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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: L'amore che torna - -Author: Guido da Verona - -Release Date: January 30, 2012 [EBook #38720] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'AMORE CHE TORNA *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - GUIDO DA VERONA - - - L'Amore che torna - - ROMANZO - - VIII.ª EDIZIONE - _(dal 101º al 150º Migliaio)_ - - - R. BEMPORAD & FIGLIO -- EDITORI -- FIRENZE - -- - MCMXX - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i - paesi - - _Milano -- Tip. Pirola & Cella di Primo Cella_ - - ---- - - - - - L'Amore che torna - - - «Placet, si vis Domine» - - --- Dormite? -- ella domandò, piano, entrando sotto l'arco della tenda -che l'avviluppava in sè come un mantello d'antico e fosco velluto. Avevo -inteso il rumore de' suoi passi nell'altra stanza, il fruscìo della sua -gonna sul tappeto, ma fingevo di sonnecchiare davanti al caminetto, con -un libro aperto su le ginocchia. - --- Dormite? -- ella ripetè, avvicinandosi e protendendo il capo, quasi -per meglio discernermi nella semioscurità della stanza. - --- No, stavo pensando, -- le risposi con una voce rapida, che a mio -malgrado tradiva l'impazienza di averla così a lungo attesa. - -Bella e ridente nella luce irrequieta della fiamma: - --- Ebbene -- domandò -- non mi dite nulla? non mi salutate neppure? - --- Vi aspettavo per le quattro e mezzo; ora sono le sei... Veramente mi -pare un po' tardi! - --- Allora me ne torno via... -- E fece ridendo l'atto di volgersi; poi -soggiunse: - --- Dunque, siete sempre in collera? - --- Con voi non mi riesce! Solo, durante le attese, medito, e quando -medito mi assale a poco a poco l'esasperazione. - --- Già, voi avete un carattere bizzarro! Ascoltatemi: ora vi spiegherò. - --- A che serve? Mi sarebbe così difficile credervi! - --- Ed avreste torto, -- ella rispose tranquillamente. -- Se volessi -mentirvi, saprei anche mentirvi bene. - --- Oh... davvero? - --- Forse ne dubitate? Noi donne ci confondiamo più facilmente nel dire -la verità. - --- Quand'è così, -- feci -- spiegatevi pure. - --- Permettete che mi sieda? -- ella domandò in tono di celia. - --- Ve ne prego. - --- E che mi tolga la pelliccia? i guanti? il cappello? - --- Ve ne prego, -- ripetei con la stessa urbanità. - --- E che vi chieda un bacio? un bacio su la punta delle dita? - -Mi tese una piccola mano, senz'anelli, con l'unghie rosee, finemente -curate, ove le mie labbra indugiarono con voluttà, poich'era tepida e -morbida come una soave piuma. - --- Ecco, -- ella fece, sedendo presso il caminetto e ravviando i suoi -capelli, d'un bel colore d'oro e di bronzo antico, fusi per comporre -insieme una maravigliosa luce, -- ecco: vi aspetterete chissà quale -confessione, chissà quale complicatissima storia... Invece una causa -molto semplice: avevo dimenticato. Leggevo anch'io, vicino al fuoco, un -libro molto bello, e mi ricordai dell'ora solo quando fu, come voi dite, -un poco tardi. - -Mi guardò col suo riso impertinente, in cui erano tutte le grazie e -tutte le insensibilità. - -Una pausa lunga; ella si leva, guarda i fiori che stanno in un grande -vaso d'argento e trascolorano al riverbero del fuoco, sceglie una -pallida rosa e la pone alla sua cintura. Io accendo una sigaretta, la -decima forse dalle quattro e mezzo in poi; Ludovico reca il vassoio del -tè: ci sediamo entrambi, aspirando il vaporoso aroma della bevanda -profumata. - --- Dunque, -- riprendo con indifferenza, -- avete letto molto a lungo? E -certo un libro attraentissimo, un libro strano, perchè voi amate -soltanto le cose strane... - --- Non sempre, qualche volta, anche le tristi. - --- Allora, oggi, un libro triste? - --- Sì: «_Le roman d'un spahi_», del Loti. Era l'unico libro suo che non -avessi ancor letto. - --- Vi piace Loti? - --- Molto; perchè ne' suoi libri mi rassomiglia un poco; sente cioè tutte -le cose con un'anima che non è sua, ma che gli appartiene e che sa far -comprendere come se fosse la sua. - --- E questa seconda anima cosa sarebbe, in voi ed in lui? - --- Oh Dio, è ben difficile a definirsi! Un misto d'ingegno e di -fantasia, d'indifferenza e di sensibilità, di superficiale e di -profondo, di curioso e d'inutile. - --- È vero; per Loti è vero. Per voi, non so... perchè non vi conosco. - --- Ah?... ricominciate le indagini solite? - --- No, me ne guardo bene. Mi avete già data una risposta la quale vieta -ogni ulteriore commento. Mi avete detto: «La mia vita passata non vi -appartiene, come non appartiene a me sola... dunque non insistete, -perchè inevitabilmente vi mentirei.» Questa frase risolve tutto; non -insisto più. - --- Ed è forse meglio per entrambi. Vi ho detta la verità fino al segno -cui potevo giungere: non chiedetemi oltre. A me riesce più facile -inventare una fiaba che risolvermi ad una confessione, perchè non amo -intrusi nella mia vita intima ed inoltre ho più fantasia che memoria... -Perdonatemi, la colpa non è mia! - -Tutto questo ella diceva con indefinibile grazia, in una lingua -straniera che usava con familiarità, sebbene vi risuonasse talvolta -l'accento natìo, come in tutta la sua persona era segnato, puro e -splendido, il tipo della sua terra ungherese. - --- Via, Germano, -- ella seguitò con maggiore dolcezza -- perchè -tormentarci? Perchè mi lascerete partire con un triste ricordo? - --- Partire? -- l'interruppi vivamente. -- Ieri mi avevate quasi promesso -che... - --- Sì, ieri... Ma poi ho meglio riflettuto, e mi sono persuasa che devo -partire. - --- Non comprendo questa necessità. Voi siete libera, credo. - --- Appunto perchè lo sono, e vorrei rimanerlo sempre, -- rispose, con -una leggera ombra nel viso. - --- Temete forse ch'io divenga troppo indiscreto? che m'impadronisca -troppo della vostra libertà? - --- Non è per questo, Germano. - --- Ed allora? - --- La ragione è un'altra. Ve la scriverò dopo aver lasciato Roma. Per -ora non mi domandate nulla, nulla, vi prego. - -Il fuoco era quasi spento, la stanza semibuia, il rumore della strada -reso fievole dalle folte cortine. Di quando in quando uno scalpitìo di -cavalli sul lastricato, un crepitare della brage morente; nell'aria il -profumo delle rose d'inverno, languida fragranza di fiori sbocciati -senza sole; ed ella era seduta nella grande poltrona di cuoio dai foschi -rilievi, co' due piedini sovrapposti, appena uscenti fuor dalla balza, -le mani posate sui bracciuoli: tutta vestita di nero. - -Da quando ella era divenuta «la mia amica», poichè amava ella stessa -chiamarsi così, io vivevo nell'ardore di una febbre in cui erano gioie -forse più acute che nella voluttà di possederla e tormenti più acerbi -che nell'assoluta rinunzia. Sentivo confusamente che se fosse partita, -se non avessi potuto più soffrire della sua presenza, mi sarei creduto -per sempre incapace di accendere in me un altro desiderio, di esprimere -un'altra ammirazione, di conoscere o di pensare un'altra bellezza, la -quale somigliasse lontanamente alla sua. - -Per questo le andai vicino, e dimenticando il fugace rancore le parlai -quasi tremante. - --- Non andrete via, -- la pregai. -- Non posso lasciarvi partire! - -Mi guardò a lungo, mi porse la mano, ebbe un sorriso pieno di tristezza, -mi disse: - --- Anch'io vorrei forse restare, ma invece devo, devo andarmene via... --- Poi soggiunse: -- Ritornerò; verrete voi a vedermi... chissà! - --- No, Elena: se partite questa volta, non ci vedremo più; mai più. - --- Perchè mi dite questo? Anche la prima volta noi credevamo che sarebbe -stato così, ed invece... La vita è tanto bizzarra! - --- Elena, io farò in modo che non ci si riveda. - --- Voi? e perchè? - --- Perchè è sempre triste, enormemente triste, rimanere a mezza strada -fra l'indifferenza e l'amore, fra la curiosità e il desiderio, fra -quello che è stato e quello che poteva essere. Un sogno si può talvolta -sopprimere, ma incatenarlo, precludere ad esso l'avvenire, questo no. -D'altronde fra voi e me l'amicizia non è possibile. Perchè essere -solamente amici quando è lecito amarsi? Elena, da che vi conosco non ho -avuto verso di voi la più piccola irriverenza, non ho tentato mai di -spingere la nostra intimità oltre il limite che le avete voluto -prefiggere, trovando questo, non solo naturale, ma opportuno, perchè -siete fra quelle donne che si debbono avere sempre o non avere mai. - --- Credete proprio che ci siano tali donne? -- ella rispose con -volubilità. E, nel fissarmi, qualcosa di crudele attraversò la sua ferma -bellezza. - --- Se vi sono, -- risposi -- hanno certamente il diritto di farci anche -soffrire. - --- Sentite, -- m'interruppe, con riso pieno d'ironia su la bocca -giovine, -- credo che voi parliate con molta facilità... Veramente vi -ammiro! - --- Perchè? -- feci, un po' confuso. - --- Via! Mi piace la sicurezza con la quale dite queste cose molto gravi -e molto serie. Parlando con voi, talvolta mi sembra di assistere alla -recitazione d'un ottimo attore. - --- È dunque singolare che si abbia entrambi, esattamente, la medesima -impressione. - --- Eccovi súbito mordace. Ma no!... io trovo questa una cosa naturale! -Passiamo tante ore, qui, soli, nè possiamo far altro che parlare. -Ditemi, avete avute molte amanti voi? - --- Sì, molte, come tutti gli uomini che possiedono le qualità essenziali -per piacere alle donne, ossia un bel nome, un patrimonio mai esausto, e -molta disinvoltura. - --- Credete che queste qualità bastino sempre? - --- Sempre almeno per correre quella via battuta che si chiama la via del -cuore femminile. - --- E ne avete amate molte? - --- No, amate no. Le ho predilette, come alcuni prediligono i fiori. Mi è -piaciuto coltivarle, carezzarle, per ricevere in cambio il loro profumo, -persuaso che questo profumo sia forse nella donna la cosa migliore. Ma -purtroppo non ho mai saputo dare un'importanza grave ai sentimenti che -sfioravano il mio cuore sbadato. Poi un'altra cosa vi dirò: mi è mancata -una, forse la più superficiale, fra quelle distrazioni che ad altri -uomini rendono così attraente il gioco dell'amore; voglio dire il -capriccio, la passione che nasce per puntiglio, la tenacità. Davanti ad -una porta che si chiudeva con ostinatezza non mi sono mai fermato a -lungo; andavo altrove... e di porte che si aprono ve ne son tante al -mondo! - -Ella sorrise evasivamente, con un sorriso incomprensibile, alzando la -mano verso una parete ov'erano in mostra, dietro un cristallo, alcuni -ritratti di donne; poi, dalla parete, verso un quadro, e disse: - --- Quelle, per esempio? - -Anch'io volsi da quella parte gli occhi, e risposi con una certa -pacatezza: - --- Sì, quelle, oppure tante altre che non ricordo più. - --- Voi parlate come Don Giovanni in un giorno di noia... - --- Oh, no! -- risposi ridendo. -- La vostra ironia non mi ferisce -affatto, perchè davvero non penso di aver seminate molte vittime lungo -il mio cammino. Anzi la mia coscienza dorme tranquilla. Ho conosciute -molte donne, ho creduto di amarne alcuna, mi sono accorto alla fine di -non aver amato mai. E per questo ve ne parlo senza gioia, senza rancore, -come potrei ricordare il nome dei cavalli preferiti che ho fatto correre -su gli ippodromi, quand'ero più ricco, e degli amici che m'hanno aiutato -a dissipare gaiamente la vita. Lo scopo nel mondo è provare molte -sensazioni: se poi si confondono insieme, che importa? La sensazione è -un sentimento che scende sino al fiore dell'anima e non la pénetra, ma -la fascia soltanto: per questo è più soave. Senza tormentarvi, senza -farvi male, vi dà una specie d'ebbrezza. Ecco, vi dirò: vi sono alcuni -profumi così intensi che son quasi un sapore; la sensazione è tale: un -profumo che vi porta tutta l'anima di una cosa e vi commuove come un -sentimento. - -Da capo, su le sue labbra, quell'impercettibile segno d'irrisione che -talora pareva un freddo scherno, talvolta un'addolorata ironia. - --- Perchè, -- le domandai dopo un silenzio -- perchè mi guardate così? - --- Io?... -- fece trasognata. -- Non saprei. - --- Volete forse ripetermi la frase di prima, dirmi... - --- Che siete un commediante? Sì, forse. Ma la commedia è vita in chi la -rappresenta bene. - -Poi, mutando viso, allungò la mano verso un astuccio d'argento che -luccicava sopra un tavolino e disse: - --- Via, datemi una sigaretta, Germano! - -Il suo volto era tutto soffuso dal rossore della brage ravvivata, ma -nell'ombra la sua mano protesa era calma e pura come quando la baciai la -prima volta, in un giardino d'albergo, allo sfiorire d'un autunno -ligure, mentre, ne' suoi occhi di fanciulla, ridevano le maraviglie del -cielo. - - - - - II - - -Ella non dava pace a' miei sensi; la sua bellezza non posseduta mi -assediava come un incubo nella febbre. Le cose più futili mi -richiamavano a questo pensiero; talvolta un profumo, un suono, una -inflessione di voce, un oggetto qualsiasi da lei toccato, ammirato, -desiderato. - -Tutto ricordavo di lei, quand'era assente, con una esattezza mirabile. -Avrei potuto, anche da solo, comprarle un paio di guanti, sceglierle un -cappello, conoscere fra cento lo stivaletto che meglio le avrebbe -calzato. Così mi avveniva di fermarmi fanciullescamente davanti alle -vetrine per fare queste scelte mentali. - -Un giorno anzi, la marchesa Serra di Marziano, la Senatoressa, un'amica -mia nel tempo del suo fiore, (oh, declinare d'una splendida estate!), la -marchesa Serra di Marziano mi sorprese davanti un negozio di mode in -questa palese contemplazione. - -Scendeva dalla sua carrozza e d'improvviso mi capitò dietro le spalle. - --- Che fate, Guelfo? -- esclamò allegramente. -- A' miei tempi non vi -conoscevo questa passione per i cappellini ed i boa delle signore! - --- Allora, marchesa, preferivo svestire... -- le risposi con un tono di -burla galante per trarmi d'impaccio; -- ed ora preferisco vestire: che -volete mai, s'invecchia! - --- Dunque state facendo una scelta. Entrate con me; chissà che non vi -possa dare un buon consiglio. - --- Vi assicuro, marchesa, che non facevo nessuna scelta; guardavo la -vetrina per semplice curiosità. - --- Ebbene, accompagnatemi lo stesso; il buon consiglio me lo darete voi, --- rispose la bella donna con quel sorriso ch'era tuttavia rimasto -giovine su la sua bocca troppo arrossata. -- So che avete buon gusto. - -E così dicendo i suoi occhi esprimevano un'ironia di ricordi lontani. -Volle che la seguissi nella sala di prova e mi fece sedere in un angolo, -dicendomi: - --- Fumate pure; così vi annoierete meno. È vero, Madame Josephine, che -gli permettete di fumare? - -Madame Josephine, una Parigina, venditrice di eleganze, che sapeva -ricevere le sue clienti con un garbo davvero impareggiabile, non solo mi -accordò volentieri questa licenza, ma prese ad enumerare i nomi di tutte -le signore che ormai «ne se gênent plus» e fumano in sala di prova, -«comme les messieurs à leur cercle!» - -Intanto la marchesa provava e riprovava con una rapidità nervosa tutti -gli ultimi «modelli di Parigi», guardandosi ad ogni specchio e cicalando -senza tregua. - --- E questo come vi pare, Guelfo? - -Era un cappello larghissimo di tesa, con una grande piuma da un lato, -alla Rembrandt, semplice, di una eleganza squisita. Si confaceva -mirabilmente con la sua bellezza matura. - --- Non vi sta bene; mi sembra un po' troppo eccentrico, -- risposi per -dispetto. Madame Josephine ne fu scandolezzata, ella che lo trovava -«séyant comme tout!» - --- «Oh, mais les hommes, mon Dieu!...» -- mi disse con un sorriso -paziente. - -Infine la marchesa scelse un cappello ch'io le consigliai caldamente, -perchè m'annoiavo, ed uscimmo insieme. - -Era su l'imbrunire. La luce color d'ambra del tramonto laziale orlava -gloriosamente le guglie delle chiese lontane. Volle che facessi un giro -nella sua carrozza. Partimmo al trotto veloce dei due grandi sauri che -riempivano la contrada di fragore. - -Ella portava un profumo troppo forte; rammentai che nelle stanze chiuse -questo profumo talvolta mi dava il mal di capo; aveva la bocca troppo -rossa, una bocca da molti baciata. - --- Non vi sembra incredibile, -- ella disse d'un tratto -- che noi siamo -rimasti amici, e buoni amici, anche dopo esserci amati per qualche tempo -ardentemente? È una cosa rara. - -Il mio pensiero errava lontano, per altre vie, soggiogato. - --- È una cosa naturale, trovo. -- E continuai scherzosamente: -- Se le -signore non facessero così, finirebbero con vivere in mezzo ad un -esercito di nemici. Non vi pare? - --- Siete caustico, amico mio! -- ella esclamò ridendo. -- Ma quello che -più mi dispiace si è che vi trovo di un umore tetro... -- Poi -d'improvviso: -- Vi fa soffrire? - --- Chi? - --- Eh, via! - --- Non vi comprendo. - --- Oh, insomma, la nuova, l'ultima... la più bella! - -Io mi strinsi un poco nelle spalle. - --- Povero Guelfo, -- continuò; -- io vi conosco bene, perciò vedo che -state passando una crisi. - --- Una crisi? - --- Precisamente. Siete un ubbriaco morale, avete una manìa d'amore. -Sento che i vostri nervi soffrono. - --- E come lo sapete voi? - -Lenta e blanda si appoggiava contro la mia spalla; v'era nella sua voce -qualcosa di torbido, che improvvisamente mi accendeva nella memoria il -pensiero delle carezze d'una volta. - --- Come lo sapete voi? -- feci di nuovo, poichè aveva taciuto. Mi fissò -gli occhi negli occhi, con un riso esperto, e disse: - --- Non è così, forse? Non è vero che vi esaspera? Io non so come stiano -le cose, ma penso che l'amore platonico non sia fatto per gli uomini del -vostro temperamento! - -E continuò a ridere, di quel riso che m'irritava come una provocazione. -La guardai. Un senso d'angoscia mi sopraffece, in cui v'era pure un -senso di ostilità contro quella donna, contro quel profumo, contro tutte -le cose che faceva o diceva per molestare la mia nervosità. Ma d'un -tratto, come sotto il chiarore d'una luce ambigua, mi parve rivedere in -lei l'amante di una volta, la donna gloriosa e gioiosa che aveva -dispensato il vizio come il suo pòlline un fiore. E mi piacque, perchè -aveva la bocca tinta di rosso, il profumo estremamente forte, la gola un -poco sfiorita. - -Certo se ne avvide: una sua mano furtiva mi cercò. - --- Germano, -- disse con la voce velata, -- se io fossi ancora la vostra -amica non vi renderei così triste. - -Di nuovo la guardai. V'erano ancora nel suo volto i vestigi di una -grande bellezza, gli occhi le splendevano d'un chiarore di gioventù. - --- Se fossi ancora la vostra amica... -- pronunziò più lentamente, con -un brivido. - -Ora, davanti a noi, si aprivano i Prati del Castello vasti e bui della -solitudine della sera imminente. Fumavano su dalle torri della prigione -antica lenti fasci di nebbie crepuscolari, verso il cielo, che da ogni -nuvola, gradatamente abbandonava il giorno. - -Vinto da una specie di perversità mi chinai su quella bocca troppo -vicina, che mi alitava su la faccia il suo torbido e caldo respiro. - --- Voi, Guelfo, -- mi disse, rannicchiandosi nella pelliccia -- voi -siete fra que' rari uomini che una donna non dimentica mai. Se non foste -innamorato, Guelfo... - -E si cacciò le mani freddolose nel tepore dell'ampio manicotto. - --- Se non foste innamorato, Guelfo... - --- Ma lo sono, lo sono terribilmente... di un pensiero che mi avete -fatto nascere voi! - -Un riso aperto le gonfiò la gola, e, quasi per dissimularlo, si nascose -la faccia nel manicotto, fra un mazzo di viole. Poi, subitamente, -cambiando voce, con sottile ironia: - --- Come sta, -- mi disse -- quella nostra povera Edoarda? - -Era una domanda sùbdola e ne fui molto infastidito. - --- Cosa volete dire, marchesa? - --- Nulla: domando sue notizie. È gran tempo che non la rivedo. Ecco una -ragazza che molte hanno ragione d'invidiare. - --- Vi ringrazio della buona frecciata, marchesa! Come al solito siete -crudele. - --- Non è crudeltà, caro Guelfo. Certo non posso impedirmi d'ammirare il -vostro