgio era venuto a -trovarlo nel suo laboratorio e s'era seduto in un angolo, taciturno, ma -con l'aspetto di volergli dir qualcosa, di volergli fare una confessione -grave. Perchè mai di quella sera egli si rammentava così bene ogni più -piccolo episodio? -- Che strana cosa! In quella sera egli provò per la -prima volta una specie di presentimento, oppure una di quelle sensazioni -inspiegabili che paiono più tardi presentimenti quando il fatto accade. - -Era verso l'ora del pranzo, d'inverno, e pioveva. La pioggia produceva -di continuo su la gran vetrata del laboratorio quel rumore scrosciante -che un secchio d'acqua produce vuotandosi di colpo sovra un lastricato. - -Giorgio lo guardava; ed egli era seduto sotto la luce del riflettore, in -mezzo a fiale, a storte, a gelatine dense di bacilli. C'era su la tavola -un coniglio morto; in una gabbia tre topolini che giravan come trottole. - --- Sai, Andrea... - --- Ebbene? - --- Son persuaso che tu ne riderai, ma devo nondimeno confessarti una -cosa... - --- Ti ascolto. - --- Ecco: mi sono finalmente annoiato di viver solo; ho un'idea fissa, -nella testa, o nel cuore, non so... Insomma c'è una ragazza alla quale -voglio bene... ed avrei pensato di prender moglie. - --- Oh, strano, strano... strano. - -E si ricordò di aver sollevato per le orecchie quel coniglio morto, -ch'era freddo agghiacciato, e che ricadde come piombo. Certi particolari -di nessun rilievo hanno talvolta più valore, più senso, nella memoria, -che altri avvenimenti gravi. - -Gli sembrò allora, per la prima volta in tutta la vita, che da quelle -parole, da quell'attimo, fosse per insorgere un ostacolo fra loro. Ma -egli era un incredulo, un negatore: non vi badò. - -In quei giorni doveva riferire all'Accademia di Scienze su la scoperta -di un nuovo bacillo e sopra un metodo di cura ch'egli proponeva, -presentando un siero, che, dapprima combattuto, invalse poi nella -medicina come un rimedio indiscusso, lasciando gli stessi medici -stupefatti per la rapidità e la potenza de' suoi risultati. Era in quei -giorni assorto pienamente dal lavoro, nervoso, irritabile, pervaso da -quella febbre che accende l'uomo il quale sappia di possedere in sua -mano una forza prodigiosa e debba farla riconoscere dalla ottusa -diffidenza di coloro che paventano la novità; non viveva che tra la -Clinica ed il laboratorio, trascurando il cibo, accordandosi poche ore -di sonno, sostenuto solo da quella incurvabile volontà che gli stava -confitta nel cuore come una lama, fino all'elsa, in un legno duro. - -E però si rammentava anche la voce di Giorgio, quando gli disse quelle -parole; una voce che non gli aveva udita mai, vergognosa o timida, come -la voce dell'uomo che debba farsi perdonare una colpa. - -Gli aveva risposto, quasi con negligenza: - --- Allora ti sei finalmente innamorato... ami... anche tu!... -- in -quell'«anche» c'era quasi un piccolo disprezzo. Giorgio rispose: - --- Anch'io. - -E un'altra cosa rammentava, più nitidamente ancora, con una precisione -singolare. - -Qualche settimana dopo gli venne curiosità di conoscere questa fidanzata -di Giorgio e andò con lui a visitarla nella sua casa. - -L'aveva trovata bella... sì, molto bella -- e null'altro. Era stato al -loro matrimonio, li aveva condotti fino alla stazione quand'erano -partiti per il loro viaggio di nozze. Se ne tornò indietro solo, un po' -triste, mentre gli pareva che qualcosa dell'antica lor fratellanza fosse -andato in fumo, poichè per tutti i sentimenti, per l'amicizia come per -l'amore, non bisogna essere che in due. - -Ma una volta, forse un anno, un anno e mezzo più tardi, Giorgio lo aveva -invitato a pranzo, come soleva di tempo in tempo, e quella sera Giorgio -si sentiva male. - -Ella era sempre un poco taciturna quand'egli veniva nella lor casa; -Andrea lo aveva osservato infatti, senza domandarsene il perchè. Inoltre -certi suoi movimenti, certe inflessioni particolari della sua voce, gli -parevan un po' ambigue. - -Si era chiesto sovente se Giorgio fosse felice con lei, ma non osava -parlarne con l'amico; era sceso tra loro un insensibile velo. - -Quella sera lo ricevette lei sola, in un salotto che dava sul giardino -ed aveva un terrazzuolo fiorito di caprifoglio; sì, di caprifoglio o -forse di glicine: un'alberatura nodosa che saliva dal giardino -sottostante arrampicandosi nella ringhiera, e che mandava un odor forte. -Non c'eran lumi nel salotto, poichè si andava incontro all'estate; il -crepuscolo, rosso come un gran braciere, bastava da sè ad illuminare con -il riverbero delle sue vampe. - -Ed ella disse che Giorgio era sul letto a riposarsi prima del pranzo -«perchè Giorgio stava un po' male...» - -Poi discorsero d'altre cose. Eran seduti vicino alla finestra, a due -passi l'un dall'altra, lei con un abito di color viola, scollato, -percorso intorno alla cintura da una grande fascia nera. Teneva i piedi -sovrapposti, poggiati sovra un cuscino: quello ch'era sotto si piegava -come avesse la caviglia rotta, con una straordinaria elasticità; l'altro -non istava mai fermo. Le calze tenui trasparivan di bianco; aveva su -ciascuna scarpina una bella fibbia di antichi diamanti, rotonda, che -luccicava. - -Il rumore della sua gonna di seta ogni tanto le saliva intorno alla -persona come il rumore di una cosa viva; ella parlava distrattamente, di -cose futili, con una voce lenta, facendo lunghe pause. - -Allora egli sentì per la prima volta, con precisione, ch'ella lo -guardava come una donna guarda un uomo, attentamente, minutamente, senza -lasciarlo intravvedere, e questo gli dette un senso di molestia, un -senso anche di stupefazione. Si accorse d'un tratto ch'era singolarmente -bella, d'una bellezza tentante, d'una bellezza non casta: il che aveva -quasi dimenticato dal primo giorno che la vide. - -Sollevò gli occhi per guardarla negli occhi, e tutt'e due si sentirono -un po' confusi... Di che? Di nulla; d'un pensiero, d'un'ombra, d'una di -quelle indefinibili sensazioni che sono il principio di tutti i desideri -colpevoli. - -Egli cominciò ad osservarla, e subitamente gli parve di aver già -custodita nel suo pensiero l'immagine di una donna fatta come lei. Sono -vibrazioni veloci, contro le quali non si ha tempo di reagire; ciò che -le provoca è forse la loro impossibilità apparente, ciò che le alimenta -è forse il terrore che incutono. - -Cominciò a guardarla egli pure, minutamente, attentamente, come un uomo -guarda una donna, e la trovò più bella che mai. Gli piacque non solo il -suo corpo, ma il vestito che portava, e quel suo nastro nero alla -cintura, ed il rubino che le brillava sul dito come una goccia di -sangue, ed il profumo del quale si era cosparsa, e la mano e la bocca ed -i capelli, e sopra tutto la sua voce un po' velata, e sopra tutto la sua -femminilità così piena di seduzione involontaria. - -Turbato, per interrompere quell'incanto, si levò e disse: - --- Ma, e Giorgio? Non potrei andarlo a vedere? - -Ella con gli occhi lo seguiva, e rispose lentamente: - --- Sì, se volete... - -Oh, se ne ricordava come fosse trascorso un solo giorno! E da allora, -proprio da quell'attimo, un gran dramma aveva pervasa la sua vita, gli -era entrato come una paurosa novità, non nell'anima soltanto, ma nel -cervello e nei sensi, fino a sconvolgere tutto quello ch'era stata fino -allora la sua concezione delle cose, fino ad afferrarlo in una specie di -possessione, contro la quale non c'era in lui nè fuori di lui rimedio -alcuno. Egli sapeva talvolta escludere una passione, ma limitarla mai. -La sua natura non gli consentiva di rimanere a mezzo di alcuna strada: o -non percorrerla, o andar oltre, contro tutto, inesorabilmente, come su -l'ala di un destino. - -Fra questi pensieri egli non si rammentava più d'essere in quella -camera, presso il guanciale d'un sofferente, sotto la salvaguardia del -tetto che l'ospitava, nell'intimo d'una famiglia costituita. Ma invece -gli pareva d'essere davanti ad un giudice invisibile, contro il quale -gli fosse mestieri giustificare la sua colpa. - -D'improvviso lo interruppe nelle sue divagazioni un rumore di gente -sopravvenuta; si volse. - -Papà Stefano e mamma Francesca facevano entrare il medico Paolieri, -ch'era venuto su di corsa e trafelato ansava. - -Andrea lo squadrò velocemente, con uno sguardo nemico; l'altro, al solo -vederlo, si fece ritroso ed umile, quasi avesse una fredda vergogna di -compiere il proprio officio davanti a quel grande salvatore d'uomini. -Pareva, più che medico, un buon diavolo di sensale, con i suoi scarponi -impolverati, i calzoni stretti che gli facevan due borse alle ginocchia -ed un suo certo soprabito, d'un giallo stinto, che portava sempre -sbottonato, fino ai mesi del solleone. Aveva la faccia adusta, la mano -del vangatore, una grigia capigliatura spettinata che gli metteva -qualche ricciolo su la fronte intarsiata di rughe; aveva gli occhi -vivaci, il naso forte, un paio di baffi tagliati a spazzola, duri come -setole. - --- Professore... -- articolò, con una specie d'inchino. - -Per lui il malato era una cosa del tutto secondaria in quel momento; ciò -che lo stordiva era di trovarsi davanti al grande clinico, al medico -illustre, all'uomo di battaglia e di scienza che l'intero mondo ammirava -come un prodigioso rinnovatore della medicina moderna. - --- Professore... -- mormorò un'altra volta, -- è lei che mi ha fatto -chiamare?... - -Sudava, pover'uomo, a grosse gocciole, ma non osava rasciugarsi la -fronte. - --- Ella è il medico del paese? -- domandò Andrea Ferento, senza -indietreggiare dal letto dell'infermo, come se vi stesse a guardia. - --- Sì, signor Professore, io sono il medico condotto... -- rispose il -Paolieri, con un altro inchino più goffo. - -Ci si vedeva poco nella camera: Andrea fece segno a papà Stefano di -aprire a metà un'imposta, e fu Maria Dora che, scivolando dietro il -padre, andò alla finestra. Andrea aveva ritrovata la piena padronanza di -sè. Tenendosi ritto parlava con gesti sobrii, guardando ora il malato, -ora il medico, dando ragguagli esatti su quanto era accaduto. - -C'era più luce ora, ma il letto rimaneva nella penombra, con quell'uomo -supino e fermo, che pareva non desse alcun segno di vita. - --- Ci fu un momento difficile, -- spiegava Andrea, -- e temendo il -peggio, ho desiderato fosse presente anche lei. In due si vede assai -meglio e si provvede con maggiore tranquillità. - --- Oh, Professore... io debbo ringraziarla, ma non potevo essere che -inutile... certamente inutile... - -Fino allora, mentre il Ferento esponeva con lucidità la crisi patita -dall'infermo ed i rimedi usati, l'ottimo Paolieri non aveva rivolto che -qualche sguardo distratto al giacente, standosene assorto nelle parole -del narratore come se volesse mostrargli di non perderne una. E di -continuo faceva con la testa un segno d'assenso, anche dove questo -appariva superfluo. - -Ogni tanto intercalava, come una litania: - --- Vedo, vedo, vedo... -- Forse non vedeva nulla, tanta era la sua -confusione. - --- Per fortuna, -- seguitava il Ferento, -- in capo d'un certo tempo, -mediante l'iniezione, ho potuto rianimare il cuore, e da vari indizi ho -notato che la crisi ancora una volta sarebbe stata vinta senza gravi -conseguenze. Ora, più che altro, si tratta di un grande prostramento -nervoso, che tende a scomparire. Il respiro è difficile, ma assai meno -di prima: il polso debole, ma riprende, -- e si potrebbe, se lei crede, -fargli un'altra iniezione di caffeina. La dose che gli ho somministrata -finora è piccola: una seconda può giovare. - --- Ma senza dubbio! -- disse il Paolieri. Poi soggiunse: -- Oh, scusi... --- E in fretta si cavò il soprabito. - -Fino allora non s'era nemmeno accorto di portarlo indosso, tanta era -l'abitudine che ne aveva; e l'essersi tolto senza necessità quella sua -specie di casacca o di giubbone, era il più grande segno di rispetto -ch'egli potesse dare ad un uomo. - --- Se vuole, -- disse Andrea Ferento, quasi a termine del suo parlare, --- se vuole, dottore, lo esamini. - -Era un invito, sì, ma detto nel modo con cui si propone ad alcuno di -fare una cosa del tutto inutile. - -Il Paolieri s'appressò al letto; prese macchinalmente il polso del -malato, gli toccò la fronte, gli rovesciò un labbro per guardargli le -gengive. E questo fece due volte. Poi gli scoverse il petto ed ascoltò -il cuore; gli mise una mano sul fianco per esaminare il fegato e gli -premette l'intestino. - -Nel fare quel che faceva da anni, tante volte al giorno, come nel -compiere le pratiche d'un mestiere assiduo, dimenticava perfino la sua -soggezione e la presenza stessa di quel gran medico. Faceva tutto ciò -con coscienza, assumendo nella sua faccia ruvida un non so che di grave, -quasi d'intelligente. - -Poi lo ricoverse con delicatezza: ancora una volta gli guardò le -gengive, le membrane interne degli occhi, a lungo, e di tutto -quell'esame non fece che dire: - --- Già... già... - --- Le pare? -- disse Andrea, attentissimo. - --- Già... come lei diceva, Professore... non si tratta che di un grande -prostramento... l'iniezione gioverà. - --- Sì, facciamola. - -Fu allora che il malato aperse gli occhi e stupitamente li guardò. Due, -tre volte li aperse, non potendoli tener fermi; e li guardava l'un dopo -l'altro, attonito, cercando. - -Mosse le labbra, forse per dire un nome... Quale nome? - -Certo quello solo che amava, quello inestinguibile, che per lui non -moriva nella morte: Novella... - -Appunto era venuta su la soglia ed aspettava, tutta bianca. - - - - -VII - - -Il malato si levò ancora dal letto e parve per alcun tempo godere di un -benessere nuovo. Siccome i giorni si facevan caldi, sua moglie lo -accompagnava durante il pomeriggio sotto un pergolato a riparo dal -vento, e là sedevano, rimanendo per lunghe ore insieme. Ogni tanto li -venivan a trovare o Maria Dora o gli altri della casa, e la giornata -passava quasi rapida, nonostante l'inerzia di quella calda primavera. -Talvolta capitava su Maurizio, a parlar della sua caccia o dei -campicelli di suo padre, che li aveva laggiù, verso valle, con una -piccola cascina. Ed erano allora lunghi discorsi, che il malato -ascoltava con un sorriso benevolo, mettendovi qualche parola ogni tanto, -sempre con dolcezza. - -Il Ferento andava, tornava, dalla città in villa, sin tre o quattro -volte per settimana. Il malato gli diceva continuamente, con un sorriso -calmo: -- Perchè mi curi? Tanto è inutile... - -Ma si sentiva più felice quand'egli era lontano, quando poteva restar -solo con lei, senza che nessun estraneo interrompesse con la sua -presenza quella specie d'intimità nuova ch'era nata fra loro. Dopo la -crisi terribile, pareva che il male volesse dargli una tregua, una di -quelle tregue ingannevoli che talvolta precorrono l'agonia. - -Egli rimaneva lungamente a guardarla, con un sorriso pallido su le -labbra, gli occhi un po' velati, come se non fosse mai sazio del suo bel -viso e volesse portar seco nella morte la più compiuta immagine di lei. -L'anima sua traboccava di dolcezza, e, quasi per comunicarle questo -senso d'amore, ogni tanto allungava la mano a carezzar la sua mano; le -diceva una timida parola d'affetto, con l'esitazione d'un innamorato che -parlasse per la prima volta. Ella era triste, accasciata, stanca; tutti -i sintomi della maternità travagliavano il suo corpo; la opprimeva una -disperazione taciturna davanti a quel pericolo che ogni giorno si faceva -più prossimo. Che sarebbe stato di lei, di loro, se non avesse potuto -più nascondere, prima della sua morte, quella vita inconfessabile? - -La sua morte? Ma chi le aveva mai detto ch'egli dovesse morire? - -Infatti, per una specie di graduale suggestione, s'era già quasi avvezza -a questo pensiero come all'attesa d'un fatto inevitabile, d'un'ora -imminente, e per vari giorni, senza volerlo, senza ben sapere -cos'attendesse, era vissuta nell'aspettativa da un attimo all'altro di -quel grido che la chiamerebbe lassù, nella camera semibuia, presso il -letto dov'egli rimarrebbe disteso... - -Il giorno anzi dell'ultima crisi, udendo il suo rantolo, aveva creduto, -senza volerlo, provandone anzi un orrore immenso, che il momento -inevitabile fosse venuto, e rimanendo come in croce, là, nel corridoio, -attendeva che alcuno, forse Andrea, nell'uscire da quella camera le -dicesse con uno sguardo: -- Sai... - -Ma ora lo vedeva sorridere, camminare, parlare... lo spettro funerario -s'era di sùbito arretrato, e mentre in addietro quell'avvenimento le -pareva lì lì per succedere, ora non lo immaginava neanche più; non -aspettava più quel grido. E nell'esame interiore che ognuno suol -compiere di sè medesimo, s'accorgeva con terrore di averlo desiderato. - -La sua morte? Ma chi le aveva mai detto che dovesse morire? - -«Forse fra poco, forse fra qualche anno...» Vagamente le pareva di aver -intese una volta queste parole su la bocca di Andrea. - -E allora qual'altra possibilità rimaneva per lei -- e non per lei sola --- davanti a questo nodo inestricabile che nulla poteva troncare? Qual -dramma scoppierebbe nella casa il giorno in cui la sua maternità -divenisse manifesta? Non era forse uccidere, ma d'una morte più barbara, -quell'uomo dolce che l'amava? Ed il suo padre che farebbe? e la sua -mamma, e la sua fresca sorella che direbbero di lei? Ecco: la casa, il -nome sottomesso allo scorno della gente. Una creatura nata nella -tragedia, senza padre, senza diritto a vivere... E Andrea? e il loro -amore?... - -In quelle ore d'ozio, stando seduta presso il marito che non moveva gli -occhi da lei, senza tregua ella si rivolgeva nella mente queste domande -affannose, lasciandosi cullare da un'inerzia totale delle membra e dello -spirito, come una povera creatura che, perduta ogni speranza di -salvezza, si lasci travolgere senz'alcuna resistenza verso l'urto che la -dissolverà. - -E tuttavia, nascosto nell'anima, impreciso, indefinibile, aveva quasi un -filo di speranza... di speranza in quell'uomo così risoluto e così -certo, che le pareva capace di soverchiare tutte le impossibilità; in -quell'uomo che le aveva detto una notte, una notte d'amore: -- Così ti -amo, e più forte. Non dimenticare queste due parole: «Più forte». - -Ella non ne aveva compreso il senso, non aveva nemmeno cercato di -comprenderne il senso; ma era come una sensazione di forza che -aleggiasse intorno a lei, una potenza incontrastabile che avesse radici -profonde in quel suo petto virile. - -Non si parlavano più che a rari intervalli, di sfuggita. Egli era più -che mai taciturno; quando non doveva tornare in città, passava le -giornate chiuso nella sua camera, trasformata in una specie di -laboratorio, fra i libri di scienza e le ampolle delle sue misteriose -medicine. Soltanto a lunghe distanze di giorni, talvolta, nel cuore -della notte, quando la casa era tutta spenta, ella scivolava giù dal -letto per andare a lui, per temprare in quell'animo forte il suo stanco -dolore. - -Tutto gli raccontava, tranne, per un pudore involontario, le parole di -quel pomeriggio, quand'ella era seduta presso il cembalo ed una striscia -di sole feriva obliquamente la stanza, piena di polvere viva. Ma nelle -sue reticenze tuttavia si era tradita più di una volta. Finchè, un -giorno, egli non fece che prendere le sue mani, poi, senza farle -violenza, ma con quella voce che aveva ogni potere su lei e che pareva -rimproverarle il silenzio come un disamore, le domandò: - --- Perchè mi nascondi qualcosa? perchè non mi dici tutto quello che sai? - -Ella non tacque oltre. A faccia china, gli ridisse tutte le parole, una -per una, tutte. - -Egli notò solo che l'infermo l'amava tuttora d'una passione d'amante, e -che dal suo dolore traspariva una orrenda gelosia. - --- Dimmi, ed hai sentito che ti amava? che ti desiderava... proprio -così? Dimmi! - -Elle ebbe, nel ricordo, una specie d'ira. - --- Perchè vuoi che lo dica? Sì, ho sentito il suo desiderio caldo come -una febbre avvinghiarmi, soffocarmi... ed ho avuta per un attimo la -tentazione di gridargli in faccia: «No! làsciami... làsciami... perchè -infatti, è vero, lo amo!... sì, lo amo con tutta la gioventù delle mie -vene!... lui amo: Andrea. Non farmi più mentire!» -- E per un momento, -con una specie di crudeltà voluttuosa, tutto quello che vi è d'immondo -in me, nel mio cuore pieno di tormento, nella mia carne piena di vizio, -mi ha fatto sentire l'odio, un vero odio, contro questa creatura malata -che m'incatena al suo letto come un'infermiera, che si trangugia la mia -gioventù come una medicina, mentre là, fuori appena dalla finestra, c'è -il sole, c'è l'aria, c'è il vento... ed io vorrei lanciarmi a quella -finestra e gridarti: Sì, vieni, vieni!... préndimi! pórtami via!... - -Egli ascoltava senza dir motto, chiuso in una rigida impenetrabilità, -come se ascoltasse piuttosto la voce del suo proprio cuore che non la -voce di lei. Vedendolo pensare così profondamente, lo chiamò per nome, -indi lo scosse, poichè le parve che una sofferenza fisica gli alterasse -la fisionomia. - --- Guárdami, Andrea... Che hai? - -Con un gesto vago della mano egli scacciò la torma dei pensieri che -l'assediavano, e disse: - --- Idee!... null'altro che vuoti fantasmi! - -Su la sua fronte, divisa dalla ruga profonda come una ferita, ella -passò, per diradarne l'ombre, la sua mano lieve. - --- E non li puoi disperdere, tu che sei così forte? - --- Disperdere? Anzi, no! Bisogna invece discutere con essi, poichè veri -e temibili fantasmi sono quelle ombre che la nostra coscienza non osa -prendere di fronte, alle quali non osa dire: «Tu ti chiami, per esempio, -rimorso; per esempio, delitto; per esempio, morte.» Poichè, vedi, la -nostra coscienza è talora un senso involontario di giustizia, ma più -spesso è una paura dell'anima davanti alla felicità. Molte volte un atto -infinitesimale di coraggio basterebbe all'uomo per risolvere tutto il -problema della sua vita... e non l'ha! Pensa che schiavi siamo, noi che -poniamo quasi sempre i nostri desideri là, dove questa paurosa coscienza -ci impedisce di giungere. - -Poi fece una pausa, e guardò negli occhi la donna che amava, colei che -portava nel grembo il lor figlio concepito, e quasi tremando le domandò: - --- Novella, se un giorno tu sapessi che nel lontano passato io commisi -una colpa orrenda... se tu sapessi d'un tratto che sono macchiato, che -porto nel mio cuore un suggello d'infamia incancellabile... cosa diresti -allora di me? cosa faresti per punirmi, Novella? - --- Che importa? -- ella rispose: -- questo non è vero... - --- Ma, se fosse vero?... -- incalzò l'amante: -- Rifletti bene: «Se è -vero?» - -Ella sorrise, lo abbracciò, divenne scherzevole, quasi volesse -allontanare quel pensiero molesto. - --- Ne avresti orrore, -- egli concluse. -- Anzi, non mi ameresti più. - --- Oh, -- ella fece, -- come sei pazzo! - -Gli fece passare le dita fra i capelli, ravviandoli, quasi adoperasse un -pettine fino. I capelli spartiti risorgevan ondosi, con una specie di -ribellione, dietro il solco delle sue dita. - --- Cosa può importare a me quello che avresti fatto? Io non ti giudico: -ti amo. - --- Sì?... e la sapresti perdonare, dimenticare, la mia colpa? anche se -fosse la più grande?... - -Ella s'avvinghiò a lui, forte, per comunicargli traverso le vene quella -verità che stava per dirle, e con un filo di voce, poichè vi son cose -che van dette piano anche quando si è soli: - --- Senti... -- bisbigliò, -- qualsiasi cosa tu faccia, ora, e nel -passato, e sempre, penserò che quella cosa è giusta, e che fai bene... -perchè ti amo fino a trasformarmi nella tua propria volontà e sono in te -più fortemente che il tuo stesso cuore... - -Egli premette le labbra contro la sua gola calda, e rise, d'un riso -convulso che lo faceva trasalire, illuminandolo di gioia come un -repentino sole. - --- Ora, -- disse perdutamente, ora ti possiedo per la prima volta come -volevo, e più nulla -- ricórdati! -- più nulla ci saprebbe dividere. - -Senza busto, con i capelli raccolti da un pettine solo, ravvolta in una -vestaglia di seta che la fasciava senza nasconderla, con i piedi scalzi -nelle pianelle di raso orlate d'ermellino, il pizzo della camicia che si -arruffava nell'incrociatura, ella raccolse contro di lui tutto il calore -del suo corpo innamorato, sentendosi a poco a poco disperdere in un -oblìo voluttuoso, come se al di là da tutte le angoscie, da tutte le -servitù cui la vita incatena, ella non volesse più rimanere altro che -l'amante, l'innamorata, la femmina perdutamente sua, nè volesse ormai -conoscere altra disperazione oltre quella de' suoi baci ubbriacanti -nella complicità e nell'ebbrezza d'una notte d'amore... - -Allora, con la mano che brancolava in cerca del suo tepido grembo, egli -sentì nel ventre non piano trasalire -- o così gli parve -- la forma -della creatura. - - - - -VIII - - --- Il diritto a dare la morte... -- profferì a sè stesso Andrea Ferento, -con una voce che pareva misurare ogni sillaba di quel dilemma -inesorabile, mentre teneva sospesa contro il lume una fialetta colma -d'un liquido senza colore, trasparente come l'acqua, che però tramandava -dalla sua purezza un non so che di poderoso e di sinistro. Non -sprigionava intorno a sè un colore nè un odore che bastassero a -definirlo, ma una specie di possibilità nefasta: la virtù del poter -uccidere; come l'acqua invece tramanda l'innocenza ed esprime -l'innocuità. La luce della lampadina accendeva una piccola raggiera sul -vetro dell'ampolla; questa rifrazione bruciava le sue dita, pareva -investire d'un riverbero tutta la tragica persona dell'esaminatore. - -Egli era solo, nella sua camera chiusa, tra gli alti scaffali carichi di -libri e l'armadio vetrato, che lasciava intravvedere, un sopra l'altro, -parecchi ordini di vasi medicinali. La tavola da lavoro, ingombra di -scartafacci, di provini, di siringhe, di storte, di bottiglie tappate, -era d'ácero nudo, e per la sua larghezza ingombrava quasi un terzo della -stanza. Dentro una specie di nicchia, fatta come un'arcata, ch'entrava -per mezzo metro nello spessor del muro, il letto era disposto nel senso -della parete; una tenda vi cadeva sopra a baldacchino, senza coprirlo -interamente. - -Egli portava sopra l'abito una tunica di tela greggia che gli scendeva -sino alle caviglie, stretta ai polsi e serrata in vita da un cordone -come un saio da monaco; l'alta sua persona prendeva in quella veste una -apparenza ieratica. - -Tutto era silenzio intorno; pareva che la casa dormisse nel suo primo -sonno, sebbene forse, dentro le occulte camere, non dormissero gli -abitatori. Dal giardino sottostante salivano a tratti le vampe odorose -dei gelsomini. - --- Il diritto a dare la morte... -- profferì una seconda volta, con -maggiore lentezza, Andrea Ferento. -- Uccidere! La parola bella e -terribile che nessuno ha mai osato far assurgere ad una legge umana. «Tu -non puoi uccidere perchè non puoi creare,» -- predicarono i remoti -Evangelisti. «Ma il senso eterno del mondo, la legge implacábile della -natività, non è forse chiusa in questa parola fra tutte più necessaria: -«uccidere?» - -Dalle origini stesse della vita l'uomo non fece che stabilire limiti. È -inteso: c'è un male, c'è un bene. Ma come si tracciarono i confini? Come -e da chi? - -Ah, ecco, intendo! All'estremo, all'ultima pietra milliare della -comprensione, dove tutto si confonde in un color di miracolo, avete -messo, -- è incredibile! -- questa parola che fa tornar da capo: «Dio». -Parola vuota come un baratro, perchè, per comprenderla, bisognerebbe non -esser uomini, mentre l'averla concepita come uomini vuol dire -semplicemente aver dato un nome, null'altro che un nome, ad una -sensazione d'impossibilità. - -In voi non trovo la mia strada, Evangelisti. - -Ora, vi dico, il nodo è serrato ma semplice: Se io debbo vivere, la mia -vita vuole una morte. - -Ora vi dico: Non una, ma due vite insieme, anzi due vite inseparabili, -sono davanti a un'agonia. La donna che amo, il figlio che ho fatto -nascere, e la mia sorte che brilla: un gruppo formidabile di energie -rimane fermo, senza possibilità di andar oltre, davanti ad un rantolo -che si prolunga. - -O Evangelisti, non credete voi che si possa talvolta sopprimere una vita -semispenta, per salvarne altre, pulsanti, gaudiose, di là da quel -sepolcro? Non ammettete l'uomo eretto a giudice solo ed eroico di sè -stesso, l'uomo anarchico, superiore alla legge pattuita, che usa d'una -sua forza spaventosa, ed in silenzio, nel buio, toglie di mezzo -l'ostacolo che lo divide dalla sua felicità? - -Chi me lo impedisce?... Cristo? -- Cristo era un uomo come me: io non -gli credo. La legge? -- La legge è stata fatta da uomini come me; non -rappresenta che la necessaria catena; io sono più forte: la spezzo; più -scaltro: la évito. Forse la coscienza? -- Essa è paura, è viltà, è un -terrore atavico dell'uomo: bisogna insegnarle a volere con -inflessibilità quello che davanti alla vita, e non davanti agli uomini, -è giusto. A che servirebbero questi veleni minutissimi, rari, lenti, -senza traccia, che crescono pure nella vegetazione della terra, se la -natura stessa non avesse riservato all'uomo la possibilità di propinare -una morte nascosta? Che sarebbe l'amore in sè medesimo, se per lui non -fossimo capaci di compiere qualche atto di eroismo crudele? Non contro -me posso infierire, poichè la mia morte non li salva, anzi li perde. Ho -amata una donna non mia e l'ho resa madre: mi trovo nell'impossibilità -di liberarla dalla sua concezione, il che sarebbe altrettanto delitto. -Lascerò ch'ella si uccida? O giudici, sarò così vile da non fare con -risolutezza tutto ciò che il mio coraggio può fare per lei? - -Forse avrei dovuto, quando ne sentii nascere il primo palpito, soffocare -in me questo inevitabile amore. Ma tutto si può fare al mondo, fuorchè -non amare ciò che si ama. - -Ora, contro il diritto a vivere di queste due creature, che sono ormai -la mia sola ragione di essere, sta un'agonia, sicura ma tenace, lenta ma -irremediabile... Due giovinezze davanti ad un sepolcro, due ricchezze -davanti ad una miserrima povertà. Fra queste cose, il coraggio della mia -mano, la stilla invisibile di un veleno, il martirio nascosto della mia -coscienza... Ebbene, in tale dilemma, è più onesto concepire la -coscienza come una schiavitù paurosa, che rifugge dal delitto per il -solo terrore de' suoi fantasmi, o concepirla come un coraggio efferato, -che avvinghia quei fantasmi e li soffoca per la felicità di chi ama? - -O voi, che invisibili e presenti squassate intorno alla mia coscienza i -vostri mantelli neri, ascoltate ancor questo dalla mia voce che non -trema: -- Io feci olocausto di me stesso al mio amore d'uomo, al mio -dovere di padre, e se, per giudicare un colpevole, può esservi un altro -giudizio che non l'oscuro confessionale o la teatrale aula d'una Corte -d'Assisi, questo giudice libero mi dirà: -- «Tu sei stato un anarchico -ed un santo. Se puoi, vivendo, sopportare il tuo delitto, la sua potenza -medesima ti assolve. Di fronte ai mediocri taci e nascondi, perchè i -mediocri mai ti comprenderanno.» - - -Allora, nell'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel silenzio -dalla sonora muraglia, udì suonare la Canzone Disperata sul violino -singhiozzante dello scemo. - -Questa canzone diceva: - - «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di - morti, portando il mio scheletro su la schiena; - - «coi piedi mi batte i ginocchi, -- mi stringe il collo con le - mani... - - «Cammina!... -- mi dice ridendo -- la vita comincia domani. - - - «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? -- - Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome: l'Inutilità. - - «-- Sei stato in un letto odoroso -- con lei che giaceva supina, - - «tremante, sperduta, tremante -- nel solco del letto profondo... - - «Perchè, se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto tremare nel - mondo? - - - «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di - morti, e vado a cercare altri morti, -- che sono i miei figli - lontani... - - «Cammina: la vita comincia - domani, domani, domani... - -La Canzone approssimava, tragica, lugubre, nel silenzio della notte, -finchè, dietro l'uscio, si spense. Allora egli udì le nocche dello -scemo, che rideva, battere contro la porta, dicendo: -- Aprimi. - -Andrea, rapidamente chiuse nell'armadio le minuscole ampolle dei veleni -che stava esaminando; poi non rispose, non aprì. - --- Apri dunque! -- sollecitava lo scemo, girando la maniglia. Ma la -porta era serrata nell'interno a chiave. - --- Che vuoi? - -Sorda e cocciuta la voce ripeteva: -- Aprimi! - -Allora Andrea girò la chiave nella serratura e si ritrasse per lasciarlo -entrare. Marcuccio, col manico del violino stretto nel pugno, la bocca -torta da quel suo riso obliquo, s'avanzò fin nel mezzo della camera -guardandosi attorno, poi disse: - --- Novella piange. - --- Come lo sai? - --- Piange, -- ripetè l'altro con iracondia. - --- Come lo sai, domando? - --- L'ho veduta io, per la toppa. Sì, l'ho veduta. È nella sua camera, -seduta in un angolo, e singhiozza. - --- Ebbene? -- fece Andrea dopo una pausa. - --- Volevo dire che piange, -- ripetè costui, ingrossando la voce. - --- Allora tu guardi per le serrature? - --- Sempre. - --- Perchè? - -Accentuando il suo riso atono, egli fece con la mano un gesto vago: - --- Per la serratura ho veduto la Berta in camicia, molte volte... La -Berta si lega le calze con due nastri rossi, quassù... -- e segnava -l'alto della coscia. - -Andrea lo fissò negli occhi, attentamente, con un senso di maraviglia e -di pietà. - --- Non puoi dormire, Marcuccio? - --- Sono le notti lunghe della primavera... gli uomini che han qualche -sogno nell'anima non possono dormire. -- Poi fece schioccare le labbra e -soggiunse: -- Mi piacerebbe dormire con la Berta. Senza che lei se -n'accorga io la vedo ogni sera per la toppa, quando si spoglia. È -grassa. - --- Allora, -- disse Andrea severamente, -- hai guardato per la toppa -anche al padiglione di caccia, alla Boscaiola, una volta... - -Marcuccio si mise a ridere con sguaiatezza e contorse la bocca. - --- No: sono salito sulla tavola di pietra ch'è da un lato, e, stando in -piedi, ho potuto guardare in giù, verso l'interno della capanna. Sì, e -c'era Novella... - --- Non è vero! - --- Sì, che c'era! -- incalzò lo scemo. E segnandolo a dito soggiunse: -- -Con te. - --- Bada, Marcuccio! guai se lo ripeti!... -- esclamò Andrea, -afferrandogli ruvidamente le mani. - --- Novella era quasi nuda, e tu... ahi! non mi far male!... tu la -coprivi con le margherite che avevate raccolte... ahi!.. sul petto... -ahi!.. la coprivi... - --- Guai a te, se ripeti queste cose bugiarde! Hai visto male. Io non -c'ero. Lei neppure non c'era. Intendi? - -E forte lo scuoteva per le braccia, mentr'egli, caparbio, insisteva -nell'affermare. - --- Intendi?... - --- No, no... tu eri! lei era! Ed erano belle... com'erano belle quel -giorno... le margherite... ahi! ahi! sorelluccia... le margherite!... - -Allora Andrea lo afferrò per le spalle, in guisa da fissarlo ben negli -occhi e disse: - --- Ascolta, Marcuccio. Tu, quel giorno, hai veduto un sogno; ed i sogni -non si devon mai ripetere ad alcuno, perchè il parlarne porta disgrazia, -m'intendi? E guai, guai a chi li racconta, i sogni!... - -Parlava imitando il suo linguaggio, per essere meglio inteso; lo scemo -apriva la bocca attonitamente: - --- Ah, sì?... - --- Certo. E se tu narrerai queste cose bugiarde, io dirò a tutti che -bisogna bruciare i tuoi libri, perchè sono falsi. Così non avrai alcuna -gloria. Capisci, Marcuccio?... la gloria!... - -Egli tremava, tremava, e balbettò: - --- Sì, la gloria... Ma se non dico nulla? - --- Di che? - --- Dei sogni... - --- Allora, Marcuccio, tu avrai... -- Ma in quel mentre, udendo rumore, -Andrea si volse: -- Chi è? - -La voce di Stefano rispose: - --- Sono io: Stefano. Si può? - --- Entrate, entrate. - --- È la Canzone di Marcuccio che mi ha fatto scendere. -- Poi disse con -un sorriso indulgente: -- Oh, conversate sempre di cose profonde, -voialtri pensatori! - --- E tu sempre ci disturbi, padre Stefano! -- affermò con sussiego lo -scemo. - --- Ti credevo già coricato, Marcuccio, quando invece udii la tua -canzone. - --- Coricato? ah! ah!... È una notte d'Aprile; vorrei camminare, -camminare, in mezzo alla foresta e lungo il fiume, con il mio violino su -la spalla, improvvisando canzoni. Ma ho paura dei cani!... E tutte le -donne che non dormono, in queste notti di primavera, scenderebbero dal -letto con i capelli sciolti, per camminare a piedi scalzi dietro di -me... ma ho paura dei gufi. Vorrei camminare, camminare, per la foresta -e lungo il fiume, suonando sul mio violino la canzone più bella che so, -e trascinandomi dietro le donne seminude... Ma ho paura dei vampiri. -Uh!... i vampiri dalle ali di feltro, che succhiano sangue, sangue... La -sai, padre, la Canzone dei Vampiri? No?... Ascolta... - -E ritraendosi lentamente, con un passo d'automa, urtò l'uscio con la -schiena e scomparve nel buio del corridoio, ricominciando a suonare sul -violino singhiozzante la sua Canzone Disperata, che a poco a poco, per -l'alte camere, in una lugubre risata si spense. - - . . . . . . . - - «Se corri, -- mi dice, -- «si arriva stasera o domani mattina... - - «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, - cammina!...» - - . . . . . . . - --- Povero me! -- proruppe Stefano con un gesto di sconforto. -- La -sventura s'è abbattuta su la mia casa. - --- Non disperate, Stefano. Voi credete in Dio, non è vero? - --- Sì, fervidamente. - --- Pregatelo, voi che potete pregare! Io credo in me stesso più -fermamente che in Dio, e nella volontà umana più che nel miracolo. -Quindi penso che per resistere alla sventura abbiamo un solo rimedio: il -nostro proprio coraggio. - -Ma Stefano scosse il capo, e cominciò a guardarlo come se volesse dirgli -qualcosa. Certo, per essere venuto a quell'ora nella camera di Andrea, -uno scopo lo guidava e quei perplessi discorsi parevano la ricerca d'un -esordio. - --- A proposito di Giorgio, -- disse infine, -- cosa pensate voi? Che -stia proprio molto male? - -Andrea, forse per nascondere il suo disagio, metteva in ordine una -quantità di cose, andando dagli scaffali alla scrivania, frugando nei -cassetti, rimovendo libri. - --- L'eterna domanda! -- esclamò nervosamente. -- Se sapeste che poca -cosa è la scienza d'un medico davanti ad un problema così complesso come -la vita d'un uomo! - --- Ma io vedo che muore! -- interruppe Stefano soffocando la voce. - --- È un'opinione, la vostra; null'altro che un'opinione, -- rispose -freddamente Andrea, stringendosi nelle spalle. - --- No, non ingannatemi, Andrea! Benchè vecchio, sono ancora un uomo e -voglio sapere la verità. Ditemi, ditemi la verità... Il suo caso è -disperato? - --- Non ancora, ma è grave. - --- Sapete? Giorni sono mi ha detto quasi allegramente: Bisognerà che un -momento o l'altro diamo un'occhiata ai nostri affari, papà Stefano, -perchè è sempre meglio essere previdenti. - --- Questo non mi riguarda! -- esclamò Andrea con asprezza. -- Se è di -questo che dovete parlarmi, io non voglio saper nulla! - --- Oh, Andrea!... non crederete, per l'amor del cielo, ch'io voglia fare -un calcolo qualsiasi... no, vi giuro! Ma ho due figlie, un figlio ed una -moglie vecchia; ora voi sapete bene che la casa, le campagne, tutto -quanto, appartiene a Giorgio. - --- Questo non mi riguarda, ripeto. Giorgio è un uomo onesto, penserà da -sè stesso alla moglie. - --- Ma Giorgio ha pure un fratellastro, un uomo dissoluto e rapace, che -gli ha dato già troppe noie cercando in mille guise di estorcergli -denaro. - --- Insomma, Stefano, -- egli lo interruppe, -- se bene comprendo, voi -desiderate che in un modo qualsiasi m'interponga presso Giorgio per -fargli fare testamento, o per sapere se lo ha fatto e come lo ha -fatto... Non è vero? - -Fece una pausa, guardando Stefano, che abbassò il capo senza rispondere. - --- Ebbene, sentite: ho molto affetto, molta venerazione per voi, padre -Stefano; capisco anche la ragione, del tutto giustificabile, che -v'induce ad un tal passo. Ma di questo non parlatemi, vi prego. Fate -quel che volete, ma io non ci voglio entrare. Anzi vi dirò una cosa, -recisamente: vicino a Giorgio, nè preti nè notai, a meno che non li -chieda egli stesso. E non parliamone più. - --- Perchè tanto calore? Non vi ho mai veduto eccitarvi così. - --- Bisogna lasciare un'anima libera, padre Stefano, sopra tutto vicino -alla morte. Io non mi occuperò di queste cose, e credo che Novella sia -dello stesso parere. - --- Lo è, infatti... Ma questo, in un certo senso, è anche sorprendente! - --- Niente affatto, padre Stefano. L'ora della morte è quella della -riconoscenza o del rancore: bisogna che l'uomo si risolva da sè all'una -od all'altra cosa. E Giorgio ha la mente lucidissima. Infine, ancora una -volta, questo non mi riguarda! Solo una cosa vi dirò: Fin quando io -viva, nè voi nè i vostri figli avrete mai nulla da temere. - --- Oh, siete migliore di me, Andrea! -- esclamò con effusione il -vecchio, -- ed ora mi vergogno... - --- Di nulla! Voi pensate ai vostri figli; è più che umano. E lasciamo -questi discorsi. Risponderò invece alla vostra domanda con sincerità: -- -Il caso di Giorgio è grave; molto grave. La mia opera può darsi che non -basti; è forse opportuno chiamare altri medici. L'ho detto a lui stesso, -ma egli rifiuta. - --- E chi può salvarlo, se voi non potete? -- esclamò Stefano alzando le -braccia. -- Poi, che serve? Io vedo bene che muore, povero Giorgio... e -noi vecchi sappiamo riconoscere di lontano la morte. Bah!... buona -notte, Andrea! Se stesse male, chiamatemi; buona notte. - -Andrea rimase lungo tempo fermo dietro l'uscio, ascoltando quel passo -tardo che saliva pesantemente i gradini; poi tornò a sedere presso la -tavola ingombra, si raccolse nei palmi la fronte, che gli doleva, e -mentre nell'immobile silenzio gli battevano forte le vene dei polsi, -lasciò che il suo cuore, come un nembo di polvere, si allontanasse nella -vertiginosa bufera. - -Il riflettore elettrico, vôlto sul microscopio, traeva dal polito -metallo un barbaglio fermo, continuo, che si propagava su le piccole -siringhe di cristallo, su gli aghi affinatissimi, sui molti arnesi -lucenti che ingombravano la scrivania. - -A poco a poco una stanchezza fisica maggiore del suo tormento lo -sopraffece; i gomiti gli scivolaron dall'orlo della tavola, piano piano; -la fronte si affondò nella piega dell'avambraccio; cadde in sopore. Da -lunghe notti rimaneva con gli occhi sbarrati, nel buio, insonne fino -all'alba, con il cervello assediato dall'assiduo pensiero; ma vi son -momenti nei quali il corpo affranto, che ha fame, che ha sonno, che ha -bisogno d'oblìo, soverchia lo spirito e lo salva da tutte le sue -calamità. - --- Odimi, Andrea... - -Era entrata Novella, senza far rumore, e si chinava su lui. - -Egli sobbalzò atterrito, si eresse in piedi, con gli occhi pieni di -spavento, e fissandola ripeteva: - --- Che c'è? Che è stato?! - --- Nulla... parla piano... Perchè ti guardi attorno? Che fai? Sognavi? -Sì, eri stanco, ed io t'ho svegliato, povero amore... - -Allora egli prese la sua mano, la strinse, la baciò quasi con -riconoscenza. Era felice che fosse stata lei a destarlo, non altri, e -che non venisse per portargli qualche notizia temuta. - --- Ah, sei tu, sei tu... -- la guardò, le sorrise; -- ma ora, non -rimanere... sii buona. Forse potrebbe udirci. È imprudente, molto -imprudente quello che fai! - --- Mi scacci sempre... - --- Non ti scaccio, non dire questo. Ma, vedi, è pericoloso... Lavoravo e -mi sono assopito. Poi ho l'intuizione che stanotte Giorgio, non dorma e -sorvegli... - --- Sì, ora me ne vado; ma prima... Come sei pallido, mio amore... - --- Sono stanco. - --- Prima dimmi perchè da qualche giorno mi lasci tanto sola, non mi -parli, non mi guardi, e si direbbe quasi che tu faccia il possibile per -allontanarmi da te. - -Egli ricadde su la seggiola, si compresse contro le tempie i due pugni -che tremavano: - --- Taci, taci. - --- Cosa t'ho fatto, io? Non vedi come sono disperata?... non mi ami più? - -Allora egli esclamò con un selvaggio impeto di passione: - --- Da qualche giorno ti amo più che mai! più che mai! non lo senti?... -Ma sei tutta vestita d'ombra e non ti posso toccare. - -Ella rispose, appassionata: - --- Chiudi gli occhi un momento, per non vedermi, e báciami, báciami!... - -Curvata su lui, la sua gonna gli avvolgeva le ginocchia, i suoi capelli -gli toccavano la fronte. In quel bacio ella mormorò: - --- Che faremo?... - -Egli le rispose, all'orecchio, con un bisbiglio ch'era solamente un -álito: -- Aspettare. - -Ella voleva interrogarlo, ma l'amante si ribellò: - --- Silenzio!... E lasciami solo. Se io non ti chiamo, non tornare. - -Ella ubbidì; si ritrasse. Ma nell'orecchio le suonava quella parola -grande, minima: -- Aspettare. - --- Vai nella sua camera? -- egli chiese ancora. - --- No; ho paura. Da me sola, ho paura. Non è stato mai così dolce... mi -prende le mani, le bacia... e le mie mani divengono fredde. - -Così dicendo le nascose dentro le pieghe della gonna, quasi avesse -ancora su la pelle quella sensazione di ribrezzo che tutta la raggelava. - --- Ogni tanto mi carezza i capelli come un bambino... non è stato mai -così dolce. - -Egli, senza batter ciglio, l'ascoltava, la guardava. - --- Sai? Un'ora fa si è assopito, tenendomi una mano fra le sue. Non -c'era lume nella stanza, però dalla finestra veniva luce abbastanza -perch'io vedessi la sua faccia. Che orrore!... Mi stringeva la mano con -una forza convulsa, il suo viso era fermo in una contrazione di dolore. -Sognava, e ogni tanto, dagli angoli della bocca, gli usciva un fiotto di -saliva... Che orrore! Poi ha rovesciato un occhio indietro, uno solo, -senz'iride, ed è rimasto così... Pensai che fosse morto, volli -sciogliermi da quella stretta e non ebbi forza, volli gridare e non -potei... perchè quell'occhio senz'iride mi fissava e la sua bocca morta -sembrava ridere del mio terrore... - --- Basta, basta! - -Poi entrambi sussultarono, avvertendo rumore da una camera vicina, che -poteva essere quella del malato. Novella cautamente si sporse fuori -dall'uscio in ascolto, e sparve nel corridoio scivolando lungo il muro. -Egli rimase nel mezzo della camera, diritto, pronto, perchè udiva un -passo avvicinarsi, un passo che gli era noto. - --- È lui... -- pensava. Ma non gli rimase tempo ad alcuna riflessione, -perchè Giorgio aperse l'uscio e si fermò su la soglia, cadaverico, -vacillante. Rimasero a guardarsi un attimo, poi Andrea disse: - --- Ti senti male? - -Giorgio scosse il capo. - -Era interamente vestito, portava una giubba di lana rossiccia, intorno -al collo uno scialle avvoltolato. Si avanzò nella camera con un passo -malfermo, poi tese l'índice verso l'uscio e disse: - --- Chiudi a chiave la porta, ti prego. - -Attonito, Andrea non si mosse. - --- Chiudi la porta; voglio rimanere solo con te. - -Macchinalmente, quasi piegandosi ad una forza incontrastabile, Andrea -ubbidì. - -Quando s'intese il rumore della chiave nella toppa, e furon soli, di -fronte, viso a viso, e fu passato qualche attimo d'un silenzio mortale, -Giorgio disse con voce spenta: - --- Novella era qui. - --- No. - --- Era qui. - --- Ossia, -- corresse Andrea confusamente, -- passava per il -corridoio... si è fermata un momento a parlarmi. -- E soggiunse dopo una -pausa: -- A parlarmi di te. - -Poi avanzò verso Giorgio una vasta poltrona di cuoio, spingendola per la -spalliera; l'infermo vi si lasciò cadere, premendosi le due braccia sul -petto quasi per comprimere un dolore inesprimibile. - -Ma d'improvviso, dopochè i suoi occhi febbricitanti si furon incontrati -con gli occhi aspri e fermi del suo fratello antico e per qualche tempo -l'ebbero vigilato in silenzio: - --- Andrea!... -- esclamò con accento d'indulgenza e di sconforto -estremi, -- Andrea non mentire più! È inutile, poichè muoio... non -mentire più! - -L'altro si curvò, si radunò in sè stesso, come un aggredito che sta per -raccogliere tutte le sue forze in una disperata difesa, poi, dibattuto -fra la verità inconfessabile e la menzogna insostenibile, si ritrasse -meccanicamente nell'alta ombra che l'armadio propagava dal muro, e muto -vi stette, guardando fissamente terra, in attesa della parola che li -avrebbe separati per sempre. - --- Hai paura di me, o mi odii? -- Giorgio gli domandò, ergendosi a -fatica sui bracciuoli della poltrona. - -E poichè l'altro taceva, lo incalzò: -- Non puoi rispondermi? Non vuoi -che ci si guardi a viso aperto? I tuoi occhi, una volta, sapevano -fissare! - -V'era nella sua voce un sarcasmo, anzi una sfida manifesta, contro la -quale, di colpo, l'avversario si raddrizzò. L'uomo che non s'era mai -piegato, che non aveva mai temuto, comprese di doversi avventare -contr'essa, come soleva, nel mezzo di tutti i pericoli, con spavalderia. - --- Fra noi, -- rispose, -- mi pareva migliore il silenzio. - -La sua voce non aveva alcun tremito: fu dura, fredda, lucida come una -lama ben affilata. Con più dolcezza, quasi con affetto, l'altro ripetè -la domanda: - --- Hai paura o mi odii? - --- Nè una cosa nè l'altra, Giorgio. - --- E allora? - --- Sento la distanza insormontabile che ci divide, sento che siamo -ridotti ad essere due semplici automi l'uno di fronte all'altro, e che -parole, fra noi, non ci devon più essere. - --- No, Andrea. Per te, che prosegui nella vita, questo divenir automa è -un giuoco di qualche ora; per me, che la finisco, è un gioco assurdo. Ho -radunate le mie poche forze per venirti a parlare: non impedirlo, se ti -ricordi che abbiamo avuto sempre coraggio. - -Una luce tetra splendette nella faccia dell'avversario. - --- Ebbene, -- disse, avanzandosi dall'ombra, -- se così vuoi, sia! - --- Non come due nemici, Andrea, -- lo pregò l'infermo con un sorriso -triste. -- Sì, è vero, il passato è in frantumi e le memorie son -ragnatele che val meglio spazzar via... Ma c'è qualcosa nel mondo che -può essere dolce ad un uomo, e questo è la certezza di aver amato un -altr'uomo con tanta purezza d'affetto, che per quanto egli ti faccia -male, per quanto il destino te lo avventi contro come un inconciliabile -nemico, tu non lo possa veramente nè interamente odiare mai. Questa è la -prima cosa che volevo dirti. - -Andrea non battè ciglio, non si mosse, non rispose parola. - --- Ti ricordi?.... -- ricominciò il malato, con una voce quasi lontana. --- Abbiamo tutto diviso fraternamente nella vita, come dividevamo -insieme -- ti ricordi? -- nella nostra camera di studenti, su quel -tavolino zoppo, le nostre povere cene. Poi, quando bruciò la miniera di -Connigan Gate seppellendo trecento uomini, e la Compagnia mi cacciò come -responsabile del disastro, per un anno vissi nella tua casa, e devo a te -solo, -- sì, lasciami dire: a te solo -- se ho potuto per una seconda -volta ricominciare la strada. - --- Visto che facciamo i conti, io ti devo altrettanto e più! -- Andrea -lo interruppe con voce irritata. - --- Ora ti rivedo! -- esclamò Giorgio, scuotendo con un sorriso il capo. --- Riassomigli, contro di me, a quello ch'eri nel Comizio Romano, -davanti a coloro che ti accusavano di averli traditi, di aver venduta la -causa loro a chi ti prometteva il potere... E tu eri là, pallido ma -sorridente, con le braccia incrociate, contro il tumulto, contro gli -urli, contro gli insulti, finchè ne hai preso uno per la gola, uno che -inveiva più da presso. Questo atto di coraggio fece il silenzio intorno -a te. Allora ti lasciarono parlare. Mi ricordo. Pareva che tu foggiassi -le parole in un sonoro metallo e le piegassi con la forza de' tuoi pugni -prima di scagliarle in pieno petto contro gli avversari, contro il -semicerchio muto che lentamente oscillava; e c'era in te qualcosa di -magnetico, d'elettrizzante che dominò la folla, che li vinse, ad uno ad -uno, e poi tutti, finchè ti vidi preso nel mezzo, come in un'immensa -mareggiata d'uomini, d'uomini clamorosi e deliranti che ti portarono in -trionfo... Dimmi, Andrea, non sei più quello di allora? - -Un cerchio di rossore accese la fronte dell'avversario; ne' suoi occhi -una vampa splendette. - --- Il medesimo sono, e più forte! -- disse con ira; -- poichè le più -disperate battaglie sono certo quelle che dobbiamo soffocare in noi. - -Camminava per la camera nervosamente, come un uomo da tutte le parti -accerchiato, il quale voglia fendere nella calca a fronte bassa per -aprirsi un varco. Poi disse con impeto: - --- Senti: non mi giustificherò. Il nostro patto è rotto. Se vieni per -interrogarmi, rifiuto, -- se vieni per accusarmi, rifiuto, -- se anche -vieni per perdonarmi, rifiuto. È inutile tradurre in parole oziose -quello che l'anima di due uomini risoluti non può nè tollerare nè -mutare. - -Giorgio volle interromperlo, ma egli con un gesto lo trattenne: - --- Lasciami dire: nè tollerare nè mutare. Mi hai rammentata un'ora -temeraria della mia vita, quando, per ambizione o per ingenuità, credevo -si potesse far del bene alla folla trascinandosela dietro con la magìa -della parola, come un branco imbrigliato, ed avevo in me difatti questo -genio demagogico, questa potenza istrionica della quale ora mi rido. Più -tardi compresi che il bene si fa nell'ombra, da soli, piegando la fronte -sui libri, o con le braccia nude fino al gomito, medicando l'anima -dell'uomo e la sua carne piena di contaminazioni. Ho lasciato gli altri -urlare; ho camminato più in alto, per la mia strada. Ora, ti ho detto, -sono il medesimo e più forte. Ora sono riuscito a comprendere che nel -nostro vincolo, nel nostro patto d'amicizia umana mancava tuttavia una -possibilità: quella di sentir nascere in noi l'odio, l'odio fraterno, il -più terribile che vi sia. - -Mi hai posta una domanda poco fa: se ho paura di te e se ti odio. Io fui -debole un momento e risposi: Nè una cosa nè l'altra. Ma ho mentito. E -poichè mi rammenti le ore di coraggio ch'ebbi nella mia vita, con quel -medesimo coraggio ti rispondo: -- Sì, ti odio! - -Ne' suoi occhi metallici brillava una sinistra luce; la sua bocca rise, -paga d'aver esclamata la verità. - --- Ora ti preferisco, ora che non menti più! -- Giorgio rispose, con un -orgoglio pacato. -- Vorrei essere ad un altro tempo della mia vita per -accettare le tue parole come una bella sfida. - -Andrea scosse il capo: - --- Forse non mi hai compreso. - --- Sì, ti ho compreso. Volevi dire che tra uomo ed uomo tutto è caduco e -distruttibile, tutto può mutare improvvisamente, per un caso fortuito, -perchè appunto noi siamo esseri caduchi e mutevoli, schiavi anzi tutto -del senso che ci dómina con vera tirannia. - -Ma l'altro non cessava dallo scuotere il capo duramente, finchè -l'interruppe: - --- Volevo dire che il mio odio per te, Giorgio, è una specie di rimorso -taciturno, è una specie di lealtà ultima, che nascondo a me stesso, e -nella quale mi rifugio, dopo aver lottato inutilmente, con ogni mia -forza, contro il destino che ci separava. È un odio, sì; ma tale che se -potessi, dando la mia vita, redimermi dinanzi a te, o farti un bene -qualsiasi, anche minimo... senza esitare, senza riflettere, la darei! - --- Allora perchè nasconderti fra queste parole? Smàscherati! Dà un nome -a tutto questo: il suo vero nome! - --- No, no! -- rispose Andrea con forza; -- parliamo di noi, solo di noi. -Come ho rispettata sempre la tua fede, che non potevo dividere, tu -rispetta la mia volontà, perch'essa è la sola coscienza degli uomini -senza fede. E pensa che il confessarmi a te mi sarebbe forse dolce, come -per voi è dolce confessare le vostre colpe ad uno che vi assolverà. Io -non voglio il tuo perdono. Ma invece ti dirò apertamente: Sì, l'ho -amata!... Era nel mio destino d'uomo... l'ho amata. - -Queste parole parvero gravi, come l'affermazione d'un reo che dicesse al -suo giudice: -- «Sì, ho ucciso.» E Giorgio, sopraffatto, come se al di -là da quelle parole non vi fosse che l'immenso nulla, chinò la fronte in -silenzio. Una lunga pausa durò fra loro, nella quale permaneva un'eco -diuturna, ch'entrambi udivano risuonare nella loro vastità interiore. -Poi Andrea riprese: - --- Vedi, e ho lottato! Con tutta la forza che ben mi conosci, ho lottato -per estirpare da me questa ubbriachezza. Ma non mi fu possibile. Tutto -si riesce a stritolare nella tanaglia della nostra volontà, non questo -amore che imbeve la carne, lo spirito, e ci vieta persino quell'atto -estremo di ribellione che tronca tutto: la morte. - --- Lo so, -- rispose Giorgio profondamente. Poi, levatosi con fatica -dalla poltrona, s'avanzò verso di lui, fin quasi a toccarlo: - --- Lo so. Dal primo giorno che l'hai guardata con amore lo seppi. Era... -vuoi che te lo rammenti? - --- A che serve, Giorgio? È lontano... - --- Infatti. E già sarebbe stata una grande sciagura che l'amassi tu -solo, -- proseguì Giorgio, scandendo lentamente le sillabe. -- Ma lei -pure ti amava... e questo era l'irreparabile! Ti amava in silenzio ancor -prima che tu lo sapessi. - -Andrea scosse il capo in segno d'incredulità. - --- Prima, assai prima... perchè forse non è mai stata veramente mia. Ma -per me bastava che non fosse d'altri; e guai se avessi creduto, in un -modo qualsiasi, di poterla ricuperare! Perchè allora, vedi, il mio odio -sarebbe andato oltre il tuo, e per quell'istinto che ogni essere ha, di -voler difendere il proprio bene anche fino al delitto, io, credente, mi -sarei dannato, ma avrei messo il mio amore, poich'era grande, più in là -che Dio. Senonchè ti amava troppo... ed era inutile tentare. - --- Tu avresti fatto questo?... anche questo? -- mormorò Andrea. - --- Sì! e puoi non dubitarne se ripensi alla mia vita. Eppure io credo in -Dio; anzi questa fede, che tu in fondo schernivi col tuo silenzio, mi ha -salvato dalla recita e dalla colpa inutile. Perchè, sai, vi può essere -altrettanta bellezza in un delitto grande come in un grande perdono. Io -vi ho perdonati; non con la bocca, non con le parole che tu alteramente -mi rifiutavi or ora, ma col mio spirito, con la mia fede, con tutta -quella estrema vita che si àgita in me. Bada: non cristianamente, ma -umanamente vi ho perdonato: non per misericordia, ma per riflessione, -non per comprarmi il paradiso dei preti ma per la vostra felicità. - --- Per la nostra felicità?... -- disse Andrea, con maraviglia, con -sospetto. - --- Sì; e non mi credere un santo per questo: non lo sono. Uomo, avrei -voluto vivere, e per vivere mi sarebbe stato necessario difendermi da -te. Ma che sono ormai? Una macchina disfatta... neppure: un pugno di -materia logora che fra poco si dissolverà. Davanti a me finisce quella -striscia di sole che si chiama la vita, e se i deboli, se gli avari, se -i timidi, appunto verso la fine s'abbrancano con maggior disperazione ai -beni che lasciano quaggiù, io, poichè sono stato un forte come te, un -orgoglioso come te, ne faccio abbandono senza odiare quelli che possono -vivere ancora, ed umanamente, con pace, dico loro: Il diritto è -vostro... continuate. - -Dopo aver velocemente riflettuto, Andrea esclamò: - --- Le tue parole sono troppo grandi per un uomo: io non le credo. - --- Le parole sono grandi forse, non la verità che nascondono, -- gli -rispose con lentezza il suo fratello d'una volta. -- Le più serene -filosofie, le rinunzie più sante, celano spesso nel fondo un acerbo -rancore contro la vita. Così di me. Allora sarò più piccino, mi -denuderò, guarda: È un corpo questo che mi rimane? Ho forse una speranza -di risanarmi, di ricominciare? No! Il mio martirio non può essere che -più lungo o più breve, ma non altro che un martirio; e la scienza non -inganna quel presentimento della morte che penetra tutte le vene, -quand'essa già si trascina carponi nella nostra ombra. Si levi e mi -prenda! Che serve il vivere in una poltrona, coperto di scialli, nutrito -di medicine, soffrendo torture fisiche e morali, facendo ribrezzo agli -altri ed a me? Poi, compréndimi bene, io amo una donna come tu l'ami, -sapendo invece che la spavento. E la desidero qualche volta, io sfinito, -come la desideri tu, vivo e forte. Ma tu la puoi baciare... io no! tu -puoi darle ancora un brivido... io no! -- e tutto questo, lo riconosci -ora? è meno grande che non sembrassero le mie parole. - -Parlava concitato, scuotendo i pugni, rosso nel viso d'una tragica -vampa; indi spense la voce, che divenne piena di sarcasmo contro sè -stesso: - --- Allora, vedi, per una vanità d'uomo, preferisco nascondermi prima di -esasperare la sua pazienza e di farle odiare, nel suo disamore, anche la -memoria di me. Insomma, se tu hai ne' suoi occhi la bellezza della tua -forza, voglio vestirmi d'una qualche bellezza pur io, voglio valermi -dell'ultimo potere che mi resta: la bontà, voglio che tu non vinca -interamente, intendi? perchè ti odio... sì, ti odio, e più forte, -anch'io!... Vedi come tutto questo è meno bello, meno grande che non -paresse a te. - -Ma, con un atto brusco, Andrea respinse quelle sue parole: - --- No: tutto questo non è vero! Tu vuoi «sapere», solamente «sapere»! Ti -fai debole per fasciare la mia forza. Ebbene, poichè lo vuoi, -affrontiamo ancora una volta, con vero coraggio, questo pericolo -estremo. Siamo sovra un ponte stretto, per dove non si passa in due. - -Trasfigurato nel viso, Giorgio lo interruppe: - --- Con vero coraggio, hai detto? Sì, Andrea! sì, Andrea!... - -La commozione gli metteva un tremore all'ápice delle dita. -- Sì, -Andrea, -- ripetè. -- Ascoltami bene: per tutte le cose umane c'è la -parabola, e in capo della parabola nient'altro che un circolo d'ombra. -Tutto bisogna che finisca in putrefazione. Anche la nostra amicizia, -ch'è stata un bel legame di due anime libere, non potè fare altrimenti. -Ed io non te ne incolpo, Andrea: era necessario, doveva essere così. Ma -c'è qualcosa che sopravvive a tutto questo, ed è la memoria di quello -che siamo stati, tu ed io, là indietro, nella giovinezza. C'è, nella -macchina logora, qualcosa, forse un peso inutile, che sopravvive: il -cuore... Ed io, se mi sono trascinato fin qui, non è per tenderti una -insidia, non è per sapere, perchè ormai più nulla mi è nascosto... ma -perchè mi rincresceva morire senza che fosse ancora suggellata con un -patto finale la nostra concordia d'uomini, ed è per dirti quel che ora -ti dico: Strìngimi la mano, Andrea, lasciamoci da veri amici. - --- No! mai! -- esclamò l'avversario. -- Guarda: io mi metto a ginocchi -davanti a te, se lo chiedi, ma non mi tendere la mano... mai più! mai -più! - --- A tal punto mi odii? - --- Me odio! me stesso: non te. - --- Tu ingrandisci un piccolo dramma!... una donna, dopo tutto, è una -donna... ci ha divisi, ci riunisce: dammi la mano. - -L'avversario, l'antico suo fratello, in silenzio lo fissò, a lungo; poi -fece una domanda: - --- E se non potessi?... se non potessi più?... Comprendi la forza che -racchiude questa parola: «potere»? - --- Le parole son parole... e poi sono anche fantasmi: scàcciali! - -Era sorridente, mite; una specie di augusta sovranità gli vestiva le -sembianze; v'era, nel suo sorriso, ne' suoi occhi, un non so che -d'immateriale, che raggiava dal suo pallore come un sole nascosto. Ora -sentiva di essere il più forte, sentiva di poter comandare: - --- Dammi la mano, -- disse; -- ho bisogno di te. - --- Di me? Che vuoi? - --- Aiuto, perchè non vedi come sono debole?... Ho bisogno d'aiuto, e tu -solo me lo puoi dare. - --- Che vuoi? - --- La tua mano, dammi la tua mano. - --- Non posso. - --- Puoi, puoi... se ancora ti senti capace di farmi un dono. - --- Lei?... -- balbettò l'avversario, esprimendo in quel solo monosillabo -tutto il terrore che gli pervase l'anima. - --- Non lei... un altro dono più bello!... Dammi la tua mano. - -Subitamente, con uno scatto, Andrea tese il palmo al suo fratello d'una -volta, all'uomo che gli era stato sacro e del quale «conosceva la -morte». Tremava, tremavano entrambi, ed entrambi ne impallidirono, quasi -avessero compiuto un rito infrangibile con quella stretta di mano che -per l'ultima volta li affratellava. - --- Ed ora ascòltami, -- disse Giorgio. -- Il bene maggiore non è la -vita, è la pace. Guàrdami negli occhi: vedrai nel fondo l'anima che non -mente. Io ti ho perdonato, a te ed a lei; ho messo all'àpice de' miei -sogni la vostra felicità, ho soppresso il mio bene per il vostro bene. -Poichè vi amate, e poichè la colpa è stata più forte che la vostra -onestà, siate felici, voi almeno, che avete nel mondo una felicità -possibile. La vita che diviene per sempre inutile a sè stessa deve -continuare in un'altra. Ma se l'anima è capace di queste cose grandi, -c'è la carne che non vuole, c'è la carne invida, che soffre, che si -dispera... Ora ti dico: Andrea, fratello mio, liberami dalla carne -trista... dammi un veleno! - --- Un veleno?... -- mormorò esterrefatto l'avversario. - --- Sì, perchè il bene maggiore non è la vita, è la pace. Io ti domando -la pace, e, se mi farai questo dono, avrai sciolto verso di me -virilmente quel patto che l'amicizia mi deve. Non voglio sconvolgere con -una tragedia volgare la tranquillità di questa casa, ma voglio tuttavia -morire; sapere che sarete felici... non vedervi più! - -Parlava ormai senza che l'altro l'ascoltasse, con una voce opaca e -squallida che aveva il colore d'una giornata d'inverno; parlava da una -specie di lontananza, da una specie di solitudine, trascinando con -monotonia le sillabe, come il vento fa nei prati quando ammulina la -neve. - --- Un veleno?... -- disse ancora l'avversario, indugiando nel magnetico -stupore di cui lo percosse quella parola. - --- Sì, Andrea... e non impallidirne a quel modo! Io ti parlo d'una cosa -semplice; la scomparsa d'un uomo è la più semplice di tutte le cose. - -Ora sorrideva d'un sorriso distante; v'era nelle sue disperate parole -una tranquillità già divisa dal mondo. - --- Vedi: gettarmi da una finestra sarebbe odioso, ed il mio corpo è così -affranto che forse mi mancherebbe il coraggio di farlo, sebbene vi abbia -già pensato. Armi non ne ho; quand'anche potessi procurarmene, questa -morte rumorosa e drammatica sciuperebbe, come l'altra, il mio disegno. -Invece voglio andarmene come se la morte fosse venuta a prendermi -qualche giorno prima... Ricòrdati quel che ti ho detto: è un dono che ti -domando, e tu solo me lo puoi fare. Me lo devi anzi fare, perchè sono -allo stremo e non posso più sopportare nemmeno un giorno di questa -tortura. L'amo! l'amo come te, disperatamente, con tutto il furore che -può essere nell'agonia d'un uomo... e la carne si ribella al pensiero -che sia tua! - -Vedi, Andrea, ti parlo come si parla solamente con noi stessi. Il nostro -patto è assai più forte che le meschine convenzioni degli uomini: vi -sono casi nei quali è più santo dare la morte che salvare una vita. Tu, -che senza volerlo m'hai preso tutto, mi devi pure un dono: dammi un -veleno! - -Ora l'avversario l'aveva ascoltato senza guardarlo, con gli occhi fissi -ad un punto magnetico nell'alta ombra, che vedeva egli solo. E quando -tacque, seguitò ad ascoltarlo, senza che una linea del suo viso -trasalisse, fermo dalla fronte al piede in una sinistra immobilità. - -Poi gli si avvicinò lentamente, fissandolo con i suoi diritti occhi, -tersi e freddi come l'acciaio, pieni di vampe nere. Disse: - --- La tua domanda è di quelle che raramente un uomo sereno ha il -coraggio di fare. Ma essa non mi atterrisce. Interroga bene il tuo -spirito prima di rispondermi: Sei ben certo di volere quello che vuoi? - -Egli si pose una mano sul petto, aperta, con l'atto sacramentale di chi -giura sul libro dell'Evangelo. - -E rispose: - --- Io ti chiedo che tu mi dia da morire con la stessa serenità con la -quale un giovine impetuoso domanda la battaglia, sicuro di andarvi bene, -con la fronte alta, ridendo. E lo domando a te, perchè tu solo, fra gli -uomini che conosco, sei capace di farmi un simile dono, appunto senza -tremare. - --- Lo credi? - --- Lo so! - -Nella pausa che si colmò con l'eco di queste parole, ambedue sentirono -il lor cuore accelerarsi fino allo schianto. Poi Andrea lo afferrò per -un polso e gli disse rapidamente: - --- Giorgio!.. Io potrei di fatti non tremare anche nel risolvere con -semplicità il più grande problema che sia mai sorto nella coscienza d'un -uomo. Sono un medico, la mia missione è di salvare: non dovrei poter -uccidere. Tuttavia, più d'una volta, ebbi la tentazione di fare -spontaneamente quello che oggi mi chiedi, per liberare una vittima dalle -crudeltà oziose della morte. Se non lo feci, fu per seguire un -pregiudizio, per non saper vincere quella sensazione che odio: la paura. -Tempo fa, quando non ero colpevole, se tu mi avessi fatta la medesima -domanda, ebbene ti avrei risposto chiaramente: «Hai ragione: devi -decidere così. Ti aiuto.» Ma ora c'è qualcosa fra noi che me lo -impedisce. La vita di un altro, si può rubarla, prenderla a tradimento -forse... ma riceverla in dono come tu me l'offri, no! - --- Andrea, non ragionare!... Noi siamo venuti a quell'ora dove il -ragionamento più non regge. Hai dinanzi a te un uomo che ti fu caro, al -quale fosti caro, e che soffre, soffre orribilmente... Quest'uomo, con -l'anima sua più viva, ti dice: «Senti: ho finita la strada, voglio -sparire.» Dunque non discutere. La mia decisione ormai è presa: mi -ucciderei da me, in ogni caso, perchè, se tu potessi anche salvarmi come -hai fatto per tante creature malate, non mi daresti che il mezzo di -soffrire più lungamente. Quello che si chiama l'irreparabile, nè tu nè -io potremmo sanare mai più. Invece, tu che sei stato il mio compagno nel -mondo, aiùtami!... aiùtami ancora una volta: ho bisogno di te. Voglio -andarmene senza insanguinare la casa dove non fui che un ospite, -andarmene senza mettere una corona di spine sotto il velo della vedova -che lascio... Rimanga fra me e te un segreto: noi fummo abbastanza forti -per portarlo sul cuore. - --- Sai cos'hai fatto? -- esclamò Andrea cupamente. -- Mi hai messo -davanti agli occhi uno specchio e mi hai detto: «Guàrdati!» Ecco, mi -vedo; e sono orrendo! - --- No, sei vivo e difendi la tua vita: questa è la sola differenza fra -noi. - --- Ma perchè ti uccidi, tu che sei credente? -- lo interruppe di nuovo -Andrea, quasi cercasse di opporre ostacoli al compimento di quell'atto -che si rendeva necessario. - --- La mia fede è un'altra, -- Giorgio rispose con serenità; -- il mio -Dio non è crudele. - -Guardava in alto, come già lontano, già libero da tutte le impurità che -insozzano il cuore degli uomini, e gli splendeva nelle iridi azzurre la -limpida visione della sua pace ultima, la tranquilla certezza in una -fede sua, più grande, più intima, che la predicazione di ogni chiesa. - -Poi gli tese le due mani, come per un commiato: - --- Addio... forse mi sei stato più caro che tutto nel mondo... e mi -sarai più fedele, se m'aiuti. - -L'avversario illividì. Ora, nella sua carne innervata d'acciaio, -ripalpitava il cuore dell'uomo, il cuore fragile che s'impaura e che -trema, il cuore pieno di gemiti, che si commuove davanti alla bontà. - -Su le labbra gli venne una confessione, l'ultima, la più disperata, e fu -per dirla: - --- Senti... Giorgio... - -Ma un istinto supremo contenne la sua voce, gli ricacciò nel cuore le -parole che ne traboccavano, e pensando all'amante, alla quale «doveva il -suo delitto», mormorò a fior di labbro, come per chiederlo a sè stesso: - --- Chi l'avrà amata più forte? - -Ella s'interpose fra loro, bella com'era, vestita del desiderio -d'entrambi, e sentiron ciascuno la sua presenza invisibile, soffersero -di lei come se li toccasse con il suo corpo discinto. - -Poi Giorgio disse: - --- Tu forse, poichè rimani, mentr'io fuggo. E sopra tutto perchè è tua. - -Una memoria di lei trascorse nelle lor vene, sentiron che si apriva tra -loro un abisso perpetuo, vasto come la morte. Ancora tacquero, ed -attesero, come se nell'indugio fosse una speranza imprevedibile. I loro -pensieri correvano con isfrenata velocità per il più vasto campo che vi -sia da percorrere, cioè dalla vita alla morte, dal principio alla fine -d'una esistenza umana. - --- Dunque? -- disse Giorgio dopo un lungo silenzio. - -L'altro attese innanzi di rispondere: cercava in sè un rifugio contro la -sua medesima volontà. Infine disse: - --- Una sola domanda, Giorgio. Oseresti fare per me quello che ora mi -chiedi? - --- Se ciò valesse meglio che offrirti la mia stessa vita, sì, lo farei. - --- Ma per compiere un simile atto bisogna esserne degni! -- Poi -soggiunse brevemente: -- Potrei non esserlo più. - -L'anima, ne' suoi occhi, si accusava con una disperata sincerità. - --- Se devi sorpassare un ostacolo di più, vuol dire che mi offri un dono -più grande. - --- Ma, Giorgio... -- egli balbettò con angoscia, -- se Novella... se -io... se qualcosa che tu non sai... mi tiene alla vita, m'incatena, -m'impedisce di punirmi con la stessa mano che t'aiuta, se... - --- Taci, taci... Vi sono silenzi che debbono continuare anche oltre la -morte. Una sola cosa mi devi: ubbidirmi, e poi vivere, perchè nessuno lo -sappia. - -D'improvviso, come se gli balenasse nel cervello un tragico lampo, -l'avversario guardò in faccia la morte. - --- Sì? lo vuoi?! -- esclamò. - -Colui che fu nella vita il suo fratello senza colpa gli posò una mano -sulla spalla, come avrebbe fatto nel posarla sulla pietra d'un -reconditorio, e disse: - --- Tutta la mia vita mi sia testimone della risposta: «Sì, lo voglio!» - -L'avversario lo prese ai polsi, lo serrò convulsamente: - --- Sia! - -Poi si volse: l'armadio carico di boccali traluceva nell'ombra; su la -tavola ingombra, il fascio del riflettore traeva barbagli dalle boccette -di cristallo, dagli aghi d'acciaio, rilucentissimi. - -Il medico, muovendosi a scatti, veloce, attento, ruppe col pòllice la -chiusura ermetica di due boccette, ch'eran sottili come cannule di -vetro; ne mescolò alcune gocce in un piattello concavo, dove c'era un -dito d'acqua, e lentamente, serrando i labbri, ne riempì la siringa. Il -liquido, salendo nel tubo di vetro, diede uno sprazzo iridato, simile ad -un piccolo sole rosso e livido, che si spense quando fu al sommo. - -Allora il medico scosse la siringa per mescerne il contenuto e l'esaminò -due volte contro il lume. L'ago minutissimo portava su la punta una -scintilla. - -Poi la depose su l'orlo della tavola e la guardò. - -La guardò come se fosse ormai solo, come se l'irremediabile fosse già -compiuto. - -Il morituro s'avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente... - --- È questo il veleno? - -E sopra vi pose un dito, come per toccare la morte. - -Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro. - -Il medico assentì con un cenno del capo, mentre affascinati guardavano -entrambi la siringa lucente, colma di un liquido senza colore, innocuo, -limpido come l'acqua. - -L'uomo che doveva morire snudò il braccio sinistro rimboccando la manica -lentamente: poi torse il viso, la bocca gli si fece obliqua, e prese la -siringa fra due dita. - --- Che fai? che fai! -- gridò l'altro per istinto, soffermandolo. - -Egli rise, ma d'un riso gutturale, stranamente simile a quello di -Marcuccio quando finiva la sua Canzone. - --- Guarda: e non trema... -- disse. - -Accennava al suo braccio arido, giallastro, proteso contro il lume, e -che tremava tuttavia. - -Egli non vedeva quel tremore, l'altro sì. - --- Senti, Giorgio... -- balbettò l'avversario. - --- Come si fa?... -- domandava ridendo quegli ch'era presso a morire. - --- Senti, Giorgio... Giorgio!... - --- Come si fa?... - --- Così! - -Rapidamente gli tolse la siringa di mano, e con orgoglio, con la fronte -alta, come parlasse a' suoi giudici invisibili: - --- Io! -- disse -- io debbo finire di ucciderti, non tu! Non tu, con la -tua mano, ma con la mia -- guarda! -- e anch'essa non trema! - -Gli teneva strettamente il polso, aveva l'ago pronto a pungere su la -pelle rabbrividita, irta del suo pelo, cupa, fra i tendini tesi. - -Poi diede un colpo forte e schizzò dentro il veleno. - --- Ahi!... come fa male... ahi!... dille... - -E girò, in deliquio, sui calcagni, urtando contro la tavola, rovesciando -il riflettore, che si spense. - -Colui ch'era stato il suo fratello ed il suo nemico nel mondo lo sollevò -di peso su le braccia e lo portò a giacere nella poltrona - -Poi riaccese il lume. - - - - -IX - - -Riaccese il lume per guardare il suo delitto. - -Come uno di que' grandi fantocci meccanici che il burattinaio butta -sopra una scranna, flaccido e penzolante, quando ha finito di fargli -recitare la sua parte, così appariva l'uomo semisdraiato nella fonda -poltrona, con il capo recline da un lato, il mento sovra una spalla, le -braccia cadenti fuor dai bracciuoli, le gambe divaricate. - -Respirava; il suo respiro era visibile, anzi forte. - -Ogni tanto un tremito assaliva una di quelle mani ciondolanti, ne -scuoteva il polso convulsamente, poi quel tremito correva su per il -braccio, dando contro la spalla un urto secco. Parimenti i suoi piedi -ogni tanto si squassavano, facendo flettere le ginocchia in dentro come -fossero gambe di sciancato. Una ciocca di capelli gli era caduta su la -fronte, empiva un'orbita molestando la palpebra chiusa. - -L'ombra della poltrona e di quel corpo informe ingombrava il pavimento -irraggiato, saliva obliqua per lo zoccolo del muro. - -Quando Andrea Ferento ebbe raccolta la siringa, cadutagli a terra nella -fretta di sorreggere lo svenuto, quando l'ebbe lavata e rasciugata, ne -staccò l'ago sottile, prese un panno e si mise a strofinarlo. Ogni tanto -lo provava su l'unghia, quasi per accertarsi che la punta non si fosse -rotta. Poi lo esaminò da presso, contro il lume, strizzando l'occhio, e -lo mischiò in un mazzo di aghi simili, più grossi e più minuti, ch'erano -involti in una carta velina, e li racchiuse dentro una scatola. Riordinò -le boccette nell'armadio, avendole tappate con la maggior cautela, poi -si volse tranquillo, come se avesse condotto a termine un suo lavoro -consueto, e macchinalmente guardò l'ora. - -Era di poco trascorsa la mezzanotte; ma egli forse non vide le sfere. - -Allora fece automaticamente un giro intorno alla camera, quasi radendo -la parete: si fermò presso la finestra, affondò nei buio lo sguardo -vacuo, poi retrocesse verso il mezzo della stanza, dov'era coricato il -fantoccio tragico nella poltrona profonda, e, fermo in una specie -d'insensibilità, rimase a guardarlo. - -Respirava: il suo respiro era visibile, tuttavia meno forte. - -Guardò l'ora un'altra volta, quasi contasse i minuti che ritardavano la -morte. - -Un rombo, lontano, vicino, gli saliva nel cervello impedendogli di -pensare. Allora poggiò l'orecchio sul cuore del fantoccio e pronunziò -queste due sillabe distintamente: - --- Batte. - -Gli raccolse le due mani che penzolavano; il contatto della sua pelle -gli dette una sensazione molesta, sicchè gli parve miglior cosa -lasciarlo stare. Le due mani ricaddero su le cosce, facendo un rumor -soffice come se fossero inguantate, e più non si mossero. - -Nel suo cervello, qualcuno, forse una voce estranea, pronunziò questa -parola quietamente: «La bara.» - -Egli da prima cominciò a pensarne il solo nome, poi vide la forma della -cassa di legno, infine si rese conto che c'era un morto, una lunga forma -stecchita, trasudante un lezzo nauseabondo, che bisognava stendere là -dentro, nella cassa di legno, nella bara. - -Morti, egli ne aveva ormai veduti un gran numero; e cominciò a -ricordarsi dei tanti cadaveri che aveva toccati con la sua mano ferma, -sezionati con la sua mano veloce, e rivide certe fisionomie particolari, -delle quali si rammentava in quell'attimo con una precisione -sorprendente. - -A lui, medico, il cadavere non faceva paura; negli ospedali e nelle -cliniche s'era avvezzo a parlar forte, a ridere qualche volta vicino ai -morti. Ma ora gli sembrò inconsueto, strano, fin questo nome di -cadavere; gli parve per la prima volta che morire volesse dire qualcosa -più che rimanere immobili e freddi. - -Siccome l'uomo spento gli era quasi familiare, concepì mentalmente -l'orrore della carogna, poichè gli era occorso di vederne assai meno. E -per una di quelle astrazioni del pensiero che talvolta ci avvincono -quando siamo fortemente presi dal senso d'un'angoscia non ancor bene -determinata, gli passò negli occhi l'immagine di un povero cavalluccio -che aveva una volta veduto, quando era studente ancora, nel visitare una -scuola veterinaria. - -Era un cavalluccio sardegnolo, decrepito, che d'animale vivente non -conservava più se non una parvenza macabra e grottesca. Era stato -venduto forse da un carrettiere per il valore della sua pelle, perchè, -nemmeno a forza di bastonate, non si poteva più mandarlo innanzi d'un -passo. La Scuola lo aveva destinato ad un ufficio non comune: quello di -servir da paziente in tutte le operazioni che convenisse mostrare -praticamente agli allievi veterinari. Su la sua povera pelle, scucita e -ricucita chissà mai quante volte, avevan provato e riprovato per ogni -verso tutte le operazioni che l'arte chirurgica insegna. Per quel po' di -paglia e di fieno che gli davano di tempo in tempo, durante le sue -convalescenze, gli avevan aperto il ventre, fessa la gola, semiaccecati -gli occhi, recisi i tendini, sforacchiate le spalle, passandovi dentro -certi lunghi tubi che parevan aghi da calza infitti in un gomitolo di -stoppa. Ad operazione finita, lo ricucivan su alla bell'e meglio, poi lo -cacciavano a guarire davanti una mangiatoia semivuota. - -Camminava come se avesse le quattro zampe di caucciù, e nell'andare -dalla sala operatoria fino alla stalla cadeva tre o quattro volte su le -ginocchia insensibili... - -Proprio quel giorno ch'egli lo vide, nel mezzo d'un'operazione il -cavalluccio morì. E per tutta la sua vita egli non aveva potuto scordar -l'orrore di quella povera piccola carogna, su la quale i veterinari -armati di bisturi sanguinanti s'erano messi a ridere. - -Ora lo rivide, in un lampo fugace, quel decrepito cavalluccio -sardegnolo, rappezzato come un mantello da mendicante, ch'era morto -legato, senza poter tirare un calcio, rovesciando appena le froge -violastre su la dentatura gialla. - -Ascoltò. - -Respirava; il suo respiro era visibile, ma fioco. - -La pelle del viso mutava colore, schiarandosi; la bocca si faceva un po' -tumida, gli occhi si enfiavano, benchè serrati. - --- Giorgio... - -Egli si provò a profferire il suo nome; non lo disse, ma gli parve di -averlo detto: «Giorgio». Questo nome era stato una cosa enorme nella -vastità interiore del suo mondo; ma ora pareva un nome strano, -stridente, una parola quasi anormale, vuota come una caverna. - -Gli sembrava che fosse decorso un tempo immemorabile dal principio di -quella sera. - -«Che volete? che volete?... Sì, l'ho ucciso!» -- gridava, urlava a' suoi -giudici invisibili, ma con la sola voce del suo spirito, -- mentre in -verità gli pareva di gridare. Nel suo dualismo interiore si ricordava di -averlo ammazzato, e non sapeva se fosse morto; provava uno strazio -spaventoso, ed era tranquillo come un ebete; aveva la sensazione -illusoria di essere davanti alla stessa persona, che fosse viva e morta -nel medesimo tempo. - -«Sì, l'ho ucciso; io! Sì, vedete: con questa mano; io, con questa mano; -io!» Era immoto, e gli pareva di agitarsi, di urlare, scagliando il -pugno contro un'assemblea di avversari, contro un comizio di giudici che -l'accerchiassero da ogni parte. - -«Fratello, rispondi per me! Lévati e rispondi: -- Non era questo il mio -diritto?» - -Intanto, nel suo dualismo interiore, l'altra parte di lui spiava -minutamente i segni della morte. - -«Fratello, rispondi, rispondi!...» - -Poi gli parve che la casa si destasse, e tutti accorressero, balzati -fuori dai letti sconvolti, le donne, gli uomini, scapigliati, e dietro -l'uscio gridassero: «Apri! apri! vogliamo vederlo innanzi che sia -morto... Apri!» E lo scemo, fra loro, in una camicia da notte che lo -faceva sembrare uno spettro, la guancia poggiata contro il violino, -suonava con furia, con strazio, finchè le corde saltassero, la Canzone -Disperata... - -Erano fuori dalla porta in gruppo, accaniti; squassavano l'uscio, -gridando: «Apri!» - -L'altr'uomo vigilò, in ascolto, e non intese rumore. - -Su la poltrona il pupazzo tragico si torse, come se avesse dentro un -perno che gli permettesse di svitare il busto dal ventre, il collo da le -spalle, in un modo bizzarro. La bocca s'era messa a ridere, le gengive -congestionate schiumavano. Per tutta la lunghezza del collo s'incordava -una grossa vena tesa come un elastico: le mani convulse annaspavan -nell'aria, i piedi si urtavano, producendo con i tacchi uno scricchiolìo -sinistro. Gli colò su la giubba un filo di bava, e il medico lo deterse. - -Fuori, dietro i vetri leggermente appannati, brillavano stelle fra gli -alberi, come lucciole in un cespuglio. Bella notte, odorata, ingemmata, -ch'era piena di lembi d'azzurrità. - -«Quanti anni passeranno?...» -- Anni voi dite?... -- «Sì, anni.» -- -Prima di che? -- «Prima che tu ritorni a vivere.» -- Ma non vivo io -dunque? -- «No, è un incantesimo.» -- Un incantesimo?... - -E l'altr'uomo, il medico, si chinò sopra il cuore del pagliaccio. - -Respirava, non più visibilmente, con un affanno lieve. - --- «Ho fame! ho sete! ho sonno! ho voglia di camminare! di fumare, di -agitarmi, di ridere!» - -Egli si disse queste parole con veemenza, osservò questi suoi propri -desiderii con chiarezza. Non poteva invece far nulla di tutto ciò; era -fermo, incatenato lì, vicino a quella sembianza d'uomo, sotto il potere -di una forza incombattibile, che li stringeva entrambi nella stessa -notte. - -Fece sogni. - -Camminare d'Aprile per la campagna, lungo una bella strada soleggiata, -respirando il buon profumo che mandano le siepi cariche di fiori... -Scendere giù per un fiume impetuoso, a forza di remi, sentendo l'acqua -insorgere gonfia e rapida sotto la chiglia... Addormentarsi in un bosco; -vedere i falciatori mietere una messe; balzare in groppa d'un cavallo -focoso per una prateria senza termine... Trovarsi preso nel tumulto di -una folla, per una strada cittadina piena di fragore e di transito... -volare con un treno velocissimo attraverso la doppia fila dei pali -telegrafici... essere nella platea d'un teatro, presso i forni -d'un'officina... dappertutto, dappertutto, dove ci si muove, ci -s'incalza, ci si agita, si vive!... - -E gli pareva che mai più, mai più farebbe tutto questo, mai più godrebbe -di queste inebbrianti gioie, perchè in quella notte, nel carcere di -quelle quattro pareti, era accaduto qualcosa di enorme, qualcosa di -finale, che soverchiava tutte l'altre possibilità. - -«Sei morto? No, non sei morto? -- Allora non puoi rispondere?... Sì? mi -puoi rispondere? -- Che dici? -- Ah, che t'uccida? -- Ma se già t'ho -ucciso? -- No? non dici questo?... Allora che dici?... Parla più forte; -così non mi riesce d'intendere. Ah... sei tu?... Ma chi sei?... - -E l'altr'uomo, il medico, toccava quella fronte già un po' fredda. «No, -no... ucciderti non posso! Lo vedi bene che non posso. -- Cos'hai detto? -Un veleno? Ripeti; non hai detto un veleno?... Ma che lingua parli? -Cos'è questo nome che dici continuamente?... -- Ah, sì... Novella! -- Ma -perchè parli a quel modo, come se avessi la bocca piena d'acqua? -Novella, hai detto?... Sì, sì...» - -E vide la sua faccia bella, null'altro che l'immagine della sua faccia -bella, non direttamente, ma quasi rifranta in uno specchio, e lontana, -perchè lo specchio stava lontano, e nebulosa, perchè l'aria per dove si -mirava era un po' fosca. La vide con i suoi capelli disfatti, così -lunghi e folti che la cornice dello specchio non tutti li conteneva, e -gli sembrò di volerla guardare negli occhi senza potervi riuscire. Tutte -le volte ch'egli cercava d'incontrare le sue pupille, quegli occhi -sfuggivano, lo specchio andava sempre più lontano, finiva in un'albore, -in una striscia, in un punto... - -Rimase un nome, un solo nome, vuoto anch'esso come una caverna, pauroso -come un incubo: «Novella...» - -E l'altr'uomo, il medico, gli toccava il polso quasi fermo, il polso -ch'era divenuto greve. - -«Ma io non ho paura! nessunissima paura! Sono libero! Cammino, se -voglio; se voglio, rido! -- È notte. -- Ebbene, se è notte, che fa? -- -Sono leggero, mi sento agile: posso andarmene dove mi piace! -- Fa buio. --- Che importa? Domattina si leverà il sole; un bel disco rosso, -arroventato come la bocca d'un forno. -- Questo è il sole: un bel disco -rosso che mi piace assai di vedere.» - -Il fantoccio si svitò un'altra volta, e questa volta parve che avesse -una cerniera proprio nella schiena e che alcuno gli avesse dato un pugno -proprio su la nuca, un pugno che tutto lo percosse. Le braccia, con i -pugni serrati, si tesero verso le ginocchia, i due piedi s'allungarono -quasi per dare un calcio nel vuoto, il ventre si piegò sotto le costole -come un mantice vuoto, e trafitto nel fianco da una specie di pugnalata -ultima, tutto il corpo ciondolò da quella parte: il mento gli si -confisse obliquo contro la sommità del petto. - -Pareva che il burattinaio avesse dato uno strappo così forte da rompere -tutti i fili, -- e i fili, schiantando, fecer rumore. Un rumore diverso -da tutti quelli che l'orecchio distingue, corto e fioco, ma più -persistente che la vibrazione d'un metallo, un rumore atono, pieno di -tutti gli altri suoni che insieme producono il ronzìo della vita. - -Allora nel fantoccio immobile tutto si trasformò visibilmente: il -colore, la forma, il peso, l'abito, l'atmosfera che gli stava intorno: -tutto. - -L'altr'uomo, il medico, dopo avergli lungamente cercato nel polso un -battito che non c'era più, chinò l'orecchio sul cuore del fantoccio, ed -arretrando con un balzo pronunziò distintamente questa sillaba: - -«No.» - -Tutta la casa, fra muro e muro, da' solai tenebrosi alle rombanti -cantine, gli parve di súbito invasa da una musica furibonda... - -La canzone diceva: - - . . . . . . . - - «...e vado a cercare altri morti, -- che sono i miei figli - lontani... - - Cammina: la vita comincia - domani, domani, domani...» - - - - -X - - -Ora, svanito il sogno, si ritrovò solo davanti a quel morto. Non più -fantasmi assedianti, non più misteriose voci nè musiche immaginarie per -la gran casa muta, ma un uomo calmo e logico di fronte ad un cadavere -ingombrante. - -Con uno di quegli sforzi estremi della volontà, che riuscivano ad -incurvare la sua forza come un duro metallo, giunse a ricacciare da sè -quella torma di paurose allucinazioni, per affacciarsi con tutta la sua -chiarezza mentale ad una sola necessità: quella di nascondere il delitto -compiuto e dare alla morte di quell'uomo l'apparenza più naturale. -Bisognava, con uno sforzo quasi eroico, annullare il proprio essere -sensorio, non vivere per qualche attimo che di cervello; bisognava -soffocare il rimorso, il ribrezzo, lo stordimento, la paura, distruggere -in sè la memoria, il nome stesso di quel morto, per inscenare il quadro -più verisimile intorno alla sua spoglia muta. - -Anzi tutto rimuoverlo da quella stanza, sollevarlo su le proprie -braccia, e nel buio, senza rumore, traversando il corridoio, portarlo a -giacere nel suo letto. Egli vide tutto questo con precisione, come se un -altro lo dovesse fare in sua vece; poi sùbito, con quella rapidità -d'azione che in lui seguiva il pensiero, comandò a sè stesso: -- -«Ubbidisci!» - -«Ubbidisci!» In tante ore della vita gli era stato necessario darsi -questo comando breve. Ed era, non la sua stessa voce, ma la voce d'un -tiranno interiore che glielo gridava contro i timpani, che inchiodava -questa parola nella sua volontà a colpi di martello, facendolo tutto -vibrare. Avesselo condotto su l'orlo d'un abisso e detto: «Balza!» -- -egli, senza retrocedere, avrebbe spiccato il salto. Avessegli detto: -- -«Cammina contro mille, perchè necessario è camminare!» -- e contro -mille, da solo, senza tremito, avrebbe camminato. Questa voce che in lui -dettava era veramente il suo Dio. - -Il morto era nel mezzo della camera; la sua goffa ombra invadeva il -pavimento, la parete; egli stava in piedi entro quell'ombra, sapeva di -esservi, ed anzi gli sembrò d'averne i piedi avvinti, sì che fece uno -sforzo muscolare per divincolarsi da lei. Ma l'ombra lo teneva in sè -come una preda, l'avviluppava nel suo fermo tentacolo, nel suo mantello -d'immobilità. - -Pensò allora che bisognava spegnere quell'ombra, anche perchè non si -vedesse dal giardino la sua finestra troppo a lungo illuminata; e -trattosi da lei con la fatica dell'uomo che vinca una melma tenace, andò -alla finestra, onde guardare se fossevi abbastanza lume di stelle per -compiere quel che doveva nel buio. - -Una effusa chiarità lunare vestiva tra gli alberi una magnolia lucente, -ed egli vide in capo dei possenti rami cullarsi quei suoi grandi fiori -lascivi e candidi come un seno incipriato, che pareva dormissero su la -pigrizia d'un'acqua sonnolenta. - -Dietro i vetri chiusi, egli non sentiva il profumo della notte -primaverile; ma la fragranza di quei fiori di magnolia, che dall'albero -antico e brillante incensavano l'aria come fontane di soavità, gli -eruppe in faccia con una larga ondata, salendogli fino al cervello, così -fortemente, che il profumo della notte lo stordì. Quella fragranza, -quella chiarità lunare su l'albero di magnolia, e tutta insieme quella -pace azzurra trascorrente nelle vive arterie della notte, eran ancora -immagini delle cose a lui vietate, eran sirene che parevano attrarlo -dentro un incantesimo di pace, visioni che lo persuadevano alla dolcezza -dell'oblìo. - --- «Sì, puoi spegnere il lume,» -- disse a lui, nell'intimo, la voce del -suo vigilante complice. - -Retrocesse dalla finestra verso la tavola, spingendosi a forza di -scatti, come un animale restìo, e nel posare le dita su la chiavetta del -riflettore osservò che il suo polso non era fermo. - --- «Tremi?» - -Questa parola ch'egli aveva odiata conveniva ora dunque per lui? - --- «No, non tremo!» - -E rapidamente spense il lume. - -Ora egli vide cadere dall'alto soffitto una molteplice cortina di -mantelli neri, che si srotolavan l'uno dopo l'altro, grevi, enormi, -funerei, come una tenebra che rapidamente aumentasse. - -Non vedeva più nulla; era solo, sperso, nel silenzio assoluto, -nell'assoluto buio. - -Con le dita fredde si stropicciò gli occhi, perchè si accorse che quel -tenebrore pioveva in lui, non intorno. Allora, in un lampeggiamento di -strappi rossi, cominciò a distinguere. A distinguere la finestra che -inazzurrava, l'alta parete imbiancata, i mobili fermi, l'ombra... -quell'ombra inamovibile. E vide una cosa orrenda: la faccia del -cadavere, torta su la spalliera, convulsa in un sogghigno che pareva di -riso. - -Allora, per la prima volta nella vita, il cuore accelerando e sostando, -gli fece conoscere cos'era veramente la paura. S'agghiadò e retrocesse, -brancolando con la mano che ricercava il lume. - -«Tremi! tremi! tremi!...» -- gli urlava dentro sarcasticamente la voce -nemica. - --- «No!» - -E si aderse in tutte le sue membra, di scatto, come davanti ad una -provocazione. Si sentiva nei polsi, contro le tempie, battere il sangue -a fiotti; gli pareva che la camera desse un continuo traballamento. - -Poi si provò a guardare un'altra volta verso quel riso che l'atterriva: -e lo sostenne. - -Non era più riso, ma uno spasimo che aveva in sè, nello stesso tempo -qualcosa di selvaggio e d'inerte. Provò a ragionare per darsi animo: - --- «È un morto, -- si disse, -- come ne ho veduti centinaia; il -principio della polvere... insensibilità, silenzio, fine.» - -Ma non gli pareva che fosse un morto come l'altre centinaia, che non -fosse materia senza uomo, che non tacesse, che non fosse finito. - -Avendo l'uso di separare il proprio cervello dagli errori della -sensibilità, si mosse un'accusa ponderata, osservando: -- «È l'anima tua -che gli presti e sono i tuoi sensi alterati che propagano su lui una -parvenza di vita. Ma questa è materia che solo pesa; è cosa morta, cioè -senza possibilità, e non la devi temere.» - -Per analogia gli riapparve, come in una visione distante, il cavalluccio -sardegnolo morto nella sala operatoria fra i veterinari che ridevano. - --- «Bada, -- lo avvertì la voce -- che il tempo corre.» - -Infatti ebbe la sensazione immateriale di qualcosa che continuamente -correndo fosse continuamente più in là del pensiero; questa cosa era il -Tempo. E smarrendosi nella sua fuga immensa, piccola e vana cosa gli -parve il suo delitto, che non poteva nemmeno sospendere d'un attimo quel -perpetuo volare. - -Gli avvenne di supporre che gli uomini, quasi per dare un senso al -Tempo, avessero immaginato Dio. - -Questa osservazione, sorta in una specie di pausa interiore, gli sembrò -logica; ma in essa v'era quel nome di tre lettere, che lo accese di -ribellione, quantunque insieme s'accorgesse ch'era semplicemente una -parola. - --- «Dio: la gran fiaba del mondo!... Ma tu che fai? sogni?» - -Possessore di sè, cauto, vigile, s'appressò all'uscio in ascolto; girò -la chiave nella serratura, lentamente, perchè non stridessero gli -ingegni; aperse uno spiraglio, v'appressò l'orecchio. Il filo d'aria gli -produceva sul timpano una specie di ronzìo. Non altro romore si udiva -per la casa dormente: appena quel rombo imprecisabile che nasce dalla -presenza d'esseri vivi entro i muri d'un edificio. - -Uscì nel corridoio, giunse fino al pianerottolo, ed un senso di libertà -quasi gioconda entrò nelle sue fredde vene, come quando si riacquista il -respiro dopo un principio di soffocazione. - --- «Bada... -- egli suggerì a sè medesimo -- le tue scarpe...» - -Scricchiolavano. Un rumore minimo, che gli parve grande. Strisciò a -passi lenti fino all'uscio della camera di Giorgio; l'aperse con -cautela, ma interamente, per aver libero il passaggio allorchè -tornerebbe con il cadavere su le braccia. S'avvicinò al letto per -studiare in qual modo ve lo avrebbe disteso. Vedendo l'incavatura nei -guanciali sovrapposti ed il solco profondo che la persona dell'infermo -aveva lasciato nel lenzuolo, già gli pareva di recarlo su le braccia e -di sentirne il rigido peso, che gli faceva scorrere dentro l'arterie -pulsanti una vena di freddo sottile. - -Perchè la deposizione gli riuscisse più facile, rimboccò la coltre fino -a mezzo il letto, poi cautamente rifece il cammino, strisciando lungo il -muro, trattenendo il respiro, vigile e pauroso come un ladro. - --- «Se alcuno scendesse quand'io passerò col mio carico?...» - --- «Fa presto! -- gli comandò la voce. -- Fa presto!» - -Rientrò nella camera dov'era il morto, e s'attendeva quasi a trovarvi -una trasformazione, o suppose, per mo' d'assurdo, la cosa più -inverosimile: che il morto non ci fosse più. Era invece nella medesima -positura, di sbieco traverso la poltrona, con il capo torto su la -spalliera, le braccia pendenti, i pugni chiusi, le gambe unite per le -ginocchia, simili a gambe di sciancato. Che orrore!... Come già era -lontano entro la morte quel miserando corpo! Ed ora bisognava -sollevarlo, avere il coraggio supremo di reggerne il peso contro il suo -petto... Che orrore! - -Provò ad avvicinarsi; ma gravitò indietro, quasi resistendo ad una mano -che gli avesse dato un urto per spingerlo su di lui. - -Allora, in quel punto, si ricordò che le sue scarpe scricchiolavano; e -cavatele in fretta, cercò a tastoni presso il letto le pantofole di -feltro. Si vide pronto, e gli parve d'un tratto che mai non avrebbe -saputo varcare quella breve distanza. Sbarrò gli occhi e su le iridi -provò una sensazione di freddo; si mise a considerare l'ipotesi che il -coraggio gli venisse meno, che le sue braccia mancassero di forza per -sollevare quel peso; un gran terrore s'aperse in lui, vuoto e freddo -come un'enorme voragine. - --- «C'è dunque una cosa che tu non sappia osare? -- No, impossibile! -- -Tu, che non credi alla divinità della morte, vacilleresti ora come una -femminuccia? Chi mai t'impedisce di sollevarlo? Il Soprannaturale forse? --- Non c'è Soprannaturale!... Avanti!» - -Alle sue ginocchia disse: «Avanti!» -- al suo piede feltrato, e lo disse -più fortemente al cuore che batteva. - --- «Ti perdi e la perdi... Chi?... Lei!» - -Allora la vide, che dormiva nel suo letto, immersa nelle sue trecce -allentate, o forse che vegliava, sollevata sui guanciali, con il viso -fra i palmi, a sua volta pensierosa di doversi uccidere. - --- «Avanti! È necessario!» - -Si ribatteva questa parola dentro il cervello, senza tuttavia riceverne -alcun senso di necessità. Gli pareva di camminare, ed era sempre fermo, -gli pareva d'esser giunto presso il cadavere, di sollevarlo, ed un senso -d'orrore lo faceva retrocedere, senza che si fosse mosso. Mentre così -perplesso vacillava cercando di riafferrare la sua volontà impossente, -parvegli udir rumore. - -Si risovvenne di quegli usci aperti e l'istinto fisico della propria -salvezza fu quello che lo sospinse. - -In un baleno, si curvò sul morto... ma gli stridevano i denti; le -braccia gli si erano indurite nelle giunture, pesavano come fosser -piombo, e gli doleva d'un dolore acuto, fra vertebra e vertebra, la -spina dorsale. - -Però s'era detto e si diceva: - --- «O ch'io lo porti, o ch'io muoia!» - -S'inginocchiò: fece, nel sollevarlo, uno sforzo maggiore del necessario, -ed il corpo scosso gli traballò contro il petto, quasi cercasse -d'avvinghiarlo in un abbraccio macabro. Aveva contro la bocca una spalla -del morto, ed uno di quei gomiti acuti gli premeva su le costole come -per resistere alla sua stretta brutale. Sentiva su l'avambraccio il peso -del capo riverso, e su lo stinco e sul polpaccio, mentre s'alzava, i -colpi di quei calcagni penzolanti. - --- «Lo porto! lo porto!» - -Chiudeva gli occhi per terrore; li apriva per veder la strada. - --- «Così lieve? No, così greve. -- Perchè ragiono? -- Avanti! Passeremo -per l'uscio? -- Sì, di sghembo. -- E se cade?...» - -Allora serrava le braccia. Gli sembrò che il morto lasciasse nella -poltrona qualcosa di sè. Pur tenendolo forte, si volse a guardare. -Duplice lo rivide: com'era innanzi e com'era, supino, sul catafalco -delle sue braccia. - -In quel momento s'accorse di non tremare più; fece un passo, poi un -altro, poi molti, e pose un'attenzione estrema nel non urtare contro -l'uscio. Diceva continuamente, a fior di labbro, quasi per aiutarsi -nell'opera: - --- «Sì, sì, sì...» - -Sporse prima il capo del cadavere, indi passò con tutto il corpo. Nel -corridoio bisognava camminar obliquamente, ma la strada era facile. - -«Sì, sì...» - -E nell'andare gli venne in mente che Marcuccio era innamorato della -Berta... - -Ogni tanto i calcagni duri battevano contro la sua coscia; quel gomito -confitto nel suo petto gli dava estremamente noia. Non poteva ben -comprendere se andasse in fretta o piano, ma la strada gli parve lunga, -e non trovava l'uscio. Tuttavia, dalla soglia di quella camera una -velata chiarità filtrava nel corridoio notturno, ed egli finalmente la -vide. - --- «Sì, sì...» - -Gli sporse dentro i piedi, quindi passò con tutto il corpo; l'adagiò -malamente sul letto e si volse rapido a rinchiuder l'uscio. Una specie -d'ilarità silenziosa gli eruppe dall'anima; quasi ebbe voglia di -beffarsi del suo terrore vinto; si toccò, una dopo l'altra, le braccia, -poi la fronte, ch'era un po' sudata. - --- «Salvo!» - --- «Non ancora, -- gli suggerì la voce: -- svéstilo.» - -Già, bisognava svestirlo. Doveva essere morto nel suo letto, senza urlo, -solo. - --- «Svèstilo» - --- «Sì, lo faccio, guarda: ora è facile!» - -Il morto era coricato in obliquo su la larghezza del letto; le gambe -sovrapposte gli pendevano in fuori. Egli s'inginocchiò su lo scendiletto -e gli tolse le scarpe, adagio, come se avesse tempo da perdere; gli -tolse anche le calze, e con ordine le ripose dov'erano di consueto. - -Una bella striscia di luna rischiarava meglio di un candelabro; in quel -chiarore azzurro si vedeva ogni cosa distinta, ma quasi ravvolta in un -contorno d 'irrealità. - -Gli sbottonò i calzoni, glieli tolse, dopo averlo sollevato con fatica; -li piegò, li mise a cavalcioni d'una seggiola, dov'egli era solito porli -quando si ricoricava. Non s'era messo mutande: le due gambe giallastre, -aride come due lunghi batacchi, percorse da un rilievo di tendini che -parevan funi tese, erano fredde di quel freddo particolare che si -distingue da ogni altro, ed al quale non v'è parola che somigli tranne -la parola: «morte». - -Le due ginocchia parevano intorneate da una chiazza d'ombra; le cosce -ischeletrite, simili a quelle d'un paralitico, mostravan più dell'altre -membra i segni della consumazione. - -Ed egli, che lo svestiva ormai senza paura, s'indugiò per un attimo a -considerare quella virilità estinta, rievocando nel bagliore d'un lampo -l'immagine sensuale della donna che il morto aveva posseduta. Gli sembrò -ch'ella stesse con loro, muta, in un angolo, e si svestisse ignuda, -sbarrando i suoi chiari occhi pieni di voluttà per assistere in tutta la -sua bellezza all'epilogo della lor tragedia umana. - -Egli traeva da questo pensiero un tale senso di ribrezzo e d'ansietà, -che ne aveva l'anima oppressa; e tuttavia perdendo la nozione del tempo, -gli pareva di poter compiere quella sua lugubre faccenda con la maggiore -lentezza. Si preparava oculatamente un alibi morale, badando a non -scordare la più piccola cosa, a non lasciare in quella camera dove -Giorgio doveva esser morto alcunchè d'inspiegabile o d'inconsueto. - -Allora, sbottonatagli la giubba, sollevò il cadavere, prima sovra una -spalla, poi su l'altra, poi su entrambe insieme, per fargli uscire dalle -maniche le braccia che incominciavano ad essere, non solo inerti, ma -rigide. - -Questa operazione gli prese tempo; ed anzi egli rischiò di lacerare la -stoffa. Ma quando l'ebbe finalmente liberato da quella casacca di lana, -ed il morto fu rimasto in camicia, egli provò novamente un senso di -liberazione, poichè gli pareva d'esser vicino al termine del suo crudele -officio. Ormai non gli rimaneva che da stenderlo sotto la coltre e -comporre il letto come se naturalmente vi fosse morto. - -Ma una voce interiore gli consigliava senza tregua: -- «Osserva, osserva -bene...» -- quasi per evitargli una distrazione possibile, una di quelle -minime dimenticanze che son talvolta la chiave de' più oscuri delitti. -Egli faceva, nel riflettere, una certa fatica, uno sforzo quasi -muscolare nel convergere tutta la propria attenzione su questo solo -intento, mentre per istinto il suo pensiero cercava di sbandarsi -altrove. - -Allora egli andò verso la finestra, per esaminare nella maggior luce -quella casacca di lana, quasi ch'ella potesse conservare un segno -qualsiasi, un'impronta, una macchia di bava, uno strappo, un odore -indefinibile, una piega. L'esaminò per tutti i versi, più volte, -l'odorò: sprigionava un sottile odor di canfora, e null'altro, si -ch'egli si mise a riflettere dove l'infermo la tenesse di consueto. - --- «Nell'armadio, mi pare... Sì, nell'armadio, piegata... non ti -ricordi? -- Infatti.» - -Allora la piegò di rovescio, con le maniche in dentro, poi nel mezzo, -indi, appianatala come si conviene, andò all'armadio, e la ripose ove si -ricordava benissimo di averla tante volte veduta. - -Nel frattempo s'accorse di ansar forte; allora cominciò a fischiettare, -piano piano, fra i denti, come per accompagnare la sua faccenda e far -qualcosa che gli paresse naturale. - -Rinchiuso lo sportello, si guardò in giro. Non rimaneva più nulla da -fare, tranne che occuparsi del letto e del cadavere buttatovi sopra di -traverso. Con la fronte raccolta in una mano, cercò d'immaginare come lo -avrebbe ritrovato il mattino, entrando, se davvero durante la notte, -senz'alcun testimonio, si fosse spento. Non gli riusciva di vederlo -bene, anzi lo vedeva in mille guise. Allora cercò di raffigurarsi nella -sua memoria di medico altre morti che fossero avvenute in congiunture -simili. Certe fisionomie di cadaveri, dimenticate da tempo, gli si -affacciarono alla mente, quasi fossero sembianze note. - --- «Si muore in tanti modi...» -- pensò. Poi gli parve inutile -riflettere e non volle frapporre altro indugio. - -S'avvicinò al letto. Siccome le coltri erano già rimboccate, non durò -fatica nel farle scorrere sotto il corpo giacente, per poterlo -distendere fra i due lenzuoli. Diede una spiumacciata sui due cuscini, -e, preso il cadavere per le caviglie, sollevò le gambe su la proda, indi -sospinse tutto il corpo nel mezzo del letto e ve lo distese. Il capo -s'era insaccato fra i guanciali, ond'egli risollevò di peso tutto il -busto, lasciandolo poi ricadere, affinchè la testa prendesse nel cuscino -la sua positura naturale. Poi raccolse le due braccia, e non sapeva dove -metterle. Provò in diversi modi, fece varie ipotesi, ma nessuna lo -soddisfaceva. - -Da ultimo pensò che la sinistra dovesse far l'atto di respingere le -coltri e la destra portarsi alla gola come per vincere una soffocazione. - -Quando volle ricoprirlo, vide ch'era nudo fino alla cintola, e dopo -averlo inguainato nella camicia fin sotto le ginocchia, raccolse le -coltri, gliele buttò addosso. Quella ventata scompose i capelli ad -entrambi. Si ravviò i suoi, lentamente. Le coltri si posarono sul morto -con un disordine uguale, ond'egli cercò il suo braccio per portarlo -verso la gola; insieme gli sbottonò il collo della camicia, per -secondare quell'atto. Poi si allontanò di qualche passo ad osservare -l'effetto che faceva. - -Non c'era in verità nulla che potesse far nascere un sospetto. - --- «D'altronde, -- disse con lucidezza, -- la commozione di quelli che -lo vedranno domattina non lascerà campo a troppe indagini. E súbito sarà -smosso: bisogna solamente rincalzare la coltre sotto il materasso.» - -Lo fece, da un lato e dall'altro, cominciando ai piedi, per quel tratto -che non doveva mostrare alcun segno di disordine; anzi lo fece con tanta -cautela quanta se ne usa nel comporre sotto le coltri una persona cara, -prima che le si dica: -- Dormi. - -A piè del letto la seggiola s'era obliquata, lo scendiletto era -scomposto: raddrizzò la sedia, tese il tappeto, s'avvicinò al capo del -morto, quasi volesse dirgli: - --- Ho finito. - -Notò allora sul tavolino da notte l'orologio e la catena d'oro che -splendevano; avvertì l'assiduo celere battito del meccanismo, che dianzi -non udiva. Nella caraffa di cristallo brillava l'acqua lucida. Vedendo -l'acqua ebbe sete. - --- «Addio.» - -Formulò questa parola: «Addio», senza sapere come gli venisse alle -labbra, senza quasi comprendere perchè la diceva. Questa parola, queste -due sillabe, gli apersero nel cuore uno squarcio di dolore enorme, e gli -parve di non poterlo abbandonare, perchè ora, quel morto, non lo temeva -più: lo amava. - -Lo amava, ed era il suo fratello antico, e si chiamava Giorgio; non era -stato ucciso dalla sua mano: era morto, era lì, nel suo letto di morte. - -Senza credere, senza saperne il perchè, gli pose una mano su la fredda -fronte, e non con lo spirito, ma con le labbra disse: - --- «Pace.» - -La luna, salita al suo culmine, versava per tutta la camera un -incantesimo azzurro, fasciava la coltre del morto in un velo -d'irrealità. - - - - -XI - - -Nel breve tratto che percorse dalla camera di Giorgio a quella dove -l'aveva ucciso, il suo delitto gli parve già remoto nel tempo, già -retrocesso in una di quelle lontananze mentali che l'anima ismemorata -varca in un baleno. Sicchè, nell'aprir l'uscio, quella poltrona rimasta -nel mezzo della camera l'urtò quasi nel petto, come una realtà -impreveduta, e fu sì forte il suo stupore, che da prima non osò -inoltrarsi. - --- «Io sono Andrea Ferento: un uomo che sa di avere ucciso, -- raccontò -a sè stesso. -- Un uomo che dovrà vivere congiunto con la memoria di -questo atto incancellabile.» - --- «Ebbene? -- si rispose; -- la vita prosegue nella sua necessaria -vicenda: il cadere d'una piuma d'ala non turberebbe altrimenti -l'equilibrio immutevole delle cose. La terra non fa che ingoiare una -bara di più. Ora la tua strada è sgombra: cammina!» - -Gli avveniva molto spesso di dialogare fra sè medesimo come fra due -personaggi discordi, quasi per appurare da qual parte di sè fosse la -ragione. - -La strada è sgombra?... Sì, gli pareva; sgombra e facile, certa e -radiosa. Bastava ormai rimuovere da' suoi passi l'ostacolo più -immediato: quella poltrona che propagava intorno a sè una così pesante -ombra, quel mobile di legno e di cuoio che pareva contenere nelle vuote -braccia l'estremo fantasma del suo delitto. Bisognava insomma, dopo -tanto coraggio, non vacillare nella propria incoerenza, non attribuire a -quella «cosa», nè alle altre che son prive d'anima, un significato -umano. - -E fattosi animo, afferrò l'inerte mobile per le due braccia vuote, lo -sospinse con una specie d'iracondia nell'angolo dove abitualmente stava, -robusto e quasi benevolo, in attesa di reggere una stanchezza. Poi, -sentendo il bisogno d'un felice respiro, aperse intera la finestra e -s'affacciò verso la notte imbrillantata, che adagiava su la terra calma -i suoi fantastici padiglioni di stelle. - -Tante ve n'erano e così folte, da parere uno sterminio di mondi -luminosi, una polvere cosmica in ardore, una fosforescenza d'atomi -dispersi dentro una sfera di cristallo. Le bianche vie planetarie, le -immense fiumane del cielo straripavan di luce in praterie stupendamente -azzurre, tendevan dall'uno all'altro emisfero un miracoloso arco -siderale, che pareva navigar nell'infinito come una vela gonfia -d'immensità. - -Cos'era la fine d'un uomo in quella eterna bellezza? Cos'era più, in -quel silenzio parlante, il piccolo silenzio d'una bocca suggellata? -Cos'era il senso d'una parola umana dentro quella trasformazione -perpetua, che andava dall'inconoscibile verso l'ignoto, travolgendo seco -infinite agonìe, facendo scoccare innumerevoli vite nel fulgore d'un -istante? - -Fibrule, atomi, pulviscoli, o uomini, perchè urlate? Cosa scaglierete di -voi contro questo immenso andare? O fuscelli nella bufera, o piume nel -vortice, cosa importa mai all'Assoluto, che voi diciate: -- Vivere... -- -che voi diciate: -- Morire?... - -Stelle, stelle... vertici di splendore accesi al sommo del nostro -pensiero, faville irradiate da noi, parole che brillano!... distanze -forse immaginarie chiuse nella nostra pupilla, ombre forse di una luce -invisibile, cancelli d'oro invarcabili della umana prigionìa!... - -O piume nel vortice, o fuscelli nella bufera, cosa può essere il vostro -lieve schianto nella ecatombe universale che il Tempo divora camminando, -come un affamato mai sazio? - -L'oblìo, l'oblìo, l'oblìo!... più dolce fra tutte le cose, poichè vuol -dire non conoscere, non affaticarsi a conoscere, ma passare... - -Gli parve che tutto il mondo in quell'attimo avesse un colore di -miracolo, e solo percepiva, con una specie di attenta gioia, il fluire -del Tempo. Egli lo sentiva trascorrere in sè come l'acqua traverso un -filtro; aveva chiara la sensazione che una parte del proprio essere, -forse la più immonda, si sperdesse così nell'infinito, e gioiva di -questa purificazione con una lunga e lenta voluttà. - -Il Tempo era un nettare che l'uomo beveva per dimenticarsi dell'attimo -anteriore, per allontanarsi dalla sua spoglia vicina. - -Poi, quando si fu ristorato in quell'aria balsamica e si fu cullato -quasi per ozio in questi erranti pensieri, d'un tratto gridò a sè -medesimo: - --- «Non sei che un istrione! Cerchi di recitare la vita perchè hai paura -di viverla! No, la tua parola è un'altra, più bella che «Dimenticare...» -La tua parola è: «Potere!» - -Aspirò un largo sorso di quell'aria vivida, così gran sorso quanto -spazio era ne' suoi polmoni capaci, e ripetè a sè stesso con la forza di -una intimazione: - --- «Sì, potere! Potere con gioia!» - -Allora la faccia di colei che amava gli risalì nell'anima come la -ghirlanda del suo peccato, e gli parve che affiorasse nel suo pensiero -da una profondità quasi remota, per essere la sfera, il cardine, intorno -a cui roteava tutto lo splendore dell'universo. - -Ella era veramente, nel suo spirito, sovrana ed unica: più in là che il -senso delle cose, più in là che la negazione. Di lei sola, di questo -solo amore, il suo cervello analitico non cercava ragione. S'era preso -d'amore e l'amava, senza mai tentare una ribellione qualsiasi contro -l'ebbrezza che questo perdimento gli dava. Se tutta la sua vita -d'imperio, d'indagine, di lotta, era contro una dedizione così assoluta, -se la sua fredda mente poteva sorridere di questo piccolo nome: -«l'amore» -- un altro spirito nel suo spirito, un altro cuore nel suo -cuore, s'eran lasciati stravincere da lei, e non insidiosamente, ma d'un -tratto, e non con il terrore di perdersi, ma con un senso di barbara -felicità. - -L'amava!... era pieno il mondo di questo amore esultante!... le cose -tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo -cuore! Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e -nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita -molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed -infinita che il credente riassume in Dio. - -L'amava! era immischiata ne' suoi sensi come il profumo nella musica -della primavera... l'amava come si ama un assurdo, come si professa una -follìa. - -Allora subitamente si sovvenne de' suoi dolci capelli, della sua tepida -bocca lasciva, degli occhi suoi, non timidi e non forti, che parevano -continuamente mutar colore, soffrendo quasi la gioia di una contenuta -voluttà; si risovvenne delle sue bianche spalle, che tramandavan l'odore -d'una soavissima cipria e parevan simili a grandi ventagli sparsi di -rugiada scintillante. Cominciò a seppellirsi piano piano sotto la -memoria delle sue carezze, con l'oblìo di chi s'addormenta sotto una -pioggia insensibile di fiori. Ogni ombra, nella notte infinita, -conteneva per i suoi occhi una lontana sembianza di lei. - -D'un tratto, nel pensiero, lucida, gli emerse una certezza: - --- «È mia!» - -Comincerebbe da quell'ora tragica un patto indistruttibile fra loro. -Egli poteva dirle, doveva dirle senza indugio, che nulla più li separava -dalla troppo attesa felicità. E bisognava inoltre chiamarla, per -vegliare insieme quella lunga vigilia, soli, serrati, muti, nell'ambigua -vicinanza della morte, nel chiarore delle stelle. - -Era stato verso di lei così nemico in quell'ultimo giorno, ch'ella certo -non avrebbe osato avventurarsi fino alla sua camera come faceva nelle -trascorse notti, quando l'infermo s'addormentava, o talvolta nelle ore -vicine all'alba. - --- «La chiamerò.» - -E si mosse. - -Ma lo turbava il pensiero di trovarla nel suo letto, spogliata, e gli -parve a tutta prima inverosimile di potersi ancora una volta ritrovare -con lei, parlarle, dirle sopra tutto quella parola ch'era necessario -dire. Tuttavia giunse fino alla sua porta, l'aperse, intese il rumore -del suo corpo, che al lieve cigolìo dell'uscio si volgeva nelle coltri. - --- Dormi?... -- egli domandò soffocatamente. - --- Sei tu, Andrea?... Dormivo appena. - --- Lévati. - -Ella riconobbe nella sua voce un non so che d'insolito. - --- Che fai su l'uscio? Entra. - -Egli ubbidì; ma rimase immobile, un passo oltre la soglia. Sollevata sui -cuscini, ella invece lo chiamava a sè allungando un braccio. - --- Cos'è accaduto? - -Andrea rispose: - --- Nulla. - --- Sta male? - --- Chi? - --- Ma... Giorgio... - -Egli fece una lunga pausa prima di rispondere, poi disse ancora: - --- Lévati. - -Ella respinse le coltri, e scivolando giù dalla proda cercava coi piedi -bianchissimi le pianelle sul tappeto. - --- La mia vestaglia... dammi la mia vestaglia, -- lo pregò, per non -mostrarsi ritta in camicia. E soggiunse: -- Là, sull'attaccapanni. - -Allora egli la vide, la prese e gliela portò. Ma invece di vestirla, -ebbe voglia di avvolgerla, così com'era, in un bacio iroso. Non lo fece. -Ella si fasciò nella vestaglia, e guardandolo dubitosa, interrogava: - --- Che hai? Che c'è? - --- Vieni, -- egli disse volgendosi; -- vieni. - -Lieve, movendo un fruscìo di seta che nel silenzio pareva sonoro, lo -seguì, scivolandogli appresso, finchè furon entrati nella sua camera, -ove si chiusero. - -Là v'era più luce, ed ella così alterato lo vide, così livido, con gli -occhi tanto sbarrati, che non pareva più lo stesso uomo. L'afferrò per -le braccia, impaurita: - --- Che hai? Che hai? - -Egli volle sorridere, ma la sua bocca si contorse in una smorfia, e -tacque. - -Fino allora egli non s'era trovato che solo. Ma ora, come gli pareva -strano aver dinanzi un testimone! Come diversamente suonava la parola -«morte», nel passare come un'eco dentro il proprio silenzio interiore, o -nel doverla comunicare con la bocca, in forma d'annunzio irreparabile, -ad un orecchio che l'ascolti! - -«Morte...» due veloci sillabe, cinque segni dell'alfabeto, che hanno il -più vasto senso di tutta la comprensione umana. Parola che nulla -distingue dalle altre quando la si pronunzia come un'immagine, ma che -diviene fredda, greve, assoluta, quando è detta in testimonianza del -cadavere, quando si abbatte come un'ala senza volo su la materia che -giace... - -Allora ne misurò in sè stesso tutto lo spavento, e gli parve che, più -del fatto, fosse impossibile a dirsi la parola. Ma questa risonava -dentro il suo cervello, immensa e micidiale, come il rumore d'un grande -stormo di corvi che invadessero l'aria buia. - -Sentiva nel medesimo tempo l'orrore della tragedia e il turbamento della -sua presenza feminea, della sua bellezza così poco nascosta, che gli -pareva oltremodo impudica, in quella camera, in quella cornice di morte. - -Ancor prima di parlarle, capì che da quell'annunzio ella si sentirebbe -scaturire nell'anima involontariamente una paurosa gioia... Ma egli qual -gioia ne avrebbe, ora e mai più, egli che doveva da solo portare il peso -dell'orrendo segreto? - -Le lunghe maniche della camicia da notte, apparendo fra quelle più ampie -della vestaglia, le scendevan sino ai polsi, li serravan in una frangia -di pizzi; anche sul petto, lungo la scollatura, una trina frivola -biancheggiava intorno alla seta; quell'odore del lino tenuissimo ed il -vestigio di non so qual profumo impregnatosi nella stoffa parevano -stringere la bella creatura in un cerchio d'impurità. Era troppo soave, -troppo feminea, per ascoltare la morte. - -Chiuse gli occhi e la dimenticò. Ma insieme i lievi pizzi della sua -manica gli toccarono la fronte. - --- Che hai? -- gli domandava l'amante, carezzandolo. -- Parla; mi fai -paura. - -Ed anche nella sua voce continuava quel profumo, quel respiro -d'impurità. Egli ebbe un momento la tentazione di farla patire, -d'infliggerle un tormento che fosse uguale al suo; ma l'amava, l'amava, -era tutto il suo mondo, la vita era piena di lei... Che bel colore -avevano le sue guance, come d'un rosato avorio, d'una madreperla -venata!... Che dolce disegno, che rossa umidità per le sue labbra! E ne' -suoi capelli ed in tutta la persona, dalla fronte al piede, che -terribile fascino sensuale, che infinita voluttà!... - --- «Ora, -- egli pensava, -- è mia.» - -L'uomo brutale, che non conosce argini al suo desiderio di possesso, in -questo pensiero s'innebriò. Gli corse per le vene, quasi facendo rumore, -una potenza nuova, gli battè contro i timpani una musica violenta, piena -di vittoria; nelle sue pupille fulse un raggio di luce. Con forza, quasi -la ghermisse ad alcuno che fino allora gliel'avesse contesa, la strinse -nelle sue braccia e la serrò contro il suo petto virile, fortemente, -lungamente, senza dirle nulla, in una specie di convulsione, per -appalesare su lei questo pensiero: «È mia!» - -Ell'amava la sua forza, e si rendeva piccola, si lasciava tutta -ravvolgere dalle sue braccia, sopraffare dalla sua violenza, -carezzandolo senza far mossa con il suo corpo di velluto. E sentiva con -gioia le mani dell'amante farle un nodo quasi doloroso fra le cedevoli -spalle, mentre, con la faccia rovesciata sotto il calore della sua -bocca, si sentiva percorrere dal suo respiro come da un maraviglioso -bacio. - -Che piccola cosa era per lei, in quell'attimo, tutto il resto del mondo! -Com'era sua fino all'ultima vena, senza pensiero, senza lotta, senza -dubbio, sua con felicità! - --- Mi ami?... -- bisbigliò. Ella non poteva sospettare altra cosa che -l'amore, non cercava che di accrescere la sua gioia, parlandone, -costringendolo a parlarne. Ma egli stava muto; aveva un non so che di -crudele su gli orli della bocca, nel riso che gli scopriva i denti -lucentissimi. - -L'attrasse, la portò con sè vicino alla finestra, perchè gli pareva di -allontanarla dalle cose circostanti affacciandola verso la notte libera. - --- «Griderà, -- pensava -- se io le dico...» - -E preparò la mano per soffocare quel suo grido. Voleva dirlo súbito, e -gli pareva tuttavia non possibile a dirsi. - -Ma il suo viso parlò prima della bocca, le sue pupille arsero d'una luce -quasi nefasta. - --- Odimi... e non gridare! Odimi!... - -Le teneva ora le tempie, il viso, fra i due palmi, serrato; era curvo su -lei per afferrarla nella sua tragica volontà. - --- Non gridare... bada! Una cosa terribile... bada! - -E scandì queste parole inesorabili: -- «Tuo marito è morto.» - -Più veloce che nel dirlo, e prima di compiere l'intera frase, le attirò -la faccia contro il cavo della propria spalla e col braccio le avvolse -il capo come d'un manto, per soffocare il suo grido. - -Non intese che una specie di rantolo nella sospensione totale del -respiro. Allora, sciogliendola da quella stretta, le si curvò presso -l'orecchio, e lentamente, con una specie di misura, disse un'altra -volta: - --- È morto: l'ho trovato nel suo letto... morto. - -Ella barcollò, sopraffatta. Un enorme stupore tenne per un istante -immobili tutte le linee del suo viso. Poi si sciolse da lui quasi per -istinto e retrocesse nel vano della finestra, urtando contro -l'invetriata aperta, senza dare il grido che si mozzò nella sospesa -vita. - -Dietro lei, come un placido specchio, il vetro acceso dalle stelle -raccoglieva lo splendore della sua nuca, l'ombra confusa de' suoi -capelli, che immersi nel pieno raggio divennero scintillanti. Fra loro, -in quella pausa, restò uno spazio vuoto, che parve il limite necessario -fra le lor anime distanti. - -Poi ella fu presa da un tremito, e balbettava come nella febbre parole -incoerenti; cercava di ripetere a sè stessa quella frase indicibile, -quasi per esaminarne il senso, per radunare davanti all'anima spaventata -l'inafferrabile verità. - --- Morto?... è morto?!... - -Ed ancor prima che il dolore potesse scenderle fino al cuore, un velo di -lacrime le bagnò copiosamente la faccia. Lacrime che si staccavano dagli -occhi fermi, cadevan come grosse gocciole senza lasciare un solco; poi, -di súbito, cessarono. Allora si mise a ridere d'un riso convulso, e -torceva le braccia verso di lui, forse per afferrarlo, forse per -allontanarlo da sè, mentre la sua bocca ridente balbettava: - --- No!... non è vero... no! Dimmi che non è vero! - -Egli le prese i due polsi, forte, quasichè avesse una irosa gelosia del -dolore che vedeva in lei, e disse un'altra volta, scuotendola: - --- Sì, sì, è morto. - -In quella scossa, in quel disordine subitaneo, la vestaglia s'era -slacciata; si vedeva la camicia lieve scenderle fin su gli stinchi -politi; l'ombra del suo corpo ne traspariva, come da un velo tenue che -tradisse l'intera nudità; i seni spaziosi, contenenti nella lor distanza -la doppia increspatura delle trine, calmi e pur quasi violenti nella -loro ertezza, di qua, di là pungevano con l'oscuro vértice il finissimo -lino. - -Egli n'ebbe, anzichè turbamento, una specie di dolore fisico al sommo -della fronte, alle radici dei capelli, e nei polsi, e nell'arterie del -collo, dove batteva più celere l'impetuosa vita. Gli pareva che sopra le -corde vigili de' suoi nervi corressero due sensazioni diverse, che si -mescevano e s'uccidevano insieme: una era un brivido, ma di terrore, per -quel fantasma del morto; l'altra era un brivido, ma di gioia, che gli -veniva dalla bellezza di lei, dall'immagine del suo corpo seminudo -- e -questa era senza dubbio la paura più forte. - -Tutto aveva saputo vincere nella vita, e, fin dove può la comprensione -dell'uomo, tutto ridurre al piccolo senso effimero, al piccolo valore -transitorio d'un fenomeno umano; tutto, ma non la forma di quelle sue -membra femminili, ch'erano per lui quasi una tentazione soverchiante, -quasi un bene che andasse oltre la possibilità del suo medesimo -desiderio, e fosse una specie di potenza maravigliosa, calamitosa, alla -quale avrebbe tentato invano di sottrarre il suo spirito e la sua carne. - -Quand'ella passava, o s'appressava, od un'eco portava la sua voce, o per -un filo d'aria si diffondeva il suo profumo, od il suo nome fosse detto -da alcuno, o per avventura gli accadesse di vedere inattesamente un -oggetto suo, ne riceveva nell'anima e per le vene un tremito che gli -faceva male, che gli dava una specie d'inquietudine oscura, di desiderio -affaticante; quand'eran soli, quando la baciava, e pur quando nella -brevità delle furtive notti ella era nelle sue braccia perduta d'amore, -invano cercava di bere dentro quel cálice un sorso che fosse pari alla -sua sete, o che potesse, per un poco almeno, placare l'ansia che lo -struggeva di lei, spegnere la febbre incontentabile che gli faceva dallo -stremo nascere un desiderio più forte. - -L'amava, sì, ma più grande forse di questo sentimento era il terrore di -non poterla amare abbastanza, la paura ch'ella valesse più di quanto -poteva il suo desiderio da lei attingere. Breve gli pareva il tempo, la -gioia dell'uomo fugace, inane la forza dell'uomo, -- e la sua bellezza -infinita. Onde l'amava con dolore, con disperazione, come un uomo che si -accorga del tempo veloce, e tema, in ogni attimo trascorso, di avere -dimenticata una felicità. - -Ecco, ed egli s'accorse che davanti all'annunzio di quella morte il suo -primo impulso era stato un rifiuto, era stato -- o gli pareva -- un -immenso dolore. Ella dunque non voleva che fosse morto. Il suo cuore -d'amante non le aveva per prima cosa fatto splendere negli occhi un -lampo sinistro di gioia. No; ell'aveva detto per prima cosa: -- «Non è -vero! Non è vero!...» Per prima cosa ell'aveva tentato quasi di farlo -rivivere, anzi aveva retrocesso da lui, da lui s'era sciolta, quasichè -sentisse per istinto l'orrore della sua mano micidiale. - -Egli misurò velocemente le conseguenze più lontane di quello che -immaginava, e giunse a non avvedersi del cammino che quella rivelazione -faceva nella mente oppressa dell'amante, precisandosi a poco a poco, -divenendo per gradi una verità immediata e dandole agio di misurare a -sua volta il senso reale di quelle due parole così repentine: -- «È -morto.» - -Súbito ella non aveva compreso, od almeno era stata una sensazione così -forte, che l'aveva solo accerchiata senza trovar ádito in lei. Ma ora lo -vedeva: per comprendere, lo vedeva. Era fermo, steso, freddo, non -moverebbe mai più la mano per chiamarla, non direbbe mai più: -- -Novella... - -E guardando queste immagini, s'avvicinò di nuovo all'amante. Gli -afferrava ora un braccio, si premeva contro di lui, rifugiandosi nella -sua forza, nascondendo presso quel ruvido cuore di maschio la sua -tremante anima. - -Poi cominciò a mormorare: - --- Perchè è morto? Perchè? - -Ella esprimeva male il suo pensiero; voleva domandargli: -- Come? dove? -quando? in qual maniera, per qual ragione è morto? E dov'è? -- Anzi lo -disse: - --- Dov'è? Ma súbito si ristrinse a lui con più tremito, quasi temendo -che fosse lì vicino, lì per intorno, e che nel volgere gli occhi dovesse -vederlo d'improvviso. - -Egli spiegò, senza batter ciglio: - --- L'ho trovato immobile nel suo letto; l'ho chiamato: non s'è mosso: -l'ho toccato: era freddo. - -Ella disse ancora, ma lo disse altrimenti: - --- No... - -Il buon odore del suo petto empiva di fragranza il respiro dell'amante. - -Senza saperne il perchè, ella ebbe la sensazione che bisognasse non dir -nulla ad alcuno, tacere, non svegliare la casa e mantenere nascosto fra -loro, come una involontaria colpa, quell'orrendo secreto. Ma appunto -perchè aveva questa sensazione, fu tratta a pensare il contrario, a -credere che si dovesse gridare, far rumore, chiamarli tutti; balbettò: - --- Il babbo... - -Egli le prese forte una spalla: - --- No, taci. - --- Perchè? - -Non sapeva rispondere; disse: - --- Aspettiamo. - -Ora ella non piangeva più; aveva solo un tremito nervoso dai calcagni -alla nuca, e nella gola gonfia un nodo che ogni tanto si scioglieva per -rinserrarsi più forte. Andrea s'accorse ch'ella potrebbe avere un -qualsiasi dubbio intorno a quel divieto, e cercò di spiegarle perchè -fosse conveniente aspettare. - --- Più tardi li chiameremo, -- disse. -- Ma ora sono così stordito, che -non potrei parlare con altri se non con te. Anzi tu pure... - --- Sì, sì, io pure... -- ella si affrettò a dire, quasi contenta di -esaudirlo e di sentire infatti come lui. - -Ma egli non trovò la spiegazione sufficiente e soggiunse: - --- Ho voluto prima dirlo a te, perchè stamane, quando lo vedranno, -bisogna che noi siamo preparati; noi due che... - --- Sì, sì, hai ragione. - -Allora quel lampo ch'egli voleva subito vedere negli occhi dell'amante, -le traversò le pupille, facendole stringere più forte il braccio che gli -teneva e soffermando il suo tremito