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- La vita comincia domani
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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
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-
-Title: La vita comincia domani
-
-Author: Guido da Verona
-
-Release Date: April 01, 2012 [EBook #39337]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
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-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA COMINCIA DOMANI***
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-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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- GUIDO DA VERONA
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- LA VITA COMINCIA DOMANI
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- ROMANZO
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- _Ottava Edizione -- Dal 106º al 155º Migliaio_
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- R. BEMPORAD & FIGLIO -- EDITORI -- FIRENZE
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- MCMXX
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
- I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
- paesi
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- Stab. Tipo Lit. FED. SACCHETTI & C. -- MILANO -- Via Zecca Vecchia, 7
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-I
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-Nella grande loggia vetrata che si apriva a pianterreno della villa
-verso il giardino fiorito Maria Dora entrò, più fresca e più gioconda
-che la primavera, portando sopra un vassoio d'argento le chicchere del
-caffè mattutino. Da un braccio le pendeva ripiegata una lunga tovaglia
-di colore; coi denti umidi mordeva il gambo d'una rosa, vermiglia come
-la sua bocca.
-
-Era mattina di primavera, limpida e gaia, con profumi d'oleandri che si
-mettevano in fiore. Stormi di rondini, balenanti nell'azzurrità come
-turbini di api nere, assalivan la grondaia sovraccarica di nidi e sì
-l'accerchiavano coi loro spessi voli, che l'aria, tra quel saettamento,
-pareva tingersi d'un color di nuvolato nella fiamma del mattino.
-
-Maria Dora trascinò verso il mezzo del colonnato una piccola tavola in
-vermena di vinco, e, spiegata la tovaglia, cantarellando cominciò ad
-apparecchiare. Suo padre, Stefano, in giacca di frustagno, ritto sul
-margine d'un'aiuola discuteva gesticolando con il fattore Mattia.
-
-Una doppia scalinata di cinque gradini scendeva da un lato e dall'altro
-della veranda pianamente nel giardino; su la duplice balaustrata e lungo
-il davanzale invetriato correva una spalliera di geranio rampicante,
-che, salito per lo zoccolo del muro, lanciava in alto come un'ondata la
-straordinaria sua fioritura, poi, curvandosi, buttava sino a terra un
-magnifico mantello di broccato, colmo nelle sue pieghe d'innumerevoli
-fiori; leggeri alcuni e tenui come arabeschi di filigrana, che li moveva
-il più sommesso vento, altri così grevi e soffici che ricadevano per il
-soverchio peso, come fiori tramati in una stoffa o ritagliati a forbici
-nella foltezza di un meraviglioso velluto.
-
-Questa grande spalliera di gerani era l'amore e l'orgoglio di papà
-Stefano, che vi prodigava tutte le sue cure.
-
-Dallo sterrato innanzi alla casa il viale, sparso di ghiaia, si cacciava
-senza nascondersi entro un piccolo bosco di bambù; snodava le sue curve
-tortuose per il pendìo dei giardino, poi, rompendo fuori da una macchia
-d'alberi e fiancheggiandosi d'un pergolato, scendeva diritto al cancello
-verso la strada campestre.
-
-Rapidamente, con le sue mani svelte, la fanciulla ordinò le chicchere
-sul tavolino. Da poco erasi levata in quel mattino ilare; aveva indosso
-un buon odore d'acqua di lavanda e di cipria fina; i capelli dorati le
-splendevano della recente acconciatura; portava una gonnella corta con
-sopra un bel grembiule merlettato.
-
-Seduto in un angolo della loggia, il suo fratello più che ventenne,
-Marcuccio lo scemo, scriveva a matita velocemente, con una specie di
-frenesia, tenendo il quaderno su le ginocchia sollevate e standovi sopra
-curvo, in attitudine di gran fatica. Un passo lontano da lui, sovra una
-seggiola di paglia, era il suo logoro violino e v'erano i suoi grossi
-gomitoli di lana, coi ferri da calza, poichè scrivendo, sonando e
-facendo la calza egli occupava la monotonia delle sue lunghe giornate.
-
--- Uh!... Marcuccio, come lavori!... -- fece Maria Dora, guardandolo. Ma
-lo scemo, lunatico, scrollò le spalle e non rispose.
-
-Ora nel giardino papà Stefano redarguiva con voce burbera il fattore;
-questi l'ascoltava pieno di rispetto, ma insieme con quella cert'aria
-cocciuta e ironica che sanno avere i contadini.
-
--- Insomma, vi dico, Mattia, che se Giannozzo ha rotto l'aratro, è lui
-che se lo deve pagare. Il contratto colonico parla chiaro: danni di
-cascinali e d'attrezzi a carico dell'affittuario. Io non so nulla! Ha
-firmato... non doveva firmare.
-
-Maria Dora, che l'ascoltava dal loggiato, ruppe in un trillo di riso.
-Stefano si volse:
-
--- Che hai tu, farfallina?
-
-La fanciulla battè insieme le mani, quasi per dileggiarlo, e scappò via.
-Stefano concluse:
-
--- Dunque non voglio saper nulla! Ditelo chiaro e tondo a Giannozzo da
-parte mia.
-
--- Va bene, signor Stefano, lo dirò... solamente...
-
--- Solamente cosa? Che altro c'è ancora?
-
--- C'è questo: Giannozzo dice che, se lei rifiuta, vorrebbe allora
-parlarne con suo genero, con il signor Giorgio direttamente...
-
--- Ah, sì? -- l'interruppe Stefano gonfiandosi di sdegno. -- Cosa vuol
-dire questo «direttamente?»
-
-Nell'agitarsi diede un calcio all'annaffiatoio, che aveva presso e lo
-capovolse. Poi alzò la voce:
-
--- Chi comanda qui sono io! Lo sappia Giannozzo e sappiatelo anche voi:
-chi comanda sono io!
-
--- Benissimo, signor Stefano, -- costui rispose con molta umiltà.
-
-Dunque andate alla cascina e dite a Giannozzo che se l'aratro è rotto...
-in qualche modo si provvederà. Non faccio alcuna promessa,
-intendiamoci!... Ma dico soltanto che bene o male si provvederà.
-
-Stefano gli volse le spalle, scese alla vasca, riempì l'annaffiatoio, e
-tornato verso la spalliera di gerani, cantarellando ne mondava i fiori.
-
--- Uh, la la... dormono ancora tutti come talpe stamattina! In questa
-casa si dorme come talpe... la... la... come talpe... uh, la la... E
-Giorgio sempre peggio! Voglia il cielo ch'io m'inganni, ma vedo che se
-ne va... uh, la la...
-
-Maria Dora saltò fuori dai loggiato:
-
--- Che avevi, papà, da gridar tanto?
-
--- Ah, sei qui fanfaluca? -- Poi le mostrò l'orologio: -- Sai che ore
-sono?
-
--- Quasi le otto, papà.
-
--- Appunto, -- egli rispose, contraffacendo la sua vocina: -- Quasi le
-otto! le otto meno cinque minuti, e non c'è nulla di pronto ancora!
-
-Poi salì verso il loggiato:
-
--- Ogni giorno ci si leva più tardi, eh? Si prendono tutti i vizi,
-quando si esce dal convento!
-
-Maria Dora gli si avvicinò, smorfiosa come una piccola bimba, la quale
-non temesse tuttavia quel suo padre accigliato.
-
--- Benissimo!... vediamo un po': grembiuli di pizzo, ricciolini...
-cipria!... scommetto che ti dai anche la cipria!
-
-Maria Dora gli tese la guancia, ma tenendosi un po' discosta per non
-lasciarsi toccare:
-
--- No, papà; guarda: è naturale...
-
-Ed egli minaccioso:
-
--- Bada che se ti scopro, sai!... La cipria è la farina del diavolo. E
-poi si diventa curiose anche! Si vuol mettere il nasino dappertutto! Si
-vuol sapere perchè gridavo con Mattia... Fra poco la padrona della casa
-sarai tu.
-
--- Oh, io lo so perchè gridavi! Per l'aratro di Giannozzo... Io l'ho
-veduto: è tutto guasto. Compragli un altro aratro, papà, al povero
-Giannozzo!
-
--- Tu mischiati de' tuoi libri e delle tue matasse! Queste cose non sono
-per te. Ora chiama Novella e vedi se la mamma s'è levata.
-
--- La mamma è in cucina che sorveglia il caffè, se no la Berta,
-scioccona, lo lascia versare. Novella prendeva il bagno poco fa. Ma c'è
-uno che dormirebbe, e come dormirebbe! se non l'avessi svegliato io.
-
-Ella si prese fra le dita i due lembi del grembiulino e fece una piccola
-riverenza:
-
--- Voglio dire Andrea... il professor Andrea!... il signor Andrea,
-l'uomo celebre!
-
--- Ah, e tu l'hai svegliato?
-
--- Almeno suppongo; perchè sono passata cinque o sei volte nel
-corridoio, davanti alla sua camera, cantando a squarciagola. Poi ho
-anche picchiato, poi ho anche messo la testa dentro... -- soggiunse con
-un atto di pudore.
-
--- Oh, pettegola e svergognata! -- esclamò il padre, nascondendo nella
-minaccia un sorriso. -- Pettegola e svergognata! Dunque tu metti la
-testa nelle camere dei giovinotti?
-
--- Bah... i giovinotti! -- ella interruppe, con una specie di
-commiserazione. -- Avrà quarant'anni!
-
--- Trentasei o trentasette, signorina; non più.
-
--- Ma è brutto!... non ti sembra, papà, che sia molto brutto? --
-interrogò Maria Dora, con l'aria di non crederlo affatto. Poi,
-sogguardando con civetteria dal volto chinato:
-
--- È vero -- domandò con una voce piena d'insidie, -- è vero che tu e la
-mamma vorreste darmelo per marito?
-
-Il padre, con uno scatto, si guardò intorno esclamando:
-
--- Silenzio! Cosa dici mai!
-
-Seduto in un angolo del loggiato, il suo fratello Marcuccio scriveva,
-scriveva.
-
--- Cosa dici mai? Fa che Andrea ti senta! Non è vero, signorina; non è
-affatto vero! Chi può pensare che un uomo come Andrea, un uomo serio,
-uno scienziato di così gran nome, voglia sposare una pettegola come te?
-Non farti nemmeno sentire a dir queste sciocchezze!
-
-Maria Dora piano piano si carezzava il grembiulino, il bel grembiule
-merlettato che le stava così bene.
-
--- Oh, io, per esser chiari, gliel'ho già detto: sa, signor Andrea?
-vogliono che lei mi sposi... Le piaccio?
-
--- Guarda mo'! -- fece il padre inorridito. E lui?
-
--- Lui ha riso... con quegli occhiacci di gatto notturno che mi fanno
-paura.
-
--- Ha riso? Bene ti sta!
-
--- Ha riso, ma non ha detto nè sì, nè no... Del resto chi può vantarsi
-di conoscere quell'uomo? Quando mi guarda ho voglia di scappare. Ma non
-posso. Anche Mattia dice che ha gli occhi magnetici.
-
--- Mattia è uno scemo.
-
--- Poi, -- riprese Maria Dora, senza badargli, -- questo grande
-scienziato è anche un asino, mi pare. Séguita a curar Giorgio, e Giorgio
-deperisce a vista d'occhio. Novella è rimasta in piedi l'intera notte...
-povera Novella!
-
--- E ti ricordi che uomo era quando sposò tua sorella?
-
--- Ha sempre tossito, papà; questo me lo ricordo.
-
--- Basta! -- fece con un sospiro il padre; -- se Dio vuole così...
-
-Poi si volse a guardar lo scemo:
-
--- E tu, Marcuccio, che fai?
-
--- Mio fratello è molto occupato! Non lo disturbare.
-
--- Vespa!... -- le gridò il padre, con un gesto come per iscacciarla.
-
--- Ora Marcuccio ne ha trovata una fresca, -- riprese Maria Dora. Ogni
-volta che vede Novella, si mette a ridere e le canticchia sottovoce: Ti
-ricordi? ti ricordi, sorelluccia, com'erano belle le margherite? -- Cosa
-voglia poi dire, Dio lo sa!
-
-Papà Stefano scosse il capo con maggiore tristezza e volse uno sguardo
-compassionevole sopra il suo figlio scemo.
-
-Era giovinetto, nel pieno vigore dell'adolescenza, ricco di mirabile
-ingegno, dedito a studî profondi, appassionato cultore di lettere,
-musicista oltremodo virtuoso, quando una malattia cerebrale, repentina e
-violenta, lo ridusse in fin di vita. Guaritone, quasi per un triste
-prodigio, dell'antico intelletto non gli restò che un barlume fioco, fra
-le tenebre dell'idiozia.
-
-Or camminava solitario, di camera in camera, nella casa paterna, sempre
-operoso ed inquieto, come se non potesse rubare un attimo alle urgenti
-sue fatiche. Era d'alta statura, un po' sbilenco, e gli pesava sopra le
-spalle cadenti un enorme cranio rotondo, coperto d'una specie di vello
-rossastro, qua folto e là rado, che lasciava intorno ai padiglioni
-dell'orecchie un cerchio di calvizie lucente. Atona e d'un color terreo
-la faccia imberbe, con occhi rotondi, senza ciglia, un po' gonfi, un po'
-malvagi, aveva la bocca larga, tumida, che per lo più rideva, d'un riso
-privo di giocondità, discorde come la nota falsa d'uno strumento
-logorato.
-
-Gli era nella sua demenza rimasto quel desiderio di gloria che accende
-alle grandi opere gli intelletti sani, e si reputava per uomo illustre,
-invaso com'era da una mania di celebrità.
-
-Filosofo pensatore, poeta, affastellava senza requie l'una su l'altra
-grandi pagine cariche di stramberie: aveva nel suo stato demente
-conservata la mania del capolavoro. Poi, quando il suo cervello era
-stanco di questa operosa fatica, trattosi da una tasca del suo giubbone
-il gomitolo di lana, cominciava con una pazienza da monaca ad
-intrecciare il punto a calza. E ne faceva di lunghe striscie,
-interminabili, disuguali, come se in quella ruvida lana tessuta
-raccontasse una storia di sè, una lunga storia tormentosa ed inutile,
-senza principio e senza fine, per gli ebeti come lui...
-
-Talvolta, nell'ore di maggior lucentezza, quando una fiamma di lirismo
-traversava il suo povero spirito rabbuiato, o quando più forte pulsavan
-nella sua carne d'adolescente l'arterie della vita, quando
-inconsciamente vedeva succedere intorno a sè qualcosa d'insolito, e gli
-altri o goderne o soffrirne, allora una memoria lontana delle sue
-musiche dimenticate gli si ridestava nell'attonito cuore, nel vacuo
-cervello, come se la sola voce che potesse ancor metterlo in comunione
-con le cose fuggenti, con l'enigma dell'anime altrui, fosse la parola
-musicata, il trillo della corda sonora, la nota limpida che gli sgorgava
-sotto l'archetto, che si rompeva bruscamente in una sciocca risata...
-
-E incominciava, sul logoro violino, standovi sopra quasi convulso, ad
-eseguire una Canzone; la sola che rammentasse fra le musiche un tempo a
-lui familiari, unica melodia sopravvissuta nella sua morte interiore.
-
-
-Così pareva che dicesse la sua tetra Canzone:
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, -- che è morto di
- malinconia;
-
- «non c'è nessuno che dica un requiem per l'anima mia...
-
- «Non c'è nessuno che mi tessa -- una ghirlanda con le sue
- mani...
-
- «Ahimè!... la campana del Tempo -- non dice che «ieri» e
- «domani».
-
-
- «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
-
- «Lo scheletro ride e risponde: -- Lontano, lontano, chissà...
-
-
- «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di
- morti, portando il mio scheletro su la schiena;
-
- «coi piedi mi batte i ginocchi, -- mi stringe il collo con le
- mani:
-
- «Cammina!... -- mi dice ridendo, -- la vita comincia domani.»
-
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, -- che è morto di
- nevrastenia;
-
- «non c'è nessuno che mi pianga: neanche l'anima mia...
-
- «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
-
- «Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome l'inutilità.»
-
-
- «Io sono il fiume senza sorgente, che scorro solo per
- confondermi nel mare, nel mare, inutilmente...
-
-
- «Se corri, -- mi dice, -- si arriva stasera o domani mattina...
-
- «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina!
-
-
- «-- Sei stato a una festa da ballo, -- mi dice, -- con lei che
- ballava
-
- «leggera, frusciante, leggera, -- vestita, pareva, di biondo...
-
- «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto ballare
- nel mondo?
-
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di
- misantropia...
-
-
- «-- Sei stato in un letto, odoroso, -- con lei che giaceva
- supina,
-
- «tremante, sperduta, tremante, -- nel solco del letto
- profondo...
-
- «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto tremare
- nel mondo?
-
-
- «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di
- morti, -- e vado a cercare altri morti, che sono i miei figli
- lontani...
-
- «Cammina: la vita comincia
- domani, domani, domani...
-
-Così diceva, o pareva dicesse, la Canzone Disperata sul violino
-singhiozzante dello scemo.
-
-
--- E tu, Marcuccio, che fai? -- domandò il padre, dopo averlo guardato
-lungamente. Marcuccio, infastidito levò il capo dal quaderno con un riso
-attonito.
-
--- Ah!... ah!... buon giorno babbo; che vuoi da me?
-
-Parlava con una voce opaca, lenta, come se facesse uno sforzo mentale
-per trovare le frasi necessarie; nel parlare non variava mai tono,
-cuciva insieme le sillabe senza inflettere la voce, senza mutare lo
-sguardo vitreo.
-
--- Che vuoi da me? Non si può mai aver pace in questa casa! Mi si
-disturba. Ed io non posso perder tempo. Il professore Andrea Ferento mi
-ha domandato i miei manoscritti per farli pubblicare in città.
-
-Il padre gli battè amichevolmente una mano su la spalla:
-
--- Da bravo, Marcuccio, vieni a goderti un po' di sole.
-
--- Non ho tempo, ti dico; debbo terminare un capitolo.
-
--- Mettiti almeno più presso alla vetrata; lì, nel tuo cantuccio non v'è
-aria. Al mattino fa bene respirare. E tu, -- disse a Maria Dora, --
-aiùtalo, zucconcella! Prendi quella sedia senza far cadere nulla.
-
-Non appena la sorella fece per ubbidire, e pose la mano sul violino, lo
-scemo si levò di scatto, iracondo:
-
--- Non toccare, sorellastra! Faccio da me.
-
--- Càspita!... -- esclamò la fanciulla, per celiare di quella bizza. E
-si stropicciò le dita nel grembiulino come se avesse toccato qualcosa di
-rovente.
-
-Poi disse al fratello, per divertirsi:
-
--- Marcuccio, come ti chiami tu?
-
-Egli la fissò un momento, stando ritto su la persona dinoccolata:
-
--- Io? Mi chiamo il professor Marcuccio; Marcuccio Landi, per bacco!
-professore d'Università.
-
-E la sorella:
-
--- Bravo, Marcuccio; siedi e lavora. To', lasci cadere il tuo
-gomitolo... E perchè fai la calza se sei un professore?
-
--- Eh!... certo! quando penso... certo! quando medito faccio la calza...
-eh!... eh!... Tutti i grandi uomini hanno le proprie fissazioni.
-
--- Maria Dora, lascialo stare, -- disse il padre, rattristato.
-
-Ed ecco si udì per la sala terrena il passo ancor veloce di mamma
-Francesca, la quale apparve sul loggiato, e riparandosi gli occhi dal
-sole disse: -- Buon giorno, bambina!
-
--- Buon dì! -- rispose Maria Dora. Poi le corse in braccio, le saltò al
-collo: -- Buon dì!
-
--- Birichina, -- comandò il padre, -- vammi a prendere la pipa, ora.
-
-Ella corse via con un bel ridere, saltellando.
-
--- Quella piccina è come una coditremola: non sta ferma un momento! --
-esclamò Stefano.
-
--- Beata lei! Ci mette addosso un poco d'allegria... Che sarebbe la
-nostra casa ormai, se non udissimo lei cantare?
-
--- E Giorgio come sta?
-
--- Male stamane.
-
--- Si leva?
-
--- Ha detto di volersi levare, ma tuttavia sta male.
-
-Allora Stefano s'avvicinò alla moglie con un certo impaccio, e fattosi
-grave le domandò sottovoce:
-
--- Dimmi un po', Francesca... è una domanda bizzarra che ti faccio, ma
-rispondimi con sincerità... Non hai notato nulla, proprio nulla, da
-qualche tempo?
-
--- Di cosa? di Giorgio?
-
--- No di Novella.
-
-Mamma Francesca s'impaurì di quella domanda, e chinato il viso pallido
-sotto la corona dei suoi lisci capelli bianchi, mormorò con un fil di
-voce:
-
--- Che vuoi dire?
-
--- Non hai notato nulla in questi ultimi tempi... in lei, ne' suoi modi,
-nel suo umore? Un cambiamento? qualcosa di buio, di nascosto... nulla?
-
--- Ah, vuoi dire... ma, certo, è preoccupata del marito.
-
--- No, appunto no!... cioè, sì, è preoccupata... certo è preoccupata di
-lui anche, ma non solo di lui...
-
--- E allora?... -- domandò con timidezza la madre.
-
--- Rifletti bene, Francesca... e specialmente quando viene Andrea... nei
-giorni ch'egli abita qui...
-
--- Stefano! per l'amor di Dio!
-
--- Non ti spaventare; faccio una domanda; posso bene ingannarmi. Noi
-vecchi si osserva molto, e volevo sapere se non hai proprio notato
-nulla, anche tu...
-
--- Ma sì, qualcosa...
-
--- Sst!.!.. c'è Dora.
-
--- Ecco la pipa! -- ella esclamò entrando. -- La tua preziosa pipa! È
-nera e puzza come concime... Brrh!... adesso vado a sciacquarmi le mani.
-
-E di nuovo scappò via farfalleggiando, vivida come uno zampillo di
-fontana. In quel mentre apparve sul loggiato la sua dissimile sorella,
-ravvolta nel chiarore del mattino che l'adornava come un bel manto.
-Ferma sul limitare, si compresse le due mani al petto esclamando: -- Che
-notte! Mio Dio, che notte!
-
-La sua bellezza era turbata e turbava, quasichè nel guardarla, od anche
-nel passarle vicino, accadesse per una colpa involontaria di pensare
-alla sua nudità. Non era bella soltanto, ma polverosa di lussuria come
-di pòlline un fiore, immersa e vivente nel cerchio d'una atmosfera
-sensuale, percorsa dalla propria bellezza come da un brivido di piacere
-che lentamente le invadesse ogni vena.
-
-Il suo corpo sembrava tendersi naturalmente all'atto voluttuoso
-dell'amore; ogni movimento la denudava un poco, il gesto più lieve delle
-sue mani pareva incominciasse una carezza: negli occhi aveva quel colore
-indefinibile che nasce dal godimento, nella voce soave alcune di quelle
-inflessioni torbide che sono il respiro più profondo e più sommesso
-della voluttà.
-
-La capigliatura soverchia, d'un colore tra il fulvo ed il castano, le
-oscurava e raggiava la fronte, ravvolgendosi poi senz'artificio in un
-viluppo voluminoso, che talvolta la costringeva, quasi l'affaticasse, a
-piegare indietro la testa, con un moto soavissimo, nel quale appariva
-scoperta come una limpida nudità la gola bianca. I suoi capelli eran
-pieni d'un'ombra luminosa, d'un foco buio, quasi avessero due luci, come
-le foglie dei tralci vendemmiati, quando, asperse di rugiada mattutina,
-brillano, d'autunno, al sole.
-
-Ella disse ancora: -- Che notte! Giorgio è stato male. Fino alle quattro
-non ha chiuso occhio; poi, nel sonno, delirava. Non sapendo più che
-fare, ho chiamato Andrea... Mamma mia, che notte!
-
-Era vestita con eleganza, di tutte cose finissime, che forse, in quella
-semplicità campestre, parevano assai ricercate.
-
--- Figlia mia, -- disse la madre, -- ti stanchi troppo... Finirai con
-ammalarti anche tu. Prendiamo dunque una infermiera.
-
--- No; Giorgio non la vuole. Non vuole altri che me, poi si dispera se
-mi vede affaticata. Dice che debbo vivere, perchè son giovine ancora,
-mentre a lui non resta che morire... Oh, le cose che dice la notte,
-quando siamo soli... -- Fece una pausa, e con un atto quasi religioso
-incrociò le mani aperte al sommo del petto, presso la gola, che un
-respiro turgido sollevava. -- Ora, -- soggiunse, -- discenderà. Ma non
-ditegli nulla, vi prego, perchè non vuole si sappia quando sta male.
-
-Poi camminò verso l'invetriata e si sporse, guardando nel mattino
-chiaro, verso le cose libere, che vivevan splendenti nella beatitudine
-del sole; tese le braccia con un atto fervido, esclamando: -- Che bel
-sole! che bella primavera! Non vai a caccia, papà?
-
--- Aspetto Maurizio. Stamattina è in ritardo.
-
-Allora ella si volse a Marcuccio:
-
--- E tu, Marcuccio, lavori?
-
--- Certo, scrivo. Non sono uno sfaccendato come voi. Lavoro e scrivo
-tutto il giorno, come il professore Andrea Ferento.
-
--- Bravo, Marcuccio, -- disse Novella mansuetamente; -- allora non ti
-disturberò.
-
-Lo scemo riprese la pagina interrotta. Ma poi, di sùbito, volse il capo
-verso la sorella con un riso ebete:
-
--- Sorelluccia... -- esclamò.
-
--- Che vuoi?
-
--- Ti ricordi?
-
--- Di che?
-
-Allora egli mise nella voce un'inflessione ambigua:
-
--- Sorelluccia, ti ricordi... com'erano belle, belle... sorelluccia...
-le margherite!
-
-Novella, con un piccolo fremito, guardò rapidamente il padre, la madre,
-silenziosi, mentre lo scemo rideva, rideva.
-
--- Non so cosa vuoi dire con queste tue margherite! -- rispose, un po'
-aspra, riaffacciandosi alla vetrata. Poi d'un tratto esclamò:
-
--- Ecco Maurizio!
-
--- Le margherite... le margherite... -- cantilenava lo scemo.
-
-Frattanto Maurizio aveva rinchiuso il cancello e saliva per un vialetto,
-in giubba da cacciatore, con schioppo e cartuccera, tenendo due bracchi
-al guinzaglio. Era un giovine di men che trent'anni, d'alta corporatura,
-nodoso, erto, con la faccia riarsa dal sole, bello e ruvido nella sua
-forza. Quando giunse a' piè della scalinata, si tolse il cappello di
-feltro:
-
--- Buon giorno a tutti! Se avete una tazza di caffè la prendo con
-piacere.
-
--- Per voi sempre, -- gli rispose mamma Francesca. -- Ma lasciate fuori
-i cani, perchè Marcuccio non li vuol vedere.
-
--- I cani?... i cani!... dove sono i cani?... -- gridò lo scemo,
-balzando in piedi spaventato, poi raccogliendo in fretta quaderni e
-gomitoli. -- Via i cani!... -- urlava battendo i piedi. -- Non voglio
-cani! Puzzano, mordono... Eccoli là... Via i cani! Puzzano, mordono...
--- Scappò timoroso verso la sala: -- Via i cani!
-
-Allora Maurizio, tirando i bracchi per il guinzaglio, mentre abbaiavano,
-girò dietro la casa per legarli ad un'inferriata.
-
--- Ecco, son via, -- disse mamma Francesca. -- Vieni, Marcuccio;
-càlmati; non ci sono più: vieni.
-
-Lo scemo si affacciò timoroso al limitare della sala e guatò in giro:
-
--- Non si può lavorare! Anche i cani!... Son come le iene... Vogliono il
-cadavere, i cani... Via i cani!
-
-E scalciava nel vuoto come se lo assalissero per intorno, feroci,
-abbaianti; finchè, piano, piano, strisciando a ritroso, di nuovo si
-rifugiò nel suo cantuccio.
-
--- Badate, Maurizio... -- ammonì Francesca, vedendogli posar lo schioppo
-in un angolo del loggiato.
-
--- Non abbiate paura: ho tutte le cariche nella cartuccera, -- egli
-rispose, battendosi la mano su l'ampia cintola. -- E Giorgio come va?
-
--- Lo stesso, o peggio, -- Stefano rispose.
-
--- Malinconie! -- disse il giovinotto crollando il capo. -- Malinconie!
--- Poi si fece animo e riprese il tono gioviale: -- Sono in giro dalle
-cinque senza sparare un buon colpo. Ho tirato ad una lepre, ma i cani
-l'hanno mancata.
-
--- Tanto meglio; vuol dire che rimarrà per me.
-
-Entrò Maria Dora come un soffio di vento:
-
--- Oh, l'indiano!
-
-Lo chiamava così per il suo colorito scuro e per quell'aria di brigante
-che gli davan l'uose, la cartuccera, la giubba di frustagno.
-
--- Servitor suo, signorina, -- mormorò il giovinotto, un po' confuso.
-
--- La Berta dice che il caffè bolle, ma non si vedono ancora nè Andrea
-nè Giorgio, -- ella disse, facendo una smorfia con il musetto a quel
-ragazzone saldo e ruvido come un montanaro, che si era levato in piedi.
-
--- Non dovevate aspettarmi, -- rispose Giorgio, entrando nel loggiato a
-passi un poco barcollanti e con le spalle ravvolte in uno scialle di
-lana. -- Ordinate pure il caffè, mia bella cognatina; sono in ritardo e
-vi domando scusa.
-
--- Che scuse! neanche per sogno! -- esclamò Stefano gaiamente. -- Vedo
-che l'umore è buono, la cera discreta, e questo è l'essenziale.
-
-Il buon vecchio mentiva pietosamente per infondere in quel triste malato
-un poco d'allegria. Giorgio rispose con un gesto vago, e sedette nella
-poltrona di vimini foderata di cuscini, che Novella in quel mentre aveva
-sospinta verso di lui. Ora, senza farne le viste, ognuno guardava
-curiosamente l'infermo. Egli s'accorse di quell'esame dissimulato, ed un
-senso di molestia, quasi di pudore, gli alterò i lineamenti. Quel suo
-viso era emaciato, ma pieno di chiarore, quasi lo rendesse vivido la
-continua febbre. Una rada barba biondiccia gl'incorniciava il mento;
-aveva gli occhi dolci e smarriti, una bella capigliatura, dove l'umido
-solco della spazzola aveva lasciata una traccia brillante. Il colletto
-era troppo largo per il suo collo esile, ridotto a mostrare la sua
-tramatura di tendini come un cànapo consunto, e nello sforzo continuo
-del reprimere la tosse le vene flaccide si gonfiavano con un livido
-colore d'apoplessia.
-
--- Vuoi un altro scialle? -- disse amorevolmente Francesca.
-
--- Grazie, sono coperto abbastanza; non ho freddo; grazie.
-
-Gli dava noia che si occupassero di lui, che avessero tante cure della
-sua salute; per il che cercava in mille guise di sviare il discorso.
-
--- Ecco l'ultimo!... -- esclamò, vedendo entrare il Ferento. -- Speriamo
-che la Berta non abbia lasciato versare il caffè. Quella Berta è tanto
-sciocca!
-
-E rideva, ma d'un riso così artificiale, ch'era pietà udirlo. Andrea gli
-battè una mano su la spalla:
-
--- Come ti senti?
-
--- Bene; quasi bene.
-
--- È primavera, -- disse Andrea per dargli animo; -- torna la gioventù!
-
--- Poeta!... -- esclamò lievemente Maria Dora, con un ironico sospiro.
-
--- Se lei me lo permette, signorina... -- egli disse ridendo.
-
-Andrea Ferento era tale a vedersi, che il suo primo aspetto muoveva in
-chi lo guardasse una subitanea curiosità, un involontario timore. Egli
-era d'alta statura, un po' rigido e ben complesso nelle membra dotate di
-virile giustezza: il mento segnato con forza, la bocca aspra, i baffi
-corti, precisa la maschera del volto, fermi gli occhi ed accesi d'una
-insostenibile fiamma, la bella fronte piena di sovranità. Questa
-imperiosa fronte, come soltanto hanno i ribelli e i dominatori, stupendo
-segno di forza, pareva che facesse nascere, che spingesse indietro
-l'onda maschia della capigliatura, già venata nel mezzo e su le tempie
-di qualche filo bianco. Un'eleganza sobria, una singolare nobiltà,
-trasparivan da ogni suo gesto; e come se la natura nel foggiare il suo
-calco avesse voluto con un segno d'imperiosità predestinarlo al comando,
-l'intera sua persona raggiava magnificenza. Nell'espressione del volto,
-in tutte le sue membra così pienamente virili, dominava il segno d'una
-volontà inflessibile come l'acciaio. Diritta, piombante fra i
-sopraccigli, aveva incisa nella fronte una profonda ruga.
-
-Tosto che lo vide, Marcuccio si levò e gli mosse incontro:
-
--- Vi aspettavo, professore, -- disse con tono declamatorio. -- Sono
-giunto alla fine del nono capitolo. Ho scoperto la teoria
-dell'equilibrio fra gli uomini e le piante, fra la pietra e l'uomo.
-Volete che vi legga?
-
--- Non ora, Marcuccio, -- egli rispose benevolmente; -- mi leggerai più
-tardi.
-
-Nel frattempo la Berta entrava, recando sopra un vassoio il caffè
-bollente, che spargeva in nuvole di vapore il suo delizioso aroma. Non
-appena Marcuccio ebbe veduta la rubiconda fantesca, (poich'egli l'amava
-d'un amor voglioso e tutto ne ardeva nel fuoco d'una tardiva pubertà),
-scioccamente le si mise intorno a vezzeggiarla e provocarla con insulse
-risate. In quel rinascere del tempo di primavera lo scemo sentiva le sue
-vene gonfiarsi d'una sensuale gioventù; la florida carne della ragazza
-ventenne come una droga selvatica lo riscaldava di bramosie. Nel giorno
-l'assaliva per gli angoli della casa, la notte passava lunghe ore dietro
-l'uscio della sua camera, guardando per la serratura e picchiando
-affinchè gli aprisse; per lei verseggiava con incoerenza e scriveva
-lunghe pagine d'amore.
-
-Ed ecco, lo scemo si mise a dondolarle intorno, canticchiando queste
-parole che aveva cucite insieme chissà con quale intendimento:
-
- «Quando la Berta scende al villaggio
- non ha il coraggio
- di guardare in faccia
- nè Pippo dritto, nè Pippo storto,
- nè il macellaro, nè il beccamorto.
-
-Maria Dora, nel mescere il caffè, ripeteva insieme con Marcuccio:
-
- nè Pippo dritto, nè Pippo storto,
- nè il macellaro, nè il beccamorto.
-
-Poi disse a Marcuccio:
-
--- Non vedi che la fai scappare? La Berta non vuol saperne di te.
-
--- Sorellastra, non parlare di quello che non sai! Vérsami il caffè.
-
-Maria Dora gli riempì la tazza, ed egli si prese con ingordigia un
-grosso pezzo di focaccia.
-
--- Maria Dora, -- disse Giorgio, mentr'ella se ne andava dall'uno
-all'altro mescendo il caffè, -- v'ho intesa cantare tutta la mattinata:
-avete una bella voce.
-
--- Sicuro, e farò la cantante! Perchè io, -- disse con intenzione,
-guardando Andrea, -- non son nata per il matrimonio... Affatto! Ecco il
-vostro caffè, signor Andrea. E farò la cantante, con dietro uno
-strascico di seta lungo due metri...
-
-Così dicendo ne faceva il gesto.
-
--- Bada che versi il caffè! -- l'interruppe sua madre.
-
--- ... e una bella parrucca di color stoppa, le labbra dipinte, la
-faccia imbellettata, una scollatura fin qui... E voi, signor Andrea, mi
-manderete un bel cesto di fiori per la mia serata d'onore... Già, ma
-frattanto la mattina russate così forte che vi si ode fin nel corridoio.
-
--- Vorrei sapere dove hai imparato a discorrere in questa maniera
-sconveniente! -- esclamò padre Stefano.
-
--- In convento, papà... dalle piccole suore! Si parlava così da mattino
-a sera, poi si pregava... quanto si pregava dalle piccole suore!
-
--- Che impertinente!
-
--- Volete un po' di crema, signor Andrea? È fresca.
-
--- Volentieri, -- egli rispose. Intanto le osservò le mani. -- Veh!...
-che manine ben curate avete ora! C'è dunque una manicure nel villaggio?
-
-Ella prestamente nascose la mano libera dietro il dosso:
-
--- Vi burlate sempre di me, signor Andrea...
-
-Ancora un poco discorsero insieme, poi ciascuno se ne andò per le
-proprie faccende; mamma Francesca nella guardaroba per curare i bucati,
-Maurizio con Stefano a battere la collina in cerca di lepri, Giorgio a
-intiepidirsi le spalle freddolose nel bel sole che allietava il
-giardino. Novella scese con lui, sorreggendolo mentre poneva il piede su
-la scalinata, e, quando furono in mezzo al viale, si volse per
-domandare:
-
--- Voi non venite, Andrea?
-
--- Finisco la mia sigaretta quassù, discorrendo con Maria Dora, -- egli
-rispose, rimanendo ritto su l'ultimo gradino e fissando la bella figura
-di lei, che s'allontanava. Lo scemo erasi di nuovo rannicchiato nel suo
-cantuccio e rileggeva gravemente le pagine interrotte.
-
--- A discorrere con me? -- fece Maria Dora. -- Come possono interessarvi
-le mie chiacchiere?
-
--- Molto, forse... Ma, se avete altro a fare, posso anche rimaner solo.
-
--- Non avrei altro a fare che finire di vestirmi... -- ella disse con
-civetteria. -- Sono ancora tutta in disordine.
-
--- Forse di donne e d'abiti m'intendo assai poco, ma mi sembra, Maria
-Dora, che così vestita stiate deliziosamente bene.
-
--- Ora, -- disse Marcuccio avanzandosi fra i due, -- ora, professore,
-mandate via Dora, che vi leggerò qualcosa.
-
--- Veramente, Marcuccio, -- egli rispose con indulgenza, -- queste
-letture si ascoltano meglio la sera. Di giorno c'è troppo svago e troppo
-rumore. Attendi fin stasera: verrai nella mia camera e leggeremo.
-Intanto lavora.
-
--- Come volete... -- rispose lo scemo, con malumore. Ma sùbito si arrese
-a quel ragionamento: -- Certo la sera è meglio; si è più raccolti. Solo
-non posso trovare il titolo per il mio libro: me lo dovreste suggerire
-voi.
-
--- Ci penserò, Marcuccio, e stasera lo avrai.
-
-Allora lo scemo si ritrasse, parlando fra sè, con ampi gesti: -- Voglio
-divenir celebre, celebre, celebre!... -- Poi, forte: -- Spiegàtemi: come
-si fa per diventar professori?
-
--- Io vi dicevo, Maria Dora... -- E rispose a Marcuccio: -- Si studia e
-si lavora.
-
--- Aouff!... -- esclamò Dora stizzosa.
-
-Ma lo scemo, senza badarle:
-
--- E quando avrò pubblicato il libro, mi chiameranno professore?
-
--- Certo, certo!
-
-Marcuccio si allontanò mormorando: -- Celebre! celebre... professore!
-
--- Dunque vi dicevo, Maria Dora, che nell'abito di questa mattina voi
-state deliziosamente bene. Poi vi curate ora con somma attenzione; ogni
-volta che torno dalla città, e vi rivedo, mi serbate una sorpresa.
-
--- Ma sapete, signor Andrea, che non riesco bene a comprendere se
-parliate sul serio o per burla! -- esclamò la fanciulla, un po' confusa.
--- In ogni modo so che vi divertite spesso alle mie spalle... e fate
-male!
-
--- Perchè?
-
--- Perchè questo, in fondo, mi potrebbe anche dispiacere...
-
--- Ma io dico sul serio, -- egli fece con pentimento.
-
-Ella sùbito si rasserenò: -- Allora continuate! Fàtemi un po' la
-corte...
-
--- Ecco, dicevo che siete ora una signorina, del tutto signorina, e
-molto graziosa, e molto... desiderabile!
-
--- No... -- ella si schermì con civetteria.
-
--- Ma sì... molto desiderabile! Vedo anche, per esempio, che avete
-cambiato pettinatura; non è forse vero?
-
--- Sì. Vi piace questa?
-
--- Molto mi piace; vi sta molto bene: v'invecchia. Ora non sembrate più
-la piccola educanda ch'eravate all'uscir dal convento. Vi ricordate? Son
-venuto una volta con Giorgio e con Novella a trovarvi nel parlatorio.
-Cosa fanno le piccole suore?
-
--- Vado a visitarle di tempo in tempo e canto ancora nei cori.
-
--- Infatti, voi avete sempre quella freschissima voce... Anche stamane,
-vestendomi, v'ho intesa cantare.
-
--- Ed anche prima... dormendo! -- lo punse Maria Dora.
-
--- Già, russando, come voi dite... Ma questo non conta. V'ho intesa, in
-ogni modo, e voi eravate, credo, nel giardino.
-
--- E nel giardino, e nella sala, ed in cucina, in granaio, nel
-corridoio... dappertutto!
-
--- Ma io dico nel giardino perchè è più poetico, vi pare?... Dunque la
-vostra voce veniva su limpida e quasi primaverile, come se la portasser
-dentro i raggi del sole... È sentimentale questo? Vi piace?
-
--- Così, così...
-
--- Allora, non so perchè, ho pensato ch'eravate una signorina, una bella
-signorina, e ho deciso di farvi un poco la corte. Ecco, e vi faccio la
-corte ora, come desiderate voi...
-
--- Per ridere? -- ella domandò perplessa.
-
--- Ma... già! la corte si fa sempre per ridere.
-
--- Allora siete molto maleducato! -- ella esclamò con dispetto.
-
--- Davvero?!
-
--- E non so perchè vi divertiate a farmi del male...
-
--- Che male vi faccio?
-
--- Ma... naturalmente! Se io, per esempio, prendessi le vostre parole
-sul serio? Mi avete detto che sono una signorina, ben vestita, ben
-curata, con le unghie lucide... vedete... -- e gliele mostra; -- che vi
-piace la mia pettinatura... -- se la tocca; -- che canto bene... che la
-mia voce era come una primavera, mentre vi destavate appena... e tutto
-questo può turbare una ragazza, può farle un certo male, può darle quasi
-una profonda voglia di piangere... ecco!
-
--- Oh, no!... Allora vi domando scusa e vi prometto di non farvi mai
-più, mai più la corte... Va bene?
-
--- Chissà se va bene?... chissà... Anzi non va bene affatto!
-
--- E perchè?
-
--- Il perchè non ve lo dico. Ma voi siete un uomo crudele: lo si vede
-dai vostri occhi!
-
--- Ohibò! Ditemi una cosa: quanti anni avete ora, Maria Dora?
-
--- Diciannove anni e mezzo, signor Andrea!... -- ella rispose con un
-sospiro.
-
--- Oh!... e lo dite come se fosser molti!
-
--- Per me sono molti... -- Poi fece una pausa, una lunga pausa: -- Del
-resto lo so bene che non posso interessarvi per nulla... io!
-
-Quante cose in quell'«io», così breve, così profondo!
-
--- Perchè, Maria Dora? -- egli fece, un po' confuso.
-
--- Voi domandate troppi perchè, mio caro!... I quali sono difficili a
-dirsi, e non si debbono dire. Credete forse che a diciannove anni e
-mezzo non si veda nulla? Invece si vede tutto. E si sa tacere anche...
-certo: si sa tacere.
-
-Egli la guardò con un senso timoroso di maraviglia, per quel sùbito
-mutamento avvenuto in lei, nella frivola bimba, piena d'allegrezza e di
-civetteria. Ora ella parlava gravemente, come se dal volto le fosse
-caduta una maschera d'infantilità, e lo sguardo intenso de' suoi occhi,
-l'attitudine amara della bocca, la facevan singolarmente rassomigliare
-alla sua triste sorella.
-
--- Non vi comprendo più, Maria Dora... Quello che voi dite mi sembra
-strano.
-
--- Strano?... Forse. Ma, vedete, non bisogna burlarsi di me; non bisogna
-prendermi come un piccolo gioco, perchè io so anche pungere, se voglio.
-Solo, non voglio pungere voi, ed il perchè... -- Fece di nuovo una
-pausa, nella quale tornò ridente: -- ... il perchè lo so io sola! Non ve
-lo dirò mai. E per non dirvelo me ne vado. A rivederci!
-
-S'alzò e corse via come un leggera farfalla, ridendo, e lasciando
-nell'aria il suo limpido riso.
-
-
-
-
-II
-
-
-Egli era nella sua camera, insonne, affacciato al davanzale, quando già
-nella casa dormente più non udivasi alcun rumore. Aveva spento il lume,
-per abbandonarsi al torpore delle proprie meditazioni; ma la stanza era
-piena d'una luce quasi fantastica, per il chiarore che vi tramandavano
-le infinite stelle. Splendeva il suo letto, splendeva il grande armadio
-vetrato, carico d'orciuoli, di fiale, di vasi, d'ampolle medicinali.
-
-Ondeggiante, sfioccata, lontana, una striscia di nebbia navigava sopra
-il mare delle foreste, ogni tanto mutando colore, come un naviglio
-veliero, nell'incantesimo della notte. E quella striscia di nebbia era
-una immagine dell'anima sua, sospesa fra i più grandi abissi, incerta e
-pur navigante.
-
-A stordirlo salivano dall'inebbriante giardino vampe di profumi e
-d'aromi, come se la primavera dormente fosse un'ara infinita e vi
-bruciassero incensi; ma, chiudendo appena gli occhi, vedeva un immenso
-lenzuolo nero scendere su quel mondo stellato e gli pareva che fantasmi
-orrendi si aggirassero nella tenebra disperata.
-
-Egli pensava ancora una volta all'amore e al delitto: -- le eterne fiabe
-degli uomini: il delitto, e l'amore.
-
-Poi gli parve udire quel lievissimo fruscìo noto, dietro l'uscio, quel
-respiro di lei che sentiva quand'era impercettibile, quel profumo di lei
-che lo snervava quand'era pur lontana, e si volse.
-
-La vide infatti, che socchiudeva la porta con precauzione, appena tanto
-da potervi passare; la vide che tremava per un lieve scricchiolìo dei
-cardini, tutta raccolta nelle spalle, quasi volesse annullare anche il
-proprio respiro... e fu nella camera. Girò la chiave con cautela, perchè
-la serratura non stridesse, poi gli scivolò accanto, lieve, con un
-brivido, nel quadrato azzurro della finestra.
-
-Egli non si mosse, non la baciò. La guardava. La guardava con una specie
-di stupefazione, tanto il timore e l'amore facevanla bella. Ma
-poich'erano vestiti entrambi di nero, ad entrambi sembrò che vi fosse
-qualcosa di funereo in quella veglia che facevano davanti alle stelle.
-
--- Che hai? -- diss'ella.
-
-Il respiro della sua bocca, poichè aveva il sapore medesimo della sua
-carne, parvegli che fosse un bacio. Sotto quel bacio egli s'irrigidì,
-chiuse gli occhi, volendone quasi godere una tentazione più prolungata.
-Ella nervosamente gli posò le mani su le spalle:
-
--- Che hai? Perchè mi sfuggi?
-
-Allora, d'improvviso, l'attrasse nelle sue braccia, se la strinse al
-cuore con una specie d'amor convulso, affondando la bocca nel tepore del
-suo collo, nel principio della sua nudità. Ella era piena d'istinti
-lascivi, come nella più matura estate un favo è gonfio di miele. Tanto
-pallore le scorreva nel viso, che di quel solo bacio pareva godesse un
-estremo piacere.
-
--- Perchè mi sfuggi? -- domandò ancora, ma contro la sua bocca. --
-Durante il giorno, appena mi guardi; quando arrivi, quando parti, cerchi
-sempre di non parlare con me.
-
-Egli non rispose; ma sostenendo sul braccio il peso della sua nuca
-rovesciata, le carezzava gli occhi dalle ciglia quasi d'oro, a lungo e
-piano, come si fa talvolta per addormentare un bimbo.
-
--- Non mi ami più?... -- ella disse, mentre invece sentiva la passione
-dell'amante invaderle ogni vena come una immateriale carezza.
-
--- Sì!... sì!... -- egli proruppe; -- ma sono un vilissimo uomo,
-Novella, e fra noi ci sono troppe ombre.
-
-Allora ella si strinse nelle braccia dell'amante come in forte rifugio.
-
--- E adesso, dorme? -- domandò Andrea.
-
--- Sì, dorme.
-
--- Ne sei certa?
-
--- Sì.
-
--- Ti ha parlato di... noi?
-
--- Non ancora, ma ogni momento pare che sia per farlo.
-
-Tre stelle filanti, lontane, veloci, caddero insieme. La notte si
-accendeva di chiarori fantastici, di vampe fatue, per ogni dove, come un
-rogo. Egli, tenendola nelle sue braccia, le fissava la fronte
-illuminata, quasi fissasse un punto magnetico, seguendo le bufere de'
-suoi propri fantasmi. E vedeva su quella fronte le radici dei capelli
-scintillare minutamente, quasi fossero cosparse d'una invisibile polvere
-d'oro.
-
--- Novella, -- esclamò, -- che faremo?
-
-Egli disse queste parole con un'esausta voce desolata, e le disse, lui
-così forte, come un bimbo.
-
--- Non importa, -- ella fece, scuotendo il capo. -- Se tu mi ami, non
-importa! Quello che vuoi... anche uccídimi!
-
-Parlava come in un'ebbrezza, piena di lui, sotto il potere del suo fermo
-sguardo. E rovesciando la gola turgida esclamò di nuovo: -- Poichè fra
-poco saremo scoperti, e poichè il nostro bimbo non può, non deve
-nascere... poichè non possiamo avere la nostra felicità... uccìdimi, se
-vuoi, ma con le tue mani... con le tue sole mani, che amo... non mi
-farai male.
-
-Ora la sua passione la transfigurava in una bellezza più che umana, e
-questa offerta di martirio pareva, su la sua bocca, semplice.
-
-Egli s'irrigidì; un lampo sinistro gli splendette negli occhi: tutta la
-volontà parve gli balzasse d'improvviso al sommo dell'anima,
-inflessibile.
-
--- Era il mio amico e non lo è più, -- disse con una tetra lentezza; --
-era il mio fratello, e non lo è più. Ho creduto ad altre cose false
-nella vita, e le rinnego; una sola cosa è vera, necessaria, inevitabile:
-te.
-
-Fece una pausa dura e guardò nella notte che brillava; brillava come un
-incendio di fosforo, su tutte le cime, vertiginosa. Poi affermò, piano
-con le labbra, ma forte nel cuore: -- Sì, è possibile!
-
--- Che dici?
-
--- Nulla; non voler sapere. Questo solo posso dirti: non ti perderò. Se
-ho potuto per questo amore giungere alla frode in cui viviamo entrambi,
-se ho potuto annullare la mia coscienza fino a tradirlo nella sua casa,
-vicino all'ora forse della sua morte... questo solo posso dirti,
-Novella: non ti perderò.
-
-Ella ebbe un sorriso estatico, che le rideva fin su le ciglia, che le
-sperdeva gli occhi in una immensa felicità.
-
--- Così mi ami?
-
--- Così, e più forte. Non dimenticare queste due parole: «più forte».
-
-Fiumane, fiumane, quasi d'un sole notturno, invadevano lo spazio,
-ravvolgendo come di gloria il loro colpevole ma stupendo amore.
-
-Sul tetto della casa, forse, o forse nei rami dell'antichissima quercia,
-un usignuolo cominciò a cantare. Le ghiaie frammiste con frantumi di
-vetro mandavano sprazzi, simili a quelli che davan i suoi denti nel riso
-d'ogni bacio, fra i due fili rossi delle labbra. Ella fu sua con tanta
-disperazione, con tanto delirio, che le sembrò veramente di sentirsi
-dare la morte, fra vena e vena, per tutto il sangue, fino al cervello,
-senza patirne, come aveva detto, alcun male.
-
-Nello stesso tempo, e solo qualche passo più in là, diviso appena da
-leggere pareti, un uomo afferrato già dalla morte vera, da quella bieca
-e putrida che porta indosso un lenzuolo per coprirsi le costole nude,
-sussultava in un sonno angoscioso, respirando a fatica il lezzo del suo
-proprio respiro, con la fronte che si bagnava di uno stillar gelido,
-l'anima che si rompeva in un tormento senza pace: carcame d'uomo
-incominciato a marcire.
-
-Ancora una volta era necessaria quella vicinanza, che non è fortuita ma
-universale, della voluttà con la disperazione, del nascere con il
-morire: inestricabile nodo che s'aggroviglia nell'ironia continua della
-vita. Una casa d'uomini dormiva insensibile nella notte bianca, e da due
-finestre vicine usciva unitamente a sperdersi nell'aria stellata un
-respiro voluttuoso d'amanti che s'inebbriavano ed un fioco rantolo
-d'addormentato, ch'era già quasi un rantolo d'agonia. Sopra questi aliti
-vicini e dissimili, che sono tuttavia la parola di tanti silenzi
-notturni, sul tetto della casa, forse, o forse nei rami
-dell'antichissima quercia, un usignuolo, come per ischerno, s'era messo
-a fischiare.
-
-E forse in quel sopore affannoso, come traverso un velo di lontana
-irrealità, il malato sognava...
-
-Si rivedeva nella piena giovinezza, povero ma risoluto a far molto
-cammino, senz'altra ricchezza nella vita che il suo forte ingegno ed un
-amico più forte. Questi era medico ed egli ingegnere di ponti e miniere,
-sbalzato dalla sorte in ricche terre inospitali, a tutte le temerità
-risoluto pur di conquistarsi la vita. E si vedeva nei pozzi profondi,
-ne' corridoi angusti, malsani di miasmi e di gas asfissianti, con le
-squadre di operai destinati alle galere sotterranee, armati di maschere
-e di lanterne cieche, non più simiglianti ad uomini ma quasi a rettili
-tenaci contro i forzieri della terra; si rammentava le tragedie, gli
-eroismi laggiù, dove il sole non è mai giunto, e riudiva quel sordo
-rombo della macchina calata nelle viscere della terra, per rovistarla e
-ferirla come una sonda nell'utero materno, e rammentava le catastrofi
-repentine, con gli urli delle vedove e dei figli intorno ai cadaveri
-carbonizzati...
-
-Poi le ore di vittoria, quando si era messo con i cercatori d'oro, con
-gli impavidi pionieri che l'umanità spinge come vessilli a' suoi limiti
-sconosciuti, e quando, per aprire altri valichi alla potenza temeraria
-dell'uomo, aveva trionfalmente forato il grembo calcareo delle montagne,
-gettato ponti leggeri come ghirlande di ferro sopra fiumi turbolenti, e
-condotta l'acqua ove le terre ardevano di siccità, e deviata la piena
-delle valli di straripamento...
-
-Non amori inutili, non sciocche ambizioni, ma la voglia di vincere, sola
-e terribile nella sua bellezza, e quest'unico amico del cuore splendente
-come l'acciaio, che a sua volta vinceva nei dominî liberi della scienza,
-che scopriva bacilli nefasti, che inventava sieri prodigiosi: questo
-rinnovatore che le Università si contendevano, questo violento
-sollevatore d'uomini che lanciava traverso il mondo possa di volumi
-clamorosi... Certo l'avevano contesa palmo a palmo, fraternamente, la
-lor terra di conquista, e ciò che aveva spronato l'uno a superare sè
-stesso era la vittoria del compagno; ciò che li aveva sorretti entrambi
-nelle ore più tragiche, era soltanto la loro scambievole fraternità. Non
-mai fra loro un'ombra d'invidia, che non fosse la più generosa
-emulazione; mai secreto nè diffidenza fra loro, tanto eran certi e fermi
-nel voler compiere insieme, fra qualsiasi evento, l'intero cammino della
-vita.
-
-Sì, forse il malato sognava...
-
-Sognava di lei, quando la vide per la prima volta e la guardò per la
-prima volta con un pensiero d'amore, così bella che gli parve una cosa
-inaspettata, nuova nel mondo, benchè sembrasse allora un po' malata, e
-non d'altro forse che della sua faticosa verginità. Si ricordava d'aver
-comprato per lei forse il primo, l'unico mazzo di fiori ch'egli mai
-desse ad una donna, e ricordava la prima volta che ardì stringerle una
-mano, con paura profondamente soave, per dirle infatti ch'era bella,
-bella, bella, e che l'amava con un cuore ignoto, con un'anima nuova,
-nata in quel momento...
-
-Si ricordava quella voce di lei, così grave, così lenta, quando chinò la
-faccia e gli rispose:
-
--- Sì, Giorgio, vi sposerei volentieri, se lo voleste...
-
-Allora gli si aperse negli occhi un infinito paradiso, e queste parole
-gli parvero piene d'un immenso amore, perch'egli fino a quel tempo non
-era stato amato mai.
-
-L'aveva poi svestita, una notte, religiosamente, quando ancora fra i
-suoi capelli sciolti fluttuava l'odor nuziale della corona d'arancio; e
-nel vederla sua, per sè, per sempre, si sentì naufragare in una gioia
-troppo grande, che gli soverchiava l'anima, onde gli parve che ogni cosa
-di quel momento si disperdesse fuori dalla vita, in un colore
-d'impossibilità. Erano stati felici insieme -- o così gli parve --
-qualche anno, poi... Poi, già nello svestirla quella prima notte, si era
-sentito ruggire dentro un male sordo, crescente...
-
-E infine accadde che una volta fu sorpreso di attonita maraviglia
-nell'ascoltare la voce di sua moglie che parlava con Andrea...
-
-Era un sogno, poteva non essere che un sogno... e l'usignolo,
-nell'azzurra notte, spietatamente cantava.
-
- . . . . . . .
-
-Ella s'avvinghiò al suo collo, seminuda, sobbalzando sul letto, e
-mormorava con voce soffocata:
-
--- Ascolta...
-
-Tesero l'orecchio, ambedue mortalmente paurosi, verso la parete, verso
-l'uscio, verso la camera lontana.
-
--- No, t'inganni, -- egli disse. -- Non sento alcun rumore.
-
--- Sst... taci!
-
-Ascoltava, protesa innanzi nello splendore del raggio lunare, che
-vestiva d'innocenza la sua lussuriosa nudità; teneva un braccio intorno
-al collo dell'amante, l'altro puntato su la sponda del letto, con le
-dita aggrappate nella coltre come bellissimi artigli, tra l'ansia del
-pericolo, atterrita ma pronta. Il respiro contenuto le gonfiava la gola,
-palpitante ancora di voluttà; i capelli semisciolti le ingombravano il
-collo bianchissimo; tra i pizzi della camicia un seno erto le sbocciava
-come una splendida melagrana.
-
-Ma non udiron altro che l'usignuolo infatuato lanciare i suoi fischi
-melodici nell'odorosa notte, sopra una orchestra lieve che
-l'accompagnava in sordina, con brividi appena di foglie nei respiri del
-vento.
-
-Racquetata, ella si compresse il cuore con una mano e s'allentò nelle
-sue braccia.
-
--- Se mi chiamasse di nuovo, come la notte scorsa? -- mormorò.
-
--- Sì, hai ragione. Làsciami.
-
--- Ancora un momento... Guarda quante stelle!
-
-Ubbriacato, egli le passava le dita fra i capelli, posava la bocca su la
-sua pura fronte.
-
--- Dimmi... -- ella fece; -- una cosa orribile che finora non ti ho mai
-domandata... Andrea, tu che sei medico...
-
-Per osare una tale domanda ella nascose la faccia contro di lui,
-affinchè non la vedesse. -- Tu che sei medico, dimmi: È grave?... è
-molto grave il suo male?
-
-Egli rispose bruscamente, con una scossa che lo percorse da capo a
-piedi:
-
--- Non so! non so!
-
-Ed ella, con un filo di voce appena percettibile:
-
--- Può guarire?...
-
--- Ah... taci!
-
-Ma la strinse così forte a sè, che tuttavia non si sentì odiata. Allora
-ella cominciò a parlare sommessamente, con una voce cauta, pressochè
-insidiosa, mettendo lunghe pause fra parola e parola.
-
--- Vedi, questa notte, quando ti ho chiamato, ed eravamo curvi, tu da un
-lato, io dall'altro del suo letto, soli, nel chiarore di quel lume così
-funereo, io, come in un lampo, involontariamente, ho pensato: Se... se
-domani...
-
--- Se non ci fosse più! -- egli disse con una voce tetra.
-
-Ed ella non li vide, ma gli occhi di lui splendettero d'una luce quasi
-micidiale.
-
--- Anch'io, -- diss'egli lentamente, con uno sguardo atono, -- anch'io
-ho pensato questo. Era quasi un incubo, ed avevo la visione precisa del
-cadavere, come se dalle sue membra immobili soffiasse già quel freddo
-che mandano i morti.
-
-Rabbrividita, ella si agitò nel letto e si ristrinse contro il tepore
-dell'amante. Ma egli, senza un tremito, e quasi provando una gioia
-malvagia nel torturare sè e lei con queste parole, ricominciò:
-
--- Era veramente un incubo, e chinandomi sopra il suo cuore fioco, io,
-medico, io suo amico, sentivo solo dall'altro lato del letto il profumo
-che veniva dalla tua persona bella e viva, l'odore di te che mi
-sopraffaceva, quell'odore de' tuoi capelli un po' disfatti, che
-portavano ancora il segno del guanciale... e l'orrore di sentirmi così
-colpevole davanti a quella specie d'agonia, accresceva smisuratamente il
-desiderio, il desiderio fisico, intendi? che avevo di te.
-
-Ora fu ella, smarritamente, che supplicò:
-
--- Taci!...
-
-Ma egli s'inebbriava della sua propria nefandità, si esaltava della sua
-propria tortura.
-
--- Lo sai che ho dato finora tutte le mie forze umane alla difesa della
-vita? Lo sai che sono un medico? un salvatore? Lo sai che ho fatto
-rinascere centinaia di uomini, e tanto amore mettevo in quest'opera, che
-per salvare la più inutile vita serenamente avrei data la mia?...
-M'intendi? Ebbene, ora per la prima volta concepisco la possibilità
-astratta di rinnegare la mia missione; e questa morte, questa ingorda
-morte, che ho combattuto accerrimamente, con il cervello e con le
-braccia, nelle corsìe degli ospedali, fra i crogiuoli de' miei
-laboratori, questa morte che fu la mia nemica dappertutto, che odiai
-fino all'eroismo, la vedo per la prima volta come un'alleata, quasi come
-una benefattrice... e mentre le mie mani avvezze lottano ancora contro
-di lei, macchinalmente, su questo corpo che ci divide, il mio cuore, il
-mio spirito, il mio nascosto essere che vuole te, la chiama, la chiama,
-e le dice con un'oscura voglia di tradimento: -- Sì, che tu sii la più
-forte... e ch'io non ti sappia vincere mai più!
-
-Ella gli pose una mano su la bocca, una sua mano fredda, che aveva il
-profumo della colpa, e quella buia fossa che andavano scavando al
-morituro, ancora una volta colmarono di voluttà.
-
-
-
-
-III
-
-
--- Un'imprudenza? Ebbene, sì, mi è piaciuto commettere un'imprudenza! --
-disse Giorgio a Novella ed al Ferento. -- Se sapeste con quale delizia
-un malato, come un bimbo, cerca di fare le cose proibite! Povero me!...
-non poter muovere un passo, non poter respirare senz'essere
-ascoltati!... Dio buono, diventa una vera persecuzione!
-
--- Sei oggi d'umore a veder tutto in nero, -- gli disse Andrea. -- Senza
-volerlo noi finiamo con irritarti.
-
--- Fors'anche sono ingiusto, -- egli convenne con un sorriso amaro. --
-Ma dovete avere un poco di pazienza... ancora un poco! Vedi: mi reggo a
-stento: il fianco mi duole per le punture che mi fai... È doloroso quel
-tuo siero! Quante ne occorrono ancora?
-
--- Circa una decina, -- rispose Andrea, rapidamente.
-
--- Oh, se poteste lasciarmi un poco di pace! Voi non sapete cosa valga
-la pace. No!... via questi scialli! -- disse a Novella, che intanto lo
-ricopriva; -- basta, basta con tutte le cure inutili, con le inutili
-medicine! Vedete: io non sono un timido; la morte, se ha da venire, non
-mi spaventa affatto; ma quello che m'annoia è d'essere trattato già come
-un moribondo.
-
--- Sei di cattivo umore, ti ripeto! -- esclamò Andrea con una voce
-scherzosa. -- L'ho già detto a Novella ed agli altri: voi, con l'eccesso
-delle vostre premure, non fate che esasperarlo; curatevi meno di lui.
-
--- Ecco: non datevi di me alcuna pena, e vi prego, vi prego, non
-sacrificatevi per me! Con questo bel sole, immagino che avrete certo
-voglia di fare una lunga passeggiata. Stefano e Maria Dora son scesi
-alla fattoria: se li andaste a raggiungere? Tu, Novella, hai bisogno di
-aria: impallidisci ogni giorno più. Quanto a me, sto benissimo solo. E
-se poi mi venisse la voglia di conversare, c'è di là Marcuccio che
-lavora: l'andrò a disturbare. Con Marcuccio vado sempre d'accordo,
-perchè in tutta la casa è il solo che se ne infischi della mia salute!
-
--- Io ti ubbidisco, -- rispose Andrea. -- Non vado alla fattoria, ma
-scendo in paese.
-
--- Benissimo. E tu, Novella?
-
--- Io rimango, -- ella rispose, levando il capo da un libro che
-sfogliava. -- Se qui t'annoio, salirò nella mia stanza; oggi non ho
-voglia di camminare.
-
--- Ti farà male, Novella. Sono tre giorni che non esci di casa, -- disse
-il malato, mutando singolarmente lo sguardo e la voce nel parlare a lei.
-
--- Tuttavia permettimi di rimanere, -- pregò Novella con un sorriso.
-
--- Come vuoi.
-
-Udirono il passo di Andrea lontanarsi per il giardino, e rimasero soli
-nella sala terrena, egli seduto presso la finestra, ella presso il
-cembalo, con una lunga striscia di sole, piena di pulviscolo, tra loro.
-
--- Cosa leggi? -- egli domandò.
-
--- Nulla: guardo un tuo libro. È «_Il Riso Rosso_» di Andrejeff. L'hai
-letto?
-
--- Non ancora.
-
-Entrambi fissarono gli occhi su quella striscia polverosa di sole, dove
-s'agitava un microcosmo infuriato, una specie di convulsione continua
-che non faceva rumore, come le tempeste dell'anima. Avevan quasi paura
-entrambi di guardarsi nel viso; il silenzio li avvolgeva come uno
-strepito assordante.
-
--- Vuoi suonarmi qualcosa, oppure sei stanca? -- egli domandò.
-
--- Volentieri.
-
-Si alzò, sedette macchinalmente su lo sgabello del pianoforte, con una
-compostezza d'automa, evitando quasi di far rumore, o forse timorosa di
-sbagliare in checchessia. Aperse il cembalo, scoverse la tastiera, e
-leggermente, con le dita veloci, cominciò a suonare una fuga di Bach.
-
-Un bel rubino, rosso come una goccia di sangue, le macchiava la mano
-pallida.
-
-Ora, non veduto da lei, dietro quel velo di sole, Giorgio abbandonò il
-capo su la spalliera della poltrona e rimase immoto a contemplarla. La
-cassa d'ebano, ferita in un fianco da quella polvere accesa, mandava dal
-legno curvo un gran mazzo di scintille. L'opposta parete rifletteva
-mutevolmente l'ombra della suonatrice. Le sue spalle trasalivano,
-accompagnando la nervosa celerità delle dita; il suo busto si curvava un
-poco in avanti con un oscillamento leggero, e messo in evidenza da
-quella positura su l'alto scanno appariva di una mirabile plasticità; la
-curva del seno, calma e forte, si delineava di scorcio, sotto le braccia
-irrequiete. Traverso quel raggio la sua capigliatura prendeva
-tutt'intorno la chiarità stessa del sole, mentre nel mezzo era fosca e
-folta, con riflessi color del mogano, come un caldo velluto. E nella
-faccia dell'infermo, non sorvegliata più dalla vigilanza interiore,
-s'incavava una squallida miseria, quasi un furore taciturno, una
-visibile distruzione. I suoi occhi erano spenti, la bocca s'appesantiva;
-ne' suoi radi capelli, traendone un luccicore quasi umido, penetrava il
-sole.
-
-Sì, l'amava, l'amava! e morendo l'amava... il che è più disperato che
-tutto, più irremediabile che tutto!...
-
-Due volte, dietro l'uscio, una vocina di bimba fece:
-
--- Si può?
-
-Ella s'interruppe, e sùbito rispose:
-
--- Avanti.
-
-Era Natalissa, la bambina del giardiniere, con un grande fascio di rose
-tra le braccia. Teneva i lunghi steli ravvolti nel grembiulino per non
-pungersi le dita; il visetto gaio le sbocciava sopra quei fiori con un
-sorriso di donnicciuola grande.
-
--- Il papà mi manda con i fiori da mettere nei vasi. Dice che se li deve
-accomodare lui, verrà più tardi, perchè adesso è occupato nell'ortaglia
-e sùbito non può salire.
-
-Parlava con un cinguettìo di passera, tenendo in braccio quel gran mazzo
-di rose, che per la lunghezza degli steli parevano maggiori di lei.
-
--- No, piccina, -- ella rispose, lieta che alcuno fosse venuto a
-interrompere la loro solitudine. -- Dalle a me; le accomoderò io.
-
--- Eccole, signora. Guardi che belle rose!
-
-E alzando le braccia quanto poteva, diede a Novella il mazzo fragrante.
-
--- Il papà mi ha detto che queste rose gialle sono le prime delle
-margotte, e di farle vedere al signor Stefano. Non c'è il signor
-Stefano?
-
--- No, è fuori; ma presto ritorna.
-
--- Allora glielo dica, sa...
-
--- Certo, piccina. Hai detto queste gialle, non è vero?
-
--- Sì, le gialle, signora; che si chiamano «Maréchal Niel».
-
--- Guarda un po' come se n'intende la piccola Natalissa!
-
--- Eh, già!... -- ella fece con un modesto orgoglio.
-
-Stava tutto il giorno appresso al padre, ond'era divenuta pratica di
-giardinaggio. Novella prese qualche confetto in una scatola di
-porcellana e li offerse alla bimba.
-
--- Grazie, signora, non s'incomodi.
-
-E attorcigliava con vergogna le mani dentro il grembiulino; poi accettò
-i confetti e se li mise in tasca.
-
--- E lei sta meglio, signor Giorgio?
-
--- Sì, piccina, sto abbastanza bene.
-
--- Bravo, signor Giorgio! Se viene in giardino, mi chiami, che io le
-mostrerò tutte le pianticelle nuove. A rivederla e grazie.
-
-Se ne andò seria seria, con quelle sue maniere di piccola massaia.
-
--- Com'è graziosa e brava quella bambinetta, -- disse Novella, che si
-affacendava nello sciogliere il grande mazzo di rose. Egli frappose un
-lungo silenzio, guardò la moglie, poi disse:
-
--- Alle volte penso che anche tu, Novella, forse hai desiderato di
-averne una.
-
-Ella odorò le rose fragranti, accarezzandole, dividendole ad una ad una,
-con attenzione soverchia, per disporle nei vasi.
-
--- Di avere una bimba?... -- fece. -- Sì, vagamente, qualche volta...
-come forse tutte le donne lo hanno desiderato.
-
--- E invece io t'ho impedito anche questa gioia legittima, che poteva
-darti un altr'uomo qualsiasi, perchè la nostra casa è rimasta senza
-figli.
-
-Ella trasalì nell'intimo, e temendo che una vampa le salisse al viso,
-per nascondersi, affondò la bocca in una gonfia rosa, cárica di pólline
-giallo.
-
--- Di questo non ti ho mai mostrato alcun rammarico, -- rispose.
-
--- Infatti; ma il silenzio è talvolta assai peggiore di un rimprovero.
-Mi ammalai poco tempo dopo averti sposata, e fu bene che tu non avessi
-un figlio mio. Da me, Novella, non ti vennero che tristezze; talora
-penso che veramente mi devi odiare.
-
--- Ma Giorgio! -- ella esclamò nervosamente, -- odio solo questi
-discorsi che mi fai! Non ho alcun bisogno d'avere bimbi e mi tormenti
-per nulla.
-
--- Non sai forse che i malati sono crudeli? Soffrono ed amano far
-soffrire. Ma in me, vedi, è la coscienza che talora mi rimorde. Penso
-che ho legato senza volerlo una gioventù bella e forte come la tua alla
-decrepitezza d'un infermo, e penso a quello che deve necessariamente
-agitarsi nel tuo cuore... a tutti i desiderii che vi reprimi, perchè io
-non li veda.
-
-Egli parlava con un tono ambiguo, che voleva sembrar pieno di dolcezza,
-mentre suonava come una indulgente ironia.
-
--- Non ti nascondo nulla, Giorgio, -- ella rispose, molestata. -- Sono
-più semplice che tu non creda.
-
--- Semplice, hai detto? Così mi pareva una volta, ma ora non più. Ora,
-studiandoti meglio, con quella divinazione dei malati che hanno tanto
-tempo per riflettere, ho scoperto in te un viluppo di cose
-inestricabili, di passioni oscure... Ed anzi non sei semplice affatto,
-ma un nodo mi sembri, serrato e forte.
-
-Ella rise, accarezzando con frivolità le rose gialle disposte in un bel
-vaso.
-
--- Perchè? ma perchè tante ubbìe?... Lasciamo stare, Giorgio! Senti
-piuttosto queste rose delle margotte, che odore inebbriante!...
-stordiscono... senti!...
-
-Gli si avvicinò, portandogli le rose da odorare. Ma Giorgio bruscamente
-le afferrò una mano:
-
--- Vorresti non lasciarmi parlare, è vero?
-
--- Io? perchè?... -- rispose la moglie, turbata.
-
--- Vorresti che fra noi, sino all'ultimo, perdurasse l'equivoco dietro
-il quale ti nascondi? Sì?
-
--- Ma Giorgio...
-
--- Però io, poichè sono crudele... -- via, non t'imbiancare così!... --
-poichè ho taciuto così a lungo... troppo a lungo!... vorrei parlare una
-volta con te. Ma, vedi, quel vaso non è sicuro nelle tue mani... Perchè
-tremi? Pósalo giù, siéditi e dimmi...
-
--- Ah, ma non è vero!
-
--- Sì, che tremi: lo vedo. Siéditi qui vicino e ascóltami.
-
--- Che vuoi? che vuoi, Giorgio? Non ti affannare così; dopo starai
-male... -- balbettava ella smarritamente, guardandosi attorno, quasi
-cercasse nelle cose circostanti una via di salvazione.
-
--- Anzi, -- egli rispose, -- parlarti mi fa bene, un bene infinito,
-Novella, se tu puoi essere sincera con me. E lo dovresti essere, perchè
-nessuno... intendi? nessuno potrà mai amarti con l'amore mio, l'amore
-senza confini d'un uomo che se ne va...
-
--- Non dire così!... non devi dire così!
-
--- Ma cosa temi? ch'io t'accusi forse? o ti minacci? o sia così pazzo da
-domandarti altra cosa che un poco di buona e di vera sincerità?
-Ascóltami, Novella. Se un giorno avrai nella tua vita lontana, -- e Dio
-te lo risparmi! -- uno di quei dolori così grandi che non si sa come
-un'anima li possa contenere, soltanto allora comprenderai perchè voleva
-oggi parlarti quel Giorgio che sarà uno scomparso, un punto nero nella
-tua memoria, un'ombra... Làsciami dire; làsciami dire!... Anzi tutto
-sappi una cosa: non ho rancore contro di te, non il più lieve rancore,
-Novella, perchè ti comprendo, anzi ti difendo io stesso.
-
--- Ma da cosa?...
-
-Egli scosse il capo, e seguitò:
-
--- L'amore non è tale se non quando giunge ad essere un'infinita bontà.
-Il resto è unicamente una rabida passione, la quale non può nè perdonare
-nè beneficare. Più tardi ricorderai quello che ora ti dico, e più tardi,
-poichè l'anima dell'uomo ha bisogno di generare fantasmi, più tardi,
-quand'io non ci fossi più, potrebbe darsi che anche nell'anima tua
-nascesse quella paura insoffocabile che si chiama «il rimorso». Ora io
-ti parlo appunto, perchè non voglio che tu lo conosca mai. Ho invece un
-altro sogno: quello d'aiutarti ad essere felice, se lo posso ancora, e
-dirti che non mi devi temere affatto, nè ora nè dopo, e lasciarti la
-sicurezza che tu non mi hai fatto alcun male, anzi sei stata nel mondo
-la mia sola felicità...
-
-Ella smarrita lo guardava, senza bene intendere le sue parole, ma
-sopraffatta dal suono tormentoso di quella voce, attonita, nel vedere
-quel viso trasfigurarsi e risplendere per un'altezza di sentimento più
-che umana.
-
--- Quando, -- egli riprese, -- quando il tuo cuore ti dirà con un morso:
-«Lo hai fatto soffrire...» -- tu rispondi serenamente: «No; sono stata
-invece il suo pensiero più dolce, il sorriso ch'egli vide fino
-all'ultimo nel colore della vita». -- Quando il tuo cuore ti dirà: «Egli
-purtroppo conosceva il tuo amore, l'altro amore, il solo che avesti...»
--- e tu rispondi serenamente: «Che importa? Egli non mi amava perchè
-l'amassi... Poi sapeva che nessuno può comandarsi di non amare». -- E se
-il cuore infine ti dicesse: «Ma è stato geloso... orribilmente geloso di
-te...» -- allora non rispondere nulla, perchè gelosa può essere soltanto
-la carne... quella si distrugge, finisce, e per lei non vale che si
-pianga.
-
-Egli fece una pausa e la guardò fissamente, con una tetra luce negli
-occhi:
-
--- Saprai non ripetere nulla delle parole che ti dico?
-
-E parve che la maschera umana, la febbre umana del suo dolore gli
-ricadesse d'un tratto sul viso.
-
-Poich'ella taceva, egli disse parlando a sè medesimo:
-
--- Forse no; ma non importa.
-
-Allora ella ebbe uno schianto, e dalla seggiola dov'era scivolò a
-ginocchi, nascondendosi fra le mani la faccia impaurita, poichè sentiva,
-così genuflessa, d'esser meglio rifugiata sotto l'ala della sua grande
-anima.
-
-Insieme, tuttavia, poich'era invincibilmente donna, o forse per quel
-pensiero carnale ch'egli aveva mesciuto nella sua misericordia, le
-risaliva struggente nelle vene la memoria della notte trascorsa, e quasi
-per acuire il suo rimorso fisico riviveva in una specie di prostrazione
-l'ebbrezza di quei loro baci avidi e soffocati, sicchè non sapeva
-dividere dal terrore della sua colpa l'immagine stessa del peccato, e
-dall'immensa paura di quel momento in lei nasceva una più grande
-voluttà.
-
-Allora, così armata della propria gioia, così piena di quell'assente che
-la teneva in potere, quasi per una ribellione de' suoi nervi crudeli,
-sentì, nel luogo della pietà, insorgere un sordo rancore contro colui
-che si faceva troppo umile per atterrirla, e sentì ruggire in sè, tra
-vena e vena, tra fibra e fibra, una specie di avversione incoercibile,
-quasi un odio, contro quel nemico disarmato, il quale, non altro
-potendo, cercava d'incatenarla con la propria bontà.
-
-Ed allora, senza più mercede, si levò di ginocchi diritta, con una
-rapida mossa piena d'orgoglio, e crudamente lo fissò. In quell'atto
-apparve da lui così lontana, ch'egli ebbe immediata la percezione di
-quella inesorabile distanza.
-
--- Cosa vuoi dirmi? Cosa vuoi sapere da me? -- diss'ella, rattenendo a
-stento l'impeto della voce. -- Di cosa dunque mi rimproveri?
-
--- Di nulla, -- egli ripetè, chiudendo gli occhi per nascondere la
-sofferenza che vi saliva. -- Di nulla, come ti ho detto.
-
-Ma ella pareva non l'ascoltasse, nè averlo ascoltato fino allora, e
-sentisse invece imperioso il bisogno d'una discolpa.
-
--- Da che sei malato, qual'è la mia vita? Ho pensato forse a me stessa?
-ho trascurato forse il più piccolo de' miei doveri? ho passato un
-giorno, un solo giorno fuori di casa?
-
-Egli voleva interromperla, ma ella parlava concitata, con rapidità.
-
--- Non mi sono forse negletta come una donna vecchia? Ho riso forse? Hai
-veduta una sola volta la mia bocca ridere, dacchè tu soffri? Dillo, se
-mento.
-
--- Non questo, -- egli fece sconsolatamente.
-
--- Ti ho mai mostrato, per caso, un rancore anche ingiusto, un rammarico
-pur lieve, che un'altra donna forse non avrebbe saputo nascondere in una
-vita così dolorosa?
-
--- Non questo, non questo!
-
--- E che allora? -- ella esclamò con veemenza. -- E le mie lacrime, le
-sai tu? Lo sai quello che ho soffocato nel cuore perchè tu fossi meno
-triste?... Se tu soffri, non soffro anch'io? Se tu perdoni, sii giusto,
-non perdono forse anch'io?
-
--- Ma perchè ti difendi? -- egli gridò con tutto lo sforzo della sua
-voce fioca. -- Perchè ti difendi?!
-
--- Non mi difendo, -- ella rispose duramente. -- Mi ribello! Insorgo
-tutta contro l'accusa che mi fai continuamente, anche tacendo, anche
-solo guardandomi, e che mascheri male dietro la finzione d'una bontà che
-non senti. Allora, poichè hai voluto rompere quel silenzio che ci
-proteggeva entrambi, allora preferisco un'accusa diritta e precisa...
-Dimmi: di cosa m'incolpi? Sono qui per risponderti, e non mentirò.
-
--- Oh, questo è impossibile!... -- egli disse, mettendo nella lentezza
-della voce un sottilissimo scherno.
-
-Ella si sentì pungere come da una staffilata in pieno viso, ed ebbe
-voglia di gridargli su la faccia l'intera sua colpa, la splendida
-verità, per mostrargli che infatti non mentiva.
-
-Ma il suo senso femminile di prudenza e di pazienza fu ancora più forte.
-
--- Prova, -- disse, -- e vedrai!
-
-Arretrátasi di qualche passo, entrò nella striscia di sole, che le si
-avvolse intorno alla gonna e parve stringere le sue ginocchia in
-un'armatura splendente.
-
-Egli la guardò fiso, per qualche attimo, con odio e con stupore, poi
-esclamò:
-
--- Come gli rassomigli!
-
--- A chi? -- ella chiese, più rigida, sentendosi correre dalla nuca ai
-talloni un lungo brivido di paura e di fierezza.
-
--- Oh... a chi!... È vano che lo nómini, -- egli rispose con sarcasmo.
--- Tuttavia, se proprio ci tieni, lo dirò: -- Al mio fratello Andrea...
-al mio medico!
-
--- E poi? -- ella fece, senza batter ciglio.
-
--- Nulla... dicevo questo perchè i tuoi occhi mi guardano come i suoi, e
-la sua bocca mi parla come la tua. Una volta ti movevi lenta, calma, con
-una specie di pigrizia; ora, nelle tue mosse, talvolta sorprendo un poco
-della sua rapidità.
-
-Egli tacque un momento, poi soggiunse:
-
--- Hai ragione d'amarlo, è un uomo che merita di essere amato.
-
-Ma ella taceva, ravviluppata nel suo silenzio come in un freddo e
-crudelissimo rancore. Giorgio riprese:
-
--- È l'uomo più virile ed è l'anima più vasta che incontrai su la terra.
-Bada che non símulo; egli forse mi odia, io no.
-
--- Non ti odia, -- ella disse con fermezza. -- Andrea non ti odia.
-
--- Lo sai tu?
-
--- Sì, certamente. Ma voglio anche dirti una cosa, una cosa che tu
-dimentichi, Giorgio... Quando una donna riesce, con affetto, con
-serenità, vorrei dire, con passione a compiere il suo dovere nella vita,
-nessuno avrebbe il diritto di frugare come tu fai dentro l'anima sua,
-per rubarle un secreto ch'ella cerca di seppellire nella sua intimità
-più profonda, e non certo per risparmiare sè... L'anima, credo, è un
-possesso che si può negare inesorabilmente alle violenze altrui.
-
--- Sì, l'anima, ed anche il corpo, Novella.
-
--- Oh, il corpo no! -- ella disse con audacia. ben sapendo che l'uomo,
-comunque creda di amare, qualsiasi nome purissimo voglia dare all'amor
-suo, non è mai altro nel fondo che un accanito e geloso pretensore, il
-quale perdonerà tutte le dedizioni, tranne quella, o bestiale o divina,
-che avviluppa due corpi amorosi. Ella intuì che il malato, frammezzo a
-tante parole, voleva sopra tutto conoscere una cosa: fino a qual punto
-ella non fosse più sua.
-
--- Il corpo no, -- disse un'altra volta, armandosi di quella
-inflessibilità che faceva splendere la sua bellezza come un freddo
-metallo.
-
--- Perchè cerchi d'ingannarmi?... Una pietà inutile!
-
--- No, Giorgio; la mia carne si è dimenticata e si è spenta nella lunga
-solitudine. Se qualcosa di lui mi turba, non così mi turba. Se può
-chiamarsi amore quel senso timoroso che ho di lui, non è l'amore d'una
-donna; ma invece un'ammirazione senza desiderio, e tuttavia così
-femminile, che forse un uomo non potrebbe giungere ad intenderla mai.
-
-Ella mentiva con una facilità sorprendente, convincendosi di far opera
-buona, e dicendolo a sè stessa per darsi cuore; ma in fondo per
-difendere sè dalla sua colpa, sè e lui che s'amavano, dalla potenza del
-padrone. Mentiva, pur sentendo nel suo grembo agitarsi una vita oscura,
-la quale sotto gli occhi dell'infermo non poteva nascere, nè poteva, in
-quella casa vigilata, secretamente morire.
-
--- Tuttavia, Giorgio, -- diss'ella, pronunziando le parole con una
-dolcezza proditoria, -- se tu sospetti vi sia fra noi qualcos'altro che
-una dimestichezza necessaria, perchè nata appunto nel curarti insieme,
-allontánalo dunque da questa casa, chiama un altro medico... vuoi?
-
-Ella tremava dentro di sè per la paura ch'egli accettasse quell'offerta,
-e ne tremava così forte, che non ebbe alcun rossore della sua duplicità.
-
--- Ma tu diméntichi, -- disse pensierosamente il malato, -- che siamo
-stati veri fratelli durante l'intera vita. Forse a lui debbo quello che
-fui, e nulla basterà per distruggere la mia riconoscenza. Vorrei solo
-poter credere che tu non menti.
-
-Ella intravvide la speranza di riuscire ad illuderlo ancora.
-
--- Come potrei farti credere, Giorgio, se la tua diffidenza è così
-grande? Sì, è vero: io sento il potere della sua forza; sono un po'
-schiava di quel dominio ch'egli esercita su tutti. Ma la mia vita,
-Giorgio, è ben altra; ed è così lontana dalla sua, come potrebbe esserlo
-da quella immaginaria d'un uomo conosciuto in un libro. La mia vita vera
-è di camminare in silenzio vicino al tuo letto, di portarti uno scialle
-perchè tu non abbia freddo, e di sentirmi lieta come non mai se un
-giorno ti desti più riposato, e mi guardi sorridendo, con un poco di
-riconoscenza nel viso...
-
-Egli l'interruppe, tendendo una mano per incontrare la sua:
-
--- Oh, se sapessi quanta ne ho! E che rimorso anche! Senza di te, mi
-sarei già liberato di questa mia vita inutile... Se rimango, è solo per
-vederti un giorno di più; e so bene d'altronde che il tuo sacrificio non
-sarà lungo.
-
--- Giorgio, Giorgio, per carità!...
-
--- Ne sono certo. Però, vedi come lo dico tranquillamente. Ciò che si
-chiama la morte è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore.
-Fa, dentro le vene, un rumore sordo e confuso, che somiglia un poco al
-rombo d'una cavalcata lontana. Si avverte un freddo impercettibile, che
-agghiada tutti i sensi, ed allora l'anima fa come il sole nel tramonto:
-lancia, con una specie di delirio, i suoi raggi più luminosi verso ciò
-che possedeva nel mondo...
-
-Parlava con una voce quasi meccanica, in cui certi suoni, certe sillabe,
-spiccavano stranamente, come fossero schianti di riso secchi e malvagi
-in un racconto monotono. Ella pure gli prestava un'attenzione puramente
-meccanica, e soltanto l'eco di quelle frasi le batteva sui timpani,
-facendole male.
-
--- Perchè mi tormenti? perchè mi tormenti? -- voleva dirgli quasi con
-rabbia, sopraffatta da un malessere fisico, che le rendeva
-insopportabile anche la voce, anche la presenza di lui. E lo guardava
-trasognata, vedendo insieme l'obliqua lama di sole fendere la stanza,
-piena di pulviscolo, di vita e di tempeste, come il suo cervello
-sovreccitato. Lo guardava senza pietà, e per la prima volta con un
-desiderio singolare di vendetta. Le pareva che dicendole: «Io so», --
-dicendole: «Io ti perdono» egli avesse rotto quel prestigio che gli
-conferiva il dolore taciturno, ed apparisse ora nudamente, come il solo
-divieto al suo bene, come l'ombra inseparabile dal suo nascosto sole.
-Anzi, quanto più le parlava egli di morte, tanto più si sentiva ella
-trascinata nell'orbita necessaria di un tale pensiero, e quell'immagine
-di funerali ch'ell'aveva respinta con tutte le forze dell'anima, d'un
-tratto egli stesso la faceva balenare davanti a' suoi occhi, non più
-come una remota ombra, ma come una imminente possibilità.
-
--- Sì, è una cosa viva ed enorme, che avvicinandosi fa rumore, -- egli
-ripetè lentamente, come per imprimere queste parole nella sua profonda
-memoria. -- Ed è allora che assale, non un rammarico solo della
-partenza, ma il rimpianto irremediabile di tutto quello che la vita
-poteva essere per noi. Ed allora nasce verso gli uomini, anche verso
-quelli, sopra tutto verso quelli che ci hanno fatto male,
-un'affettuosità grande e stanca, una voglia quasi di render loro tutto
-il bene possibile, tutto l'amore possibile, perchè un solco di buona
-memoria continui dopo di noi. Non si pensa che anch'essi a lor volta
-finiranno, e la vita che prosegue ha qualcosa di stupefacente, come se
-fosse una forza radiosa e mostruosa che urla e splende mentre soffoca
-noi...
-
-E tacque, attendendo forse una risposta, una sillaba qualsiasi, un
-cenno. Ma quelle sue labbra sigillate non si mossero, nè le sue ciglia
-batterono.
-
--- Mi ascolti? -- egli domandò allora.
-
-Comprimendosi una mano sul petto, ella trasse un lungo respiro:
-
--- Non ti ascolto, no! non ti ascolto...
-
-Egli bruscamente sorse in piedi e s'avvicinò a lei. Teneva la fronte
-bassa, era mutato, pareva dibattersi fra un pauroso dubbio ed una grande
-speranza.
-
--- Non ti ho mai domandata una cosa, -- disse.
-
-Ella trasalì, ed i suoi splendenti occhi nascosero fra le ciglia uno
-sguardo pieno di sospetto.
-
--- Quale cosa? -- domandò.
-
-Ma egli esitava, come se avesse una profonda vergogna della domanda che
-stavale per fare; poi disse:
-
--- Bada: non è una sciocca domanda che ti faccio. Vorrei sapere se,
-infuori da tutto quello che si chiama una religione od una fede
-nell'inconoscibile del mondo, senti con certezza di appartenere a
-qualcosa che non finisce, a un Dio insomma... o se invece ti senti sola.
-
-Egli fece una pausa, e la guardò come per indovinare la sua risposta. Ma
-ella, senza forse aver preso il tempo di lasciar parlare la propria
-coscienza, rispose con una voce opaca:
-
--- Sì, credo in Dio.
-
-E così dicendo pensava a quello ch'egli le avrebbe domandato poi.
-
--- Bada, -- egli l'ammonì, -- non rispondere con le labbra soltanto.
-
--- No, no...
-
-Egli le aveva presa una mano e la teneva serrata, quasi per comunicare
-con le vene del suo polso, con i battiti del suo cuore.
-
--- O Andrea ti ha pure insegnato il suo gelido ateismo? -- egli mormorò,
-curvandosi.
-
-Ma ella scosse il capo, il braccio, con ira.
-
--- Basta! -- gli comandò; -- basta!
-
--- Allora, se un poco di fede non ti manca, -- egli disse, tutto acceso
-dalla febbre della sua religiosità, -- se veramente hai nell'anima Dio,
-non mi potrai mentire... bada!
-
--- Che vuoi?...
-
--- Sapere! sapere! -- gridò il malato con forza convulsa. -- Io, che
-finisco la strada, io, che non ti ho mai fatto alcun male, io ti
-domando: «Sei stata sua? In verità, in verità, sei stata sua?»
-
-Ella scosse il capo con rabbia, come per prepararsi allo sforzo di
-rispondere: No! -- poi si fece bianca d'un pallore quasi livido, e,
-scandendo le sillabe, disse con una voce che pur lenta sibilava:
-
--- Non sono stata sua; non lo sarò mai!