imperturbabile coraggio. Alla vigilia del matrimonio v'ingolfate -in una grande passione, (oh quanto grande!) non solo, ma per colmare un -giorno di nevrastenia tentate anche un ritorno verso gli antichi amori. -Siete un uomo fortunato, voi!... Potete fare questo ed altro. - --- Amica mia, sapete pure che si vive una volta sola. - --- Questo sì. - --- E dunque? - --- Dunque... avete ragione! - --- Ci vedremo allora? - --- Non so... - --- Come non sapete? - --- Bisogna riflettere... - --- Riflettere? Via!... sarebbe la prima volta! - -E ne ridemmo entrambi, con le labbra congiunte. - - - - - III - - -Io vi pongo una domanda semplice: - -«Ad una donna che una volta si è amata, o si è creduto di amare, ad una -creatura fragile come l'ambra e pallida come la cera, è mai possibile -tenere un discorso così terribilmente logico e crudele? È mai possibile -dire: - -«Ascoltami Edoarda: il mio grande amore non è stato che una favola, -un'illusione... ora è finito; non c'è rimedio nè speranza, mai più.» - -Dirle: - -«Tu sai: l'amore che finisce è come una lampada che si vada spegnendo in -una sala piena d'argenterie. Quand'essa era in vita, tutte le cose -intorno brillavano, abbagliavano, erano altrettante luci; man mano -ch'essa muore, tutto a poco a poco si attenua, si vela, s'adombra... -Così fu per me. Qualcosa cessò di vivere nell'anima mia più profonda, e -lentamente, senza volerlo, divenni per te un nemico. Le cose tue che mi -erano sommamente piaciute suscitarono in me quasi uno scherno; alcune -lentezze della tua voce mi annoiarono, il vezzeggiativo con il quale -usavi chiamare il mio nome, anch'esso mi dispiacque, la tua sensibilità -eccessiva m'irritò, le tue tenerezze soverchie mi vennero a noia. Un -giorno, me ne ricordo assai bene, tu cantarellavi... Certo non hai avuta -mai un'attitudine vera per il canto, ma in altri tempi amavo -immensamente udirti accennare qualche bella canzone sottovoce. Quel -giorno -- si era in campagna -- dovetti uscirmene in fondo al giardino -per non pregarti di tacere. Tu, come donna, in quest'ora sopra tutte -difficile, quando l'amore pericola, non hai saputo valerti della tua -femminilità. Mi hai fatto conoscere l'amarezza delle tue lacrime, il -tedio de' tuoi rimpianti. Ora, sappilo, Edoarda: in questi stramonti -dell'amore v'è qualcosa d'ineluttabile, perchè nessuna forza umana può -rinfocolare l'agonia di un sentimento. Ho cercato d'ingannare me stesso -e d'ingannare te; ma oggi tutto mi riesce vano. È finito, intendi? -finito! E questa parola è irremediabile come tutte le cose che in sè -racchiudono il nulla...» - -Ad una creatura fragile come l'ambra e pallida come la cera, che vi -avesse regalato a piene mani tutto il fiore della sua giovinezza, è -possibile confessare una verità più semplice ancora, dirle: - -«Io non ti amo più, perchè mi possiede, m'inebbria e m'incanta un altro -sogno d'amore?...» - -No, certo. E l'angoscia continuava. - -Ogni venerdì mi era necessario trovare un pretesto plausibile per non -accompagnar a teatro Edoarda e sua zia, nel solito palco, alla solita -ora, con una tediosa monotonia. Quel pretesto contava tra le maggiori -fatiche della mia settimana. Il venerdì, beninteso, andavo a pranzo da -lei: dovevo dare un mio consiglio su l'abito, sul cappello; dire qualche -scempiaggine perchè la vecchia zia non s'addormentasse dopo la chicchera -di caffè, -- indi subirmi a teatro uno spettacolo eccezionalmente -noioso. Dopo il teatro la zia soffriva d'una specie di languore allo -stomaco: al ritorno, l'aspettava nella sala da pranzo una piccola cena -fredda. - -Questo languore in fondo non era che un'ottima invenzione di Edoarda per -procurarci una mezz'ora d'intimità nel salottino roseo, dove i paralumi -attenuavano soavemente la luce. - -Colà mi conveniva essere un'istrione perfetto, consumare tutte le grandi -e piccole finzioni che servono ad intessere la commedia dell'amore. -Molto spesso quello spuntino della zia durava quanto un vero e proprio -banchetto, perchè la povera donna, dopo averci chiamati una e due volte -sommessamente, cadeva in quello stato di sonnolenza morboso ch'io solevo -chiamare «il letargo della bisarcavola». Oh, quante infrenabili tossi! -quanti urti -- per inavvertenza -- nelle tavole, cercando che si -destasse! E dietro queste piccole astuzie, nel mio cuore angosciato -quanta immensa pietà! - -Certo v'erano in me due uomini ben distinti, che senza posa cercavano di -sopraffarsi; due uomini di natura inconciliabile, negazione perpetua -l'uno dell'altro, ed io stesso non riuscivo a comprendere per quale -occulto legame potessero convivere insieme. - -C'era in me un uomo piuttosto dedito alle forme, alle astrazioni delle -cose, guidato da una morale rigida e da una chiara intelligenza, capace -di sentimenti squisiti e spesso d'ingenuità puerili; raffinato ma non -corrotto e facile all'ardore come allo sconforto; un uomo infine che -amava e rispettava la vita. - -Ma insieme un'altro v'era, che aveva per maggiore intento quello di -esaurire tutte le sensazioni, di sviscerare le cose, per ricercarvi la -vanità recondita, con una pertinacia inaudita; un uomo crudele, -scettico, beffardo, che si accettava senza discussione e si serviva con -una singolare noncuranza. Costui non amava e non rispettava la vita, ma -neanche la temeva, sapendo contrapporre a tutte le sue minacce lo scudo -inflessibile della propria indifferenza. - -In comune avevano solo pochissime qualità: una sobria eleganza in tutte -le attitudini morali ed intellettuali, una fede calma e perseverante nel -favore della sorte, secondo il motto della mia casa: - -«_Placet, si vis, Domine!_» - - - - - IV - - --- Dove andiamo, signore? -- mi domandò il vetturino, tutto -incappucciato sotto l'ombrello gocciolante. - -Gli diedi l'indirizzo del Circolo. Egli fece schioccare la frusta ed il -cavalluccio riprese il suo trotto rassegnato per i selciati che -ruscellavano. - -Affacciato al vetro, seguivo con occhi distratti le figure sghembe dei -passanti, che si premevano lungo il marciapiede, formando con gli -ombrelli una specie di lunga tettoia oscillante. - --- Come l'umanità è grottesca quand'è bagnata! -- esclamai meco stesso, -quasi per infiltrare un poco di buonumore nella tetraggine di quel -tramonto decembrino. - -Fra gli amici che andavo a trovare nelle sale del Circolo ve n'era uno -che mi dava insolitamente noia. Giorgio Albanese, soprannominato -l'«Assillo», per la sua tenacità nel far la corte alle donne quando se -ne incapricciava, era certo un damerino d'eleganza impeccabile, dai -capelli ben lisciati, lo sguardo vivace sotto l'occhialetto arrogante, -una bianchissima dentatura e qualcosa d'irritante nell'asciuttezza della -sua faccia rasa. Costui, che certo non ignorava i miei legami con Elena, -si era messo a farle una corte serrata. Già due volte aveva cercato di -avvicinarla per istrada, e di giorno in giorno le mandava all'albergo -grandi mazzi di fiori, biglietti con frasi galanti, oppure ninnoli, -dolci, profumerie, cose tutte che rimanevano in dono al portiere. Io, -poichè non vantavo sopra Elena che un diritto d'amicizia, dovevo -sopportare tutto ciò in silenzio, benchè me ne rodessi acerbamente. - -Quando entrai al Circolo, si stava giocando una partita vivace. Camillo -Ainardi e Marco Sabbatini tenevano il banco, gli altri scommettevano -poste ragguardevoli. Siccome il gioco non ammette cordialità, fui -accolto con rapidi saluti e frettolosi cenni della mano. - -A capo della tavola il vecchio conte Anghilieri leggeva l'_Osservatore -Romano_, con due paia d'occhiali, avanzando di tempo in tempo sul -tavoliere un modestissimo gettone, che regolarmente gli si raddoppiava. -Il Mariani, con le mani in saccoccia, attento come un bracco da fermo, -aspettava il buon colpo; Laganà di Rienzi bestemmiava grossolanamente ad -ogni posta perduta. - -Entrai nella partita, contendendo il banco ai due fortunati banchieri, e -l'ottenni, mentre Fabio Capuano, il mio vecchio amico, si alzava pieno -di collera, esclamando: - --- Per Dio diavolo! Tutti gli anni, al giorno della Immacolata -Concezione, mi càpita un rovescio! Si vede che io, con le Vergini, son -proprio destinato a non aver fortuna. - -Io risi, e gli dissi: - --- Vuoi che ti tenga socio nel mio banco? - --- Volentieri: per un terzo. - --- E' inteso. - -Avevo all'occhiello una rosa. Guardai l'Albanese e risi. - --- Perchè ridi? -- egli fece. - --- Nulla... Tocco la rosa perch'essa mi porti fortuna. Ho la -superstizione dei fiori. - -Diedi le carte e perdetti. Nacque sùbito fra l'Ainardi e il Sabbatini, i -soci di prima, una discussione su la precedenza delle poste. Purtroppo -le alleanze di giuoco non sono che tregue armate. - -Si discusse a lungo, finchè intervenne il rubicondo e calvo marchese -Della Pergola per fare una sfuriata. Nonostante il suo spirito -conciliativo, era fra quegli uomini che giuocano con raccoglimento, e -non ammetteva che si potesse tanto cicalare davanti alla sacra maestà -delle carte da giuoco. - -Infine quel diverbio si compose. Diedi ancora tre volte il colpo e tre -volte perdetti. - -Guardai di nuovo l'Albanese, toccando il fiore e risi. - --- Non serve! -- egli scherzò con ironia, facendo pompa de' suoi -guadagni. - --- Servirà. - -Cambiai mazzo, e con esso la sorte. In breve raccolsi tutto il denaro -de' miei competitori e persino riuscii a vincere due volte la rara posta -del conte Anghilieri. Egli borbottò qualcosa dietro il giornale, poi si -mise a rasciugar gli occhiali. - -Ed io, tolta la rosa dall'occhiello, piacevolmente la posai vicino alle -carte. Guardai l'Albanese e risi. - -Continuammo. La fortuna non mi lasciò. Molti si esasperavano: -l'Albanese, mettendosi e togliendosi nervosamente l'occhialetto, mi -fissava con animosità, poich'era fra quelli che giuocano contro il -denaro e contro le persone insieme. - -Quel mio ridere lo molestava; ed io per esasperarlo insistetti. - --- Vedi bene che l'Immacolata non c'entra, -- dissi al Capuano, il quale -trepidava. - --- Non bestemmiare, per l'amor del cielo! -- questi mi rispose, facendo -le corna. -- E rimetti quel fiore dove lo avevi prima, se non vuoi che -ti porti la jettatura. - --- Questo fiore?... Ah no! -- io dissi, distribuendo le carte. -- Questo -fiore è il dono d'uno di noi alla più bella donna di Roma! - -E fissai l'Albanese, che cercò di reprimere un movimento di dispetto. - --- Anche le donne, adesso? -- Non mancava che questo per rovinarci del -tutto! -- borbottò l'Ainardi. - -Ed Antonino Massàra, il pettegolo balbuziente, soggiunse: - --- La più bella don-na-di-Ro-ro-ma ti ap-pa-partiene! Vi-viva la -ff-accia tua! - --- Mi apparterebbe forse, -- risposi, vincendo il colpo iniziato, -- se -non mi fosse contesa. V'è chi me la seduce... a mazzi di fiori! - --- Vuoi alludere a me? -- interruppe Giorgio Albanese in tono di -falsetto. - --- Credo infatti che fosse tuo quel mazzo dal quale ho tolta questa -bellissima rosa. Volevo dirti che i tuoi fiori appassiscono tutti nel -ripostiglio del portiere. Quanto profumo sprecato! - --- Credo che tu voglia millantare in questo momento, -- mi disse un po' -livido. - --- Io non millanto mai, -- risposi con pacata ironia; -- perchè, sebbene -non mi chiamino l'«Assillo», qualche volta so pungere anch'io. - --- Insomma ti avverto che mi secchi! -- egli esclamò dando un pugno su -la tavola. - --- Ragazzi... per l'amore di Dio!... -- fece il marchese Della Pergola, -cantilenando con angelica noia. - --- Potrebbe darsi che ne avessi l'intenzione, -- risposi all'Albanese -con voce beffarda, fissandolo in faccia. - --- Ed io t'ingiungo di smettere! -- inveì l'altro, scattando su, nero -come una viperetta. - --- Scusa... -- gli risposi con una placidità provocante, -- ora poi mi -sembri sommamente ridicolo! - -Egli fece l'atto di avventarmisi contro, ma con prontezza gli amici -s'interposero e lo trascinarono fuori. - --- Credo che tu abbia perduta la bussola! -- mi disse a mezza voce il -Capuano, carezzandosi la barbetta brizzolata che gli dava un po' l'aria -del cavaliere antico. - -La cosa fu risolta il giorno dopo, con un colpo di sciabola che ferì -leggermente l'Albanese ad una guancia. Ed il portiere dell'albergo non -ricevette più nè profumerie nè rose. - - - - - V - - -Elena entrò quella sera, con un giornale piegato sotto il braccio e -senza poter nascondere la sua inquietudine. - --- Ecco! ecco! -- esclamò con un rimprovero sorridente. -- Vi siete -battuto con quel signore dei mazzi di rose. Bravissimo!... e senza dirmi -nulla! - --- Da ieri non ci siamo più riveduti. Come potevo dirvelo? Ed a voi chi -lo ha raccontato? - --- Ne parlavano all'albergo poco fa; poi è stampato su l'_Italie_. -Bravissimo! E, grazie al cielo... Ma perchè non dirmi nulla? - --- Oh, Dio, queste sciocchezze si raccontano poi, vi pare? Ma toglietevi -il cappello almeno, datemi la mano almeno! - --- Pazienza, pazienza! Prima voglio sapere come andarono le cose. Mi -avete fatta fare una bella figura all'albergo! - --- E perchè? - --- Ma, si capisce! Quando mi diedero la notizia, ebbi paura che foste -ferito, e scioccamente... Insomma, questo non conta! Poi mi hanno detto -che il ferito era l'altro, «le monsieur aux roses!...» ed allora -pazienza! Ma voi, voi... - -E mi scoteva davanti agli occhi l'indice minuscolo in segno di minaccia. - --- Ecco: sono venuta sùbito; mi sento ancora un po' turbata. Come fu -dunque? - -Le tolsi un guanto, baciai quella morbida sua mano. - --- Come fu? ditemi, ditemi... -- pregava con impazienza. - -Le raccontai la storia brevemente. Allora mi venne più presso, e -posandomi entrambe le mani sul braccio mi domandò: - --- Perchè avete fatto questo? - --- Perchè l'altro mi dava noia. E' molto semplice. E perchè voglio che -vi lascino stare. Non siete mia, lo so, ma non importa. Qualche volta -penso quasi che lo siate. Del resto non val la pena che se ne parli più. - -Ella mi guardava co' suoi grandi occhi fermi, che le illuminavano tutta -la faccia. Dalla veletta sollevata le sfuggivano alcune ciocche di -capelli, prendendo in quella luce diffusa il color tizianesco del rame -antico. Mi chinai su la sua bocca, per baciarla, e non osando ancora, mi -indugiai a respirare nel suo respiro, a vivere nel cerchio della sua -vita, con tale un turbamento che dovetti chiudere gli occhi. - --- Elena, rimanete a pranzo da me questa sera... -- le dissi con -desiderio e con paura. - -Ella si era intanto rivolta verso un gran vaso di lilla bianchi, e ne -carezzava un ramo lentamente, abbassando la faccia, come per nascondere -i suoi pensieri. - --- A pranzo? No, no, -- rispose in fretta. - --- E' una promessa... e non la mantenete mai. - --- E' meglio di no. - --- Siate buona, Elena... - -Si china maggiormente sui lilla, senza rispondere: alcuni rami -s'impigliano tra i suoi capelli. - --- Venite a sedervi qui, -- le dico. - -Viene, lenta: si siede presso il fuoco; i lilla bianchi le hanno -lasciato nel viso tutto il lor pallore. Tace, mi fissa; tace, contempla -il fuoco; erra per la sua bocca un'espressione indefinibile di -tristezza, poi si copre la faccia con i due palmi, forse perchè nasce in -lei, come in me, senza volerlo, un bisogno irresistibile di pianto. - -E quando la interrogo, mi risponde con la voce rotta: - --- Perchè taccio? Non so... Mi sembra di sentirmi un poco male. - --- Che male? - --- Nessuno... tutti... la malinconia. - -Vi sono fiori all'intorno, traboccano da ogni vaso, mettono per la -stanza una primavera che illanguidisce ai riverberi del fuoco. La sua -pelliccia trema di riflessi continui su la spalliera d'un divano; per -l'aria naviga una lenta soavità. Eppure a noi sembra di non poterci -parlare. Le parole si avvicendano, rare, con fatica. - --- Dove siete stata oggi? - --- All'albergo tutto il giorno. - --- Che avete fatto? - --- Niente. - --- Avete letto? - --- No. - --- Scritto? - --- Nemmeno. - --- Mi volete un poco di bene? - --- Non so, non so... - -E scuote il capo, si copre di nuovo la faccia. Fra le sue dita scorre -una lacrima, luccica un istante nel chiarore della fiamma, cade. - -Io m'inginocchio davanti a lei, prendendole i due polsi; ma subitamente -mi respinge: - --- Lasciàtemi, lasciàtemi... Non voglio! - -Poi, dalla poltrona in cui sta rincantucciata, si leva d'improvviso e -dice: - --- Vado via. Non posso più rimanere qui. - -Quasi ruvidamente la trattengo per una mano: - --- No! Sono io che non voglio! - -Allora mi guarda un momento e le rinasce su l'orlo dei labbri un ambiguo -sorriso. - --- Penserete ch'io sia pazza, non è vero? - --- Lo sono più di voi, Elena; molto più! Non andate via. - -Ed ecco, ridendo, scuote la testa come per scacciarne la tristezza e -segna con la mano intorno: - --- Perchè tutti questi fiori? - --- Per voi, per farvi un poco di festa. - -Ride più forte. - --- E le rose dell'altro... le rose del vostro avversario... la stessa -cosa, non è vero? - --- Come volete, -- rispondo, rabbuiandomi. -- Può darsi che sia la -stessa cosa. Come volete. - -Abbraccia tutti i fiori con un gesto largo e dice: - --- Belli! - -Poi, di sùbito, volgendosi a me, con la bocca schernevole: - --- Come sta la vostra fidanzata? - --- La mia... chi vi ha detto?... -- esclamò impallidendo. - --- Come sta? -- ella ripete, un po' convulsa. - --- Io non ho fidanzate, o per lo meno, ecco: non ne ho più. - --- Ah?... - --- Ma chi v'ha detto questo? - -Rapidamente allora si trae dalla cintura una lettera piegata in più -doppi e me la mostra dicendo: - --- Questa lettera. - --- Non firmata, probabilmente. - --- Non firmata, infatti. - --- Posso leggerla? - --- Se volete. - -S'avvicina, la spiega e legge con me. Siamo entrambi con le spalle -rivolte contro il caminetto; il suo dito scorre su la pagina -sottolineando le righe di una calligrafia malsicura che appare -manifestamente simulata. - -Dopo aver letto, io taccio un momento, poi le domando: - --- Quando avete ricevuto questa lettera? - --- Ieri. - --- E non mi avete detto nulla ieri? - --- No. - --- Per qual ragione? Mi sembraste anzi così allegra. - --- Certo; perchè no? - --- Ebbene: è la verità, o almeno una parte della verità, quella che -tutti sanno. - -Ella intrecciava le dita insieme, poi le scioglieva, standovi attenta, -come se quel lento gesto bastasse ad avvincere il suo pensiero. - --- Ed ora ditemi una cosa, -- domandò. -- Perchè me lo avete nascosto? - --- Se ve ne spiegassi la ragione, forse non credereste. - --- Forse. Ma ditela in ogni modo. - --- Ebbene, perchè sapevo, perchè speravo, che un giorno voi ed io si -sarebbe riusciti a vivere insieme. Allora non volevo lasciarvi supporre -che l'avessi abbandonata per causa vostra. - --- Oh!... - --- Ve l'ho premesso; non credereste. Ma è tuttavia così, proprio così. -Ho doveri gravissimi verso questa fanciulla, e non li posso più -compiere. Sono miserie che ho preferito nascondere. Ve l'avrei detto più -tardi. - --- Per qual motivo non li potete più compiere? - --- Perchè in certi momenti mi pare quasi di odiarla. È crudele a dirsi, -ma ora, da qualche tempo, i miei nervi non la sopportano più. - --- L'avete amata? - --- Mi è sembrato, una volta. - --- E lo sa? - --- Lo intuisce; ma finora non ho avuto il coraggio di farle questa -confessione. Temo di vederla troppo soffrire. - --- Oh!... ma dunque le donne vi amano tutte così? - --- No, non scherzate! La cosa è troppo triste. - --- Io v'aiuterò, -- ella disse gravemente, dopo una pausa. - --- A far cosa? - --- A compiere il vostro dovere. - --- Elena, vi ripeto, non burlatevi di me! - --- Non mi burlo affatto. Se questo che mi avete detto è vero, non -esitate, non esitate un istante, perchè, Germano, la cosa più terribile -al mondo è quella di aver fatto soffrire. - -E mi parve che un'ombra fugace passasse nel suo pallore. - -Le andai presso; raccolsi nelle mie mani le sue, come per meglio -comunicarle il mio pensiero: - --- Elena, mi siete veramente un