in un'altra sospensione, ma -vertiginosa, della vita. Ora soltanto aveva guardato, aveva potuto -guardare al di là da quella morte. - -Si nascose ancor più contro la sua persona e disse all'amante, con una -specie d'insidia: -- Ho paura... - -Egli ebbe un atto d'amore, d'amore casto, e le posò su la fronte le -labbra che l'amavano. Ma quel bacio era per rassicurarla, per -proteggerla, ed egli cercava d'essere immemore, onde il suo bacio non -rasentasse la colpa. - -Alte, nel miracolo della notte, le stelle, così numerose che parevan nel -deserto cosmico una bufera di polvere in combustione, infuriavano di -splendore come fosforo avvampato, come resina in fiamme, come cristallo -frantumatosi nella sabbia, quando vi sfólgora il sole. Ciascuna era un -lampo ed era un mondo, ciascuna mesceva la sua fiamma, propagava il suo -rogo nella raggiera dei mondi vicini. - -La notte bruciava ne' suoi vertici, aveva, sopra il suo fosco edificio -invaso d'ombre una cupola incendiata; l'eternità era espressa in luce, -l'infinito aveva i suoi limiti nella magnificenza del fuoco. - -Avvinti, si affacciarono verso la notte che roteava; e come se il moto -dei mondi li afferrasse in un fantastico volo, tutto quanto avevano in -sè di greve, d'umano, di turpe, si sciolse in una specie -d'annientamento. Entrambi si sentiron così lievi, da credere che la lor -materia purificata salisse come fumo, così lievi, da perdere fin la -memoria di sè, ma non la memoria d'essere in quel volo congiunti e non -la certezza dell'amore che li portava, come liberi spiriti, -nell'apoteosi del cielo roteante. - -La capacità buia delle lor anime diveniva un cerchio di stelle: nei lor -sensi ricolmi d'oblìo una sorda felicità sgorgava come un canto... - -Allora ella chiuse gli occhi ed incominciò a sognare. Un sogno era il -suo, dove la morte già era passata oltre; la morte non era più che una -parola remota, un volo d'ali nere lontananti senza rombo, nell'oblìo. -Qualcosa d'indefinito, e pur di grande, le fluiva nell'anima, già troppo -simile ad una paurosa felicità. Non sapeva d'essere precisamente una -donna liberata, padrona di offrirsi con pienezza, con veemenza -all'amore, ma le pareva che un'altra sua simile, una sua sorella -interiore, avesse già cominciato a vivere in un'atmosfera inebbriante, a -spaziare in una libertà senza confini, e di lei sentiva battere il cuore -gaudioso nel viluppo del suo cuore atterrito. Una bocca, non la sua -propria bocca, nascostamente in lei rideva, ma d'un riso involontario; -questa esultanza temuta invadeva l'emisfero notturno, percorreva la -materia come un'oscillazione lucida, fiammeggiava nell'ombra, cantava -nel silenzio, volava nell'infinito, fra le stelle, come un turbinìo di -polvere d'oro... - -Ella era piena fino alla gola di felicità e di spavento: non sapeva -quale fosse più forte, non sapeva in cosa la gioia fosse dissimile dal -terrore. - -E poichè nessuna commozione dello spirito può non avere le sue latenti -radici nella carne che portiamo, ella si sentì colmata in ogni vena -d'una felicità sensuale che l'affaticava come un godimento soverchio e -le stordiva il cervello, quasi avesse da poco soggiaciuto ai più -violenti baci. La stessa catena li stringeva; questa catena era fatta -dal lor medesimo silenzio, era tanto più serrata quanto più -s'impaurivano di doverla subire. Creature ultrasensibili, affratellate -dalla diuturna colpa, egli avvertiva ogni tremito nella sua compagna, -ella ogni tremito in lui. - -Sapeva di far male stando così aggrappata contro la sua spalla, sentendo -l'aspra muscolatura dell'òmero e del fianco virile premere contro la sua -persona, entrarle quasi nella carne discinta: però da lui non si poteva -staccare, quasichè il contatto le fosse indispensabile per proteggersi -dalla paura. Egli a sua volta, pervaso da quella tepida morbidezza, non -sapeva respingerla nè interrompere con un moto qualsiasi quella troppo -soave corrispondenza, ed anzi gli pareva necessario di avvincersi a lei, -di mescersi con lei totalmente, per investirla del suo delitto, -imbeverla della sua colpa ed avvogerla quasi d'una inconsapevole -complicità, poichè sentiva che mai, mai più potrebbe farlo, se non -tosto, se non nell'ambiguo silenzio di quell'ora notturna, lì, nella -camera dov'egli aveva ucciso, a pochi passi dal morto. - -Questa coscienza divenne così forte in lui, che ad un certo momento -premeditò d'assoggettarla ad un amplesso, perchè una comunione anche -fisica fosse tra loro in quell'attimo di spasimo e di terrore, -quand'egli, tenendola fra le braccia, palpitante, come nella stessa -prigione del suo delitto, le direbbe su l'orlo della bocca, nell'umido -bacio più ansante, le direbbe nel fuoco del piacere, così da insozzarla -per sempre, le direbbe in guisa ch'ella dovesse o morirne o riderne, -«ch'egli stesso, proprio da sè, con la sua mano, volontariamente, lo -aveva ucciso...» - -Non era questo un legame di complicità che l'avrebbe con lui serrata, -per sempre, nel nodo micidiale? Non era questa una profanazione -ch'equivaleva all'aver veduta con i suoi propri occhi l'opera criminosa, -ed esservi stata consenziente, anzi all'aver data la morte con una più -sottile crudeltà? Non avrebbe in tal modo portato anch'ella il cadavere -su le braccia? ora e per sempre, il cadavere su le braccia?... - -Gli pareva che fosse tra loro una disparità incolmabile: quel morto -appunto, che a lui solo doveva la morte, che per sempre giacerebbe nel -suo solo cuore. Insieme la incolpava d'essere così bella, per lui così -bella, da rimaner femmina ed amante anche in quell'ora nefanda, così -bella da far sì che il profumo della sua carne viva soverchiasse l'odore -nauseabondo del cadavere, l'odore immaginario, che ad intervalli credeva -di sentir effondersi nell'aria contaminata. Anzi egli non sapeva -scindere una cosa dall'altra: il nudo corpo di lei si vestiva d'un -lenzuolo funebre, come, ne' suoi occhi allucinati, la visione macabra -del morto non poteva in alcun modo separarsi dalla profana immagine -della sua nudità. - --- «Se tu mi ami, -- le diceva senza dirlo, -- e se vuoi che t'ami, devi -entrare nel mio delitto, farti orrida come io sono, mescolarti con me -nel suo feretro, sapere quel che so. Bisogna che tu veda presenti, -com'io li vidi, i suoi occhi quando si spensero, e che tu senta nei -timpani, inscindibile fra tutti i rumori delle cose, quel rantolo che -gli strozzò la gola quando il veleno gli giunse al cuore. Perchè, se io -non t'avvinco al mio delitto, forse tu mi odierai...» - -E la notte passava immemore, nell'alto cielo, con fulgori che parevano -tralucere da un continuo dissolvimento. Era quasi una canicola notturna; -l'oceano mondiale pareva una sola onda frantumata in milioni di -brillanti. Ma ella era per lui più vasta che l'immenso infinito, e gli -affluiva per ogni senso nello spirito, colmandolo di un totale oblìo. -Per poter ragionare, chiudeva gli occhi davanti al pericolo della sua -bellezza, tentava di sottrarsi a lei, come al potere d'una droga -meravigliosa, che lentamente l'ubbriacasse. Non vederla, non udirla, -recidere i sensi bisognava, per non cadere in lei come in un vortice -senza fondo, per non amare al di là d'ogni cosa la sua dolce bocca -umida, i suoi labbri cosparsi di peccato. - -Allora, per quella particolare incoerenza la quale talvolta ci sospinge -a fare il contrario di ciò che pensiamo, si volse e la guardò. La guardò -con sospetto, come s'ell'avesse potuto sorprendere i suoi pensieri, -tanta era l'affinità che li stringeva. Ne' suoi limpidi occhi non vide -alcuna lacrima, e solo vide il riflesso della notte stellata che dentro -vi splendeva come in un puro cristallo. Ella guardò lui medesimamente, -con quel sospetto femminile che traluce dagli occhi della donna turbata; -e rattennero entrambi il respiro, quasi temessero che la sensazione del -loro fiato li spingesse ad un bacio. Ella fece un atto, come se avesse -freddo, e si fasciò la vestaglia intorno alla gola, dove il disegno -delle vene, tra la pelle bianchissima, tesseva una illuminata ombra. In -quella luce obliqua egli vide brillare come fosse d'oro la vellutatura -bionda che le nasceva sul principio del collo, intorno alle radici dei -capelli. Il suo profilo si disegnava nella vetrata in una macchia di -fulgore. - -Non mai, non mai come allora comprese la sua bellezza, comprese che la -sua bellezza era una cosa malata e lasciva, tutta commisturata di vizio, -d'odore, di tepore, e, mentre la guardava, immaginò il pericolo che un -altr'uomo la possedesse. - -Da che l'amava non aveva mai conosciuta gelosia nè creduto ch'ella -potesse da lui dividersi; -- ma ora che aveva ucciso, per una strana -successione d'idee comprendeva che questo fatto poteva strapparla dal -suo possesso, far sorgere un'avversità imprevedibile, anche s'ella -dovesse non conoscere mai la sua colpa, ma per il solo fatto che ciò -era; -- e vedendo l'uomo che la toccherebbe, di furore, di spavento -rabbrividì. - -Nell'assedio d'un tal pensiero, subitamente l'attrasse, quasi per -custodirla; e furon così vicini ad un bacio ch'egli sentì su le labbra -il calore della sua bocca. Il suo dolce seno gli tormentava il petto con -insidia; l'ampiezza del suo bacino l'accoglieva in sè, quasi che ritta -non fosse, ma supina, e le braccia, le sue lente braccia, facevano quel -nodo stanco e forte che contiene l'amore. - --- Tu... -- egli disse, quasi cercando fra le parole una via di -salvamento, -- hai compreso tu quello ch'è accaduto? - -Ella solamente rispose: -- Taci... -- abbassando le palpebre, come -quando non si osa, per una specie di superstizione, dare un nome preciso -ad una troppo grande felicità. Ma insieme si pentì del suo silenzio. - --- Ora l'ho compreso, non prima: ora che tu mi baci. - --- Lo amavi? -- egli chiese repentinamente, quasi godesse della propria -crudeltà. - --- Sì, come un povero amico, ed anzi come una schiava rassegnata... -- -Poi riflettè e soggiunse: -- Forse non lo sai? - -Egli tacque; la sua fronte s'incise di una ruga profonda. - --- E tu? -- ella fece dopo una pausa. - --- Io? che? - --- Lo amavi? - -Egli si raddrizzò, come faceva quando gli era necessario chiudere la sua -volontà riottosa in un'armatura di metallo, e disse recisamente, con -impeto: - --- No! l'odiavo! - -Ella n'ebbe un brivido, un brivido che la curvò, come per un bacio -datole su la nuca. - --- Avrà sofferto, credi? - --- Nulla o poco; era composto. - -Allora l'immagine del morto le assediò il pensiero, e lo vide, steso ma -calmo: appena appena un po' di saliva agli angoli della bocca, un po' di -gonfiore nelle palpebre chiuse... La morte non le parve che una totale -stanchezza, e, per la prima volta dopo quell'annunzio, vide nei propri -occhi la spenta fisionomia di lui. - -Questa visione le fece comprendere ch'ella pure non lo amava, poichè, -nel guardarlo, più che il dolore poteva in lei un senso di raccapriccio -fisico, nel quale involontariamente si rammentava d'essere stata baciata -da quella bocca. Onde fece un movimento, uno sforzo, per respingere da -sè tutto questo; -- ma la visione tornava. - -Improvvisamente, un'altra volontà che la sua le fece dire: -- Andiamo a -vederlo... - --- Sì?... vuoi?... -- mormorò egli, come côlto in fallo. - -Ma intanto pensò ch'era opportuno accertarsi un'ultima volta di quanto -aveva compiuto e giudicare da lei, da lei ch'era la più fidata, -l'impressione che gli altri ne avrebbero. - --- Andiamo, -- fece risolutamente. E non si mosse, - --- Sì... -- ella rispose, restando immobile a guardarlo con gli occhi -sbarrati. - -Egli si fece violenza, la prese per mano, e mutamente si avviarono. - --- Fa piano, -- egli diceva, -- che nessuno si desti... - -Non certo ella faceva rumore; ma scivolandogli appresso, nell'ombra, -quasi nascosta dietro la sua persona, compiva uno sforzo muscolare per -vincere la volontà restìa. - -In lei rombava un grande frastuono; la notte parevale sonora. Curvi -entrambi, addossati l'uno all'altra, comunicandosi per la mano serrata -la paura ed i sussulti, scivolavan come ladri lungo la parete, sostando, -ascoltando, raggruppati in sè stessi, pavidi, con le ginocchia tremanti. - -Il breve tratto parve loro una lunga distanza, e man mano che andavano, -avrebbero voluto ritornare. Vicino a lei, anch'egli si sentiva meno -forte che solo. Pure la trascinava, o gli sembrava di trascinarla, -sentendo il suo peso riluttante. - --- Andrea... - --- Che hai? - --- Non andiamo... - -Eran presso l'uscio e sostarono. - --- Perchè? - -Ella non rispose; in quel buio non osava stargli presso nè lontana. - --- Tremi anche tu... -- ella disse. - --- Io?... No! -- egli rispose, irrigidendosi, contraendo i muscoli, per -non tremare. - -La luna mandava ora fin lì un albore tenuissimo, che prima era parso -tenebra. - --- Non aprire... - --- Sì, apro... - -Girò la maniglia e sospinse l'uscio. - -Non súbito videro il letto, ma il chiarore azzurro del fascio di luna -che imbiancava la camera funeraria d'una chiarezza livida, piena -d'irrealità. - -Poi d'improvviso videro il letto, videro la faccia supina, che a loro -sembrò -- tanto la temevano -- si fosse mossa e li avesse guardati. - --- Non andargli vicino... -- ella balbettava, -- non posso... - -Ma egli, lì, di fronte all'opera che aveva compiuta, riacquistava il suo -coraggio; e s'avvicinò al letto trascinandola. - -Il raggio di luna vestiva il cadavere dal piede alla fronte, poltrendo -su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca elettricità. Non solo -morto pareva, ma deposto sopra un catafalco luminoso, e freddo pareva di -quell'algida luce che somigliava stranamente al colore della sua carne, -al gelo della sua materia spenta. - --- Vedi, -- egli disse, -- com'è tranquillo? - -Ma ella non rispose, forse non l'udì, assorta com'era nel guardarlo, con -gli occhi avvinti, la respirazione ferma, il cuore sospeso. - -Gli usciva dal lenzuolo una mano, e quella mano pesava nella coltre come -fosse piombo. - -La luce azzurra gli metteva intorno alla fronte, lungo le radici dei -capelli, una specie di scintillamento; dal suo viso pareva trasudasse un -umor luccicante; un fiotto di saliva faceva due piccoli grumi agli -angoli della bocca; il labbro superiore avanzava su l'altro, dando alla -fisionomia del morto un non so che di camuso. Qualche macchia d'un tetro -color giallastro invadeva la scarnezza delle guance; gli occhi non -facevan ombra; le ciglia parevano ingrommarsi. Ogni tanto avevano -entrambi la sensazione ch'egli respirasse, poichè la morte non pare -immobile, finchè si muove negli occhi nostri l'incredula paura con la -quale noi la guardiamo. - -Egli voleva parlarle, ma indarno cercava nella mente un pensiero da -comunicarle; si sentiva sperduto in una specie d'annientamento -cerebrale. Ebbe voglia di sedersi a piè del letto e di vegliarlo, in -attesa d'un fatto imprevedibile, o forse d'un suggerimento che salirebbe -a lui, nello spirito, stando presso quel morto. Allora si accorse -dell'estrema fatica fisica ond'era oppresso; gli parve d'aver sonno, ma -un infinito sonno ed oblioso, in quella notte così limpida. - -Ella stava un passo lontano da lui, un passo lontano dal morto; si -stringeva le braccia contro il petto, incrociate per i polsi, con le -mani sotto la gola, il capo sovr'esse piegato, gli occhi attentissimi. -Poi allungò la mano, quasi volesse toccarlo; invece lambì la coltre, -lievemente, ritraendola con velocità. - --- Giorgio... -- profferì, non per chiamarlo, ma quasi per riconoscere -se veramente fosse lui. - -Sì, avrebbe voluto, dal suo cuore di sorella, e nonostante la presenza -dell'altro, mandargli un ultimo saluto, comunicargli una dolce parola, -toccarlo con una carezza lieve, posare la bocca su la sua fronte che non -ricordava più... Adesso aveva rimorso, un orrendo rimorso ed una -infinita voglia di piangere per lui; adesso le pareva necessario di -fargli conoscere il suo dolore, e dirgli, se pur non udisse: -- «Povero, -povero amico mio, forse non mi perdonerai... no, certo non mi -perdonerai!...» - -E s'avvide che s'erano lasciati senza una parola di commiato, senza un -bacio, nè una confidenza, nè un secreto, senza una di quelle parole -conclusive che fanno meno buia la morte a chi vi sprofonda ed a chi -guarda morire. Si ricordava di lui, ch'era buono, ch'era malato, ch'era -un povero essere debole, triste, soave, che a lei voleva bene come forse -nessuno al mondo, e come forse nessuno al mondo per lei, per lei sola, -soffriva... Si ricordò la pazienza disperata, il disperato amore che -appariva nelle sue chiare pupille quando la guardavano, e la dolcezza -paurosa della sua voce quando parlava con lei, l'amore di cui l'aveva -circondata quell'essere morente, la beatitudine grande che lo -trasfigurava se appena, quand'eran soli, ella gli avesse detto una -parola buona... - -In quel momento il suo proprio amore non esisteva più; non si -considerava più come la schiava di quell'infermo inguaribile; provava -solo un rimorso angoscioso di non essere stata con lui nell'ultima ora, -quando il suo pensiero fuggente l'aveva cercata ed il suo cuore cessante -l'aveva con sè trascinata nel silenzio della morte... - -«Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi, e non c'ero! hai -voluto forse confidare, a me sola, un ultimo desiderio, e non t'ho -potuto ascoltare... Anzi tu sei morto «sapendo!» Oh, come devi aver -sofferto, povero cuore! Sì, eri buono, mi tutelavi, mi carezzavi con la -tua anima dolce; da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore... Ed -io non t'ho fatto che male! io non ho fatto che ucciderti giorno per -giorno, senza volerlo... Sì, sono stata infame, povero amore, e non mi -perdonerai!...» - -Si curvò, protese di nuovo la mano per accarezzarlo, e tuttavia non -osando, gli passò con la mano sopra il volto in un rapido gesto, che -pauroso era solenne. - -Poi, di schianto, cadde presso il letto, a ginocchi, e pianse. - -Quand'egli vide la donna genuflessa ed il cadavere supino, gli parve che -un legame li unisse, che una simiglianza fosse tuttavia tra le lor -dissimili positure, ed offeso da quella concordia che gli era nemica si -aderse contro di loro con una ferma violenza, levando tanto più la -fronte, quanto più l'amante sua la curvava nella vergogna nel rimorso e -nelle lacrime per il morto. - -Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo; su l'altro teneva un -gomito e nei palmi la fronte. - -Ora, dal lenzuolo inazzurrato, il manto lunare cadeva su lei -stupendamente; la bellissima sua nuca scoperta era densa di capelli -quasi fulvi, che brillando si arruffavano. Pur così accasciata, il suo -dorso conservava una mirabile elasticità; la gamba su cui stava -inginocchiata, uscendo fuor dalla balza della vestaglia scopriva il -bianco malleolo ed il tendine teso, che s'allentava nella rotondità del -polpaccio. - -Quasi tutto il piede era fuori della pianella, e si vedeva il tallone -roseo svanire in un incavo profondo verso le dita flesse, che tenevan -ritta la calzatura piegandosi contro l'orlo d'ermellino. - -Nel medesimo tempo egli guardò il morto e gli parve straordinario che -vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana ed avesse, -nell'atto che compiva, una qualsiasi comunanza con lui. - -Voleva parlarle, chiamarla; ma un senso di rispetto più forte non gli -consentiva di muover labbro. Ascoltò con una specie di rancore -taciturno, ed intese che pregava. - -Sì, dall'atto delle sue labbra e dalla ferma sua genuflessione indovinò -che l'amante pregava. Dunque non sarebbe mai la sua complice, non -crederebbe mai che all'uomo sia lecito far morire. Anzi, poichè pregava, -qualcosa v'era di non distrutto fra la sua bella gioventù e quella morte -infinita, qualcosa v'era in quel silenzio, di più sacro e di più forte -che l'amore, poich'entrambi avevano creduto nella parola inverosimile: -«Dio». - -Allora si trasse indietro, e pensò ch'ell'avrebbe trasalito per la paura -di rimaner sola in vicinanza del morto. Ma ella non si mosse, non -s'accorse, non ebbe un solo tremito nella persona. Investita così dal -raggio lunare, prosternata com'era davanti al letto funerario, pareva -una monaca seminuda, che, in una notte piena di stelle, si fosse -trascinata con delirio verso il marmo dell'altare, affinchè la pietra -del sacrario purificasse la sua carne disperata. Ed egli non udiva più -nemmeno il bisbiglio della sua preghiera, nè più vedeva il suo petto -muoversi, la nuca trasalire, il tallone roseo staccarsi od avvicinarsi -al tacco della pianella: ma due sole immobilità perfette occupavano la -stanza, un solo raggio le ammantava nel suo fermo splendore. - --- Novella... -- egli chiamò sommessamente. - -La sua propria voce lo ferì come la voce d'un estraneo, senza che le due -creature si movessero. Le andò vicino, ed invece di chinarsi, attese. - -Era tramortita; ma da presso egli vedeva le sue spalle trasalire -insensibilmente. Stando così piegata in avanti, con la fronte che quasi -toccava il lenzuolo, la prima vertebra spinale formava tra le piane -scapole un forte rilievo; il fascio lunare non impediva che presso -l'attaccatura del collo le sue bianche spalle fossero piene d'ombra. - -Poi d'un tratto la vide roteare sul ginocchio piegato, allentar le -braccia ed accasciarsi a terra come un peso inerte, senza quasi far -rumore. La pianella scappò via dal piede roseo, fece un piccolo salto, -si rovesciò. Era scoverta fino a mezzo il petto; i calmi seni formavano, -sollevando la camicia, una profonda incavatura. - -Dopo di lei fissò il morto, e gli parve strano che la sua faccia non si -fosse chinata fuor dalla proda, per guardare in giù. - -«Vedi? -- mormorò in lui una voce estranea. E gli parve di ridere nel -cuore sarcastico, ma d'un riso che non gli saliva fino alla bocca. - -«Vedi?» - -Gli parve che alcuno avesse aperto l'uscio. Senza maraviglia si volse e -guardò. - -Su l'uscio batteva tagliente l'ombra d'uno stipite; null'altro che -l'ombra d'uno stipite. La maniglia luccicava. - -Un usignuolaccio, fuori, nella notte, nella ramaglia nera e balenante -sufolava con ironia collerica, e tanto presso e tanto forte, che lo -stordiva. Gli parve che stesse a cantare, lì, sul davanzale. Si volse e -guardò. Ma la pietra del davanzale frammista di selce non mandava che -lampi ed il vano della finestra pareva un canale azzurro sgorgante -nell'immensità. - -«Uuh!... Fi! Perchè canti? Vattene.» - -L'usignuolaccio saltava. - -Era proprio lì, nella grande magnolia; il suo pennaggio faceva rumore -contro le foglie sonore. - -«Vedi?» - -Un filo d'aria notturna passò su di lui, percorse la lunghezza del -letto, soffiò tra i capelli radi del morto, li scompose. Poco dopo una -vasta nuvolaglia, correndo sopra la luna, ruppe il filo che portava quel -fascio d'elettricità, e, fattasi buia la stanza, egli si sentì serrare -nella caligine come fra due pareti che si chiudessero. - -«Vedi?» - -E la nuvolaglia se n'andava piano piano; il raggio tornava, più mite, -poi più forte, parendo invadere la stanza e colmarla, come un fiume... - -Allora si chinò su l'amante, la prese per un braccio, la scosse. Ella -sbarrò gli occhi, guardò intorno, si risovvenne, lo prese ai polsi e con -tutta la forza delle due mani congiunte s'aggrappò a lui per sollevarsi. - --- Via... via... -- balbettò quando fu ritta. E lo sospingeva indietro -col peso della sua persona, chiudendo gli occhi, come se non volesse -volgersi per riguardare il morto. -- Via... portami via! - -Egli vide lo scendiletto sconvolto e l'accomodò con la punta del piede, -resistendo per un poco all'urto dell'amante; poi si lasciò respingere. - -Uscirono. - -Camminando senza cautela rifecero il breve cammino, tenendosi avvinti, -quasi tornassero dalla consumazione d'un delitto e andassero impuni, -lievi, a goderne la preda. Su l'uscio, nell'entrare in quell'altra -camera, che a lor parve gioconda, involontariamente si baciarono. -Ell'aveva nella gola un riso singhiozzante, negli occhi una febbre -luminosa, nelle vene un battito celere che le soverchiava il cuore. A -lui pareva di averla rubata quasi dalle mani d'un avversario più forte, -o trascinata via da un incubo, via dal talamo di un altro che -gliel'avesse rapita. - -Un lungo trillo melodico empiva la notte incantata, e nel rifugio -dell'alto suo ramo il cantore solitario snodava, buttava i suoi -gorgheggi con impetuosa magnificenza, come, nell'aria, brillando, lancia -i suoi gettiti una fontana. Di tanto in tanto qualche rana grassa -metteva nelle pause del canto la sua sgangherata vociaccia, come se le -vellicassero il ventre viscido per farla ridere o si fosse ubbriacata -fino a creparne del buon odore che mandavano i gelsomini. - --- Dammi a bere... -- ella fece, comprimendosi il petto soffocato: -- -brucio di sete! - --- Acqua? egli disse. -- Non ho che acqua. - --- Sì. - -Prese la caraffa, il bicchiere, lo riempì fino all'orlo, poi, stillante, -lo porse alla sua bocca. Ella ne ingoiò un sorso avidamente, facendo -gorgogliare l'acqua nel deglutirla; poi guardò l'amante: - --- E tu non hai sete? - --- Sì; dopo. - --- No, bevi, -- ella fece, prendendogli la mano che teneva il bicchiere -e spingendola verso la sua bocca. Egli ubbidì. Bevve con ingordigia, con -ira, due volte, poi guardò il bicchiere vuoto. - --- Ancora ne vuoi? -- diss'ella. - --- Non più. -- Respirò forte, soggiunse: -- Lo sai ch'eri svenuta? - -Ma ella si coverse gli occhi, piegò il mento sul petto, e, come chi si -ritrae da una visione paurosa: - --- Non parlarne... -- pregò. -- Che orrore! che orrore! Ho bisogno per -un momento di scordarlo... Non parlarne più! - -Egli rimise a posto la caraffa, si andò a sedere sull'orlo del letto, -curvo, stanco, tenendo le mani allacciate, fra le ginocchia, la fronte -china. - -Ella fece per la camera un lungo giro e si fermò vicino alla finestra, -guardando fuori, curiosa, nella notte stellata. - -Soffiava ora un poco di vento; i prati lontani mutavano colore; -incominciava un dondolìo sonnolento per le alte cime degli alberi; -dentro, nelle frasconaie, qua e là, un fruscìo prolungato, uno strepito -scorrevole, come se vi rimbalzasse in mezzo, tra foglia e foglia, una -lentissima pioggia di sabbia. - -Ella vide a pochi metri dalla finestra, su l'albero gigantesco, un -grande fiore di magnolia sfasciarsi repentinamente, cadere giù, lembo a -lembo, ciascun petalo roteando come una spola, finchè si posava disfatto -su la ghiaia luccicante. Quel fiore, lo sfacelo di quel grande fiore, -l'assorbiva interamente, e, senza ben comprenderne il perchè, non poteva -ritrarsi dal guardare l'opulento ramo, che per quella caduta seguitava a -dondolarsi oscillando, e quel fiore sparso, rotto in frantumi, che -giaceva sotto il vasto albero, come una bianchissima porcellana -spezzata. - -E vide un piccolo rospo che vi saltellava nel mezzo, traversando la -ghiaia. - -Senza volgere il capo ella chiamò per nome l'amante; ma egli non si -mosse. - -Allora, affacciandosi ancor più, si mise a guardare, nella facciata -bianca della casa, quella finestra poco lontana, dietro la quale, ma in -fondo, contro l'opposta parete, c'era un uomo che dormiva per sempre nel -letto illuminato, nel sudario del raggio lunare, di fronte alla -magnificenza delle stelle. - -Vide, o le sembrò, che ne uscisse un fumo azzurro, torbido, il quale -navigava per la notte, sperdendosi; e intimorita si ritrasse, onde non -respirare nel vento neppure un átomo di quel fumo. - -Andò vicino all'amante, gli pose una mano sui capelli. Egli non levò il -capo, non disse parola. Ed ella, tacendo, prolungava la sua carezza con -una specie di voluttà, indugiando nei caldi capelli, un po' chinata su -la sua pallida fronte. Infine disse: - --- Che ora è? tardi? - -Egli guardò l'orologio, distrattamente: - --- Le tre passate. - --- Hai sonno? - --- Non ho sonno; e tu? - --- Nemmeno. Guàrdami!... - -Andrea levò gli occhi. Entrambi, nel fissarsi, parvero maravigliati. - --- Che faremo? -- ella disse, tremando fin nell'anima. - --- Non so. - -Stava ritta fra le sue ginocchia, tenendogli ora le mani su le spalle; -egli aveva la fronte quasi nascosta contro il suo petto, e, senza -toccarla, sentiva tuttavia l'impressione della sua pelle fresca e -giovine, sentiva il profumo della stoffa tenue somigliante all'odore -stesso di lei. - --- Tu l'amavi! -- gli esclamò d'un tratto, con iracondia, senza levare -il capo. - --- No... taci... - --- Sì, lo amavi! ora l'ho visto! lo so... -- egli disse caparbio. - -Novella si chinò presso l'orecchio dell'amante, quasi baciandolo, e -bisbigliava di continuo: - --- Taci... taci... - -Subitamente egli serrò le braccia intorno alle sue reni e l'attrasse, -alzando la bocca verso la bocca di lei, che lo cercava. - --- Sei mia, ora? - -Ella rise, non colle labbra soltanto, ma con tutta la persona, con tutta -l'anima rise. - --- Rispóndimi! - --- Sì... sì! - --- Ma per poco... -- egli fece, tetro. - --- Come? - --- Ho detto: per poco. Adesso non c'è più divieto, e allora... - --- E allora? -- ella interrogava con la medesima voce. - -Poi gli prese la faccia tra i palmi, e, quasi per soffocare ogni parola, -su la bocca, affannosamente, lo baciò. - -E rimasero avvinti in quel bacio, disperati, sitibondi, colmi fino alla -gola di orrore e di amore, sentendo che in quella voluttà esecrata una -coscienza invisibile, quasi, un Dio, li malediva... - - . . . . . . . - -... poi, lontano, per l'ultimo cielo, fra i mazzi di stelle che -imbiancavano, videro salire una gran fiumana di vapori ondeggianti, -quasi una colonna di fumo, che soffiasse non da un incendio ma da un -gelido remoto mare, e videro per l'universo effondersi quella specie di -scolorimento, quel brivido, quella bianca tenebra che precede il salire -del giorno. - -Un grande velario, di mussola o di tulle, passava su le migliaia di -stelle per diminuirne lo splendore; una chiarità nasceva nell'oriente -concavo; la notte a poco a poco s'incanalava in quella zona pallida, -lasciando portare dal vento le sue gonfie spirali di fumo. - -Piccole stelle morte, randagie, vi cadevano dentro, scomparivano, -lasciavan un solco impercettibile nello spazio dov'erano a migliaia; le -grandi costellazioni, luminose come navigli notturni, affondavan -nell'oceanica immensità; la luna colava a picco imbiancandosi nella -voragine d'una nuvolaglia simile ad un cratere. - -Lontano, all'alba sopravveniente, un gallo cantò. - -Ilare, mandava in alto la sua chiacchierata pretensiosa, lisciandosi -forse il bel pennaggio lustro, come una donna mattiniera, che alla -finestra péttini cantando la sua liscia capigliatura. - -Entrava, con l'odor fluviale dei narcisi, con l'abbrividire delle foglie -che si destavano, un'ondata d'aria fredda, quasi visibile, che faceva il -giro della stanza, come un vortice... - -Egli le ravvolse nella camicia di batista i seni che si ergevan nudi, la -fasciò sino alla gola entro la vestaglia di seta, e baciandola su gli -occhi pieni d'ombra disse a lei che non parlava: - --- Dormi?... - - - - -SECONDA PARTE - - - - -I - - -Tancredo Salvi arrivò il giorno appresso in villa, non appena gli ebbero -telegrafato ch'era morto il suo fratellastro. Giunse in tempo -esattamente per i funerali, ma sopra tutto per aver notizia del -testamento: il che gli stava molto a cuore. - -Dalla prima giovinezza, dal tempo lontano in cui Giorgio Fiesco era -partito dalla casa del patrigno in cerca di fortuna per il mondo, non -s'erano quasi mai riveduti, nè alcuna fratellanza era tra loro, bensì -per costumi e per indole una invincibile avversione. Venuta a morte la -madre comune, Tancredo aveva brigato in mille guise per contendere a -Giorgio la meschina eredità, e dopo aver dato fondo a quel denaro, -d'ogni espediente viveva tranne che del suo proprio lavoro. Lo si era -veduto alla Borsa e nei mercati, farsi mezzadro d'affari equivoci o -pericolosi; lo si vedeva nelle bische, nelle bottiglierie, su -gl'ippodromi, un po' male in arnese, ma tuttavia giocondo. - -Più tardi s'era messo in un certo giornalismo di pettegolezzi e di -raggiri, che sfioravano il ricatto; aveva inoltre aperta un'agenzia -d'informazioni secrete, una di quelle tante che pullulano per i sinistri -vicoli delle grandi città. - -Non ancor quarantenne, alto, forte, un po' calvo, con la faccia quadrata -e sbarbata, il colorito plumbeo, gli occhi profondi, una fronte -malvagia, la tempia destra fiaccata come da un pugno dato in una creta -molle, quest'uomo esprimeva nella sua rozzezza un non so che -d'intelligente e di maestoso, un non so che d'amaro e di buffo, che -prima insospettiva la gente, poi talvolta faceva sorridere chi avesse a -trattare con lui. - -Giuntagli ora la notizia della morte di Giorgio Fiesco, Tancredo non -aveva indugiato in lunghi dubbi, e cacciate alla rinfusa le sue poche -robe in una sacca sfiancata, empitosi di mezzi toscani il portasigari -sdruscito, contate nel voluminoso portafogli le poche centinaia di lire -ch'erano pressochè tutto il suo bene, aveva chiamato con robusta voce la -serva-consorte che gli faceva da massaia, e le aveva dato l'ordine di -far scendere la sua borsa in portineria. - - -Nel treno che lo portava dolcemente, per una sera ventilata, traverso le -campagne fragranti, egli cominciò a sentirsi ravvolgere da un senso di -vera beatitudine, quasi avesse l'intima coscienza di volare leggermente -incontro alla fortuna. - -Pensava: -- «Se mi capitasse di azzeccarne una finalmente! -- Centomila -lire!... Cosa sono centomila lire per il mio povero fratello? Dopo tutto -siamo nati dallo stesso grembo! Lo so: c'è la moglie; ma non hanno -figli. Centomila. Poi sono curioso anche di conoscere l'amico intimo, il -gran professore... Centomila.» - -E questa parola numerosa, interminabile, con uno strascico di zeri tondi -e roteanti che parevano intessere nell'infinito la chioma d'una -straordinaria cometa, gli turbinava intorno, moltiplicandosi nel cielo, -finchè lontano si disperdeva in una striscia ondeggiante, o forse nel -pennacchio di fumo che la vaporiera si lasciava dietro camminando. - -Adesso il treno correva diritto per la rasa campagna, disegnando nella -seguace ombra il traforo bianco dei finestrini. Veniva dalle pingui -zolle un odor fertile di semenza matura; su l'estremo válico -dell'orizzonte il disco paonazzo del sole affondava come un rotondo -vomero nella terra lampeggiante. - -Allora Tancredo fece un sogno, che non era del tutto un sogno e che -appunto lo seduceva per la sua possibilità. - -Un notaio, alto, allampanato, con gli occhiali a stanghetta, una -voluminosa cravatta nera, leggeva il testamento del morto in una grande -stanza dove c'erano molte persone attente. Lui, Tedo, se ne stava in un -angolo, dietro tutti, ma seduto in una poltrona molto comoda, e guardava -in alto, verso il lampadario, distrattamente... «Lascio mia moglie erede -universale de' miei beni, con un legato di L. 100.000 ( -- dico -centomila -- ) a Tancredo Salvi, mio fratello di madre, e...» - -Tutte quelle persone attente si voltavano a guardare lui, ch'era -tuttavia distratto, ma non poteva trattenere un certo risolino -involontario che gl'increspava gli angoli della bocca. E il notaio -seguitava a leggere con la sua voce fastidiosa come il ronzìo d'una -vespa: - -«Legato A... -- legato B... -- legato C...» - -La vedova se ne stava seduta poco lontano da lui, pallida, nelle recenti -gramaglie, e co' suoi grandi occhi pieni di torbide ombre insidiosamente -lo guardava. - -«Scritto di mio pugno, da me testatore, in piena coscienza di...» - -Era il notaio che finiva di leggere il testamento, con la sua voce -nasale ma ronzante; poi si nettava gli occhiali a stanghetta dentro un -enorme fazzoletto blu... - -Subitamente il quadro di quella grande stanza piena di persone attente -si cancellò dal suo cervello; ma vide bensì la vedova, di sera, che -saliva le scale con un candeliere in mano, forse per non trovar pace -nella coltre insonne ove si contorcerebbe la sua profumata e vedovile -solitudine... - - . . . . . . . - -Alla stazione, quando giunse, nessuno l'attendeva. Chiamò l'unico -vetturino che già stava per volgere il suo cavallo, e di galoppo -traversarono il borgo addormentato. A quell'ora le case degli artigiani -eran buie: solo mandavan lume un paio di taverne, la bottega del -farmacista, l'invetriata del caffè. Quando giunse a villa Fiesco, il -cancello era chiuso ed il vetturino cominciò a schioccar di frusta. Uscì -fuori dalla casa rustica la piccola Natalissa, e con la sua vocina di -capinera da lontano gridò: - --- Vengo sùbito. - -Nell'alta casa una finestra s'aperse; confuse ombre vi si affacciarono, -e s'udì sopra gli alberi del giardino la voce di Maria Dora che -domandava: - --- Chi è venuto, Natalissa? - --- Un forestiero, -- gridò la bimba. E da brava donnina già grande prese -la sacca dell'ospite, lo accompagnò per il viale fino alla scalinata. - -Maria Dora, Stefano, la Berta stavano sul limitare, in attesa. Nessuno -fra loro conosceva Tancredo, se non di fama, e vedendo quello -sconosciuto avanzarsi tranquillo dietro la bimba del giardiniere, a -tutta prima non seppero immaginare chi fosse. - -Egli pensava tra sè: -- «Questo è il momento grave. Occorre una certa -presenza di spirito...» - -Giunto a mezzo della scalinata, si levò il cappello e disse, fermandosi: - --- Io sono Tancredo Salvi. - -Maria Dora, senza rispondere, scappò dentro a dare la notizia. Papà -Stefano alquanto impacciato, gli rispose: - --- Non eravamo preparati alla sua visita, signor Salvi. - -Tancredo salì con disinvoltura gli ultimi gradini. - --- Mi scusino; arrivo in questo momento; non feci che balzare nel primo -treno; sono ancora sotto il colpo dell'orribile notizia... vengo per -rivedere il mio povero fratello. Grazie, grazie, d'avermi avvertito!... - -E metteva nella sua voce robusta una specie di affannosa riconoscenza, -mentre col palmo della mano faceva l'atto di rasciugarsi una lacrima. -Stefano non sapeva che dire; se ne stava irresoluto, squadrandolo. - --- Allora lei desidera pernottare qui? -- mormorò infine, accennando -alla sacca da viaggio che Natalissa aveva posata sopra una seggiola. - --- A meno che non rechi troppo disturbo... -- disse Tancredo con umiltà. --- Volevo scendere all'albergo, ma non conosco il luogo, e, sopra tutto, -il desiderio di veder súbito il mio povero fratello m'ha spinto a venir -qui. - --- Mi perdoni un momento, -- fece Stefano; ed entrò nella casa. Mentre -stava per salire, incontrò Maria Dora con il Ferento che scendevano. - -In quel mentre apparve Marcuccio sul limitare della sala. - --- Chi arriva? Ospiti? Ma che c'è? Forse un ballo? - -Nessuno gli rispose. Stefano tornò su la veranda e disse alla Berta -ch'eravi rimasta: - --- Va sopra in fretta e prepara una camera al secondo piano, l'ultima. --- Poi disse a Tancredo: -- Entri pure. - -Egli avanzò con circospezione, guardandosi attorno, quasi temesse -d'andar incontro ad un agguato. Vide il Ferento, Maria Dora, Marcuccio, -e, non sapendo che fare, fece un inchino. Il Ferento lo squadrò da capo -a piedi, con uno de' suoi sguardi rapidi che investivano come un urto; -il Salvi sogguardò lui con una delle sue occhiate oblique, che -accerchiavano come un laccio. - --- Lei è il fratellastro di Giorgio Fiesco, non è vero? -- disse il -Ferento. -- E desidera vederlo? - --- Appunto. - --- Venga: la condurrò. - -Bisognava traversar la sala e Marcuccio stava su l'uscio, attento. Si -trasse da parte per lasciar passare il Ferento, ma súbito si rimise -traverso la soglia, in guisa da sbarrarne l'adito. Allora Tancredo, per -non urtarlo, si fermò di botto, guardando in faccia quasi con timore -quel lungo giovinotto sbilenco, dai capelli corti, vestito con panni che -gli cascavan di dosso, il quale invece, nel fissarlo, rideva. Tancredo -non poteva comprendere perchè mai quel personaggio gl'impedisse di -passare. E lo scemo ad insistere: - --- Chi sei? Dove vai? C'è un ballo forse? - -Andrea tornò indietro, e preso lo scemo per un braccio lo costrinse a -togliersi di mezzo. Poi disse: - --- Marcuccio, sono le dieci: va a dormire. - -Costui tirò fuori un grosso orologio d'argento e si mise ad ascoltarlo, -poi ad osservarlo, contando le ore su le dita. Non gli tornava il conto. - --- Eh!... -- gridò appresso al Ferento, -- non sono le dieci!... una di -più! C'è un ballo forse? - -Allora Tancredo, nel salir le scale, si risovvenne che Giorgio Fiesco -aveva un cognato scemo. - -«E adesso mi tocca pure di vedere un morto... -- pensò. -- Non è -piacevole. Con questa fame da lupo!» - -Giunti sul pianerottolo, Andrea lo avvertì: - --- È già nella cassa perchè si decomponeva, ma la cassa non è chiusa e -lo potrà vedere. - -Tancredo avrebbe voluto rispondere a quel celebre scienziato in maniera -degna della propria eloquenza, ma non trovava parole adatte, perchè -l'idea di entrare così precipitosamente nella camera d'un morto gli -scompigliava tutte le facoltà. - -Il corridoio era buio; da una porta nel fondo si diffondeva una striscia -di luce. - -«Dev'essere là il morto... -- pensava. -- Purchè non mi lascino solo -davanti alla bara...» - --- Venga, venga, -- disse il Ferento, fermo su la soglia della camera -funeraria. - -Tancredo si avanzò. Vide per prima cosa un letto vuoto, senza federe nè -lenzuoli, con un pannolano sopra la coltre, da capo a fondo cosparso di -fiori; poi vide una vecchia in una poltrona, che pregava, ed era mamma -Francesca; indi una contadina, un contadino, ed un ragazzone di -vent'anni, un bifolco nero come il carbone, seduti lato a lato, contro -il muro, e che pregavano anch'essi. Da ultimo vide, nel mezzo della -stanza, posata per terra fra quattro candelieri gocciolanti, la bara, -coperta da un lenzuolo. Il coperchio stava poggiato verticalmente contro -il cassone del letto. - -Intorno alla bara il pavimento era cosparso di fiori; egli cercò di non -camminarvi sopra. Intorno alle quattro torciere si ravvolgevan spirale -da ramoscelli fioriti; le fiamme piegate dal vento si allungavan come -lingue vibrátili; ogni tanto se ne staccava una specie di vampa nera, -che pareva guizzar via nell'ombra, di qua, di là, velocissima. - -«Ora, che faccio?» - -Di levare il lenzuolo da sè, proprio con le sue mani, Tancredo non aveva -cuore; si chinò sopra il catafalco, restando immobile, come se recitasse -una preghiera. Il lenzuolo era teso; non lasciava trasparire affatto il -rilievo del cadavere. - -«È lì sotto e non lo vedo... povero Giorgio! Era tuttavia un buon uomo; -quasi quasi potrei davvero piangere... Sebbene si fosse press'a poco -estranei, certe cose la natura le comanda. Siamo figli della stessa -madre: questo conta, per bacco! Poi, che male mi ha fatto? Qualche soldo -me l'ha sempre dato, anche molti, per dire la verità... Era un -brav'uomo. Certo non sentiva troppo i legami della fratellanza, ma -questo è un difetto che gli si può anche perdonare, adesso ch'è morto. -Io stesso, per dire la verità, non sono proprio uno stinco di santo... -Su, vediamolo, poveraccio!» - -Ed allungava la mano per sollevare il lenzuolo; ma la mano titubante gli -si fermava a mezza strada. - -«Diavolo!... E dire che non avrei paura di quattro malandrini!» - -Si fece animo e si chinò. Quell'odore di cadavere e di naftalina lo -stomacava, serrandogli la gola. Tuttavia prese un lembo del lenzuolo e -cominciò a sollevarlo. - -Allora si avvicinò la contadina, e inginocchiatasi all'altro lato della -bara: - --- Volete vederlo, signore? -- domandò. -- Peccato che ora si guasta. - -E piano piano sollevò il lenzuolo, come dal viso d'un bimbo che non si -voglia destare. - -Tancredo per poco non dette un urlo, tanto al vedersi quella faccia era -spaventosa. Livida egli la vide, ma di una lividezza quasi nera, con -l'orecchie, i due zigomi, le mandibole chiazzate di macchie vinose, gli -occhi tumefatti, che parevan marci, la bocca enfiata, guasta, non -chiusa, che lasciava colare dagli angoli, tra i peli della barba, un -umore viscido e luccicante, il quale serpeggiava dentro il collo come -una tortuosa lumacatura. Aveva intriso il colletto e disamidava lo -sparato convesso, nel quale brillava la capocchia d'un bottone d'oro, -simile ad un chiodo mal confitto, che rattenesse a fatica lo sforzo del -torace gonfio. Pareva che l'abito nero lo infagottasse per una farsa -macabra, per un ultimo ballo sotterraneo, dove comincerebbero i vermi a -strisciare nella sua carne spenta, a propagarsi, a dondolarsi piano -piano, su la musica d'un valzer lento... - -Ma la contadina lo tastava senza orrore, con le sue brune aride mani che -lo avevano rivestito da capo a fondo; poi lo ricoverse con il lenzuolo, -mentre si udiva la preghiera dei due uomini salir di tono, quasi per -vincere il sonno che li schiacciava, in quel silenzio soffice come il -feltro, nella greve lentezza della notte che passava. Entrò allora un -prete, che sedette vicino a mamma Francesca, parlandole piano, ma -continuamente. - -Tancredo retrocesse contro il muro e strisciò fin presso la soglia. -Pensava: -- «Povero Giorgio!... Non ho mai veduto nulla di più -spaventoso che la sua faccia! Come lo può toccare quella donna?» - -E si mise a guardarla con ammirazione. Ella era tornata su la seggiola, -stava immota, con gli occhi fissi, le mani congiunte nel grembo. Il -giovane bifolco, cedendo al sonno, di tanto in tanto le piegava il capo -su la spalla, ed ella con un urto lo faceva sobbalzare. Il Ferento era -scomparso; Tancredo non sapeva che fare; cominciò a spaventarsi di dover -passare in quella camera l'intera notte. Quel cadavere gli aveva dato un -tal brivido, che ancora ne provava su l'epidermide una sensazione di -gelo, e guardava le fiammelle de' cerei sventolar nell'aria come -bandieruole che si sfioccassero. Cominciò a scorgere nel vano della -finestra un gran disegno di alberi, che ogni tanto si piegavano -rumoreggiando, come larghe ondate. - -«Ma cos'è questo? Un paese di morti? Non si ode la voce d'un cristiano. -Diavolo!... Quasi quasi era meglio che non venissi.» - -Il prete ogni tanto si cavava di tasca la tabacchiera, e di nascosto ne -prendeva un pizzico, tirando su. - -«Porco!» -- disse fra sè Tancredo, che non amava i preti. - -Maria Dora venne su l'uscio in punta di piedi, senza badare a lui. - --- Don Domenico, vuol prendere una tazza di caffè? - -Il calmo prete sorrise alla fanciulla, e con un cenno le rispose di sì. -Aveva un bel faccione, allegro lucido sostanzioso come un piatto ben -condito; era lì per fare il suo mestiere, per vegliare un morto, come in -altre occasioni gli toccava battezzare, maritare, assolvere, ossia far -credere all'uomo in qualche modo che la vita sia davvero una cosa santa. - --- E tu mamma, vuoi nulla? -- domandò Maria Dora, carezzandole il capo. - --- Nulla: ripósati un poco. Dora. - -La fanciulla tirò il prete per la sottana, si mise a parlargli piano, ed -uscirono. Tancredo li seguì. - -La vista di una bella tavola sparsa di chicchere, con una grande -caffettiera fumante, una grossa torta inzuccherata, gli allargò il -cuore. Ma si tenne in disparte, perchè nella sala v'era molta gente -ch'egli non conosceva. Solo ravvisò lo scemo, e gli sorrise come ad un -amico. Finalmente Stefano ebbe la compiacenza di dirgli: - --- Se vuol prendere un caffè, s'accomodi, signor Salvi. - -Poi, ad uno ad uno gli ospiti se ne andarono, e per ultimo anche il -prete si levò, dopo avergli offerta una presa di tabacco. Stava per -alzarsi egli pure, quando lo scemo gli comparve dinanzi: - --- Come ti chiami tu? -- fece di punto in bianco, squadrandolo con una -severità inquisitoria. - -«Càspita! che faccenda è questa? -- pensava Tancredo; -- il mentecatto -mi dà del tu?» Rispose: - --- Mi chiamo Tancredo Salvi, per servirla. E lei? - --- Io sono il professor Marcuccio Landi: celebre. Non lo sai? - -«Càpperi!» - --- Cosa dici? - -«Ma guarda! ora mi lascian solo col matto!... Non vorrei che per caso -gli saltasse la mattana!» - -Poi soggiunse, con un inchino: - --- Tanto piacere di conoscerla, signor professore!... - -Entrò la Berta per sparecchiare la tavola. Súbito lo scemo le si fece -intorno e cominciò a darle noia. La ragazza, posato il vassoio, fuggiva -intorno alla tavola rotonda; e lo scemo a saltellarle dietro, co' suoi -lunghi passi barcollanti. - --- Ma, dica, professore... cosa fa? -- esclamò Tancredo. Marcuccio -ristette, e puntando l'indice contro la ragazza: - --- Costei mi ama, -- disse, - --- Davvero? Ha buon gusto! - -La Berta si mise a ridere e scappò via. Da quel sorriso Tancredo arguì -che una corrente di simpatia fosse nata fra loro. Lo scemo cominciò a -dondolarsi, e di nuovo a considerare l'estraneo con attenta curiosità. - --- Cosa vieni a fare in casa nostra? - --- Io?... Sono venuto per vedere mio fratello. - --- Tuo fratello? Ah!... ah!... -- E rideva tenendosi le due mani sul -ventre. -- Ma chi è tuo fratello? - --- Mio fratello Giorgio, che è morto... quello che è morto... -- -spiegava Tedo con indulgenza. Ma lo scemo si rannuvolò, dubitando forse -che il forestiero si gabbasse di lui. - --- Ora ti mando al manicomio perchè sei matto, -- fece, seriamente. - --- Già... già... -- lo blandiva Tedo con dolcezza. - --- E ti faccio legare perchè sei matto! - --- Già... già... «Ma cominci anche a seccarmi!» -- disse fra i denti, -guardandolo in malo modo. Per fortuna tornarono in quel mentre Maria -Dora, Stefano ed il fattore Mattia. - --- Avete pronta una carrozza? -- domandò lo scemo. -- Bisogna portare al -manicomio quest'uomo ch'è diventato matto. - -Il buon Tancredo sorrise con benevolenza, per mostrarsi alieno dal -ricevere scuse; poi disse: - --- Oh, mi creda, signor Landi, è stato per me un vero strazio il -ricevere quel telegramma! Se non erro ne' miei calcoli, quel povero -Giorgio non aveva che trentasette anni, è vero? - --- Quasi trentanove, signor Salvi, -- corresse Maria Dora, che lo -guardava con un semiriso. - --- Appunto, appunto... Ed in che modo è morto? - --- È morto di notte, solo, nel suo letto. - --- Ha sofferto? - --- Forse no; pareva tranquillo. Il professor Ferento crede sia morto nel -sonno. - --- Quel professor Ferento era il suo amico intimo, non è vero? - -Egli aveva posto a caso la domanda, e solo perchè gli avevano ricordato -il nome del Ferento. Ma s'accorse che la sua domanda non pareva loro -altrettanto naturale, anzi osservò che il padre e la figlia s'erano -guardati velocemente, con una certa perplessità. - --- Erano amici sin dall'infanzia; erano quasi due fratelli, -- Stefano -rispose. - -«Perchè mai -- pensò Tancredo -- s'erano guardati a quel modo?» - -E nella mente gli tornò la sembianza di Andrea: una bella testa -violenta, rigida, precisa, come un'arma d'acciaio bene affilata. -- «Lei -è il fratellastro di Giorgio Fiesco, non è vero? E desidera vederlo? -Venga, la condurrò.» - -Così gli aveva detto nel riceverlo, senz'altre parole. - --- Senta, e la moglie? -- fece il Salvi dopo una pausa. - -Di nuovo il padre e la figlia si guardaron in faccia rapidamente, quasi -cercasser di nasconder l'uno all'altro il lor medesimo pensiero. Maria -Dora, che stando seduta e ferma teneva i piedi allacciati l'uno -all'altro fuor dalla balza della gonna, macchinalmente li disciolse; poi -di nuovo li annodò; Stefano trasse di tasca la pipa e ne battè il -fornello sul tallone per farne uscire un po' di cenere. - --- Eh, capirà... -- Poi disse, molto in fretta: -- Desolata, desolata... -Neppur lei non è stata felice, povera figliuola! - -«C'è qualcosa nell'aria che non mi sembra naturale... -- rifletteva -Tancredo. -- Non saprei cosa, ma certo il mio buon fiuto non m'inganna.» -E gli parve che questo senso d'innaturalezza divenisse più immediato, -più avvertibile, quando il Ferento appariva, o quando nei discorsi -altrui fosse pronunziato il suo nome. Con quell'istinto particolare -degli uomini che son usi a vivere di mezzi equivoci ed a speculare su le -debolezze altrui, Tancredo s'accorgeva di respirare in un'atmosfera non -limpida e gli pareva che un non so che d'ambiguo stringesse tutti gli -abitatori di quella casa funesta. - -Andrea si era seduto presso la tavola, sotto la luce dell'alto -lampadario, e celermente leggeva un fascio di telegrammi, passandoli poi -a Stefano con un moto meccanico. - -Tancredo guardava quell'aspra fisionomia, gli pareva di temerla, ma -insieme di sentirsene avvinto. Nel vederlo, comprese la fama che di lui -correva, sentì con esattezza d'essere di fronte ad un uomo insolito, uno -di quegli uomini destinati a produrre avvenimenti estremi e che raggiano -da sè un fascio di potenza, benefica o dannosa, che li ricinge di -solitudine come insieme li avvolge di splendore. - -Molto spesso Tancredo aveva udito pronunziare il nome di Andrea Ferento. -Era un uomo che, da un lato, riempiva di sè la vita scientifica del -paese, dall'altro, con veementi libri, ne scuoteva le forze -intellettuali; e quantunque avesse da parecchi anni abbandonata la -battaglia politica, non ancor sopiti si eran gli odî acerrimi e gli -amori tenaci ch'egli aveva suscitato e suscitava intorno a sè, agitando -bandiere. In verità era piuttosto un pensatore che un tribuno, piuttosto -un banditore d'idee che un uomo di parte. Nato con un cervello -d'autócrate, amava per istinto la ribellione, amava la guerra del -pensiero nuovo contro il pensiero antico, del domani contro la vigilia, -dei rinnovatori contro i sofisti. - -Dalla sua cattedra d'Università, nelle vibranti pagine de' suoi libri, -egli cercava di rappresentare con immagini vive l'enorme fantasma del -suo pensiero; logico, freddo, preciso, libero da influssi mistici come -dalle pastoie di qualsivoglia sistema, non curava l'uomo soltanto per -guarire la materia, bensì per indovinarla, e vedeva il problema della -conoscenza umana ridursi grado per grado ad una catena di scoperte -scientifiche. - -«_Uno scienziato sarà il Dio dell'umanità ventura..._» - -Tancredo Salvi si ricordava confusamente di aver letta questa frase nel -«_Dio lontano_» -- il libro del Ferento che, per la sua forma -accessibile anche ai profani e per il suo contenuto suggestivo, si era -più largamente divulgato nel pubblico; libro d'anarchismo e -d'irreligione dov'egli cantava la Divina Inutilità. - -E Tancredo ripensava queste pagine, mentr'era intento ad osservare -quella fronte salda, maestosa, que' fini e lunghi sopraccigli pressochè -non curvati, che stavan sopra gli occhi violenti come segni di volontà. -Guardava la bella capigliatura, leggermente striata di bianco, -l'orecchie di lui, piccole, ben raccolte contro il cranio, quasi prive -di lobi, effeminate quasi nella sua maschilità. Considerava il mento -saldo, la guancia ben contornata, la bocca dissimile dagli altri -lineamenti, anch'essa un po' lieve, un po' delicata, in quella maschera -così bene impressa di virile fermezza. Era vestito di scuro; -semplicemente, ma con uno studio di eleganze quasi dissimulato, e si -vedeva una camicia di lino, freschissima, con i polsini chiusi da -quattro cerchi di zaffiri, «che gli stavan -- pensò Tancredo -- molto -bene, molto bene...» - -Gli tornò in mente la biondina, ch'era così leggiadra nel suo lieve -abito nero, e poi l'altra, ch'era di sopra, la sua cognata vedova, -l'erede... - -Come costei fosse veramente, non ricordava più; gli parve solo che fosse -molto bella, null'altro; che fosse alta, con le trecce d'un bel colore -bruno dorato... null'altro. Le rade volte ch'era stato in casa di -Giorgio, questi l'aveva ricevuto frettolosamente, nel suo studio, ed -egli lo rivedeva sempre nell'atto di aprire con un certo mazzo di chiavi -che si toglieva dalla tasca dei calzoni lo sportello d'una cassaforte -massiccia e tenebrosa. Poi rinchiudeva meticolosamente la serratura... -tric, trac... una quantità di ordigni che scattavano, e Giorgio tornava -presso la scrivania, piano piano, senza guardarlo, senza dir nulla; -cercava una busta, vi metteva dentro alcuni biglietti di banca, -ingommava, bagnando il dito in una spugnetta, e gli posava la busta lì -vicino, su l'orlo della scrivania, perch'egli la prendesse. Tutto questo -in silenzio, molto piano, con una delicatezza tediata ma dolce. Poi si -rannicchiava nel suo seggiolone, senza guardarlo, sfogliando un libro o -qualche lettera, in attesa che se n'andasse. - -«Addio, Giorgio... Grazie.» - -«Addio.» - -Suonava il campanello; un domestico, il quale forse aveva l'ordine di -star fuori dall'uscio, entrava sùbito, l'accompagnava. Una volta, su lo -scalone, incontrò la moglie. Tancredo si trasse da parte, le fece un -grande inchino; ella curvò leggermente il capo e gli passò davanti con -un fruscìo. Per lo scalone, dietro di lei, rimase un odore freschissimo -di violette... - --- Signor Salvi, mi perdoni, -- fece d'un tratto il Ferento; -- lei non -era tempo fa nella redazione d'un giornale ebdomadario che si chiamava, -mi pare, «Il Bisbiglio»? - -Tancredo sobbalzò come se l'avesser côlto in fallo, e, cosa non -frequente in lui, divenne leggermente rosso. - --- Appunto, -- rispose impacciato. Ma sembrandogli che il dire «appunto» -fosse poco, soggiunse: -- Appunto, per servirla. - --- Vedo. - -E si mise a tamburellar con le dita su la tovaglia. Dopo aver -riflettuto, gli domandò ancora: - --- Il giornale continua? - --- No, è cessato. - -Andrea trasse di tasca un bellissimo astuccio d'oro ed accese una -sigaretta. - --- Fuma? -- domandò, avanzando verso Tancredo l'astuccio aperto. - --- Volentieri, grazie. - -Parlarono ancora un poco, poi Stefano andò a chiamare la Berta, perchè -accompagnasse il signor Salvi nella sua camera. - -Il poveraccio aveva fame; una fame dolorosa, iraconda. Nel suo cervello -non faceva che riddare una visione pantagruélica di buone cose -mangerecce; per di più, dalla prossima cucina filtrava, intorno alle sue -narici vellicate, un odor proditorio di roba masticàbile. Tutte le -rinunzie morali erano per lui più facili che quella di un pranzo, e -l'idea della notte insonne, con i crampi allo stomaco, gli incuteva un -terrore inesprimibile. Rimase un attimo in dubbio se confessare al -vecchio i suoi tormenti, poi non ebbe il coraggio e si rassegnò. -«Amen...» -- concluse fra i denti, e mosse per le scale, dietro la -ragazza che ad ogni gradino si puntava la mano sul ginocchio, -dondolando. La sua nuca tonda e fulva, allacciata da un nastro di -velluto, s'increspava, nel salire, come il collo carnoso d'una cagnetta -mops. - -Quando furon sopra, ell'aperse l'uscio di fondo nel corridoio e, -mentr'egli stava per entrare, lo guardò con il suo riso di contadina -furba e sciocca. - --- Eccola servita. Questa è la sua camera. - -Teneva una mano su la maniglia; con l'altra, paonazza, reggeva il lume. - --- Come vi chiamate, ragazza? - --- Berta, mi chiamo. Perchè? - --- Tanto per saperlo, ragazza. E vi trovate bene in questa casa? - --- Peuh... non c'è male. - --- Ci siete da un pezzo? - --- Due anni. Buona notte, signor Salvi. - --- Avete fretta? - --- Ho sonno, sa... Sono in piedi dalle sei; pare niente, ma è lunga. - --- Avete pranzato voi? -- fece Tancredo impulsivamente. - --- Eh... certo! - --- Io no. - --- Lei no? -- disse la Berta, senza soverchio stupore. - --- Proprio no. - -Fece due lunghi passi, le andò presso, le diede un leggero pìzzico su la -manica: - --- Fammi un piacere, brava ragazza. Se mi còrico a stomaco vuoto, sarà -un inferno. Tu, in cucina, devi certo avere qualche avanzo. Vallo a -prendere; fa quest'opera buona e non ci perderai nulla. - --- Ma io, signore, non ho ordini. - -Tancredo comprese che bisognava ricorrere a mezzi estremi; si cercò nel -taschino del panciotto e ne trasse un gruzzolo di monete: argento e -rame. Scelse un bel pezzo da due lire e lo fece scivolar nel palmo della -domestica, dicendole: - --- Questo è per te. - -Bisognava che avesse una fame diabolica per dare quella mancia da -scialacquatore. - --- Senta allora... -- propose a bassa voce la Berta, -- non dica nulla -ed io le porto quel che ho. - --- D'accordo. E cosa mi porti? - --- Quello che c'è: forse un'ala di pollo, forse qualche fettina -d'arrosto freddo, con un po' di pane. - --- Ottimamente! -- rispose Tancredo. E in attesa della cena se ne andò -alla finestra per guardare il paesaggio. Ma nella inoltrata ora notturna -faceva buio in lontananza, il paesaggio non c'era. Si vedevan soltanto -alberi e stelle, prati e nuvole. Forse la luna era dietro il tetto, e -lentamente sormontava la casa. Nella facciata non vide che finestre -spente; una sola immergeva nei lucenti alberi del giardino il suo fascio -di luce rossastra, propagava nell'ombra un colore torbido, che si -diradava. E Tancredo rivide le quattro torciere agli angoli della bara, -le sottili vampe che si staccavano dalle fiammelle con un guizzo, la -testa nera del morto sopra un cuscino di seta, il bottone d'oro che -premeva la camicia scoppiante... - -Finalmente udì la Berta bussare all'uscio. - --- Ma s'accomodi, signorina! -- egli esclamò giovialmente. - -La Berta comparve con un vassoio carico d'ogni ben di Dio, tutto sovra -un sol piatto insieme: carne, ossa di pollo, frantumi di formaggio, -pere, patate fredde. A lato, un tozzo di pane, mezza bottiglia di vin -nero, posate, saliera e tovagliolo. Per la contentezza Tancredo non -seppe trattenersi dal farle una carezza su la guancia; ella si mise a -ridere col suo riso di scioccona, e rimase in piedi vicino alla tavola, -mentr'egli cominciava il suo festino. - --- Sièditi e fammi compagnia. - --- Vuole? - --- Sì, sì. - -Ella sedette presso il lavabo, sopra una seggiola di paglia. - --- Che buonissima roba, mia bella ragazza! Sei tu che fai in cucina? - --- Proprio io, per servirla. - --- Allora tu fai tutto in questa casa? - --- Eh, no! Mi aiutano. C'è un'altra donna che lava i piatti, una che -scopa, e due uomini che vengono la mattina per i mestieri grossi. Da -sola non potrei, le pare? - --- E ti trattan bene? - --- Non c'è male. Se non fosse quello scemo che mi pizzica... - --- Bel tipo! - --- Ma sa che la notte è capace di starsene magari un'ora davanti alla -mia porta? Per fortuna che chiudo a chiave! Ho paura, sa... - --- Cosa vuole il babbeo? - --- Eh... lei capirà bene cosa vuole! -- spiegò la Berta facendosi rossa. - -Tancredo ammiccò verso lei con il fare d'un uomo che se ne intende: - --- Ah, sì?... - --- Ma, già! - --- Porco! -- esclamò Tancredo con la bocca piena. Poi soggiunse: - --- Tu probabilmente hai un altro innamorato... - --- Ho uno che mi parla, si sa... - --- Uno che ti sposa poi? -- fece Tancredo paternamente. - -La Berta assentì col capo, seria, seria. - --- E quando? - --- Quando avrà fatto il servizio militare. - --- Ahi!... - --- Perchè dice «Ahi»? - --- Così per dire. Ma ti consiglio di non fidarti troppo in ogni modo; -perchè gli uomini che non hanno ancor fatto il servizio militare sono -tutte canaglie. - --- Questo lo so. - --- E quando l'hanno fatto sono peggio di prima. - -La Berta si mise a ridere. - --- Oh, allora!... - --- Allora cerca di non farti infinocchiare, perchè sei una bella ragazza -e sarebbe un vero peccato. - --- Eh, eh... -- cantilenò la Berta, accompagnando la sua cantilena con -un largo gesto, -- la so lunga io... non c'è pericolo! - -Tancredo mangiava scrupolosamente, raccogliendo le briciole. - --- Dimmi un po': e la signorina Dora non ha nessuno che le parli?... -- -fece, con un'aria furbesca, strizzando l'occhio. - --- La signorina Dora?... oh, no! Ci sarebbe Maurizio, quello dei cani, -che certo la sposerebbe volentieri, ma lei non lo vuole. Anzi lei... -- -e fece una pausa repentina. - --- Lei?... cosa? Di' su! - --- Niente, niente; non son mica pettegola io... - --- Lo so che non sei pettegola, -- rispose Tancredo per lusingarla; -- -ma io sono un uomo serio e con me puoi parlare liberamente. - -Placata la fame, s'accorse che gli si offriva un mezzo facile per sapere -molte cose. - --- Dunque la signorina vuol bene ad un altro... - -La Berta strinse la bocca per non rispondere, ma gli angoli delle sue -carnose labbra parevano dire di sì. - --- Povera signorina!... -- sospirò la Berta. -- È tanto una brava -ragazza! Allegra, buona, un vero angelo! - --- Glielo si vede in faccia ch'è buona, -- disse Tancredo, attento. -- E -perchè non lo sposa quest'altro a cui vuol bene? - --- Se si potesse avere tutto quello che si vuole al mondo!... -- esclamò -la Berta, con sapienza. - --- È uno qui del paese? - --- Non è di qui, ma ora è qui da un pezzo... o per lo meno vien tutte le -settimane. - --- Ho capito, -- fece Tancredo. «Guarda, guarda...» - -Sbucciava una pera, distrattamente, pensando a quel proverbio fiorentino -del cacio con le pere... - --- Sicchè, al professore Ferento, la signorina Dora non piace? -- -domandò, per accertarsi che fosse proprio lui. La Berta strinse di nuovo -la bocca, e questa volta gli angoli delle sue labbra dissero di no. - --- Il professore... -- mormorò la ragazza, con intendimento. - -Tancredo non volle aver l'aria d'interessarsi troppo alla cosa, e -tacque. La Berta fece un nodo coi nastri del suo grembiule, poi lo -disfece; ma intanto rideva. - --- Il professore... - --- Già... già... -- malignava Tancredo, benchè non sapesse ancor niente. --- Ah, sì, eh?... - -Ammiccava, guardandola in faccia con gli occhi penetranti e studiandosi -d'indovinare quelle sue reticenze. - --- Ah, sì eh?... -- rifece ancora una volta, come se avesse ormai -capito. - --- Io non dico nulla, -- premise la Berta, -- perchè non sono pettegola, -e di quello che succede in casa non parlo mai per abitudine... Ma, -tanto, lo sanno tutti, dal portalettere al capostazione, e lo sapeva -perfino quel povero diavolo ch'è morto. - --- Ah, sì eh?... -- Un pezzo di formaggio gli rimase fra i denti, -masticato a metà. «Guarda, guarda, guarda... -- mormorava tra sè. -- Che -razza di faccenda è questa?» - --- Guai se dovessi parlare!... -- esclamò la Berta. -- Sa, per i signori -c'è un'altra morale che per noi: fanno e disfanno quel che vogliono; -tutto va sempre bene. - --- Dici davvero che il professore sia l'amante... - --- Oh, io non dico niente, per sua buona regola! Ma, guardi, lo sanno -tutti: lo sa la signorina Dora, lo sanno i miei padroni, ossia il signor -Stefano e la signora Francesca, lo sa il fattore, il prestinaio, il -macellaio, il falegname, il curato, il sindaco... lo sanno tutti -insomma, e quasi quasi crederei che lo sappia perfino lo scemo! - --- Diavolo! -- esclamò Tancredo, rannuvolato. Poi emise una sentenza che -gli pareva insieme scaltra e doverosa: - --- Molte volte si racconta quello che non è. - --- Eh!... -- scappò a dire la Berta, -- se avessi tanti biglietti da -cento quante sono le volte che li ho veduti con i miei occhi! - --- Tu? - -Egli s'era fatto così buio che la ragazza se ne impaurì. - --- Per l'amor di Dio! -- supplicò, levandosi in