-
-Ma sentendo irrompere dall'anima in ribellione, più forte che il suo
-medesimo cuore il bisogno di gridare la verità, si tese tutta
-interiormente in una acerrima ira, e per costringersi alla menzogna
-disse ancora più volte: -- Mai! Mai!
-
-Esausto, egli si lasciò ricadere nella poltrona, premendosi le due mani
-sul petto, e la guardò perdutamente, con un senso d'inanità, di
-vergogna, stremato come un fanciullo che avesse voluto scagliarsi contro
-una porta di bronzo. E nelle sue membra malate sentì quasi una paura
-fisica di quella forte creatura, che aveva diritto a vivere, a ridere, a
-godere, a mentire, a far tutto ciò che fanno i vivi, mentr'egli non era
-più che un morto ancora barcollante, un travolto su cui la vita degli
-altri passava come un torrente infrenabile...
-
-Perchè la voleva contendere ad un altro amore, se questo amore nasceva
-in lei, necessario e spontaneo come il suo profumato respiro? Perchè
-voleva dilungare la sua squallida ombra nel loro invisibile sole?
-
-A queste riflessioni, un riso amaro di sarcasmo gli echeggiò dentro
-l'anima, senza salirgli fino alle labbra, mentre i suoi occhi smorti
-fissavano con una specie d'incantamento la bella creatura femminile,
-avviluppata in quel manto di sole che la ingloriava, che pareva
-splendere da lei, essere il colore della sua bellezza, il raggio della
-sua tutta ingemmata carne.
-
-Gli sembrò che un rumore lontano, come di sonagliere su la strada, come
-di campanelli infuriati nell'alte camere della casa, gli stormisse
-dentro l'orecchie ronzanti, gli scrosciasse nel cervello vuoto, fra vena
-e vena, doloroso, incessante. Quel sole!... che macchia faceva quel
-sole! che barbaglio insostenibile, che incendio giallo su tutte le cose
-circostanti!...
-
-Ella era là, così vicina e pure inaccessibile, avvampata di quella
-fiamma come un gioiello d'oro. E quel rumore continuo, come di
-sonagliere su la strada, come di campanelli infuriati, gli cresceva
-dentro senza posa, lo stordiva, lo accasciava, suscitando nelle sue
-pupille dilatate una continuità velocissima di bagliori e di vampe.
-Cos'erano? Forse quelle grandi rose gialle, cáriche di profumo e di
-pólline, che parevano d'un tratto roteare nella striscia di sole,
-incendiarsi, ardere? Le rose, o i suoi capelli scintillanti, o il
-braccialetto d'oro che le balenava al polso, o tutta la sua materia
-giovine e viva, cárica di profumo anch'essa, di pólline e di voluttà?...
-Vampe, vampe, sonagliere, in una ridda confusa, in una specie di
-vertigine gialla...
-
-Accecato, chiuse le palpebre e sognò.
-
-Sognò di lei, paurosamente, voluttuosamente, quasi per un bacio ch'ella
-gli desse, non più su la fronte, come soleva, ma con le calde labbra su
-le sue labbra ardenti, -- un bacio snervante, lungo, lento, che gli
-assorbiva dalla gola turgida il respiro, che gli scorreva sui nervi non
-placati come una molteplice carezza. Un bacio carnale di amante,
-com'ella saprebbe dare se volesse, un bacio lascivo come la nudità,
-voluttuoso come la colpa... E in quella specie di torpore, mentre vedeva
-dietro il velo delle palpebre quel polverìo luminoso del sole, risentì,
-quasi per una evocazione fisica, sotto le narici un poco ansanti
-fluttuare l'odor femineo di lei, quell'odore soave che l'accerchiava
-come un malefizio, che intorbidava un poco l'aria come la fragranza
-eccessiva d'un fiore, che l'ubbriacava talvolta, nella sua debolezza di
-malato, come una droga troppo forte.
-
-Ora egli la vedeva, non più nel mezzo della stanza, ma come l'aveva
-sorpresa una volta, all'uscir dal bagno, tutta nuda e gocciolante,
-cosparsa di oscurità furtive il suo corpo voluttuoso. Quella volta
-ell'aveva gridato, per il pudore subitaneo, con un piccolo grido acuto e
-quasi ridente; poi s'era in fretta raggomitolata nell'accappatoio
-tepido, schermendosi dall'esser veduta e chiudendo gli occhi quasi per
-timore. Così la rivedeva ora, nell'abbaglio, e risentiva sotto le narici
-ansanti quell'odor fresco di carne bagnata, di cipria e di lavanda,
-quell'odore buono e colpevole del suo corpo che incitava all'amore.
-
-...ed egli era sopra di lei, curvo, e la baciava; metteva le dita un po'
-tremanti nel gran volume de' suoi capelli raccolti su la nuca, aspersi
-qua e là di gocciole iridate; le strofinava il dorso pianamente, le
-spalle pianamente, per rasciugarla; sentiva traverso la stoffa spugnosa
-il tepore umido della sua pelle, s'inginocchiava dinanzi a lei,
-l'avvolgeva con le braccia, la serrava contro di sè, più forte, più
-forte... Ella si rannicchiava, freddolosa e vogliosa, dentro
-l'accappatoio caldo: le uscivano dal basso i piedi rosati, le sue
-ginocchia tonde gli urtavano contro il petto, stando ella tutta raccolta
-in sè, tutta piegata come per ischermirsi...
-
-Ma non si schermiva interamente; forse non era che un'arte leggiadra, un
-amabile gioco; ed egli, tenendola per la cintura come una preda non
-riottosa, piano piano addentrava una mano cauta nella scollatura
-dell'accappatoio, prolungando la sua carezza per la gola turgida, e giù,
-più giù, lentamente, con soste, come un ladro, nella dovizia calda,
-rigogliosa del seno...
-
-Vampe, vampe, sonagliere... Cos'erano? le rose gialle? i suoi
-capelli?... Vampe.
-
-Oh, come suonavano! che urlìo! che scampanìo forte, lacerante!... Che
-male! che male! Barbagli, guizzi, come di grandi rose gialle, infuriate,
-che roteassero... Una ridda... il sole... troppo sole... Ah, che
-male!... Sonagliere, vampe.
-
-Cos'era? Una specie di schianto nel cuore fioco; una specie di rimbombo
-fragoroso entro le arterie stanche; una pietra infitta nel cervello,
-così greve, così greve... Rose, vampe, sonagliere.
-
-Cos'era? Una lussuria di moribondo, che non di rado lo tormentava, la
-notte, nelle lunghe insonnie, mentr'ella se ne stava presso di lui, a
-piè del letto, assonnata sopra una pagina interrotta.
-
-Talvolta egli chiudeva gli occhi, fingeva d'essere addormentato, per
-poterla desiderare senza tradirsi; gli entrava nel sangue un'accensione
-dolorosa; la sua tenebra interiore s'illuminava di rosso, ed in quella
-specie di febbre, come se le giacesse accanto, l'avvolgeva in più modi
-nella sua lussuria inane.
-
-Quand'era sano ancora, non l'aveva mai desiderata così; quando le
-dormiva ogni notte accanto, non le aveva mai conosciuto questo irritante
-calore di femmina e di posseditrice, che ora tentava sino allo spasimo
-il suo desiderio spossato. Quando per la prima volta l'aveva baciata nel
-talamo nuziale, gli era solamente sembrata una inquieta e sperduta
-fanciulla, stanca forse della sua verginità, e per lungo tempo non aveva
-nemmeno sospettato in lei quella tentatrice ch'ella era, così turgida e
-sparsa di peccato in ogni piega del suo corpo, dalla fronte al piede.
-
-Sì, forse aveva sin d'allora, nel cavo degli occhi, negli angoli della
-bocca, nella forma de' suoi labbri, quand'era in silenzio e pensava, o
-forse nella medesima sua voce, che talvolta si velava di risonanze
-opache, forse nelle spalle affaticate per il peso del suo petto
-fiorente, forse nelle braccia pieghevoli, nelle ginocchia pigre, un non
-so che di stanco, di lascivo, anzi una specie d'indefinito languore, che
-pareva, come un fumo d'oppio, addormentare le sue dolci membra in un
-letargo pieno d'insensibilità. Ma nel suo letto maritale non era, -- e
-Giorgio se ne rammentava -- che un'amante quasi inerte, una pigra onesta
-sposa che sopportava l'amore.
-
-Più tardi, -- ma solo più tardi -- ella era fiorita così; più tardi,
-quando già per lui non era divenuta che una infermiera assidua ed una
-buona sorella, quando le loro bocche non s'erano più congiunte in altri
-baci che non fossero di consolazione o di dolore.
-
-E chi dunque l'aveva così occultamente ridestata? Chi aveva ritolto da'
-suoi sensi violenti quella fascia di torpore? Chi aveva diffuso per il
-suo corpo soave quella virtù malefica di tentazione?
-
-Oh, sì! egli le aveva ben detto, guardandola: -- Come gli rassomigli!
-
-Ed ella s'era drizzata senza rispondere, con un moto nelle vertebre del
-collo che le rovesciava un poco la fronte all'indietro: un moto abituale
-in lui, che scolpiva la sua dura fierezza e rendeva imperiosa la sua
-fredda volontà. Aveva imparato a dire: Sì! No! -- rapidamente, con una
-voce ferma, che pareva inginocchiasse di colpo le resistenze altrui, --
-a dire: Voglio! -- a dire: Devi! con quella decisione immediata e
-serrata che pareva in lui quasi l'urto d'un impeto fisico, il guizzo
-subitaneo d'una lama che si pianta e sta.
-
-Ell'aveva detto: «Mai! Mai!...» -- dopo la sua domanda... Ma quali
-parole potevan distruggere il valore delle osservazioni accumulate
-giorno per giorno dall'istinto che non falla, e sotto la vigilanza di
-una indagine involontaria? Ella diceva di no con la bocca, ma era invece
-visibilmente più che la sua amante: un oggetto suo, una sua possessione
-irredimibile, una vita congiunta con la sua vita, un sangue frammisto
-nel suo medesimo cuore.
-
-Egli l'aveva presa, forse dolcemente, ma come si afferra una preda,
-quasi con artigli, bollandola d'un suggello di possesso che non si
-cancellerebbe mai più.
-
-Ed allora perchè volersi adergere fra loro come un miserando padrone,
-goffo della sua gelosia? Perchè averle parlato, averle messo a nudo
-sotto gli occhi la sua lunga e vana disperazione? Perchè interrompere
-quel silenzio, che certo li proteggeva da una più grande calamità?
-
-Come la riguarderebbe ora? Come fisserebbe i suoi occhi negli occhi di
-Andrea?
-
-E diceva a sè stesso: -- «Due creature umane, due vivi, hanno intessuta
-insieme la loro felicità. Si amano. Questo non è soltanto una parola; è
-vivere! Per spaventoso che a me paia, il lor diritto è più forte, più
-necessario di ogni altro vincolo.
-
-Se urlo, dove arriverà il mio grido? Io sono l'immobilità, sono qualcosa
-d'inerte e di spento, che deve tacere.
-
-Sì, di fatti: erano il mio amico e la mia donna...
-
-Parole! tutto questo non è che un telaio fragile di parole! Vivere!
-questa è la sola verità; con tutte le sue rapine indispensabili, con
-tutte le sue crudeltà fatali. Dunque, se grido, che può fra loro, il mio
-grido? Nulla. Sarà una cosa tutt'al più ridicola, come la trattan nelle
-loro commedie gli uomini di buon umore... Od è invece un dramma? Sì,
-forse; un piccolo dramma futile, come ne succedon tanti, ogni giorno, su
-la faccia della terra impassibile... Povero cuore stanco, bisognava
-tacere! La tua bellezza ultima era il silenzio; poichè si può fino
-all'ultimo possedere una bellezza che sopravviva come un ricordo non
-distruttibile nel pensiero altrui. Perchè l'hai sciupata miseramente?
-Povero cuore, perchè sei stato così barbaro contro te stesso? Perchè hai
-voluto «sapere?» anzi «essere certo?...» Bisogna che chi muore abbia il
-coraggio di abbandonare ai vivi la loro felicità.»
-
-Così ragionava seco stesso, in una specie d'assopimento fisico che gli
-toglieva la percezione immediata delle cose circostanti. Non vedeva più
-lei, nè la striscia di sole che ora inondava la stanza d'una sfrenata
-luce, nè il gran mazzo di rose gialle ch'ell'aveva ordinate nei vasi,
-lentamente, ad una ad una. Quasi non ricordava più le parole acerrime
-dette fra loro; o per lo meno tutto questo gli pareva già lontano, in un
-tempo quasi remoto, come al di là da un lungo svenimento, e solo a
-sbalzi, nel turbinìo del suo cervello, nella vuota concavità de' suoi
-timpani, ricominciavano a stormir sonagliere, ma più fievoli, come se
-andassero per una strada più lontana, e campanelli a ronzare, ma più
-confusi, come se infuriassero in alto, lassù, per camere più distanti...
-
-Aperse gli occhi, rinvenne da quel torpore come da un sogno che fosse
-durato senza limiti, e la cercò. Dov'era? Non súbito la vide:
-quell'irruenza del sole pomeridiano faceva della stanza una prigione
-infiammata, traeva da tutte le cose un fulgore insostenibile, simile
-quasi ad un frastuono assordante.
-
-Poi la vide: stava seduta dinanzi al cembalo, con la testa china, il
-mento piegato sul petto, una mano su la tastiera, l'altra posata sul
-grembo, quasi affondata nella gonna scura; ed ella medesima era coperta
-d'ombra fino alle ginocchia, ma con il busto avvolto dal sole come dalle
-spirali d'una fiamma che divampandole intorno al capo, quasi alla
-sommità d'una torcia, le sprigionava dagli accesi capelli un volo di
-pulviscoli d'oro.
-
--- Novella... -- chiamò con le sue fredde labbra.
-
-Ella trasalì, si eresse; nell'atto brusco della mano tre tasti diedero
-tre note veloci.
-
--- Non dormivi?...
-
-Ma, invece di rispondere, Giorgio la chiamò a sè, tendendo le mani verso
-di lei con un gesto supplichevole. Ella si levò, confusa, temendo
-perfino il rumore che faceva nel muoversi, e con il cuore gonfio di
-commozione s'avvicinò all'infermo.
-
--- Che vuoi? Stai male? Ecco, vedi!... -- gli andava dicendo con una
-voce piena di umile fedeltà.
-
--- No, no, ascóltami...
-
-Ella prese le sue mani, con dolcezza; le strinse. Ardevano entrambi, nei
-palmi, nei polsi, d'una diversa febbre; si guardavan come fossero
-entrambi colpevoli, con timore, con esitazione.
-
-Allora ella vide su le ciglia dell'infermo, su quelle ciglia bionde,
-così buone, sotto le quali non s'era mai fermata alcuna ombra iniqua,
-vide brillare due lacrime grandi e limpide, che caddero insieme,
-scavando ancor più la sua faccia devastata. Ed ella pure sentì un
-singhiozzo rompere il nodo che aveva nella gola, irrefrenabile...
-
-Senza parlare, senza mentire, si chinò su lui, su la sua bocca
-addolorata, -- e piansero.
-
-
-
-
-IV
-
-
--- Vedete, Giorgio, -- disse Maria Dora, -- mi sono lavata i capelli
-stamane.
-
--- Lo so, mia bella cognatina. Mentre alla finestra li asciugavate, ho
-veduto i vostri capelli sciolti, ed accecato da quello splendore, stavo
-quasi per mandarvi ad alta voce un complimento.
-
--- Ah, sì? Un complimento non è mai di troppo! Ditelo dunque ora, se non
-è una bugia.
-
-Ella cinguettava con il cognato per distrarlo, per farlo sorridere nella
-sua tristezza.
-
--- Ci tenete, proprio?
-
--- Ma, certo!
-
--- Ebbene, volevo dirvi: -- Cognatina, è il sole che splende, o siete
-voi, con i vostri capelli, che mettete tanto oro nel mattino? -- Questo
-è il complimento; vi piace?
-
--- Per bacco! -- ella fece con arguzia; -- davvero è fino: fino come un
-madrigale. Pare impossibile che sia vostro! Dove l'avete letto, Giorgio?
-
--- Oh, Maria Dora! -- egli esclamò sorridendo; -- non mi credete nemmeno
-capace di una cortesia così facile?
-
--- Non è poi tanto facile, via!... Sopra tutto per un ingegnere! Se mi
-aveste detto, che so io... per esempio: -- Cognatina, i vostri capelli
-splendono stamane come le rotaie della strada ferrata... -- ecco, lo
-capirei! Ma così, come l'avete detto, così bene, così pulito... no,
-francamente, puzza di letteratura! Oh, intendiamoci, non è per
-offendervi, chè anzi ve ne ringrazio.
-
--- Ebbene, sia come volete; non ci bisticceremo per così poco.
-L'essenziale è che vi siete lavata i capelli, e che i vostri capelli
-sono d'un'abbondanza davvero straordinaria.
-
--- Novella ne ha più di me.
-
--- Forse; ma di un altro colore. Dov'è Novella?
-
--- Non so, -- ella fece con esitazione.
-
--- E Andrea?
-
--- Andrea sarà forse rintanato in camera sua. Da qualche giorno è
-divenuto ancora più inavvicinabile di prima. Che bizzarro uomo! Non pare
-anche a voi, cognato? Io, quando lo vedo, ho sempre voglia di gettargli
-un pezzetto di zucchero come si fa con i cani da guardia per entrare
-nelle loro grazie.
-
-Egli fece con la mano un gesto vago, ma sorrise tuttavia di quella
-irriverente opinione.
-
--- Andrea è un uomo d'ingegno, -- disse con lentezza il malato. -- Le
-nature come la sua peccano sempre di qualche singolarità.
-
--- Ma egli è singolare in tutti i sensi, e più lo si conosce, più lo si
-trova bizzarro! Sapete, -- ella seguitò con il suo parlar volubile, --
-sapete che mi faceva la corte?
-
--- Ah, sì?
-
--- A modo suo, beninteso; con certe sue maniere un po' ironiche... ma è
-fuor di dubbio che mi facesse la corte. Bene, ora invece, da cinque o
-sei giorni, non mi parla nemmeno più: se ne è dimenticato. È seccante,
-vi pare?
-
--- Questo non saprei, cognatina. Vi auguro in ogni modo che ricominci,
--- egli disse in tono di celia.
-
--- Bah... lasciamo stare!
-
-Seduta vicino a lui, ella ricamava in fretta, però con una sbadataggine
-estrema. Ogni tanto guardava il malato, ch'era disteso nella seggiola a
-sdraio, coperto di scialli; e lo guardava nel mezzo del parlare, o
-facendo altra cosa, perchè l'infermo non si avvedesse de' suoi pensieri.
-
-Lo trovava miserrimo, ogni giorno più stremato, più povero di vita.
-Nella faccia angusta gli si erano dilatati gli occhi e sporgevan
-dall'órbite come fossero gonfi, in un cerchio di lividore. Le pupille
-dilatate, scialbe, acquose, nuotavan in un siero azzurrastro; talvolta
-si appannavano visibilmente, come una lama al calor del fiato. Quando
-sorrideva, i denti parevan cresciuti: la gengiva superiore gli si
-scopriva, congestionata sotto l'orlo del labbro, e quasi livida. Su la
-pelle arida gli si formavan certe macchie di color scuro e spesso due
-strisce rosse gli accendevan la fronte, equidistanti, fra le tempie
-concave. La sua mano divenuta nivea, spesso, nel cercare un oggetto,
-brancolava un poco.
-
--- Non vi sentireste, -- gli domandò la fanciulla, -- di uscire nel
-giardino? Fa così tepido fuori.
-
--- Oh, no, Maria Dora! Non mi sento proprio di alzarmi. Se sapeste che
-fatica mi costa muovere un passo!
-
-E si rannicchiava negli scialli, poveramente, come un intirizzito. In
-quel mentre papà Stefano tornava dalla fattoria, col suo cappellaccio di
-paglia ficcato di traverso, la sua giubba da cacciatore. Era un bel
-vecchio, aitante ancora, solido e bronzeo sotto i suoi capelli
-d'argento; serrava tra i denti la pipa stracarica, ingoiando enormi
-boccate di fumo con una specie di golosità. All'odor del tabacco,
-Giorgio si mise a tossire.
-
--- Ahi!... me ne dimenticavo, -- esclamò Stefano con premura.
-
-E soffocato il fornello col póllice, si cacciò la pipa dentro una tasca.
-
--- Fuma, fuma, -- lo esortò Giorgio.
-
--- C'è tempo! Veh, che brava Maria Dora! gli tieni compagnia.
-
--- Si discorre di tante cose, godendo il bel sole. Frattanto ricamo,
-ricamo. A furia di ricamare mi sarò preparato un corredo bellissimo. Non
-manca più che il marito. -- Fece una pausa: -- Il marito... parola
-eroicomica!
-
-E si mise a ridere di quel suo riso trillante, che le gonfiava la gola.
-
--- Oh, eroicomica!... -- esclamò il padre. -- Tu non sai quello che
-dici.
-
-Ella non volle insistere, anzi mutò discorso:
-
--- Papà, ora te ne racconto una bellina. La Berta se ne va!
-
--- La Berta?
-
--- Sicuro, e adesso verrà lei a dirtelo. Va via perchè... oh, debbo
-ridere!...
-
--- Insomma lo vuoi dire o no?
-
--- Ora te lo racconterà lei stessa, perchè io... -- e rideva, -- io...
--- e rideva più forte.
-
-La Berta, che lo aveva inteso entrare, giusto era venuta su l'uscio.
-
--- Ehi, tu, fatti pure avanti! -- comandò il burbero padrone. --
-Sentiamo: cosa c'è?
-
-La fantesca si avanzò di qualche passo, impacciata, con gli occhi bassi,
-slacciandosi il grembiule. Stefano si tolse il cappellaccio di paglia e
-lo buttò sopra un divano. Siccome cadde a terra, la fantesca, per far
-qualcosa, andò a raccoglierlo. Con quel cappellaccio in mano, e per il
-fulvo della sua chioma e per il vermiglio delle sue gote, pareva più
-buffa che mai.
-
--- Dunque la sciogli o no quella tua maledetta linguaccia?
-
--- Dica lei, signorina... -- ella balbettò vergognosa.
-
-Maria Dora se la godeva un mondo e non aperse bocca.
-
--- Che signorina d'Egitto! -- borbottò Stefano, con quell'aria terribile
-che sapeva darsi nell'amministrare la giustizia fra i suoi dipendenti.
--- Spìffera tu!
-
-La fantesca si fece cuore:
-
--- Signor padrone, ho deciso di andarmene via...
-
--- Buon viaggio!
-
-Ma egli non si mosse; ella neppure.
-
-Dopo un breve silenzio papà Stefano disse:
-
--- Oh, e perchè poi?
-
--- Lo domandi alla signorina.
-
--- La signorina non c'entra.
-
--- E allora lo domandi al signorino...
-
--- A chi?
-
--- A quello lì... -- ella fece, scostandosi impaurita e segnando col
-dito Marcuccio, ch'era venuto su la soglia nell'udir quelle voci.
-
--- Sì, a lui, proprio a lui... -- ripeteva cocciuta la fantesca,
-segnandolo a dito. Si era fatta rossa, quasi paonazza come una
-melagrana, ed aveva le lacrime agli occhi. Papà Stefano abbandonò quel
-tono di accigliata canzonatura, si fece grave:
-
--- Sentiamo: cosa c'è stato?
-
--- Certe cose, certe cose, padrone... -- piagnucolava la Berta.
-
-Lo scemo cominciò a sghignazzare ed a contorcersi contro lo stípite;
-allora ella, fattasi ardita, sciolse lo scilinguagnolo.
-
--- S'immàgini che non mi lascia stare un momento. Mi tocca, mi provoca,
-mi salta addosso... Poco fa mi ha fatto bruciare il lardo! Ne ho
-abbastanza! Guardi un po' che pizzico!
-
-E si fece avanti, squadrando con occhi nemici lo scemo, che sempre
-sghignazzava; si rimboccò una manica fin sopra il gomito e mise in
-mostra un bel lividore.
-
--- Dio! come fai la schizzinosa... per un pizzico! -- esclamò Maria Dora
-con perversità. Ma la Berta non s'interruppe nemmeno.
-
--- Poi sentisse cosa dice, padrone!
-
--- Andiamo, andiamo... -- borbottò Stefano, conciliante.
-
--- Insomma pensi che la notte mi devo chiudere in camera a chiave!...
-
--- Ohibò!... -- fece Maria Dora con la sua vocetta maliziosa.
-
-Allora lo scemo si fece avanti, serio serio, con una grande aria di
-cerimoniale; drizzò su le gambe lunghissime la sua persona sbilenca e
-disse in tono declamatorio:
-
--- Infatti, caro padre, ho deciso di prender moglie. Quello che ti
-racconta costei, non importa. È venuto il tempo che mi debba maritare:
-ventitre anni ho, padre.
-
-La ragazzotta, paurosa, corse in un angolo e scioccamente incominciò a
-piangere.
-
--- Costei, -- riprese lo scemo, -- costei non intende. Piange? Perchè
-piange? Le ho detto: -- «Sei grassa e rotonda; mi piace l'odore del tuo
-collo, dove nascono i tuoi capelli rossi. E quando scopi mi piaci,
-perchè la tua sottana dondola e sta bene. Sposiámoci, Berta; voglio
-vedere se sei fatta come una donna.»
-
-Allora il padre s'avvicinò a lui, posandogli una mano su la spalla; e
-cercava di persuaderlo amorosamente:
-
--- Questo che dici non è bene, Marcuccio. Lascia stare la Berta; va e
-scrivi.
-
--- Non ora, padre. Debbo raccontarti ogni cosa prima delle mie nozze.
-
-Frattanto rideva, ma di quel suo riso atono, che gli afferrava soltanto
-la bocca e la obliquava in una smorfia sinistra; un riso metallico,
-breve, aspro, che gli stringeva la gola come una mano ruvida e ne traeva
-un corto singhiozzo.
-
-In certi momenti non si poteva impedirgli di parlare, affinchè non desse
-in ismanie.
-
--- Sì, padre. La sposo per aver fatto un sogno. Un sogno che faccio
-quasi ogni notte, in questa primavera. Mentre dormo, la porta si apre;
-lei entra; è veramente lei, quasi nuda, con i capelli arruffati, e ride.
-Ride; poi si dondola nella camicia da notte come una cosa molle... Mi
-dice: -- Hai chiamato, Marcuccio? -- Sono qui. -- S'avvicina, mi tocca;
-io soffoco. Butto via la coltre, le dico: -- Entra nel letto. -- Non
-vuole, ma ride. Ride e si china... Sento che ha un odore forte, come una
-donna nuda. -- Guarda, -- mi dice: -- sono bella? -- Sì, Berta, sei
-bella. -- Poi, se la voglio, fugge. E si dondola nella camicia da notte
-come una cosa molle...
-
-Si mise a ridere sguaiatamente:
-
--- Vedi? anche ora fugge.
-
--- Marcuccio, -- lo implorò il padre, -- vieni con me; discorreremo noi
-due soli.
-
-E cercò di trascinarlo via per un braccio. Ma egli resisteva, caparbio.
-
--- Padre, tu forse non comprendi che sono innamorato.
-
-Allora Maria Dora scoppiò a ridere, esclamando:
-
--- Uh! uh... Marcuccio innamorato!
-
--- Perchè ridi, sorellastra?
-
--- Certo che rido, -- ella rispose. -- Perchè tu puoi sposare una
-ragazza bella e pulita, mentre la Berta puzza di cazzeruole... È unta!
-
--- Sorellastra, ti dico: tutto puzza e tutto non puzza, secondo che un
-odore piace o non piace. Siccome sei maligna, alle mie nozze tu non
-verrai. La Berta sarà vestita di bianco, io di nero, e tutti gli
-invitati porteranno un cero come nelle processioni. Farò suonare le
-campane, a stormo. Sorellastra, se mi regalerai un anello d'oro, con
-cinque brillanti, allora ti perdonerò.
-
-Andrea sopravvenne in quel momento e si fermò all'udire que' discorsi.
-Ma súbito interruppe lo scemo con una voce piena di potere:
-
--- Marcuccio, che stramberie vai dicendo?
-
--- E voi, Andrea, -- seguitava lo scemo senza dargli retta, -- voi,
-Andrea, nel giorno delle mie nozze, direte a tutti: -- Quest'uomo che si
-sposa è Marcuccio Landi, poeta, filosofo e musicista. Mettetevi a
-ginocchi e riveritelo: egli è grande!
-
--- Io dirò a tutti, -- esclamò Andrea: -- Quest'uomo che si sposa non è
-affatto grande, perchè invece di dedicarsi al suo lavoro perde il tempo
-dietro le sottane. Così non avrà nessuna gloria.
-
-Egli diceva queste parole fermamente, come le avrebbe rivolte ad un uomo
-sano d'intelletto, ed affrontava lo scemo con tutta la violenza del suo
-sguardo insostenibile.
-
-Una bianca ed umile paura si dipinse tosto nel viso di costui ed il suo
-sguardo si fece errante sotto la dominazione di quell'occhio più forte.
-
--- Non direte questo... -- balbettò, con una specie di terrore.
-
--- Lo dirò certamente, se non abbandoni questo pensiero assurdo.
-
--- Maestro... -- fece smarritamente lo scemo, -- maestro... e in tal
-caso, l'amore?
-
--- L'amore? -- esclamò Andrea nervosamente, con una rapidità quasi
-iraconda. -- L'amore non è che un perditempo! Cerca di saper farne a
-meno, anzi di persuaderti che l'amore non c'è!
-
-Lo scemo dovette meditare su queste parole; poi gli parve d'aver
-compreso.
-
--- E voi, -- domandò lentamente, -- voi non amate?
-
-Quasi urtato in pieno petto dalla domanda inattesa, che aveva, o gli
-parve, un non so che di proditorio, Andrea Ferento ebbe un sussulto
-impercettibile, rovesciò la fronte all'indietro con quell'atto imperioso
-ch'era in lui abituale quando voleva resistere o comandare.
-
--- Io, -- disse con asprezza, come se la domanda non gli venisse dallo
-scemo e non a lui dovesse rispondere, -- io non ho amato che una sola
-cosa nel mondo: la mia opera; e ciò basta.
-
-Poi traversò quasi con impeto la stanza, e preso lo scemo per un polso,
-fortemente lo accompagnò verso l'uscio. Da lui Marcuccio si lasciava
-condurre con una docilità quasi pecorile, senza osare mai di
-contraddirlo, perchè nel suo sperso intelletto non dominava che una sola
-fissazione: quella di potergli assomigliare.
-
-Aveva con ardenti sogni amato la gloria nella sua giovinezza dedita alle
-fatiche più nobili dell'ingegno, e questa gloria ch'era stata la sua
-lontana amante, il suo fantastico sole, continuava ora a perseguitarlo
-con tentazioni assurde, a riaccendere di eroiche imprese la sua demenza
-mansueta.
-
-Papà Stefano si era seduto sopra una seggiola, e raccoltasi la fronte
-nella mano, meditava dolorosamente su la pietà che gl'ispirava il suo
-figlio. Ogni tanto scoteva il capo e si ricacciava la commozione in
-gola, mordendo la pipa spenta, che lo impolverava di cenere. Di
-sventure, nella sua lunga vita, ne aveva sopportate assai, con quel
-coraggio paziente che l'anima dei semplici sa radunare contro la
-sciagura; ma questa, che gli aveva distrutto nel fiore dell'età il suo
-figlio adolescente, questa non la poteva tollerare per quanta
-rassegnazione avesse nel suo cuor di cristiano.
-
-Finchè Marcuccio se ne stava zitto, faceva la calza, scriveva o
-camminava per la casa come un automa, traendo dal suo violino, sempre,
-sempre, quella medesima canzone, ch'era divenuta per tutti quasi un
-incubo superstizioso, il padre non malediva la sorte, si contentava di
-guardarlo con occhi tristi e scuotere silenziosamente il capo. Ma quando
-l'udiva imbastire insieme, con una voce monocorde, que' suoi lunghi
-discorsi incoerenti, che tradivano il cervello senza governo, e poi
-finivan per lo più in una risata stridula, che faceva male come un colpo
-di frusta, il padre talvolta non sapeva più contenere la piena del suo
-dolore taciturno.
-
-Dopo una lunga pausa, il vecchio disse alla figlia:
-
--- Maria Dora, va piano piano a vedere cosa fa.
-
-La fanciulla si levò in silenzio dalla poltrona dov'era seduta a
-ricamare, e camminando con lievi passi uscì per andarlo a spiare. Poco
-dopo fu di ritorno, con la medesima cautela, e rispose, facendone
-l'atto:
-
--- Scrive.
-
-Poi, senza guardare Andrea, sedette di nuovo nella poltrona, presso
-l'infermo, ed abbassò il capo sul ricamo che aveva incominciato.
-
-Ora non parlavano più; tutti e quattro, in quel silenzio parvero stare
-in ascolto, forse d'una lor intima voce che ad ognuno lasciasse cadere,
-come pietre sul cuore, un peso di sillabe lente. Ascoltavano, ed ognuno,
-tacendo, in quella sera piena d'ambiguità, ricamava sul proprio telaio
-una trama invisibile di pensieri. Per l'uscio aperto si udiva giungere
-quel rumore familiare che fanno le stoviglie, le argenterie, quando
-s'apparecchia la tavola.
-
-E il giorno, fuori, diminuiva. Il sole, come un largo tappeto, si
-ritraeva dalla terra umida, strisciava sul fogliame degli alberi, sui
-tetti più alti, sui vertici delle colline. Veramente a guisa di un
-tappeto che il crepuscolo andasse arrotolando, sollevava nell'atmosfera
-limpida qualche soffio di polvere voluminosa, che lentamente scendeva,
-cadeva, prima impalpabile, poi folta, sopra i contorni delle cose.
-
-Gli alberi si vestivan di buio, come se il vento li avvolgesse d'un
-torbido fumo. Non era puranco l'ora delle campane: un grande silenzio
-veniva dalla terra circostante, un silenzio quasi religioso, che
-affaticava la loro sensibilità.
-
-
-
-
-V
-
-
-Quando furono in fondo al giardino, ella si strinse a lui con tutta la
-persona e gli cercò la bocca.
-
--- Bada... -- egli disse impaurito; -- non qui!
-
-La sera già folta li nascondeva; ma erano più che mai timorosi, più che
-mai sperduti d'amore e di terrore, mentre il destino si compiva in ogni
-attimo, con una irremediabile celerità. Egli si tese in ascolto, poi
-l'attrasse dietro un alto cespuglio che faceva quasi una nicchia, dove
-nessuno li avrebbe scorti.
-
-Che buon odore di menta selvatica veniva dall'umida erba in quella sera
-scintillante! La terra satura esalava il suo respiro profumato,
-quasichè, nella propizia ombra, godesse la carezza d'un amante e quel
-soverchio profumo fosse l'effluvio della sua nascosta voluttà.
-
-Là dietro, per l'intrico dei rami, si vedeva la casa biancheggiare con
-tutte le finestre chiuse, tranne una, che splendeva, ma d'un lume
-vacillante, quasi già vi ardesse il chiarore d'una lampada funeraria e
-l'anima dell'abitatore addormentato stesse di là per evadere nella notte
-grande. Non osavan guardare lassù, a quella sola finestra rischiarata,
-poichè, dietro la trasparenza dei vetri, vedevano la vasta camera
-taciturna, greve di morbo, densa di ombre fluttuanti, la camera ond'eran
-usciti poco prima, a breve distanza l'un dall'altro, cauti, su la punta
-dei piedi, per non interrompere quel sonno troppo lieve.
-
-Oh, come sono diverse le finestre che splendono di notte nella facciata
-d'una casa buia! Sonvene, per chi cammina e le vede passando, alcune che
-fanno invidia, che dànno quasi uno scoramento indicibile, una specie di
-triste gelosia verso la gioia che rischiarano. Sole, nell'alta notte,
-nell'alto silenzio, brillano d'una luce impudica, irruenta, ilare, che
-somiglia quasi ad uno scoppio di riso, che somiglia quasi alla
-bianchezza d'una nudità, -- e sono le finestre dell'amore; ma dell'amore
-giovine, che non rifugia nell'ombra le sue colpe, che non ha paura della
-propria felicità.
-
-E sonvene di più velate, dalle quali pertugia insidiosamente un chiaror
-soffocato, che paiono dire a chi passa: -- «Férmati e ascolta; non senti
-venire per l'aria un ánsito di voluttà? Siamo due soli e nascosti, e
-siamo accesi d'una febbre taciturna, che istilla quasi un veleno sottile
-nel sapore d'ogni bacio...» -- E sono le finestre dell'amore; ma
-dell'amore già perverso, che si ubbriaca di filtri e sóffoca il suo
-grido nella coltre contaminata. Poi talune che vegliano solitarie, con
-una lampada immota, e sembrano rischiarare l'insonnia d'un'attesa, --
-d'un'attesa lunga ed inutile, o il mormorio d'una preghiera, -- d'una
-preghiera fatta per l'assente, che forse non tornerà -- o la stanchezza
-d'una mano che scrive, che scrive senza mai fermarsi, che scrive senza
-mai rileggere, al suo sogno lontano, al suo lontano amore...
-
-Poi talune, che sembrano illuminarsi d'un tratto, per una paura
-subitanea, per un dramma notturno, con ombre che s'avvicendano
-repentine, come se vi fosse nella camera un tramestìo di gente, che va,
-che viene, che parla concitata... Poi altre, le quali sembrano tenebrose
-della lor luce, come sono quelle fiammelle ad olio che bruciano davanti
-ai tabernacoli, in certe abbazìe di campagna, le sere d'autunno, dopo il
-vespero, quando le chiese dei poveri si émpiono di preghiera e di
-malinconia...
-
-Sono finestre semispente, che hanno un colore; nessuna ombra si muove
-nel loro fondo opaco; nessun romore viene dalla lor immobilità; ma solo
-una specie di brivido che si prolunga nella notte, che si propaga nel
-buio, con disperata tristezza. -- E sono le finestre segnate, su le
-quali, perchè si spengano del tutto, soffierà la morte...
-
-Assaliti così da quel brivido, e pur indugiando nel bacio che li colmava
-d'oblìo, essi rividero la faccia supina dell'infermo, affondata nel
-guanciale, che apriva gli occhi senza muoversi ed in quel bacio li
-guardava. Sebbene avesse le fattezze del cadavere già scolpite sotto la
-pelle trasparente, li guardava cupo e fiso, per infondere uno spavento
-inesorabile nel loro inesorabile amore.
-
-Egli disse a lei, che s'annidava nelle sue braccia, e lo disse come per
-esprimere quella imprecisa paura:
-
--- Non odi?
-
--- Che?
-
--- Un rumore...
-
-Ascoltarono.
-
-Tutto il giardino dormiva. Solo, tra ramo e ramo, tra foglia e foglia,
-qualche rapido crepitìo, qualche sussulto fugace interrompeva l'odorato
-silenzio, metteva nell'ombra effusa di chiaror lunare un risveglio pieno
-d'ambiguità. Su la terra, nell'impenetrabile intrico dell'erbe, si
-agitavano vite furtive; in alto, fra i tacenti nidi, sotto le volte
-sonore dei padiglioni arborei, gli sciami notturni come orchestre in
-sordina aliavano senza tregua producendo un indefesso ronzìo. Laggiù,
-nella vasca, lo zampillo tenuto basso pullulava piano piano, scorrendo
-in un rivolo quieto che non sciacquava, ed ogni tanto interrompendosi
-come per riprender lena. Ad intervalli vi si udiva uno schianto: era
-forse una ranocchia, od un rospo, che dal margine vi saltava dentro, sul
-ventre piatto. Dai piccoli sentieri, fra i cespugli, sbucava un odore
-intenso di fioriture nascoste; poi d'improvviso, nell'inclinar del
-vento, la fragranza del maggengo non mietuto, che arruffandosi ad ogni
-folata prolungava per i campi una sonorità non dissimile dal tintinnìo
-d'un metallo, e in vicinanza, in lontananza diminuiva, come uno strepito
-di verghe d'argento.
-
-Senza parlarle, quasi con ira, egli appoggiò contro la sua fronte una
-mano fredda, e piegatole il capo all'indietro si curvò su lei, come se
-lo struggesse la tentazione di dirle una parola terribile, di confidarle
-un segreto immane, ma volesse prima leggere ne' suoi femminili occhi se
-aveva una così forte anima da poterne contenere in sè la tragica
-violenza.
-
--- Ascóltami, -- egli disse, con voce sorda, che pareva il rombo d'una
-soverchia fatica interiore, -- ascóltami, Novella, e médita bene prima
-di rispondere.
-
-Poi fece una pausa ed accrebbe la lentezza delle sue parole. Domandò: --
-Fino a che punto puoi amare un uomo?
-
--- Non un uomo -- ella fece, con perdizione, -- te solo, te solo...
-
--- Non mi rispondere così, a fior di labbro. Interroga bene te stessa.
-Troppe volte si confonde l'amore con l'esasperazione dei sensi, e troppe
-volte l'amore ha paura di sè stesso, quando lo risveglia un pericolo
-ch'esso non prevedeva.
-
--- No, -- ella disse, -- non c'è risveglio, non c'è limite...
-
--- Ma vi può essere, -- egli rispose, premendo col palmo su le radici
-de' suoi capelli scintillanti, -- vi può essere un'altra cosa che tu non
-sai... -- E sordamente, senza un tremito nei diritti occhi, soggiunse:
--- La disperazione.
-
-Ella stava un po' curva all'indietro, piegata su le reni, ed oscillò. Ma
-il braccio dell'amante la reggeva per la cintura, onde non fu che un
-peso più greve contro la sua forza. Ismemorata, come se non potesse bene
-afferrare il senso di quelle sue parole, ma tuttavia ne rabbrividisse:
-
--- La disperazione?... -- balbettò. -- Che dici?
-
-E gli andava serrando le braccia con le mani trepide, come se cercasse
-in lui contro lui stesso un aiuto. -- Che vuoi dire? Perchè mi parli a
-questo modo? Io non so nulla, non so nulla... ma ti amo...
-
-Diceva questo con una semplicità, con una sincerità che soverchiava ogni
-ragionamento; pareva che gli volesse rispondere: -- Perchè m'interroghi?
-perchè mi tormenti? perchè cerchi di esagitare in me fantasmi che non
-conosco? Ti amo... Non c'è forse tutto in questa parola? A che scopo
-vuoi saper oltre?... La disperazione?... ma è una sola: Non essere tua.
-Ecco, ti rispondo: Essere tua fin dove tu voglia, e come e fin quando a
-te piaccia. Divenire un oggetto minuscolo, inerte, nel dominio della tua
-forza: null'altro. Ed è questo, non ti sembra? l'amore...
-
-Così ella pareva dirgli con quelle parole semplici, ed egli se ne rese
-ben conto. Anzi misurò per un attimo lo sfondo senza limiti dell'anima
-femminile, anima che sfugge alla comprensione dell'uomo nè sopporta
-l'altrui e meno ancora la sua propria vigilanza. Ond'egli pensò ch'era
-oltremodo vano tormentare con tante ricerche il suo docile cuore.
-
-A sè stesso, più che a lei, mormorò due parole rapide, vicino alla sua
-bocca: -- «Non ancora».
-
-«Non ancora. Tu hai diritto alla mia mercede, povera creatura, perchè
-sei meno forte, e perchè mi ami. Io solo soffrirò per entrambi: -- io
-solo».
-
-Subitamente, quell'odore della sua bocca lo sconvolse. Più forte che
-l'aroma della notte primaverile, più forte che l'olezzo del giardino
-ebbro, vaporante come un incensiere, su lui potè l'odore femineo di
-quella sua bocca soavissima, di quelle sue labbra socchiuse, appena
-umide, che avevano sete, che avevano involontariamente la forma ed il
-sapore d'un bacio, ch'erano più lascive di una forma ignuda, più nude
-che la nudità. Allora vide, intorno a' suoi occhi abbassati, le ciglia
-luminose tessere due piccoli semicerchi d'oro, e vide la sua pelle, su
-le gote, sul collo imbiondire per una vellutatura ch'eravi cosparsa,
-limpida, scintillante come l'oro.
-
-E vide nella sua gola riversa accumularsi un'ombra che tutta la vestiva,
-come un manto sotto il quale fosse nuda, e sentì che il suo petto gonfio
-colmava lo spazio fra loro, trasalendo ad ogni respiro, come fa un
-ventre femineo quando assorbe la voluttà...
-
-Brillava una finestra, una sola, ma fosca, nella casa buia; e fra i
-meandri del giardino addormentato egli la portò a giacere su l'erbe che
-fiorivano, come sopra una coltre viva, in un letto fragrante.
-
-Il vento, delle praterie sonore, portava lo strepito del maggengo non
-mietuto, che in vicinanza, in lontananza diminuiva, come un clamore di
-verghe d'argento.
-
-
-
-
-VI
-
-
--- Natalissa! Natalissa, vieni su!
-
-Era la voce di Maria Dora che chiamava dall'alto del giardino,
-affacciandosi al terrazzo, fra le spalliere dei gerani rampicanti, che
-fiorivano a mazzi d'ogni colore, nascondendo sotto un magnifico tappeto
-vivo tutto il muro della scalinata.
-
--- Corri, Natalissa, corri!
-
-La bambinetta era in fondo al giardino, aveva nel grembiule un fascio di
-ramoscelli, che suo padre mondava dall'aiuole troppo folte.
-
--- Lascia giù quella roba, e corri, Natalissa!
-
-Con una certa cura la bambinetta vuotò il grembiule sul margine del
-prato, fece in modo che il suo fascio non si disperdesse, poi cominciò a
-correre. Aveva in testa un cappello di paglia che la copriva come un
-ombrellone, ma il sole tuttavia l'aveva morata come una bacca selvatica.
-
--- Signorina Maria, che vuole? -- diss'ella con quel suo modo garbato di
-donnicciuola grande, la quale sappia il fatto suo.
-
--- Bisogna che tu corra sùbito in paese a cercare il dottor Paolieri, e
-dovunque si trovi, che venga su di filato, ma sùbito, e venga pure se
-fosse occupato, perchè il signor Giorgio sta male... sai, piccina: molto
-male.
-
--- Oh, poveretto! -- esclamò la bimba senza riflettere. -- Ma, e se non
-lo trovo?
-
--- Cércalo, cércalo dappertutto; dillo al farmacista, dillo a tutti
-quelli che incontri, e manda persone in giro finchè l'abbiano trovato.
-
-Poi non rimase a discuter oltre; tornò dentro frettolosa, gridando
-ancora una volta:
-
--- Corri, Natalissa!
-
-Ma questa, nella sua testolina ragionevole, non poteva persuadersi di
-quella necessità.
-
--- Come mai? Hanno un dottore in casa... che bisogno c'è del Paolieri,
-quello che cura i poveri?
-
-Tuttavia si mise a correre, come le avevan detto, poichè era ubbidiente.
-
-Intanto, sul primo pianerottolo della scala, Maria Dora vide qualcosa
-che la percosse d'un grande stupore. Novella era nel corridoio, diritta
-contro la parete, a pochi passi dalla camera di Giorgio; pareva in croce
-contro il muro, con le spalle oppresse come dal peso di una fatica
-interiore, le braccia un po' discoste dai fianchi, le mani aperte, quasi
-aderenti all'intónaco, e tutta bianca nel viso d'un pallore che alterava
-le sue fattezze. Non solo, ma nel medesimo tempo aveva intravveduto
-Andrea sparire di lì, entrar per una porta, uscirne, tornare, quasichè
-non avesse potuto nascondersi a tempo. Era passato davanti a lei che
-saliva, senza guardarla, senza forse vederla, con gli occhi stranamente
-esagitati, i capelli che parevan irti. Ed in entrambe quelle facce un
-non so che di malvagio, di folle, una specie di tragica simiglianza.
-
-Ella vide questo, e si fermò davanti alla sorella, senza trovare il
-coraggio di parlarle. Ma questa non fece il più piccolo movimento, e
-rimase con gli occhi sbarrati, le mani aperte, quasi crocifissa contro
-il muro.
-
--- È strano, -- pensò Maria Dora; -- ogni volta che Andrea torna dalla
-città, Giorgio si aggrava...
-
-Tutta la casa era sossopra; nella camera del malato i familiari si
-affacendavano; la Berta ne usciva ogni tanto, in punta di piedi,
-strisciando su le pantofole di feltro, facendo tutto quello che le si
-ordinava. Ora passava con una bottiglietta, or con una pentola d'acqua
-bollente; poi venne fuori papà Stefano e si mise a chiamare con voce
-soffocata:
-
--- Andrea...
-
-Maria Dora prese una mano della sorella e dolcemente le domandò: -- Che
-hai?
-
-Novella strinse la sua mano, forte, forte, senza rispondere; gli occhi
-le brillavano, accesi d'una febbre che ne consumava il pianto. Allora,
-levando il capo verso l'altro pianerottolo, Maria Dora vide il suo
-fratello Marcuccio, seduto su l'ultimo scalino, fermo come un cane
-accucciato, e che guardava in aria, con le pupille fisse, ascoltando.
-Aveva il suo violino su le ginocchia, l'archetto nel pugno, e senza
-batter ciglio, con ferma intensità, pareva tutto assorto nell'ascoltare
-un lontano rumore di avvenimenti, una confusa voce che parlasse con lui
-solo.
-
-Vedendo la casa in tumulto, guidato forse dall'istinto, era venuto egli
-pure su quella scala, presso la camera dell'infermo, dove non entrava
-mai.
-
--- Andrea, Andrea... -- ripeteva la voce del padre.
-
--- Ebbene? -- disse questi, apparendo su l'angolo del corridoio.
-
-C'era in lui una specie di convulsione ferma, che la tensione de' suoi
-nervi dominava a stento.
-
--- Non posso fargli più nulla, -- disse con voce rapida.
-
-Aveva tra i sopraccigli una ruga profonda.
-
--- Ma... ràntola... -- balbettò Stefano.
-
-Andrea rovesciò indietro il capo, con una specie d'urto che scosse tutta
-la sua persona:
-
--- Lasciàtelo stare. O la crisi passa, o questa volta è finita.
-
-Ripetè ancora, con una voce più sorda: -- È finita.
-
-E cominciò a camminare velocemente, in sù, in giù, davanti all'uscio
-dell'infermo. I suoi passi facevano romore; il pianerottolo ne
-traballava; la ringhiera scossa mandava una specie di ronzìo.
-
-Poi si fermò di scatto:
-
--- Viene questo medico?
-
--- Sì, -- rispose Maria Dora timidamente.
-
--- Che viene a fare?
-
--- Mi avete detto voi di chiamarlo... voi stesso, poco fa...
-
--- Sì, è vero: l'ho detto io. -- Fece una pausa: -- Bene, venga!
-
-Di nuovo si mise a camminare, più rapido, con maggiore concitazione.
-
-Gli occhi di Novella inseguivano ogni suo gesto, ogni sua mossa, quasi
-fossero ammaliati; ed egli non la guardava mai; non guardava nessuno.
-
-Dalla stanza dell'infermo uscì mamma Francesca, e piangeva. Mormorò:
-
--- Bisogna salvarlo...
-
-Poi carezzava la fronte della figlia maggiore, dicendole:
-
--- Ti senti male, è vero, povero cuore?...
-
--- Sì, mamma, così male!...
-
-Ma la Berta, ch'era per un momento rimasta sola con il malato, scappò
-fuori quasi correndo, bianca di paura.
-
--- Oh, la sciocca! -- fece Stefano, vedendo la sua pavidità.
-
-Ora, quel giorno, Marcuccio la odiava. Per non guardarla, o forse per
-dispregio, col dosso della mano in cui teneva l'archetto si coverse gli
-occhi, fin quando fu passata.
-
-Macchinalmente Andrea guardò l'ora. Disse:
-
--- Le tre. Non piangete, Novella! vi prego, vi prego non piangete!...
-
-E risolutamente varcò la soglia, dietro la quale stava il moribondo; la
-soglia buia che segnava quasi un limite.
-
-Allora, in quella penombra, da solo, Andrea s'avvicinò al letto nel
-quale stava disteso il malato inconoscibile; si curvò leggermente per
-ascoltarlo, e rimase immoto. In quella breve distanza, dal limitare al
-letto, nello sforzo enorme che aveva dovuto compiere sopra sè stesso,
-l'incubo del suo spirito si era dissipato come per incanto; una gran
-pace gli entrava nel cuore: piuttosto che pace era una lucida
-insensibilità.
-
-Lo guardava, lo poteva guardare senza tremarne. Non era più che la
-squallida ombra d'un uomo, in cui persisteva tenacemente una fievole
-vita.
-
-E il medico pensò: -- «Una crisi. Non sarà l'ultima. Ora è già quasi
-domata. Passa.»
-
-Avrebbe voluto anche toccarlo, tastargli le tempie, i polsi, il cuore,
--- ma le sue proprie mani, involontariamente, si rifiutarono. Allora
-tese l'orecchio: il respiro fluiva più uguale nonostante il fiochissimo
-rántolo, nonostante la viscida saliva che gli schiumava tra le labbra.
-
-E il medico pensò: -- «Fra poco gli si potrebbe fare un'altra iniezione
-di caffeina; il cuore ha già ripreso un po' di forza.»
-
-E vedeva con l'occhio esperto riaccendersi la vita nell'esausto cuore.
-Lo vedeva, senz'averne alcun segno, per una specie di sensazione fisica,
-la quale gli proveniva dall'aver molto spiati gli indizi della morte, il
-calore impercettibile della vita.
-
-Non si moveva; era come affondato nel materasso; la coltre si alzava sui
-piedi congiunti, su le ginocchia un po' salienti: un braccio pendeva dal
-lenzuolo con la mano torta, come se nell'affanno avesse cercato di
-ghermire, di stringere; soltanto nella gola denudata era il gonfiore di
-uno sforzo continuo; nelle palpebre qualche battito.
-
-Gli pareva d'essere accanto ad un altro malato, ad uno dei tanti che
-aveva ritolti alla morte o vegliati nelle agonie; gli sembrava quasi
-d'essere l'artefice davanti all'opera, e di doverla compiere con quella
-tranquillità di spirito che pareva separarsi dal suo cuore d'uomo; gli
-sembrava di non esser altro che una macchina, attenta e paziente. Se una
-vita era in pericolo, a lui toccava salvare quella vita: questa era la
-sua missione nel mondo, questo gli appariva semplice, come al timoniere
-il mettere su la barra la sua mano forte, come allo spegnitore d'incendi
-l'avventarsi dentro il fuoco.
-
-Macchinalmente mescè dentro un cálice alcune gocce d'una pozione con un
-sorso d'acqua, e gliela fece colare traverso le labbra bavose,
-tenendogli sollevato il capo con una mano passata dietro la nuca. Senza
-volerlo aveva pur vinta la repulsione del toccarlo, e poichè il liquido
-non trangugiato gli colava per il mento, lo rasciugò con un panno.
-Dolcemente gli ripose il capo nel cavo del guanciale, gli compose la
-mano torta sotto la coltre, lo coverse fino alla gola, e stette a
-guardarlo.
-
-Allora l'uomo -- non più il medico -- pensò ad un tempo lontano della
-lor giovinezza, quando quella creatura sfinita era un maschio
-avventuriero della buona strada, e si erano data la mano, da uomini, da
-galantuomini, per affrontarla insieme, la vita. E lo rivide nelle sue
-sembianze d'allora, vestito di panni semplici, come si conviene a chi
-vive tra lo scoppio delle mine ed il rimbombo delle macchine
-generatrici, con la sua bella fronte illuminata di volontà, l'anima che
-gli brillava negli occhi, limpida come il suo sguardo sincero. Egli era
-forse un po' selvatico a quel tempo, e si trovava dappertutto a disagio
-fuorchè tra le squadre d'operai, che capitanava come un condottiero, che
-lo amavan come un fratello più forte, ma uguale ad essi nelle fatiche,
-primo nei pericoli, integerrimo nella sua splendida povertà.
-
-Rivide un giovine alto della persona, nervato di ferrei muscoli nella
-carne arida, sebbene dal colorito un po' esangue, dalle fattezze quasi
-di adolescente, forse per quegli occhi azzurri che gli schiaravano la
-faccia e la biondezza dei capelli non folti, che davan quasi una
-trasparenza alla sua dolce fisionomia. Non aveva più famiglia, era solo
-nel mondo, e in luogo d'ogni altro amore aveva l'ambizione inflessibile
-di avanzarsi contro la vita per una via di conquiste, sacrificando tutti
-gli agi allo splendore della sua meta lontana.
-
-Ma aveva un fratello nel mondo, un fratello come lui combattente, come
-lui persuaso che ogni giorno si debba fare un passo più innanzi; e
-quand'ebbero denaro, divisero il denaro, quand'ebbero sciagure, divisero
-le pene, quand'uno si coronò di gloria, e l'altro si sentì pure
-innalzato nella sua medesima elevazione. Da presso, da lontano, separati
-e mai disgiunti nelle dure imprese che affrontavano, traverso l'età e le
-molte insidie che la vita ordisce contro gli affetti umani, salvarono
-quest'amicizia sacra, questo patto fraterno che li rendeva più forti, e
-delle cose o dei principii che la vita aveva loro insegnato a
-considerare in guise opposte non discutevano mai, per non gettare
-un'ombra pur lieve su questa concordia assoluta.
-
-Quanta vita nella memoria! quante vicende coraggiose! quante belle
-pagine di due storie umane, vissute per cammini opposti, con un solo
-cuore!
-
--- «Ti ricordi?...» -- voleva quasi dirgli, mentre stava curvo sopra il
-suo letto, sopra le sue logore membra, in quella camera semibuia. -- «Ti
-ricordi?...»
-
-E con quella celerità istantanea che solo il pensiero possiede, tutta
-rievocava in un baleno la storia di tanti anni, le vestige di tante
-memorie che infuriavano, là indietro, come foglie ammulinate, in quel
-turbine che si chiama il passato. E ogni tanto domandava a sè stesso,
-quasi con un senso di reale incertezza: -- «È lui? proprio lui,
-quest'uomo che ora giace? quest'uomo ch'io faccio morire? È lui?
-Giorgio?...»
-
-Anche il suono mentale di questo nome gli pareva una cosa lontana.
-
-Poi subitamente si ricordò di una sera, -- una sera non tanto remota in
-quella corsa a ritroso degli anni -- quando Giorgio era venuto a
-trovarlo nel suo laboratorio e s'era seduto in un angolo, taciturno, ma
-con l'aspetto di volergli dir qualcosa, di volergli fare una confessione
-grave. Perchè mai di quella sera egli si rammentava così bene ogni più
-piccolo episodio? -- Che strana cosa! In quella sera egli provò per la
-prima volta una specie di presentimento, oppure una di quelle sensazioni
-inspiegabili che paiono più tardi presentimenti quando il fatto accade.
-
-Era verso l'ora del pranzo, d'inverno, e pioveva. La pioggia produceva
-di continuo su la gran vetrata del laboratorio quel rumore scrosciante
-che un secchio d'acqua produce vuotandosi di colpo sovra un lastricato.
-
-Giorgio lo guardava; ed egli era seduto sotto la luce del riflettore, in
-mezzo a fiale, a storte, a gelatine dense di bacilli. C'era su la tavola
-un coniglio morto; in una gabbia tre topolini che giravan come trottole.
-
--- Sai, Andrea...
-
--- Ebbene?
-
--- Son persuaso che tu ne riderai, ma devo nondimeno confessarti una
-cosa...
-
--- Ti ascolto.
-
--- Ecco: mi sono finalmente annoiato di viver solo; ho un'idea fissa,
-nella testa, o nel cuore, non so... Insomma c'è una ragazza alla quale
-voglio bene... ed avrei pensato di prender moglie.
-
--- Oh, strano, strano... strano.
-
-E si ricordò di aver sollevato per le orecchie quel coniglio morto,
-ch'era freddo agghiacciato, e che ricadde come piombo. Certi particolari
-di nessun rilievo hanno talvolta più valore, più senso, nella memoria,
-che altri avvenimenti gravi.
-
-Gli sembrò allora, per la prima volta in tutta la vita, che da quelle
-parole, da quell'attimo, fosse per insorgere un ostacolo fra loro. Ma
-egli era un incredulo, un negatore: non vi badò.
-
-In quei giorni doveva riferire all'Accademia di Scienze su la scoperta
-di un nuovo bacillo e sopra un metodo di cura ch'egli proponeva,
-presentando un siero, che, dapprima combattuto, invalse poi nella
-medicina come un rimedio indiscusso, lasciando gli stessi medici
-stupefatti per la rapidità e la potenza de' suoi risultati. Era in quei
-giorni assorto pienamente dal lavoro, nervoso, irritabile, pervaso da
-quella febbre che accende l'uomo il quale sappia di possedere in sua
-mano una forza prodigiosa e debba farla riconoscere dalla ottusa
-diffidenza di coloro che paventano la novità; non viveva che tra la
-Clinica ed il laboratorio, trascurando il cibo, accordandosi poche ore
-di sonno, sostenuto solo da quella incurvabile volontà che gli stava
-confitta nel cuore come una lama, fino all'elsa, in un legno duro.
-
-E però si rammentava anche la voce di Giorgio, quando gli disse quelle
-parole; una voce che non gli aveva udita mai, vergognosa o timida, come
-la voce dell'uomo che debba farsi perdonare una colpa.
-
-Gli aveva risposto, quasi con negligenza:
-
--- Allora ti sei finalmente innamorato... ami... anche tu!... -- in
-quell'«anche» c'era quasi un piccolo disprezzo. Giorgio rispose:
-
--- Anch'io.
-
-E un'altra cosa rammentava, più nitidamente ancora, con una precisione
-singolare.
-
-Qualche settimana dopo gli venne curiosità di conoscere questa fidanzata
-di Giorgio e andò con lui a visitarla nella sua casa.
-
-L'aveva trovata bella... sì, molto bella -- e null'altro. Era stato al
-loro matrimonio, li aveva condotti fino alla stazione quand'erano
-partiti per il loro viaggio di nozze. Se ne tornò indietro solo, un po'
-triste, mentre gli pareva che qualcosa dell'antica lor fratellanza fosse
-andato in fumo, poichè per tutti i sentimenti, per l'amicizia come per
-l'amore, non bisogna essere che in due.
-
-Ma una volta, forse un anno, un anno e mezzo più tardi, Giorgio lo aveva
-invitato a pranzo, come soleva di tempo in tempo, e quella sera Giorgio
-si sentiva male.
-
-Ella era sempre un poco taciturna quand'egli veniva nella lor casa;
-Andrea lo aveva osservato infatti, senza domandarsene il perchè. Inoltre
-certi suoi movimenti, certe inflessioni particolari della sua voce, gli
-parevan un po' ambigue.
-
-Si era chiesto sovente se Giorgio fosse felice con lei, ma non osava
-parlarne con l'amico; era sceso tra loro un insensibile velo.
-
-Quella sera lo ricevette lei sola, in un salotto che dava sul giardino
-ed aveva un terrazzuolo fiorito di caprifoglio; sì, di caprifoglio o
-forse di glicine: un'alberatura nodosa che saliva dal giardino
-sottostante arrampicandosi nella ringhiera, e che mandava un odor forte.
-Non c'eran lumi nel salotto, poichè si andava incontro all'estate; il
-crepuscolo, rosso come un gran braciere, bastava da sè ad illuminare con
-il riverbero delle sue vampe.
-
-Ed ella disse che Giorgio era sul letto a riposarsi prima del pranzo
-«perchè Giorgio stava un po' male...»
-
-Poi discorsero d'altre cose. Eran seduti vicino alla finestra, a due
-passi l'un dall'altra, lei con un abito di color viola, scollato,
-percorso intorno alla cintura da una grande fascia nera. Teneva i piedi
-sovrapposti, poggiati sovra un cuscino: quello ch'era sotto si piegava
-come avesse la caviglia rotta, con una straordinaria elasticità; l'altro
-non istava mai fermo. Le calze tenui trasparivan di bianco; aveva su
-ciascuna scarpina una bella fibbia di antichi diamanti, rotonda, che
-luccicava.
-
-Il rumore della sua gonna di seta ogni tanto le saliva intorno alla
-persona come il rumore di una cosa viva; ella parlava distrattamente, di
-cose futili, con una voce lenta, facendo lunghe pause.
-
-Allora egli sentì per la prima volta, con precisione, ch'ella lo
-guardava come una donna guarda un uomo, attentamente, minutamente, senza
-lasciarlo intravvedere, e questo gli dette un senso di molestia, un
-senso anche di stupefazione. Si accorse d'un tratto ch'era singolarmente
-bella, d'una bellezza tentante, d'una bellezza non casta: il che aveva
-quasi dimenticato dal primo giorno che la vide.
-
-Sollevò gli occhi per guardarla negli occhi, e tutt'e due si sentirono
-un po' confusi... Di che? Di nulla; d'un pensiero, d'un'ombra, d'una di
-quelle indefinibili sensazioni che sono il principio di tutti i desideri
-colpevoli.
-
-Egli cominciò ad osservarla, e subitamente gli parve di aver già
-custodita nel suo pensiero l'immagine di una donna fatta come lei. Sono
-vibrazioni veloci, contro le quali non si ha tempo di reagire; ciò che
-le provoca è forse la loro impossibilità apparente, ciò che le alimenta
-è forse il terrore che incutono.
-
-Cominciò a guardarla egli pure, minutamente, attentamente, come un uomo
-guarda una donna, e la trovò più bella che mai. Gli piacque non solo il
-suo corpo, ma il vestito che portava, e quel suo nastro nero alla
-cintura, ed il rubino che le brillava sul dito come una goccia di
-sangue, ed il profumo del quale si era cosparsa, e la mano e la bocca ed
-i capelli, e sopra tutto la sua voce un po' velata, e sopra tutto la sua
-femminilità così piena di seduzione involontaria.
-
-Turbato, per interrompere quell'incanto, si levò e disse:
-
--- Ma, e Giorgio? Non potrei andarlo a vedere?
-
-Ella con gli occhi lo seguiva, e rispose lentamente:
-
--- Sì, se volete...
-
-Oh, se ne ricordava come fosse trascorso un solo giorno! E da allora,
-proprio da quell'attimo, un gran dramma aveva pervasa la sua vita, gli
-era entrato come una paurosa novità, non nell'anima soltanto, ma nel
-cervello e nei sensi, fino a sconvolgere tutto quello ch'era stata fino
-allora la sua concezione delle cose, fino ad afferrarlo in una specie di
-possessione, contro la quale non c'era in lui nè fuori di lui rimedio
-alcuno. Egli sapeva talvolta escludere una passione, ma limitarla mai.
-La sua natura non gli consentiva di rimanere a mezzo di alcuna strada: o
-non percorrerla, o andar oltre, contro tutto, inesorabilmente, come su
-l'ala di un destino.
-
-Fra questi pensieri egli non si rammentava più d'essere in quella
-camera, presso il guanciale d'un sofferente, sotto la salvaguardia del
-tetto che l'ospitava, nell'intimo d'una famiglia costituita. Ma invece
-gli pareva d'essere davanti ad un giudice invisibile, contro il quale
-gli fosse mestieri giustificare la sua colpa.
-
-D'improvviso lo interruppe nelle sue divagazioni un rumore di gente
-sopravvenuta; si volse.
-
-Papà Stefano e mamma Francesca facevano entrare il medico Paolieri,
-ch'era venuto su di corsa e trafelato ansava.
-
-Andrea lo squadrò velocemente, con uno sguardo nemico; l'altro, al solo
-vederlo, si fece ritroso ed umile, quasi avesse una fredda vergogna di
-compiere il proprio officio davanti a quel grande salvatore d'uomini.
-Pareva, più che medico, un buon diavolo di sensale, con i suoi scarponi
-impolverati, i calzoni stretti che gli facevan due borse alle ginocchia
-ed un suo certo soprabito, d'un giallo stinto, che portava sempre
-sbottonato, fino ai mesi del solleone. Aveva la faccia adusta, la mano
-del vangatore, una grigia capigliatura spettinata che gli metteva
-qualche ricciolo su la fronte intarsiata di rughe; aveva gli occhi
-vivaci, il naso forte, un paio di baffi tagliati a spazzola, duri come
-setole.
-
--- Professore... -- articolò, con una specie d'inchino.
-
-Per lui il malato era una cosa del tutto secondaria in quel momento; ciò
-che lo stordiva era di trovarsi davanti al grande clinico, al medico
-illustre, all'uomo di battaglia e di scienza che l'intero mondo ammirava
-come un prodigioso rinnovatore della medicina moderna.
-
--- Professore... -- mormorò un'altra volta, -- è lei che mi ha fatto
-chiamare?...
-
-Sudava, pover'uomo, a grosse gocciole, ma non osava rasciugarsi la
-fronte.
-
--- Ella è il medico del paese? -- domandò Andrea Ferento, senza
-indietreggiare dal letto dell'infermo, come se vi stesse a guardia.
-
--- Sì, signor Professore, io sono il medico condotto... -- rispose il
-Paolieri, con un altro inchino più goffo.
-
-Ci si vedeva poco nella camera: Andrea fece segno a papà Stefano di
-aprire a metà un'imposta, e fu Maria Dora che, scivolando dietro il
-padre, andò alla finestra. Andrea aveva ritrovata la piena padronanza di
-sè. Tenendosi ritto parlava con gesti sobrii, guardando ora il malato,
-ora il medico, dando ragguagli esatti su quanto era accaduto.
-
-C'era più luce ora, ma il letto rimaneva nella penombra, con quell'uomo
-supino e fermo, che pareva non desse alcun segno di vita.
-
--- Ci fu un momento difficile, -- spiegava Andrea, -- e temendo il
-peggio, ho desiderato fosse presente anche lei. In due si vede assai
-meglio e si provvede con maggiore tranquillità.
-
--- Oh, Professore... io debbo ringraziarla, ma non potevo essere che
-inutile... certamente inutile...
-
-Fino allora, mentre il Ferento esponeva con lucidità la crisi patita
-dall'infermo ed i rimedi usati, l'ottimo Paolieri non aveva rivolto che
-qualche sguardo distratto al giacente, standosene assorto nelle parole
-del narratore come se volesse mostrargli di non perderne una. E di
-continuo faceva con la testa un segno d'assenso, anche dove questo
-appariva superfluo.
-
-Ogni tanto intercalava, come una litania:
-
--- Vedo, vedo, vedo... -- Forse non vedeva nulla, tanta era la sua
-confusione.
-
--- Per fortuna, -- seguitava il Ferento, -- in capo d'un certo tempo,
-mediante l'iniezione, ho potuto rianimare il cuore, e da vari indizi ho
-notato che la crisi ancora una volta sarebbe stata vinta senza gravi
-conseguenze. Ora, più che altro, si tratta di un grande prostramento
-nervoso, che tende a scomparire. Il respiro è difficile, ma assai meno
-di prima: il polso debole, ma riprende, -- e si potrebbe, se lei crede,
-fargli un'altra iniezione di caffeina. La dose che gli ho somministrata
-finora è piccola: una seconda può giovare.
-
--- Ma senza dubbio! -- disse il Paolieri. Poi soggiunse: -- Oh, scusi...
--- E in fretta si cavò il soprabito.
-
-Fino allora non s'era nemmeno accorto di portarlo indosso, tanta era
-l'abitudine che ne aveva; e l'essersi tolto senza necessità quella sua
-specie di casacca o di giubbone, era il più grande segno di rispetto
-ch'egli potesse dare ad un uomo.
-
--- Se vuole, -- disse Andrea Ferento, quasi a termine del suo parlare,
--- se vuole, dottore, lo esamini.
-
-Era un invito, sì, ma detto nel modo con cui si propone ad alcuno di
-fare una cosa del tutto inutile.
-
-Il Paolieri s'appressò al letto; prese macchinalmente il polso del
-malato, gli toccò la fronte, gli rovesciò un labbro per guardargli le
-gengive. E questo fece due volte. Poi gli scoverse il petto ed ascoltò
-il cuore; gli mise una mano sul fianco per esaminare il fegato e gli
-premette l'intestino.
-
-Nel fare quel che faceva da anni, tante volte al giorno, come nel
-compiere le pratiche d'un mestiere assiduo, dimenticava perfino la sua
-soggezione e la presenza stessa di quel gran medico. Faceva tutto ciò
-con coscienza, assumendo nella sua faccia ruvida un non so che di grave,
-quasi d'intelligente.
-
-Poi lo ricoverse con delicatezza: ancora una volta gli guardò le
-gengive, le membrane interne degli occhi, a lungo, e di tutto
-quell'esame non fece che dire:
-
--- Già... già...
-
--- Le pare? -- disse Andrea, attentissimo.
-
--- Già... come lei diceva, Professore... non si tratta che di un grande
-prostramento... l'iniezione gioverà.
-
--- Sì, facciamola.
-
-Fu allora che il malato aperse gli occhi e stupitamente li guardò. Due,
-tre volte li aperse, non potendoli tener fermi; e li guardava l'un dopo
-l'altro, attonito, cercando.
-
-Mosse le labbra, forse per dire un nome... Quale nome?
-
-Certo quello solo che amava, quello inestinguibile, che per lui non
-moriva nella morte: Novella...
-
-Appunto era venuta su la soglia ed aspettava, tutta bianca.
-
-
-
-
-VII
-
-
-Il malato si levò ancora dal letto e parve per alcun tempo godere di un
-benessere nuovo. Siccome i giorni si facevan caldi, sua moglie lo
-accompagnava durante il pomeriggio sotto un pergolato a riparo dal
-vento, e là sedevano, rimanendo per lunghe ore insieme. Ogni tanto li
-venivan a trovare o Maria Dora o gli altri della casa, e la giornata
-passava quasi rapida, nonostante l'inerzia di quella calda primavera.
-Talvolta capitava su Maurizio, a parlar della sua caccia o dei
-campicelli di suo padre, che li aveva laggiù, verso valle, con una
-piccola cascina. Ed erano allora lunghi discorsi, che il malato
-ascoltava con un sorriso benevolo, mettendovi qualche parola ogni tanto,
-sempre con dolcezza.
-
-Il Ferento andava, tornava, dalla città in villa, sin tre o quattro
-volte per settimana. Il malato gli diceva continuamente, con un sorriso
-calmo: -- Perchè mi curi? Tanto è inutile...
-
-Ma si sentiva più felice quand'egli era lontano, quando poteva restar
-solo con lei, senza che nessun estraneo interrompesse con la sua
-presenza quella specie d'intimità nuova ch'era nata fra loro. Dopo la
-crisi terribile, pareva che il male volesse dargli una tregua, una di
-quelle tregue ingannevoli che talvolta precorrono l'agonia.
-
-Egli rimaneva lungamente a guardarla, con un sorriso pallido su le
-labbra, gli occhi un po' velati, come se non fosse mai sazio del suo bel
-viso e volesse portar seco nella morte la più compiuta immagine di lei.
-L'anima sua traboccava di dolcezza, e, quasi per comunicarle questo
-senso d'amore, ogni tanto allungava la mano a carezzar la sua mano; le
-diceva una timida parola d'affetto, con l'esitazione d'un innamorato che
-parlasse per la prima volta. Ella era triste, accasciata, stanca; tutti
-i sintomi della maternità travagliavano il suo corpo; la opprimeva una
-disperazione taciturna davanti a quel pericolo che ogni giorno si faceva
-più prossimo. Che sarebbe stato di lei, di loro, se non avesse potuto
-più nascondere, prima della sua morte, quella vita inconfessabile?
-
-La sua morte? Ma chi le aveva mai detto ch'egli dovesse morire?
-
-Infatti, per una specie di graduale suggestione, s'era già quasi avvezza
-a questo pensiero come all'attesa d'un fatto inevitabile, d'un'ora
-imminente, e per vari giorni, senza volerlo, senza ben sapere
-cos'attendesse, era vissuta nell'aspettativa da un attimo all'altro di
-quel grido che la chiamerebbe lassù, nella camera semibuia, presso il
-letto dov'egli rimarrebbe disteso...
-
-Il giorno anzi dell'ultima crisi, udendo il suo rantolo, aveva creduto,
-senza volerlo, provandone anzi un orrore immenso, che il momento
-inevitabile fosse venuto, e rimanendo come in croce, là, nel corridoio,
-attendeva che alcuno, forse Andrea, nell'uscire da quella camera le
-dicesse con uno sguardo: -- Sai...
-
-Ma ora lo vedeva sorridere, camminare, parlare... lo spettro funerario
-s'era di sùbito arretrato, e mentre in addietro quell'avvenimento le
-pareva lì lì per succedere, ora non lo immaginava neanche più; non
-aspettava più quel grido. E nell'esame interiore che ognuno suol
-compiere di sè medesimo, s'accorgeva con terrore di averlo desiderato.
-
-La sua morte? Ma chi le aveva mai detto che dovesse morire?
-
-«Forse fra poco, forse fra qualche anno...» Vagamente le pareva di aver
-intese una volta queste parole su la bocca di Andrea.
-
-E allora qual'altra possibilità rimaneva per lei -- e non per lei sola
--- davanti a questo nodo inestricabile che nulla poteva troncare? Qual
-dramma scoppierebbe nella casa il giorno in cui la sua maternità
-divenisse manifesta? Non era forse uccidere, ma d'una morte più barbara,
-quell'uomo dolce che l'amava? Ed il suo padre che farebbe? e la sua
-mamma, e la sua fresca sorella che direbbero di lei? Ecco: la casa, il
-nome sottomesso allo scorno della gente. Una creatura nata nella
-tragedia, senza padre, senza diritto a vivere... E Andrea? e il loro
-amore?...
-
-In quelle ore d'ozio, stando seduta presso il marito che non moveva gli
-occhi da lei, senza tregua ella si rivolgeva nella mente queste domande
-affannose, lasciandosi cullare da un'inerzia totale delle membra e dello
-spirito, come una povera creatura che, perduta ogni speranza di
-salvezza, si lasci travolgere senz'alcuna resistenza verso l'urto che la
-dissolverà.
-
-E tuttavia, nascosto nell'anima, impreciso, indefinibile, aveva quasi un
-filo di speranza... di speranza in quell'uomo così risoluto e così
-certo, che le pareva capace di soverchiare tutte le impossibilità; in
-quell'uomo che le aveva detto una notte, una notte d'amore: -- Così ti
-amo, e più forte. Non dimenticare queste due parole: «Più forte».
-
-Ella non ne aveva compreso il senso, non aveva nemmeno cercato di
-comprenderne il senso; ma era come una sensazione di forza che
-aleggiasse intorno a lei, una potenza incontrastabile che avesse radici
-profonde in quel suo petto virile.
-
-Non si parlavano più che a rari intervalli, di sfuggita. Egli era più
-che mai taciturno; quando non doveva tornare in città, passava le
-giornate chiuso nella sua camera, trasformata in una specie di
-laboratorio, fra i libri di scienza e le ampolle delle sue misteriose
-medicine. Soltanto a lunghe distanze di giorni, talvolta, nel cuore
-della notte, quando la casa era tutta spenta, ella scivolava giù dal
-letto per andare a lui, per temprare in quell'animo forte il suo stanco
-dolore.
-
-Tutto gli raccontava, tranne, per un pudore involontario, le parole di
-quel pomeriggio, quand'ella era seduta presso il cembalo ed una striscia
-di sole feriva obliquamente la stanza, piena di polvere viva. Ma nelle
-sue reticenze tuttavia si era tradita più di una volta. Finchè, un
-giorno, egli non fece che prendere le sue mani, poi, senza farle
-violenza, ma con quella voce che aveva ogni potere su lei e che pareva
-rimproverarle il silenzio come un disamore, le domandò:
-
--- Perchè mi nascondi qualcosa? perchè non mi dici tutto quello che sai?
-
-Ella non tacque oltre. A faccia china, gli ridisse tutte le parole, una
-per una, tutte.
-
-Egli notò solo che l'infermo l'amava tuttora d'una passione d'amante, e
-che dal suo dolore traspariva una orrenda gelosia.
-
--- Dimmi, ed hai sentito che ti amava? che ti desiderava... proprio
-così? Dimmi!
-
-Elle ebbe, nel ricordo, una specie d'ira.
-
--- Perchè vuoi che lo dica? Sì, ho sentito il suo desiderio caldo come
-una febbre avvinghiarmi, soffocarmi... ed ho avuta per un attimo la
-tentazione di gridargli in faccia: «No! làsciami... làsciami... perchè
-infatti, è vero, lo amo!... sì, lo amo con tutta la gioventù delle mie
-vene!... lui amo: Andrea. Non farmi più mentire!» -- E per un momento,
-con una specie di crudeltà voluttuosa, tutto quello che vi è d'immondo
-in me, nel mio cuore pieno di tormento, nella mia carne piena di vizio,
-mi ha fatto sentire l'odio, un vero odio, contro questa creatura malata
-che m'incatena al suo letto come un'infermiera, che si trangugia la mia
-gioventù come una medicina, mentre là, fuori appena dalla finestra, c'è
-il sole, c'è l'aria, c'è il vento... ed io vorrei lanciarmi a quella
-finestra e gridarti: Sì, vieni, vieni!... préndimi! pórtami via!...
-
-Egli ascoltava senza dir motto, chiuso in una rigida impenetrabilità,
-come se ascoltasse piuttosto la voce del suo proprio cuore che non la
-voce di lei. Vedendolo pensare così profondamente, lo chiamò per nome,
-indi lo scosse, poichè le parve che una sofferenza fisica gli alterasse
-la fisionomia.
-
--- Guárdami, Andrea... Che hai?
-
-Con un gesto vago della mano egli scacciò la torma dei pensieri che
-l'assediavano, e disse:
-
--- Idee!... null'altro che vuoti fantasmi!
-
-Su la sua fronte, divisa dalla ruga profonda come una ferita, ella
-passò, per diradarne l'ombre, la sua mano lieve.
-
--- E non li puoi disperdere, tu che sei così forte?
-
--- Disperdere? Anzi, no! Bisogna invece discutere con essi, poichè veri
-e temibili fantasmi sono quelle ombre che la nostra coscienza non osa
-prendere di fronte, alle quali non osa dire: «Tu ti chiami, per esempio,
-rimorso; per esempio, delitto; per esempio, morte.» Poichè, vedi, la
-nostra coscienza è talora un senso involontario di giustizia, ma più
-spesso è una paura dell'anima davanti alla felicità. Molte volte un atto
-infinitesimale di coraggio basterebbe all'uomo per risolvere tutto il
-problema della sua vita... e non l'ha! Pensa che schiavi siamo, noi che
-poniamo quasi sempre i nostri desideri là, dove questa paurosa coscienza
-ci impedisce di giungere.
-
-Poi fece una pausa, e guardò negli occhi la donna che amava, colei che
-portava nel grembo il lor figlio concepito, e quasi tremando le domandò:
-
--- Novella, se un giorno tu sapessi che nel lontano passato io commisi
-una colpa orrenda... se tu sapessi d'un tratto che sono macchiato, che
-porto nel mio cuore un suggello d'infamia incancellabile... cosa diresti
-allora di me? cosa faresti per punirmi, Novella?
-
--- Che importa? -- ella rispose: -- questo non è vero...
-
--- Ma, se fosse vero?... -- incalzò l'amante: -- Rifletti bene: «Se è
-vero?»
-
-Ella sorrise, lo abbracciò, divenne scherzevole, quasi volesse
-allontanare quel pensiero molesto.
-
--- Ne avresti orrore, -- egli concluse. -- Anzi, non mi ameresti più.
-
--- Oh, -- ella fece, -- come sei pazzo!
-
-Gli fece passare le dita fra i capelli, ravviandoli, quasi adoperasse un
-pettine fino. I capelli spartiti risorgevan ondosi, con una specie di
-ribellione, dietro il solco delle sue dita.
-
--- Cosa può importare a me quello che avresti fatto? Io non ti giudico:
-ti amo.
-
--- Sì?... e la sapresti perdonare, dimenticare, la mia colpa? anche se
-fosse la più grande?...
-
-Ella s'avvinghiò a lui, forte, per comunicargli traverso le vene quella
-verità che stava per dirle, e con un filo di voce, poichè vi son cose
-che van dette piano anche quando si è soli:
-
--- Senti... -- bisbigliò, -- qualsiasi cosa tu faccia, ora, e nel
-passato, e sempre, penserò che quella cosa è giusta, e che fai bene...
-perchè ti amo fino a trasformarmi nella tua propria volontà e sono in te
-più fortemente che il tuo stesso cuore...
-
-Egli premette le labbra contro la sua gola calda, e rise, d'un riso
-convulso che lo faceva trasalire, illuminandolo di gioia come un
-repentino sole.
-
--- Ora, -- disse perdutamente, ora ti possiedo per la prima volta come
-volevo, e più nulla -- ricórdati! -- più nulla ci saprebbe dividere.
-
-Senza busto, con i capelli raccolti da un pettine solo, ravvolta in una
-vestaglia di seta che la fasciava senza nasconderla, con i piedi scalzi
-nelle pianelle di raso orlate d'ermellino, il pizzo della camicia che si
-arruffava nell'incrociatura, ella raccolse contro di lui tutto il calore
-del suo corpo innamorato, sentendosi a poco a poco disperdere in un
-oblìo voluttuoso, come se al di là da tutte le angoscie, da tutte le
-servitù cui la vita incatena, ella non volesse più rimanere altro che
-l'amante, l'innamorata, la femmina perdutamente sua, nè volesse ormai
-conoscere altra disperazione oltre quella de' suoi baci ubbriacanti
-nella complicità e nell'ebbrezza d'una notte d'amore...
-
-Allora, con la mano che brancolava in cerca del suo tepido grembo, egli
-sentì nel ventre non piano trasalire -- o così gli parve -- la forma
-della creatura.
-
-
-
-
-VIII
-
-
--- Il diritto a dare la morte... -- profferì a sè stesso Andrea Ferento,
-con una voce che pareva misurare ogni sillaba di quel dilemma
-inesorabile, mentre teneva sospesa contro il lume una fialetta colma
-d'un liquido senza colore, trasparente come l'acqua, che però tramandava
-dalla sua purezza un non so che di poderoso e di sinistro. Non
-sprigionava intorno a sè un colore nè un odore che bastassero a
-definirlo, ma una specie di possibilità nefasta: la virtù del poter
-uccidere; come l'acqua invece tramanda l'innocenza ed esprime
-l'innocuità. La luce della lampadina accendeva una piccola raggiera sul
-vetro dell'ampolla; questa rifrazione bruciava le sue dita, pareva
-investire d'un riverbero tutta la tragica persona dell'esaminatore.
-
-Egli era solo, nella sua camera chiusa, tra gli alti scaffali carichi di
-libri e l'armadio vetrato, che lasciava intravvedere, un sopra l'altro,
-parecchi ordini di vasi medicinali. La tavola da lavoro, ingombra di
-scartafacci, di provini, di siringhe, di storte, di bottiglie tappate,
-era d'ácero nudo, e per la sua larghezza ingombrava quasi un terzo della
-stanza. Dentro una specie di nicchia, fatta come un'arcata, ch'entrava
-per mezzo metro nello spessor del muro, il letto era disposto nel senso
-della parete; una tenda vi cadeva sopra a baldacchino, senza coprirlo
-interamente.
-
-Egli portava sopra l'abito una tunica di tela greggia che gli scendeva
-sino alle caviglie, stretta ai polsi e serrata in vita da un cordone
-come un saio da monaco; l'alta sua persona prendeva in quella veste una
-apparenza ieratica.
-
-Tutto era silenzio intorno; pareva che la casa dormisse nel suo primo
-sonno, sebbene forse, dentro le occulte camere, non dormissero gli
-abitatori. Dal giardino sottostante salivano a tratti le vampe odorose
-dei gelsomini.
-
--- Il diritto a dare la morte... -- profferì una seconda volta, con
-maggiore lentezza, Andrea Ferento. -- Uccidere! La parola bella e
-terribile che nessuno ha mai osato far assurgere ad una legge umana. «Tu
-non puoi uccidere perchè non puoi creare,» -- predicarono i remoti
-Evangelisti. «Ma il senso eterno del mondo, la legge implacábile della
-natività, non è forse chiusa in questa parola fra tutte più necessaria:
-«uccidere?»
-
-Dalle origini stesse della vita l'uomo non fece che stabilire limiti. È
-inteso: c'è un male, c'è un bene. Ma come si tracciarono i confini? Come
-e da chi?
-
-Ah, ecco, intendo! All'estremo, all'ultima pietra milliare della
-comprensione, dove tutto si confonde in un color di miracolo, avete
-messo, -- è incredibile! -- questa parola che fa tornar da capo: «Dio».
-Parola vuota come un baratro, perchè, per comprenderla, bisognerebbe non
-esser uomini, mentre l'averla concepita come uomini vuol dire
-semplicemente aver dato un nome, null'altro che un nome, ad una
-sensazione d'impossibilità.
-
-In voi non trovo la mia strada, Evangelisti.
-
-Ora, vi dico, il nodo è serrato ma semplice: Se io debbo vivere, la mia
-vita vuole una morte.
-
-Ora vi dico: Non una, ma due vite insieme, anzi due vite inseparabili,
-sono davanti a un'agonia. La donna che amo, il figlio che ho fatto
-nascere, e la mia sorte che brilla: un gruppo formidabile di energie
-rimane fermo, senza possibilità di andar oltre, davanti ad un rantolo
-che si prolunga.
-
-O Evangelisti, non credete voi che si possa talvolta sopprimere una vita
-semispenta, per salvarne altre, pulsanti, gaudiose, di là da quel
-sepolcro? Non ammettete l'uomo eretto a giudice solo ed eroico di sè
-stesso, l'uomo anarchico, superiore alla legge pattuita, che usa d'una
-sua forza spaventosa, ed in silenzio, nel buio, toglie di mezzo
-l'ostacolo che lo divide dalla sua felicità?
-
-Chi me lo impedisce?... Cristo? -- Cristo era un uomo come me: io non
-gli credo. La legge? -- La legge è stata fatta da uomini come me; non
-rappresenta che la necessaria catena; io sono più forte: la spezzo; più
-scaltro: la évito. Forse la coscienza? -- Essa è paura, è viltà, è un
-terrore atavico dell'uomo: bisogna insegnarle a volere con
-inflessibilità quello che davanti alla vita, e non davanti agli uomini,
-è giusto. A che servirebbero questi veleni minutissimi, rari, lenti,
-senza traccia, che crescono pure nella vegetazione della terra, se la
-natura stessa non avesse riservato all'uomo la possibilità di propinare
-una morte nascosta? Che sarebbe l'amore in sè medesimo, se per lui non
-fossimo capaci di compiere qualche atto di eroismo crudele? Non contro
-me posso infierire, poichè la mia morte non li salva, anzi li perde. Ho
-amata una donna non mia e l'ho resa madre: mi trovo nell'impossibilità
-di liberarla dalla sua concezione, il che sarebbe altrettanto delitto.
-Lascerò ch'ella si uccida? O giudici, sarò così vile da non fare con
-risolutezza tutto ciò che il mio coraggio può fare per lei?
-
-Forse avrei dovuto, quando ne sentii nascere il primo palpito, soffocare
-in me questo inevitabile amore. Ma tutto si può fare al mondo, fuorchè
-non amare ciò che si ama.
-
-Ora, contro il diritto a vivere di queste due creature, che sono ormai
-la mia sola ragione di essere, sta un'agonia, sicura ma tenace, lenta ma
-irremediabile... Due giovinezze davanti ad un sepolcro, due ricchezze
-davanti ad una miserrima povertà. Fra queste cose, il coraggio della mia
-mano, la stilla invisibile di un veleno, il martirio nascosto della mia
-coscienza... Ebbene, in tale dilemma, è più onesto concepire la
-coscienza come una schiavitù paurosa, che rifugge dal delitto per il
-solo terrore de' suoi fantasmi, o concepirla come un coraggio efferato,
-che avvinghia quei fantasmi e li soffoca per la felicità di chi ama?
-
-O voi, che invisibili e presenti squassate intorno alla mia coscienza i
-vostri mantelli neri, ascoltate ancor questo dalla mia voce che non
-trema: -- Io feci olocausto di me stesso al mio amore d'uomo, al mio
-dovere di padre, e se, per giudicare un colpevole, può esservi un altro
-giudizio che non l'oscuro confessionale o la teatrale aula d'una Corte
-d'Assisi, questo giudice libero mi dirà: -- «Tu sei stato un anarchico
-ed un santo. Se puoi, vivendo, sopportare il tuo delitto, la sua potenza
-medesima ti assolve. Di fronte ai mediocri taci e nascondi, perchè i
-mediocri mai ti comprenderanno.»
-
-
-Allora, nell'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel silenzio
-dalla sonora muraglia, udì suonare la Canzone Disperata sul violino
-singhiozzante dello scemo.
-
-Questa canzone diceva:
-
- «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di
- morti, portando il mio scheletro su la schiena;
-
- «coi piedi mi batte i ginocchi, -- mi stringe il collo con le
- mani...
-
- «Cammina!... -- mi dice ridendo -- la vita comincia domani.
-
-
- «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va? --
- Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome: l'Inutilità.
-
- «-- Sei stato in un letto odoroso -- con lei che giaceva supina,
-
- «tremante, sperduta, tremante -- nel solco del letto profondo...
-
- «Perchè, se non vuoi che ti picchi, -- mi hai fatto tremare nel
- mondo?
-
-
- «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di
- morti, e vado a cercare altri morti, -- che sono i miei figli
- lontani...
-
- «Cammina: la vita comincia
- domani, domani, domani...
-
-La Canzone approssimava, tragica, lugubre, nel silenzio della notte,
-finchè, dietro l'uscio, si spense. Allora egli udì le nocche dello
-scemo, che rideva, battere contro la porta, dicendo: -- Aprimi.