po' amica? Posso parlare con voi? Posso -dirvi tutto? - --- Ma sì, certo, certo. - -Allora le raccontai la mia storia tristissima, le dissi di questo -legame, contratto quasi involontariamente, e che diveniva ogni giorno -più la catena insoffribile, il giogo sotto il quale avrebbero cercato -invano di curvare la mia indipendenza. - --- Sapete, -- le dicevo, -- io mi domando sempre come avvenne. Furono -gli amici, le circostanze, dovrei dire il destino, se vi credessi. -Vivevo a quel tempo una vita fastosa, inutile, sfrenata, e c'era una -fanciulla che mi amava, che professava per tutto quanto era mio una -religione appassionata e silenziosa. Cominciarono alcuni amici con -dirmi: «Sai, Guelfo, sarebbe quasi tempo che prendessi moglie anche tu. -Una fanciulla che ti vuol bene, graziosa, enormemente ricca, senza -parenti fuorchè una vecchia zia... ebbene, cosa puoi desiderare di -meglio?» -- «Di meglio che la mia libertà? -- risposi. -- Nulla!» -- E -nemmeno vi pensai. Ma, vedete, qualche volta nasce contro un uomo, per -condurlo a commettere una sciocchezza, quasi una vera e propria congiura -di piccoli avvenimenti, che più tardi non si ricordano nemmeno più. Io, -che la conoscevo appena, ebbi da quel tempo frequentissime occasioni di -vederla, e quando le parlavo, la sua faccia s'imbiancava come se le -facessi male. Sapeva tutto di me; aveva letti alcuni miei libri di -viaggi; possedeva un mio quadro di molti anni addietro, che si chiamava, -mi ricordo: _La svernata in Abbruzzo_; insomma ella mi venne incontro -come chi ha sete va incontro alla fontana. Questo non mi diede nessuna -gioia, tranne una grande stupefazione. Era la prima volta che imparavo a -conoscere un'anima di signorina. Finchè, un giorno, in un albergo di -campagna... - -E le confessai la mia colpa, nel modo più naturale, come se parlassi -d'un altro e raccontassi una storia udita per caso. Ella mi ascoltava -senza perdere una sillaba, ritta contro il camino, con le due mani -protese all'indietro verso il tepore del fuoco. Un contorno di luce -rendeva più ferma l'immobilità de' suoi lineamenti. - --- E v'era, -- continuai, -- v'era, ve lo confesso, anche un'altra -ragione. Il mio denaro sfumava. Di giorno in giorno vedevo la rovina -giungermi sopra a grandi passi. Oltre a ciò, la noia, la stanchezza di -vivere a quel modo, il bisogno di rinnovarmi un poco... infine la -promessa! - -Mi era quasi appena caduta dalle labbra, che già mi pentivo di averla -data. Un soffio disperse tutto, l'amore, la riconoscenza, i calcoli... e -non rimase che la paura di spezzare quell'anima fragile nel confessarle -che tutto era stato un'illusione, impossibile a continuarsi, -necessariamente finita... - -E soggiunsi: - --- Fra qualche mese, al termine d'un suo lutto recente, l'avrei dovuta -sposare. - -Ella mi ascoltava ora con la testa un poco abbandonata all'indietro, le -palpebre socchiuse, come sentendosi rapire da un pensiero dilettoso e -crudele. La sua gola riversa biancheggiava, palpitando per il respiro -troppo frequente, ed aveva in sè una similitudine di colomba, una -similitudine di cosa immacolata. - -Ed ancora narrai le terribili angosce sofferte per tenere in vita questo -amore che finiva, le lotte affrontate, le finzioni, le piccole menzogne -necessarie, le volte ch'ero andato per dirle: «Sai Edoarda...» -- per -dirle tutto, -- e me n'ero tornato indietro, più vile, più -lamentevolmente spossato, col mio secreto nel cuore. - -Infine le domandai: - --- Ora, ditemi: è più onesto sposare una donna in queste condizioni od -avere il grave coraggio che può essere necessario per non morire in due? - -Quella immobilità di statua fu scossa come da un brivido; vidi che una -lotta veemente si dibatteva in lei; pensò a lungo, in silenzio, poi -repentinamente levò la faccia. Gli occhi le splendevano di una luce -oscura, nel mezzo della fronte aveva una piccola ruga e le vagava su la -bocca un sorriso delicatamente crudele. Le sue mani si posarono aperte -su le mie spalle, strinsero, strinsero forte... - --- Non so! non so nulla! non so nulla! -- rispose con precipitazione. -Poi d'un tratto, avvinghiandomisi al collo: - --- Taci! Non parlare più!... - -Le sue labbra, con irosa gioia, si lasciarono cogliere su la bocca il -primo nostro bacio d'amore. - -Sentii che la stanza, i fiori, la luce, l'anima, tutto spariva in un -vuoto profondo come l'oblio. - - - - - VI - - -La mattina seguente, pochi minuti prima del mezzogiorno, camminavo con -un passo alacre verso la casa di Edoarda Laurenzano. Vanamente cercavo -di costringere il mio pensiero alle opportune meditazioni di quell'ora -forse terribile che per me s'apparecchiava. Tutto nel mio spirito era -giocondità, sorriso, luce. - -Godevo il piacere insaziabile di respirare l'aria, di bagnarmi nel sole, -di camminare con rapidità nell'ingombro dei marciapiedi; provavo la -gioia di veder correre i cavalli, e gli uomini urtarsi, confondersi, -elevando la voce, manifestando in mille modi continui la vitalità dei -loro muscoli e dei loro pensieri. - -Eppure una gran casa taciturna mi attendeva: in quella casa una fragile -apparizione di fanciulla, con gli occhi pieni di lacrime latenti, buona -fino al martirio, pallida fino allo squallore. Mi attendeva lo sforzo di -comprimere dentro il cuore tutta l'esuberanza di questa immensa gioia, -per chinarmi a raccogliere un dolore, a simulare una pietà, e, menzogna -sopra menzogna, forse a concedere una speranza. - -Come mi avrebbe accolto Edoarda, dopo la notizia del duello ed i maligni -discorsi delle premurose amiche? Senza dubbio le voci su la mia recente -avventura con Elena dovevano essere giunte fino a lei. D'altronde, come -le avrei spiegata la mia trascuraggine di quegli ultimi tempi? Un -giorno, mentre passeggiavo con Elena sul Corso, la sua carrozza era -passata improvvisamente. Non potendomi nascondere, m'ero vôlto con -prontezza verso una vetrina, e durante il fugace riflettersi della -portiera nel cristallo non avevo potuto discernere se colei che stava -nella carrozza mi avesse o no veduto. Infine mi sarei dunque deciso ad -una confessione aperta, od avrei di nuovo prolungata per viltà quella -orribile finzione? - -Tutte queste domande volgevo confusamente nel mio spirito, e rimanevano -senz'alcuna risposta. Nel varcare la soglia del palazzo Laurenzano, -provai subitamente una stretta al cuore. Tutto là dentro, le persone e -le cose, mi erano familiari, avevano al mio giungere un sorriso di -cordiale accoglienza. - -Vedendomi entrare, il vecchio portiere si affacciò alla vetrata per -dirmi ambiguamente: - --- Oh, signor conte! Non la si vedeva da molti giorni. E' stato malato -forse? - --- Un po' indisposto; nulla, nulla, -- risposi con brevità. - -E la sua moglie ciarliera gli andava borbottando qualcosa dietro la -schiena, tirandolo per la falda della livrea. - -Venne il cocchiere in quel punto, mentre stavo attraversando la corte, -per dirmi che uno dei cavalli s'era azzoppato e la signorina gli aveva -detto di mostrarlo a me... quando venissi. - --- Va bene, -- risposi. -- Scenderò dopo la colazione. - -Quei cavalli erano stati scelti e contrattati da me; in quella casa -tutti oramai mi consideravano come il padrone. Salito che fui -nell'anticamera, il domestico tornò da capo con le sue rispettose -maraviglie. Sono costoro per consueto custodi assai gelosi dell'onor -familiare. - -Edoarda mi venne incontro per il corridoio, senza far strepito sul -tappeto, appoggiandosi alla parete, nell'ombra. - --- Credevo che non saresti venuto mai più.... - -Furtivamente, nel corridoio, non sapendo come risponderle, per fare -quello che facevo sempre, volli darle un bacio. - -Ma ella si ritrasse con un moto repentino e disse in fretta: - --- Vieni, la zia ci attende. - -Infatti, nel solito angolo della sala, sprofondata in una immensa -poltrona, la zia di Edoarda lavorava come sempre alle sue cuffie di -lana. - -Whisky, il piccolo _terrier_ dal musetto bianco e nero, le sonnecchiava -davanti, sopra un cuscino. Quando mi vide, balzò diritto e mi corse -incontro saltellando, abbaiando forte. - --- Whisky, piccolo Whisky!... Come va? come va? -- feci allegramente, -per nascondere la mia confusione. Ma Whisky si arrampicava su le mie -gambe, mi grattava le scarpe, urlava tanto, che dovetti prenderlo in -braccio e carezzarlo affinchè si quietasse. La zia di Edoarda, una -vecchia signora corpulenta e piena d'infermità, mi accolse in un modo -appena urbano. - -Cosa dissi non saprei; una confusione sciocca di parole e di fatti: quel -mio malessere continuo, la febbre, l'arrivo di un amico da Palermo, -l'incidente spiacevole con l'Albanese, lo scontro «e poi, di nuovo, -ieri, tutto il giorno, tutta la notte, l'emicrania...» - -Edoarda, seduta, immobile, pareva esaminasse ogni mio gesto, ingoiasse -con amarezza ogni mia parola. Poich'ero assai confuso, Whisky sopra -tutto m'interessava, con le sue comiche impertinenze, con le sue -capriole sui cuscini, vispo come un furetto. - --- E cosa faceva in questi giorni il piccolo Whisky? -- io dicevo, -schioccando le dita per provocare la sua vivacità. - -Di sfuggita, nel frattempo, consideravo Edoarda. Mai come in quel giorno -ella mi parve stremata. Il lungo pianto le aveva devastata la faccia. - --- Mi ha detto il cocchiere, -- profferii timidamente, per interrompere -il gelido silenzio -- che uno dei cavalli zoppica. Dopo colazione -bisognerà che lo andiamo a vedere. - --- Sono già due giorni, -- ella disse, guardando a terra. - --- Non fu chiamato il veterinario? - --- No: credevo che sareste venuto. - -Ancora un lungo silenzio. - --- Non avete altri duelli in vista? -- fece dottoralmente la zia. - --- Nessuno ch'io sappia, -- risposi, volendo riderne. - --- Meno male: noi lo abbiamo saputo dagli Ardizzò-Basile e più tardi dai -giornali, perchè voi, naturalmente... - -Io mi precipitai a raccogliere gli occhiali che le erano caduti. - --- Preferivo dirlo a voce, -- risposi, -- e siccome non ho potuto venire -ieri... - --- Già, l'emicrania! -- disse la zia, stirando le sue cuffie. Poi -soggiunse: - --- Naturalmente ieri abbiamo avuto una sequela di visite. Oltre gli -Ardizzò, vennero i Landriano, mia cugina Ferro con suo marito, le De -Gennaro, Maurizia Curreno, e molte altre. A proposito, si potrebbe -sapere la causa vera di questo famoso duello? - --- Ma è semplicissima: un incidente di giuoco al Circolo, come vi ho -detto. - --- Già; ma sembra che non tutti spieghino la cosa in questo modo. Il -battibecco di giuoco, se vogliamo, è la versione ufficiale; ma insieme -se ne dà un'altra. - --- Un'altra?... -- feci evasivamente. -- Mi stupisce. Sebbene dovrei -sapere ormai di quali pettegolezzi si dilettino i Landriano, gli -Ardizzò, le De Gennaro e tutta questa brava gente. - --- Eh, davvero, voi siete una grande vittima, povero Germano! -- fece la -zia sogguardandomi sopra gli occhiali. - --- Non voglio notare la sua ironia. L'incidente mi creda, si è svolto -così... - -E narrai un comunissimo bisticcio, provocato da una freddura -dell'Albanese. Durante il mio racconto la zia gonfiava la sua faccia -pingue, talora sorridendo e talvolta volendo interrompere, Edoarda mi -ascoltava senza batter palpebra, con il volto chino, facendo uno sforzo -per reprimere il suo dolore. - -Quand'ebbi finito, la zia si dimenò più volte nella poltrona con una -specie di furor contenuto, e, molto accesa nel volto, squadrandomi di -traverso: - --- Bene, bene, -- concluse: -- a me sembra semplicemente, che, in date -condizioni, un gentiluomo non dovrebbe dimenticare... - --- Zia... -- profferì Edoarda con voce angosciata, intercedendo per me. - --- Tu sei una sciocca, Edoarda! -- rispose la zia, eccitandosi. -- Dovrò -pure parlar io, visto che tu taci. - --- Zia, ti prego! -- supplicò di nuovo Edoarda con le lacrime agli -occhi. - --- Ebbene, sia! Non parliamone più. Cercate, se vi riesce, di -sbrigarvela a modo vostro; io, dopo tutto, non c'entro. - -E riprese le sue cuffie di lana, borbottando a voce bassa, e tratto -tratto inforcandosi meglio sul naso gli occhiali visibilmente appannati. - --- Ho già troppi malanni addosso e non voglio farmi cattivo sangue per -voi. Ma tu sei una sciocca, povera Edoarda! Ohè, Whisky, lascia dunque -il mio gomitolo! Whisky, qui! - -Nel frattempo io camminavo a passi concitati per la sala, mostrando il -mio malanimo, e credendo che la migliore saggezza fosse il tacere. -Whisky, lasciato il gomitolo, mi saltellava dietro le calcagna, -esortandomi a giocare con lui. - -Finalmente il domestico annunziò la colazione, dove la vecchia signora -non era mai di cattivo umore, sebbene prima s'inghiottisse tutta una -spezieria di medicine. - -Quando fummo seduti a quella tavola, il mio pensiero corse -involontariamente alla piccola sala da pranzo dai tendami di broccato -rosso e dalle grandi scansìe, con l'effige della trisavola campeggiante -su la parete; alla sala dove la sera prima Elena ed io avevamo desinato -fianco a fianco, nella piena solitudine del nostro amore. Un paragone -involontario mi si affacciava nel pensiero tra quella superba immagine -di donna, esprimente in ogni sua forma l'impetuosa gioia di vivere, la -felicità di sentirsi amata, e quella povera faccia, logorata per il -troppo soffrire, in cui vagavano due grandi occhi cerulei con uno -sguardo pieno di smarrimento. - -Ero lì, ma l'anima correva lontana. Sognavo; ad occhi aperti sognavo. - -... e la risata di Elena empiva la piccola stanza dall'addobbo severo, -che a quella voce limpida pareva risvegliarsi come da un letargo antico -e lasciarsi a poco a poco invadere dalla nostra giocondità. Ridevano -intorno i vetusti arredi, portati lì dal palazzo dei Materdomini, che -avevo dovuto vendere l'anno prima per causa de' miei dissesti, ad uno -speculatore straniero, e persino rideva dal quadro annerito l'arcigna e -barbuta mia trisavola (Agnese Caterina dei Guelfo di Materdomini), la -quale provocava l'ilarità di Elena, specialmente per la struttura del -suo naso e la lunghezza delle sue dita. - -Scintillava nei calici la spuma dello Sciampagna, e l'anima generosa di -quel vino biondo accalorava un poco le guance di Elena, diffondendole -negli occhi un'ombra di soave languore. Ella vi bagnava le labbra, -bevendo a piccoli sorsi, lentamente, come si aspira un profumo. La sua -bocca rossa, quando si staccava dall'orlo del bicchiere, umida per uno -scintillìo di piccole gemme liquide, aveva in sè qualcosa di -estremamente sensuale, come la maturità di un frutto che si fende al -sole. - -Non v'erano a guardarci che i fiori nelle coppe di cristallo e gli occhi -scolpiti nei fregi delle grandi scansìe. Veniva su dalla strada un -rumore confuso, traverso i tendami di broccato, e poichè gli usci erano -aperti verso la sala, si vedevano ardere i tizzi di ginepro, talora con -ventate improvvise di scintille che sfavillavano e crepitavano prima di -soffocarsi entro la cenere. - -Da lei, dalle sue vesti, si esalava un odore tenuissimo, forse un po' -simile all'eliotropio, quell'odore che reca talvolta il vento della -primavera quando giunge di lontano ed è passato sopra le serre aperte. -Ero ad un'altra tavola, davanti al dolore di un'altra, ma il mio -pensiero infrenabilmente risognava così. E per lei, per lei, per quella -del mio sogno, volevo contendere finalmente a quelle fragili mani la mia -liberazione. - -Ma come ardire? - -Non ella era venuta verso me con l'anima sul palmo della mano, perchè io -vi spegnessi la mia sete? Io solo avevo dalle sue gote fatta sfiorire la -giovinezza, e nella primavera della sua vita ero passato io solo, ma -come un turbine, come una devastazione. - -Quale diritto potevo dunque invocare a difesa di me stesso, per quanto -nessuna legge vi sia contro il delitto che uccide un'anima? - -E d'altronde perchè io, come essere umano, avrei dovuto sacrificarmi a -lei, nell'ora in cui sentivo di potermi scagliare con l'impeto più -giovanile della mia forza verso i miracoli d'una vita nuova? Condurre la -mia libertà sfrenata sotto le placide ali del suo dominio e dirle: - -«Ecco: incatenami ora, perchè un giorno, per illusione, t'ho amata!» - -Queste meditazioni confuse avvincevano il mio pensiero, mentre andavo -considerando meco stesso l'imminenza di un colloquio con Edoarda. - -Allora, per quel senso d'improvvisa divinazione che mi ha sempre -soccorso in tante ore difficili della mia vita, quel senso figurativo, -che suscita negli occhi la visione scenica di un fatto imminente, -compresi tosto l'assurdità ed anche la ripugnanza d'una scena di -commiato, viso a viso, dicendo le parole necessarie, deciso a tutto. - -Mi parve che avrei meglio potuto giungervi per una via trasversa, con -arte, senza vibrare una ferita brutale, ma infliggendole a poco a poco -la morte di questo amore, facendole intendere questa legge umana del -perpetuo dissolvimento, della perpetua fine. Mi parve che il far meno -soffrire fosse ancora una delicata pietà, e pensai di muovere nell'animo -suo quei sentimenti che sono la vera forza del dolore, poichè inducono a -misurare un desiderio di vendetta. - -Pensai: «S'ella sapesse odiarmi!» - -E l'idea che nelle deboli sue membra potesse ancora insorgere l'odio, -questa magnifica ribellione, me la fece improvvisamente apparir più -bella. - -«Sì, odiarmi ella deve, con la violenza ch'ella seppe infondere -nell'amore; odiarmi per tutte le lacrime piante, per tutte le ore di -giovinezza lasciate sfiorire in silenzio. Questo solo è degno di -un'anima. Dopo avere amato io non saprei che odiare.» - -Ma ecco, facendo questo pensiero, d'un tratto m'apparve la visione di -Elena, perduta per me, lontana, irridente con altri alle memorie di un -nostro lungo amore. Un senso di vertigine mi strinse, avrei voluto quasi -levarmi per correre a lei.... Compresi come non sia possibile odiare la -creatura che fu da noi supremamente amata, compresi quanto il mio -pensiero somigliasse ad un freddo egoismo, in cerca di placar la voce -del rimorso, e mi sconfortò la sofferenza che tremava nella stanchezza -di quegli occhi mansueti. - -Ebbi ancora bisogno di essere dolce con lei, di rivolgerle una parola -buona. Le dissi piano: - --- Tu non sai come soffro nel vederti così... - -Su la sua povera bocca, ne' suoi tristissimi occhi azzurri, brillò -rapidamente una luce che non parve sorriso, ma fu come un segno di -sconforto inutile, di rassegnazione stanca. - -E soggiunsi più forte: - --- Voi non mangiate nulla; perchè? Vi ammalerete, Edoarda. - -La zia tentennò il capo, guardandola: trasse un lungo sospiro e mormorò: - --- Benedetta ragazza! benedetta! - -Edoarda non cessava tuttavia dal circondarmi di tante piccole premure. -Senza volerlo, come in forza d'una abitudine antica, il suo sguardo -ricorreva sempre alla mia persona, temendo che potessi avere un -desiderio qualsiasi, o che alcuna cosa non fosse abbastanza curata per -me. Faceva segno al domestico di versarmi vino se appena il mio calice -era vuoto; una volta, non avendo più pane, feci atto di domandarne: -rapida, ella mi diede il suo pane, intatto -- e sorrise perchè le -sorrisi. - -Mi salì nella mente una frase che un giorno le avevo scritta: - -«La tua anima è come una lampada votiva: non si stanca mai di ardere, -tutelando la mia pace». - -Questa immagine funeraria non mi era mai sembrata così vera come in quel -giorno. - -Parlammo ancora, di cose non gravi. A poco a poco la zia, commossa dalle -mie gentilezze, dimenticava di essermi ostile, con la solita indulgenza -del suo carattere. Anche Edoarda pareva un poco sollevarsi dalla sua -prostrazione, e Whisky, accucciato su le mie ginocchia, di tanto in -tanto faceva capolino col musetto su l'orlo della tavola per lambirmi -l'orlo del piatto; se io ridendo lo battevo leggermente, allora mi -fissava con impertinenza e mi abbaiava contro, quasi maravigliandosi -della mia tracotanza. - -Dall'insieme di questi e d'altri piccoli fatti compresi come