piedi, -- non mi -comprometta... Ho parlato senza volerlo, perchè mi pareva che lei -sapesse già... Mi raccomando, signore... - -Tancredo si levò, e, venutole presso, le diede un'altra carezza su la -guancia, ma questa volta paterna. - --- Sta tranquilla, ragazza. Sono un uomo serio, ti ho detto; e per conto -mio sarà come se non avessimo nemmeno discorso. Ti basta? - --- Grazie, signore. -- Poi soggiunse: -- Posso portar via i piatti? - --- Sì, ho finito. - -Accese un mezzo toscano e cominciò a camminare, avanti, indietro. -- -«Guarda, guarda, guarda...» - -Nonostante la confusione dei suoi pensieri, s'accorse che bisognava -tenersi buona quella domestica, e gli parve che due lire fosser poche -per tutto quello che aveva saputo da lei. Si cercò nel taschino e prese -un'altro franco. - --- Sei una ragazza a modo mio! Tieni. - -Ella stava per caricarsi il vassoio su le braccia, e guardò attonita la -moneta che gli luccicava tra l'indice ed il póllice. - --- Non si disturbi ancora... - --- Oh!... -- egli fece, con aria principesca, -- bazzécole! - -Ma non appena fu solo, Tancredo pensò che la fortuna d'un uomo consiste -alle volte nel trovare il bandolo d'una matassa molto arruffata, e -mentre si piegava sul davanzale per rinchiudere le persiane, lungamente -i suoi occhi affascinanti rimasero avvinti a quel fascio di luce -rossastra, a quel lento fiume di polvere che scaturiva dalla finestra -del morto. - - - - -II. - - -Alle nove precise il funerale mosse giù per il viale carrozzabile che -traversava il giardino. - -Da un lato del féretro mamma Francesca e Maria Dora scendevano insieme; -dall'altro, papà Stefano, tenendo sottobraccio il figlio scemo. -Maurizio, Mattia, la piccola Natalissa, il giardiniere, seguivan per -primi il carro funebre, con gli occhi rossi di lacrime, accasciati da un -semplice ma spontaneo dolore. - -Solo, pressochè isolato in capo del corteo, camminava Andrea Ferento, a -capo nudo, bianco ma impassibile. Aveva impartito gli ordini con una -voce breve; poi, quando il carro si mosse, guardò rapidamente in alto, -verso una finestra chiusa, dove la cortina ricadde; volse uno sguardo -rapidissimo su le persone che aveva intorno, e s'incamminò dietro il -carro. - -Tutti, per un rispetto simultaneo, lo lasciaron solo. - -Dietro lui si muoveva il corteo bisbigliante, numeroso d'un centinaio di -persone, che dal borgo eran salite a casa Landi, o v'eran giunte coi -treni del mattino, poichè la morte del Fiesco era stata annunziata in -città la sera innanzi dalle ultime gazzette con frettolose necrologie. - -Tancredo Salvi scendeva tra il sindaco Berra ed il medico Paolieri; -studioso di ben recitare la sua parte in quella estrema cerimonia, -faceva pompa dell'alta persona e del suo maestoso dolore. - -Fuor del cancello era una ressa di contadini, che al passaggio del -féretro cominciaron a biascicar preghiere; alcuni s'inginocchiavano su -la proda erbosa del fossatello, e, passato il carro, si raddrizzavan in -piedi senza ripulirsi le ginocchia dalla polvere. - -Il cielo era limpido, l'aria ventilata, un ridere di pannocchie -sbocciava nella biondezza dei campi, scaturiva dalla terra umida una -fragranza di mietitura, e quel corteo funebre camminante per la strada -polverosa pareva in contrasto singolare con l'allegrezza del mondo. - -Di là dalla svolta il borgo apparve, con i suoi tetti rossi e decrepiti, -che, accesi dal sole, ripercotevan nell'azzurrità un dondolìo balenante. - -La strada maestra si lanciava diritta nel mezzo della borgata, piegando -a valle, di là dall'estreme case, per il declivio della collina. Su -l'ingresso del borgo due lunghe siepi di curiosi attendevano il -funerale. - -E il carro camminava piano piano, con un rumor soffice di ruote nella -polvere, nereggiando nel soverchio splendore della mattinata, cullandosi -nella nenia dei salmi ecclesiastici e nel bisbiglio che faceva sotto il -gran sole quel corteo camminante. - -Altri uomini frattanto s'aggruppavano intorno a Tancredo, al sindaco -Berra ed al medico Paolieri; fra gli altri un certo giornalista che -Tancredo conosceva benissimo, perchè appartenente come lui a quella -brigata clandestina di galantuomini matricolati, che vivon per così dire -di tutte le professioni altrui, grattando e scovando per ovunque l'aria -sappia di corrotto, e che stanno con gli orecchi tesi fra le quinte -della commedia cotidiana, pronti a balzar fuori come bracchi affamati -sul primo espediente che loro cápiti a portata di mano. La sua -professione confessabile era quella di giornalista, e faceva il -redattore estemporaneo di quei giornaletti effimeri nati per vendere il -lor silenzio, talvolta per fomentare uno scandalo, per farsi complici -d'una equivoca speculazione, talvolta per servire gli odii o per -lusingare le ambizioni d'un uomo potente. - -La sua età poteva essere di quarant'anni, il suo nome: Saverio Metello. -Tancredo si maravigliò di non averlo prima veduto. - --- Che diavolo, Metello? Cosa fai qui? - --- Mi manda la «Voce», -- rispose il Metello; -- come vedi, sono -costretto ad occuparmi anche della necrologia... Che porco mestiere! - -Tancredo sospirò e prese un'aria di cordoglio melodrammatico. - --- Vedo che ti sei messo in lutto, -- scherzò il Metello. -- Che uomo -elegante! - -Allora lo sdegno di Tancredo proruppe: - --- Diavolo, non lo sai? Giorgio Fiesco era... - --- Cos'era? - --- Ma, per bacco, mio fratello! -- Poi corresse: -- mio fratellastro. - --- Cáspita, è vero! E non ci avevo pensato! Ti giuro che non mi era -neanche passato per la mente! Scusami, veh... Condoglianze! - --- Oh! figúrati... -- fece il Salvi. E tuttavia prese un'aria -leggermente sostenuta. - -Il corteo, giungendo nella piazza ingombra di folla, si fermò davanti -alla Chiesa; Tancredo, facendosi largo nella ressa, camminò dietro la -bara. Il Metello invece, dopo aver osservato con uno sguardo ironico il -suo camerata Salvi, trasse fuori di tasca un largo fazzoletto, e -piegatolo a sciarpa se lo mise intorno al collo, poichè sudava. Poi -volse uno sguardo circolare per la piazza, cercando un'osteria dove -potesse almeno bere una gassosa. - -Tra l'insegna d'un ciabattino e quella d'un cordaio vide pendere la -frasca metallica d'un'osteria; essa teneva sul marciapiede tre tavolini -di ferro, con qualche scranna; v'era gente seduta; ma egli colse il -destro d'uno che s'alzava e si pose con placidità frammezzo a quegli -estranei. Volse lo sguardo in alto, aspettando che lo servissero. -L'orologio del campanile segnava le dieci e cinque; le sfere parevan -d'oro sul quadrante diviso dalla lor ombra; un vortice di rondini -roteava intorno alla guglia. - -L'ostessa, panciuta, con un bel grembiule fiammeggiante, gli portò la -gassosa; egli ne bevve un bicchiere d'un fiato, e la trovò eccellente; -poi di nuovo riempì il bicchiere e stette a guardare le bollicine che vi -salivano scoppiettando. Cominciò ad imbastir mentalmente l'articolo -funebre. - -«Giorgio Fiesco, nato nel... morto di... oh, di cosa è morto poi? Tisi? -Paralisi cardiaca? Mah? C'informeremo. Aveva dunque, -- fece il conto, --- trentanove anni. Laureatosi ingegnere nel... questo non importa; -diremo: giovanissimo. Costrusse i ponti di... di... etc., capolavori -dell'ingegneria moderna, etc. etc. -- Partì con i primissimi pionieri -della civiltà in regioni, etc. -- famosi disastri minerarii, etc. -- -costruì diecimila chilometri di strada ferrata... che il diavolo se lo -porti... etc.!» - -Al suo medesimo tavolino eran seduti tre altri uomini, i quali si -credevan di parlar piano, accostandosi l'uno all'altro quanto più -potevano, con i gomiti poggiati sul tavolino di metallo; ma invece -parlavan in guisa da esser uditi e davano al tavolino certe scosse, che -il suo bicchiere di gassosa ne traboccava. - -Uno d'essi ripeteva continuamente: - --- Ti dico di sì, ti dico di sì! - -E l'altro: - --- Impossibile, impossibile! - -Il terzo: - --- Ma che impossibile d'Egitto! - -Poi si guardavan intorno sospettosi. Saverio Metello, che per principio -soleva dare un grande peso ai discorsi enigmatici, prese un'aria -distratta e ricominciò a guardare in alto, verso le sfere luccicanti, -verso il balenante vortice di rondini che roteava intorno al campanile. -Onde sorprese questo bel discorso: - --- Insomma, vediamo un po': che il professore fosse l'amante. - --- Va vene, va bene, questo lo so, -- ammise l'incredulo. - --- E che fosse incinta, lo sai o no? - --- Si mormora... Ma non bisogna credere a tutto. - --- Insomma, -- esclamò l'interlocutore, che aveva l'aria d'un ricco -mercante, -- lo ha detto a mia moglie una persona che bázzica per casa -loro; non voglio dire chi, per non compromettere nessuno; ma in una casa -è più facile batter falsa moneta che custodire un secreto. E posso -aggiungere anche questo: la gravidanza è di qualche mese. - --- Del resto, -- intervenne il terzo, che doveva essere un capomastro a -giudicare dal decimetro di legno giallo che gli usciva dal taschino, -- -questo fra poco si vedrà. - --- A meno che, -- insinuò il denunziatore con aria sibillina, -- ora che -lui, poveraccio, se n'è andato... a meno che, dico, non provvedano -altrimenti! Sai bene, i dottori fanno presto... E, dato che sarebbe -difficile, per non dire impossibile, attribuirne al marito la -paternità... capirai bene a cosa voglio alludere! - --- Insomma, ditene quel che volete, ma io non credo! -- esclamò quegli -che pareva un chierico d'avvocato, con la sua vecchia testa grigia e -ascetica. - --- Allora sei testardo più d'un mulo! Méttiti bene in mente che, quando -una voce corre, qualcosa di vero c'è sempre, poichè dal niente non nasce -niente. - --- Se così fosse, guai! - --- Così è. Del resto, come spieghi tu il fatto che quel povero diavolo -non aveva chiuso ancora gli occhi e già tutto il paese mormorava la -stessa cosa: -- L'hanno?... - --- Sst!... Io non mi spiego niente, ma non credo, -- fece l'altro, -caparbio. - --- D'altronde, -- venne a dire quegli che aveva l'apparenza d'un -capomastro, -- il primo a lasciarselo scappar di bocca è stato il dottor -Paolieri, e l'ho inteso io, con queste orecchie. Eravamo in farmacia, -quando sono entrati a dare la notizia della morte. Il Paolieri è saltato -su di scatto e, senza riflettere, è venuto fuori con una frase che -lascio interpretare a voi: «È morto il Fiesco?... Me lo immaginavo! Se -l'avessero lasciato curare a me, che sono un asino, campava un pezzo -ancora!» Dopo se l'è rimangiata sùbito, anzi ha dato in escandescenze, -dicendo che l'avevan capito male... Ma l'ho inteso io, con queste -orecchie, dunque non serve che adesso egli neghi per paura. - --- Insomma, -- concluse l'incredulo, -- volete un consiglio? Sarà quel -che sarà, ma state zitti; perchè in queste faccende v'è caso di buscarsi -qualche brutta seccatura, ed io, per me, come vi ripeto, non credo. - --- Oh, tu, la sai lunga!... -- fecero gli altri due, come se volessero -tacciarlo d'ipocrisia. Poi s'alzarono, ed insieme con altri sopraggiunti -entraron nell'osteria. - -Saverio Metello aveva ascoltato flemmaticamente, ma senza perder sillaba -di quel grave discorso; aveva continuato a darsi l'aria più distratta -del mondo, a fissare i voli delle rondini, le sfere dorate che -camminavano sul quadrante acceso. La sua faccia restò impassibile, e, -quando i tre se ne andarono, altro non fece che sollevare lentamente il -bicchiere nel quale scoppiettavano le bollicine, poi tracannare sino -all'ultima goccia la fresca bevanda con una specie di lenta voluttà. - -Era un uomo calmo, scettico, annoiato, che si risolveva difficilmente a -trovare alcunchè d'interessante nella vita, un uomo passato al di là da -tutte le sorprese, che odiava il mondo intero, ma con un odio -neghittoso. L'udire che un tale poteva essere stato ucciso, gli faceva -press'a poco lo stesso effetto che leggere nella quarta pagina d'un -giornale l'annunzio funebre d'una persona sconosciuta, od il rialzo od -il ribasso della rendita italiana, ch'egli, naturalmente, non era in -caso di possedere. Perchè una cosa giungesse ad interessarlo, bisognava -che toccasse da vicino la sua propria persona; ed allora quest'essere -apatico trovata in sè un'improvvisa e feroce gagliardìa per piombare su -tutto quello che poteva essergli utile, come sopra una legittima preda. -Il resto faceva meccanicamente, con una specie di disinganno anteriore, -con una incolmabile noia. Ora, davanti a tutto quello che aveva udito, -non trasse che una piccola riflessione. - --- Adesso capisco meglio perchè Tancredo sia qui. - -Supponeva naturalmente che l'ottimo Salvi ne fosse informato, e, con la -prontezza che gli era solita nell'intravvedere un affar losco, decise -d'avvertirlo in via confidenziale che nel disbrigo di quella faccenda -voleva mettere il suo zampino ancor lui. - -«Pazienza! Non sarà stato un viaggio del tutto inutile.» - -E trasse un enorme sbadiglio. - -Adesso il funerale usciva di chiesa; la folla sgorgava dalle duplici -porte ingombrando la scalinata; una teoria di fanciulle, con il velo -della cresima, portavan i ceri funebri; quel brulichìo di smorte fiamme -pareva cancellarsi nel fulgore del sole. Ricollocaron la bara sul carro, -tra mucchi di corone, poi di nuovo il crocifero mosse in capo del -corteo. - -A malincuore, anche il Metello s'incamminò. L'aver saputo eludere le -litanie dei preti non lo scampava da quelle de' conferenzieri. - -Intanto vedeva Tancredo discorrere con animazione, prodigarsi, fare un -grande sperpero d'inchini e di sorrisi. -- «Ha tutte le fortune quel -birbante! Capace perfino di ereditare...» E davanti al pensiero che -Tancredo potesse ereditare, lo riprendeva un odio feroce contro tutta la -specie umana. - -Presso il cancello del cimitero si trovaron lato a lato. - --- Olà, bel giovine! -- fece il Metello; -- sono al corrente anch'io, -sai... - --- Al corrente?... ma di cosa? - --- Fa pur l'indiano... se ti garba! - --- Uhm, non capisco... -- grugnì Tancredo. - --- In ogni modo, -- concluse il Metello, -- se vuoi che facciamo quattro -chiacchiere prima ch'io riprenda il treno... - --- Volontieri. - -La bara, portata a spalle, s'incamminò per il piccolo viale: i familiari -la seguivano e Tancredo s'affrettò con essi. Quando il feretro fu -deposto su l'orlo della fossa, Tancredo si trovò di faccia il Ferento. -Entrambi, quasi dimentichi d'ogni altro pensiero, per un lungo attimo si -fissarono. Poi Tancredo volse altrove lo sguardo, incapace di sostenere -più a lungo la sua bianca tranquillità. - -Gli affossatori sollevaron la bara, mentre la folla erasi radunata in -cerchio presso il luogo del seppellimento. E qualcosa tuttavia di -solenne, di solenne anche per l'incredulo, si rinnovava nell'atto -semplice che nasconde per sempre sotto il lenzuolo di polvere una -spoglia supina e còrica l'uomo anchilosato, putrescente, nella divina -zolla piena di palpito che domani rifiorirà. - -Ognuno intanto s'aspettava che parlasse Andrea Ferento, e nel succedersi -degli oratori ogni volta si lasciava un più lungo intervallo, mentre -tutti lo guardavano con attesa. Ma il Ferento se ne stava immobile, a -piè della tomba, con le due mani entro le tasche della giacchetta, gli -occhi fissi al coperchio della bara, e pareva che una grande solitudine -si estendesse intorno a lui. - -Gli sguardi vigili del medico Paolieri non l'abbandonavan un momento, -così pure gli occhi d'altre persone disperse fra gli ascoltatori. Egli -sentiva con una specie di molestia la tenacità di quegli sguardi e -s'accorgeva di farsi continuamente più pallido come se una fredda febbre -gli consumasse la faccia. Si avvedeva di quell'attesa nella quale stavan -tutti, ch'egli parlasse, ma era ben risoluto a non dissuggellare la -bocca. Poi temette che il suo silenzio avesse a parer strano, e da -ultimo gli sembrò di parlare infatti, gli sembrò di esser ritto, -parlante, gesticolante, su l'orlo di quella fossa, ma di udire che -intorno si rideva sgangheratamente, beffando il parlatore, il morto, e -la vedova ch'era lontana, lassù, nella sua camera deserta... - -I discorsi finirono, la gente non si moveva. Gli si avvicinò il sindaco -Berra: - --- Professore, non crede lei pure... - --- Grazie, no! -- rispose il Ferento. - -Ma la gente non si moveva; e lo guardavano; tutti guardavano lui. Gli si -avvicinò un giornalista ch'egli conosceva benissimo. Paolo Giordano, e -gli mormorò alcune parole a bassa voce. - -Allora il Ferento comprese ch'era tuttavia «necessario» parlare; guardò -con odio la folla, eresse in un terribile sforzo la sua dura volontà, e -disse: -- Va bene. - -Fece qualche passo avanti, rialzò la fronte luminosa, e le sue labbra -obbedienti parlarono. - - -«Giorgio Fiesco...» -- Limpida suonava la sua voce, senza tradire il -convulso che gli torceva l'anima, ed ancora due volte pronunziò questo -nome: - -«Giorgio Fiesco... Giorgio Fiesco, ingegnere della miniera di Haswill, -costruttore del più alato ponte sopra la valle di Cimbra, io t'ho -salutato altre volte per morto, quando salpavi dal molo atlantico nel -meraviglioso pericolo della tua temerità. Senza lacrime allora, senza -lacrime ancor oggi, che non puoi tornare, ti saluto. Altro non facemmo -in vita che scambiarci nelle ore più forti una rapida stretta di mano ed -uno sguardo chiaro, che vedeva la strada fino all'ultima pietra -milliare, che non diceva mai: «Férmati» -- ma diceva tranquillamente: -«Arriverai!» Poichè ti conobbi meglio di chicchessia, risponderò in tua -vece a coloro che oggi videro cadere su te la pietra del sepolcro. Le -tue parole sono queste: -- «Non piangete. Un uomo sereno e stanco è -sceso nella morte che non temeva. Non fece che restituire la sua -nascita, in un'ora calma. Egli vorrebbe solamente insegnarvi a -sciogliere questa parola dal suo dolore, dal suo terrore, dall'inutile -angoscia ch'essa propaga in ogni giorno della vita; vorrebbe convincervi -che la morte non è una cosa triste, poichè il bene ultimo, l'ultima -felicità degli uomini è la pace... - -«Sì, Giorgio: io che ti conobbi meglio di chicchessia, mi rammento che -pronunziavi queste parole poche ore prima di addormentarti. Ed ora che -non àbiti più nella spoglia coricata, il tuo fratello non ti deve che -uno sguardo chiaro, una stretta di mano, da compagno a compagno, -l'ultima, con semplicità.» - - -La sua voce solenne, il suo virile aspetto pieno di una tranquilla -magnificenza, parvero in quel momento ravvolgere l'uomo ed il sepolcro -nella significazione d'un rito. Un rito laico, ma profondamente umano, -che il simbolo del vivo compisse verso l'ombra dell'estinto, e che fosse -maggiore, più alto, più leale, di tutte le parodie con cui le religioni -accompagnano i morti a sepoltura. - -Egli era scientificamente un ateo, sapeva i destini della polvere, aveva -escluso Dio. Molti, nell'ascoltarlo, si rammentavan le più note pagine -de' suoi libri, ed anche se lontani da lui, anche se inadatti a -comprenderlo, sentivano raggiare da' suoi occhi una potenza soggiogante, -sentivano quasi un'invidia della sua temeraria e mai genuflessa libertà. - -Era un evangelista laico, un profeta che non vendeva dal pergamo le -formule dell'Assoluto, ma sui frantumi di tutti i Pantheon, delle -necropoli e delle chiese, innalzava la deità dell'uomo, dell'uomo -autocrate nel mondo, sterminatamente orgoglioso del suo nulla più grande -che Dio. - -Era un profeta, non perchè avesse donato ancora una volta la -inconoscibile verità, ma perchè predicava la scienza come la sola -religione degna del tempo futuro, come quella che, svincolato il -pensiero da ogni teosofia, da ogni metafisica imbastita su ipotesi -arbitrarie o su telai di parole ingannevoli, guiderebbe ogni spirito ai -limiti della conoscenza ed al sereno amore della vita. - - - - -III - - -«La vedrò finalmente questa vedova!» pensava Tancredo, camminando in un -salotto attiguo alla sala da pranzo, mentre, per la porta socchiusa, -intravvedeva la Berta posare su la credenza un bel piatto fumoso. - -Egli tornava dall'aver accompagnato alla stazione il suo compare Saverio -Metello, col quale aveva per l'appunto scambiate quelle quattro -chiacchiere che si erano promesse. - -In quel momento entrò la signorina Dora, che, toltasi il cappello ed il -velo di crespo, ancor più frivola di giorno e più leggiadra gli parve -che di sera. - --- Lei ha fame probabilmente, signor Salvi, -- disse con la sua voce -fresca e maliziosa. - --- Peuh... un tantino. Ma non ci pensavo neppure. In queste gravi -circostanze... - --- Certo, -- ammise Maria Dora con una boccuccia impertinente. -- Ma ora -si va a tavola, non dubiti. -- Poi soggiunse: -- Cosa pensa del -funerale? È riuscito grandioso e commovente, non le pare? - --- Quello che il povero Giorgio si meritava, -- osservò Tancredo con -aria ispirata. -- E sua sorella come sta? - --- Eccola, -- disse Maria Dora. Ella entrava con sua madre infatti; -Maurizio la seguiva con Stefano e con lo scemo. Poco dopo sopraggiunse -il Ferento, che lo presentò alla vedova: - --- Il signor Tancredo Salvi, che forse non conoscete. - -Ella fece un saluto con il capo, un saluto serio e dolce, al quale -Tancredo rispose con una specie di riverenza impacciata. - -Quando furon tutti seduti, la Berta mise davanti alla vedova una tazza -di brodo; il Salvi non poteva ristare dall'ammirarla tanto, ch'ella -teneva costantemente la faccia china. Poi guardava con invidia il -Ferento, pensando: «Beato lui!» - -Tranne alcune brevi parole di Maria Dora, la colazione passava -taciturna. Lo scemo aveva smesso l'abito nero, per indossar di nuovo il -suo giubbone quasi giallo, e si divertiva nel battere la stoviglia con -la forchetta, il bicchiere con il coltello; poi faceva le boccacce alla -Berta, ridendo e tirandola per la sottana ogni qualvolta costei gli -passava daccanto. - -Verso la fine della colazione entrò Mattia, che aveva da parlar con -Stefano, il quale si levò, e uscirono. Marcuccio pure sorse di tavola -prima che gli altri finissero, e scomparve. Maurizio si puliva le unghie -con uno stuzzicadenti. Quando Maria Dora, che gli era seduta vicino, se -n'accorse, gli diede un colpetto con la mano; il giovinotto si mise a -ridere. La vedova non voleva neppure le frutte; sua madre le mise -tuttavia sul tondo una bella pesca, rossa come un caldo velluto, e che -mandava profumo. - --- Mangiate almeno quella pesca, Novella, -- disse il Ferento, che pur -tacendo si occupava continuamente di lei. - -Ella volse gli occhi a guardarlo, sorrise ed obbedì. - -Tancredo aguzzava tutte le sue facoltà d'osservazione, poichè la voce -del Ferento, nel parlare con la vedova, lo aveva infatti colpito: una -voce così diversa dalla sua consueta, blanda, persuadente, morbida, «una -voce -- se la definì Tancredo -- che pareva la carezza d'un innamorato.» -E per la seconda volta, ma quasi con rancore, si disse: -- «Beato lui!» - -Frattanto s'accorse che Maria Dora e Maurizio si parlavan piano e -ch'egli doveva essere appunto la causa de' loro bisbigli. Allora domandò -al Ferento: - --- Scusi, professore, quando riprende i suoi corsi all'Università? - --- Fra una diecina di giorni, signor Salvi. - -E basta. Non c'era proprio mezzo d'attaccar discorso. A lui pareva che -tutto dovesse avere un limite, anche il dolore per un morto, e trovò che -in fondo esageravano un poco. - --- Prenderemo il caffè in sala, -- disse Maria Dora. E si levarono. - -Tancredo, nel salone semibuio, si sprofondò in una comoda poltrona; di -fianco gli misero un tavolino con la chicchera del suo caffè; Maria Dora -gli propose la scelta fra un bicchierino di «Chartreuse» ed uno di -«Cognac»; Tancredo preferì quest'ultimo per la veneranda polvere che ne -affumicava la bottiglia. - -La sala -- quella medesima sala ove poco tempo innanzi, durante un -chiaro pomeriggio di sole, Novella si era seduta al pianoforte per -eseguire una fuga di Bach, mentre il marito l'ascoltava e la guardava -protendendo verso lei con un disperato amore l'esausta persona -febbricitante -- la sala medesima era come quel giorno fragrante di -rose, e come quel giorno il sole vi pertugiava dalle persiane, -dissolvendosi traverso la penombra in una striscia di polvere luminosa. - -Tancredo si sentiva bene, deliziosamente bene, sicchè, abbandonandosi -alla sua natura fantastica, sognava che quella casa fosse la sua propria -casa, immaginava di potervi da quel giorno in poi trascinare una vita -opulenta e neghittosa, facendosi servire come un satrapo, satollandosi -di pasti luculliani, consumando una cantina di bottiglie decrepite, lui, -Tancredo Salvi, padrone d'una villa in campagna. - -Il Ferento, in piedi su la soglia d'un altro salotto, stava leggendo un -giornale; mamma Francesca s'appisolava sul divano; Maria Dora ed il -giovinotto discorrevan sottovoce nel vano d'una finestra; la vedova era -seduta quasi di fronte a Tancredo, con le due mani poggiate sui -bracciuoli della poltrona di velluto scuro, il capo rovesciato sopra un -cuscinetto che guerniva la spalliera, sicchè la sua gola bianchissima -appariva scoverta come una procace nudità. - -Allora Tancredo arrischiò una frase, timidamente: - --- Si ricorda, signora? Io venivo a trovar Giorgio qualche volta in -città... - -Ella n'ebbe un tremito, come s'egli l'avesse interrotta nel mezzo d'un -sogno. - --- Sì, me ne ricordo, signor Salvi... - -La sua voce le somigliava: era come la sua gola turgida, come la sua -gamba seminuda, come tutta la sua persona, viziata, appassionata, soave. - --- Ma ultimamente era un pezzo che non rivedevo Giorgio. - --- Forse da quando si ammalò? - --- Appunto. - -Gli occhi della vedova eran dolci, grandi, fermi: lo guardavano in -faccia, ed egli si sentiva vergognoso come un contadino sotto lo sguardo -di questa bella donna. - -Maria Dora, udendoli parlare, s'avvicinò e mise una mano sul braccio -della sorella, poi s'appoggiò con i gomiti su la spalliera stessa -ov'ella teneva il capo. - --- Ed ora, -- domandò il Salvi -- lei pensa di rimaner in villa, o forse -di fare un viaggio per distrarsi? - --- Non so nulla per ora; non abbiamo ancora deciso nulla. - --- Signor Salvi, -- disse d'improvviso il Ferento, con una voce quasi -gaia, -- vuole che facciamo insieme una passeggiata nel giardino? - -Egli si levò in piedi con un atto di repentina obbedienza e rispose: -- -Volentieri. - -Scesero dalla scalinata e s'allontanarono fra gli alberi. Camminando, il -Ferento ripiegava con lentezza il giornale, che poi si mise in tasca. Ma -d'un tratto e senza preamboli disse: - --- Lei desidera probabilmente saper qualcosa intorno al testamento di -Giorgio Fiesco, non è vero? - --- Ecco, no... ossia... -- spiegava Tancredo con impaccio. - --- Dunque: il testamento fu trovato nella sua scrivania ed ora è nelle -mani del notaio Garlantini, qui del paese, presso il quale può prenderne -visione quando crede. È molto semplice: istituisce la moglie erede -universale, tranne un cospicuo legato in terre ai suoceri Landi, perchè -poi lo trasmettano alla lor figlia Maria Dora. Qualche ricordo agli -amici più stretti: lei non vi è nominato. - --- Ah, benissimo... -- rispose livido il Salvi, che per tutto quel -discorso aveva trattenuto il respiro. - --- Ecco: volevo dirle questo, -- concluse il Ferento. - -«È un colpo forte, forte, forte...» -- pensò Tancredo. Guardò in terra, -in cielo, fra gli alberi, poi soggiunse: - --- Ma, scusi, lei trova giusto?... le pare una cosa giusta?... - --- Sì, -- rispose il Ferento con una voce pacata. - -Il Salvi a tutta prima non seppe che dire; quella risposta recisa lo -sbalordì. - --- Giusta fino ad un certo punto, -- si permise di osservare. -- Dopo -tutto ero il solo parente... - --- Che vuole? Non è sempre la parentela quella che suggerisce gli -affetti, e le dico in verità, poichè mi ha domandato il mio parere, che -Giorgio Fiesco non avrebbe potuto accorgersi di avere un fratello, o sia -pure un fratellastro, se non dopo la sua morte. - --- Ma non era colpa mia se... - --- Via, non le pare che sian discorsi oziosi? Volevo dirle piuttosto una -cosa, signor Salvi. Lei è arrivato iersera ed ha creduto opportuno -alloggiare in villa, pur non conoscendovi nessuno... - --- È vero, professore; ma era così tardi... poi desideravo... - --- Mi lasci dire. Tutto questo può esser ancor naturale. Ma quello che -trovo assai meno lecito è il suo contegno in tale circostanza. - --- Quale contegno, professore? Ho cercato solo di rendermi utile. - --- Quel che trovo assai meno lecito, -- continuò il Ferento senza -badargli -- è per esempio la sua dimestichezza improvvisa con persone di -servizio, che vanno lasciate in cucina. - --- Ah, lei vuol dire... -- fece Tancredo mordendosi un labbro. - --- Non volevo dirle altro che questo, signor Salvi, e mi perdoni la -libertà. Ma siccome la famiglia Landi è molto colpita in questo momento -ed io sono il loro amico più stretto, così ho creduto necessario di -parlarle chiaramente. - -Si era fermato e gli esponeva queste cose con affabilità, con una -garbatezza calma e sicura, davanti alla quale Tancredo non seppe che -rispondere. - --- Mi scusino... -- mormorò. - --- Nient'affatto, signor Salvi; lei non deve scusarsi affatto. - -Poi gli parlò d'altre cose affatto prive d'importanza, tornando passo -passo verso la villa. - - - - -IV - - -Da questo colloquio Tancredo intese che le parole del Ferento -equivalevano ad un commiato e che perciò era necessario far presto. - --- Non dubitare che mi vendico! -- borbottava a denti stretti, ripreso -da un accesso di bile nel pensare alla sfumata eredità. E seduto nella -medesima poltrona, in quella profumata sala dove non c'era più nessuno, -immaginava con iracondia le sue vendette future. Ma poco dopo entrò lo -scemo, s'accocolò in un angolo e, preso l'archetto, incominciò ad -eseguire sul violino quell'unica dolorosa Canzone ch'egli sapeva. -Arrivato ad un certo punto, s'interrompeva sghignazzando, e ricominciava -da capo. - --- «Di', scemo? seguiterai per un pezzo a farmi questo bel concerto?» -- --mormorò Tancredo a mezza voce. - -Ma lo scemo, che aveva un udito finissimo, lo intese, o intese almeno -l'epiteto, del quale si corrucciò. Scese dalla seggiola, e con il -violino in pugno gli venne davanti, minaccioso. - --- Come ti chiami? Chi sei? Cosa fai qui? Vattene! - -E con l'archetto gli segnava l'uscio, protendendo sul collo turgido la -faccia incollerita. Per prudenza Tancredo si levò in piedi e fece atto -di ubbidirgli, ma riparatosi dietro la poltrona cominciò a fissarlo. - --- Dica, professore... non facciamo scherzi! Professor Marcuccio, per -carità... si calmi, professore! - -Accortosi che quel nome produceva un buon effetto, glielo dispensò a -manate: Professore, professore... - --- Non ti piace la musica, eh? -- lo derise Marcuccio, battendo -l'archetto sul violino. - --- Così così... - --- Allora forse preferisci che ti legga una poesia? - --- Ecco, -- disse Tancredo con longanimità, -- preferisco. - -Lo scemo depose il violino, trasse di tasca un quaderno scarabocchiato -di righe storte, si pose nel mezzo della stanza, e imitando gli oratori -che aveva uditi quel mattino al camposanto, cominciò a leggere: - - «Sette matasse di lana - di sette colori che sono: - il bianco, il giallo, il verde, il rosso, il blu, - -- gli altri due non so più -- - hanno filato le monache - per fare il lenzuolo di morte - ai morti del paese. - Sette matasse di lana, - perchè si marita domani - il maniscalco che batte, - che picchia, che batte, che picchia, - sui ferri, tutta la settimana. - Sette matasse di lana. - --- Ti piace? - --- Sì, professore, è molto bella. Come dice?... «il rosso, il giallo, il -verde, il bianco, il blu, -- gli altri due non so più...» Bello! molto -bello! - -E Tancredo batteva le mani. - --- Silenzio! -- impose lo scemo. E ricominciò: - - «Sette rocchetti di refe, - di refe bianco e di refe turchino, - hanno filato le monache - per fare una vesta da festa, - tutta bianca e tutta rosa - alla Berta che va sposa: - alla Berta rossa, che ha la pancia grossa. - --- Questa è migliore! -- applaudì Tancredo. -- «Alla Berta rossa, che ha -la pancia grossa...» -- Un capolavoro! - -E piano piano, mentre lo scemo stava per attaccare una terza strofa, -scivolò fuori dalla sala, scese nel giardino, e poichè l'avevan lasciato -solo risolse di fare una bella passeggiata. Lontanò in mezzo alle -campagne, ragionando fra sè medesimo su quello che gli convenisse fare. - -Per fortuna il suo cervello era una miniera inesauribile d'idee, nè a -lungo indugiò prima di guidare le sue ricerche verso la persona che -precisamente gli occorreva. - -«_Ecce homo!_» -- esclamò d'un tratto, pronunziando a fior di labbro -questo nome: -- Dandolo Zappetta. - -Costui era un morto di fame, al quale Tancredo sapeva di aver pagato -cinque o sei pranzi, nonchè un numero infinito di mezzi toscani. - -Era piccolo piccolo, magro magro, giallo giallo, con due piedini da -bamboletta, un giacchettuzzo nero, che pareva di raso, tanto s'era fatto -lucido, un testone maggiore del suo corpo, con una strana calvizie che -gli occupava soltanto la chierica e la sommità della fronte. - -La sua bocca era sottile, diritta, come una di quelle righe segnate nei -libri al finire d'ogni capitolo, e vi teneva sempre infisso un cotal suo -bocchino d'un certo legno da lui vantatissimo, qualcosa di raro come -quei legni aromatici che i primi navigatori Egizi riportarono dal -favoloso regno di Punt. - -Era povero come Giobbe, ma tuttavia possedeva un orologio di similoro, -più bello che l'oro, tre anellucci da giovine puerpera, due catene -d'argento, un portacerini cesellato, un portasigarette d'un altro legno -quasi leggendario, venuto forse da un mondo più lontano che il lontano -reame di Punt, e mille altre bazzecole d'un valor grande invero, che -formavano i beni della sua felicità. Quest'uomo singolare, non c'era -cosa che non avesse veduta, udita, saputa, o non sapesse fare: ma non -faceva niente. Viveva in due camerette al quinto piano, ingombre zeppe -di collezioni di farfalle, tra un lusso incredibile di vasetti e -scatolette, che racchiudevan lucido per le scarpe. Verso il tempo del -pagar la pigione assumeva qualche vago mestiere; nel resto dell'anno la -sua professione era quella di raccoglier farfalle, nonchè di rendere -servigi a' suoi numerosi amici. Chiunque avesse bisogno di lui non -doveva che dirgli: Dandolo... E Zappetta lo faceva. Che poi lo -pagassero, trovava ottima cosa, come del restare a mani vuote non si -doleva gran che. - -Aveva tuttavia un debole, un debole che gli era nato forse dal grande -consumo di romanzi polizieschi, ed era infatti la passione del bel -delitto, cosa della quale stava sempre in agguato, come il can da fermo -quando apposta la selvaggina. - -A tal uopo serviva di quando in quando, e non per lucro ma solo per -amore, in una agenzia di poliziotti privati, nobil gente quant'altra mai -vide il tempo nostro fiorire, tra la quale Dandolo Zappetta godeva di -una piccola celebrità. - -«_Ecce homo!_» -- esclamò di nuovo Tancredo benedicendo in cuor suo la -natura per avergli dato un cervello così fecondo. E la mattina seguente, -licenziatosi dagli ospiti con solennità, verso le dieci risaliva in -treno. - -Era una giornata calda, con minacce di temporale. Guardando fuori dal -finestrino Tancredo ripensava quante mai cose non eran accadute in que' -brevi due giorni, e gli avvenne di riflettere come talvolta si vada -incontro ad una fosca tragedia senz'averne il più lontano presagio. - -Nonostante il suo cinismo apparente, quel buon Tancredo era debole di -sua natura, ed ora si sentiva tratto a veder sangue, veleno, assassinio -dappertutto. - -Viaggiando per quella nubilosa giornata si perdeva in lunghe -fantasticherie sui delitti e sui veleni dei Borgia. - -Quando arrivò a casa, Caterina, ch'era occupata nello stirare le sue -camìce, depose il ferro e gli fece un'accoglienza festosa. - --- Ben tornato il mio bel signore! Che notizie mi porti? - --- Incendio! -- egli esclamò tetramente, buttando la valigia sopra una -seggiola, che si capovolse. A gambe levate scapparono Tresette e -Patcioulì, i due gatti soriani ch'essi tenevano per lor diletto a far le -fusa intorno al focolare. - --- Fa piano, tesoro... -- lo esortò Caterina. -- Quando entri tu, -entrano i vandali. Ebbene, cosa vuol dire incendio? Non ti capisco; hai -ereditato almeno? - -Tancredo si soffiò due volte nel palmo della mano: -- Ecco l'eredità! - --- Me lo immaginavo, -- ella fece senza grande rammarico. -- Figùrati se -quegli egoistoni pensano a te! - --- Ma, ma, ma... -- l'interruppe Tancredo. -- non è detta l'ultima -parola! - --- Davvero? E come? Racconta. - --- Ora non ho tempo; devo uscire sùbito. - --- Almeno dammi un bacio, bellezza d'oro. - -Tancredo, col dorso della mano, le vellicò la guancia grassa, e questo -fu il bacio. Poi si rimise il cappello, ed uscì. Trovato Saverio in un -certo caffè dove questi bazzicava ogni giorno, lo mise al corrente in -quattro parole di tutto quanto aveva potuto raccogliere intorno ai fatti -già saputi, nonchè del progetto che aveva di spedire colaggiù Dandolo -Zappetta. - -Saverio trovò eccellente l'idea di mandarvi Dandolo, e, quanto alle -spese, risolsero di farle a metà. - --- Non ti sei per caso lasciata sfuggire una parola di troppo?? -- -domandò Saverio. - --- Io? Mi conosci male. Neanche una sillaba! - -Tosto s'avviarono verso la casa di Dandolo Zappetta, e saliti con fatica -i suoi cinque piani tirarono il cordone del campanello. - --- Chi è? -- fece dal di dentro la voce affabile dell'omino. - --- Amici, -- risposero i due tamburellando con le nocche su l'uscio. - -Dandolo venne ad aprire in mutande, coi piedi che navigavano in due -vaste pantofole di paglia tonchinese, dalle punte volte all'in sù come -le prore di due gondolette. - --- Oh, guarda... Saverio! Tancredo!!... Che piacere! Avanti, avanti! - -Sui tavolini, sul divano, sul letto, su le seggiole, fin per terra, -v'eran cartoni di farfalle in preparazione; le pareti n'eran coverte, -sicchè pareva d'entrare nel ripostiglio d'un bizzarro museo. A terra, -dietro il capo del letto, v'era un mucchio di libri, coverti da uno -strato di polvere; sopra il canterano, in gran disordine, quantità di -boccette, scatolette, forbici, spilli, spazzolini, cose tutte che -dovevan esser utili alle sue scarpe od alle sue farfalle. - -La camera prendeva luce da una finestrella poco più grande che una -gattaiuola e così alta nel muro che certo l'omino doveva salire sopra -una sedia per giungere ad aprirla: questo perchè dava sul letto. Un vano -senza porta metteva da quella stanza in un'altra più piccola, -rischiarata solo da una finestra a bótola. - --- Ora vi libero il divano, -- disse Dandolo. -- Abbiate pazienza. - -E con infinita cura operò il trasloco delle sue farfalle. - --- Eccomi a voi, cari amici. Se mi dispensate dal mettere i calzoni, vi -ringrazio, così non s'impólverano. - --- Figùrati! -- rispose Tancredo. E cercò dove quell'omino tenesse i -suoi preziosi calzoni. Li vide, ben ripiegati, su la spalliera d'una -seggiola, protetti da un giornale; sotto la sedia v'era un paio di -scarpe, luccicanti come se fossero verniciate a coppale. - --- Vuoi guadagnare cinque o sei giorni di mantenimento in campagna, un -anticipo all'andata ed una buona gratificazione al ritorno? -- domandò -Tancredo, entrando filato nell'argomento. - --- Se avete bisogno ch'io vada in campagna, -- rispose Dandolo -umilmente, -- ci vado senz'altro. E dove? - --- È un paese ricchissimo di farfalle, -- spiegò Saverio con un -risolino. - -E guardava su le pareti quel fermo svolazzare di alette gialle bianche -verdi turchine, chiazzate striate variegate, che formavano in verità una -tappezzeria fantastica. - --- Dandolo Zappetta! -- esclamò Tancredo, -- qui vedremo veramente che -uomo sei, perchè veniamo da te per incaricarti d'una inchiesta siffatta, -la quale, se desse risultati positivi, basterebbe in fede mia per -mettere a soqquadro l'Italia! - --- Davvero? -- esclamò Dandolo, pizzicandosi le mutande, ma senza un -eccessivo stupore. - -Poi Tancredo, nel modo più confuso che potè, omettendo nomi, luoghi, -particolari, fece al poliziotto un'arruffata e misteriosa narrazione. - -Durante questo racconto lo Zappetta prese un'aria quanto mai distratta, -mordicchiando il suo corto bocchino e sollevando il sopracciglio destro -d'un buon dito sopra il livello del sinistro. Quando il narratore giunse -al termine, Dandolo non aperse bocca; ma, scordandosi d'essere in -mutande, faceva tratto tratto il movimento di chi voglia ficcarsi le -mani nelle tasche. - --- Dunque? -- l'interrogarono insieme Tancredo e Saverio, davanti a quel -silenzio. - -Dalla scranna su cui stava, Dandolo affondò i piedi nelle due gondole -tonchinesi riprendendo contatto con la terra. - --- Ecco, -- spiegò loro con mansuetudine. -- Voi mi fate l'effetto di -due malati che vadan per un consulto nella clinica di un dottore, ma poi -rifiutino di lasciarsi visitare, anzi facciano tutto il possibile per -nascondere al medico i sintomi della loro infermità. In questo modo, -cari amici, non verremo a capo di nulla. - --- Non ha torto, -- ammise Tancredo guardando il Metello. - --- Statemi a sentire, -- cominciò Dandolo in tono confidenziale. -- Con -quello che m'avete già detto, poche ore mi basterebbero per colmare, se -volessi, le lacune del vostro racconto. - --- Non ha torto, -- ammise anche il Metello. - -E ripigliando la narrazione da capo, gli scoversero interamente il loro -segreto. - --- Ahimè!... -- fece allora lo Zappetta. -- Mi pare una cosa tanto -grave, ch'essa tocca l'inverisimile. - --- Così è, -- rispose Tancredo con modestia. - --- Ebbene, -- precisò Dandolo, dopo aver riflettuto, -- supponiamo per -un momento che il fatto sia come voi dite. Andrea Ferento ha avvelenato, -e certo in un modo strettamente scientifico, il marito della sua amante, -il fratellastro di Tancredo, l'ingegnere Giorgio Fiesco. Se così stanno -le cose, io vi prometto di portarvi in meno di otto giorni i dati -necessari perchè Tancredo ne sporga denunzia al Procuratore del Re. - --- Ottimamente! -- applaudì Tancredo. - --- Ma se invece si trattasse d'un abbaglio, d'uno di quei fenomeni che -sono talvolta l'ìndice della perversa fantasia popolare, i veri casi di -pazzia dell'Anonimo, e se ciò non ostante voi voleste, basandovi sui -rumori d'una borgata, macchinare contro quest'uomo, che ammiro -altamente, uno scandalo indecoroso a puro scopo di lucro, qualcosa -insomma che abbia l'aria d'un ricatto... allora vi consiglio, ragazzi, -di andar a picchiare altrove, perchè io di queste cose non mi occuperò -mai! - -I due si guardaron in faccia con una certa qual titubanza, e sorrisero -fra loro di quella soave ingenuità. Pareva si dicessero: -- Poverino! -che omino per bene! che anima semplicetta come le sue farfalle! -- Poi -Tancredo rispose con voce burbera: - --- Va bene, va bene! - -Ed il Metello aggiunse: - --- Non era nemmeno il caso di parlarne, tanto è naturale. - --- Io amo gli accordi chiari, -- precisò lo Zappetta. -- Ed ora torniamo -al primo supposto: il delitto è veramente avvenuto, io l'ho ricostrutto, -Tancredo va per sporgere la sua denunzia al Procuratore del Re... Mi -seguite? - --- A puntino. - --- Ebbene, sapete voi quel che càpita nel nostro bel paese? No, non lo -sapete?... Ci prendono tutti e tre, delicatamente, con un pretesto -qualsiasi, e ci mandano intanto a meditare su le piaghe della società -negli ozî d'una patria galera. - --- Càpperi! -- saltò su Tancredo. - --- Verissimo!... -- dichiarò il Metello; -- ha ragione lui. Non ci avevo -pensato. - --- C'era una volta un asino il quale, avendo inteso dire che Caligola -aveva incoronato il suo cavallo, si era messo in mente di andare alla -conquista dell'Impero Romano... Sapete cosa gli capitò? - --- Lasciamo gli scherzi, -- fece Tancredo, -- e spiégati. - --- Ecco, mi spiego, -- disse allora Dandolo, -- Voi dimenticate una -cosa. Il Ferento, oltre la sua propria forza d'uomo politico, di -agitatore, di scienziato, è anche massone; anzi è, od era, uno fra i più -potenti capi della Massoneria. - --- Stavo per dirlo: è massone! -- confermò il Metello. - --- Dunque a voi due pare -- disse Tancredo -- che non si possa far nulla -contro un uomo così potente? - --- Non volevo dir questo, -- riprese lo Zappetta col suo tono -dimostrativo, -- ma certo sarebbe da pazzi mettersi al cimento senza la -certezza di riuscire. Voi due non potrete mai essere che i suoi -zimbelli, anche se aveste in mano la boccetta del veleno che gli servì. -Poichè sappiate che contro un uomo così forte potrebbe solo cimentarsi -un rivale della sua tempra, o l'avversaria che vince tutti: la folla. - --- Sei eloquente! -- esclamò Tancredo. - --- Sono giusto, -- corresse Dandolo, -- giusto semplicemente. Oggi -ancora, dinanzi alla figura di Andrea Ferento, io, che vivo in una -soffitta, mi sento pieno di ammirazione; il giorno in cui avessi -acquisita la certezza del suo delitto, ma una certezza vera, una -certezza mia propria, diverrei feroce contro di lui, perchè il delitto è -maggiore dell'ingegno, anzi è la cosa più potente che generi la società; -quindi va smascherato. - --- E concludendo? -- fece il Metello, cui non importavan assolutamente -nulla questi aforismi. - --- Concludendo io parto stasera stessa, od anche sùbito, se volete. - -E rapidamente guardò i suoi calzoni, poi l'orologio di similoro che -teneva in una foderetta di lana. - --- Benissimo, -- acconsentirono i due compari. - --- Lasciatemi solo riporre le mie farfalle e chiudere bene le finestre -perchè non entri vento. - -L'omino, raccogliendo i suoi cartoni, ad uno ad uno e con infinita cura -li portava nell'altro bugigattolo, facendo su l'ammattonato con le sue -pantofole un rumore di paglia strofinata. Intanto i due si consultavano -su la somma che fosse opportuno dargli per il viaggio. Tancredo era -liberale, il Metello più avaro assai. Questi credeva che un centinaio di -lire fosser più che bastevoli, ma Tancredo, assistito dalla propria -esperienza, pensava che avrebbe avute molte spese, quindi non convenisse -parer taccagni e bisognasse darne duecento almeno. Così risolsero; e -mentre lo Zappetta rientrava gli consegnaron i due biglietti da cento -piegati in quattro. - --- Eccoti i denari necessari, ma ti preghiamo di notare tutte le tue -spese. - --- Va bene, -- rispose Dandolo. E senza contare i biglietti, se li mise -in un taschino del panciotto. - -Solo, nel trasportare l'ultimo cartone, domandò: - --- Quanto mi avete dato? - -E scomparve nel bugigattolo. - --- Duecento lire! -- gli gridò appresso il Metello con una voce -accrescitiva. - --- Non bastano, -- rispose Dandolo, tranquillo. - --- Oh, diamine! -- esclamarono tutt'e due. Dandolo riapparve: - --- Non bastano, e mi spiego. Sappiate che io mi presento laggiù come -ingegnere agronomo, inviato da una Società di sfruttamento agricolo, -società che avrebbe in animo di acquistare nella contrada grandi aree di -terreno. In capo a due giorni mi riprometto di conoscere tutte le -persone più cospicue della località; mi useranno cortesie, bisogna che -possa rendere. Ho le mie valige pronte, nelle valige tutto un vestiario -che non porto mai quando non sono in funzioni. Verso il prossimo che si -vuol sfruttare bisogna anzi tutto e sopra tutto non puzzar di miseria. -Mi capite? - --- Vedi come si fa? -- disse Tancredo al Metello, con ammirazione. Ma -questi era seccatissimo e non spianava il suo volto arcigno. - --- Poi, -- riprese Dandolo, -- avrò a che fare con giornalisti, e -costoro, anche in provincia, non lo dico per farvi un complimento, son -persone alle quali si deve ogni specie di riguardi. - -Ora Dandolo s'infilava i calzoni. - --- Quando poi una notizia ha preso la via delle stampe cammina da sè -come un sasso giù dalla montagna. Poichè il giornale ai tempi nostri è -diventato l'evangelo di una chiesa universale, che si chiama la Stampa, -e che detiene il Primo Potere. Il giornale vi serve a tutto, vi fa -tutto: è la balia ed il carabiniere dell'uomo. Annunzia la vostra -nascita, la vostra morte, che altrimenti nessuno saprebbe, vi crea la -fama o ve la stronca; vi procura da mangiare o vi taglia i viveri. -Osservate bene. Le istruttorie, le inchieste, i processi, vorrei dire -anche i delitti, è il giornale che li fa succedere; i verdetti, è il -giornale che li impone. Non solo. Ma chi fa la guerra? la pace? le -alleanze? la politica?... -- Il giornale. - -Forse tra poco i Gordon Bennett cominceranno una dinastia, mentre un -Concilio di Redazioni eleggerà il Papa. E non è tutto. Avete inventato -un prodotto? un meccanismo? una peregrina idea di qualsiasi genere? Il -giornale ve la bandisce tra il pubblico. Scrivete un libro? Ve lo -giudica. Vi capita un rovescio? Si affretta a farlo sapere. Vincete un -terno? Ve lo pubblica. Volete moglie? Ve la trova... Cosa potreste -chiedere di più ad un giornale, che dopo tutto vi costa un miserabile -soldo?... - - - - -V - - -Per una casa d'uomini era dunque passata, ed or già lontana pesava la -fredda ombra della morte. Un'altra notte saliva nei millenni, bruciava -le sue stelle vertiginose ai perduti confini del mondo. - -Quanti anni eran trascorsi dal primo giorno che un uomo uccise? dal -primo giorno che un essere amò? - -Nulla; non si sapeva nulla. Tutto continuava senza meta, nell'infinito -inutile andar del Tempo. Non si udiva che una sorda campana battere a -colpi disperati... Era la campana della Bufera, la campana della -Distruzione, la campana dell'Inutilità. - -E diceva infinitamente nell'infinito: - - «Io sono il Tempo: -- ieri e domani. - - Io sono il principio di tutte le cose, -- la fine di tutte le - cose -- ieri e domani. - - Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: -- - ieri e domani. - - Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano - vere, -- dubiterete che sia vero il Tempo: -- ieri e domani. - - Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono - fermo, -- che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: -- ieri - e domani. - - Allora non sarò più il Tempo; -- non sarò nè il millennio nè - l'istante: -- ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: -- - ieri e domani.» - -Lontana dall'amante, sola, nella sua coltre insonne, a lei pareva -tuttavia di commettere peccato. E più forte, fra quei brividi che han -nome di rimorso e di paura, la gioia del sentirsi libera le irrompeva -nell'anima come un'ondata barbara di felicità, le brillava come un fuoco -di stelle sui vertici della vita. - -Egli stesso non aveva osato entrar nella sua camera, ma, chinando gli -occhi, le aveva detto sul limitare: -- Non ancora, non ancora... È -troppo presto, amore mio... - -Le aveva detto così, ed ella sentiva come lui che «troppo presto» era -infatti per cominciare l'oblìo. Bisognava che il morto scendesse più -profondo nella terra tenace, bisognava che anche l'ombra di lui si -cancellasse da quelle tragiche pareti. - -Or si rammentava d'essere stata una sorella, una buona e devota sorella, -ma già le batteva nel cuore il felice cuore dell'amante. - -V'è un giorno della vita il quale pare che raccolga in sè la conclusione -di tutto quel che si fece, il seme di tutto quello che si farà. Ella -pensava: -- «Questo giorno è venuto». - -E mandava l'amore a cercare di lui, nel suo letto lontano, come traverso -la notte manda il suo profumo un fiore. - -«Vivrò -- pensava -- nella tutela della sua forza, nel calore del suo -coraggio; mi parrà, nelle sue braccia, di tornare ogni giorno a vivere -la prima ora di vertigine, il primo smarrimento che provai.» - -E insonne si volgeva nella coltre molesta, evocando l'ombre del suo -rimorso per incutersi maggior paura, ma pensando invece all'amore con un -cuore involontario. - -Egli le aveva detto: -- «È opportuno ed è necessario che fra pochi -giorni ti lasci. Cerca di comprendere, Novella, ch'io debbo fare -così...» - -Diceva questo guardandola, tenendo le due mani posate su le sue spalle -con un atto di protezione e d'amore. Ella taceva; ma un grande -smarrimento le invadeva l'anima; continue lacrime le brillavano su le -ciglia ferme. - -Perchè lasciarla sola in quella tetra casa, dove non troverebbe alcun -rifugio, quand'egli fosse lontano da lei? Perchè non portarla con sè -nella loro città febbrile, nella loro città violenta, ov'egli sarebbe un -uomo operoso ed ella un'amante nascosta? Perchè dissimulare, ed ormai -vanamente, quello che tutti sapevano? - -Ma egli l'aveva serrata contro di sè per consolarla, ed aveva detto: -- -«Non ancora. Devo, per un'ultima volta, partir solo. Bisogna che tu -cominci ad essere una mamma, Novella, ora che lo puoi. Ricòrdati che il -nostro bimbo dovrà, nascendo, chiamarsi con il suo nome. È triste, è -orribilmente triste... ma, che vuoi? l'uomo, anche il più forte, non può -sottrarsi a tutte le catene, a tutte le commedie che intessono la vita. -Più tardi certamente l'adotterò, farò in modo che il tempo me lo renda; -ma, se vogliamo che sia felice, deve nascere nel cammino giusto, cioè -nella menzogna. Tuo padre, tua madre, chiunque ci conosca deve _poter -credere così_. Perchè, solamente in questo modo, l'opinione della gente -saprà tollerare ch'io ti abbia amata. E sei tu che devi proteggere la -nostra creatura, Novella... mi capisci? Sei tu. - -«Più tardi potrai venire in città, con Dora e con tua madre, se non vuoi -trovarti sola in quel tuo appartamenento che forse ti spaventerà un -poco. E attenderemo insieme che nasca il nostro bimbo, quello che noi -dovremo amare molto, molto, Novella, perchè gli abbiamo dato più che la -nostra vita... - -Così parlando la guardava; una specie d'inerte fissità incatenava i suoi -occhi per solito così mobili; una specie di pesante oppressione -incurvava la sua maschia fermezza. - -«Quando sarà nato, -- egli riprese, -- potremo finalmente pensare a noi; -potrò dire finalmente che ti amo, che ti amo, e lo dirò così forte, -Novella... con tanta gioia lo dirò, che forse ci perdoneranno. Perchè, -vedi, se è vero che tu dovevi essermi vietata come poche donne lo furono -ad un amore, certo nessun coraggio fu mai più grande nell'amore, del -coraggio che ho saputo avere per te...» - -Nella veglia ella ricordava queste parole, ma senza cercare di -conoscerne il remoto senso; le ricordava come una musica d'amore che le -avesse inebbriati i sensi e quasi come la memoria d'una snervante -carezza, d'un lungo e lento bacio che le avesse affaticata l'anima. - -Ed era felice di sentirsi ancor giovine, ancor bella, e così piena e -così persa d'amore, da potersi concedere senza paure all'uomo che amava, -da potergli rendere con pienezza quella gioia soverchiante ch'ella -traeva da lui. - -Era stanca, le dolevano le spalle, i ginocchi, le braccia, le tempie; -non le riusciva d'addormentarsi, e quasi per scendere incontro al sonno, -si adagiava nel letto più supina, cercava ne' propri capelli sciolti un -più morbido guanciale. Ma, ecco, le avveniva di pensare con qual -dolcezza si sarebbe addormentata nelle braccia dell'amante, reclinando -sotto il suo respiro la fronte ismemorata e sentendosi a poco a poco -disperdere in una immensa felicità, in un riposo che le parrebbe il -limite dell'amore umano, la pace dei sensi e dell'anima, il piacere che -non affatica più... - -Ma poichè non poteva trovar sonno in quella ingrata coltre, si levò a -sedere sul letto e con le braccia ricinse le ginocchia sollevate. - -Stando così, a mezzo fuori dalla coltre, il profumo del suo proprio -corpo l'avvolgeva come un odore inebbriante. - -Una tristezza grave le assalse l'anima, poichè, lontana dall'amante, le -pareva che scendesse un velo su l'infinito mondo e naufragassero tutte -le cose in una vuota inutilità. Ella era donna, perciò non aveva -battaglie nella vita, non miraggi verso i quali avventarsi con eroismo -nè fatiche assidue che a lei riempissero le lunghe ore del giorno; era -solamente una donna, un voluttuoso cuore d'innamorata, fino allora -vissuta in ischiavitù, ed ormai, sopraggiunta la liberazione, dal più -profondo pensiero alla più tenue vena, la beata sua giovinezza non -sapeva che offrirsi all'amore. - --- «Non mi addormenterò, -- pensava -- s'egli non viene a baciarmi, e -sarò triste nella mia solitudine, come se qualcosa del nostro amore -fosse già vicino a morire.» - -Cominciò a riflettere: -- «S'egli mi dimenticasse?» -- Ripensò la storia -d'altre amanti, l'abbandono d'altre innamorate, che anch'esse avevano -amato come lei; sentì ch'era donna ella pure, onde aveva nell'ombra de' -suoi passi un nemico inesorabile: il Tempo... e invasa da una folle -paura tornò la sorella del morto, confuse il rimorso nella tristezza, -pianse dell'amor suo con lui. - - - - -VI - - --- Sì, Giovanni, -- disse Ferento al suo domestico, -- sono in ritardo -infatti. Ma da qualche giorno soffro d'insonnia e non mi riesce -d'addormentarmi sin verso l'alba. - -Il domestico non rispose parola, ma fissò il padrone con uno sguardo -fedele. Aveva notato infatti la grande alterazione del suo viso dopo -l'ultimo ritorno dalla campagna, ma pensava che la perdita dell'amico -fosse causa per lui d'un soverchio dolore. - -Come soleva ogni mattino, Andrea scese rapido per le scale, saltò -nell'automobile che l'attendeva sotto il porticato. - -Per recarsi alla Clinica bisognava attraversare diagonalmente la città, -uscir fuori dal suburbio, verso l'estrema circonvallazione. Colà, sul -primo nascere della campagna collinosa, un edificio limpido sorgeva dal -mezzo d'un giardino, come una serena e grande abitazione ove il dolore -dell'uomo cercasse pace nel libero sole. - -Il Ferento l'aveva da tempo fatto sorgere, contribuendovi largamente col -suo proprio danaro, per farne un grande Istituto di cura e di -preparazione scientifica, un'ara solenne della medicina moderna. Da -lunghi anni egli vi dedicava indefessamente ingegno, amore, volontà, con -tanto spirito d'abnegazione, con tanto lume d'intelletto, che già da -ogni parte il suo chiaro nome v'attraeva gli sguardi fiduciosi di tutta -la scienza europea, come ad una di quelle sacre officine ove un uomo di -genio, curvo ed investigante su la materia malata, cerca senza posa di -emancipare gli uomini dal patimento e rendere migliore la vita alle -generazioni future. - -Questo era veramente, nel suo santo paganesimo, il Tempio Umano. - -Così limpido era il mattino, che ridendo nelle invetriate bagnava di -splendore le contrade, traeva dalla pietra e dal metallo un tremolìo di -luce pieno d'ilarità. La città rumorosa e popolosa, consumando i suoi -traffici quotidiani, era desta, viva, celere, si affaticava con gioia. -In quella chiarezza, ogni singolo movimento assumeva una evidenza -particolare; l'insieme di tutte le cose pareva esprimere un senso di -forza gioconda. - -E la Città era veramente un'arteria del mondo, anzichè un aggregamento -labile di case provvisorie, costrutte solo per contenere in sè il breve, -inutile decorrere di tante vite umane. Era un'arteria del mondo e -pulsava come una vela navigante; era un non so che di mostruoso che -sbocciava dalla terra, dissimile da tutte le forme della natura; -qualcosa d'immane che l'uomo aveva generato senza esempio, foggiando le -montagne, piegando le foreste, costringendo i fiumi ad ubbidirgli: era -un attendamento dell'uomo nella sua marcia verso l'infinito. - -Assorto in profondi pensieri, non s'accorse che già, di lontano, su -l'altura della collina, appariva la grande villa bianca, dal tetto -d'ardesia, con le finestre protette da tendoni di tela quasi rossa. E -quando se n'avvide, una sensazione del tutto nuova la percosse, quasi di -stupore e d'angustia, una sensazione che per la prima volta gli accadeva -di provare, davanti a quella casa veduta nascere pietra su pietra. - -Quando l'automobile ne varcò il cancello, egli ebbe quasi voglia di -tornare indietro, per sottrarsi alla noia di dover discorrere con tutta -quella gente: i medici, le infermiere, la Direttrice, i malati, sopra -tutto i malati. - -Allora, in una sola evocazione, rivide le lunghe corsìe, le sale -operatorie, le piccole stanze, linde, uguali, con un letto in ferro, -anch'esso bianco, due seggiole, un armadietto, un tavolino. - -Era la prima volta che gli accadeva di provare quel senso di stanchezza, -di noia... Perchè la prima volta? - -Alcuni convalescenti passeggiavano per il giardino, e lo salutarono. -Egli guardò la quercia altissima che sorgeva dal mezzo dello sterrato, -l'albero calmo e tutelare intorno a cui le vetture compivano il giro per -ridiscendere verso la cancellata. Nell'alto fogliame, come in un immenso -alveare, le nidiate cantavano. - -Com'egli era stanco!... Perchè mai così profondamente stanco? - -La Direttrice gli scese incontro per la piccola scalinata, e con molta -esuberanza lo festeggiava. Un infermiere, due medici, uno studente -stavano su la porta. «Ben tornato! Ben tornato!...» - -Egli s'accorse d'un lieve odore d'acido fenico e di cloroformio che -usciva dal corridoio; questo lo sorprese, come l'aveva sorpreso -l'aspetto della Clinica. - -Tese la mano a tutti, scambiò alcune veloci parole coi più vicini, -mentre la Direttrice, un po' chiacchierona, non ristava dall'esclamare: --- Com'è dimagrato, signor professore! Com'è pallido! Non sta bene? - --- Un po' d'insonnia, signora Maggià; nulla di grave. - -S'avviò frettoloso verso lo studio, seguìto dal suo primo assistente, un -bel giovine biondo, con gli occhi luminosi ed intelligenti, che aveva -una così chiara voce da mandar in visibilio tutte le infermiere, quando, -nelle ore d'ozio, accompagnandosi con la chitarra, cantava. Una profonda -cicatrice, pur visibile tra la barba, gli feriva il principio del collo -sotto la mandibola sinistra, ed era il segno d'un'infezione presa nel -curare un malato. Egli era così devoto al Ferento, e così ciecamente lo -ammirava, che gli avrebbe dato il suo corpo stesso per un esperimento -micidiale, s'egli lo avesse domandato. Più che venerazione, questo amore -per il suo maestro era una specie di totale soggiacimento, anzi una di -quelle fanatiche sottomissioni, che gli uomini di scienza riescono -spesso a determinare, per una superiore virtù del loro ingegno, sui -discepoli che hanno meglio educati. - --- Ebbene, Rosales, come va? - -Il giovine stava ritto davanti alla scrivania, guardandolo chiaramente -negli occhi. - --- Io sto bene, professore. Ma lei ha veramente l'aspetto stanco. - --- Sì, un po' stanco, un po' stanco... Ed i malati? Come vanno i nostri -malati? Nulla di nuovo? - -Intanto sfogliava la numerosa corrispondenza, lacerando le buste con -l'unghia e scorrendo i fogli con nervosa rapidità. Nel medesimo tempo -l'assistente gli faceva il suo rapporto, con voce calma, precisa, -mettendo nelle sue frasi una brevità quasi soldatesca. - --- Bene, -- mormorava tratto tratto il Ferento; -- bene. -- Poi lo -interruppe: -- Qui fa caldo, le pare? Apra la finestra, la prego. - -Il giovine ubbidì. Lo studiolo terreno dava sul giardino; l'aiuola -correva lungo la muraglia; un grande albero d'olea fragrante nasceva -poco in là dalla finestra, tutto bianco della sua fioritura; i -ramoscelli poggiavano contro i vetri; nell'aprir questi, entravano. - --- Professore, -- disse da ultimo il Rosales, -- in questi giorni, che -furono per lei così tristi, non ho creduto necessario scriverle parole -oziose; ma ora vorrei solo dirle... - -Il Ferento, levatosi, gli battè leggermente una mano su la spalla: -- -Grazie, grazie... -- Poi soggiunse: -- Lei pure in questi giorni avrà -avuto un orario faticoso per colpa della mia assenza. - --- Oh, niente affatto! Desideravo che lei tornasse, ma non per questo, --- rispose il giovine con un accento pieno di tenerezza filiale. - -La Direttrice picchiava discretamente all'uscio. - --- Entri, signora Maggià. - -Era una donna dal volto segaligno, dal corpo assai florido. Grigia, con -gli occhiali a stanghetta, portava un abito nero leggermente ricercato. - --- Vorrei domandarle, professore, se comincerà con le visite o se prima -farà il giro delle sale? - --- C'è molta gente? - --- Otto o dieci persone. - --- Allora prima salirò. Venga, Rosales. - -Depose nel portacenere la sigaretta ed uscì nel corridoio. Assistenti, -chirurghi, medici, suore, infermieri, lo aspettavan su gli usci per -salutarlo; egli rispondeva, di qua di là, con un cenno del capo, -camminando veloce, seguìto a un passo di distanza dal suo primo -assistente. Si fermava per stringer la mano ad alcuni, con una rapida -cordialità. Mentre stava per salir le scale s'incontrò con un gruppo -d'infermieri che ne scendevano, portando sopra una barella un malato -verso la sala operatoria. Costoro si fermaron bruscamente per lasciargli -il passo. - --- Avanti, avanti! -- egli disse loro. E guardò quella faccia supina, -livida, scarna, che sbarrava attonitamente le pupille acquose, piene di -paura. - --- Un tumore al fegato, -- gli spiegò sottovoce l'assistente, quando la -barella fu passata. - -Egli non intese, o non comprese; ma vedeva solamente la scala salire, -lucida, innanzi a sè, con un tappeto di sole... confusamente salire -verso l'invetriata fiammeggiante. Nel fondo de' suoi propri occhi vedeva -una cosa futilissima: i gomitoli di lana con i ferri da calza, que' -grossi rotondi gomitoli di Marcuccio Landi, e gli pareva udir ronzare -dentro di sè il motivo di quella sua certa Canzone, che finiva in uno -scoppio di riso tragico sul violino singhiozzante... - -Ora camminava lentamente per le corsìe piene di luce, da un letto -all'altro, visitando, interrogando. I malati gli sorridevano; le suore -componevano le coltri sotto i loro menti gialli: l'assistente, con un -libro in mano, prendeva nota delle sue prescrizioni. Scriveva -rapidamente con una penna stilografica, facendo stridere la carta. Un -malato aveva fame, l'altro voleva uscire, un terzo si lamentava, un -quarto era gonfio e paonazzo di febbre così da non poter parlare. - -Tutto questo lo stupiva un poco, gli dava non so quale sensazione -d'irrealità, quasi non fosse più così utile come una volta curare i -malati, ascoltare quel che dicevano, saper esattamente di che male -soffrivano. - -Anzi uno gli disse una cosa che lo stupì: - --- Ma mi lasci morire, dottore... Cosa faccio al mondo io? - -Egli, che prima non lo aveva quasi guardato, allora lo guardò. Era un -povero vecchio, asmático, piagato, canceroso, al quale avevan rasa -l'ispida barba a chiazze; una orrenda maschera contraffatta, con gli -occhi semichiusi, ove permaneva un barlume di vita, la bocca bavosa, tra -cui spuntava un po' di lingua nerastra. Lo guardò ed ebbe voglia di -rispondergli: -- «Hai ragione. Perchè cercherei di salvarti? Non v'è -senso comune, quando un uomo vuol morire...» - -Mentre la suora lo