-
-Andrea, rapidamente chiuse nell'armadio le minuscole ampolle dei veleni
-che stava esaminando; poi non rispose, non aprì.
-
--- Apri dunque! -- sollecitava lo scemo, girando la maniglia. Ma la
-porta era serrata nell'interno a chiave.
-
--- Che vuoi?
-
-Sorda e cocciuta la voce ripeteva: -- Aprimi!
-
-Allora Andrea girò la chiave nella serratura e si ritrasse per lasciarlo
-entrare. Marcuccio, col manico del violino stretto nel pugno, la bocca
-torta da quel suo riso obliquo, s'avanzò fin nel mezzo della camera
-guardandosi attorno, poi disse:
-
--- Novella piange.
-
--- Come lo sai?
-
--- Piange, -- ripetè l'altro con iracondia.
-
--- Come lo sai, domando?
-
--- L'ho veduta io, per la toppa. Sì, l'ho veduta. È nella sua camera,
-seduta in un angolo, e singhiozza.
-
--- Ebbene? -- fece Andrea dopo una pausa.
-
--- Volevo dire che piange, -- ripetè costui, ingrossando la voce.
-
--- Allora tu guardi per le serrature?
-
--- Sempre.
-
--- Perchè?
-
-Accentuando il suo riso atono, egli fece con la mano un gesto vago:
-
--- Per la serratura ho veduto la Berta in camicia, molte volte... La
-Berta si lega le calze con due nastri rossi, quassù... -- e segnava
-l'alto della coscia.
-
-Andrea lo fissò negli occhi, attentamente, con un senso di maraviglia e
-di pietà.
-
--- Non puoi dormire, Marcuccio?
-
--- Sono le notti lunghe della primavera... gli uomini che han qualche
-sogno nell'anima non possono dormire. -- Poi fece schioccare le labbra e
-soggiunse: -- Mi piacerebbe dormire con la Berta. Senza che lei se
-n'accorga io la vedo ogni sera per la toppa, quando si spoglia. È
-grassa.
-
--- Allora, -- disse Andrea severamente, -- hai guardato per la toppa
-anche al padiglione di caccia, alla Boscaiola, una volta...
-
-Marcuccio si mise a ridere con sguaiatezza e contorse la bocca.
-
--- No: sono salito sulla tavola di pietra ch'è da un lato, e, stando in
-piedi, ho potuto guardare in giù, verso l'interno della capanna. Sì, e
-c'era Novella...
-
--- Non è vero!
-
--- Sì, che c'era! -- incalzò lo scemo. E segnandolo a dito soggiunse: --
-Con te.
-
--- Bada, Marcuccio! guai se lo ripeti!... -- esclamò Andrea,
-afferrandogli ruvidamente le mani.
-
--- Novella era quasi nuda, e tu... ahi! non mi far male!... tu la
-coprivi con le margherite che avevate raccolte... ahi!.. sul petto...
-ahi!.. la coprivi...
-
--- Guai a te, se ripeti queste cose bugiarde! Hai visto male. Io non
-c'ero. Lei neppure non c'era. Intendi?
-
-E forte lo scuoteva per le braccia, mentr'egli, caparbio, insisteva
-nell'affermare.
-
--- Intendi?...
-
--- No, no... tu eri! lei era! Ed erano belle... com'erano belle quel
-giorno... le margherite... ahi! ahi! sorelluccia... le margherite!...
-
-Allora Andrea lo afferrò per le spalle, in guisa da fissarlo ben negli
-occhi e disse:
-
--- Ascolta, Marcuccio. Tu, quel giorno, hai veduto un sogno; ed i sogni
-non si devon mai ripetere ad alcuno, perchè il parlarne porta disgrazia,
-m'intendi? E guai, guai a chi li racconta, i sogni!...
-
-Parlava imitando il suo linguaggio, per essere meglio inteso; lo scemo
-apriva la bocca attonitamente:
-
--- Ah, sì?...
-
--- Certo. E se tu narrerai queste cose bugiarde, io dirò a tutti che
-bisogna bruciare i tuoi libri, perchè sono falsi. Così non avrai alcuna
-gloria. Capisci, Marcuccio?... la gloria!...
-
-Egli tremava, tremava, e balbettò:
-
--- Sì, la gloria... Ma se non dico nulla?
-
--- Di che?
-
--- Dei sogni...
-
--- Allora, Marcuccio, tu avrai... -- Ma in quel mentre, udendo rumore,
-Andrea si volse: -- Chi è?
-
-La voce di Stefano rispose:
-
--- Sono io: Stefano. Si può?
-
--- Entrate, entrate.
-
--- È la Canzone di Marcuccio che mi ha fatto scendere. -- Poi disse con
-un sorriso indulgente: -- Oh, conversate sempre di cose profonde,
-voialtri pensatori!
-
--- E tu sempre ci disturbi, padre Stefano! -- affermò con sussiego lo
-scemo.
-
--- Ti credevo già coricato, Marcuccio, quando invece udii la tua
-canzone.
-
--- Coricato? ah! ah!... È una notte d'Aprile; vorrei camminare,
-camminare, in mezzo alla foresta e lungo il fiume, con il mio violino su
-la spalla, improvvisando canzoni. Ma ho paura dei cani!... E tutte le
-donne che non dormono, in queste notti di primavera, scenderebbero dal
-letto con i capelli sciolti, per camminare a piedi scalzi dietro di
-me... ma ho paura dei gufi. Vorrei camminare, camminare, per la foresta
-e lungo il fiume, suonando sul mio violino la canzone più bella che so,
-e trascinandomi dietro le donne seminude... Ma ho paura dei vampiri.
-Uh!... i vampiri dalle ali di feltro, che succhiano sangue, sangue... La
-sai, padre, la Canzone dei Vampiri? No?... Ascolta...
-
-E ritraendosi lentamente, con un passo d'automa, urtò l'uscio con la
-schiena e scomparve nel buio del corridoio, ricominciando a suonare sul
-violino singhiozzante la sua Canzone Disperata, che a poco a poco, per
-l'alte camere, in una lugubre risata si spense.
-
- . . . . . . .
-
- «Se corri, -- mi dice, -- «si arriva stasera o domani mattina...
-
- «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina,
- cammina!...»
-
- . . . . . . .
-
--- Povero me! -- proruppe Stefano con un gesto di sconforto. -- La
-sventura s'è abbattuta su la mia casa.
-
--- Non disperate, Stefano. Voi credete in Dio, non è vero?
-
--- Sì, fervidamente.
-
--- Pregatelo, voi che potete pregare! Io credo in me stesso più
-fermamente che in Dio, e nella volontà umana più che nel miracolo.
-Quindi penso che per resistere alla sventura abbiamo un solo rimedio: il
-nostro proprio coraggio.
-
-Ma Stefano scosse il capo, e cominciò a guardarlo come se volesse dirgli
-qualcosa. Certo, per essere venuto a quell'ora nella camera di Andrea,
-uno scopo lo guidava e quei perplessi discorsi parevano la ricerca d'un
-esordio.
-
--- A proposito di Giorgio, -- disse infine, -- cosa pensate voi? Che
-stia proprio molto male?
-
-Andrea, forse per nascondere il suo disagio, metteva in ordine una
-quantità di cose, andando dagli scaffali alla scrivania, frugando nei
-cassetti, rimovendo libri.
-
--- L'eterna domanda! -- esclamò nervosamente. -- Se sapeste che poca
-cosa è la scienza d'un medico davanti ad un problema così complesso come
-la vita d'un uomo!
-
--- Ma io vedo che muore! -- interruppe Stefano soffocando la voce.
-
--- È un'opinione, la vostra; null'altro che un'opinione, -- rispose
-freddamente Andrea, stringendosi nelle spalle.
-
--- No, non ingannatemi, Andrea! Benchè vecchio, sono ancora un uomo e
-voglio sapere la verità. Ditemi, ditemi la verità... Il suo caso è
-disperato?
-
--- Non ancora, ma è grave.
-
--- Sapete? Giorni sono mi ha detto quasi allegramente: Bisognerà che un
-momento o l'altro diamo un'occhiata ai nostri affari, papà Stefano,
-perchè è sempre meglio essere previdenti.
-
--- Questo non mi riguarda! -- esclamò Andrea con asprezza. -- Se è di
-questo che dovete parlarmi, io non voglio saper nulla!
-
--- Oh, Andrea!... non crederete, per l'amor del cielo, ch'io voglia fare
-un calcolo qualsiasi... no, vi giuro! Ma ho due figlie, un figlio ed una
-moglie vecchia; ora voi sapete bene che la casa, le campagne, tutto
-quanto, appartiene a Giorgio.
-
--- Questo non mi riguarda, ripeto. Giorgio è un uomo onesto, penserà da
-sè stesso alla moglie.
-
--- Ma Giorgio ha pure un fratellastro, un uomo dissoluto e rapace, che
-gli ha dato già troppe noie cercando in mille guise di estorcergli
-denaro.
-
--- Insomma, Stefano, -- egli lo interruppe, -- se bene comprendo, voi
-desiderate che in un modo qualsiasi m'interponga presso Giorgio per
-fargli fare testamento, o per sapere se lo ha fatto e come lo ha
-fatto... Non è vero?
-
-Fece una pausa, guardando Stefano, che abbassò il capo senza rispondere.
-
--- Ebbene, sentite: ho molto affetto, molta venerazione per voi, padre
-Stefano; capisco anche la ragione, del tutto giustificabile, che
-v'induce ad un tal passo. Ma di questo non parlatemi, vi prego. Fate
-quel che volete, ma io non ci voglio entrare. Anzi vi dirò una cosa,
-recisamente: vicino a Giorgio, nè preti nè notai, a meno che non li
-chieda egli stesso. E non parliamone più.
-
--- Perchè tanto calore? Non vi ho mai veduto eccitarvi così.
-
--- Bisogna lasciare un'anima libera, padre Stefano, sopra tutto vicino
-alla morte. Io non mi occuperò di queste cose, e credo che Novella sia
-dello stesso parere.
-
--- Lo è, infatti... Ma questo, in un certo senso, è anche sorprendente!
-
--- Niente affatto, padre Stefano. L'ora della morte è quella della
-riconoscenza o del rancore: bisogna che l'uomo si risolva da sè all'una
-od all'altra cosa. E Giorgio ha la mente lucidissima. Infine, ancora una
-volta, questo non mi riguarda! Solo una cosa vi dirò: Fin quando io
-viva, nè voi nè i vostri figli avrete mai nulla da temere.
-
--- Oh, siete migliore di me, Andrea! -- esclamò con effusione il
-vecchio, -- ed ora mi vergogno...
-
--- Di nulla! Voi pensate ai vostri figli; è più che umano. E lasciamo
-questi discorsi. Risponderò invece alla vostra domanda con sincerità: --
-Il caso di Giorgio è grave; molto grave. La mia opera può darsi che non
-basti; è forse opportuno chiamare altri medici. L'ho detto a lui stesso,
-ma egli rifiuta.
-
--- E chi può salvarlo, se voi non potete? -- esclamò Stefano alzando le
-braccia. -- Poi, che serve? Io vedo bene che muore, povero Giorgio... e
-noi vecchi sappiamo riconoscere di lontano la morte. Bah!... buona
-notte, Andrea! Se stesse male, chiamatemi; buona notte.
-
-Andrea rimase lungo tempo fermo dietro l'uscio, ascoltando quel passo
-tardo che saliva pesantemente i gradini; poi tornò a sedere presso la
-tavola ingombra, si raccolse nei palmi la fronte, che gli doleva, e
-mentre nell'immobile silenzio gli battevano forte le vene dei polsi,
-lasciò che il suo cuore, come un nembo di polvere, si allontanasse nella
-vertiginosa bufera.
-
-Il riflettore elettrico, vôlto sul microscopio, traeva dal polito
-metallo un barbaglio fermo, continuo, che si propagava su le piccole
-siringhe di cristallo, su gli aghi affinatissimi, sui molti arnesi
-lucenti che ingombravano la scrivania.
-
-A poco a poco una stanchezza fisica maggiore del suo tormento lo
-sopraffece; i gomiti gli scivolaron dall'orlo della tavola, piano piano;
-la fronte si affondò nella piega dell'avambraccio; cadde in sopore. Da
-lunghe notti rimaneva con gli occhi sbarrati, nel buio, insonne fino
-all'alba, con il cervello assediato dall'assiduo pensiero; ma vi son
-momenti nei quali il corpo affranto, che ha fame, che ha sonno, che ha
-bisogno d'oblìo, soverchia lo spirito e lo salva da tutte le sue
-calamità.
-
--- Odimi, Andrea...
-
-Era entrata Novella, senza far rumore, e si chinava su lui.
-
-Egli sobbalzò atterrito, si eresse in piedi, con gli occhi pieni di
-spavento, e fissandola ripeteva:
-
--- Che c'è? Che è stato?!
-
--- Nulla... parla piano... Perchè ti guardi attorno? Che fai? Sognavi?
-Sì, eri stanco, ed io t'ho svegliato, povero amore...
-
-Allora egli prese la sua mano, la strinse, la baciò quasi con
-riconoscenza. Era felice che fosse stata lei a destarlo, non altri, e
-che non venisse per portargli qualche notizia temuta.
-
--- Ah, sei tu, sei tu... -- la guardò, le sorrise; -- ma ora, non
-rimanere... sii buona. Forse potrebbe udirci. È imprudente, molto
-imprudente quello che fai!
-
--- Mi scacci sempre...
-
--- Non ti scaccio, non dire questo. Ma, vedi, è pericoloso... Lavoravo e
-mi sono assopito. Poi ho l'intuizione che stanotte Giorgio, non dorma e
-sorvegli...
-
--- Sì, ora me ne vado; ma prima... Come sei pallido, mio amore...
-
--- Sono stanco.
-
--- Prima dimmi perchè da qualche giorno mi lasci tanto sola, non mi
-parli, non mi guardi, e si direbbe quasi che tu faccia il possibile per
-allontanarmi da te.
-
-Egli ricadde su la seggiola, si compresse contro le tempie i due pugni
-che tremavano:
-
--- Taci, taci.
-
--- Cosa t'ho fatto, io? Non vedi come sono disperata?... non mi ami più?
-
-Allora egli esclamò con un selvaggio impeto di passione:
-
--- Da qualche giorno ti amo più che mai! più che mai! non lo senti?...
-Ma sei tutta vestita d'ombra e non ti posso toccare.
-
-Ella rispose, appassionata:
-
--- Chiudi gli occhi un momento, per non vedermi, e báciami, báciami!...
-
-Curvata su lui, la sua gonna gli avvolgeva le ginocchia, i suoi capelli
-gli toccavano la fronte. In quel bacio ella mormorò:
-
--- Che faremo?...
-
-Egli le rispose, all'orecchio, con un bisbiglio ch'era solamente un
-álito: -- Aspettare.
-
-Ella voleva interrogarlo, ma l'amante si ribellò:
-
--- Silenzio!... E lasciami solo. Se io non ti chiamo, non tornare.
-
-Ella ubbidì; si ritrasse. Ma nell'orecchio le suonava quella parola
-grande, minima: -- Aspettare.
-
--- Vai nella sua camera? -- egli chiese ancora.
-
--- No; ho paura. Da me sola, ho paura. Non è stato mai così dolce... mi
-prende le mani, le bacia... e le mie mani divengono fredde.
-
-Così dicendo le nascose dentro le pieghe della gonna, quasi avesse
-ancora su la pelle quella sensazione di ribrezzo che tutta la raggelava.
-
--- Ogni tanto mi carezza i capelli come un bambino... non è stato mai
-così dolce.
-
-Egli, senza batter ciglio, l'ascoltava, la guardava.
-
--- Sai? Un'ora fa si è assopito, tenendomi una mano fra le sue. Non
-c'era lume nella stanza, però dalla finestra veniva luce abbastanza
-perch'io vedessi la sua faccia. Che orrore!... Mi stringeva la mano con
-una forza convulsa, il suo viso era fermo in una contrazione di dolore.
-Sognava, e ogni tanto, dagli angoli della bocca, gli usciva un fiotto di
-saliva... Che orrore! Poi ha rovesciato un occhio indietro, uno solo,
-senz'iride, ed è rimasto così... Pensai che fosse morto, volli
-sciogliermi da quella stretta e non ebbi forza, volli gridare e non
-potei... perchè quell'occhio senz'iride mi fissava e la sua bocca morta
-sembrava ridere del mio terrore...
-
--- Basta, basta!
-
-Poi entrambi sussultarono, avvertendo rumore da una camera vicina, che
-poteva essere quella del malato. Novella cautamente si sporse fuori
-dall'uscio in ascolto, e sparve nel corridoio scivolando lungo il muro.
-Egli rimase nel mezzo della camera, diritto, pronto, perchè udiva un
-passo avvicinarsi, un passo che gli era noto.
-
--- È lui... -- pensava. Ma non gli rimase tempo ad alcuna riflessione,
-perchè Giorgio aperse l'uscio e si fermò su la soglia, cadaverico,
-vacillante. Rimasero a guardarsi un attimo, poi Andrea disse:
-
--- Ti senti male?
-
-Giorgio scosse il capo.
-
-Era interamente vestito, portava una giubba di lana rossiccia, intorno
-al collo uno scialle avvoltolato. Si avanzò nella camera con un passo
-malfermo, poi tese l'índice verso l'uscio e disse:
-
--- Chiudi a chiave la porta, ti prego.
-
-Attonito, Andrea non si mosse.
-
--- Chiudi la porta; voglio rimanere solo con te.
-
-Macchinalmente, quasi piegandosi ad una forza incontrastabile, Andrea
-ubbidì.
-
-Quando s'intese il rumore della chiave nella toppa, e furon soli, di
-fronte, viso a viso, e fu passato qualche attimo d'un silenzio mortale,
-Giorgio disse con voce spenta:
-
--- Novella era qui.
-
--- No.
-
--- Era qui.
-
--- Ossia, -- corresse Andrea confusamente, -- passava per il
-corridoio... si è fermata un momento a parlarmi. -- E soggiunse dopo una
-pausa: -- A parlarmi di te.
-
-Poi avanzò verso Giorgio una vasta poltrona di cuoio, spingendola per la
-spalliera; l'infermo vi si lasciò cadere, premendosi le due braccia sul
-petto quasi per comprimere un dolore inesprimibile.
-
-Ma d'improvviso, dopochè i suoi occhi febbricitanti si furon incontrati
-con gli occhi aspri e fermi del suo fratello antico e per qualche tempo
-l'ebbero vigilato in silenzio:
-
--- Andrea!... -- esclamò con accento d'indulgenza e di sconforto
-estremi, -- Andrea non mentire più! È inutile, poichè muoio... non
-mentire più!
-
-L'altro si curvò, si radunò in sè stesso, come un aggredito che sta per
-raccogliere tutte le sue forze in una disperata difesa, poi, dibattuto
-fra la verità inconfessabile e la menzogna insostenibile, si ritrasse
-meccanicamente nell'alta ombra che l'armadio propagava dal muro, e muto
-vi stette, guardando fissamente terra, in attesa della parola che li
-avrebbe separati per sempre.
-
--- Hai paura di me, o mi odii? -- Giorgio gli domandò, ergendosi a
-fatica sui bracciuoli della poltrona.
-
-E poichè l'altro taceva, lo incalzò: -- Non puoi rispondermi? Non vuoi
-che ci si guardi a viso aperto? I tuoi occhi, una volta, sapevano
-fissare!
-
-V'era nella sua voce un sarcasmo, anzi una sfida manifesta, contro la
-quale, di colpo, l'avversario si raddrizzò. L'uomo che non s'era mai
-piegato, che non aveva mai temuto, comprese di doversi avventare
-contr'essa, come soleva, nel mezzo di tutti i pericoli, con spavalderia.
-
--- Fra noi, -- rispose, -- mi pareva migliore il silenzio.
-
-La sua voce non aveva alcun tremito: fu dura, fredda, lucida come una
-lama ben affilata. Con più dolcezza, quasi con affetto, l'altro ripetè
-la domanda:
-
--- Hai paura o mi odii?
-
--- Nè una cosa nè l'altra, Giorgio.
-
--- E allora?
-
--- Sento la distanza insormontabile che ci divide, sento che siamo
-ridotti ad essere due semplici automi l'uno di fronte all'altro, e che
-parole, fra noi, non ci devon più essere.
-
--- No, Andrea. Per te, che prosegui nella vita, questo divenir automa è
-un giuoco di qualche ora; per me, che la finisco, è un gioco assurdo. Ho
-radunate le mie poche forze per venirti a parlare: non impedirlo, se ti
-ricordi che abbiamo avuto sempre coraggio.
-
-Una luce tetra splendette nella faccia dell'avversario.
-
--- Ebbene, -- disse, avanzandosi dall'ombra, -- se così vuoi, sia!
-
--- Non come due nemici, Andrea, -- lo pregò l'infermo con un sorriso
-triste. -- Sì, è vero, il passato è in frantumi e le memorie son
-ragnatele che val meglio spazzar via... Ma c'è qualcosa nel mondo che
-può essere dolce ad un uomo, e questo è la certezza di aver amato un
-altr'uomo con tanta purezza d'affetto, che per quanto egli ti faccia
-male, per quanto il destino te lo avventi contro come un inconciliabile
-nemico, tu non lo possa veramente nè interamente odiare mai. Questa è la
-prima cosa che volevo dirti.
-
-Andrea non battè ciglio, non si mosse, non rispose parola.
-
--- Ti ricordi?.... -- ricominciò il malato, con una voce quasi lontana.
--- Abbiamo tutto diviso fraternamente nella vita, come dividevamo
-insieme -- ti ricordi? -- nella nostra camera di studenti, su quel
-tavolino zoppo, le nostre povere cene. Poi, quando bruciò la miniera di
-Connigan Gate seppellendo trecento uomini, e la Compagnia mi cacciò come
-responsabile del disastro, per un anno vissi nella tua casa, e devo a te
-solo, -- sì, lasciami dire: a te solo -- se ho potuto per una seconda
-volta ricominciare la strada.
-
--- Visto che facciamo i conti, io ti devo altrettanto e più! -- Andrea
-lo interruppe con voce irritata.
-
--- Ora ti rivedo! -- esclamò Giorgio, scuotendo con un sorriso il capo.
--- Riassomigli, contro di me, a quello ch'eri nel Comizio Romano,
-davanti a coloro che ti accusavano di averli traditi, di aver venduta la
-causa loro a chi ti prometteva il potere... E tu eri là, pallido ma
-sorridente, con le braccia incrociate, contro il tumulto, contro gli
-urli, contro gli insulti, finchè ne hai preso uno per la gola, uno che
-inveiva più da presso. Questo atto di coraggio fece il silenzio intorno
-a te. Allora ti lasciarono parlare. Mi ricordo. Pareva che tu foggiassi
-le parole in un sonoro metallo e le piegassi con la forza de' tuoi pugni
-prima di scagliarle in pieno petto contro gli avversari, contro il
-semicerchio muto che lentamente oscillava; e c'era in te qualcosa di
-magnetico, d'elettrizzante che dominò la folla, che li vinse, ad uno ad
-uno, e poi tutti, finchè ti vidi preso nel mezzo, come in un'immensa
-mareggiata d'uomini, d'uomini clamorosi e deliranti che ti portarono in
-trionfo... Dimmi, Andrea, non sei più quello di allora?
-
-Un cerchio di rossore accese la fronte dell'avversario; ne' suoi occhi
-una vampa splendette.
-
--- Il medesimo sono, e più forte! -- disse con ira; -- poichè le più
-disperate battaglie sono certo quelle che dobbiamo soffocare in noi.
-
-Camminava per la camera nervosamente, come un uomo da tutte le parti
-accerchiato, il quale voglia fendere nella calca a fronte bassa per
-aprirsi un varco. Poi disse con impeto:
-
--- Senti: non mi giustificherò. Il nostro patto è rotto. Se vieni per
-interrogarmi, rifiuto, -- se vieni per accusarmi, rifiuto, -- se anche
-vieni per perdonarmi, rifiuto. È inutile tradurre in parole oziose
-quello che l'anima di due uomini risoluti non può nè tollerare nè
-mutare.
-
-Giorgio volle interromperlo, ma egli con un gesto lo trattenne:
-
--- Lasciami dire: nè tollerare nè mutare. Mi hai rammentata un'ora
-temeraria della mia vita, quando, per ambizione o per ingenuità, credevo
-si potesse far del bene alla folla trascinandosela dietro con la magìa
-della parola, come un branco imbrigliato, ed avevo in me difatti questo
-genio demagogico, questa potenza istrionica della quale ora mi rido. Più
-tardi compresi che il bene si fa nell'ombra, da soli, piegando la fronte
-sui libri, o con le braccia nude fino al gomito, medicando l'anima
-dell'uomo e la sua carne piena di contaminazioni. Ho lasciato gli altri
-urlare; ho camminato più in alto, per la mia strada. Ora, ti ho detto,
-sono il medesimo e più forte. Ora sono riuscito a comprendere che nel
-nostro vincolo, nel nostro patto d'amicizia umana mancava tuttavia una
-possibilità: quella di sentir nascere in noi l'odio, l'odio fraterno, il
-più terribile che vi sia.
-
-Mi hai posta una domanda poco fa: se ho paura di te e se ti odio. Io fui
-debole un momento e risposi: Nè una cosa nè l'altra. Ma ho mentito. E
-poichè mi rammenti le ore di coraggio ch'ebbi nella mia vita, con quel
-medesimo coraggio ti rispondo: -- Sì, ti odio!
-
-Ne' suoi occhi metallici brillava una sinistra luce; la sua bocca rise,
-paga d'aver esclamata la verità.
-
--- Ora ti preferisco, ora che non menti più! -- Giorgio rispose, con un
-orgoglio pacato. -- Vorrei essere ad un altro tempo della mia vita per
-accettare le tue parole come una bella sfida.
-
-Andrea scosse il capo:
-
--- Forse non mi hai compreso.
-
--- Sì, ti ho compreso. Volevi dire che tra uomo ed uomo tutto è caduco e
-distruttibile, tutto può mutare improvvisamente, per un caso fortuito,
-perchè appunto noi siamo esseri caduchi e mutevoli, schiavi anzi tutto
-del senso che ci dómina con vera tirannia.
-
-Ma l'altro non cessava dallo scuotere il capo duramente, finchè
-l'interruppe:
-
--- Volevo dire che il mio odio per te, Giorgio, è una specie di rimorso
-taciturno, è una specie di lealtà ultima, che nascondo a me stesso, e
-nella quale mi rifugio, dopo aver lottato inutilmente, con ogni mia
-forza, contro il destino che ci separava. È un odio, sì; ma tale che se
-potessi, dando la mia vita, redimermi dinanzi a te, o farti un bene
-qualsiasi, anche minimo... senza esitare, senza riflettere, la darei!
-
--- Allora perchè nasconderti fra queste parole? Smàscherati! Dà un nome
-a tutto questo: il suo vero nome!
-
--- No, no! -- rispose Andrea con forza; -- parliamo di noi, solo di noi.
-Come ho rispettata sempre la tua fede, che non potevo dividere, tu
-rispetta la mia volontà, perch'essa è la sola coscienza degli uomini
-senza fede. E pensa che il confessarmi a te mi sarebbe forse dolce, come
-per voi è dolce confessare le vostre colpe ad uno che vi assolverà. Io
-non voglio il tuo perdono. Ma invece ti dirò apertamente: Sì, l'ho
-amata!... Era nel mio destino d'uomo... l'ho amata.
-
-Queste parole parvero gravi, come l'affermazione d'un reo che dicesse al
-suo giudice: -- «Sì, ho ucciso.» E Giorgio, sopraffatto, come se al di
-là da quelle parole non vi fosse che l'immenso nulla, chinò la fronte in
-silenzio. Una lunga pausa durò fra loro, nella quale permaneva un'eco
-diuturna, ch'entrambi udivano risuonare nella loro vastità interiore.
-Poi Andrea riprese:
-
--- Vedi, e ho lottato! Con tutta la forza che ben mi conosci, ho lottato
-per estirpare da me questa ubbriachezza. Ma non mi fu possibile. Tutto
-si riesce a stritolare nella tanaglia della nostra volontà, non questo
-amore che imbeve la carne, lo spirito, e ci vieta persino quell'atto
-estremo di ribellione che tronca tutto: la morte.
-
--- Lo so, -- rispose Giorgio profondamente. Poi, levatosi con fatica
-dalla poltrona, s'avanzò verso di lui, fin quasi a toccarlo:
-
--- Lo so. Dal primo giorno che l'hai guardata con amore lo seppi. Era...
-vuoi che te lo rammenti?
-
--- A che serve, Giorgio? È lontano...
-
--- Infatti. E già sarebbe stata una grande sciagura che l'amassi tu
-solo, -- proseguì Giorgio, scandendo lentamente le sillabe. -- Ma lei
-pure ti amava... e questo era l'irreparabile! Ti amava in silenzio ancor
-prima che tu lo sapessi.
-
-Andrea scosse il capo in segno d'incredulità.
-
--- Prima, assai prima... perchè forse non è mai stata veramente mia. Ma
-per me bastava che non fosse d'altri; e guai se avessi creduto, in un
-modo qualsiasi, di poterla ricuperare! Perchè allora, vedi, il mio odio
-sarebbe andato oltre il tuo, e per quell'istinto che ogni essere ha, di
-voler difendere il proprio bene anche fino al delitto, io, credente, mi
-sarei dannato, ma avrei messo il mio amore, poich'era grande, più in là
-che Dio. Senonchè ti amava troppo... ed era inutile tentare.
-
--- Tu avresti fatto questo?... anche questo? -- mormorò Andrea.
-
--- Sì! e puoi non dubitarne se ripensi alla mia vita. Eppure io credo in
-Dio; anzi questa fede, che tu in fondo schernivi col tuo silenzio, mi ha
-salvato dalla recita e dalla colpa inutile. Perchè, sai, vi può essere
-altrettanta bellezza in un delitto grande come in un grande perdono. Io
-vi ho perdonati; non con la bocca, non con le parole che tu alteramente
-mi rifiutavi or ora, ma col mio spirito, con la mia fede, con tutta
-quella estrema vita che si àgita in me. Bada: non cristianamente, ma
-umanamente vi ho perdonato: non per misericordia, ma per riflessione,
-non per comprarmi il paradiso dei preti ma per la vostra felicità.
-
--- Per la nostra felicità?... -- disse Andrea, con maraviglia, con
-sospetto.
-
--- Sì; e non mi credere un santo per questo: non lo sono. Uomo, avrei
-voluto vivere, e per vivere mi sarebbe stato necessario difendermi da
-te. Ma che sono ormai? Una macchina disfatta... neppure: un pugno di
-materia logora che fra poco si dissolverà. Davanti a me finisce quella
-striscia di sole che si chiama la vita, e se i deboli, se gli avari, se
-i timidi, appunto verso la fine s'abbrancano con maggior disperazione ai
-beni che lasciano quaggiù, io, poichè sono stato un forte come te, un
-orgoglioso come te, ne faccio abbandono senza odiare quelli che possono
-vivere ancora, ed umanamente, con pace, dico loro: Il diritto è
-vostro... continuate.
-
-Dopo aver velocemente riflettuto, Andrea esclamò:
-
--- Le tue parole sono troppo grandi per un uomo: io non le credo.
-
--- Le parole sono grandi forse, non la verità che nascondono, -- gli
-rispose con lentezza il suo fratello d'una volta. -- Le più serene
-filosofie, le rinunzie più sante, celano spesso nel fondo un acerbo
-rancore contro la vita. Così di me. Allora sarò più piccino, mi
-denuderò, guarda: È un corpo questo che mi rimane? Ho forse una speranza
-di risanarmi, di ricominciare? No! Il mio martirio non può essere che
-più lungo o più breve, ma non altro che un martirio; e la scienza non
-inganna quel presentimento della morte che penetra tutte le vene,
-quand'essa già si trascina carponi nella nostra ombra. Si levi e mi
-prenda! Che serve il vivere in una poltrona, coperto di scialli, nutrito
-di medicine, soffrendo torture fisiche e morali, facendo ribrezzo agli
-altri ed a me? Poi, compréndimi bene, io amo una donna come tu l'ami,
-sapendo invece che la spavento. E la desidero qualche volta, io sfinito,
-come la desideri tu, vivo e forte. Ma tu la puoi baciare... io no! tu
-puoi darle ancora un brivido... io no! -- e tutto questo, lo riconosci
-ora? è meno grande che non sembrassero le mie parole.
-
-Parlava concitato, scuotendo i pugni, rosso nel viso d'una tragica
-vampa; indi spense la voce, che divenne piena di sarcasmo contro sè
-stesso:
-
--- Allora, vedi, per una vanità d'uomo, preferisco nascondermi prima di
-esasperare la sua pazienza e di farle odiare, nel suo disamore, anche la
-memoria di me. Insomma, se tu hai ne' suoi occhi la bellezza della tua
-forza, voglio vestirmi d'una qualche bellezza pur io, voglio valermi
-dell'ultimo potere che mi resta: la bontà, voglio che tu non vinca
-interamente, intendi? perchè ti odio... sì, ti odio, e più forte,
-anch'io!... Vedi come tutto questo è meno bello, meno grande che non
-paresse a te.
-
-Ma, con un atto brusco, Andrea respinse quelle sue parole:
-
--- No: tutto questo non è vero! Tu vuoi «sapere», solamente «sapere»! Ti
-fai debole per fasciare la mia forza. Ebbene, poichè lo vuoi,
-affrontiamo ancora una volta, con vero coraggio, questo pericolo
-estremo. Siamo sovra un ponte stretto, per dove non si passa in due.
-
-Trasfigurato nel viso, Giorgio lo interruppe:
-
--- Con vero coraggio, hai detto? Sì, Andrea! sì, Andrea!...
-
-La commozione gli metteva un tremore all'ápice delle dita. -- Sì,
-Andrea, -- ripetè. -- Ascoltami bene: per tutte le cose umane c'è la
-parabola, e in capo della parabola nient'altro che un circolo d'ombra.
-Tutto bisogna che finisca in putrefazione. Anche la nostra amicizia,
-ch'è stata un bel legame di due anime libere, non potè fare altrimenti.
-Ed io non te ne incolpo, Andrea: era necessario, doveva essere così. Ma
-c'è qualcosa che sopravvive a tutto questo, ed è la memoria di quello
-che siamo stati, tu ed io, là indietro, nella giovinezza. C'è, nella
-macchina logora, qualcosa, forse un peso inutile, che sopravvive: il
-cuore... Ed io, se mi sono trascinato fin qui, non è per tenderti una
-insidia, non è per sapere, perchè ormai più nulla mi è nascosto... ma
-perchè mi rincresceva morire senza che fosse ancora suggellata con un
-patto finale la nostra concordia d'uomini, ed è per dirti quel che ora
-ti dico: Strìngimi la mano, Andrea, lasciamoci da veri amici.
-
--- No! mai! -- esclamò l'avversario. -- Guarda: io mi metto a ginocchi
-davanti a te, se lo chiedi, ma non mi tendere la mano... mai più! mai
-più!
-
--- A tal punto mi odii?
-
--- Me odio! me stesso: non te.
-
--- Tu ingrandisci un piccolo dramma!... una donna, dopo tutto, è una
-donna... ci ha divisi, ci riunisce: dammi la mano.
-
-L'avversario, l'antico suo fratello, in silenzio lo fissò, a lungo; poi
-fece una domanda:
-
--- E se non potessi?... se non potessi più?... Comprendi la forza che
-racchiude questa parola: «potere»?
-
--- Le parole son parole... e poi sono anche fantasmi: scàcciali!
-
-Era sorridente, mite; una specie di augusta sovranità gli vestiva le
-sembianze; v'era, nel suo sorriso, ne' suoi occhi, un non so che
-d'immateriale, che raggiava dal suo pallore come un sole nascosto. Ora
-sentiva di essere il più forte, sentiva di poter comandare:
-
--- Dammi la mano, -- disse; -- ho bisogno di te.
-
--- Di me? Che vuoi?
-
--- Aiuto, perchè non vedi come sono debole?... Ho bisogno d'aiuto, e tu
-solo me lo puoi dare.
-
--- Che vuoi?
-
--- La tua mano, dammi la tua mano.
-
--- Non posso.
-
--- Puoi, puoi... se ancora ti senti capace di farmi un dono.
-
--- Lei?... -- balbettò l'avversario, esprimendo in quel solo monosillabo
-tutto il terrore che gli pervase l'anima.
-
--- Non lei... un altro dono più bello!... Dammi la tua mano.
-
-Subitamente, con uno scatto, Andrea tese il palmo al suo fratello d'una
-volta, all'uomo che gli era stato sacro e del quale «conosceva la
-morte». Tremava, tremavano entrambi, ed entrambi ne impallidirono, quasi
-avessero compiuto un rito infrangibile con quella stretta di mano che
-per l'ultima volta li affratellava.
-
--- Ed ora ascòltami, -- disse Giorgio. -- Il bene maggiore non è la
-vita, è la pace. Guàrdami negli occhi: vedrai nel fondo l'anima che non
-mente. Io ti ho perdonato, a te ed a lei; ho messo all'àpice de' miei
-sogni la vostra felicità, ho soppresso il mio bene per il vostro bene.
-Poichè vi amate, e poichè la colpa è stata più forte che la vostra
-onestà, siate felici, voi almeno, che avete nel mondo una felicità
-possibile. La vita che diviene per sempre inutile a sè stessa deve
-continuare in un'altra. Ma se l'anima è capace di queste cose grandi,
-c'è la carne che non vuole, c'è la carne invida, che soffre, che si
-dispera... Ora ti dico: Andrea, fratello mio, liberami dalla carne
-trista... dammi un veleno!
-
--- Un veleno?... -- mormorò esterrefatto l'avversario.
-
--- Sì, perchè il bene maggiore non è la vita, è la pace. Io ti domando
-la pace, e, se mi farai questo dono, avrai sciolto verso di me
-virilmente quel patto che l'amicizia mi deve. Non voglio sconvolgere con
-una tragedia volgare la tranquillità di questa casa, ma voglio tuttavia
-morire; sapere che sarete felici... non vedervi più!
-
-Parlava ormai senza che l'altro l'ascoltasse, con una voce opaca e
-squallida che aveva il colore d'una giornata d'inverno; parlava da una
-specie di lontananza, da una specie di solitudine, trascinando con
-monotonia le sillabe, come il vento fa nei prati quando ammulina la
-neve.
-
--- Un veleno?... -- disse ancora l'avversario, indugiando nel magnetico
-stupore di cui lo percosse quella parola.
-
--- Sì, Andrea... e non impallidirne a quel modo! Io ti parlo d'una cosa
-semplice; la scomparsa d'un uomo è la più semplice di tutte le cose.
-
-Ora sorrideva d'un sorriso distante; v'era nelle sue disperate parole
-una tranquillità già divisa dal mondo.
-
--- Vedi: gettarmi da una finestra sarebbe odioso, ed il mio corpo è così
-affranto che forse mi mancherebbe il coraggio di farlo, sebbene vi abbia
-già pensato. Armi non ne ho; quand'anche potessi procurarmene, questa
-morte rumorosa e drammatica sciuperebbe, come l'altra, il mio disegno.
-Invece voglio andarmene come se la morte fosse venuta a prendermi
-qualche giorno prima... Ricòrdati quel che ti ho detto: è un dono che ti
-domando, e tu solo me lo puoi fare. Me lo devi anzi fare, perchè sono
-allo stremo e non posso più sopportare nemmeno un giorno di questa
-tortura. L'amo! l'amo come te, disperatamente, con tutto il furore che
-può essere nell'agonia d'un uomo... e la carne si ribella al pensiero
-che sia tua!
-
-Vedi, Andrea, ti parlo come si parla solamente con noi stessi. Il nostro
-patto è assai più forte che le meschine convenzioni degli uomini: vi
-sono casi nei quali è più santo dare la morte che salvare una vita. Tu,
-che senza volerlo m'hai preso tutto, mi devi pure un dono: dammi un
-veleno!
-
-Ora l'avversario l'aveva ascoltato senza guardarlo, con gli occhi fissi
-ad un punto magnetico nell'alta ombra, che vedeva egli solo. E quando
-tacque, seguitò ad ascoltarlo, senza che una linea del suo viso
-trasalisse, fermo dalla fronte al piede in una sinistra immobilità.
-
-Poi gli si avvicinò lentamente, fissandolo con i suoi diritti occhi,
-tersi e freddi come l'acciaio, pieni di vampe nere. Disse:
-
--- La tua domanda è di quelle che raramente un uomo sereno ha il
-coraggio di fare. Ma essa non mi atterrisce. Interroga bene il tuo
-spirito prima di rispondermi: Sei ben certo di volere quello che vuoi?
-
-Egli si pose una mano sul petto, aperta, con l'atto sacramentale di chi
-giura sul libro dell'Evangelo.
-
-E rispose:
-
--- Io ti chiedo che tu mi dia da morire con la stessa serenità con la
-quale un giovine impetuoso domanda la battaglia, sicuro di andarvi bene,
-con la fronte alta, ridendo. E lo domando a te, perchè tu solo, fra gli
-uomini che conosco, sei capace di farmi un simile dono, appunto senza
-tremare.
-
--- Lo credi?
-
--- Lo so!
-
-Nella pausa che si colmò con l'eco di queste parole, ambedue sentirono
-il lor cuore accelerarsi fino allo schianto. Poi Andrea lo afferrò per
-un polso e gli disse rapidamente:
-
--- Giorgio!.. Io potrei di fatti non tremare anche nel risolvere con
-semplicità il più grande problema che sia mai sorto nella coscienza d'un
-uomo. Sono un medico, la mia missione è di salvare: non dovrei poter
-uccidere. Tuttavia, più d'una volta, ebbi la tentazione di fare
-spontaneamente quello che oggi mi chiedi, per liberare una vittima dalle
-crudeltà oziose della morte. Se non lo feci, fu per seguire un
-pregiudizio, per non saper vincere quella sensazione che odio: la paura.
-Tempo fa, quando non ero colpevole, se tu mi avessi fatta la medesima
-domanda, ebbene ti avrei risposto chiaramente: «Hai ragione: devi
-decidere così. Ti aiuto.» Ma ora c'è qualcosa fra noi che me lo
-impedisce. La vita di un altro, si può rubarla, prenderla a tradimento
-forse... ma riceverla in dono come tu me l'offri, no!
-
--- Andrea, non ragionare!... Noi siamo venuti a quell'ora dove il
-ragionamento più non regge. Hai dinanzi a te un uomo che ti fu caro, al
-quale fosti caro, e che soffre, soffre orribilmente... Quest'uomo, con
-l'anima sua più viva, ti dice: «Senti: ho finita la strada, voglio
-sparire.» Dunque non discutere. La mia decisione ormai è presa: mi
-ucciderei da me, in ogni caso, perchè, se tu potessi anche salvarmi come
-hai fatto per tante creature malate, non mi daresti che il mezzo di
-soffrire più lungamente. Quello che si chiama l'irreparabile, nè tu nè
-io potremmo sanare mai più. Invece, tu che sei stato il mio compagno nel
-mondo, aiùtami!... aiùtami ancora una volta: ho bisogno di te. Voglio
-andarmene senza insanguinare la casa dove non fui che un ospite,
-andarmene senza mettere una corona di spine sotto il velo della vedova
-che lascio... Rimanga fra me e te un segreto: noi fummo abbastanza forti
-per portarlo sul cuore.
-
--- Sai cos'hai fatto? -- esclamò Andrea cupamente. -- Mi hai messo
-davanti agli occhi uno specchio e mi hai detto: «Guàrdati!» Ecco, mi
-vedo; e sono orrendo!
-
--- No, sei vivo e difendi la tua vita: questa è la sola differenza fra
-noi.
-
--- Ma perchè ti uccidi, tu che sei credente? -- lo interruppe di nuovo
-Andrea, quasi cercasse di opporre ostacoli al compimento di quell'atto
-che si rendeva necessario.
-
--- La mia fede è un'altra, -- Giorgio rispose con serenità; -- il mio
-Dio non è crudele.
-
-Guardava in alto, come già lontano, già libero da tutte le impurità che
-insozzano il cuore degli uomini, e gli splendeva nelle iridi azzurre la
-limpida visione della sua pace ultima, la tranquilla certezza in una
-fede sua, più grande, più intima, che la predicazione di ogni chiesa.
-
-Poi gli tese le due mani, come per un commiato:
-
--- Addio... forse mi sei stato più caro che tutto nel mondo... e mi
-sarai più fedele, se m'aiuti.
-
-L'avversario illividì. Ora, nella sua carne innervata d'acciaio,
-ripalpitava il cuore dell'uomo, il cuore fragile che s'impaura e che
-trema, il cuore pieno di gemiti, che si commuove davanti alla bontà.
-
-Su le labbra gli venne una confessione, l'ultima, la più disperata, e fu
-per dirla:
-
--- Senti... Giorgio...
-
-Ma un istinto supremo contenne la sua voce, gli ricacciò nel cuore le
-parole che ne traboccavano, e pensando all'amante, alla quale «doveva il
-suo delitto», mormorò a fior di labbro, come per chiederlo a sè stesso:
-
--- Chi l'avrà amata più forte?
-
-Ella s'interpose fra loro, bella com'era, vestita del desiderio
-d'entrambi, e sentiron ciascuno la sua presenza invisibile, soffersero
-di lei come se li toccasse con il suo corpo discinto.
-
-Poi Giorgio disse:
-
--- Tu forse, poichè rimani, mentr'io fuggo. E sopra tutto perchè è tua.
-
-Una memoria di lei trascorse nelle lor vene, sentiron che si apriva tra
-loro un abisso perpetuo, vasto come la morte. Ancora tacquero, ed
-attesero, come se nell'indugio fosse una speranza imprevedibile. I loro
-pensieri correvano con isfrenata velocità per il più vasto campo che vi
-sia da percorrere, cioè dalla vita alla morte, dal principio alla fine
-d'una esistenza umana.
-
--- Dunque? -- disse Giorgio dopo un lungo silenzio.
-
-L'altro attese innanzi di rispondere: cercava in sè un rifugio contro la
-sua medesima volontà. Infine disse:
-
--- Una sola domanda, Giorgio. Oseresti fare per me quello che ora mi
-chiedi?
-
--- Se ciò valesse meglio che offrirti la mia stessa vita, sì, lo farei.
-
--- Ma per compiere un simile atto bisogna esserne degni! -- Poi
-soggiunse brevemente: -- Potrei non esserlo più.
-
-L'anima, ne' suoi occhi, si accusava con una disperata sincerità.
-
--- Se devi sorpassare un ostacolo di più, vuol dire che mi offri un dono
-più grande.
-
--- Ma, Giorgio... -- egli balbettò con angoscia, -- se Novella... se
-io... se qualcosa che tu non sai... mi tiene alla vita, m'incatena,
-m'impedisce di punirmi con la stessa mano che t'aiuta, se...
-
--- Taci, taci... Vi sono silenzi che debbono continuare anche oltre la
-morte. Una sola cosa mi devi: ubbidirmi, e poi vivere, perchè nessuno lo
-sappia.
-
-D'improvviso, come se gli balenasse nel cervello un tragico lampo,
-l'avversario guardò in faccia la morte.
-
--- Sì? lo vuoi?! -- esclamò.
-
-Colui che fu nella vita il suo fratello senza colpa gli posò una mano
-sulla spalla, come avrebbe fatto nel posarla sulla pietra d'un
-reconditorio, e disse:
-
--- Tutta la mia vita mi sia testimone della risposta: «Sì, lo voglio!»
-
-L'avversario lo prese ai polsi, lo serrò convulsamente:
-
--- Sia!
-
-Poi si volse: l'armadio carico di boccali traluceva nell'ombra; su la
-tavola ingombra, il fascio del riflettore traeva barbagli dalle boccette
-di cristallo, dagli aghi d'acciaio, rilucentissimi.
-
-Il medico, muovendosi a scatti, veloce, attento, ruppe col pòllice la
-chiusura ermetica di due boccette, ch'eran sottili come cannule di
-vetro; ne mescolò alcune gocce in un piattello concavo, dove c'era un
-dito d'acqua, e lentamente, serrando i labbri, ne riempì la siringa. Il
-liquido, salendo nel tubo di vetro, diede uno sprazzo iridato, simile ad
-un piccolo sole rosso e livido, che si spense quando fu al sommo.
-
-Allora il medico scosse la siringa per mescerne il contenuto e l'esaminò
-due volte contro il lume. L'ago minutissimo portava su la punta una
-scintilla.
-
-Poi la depose su l'orlo della tavola e la guardò.
-
-La guardò come se fosse ormai solo, come se l'irremediabile fosse già
-compiuto.
-
-Il morituro s'avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente...
-
--- È questo il veleno?
-
-E sopra vi pose un dito, come per toccare la morte.
-
-Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro.
-
-Il medico assentì con un cenno del capo, mentre affascinati guardavano
-entrambi la siringa lucente, colma di un liquido senza colore, innocuo,
-limpido come l'acqua.
-
-L'uomo che doveva morire snudò il braccio sinistro rimboccando la manica
-lentamente: poi torse il viso, la bocca gli si fece obliqua, e prese la
-siringa fra due dita.
-
--- Che fai? che fai! -- gridò l'altro per istinto, soffermandolo.
-
-Egli rise, ma d'un riso gutturale, stranamente simile a quello di
-Marcuccio quando finiva la sua Canzone.
-
--- Guarda: e non trema... -- disse.
-
-Accennava al suo braccio arido, giallastro, proteso contro il lume, e
-che tremava tuttavia.
-
-Egli non vedeva quel tremore, l'altro sì.
-
--- Senti, Giorgio... -- balbettò l'avversario.
-
--- Come si fa?... -- domandava ridendo quegli ch'era presso a morire.
-
--- Senti, Giorgio... Giorgio!...
-
--- Come si fa?...
-
--- Così!
-
-Rapidamente gli tolse la siringa di mano, e con orgoglio, con la fronte
-alta, come parlasse a' suoi giudici invisibili:
-
--- Io! -- disse -- io debbo finire di ucciderti, non tu! Non tu, con la
-tua mano, ma con la mia -- guarda! -- e anch'essa non trema!
-
-Gli teneva strettamente il polso, aveva l'ago pronto a pungere su la
-pelle rabbrividita, irta del suo pelo, cupa, fra i tendini tesi.
-
-Poi diede un colpo forte e schizzò dentro il veleno.
-
--- Ahi!... come fa male... ahi!... dille...
-
-E girò, in deliquio, sui calcagni, urtando contro la tavola, rovesciando
-il riflettore, che si spense.
-
-Colui ch'era stato il suo fratello ed il suo nemico nel mondo lo sollevò
-di peso su le braccia e lo portò a giacere nella poltrona
-
-Poi riaccese il lume.
-
-
-
-
-IX
-
-
-Riaccese il lume per guardare il suo delitto.
-
-Come uno di que' grandi fantocci meccanici che il burattinaio butta
-sopra una scranna, flaccido e penzolante, quando ha finito di fargli
-recitare la sua parte, così appariva l'uomo semisdraiato nella fonda
-poltrona, con il capo recline da un lato, il mento sovra una spalla, le
-braccia cadenti fuor dai bracciuoli, le gambe divaricate.
-
-Respirava; il suo respiro era visibile, anzi forte.
-
-Ogni tanto un tremito assaliva una di quelle mani ciondolanti, ne
-scuoteva il polso convulsamente, poi quel tremito correva su per il
-braccio, dando contro la spalla un urto secco. Parimenti i suoi piedi
-ogni tanto si squassavano, facendo flettere le ginocchia in dentro come
-fossero gambe di sciancato. Una ciocca di capelli gli era caduta su la
-fronte, empiva un'orbita molestando la palpebra chiusa.
-
-L'ombra della poltrona e di quel corpo informe ingombrava il pavimento
-irraggiato, saliva obliqua per lo zoccolo del muro.
-
-Quando Andrea Ferento ebbe raccolta la siringa, cadutagli a terra nella
-fretta di sorreggere lo svenuto, quando l'ebbe lavata e rasciugata, ne
-staccò l'ago sottile, prese un panno e si mise a strofinarlo. Ogni tanto
-lo provava su l'unghia, quasi per accertarsi che la punta non si fosse
-rotta. Poi lo esaminò da presso, contro il lume, strizzando l'occhio, e
-lo mischiò in un mazzo di aghi simili, più grossi e più minuti, ch'erano
-involti in una carta velina, e li racchiuse dentro una scatola. Riordinò
-le boccette nell'armadio, avendole tappate con la maggior cautela, poi
-si volse tranquillo, come se avesse condotto a termine un suo lavoro
-consueto, e macchinalmente guardò l'ora.
-
-Era di poco trascorsa la mezzanotte; ma egli forse non vide le sfere.
-
-Allora fece automaticamente un giro intorno alla camera, quasi radendo
-la parete: si fermò presso la finestra, affondò nei buio lo sguardo
-vacuo, poi retrocesse verso il mezzo della stanza, dov'era coricato il
-fantoccio tragico nella poltrona profonda, e, fermo in una specie
-d'insensibilità, rimase a guardarlo.
-
-Respirava: il suo respiro era visibile, tuttavia meno forte.
-
-Guardò l'ora un'altra volta, quasi contasse i minuti che ritardavano la
-morte.
-
-Un rombo, lontano, vicino, gli saliva nel cervello impedendogli di
-pensare. Allora poggiò l'orecchio sul cuore del fantoccio e pronunziò
-queste due sillabe distintamente:
-
--- Batte.
-
-Gli raccolse le due mani che penzolavano; il contatto della sua pelle
-gli dette una sensazione molesta, sicchè gli parve miglior cosa
-lasciarlo stare. Le due mani ricaddero su le cosce, facendo un rumor
-soffice come se fossero inguantate, e più non si mossero.
-
-Nel suo cervello, qualcuno, forse una voce estranea, pronunziò questa
-parola quietamente: «La bara.»
-
-Egli da prima cominciò a pensarne il solo nome, poi vide la forma della
-cassa di legno, infine si rese conto che c'era un morto, una lunga forma
-stecchita, trasudante un lezzo nauseabondo, che bisognava stendere là
-dentro, nella cassa di legno, nella bara.
-
-Morti, egli ne aveva ormai veduti un gran numero; e cominciò a
-ricordarsi dei tanti cadaveri che aveva toccati con la sua mano ferma,
-sezionati con la sua mano veloce, e rivide certe fisionomie particolari,
-delle quali si rammentava in quell'attimo con una precisione
-sorprendente.
-
-A lui, medico, il cadavere non faceva paura; negli ospedali e nelle
-cliniche s'era avvezzo a parlar forte, a ridere qualche volta vicino ai
-morti. Ma ora gli sembrò inconsueto, strano, fin questo nome di
-cadavere; gli parve per la prima volta che morire volesse dire qualcosa
-più che rimanere immobili e freddi.
-
-Siccome l'uomo spento gli era quasi familiare, concepì mentalmente
-l'orrore della carogna, poichè gli era occorso di vederne assai meno. E
-per una di quelle astrazioni del pensiero che talvolta ci avvincono
-quando siamo fortemente presi dal senso d'un'angoscia non ancor bene
-determinata, gli passò negli occhi l'immagine di un povero cavalluccio
-che aveva una volta veduto, quando era studente ancora, nel visitare una
-scuola veterinaria.
-
-Era un cavalluccio sardegnolo, decrepito, che d'animale vivente non
-conservava più se non una parvenza macabra e grottesca. Era stato
-venduto forse da un carrettiere per il valore della sua pelle, perchè,
-nemmeno a forza di bastonate, non si poteva più mandarlo innanzi d'un
-passo. La Scuola lo aveva destinato ad un ufficio non comune: quello di
-servir da paziente in tutte le operazioni che convenisse mostrare
-praticamente agli allievi veterinari. Su la sua povera pelle, scucita e
-ricucita chissà mai quante volte, avevan provato e riprovato per ogni
-verso tutte le operazioni che l'arte chirurgica insegna. Per quel po' di
-paglia e di fieno che gli davano di tempo in tempo, durante le sue
-convalescenze, gli avevan aperto il ventre, fessa la gola, semiaccecati
-gli occhi, recisi i tendini, sforacchiate le spalle, passandovi dentro
-certi lunghi tubi che parevan aghi da calza infitti in un gomitolo di
-stoppa. Ad operazione finita, lo ricucivan su alla bell'e meglio, poi lo
-cacciavano a guarire davanti una mangiatoia semivuota.
-
-Camminava come se avesse le quattro zampe di caucciù, e nell'andare
-dalla sala operatoria fino alla stalla cadeva tre o quattro volte su le
-ginocchia insensibili...
-
-Proprio quel giorno ch'egli lo vide, nel mezzo d'un'operazione il
-cavalluccio morì. E per tutta la sua vita egli non aveva potuto scordar
-l'orrore di quella povera piccola carogna, su la quale i veterinari
-armati di bisturi sanguinanti s'erano messi a ridere.
-
-Ora lo rivide, in un lampo fugace, quel decrepito cavalluccio
-sardegnolo, rappezzato come un mantello da mendicante, ch'era morto
-legato, senza poter tirare un calcio, rovesciando appena le froge
-violastre su la dentatura gialla.
-
-Ascoltò.
-
-Respirava; il suo respiro era visibile, ma fioco.
-
-La pelle del viso mutava colore, schiarandosi; la bocca si faceva un po'
-tumida, gli occhi si enfiavano, benchè serrati.
-
--- Giorgio...
-
-Egli si provò a profferire il suo nome; non lo disse, ma gli parve di
-averlo detto: «Giorgio». Questo nome era stato una cosa enorme nella
-vastità interiore del suo mondo; ma ora pareva un nome strano,
-stridente, una parola quasi anormale, vuota come una caverna.
-
-Gli sembrava che fosse decorso un tempo immemorabile dal principio di
-quella sera.
-
-«Che volete? che volete?... Sì, l'ho ucciso!» -- gridava, urlava a' suoi
-giudici invisibili, ma con la sola voce del suo spirito, -- mentre in
-verità gli pareva di gridare. Nel suo dualismo interiore si ricordava di
-averlo ammazzato, e non sapeva se fosse morto; provava uno strazio
-spaventoso, ed era tranquillo come un ebete; aveva la sensazione
-illusoria di essere davanti alla stessa persona, che fosse viva e morta
-nel medesimo tempo.
-
-«Sì, l'ho ucciso; io! Sì, vedete: con questa mano; io, con questa mano;
-io!» Era immoto, e gli pareva di agitarsi, di urlare, scagliando il
-pugno contro un'assemblea di avversari, contro un comizio di giudici che
-l'accerchiassero da ogni parte.
-
-«Fratello, rispondi per me! Lévati e rispondi: -- Non era questo il mio
-diritto?»
-
-Intanto, nel suo dualismo interiore, l'altra parte di lui spiava
-minutamente i segni della morte.
-
-«Fratello, rispondi, rispondi!...»
-
-Poi gli parve che la casa si destasse, e tutti accorressero, balzati
-fuori dai letti sconvolti, le donne, gli uomini, scapigliati, e dietro
-l'uscio gridassero: «Apri! apri! vogliamo vederlo innanzi che sia
-morto... Apri!» E lo scemo, fra loro, in una camicia da notte che lo
-faceva sembrare uno spettro, la guancia poggiata contro il violino,
-suonava con furia, con strazio, finchè le corde saltassero, la Canzone
-Disperata...
-
-Erano fuori dalla porta in gruppo, accaniti; squassavano l'uscio,
-gridando: «Apri!»
-
-L'altr'uomo vigilò, in ascolto, e non intese rumore.
-
-Su la poltrona il pupazzo tragico si torse, come se avesse dentro un
-perno che gli permettesse di svitare il busto dal ventre, il collo da le
-spalle, in un modo bizzarro. La bocca s'era messa a ridere, le gengive
-congestionate schiumavano. Per tutta la lunghezza del collo s'incordava
-una grossa vena tesa come un elastico: le mani convulse annaspavan
-nell'aria, i piedi si urtavano, producendo con i tacchi uno scricchiolìo
-sinistro. Gli colò su la giubba un filo di bava, e il medico lo deterse.
-
-Fuori, dietro i vetri leggermente appannati, brillavano stelle fra gli
-alberi, come lucciole in un cespuglio. Bella notte, odorata, ingemmata,
-ch'era piena di lembi d'azzurrità.
-
-«Quanti anni passeranno?...» -- Anni voi dite?... -- «Sì, anni.» --
-Prima di che? -- «Prima che tu ritorni a vivere.» -- Ma non vivo io
-dunque? -- «No, è un incantesimo.» -- Un incantesimo?...
-
-E l'altr'uomo, il medico, si chinò sopra il cuore del pagliaccio.
-
-Respirava, non più visibilmente, con un affanno lieve.
-
--- «Ho fame! ho sete! ho sonno! ho voglia di camminare! di fumare, di
-agitarmi, di ridere!»
-
-Egli si disse queste parole con veemenza, osservò questi suoi propri
-desiderii con chiarezza. Non poteva invece far nulla di tutto ciò; era
-fermo, incatenato lì, vicino a quella sembianza d'uomo, sotto il potere
-di una forza incombattibile, che li stringeva entrambi nella stessa
-notte.
-
-Fece sogni.
-
-Camminare d'Aprile per la campagna, lungo una bella strada soleggiata,
-respirando il buon profumo che mandano le siepi cariche di fiori...
-Scendere giù per un fiume impetuoso, a forza di remi, sentendo l'acqua
-insorgere gonfia e rapida sotto la chiglia... Addormentarsi in un bosco;
-vedere i falciatori mietere una messe; balzare in groppa d'un cavallo
-focoso per una prateria senza termine... Trovarsi preso nel tumulto di
-una folla, per una strada cittadina piena di fragore e di transito...
-volare con un treno velocissimo attraverso la doppia fila dei pali
-telegrafici... essere nella platea d'un teatro, presso i forni
-d'un'officina... dappertutto, dappertutto, dove ci si muove, ci
-s'incalza, ci si agita, si vive!...
-
-E gli pareva che mai più, mai più farebbe tutto questo, mai più godrebbe
-di queste inebbrianti gioie, perchè in quella notte, nel carcere di
-quelle quattro pareti, era accaduto qualcosa di enorme, qualcosa di
-finale, che soverchiava tutte l'altre possibilità.
-
-«Sei morto? No, non sei morto? -- Allora non puoi rispondere?... Sì? mi
-puoi rispondere? -- Che dici? -- Ah, che t'uccida? -- Ma se già t'ho
-ucciso? -- No? non dici questo?... Allora che dici?... Parla più forte;
-così non mi riesce d'intendere. Ah... sei tu?... Ma chi sei?...
-
-E l'altr'uomo, il medico, toccava quella fronte già un po' fredda. «No,
-no... ucciderti non posso! Lo vedi bene che non posso. -- Cos'hai detto?
-Un veleno? Ripeti; non hai detto un veleno?... Ma che lingua parli?
-Cos'è questo nome che dici continuamente?... -- Ah, sì... Novella! -- Ma
-perchè parli a quel modo, come se avessi la bocca piena d'acqua?
-Novella, hai detto?... Sì, sì...»
-
-E vide la sua faccia bella, null'altro che l'immagine della sua faccia
-bella, non direttamente, ma quasi rifranta in uno specchio, e lontana,
-perchè lo specchio stava lontano, e nebulosa, perchè l'aria per dove si
-mirava era un po' fosca. La vide con i suoi capelli disfatti, così
-lunghi e folti che la cornice dello specchio non tutti li conteneva, e
-gli sembrò di volerla guardare negli occhi senza potervi riuscire. Tutte
-le volte ch'egli cercava d'incontrare le sue pupille, quegli occhi
-sfuggivano, lo specchio andava sempre più lontano, finiva in un'albore,
-in una striscia, in un punto...
-
-Rimase un nome, un solo nome, vuoto anch'esso come una caverna, pauroso
-come un incubo: «Novella...»
-
-E l'altr'uomo, il medico, gli toccava il polso quasi fermo, il polso
-ch'era divenuto greve.
-
-«Ma io non ho paura! nessunissima paura! Sono libero! Cammino, se
-voglio; se voglio, rido! -- È notte. -- Ebbene, se è notte, che fa? --
-Sono leggero, mi sento agile: posso andarmene dove mi piace! -- Fa buio.
--- Che importa? Domattina si leverà il sole; un bel disco rosso,
-arroventato come la bocca d'un forno. -- Questo è il sole: un bel disco
-rosso che mi piace assai di vedere.»
-
-Il fantoccio si svitò un'altra volta, e questa volta parve che avesse
-una cerniera proprio nella schiena e che alcuno gli avesse dato un pugno
-proprio su la nuca, un pugno che tutto lo percosse. Le braccia, con i
-pugni serrati, si tesero verso le ginocchia, i due piedi s'allungarono
-quasi per dare un calcio nel vuoto, il ventre si piegò sotto le costole
-come un mantice vuoto, e trafitto nel fianco da una specie di pugnalata
-ultima, tutto il corpo ciondolò da quella parte: il mento gli si
-confisse obliquo contro la sommità del petto.
-
-Pareva che il burattinaio avesse dato uno strappo così forte da rompere
-tutti i fili, -- e i fili, schiantando, fecer rumore. Un rumore diverso
-da tutti quelli che l'orecchio distingue, corto e fioco, ma più
-persistente che la vibrazione d'un metallo, un rumore atono, pieno di
-tutti gli altri suoni che insieme producono il ronzìo della vita.
-
-Allora nel fantoccio immobile tutto si trasformò visibilmente: il
-colore, la forma, il peso, l'abito, l'atmosfera che gli stava intorno:
-tutto.
-
-L'altr'uomo, il medico, dopo avergli lungamente cercato nel polso un
-battito che non c'era più, chinò l'orecchio sul cuore del fantoccio, ed
-arretrando con un balzo pronunziò distintamente questa sillaba:
-
-«No.»
-
-Tutta la casa, fra muro e muro, da' solai tenebrosi alle rombanti
-cantine, gli parve di súbito invasa da una musica furibonda...
-
-La canzone diceva:
-
- . . . . . . .
-
- «...e vado a cercare altri morti, -- che sono i miei figli
- lontani...
-
- Cammina: la vita comincia
- domani, domani, domani...»
-
-
-
-
-X
-
-
-Ora, svanito il sogno, si ritrovò solo davanti a quel morto. Non più
-fantasmi assedianti, non più misteriose voci nè musiche immaginarie per
-la gran casa muta, ma un uomo calmo e logico di fronte ad un cadavere
-ingombrante.
-
-Con uno di quegli sforzi estremi della volontà, che riuscivano ad
-incurvare la sua forza come un duro metallo, giunse a ricacciare da sè
-quella torma di paurose allucinazioni, per affacciarsi con tutta la sua
-chiarezza mentale ad una sola necessità: quella di nascondere il delitto
-compiuto e dare alla morte di quell'uomo l'apparenza più naturale.
-Bisognava, con uno sforzo quasi eroico, annullare il proprio essere
-sensorio, non vivere per qualche attimo che di cervello; bisognava
-soffocare il rimorso, il ribrezzo, lo stordimento, la paura, distruggere
-in sè la memoria, il nome stesso di quel morto, per inscenare il quadro
-più verisimile intorno alla sua spoglia muta.
-
-Anzi tutto rimuoverlo da quella stanza, sollevarlo su le proprie
-braccia, e nel buio, senza rumore, traversando il corridoio, portarlo a
-giacere nel suo letto. Egli vide tutto questo con precisione, come se un
-altro lo dovesse fare in sua vece; poi sùbito, con quella rapidità
-d'azione che in lui seguiva il pensiero, comandò a sè stesso: --
-«Ubbidisci!»
-
-«Ubbidisci!» In tante ore della vita gli era stato necessario darsi
-questo comando breve. Ed era, non la sua stessa voce, ma la voce d'un
-tiranno interiore che glielo gridava contro i timpani, che inchiodava
-questa parola nella sua volontà a colpi di martello, facendolo tutto
-vibrare. Avesselo condotto su l'orlo d'un abisso e detto: «Balza!» --
-egli, senza retrocedere, avrebbe spiccato il salto. Avessegli detto: --
-«Cammina contro mille, perchè necessario è camminare!» -- e contro
-mille, da solo, senza tremito, avrebbe camminato. Questa voce che in lui
-dettava era veramente il suo Dio.
-
-Il morto era nel mezzo della camera; la sua goffa ombra invadeva il
-pavimento, la parete; egli stava in piedi entro quell'ombra, sapeva di
-esservi, ed anzi gli sembrò d'averne i piedi avvinti, sì che fece uno
-sforzo muscolare per divincolarsi da lei. Ma l'ombra lo teneva in sè
-come una preda, l'avviluppava nel suo fermo tentacolo, nel suo mantello
-d'immobilità.
-
-Pensò allora che bisognava spegnere quell'ombra, anche perchè non si
-vedesse dal giardino la sua finestra troppo a lungo illuminata; e
-trattosi da lei con la fatica dell'uomo che vinca una melma tenace, andò
-alla finestra, onde guardare se fossevi abbastanza lume di stelle per
-compiere quel che doveva nel buio.
-
-Una effusa chiarità lunare vestiva tra gli alberi una magnolia lucente,
-ed egli vide in capo dei possenti rami cullarsi quei suoi grandi fiori
-lascivi e candidi come un seno incipriato, che pareva dormissero su la
-pigrizia d'un'acqua sonnolenta.
-
-Dietro i vetri chiusi, egli non sentiva il profumo della notte
-primaverile; ma la fragranza di quei fiori di magnolia, che dall'albero
-antico e brillante incensavano l'aria come fontane di soavità, gli
-eruppe in faccia con una larga ondata, salendogli fino al cervello, così
-fortemente, che il profumo della notte lo stordì. Quella fragranza,
-quella chiarità lunare su l'albero di magnolia, e tutta insieme quella
-pace azzurra trascorrente nelle vive arterie della notte, eran ancora
-immagini delle cose a lui vietate, eran sirene che parevano attrarlo
-dentro un incantesimo di pace, visioni che lo persuadevano alla dolcezza
-dell'oblìo.
-
--- «Sì, puoi spegnere il lume,» -- disse a lui, nell'intimo, la voce del
-suo vigilante complice.
-
-Retrocesse dalla finestra verso la tavola, spingendosi a forza di
-scatti, come un animale restìo, e nel posare le dita su la chiavetta del
-riflettore osservò che il suo polso non era fermo.
-
--- «Tremi?»
-
-Questa parola ch'egli aveva odiata conveniva ora dunque per lui?
-
--- «No, non tremo!»
-
-E rapidamente spense il lume.
-
-Ora egli vide cadere dall'alto soffitto una molteplice cortina di
-mantelli neri, che si srotolavan l'uno dopo l'altro, grevi, enormi,
-funerei, come una tenebra che rapidamente aumentasse.
-
-Non vedeva più nulla; era solo, sperso, nel silenzio assoluto,
-nell'assoluto buio.
-
-Con le dita fredde si stropicciò gli occhi, perchè si accorse che quel
-tenebrore pioveva in lui, non intorno. Allora, in un lampeggiamento di
-strappi rossi, cominciò a distinguere. A distinguere la finestra che
-inazzurrava, l'alta parete imbiancata, i mobili fermi, l'ombra...
-quell'ombra inamovibile. E vide una cosa orrenda: la faccia del
-cadavere, torta su la spalliera, convulsa in un sogghigno che pareva di
-riso.
-
-Allora, per la prima volta nella vita, il cuore accelerando e sostando,
-gli fece conoscere cos'era veramente la paura. S'agghiadò e retrocesse,
-brancolando con la mano che ricercava il lume.
-
-«Tremi! tremi! tremi!...» -- gli urlava dentro sarcasticamente la voce
-nemica.
-
--- «No!»
-
-E si aderse in tutte le sue membra, di scatto, come davanti ad una
-provocazione. Si sentiva nei polsi, contro le tempie, battere il sangue
-a fiotti; gli pareva che la camera desse un continuo traballamento.
-
-Poi si provò a guardare un'altra volta verso quel riso che l'atterriva:
-e lo sostenne.
-
-Non era più riso, ma uno spasimo che aveva in sè, nello stesso tempo
-qualcosa di selvaggio e d'inerte. Provò a ragionare per darsi animo:
-
--- «È un morto, -- si disse, -- come ne ho veduti centinaia; il
-principio della polvere... insensibilità, silenzio, fine.»
-
-Ma non gli pareva che fosse un morto come l'altre centinaia, che non
-fosse materia senza uomo, che non tacesse, che non fosse finito.
-
-Avendo l'uso di separare il proprio cervello dagli errori della
-sensibilità, si mosse un'accusa ponderata, osservando: -- «È l'anima tua
-che gli presti e sono i tuoi sensi alterati che propagano su lui una
-parvenza di vita. Ma questa è materia che solo pesa; è cosa morta, cioè
-senza possibilità, e non la devi temere.»
-
-Per analogia gli riapparve, come in una visione distante, il cavalluccio
-sardegnolo morto nella sala operatoria fra i veterinari che ridevano.
-
--- «Bada, -- lo avvertì la voce -- che il tempo corre.»
-
-Infatti ebbe la sensazione immateriale di qualcosa che continuamente
-correndo fosse continuamente più in là del pensiero; questa cosa era il
-Tempo. E smarrendosi nella sua fuga immensa, piccola e vana cosa gli
-parve il suo delitto, che non poteva nemmeno sospendere d'un attimo quel
-perpetuo volare.
-
-Gli avvenne di supporre che gli uomini, quasi per dare un senso al
-Tempo, avessero immaginato Dio.
-
-Questa osservazione, sorta in una specie di pausa interiore, gli sembrò
-logica; ma in essa v'era quel nome di tre lettere, che lo accese di
-ribellione, quantunque insieme s'accorgesse ch'era semplicemente una
-parola.
-
--- «Dio: la gran fiaba del mondo!... Ma tu che fai? sogni?»
-
-Possessore di sè, cauto, vigile, s'appressò all'uscio in ascolto; girò
-la chiave nella serratura, lentamente, perchè non stridessero gli
-ingegni; aperse uno spiraglio, v'appressò l'orecchio. Il filo d'aria gli
-produceva sul timpano una specie di ronzìo. Non altro romore si udiva
-per la casa dormente: appena quel rombo imprecisabile che nasce dalla
-presenza d'esseri vivi entro i muri d'un edificio.
-
-Uscì nel corridoio, giunse fino al pianerottolo, ed un senso di libertà
-quasi gioconda entrò nelle sue fredde vene, come quando si riacquista il
-respiro dopo un principio di soffocazione.
-
--- «Bada... -- egli suggerì a sè medesimo -- le tue scarpe...»
-
-Scricchiolavano. Un rumore minimo, che gli parve grande. Strisciò a
-passi lenti fino all'uscio della camera di Giorgio; l'aperse con
-cautela, ma interamente, per aver libero il passaggio allorchè
-tornerebbe con il cadavere su le braccia. S'avvicinò al letto per
-studiare in qual modo ve lo avrebbe disteso. Vedendo l'incavatura nei
-guanciali sovrapposti ed il solco profondo che la persona dell'infermo
-aveva lasciato nel lenzuolo, già gli pareva di recarlo su le braccia e
-di sentirne il rigido peso, che gli faceva scorrere dentro l'arterie
-pulsanti una vena di freddo sottile.
-
-Perchè la deposizione gli riuscisse più facile, rimboccò la coltre fino
-a mezzo il letto, poi cautamente rifece il cammino, strisciando lungo il
-muro, trattenendo il respiro, vigile e pauroso come un ladro.
-
--- «Se alcuno scendesse quand'io passerò col mio carico?...»
-
--- «Fa presto! -- gli comandò la voce. -- Fa presto!»
-
-Rientrò nella camera dov'era il morto, e s'attendeva quasi a trovarvi
-una trasformazione, o suppose, per mo' d'assurdo, la cosa più
-inverosimile: che il morto non ci fosse più. Era invece nella medesima
-positura, di sbieco traverso la poltrona, con il capo torto su la
-spalliera, le braccia pendenti, i pugni chiusi, le gambe unite per le
-ginocchia, simili a gambe di sciancato. Che orrore!... Come già era
-lontano entro la morte quel miserando corpo! Ed ora bisognava
-sollevarlo, avere il coraggio supremo di reggerne il peso contro il suo
-petto... Che orrore!
-
-Provò ad avvicinarsi; ma gravitò indietro, quasi resistendo ad una mano
-che gli avesse dato un urto per spingerlo su di lui.
-
-Allora, in quel punto, si ricordò che le sue scarpe scricchiolavano; e
-cavatele in fretta, cercò a tastoni presso il letto le pantofole di
-feltro. Si vide pronto, e gli parve d'un tratto che mai non avrebbe
-saputo varcare quella breve distanza. Sbarrò gli occhi e su le iridi
-provò una sensazione di freddo; si mise a considerare l'ipotesi che il
-coraggio gli venisse meno, che le sue braccia mancassero di forza per
-sollevare quel peso; un gran terrore s'aperse in lui, vuoto e freddo
-come un'enorme voragine.
-
--- «C'è dunque una cosa che tu non sappia osare? -- No, impossibile! --
-Tu, che non credi alla divinità della morte, vacilleresti ora come una
-femminuccia? Chi mai t'impedisce di sollevarlo? Il Soprannaturale forse?
--- Non c'è Soprannaturale!... Avanti!»
-
-Alle sue ginocchia disse: «Avanti!» -- al suo piede feltrato, e lo disse
-più fortemente al cuore che batteva.
-
--- «Ti perdi e la perdi... Chi?... Lei!»
-
-Allora la vide, che dormiva nel suo letto, immersa nelle sue trecce
-allentate, o forse che vegliava, sollevata sui guanciali, con il viso
-fra i palmi, a sua volta pensierosa di doversi uccidere.
-
--- «Avanti! È necessario!»
-
-Si ribatteva questa parola dentro il cervello, senza tuttavia riceverne
-alcun senso di necessità. Gli pareva di camminare, ed era sempre fermo,
-gli pareva d'esser giunto presso il cadavere, di sollevarlo, ed un senso
-d'orrore lo faceva retrocedere, senza che si fosse mosso. Mentre così
-perplesso vacillava cercando di riafferrare la sua volontà impossente,
-parvegli udir rumore.
-
-Si risovvenne di quegli usci aperti e l'istinto fisico della propria
-salvezza fu quello che lo sospinse.
-
-In un baleno, si curvò sul morto... ma gli stridevano i denti; le
-braccia gli si erano indurite nelle giunture, pesavano come fosser
-piombo, e gli doleva d'un dolore acuto, fra vertebra e vertebra, la
-spina dorsale.
-
-Però s'era detto e si diceva:
-
--- «O ch'io lo porti, o ch'io muoia!»
-
-S'inginocchiò: fece, nel sollevarlo, uno sforzo maggiore del necessario,
-ed il corpo scosso gli traballò contro il petto, quasi cercasse
-d'avvinghiarlo in un abbraccio macabro. Aveva contro la bocca una spalla
-del morto, ed uno di quei gomiti acuti gli premeva su le costole come
-per resistere alla sua stretta brutale. Sentiva su l'avambraccio il peso
-del capo riverso, e su lo stinco e sul polpaccio, mentre s'alzava, i
-colpi di quei calcagni penzolanti.
-
--- «Lo porto! lo porto!»
-
-Chiudeva gli occhi per terrore; li apriva per veder la strada.
-
--- «Così lieve? No, così greve. -- Perchè ragiono? -- Avanti! Passeremo
-per l'uscio? -- Sì, di sghembo. -- E se cade?...»
-
-Allora serrava le braccia. Gli sembrò che il morto lasciasse nella
-poltrona qualcosa di sè. Pur tenendolo forte, si volse a guardare.
-Duplice lo rivide: com'era innanzi e com'era, supino, sul catafalco
-delle sue braccia.
-
-In quel momento s'accorse di non tremare più; fece un passo, poi un
-altro, poi molti, e pose un'attenzione estrema nel non urtare contro
-l'uscio. Diceva continuamente, a fior di labbro, quasi per aiutarsi
-nell'opera:
-
--- «Sì, sì, sì...»
-
-Sporse prima il capo del cadavere, indi passò con tutto il corpo. Nel
-corridoio bisognava camminar obliquamente, ma la strada era facile.
-
-«Sì, sì...»
-
-E nell'andare gli venne in mente che Marcuccio era innamorato della
-Berta...
-
-Ogni tanto i calcagni duri battevano contro la sua coscia; quel gomito
-confitto nel suo petto gli dava estremamente noia. Non poteva ben
-comprendere se andasse in fretta o piano, ma la strada gli parve lunga,
-e non trovava l'uscio. Tuttavia, dalla soglia di quella camera una
-velata chiarità filtrava nel corridoio notturno, ed egli finalmente la
-vide.
-
--- «Sì, sì...»
-
-Gli sporse dentro i piedi, quindi passò con tutto il corpo; l'adagiò
-malamente sul letto e si volse rapido a rinchiuder l'uscio. Una specie
-d'ilarità silenziosa gli eruppe dall'anima; quasi ebbe voglia di
-beffarsi del suo terrore vinto; si toccò, una dopo l'altra, le braccia,
-poi la fronte, ch'era un po' sudata.
-
--- «Salvo!»
-
--- «Non ancora, -- gli suggerì la voce: -- svéstilo.»
-
-Già, bisognava svestirlo. Doveva essere morto nel suo letto, senza urlo,
-solo.
-
--- «Svèstilo»
-
--- «Sì, lo faccio, guarda: ora è facile!»
-
-Il morto era coricato in obliquo su la larghezza del letto; le gambe
-sovrapposte gli pendevano in fuori. Egli s'inginocchiò su lo scendiletto
-e gli tolse le scarpe, adagio, come se avesse tempo da perdere; gli
-tolse anche le calze, e con ordine le ripose dov'erano di consueto.
-
-Una bella striscia di luna rischiarava meglio di un candelabro; in quel
-chiarore azzurro si vedeva ogni cosa distinta, ma quasi ravvolta in un
-contorno d 'irrealità.
-
-Gli sbottonò i calzoni, glieli tolse, dopo averlo sollevato con fatica;
-li piegò, li mise a cavalcioni d'una seggiola, dov'egli era solito porli
-quando si ricoricava. Non s'era messo mutande: le due gambe giallastre,
-aride come due lunghi batacchi, percorse da un rilievo di tendini che
-parevan funi tese, erano fredde di quel freddo particolare che si
-distingue da ogni altro, ed al quale non v'è parola che somigli tranne
-la parola: «morte».
-
-Le due ginocchia parevano intorneate da una chiazza d'ombra; le cosce
-ischeletrite, simili a quelle d'un paralitico, mostravan più dell'altre
-membra i segni della consumazione.
-
-Ed egli, che lo svestiva ormai senza paura, s'indugiò per un attimo a
-considerare quella virilità estinta, rievocando nel bagliore d'un lampo
-l'immagine sensuale della donna che il morto aveva posseduta. Gli sembrò
-ch'ella stesse con loro, muta, in un angolo, e si svestisse ignuda,
-sbarrando i suoi chiari occhi pieni di voluttà per assistere in tutta la
-sua bellezza all'epilogo della lor tragedia umana.
-
-Egli traeva da questo pensiero un tale senso di ribrezzo e d'ansietà,
-che ne aveva l'anima oppressa; e tuttavia perdendo la nozione del tempo,
-gli pareva di poter compiere quella sua lugubre faccenda con la maggiore
-lentezza. Si preparava oculatamente un alibi morale, badando a non
-scordare la più piccola cosa, a non lasciare in quella camera dove
-Giorgio doveva esser morto alcunchè d'inspiegabile o d'inconsueto.
-
-Allora, sbottonatagli la giubba, sollevò il cadavere, prima sovra una
-spalla, poi su l'altra, poi su entrambe insieme, per fargli uscire dalle
-maniche le braccia che incominciavano ad essere, non solo inerti, ma
-rigide.
-
-Questa operazione gli prese tempo; ed anzi egli rischiò di lacerare la
-stoffa. Ma quando l'ebbe finalmente liberato da quella casacca di lana,
-ed il morto fu rimasto in camicia, egli provò novamente un senso di
-liberazione, poichè gli pareva d'esser vicino al termine del suo crudele
-officio. Ormai non gli rimaneva che da stenderlo sotto la coltre e
-comporre il letto come se naturalmente vi fosse morto.
-
-Ma una voce interiore gli consigliava senza tregua: -- «Osserva, osserva
-bene...» -- quasi per evitargli una distrazione possibile, una di quelle
-minime dimenticanze che son talvolta la chiave de' più oscuri delitti.
-Egli faceva, nel riflettere, una certa fatica, uno sforzo quasi
-muscolare nel convergere tutta la propria attenzione su questo solo
-intento, mentre per istinto il suo pensiero cercava di sbandarsi
-altrove.
-
-Allora egli andò verso la finestra, per esaminare nella maggior luce
-quella casacca di lana, quasi ch'ella potesse conservare un segno
-qualsiasi, un'impronta, una macchia di bava, uno strappo, un odore
-indefinibile, una piega. L'esaminò per tutti i versi, più volte,
-l'odorò: sprigionava un sottile odor di canfora, e null'altro, si
-ch'egli si mise a riflettere dove l'infermo la tenesse di consueto.
-
--- «Nell'armadio, mi pare... Sì, nell'armadio, piegata... non ti
-ricordi? -- Infatti.»
-
-Allora la piegò di rovescio, con le maniche in dentro, poi nel mezzo,
-indi, appianatala come si conviene, andò all'armadio, e la ripose ove si
-ricordava benissimo di averla tante volte veduta.
-
-Nel frattempo s'accorse di ansar forte; allora cominciò a fischiettare,
-piano piano, fra i denti, come per accompagnare la sua faccenda e far
-qualcosa che gli paresse naturale.
-
-Rinchiuso lo sportello, si guardò in giro. Non rimaneva più nulla da
-fare, tranne che occuparsi del letto e del cadavere buttatovi sopra di
-traverso. Con la fronte raccolta in una mano, cercò d'immaginare come lo
-avrebbe ritrovato il mattino, entrando, se davvero durante la notte,
-senz'alcun testimonio, si fosse spento. Non gli riusciva di vederlo
-bene, anzi lo vedeva in mille guise. Allora cercò di raffigurarsi nella
-sua memoria di medico altre morti che fossero avvenute in congiunture
-simili. Certe fisionomie di cadaveri, dimenticate da tempo, gli si
-affacciarono alla mente, quasi fossero sembianze note.
-
--- «Si muore in tanti modi...» -- pensò. Poi gli parve inutile
-riflettere e non volle frapporre altro indugio.
-
-S'avvicinò al letto. Siccome le coltri erano già rimboccate, non durò
-fatica nel farle scorrere sotto il corpo giacente, per poterlo
-distendere fra i due lenzuoli. Diede una spiumacciata sui due cuscini,
-e, preso il cadavere per le caviglie, sollevò le gambe su la proda, indi
-sospinse tutto il corpo nel mezzo del letto e ve lo distese. Il capo
-s'era insaccato fra i guanciali, ond'egli risollevò di peso tutto il
-busto, lasciandolo poi ricadere, affinchè la testa prendesse nel cuscino
-la sua positura naturale. Poi raccolse le due braccia, e non sapeva dove
-metterle. Provò in diversi modi, fece varie ipotesi, ma nessuna lo
-soddisfaceva.
-
-Da ultimo pensò che la sinistra dovesse far l'atto di respingere le
-coltri e la destra portarsi alla gola come per vincere una soffocazione.
-
-Quando volle ricoprirlo, vide ch'era nudo fino alla cintola, e dopo
-averlo inguainato nella camicia fin sotto le ginocchia, raccolse le
-coltri, gliele buttò addosso. Quella ventata scompose i capelli ad
-entrambi. Si ravviò i suoi, lentamente. Le coltri si posarono sul morto
-con un disordine uguale, ond'egli cercò il suo braccio per portarlo
-verso la gola; insieme gli sbottonò il collo della camicia, per
-secondare quell'atto. Poi si allontanò di qualche passo ad osservare
-l'effetto che faceva.
-
-Non c'era in verità nulla che potesse far nascere un sospetto.
-
--- «D'altronde, -- disse con lucidezza, -- la commozione di quelli che
-lo vedranno domattina non lascerà campo a troppe indagini. E súbito sarà
-smosso: bisogna solamente rincalzare la coltre sotto il materasso.»
-
-Lo fece, da un lato e dall'altro, cominciando ai piedi, per quel tratto
-che non doveva mostrare alcun segno di disordine; anzi lo fece con tanta
-cautela quanta se ne usa nel comporre sotto le coltri una persona cara,
-prima che le si dica: -- Dormi.
-
-A piè del letto la seggiola s'era obliquata, lo scendiletto era
-scomposto: raddrizzò la sedia, tese il tappeto, s'avvicinò al capo del
-morto, quasi volesse dirgli:
-
--- Ho finito.
-
-Notò allora sul tavolino da notte l'orologio e la catena d'oro che
-splendevano; avvertì l'assiduo celere battito del meccanismo, che dianzi
-non udiva. Nella caraffa di cristallo brillava l'acqua lucida. Vedendo
-l'acqua ebbe sete.
-
--- «Addio.»
-
-Formulò questa parola: «Addio», senza sapere come gli venisse alle
-labbra, senza quasi comprendere perchè la diceva. Questa parola, queste
-due sillabe, gli apersero nel cuore uno squarcio di dolore enorme, e gli
-parve di non poterlo abbandonare, perchè ora, quel morto, non lo temeva
-più: lo amava.
-
-Lo amava, ed era il suo fratello antico, e si chiamava Giorgio; non era
-stato ucciso dalla sua mano: era morto, era lì, nel suo letto di morte.
-
-Senza credere, senza saperne il perchè, gli pose una mano su la fredda
-fronte, e non con lo spirito, ma con le labbra disse:
-
--- «Pace.»
-
-La luna, salita al suo culmine, versava per tutta la camera un
-incantesimo azzurro, fasciava la coltre del morto in un velo
-d'irrealità.
-
-
-
-
-XI
-
-
-Nel breve tratto che percorse dalla camera di Giorgio a quella dove
-l'aveva ucciso, il suo delitto gli parve già remoto nel tempo, già
-retrocesso in una di quelle lontananze mentali che l'anima ismemorata
-varca in un baleno. Sicchè, nell'aprir l'uscio, quella poltrona rimasta
-nel mezzo della camera l'urtò quasi nel petto, come una realtà
-impreveduta, e fu sì forte il suo stupore, che da prima non osò
-inoltrarsi.
-
--- «Io sono Andrea Ferento: un uomo che sa di avere ucciso, -- raccontò
-a sè stesso. -- Un uomo che dovrà vivere congiunto con la memoria di
-questo atto incancellabile.»
-
--- «Ebbene? -- si rispose; -- la vita prosegue nella sua necessaria
-vicenda: il cadere d'una piuma d'ala non turberebbe altrimenti
-l'equilibrio immutevole delle cose. La terra non fa che ingoiare una
-bara di più. Ora la tua strada è sgombra: cammina!»
-
-Gli avveniva molto spesso di dialogare fra sè medesimo come fra due
-personaggi discordi, quasi per appurare da qual parte di sè fosse la
-ragione.
-
-La strada è sgombra?... Sì, gli pareva; sgombra e facile, certa e
-radiosa. Bastava ormai rimuovere da' suoi passi l'ostacolo più
-immediato: quella poltrona che propagava intorno a sè una così pesante
-ombra, quel mobile di legno e di cuoio che pareva contenere nelle vuote
-braccia l'estremo fantasma del suo delitto. Bisognava insomma, dopo
-tanto coraggio, non vacillare nella propria incoerenza, non attribuire a
-quella «cosa», nè alle altre che son prive d'anima, un significato
-umano.
-
-E fattosi animo, afferrò l'inerte mobile per le due braccia vuote, lo
-sospinse con una specie d'iracondia nell'angolo dove abitualmente stava,
-robusto e quasi benevolo, in attesa di reggere una stanchezza. Poi,
-sentendo il bisogno d'un felice respiro, aperse intera la finestra e
-s'affacciò verso la notte imbrillantata, che adagiava su la terra calma
-i suoi fantastici padiglioni di stelle.
-
-Tante ve n'erano e così folte, da parere uno sterminio di mondi
-luminosi, una polvere cosmica in ardore, una fosforescenza d'atomi
-dispersi dentro una sfera di cristallo. Le bianche vie planetarie, le
-immense fiumane del cielo straripavan di luce in praterie stupendamente
-azzurre, tendevan dall'uno all'altro emisfero un miracoloso arco
-siderale, che pareva navigar nell'infinito come una vela gonfia
-d'immensità.
-
-Cos'era la fine d'un uomo in quella eterna bellezza? Cos'era più, in
-quel silenzio parlante, il piccolo silenzio d'una bocca suggellata?
-Cos'era il senso d'una parola umana dentro quella trasformazione
-perpetua, che andava dall'inconoscibile verso l'ignoto, travolgendo seco
-infinite agonìe, facendo scoccare innumerevoli vite nel fulgore d'un
-istante?
-
-Fibrule, atomi, pulviscoli, o uomini, perchè urlate? Cosa scaglierete di
-voi contro questo immenso andare? O fuscelli nella bufera, o piume nel
-vortice, cosa importa mai all'Assoluto, che voi diciate: -- Vivere... --
-che voi diciate: -- Morire?...
-
-Stelle, stelle... vertici di splendore accesi al sommo del nostro
-pensiero, faville irradiate da noi, parole che brillano!... distanze
-forse immaginarie chiuse nella nostra pupilla, ombre forse di una luce
-invisibile, cancelli d'oro invarcabili della umana prigionìa!...