un poco di -destrezza e di buon volere da parte mia sarebbero stati più che -sufficienti a riparare senz'altro l'accaduto. Ma questo pensiero mi -dispiacque, poichè vedevo per esso come tutti eran ancor lontani -dall'ammettere la possibilità della mia scomparsa da quella casa, ove, -allo spirare d'un lutto, avrei dovuto entrare, fra un'allegrezza di -sponsali, riaprendo a conviti e feste le sale da lunghi anni taciturne. - -La colazione era finita. Edoarda si levò in silenzio, andò a prendere le -sigarette che amava comprarmi e scegliermi ella stessa; portò anche una -scatola in cui erano alcuni sigari prelibati: me li offerse tacitamente, -senza guardarmi, però mettendo una infinita cura nel toccare le cose che -per sua volontà mi appartenevano, cose che adoperavo io solo. Erano le -scatole mie: nessuno le doveva nemmeno aprire. Per gl'invitati ve -n'erano altre; anche il domestico lo sapeva, e guai se non ne avesse -tenuto conto! Così, quand'io venivo, Edoarda faceva ella stessa il -caffè, in una macchina di rame a filtro, e c'erano per lei e per me due -piccole chicchere uguali, d'una porcellana tenue come la madreperla. -Quelle servivano per noi, solo per noi. - -La zia, siccome beveva troppo caffè, aveva una sua chicchera più grande. - -E così fu pure quel giorno, per un tacito volere di Edoarda. - -La zia poi tornava nella sala, fra le braccia della sua vasta poltrona, -e bisognava lasciarla tranquilla per qualche ora. Sorbiva con delizia un -bicchierino di liquore, due talvolta, poi pretendeva di leggere un -giornale, a diritto, a rovescio, finchè le scivolasse di mano, -- e -s'addormentava. - -C'erano, dopo il salone, due sale minori e contigue, di cui la prima -conteneva una rarissima collezione di statuette di Saxe e di bronzi -antichi, l'altra, secondo il volere di Edoarda, era la nostra -- -esclusivamente nostra. Colà passavamo lunghe ore del giorno e della sera -durante i pisoli della zia, la quale talvolta, svegliandosi di -soprassalto, chiamava con voce grossa: - --- Edoarda! non dormo, sai... Potreste anche venire di qua. - -Ma era inutile muoversi, perchè avevo spiegato a Edoarda che si trattava -semplicemente di un sogno fatto ad alta voce, una frase che la zia per -abitudine aveva imparato a dire anche dormendo. - -Quel giorno, quand'ella fu nella sua poltrona, fra le cuffie di lana per -«I Figli della Provvidenza», il suo bicchierino ed il giornale, noi -scendemmo a visitare il cavallo. - -Whisky ci seguiva saltellando e scodinzolando. - -Nella scuderia Edoarda staccò ella stessa il cavallo malato, poi lo -condusse fuori nella corte, ove il cocchiere lo prese a mano per farlo -muovere, al passo, al trotto, davanti a noi. Era un superbo irlandese, -dal mantello sauro focato, con le zampe calzate di altissime balzane. - --- Povero Good Bye! Vedi come zoppica! -- esclamò Edoarda. - -Lo feci fermare, gli sollevai la zampa, esaminai lo zoccolo, feci -scorrere le dita, premendo lungo i tendini del garretto, e l'animale non -dava il più piccolo segno di dolore. - --- Quando lo avete attaccato l'ultima volta? -- domandai al cocchiere. - --- Tre giorni fa, signor conte. Trottava magnificamente. Me ne accorsi -la mattina dopo nel farlo uscire di scuderia. - --- Bisognava sferrarlo, -- dissi. - --- Ma il dolore dev'essere nella spalla. - --- Non importa; va sferrato. -- Mi detti a comprimere la spalla -dell'irlandese, cercando nelle muscolature di suscitargli un dolore. -Infatti, ad un certo punto, il cavallo si agitò sotto la pressione delle -dita, volgendo la groppa ed inarcando il collo. - --- È una spallata, -- dissi. -- Forse avrà dato nel battifianco o si -sarà coricato male. Fategli una buona fregagione d'«_Embrocation_» e -mettetegli un po' di creta. Sarà meglio chiamare il veterinario in ogni -modo. - --- Povero Good Bye! -- fece Edoarda battendo il palmo su la sua bella -narice bianca. - -Il cavallo scomparve nella scuderia e rimanemmo soli, Edoarda ed io, nel -mezzo della corte, al sole. - --- Dove andremo? -- le domandai. - --- Dove tu preferisci: nel giardino o sopra. - -Quel pomeriggio, in sul morir dell'inverno, era quasi tepido come una -primavera; il giardino inverdiva di là dalla corte. - --- Sopra, -- io scelsi, pensando che le facesse piacere. E ci avviammo. -Per le scale volli prenderle un braccio, ma Edoarda eluse il mio gesto, -salendo più rapida sino al pianerottolo. - --- Edoarda, che hai? - --- Perchè cerchi di fingere? -- mi rispose tristemente. - --- Sei molto ingiusta con me! - -Allora ella chiuse l'uscio dell'anticamera, in faccia a Whisky che -voleva entrare con noi, e passando piano per la stanza ove la zia -sonnecchiava entrammo nel salottino, dove ogni cosa poteva rievocarci -una sua particolare memoria. - -Traverso le cortine il sole delineava una trama di vincoli floreali, -muovendo una palpitazione luminosa intorno alle pareti, ai mobili ed ai -cuscini, ch'erano foderati di una stoffa delicatissima, dal colore un -po' languido della rosa di gruogo. Una striscia di polvere animata -fendeva obliquamente la stanza, traendo qualche bagliore dalle coppe -fiorentine, che traboccavano di bianco lilla e di lilla malvato; sopra -un tavolino, in un angolo, fra molti ninnoli graziosi, una scatola -d'argento si accendeva d'una raggiera insostenibile, ferita in pieno da -quel raggio di sole. - -In silenzio Edoarda sedette sopra il divano, e come in forza -d'un'abitudine lasciò vuoto al suo fianco lo spazio dov'io sedevo di -consueto per prenderla fra le braccia. Ed ecco mi posi accanto a lei, -sul divano, senza guardarla, non osando interrompere il silenzio. - -Di fronte v'era una piccola scrivania di legno roseo, intarsiato alla -foggia di Andrea Carlo Boule, un delizioso mobile del Settecento, con -incrostazioni di madreperla e di mosaico fino; più oltre, nella parete, -un caminetto con gli alari di bronzo, chiuso da una lamina d'ottone -istoriato, e così minuscolo da parere costrutto per i piedini di una -bambola di Norimberga. - --- Germano, -- ella prese a dire lentamente, con gli occhi semichiusi, -le palpebre sfiorate da un triste sorriso di evocazione, -- ti ricordi -quanti sogni abbiamo fatti insieme, in questa piccola stanza nostra, -quando mi amavi ancora? - --- Perchè dici così? Nulla è mutato. - --- No, tu non rispondere... Taci, taci! Vedi bene che cerco di non -piangere... Ah! non voglio piangere!... - -E scosse la testa. Una lacrima le cadde dalle ciglia, pianamente, senza -il desiderio d'essere asciugata. - --- Ti ricordi? -- ella ricominciò. -- Dopo il pranzo tu mi dicevi: Non -verrà nessuno? -- Nessuno. -- Dormirà la zia? -- Dormirà. -- E allora mi -prendevi su le ginocchia, proprio qui, su questo medesimo divano, e mi -dicevi tante parole così dolci, così dolci... Qualche volta io ti -leggevo un libro, ma tutti i libri erano troppo noiosi e ci voleva -un'eternità prima di giungere alla fine. Verso le undici Pietro portava -il tè, con due tazze, ma noi se ne adoperava sempre una sola... ti -ricordi? - --- Sciocchezze! -- io dissi mentalmente. Ma ebbi quasi paura di averlo -pronunziato in modo intelligibile. Invece risposi, con la voce più mite -che potei: - --- Sì, mi ricordo. Ma, vedi: non si può continuare tutta la vita a bere -il tè nella medesima tazza. Queste piccole cose hanno il loro pregio -appunto perchè si fanno una volta sola; continuandole diverrebbero -comuni. - --- E come le piccole cose, anche le grandi, -- ella rispose. -- Tutto è -comune quello che non piace più. Vedi, Germano, anch'io darei non so -cosa per trovar sciocco e vuoto il migliore fra i nostri ricordi; ma, -che vuoi? è più forte di me, non posso! C'è qualcosa nel mio spirito che -mi fa trovare continuamente nuovo tutto quello che appartenne ad un -momento del nostro amore. - -Poi, d'improvviso, dilatando gli occhi con una specie di smarrimento, -arrendendosi alla suprema evidenza di un pensiero: - --- Dimmi, -- esclamò, -- come potremo continuare a vivere in questo -modo? - -E prima che potessi rispondere: - --- Pensa ch'io t'amo ancora terribilmente! Non ho dimenticato, io!... -Vedi, mi consumo tutta, perchè ti perdo, e lo so! - --- Senti, senti, non parlare così... -- la supplicai. -- Tu soffri per -colpa della tua immaginazione; sei fuori di strada, sei malata. Non è -come tu credi. Solamente, il carattere di un uomo subisce talvolta una -crisi... Allora le infantilità dell'amore passano, com'è naturale, -mentre il sentimento rimane. Che hai? Su, dimmi, che hai? - -Ella scuoteva la testa con maggiore insistenza. - --- No, non cercare d'illudermi: l'amore non è una cosa che si finge. -Meglio allora, mille volte meglio che tu non abbia questa inutile -compassione di me! Credi forse che io non lo sappia? Finora non mi avevi -mai fatto così male come oggi. Da che sei venuto qui, ogni tua parola, -ogni tuo movimento, è stato per me come una ferita più profonda, più -diritta nel cuore. Lo vedo: il tuo pensiero è altrove; io ti dò noia; -non aspetti che l'ora di potermi lasciare, perchè, oltre a non amarmi -più, adesso ne ami un'altra, lo so! lo so... e, guarda... - -Di scatto sorse in piedi, con gli occhi un po' folli; una sua mano fece -l'atto di volermi ghermire, ma invece, col braccio teso, ella descrisse -un piccolo cerchio su sè stessa, girando sui talloni, e ricadde sopra il -divano, sprofondandovi la faccia, balbettando: - --- Ecco, mi farai morire! - --- Ti esalti, Edoarda, ti esalti -- le dissi, vinto da una dolorosa -commozione. -- Per carità, non farmi queste scene terribili! Sai pure -quanto mi disperano! - -Ed esagerando la mia sovraeccitazione, mi diedi a camminare per il -salottino senza contenere qualche gesto violento. In silenzio, come -intimorita, Edoarda si ritrasse contro la piccola scrivania, facendo uno -sforzo per nascondere le sue lagrime. - -Allora le andai vicino, con dolcezza: - --- Tu, purtroppo, rimarrai eternamente una bimba! Non puoi convincerti -che un uomo, il quale ha tanti pensieri fastidiosi per il capo, senta -qualche volta un altro desiderio che non sia quello di prendere la sua -donna fra le braccia e ripeterle quelle frasi appassionate che si dicono -a vent'anni, quando non si ha nulla di più serio nè di più grave nella -vita. - --- Non avevi però vent'anni alcuni mesi or sono, -- ella mi disse, -lasciandosi carezzare i capelli. - --- È vero; ma sono mutato. È una cosa recente. Non so, non lo comprendo -neppur io. - --- Dimmi, -- ella fece, posandomi le due mani su le spalle, con un -sorriso in cui tremava il dolore del suo martirio; -- dimmi, chi è -questa donna per la quale ti sei battuto? - --- Ma non c'è! non esiste! -- affermai, assolutamente incapace di farla -più oltre soffrire. - --- Sì, che c'è! Raccòntami! -- E dagli occhi fermi le scendevan lacrime -su la bocca sorridente. - --- Cosa ti hanno detto, mio povero amore? -- le domandai. - --- Mi hanno detto... Ma no! voglio saperlo dalla tua bocca. - -Orribile! orribile! Tutto era indegno, la finzione come la verità. - --- Ebbene, vuoi sapere? Ecco: è un'antica amante, una forestiera -conosciuta in viaggio, prima di te. L'ho ritrovata qui a Roma, per -istrada; mi ha fermato, mi ha detto che l'andassi a trovare... Vi andai. -Ecco, già che vuoi sapere, ti dico la verità. - -Improvvisavo le parole ad una ad una, prendendo fiato per cercarne -altre. - --- Ma perchè vi sei andato? Le volevi bene ancora? - --- Nemmeno per sogno! Vi sono andato, così, per capriccio, per fare -qualcosa... Tu non crederai, ma quando un uomo sta per ammogliarsi e -deve chiudere la sua vita galante, prova talora una specie di ritorno -sentimentale, o stupido, come vuoi, verso le amiche di una volta, ma -indistintamente verso tutte, per la semplice ragione che dopo non si -avranno più. Mi capisci? - --- Sì, forse posso capire, fino qui... Ma poi? - --- Poi, non c'è altro. Il resto, che so io, è stato un semplice caso... - --- Eppure ti sei battuto per lei. - --- Per lei? Ma chi te l'ha detto? Ci siamo battuti per una sciocchezza. -Intanto, quell'Albanese, non l'ho mai potuto soffrire. È un vanesio -antipatico e m'irrita. Poi forse credeva che quella donna fosse la mia -amante... - --- Ma come poteva crederlo, se non era? - --- Oh, Dio, si raccontano tante fiabe! Del resto mi aveva un giorno -incontrato per istrada mentre parlavo con lei. Dunque, lasciami -continuare... Venne al Circolo, e, seccatissimo di perdere, cominciò a -stuzzicarmi dicendo una quantità di scempiaggini, cioè che avevo fortuna -con le carte ma non con le donne, perchè lui conosceva questa signora, -le mandava fiori, la fermava ogni giorno... insomma che credeva di -potermela togliere quando volesse. Io gli ho risposto, per puntiglio, -che la sua pretesa era un po' avventata, ma che gli stava bene il -soprannome di «Assillo», poichè infatti, con quelle sue millanterie, si -rendeva ridicolo. Insomma da una parola vivace all'altra, si venne ad un -battibecco. Naturalmente raccontarono poi che la causa ne fosse quella -donna... Vedi che dopo tutto la mia colpa non è tanto grave! - --- Ed è così?... -- fece, incredula. - --- È così, Edoarda. Perchè ti dovrei mentire? - -Il suo volto era passato per un'alternativa continua di sentimenti; ora -mi fissava, quasi per scrutarmi nel più recondito pensiero. - -E intanto, come spesso avviene, mentre si elabora un'idea, dietro, nei -recessi della mente, un'altra nasce, luminosa, imprevista, per risolvere -la difficoltà contro la quale ci dibattiamo. Parlando, il mio pensiero -andò, non so come, verso le mie campagne di Terracina, su cui scadeva di -lì a poco una certa ipoteca dei Rossengo di laggiù; rimedio gravoso e -miserevole frapposto all'imminenza della mia rovina. Avrei dovuto -recarmi colà, in cerca di un ripiego qualsiasi, poichè non avevo il -denaro per estinguerla. Orbene, perchè non valermi di un tal pretesto -per abbandonar Roma con Elena, e di laggiù forse avere il coraggio -supremo che non avrei mai trovato davanti al suo dolore? Ecco: l'idea mi -parve semplice, piana, gioconda. Stupii di non averla immaginata prima, -e con tutte le mie forze m'apparecchiai a dimostrarle man mano questa -necessità. - --- Non mi credi? -- ripresi. -- Non mi credi ancora? Ebbene, domandalo a -Fabio Capuano. Egli era presente. Credi a lui? - --- Vorrei credere a te solo, se potessi. - --- Ecco il male. Non c'è quasi amicizia fra noi. Purtroppo sei sempre -così piena di sospetti! - --- Oh, non lo dire! Tu sai... - --- Certo, certo, so che tu sei buona, infinitamente buona con me. Solo, -mi vuoi forse troppo bene per poter essere la mia amica. Quante volte ne -ho parlato con Fabio! Egli stesso, vedi, mi trova mutato; dice di non -più riconoscermi. - --- Questo è vero, sai! - --- Sì, è vero, pur troppo. Mi s'infiltra nelle vene talvolta una immensa -ed oscura tristezza... sento il bisogno di essere solo, di non amare più -nessuno, di allontanarmi da tutti... Che so? mi sembra una malattia. - -Ci eravamo seduti, m'accarezzava le tempie, la faccia, con indulgenza, -con pietà. - --- Povero amore, -- sospirò, -- vorrei tanto poterti guarire! Ma io... -cosa sono io per te? - --- Sei anche tu, Edoarda, un piccolo cuore malato. Vedi: la nostra vita -è troppo dolorosa; tu mi comunichi la tua disperazione. Senti: cosa -faresti, per esempio, se non dovessi vedermi più? - -Con uno scatto si volse tutta verso di me, spalancando gli occhi -atterriti. - --- Perchè mi domandi questo? -- mormorò, con un filo di voce tremula. - --- Te lo domando astrattamente, -- risposi, con uno sforzo per sembrarle -naturale. -- Poi anche per la ragione che ora dovremo lasciarci -momentaneamente... Oh, non ti spaventare! un'assenza di pochi giorni. - --- Ah, sì?... parti?... -- ella domandò soffocatamente, serrando le mani -in croce sul petto per contenerne l'affanno. - --- Non è una partenza, via! Dovrò solo andare per qualche giorno a Torre -Guelfa. Mi scade fra poco l'ipoteca triennale fatta con i Rossengo su le -terre di San Biagio. Non potendola pagare, debbo rinnovarla. Sto già -trattando per lettera, ma richiedono la mia presenza per appianare certe -questioni di forma. - --- Dunque te ne vai... -- disse con desolazione. -- E quando? - --- Non so ancora; uno di questi giorni. Sono talmente seccato! - --- Ma io ti potrei forse... - --- No, ti prego, non parlarne! Sai bene che non voglio. Del resto non -mancherò di trovare un ripiego. - -Piangeva ora di nuovo, accasciata, curva, ritraendosi a poco a poco più -lontana da me, come se avesse paura. - --- E quando ritornerai? -- disse con la voce spenta. - --- Al più presto possibile; non appena compiuto il rinnovo. - --- Mi sembra che tu non debba ritornare mai più... - -Si rovesciò su la spalliera del divano, un po' rigida, con le braccia -inerti, gli occhi sperduti, e fece un lungo sogno... - --- Mi scriverai da Torre Guelfa? - -Le sue parole furon piane come un alito. - --- Sì, ti scriverò tutte le sere prima di coricarmi, come una volta, -quand'eravamo lontani. - --- Oh sì, come una volta... Che lettere dolci mi scrivevi una volta... - -Un sorriso d'evocazione trasfigurò il suo pallore; le sue ciglia si -abbassarono; la sua faccia si compose in una specie di bellezza -immateriale. - -Soltanto allora compresi che nella piccola stanza tutelare una grande -anima compiva la sua rinunzia suprema, e per un senso inesprimibile di -paura ebbi quasi bisogno d'inginocchiarmi, come davanti a tutte le cose -che si vedono morire. - -Un sole giocondo invadeva ora la stanza, traeva uno scintillìo di colori -dalle coppe di cristallo, dalle cornici, dalle borchie dei mobili, -suscitando qualche onda lucida per le stoffe delle tappezzerie, che -avevano il colore indefinibile della rosa di gruogo. Allora finalmente -una lacrima inumidì le mie ciglia, e mi chinai su quella povera bocca, -su quella dolce anima ferita, per chiederle perdono con un bacio: -- la -confessione più triste che vi sia. - - - - - VII - - -Quel brav'uomo pareva una botte in equilibrio sopra un cavalletto, e -faceva uno sforzo penoso nel sollevare il braccio fino all'altezza del -mento per carezzarsi un lungo neo ricciuto. Vestiva con panni di ruvida -stoffa, non senza una certa pretesa d'eleganza; gli correva sul -panciotto una catena d'oro, grossa d'un pòllice, con un pendaglio -enorme, ch'era di corniola incisa. Molti anelli ornavano le sue mani -villose, dalle unghie quadre, con i polpastrelli piatti. La sua faccia -era quella d'un campagnolo, mediatore di grosso bestiame; aveva la bocca -ignobile, sempre sorridente, con i baffi color tabacco, tagliati a -spazzola; due piccoli occhi assai vivaci, un'epidermide lucente, rasa -ogni giorno e screziata di reticole sanguigne. Per un'ironia della sorte -portava il nome d'un uomo celebre: si chiamava Pietro Capponi, e godeva -in Roma di una ben meritata notorietà, facendo l'usuraio. - -Avevo l'onore di essere suo cliente già da molti anni, ed anzi mi -accordava qualche predilezione. - -Gli avevo scritto ed era venuto; sedeva davanti alla mia tavola, -centellinando un bicchierino di vin Malaga, a sorsi brevi, da buon -intenditore. La sua risata grassa faceva risonare la stanza. - --- Dunque, signor conte, -- egli diceva, stropicciandosi le mani, -- la -dama di picche ci ha traditi ancora una volta, a quanto pare! - --- No, caro Capponi, questa volta non si tratta di dame, nè di picche nè -d'altro colore. Si tratta d'un mutuo che mi scade fra pochi giorni e che -vorrei liquidare sùbito. - --- Uhm!... -- fece l'uomo con una specie di grugnito; -- in questi mesi -è un affare serio; tutti ingoiano quattrini con una furia che fa -spavento, e nessuno paga, quel ch'è peggio! Tengo un mucchio di -cambiali. - --- Via, Capponi, lasciamo le solite fiabe! Io vi propongo l'affare, voi -ci studiate sopra: se vi conviene lo fate, se non vi conviene... lo fate -lo stesso! - --- Eh! eh! signor conte!... -- esclamava egli, battendosi un pugno -chiuso nel palmo dell'altra mano. -- Lei sa cosa m'è capitato