scopriva, egli vide che aveva le mani allacciate da -un rosario. Siccome la suora voleva scioglierlo ed egli si rifiutava, le -disse di lasciarlo stare e gli fece sollevar le braccia sopra il capo. - -Di letto in letto la sua sensazione d'inutilità cresceva; e gli sembrò -che fosse ozioso andar oltre, perchè i suoi assistenti eran tutti bravi -giovani ed il meccanismo della sua Clinica poteva ottimamente camminare -anche senza di lui. Egli era stato lontano alcun tempo, e tutto era in -ordine, tutto s'era compiuto e si compiva con la regolarità consueta. - --- «I malati guariscono perchè la natura li fa guarire; muoiono quando -la natura li uccide. La nostra scienza non si riduce in fondo che ad una -serie di tentativi empirici... Ora, il tentativo d'un altro, che ho -pienamente ammaestrato, può valere il mio. Qui essi credono tutti, -medici ed infermi, ch'io possieda qualche maravigliosa virtù di -salvatore: ma è assurdo! Un giorno s'accorgeranno d'essere ad un -dipresso quel ch'io sono, e questo farà nascere uno stupore immenso...» - -Passava da una camerata nell'altra, meccanicamente, domandando ogni -tratto il suo parere al Rosales con un'affabilità che non gli era -solita. Entrava ora in una corsìa di donne, più silenziosa, più intima, -ove nell'aria vagava un respiro di maternità e di sacrifizio, dove il -dolore pareva essere più profondo e tuttavia più contenuto. - -Le tende abbassate mitigavano il chiarore del giorno; in quella luce -dorata i letti s'allineavano tranquilli. Una specie di riposo lo -avvolse, come se la sua missione di curatore tornasse a parergli buona e -come se un álito di riconoscenza muovesse a lui da ogni coltre su la -quale si curvava. - --- Come?... -- domandò improvvisamente al Rosales; -- come ha detto? -qual'è il suo nome?... - -L'assistente riaperse il libro che stava per rimettere sotto il braccio, -e rilesse: - --- Novella Júdice, di Urbino; affezione... - -Egli non ascoltò più oltre; qualcosa di dolce, di soverchiante, gli -commosse il cuore, come se da quel nome si partisse una infinita soavità -e la donna chiamata con tal nome fosse un'ombra lontana, imprecisabile, -di quell'amante che amava. - -Prese un polso della malata e si curvò su lei pianamente. La faccia -pallida riposava nel guanciale, delineata in un contorno di capelli -biondi, così radi e lievi che parevano appena un velo fasciato intorno -alla sua fronte. Era una giovinetta forse di vent'anni e sorrideva -guardando il medico, la suora, comprimendosi la mano libera sul petto, -quasi per un senso invincibile di pudore. I suoi docili occhi azzurri -parevano domandar perdono d'essere tanto malata, e nel sorridere le -guance scarne le facevan agli angoli della bocca due graziose piccole -infossature. - -Egli non contava affatto le pulsazioni dell'arteria, ma provava una -strana dolcezza nel toccare quel polso accelerato e fioco, nel guardare -quella miserrima fanciulla, che aveva il nome d'un'altra, il nome -ch'egli portava in sè. - --- Vi sentite male? soffrite? -- domandò egli, come non avrebbe -domandato un medico ma un affettuoso parente. Poi le passò una mano su -la fronte per consolarla e disse: - --- Coraggio! Guarirete presto, molto presto... ve lo assicuro. - -Il sole, dalla finestra di fronte, dorava i suoi capelli vaporosi, e -quel sorriso buono, come d'una bambinella ferita, continuava su la sua -bocca smorta... - -Dopo aver compiuto il giro delle sale, andò a visitare i malati che -abitavan nelle camerette solitarie, simili a celle d'un monastero; poi, -sceso a pianterreno per un'altra scala, s'indugiò a discorrere con il -Rosales in quel breve ándito che da una parte sboccava nel giardino, -dall'altro sopra una corte. - -In quella corte precisamente v'era un carro mortuario, fermo, attaccato -con un solo cavallo; il cocchiere, sceso di cassetto, s'era tolto il -cappello e facendosi vento discorreva con un cuoco. - --- Cosa fa quel carro? -- domandò il Ferento. - --- Professore, le ho riferito dianzi ch'è morto il vecchio Celsi, del -riparto chirurgico; morto ieri, nove giorni dopo l'operazione. - --- Ah, infatti... -- egli mormorò. -- E lo portan via ora? - --- Credo. - --- Voglio vederlo, -- disse con rapidità. E scese per la scaletta -sotterranea che conduceva nella sala refrigerante, ove si deponevan i -cadaveri dopo averli sottoposti a necroscopìa. L'assistente lo seguiva. - --- No, lei vada pure, -- disse il Ferento. - -Giunse in fondo; aperse l'uscio; fece qualche passo nella fredda stanza, -chiara d'elettricità. De' sei tavolacci di zinco, cinque eran vuoti e -risplendevano; su l'altro era steso un grosso involto bianco, simile ad -una statua supina ravvolta nella sua tela. - -L'odore acre dei disinfettanti mordeva l'aria, e gli sembrò di riceverne -un senso di stordimento. - -Fece per avvicinarsi al cadavere, ma, poichè la porta erasi rinchiusa, -tornò indietro e l'aperse in bílico. - -Di nuovo ne' suoi confusi occhi, apparvero que' gonfi e tondi gomitoli -dello scemo, con i ferri da calza; di nuovo gli cominciò a ronzare nelle -orecchie la nenia del violino singhiozzante. - -S'accostò al cadavere, ed ebbe voglia di scoprirlo; ma gli parve che le -sue mani incontrassero una certa difficoltà nel compiere gli atti -necessari. - -Le sue mani di fatti non si muovevano; ma egli provava un piacere -ansante nello star presso a quel cadavere, il piacere pauroso che si -prova stando su l'orlo d'un precipizio. - -«Se chiamassi un guardiano per farlo scoprire?... No, è inutile.» - -Le lampadine elettriche bruciavano dal soffitto basso in un cerchio di -luce immobile, mettendo a nudo il groviglio del lor filo incandescente, -il quale pareva complicarsi. - -«Che idea di voler vedere questo morto? A che serve? No, me ne vado.» - -E non poteva muoversi di lì; sentiva il bisogno, la tentazione, di -guardare quella faccia; tuttavia non sapeva risolversi a mettere la mano -su quel lenzuolo. - -Gli tornò in mente il carro funebre che attendeva nella corte, il -cocchiere senza cappello che parlava con il cuoco. - -«Ho capito: è già pronto per esser chiuso nella cassa; meglio non -toccarlo. Me ne vado.» - -Ma nel medesimo tempo, come se le sue mani ubbidissero ad un'altra -volontà che la sua propria, sollevò il rovescio del lenzuolo che gli -doppiava sul volto e ne aperse i due lembi, scoprendolo fino a metà del -petto. - -Era una faccia senile, glabra, gonfia, cinerea, che pareva sprofondata -nelle sue mascelle, rientrata nel collo quadrato, per insaccarsi entro -la convessità delle spalle. Il petto era sezionato da una lunga ferita -verticale, nera su gli orli di grumi sanguigni ed imbottita di bambagia. - -Egli guardava senza ben comprendere, anzi gli pareva di dover -cominciare, davanti ad una classe di allievi invisibili, un corso di -anatomìa... Poi gli parve di trovarsi, come s'era già trovato un'altra -volta, nella necessità di sollevare quel corpo rigido su le sue braccia -restìe, per riportarlo a giacere in un letto, ma scivolando, senza far -rumore... Gli parve a poco a poco di riacquistare un suo stato d'animo -anteriore, di retrocedere in una forma di sè stesso già lontana, già -dispersa, e che le lampadine si spegnessero d'un colpo, -- le quattro -lampadine appese alla volta sotto il riflettore di metallo bianco -- e -la glabra faccia senile divenisse quella d'un altr'uomo, la faccia -serena che lo guardava dalla morte, senza rancore... - -Rapidamente la ricoverse con il lenzuolo, si battè insieme i due polsi -per darsi vita, e risalì. - -Volse un'occhiata nella corte: il cuoco se n'era andato; il cocchiere, -appoggiato al muro in un angolo d'ombra, fumava tranquillamente; il -vecchio cavallo nero dondolava la coda per scacciare le mosche. - -Gli parve che il sole fosse una polvere in fiamme, una rossa nuvola -piena d'avvolgimento... - -«Cosa devo ancor fare?... Ah, sì!...» - -E rapido si volse; infilò il lunghissimo corridoio che traversava tutta -la profondità dell'edificio, rotto nel mezzo da un padiglione vetrato, -che imbiancava le stuoie d'una rotonda chiarità; lo percorse -velocemente, facendo co' suoi passi un rumor forte sul linoleo -brillante; sentiva il bisogno di parlare, di agire, di ridere. - -La Direttrice gli veniva incontro. - --- Sì, éccomi, signora Maggià! Li faccia entrare. - --- Senta, senta, -- chiacchierava la Direttrice correndogli appresso; -- -il professor Damiato e i due chirurghi primari son venuti varie volte -per salutarla. Vuole che li chiami? - --- Sì, li chiami, grazie. - -Ed entrato nello studiolo, accese una sigaretta, respirandone il fumo -con ingorda voluttà. - -L'olea frascheggiava piano piano, con uno sciacquare di foglie rumorose, -facendo piovere le sue minute fioriture candide, sperdendo in larghe -ondate il suo voluttuoso buon odore; nel giardino si udiva un passo -lento e pesante camminar su la ghiaia; dalla città lontana saliva un -rumor confuso, interrotto spesso dal fischio d'una locomotiva, dagli -urli vorticosi, lamentosi, che nell'alto sole del mezzodì, con furia -lanciavano le sirene. - - - - -VII - - -Le adiacenze, la scalinata, la corte quadrangolare dell'Università ed il -suo vasto porticato a colonne di marmo, eran ingombri d'una studentesca -minacciosa. - -L'agitazione, promossa dai corsi di medicina, i quali volevan si -sostituisse il professore d'anatomia, si estendeva per l'altre facoltà, -con fischi ed urli contro il Rettore, che non concedeva certe agevolezze -per una sessione d'esami. - -La strada rigurgitava di studenti, che ne sbarravano il passaggio; altri -eran seduti in lunghe file su la scalinata, cantando; altri giravano in -drappelli, a passo militare, sotto il porticato, scandendo epigrammi -sopra un motivo d'operetta, ed assiepavano il cortile mareggiando con -gridi e gesti frenetici. Gli arringatori, saliti su gli zoccoli delle -colonne, rossi di collera e di fatica, parlavan gesticolando; una specie -d'assedio ingrossava davanti allo scalone della Segreteria. - -Si gridava: -- «Sciopero! Sciopero! Abbasso il Rettore Rolandi! Fuori il -professore Saraceno! Basta il Saraceno! Basta!... Viva la terza -sessione! Viva!...» - -Un Commissario di Polizia, chiamato per telefono, sopraggiungeva co' -suoi agenti e li schierava in un vicolo vicino, pronti, nascosti. Ma li -videro; e si cominciò a gridare contro la forza pubblica. Il pennacchio -d'un carabiniere, che apparve davanti all'Università, fu accolto con un -subisso di fischi. - -Da otto giorni il professore d'anatomia comparata, Enrico Saraceno, -impartiva la sua lezione a banchi semivuoti; ma quella mattina, dopo -averlo fischiato e vilipeso, eran entrati nell'aula dietro lui come una -masnada di vandali, mettendo i banchi a soqquadro, lanciando calamai -davanti alla cattedra, scaraventando i fascicoli al soffitto, in un -diavolìo che più non finiva. - --- «Fuori! Basta! Non vogliamo il Saraceno! Fuori!...» - -Questi era un meridionale allampanato, miope, con una cotenna spessa e -riccia come quella di un negro, la faccia olivastra, il naso leggermente -adunco, la bocca sottile, che portava sul labbro sporgente un sottile -paio di baffetti neri. - -«Mannaggia! Mannaggia!» -- bestemmiava, dando gran pugni su la cattedra -e con la voglia di scagliarsi, lui solo, contro quella scolaresca -dileggiante. Quando un calamaio spruzzò d'inchiostro l'assito polveroso -che innalzava la cattedra, divenne livido per la collera, si compresse i -pugni su le tempie, diede un calcio a quel calamaio spezzato, ed uscì. -La scolaresca lo accompagnava cantando a tempo di fanfara: - --- «Non si vuol nè più nè meno, che scacciare il Saraceno!». - -Man mano che finiva una classe gli studenti affluivan nella corte, -sicchè tutti i professori, dopo aver tentato invano d'imbrigliare quella -ribellione, s'eran adunati perplessi nella sala del Consiglio -Accademico. - -Frattanto, sotto il porticato, s'improvvisavan cartelli a pitture -d'inchiostro e s'affiggevano alle colonne, o, inastate, si portavan come -insegne sopra il mareggiare delle teste. - --- Vogliamo la terza sessione! Fuori il Saraceno! Abbasso il Rettore -Rolandi!» - -Poi si torcevan dalle risa davanti ad una caricatura improvvisata, che, -nel contorno d'una enorme bottiglia d'Acqua di Janos, raffigurava il -Rolando e il Saraceno seduti a braccetto sopra due pitali. E sotto eravi -la scritta: - -«Congedo per motivi di salute» - --- Fuori! fuori! si chiude! -- gridava a squarciagola il bidello, -tentando di persuaderli con le buone a scendere in istrada. Ma lo -tiravan per la giubba e gli davan lo sgambetto, chiamandolo il -«Grand'Eunuco», per esser egli senza pelo, alto e panciuto. - -Dalla scala del Consiglio, stretta d'assedio, scese un piccolo vecchio -dalla bianca barba quadrata, il professore di fisiologìa, che gli -studenti amavano. Fu accolto da un'ovazione: -- «Viva il professore -Sammarco! Ci ascolti, professore...» - -Tutti gli si facevano intorno, volevano tutti parlare. - -Egli alzò davanti a loro il palmo rugoso, come faceva dalla sua cattedra -per imporre silenzio. - --- Sentite, figliuoli... Se non vi sciogliete súbito, il Rettore -annunzia che farà chiudere l'Università fino a tempo indeterminato. E -riflettete che siam presso agli esami. Ragazzi, mandate una commissione: -le vostre domande saranno discusse. - --- È un pezzo che inoltriamo domande! Ci si beffa di noi! Revoca e -sessione! Viva il professor Sammarco! - --- Figliuoli, ascoltate... - -Ma la sua voce debole si perdeva nel frastuono, mentre la notizia della -minacciata chiusura si diffondeva per la corte sollevando urli; un -gesticolar di braccia furibonde si agitava contro le finestre del -Consiglio Accademico. - -Il Commissario camminava nervosamente davanti all'Università, senza -badare ai dileggi velati che gli mandava la studentesca; una ressa di -popolo curioso ingombrava la strada, e su l'alto della scalinata il -bidello gesticolante cercava di persuadere quelli ch'eran seduti sui -gradini a levarsi e discendere nella strada. - -Ma in fondo alla corte cominciavano a scoppiare grida sediziose: -- -Barricate la porta! Non vogliamo poliziotti. Contro la forza useremo la -forza! Uh!... uh!... - -L'orologio della torre sonò le undici, con lenti colpi metallici che -furono ascoltati; poi tutti si ammassarono sotto le finestre del -Consiglio, quasi avessero in animo di darvi la scalata. - -Appunto alle undici doveva il Ferento impartire la sua lezione agli -studenti del quinto anno, ed ecco sopraggiungeva, camminando frettoloso, -allorchè di lontano vide quell'assembramento davanti all'entrata -dell'Università. - -Quasi correndo percorse l'ultimo tratto, udì le grida, si cacciò nella -folla ed apparve in basso della gradinata. - -Il Commissario, che per primo lo riconobbe, gli si avvicinò parlandogli -concitato: - --- Questa indecenza dura da oltre un'ora! Hanno messo un'aula a -soqquadro ed asserragliano i Professori. Esito ad intervenire per timore -di guai serii, ma se fra dieci minuti non si sciolgono, chiamo rinforzi, -entro e li sgombero. - --- Aspetti! -- egli disse rapidamente. E saliti d'un balzo i tre gradini -esterni, si cacciò in mezzo ad un gruppo di studenti, che al vederlo -ammutolirono. - -Egli girò su tutti loro uno sguardo freddo, quasi malvagio, ma nulla -disse: camminò avanti, a fronte alta, quasi fosse certo che la scalinata -ingombra dovesse aprire un varco davanti a lui. - -D'improvviso, tutti coloro che barricavan la gradinata standovi seduti e -vociando, con un sol moto sorsero in piedi, si fendettero, ed egli salì -fra loro velocemente, con gli occhi accesi d'una collera muta. - -Su l'alto della scalinata si volse con veemenza: - --- E nessuno di voi -- gridò ai più vicini, -- ha osato imporre silenzio -a questa gazzarra da comizio pubblico? Nessuno? E perchè venite qui a -studiare l'uomo, se non avete compreso ancora che la più vile cosa per -un uomo è ubbidire alla folla? - -Il bidello ansante gli corse incontro, congiungendo le mani, quasi che -in lui fosse l'estrema sua speranza. Egli non l'ascoltò nemmeno, ma -vôlti gli occhi beffardi sovra il cerchio di studenti che gli si formava -intorno: - --- Dove sono e chi sono, -- interrogò -- i promotori d'una così bella -rivolta? Chi sono, domando? Non c'è fra voi uno solo che osi declinare -il proprio nome? - --- Io, per esempio! -- esclamò con tracotanza un giovine di membra -complesse, che, sebben lontano, cercava di estollere il suo massiccio -cranio chiomato, perch'egli lo riconoscesse. - --- Ah, lei? Magentini, se non erro? - --- Appunto, Magentini del quinto anno, -- rispose il giovine facendosi -largo. E incominciò, con un tono arrogante: -- Perchè, vede, -professore... - --- Non si disturbi, la prego! Di lei mi ricordo bene, assai bene. -Poichè, avendola interrogata qualche tempo fa su certi problemi di -embriologìa, ella mi espose una teorìa siffatta, secondo la quale, come -le osservai, il colmo per la donna evoluta sarebbe quello di mettere al -mondo un neonato con la barba... Si accomodi pure! - -Una risata clamorosa eruppe dagli ascoltatori, facendo giustizia del -malcapitato, che si rimpicciolì nella ressa, mentre invece, nel fondo -della corte, il gruppo de' più facinorosi non cessava dalle grida -ostili. - --- Taceranno! -- egli affermò con la voce rauca d'ira. -- Taceranno! -- -E si cacciò davanti, pallido, nel tumulto che infieriva. - -Due ne prese per le spalle, quattro ne urtò: sotto i porticati la -studentesca ondeggiava; un lungo solco di silenzio rimaneva dietro i -suoi passi. Chiamati per nome, alcuni studenti lo spalleggiavano; e -camminando a fronte alta, sicuro di non fermarsi, la sua pallida forza -impetuosamente li dominò. Un certo silenzio intorno a lui si fece, un -poco d'ordine fu ristabilito, e solo permaneva sotto le finestre del -Consiglio il gruppo de' più accesi, che non volevano intender ragione. -Quando costoro s'accorsero che la maggioranza dei compagni stava per -arrendersi a consigli di moderatezza, con furore insorsero chiamandoli -disertori e pecore, facendo quanto baccano potevano, perchè nessuna -parola d'ordine fosse potuta udire. - --- «Uh! vi lasciate tirare per le orecchie! Pecore! pecore! uuh!...» - -Poi si cominciò a gridare: -- «Abbasso il Ferento!» -- prima da qualche -voce isolata, poi con gran clamore da tutto il gruppo ch'era lontano. - -Egli si volse, come se l'avessero staffilato in pieno viso; balzò sul -muricciuolo che riuniva i colonnati, così da estollersi alto e solo -sopra l'assembramento, e simile a quello ch'era stato nei giorni di -battaglia, quando, amato e odiato, il suo nome batteva come una -bandiera, tese verso loro il braccio, e ridendo esclamò: - --- È inutile che mi gridiate abbasso, perchè la natura mi ha posto in -alto! - -E brillava, e la sua testa leonina era bella a vedersi come quella di un -tribuno imperioso che dómini un parlamento. Brillava ed era solo, e -raggiava da sè tanta forza, che i gridatori si tacquero, mentre da tutta -la studentesca infiammata un altissimo grido si partiva, una sol voce, -che obliosa d'ogni piccola discordia pareva inginocchiasse quei giovani -davanti all'uomo più forte. - --- Spezzare qualche banco, assediare una scala, dipingere ad inchiostro -una piacevole caricatura, farvi suonare i tre squilli e sciogliere dalla -Polizia... sarebbe questo per caso lo spirito di ribellione che -imparaste nei suburbi, dall'eloquenza degli arringatori plebei? - -O glorioso tempo di rivolte, ove uno scaricatore di fogne diventa -tribuno del Quartier Latino e Rettore Magnifico degli Atenei!... - -Ma or che avete iniziata la rappresaglia con sufficiente rumore, -spaccato abbastanza legno, assediate abbastanza scale, ornato a -sufficienza di pupazzi la vostra Camera del Lavoro, delegate altresì una -Commissione di studenti, che renda noto al Consiglio Universitario la -natura ed i motivi delle vostre lamentele...» - --- Già fatto! già fatto! Inutile! Nessuno ci ascolta! -- s'interrompeva -da varie parti. - --- ...a meno che non preferiate, -- egli proseguì, -- affidarmi la -vostra causa, fin dove io l'accetti e fin dove mi sembri giusta, -perch'io mi faccia interprete presso il Consiglio Accademico dei vostri -desiderii, e, con esso d'accordo, vegga di ottenervi una soluzione -soddisfacente. - --- Sì, sì! -- acclamarono i più vicini, poi gli altri, poi l'intera -studentesca, prorompendo in applausi clamorosi, che soverchiarono il -tumulto. - -Il suo nome volò da ogni bocca: -- «Viva Andrea Ferento!» Lontano, alto, -per l'aria libera, il suo nome cantò: -- «Viva Andrea Ferento!» E -volando e cantando inebbriava il cuore dei giovani, perch'era un nome di -ribelle anch'esso, e lo portava un uomo ch'era giovine ancora, che aveva -sempre insegnato a vivere combattendo, a cercare i pericoli delle più -dure battaglie, generoso alfiere d'una insegna di libertà. - --- Ora scioglietevi, -- egli disse, -- Io sono il vostro parlamentare: -davanti al Consiglio Accademico sono garante per voi. Chè se invece -questo Ateneo, dove, nella più alta misura delle proprie forze, ciascun -professore dedica giornalmente a voi giovani la sua più bella e più -serena fatica, fosse per divenire un luogo sedizioso, dove si carpiscon -laure con scioperi di studentaglia e con fracasso di vetri spezzati, io -per il primo non vorrei più rimetter piede in queste aule, dove con -tutto amore, con tutta fede, credevo di educar familiarmente una libera -e franca gioventù, la quale sapesse fermamente che non bisogna mai, mai, -trovarsi dieci contr'uno per avere in dieci quel coraggio che uno solo -non ha. Io stesso, che non volli patire il giogo di nessuna obbedienza, -debbo anche dirvi che la vera libertà consiste nel non essere il -gregario di nessuna sopraffazione! - -Allora centinaia di braccia si protesero a lui, quasi cercassero di -sollevarlo, mentre il suo nome squillava per l'aria, limpido e -risvegliante come una diana. - -In un minuto di silenzio egli guardò la folla dominata, e si sentì -padrone senza contrasto di quei giovani cuori pieni di forza e d'impeto; -padrone di quei muscoli docili e forti, ch'egli poteva ben ghermire nel -suo pugno, e temprarli e fletterli come buone lame da combattimento; -poich'egli portava duramente inciso nella sua maschera d'uomo quel segno -di alta potestà che fa brillare nell'ombra delle moltitudini la faccia -dei ribelli e dei dominatori. E per un attimo riassaporò la gioia che -gli era una volta piaciuta, quella di moltiplicare la sua potenza -tirannica nella potenza passiva di migliaia d'uomini, poichè dalla -natura egli era sorto con un cervello d'autocrate e la sua strada era -segnata in capo delle turbe, ove s'innalzano gli stendardi, ove -camminano i Re. - - - - -TERZA PARTE - - - - -I - - -Senza mutamento ricominciò il suo vivere consueto. La Clinica, -l'Università, i molteplici consulti, le pratiche di laboratorio, lo -assorbivano da mattino a sera, ed anzi metteva nell'occuparsi una specie -d'iracondia, quasi che un'oscura ma imperiosa inquietudine lo -sospingesse a consumare con febbre tutte le ore della sua giornata. - -Il mattino, al primo destarsi, lo stringeva un attimo di perplessità, e, -per una pigrizia del tutto morale, avrebbe voluto continuare quel sonno, -quel vuoto e opaco sonno che gli pareva quasi una immensa camera buia. - -Ma, vinto con una tensione dei nervi quell'impreciso attimo di paura, -ecco egli era novamente l'uomo limpido e ferreo, il qual cercava -d'imprimere in ogni cosa che facesse un segno della propria volontà. -Soltanto gli pareva ormai che tutto questo fosse divenuto una vecchia -abitudine automatica e vana. - -Curare gli uomini, insegnare ad uomini, comandare sopra uomini, cercare -indefessamente una verità, stabilire un principio, sentirsi alto, -potente, solo, -- tutto questo gli era piaciuto un giorno, gli era -sembrato sommamente utile, sommamente necessario... Ma ora non ne vedeva -più con precisione lo scopo; non era più così certo che questa fosse la -sua strada, nè fosse in alcun modo una strada. Gli pareva che su -l'immenso caos organizzato gravasse quasi una pausa oscillante, una -lunga infinita vacuità, la qual pausa era stupore. Gli pareva di tornar -da capo con tutto il suo cervello pensante alla ricerca delle ragioni -d'ogni cosa. Questo piccolo fatto dell'aver ucciso, dell'aver ucciso -egli stesso, con la sua propria mano, con la sua nitida volontà, gli -scompigliava nel pensiero l'ordine immenso e la ragione intrinseca delle -cose. Non era uomo da conoscere ciò che si chiama volgarmente il -rimorso, poich'egli sapeva prima, e credeva di saper tuttora, che s'era -impadronito, nell'uccidere, d'un suo virile diritto. Ma nel medesimo -tempo sentiva che un fatto nuovo, un fatto di principio, era entrato con -ciò nel suo mondo cerebrale, anzi dominava come un improvviso equivoco -nella serrata logica del suo pensiero. Non rimorso era, e nemmeno era -una pavidità oscura de' suoi sensi davanti all'ombra di colui che -giaceva. Non dunque una stolta paura della sua coscienza, e meno ancora -della vendetta umana, ch'egli sentiva di poter vincere quand'anche -s'apparecchiasse; -- ma era invece un fatto quasi organico, un fenomeno -della sua stessa materia, la quale _sapeva_ di aver data la morte. -Questa parola «morte», che fino allora, pur vivendole in mezzo, pur -combattendola giorno per giorno, eragli parsa lieve, ora, inattesamente, -si vestiva d'un significato nuovo; non pauroso, non orrido, ma -stupefacente: -- un significato che assaliva tutte le cose -dell'universo, non potendo ad altro somigliare che ad una specie di -divinità. - - -Aveva da poco finito il pranzo, il suo pranzo veloce, che Giovanni gli -imbandiva e gli sparecchiava ubbidendo a' suoi cenni. Era stanco d'una -giornata intensa; più che stanchezza, era un senso d'affaticante inerzia -che gli pesava nelle vene, mentre per l'aria ferma cominciavano a -fluttuare come invisibili sciarpe le calure della vicina estate. - --- Giovanni, -- diss'egli allora, -- pòrtami, ti prego, un giornale. - -Sorse di tavola, entrò in una sala che non era illuminata se non dal -riverbero della sera inazzurrata. Un lembo di cielo, con rosse nuvole, -chiudeva come uno scenario il quadrato calmo della finestra, e si udiva -salir dalla strada lo scalpiccìo della folla sui marciapiedi; si udivan -ruote correre, battere ferri di cavalli, freni soffiando stridere, -motori, con ánsiti e scoppi, lanciare per l'aria sonora un tremito -ronzante, una burrasca di velocità. - -Lentamente s'affacciò al davanzale, guardando in giù, verso lo sbocco -della contrada e verso il quadrangolo della piazza colonnata, che -allargava la sua chiara vastità intorno ad una piccola fontana. - -Allora subitamente si rammentò con maraviglia d'una cosa futile... d'una -sera, dell'anno antecedente, o forse d'un tempo ancor più lontano, -quand'egli appunto se ne stava così, fermo, a contemplare dalla finestra -la bella piazza illuminata, allorchè gli avvenne di riconoscere un uomo -che per il mezzo la traversava; un uomo alto, magro, leggermente curvo, -che veniva incontro alla sua casa, e camminando guardava se ci fosse -ancor lume nelle sue finestre, lassú... - -Gli parve che il senso della moltitudine, del frastuono, il senso -attuale di quella piazza, consistesse appunto nell'uomo che certa sera -la traversava, nè ora la traverserebbe mai più, nei giorni tumultuosi -ch'eran per nascere su l'infinita vita... Rimase un momento con gli -occhi attoniti a fissare il pennacchio della fontana, poi trovò che -questo ricordo mancava d'ogni reale consistenza, si ritrasse, accese il -lume, sedette davanti alla scrivania. - -Prese un foglio di carta, e, intinta la penna, tracciò distrattamente un -nome al sommo della pagina bianca: -- Novella... - -E dal chiarore invisibile che mandava questo piccolo nome, un sorriso -limpido come il sole tornò a brillare sul mondo. Una memoria di lei, -della sua bocca, lo tormentò così forte che il suo desiderio ne pianse, -così forte che gli sembrò di averla udita entrare, con un fruscìo dietro -la seggiola della sua lieve sottana, e gli sembrò che si curvasse, per -avanzargli sopra una spalla, d'un tratto, la bocca respirante, per -fargli con le calme sue braccia un nodo senza forza intorno alla gola -soffocata... - -Si sentiva ridivenire con voluttà un illogico e docile uomo, libero da -tutte quelle complicazioni cerebrali che lo spingevano indefessamente -alla ricerca di «cause ulteriori»; s'accorse che pur una cosa v'era, la -quale sapeva sottrarsi alla sua concezione transitoria, inutilistica del -mondo: e questa era un'altra creatura come lui, fatta solo di carne -lábile, di bellezza fugace, che sarebbe morta e sparita, che avrebbe -dispersa in un pugno di polvere la sua ragione d'esser vissuta, ma che -bastava tuttavia per soverchiare i limiti della conoscenza, per lanciare -il sogno d'un uomo nella spaventosa eternità... - -Di lei sola, di questo solo amore, il suo cervello analitico non cercava -ragione. L'amava; era pieno il mondo di questo amore esultante; le cose -tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo -cuore. Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e -nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita -molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed -immensa che il credente riassume in Dio. - -Amandola, questo ribelle, questo anarchico, sentiva di ubbidire; di -ubbidire non a lei forse, nè al cieco dominio della sua propria -passione, ma quasi ad una legge di natività, immemorabile come la vita, -più necessaria e più semplice di tutte l'altre da lui contemplate, -- -«una legge di dedizione e di generazione, ínsita in tutto ciò che vive, -radicata nell'elemento stesso del mondo, la legge per cui tutto -continua, la sola che tutto comprende, ciò che veramente è l'anima delle -cose, il Dio non creato dagli uomini...» - -Queste parole aveva scritte ne' suoi libri, ed ora le ripensava per -confrontarle con l'anima sua presente. La penna gli era caduta su la -pagina bianca; il tempo scorreva dolce nella sera ventilata. Le -ripensava, guardando distrattamente verso l'alta scansìa, cárica di -volumi rilegati d'un cuoio verde, con le diciture incise a caratteri -d'oro, i quali splendevano dietro l'invetriata luccicante. - -E vedeva coloro che li avevan scritti, i suoi fratelli anteriori, -dispersi nell'epoche lontane, per le più lontane contrade della terra, -amici e nemici fra loro, ma raccolti da un solo nulla in una sola ed -uguale Inutilità. E ripensava più oltre quel che aveva scritto: - -«O profeti degli errori più diuturni, o conquistatori terribili che -volgeste in cenere funeraria la bellezza dionisiaca della vita, non è -forse tempo ancora che un Dio più evoluto esca dalle nostre officine? -Non è forse tempo ancora che il crogiuolo d'un chimico rivelatore -imprigioni per sempre nella materia la favola dei vostri paradisi? - -«La remota vostra leggenda metafisica servì a creare la morte quale noi -oggi la vediamo, ed in ogni cosa che l'uomo toccò, in ogni passo che -fece, in ogni respiro d'aria che bevve co' suoi polmoni avidi, trovò -questo veleno mesciuto negli elisiri della vita. - -«Perchè, o medici, o filosofi, o poeti, non guariremo noi l'uomo di -questo suo morbo millenario, che lo spinse a ricercare nella prigione -dei cinque sensi, con la sua logica d'apparenze, una ragione di sè? - -«Possiate voi comprendere in un senso bello e sereno, in un senso -d'aurora e di lontananza, questa maravigliosa parola ch'io vi canto: -«_Il domani!_» - -«_Ieri_», o uomini, è la parola buia. Significa essere stati, quindi non -essere più. «_Ieri_» è veramente la morte. Ma tuttociò che si chiama -luce, sole, amore, gioia, bellezza, possibilità... tutto questo ha nome: -«_Domani_». La vita non è che l'Oriente verso il quale si cammina, il -sole che nascerà domani. L'inutilità immensa e magnifica di tutte le -cose è in questo appunto, che la vita comincia davanti a noi, comincia -domani...» - - -Affaticato, egli si chiuse nel palmo la fronte calda; una gioia umana -gli navigò sopra il cuore, gli fece sorridere la bocca, dalla mente gli -bandì quella torma di pensieri estenuanti; perchè il suo «domani» era la -donna che amava di un amor quasi barbaro, ed era il gorgo di felicità -che gli si apriva nell'anima quando appena sovra lei si posasse una -carezza della sua mano, -- della sua mano che aveva medicato la febbre, -le piaghe, i dolori degli uomini, ed aveva pure, con un sottile ago -d'acciaio, avvelenata una debole vena. Il suo «domani» era ciò che non -aveva conosciuto ancora nella veemente sua vita, se non fra distratte -avventure, ch'erangli parse lievi all'anima e fors'anche ai sensi come -quel rumore di seta scivolante che fa, nel cadere, una gonna slacciata. - -Ma ora la sua bontà s'allontanava dagli uomini; la sua bontà non poteva -più guarire liberare o difendere che una sola creatura. La sua missione -gli pareva divenuta quasi puerile, al segno da sentirsene stanco e da -non saper comprendere più, nemmeno razionalmente, per qual ragione -proprio lui, che in fondo era un autocrate, un inutilista, un -distruttore, proprio lui che in fondo spregiava tanto gli uomini da -sentirsene padrone come d'un branco di pecore, avesse fino allora speso -tanti anni della sua vita, e sempre con indefesso amore, con -un'abnegazione talora confinante con l'eroismo, per guarire una folla -d'estranei, davanti ai quali non compiva che un atto malinconico e -faticoso di servitù. E spese tante ore nel suo laboratorio, alla ricerca -d'un farmaco, d'una scoperta che li guarisse meglio, e tante ore su -l'alto d'una cattedra per dividere con cervelli sbadati il pane della -conoscenza... Ora non capiva più come avesse potuto fare tutto questo; -anzi la memoria d'averlo pur compiuto lo lasciava leggermente sorpreso, -come se ciò fosse stata l'opera d'un altro. Insieme nasceva in lui, -contro il suo mestiere, un'avversione quasi fisica, perchè gli pareva -impossibile di dover toccare con la stessa mano il corpo d'un infermo e -la dolce soave carne di lei, ch'era una musica divenuta forma, un -profumo divenuto respiro... - -Taluni pensieri futili, quasi feminei, lo assalivano. Certo non avrebbe -mai voluto che, nello starle accanto, la tormentasse un odor medicinale -d'etere o di cloroformio, il quale avesse impregnato la stoffa de' suoi -abiti, o che, stando con lei, venisse chiamato altrove, o con lei -giacendo, avesse il mattino a sorgere dal letto per impartire la sua -lezione giornaliera nell'aula un po' tetra dell'Ateneo... - -Era pur nato nella famiglia vandalica dei dominatori: avevano battuto il -suo metallo su l'incudine che foggia la corona dei re; il suo cammino -era per l'alte nuvole, nell'infinita bufera. Ma questo bisogno d'esser -tale, di non potersi credere inutile come un piccolo uomo, era insieme -la sua spirituale schiavitù. E trovava necessario di appartenere ad una -missione, ad un amore, ad un'idea; sentiva, negando, il bisogno di -credere, comandando, la necessità di ubbidire. - -Egli s'era provato ad uscire dal dominio suggestivo delle parole, -rompendo la catena dei sensi, ed era giunto a quel segno dove la -convenzione cessa, gli estremi si confondono, e tutte le parole che in -sè racchiudono un senso antagonistico -- piacere o dolore, fede o -negazione, dovere o diritto, e più oltre, fino all'ultime: vita o morte --- non possono altro rappresentare che un suono di sillabe diverse. - -Così egli pensava, ed aveva per lunghi anni pensato, finchè la sua mano -temeraria s'era persuasa di poter compiere ciò che la logica umana -chiama un delitto. - -Ma inattesamente la sua materia si sentiva trasformata da quest'atto, e -gli pareva che un oscuro divieto ci fosse, fuori dalla coscienza, dalla -logica, dalla divinità, -- un divieto fisico, radicato anch'esso nella -materia universa come un istinto fondamentale, profondo in essa come -quell'altra legge di dedizione e di generazione, che veramente è l'anima -delle cose, il Dio non creato dagli uomini... - -Ed ora non sentiva nemmeno più il bisogno di difendere con una frode -complicata il suo semplice delitto; sentiva solo che un barbaro antico -era tornato a vivere nel suo cuore angusto d'uomo civile, ove la preda e -l'amplesso rimanevano ancora le più belle ragioni del vivere, dopo tante -metafisiche fallite, dopo tanti millenni di ascendente umanità. - - -Allora mosse la penna su la pagina bianca, e scrisse all'amante che -amava: - --- «Sì! parti domani, come tu vuoi, come voglio anch'io... perchè ti -amo, ti amo, e non amo che te!» - - - - -II - - -Adesso di casa in casa, d'uscio in uscio, la voce correva. Era un -piccolo serpentello, nero viscido rapido, ch'entrava di soppiatto per le -fessure, faceva il giro delle camere, saltava inafferrabile, spariva. -Aveva cominciato a muoversi nell'ombra, con un tortuoso e lento camminar -di vermiciattolo, ed ora non aveva più paura nemmeno del sole; fischiava -con la sua lingua biforcuta, lasciando per dov'era passato una -lumacatura brillante. Non potevan trovarsi due persone a discorrere -insieme, che non capitasse loro fra piedi; non rispettava nè i focolari -nè i talami, nè il municipio nè la chiesa; ogni giorno cresceva -d'insolenza e fischiava con maggiore implacabilità. - -La gente dapprima se n'era impaurita; ma ormai lo lasciavan entrare -liberamente per le lor case, e, stupefatti della sua straordinaria -vitalità, nessuno cercava nemmeno di schiacciargli il capo sotto il -piede, come si usa fare con le vipere. - -Il serpentello fischiava e diceva: «L'hanno avvelenato... sì, sì, sì...» - -Una curiosità malsana cominciò ad agitare quella calma popolazione; -tutto il giorno v'era gente che si aggirava nei pressi del cimitero, -discorrendo a bassa voce; taluni andavano a visitare la tomba recente, -quasi per interrogarla sopra il suo mistero; di notte i lumi si -spegnevano più tardi che per il consueto e certi orribili sogni -scendevano a turbare la fantasia di que' semplici lavoratori. - -Su, su, strisciando fuori dal borgo, la voce era salita fino alla villa; -era entrata per l'ortaglia e per la porta di servizio; s'era fermata -qualche giorno in cucina prima di arrischiarsi ad entrar nelle sale. - -Ma quando Novella fu partita per la città, e nella casa restaron i due -vecchi, Maria Dora, lo scemo, a consumar tristemente le giornate -inoperose, una mattina capitò il padre di Maurizio e chiese di parlar -con Stefano da solo a solo. Certo egli non compiva due volte all'anno un -così lungo tragitto co' suoi logori piedi: ma era venuto perchè ciò gli -pareva necessario, ed eran amici da troppo tempo, lui e Stefano, perchè -gli paresse lecito di tacer oltre. - --- Senti... faccio bene? faccio male? Non so. Ma devo dirti una cosa -grave... molto grave. - -Stefano aggrottò le ciglia. - --- Poichè tu, naturalmente -- continuava l'altro, -- non sai nulla... - -Stefano infatti nulla sapeva. Ma non era del tutto impreparato. Qualche -indizio lo aveva pur sorpreso; certe vaghe ombre nelle fisionomie della -gente, certi mormorii, qua e là, per i cascinali, non gli eran del tutto -sfuggiti. - --- Si dice... -- cominciò il vecchio. - -Era un campagnolo del vecchio stampo, e si spiegò senza tergiversare, -con parole spedite. - -Stefano dette un gran pugno su la tavola e non cercò nemmeno di -contenere la sua collera. - --- Ecco due parole stupide: «Si dice!» Chi lo dice? Chi?... - --- Tutti. - -Allora la sua collera cadde; gli si aperse un enorme spavento nel cuore, -perchè, di colpo, non si sentiva più del tutto certo che dicessero il -falso. Lo mandò via trattandolo quasi male, bestemmiando ch'eran pazzi e -birbanti, con fiere minacce contro quelli che ne avessero parlato -ancora. Poi si giurò d'impedire che sua figlia e sua moglie avessero mai -notizia di questa orribile voce; ma non era trascorsa un'ora, che già -egli prendeva in disparte mamma Francesca e tremando le confidava -sottovoce: -- Senti, vecchia... - -Si curvarono paurosi e muti su questo enorme secreto. La notte non -dormivan più; volevan persuadersi a vicenda che la orrenda cosa non -poteva essere avvenuta in casa loro; ma una voce intima, nel cuore di -ciascuno, sibilava come il serpentello: «Sì, sì, sì...» - -Ella non fu più la bianca solerte massaia; egli più non si occupava del -giardino, dell'ortaglia, nè di andare per i campi a sorvegliare i -bifolchi; ma camminava rannuvolato per le stanze; la pipa gli si -spegneva tra i denti. - -Maria Dora li osservava con attenta curiosità. «Che mai poteva esserci -di nuovo ancora?» - -Sapeva che Novella era andata a trovare il suo amante. Questo pensiero -le faceva un po' dolere il cuore... Di giorno, per un nonnulla, era -stizzosa, e verso l'alba udiva spesso i galli cantare. - -«Cos'era venuto a fare il padre di Maurizio fin lassù? Dopo la sua -visita, che mutamento in quella casa! Anche la Berta da un pezzo era -cambiata; ogni tanto parlava di andarsene e faceva quanto mai la -misteriosa...» - -Una sartina del paese, una brunetta graziosa e pettegola, in quei giorni -le stava terminando gli abiti da lutto; qualche volta lavoravan insieme, -sedute a fianco, presso la macchina da cucire. Costei cicalava più in -fretta che non cucisse con l'ago veloce; Maria Dora le dava del tu e -cucivano insieme per lunghe ore. La sartina aveva un brutto nome: -Palmira; ma la chiamavan Miretta, e doveva sposare Lionello dai baffi a -punta -- Lionello Garlanti, parrucchiere, da Rimini... Se appena stava -zitta, le usciva, nel cucire, una puntina di lingua rossa tra le labbra -sottili; ma questo non accadeva quasi mai, perchè parlava di continuo -come un mulino a vento, e di tutti e di tutto parlava con estrema -volubilità. - -Finalmente un giorno Maria Dora prese Maurizio alla sprovvista e con -mille astuzie incominciò a farlo discorrere. Maurizio era timido, le -voleva bene; disse qualche parola di troppo, che non voleva dire... poi -si confuse. - -Marcuccio scriveva un discorso funebre; ogni giorno scriveva un discorso -funebre... - - -Ma Dandolo Zappetta frattanto era già tornato in città. Il raccoglitore -di farfalle aveva compiuta l'opera sua con una precisione davvero -scientifica e rincasava portando nella valigia un meticoloso -incartamento, oltre ad alcuni esemplari preziosi di farfalle nostrane, -poichè i due compari non gli avevano mentito affatto e quella fiorita -regione abbondava di vaghissimi papilioni. Dandolo Zappetta sapeva -d'esser stato prodigioso; una soddisfazione legittima gli allargava lo -spazio del cuore, senza tradirsi per altro segno visibile che un allegro -fischiettar pertinace, il quale non gli si era staccato dalle labbra per -tutta la via del ritorno. - -Quest'uomo piccolo e mansueto, il quale non ambiva altro regno che la -sua soffitta nè altri sudditi che lo stuolo delle sue morte farfalle, -amava tuttavia la vittoria come l'amano i predatori, e nella sua -piccolezza estrema gli piaceva solo di misurarsi coi più forti. - -Allora, quando fu di ritorno, questo piccolo uomo salì agilmente i -cinque piani della sua soffitta, schiuse l'uscio e corse a riveder le -sue farfalle, con la medesima tenerezza d'una madre la quale andasse a -riguardare la cuna del proprio bimbo. Indi si mutò d'abiti, con grande -cura indossò di nuovo il suo logoro giubbino luccicante, si strofinò per -dieci minuti le scarpe senza macchia, scelse nella valigia, tra un -grosso fascicolo, certe carte che gli occorrevano, mise un vecchio -cappello duro di color marrone, che gli calzava fin quasi ai -sopraccigli, e col bocchino di legno fra i denti, tranquillamente uscì. - - -Tancredo, che gli avvenne d'incontrar per primo, cominciò a tempestarlo -di domande precipitose. In luogo di rispondere, Dandolo non faceva che -affrettare i suoi passettini da lucertola, con tanta rapidità che il -Salvi durava gran fatica nel camminargli di paro. - --- Pazienza, mio buon Tancredo! Io son avvezzo a procedere con ordine in -tutte le mie cose. Fra cinque minuti saremo a casa del Metello e, quando -potete ascoltarmi entrambi, allora parlerò. - --- Almeno tóglimi da questa orribile incertezza! -- lo supplicava -Tancredo. - --- Figúrati, -- gli narrò sorridendo il raccoglitore di farfalle, -- -figúrati che ho trovato perfino il solo esemplare di Vanesse ch'io non -possedessi: la _Vanessa Atalanta_ con le ali nere vellutate. Non solo, -ma una magnifica _Saturnia Pavonia_, grossa quasi come un pipistrello! - -Tancredo grugnì una bestemmia, che fece sorridere l'omino. Allo -scampanellare che fecero, anzi tutto rispose il ringhio asmàtico di -Volapuk, un decrepito can barbone, fegatoso come una zitella ed irsuto -come un istrice; poi Saverio accorse, e ricevette gli ospiti con un -formidabile: Urrà! - --- Dunque? dunque? -- non cessava dal ripetere, facendoli entrare in un -salottino, dove ambedue cominciarono a carezzar l'omino accerchiandolo -d'infinite premure. - -Saverio gli avanzò una poltrona, Tancredo ve lo fece sedere a viva -forza, esclamando: - --- Siedi, e parla finalmente! - --- Siamo soli? -- premise Dandolo, quasichè si divertisse ad esasperare -la loro impazienza. - -Il Metello andò a chiudere la porta. - --- C'è mia madre; però è sorda; e credo anzi che dorma. Dunque? - --- Ti prego, Tancredo, sièditi, -- fece l'omuncolo. -- Dall'altezza -della tua statura mi pericoli addosso come la Torre di Pisa. - -Tancredo gli ubbidì; sedettero entrambi davanti a lui, vicini. Dandolo -introdusse una sigaretta fatta a mano in quel certo suo bocchino d'un -legno introvabile, trasse il portacerini d'argento, cesellato chissà mai -dove con un volo di grù, diede fuoco al fiammifero, accese -meticolosamente la sigaretta, spense, cercò invano con gli occhi un -portacenere ove deporre il cerino. - --- Butta per terra, -- disse nervosamente Saverio, davanti a -quell'indugio. - --- Oh, non importa! -- E alzatosi, lo andò a gettare nel camino. - -Poi si volse, guardando quei due che pendevano dalla sua bocca, e, senza -mutar voce nè fisionomia, disse tranquillamente: - --- Ha ucciso. - -I due si batteron un pugno scambievolmente su le ginocchia e con impeto -sorsero in piedi. - --- Vivaddio! Ci siamo! - --- Non ci siamo... -- corresse l'omino. -- Anzi non ci siamo affatto. - -Una bufera di domande l'avvolse, ond'egli per difendersi protese un -braccio. - --- Piano, piano... Vi prego di lasciarmi parlare. - -E si mise a camminar lentamente fra i mobili del salotto. - --- Vi ho comunicata -- riprese -- la mia profondissima convinzione. Ha -ucciso. E lo ripeto: Sì, ha ucciso. A voi non importa conoscere quello -che feci, nè come nè in qual modo giunsi a chiudere affermativamente -un'istruttoria così greve di conseguenze; voi m'avete dato un incarico, -io l'ho assolto. Se poi v'interessa conoscerne i particolari, ve li -racconterò, ma più tardi. - --- Insomma, -- lo interruppe il Metello, -- perchè hai detto che non ci -siamo? - --- Piano, vi ripeto. Fino ad oggi ho lavorato per voi; ma ora, se non vi -dispiace, intenderei di aver lavorato anche per me. - --- Come? come? -- lo aggredirono. - --- Ecco, mi spiego. Per voi, lavorare, è sinonimo di guadagnar denaro; -per me ha tutti i sensi che volete, infuori da questo. L'«affare», siamo -intesi, è vostro. Ma la responsabilità morale della faccenda è mia; -quindi mi preme di condurla bene a termine. Insomma: io vi metto una -condizione. - --- Quale? - -Egli disse con voce risoluta: - --- Che non vi baleni mai per il capo l'idea di vendere al Ferento stesso -il delitto di Andrea Ferento. - --- Oh, perchè? -- esclamarono i due. - --- Perchè, dato e non concesso che un uomo come il Ferento si pieghi -fino a pagare il vostro silenzio, questo vorrebbe dire nascondere un -delitto che va messo in luce, sopprimere un giorno di sbalordimento -nella vita pubblica italiana; anzi vorrebbe dire ormai altra cosa: far -sì che un tal giorno venga ugualmente, ma che non sia da voi nè da me -lacerato il suo velo. - -Poichè tacevano perplessi, egli domandò: - --- Mi capite? - -Uno alla volta, e insieme, cominciaron minutamente a contraddirlo. - --- Insomma, ragazzi, -- li interruppe Dandolo bruscamente, -- non -perdiamo tempo. Chi di voi si sente il coraggio di presentarsi ad Andrea -Ferento e dirgli su la faccia: -- «Voi avete avvelenato Giorgio Fiesco. -O mi date una certa somma, oppure vi denunzio al Procuratore del Re»? -No, è inutile che vogliate rispondermi: di voi due nessuno lo saprà mai -fare. Il solo forse che ne avrebbe il coraggio, son io. Ma io non -intendo affatto prendere questa via, prima di tutto perchè non voglio -denaro, poi perchè venire a patti col Ferento sarebbe assurdo. - --- Assurdo? - --- È la parola esatta. Davanti al vostro dilemma, il Ferento corre al -telefono e vi fa arrestare per ricatto. Insieme provvede fulmineamente a -parare il colpo che la vostra imperizia gli avrebbe così male assestato. -Prove materiali non vi sono, per ora: è un potente, la giustizia è sua, -la legge è sua, gli basta prevedere l'attacco per poterlo debellare. Voi -fate questione dell'uomo che sia forte abbastanza per misurarsi con lui. -Non ne vedo che uno: Salvatore Donadei. Del resto -- concluse, -- o voi -m'ubbidite, o io me ne torno come son venuto e faccio a meno di voi. - --- Non ti eccitare, -- lo persuase il Metello, con voce lusinghevole. - --- Io sono un uomo risoluto, -- spiegò Dandolo. -- Vi ho messa una -condizione dalla quale non recederò. La strada è una sola, e vi avverto -che, se farete altrimenti, penserò da me stesso ad informarne il -Donadei. - --- Può darsi che tu abbia ragione, -- ammise per primo il Metello, -ch'era uno spirito riflessivo. Ma Tancredo, nel cuor suo non intrepido e -forse remotamente buono, ancora non aveva guardato mai da presso il caso -di dovere abbattere con un colpo mortale quell'uomo che in fondo egli -conosceva, che in fondo non era stato nè orgoglioso nè ingiusto con lui, -quell'uomo inflessibile, che sapeva essere così dolce nel parlare con la -sua cognata, quel Ferento insomma, che forse aveva ucciso, ma chissà per -quale ragione incomprensibile o necessaria... Ed ora, nell'apparirgli di -questo inatteso evento, egli provava un senso non di sola paura, ma -quasi di rimorso e d'inibizione, come se quei fermi occhi lo guardassero -in faccia e quella voce calma gli ripetesse ancora una volta: - -«Lei è il fratellastro di Giorgio Fiesco, è vero? E desidera vederlo? -Venga, la condurrò.» - --- «Estorcere denaro ad un milionario, è un conto; rovinare del tutto un -uomo, non mi sembra più la stessa cosa...» -- rifletteva Tancredo fra -sè. Ma diede una scrollata di spalle, strinse la bocca e nulla disse. - --- Anzi, -- affermò il Metello, -- più vi penso e più vedo che hai -ragione. Quando si tenta un'impresa di questo genere bisogna riuscire. -Faremo come tu vuoi. Dunque racconta. - -Il raccoglitore di farfalle cominciò con un aforisma: - --- Voi dovete innanzi tutto sapere che l'uomo è naturalmente nemico del -proprio secreto. Pensare una cosa vuol dire farla esistere; compierla -significa tradirsi. - --- Sarà benissimo, -- gli accordò il Metello, che amava i racconti -laconici. - -Ma Dandolo proseguì: - --- Dovete anche sapere che l'individuo, nella vita sociale, non è mai -veramente solo; c'è qualcosa che vede, spia, vigila, origlia, fotografa -i passi nel buio, indovina i movimenti traverso i muri, veglia sempre, -sempre, dentro e fuori le case degli uomini. È l'Invisibile, che monta -di fazione davanti alla nostra porta, che guarda per le serrature, sale -sul tetto, scivola come un ladro giù per la cappa del camino; è -l'Anonimo feroce, invidioso, pettegolo, astuto, proteiforme, che pare -non somigli a nessuno ed è invece l'onnipresente complice di tutti -quanti gli uomini. - --- Dandolo, per carità!... -- intercesse il Metello. - -Costui non se ne dette per inteso. - --- E vi sono due specie di delitti: veloci e lenti. Se i primi possono -talvolta contare su l'impunità, gli altri, nella diuturna loro -incubazione, finiscono con ravvolgere il colpevole d'un'atmosfera -sospetta, che inevitabilmente lo tradisce. Ma tutto questo non -v'interessa, mi pare... - --- Questa non è per lo meno la parte essenziale, -- disse il Metello con -urbanità. - --- Invece, mio caro, questo è proprio l'essenziale. Io sono andato -laggiù solo per fare conoscenza con l'Anonimo, e sono stato così abile -da inspirare a costui la più assoluta fiducia. Quella denunzia che noi -porteremo contro Andrea Ferento non è opera mia nè vostra; è l'Anonimo -che ha lavorato per noi, è l'Anonimo che l'ha tessuta. Volessimo anche -offrire a quest'uomo il dono del nostro silenzio, è forse troppo tardi: -l'Anonimo l'accuserà. Ma sarebbe un'accusa vaga e disorganica, priva di -un ordinatore che ne abbia raccolte le fila: io stesso; di un -denunziatore che l'assuma: Tancredo; di un avvocato abile che ne -dimostri l'efficacia: il Metello; d'un uomo potente che la sostenga: il -Donadei. - --- Bravo! -- esclamò Saverio. -- Per quello che mi concerne, io sono -pronto. - --- Infatti, -- concluse il raccoglitore di farfalle, -- ora tocca a voi. -Per mio conto vi affermo che il giudice istruttore in persona, con tutti -i suoi sgherri, non potrà fare più di quello ch'io feci. Ho recitate -venti parti nella commedia, senza mai perdere il filo. Vi basti sapere -che il medico Paolieri mi ha promesso di venirmi a trovare in città ed -il vecchio Landi mi ha condotto ben due volte a visitare le sue -campagne. Non vi parlerò dei De Martino, che, per farmi cosa grata, si -sono messi a caccia di farfalle, nè di venti altre persone delle quali -ho notato come un fonografo tutte le parole importanti. Cominciamo -dunque, se volete, a sfogliare l'incartamento... - -Trasse alcuni fogli da uno scartafaccio che teneva nella tasca interna -del suo giubbino, e sciolta la funicella che lo serrava, piegatala, -messala via, distese le pagine ch'eransi arricciate e, con la voce -metodica d'un cancelliere, dalla prima parola incominciò: - -«Clemente Gaspare De Martino, di professione fittabile, nativo di... -d'anni quarantasei...» - - - - -III - - -Salvatore Donadei stava scorrendo un fascio di giornali, che -ingombravano la sua larga scrivania, quando l'usciere della redazione -entrò per la seconda volta ad annunziargli che due signori, dei quali -teneva in mano i biglietti da visita, chiedevan con insistenza d'esser -ricevuti per una comunicazione urgentissima. Salvatore Donadei sollevò -il capo selvoso, interruppe il segno azzurro che stava tracciando con -una matita sul margine d'un articolo e domandò nervosamente: - --- Ma insomma, chi sono costoro? Cosa vogliono? - -L'usciere s'avanzò verso la scrivania e vi depose i due biglietti da -visita, che il Donadei sbirciò in fretta: -- «Saverio Metello, -giornalista» -- «avv. Tancredo Salvi» - --- Quest'ultimo, -- illustrò l'usciere con un forte accento meridionale, --- si dice fratellastro del defunto ingegnere Giorgio Fiesco. Vennero -ieri e tornaron stamane; si dicono latori di una notizia che deve -interessarla molto e rifiutano di abboccarsi con un qualsiasi redattore. -Fanno anticamera dalle tre, ossia da un'ora e venti minuti. Mi sembran -due persone pulite... -- aggiunse con sussiego l'usciere loquace, il -quale per tal modo si rivelava un profondo conoscitore d'uomini. - --- Seccature! -- mormorò il Donadei, carezzandosi la barba quadrata. - -Rilesse attentamente i due biglietti da visita, indi soggiunse: - --- Via, sbrighiámoci! Fáteli entrare. - -E per non perder tempo riprese la lettura dell'articolo che andava -sottolineando. Salvatore Donadei non credeva molto alle cose importanti, -sopra tutto quando v'eran di mezzo un giornalista ed un avvocato; laonde -alzò appena lo sguardo sopra gli occhiali d'oro per osservare que' due -sconosciuti che, varcando la soglia, si piegavan automaticamente in un -profondo inchino. - --- Onorevole! Onorevole!... -- dissero insieme. - -Il Direttore della «Crociata», organo del partito cattolico, ch'egli -rappresentava al Parlamento, rispose con un cenno lieve del capo ed in -modo vago additò loro due seggiole. Saverio Metello si sentiva meno -impacciato che non il suo compare Tancredo, forse perch'era più piccolo -ed occupava meno spazio. Ma infine sedettero, il Metello a destra, -Tancredo a sinistra della scrivania, e precisamente Saverio alla -sinistra ed il Salvi alla destra dell'onorevole Salvatore Donadei, il -quale faceva scivolare dall'uno all'altro un lento sguardo lumacoso -dietro i suoi convessi occhiali d'oro. - -Tancredo che, poverino, era di nervi ultrasensibili ed aveva il brutto -vizio d'analizzar le persone, anzi d'immaginarle a modo suo, non era -punto soddisfatto della prima impressione che gli diede quella faccia. -Il Metello invece se ne infischiava. - -Siccome il silenzio durava oltre quell'attimo che prepara ogni esordio, -il Donadei raccolse i due biglietti da visita e li lesse ad alta voce -con aria interrogativa. - --- L'avvocato Tancredo Salvi? - --- Son io! -- esclamò costui, dando un piccolo sobbalzo su la sedia. - --- Saverio Metello? -- fece il Donadei, volgendo il capo a sinistra. - --- Per servirla. - -Il direttore della «Crociata» li squadrò una seconda volta, serrandosi -nel pugno la quadrata barba castana, e li esortò nervosamente: - --- Dicano, dicano pure. - -La mano grassa e villosa dell'onorevole tamburellava su la scrivania, -facendo splendere un grosso brillante, che dava noia a Tancredo. La -catenella d'oro degli occhiali gli dondolava sul rovescio della -giacchetta nera. Infine Saverio trovò l'esordio. - --- È una cosa delicata, -- incominciò con somma cautela, -- così -delicata che mi trovo impacciato nell'esporla, essendo questa la prima -volta che ho l'onore di parlare con lei. - --- Per quanto delicata sia, loro han certo interesse a farmela sapere, -dal momento che han sollecitato un convegno per parlarmi, -- osservò -l'onorevole, con l'urbana ironia d'un sorriso che gli scivolava giù dai -labbri tumidi nella barba liscia. - --- Onorevole, -- disse il Metello con un sottil riso, -- mi permetta un -breve preambolo ancora, poichè la ragione che ci persuase a venire da -lei riuscirà certo ad interessarla più di quanto ella supponga. -Nell'alta sua posizione politica e come Direttore d'un grande giornale -cattolico, ella è forse troppo sovente assediato da importuni e da -sollecitatori d'ogni genere perchè due sconosciuti non muovano in lei un -senso di naturale diffidenza. - --- Affatto, affatto, -- credè opportuno inframmettere l'onorevole -Donadei. - -Ed il Metello con assoluta padronanza continuava: - --- Ecco, mi spiegherò in due parole. È avvenuto un fatto assolutamente -imprevedibile, del quale siamo i primi ed i soli depositari. Fra tutte -le persone alle quali questa rivelazione potrebbe interessare -- e sono -a un di presso tutti i più cospicui personaggi della politica e del -giornalismo italiano -- abbiamo scelto, onorevole, di far capo a lei. - -Tancredo ammirava senza limiti la disinvoltura del suo compagno e -l'ascoltava guardandolo a bocc'aperta, quasi ch'egli stesse per rivelare -un fatto a lui medesimo sconosciuto. Salvatore Donadei s'affondò -mollemente nella poltrona di cuoio, e sollevando gli occhiali per la -catenella d'oro se li riappinzò sul naso. - --- Ma, ecco, veda, egregio signor... egregio signor... -- cercò il -biglietto da visita e soggiunse: -- Metello! Da quanto ella mi dice non -comprendo bene due cose: nè qual genere di fatto «assolutamente -imprevedibile» sia potuto accadere, nè per qual ragione loro abbiano -scelto di dirigersi proprio a me. - -E con la sua bocca dolciastra fece un sorriso che non mancava d'arguzia. - --- Vuol permettermi, onorevole, ch'io cominci col rispondere alla sua -seconda domanda? - --- Scelga lei, -- fece l'onorevole con l'aria di chi deve prepararsi ad -una lunga pazienza. Ed il Metello riprese: - --- Capitanare un partito politico vuol dire necessariamente avere -un'idea da difendere, una da combattere; non solo, ma certi uomini da -spalleggiare, altri da colpire, e da colpire, poichè son nefasti, quanto -più si possa nel cuore. - --- L'uomo, l'uomo... -- interruppe quietamente il Donadei, -- è una -faccenda secondaria. Non è mai contro gli uomini che si deve infierire. - --- Sì, certo. Ma quando è appunto un uomo, con la sua forza, con la sua -potenza, con la sua dura volontà, quegli che rende inespugnabile tutto -un ordine d'idee contro le quali si combatte, allora diventa inevitabile -un duello del capo contro il capo, finchè il più forte vinca. Le -pare?... - -Egli disse così dolcemente questo: -- Le pare?... -- che il Donadei lo -guardò tre volte consecutive con una specie di maraviglia. Poi si -risollevò alquanto su la poltrona dov'erasi affondato, la trasse un poco -avanti contro la scrivania, su la quale si appoggiò con un gomito. -Infine ammise, come per condiscendenza: - --- Già, già... - -Tancredo in quel mentre osservò che su l'anulare sinistro egli portava -l'anello nuziale; onde si mise ad immaginare come poteva essere la -moglie di quell'uomo capelluto e barbuto. Chissà per qual ragione, se la -figurò alta, ossuta, ferrea, vestita severamente, con la pelle un po' -giallastra, certe maniere brusche, una pettinatura stretta, la voce -quasi virile. Nel medesimo tempo invidiava la genialità di Saverio -Metello e si sentiva così lontano dal poter prender parte al discorso, -che avrebbe quasi preferito non trovarsi lì. - --- Allora? -- fece l'onorevole per spinger oltre quella conversazione -che non gli pareva del tutto oziosa. Il Metello abbassò la faccia, quasi -per dar prova di una rara modestia. - --- Non vorrei presumere troppo delle mie forze, -- disse con umiltà, -- -se io credessi di poterla menomamente aiutare, dirò meglio secondare, in -quella magnifica lotta che da molti anni ella sostiene con una tenacità -coraggiosa ed infaticabile. Ho detto secondare, ma non è questa nemmeno -la parola: dovrei dire «servirla», dovrei dire «mettere nelle sue mani -quella terribile arma, di cui la sorte ci rese possessori e padroni.» - -L'onorevole aggrottò le ciglia e si passò una mano sui lisci capelli, -d'un denso color castano, ch'eran divisi nel mezzo da una fina -scriminatura. Così barbuto e capelluto, con gli occhiali a cerchi d'oro -ed il compassato abito nero, aveva un aspetto indeciso fra il -bibliotecario ed il prete armeno, con qualcosa d'ispirato e di subdolo -nell'incerta fisionomia. - --- Egregi signori, -- disse in tono declamatorio, -- se andassimo avanti -un pezzo con tali preamboli vedo che si rischierebbero due cose: la -prima, di perdere gran tempo, la seconda, di non comprenderci affatto. - --- Ella infatti ha ragione, onorevole. Non abbiamo alcun interesse a -perder tempo, ed ancor meno a tardare oltre nel comprenderci. - -Sorse in piedi, e puntando ambe le mani su la scrivania si protese un -poco innanzi, verso l'uomo che l'ascoltava, poi disse con una specie di -crudeltà sarcastica: - --- Onorevole Donadei, mi permetta una immagine. Come alla figlia di -Erode, noi veniamo a portarle sopra un vassoio d'argento la testa recisa -del suo nemico. In altre parole, noi siamo in grado di produrre -istantaneamente la più clamorosa e più doverosa demolizione della quale -possa oggi divenir spettatrice l'Italia! - -Poi si ritrasse con un moto repentino, e tornò a sedere, fissando co' -suoi lucidi occhi bigi Tancredo che impallidiva. Egli non lo aveva -seguito che parzialmente, ed era rimasto indietro a raccapezzarsi con la -figlia di Erode. Ma, durante quel grave discorso, la faccia -dell'onorevole si era fatta rossa e concitata, forse di maraviglia, -forse di sdegno, sicchè il Metello temette di aver precipitate le cose. -Infatti Salvatore Donadei durava uno sforzo, visibile in ogni muscolo -della sua faccia, o per dominare una repentina collera o per riaversi da -un eccessivo stupore. Come un uomo colto in fallo, cercò dapprima di -schermirsi. - --- Non ho il bene di comprendere le sue similitudini, egregio signor -Metello! -- esclamò con sussiego. -- Ma per sua regola mi pregio -avvertirla che non son uso a barattare la testa di chicchessia sopra -vassoi d'argento nè di alcun altro metallo! - -Saverio chinò la faccia e tacque. Solo, dopo una pausa, rispose: - --- Certamente mi sono espresso male. - --- Molto male! -- asserì con intendimento l'onorevole Donadei. -- Ed in -primo luogo mi piacerebbe sapere per qual verso ella supponga di -conoscere i miei giurati avversari, e mi presti l'idea di volerli -sbaragliare con ferro e con fuoco? - -Saverio tacque ancora, ma un risolino beffardo increspò la sua bocca. La -voce dell'onorevole si fece più sardonica nel chiedere ambiguamente: - --- E il nome? Quale mai sarebbe il nome di questo San Giovanni -Decollato? - --- Credevo, -- spiegò il Metello con audacia, -- che si trattasse di -Andrea Ferento. - --- Ah, vedo... -- fece l'onorevole con una voce bianca. E ripetè ancora -due volte: -- Vedo, vedo... - -Il Metello s'accorse che la sua temerità non era stata vana e pensò -d'incalzare. - --- Ho preferito entrar in argomento con parole esplicite, anzichè -tergiversare. Comprendo che la mia sincerità possa parerle -un'indiscrezione, tuttavia... - --- Tuttavia sono stupefatto ch'ella voglia insistere! -- l'interruppe il -Donadei, senza un soverchio sdegno. - --- Tuttavia, -- insistè il Metello, -- mi permetto di farle osservare, a -mia difesa, che, se mi sono ingannato nell'attribuirle un nemico -immaginario, dieci anni di attenzione indefessa alla sua opera valorosa -eran là per convincermi di questo errore, poichè la vita degli uomini -che governano i partiti cade necessariamente in dominio del pubblico e -sopra tutto dei loro partigiani. Le passioni, gli odî, gli amori, le -sconfitte o le vittorie d'un capo non appartengono a lui solo. - --- Ma, scusi, -- l'interruppe il Donadei con un vibrato risentimento, -- -io non mi sono ancor presa licenza di chiederle chi ella sia veramente, -nè sotto qual veste si arroghi la libertà di parlarmi in tal modo! - --- Io sono stato fino ad oggi un semplice spettatore, onorevole Donadei! -Ma uno spettatore che di punto in bianco s'alza dalla platea ed affronta -la scena per rappresentarvi una parte capitale. - -Tancredo non aveva mai conosciuto al suo compare uno stile così -altisonante, e ne restava sbalordito, soggiogato, come di fronte ad una -rivelazione. Lo stesso Donadei parve sorpreso d'una così tranquilla -sicurezza, ed avrebbe voluto rivolgergli un gran numero di domande, che -ancora gli parvero inopportune. - -Saverio Metello si stropicciò le mani, le sue mani aride, giallastre, -che parevan due nervosi artigli, quindi ricominciò: - --- L'uomo che non è stato finora alla mercè di nessuno aveva, come il -Colosso di Rodi, i piedi d'argilla. Ora è nelle nostre mani, e possiamo -d'un colpo stenderlo a terra, per sempre. - -La sua faccia splendeva d'un malvagio