-
-O piume nel vortice, o fuscelli nella bufera, cosa può essere il vostro
-lieve schianto nella ecatombe universale che il Tempo divora camminando,
-come un affamato mai sazio?
-
-L'oblìo, l'oblìo, l'oblìo!... più dolce fra tutte le cose, poichè vuol
-dire non conoscere, non affaticarsi a conoscere, ma passare...
-
-Gli parve che tutto il mondo in quell'attimo avesse un colore di
-miracolo, e solo percepiva, con una specie di attenta gioia, il fluire
-del Tempo. Egli lo sentiva trascorrere in sè come l'acqua traverso un
-filtro; aveva chiara la sensazione che una parte del proprio essere,
-forse la più immonda, si sperdesse così nell'infinito, e gioiva di
-questa purificazione con una lunga e lenta voluttà.
-
-Il Tempo era un nettare che l'uomo beveva per dimenticarsi dell'attimo
-anteriore, per allontanarsi dalla sua spoglia vicina.
-
-Poi, quando si fu ristorato in quell'aria balsamica e si fu cullato
-quasi per ozio in questi erranti pensieri, d'un tratto gridò a sè
-medesimo:
-
--- «Non sei che un istrione! Cerchi di recitare la vita perchè hai paura
-di viverla! No, la tua parola è un'altra, più bella che «Dimenticare...»
-La tua parola è: «Potere!»
-
-Aspirò un largo sorso di quell'aria vivida, così gran sorso quanto
-spazio era ne' suoi polmoni capaci, e ripetè a sè stesso con la forza di
-una intimazione:
-
--- «Sì, potere! Potere con gioia!»
-
-Allora la faccia di colei che amava gli risalì nell'anima come la
-ghirlanda del suo peccato, e gli parve che affiorasse nel suo pensiero
-da una profondità quasi remota, per essere la sfera, il cardine, intorno
-a cui roteava tutto lo splendore dell'universo.
-
-Ella era veramente, nel suo spirito, sovrana ed unica: più in là che il
-senso delle cose, più in là che la negazione. Di lei sola, di questo
-solo amore, il suo cervello analitico non cercava ragione. S'era preso
-d'amore e l'amava, senza mai tentare una ribellione qualsiasi contro
-l'ebbrezza che questo perdimento gli dava. Se tutta la sua vita
-d'imperio, d'indagine, di lotta, era contro una dedizione così assoluta,
-se la sua fredda mente poteva sorridere di questo piccolo nome:
-«l'amore» -- un altro spirito nel suo spirito, un altro cuore nel suo
-cuore, s'eran lasciati stravincere da lei, e non insidiosamente, ma d'un
-tratto, e non con il terrore di perdersi, ma con un senso di barbara
-felicità.
-
-L'amava!... era pieno il mondo di questo amore esultante!... le cose
-tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo
-cuore! Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e
-nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita
-molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed
-infinita che il credente riassume in Dio.
-
-L'amava! era immischiata ne' suoi sensi come il profumo nella musica
-della primavera... l'amava come si ama un assurdo, come si professa una
-follìa.
-
-Allora subitamente si sovvenne de' suoi dolci capelli, della sua tepida
-bocca lasciva, degli occhi suoi, non timidi e non forti, che parevano
-continuamente mutar colore, soffrendo quasi la gioia di una contenuta
-voluttà; si risovvenne delle sue bianche spalle, che tramandavan l'odore
-d'una soavissima cipria e parevan simili a grandi ventagli sparsi di
-rugiada scintillante. Cominciò a seppellirsi piano piano sotto la
-memoria delle sue carezze, con l'oblìo di chi s'addormenta sotto una
-pioggia insensibile di fiori. Ogni ombra, nella notte infinita,
-conteneva per i suoi occhi una lontana sembianza di lei.
-
-D'un tratto, nel pensiero, lucida, gli emerse una certezza:
-
--- «È mia!»
-
-Comincerebbe da quell'ora tragica un patto indistruttibile fra loro.
-Egli poteva dirle, doveva dirle senza indugio, che nulla più li separava
-dalla troppo attesa felicità. E bisognava inoltre chiamarla, per
-vegliare insieme quella lunga vigilia, soli, serrati, muti, nell'ambigua
-vicinanza della morte, nel chiarore delle stelle.
-
-Era stato verso di lei così nemico in quell'ultimo giorno, ch'ella certo
-non avrebbe osato avventurarsi fino alla sua camera come faceva nelle
-trascorse notti, quando l'infermo s'addormentava, o talvolta nelle ore
-vicine all'alba.
-
--- «La chiamerò.»
-
-E si mosse.
-
-Ma lo turbava il pensiero di trovarla nel suo letto, spogliata, e gli
-parve a tutta prima inverosimile di potersi ancora una volta ritrovare
-con lei, parlarle, dirle sopra tutto quella parola ch'era necessario
-dire. Tuttavia giunse fino alla sua porta, l'aperse, intese il rumore
-del suo corpo, che al lieve cigolìo dell'uscio si volgeva nelle coltri.
-
--- Dormi?... -- egli domandò soffocatamente.
-
--- Sei tu, Andrea?... Dormivo appena.
-
--- Lévati.
-
-Ella riconobbe nella sua voce un non so che d'insolito.
-
--- Che fai su l'uscio? Entra.
-
-Egli ubbidì; ma rimase immobile, un passo oltre la soglia. Sollevata sui
-cuscini, ella invece lo chiamava a sè allungando un braccio.
-
--- Cos'è accaduto?
-
-Andrea rispose:
-
--- Nulla.
-
--- Sta male?
-
--- Chi?
-
--- Ma... Giorgio...
-
-Egli fece una lunga pausa prima di rispondere, poi disse ancora:
-
--- Lévati.
-
-Ella respinse le coltri, e scivolando giù dalla proda cercava coi piedi
-bianchissimi le pianelle sul tappeto.
-
--- La mia vestaglia... dammi la mia vestaglia, -- lo pregò, per non
-mostrarsi ritta in camicia. E soggiunse: -- Là, sull'attaccapanni.
-
-Allora egli la vide, la prese e gliela portò. Ma invece di vestirla,
-ebbe voglia di avvolgerla, così com'era, in un bacio iroso. Non lo fece.
-Ella si fasciò nella vestaglia, e guardandolo dubitosa, interrogava:
-
--- Che hai? Che c'è?
-
--- Vieni, -- egli disse volgendosi; -- vieni.
-
-Lieve, movendo un fruscìo di seta che nel silenzio pareva sonoro, lo
-seguì, scivolandogli appresso, finchè furon entrati nella sua camera,
-ove si chiusero.
-
-Là v'era più luce, ed ella così alterato lo vide, così livido, con gli
-occhi tanto sbarrati, che non pareva più lo stesso uomo. L'afferrò per
-le braccia, impaurita:
-
--- Che hai? Che hai?
-
-Egli volle sorridere, ma la sua bocca si contorse in una smorfia, e
-tacque.
-
-Fino allora egli non s'era trovato che solo. Ma ora, come gli pareva
-strano aver dinanzi un testimone! Come diversamente suonava la parola
-«morte», nel passare come un'eco dentro il proprio silenzio interiore, o
-nel doverla comunicare con la bocca, in forma d'annunzio irreparabile,
-ad un orecchio che l'ascolti!
-
-«Morte...» due veloci sillabe, cinque segni dell'alfabeto, che hanno il
-più vasto senso di tutta la comprensione umana. Parola che nulla
-distingue dalle altre quando la si pronunzia come un'immagine, ma che
-diviene fredda, greve, assoluta, quando è detta in testimonianza del
-cadavere, quando si abbatte come un'ala senza volo su la materia che
-giace...
-
-Allora ne misurò in sè stesso tutto lo spavento, e gli parve che, più
-del fatto, fosse impossibile a dirsi la parola. Ma questa risonava
-dentro il suo cervello, immensa e micidiale, come il rumore d'un grande
-stormo di corvi che invadessero l'aria buia.
-
-Sentiva nel medesimo tempo l'orrore della tragedia e il turbamento della
-sua presenza feminea, della sua bellezza così poco nascosta, che gli
-pareva oltremodo impudica, in quella camera, in quella cornice di morte.
-
-Ancor prima di parlarle, capì che da quell'annunzio ella si sentirebbe
-scaturire nell'anima involontariamente una paurosa gioia... Ma egli qual
-gioia ne avrebbe, ora e mai più, egli che doveva da solo portare il peso
-dell'orrendo segreto?
-
-Le lunghe maniche della camicia da notte, apparendo fra quelle più ampie
-della vestaglia, le scendevan sino ai polsi, li serravan in una frangia
-di pizzi; anche sul petto, lungo la scollatura, una trina frivola
-biancheggiava intorno alla seta; quell'odore del lino tenuissimo ed il
-vestigio di non so qual profumo impregnatosi nella stoffa parevano
-stringere la bella creatura in un cerchio d'impurità. Era troppo soave,
-troppo feminea, per ascoltare la morte.
-
-Chiuse gli occhi e la dimenticò. Ma insieme i lievi pizzi della sua
-manica gli toccarono la fronte.
-
--- Che hai? -- gli domandava l'amante, carezzandolo. -- Parla; mi fai
-paura.
-
-Ed anche nella sua voce continuava quel profumo, quel respiro
-d'impurità. Egli ebbe un momento la tentazione di farla patire,
-d'infliggerle un tormento che fosse uguale al suo; ma l'amava, l'amava,
-era tutto il suo mondo, la vita era piena di lei... Che bel colore
-avevano le sue guance, come d'un rosato avorio, d'una madreperla
-venata!... Che dolce disegno, che rossa umidità per le sue labbra! E ne'
-suoi capelli ed in tutta la persona, dalla fronte al piede, che
-terribile fascino sensuale, che infinita voluttà!...
-
--- «Ora, -- egli pensava, -- è mia.»
-
-L'uomo brutale, che non conosce argini al suo desiderio di possesso, in
-questo pensiero s'innebriò. Gli corse per le vene, quasi facendo rumore,
-una potenza nuova, gli battè contro i timpani una musica violenta, piena
-di vittoria; nelle sue pupille fulse un raggio di luce. Con forza, quasi
-la ghermisse ad alcuno che fino allora gliel'avesse contesa, la strinse
-nelle sue braccia e la serrò contro il suo petto virile, fortemente,
-lungamente, senza dirle nulla, in una specie di convulsione, per
-appalesare su lei questo pensiero: «È mia!»
-
-Ell'amava la sua forza, e si rendeva piccola, si lasciava tutta
-ravvolgere dalle sue braccia, sopraffare dalla sua violenza,
-carezzandolo senza far mossa con il suo corpo di velluto. E sentiva con
-gioia le mani dell'amante farle un nodo quasi doloroso fra le cedevoli
-spalle, mentre, con la faccia rovesciata sotto il calore della sua
-bocca, si sentiva percorrere dal suo respiro come da un maraviglioso
-bacio.
-
-Che piccola cosa era per lei, in quell'attimo, tutto il resto del mondo!
-Com'era sua fino all'ultima vena, senza pensiero, senza lotta, senza
-dubbio, sua con felicità!
-
--- Mi ami?... -- bisbigliò. Ella non poteva sospettare altra cosa che
-l'amore, non cercava che di accrescere la sua gioia, parlandone,
-costringendolo a parlarne. Ma egli stava muto; aveva un non so che di
-crudele su gli orli della bocca, nel riso che gli scopriva i denti
-lucentissimi.
-
-L'attrasse, la portò con sè vicino alla finestra, perchè gli pareva di
-allontanarla dalle cose circostanti affacciandola verso la notte libera.
-
--- «Griderà, -- pensava -- se io le dico...»
-
-E preparò la mano per soffocare quel suo grido. Voleva dirlo súbito, e
-gli pareva tuttavia non possibile a dirsi.
-
-Ma il suo viso parlò prima della bocca, le sue pupille arsero d'una luce
-quasi nefasta.
-
--- Odimi... e non gridare! Odimi!...
-
-Le teneva ora le tempie, il viso, fra i due palmi, serrato; era curvo su
-lei per afferrarla nella sua tragica volontà.
-
--- Non gridare... bada! Una cosa terribile... bada!
-
-E scandì queste parole inesorabili: -- «Tuo marito è morto.»
-
-Più veloce che nel dirlo, e prima di compiere l'intera frase, le attirò
-la faccia contro il cavo della propria spalla e col braccio le avvolse
-il capo come d'un manto, per soffocare il suo grido.
-
-Non intese che una specie di rantolo nella sospensione totale del
-respiro. Allora, sciogliendola da quella stretta, le si curvò presso
-l'orecchio, e lentamente, con una specie di misura, disse un'altra
-volta:
-
--- È morto: l'ho trovato nel suo letto... morto.
-
-Ella barcollò, sopraffatta. Un enorme stupore tenne per un istante
-immobili tutte le linee del suo viso. Poi si sciolse da lui quasi per
-istinto e retrocesse nel vano della finestra, urtando contro
-l'invetriata aperta, senza dare il grido che si mozzò nella sospesa
-vita.
-
-Dietro lei, come un placido specchio, il vetro acceso dalle stelle
-raccoglieva lo splendore della sua nuca, l'ombra confusa de' suoi
-capelli, che immersi nel pieno raggio divennero scintillanti. Fra loro,
-in quella pausa, restò uno spazio vuoto, che parve il limite necessario
-fra le lor anime distanti.
-
-Poi ella fu presa da un tremito, e balbettava come nella febbre parole
-incoerenti; cercava di ripetere a sè stessa quella frase indicibile,
-quasi per esaminarne il senso, per radunare davanti all'anima spaventata
-l'inafferrabile verità.
-
--- Morto?... è morto?!...
-
-Ed ancor prima che il dolore potesse scenderle fino al cuore, un velo di
-lacrime le bagnò copiosamente la faccia. Lacrime che si staccavano dagli
-occhi fermi, cadevan come grosse gocciole senza lasciare un solco; poi,
-di súbito, cessarono. Allora si mise a ridere d'un riso convulso, e
-torceva le braccia verso di lui, forse per afferrarlo, forse per
-allontanarlo da sè, mentre la sua bocca ridente balbettava:
-
--- No!... non è vero... no! Dimmi che non è vero!
-
-Egli le prese i due polsi, forte, quasichè avesse una irosa gelosia del
-dolore che vedeva in lei, e disse un'altra volta, scuotendola:
-
--- Sì, sì, è morto.
-
-In quella scossa, in quel disordine subitaneo, la vestaglia s'era
-slacciata; si vedeva la camicia lieve scenderle fin su gli stinchi
-politi; l'ombra del suo corpo ne traspariva, come da un velo tenue che
-tradisse l'intera nudità; i seni spaziosi, contenenti nella lor distanza
-la doppia increspatura delle trine, calmi e pur quasi violenti nella
-loro ertezza, di qua, di là pungevano con l'oscuro vértice il finissimo
-lino.
-
-Egli n'ebbe, anzichè turbamento, una specie di dolore fisico al sommo
-della fronte, alle radici dei capelli, e nei polsi, e nell'arterie del
-collo, dove batteva più celere l'impetuosa vita. Gli pareva che sopra le
-corde vigili de' suoi nervi corressero due sensazioni diverse, che si
-mescevano e s'uccidevano insieme: una era un brivido, ma di terrore, per
-quel fantasma del morto; l'altra era un brivido, ma di gioia, che gli
-veniva dalla bellezza di lei, dall'immagine del suo corpo seminudo -- e
-questa era senza dubbio la paura più forte.
-
-Tutto aveva saputo vincere nella vita, e, fin dove può la comprensione
-dell'uomo, tutto ridurre al piccolo senso effimero, al piccolo valore
-transitorio d'un fenomeno umano; tutto, ma non la forma di quelle sue
-membra femminili, ch'erano per lui quasi una tentazione soverchiante,
-quasi un bene che andasse oltre la possibilità del suo medesimo
-desiderio, e fosse una specie di potenza maravigliosa, calamitosa, alla
-quale avrebbe tentato invano di sottrarre il suo spirito e la sua carne.
-
-Quand'ella passava, o s'appressava, od un'eco portava la sua voce, o per
-un filo d'aria si diffondeva il suo profumo, od il suo nome fosse detto
-da alcuno, o per avventura gli accadesse di vedere inattesamente un
-oggetto suo, ne riceveva nell'anima e per le vene un tremito che gli
-faceva male, che gli dava una specie d'inquietudine oscura, di desiderio
-affaticante; quand'eran soli, quando la baciava, e pur quando nella
-brevità delle furtive notti ella era nelle sue braccia perduta d'amore,
-invano cercava di bere dentro quel cálice un sorso che fosse pari alla
-sua sete, o che potesse, per un poco almeno, placare l'ansia che lo
-struggeva di lei, spegnere la febbre incontentabile che gli faceva dallo
-stremo nascere un desiderio più forte.
-
-L'amava, sì, ma più grande forse di questo sentimento era il terrore di
-non poterla amare abbastanza, la paura ch'ella valesse più di quanto
-poteva il suo desiderio da lei attingere. Breve gli pareva il tempo, la
-gioia dell'uomo fugace, inane la forza dell'uomo, -- e la sua bellezza
-infinita. Onde l'amava con dolore, con disperazione, come un uomo che si
-accorga del tempo veloce, e tema, in ogni attimo trascorso, di avere
-dimenticata una felicità.
-
-Ecco, ed egli s'accorse che davanti all'annunzio di quella morte il suo
-primo impulso era stato un rifiuto, era stato -- o gli pareva -- un
-immenso dolore. Ella dunque non voleva che fosse morto. Il suo cuore
-d'amante non le aveva per prima cosa fatto splendere negli occhi un
-lampo sinistro di gioia. No; ell'aveva detto per prima cosa: -- «Non è
-vero! Non è vero!...» Per prima cosa ell'aveva tentato quasi di farlo
-rivivere, anzi aveva retrocesso da lui, da lui s'era sciolta, quasichè
-sentisse per istinto l'orrore della sua mano micidiale.
-
-Egli misurò velocemente le conseguenze più lontane di quello che
-immaginava, e giunse a non avvedersi del cammino che quella rivelazione
-faceva nella mente oppressa dell'amante, precisandosi a poco a poco,
-divenendo per gradi una verità immediata e dandole agio di misurare a
-sua volta il senso reale di quelle due parole così repentine: -- «È
-morto.»
-
-Súbito ella non aveva compreso, od almeno era stata una sensazione così
-forte, che l'aveva solo accerchiata senza trovar ádito in lei. Ma ora lo
-vedeva: per comprendere, lo vedeva. Era fermo, steso, freddo, non
-moverebbe mai più la mano per chiamarla, non direbbe mai più: --
-Novella...
-
-E guardando queste immagini, s'avvicinò di nuovo all'amante. Gli
-afferrava ora un braccio, si premeva contro di lui, rifugiandosi nella
-sua forza, nascondendo presso quel ruvido cuore di maschio la sua
-tremante anima.
-
-Poi cominciò a mormorare:
-
--- Perchè è morto? Perchè?
-
-Ella esprimeva male il suo pensiero; voleva domandargli: -- Come? dove?
-quando? in qual maniera, per qual ragione è morto? E dov'è? -- Anzi lo
-disse:
-
--- Dov'è? Ma súbito si ristrinse a lui con più tremito, quasi temendo
-che fosse lì vicino, lì per intorno, e che nel volgere gli occhi dovesse
-vederlo d'improvviso.
-
-Egli spiegò, senza batter ciglio:
-
--- L'ho trovato immobile nel suo letto; l'ho chiamato: non s'è mosso:
-l'ho toccato: era freddo.
-
-Ella disse ancora, ma lo disse altrimenti:
-
--- No...
-
-Il buon odore del suo petto empiva di fragranza il respiro dell'amante.
-
-Senza saperne il perchè, ella ebbe la sensazione che bisognasse non dir
-nulla ad alcuno, tacere, non svegliare la casa e mantenere nascosto fra
-loro, come una involontaria colpa, quell'orrendo secreto. Ma appunto
-perchè aveva questa sensazione, fu tratta a pensare il contrario, a
-credere che si dovesse gridare, far rumore, chiamarli tutti; balbettò:
-
--- Il babbo...
-
-Egli le prese forte una spalla:
-
--- No, taci.
-
--- Perchè?
-
-Non sapeva rispondere; disse:
-
--- Aspettiamo.
-
-Ora ella non piangeva più; aveva solo un tremito nervoso dai calcagni
-alla nuca, e nella gola gonfia un nodo che ogni tanto si scioglieva per
-rinserrarsi più forte. Andrea s'accorse ch'ella potrebbe avere un
-qualsiasi dubbio intorno a quel divieto, e cercò di spiegarle perchè
-fosse conveniente aspettare.
-
--- Più tardi li chiameremo, -- disse. -- Ma ora sono così stordito, che
-non potrei parlare con altri se non con te. Anzi tu pure...
-
--- Sì, sì, io pure... -- ella si affrettò a dire, quasi contenta di
-esaudirlo e di sentire infatti come lui.
-
-Ma egli non trovò la spiegazione sufficiente e soggiunse:
-
--- Ho voluto prima dirlo a te, perchè stamane, quando lo vedranno,
-bisogna che noi siamo preparati; noi due che...
-
--- Sì, sì, hai ragione.
-
-Allora quel lampo ch'egli voleva subito vedere negli occhi dell'amante,
-le traversò le pupille, facendole stringere più forte il braccio che gli
-teneva e soffermando il suo tremito in un'altra sospensione, ma
-vertiginosa, della vita. Ora soltanto aveva guardato, aveva potuto
-guardare al di là da quella morte.
-
-Si nascose ancor più contro la sua persona e disse all'amante, con una
-specie d'insidia: -- Ho paura...
-
-Egli ebbe un atto d'amore, d'amore casto, e le posò su la fronte le
-labbra che l'amavano. Ma quel bacio era per rassicurarla, per
-proteggerla, ed egli cercava d'essere immemore, onde il suo bacio non
-rasentasse la colpa.
-
-Alte, nel miracolo della notte, le stelle, così numerose che parevan nel
-deserto cosmico una bufera di polvere in combustione, infuriavano di
-splendore come fosforo avvampato, come resina in fiamme, come cristallo
-frantumatosi nella sabbia, quando vi sfólgora il sole. Ciascuna era un
-lampo ed era un mondo, ciascuna mesceva la sua fiamma, propagava il suo
-rogo nella raggiera dei mondi vicini.
-
-La notte bruciava ne' suoi vertici, aveva, sopra il suo fosco edificio
-invaso d'ombre una cupola incendiata; l'eternità era espressa in luce,
-l'infinito aveva i suoi limiti nella magnificenza del fuoco.
-
-Avvinti, si affacciarono verso la notte che roteava; e come se il moto
-dei mondi li afferrasse in un fantastico volo, tutto quanto avevano in
-sè di greve, d'umano, di turpe, si sciolse in una specie
-d'annientamento. Entrambi si sentiron così lievi, da credere che la lor
-materia purificata salisse come fumo, così lievi, da perdere fin la
-memoria di sè, ma non la memoria d'essere in quel volo congiunti e non
-la certezza dell'amore che li portava, come liberi spiriti,
-nell'apoteosi del cielo roteante.
-
-La capacità buia delle lor anime diveniva un cerchio di stelle: nei lor
-sensi ricolmi d'oblìo una sorda felicità sgorgava come un canto...
-
-Allora ella chiuse gli occhi ed incominciò a sognare. Un sogno era il
-suo, dove la morte già era passata oltre; la morte non era più che una
-parola remota, un volo d'ali nere lontananti senza rombo, nell'oblìo.
-Qualcosa d'indefinito, e pur di grande, le fluiva nell'anima, già troppo
-simile ad una paurosa felicità. Non sapeva d'essere precisamente una
-donna liberata, padrona di offrirsi con pienezza, con veemenza
-all'amore, ma le pareva che un'altra sua simile, una sua sorella
-interiore, avesse già cominciato a vivere in un'atmosfera inebbriante, a
-spaziare in una libertà senza confini, e di lei sentiva battere il cuore
-gaudioso nel viluppo del suo cuore atterrito. Una bocca, non la sua
-propria bocca, nascostamente in lei rideva, ma d'un riso involontario;
-questa esultanza temuta invadeva l'emisfero notturno, percorreva la
-materia come un'oscillazione lucida, fiammeggiava nell'ombra, cantava
-nel silenzio, volava nell'infinito, fra le stelle, come un turbinìo di
-polvere d'oro...
-
-Ella era piena fino alla gola di felicità e di spavento: non sapeva
-quale fosse più forte, non sapeva in cosa la gioia fosse dissimile dal
-terrore.
-
-E poichè nessuna commozione dello spirito può non avere le sue latenti
-radici nella carne che portiamo, ella si sentì colmata in ogni vena
-d'una felicità sensuale che l'affaticava come un godimento soverchio e
-le stordiva il cervello, quasi avesse da poco soggiaciuto ai più
-violenti baci. La stessa catena li stringeva; questa catena era fatta
-dal lor medesimo silenzio, era tanto più serrata quanto più
-s'impaurivano di doverla subire. Creature ultrasensibili, affratellate
-dalla diuturna colpa, egli avvertiva ogni tremito nella sua compagna,
-ella ogni tremito in lui.
-
-Sapeva di far male stando così aggrappata contro la sua spalla, sentendo
-l'aspra muscolatura dell'òmero e del fianco virile premere contro la sua
-persona, entrarle quasi nella carne discinta: però da lui non si poteva
-staccare, quasichè il contatto le fosse indispensabile per proteggersi
-dalla paura. Egli a sua volta, pervaso da quella tepida morbidezza, non
-sapeva respingerla nè interrompere con un moto qualsiasi quella troppo
-soave corrispondenza, ed anzi gli pareva necessario di avvincersi a lei,
-di mescersi con lei totalmente, per investirla del suo delitto,
-imbeverla della sua colpa ed avvogerla quasi d'una inconsapevole
-complicità, poichè sentiva che mai, mai più potrebbe farlo, se non
-tosto, se non nell'ambiguo silenzio di quell'ora notturna, lì, nella
-camera dov'egli aveva ucciso, a pochi passi dal morto.
-
-Questa coscienza divenne così forte in lui, che ad un certo momento
-premeditò d'assoggettarla ad un amplesso, perchè una comunione anche
-fisica fosse tra loro in quell'attimo di spasimo e di terrore,
-quand'egli, tenendola fra le braccia, palpitante, come nella stessa
-prigione del suo delitto, le direbbe su l'orlo della bocca, nell'umido
-bacio più ansante, le direbbe nel fuoco del piacere, così da insozzarla
-per sempre, le direbbe in guisa ch'ella dovesse o morirne o riderne,
-«ch'egli stesso, proprio da sè, con la sua mano, volontariamente, lo
-aveva ucciso...»
-
-Non era questo un legame di complicità che l'avrebbe con lui serrata,
-per sempre, nel nodo micidiale? Non era questa una profanazione
-ch'equivaleva all'aver veduta con i suoi propri occhi l'opera criminosa,
-ed esservi stata consenziente, anzi all'aver data la morte con una più
-sottile crudeltà? Non avrebbe in tal modo portato anch'ella il cadavere
-su le braccia? ora e per sempre, il cadavere su le braccia?...
-
-Gli pareva che fosse tra loro una disparità incolmabile: quel morto
-appunto, che a lui solo doveva la morte, che per sempre giacerebbe nel
-suo solo cuore. Insieme la incolpava d'essere così bella, per lui così
-bella, da rimaner femmina ed amante anche in quell'ora nefanda, così
-bella da far sì che il profumo della sua carne viva soverchiasse l'odore
-nauseabondo del cadavere, l'odore immaginario, che ad intervalli credeva
-di sentir effondersi nell'aria contaminata. Anzi egli non sapeva
-scindere una cosa dall'altra: il nudo corpo di lei si vestiva d'un
-lenzuolo funebre, come, ne' suoi occhi allucinati, la visione macabra
-del morto non poteva in alcun modo separarsi dalla profana immagine
-della sua nudità.
-
--- «Se tu mi ami, -- le diceva senza dirlo, -- e se vuoi che t'ami, devi
-entrare nel mio delitto, farti orrida come io sono, mescolarti con me
-nel suo feretro, sapere quel che so. Bisogna che tu veda presenti,
-com'io li vidi, i suoi occhi quando si spensero, e che tu senta nei
-timpani, inscindibile fra tutti i rumori delle cose, quel rantolo che
-gli strozzò la gola quando il veleno gli giunse al cuore. Perchè, se io
-non t'avvinco al mio delitto, forse tu mi odierai...»
-
-E la notte passava immemore, nell'alto cielo, con fulgori che parevano
-tralucere da un continuo dissolvimento. Era quasi una canicola notturna;
-l'oceano mondiale pareva una sola onda frantumata in milioni di
-brillanti. Ma ella era per lui più vasta che l'immenso infinito, e gli
-affluiva per ogni senso nello spirito, colmandolo di un totale oblìo.
-Per poter ragionare, chiudeva gli occhi davanti al pericolo della sua
-bellezza, tentava di sottrarsi a lei, come al potere d'una droga
-meravigliosa, che lentamente l'ubbriacasse. Non vederla, non udirla,
-recidere i sensi bisognava, per non cadere in lei come in un vortice
-senza fondo, per non amare al di là d'ogni cosa la sua dolce bocca
-umida, i suoi labbri cosparsi di peccato.
-
-Allora, per quella particolare incoerenza la quale talvolta ci sospinge
-a fare il contrario di ciò che pensiamo, si volse e la guardò. La guardò
-con sospetto, come s'ell'avesse potuto sorprendere i suoi pensieri,
-tanta era l'affinità che li stringeva. Ne' suoi limpidi occhi non vide
-alcuna lacrima, e solo vide il riflesso della notte stellata che dentro
-vi splendeva come in un puro cristallo. Ella guardò lui medesimamente,
-con quel sospetto femminile che traluce dagli occhi della donna turbata;
-e rattennero entrambi il respiro, quasi temessero che la sensazione del
-loro fiato li spingesse ad un bacio. Ella fece un atto, come se avesse
-freddo, e si fasciò la vestaglia intorno alla gola, dove il disegno
-delle vene, tra la pelle bianchissima, tesseva una illuminata ombra. In
-quella luce obliqua egli vide brillare come fosse d'oro la vellutatura
-bionda che le nasceva sul principio del collo, intorno alle radici dei
-capelli. Il suo profilo si disegnava nella vetrata in una macchia di
-fulgore.
-
-Non mai, non mai come allora comprese la sua bellezza, comprese che la
-sua bellezza era una cosa malata e lasciva, tutta commisturata di vizio,
-d'odore, di tepore, e, mentre la guardava, immaginò il pericolo che un
-altr'uomo la possedesse.
-
-Da che l'amava non aveva mai conosciuta gelosia nè creduto ch'ella
-potesse da lui dividersi; -- ma ora che aveva ucciso, per una strana
-successione d'idee comprendeva che questo fatto poteva strapparla dal
-suo possesso, far sorgere un'avversità imprevedibile, anche s'ella
-dovesse non conoscere mai la sua colpa, ma per il solo fatto che ciò
-era; -- e vedendo l'uomo che la toccherebbe, di furore, di spavento
-rabbrividì.
-
-Nell'assedio d'un tal pensiero, subitamente l'attrasse, quasi per
-custodirla; e furon così vicini ad un bacio ch'egli sentì su le labbra
-il calore della sua bocca. Il suo dolce seno gli tormentava il petto con
-insidia; l'ampiezza del suo bacino l'accoglieva in sè, quasi che ritta
-non fosse, ma supina, e le braccia, le sue lente braccia, facevano quel
-nodo stanco e forte che contiene l'amore.
-
--- Tu... -- egli disse, quasi cercando fra le parole una via di
-salvamento, -- hai compreso tu quello ch'è accaduto?
-
-Ella solamente rispose: -- Taci... -- abbassando le palpebre, come
-quando non si osa, per una specie di superstizione, dare un nome preciso
-ad una troppo grande felicità. Ma insieme si pentì del suo silenzio.
-
--- Ora l'ho compreso, non prima: ora che tu mi baci.
-
--- Lo amavi? -- egli chiese repentinamente, quasi godesse della propria
-crudeltà.
-
--- Sì, come un povero amico, ed anzi come una schiava rassegnata... --
-Poi riflettè e soggiunse: -- Forse non lo sai?
-
-Egli tacque; la sua fronte s'incise di una ruga profonda.
-
--- E tu? -- ella fece dopo una pausa.
-
--- Io? che?
-
--- Lo amavi?
-
-Egli si raddrizzò, come faceva quando gli era necessario chiudere la sua
-volontà riottosa in un'armatura di metallo, e disse recisamente, con
-impeto:
-
--- No! l'odiavo!
-
-Ella n'ebbe un brivido, un brivido che la curvò, come per un bacio
-datole su la nuca.
-
--- Avrà sofferto, credi?
-
--- Nulla o poco; era composto.
-
-Allora l'immagine del morto le assediò il pensiero, e lo vide, steso ma
-calmo: appena appena un po' di saliva agli angoli della bocca, un po' di
-gonfiore nelle palpebre chiuse... La morte non le parve che una totale
-stanchezza, e, per la prima volta dopo quell'annunzio, vide nei propri
-occhi la spenta fisionomia di lui.
-
-Questa visione le fece comprendere ch'ella pure non lo amava, poichè,
-nel guardarlo, più che il dolore poteva in lei un senso di raccapriccio
-fisico, nel quale involontariamente si rammentava d'essere stata baciata
-da quella bocca. Onde fece un movimento, uno sforzo, per respingere da
-sè tutto questo; -- ma la visione tornava.
-
-Improvvisamente, un'altra volontà che la sua le fece dire: -- Andiamo a
-vederlo...
-
--- Sì?... vuoi?... -- mormorò egli, come côlto in fallo.
-
-Ma intanto pensò ch'era opportuno accertarsi un'ultima volta di quanto
-aveva compiuto e giudicare da lei, da lei ch'era la più fidata,
-l'impressione che gli altri ne avrebbero.
-
--- Andiamo, -- fece risolutamente. E non si mosse,
-
--- Sì... -- ella rispose, restando immobile a guardarlo con gli occhi
-sbarrati.
-
-Egli si fece violenza, la prese per mano, e mutamente si avviarono.
-
--- Fa piano, -- egli diceva, -- che nessuno si desti...
-
-Non certo ella faceva rumore; ma scivolandogli appresso, nell'ombra,
-quasi nascosta dietro la sua persona, compiva uno sforzo muscolare per
-vincere la volontà restìa.
-
-In lei rombava un grande frastuono; la notte parevale sonora. Curvi
-entrambi, addossati l'uno all'altra, comunicandosi per la mano serrata
-la paura ed i sussulti, scivolavan come ladri lungo la parete, sostando,
-ascoltando, raggruppati in sè stessi, pavidi, con le ginocchia tremanti.
-
-Il breve tratto parve loro una lunga distanza, e man mano che andavano,
-avrebbero voluto ritornare. Vicino a lei, anch'egli si sentiva meno
-forte che solo. Pure la trascinava, o gli sembrava di trascinarla,
-sentendo il suo peso riluttante.
-
--- Andrea...
-
--- Che hai?
-
--- Non andiamo...
-
-Eran presso l'uscio e sostarono.
-
--- Perchè?
-
-Ella non rispose; in quel buio non osava stargli presso nè lontana.
-
--- Tremi anche tu... -- ella disse.
-
--- Io?... No! -- egli rispose, irrigidendosi, contraendo i muscoli, per
-non tremare.
-
-La luna mandava ora fin lì un albore tenuissimo, che prima era parso
-tenebra.
-
--- Non aprire...
-
--- Sì, apro...
-
-Girò la maniglia e sospinse l'uscio.
-
-Non súbito videro il letto, ma il chiarore azzurro del fascio di luna
-che imbiancava la camera funeraria d'una chiarezza livida, piena
-d'irrealità.
-
-Poi d'improvviso videro il letto, videro la faccia supina, che a loro
-sembrò -- tanto la temevano -- si fosse mossa e li avesse guardati.
-
--- Non andargli vicino... -- ella balbettava, -- non posso...
-
-Ma egli, lì, di fronte all'opera che aveva compiuta, riacquistava il suo
-coraggio; e s'avvicinò al letto trascinandola.
-
-Il raggio di luna vestiva il cadavere dal piede alla fronte, poltrendo
-su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca elettricità. Non solo
-morto pareva, ma deposto sopra un catafalco luminoso, e freddo pareva di
-quell'algida luce che somigliava stranamente al colore della sua carne,
-al gelo della sua materia spenta.
-
--- Vedi, -- egli disse, -- com'è tranquillo?
-
-Ma ella non rispose, forse non l'udì, assorta com'era nel guardarlo, con
-gli occhi avvinti, la respirazione ferma, il cuore sospeso.
-
-Gli usciva dal lenzuolo una mano, e quella mano pesava nella coltre come
-fosse piombo.
-
-La luce azzurra gli metteva intorno alla fronte, lungo le radici dei
-capelli, una specie di scintillamento; dal suo viso pareva trasudasse un
-umor luccicante; un fiotto di saliva faceva due piccoli grumi agli
-angoli della bocca; il labbro superiore avanzava su l'altro, dando alla
-fisionomia del morto un non so che di camuso. Qualche macchia d'un tetro
-color giallastro invadeva la scarnezza delle guance; gli occhi non
-facevan ombra; le ciglia parevano ingrommarsi. Ogni tanto avevano
-entrambi la sensazione ch'egli respirasse, poichè la morte non pare
-immobile, finchè si muove negli occhi nostri l'incredula paura con la
-quale noi la guardiamo.
-
-Egli voleva parlarle, ma indarno cercava nella mente un pensiero da
-comunicarle; si sentiva sperduto in una specie d'annientamento
-cerebrale. Ebbe voglia di sedersi a piè del letto e di vegliarlo, in
-attesa d'un fatto imprevedibile, o forse d'un suggerimento che salirebbe
-a lui, nello spirito, stando presso quel morto. Allora si accorse
-dell'estrema fatica fisica ond'era oppresso; gli parve d'aver sonno, ma
-un infinito sonno ed oblioso, in quella notte così limpida.
-
-Ella stava un passo lontano da lui, un passo lontano dal morto; si
-stringeva le braccia contro il petto, incrociate per i polsi, con le
-mani sotto la gola, il capo sovr'esse piegato, gli occhi attentissimi.
-Poi allungò la mano, quasi volesse toccarlo; invece lambì la coltre,
-lievemente, ritraendola con velocità.
-
--- Giorgio... -- profferì, non per chiamarlo, ma quasi per riconoscere
-se veramente fosse lui.
-
-Sì, avrebbe voluto, dal suo cuore di sorella, e nonostante la presenza
-dell'altro, mandargli un ultimo saluto, comunicargli una dolce parola,
-toccarlo con una carezza lieve, posare la bocca su la sua fronte che non
-ricordava più... Adesso aveva rimorso, un orrendo rimorso ed una
-infinita voglia di piangere per lui; adesso le pareva necessario di
-fargli conoscere il suo dolore, e dirgli, se pur non udisse: -- «Povero,
-povero amico mio, forse non mi perdonerai... no, certo non mi
-perdonerai!...»
-
-E s'avvide che s'erano lasciati senza una parola di commiato, senza un
-bacio, nè una confidenza, nè un secreto, senza una di quelle parole
-conclusive che fanno meno buia la morte a chi vi sprofonda ed a chi
-guarda morire. Si ricordava di lui, ch'era buono, ch'era malato, ch'era
-un povero essere debole, triste, soave, che a lei voleva bene come forse
-nessuno al mondo, e come forse nessuno al mondo per lei, per lei sola,
-soffriva... Si ricordò la pazienza disperata, il disperato amore che
-appariva nelle sue chiare pupille quando la guardavano, e la dolcezza
-paurosa della sua voce quando parlava con lei, l'amore di cui l'aveva
-circondata quell'essere morente, la beatitudine grande che lo
-trasfigurava se appena, quand'eran soli, ella gli avesse detto una
-parola buona...
-
-In quel momento il suo proprio amore non esisteva più; non si
-considerava più come la schiava di quell'infermo inguaribile; provava
-solo un rimorso angoscioso di non essere stata con lui nell'ultima ora,
-quando il suo pensiero fuggente l'aveva cercata ed il suo cuore cessante
-l'aveva con sè trascinata nel silenzio della morte...
-
-«Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi, e non c'ero! hai
-voluto forse confidare, a me sola, un ultimo desiderio, e non t'ho
-potuto ascoltare... Anzi tu sei morto «sapendo!» Oh, come devi aver
-sofferto, povero cuore! Sì, eri buono, mi tutelavi, mi carezzavi con la
-tua anima dolce; da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore... Ed
-io non t'ho fatto che male! io non ho fatto che ucciderti giorno per
-giorno, senza volerlo... Sì, sono stata infame, povero amore, e non mi
-perdonerai!...»
-
-Si curvò, protese di nuovo la mano per accarezzarlo, e tuttavia non
-osando, gli passò con la mano sopra il volto in un rapido gesto, che
-pauroso era solenne.
-
-Poi, di schianto, cadde presso il letto, a ginocchi, e pianse.
-
-Quand'egli vide la donna genuflessa ed il cadavere supino, gli parve che
-un legame li unisse, che una simiglianza fosse tuttavia tra le lor
-dissimili positure, ed offeso da quella concordia che gli era nemica si
-aderse contro di loro con una ferma violenza, levando tanto più la
-fronte, quanto più l'amante sua la curvava nella vergogna nel rimorso e
-nelle lacrime per il morto.
-
-Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo; su l'altro teneva un
-gomito e nei palmi la fronte.
-
-Ora, dal lenzuolo inazzurrato, il manto lunare cadeva su lei
-stupendamente; la bellissima sua nuca scoperta era densa di capelli
-quasi fulvi, che brillando si arruffavano. Pur così accasciata, il suo
-dorso conservava una mirabile elasticità; la gamba su cui stava
-inginocchiata, uscendo fuor dalla balza della vestaglia scopriva il
-bianco malleolo ed il tendine teso, che s'allentava nella rotondità del
-polpaccio.
-
-Quasi tutto il piede era fuori della pianella, e si vedeva il tallone
-roseo svanire in un incavo profondo verso le dita flesse, che tenevan
-ritta la calzatura piegandosi contro l'orlo d'ermellino.
-
-Nel medesimo tempo egli guardò il morto e gli parve straordinario che
-vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana ed avesse,
-nell'atto che compiva, una qualsiasi comunanza con lui.
-
-Voleva parlarle, chiamarla; ma un senso di rispetto più forte non gli
-consentiva di muover labbro. Ascoltò con una specie di rancore
-taciturno, ed intese che pregava.
-
-Sì, dall'atto delle sue labbra e dalla ferma sua genuflessione indovinò
-che l'amante pregava. Dunque non sarebbe mai la sua complice, non
-crederebbe mai che all'uomo sia lecito far morire. Anzi, poichè pregava,
-qualcosa v'era di non distrutto fra la sua bella gioventù e quella morte
-infinita, qualcosa v'era in quel silenzio, di più sacro e di più forte
-che l'amore, poich'entrambi avevano creduto nella parola inverosimile:
-«Dio».
-
-Allora si trasse indietro, e pensò ch'ell'avrebbe trasalito per la paura
-di rimaner sola in vicinanza del morto. Ma ella non si mosse, non
-s'accorse, non ebbe un solo tremito nella persona. Investita così dal
-raggio lunare, prosternata com'era davanti al letto funerario, pareva
-una monaca seminuda, che, in una notte piena di stelle, si fosse
-trascinata con delirio verso il marmo dell'altare, affinchè la pietra
-del sacrario purificasse la sua carne disperata. Ed egli non udiva più
-nemmeno il bisbiglio della sua preghiera, nè più vedeva il suo petto
-muoversi, la nuca trasalire, il tallone roseo staccarsi od avvicinarsi
-al tacco della pianella: ma due sole immobilità perfette occupavano la
-stanza, un solo raggio le ammantava nel suo fermo splendore.
-
--- Novella... -- egli chiamò sommessamente.
-
-La sua propria voce lo ferì come la voce d'un estraneo, senza che le due
-creature si movessero. Le andò vicino, ed invece di chinarsi, attese.
-
-Era tramortita; ma da presso egli vedeva le sue spalle trasalire
-insensibilmente. Stando così piegata in avanti, con la fronte che quasi
-toccava il lenzuolo, la prima vertebra spinale formava tra le piane
-scapole un forte rilievo; il fascio lunare non impediva che presso
-l'attaccatura del collo le sue bianche spalle fossero piene d'ombra.
-
-Poi d'un tratto la vide roteare sul ginocchio piegato, allentar le
-braccia ed accasciarsi a terra come un peso inerte, senza quasi far
-rumore. La pianella scappò via dal piede roseo, fece un piccolo salto,
-si rovesciò. Era scoverta fino a mezzo il petto; i calmi seni formavano,
-sollevando la camicia, una profonda incavatura.
-
-Dopo di lei fissò il morto, e gli parve strano che la sua faccia non si
-fosse chinata fuor dalla proda, per guardare in giù.
-
-«Vedi? -- mormorò in lui una voce estranea. E gli parve di ridere nel
-cuore sarcastico, ma d'un riso che non gli saliva fino alla bocca.
-
-«Vedi?»
-
-Gli parve che alcuno avesse aperto l'uscio. Senza maraviglia si volse e
-guardò.
-
-Su l'uscio batteva tagliente l'ombra d'uno stipite; null'altro che
-l'ombra d'uno stipite. La maniglia luccicava.
-
-Un usignuolaccio, fuori, nella notte, nella ramaglia nera e balenante
-sufolava con ironia collerica, e tanto presso e tanto forte, che lo
-stordiva. Gli parve che stesse a cantare, lì, sul davanzale. Si volse e
-guardò. Ma la pietra del davanzale frammista di selce non mandava che
-lampi ed il vano della finestra pareva un canale azzurro sgorgante
-nell'immensità.
-
-«Uuh!... Fi! Perchè canti? Vattene.»
-
-L'usignuolaccio saltava.
-
-Era proprio lì, nella grande magnolia; il suo pennaggio faceva rumore
-contro le foglie sonore.
-
-«Vedi?»
-
-Un filo d'aria notturna passò su di lui, percorse la lunghezza del
-letto, soffiò tra i capelli radi del morto, li scompose. Poco dopo una
-vasta nuvolaglia, correndo sopra la luna, ruppe il filo che portava quel
-fascio d'elettricità, e, fattasi buia la stanza, egli si sentì serrare
-nella caligine come fra due pareti che si chiudessero.
-
-«Vedi?»
-
-E la nuvolaglia se n'andava piano piano; il raggio tornava, più mite,
-poi più forte, parendo invadere la stanza e colmarla, come un fiume...
-
-Allora si chinò su l'amante, la prese per un braccio, la scosse. Ella
-sbarrò gli occhi, guardò intorno, si risovvenne, lo prese ai polsi e con
-tutta la forza delle due mani congiunte s'aggrappò a lui per sollevarsi.
-
--- Via... via... -- balbettò quando fu ritta. E lo sospingeva indietro
-col peso della sua persona, chiudendo gli occhi, come se non volesse
-volgersi per riguardare il morto. -- Via... portami via!
-
-Egli vide lo scendiletto sconvolto e l'accomodò con la punta del piede,
-resistendo per un poco all'urto dell'amante; poi si lasciò respingere.
-
-Uscirono.
-
-Camminando senza cautela rifecero il breve cammino, tenendosi avvinti,
-quasi tornassero dalla consumazione d'un delitto e andassero impuni,
-lievi, a goderne la preda. Su l'uscio, nell'entrare in quell'altra
-camera, che a lor parve gioconda, involontariamente si baciarono.
-Ell'aveva nella gola un riso singhiozzante, negli occhi una febbre
-luminosa, nelle vene un battito celere che le soverchiava il cuore. A
-lui pareva di averla rubata quasi dalle mani d'un avversario più forte,
-o trascinata via da un incubo, via dal talamo di un altro che
-gliel'avesse rapita.
-
-Un lungo trillo melodico empiva la notte incantata, e nel rifugio
-dell'alto suo ramo il cantore solitario snodava, buttava i suoi
-gorgheggi con impetuosa magnificenza, come, nell'aria, brillando, lancia
-i suoi gettiti una fontana. Di tanto in tanto qualche rana grassa
-metteva nelle pause del canto la sua sgangherata vociaccia, come se le
-vellicassero il ventre viscido per farla ridere o si fosse ubbriacata
-fino a creparne del buon odore che mandavano i gelsomini.
-
--- Dammi a bere... -- ella fece, comprimendosi il petto soffocato: --
-brucio di sete!
-
--- Acqua? egli disse. -- Non ho che acqua.
-
--- Sì.
-
-Prese la caraffa, il bicchiere, lo riempì fino all'orlo, poi, stillante,
-lo porse alla sua bocca. Ella ne ingoiò un sorso avidamente, facendo
-gorgogliare l'acqua nel deglutirla; poi guardò l'amante:
-
--- E tu non hai sete?
-
--- Sì; dopo.
-
--- No, bevi, -- ella fece, prendendogli la mano che teneva il bicchiere
-e spingendola verso la sua bocca. Egli ubbidì. Bevve con ingordigia, con
-ira, due volte, poi guardò il bicchiere vuoto.
-
--- Ancora ne vuoi? -- diss'ella.
-
--- Non più. -- Respirò forte, soggiunse: -- Lo sai ch'eri svenuta?
-
-Ma ella si coverse gli occhi, piegò il mento sul petto, e, come chi si
-ritrae da una visione paurosa:
-
--- Non parlarne... -- pregò. -- Che orrore! che orrore! Ho bisogno per
-un momento di scordarlo... Non parlarne più!
-
-Egli rimise a posto la caraffa, si andò a sedere sull'orlo del letto,
-curvo, stanco, tenendo le mani allacciate, fra le ginocchia, la fronte
-china.
-
-Ella fece per la camera un lungo giro e si fermò vicino alla finestra,
-guardando fuori, curiosa, nella notte stellata.
-
-Soffiava ora un poco di vento; i prati lontani mutavano colore;
-incominciava un dondolìo sonnolento per le alte cime degli alberi;
-dentro, nelle frasconaie, qua e là, un fruscìo prolungato, uno strepito
-scorrevole, come se vi rimbalzasse in mezzo, tra foglia e foglia, una
-lentissima pioggia di sabbia.
-
-Ella vide a pochi metri dalla finestra, su l'albero gigantesco, un
-grande fiore di magnolia sfasciarsi repentinamente, cadere giù, lembo a
-lembo, ciascun petalo roteando come una spola, finchè si posava disfatto
-su la ghiaia luccicante. Quel fiore, lo sfacelo di quel grande fiore,
-l'assorbiva interamente, e, senza ben comprenderne il perchè, non poteva
-ritrarsi dal guardare l'opulento ramo, che per quella caduta seguitava a
-dondolarsi oscillando, e quel fiore sparso, rotto in frantumi, che
-giaceva sotto il vasto albero, come una bianchissima porcellana
-spezzata.
-
-E vide un piccolo rospo che vi saltellava nel mezzo, traversando la
-ghiaia.
-
-Senza volgere il capo ella chiamò per nome l'amante; ma egli non si
-mosse.
-
-Allora, affacciandosi ancor più, si mise a guardare, nella facciata
-bianca della casa, quella finestra poco lontana, dietro la quale, ma in
-fondo, contro l'opposta parete, c'era un uomo che dormiva per sempre nel
-letto illuminato, nel sudario del raggio lunare, di fronte alla
-magnificenza delle stelle.
-
-Vide, o le sembrò, che ne uscisse un fumo azzurro, torbido, il quale
-navigava per la notte, sperdendosi; e intimorita si ritrasse, onde non
-respirare nel vento neppure un átomo di quel fumo.
-
-Andò vicino all'amante, gli pose una mano sui capelli. Egli non levò il
-capo, non disse parola. Ed ella, tacendo, prolungava la sua carezza con
-una specie di voluttà, indugiando nei caldi capelli, un po' chinata su
-la sua pallida fronte. Infine disse:
-
--- Che ora è? tardi?
-
-Egli guardò l'orologio, distrattamente:
-
--- Le tre passate.
-
--- Hai sonno?
-
--- Non ho sonno; e tu?
-
--- Nemmeno. Guàrdami!...
-
-Andrea levò gli occhi. Entrambi, nel fissarsi, parvero maravigliati.
-
--- Che faremo? -- ella disse, tremando fin nell'anima.
-
--- Non so.
-
-Stava ritta fra le sue ginocchia, tenendogli ora le mani su le spalle;
-egli aveva la fronte quasi nascosta contro il suo petto, e, senza
-toccarla, sentiva tuttavia l'impressione della sua pelle fresca e
-giovine, sentiva il profumo della stoffa tenue somigliante all'odore
-stesso di lei.
-
--- Tu l'amavi! -- gli esclamò d'un tratto, con iracondia, senza levare
-il capo.
-
--- No... taci...
-
--- Sì, lo amavi! ora l'ho visto! lo so... -- egli disse caparbio.
-
-Novella si chinò presso l'orecchio dell'amante, quasi baciandolo, e
-bisbigliava di continuo:
-
--- Taci... taci...
-
-Subitamente egli serrò le braccia intorno alle sue reni e l'attrasse,
-alzando la bocca verso la bocca di lei, che lo cercava.
-
--- Sei mia, ora?
-
-Ella rise, non colle labbra soltanto, ma con tutta la persona, con tutta
-l'anima rise.
-
--- Rispóndimi!
-
--- Sì... sì!
-
--- Ma per poco... -- egli fece, tetro.
-
--- Come?
-
--- Ho detto: per poco. Adesso non c'è più divieto, e allora...
-
--- E allora? -- ella interrogava con la medesima voce.
-
-Poi gli prese la faccia tra i palmi, e, quasi per soffocare ogni parola,
-su la bocca, affannosamente, lo baciò.
-
-E rimasero avvinti in quel bacio, disperati, sitibondi, colmi fino alla
-gola di orrore e di amore, sentendo che in quella voluttà esecrata una
-coscienza invisibile, quasi, un Dio, li malediva...
-
- . . . . . . .
-
-... poi, lontano, per l'ultimo cielo, fra i mazzi di stelle che
-imbiancavano, videro salire una gran fiumana di vapori ondeggianti,
-quasi una colonna di fumo, che soffiasse non da un incendio ma da un
-gelido remoto mare, e videro per l'universo effondersi quella specie di
-scolorimento, quel brivido, quella bianca tenebra che precede il salire
-del giorno.
-
-Un grande velario, di mussola o di tulle, passava su le migliaia di
-stelle per diminuirne lo splendore; una chiarità nasceva nell'oriente
-concavo; la notte a poco a poco s'incanalava in quella zona pallida,
-lasciando portare dal vento le sue gonfie spirali di fumo.
-
-Piccole stelle morte, randagie, vi cadevano dentro, scomparivano,
-lasciavan un solco impercettibile nello spazio dov'erano a migliaia; le
-grandi costellazioni, luminose come navigli notturni, affondavan
-nell'oceanica immensità; la luna colava a picco imbiancandosi nella
-voragine d'una nuvolaglia simile ad un cratere.
-
-Lontano, all'alba sopravveniente, un gallo cantò.
-
-Ilare, mandava in alto la sua chiacchierata pretensiosa, lisciandosi
-forse il bel pennaggio lustro, come una donna mattiniera, che alla
-finestra péttini cantando la sua liscia capigliatura.
-
-Entrava, con l'odor fluviale dei narcisi, con l'abbrividire delle foglie
-che si destavano, un'ondata d'aria fredda, quasi visibile, che faceva il
-giro della stanza, come un vortice...
-
-Egli le ravvolse nella camicia di batista i seni che si ergevan nudi, la
-fasciò sino alla gola entro la vestaglia di seta, e baciandola su gli
-occhi pieni d'ombra disse a lei che non parlava:
-
--- Dormi?...
-
-
-
-
-SECONDA PARTE
-
-
-
-
-I
-
-
-Tancredo Salvi arrivò il giorno appresso in villa, non appena gli ebbero
-telegrafato ch'era morto il suo fratellastro. Giunse in tempo
-esattamente per i funerali, ma sopra tutto per aver notizia del
-testamento: il che gli stava molto a cuore.
-
-Dalla prima giovinezza, dal tempo lontano in cui Giorgio Fiesco era
-partito dalla casa del patrigno in cerca di fortuna per il mondo, non
-s'erano quasi mai riveduti, nè alcuna fratellanza era tra loro, bensì
-per costumi e per indole una invincibile avversione. Venuta a morte la
-madre comune, Tancredo aveva brigato in mille guise per contendere a
-Giorgio la meschina eredità, e dopo aver dato fondo a quel denaro,
-d'ogni espediente viveva tranne che del suo proprio lavoro. Lo si era
-veduto alla Borsa e nei mercati, farsi mezzadro d'affari equivoci o
-pericolosi; lo si vedeva nelle bische, nelle bottiglierie, su
-gl'ippodromi, un po' male in arnese, ma tuttavia giocondo.
-
-Più tardi s'era messo in un certo giornalismo di pettegolezzi e di
-raggiri, che sfioravano il ricatto; aveva inoltre aperta un'agenzia
-d'informazioni secrete, una di quelle tante che pullulano per i sinistri
-vicoli delle grandi città.
-
-Non ancor quarantenne, alto, forte, un po' calvo, con la faccia quadrata
-e sbarbata, il colorito plumbeo, gli occhi profondi, una fronte
-malvagia, la tempia destra fiaccata come da un pugno dato in una creta
-molle, quest'uomo esprimeva nella sua rozzezza un non so che
-d'intelligente e di maestoso, un non so che d'amaro e di buffo, che
-prima insospettiva la gente, poi talvolta faceva sorridere chi avesse a
-trattare con lui.
-
-Giuntagli ora la notizia della morte di Giorgio Fiesco, Tancredo non
-aveva indugiato in lunghi dubbi, e cacciate alla rinfusa le sue poche
-robe in una sacca sfiancata, empitosi di mezzi toscani il portasigari
-sdruscito, contate nel voluminoso portafogli le poche centinaia di lire
-ch'erano pressochè tutto il suo bene, aveva chiamato con robusta voce la
-serva-consorte che gli faceva da massaia, e le aveva dato l'ordine di
-far scendere la sua borsa in portineria.
-
-
-Nel treno che lo portava dolcemente, per una sera ventilata, traverso le
-campagne fragranti, egli cominciò a sentirsi ravvolgere da un senso di
-vera beatitudine, quasi avesse l'intima coscienza di volare leggermente
-incontro alla fortuna.
-
-Pensava: -- «Se mi capitasse di azzeccarne una finalmente! -- Centomila
-lire!... Cosa sono centomila lire per il mio povero fratello? Dopo tutto
-siamo nati dallo stesso grembo! Lo so: c'è la moglie; ma non hanno
-figli. Centomila. Poi sono curioso anche di conoscere l'amico intimo, il
-gran professore... Centomila.»
-
-E questa parola numerosa, interminabile, con uno strascico di zeri tondi
-e roteanti che parevano intessere nell'infinito la chioma d'una
-straordinaria cometa, gli turbinava intorno, moltiplicandosi nel cielo,
-finchè lontano si disperdeva in una striscia ondeggiante, o forse nel
-pennacchio di fumo che la vaporiera si lasciava dietro camminando.
-
-Adesso il treno correva diritto per la rasa campagna, disegnando nella
-seguace ombra il traforo bianco dei finestrini. Veniva dalle pingui
-zolle un odor fertile di semenza matura; su l'estremo válico
-dell'orizzonte il disco paonazzo del sole affondava come un rotondo
-vomero nella terra lampeggiante.
-
-Allora Tancredo fece un sogno, che non era del tutto un sogno e che
-appunto lo seduceva per la sua possibilità.
-
-Un notaio, alto, allampanato, con gli occhiali a stanghetta, una
-voluminosa cravatta nera, leggeva il testamento del morto in una grande
-stanza dove c'erano molte persone attente. Lui, Tedo, se ne stava in un
-angolo, dietro tutti, ma seduto in una poltrona molto comoda, e guardava
-in alto, verso il lampadario, distrattamente... «Lascio mia moglie erede
-universale de' miei beni, con un legato di L. 100.000 ( -- dico
-centomila -- ) a Tancredo Salvi, mio fratello di madre, e...»
-
-Tutte quelle persone attente si voltavano a guardare lui, ch'era
-tuttavia distratto, ma non poteva trattenere un certo risolino
-involontario che gl'increspava gli angoli della bocca. E il notaio
-seguitava a leggere con la sua voce fastidiosa come il ronzìo d'una
-vespa:
-
-«Legato A... -- legato B... -- legato C...»
-
-La vedova se ne stava seduta poco lontano da lui, pallida, nelle recenti
-gramaglie, e co' suoi grandi occhi pieni di torbide ombre insidiosamente
-lo guardava.
-
-«Scritto di mio pugno, da me testatore, in piena coscienza di...»
-
-Era il notaio che finiva di leggere il testamento, con la sua voce
-nasale ma ronzante; poi si nettava gli occhiali a stanghetta dentro un
-enorme fazzoletto blu...
-
-Subitamente il quadro di quella grande stanza piena di persone attente
-si cancellò dal suo cervello; ma vide bensì la vedova, di sera, che
-saliva le scale con un candeliere in mano, forse per non trovar pace
-nella coltre insonne ove si contorcerebbe la sua profumata e vedovile
-solitudine...
-
- . . . . . . .
-
-Alla stazione, quando giunse, nessuno l'attendeva. Chiamò l'unico
-vetturino che già stava per volgere il suo cavallo, e di galoppo
-traversarono il borgo addormentato. A quell'ora le case degli artigiani
-eran buie: solo mandavan lume un paio di taverne, la bottega del
-farmacista, l'invetriata del caffè. Quando giunse a villa Fiesco, il
-cancello era chiuso ed il vetturino cominciò a schioccar di frusta. Uscì
-fuori dalla casa rustica la piccola Natalissa, e con la sua vocina di
-capinera da lontano gridò:
-
--- Vengo sùbito.
-
-Nell'alta casa una finestra s'aperse; confuse ombre vi si affacciarono,
-e s'udì sopra gli alberi del giardino la voce di Maria Dora che
-domandava:
-
--- Chi è venuto, Natalissa?
-
--- Un forestiero, -- gridò la bimba. E da brava donnina già grande prese
-la sacca dell'ospite, lo accompagnò per il viale fino alla scalinata.
-
-Maria Dora, Stefano, la Berta stavano sul limitare, in attesa. Nessuno
-fra loro conosceva Tancredo, se non di fama, e vedendo quello
-sconosciuto avanzarsi tranquillo dietro la bimba del giardiniere, a
-tutta prima non seppero immaginare chi fosse.
-
-Egli pensava tra sè: -- «Questo è il momento grave. Occorre una certa
-presenza di spirito...»
-
-Giunto a mezzo della scalinata, si levò il cappello e disse, fermandosi:
-
--- Io sono Tancredo Salvi.
-
-Maria Dora, senza rispondere, scappò dentro a dare la notizia. Papà
-Stefano alquanto impacciato, gli rispose:
-
--- Non eravamo preparati alla sua visita, signor Salvi.
-
-Tancredo salì con disinvoltura gli ultimi gradini.
-
--- Mi scusino; arrivo in questo momento; non feci che balzare nel primo
-treno; sono ancora sotto il colpo dell'orribile notizia... vengo per
-rivedere il mio povero fratello. Grazie, grazie, d'avermi avvertito!...
-
-E metteva nella sua voce robusta una specie di affannosa riconoscenza,
-mentre col palmo della mano faceva l'atto di rasciugarsi una lacrima.
-Stefano non sapeva che dire; se ne stava irresoluto, squadrandolo.
-
--- Allora lei desidera pernottare qui? -- mormorò infine, accennando
-alla sacca da viaggio che Natalissa aveva posata sopra una seggiola.
-
--- A meno che non rechi troppo disturbo... -- disse Tancredo con umiltà.
--- Volevo scendere all'albergo, ma non conosco il luogo, e, sopra tutto,
-il desiderio di veder súbito il mio povero fratello m'ha spinto a venir
-qui.
-
--- Mi perdoni un momento, -- fece Stefano; ed entrò nella casa. Mentre
-stava per salire, incontrò Maria Dora con il Ferento che scendevano.
-
-In quel mentre apparve Marcuccio sul limitare della sala.
-
--- Chi arriva? Ospiti? Ma che c'è? Forse un ballo?
-
-Nessuno gli rispose. Stefano tornò su la veranda e disse alla Berta
-ch'eravi rimasta:
-
--- Va sopra in fretta e prepara una camera al secondo piano, l'ultima.
--- Poi disse a Tancredo: -- Entri pure.
-
-Egli avanzò con circospezione, guardandosi attorno, quasi temesse
-d'andar incontro ad un agguato. Vide il Ferento, Maria Dora, Marcuccio,
-e, non sapendo che fare, fece un inchino. Il Ferento lo squadrò da capo
-a piedi, con uno de' suoi sguardi rapidi che investivano come un urto;
-il Salvi sogguardò lui con una delle sue occhiate oblique, che
-accerchiavano come un laccio.
-
--- Lei è il fratellastro di Giorgio Fiesco, non è vero? -- disse il
-Ferento. -- E desidera vederlo?
-
--- Appunto.
-
--- Venga: la condurrò.
-
-Bisognava traversar la sala e Marcuccio stava su l'uscio, attento. Si
-trasse da parte per lasciar passare il Ferento, ma súbito si rimise
-traverso la soglia, in guisa da sbarrarne l'adito. Allora Tancredo, per
-non urtarlo, si fermò di botto, guardando in faccia quasi con timore
-quel lungo giovinotto sbilenco, dai capelli corti, vestito con panni che
-gli cascavan di dosso, il quale invece, nel fissarlo, rideva. Tancredo
-non poteva comprendere perchè mai quel personaggio gl'impedisse di
-passare. E lo scemo ad insistere:
-
--- Chi sei? Dove vai? C'è un ballo forse?
-
-Andrea tornò indietro, e preso lo scemo per un braccio lo costrinse a
-togliersi di mezzo. Poi disse:
-
--- Marcuccio, sono le dieci: va a dormire.
-
-Costui tirò fuori un grosso orologio d'argento e si mise ad ascoltarlo,
-poi ad osservarlo, contando le ore su le dita. Non gli tornava il conto.
-
--- Eh!... -- gridò appresso al Ferento, -- non sono le dieci!... una di
-più! C'è un ballo forse?
-
-Allora Tancredo, nel salir le scale, si risovvenne che Giorgio Fiesco
-aveva un cognato scemo.
-
-«E adesso mi tocca pure di vedere un morto... -- pensò. -- Non è
-piacevole. Con questa fame da lupo!»
-
-Giunti sul pianerottolo, Andrea lo avvertì:
-
--- È già nella cassa perchè si decomponeva, ma la cassa non è chiusa e
-lo potrà vedere.
-
-Tancredo avrebbe voluto rispondere a quel celebre scienziato in maniera
-degna della propria eloquenza, ma non trovava parole adatte, perchè
-l'idea di entrare così precipitosamente nella camera d'un morto gli
-scompigliava tutte le facoltà.
-
-Il corridoio era buio; da una porta nel fondo si diffondeva una striscia
-di luce.
-
-«Dev'essere là il morto... -- pensava. -- Purchè non mi lascino solo
-davanti alla bara...»
-
--- Venga, venga, -- disse il Ferento, fermo su la soglia della camera
-funeraria.
-
-Tancredo si avanzò. Vide per prima cosa un letto vuoto, senza federe nè
-lenzuoli, con un pannolano sopra la coltre, da capo a fondo cosparso di
-fiori; poi vide una vecchia in una poltrona, che pregava, ed era mamma
-Francesca; indi una contadina, un contadino, ed un ragazzone di
-vent'anni, un bifolco nero come il carbone, seduti lato a lato, contro
-il muro, e che pregavano anch'essi. Da ultimo vide, nel mezzo della
-stanza, posata per terra fra quattro candelieri gocciolanti, la bara,
-coperta da un lenzuolo. Il coperchio stava poggiato verticalmente contro
-il cassone del letto.
-
-Intorno alla bara il pavimento era cosparso di fiori; egli cercò di non
-camminarvi sopra. Intorno alle quattro torciere si ravvolgevan spirale
-da ramoscelli fioriti; le fiamme piegate dal vento si allungavan come
-lingue vibrátili; ogni tanto se ne staccava una specie di vampa nera,
-che pareva guizzar via nell'ombra, di qua, di là, velocissima.
-
-«Ora, che faccio?»
-
-Di levare il lenzuolo da sè, proprio con le sue mani, Tancredo non aveva
-cuore; si chinò sopra il catafalco, restando immobile, come se recitasse
-una preghiera. Il lenzuolo era teso; non lasciava trasparire affatto il
-rilievo del cadavere.
-
-«È lì sotto e non lo vedo... povero Giorgio! Era tuttavia un buon uomo;
-quasi quasi potrei davvero piangere... Sebbene si fosse press'a poco
-estranei, certe cose la natura le comanda. Siamo figli della stessa
-madre: questo conta, per bacco! Poi, che male mi ha fatto? Qualche soldo
-me l'ha sempre dato, anche molti, per dire la verità... Era un
-brav'uomo. Certo non sentiva troppo i legami della fratellanza, ma
-questo è un difetto che gli si può anche perdonare, adesso ch'è morto.
-Io stesso, per dire la verità, non sono proprio uno stinco di santo...
-Su, vediamolo, poveraccio!»
-
-Ed allungava la mano per sollevare il lenzuolo; ma la mano titubante gli
-si fermava a mezza strada.
-
-«Diavolo!... E dire che non avrei paura di quattro malandrini!»
-
-Si fece animo e si chinò. Quell'odore di cadavere e di naftalina lo
-stomacava, serrandogli la gola. Tuttavia prese un lembo del lenzuolo e
-cominciò a sollevarlo.
-
-Allora si avvicinò la contadina, e inginocchiatasi all'altro lato della
-bara:
-
--- Volete vederlo, signore? -- domandò. -- Peccato che ora si guasta.
-
-E piano piano sollevò il lenzuolo, come dal viso d'un bimbo che non si
-voglia destare.
-
-Tancredo per poco non dette un urlo, tanto al vedersi quella faccia era
-spaventosa. Livida egli la vide, ma di una lividezza quasi nera, con
-l'orecchie, i due zigomi, le mandibole chiazzate di macchie vinose, gli
-occhi tumefatti, che parevan marci, la bocca enfiata, guasta, non
-chiusa, che lasciava colare dagli angoli, tra i peli della barba, un
-umore viscido e luccicante, il quale serpeggiava dentro il collo come
-una tortuosa lumacatura. Aveva intriso il colletto e disamidava lo
-sparato convesso, nel quale brillava la capocchia d'un bottone d'oro,
-simile ad un chiodo mal confitto, che rattenesse a fatica lo sforzo del
-torace gonfio. Pareva che l'abito nero lo infagottasse per una farsa
-macabra, per un ultimo ballo sotterraneo, dove comincerebbero i vermi a
-strisciare nella sua carne spenta, a propagarsi, a dondolarsi piano
-piano, su la musica d'un valzer lento...
-
-Ma la contadina lo tastava senza orrore, con le sue brune aride mani che
-lo avevano rivestito da capo a fondo; poi lo ricoverse con il lenzuolo,
-mentre si udiva la preghiera dei due uomini salir di tono, quasi per
-vincere il sonno che li schiacciava, in quel silenzio soffice come il
-feltro, nella greve lentezza della notte che passava. Entrò allora un
-prete, che sedette vicino a mamma Francesca, parlandole piano, ma
-continuamente.
-
-Tancredo retrocesse contro il muro e strisciò fin presso la soglia.
-Pensava: -- «Povero Giorgio!... Non ho mai veduto nulla di più
-spaventoso che la sua faccia! Come lo può toccare quella donna?»
-
-E si mise a guardarla con ammirazione. Ella era tornata su la seggiola,
-stava immota, con gli occhi fissi, le mani congiunte nel grembo. Il
-giovane bifolco, cedendo al sonno, di tanto in tanto le piegava il capo
-su la spalla, ed ella con un urto lo faceva sobbalzare. Il Ferento era
-scomparso; Tancredo non sapeva che fare; cominciò a spaventarsi di dover
-passare in quella camera l'intera notte. Quel cadavere gli aveva dato un
-tal brivido, che ancora ne provava su l'epidermide una sensazione di
-gelo, e guardava le fiammelle de' cerei sventolar nell'aria come
-bandieruole che si sfioccassero. Cominciò a scorgere nel vano della
-finestra un gran disegno di alberi, che ogni tanto si piegavano
-rumoreggiando, come larghe ondate.
-
-«Ma cos'è questo? Un paese di morti? Non si ode la voce d'un cristiano.
-Diavolo!... Quasi quasi era meglio che non venissi.»
-
-Il prete ogni tanto si cavava di tasca la tabacchiera, e di nascosto ne
-prendeva un pizzico, tirando su.
-
-«Porco!» -- disse fra sè Tancredo, che non amava i preti.
-
-Maria Dora venne su l'uscio in punta di piedi, senza badare a lui.
-
--- Don Domenico, vuol prendere una tazza di caffè?
-
-Il calmo prete sorrise alla fanciulla, e con un cenno le rispose di sì.
-Aveva un bel faccione, allegro lucido sostanzioso come un piatto ben
-condito; era lì per fare il suo mestiere, per vegliare un morto, come in
-altre occasioni gli toccava battezzare, maritare, assolvere, ossia far
-credere all'uomo in qualche modo che la vita sia davvero una cosa santa.
-
--- E tu mamma, vuoi nulla? -- domandò Maria Dora, carezzandole il capo.
-
--- Nulla: ripósati un poco. Dora.
-
-La fanciulla tirò il prete per la sottana, si mise a parlargli piano, ed
-uscirono. Tancredo li seguì.
-
-La vista di una bella tavola sparsa di chicchere, con una grande
-caffettiera fumante, una grossa torta inzuccherata, gli allargò il
-cuore. Ma si tenne in disparte, perchè nella sala v'era molta gente
-ch'egli non conosceva. Solo ravvisò lo scemo, e gli sorrise come ad un
-amico. Finalmente Stefano ebbe la compiacenza di dirgli:
-
--- Se vuol prendere un caffè, s'accomodi, signor Salvi.
-
-Poi, ad uno ad uno gli ospiti se ne andarono, e per ultimo anche il
-prete si levò, dopo avergli offerta una presa di tabacco. Stava per
-alzarsi egli pure, quando lo scemo gli comparve dinanzi:
-
--- Come ti chiami tu? -- fece di punto in bianco, squadrandolo con una
-severità inquisitoria.
-
-«Càspita! che faccenda è questa? -- pensava Tancredo; -- il mentecatto
-mi dà del tu?» Rispose:
-
--- Mi chiamo Tancredo Salvi, per servirla. E lei?
-
--- Io sono il professor Marcuccio Landi: celebre. Non lo sai?
-
-«Càpperi!»
-
--- Cosa dici?
-
-«Ma guarda! ora mi lascian solo col matto!... Non vorrei che per caso
-gli saltasse la mattana!»
-
-Poi soggiunse, con un inchino:
-
--- Tanto piacere di conoscerla, signor professore!...
-
-Entrò la Berta per sparecchiare la tavola. Súbito lo scemo le si fece
-intorno e cominciò a darle noia. La ragazza, posato il vassoio, fuggiva
-intorno alla tavola rotonda; e lo scemo a saltellarle dietro, co' suoi
-lunghi passi barcollanti.
-
--- Ma, dica, professore... cosa fa? -- esclamò Tancredo. Marcuccio
-ristette, e puntando l'indice contro la ragazza:
-
--- Costei mi ama, -- disse,
-
--- Davvero? Ha buon gusto!
-
-La Berta si mise a ridere e scappò via. Da quel sorriso Tancredo arguì
-che una corrente di simpatia fosse nata fra loro. Lo scemo cominciò a
-dondolarsi, e di nuovo a considerare l'estraneo con attenta curiosità.
-
--- Cosa vieni a fare in casa nostra?
-
--- Io?... Sono venuto per vedere mio fratello.
-
--- Tuo fratello? Ah!... ah!... -- E rideva tenendosi le due mani sul
-ventre. -- Ma chi è tuo fratello?
-
--- Mio fratello Giorgio, che è morto... quello che è morto... --
-spiegava Tedo con indulgenza. Ma lo scemo si rannuvolò, dubitando forse
-che il forestiero si gabbasse di lui.
-
--- Ora ti mando al manicomio perchè sei matto, -- fece, seriamente.
-
--- Già... già... -- lo blandiva Tedo con dolcezza.
-
--- E ti faccio legare perchè sei matto!
-
--- Già... già... «Ma cominci anche a seccarmi!» -- disse fra i denti,
-guardandolo in malo modo. Per fortuna tornarono in quel mentre Maria
-Dora, Stefano ed il fattore Mattia.
-
--- Avete pronta una carrozza? -- domandò lo scemo. -- Bisogna portare al
-manicomio quest'uomo ch'è diventato matto.
-
-Il buon Tancredo sorrise con benevolenza, per mostrarsi alieno dal
-ricevere scuse; poi disse:
-
--- Oh, mi creda, signor Landi, è stato per me un vero strazio il
-ricevere quel telegramma! Se non erro ne' miei calcoli, quel povero
-Giorgio non aveva che trentasette anni, è vero?
-
--- Quasi trentanove, signor Salvi, -- corresse Maria Dora, che lo
-guardava con un semiriso.
-
--- Appunto, appunto... Ed in che modo è morto?
-
--- È morto di notte, solo, nel suo letto.
-
--- Ha sofferto?
-
--- Forse no; pareva tranquillo. Il professor Ferento crede sia morto nel
-sonno.
-
--- Quel professor Ferento era il suo amico intimo, non è vero?
-
-Egli aveva posto a caso la domanda, e solo perchè gli avevano ricordato
-il nome del Ferento. Ma s'accorse che la sua domanda non pareva loro
-altrettanto naturale, anzi osservò che il padre e la figlia s'erano
-guardati velocemente, con una certa perplessità.
-
--- Erano amici sin dall'infanzia; erano quasi due fratelli, -- Stefano
-rispose.
-
-«Perchè mai -- pensò Tancredo -- s'erano guardati a quel modo?»
-
-E nella mente gli tornò la sembianza di Andrea: una bella testa
-violenta, rigida, precisa, come un'arma d'acciaio bene affilata. -- «Lei
-è il fratellastro di Giorgio Fiesco, non è vero? E desidera vederlo?
-Venga, la condurrò.»
-
-Così gli aveva detto nel riceverlo, senz'altre parole.
-
--- Senta, e la moglie? -- fece il Salvi dopo una pausa.
-
-Di nuovo il padre e la figlia si guardaron in faccia rapidamente, quasi
-cercasser di nasconder l'uno all'altro il lor medesimo pensiero. Maria
-Dora, che stando seduta e ferma teneva i piedi allacciati l'uno
-all'altro fuor dalla balza della gonna, macchinalmente li disciolse; poi
-di nuovo li annodò; Stefano trasse di tasca la pipa e ne battè il
-fornello sul tallone per farne uscire un po' di cenere.
-
--- Eh, capirà... -- Poi disse, molto in fretta: -- Desolata, desolata...
-Neppur lei non è stata felice, povera figliuola!
-
-«C'è qualcosa nell'aria che non mi sembra naturale... -- rifletteva
-Tancredo. -- Non saprei cosa, ma certo il mio buon fiuto non m'inganna.»
-E gli parve che questo senso d'innaturalezza divenisse più immediato,
-più avvertibile, quando il Ferento appariva, o quando nei discorsi
-altrui fosse pronunziato il suo nome. Con quell'istinto particolare
-degli uomini che son usi a vivere di mezzi equivoci ed a speculare su le
-debolezze altrui, Tancredo s'accorgeva di respirare in un'atmosfera non
-limpida e gli pareva che un non so che d'ambiguo stringesse tutti gli
-abitatori di quella casa funesta.
-
-Andrea si era seduto presso la tavola, sotto la luce dell'alto
-lampadario, e celermente leggeva un fascio di telegrammi, passandoli poi
-a Stefano con un moto meccanico.
-
-Tancredo guardava quell'aspra fisionomia, gli pareva di temerla, ma
-insieme di sentirsene avvinto. Nel vederlo, comprese la fama che di lui
-correva, sentì con esattezza d'essere di fronte ad un uomo insolito, uno
-di quegli uomini destinati a produrre avvenimenti estremi e che raggiano
-da sè un fascio di potenza, benefica o dannosa, che li ricinge di
-solitudine come insieme li avvolge di splendore.
-
-Molto spesso Tancredo aveva udito pronunziare il nome di Andrea Ferento.
-Era un uomo che, da un lato, riempiva di sè la vita scientifica del
-paese, dall'altro, con veementi libri, ne scuoteva le forze
-intellettuali; e quantunque avesse da parecchi anni abbandonata la
-battaglia politica, non ancor sopiti si eran gli odî acerrimi e gli
-amori tenaci ch'egli aveva suscitato e suscitava intorno a sè, agitando
-bandiere. In verità era piuttosto un pensatore che un tribuno, piuttosto
-un banditore d'idee che un uomo di parte. Nato con un cervello
-d'autócrate, amava per istinto la ribellione, amava la guerra del
-pensiero nuovo contro il pensiero antico, del domani contro la vigilia,
-dei rinnovatori contro i sofisti.
-
-Dalla sua cattedra d'Università, nelle vibranti pagine de' suoi libri,
-egli cercava di rappresentare con immagini vive l'enorme fantasma del
-suo pensiero; logico, freddo, preciso, libero da influssi mistici come
-dalle pastoie di qualsivoglia sistema, non curava l'uomo soltanto per
-guarire la materia, bensì per indovinarla, e vedeva il problema della
-conoscenza umana ridursi grado per grado ad una catena di scoperte
-scientifiche.
-
-«_Uno scienziato sarà il Dio dell'umanità ventura..._»
-
-Tancredo Salvi si ricordava confusamente di aver letta questa frase nel
-«_Dio lontano_» -- il libro del Ferento che, per la sua forma
-accessibile anche ai profani e per il suo contenuto suggestivo, si era
-più largamente divulgato nel pubblico; libro d'anarchismo e
-d'irreligione dov'egli cantava la Divina Inutilità.
-
-E Tancredo ripensava queste pagine, mentr'era intento ad osservare
-quella fronte salda, maestosa, que' fini e lunghi sopraccigli pressochè
-non curvati, che stavan sopra gli occhi violenti come segni di volontà.
-Guardava la bella capigliatura, leggermente striata di bianco,
-l'orecchie di lui, piccole, ben raccolte contro il cranio, quasi prive
-di lobi, effeminate quasi nella sua maschilità. Considerava il mento
-saldo, la guancia ben contornata, la bocca dissimile dagli altri
-lineamenti, anch'essa un po' lieve, un po' delicata, in quella maschera
-così bene impressa di virile fermezza. Era vestito di scuro;
-semplicemente, ma con uno studio di eleganze quasi dissimulato, e si
-vedeva una camicia di lino, freschissima, con i polsini chiusi da
-quattro cerchi di zaffiri, «che gli stavan -- pensò Tancredo -- molto
-bene, molto bene...»
-
-Gli tornò in mente la biondina, ch'era così leggiadra nel suo lieve
-abito nero, e poi l'altra, ch'era di sopra, la sua cognata vedova,
-l'erede...
-
-Come costei fosse veramente, non ricordava più; gli parve solo che fosse
-molto bella, null'altro; che fosse alta, con le trecce d'un bel colore
-bruno dorato... null'altro. Le rade volte ch'era stato in casa di
-Giorgio, questi l'aveva ricevuto frettolosamente, nel suo studio, ed
-egli lo rivedeva sempre nell'atto di aprire con un certo mazzo di chiavi
-che si toglieva dalla tasca dei calzoni lo sportello d'una cassaforte
-massiccia e tenebrosa. Poi rinchiudeva meticolosamente la serratura...
-tric, trac... una quantità di ordigni che scattavano, e Giorgio tornava
-presso la scrivania, piano piano, senza guardarlo, senza dir nulla;
-cercava una busta, vi metteva dentro alcuni biglietti di banca,
-ingommava, bagnando il dito in una spugnetta, e gli posava la busta lì
-vicino, su l'orlo della scrivania, perch'egli la prendesse. Tutto questo
-in silenzio, molto piano, con una delicatezza tediata ma dolce. Poi si
-rannicchiava nel suo seggiolone, senza guardarlo, sfogliando un libro o
-qualche lettera, in attesa che se n'andasse.
-
-«Addio, Giorgio... Grazie.»
-
-«Addio.»
-
-Suonava il campanello; un domestico, il quale forse aveva l'ordine di
-star fuori dall'uscio, entrava sùbito, l'accompagnava. Una volta, su lo
-scalone, incontrò la moglie. Tancredo si trasse da parte, le fece un
-grande inchino; ella curvò leggermente il capo e gli passò davanti con
-un fruscìo. Per lo scalone, dietro di lei, rimase un odore freschissimo
-di violette...
-
--- Signor Salvi, mi perdoni, -- fece d'un tratto il Ferento; -- lei non
-era tempo fa nella redazione d'un giornale ebdomadario che si chiamava,
-mi pare, «Il Bisbiglio»?
-
-Tancredo sobbalzò come se l'avesser côlto in fallo, e, cosa non
-frequente in lui, divenne leggermente rosso.
-
--- Appunto, -- rispose impacciato. Ma sembrandogli che il dire «appunto»
-fosse poco, soggiunse: -- Appunto, per servirla.
-
--- Vedo.
-
-E si mise a tamburellar con le dita su la tovaglia. Dopo aver
-riflettuto, gli domandò ancora:
-
--- Il giornale continua?
-
--- No, è cessato.
-
-Andrea trasse di tasca un bellissimo astuccio d'oro ed accese una
-sigaretta.
-
--- Fuma? -- domandò, avanzando verso Tancredo l'astuccio aperto.
-
--- Volentieri, grazie.
-
-Parlarono ancora un poco, poi Stefano andò a chiamare la Berta, perchè
-accompagnasse il signor Salvi nella sua camera.
-
-Il poveraccio aveva fame; una fame dolorosa, iraconda. Nel suo cervello
-non faceva che riddare una visione pantagruélica di buone cose
-mangerecce; per di più, dalla prossima cucina filtrava, intorno alle sue
-narici vellicate, un odor proditorio di roba masticàbile. Tutte le
-rinunzie morali erano per lui più facili che quella di un pranzo, e
-l'idea della notte insonne, con i crampi allo stomaco, gli incuteva un
-terrore inesprimibile. Rimase un attimo in dubbio se confessare al
-vecchio i suoi tormenti, poi non ebbe il coraggio e si rassegnò.
-«Amen...» -- concluse fra i denti, e mosse per le scale, dietro la
-ragazza che ad ogni gradino si puntava la mano sul ginocchio,
-dondolando. La sua nuca tonda e fulva, allacciata da un nastro di
-velluto, s'increspava, nel salire, come il collo carnoso d'una cagnetta
-mops.
-
-Quando furon sopra, ell'aperse l'uscio di fondo nel corridoio e,
-mentr'egli stava per entrare, lo guardò con il suo riso di contadina
-furba e sciocca.
-
--- Eccola servita. Questa è la sua camera.
-
-Teneva una mano su la maniglia; con l'altra, paonazza, reggeva il lume.
-
--- Come vi chiamate, ragazza?
-
--- Berta, mi chiamo. Perchè?
-
--- Tanto per saperlo, ragazza. E vi trovate bene in questa casa?
-
--- Peuh... non c'è male.
-
--- Ci siete da un pezzo?
-
--- Due anni. Buona notte, signor Salvi.
-
--- Avete fretta?
-
--- Ho sonno, sa... Sono in piedi dalle sei; pare niente, ma è lunga.
-
--- Avete pranzato voi? -- fece Tancredo impulsivamente.
-
--- Eh... certo!
-
--- Io no.
-
--- Lei no? -- disse la Berta, senza soverchio stupore.
-
--- Proprio no.
-
-Fece due lunghi passi, le andò presso, le diede un leggero pìzzico su la
-manica:
-
--- Fammi un piacere, brava ragazza. Se mi còrico a stomaco vuoto, sarà
-un inferno. Tu, in cucina, devi certo avere qualche avanzo. Vallo a
-prendere; fa quest'opera buona e non ci perderai nulla.
-
--- Ma io, signore, non ho ordini.
-
-Tancredo comprese che bisognava ricorrere a mezzi estremi; si cercò nel
-taschino del panciotto e ne trasse un gruzzolo di monete: argento e
-rame. Scelse un bel pezzo da due lire e lo fece scivolar nel palmo della
-domestica, dicendole:
-
--- Questo è per te.
-
-Bisognava che avesse una fame diabolica per dare quella mancia da
-scialacquatore.
-
--- Senta allora... -- propose a bassa voce la Berta, -- non dica nulla
-ed io le porto quel che ho.
-
--- D'accordo. E cosa mi porti?
-
--- Quello che c'è: forse un'ala di pollo, forse qualche fettina
-d'arrosto freddo, con un po' di pane.
-
--- Ottimamente! -- rispose Tancredo. E in attesa della cena se ne andò
-alla finestra per guardare il paesaggio. Ma nella inoltrata ora notturna
-faceva buio in lontananza, il paesaggio non c'era. Si vedevan soltanto
-alberi e stelle, prati e nuvole. Forse la luna era dietro il tetto, e
-lentamente sormontava la casa. Nella facciata non vide che finestre
-spente; una sola immergeva nei lucenti alberi del giardino il suo fascio
-di luce rossastra, propagava nell'ombra un colore torbido, che si
-diradava. E Tancredo rivide le quattro torciere agli angoli della bara,
-le sottili vampe che si staccavano dalle fiammelle con un guizzo, la
-testa nera del morto sopra un cuscino di seta, il bottone d'oro che
-premeva la camicia scoppiante...
-
-Finalmente udì la Berta bussare all'uscio.
-
--- Ma s'accomodi, signorina! -- egli esclamò giovialmente.
-
-La Berta comparve con un vassoio carico d'ogni ben di Dio, tutto sovra
-un sol piatto insieme: carne, ossa di pollo, frantumi di formaggio,
-pere, patate fredde. A lato, un tozzo di pane, mezza bottiglia di vin
-nero, posate, saliera e tovagliolo. Per la contentezza Tancredo non
-seppe trattenersi dal farle una carezza su la guancia; ella si mise a
-ridere col suo riso di scioccona, e rimase in piedi vicino alla tavola,
-mentr'egli cominciava il suo festino.
-
--- Sièditi e fammi compagnia.
-
--- Vuole?
-
--- Sì, sì.
-
-Ella sedette presso il lavabo, sopra una seggiola di paglia.
-
--- Che buonissima roba, mia bella ragazza! Sei tu che fai in cucina?
-
--- Proprio io, per servirla.
-
--- Allora tu fai tutto in questa casa?
-
--- Eh, no! Mi aiutano. C'è un'altra donna che lava i piatti, una che
-scopa, e due uomini che vengono la mattina per i mestieri grossi. Da
-sola non potrei, le pare?
-
--- E ti trattan bene?
-
--- Non c'è male. Se non fosse quello scemo che mi pizzica...
-
--- Bel tipo!
-
--- Ma sa che la notte è capace di starsene magari un'ora davanti alla
-mia porta? Per fortuna che chiudo a chiave! Ho paura, sa...
-
--- Cosa vuole il babbeo?
-
--- Eh... lei capirà bene cosa vuole! -- spiegò la Berta facendosi rossa.
-
-Tancredo ammiccò verso lei con il fare d'un uomo che se ne intende:
-
--- Ah, sì?...
-
--- Ma, già!
-
--- Porco! -- esclamò Tancredo con la bocca piena. Poi soggiunse:
-
--- Tu probabilmente hai un altro innamorato...
-
--- Ho uno che mi parla, si sa...
-
--- Uno che ti sposa poi? -- fece Tancredo paternamente.
-
-La Berta assentì col capo, seria, seria.
-
--- E quando?
-
--- Quando avrà fatto il servizio militare.
-
--- Ahi!...
-
--- Perchè dice «Ahi»?
-
--- Così per dire. Ma ti consiglio di non fidarti troppo in ogni modo;
-perchè gli uomini che non hanno ancor fatto il servizio militare sono
-tutte canaglie.
-
--- Questo lo so.
-
--- E quando l'hanno fatto sono peggio di prima.
-
-La Berta si mise a ridere.
-
--- Oh, allora!...
-
--- Allora cerca di non farti infinocchiare, perchè sei una bella ragazza
-e sarebbe un vero peccato.
-
--- Eh, eh... -- cantilenò la Berta, accompagnando la sua cantilena con
-un largo gesto, -- la so lunga io... non c'è pericolo!
-
-Tancredo mangiava scrupolosamente, raccogliendo le briciole.
-
--- Dimmi un po': e la signorina Dora non ha nessuno che le parli?... --
-fece, con un'aria furbesca, strizzando l'occhio.
-
--- La signorina Dora?... oh, no! Ci sarebbe Maurizio, quello dei cani,
-che certo la sposerebbe volentieri, ma lei non lo vuole. Anzi lei... --
-e fece una pausa repentina.
-
--- Lei?... cosa? Di' su!
-
--- Niente, niente; non son mica pettegola io...
-
--- Lo so che non sei pettegola, -- rispose Tancredo per lusingarla; --
-ma io sono un uomo serio e con me puoi parlare liberamente.
-
-Placata la fame, s'accorse che gli si offriva un mezzo facile per sapere
-molte cose.
-
--- Dunque la signorina vuol bene ad un altro...
-
-La Berta strinse la bocca per non rispondere, ma gli angoli delle sue
-carnose labbra parevano dire di sì.
-
--- Povera signorina!... -- sospirò la Berta. -- È tanto una brava
-ragazza! Allegra, buona, un vero angelo!