col figlio -dell'Eccellenza?... Tamquam tabula rasa! - --- Ma, insomma, tanto va la gatta... Ve l'avevo pur detto che suonava di -fesso. Intanto ci tengo a farvi notare che, per quanto mi riguarda, ho -sempre pagato regolarmente. - --- Verissimo: quanto a lei, finora... - --- Come «finora»? - --- Eh, per modo di dire! - --- Insomma, volete ascoltarmi? - --- Ascoltiamo pure. - --- Ecco qua. Voi conoscete la mia tenuta di Monte San Biagio, presso -Torre Guelfa? - --- Di vista, signor conte. - --- Sapete che c'è sopra un'ipoteca per garanzia di mutuo? - --- Appunto, -- egli disse, consultando un sudicio taccuino. -- Ipoteca -dei Rossengo di Terracina, 28 gennaio 19... - --- Ah, ne siete al corrente! -- feci, un po' meravigliato. - --- Che vuole? sono i ferri del mestiere... -- mi rispose con soavità. - --- Io direi che sono le tenaglie del mestiere, mio bravo Capponi! -Insomma, ecco il punto: quel debito lo vorrei pagare alla scadenza, e se -voi mi provvederete il denaro, eviterò moltissime seccature. - --- Impossibile, signor conte, -- egli affermò sùbito. -- Le ho già -detto... - --- Non facciamo chiacchiere inutili. Entro la settimana io partirò da -Roma per Torre Guelfa. Voi, prima di sabato, mi farete avere una -risposta. Va bene? - --- Ma... - --- Non parliamone più fino a sabato. Voi conoscete i miei affari meglio -di me: studiate quindi se ancora vi è possibile rendermi un servigio. -Non appena vi sarete deciso per il sì o per il no, mi darete una -risposta. - --- Peuh! peuh! Se non si tratta che di una risposta... quantunque posso -anche darla sùbito. - --- Grazie, non la voglio. Pensàteci. Ed ora vi mando via perchè debbo -uscire. Fumate questo sigaro e pensàteci bene. A rivederci, Capponi. - -E lo condussi all'uscio, mentr'egli si grattava il cranio lucido e -masticava il sigaro fra i denti. - -Stavo già indossando il soprabito, quando il campanello squillò, ed -aprendo io stesso la porta vidi entrare Fabio Capuano. - --- Oh, buon giorno! Stavi uscendo? - --- Non importa, vieni, vieni. Posso ritardare. Come va? - --- Non c'è male, grazie. - --- Mi pare che tu abbia la faccia scura. - --- Io? Manco per sogno! - -Entrammo nella biblioteca; egli cominciò a camminare in lungo ed in -largo, a passi nervosi, carezzandosi la barbetta brizzolata. - --- Bene, -- feci, stendendomi con pigrizia in una poltrona, -- avevi -probabilmente qualcosa a dirmi? - -Egli si fermò contro gli scaffali e prese a batterne i vetri con le -nocche irrequiete. - --- Già, certo... avevo qualcosa a dirti. - --- Coraggio! issa fuori! -- esclamai, ridendo. - --- Sai, mio caro, -- prese a dire con risolutezza -- che ho inteso -parlare di te in modo assai poco lusinghiero. - --- Per bacco! -- esclamai, rovesciandomi contro la spalliera; -- non -sarà la prima volta. - -Egli venne a sedermi di fronte, su la poltrona che Pietro Capponi aveva -sgombrata pochi minuti prima. Rimaneva tra noi la scrivania. Prese una -sigaretta, si tolse l'occhialetto, e facendolo ballare fra due dita -cominciò con dirmi: - --- Devi sapere che a Roma non si parla d'altro: l'avventura di Guelfo, -il duello di Guelfo, e tutto il resto che puoi facilmente immaginare. - --- Non me ne curo, -- dissi con indifferenza. - --- Hai torto. C'è di che farti riflettere. Alcuni commenti mi sono -spiaciuti per te. - --- Allora è semplice: dimmi il nome di costoro e li inviterò a darmi -ragione dei loro commenti. - --- Via, non fare lo spavaldo! Qui non si tratta di questo. Se te ne -vengo a parlare, vuol dire che ti convien pensare ai casi tuoi, ma -seriamente. - --- Cosa dicono, infine? - --- Oh, Dio, te lo puoi figurare! Nessuno ignora il tuo fidanzamento con -Edoarda; molti ne sanno, o ne suppongono, anche di più... E per quanto -si bisbigliasse già che andavi cercando mille pretesti per procrastinare -le nozze, ora si dice apertamente che la tua condotta in questi ultimi -tempi non è quella... insomma, perdonami, non è quella di un gentiluomo! - --- Eppure tu sai... -- feci, smettendo la baldanza. - --- So tutto, -- egli rispose con un gesto di acquiescienza. -- Ed è -appunto per questo che mi faccio un dovere di parlarti a cuore aperto. -Hai molti nemici, e nessuno ti risparmia. Colgono anzi l'occasione per -commentare la tua vita passata, presente, le tue condizioni finanziarie, -le tue abitudini, che non furono mai quelle di un francescano. C'è chi -ti trova sciocco, vedendoti compromettere un matrimonio invidiabile per -un capriccio, ed i più miti sono del parere che tu abbia perduta la -testa. - --- Questa loro benevolenza mi lusinga infinitamente! -- esclamai, -collerico e beffardo. - --- Capisco che i miei discorsi ti debbano urtare i nervi; ma pur troppo -io sento le voci che corrono, indovino i sottintesi, e me ne rodo per -te. - --- Grazie. Tu mi sei amico, e te ne ringrazio. Ma in fondo so benissimo -che anche tu pensi come loro. - --- Lasciamo stare quello che penso io, per adesso. Ma ieri sera, ad -esempio, in casa Del Rovere, donna Carla usava parole molto severe sul -tuo conto. Diceva che ormai non saresti più nel caso di retrocedere, -checchè tu senta per l'una o per l'altra, e che d'altronde i tuoi -propositi veri non possono essere quelli che ostenti, perchè «in fin dei -conti, un uomo come Guelfo certo non ignora cosa valgano i milioni di -casa Laurenzano. Dunque, operando in tal modo, conta senza generosità su -l'amore di quella povera Edoarda». Invano io m'affaticavo a spiegare -come in tutto ci sia dell'esagerazione, come il tuo carattere sia sempre -stato così, e come infine questa tua recente avventura non debba esser -altro che un diversivo, una specie di commiato un po' focoso dalla tua -vita di scapolo. - --- Ebbene hai fatto male, -- risposi tranquillamente. - --- Ho fatto male? -- egli esclamò stupìto. - --- Sì, certo; perchè l'avventura che tu chiami un diversivo è invece una -cosa molto grave, molto seria. - --- Non credo, -- rispose Fabio, dopo avermi fissato a lungo. -- Non ti -posso credere. Sarebbe una grande sciagura! - --- Può darsi; anzi ho troppo criterio per non comprenderlo. Definiscimi -per quello che vuoi, ma la verità è molto semplice: me ne sono -innamorato. E ti faccio grazia del perdutamente, pazzamente, eccetera, -cose che si aggiungono di solito. - -Fabio diede una scrollata di spalle e si levò in piedi, senza nascondere -il suo malumore. Poi fece un soliloquio a mezza voce. - --- Innamorato? Che ubbìe! Hai scelto male il momento per concederti -questo lusso! Per Bacco! Innamorato!... E lo dici così, come si dice: -Buona notte. Macchè! Non può essere! Io trovo che ci s'innamora d'una -donna quando non è possibile far altrimenti per averla. - -A poco a poco il suo monologo mi divenne incomprensibile, finchè, -piantatosi davanti a me con le braccia incrociate: - --- Ammettiamo pure, -- concluse. -- Ora, cosa intendi fare? - --- Non so. - --- Questa non è una risposta. Occorre sapere. - --- Insomma, Fabio, volevo appunto venirtene a parlare. Non è da oggi nè -da ieri che vedo l'impossibilità di questo matrimonio, e tu lo sai. - --- Calma! calma! Non diciamo sciocchezze. Hai riflettuto a quello che -abbandoni? - --- Ho riflettuto più del necessario; non solo, ma sono giunto a questa -conclusione: che la mia vita con lei sarebbe per entrambi un'agonia di -tutte le ore. Vi sono due morali e due logiche; una, inflessibile, che -dice: «Hai data la tua parola, devi mantenerla; sei presso alla rovina, -carpisci una dote.» L'altra, meno rigida ma più umana, la quale, fra due -disonestà, fra due disgrazie, consiglia di scegliere la minore. Io, -purtroppo, non sono mai stato padrone de' miei nervi. - --- Ebbene senti, -- rispose con un tono persuadente, -- credi a me, non -cedere ai nervi. Ragiona freddamente. Siccome ti voglio bene, avrei -voluto vederti sposar Edoarda. Sarebbe stata la tua salvezza; ma tu la -rifiuti, e sia. Da uomo pratico non so approvarti, ma, come idealista, -devo ammettere che il gesto può avere anche una certa bellezza. Però -tutto questo sarebbe ancora lecito se si trattasse unicamente di te. Ma -Edoarda? questa fanciulla di cui distruggi la vita con una tranquillità -così gelida? - --- Ah? e tu credi ch'io non abbia pensato a lei? che non mi sia -torturato fino allo spasimo, prima d'arrendermi all'evidenza di questa -impossibilità? - -Feci una pausa; presi una mano di Fabio con effusione, con preghiera: - --- Senti... se tu mi volessi aiutare! - --- A che? - --- Ad uscire da questo inferno! a trovare una soluzione, insomma; -perchè, da solo, io non vi riuscirò mai. - -Egli si fece grave; qualcosa di estremamente triste, quasi di solenne, -pareva emanasse dalla sua persona. - --- Io? proprio io ti debbo aiutare? -- domandò con lentezza. - --- Sì, tu solo. Sei amico d'entrambi ed hai un'anima così dolce, quando -vuoi. Dille ciò ch'io non posso dire; abbi questo coraggio per me. Ti -sarà più facile. - --- Mi sarà più facile... E tu lo credi proprio? -- egli domandò -ambiguamente. - --- Non ne dubito, Fabio. Tanto più che ormai ti ho quasi preparata la -via. Le ho detto che da qualche tempo mi credo malato, che un mutamento -indefinibile avviene in me, che tu stesso l'hai notato di sovente... Col -pretesto dell'ipoteca su Torre Guelfa ho trovato il mezzo di lasciar -Roma per alcuni giorni; di là ti scriverò, tu mostrerai la mia lettera, -saprai tu come dire... Promettimi. Fabio! - --- Mi chiedi una cosa molto grave; mi chiedi anzi una complicità che mi -sembra iniqua. - --- Fallo per me! Fallo anche per lei, te ne supplico! - -Seguì un silenzio. Fabio riprese a camminare per la stanza, carezzandosi -il mento con il suo gesto abituale. Anche la sua persona elegante, un -po' fatua di sè, quasi cavalleresca, pareva incurvarsi con pena sotto la -triste fatica di un simile pensiero. - -Poi d'un tratto mi domandò: - --- Partirai con l'altra, naturalmente? - -Io risposi di sì col capo, senza guardarlo. - --- E chiami questo avere pietà? - --- Le voglio bene. - --- Oh... tu!... -- fece, con una scrollata di spalle. - --- A lei sì, Fabio. Per la prima volta, sì! Tu ridi... è naturale. Ma -viene un giorno, anche dopo i trent'anni... E poi, tu non la conosci -ancora. - --- Ne ho conosciute tante altre! Su per giù sarà la stessa cosa. Vedi: -ho molti capelli bianchi. - --- Insomma, Fabio, acconsenti? - -Egli si passò la mano su la fronte, mi venne presso, mi guardò. - --- Ecco: io non decido mai a lungo. Ti faccio una domanda sincera, da -uomo ad uomo... Cerca d'intendere bene quello che voglio dire. Credi tu -che un'altro, volendola più tardi sposare, possa ingannarsi ancora? - --- Che domanda mi fai... -- risposi abbassando gli occhi. -- Del resto -non si sposerà. - --- Questa è la tua opinione. Ma v'è un medico per tutte le giovinezze: -il tempo. Rispondimi dunque. - --- Ebbene, sì, lo credo, -- risposi affrettatamente. - --- E sei deciso in modo irrevocabile? - --- Sì, Fabio, con tutta la mia forza. - --- Su la tua parola d'onore? -- E mi tese la mano. - --- Su la mia parola d'onore, Fabio. - -Allora divenne estremamente pallido, mi strinse forte la mano, mi parve -che ne' suoi occhi fermi passasse un tremito impercettibile; poi disse -con asprezza: - --- Ebbene, sia! - - - - - VIII - - -Erano circa le sei della sera quando giunsi all'albergo di Elena con la -notizia gioconda nel cuore. Avevo tardato alcuni giorni ad annunziarle i -miei propositi, perchè temevo ancora ch'ella rifiutasse. Ma quel giorno -volevo dirle ch'ero vicino a sciogliermi da tutte le catene, che -potevamo appartenerci, liberi e soli, andando per alcun tempo a chiudere -il nostro amore nell'antica solitudine di Torre Guelfa. - -Salii frettolosamente le scale, battei due colpi rapidi alla sua porta: -nessuno rispose. - -Allora sospinsi l'uscio ed entrai. La stanza era vuota; rimaneva -nell'aria il profumo di lei come una presenza invisibile. - --- Uscita? -- pensai. -- E dove, a quest'ora? - -M'avanzai nella camera, lentamente, quasi per indovinare. Sopra un baule -c'era un abito smesso; una camicetta di pizzo ed un manicotto in una -scatola aperta. Su le coltri, nel guanciale, rimaneva il solco della sua -persona, come se vi avesse giaciuto; a piè del letto era un cappello con -due grandi ali bianche, ed un velo ancor appuntato all'intorno. - -Sopra la pettiniera, fra molti oggetti femminili, un telegramma lacerato -a metà, l'altra metà a terra. Ebbi la tentazione di leggerlo, poi la -cosa mi parve indiscreta. Ascoltai presso l'uscio: nessun rumore. Un -poco arrossendo, quantunque non veduto, raccolsi le due carte lacere, le -raccostai. Ma nella penombra del crepuscolo, dovetti avvicinarmi alla -finestra e sollevare una tendina. Il telegramma era in tedesco e diceva: - -«Impossibile, cara. Duvally a Roma può provvedere, Franz.» - -Veniva da Berlino, con la data del giorno medesimo. Rimasi perplesso -dapprima; lessi un'altra volta, più volte ancora. Mi sentii tutto -rimescolare; poi macchinalmente riposi una metà del telegramma su la -pettiniera, l'altra per terra, com'erano prima, esattamente. - -Scesi. Nell'atrio domandai al portiere: - --- E' molto che la signora è uscita? - --- Non saprei, signor conte, -- mi rispose. -- Non l'ho veduta passare. - -Uscii per istrada. La mia mente mi pareva chiusa in un cerchio doloroso, -entro cui passavano torme di pensieri veloci, lontani fantasmi, -fisionomie di persone straniere, inafferrabili. - -Era una serata chiara in quella mitezza dell'inverno romano. L'aria, tra -bionda e rosea, pareva percorsa da un oscillar continuo di bagliori, che -facevano splendere i lastricati, le vetrine, le chiostre dei lampioni, e -lontano tutte le cupole, tutte le cose aeree. - -Mi trovai sul marciapiede, sperduto fra l'andirivieni continuo della -gente; un senso di novità m'invase, come s'io fossi per la prima volta -nella moltitudine di una città straniera, fra persone che avessero -costumi, facoltà, istinti, piaceri e tristezze assolutamente diverse -dalle mie. - -Le parole oscure, i nomi del telegramma, tornavano ad assediarmi la -mente con una persistenza dolorosa. Infine m'accorsi ch'ero sempre lì, -fermo, dinanzi all'albergo, su l'orlo del marciapiede, che molte persone -mi urtavano passando, che un giornalaio ed un venditore di focacce -andavano e tornavano sopra un intervallo di pochi passi, dinanzi a me. -Una carrozza signorile passò: vidi la contessa di Casciano affacciarsi -allo sportello; pur avendola guardata in viso, dimenticai di salutare. - -«Duvally a Roma può provvedere... -- Duvally? Franz? - -Chi erano mai costoro? Ed Elena dov'era in quel mentre? -Involontariamente il mio sguardo penetrò dentro quel formicolìo di -persone, quasi per cercarla, per riconoscere di lontano l'alta e snella -figura di lei, od il colore della sua gonna, od il mantello che usava -portare. E mai come allora conobbi l'oppressione della folla, misurai -l'implacabile indifferenza con cui si muove, si agita, si moltiplica, si -muta, nascondendovi ciò che vi appartiene, mescendo le sue mille voci in -un solo clamore, vasto e pressochè immobile. - -Chi erano mai questi uomini che le scrivevano familiarmente, che -potevano «provvedere per lei?» Mi aveva dunque ingannato nell'affermarmi -di non conoscere alcuno a Roma e ingannato ancor più nel raccontarmi la -storia della sua vita. - -Ora mi dilettavo in pensieri di vendetta e di delicata ironia. Ero fermo -sull'angolo di una strada, e l'avrei veduta giungere, così da un lato -come dall'altro, senza tuttavia lasciarmi scorgere da lei. Volevo -simulare una perfetta ignoranza, per mettere alla prova la sua -doppiezza; d'altronde, con il possesso di questo nome, il giorno dopo -avrei potuto scoprire facilmente chi fosse questo Duvally. Ma per la -prima volta, pensando ad Elena, soffersi nel vedermi dominato da lei, -provai sordamente la vergogna d'essere costretto a spiarla come un -volgare amante od un burlesco marito che abbiano sentore d'infedeltà. -Quel maestro fine di eleganze amatorie che stava in me per abitudine -antica si divertì nel molestarmi con le più aspre ironie. - -Or pioveva per l'aria dorata un crepuscolo vaporoso, pieno di -corruscamenti, quasi un fiorire vicino di stelle, con i presagi, -nell'inverno, della imminente primavera. - -Quand'ecco, di lontano, intravvidi la figura di Elena. Veniva rasente il -muro, con un passo rapido sebbene affaticato, non volgendo mai gli occhi -alla strada nè alle vetrine. Camminava tenendo con una mano accostato ai -fianchi un lembo del suo mantello, che le scendeva lungo la persona con -poche pieghe simmetriche, delineando la forma del braccio ed oscillando -all'incedere d'ogni passo. Nell'altra mano teneva una piccola borsa, -ch'era una maglia d'oro tenuissima, con la cerniera lucente; ad ogni -chiarità di vetrina la sua faccia e l'oro splendevano insieme. Molti si -fermavano a guardarla; io stesso la contemplai con un senso di -stupefazione. Due sfaccendati la seguivano, tenendosi per braccio, -scambiando fra loro sorrisi e parole che parevan grossolane. Quand'ella -entrò nell'albergo, i due si fermarono irresoluti. - -Allora, traversando la strada, entrai nell'atrio, dove molti forestieri -qua e là seduti leggevano il Baedeker come si legge la Bibbia o -nascondevano i nasi inforcati d'occhiali dietro l'edizioni ampie del -_New York Herald_ e del _Times_. - -Salii. Quand'ella intese picchiare, venne senza indugio ad aprirmi. - --- Sei già stato a cercarmi, non è vero? -- disse tosto, posandomi le -due mani su le spalle e baciandomi. - --- Sì, una mezz'ora fa, -- risposi. Guardai distrattamente verso la -pettiniera: il telegramma non v'era più. - --- Verso le cinque son uscita per prendere una boccata d'aria, -- ella -spiegò. -- Mi doleva il capo: sono così stanca oggi! - -Di fatti era molto pallida; ne' suoi gesti medesimi v'era un certo -abbandono; anche nel sorridere una specie di stanchezza. - --- Che hai? -- feci amorevolmente. - --- Non so... -- E pianissimo, sorridendo: -- Sono stanca, molto -stanca... - -Me lo disse vicino alla faccia, con le labbra che appena mi toccavano. - -Poi si mise davanti alla specchiera e con un pettine d'avorio cominciò a -ravviarsi i capelli che le sfuggivano dietro la nuca. Io le sedetti -accanto, e presi a giocherellare con i vari oggetti che ingombravano il -vetro della pettiniera. - --- Dove sei stata? -- le domandai con naturalezza. - --- Avevo alcune piccole commissioni, -- rispose, continuando a -pettinarsi. -- Vedi: quel mazzo di nastri, una veletta, un paio di -guanti... poi dovevo anche andare alla Posta. - --- Ma non ricevi le tue lettere all'albergo? -- le domandai, fingendo di -esaminare attentamente la sua scatola per la cipria, ch'era d'avorio con -le iniziali ed una corona di smalto. - --- Non tutte, perchè non sapevo a quale albergo sarei scesa. - -La sua voce non tradì la minima incertezza; solo, prima di rispondere, -ella fece un atto come se il pettine le si fosse impigliato fra i -capelli. - --- E tu non mi racconti nulla? -- continuò Elena, posando i gomiti sul -cristallo per unire le mani e raccogliervi la faccia. -- Mi sembri di -cattivo umore. - --- No, affatto, Elena. - --- Ah... mi era sembrato. - --- E tu? - --- Io non lo sono più adesso. Ma ho pianto tutto il giorno: ero triste. - -E piegandosi verso di me. - --- Ora non mi dài neppure un bacio? - -L'attrassi nelle mie braccia, perchè non potevo a mio malgrado -resisterle, e perchè nell'amaro sospetto mi pareva che le sue labbra -avessero un sapore più forte. - -Nel baciarla su gli occhi m'accorsi che s'inumidivano. - --- Perchè piangi ora? - --- Te l'ho detto: sono triste. Poi, quando mi baci tu, sento il cuore -che mi fa male. - --- Perchè quando ti bacio «io?» Forse ti baciano anche altri? - --- Sciocco! -- ella rispose battendomi leggermente una guancia. -- Non -ti dirò più nulla! - -Per un momento scordai tutto: ella mi teneva nella sua bellezza come in -una prigionìa; m'avesse detto: -- Inginòcchiati! -- e