lume; le palpebre raggrinzite gli -battevano sui piccoli occhi bigi. - -Salvatore Donadei si raccolse di nuovo nel palmo la fosca barba -quadrata, ed insaccando il collo nel largo solino ammiccava di qua, di -là, fuggevolmente, quasi per dissimulare la sua tentazione di scendere a -patti con que' due sconosciuti. - --- Ma tutto questo non è possibile! -- esclamò, dopo una lunga pausa, -guardando con una specie di compassione que' due meschini uomini che -pretendevano di aver catturata una così bella preda. - --- Impossibile! assurdo! -- esclamò ancora, scrollando le spalle, e con -la voce dell'uomo il quale rinunzi a nutrire un'illusione troppo diversa -dalla realtà. - -Questo era il punto cui lo attendeva Saverio. Lo stesso Tancredo si -gonfiò d'un tal sorriso di sufficienza e di potenza che avrebbe da sè -solo debellata la più tenace incredulità. - --- È quello che vedremo! -- disse a fior di labbro, aggrottando la -fronte. - --- Tutto questo infatti, -- ammise il Metello, -- ha l'aria d'una -favola, o per lo meno d'una millanteria. Ma so che il suo tempo è -prezioso, onorevole, e non sarei certo venuto a farglielo sprecare -inutilmente. Inoltre so di trovarmi dinanzi ad un uomo il quale ha -bisogno di prove, non di sussurri, e non vuole daghe di cartapesta ma -buone lame da combattimento. Insomma, onorevole Donadei, se io le dessi -la prova tangibile di quel che ora le affermo? - --- Sarebbe un altro conto, -- si lasciò sfuggire il Direttore della -«Crociata». Ma si riprese tosto, ed aggiunse un: «Ossia...», cui dovette -cercare il sèguito. -- Ossia, come Direttore d'un giornale cattolico, mi -presterei volentieri all'esame di questa faccenda. - --- Esaminiamo, -- disse il Metello pacatamente, con un respiro di -sollievo. - --- Ma no, ma no, ella precipita! - --- Non precipito affatto, onorevole: io comincio appena. E comincerò con -un'ipotesi... Vuole? - -Salvatore Donadei, con il palmo della sua mano grassa e villosa -carezzava il bracciuolo della poltrona di cuoio; la barba gli nascondeva -il mento poggiato su l'ampia cravatta nera; la catenella d'oro degli -occhiali, passata dietro l'orecchio sinistro, gli dondolava su la spalla -mal costrutta e pesante. - -Saverio, a sua volta, si abbandonò contro la spalliera della seggiola, -e, diméntico dell'ipotesi, fece quest'affermazione tranquillamente -recisa: - --- Noi due, qui presenti, l'avvocato Tancredo Salvi ed io stesso in -persona, il giornalista Saverio Metello, abbiamo quel tanto che basta -per denunziare Andrea Ferento al Procuratore del Re. - -Avessegli fatto scoppiare un petardo sotto la poltrona, l'onorevole non -avrebbe dato un simile sobbalzo. - --- Cosa diavolo? cosa diavolo?... -- cominciò a balbettare. Divenne -rosso apoplettico ed arrotolò la sua barba quadrata in una specie di -lungo pungiglione, che gli sfuggiva dalle dita sparpagliandosi a ciuffi. -Poi disse: -- Zitti ... zitti! -- E levatosi, andò ad accertarsi che le -due porte fossero ben serrate, quella sopra tutto che immetteva nel -corridoio ed era una porta vetrata. Il Metello profittò di quella pausa -per strizzare l'occhio a Tancredo. - --- Anzi, è una cosa certa, -- soggiunse. -- Noi denunzieremo Andrea -Ferento al Procuratore del Re. - --- Zitto, zitto... -- suggeriva l'onorevole, tornando verso la -scrivania. Tancredo l'osservava nel frattempo con una specie -d'avversione invincibile. - -Era piuttosto alto e tozzo, con il capo leggermente piegato su la spalla -sinistra, molto più larga e più bassa dell'altra, la quale invece gli si -raggruppava contro il collo dandogli così un'apparenza, non di gobbezza, -ma di estrema goffaggine. La marsina, sciupata nelle falde, gli faceva -molte grinze al sommo del dorso incurvato; il bavero gli entrava sotto -la folta capigliatura, che impolverava la schiena d'una forfora -biancastra. I polsi grassi occupavan interamente i polsini rotondi, -ch'erano chiusi da un largo bottone di corniola, mentre una doppia -catena d'oro, passando per un occhiello del panciotto, scendeva con due -curve abbondanti a nascondersi nei taschini opposti. - -La faccia, tra capelli e barba, era quasi tutta occupata da un'alta -fronte convessa, che pareva gonfia di cervello ed esprimeva una certa -quale potenza bovina e quadrata, la quale metteva un non so che di -spazioso in quella ingrata fisionomia. - -Egli tornò a sedere nella poltrona di cuoio, e chinatosi verso il -Metello, con un sorriso viscido si mise l'índice su la bocca. - --- Non parliamo forte, mi raccomando... - -Il Metello accennò di aver compreso e tacque. Allora il Donadei si -rivolse a Tancredo come per interrogarlo, poi di nuovo si piegò verso il -Metello, bisbigliando: - --- Ma è poi vero quello che loro mi dicono? È mai possibile che la loro -denunzia contenga un fondamento serio? - --- Dica una certezza, onorevole! O, volendo essere prudenti all'eccesso, -dica una presunzione di verità così forte, che ne' suoi effetti equivale -ad una prova inconfutabile. - --- Ah, ma queste prove... queste prove per ora mancano?... - --- Ne abbiamo ad usura! Prove indiziarie e testimoniali, s'intende, ma -che basteranno allo scopo, non dubiti. - --- Insomma ella si diverte a trascinarmi per un labirinto nel quale non -vedo che tenebra! - --- Eppure, -- disse il Metello con prontezza, -- lei solo può tendermi -quel filo d'Arianna che ci condurrà verso la luce. - --- Sarebbe?... -- interrogò l'onorevole con una voce opaca. - -Il Metello rispose con soavità: - --- Quando si è nel buio, e si vuol entrambi andare verso una meta, è -qualche volta necessario tendersi la mano anche fra sconosciuti. - --- Le sue metafore, signor Metello, sono abbastanza eloquenti! - --- Non è colpa mia, onorevole! -- si scusò il Metello col suo più -modesto sorriso. -- Che vuole? Abbiamo condotta un'istruttoria lunga, -laboriosa, pericolosa; da un piccolo indizio, da un fatto quasi -trascurabile, che sarebbe sfuggito ad altri, noi ci siamo accinti ad una -impresa che poteva parere, non dico assurda, ma cento volte pazza e -fantastica. Siamo stati in un certo senso i Cavalieri dell'Ideale, -abbiamo incatenate le ali dei mulini a vento... Ed ora, éccoci qui a -dirle che la nostra opera è compiuta, l'istruttoria è chiusa, e noi -siamo arbitri, sia di abbattere quest'uomo che di accordargli -l'impunità... Ed abbiamo risolto di far scegliere a lei quale, fra le -due cose, preferisca. - -Da uomo astuto il Donadei certo comprese quel mercato che gli si -proponeva, ma finse di non avvedersene e disse in tono declamatorio: - --- Io non ho, signor Metello, altra preferenza che quella di seguire in -tutte le mie azioni l'onestà e la giustizia. - --- Per questo appunto siamo venuti ad importunarla, onorevole Donadei, --- rispose il Metello con tanta naturalezza, che la sottile ironia delle -sue parole parve inafferrabile. - --- Sicchè? -- fece il Donadei, grattandosi la fronte. -- Concludiamo. - --- Volontieri, -- disse il Metello. -- Si tratta... - --- Si tratta innanzi tutto, -- lo interruppe l'onorevole con una voce -sbrigativa, -- di dimostrarmi che i fatti stanno come loro affermano, -cioè che non si siano per caso fatta un'illusione qualsiasi, nè -involontariamente, nè... - --- Va bene, -- rispose con semplicità il Metello davanti a quella pausa. - --- Questa è sopra tutto la cosa che m'interessa, -- incalzò nervosamente -il Donadei. -- Perch'ella mi vorrà concedere che, davanti ad un fatto -così enorme, io debba sollevare i miei legittimi dubbi e creda -necessario di appurare in modo concreto le sue affermazioni. - -Saverio Metello si guardò le unghie, simulando una specie di esitazione, -poi disse con aria pudica: - --- Ella comprenderà bene, onorevole, che appunto perchè siamo -depositari, non di cose fantastiche, ma di assolute verità, lo scopo che -ci condusse qui non poteva essere uno scopo semplicemente, come -direi?... platonico. - -Di nuovo l'onorevole preferì non comprendere. Trasse dal taschino del -panciotto un cronometro d'oro voluminoso, ed appressátolo all'orecchio -l'ascoltò con attenzione. - --- I documenti che sono in nostro possesso, -- precisò il Metello, -- e -l'azione che noi, anzi noi due soli, possiamo svolgere, assumendone -intera la responsabilità, rappresentan un valore altrettanto -ragguardevole, quanto è spaventoso l'effetto che sono destinati a -produrre. - --- Ella vuol alludere, se non erro, ad un valore finanziario? -- disse -deliberatamente l'onorevole Donadei. - --- Voglio alludere, -- spiegò il Metello senza turbarsi, e valendosi -d'un'amabile perifrasi, -- alla certezza in cui siamo di poter scegliere -a nostro beneplacito fra l'accusa ed il silenzio. Ella sola è arbitra -fra le due soluzioni e può, come le aggrada, persuaderci a volere sia la -rovina come la salvezza di quell'uomo. - --- Perdoni, perdoni... -- l'interruppe ancor più nervoso l'onorevole -Donadei, -- ma non è questo il luogo per parlare di simili cose, tanto -più che il tempo stringe. - -Si passò le dita fra i capelli, con l'attitudine di una persona che stia -dibattendosi fra la diffidenza e la tentazione; poi disse con frasi -veloci: - --- Certo, certo, quanto ella è qui venuto a riferire non manca -d'impensierirmi gravemente... Non ho luogo di sospettare ch'ella si -faccia illusioni, tanto più che uno di loro, se bene intesi, deve -appartenere alla famiglia d'un uomo che ho molto apprezzato e venerato: -Giorgio Fiesco. - --- Io, per l'appunto. Eravamo fratelli, fratellastri... -- precisò -Tancredo, con modestia e con malinconia. - --- Ottimamente, ottimamente! E poi non vedo quale scopo li avrebbe -indotti a venire da me, se le cose non fossero quali mi affermano... -Però, ecco, vedano, a me preme anzi tutto far loro una dichiarazione. Ed -è questa: che nessun motivo d'animosità privata, nessuna ragione d'odio, -nè di rancore, nè di passione mia propria, mi spinge ad accanirmi contro -quest'uomo cui loro si propongono di muover guerra. In lui non vidi -finora che l'avversario del mio principio, il negatore della mia fede, -ma anzi un bello e nobile avversario. Non potrei dunque partecipare a -tutto ciò, se non nella mia veste di uomo politico e per quel dovere -imprescindibile che mi viene imposto dalla mia qualità di Direttore d'un -giornale cattolico. - --- S'intende... -- mormorò il Metello con un fil di voce. - --- Insomma sentano, -- concluse il Donadei; -- sarebbe assai meglio se -loro potessero venire a casa mia, dove si discuterebbe con maggiore -tranquillità. - -I suoi occhi profondi guizzavano dietro gli occhiali, con una rapidità -sinistra. - --- A' suoi ordini, onorevole, -- rispose il Metello. -- E quando? - --- Per esempio, se loro son liberi, anche stasera... - - - - -IV - - -Ormai la denuncia era stata deposta in mani al Procuratore del Re; da -ventiquattr'ore i giornali divulgavano a grosse lettere la notizia -stupefacente; l'infamia stava per assalirlo impreparato e solo. - -Una mattina, d'improvviso, lo si avvertì per telefono della denunzia. -Credette ancora d'essere in tempo a salvarsi, od almeno ad evitare lo -scandalo pubblico, allorchè, la sera del giorno stesso, nel tornare -verso la propria casa, dove ignara e nascosta l'amante lo attendeva, udì -gridare dagli strilloni l'accusa irremediabile, che trascinava nel rumor -della strada l'alto potere del suo nome. - -«La Crociata» era uscita con un supplemento, poche ore dopo il mezzodì; -conteneva un articolo scaltro e feroce firmato «Ergo», ch'era il nome -giornalistico del Donadei. L'edizione andò a ruba; gli altri giornali, -usciti a breve distanza l'un dall'altro, furono saccheggiati; la vita -cittadina s'interruppe, la strada cominciò a guerreggiare di partigiani -e d'avversari. - -Tutto ciò era come l'ondata che soverchia la diga ed ogni cosa travolge; -accadeva nella vita uniforme d'ogni giorno il tragico fatto clamoroso -che innamora e spaventa la folla. - -Un giorno viene, in cui l'uomo destinato ad essere troppo solo deve dare -la sua battaglia. Era l'ora, ed egli lo sentì. - -Lo sentì con una specie di riso convulso che gli torse l'anima, con una -specie di piacere selvaggio e d'implacabile crudeltà. S'apparecchiò alla -lotta in un momento, in un baleno fu pronto. - -Allora s'accorse d'aver avuta infatti l'oscura intuizione che già da -tempo qualcosa pur s'andasse tramando nell'ombra contro di lui. Ma -quando s'avvide che ormai era tardi per ogni riflessione, più che -stupore e stordimento, n'ebbe un senso quasi febbrile di gioia. Gioia di -sentirsi affrontato, gioia di potersi difendere, gioia di vincere quello -stato d'animo, indeciso e pressochè aspettante, nel quale si era sentito -sperdere in que' giorni pieni d'ambiguità che seguirono il suo delitto. -Ma ora, d'un tratto, si ritrovava come una volta l'uomo cui era -necessario aver molti nemici ed implacabili, avere davanti a sè una -forza infuriata e serrata, contro la quale misurarsi a viso aperto. - -Bellissimo era, benchè orrido, questo giorno che lo toglieva dal suo -torpore! Adesso finalmente gli era necessario difendersi contro mille: -questo lo lavava dall'aver infierito, egli, così forte, contr'un uomo -solo. - -V'eran ancora intorno a lui nemici attenti e gagliardi, persone che di -soppiatto avevano spiata la sua ombra, ed apertamente ora si radunavano -per abbatterlo dal suo piedestallo, poichè li molestava! Il morto, -quegli che la sua mano aveva ucciso, non era più un povero fratello -buono ed esausto, ma una moltitudine selvaggia, piena di muscolo e di -potenza che dalla violenta strada si avventerebbe contro lui per -sopraffarlo, per contendergli la vita, per esercitare contro l'uomo -incurvabile una vendetta soffocante. - -Ma egli non avrebbe indietreggiato! Poichè gli pareva che tutto fosse -lecito nel mondo, tranne che indietreggiare. - -Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini avrebbe potuto arrogarsi di -giudicare l'opera sua? Qual'era la giustizia umana che chiamerebbe -Andrea Ferento a sottomettersi come un reo? - -Orbene, ancora una volta questo si vedrebbe fra lui e loro, da uomo ad -uomo, i mille contr'uno! Ancora una volta egli griderebbe loro in faccia -la sua parola magnifica: «No!» - -Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini suoi pari, si sarebbe alzato -e avrebbe detto: -- «Sì, ho ucciso.» - -Ad uomini capaci di comprenderlo avrebbe fatta la storia breve, barbara, -del suo delitto: - -«Ascoltate. Uccidere perchè si odia, è facile; uccidere perchè si teme, -più facile ancora. Ma spegnere la creatura che si ama, la creatura -fraterna, indifesa e debole, spegnere l'uomo al quale si darebbe la -propria vita serenamente se questo fosse necessario, non vi sembra, o -giudici, l'estremo più insuperabile della volontà umana? Uccidere perchè -il vostro cervello, nitido, sicuro, vi dice: -- «Sì, lo puoi. Sì, lo -devi!» -- mentre il cuore convulsamente si rifiuta e mentre sapete, o -giudici, che in quell'atto rinnegherete l'intera vostra vita, l'intera -opera vostra... non è forse una prova di volontà così possente che pare -non la contenga e non la possa compiere il cuore d'un uomo? - -Eppure io lo feci, con questa mano che ancor oggi non trema. - -Lo feci, perchè dovetti risolvere da me stesso un dilemma invero -terribile: -- O affrettare appena l'agonia d'un fratello condannato, o -lasciare che finisse con un dramma la vita radiosa e fertile della donna -che amavo. - -Qui è tutto il problema, o giudici sereni: -- Abbiamo noi il diritto, -noi che studiammo la morte come una scienza precisa, noi che salvammo -tante creature, le quali non appartenevano al nostro cuore, noi che -vediamo il segno infallibile delinearsi nella materia moritura, abbiamo -noi il diritto, in certi casi, d'impadronirci della morte? - -E chi me lo vieta, se io non credo nell'uomo divino, come non credo nel -miracolo che nessuno mai vide? Perchè dunque rimarrei spettatore -neghittoso d'un breve indugio davanti al sepolcro inevitabile, -quand'esso deve trascinare con sè, nel suo calamitoso cerchio, un'altra -vita gonfia di albore, la quale ambisce a splendere con libertà e con -gioia? - -La natura non m'insegnò a rispettare ciò che vive; tanto meno ciò che -muore. Io, che studiai me stesso e le ragioni del mio essere con aperti -occhi, son nato dalla strage, son venuto al mondo in mezzo alla strage, -sarò afferrato nel dissolvimento perpetuo che sta nell'atomo e -nell'immenso come una bufera universale. - -Nella distruzione di tutte le cose non ho fatto che accelerare d'un -lieve attimo il rumore fuggevole d'un'agonìa. - -Per compiere questo atto infinitesimo di libertà ho dovuto lottare con -disperazione contro tutte le assurde paure che incatenano la coscienza -dell'uomo; ho vinto, perchè ho saputo esserne più forte. - -O giudici sereni, rispondete per me a quella turba urlante, che soltanto -la mia coscienza è sopra l'opera mia, poichè appartengo alla dinastìa -che promulga le leggi ma non le soffre, che inventa il bene ed il male, -ma non può in alcun modo esserne disciplinata. - -Se venuta è l'ora ch'io mi nomini, vi dirò che sento gravare su le mie -spalle il peso della porpora imperatoria. - -Non camminai fuori dalla strada; naturalmente mio, per forza di cose, -doveva essere il privilegio del quale mi cinsi. - -Dunque perchè condannereste l'uomo che solo accelerò di qualche istante -una inguaribile agonìa, quando quest'uomo, per i legami che l'uniscono -al suo stato, al suo tempo, alla sua razza, già si è reso complice di -mille uccisioni? Perchè mai sarebbe criminosa quella volontà singola -dell'uomo, che, divenuta una volontà collettiva, non lo sarebbe invece -più? - -Infatti non comprendo perchè domani mi sia lecito, anzi mi sia doveroso, -abbattere con un colpo di fucile, anche proditorio, un essere umano il -quale non ebbe in mio confronto altra colpa se non quella di nascere due -palmi al di là dal mio confine, mentre sarà impedito, a me scienziato, -curvo sopra un morituro che vedo già cadavere, d'instillargli -nell'arteria quella goccia rapida che lo toglierà dal suo tormento, -quand'io, libero uomo, lo stimi necessario, quand'egli, libero uomo, -parimenti a me lo chieda, e quando -- ascoltátemi bene, perchè in questo -è l'essenziale, -- quando l'affrettare di così pochi attimi una sicura -morte, vuol dire schiudere ad altre creature la via della implacabile -vita e della umana felicità. - -In verità non vi sono ideali: l'uomo è solamente un rapinatore. - -E poi dirvi ancor questo: «Mi sono arrogato il mio naturale arbitrio di -ribelle che a nessuno ubbidisce. Ho ucciso, perchè fui certo anzi tutto -che questo privilegio fosse degno di me. Ho ucciso, perchè il saper dare -quella morte fu l'atto di coraggio più spaventoso ch'io potessi -compiere; ed il coraggio mi piace, perch'esso è veramente un istinto -della natura, la quale è tutta coraggiosa, da' suoi oceani alle sue -tempeste. - -Ed ho inoltre ucciso perchè, in un minuto secondo, ho sentito di amare -più una donna che la ragione totale di me stesso, più una donna che -l'infinito errore umano, più una donna che il mondo... - -O giudici sereni, io sono medico e gli uomini ho curati con amore; molti -medici dopo di me insegneranno a vivere fisicamente felici; un profeta è -in cammino verso il domani, dal quale sarà cantato il dio che muore con -l'uomo, dal quale sarà benedetta la magnifica Inutilità della vita... - -Questo dio, nel quale io credo, assolve, o giudici, il mio delitto» - - -Sì, certo: così avrebbe parlato Andrea Ferento, davanti un'assemblea -d'uomini suoi pari. - -Ma chi lo chiamava per iscolparsi era l'ubbriaco volgo messo in tumulto -da un pugno d'aizzatori, era, una volta di più nell'immutabile storia, -la ciurma contro il capitano. - -A costoro, a tutti costoro, poco importava di vendicare un morto. Ma che -davanti all'opaca uniformità dei loro istinti plebei un uomo -inflessibile osasse divenire il più solo ed il più alto ribelle; questo -non si voleva. Che davanti all'immensa titanica marea di servitù -baldanzosa, -- la quale, dopo aver decretati a suo piacimento quelli -ch'essa ritiene i veri diritti dell'uomo, sotto le bandiere mendaci -della fratellanza e dell'uguaglianza, con forsennata rabbia, si scaglia -all'assalto del potere, -- un tale osasse affermar loro che non erano in -verità nè liberi nè uguali, nè degni men che mai di esercitare sul mondo -la loro disgregata e povera tirannìa: questo non si voleva. - -Ebbene, egli si sentiva pieghevole ancora come a' suoi primi vent'anni! -Una sete di vivere e di vincere lo stringeva soffocantemente alla gola. - -Bastava solo provocarlo: e questa era la provocazione. Chi fossero i -sobillatori, poco gl'importava conoscere, tanto li disprezzava. Erano -avversari, e bisognava combattere. - -Confessare a questi giudici: -- «Sì, ho ucciso,» -- voleva dire -arrendersi. - -Ma egli non s'arrenderebbe che morto. - -Era un laido e piccolo episodio della sua guerra: nondimeno bisognava -passar oltre. Nasceva novamente l'equivoco singolare che già era sorto -all'inizio del suo cammino, quando coloro che avevan nel ribelle -intravveduta la figura del tribuno, e supposto ch'egli si facesse -l'alfiere delle lor piccole pretensioni, s'accorsero di scoprire in lui, -nel medesimo tempo, il repressore, il despota, l'uomo che adoperava le -folle anzichè portarne le bandiere, -- e l'accusarono di tradimento. - -Per contro egli sapeva di aver ubbidito a sè stesso in un modo magnifico -ed orrendo. Ma ora verrebbe una folla amorfa, che si radunava solo per -poter tiranneggiare, che solo coesisteva in forza del suo selvaggio -istinto micidiale, verrebbe una folla nemica d'ogni temerità solitaria, -per contestargli quell'atto supremo d'indipendenza, del quale s'era -creduto degno come d'un rosso mantello di porpora, come d'un privilegio -terribile inerente alla sua sovranità. - -Davanti a questa folla ostile, che cercava solo un pretesto per -abbatterlo, sarebbe stato vano sostenere il diritto che a lui -sovranamente apparteneva. - -A tali giudici egli direbbe: -- «Non è vero: non ho ucciso.» - -Poich'essi non potrebbero mai ammettere nè comprendere il suo delitto, -bisognava negarlo; poichè, di fronte alla legge da essi dettata, Andrea -Ferento non valeva più che l'ultimo ed il più briaco degli spazzaturai, -bisognava ch'egli riuscisse a debellare questa legge assurda, nel solo -modo che aveva in suo potere, cioè negando. - -Era un tragico momento, nel quale non si poteva concedere il lusso di -affermare la verità; non poteva tendere inanemente i polsi, e dire: -- -«Incatenátemi!» -- poi camminare fra due sgherri in mezzo alla folla -sibilante. - -Forse ancor lontano per essi era il giorno del trionfo, e per lui della -sua fine. Se costoro possedevan le lor plebi, e con parole capziose le -infocavano per avventarle nella piazza, egli a sua volta ritroverebbe la -sua schiera, minore forse di numero, ma temeraria e bene apparecchiata. -Guerra per guerra, egli si sentiva capace tuttavia di mietere nelle lor -stesse file, di farsi camminare dietro il popolo, solo perchè passava: -maravigliosa virtù che posseggono i capitani. Si sentiva capace ancora -d'affrontare il linciaggio e tramutarlo in ovazione, come al tempo de' -suoi primi vent'anni, quand'egli amava, più che la potenza, il potere. - -Non puranco venuto era il giorno che Andrea Ferento si riducesse a -vivere nella tebaide, nè recisi aveva i legami tessuti fortemente in -altre ore di battaglia, quando si accinse a dare quella scalata che poi -gli parve inutile; non era del tutto un condottiero senza esercito, un -capitano senza bandiere. - -Si voleva la testa di Andrea Ferento? - -Egli non darebbe la sua testa. Era necessario mentire? E mentirebbe. Era -necessario far pesare il suo pugno di ferro su le amministrazioni -arrendevoli? E questo si farebbe. - -Se un bando era gridato contro la testa del ribelle, per infiggerla -sopra un'asta e portarla in giro ad ammonimento dei servi riottosi, egli -non darebbe la sua testa! Ma, per un'ultima volta, nella iraconda gioia -del pericolo, griderebbe loro in faccia la sua parola magnifica: «No!» -La testa di Andrea Ferento valeva ben altra battaglia, e non la -porterebbe in trionfo, per trastullo dei chierici e di liberti, la -lancia di un Salvatore Donadei! - - -Tali furono le parole ch'egli si disse, con quella terribile volontà che -in lui sopraffaceva ogni altro spirito e che poteva ugualmente renderlo -capace così d'un eroismo come d'un delitto. - -Udita la notizia volare di bocca in bocca per le strade in tumulto, egli -era tornato a piedi verso la propria casa ed aveva salite le scale, -pallido, ma senz'affrettarsi. Ella già lo attendeva da oltre mezz'ora; -lo attendeva sdraiata con pigrizia sopra un lungo divano, immersa nella -quiete azzurra del crepuscolo che addormentava la stanza. Da qualche -settimana ella ormai passava i giorni, talvolta le notti, nascosta nella -casa dell'amante; non era per nulla preparata, nulla sapeva del -repentino dramma. - -Egli entrò, accese il lume, si guardarono, si baciarono, poi Andrea le -tese un giornale, dicendo: -- Leggi. - -Il suo dito, nel segnare il titolo a grossi caratteri, nemmeno tremava. -Ella, súbito, non comprese. Da prima credette forse ad una celia, poi si -mise a leggere affannosamente, sbarrando vieppiù gli occhi, senza -trovare in sè la voce per emettere un grido, finchè rimase soggiogata da -un enorme terrore. - -Egli non disse parola; solamente la guardò a lungo, la guardò -intensamente, quasi per scendere nel suo più recondito pensiero. Ella -taceva; l'ostinazione di quel silenzio era per lui come un'oscura nube -che tutta l'avvolgesse. Ebbe d'un tratto la sensazione d'una distanza -enorme che s'andasse interponendo fra loro; anzi gli parve di misurare -per la prima volta il valore dell'accusa lanciata contro il suo nome. - -Si ricordò in quell'attimo, con una lucidità singolare, di averla veduta -in ginocchio presso il letto del morto, e sopra tutto ricordava il suo -piede scalzo, con il tallone roseo, le dita flesse, nella pianella -dall'orlo d'ermellino... - -La medesima paura di quel momento l'assalse, il medesimo bisogno di -trascinar lei pure nel delitto consumato, e farla consapevole in tal -guisa, che mai più non potesse disciogliersi da una tale complicità. - -Si risovvenne di lei, seminuda, nella notte che vegliarono fino -all'alba, e s'accorse che, infatti, un non so che di mortale, da quella -notte in poi, si emanava dal suo corpo insieme con il profumo tormentoso -della sua nudità, nè poteva ormai baciarla senza sentire, frammisto nei -baci della sua bocca, un sapore nefasto ed ubbriacante, che gli -percorreva le vene, dandogli un senso inscindibile di paradiso e -d'agonìa. - -La guardava senza dir parola; ne' suoi grandi occhi fermi si condensava -una specie di vacuo terrore, d'immobile ombra, che alterava i suoi -lineamenti e rendeva più fredda, più sigillata, l'espressione del suo -volto. Egli non poteva comprendere se quel terrore fosse pietà di lui, o -fosse il dubbio invincibile della sua colpevolezza. Voleva domandarlo, e -non osava; un'ansietà grande nasceva tra i loro cuori distanti, sebbene -in tutto ciò, infuori, al di sopra d'ogni cosa, l'uno e l'altra non -vedessero, non temessero in fondo che il pericolo nuovo sovrastante al -loro amore. - -Egli temeva di perderla, ella di perdere lui; il resto era quasi una -storia d'altre persone, un cupo avvenimento che tuttavia non li feriva -nel cuore. - -Anch'ella, inconsapevolmente, amava nell'uomo il suo delitto. I suoi -vigili sensi d'amante avvertivano la straordinaria potenza ch'era -imprigionata nel fascio de' suoi nervi, e quasi godeva nel sentirsi -amata d'un amore siffatto, che, non solo rendeva possibile quest'accusa -lanciatagli a viso aperto, ma gli dava pure la forza di sopportarla -tranquillamente, come se infatti anche d'uccidere fosse per lei capace. -Tutta la sua femminilità si genufletteva davanti a questa magnificenza. -Mentr'egli supponeva ch'ella stesse agitando in sè un dubbio, forse un -vero sospetto, ella non faceva che abbandonarsi femminilmente a non so -quale vertigine fatta d'orgoglio e di stupefazione, ov'eran commiste la -paura e la gioia di sentirsi con lui ravvolta nel pericolo. - -Per un poco lottò co' suoi pensieri, ma infine il suo cuore d'amante la -vinse. Fu come un'ondata soverchia d'amore che le salisse fino alla -gola, e non potè non sorridere, anzi gli sorrise, gli aperse le braccia, -lo guardò con gli occhi lucenti, mormorandogli una parola d'amore. - -Che potevano altro dirsi? Che bisogno avevano ancora d'interrogarsi a -vicenda? Non era questa una parola di perdono, d'oblìo, di promessa? Non -era, su la bocca lieve dell'amante, una parola di complicità? - -Ed a lui parve necessario inginocchiarsi, per baciare le sue mani -profumate. Le sue mani eran colpevoli di tutta la gioia che gli avevan -prodigata, e così la bocca, la gola, il seno, il grembo, la dolce -capigliatura di lei, che non soltanto gli apparivano come le forme belle -d'una creatura viva, non soltanto erano quel poco di polvere animata che -poi si disgrega e si disperde, ma per lui divenivan l'accesso all'eterna -felicità della vita, la sintesi nella quale possedere l'infinita -bellezza del mondo. - -Questo egli pensava con chiaroveggenza, questo ella confusamente -sentiva. Il morto, l'accusa, le conseguenze, il domani, tutto era in -quel momento così lontano da loro... A dispetto d'ogni legge convenuta, -eran due giovinezze feconde, gioconde, che liberamente si amavano; erano -l'amore giovine che nasce dall'amore spento, e vuole per sè la vita, la -gioia crudele della vita, che sgorga nel domani con impeto, come il -fiume felice nel vivo mare... - -Allora si ricordò, fino alle radici dei capelli, della sensazione che -gli dava il suo corpo nudo, e particolarmente si rammentò le fisionomie -che il suo volto assumeva nella sofferenza del piacere. - -Ella, che si sentiva così amata, ne aveva nella gola gonfia qualche -tremito di gioia, e si lasciò sopraffare dalla sua forza, inertemente, -supinamente, senza chiedersi perchè, in quell'ora tragica, egli la -volesse, nè perchè l'uomo che un paese intero aggrediva dimenticasse -tanta battaglia per colmare d'una voluttà insensata la paura intima che -li stringeva nell'ombra del medesimo delitto. - -Ma ella pure sentiva un uguale bisogno de' suoi baci aspri ed il bisogno -d'incriminar quell'ora, fra tutte più pavida, con una memoria di orrendo -pericolo e d'inebbriata voluttà. - - . . . . . . . - -Poi la fece sedere su le sue ginocchia, ed incominciò a raccontare. - -Ella era un poco ansante ancora, con la fronte leggermente sudata, le -labbra umide, una specie d'innamorato abbandono, quasi di addormentata -lascivia nelle sue calde spalle. Ora lo ascoltava senza rispondere, con -la faccia china, il collo ingombro di capelli, che scintillavano, -attenta e quasi distratta. - -Egli aveva sempre ragione; qualsiasi cosa dicesse, aveva sempre ragione. -Non ammetteva ella nemmeno di poter esaminare le sue parole, tanto le -piaceva di somigliare a lui, di pensare come lui, d'essere fisicamente -in suo possesso anche quando parlava. Non era necessario affatto ch'egli -spendesse tante parole per dimostrare le ragioni di quest'accusa... Ella -sapeva bene di amare un uomo temuto e sapeva che i vili odiano a questo -modo; non era necessario ch'egli le spiegasse come si sarebbe difeso; -era certa che si sarebbe difeso con facilità, certa che avrebbe vinto. - -Ma il vederla così lontana del sospetto, lo empiva insieme di dolcezza e -di spavento. Avrebbe preferito avere davanti a sè una donna risoluta, -che l'afferrasse per i polsi e gli dicesse, guardandolo dirittamente -negli occhi: -- «No, tu hai ucciso! Tu, con la tua stessa mano, hai -veramente ucciso!» - -Invece gli pareva di vederla ignara, lontana dal sospetto, aliena dal -macchiare di una simile complicità la sua perfetta innocenza; e mentre -s'accorgeva che per sempre avrebbe dovuto portare in sè l'orribile -silenzio di quella morte, pensava che l'amore d'una donna è cosa troppo -lieve per dividere una così grande colpa. - -Egli anzi temeva che l'ombra del delitto giungesse a pervadere ogni -altro senso nel timido cuor femminile; e mentre un desiderio invincibile -di confessione gli saliva dall'anima sino al fiore dei labbri, egli, con -una strana duplicità, si perdeva ne' più sottili ragionamenti per -distruggere in lei fin le radici del sospetto. - -Così passarono la notte, vicini, avvinti. Mentre la città urlava il suo -nome per ogni quadrivio, e sin nella più tarda sera dappertutto -infierivano lo stupore ed il tumulto, essi erano insieme, sotto il -medesimo tetto, insieme avvolti nel dramma sovrastante, chiusi -nell'ignoto e nell'ombra che si levavan dal sepolcro di laggiù. - - - - -V - - -La mattina dopo, di buonissima ora egli fu desto. Come al solito -s'immerse nel bagno che lo ringagliardiva, scrisse alcune lettere che -fece portare a mano dal suo domestico, telefonò a parecchie persone che -gli urgeva di veder nella giornata. - -Ella uscì da quella notte affannosa, dal breve sonno incominciato verso -l'alba, con l'anima piena di sperdimento e pervasa da una così grande -stanchezza, che sentiva il sangue fermo dolerle nelle vene. Ma col -mattino le tornava l'intuito preciso della rovina. Guardò, e vide con -occhi limpidi ciò che non aveva sin allora veduto, se non traverso la -nebbia della sua concitazione. - -Non erano ancor le nove del mattino, quando cominciò ad aggrupparsi -folla davanti alla casa del Ferento. Giungevano a comitive, per strade -opposte, gridando, crescendo, sicchè in breve la strada ne fu assiepata, -la piazza ne brulicò. - -Il portinaio, dopo aver chiuso il portone, venne sopra concitato a -supplicare che il Ferento gli concedesse di telefonare in Questura. Ma -questi rispose con asprezza che non se ne occupava, e lo lasciassero in -pace. Fermo, dietro le cortine d'una finestra, si mise a guardare la -folla. - -Erano scherani del Donadei, mandati a provocarlo; plebaglia chiesaiuola, -politicanti delle leghe cattoliche, socialisti e milizie della Camera -del Lavoro. Non popolo insorto, ma un'accozzaglia sobillata e -prezzolata, che veniva per vilipendere l'uomo contro il quale si voleva, -non giustizia, ma vendetta. - -Qua e là, forse con piccoli gruppi de' suoi partigiani, accadevano -zuffe. Un bel sole mattutino dormiva su quella inane piccola gente. - -Ella, mezzo discinta, stava presso di lui, serrata contro il suo -braccio, e paurosa lo guardava. - -Gli alti vetri luccicavano d'azzurrità; si udiva dalla strada salire un -vociferìo crescente; si udiva quel rumore ondoso che la folla produce -quando s'aggruppa in tumulto. - -Andrea fece qualche passo indietro, serrando i pugni convulsi, -reprimendo la sua fredda ira. Ella pure, d'un tratto, si staccò dalla -finestra, chiudendosi con i palmi gli orecchi, perchè quegli urli troppo -la ferivano, troppo la battevano, e le pareva d'essere assalita insieme -con lui dal furore della piazza. - -S'annidò nelle sue forti braccia e lacrimosamente lo baciava. - --- Andrea!... Andrea, che faremo? - -Egli senza rispondere, appoggiò la bocca su la sua fronte; e sopra la -fronte di lei, curvata, i suoi occhi splendevano di tanta luce, di tanto -coraggio, ch'egli parve, nella sua bianca tranquillità, più forte che la -moltitudine. - -Ora, per tutte le strade, sopravvenivan turbe di popolo minaccioso; la -piazza, tra il suo porticato quadrangolo, nereggiava di assembramenti; i -gridi e le contumelie battevano contro i vetri come sassi lanciati con -la fromba. Allora la sua bella fronte si cerchiò d'una rossa ira e gli -parve indegno starsene dietro una finestra chiusa mentre gli avversari -lo insultavano. - -Che si voleva da lui? Vederlo? - -Con impeto si sciolse dalle braccia dell'amante, s'avventò alla -finestra, volle aprire. - --- No, no, Andrea! séntimi, ascóltami... -- gridò la donna, avvincendosi -a lui. Forte gli teneva le mani, forte lo respingeva; poi s'interpose -fra lui e la vetrata quasi per fargli schermo, ed aperse le braccia. - -Grosse lacrime le cadevano dagli occhi, il suo gonfio petto ansava; egli -rimase un istante a guardarla, muto, poi si ritrasse. - --- Perchè piangi? Hai forse paura per me? - -Si mise a ridere d'un riso beffardo e cominciò a camminare per la -stanza. Ella restava con le braccia aperte, la gola riversa, le spalle -contro l'invetriata; il sole mattutino mandava lampi nello splendore de' -suoi capelli spettinati; pareva in croce, davanti a quella finestra -piena d'azzurrità. - --- Hai paura per me? -- diss'egli con più forza. -- Non io di loro! - -Rovesciò indietro la fronte con quella mossa rapida che gli faceva -ondeggiare la capigliatura e splendere il volto: - --- Cosa vuole da me questa masnada di chierici e di bruti? Vedermi?... -Vengo! - --- Andrea!... -- ella gridò sbigottita, -- che vuoi fare?... Andrea!... - --- Nulla di strano: essere alla mia Clinica per le nove e mezzo, come -faccio ogni giorno. - -Con la sua poca forza ella s'avvinghiò a lui per trattenerlo, e -balbettando lo supplicava: -- No, non andare... - --- Io?!... -- diss'egli con un riso. -- Allora forse non mi conosci -bene. - --- Ma non vedi quanti sono, Andrea?... Non senti come urlano?... - --- Appunto perchè urlano, e son molti, appunto per questo è necessario -andare. - -Allora ella si mise a piangere, a piangere con disperazione; la qual -cosa era la sola ch'egli davvero temesse. - --- No, non piangere... -- le diceva con dolcezza. -- Ascóltami, -ascóltami, Novella. Comincia per me in questo momento una di quelle -tragiche avventure nelle quali un uomo ha bisogno di tutte le sue forze -per affrontare la vigliaccheria degli altri e decidere se debba rimanere -un padrone od essere un vinto. Non mi disarmare, ti supplico, non aver -paura; poichè devi essere tu, anzi, la mia compagna. Saranno giorni -terribili, di guerra senza mercede, a colpi di coltello. Ma voglio -vincere, capisci?... voglio vincere, perchè ti amo. E non essere tu la -catena! - -Dicendo quest'ultima frase, la respinse con un atto quasi violento, come -se per un attimo l'avesse odiata. - -Ella comprese ch'era necessario ubbidirgli, e solamente lo fissò con gli -occhi pieni di terrore. - --- Ma... ti faranno male... - --- Che male! -- Andrea gridò. -- Al primo che osi toccarmi spiano la -rivoltella su la faccia; se non retrocede, sparo. E dove un uomo ha il -coraggio di ammazzare per primo, è la folla che ha paura di lui. Del -resto la folla non mi odia. Chi mi odia è altrove. Ma s'accorgeranno -bene che Andrea Ferento non è uomo da lasciarsi ammanettare! - -Fece una pausa e guardò l'amante, la donna curva, disfatta, che -l'ascoltava. Il suo sorriso beffardo si spense in un sorriso di -tristezza, e piegando su lei con dolore il volto pallido, la baciò fra i -capelli, come se quell'atto gli fosse necessario, prima di scendere -nella strada e camminare a fronte alta contro la folla de' suoi -bestemmiatori. - --- Atténdimi qui, -- le disse. -- Per nessuna ragione al mondo non uscir -di casa. Dietro me s'allontaneranno. Sii tranquilla: dalla Clinica ti -telefonerò. - -Prese da un cassetto la rivoltella, già carica, si chiuse la giacca, -rovesciò indietro la fronte con quell'atto leonino che gli scuoteva -tutta la capigliatura, baciò in silenzio le mani dell'amante, e uscì. - -Ella non ebbe che la forza di chiamare fievolmente: - --- Andrea... -- ma quand'era già lontano. Poi si precipitò alla -finestra. - -Egli scendeva le scale con un passo misurato, allacciandosi i guanti. -Sui pianerottoli v'eran persone ferme, ch'egli non guardò; a -pianterreno, sotto il porticato, un gruppo di gente che si ritrasse -bisbigliando. - -Il portinaio aveva sprangato il portone; stava dietro l'usciuolo con la -chiave in mano. - --- Aprite, -- gli disse il Ferento. - --- Non è possibile... - --- Aprite, vi dico... - --- Professore, non faccia questa pazzia!... - -Allora gli tolse la chiave di mano, aprì egli stesso, chinò il capo -sotto il portello, e, quando fu sul marciapiede, si volse -tranquillamente, lanciò dentro la chiave, dicendo al portinaio che -s'affacciava: - --- Chiudete in fretta. - -L'impassibilità del suo volto era così grande, che i più vicini -credettero d'ingannarsi nel riconoscere Andrea Ferento in quell'uomo che -usciva. - -Egli non guardò nessuno; la strada formicolava di gente ferma, ed alcuni -tuttavia, per la meraviglia, si scostarono. - -Alto, solo, con le mani entro le tasche della giacchetta, l'occhio -vigile davanti a sè, il passo veloce ma tranquillo, quasi che tutto ciò -non lo interessasse affatto, Andrea Ferento si diresse verso la piazza, -come un uomo che debba tuttavia fendere per mezzo ad una strada -ingombra. - -In verità non pensava che una cosa: - -«Novella s'è affacciata e mi guarda.» - -Il pensiero di quegli occhi amati che dall'alto vigilavano la sua -persona lo ringagliardì come una spronata nei fianchi d'un animale -generoso, e gli piacque di sentir vibrare intorno a sè la potenza -elettrica della folla, gli piacque avventarsi nel pericolo immediato con -una spavalderia che lo inorgogliva. - -Quel senso eroico della vita che dorme nel cuore di tutti gli uomini -audaci si ridestava in lui d'improvviso e cantava nel suo spirito come -una fanfara; gli pareva d'essere un soldato sopra il terreno di -combattimento, e, più che un soldato, l'alfiere della sua parte, il -portabandiera di sè stesso. - -La bandiera lo copriva come un manto, lo rendeva intangibile. Il sangue -gli batteva nei polsi con quella velocità medesima, con quel tremito -stesso, che propaga nell'aria il rullo dei tamburi, e gli pareva libera -quant'altra mai quella strada preclusa da una barriera umana. - -Involontariamente sentiva di raggiare da sè la magnificenza del tribuno; -l'atmosfera delle folle ammutinate, che impaurisce anche i più forti, -era ciò che gli permetteva di respirare con più vasta libertà. Nel -sentire quell'onda umana che gli rinserrava intorno, egli aveva -l'impressione gioiosa di sentirsi portare in alto, spingere avanti, e -rimaner solo in capo della moltitudine, come l'insorto che guida la sua -fazione, alfiere d'ideali e capitano di popolo, quando gli assalitori -delle regge, nei mattini di rivolta, per avventarsi al potere, sollevano -le città. - -Cominciava la sua battaglia: era pronto, magnificamente pronto. - -Lo vedrebbero andare a fronte alta contro l'accusa, muto in mezzo alle -contumelie, come se il clamore di una intera città non bastasse a -distoglierlo dalla sua via consueta nè ad impedirgli di compiere ancora -una volta l'opera sua giornaliera, della quale voleva mostrarsi più -degno e più innamorato che mai. - -Aveva coscienza del suo prestigio fisico e ne godeva come d'un -privilegio sovrano, conferitogli dalla natura stessa, nell'impronta, nel -calco della sua persona. La folla, che ha per suo destino quello di -ubbidire ad uno solo, è veramente femmina davanti a chi la disprezza, -davanti a chi, senza riflettere, col suo coraggio la incatena. Egli -sapeva che nessuno avrebbe osato affrontarlo a viso aperto, nè si -occupava di guardarsi le spalle, perchè, a tutelargli le spalle, bastava -la sua medesima tranquillità. Inoltre, nemmeno fra gli avversari Andrea -Ferento era un uomo odiato: la sua vita pura come cristallo moveva un -senso di stupefazione in coloro stessi ch'erano schierati sotto altre -bandiere. Aveva combattuta la sua guerra con un magnifico sdegno, e, -davanti alla folla, troppo avvezza a patire le menzogne dei retori, -aveva il merito incomparabile di aver detta la verità. Di aver detta la -verità sempre, con un coraggio che poteva parere insensato, anche quando -le chiese, i governi, le clientele, i partiti, erano in lega solidale -contro lui, perchè tacesse. - -Possedeva le due qualità che maggiormente innamorano le moltitudini: era -un ribelle ed era un munifico donatore. Chi mai lo toccherebbe? Non -certo quell'eterno ribelle che si chiama il popolo, non certo quella -rozza femmina eccitata che si chiama la folla. - -Ed ecco, intorno a lui, dapprima, un silenzio grande si fece. - -Camminava; ed alcuni, ammutolendo, gli mossero dietro, quasi per -meraviglia della sua temerità, e forse per vedere dove quell'uomo -andasse. Nessuno aveva certo supposto di trovarsi viso a viso con lui, -nè creduto ch'egli venisse a costituire la sua libertà frammezzo a loro -con un gesto così deliberato e così tranquillo. - -Questa folla, che da un momento all'altro s'aspettava d'essere sgombrata -dai gendarmi, o d'azzuffarsi con i partigiani dell'avversario, si vedeva -improvvisamente fendere dall'uomo stesso ch'era venuta per provocare. - -Questo potente camminava tra loro senza guardia nè partigiano, e passava -in mezzo ai clamori diretti contro il suo nome, senza corrugare la -fronte. Non solo, ma quest'uomo era Andrea Ferento, lo scienziato che -dalla cattedra inebbriava i giovani, co' suoi libri commoveva l'opinione -del mondo, negli ospedali, come un buono ed umile operaio, curava i -malati; quest'uomo era stato tempo innanzi alle soglie del potere, e -solo per isdegno volontario ne aveva receduto. - -Camminava dietro di lui, intorno alla sua ombra, tutta una storia di -cose belle, che ognuno rivedeva. Chi lo toccherebbe? Chi seguiterebbe a -gridargli sul volto: -- Assassino! -- se pur questo era l'ordine? - -Adesso era preso nel mezzo, era in balìa di questa grande folla; -camminando la faceva ondeggiare. Il suo nome, più veloce di lui, lo -precedeva nel tumulto; una curiosità malsana invadeva l'ammutinamento; -era un accorrere da ogni parte verso l'uomo che si faceva strada. Si -faceva strada senza parlare, senz'ascoltare, guardando innanzi a sè, -diritto, come un uomo sicuro della sua meta; e lentamente la turba lo -ingoiava, stringendolo come un nòcciolo nelle sue pareti poderose. - -Egli cercava di traversar obliquamente la piazza, per dirigersi -all'opposto lato, verso lo sbocco d'una contrada; la folla crescente lo -accompagnava, rallentando il passo, arenandosi man mano contro la folla -sopravveniente, che stringeva quel nucleo camminante in una specie di -morsa. - -Per il vasto rettangolo della piazza crescevan lo strepito ed il -clamore; ma già il nome di Andrea Ferento era la più alta parola che -dominasse il tumulto. Lo spazio intorno gli divenne così angusto, che -dovette fermarsi; -- ma egli non impallidì. - -Era preso negli stessi tentacoli della folla, ed i più vicini facevano -sforzi di braccia, di spalle, per non serrarglisi addosso. I più vicini -tacevano, guardando l'uomo alto e fermo, con una specie di timore. - -Si produsse in quella moltitudine un movimento oscillante, simile al -flusso ed al riflusso d'una marea, -- poi le grida inveirono contro il -cielo, facendo risuonare il nome del Ferento, come se dalla turba -erompesse la gioia selvaggia e paurosa di tener quella preda. - -La piazza tiranna lo aveva catturato: era tardi ormai per il soccorso, -gli potevan mettere la mano alla gola. - -Ma nessuno invece lo toccava, e, per una specie di rispetto invincibile, -nel cerchio d'uomini più vicini a lui si taceva, come nell'attesa d'un -dramma. Stavano fermi, addossati gli uni agli altri, per resistere alle -spinte, quasi per difenderlo con una barriera di spalle dal potere -altrui. - --- Signori, -- egli disse tranquillamente, levandosi l'orologio di -tasca: -- da nove anni, tutte le mattine, a quest'ora, esco di casa per -recarmi alla mia Clinica, dove so di essere necessario. Se un pazzo od -un bruto mi lancia un'accusa che mi rifiuto di discutere, non è questa -una ragione perchè i miei medici e i miei malati suppongano ch'io non -possa recarmi fra loro. Ho deciso di traversare la città a piedi, contro -chiunque mi fermi, e su la mia parola d'uomo vi giuro che passerò! - -Andrea Ferento si mosse. Un piccolo varco, uno spiraglio tortuoso, tra -gente muta, allentò la folla, e con la mano chiusa nella tasca su l'arma -caricata, egli vi s'inoltrò. - -Adesso era pallido estremamente, ma di coraggio e d'ira. I suoi occhi -magnetici, striati di ferro, pareva che lampeggiando esercitassero un -comando muto. - -Lento, grave, restìo, come una carena che si disincaglia, il nucleo -della folla ricominciava a muoversi, resistendo col suo peso inerte alla -spinta esterna, e così lasciandosi portare. - -Sopra la folla egli ergeva l'alta statura, per guardar oltre: un émpito -selvaggio d'orgoglio lo soverchiò, quando vide che la strettoia -s'allentava. - -Si volse a quelli che tacevano, e con la forza di un'invettiva esclamò: - --- Quanti di voi, che ora venite a sbarrarmi il passo, quanti di voi, o -delle vostre famiglie, non hanno benedetta questa mia mano, che ora -gridate sia quella d'un assassino? -- Avanti! fátemi strada, che ho -fretta, e laggiù sono moltissimi vostri figli e fratelli che hanno -ancora bisogno di me! - -Gli ubbidivano muti, senza sapere perchè gli ubbidissero, facendo forza -contro la parete umana che ostacolava il passo, penetrando a forza di -gomiti nella direzione ch'egli segnava. Per soggiogarli e per stordirli -parlava, con l'occhio attento al varco difficile, con un palpito nel -cuore di gioconda impazienza. - -Li odiava in quel momento, ed avrebbe voluto frustarli fino al sangue; -si sentiva quasi nelle braccia la forza di poterli percuotere. - --- Fate com'io faccio questa mattina! Camminate a fronte alta contro -chiunque voglia mettervi una mano alla gola! Un giorno forse -comprenderete che la bellezza vera del mondo è tutta nella forza di una -splendente volontà. - -La strettoia si allentava; i più vicini, soggiogati, ammutolivano. Con -lentezza, il gruppo che lo teneva prigioniero s'incanalò nella strada -formicolante, per la quale scendeva di corsa un drappello di studenti, -spingendo innanzi a sè una doppia catena di poliziotti, che non -riuscivano a frenarli. - -Ancor lontana, egli udì la voce nota, la fresca voce della gioventù che -lo amava, che irrompeva correndo nell'opaca moltitudine avversaria, -portando il suo nome come un vessillo e facendolo battere nel cielo con -una forza che lo inebbriava. - -Irruppero quasi contro lui, senza riconoscerlo; accadde un urto, e per -un momento l'avvolsero nella zuffa, lo trascinaron indietro, nel -torrente impetuoso che li trascinava. - -Ma quando fu riconosciuto, e si seppe ch'egli, da solo, era uscito -contro la piazza, s'era lanciato a fronte alta nella bufera, contro il -pericolo, contro la folle accusa, che non poteva macchiarlo, allora fu -come un delirio che lo circondò, che l'avvolse da ogni parte, fu la -vendetta più bella ch'egli potesse immaginare, perchè un'altra folla era -nata, sbucava, cresceva intorno a lui, come un esercito pronto a giurare -su la sua spada, a camminare dov'egli volesse, rovesciando il suo -patibolo per innalzargli trofei. - -Un riso grande, sarcastico, gli empì l'anima; si guardò intorno, e gli -parve che il sole fosse un tappeto fulgido su cui trionfalmente poteva -ora camminare. - -Aveva giurato di passar da solo entro la schiera nemica; era passato, -era illeso, la vittoria incominciava. - -Dietro lui, nella piazza turbolenta, scherani contro scherani -s'azzuffavano da ogni parte; squilli di tromba echeggiavano ad -intervalli sopra l'urlare della mischia, ed ancora una volta, nella -storia di tutte le grandi e piccole discordie, ci si batteva per un -nome, tra partigiani e partigiani, poichè non muta nei tempi la sorte -delle umane moltitudini: l'odio è fra condottieri, ed esse debbono -insanguinarsi per la vittoria di uno solo. - -Ora la strada lo accompagnava gridando; le finestre si gremivano; le -soglie delle botteghe si assiepavano di gente curiosa; la città -soffermava la sua vita per assistere a questo esempio di virtù civile. - -Ma egli camminava nel mezzo della strada, senza nulla guardare, con la -fronte sollevata, il passo veloce, tra un corteo numeroso che gli faceva -intorno quasi una guardia d'onore, pronto a scontrarsi con chiunque gli -sbarrasse il cammino. - -Ad ogni sbocco di strada la polizia tentava d'interrompere il corteo; ma -esso rinasceva da' suoi frantumi, quasi fosse dotato d'una inseparabile -vita. Sotto le finestre d'un giornale avversario volaron sassi e vetri -si ruppero con fragore; la redazione stava per essere invasa, quando gli -squilli echeggiarono e la polizia, forte di numero, giunse in tempo a -disperdere l'assalto. - -Fu allora che un Commissario s'avvicinò al Ferento, pregandolo di voler -salire in una vettura per sottrarsi alla folla che la sua presenza -eccitava. - -Egli scosse il capo duramente, poi rispose: - --- No! Se avete ordine d'arrestarmi, arrestatemi; altrimenti proseguirò -a piedi. - -Egli certo non ignorava che l'imprecisione dell'accusa e le potenti -energie ch'erano già in moto per cooperare alla sua salvezza gli -avrebbero evitato allora e poi lo sfregio dell'arresto; ma rispondeva -così al Commissario, perchè sapeva nelle ore di battaglia esser anche un -abilissimo istrione. - -Aveva giurato di andare a piedi: a piedi continuerebbe sino al termine. -C'era troppo sole in quell'aria mattutina perch'egli accettasse di -trafugarsi nell'ombra! - -Ora la strada lo accompagnava cantando; era una strada facile, sgombra; -incominciava il suburbio. I funzionari erano riusciti a spezzare nel -mezzo il corteo, imprigionandone la parte più accesa nel viluppo delle -contrade. Lì nascevan alberi; di lontano la terra incollinava. - -Egli affrettò il passo, e quando vide apparire l'edificio bianco, le -vaste placide finestre che dormivano dietro le stuoie, quando ripensò i -bianchi letti allineati e le facce stanche di coloro che vi giacevano, -un disprezzo immenso di sè medesimo lo assalse, quasi ch'egli avesse -rubata una vittoria e stesse per rubare altresì quel diritto che -s'attribuiva di medicatore. - -Allora, giunto al cancello, si volse; guardò la schiera che lo seguiva e -tese il braccio per soffermarla. Ma poichè i più vicini lo circondavano: - --- Qui -- disse, -- ritorno ad essere il medico, che deve dimenticare. - -Con un sorriso, con un saluto, posò in silenzio le mani su le spalle -d'alcuni fra i giovani che gli eran presso; indi si volse lentamente, -varcò l'ingresso del giardino e rinchiuse il cancello. Lo videro -inoltrarsi per il viale, poi, tra gli alberi, sparire. - -Là in alto, la Direttrice, i medici, gl'infermieri, tutti i custodi -familiari del sereno edificio ch'egli aveva eretto per amore dell'uomo, -gli si fecero incontro con un atto fraterno e solenne d'accoglienza, che -parve racchiudere in sè una grande assoluzione. - -Ma questa volta, nel cuore, proprio in quella parte del cuore che non -pensava, ch'era semplicemente il rifugio della commozione, il rifugio -della bontà che l'uomo non riesce mai del tutto a spegnere in sè stesso, -qualcosa lo morse pungentemente, con un tal senso di dolore, che gli -parve, nonostante la sua volontà metallica, di sentirsi velare gli -occhi. - -Sopra loro volse per un attimo uno sguardo di bestia diffidente e -ferita, poi si chiuse di nuovo nella sua maschera d'impassibilità, -strinse in fretta le mani che gli si tendevano, e scuotendo il capo, -come per impedire ogni discorso, non faceva che ripetere: - --- Nulla, nulla... andiamo, è nulla!... - -Fece a tutti un gesto frettoloso di commiato, e con voce ferma chiamò, -come soleva ogni giorno, il suo primo assistente: - --- Rosales, mi faccia vedere i bollettini. - -Il giovine, vestito del cámice bianco, gli si avvicinò scolorato come -una fanciulla, ed insieme, tra un silenzio rispettoso e commosso, -entrarono in quello studiolo a pianterreno che aveva contro la finestra -gli odorosi rami dell'ólea fiorita. - -Rimasero in piedi, uno di fronte all'altro, senza dir nulla, poi, con un -moto nervoso, il Ferento cominciò a sfogliare i bollettini. - -L'altro lo guardava con gli occhi lucenti, senza muover labbro, come un -figlio guarda il suo padre che abbian ferito a morte e che sia per -morire. Stava diritto, fermo come una sentinella, con le braccia lungo i -fianchi; ma i polsi tuttavia gli tremavano. - -Pur nel leggere, il Ferento lo vedeva. Ed allora sollevò sopra il -giovine i suoi occhi superbi, spianò la fronte come un uomo sereno ed -incolpevole, che alla muta paura del discepolo volesse rispondere con -una muta tranquillità. - -Ma questi non resse allo schianto, e con un dolore pieno di febbre, -quasi piegando le ginocchia, gli afferrò una mano, balbettando: - --- Professore, qualsiasi cosa le abbisogni, o le accada, si ricordi, si -ricordi che io son qui... - -E dai buoni occhi cilestri gli cadevan lacrime nella barba bionda. - -Il Ferento strinse velocemente quella mano, si morse un labbro, e volse -altrove la faccia, per non fare quello che un uomo non può fare: -piangere. - - - - -VI - - -Cominciaron giorni d'una guerra disperata, piena d'insidie, a colpi di -coltello. - -Intanto correva l'istruttoria. Il giudice si chiamava Leonardo Niscemi, -chiarissimo nome d'una famiglia catanese che aveva dato all'Italia buon -numero di valorosi giureconsulti. - -Mai bufera più grande fu scatenata sopra il capo d'un povero giudice -istruttore, nè mai tanto gioco di pressioni e di partigianerie fu -esercitato con mezzi più illeciti su la incorruttibile giustizia. - -Si guerreggiava da entrambe le parti con uguale accanimento; era uno -scoppio di furor civico da lunghi anni contenuto; il Parlamento, la -strada, la chiesa, la stampa, i sodalizi, la famiglia, l'individuo, -tutto si batteva. - -Drappelli e cortei percorrevano le strade; ogni sera, nei comizi, gruppi -avversari si azzuffavano; i giornali delle due parti buttavan esca nel -fuoco. In segno di protesta l'Università si chiuse. Ma le contrade si -ridestavano al mattino con i muri pieni d'iscrizioni oltraggiose per il -Ferento. - -Egli aveva subitamente ritrovato in sè, con un impeto selvaggio, l'odio -e l'amore dell'uomo di parte. Il suo delitto, anch'egli quasi lo -dimenticava: era necessario anzi tutto vincere, e vincere con -magnificenza, per la causa di quelli ch'erano con lui; vincere anzi con -crudeltà, spazzando il nemico, poich'egli portava una bandiera, e le -bandiere non debbono mai soffermarsi a mezza strada. - -Aggredito, si difendeva; preso d'assalto, si cacciava con i suoi, a -fronte bassa, contro gli assalitori. - -Intanto correva l'istruttoria. Il giudice, Leonardo Niscemi, sentiva in -quei giorni pulsare nella penombra del suo uffizio tutta l'anima della -città. Una folla oziosa e curiosa circondava in tutte le ore del giorno -il Palazzo di Giustizia, quasichè da un momento all'altro i muri stessi -dell'edificio potessero preannunziare al pubblico l'esito -dell'istruttoria che accendeva tanta passione. Tutti gli andirivieni -eran osservati, commentati a lungo; giornalisti ed informatori passavano -la giornata ne' corridoi: cumuli di notizie contradditorie ingombravano -i supplementi dei giornali; un'atmosfera d'impazienza e di febbre -pervadeva la città. - -Guardie a cavallo scortavan ogni mattina l'automobile del Ferento, dalla -sua casa fino alla Clinica, e nel ritorno; le adiacenze dell'una e -dell'altra eran continuamente vigilate dalla Polizia. - -Quel che frattanto si conosceva di sicuro in mezzo alle mille dicerìe, -si era che il giudice Niscemi aveva due volte chiamato nel suo gabinetto -il denunziatore Tancredo Salvi, ch'era in quei giorni tronfio di -popolarità sino alle radici dei capelli, e si esibiva da mattino a sera, -ovunque potesse, alla curiosità pubblica, dondolando la sua quadrata -persona con un far magnifico da istrione applaudito. - -In buona fede a lui pareva d'essere il «deus ex machina» di tutta questa -faccenda. Il vedere la città piena d'ammutinamento, rossa di furore, in -séguito alla sua denunzia, lo investiva d'un così grande orgoglio della -propria potenza, che non invidiava più nulla e nessuno, anzi dimenticava -quasi d'aver in tasca il prezzo del suo turpe mercato. - -Il Metello, più prudente, più alieno da simili notorietà, si era tratto -in disparte, pieno di riserbo, dopo aver conclusa con il Donadei la -losca faccenda e con un sottile riso enigmatico su l'orlo delle sue -labbra perverse, lasciava che la vanagloria del suo complice ostentasse -per proprio conto i lauri di quelle giornate clamorose. A malincuore si -era veduto inscrivere nella lista dei testimoni, e con rara modestia -egli preferiva starsene quieto in un cantuccio, ad osservare con occhio -sospettoso la piega degli avvenimenti. - -Il solo con il quale osasse talvolta scambiare qualche lieve -apprezzamento era quell'ottimo raccoglitore di farfalle che si chiamava -Dandolo Zappetta, al quale non era fino allora capitato in premio -nemmeno il becco d'un quattrino, mentre continuava nell'alta soffitta a -preservare dalla polvere il suo giubbino luccicante, le sue scarpe senza -macchia. - -Il Metello aveva preso l'abitudine di andarlo a trovare quasi ogni -giorno, sebbene le lunghe scale fossero dolorose a' suoi piedi che -s'inasprivano di trafitture. Là in alto, fra lo svolazzare fermo delle -farfalle appuntate, insieme discorrevano di quella lunga e lenta -istruttoria. Il Metello faceva previsioni, Dandolo si limitava ad -ascoltar le sue parole con un sorriso pieno di sarcasmo indifferente. -Sapeva ormai come funzionino i poteri dello Stato, e non aveva maggior -fiducia nella toga del giudice che nell'uniforme del poliziotto. Tutto -era un gioco di dadi entro un bossolo truccato, e la bacchetta magica -poteva per la maraviglia far spalancare le bocche degli spettatori. - -Poi ridevano insieme di quel tronfio e ridicolo Tancredo, lo Zappetta -senza livore, il Metello con una voglia matta che capitasse un fracco di -legnate su la groppa di questo re da burattini. - -Ma per quanto il buon Tancredo vestisse con pompa la toga -dell'accusatore, nessuno era così miope da non riconoscere in lui -solamente l'uomo di paglia. S'intravvedeva dietro le sue spalle quadrate -il profilo fuggente, la faccia insidiosa del vero denunziatore. -L'articolo firmato «_Ergo_» aveva dato fuoco alle polveri; l'uomo che si -firmava «_Ergo_» era, nell'opinione di tutti, l'insidiatore nascosto, -che aveva teso l'agguato all'antico avversario. La battaglia era -unicamente fra loro; l'odio che fomentava tanto insorgere portava il -suggello antagonistico dei loro due nomi. - -Entrambi stavano in alto, saldi, agguerriti, tra falangi di partigiani, -con in pugno entrambi lo scettro che asservisce i poteri allo sfogo -dell'odio settario, con la voluttà entrambi di volersi misurare una -buona volta in campo chiuso, uomo contro uomo. - -La battaglia pareva una sfida mortale; o l'uno o l'altro doveva tendere -il collo al capestro. Eran due cupi avversari, ma due disperate volontà. - -Nell'intimo del suo convincimento, Leonardo Niscemi non era persuaso che -il Ferento avesse potuto uccidere. Quella simpatia che lega insieme -tutti gli uomini d'una certa elevatezza d'ingegno lo avvicinava -piuttosto al Ferento che non al palese od al nascosto accusatore. -D'altra parte lo allettava il fatto di poter frugare a suo beneplacito -nei recessi d'una così alta vita, e quella iconoclastìa che ferve -nell'animo di tutti gli ambiziosi lo spronava contro l'incolpato come un -perverso allettamento. - -Leonardo Niscemi, eretto a giudice d'un uomo e ad arbitro d'una grande -contesa, pensava innanzi tutto a non giocar la propria carta sul -tavoliere perdente, poi a servire la Giustizia, questa bella parola -gonfia e luccicante come una bolla di sapone. - -Tancredo Salvi era stato imbeccato a puntino. L'accusa pareva in sè -stessa un po' vaga ed arbitraria, ma c'era, fra le molte voci raccolte, -un'affermazione particolarmente grave, quella del medico Paolieri, -ch'erasi recato a visitare il Fiesco pochi giorni prima della sua morte -ed aveva notato nell'infermo alcuni sintomi sospetti. - -Dalle chiacchiere del Paolieri, per l'appunto, i primi bisbigli eran -nati nel villaggio, trovando conferma in tutti coloro che avevano veduto -il cadavere guasto. Ma ora queste mormorazioni avevan cessato di -ondeggiare in un sussurro anonimo, per divenir deposizioni vere e -proprie, di molte persone ch'eran pronte a ripeterle, a firmarle, a -costituire insomma quel che si chiama l'accusa dell'opinione pubblica. -Inoltre v'eran due gravi coincidenze che militavano contro il Ferento, -ossia la notorietà ormai innegabile del suo legame con la moglie del -Fiesco e la quasi compiuta sua gravidanza. - -L'accusa, benchè basata sopra indizi, era dunque solidamente costrutta e -poteva impensierire chicchessia per il suo colore di verisimiglianza. -Tancredo Salvi narrò al giudice tutto quanto eragli occorso durante la -visita funeraria, ed il risultato di questi colloqui, fu che il giudice -ordinasse il disseppellimento del cadavere, onde sottoporlo a -necroscopìa. - -I periti scelti furono tre medici che avevan uso di queste pratiche -giudiziarie. - -Una mattina gli affossatori, entrati nel piccolo cimitero di campagna, -dove, sotto il marmo ancor nitido, si consumava la spoglia di Giorgio -Fiesco, ricominciarono a scavare la terra intricata di fresche radici. - -Un giardino di fiori selvatici, con mazzi di grandi papaveri già curvi -su gli alti steli, sbocciava tra gli zoccoli delle sepolture; una -festività di grano maturo invadeva l'aria turchina sopra il tranquillo -cimitero di campagna, e una biondinetta, levátasi di buon mattino, con -qualche spolverìo di cipria su la camicetta nera, con le mani congiunte -dietro la schiena e la capigliatura scintillante nel sole, assisteva, -pochi passi lontano dal sepolcro, a questa lugubre faccenda. - -La biondinetta si chiamava Maria Dora. Dal giorno ch'eran giunte al -villaggio le prime notizie dello scandalo aveva cessato di lasciar -garrire il suo scilinguagnolo impertinente, aveva inchinato sul petto il -mento rotondo, e guardava pensierosamente correre la vita, chiudendo in -un silenzio ostinato il suo cuore che le doleva un po'... - -Ella non aveva mai veduto risalire dal grembo della terra una cassa da -morto, ed osservava quella triste opera con un senso curioso ed -affannoso di novità. Le pareva che ogni colpo di zappa la colpisse nella -sua medesima carne, ma insieme colpisse anche un altro essere, ch'era -lontano, e si trovava solo contro una immensa guerra, nella quale, per -quanto forte, _non le pareva_ che egli potesse trionfare. - -Ella non rivedeva che lui, dietro il vapore biondo che nel sole -offuscava i suoi chinati occhi; non rivedeva che lui, senza ricordarsi -bene se ancora l'amasse o l'odiasse, tanto l'evidenza della colpa -ch'egli consumava con la sua sorella, e forse l'invidia della lor -colpevole felicità, le stringevano intorno al cuore una specie di nodo -soffocante. - -Gli scavatori celiavano senza curarsi di lei: nella terra umida e -rovesciata entrava brillando il sole; ed ella se ne stava