-
--- Glielo si vede in faccia ch'è buona, -- disse Tancredo, attento. -- E
-perchè non lo sposa quest'altro a cui vuol bene?
-
--- Se si potesse avere tutto quello che si vuole al mondo!... -- esclamò
-la Berta, con sapienza.
-
--- È uno qui del paese?
-
--- Non è di qui, ma ora è qui da un pezzo... o per lo meno vien tutte le
-settimane.
-
--- Ho capito, -- fece Tancredo. «Guarda, guarda...»
-
-Sbucciava una pera, distrattamente, pensando a quel proverbio fiorentino
-del cacio con le pere...
-
--- Sicchè, al professore Ferento, la signorina Dora non piace? --
-domandò, per accertarsi che fosse proprio lui. La Berta strinse di nuovo
-la bocca, e questa volta gli angoli delle sue labbra dissero di no.
-
--- Il professore... -- mormorò la ragazza, con intendimento.
-
-Tancredo non volle aver l'aria d'interessarsi troppo alla cosa, e
-tacque. La Berta fece un nodo coi nastri del suo grembiule, poi lo
-disfece; ma intanto rideva.
-
--- Il professore...
-
--- Già... già... -- malignava Tancredo, benchè non sapesse ancor niente.
--- Ah, sì, eh?...
-
-Ammiccava, guardandola in faccia con gli occhi penetranti e studiandosi
-d'indovinare quelle sue reticenze.
-
--- Ah, sì eh?... -- rifece ancora una volta, come se avesse ormai
-capito.
-
--- Io non dico nulla, -- premise la Berta, -- perchè non sono pettegola,
-e di quello che succede in casa non parlo mai per abitudine... Ma,
-tanto, lo sanno tutti, dal portalettere al capostazione, e lo sapeva
-perfino quel povero diavolo ch'è morto.
-
--- Ah, sì eh?... -- Un pezzo di formaggio gli rimase fra i denti,
-masticato a metà. «Guarda, guarda, guarda... -- mormorava tra sè. -- Che
-razza di faccenda è questa?»
-
--- Guai se dovessi parlare!... -- esclamò la Berta. -- Sa, per i signori
-c'è un'altra morale che per noi: fanno e disfanno quel che vogliono;
-tutto va sempre bene.
-
--- Dici davvero che il professore sia l'amante...
-
--- Oh, io non dico niente, per sua buona regola! Ma, guardi, lo sanno
-tutti: lo sa la signorina Dora, lo sanno i miei padroni, ossia il signor
-Stefano e la signora Francesca, lo sa il fattore, il prestinaio, il
-macellaio, il falegname, il curato, il sindaco... lo sanno tutti
-insomma, e quasi quasi crederei che lo sappia perfino lo scemo!
-
--- Diavolo! -- esclamò Tancredo, rannuvolato. Poi emise una sentenza che
-gli pareva insieme scaltra e doverosa:
-
--- Molte volte si racconta quello che non è.
-
--- Eh!... -- scappò a dire la Berta, -- se avessi tanti biglietti da
-cento quante sono le volte che li ho veduti con i miei occhi!
-
--- Tu?
-
-Egli s'era fatto così buio che la ragazza se ne impaurì.
-
--- Per l'amor di Dio! -- supplicò, levandosi in piedi, -- non mi
-comprometta... Ho parlato senza volerlo, perchè mi pareva che lei
-sapesse già... Mi raccomando, signore...
-
-Tancredo si levò, e, venutole presso, le diede un'altra carezza su la
-guancia, ma questa volta paterna.
-
--- Sta tranquilla, ragazza. Sono un uomo serio, ti ho detto; e per conto
-mio sarà come se non avessimo nemmeno discorso. Ti basta?
-
--- Grazie, signore. -- Poi soggiunse: -- Posso portar via i piatti?
-
--- Sì, ho finito.
-
-Accese un mezzo toscano e cominciò a camminare, avanti, indietro. --
-«Guarda, guarda, guarda...»
-
-Nonostante la confusione dei suoi pensieri, s'accorse che bisognava
-tenersi buona quella domestica, e gli parve che due lire fosser poche
-per tutto quello che aveva saputo da lei. Si cercò nel taschino e prese
-un'altro franco.
-
--- Sei una ragazza a modo mio! Tieni.
-
-Ella stava per caricarsi il vassoio su le braccia, e guardò attonita la
-moneta che gli luccicava tra l'indice ed il póllice.
-
--- Non si disturbi ancora...
-
--- Oh!... -- egli fece, con aria principesca, -- bazzécole!
-
-Ma non appena fu solo, Tancredo pensò che la fortuna d'un uomo consiste
-alle volte nel trovare il bandolo d'una matassa molto arruffata, e
-mentre si piegava sul davanzale per rinchiudere le persiane, lungamente
-i suoi occhi affascinanti rimasero avvinti a quel fascio di luce
-rossastra, a quel lento fiume di polvere che scaturiva dalla finestra
-del morto.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Alle nove precise il funerale mosse giù per il viale carrozzabile che
-traversava il giardino.
-
-Da un lato del féretro mamma Francesca e Maria Dora scendevano insieme;
-dall'altro, papà Stefano, tenendo sottobraccio il figlio scemo.
-Maurizio, Mattia, la piccola Natalissa, il giardiniere, seguivan per
-primi il carro funebre, con gli occhi rossi di lacrime, accasciati da un
-semplice ma spontaneo dolore.
-
-Solo, pressochè isolato in capo del corteo, camminava Andrea Ferento, a
-capo nudo, bianco ma impassibile. Aveva impartito gli ordini con una
-voce breve; poi, quando il carro si mosse, guardò rapidamente in alto,
-verso una finestra chiusa, dove la cortina ricadde; volse uno sguardo
-rapidissimo su le persone che aveva intorno, e s'incamminò dietro il
-carro.
-
-Tutti, per un rispetto simultaneo, lo lasciaron solo.
-
-Dietro lui si muoveva il corteo bisbigliante, numeroso d'un centinaio di
-persone, che dal borgo eran salite a casa Landi, o v'eran giunte coi
-treni del mattino, poichè la morte del Fiesco era stata annunziata in
-città la sera innanzi dalle ultime gazzette con frettolose necrologie.
-
-Tancredo Salvi scendeva tra il sindaco Berra ed il medico Paolieri;
-studioso di ben recitare la sua parte in quella estrema cerimonia,
-faceva pompa dell'alta persona e del suo maestoso dolore.
-
-Fuor del cancello era una ressa di contadini, che al passaggio del
-féretro cominciaron a biascicar preghiere; alcuni s'inginocchiavano su
-la proda erbosa del fossatello, e, passato il carro, si raddrizzavan in
-piedi senza ripulirsi le ginocchia dalla polvere.
-
-Il cielo era limpido, l'aria ventilata, un ridere di pannocchie
-sbocciava nella biondezza dei campi, scaturiva dalla terra umida una
-fragranza di mietitura, e quel corteo funebre camminante per la strada
-polverosa pareva in contrasto singolare con l'allegrezza del mondo.
-
-Di là dalla svolta il borgo apparve, con i suoi tetti rossi e decrepiti,
-che, accesi dal sole, ripercotevan nell'azzurrità un dondolìo balenante.
-
-La strada maestra si lanciava diritta nel mezzo della borgata, piegando
-a valle, di là dall'estreme case, per il declivio della collina. Su
-l'ingresso del borgo due lunghe siepi di curiosi attendevano il
-funerale.
-
-E il carro camminava piano piano, con un rumor soffice di ruote nella
-polvere, nereggiando nel soverchio splendore della mattinata, cullandosi
-nella nenia dei salmi ecclesiastici e nel bisbiglio che faceva sotto il
-gran sole quel corteo camminante.
-
-Altri uomini frattanto s'aggruppavano intorno a Tancredo, al sindaco
-Berra ed al medico Paolieri; fra gli altri un certo giornalista che
-Tancredo conosceva benissimo, perchè appartenente come lui a quella
-brigata clandestina di galantuomini matricolati, che vivon per così dire
-di tutte le professioni altrui, grattando e scovando per ovunque l'aria
-sappia di corrotto, e che stanno con gli orecchi tesi fra le quinte
-della commedia cotidiana, pronti a balzar fuori come bracchi affamati
-sul primo espediente che loro cápiti a portata di mano. La sua
-professione confessabile era quella di giornalista, e faceva il
-redattore estemporaneo di quei giornaletti effimeri nati per vendere il
-lor silenzio, talvolta per fomentare uno scandalo, per farsi complici
-d'una equivoca speculazione, talvolta per servire gli odii o per
-lusingare le ambizioni d'un uomo potente.
-
-La sua età poteva essere di quarant'anni, il suo nome: Saverio Metello.
-Tancredo si maravigliò di non averlo prima veduto.
-
--- Che diavolo, Metello? Cosa fai qui?
-
--- Mi manda la «Voce», -- rispose il Metello; -- come vedi, sono
-costretto ad occuparmi anche della necrologia... Che porco mestiere!
-
-Tancredo sospirò e prese un'aria di cordoglio melodrammatico.
-
--- Vedo che ti sei messo in lutto, -- scherzò il Metello. -- Che uomo
-elegante!
-
-Allora lo sdegno di Tancredo proruppe:
-
--- Diavolo, non lo sai? Giorgio Fiesco era...
-
--- Cos'era?
-
--- Ma, per bacco, mio fratello! -- Poi corresse: -- mio fratellastro.
-
--- Cáspita, è vero! E non ci avevo pensato! Ti giuro che non mi era
-neanche passato per la mente! Scusami, veh... Condoglianze!
-
--- Oh! figúrati... -- fece il Salvi. E tuttavia prese un'aria
-leggermente sostenuta.
-
-Il corteo, giungendo nella piazza ingombra di folla, si fermò davanti
-alla Chiesa; Tancredo, facendosi largo nella ressa, camminò dietro la
-bara. Il Metello invece, dopo aver osservato con uno sguardo ironico il
-suo camerata Salvi, trasse fuori di tasca un largo fazzoletto, e
-piegatolo a sciarpa se lo mise intorno al collo, poichè sudava. Poi
-volse uno sguardo circolare per la piazza, cercando un'osteria dove
-potesse almeno bere una gassosa.
-
-Tra l'insegna d'un ciabattino e quella d'un cordaio vide pendere la
-frasca metallica d'un'osteria; essa teneva sul marciapiede tre tavolini
-di ferro, con qualche scranna; v'era gente seduta; ma egli colse il
-destro d'uno che s'alzava e si pose con placidità frammezzo a quegli
-estranei. Volse lo sguardo in alto, aspettando che lo servissero.
-L'orologio del campanile segnava le dieci e cinque; le sfere parevan
-d'oro sul quadrante diviso dalla lor ombra; un vortice di rondini
-roteava intorno alla guglia.
-
-L'ostessa, panciuta, con un bel grembiule fiammeggiante, gli portò la
-gassosa; egli ne bevve un bicchiere d'un fiato, e la trovò eccellente;
-poi di nuovo riempì il bicchiere e stette a guardare le bollicine che vi
-salivano scoppiettando. Cominciò ad imbastir mentalmente l'articolo
-funebre.
-
-«Giorgio Fiesco, nato nel... morto di... oh, di cosa è morto poi? Tisi?
-Paralisi cardiaca? Mah? C'informeremo. Aveva dunque, -- fece il conto,
--- trentanove anni. Laureatosi ingegnere nel... questo non importa;
-diremo: giovanissimo. Costrusse i ponti di... di... etc., capolavori
-dell'ingegneria moderna, etc. etc. -- Partì con i primissimi pionieri
-della civiltà in regioni, etc. -- famosi disastri minerarii, etc. --
-costruì diecimila chilometri di strada ferrata... che il diavolo se lo
-porti... etc.!»
-
-Al suo medesimo tavolino eran seduti tre altri uomini, i quali si
-credevan di parlar piano, accostandosi l'uno all'altro quanto più
-potevano, con i gomiti poggiati sul tavolino di metallo; ma invece
-parlavan in guisa da esser uditi e davano al tavolino certe scosse, che
-il suo bicchiere di gassosa ne traboccava.
-
-Uno d'essi ripeteva continuamente:
-
--- Ti dico di sì, ti dico di sì!
-
-E l'altro:
-
--- Impossibile, impossibile!
-
-Il terzo:
-
--- Ma che impossibile d'Egitto!
-
-Poi si guardavan intorno sospettosi. Saverio Metello, che per principio
-soleva dare un grande peso ai discorsi enigmatici, prese un'aria
-distratta e ricominciò a guardare in alto, verso le sfere luccicanti,
-verso il balenante vortice di rondini che roteava intorno al campanile.
-Onde sorprese questo bel discorso:
-
--- Insomma, vediamo un po': che il professore fosse l'amante.
-
--- Va vene, va bene, questo lo so, -- ammise l'incredulo.
-
--- E che fosse incinta, lo sai o no?
-
--- Si mormora... Ma non bisogna credere a tutto.
-
--- Insomma, -- esclamò l'interlocutore, che aveva l'aria d'un ricco
-mercante, -- lo ha detto a mia moglie una persona che bázzica per casa
-loro; non voglio dire chi, per non compromettere nessuno; ma in una casa
-è più facile batter falsa moneta che custodire un secreto. E posso
-aggiungere anche questo: la gravidanza è di qualche mese.
-
--- Del resto, -- intervenne il terzo, che doveva essere un capomastro a
-giudicare dal decimetro di legno giallo che gli usciva dal taschino, --
-questo fra poco si vedrà.
-
--- A meno che, -- insinuò il denunziatore con aria sibillina, -- ora che
-lui, poveraccio, se n'è andato... a meno che, dico, non provvedano
-altrimenti! Sai bene, i dottori fanno presto... E, dato che sarebbe
-difficile, per non dire impossibile, attribuirne al marito la
-paternità... capirai bene a cosa voglio alludere!
-
--- Insomma, ditene quel che volete, ma io non credo! -- esclamò quegli
-che pareva un chierico d'avvocato, con la sua vecchia testa grigia e
-ascetica.
-
--- Allora sei testardo più d'un mulo! Méttiti bene in mente che, quando
-una voce corre, qualcosa di vero c'è sempre, poichè dal niente non nasce
-niente.
-
--- Se così fosse, guai!
-
--- Così è. Del resto, come spieghi tu il fatto che quel povero diavolo
-non aveva chiuso ancora gli occhi e già tutto il paese mormorava la
-stessa cosa: -- L'hanno?...
-
--- Sst!... Io non mi spiego niente, ma non credo, -- fece l'altro,
-caparbio.
-
--- D'altronde, -- venne a dire quegli che aveva l'apparenza d'un
-capomastro, -- il primo a lasciarselo scappar di bocca è stato il dottor
-Paolieri, e l'ho inteso io, con queste orecchie. Eravamo in farmacia,
-quando sono entrati a dare la notizia della morte. Il Paolieri è saltato
-su di scatto e, senza riflettere, è venuto fuori con una frase che
-lascio interpretare a voi: «È morto il Fiesco?... Me lo immaginavo! Se
-l'avessero lasciato curare a me, che sono un asino, campava un pezzo
-ancora!» Dopo se l'è rimangiata sùbito, anzi ha dato in escandescenze,
-dicendo che l'avevan capito male... Ma l'ho inteso io, con queste
-orecchie, dunque non serve che adesso egli neghi per paura.
-
--- Insomma, -- concluse l'incredulo, -- volete un consiglio? Sarà quel
-che sarà, ma state zitti; perchè in queste faccende v'è caso di buscarsi
-qualche brutta seccatura, ed io, per me, come vi ripeto, non credo.
-
--- Oh, tu, la sai lunga!... -- fecero gli altri due, come se volessero
-tacciarlo d'ipocrisia. Poi s'alzarono, ed insieme con altri sopraggiunti
-entraron nell'osteria.
-
-Saverio Metello aveva ascoltato flemmaticamente, ma senza perder sillaba
-di quel grave discorso; aveva continuato a darsi l'aria più distratta
-del mondo, a fissare i voli delle rondini, le sfere dorate che
-camminavano sul quadrante acceso. La sua faccia restò impassibile, e,
-quando i tre se ne andarono, altro non fece che sollevare lentamente il
-bicchiere nel quale scoppiettavano le bollicine, poi tracannare sino
-all'ultima goccia la fresca bevanda con una specie di lenta voluttà.
-
-Era un uomo calmo, scettico, annoiato, che si risolveva difficilmente a
-trovare alcunchè d'interessante nella vita, un uomo passato al di là da
-tutte le sorprese, che odiava il mondo intero, ma con un odio
-neghittoso. L'udire che un tale poteva essere stato ucciso, gli faceva
-press'a poco lo stesso effetto che leggere nella quarta pagina d'un
-giornale l'annunzio funebre d'una persona sconosciuta, od il rialzo od
-il ribasso della rendita italiana, ch'egli, naturalmente, non era in
-caso di possedere. Perchè una cosa giungesse ad interessarlo, bisognava
-che toccasse da vicino la sua propria persona; ed allora quest'essere
-apatico trovata in sè un'improvvisa e feroce gagliardìa per piombare su
-tutto quello che poteva essergli utile, come sopra una legittima preda.
-Il resto faceva meccanicamente, con una specie di disinganno anteriore,
-con una incolmabile noia. Ora, davanti a tutto quello che aveva udito,
-non trasse che una piccola riflessione.
-
--- Adesso capisco meglio perchè Tancredo sia qui.
-
-Supponeva naturalmente che l'ottimo Salvi ne fosse informato, e, con la
-prontezza che gli era solita nell'intravvedere un affar losco, decise
-d'avvertirlo in via confidenziale che nel disbrigo di quella faccenda
-voleva mettere il suo zampino ancor lui.
-
-«Pazienza! Non sarà stato un viaggio del tutto inutile.»
-
-E trasse un enorme sbadiglio.
-
-Adesso il funerale usciva di chiesa; la folla sgorgava dalle duplici
-porte ingombrando la scalinata; una teoria di fanciulle, con il velo
-della cresima, portavan i ceri funebri; quel brulichìo di smorte fiamme
-pareva cancellarsi nel fulgore del sole. Ricollocaron la bara sul carro,
-tra mucchi di corone, poi di nuovo il crocifero mosse in capo del
-corteo.
-
-A malincuore, anche il Metello s'incamminò. L'aver saputo eludere le
-litanie dei preti non lo scampava da quelle de' conferenzieri.
-
-Intanto vedeva Tancredo discorrere con animazione, prodigarsi, fare un
-grande sperpero d'inchini e di sorrisi. -- «Ha tutte le fortune quel
-birbante! Capace perfino di ereditare...» E davanti al pensiero che
-Tancredo potesse ereditare, lo riprendeva un odio feroce contro tutta la
-specie umana.
-
-Presso il cancello del cimitero si trovaron lato a lato.
-
--- Olà, bel giovine! -- fece il Metello; -- sono al corrente anch'io,
-sai...
-
--- Al corrente?... ma di cosa?
-
--- Fa pur l'indiano... se ti garba!
-
--- Uhm, non capisco... -- grugnì Tancredo.
-
--- In ogni modo, -- concluse il Metello, -- se vuoi che facciamo quattro
-chiacchiere prima ch'io riprenda il treno...
-
--- Volontieri.
-
-La bara, portata a spalle, s'incamminò per il piccolo viale: i familiari
-la seguivano e Tancredo s'affrettò con essi. Quando il feretro fu
-deposto su l'orlo della fossa, Tancredo si trovò di faccia il Ferento.
-Entrambi, quasi dimentichi d'ogni altro pensiero, per un lungo attimo si
-fissarono. Poi Tancredo volse altrove lo sguardo, incapace di sostenere
-più a lungo la sua bianca tranquillità.
-
-Gli affossatori sollevaron la bara, mentre la folla erasi radunata in
-cerchio presso il luogo del seppellimento. E qualcosa tuttavia di
-solenne, di solenne anche per l'incredulo, si rinnovava nell'atto
-semplice che nasconde per sempre sotto il lenzuolo di polvere una
-spoglia supina e còrica l'uomo anchilosato, putrescente, nella divina
-zolla piena di palpito che domani rifiorirà.
-
-Ognuno intanto s'aspettava che parlasse Andrea Ferento, e nel succedersi
-degli oratori ogni volta si lasciava un più lungo intervallo, mentre
-tutti lo guardavano con attesa. Ma il Ferento se ne stava immobile, a
-piè della tomba, con le due mani entro le tasche della giacchetta, gli
-occhi fissi al coperchio della bara, e pareva che una grande solitudine
-si estendesse intorno a lui.
-
-Gli sguardi vigili del medico Paolieri non l'abbandonavan un momento,
-così pure gli occhi d'altre persone disperse fra gli ascoltatori. Egli
-sentiva con una specie di molestia la tenacità di quegli sguardi e
-s'accorgeva di farsi continuamente più pallido come se una fredda febbre
-gli consumasse la faccia. Si avvedeva di quell'attesa nella quale stavan
-tutti, ch'egli parlasse, ma era ben risoluto a non dissuggellare la
-bocca. Poi temette che il suo silenzio avesse a parer strano, e da
-ultimo gli sembrò di parlare infatti, gli sembrò di esser ritto,
-parlante, gesticolante, su l'orlo di quella fossa, ma di udire che
-intorno si rideva sgangheratamente, beffando il parlatore, il morto, e
-la vedova ch'era lontana, lassù, nella sua camera deserta...
-
-I discorsi finirono, la gente non si moveva. Gli si avvicinò il sindaco
-Berra:
-
--- Professore, non crede lei pure...
-
--- Grazie, no! -- rispose il Ferento.
-
-Ma la gente non si moveva; e lo guardavano; tutti guardavano lui. Gli si
-avvicinò un giornalista ch'egli conosceva benissimo. Paolo Giordano, e
-gli mormorò alcune parole a bassa voce.
-
-Allora il Ferento comprese ch'era tuttavia «necessario» parlare; guardò
-con odio la folla, eresse in un terribile sforzo la sua dura volontà, e
-disse: -- Va bene.
-
-Fece qualche passo avanti, rialzò la fronte luminosa, e le sue labbra
-obbedienti parlarono.
-
-
-«Giorgio Fiesco...» -- Limpida suonava la sua voce, senza tradire il
-convulso che gli torceva l'anima, ed ancora due volte pronunziò questo
-nome:
-
-«Giorgio Fiesco... Giorgio Fiesco, ingegnere della miniera di Haswill,
-costruttore del più alato ponte sopra la valle di Cimbra, io t'ho
-salutato altre volte per morto, quando salpavi dal molo atlantico nel
-meraviglioso pericolo della tua temerità. Senza lacrime allora, senza
-lacrime ancor oggi, che non puoi tornare, ti saluto. Altro non facemmo
-in vita che scambiarci nelle ore più forti una rapida stretta di mano ed
-uno sguardo chiaro, che vedeva la strada fino all'ultima pietra
-milliare, che non diceva mai: «Férmati» -- ma diceva tranquillamente:
-«Arriverai!» Poichè ti conobbi meglio di chicchessia, risponderò in tua
-vece a coloro che oggi videro cadere su te la pietra del sepolcro. Le
-tue parole sono queste: -- «Non piangete. Un uomo sereno e stanco è
-sceso nella morte che non temeva. Non fece che restituire la sua
-nascita, in un'ora calma. Egli vorrebbe solamente insegnarvi a
-sciogliere questa parola dal suo dolore, dal suo terrore, dall'inutile
-angoscia ch'essa propaga in ogni giorno della vita; vorrebbe convincervi
-che la morte non è una cosa triste, poichè il bene ultimo, l'ultima
-felicità degli uomini è la pace...
-
-«Sì, Giorgio: io che ti conobbi meglio di chicchessia, mi rammento che
-pronunziavi queste parole poche ore prima di addormentarti. Ed ora che
-non àbiti più nella spoglia coricata, il tuo fratello non ti deve che
-uno sguardo chiaro, una stretta di mano, da compagno a compagno,
-l'ultima, con semplicità.»
-
-
-La sua voce solenne, il suo virile aspetto pieno di una tranquilla
-magnificenza, parvero in quel momento ravvolgere l'uomo ed il sepolcro
-nella significazione d'un rito. Un rito laico, ma profondamente umano,
-che il simbolo del vivo compisse verso l'ombra dell'estinto, e che fosse
-maggiore, più alto, più leale, di tutte le parodie con cui le religioni
-accompagnano i morti a sepoltura.
-
-Egli era scientificamente un ateo, sapeva i destini della polvere, aveva
-escluso Dio. Molti, nell'ascoltarlo, si rammentavan le più note pagine
-de' suoi libri, ed anche se lontani da lui, anche se inadatti a
-comprenderlo, sentivano raggiare da' suoi occhi una potenza soggiogante,
-sentivano quasi un'invidia della sua temeraria e mai genuflessa libertà.
-
-Era un evangelista laico, un profeta che non vendeva dal pergamo le
-formule dell'Assoluto, ma sui frantumi di tutti i Pantheon, delle
-necropoli e delle chiese, innalzava la deità dell'uomo, dell'uomo
-autocrate nel mondo, sterminatamente orgoglioso del suo nulla più grande
-che Dio.
-
-Era un profeta, non perchè avesse donato ancora una volta la
-inconoscibile verità, ma perchè predicava la scienza come la sola
-religione degna del tempo futuro, come quella che, svincolato il
-pensiero da ogni teosofia, da ogni metafisica imbastita su ipotesi
-arbitrarie o su telai di parole ingannevoli, guiderebbe ogni spirito ai
-limiti della conoscenza ed al sereno amore della vita.
-
-
-
-
-III
-
-
-«La vedrò finalmente questa vedova!» pensava Tancredo, camminando in un
-salotto attiguo alla sala da pranzo, mentre, per la porta socchiusa,
-intravvedeva la Berta posare su la credenza un bel piatto fumoso.
-
-Egli tornava dall'aver accompagnato alla stazione il suo compare Saverio
-Metello, col quale aveva per l'appunto scambiate quelle quattro
-chiacchiere che si erano promesse.
-
-In quel momento entrò la signorina Dora, che, toltasi il cappello ed il
-velo di crespo, ancor più frivola di giorno e più leggiadra gli parve
-che di sera.
-
--- Lei ha fame probabilmente, signor Salvi, -- disse con la sua voce
-fresca e maliziosa.
-
--- Peuh... un tantino. Ma non ci pensavo neppure. In queste gravi
-circostanze...
-
--- Certo, -- ammise Maria Dora con una boccuccia impertinente. -- Ma ora
-si va a tavola, non dubiti. -- Poi soggiunse: -- Cosa pensa del
-funerale? È riuscito grandioso e commovente, non le pare?
-
--- Quello che il povero Giorgio si meritava, -- osservò Tancredo con
-aria ispirata. -- E sua sorella come sta?
-
--- Eccola, -- disse Maria Dora. Ella entrava con sua madre infatti;
-Maurizio la seguiva con Stefano e con lo scemo. Poco dopo sopraggiunse
-il Ferento, che lo presentò alla vedova:
-
--- Il signor Tancredo Salvi, che forse non conoscete.
-
-Ella fece un saluto con il capo, un saluto serio e dolce, al quale
-Tancredo rispose con una specie di riverenza impacciata.
-
-Quando furon tutti seduti, la Berta mise davanti alla vedova una tazza
-di brodo; il Salvi non poteva ristare dall'ammirarla tanto, ch'ella
-teneva costantemente la faccia china. Poi guardava con invidia il
-Ferento, pensando: «Beato lui!»
-
-Tranne alcune brevi parole di Maria Dora, la colazione passava
-taciturna. Lo scemo aveva smesso l'abito nero, per indossar di nuovo il
-suo giubbone quasi giallo, e si divertiva nel battere la stoviglia con
-la forchetta, il bicchiere con il coltello; poi faceva le boccacce alla
-Berta, ridendo e tirandola per la sottana ogni qualvolta costei gli
-passava daccanto.
-
-Verso la fine della colazione entrò Mattia, che aveva da parlar con
-Stefano, il quale si levò, e uscirono. Marcuccio pure sorse di tavola
-prima che gli altri finissero, e scomparve. Maurizio si puliva le unghie
-con uno stuzzicadenti. Quando Maria Dora, che gli era seduta vicino, se
-n'accorse, gli diede un colpetto con la mano; il giovinotto si mise a
-ridere. La vedova non voleva neppure le frutte; sua madre le mise
-tuttavia sul tondo una bella pesca, rossa come un caldo velluto, e che
-mandava profumo.
-
--- Mangiate almeno quella pesca, Novella, -- disse il Ferento, che pur
-tacendo si occupava continuamente di lei.
-
-Ella volse gli occhi a guardarlo, sorrise ed obbedì.
-
-Tancredo aguzzava tutte le sue facoltà d'osservazione, poichè la voce
-del Ferento, nel parlare con la vedova, lo aveva infatti colpito: una
-voce così diversa dalla sua consueta, blanda, persuadente, morbida, «una
-voce -- se la definì Tancredo -- che pareva la carezza d'un innamorato.»
-E per la seconda volta, ma quasi con rancore, si disse: -- «Beato lui!»
-
-Frattanto s'accorse che Maria Dora e Maurizio si parlavan piano e
-ch'egli doveva essere appunto la causa de' loro bisbigli. Allora domandò
-al Ferento:
-
--- Scusi, professore, quando riprende i suoi corsi all'Università?
-
--- Fra una diecina di giorni, signor Salvi.
-
-E basta. Non c'era proprio mezzo d'attaccar discorso. A lui pareva che
-tutto dovesse avere un limite, anche il dolore per un morto, e trovò che
-in fondo esageravano un poco.
-
--- Prenderemo il caffè in sala, -- disse Maria Dora. E si levarono.
-
-Tancredo, nel salone semibuio, si sprofondò in una comoda poltrona; di
-fianco gli misero un tavolino con la chicchera del suo caffè; Maria Dora
-gli propose la scelta fra un bicchierino di «Chartreuse» ed uno di
-«Cognac»; Tancredo preferì quest'ultimo per la veneranda polvere che ne
-affumicava la bottiglia.
-
-La sala -- quella medesima sala ove poco tempo innanzi, durante un
-chiaro pomeriggio di sole, Novella si era seduta al pianoforte per
-eseguire una fuga di Bach, mentre il marito l'ascoltava e la guardava
-protendendo verso lei con un disperato amore l'esausta persona
-febbricitante -- la sala medesima era come quel giorno fragrante di
-rose, e come quel giorno il sole vi pertugiava dalle persiane,
-dissolvendosi traverso la penombra in una striscia di polvere luminosa.
-
-Tancredo si sentiva bene, deliziosamente bene, sicchè, abbandonandosi
-alla sua natura fantastica, sognava che quella casa fosse la sua propria
-casa, immaginava di potervi da quel giorno in poi trascinare una vita
-opulenta e neghittosa, facendosi servire come un satrapo, satollandosi
-di pasti luculliani, consumando una cantina di bottiglie decrepite, lui,
-Tancredo Salvi, padrone d'una villa in campagna.
-
-Il Ferento, in piedi su la soglia d'un altro salotto, stava leggendo un
-giornale; mamma Francesca s'appisolava sul divano; Maria Dora ed il
-giovinotto discorrevan sottovoce nel vano d'una finestra; la vedova era
-seduta quasi di fronte a Tancredo, con le due mani poggiate sui
-bracciuoli della poltrona di velluto scuro, il capo rovesciato sopra un
-cuscinetto che guerniva la spalliera, sicchè la sua gola bianchissima
-appariva scoverta come una procace nudità.
-
-Allora Tancredo arrischiò una frase, timidamente:
-
--- Si ricorda, signora? Io venivo a trovar Giorgio qualche volta in
-città...
-
-Ella n'ebbe un tremito, come s'egli l'avesse interrotta nel mezzo d'un
-sogno.
-
--- Sì, me ne ricordo, signor Salvi...
-
-La sua voce le somigliava: era come la sua gola turgida, come la sua
-gamba seminuda, come tutta la sua persona, viziata, appassionata, soave.
-
--- Ma ultimamente era un pezzo che non rivedevo Giorgio.
-
--- Forse da quando si ammalò?
-
--- Appunto.
-
-Gli occhi della vedova eran dolci, grandi, fermi: lo guardavano in
-faccia, ed egli si sentiva vergognoso come un contadino sotto lo sguardo
-di questa bella donna.
-
-Maria Dora, udendoli parlare, s'avvicinò e mise una mano sul braccio
-della sorella, poi s'appoggiò con i gomiti su la spalliera stessa
-ov'ella teneva il capo.
-
--- Ed ora, -- domandò il Salvi -- lei pensa di rimaner in villa, o forse
-di fare un viaggio per distrarsi?
-
--- Non so nulla per ora; non abbiamo ancora deciso nulla.
-
--- Signor Salvi, -- disse d'improvviso il Ferento, con una voce quasi
-gaia, -- vuole che facciamo insieme una passeggiata nel giardino?
-
-Egli si levò in piedi con un atto di repentina obbedienza e rispose: --
-Volentieri.
-
-Scesero dalla scalinata e s'allontanarono fra gli alberi. Camminando, il
-Ferento ripiegava con lentezza il giornale, che poi si mise in tasca. Ma
-d'un tratto e senza preamboli disse:
-
--- Lei desidera probabilmente saper qualcosa intorno al testamento di
-Giorgio Fiesco, non è vero?
-
--- Ecco, no... ossia... -- spiegava Tancredo con impaccio.
-
--- Dunque: il testamento fu trovato nella sua scrivania ed ora è nelle
-mani del notaio Garlantini, qui del paese, presso il quale può prenderne
-visione quando crede. È molto semplice: istituisce la moglie erede
-universale, tranne un cospicuo legato in terre ai suoceri Landi, perchè
-poi lo trasmettano alla lor figlia Maria Dora. Qualche ricordo agli
-amici più stretti: lei non vi è nominato.
-
--- Ah, benissimo... -- rispose livido il Salvi, che per tutto quel
-discorso aveva trattenuto il respiro.
-
--- Ecco: volevo dirle questo, -- concluse il Ferento.
-
-«È un colpo forte, forte, forte...» -- pensò Tancredo. Guardò in terra,
-in cielo, fra gli alberi, poi soggiunse:
-
--- Ma, scusi, lei trova giusto?... le pare una cosa giusta?...
-
--- Sì, -- rispose il Ferento con una voce pacata.
-
-Il Salvi a tutta prima non seppe che dire; quella risposta recisa lo
-sbalordì.
-
--- Giusta fino ad un certo punto, -- si permise di osservare. -- Dopo
-tutto ero il solo parente...
-
--- Che vuole? Non è sempre la parentela quella che suggerisce gli
-affetti, e le dico in verità, poichè mi ha domandato il mio parere, che
-Giorgio Fiesco non avrebbe potuto accorgersi di avere un fratello, o sia
-pure un fratellastro, se non dopo la sua morte.
-
--- Ma non era colpa mia se...
-
--- Via, non le pare che sian discorsi oziosi? Volevo dirle piuttosto una
-cosa, signor Salvi. Lei è arrivato iersera ed ha creduto opportuno
-alloggiare in villa, pur non conoscendovi nessuno...
-
--- È vero, professore; ma era così tardi... poi desideravo...
-
--- Mi lasci dire. Tutto questo può esser ancor naturale. Ma quello che
-trovo assai meno lecito è il suo contegno in tale circostanza.
-
--- Quale contegno, professore? Ho cercato solo di rendermi utile.
-
--- Quel che trovo assai meno lecito, -- continuò il Ferento senza
-badargli -- è per esempio la sua dimestichezza improvvisa con persone di
-servizio, che vanno lasciate in cucina.
-
--- Ah, lei vuol dire... -- fece Tancredo mordendosi un labbro.
-
--- Non volevo dirle altro che questo, signor Salvi, e mi perdoni la
-libertà. Ma siccome la famiglia Landi è molto colpita in questo momento
-ed io sono il loro amico più stretto, così ho creduto necessario di
-parlarle chiaramente.
-
-Si era fermato e gli esponeva queste cose con affabilità, con una
-garbatezza calma e sicura, davanti alla quale Tancredo non seppe che
-rispondere.
-
--- Mi scusino... -- mormorò.
-
--- Nient'affatto, signor Salvi; lei non deve scusarsi affatto.
-
-Poi gli parlò d'altre cose affatto prive d'importanza, tornando passo
-passo verso la villa.
-
-
-
-
-IV
-
-
-Da questo colloquio Tancredo intese che le parole del Ferento
-equivalevano ad un commiato e che perciò era necessario far presto.
-
--- Non dubitare che mi vendico! -- borbottava a denti stretti, ripreso
-da un accesso di bile nel pensare alla sfumata eredità. E seduto nella
-medesima poltrona, in quella profumata sala dove non c'era più nessuno,
-immaginava con iracondia le sue vendette future. Ma poco dopo entrò lo
-scemo, s'accocolò in un angolo e, preso l'archetto, incominciò ad
-eseguire sul violino quell'unica dolorosa Canzone ch'egli sapeva.
-Arrivato ad un certo punto, s'interrompeva sghignazzando, e ricominciava
-da capo.
-
--- «Di', scemo? seguiterai per un pezzo a farmi questo bel concerto?» --
--mormorò Tancredo a mezza voce.
-
-Ma lo scemo, che aveva un udito finissimo, lo intese, o intese almeno
-l'epiteto, del quale si corrucciò. Scese dalla seggiola, e con il
-violino in pugno gli venne davanti, minaccioso.
-
--- Come ti chiami? Chi sei? Cosa fai qui? Vattene!
-
-E con l'archetto gli segnava l'uscio, protendendo sul collo turgido la
-faccia incollerita. Per prudenza Tancredo si levò in piedi e fece atto
-di ubbidirgli, ma riparatosi dietro la poltrona cominciò a fissarlo.
-
--- Dica, professore... non facciamo scherzi! Professor Marcuccio, per
-carità... si calmi, professore!
-
-Accortosi che quel nome produceva un buon effetto, glielo dispensò a
-manate: Professore, professore...
-
--- Non ti piace la musica, eh? -- lo derise Marcuccio, battendo
-l'archetto sul violino.
-
--- Così così...
-
--- Allora forse preferisci che ti legga una poesia?
-
--- Ecco, -- disse Tancredo con longanimità, -- preferisco.
-
-Lo scemo depose il violino, trasse di tasca un quaderno scarabocchiato
-di righe storte, si pose nel mezzo della stanza, e imitando gli oratori
-che aveva uditi quel mattino al camposanto, cominciò a leggere:
-
- «Sette matasse di lana
- di sette colori che sono:
- il bianco, il giallo, il verde, il rosso, il blu,
- -- gli altri due non so più --
- hanno filato le monache
- per fare il lenzuolo di morte
- ai morti del paese.
- Sette matasse di lana,
- perchè si marita domani
- il maniscalco che batte,
- che picchia, che batte, che picchia,
- sui ferri, tutta la settimana.
- Sette matasse di lana.
-
--- Ti piace?
-
--- Sì, professore, è molto bella. Come dice?... «il rosso, il giallo, il
-verde, il bianco, il blu, -- gli altri due non so più...» Bello! molto
-bello!
-
-E Tancredo batteva le mani.
-
--- Silenzio! -- impose lo scemo. E ricominciò:
-
- «Sette rocchetti di refe,
- di refe bianco e di refe turchino,
- hanno filato le monache
- per fare una vesta da festa,
- tutta bianca e tutta rosa
- alla Berta che va sposa:
- alla Berta rossa, che ha la pancia grossa.
-
--- Questa è migliore! -- applaudì Tancredo. -- «Alla Berta rossa, che ha
-la pancia grossa...» -- Un capolavoro!
-
-E piano piano, mentre lo scemo stava per attaccare una terza strofa,
-scivolò fuori dalla sala, scese nel giardino, e poichè l'avevan lasciato
-solo risolse di fare una bella passeggiata. Lontanò in mezzo alle
-campagne, ragionando fra sè medesimo su quello che gli convenisse fare.
-
-Per fortuna il suo cervello era una miniera inesauribile d'idee, nè a
-lungo indugiò prima di guidare le sue ricerche verso la persona che
-precisamente gli occorreva.
-
-«_Ecce homo!_» -- esclamò d'un tratto, pronunziando a fior di labbro
-questo nome: -- Dandolo Zappetta.
-
-Costui era un morto di fame, al quale Tancredo sapeva di aver pagato
-cinque o sei pranzi, nonchè un numero infinito di mezzi toscani.
-
-Era piccolo piccolo, magro magro, giallo giallo, con due piedini da
-bamboletta, un giacchettuzzo nero, che pareva di raso, tanto s'era fatto
-lucido, un testone maggiore del suo corpo, con una strana calvizie che
-gli occupava soltanto la chierica e la sommità della fronte.
-
-La sua bocca era sottile, diritta, come una di quelle righe segnate nei
-libri al finire d'ogni capitolo, e vi teneva sempre infisso un cotal suo
-bocchino d'un certo legno da lui vantatissimo, qualcosa di raro come
-quei legni aromatici che i primi navigatori Egizi riportarono dal
-favoloso regno di Punt.
-
-Era povero come Giobbe, ma tuttavia possedeva un orologio di similoro,
-più bello che l'oro, tre anellucci da giovine puerpera, due catene
-d'argento, un portacerini cesellato, un portasigarette d'un altro legno
-quasi leggendario, venuto forse da un mondo più lontano che il lontano
-reame di Punt, e mille altre bazzecole d'un valor grande invero, che
-formavano i beni della sua felicità. Quest'uomo singolare, non c'era
-cosa che non avesse veduta, udita, saputa, o non sapesse fare: ma non
-faceva niente. Viveva in due camerette al quinto piano, ingombre zeppe
-di collezioni di farfalle, tra un lusso incredibile di vasetti e
-scatolette, che racchiudevan lucido per le scarpe. Verso il tempo del
-pagar la pigione assumeva qualche vago mestiere; nel resto dell'anno la
-sua professione era quella di raccoglier farfalle, nonchè di rendere
-servigi a' suoi numerosi amici. Chiunque avesse bisogno di lui non
-doveva che dirgli: Dandolo... E Zappetta lo faceva. Che poi lo
-pagassero, trovava ottima cosa, come del restare a mani vuote non si
-doleva gran che.
-
-Aveva tuttavia un debole, un debole che gli era nato forse dal grande
-consumo di romanzi polizieschi, ed era infatti la passione del bel
-delitto, cosa della quale stava sempre in agguato, come il can da fermo
-quando apposta la selvaggina.
-
-A tal uopo serviva di quando in quando, e non per lucro ma solo per
-amore, in una agenzia di poliziotti privati, nobil gente quant'altra mai
-vide il tempo nostro fiorire, tra la quale Dandolo Zappetta godeva di
-una piccola celebrità.
-
-«_Ecce homo!_» -- esclamò di nuovo Tancredo benedicendo in cuor suo la
-natura per avergli dato un cervello così fecondo. E la mattina seguente,
-licenziatosi dagli ospiti con solennità, verso le dieci risaliva in
-treno.
-
-Era una giornata calda, con minacce di temporale. Guardando fuori dal
-finestrino Tancredo ripensava quante mai cose non eran accadute in que'
-brevi due giorni, e gli avvenne di riflettere come talvolta si vada
-incontro ad una fosca tragedia senz'averne il più lontano presagio.
-
-Nonostante il suo cinismo apparente, quel buon Tancredo era debole di
-sua natura, ed ora si sentiva tratto a veder sangue, veleno, assassinio
-dappertutto.
-
-Viaggiando per quella nubilosa giornata si perdeva in lunghe
-fantasticherie sui delitti e sui veleni dei Borgia.
-
-Quando arrivò a casa, Caterina, ch'era occupata nello stirare le sue
-camìce, depose il ferro e gli fece un'accoglienza festosa.
-
--- Ben tornato il mio bel signore! Che notizie mi porti?
-
--- Incendio! -- egli esclamò tetramente, buttando la valigia sopra una
-seggiola, che si capovolse. A gambe levate scapparono Tresette e
-Patcioulì, i due gatti soriani ch'essi tenevano per lor diletto a far le
-fusa intorno al focolare.
-
--- Fa piano, tesoro... -- lo esortò Caterina. -- Quando entri tu,
-entrano i vandali. Ebbene, cosa vuol dire incendio? Non ti capisco; hai
-ereditato almeno?
-
-Tancredo si soffiò due volte nel palmo della mano: -- Ecco l'eredità!
-
--- Me lo immaginavo, -- ella fece senza grande rammarico. -- Figùrati se
-quegli egoistoni pensano a te!
-
--- Ma, ma, ma... -- l'interruppe Tancredo. -- non è detta l'ultima
-parola!
-
--- Davvero? E come? Racconta.
-
--- Ora non ho tempo; devo uscire sùbito.
-
--- Almeno dammi un bacio, bellezza d'oro.
-
-Tancredo, col dorso della mano, le vellicò la guancia grassa, e questo
-fu il bacio. Poi si rimise il cappello, ed uscì. Trovato Saverio in un
-certo caffè dove questi bazzicava ogni giorno, lo mise al corrente in
-quattro parole di tutto quanto aveva potuto raccogliere intorno ai fatti
-già saputi, nonchè del progetto che aveva di spedire colaggiù Dandolo
-Zappetta.
-
-Saverio trovò eccellente l'idea di mandarvi Dandolo, e, quanto alle
-spese, risolsero di farle a metà.
-
--- Non ti sei per caso lasciata sfuggire una parola di troppo?? --
-domandò Saverio.
-
--- Io? Mi conosci male. Neanche una sillaba!
-
-Tosto s'avviarono verso la casa di Dandolo Zappetta, e saliti con fatica
-i suoi cinque piani tirarono il cordone del campanello.
-
--- Chi è? -- fece dal di dentro la voce affabile dell'omino.
-
--- Amici, -- risposero i due tamburellando con le nocche su l'uscio.
-
-Dandolo venne ad aprire in mutande, coi piedi che navigavano in due
-vaste pantofole di paglia tonchinese, dalle punte volte all'in sù come
-le prore di due gondolette.
-
--- Oh, guarda... Saverio! Tancredo!!... Che piacere! Avanti, avanti!
-
-Sui tavolini, sul divano, sul letto, su le seggiole, fin per terra,
-v'eran cartoni di farfalle in preparazione; le pareti n'eran coverte,
-sicchè pareva d'entrare nel ripostiglio d'un bizzarro museo. A terra,
-dietro il capo del letto, v'era un mucchio di libri, coverti da uno
-strato di polvere; sopra il canterano, in gran disordine, quantità di
-boccette, scatolette, forbici, spilli, spazzolini, cose tutte che
-dovevan esser utili alle sue scarpe od alle sue farfalle.
-
-La camera prendeva luce da una finestrella poco più grande che una
-gattaiuola e così alta nel muro che certo l'omino doveva salire sopra
-una sedia per giungere ad aprirla: questo perchè dava sul letto. Un vano
-senza porta metteva da quella stanza in un'altra più piccola,
-rischiarata solo da una finestra a bótola.
-
--- Ora vi libero il divano, -- disse Dandolo. -- Abbiate pazienza.
-
-E con infinita cura operò il trasloco delle sue farfalle.
-
--- Eccomi a voi, cari amici. Se mi dispensate dal mettere i calzoni, vi
-ringrazio, così non s'impólverano.
-
--- Figùrati! -- rispose Tancredo. E cercò dove quell'omino tenesse i
-suoi preziosi calzoni. Li vide, ben ripiegati, su la spalliera d'una
-seggiola, protetti da un giornale; sotto la sedia v'era un paio di
-scarpe, luccicanti come se fossero verniciate a coppale.
-
--- Vuoi guadagnare cinque o sei giorni di mantenimento in campagna, un
-anticipo all'andata ed una buona gratificazione al ritorno? -- domandò
-Tancredo, entrando filato nell'argomento.
-
--- Se avete bisogno ch'io vada in campagna, -- rispose Dandolo
-umilmente, -- ci vado senz'altro. E dove?
-
--- È un paese ricchissimo di farfalle, -- spiegò Saverio con un
-risolino.
-
-E guardava su le pareti quel fermo svolazzare di alette gialle bianche
-verdi turchine, chiazzate striate variegate, che formavano in verità una
-tappezzeria fantastica.
-
--- Dandolo Zappetta! -- esclamò Tancredo, -- qui vedremo veramente che
-uomo sei, perchè veniamo da te per incaricarti d'una inchiesta siffatta,
-la quale, se desse risultati positivi, basterebbe in fede mia per
-mettere a soqquadro l'Italia!
-
--- Davvero? -- esclamò Dandolo, pizzicandosi le mutande, ma senza un
-eccessivo stupore.
-
-Poi Tancredo, nel modo più confuso che potè, omettendo nomi, luoghi,
-particolari, fece al poliziotto un'arruffata e misteriosa narrazione.
-
-Durante questo racconto lo Zappetta prese un'aria quanto mai distratta,
-mordicchiando il suo corto bocchino e sollevando il sopracciglio destro
-d'un buon dito sopra il livello del sinistro. Quando il narratore giunse
-al termine, Dandolo non aperse bocca; ma, scordandosi d'essere in
-mutande, faceva tratto tratto il movimento di chi voglia ficcarsi le
-mani nelle tasche.
-
--- Dunque? -- l'interrogarono insieme Tancredo e Saverio, davanti a quel
-silenzio.
-
-Dalla scranna su cui stava, Dandolo affondò i piedi nelle due gondole
-tonchinesi riprendendo contatto con la terra.
-
--- Ecco, -- spiegò loro con mansuetudine. -- Voi mi fate l'effetto di
-due malati che vadan per un consulto nella clinica di un dottore, ma poi
-rifiutino di lasciarsi visitare, anzi facciano tutto il possibile per
-nascondere al medico i sintomi della loro infermità. In questo modo,
-cari amici, non verremo a capo di nulla.
-
--- Non ha torto, -- ammise Tancredo guardando il Metello.
-
--- Statemi a sentire, -- cominciò Dandolo in tono confidenziale. -- Con
-quello che m'avete già detto, poche ore mi basterebbero per colmare, se
-volessi, le lacune del vostro racconto.
-
--- Non ha torto, -- ammise anche il Metello.
-
-E ripigliando la narrazione da capo, gli scoversero interamente il loro
-segreto.
-
--- Ahimè!... -- fece allora lo Zappetta. -- Mi pare una cosa tanto
-grave, ch'essa tocca l'inverisimile.
-
--- Così è, -- rispose Tancredo con modestia.
-
--- Ebbene, -- precisò Dandolo, dopo aver riflettuto, -- supponiamo per
-un momento che il fatto sia come voi dite. Andrea Ferento ha avvelenato,
-e certo in un modo strettamente scientifico, il marito della sua amante,
-il fratellastro di Tancredo, l'ingegnere Giorgio Fiesco. Se così stanno
-le cose, io vi prometto di portarvi in meno di otto giorni i dati
-necessari perchè Tancredo ne sporga denunzia al Procuratore del Re.
-
--- Ottimamente! -- applaudì Tancredo.
-
--- Ma se invece si trattasse d'un abbaglio, d'uno di quei fenomeni che
-sono talvolta l'ìndice della perversa fantasia popolare, i veri casi di
-pazzia dell'Anonimo, e se ciò non ostante voi voleste, basandovi sui
-rumori d'una borgata, macchinare contro quest'uomo, che ammiro
-altamente, uno scandalo indecoroso a puro scopo di lucro, qualcosa
-insomma che abbia l'aria d'un ricatto... allora vi consiglio, ragazzi,
-di andar a picchiare altrove, perchè io di queste cose non mi occuperò
-mai!
-
-I due si guardaron in faccia con una certa qual titubanza, e sorrisero
-fra loro di quella soave ingenuità. Pareva si dicessero: -- Poverino!
-che omino per bene! che anima semplicetta come le sue farfalle! -- Poi
-Tancredo rispose con voce burbera:
-
--- Va bene, va bene!
-
-Ed il Metello aggiunse:
-
--- Non era nemmeno il caso di parlarne, tanto è naturale.
-
--- Io amo gli accordi chiari, -- precisò lo Zappetta. -- Ed ora torniamo
-al primo supposto: il delitto è veramente avvenuto, io l'ho ricostrutto,
-Tancredo va per sporgere la sua denunzia al Procuratore del Re... Mi
-seguite?
-
--- A puntino.
-
--- Ebbene, sapete voi quel che càpita nel nostro bel paese? No, non lo
-sapete?... Ci prendono tutti e tre, delicatamente, con un pretesto
-qualsiasi, e ci mandano intanto a meditare su le piaghe della società
-negli ozî d'una patria galera.
-
--- Càpperi! -- saltò su Tancredo.
-
--- Verissimo!... -- dichiarò il Metello; -- ha ragione lui. Non ci avevo
-pensato.
-
--- C'era una volta un asino il quale, avendo inteso dire che Caligola
-aveva incoronato il suo cavallo, si era messo in mente di andare alla
-conquista dell'Impero Romano... Sapete cosa gli capitò?
-
--- Lasciamo gli scherzi, -- fece Tancredo, -- e spiégati.
-
--- Ecco, mi spiego, -- disse allora Dandolo, -- Voi dimenticate una
-cosa. Il Ferento, oltre la sua propria forza d'uomo politico, di
-agitatore, di scienziato, è anche massone; anzi è, od era, uno fra i più
-potenti capi della Massoneria.
-
--- Stavo per dirlo: è massone! -- confermò il Metello.
-
--- Dunque a voi due pare -- disse Tancredo -- che non si possa far nulla
-contro un uomo così potente?
-
--- Non volevo dir questo, -- riprese lo Zappetta col suo tono
-dimostrativo, -- ma certo sarebbe da pazzi mettersi al cimento senza la
-certezza di riuscire. Voi due non potrete mai essere che i suoi
-zimbelli, anche se aveste in mano la boccetta del veleno che gli servì.
-Poichè sappiate che contro un uomo così forte potrebbe solo cimentarsi
-un rivale della sua tempra, o l'avversaria che vince tutti: la folla.
-
--- Sei eloquente! -- esclamò Tancredo.
-
--- Sono giusto, -- corresse Dandolo, -- giusto semplicemente. Oggi
-ancora, dinanzi alla figura di Andrea Ferento, io, che vivo in una
-soffitta, mi sento pieno di ammirazione; il giorno in cui avessi
-acquisita la certezza del suo delitto, ma una certezza vera, una
-certezza mia propria, diverrei feroce contro di lui, perchè il delitto è
-maggiore dell'ingegno, anzi è la cosa più potente che generi la società;
-quindi va smascherato.
-
--- E concludendo? -- fece il Metello, cui non importavan assolutamente
-nulla questi aforismi.
-
--- Concludendo io parto stasera stessa, od anche sùbito, se volete.
-
-E rapidamente guardò i suoi calzoni, poi l'orologio di similoro che
-teneva in una foderetta di lana.
-
--- Benissimo, -- acconsentirono i due compari.
-
--- Lasciatemi solo riporre le mie farfalle e chiudere bene le finestre
-perchè non entri vento.
-
-L'omino, raccogliendo i suoi cartoni, ad uno ad uno e con infinita cura
-li portava nell'altro bugigattolo, facendo su l'ammattonato con le sue
-pantofole un rumore di paglia strofinata. Intanto i due si consultavano
-su la somma che fosse opportuno dargli per il viaggio. Tancredo era
-liberale, il Metello più avaro assai. Questi credeva che un centinaio di
-lire fosser più che bastevoli, ma Tancredo, assistito dalla propria
-esperienza, pensava che avrebbe avute molte spese, quindi non convenisse
-parer taccagni e bisognasse darne duecento almeno. Così risolsero; e
-mentre lo Zappetta rientrava gli consegnaron i due biglietti da cento
-piegati in quattro.
-
--- Eccoti i denari necessari, ma ti preghiamo di notare tutte le tue
-spese.
-
--- Va bene, -- rispose Dandolo. E senza contare i biglietti, se li mise
-in un taschino del panciotto.
-
-Solo, nel trasportare l'ultimo cartone, domandò:
-
--- Quanto mi avete dato?
-
-E scomparve nel bugigattolo.
-
--- Duecento lire! -- gli gridò appresso il Metello con una voce
-accrescitiva.
-
--- Non bastano, -- rispose Dandolo, tranquillo.
-
--- Oh, diamine! -- esclamarono tutt'e due. Dandolo riapparve:
-
--- Non bastano, e mi spiego. Sappiate che io mi presento laggiù come
-ingegnere agronomo, inviato da una Società di sfruttamento agricolo,
-società che avrebbe in animo di acquistare nella contrada grandi aree di
-terreno. In capo a due giorni mi riprometto di conoscere tutte le
-persone più cospicue della località; mi useranno cortesie, bisogna che
-possa rendere. Ho le mie valige pronte, nelle valige tutto un vestiario
-che non porto mai quando non sono in funzioni. Verso il prossimo che si
-vuol sfruttare bisogna anzi tutto e sopra tutto non puzzar di miseria.
-Mi capite?
-
--- Vedi come si fa? -- disse Tancredo al Metello, con ammirazione. Ma
-questi era seccatissimo e non spianava il suo volto arcigno.
-
--- Poi, -- riprese Dandolo, -- avrò a che fare con giornalisti, e
-costoro, anche in provincia, non lo dico per farvi un complimento, son
-persone alle quali si deve ogni specie di riguardi.
-
-Ora Dandolo s'infilava i calzoni.
-
--- Quando poi una notizia ha preso la via delle stampe cammina da sè
-come un sasso giù dalla montagna. Poichè il giornale ai tempi nostri è
-diventato l'evangelo di una chiesa universale, che si chiama la Stampa,
-e che detiene il Primo Potere. Il giornale vi serve a tutto, vi fa
-tutto: è la balia ed il carabiniere dell'uomo. Annunzia la vostra
-nascita, la vostra morte, che altrimenti nessuno saprebbe, vi crea la
-fama o ve la stronca; vi procura da mangiare o vi taglia i viveri.
-Osservate bene. Le istruttorie, le inchieste, i processi, vorrei dire
-anche i delitti, è il giornale che li fa succedere; i verdetti, è il
-giornale che li impone. Non solo. Ma chi fa la guerra? la pace? le
-alleanze? la politica?... -- Il giornale.
-
-Forse tra poco i Gordon Bennett cominceranno una dinastia, mentre un
-Concilio di Redazioni eleggerà il Papa. E non è tutto. Avete inventato
-un prodotto? un meccanismo? una peregrina idea di qualsiasi genere? Il
-giornale ve la bandisce tra il pubblico. Scrivete un libro? Ve lo
-giudica. Vi capita un rovescio? Si affretta a farlo sapere. Vincete un
-terno? Ve lo pubblica. Volete moglie? Ve la trova... Cosa potreste
-chiedere di più ad un giornale, che dopo tutto vi costa un miserabile
-soldo?...
-
-
-
-
-V
-
-
-Per una casa d'uomini era dunque passata, ed or già lontana pesava la
-fredda ombra della morte. Un'altra notte saliva nei millenni, bruciava
-le sue stelle vertiginose ai perduti confini del mondo.
-
-Quanti anni eran trascorsi dal primo giorno che un uomo uccise? dal
-primo giorno che un essere amò?
-
-Nulla; non si sapeva nulla. Tutto continuava senza meta, nell'infinito
-inutile andar del Tempo. Non si udiva che una sorda campana battere a
-colpi disperati... Era la campana della Bufera, la campana della
-Distruzione, la campana dell'Inutilità.
-
-E diceva infinitamente nell'infinito:
-
- «Io sono il Tempo: -- ieri e domani.
-
- Io sono il principio di tutte le cose, -- la fine di tutte le
- cose -- ieri e domani.
-
- Quando vedrete accendersi una stella, direte com'io dico: --
- ieri e domani.
-
- Quando sarete giunti all'ultima di tutte le parole che sembrano
- vere, -- dubiterete che sia vero il Tempo: -- ieri e domani.
-
- Quando sarete giunti a questo dubbio, comprenderete che sono
- fermo, -- che sono fermo come voi, uomini, e non esisto: -- ieri
- e domani.
-
- Allora non sarò più il Tempo; -- non sarò nè il millennio nè
- l'istante: -- ieri e domani; sarò la favola eterna del mondo: --
- ieri e domani.»
-
-Lontana dall'amante, sola, nella sua coltre insonne, a lei pareva
-tuttavia di commettere peccato. E più forte, fra quei brividi che han
-nome di rimorso e di paura, la gioia del sentirsi libera le irrompeva
-nell'anima come un'ondata barbara di felicità, le brillava come un fuoco
-di stelle sui vertici della vita.
-
-Egli stesso non aveva osato entrar nella sua camera, ma, chinando gli
-occhi, le aveva detto sul limitare: -- Non ancora, non ancora... È
-troppo presto, amore mio...
-
-Le aveva detto così, ed ella sentiva come lui che «troppo presto» era
-infatti per cominciare l'oblìo. Bisognava che il morto scendesse più
-profondo nella terra tenace, bisognava che anche l'ombra di lui si
-cancellasse da quelle tragiche pareti.
-
-Or si rammentava d'essere stata una sorella, una buona e devota sorella,
-ma già le batteva nel cuore il felice cuore dell'amante.
-
-V'è un giorno della vita il quale pare che raccolga in sè la conclusione
-di tutto quel che si fece, il seme di tutto quello che si farà. Ella
-pensava: -- «Questo giorno è venuto».
-
-E mandava l'amore a cercare di lui, nel suo letto lontano, come traverso
-la notte manda il suo profumo un fiore.
-
-«Vivrò -- pensava -- nella tutela della sua forza, nel calore del suo
-coraggio; mi parrà, nelle sue braccia, di tornare ogni giorno a vivere
-la prima ora di vertigine, il primo smarrimento che provai.»
-
-E insonne si volgeva nella coltre molesta, evocando l'ombre del suo
-rimorso per incutersi maggior paura, ma pensando invece all'amore con un
-cuore involontario.
-
-Egli le aveva detto: -- «È opportuno ed è necessario che fra pochi
-giorni ti lasci. Cerca di comprendere, Novella, ch'io debbo fare
-così...»
-
-Diceva questo guardandola, tenendo le due mani posate su le sue spalle
-con un atto di protezione e d'amore. Ella taceva; ma un grande
-smarrimento le invadeva l'anima; continue lacrime le brillavano su le
-ciglia ferme.
-
-Perchè lasciarla sola in quella tetra casa, dove non troverebbe alcun
-rifugio, quand'egli fosse lontano da lei? Perchè non portarla con sè
-nella loro città febbrile, nella loro città violenta, ov'egli sarebbe un
-uomo operoso ed ella un'amante nascosta? Perchè dissimulare, ed ormai
-vanamente, quello che tutti sapevano?
-
-Ma egli l'aveva serrata contro di sè per consolarla, ed aveva detto: --
-«Non ancora. Devo, per un'ultima volta, partir solo. Bisogna che tu
-cominci ad essere una mamma, Novella, ora che lo puoi. Ricòrdati che il
-nostro bimbo dovrà, nascendo, chiamarsi con il suo nome. È triste, è
-orribilmente triste... ma, che vuoi? l'uomo, anche il più forte, non può
-sottrarsi a tutte le catene, a tutte le commedie che intessono la vita.
-Più tardi certamente l'adotterò, farò in modo che il tempo me lo renda;
-ma, se vogliamo che sia felice, deve nascere nel cammino giusto, cioè
-nella menzogna. Tuo padre, tua madre, chiunque ci conosca deve _poter
-credere così_. Perchè, solamente in questo modo, l'opinione della gente
-saprà tollerare ch'io ti abbia amata. E sei tu che devi proteggere la
-nostra creatura, Novella... mi capisci? Sei tu.
-
-«Più tardi potrai venire in città, con Dora e con tua madre, se non vuoi
-trovarti sola in quel tuo appartamenento che forse ti spaventerà un
-poco. E attenderemo insieme che nasca il nostro bimbo, quello che noi
-dovremo amare molto, molto, Novella, perchè gli abbiamo dato più che la
-nostra vita...
-
-Così parlando la guardava; una specie d'inerte fissità incatenava i suoi
-occhi per solito così mobili; una specie di pesante oppressione
-incurvava la sua maschia fermezza.
-
-«Quando sarà nato, -- egli riprese, -- potremo finalmente pensare a noi;
-potrò dire finalmente che ti amo, che ti amo, e lo dirò così forte,
-Novella... con tanta gioia lo dirò, che forse ci perdoneranno. Perchè,
-vedi, se è vero che tu dovevi essermi vietata come poche donne lo furono
-ad un amore, certo nessun coraggio fu mai più grande nell'amore, del
-coraggio che ho saputo avere per te...»
-
-Nella veglia ella ricordava queste parole, ma senza cercare di
-conoscerne il remoto senso; le ricordava come una musica d'amore che le
-avesse inebbriati i sensi e quasi come la memoria d'una snervante
-carezza, d'un lungo e lento bacio che le avesse affaticata l'anima.
-
-Ed era felice di sentirsi ancor giovine, ancor bella, e così piena e
-così persa d'amore, da potersi concedere senza paure all'uomo che amava,
-da potergli rendere con pienezza quella gioia soverchiante ch'ella
-traeva da lui.
-
-Era stanca, le dolevano le spalle, i ginocchi, le braccia, le tempie;
-non le riusciva d'addormentarsi, e quasi per scendere incontro al sonno,
-si adagiava nel letto più supina, cercava ne' propri capelli sciolti un
-più morbido guanciale. Ma, ecco, le avveniva di pensare con qual
-dolcezza si sarebbe addormentata nelle braccia dell'amante, reclinando
-sotto il suo respiro la fronte ismemorata e sentendosi a poco a poco
-disperdere in una immensa felicità, in un riposo che le parrebbe il
-limite dell'amore umano, la pace dei sensi e dell'anima, il piacere che
-non affatica più...
-
-Ma poichè non poteva trovar sonno in quella ingrata coltre, si levò a
-sedere sul letto e con le braccia ricinse le ginocchia sollevate.
-
-Stando così, a mezzo fuori dalla coltre, il profumo del suo proprio
-corpo l'avvolgeva come un odore inebbriante.
-
-Una tristezza grave le assalse l'anima, poichè, lontana dall'amante, le
-pareva che scendesse un velo su l'infinito mondo e naufragassero tutte
-le cose in una vuota inutilità. Ella era donna, perciò non aveva
-battaglie nella vita, non miraggi verso i quali avventarsi con eroismo
-nè fatiche assidue che a lei riempissero le lunghe ore del giorno; era
-solamente una donna, un voluttuoso cuore d'innamorata, fino allora
-vissuta in ischiavitù, ed ormai, sopraggiunta la liberazione, dal più
-profondo pensiero alla più tenue vena, la beata sua giovinezza non
-sapeva che offrirsi all'amore.
-
--- «Non mi addormenterò, -- pensava -- s'egli non viene a baciarmi, e
-sarò triste nella mia solitudine, come se qualcosa del nostro amore
-fosse già vicino a morire.»
-
-Cominciò a riflettere: -- «S'egli mi dimenticasse?» -- Ripensò la storia
-d'altre amanti, l'abbandono d'altre innamorate, che anch'esse avevano
-amato come lei; sentì ch'era donna ella pure, onde aveva nell'ombra de'
-suoi passi un nemico inesorabile: il Tempo... e invasa da una folle
-paura tornò la sorella del morto, confuse il rimorso nella tristezza,
-pianse dell'amor suo con lui.
-
-
-
-
-VI
-
-
--- Sì, Giovanni, -- disse Ferento al suo domestico, -- sono in ritardo
-infatti. Ma da qualche giorno soffro d'insonnia e non mi riesce
-d'addormentarmi sin verso l'alba.
-
-Il domestico non rispose parola, ma fissò il padrone con uno sguardo
-fedele. Aveva notato infatti la grande alterazione del suo viso dopo
-l'ultimo ritorno dalla campagna, ma pensava che la perdita dell'amico
-fosse causa per lui d'un soverchio dolore.
-
-Come soleva ogni mattino, Andrea scese rapido per le scale, saltò
-nell'automobile che l'attendeva sotto il porticato.
-
-Per recarsi alla Clinica bisognava attraversare diagonalmente la città,
-uscir fuori dal suburbio, verso l'estrema circonvallazione. Colà, sul
-primo nascere della campagna collinosa, un edificio limpido sorgeva dal
-mezzo d'un giardino, come una serena e grande abitazione ove il dolore
-dell'uomo cercasse pace nel libero sole.
-
-Il Ferento l'aveva da tempo fatto sorgere, contribuendovi largamente col
-suo proprio danaro, per farne un grande Istituto di cura e di
-preparazione scientifica, un'ara solenne della medicina moderna. Da
-lunghi anni egli vi dedicava indefessamente ingegno, amore, volontà, con
-tanto spirito d'abnegazione, con tanto lume d'intelletto, che già da
-ogni parte il suo chiaro nome v'attraeva gli sguardi fiduciosi di tutta
-la scienza europea, come ad una di quelle sacre officine ove un uomo di
-genio, curvo ed investigante su la materia malata, cerca senza posa di
-emancipare gli uomini dal patimento e rendere migliore la vita alle
-generazioni future.
-
-Questo era veramente, nel suo santo paganesimo, il Tempio Umano.
-
-Così limpido era il mattino, che ridendo nelle invetriate bagnava di
-splendore le contrade, traeva dalla pietra e dal metallo un tremolìo di
-luce pieno d'ilarità. La città rumorosa e popolosa, consumando i suoi
-traffici quotidiani, era desta, viva, celere, si affaticava con gioia.
-In quella chiarezza, ogni singolo movimento assumeva una evidenza
-particolare; l'insieme di tutte le cose pareva esprimere un senso di
-forza gioconda.
-
-E la Città era veramente un'arteria del mondo, anzichè un aggregamento
-labile di case provvisorie, costrutte solo per contenere in sè il breve,
-inutile decorrere di tante vite umane. Era un'arteria del mondo e
-pulsava come una vela navigante; era un non so che di mostruoso che
-sbocciava dalla terra, dissimile da tutte le forme della natura;
-qualcosa d'immane che l'uomo aveva generato senza esempio, foggiando le
-montagne, piegando le foreste, costringendo i fiumi ad ubbidirgli: era
-un attendamento dell'uomo nella sua marcia verso l'infinito.
-
-Assorto in profondi pensieri, non s'accorse che già, di lontano, su
-l'altura della collina, appariva la grande villa bianca, dal tetto
-d'ardesia, con le finestre protette da tendoni di tela quasi rossa. E
-quando se n'avvide, una sensazione del tutto nuova la percosse, quasi di
-stupore e d'angustia, una sensazione che per la prima volta gli accadeva
-di provare, davanti a quella casa veduta nascere pietra su pietra.
-
-Quando l'automobile ne varcò il cancello, egli ebbe quasi voglia di
-tornare indietro, per sottrarsi alla noia di dover discorrere con tutta
-quella gente: i medici, le infermiere, la Direttrice, i malati, sopra
-tutto i malati.
-
-Allora, in una sola evocazione, rivide le lunghe corsìe, le sale
-operatorie, le piccole stanze, linde, uguali, con un letto in ferro,
-anch'esso bianco, due seggiole, un armadietto, un tavolino.
-
-Era la prima volta che gli accadeva di provare quel senso di stanchezza,
-di noia... Perchè la prima volta?
-
-Alcuni convalescenti passeggiavano per il giardino, e lo salutarono.
-Egli guardò la quercia altissima che sorgeva dal mezzo dello sterrato,
-l'albero calmo e tutelare intorno a cui le vetture compivano il giro per
-ridiscendere verso la cancellata. Nell'alto fogliame, come in un immenso
-alveare, le nidiate cantavano.
-
-Com'egli era stanco!... Perchè mai così profondamente stanco?
-
-La Direttrice gli scese incontro per la piccola scalinata, e con molta
-esuberanza lo festeggiava. Un infermiere, due medici, uno studente
-stavano su la porta. «Ben tornato! Ben tornato!...»
-
-Egli s'accorse d'un lieve odore d'acido fenico e di cloroformio che
-usciva dal corridoio; questo lo sorprese, come l'aveva sorpreso
-l'aspetto della Clinica.
-
-Tese la mano a tutti, scambiò alcune veloci parole coi più vicini,
-mentre la Direttrice, un po' chiacchierona, non ristava dall'esclamare:
--- Com'è dimagrato, signor professore! Com'è pallido! Non sta bene?
-
--- Un po' d'insonnia, signora Maggià; nulla di grave.
-
-S'avviò frettoloso verso lo studio, seguìto dal suo primo assistente, un
-bel giovine biondo, con gli occhi luminosi ed intelligenti, che aveva
-una così chiara voce da mandar in visibilio tutte le infermiere, quando,
-nelle ore d'ozio, accompagnandosi con la chitarra, cantava. Una profonda
-cicatrice, pur visibile tra la barba, gli feriva il principio del collo
-sotto la mandibola sinistra, ed era il segno d'un'infezione presa nel
-curare un malato. Egli era così devoto al Ferento, e così ciecamente lo
-ammirava, che gli avrebbe dato il suo corpo stesso per un esperimento
-micidiale, s'egli lo avesse domandato. Più che venerazione, questo amore
-per il suo maestro era una specie di totale soggiacimento, anzi una di
-quelle fanatiche sottomissioni, che gli uomini di scienza riescono
-spesso a determinare, per una superiore virtù del loro ingegno, sui
-discepoli che hanno meglio educati.
-
--- Ebbene, Rosales, come va?
-
-Il giovine stava ritto davanti alla scrivania, guardandolo chiaramente
-negli occhi.
-
--- Io sto bene, professore. Ma lei ha veramente l'aspetto stanco.
-
--- Sì, un po' stanco, un po' stanco... Ed i malati? Come vanno i nostri
-malati? Nulla di nuovo?
-
-Intanto sfogliava la numerosa corrispondenza, lacerando le buste con
-l'unghia e scorrendo i fogli con nervosa rapidità. Nel medesimo tempo
-l'assistente gli faceva il suo rapporto, con voce calma, precisa,
-mettendo nelle sue frasi una brevità quasi soldatesca.
-
--- Bene, -- mormorava tratto tratto il Ferento; -- bene. -- Poi lo
-interruppe: -- Qui fa caldo, le pare? Apra la finestra, la prego.
-
-Il giovine ubbidì. Lo studiolo terreno dava sul giardino; l'aiuola
-correva lungo la muraglia; un grande albero d'olea fragrante nasceva
-poco in là dalla finestra, tutto bianco della sua fioritura; i
-ramoscelli poggiavano contro i vetri; nell'aprir questi, entravano.
-
--- Professore, -- disse da ultimo il Rosales, -- in questi giorni, che
-furono per lei così tristi, non ho creduto necessario scriverle parole
-oziose; ma ora vorrei solo dirle...
-
-Il Ferento, levatosi, gli battè leggermente una mano su la spalla: --
-Grazie, grazie... -- Poi soggiunse: -- Lei pure in questi giorni avrà
-avuto un orario faticoso per colpa della mia assenza.
-
--- Oh, niente affatto! Desideravo che lei tornasse, ma non per questo,
--- rispose il giovine con un accento pieno di tenerezza filiale.
-
-La Direttrice picchiava discretamente all'uscio.
-
--- Entri, signora Maggià.
-
-Era una donna dal volto segaligno, dal corpo assai florido. Grigia, con
-gli occhiali a stanghetta, portava un abito nero leggermente ricercato.
-
--- Vorrei domandarle, professore, se comincerà con le visite o se prima
-farà il giro delle sale?
-
--- C'è molta gente?
-
--- Otto o dieci persone.
-
--- Allora prima salirò. Venga, Rosales.
-
-Depose nel portacenere la sigaretta ed uscì nel corridoio. Assistenti,
-chirurghi, medici, suore, infermieri, lo aspettavan su gli usci per
-salutarlo; egli rispondeva, di qua di là, con un cenno del capo,
-camminando veloce, seguìto a un passo di distanza dal suo primo
-assistente. Si fermava per stringer la mano ad alcuni, con una rapida
-cordialità. Mentre stava per salir le scale s'incontrò con un gruppo
-d'infermieri che ne scendevano, portando sopra una barella un malato
-verso la sala operatoria. Costoro si fermaron bruscamente per lasciargli
-il passo.
-
--- Avanti, avanti! -- egli disse loro. E guardò quella faccia supina,
-livida, scarna, che sbarrava attonitamente le pupille acquose, piene di
-paura.
-
--- Un tumore al fegato, -- gli spiegò sottovoce l'assistente, quando la
-barella fu passata.
-
-Egli non intese, o non comprese; ma vedeva solamente la scala salire,
-lucida, innanzi a sè, con un tappeto di sole... confusamente salire
-verso l'invetriata fiammeggiante. Nel fondo de' suoi propri occhi vedeva
-una cosa futilissima: i gomitoli di lana con i ferri da calza, que'
-grossi rotondi gomitoli di Marcuccio Landi, e gli pareva udir ronzare
-dentro di sè il motivo di quella sua certa Canzone, che finiva in uno
-scoppio di riso tragico sul violino singhiozzante...
-
-Ora camminava lentamente per le corsìe piene di luce, da un letto
-all'altro, visitando, interrogando. I malati gli sorridevano; le suore
-componevano le coltri sotto i loro menti gialli: l'assistente, con un
-libro in mano, prendeva nota delle sue prescrizioni. Scriveva
-rapidamente con una penna stilografica, facendo stridere la carta. Un
-malato aveva fame, l'altro voleva uscire, un terzo si lamentava, un
-quarto era gonfio e paonazzo di febbre così da non poter parlare.
-
-Tutto questo lo stupiva un poco, gli dava non so quale sensazione
-d'irrealità, quasi non fosse più così utile come una volta curare i
-malati, ascoltare quel che dicevano, saper esattamente di che male
-soffrivano.
-
-Anzi uno gli disse una cosa che lo stupì:
-
--- Ma mi lasci morire, dottore... Cosa faccio al mondo io?
-
-Egli, che prima non lo aveva quasi guardato, allora lo guardò. Era un
-povero vecchio, asmático, piagato, canceroso, al quale avevan rasa
-l'ispida barba a chiazze; una orrenda maschera contraffatta, con gli
-occhi semichiusi, ove permaneva un barlume di vita, la bocca bavosa, tra
-cui spuntava un po' di lingua nerastra. Lo guardò ed ebbe voglia di
-rispondergli: -- «Hai ragione. Perchè cercherei di salvarti? Non v'è
-senso comune, quando un uomo vuol morire...»
-
-Mentre la suora lo scopriva, egli vide che aveva le mani allacciate da
-un rosario. Siccome la suora voleva scioglierlo ed egli si rifiutava, le
-disse di lasciarlo stare e gli fece sollevar le braccia sopra il capo.
-
-Di letto in letto la sua sensazione d'inutilità cresceva; e gli sembrò
-che fosse ozioso andar oltre, perchè i suoi assistenti eran tutti bravi
-giovani ed il meccanismo della sua Clinica poteva ottimamente camminare
-anche senza di lui. Egli era stato lontano alcun tempo, e tutto era in
-ordine, tutto s'era compiuto e si compiva con la regolarità consueta.
-
--- «I malati guariscono perchè la natura li fa guarire; muoiono quando
-la natura li uccide. La nostra scienza non si riduce in fondo che ad una
-serie di tentativi empirici... Ora, il tentativo d'un altro, che ho
-pienamente ammaestrato, può valere il mio. Qui essi credono tutti,
-medici ed infermi, ch'io possieda qualche maravigliosa virtù di
-salvatore: ma è assurdo! Un giorno s'accorgeranno d'essere ad un
-dipresso quel ch'io sono, e questo farà nascere uno stupore immenso...»
-
-Passava da una camerata nell'altra, meccanicamente, domandando ogni
-tratto il suo parere al Rosales con un'affabilità che non gli era
-solita. Entrava ora in una corsìa di donne, più silenziosa, più intima,
-ove nell'aria vagava un respiro di maternità e di sacrifizio, dove il
-dolore pareva essere più profondo e tuttavia più contenuto.
-
-Le tende abbassate mitigavano il chiarore del giorno; in quella luce
-dorata i letti s'allineavano tranquilli. Una specie di riposo lo
-avvolse, come se la sua missione di curatore tornasse a parergli buona e
-come se un álito di riconoscenza muovesse a lui da ogni coltre su la
-quale si curvava.
-
--- Come?... -- domandò improvvisamente al Rosales; -- come ha detto?
-qual'è il suo nome?...
-
-L'assistente riaperse il libro che stava per rimettere sotto il braccio,
-e rilesse:
-
--- Novella Júdice, di Urbino; affezione...
-
-Egli non ascoltò più oltre; qualcosa di dolce, di soverchiante, gli
-commosse il cuore, come se da quel nome si partisse una infinita soavità
-e la donna chiamata con tal nome fosse un'ombra lontana, imprecisabile,
-di quell'amante che amava.
-
-Prese un polso della malata e si curvò su lei pianamente. La faccia
-pallida riposava nel guanciale, delineata in un contorno di capelli
-biondi, così radi e lievi che parevano appena un velo fasciato intorno
-alla sua fronte. Era una giovinetta forse di vent'anni e sorrideva
-guardando il medico, la suora, comprimendosi la mano libera sul petto,
-quasi per un senso invincibile di pudore. I suoi docili occhi azzurri
-parevano domandar perdono d'essere tanto malata, e nel sorridere le
-guance scarne le facevan agli angoli della bocca due graziose piccole
-infossature.
-
-Egli non contava affatto le pulsazioni dell'arteria, ma provava una
-strana dolcezza nel toccare quel polso accelerato e fioco, nel guardare
-quella miserrima fanciulla, che aveva il nome d'un'altra, il nome
-ch'egli portava in sè.
-
--- Vi sentite male? soffrite? -- domandò egli, come non avrebbe
-domandato un medico ma un affettuoso parente. Poi le passò una mano su
-la fronte per consolarla e disse:
-
--- Coraggio! Guarirete presto, molto presto... ve lo assicuro.
-
-Il sole, dalla finestra di fronte, dorava i suoi capelli vaporosi, e
-quel sorriso buono, come d'una bambinella ferita, continuava su la sua
-bocca smorta...
-
-Dopo aver compiuto il giro delle sale, andò a visitare i malati che
-abitavan nelle camerette solitarie, simili a celle d'un monastero; poi,
-sceso a pianterreno per un'altra scala, s'indugiò a discorrere con il
-Rosales in quel breve ándito che da una parte sboccava nel giardino,
-dall'altro sopra una corte.
-
-In quella corte precisamente v'era un carro mortuario, fermo, attaccato
-con un solo cavallo; il cocchiere, sceso di cassetto, s'era tolto il
-cappello e facendosi vento discorreva con un cuoco.
-
--- Cosa fa quel carro? -- domandò il Ferento.
-
--- Professore, le ho riferito dianzi ch'è morto il vecchio Celsi, del
-riparto chirurgico; morto ieri, nove giorni dopo l'operazione.
-
--- Ah, infatti... -- egli mormorò. -- E lo portan via ora?
-
--- Credo.
-
--- Voglio vederlo, -- disse con rapidità. E scese per la scaletta
-sotterranea che conduceva nella sala refrigerante, ove si deponevan i
-cadaveri dopo averli sottoposti a necroscopìa. L'assistente lo seguiva.
-
--- No, lei vada pure, -- disse il Ferento.
-
-Giunse in fondo; aperse l'uscio; fece qualche passo nella fredda stanza,
-chiara d'elettricità. De' sei tavolacci di zinco, cinque eran vuoti e
-risplendevano; su l'altro era steso un grosso involto bianco, simile ad
-una statua supina ravvolta nella sua tela.
-
-L'odore acre dei disinfettanti mordeva l'aria, e gli sembrò di riceverne
-un senso di stordimento.
-
-Fece per avvicinarsi al cadavere, ma, poichè la porta erasi rinchiusa,
-tornò indietro e l'aperse in bílico.
-
-Di nuovo ne' suoi confusi occhi, apparvero que' gonfi e tondi gomitoli
-dello scemo, con i ferri da calza; di nuovo gli cominciò a ronzare nelle
-orecchie la nenia del violino singhiozzante.
-
-S'accostò al cadavere, ed ebbe voglia di scoprirlo; ma gli parve che le
-sue mani incontrassero una certa difficoltà nel compiere gli atti
-necessari.
-
-Le sue mani di fatti non si muovevano; ma egli provava un piacere
-ansante nello star presso a quel cadavere, il piacere pauroso che si
-prova stando su l'orlo d'un precipizio.
-
-«Se chiamassi un guardiano per farlo scoprire?... No, è inutile.»
-
-Le lampadine elettriche bruciavano dal soffitto basso in un cerchio di
-luce immobile, mettendo a nudo il groviglio del lor filo incandescente,
-il quale pareva complicarsi.
-
-«Che idea di voler vedere questo morto? A che serve? No, me ne vado.»
-
-E non poteva muoversi di lì; sentiva il bisogno, la tentazione, di
-guardare quella faccia; tuttavia non sapeva risolversi a mettere la mano
-su quel lenzuolo.
-
-Gli tornò in mente il carro funebre che attendeva nella corte, il
-cocchiere senza cappello che parlava con il cuoco.
-
-«Ho capito: è già pronto per esser chiuso nella cassa; meglio non
-toccarlo. Me ne vado.»
-
-Ma nel medesimo tempo, come se le sue mani ubbidissero ad un'altra
-volontà che la sua propria, sollevò il rovescio del lenzuolo che gli
-doppiava sul volto e ne aperse i due lembi, scoprendolo fino a metà del
-petto.
-
-Era una faccia senile, glabra, gonfia, cinerea, che pareva sprofondata
-nelle sue mascelle, rientrata nel collo quadrato, per insaccarsi entro
-la convessità delle spalle. Il petto era sezionato da una lunga ferita
-verticale, nera su gli orli di grumi sanguigni ed imbottita di bambagia.
-
-Egli guardava senza ben comprendere, anzi gli pareva di dover
-cominciare, davanti ad una classe di allievi invisibili, un corso di
-anatomìa... Poi gli parve di trovarsi, come s'era già trovato un'altra
-volta, nella necessità di sollevare quel corpo rigido su le sue braccia
-restìe, per riportarlo a giacere in un letto, ma scivolando, senza far
-rumore... Gli parve a poco a poco di riacquistare un suo stato d'animo
-anteriore, di retrocedere in una forma di sè stesso già lontana, già
-dispersa, e che le lampadine si spegnessero d'un colpo, -- le quattro
-lampadine appese alla volta sotto il riflettore di metallo bianco -- e
-la glabra faccia senile divenisse quella d'un altr'uomo, la faccia
-serena che lo guardava dalla morte, senza rancore...
-
-Rapidamente la ricoverse con il lenzuolo, si battè insieme i due polsi
-per darsi vita, e risalì.
-
-Volse un'occhiata nella corte: il cuoco se n'era andato; il cocchiere,
-appoggiato al muro in un angolo d'ombra, fumava tranquillamente; il
-vecchio cavallo nero dondolava la coda per scacciare le mosche.
-
-Gli parve che il sole fosse una polvere in fiamme, una rossa nuvola
-piena d'avvolgimento...
-
-«Cosa devo ancor fare?... Ah, sì!...»
-
-E rapido si volse; infilò il lunghissimo corridoio che traversava tutta
-la profondità dell'edificio, rotto nel mezzo da un padiglione vetrato,
-che imbiancava le stuoie d'una rotonda chiarità; lo percorse
-velocemente, facendo co' suoi passi un rumor forte sul linoleo
-brillante; sentiva il bisogno di parlare, di agire, di ridere.
-
-La Direttrice gli veniva incontro.
-
--- Sì, éccomi, signora Maggià! Li faccia entrare.
-
--- Senta, senta, -- chiacchierava la Direttrice correndogli appresso; --
-il professor Damiato e i due chirurghi primari son venuti varie volte
-per salutarla. Vuole che li chiami?
-
--- Sì, li chiami, grazie.
-
-Ed entrato nello studiolo, accese una sigaretta, respirandone il fumo
-con ingorda voluttà.
-
-L'olea frascheggiava piano piano, con uno sciacquare di foglie rumorose,
-facendo piovere le sue minute fioriture candide, sperdendo in larghe
-ondate il suo voluttuoso buon odore; nel giardino si udiva un passo
-lento e pesante camminar su la ghiaia; dalla città lontana saliva un
-rumor confuso, interrotto spesso dal fischio d'una locomotiva, dagli
-urli vorticosi, lamentosi, che nell'alto sole del mezzodì, con furia
-lanciavano le sirene.
-
-
-
-
-VII
-
-
-Le adiacenze, la scalinata, la corte quadrangolare dell'Università ed il
-suo vasto porticato a colonne di marmo, eran ingombri d'una studentesca
-minacciosa.
-
-L'agitazione, promossa dai corsi di medicina, i quali volevan si
-sostituisse il professore d'anatomia, si estendeva per l'altre facoltà,
-con fischi ed urli contro il Rettore, che non concedeva certe agevolezze
-per una sessione d'esami.
-
-La strada rigurgitava di studenti, che ne sbarravano il passaggio; altri
-eran seduti in lunghe file su la scalinata, cantando; altri giravano in
-drappelli, a passo militare, sotto il porticato, scandendo epigrammi
-sopra un motivo d'operetta, ed assiepavano il cortile mareggiando con
-gridi e gesti frenetici. Gli arringatori, saliti su gli zoccoli delle
-colonne, rossi di collera e di fatica, parlavan gesticolando; una specie
-d'assedio ingrossava davanti allo scalone della Segreteria.
-
-Si gridava: -- «Sciopero! Sciopero! Abbasso il Rettore Rolandi! Fuori il
-professore Saraceno! Basta il Saraceno! Basta!... Viva la terza
-sessione! Viva!...»
-
-Un Commissario di Polizia, chiamato per telefono, sopraggiungeva co'
-suoi agenti e li schierava in un vicolo vicino, pronti, nascosti. Ma li
-videro; e si cominciò a gridare contro la forza pubblica. Il pennacchio
-d'un carabiniere, che apparve davanti all'Università, fu accolto con un
-subisso di fischi.
-
-Da otto giorni il professore d'anatomia comparata, Enrico Saraceno,
-impartiva la sua lezione a banchi semivuoti; ma quella mattina, dopo
-averlo fischiato e vilipeso, eran entrati nell'aula dietro lui come una
-masnada di vandali, mettendo i banchi a soqquadro, lanciando calamai
-davanti alla cattedra, scaraventando i fascicoli al soffitto, in un
-diavolìo che più non finiva.
-
--- «Fuori! Basta! Non vogliamo il Saraceno! Fuori!...»
-
-Questi era un meridionale allampanato, miope, con una cotenna spessa e
-riccia come quella di un negro, la faccia olivastra, il naso leggermente
-adunco, la bocca sottile, che portava sul labbro sporgente un sottile
-paio di baffetti neri.
-
-«Mannaggia! Mannaggia!» -- bestemmiava, dando gran pugni su la cattedra
-e con la voglia di scagliarsi, lui solo, contro quella scolaresca
-dileggiante. Quando un calamaio spruzzò d'inchiostro l'assito polveroso
-che innalzava la cattedra, divenne livido per la collera, si compresse i
-pugni su le tempie, diede un calcio a quel calamaio spezzato, ed uscì.
-La scolaresca lo accompagnava cantando a tempo di fanfara:
-
--- «Non si vuol nè più nè meno, che scacciare il Saraceno!».
-
-Man mano che finiva una classe gli studenti affluivan nella corte,
-sicchè tutti i professori, dopo aver tentato invano d'imbrigliare quella
-ribellione, s'eran adunati perplessi nella sala del Consiglio
-Accademico.
-
-Frattanto, sotto il porticato, s'improvvisavan cartelli a pitture
-d'inchiostro e s'affiggevano alle colonne, o, inastate, si portavan come
-insegne sopra il mareggiare delle teste.
-
--- Vogliamo la terza sessione! Fuori il Saraceno! Abbasso il Rettore
-Rolandi!»
-
-Poi si torcevan dalle risa davanti ad una caricatura improvvisata, che,
-nel contorno d'una enorme bottiglia d'Acqua di Janos, raffigurava il
-Rolando e il Saraceno seduti a braccetto sopra due pitali. E sotto eravi
-la scritta:
-
-«Congedo per motivi di salute»
-
--- Fuori! fuori! si chiude! -- gridava a squarciagola il bidello,
-tentando di persuaderli con le buone a scendere in istrada. Ma lo
-tiravan per la giubba e gli davan lo sgambetto, chiamandolo il
-«Grand'Eunuco», per esser egli senza pelo, alto e panciuto.
-
-Dalla scala del Consiglio, stretta d'assedio, scese un piccolo vecchio
-dalla bianca barba quadrata, il professore di fisiologìa, che gli
-studenti amavano. Fu accolto da un'ovazione: -- «Viva il professore
-Sammarco! Ci ascolti, professore...»
-
-Tutti gli si facevano intorno, volevano tutti parlare.
-
-Egli alzò davanti a loro il palmo rugoso, come faceva dalla sua cattedra
-per imporre silenzio.
-
--- Sentite, figliuoli... Se non vi sciogliete súbito, il Rettore
-annunzia che farà chiudere l'Università fino a tempo indeterminato. E
-riflettete che siam presso agli esami. Ragazzi, mandate una commissione:
-le vostre domande saranno discusse.
-
--- È un pezzo che inoltriamo domande! Ci si beffa di noi! Revoca e
-sessione! Viva il professor Sammarco!
-
--- Figliuoli, ascoltate...
-
-Ma la sua voce debole si perdeva nel frastuono, mentre la notizia della
-minacciata chiusura si diffondeva per la corte sollevando urli; un
-gesticolar di braccia furibonde si agitava contro le finestre del
-Consiglio Accademico.
-
-Il Commissario camminava nervosamente davanti all'Università, senza
-badare ai dileggi velati che gli mandava la studentesca; una ressa di
-popolo curioso ingombrava la strada, e su l'alto della scalinata il
-bidello gesticolante cercava di persuadere quelli ch'eran seduti sui
-gradini a levarsi e discendere nella strada.