mi sarei -inginocchiato. - --- Senti, -- le mormorai presso la bocca, -- fra qualche giorno potremo -partire insieme; andremo in un mio castello non lontano dal mare. - -Quasi con violenza le sue braccia m'avvinsero, e nascose il volto contro -di me. - --- Lo sai che debbo andar via... lo sai che non posso!... - -Feci come se non avessi udito e continuai: - --- È una grande casa antica, silenziosa, fatta per l'amore. Laggiù, fra -poco, verrà la primavera. - -Sollevò la faccia illuminata, mi passò le mani fra i capelli: - --- Ah sì? una casa nostra? una casa per noi?... - -Ma bruscamente si ribellò: -- Non posso! Non posso! - -Andò rapida verso una grande specchiera che occupava tutto il portello -dell'armadio e con le dita si ravviò i capelli di nuovo scomposti; poi -lasciò cadere le braccia, si volse, appoggiando la schiena contro il -cristallo, e vi rimase, con la faccia sollevata, gli occhi volti -all'alta ombra, un po' rigida, muta. - -Per un momento la rividi com'era il primo giorno, quando entrò nella mia -casa, fiera e triste, avendo alla cintura un gran mazzo di viole. Mi -parve, da quel giorno già lontano, di non conoscerla affatto meglio, di -non aver penetrato ancora nessuno dei suoi molti segreti. Le vedevo -serpeggiare appresso i desiderii degli uomini che l'avevano inseguita, e -quei desiderii obliqui si avventavano contro di me come tanti colpi di -staffile vibrati al mio geloso amore. - --- Insomma, -- le dissi quasi ruvidamente, -- una volta o l'altra ti -risolverai a spiegarmi questi continui misteri! - --- Che significa, Germano? Perchè mi parli così? Hai veramente una -fisionomia stranissima oggi! - --- Ti pare? -- feci con ironia. -- Devi pur ammettere che le tue -misteriose contraddizioni possano irritarmi un poco. Davvero non ti -comprendo. Mi hai affermato in tutti i modi possibili di non avere alcun -legame, dici anzi di volermi bene, mentre non fai che ripetere: Dobbiamo -lasciarci! debbo andar via!... Dunque una ragione ci dev'essere. La -vorrei sapere. - --- Ma perchè vuoi sempre sapere tutto? conoscere tutto? Che bisogno c'è? -L'anima di una donna, la vita di una donna come me, sono cose a cui val -meglio lasciare il loro velo. Io, per esempio, quando posseggo un -oggetto che mi sia prezioso, lo tratto con estrema delicatezza, per non -sciuparlo, per non lasciarlo cadere. E frugare troppo addentro nella -intimità di un'anima è sempre farle correre il rischio grave di cadere a -terra, di andare in frantumi. Non ti pare? - --- Belle parole... nient'altro! E se t'illudi ancora di potermi -convincere con due frasi abili, t'inganni! Tanto più che ho forse -qualche ottima ragione per non credere a nulla di quanto mi dici. - --- Oh, questo poi!... -- esclamò raddrizzandosi in tutta la sua -fierezza. - --- Dico la verità e non devi esserne offesa. Tu ti diverti ad ingannarmi -ed io cerco di non lasciarmi ingannare, almeno fin dove posso. - --- Cioè? - --- Cioè... nulla! Io so molte cose che tu non sospetti nemmeno. - --- Invece, se tu le conoscessi davvero, forse non parleresti così, -- -rispose con tristezza, camminando a passi lenti per la camera. Poi mi -venne vicino e prese a carezzarmi i capelli con una soavità materna ed -infantile insieme. - --- Dimmi: cos'hai contro di me? - --- Null'altro che un poco di rancore perchè mi esasperi e mi addolori -continuamente. - --- Mi credi cattiva? -- E si era seduta su le mie ginocchia cingendomi -il collo con un braccio. - --- Sì, un poco, -- risposi. - --- E credi che non ti voglia bene? - --- Me ne vorrai, forse, a tuo modo... - -Mi passava una mano, lentamente, su e giù per il braccio, guardando il -suo proprio gesto. Era singolarmente dolce, singolarmente triste. - --- E quale sarebbe questo «modo mio?» - --- Concederti un momento e poi sùbito aver paura d'essere afferrata; -pensare con la stessa calma all'oggi, che sei qui, e al domani, che -sarai chissà dove; non abbandonarmi che una piccola parte di te stessa, -ed ancora con moltissime restrizioni; mescere insieme i baci e le bugie, -il sentimento e l'indifferenza, come un bel mazzo di rose e d'ortiche... -Ecco, press'a poco la tua maniera di amarmi. - -Piegò il mento sul petto e sogguardandomi sorrise. - --- E tu, -- fece -- quando parli a questo modo, sei meno franco di me, -perchè sai benissimo che tutto questo non è vero. - --- Oh, Dio!... ne vuoi la prova? - --- Sì... -- rispose un po' timidamente. - --- Ebbene, t'ho veduta oggi. So che non sei stata per nulla dove m'hai -detto. - --- Davvero? - -Il suo volto rimase impassibile, tranne un rapido solco verticale che si -delineò tra i suoi fini sopraccigli. E soggiunse: - --- M'hai seguita? - --- No. - --- E perchè no? - --- Perchè... non ero solo. - -Dopo una breve pausa, disse: - --- Non credo che tu m'abbia veduta. - --- Come non credi? - --- No: mi avresti certamente seguita. - --- Mi ritieni proprio così geloso? - --- Immensamente curioso almeno. - --- Dunque non ti curare del come io lo sappia. Ma so in ogni modo che -non sei stata ove m'hai detto. - --- E' vero. Vuol dire dunque che sei entrato nella mia camera ed hai -letto un telegramma ch'era lì... Me lo sono dimenticato infatti. -- -Però, -- soggiunse con una voce dura, levandosi, -- io non avrei fatto -questo nella tua casa. - -E metteva in ogni sillaba un così altero disprezzo, che di confusione -arrossii. - --- Ho fatto male. Te ne domando scusa. Ma lo feci quasi per -inavvertenza, non pensando mai che si trattasse d'un mistero. - --- Oh, non importa... -- rispose con indulgente ironia. -- Tanto, a me -non devi alcun rispetto! - -E camminava con lentezza, tenendo sotto il mento le due mani congiunte, -che avevano la pallidezza di un avorio antico. - --- Via, -- le dissi, -- non essere ingenerosa ora... Ti ho chiesto -perdono. - --- Senti, -- esclamò repentinamente, -- cos'hai pensato di me? - --- Niente! -- risposi con nervosità. -- Il telegramma è chiaro. Ho -pensato che andavi da quell'uomo. E del resto sei liberissima di fare -quello che vuoi. - -Ella mi venne vicino, quasi con furia, e mi afferrò le mani ruvidamente. - --- Hai creduto allora che v'andassi per lui? -- esclamò con ira. -- -Guardami bene in faccia e rispondimi: hai creduto questo? - --- Ma io non so niente! Non ho fatto che leggere. Quando non si ha nulla -da nascondere non si fanno misteri. - -E incollerito mi levai, sciogliendomi dalle sue mani con un moto ruvido. -Soggiunsi: - --- Devi anche pensare ch'io non sono avvezzo a queste ambiguità. Volevo -non dirti nulla, per non sembrarti ridicolo, poi non ho potuto. Volevo -lasciarti continuare in silenzio la tua commedia, ma siccome ho la -stoltezza di amarti, così non l'ho saputo fare. Del resto, ti ripeto, -sei libera. Sei nel tuo pieno diritto. Solo bisognerà che tu scelga fra -una cosa e l'altra, perchè io non so dividermi e non accetto comunioni. - -Mi ascoltava un po' curva, subendo le mie parole come continue percosse. -La sua bocca rideva, esprimendo uno scherno dolorosissimo e contenuto. -Poi, con la voce che sibilava: - --- Non puoi credere questo! -- affermò. -- E bada che sopporto le tue -parole solo perchè non credo che tu le pensi. - --- Ma dunque spiégati! -- esclamai con ira. -- Cosa può immaginare un -uomo in questo caso? - --- Naturalmente... - --- Spiégati, Elena. Finisci di farmi soffrire! - --- Rispàrmiami questo! -- ella pregò sordamente; -- poichè ti giuro che -vi sono andata per una causa del tutto diversa da quelle che puoi -supporre tu. E non l'ho nemmeno trovato. Lasciami tacere. - --- Impossibile, Elena. Vorrei poterti accontentare, visto che me lo -chiedi, ma, dopo, non me ne darei pace. - --- Te ne supplico, Germano, lasciami questo piccolo segreto. E' una cosa -che mi offende, che mi ripugna... - -I suoi occhi brillavano stranamente, le sue mani congiunte tremavano. - --- Come vuoi tu! Sei anche libera di non dirlo, -- risposi duramente. - --- Ebbene, lo vuoi sapere? -- esclamò con veemenza, quasi gridando. -- -Bada che, dopo, forse ti odierò!... ti odierò perchè mi umilii troppo... -Lo vuoi sapere? - -Io tacqui, gelido. - --- Come sei perfido! perfido! Ecco, te lo dico. Sono andata per -chiedergli denaro, perchè a lui... non importa! Ma non mi voglio vendere -a te!... a te no! Volevo amarti senza vergogna, come un'amante vera... -Ecco: adesso lo sai! - -Gettava le parole come altrettante lame, con le labbra che fremevano, -livida. - --- Tu hai fatto questo, Elena?... -- esclamai con un tremante rammarico, -afferrandole una mano. -- Perdonami dunque, mio povero amore! - --- Làsciami! làsciami! -- ella comandò, svincolandosi con forza. -- Sì, -ho fatto questo per te!... ho fatto questo, io! - -E v'era in quel suo monosillabo un'alterezza di regina. - - - - - IX - - -Più tardi nella silenziosa notte, Elena mi aveva raccontato la storia -della sua vita. Ed era una storia ben triste per una così bella -creatura. - -Mi narrava con malinconia le memorie dell'infanzia felice, nella -tranquillità un po' severa d'un castello ungherese, dov'erano accolte le -ricchezze di una lunga discendenza. - -Per quanto lontano ella tornasse con la memoria, non poteva rivedere la -madre se non sotto le sembianze di una giovine signora dagli occhi -soavemente pensierosi, che, muta, con libro su le ginocchia, passava -lunghe ore solitarie in una sala troppo vasta per lei, o succinta in -abito d'amazzone scendeva presso i cancelli d'un grande parco secolare, -mentre gli staffieri le imbrigliavano un cavallo grigio, dalle narici -vive come lo scarlatto, con la criniera e la coda simili a due copiosi -rami carichi di neve. - -Il padre dimorava raramente nel castello, ed aveva per la moglie una -devozione che pareva nascere da un profondo rimorso, anzi aveva per lei -una specie di religioso amore. Ma ogni volta ch'egli tornava dalle -frequenti assenze, avveniva molto spesso ad Elena di trovar sua madre -tutta in lacrime nell'angolo di una sala, più spesso, poichè dormivano -accanto, di udirla piangere nel silenzio della notte. - -Egli amava con passione la musica, e suonava divinamente il violino, la -sera, in una stanza chiusa, per lunghe ore continue. - -Ella e sua madre lo ascoltavano dalla sala vicina, in silenzio. - -Un giorno, dopo una sua più lunga assenza, lo portarono morto al -castello due grandi uomini sconosciuti, che tristemente accarezzarono la -sua testolina di fanciulla. - -Sua madre la condusse a baciare il cadavere, poi mise un abito nero, e -da quel giorno, per lunghi mesi, non parlò quasi mai, divenendo malata. -Le disse ch'era morto in viaggio; ma più tardi ella seppe, -nell'ascoltare i discorsi dei domestici, ch'era stato ucciso in duello. - -Poco tempo dopo il castello era venduto. Vennero genti nuove, che -portaron via i mobili, i quadri, gli arazzi, le armerie, i cavalli: -tutto. Una mattina sua madre, pallida e pur sorridente, la condusse per -tutte le stanze, per i piantereni e per le scuderie, le mostrò l'intero -dominio, quasi per bene imprimere nel suo cuore la memoria d'ogni cosa, -poi, quando furono in fondo al giardino, presso una fontana, ch'ella -rivedeva sempre, le disse con voce tranquilla: - --- Tutto questo non ci appartiene più, Elena. Siamo povere adesso e -dovremo partire. - -Un signore le accompagnò, che veniva sovente al castello. - -Si chiamava Franz von Hohenfels ed era prussiano. Andarono a Parigi; con -l'ultimo denaro arredarono tre piccole stanze in un quartiere -eccentrico; vissero nei primi tempi di quello che la madre guadagnava -traducendo novelle, romanzi e poesie dall'ungherese, o copiando, se il -bisogno urgeva, le tesi dei medici ed i memoriali degli avvocati. - -Allora quella donna malata, che pareva solamente reggersi per un -miracolo di energia, si rivelò agli occhi della figlia sotto una luce -quasi eroica. In lei viveva un'anima nascosta, capace delle più grandi -rassegnazioni. - -Elena, a quel tempo, non aveva che sedici anni, e curava le cose -domestiche, aiutando la madre, leggendo a voce alta i suoi libri e -ricopiando i suoi manoscritti quando i poveri occhi stanchi non vedevano -più. Talvolta la madre dettava, e dettando le spiegava ogni cosa, la -iniziava lentamente alla sua vasta cultura, dandole un piacere -caldissimo per le cose dell'arte. Quando i guadagni divennero più lauti, -ella fece seguire ad Elena qualche lezione alle cattedre pubbliche, -preparandola man mano ella stessa per un esame d'istitutrice che il suo -pronto ingegno superò senza fatica. - -Alcuni amici venivano a visitarla talvolta e spesso quel Franz von -Hohenfels che alla morte del padre assunse la tutela di Elena. - -Innamoratissimo della madre, aveva tentato per lungo tempo d'indurla suo -malgrado a seconde nozze; ma Elena preferiva la miseria, purchè sua -madre rimanesse a lei, a lei sola, in quella piccola casa di Montmartre, -di fronte alla chiesa del Sacro Cuore, dove i tramonti su l'apoteosi -della città incendiata erano così divinamente belli. - -Dopo qualche tempo l'Hohenfels finì con rinunziare a questo progetto e -le sue visite a Parigi furon meno frequenti, finchè cessarono del tutto. -S'era più tardi ammogliato in Germania, e solo scriveva di quando in -quando per domandare notizie con freddissima urbanità. - -Ma vennero i tempi tristi; la madre ammalò, fors'anche di stanchezza; il -lavoro le divenne impossibile, il denaro mancò. Era d'inverno e tutto -scarseggiava, la luce, il fuoco, il pane, in quelle tre camere taciturne -dove una donna di trentasette anni ed una fanciulla di diciotto erano -sole a difendersi contro la vita. - -Allora fu per Elena una corsa pazza lungo le vie di Parigi, ad ogni -porta, ad ogni scala, in cerca di lavoro, di un qualsiasi lavoro che -desse una tazza di brodo per la madre malata, che desse la legna per -accendere un po' di fuoco la notte, quand'ella tremava, scarna, sotto la -coltre, vaneggiando. - -Per molte settimane, perchè non le portassero la madre all'ospedale, -Elena fece ogni umile mestiere: praticò le scuole delle sarte, ricamò le -iniziali delle biancherie, vendette nei negozi, assistette malati, -rispose agli annunzi dei giornali, si trascinò per ogni agenzia, fu da -ultimo la modella di un pittore. - -E questo giovine che la vide così bella e così triste, invece di -offenderla, ebbe del suo dolore una fraterna pietà. Povero, volle -offrirle qualche soccorso, la confortò, venne a visitare la madre. -Ungherese di nascita egli pure, -- (e per questo Elena v'era andata) -- -si chiamava Mathias Bunko ed era minato da una inguaribile malattia. - -Tacitamente il giovine si accese di un disperato amore per lei; -quell'amore sublime delle anime che sentono la morte vicina. - -Mathias andava in cerca di lavoro per lei come per una sorella; poi, la -sera, non potendo recare di meglio, portava un cordiale per la malata, -un succo di carne per sostentarla, un giornale che la divertisse, un -fiore. Aveva una bella fronte pallida, la bocca femminea, la voce soave. -Parlava dell'Ungheria lontana, de' suoi giorni d'infanzia, de' suoi -sogni d'arte; voleva, quando la madre fosse guarita, fare un grande -quadro di Elena, esporlo, giungere rapidamente alla fama, -- rapidamente -poich'egli aveva dinnanzi a sè una vita breve. - -Invece la malattia peggiorò ed il medico fece trasportare l'inferma -all'ospedale. Furono giorni di disperazione, che nessuna gioia della -vita potrebbe mai compensare. - -Oh, l'ultima sera in quella nuda stanza d'ospedale presso il letto già -solenne come un feretro! Una monaca piangeva in silenzio presso il -capezzale, ferma, rigida. Ed Elena rivedeva sempre quella mano di -morente levarsi ancora stanca e fredda fino alla sua fronte, per darle -una benedizione suprema; udiva quella voce ormai lontana dirle ancora, -diminuendo, fuggendo: - --- Elena... sii buona, sii forte... Vivi con fede, con fierezza... -Elena, mio amore, addio... - -Poi, tosto, nella luce livida, un Crocifisso scenderle sul petto, gli -occhi della moribonda volgere verso di lei l'ultimo sguardo umano, e -lentamente svanire, finire, in una specie di stupefazione, serbando il -loro inestinguibile sorriso... - --- Mamma, mamma mia!... -- aveva ella gridato, cadendo sul cuore della -morta. E Mathias la raccolse nelle sue braccia, Mathias, il pallido -fratello, il suo povero amico. - -Per molti mesi ella fu ricoverata in un monastero, finchè un giorno le -venne da Berlino una lettera di Franz von Hohenfels, che le mandava -denaro, invitandola a partire per la Germania, dov'egli le avrebbe -ottenuto un posto d'istitutrice. - -L'ultimo giorno andarono insieme al camposanto, Mathias e lei, per -salutare la morta. Elena vide ch'egli barcollava, quel giorno. - --- Andate proprio via? -- le disse il giovine con una voce che non era -più la sua, una voce spenta. - --- Sì, -- ella rispose -- domani. - --- Mi scriverete qualche volta? - --- Sempre, sempre, Mathias! E poi ci rivedremo un giorno... - -Egli ebbe un sorriso incredulo: - --- No, Elena, forse mai... - -Ed erano caduti entrambi a ginocchi, nel camposanto dei poveri, dinanzi -a quella croce nuda. - - ---- - -Il tutore l'accolse nella casa dov'egli abitava con la moglie e con due -bambini. - -Il terzo giorno dopo il suo arrivo l'Hohenfels la condusse nel suo -studio e vi fece portare dai domestici un grande baule polveroso. Cercò -nella cassaforte un libretto di risparmi, alcuni astucci di gioielli, -aperse il baule, poi disse: - --- Tutte queste cose vi appartengono, Elena; mi furono consegnate per -voi. - -Ella se ne meravigliava, ma il tutore prese a dire: - --- Quando vostra madre lasciò l'Ungheria mi diede in custodia questi -ultimi residui del suo patrimonio, ch'ella aveva ridotto al nulla per -pagare i molti debiti della famiglia o piuttosto -- poichè forse già lo -saprete -- i debiti di suo marito. Mi lasciò queste cose con l'obbligo -giurato di non consegnarle che a voi, dopo la sua morte, o, qualora me -lo domandasse, alla vostra maggiore età. Vostra madre fu una santa ed -una vera martire: non dimenticatelo mai, Elena. Oggi obbedisco alla sua -volontà. - -V'era il corredo da sposa della madre, pochi oggetti preziosi ch'ella si -rammentava di aver veduti al castello ed alcuni gioielli antichissimi -della famiglia. - -Tutto ciò le parve l'ultimo sorriso, l'ultimo bacio della sua mamma per -sempre lontana, e questa lieve ricchezza la fece piangere di malinconia. -Era la sua tragica e santa eredità; bisognava non dimenticare -quell'esempio di fortezza. Ed Elena serenamente si dispose a vivere la -sua vita nuova, poichè il tutore le aveva trovato un posto d'istitutrice -in una scuola privata. - -Passarono mesi di tristezza e di solitudine. Mathias le scriveva quasi -ogni giorno; ella rispondeva sempre, e, come ad un fratello, tutto gli -raccontava: la grande aridità della sua vita, i bui pensieri, lo -sconforto, i libri che leggeva, le persone che frequentava, le memorie -della povera morta, il gran desiderio che aveva ella stessa di morire. -Una volta, ricordandosi ch'egli era così povero, andò alla Banca, prese -una piccola somma e gliela spedì. Ma egli la rimandò con una lettera -squisita, in cui vagamente, per la prima volta, le confessava la sua -passione. - -Questo pensiero le dette un grande smarrimento; non aveva mai creduto -ch'egli potesse amarla, e considerava Mathias veramente come un -fratello. Ebbe vergogna, ebbe paura, ebbe pietà; gli rispose pregandolo -di non volerle bene, di non pensare a lei, di lavorare a' suoi quadri. - -L'Hohenfels la visitava qualche volta e più spesso l'invitava nella sua -casa, mostrandosi ora diverso che non per il passato, e cioè troppo -familiare, quasi ambiguo. - -In quei giorni, per uno scandalo che fece assai rumore, l'Hohenfels si -separò dalla moglie e tenne seco uno dei due figlioli. Circa un mese -dopo questo fatto egli venne a proporle di dare lezioni al suo bimbo ed -ella consentì. - -L'Hohenfels assisteva regolarmente a queste lezioni, seduto presso la -tavola, sorridendo