in disparte, -con il capo raccolto fra le spalle un po' inquiete; quasi cullando in sè -stessa un'assurda speranza, e cioè che non si ritrovasse più nulla, che -già i vermi avessero divorato la spoglia, il feretro, e dispersa nel lor -viscido brulicame la prova di quella colpevolezza ch'ella sentiva -essere, ahimè, troppo certa!... - -Ma invece, dalla profonda fossa, risollevaron il feretro pressochè -intatto e lo caricaron sopra un carro da buoi, che andò via cigolando. -Ella non si mosse, finchè disparve. Poi, rimasta sola, si affacciò -curiosamente sopra la fossa vuota. - -E vide un ragno enorme che vi camminava nel fondo, incespicando fra il -terriccio umido con le sue molte zampe villose. - - -Il giorno dopo tutti partirono per la città. Nella casa di Giorgio -Fiesco, dove recaronsi ad abitare, trovaron Novella dimagrita, -febbricitante, che li guardò con i suoi grandi occhi pieni di spavento -e, buttatasi nelle loro braccia, ruppe in lacrime singhiozzanti. Era -sfinita di fatica, d'amore e di maternità; mancavano poche settimane -alla nascita della sua creatura. - -Nessuno volle ancor più turbarla; non una domanda, non un rimprovero -ella udì mai su le lor labbra indulgenti; la madre, il padre, la sorella -non fecero che inchinarsi come anime tutelari sopra la sua maternità e -sopra il suo dolore. - -Nulla eravi di mutato nella casa di Giorgio Fiesco da quando egli stesso -vi dimorava, poichè, negli ultimi tempi, obliosa d'ogni scrupolo e -d'ogni prudenza, ella era vissuta di continuo nella casa del Ferento. -Avrebbe continuato a vivere sperduta e inerte nella sua ombra, se -l'infierire della battaglia ed il termine della gravidanza non avessero -persuaso il Ferento a separarsi da lei, rendendola in grembo alla sua -famiglia. Era d'altronde necessario che tutti venissero in città per -coadiuvarlo nella sua difesa: e da poco erano arrivati, quand'egli -sopraggiunse nella casa del Fiesco. Entrò rapidamente, senza lasciare il -tempo d'essere annunziato. - -Eran tutti raccolti nella grande sala, ove i divani e le seggiole, -custoditi sotto fodere di tela greggia, diffondevano in quella fredda -casa un senso di antica disabitazione. Nel vedere il Ferento, sorsero in -piedi con uno scatto involontario, come se ognuno avesse preferito in -quell'attimo non trovarsi viso a viso con lui. - -Marcuccio, ch'era d'umor pessimo per la fatica e la novità del viaggio, -se ne stava seduto sul bracciuolo d'una poltrona, con un piede -accavallato su l'altro ginocchio, e oziosamente si strofinava le unghie -contro la suola polverosa. Non súbito lo riconobbe; ma, dopo averlo ben -fissato, incominciò a ridere, a ridere, chissà per qual ragione. - -Andrea guardò Novella, ch'era lì, seduta; guardò il suo cappello da -vedova posato accanto a lei sopra un tavolino, guardò la sua giovine -sorella, che le stava presso, ritta in piedi, e quasi la vigilava -tenendo una mano appoggiata sul pizzo nero che ricopriva la sua -scollatura. - -Dall'infocato tramonto veniva una luce soverchia, nella quale tutte le -fisionomie parevano colorarsi d'una vampa. Essi a lor volta lo -fissarono, e lo videro quale non era stato mai, con tutta la sua forza -raccolta nel viso, eppure stanco. Una ruga profonda, incisa fra i -sopraccigli, duramente spartiva la sua fronte; una specie di ostinato -sarcasmo gli armava la mascella dura. - -Egli li guardò come nemici, tutti insieme, senza fissare i suoi occhi -negli occhi di nessuno; poi disse: - --- Benvenuti; era tempo che foste qui. - -Novella prese la mano di Maria Dora e se ne coverse le palpebre -affaticate, con una specie di affettuosa voluttà; insieme le carezzava -il dorso della piccola mano, lentamente, soavemente, facendo scorrere le -dita fin sopra il suo polso pieghevole. Ma la fanciulla, con il capo -incline all'indietro, nel cerchio di luce dorata, pareva insensibile a -quella carezza, insensibile a tutto quanto accadeva intorno a lei, -tranne a quella specie di suggestione dolorosa che le produceva -l'aspetto di Andrea Ferento; gli occhi le si empivano di maraviglia, una -specie di latente paura stringeva il suo cuore di fanciulla. - -Andrea s'avvicinò al vecchio Stefano e con forza gli prese una mano, con -forza la tenne chiusa fra i suoi palmi, come per impadronirsi nel -medesimo tempo della sua docile volontà. - -Il vecchio lo guardava perplessamente, senza trovar parole, con una -specie d'angustia, con un visibile impaccio, ch'egli stesso avrebbe -voluto poter nascondere. - --- Voi sapete ogni cosa, è vero? -- disse il Ferento, con una voce opaca -e piena tuttavia d'una concitazione mal dominata. Egli sentiva per -istinto che c'era in quegli animi una ostilità involontaria contro di -lui; quella medesima ostilità che ormai gli pareva d'incontrare -dappertutto, più sensibile ancora fra le persone che l'amavano. Talvolta -gli era sembrato perfino d'accorgersi che questo senso vago d'ambiguità -penetrasse, come un sottile brivido, negli abbandoni voluttuosi -dell'amante. - -Ma egli non veniva per difendersi; era spaventosamente calmo, -spaventosamente risoluto ad ascendere, senza un attimo di pavidità, fino -all'ultima pietra del suo calvario. Adesso eran giorni di battaglia; si -trovava sul terreno di combattimento, non rimaneva per lui che una sola -necessità: vincere. - -Egli abbandonò allora la mano di Stefano, ma intrecciò insieme le sue -proprie dita, e le torse con ira, sorridendo per il dolore che ne provò. -Poi disse: - --- Vi ho pregato di venire in città perchè Novella non poteva più a -lungo rimaner sola, nè rimanere con me. Inoltre avevo qualcosa da -comunicarvi, ed è per questo che ora son venuto. - -Parlava a scatti, con la voce un poco ansante, passandosi tratto tratto -una mano su la fronte. - --- Fra pochi giorni tornerò ad essere l'uomo di prima. Se ne dubitate -anche voi... poco importa! - --- No... -- volle dire Stefano. Ma egli lo interruppe con sarcasmo: - --- Poco importa! Sono avvezzo a difendermi e sono avvezzo anche a -vincere nella vita. Ma, davanti ad una simile accusa, ero del tutto -impreparato. Sono stati più abili di me, finora; ma i conti li faremo in -ultimo. Benchè ferito alle spalle, ho fiato ancora per combattere, come -si vedrà. Intanto, non per giustificare me stesso, ma per tranquillare -voi, sappiate che nessun perito al mondo potrà mai scoprire nel cadavere -di Giorgio Fiesco una traccia qualsiasi di veleni, se non tali e quanti -ogni medico adopera necessariamente nelle sue medicine. - -Egli fece una dura pausa, e considerò sorridendo l'espressione dei lor -volti, che parevano rischiararsi davanti alla fermezza delle sue parole. - --- Ma poichè non voglio difendermi, e poichè son pronto a mostrarvi che -non ho bisogno di difendermi, sappiate ancor questo: -- la scienza, ve -lo dice un medico, può facilmente uccidere senza che un perito se -n'avveda. In altre parole, vi sono veleni che non lasciano traccia. -Così, almeno fra voi, chi mi vuol credere innocente avrà la compiacenza -di farlo senza che io gliene fornisca la prova. - -Nella pausa che intervenne, ricominciò a singhiozzare la risata -gutturale dello scemo, che ora si batteva le unghie raggruppate contro -la suola delle scarpe. - -Il Ferento lo guardò con attenzione, poi esclamò, con un'alzata di -spalle: - --- Sì, Marcuccio... hai ben ragione di ridere! Poichè tutti quanti non -siamo che istrioni, costretti a fingere una grottesca parte nella -commedia della vita, ove tu solo forse riesci ad essere uno spettatore -veramente imparziale!... - -Diceva queste parole quasi a sè stesso, mentre un moto nervoso contraeva -la ruga diritta ch'era incisa nel mezzo della sua fronte. Poi si volse, -parve d'improvviso vincere una titubanza estrema, si recò dietro la -spalliera della poltrona dove Novella era seduta, e con dolcezza, con -una dolcezza così grande che lo mutava in modo singolare, posò le due -mani aperte sovra le spalle dell'amante. - -Ella si scosse, rovesciò leggermente il capo all'indietro, per guardarlo -negli occhi, mentre sorpresa ed impaurita la sorella si ritraeva. Egli -di lei non s'avvide; ma la sua fisionomia, che appariva distinta nel -fascio di luce crepuscolare, sembrò aggravarsi d'una passione che la -stancava, che scioglieva i suoi nervi contratti in una specie di -faticoso allentamento. Dal cuore gli saliva una ondata buona, e questo -era visibile, come se l'amore che aveva per lei fosse una luce d'anima -che gli splendesse all'intorno, per avvolgerli entrambi nella medesima -tristezza, nella medesima infinita voluttà, ove sentivano d'essere uniti -al di sopra di tutte le pene, al di sopra di tutti gli ostacoli che -vanamente la vita e la morte frapponevano al lor colpevole amore. - -Allora egli guardò ad una ad una l'altre persone, poi disse lentamente: - --- Volevo confessarvi una cosa... Novella è mia, mia da lungo tempo, mia -fin da prima ch'egli morisse... Questo è innegabilmente vero. - -Ella restò con gli occhi spalancati, ferma, percorsa da un interiore -brivido; gli altri tacquero. Solamente la fanciulla si raccolse fra le -dita contratte la stoffa della camicetta, e fece qualche passo -all'indietro, barcollando, con un visibile tremito. - --- Sì, questo è vero, -- egli confessò un'altra volta. -- Ma era -necessario che io ve lo dicessi, perchè a dividerci non basterà nemmeno -questa grande sciagura. Vegliate sopra di lei, fin quando io non torni e -vi dica: -- Ora vengo a riprenderla, poichè sono libero ed ho vinto! - -Ella s'aggrappò con le due mani al suo polso che le posava sopra una -spalla, e contro vi poggiò la bocca, per nascondere insieme un -singhiozzo ed un bacio. - - - - -VII - - -Egli uscì tranquillamente da quella casa, e nulla fece per sottrarsi -alla vigilanza delle spie che seguivano i suoi passi. - -Cadeva una bella serata quasi glauca su la città rumorosa; le strade -piene di movimento cominciavano ad imbiancarsi di chiarori elettrici. A -piedi percorse la distanza che lo separava dalla sua casa, evitando le -strade frequentate, facendo un più lungo giro, affinchè nessuno lo -riconoscesse nella crepuscolare ombra dei vicoli. - -Camminava con gioia, velocemente, immergendosi nella sera come in un -bagno voluttuoso, ed una ilarità quasi perversa gli accelerava i battiti -del cuore. Si sentiva padrone della sua vittoria, misurava la vendetta -con una precisa e fredda crudeltà. - -Ormai la bufera gli era passata sopra senza schiantarlo; anzi ne usciva -più forte, acceso di tutti i suoi spiriti battaglieri, pieno fino alla -gola d'una viva ebbrezza di combattimento. Aveva d'un tratto riafferrato -il comando della sua schiera; gli ubbidivano ancora senza riflettere, -con quella dedizione assoluta che inebbria i condottieri. L'avere -ucciso, l'esserne accusato pubblicamente, non gli pareva cosa bastevole -perchè la legge avesse forza contro di lui. Era così tirannicamente -sicuro del suo diritto sovrano, che non avrebbe mai teso i polsi alle -catene dei poteri sociali; non riconosceva nel mondo alcuna forza che -bastasse a limitare in un modo qualsiasi la sua magnifica e terribile -volontà. - -Ma, se mai un tal giorno venisse, Andrea Ferento rifiuterebbe di -ubbidire. Non lo vedrebbero mai, seduto fra due sgherri, sul banco degli -accusati; mai elargirebbe quest'ora di trionfo all'ambizione d'un -Salvatore Donadei. - -Rifiuterebbe l'obbedienza come un ribelle, come un sollevatore di folle, -come un re. Prima di poterlo ammanettare, bisognava combattere qualche -giornata di guerra civile; -- in ultimo, non lo avrebbero che morto. - -La legge che basta per dominare le piccole anarchie, non bastava per -lui: era un capo, aveva la sua milizia, pronta fino all'eccidio, darebbe -il segnale: si combatterebbe. Un odio furente lo accaniva contro tutti -coloro che avevan osato trattarlo come un uomo. Nell'ardore della -contesa, in lui si riaccendevano tutti gli istinti feroci ed imperiosi -che facevano di questo apostolo d'idee un selvaggio dominatore di -uomini. - -D'altronde, in quella sera, egli sentiva che la battaglia stava per -esser vinta. I medici preposti alla necroscopìa eran tre uomini dei -quali conosceva tutti gli errori professionali, tutte le ambizioni -private, come un padrone conosce le pecche de' suoi domestici; nè per -coscienza propria nè per istigazione d'altri, mai avrebber osato -accertare a suo danno la prova, ch'era d'altronde inaccertabile. - -Ognuno sentiva oscuramente che Andrea Ferento non verrebbe tradotto in -Corte d'Assise, e quelli stessi che si cullavano in tale speranza, eran -tuttavia trattenuti dallo smascherarsi per tema della sua vendetta. Lo -sapevano potente, e sapevano che i potenti non sono mai soli. - -Eppure, quanto numero di acerbe invidie non sentiva egli strisciare -dietro il suo passo tranquillo, pronte a sibilare, a mordere, quando -appena lo vedessero inginocchiato! Invidie non solo politiche, ma -professionali e private; subdoli rancori di uomini mediocri, ai quali -era passato dinanzi, troppo fulgido, nel cammino della vita, e che ora -speravano con silenziosa viltà di vederlo per sempre abbattuto nella -polvere. - -Ben lo sapeva, ed era con un senso d'orgoglio intimo ch'egli sentiva -battere contro la sua dura forza questo impossente furore. Forse nella -sua Clinica stessa, nell'Ateneo medesimo dove insegnava, tutta una -rivalità che non poteva sperare di sorpassarlo altrimenti, era in attesa -del colpo mortale che lo ferisse in pieno cuore. Quanti Salvatore -Donadei, grandi o piccoli, non vivevano intorno al suo cerchio di -splendore, camuffati e silenziosi, fino al giorno in cui potessero -togliersi via la maschera! - -Ma uno solo aveva osato per tutti. Aveva osato con un coraggio -inconsulto e precipitoso, giocando a sua volta una posta ben grave, per -un uomo com'era il Donadei, pieno di accortezza, di cautela e -d'impostura. La passione lo aveva sopraffatto; si era sentito sicuro di -poter guidare un assalto irresistibile, e senza timore alcuno aveva -bruciato i ponti dietro di sè. - -Nel muovere questa guerra, egli contava senza dubbio su vaste -complicità, su poderose alleanze; ma era ugualmente fuor di dubbio che -l'estensore degli articoli firmati «Ergo» non aveva quasi nemmeno tenuto -conto di quella prudenza elementare, che sempre ágita davanti agli occhi -degli accusatori e dei polemisti gli articoli del Codice Penale intorno -alla diffamazione. Gettando il dado, Salvatore Donadei dava il suo -nemico per morto. - -In verità s'era troppo affidato alle testimonianze del medico Paolieri e -di alcuni fra quelli che avevano veduto il cadavere del Fiesco. Era -forse rimasto così stupefatto di questa possibilità inattesa, che -l'aveva súbito accettata, non senza discuterla, ma parteggiando per -essa, ben certo che un'accusa di tal genere, o vera nei fatti, o -soltanto verisimile, dovesse riuscir bastevole a pugnalare in pieno -petto un uomo come Andrea Ferento. - -Non aveva dunque troppo indugiato nell'esaminare se questi fosse -colpevole davvero; gli bastava che a rigor di legge una simile -colpevolezza potesse venirgli imputata; gli bastava di poter finalmente -radunare contro lui tutta l'ira della sua parte, trascinarlo giù -dall'altare, mettere alla gogna la sua storia d'amore. - -Quell'uomo era stato il fantasma nero della sua vita. Salvatore Donadei -credeva di combattere per un'idea sua propria, mentre in verità non -faceva che combattere contro le idee dell'altro; supponeva di avere -un'ambizione sua propria, la quale non era nata invece che dal desiderio -di misurarsi con la potenza dell'altro; e sopra tutto l'odiava, perchè -il Ferento, invece di raccogliere la sua sfida, non si era mai curato -d'altro che di squassarlo da sè come un piccolo avversario importuno. - -Con l'andar degli anni quest'odio aveva preso in lui così profonde -radici, che avrebbe dato la sua fede, il suo giornale, il suo denaro, e -perfino i suoi figli, per il piacere di calpestarlo senza remissione con -la sua fredda ira, come si tenta spegnere coi piedi la fiamma di una -lampada rovesciata. Giunta l'ora in cui tutto ciò gli parve possibile, -questo uomo cauto e pieno d'insidie si lasciò quasi ubbriacare dalla sua -crudele speranza. - -Dal giorno in cui Tancredo ed il Metello eran venuti a proporgli quel -terribile mercato, egli non si era più concesso un attimo di pace. Aveva -tramato, congiurato, subornati o fatti subornare testimoni, s'era -accaparrato a forza di denaro una parte della stampa ed aveva messa in -opera tutta la sua potenza d'uomo politico, di giornalista, di capo d'un -numeroso partito, finchè suonata gli parve l'ora di dar fuoco alle -polveri e scatenare nella piazza la congiura tessuta nell'ombra. - -E, se Andrea Ferento non fosse stato che un platonico banditore d'idee -od un eroico cercatore di verità, esiliatosi fuor dal mondo, costoro, -senza dubbio, per il lor numero e la potenza grande che ancora il -pregiudizio esercita sopra la terra, costoro lo avrebber vinto con -facilità. Ma in Andrea Ferento v'era un uomo altresì che amava la -potenza per sè stessa, v'era il partigiano accanito che sapeva l'arte -imperatoria del guidar le fazioni, e sapeva che al di sopra di tutte le -forze radunate in mano dei poteri sociali, v'è sempre stata e sempre -dominerà la violenza d'un uomo solo. - -Oh, quanto nel suo spirito beffardo egli derideva coloro che si -aspettavano di veder lui, Andrea Ferento, semiconfesso e pavido sui -banchi d'una Corte d'Assise! Credevano dunque che per tanti anni egli -avesse investigata la materia invano? che per tanti anni avesse dalla -sua cattedra bandita l'ultima parola delle scienze positive, per doversi -ridurre, quando gli fosse mestieri sopprimere, ad iniettare nelle vene -della sua vittima qualcosa che tre chimici dozzinali potessero poi -raccogliere nei loro suggellati specilli? Ma no! ma no!... egli aveva -disciplinato il suo delitto come si disciplina un esperimento -scientifico, e la natura è ben più vasta che non suppongano gli sbadati -farmacisti o gli avvelenatori da suburbio che solo confidano sopra il -silenzio delle tombe. Non lui, che si chiamava Andrea Ferento, ch'era il -più dotto e prodigioso fra gli scienziati d'Europa, non lui che aveva -per giorni e settimane fatto progredire il suo delitto, a grado a grado, -indisturbatamente, col pieno potere che gli veniva dalla sua coraggiosa -libertà. - -Per un istante infatti egli aveva temuta, non la giustizia degli uomini, -ma l'onnipotenza dei partiti che si collegavano contro lui, capaci senza -dubbio di subornare un giudice, di dettare ai periti un responso -dubbioso e per tal modo trascinarlo in Corte d'Assise, od anche mandarlo -assolto per non provata reità. Era quello che tuttavia bastava per -distruggere in un sol giorno la sua magnifica vita. - -Ma davanti al pericolo egli aveva ritrovato con una prontezza -meravigliosa il suo posto di battaglia e la memoria strategica dell'uomo -che in altri tempi aveva camminato alla conquista del potere. - -Ormai, se da una parte operavan sul giudice istigazioni potenti, egli ne -faceva esercitare altre più incontrastabili; se poteva esservi nella -designazione dei periti un intento recondito, egli era giunto a far -cadere questa scelta su persone che avrebbero dovuto resistere a -qualsiasi adescamento; se una parte della stampa lo aveva nei primi -giorni assalito con furia, man mano egli era giunto a far piovere -dall'alto certi minacciosi avvertimenti, che persuadevano i Direttori ad -imbrigliare i più focosi retori; e frattanto egli allestiva con una -pazienza, con una minuzia da certosino, la querela di diffamazione che -avrebbe chiaramente dimostrato i pericoli del firmarsi «Ergo» alla dolce -pecorella cristiana che si chiamava Salvatore Donadei. - -Egli sapeva bene che per le grandi cause occorrono grandi avvocati, e -giornalmente passava un paio d'ore nello studio del senatore Ippolito -Sandonato, l'oratore che piegava sotto il suo potere le Corti di -Giustizia, soggiogava l'alte Assemblee con la speciosa eloquenza del suo -discutere, il patrono che nonostante la tarda canizie rimaneva un uomo -di toga intrepido e focoso come un esordiente. - -Incominciata la battaglia, non bisognava nè perdere nè vincere a metà; -nella tensione di nervi che il combattimento gli dava, la storia verace -del suo delitto aveva esulato lontano da lui, s'era quasi affondata -senza memoria nella buia tempesta del suo spirito. - - -Ora egli camminava leggermente, esagitando fra sè stesso le più remote -conseguenze di tutto quello che stava per accadere, ed anzi era -particolarmente gaio, per aver avuta in quel giorno un'idea felice, che -Ippolito Sandonato si accingeva per l'appunto a mettere in opera. - -«Quel buon Tancredo Salvi... che aveva senza dubbio uno sviscerato amore -per la Giustizia, e doveva certo essere incorruttibile come un santo -monaco francescano...» - -Camminava tra questi pensieri, e frattanto era giunto vicino alla sua -casa, quando, all'uscir dal vicolo nella diritta contrada, un clamore -confuso di voci, un accorrere di persone, subitamente lo fermarono. - -Pochi passi lontano era la sua casa, l'ultima su l'angolo; più oltre, la -piazza con il porticato, che nereggiava di gente ferma, dalla quale -provenivano i clamori. Egli non poteva ben discernere nè udire, ma erano -i giornalai che gridavano a squarciagola una notizia inattesa e -vendevano a centinaia le copie de' giornali, che la folla spiegava -concitatamente. Quasi nello stesso tempo, alle sue spalle, si levò un -simile clamore, e, vóltosi, vide accorrere cinque o sei strilloni, -rossi, rauchi, affannati, sotto il peso dei fasci che portavano, -inseguiti da una folla che li spogliava man mano del supplemento -stampato a grandi lettere. Gli passaron davanti come un'ondata, ed -allora udì. - -Egli divenne orribilmente pallido, non volle credere a sè stesso, volse -in giro gli occhi ed aguzzò l'udito come per riafferrar quel grido. - --- «L'assassinio di Salvatore Donadei!... Supplemento all'_Epoca_!... -Supplemento al _Nuovo Giornale_!... L'assassinio di Salvatore -Donadei!...» - -Non vide, non udì più nulla; un cerchio rosso, che si partiva dalle sue -stesse pupille, occupò la vuota órbita che gli roteava tutto -all'intorno... E sentì che il cuore gli batteva nel petto fino allo -schianto, ma non seppe se di gioia, d'ansia o di terrore, tanto gli -pareva che nel vortice improvviso del mondo si disperdesse come polvere -il senso di tutte le cose. - -Poi si calmò. D'un tratto gli parve che la gente lo guardasse, anzi -guardasse lui solo, quasi già sospettandolo di questo nuovo delitto. La -morte gli si allacciava intorno come una compagna necessaria; ebbe -istintivamente voglia di volgersi, di fuggire... poi di cacciarsi -avanti, frammezzo a quella moltitudine e di gridare con tutto il suo -fiato: -- Non io! non io!... - -Sopravvenivano altri giornalai; la strada fino al termine biancheggiava -di pagine spiegate. Macchinalmente anch'egli si cercò nelle tasche una -moneta, comprò il giornale, poi, quasi correndo, percorse la distanza -che lo separava dal suo portone, entrò difilato in mezzo alla gente che -l'ingombrava: si trovò nella corte. Un lampione ad acetilene rischiarava -il porticato facendo splendere la porta a vetri che chiudeva l'accesso -dello scalone. - -Alcuni gli si fecero intorno; egli chiese distrattamente: -- Che è -stato? che è stato? -- e spiegò il giornale. - -Allora, súbito, dette un urlo. Aveva letto in capo della colonna: -- -«L'assassino è l'assistente di Andrea Ferento: Egidio Rosales.» - --- Ma no! ma no! ma no!... -- si mise a dir forte, mentre con gli occhi -leggeva, e mentre intorno a lui si andava stringendo un cerchio di -persone silenziose. - -Ogni tanto egli le fissava con occhi esterrefatti, come per -interrogarle; poi di nuovo a leggere con avidità, con terrore. - -La notizia era questa: poche ore innanzi, mentre Salvatore Donadei -scendeva dalla Redazione della _Crociata_ insieme col suo capo -redattore, un giovine lo aveva subitamente affrontato sul marciapiede, -scaricandogli addosso tre colpi di rivoltella a bruciapelo e gridandogli -ad ogni colpo: -- Basta! basta! basta! - -Ferito due volte nel petto, una volta nella fronte, il Donadei stramazzò -senza rispondere, morto. - -L'aggressore gli gettò sopra l'arma fumante, si volse alla strada e -gridò: - --- Voleva uccidere un santo! Io l'ho vendicato! - -E scomparve. Tutto questo in un baleno. - -Dieci minuti più tardi, presentatosi al Commissario di Polizia, ripeteva -le stesse parole con una calma ed una fissità da ipnotizzato, poi -rimaneva immobile davanti alla scrivania del Commissario, stringendosi -con una mano il polso tremante, che aveva ucciso. - --- Il vostro nome? - --- Egidio Rosales. Ho ventisei anni, mio padre è morto; mia madre anche. -Sono il primo assistente di Andrea Ferento: a quest'uomo debbo tutto, e -non feci che assolvere un debito liberandolo dal suo nemico. - --- Conoscevate l'onorevole Donadei? - --- No. - --- Sapete che è morto? - --- Lo so, e volevo che morisse. - -Non un muscolo, non una linea trasaliva nella sua delicata faccia -pallida; solamente le pupille, che parevano aver perduta ogni virtù di -espressione, bruciavan d'un fuoco fermo e s'affondavano sempre più nelle -profonde órbite. - - -Allora il Ferento, con impeto, ruppe il cerchio delle persone ch'erano -intorno, uscì fuori, balzò in una vettura, corse al Commissariato di -Polizia. - --- Voglio vederlo, súbito, súbito... vederlo! - -Il Commissario lo fece chiamare nel suo gabinetto. Il Rosales entrò, in -mezzo a due questurini, pallido, con il bavero alzato. Nella sua chiara -fronte, ne' suoi femminili occhi splendeva una estatica serenità. - -Con un atto paterno e disperato il Ferento gli si buttò incontro, quasi -volesse tentare di strapparlo a' suoi carcerieri, a quelle due guardie -impassibili, ferme, agghindate nell'uniforme dalle bottoniere -luccicanti. - --- Rosales! figliuolo mio! che avete fatto? Che avete fatto, per -carità?!... - -Ma questi non rispose; un tremito convulso gli agitò le spalle, gli fece -brillare intorno al mento la tenue barba bionda; poi si lasciò cadere a -piè del suo maestro, e singhiozzando avvinghiò le braccia intorno alle -sue ginocchia. - --- Perdono! perdono... -- balbettava; -- ma non era più possibile che -Lei... - -Andrea Ferento lo sollevò da terra quasi con violenza, e come padre e -figlio, come fratello e fratello, que' due uomini, fra i quali stava la -morte, insieme piansero abbracciati. - - - - -VIII - - -L'istruttoria si trascinò ancora per qualche tempo, finchè i periti -risposero con un giudizio fermamente negativo. Allora il giudice Niscemi -chiuse l'istruttoria e sottopose gli atti alla Camera di Consiglio, la -quale, frustrando la denunzia, addusse in favore del Ferento -l'inesistenza del reato. - -Il cadavere dissepolto ritornò a dormire l'interrotto sonno in quel -piccolo cimitero di campagna, ove ormai gli sfioriti mazzi de' papaveri -si piegavano con una specie d'ubbriachezza, dondolando su gli esili -steli, mentre qualche foglia gialla si metteva a correre di tomba in -tomba nelle folate crepuscolari. - -Così era passata la bufera sul grande omicida, su l'anima sua di tiranno -e su l'insorgere tempestoso delle fazioni. Era passata e già si -disperdeva, come tutto si disperde nel mondo, in una nube di polvere, in -un'eco lontana e fievole che man mano la distanza confonde. - -Nell'ora più tragica del combattimento un fanatico s'era gettato a -fronte bassa nella mischia per salvare il suo tragico maestro, ed anche -se un tal eroismo per avventura fosse stato inutile, allora come sempre -il mondo non poteva impedirsi d'ammirare queste barbare magnificenze. - -Come il Ferento aveva creduto e voluto, la battaglia era vinta; vinta -senza riserve, ampiamente, crudelmente. Ora, poichè la strada era -sgombra, poteva camminar oltre, verso il domani vertiginoso. Si era -fatto amare abbastanza per trovare intorno a sè una falange di -partigiani, serrata e forte, che ovunque lo avrebbe difeso a spada -tratta, vita per vita; ormai non gli restava che godere il premio della -sua temeraria impunità. - -Colpita nel cuore, la fazione avversaria s'era lasciata debellare -facilmente: egli poteva ora scegliere vendette come rose profumate in un -largo paniere. La folla, quella medesima folla ch'era insorta contro il -suo nome, ora l'applaudiva; persuasa o meno, egli era stato il più -forte; e ciò bastava perchè, secondo la logica della vita, il più forte -avesse anche ragione. - -Era stata immolata una vittima per placare il dio della civile -discordia; dopo molto contorcersi, la città aveva bevuta per gli -interstizi del suo lastricato una fresca vena di sangue; l'epilogo era -nella morte: bastava. - -Domani, con altre bandiere, si ricomincerebbe a guerreggiare; ma la -battaglia di ieri diventava una fredda pagina di storia morta, un nero -turbine che si allontanava nella immensa caligine delle cose finite. Su -l'avvenire degli uomini urgeva e pulsava il domani, che appartiene -sempre al vincitore ed è implacabilmente la disperazione del vinto. - -Questo era vero nella breve battaglia fra due fuggenti uomini, com'è -vero nella storia dei popoli, nelle leggi fondamentali della vita, in -tutte le distruzioni, in tutte le creazioni della possibilità umana. - -Egli era stato adunque il padrone del suo diritto imperatorio: aveva -ucciso, aveva costretto altri ad uccidere, e la folla soggiogata -l'applaudiva. Sopra il suo delitto non aveva trovato altro giudice che -sè. - -Questo anarchico e questo santo alzava la sua rilucente potestà sopra i -divieti che sono la catena dei mediocri: s'era involto, calmo ed -inesorabile, in quel magnifico diritto che gli uomini titubanti avevano -decretato agli Dei. - -Ma non soltanto sopra la scena mutevole della commedia umana era passata -ormai come polvere l'improvvisa bufera; non soltanto fuori da lui, ma -nel suo spirito stesso, era passata e lontanava. - -Non più l'irosa voglia del combattere, non più la gioia sopraffacente -che si origina dalla coscienza del proprio potere; non più nemici, non -più giornate sospese nel dubbio del domani, non più l'accanimento -febbrile che gli occupava la veglia ed il sonno; ma invece una -stanchezza quasi vuota, una specie d'annientamento, un gorgo aperto -nell'essere, un'ala che ha volato troppo alto, ed ora cade, cade... - -Non era neanche giunto alla pienezza della maturità; aveva trentotto -anni, e davanti a sè la vita, come una limpida libera strada. Era sicuro -d'aver battuto il buon cammino, d'aver distinto il bene dal male con -alti sensi, d'aver professata la propria coscienza con assoluta -sincerità. Se aveva peccato, era d'orgoglio, nel non credere agli altri, -nel volere col suo proprio dio; un dio prigioniero nella materia, che -nasceva e moriva con l'uomo. Persuaso di poter imprimere un segno anche -minimo nella storia della conoscenza umana, aveva intesa la vita come un -sacerdozio, e, sebbene ciò fosse dissimile dalla sua natura, la spendeva -con tenacità in una intensa e buona fatica. - -Aveva eretta la Scienza a sola divinità della vita: era persuaso che il -_Dio lontano_ fosse, fino ad un certo punto, il potere dell'uomo. - -Per ciò bisognava, ed anzi era necessario, debellare con pugno fermo -l'ignoranza ed i pregiudizi millenari delle stirpi, vuotare dagl'idoli -marci le cloache del mondo. - -La sua concezione della vita escludeva nel modo più scientifico tutto -quanto è miracolo, tutto quanto è rivelazione; escludeva il Dio perpetuo -ed immemorabile, che può non nascere nè morir con l'uomo. - -Un giorno, in mezzo a tanto volo, gli era accaduto quello che accade -all'essere più comune: -- s'era innamorato, innamorato fino ad uccidere, --- e non più d'un pensiero astratto, ma d'una creatura fugace, lieve, -bella, transitoria, d'una forma femminile che s'impadroniva del suo -mondo, che pareva radunare in sè le ragioni estreme della vita. - -Il primo giorno che amò, la parola «uomo» gli parve d'improvviso -assumere un significato diverso; non peggiore, non migliore: diverso. -Gli parve che i confini della vita divenissero più angusti, ma più -definitivi, e si accorse di aver esclusi da ogni ammissibilità molti -principî dei quali non aveva dimostrata in alcun modo la inconsistenza. -L'immenso edificio spirituale, costrutto sul fragile telaio delle sue -verità positive, cigolava minacciando rovina per il semplice fatto d'una -uccisione e d'un amore. L'ultimo volo del suo pensiero temerario si -abbatteva esausto contro una parete insuperabile. - -Un dubbio interamente soggettivo entrava così nel suo mondo spirituale, -poichè infatti, nell'ebbrezza della passione, il piccolo fenomeno della -sua propria vita ed il fenomeno parimenti fugace della creatura che -amava gli parvero d'un tratto essere divenuti la cosa più vasta, più -significante, nell'universo mondo. Non era più così necessario che la -materia opaca rivelasse all'indagatore il suo segreto essenziale, poichè -la materia possedeva in sè un mezzo per divinizzarsi, per soverchiare -con una specie di lirismo i suoi stessi confini, risvegliando nell'uomo -che passa tra i fugaci miracoli della terra un senso ulteriore del -mondo, il senso della universale divinità, «ciò che veramente è l'anima -delle cose, il Dio non creato dagli uomini...» - -Poteva darsi perciò che il suo delitto medesimo, il suo cánone -anarchico, sostenuto con tanta dialettica sottile, non fosse in fondo -che un atto barbaro dell'amore, non fosse in lui che un ritorno -immemorabile dell'uomo alle sue rapine primitive. Era una mente serena: -doveva pur contemplare, senza impaurirsene, anche questa possibilità. - -E lo fece. - -Cominciò a ricercare nelle origini, laggiù, dov'era nato l'amore, -laggiù, dove per la prima volta, con una tristezza paurosa e crudele, -aveva in sogno posseduta la moglie del suo fratello infermo, -accorgendosi nel medesimo tempo ch'ella era già ne' suoi sensi, quando -ancora con l'animo ne rifuggiva, e l'amicizia era già morta, e la donna -era già sua, e la vita subitamente lo assaliva da tutte le parti con un -furore incontrastábile... - -Sì, v'erano parole grandi e sante che il respiro d'una bocca poteva -disperdere. Ciò che aveva una meta erano i sensi; erano i sensi cupi, -necessari, violenti, che inveivano in lui quasi con un urlo, ed era, -oltre i sensi, qualcosa d'indomito che si levava dalle oscure profondità -del suo essere per avventarlo con ira, ma pieno insieme d'una convulsa -felicità, verso la dedizione di sè stesso nell'amore per un'altra -creatura, verso la continuazione di sè stesso nelle vene d'un'altra -creatura, nella rigogliosa giovinezza d'un figlio che la perpetui verso -il domani, -- ciò che rappresenta nel mondo la vera ed unica immortalità -dell'uomo. - -Ecco: ed egli dubitò di aver ucciso per amare la sua donna, per far -nascere il suo figlio. Tutto questo che altri compendiano con ubbidienza -e con pace intorno ad un intimo focolare, a lui veniva traverso il -dramma, dopo ch'era salito in cima alla montagna del mondo, e aveva -gridato nel vuoto la sua parola magnifica: -- «No!» - - - - -IX - - -Frattanto, nella casa di Giorgio Fiesco, Novella aveva messo al mondo il -figlio di Andrea. - -Era nato serenamente, verso l'ora dello stellare, in una calma e -religiosa camera, dov'entravano a larghe ondate i profumi sfiorenti e -grevi del voluttuoso autunno. - -Ella fu addormentata, perchè non soffrisse, e lo diede al mondo con -pace, come se lo avesse portato, non già nel grembo doloroso, ma su le -braccia forti. - -Si svegliò e sorrise, cercando con gli occhi l'amante che dall'ombra la -guardava. Piano sollevò dal lenzuolo il braccio seminudo, per chiamarlo, -poi volse il capo sovra una guancia e richiuse gli occhi. - -Davanti a lei, ne' quadrati azzurri delle due finestre, il cielo -notturno accendeva migliaia di stelle; non veniva dal quartiere -sottostante alcun rumore pur fievole. Questa creatura battezzata con -tanta morte aveva cominciato a respirare nel mondo in un'ora di pace. - -L'aveva raccolta su le fedeli sue braccia la bianca madre di Novella, -che non si dimenticava d'aver cullato i suoi tre figli, ad uno ad uno, e -che sentiva ella pure qualcosa della sua morta gioventù rivivere in quel -vagito indistinto, ch'era già una voce umana. - -Come poteva ella, ch'era vecchia e stanca, non sorridere a questo verde -fiore? Sì, le ombre, le ombre!... Ma per lei, ch'era un'arida esausta -madre, la sola cosa che fosse ancor bella nel mondo era il palpito nuovo -di quella vena che proveniva da lei. Sebbene fosse stata una casta -consorte, s'accorgeva che il peccato della donna contro la fede nuziale -si riduce ad essere una ben ridevole cosa davanti alla santità della -creatura che nasce; onde le sue braccia senili palpitavan di gioia -recando verso la cuna quell'ineffabile peso. - -La sua figlia peccatrice aveva portato nel grembo un cuore nuovo, e per -lei questo l'assolveva da ogni peccato, versava sopra la sua lussuria -d'amante la sacra e dolorosa purezza della maternità. Anch'ella -inconsciamente scordava l'ombra del morto, per difendere, per amare -quelli che facevano continuare la implacabile vita. - -E Maria Dora, quella medesima biondinetta che aveva guardato in silenzio -il feretro risalire dalla profonda fossa, or si chinava sorridente, con -una curiosità quasi materna, su la piccola cuna gonfia di pizzi e di -cuscini soffici, ove una specie di gomitolo vivo tentava d'aprire le -fessure degli occhi, le labbruzze umide, per guardare, per respirare nel -mondo. - -Lo scemo era nella stanza vicina, al buio; stava presso la finestra in -attesa di veder piovere le stelle filanti e sghignazzava, con la sua -risata stridula, quasi beffarda, ogniqualvolta gli riuscisse -d'acchiapparne una. - -In quel mentre poetava come al solito. - - «Le stelle filanti filanti - son fili di paglia che bruciano. - Per prenderle mi metto i guanti... - sicuro... ne ho prese già tre!» - -Il Ferento rimaneva muto ed assorto nella camera di Novella. Guardava il -letto ricomposto, le sembianze di lei riassopita, pallida in volto, con -qualche ciocca di capelli rappresa intorno alla fronte. Aveva un braccio -nudo fuori dal lenzuolo, ed al polso un braccialetto, che nonostante il -lutto, ella non lasciava mai. Quel cerchio d'oro luccicava nitidamente -in mezzo alla penombra, quasi fosse il centro luminoso della camera e -d'una spirale di sciarpe nere che s'avvolgessero intorno alla donna -supina. - -Il suo braccio prendeva un color dorato; la mano era tranquilla, -singolarmente pura, quasi diafana. Il respiro dell'addormentata -sollevava leggermente il lenzuolo; un bel copripiedi di pizzo, a punto -d'Irlanda, con un nastro di raso azzurro, largo un palmo, ch'entrava ed -usciva dai fori della merlettatura, facendo agli angoli quattro vaste -gale, confondeva la lunghezza del suo corpo in un leggero sollevamento. -I suoi capelli dormivano accanto a lei, raccolti a fascio dietro la nuca -scintillante; le sue narici, volte verso il lume, parevan tinte di -roseo, mentre la bocca era del tutto scolorata. - -Una calma lampada, nascosta sotto il paralume, fasciata con un velo, -addormentava la stanza nel suo morbido chiarore; di lontano batteva una -pendola; sul tavolino da notte c'erano tre rose, in un bicchiere. - -Come l'amava! come l'amava!... che struggimento, che intollerabile -tristezza, che voglia malata di piangere... che affettuoso dolore! - -Adesso avevan un figlio, eran legati, avvinti l'uno all'altra per intera -vita... Eppure egli non sentiva di avere un figlio, non lo conosceva, -sebbene fosse già nato e l'avesse appena intravveduto con i suoi occhi -distratti. Sentiva solamente una cosa: l'amore per lei, l'amore, il -desiderio, la paura di lei... Ma anche questo in un modo già diverso, -già nuovo. - -Un pensiero l'occupò improvvisamente: «Rimarrà bella?» - -E s'accorse che la sua bellezza gli era necessaria. - -Poi cominciò a guardare indietro, verso tutto quello che aveva compiuto -per giungere fino a quell'ora, e ne provò un senso quasi di vertigine, -come se avesse guardato smarritamente nell'immenso gorgo del proprio -amore. - -Di nuovo il senso quasi erotico della loro complicità gli venne al sommo -del cuore. La rivide in lontane ore notturne, disperata e sorridente -nella gioia che mai non la saziava; ricordò il profumo della sua gola -turgida, che ora da molte settimane non baciava più. - -Si udiva dall'altre stanze un'eco di rumori confusi; ma in quella camera -di natività, immersa nella penombra vaporosa, non si udiva che il rumore -della notte, simile a quello che fa, nell'aprirsi, un grande ventaglio -di piume. - -Li avevano lasciati soli, mentre di là v'eran il medico, la levatrice, -le domestiche, l'intera famiglia radunata intorno alla culla, e già -tutti eran curvi su quella debole incominciante vita, come se il nascere -fosse ancora un miracolo che stupefacesse i vivi, e come se davanti al -vagito d'una creatura nascente fosser cosa di ben lieve importanza tutte -l'altre voci che provengono dal confuso agitarsi del mondo. - -Ella dormiva in pace, stanca d'aver compiuta la sua fatica materna, -forse ondeggiante nel sonno in una sensazione d'allegrezza e di lievità. -Su la bocca un po' tumida, leggermente contratta, le alitava un sorriso -che pareva somigliante allo stupore d'una ubbriachezza; egli, che la -guardava con l'occhio geloso e mai casto d'un amante, provava un senso -complesso d'ostilità e di compassione contro la donna che aveva dovuto -soggiacere così apertamente alle tiranniche leggi della natura, e che, -invece di esaudir l'amore come un divino sterile delirio, aveva dovuto -avvilire il suo grembo con il peso bestiale della fecondità. - -Veduto così, l'amore non era più che un prestigioso inganno, traverso -cui l'uomo s'induceva necessariamente a creare. Una volta di più _il -divino esulava dalla materia_; l'uomo non era che il tramite aleatorio -traverso il quale passa la corrente inestinguibile della vita; il -figlio, appena concepito, impoveriva già la sua madre; nascendo, -incominciava ad ucciderla. - -Davanti a quel primo vagito, a quel primo brancolare nella luce d'una -creatura da poco respirante, essi, che l'avevano generata, esaurivano -sostanzialmente la lor ragione d'essersi amati, finivano di ubbidire -alla volontà naturale della materia, trasmettevan nella forza d'un cuore -più celere il già morente fuoco delle lor vene, quasichè la lor concorde -ragione di vivere fosse trapassata in quel più giovine spirito, e la -vita camminasse oltre, immemore, sopra la loro subitanea vecchiezza. - -Nel momento ch'ebbe un figlio, sentì la catena che lo avvinceva -inesorabilmente alla sua propria fine; sentì l'origine di quel buio -dolore che rivolge l'uomo decrepito verso la gioventù sempre fuggente, -poich'egli non può ringiovanire se non avventando la sua furente voglia -di vivere nel cuore più giovine d'un figlio, come d'un altro sè stesso, -che trascinerà la sua ombra verso il perpetuo domani. - -L'onda, l'onda, l'onda... e più lontano ancora l'onda, e fin oltre i -limiti di tutte le lontananze, ancora e per sempre, inutilmente, -l'onda... - -Egli chiuse gli occhi, sopraffatto, e gli parve di sentirsi uccidere con -una lentezza crudele dalla stessa chiaroveggenza del suo pensiero. Se -tale infatti è il mondo, qual'esso appare all'uomo che avvedutamente lo -guardi, come potremmo ancora senza tedio accingerci a pensare, a volere, -ad amare, ad irrompere insomma con tutta quella ingordigia ch'è nostra -nei dominii della vita? Se una tale inutilità sovrasta ogni meta, perchè -mai l'uomo si affaticherebbe ad essere qualcosa più che un rassegnato -gauditore di gioie distruttibili? - -O forse la materia è così prodigiosa, ch'essa ci salva persino dal -nostro medesimo pensiero, e quanto più la nostra mente s'accanisce a -distruggere il senso del vivere, tanto più l'istinto illogico ed -imperioso della nostra vitalità ci sospinge ad amare con ebbrezza quello -che pur vediamo essere un nulla?... - -Forse. Perchè l'uomo non ha nella creazione che un solo nemico: sè -stesso. Quando l'addormenta, è felice; quando lo fa pensare, disperato. -Nulla vi è che resista, che _sia qualcosa_, davanti al nostro pensiero: -nè la bellezza, nè il piacere, nè la verità, nè l'amore, nè il pensiero -medesimo... nulla, nulla! E tuttavia non siamo che gli innamorati -inguaribili dell'una o dell'altra di queste cose fallaci, non possiamo -far altro nel mondo che seguitare a credere l'assurdo, a fidare -nell'inganno, a volere l'inutilità... - - «Sorella, non eran fili - di paglia, e nemmeno d'argento; - non erano che un po' di vento - rosso... Ne ho prese più che cento; - m'hanno bruciato i guanti. - Le diamo al bambino piccino - le stelle filanti filanti?...» - -Erano soli, nella camera silenziosa; il mese d'autunno, con folate -calde, gonfiava le tende senza muoverle, senza far nascere il più -piccolo rumore. Nel guardare la notte, pareva che un velo di mussola -nera continuamente s'avvolgesse intorno ad un cerchio d'azzurrità; entro -infuriavano stelle, come lucciole prigioniere in una finissima rete. - -Allora egli ricominciò a sognare che l'amava, che l'amava con voluttà e -con oblìo, come se gli dilagasse per le vene il fumo d'un oppio -ubbriacante; perchè al disopra d'ogni titanica impotenza del pensiero -cantava tuttavia l'amore, questo volo dell'essere ch'era il più lontano -dalla morte, ch'era stato e sarebbe in eterno la più bella favola del -mondo... - - - - -X - - -Ma egli aveva ucciso. - -Allo stesso modo che il suo pensiero gli impediva di credere nel divino, -di costituire l'alta sua libertà sotto l'arbitrio dei pavidi -legislatori, così la sua logica imperatoria gli impediva di ritenere che -ciò fosse un delitto. L'aver soppresso non era, nella sua coscienza -incolpevole, che un atto barbaro ma necessario di dominazione. Certo non -lo mordeva il rimorso che tormenta il mediocre; anzi la sua volontà -micidiale continuava senza infrangersi dopo la consumazione del delitto. -Se talvolta, di sorpresa, un dubbio lo assaliva, gli era facile -impadronirsi velocemente di sè stesso, riflettere, annientare il suo -dubbio. Le piccole paure dell'uomo non erano fatte per lui. Ma quello -che invece lo torturava era la menzogna, ed era il silenzio, dai quali -non poteva disciogliere il suo virile coraggio. - -Preso d'assalto, era stata buona guerra il mentire, poichè fra uomo ed -uomini tutto è lecito quel che fa essere il più forte. Ma ora, lontanata -la guerra, egli sentiva una ripugnanza invincibile della sua frode; -perchè, se l'uomo può mentire in un giorno di pericolo, non deve, non -può, tutta la sua vita vivere nella menzogna. - -Sì, da un lato era in pace con sè stesso; almeno gli pareva. Ma -dall'altro egli si sentiva divenire crescentemente il nemico di sè -stesso, e talvolta sentiva di trascinare in sè una fatica morale man -mano più insopportabile. - -Passavano i mesi, gli avvenimenti mutavano; l'epilogo d'una storia di -morte s'era chiuso intorno ad una cuna. Per riposare la sua fatica e per -lasciare che un poco di silenzio addormentasse quei giorni di furore, -aveva trascorse parecchie settimane in una recessa villeggiatura, con -Novella, e con la famiglia di Novella che vigilava il loro piccolo -bimbo. - -Ormai nessuno di costoro, forse neanche Maria Dora serbava in apparenza -il più piccolo dubbio su la possibilità che il giudice avesse prosciolto -un colpevole, tanto è profonda nel cuore dei semplici la deferenza verso -la cosa giudicata. Inoltre, con la nascita di quel bimbo, egli s'era -impadronito quasi d'un diritto, ingiusto ma grande, al loro amore: fra -poco sarebbe il tempo delle nuove nozze; il lontano morto non aveva -lasciato superstiti, e la famiglia, ch'è un organismo incoscientemente -avido di dominio, si rinserrava intorno a quell'intruso che la faceva -continuare. Non era crudeltà nè indifferenza; questo accade ogni giorno -e dappertutto, poichè il diritto dei morti non può prolungarsi oltre un -certo limite nell'osservanza dei vivi. - -Già tardo era l'autunno quando Andrea fece ritorno alla sua Clinica ed -essi alla lor casa di campagna. Ma in capo di qualche tempo Novella, che -non sapeva rimanergli lontana, lasciato il bimbo alle cure di sua madre, -tornò ad abitare per l'ultima volta nella casa di Giorgio Fiesco. - -Dalla maternità era uscita quasi più giovine, più vogliosa di vivere, nè -ormai cercava di opporre alcun ritegno alla pienezza della sua felicità. -Verso la primavera si sarebbero sposati, ed ora veramente, senza ombra -di rimorso, vedeva la vita splendere davanti a sè come una striscia di -sole. - -Egli a sua volta provava un desiderio insaziabile di starle più -strettamente vicino; di lei si stordiva, di lei si colmava il pensiero e -le vene, sino ad averne bisogno come d'un farmaco soave nel quale -s'addormentasse l'indefinibile suo tormento. Lontano da lei, la vita -mutava colore. - -Ella era tornata gioconda come una fanciulla ed il suo spirito si era -liberato dal dramma con una facilità sorprendente. Non si ricordava -quasi più d'essere madre; in lei traboccava il riso dell'amante felice; -il suo corpo, le sue parole, i suoi gesti erano più voluttuosi che mai. -Gli abiti neri che ancora la vestivano eran quasi un velo necessario -alla soverchia sua impurità; sembrava che li portasse con una religione -profana e tentante, come una suora che visibilmente abbia voglia d'amore -sotto il cilicio della sua veste claustrale. - -Era la sua prima, la sua vera giovinezza, quella che non aveva potuto -fiorire negli anni del matrimonio doloroso. - -Più tardi, coi primi segni della vecchiezza, ella diverrebbe veramente -una madre; ma ora, finchè un tale rigoglio di sensualità le sbocciava -per la bella persona, finchè sentiva così forte, fra vena e vena, lo -spasimo della sua giovinezza, finchè, dietro il velo delle sue ciglia -quasi d'oro, il mondo ancora le mandava luce come una prateria piena di -sole... benchè vedova, benchè madre, benchè ravvolta in un dramma oscuro -e temibile, non sapeva che tendere le sue braccia piene di colpa verso -l'inebbriata esultanza dell'amore.. - -Egli era qualche volta buio; ma una sua carezza bastava per -rasserenarlo. Ed in tal modo, la coscienza del potere che aveva sopra di -lui le impediva perfino di vigilare con attenzione la crisi che andava -logorando il cuore dell'amante. La sua propria gioia era così obliosa -che nemmeno le concedeva di accorgersi del dolore; poichè gli uomini -riescono difficilmente ad essere così attenti o così distratti come può -essere una donna. - -I giorni passavano, ad uno ad uno, come granelli di una lenta collana; -quella casa di Giorgio Fiesco era divenuta troppo vasta per lei sola e, -nell'abitarvi, ella provava un non so quale disagio, anzi una -intollerabile malinconìa. Vi rimaneva solo in quelle ore che Andrea -seguitava macchinalmente a dividere fra le cure della Clinica e -dell'Università. In quella casa egli non metteva mai piede; ambedue, per -un tacito consenso, usavano questo rispetto verso il morto. - -Ma non appena s'avvicinasse l'ora verso la quale Andrea soleva -rincasare, a mezzodì e nel pomeriggio, ecco, ella si calava su la faccia -sorridente il velo di crespo e con un senso delizioso di peccato, -cercando in mille guise di sottrarsi all'anonima indiscrezione della -strada, rapidamente si faceva condurre alla sua casa. - -Per lo più giungeva innanzi ch'egli tornasse: l'aspettava con il cuor -trepidante, quasi non lo vedesse da mill'anni, e vigilava ogni rumore -per sorprendere quello del suo passo noto. - -Alle volte gl'impediva di uscire, o lo faceva tardare a bella posta, -godendo con una specie di crudeltà infantile quei pochi momenti rubati -a' suoi severi offici. Da quando ella era con lui, così intima nella sua -vita, gli aveva insegnato ad amare i suoi piccoli capricci femminili, ai -quali egli s'arrendeva sorridendo. La sera pranzavano insieme, ad una -tavola imbandita con fiori, sopra una tovaglia leggiadra, con cibi -delicati, ch'ella si occupava di scegliere. Nessuno svago avrebbe -superato per loro la dolcezza di quel vivere intimo, e la sua maschia -ruvidità si lasciava ravvolgere con inerzia da quella soave atmosfera -femminile. - -Ora l'appartamento era pieno di cose ch'ella vi portava: specchi, abiti, -biancherie, fiori a profusione, oggetti graziosi e inutili, ch'ella -raccoglieva intorno a sè come un adornamento inseparabile. Tutte queste -cose infatti cominciavano con divenire anche a lui quasi necessarie, -cominciavano con occupare un posto notevole nella sua vita severa. - -Ogni notte stavano insieme fin tardi, alle volte fino al mattino; ed -egli amava di ritrovare le sue vestaglie appese nello spogliatoio, le -sue pianelle su lo scendiletto; amava di veder luccicare sui pavimenti -qualche forcella caduta e di trovare sui lavabi di marmo, su le -specchiere, su le pettiniere, tanti vasetti e bossoletti e ferri e lime -e piumini per la cipra e pettini e profumerie: tutta insomma quella -minuscola confusione luccicante che serve per l'ornamento della bellezza -femminile. - -A poco a poco egli s'accorgeva d'aver preso tanto amore a queste inezie, -che il privarsene ormai gli sarebbe stato veramente impossibile; senza -di lei, senza la profusione per ogni stanza di cose che le -appartenessero, gli sarebbe divenuta odiosa e tetra la casa dove abitava -da tanti anni; senza quel profumo di lei che ondeggiava nell'aria, che -s'attorcigliava come una sciarpa intorno ad ogni cosa, gli sarebbe -sembrato che al suo respiro mancasse la parte più benefica e più -sostanziale. - -Aveva presa l'abitudine di trovarla dietro l'uscio entrando, e di -sentirsi all'improvviso cingere dalle sue braccia; aveva imparato a -conoscere il rumore ch'ella faceva, camminando, con la sua liscia -gonnella nera, co' suoi tacchi sottili che battevano sui pavimenti -lucidi; quel rumore, egli lo ascoltava talvolta anche quando ella non -v'era, e si sarebbe sentito infelice come il più misero uomo se gli -avessero detto per avventura che non l'udrebbe mai più. - -Non era più soltanto amore, ma un affanno crescente, un bisogno -inguaribile della sua presenza, una specie di malattia sottile, che gli -entrava nel sangue, s'immischiava nel dolore, nel piacere delle sue -vene. - -Talvolta uscivano insieme, la sera, nascosti nell'automobile chiusa, e -correvano per lunghi tratti nel silenzio della campagna circostante. -Faceva un inverno dolce, con qualche notte stellata; l'ombre della -strada, assalire dal fascio dei riflettori, si rompevano come -impalcature di tenebra che rovinassero con uno schianto. Il rumore del -congegno parlava come una voce umana. Pigra, ella si coricava nelle sue -braccia, lasciandosi urtare da tutte le scosse, con una inerzia che -accresceva il suo peso caldo e profumato. Era senza cappello, -spettinata; ogni tanto sollevava la faccia per farsi baciare su la -bocca. - -Ella, nell'ombra, non vedeva i suoi occhi accesi e fissi, non poteva -nemmeno sospettare quanta furia di pensiero si agitasse dietro la sua -fronte pallida. - -La strada camminava rapidamente, come un fiume in piena fra la tenebra -delle due rive. - -Al ritorno, la città riappariva, dapprima obliqua, sollevata su la -pianura circostante; poi man mano si delineava più ferma sotto una -cupola di fumo rossastro, e cominciava lontanamente a tremolar di lumi, -come un accampamento immenso, dove le sentinelle camminassero, avanti, -indietro, in ogni verso, con lanterne cieche. - -Irrompevan sui bianchi selciati con un fragore di velocità ripercosso -dai muri delle case: ella frettolosamente si rimetteva il cappello, -avvolgendosi nel velo di crespo. - -Così vissero alcuni mesi. Già stava per sopraggiungere la primavera -anniversaria; le brine del mattino si tingevano di rosei colori. - -Un giorno egli pensò: -- «Sono stanco.» - -Di cosa, non sapeva. -- Era stanco. Gli era passata su l'anima una -immensa e logorante fatica. Si accorse di un mutamento essenziale che -gli aveva compenetrato e scompigliato lo spirito, senza ch'egli nemmeno -se ne fosse avveduto. - -Era stanco, in un modo profondo, e forse dell'intera sua vita; stanco -della strada per la quale aveva camminato fino allora, -- e, non sapeva -il perchè, ma stanco insieme del suo proprio cervello. - -Da lungo tempo non era entrato più nel suo laboratorio; anzi; per non -dover rispondere ad interrogazioni, aveva licenziato da sè, occupandolo -nella farmacia della Clinica, il giovane batteriologo che da parecchi -anni lo assisteva in ogni esperienza. Nel pensare alle sue ricerche -interrotte provava un senso di tedio: nè gli esperimenti nè i libri di -scienza lo interessavano più. D'un tratto, era caduta giù da' suoi occhi -una specie di maschera spirituale; gli pareva di riconoscere in sè -altr'uomo; la stanchezza totale del suo spirito gli impediva di -giudicarsi. - -Ma, senza dubbio, anche l'amore indefesso che aveva portato alla -guarigione, alla salvezza dell'uomo, era in lui diminuito singolarmente: -la missione d'una volta ora gli appariva tutt'al più come un mestiere -necessario e vile. - -Continuava macchinalmente a guidare l'Istituto Clinico, ad essere il -capitano d'una falange di salvatori, a chinarsi giorno per giorno su gli -enigmi continui della malattia e della morte; ma gli pareva nello stesso -tempo che una voce in lui nascosta lo beffasse continuamente, come da sè -medesimo si beffa un uomo il quale sappia di star compiendo alcunchè -d'inutile. - -Andava molto spesso, con una curiosità quasi da neofita, a guardare i -morti. E poichè questa era la fine inevitabile d'ogni creatura, gli -pareva cosa veramente trascurabile che «_gli altri_» avessero a morire -qualche giorno prima, qualche giorno dopo... - -«_Gli altri_...» -- ecco quello ch'era divenuto assolutamente estraneo -al suo mondo; non capiva più come si potesse spendere la vita per «_gli -altri_». Il senso egoistico della sua persona s'aumentava in lui -grandemente, ma senza più comunicargli alcuna volontà di elevazione; la -sua febbre di conoscenza e d'indagine si rappacificava ogni giorno più -nella inerte pigrizia del non pensare, in quel senso d'impossibilità e -di rinunzia che fluttua su lo spirito dell'uomo, quand'è passato, con il -cuore esausto, al di là da un immenso dolore. - -Quasi che un tarlo invisibile fosse entrato a corrodere l'architrave del -suo pensiero metafisico, gli parve di comprendere che tutto l'edificio, -d'un tratto, con le sue colonne ciclópiche, i suoi fastigi avvampanti, -stesse per minacciar rovina; ed egli era incapace di ritrovar la via -tortuosa di quel tarlo struggente, incapace di costrurre un arco più -solido sotto quello ch'era in pericolo di sprofondare. - -Ancora una volta, nella storia dei sogni umani, l'uomo temerario ch'era -salito in cima alla montagna del mondo si sentiva riafferrare da una -mano invisibile, trascinare in giù, per il pendìo tenebroso, verso la -sua catena ed il suo covo. Il ponte gettato su l'infinito peccava come -sempre d'un millesimo nel calcolo della sua curva, e ciò bastava perchè -il peso microscopico d'uno uomo pericolasse di farlo rovinare. - -Andrea Ferento aveva cantato il «Dio che muore con l'uomo», aveva -creduto nella passante Inutilità della vita; come tutti i sognatori, -come tutti gli apostoli, aveva rifiutato di piegare la sua dura fronte -sotto il peso delle inevitabili obbedienze umane. - -Un giorno, a mezzo del cammino, gli era stato necessario di sopprimere, -di chiamare a sé, per anticiparle un dono, «la pallida alleata, Morte»; --- e, sicuro d'averne il diritto, reso incolpevole dalla sua temerità, -uomo contro uomo, vita contro vita, sereno, implacabile, aveva ucciso. - -Ecco: a biasimarlo, in lui non s'era levata la voce oscura d'un Dio; a -incatenare il suo polso libero non era bastata la forza vindice dei -poteri sociali; sopra il suo delitto travolto la vita rifluiva, come -sopra la diga sommersa il fiume barbaro. - -E tuttavia, da quel giorno, qualcosa d'inafferrabile era entrato a -disordinare la sua mente; la terra da quel giorno brulicava davanti agli -occhi suoi d'infinite agonìe; sopra tutte le speculazioni del pensiero -appariva, scaturiva chiaramente una verità essenziale, non facile ad -esprimersi con parole, per quanto essa brilli e traspaia da ogni cosa -viva: -- e cioè, nell'immanenza perpetua dell'anima universale», -insoffocábile divinità che tutto compénetra il senso della vita e della -morte. - -Obbiettivamente poi, quel suo coraggioso atto di libertà aveva prodotto -un bene anzichè un male; aveva lasciato vivere due creature giovini e -fertili, rendendo appena più celere una insanabile agonìa. Egli era -medico: non credeva quindi nel miracolo; quell'agonìa poteva essere -tenace, diuturna forse, ma era infallibilmente un'agonìa. Il medico -dunque aveva solo armato il suo polso di quel virile coraggio, che in -talune circostanze verrà forse comandato ai medici di domani. - -Davanti al suo cervello, egli non aveva peccato se non contro quella -«volontà negativa» insita nella materia e che pareva esserne la qualità -divina. Ma il piccolo tarlo era in ciò: ch'egli aveva lesa una legge -fondamentale, s'era impadronito della morte, s'era fatto complice di -quell'avversaria che l'uomo deve odiare. Per lui, medico, per lui, -apostolo della vita, quest'alleanza era tradimento. Ed ormai gli era -impossibile non sentirlo, anche sopprimendo il cuore, con il solo -cervello. - -Aveva in verità vôlte le spalle sul campo di battaglia, disertato dalla -sua bandiera. - -Se veramente, com'egli aveva concluso, la vita era un fatto aleatorio ed -inutile, si doveva poterla sopprimere senza udire nell'eco interiore -dell'essere quel grido universale che si eleva dalla materia lesa, -contro l'atto che uccide. - -Ma se all'uomo più forte non era lecito far sì che questo grido tacesse, -c'era forse mai nell'Inconoscibile una potenza che non poteva in alcun -modo accedere al pensiero dell'uomo, che certo non era Dio, ma non era -neanche l'Inutilità?... - -E il tarlo camminava, camminava, tra le screpolature del castello -ciclópico, senza dargli pace. - -Fra tutte le colpe dell'uomo gli pareva che il tradimento fosse la più -spregevole, poichè anche il delitto può esser bello, se richiede un -grande coraggio. Ma il tradimento non ne richiede alcuno; ed egli -appunto sentiva di tradire, nel chinarsi ancora, con una pietà ormai -simulata, sul letto degli infermi, nel vestirsi da benefattore, da -salvatore, _egli che aveva ucciso_. - -Gli altri medici della sua clinica forse ne sapevano meno di lui, ma -erano più degni; que' chirurghi dalle braccia nude, sporche di sangue, -ferivano anch'essi, ma ferivano per salvare; que' medici attenti, che -negli alti armadi sceglievano e mescevano con saggezza le dosi dei -veleni, troppo spesso lo inducevano a rammentarsi di quella composizione -chimica perfida e sottile che gli era servita per propinare a dosi lente -una introvabile morte. L'aspetto medesimo di quel sereno edificio, dove -la sofferenza era santificata come nelle chiese la preghiera, non gli -riusciva più familiare come una volta, e spesso provava la sensazione -d'esservi pressochè in esilio. Nel traversarne ogni mattina le diritte -corsìe non aveva più accanto la limpida figura di Egidio Rosales, e -questo, questo sopra tutto, gli stringeva il cuore come nella forza -d'una mano crudele. - -Ogni tanto volgeva indietro gli occhi, e per abitudine credeva di -rivederlo. Alto, biondo, con il càmice che gli scendeva sino alle -caviglie, una profonda cicatrice, pur visibile tra la barba, gli feriva -il principio del collo sotto la mandibola sinistra; teneva un libro -aperto su l'avambraccio e scriveva rapidamente, con una penna -stilografica, facendo stridere la carta... - -Ora non più. Il Rosales era lontano, vestito di un'altra stoffa più -ruvida, la tela del reclusorio, e chissà mai, forse in quel momento -risognava con i suoi occhi allucinati la corsìa luminosa dell'ospedale -per dove il suo maestro passava... - -Salvarlo interamente non gli era stato possibile; aveva ottenuto che una -perizia lo dichiarasse irresponsabile. In luogo dell'ergastolo fu -condannato al manicomio criminale, nè mai passava giorno senza che il -Ferento tentasse qualcosa per abbreviargli o per lenirgli la pena. - -Fra i moribondi, fra i malati, fra i convalescenti, egli provava sempre -più un senso d'esilio; veder morire gli pareva ormai una cosa snervante -e laida; guarire, un fatto accidentale, che altri potevan operare meglio -di lui. La sua Clinica non gli pareva più un limpido e sereno tempio -elevato al dolore dell'uomo, bensì una triste casa, ove tutte le -putredini della carne eran manifeste, i gemiti confusi, la morte -accumulata. - -Sentiva talvolta il bisogno subitaneo di uscirne, verso l'aria libera, o -di cercare nelle braccia dell'amante il rifugio e l'oblìo. - -Non lo avevano condannato le leggi: si condannava da sè, in silenzio, da -vero giudice di sè stesso, con la condanna più alta e più crudele che -mai si potesse infliggere, ossia rifiutando a sè medesimo di vincere -ancora. - -Non il suo delitto, ma il tradimento gli era di peso; in ogni attimo -aveva la tentazione di provocare i suoi nemici, affermando loro la -verità. Libero e solo, forse lo avrebbe fatto; ma due creature complici -della sua colpa gli comandavano il silenzio: -- e tacque. - -La sua lotta fu lunga, e dibattuta nel modo più crudele; ma un giorno -subitamente si risolse. Con una lettera concisa e ferma rassegnò al -Ministero le dimissioni dalla sua cattedra universitaria; nello stesso -tempo, radunata in una sala dell'Istituto l'assemblea dei medici, con -brevi parole comunicò loro di aver donata la sua Clinica al Comune e di -trapassarne in quel giorno stesso la direzione al suo collega più -anziano, l'illustre professor Damiato. - -Questi era presente al convegno ed era per l'appunto quegli cui dava -insopportabile ombra la gloria di Andrea Ferento. Nel suo geloso cuore -d'uomo, aveva intimamente sperato che l'accusa lo rovesciasse. - -Fra quei medici che, da molti anni, con il potere della sua grande -anima, nell'alta solitudine della sua virile gioventù, limpido e libero, -Andrea Ferento capitanava, la sorpresa ed il cordoglio per quella -notizia furon estremi. In un silenzio pieno di perplessità la voce -tranquilla del Ferento parlava: era in piedi fra loro, a qualche passo -dal semicerchio silenzioso che gli formavano intorno. Parlava ritto su -l'alta persona, ravvolto in una specie di assiderata e brillante -solitudine, come quando era dinanzi al feretro del suo fratello che -ponevano in sepoltura. Nella sua faccia non un muscolo trasaliva; ne' -suoi fermi occhi non brillava che una decisa tranquillità. Tra quel -silenzio, la sua voce scandiva