-
-Ma in fondo alla corte cominciavano a scoppiare grida sediziose: --
-Barricate la porta! Non vogliamo poliziotti. Contro la forza useremo la
-forza! Uh!... uh!...
-
-L'orologio della torre sonò le undici, con lenti colpi metallici che
-furono ascoltati; poi tutti si ammassarono sotto le finestre del
-Consiglio, quasi avessero in animo di darvi la scalata.
-
-Appunto alle undici doveva il Ferento impartire la sua lezione agli
-studenti del quinto anno, ed ecco sopraggiungeva, camminando frettoloso,
-allorchè di lontano vide quell'assembramento davanti all'entrata
-dell'Università.
-
-Quasi correndo percorse l'ultimo tratto, udì le grida, si cacciò nella
-folla ed apparve in basso della gradinata.
-
-Il Commissario, che per primo lo riconobbe, gli si avvicinò parlandogli
-concitato:
-
--- Questa indecenza dura da oltre un'ora! Hanno messo un'aula a
-soqquadro ed asserragliano i Professori. Esito ad intervenire per timore
-di guai serii, ma se fra dieci minuti non si sciolgono, chiamo rinforzi,
-entro e li sgombero.
-
--- Aspetti! -- egli disse rapidamente. E saliti d'un balzo i tre gradini
-esterni, si cacciò in mezzo ad un gruppo di studenti, che al vederlo
-ammutolirono.
-
-Egli girò su tutti loro uno sguardo freddo, quasi malvagio, ma nulla
-disse: camminò avanti, a fronte alta, quasi fosse certo che la scalinata
-ingombra dovesse aprire un varco davanti a lui.
-
-D'improvviso, tutti coloro che barricavan la gradinata standovi seduti e
-vociando, con un sol moto sorsero in piedi, si fendettero, ed egli salì
-fra loro velocemente, con gli occhi accesi d'una collera muta.
-
-Su l'alto della scalinata si volse con veemenza:
-
--- E nessuno di voi -- gridò ai più vicini, -- ha osato imporre silenzio
-a questa gazzarra da comizio pubblico? Nessuno? E perchè venite qui a
-studiare l'uomo, se non avete compreso ancora che la più vile cosa per
-un uomo è ubbidire alla folla?
-
-Il bidello ansante gli corse incontro, congiungendo le mani, quasi che
-in lui fosse l'estrema sua speranza. Egli non l'ascoltò nemmeno, ma
-vôlti gli occhi beffardi sovra il cerchio di studenti che gli si formava
-intorno:
-
--- Dove sono e chi sono, -- interrogò -- i promotori d'una così bella
-rivolta? Chi sono, domando? Non c'è fra voi uno solo che osi declinare
-il proprio nome?
-
--- Io, per esempio! -- esclamò con tracotanza un giovine di membra
-complesse, che, sebben lontano, cercava di estollere il suo massiccio
-cranio chiomato, perch'egli lo riconoscesse.
-
--- Ah, lei? Magentini, se non erro?
-
--- Appunto, Magentini del quinto anno, -- rispose il giovine facendosi
-largo. E incominciò, con un tono arrogante: -- Perchè, vede,
-professore...
-
--- Non si disturbi, la prego! Di lei mi ricordo bene, assai bene.
-Poichè, avendola interrogata qualche tempo fa su certi problemi di
-embriologìa, ella mi espose una teorìa siffatta, secondo la quale, come
-le osservai, il colmo per la donna evoluta sarebbe quello di mettere al
-mondo un neonato con la barba... Si accomodi pure!
-
-Una risata clamorosa eruppe dagli ascoltatori, facendo giustizia del
-malcapitato, che si rimpicciolì nella ressa, mentre invece, nel fondo
-della corte, il gruppo de' più facinorosi non cessava dalle grida
-ostili.
-
--- Taceranno! -- egli affermò con la voce rauca d'ira. -- Taceranno! --
-E si cacciò davanti, pallido, nel tumulto che infieriva.
-
-Due ne prese per le spalle, quattro ne urtò: sotto i porticati la
-studentesca ondeggiava; un lungo solco di silenzio rimaneva dietro i
-suoi passi. Chiamati per nome, alcuni studenti lo spalleggiavano; e
-camminando a fronte alta, sicuro di non fermarsi, la sua pallida forza
-impetuosamente li dominò. Un certo silenzio intorno a lui si fece, un
-poco d'ordine fu ristabilito, e solo permaneva sotto le finestre del
-Consiglio il gruppo de' più accesi, che non volevano intender ragione.
-Quando costoro s'accorsero che la maggioranza dei compagni stava per
-arrendersi a consigli di moderatezza, con furore insorsero chiamandoli
-disertori e pecore, facendo quanto baccano potevano, perchè nessuna
-parola d'ordine fosse potuta udire.
-
--- «Uh! vi lasciate tirare per le orecchie! Pecore! pecore! uuh!...»
-
-Poi si cominciò a gridare: -- «Abbasso il Ferento!» -- prima da qualche
-voce isolata, poi con gran clamore da tutto il gruppo ch'era lontano.
-
-Egli si volse, come se l'avessero staffilato in pieno viso; balzò sul
-muricciuolo che riuniva i colonnati, così da estollersi alto e solo
-sopra l'assembramento, e simile a quello ch'era stato nei giorni di
-battaglia, quando, amato e odiato, il suo nome batteva come una
-bandiera, tese verso loro il braccio, e ridendo esclamò:
-
--- È inutile che mi gridiate abbasso, perchè la natura mi ha posto in
-alto!
-
-E brillava, e la sua testa leonina era bella a vedersi come quella di un
-tribuno imperioso che dómini un parlamento. Brillava ed era solo, e
-raggiava da sè tanta forza, che i gridatori si tacquero, mentre da tutta
-la studentesca infiammata un altissimo grido si partiva, una sol voce,
-che obliosa d'ogni piccola discordia pareva inginocchiasse quei giovani
-davanti all'uomo più forte.
-
--- Spezzare qualche banco, assediare una scala, dipingere ad inchiostro
-una piacevole caricatura, farvi suonare i tre squilli e sciogliere dalla
-Polizia... sarebbe questo per caso lo spirito di ribellione che
-imparaste nei suburbi, dall'eloquenza degli arringatori plebei?
-
-O glorioso tempo di rivolte, ove uno scaricatore di fogne diventa
-tribuno del Quartier Latino e Rettore Magnifico degli Atenei!...
-
-Ma or che avete iniziata la rappresaglia con sufficiente rumore,
-spaccato abbastanza legno, assediate abbastanza scale, ornato a
-sufficienza di pupazzi la vostra Camera del Lavoro, delegate altresì una
-Commissione di studenti, che renda noto al Consiglio Universitario la
-natura ed i motivi delle vostre lamentele...»
-
--- Già fatto! già fatto! Inutile! Nessuno ci ascolta! -- s'interrompeva
-da varie parti.
-
--- ...a meno che non preferiate, -- egli proseguì, -- affidarmi la
-vostra causa, fin dove io l'accetti e fin dove mi sembri giusta,
-perch'io mi faccia interprete presso il Consiglio Accademico dei vostri
-desiderii, e, con esso d'accordo, vegga di ottenervi una soluzione
-soddisfacente.
-
--- Sì, sì! -- acclamarono i più vicini, poi gli altri, poi l'intera
-studentesca, prorompendo in applausi clamorosi, che soverchiarono il
-tumulto.
-
-Il suo nome volò da ogni bocca: -- «Viva Andrea Ferento!» Lontano, alto,
-per l'aria libera, il suo nome cantò: -- «Viva Andrea Ferento!» E
-volando e cantando inebbriava il cuore dei giovani, perch'era un nome di
-ribelle anch'esso, e lo portava un uomo ch'era giovine ancora, che aveva
-sempre insegnato a vivere combattendo, a cercare i pericoli delle più
-dure battaglie, generoso alfiere d'una insegna di libertà.
-
--- Ora scioglietevi, -- egli disse, -- Io sono il vostro parlamentare:
-davanti al Consiglio Accademico sono garante per voi. Chè se invece
-questo Ateneo, dove, nella più alta misura delle proprie forze, ciascun
-professore dedica giornalmente a voi giovani la sua più bella e più
-serena fatica, fosse per divenire un luogo sedizioso, dove si carpiscon
-laure con scioperi di studentaglia e con fracasso di vetri spezzati, io
-per il primo non vorrei più rimetter piede in queste aule, dove con
-tutto amore, con tutta fede, credevo di educar familiarmente una libera
-e franca gioventù, la quale sapesse fermamente che non bisogna mai, mai,
-trovarsi dieci contr'uno per avere in dieci quel coraggio che uno solo
-non ha. Io stesso, che non volli patire il giogo di nessuna obbedienza,
-debbo anche dirvi che la vera libertà consiste nel non essere il
-gregario di nessuna sopraffazione!
-
-Allora centinaia di braccia si protesero a lui, quasi cercassero di
-sollevarlo, mentre il suo nome squillava per l'aria, limpido e
-risvegliante come una diana.
-
-In un minuto di silenzio egli guardò la folla dominata, e si sentì
-padrone senza contrasto di quei giovani cuori pieni di forza e d'impeto;
-padrone di quei muscoli docili e forti, ch'egli poteva ben ghermire nel
-suo pugno, e temprarli e fletterli come buone lame da combattimento;
-poich'egli portava duramente inciso nella sua maschera d'uomo quel segno
-di alta potestà che fa brillare nell'ombra delle moltitudini la faccia
-dei ribelli e dei dominatori. E per un attimo riassaporò la gioia che
-gli era una volta piaciuta, quella di moltiplicare la sua potenza
-tirannica nella potenza passiva di migliaia d'uomini, poichè dalla
-natura egli era sorto con un cervello d'autocrate e la sua strada era
-segnata in capo delle turbe, ove s'innalzano gli stendardi, ove
-camminano i Re.
-
-
-
-
-TERZA PARTE
-
-
-
-
-I
-
-
-Senza mutamento ricominciò il suo vivere consueto. La Clinica,
-l'Università, i molteplici consulti, le pratiche di laboratorio, lo
-assorbivano da mattino a sera, ed anzi metteva nell'occuparsi una specie
-d'iracondia, quasi che un'oscura ma imperiosa inquietudine lo
-sospingesse a consumare con febbre tutte le ore della sua giornata.
-
-Il mattino, al primo destarsi, lo stringeva un attimo di perplessità, e,
-per una pigrizia del tutto morale, avrebbe voluto continuare quel sonno,
-quel vuoto e opaco sonno che gli pareva quasi una immensa camera buia.
-
-Ma, vinto con una tensione dei nervi quell'impreciso attimo di paura,
-ecco egli era novamente l'uomo limpido e ferreo, il qual cercava
-d'imprimere in ogni cosa che facesse un segno della propria volontà.
-Soltanto gli pareva ormai che tutto questo fosse divenuto una vecchia
-abitudine automatica e vana.
-
-Curare gli uomini, insegnare ad uomini, comandare sopra uomini, cercare
-indefessamente una verità, stabilire un principio, sentirsi alto,
-potente, solo, -- tutto questo gli era piaciuto un giorno, gli era
-sembrato sommamente utile, sommamente necessario... Ma ora non ne vedeva
-più con precisione lo scopo; non era più così certo che questa fosse la
-sua strada, nè fosse in alcun modo una strada. Gli pareva che su
-l'immenso caos organizzato gravasse quasi una pausa oscillante, una
-lunga infinita vacuità, la qual pausa era stupore. Gli pareva di tornar
-da capo con tutto il suo cervello pensante alla ricerca delle ragioni
-d'ogni cosa. Questo piccolo fatto dell'aver ucciso, dell'aver ucciso
-egli stesso, con la sua propria mano, con la sua nitida volontà, gli
-scompigliava nel pensiero l'ordine immenso e la ragione intrinseca delle
-cose. Non era uomo da conoscere ciò che si chiama volgarmente il
-rimorso, poich'egli sapeva prima, e credeva di saper tuttora, che s'era
-impadronito, nell'uccidere, d'un suo virile diritto. Ma nel medesimo
-tempo sentiva che un fatto nuovo, un fatto di principio, era entrato con
-ciò nel suo mondo cerebrale, anzi dominava come un improvviso equivoco
-nella serrata logica del suo pensiero. Non rimorso era, e nemmeno era
-una pavidità oscura de' suoi sensi davanti all'ombra di colui che
-giaceva. Non dunque una stolta paura della sua coscienza, e meno ancora
-della vendetta umana, ch'egli sentiva di poter vincere quand'anche
-s'apparecchiasse; -- ma era invece un fatto quasi organico, un fenomeno
-della sua stessa materia, la quale _sapeva_ di aver data la morte.
-Questa parola «morte», che fino allora, pur vivendole in mezzo, pur
-combattendola giorno per giorno, eragli parsa lieve, ora, inattesamente,
-si vestiva d'un significato nuovo; non pauroso, non orrido, ma
-stupefacente: -- un significato che assaliva tutte le cose
-dell'universo, non potendo ad altro somigliare che ad una specie di
-divinità.
-
-
-Aveva da poco finito il pranzo, il suo pranzo veloce, che Giovanni gli
-imbandiva e gli sparecchiava ubbidendo a' suoi cenni. Era stanco d'una
-giornata intensa; più che stanchezza, era un senso d'affaticante inerzia
-che gli pesava nelle vene, mentre per l'aria ferma cominciavano a
-fluttuare come invisibili sciarpe le calure della vicina estate.
-
--- Giovanni, -- diss'egli allora, -- pòrtami, ti prego, un giornale.
-
-Sorse di tavola, entrò in una sala che non era illuminata se non dal
-riverbero della sera inazzurrata. Un lembo di cielo, con rosse nuvole,
-chiudeva come uno scenario il quadrato calmo della finestra, e si udiva
-salir dalla strada lo scalpiccìo della folla sui marciapiedi; si udivan
-ruote correre, battere ferri di cavalli, freni soffiando stridere,
-motori, con ánsiti e scoppi, lanciare per l'aria sonora un tremito
-ronzante, una burrasca di velocità.
-
-Lentamente s'affacciò al davanzale, guardando in giù, verso lo sbocco
-della contrada e verso il quadrangolo della piazza colonnata, che
-allargava la sua chiara vastità intorno ad una piccola fontana.
-
-Allora subitamente si rammentò con maraviglia d'una cosa futile... d'una
-sera, dell'anno antecedente, o forse d'un tempo ancor più lontano,
-quand'egli appunto se ne stava così, fermo, a contemplare dalla finestra
-la bella piazza illuminata, allorchè gli avvenne di riconoscere un uomo
-che per il mezzo la traversava; un uomo alto, magro, leggermente curvo,
-che veniva incontro alla sua casa, e camminando guardava se ci fosse
-ancor lume nelle sue finestre, lassú...
-
-Gli parve che il senso della moltitudine, del frastuono, il senso
-attuale di quella piazza, consistesse appunto nell'uomo che certa sera
-la traversava, nè ora la traverserebbe mai più, nei giorni tumultuosi
-ch'eran per nascere su l'infinita vita... Rimase un momento con gli
-occhi attoniti a fissare il pennacchio della fontana, poi trovò che
-questo ricordo mancava d'ogni reale consistenza, si ritrasse, accese il
-lume, sedette davanti alla scrivania.
-
-Prese un foglio di carta, e, intinta la penna, tracciò distrattamente un
-nome al sommo della pagina bianca: -- Novella...
-
-E dal chiarore invisibile che mandava questo piccolo nome, un sorriso
-limpido come il sole tornò a brillare sul mondo. Una memoria di lei,
-della sua bocca, lo tormentò così forte che il suo desiderio ne pianse,
-così forte che gli sembrò di averla udita entrare, con un fruscìo dietro
-la seggiola della sua lieve sottana, e gli sembrò che si curvasse, per
-avanzargli sopra una spalla, d'un tratto, la bocca respirante, per
-fargli con le calme sue braccia un nodo senza forza intorno alla gola
-soffocata...
-
-Si sentiva ridivenire con voluttà un illogico e docile uomo, libero da
-tutte quelle complicazioni cerebrali che lo spingevano indefessamente
-alla ricerca di «cause ulteriori»; s'accorse che pur una cosa v'era, la
-quale sapeva sottrarsi alla sua concezione transitoria, inutilistica del
-mondo: e questa era un'altra creatura come lui, fatta solo di carne
-lábile, di bellezza fugace, che sarebbe morta e sparita, che avrebbe
-dispersa in un pugno di polvere la sua ragione d'esser vissuta, ma che
-bastava tuttavia per soverchiare i limiti della conoscenza, per lanciare
-il sogno d'un uomo nella spaventosa eternità...
-
-Di lei sola, di questo solo amore, il suo cervello analitico non cercava
-ragione. L'amava; era pieno il mondo di questo amore esultante; le cose
-tutte visibili portavano il segno impresso di questa ebbrezza del suo
-cuore. Tutto le assomigliava, tutto proveniva da lei; era nel tempo e
-nello spazio, nell'attimo e nell'eterno, era l'arteria della sua vita
-molteplice, era, nel suo mondo negativo, la conclusione sintetica ed
-immensa che il credente riassume in Dio.
-
-Amandola, questo ribelle, questo anarchico, sentiva di ubbidire; di
-ubbidire non a lei forse, nè al cieco dominio della sua propria
-passione, ma quasi ad una legge di natività, immemorabile come la vita,
-più necessaria e più semplice di tutte l'altre da lui contemplate, --
-«una legge di dedizione e di generazione, ínsita in tutto ciò che vive,
-radicata nell'elemento stesso del mondo, la legge per cui tutto
-continua, la sola che tutto comprende, ciò che veramente è l'anima delle
-cose, il Dio non creato dagli uomini...»
-
-Queste parole aveva scritte ne' suoi libri, ed ora le ripensava per
-confrontarle con l'anima sua presente. La penna gli era caduta su la
-pagina bianca; il tempo scorreva dolce nella sera ventilata. Le
-ripensava, guardando distrattamente verso l'alta scansìa, cárica di
-volumi rilegati d'un cuoio verde, con le diciture incise a caratteri
-d'oro, i quali splendevano dietro l'invetriata luccicante.
-
-E vedeva coloro che li avevan scritti, i suoi fratelli anteriori,
-dispersi nell'epoche lontane, per le più lontane contrade della terra,
-amici e nemici fra loro, ma raccolti da un solo nulla in una sola ed
-uguale Inutilità. E ripensava più oltre quel che aveva scritto:
-
-«O profeti degli errori più diuturni, o conquistatori terribili che
-volgeste in cenere funeraria la bellezza dionisiaca della vita, non è
-forse tempo ancora che un Dio più evoluto esca dalle nostre officine?
-Non è forse tempo ancora che il crogiuolo d'un chimico rivelatore
-imprigioni per sempre nella materia la favola dei vostri paradisi?
-
-«La remota vostra leggenda metafisica servì a creare la morte quale noi
-oggi la vediamo, ed in ogni cosa che l'uomo toccò, in ogni passo che
-fece, in ogni respiro d'aria che bevve co' suoi polmoni avidi, trovò
-questo veleno mesciuto negli elisiri della vita.
-
-«Perchè, o medici, o filosofi, o poeti, non guariremo noi l'uomo di
-questo suo morbo millenario, che lo spinse a ricercare nella prigione
-dei cinque sensi, con la sua logica d'apparenze, una ragione di sè?
-
-«Possiate voi comprendere in un senso bello e sereno, in un senso
-d'aurora e di lontananza, questa maravigliosa parola ch'io vi canto:
-«_Il domani!_»
-
-«_Ieri_», o uomini, è la parola buia. Significa essere stati, quindi non
-essere più. «_Ieri_» è veramente la morte. Ma tuttociò che si chiama
-luce, sole, amore, gioia, bellezza, possibilità... tutto questo ha nome:
-«_Domani_». La vita non è che l'Oriente verso il quale si cammina, il
-sole che nascerà domani. L'inutilità immensa e magnifica di tutte le
-cose è in questo appunto, che la vita comincia davanti a noi, comincia
-domani...»
-
-
-Affaticato, egli si chiuse nel palmo la fronte calda; una gioia umana
-gli navigò sopra il cuore, gli fece sorridere la bocca, dalla mente gli
-bandì quella torma di pensieri estenuanti; perchè il suo «domani» era la
-donna che amava di un amor quasi barbaro, ed era il gorgo di felicità
-che gli si apriva nell'anima quando appena sovra lei si posasse una
-carezza della sua mano, -- della sua mano che aveva medicato la febbre,
-le piaghe, i dolori degli uomini, ed aveva pure, con un sottile ago
-d'acciaio, avvelenata una debole vena. Il suo «domani» era ciò che non
-aveva conosciuto ancora nella veemente sua vita, se non fra distratte
-avventure, ch'erangli parse lievi all'anima e fors'anche ai sensi come
-quel rumore di seta scivolante che fa, nel cadere, una gonna slacciata.
-
-Ma ora la sua bontà s'allontanava dagli uomini; la sua bontà non poteva
-più guarire liberare o difendere che una sola creatura. La sua missione
-gli pareva divenuta quasi puerile, al segno da sentirsene stanco e da
-non saper comprendere più, nemmeno razionalmente, per qual ragione
-proprio lui, che in fondo era un autocrate, un inutilista, un
-distruttore, proprio lui che in fondo spregiava tanto gli uomini da
-sentirsene padrone come d'un branco di pecore, avesse fino allora speso
-tanti anni della sua vita, e sempre con indefesso amore, con
-un'abnegazione talora confinante con l'eroismo, per guarire una folla
-d'estranei, davanti ai quali non compiva che un atto malinconico e
-faticoso di servitù. E spese tante ore nel suo laboratorio, alla ricerca
-d'un farmaco, d'una scoperta che li guarisse meglio, e tante ore su
-l'alto d'una cattedra per dividere con cervelli sbadati il pane della
-conoscenza... Ora non capiva più come avesse potuto fare tutto questo;
-anzi la memoria d'averlo pur compiuto lo lasciava leggermente sorpreso,
-come se ciò fosse stata l'opera d'un altro. Insieme nasceva in lui,
-contro il suo mestiere, un'avversione quasi fisica, perchè gli pareva
-impossibile di dover toccare con la stessa mano il corpo d'un infermo e
-la dolce soave carne di lei, ch'era una musica divenuta forma, un
-profumo divenuto respiro...
-
-Taluni pensieri futili, quasi feminei, lo assalivano. Certo non avrebbe
-mai voluto che, nello starle accanto, la tormentasse un odor medicinale
-d'etere o di cloroformio, il quale avesse impregnato la stoffa de' suoi
-abiti, o che, stando con lei, venisse chiamato altrove, o con lei
-giacendo, avesse il mattino a sorgere dal letto per impartire la sua
-lezione giornaliera nell'aula un po' tetra dell'Ateneo...
-
-Era pur nato nella famiglia vandalica dei dominatori: avevano battuto il
-suo metallo su l'incudine che foggia la corona dei re; il suo cammino
-era per l'alte nuvole, nell'infinita bufera. Ma questo bisogno d'esser
-tale, di non potersi credere inutile come un piccolo uomo, era insieme
-la sua spirituale schiavitù. E trovava necessario di appartenere ad una
-missione, ad un amore, ad un'idea; sentiva, negando, il bisogno di
-credere, comandando, la necessità di ubbidire.
-
-Egli s'era provato ad uscire dal dominio suggestivo delle parole,
-rompendo la catena dei sensi, ed era giunto a quel segno dove la
-convenzione cessa, gli estremi si confondono, e tutte le parole che in
-sè racchiudono un senso antagonistico -- piacere o dolore, fede o
-negazione, dovere o diritto, e più oltre, fino all'ultime: vita o morte
--- non possono altro rappresentare che un suono di sillabe diverse.
-
-Così egli pensava, ed aveva per lunghi anni pensato, finchè la sua mano
-temeraria s'era persuasa di poter compiere ciò che la logica umana
-chiama un delitto.
-
-Ma inattesamente la sua materia si sentiva trasformata da quest'atto, e
-gli pareva che un oscuro divieto ci fosse, fuori dalla coscienza, dalla
-logica, dalla divinità, -- un divieto fisico, radicato anch'esso nella
-materia universa come un istinto fondamentale, profondo in essa come
-quell'altra legge di dedizione e di generazione, che veramente è l'anima
-delle cose, il Dio non creato dagli uomini...
-
-Ed ora non sentiva nemmeno più il bisogno di difendere con una frode
-complicata il suo semplice delitto; sentiva solo che un barbaro antico
-era tornato a vivere nel suo cuore angusto d'uomo civile, ove la preda e
-l'amplesso rimanevano ancora le più belle ragioni del vivere, dopo tante
-metafisiche fallite, dopo tanti millenni di ascendente umanità.
-
-
-Allora mosse la penna su la pagina bianca, e scrisse all'amante che
-amava:
-
--- «Sì! parti domani, come tu vuoi, come voglio anch'io... perchè ti
-amo, ti amo, e non amo che te!»
-
-
-
-
-II
-
-
-Adesso di casa in casa, d'uscio in uscio, la voce correva. Era un
-piccolo serpentello, nero viscido rapido, ch'entrava di soppiatto per le
-fessure, faceva il giro delle camere, saltava inafferrabile, spariva.
-Aveva cominciato a muoversi nell'ombra, con un tortuoso e lento camminar
-di vermiciattolo, ed ora non aveva più paura nemmeno del sole; fischiava
-con la sua lingua biforcuta, lasciando per dov'era passato una
-lumacatura brillante. Non potevan trovarsi due persone a discorrere
-insieme, che non capitasse loro fra piedi; non rispettava nè i focolari
-nè i talami, nè il municipio nè la chiesa; ogni giorno cresceva
-d'insolenza e fischiava con maggiore implacabilità.
-
-La gente dapprima se n'era impaurita; ma ormai lo lasciavan entrare
-liberamente per le lor case, e, stupefatti della sua straordinaria
-vitalità, nessuno cercava nemmeno di schiacciargli il capo sotto il
-piede, come si usa fare con le vipere.
-
-Il serpentello fischiava e diceva: «L'hanno avvelenato... sì, sì, sì...»
-
-Una curiosità malsana cominciò ad agitare quella calma popolazione;
-tutto il giorno v'era gente che si aggirava nei pressi del cimitero,
-discorrendo a bassa voce; taluni andavano a visitare la tomba recente,
-quasi per interrogarla sopra il suo mistero; di notte i lumi si
-spegnevano più tardi che per il consueto e certi orribili sogni
-scendevano a turbare la fantasia di que' semplici lavoratori.
-
-Su, su, strisciando fuori dal borgo, la voce era salita fino alla villa;
-era entrata per l'ortaglia e per la porta di servizio; s'era fermata
-qualche giorno in cucina prima di arrischiarsi ad entrar nelle sale.
-
-Ma quando Novella fu partita per la città, e nella casa restaron i due
-vecchi, Maria Dora, lo scemo, a consumar tristemente le giornate
-inoperose, una mattina capitò il padre di Maurizio e chiese di parlar
-con Stefano da solo a solo. Certo egli non compiva due volte all'anno un
-così lungo tragitto co' suoi logori piedi: ma era venuto perchè ciò gli
-pareva necessario, ed eran amici da troppo tempo, lui e Stefano, perchè
-gli paresse lecito di tacer oltre.
-
--- Senti... faccio bene? faccio male? Non so. Ma devo dirti una cosa
-grave... molto grave.
-
-Stefano aggrottò le ciglia.
-
--- Poichè tu, naturalmente -- continuava l'altro, -- non sai nulla...
-
-Stefano infatti nulla sapeva. Ma non era del tutto impreparato. Qualche
-indizio lo aveva pur sorpreso; certe vaghe ombre nelle fisionomie della
-gente, certi mormorii, qua e là, per i cascinali, non gli eran del tutto
-sfuggiti.
-
--- Si dice... -- cominciò il vecchio.
-
-Era un campagnolo del vecchio stampo, e si spiegò senza tergiversare,
-con parole spedite.
-
-Stefano dette un gran pugno su la tavola e non cercò nemmeno di
-contenere la sua collera.
-
--- Ecco due parole stupide: «Si dice!» Chi lo dice? Chi?...
-
--- Tutti.
-
-Allora la sua collera cadde; gli si aperse un enorme spavento nel cuore,
-perchè, di colpo, non si sentiva più del tutto certo che dicessero il
-falso. Lo mandò via trattandolo quasi male, bestemmiando ch'eran pazzi e
-birbanti, con fiere minacce contro quelli che ne avessero parlato
-ancora. Poi si giurò d'impedire che sua figlia e sua moglie avessero mai
-notizia di questa orribile voce; ma non era trascorsa un'ora, che già
-egli prendeva in disparte mamma Francesca e tremando le confidava
-sottovoce: -- Senti, vecchia...
-
-Si curvarono paurosi e muti su questo enorme secreto. La notte non
-dormivan più; volevan persuadersi a vicenda che la orrenda cosa non
-poteva essere avvenuta in casa loro; ma una voce intima, nel cuore di
-ciascuno, sibilava come il serpentello: «Sì, sì, sì...»
-
-Ella non fu più la bianca solerte massaia; egli più non si occupava del
-giardino, dell'ortaglia, nè di andare per i campi a sorvegliare i
-bifolchi; ma camminava rannuvolato per le stanze; la pipa gli si
-spegneva tra i denti.
-
-Maria Dora li osservava con attenta curiosità. «Che mai poteva esserci
-di nuovo ancora?»
-
-Sapeva che Novella era andata a trovare il suo amante. Questo pensiero
-le faceva un po' dolere il cuore... Di giorno, per un nonnulla, era
-stizzosa, e verso l'alba udiva spesso i galli cantare.
-
-«Cos'era venuto a fare il padre di Maurizio fin lassù? Dopo la sua
-visita, che mutamento in quella casa! Anche la Berta da un pezzo era
-cambiata; ogni tanto parlava di andarsene e faceva quanto mai la
-misteriosa...»
-
-Una sartina del paese, una brunetta graziosa e pettegola, in quei giorni
-le stava terminando gli abiti da lutto; qualche volta lavoravan insieme,
-sedute a fianco, presso la macchina da cucire. Costei cicalava più in
-fretta che non cucisse con l'ago veloce; Maria Dora le dava del tu e
-cucivano insieme per lunghe ore. La sartina aveva un brutto nome:
-Palmira; ma la chiamavan Miretta, e doveva sposare Lionello dai baffi a
-punta -- Lionello Garlanti, parrucchiere, da Rimini... Se appena stava
-zitta, le usciva, nel cucire, una puntina di lingua rossa tra le labbra
-sottili; ma questo non accadeva quasi mai, perchè parlava di continuo
-come un mulino a vento, e di tutti e di tutto parlava con estrema
-volubilità.
-
-Finalmente un giorno Maria Dora prese Maurizio alla sprovvista e con
-mille astuzie incominciò a farlo discorrere. Maurizio era timido, le
-voleva bene; disse qualche parola di troppo, che non voleva dire... poi
-si confuse.
-
-Marcuccio scriveva un discorso funebre; ogni giorno scriveva un discorso
-funebre...
-
-
-Ma Dandolo Zappetta frattanto era già tornato in città. Il raccoglitore
-di farfalle aveva compiuta l'opera sua con una precisione davvero
-scientifica e rincasava portando nella valigia un meticoloso
-incartamento, oltre ad alcuni esemplari preziosi di farfalle nostrane,
-poichè i due compari non gli avevano mentito affatto e quella fiorita
-regione abbondava di vaghissimi papilioni. Dandolo Zappetta sapeva
-d'esser stato prodigioso; una soddisfazione legittima gli allargava lo
-spazio del cuore, senza tradirsi per altro segno visibile che un allegro
-fischiettar pertinace, il quale non gli si era staccato dalle labbra per
-tutta la via del ritorno.
-
-Quest'uomo piccolo e mansueto, il quale non ambiva altro regno che la
-sua soffitta nè altri sudditi che lo stuolo delle sue morte farfalle,
-amava tuttavia la vittoria come l'amano i predatori, e nella sua
-piccolezza estrema gli piaceva solo di misurarsi coi più forti.
-
-Allora, quando fu di ritorno, questo piccolo uomo salì agilmente i
-cinque piani della sua soffitta, schiuse l'uscio e corse a riveder le
-sue farfalle, con la medesima tenerezza d'una madre la quale andasse a
-riguardare la cuna del proprio bimbo. Indi si mutò d'abiti, con grande
-cura indossò di nuovo il suo logoro giubbino luccicante, si strofinò per
-dieci minuti le scarpe senza macchia, scelse nella valigia, tra un
-grosso fascicolo, certe carte che gli occorrevano, mise un vecchio
-cappello duro di color marrone, che gli calzava fin quasi ai
-sopraccigli, e col bocchino di legno fra i denti, tranquillamente uscì.
-
-
-Tancredo, che gli avvenne d'incontrar per primo, cominciò a tempestarlo
-di domande precipitose. In luogo di rispondere, Dandolo non faceva che
-affrettare i suoi passettini da lucertola, con tanta rapidità che il
-Salvi durava gran fatica nel camminargli di paro.
-
--- Pazienza, mio buon Tancredo! Io son avvezzo a procedere con ordine in
-tutte le mie cose. Fra cinque minuti saremo a casa del Metello e, quando
-potete ascoltarmi entrambi, allora parlerò.
-
--- Almeno tóglimi da questa orribile incertezza! -- lo supplicava
-Tancredo.
-
--- Figúrati, -- gli narrò sorridendo il raccoglitore di farfalle, --
-figúrati che ho trovato perfino il solo esemplare di Vanesse ch'io non
-possedessi: la _Vanessa Atalanta_ con le ali nere vellutate. Non solo,
-ma una magnifica _Saturnia Pavonia_, grossa quasi come un pipistrello!
-
-Tancredo grugnì una bestemmia, che fece sorridere l'omino. Allo
-scampanellare che fecero, anzi tutto rispose il ringhio asmàtico di
-Volapuk, un decrepito can barbone, fegatoso come una zitella ed irsuto
-come un istrice; poi Saverio accorse, e ricevette gli ospiti con un
-formidabile: Urrà!
-
--- Dunque? dunque? -- non cessava dal ripetere, facendoli entrare in un
-salottino, dove ambedue cominciarono a carezzar l'omino accerchiandolo
-d'infinite premure.
-
-Saverio gli avanzò una poltrona, Tancredo ve lo fece sedere a viva
-forza, esclamando:
-
--- Siedi, e parla finalmente!
-
--- Siamo soli? -- premise Dandolo, quasichè si divertisse ad esasperare
-la loro impazienza.
-
-Il Metello andò a chiudere la porta.
-
--- C'è mia madre; però è sorda; e credo anzi che dorma. Dunque?
-
--- Ti prego, Tancredo, sièditi, -- fece l'omuncolo. -- Dall'altezza
-della tua statura mi pericoli addosso come la Torre di Pisa.
-
-Tancredo gli ubbidì; sedettero entrambi davanti a lui, vicini. Dandolo
-introdusse una sigaretta fatta a mano in quel certo suo bocchino d'un
-legno introvabile, trasse il portacerini d'argento, cesellato chissà mai
-dove con un volo di grù, diede fuoco al fiammifero, accese
-meticolosamente la sigaretta, spense, cercò invano con gli occhi un
-portacenere ove deporre il cerino.
-
--- Butta per terra, -- disse nervosamente Saverio, davanti a
-quell'indugio.
-
--- Oh, non importa! -- E alzatosi, lo andò a gettare nel camino.
-
-Poi si volse, guardando quei due che pendevano dalla sua bocca, e, senza
-mutar voce nè fisionomia, disse tranquillamente:
-
--- Ha ucciso.
-
-I due si batteron un pugno scambievolmente su le ginocchia e con impeto
-sorsero in piedi.
-
--- Vivaddio! Ci siamo!
-
--- Non ci siamo... -- corresse l'omino. -- Anzi non ci siamo affatto.
-
-Una bufera di domande l'avvolse, ond'egli per difendersi protese un
-braccio.
-
--- Piano, piano... Vi prego di lasciarmi parlare.
-
-E si mise a camminar lentamente fra i mobili del salotto.
-
--- Vi ho comunicata -- riprese -- la mia profondissima convinzione. Ha
-ucciso. E lo ripeto: Sì, ha ucciso. A voi non importa conoscere quello
-che feci, nè come nè in qual modo giunsi a chiudere affermativamente
-un'istruttoria così greve di conseguenze; voi m'avete dato un incarico,
-io l'ho assolto. Se poi v'interessa conoscerne i particolari, ve li
-racconterò, ma più tardi.
-
--- Insomma, -- lo interruppe il Metello, -- perchè hai detto che non ci
-siamo?
-
--- Piano, vi ripeto. Fino ad oggi ho lavorato per voi; ma ora, se non vi
-dispiace, intenderei di aver lavorato anche per me.
-
--- Come? come? -- lo aggredirono.
-
--- Ecco, mi spiego. Per voi, lavorare, è sinonimo di guadagnar denaro;
-per me ha tutti i sensi che volete, infuori da questo. L'«affare», siamo
-intesi, è vostro. Ma la responsabilità morale della faccenda è mia;
-quindi mi preme di condurla bene a termine. Insomma: io vi metto una
-condizione.
-
--- Quale?
-
-Egli disse con voce risoluta:
-
--- Che non vi baleni mai per il capo l'idea di vendere al Ferento stesso
-il delitto di Andrea Ferento.
-
--- Oh, perchè? -- esclamarono i due.
-
--- Perchè, dato e non concesso che un uomo come il Ferento si pieghi
-fino a pagare il vostro silenzio, questo vorrebbe dire nascondere un
-delitto che va messo in luce, sopprimere un giorno di sbalordimento
-nella vita pubblica italiana; anzi vorrebbe dire ormai altra cosa: far
-sì che un tal giorno venga ugualmente, ma che non sia da voi nè da me
-lacerato il suo velo.
-
-Poichè tacevano perplessi, egli domandò:
-
--- Mi capite?
-
-Uno alla volta, e insieme, cominciaron minutamente a contraddirlo.
-
--- Insomma, ragazzi, -- li interruppe Dandolo bruscamente, -- non
-perdiamo tempo. Chi di voi si sente il coraggio di presentarsi ad Andrea
-Ferento e dirgli su la faccia: -- «Voi avete avvelenato Giorgio Fiesco.
-O mi date una certa somma, oppure vi denunzio al Procuratore del Re»?
-No, è inutile che vogliate rispondermi: di voi due nessuno lo saprà mai
-fare. Il solo forse che ne avrebbe il coraggio, son io. Ma io non
-intendo affatto prendere questa via, prima di tutto perchè non voglio
-denaro, poi perchè venire a patti col Ferento sarebbe assurdo.
-
--- Assurdo?
-
--- È la parola esatta. Davanti al vostro dilemma, il Ferento corre al
-telefono e vi fa arrestare per ricatto. Insieme provvede fulmineamente a
-parare il colpo che la vostra imperizia gli avrebbe così male assestato.
-Prove materiali non vi sono, per ora: è un potente, la giustizia è sua,
-la legge è sua, gli basta prevedere l'attacco per poterlo debellare. Voi
-fate questione dell'uomo che sia forte abbastanza per misurarsi con lui.
-Non ne vedo che uno: Salvatore Donadei. Del resto -- concluse, -- o voi
-m'ubbidite, o io me ne torno come son venuto e faccio a meno di voi.
-
--- Non ti eccitare, -- lo persuase il Metello, con voce lusinghevole.
-
--- Io sono un uomo risoluto, -- spiegò Dandolo. -- Vi ho messa una
-condizione dalla quale non recederò. La strada è una sola, e vi avverto
-che, se farete altrimenti, penserò da me stesso ad informarne il
-Donadei.
-
--- Può darsi che tu abbia ragione, -- ammise per primo il Metello,
-ch'era uno spirito riflessivo. Ma Tancredo, nel cuor suo non intrepido e
-forse remotamente buono, ancora non aveva guardato mai da presso il caso
-di dovere abbattere con un colpo mortale quell'uomo che in fondo egli
-conosceva, che in fondo non era stato nè orgoglioso nè ingiusto con lui,
-quell'uomo inflessibile, che sapeva essere così dolce nel parlare con la
-sua cognata, quel Ferento insomma, che forse aveva ucciso, ma chissà per
-quale ragione incomprensibile o necessaria... Ed ora, nell'apparirgli di
-questo inatteso evento, egli provava un senso non di sola paura, ma
-quasi di rimorso e d'inibizione, come se quei fermi occhi lo guardassero
-in faccia e quella voce calma gli ripetesse ancora una volta:
-
-«Lei è il fratellastro di Giorgio Fiesco, è vero? E desidera vederlo?
-Venga, la condurrò.»
-
--- «Estorcere denaro ad un milionario, è un conto; rovinare del tutto un
-uomo, non mi sembra più la stessa cosa...» -- rifletteva Tancredo fra
-sè. Ma diede una scrollata di spalle, strinse la bocca e nulla disse.
-
--- Anzi, -- affermò il Metello, -- più vi penso e più vedo che hai
-ragione. Quando si tenta un'impresa di questo genere bisogna riuscire.
-Faremo come tu vuoi. Dunque racconta.
-
-Il raccoglitore di farfalle cominciò con un aforisma:
-
--- Voi dovete innanzi tutto sapere che l'uomo è naturalmente nemico del
-proprio secreto. Pensare una cosa vuol dire farla esistere; compierla
-significa tradirsi.
-
--- Sarà benissimo, -- gli accordò il Metello, che amava i racconti
-laconici.
-
-Ma Dandolo proseguì:
-
--- Dovete anche sapere che l'individuo, nella vita sociale, non è mai
-veramente solo; c'è qualcosa che vede, spia, vigila, origlia, fotografa
-i passi nel buio, indovina i movimenti traverso i muri, veglia sempre,
-sempre, dentro e fuori le case degli uomini. È l'Invisibile, che monta
-di fazione davanti alla nostra porta, che guarda per le serrature, sale
-sul tetto, scivola come un ladro giù per la cappa del camino; è
-l'Anonimo feroce, invidioso, pettegolo, astuto, proteiforme, che pare
-non somigli a nessuno ed è invece l'onnipresente complice di tutti
-quanti gli uomini.
-
--- Dandolo, per carità!... -- intercesse il Metello.
-
-Costui non se ne dette per inteso.
-
--- E vi sono due specie di delitti: veloci e lenti. Se i primi possono
-talvolta contare su l'impunità, gli altri, nella diuturna loro
-incubazione, finiscono con ravvolgere il colpevole d'un'atmosfera
-sospetta, che inevitabilmente lo tradisce. Ma tutto questo non
-v'interessa, mi pare...
-
--- Questa non è per lo meno la parte essenziale, -- disse il Metello con
-urbanità.
-
--- Invece, mio caro, questo è proprio l'essenziale. Io sono andato
-laggiù solo per fare conoscenza con l'Anonimo, e sono stato così abile
-da inspirare a costui la più assoluta fiducia. Quella denunzia che noi
-porteremo contro Andrea Ferento non è opera mia nè vostra; è l'Anonimo
-che ha lavorato per noi, è l'Anonimo che l'ha tessuta. Volessimo anche
-offrire a quest'uomo il dono del nostro silenzio, è forse troppo tardi:
-l'Anonimo l'accuserà. Ma sarebbe un'accusa vaga e disorganica, priva di
-un ordinatore che ne abbia raccolte le fila: io stesso; di un
-denunziatore che l'assuma: Tancredo; di un avvocato abile che ne
-dimostri l'efficacia: il Metello; d'un uomo potente che la sostenga: il
-Donadei.
-
--- Bravo! -- esclamò Saverio. -- Per quello che mi concerne, io sono
-pronto.
-
--- Infatti, -- concluse il raccoglitore di farfalle, -- ora tocca a voi.
-Per mio conto vi affermo che il giudice istruttore in persona, con tutti
-i suoi sgherri, non potrà fare più di quello ch'io feci. Ho recitate
-venti parti nella commedia, senza mai perdere il filo. Vi basti sapere
-che il medico Paolieri mi ha promesso di venirmi a trovare in città ed
-il vecchio Landi mi ha condotto ben due volte a visitare le sue
-campagne. Non vi parlerò dei De Martino, che, per farmi cosa grata, si
-sono messi a caccia di farfalle, nè di venti altre persone delle quali
-ho notato come un fonografo tutte le parole importanti. Cominciamo
-dunque, se volete, a sfogliare l'incartamento...
-
-Trasse alcuni fogli da uno scartafaccio che teneva nella tasca interna
-del suo giubbino, e sciolta la funicella che lo serrava, piegatala,
-messala via, distese le pagine ch'eransi arricciate e, con la voce
-metodica d'un cancelliere, dalla prima parola incominciò:
-
-«Clemente Gaspare De Martino, di professione fittabile, nativo di...
-d'anni quarantasei...»
-
-
-
-
-III
-
-
-Salvatore Donadei stava scorrendo un fascio di giornali, che
-ingombravano la sua larga scrivania, quando l'usciere della redazione
-entrò per la seconda volta ad annunziargli che due signori, dei quali
-teneva in mano i biglietti da visita, chiedevan con insistenza d'esser
-ricevuti per una comunicazione urgentissima. Salvatore Donadei sollevò
-il capo selvoso, interruppe il segno azzurro che stava tracciando con
-una matita sul margine d'un articolo e domandò nervosamente:
-
--- Ma insomma, chi sono costoro? Cosa vogliono?
-
-L'usciere s'avanzò verso la scrivania e vi depose i due biglietti da
-visita, che il Donadei sbirciò in fretta: -- «Saverio Metello,
-giornalista» -- «avv. Tancredo Salvi»
-
--- Quest'ultimo, -- illustrò l'usciere con un forte accento meridionale,
--- si dice fratellastro del defunto ingegnere Giorgio Fiesco. Vennero
-ieri e tornaron stamane; si dicono latori di una notizia che deve
-interessarla molto e rifiutano di abboccarsi con un qualsiasi redattore.
-Fanno anticamera dalle tre, ossia da un'ora e venti minuti. Mi sembran
-due persone pulite... -- aggiunse con sussiego l'usciere loquace, il
-quale per tal modo si rivelava un profondo conoscitore d'uomini.
-
--- Seccature! -- mormorò il Donadei, carezzandosi la barba quadrata.
-
-Rilesse attentamente i due biglietti da visita, indi soggiunse:
-
--- Via, sbrighiámoci! Fáteli entrare.
-
-E per non perder tempo riprese la lettura dell'articolo che andava
-sottolineando. Salvatore Donadei non credeva molto alle cose importanti,
-sopra tutto quando v'eran di mezzo un giornalista ed un avvocato; laonde
-alzò appena lo sguardo sopra gli occhiali d'oro per osservare que' due
-sconosciuti che, varcando la soglia, si piegavan automaticamente in un
-profondo inchino.
-
--- Onorevole! Onorevole!... -- dissero insieme.
-
-Il Direttore della «Crociata», organo del partito cattolico, ch'egli
-rappresentava al Parlamento, rispose con un cenno lieve del capo ed in
-modo vago additò loro due seggiole. Saverio Metello si sentiva meno
-impacciato che non il suo compare Tancredo, forse perch'era più piccolo
-ed occupava meno spazio. Ma infine sedettero, il Metello a destra,
-Tancredo a sinistra della scrivania, e precisamente Saverio alla
-sinistra ed il Salvi alla destra dell'onorevole Salvatore Donadei, il
-quale faceva scivolare dall'uno all'altro un lento sguardo lumacoso
-dietro i suoi convessi occhiali d'oro.
-
-Tancredo che, poverino, era di nervi ultrasensibili ed aveva il brutto
-vizio d'analizzar le persone, anzi d'immaginarle a modo suo, non era
-punto soddisfatto della prima impressione che gli diede quella faccia.
-Il Metello invece se ne infischiava.
-
-Siccome il silenzio durava oltre quell'attimo che prepara ogni esordio,
-il Donadei raccolse i due biglietti da visita e li lesse ad alta voce
-con aria interrogativa.
-
--- L'avvocato Tancredo Salvi?
-
--- Son io! -- esclamò costui, dando un piccolo sobbalzo su la sedia.
-
--- Saverio Metello? -- fece il Donadei, volgendo il capo a sinistra.
-
--- Per servirla.
-
-Il direttore della «Crociata» li squadrò una seconda volta, serrandosi
-nel pugno la quadrata barba castana, e li esortò nervosamente:
-
--- Dicano, dicano pure.
-
-La mano grassa e villosa dell'onorevole tamburellava su la scrivania,
-facendo splendere un grosso brillante, che dava noia a Tancredo. La
-catenella d'oro degli occhiali gli dondolava sul rovescio della
-giacchetta nera. Infine Saverio trovò l'esordio.
-
--- È una cosa delicata, -- incominciò con somma cautela, -- così
-delicata che mi trovo impacciato nell'esporla, essendo questa la prima
-volta che ho l'onore di parlare con lei.
-
--- Per quanto delicata sia, loro han certo interesse a farmela sapere,
-dal momento che han sollecitato un convegno per parlarmi, -- osservò
-l'onorevole, con l'urbana ironia d'un sorriso che gli scivolava giù dai
-labbri tumidi nella barba liscia.
-
--- Onorevole, -- disse il Metello con un sottil riso, -- mi permetta un
-breve preambolo ancora, poichè la ragione che ci persuase a venire da
-lei riuscirà certo ad interessarla più di quanto ella supponga.
-Nell'alta sua posizione politica e come Direttore d'un grande giornale
-cattolico, ella è forse troppo sovente assediato da importuni e da
-sollecitatori d'ogni genere perchè due sconosciuti non muovano in lei un
-senso di naturale diffidenza.
-
--- Affatto, affatto, -- credè opportuno inframmettere l'onorevole
-Donadei.
-
-Ed il Metello con assoluta padronanza continuava:
-
--- Ecco, mi spiegherò in due parole. È avvenuto un fatto assolutamente
-imprevedibile, del quale siamo i primi ed i soli depositari. Fra tutte
-le persone alle quali questa rivelazione potrebbe interessare -- e sono
-a un di presso tutti i più cospicui personaggi della politica e del
-giornalismo italiano -- abbiamo scelto, onorevole, di far capo a lei.
-
-Tancredo ammirava senza limiti la disinvoltura del suo compagno e
-l'ascoltava guardandolo a bocc'aperta, quasi ch'egli stesse per rivelare
-un fatto a lui medesimo sconosciuto. Salvatore Donadei s'affondò
-mollemente nella poltrona di cuoio, e sollevando gli occhiali per la
-catenella d'oro se li riappinzò sul naso.
-
--- Ma, ecco, veda, egregio signor... egregio signor... -- cercò il
-biglietto da visita e soggiunse: -- Metello! Da quanto ella mi dice non
-comprendo bene due cose: nè qual genere di fatto «assolutamente
-imprevedibile» sia potuto accadere, nè per qual ragione loro abbiano
-scelto di dirigersi proprio a me.
-
-E con la sua bocca dolciastra fece un sorriso che non mancava d'arguzia.
-
--- Vuol permettermi, onorevole, ch'io cominci col rispondere alla sua
-seconda domanda?
-
--- Scelga lei, -- fece l'onorevole con l'aria di chi deve prepararsi ad
-una lunga pazienza. Ed il Metello riprese:
-
--- Capitanare un partito politico vuol dire necessariamente avere
-un'idea da difendere, una da combattere; non solo, ma certi uomini da
-spalleggiare, altri da colpire, e da colpire, poichè son nefasti, quanto
-più si possa nel cuore.
-
--- L'uomo, l'uomo... -- interruppe quietamente il Donadei, -- è una
-faccenda secondaria. Non è mai contro gli uomini che si deve infierire.
-
--- Sì, certo. Ma quando è appunto un uomo, con la sua forza, con la sua
-potenza, con la sua dura volontà, quegli che rende inespugnabile tutto
-un ordine d'idee contro le quali si combatte, allora diventa inevitabile
-un duello del capo contro il capo, finchè il più forte vinca. Le
-pare?...
-
-Egli disse così dolcemente questo: -- Le pare?... -- che il Donadei lo
-guardò tre volte consecutive con una specie di maraviglia. Poi si
-risollevò alquanto su la poltrona dov'erasi affondato, la trasse un poco
-avanti contro la scrivania, su la quale si appoggiò con un gomito.
-Infine ammise, come per condiscendenza:
-
--- Già, già...
-
-Tancredo in quel mentre osservò che su l'anulare sinistro egli portava
-l'anello nuziale; onde si mise ad immaginare come poteva essere la
-moglie di quell'uomo capelluto e barbuto. Chissà per qual ragione, se la
-figurò alta, ossuta, ferrea, vestita severamente, con la pelle un po'
-giallastra, certe maniere brusche, una pettinatura stretta, la voce
-quasi virile. Nel medesimo tempo invidiava la genialità di Saverio
-Metello e si sentiva così lontano dal poter prender parte al discorso,
-che avrebbe quasi preferito non trovarsi lì.
-
--- Allora? -- fece l'onorevole per spinger oltre quella conversazione
-che non gli pareva del tutto oziosa. Il Metello abbassò la faccia, quasi
-per dar prova di una rara modestia.
-
--- Non vorrei presumere troppo delle mie forze, -- disse con umiltà, --
-se io credessi di poterla menomamente aiutare, dirò meglio secondare, in
-quella magnifica lotta che da molti anni ella sostiene con una tenacità
-coraggiosa ed infaticabile. Ho detto secondare, ma non è questa nemmeno
-la parola: dovrei dire «servirla», dovrei dire «mettere nelle sue mani
-quella terribile arma, di cui la sorte ci rese possessori e padroni.»
-
-L'onorevole aggrottò le ciglia e si passò una mano sui lisci capelli,
-d'un denso color castano, ch'eran divisi nel mezzo da una fina
-scriminatura. Così barbuto e capelluto, con gli occhiali a cerchi d'oro
-ed il compassato abito nero, aveva un aspetto indeciso fra il
-bibliotecario ed il prete armeno, con qualcosa d'ispirato e di subdolo
-nell'incerta fisionomia.
-
--- Egregi signori, -- disse in tono declamatorio, -- se andassimo avanti
-un pezzo con tali preamboli vedo che si rischierebbero due cose: la
-prima, di perdere gran tempo, la seconda, di non comprenderci affatto.
-
--- Ella infatti ha ragione, onorevole. Non abbiamo alcun interesse a
-perder tempo, ed ancor meno a tardare oltre nel comprenderci.
-
-Sorse in piedi, e puntando ambe le mani su la scrivania si protese un
-poco innanzi, verso l'uomo che l'ascoltava, poi disse con una specie di
-crudeltà sarcastica:
-
--- Onorevole Donadei, mi permetta una immagine. Come alla figlia di
-Erode, noi veniamo a portarle sopra un vassoio d'argento la testa recisa
-del suo nemico. In altre parole, noi siamo in grado di produrre
-istantaneamente la più clamorosa e più doverosa demolizione della quale
-possa oggi divenir spettatrice l'Italia!
-
-Poi si ritrasse con un moto repentino, e tornò a sedere, fissando co'
-suoi lucidi occhi bigi Tancredo che impallidiva. Egli non lo aveva
-seguito che parzialmente, ed era rimasto indietro a raccapezzarsi con la
-figlia di Erode. Ma, durante quel grave discorso, la faccia
-dell'onorevole si era fatta rossa e concitata, forse di maraviglia,
-forse di sdegno, sicchè il Metello temette di aver precipitate le cose.
-Infatti Salvatore Donadei durava uno sforzo, visibile in ogni muscolo
-della sua faccia, o per dominare una repentina collera o per riaversi da
-un eccessivo stupore. Come un uomo colto in fallo, cercò dapprima di
-schermirsi.
-
--- Non ho il bene di comprendere le sue similitudini, egregio signor
-Metello! -- esclamò con sussiego. -- Ma per sua regola mi pregio
-avvertirla che non son uso a barattare la testa di chicchessia sopra
-vassoi d'argento nè di alcun altro metallo!
-
-Saverio chinò la faccia e tacque. Solo, dopo una pausa, rispose:
-
--- Certamente mi sono espresso male.
-
--- Molto male! -- asserì con intendimento l'onorevole Donadei. -- Ed in
-primo luogo mi piacerebbe sapere per qual verso ella supponga di
-conoscere i miei giurati avversari, e mi presti l'idea di volerli
-sbaragliare con ferro e con fuoco?
-
-Saverio tacque ancora, ma un risolino beffardo increspò la sua bocca. La
-voce dell'onorevole si fece più sardonica nel chiedere ambiguamente:
-
--- E il nome? Quale mai sarebbe il nome di questo San Giovanni
-Decollato?
-
--- Credevo, -- spiegò il Metello con audacia, -- che si trattasse di
-Andrea Ferento.
-
--- Ah, vedo... -- fece l'onorevole con una voce bianca. E ripetè ancora
-due volte: -- Vedo, vedo...
-
-Il Metello s'accorse che la sua temerità non era stata vana e pensò
-d'incalzare.
-
--- Ho preferito entrar in argomento con parole esplicite, anzichè
-tergiversare. Comprendo che la mia sincerità possa parerle
-un'indiscrezione, tuttavia...
-
--- Tuttavia sono stupefatto ch'ella voglia insistere! -- l'interruppe il
-Donadei, senza un soverchio sdegno.
-
--- Tuttavia, -- insistè il Metello, -- mi permetto di farle osservare, a
-mia difesa, che, se mi sono ingannato nell'attribuirle un nemico
-immaginario, dieci anni di attenzione indefessa alla sua opera valorosa
-eran là per convincermi di questo errore, poichè la vita degli uomini
-che governano i partiti cade necessariamente in dominio del pubblico e
-sopra tutto dei loro partigiani. Le passioni, gli odî, gli amori, le
-sconfitte o le vittorie d'un capo non appartengono a lui solo.
-
--- Ma, scusi, -- l'interruppe il Donadei con un vibrato risentimento, --
-io non mi sono ancor presa licenza di chiederle chi ella sia veramente,
-nè sotto qual veste si arroghi la libertà di parlarmi in tal modo!
-
--- Io sono stato fino ad oggi un semplice spettatore, onorevole Donadei!
-Ma uno spettatore che di punto in bianco s'alza dalla platea ed affronta
-la scena per rappresentarvi una parte capitale.
-
-Tancredo non aveva mai conosciuto al suo compare uno stile così
-altisonante, e ne restava sbalordito, soggiogato, come di fronte ad una
-rivelazione. Lo stesso Donadei parve sorpreso d'una così tranquilla
-sicurezza, ed avrebbe voluto rivolgergli un gran numero di domande, che
-ancora gli parvero inopportune.
-
-Saverio Metello si stropicciò le mani, le sue mani aride, giallastre,
-che parevan due nervosi artigli, quindi ricominciò:
-
--- L'uomo che non è stato finora alla mercè di nessuno aveva, come il
-Colosso di Rodi, i piedi d'argilla. Ora è nelle nostre mani, e possiamo
-d'un colpo stenderlo a terra, per sempre.
-
-La sua faccia splendeva d'un malvagio lume; le palpebre raggrinzite gli
-battevano sui piccoli occhi bigi.
-
-Salvatore Donadei si raccolse di nuovo nel palmo la fosca barba
-quadrata, ed insaccando il collo nel largo solino ammiccava di qua, di
-là, fuggevolmente, quasi per dissimulare la sua tentazione di scendere a
-patti con que' due sconosciuti.
-
--- Ma tutto questo non è possibile! -- esclamò, dopo una lunga pausa,
-guardando con una specie di compassione que' due meschini uomini che
-pretendevano di aver catturata una così bella preda.
-
--- Impossibile! assurdo! -- esclamò ancora, scrollando le spalle, e con
-la voce dell'uomo il quale rinunzi a nutrire un'illusione troppo diversa
-dalla realtà.
-
-Questo era il punto cui lo attendeva Saverio. Lo stesso Tancredo si
-gonfiò d'un tal sorriso di sufficienza e di potenza che avrebbe da sè
-solo debellata la più tenace incredulità.
-
--- È quello che vedremo! -- disse a fior di labbro, aggrottando la
-fronte.
-
--- Tutto questo infatti, -- ammise il Metello, -- ha l'aria d'una
-favola, o per lo meno d'una millanteria. Ma so che il suo tempo è
-prezioso, onorevole, e non sarei certo venuto a farglielo sprecare
-inutilmente. Inoltre so di trovarmi dinanzi ad un uomo il quale ha
-bisogno di prove, non di sussurri, e non vuole daghe di cartapesta ma
-buone lame da combattimento. Insomma, onorevole Donadei, se io le dessi
-la prova tangibile di quel che ora le affermo?
-
--- Sarebbe un altro conto, -- si lasciò sfuggire il Direttore della
-«Crociata». Ma si riprese tosto, ed aggiunse un: «Ossia...», cui dovette
-cercare il sèguito. -- Ossia, come Direttore d'un giornale cattolico, mi
-presterei volentieri all'esame di questa faccenda.
-
--- Esaminiamo, -- disse il Metello pacatamente, con un respiro di
-sollievo.
-
--- Ma no, ma no, ella precipita!
-
--- Non precipito affatto, onorevole: io comincio appena. E comincerò con
-un'ipotesi... Vuole?
-
-Salvatore Donadei, con il palmo della sua mano grassa e villosa
-carezzava il bracciuolo della poltrona di cuoio; la barba gli nascondeva
-il mento poggiato su l'ampia cravatta nera; la catenella d'oro degli
-occhiali, passata dietro l'orecchio sinistro, gli dondolava su la spalla
-mal costrutta e pesante.
-
-Saverio, a sua volta, si abbandonò contro la spalliera della seggiola,
-e, diméntico dell'ipotesi, fece quest'affermazione tranquillamente
-recisa:
-
--- Noi due, qui presenti, l'avvocato Tancredo Salvi ed io stesso in
-persona, il giornalista Saverio Metello, abbiamo quel tanto che basta
-per denunziare Andrea Ferento al Procuratore del Re.
-
-Avessegli fatto scoppiare un petardo sotto la poltrona, l'onorevole non
-avrebbe dato un simile sobbalzo.
-
--- Cosa diavolo? cosa diavolo?... -- cominciò a balbettare. Divenne
-rosso apoplettico ed arrotolò la sua barba quadrata in una specie di
-lungo pungiglione, che gli sfuggiva dalle dita sparpagliandosi a ciuffi.
-Poi disse: -- Zitti ... zitti! -- E levatosi, andò ad accertarsi che le
-due porte fossero ben serrate, quella sopra tutto che immetteva nel
-corridoio ed era una porta vetrata. Il Metello profittò di quella pausa
-per strizzare l'occhio a Tancredo.
-
--- Anzi, è una cosa certa, -- soggiunse. -- Noi denunzieremo Andrea
-Ferento al Procuratore del Re.
-
--- Zitto, zitto... -- suggeriva l'onorevole, tornando verso la
-scrivania. Tancredo l'osservava nel frattempo con una specie
-d'avversione invincibile.
-
-Era piuttosto alto e tozzo, con il capo leggermente piegato su la spalla
-sinistra, molto più larga e più bassa dell'altra, la quale invece gli si
-raggruppava contro il collo dandogli così un'apparenza, non di gobbezza,
-ma di estrema goffaggine. La marsina, sciupata nelle falde, gli faceva
-molte grinze al sommo del dorso incurvato; il bavero gli entrava sotto
-la folta capigliatura, che impolverava la schiena d'una forfora
-biancastra. I polsi grassi occupavan interamente i polsini rotondi,
-ch'erano chiusi da un largo bottone di corniola, mentre una doppia
-catena d'oro, passando per un occhiello del panciotto, scendeva con due
-curve abbondanti a nascondersi nei taschini opposti.
-
-La faccia, tra capelli e barba, era quasi tutta occupata da un'alta
-fronte convessa, che pareva gonfia di cervello ed esprimeva una certa
-quale potenza bovina e quadrata, la quale metteva un non so che di
-spazioso in quella ingrata fisionomia.
-
-Egli tornò a sedere nella poltrona di cuoio, e chinatosi verso il
-Metello, con un sorriso viscido si mise l'índice su la bocca.
-
--- Non parliamo forte, mi raccomando...
-
-Il Metello accennò di aver compreso e tacque. Allora il Donadei si
-rivolse a Tancredo come per interrogarlo, poi di nuovo si piegò verso il
-Metello, bisbigliando:
-
--- Ma è poi vero quello che loro mi dicono? È mai possibile che la loro
-denunzia contenga un fondamento serio?
-
--- Dica una certezza, onorevole! O, volendo essere prudenti all'eccesso,
-dica una presunzione di verità così forte, che ne' suoi effetti equivale
-ad una prova inconfutabile.
-
--- Ah, ma queste prove... queste prove per ora mancano?...
-
--- Ne abbiamo ad usura! Prove indiziarie e testimoniali, s'intende, ma
-che basteranno allo scopo, non dubiti.
-
--- Insomma ella si diverte a trascinarmi per un labirinto nel quale non
-vedo che tenebra!
-
--- Eppure, -- disse il Metello con prontezza, -- lei solo può tendermi
-quel filo d'Arianna che ci condurrà verso la luce.
-
--- Sarebbe?... -- interrogò l'onorevole con una voce opaca.
-
-Il Metello rispose con soavità:
-
--- Quando si è nel buio, e si vuol entrambi andare verso una meta, è
-qualche volta necessario tendersi la mano anche fra sconosciuti.
-
--- Le sue metafore, signor Metello, sono abbastanza eloquenti!
-
--- Non è colpa mia, onorevole! -- si scusò il Metello col suo più
-modesto sorriso. -- Che vuole? Abbiamo condotta un'istruttoria lunga,
-laboriosa, pericolosa; da un piccolo indizio, da un fatto quasi
-trascurabile, che sarebbe sfuggito ad altri, noi ci siamo accinti ad una
-impresa che poteva parere, non dico assurda, ma cento volte pazza e
-fantastica. Siamo stati in un certo senso i Cavalieri dell'Ideale,
-abbiamo incatenate le ali dei mulini a vento... Ed ora, éccoci qui a
-dirle che la nostra opera è compiuta, l'istruttoria è chiusa, e noi
-siamo arbitri, sia di abbattere quest'uomo che di accordargli
-l'impunità... Ed abbiamo risolto di far scegliere a lei quale, fra le
-due cose, preferisca.
-
-Da uomo astuto il Donadei certo comprese quel mercato che gli si
-proponeva, ma finse di non avvedersene e disse in tono declamatorio:
-
--- Io non ho, signor Metello, altra preferenza che quella di seguire in
-tutte le mie azioni l'onestà e la giustizia.
-
--- Per questo appunto siamo venuti ad importunarla, onorevole Donadei,
--- rispose il Metello con tanta naturalezza, che la sottile ironia delle
-sue parole parve inafferrabile.
-
--- Sicchè? -- fece il Donadei, grattandosi la fronte. -- Concludiamo.
-
--- Volontieri, -- disse il Metello. -- Si tratta...
-
--- Si tratta innanzi tutto, -- lo interruppe l'onorevole con una voce
-sbrigativa, -- di dimostrarmi che i fatti stanno come loro affermano,
-cioè che non si siano per caso fatta un'illusione qualsiasi, nè
-involontariamente, nè...
-
--- Va bene, -- rispose con semplicità il Metello davanti a quella pausa.
-
--- Questa è sopra tutto la cosa che m'interessa, -- incalzò nervosamente
-il Donadei. -- Perch'ella mi vorrà concedere che, davanti ad un fatto
-così enorme, io debba sollevare i miei legittimi dubbi e creda
-necessario di appurare in modo concreto le sue affermazioni.
-
-Saverio Metello si guardò le unghie, simulando una specie di esitazione,
-poi disse con aria pudica:
-
--- Ella comprenderà bene, onorevole, che appunto perchè siamo
-depositari, non di cose fantastiche, ma di assolute verità, lo scopo che
-ci condusse qui non poteva essere uno scopo semplicemente, come
-direi?... platonico.
-
-Di nuovo l'onorevole preferì non comprendere. Trasse dal taschino del
-panciotto un cronometro d'oro voluminoso, ed appressátolo all'orecchio
-l'ascoltò con attenzione.
-
--- I documenti che sono in nostro possesso, -- precisò il Metello, -- e
-l'azione che noi, anzi noi due soli, possiamo svolgere, assumendone
-intera la responsabilità, rappresentan un valore altrettanto
-ragguardevole, quanto è spaventoso l'effetto che sono destinati a
-produrre.
-
--- Ella vuol alludere, se non erro, ad un valore finanziario? -- disse
-deliberatamente l'onorevole Donadei.
-
--- Voglio alludere, -- spiegò il Metello senza turbarsi, e valendosi
-d'un'amabile perifrasi, -- alla certezza in cui siamo di poter scegliere
-a nostro beneplacito fra l'accusa ed il silenzio. Ella sola è arbitra
-fra le due soluzioni e può, come le aggrada, persuaderci a volere sia la
-rovina come la salvezza di quell'uomo.
-
--- Perdoni, perdoni... -- l'interruppe ancor più nervoso l'onorevole
-Donadei, -- ma non è questo il luogo per parlare di simili cose, tanto
-più che il tempo stringe.
-
-Si passò le dita fra i capelli, con l'attitudine di una persona che stia
-dibattendosi fra la diffidenza e la tentazione; poi disse con frasi
-veloci:
-
--- Certo, certo, quanto ella è qui venuto a riferire non manca
-d'impensierirmi gravemente... Non ho luogo di sospettare ch'ella si
-faccia illusioni, tanto più che uno di loro, se bene intesi, deve
-appartenere alla famiglia d'un uomo che ho molto apprezzato e venerato:
-Giorgio Fiesco.
-
--- Io, per l'appunto. Eravamo fratelli, fratellastri... -- precisò
-Tancredo, con modestia e con malinconia.
-
--- Ottimamente, ottimamente! E poi non vedo quale scopo li avrebbe
-indotti a venire da me, se le cose non fossero quali mi affermano...
-Però, ecco, vedano, a me preme anzi tutto far loro una dichiarazione. Ed
-è questa: che nessun motivo d'animosità privata, nessuna ragione d'odio,
-nè di rancore, nè di passione mia propria, mi spinge ad accanirmi contro
-quest'uomo cui loro si propongono di muover guerra. In lui non vidi
-finora che l'avversario del mio principio, il negatore della mia fede,
-ma anzi un bello e nobile avversario. Non potrei dunque partecipare a
-tutto ciò, se non nella mia veste di uomo politico e per quel dovere
-imprescindibile che mi viene imposto dalla mia qualità di Direttore d'un
-giornale cattolico.
-
--- S'intende... -- mormorò il Metello con un fil di voce.
-
--- Insomma sentano, -- concluse il Donadei; -- sarebbe assai meglio se
-loro potessero venire a casa mia, dove si discuterebbe con maggiore
-tranquillità.
-
-I suoi occhi profondi guizzavano dietro gli occhiali, con una rapidità
-sinistra.
-
--- A' suoi ordini, onorevole, -- rispose il Metello. -- E quando?
-
--- Per esempio, se loro son liberi, anche stasera...
-
-
-
-
-IV
-
-
-Ormai la denuncia era stata deposta in mani al Procuratore del Re; da
-ventiquattr'ore i giornali divulgavano a grosse lettere la notizia
-stupefacente; l'infamia stava per assalirlo impreparato e solo.
-
-Una mattina, d'improvviso, lo si avvertì per telefono della denunzia.
-Credette ancora d'essere in tempo a salvarsi, od almeno ad evitare lo
-scandalo pubblico, allorchè, la sera del giorno stesso, nel tornare
-verso la propria casa, dove ignara e nascosta l'amante lo attendeva, udì
-gridare dagli strilloni l'accusa irremediabile, che trascinava nel rumor
-della strada l'alto potere del suo nome.
-
-«La Crociata» era uscita con un supplemento, poche ore dopo il mezzodì;
-conteneva un articolo scaltro e feroce firmato «Ergo», ch'era il nome
-giornalistico del Donadei. L'edizione andò a ruba; gli altri giornali,
-usciti a breve distanza l'un dall'altro, furono saccheggiati; la vita
-cittadina s'interruppe, la strada cominciò a guerreggiare di partigiani
-e d'avversari.
-
-Tutto ciò era come l'ondata che soverchia la diga ed ogni cosa travolge;
-accadeva nella vita uniforme d'ogni giorno il tragico fatto clamoroso
-che innamora e spaventa la folla.
-
-Un giorno viene, in cui l'uomo destinato ad essere troppo solo deve dare
-la sua battaglia. Era l'ora, ed egli lo sentì.
-
-Lo sentì con una specie di riso convulso che gli torse l'anima, con una
-specie di piacere selvaggio e d'implacabile crudeltà. S'apparecchiò alla
-lotta in un momento, in un baleno fu pronto.
-
-Allora s'accorse d'aver avuta infatti l'oscura intuizione che già da
-tempo qualcosa pur s'andasse tramando nell'ombra contro di lui. Ma
-quando s'avvide che ormai era tardi per ogni riflessione, più che
-stupore e stordimento, n'ebbe un senso quasi febbrile di gioia. Gioia di
-sentirsi affrontato, gioia di potersi difendere, gioia di vincere quello
-stato d'animo, indeciso e pressochè aspettante, nel quale si era sentito
-sperdere in que' giorni pieni d'ambiguità che seguirono il suo delitto.
-Ma ora, d'un tratto, si ritrovava come una volta l'uomo cui era
-necessario aver molti nemici ed implacabili, avere davanti a sè una
-forza infuriata e serrata, contro la quale misurarsi a viso aperto.
-
-Bellissimo era, benchè orrido, questo giorno che lo toglieva dal suo
-torpore! Adesso finalmente gli era necessario difendersi contro mille:
-questo lo lavava dall'aver infierito, egli, così forte, contr'un uomo
-solo.
-
-V'eran ancora intorno a lui nemici attenti e gagliardi, persone che di
-soppiatto avevano spiata la sua ombra, ed apertamente ora si radunavano
-per abbatterlo dal suo piedestallo, poichè li molestava! Il morto,
-quegli che la sua mano aveva ucciso, non era più un povero fratello
-buono ed esausto, ma una moltitudine selvaggia, piena di muscolo e di
-potenza che dalla violenta strada si avventerebbe contro lui per
-sopraffarlo, per contendergli la vita, per esercitare contro l'uomo
-incurvabile una vendetta soffocante.
-
-Ma egli non avrebbe indietreggiato! Poichè gli pareva che tutto fosse
-lecito nel mondo, tranne che indietreggiare.
-
-Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini avrebbe potuto arrogarsi di
-giudicare l'opera sua? Qual'era la giustizia umana che chiamerebbe
-Andrea Ferento a sottomettersi come un reo?
-
-Orbene, ancora una volta questo si vedrebbe fra lui e loro, da uomo ad
-uomo, i mille contr'uno! Ancora una volta egli griderebbe loro in faccia
-la sua parola magnifica: «No!»
-
-Senza dubbio, davanti un'assemblea d'uomini suoi pari, si sarebbe alzato
-e avrebbe detto: -- «Sì, ho ucciso.»
-
-Ad uomini capaci di comprenderlo avrebbe fatta la storia breve, barbara,
-del suo delitto:
-
-«Ascoltate. Uccidere perchè si odia, è facile; uccidere perchè si teme,
-più facile ancora. Ma spegnere la creatura che si ama, la creatura
-fraterna, indifesa e debole, spegnere l'uomo al quale si darebbe la
-propria vita serenamente se questo fosse necessario, non vi sembra, o
-giudici, l'estremo più insuperabile della volontà umana? Uccidere perchè
-il vostro cervello, nitido, sicuro, vi dice: -- «Sì, lo puoi. Sì, lo
-devi!» -- mentre il cuore convulsamente si rifiuta e mentre sapete, o
-giudici, che in quell'atto rinnegherete l'intera vostra vita, l'intera
-opera vostra... non è forse una prova di volontà così possente che pare
-non la contenga e non la possa compiere il cuore d'un uomo?
-
-Eppure io lo feci, con questa mano che ancor oggi non trema.
-
-Lo feci, perchè dovetti risolvere da me stesso un dilemma invero
-terribile: -- O affrettare appena l'agonia d'un fratello condannato, o
-lasciare che finisse con un dramma la vita radiosa e fertile della donna
-che amavo.
-
-Qui è tutto il problema, o giudici sereni: -- Abbiamo noi il diritto,
-noi che studiammo la morte come una scienza precisa, noi che salvammo
-tante creature, le quali non appartenevano al nostro cuore, noi che
-vediamo il segno infallibile delinearsi nella materia moritura, abbiamo
-noi il diritto, in certi casi, d'impadronirci della morte?
-
-E chi me lo vieta, se io non credo nell'uomo divino, come non credo nel
-miracolo che nessuno mai vide? Perchè dunque rimarrei spettatore
-neghittoso d'un breve indugio davanti al sepolcro inevitabile,
-quand'esso deve trascinare con sè, nel suo calamitoso cerchio, un'altra
-vita gonfia di albore, la quale ambisce a splendere con libertà e con
-gioia?
-
-La natura non m'insegnò a rispettare ciò che vive; tanto meno ciò che
-muore. Io, che studiai me stesso e le ragioni del mio essere con aperti
-occhi, son nato dalla strage, son venuto al mondo in mezzo alla strage,
-sarò afferrato nel dissolvimento perpetuo che sta nell'atomo e
-nell'immenso come una bufera universale.
-
-Nella distruzione di tutte le cose non ho fatto che accelerare d'un
-lieve attimo il rumore fuggevole d'un'agonìa.
-
-Per compiere questo atto infinitesimo di libertà ho dovuto lottare con
-disperazione contro tutte le assurde paure che incatenano la coscienza
-dell'uomo; ho vinto, perchè ho saputo esserne più forte.
-
-O giudici sereni, rispondete per me a quella turba urlante, che soltanto
-la mia coscienza è sopra l'opera mia, poichè appartengo alla dinastìa
-che promulga le leggi ma non le soffre, che inventa il bene ed il male,
-ma non può in alcun modo esserne disciplinata.
-
-Se venuta è l'ora ch'io mi nomini, vi dirò che sento gravare su le mie
-spalle il peso della porpora imperatoria.
-
-Non camminai fuori dalla strada; naturalmente mio, per forza di cose,
-doveva essere il privilegio del quale mi cinsi.
-
-Dunque perchè condannereste l'uomo che solo accelerò di qualche istante
-una inguaribile agonìa, quando quest'uomo, per i legami che l'uniscono
-al suo stato, al suo tempo, alla sua razza, già si è reso complice di
-mille uccisioni? Perchè mai sarebbe criminosa quella volontà singola
-dell'uomo, che, divenuta una volontà collettiva, non lo sarebbe invece
-più?
-
-Infatti non comprendo perchè domani mi sia lecito, anzi mi sia doveroso,
-abbattere con un colpo di fucile, anche proditorio, un essere umano il
-quale non ebbe in mio confronto altra colpa se non quella di nascere due
-palmi al di là dal mio confine, mentre sarà impedito, a me scienziato,
-curvo sopra un morituro che vedo già cadavere, d'instillargli
-nell'arteria quella goccia rapida che lo toglierà dal suo tormento,
-quand'io, libero uomo, lo stimi necessario, quand'egli, libero uomo,
-parimenti a me lo chieda, e quando -- ascoltátemi bene, perchè in questo
-è l'essenziale, -- quando l'affrettare di così pochi attimi una sicura
-morte, vuol dire schiudere ad altre creature la via della implacabile
-vita e della umana felicità.
-
-In verità non vi sono ideali: l'uomo è solamente un rapinatore.
-
-E poi dirvi ancor questo: «Mi sono arrogato il mio naturale arbitrio di
-ribelle che a nessuno ubbidisce. Ho ucciso, perchè fui certo anzi tutto
-che questo privilegio fosse degno di me. Ho ucciso, perchè il saper dare
-quella morte fu l'atto di coraggio più spaventoso ch'io potessi
-compiere; ed il coraggio mi piace, perch'esso è veramente un istinto
-della natura, la quale è tutta coraggiosa, da' suoi oceani alle sue
-tempeste.
-
-Ed ho inoltre ucciso perchè, in un minuto secondo, ho sentito di amare
-più una donna che la ragione totale di me stesso, più una donna che
-l'infinito errore umano, più una donna che il mondo...
-
-O giudici sereni, io sono medico e gli uomini ho curati con amore; molti
-medici dopo di me insegneranno a vivere fisicamente felici; un profeta è
-in cammino verso il domani, dal quale sarà cantato il dio che muore con
-l'uomo, dal quale sarà benedetta la magnifica Inutilità della vita...
-
-Questo dio, nel quale io credo, assolve, o giudici, il mio delitto»
-
-
-Sì, certo: così avrebbe parlato Andrea Ferento, davanti un'assemblea
-d'uomini suoi pari.
-
-Ma chi lo chiamava per iscolparsi era l'ubbriaco volgo messo in tumulto
-da un pugno d'aizzatori, era, una volta di più nell'immutabile storia,
-la ciurma contro il capitano.
-
-A costoro, a tutti costoro, poco importava di vendicare un morto. Ma che
-davanti all'opaca uniformità dei loro istinti plebei un uomo
-inflessibile osasse divenire il più solo ed il più alto ribelle; questo
-non si voleva. Che davanti all'immensa titanica marea di servitù
-baldanzosa, -- la quale, dopo aver decretati a suo piacimento quelli
-ch'essa ritiene i veri diritti dell'uomo, sotto le bandiere mendaci
-della fratellanza e dell'uguaglianza, con forsennata rabbia, si scaglia
-all'assalto del potere, -- un tale osasse affermar loro che non erano in
-verità nè liberi nè uguali, nè degni men che mai di esercitare sul mondo
-la loro disgregata e povera tirannìa: questo non si voleva.
-
-Ebbene, egli si sentiva pieghevole ancora come a' suoi primi vent'anni!
-Una sete di vivere e di vincere lo stringeva soffocantemente alla gola.
-
-Bastava solo provocarlo: e questa era la provocazione. Chi fossero i
-sobillatori, poco gl'importava conoscere, tanto li disprezzava. Erano
-avversari, e bisognava combattere.
-
-Confessare a questi giudici: -- «Sì, ho ucciso,» -- voleva dire
-arrendersi.
-
-Ma egli non s'arrenderebbe che morto.
-
-Era un laido e piccolo episodio della sua guerra: nondimeno bisognava
-passar oltre. Nasceva novamente l'equivoco singolare che già era sorto
-all'inizio del suo cammino, quando coloro che avevan nel ribelle
-intravveduta la figura del tribuno, e supposto ch'egli si facesse
-l'alfiere delle lor piccole pretensioni, s'accorsero di scoprire in lui,
-nel medesimo tempo, il repressore, il despota, l'uomo che adoperava le
-folle anzichè portarne le bandiere, -- e l'accusarono di tradimento.
-
-Per contro egli sapeva di aver ubbidito a sè stesso in un modo magnifico
-ed orrendo. Ma ora verrebbe una folla amorfa, che si radunava solo per
-poter tiranneggiare, che solo coesisteva in forza del suo selvaggio
-istinto micidiale, verrebbe una folla nemica d'ogni temerità solitaria,
-per contestargli quell'atto supremo d'indipendenza, del quale s'era
-creduto degno come d'un rosso mantello di porpora, come d'un privilegio
-terribile inerente alla sua sovranità.
-
-Davanti a questa folla ostile, che cercava solo un pretesto per
-abbatterlo, sarebbe stato vano sostenere il diritto che a lui
-sovranamente apparteneva.
-
-A tali giudici egli direbbe: -- «Non è vero: non ho ucciso.»
-
-Poich'essi non potrebbero mai ammettere nè comprendere il suo delitto,
-bisognava negarlo; poichè, di fronte alla legge da essi dettata, Andrea
-Ferento non valeva più che l'ultimo ed il più briaco degli spazzaturai,
-bisognava ch'egli riuscisse a debellare questa legge assurda, nel solo
-modo che aveva in suo potere, cioè negando.
-
-Era un tragico momento, nel quale non si poteva concedere il lusso di
-affermare la verità; non poteva tendere inanemente i polsi, e dire: --
-«Incatenátemi!» -- poi camminare fra due sgherri in mezzo alla folla
-sibilante.
-
-Forse ancor lontano per essi era il giorno del trionfo, e per lui della
-sua fine. Se costoro possedevan le lor plebi, e con parole capziose le
-infocavano per avventarle nella piazza, egli a sua volta ritroverebbe la
-sua schiera, minore forse di numero, ma temeraria e bene apparecchiata.
-Guerra per guerra, egli si sentiva capace tuttavia di mietere nelle lor
-stesse file, di farsi camminare dietro il popolo, solo perchè passava:
-maravigliosa virtù che posseggono i capitani. Si sentiva capace ancora
-d'affrontare il linciaggio e tramutarlo in ovazione, come al tempo de'
-suoi primi vent'anni, quand'egli amava, più che la potenza, il potere.
-
-Non puranco venuto era il giorno che Andrea Ferento si riducesse a
-vivere nella tebaide, nè recisi aveva i legami tessuti fortemente in
-altre ore di battaglia, quando si accinse a dare quella scalata che poi
-gli parve inutile; non era del tutto un condottiero senza esercito, un
-capitano senza bandiere.
-
-Si voleva la testa di Andrea Ferento?
-
-Egli non darebbe la sua testa. Era necessario mentire? E mentirebbe. Era
-necessario far pesare il suo pugno di ferro su le amministrazioni
-arrendevoli? E questo si farebbe.
-
-Se un bando era gridato contro la testa del ribelle, per infiggerla
-sopra un'asta e portarla in giro ad ammonimento dei servi riottosi, egli
-non darebbe la sua testa! Ma, per un'ultima volta, nella iraconda gioia
-del pericolo, griderebbe loro in faccia la sua parola magnifica: «No!»
-La testa di Andrea Ferento valeva ben altra battaglia, e non la
-porterebbe in trionfo, per trastullo dei chierici e di liberti, la
-lancia di un Salvatore Donadei!
-
-
-Tali furono le parole ch'egli si disse, con quella terribile volontà che
-in lui sopraffaceva ogni altro spirito e che poteva ugualmente renderlo
-capace così d'un eroismo come d'un delitto.
-
-Udita la notizia volare di bocca in bocca per le strade in tumulto, egli
-era tornato a piedi verso la propria casa ed aveva salite le scale,
-pallido, ma senz'affrettarsi. Ella già lo attendeva da oltre mezz'ora;
-lo attendeva sdraiata con pigrizia sopra un lungo divano, immersa nella
-quiete azzurra del crepuscolo che addormentava la stanza. Da qualche
-settimana ella ormai passava i giorni, talvolta le notti, nascosta nella
-casa dell'amante; non era per nulla preparata, nulla sapeva del
-repentino dramma.
-
-Egli entrò, accese il lume, si guardarono, si baciarono, poi Andrea le
-tese un giornale, dicendo: -- Leggi.
-
-Il suo dito, nel segnare il titolo a grossi caratteri, nemmeno tremava.
-Ella, súbito, non comprese. Da prima credette forse ad una celia, poi si
-mise a leggere affannosamente, sbarrando vieppiù gli occhi, senza
-trovare in sè la voce per emettere un grido, finchè rimase soggiogata da
-un enorme terrore.
-
-Egli non disse parola; solamente la guardò a lungo, la guardò
-intensamente, quasi per scendere nel suo più recondito pensiero. Ella
-taceva; l'ostinazione di quel silenzio era per lui come un'oscura nube
-che tutta l'avvolgesse. Ebbe d'un tratto la sensazione d'una distanza
-enorme che s'andasse interponendo fra loro; anzi gli parve di misurare
-per la prima volta il valore dell'accusa lanciata contro il suo nome.
-
-Si ricordò in quell'attimo, con una lucidità singolare, di averla veduta
-in ginocchio presso il letto del morto, e sopra tutto ricordava il suo
-piede scalzo, con il tallone roseo, le dita flesse, nella pianella
-dall'orlo d'ermellino...
-
-La medesima paura di quel momento l'assalse, il medesimo bisogno di
-trascinar lei pure nel delitto consumato, e farla consapevole in tal
-guisa, che mai più non potesse disciogliersi da una tale complicità.
-
-Si risovvenne di lei, seminuda, nella notte che vegliarono fino
-all'alba, e s'accorse che, infatti, un non so che di mortale, da quella
-notte in poi, si emanava dal suo corpo insieme con il profumo tormentoso
-della sua nudità, nè poteva ormai baciarla senza sentire, frammisto nei
-baci della sua bocca, un sapore nefasto ed ubbriacante, che gli
-percorreva le vene, dandogli un senso inscindibile di paradiso e
-d'agonìa.
-
-La guardava senza dir parola; ne' suoi grandi occhi fermi si condensava
-una specie di vacuo terrore, d'immobile ombra, che alterava i suoi
-lineamenti e rendeva più fredda, più sigillata, l'espressione del suo
-volto. Egli non poteva comprendere se quel terrore fosse pietà di lui, o
-fosse il dubbio invincibile della sua colpevolezza. Voleva domandarlo, e
-non osava; un'ansietà grande nasceva tra i loro cuori distanti, sebbene
-in tutto ciò, infuori, al di sopra d'ogni cosa, l'uno e l'altra non
-vedessero, non temessero in fondo che il pericolo nuovo sovrastante al
-loro amore.
-
-Egli temeva di perderla, ella di perdere lui; il resto era quasi una
-storia d'altre persone, un cupo avvenimento che tuttavia non li feriva
-nel cuore.
-
-Anch'ella, inconsapevolmente, amava nell'uomo il suo delitto. I suoi
-vigili sensi d'amante avvertivano la straordinaria potenza ch'era
-imprigionata nel fascio de' suoi nervi, e quasi godeva nel sentirsi
-amata d'un amore siffatto, che, non solo rendeva possibile quest'accusa
-lanciatagli a viso aperto, ma gli dava pure la forza di sopportarla
-tranquillamente, come se infatti anche d'uccidere fosse per lei capace.
-Tutta la sua femminilità si genufletteva davanti a questa magnificenza.
-Mentr'egli supponeva ch'ella stesse agitando in sè un dubbio, forse un
-vero sospetto, ella non faceva che abbandonarsi femminilmente a non so
-quale vertigine fatta d'orgoglio e di stupefazione, ov'eran commiste la
-paura e la gioia di sentirsi con lui ravvolta nel pericolo.
-
-Per un poco lottò co' suoi pensieri, ma infine il suo cuore d'amante la
-vinse. Fu come un'ondata soverchia d'amore che le salisse fino alla
-gola, e non potè non sorridere, anzi gli sorrise, gli aperse le braccia,
-lo guardò con gli occhi lucenti, mormorandogli una parola d'amore.
-
-Che potevano altro dirsi? Che bisogno avevano ancora d'interrogarsi a
-vicenda? Non era questa una parola di perdono, d'oblìo, di promessa? Non
-era, su la bocca lieve dell'amante, una parola di complicità?
-
-Ed a lui parve necessario inginocchiarsi, per baciare le sue mani
-profumate. Le sue mani eran colpevoli di tutta la gioia che gli avevan
-prodigata, e così la bocca, la gola, il seno, il grembo, la dolce
-capigliatura di lei, che non soltanto gli apparivano come le forme belle
-d'una creatura viva, non soltanto erano quel poco di polvere animata che
-poi si disgrega e si disperde, ma per lui divenivan l'accesso all'eterna
-felicità della vita, la sintesi nella quale possedere l'infinita
-bellezza del mondo.
-
-Questo egli pensava con chiaroveggenza, questo ella confusamente
-sentiva. Il morto, l'accusa, le conseguenze, il domani, tutto era in
-quel momento così lontano da loro... A dispetto d'ogni legge convenuta,
-eran due giovinezze feconde, gioconde, che liberamente si amavano; erano
-l'amore giovine che nasce dall'amore spento, e vuole per sè la vita, la
-gioia crudele della vita, che sgorga nel domani con impeto, come il
-fiume felice nel vivo mare...
-
-Allora si ricordò, fino alle radici dei capelli, della sensazione che
-gli dava il suo corpo nudo, e particolarmente si rammentò le fisionomie
-che il suo volto assumeva nella sofferenza del piacere.
-
-Ella, che si sentiva così amata, ne aveva nella gola gonfia qualche
-tremito di gioia, e si lasciò sopraffare dalla sua forza, inertemente,
-supinamente, senza chiedersi perchè, in quell'ora tragica, egli la
-volesse, nè perchè l'uomo che un paese intero aggrediva dimenticasse
-tanta battaglia per colmare d'una voluttà insensata la paura intima che
-li stringeva nell'ombra del medesimo delitto.
-
-Ma ella pure sentiva un uguale bisogno de' suoi baci aspri ed il bisogno
-d'incriminar quell'ora, fra tutte più pavida, con una memoria di orrendo
-pericolo e d'inebbriata voluttà.
-
- . . . . . . .
-
-Poi la fece sedere su le sue ginocchia, ed incominciò a raccontare.
-
-Ella era un poco ansante ancora, con la fronte leggermente sudata, le
-labbra umide, una specie d'innamorato abbandono, quasi di addormentata
-lascivia nelle sue calde spalle. Ora lo ascoltava senza rispondere, con
-la faccia china, il collo ingombro di capelli, che scintillavano,
-attenta e quasi distratta.
-
-Egli aveva sempre ragione; qualsiasi cosa dicesse, aveva sempre ragione.
-Non ammetteva ella nemmeno di poter esaminare le sue parole, tanto le
-piaceva di somigliare a lui, di pensare come lui, d'essere fisicamente
-in suo possesso anche quando parlava. Non era necessario affatto ch'egli
-spendesse tante parole per dimostrare le ragioni di quest'accusa... Ella
-sapeva bene di amare un uomo temuto e sapeva che i vili odiano a questo
-modo; non era necessario ch'egli le spiegasse come si sarebbe difeso;
-era certa che si sarebbe difeso con facilità, certa che avrebbe vinto.