e guardandola sempre. Voleva sovente che rimanesse a -pranzo; un giorno le passò la mano sui capelli, dicendole: - --- Sapete, Elena, che vi siete fatta una magnifica ragazza? - -Ella divenne di porpora, ma non osò rispondere, perchè di lui aveva una -incomprensibile paura. - -Era un uomo sui quarantacinque anni, ancor giovanile d'aspetto, che nel -discorrere usava gesti compassati ed autorevoli; aveva i baffi castanei, -rudi, la bocca un po' sardonica, il naso diritto, gli occhi d'un color -glauco-verde, pieni di volontà. - -Frattanto era trascorso più di un anno, e la sua tristezza non guariva; -ogni cosa le dava un senso di profonda mediocrità, e sognava di andare -per il mondo alla ventura, fin quando, in una terra lontana, -improvvisamente, come schiuse da un prodigio, davanti a lei si aprissero -le porte meravigliose della vita. - -Trovò, sul finire di quel Settembre, una vecchia signora senza parenti, -ch'era solita viaggiare quasi tutto l'anno, la quale accettò di -prenderla seco e farne la sua dama di compagnia. Sùbito, e nonostante le -preghiere dell'Hohenfels, lasciò la Germania e vide un gran numero di -paesi. - -Fu durante uno di questi viaggi ch'io la conobbi. - -Ma la vecchia signora finì con accorgersi ch'era molto incomodo avere -per dama di compagnia una ragazza così bella, poichè dappertutto gli -uomini la corteggiavano e l'inseguivano con soverchia insistenza. Di -nuovo Elena si trovò sperduta, senza desideri, senza meta. Fece venire -una parte del suo denaro e viaggiò sola per qualche tempo, inebbriandosi -di sogni che non si sarebbero avverati mai. - -Passava, senza conoscere ancora la sua bellezza, con tutta l'anima negli -occhi, per le città straniere, perdendosi fra le folle rumorose, -aggirandosi per i musei, per le biblioteche, nei giardini, fermandosi la -sera, verso il crepuscolo, su le arcate dei ponti a guardare i fiumi -trascorrere, i laghi oscillare, splendere il sole sui vetri delle case, -che balenavano come lamine d'oro. Guardava le folle dissimili mutarsi di -frontiera in frontiera, parlando linguaggi diversi e con diversi -destini; guardava ed era negli occhi attonita, come chi dalla spiaggia -di un mare veda correre sulle opposte onde infiniti velieri e non sappia -qual destino li guidi nè a quali porti vadano, per l'interminato -azzurro, in cerca d'approdo. - -Per lei tutto nel mondo era un pericolo, tranne le parole di Mathias, -che la vegliava di lontano scrivendole alcune lettere sublimi. - -Allora, fra le città straniere, qua chiamata e là respinta, fra gli usi -e le persone più varie, con il coraggio dei vent'anni, con -l'intelligenza versatile che nasce dalle difficoltà, imparando a -fingere, a destreggiarsi fra gli uomini, cominciò per lei quella corsa -randagia, infaticabile, ch'era la sua battaglia per la vita. - -A poco a poco amò quella sfrenata indipendenza, quel vagabondaggio alla -ricerca dell'ignoto, quel rinnovarsi dell'anima in un perpetuo fuggire. - -Un giorno ella imparò a conoscere i libri di Massimo Gorki: glieli aveva -dati un professore paralitico, il quale abitava una soffitta al di sopra -della sua, in una città danubiana. - -Questi libri l'accesero, le parvero il poema eroico della miseria, il -vangelo dei diseredati. S'innamorò di quei naufraghi alteri che non -volevano arrendersi alla nemica vita, e discutevano fra i loro cenci una -filosofia nuova della società umana, come dottori all'Accademia, essi, -fra le caraffe d'acquavite. - -Allora pensò ch'ella pure, come quei caduti, come quegli ex-uomini, -aveva un passato di luce, un avvenire d'ombra. Com'essi era caduta sotto -l'invincibile furore della fortuna e più non le rimaneva che una forza: -quella di considerare la vita come una catena di avvenimenti provvisori, -cioè dall'oggi al domani, con instabilità seguendo l'alea dei nomadi, e -senza perdere mai la coscienza di rimanere un «essere umano». - -Pochi centesimi bastarono alla sua vita, qualche libro, qualche fiore. - -E visse di sè, chiudendo nell'anima sua di fanciulla un infinito mondo; -vide ciò che ha nome il bene e il male, ciò che gli uomini hanno pensato -di giusto e d'ingiusto, ciò che una creatura deve compiere per -insignorirsi del proprio destino. - -Libera e sola, continuò quel suo pellegrinaggio, fin quando, in una -città sul Reno, essendosi gravemente ammalata, fu accolta in un Asilo -Evangelico. Dopo la guarigione, le suore che avevan preso ad amarla -vollero rimanesse con loro e le affidarono alcuni bimbi da educare, -quand'ella ebbe loro promesso di convertirsi al protestantesimo. - -Quella pace ora la riposava; le pareva di amare il convento, le -preghiere lunghe, le fervide meditazioni; un fondo di misticismo innato -le si ridestava nei recessi dell'anima. - -Il pastore che l'istruiva per la conversione s'innamorò di lei. Non -glielo disse dapprima, forse non osò; ma ogni giorno le portava un libro -di fede o di evangelica meditazione, avendone prima sottolineate alcune -frasi di amore castissimo. E talvolta, partendo, serrava lungamente una -mano della fanciulla tra le sue. - -Finalmente un giorno si fece coraggio; le confessò di volerle bene, le -domandò se avrebbe mai consentito a sposarlo. Elena, dopo averlo -guardato un momento, si mise a ridere come una pazza, e rise così forte -che il povero giovine, tutto vergognoso, fuggì. - -Ma poi, quando lo rivide, così pallido e serio, così turbato davanti a -lei, quasi le spiacque di avergli fatto male e gli usò molte piccole -cortesie. Ora il giovine le impartiva la sua lezione rigidamente, senza -guardarla, e solo di quando in quando le portava un libro, ancora con le -parole segnate. - -Un giorno, -- eran nel giardino dell'Asilo, d'autunno, quando i fiori -appassivano tra l'ingiallire delle foglie, -- il pastore venne di nuovo, -più turbato, e le camminò lungamente a fianco, senza parlare. - -Per la prima volta Elena lo guardò come si guarda un uomo. Il pastore si -chiamava Miller; forse non aveva più di venticinque anni. I suoi capelli -spiovevano biondi e ben pettinati fino alla piegatura della nuca, -facendo come uno scalino sopra le spalle, un po' esili nella solennità -dell'abito nero. Due chiari occhi morbidi gli splendevano sotto la -fronte vasta, mitigando l'ardore della sua bocca troppo sensuale, che in -alcuni sorrisi tradiva i segni di una forte volontà repressa. - -D'un tratto il pastore, fermandosi davanti a lei, rigido, con il capo -scoperto, mentre il sole gli dorava la fronte, ripetè la sua domanda: - --- Non vorreste voi, Elena, dividere con me, nella mia casa e nella mia -vita, quella missione di carità umana che mi è concessa da Dio? - -Era un pomeriggio di sole; tutte le finestre del convento splendevano -come raggiere; dal vivaio, le rose inclaustrate mandavano per l'aria -dorata un profumo inebbriante. - -Ed ella, forse perchè il turbamento di quella voce la invase, forse -perchè il giovine era bello così, con la fronte nel sole, forse perchè -il luogo, l'autunno, le foglie cadute, le infondevano un senso di -commozione mistica, ella, senza riflettere un momento, promise di sì.... - -Ma tre giorni dopo lasciava l'asilo e la città ed il fidanzato, per -correre lontano, in cerca d'altri destini. Ella compiva queste crudeltà -involontariamente, senza più ripensarvi, perchè nella sua vita si era -fatta un'anima di avventuriera e non sapeva bene intendere nè definire -cosa mai fosse quel comune desiderio degli uomini, che li spingeva tutti -a volerla, fosser anche d'animo puro e dolce come il pastore Miller o -come l'amico Mathias, del quale aveva ora migliori notizie. Non era più -così povero; un quadro esposto l'anno prima lo aveva reso noto, ed anzi, -nei giornali parigini, aveva letti grandi elogi su di lui. Nell'ultima -sua lettera egli le scriveva che si sarebbe recato presto a Berlino, -perchè gli avevano data la commissione di un ritratto, e sperava di -rivederla, dopo così lungo tempo. Rivedere Mathias!... Oh, certo, -anch'ella vi sarebbe andata! - - ---- - -Quando arrivò il suo treno, egli l'attendeva sotto l'atrio della -stazione. Dopo tre anni, com'erano entrambi mutati! Ma parve ad entrambi -che non fosse trascorso nemmeno un giorno. Si abbracciarono e non -osarono baciarsi. - -Mathias non vestiva più quegli abiti così dimessi; era più elegante -assai, ma conservava sempre la medesima fronte pensierosa e quegli occhi -un po' esaltati, quel suo triste pallore. Anzi era più pallido, e, -camminando, una invincibile stanchezza gli traspariva da tutte le -membra. Elena ebbe quasi vergogna di ritrovarsi così piena di forze, -accanto a quel giovine che pareva estremamente sfiorito. Abitarono -vicino; egli prese in affitto uno studio vasto, luminoso; ella, due -piccolissime stanze ad un terzo piano. Elena in quei giorni non aveva -denaro e non voleva certo vendere i pochi gioielli della madre. Allora -Mathias gliene prestò; ma ella poi lo costrinse a riprenderlo quando -appena potè ottenere alcune lezioni di lingue straniere. Mathias le -disse tristemente: -- Voi non mi considerate più come il vostro -amico.... Gli altri uomini vi hanno insegnato a diffidare anche di me. - -Qualche volta egli si atterriva nell'udirla parlare; allora la guardava -con un lungo rimprovero silenzioso ed una specie di affanno contraeva la -sua faccia dimagrata. Passò l'inverno. Egli andava ogni giorno a -prenderla, quando moriva la luce su le tele de' suoi quadri, ed uscivano -insieme per la città rumorosa, per i viali dei grandi parchi, simili a -foreste addormentate, ove la primavera destava tra il verde il canto -nuovo delle fontane. - -Mathias non le parlava quasi mai; solamente l'ascoltava, camminandole a -fianco un po' curvo, e qualche volta scuotendo il capo, quando Elena -faceva ad alta voce un sogno d'avvenire. - --- Se io facessi un quadro di voi? -- le disse un giorno. - --- Si? Volete? -- Elena rispose. - -Ed una felicità subitanea splendette nella faccia del pittore. - -Tosto vi si accinse. Tutta l'anima del giovine si trasfuse nel quadro, -l'anima che voleva tutta esprimere quella pura bellezza in una luminosa -magnificenza di colori. Elena non poteva concedergli molte ore della sua -giornata e l'opera si compiva lentamente. - -Dopo alcuni mesi dall'arrivo, un giorno ella si recò a visitare -l'Hohenfels, al quale aveva scritto di quando in quando lungo le sue -peregrinazioni. Un sentimento strano la guidava ora verso di lui, verso -quell'uomo del quale aveva sempre avuta una irragionevole paura. Ed era -il desiderio di apparirgli davanti, nel fiore della sua bellezza, un po' -altera, un po' beffarda, ora che si sentiva sicura della propria forza e -sapeva di non tremare davanti a quegli occhi. Voleva quasi dirgli con -uno sguardo: - --- Ecco, vedete: sono qui. Non ho avuto bisogno di voi, non vi debbo -nulla! - -Egli era forse un po' invecchiato, ma conservava sempre una grande -vivacità nella fisionomia, nei gesti, ed un sorriso leggermente -sardonico su l'orlo della bocca fine. Al vederla, ne rimase attonito; -s'informò dove abitasse, che facesse, quali fossero i suoi disegni. Una -settimana dopo l'andò a visitare nelle sue piccole stanze, e giudicando -il luogo inadatto, disse che per il medesimo prezzo avrebbe potuto -trovare assai meglio a Berlino, se gli concedeva di far ricerche per -lei. Ella se ne schermì più volte, ma le sue preghiere la vinsero, -perch'egli sapeva essere persuasivo, cortese, discreto. - -Tornò, dicendole di aver trovato per lo stesso prezzo una grande camera, -quasi elegante, presso una famiglia borghese che teneva pigione; insieme -andarono a visitarla. Una donna piacevole d'aspetto, con una sola figlia -quattordicenne, governava la casa, ed il luogo era davvero lindo, messo -con leggiadria. Elena quasi non poteva credere di avere una così bella -camera per un prezzo così mite; allo scader del mese vi si trasferì. -Solo, per una specie di delicatezza, non disse a Mathias ch'era stato il -suo tutore a trovarle questa camera. - -Egli si rammaricò perchè andava più lontana, e le disse: - --- Le vostre lezioni vi prendono quasi tutta la giornata; avete così -poche ore per me! - -Ella, per fargli piacere, si levava la mattina di buon'ora e vi andava -quando la luce era più limpida. - -Ma egli sfioriva ogni giorno, intento sopra quella tela che assorbiva la -sua vita. La tosse lo martoriava con maggior insistenza e gli occhi suoi -parevano sempre più accendersi di una fiamma latente. - --- Dove andrete mai, Elena, quando sarete stanca di vivere qui? -- -Mathias le domandò una volta. - --- Ora ho fatto un sogno, -- ella rispose. -- Voglio diventare attrice. -Quando avrò denaro, tornerò a Parigi per studiare. - -Gli occhi di Mathias ebbero uno sguardo di smarrimento, il suo pallore -divenne più cereo, ma non disse parola. - -Questo infatti era il suo grande sogno. Divenire attrice, interpretare -le anime, apparire su la scena, ella sola, davanti a mille, dire una -frase, inebbriare una platea! Quante volte, nei giorni più neri della -sua vita, si era cullata in questo sogno, si era sentita la virtù di -esprimere, di raffigurare, di commuovere!... Perchè Mathias non ammirava -questa idea? Non l'ammirava, eppure le aveva detto: - --- Tutto quello che possiedo ve l'offro, se vi può servire. - -Ma ella naturalmente aveva rifiutato, commossa dalla sua bontà. Per un -momento ebbe l'idea di parlarne all'Hohenfels, ma sùbito l'abbandonò. -Sebbene paresse mutato, pure a lei non garbava di avere un debito con -quell'uomo. Seguitò invece a lavorare, con la speranza secreta. - -La signora Gräfe, la sua padrona di casa, era una donna estremamente -cortese. Non più giovane, un po' manierata, con due grosse trecce di -capelli finti, doveva essere stata molto bella in gioventù. A lei -mostrava una tenerezza quasi materna e si accapparrava la sua fiducia -dandole molti ottimi consigli. La sera, quando pranzavano insieme, le -teneva certi discorsi allegri ed un po' salaci.... Veniva spesso a -visitarla un uomo di mezza età, un sottufficiale in congedo, ch'era il -suo amante. Ella parlava di ciò con naturalezza; un giorno anzi, nel -mezzo d'un discorso, le aveva domandato: - --- E tu, non hai ancora avuto un amante? - --- Io no, signora Gräfe, -- le aveva risposto Elena, chinando gli occhi. -Dopo tre giorni appena la sua padrona di casa le aveva dato sùbito del -tu. - --- Ebbene sei una scioccherella! -- rispose costei. -- Quando sarai -vecchia e brutta non ti servirà davvero a nulla d'essere stata più o -meno onesta, mentre ti pentirai amaramente d'aver sciupata la tua -giovinezza. Perchè siamo al mondo noi? Par gli uomini. E gli uomini? Per -noi. - --- Ma io non l'ho mai desiderato, -- Elena disse, confusa. - --- Non c'è bisogno di desiderarlo, anzi, non si deve. Tu aspetti -l'amore, piccina mia?... Bada a te! Questo è il grande pericolo. Invece -si prende un amante perch'è necessario, è utile, qualche volta è anche -piacevole. Ma, dimmi: tu che sei bella come un fiore, quale vantaggio -ricavi dall'aver fatta la vita che fai e dal lavorare tutto il giorno -per pochi centesimi, quando, con un bacio che tu volessi dare, potresti -esser vestita di seta e coperta di gioielli da capo a piedi, potresti -pagarti ogni capriccio e menar la vita che più ti conviene? Perchè ti -sacrifichi? per rimanere onesta? Bel merito! Se ci ragioni sopra un -momento, vedrai che questa è una parola, null'altro che una parola. Poi, -chi ti crede? Pensi forse che una sola persona, vedendoti così bella, -s'immagini che tu sia una ragazza tuttora illibata? Macchè! nemmeno per -sogno! E la persona che lo potesse credere, se fosse una donna ti -direbbe quello che ti dico io, se poi fosse un uomo penserebbe sùbito: -«Via, non è possibile che lo faccia per onestà.... Si vede che aspetta -il suo tipo, che aspetta me: proviamo!» Questa è la vita, bambina mia. -Ti parlo così, come parlerei ad una figlia. - -E tali discorsi ogni giorno si ripetevano con maggiore frequenza. Elena -da prima se n'era offesa, poi vi si era assuefatta, finchè, da ultimo, -quelle cose madornali che diceva la signora Gräfe riuscirono a -divertirla. - -Di tutto questo ella non fe' cenno a Mathias, perchè ne avrebbe sentita -troppa vergogna davanti a quell'anima così lontana dalla vita. E nemmeno -gli raccontò come un giorno la signora Gräfe le avesse fatta -un'allusione anche più precisa. - -«Perchè mai, -- diceva, -- Elena eviterebbe di accordare qualche favore -a quel ricchissimo von Hohenfels che le usava tante cortesie? Non aveva -ella compreso che l'uomo avrebbe commessa per lei qualsiasi follìa? Non -avrebbe certo esitato a prenderle una villetta verso il Thiergarten, o -forse intorno al Wannsee, donandole abiti, gioie, carrozze, cavalli. -Certo ella non aveva che una parola a dire... Credesse a lei: -l'esperienza sua di donna pratica non la poteva ingannare!...» - -Fu invece Mathias che osò per primo fare un accenno a questo argomento. - --- Cosa pensate voi di quell'Hohenfels? -- le domandò un giorno. Elena, -subitamente, si fece rossa. - --- È stato il mio tutore, -- rispose. -- Ora cerca d'aiutarmi perchè si -pente forse d'avermi sempre abbandonata. - --- Lo credete sincero? - --- Chissà? E d'altronde che me ne importa? - -Egli non insistette oltre; la dolcezza di quell'anima era il silenzio. - -Intanto le sue mani scarne suscitavano un miracolo di colori. Egli -poteva ora veder Elena meno sovente, perchè aveva un'altra Elena, più -sua, e l'adorava creandola. In lui si compiva una rinunzia suprema; il -tacito sogno della sua vita moriva. - -L'Hohenfels aveva presa l'abitudine di venire ogni giorno in casa della -signora Gräfe e talvolta vi rimaneva per il pranzo, dicendo ch'era solo -e s'annoiava. I discorsi più frequenti cadevano su l'avvenire di Elena, -poichè non gli sembrava possibile ch'ella volesse continuare una vita -simile. - -Dopo aver molto meditato, Elena gli confessò che la sua speranza era -quella di essere un giorno attrice. - -L'Hohenfels accolse l'idea con calore, la felicitò, si offerse di -rendere la cosa possibile. Occorrevano studi molto ben guidati, ed egli -poteva, nella sua qualità di vecchio amico, farle un prestito, che poi -la ricca e fortunatissima attrice gli avrebbe rimborsato. Ma non -bisognava tardare oltre. La via dell'arte è faticosa e lunga. Egli era -da molti anni amico d'un impresario parigino, il quale avrebbe -semplificate le cose con la grande autorità di cui godeva fra persone di -teatro. Quest'uomo sarebbe anzi venuto a Berlino qualche settimana più -tardi: l'occasione era dunque propizia. - -Elena ormai non si dissimulava più le intenzioni palesi dell'Hohenfels, -ma questo le riusciva indifferente, fin quando almeno la sua cortesia -non eccedesse i limiti onesti. - -Una sera, ch'egli aveva pranzato in casa della signora Gräfe, curiosità -lo prese di accompagnar Elena fino alla soglia della sua camera «per -vedere -- disse -- con qual gusto ell'avesse ordinato il suo mobilio e -dove si potessero meglio collocare certe stampe inglesi ch'egli voleva -donarle». Dalla soglia, come per inavvertenza, entrò; e poi ch'Elena gli -diceva un po' turbata: -- Ma, non vedete? c'è un gran disordine... -lasciatemi, signor Franz!... -- egli, con somma naturalezza, si diede ad -osservar minutamente ogni cosa, a toccar gli oggetti ch'erano sui -tavolini, a carezzar le gonne che pendevano dagli attaccapanni, e passò -vicino al letto, facendo scorrere una mano sul cuscino, su la coltre; -poi disse: - --- Mi ricordo ancora quand'eravate piccina e dormivate in un lettuccio -da bambola. I vostri piedini allora non sarebbero arrivati fin qui... -- -Soggiunse: -- Ora che grande letto avete! - -Infatti nella casa della provvida signora Gräfe i letti erano vasti -assai. - -L'Hohenfels, con la fronte accesa, le venne vicino e cominciò a parlare -ambiguamente, carezzandole un braccio. Intimidita, ella fece un -movimento brusco, si ritrasse fino alla soglia ed uscì. - --- Che