le parole vibratamente, quasi volesse -inciderle a duri colpi nella memoria dei compagni e dei discepoli. Ogni -tratto, al termine delle frasi, rovesciava un poco all'indietro la -fronte pallida, con una mossa che faceva tutta rilucere la sua bella -capigliatura. - -Essi lo guardavan muti, protesi verso di lui, senza osare interromperlo. - --- «Sì, miei amici; voi continuerete, buoni e valorosi come foste -finora, la strada che vi ho tracciata. Per me, oggi, non ho bisogno che -di riposo. Anzi, questa non è la parola: ho bisogno di pace.» - -Abbassò gli occhi d'improvviso luccicanti, e tacque, mentre le sue -parole vibravano ancora nell'alto silenzio della sala. Poi tese la mano -verso loro, con un gesto di commiato, come per salutarli tutti, e -risoluto si volse. Ma d'un tratto, con un disordine di clamori e di -proteste, il semicerchio si chiuse, l'assemblea sollevata in un concorde -impeto si strinse commossa e fedele intorno all'uomo che l'abbandonava. - -Egli non aveva detta parola intorno al suo dramma, eppure tutti -supponevano di comprendere la verità: «non era nè malato nè stanco; ma -il suo rifiuto era sdegno; sdegno e tristezza per l'orribile assalto. -Messo alla gogna davanti al paese intero, ferito volgarmente ne' suoi -amori più nascosti, costretto a scendere nella piazza, s'era difeso come -doveva; -- ma ora il cuore non gli reggeva più, l'angoscia lo -soverchiava, con tal delusione da fargli preferire ad ogni cosa -l'esilio...» - -Ed allora quel gruppo d'uomini, che nonostante le piccole gelosie, -nonostante le asprezze talvolta eccessive del suo carattere, lo avevano -pur veduto per tanti anni, con un amore indefesso, con una bellezza di -mente e di spirito non eguale ad alcuna, limpido, buono, instancabile, -governare quella casa benefica, essere veramente il genio della -sofferenza e dell'agonìa, dare tutto sè stesso a quel mondo che poi -l'aveva oltraggiato... e in verità, -- poichè tutti, ad un momento dato, -sopra l'invidia e l'ira sentono il potere dell'uomo più forte -- in -verità essere stato il lor maestro, il lor compagno, il lor fratello di -pazienza e di fatica, -- tutti, e perfino lo stesso rivale, ch'egli -debellava con quell'atto di generosità, tutti, come obbedendo -all'impulso di un solo cuore, gli si fecero intorno, tumultuosi, e con -atti e con parole rifiutavano ch'egli si partisse da loro. - -Sembrava che almeno per una volta, quel che c'è di buono, di leale nel -cuore dell'uomo venisse al fiore delle fisionomie, su l'orlo delle -bocche, all'ápice quasi delle mani che cercavano di fargli una fedele -violenza, e pareva che, pur non osando per il grande rispetto alludere -al suo dramma, ognuno volesse dirgli tuttavia: - --- «Che importa? che importa? Non è laggiù la vostra casa, ma qui, fra -noi, dove siete in mezzo ad una famiglia numerosa, che ben vi conosce. -La forza che vi difende siamo noi. Vi abbiamo già difeso... lo sapete! --- vi difenderemo ancora. No, no! è impossibile quello che voi ci -annunziate!... A chi ubbidiremmo noi dunque il giorno che non ci foste -più?» - -Egli ascoltò a fronte china quel tumulto di parole, abbandonò le sue -mani a coloro che parlando le stringevano -- ma, invece di rispondere, -guardava interiormente in sè stesso, provava più che mai la tentazione -di sopraffare quel tumulto con un grido, e rispondere: «Ma non sapete, -non sapete, o pazzi, che l'ho veramente ucciso? Io, che mi chiamo Andrea -Ferento, con le mie proprie mani, l'ho veramente ucciso!» - -La tentazione era così forte che già gli pareva d'aver gridato, nel suo -silenzio interiore; e levò gli occhi smarritamente. - -No! non bisognava decretargli quella specie di trionfo, innalzarlo ancor -più, credere ancor più nella sua menzogna!... Li aveva traditi! traditi! -e non poteva nemmeno pretendere alla bellezza di accusarsi, all'orgoglio -di ricingersi d'una ben altra impunità!... - -Fra gli uomini v'era chi lo incolpava e chi lo credeva innocente; non -v'era tuttavia nessuno al quale potesse dire: -- «Sì, ho ucciso», -- ed -affermarlo tranquillamente, come si dice: -- «Ho fatto il mio dovere». - -Ma in quell'ora, tra i suoi compagni che salutava per l'ultima volta, -egli provava di questo coraggio la tentazione più insensata; e fu -soltanto il pensiero di colei che amava, il pensiero che in lui -sopraffaceva tutte le immagini della vita, quello che gli comandò: -- -Taci!... -- che più volte gli comandò: -- Taci!... -- ed offrendole un -ultimo dono, poichè l'amava, poichè l'amava... obbedì. - -Li guardò in faccia ad uno ad uno, poi tutti, come per imprimersi bene -dietro la fronte il calco delle loro sembianze, come per costringerli ad -ammutolire sotto l'ultimo imperio della sua volontà, -- e disse -duramente, retrocedendo: - --- No! mai! - - - - -XI - - --- Non vedo la ragione per la quale preferiresti ch'io vada senza di te, --- ella rispose con voce carezzevole, davanti al suo rifiuto. -- -Spiégami, Andrea, perchè desideri ch'io mi ritrovi sola fra quelle -orribili memorie?... No, no, Andrea! bisogna che tu venga; è necessario -che venga tu pure. - --- Necessario? E perchè? - --- Cosa penserebbero papà e mammà, ed anche Maria Dora, e tutti laggiù, -se tu evitassi di compiere questo, che mi sembra un dovere? un triste ma -inevitabile dovere? Dopodomani -- ricòrdati -- è l'anniversario. - --- Già, -- egli fece distrattamente, senza guardarla, con gli occhi -sperduti nel fumo della sigaretta, che intorno gli formava una larga -nuvola. - -Era già, sul cader del giorno, l'ora soave quando incominciano a suonar -le campane. Aveva piovuto nel pomeriggio ed ora il cielo rischiarato -rompeva tra le nuvole in fuga: una fragranza primaverile rinfrescava -l'aria luccicante. - -Ancora ella portava gli abiti da lutto; ma, seduta presso la finestra, -teneva su le ginocchia una leggiadra camicetta di colore, tutta pizzi, -frange, nastri, merletti, e con le forbici nel grembo, e con l'ago -infilato di seta flessibile pianamente l'andava ricucendo. Intorno al -collo s'era già rimessa un filo di perle, al dito le brillava il suo -meraviglioso rubino, e già dalla veste nera le spuntava sopra le -caviglie la frivola balza d'una gonnella colorata. Ugualmente si -vedevano, sotto la trasparenza del tulle che le velava la scollatura, -correre intorno al petto e sopra le spalle malnascoste i nastrini rosei -d'una camicia delicata. Fili di seta le si attaccavano alla sottana; -portava sul dito medio della man destra un piccolo ditale d'oro. - --- Poi, vedi, -- ella disse, posando su le ginocchia la camicetta che -ricuciva, -- non voglio andarvi sola... Credo che ne morrei di -tristezza. Or che sono divenuta con felicità una cosa tua, mi spaventa -il lasciarti anche per un sol giorno. Andrea, dimmi che verrai! - -Egli era seduto a poca distanza da lei, sopra un divano basso; e protese -una mano per stringere la sua. - --- Prométtimi! -- ella insistette. - --- Perchè mi vuoi costringere ad una cosa inutile? -- rispose Andrea. -- -Mi opprime l'idea di rivedere quella casa, quella tomba, e sopra tutto -mi sembra che il tornare insieme laggiù sarebbe quasi una ironia, quasi -un insulto... Non lo comprendi? - -Ella riflettè un momento, poi disse, chinando il volto: - --- Sarebbe assai più crudele non andarvi affatto. - -Andrea non volle rispondere; gettò in un portacenere la sigaretta -finita, ne accese un'altra macchinalmente, facendo scintillare la brage -nella ingorda boccata che aspirò. - --- Quanto fumi! - --- Come sempre, Novella. -- Poi contò le sigarette che gli rimanevan -nell'astuccio, e convenne: -- Forse hai ragione: fumo troppo. - -Ella si levò dalla finestra e venne a sedergli accanto sul divano. La -dorata penombra della sera entrava dalle finestre azzurre, portando nel -suo lieve álito un buon odore d'invisibili giardini; si udivano, sopra -il mormorìo della città, rispondersi le campane distanti. Una striscia -lontanissima del cielo ardeva come un braciere, nel tramonto. - -Ella si appoggiò contro il suo braccio, facendogli su la spalla un nodo -con le mani congiunte; sopra vi posò la guancia, e disse: - --- Raccòntami... cos'è accaduto ancora? Che hai? - -Il respiro delle sue parole gli tormentava il collo. - --- Non mi ami più?... -- soggiunse, con una voce piena d'incredulità, -mentre tuttavia le sue labbra si orlavano di sorriso. -- Non mi ami più? - -Egli allora non fece che attirarla sopra di sè, chiuderla nelle sue -braccia forti e rovesciarsi con lei su la spalliera del divano, quasi -volesse godere interamente la fatica del suo morbido peso, la gioia del -suo vivo tepore. Invece di risponderle, circondò con un lungo bacio la -sua calma fronte, le radici fulve come l'oro de' suoi capelli finissimi, -ch'eran pieni d'un'ombra luminosa, d'un foco buio, quasi avessero due -luci, come le foglie dei tralci vendemmiati, quando, asperse di rugiada -mattutina, brillano, d'autunno al sole. - -Questa era la sua pace. Solamente così la sua fronte si rasserenava; -solamente nel calore della sua bellezza egli dimenticava ogni cosa. Gli -avveniva talvolta di guardarla con un senso di novità, come se non -l'avesse ancor del tutto conosciuta; nell'accarezzarla provava una -specie di religiosa paura. Quando pensieri troppo forti gli martellavano -il cervello, prendeva le sue piccole mani per fasciarsene le tempie. -Quelle mani avevano il colore luminoso delle perle orientali, erano -calme, lente, impure, come se non sapessero far altro che prodigare con -insidia carezze troppo voluttuose; quelle mani lo addormentavano: egli -era totalmente beato. - -Così bella non era stata mai: nè quando la vide per la prima volta, nè -quando per la prima volta la baciò. In quei giorni per lui così -drammatici ella s'era quasi riposata, e rinasceva dopo la maternità, -sana, felice, con le vene gonfie d'amore, l'anima d'oblìo. Non aveva più -che un sogno: infrangere con quel rito anniversario l'ultimo anello -della catena, poi, trascorso alcun tempo, essere finalmente sua, sua per -sempre, legata, vincolata con lui fino all'ultimo giorno della vita. - -Ormai poco le importava ch'egli abbandonasse una strada gloriosa, e -volontariamente, per cause non ben definite, si ritraesse a vivere -d'inerzia e d'esilio, se per tal modo ella poteva più strettamente -ravvolgerlo nel suo geloso amore. Egli le aveva comunicata quella -decisione con parole semplici: -- «Era stanco, si era fatto troppo -rumore intorno al suo nome; già da lungo tempo aveva desiderato di -ritirarsi a vivere per lei sola e con lei sola, fors'anche lontano di -lì, ricominciando la vita... L'occasione era propizia: l'afferrava.» - -Ella credette, o finse di credere, a tutte quelle parole; ma nell'intimo -della sua bontà femminile pensò che bisognava medicargli a poco a poco -il cuore ferito. Essere in tal modo la sua compagna, e doverlo, non solo -amare, ma far scendere un velo d'oblìo sopra il suo dolore silenzioso, --- questo era per lei, per il suo amore, la più dolce cosa. Gli disse -tranquillamente: -- Sì, Andrea, fai bene; hai ragione; anch'io pensavo -che avresti dovuto fare così. - -E guardando con occhi di sorella nei profondi occhi dell'amante, spesso -gli mormorava con fedeltà: - --- Diméntica l'ombra dalla quale veniamo; la strada è ora così piena di -sole... Andremo, se vuoi, lontano; tanto lontano che nessuno ci conosca -più... - -Ma egli frattanto non guariva, ed anzi ogni giorno la sua fatica -interiore diventava più manifesta; le pareva talvolta di sorprendere, -nelle sue parole, ne' suoi gesti, un'ambiguità indefinibile. - -Ed allora, serrandosi contro l'amante, come per affacciarsi con occhi -ridenti sopra il suo dolore non espresso, gli mormorava sottovoce, con -un tremito: - --- Raccòntami... cos'è accaduto ancora? che hai? - -Egli non rispondeva che frasi vaghe, ma invece ubbidiva come un bimbo ad -ogni sua volontà, e poich'ella desiderava di condurlo verso quella -tomba, fu debole, si arrese, partì. - - -Il treno li portava con rapidità per quella medesima campagna che tanti -sogni aveva inutilmente fatti nascere, un anno addietro, nello spirito -immaginoso di Tancredo Salvi. Ancora si vedevano a perdita d'occhio -infrangersi, con burrasche di fiori, le ondate immense delle praterie, -curvarsi la ricchezza dei frumenti, e il biondo color dell'estate -nascere nei venti della primavera. Su l'estremo válico dell'orizzonte il -disco paonazzo del sole affondava come un rotondo vómero nella terra -lampeggiante. - -L'uomo che aveva ucciso, nel tornare incontro al suo delitto sentiva -nascere in sè, proprio nel fatto intrinseco della sua vita, una -dissimiglianza, un antagonismo con quanto era principio e continuazione -di vita. - -Anch'ella non era loquace; qualcosa d'imprecisabile, forse la sola -musica del treno corrente, li fasciava entrambi d'un vago malessere, -d'una sorda e pesante malinconìa. - -Egli comprendeva quel silenzio, ed ella il suo; vicini l'uno all'altra, -con la paura entrambi d'aver fatto male a venire fin lì, guardavan per i -finestrini lo spazio fuggire indietro, verso il confine dell'orizzonte, -verso le imprecise lontananze, ov'era il mondo libero... - - -Erano entrambi così assorti nelle reminiscenze d'un passato non lontano, -che tanto Novella come Andrea non avevano quasi pensato alla gioia di -rivedere il loro bimbo. Sicchè furon quasi percossi di maraviglia -quando, nello scendere di vettura davanti alla scalinata, si videro -venire incontro, su le braccia d'una calma e robusta nutrice, un -bambinello in fasce, che stralunando gli occhi agitava le manine -paonazze. - -Ambedue si guardaron fugacemente, non seppero se commossi o vergognosi, -e per nascondere la loro confusione si chinarono entrambi con un moto -concorde sopra le spalle ampie della nutrice, che sapeva di latte -odoroso. Ed ella, ridendo nella faccia adusta, sollevò su le braccia -rotonde, abili nel cullare, quel prospero infante, il qual parve -appartenesse a lei più che alla sua madre. - -I cavalli andaron via facendo stridere la ghiaia; tra gli alberi -s'attenuava il rumore delle sonagliere. La serena casa era ferita nei -vetri dall'opposto sole; un'unica finestra rimaneva chiusa -- ed -entrambi la guardarono. - -Adesso mamma Francesca s'affaccendava intorno a Novella, narrandole -infinite storie del suo piccolo bimbo. - -«Quel bocconcello di carne aveva uno spirito indiavolato... quel -bocciolo di tulipano, gonfio e lucido, era d'una intelligenza e d'una -forza che sbalordivano; certamente incomincerebbe a parlare prima degli -altri bimbi, e -- secondo mamma Francesca -- somigliava come due gocce -d'acqua a Marcuccio quand'era piccino... - -Nella serena casa nulla era mutato. Entrandovi, quei due che s'amavano -si sentiron d'un tratto investire dall'ombra di lontani fantasmi, furono -ancora subitamente l'amico e la moglie del morto. - -Ecco: avevan scoperto il luogo dov'egli abitava. Non già nella sua -tomba, ma lì, sotto la loggia vetrata, nella poltrona di cuoio, carico -di scialli, vicino a Marcuccio che scriveva o faceva la calza, con i -suoi gomitoli di lana... -- lì, nella sala terrena, dov'era il cembalo, -il bellissimo cembalo a coda, in ebano luccicante, sul quale, un certo -pomeriggio ch'eran rimasti soli, ell'aveva suonato per distrarre -l'infermo una vertiginosa fuga di Bach, quand'era entrata la piccola -Natalissa con il suo fascio di rose gialle... Abitava lassù, nella -stanza chiusa, buia, morta. - -Rabbrividirono. - -E nel loro amore, che si era quasi dimenticato d'essere una cosa -nefanda, ritornò a vivere lo sgomento di allora, il tradimento che li -agghiadava e li ubbriacava, la febbre di tante lussurie che consumarono -vicino alla morte. - -Quando la notte incominciò, nell'alte stanze della casa la nutrice -sonnolenta cullava il bimbo nella cuna, cantilenando con una nenia lenta -lunga lenta, che i muri antichi ripercotevano. - - «Fai la ninna, fai la nanna, - fantolino della mamma... - . . . . . della mamma...» - -Ed allora quando si coricarono, lontani, senza dirsi parola, stretti nel -peccato che li univa come in un gelido sudario, a poco a poco, nell'alta -camera dell'infante, anche la nutrice s'addormentò. - -Il silenzio divenne profondo come la fuga di un fiume sotterraneo. Ma -udivan entrambi, nello spessore delle pareti, piovere, scendere, un non -so che d'inafferrabile, che non faceva rumore, come neve. - -Eran presso e lontani, solo divisi da una fragile parete; facevan quasi -uno sforzo mentale per allontanarsi ancor più; ma provavano tuttavia la -sensazione che l'ombra li tenesse avvinti, bocca su bocca, mortalmente, -implacabilmente avvinti, in un amplesso che li stremava d'ebbrezza e di -terrore. - -Ma d'improvviso ricominciò a passare, come per un miracolo della -memoria, quella notte che ormai erasi evaporata nella dispersione -continua del Tempo. E come allora, d'un tratto rividero nella chiara -camera funeraria il raggio di luna che vestiva il cadavere dal piede -alla fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca -elettricità... - - . . . . . . . - -«... non solo morto pareva, ma deposto sopra un catafalco luminoso, e -freddo pareva di quell'algida luce che somigliava stranamente al colore -della sua carne, al gelo della sua materia spenta. - --- «Vedi, -- egli disse -- com'è tranquillo?» - -Ma ella non rispose, forse non l'udì, assorta com'era nel guardarlo, -cogli occhi avvinti, la respirazione ferma, il cuore sospeso. - -Gli usciva dal lenzuolo una mano, e quella mano pesava nella coltre come -fosse piombo. - -Alte, nel miracolo della notte, le stelle così numerose che parevan nel -deserto cosmico una bufera di polvere in combustione, infuriavano di -splendore come fosforo avvampato, come resina in fiamme, come cristallo -frantumato nella sabbia e balenante sotto lo sfarzo del sole. La notte -bruciava ne' suoi vertici, aveva sopra il suo fosco edificio invaso -d'ombre una cupola incendiata; l'eternità era espressa in luce, -l'infinito aveva i suoi limiti nella magnificenza del fuoco. - --- «Vedi, com'è tranquillo?» - -La luce azzurra gli metteva intorno alle radici dei capelli una specie -di scintillamento. - -Ella stava un passo lontano da lui, un passo lontano dal morto, e teneva -le braccia contro il petto, incrociate per i polsi. - --- «Giorgio...» -- profferì, non per chiamarlo, ma quasi per accertarsi -che fosse ben lui. - -Poi allungò la mano e lambì la coltre, lievemente, ritraendola con -velocità... - -Sì, avrebbe voluto, dal suo cuore di sorella, e nonostante la presenza -dell'altro, mandargli un timido saluto, profferire per lui una dolce -parola, toccarlo con una carezza lieve, posare la bocca su la sua fronte -che non ricordava più... Adesso le pareva necessario di fargli conoscere -il suo dolore, e dirgli, se pure non udisse: -- Povero, povero amico -mio... - -E s'avvide che s'erano lasciati senza una parola di commiato, senza un -bacio nè una confidenza nè un secreto, senz'una di quelle parole -conclusive che fanno men buia la morte a chi vi sprofonda e a chi guarda -morire... - --- «Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi e non c'ero! Hai -voluto forse confidare a me sola un ultimo desiderio e non t'ho potuto -ascoltare... Da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore...» - --- «Vedi, com'è tranquillo?...» - -Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo, ma su l'altro teneva un -gomito e nei palmi la fronte. - -Nel medesimo tempo egli guardò il morto, e gli parve straordinario che -vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana. Ma due sole -immobilità perfette occupavano la stanza ed un solo raggio le aumentava -nel suo fermo splendore. - -Poi, d'un tratto, la vide roteare sul ginocchio piegato; la pianella -scappò via dal piede roseo, fece un piccolo salto, si rovesciò. Era -scoverta fino a mezzo il petto; i calmi seni facevano, sollevando la -camicia, una profonda incavatura. - -Dopo di lei osservò il morto, e gli parve strano che la sua faccia non -si fosse chinata fuor dalla proda per guardare in giù. - --- «Vedi?» -- gli disse mentalmente, con un riso che non saliva sino -alla bocca. - -Gli parve che alcuno avesse aperto l'uscio... - --- «Vedi?» - -Un usignolaccio, fuori, nella notte, nella ramaglia nera e balenante, -sufolava con ironia collerica, e tanto presso e tanto forte, che lo -stordiva... Il vano della finestra pareva un canale azzurro sgorgante -nell'inmensità. - -«Uuh!... Fi... Perchè canti? -- Vattene!» L'usignolaccio saltava. Era -proprio lì, nella grande magnolia; il suo pennaggio faceva rumore contro -le foglie sonore. - --- «Vedi?» - -Un filo d'aria notturna soffiò fra i capelli radi del morto, e li -scompose; poco dopo una nuvolaglia, correndo sopra la luna, ruppe il -filo che portava quel fascio d'elettricità. - --- «Vedi?» -- - -E la nuvolaglia se n'andava piano piano, il raggio tornava, più mite, -più forte, parendo invadere la stanza e colmarla come un fiume. - --- «Via... via... -- balbettò quando fu ritta; -- pórtami via!» - -Su l'uscio, nell'entrare in quell'altra camera, involontariamente si -baciarono. - --- «Dammi da bere!... -- ella fece, comprimendosi il petto soffocato, -- -brucio di sete!» - --- «Acqua? -- egli disse. -- Non ho che acqua.» - -Un lungo trillo melodico empiva la notte incantata, e nel rifugio -dell'alto suo ramo il cantatore solitario snodava, buttava i suoi -gorgheggi con impetuosa magnificenza, come nell'aria brillando lancia i -suoi vertici una fontana. Di tanto in tanto qualche rana grassa metteva -nelle pause del canto la sua sgangherata vociaccia, come se le -vellicassero il ventre viscido per farla ridere, o si fosse ubbriacata -fino a creparne del buon odore che mandavano i gelsomini. - -Egli si andò a sedere su l'orlo del letto, curvo, stanco, tenendo i -gomiti su le due ginocchia, le mani allacciate, la fronte china. - -Ella fece per la camera un lungo giro e si fermò alla finestra, -guardando fuori, curiosa, nella notte stellata. - -Soffiava ora un poco di vento; i prati lontani mutavano colore. - -Ella vide a pochi metri dalla finestra, su l'albero gigantesco, un -grande fiore di magnolia sfasciarsi, cadere in frantumi sotto il lucente -albero, come una porcellana spezzata. - -Andò vicino all'amante, gli pose una mano sui capelli e sottovoce disse: - --- «Che ora è? Tardi?» - -Egli guardò l'orologio distrattamente: - --- «Le tre passate.» - -Cominciava un dondolio sonnolento per le cime degli alberi; i prati -lontani mutavano colore. - --- «Che faremo?...» -- ella domandò con un tremore fin nell'anima. - --- «Non so.» - -Stava ritta contro le sue ginocchia, tenendogli ora le mani su le -spalle. Egli aveva la fronte quasi nascosta contro il suo petto, e, -senza toccarla, sentiva tuttavia l'impressione della sua pelle nuda, -sentiva il profumo della stoffa tenue somigliante all'odore stesso di -lei. - --- «Tu l'amavi!» -- egli esclamò d'un tratto con iracondia, senza levare -il capo. - --- «No... taci...» - -E come per soffocare ogni parola, su la bocca, affannosamente, lo -baciò... - - -... poi lontano, per l'ultimo cielo, fra i mazzi di stelle che -imbiancavano, videro salire una gran fiumana di vapori ondeggianti, -quasi una colonna di fumo che soffiasse, non da un incendio, ma da un -gelido remoto mare. Veniva per la finestra, con l'odor fluviale dei -narcisi, con l'abbrividire delle foglie che si destavano, un'ondata -d'aria fredda, quasi visibile, che faceva il giro della stanza, come un -vortice... - -Una chiarità nasceva nell'oriente concavo; i prati lontani mutavano -colore. - -Egli le ravvolse nella camicia di batista i seni che si ergevan nudi, la -fasciò fino alla gola entro la vestaglia di seta, e baciandola su gli -occhi pieni d'ombra disse a lei che non parlava: - --- «Dormi?...» - - . . . . . . . - -Fu la notte più lunga e più calamitosa che vissero mai nella vita. Li -divideva solamente una parete, una fragile parete, attraverso la quale -si vedevano, si udivano, -- ed una porta non difficile ad aprirsi, che -ogni tratto pareva si spalancasse da sè. - -Non s'erano mai amati con tanto brivido nè con un senso più inesorabile -della loro complicità. Ora si accorgevano che il delitto era veramente -l'essenza della loro passione, comprendevan che il senso della morte -aveva sempre alimentato come un'esca la lor tragica fiamma. - -Perchè non gli avevano data la medesima stanza dell'altr'anno? Chi mai, -nella casa, aveva creduto necessario avere questo delicato e crudele -pensiero per lui? Perchè tacitamente l'avevan messo a dormire presso la -camera di Novella, con una sola porta fra loro, e che potesse aprirsi -con tanta facilità?... - - -La mattina dopo s'incontrarono, lividi, come se avesser ucciso ancora -una volta. E compirono il rito funerario con una specie di meccanica -obbedienza, di freddo rispetto, al senso di quel dovere ultimo. Ancora -una volta la famiglia dell'ucciso li aveva lasciati soli, vicino a -quella tomba. - -Vi andaron per la via della campagna, veloci, senza guardarsi, con le -braccia cariche di fiori. Il sole raggiante li assiderava; l'orizzonte -si moveva davanti alle loro pupille, come, dalla prua d'un veliero, il -confine dell'oceano. - -Ella camminava rapidamente, vicino a lui, talora toccando il suo -braccio, talora lontanandosi d'un passo; fili d'erba e fuscelli di -paglia s'attaccavano alla balza della sua gonna rumorosa; ogni tratto -egli vedeva luccicare le fibbie d'acciaio brunito che ornavano le gale -delle sue scarpine. - -Aveva il torto, in quel mattino di primavera, d'essere più nuda e più -femminile che mai. - -Senza che lo facesse apposta, l'abito nero e la compunzione del suo -volto non facevano che accrescere visibilmente i segni della sua -impurità. Era bella, bella, bella, e pareva scesa da un letto nel quale -avesse amato infinitamente, pareva che portasse per una offerta profana -quel fascio di fiori profumati. - --- Andrea... - --- Mio amore? - -Egli disse queste parole senza volerlo, istintivamente, come le avrebbe -dato un bacio. Se ne pentì. - --- Non camminare così presto; inciampo... - -Egli rallentò il passo, e proseguirono a fianco a fianco, fra due siepi -di robinie cariche di grappoli che mandavano un profumo soverchiante. -Dietro le siepi vedevano qua e là i buoi camminare possentemente, -trascinando l'uomo e il solco. - -Ella non s'era messo nè mantello nè cappello; solamente un velo di trina -su la capigliatura luminosa. In quella semplicità, la sua carne -trasparente brillava come un gioiello di straordinaria purezza. - --- Andrea... - --- Che vuoi? - --- Non ho dormito. - --- Io nemmeno. - -Parlavano, ella sommessamente, egli forte. - -Il cimitero biancheggiò d'un tratto. Ella disse: - --- Férmati. - -Egli ubbidì; rimase qualche attimo fermo; poi le prese una mano, quasi -di nascosto, e la condusse. - -D'improvviso, davanti alla tomba, s'accorsero che non avevano più alcuna -paura. Fra i cimiteri, su l'orlo dei sepolcri, dove la polvere torna -polvere, l'uomo non può più credere neanche nella divinità della morte. -Invece li afferrò senza remissione la gioia d'ogni cosa viva, il senso -pagano della vita; s'accorsero che faceva un bel mattino di primavera; -la terra fertile si gonfiava di rugiade iridescenti; l'aria inondata di -sole tramandava ilarità; le tombe non erano che piccoli giardini; fra -gli alberi del cimitero le nidiate cantavano. - -Ella disse, _come allora_, deponendo i fiori: - --- Povero, povero amico mio... - -Ed egli, con una specie di atono stupore, andava leggendo le parole -incise nella pietra funeraria: - - GIORGIO AURELIO FIESCO - INGEGNERE DELLA MINIERA DI HASWILL - COSTRUTTORE DEL PONTE DI CIMBRA - NATO... MORTO... - PACE - -«_Pace_» -- Che mai significava questo voto funerario? C'era forse una -verità superumana in questo segno di quattro lettere? Quale senso aveva? -Era essa una parola di ammonimento?... Una sigla tombale?... Una fredda -ipotesi?... - -Era una parola: -- ossia niente. - -«_Pace_» - -Tuttavia, nell'irrealità universale della umana conoscenza, pareva che -questa parola avesse un significato maggiore di tutte le altre, più -profondo, più interminabile... «_Pace_» - -Ed egli pensava: - -«Qui dorme l'uomo che uccisi. Di sotto quel puro marmo la sua faccia -devastata mi guarda. Ride, ride... come allora... sì, me ne ricordo. -- -È un fatto grave? -- Non è grave: è nulla.» - -Davanti alla opaca terra che nasconde il perpetuo marcire che si compone -di dissolvimento in ogni átomo della sua polvere, la morte non era più -una cosa grave, non era più che un'astratta immanenza del passato -nell'avvenire, in verità somigliante alla parola: «_Pace_», -- una -specie di sorda memoria delle cose che furono, dentro quelle che -saranno. - -Egli rilesse, questa volta con maggiore attenzione, le parole incise: - - GIORGIO AURELIO FIESCO - INGEGNERE DELLA MINIERA DI HASWILL... - -D'un tratto, come se si squarciasse nel suo cervello una densa tenebra, -umanamente lo rivide, com'era nella sua gioventù, quando insieme avevano -intrapreso ad ascendere per il cammino della vita. E intanto rileggeva -macchinalmente la parola di quattro lettere, vuota come un cerchio -d'ombra che s'allargasse nel brillante etere, la parola che gli sembrava -beffarda come il sogghigno della morte... «_Pace_» - -Sul marmo polito un'iride di sole picchiava nel triangolo della terra -«A»: la pietra balenante si purificava nel fuoco settemplice -dell'arcobaleno. - -Da quando Giorgio era morto, ella non aveva pregato mai più; teneva ora -le mani congiunte, ma il cuore non le suggeriva alcuna parola, ed anzi -le pareva ormai che fosser morti anche il senso e l'ideale della -preghiera. - -D'un tratto egli afferrò le sue mani, ch'erano intrecciate, le strinse -con una dura forza, e la condusse via. - -Oh, come cantavano le nidiate in quel mattino di primavera!... Quanto -sole, quanto sole a perdita d'occhio, su la magnificenza della vita!... - -Varcaron il cancello, e, fermi su la proda, guardaron abbacinati nel -chiarore della strada maestra. - -Venivano in su due carri, al passo, levando poca polvere; i carrettieri -distesi sulla paglia, cantavano a voce spiegata. - -Senz'abbandonare la sua mano, egli la trascinò lontano dalla strada, -rasente il muro del camposanto, per il viottolo che s'inoltrava nella -campagna; ed ella, sentendosi più lieve, si appese felicemente al suo -braccio. - --- Dimmi, -- egli domandò convulso: -- vuoi ancora essere mia?... - -Ella non comprese la sua domanda, oppure non volle interamente -comprenderla; ma gli si annodò contro la spalla, con un movimento -femineo, rovesciando il capo all'indietro per fargli vedere che la sua -bocca rideva. - --- Dimmi, -- egli ripetè con forza: -- vuoi ancora non abbandonarmi, non -odiarmi anche tu?... - -S'eran fermati nel folto; invece di rispondere gli tendeva la bocca -rossa, gli occhi innamorati, la sua turgida gola bianca di cipria, -stringendolo così forte nelle sue braccia ch'egli doveva da ogni fibra -udirsi rispondere: -- Sì! - --- Allora ódimi -- egli disse, pallido in verità come la morte: -- -bisogna che tu sappia una cosa, perchè non posso più conoscerla io solo. - --- Raccóntami... -- ella rispose, impaurita, lasciando cadere le braccia -che a lui si reggevano. - -Con uno sguardo mortalmente vuoto egli fissò l'amante, la campagna, il -mondo... fu sul punto d'incominciare; poi tacque. - --- Raccóntami... -- ella cercava di persuaderlo, carezzandogli la faccia -pallida con le sue falangi odorose di fiori. - --- No, -- egli rispose, -- non qui. È meglio che non sia qui. C'è troppo -sole... - - - - -XII - - - «Fai la ninna, fai la nanna, - fantolino della mamma... - . . . . . della mamma...» - -A poco a poco, nell'alta camera dell'infante, anche la nutrice -s'addormentò. - -Egli rimase ancora per qualche attimo, solo, nel buio. Per le connessure -dell'uscio filtrava luce dalla camera di Novella. Voleva sentirsi -pronto, come nelle ore di battaglia, davanti a questa ch'era l'ultima e -la più inattesa fra tutte. Ma invece la volontà non gli bastava per -chiudersi ancora una volta in quell'armatura inflessibile che lo rendeva -così padrone di sè. - -Aveva lottato per uccidere -- e di questo era stato capace; aveva -lottato per nascondere il suo delitto -- e di questo era stato capace; -aveva lottato prima di distruggere la sua magnifica vita in un fiero -esilio -- e di questo era stato capace... ma quello che non poteva -comandarsi più, era lo sforzo di suggellare nel perpetuo silenzio il -grido che gli prorompeva dall'anima. Bisognava dividere questo peso -almeno con un'altra creatura, bisognava consumare il delitto fino -all'ultimo, facendo sì che investisse lei pure. - -Quella tentazione crudele che aveva sentita poche ore dopo l'uccisione, -lungi dallo spegnersi, era cresciuta continuamente, in ogni giorno di -quel tempestoso anno, ed or gli pareva che ogni ulteriore indugio non -fosse che una più lunga viltà. Quante volte la parola rivelatrice gli -era venuta su l'orlo della bocca!... e sempre, sempre, nei baci più -deliranti, quel desiderio s'infiltrava in lui come la tentazione di una -più forte voluttà. Qualche volta era perfino giunto al godimento -perverso di trascinare l'amante con parole ambigue su l'orlo del -sospetto, come su l'orlo d'un abisso, dove il peso dell'ultima -complicità li avrebbe fatti cadere, avvinghiati per sempre. - -Cercava con tal mezzo d'investigare quale sarebbe stato l'animo suo -davanti alla rivelazione. Ma ella non mostrava che un'infinita -smemoratezza e il desiderio di non rivolgersi mai verso quell'ora -lontana. - -Anche durante i giorni dell'accusa, ella di ciò non gli aveva parlato, -se non quel tanto che fosse indispensabile: ne aveva parlato con fretta, -sbadatamente, senza guardarlo negli occhi, attenuando con un sorriso -femminile ogni parola inavvertita che paresse nascondere un suo pensiero -profondo. - -Egli aveva talvolta immaginato che, nella sua fragilità, ella fosse -tuttavia la più forte. - -Infatti avviene talora che l'anima femminile ci sembri assai lieve in -paragone della nostra e non obbediente a quell'ordine logico dal quale -si muove il nostro pensare; ma forse quell'anima è solo diversa dalla -nostra, e noi spesso non riusciamo ad intravvederne il fondo. - -Egli era dunque rimasto, fra le rovine d'ogni altra certezza, davanti al -suo grande amore; i culti positivi, che aveva liberalmente professati -nella vita, erano insorti con ribellione davanti a quel primo atto di -vera libertà; rimaneva una sola cosa che non era distrutta nel mondo: -l'amore. - -Ma quando le avesse detto chiaramente: -- «Guárdami negli occhi: sono io -che l'uccisi!» -- qual mutamento avverrebbe in loro e nella passione che -li univa? L'amerebbe ancora? Sarebbe amato ancora da lei? - -Due mortali domande che gli pesavano, da quella tragica notte, sul -cuore. - -Adesso, nella casa dormente, il silenzio era profondo come la fuga d'un -fiume sotterraneo. Egli si provò ripetutamente a sospingere l'uscio che -lo divideva dalla camera di Novella, ma sentì che ogni volta il coraggio -gli veniva meno. - -Ed allora, come già un'altra volta, quando il pagliaccio rimase inerte -nella poltrona di cuoio, e bisognò sollevarlo, diede a sè stesso il -comando che lo irrigidiva: -- Ubbidisci! - -Piegandosi alla propria volontà come al potere d'una forza non sua, -comprese di non aver più scampo, e si avvicinò a quella soglia. -Filtravano per le connessure spiragli di luce; a tastoni cercò la -maniglia, sospinse l'uscio, ed entrò. - -Ella era seduta sull'orlo del letto, in vestaglia, coi tacchi delle sue -pianelle aggrappati al cassone di mogano, i gomiti sulle ginocchia, i -polsi congiunti, la faccia raccolta nella cavità dei palmi -- e lo -aspettava. - --- Non hai udito, -- ella disse, -- come piangeva poco fa il bimbo? - --- Ma ora s'è addormentato, -- egli rispose. Poi, dopo un silenzio, le -domandò: -- Gli vuoi bene? - -La madre aperse le braccia, si abbandonò all'indietro, sui cuscini, e -rispose: -- Ora sì, ora per la prima volta lo amo. - -Egli aveva la sua ruga profonda incisa fra i sopraccigli; era smagrito -in viso, e nel guardarlo pareva ch'ella se ne dolesse. Allungò il -braccio per chiamarlo a sè, indi soggiunse: - --- Tanto bene gli voglio, Andrea... ma non come a te! - -Il braccio nudo si dorava nel chiarore della lampada, il polso dolce si -muoveva con una specie di naturale insidia, facendo trasalire i tendini. - --- Sièditi, -- ella disse, battendo la mano su la coltre; -- sièditi qui -sul letto... Pàrlami, bàciami... ti amo. - -Come quando il loro bimbo era nato, sul tavolino da notte v'erano tre -rose, in un bicchiere. - -Andrea si chinò su lei, cercando con le mani fredde il suo tepore più -vivo e più nascosto. Così la teneva, da sentirne contro la persona tutto -il corpo discinto; così la teneva, da immergere la bocca ne' suoi caldi -e pesanti seni; così da stordirsi nel profumo del suo respiro. - -Ella scivolò sotto di lui, si volse, come per adagiarsi nel letto -supina, e le venne al sommo della gola quel gonfiore contenuto che in -lei pareva quasi uno sforzo per resistere alla voluttà. Ma era uno -sforzo debole, tantochè subitamente gli occhi le smorivan di un sonno -palpitante; un poco di gengiva umida le appariva tra i labbri fermi. - --- Dormiamo... -- ella disse. - -Andrea non rispose; la guardava, teso, attento, come per contare i -battiti d'ogni sua vena. - --- Perchè non ti spogli? - -Ella diceva queste parole con una voce assonnata, che trascinava le -sillabe con ambiguità, quasichè fosse molto stanca, troppo stanca, e non -volesse dormire altrove che nelle sue braccia. - -Poich'egli non rispondeva, gli mise una mano tra i capelli: - --- Non vuoi dormire vicino a me? No?... Perchè non vuoi? - -Gli toccava la fronte, le tempie, gli occhi, le guancie, la gola. - --- Non sai com'è tardi, amore?... Perchè non hai sonno? Perchè ti -stanchi? - -Le forcine, che le davan noia nella capigliatura, se le tolse ad una ad -una, posandole sul marmo del tavolino. Producevan cadendo un rumore -sottile, come di spilli sul vetro. Nel muovere la mano faceva brillare -contro il lume il suo rubino meraviglioso. Con le dita, come con un -pettine, si ravviava i capelli disciolti. - --- Se tu non ti córichi vicino a me, sai che non dormo... Spógliati... - -Allora gli disfece la cravatta, e col braccio nudo gli ricinse il collo, -attraendolo in modo che la bocca dell'amante s'immerse nella sua gola. - -Egli cominciò a baciarla piano piano, ed ella con le dita irrequiete si -snudava il petto. Irritata, s'aggrappò alle sue spalle, si torse, -affondando il capo nel cuscino, sollevando il grembo, tendendo alla sua -bocca l'àpice dei seni erti. - --- No, no... spógliati!... -- ripeteva. - -La sua voce era quasi gemente; con le dita irrequiete lo molestava come -se volesse batterlo; era tutta inarcata; il suo grembo si offriva; le -pianelle caddero. - -Ma con ira egli divelse da quel bacio la sua bocca ansante, sollevò il -corpo su le due braccia tese: gli occhi suoi bruciavano di febbre, il -suo viso era terribilmente contraffatto, i suoi polsi tremavano. - --- Vuoi, -- disse repentinamente, -- vuoi che facciamo una cosa?... - -Ella si rovesciò indietro, abbandonata, con un semiriso d'affanno e di -piacere su la bocca; lo guardava traverso il vapore de' suoi occhi -sperduti, senza ben comprendere quel che l'amante le diceva. - --- Quale cosa? -- mormorò. - --- Che andiamo insieme a rivedere la camera di Giorgio? - -Ella trattenne un grido, rivolse la faccia nel cuscino, gli puntò con -forza una mano contro la gola, per respingerlo da sè, quasi volesse -punirlo di quella orribile celia. - --- Sei pazzo, Andrea?... Andrea! - -Ma egli rideva malvagiamente, e lasciatosi cader sui gomiti raccolse il -capo di lei fra le sue mani, con tutta la capigliatura. - --- Non sono pazzo, no! Guárdami! - -Ella fissò gli occhi, troppo grandi, ne' suoi: con gli occhi lo -ascoltava. - --- Ti amo, Novella! ti amo più che mai!... più che mai!... -- le diceva -scuotendole il capo; affondando le falangi nel tepore della sua nuca -morbida. -- Eppure, chissà, fra un'ora, fra un momento... non sarai più -mia! - -Balbettava queste parole, curvo sulla bocca di lei, quasi piangendo, e -le serrava il collo con i polsi, nei quali sentiva battere la veemenza -del dolore che pativa. - --- Andrea, cosa dici?... non so cosa dici? Ma no! ma no!... - -Egli scuoteva il capo, e scuoteva lei pure, duramente, facendole male. - --- Ascóltami bene... cerca di bene comprendere questa orribile cosa... -Mentre ti amo come un pazzo, bisogna che mi provi a perderti! Mentre ti -amerò ancora, e sempre, fino alla disperazione... tu, forse, mi odierai! -Amore, amore mio, puoi comprendere? Mi ascolti?... - -Le abbandonò il capo, la sollevò intera fra le braccia, la strinse -convulsamente, gli si empiron gli occhi di lagrime: poi rise. Anch'ella -piangeva, lentamente, senza saperne il perchè. - --- Non importa se dopo mi odierai... Ma devi sapere una cosa che non -posso più tacerti. È venuta l'ora nella quale ci dobbiamo conoscere -interamente. Non importa se griderai... Solamente lasciami parlare! -parlare! perchè ti amo, e sono pazzo... e tu devi essere al pari di me, -pazza, pazza!... - -Nel convulso, ella pure singhiozzava, stremata, soffocata, stringendosi -forte alla sua persona come in uno spasimo di voluttà. - -Allora egli si tese, fece un arco di tutta la sua forza, dai calcagni -alla fronte, cercando quasi d'imprigionarla nel suo amore terribile; poi -le disse con ira: - --- Solamente ricórdati questo: -- se dopo mi odii, e mi abbandoni, e sei -d'un altro, e ti lasci baciare da un altro... io t'uccido! t'uccido! -t'uccido... _come ho già fatto un'altra volta!_ - -E ricaddero avviluppati nella profonda coltre. - -Poi, nel dubbio che non avesse bene inteso, ripetè, scandendo le -sillabe: - --- Come ho già fatto un'altra volta. - -Ella era così stordita e soverchiata dalla sua violenza, che, invece di -rispondergli, cominciò nervosamente a ridere. - --- M'hai bene inteso?... Perchè ridi? - -Ma senz'attendere la risposta, egli, d'un balzo, fu in piedi, si curvò -su l'amante, le disse: - --- Guarda: con queste mani ho ucciso! - -Gli occhi di lei, stupefatti, si avvinsero alle sue mani, divenendo a -poco a poco enormi, vuoti, fermi. - --- Chi?... -- fecero le sue labbra, dopo un lungo silenzio. - --- Giorgio! - -Ella, ch'erasi un po' sollevata, si rovesciò indietro, nel solco dei -guanciali, come se le avessero rotto il cuore. Le sue mani sperdute -brancolarono, quasi per respingere un'ombra; poi, atterrita, si strinse -i pugni contro la fronte. - --- Allora... -- mormorò senza fiato, -- allora è proprio vero... - --- Sì, è vero, -- egli rispose, ben forte. - -Ecco: aveva l'impressione d'essersi sparato nel cervello e d'aspettare -che la morte cominciasse nelle profonde sue vene. Invece una calma -subitanea, una lievità sorprendente gli pervase a poco a poco lo -spirito. La vita cominciava un'altra volta, dopo un'attimo -d'interruzione. - -Allora tolse una rosa dal bicchiere, la odorò forte, ne morse il gambo -coi denti. Poi fece una riflessione veramente futile, e cioè che quello -stelo aveva un sapor brusco, dissimile dal profumo della rosa, e che -inacidiva la sua bocca leggermente, come il sapore d'un frutto acerbo. - -Poi, guardando l'amante, s'accorse che sotto le sue braccia sollevate un -seno magnifico ed inverecondo le sbocciava dalla camicia di batista. Lo -guardò senza lussuria, come si guarda curiosamente la nudità di un -bimbo. - -Insieme volle conoscere cosa ella sentisse per lui dopo quelle parole -irrevocabili, e paurosamente si provò a toccarla. Poichè rimase ferma, -una oscura tentazione lo spinse al desiderio di darle ancora un bacio. - -Su la sua fronte, sopra i suoi pugni serrati, pose le labbra cautamente. - --- Guárdami! - -Ella infatti lasciò cadere le braccia, e, pallida come non era mai -stata, con tutta l'anima lo guardò. Allora fu egli stesso ad aver quasi -paura di quegli occhi; lento, muto, curvo, si ritrasse. - -La rosa caduta si schiacciò sotto il suo piede. - --- Andrea... - -Ma, nel parlare, la mascella le tremava d'un irresistibile tremito; una -sensazione di freddo le traversò tutto il corpo; macchinalmente si -ricoverse. - --- Andrea, sì, mi ricordo... Una volta mi hai detto: «Così e più -forte...» «Così e più forte...» Queste due parole: -- «più forte» -- mi -sono rimaste nella memoria come una promessa funesta e grande. Anche tu -forse te ne ricordi... Ma, guarda come tremo... Dammi, dammi uno -scialle!... - -Egli cercò per intorno senza veder nulla; poi prese il piumino di seta -sul quale poltrivano i suoi piedi scalzi e le fasciò il corpo. Nello -stenderle sotto il mento la seta lucida e soffice, premeva un po' le -dita per toccare la sua gola, e per farle sentire che la toccava, quasi -provasse una singolare gioia nell'accorgersi che gli era tuttavia lecito -carezzarla come un amante. - -Ella chiuse gli occhi senza guardarlo, rannicchiò sotto la vestaglia i -piedi scalzi, e rimase in quella supinità, ferma, addormentata. - -Andrea, ritto in piedi, assiderato in una specie di attesa immobile, -ascoltava dentro di sè, fuori di sè, il volo del tempo. Gli parve di -nuovo che la vita cominciasse in quell'ora, ma fosse di una lentezza -esasperante, cupa, monotona, quasi ferma. Sul tavolino da notte, fra la -lampada e il bicchiere, un piccolo orologio d'oro batteva i minuti -secondi; nell'indugio del suo tempo interiore quella velocità lo -irritava. - -Si accorse d'un disegno di luce che la lampada formava su la -tappezzeria; si accorse d'un moscerino che ballonzolava intorno al -paralume, come se pendesse dal soffitto appeso ad un lungo ragnatelo. - -Incominciò a ricordarsi di cose lontane, saltuarie, minime: d'una certa -satira piena di garbo e di malizia che uno studente aveva messo in voga -nella sua Clinica, per farsi beffe della signora Maggià; poi rivide -l'aspetto medesimo della Direttrice, e quel suo camminare impettito per -le corsìe dell'ospedale, con un'aria da sergente nel corpo di guardia; -poi si rammentò di certe canzonette che soleva cantare su la chitarra -Egidio Rosales, talvolta, nelle sere d'estate, quando i medici di turno -se ne uscivano a fumare una sigaretta sotto gli alberi del giardino... -poi d'un seppellimento a bordo, al quale aveva casualmente assistito, -molti anni addietro, nel corso d'una lunga navigazione. - -A quel tempo egli era un oscuro e povero medico, laureatosi appena; -traversava sui transatlantici per vedere un po' di mondo. Il morto, egli -se ne ricordava, era un cileno erculeo, proprietario di fattorie, forse -quarantenne, che aveva per moglie una piccola donna, gracile, miope, -senza età, senza ornamento alcuno, tale da non potersi comprendere per -qual modo gli fosse piaciuta. In alto mare lo avevano preso le febbri e -la dissenterìa; si ricordava ch'era morto bestemmiando, in un accesso di -furore che gli fermò l'aorta. Di notte lo portarono sulla tolda ravvolto -in un lenzuolo, e quattro marinai, prima di lanciarlo in acqua, lo -avevano fatto dondolare cinque o sei volte a forza di braccia, sovra il -parapetto lucido... - -Era precisamente quel dondolìo bianco e lento che ora i suoi occhi -rivedevano. - --- Andrea... - -Egli udì, ma non rispose. Volontariamente si lasciava sperdere in una -ridda continua d'allucinazioni, che a poco a poco assumevano l'evidenza -della realtà. - -Ora gli pareva d'esser lontano, frammezzo ad una notte stellata, per -mare, con il vento a prua. D'improvviso irrompeva nell'ombra un'aurora -violenta; il confine azzurro del cielo si popolava di città fantastiche; -sui moli percossi dal sole infuriava una folla gesticolante... - -Od era invece una notte profonda, in una città senza lumi, con strade -ambigue, con porte sbarrate. Egli l'attraversava correndo, per giungere -alla sua casa, che saccheggiavano; ed era notte così folta, che più -correva e più smarriva la strada. Nel labirinto dei vicoli, dietro le -porte asserragliate si consumava l'orgia fino al sangue; la città era -piena di tumulto; per ogni angolo si assassinava. - -D'un tratto non era più quella; con un guizzo abbacinante l'elettricità -scoppiava da migliaia di lampade: era una piazza enorme, con strade -senza fondo, e popolo vi accorreva in tumulto con un fragor di tempesta, -plebe irta e scatenata, che urlava, da ogni lato, nel travolgerlo: -«Ammazza! Ammazza!» - --- Andrea... - -Si ricordò che l'aveva già chiamato un'altra volta, forse pochi secondi -prima, e vinta quella specie di sonnambulismo che gli offuscava il -cervello, guardò l'amante, ancor supina in quel letto sconvolto, e le -sue trecce che ingombravano il guanciale, i suoi occhi fermi, il suo -volto senza espressione. Si curvò, e disse: - --- Ora finalmente sono libero. -- Poi le chiese: -- Hai paura? - --- No! -- ella rispose, splendidamente, con una singolare forza. -- No! - -Nel dirlo, si era sollevata con impeto; e in quel momento ella pure si -ricordò che una volta Giorgio le aveva detto: -- «Come gli rassomigli!» - -La sua treccia disfatta le cadeva sopra una spalla; con le dita calme -lentamente la riannodò, poi disse: - --- Quasi lo sapevo. - --- Tu? - --- Sì, io. Lo immaginai prima che nessuno lo dicesse, perchè ti amavo e -tu mi avevi qualche volta stretta nella tua volontà con tanta forza, -ch'io stessa me ne sentivo ardere come fosse mia. Fu negli ultimi -giorni, prima... prima che morisse. Ma dopo, ogni volta che questo -pensiero mi si affacciava, io lo respinsi, lo annegai nel mio cuore così -profondamente, che man mano ero giunta quasi a dimenticarmene. Ma ora, -hai fatto bene... sì, hai fatto bene: io lo dovevo sapere come te. - -Qualcosa di virile, d'implacabile, ora le splendeva nella fisionomia -trasfigurata; la sua bocca d'amante, il suo cuore d'innamorata sapevano -dire improvvisamente queste limpide parole. Dal gorgo dormente sotto il -velo tenue della sua femminilità saliva in lei questo coraggio come un -segno barbaro di bellezza. - --- Sì, hai fatto bene a dirmelo, perchè non era onesto che tu solo -dovessi portarne il rimorso. - --- Non ho rimorso, -- egli l'interruppe con una voce sorda. - --- Chissà, chissà... -- ella rispose. -- Non bisogna troppo guardare in -noi quando l'anima sente il bisogno di vivere nascosta. Vieni, mio -povero amore; sièditi, ascòltami... non voler essere più forte di quello -che sei. Guarda: io, che sono semplicemente una donna, ho capita la -tragedia che si svolgeva in te, giorno per giorno, ed ho taciuto, solo -perchè mi parve che tu lo preferissi. Ma ora, perchè seguiteremmo a -nasconderci l'uno all'altra, se _nemmeno questo_ è bastato a distruggere -il nostro amore? - -Tranquillamente gli tendeva la mano ferma, come per offrirgli un patto -che suggellasse la loro complicità. - -Un'ondata di commozione gli traboccò dal cuore; con i due palmi afferrò -quella mano, ed inginocchiatosi, nascose nel suo grembo la faccia -scolorata. - --- Allora, -- le diceva, -- tu non mi odii? Non mi respingi da te? Non -hai paura d'esser mia, dopo quello che sai? - --- No, no... -- ella rispondeva. -- Tutto può accadere nel mondo, tranne -che io non ti ami. - -Egli alzò la bocca verso la sua bocca, ed in un bacio mortale si -congiunsero, con la gola piena di riso, la faccia bagnata di pianto. Per -la prima volta nella sua vita egli provò riconoscenza verso una -creatura, e per la prima volta conobbe la gioia dello stare -inginocchiato. L'adorava, sentiva per lei quello che nell'estasi -religiosa un fanatico sente per il suo Dio; l'adorava come bellezza e -come forza, di là da tutte le paure, libero da tutte le catene. - -Sì, questo era finalmente l'amore ch'egli voleva; non cercherebbe mai -più d'andar oltre, poichè aveva toccato il limite. Sopra tutte le bufere -di sogni che gli uomini avevano scatenate per giungere ad ingannare con -speciose credenze la fondamentale paura dell'anima, c'era _una verità_ -che divinizzava quest'anima nel suo volo davanti alla morte; l'eternità -era il delirio di un lungo istante, la possessione totale del proprio -mondo, il senso d'apogeo, -- l'amore infinito. - -Ecco, avevan ucciso e trionfavano: erano il vero simbolo della vita; -ubbidivano ad una eterna e spietata logica; riconoscevano il solo dogma -che sia davvero padrone del mondo. - -La terra non vuol essere che un letto d'amanti, ove urge in ogni cosa -viva il senso della eternale continuità, la folle speranza d'ogni anima -di rinascere nel perpetuo domani... - - «Fai la ninna, fai la nanna, - fantolino della mamma... - . . . . . della mamma...» - -Nell'alta camera il bambinello, forse per fame, si era messo a vagire; -la nutrice paziente, dopo avergli tesa la poppa, cantilenava per -riaddormentarlo dondolando la cuna. - -Allora ella disse all'amante: - --- Se dev'esserci un'espiazione, la consumeremo con uguale fedeltà. Se -tu hai avuto il coraggio allora, io l'avrò adesso, che ti sono per la -prima volta veramente vicina. - --- Ma tu credi, Novella, che si debba e si possa dimenticare? -- egli le -domandò, quasi affidandosi ad una remota speranza. - --- Non si dimentica, forse, ma cade sopra la memoria un velo -d'insensibilità. È il tempo ed è l'amore che lo tessono; bisogna cercare -d'aiutarli. Molte volte, in questo lento anno, sono già stata così -felice, così pienamente felice, che non mi ricordavo più di nulla... -Vedi, è quasi facile... - --- Forse tu dici questo per ingannarmi. - --- Invece lo dico perchè sono sicura che ti guarirò. Siamo giovani -ancora, e forse potremo avere il coraggio di non riguardare mai più -indietro, verso la nostra vita che finì. Non ti sembra che davanti a noi -ci sia tanta luce ancora, da permetterci di continuare la strada? - -Una limpidità s'accese, come un raggio di sole negli occhi di Andrea. - --- Sì, anima... -- disse con ebbrezza, -- lo credo, lo credo! - --- Solamente chi avesse paura, -- ella riprese, -- non potrebbe far -questo. Nè io nè te sappiamo aver paura. - -Ella brillava, in queste parole, di una luce orgogliosa; veramente gli -assomigliava: era nitida, inflessibile come lui. - --- Ricórdati, -- ella disse: -- la distanza è quella che meglio -seppellisce il passato. Potremo andare assai lontano, e, se ti piace, -rimanervi per sempre. Tu non sei fra quegli uomini che davvero possono -rinunziare alla vita; fra poco avrai nuovamente bisogno d'esser forte -com'eri, buono ed operoso com'eri. Quando mi dicesti che abbandonavi -l'Università, la Clinica, i tuoi libri, nulla feci per impedirtelo, ma -pensai: -- «Tutto questo ricomincerà in una vita nuova, ed io stessa gli -dirò: «Andiamo.» - -Un colore di vita brillò su la fronte dell'uomo che non poteva essere un -vinto. - --- Come sei buona! come sei buona! -- esclamò con ardore. -- Sì, -Novella, hai ragione: voglio vivere ancora! Ho bisogno ancora d'essere, -come hai detto, buono e forte. - -Si serrò nel palmo la fronte accesa, gonfiò il petto in un largo respiro -e soggiunse: - --- Poichè, vedi, anche nell'uccidere fui tale. Se avessi avuta l'anima -di un piccolo uomo, avrei potuto sottrarmi alla responsabilità del mio -delitto, volgere la schiena mentre lo compivo. Ma non volli. Ora che mi -sono accusato apertamente, senza diminuire in alcun modo la mia colpa, -posso dirti ancora una cosa, che tu non sai. Ed è questa: -- Giorgio mi -ha domandato volontariamente di morire, mi ha supplicato, con parole -indimenticabili, perchè lo facessi morire. - -Ella dette un'esclamazione di maraviglia e si levò trepidante, con gli -occhi pieni di luce. - --- No, attendi!... -- egli l'interruppe. -- _Già era tardi_. Lo avevo -già condannato a spegnersi, avevo già cominciato ad impadronirmi della -sua vita. Ma una sera, -- quella sera, ti ricordi? che tu fuggisti -nell'udirlo venire. -- Giorgio entrò nella mia camera e mi disse: -- -«Novella era qui.» Nel sangue gli camminava già il veleno, era esausto; -mi parlò come forse nessun uomo ha mai parlato ad un altro. Mi disse: -- -«Poichè vi amate e siete due creature vive, io, che sono un morto, debbo -scomparire. Aiútami! Tu, che sei stato il mio fratello ed il mio nemico -nel mondo, aiútami! Non ho la forza di colpirmi da me stesso: tu solo -puoi avere per me questo grande coraggio. Aiútami, Andrea, dammi un -veleno!» - -Ecco quello che avvenne. Te lo racconterò, se vuoi, parola per parola; -me ne ricordo con lucidità, come se fosse accaduto ieri. Vedi, è ancora -più barbaro che se l'avessi ucciso in un momento solo, mettendogli una -mano alla gola. Poichè, sebbene fosse un morto e io sapessi che la -natura lo aveva ormai condannato senza scampo, tuttavia sarebbe certo -vissuto fino a veder nascere il nostro bimbo, o vedere te, travolta da -un atto di disperazione... Era questo, mi capisci, era questo che io non -volevo! - -Egli si fermò concitato. Bianchissima, l'amante lo ascoltava, seduta -sull'orlo del letto, un poco protesa verso di lui, con le mani -aggrappate alle coltri, i polsi, le braccia, le spalle che parevano -irrigidirsi. - --- Allora? -- ella fece ansante, quasi non tollerasse quella pausa. - --- Egli ti amava e mi amava, Novella, ed aveva compreso quello che un -uomo non comprende mai: l'inutilità del proprio amore. In lui tutte le -passioni erano giunte al parossismo: la gelosia, l'amore, l'odio, la -viltà, la bontà. Voleva chiudere gli occhi per non vedere oltre il -nostro peccato. Mi ha detto: -- «Non posso più soffrire! abbi -compassione di me! fa ch'io muoia...» - --- E allora?... - --- Allora, dopo avergli quasi confessato: -- Ma, bada _ch'io non posso -più_ arrogarmi questo inesorabile coraggio... -- dopo aver avuta la -tentazione di salvarlo ancora, di lasciare che l'uccidesse la morte, ho -compreso mentalmente ch'egli aveva ragione, che lui ed io avevamo -ragione, che la sua pace era fuori dal mondo... e gli ho preparata -l'ultima dose di veleno. - -Ecco, lo rivedo. Si avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente. «È -questo il veleno?» -- balbettò. E sopra vi pose un dito, come per -toccare la morte. - -Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro; guardava quasi -affascinato la siringa lucente, colma di un liquido senza colore, -innocuo, limpido come l'acqua. Poi snudò il braccio sinistro, -rimboccando la manica piano piano; torse un poco il viso, la bocca gli -si fece obliqua, e prese la siringa fra due dita. -- «Come si fa?...» -- -domandava ridendo. - -«Così!» -- Gli strappai la siringa di mano, e mentre tenevo strettamente -il suo polso, con l'ago pronto a pungere su la sua pelle rabbrividita: --- «_Io_ -- gli dissi, -- _io debbo finire di ucciderti_, non tu!» -- E -per punirmi, per non volgere la schiena, l'ho avvelenato, io, forte, in -un colpo, con la mia propria mano! - -Ella strinse gli occhi; le sue dita contorsero la coltre; il suo busto -barcollò indietro; ma si contenne ancora e soggiunse: - --- Dopo?... - --- Dopo l'ho dovuto sollevare, portare nella sua camera, svestirlo, -piegare gli abiti, comporlo naturalmente nel letto; poi sono venuto a -chiamarti, là, nella tua stanza... - -Ella rimase immobile, con gli occhi fissi, e rivide forse nella chiara -camera funeraria il raggio lunare che vestiva il cadavere dal piede alla -fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca -elettricità. - --- Báciami! Báciami! -- d'improvviso ella gridò, scuotendosi tutta, come -se volesse ubbriacare di voluttà la coscienza terribile. -- Báciami -forte!... - -Egli si chinò su quel grido, e furiosamente la possedette. - - . . . . . . . - - «Fai la ninna, fai la nanna, - fantolino della mamma... - . . . . . della mamma...» - -Era l'alba; l'alba vaporosa, tenue, come un velo di caligine bianca. Il -bambinello, forse per fame, s'era messo a vagire. - --- Senti?... -- mormorò Novella; -- ora piange... - --- Fra poco si riaddormenterà. Mi ami? - -Un bacio ed ascoltarono. - -Ma la vocina passava il silenzio, lunga, insistente dannosa. La mamma -era inquieta; per la prima volta s'accorgeva d'amarlo, sentiva quella -voce risuonare nell'eco della sua propria carne. - -Improvvisamente una profonda volontà materna le fece dire: -- Andiamo a -vederlo. - --- Sì?... vuoi?... - -E furono _le stesse parole_, quasi _la stessa voce_ della notte -quand'erano andati a vedere il morto. - -Si levarono; egli la ravvolse nella vestaglia, si mise addosso qualche -abito in fretta, e, presala per mano, aperse l'uscio verso il corridoio. - --- Fa piano, -- le diceva come allora, -- che nessuno si desti. - -Addossati l'uno all'altra, scivolando lungo la parete, giunsero fin sul -pianerottolo, dove già l'albore pertugiava con qualche striscia di -pallido fumo. Cauti salirono le scale. - -Si udiva il vagito del bimbo tra la cantilena della nutrice affievolire, -affievolire... Batterono all'uscio, chiamando la donna per nome affinchè -non s'impaurisse: - --- Lena, Lena... - -Ed entrarono. Un lumino a olio bruciava tra il letto e la cuna spargendo -per la camera un chiarore da presepio; ma la balia erasi levata e -camminava in camicia, coi piedi scalzi, ninnando il pargolo su le sue -braccia dai gomiti rotondi, e sempre cantilenava con una pazienza -infinita: - - «Fai la ninna, fai la nanna...» - --- Che c'è? -- disse con arroganza, quasi considerasse come due intrusi -quei due signori. E tranquilla si fermò nel mezzo della camera, gravando -il corpo discinto sui calcagni piatti. - --- Nulla, -- essi risposero con una certa confusione. -- Siamo venuti a -vedere perchè piange il bimbo. - --- Voleva il latte. Ora dorme: guárdino. - -Benchè sorpresa, non mostrava alcun pudore; traverso la camicia ruvida -si delineavan controluce le sue forme tozze; dalla sua persona raggiava -un certo splendore di robustezza e di maternità. - -Ogni tanto lo stoppino scricchiolava nell'olio, poi la fiammella mandava -intorno un guizzo tremolante, lasciava scappare in su qualche piccola -vampa, simile a fiocchi di seta nera. - --- Dámmelo in braccio, -- disse paurosamente la madre. - -Siccome le imposte non erano chiuse, dietro i vetri stava per nascere un -po' di luce azzurra. - -La nutrice affidò il pargolo malvolentieri alle braccia di Novella, ed -anzi teneva le mani sotto i suoi gomiti, quasi per paura che lo -lasciasse cadere. La madre lo baciò senza toccarlo, poi disse -all'amante: -- Guarda! - -Egli chinò sovra il suo bimbo dormente la persona tragica, ed infatti -sentì una sensazione del proprio sangue trascorrere in quella fragile -vena. - -Era ciò che di più bello aveva creato l'uomo: sè stesso; era finalmente -la ragione magnifica della vita, _la guisa di non morire_. - -Con gli occhi pieni di luce guardò il bimbo addormentato su le braccia -della donna che amava; un'ondata barbara di felicità gli travolse -l'anima, e come se avesse guardato per la prima volta nella verità, -nella bellezza del mondo, l'uomo che cercava il Dio nella materia -comprese di averlo infine trovato. - -Ora, dal cálice della notte, l'alba nasceva come un bianco profumo; nuda -usciva dalle braccia d'un amante morto, nuda immergeva la sua bellezza -in un colore d'aria e d'infinito. L'alba diceva come il Gran Nomade: -- -_Ieri e domani_. Era il momento in cui, dalle case degli uomini, si -vedeva il Tempo camminare. - -Allora, quasi volesse offrirlo ad un battesimo di luce, la madre sollevò -il suo bimbo in quella trasparenza che gli somigliava, poi disse -all'amante con un sorriso: - --- Bácialo: è nostro! - -Ed insieme, attenti, sorridenti, lo deposero nella cuna. - - -Ma d'un tratto, per l'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel -silenzio dalla sonora muraglia, scoppiò la Canzone Disperata sul violino -singhiozzante dello scemo. - -La Canzone diceva: - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di malinconìa; - - «non c'è nessuno che dica un pater nè un requiem per l'anima - mia. - - «Non c'è nessuno che mi tessa una ghirlanda con le sue mani... - - «Ahimè!... la campana del Tempo non dice che: -- Ieri e domani.» - - - «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? - - «Lo scheletro ride e risponde: -- Lontano, lontano, chissà... - - «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di morti - portando il mio scheletro su la schiena; - - «coi piedi mi batte i ginocchi, mi stringe il collo con le - mani... - - «Cammina!... -- mi dice ridendo; -- la vita comincia domani. - - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di - nevrastenìa; - - «non c'è nessuno che mi pianga; neanche l'anima mia... - - - «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? - - «Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome l'Inutilità. - - «Se corri, -- mi dice, -- si arriva stasera o domani mattina... - - «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina!... - - - «Sei stato a una festa da ballo, -- mi dice, -- con lei che - ballava. - - «leggera, frusciante, leggera, -- vestita, pareva, di biondo... - - «Perchè -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto ballare nel - mondo? - - - «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di - misantropìa... - - - «Sei stato in un letto odoroso -- con lei che giaceva supina, - - «tremante, sperduta, tremante, -- nel solco del letto - profondo... - - «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto tremare - nel mondo? - - - «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di morti - -- e vado a cercare altri morti, che sono i miei figli - lontani... - - «Cammina: la vita comincia - domani, domani, domani... » - - - _Fine_ - - -*Cominciato a scrivere quattro volte nella vita nomade; compiuto in -Milano, la notte di Natale dell'anno millenovecentododici.* - - ---- - - - - - _DELLO STESSO AUTORE:_ - - L'amore che torna -- 1908 - _Ottava edizione -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_ - Colei che non si deve amare -- 1910 - _Nona ediz. -- dal 131º al 180º migliaio -- Romanzo_ - La vita comincia domani -- 1912 - _Ottava ediz. -- dal 106º al 155º migliaio -- Romanzo_ - Il Cavaliere dello Spirito Santo -- 1914 - _Quinta ediz. -- dal 41º al 70º migliaio Storia di una - giornata_ - La donna che inventò l'amore - _Ottava ediz. -- dal 96º al 145º migliaio -- Romanzo_ - Mimi Bluette fiore del mio giardino -- 1916 - _Settima ediz. -- dall' 111º al 160º migliaio -- Romanzo_ - Il libro del mio sogno errante -- 1919 - _Terza ediz. -- dal 51º all' 80º migliaio_ - Sciogli la treccia, Maria Maddalena -- 1920 - _Terza ediz. -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_ - - _Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta - la ristampa._ - - _Nota degli Editori_ - - ---- - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA COMINCIA DOMANI*** - - - - -A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/39337 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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