-
-Ma il vederla così lontana del sospetto, lo empiva insieme di dolcezza e
-di spavento. Avrebbe preferito avere davanti a sè una donna risoluta,
-che l'afferrasse per i polsi e gli dicesse, guardandolo dirittamente
-negli occhi: -- «No, tu hai ucciso! Tu, con la tua stessa mano, hai
-veramente ucciso!»
-
-Invece gli pareva di vederla ignara, lontana dal sospetto, aliena dal
-macchiare di una simile complicità la sua perfetta innocenza; e mentre
-s'accorgeva che per sempre avrebbe dovuto portare in sè l'orribile
-silenzio di quella morte, pensava che l'amore d'una donna è cosa troppo
-lieve per dividere una così grande colpa.
-
-Egli anzi temeva che l'ombra del delitto giungesse a pervadere ogni
-altro senso nel timido cuor femminile; e mentre un desiderio invincibile
-di confessione gli saliva dall'anima sino al fiore dei labbri, egli, con
-una strana duplicità, si perdeva ne' più sottili ragionamenti per
-distruggere in lei fin le radici del sospetto.
-
-Così passarono la notte, vicini, avvinti. Mentre la città urlava il suo
-nome per ogni quadrivio, e sin nella più tarda sera dappertutto
-infierivano lo stupore ed il tumulto, essi erano insieme, sotto il
-medesimo tetto, insieme avvolti nel dramma sovrastante, chiusi
-nell'ignoto e nell'ombra che si levavan dal sepolcro di laggiù.
-
-
-
-
-V
-
-
-La mattina dopo, di buonissima ora egli fu desto. Come al solito
-s'immerse nel bagno che lo ringagliardiva, scrisse alcune lettere che
-fece portare a mano dal suo domestico, telefonò a parecchie persone che
-gli urgeva di veder nella giornata.
-
-Ella uscì da quella notte affannosa, dal breve sonno incominciato verso
-l'alba, con l'anima piena di sperdimento e pervasa da una così grande
-stanchezza, che sentiva il sangue fermo dolerle nelle vene. Ma col
-mattino le tornava l'intuito preciso della rovina. Guardò, e vide con
-occhi limpidi ciò che non aveva sin allora veduto, se non traverso la
-nebbia della sua concitazione.
-
-Non erano ancor le nove del mattino, quando cominciò ad aggrupparsi
-folla davanti alla casa del Ferento. Giungevano a comitive, per strade
-opposte, gridando, crescendo, sicchè in breve la strada ne fu assiepata,
-la piazza ne brulicò.
-
-Il portinaio, dopo aver chiuso il portone, venne sopra concitato a
-supplicare che il Ferento gli concedesse di telefonare in Questura. Ma
-questi rispose con asprezza che non se ne occupava, e lo lasciassero in
-pace. Fermo, dietro le cortine d'una finestra, si mise a guardare la
-folla.
-
-Erano scherani del Donadei, mandati a provocarlo; plebaglia chiesaiuola,
-politicanti delle leghe cattoliche, socialisti e milizie della Camera
-del Lavoro. Non popolo insorto, ma un'accozzaglia sobillata e
-prezzolata, che veniva per vilipendere l'uomo contro il quale si voleva,
-non giustizia, ma vendetta.
-
-Qua e là, forse con piccoli gruppi de' suoi partigiani, accadevano
-zuffe. Un bel sole mattutino dormiva su quella inane piccola gente.
-
-Ella, mezzo discinta, stava presso di lui, serrata contro il suo
-braccio, e paurosa lo guardava.
-
-Gli alti vetri luccicavano d'azzurrità; si udiva dalla strada salire un
-vociferìo crescente; si udiva quel rumore ondoso che la folla produce
-quando s'aggruppa in tumulto.
-
-Andrea fece qualche passo indietro, serrando i pugni convulsi,
-reprimendo la sua fredda ira. Ella pure, d'un tratto, si staccò dalla
-finestra, chiudendosi con i palmi gli orecchi, perchè quegli urli troppo
-la ferivano, troppo la battevano, e le pareva d'essere assalita insieme
-con lui dal furore della piazza.
-
-S'annidò nelle sue forti braccia e lacrimosamente lo baciava.
-
--- Andrea!... Andrea, che faremo?
-
-Egli senza rispondere, appoggiò la bocca su la sua fronte; e sopra la
-fronte di lei, curvata, i suoi occhi splendevano di tanta luce, di tanto
-coraggio, ch'egli parve, nella sua bianca tranquillità, più forte che la
-moltitudine.
-
-Ora, per tutte le strade, sopravvenivan turbe di popolo minaccioso; la
-piazza, tra il suo porticato quadrangolo, nereggiava di assembramenti; i
-gridi e le contumelie battevano contro i vetri come sassi lanciati con
-la fromba. Allora la sua bella fronte si cerchiò d'una rossa ira e gli
-parve indegno starsene dietro una finestra chiusa mentre gli avversari
-lo insultavano.
-
-Che si voleva da lui? Vederlo?
-
-Con impeto si sciolse dalle braccia dell'amante, s'avventò alla
-finestra, volle aprire.
-
--- No, no, Andrea! séntimi, ascóltami... -- gridò la donna, avvincendosi
-a lui. Forte gli teneva le mani, forte lo respingeva; poi s'interpose
-fra lui e la vetrata quasi per fargli schermo, ed aperse le braccia.
-
-Grosse lacrime le cadevano dagli occhi, il suo gonfio petto ansava; egli
-rimase un istante a guardarla, muto, poi si ritrasse.
-
--- Perchè piangi? Hai forse paura per me?
-
-Si mise a ridere d'un riso beffardo e cominciò a camminare per la
-stanza. Ella restava con le braccia aperte, la gola riversa, le spalle
-contro l'invetriata; il sole mattutino mandava lampi nello splendore de'
-suoi capelli spettinati; pareva in croce, davanti a quella finestra
-piena d'azzurrità.
-
--- Hai paura per me? -- diss'egli con più forza. -- Non io di loro!
-
-Rovesciò indietro la fronte con quella mossa rapida che gli faceva
-ondeggiare la capigliatura e splendere il volto:
-
--- Cosa vuole da me questa masnada di chierici e di bruti? Vedermi?...
-Vengo!
-
--- Andrea!... -- ella gridò sbigottita, -- che vuoi fare?... Andrea!...
-
--- Nulla di strano: essere alla mia Clinica per le nove e mezzo, come
-faccio ogni giorno.
-
-Con la sua poca forza ella s'avvinghiò a lui per trattenerlo, e
-balbettando lo supplicava: -- No, non andare...
-
--- Io?!... -- diss'egli con un riso. -- Allora forse non mi conosci
-bene.
-
--- Ma non vedi quanti sono, Andrea?... Non senti come urlano?...
-
--- Appunto perchè urlano, e son molti, appunto per questo è necessario
-andare.
-
-Allora ella si mise a piangere, a piangere con disperazione; la qual
-cosa era la sola ch'egli davvero temesse.
-
--- No, non piangere... -- le diceva con dolcezza. -- Ascóltami,
-ascóltami, Novella. Comincia per me in questo momento una di quelle
-tragiche avventure nelle quali un uomo ha bisogno di tutte le sue forze
-per affrontare la vigliaccheria degli altri e decidere se debba rimanere
-un padrone od essere un vinto. Non mi disarmare, ti supplico, non aver
-paura; poichè devi essere tu, anzi, la mia compagna. Saranno giorni
-terribili, di guerra senza mercede, a colpi di coltello. Ma voglio
-vincere, capisci?... voglio vincere, perchè ti amo. E non essere tu la
-catena!
-
-Dicendo quest'ultima frase, la respinse con un atto quasi violento, come
-se per un attimo l'avesse odiata.
-
-Ella comprese ch'era necessario ubbidirgli, e solamente lo fissò con gli
-occhi pieni di terrore.
-
--- Ma... ti faranno male...
-
--- Che male! -- Andrea gridò. -- Al primo che osi toccarmi spiano la
-rivoltella su la faccia; se non retrocede, sparo. E dove un uomo ha il
-coraggio di ammazzare per primo, è la folla che ha paura di lui. Del
-resto la folla non mi odia. Chi mi odia è altrove. Ma s'accorgeranno
-bene che Andrea Ferento non è uomo da lasciarsi ammanettare!
-
-Fece una pausa e guardò l'amante, la donna curva, disfatta, che
-l'ascoltava. Il suo sorriso beffardo si spense in un sorriso di
-tristezza, e piegando su lei con dolore il volto pallido, la baciò fra i
-capelli, come se quell'atto gli fosse necessario, prima di scendere
-nella strada e camminare a fronte alta contro la folla de' suoi
-bestemmiatori.
-
--- Atténdimi qui, -- le disse. -- Per nessuna ragione al mondo non uscir
-di casa. Dietro me s'allontaneranno. Sii tranquilla: dalla Clinica ti
-telefonerò.
-
-Prese da un cassetto la rivoltella, già carica, si chiuse la giacca,
-rovesciò indietro la fronte con quell'atto leonino che gli scuoteva
-tutta la capigliatura, baciò in silenzio le mani dell'amante, e uscì.
-
-Ella non ebbe che la forza di chiamare fievolmente:
-
--- Andrea... -- ma quand'era già lontano. Poi si precipitò alla
-finestra.
-
-Egli scendeva le scale con un passo misurato, allacciandosi i guanti.
-Sui pianerottoli v'eran persone ferme, ch'egli non guardò; a
-pianterreno, sotto il porticato, un gruppo di gente che si ritrasse
-bisbigliando.
-
-Il portinaio aveva sprangato il portone; stava dietro l'usciuolo con la
-chiave in mano.
-
--- Aprite, -- gli disse il Ferento.
-
--- Non è possibile...
-
--- Aprite, vi dico...
-
--- Professore, non faccia questa pazzia!...
-
-Allora gli tolse la chiave di mano, aprì egli stesso, chinò il capo
-sotto il portello, e, quando fu sul marciapiede, si volse
-tranquillamente, lanciò dentro la chiave, dicendo al portinaio che
-s'affacciava:
-
--- Chiudete in fretta.
-
-L'impassibilità del suo volto era così grande, che i più vicini
-credettero d'ingannarsi nel riconoscere Andrea Ferento in quell'uomo che
-usciva.
-
-Egli non guardò nessuno; la strada formicolava di gente ferma, ed alcuni
-tuttavia, per la meraviglia, si scostarono.
-
-Alto, solo, con le mani entro le tasche della giacchetta, l'occhio
-vigile davanti a sè, il passo veloce ma tranquillo, quasi che tutto ciò
-non lo interessasse affatto, Andrea Ferento si diresse verso la piazza,
-come un uomo che debba tuttavia fendere per mezzo ad una strada
-ingombra.
-
-In verità non pensava che una cosa:
-
-«Novella s'è affacciata e mi guarda.»
-
-Il pensiero di quegli occhi amati che dall'alto vigilavano la sua
-persona lo ringagliardì come una spronata nei fianchi d'un animale
-generoso, e gli piacque di sentir vibrare intorno a sè la potenza
-elettrica della folla, gli piacque avventarsi nel pericolo immediato con
-una spavalderia che lo inorgogliva.
-
-Quel senso eroico della vita che dorme nel cuore di tutti gli uomini
-audaci si ridestava in lui d'improvviso e cantava nel suo spirito come
-una fanfara; gli pareva d'essere un soldato sopra il terreno di
-combattimento, e, più che un soldato, l'alfiere della sua parte, il
-portabandiera di sè stesso.
-
-La bandiera lo copriva come un manto, lo rendeva intangibile. Il sangue
-gli batteva nei polsi con quella velocità medesima, con quel tremito
-stesso, che propaga nell'aria il rullo dei tamburi, e gli pareva libera
-quant'altra mai quella strada preclusa da una barriera umana.
-
-Involontariamente sentiva di raggiare da sè la magnificenza del tribuno;
-l'atmosfera delle folle ammutinate, che impaurisce anche i più forti,
-era ciò che gli permetteva di respirare con più vasta libertà. Nel
-sentire quell'onda umana che gli rinserrava intorno, egli aveva
-l'impressione gioiosa di sentirsi portare in alto, spingere avanti, e
-rimaner solo in capo della moltitudine, come l'insorto che guida la sua
-fazione, alfiere d'ideali e capitano di popolo, quando gli assalitori
-delle regge, nei mattini di rivolta, per avventarsi al potere, sollevano
-le città.
-
-Cominciava la sua battaglia: era pronto, magnificamente pronto.
-
-Lo vedrebbero andare a fronte alta contro l'accusa, muto in mezzo alle
-contumelie, come se il clamore di una intera città non bastasse a
-distoglierlo dalla sua via consueta nè ad impedirgli di compiere ancora
-una volta l'opera sua giornaliera, della quale voleva mostrarsi più
-degno e più innamorato che mai.
-
-Aveva coscienza del suo prestigio fisico e ne godeva come d'un
-privilegio sovrano, conferitogli dalla natura stessa, nell'impronta, nel
-calco della sua persona. La folla, che ha per suo destino quello di
-ubbidire ad uno solo, è veramente femmina davanti a chi la disprezza,
-davanti a chi, senza riflettere, col suo coraggio la incatena. Egli
-sapeva che nessuno avrebbe osato affrontarlo a viso aperto, nè si
-occupava di guardarsi le spalle, perchè, a tutelargli le spalle, bastava
-la sua medesima tranquillità. Inoltre, nemmeno fra gli avversari Andrea
-Ferento era un uomo odiato: la sua vita pura come cristallo moveva un
-senso di stupefazione in coloro stessi ch'erano schierati sotto altre
-bandiere. Aveva combattuta la sua guerra con un magnifico sdegno, e,
-davanti alla folla, troppo avvezza a patire le menzogne dei retori,
-aveva il merito incomparabile di aver detta la verità. Di aver detta la
-verità sempre, con un coraggio che poteva parere insensato, anche quando
-le chiese, i governi, le clientele, i partiti, erano in lega solidale
-contro lui, perchè tacesse.
-
-Possedeva le due qualità che maggiormente innamorano le moltitudini: era
-un ribelle ed era un munifico donatore. Chi mai lo toccherebbe? Non
-certo quell'eterno ribelle che si chiama il popolo, non certo quella
-rozza femmina eccitata che si chiama la folla.
-
-Ed ecco, intorno a lui, dapprima, un silenzio grande si fece.
-
-Camminava; ed alcuni, ammutolendo, gli mossero dietro, quasi per
-meraviglia della sua temerità, e forse per vedere dove quell'uomo
-andasse. Nessuno aveva certo supposto di trovarsi viso a viso con lui,
-nè creduto ch'egli venisse a costituire la sua libertà frammezzo a loro
-con un gesto così deliberato e così tranquillo.
-
-Questa folla, che da un momento all'altro s'aspettava d'essere sgombrata
-dai gendarmi, o d'azzuffarsi con i partigiani dell'avversario, si vedeva
-improvvisamente fendere dall'uomo stesso ch'era venuta per provocare.
-
-Questo potente camminava tra loro senza guardia nè partigiano, e passava
-in mezzo ai clamori diretti contro il suo nome, senza corrugare la
-fronte. Non solo, ma quest'uomo era Andrea Ferento, lo scienziato che
-dalla cattedra inebbriava i giovani, co' suoi libri commoveva l'opinione
-del mondo, negli ospedali, come un buono ed umile operaio, curava i
-malati; quest'uomo era stato tempo innanzi alle soglie del potere, e
-solo per isdegno volontario ne aveva receduto.
-
-Camminava dietro di lui, intorno alla sua ombra, tutta una storia di
-cose belle, che ognuno rivedeva. Chi lo toccherebbe? Chi seguiterebbe a
-gridargli sul volto: -- Assassino! -- se pur questo era l'ordine?
-
-Adesso era preso nel mezzo, era in balìa di questa grande folla;
-camminando la faceva ondeggiare. Il suo nome, più veloce di lui, lo
-precedeva nel tumulto; una curiosità malsana invadeva l'ammutinamento;
-era un accorrere da ogni parte verso l'uomo che si faceva strada. Si
-faceva strada senza parlare, senz'ascoltare, guardando innanzi a sè,
-diritto, come un uomo sicuro della sua meta; e lentamente la turba lo
-ingoiava, stringendolo come un nòcciolo nelle sue pareti poderose.
-
-Egli cercava di traversar obliquamente la piazza, per dirigersi
-all'opposto lato, verso lo sbocco d'una contrada; la folla crescente lo
-accompagnava, rallentando il passo, arenandosi man mano contro la folla
-sopravveniente, che stringeva quel nucleo camminante in una specie di
-morsa.
-
-Per il vasto rettangolo della piazza crescevan lo strepito ed il
-clamore; ma già il nome di Andrea Ferento era la più alta parola che
-dominasse il tumulto. Lo spazio intorno gli divenne così angusto, che
-dovette fermarsi; -- ma egli non impallidì.
-
-Era preso negli stessi tentacoli della folla, ed i più vicini facevano
-sforzi di braccia, di spalle, per non serrarglisi addosso. I più vicini
-tacevano, guardando l'uomo alto e fermo, con una specie di timore.
-
-Si produsse in quella moltitudine un movimento oscillante, simile al
-flusso ed al riflusso d'una marea, -- poi le grida inveirono contro il
-cielo, facendo risuonare il nome del Ferento, come se dalla turba
-erompesse la gioia selvaggia e paurosa di tener quella preda.
-
-La piazza tiranna lo aveva catturato: era tardi ormai per il soccorso,
-gli potevan mettere la mano alla gola.
-
-Ma nessuno invece lo toccava, e, per una specie di rispetto invincibile,
-nel cerchio d'uomini più vicini a lui si taceva, come nell'attesa d'un
-dramma. Stavano fermi, addossati gli uni agli altri, per resistere alle
-spinte, quasi per difenderlo con una barriera di spalle dal potere
-altrui.
-
--- Signori, -- egli disse tranquillamente, levandosi l'orologio di
-tasca: -- da nove anni, tutte le mattine, a quest'ora, esco di casa per
-recarmi alla mia Clinica, dove so di essere necessario. Se un pazzo od
-un bruto mi lancia un'accusa che mi rifiuto di discutere, non è questa
-una ragione perchè i miei medici e i miei malati suppongano ch'io non
-possa recarmi fra loro. Ho deciso di traversare la città a piedi, contro
-chiunque mi fermi, e su la mia parola d'uomo vi giuro che passerò!
-
-Andrea Ferento si mosse. Un piccolo varco, uno spiraglio tortuoso, tra
-gente muta, allentò la folla, e con la mano chiusa nella tasca su l'arma
-caricata, egli vi s'inoltrò.
-
-Adesso era pallido estremamente, ma di coraggio e d'ira. I suoi occhi
-magnetici, striati di ferro, pareva che lampeggiando esercitassero un
-comando muto.
-
-Lento, grave, restìo, come una carena che si disincaglia, il nucleo
-della folla ricominciava a muoversi, resistendo col suo peso inerte alla
-spinta esterna, e così lasciandosi portare.
-
-Sopra la folla egli ergeva l'alta statura, per guardar oltre: un émpito
-selvaggio d'orgoglio lo soverchiò, quando vide che la strettoia
-s'allentava.
-
-Si volse a quelli che tacevano, e con la forza di un'invettiva esclamò:
-
--- Quanti di voi, che ora venite a sbarrarmi il passo, quanti di voi, o
-delle vostre famiglie, non hanno benedetta questa mia mano, che ora
-gridate sia quella d'un assassino? -- Avanti! fátemi strada, che ho
-fretta, e laggiù sono moltissimi vostri figli e fratelli che hanno
-ancora bisogno di me!
-
-Gli ubbidivano muti, senza sapere perchè gli ubbidissero, facendo forza
-contro la parete umana che ostacolava il passo, penetrando a forza di
-gomiti nella direzione ch'egli segnava. Per soggiogarli e per stordirli
-parlava, con l'occhio attento al varco difficile, con un palpito nel
-cuore di gioconda impazienza.
-
-Li odiava in quel momento, ed avrebbe voluto frustarli fino al sangue;
-si sentiva quasi nelle braccia la forza di poterli percuotere.
-
--- Fate com'io faccio questa mattina! Camminate a fronte alta contro
-chiunque voglia mettervi una mano alla gola! Un giorno forse
-comprenderete che la bellezza vera del mondo è tutta nella forza di una
-splendente volontà.
-
-La strettoia si allentava; i più vicini, soggiogati, ammutolivano. Con
-lentezza, il gruppo che lo teneva prigioniero s'incanalò nella strada
-formicolante, per la quale scendeva di corsa un drappello di studenti,
-spingendo innanzi a sè una doppia catena di poliziotti, che non
-riuscivano a frenarli.
-
-Ancor lontana, egli udì la voce nota, la fresca voce della gioventù che
-lo amava, che irrompeva correndo nell'opaca moltitudine avversaria,
-portando il suo nome come un vessillo e facendolo battere nel cielo con
-una forza che lo inebbriava.
-
-Irruppero quasi contro lui, senza riconoscerlo; accadde un urto, e per
-un momento l'avvolsero nella zuffa, lo trascinaron indietro, nel
-torrente impetuoso che li trascinava.
-
-Ma quando fu riconosciuto, e si seppe ch'egli, da solo, era uscito
-contro la piazza, s'era lanciato a fronte alta nella bufera, contro il
-pericolo, contro la folle accusa, che non poteva macchiarlo, allora fu
-come un delirio che lo circondò, che l'avvolse da ogni parte, fu la
-vendetta più bella ch'egli potesse immaginare, perchè un'altra folla era
-nata, sbucava, cresceva intorno a lui, come un esercito pronto a giurare
-su la sua spada, a camminare dov'egli volesse, rovesciando il suo
-patibolo per innalzargli trofei.
-
-Un riso grande, sarcastico, gli empì l'anima; si guardò intorno, e gli
-parve che il sole fosse un tappeto fulgido su cui trionfalmente poteva
-ora camminare.
-
-Aveva giurato di passar da solo entro la schiera nemica; era passato,
-era illeso, la vittoria incominciava.
-
-Dietro lui, nella piazza turbolenta, scherani contro scherani
-s'azzuffavano da ogni parte; squilli di tromba echeggiavano ad
-intervalli sopra l'urlare della mischia, ed ancora una volta, nella
-storia di tutte le grandi e piccole discordie, ci si batteva per un
-nome, tra partigiani e partigiani, poichè non muta nei tempi la sorte
-delle umane moltitudini: l'odio è fra condottieri, ed esse debbono
-insanguinarsi per la vittoria di uno solo.
-
-Ora la strada lo accompagnava gridando; le finestre si gremivano; le
-soglie delle botteghe si assiepavano di gente curiosa; la città
-soffermava la sua vita per assistere a questo esempio di virtù civile.
-
-Ma egli camminava nel mezzo della strada, senza nulla guardare, con la
-fronte sollevata, il passo veloce, tra un corteo numeroso che gli faceva
-intorno quasi una guardia d'onore, pronto a scontrarsi con chiunque gli
-sbarrasse il cammino.
-
-Ad ogni sbocco di strada la polizia tentava d'interrompere il corteo; ma
-esso rinasceva da' suoi frantumi, quasi fosse dotato d'una inseparabile
-vita. Sotto le finestre d'un giornale avversario volaron sassi e vetri
-si ruppero con fragore; la redazione stava per essere invasa, quando gli
-squilli echeggiarono e la polizia, forte di numero, giunse in tempo a
-disperdere l'assalto.
-
-Fu allora che un Commissario s'avvicinò al Ferento, pregandolo di voler
-salire in una vettura per sottrarsi alla folla che la sua presenza
-eccitava.
-
-Egli scosse il capo duramente, poi rispose:
-
--- No! Se avete ordine d'arrestarmi, arrestatemi; altrimenti proseguirò
-a piedi.
-
-Egli certo non ignorava che l'imprecisione dell'accusa e le potenti
-energie ch'erano già in moto per cooperare alla sua salvezza gli
-avrebbero evitato allora e poi lo sfregio dell'arresto; ma rispondeva
-così al Commissario, perchè sapeva nelle ore di battaglia esser anche un
-abilissimo istrione.
-
-Aveva giurato di andare a piedi: a piedi continuerebbe sino al termine.
-C'era troppo sole in quell'aria mattutina perch'egli accettasse di
-trafugarsi nell'ombra!
-
-Ora la strada lo accompagnava cantando; era una strada facile, sgombra;
-incominciava il suburbio. I funzionari erano riusciti a spezzare nel
-mezzo il corteo, imprigionandone la parte più accesa nel viluppo delle
-contrade. Lì nascevan alberi; di lontano la terra incollinava.
-
-Egli affrettò il passo, e quando vide apparire l'edificio bianco, le
-vaste placide finestre che dormivano dietro le stuoie, quando ripensò i
-bianchi letti allineati e le facce stanche di coloro che vi giacevano,
-un disprezzo immenso di sè medesimo lo assalse, quasi ch'egli avesse
-rubata una vittoria e stesse per rubare altresì quel diritto che
-s'attribuiva di medicatore.
-
-Allora, giunto al cancello, si volse; guardò la schiera che lo seguiva e
-tese il braccio per soffermarla. Ma poichè i più vicini lo circondavano:
-
--- Qui -- disse, -- ritorno ad essere il medico, che deve dimenticare.
-
-Con un sorriso, con un saluto, posò in silenzio le mani su le spalle
-d'alcuni fra i giovani che gli eran presso; indi si volse lentamente,
-varcò l'ingresso del giardino e rinchiuse il cancello. Lo videro
-inoltrarsi per il viale, poi, tra gli alberi, sparire.
-
-Là in alto, la Direttrice, i medici, gl'infermieri, tutti i custodi
-familiari del sereno edificio ch'egli aveva eretto per amore dell'uomo,
-gli si fecero incontro con un atto fraterno e solenne d'accoglienza, che
-parve racchiudere in sè una grande assoluzione.
-
-Ma questa volta, nel cuore, proprio in quella parte del cuore che non
-pensava, ch'era semplicemente il rifugio della commozione, il rifugio
-della bontà che l'uomo non riesce mai del tutto a spegnere in sè stesso,
-qualcosa lo morse pungentemente, con un tal senso di dolore, che gli
-parve, nonostante la sua volontà metallica, di sentirsi velare gli
-occhi.
-
-Sopra loro volse per un attimo uno sguardo di bestia diffidente e
-ferita, poi si chiuse di nuovo nella sua maschera d'impassibilità,
-strinse in fretta le mani che gli si tendevano, e scuotendo il capo,
-come per impedire ogni discorso, non faceva che ripetere:
-
--- Nulla, nulla... andiamo, è nulla!...
-
-Fece a tutti un gesto frettoloso di commiato, e con voce ferma chiamò,
-come soleva ogni giorno, il suo primo assistente:
-
--- Rosales, mi faccia vedere i bollettini.
-
-Il giovine, vestito del cámice bianco, gli si avvicinò scolorato come
-una fanciulla, ed insieme, tra un silenzio rispettoso e commosso,
-entrarono in quello studiolo a pianterreno che aveva contro la finestra
-gli odorosi rami dell'ólea fiorita.
-
-Rimasero in piedi, uno di fronte all'altro, senza dir nulla, poi, con un
-moto nervoso, il Ferento cominciò a sfogliare i bollettini.
-
-L'altro lo guardava con gli occhi lucenti, senza muover labbro, come un
-figlio guarda il suo padre che abbian ferito a morte e che sia per
-morire. Stava diritto, fermo come una sentinella, con le braccia lungo i
-fianchi; ma i polsi tuttavia gli tremavano.
-
-Pur nel leggere, il Ferento lo vedeva. Ed allora sollevò sopra il
-giovine i suoi occhi superbi, spianò la fronte come un uomo sereno ed
-incolpevole, che alla muta paura del discepolo volesse rispondere con
-una muta tranquillità.
-
-Ma questi non resse allo schianto, e con un dolore pieno di febbre,
-quasi piegando le ginocchia, gli afferrò una mano, balbettando:
-
--- Professore, qualsiasi cosa le abbisogni, o le accada, si ricordi, si
-ricordi che io son qui...
-
-E dai buoni occhi cilestri gli cadevan lacrime nella barba bionda.
-
-Il Ferento strinse velocemente quella mano, si morse un labbro, e volse
-altrove la faccia, per non fare quello che un uomo non può fare:
-piangere.
-
-
-
-
-VI
-
-
-Cominciaron giorni d'una guerra disperata, piena d'insidie, a colpi di
-coltello.
-
-Intanto correva l'istruttoria. Il giudice si chiamava Leonardo Niscemi,
-chiarissimo nome d'una famiglia catanese che aveva dato all'Italia buon
-numero di valorosi giureconsulti.
-
-Mai bufera più grande fu scatenata sopra il capo d'un povero giudice
-istruttore, nè mai tanto gioco di pressioni e di partigianerie fu
-esercitato con mezzi più illeciti su la incorruttibile giustizia.
-
-Si guerreggiava da entrambe le parti con uguale accanimento; era uno
-scoppio di furor civico da lunghi anni contenuto; il Parlamento, la
-strada, la chiesa, la stampa, i sodalizi, la famiglia, l'individuo,
-tutto si batteva.
-
-Drappelli e cortei percorrevano le strade; ogni sera, nei comizi, gruppi
-avversari si azzuffavano; i giornali delle due parti buttavan esca nel
-fuoco. In segno di protesta l'Università si chiuse. Ma le contrade si
-ridestavano al mattino con i muri pieni d'iscrizioni oltraggiose per il
-Ferento.
-
-Egli aveva subitamente ritrovato in sè, con un impeto selvaggio, l'odio
-e l'amore dell'uomo di parte. Il suo delitto, anch'egli quasi lo
-dimenticava: era necessario anzi tutto vincere, e vincere con
-magnificenza, per la causa di quelli ch'erano con lui; vincere anzi con
-crudeltà, spazzando il nemico, poich'egli portava una bandiera, e le
-bandiere non debbono mai soffermarsi a mezza strada.
-
-Aggredito, si difendeva; preso d'assalto, si cacciava con i suoi, a
-fronte bassa, contro gli assalitori.
-
-Intanto correva l'istruttoria. Il giudice, Leonardo Niscemi, sentiva in
-quei giorni pulsare nella penombra del suo uffizio tutta l'anima della
-città. Una folla oziosa e curiosa circondava in tutte le ore del giorno
-il Palazzo di Giustizia, quasichè da un momento all'altro i muri stessi
-dell'edificio potessero preannunziare al pubblico l'esito
-dell'istruttoria che accendeva tanta passione. Tutti gli andirivieni
-eran osservati, commentati a lungo; giornalisti ed informatori passavano
-la giornata ne' corridoi: cumuli di notizie contradditorie ingombravano
-i supplementi dei giornali; un'atmosfera d'impazienza e di febbre
-pervadeva la città.
-
-Guardie a cavallo scortavan ogni mattina l'automobile del Ferento, dalla
-sua casa fino alla Clinica, e nel ritorno; le adiacenze dell'una e
-dell'altra eran continuamente vigilate dalla Polizia.
-
-Quel che frattanto si conosceva di sicuro in mezzo alle mille dicerìe,
-si era che il giudice Niscemi aveva due volte chiamato nel suo gabinetto
-il denunziatore Tancredo Salvi, ch'era in quei giorni tronfio di
-popolarità sino alle radici dei capelli, e si esibiva da mattino a sera,
-ovunque potesse, alla curiosità pubblica, dondolando la sua quadrata
-persona con un far magnifico da istrione applaudito.
-
-In buona fede a lui pareva d'essere il «deus ex machina» di tutta questa
-faccenda. Il vedere la città piena d'ammutinamento, rossa di furore, in
-séguito alla sua denunzia, lo investiva d'un così grande orgoglio della
-propria potenza, che non invidiava più nulla e nessuno, anzi dimenticava
-quasi d'aver in tasca il prezzo del suo turpe mercato.
-
-Il Metello, più prudente, più alieno da simili notorietà, si era tratto
-in disparte, pieno di riserbo, dopo aver conclusa con il Donadei la
-losca faccenda e con un sottile riso enigmatico su l'orlo delle sue
-labbra perverse, lasciava che la vanagloria del suo complice ostentasse
-per proprio conto i lauri di quelle giornate clamorose. A malincuore si
-era veduto inscrivere nella lista dei testimoni, e con rara modestia
-egli preferiva starsene quieto in un cantuccio, ad osservare con occhio
-sospettoso la piega degli avvenimenti.
-
-Il solo con il quale osasse talvolta scambiare qualche lieve
-apprezzamento era quell'ottimo raccoglitore di farfalle che si chiamava
-Dandolo Zappetta, al quale non era fino allora capitato in premio
-nemmeno il becco d'un quattrino, mentre continuava nell'alta soffitta a
-preservare dalla polvere il suo giubbino luccicante, le sue scarpe senza
-macchia.
-
-Il Metello aveva preso l'abitudine di andarlo a trovare quasi ogni
-giorno, sebbene le lunghe scale fossero dolorose a' suoi piedi che
-s'inasprivano di trafitture. Là in alto, fra lo svolazzare fermo delle
-farfalle appuntate, insieme discorrevano di quella lunga e lenta
-istruttoria. Il Metello faceva previsioni, Dandolo si limitava ad
-ascoltar le sue parole con un sorriso pieno di sarcasmo indifferente.
-Sapeva ormai come funzionino i poteri dello Stato, e non aveva maggior
-fiducia nella toga del giudice che nell'uniforme del poliziotto. Tutto
-era un gioco di dadi entro un bossolo truccato, e la bacchetta magica
-poteva per la maraviglia far spalancare le bocche degli spettatori.
-
-Poi ridevano insieme di quel tronfio e ridicolo Tancredo, lo Zappetta
-senza livore, il Metello con una voglia matta che capitasse un fracco di
-legnate su la groppa di questo re da burattini.
-
-Ma per quanto il buon Tancredo vestisse con pompa la toga
-dell'accusatore, nessuno era così miope da non riconoscere in lui
-solamente l'uomo di paglia. S'intravvedeva dietro le sue spalle quadrate
-il profilo fuggente, la faccia insidiosa del vero denunziatore.
-L'articolo firmato «_Ergo_» aveva dato fuoco alle polveri; l'uomo che si
-firmava «_Ergo_» era, nell'opinione di tutti, l'insidiatore nascosto,
-che aveva teso l'agguato all'antico avversario. La battaglia era
-unicamente fra loro; l'odio che fomentava tanto insorgere portava il
-suggello antagonistico dei loro due nomi.
-
-Entrambi stavano in alto, saldi, agguerriti, tra falangi di partigiani,
-con in pugno entrambi lo scettro che asservisce i poteri allo sfogo
-dell'odio settario, con la voluttà entrambi di volersi misurare una
-buona volta in campo chiuso, uomo contro uomo.
-
-La battaglia pareva una sfida mortale; o l'uno o l'altro doveva tendere
-il collo al capestro. Eran due cupi avversari, ma due disperate volontà.
-
-Nell'intimo del suo convincimento, Leonardo Niscemi non era persuaso che
-il Ferento avesse potuto uccidere. Quella simpatia che lega insieme
-tutti gli uomini d'una certa elevatezza d'ingegno lo avvicinava
-piuttosto al Ferento che non al palese od al nascosto accusatore.
-D'altra parte lo allettava il fatto di poter frugare a suo beneplacito
-nei recessi d'una così alta vita, e quella iconoclastìa che ferve
-nell'animo di tutti gli ambiziosi lo spronava contro l'incolpato come un
-perverso allettamento.
-
-Leonardo Niscemi, eretto a giudice d'un uomo e ad arbitro d'una grande
-contesa, pensava innanzi tutto a non giocar la propria carta sul
-tavoliere perdente, poi a servire la Giustizia, questa bella parola
-gonfia e luccicante come una bolla di sapone.
-
-Tancredo Salvi era stato imbeccato a puntino. L'accusa pareva in sè
-stessa un po' vaga ed arbitraria, ma c'era, fra le molte voci raccolte,
-un'affermazione particolarmente grave, quella del medico Paolieri,
-ch'erasi recato a visitare il Fiesco pochi giorni prima della sua morte
-ed aveva notato nell'infermo alcuni sintomi sospetti.
-
-Dalle chiacchiere del Paolieri, per l'appunto, i primi bisbigli eran
-nati nel villaggio, trovando conferma in tutti coloro che avevano veduto
-il cadavere guasto. Ma ora queste mormorazioni avevan cessato di
-ondeggiare in un sussurro anonimo, per divenir deposizioni vere e
-proprie, di molte persone ch'eran pronte a ripeterle, a firmarle, a
-costituire insomma quel che si chiama l'accusa dell'opinione pubblica.
-Inoltre v'eran due gravi coincidenze che militavano contro il Ferento,
-ossia la notorietà ormai innegabile del suo legame con la moglie del
-Fiesco e la quasi compiuta sua gravidanza.
-
-L'accusa, benchè basata sopra indizi, era dunque solidamente costrutta e
-poteva impensierire chicchessia per il suo colore di verisimiglianza.
-Tancredo Salvi narrò al giudice tutto quanto eragli occorso durante la
-visita funeraria, ed il risultato di questi colloqui, fu che il giudice
-ordinasse il disseppellimento del cadavere, onde sottoporlo a
-necroscopìa.
-
-I periti scelti furono tre medici che avevan uso di queste pratiche
-giudiziarie.
-
-Una mattina gli affossatori, entrati nel piccolo cimitero di campagna,
-dove, sotto il marmo ancor nitido, si consumava la spoglia di Giorgio
-Fiesco, ricominciarono a scavare la terra intricata di fresche radici.
-
-Un giardino di fiori selvatici, con mazzi di grandi papaveri già curvi
-su gli alti steli, sbocciava tra gli zoccoli delle sepolture; una
-festività di grano maturo invadeva l'aria turchina sopra il tranquillo
-cimitero di campagna, e una biondinetta, levátasi di buon mattino, con
-qualche spolverìo di cipria su la camicetta nera, con le mani congiunte
-dietro la schiena e la capigliatura scintillante nel sole, assisteva,
-pochi passi lontano dal sepolcro, a questa lugubre faccenda.
-
-La biondinetta si chiamava Maria Dora. Dal giorno ch'eran giunte al
-villaggio le prime notizie dello scandalo aveva cessato di lasciar
-garrire il suo scilinguagnolo impertinente, aveva inchinato sul petto il
-mento rotondo, e guardava pensierosamente correre la vita, chiudendo in
-un silenzio ostinato il suo cuore che le doleva un po'...
-
-Ella non aveva mai veduto risalire dal grembo della terra una cassa da
-morto, ed osservava quella triste opera con un senso curioso ed
-affannoso di novità. Le pareva che ogni colpo di zappa la colpisse nella
-sua medesima carne, ma insieme colpisse anche un altro essere, ch'era
-lontano, e si trovava solo contro una immensa guerra, nella quale, per
-quanto forte, _non le pareva_ che egli potesse trionfare.
-
-Ella non rivedeva che lui, dietro il vapore biondo che nel sole
-offuscava i suoi chinati occhi; non rivedeva che lui, senza ricordarsi
-bene se ancora l'amasse o l'odiasse, tanto l'evidenza della colpa
-ch'egli consumava con la sua sorella, e forse l'invidia della lor
-colpevole felicità, le stringevano intorno al cuore una specie di nodo
-soffocante.
-
-Gli scavatori celiavano senza curarsi di lei: nella terra umida e
-rovesciata entrava brillando il sole; ed ella se ne stava in disparte,
-con il capo raccolto fra le spalle un po' inquiete; quasi cullando in sè
-stessa un'assurda speranza, e cioè che non si ritrovasse più nulla, che
-già i vermi avessero divorato la spoglia, il feretro, e dispersa nel lor
-viscido brulicame la prova di quella colpevolezza ch'ella sentiva
-essere, ahimè, troppo certa!...
-
-Ma invece, dalla profonda fossa, risollevaron il feretro pressochè
-intatto e lo caricaron sopra un carro da buoi, che andò via cigolando.
-Ella non si mosse, finchè disparve. Poi, rimasta sola, si affacciò
-curiosamente sopra la fossa vuota.
-
-E vide un ragno enorme che vi camminava nel fondo, incespicando fra il
-terriccio umido con le sue molte zampe villose.
-
-
-Il giorno dopo tutti partirono per la città. Nella casa di Giorgio
-Fiesco, dove recaronsi ad abitare, trovaron Novella dimagrita,
-febbricitante, che li guardò con i suoi grandi occhi pieni di spavento
-e, buttatasi nelle loro braccia, ruppe in lacrime singhiozzanti. Era
-sfinita di fatica, d'amore e di maternità; mancavano poche settimane
-alla nascita della sua creatura.
-
-Nessuno volle ancor più turbarla; non una domanda, non un rimprovero
-ella udì mai su le lor labbra indulgenti; la madre, il padre, la sorella
-non fecero che inchinarsi come anime tutelari sopra la sua maternità e
-sopra il suo dolore.
-
-Nulla eravi di mutato nella casa di Giorgio Fiesco da quando egli stesso
-vi dimorava, poichè, negli ultimi tempi, obliosa d'ogni scrupolo e
-d'ogni prudenza, ella era vissuta di continuo nella casa del Ferento.
-Avrebbe continuato a vivere sperduta e inerte nella sua ombra, se
-l'infierire della battaglia ed il termine della gravidanza non avessero
-persuaso il Ferento a separarsi da lei, rendendola in grembo alla sua
-famiglia. Era d'altronde necessario che tutti venissero in città per
-coadiuvarlo nella sua difesa: e da poco erano arrivati, quand'egli
-sopraggiunse nella casa del Fiesco. Entrò rapidamente, senza lasciare il
-tempo d'essere annunziato.
-
-Eran tutti raccolti nella grande sala, ove i divani e le seggiole,
-custoditi sotto fodere di tela greggia, diffondevano in quella fredda
-casa un senso di antica disabitazione. Nel vedere il Ferento, sorsero in
-piedi con uno scatto involontario, come se ognuno avesse preferito in
-quell'attimo non trovarsi viso a viso con lui.
-
-Marcuccio, ch'era d'umor pessimo per la fatica e la novità del viaggio,
-se ne stava seduto sul bracciuolo d'una poltrona, con un piede
-accavallato su l'altro ginocchio, e oziosamente si strofinava le unghie
-contro la suola polverosa. Non súbito lo riconobbe; ma, dopo averlo ben
-fissato, incominciò a ridere, a ridere, chissà per qual ragione.
-
-Andrea guardò Novella, ch'era lì, seduta; guardò il suo cappello da
-vedova posato accanto a lei sopra un tavolino, guardò la sua giovine
-sorella, che le stava presso, ritta in piedi, e quasi la vigilava
-tenendo una mano appoggiata sul pizzo nero che ricopriva la sua
-scollatura.
-
-Dall'infocato tramonto veniva una luce soverchia, nella quale tutte le
-fisionomie parevano colorarsi d'una vampa. Essi a lor volta lo
-fissarono, e lo videro quale non era stato mai, con tutta la sua forza
-raccolta nel viso, eppure stanco. Una ruga profonda, incisa fra i
-sopraccigli, duramente spartiva la sua fronte; una specie di ostinato
-sarcasmo gli armava la mascella dura.
-
-Egli li guardò come nemici, tutti insieme, senza fissare i suoi occhi
-negli occhi di nessuno; poi disse:
-
--- Benvenuti; era tempo che foste qui.
-
-Novella prese la mano di Maria Dora e se ne coverse le palpebre
-affaticate, con una specie di affettuosa voluttà; insieme le carezzava
-il dorso della piccola mano, lentamente, soavemente, facendo scorrere le
-dita fin sopra il suo polso pieghevole. Ma la fanciulla, con il capo
-incline all'indietro, nel cerchio di luce dorata, pareva insensibile a
-quella carezza, insensibile a tutto quanto accadeva intorno a lei,
-tranne a quella specie di suggestione dolorosa che le produceva
-l'aspetto di Andrea Ferento; gli occhi le si empivano di maraviglia, una
-specie di latente paura stringeva il suo cuore di fanciulla.
-
-Andrea s'avvicinò al vecchio Stefano e con forza gli prese una mano, con
-forza la tenne chiusa fra i suoi palmi, come per impadronirsi nel
-medesimo tempo della sua docile volontà.
-
-Il vecchio lo guardava perplessamente, senza trovar parole, con una
-specie d'angustia, con un visibile impaccio, ch'egli stesso avrebbe
-voluto poter nascondere.
-
--- Voi sapete ogni cosa, è vero? -- disse il Ferento, con una voce opaca
-e piena tuttavia d'una concitazione mal dominata. Egli sentiva per
-istinto che c'era in quegli animi una ostilità involontaria contro di
-lui; quella medesima ostilità che ormai gli pareva d'incontrare
-dappertutto, più sensibile ancora fra le persone che l'amavano. Talvolta
-gli era sembrato perfino d'accorgersi che questo senso vago d'ambiguità
-penetrasse, come un sottile brivido, negli abbandoni voluttuosi
-dell'amante.
-
-Ma egli non veniva per difendersi; era spaventosamente calmo,
-spaventosamente risoluto ad ascendere, senza un attimo di pavidità, fino
-all'ultima pietra del suo calvario. Adesso eran giorni di battaglia; si
-trovava sul terreno di combattimento, non rimaneva per lui che una sola
-necessità: vincere.
-
-Egli abbandonò allora la mano di Stefano, ma intrecciò insieme le sue
-proprie dita, e le torse con ira, sorridendo per il dolore che ne provò.
-Poi disse:
-
--- Vi ho pregato di venire in città perchè Novella non poteva più a
-lungo rimaner sola, nè rimanere con me. Inoltre avevo qualcosa da
-comunicarvi, ed è per questo che ora son venuto.
-
-Parlava a scatti, con la voce un poco ansante, passandosi tratto tratto
-una mano su la fronte.
-
--- Fra pochi giorni tornerò ad essere l'uomo di prima. Se ne dubitate
-anche voi... poco importa!
-
--- No... -- volle dire Stefano. Ma egli lo interruppe con sarcasmo:
-
--- Poco importa! Sono avvezzo a difendermi e sono avvezzo anche a
-vincere nella vita. Ma, davanti ad una simile accusa, ero del tutto
-impreparato. Sono stati più abili di me, finora; ma i conti li faremo in
-ultimo. Benchè ferito alle spalle, ho fiato ancora per combattere, come
-si vedrà. Intanto, non per giustificare me stesso, ma per tranquillare
-voi, sappiate che nessun perito al mondo potrà mai scoprire nel cadavere
-di Giorgio Fiesco una traccia qualsiasi di veleni, se non tali e quanti
-ogni medico adopera necessariamente nelle sue medicine.
-
-Egli fece una dura pausa, e considerò sorridendo l'espressione dei lor
-volti, che parevano rischiararsi davanti alla fermezza delle sue parole.
-
--- Ma poichè non voglio difendermi, e poichè son pronto a mostrarvi che
-non ho bisogno di difendermi, sappiate ancor questo: -- la scienza, ve
-lo dice un medico, può facilmente uccidere senza che un perito se
-n'avveda. In altre parole, vi sono veleni che non lasciano traccia.
-Così, almeno fra voi, chi mi vuol credere innocente avrà la compiacenza
-di farlo senza che io gliene fornisca la prova.
-
-Nella pausa che intervenne, ricominciò a singhiozzare la risata
-gutturale dello scemo, che ora si batteva le unghie raggruppate contro
-la suola delle scarpe.
-
-Il Ferento lo guardò con attenzione, poi esclamò, con un'alzata di
-spalle:
-
--- Sì, Marcuccio... hai ben ragione di ridere! Poichè tutti quanti non
-siamo che istrioni, costretti a fingere una grottesca parte nella
-commedia della vita, ove tu solo forse riesci ad essere uno spettatore
-veramente imparziale!...
-
-Diceva queste parole quasi a sè stesso, mentre un moto nervoso contraeva
-la ruga diritta ch'era incisa nel mezzo della sua fronte. Poi si volse,
-parve d'improvviso vincere una titubanza estrema, si recò dietro la
-spalliera della poltrona dove Novella era seduta, e con dolcezza, con
-una dolcezza così grande che lo mutava in modo singolare, posò le due
-mani aperte sovra le spalle dell'amante.
-
-Ella si scosse, rovesciò leggermente il capo all'indietro, per guardarlo
-negli occhi, mentre sorpresa ed impaurita la sorella si ritraeva. Egli
-di lei non s'avvide; ma la sua fisionomia, che appariva distinta nel
-fascio di luce crepuscolare, sembrò aggravarsi d'una passione che la
-stancava, che scioglieva i suoi nervi contratti in una specie di
-faticoso allentamento. Dal cuore gli saliva una ondata buona, e questo
-era visibile, come se l'amore che aveva per lei fosse una luce d'anima
-che gli splendesse all'intorno, per avvolgerli entrambi nella medesima
-tristezza, nella medesima infinita voluttà, ove sentivano d'essere uniti
-al di sopra di tutte le pene, al di sopra di tutti gli ostacoli che
-vanamente la vita e la morte frapponevano al lor colpevole amore.
-
-Allora egli guardò ad una ad una l'altre persone, poi disse lentamente:
-
--- Volevo confessarvi una cosa... Novella è mia, mia da lungo tempo, mia
-fin da prima ch'egli morisse... Questo è innegabilmente vero.
-
-Ella restò con gli occhi spalancati, ferma, percorsa da un interiore
-brivido; gli altri tacquero. Solamente la fanciulla si raccolse fra le
-dita contratte la stoffa della camicetta, e fece qualche passo
-all'indietro, barcollando, con un visibile tremito.
-
--- Sì, questo è vero, -- egli confessò un'altra volta. -- Ma era
-necessario che io ve lo dicessi, perchè a dividerci non basterà nemmeno
-questa grande sciagura. Vegliate sopra di lei, fin quando io non torni e
-vi dica: -- Ora vengo a riprenderla, poichè sono libero ed ho vinto!
-
-Ella s'aggrappò con le due mani al suo polso che le posava sopra una
-spalla, e contro vi poggiò la bocca, per nascondere insieme un
-singhiozzo ed un bacio.
-
-
-
-
-VII
-
-
-Egli uscì tranquillamente da quella casa, e nulla fece per sottrarsi
-alla vigilanza delle spie che seguivano i suoi passi.
-
-Cadeva una bella serata quasi glauca su la città rumorosa; le strade
-piene di movimento cominciavano ad imbiancarsi di chiarori elettrici. A
-piedi percorse la distanza che lo separava dalla sua casa, evitando le
-strade frequentate, facendo un più lungo giro, affinchè nessuno lo
-riconoscesse nella crepuscolare ombra dei vicoli.
-
-Camminava con gioia, velocemente, immergendosi nella sera come in un
-bagno voluttuoso, ed una ilarità quasi perversa gli accelerava i battiti
-del cuore. Si sentiva padrone della sua vittoria, misurava la vendetta
-con una precisa e fredda crudeltà.
-
-Ormai la bufera gli era passata sopra senza schiantarlo; anzi ne usciva
-più forte, acceso di tutti i suoi spiriti battaglieri, pieno fino alla
-gola d'una viva ebbrezza di combattimento. Aveva d'un tratto riafferrato
-il comando della sua schiera; gli ubbidivano ancora senza riflettere,
-con quella dedizione assoluta che inebbria i condottieri. L'avere
-ucciso, l'esserne accusato pubblicamente, non gli pareva cosa bastevole
-perchè la legge avesse forza contro di lui. Era così tirannicamente
-sicuro del suo diritto sovrano, che non avrebbe mai teso i polsi alle
-catene dei poteri sociali; non riconosceva nel mondo alcuna forza che
-bastasse a limitare in un modo qualsiasi la sua magnifica e terribile
-volontà.
-
-Ma, se mai un tal giorno venisse, Andrea Ferento rifiuterebbe di
-ubbidire. Non lo vedrebbero mai, seduto fra due sgherri, sul banco degli
-accusati; mai elargirebbe quest'ora di trionfo all'ambizione d'un
-Salvatore Donadei.
-
-Rifiuterebbe l'obbedienza come un ribelle, come un sollevatore di folle,
-come un re. Prima di poterlo ammanettare, bisognava combattere qualche
-giornata di guerra civile; -- in ultimo, non lo avrebbero che morto.
-
-La legge che basta per dominare le piccole anarchie, non bastava per
-lui: era un capo, aveva la sua milizia, pronta fino all'eccidio, darebbe
-il segnale: si combatterebbe. Un odio furente lo accaniva contro tutti
-coloro che avevan osato trattarlo come un uomo. Nell'ardore della
-contesa, in lui si riaccendevano tutti gli istinti feroci ed imperiosi
-che facevano di questo apostolo d'idee un selvaggio dominatore di
-uomini.
-
-D'altronde, in quella sera, egli sentiva che la battaglia stava per
-esser vinta. I medici preposti alla necroscopìa eran tre uomini dei
-quali conosceva tutti gli errori professionali, tutte le ambizioni
-private, come un padrone conosce le pecche de' suoi domestici; nè per
-coscienza propria nè per istigazione d'altri, mai avrebber osato
-accertare a suo danno la prova, ch'era d'altronde inaccertabile.
-
-Ognuno sentiva oscuramente che Andrea Ferento non verrebbe tradotto in
-Corte d'Assise, e quelli stessi che si cullavano in tale speranza, eran
-tuttavia trattenuti dallo smascherarsi per tema della sua vendetta. Lo
-sapevano potente, e sapevano che i potenti non sono mai soli.
-
-Eppure, quanto numero di acerbe invidie non sentiva egli strisciare
-dietro il suo passo tranquillo, pronte a sibilare, a mordere, quando
-appena lo vedessero inginocchiato! Invidie non solo politiche, ma
-professionali e private; subdoli rancori di uomini mediocri, ai quali
-era passato dinanzi, troppo fulgido, nel cammino della vita, e che ora
-speravano con silenziosa viltà di vederlo per sempre abbattuto nella
-polvere.
-
-Ben lo sapeva, ed era con un senso d'orgoglio intimo ch'egli sentiva
-battere contro la sua dura forza questo impossente furore. Forse nella
-sua Clinica stessa, nell'Ateneo medesimo dove insegnava, tutta una
-rivalità che non poteva sperare di sorpassarlo altrimenti, era in attesa
-del colpo mortale che lo ferisse in pieno cuore. Quanti Salvatore
-Donadei, grandi o piccoli, non vivevano intorno al suo cerchio di
-splendore, camuffati e silenziosi, fino al giorno in cui potessero
-togliersi via la maschera!
-
-Ma uno solo aveva osato per tutti. Aveva osato con un coraggio
-inconsulto e precipitoso, giocando a sua volta una posta ben grave, per
-un uomo com'era il Donadei, pieno di accortezza, di cautela e
-d'impostura. La passione lo aveva sopraffatto; si era sentito sicuro di
-poter guidare un assalto irresistibile, e senza timore alcuno aveva
-bruciato i ponti dietro di sè.
-
-Nel muovere questa guerra, egli contava senza dubbio su vaste
-complicità, su poderose alleanze; ma era ugualmente fuor di dubbio che
-l'estensore degli articoli firmati «Ergo» non aveva quasi nemmeno tenuto
-conto di quella prudenza elementare, che sempre ágita davanti agli occhi
-degli accusatori e dei polemisti gli articoli del Codice Penale intorno
-alla diffamazione. Gettando il dado, Salvatore Donadei dava il suo
-nemico per morto.
-
-In verità s'era troppo affidato alle testimonianze del medico Paolieri e
-di alcuni fra quelli che avevano veduto il cadavere del Fiesco. Era
-forse rimasto così stupefatto di questa possibilità inattesa, che
-l'aveva súbito accettata, non senza discuterla, ma parteggiando per
-essa, ben certo che un'accusa di tal genere, o vera nei fatti, o
-soltanto verisimile, dovesse riuscir bastevole a pugnalare in pieno
-petto un uomo come Andrea Ferento.
-
-Non aveva dunque troppo indugiato nell'esaminare se questi fosse
-colpevole davvero; gli bastava che a rigor di legge una simile
-colpevolezza potesse venirgli imputata; gli bastava di poter finalmente
-radunare contro lui tutta l'ira della sua parte, trascinarlo giù
-dall'altare, mettere alla gogna la sua storia d'amore.
-
-Quell'uomo era stato il fantasma nero della sua vita. Salvatore Donadei
-credeva di combattere per un'idea sua propria, mentre in verità non
-faceva che combattere contro le idee dell'altro; supponeva di avere
-un'ambizione sua propria, la quale non era nata invece che dal desiderio
-di misurarsi con la potenza dell'altro; e sopra tutto l'odiava, perchè
-il Ferento, invece di raccogliere la sua sfida, non si era mai curato
-d'altro che di squassarlo da sè come un piccolo avversario importuno.
-
-Con l'andar degli anni quest'odio aveva preso in lui così profonde
-radici, che avrebbe dato la sua fede, il suo giornale, il suo denaro, e
-perfino i suoi figli, per il piacere di calpestarlo senza remissione con
-la sua fredda ira, come si tenta spegnere coi piedi la fiamma di una
-lampada rovesciata. Giunta l'ora in cui tutto ciò gli parve possibile,
-questo uomo cauto e pieno d'insidie si lasciò quasi ubbriacare dalla sua
-crudele speranza.
-
-Dal giorno in cui Tancredo ed il Metello eran venuti a proporgli quel
-terribile mercato, egli non si era più concesso un attimo di pace. Aveva
-tramato, congiurato, subornati o fatti subornare testimoni, s'era
-accaparrato a forza di denaro una parte della stampa ed aveva messa in
-opera tutta la sua potenza d'uomo politico, di giornalista, di capo d'un
-numeroso partito, finchè suonata gli parve l'ora di dar fuoco alle
-polveri e scatenare nella piazza la congiura tessuta nell'ombra.
-
-E, se Andrea Ferento non fosse stato che un platonico banditore d'idee
-od un eroico cercatore di verità, esiliatosi fuor dal mondo, costoro,
-senza dubbio, per il lor numero e la potenza grande che ancora il
-pregiudizio esercita sopra la terra, costoro lo avrebber vinto con
-facilità. Ma in Andrea Ferento v'era un uomo altresì che amava la
-potenza per sè stessa, v'era il partigiano accanito che sapeva l'arte
-imperatoria del guidar le fazioni, e sapeva che al di sopra di tutte le
-forze radunate in mano dei poteri sociali, v'è sempre stata e sempre
-dominerà la violenza d'un uomo solo.
-
-Oh, quanto nel suo spirito beffardo egli derideva coloro che si
-aspettavano di veder lui, Andrea Ferento, semiconfesso e pavido sui
-banchi d'una Corte d'Assise! Credevano dunque che per tanti anni egli
-avesse investigata la materia invano? che per tanti anni avesse dalla
-sua cattedra bandita l'ultima parola delle scienze positive, per doversi
-ridurre, quando gli fosse mestieri sopprimere, ad iniettare nelle vene
-della sua vittima qualcosa che tre chimici dozzinali potessero poi
-raccogliere nei loro suggellati specilli? Ma no! ma no!... egli aveva
-disciplinato il suo delitto come si disciplina un esperimento
-scientifico, e la natura è ben più vasta che non suppongano gli sbadati
-farmacisti o gli avvelenatori da suburbio che solo confidano sopra il
-silenzio delle tombe. Non lui, che si chiamava Andrea Ferento, ch'era il
-più dotto e prodigioso fra gli scienziati d'Europa, non lui che aveva
-per giorni e settimane fatto progredire il suo delitto, a grado a grado,
-indisturbatamente, col pieno potere che gli veniva dalla sua coraggiosa
-libertà.
-
-Per un istante infatti egli aveva temuta, non la giustizia degli uomini,
-ma l'onnipotenza dei partiti che si collegavano contro lui, capaci senza
-dubbio di subornare un giudice, di dettare ai periti un responso
-dubbioso e per tal modo trascinarlo in Corte d'Assise, od anche mandarlo
-assolto per non provata reità. Era quello che tuttavia bastava per
-distruggere in un sol giorno la sua magnifica vita.
-
-Ma davanti al pericolo egli aveva ritrovato con una prontezza
-meravigliosa il suo posto di battaglia e la memoria strategica dell'uomo
-che in altri tempi aveva camminato alla conquista del potere.
-
-Ormai, se da una parte operavan sul giudice istigazioni potenti, egli ne
-faceva esercitare altre più incontrastabili; se poteva esservi nella
-designazione dei periti un intento recondito, egli era giunto a far
-cadere questa scelta su persone che avrebbero dovuto resistere a
-qualsiasi adescamento; se una parte della stampa lo aveva nei primi
-giorni assalito con furia, man mano egli era giunto a far piovere
-dall'alto certi minacciosi avvertimenti, che persuadevano i Direttori ad
-imbrigliare i più focosi retori; e frattanto egli allestiva con una
-pazienza, con una minuzia da certosino, la querela di diffamazione che
-avrebbe chiaramente dimostrato i pericoli del firmarsi «Ergo» alla dolce
-pecorella cristiana che si chiamava Salvatore Donadei.
-
-Egli sapeva bene che per le grandi cause occorrono grandi avvocati, e
-giornalmente passava un paio d'ore nello studio del senatore Ippolito
-Sandonato, l'oratore che piegava sotto il suo potere le Corti di
-Giustizia, soggiogava l'alte Assemblee con la speciosa eloquenza del suo
-discutere, il patrono che nonostante la tarda canizie rimaneva un uomo
-di toga intrepido e focoso come un esordiente.
-
-Incominciata la battaglia, non bisognava nè perdere nè vincere a metà;
-nella tensione di nervi che il combattimento gli dava, la storia verace
-del suo delitto aveva esulato lontano da lui, s'era quasi affondata
-senza memoria nella buia tempesta del suo spirito.
-
-
-Ora egli camminava leggermente, esagitando fra sè stesso le più remote
-conseguenze di tutto quello che stava per accadere, ed anzi era
-particolarmente gaio, per aver avuta in quel giorno un'idea felice, che
-Ippolito Sandonato si accingeva per l'appunto a mettere in opera.
-
-«Quel buon Tancredo Salvi... che aveva senza dubbio uno sviscerato amore
-per la Giustizia, e doveva certo essere incorruttibile come un santo
-monaco francescano...»
-
-Camminava tra questi pensieri, e frattanto era giunto vicino alla sua
-casa, quando, all'uscir dal vicolo nella diritta contrada, un clamore
-confuso di voci, un accorrere di persone, subitamente lo fermarono.
-
-Pochi passi lontano era la sua casa, l'ultima su l'angolo; più oltre, la
-piazza con il porticato, che nereggiava di gente ferma, dalla quale
-provenivano i clamori. Egli non poteva ben discernere nè udire, ma erano
-i giornalai che gridavano a squarciagola una notizia inattesa e
-vendevano a centinaia le copie de' giornali, che la folla spiegava
-concitatamente. Quasi nello stesso tempo, alle sue spalle, si levò un
-simile clamore, e, vóltosi, vide accorrere cinque o sei strilloni,
-rossi, rauchi, affannati, sotto il peso dei fasci che portavano,
-inseguiti da una folla che li spogliava man mano del supplemento
-stampato a grandi lettere. Gli passaron davanti come un'ondata, ed
-allora udì.
-
-Egli divenne orribilmente pallido, non volle credere a sè stesso, volse
-in giro gli occhi ed aguzzò l'udito come per riafferrar quel grido.
-
--- «L'assassinio di Salvatore Donadei!... Supplemento all'_Epoca_!...
-Supplemento al _Nuovo Giornale_!... L'assassinio di Salvatore
-Donadei!...»
-
-Non vide, non udì più nulla; un cerchio rosso, che si partiva dalle sue
-stesse pupille, occupò la vuota órbita che gli roteava tutto
-all'intorno... E sentì che il cuore gli batteva nel petto fino allo
-schianto, ma non seppe se di gioia, d'ansia o di terrore, tanto gli
-pareva che nel vortice improvviso del mondo si disperdesse come polvere
-il senso di tutte le cose.
-
-Poi si calmò. D'un tratto gli parve che la gente lo guardasse, anzi
-guardasse lui solo, quasi già sospettandolo di questo nuovo delitto. La
-morte gli si allacciava intorno come una compagna necessaria; ebbe
-istintivamente voglia di volgersi, di fuggire... poi di cacciarsi
-avanti, frammezzo a quella moltitudine e di gridare con tutto il suo
-fiato: -- Non io! non io!...
-
-Sopravvenivano altri giornalai; la strada fino al termine biancheggiava
-di pagine spiegate. Macchinalmente anch'egli si cercò nelle tasche una
-moneta, comprò il giornale, poi, quasi correndo, percorse la distanza
-che lo separava dal suo portone, entrò difilato in mezzo alla gente che
-l'ingombrava: si trovò nella corte. Un lampione ad acetilene rischiarava
-il porticato facendo splendere la porta a vetri che chiudeva l'accesso
-dello scalone.
-
-Alcuni gli si fecero intorno; egli chiese distrattamente: -- Che è
-stato? che è stato? -- e spiegò il giornale.
-
-Allora, súbito, dette un urlo. Aveva letto in capo della colonna: --
-«L'assassino è l'assistente di Andrea Ferento: Egidio Rosales.»
-
--- Ma no! ma no! ma no!... -- si mise a dir forte, mentre con gli occhi
-leggeva, e mentre intorno a lui si andava stringendo un cerchio di
-persone silenziose.
-
-Ogni tanto egli le fissava con occhi esterrefatti, come per
-interrogarle; poi di nuovo a leggere con avidità, con terrore.
-
-La notizia era questa: poche ore innanzi, mentre Salvatore Donadei
-scendeva dalla Redazione della _Crociata_ insieme col suo capo
-redattore, un giovine lo aveva subitamente affrontato sul marciapiede,
-scaricandogli addosso tre colpi di rivoltella a bruciapelo e gridandogli
-ad ogni colpo: -- Basta! basta! basta!
-
-Ferito due volte nel petto, una volta nella fronte, il Donadei stramazzò
-senza rispondere, morto.
-
-L'aggressore gli gettò sopra l'arma fumante, si volse alla strada e
-gridò:
-
--- Voleva uccidere un santo! Io l'ho vendicato!
-
-E scomparve. Tutto questo in un baleno.
-
-Dieci minuti più tardi, presentatosi al Commissario di Polizia, ripeteva
-le stesse parole con una calma ed una fissità da ipnotizzato, poi
-rimaneva immobile davanti alla scrivania del Commissario, stringendosi
-con una mano il polso tremante, che aveva ucciso.
-
--- Il vostro nome?
-
--- Egidio Rosales. Ho ventisei anni, mio padre è morto; mia madre anche.
-Sono il primo assistente di Andrea Ferento: a quest'uomo debbo tutto, e
-non feci che assolvere un debito liberandolo dal suo nemico.
-
--- Conoscevate l'onorevole Donadei?
-
--- No.
-
--- Sapete che è morto?
-
--- Lo so, e volevo che morisse.
-
-Non un muscolo, non una linea trasaliva nella sua delicata faccia
-pallida; solamente le pupille, che parevano aver perduta ogni virtù di
-espressione, bruciavan d'un fuoco fermo e s'affondavano sempre più nelle
-profonde órbite.
-
-
-Allora il Ferento, con impeto, ruppe il cerchio delle persone ch'erano
-intorno, uscì fuori, balzò in una vettura, corse al Commissariato di
-Polizia.
-
--- Voglio vederlo, súbito, súbito... vederlo!
-
-Il Commissario lo fece chiamare nel suo gabinetto. Il Rosales entrò, in
-mezzo a due questurini, pallido, con il bavero alzato. Nella sua chiara
-fronte, ne' suoi femminili occhi splendeva una estatica serenità.
-
-Con un atto paterno e disperato il Ferento gli si buttò incontro, quasi
-volesse tentare di strapparlo a' suoi carcerieri, a quelle due guardie
-impassibili, ferme, agghindate nell'uniforme dalle bottoniere
-luccicanti.
-
--- Rosales! figliuolo mio! che avete fatto? Che avete fatto, per
-carità?!...
-
-Ma questi non rispose; un tremito convulso gli agitò le spalle, gli fece
-brillare intorno al mento la tenue barba bionda; poi si lasciò cadere a
-piè del suo maestro, e singhiozzando avvinghiò le braccia intorno alle
-sue ginocchia.
-
--- Perdono! perdono... -- balbettava; -- ma non era più possibile che
-Lei...
-
-Andrea Ferento lo sollevò da terra quasi con violenza, e come padre e
-figlio, come fratello e fratello, que' due uomini, fra i quali stava la
-morte, insieme piansero abbracciati.
-
-
-
-
-VIII
-
-
-L'istruttoria si trascinò ancora per qualche tempo, finchè i periti
-risposero con un giudizio fermamente negativo. Allora il giudice Niscemi
-chiuse l'istruttoria e sottopose gli atti alla Camera di Consiglio, la
-quale, frustrando la denunzia, addusse in favore del Ferento
-l'inesistenza del reato.
-
-Il cadavere dissepolto ritornò a dormire l'interrotto sonno in quel
-piccolo cimitero di campagna, ove ormai gli sfioriti mazzi de' papaveri
-si piegavano con una specie d'ubbriachezza, dondolando su gli esili
-steli, mentre qualche foglia gialla si metteva a correre di tomba in
-tomba nelle folate crepuscolari.
-
-Così era passata la bufera sul grande omicida, su l'anima sua di tiranno
-e su l'insorgere tempestoso delle fazioni. Era passata e già si
-disperdeva, come tutto si disperde nel mondo, in una nube di polvere, in
-un'eco lontana e fievole che man mano la distanza confonde.
-
-Nell'ora più tragica del combattimento un fanatico s'era gettato a
-fronte bassa nella mischia per salvare il suo tragico maestro, ed anche
-se un tal eroismo per avventura fosse stato inutile, allora come sempre
-il mondo non poteva impedirsi d'ammirare queste barbare magnificenze.
-
-Come il Ferento aveva creduto e voluto, la battaglia era vinta; vinta
-senza riserve, ampiamente, crudelmente. Ora, poichè la strada era
-sgombra, poteva camminar oltre, verso il domani vertiginoso. Si era
-fatto amare abbastanza per trovare intorno a sè una falange di
-partigiani, serrata e forte, che ovunque lo avrebbe difeso a spada
-tratta, vita per vita; ormai non gli restava che godere il premio della
-sua temeraria impunità.
-
-Colpita nel cuore, la fazione avversaria s'era lasciata debellare
-facilmente: egli poteva ora scegliere vendette come rose profumate in un
-largo paniere. La folla, quella medesima folla ch'era insorta contro il
-suo nome, ora l'applaudiva; persuasa o meno, egli era stato il più
-forte; e ciò bastava perchè, secondo la logica della vita, il più forte
-avesse anche ragione.
-
-Era stata immolata una vittima per placare il dio della civile
-discordia; dopo molto contorcersi, la città aveva bevuta per gli
-interstizi del suo lastricato una fresca vena di sangue; l'epilogo era
-nella morte: bastava.
-
-Domani, con altre bandiere, si ricomincerebbe a guerreggiare; ma la
-battaglia di ieri diventava una fredda pagina di storia morta, un nero
-turbine che si allontanava nella immensa caligine delle cose finite. Su
-l'avvenire degli uomini urgeva e pulsava il domani, che appartiene
-sempre al vincitore ed è implacabilmente la disperazione del vinto.
-
-Questo era vero nella breve battaglia fra due fuggenti uomini, com'è
-vero nella storia dei popoli, nelle leggi fondamentali della vita, in
-tutte le distruzioni, in tutte le creazioni della possibilità umana.
-
-Egli era stato adunque il padrone del suo diritto imperatorio: aveva
-ucciso, aveva costretto altri ad uccidere, e la folla soggiogata
-l'applaudiva. Sopra il suo delitto non aveva trovato altro giudice che
-sè.
-
-Questo anarchico e questo santo alzava la sua rilucente potestà sopra i
-divieti che sono la catena dei mediocri: s'era involto, calmo ed
-inesorabile, in quel magnifico diritto che gli uomini titubanti avevano
-decretato agli Dei.
-
-Ma non soltanto sopra la scena mutevole della commedia umana era passata
-ormai come polvere l'improvvisa bufera; non soltanto fuori da lui, ma
-nel suo spirito stesso, era passata e lontanava.
-
-Non più l'irosa voglia del combattere, non più la gioia sopraffacente
-che si origina dalla coscienza del proprio potere; non più nemici, non
-più giornate sospese nel dubbio del domani, non più l'accanimento
-febbrile che gli occupava la veglia ed il sonno; ma invece una
-stanchezza quasi vuota, una specie d'annientamento, un gorgo aperto
-nell'essere, un'ala che ha volato troppo alto, ed ora cade, cade...
-
-Non era neanche giunto alla pienezza della maturità; aveva trentotto
-anni, e davanti a sè la vita, come una limpida libera strada. Era sicuro
-d'aver battuto il buon cammino, d'aver distinto il bene dal male con
-alti sensi, d'aver professata la propria coscienza con assoluta
-sincerità. Se aveva peccato, era d'orgoglio, nel non credere agli altri,
-nel volere col suo proprio dio; un dio prigioniero nella materia, che
-nasceva e moriva con l'uomo. Persuaso di poter imprimere un segno anche
-minimo nella storia della conoscenza umana, aveva intesa la vita come un
-sacerdozio, e, sebbene ciò fosse dissimile dalla sua natura, la spendeva
-con tenacità in una intensa e buona fatica.
-
-Aveva eretta la Scienza a sola divinità della vita: era persuaso che il
-_Dio lontano_ fosse, fino ad un certo punto, il potere dell'uomo.
-
-Per ciò bisognava, ed anzi era necessario, debellare con pugno fermo
-l'ignoranza ed i pregiudizi millenari delle stirpi, vuotare dagl'idoli
-marci le cloache del mondo.
-
-La sua concezione della vita escludeva nel modo più scientifico tutto
-quanto è miracolo, tutto quanto è rivelazione; escludeva il Dio perpetuo
-ed immemorabile, che può non nascere nè morir con l'uomo.
-
-Un giorno, in mezzo a tanto volo, gli era accaduto quello che accade
-all'essere più comune: -- s'era innamorato, innamorato fino ad uccidere,
--- e non più d'un pensiero astratto, ma d'una creatura fugace, lieve,
-bella, transitoria, d'una forma femminile che s'impadroniva del suo
-mondo, che pareva radunare in sè le ragioni estreme della vita.
-
-Il primo giorno che amò, la parola «uomo» gli parve d'improvviso
-assumere un significato diverso; non peggiore, non migliore: diverso.
-Gli parve che i confini della vita divenissero più angusti, ma più
-definitivi, e si accorse di aver esclusi da ogni ammissibilità molti
-principî dei quali non aveva dimostrata in alcun modo la inconsistenza.
-L'immenso edificio spirituale, costrutto sul fragile telaio delle sue
-verità positive, cigolava minacciando rovina per il semplice fatto d'una
-uccisione e d'un amore. L'ultimo volo del suo pensiero temerario si
-abbatteva esausto contro una parete insuperabile.
-
-Un dubbio interamente soggettivo entrava così nel suo mondo spirituale,
-poichè infatti, nell'ebbrezza della passione, il piccolo fenomeno della
-sua propria vita ed il fenomeno parimenti fugace della creatura che
-amava gli parvero d'un tratto essere divenuti la cosa più vasta, più
-significante, nell'universo mondo. Non era più così necessario che la
-materia opaca rivelasse all'indagatore il suo segreto essenziale, poichè
-la materia possedeva in sè un mezzo per divinizzarsi, per soverchiare
-con una specie di lirismo i suoi stessi confini, risvegliando nell'uomo
-che passa tra i fugaci miracoli della terra un senso ulteriore del
-mondo, il senso della universale divinità, «ciò che veramente è l'anima
-delle cose, il Dio non creato dagli uomini...»
-
-Poteva darsi perciò che il suo delitto medesimo, il suo cánone
-anarchico, sostenuto con tanta dialettica sottile, non fosse in fondo
-che un atto barbaro dell'amore, non fosse in lui che un ritorno
-immemorabile dell'uomo alle sue rapine primitive. Era una mente serena:
-doveva pur contemplare, senza impaurirsene, anche questa possibilità.
-
-E lo fece.
-
-Cominciò a ricercare nelle origini, laggiù, dov'era nato l'amore,
-laggiù, dove per la prima volta, con una tristezza paurosa e crudele,
-aveva in sogno posseduta la moglie del suo fratello infermo,
-accorgendosi nel medesimo tempo ch'ella era già ne' suoi sensi, quando
-ancora con l'animo ne rifuggiva, e l'amicizia era già morta, e la donna
-era già sua, e la vita subitamente lo assaliva da tutte le parti con un
-furore incontrastábile...
-
-Sì, v'erano parole grandi e sante che il respiro d'una bocca poteva
-disperdere. Ciò che aveva una meta erano i sensi; erano i sensi cupi,
-necessari, violenti, che inveivano in lui quasi con un urlo, ed era,
-oltre i sensi, qualcosa d'indomito che si levava dalle oscure profondità
-del suo essere per avventarlo con ira, ma pieno insieme d'una convulsa
-felicità, verso la dedizione di sè stesso nell'amore per un'altra
-creatura, verso la continuazione di sè stesso nelle vene d'un'altra
-creatura, nella rigogliosa giovinezza d'un figlio che la perpetui verso
-il domani, -- ciò che rappresenta nel mondo la vera ed unica immortalità
-dell'uomo.
-
-Ecco: ed egli dubitò di aver ucciso per amare la sua donna, per far
-nascere il suo figlio. Tutto questo che altri compendiano con ubbidienza
-e con pace intorno ad un intimo focolare, a lui veniva traverso il
-dramma, dopo ch'era salito in cima alla montagna del mondo, e aveva
-gridato nel vuoto la sua parola magnifica: -- «No!»
-
-
-
-
-IX
-
-
-Frattanto, nella casa di Giorgio Fiesco, Novella aveva messo al mondo il
-figlio di Andrea.
-
-Era nato serenamente, verso l'ora dello stellare, in una calma e
-religiosa camera, dov'entravano a larghe ondate i profumi sfiorenti e
-grevi del voluttuoso autunno.
-
-Ella fu addormentata, perchè non soffrisse, e lo diede al mondo con
-pace, come se lo avesse portato, non già nel grembo doloroso, ma su le
-braccia forti.
-
-Si svegliò e sorrise, cercando con gli occhi l'amante che dall'ombra la
-guardava. Piano sollevò dal lenzuolo il braccio seminudo, per chiamarlo,
-poi volse il capo sovra una guancia e richiuse gli occhi.
-
-Davanti a lei, ne' quadrati azzurri delle due finestre, il cielo
-notturno accendeva migliaia di stelle; non veniva dal quartiere
-sottostante alcun rumore pur fievole. Questa creatura battezzata con
-tanta morte aveva cominciato a respirare nel mondo in un'ora di pace.
-
-L'aveva raccolta su le fedeli sue braccia la bianca madre di Novella,
-che non si dimenticava d'aver cullato i suoi tre figli, ad uno ad uno, e
-che sentiva ella pure qualcosa della sua morta gioventù rivivere in quel
-vagito indistinto, ch'era già una voce umana.
-
-Come poteva ella, ch'era vecchia e stanca, non sorridere a questo verde
-fiore? Sì, le ombre, le ombre!... Ma per lei, ch'era un'arida esausta
-madre, la sola cosa che fosse ancor bella nel mondo era il palpito nuovo
-di quella vena che proveniva da lei. Sebbene fosse stata una casta
-consorte, s'accorgeva che il peccato della donna contro la fede nuziale
-si riduce ad essere una ben ridevole cosa davanti alla santità della
-creatura che nasce; onde le sue braccia senili palpitavan di gioia
-recando verso la cuna quell'ineffabile peso.
-
-La sua figlia peccatrice aveva portato nel grembo un cuore nuovo, e per
-lei questo l'assolveva da ogni peccato, versava sopra la sua lussuria
-d'amante la sacra e dolorosa purezza della maternità. Anch'ella
-inconsciamente scordava l'ombra del morto, per difendere, per amare
-quelli che facevano continuare la implacabile vita.
-
-E Maria Dora, quella medesima biondinetta che aveva guardato in silenzio
-il feretro risalire dalla profonda fossa, or si chinava sorridente, con
-una curiosità quasi materna, su la piccola cuna gonfia di pizzi e di
-cuscini soffici, ove una specie di gomitolo vivo tentava d'aprire le
-fessure degli occhi, le labbruzze umide, per guardare, per respirare nel
-mondo.
-
-Lo scemo era nella stanza vicina, al buio; stava presso la finestra in
-attesa di veder piovere le stelle filanti e sghignazzava, con la sua
-risata stridula, quasi beffarda, ogniqualvolta gli riuscisse
-d'acchiapparne una.
-
-In quel mentre poetava come al solito.
-
- «Le stelle filanti filanti
- son fili di paglia che bruciano.
- Per prenderle mi metto i guanti...
- sicuro... ne ho prese già tre!»
-
-Il Ferento rimaneva muto ed assorto nella camera di Novella. Guardava il
-letto ricomposto, le sembianze di lei riassopita, pallida in volto, con
-qualche ciocca di capelli rappresa intorno alla fronte. Aveva un braccio
-nudo fuori dal lenzuolo, ed al polso un braccialetto, che nonostante il
-lutto, ella non lasciava mai. Quel cerchio d'oro luccicava nitidamente
-in mezzo alla penombra, quasi fosse il centro luminoso della camera e
-d'una spirale di sciarpe nere che s'avvolgessero intorno alla donna
-supina.
-
-Il suo braccio prendeva un color dorato; la mano era tranquilla,
-singolarmente pura, quasi diafana. Il respiro dell'addormentata
-sollevava leggermente il lenzuolo; un bel copripiedi di pizzo, a punto
-d'Irlanda, con un nastro di raso azzurro, largo un palmo, ch'entrava ed
-usciva dai fori della merlettatura, facendo agli angoli quattro vaste
-gale, confondeva la lunghezza del suo corpo in un leggero sollevamento.
-I suoi capelli dormivano accanto a lei, raccolti a fascio dietro la nuca
-scintillante; le sue narici, volte verso il lume, parevan tinte di
-roseo, mentre la bocca era del tutto scolorata.
-
-Una calma lampada, nascosta sotto il paralume, fasciata con un velo,
-addormentava la stanza nel suo morbido chiarore; di lontano batteva una
-pendola; sul tavolino da notte c'erano tre rose, in un bicchiere.
-
-Come l'amava! come l'amava!... che struggimento, che intollerabile
-tristezza, che voglia malata di piangere... che affettuoso dolore!
-
-Adesso avevan un figlio, eran legati, avvinti l'uno all'altra per intera
-vita... Eppure egli non sentiva di avere un figlio, non lo conosceva,
-sebbene fosse già nato e l'avesse appena intravveduto con i suoi occhi
-distratti. Sentiva solamente una cosa: l'amore per lei, l'amore, il
-desiderio, la paura di lei... Ma anche questo in un modo già diverso,
-già nuovo.
-
-Un pensiero l'occupò improvvisamente: «Rimarrà bella?»
-
-E s'accorse che la sua bellezza gli era necessaria.
-
-Poi cominciò a guardare indietro, verso tutto quello che aveva compiuto
-per giungere fino a quell'ora, e ne provò un senso quasi di vertigine,
-come se avesse guardato smarritamente nell'immenso gorgo del proprio
-amore.
-
-Di nuovo il senso quasi erotico della loro complicità gli venne al sommo
-del cuore. La rivide in lontane ore notturne, disperata e sorridente
-nella gioia che mai non la saziava; ricordò il profumo della sua gola
-turgida, che ora da molte settimane non baciava più.
-
-Si udiva dall'altre stanze un'eco di rumori confusi; ma in quella camera
-di natività, immersa nella penombra vaporosa, non si udiva che il rumore
-della notte, simile a quello che fa, nell'aprirsi, un grande ventaglio
-di piume.
-
-Li avevano lasciati soli, mentre di là v'eran il medico, la levatrice,
-le domestiche, l'intera famiglia radunata intorno alla culla, e già
-tutti eran curvi su quella debole incominciante vita, come se il nascere
-fosse ancora un miracolo che stupefacesse i vivi, e come se davanti al
-vagito d'una creatura nascente fosser cosa di ben lieve importanza tutte
-l'altre voci che provengono dal confuso agitarsi del mondo.
-
-Ella dormiva in pace, stanca d'aver compiuta la sua fatica materna,
-forse ondeggiante nel sonno in una sensazione d'allegrezza e di lievità.
-Su la bocca un po' tumida, leggermente contratta, le alitava un sorriso
-che pareva somigliante allo stupore d'una ubbriachezza; egli, che la
-guardava con l'occhio geloso e mai casto d'un amante, provava un senso
-complesso d'ostilità e di compassione contro la donna che aveva dovuto
-soggiacere così apertamente alle tiranniche leggi della natura, e che,
-invece di esaudir l'amore come un divino sterile delirio, aveva dovuto
-avvilire il suo grembo con il peso bestiale della fecondità.
-
-Veduto così, l'amore non era più che un prestigioso inganno, traverso
-cui l'uomo s'induceva necessariamente a creare. Una volta di più _il
-divino esulava dalla materia_; l'uomo non era che il tramite aleatorio
-traverso il quale passa la corrente inestinguibile della vita; il
-figlio, appena concepito, impoveriva già la sua madre; nascendo,
-incominciava ad ucciderla.
-
-Davanti a quel primo vagito, a quel primo brancolare nella luce d'una
-creatura da poco respirante, essi, che l'avevano generata, esaurivano
-sostanzialmente la lor ragione d'essersi amati, finivano di ubbidire
-alla volontà naturale della materia, trasmettevan nella forza d'un cuore
-più celere il già morente fuoco delle lor vene, quasichè la lor concorde
-ragione di vivere fosse trapassata in quel più giovine spirito, e la
-vita camminasse oltre, immemore, sopra la loro subitanea vecchiezza.
-
-Nel momento ch'ebbe un figlio, sentì la catena che lo avvinceva
-inesorabilmente alla sua propria fine; sentì l'origine di quel buio
-dolore che rivolge l'uomo decrepito verso la gioventù sempre fuggente,
-poich'egli non può ringiovanire se non avventando la sua furente voglia
-di vivere nel cuore più giovine d'un figlio, come d'un altro sè stesso,
-che trascinerà la sua ombra verso il perpetuo domani.
-
-L'onda, l'onda, l'onda... e più lontano ancora l'onda, e fin oltre i
-limiti di tutte le lontananze, ancora e per sempre, inutilmente,
-l'onda...
-
-Egli chiuse gli occhi, sopraffatto, e gli parve di sentirsi uccidere con
-una lentezza crudele dalla stessa chiaroveggenza del suo pensiero. Se
-tale infatti è il mondo, qual'esso appare all'uomo che avvedutamente lo
-guardi, come potremmo ancora senza tedio accingerci a pensare, a volere,
-ad amare, ad irrompere insomma con tutta quella ingordigia ch'è nostra
-nei dominii della vita? Se una tale inutilità sovrasta ogni meta, perchè
-mai l'uomo si affaticherebbe ad essere qualcosa più che un rassegnato
-gauditore di gioie distruttibili?
-
-O forse la materia è così prodigiosa, ch'essa ci salva persino dal
-nostro medesimo pensiero, e quanto più la nostra mente s'accanisce a
-distruggere il senso del vivere, tanto più l'istinto illogico ed
-imperioso della nostra vitalità ci sospinge ad amare con ebbrezza quello
-che pur vediamo essere un nulla?...
-
-Forse. Perchè l'uomo non ha nella creazione che un solo nemico: sè
-stesso. Quando l'addormenta, è felice; quando lo fa pensare, disperato.
-Nulla vi è che resista, che _sia qualcosa_, davanti al nostro pensiero:
-nè la bellezza, nè il piacere, nè la verità, nè l'amore, nè il pensiero
-medesimo... nulla, nulla! E tuttavia non siamo che gli innamorati
-inguaribili dell'una o dell'altra di queste cose fallaci, non possiamo
-far altro nel mondo che seguitare a credere l'assurdo, a fidare
-nell'inganno, a volere l'inutilità...
-
- «Sorella, non eran fili
- di paglia, e nemmeno d'argento;
- non erano che un po' di vento
- rosso... Ne ho prese più che cento;
- m'hanno bruciato i guanti.
- Le diamo al bambino piccino
- le stelle filanti filanti?...»
-
-Erano soli, nella camera silenziosa; il mese d'autunno, con folate
-calde, gonfiava le tende senza muoverle, senza far nascere il più
-piccolo rumore. Nel guardare la notte, pareva che un velo di mussola
-nera continuamente s'avvolgesse intorno ad un cerchio d'azzurrità; entro
-infuriavano stelle, come lucciole prigioniere in una finissima rete.
-
-Allora egli ricominciò a sognare che l'amava, che l'amava con voluttà e
-con oblìo, come se gli dilagasse per le vene il fumo d'un oppio
-ubbriacante; perchè al disopra d'ogni titanica impotenza del pensiero
-cantava tuttavia l'amore, questo volo dell'essere ch'era il più lontano
-dalla morte, ch'era stato e sarebbe in eterno la più bella favola del
-mondo...
-
-
-
-
-X
-
-
-Ma egli aveva ucciso.
-
-Allo stesso modo che il suo pensiero gli impediva di credere nel divino,
-di costituire l'alta sua libertà sotto l'arbitrio dei pavidi
-legislatori, così la sua logica imperatoria gli impediva di ritenere che
-ciò fosse un delitto. L'aver soppresso non era, nella sua coscienza
-incolpevole, che un atto barbaro ma necessario di dominazione. Certo non
-lo mordeva il rimorso che tormenta il mediocre; anzi la sua volontà
-micidiale continuava senza infrangersi dopo la consumazione del delitto.
-Se talvolta, di sorpresa, un dubbio lo assaliva, gli era facile
-impadronirsi velocemente di sè stesso, riflettere, annientare il suo
-dubbio. Le piccole paure dell'uomo non erano fatte per lui. Ma quello
-che invece lo torturava era la menzogna, ed era il silenzio, dai quali
-non poteva disciogliere il suo virile coraggio.
-
-Preso d'assalto, era stata buona guerra il mentire, poichè fra uomo ed
-uomini tutto è lecito quel che fa essere il più forte. Ma ora, lontanata
-la guerra, egli sentiva una ripugnanza invincibile della sua frode;
-perchè, se l'uomo può mentire in un giorno di pericolo, non deve, non
-può, tutta la sua vita vivere nella menzogna.
-
-Sì, da un lato era in pace con sè stesso; almeno gli pareva. Ma
-dall'altro egli si sentiva divenire crescentemente il nemico di sè
-stesso, e talvolta sentiva di trascinare in sè una fatica morale man
-mano più insopportabile.
-
-Passavano i mesi, gli avvenimenti mutavano; l'epilogo d'una storia di
-morte s'era chiuso intorno ad una cuna. Per riposare la sua fatica e per
-lasciare che un poco di silenzio addormentasse quei giorni di furore,
-aveva trascorse parecchie settimane in una recessa villeggiatura, con
-Novella, e con la famiglia di Novella che vigilava il loro piccolo
-bimbo.
-
-Ormai nessuno di costoro, forse neanche Maria Dora serbava in apparenza
-il più piccolo dubbio su la possibilità che il giudice avesse prosciolto
-un colpevole, tanto è profonda nel cuore dei semplici la deferenza verso
-la cosa giudicata. Inoltre, con la nascita di quel bimbo, egli s'era
-impadronito quasi d'un diritto, ingiusto ma grande, al loro amore: fra
-poco sarebbe il tempo delle nuove nozze; il lontano morto non aveva
-lasciato superstiti, e la famiglia, ch'è un organismo incoscientemente
-avido di dominio, si rinserrava intorno a quell'intruso che la faceva
-continuare. Non era crudeltà nè indifferenza; questo accade ogni giorno
-e dappertutto, poichè il diritto dei morti non può prolungarsi oltre un
-certo limite nell'osservanza dei vivi.
-
-Già tardo era l'autunno quando Andrea fece ritorno alla sua Clinica ed
-essi alla lor casa di campagna. Ma in capo di qualche tempo Novella, che
-non sapeva rimanergli lontana, lasciato il bimbo alle cure di sua madre,
-tornò ad abitare per l'ultima volta nella casa di Giorgio Fiesco.
-
-Dalla maternità era uscita quasi più giovine, più vogliosa di vivere, nè
-ormai cercava di opporre alcun ritegno alla pienezza della sua felicità.
-Verso la primavera si sarebbero sposati, ed ora veramente, senza ombra
-di rimorso, vedeva la vita splendere davanti a sè come una striscia di
-sole.
-
-Egli a sua volta provava un desiderio insaziabile di starle più
-strettamente vicino; di lei si stordiva, di lei si colmava il pensiero e
-le vene, sino ad averne bisogno come d'un farmaco soave nel quale
-s'addormentasse l'indefinibile suo tormento. Lontano da lei, la vita
-mutava colore.
-
-Ella era tornata gioconda come una fanciulla ed il suo spirito si era
-liberato dal dramma con una facilità sorprendente. Non si ricordava
-quasi più d'essere madre; in lei traboccava il riso dell'amante felice;
-il suo corpo, le sue parole, i suoi gesti erano più voluttuosi che mai.
-Gli abiti neri che ancora la vestivano eran quasi un velo necessario
-alla soverchia sua impurità; sembrava che li portasse con una religione
-profana e tentante, come una suora che visibilmente abbia voglia d'amore
-sotto il cilicio della sua veste claustrale.
-
-Era la sua prima, la sua vera giovinezza, quella che non aveva potuto
-fiorire negli anni del matrimonio doloroso.
-
-Più tardi, coi primi segni della vecchiezza, ella diverrebbe veramente
-una madre; ma ora, finchè un tale rigoglio di sensualità le sbocciava
-per la bella persona, finchè sentiva così forte, fra vena e vena, lo
-spasimo della sua giovinezza, finchè, dietro il velo delle sue ciglia
-quasi d'oro, il mondo ancora le mandava luce come una prateria piena di
-sole... benchè vedova, benchè madre, benchè ravvolta in un dramma oscuro
-e temibile, non sapeva che tendere le sue braccia piene di colpa verso
-l'inebbriata esultanza dell'amore..
-
-Egli era qualche volta buio; ma una sua carezza bastava per
-rasserenarlo. Ed in tal modo, la coscienza del potere che aveva sopra di
-lui le impediva perfino di vigilare con attenzione la crisi che andava
-logorando il cuore dell'amante. La sua propria gioia era così obliosa
-che nemmeno le concedeva di accorgersi del dolore; poichè gli uomini
-riescono difficilmente ad essere così attenti o così distratti come può
-essere una donna.
-
-I giorni passavano, ad uno ad uno, come granelli di una lenta collana;
-quella casa di Giorgio Fiesco era divenuta troppo vasta per lei sola e,
-nell'abitarvi, ella provava un non so quale disagio, anzi una
-intollerabile malinconìa. Vi rimaneva solo in quelle ore che Andrea
-seguitava macchinalmente a dividere fra le cure della Clinica e
-dell'Università. In quella casa egli non metteva mai piede; ambedue, per
-un tacito consenso, usavano questo rispetto verso il morto.
-
-Ma non appena s'avvicinasse l'ora verso la quale Andrea soleva
-rincasare, a mezzodì e nel pomeriggio, ecco, ella si calava su la faccia
-sorridente il velo di crespo e con un senso delizioso di peccato,
-cercando in mille guise di sottrarsi all'anonima indiscrezione della
-strada, rapidamente si faceva condurre alla sua casa.
-
-Per lo più giungeva innanzi ch'egli tornasse: l'aspettava con il cuor
-trepidante, quasi non lo vedesse da mill'anni, e vigilava ogni rumore
-per sorprendere quello del suo passo noto.
-
-Alle volte gl'impediva di uscire, o lo faceva tardare a bella posta,
-godendo con una specie di crudeltà infantile quei pochi momenti rubati
-a' suoi severi offici. Da quando ella era con lui, così intima nella sua
-vita, gli aveva insegnato ad amare i suoi piccoli capricci femminili, ai
-quali egli s'arrendeva sorridendo. La sera pranzavano insieme, ad una
-tavola imbandita con fiori, sopra una tovaglia leggiadra, con cibi
-delicati, ch'ella si occupava di scegliere. Nessuno svago avrebbe
-superato per loro la dolcezza di quel vivere intimo, e la sua maschia
-ruvidità si lasciava ravvolgere con inerzia da quella soave atmosfera
-femminile.
-
-Ora l'appartamento era pieno di cose ch'ella vi portava: specchi, abiti,
-biancherie, fiori a profusione, oggetti graziosi e inutili, ch'ella
-raccoglieva intorno a sè come un adornamento inseparabile. Tutte queste
-cose infatti cominciavano con divenire anche a lui quasi necessarie,
-cominciavano con occupare un posto notevole nella sua vita severa.
-
-Ogni notte stavano insieme fin tardi, alle volte fino al mattino; ed
-egli amava di ritrovare le sue vestaglie appese nello spogliatoio, le
-sue pianelle su lo scendiletto; amava di veder luccicare sui pavimenti
-qualche forcella caduta e di trovare sui lavabi di marmo, su le
-specchiere, su le pettiniere, tanti vasetti e bossoletti e ferri e lime
-e piumini per la cipra e pettini e profumerie: tutta insomma quella
-minuscola confusione luccicante che serve per l'ornamento della bellezza
-femminile.
-
-A poco a poco egli s'accorgeva d'aver preso tanto amore a queste inezie,
-che il privarsene ormai gli sarebbe stato veramente impossibile; senza
-di lei, senza la profusione per ogni stanza di cose che le
-appartenessero, gli sarebbe divenuta odiosa e tetra la casa dove abitava
-da tanti anni; senza quel profumo di lei che ondeggiava nell'aria, che
-s'attorcigliava come una sciarpa intorno ad ogni cosa, gli sarebbe
-sembrato che al suo respiro mancasse la parte più benefica e più
-sostanziale.
-
-Aveva presa l'abitudine di trovarla dietro l'uscio entrando, e di
-sentirsi all'improvviso cingere dalle sue braccia; aveva imparato a
-conoscere il rumore ch'ella faceva, camminando, con la sua liscia
-gonnella nera, co' suoi tacchi sottili che battevano sui pavimenti
-lucidi; quel rumore, egli lo ascoltava talvolta anche quando ella non
-v'era, e si sarebbe sentito infelice come il più misero uomo se gli
-avessero detto per avventura che non l'udrebbe mai più.
-
-Non era più soltanto amore, ma un affanno crescente, un bisogno
-inguaribile della sua presenza, una specie di malattia sottile, che gli
-entrava nel sangue, s'immischiava nel dolore, nel piacere delle sue
-vene.
-
-Talvolta uscivano insieme, la sera, nascosti nell'automobile chiusa, e
-correvano per lunghi tratti nel silenzio della campagna circostante.
-Faceva un inverno dolce, con qualche notte stellata; l'ombre della
-strada, assalire dal fascio dei riflettori, si rompevano come
-impalcature di tenebra che rovinassero con uno schianto. Il rumore del
-congegno parlava come una voce umana. Pigra, ella si coricava nelle sue
-braccia, lasciandosi urtare da tutte le scosse, con una inerzia che
-accresceva il suo peso caldo e profumato. Era senza cappello,
-spettinata; ogni tanto sollevava la faccia per farsi baciare su la
-bocca.
-
-Ella, nell'ombra, non vedeva i suoi occhi accesi e fissi, non poteva
-nemmeno sospettare quanta furia di pensiero si agitasse dietro la sua
-fronte pallida.
-
-La strada camminava rapidamente, come un fiume in piena fra la tenebra
-delle due rive.
-
-Al ritorno, la città riappariva, dapprima obliqua, sollevata su la
-pianura circostante; poi man mano si delineava più ferma sotto una
-cupola di fumo rossastro, e cominciava lontanamente a tremolar di lumi,
-come un accampamento immenso, dove le sentinelle camminassero, avanti,
-indietro, in ogni verso, con lanterne cieche.
-
-Irrompevan sui bianchi selciati con un fragore di velocità ripercosso
-dai muri delle case: ella frettolosamente si rimetteva il cappello,
-avvolgendosi nel velo di crespo.
-
-Così vissero alcuni mesi. Già stava per sopraggiungere la primavera
-anniversaria; le brine del mattino si tingevano di rosei colori.
-
-Un giorno egli pensò: -- «Sono stanco.»
-
-Di cosa, non sapeva. -- Era stanco. Gli era passata su l'anima una
-immensa e logorante fatica. Si accorse di un mutamento essenziale che
-gli aveva compenetrato e scompigliato lo spirito, senza ch'egli nemmeno
-se ne fosse avveduto.
-
-Era stanco, in un modo profondo, e forse dell'intera sua vita; stanco
-della strada per la quale aveva camminato fino allora, -- e, non sapeva
-il perchè, ma stanco insieme del suo proprio cervello.
-
-Da lungo tempo non era entrato più nel suo laboratorio; anzi; per non
-dover rispondere ad interrogazioni, aveva licenziato da sè, occupandolo
-nella farmacia della Clinica, il giovane batteriologo che da parecchi
-anni lo assisteva in ogni esperienza. Nel pensare alle sue ricerche
-interrotte provava un senso di tedio: nè gli esperimenti nè i libri di
-scienza lo interessavano più. D'un tratto, era caduta giù da' suoi occhi
-una specie di maschera spirituale; gli pareva di riconoscere in sè
-altr'uomo; la stanchezza totale del suo spirito gli impediva di
-giudicarsi.
-
-Ma, senza dubbio, anche l'amore indefesso che aveva portato alla
-guarigione, alla salvezza dell'uomo, era in lui diminuito singolarmente:
-la missione d'una volta ora gli appariva tutt'al più come un mestiere
-necessario e vile.
-
-Continuava macchinalmente a guidare l'Istituto Clinico, ad essere il
-capitano d'una falange di salvatori, a chinarsi giorno per giorno su gli
-enigmi continui della malattia e della morte; ma gli pareva nello stesso
-tempo che una voce in lui nascosta lo beffasse continuamente, come da sè
-medesimo si beffa un uomo il quale sappia di star compiendo alcunchè
-d'inutile.
-
-Andava molto spesso, con una curiosità quasi da neofita, a guardare i
-morti. E poichè questa era la fine inevitabile d'ogni creatura, gli
-pareva cosa veramente trascurabile che «_gli altri_» avessero a morire
-qualche giorno prima, qualche giorno dopo...
-
-«_Gli altri_...» -- ecco quello ch'era divenuto assolutamente estraneo
-al suo mondo; non capiva più come si potesse spendere la vita per «_gli
-altri_». Il senso egoistico della sua persona s'aumentava in lui
-grandemente, ma senza più comunicargli alcuna volontà di elevazione; la
-sua febbre di conoscenza e d'indagine si rappacificava ogni giorno più
-nella inerte pigrizia del non pensare, in quel senso d'impossibilità e
-di rinunzia che fluttua su lo spirito dell'uomo, quand'è passato, con il
-cuore esausto, al di là da un immenso dolore.
-
-Quasi che un tarlo invisibile fosse entrato a corrodere l'architrave del
-suo pensiero metafisico, gli parve di comprendere che tutto l'edificio,
-d'un tratto, con le sue colonne ciclópiche, i suoi fastigi avvampanti,
-stesse per minacciar rovina; ed egli era incapace di ritrovar la via
-tortuosa di quel tarlo struggente, incapace di costrurre un arco più
-solido sotto quello ch'era in pericolo di sprofondare.
-
-Ancora una volta, nella storia dei sogni umani, l'uomo temerario ch'era
-salito in cima alla montagna del mondo si sentiva riafferrare da una
-mano invisibile, trascinare in giù, per il pendìo tenebroso, verso la
-sua catena ed il suo covo. Il ponte gettato su l'infinito peccava come
-sempre d'un millesimo nel calcolo della sua curva, e ciò bastava perchè
-il peso microscopico d'uno uomo pericolasse di farlo rovinare.
-
-Andrea Ferento aveva cantato il «Dio che muore con l'uomo», aveva
-creduto nella passante Inutilità della vita; come tutti i sognatori,
-come tutti gli apostoli, aveva rifiutato di piegare la sua dura fronte
-sotto il peso delle inevitabili obbedienze umane.
-
-Un giorno, a mezzo del cammino, gli era stato necessario di sopprimere,
-di chiamare a sé, per anticiparle un dono, «la pallida alleata, Morte»;
--- e, sicuro d'averne il diritto, reso incolpevole dalla sua temerità,
-uomo contro uomo, vita contro vita, sereno, implacabile, aveva ucciso.
-
-Ecco: a biasimarlo, in lui non s'era levata la voce oscura d'un Dio; a
-incatenare il suo polso libero non era bastata la forza vindice dei
-poteri sociali; sopra il suo delitto travolto la vita rifluiva, come
-sopra la diga sommersa il fiume barbaro.
-
-E tuttavia, da quel giorno, qualcosa d'inafferrabile era entrato a
-disordinare la sua mente; la terra da quel giorno brulicava davanti agli
-occhi suoi d'infinite agonìe; sopra tutte le speculazioni del pensiero
-appariva, scaturiva chiaramente una verità essenziale, non facile ad
-esprimersi con parole, per quanto essa brilli e traspaia da ogni cosa
-viva: -- e cioè, nell'immanenza perpetua dell'anima universale»,
-insoffocábile divinità che tutto compénetra il senso della vita e della
-morte.
-
-Obbiettivamente poi, quel suo coraggioso atto di libertà aveva prodotto
-un bene anzichè un male; aveva lasciato vivere due creature giovini e
-fertili, rendendo appena più celere una insanabile agonìa. Egli era
-medico: non credeva quindi nel miracolo; quell'agonìa poteva essere
-tenace, diuturna forse, ma era infallibilmente un'agonìa. Il medico
-dunque aveva solo armato il suo polso di quel virile coraggio, che in
-talune circostanze verrà forse comandato ai medici di domani.
-
-Davanti al suo cervello, egli non aveva peccato se non contro quella
-«volontà negativa» insita nella materia e che pareva esserne la qualità
-divina. Ma il piccolo tarlo era in ciò: ch'egli aveva lesa una legge
-fondamentale, s'era impadronito della morte, s'era fatto complice di
-quell'avversaria che l'uomo deve odiare. Per lui, medico, per lui,
-apostolo della vita, quest'alleanza era tradimento. Ed ormai gli era
-impossibile non sentirlo, anche sopprimendo il cuore, con il solo
-cervello.
-
-Aveva in verità vôlte le spalle sul campo di battaglia, disertato dalla
-sua bandiera.
-
-Se veramente, com'egli aveva concluso, la vita era un fatto aleatorio ed
-inutile, si doveva poterla sopprimere senza udire nell'eco interiore
-dell'essere quel grido universale che si eleva dalla materia lesa,
-contro l'atto che uccide.
-
-Ma se all'uomo più forte non era lecito far sì che questo grido tacesse,
-c'era forse mai nell'Inconoscibile una potenza che non poteva in alcun
-modo accedere al pensiero dell'uomo, che certo non era Dio, ma non era
-neanche l'Inutilità?...
-
-E il tarlo camminava, camminava, tra le screpolature del castello
-ciclópico, senza dargli pace.
-
-Fra tutte le colpe dell'uomo gli pareva che il tradimento fosse la più
-spregevole, poichè anche il delitto può esser bello, se richiede un
-grande coraggio. Ma il tradimento non ne richiede alcuno; ed egli
-appunto sentiva di tradire, nel chinarsi ancora, con una pietà ormai
-simulata, sul letto degli infermi, nel vestirsi da benefattore, da
-salvatore, _egli che aveva ucciso_.
-
-Gli altri medici della sua clinica forse ne sapevano meno di lui, ma
-erano più degni; que' chirurghi dalle braccia nude, sporche di sangue,
-ferivano anch'essi, ma ferivano per salvare; que' medici attenti, che
-negli alti armadi sceglievano e mescevano con saggezza le dosi dei
-veleni, troppo spesso lo inducevano a rammentarsi di quella composizione
-chimica perfida e sottile che gli era servita per propinare a dosi lente
-una introvabile morte. L'aspetto medesimo di quel sereno edificio, dove
-la sofferenza era santificata come nelle chiese la preghiera, non gli
-riusciva più familiare come una volta, e spesso provava la sensazione
-d'esservi pressochè in esilio. Nel traversarne ogni mattina le diritte
-corsìe non aveva più accanto la limpida figura di Egidio Rosales, e
-questo, questo sopra tutto, gli stringeva il cuore come nella forza
-d'una mano crudele.
-
-Ogni tanto volgeva indietro gli occhi, e per abitudine credeva di
-rivederlo. Alto, biondo, con il càmice che gli scendeva sino alle
-caviglie, una profonda cicatrice, pur visibile tra la barba, gli feriva
-il principio del collo sotto la mandibola sinistra; teneva un libro
-aperto su l'avambraccio e scriveva rapidamente, con una penna
-stilografica, facendo stridere la carta...
-
-Ora non più. Il Rosales era lontano, vestito di un'altra stoffa più
-ruvida, la tela del reclusorio, e chissà mai, forse in quel momento
-risognava con i suoi occhi allucinati la corsìa luminosa dell'ospedale
-per dove il suo maestro passava...
-
-Salvarlo interamente non gli era stato possibile; aveva ottenuto che una
-perizia lo dichiarasse irresponsabile. In luogo dell'ergastolo fu
-condannato al manicomio criminale, nè mai passava giorno senza che il
-Ferento tentasse qualcosa per abbreviargli o per lenirgli la pena.
-
-Fra i moribondi, fra i malati, fra i convalescenti, egli provava sempre
-più un senso d'esilio; veder morire gli pareva ormai una cosa snervante
-e laida; guarire, un fatto accidentale, che altri potevan operare meglio
-di lui. La sua Clinica non gli pareva più un limpido e sereno tempio
-elevato al dolore dell'uomo, bensì una triste casa, ove tutte le
-putredini della carne eran manifeste, i gemiti confusi, la morte
-accumulata.
-
-Sentiva talvolta il bisogno subitaneo di uscirne, verso l'aria libera, o
-di cercare nelle braccia dell'amante il rifugio e l'oblìo.
-
-Non lo avevano condannato le leggi: si condannava da sè, in silenzio, da
-vero giudice di sè stesso, con la condanna più alta e più crudele che
-mai si potesse infliggere, ossia rifiutando a sè medesimo di vincere
-ancora.
-
-Non il suo delitto, ma il tradimento gli era di peso; in ogni attimo
-aveva la tentazione di provocare i suoi nemici, affermando loro la
-verità. Libero e solo, forse lo avrebbe fatto; ma due creature complici
-della sua colpa gli comandavano il silenzio: -- e tacque.
-
-La sua lotta fu lunga, e dibattuta nel modo più crudele; ma un giorno
-subitamente si risolse. Con una lettera concisa e ferma rassegnò al
-Ministero le dimissioni dalla sua cattedra universitaria; nello stesso
-tempo, radunata in una sala dell'Istituto l'assemblea dei medici, con
-brevi parole comunicò loro di aver donata la sua Clinica al Comune e di
-trapassarne in quel giorno stesso la direzione al suo collega più
-anziano, l'illustre professor Damiato.
-
-Questi era presente al convegno ed era per l'appunto quegli cui dava
-insopportabile ombra la gloria di Andrea Ferento. Nel suo geloso cuore
-d'uomo, aveva intimamente sperato che l'accusa lo rovesciasse.
-
-Fra quei medici che, da molti anni, con il potere della sua grande
-anima, nell'alta solitudine della sua virile gioventù, limpido e libero,
-Andrea Ferento capitanava, la sorpresa ed il cordoglio per quella
-notizia furon estremi. In un silenzio pieno di perplessità la voce
-tranquilla del Ferento parlava: era in piedi fra loro, a qualche passo
-dal semicerchio silenzioso che gli formavano intorno. Parlava ritto su
-l'alta persona, ravvolto in una specie di assiderata e brillante
-solitudine, come quando era dinanzi al feretro del suo fratello che
-ponevano in sepoltura. Nella sua faccia non un muscolo trasaliva; ne'
-suoi fermi occhi non brillava che una decisa tranquillità. Tra quel
-silenzio, la sua voce scandiva le parole vibratamente, quasi volesse
-inciderle a duri colpi nella memoria dei compagni e dei discepoli. Ogni
-tratto, al termine delle frasi, rovesciava un poco all'indietro la
-fronte pallida, con una mossa che faceva tutta rilucere la sua bella
-capigliatura.
-
-Essi lo guardavan muti, protesi verso di lui, senza osare interromperlo.
-
--- «Sì, miei amici; voi continuerete, buoni e valorosi come foste
-finora, la strada che vi ho tracciata. Per me, oggi, non ho bisogno che
-di riposo. Anzi, questa non è la parola: ho bisogno di pace.»
-
-Abbassò gli occhi d'improvviso luccicanti, e tacque, mentre le sue
-parole vibravano ancora nell'alto silenzio della sala. Poi tese la mano
-verso loro, con un gesto di commiato, come per salutarli tutti, e
-risoluto si volse. Ma d'un tratto, con un disordine di clamori e di
-proteste, il semicerchio si chiuse, l'assemblea sollevata in un concorde
-impeto si strinse commossa e fedele intorno all'uomo che l'abbandonava.
-
-Egli non aveva detta parola intorno al suo dramma, eppure tutti
-supponevano di comprendere la verità: «non era nè malato nè stanco; ma
-il suo rifiuto era sdegno; sdegno e tristezza per l'orribile assalto.
-Messo alla gogna davanti al paese intero, ferito volgarmente ne' suoi
-amori più nascosti, costretto a scendere nella piazza, s'era difeso come
-doveva; -- ma ora il cuore non gli reggeva più, l'angoscia lo
-soverchiava, con tal delusione da fargli preferire ad ogni cosa
-l'esilio...»
-
-Ed allora quel gruppo d'uomini, che nonostante le piccole gelosie,
-nonostante le asprezze talvolta eccessive del suo carattere, lo avevano
-pur veduto per tanti anni, con un amore indefesso, con una bellezza di
-mente e di spirito non eguale ad alcuna, limpido, buono, instancabile,
-governare quella casa benefica, essere veramente il genio della
-sofferenza e dell'agonìa, dare tutto sè stesso a quel mondo che poi
-l'aveva oltraggiato... e in verità, -- poichè tutti, ad un momento dato,
-sopra l'invidia e l'ira sentono il potere dell'uomo più forte -- in
-verità essere stato il lor maestro, il lor compagno, il lor fratello di
-pazienza e di fatica, -- tutti, e perfino lo stesso rivale, ch'egli
-debellava con quell'atto di generosità, tutti, come obbedendo
-all'impulso di un solo cuore, gli si fecero intorno, tumultuosi, e con
-atti e con parole rifiutavano ch'egli si partisse da loro.
-
-Sembrava che almeno per una volta, quel che c'è di buono, di leale nel
-cuore dell'uomo venisse al fiore delle fisionomie, su l'orlo delle
-bocche, all'ápice quasi delle mani che cercavano di fargli una fedele
-violenza, e pareva che, pur non osando per il grande rispetto alludere
-al suo dramma, ognuno volesse dirgli tuttavia:
-
--- «Che importa? che importa? Non è laggiù la vostra casa, ma qui, fra
-noi, dove siete in mezzo ad una famiglia numerosa, che ben vi conosce.
-La forza che vi difende siamo noi. Vi abbiamo già difeso... lo sapete!
--- vi difenderemo ancora. No, no! è impossibile quello che voi ci
-annunziate!... A chi ubbidiremmo noi dunque il giorno che non ci foste
-più?»
-
-Egli ascoltò a fronte china quel tumulto di parole, abbandonò le sue
-mani a coloro che parlando le stringevano -- ma, invece di rispondere,
-guardava interiormente in sè stesso, provava più che mai la tentazione
-di sopraffare quel tumulto con un grido, e rispondere: «Ma non sapete,
-non sapete, o pazzi, che l'ho veramente ucciso? Io, che mi chiamo Andrea
-Ferento, con le mie proprie mani, l'ho veramente ucciso!»
-
-La tentazione era così forte che già gli pareva d'aver gridato, nel suo
-silenzio interiore; e levò gli occhi smarritamente.
-
-No! non bisognava decretargli quella specie di trionfo, innalzarlo ancor
-più, credere ancor più nella sua menzogna!... Li aveva traditi! traditi!
-e non poteva nemmeno pretendere alla bellezza di accusarsi, all'orgoglio
-di ricingersi d'una ben altra impunità!...
-
-Fra gli uomini v'era chi lo incolpava e chi lo credeva innocente; non
-v'era tuttavia nessuno al quale potesse dire: -- «Sì, ho ucciso», -- ed
-affermarlo tranquillamente, come si dice: -- «Ho fatto il mio dovere».
-
-Ma in quell'ora, tra i suoi compagni che salutava per l'ultima volta,
-egli provava di questo coraggio la tentazione più insensata; e fu
-soltanto il pensiero di colei che amava, il pensiero che in lui
-sopraffaceva tutte le immagini della vita, quello che gli comandò: --
-Taci!... -- che più volte gli comandò: -- Taci!... -- ed offrendole un
-ultimo dono, poichè l'amava, poichè l'amava... obbedì.
-
-Li guardò in faccia ad uno ad uno, poi tutti, come per imprimersi bene
-dietro la fronte il calco delle loro sembianze, come per costringerli ad
-ammutolire sotto l'ultimo imperio della sua volontà, -- e disse
-duramente, retrocedendo:
-
--- No! mai!
-
-
-
-
-XI
-
-
--- Non vedo la ragione per la quale preferiresti ch'io vada senza di te,
--- ella rispose con voce carezzevole, davanti al suo rifiuto. --
-Spiégami, Andrea, perchè desideri ch'io mi ritrovi sola fra quelle
-orribili memorie?... No, no, Andrea! bisogna che tu venga; è necessario
-che venga tu pure.
-
--- Necessario? E perchè?
-
--- Cosa penserebbero papà e mammà, ed anche Maria Dora, e tutti laggiù,
-se tu evitassi di compiere questo, che mi sembra un dovere? un triste ma
-inevitabile dovere? Dopodomani -- ricòrdati -- è l'anniversario.
-
--- Già, -- egli fece distrattamente, senza guardarla, con gli occhi
-sperduti nel fumo della sigaretta, che intorno gli formava una larga
-nuvola.
-
-Era già, sul cader del giorno, l'ora soave quando incominciano a suonar
-le campane. Aveva piovuto nel pomeriggio ed ora il cielo rischiarato
-rompeva tra le nuvole in fuga: una fragranza primaverile rinfrescava
-l'aria luccicante.
-
-Ancora ella portava gli abiti da lutto; ma, seduta presso la finestra,
-teneva su le ginocchia una leggiadra camicetta di colore, tutta pizzi,
-frange, nastri, merletti, e con le forbici nel grembo, e con l'ago
-infilato di seta flessibile pianamente l'andava ricucendo. Intorno al
-collo s'era già rimessa un filo di perle, al dito le brillava il suo
-meraviglioso rubino, e già dalla veste nera le spuntava sopra le
-caviglie la frivola balza d'una gonnella colorata. Ugualmente si
-vedevano, sotto la trasparenza del tulle che le velava la scollatura,
-correre intorno al petto e sopra le spalle malnascoste i nastrini rosei
-d'una camicia delicata. Fili di seta le si attaccavano alla sottana;
-portava sul dito medio della man destra un piccolo ditale d'oro.
-
--- Poi, vedi, -- ella disse, posando su le ginocchia la camicetta che
-ricuciva, -- non voglio andarvi sola... Credo che ne morrei di
-tristezza. Or che sono divenuta con felicità una cosa tua, mi spaventa
-il lasciarti anche per un sol giorno. Andrea, dimmi che verrai!
-
-Egli era seduto a poca distanza da lei, sopra un divano basso; e protese
-una mano per stringere la sua.
-
--- Prométtimi! -- ella insistette.
-
--- Perchè mi vuoi costringere ad una cosa inutile? -- rispose Andrea. --
-Mi opprime l'idea di rivedere quella casa, quella tomba, e sopra tutto
-mi sembra che il tornare insieme laggiù sarebbe quasi una ironia, quasi
-un insulto... Non lo comprendi?
-
-Ella riflettè un momento, poi disse, chinando il volto:
-
--- Sarebbe assai più crudele non andarvi affatto.
-
-Andrea non volle rispondere; gettò in un portacenere la sigaretta
-finita, ne accese un'altra macchinalmente, facendo scintillare la brage
-nella ingorda boccata che aspirò.
-
--- Quanto fumi!
-
--- Come sempre, Novella. -- Poi contò le sigarette che gli rimanevan
-nell'astuccio, e convenne: -- Forse hai ragione: fumo troppo.
-
-Ella si levò dalla finestra e venne a sedergli accanto sul divano. La
-dorata penombra della sera entrava dalle finestre azzurre, portando nel
-suo lieve álito un buon odore d'invisibili giardini; si udivano, sopra
-il mormorìo della città, rispondersi le campane distanti. Una striscia
-lontanissima del cielo ardeva come un braciere, nel tramonto.
-
-Ella si appoggiò contro il suo braccio, facendogli su la spalla un nodo
-con le mani congiunte; sopra vi posò la guancia, e disse:
-
--- Raccòntami... cos'è accaduto ancora? Che hai?
-
-Il respiro delle sue parole gli tormentava il collo.
-
--- Non mi ami più?... -- soggiunse, con una voce piena d'incredulità,
-mentre tuttavia le sue labbra si orlavano di sorriso. -- Non mi ami più?
-
-Egli allora non fece che attirarla sopra di sè, chiuderla nelle sue
-braccia forti e rovesciarsi con lei su la spalliera del divano, quasi
-volesse godere interamente la fatica del suo morbido peso, la gioia del
-suo vivo tepore. Invece di risponderle, circondò con un lungo bacio la
-sua calma fronte, le radici fulve come l'oro de' suoi capelli finissimi,
-ch'eran pieni d'un'ombra luminosa, d'un foco buio, quasi avessero due
-luci, come le foglie dei tralci vendemmiati, quando, asperse di rugiada
-mattutina, brillano, d'autunno al sole.
-
-Questa era la sua pace. Solamente così la sua fronte si rasserenava;
-solamente nel calore della sua bellezza egli dimenticava ogni cosa. Gli
-avveniva talvolta di guardarla con un senso di novità, come se non
-l'avesse ancor del tutto conosciuta; nell'accarezzarla provava una
-specie di religiosa paura. Quando pensieri troppo forti gli martellavano
-il cervello, prendeva le sue piccole mani per fasciarsene le tempie.
-Quelle mani avevano il colore luminoso delle perle orientali, erano
-calme, lente, impure, come se non sapessero far altro che prodigare con
-insidia carezze troppo voluttuose; quelle mani lo addormentavano: egli
-era totalmente beato.
-
-Così bella non era stata mai: nè quando la vide per la prima volta, nè
-quando per la prima volta la baciò. In quei giorni per lui così
-drammatici ella s'era quasi riposata, e rinasceva dopo la maternità,
-sana, felice, con le vene gonfie d'amore, l'anima d'oblìo. Non aveva più
-che un sogno: infrangere con quel rito anniversario l'ultimo anello
-della catena, poi, trascorso alcun tempo, essere finalmente sua, sua per
-sempre, legata, vincolata con lui fino all'ultimo giorno della vita.
-
-Ormai poco le importava ch'egli abbandonasse una strada gloriosa, e
-volontariamente, per cause non ben definite, si ritraesse a vivere
-d'inerzia e d'esilio, se per tal modo ella poteva più strettamente
-ravvolgerlo nel suo geloso amore. Egli le aveva comunicata quella
-decisione con parole semplici: -- «Era stanco, si era fatto troppo
-rumore intorno al suo nome; già da lungo tempo aveva desiderato di
-ritirarsi a vivere per lei sola e con lei sola, fors'anche lontano di
-lì, ricominciando la vita... L'occasione era propizia: l'afferrava.»
-
-Ella credette, o finse di credere, a tutte quelle parole; ma nell'intimo
-della sua bontà femminile pensò che bisognava medicargli a poco a poco
-il cuore ferito. Essere in tal modo la sua compagna, e doverlo, non solo
-amare, ma far scendere un velo d'oblìo sopra il suo dolore silenzioso,
--- questo era per lei, per il suo amore, la più dolce cosa. Gli disse
-tranquillamente: -- Sì, Andrea, fai bene; hai ragione; anch'io pensavo
-che avresti dovuto fare così.
-
-E guardando con occhi di sorella nei profondi occhi dell'amante, spesso
-gli mormorava con fedeltà:
-
--- Diméntica l'ombra dalla quale veniamo; la strada è ora così piena di
-sole... Andremo, se vuoi, lontano; tanto lontano che nessuno ci conosca
-più...
-
-Ma egli frattanto non guariva, ed anzi ogni giorno la sua fatica
-interiore diventava più manifesta; le pareva talvolta di sorprendere,
-nelle sue parole, ne' suoi gesti, un'ambiguità indefinibile.
-
-Ed allora, serrandosi contro l'amante, come per affacciarsi con occhi
-ridenti sopra il suo dolore non espresso, gli mormorava sottovoce, con
-un tremito:
-
--- Raccòntami... cos'è accaduto ancora? che hai?
-
-Egli non rispondeva che frasi vaghe, ma invece ubbidiva come un bimbo ad
-ogni sua volontà, e poich'ella desiderava di condurlo verso quella
-tomba, fu debole, si arrese, partì.
-
-
-Il treno li portava con rapidità per quella medesima campagna che tanti
-sogni aveva inutilmente fatti nascere, un anno addietro, nello spirito
-immaginoso di Tancredo Salvi. Ancora si vedevano a perdita d'occhio
-infrangersi, con burrasche di fiori, le ondate immense delle praterie,
-curvarsi la ricchezza dei frumenti, e il biondo color dell'estate
-nascere nei venti della primavera. Su l'estremo válico dell'orizzonte il
-disco paonazzo del sole affondava come un rotondo vómero nella terra
-lampeggiante.
-
-L'uomo che aveva ucciso, nel tornare incontro al suo delitto sentiva
-nascere in sè, proprio nel fatto intrinseco della sua vita, una
-dissimiglianza, un antagonismo con quanto era principio e continuazione
-di vita.
-
-Anch'ella non era loquace; qualcosa d'imprecisabile, forse la sola
-musica del treno corrente, li fasciava entrambi d'un vago malessere,
-d'una sorda e pesante malinconìa.
-
-Egli comprendeva quel silenzio, ed ella il suo; vicini l'uno all'altra,
-con la paura entrambi d'aver fatto male a venire fin lì, guardavan per i
-finestrini lo spazio fuggire indietro, verso il confine dell'orizzonte,
-verso le imprecise lontananze, ov'era il mondo libero...
-
-
-Erano entrambi così assorti nelle reminiscenze d'un passato non lontano,
-che tanto Novella come Andrea non avevano quasi pensato alla gioia di
-rivedere il loro bimbo. Sicchè furon quasi percossi di maraviglia
-quando, nello scendere di vettura davanti alla scalinata, si videro
-venire incontro, su le braccia d'una calma e robusta nutrice, un
-bambinello in fasce, che stralunando gli occhi agitava le manine
-paonazze.
-
-Ambedue si guardaron fugacemente, non seppero se commossi o vergognosi,
-e per nascondere la loro confusione si chinarono entrambi con un moto
-concorde sopra le spalle ampie della nutrice, che sapeva di latte
-odoroso. Ed ella, ridendo nella faccia adusta, sollevò su le braccia
-rotonde, abili nel cullare, quel prospero infante, il qual parve
-appartenesse a lei più che alla sua madre.
-
-I cavalli andaron via facendo stridere la ghiaia; tra gli alberi
-s'attenuava il rumore delle sonagliere. La serena casa era ferita nei
-vetri dall'opposto sole; un'unica finestra rimaneva chiusa -- ed
-entrambi la guardarono.
-
-Adesso mamma Francesca s'affaccendava intorno a Novella, narrandole
-infinite storie del suo piccolo bimbo.
-
-«Quel bocconcello di carne aveva uno spirito indiavolato... quel
-bocciolo di tulipano, gonfio e lucido, era d'una intelligenza e d'una
-forza che sbalordivano; certamente incomincerebbe a parlare prima degli
-altri bimbi, e -- secondo mamma Francesca -- somigliava come due gocce
-d'acqua a Marcuccio quand'era piccino...
-
-Nella serena casa nulla era mutato. Entrandovi, quei due che s'amavano
-si sentiron d'un tratto investire dall'ombra di lontani fantasmi, furono
-ancora subitamente l'amico e la moglie del morto.
-
-Ecco: avevan scoperto il luogo dov'egli abitava. Non già nella sua
-tomba, ma lì, sotto la loggia vetrata, nella poltrona di cuoio, carico
-di scialli, vicino a Marcuccio che scriveva o faceva la calza, con i
-suoi gomitoli di lana... -- lì, nella sala terrena, dov'era il cembalo,
-il bellissimo cembalo a coda, in ebano luccicante, sul quale, un certo
-pomeriggio ch'eran rimasti soli, ell'aveva suonato per distrarre
-l'infermo una vertiginosa fuga di Bach, quand'era entrata la piccola
-Natalissa con il suo fascio di rose gialle... Abitava lassù, nella
-stanza chiusa, buia, morta.
-
-Rabbrividirono.
-
-E nel loro amore, che si era quasi dimenticato d'essere una cosa
-nefanda, ritornò a vivere lo sgomento di allora, il tradimento che li
-agghiadava e li ubbriacava, la febbre di tante lussurie che consumarono
-vicino alla morte.
-
-Quando la notte incominciò, nell'alte stanze della casa la nutrice
-sonnolenta cullava il bimbo nella cuna, cantilenando con una nenia lenta
-lunga lenta, che i muri antichi ripercotevano.
-
- «Fai la ninna, fai la nanna,
- fantolino della mamma...
- . . . . . della mamma...»
-
-Ed allora quando si coricarono, lontani, senza dirsi parola, stretti nel
-peccato che li univa come in un gelido sudario, a poco a poco, nell'alta
-camera dell'infante, anche la nutrice s'addormentò.
-
-Il silenzio divenne profondo come la fuga di un fiume sotterraneo. Ma
-udivan entrambi, nello spessore delle pareti, piovere, scendere, un non
-so che d'inafferrabile, che non faceva rumore, come neve.
-
-Eran presso e lontani, solo divisi da una fragile parete; facevan quasi
-uno sforzo mentale per allontanarsi ancor più; ma provavano tuttavia la
-sensazione che l'ombra li tenesse avvinti, bocca su bocca, mortalmente,
-implacabilmente avvinti, in un amplesso che li stremava d'ebbrezza e di
-terrore.
-
-Ma d'improvviso ricominciò a passare, come per un miracolo della
-memoria, quella notte che ormai erasi evaporata nella dispersione
-continua del Tempo. E come allora, d'un tratto rividero nella chiara
-camera funeraria il raggio di luna che vestiva il cadavere dal piede
-alla fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca
-elettricità...
-
- . . . . . . .
-
-«... non solo morto pareva, ma deposto sopra un catafalco luminoso, e
-freddo pareva di quell'algida luce che somigliava stranamente al colore
-della sua carne, al gelo della sua materia spenta.
-
--- «Vedi, -- egli disse -- com'è tranquillo?»
-
-Ma ella non rispose, forse non l'udì, assorta com'era nel guardarlo,
-cogli occhi avvinti, la respirazione ferma, il cuore sospeso.
-
-Gli usciva dal lenzuolo una mano, e quella mano pesava nella coltre come
-fosse piombo.
-
-Alte, nel miracolo della notte, le stelle così numerose che parevan nel
-deserto cosmico una bufera di polvere in combustione, infuriavano di
-splendore come fosforo avvampato, come resina in fiamme, come cristallo
-frantumato nella sabbia e balenante sotto lo sfarzo del sole. La notte
-bruciava ne' suoi vertici, aveva sopra il suo fosco edificio invaso
-d'ombre una cupola incendiata; l'eternità era espressa in luce,
-l'infinito aveva i suoi limiti nella magnificenza del fuoco.
-
--- «Vedi, com'è tranquillo?»
-
-La luce azzurra gli metteva intorno alle radici dei capelli una specie
-di scintillamento.
-
-Ella stava un passo lontano da lui, un passo lontano dal morto, e teneva
-le braccia contro il petto, incrociate per i polsi.
-
--- «Giorgio...» -- profferì, non per chiamarlo, ma quasi per accertarsi
-che fosse ben lui.
-
-Poi allungò la mano e lambì la coltre, lievemente, ritraendola con
-velocità...
-
-Sì, avrebbe voluto, dal suo cuore di sorella, e nonostante la presenza
-dell'altro, mandargli un timido saluto, profferire per lui una dolce
-parola, toccarlo con una carezza lieve, posare la bocca su la sua fronte
-che non ricordava più... Adesso le pareva necessario di fargli conoscere
-il suo dolore, e dirgli, se pure non udisse: -- Povero, povero amico
-mio...
-
-E s'avvide che s'erano lasciati senza una parola di commiato, senza un
-bacio nè una confidenza nè un secreto, senz'una di quelle parole
-conclusive che fanno men buia la morte a chi vi sprofonda e a chi guarda
-morire...
-
--- «Sì, mi hai chiamata e non c'ero! hai voluto vedermi e non c'ero! Hai
-voluto forse confidare a me sola un ultimo desiderio e non t'ho potuto
-ascoltare... Da te non ho inteso mai, mai, che parole d'amore...»
-
--- «Vedi, com'è tranquillo?...»
-
-Ella era inginocchiata sopra un ginocchio solo, ma su l'altro teneva un
-gomito e nei palmi la fronte.
-
-Nel medesimo tempo egli guardò il morto, e gli parve straordinario che
-vicino ad un cadavere si trovasse una cosa tanto profana. Ma due sole
-immobilità perfette occupavano la stanza ed un solo raggio le aumentava
-nel suo fermo splendore.
-
-Poi, d'un tratto, la vide roteare sul ginocchio piegato; la pianella
-scappò via dal piede roseo, fece un piccolo salto, si rovesciò. Era
-scoverta fino a mezzo il petto; i calmi seni facevano, sollevando la
-camicia, una profonda incavatura.
-
-Dopo di lei osservò il morto, e gli parve strano che la sua faccia non
-si fosse chinata fuor dalla proda per guardare in giù.
-
--- «Vedi?» -- gli disse mentalmente, con un riso che non saliva sino
-alla bocca.
-
-Gli parve che alcuno avesse aperto l'uscio...
-
--- «Vedi?»
-
-Un usignolaccio, fuori, nella notte, nella ramaglia nera e balenante,
-sufolava con ironia collerica, e tanto presso e tanto forte, che lo
-stordiva... Il vano della finestra pareva un canale azzurro sgorgante
-nell'inmensità.
-
-«Uuh!... Fi... Perchè canti? -- Vattene!» L'usignolaccio saltava. Era
-proprio lì, nella grande magnolia; il suo pennaggio faceva rumore contro
-le foglie sonore.
-
--- «Vedi?»
-
-Un filo d'aria notturna soffiò fra i capelli radi del morto, e li
-scompose; poco dopo una nuvolaglia, correndo sopra la luna, ruppe il
-filo che portava quel fascio d'elettricità.
-
--- «Vedi?» --
-
-E la nuvolaglia se n'andava piano piano, il raggio tornava, più mite,
-più forte, parendo invadere la stanza e colmarla come un fiume.
-
--- «Via... via... -- balbettò quando fu ritta; -- pórtami via!»
-
-Su l'uscio, nell'entrare in quell'altra camera, involontariamente si
-baciarono.
-
--- «Dammi da bere!... -- ella fece, comprimendosi il petto soffocato, --
-brucio di sete!»
-
--- «Acqua? -- egli disse. -- Non ho che acqua.»
-
-Un lungo trillo melodico empiva la notte incantata, e nel rifugio
-dell'alto suo ramo il cantatore solitario snodava, buttava i suoi
-gorgheggi con impetuosa magnificenza, come nell'aria brillando lancia i
-suoi vertici una fontana. Di tanto in tanto qualche rana grassa metteva
-nelle pause del canto la sua sgangherata vociaccia, come se le
-vellicassero il ventre viscido per farla ridere, o si fosse ubbriacata
-fino a creparne del buon odore che mandavano i gelsomini.
-
-Egli si andò a sedere su l'orlo del letto, curvo, stanco, tenendo i
-gomiti su le due ginocchia, le mani allacciate, la fronte china.
-
-Ella fece per la camera un lungo giro e si fermò alla finestra,
-guardando fuori, curiosa, nella notte stellata.
-
-Soffiava ora un poco di vento; i prati lontani mutavano colore.
-
-Ella vide a pochi metri dalla finestra, su l'albero gigantesco, un
-grande fiore di magnolia sfasciarsi, cadere in frantumi sotto il lucente
-albero, come una porcellana spezzata.
-
-Andò vicino all'amante, gli pose una mano sui capelli e sottovoce disse:
-
--- «Che ora è? Tardi?»
-
-Egli guardò l'orologio distrattamente:
-
--- «Le tre passate.»
-
-Cominciava un dondolio sonnolento per le cime degli alberi; i prati
-lontani mutavano colore.
-
--- «Che faremo?...» -- ella domandò con un tremore fin nell'anima.
-
--- «Non so.»
-
-Stava ritta contro le sue ginocchia, tenendogli ora le mani su le
-spalle. Egli aveva la fronte quasi nascosta contro il suo petto, e,
-senza toccarla, sentiva tuttavia l'impressione della sua pelle nuda,
-sentiva il profumo della stoffa tenue somigliante all'odore stesso di
-lei.
-
--- «Tu l'amavi!» -- egli esclamò d'un tratto con iracondia, senza levare
-il capo.
-
--- «No... taci...»
-
-E come per soffocare ogni parola, su la bocca, affannosamente, lo
-baciò...
-
-
-... poi lontano, per l'ultimo cielo, fra i mazzi di stelle che
-imbiancavano, videro salire una gran fiumana di vapori ondeggianti,
-quasi una colonna di fumo che soffiasse, non da un incendio, ma da un
-gelido remoto mare. Veniva per la finestra, con l'odor fluviale dei
-narcisi, con l'abbrividire delle foglie che si destavano, un'ondata
-d'aria fredda, quasi visibile, che faceva il giro della stanza, come un
-vortice...
-
-Una chiarità nasceva nell'oriente concavo; i prati lontani mutavano
-colore.
-
-Egli le ravvolse nella camicia di batista i seni che si ergevan nudi, la
-fasciò fino alla gola entro la vestaglia di seta, e baciandola su gli
-occhi pieni d'ombra disse a lei che non parlava:
-
--- «Dormi?...»
-
- . . . . . . .
-
-Fu la notte più lunga e più calamitosa che vissero mai nella vita. Li
-divideva solamente una parete, una fragile parete, attraverso la quale
-si vedevano, si udivano, -- ed una porta non difficile ad aprirsi, che
-ogni tratto pareva si spalancasse da sè.
-
-Non s'erano mai amati con tanto brivido nè con un senso più inesorabile
-della loro complicità. Ora si accorgevano che il delitto era veramente
-l'essenza della loro passione, comprendevan che il senso della morte
-aveva sempre alimentato come un'esca la lor tragica fiamma.
-
-Perchè non gli avevano data la medesima stanza dell'altr'anno? Chi mai,
-nella casa, aveva creduto necessario avere questo delicato e crudele
-pensiero per lui? Perchè tacitamente l'avevan messo a dormire presso la
-camera di Novella, con una sola porta fra loro, e che potesse aprirsi
-con tanta facilità?...
-
-
-La mattina dopo s'incontrarono, lividi, come se avesser ucciso ancora
-una volta. E compirono il rito funerario con una specie di meccanica
-obbedienza, di freddo rispetto, al senso di quel dovere ultimo. Ancora
-una volta la famiglia dell'ucciso li aveva lasciati soli, vicino a
-quella tomba.
-
-Vi andaron per la via della campagna, veloci, senza guardarsi, con le
-braccia cariche di fiori. Il sole raggiante li assiderava; l'orizzonte
-si moveva davanti alle loro pupille, come, dalla prua d'un veliero, il
-confine dell'oceano.
-
-Ella camminava rapidamente, vicino a lui, talora toccando il suo
-braccio, talora lontanandosi d'un passo; fili d'erba e fuscelli di
-paglia s'attaccavano alla balza della sua gonna rumorosa; ogni tratto
-egli vedeva luccicare le fibbie d'acciaio brunito che ornavano le gale
-delle sue scarpine.
-
-Aveva il torto, in quel mattino di primavera, d'essere più nuda e più
-femminile che mai.
-
-Senza che lo facesse apposta, l'abito nero e la compunzione del suo
-volto non facevano che accrescere visibilmente i segni della sua
-impurità. Era bella, bella, bella, e pareva scesa da un letto nel quale
-avesse amato infinitamente, pareva che portasse per una offerta profana
-quel fascio di fiori profumati.
-
--- Andrea...
-
--- Mio amore?
-
-Egli disse queste parole senza volerlo, istintivamente, come le avrebbe
-dato un bacio. Se ne pentì.
-
--- Non camminare così presto; inciampo...
-
-Egli rallentò il passo, e proseguirono a fianco a fianco, fra due siepi
-di robinie cariche di grappoli che mandavano un profumo soverchiante.
-Dietro le siepi vedevano qua e là i buoi camminare possentemente,
-trascinando l'uomo e il solco.
-
-Ella non s'era messo nè mantello nè cappello; solamente un velo di trina
-su la capigliatura luminosa. In quella semplicità, la sua carne
-trasparente brillava come un gioiello di straordinaria purezza.
-
--- Andrea...
-
--- Che vuoi?
-
--- Non ho dormito.
-
--- Io nemmeno.
-
-Parlavano, ella sommessamente, egli forte.
-
-Il cimitero biancheggiò d'un tratto. Ella disse:
-
--- Férmati.
-
-Egli ubbidì; rimase qualche attimo fermo; poi le prese una mano, quasi
-di nascosto, e la condusse.
-
-D'improvviso, davanti alla tomba, s'accorsero che non avevano più alcuna
-paura. Fra i cimiteri, su l'orlo dei sepolcri, dove la polvere torna
-polvere, l'uomo non può più credere neanche nella divinità della morte.
-Invece li afferrò senza remissione la gioia d'ogni cosa viva, il senso
-pagano della vita; s'accorsero che faceva un bel mattino di primavera;
-la terra fertile si gonfiava di rugiade iridescenti; l'aria inondata di
-sole tramandava ilarità; le tombe non erano che piccoli giardini; fra
-gli alberi del cimitero le nidiate cantavano.
-
-Ella disse, _come allora_, deponendo i fiori:
-
--- Povero, povero amico mio...
-
-Ed egli, con una specie di atono stupore, andava leggendo le parole
-incise nella pietra funeraria:
-
- GIORGIO AURELIO FIESCO
- INGEGNERE DELLA MINIERA DI HASWILL
- COSTRUTTORE DEL PONTE DI CIMBRA
- NATO... MORTO...
- PACE
-
-«_Pace_» -- Che mai significava questo voto funerario? C'era forse una
-verità superumana in questo segno di quattro lettere? Quale senso aveva?
-Era essa una parola di ammonimento?... Una sigla tombale?... Una fredda
-ipotesi?...
-
-Era una parola: -- ossia niente.
-
-«_Pace_»
-
-Tuttavia, nell'irrealità universale della umana conoscenza, pareva che
-questa parola avesse un significato maggiore di tutte le altre, più
-profondo, più interminabile... «_Pace_»
-
-Ed egli pensava:
-
-«Qui dorme l'uomo che uccisi. Di sotto quel puro marmo la sua faccia
-devastata mi guarda. Ride, ride... come allora... sì, me ne ricordo. --
-È un fatto grave? -- Non è grave: è nulla.»
-
-Davanti alla opaca terra che nasconde il perpetuo marcire che si compone
-di dissolvimento in ogni átomo della sua polvere, la morte non era più
-una cosa grave, non era più che un'astratta immanenza del passato
-nell'avvenire, in verità somigliante alla parola: «_Pace_», -- una
-specie di sorda memoria delle cose che furono, dentro quelle che
-saranno.
-
-Egli rilesse, questa volta con maggiore attenzione, le parole incise:
-
- GIORGIO AURELIO FIESCO
- INGEGNERE DELLA MINIERA DI HASWILL...
-
-D'un tratto, come se si squarciasse nel suo cervello una densa tenebra,
-umanamente lo rivide, com'era nella sua gioventù, quando insieme avevano
-intrapreso ad ascendere per il cammino della vita. E intanto rileggeva
-macchinalmente la parola di quattro lettere, vuota come un cerchio
-d'ombra che s'allargasse nel brillante etere, la parola che gli sembrava
-beffarda come il sogghigno della morte... «_Pace_»
-
-Sul marmo polito un'iride di sole picchiava nel triangolo della terra
-«A»: la pietra balenante si purificava nel fuoco settemplice
-dell'arcobaleno.
-
-Da quando Giorgio era morto, ella non aveva pregato mai più; teneva ora
-le mani congiunte, ma il cuore non le suggeriva alcuna parola, ed anzi
-le pareva ormai che fosser morti anche il senso e l'ideale della
-preghiera.
-
-D'un tratto egli afferrò le sue mani, ch'erano intrecciate, le strinse
-con una dura forza, e la condusse via.
-
-Oh, come cantavano le nidiate in quel mattino di primavera!... Quanto
-sole, quanto sole a perdita d'occhio, su la magnificenza della vita!...
-
-Varcaron il cancello, e, fermi su la proda, guardaron abbacinati nel
-chiarore della strada maestra.
-
-Venivano in su due carri, al passo, levando poca polvere; i carrettieri
-distesi sulla paglia, cantavano a voce spiegata.
-
-Senz'abbandonare la sua mano, egli la trascinò lontano dalla strada,
-rasente il muro del camposanto, per il viottolo che s'inoltrava nella
-campagna; ed ella, sentendosi più lieve, si appese felicemente al suo
-braccio.
-
--- Dimmi, -- egli domandò convulso: -- vuoi ancora essere mia?...
-
-Ella non comprese la sua domanda, oppure non volle interamente
-comprenderla; ma gli si annodò contro la spalla, con un movimento
-femineo, rovesciando il capo all'indietro per fargli vedere che la sua
-bocca rideva.
-
--- Dimmi, -- egli ripetè con forza: -- vuoi ancora non abbandonarmi, non
-odiarmi anche tu?...
-
-S'eran fermati nel folto; invece di rispondere gli tendeva la bocca
-rossa, gli occhi innamorati, la sua turgida gola bianca di cipria,
-stringendolo così forte nelle sue braccia ch'egli doveva da ogni fibra
-udirsi rispondere: -- Sì!
-
--- Allora ódimi -- egli disse, pallido in verità come la morte: --
-bisogna che tu sappia una cosa, perchè non posso più conoscerla io solo.
-
--- Raccóntami... -- ella rispose, impaurita, lasciando cadere le braccia
-che a lui si reggevano.
-
-Con uno sguardo mortalmente vuoto egli fissò l'amante, la campagna, il
-mondo... fu sul punto d'incominciare; poi tacque.
-
--- Raccóntami... -- ella cercava di persuaderlo, carezzandogli la faccia
-pallida con le sue falangi odorose di fiori.
-
--- No, -- egli rispose, -- non qui. È meglio che non sia qui. C'è troppo
-sole...
-
-
-
-
-XII
-
-
- «Fai la ninna, fai la nanna,
- fantolino della mamma...
- . . . . . della mamma...»
-
-A poco a poco, nell'alta camera dell'infante, anche la nutrice
-s'addormentò.
-
-Egli rimase ancora per qualche attimo, solo, nel buio. Per le connessure
-dell'uscio filtrava luce dalla camera di Novella. Voleva sentirsi
-pronto, come nelle ore di battaglia, davanti a questa ch'era l'ultima e
-la più inattesa fra tutte. Ma invece la volontà non gli bastava per
-chiudersi ancora una volta in quell'armatura inflessibile che lo rendeva
-così padrone di sè.
-
-Aveva lottato per uccidere -- e di questo era stato capace; aveva
-lottato per nascondere il suo delitto -- e di questo era stato capace;
-aveva lottato prima di distruggere la sua magnifica vita in un fiero
-esilio -- e di questo era stato capace... ma quello che non poteva
-comandarsi più, era lo sforzo di suggellare nel perpetuo silenzio il
-grido che gli prorompeva dall'anima. Bisognava dividere questo peso
-almeno con un'altra creatura, bisognava consumare il delitto fino
-all'ultimo, facendo sì che investisse lei pure.
-
-Quella tentazione crudele che aveva sentita poche ore dopo l'uccisione,
-lungi dallo spegnersi, era cresciuta continuamente, in ogni giorno di
-quel tempestoso anno, ed or gli pareva che ogni ulteriore indugio non
-fosse che una più lunga viltà. Quante volte la parola rivelatrice gli
-era venuta su l'orlo della bocca!... e sempre, sempre, nei baci più
-deliranti, quel desiderio s'infiltrava in lui come la tentazione di una
-più forte voluttà. Qualche volta era perfino giunto al godimento
-perverso di trascinare l'amante con parole ambigue su l'orlo del
-sospetto, come su l'orlo d'un abisso, dove il peso dell'ultima
-complicità li avrebbe fatti cadere, avvinghiati per sempre.
-
-Cercava con tal mezzo d'investigare quale sarebbe stato l'animo suo
-davanti alla rivelazione. Ma ella non mostrava che un'infinita
-smemoratezza e il desiderio di non rivolgersi mai verso quell'ora
-lontana.
-
-Anche durante i giorni dell'accusa, ella di ciò non gli aveva parlato,
-se non quel tanto che fosse indispensabile: ne aveva parlato con fretta,
-sbadatamente, senza guardarlo negli occhi, attenuando con un sorriso
-femminile ogni parola inavvertita che paresse nascondere un suo pensiero
-profondo.
-
-Egli aveva talvolta immaginato che, nella sua fragilità, ella fosse
-tuttavia la più forte.
-
-Infatti avviene talora che l'anima femminile ci sembri assai lieve in
-paragone della nostra e non obbediente a quell'ordine logico dal quale
-si muove il nostro pensare; ma forse quell'anima è solo diversa dalla
-nostra, e noi spesso non riusciamo ad intravvederne il fondo.
-
-Egli era dunque rimasto, fra le rovine d'ogni altra certezza, davanti al
-suo grande amore; i culti positivi, che aveva liberalmente professati
-nella vita, erano insorti con ribellione davanti a quel primo atto di
-vera libertà; rimaneva una sola cosa che non era distrutta nel mondo:
-l'amore.
-
-Ma quando le avesse detto chiaramente: -- «Guárdami negli occhi: sono io
-che l'uccisi!» -- qual mutamento avverrebbe in loro e nella passione che
-li univa? L'amerebbe ancora? Sarebbe amato ancora da lei?
-
-Due mortali domande che gli pesavano, da quella tragica notte, sul
-cuore.
-
-Adesso, nella casa dormente, il silenzio era profondo come la fuga d'un
-fiume sotterraneo. Egli si provò ripetutamente a sospingere l'uscio che
-lo divideva dalla camera di Novella, ma sentì che ogni volta il coraggio
-gli veniva meno.
-
-Ed allora, come già un'altra volta, quando il pagliaccio rimase inerte
-nella poltrona di cuoio, e bisognò sollevarlo, diede a sè stesso il
-comando che lo irrigidiva: -- Ubbidisci!
-
-Piegandosi alla propria volontà come al potere d'una forza non sua,
-comprese di non aver più scampo, e si avvicinò a quella soglia.
-Filtravano per le connessure spiragli di luce; a tastoni cercò la
-maniglia, sospinse l'uscio, ed entrò.
-
-Ella era seduta sull'orlo del letto, in vestaglia, coi tacchi delle sue
-pianelle aggrappati al cassone di mogano, i gomiti sulle ginocchia, i
-polsi congiunti, la faccia raccolta nella cavità dei palmi -- e lo
-aspettava.
-
--- Non hai udito, -- ella disse, -- come piangeva poco fa il bimbo?
-
--- Ma ora s'è addormentato, -- egli rispose. Poi, dopo un silenzio, le
-domandò: -- Gli vuoi bene?
-
-La madre aperse le braccia, si abbandonò all'indietro, sui cuscini, e
-rispose: -- Ora sì, ora per la prima volta lo amo.
-
-Egli aveva la sua ruga profonda incisa fra i sopraccigli; era smagrito
-in viso, e nel guardarlo pareva ch'ella se ne dolesse. Allungò il
-braccio per chiamarlo a sè, indi soggiunse:
-
--- Tanto bene gli voglio, Andrea... ma non come a te!
-
-Il braccio nudo si dorava nel chiarore della lampada, il polso dolce si
-muoveva con una specie di naturale insidia, facendo trasalire i tendini.
-
--- Sièditi, -- ella disse, battendo la mano su la coltre; -- sièditi qui
-sul letto... Pàrlami, bàciami... ti amo.
-
-Come quando il loro bimbo era nato, sul tavolino da notte v'erano tre
-rose, in un bicchiere.
-
-Andrea si chinò su lei, cercando con le mani fredde il suo tepore più
-vivo e più nascosto. Così la teneva, da sentirne contro la persona tutto
-il corpo discinto; così la teneva, da immergere la bocca ne' suoi caldi
-e pesanti seni; così da stordirsi nel profumo del suo respiro.
-
-Ella scivolò sotto di lui, si volse, come per adagiarsi nel letto
-supina, e le venne al sommo della gola quel gonfiore contenuto che in
-lei pareva quasi uno sforzo per resistere alla voluttà. Ma era uno
-sforzo debole, tantochè subitamente gli occhi le smorivan di un sonno
-palpitante; un poco di gengiva umida le appariva tra i labbri fermi.
-
--- Dormiamo... -- ella disse.
-
-Andrea non rispose; la guardava, teso, attento, come per contare i
-battiti d'ogni sua vena.
-
--- Perchè non ti spogli?
-
-Ella diceva queste parole con una voce assonnata, che trascinava le
-sillabe con ambiguità, quasichè fosse molto stanca, troppo stanca, e non
-volesse dormire altrove che nelle sue braccia.
-
-Poich'egli non rispondeva, gli mise una mano tra i capelli:
-
--- Non vuoi dormire vicino a me? No?... Perchè non vuoi?
-
-Gli toccava la fronte, le tempie, gli occhi, le guancie, la gola.
-
--- Non sai com'è tardi, amore?... Perchè non hai sonno? Perchè ti
-stanchi?
-
-Le forcine, che le davan noia nella capigliatura, se le tolse ad una ad
-una, posandole sul marmo del tavolino. Producevan cadendo un rumore
-sottile, come di spilli sul vetro. Nel muovere la mano faceva brillare
-contro il lume il suo rubino meraviglioso. Con le dita, come con un
-pettine, si ravviava i capelli disciolti.
-
--- Se tu non ti córichi vicino a me, sai che non dormo... Spógliati...
-
-Allora gli disfece la cravatta, e col braccio nudo gli ricinse il collo,
-attraendolo in modo che la bocca dell'amante s'immerse nella sua gola.
-
-Egli cominciò a baciarla piano piano, ed ella con le dita irrequiete si
-snudava il petto. Irritata, s'aggrappò alle sue spalle, si torse,
-affondando il capo nel cuscino, sollevando il grembo, tendendo alla sua
-bocca l'àpice dei seni erti.
-
--- No, no... spógliati!... -- ripeteva.
-
-La sua voce era quasi gemente; con le dita irrequiete lo molestava come
-se volesse batterlo; era tutta inarcata; il suo grembo si offriva; le
-pianelle caddero.
-
-Ma con ira egli divelse da quel bacio la sua bocca ansante, sollevò il
-corpo su le due braccia tese: gli occhi suoi bruciavano di febbre, il
-suo viso era terribilmente contraffatto, i suoi polsi tremavano.
-
--- Vuoi, -- disse repentinamente, -- vuoi che facciamo una cosa?...
-
-Ella si rovesciò indietro, abbandonata, con un semiriso d'affanno e di
-piacere su la bocca; lo guardava traverso il vapore de' suoi occhi
-sperduti, senza ben comprendere quel che l'amante le diceva.
-
--- Quale cosa? -- mormorò.
-
--- Che andiamo insieme a rivedere la camera di Giorgio?
-
-Ella trattenne un grido, rivolse la faccia nel cuscino, gli puntò con
-forza una mano contro la gola, per respingerlo da sè, quasi volesse
-punirlo di quella orribile celia.
-
--- Sei pazzo, Andrea?... Andrea!
-
-Ma egli rideva malvagiamente, e lasciatosi cader sui gomiti raccolse il
-capo di lei fra le sue mani, con tutta la capigliatura.
-
--- Non sono pazzo, no! Guárdami!
-
-Ella fissò gli occhi, troppo grandi, ne' suoi: con gli occhi lo
-ascoltava.
-
--- Ti amo, Novella! ti amo più che mai!... più che mai!... -- le diceva
-scuotendole il capo; affondando le falangi nel tepore della sua nuca
-morbida. -- Eppure, chissà, fra un'ora, fra un momento... non sarai più
-mia!
-
-Balbettava queste parole, curvo sulla bocca di lei, quasi piangendo, e
-le serrava il collo con i polsi, nei quali sentiva battere la veemenza
-del dolore che pativa.
-
--- Andrea, cosa dici?... non so cosa dici? Ma no! ma no!...
-
-Egli scuoteva il capo, e scuoteva lei pure, duramente, facendole male.
-
--- Ascóltami bene... cerca di bene comprendere questa orribile cosa...
-Mentre ti amo come un pazzo, bisogna che mi provi a perderti! Mentre ti
-amerò ancora, e sempre, fino alla disperazione... tu, forse, mi odierai!
-Amore, amore mio, puoi comprendere? Mi ascolti?...
-
-Le abbandonò il capo, la sollevò intera fra le braccia, la strinse
-convulsamente, gli si empiron gli occhi di lagrime: poi rise. Anch'ella
-piangeva, lentamente, senza saperne il perchè.
-
--- Non importa se dopo mi odierai... Ma devi sapere una cosa che non
-posso più tacerti. È venuta l'ora nella quale ci dobbiamo conoscere
-interamente. Non importa se griderai... Solamente lasciami parlare!
-parlare! perchè ti amo, e sono pazzo... e tu devi essere al pari di me,
-pazza, pazza!...
-
-Nel convulso, ella pure singhiozzava, stremata, soffocata, stringendosi
-forte alla sua persona come in uno spasimo di voluttà.
-
-Allora egli si tese, fece un arco di tutta la sua forza, dai calcagni
-alla fronte, cercando quasi d'imprigionarla nel suo amore terribile; poi
-le disse con ira:
-
--- Solamente ricórdati questo: -- se dopo mi odii, e mi abbandoni, e sei
-d'un altro, e ti lasci baciare da un altro... io t'uccido! t'uccido!
-t'uccido... _come ho già fatto un'altra volta!_
-
-E ricaddero avviluppati nella profonda coltre.
-
-Poi, nel dubbio che non avesse bene inteso, ripetè, scandendo le
-sillabe:
-
--- Come ho già fatto un'altra volta.
-
-Ella era così stordita e soverchiata dalla sua violenza, che, invece di
-rispondergli, cominciò nervosamente a ridere.
-
--- M'hai bene inteso?... Perchè ridi?
-
-Ma senz'attendere la risposta, egli, d'un balzo, fu in piedi, si curvò
-su l'amante, le disse:
-
--- Guarda: con queste mani ho ucciso!
-
-Gli occhi di lei, stupefatti, si avvinsero alle sue mani, divenendo a
-poco a poco enormi, vuoti, fermi.
-
--- Chi?... -- fecero le sue labbra, dopo un lungo silenzio.
-
--- Giorgio!
-
-Ella, ch'erasi un po' sollevata, si rovesciò indietro, nel solco dei
-guanciali, come se le avessero rotto il cuore. Le sue mani sperdute
-brancolarono, quasi per respingere un'ombra; poi, atterrita, si strinse
-i pugni contro la fronte.
-
--- Allora... -- mormorò senza fiato, -- allora è proprio vero...
-
--- Sì, è vero, -- egli rispose, ben forte.
-
-Ecco: aveva l'impressione d'essersi sparato nel cervello e d'aspettare
-che la morte cominciasse nelle profonde sue vene. Invece una calma
-subitanea, una lievità sorprendente gli pervase a poco a poco lo
-spirito. La vita cominciava un'altra volta, dopo un'attimo
-d'interruzione.
-
-Allora tolse una rosa dal bicchiere, la odorò forte, ne morse il gambo
-coi denti. Poi fece una riflessione veramente futile, e cioè che quello
-stelo aveva un sapor brusco, dissimile dal profumo della rosa, e che
-inacidiva la sua bocca leggermente, come il sapore d'un frutto acerbo.
-
-Poi, guardando l'amante, s'accorse che sotto le sue braccia sollevate un
-seno magnifico ed inverecondo le sbocciava dalla camicia di batista. Lo
-guardò senza lussuria, come si guarda curiosamente la nudità di un
-bimbo.
-
-Insieme volle conoscere cosa ella sentisse per lui dopo quelle parole
-irrevocabili, e paurosamente si provò a toccarla. Poichè rimase ferma,
-una oscura tentazione lo spinse al desiderio di darle ancora un bacio.
-
-Su la sua fronte, sopra i suoi pugni serrati, pose le labbra cautamente.
-
--- Guárdami!
-
-Ella infatti lasciò cadere le braccia, e, pallida come non era mai
-stata, con tutta l'anima lo guardò. Allora fu egli stesso ad aver quasi
-paura di quegli occhi; lento, muto, curvo, si ritrasse.
-
-La rosa caduta si schiacciò sotto il suo piede.
-
--- Andrea...
-
-Ma, nel parlare, la mascella le tremava d'un irresistibile tremito; una
-sensazione di freddo le traversò tutto il corpo; macchinalmente si
-ricoverse.
-
--- Andrea, sì, mi ricordo... Una volta mi hai detto: «Così e più
-forte...» «Così e più forte...» Queste due parole: -- «più forte» -- mi
-sono rimaste nella memoria come una promessa funesta e grande. Anche tu
-forse te ne ricordi... Ma, guarda come tremo... Dammi, dammi uno
-scialle!...
-
-Egli cercò per intorno senza veder nulla; poi prese il piumino di seta
-sul quale poltrivano i suoi piedi scalzi e le fasciò il corpo. Nello
-stenderle sotto il mento la seta lucida e soffice, premeva un po' le
-dita per toccare la sua gola, e per farle sentire che la toccava, quasi
-provasse una singolare gioia nell'accorgersi che gli era tuttavia lecito
-carezzarla come un amante.
-
-Ella chiuse gli occhi senza guardarlo, rannicchiò sotto la vestaglia i
-piedi scalzi, e rimase in quella supinità, ferma, addormentata.
-
-Andrea, ritto in piedi, assiderato in una specie di attesa immobile,
-ascoltava dentro di sè, fuori di sè, il volo del tempo. Gli parve di
-nuovo che la vita cominciasse in quell'ora, ma fosse di una lentezza
-esasperante, cupa, monotona, quasi ferma. Sul tavolino da notte, fra la
-lampada e il bicchiere, un piccolo orologio d'oro batteva i minuti
-secondi; nell'indugio del suo tempo interiore quella velocità lo
-irritava.
-
-Si accorse d'un disegno di luce che la lampada formava su la
-tappezzeria; si accorse d'un moscerino che ballonzolava intorno al
-paralume, come se pendesse dal soffitto appeso ad un lungo ragnatelo.
-
-Incominciò a ricordarsi di cose lontane, saltuarie, minime: d'una certa
-satira piena di garbo e di malizia che uno studente aveva messo in voga
-nella sua Clinica, per farsi beffe della signora Maggià; poi rivide
-l'aspetto medesimo della Direttrice, e quel suo camminare impettito per
-le corsìe dell'ospedale, con un'aria da sergente nel corpo di guardia;
-poi si rammentò di certe canzonette che soleva cantare su la chitarra
-Egidio Rosales, talvolta, nelle sere d'estate, quando i medici di turno
-se ne uscivano a fumare una sigaretta sotto gli alberi del giardino...
-poi d'un seppellimento a bordo, al quale aveva casualmente assistito,
-molti anni addietro, nel corso d'una lunga navigazione.
-
-A quel tempo egli era un oscuro e povero medico, laureatosi appena;
-traversava sui transatlantici per vedere un po' di mondo. Il morto, egli
-se ne ricordava, era un cileno erculeo, proprietario di fattorie, forse
-quarantenne, che aveva per moglie una piccola donna, gracile, miope,
-senza età, senza ornamento alcuno, tale da non potersi comprendere per
-qual modo gli fosse piaciuta. In alto mare lo avevano preso le febbri e
-la dissenterìa; si ricordava ch'era morto bestemmiando, in un accesso di
-furore che gli fermò l'aorta. Di notte lo portarono sulla tolda ravvolto
-in un lenzuolo, e quattro marinai, prima di lanciarlo in acqua, lo
-avevano fatto dondolare cinque o sei volte a forza di braccia, sovra il
-parapetto lucido...
-
-Era precisamente quel dondolìo bianco e lento che ora i suoi occhi
-rivedevano.
-
--- Andrea...
-
-Egli udì, ma non rispose. Volontariamente si lasciava sperdere in una
-ridda continua d'allucinazioni, che a poco a poco assumevano l'evidenza
-della realtà.
-
-Ora gli pareva d'esser lontano, frammezzo ad una notte stellata, per
-mare, con il vento a prua. D'improvviso irrompeva nell'ombra un'aurora
-violenta; il confine azzurro del cielo si popolava di città fantastiche;
-sui moli percossi dal sole infuriava una folla gesticolante...
-
-Od era invece una notte profonda, in una città senza lumi, con strade
-ambigue, con porte sbarrate. Egli l'attraversava correndo, per giungere
-alla sua casa, che saccheggiavano; ed era notte così folta, che più
-correva e più smarriva la strada. Nel labirinto dei vicoli, dietro le
-porte asserragliate si consumava l'orgia fino al sangue; la città era
-piena di tumulto; per ogni angolo si assassinava.
-
-D'un tratto non era più quella; con un guizzo abbacinante l'elettricità
-scoppiava da migliaia di lampade: era una piazza enorme, con strade
-senza fondo, e popolo vi accorreva in tumulto con un fragor di tempesta,
-plebe irta e scatenata, che urlava, da ogni lato, nel travolgerlo:
-«Ammazza! Ammazza!»
-
--- Andrea...
-
-Si ricordò che l'aveva già chiamato un'altra volta, forse pochi secondi
-prima, e vinta quella specie di sonnambulismo che gli offuscava il
-cervello, guardò l'amante, ancor supina in quel letto sconvolto, e le
-sue trecce che ingombravano il guanciale, i suoi occhi fermi, il suo
-volto senza espressione. Si curvò, e disse:
-
--- Ora finalmente sono libero. -- Poi le chiese: -- Hai paura?
-
--- No! -- ella rispose, splendidamente, con una singolare forza. -- No!
-
-Nel dirlo, si era sollevata con impeto; e in quel momento ella pure si
-ricordò che una volta Giorgio le aveva detto: -- «Come gli rassomigli!»
-
-La sua treccia disfatta le cadeva sopra una spalla; con le dita calme
-lentamente la riannodò, poi disse:
-
--- Quasi lo sapevo.
-
--- Tu?
-
--- Sì, io. Lo immaginai prima che nessuno lo dicesse, perchè ti amavo e
-tu mi avevi qualche volta stretta nella tua volontà con tanta forza,
-ch'io stessa me ne sentivo ardere come fosse mia. Fu negli ultimi
-giorni, prima... prima che morisse. Ma dopo, ogni volta che questo
-pensiero mi si affacciava, io lo respinsi, lo annegai nel mio cuore così
-profondamente, che man mano ero giunta quasi a dimenticarmene. Ma ora,
-hai fatto bene... sì, hai fatto bene: io lo dovevo sapere come te.
-
-Qualcosa di virile, d'implacabile, ora le splendeva nella fisionomia
-trasfigurata; la sua bocca d'amante, il suo cuore d'innamorata sapevano
-dire improvvisamente queste limpide parole. Dal gorgo dormente sotto il
-velo tenue della sua femminilità saliva in lei questo coraggio come un
-segno barbaro di bellezza.
-
--- Sì, hai fatto bene a dirmelo, perchè non era onesto che tu solo
-dovessi portarne il rimorso.
-
--- Non ho rimorso, -- egli l'interruppe con una voce sorda.
-
--- Chissà, chissà... -- ella rispose. -- Non bisogna troppo guardare in
-noi quando l'anima sente il bisogno di vivere nascosta. Vieni, mio
-povero amore; sièditi, ascòltami... non voler essere più forte di quello
-che sei. Guarda: io, che sono semplicemente una donna, ho capita la
-tragedia che si svolgeva in te, giorno per giorno, ed ho taciuto, solo
-perchè mi parve che tu lo preferissi. Ma ora, perchè seguiteremmo a
-nasconderci l'uno all'altra, se _nemmeno questo_ è bastato a distruggere
-il nostro amore?
-
-Tranquillamente gli tendeva la mano ferma, come per offrirgli un patto
-che suggellasse la loro complicità.
-
-Un'ondata di commozione gli traboccò dal cuore; con i due palmi afferrò
-quella mano, ed inginocchiatosi, nascose nel suo grembo la faccia
-scolorata.
-
--- Allora, -- le diceva, -- tu non mi odii? Non mi respingi da te? Non
-hai paura d'esser mia, dopo quello che sai?
-
--- No, no... -- ella rispondeva. -- Tutto può accadere nel mondo, tranne
-che io non ti ami.
-
-Egli alzò la bocca verso la sua bocca, ed in un bacio mortale si
-congiunsero, con la gola piena di riso, la faccia bagnata di pianto. Per
-la prima volta nella sua vita egli provò riconoscenza verso una
-creatura, e per la prima volta conobbe la gioia dello stare
-inginocchiato. L'adorava, sentiva per lei quello che nell'estasi
-religiosa un fanatico sente per il suo Dio; l'adorava come bellezza e
-come forza, di là da tutte le paure, libero da tutte le catene.
-
-Sì, questo era finalmente l'amore ch'egli voleva; non cercherebbe mai
-più d'andar oltre, poichè aveva toccato il limite. Sopra tutte le bufere
-di sogni che gli uomini avevano scatenate per giungere ad ingannare con
-speciose credenze la fondamentale paura dell'anima, c'era _una verità_
-che divinizzava quest'anima nel suo volo davanti alla morte; l'eternità
-era il delirio di un lungo istante, la possessione totale del proprio
-mondo, il senso d'apogeo, -- l'amore infinito.
-
-Ecco, avevan ucciso e trionfavano: erano il vero simbolo della vita;
-ubbidivano ad una eterna e spietata logica; riconoscevano il solo dogma
-che sia davvero padrone del mondo.
-
-La terra non vuol essere che un letto d'amanti, ove urge in ogni cosa
-viva il senso della eternale continuità, la folle speranza d'ogni anima
-di rinascere nel perpetuo domani...
-
- «Fai la ninna, fai la nanna,
- fantolino della mamma...
- . . . . . della mamma...»
-
-Nell'alta camera il bambinello, forse per fame, si era messo a vagire;
-la nutrice paziente, dopo avergli tesa la poppa, cantilenava per
-riaddormentarlo dondolando la cuna.
-
-Allora ella disse all'amante:
-
--- Se dev'esserci un'espiazione, la consumeremo con uguale fedeltà. Se
-tu hai avuto il coraggio allora, io l'avrò adesso, che ti sono per la
-prima volta veramente vicina.
-
--- Ma tu credi, Novella, che si debba e si possa dimenticare? -- egli le
-domandò, quasi affidandosi ad una remota speranza.
-
--- Non si dimentica, forse, ma cade sopra la memoria un velo
-d'insensibilità. È il tempo ed è l'amore che lo tessono; bisogna cercare
-d'aiutarli. Molte volte, in questo lento anno, sono già stata così
-felice, così pienamente felice, che non mi ricordavo più di nulla...
-Vedi, è quasi facile...
-
--- Forse tu dici questo per ingannarmi.
-
--- Invece lo dico perchè sono sicura che ti guarirò. Siamo giovani
-ancora, e forse potremo avere il coraggio di non riguardare mai più
-indietro, verso la nostra vita che finì. Non ti sembra che davanti a noi
-ci sia tanta luce ancora, da permetterci di continuare la strada?
-
-Una limpidità s'accese, come un raggio di sole negli occhi di Andrea.
-
--- Sì, anima... -- disse con ebbrezza, -- lo credo, lo credo!
-
--- Solamente chi avesse paura, -- ella riprese, -- non potrebbe far
-questo. Nè io nè te sappiamo aver paura.
-
-Ella brillava, in queste parole, di una luce orgogliosa; veramente gli
-assomigliava: era nitida, inflessibile come lui.
-
--- Ricórdati, -- ella disse: -- la distanza è quella che meglio
-seppellisce il passato. Potremo andare assai lontano, e, se ti piace,
-rimanervi per sempre. Tu non sei fra quegli uomini che davvero possono
-rinunziare alla vita; fra poco avrai nuovamente bisogno d'esser forte
-com'eri, buono ed operoso com'eri. Quando mi dicesti che abbandonavi
-l'Università, la Clinica, i tuoi libri, nulla feci per impedirtelo, ma
-pensai: -- «Tutto questo ricomincerà in una vita nuova, ed io stessa gli
-dirò: «Andiamo.»
-
-Un colore di vita brillò su la fronte dell'uomo che non poteva essere un
-vinto.
-
--- Come sei buona! come sei buona! -- esclamò con ardore. -- Sì,
-Novella, hai ragione: voglio vivere ancora! Ho bisogno ancora d'essere,
-come hai detto, buono e forte.
-
-Si serrò nel palmo la fronte accesa, gonfiò il petto in un largo respiro
-e soggiunse:
-
--- Poichè, vedi, anche nell'uccidere fui tale. Se avessi avuta l'anima
-di un piccolo uomo, avrei potuto sottrarmi alla responsabilità del mio
-delitto, volgere la schiena mentre lo compivo. Ma non volli. Ora che mi
-sono accusato apertamente, senza diminuire in alcun modo la mia colpa,
-posso dirti ancora una cosa, che tu non sai. Ed è questa: -- Giorgio mi
-ha domandato volontariamente di morire, mi ha supplicato, con parole
-indimenticabili, perchè lo facessi morire.
-
-Ella dette un'esclamazione di maraviglia e si levò trepidante, con gli
-occhi pieni di luce.
-
--- No, attendi!... -- egli l'interruppe. -- _Già era tardi_. Lo avevo
-già condannato a spegnersi, avevo già cominciato ad impadronirmi della
-sua vita. Ma una sera, -- quella sera, ti ricordi? che tu fuggisti
-nell'udirlo venire. -- Giorgio entrò nella mia camera e mi disse: --
-«Novella era qui.» Nel sangue gli camminava già il veleno, era esausto;
-mi parlò come forse nessun uomo ha mai parlato ad un altro. Mi disse: --
-«Poichè vi amate e siete due creature vive, io, che sono un morto, debbo
-scomparire. Aiútami! Tu, che sei stato il mio fratello ed il mio nemico
-nel mondo, aiútami! Non ho la forza di colpirmi da me stesso: tu solo
-puoi avere per me questo grande coraggio. Aiútami, Andrea, dammi un
-veleno!»
-
-Ecco quello che avvenne. Te lo racconterò, se vuoi, parola per parola;
-me ne ricordo con lucidità, come se fosse accaduto ieri. Vedi, è ancora
-più barbaro che se l'avessi ucciso in un momento solo, mettendogli una
-mano alla gola. Poichè, sebbene fosse un morto e io sapessi che la
-natura lo aveva ormai condannato senza scampo, tuttavia sarebbe certo
-vissuto fino a veder nascere il nostro bimbo, o vedere te, travolta da
-un atto di disperazione... Era questo, mi capisci, era questo che io non
-volevo!
-
-Egli si fermò concitato. Bianchissima, l'amante lo ascoltava, seduta
-sull'orlo del letto, un poco protesa verso di lui, con le mani
-aggrappate alle coltri, i polsi, le braccia, le spalle che parevano
-irrigidirsi.
-
--- Allora? -- ella fece ansante, quasi non tollerasse quella pausa.
-
--- Egli ti amava e mi amava, Novella, ed aveva compreso quello che un
-uomo non comprende mai: l'inutilità del proprio amore. In lui tutte le
-passioni erano giunte al parossismo: la gelosia, l'amore, l'odio, la
-viltà, la bontà. Voleva chiudere gli occhi per non vedere oltre il
-nostro peccato. Mi ha detto: -- «Non posso più soffrire! abbi
-compassione di me! fa ch'io muoia...»
-
--- E allora?...
-
--- Allora, dopo avergli quasi confessato: -- Ma, bada _ch'io non posso
-più_ arrogarmi questo inesorabile coraggio... -- dopo aver avuta la
-tentazione di salvarlo ancora, di lasciare che l'uccidesse la morte, ho
-compreso mentalmente ch'egli aveva ragione, che lui ed io avevamo
-ragione, che la sua pace era fuori dal mondo... e gli ho preparata
-l'ultima dose di veleno.
-
-Ecco, lo rivedo. Si avvicinò lentamente; senza paura, ma lentamente. «È
-questo il veleno?» -- balbettò. E sopra vi pose un dito, come per
-toccare la morte.
-
-Parlava automaticamente, con un riso a fior di labbro; guardava quasi
-affascinato la siringa lucente, colma di un liquido senza colore,
-innocuo, limpido come l'acqua. Poi snudò il braccio sinistro,
-rimboccando la manica piano piano; torse un poco il viso, la bocca gli
-si fece obliqua, e prese la siringa fra due dita. -- «Come si fa?...» --
-domandava ridendo.
-
-«Così!» -- Gli strappai la siringa di mano, e mentre tenevo strettamente
-il suo polso, con l'ago pronto a pungere su la sua pelle rabbrividita:
--- «_Io_ -- gli dissi, -- _io debbo finire di ucciderti_, non tu!» -- E
-per punirmi, per non volgere la schiena, l'ho avvelenato, io, forte, in
-un colpo, con la mia propria mano!
-
-Ella strinse gli occhi; le sue dita contorsero la coltre; il suo busto
-barcollò indietro; ma si contenne ancora e soggiunse:
-
--- Dopo?...
-
--- Dopo l'ho dovuto sollevare, portare nella sua camera, svestirlo,
-piegare gli abiti, comporlo naturalmente nel letto; poi sono venuto a
-chiamarti, là, nella tua stanza...
-
-Ella rimase immobile, con gli occhi fissi, e rivide forse nella chiara
-camera funeraria il raggio lunare che vestiva il cadavere dal piede alla
-fronte, poltrendo su l'ampiezza del letto come un fascio di bianca
-elettricità.
-
--- Báciami! Báciami! -- d'improvviso ella gridò, scuotendosi tutta, come
-se volesse ubbriacare di voluttà la coscienza terribile. -- Báciami
-forte!...
-
-Egli si chinò su quel grido, e furiosamente la possedette.
-
- . . . . . . .
-
- «Fai la ninna, fai la nanna,
- fantolino della mamma...
- . . . . . della mamma...»
-
-Era l'alba; l'alba vaporosa, tenue, come un velo di caligine bianca. Il
-bambinello, forse per fame, s'era messo a vagire.
-
--- Senti?... -- mormorò Novella; -- ora piange...
-
--- Fra poco si riaddormenterà. Mi ami?
-
-Un bacio ed ascoltarono.
-
-Ma la vocina passava il silenzio, lunga, insistente dannosa. La mamma
-era inquieta; per la prima volta s'accorgeva d'amarlo, sentiva quella
-voce risuonare nell'eco della sua propria carne.
-
-Improvvisamente una profonda volontà materna le fece dire: -- Andiamo a
-vederlo.
-
--- Sì?... vuoi?...
-
-E furono _le stesse parole_, quasi _la stessa voce_ della notte
-quand'erano andati a vedere il morto.
-
-Si levarono; egli la ravvolse nella vestaglia, si mise addosso qualche
-abito in fretta, e, presala per mano, aperse l'uscio verso il corridoio.
-
--- Fa piano, -- le diceva come allora, -- che nessuno si desti.
-
-Addossati l'uno all'altra, scivolando lungo la parete, giunsero fin sul
-pianerottolo, dove già l'albore pertugiava con qualche striscia di
-pallido fumo. Cauti salirono le scale.
-
-Si udiva il vagito del bimbo tra la cantilena della nutrice affievolire,
-affievolire... Batterono all'uscio, chiamando la donna per nome affinchè
-non s'impaurisse:
-
--- Lena, Lena...
-
-Ed entrarono. Un lumino a olio bruciava tra il letto e la cuna spargendo
-per la camera un chiarore da presepio; ma la balia erasi levata e
-camminava in camicia, coi piedi scalzi, ninnando il pargolo su le sue
-braccia dai gomiti rotondi, e sempre cantilenava con una pazienza
-infinita:
-
- «Fai la ninna, fai la nanna...»
-
--- Che c'è? -- disse con arroganza, quasi considerasse come due intrusi
-quei due signori. E tranquilla si fermò nel mezzo della camera, gravando
-il corpo discinto sui calcagni piatti.
-
--- Nulla, -- essi risposero con una certa confusione. -- Siamo venuti a
-vedere perchè piange il bimbo.
-
--- Voleva il latte. Ora dorme: guárdino.
-
-Benchè sorpresa, non mostrava alcun pudore; traverso la camicia ruvida
-si delineavan controluce le sue forme tozze; dalla sua persona raggiava
-un certo splendore di robustezza e di maternità.
-
-Ogni tanto lo stoppino scricchiolava nell'olio, poi la fiammella mandava
-intorno un guizzo tremolante, lasciava scappare in su qualche piccola
-vampa, simile a fiocchi di seta nera.
-
--- Dámmelo in braccio, -- disse paurosamente la madre.
-
-Siccome le imposte non erano chiuse, dietro i vetri stava per nascere un
-po' di luce azzurra.
-
-La nutrice affidò il pargolo malvolentieri alle braccia di Novella, ed
-anzi teneva le mani sotto i suoi gomiti, quasi per paura che lo
-lasciasse cadere. La madre lo baciò senza toccarlo, poi disse
-all'amante: -- Guarda!
-
-Egli chinò sovra il suo bimbo dormente la persona tragica, ed infatti
-sentì una sensazione del proprio sangue trascorrere in quella fragile
-vena.
-
-Era ciò che di più bello aveva creato l'uomo: sè stesso; era finalmente
-la ragione magnifica della vita, _la guisa di non morire_.
-
-Con gli occhi pieni di luce guardò il bimbo addormentato su le braccia
-della donna che amava; un'ondata barbara di felicità gli travolse
-l'anima, e come se avesse guardato per la prima volta nella verità,
-nella bellezza del mondo, l'uomo che cercava il Dio nella materia
-comprese di averlo infine trovato.
-
-Ora, dal cálice della notte, l'alba nasceva come un bianco profumo; nuda
-usciva dalle braccia d'un amante morto, nuda immergeva la sua bellezza
-in un colore d'aria e d'infinito. L'alba diceva come il Gran Nomade: --
-_Ieri e domani_. Era il momento in cui, dalle case degli uomini, si
-vedeva il Tempo camminare.
-
-Allora, quasi volesse offrirlo ad un battesimo di luce, la madre sollevò
-il suo bimbo in quella trasparenza che gli somigliava, poi disse
-all'amante con un sorriso:
-
--- Bácialo: è nostro!
-
-Ed insieme, attenti, sorridenti, lo deposero nella cuna.
-
-
-Ma d'un tratto, per l'alta casa, malvagiamente, come se scaturisse nel
-silenzio dalla sonora muraglia, scoppiò la Canzone Disperata sul violino
-singhiozzante dello scemo.
-
-La Canzone diceva:
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di malinconìa;
-
- «non c'è nessuno che dica un pater nè un requiem per l'anima
- mia.
-
- «Non c'è nessuno che mi tessa una ghirlanda con le sue mani...
-
- «Ahimè!... la campana del Tempo non dice che: -- Ieri e domani.»
-
-
- «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
-
- «Lo scheletro ride e risponde: -- Lontano, lontano, chissà...
-
- «Io sono un viandante senza lena, che torno da un regno di morti
- portando il mio scheletro su la schiena;
-
- «coi piedi mi batte i ginocchi, mi stringe il collo con le
- mani...
-
- «Cammina!... -- mi dice ridendo; -- la vita comincia domani.
-
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di
- nevrastenìa;
-
- «non c'è nessuno che mi pianga; neanche l'anima mia...
-
-
- «Allor domando al mio scheletro: -- Sai dirmi dove si va?
-
- «Risponde: -- Nel regno dei vivi, che ha nome l'Inutilità.
-
- «Se corri, -- mi dice, -- si arriva stasera o domani mattina...
-
- «Mi dice: -- Tu amavi una morta... cammina, cammina, cammina!...
-
-
- «Sei stato a una festa da ballo, -- mi dice, -- con lei che
- ballava.
-
- «leggera, frusciante, leggera, -- vestita, pareva, di biondo...
-
- «Perchè -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto ballare nel
- mondo?
-
-
- «Io sono il funerale d'un pover'uomo, che è morto di
- misantropìa...
-
-
- «Sei stato in un letto odoroso -- con lei che giaceva supina,
-
- «tremante, sperduta, tremante, -- nel solco del letto
- profondo...
-
- «Perchè, -- se non vuoi che ti picchi -- mi hai fatto tremare
- nel mondo?
-
-
- «Io sono un viandante senza meta, che torno da un regno di morti
- -- e vado a cercare altri morti, che sono i miei figli
- lontani...
-
- «Cammina: la vita comincia
- domani, domani, domani... »
-
-
- _Fine_
-
-
-*Cominciato a scrivere quattro volte nella vita nomade; compiuto in
-Milano, la notte di Natale dell'anno millenovecentododici.*
-
- ----
-
-
-
-
- _DELLO STESSO AUTORE:_
-
- L'amore che torna -- 1908
- _Ottava edizione -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_
- Colei che non si deve amare -- 1910
- _Nona ediz. -- dal 131º al 180º migliaio -- Romanzo_
- La vita comincia domani -- 1912
- _Ottava ediz. -- dal 106º al 155º migliaio -- Romanzo_
- Il Cavaliere dello Spirito Santo -- 1914
- _Quinta ediz. -- dal 41º al 70º migliaio Storia di una
- giornata_
- La donna che inventò l'amore
- _Ottava ediz. -- dal 96º al 145º migliaio -- Romanzo_
- Mimi Bluette fiore del mio giardino -- 1916
- _Settima ediz. -- dall' 111º al 160º migliaio -- Romanzo_
- Il libro del mio sogno errante -- 1919
- _Terza ediz. -- dal 51º all' 80º migliaio_
- Sciogli la treccia, Maria Maddalena -- 1920
- _Terza ediz. -- dal 101º al 150º migliaio -- Romanzo_
-
- _Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta
- la ristampa._
-
- _Nota degli Editori_
-
- ----
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA COMINCIA DOMANI***
-
-
-
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
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-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
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-
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-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
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-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
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-approach us with offers to donate.
-
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-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
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-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
-works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
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-in compliance with any particular paper edition.
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