avete? Vi faccio paura? -- egli domandò ridendo. - --- No... ma, sapete, sono gelosissima della mia camera; non mi piace che -nessuno vi entri. - -E fu tutto per quella sera. - -Dopo alcune settimane l'Hohenfels le annunziò che l'amico parigino, un -certo Ernest Duvally, era giunto, ch'era informato già d'ogni cosa e -desiderava solamente conoscerla. Per questo era opportuno ch'ell'andasse -a pranzo da lui, dove lo avrebbe incontrato quella sera stessa. - -Il Duvally approvò con fervore l'idea di farne un'attrice; spiegò ad -Elena qual fosse la più rapida via per iniziarsi a quell'arte, anzi -promise di guidarla egli stesso nei difficili esordi parigini, mentre si -riprometteva di farle ottenere un'ammissione immediata su le scene, -tosto che avesse compiuti gli studi necessari. - -La repentina felicità tratteneva Elena da ulteriori considerazioni. -D'altronde non temeva l'uomo, e l'ebbrezza di poter riuscire valeva ogni -rischio. Con Mathias tenne secreta la sua decisione per non affliggerlo -sino all'ora della partenza. Egli non era venuto una sola volta nella -sua casa, e quand'Elena gli domandò la ragione di questo suo riserbo -egli rispose in modo evasivo, cercando pretesti, poi confessandole che -tutta quella casa, ed in particolar modo la signora Gräfe, non gli -piacevano affatto. Ma Elena ormai non viveva più che per la sua nuova -speranza. - -Quel Duvally era un uomo giocondo, garbato, salace, ricco di aneddoti; -la corteggiava in modo amabile, con quella galanteria francese che piace -alla donna, poichè la lusinga nella sua femminilità. Era inoltre un -bell'uomo, con la bocca fresca, il labbro raso, i denti minuti e -bianchissimi. - --- Sapete, -- le aveva detto un giorno, parlandole dell'Hohenfels, -- -questo Gambrinus è buono per cominciare. Ma poi ci vuole di meglio! -D'altronde che bisogno avete di lui? Quando vi sarete risolta, basterà -scrivermi una parola. - -E con lui non era possibile offendersi, perchè aveva sempre una trovata -spiritosa, una celia bizzarra, e pareva non ammettere alcun valore a -coteste sue frasi. Egli diceva inoltre: - --- Avete anche un pittore che vi fa il ritratto? Nulla di più opportuno. -Bisognerà farvelo dare, perchè un bel quadro non è l'ultimo argomento di -buon successo per un'attrice bella. Solo, mi raccomando, non troppo -vestito, per Parigi... I pittori, qui, amano la stoffa; noi amiamo il -nudo. Contraddizioni di razza, diversità di scuola: ecco tutto! - -E partì su questa mezza intesa, mentre l'Hohenfels per proprio conto -credeva prossimo il trionfo della sua laboriosa pazienza. - -Fu la signora Gräfe ad annunziarle una sera, di punto in bianco, che -l'Hohenfels le aveva dato incarico di condurla da una buona sarta, -perch'ella si comandasse in tempo tutti gli abiti che occorrevano prima -della imminente loro partenza. - -Elena fece le sue maggiori maraviglie. - --- Capirai, -- le spiegò la Gräfe, -- dovendo vivere a Parigi con un -signore come l'Hohenfels, i tuoi abiti non sono abbastanza eleganti. - --- Dovendo vivere?... con chi? -- Elena interruppe, dando in uno scoppio -di riso. -- No, no! Ringraziatelo pure, ma ditegli che alla sarta -provvedo io stessa! Credo, in verità, che ci siamo intesi male... - -Questa volta la signora Gräfe perdette la pazienza. - --- Ma senti, bambina mia, -- le disse, -- che intenzioni hai finalmente? -Perchè qui si tratta di venirne in chiaro! - -E nel suo gergo fiorito prese a magnificarle tutte le delicate cortesie -dell'Hohenfels, i sacrifizi, anche di denaro, ch'egli faceva per lei, -non volendo che «la si andasse a rovinar la salute nelle stamberghe -umide, tra i filosofi ed i cenciaiuoli dei quarti piani». - --- Te ne faccio la confidenza, ma non lo dire a lui, per l'amore di -Dio!... per l'amore di Dio! -- le andava ripetendo ad ogni tratto. - -Allora Elena ebbe uno scatto di vergogna e d'ira, dolendosi per quel -denaro che non poteva sùbito rendere all'obliquo insidiatore. - -La mattina seguente lasciava quella casa, prima che l'Hohenfels avesse -il tempo di rivederla. Qualche giorno dopo, recandosi a visitare -Mathias, egli, che ormai le parlava con un triste riserbo, le porse una -lettera dicendo: -- È venuto ieri da me un domestico e mi ha lasciata -questa lettera per voi. Diceva di non conoscere il vostro nuovo -indirizzo, ed anzi me lo domandò. Io credetti bene di rispondere che non -lo sapevo. - -E si rivolse alla sua tela, in silenzio. - -Povero Mathias!... Com'egli la guardò, quand'ella gli ebbe raccontata -quella storia! Perchè non avergliene parlato prima? Egli vedeva il male, -ma non osava darle consigli, poichè gli sembrava ch'ella non volesse più -considerarsi come una vera sorella per lui. E sùbito le offerse il -denaro da rendere a quell'uomo. - --- Grazie, Mathias, ma non voglio. Egli è ricco, voi no. - --- Che importa, visto che ve lo posso dare? - --- Ve ne ringrazio di tutto cuore, ma non voglio. Lo renderò io stessa -quando potrò. D'altronde il piacere che egli ebbe nel desiderarmi vale -assai più di quanto ha speso. - -Mathias non potè trattenersi dall'osservarle che questa frase non era -degna di lei. - --- Che volete mai? Fra queste indegnità s'impara finalmente cosa la -nostra bellezza vale! - -Il quadro intanto appariva ogni giorno più maraviglioso, ed il pittore -si dimenticava davanti alla sua tela. Una volta Elena gli domandò: - --- Quando sarà finito il mio quadro? - --- Mai, -- rispose Mathias, con tristezza. -- Questi quadri non si -finiscono mai. Ogni giorno viene un pensiero nuovo, perchè ad essi manca -sempre qualcosa. - --- E cosa? - --- Non so, -- egli disse, turbandosi; -- la vita, forse, per essere come -voi. - -Elena chinò la faccia. - --- Non lo esporrete, Mathias? - --- No. Il quadro mi appartiene. Vi ho dipinta per avervi con me quando -andrete via. - --- Credete ch'io partirò di nuovo? - --- Lo credo; sì, lo credo. Anzi m'immagino che vi pensiate ogni giorno. -Voi avete il destino degli erranti e non potete far altro che passare. - --- È così, Mathias. Forse andrò via di fatti... - -Aveva pochissime lezioni a quel tempo. Era il finir dell'estate; molte -allieve indugiavano ancora nei luoghi di cura e di campagna. Faceva un -calore insopportabile nelle vie di Berlino ed Elena si annoiava -mortalmente. - -Un giorno, con una risoluzione subitanea, scrisse al Duvally. Scrisse -una lettera evasiva, raccontandogli ad un dipresso com'erano andate le -cose con l'Hohenfels. Questi non tardò a rispondere, dicendo fra l'altro -che, tempo addietro, egli pure le aveva scritto, ma senza ottener -risposta. Ed Elena comprese che la lettera doveva essere caduta nelle -mani dell'Hohenfels per mezzo della signora Gräfe. Il Duvally la -incitava inoltre a perseverare ne' suoi propositi, e soggiungeva che -presto avrebbe avuta occasione di recarsi a Francoforte. Perchè dunque -non si vedrebbero? S'ella consentisse, avrebbe allungato il viaggio fino -a Berlino per venirla a prendere, poi sarebbero tornati a Parigi -insieme. -- Ora, come rispondergli? - -Certo nelle parole della ineffabile signora Gräfe c'era qualcosa di -estremamente logico, di estremamente vero... Perchè sprecare la vita -così? Era giovine, bella, desiderosa di vivere, l'avvenire poteva -serbare per lei molte fortune imprevedibili. Tutta una sera ella rimase -nella sua camera a sognare. Si guardò le mani: erano piccole, delicate, -bianche... Certo si sarebbero sciupate, fra qualche anno, a forza di -scribacchiar manoscritti e dover talvolta prepararsi la cucina da sè. -Peccato! Si guardò anche nello specchio, attentamente, come non si era -guardata mai. Sorrise a quel sorriso che dallo specchio la guardava. Si -sciolse i capelli, e vide scendere una pioggia d'oro, di quell'oro delle -medaglie antiche, trovate negli scavi, simile quasi al bronzo. Vi passò -dentro le mani, a lungo, indugiandovi con voluttà. Si scoverse la gola, -e rovesciando la testa all'indietro, le parve di sognare la bocca d'un -amante che l'avesse baciata, lì, su la sua turgida gola... Di fatti era -bella, bella come il quadro di Mathias! Le venne un pensiero fatuo, per -la prima volta: «Perchè nessun uomo l'avrebbe mai veduta così, nessuno, -tranne Mathias, ch'era per lei un fratello?» Ecco: la giovinezza passerà -vanamente nell'insegnare le parole straniere ai bimbi cocciuti, le sue -mani non saranno più così bianche, la sua bocca non più così fresca, -nemmeno la gola così limpida... e tutto finirà senz'avere avuta un'ora -di trionfo, come una rosa inutile che sfiorisse nell'eremo, dietro una -rupe. - -E di contro, la scena, il teatro, l'applauso, l'ora in cui tutti si -leverebbero verso lei per gridarle ancora: «Parla!» Invece di pensare -ogni giorno faticosamente al pane, d'improvviso, ecco l'ammirazione, il -fasto, quasi la potenza; invece di andar nomade per tutte le strade, -come in fuga davanti a sè stessa, ecco la possibilità di ascendere per -una via trionfale... - -Da ultimo non seppe che risolvere; scrisse al Duvally poche parole, -dicendogli che lo avrebbe riveduto con piacere. - -Ma quando fu la vigilia della partenza, poichè il Duvally sarebbe -arrivato il domani o il doman l'altro, ella non potè più mantenere il -secreto verso Mathias, e risolse di narrargli finalmente ogni cosa. -Andavano, camminando a lato, verso le consuete solitudini. Era la prima -sera di Settembre. Per l'aria quasi bionda navigavano larghe strisce di -vapori turchini, d'una tenuità luminosa, che lentamente mutavano colore, -salendo nel bianco firmamento, lassù, dove la festa del novilunio -autunnale stava per essere celebrata con una magnificenza di stelle. - --- Questa è l'ultima sera, Mathias... -- ella disse lentamente, -appoggiandosi al braccio dell'amico. -- Domani vado via. - -Erano per un grande viale deserto e nelle oscure lontananze del parco si -udiva cantare una voce solitaria. Mathias non rispose nulla, non potè -rispondere; solo accelerò il passo con un'andatura insaccata. Poi d'un -tratto, senza ragione, dette in una grande risata convulsa, che risonò -sinistramente nell'ombra delle volte arboree. Ella n'ebbe un senso di -fastidio e di paura. - --- Mathias, -- domandò con una voce umile, -- mi volete ancora bene? - -Egli si fermò a fissarla, con uno sguardo fra il disprezzo e la -commiserazione, poi rise di nuovo, con maggiore asprezza, scotendo le -spalle. - -Ora, nel verde, si udivano correre alcuni brividi prolungati, come un -respiro di foglie nel refrigerio della notte imminente. Passando sotto -un lampione Elena guardò il viso dell'amico e n'ebbe un'impressione -indicibile, ma non potè commuoversi; fu piuttosto un moto di collera -contro la debolezza di quell'uomo, che aveva per lei un sentimento così -umile, così tacito, così folle. Per lei Mathias era un delicato -inseguitore, anzi un tiranno mansueto, che invece di usarle violenza si -vestiva d'un'apparenza miserrima per commuovere la sua pietà. Allora non -ebbe compassione; provò quasi un piacere crudele nel raccontare a quel -triste innamorato i pensieri che da qualche tempo l'assediavano, le -decisioni estreme cui s'era man mano risolta, per giungere alla fine de' -suoi tormenti. - -Prima ch'egli potesse interromperla, e volendo piuttosto convincere sè -stessa che l'ascoltatore, gli svolse le teorie speciose della signora -Gräfe, opponendosi tutte le contraddizioni e discutendole a priori, come -se facesse dinanzi al giudice una impeccabile arringa. - --- Oh, Elena! -- egli balbettò, contorcendosi le dita fino al dolore, -- -Elena, io non credevo ancora che un simile momento potesse giungere per -noi!... - -E si chiuse nel silenzio del suo dolore, ch'era il più rassegnato, il -più soave, tra i martirii delle anime innamorate. - -Ma ne divenne ancor più malato; la tosse convulsa lo soffocò giorno e -notte; il suo petto parve interiormente schiantarsi per la furia del -male. - --- Elena, -- diceva sommessamente a lei che lo andava curando, -- se -partirete con quell'uomo, sento che non mi alzerò più. - -Ella non ebbe l'animo di abbandonarlo, ed ancora una volta il Duvally -dovette ripartir solo. - -Ma quando egli fu lontano, ed ella pensò che avrebbe dovuta ricominciare -la sua lotta inutile, dall'alba fino alla sera, un senso inenarrabile -d'angoscia le strinse il cuore, come se avesse compiuta la rinunzia -maggiore al più bel sogno della sua vita. - -E v'era in quella tristezza un piccolo rancore contro Mathias, che -l'aveva costretta, pur senza chiederlo, a ricadere sotto il giogo della -perpetua mediocrità. - -Verso l'autunno le si offerse l'occasione di accompagnare la vedova -baronessa von Ritzner, che soffriva di un latente mal di cuore, in -lunghi viaggi di svago attraverso l'Europa. Era una signora di -quarant'anni, ricca e senza figli, già presso allo sfiorire di -un'avventurosissima vita, condotta nei circoli della Corte Imperiale. In -tutto gran dama, ed ancor ricercata per il suo brio, per la sua -raffinata eleganza, la baronessa von Ritzner non poteva trovare in Elena -miglior compagna, nè Elena in lei. - -Il commiato da Berlino fu triste. - -Mathias aveva il presentimento di non rivederla più, e quell'ultimo -giorno la sua povera faccia devastata dal male ispirò anche ad Elena -questo vago timore. - -Mathias era venuto a salutarla nella sua camera, si era seduto curvo e -tacito in un angolo, sopra un baule chiuso, appoggiandosi col dosso al -muro. E pareva che di lì stesse immobilmente a guardare la visione della -propria morte. I suoi occhi non abbandonavano mai Elena, ma parevano -inseguire con una specie d'ansia ogni suo piccolo gesto, mentr'ella si -affaccendava intorno, raccogliendo i vari oggetti e riponendoli ad uno -ad uno, anch'ella tacendo, anch'ella impallidita, compiendo ciascun atto -con una lentezza grave, senza volgere gli occhi verso di lui. Mathias -guardava le singole cose ch'ella deponeva entro le valige, come si -guarda una persona estremamente cara che sparisce per sempre, e andava -curvandosi ancor più sul petto esausto, non potendo alle volte frenare -un lievissimo tremito, che gli appariva negli angoli delle labbra o nel -segno profondo che aveva in mezzo ai sopraccigli. - -Egli le aveva portato un mazzo di fiori; Elena prese i fiori, li avvolse -con infinita cura e li posò vicino al suo mantello. Quando la camera fu -sguarnita, Mathias si levò, chiuse le borse, la cesta di vimini, -camminando dall'una all'altra con un passo affranto; poi le dette le -chiavi. - -Un guanto di Elena, ch'era sul letto, cadde a terra; Mathias lo -raccolse, lo tenne a lungo fra le sue mani, lo guardò, vi fece scorrere -sopra le dita. Poi lo ripose sul letto e volse per la camera uno sguardo -quasi attonito, come volesse accogliere negli occhi e nell'anima tutto -quello che vi rimaneva di lei, per sempre. - -Andò verso la finestra; esausto, inerte, si accasciò contro il -davanzale, guardando fuori, mentre la signora Bergmann, la padrona della -casa, faceva trasportare i bauli. Egli l'intese domandare ad Elena: - --- Tornerà, signorina? - -Senz'ascoltare la risposta, egli fece col capo un movimento brusco, e si -cacciò le mani entro i capelli. - -Di fronte, nella casa di fronte, una ragazza cuciva i panni alla -finestra, e cantava. Un gran sole giocondo invadeva le contrade, le -verande, i tetti delle case, le chiese lontane, le foreste più lontane, -l'aria, il cielo, infinitamente... Allora si volse. Davanti allo -specchio, Elena ritta si appuntava il cappello: teneva uno spillone fra -i denti, un velo sul braccio e le due mani alzate dietro la nuca. Egli -fece qualche passo, barcollando, fin contro uno stipite, poi, con un -movimento macchinale, guardò l'ora. Forse non vide le sfere; ma intese -negli orecchi solamente un ronzìo, lungo, inscindibile, come un rombar -d'ali nel buio, un crescere d'acque nascoste, qualcosa che venga, poi -vada, poi torni, e sia come il nulla: un dolore. Gli occhi gli si -oscurarono per quella chiarità che avevano guardata, là fuori, a lungo; -rivide il sole, i tetti, le chiese, le foreste, il cielo, confusamente, -come in un barbaglio d'ombra e di luce; poi, quando potè discernere, -vide Elena, in piedi, che si annodava il velo. Osservò nello specchio il -dorso della sua mano bianchissima, ch'ella si passava su gli occhi -ripetutamente, come per tergersi una lacrima, e rimase lì, trasognato, a -guardarla, quasi non vedesse più lei, ma il fantasma di lei, partita. - -Allora ella si volse, gli tese ambe le mani, e pronunziò il suo nome, -pianissimo, quasi con paura: - --- Mathias... - -Egli si battè la fronte, volle sorridere ma non potè, volle parlare ma -non ebbe voce: prese quelle due mani e se le portò congiunte sul cuore. -Le due mani fecero una croce, come sopra una cosa morta. E restò a lungo -in tal guisa, mentre un nodo gli saliva entro la gola, irresistibile. - --- Addio, Elena... addio... -- balbettò, premendosi quelle due mani sul -cuore, che martellava impetuosamente, producendo la strana impressione -di un organo troppo vitale in quel petto così fragile. - --- Addio! addio!... Ricòrdati di me, Elena... Forse non ci rivedremo mai -più... - -E rise e pianse, ed ella chinò la fronte, con la faccia solcata di -lacrime, sotto il lungo velo. Dopo un attimo di perplessità -s'abbracciarono, confondendo le anime fraterne, quella rosa che se -n'andava, tutta in fiore, e quel povero sterpo che rimaneva per -intisichire. - -Veniva un gran sole da quel pomeriggio d'autunno, e lì, nella camera -sgombrata, i mobili di noce mandavano luccicori fermi; la coltre -disfatta era traversata in lungo da una striscia di sole, che sopra vi -poltriva come una pigra e scintillante nudità. Tutte le cose lucenti, la -specchiera, le maniglie delle porte, l'acqua in una brocca piena, e, -sovra tutto, come una fiamma oscura, la foltezza de' suoi capelli -biondi, si accendevano di bagliori continui, quasi avessero dentro di sè -una viva gioia e volessero comunicarla, per offendere lui, quel buio, -doloroso innamorato. - -Tacitamente allora egli si tolse un anello, adorno d'una pietra pallida, -che portava sempre in un dito della mano femminea, e lo passò in dito ad -Elena, prendendola per il polso, dove il colore delle sue vene minute -somigliava un poco alla trasparenza turchina di quella pietra. - -Ella fece una mossa di rifiuto, e Mathias le chiuse la mano perchè non -si potesse togliere l'anello. - --- Conservalo, ti prego; l'ho portato io per tanti anni, anche tu -pórtalo per tanti anni, sempre, se puoi.... - -E rise. Gli venne su dal petto una gran risata, simile ad un urlo -convulso. Le disse: - --- Va... sii felice. Io non ti rivedrò più. Che la vita per te sia -buona, quanto è stata perfida con me.... - -Poi guardò in alto: gli occhi del giovine s'illuminarono; sorrise. - --- Mi rimane ancora il mio quadro... -- mormorò. E tremava. - -Ella cercò di baciargli una mano, volle promettergli sommessamente: - --- Ma tornerò presto, Mathias.... - -Egli ebbe un gesto come d'incredulità, poi rimase a fissarla, toccando -le piume del suo cappello, i pizzi che aveva intorno ai polsi, e disse, -con un'altra voce: - --- Per me sarà sempre troppo tardi, anima mia.... - -E soggiunse: - --- Promettimi solo una cosa.... - --- Parla Mathias. - --- Se ti facessi chiamare... dovunque tu sia, promettimi che verrai. - -Ella comprese; chinò la faccia sul petto, gli rispose con un alito: - --- Sì.... - -Allora egli ebbe negli occhi un sorriso di morte, poi vide trascolorare -ogni cosa all'intorno, tutto si confuse: la stanza, la luce, quel viso -di donna ch'egli aveva dipinto, ch'egli aveva amato, per tanti anni, -senza nulla sperare, in silenzio... Ancora una volta la cercò -supremamente, con le labbra, con le mani, con l'anima... ebbe nella -faccia il suo respiro, le sue lacrime, udì la sua voce ancora, come in -un sogno, gridargli: -- Addio! addio!... -- poi non comprese più nulla, -non vide più nulla, non sentì che l'enorme rombo del vuoto, e in sè, -fuori di sè, la tenebra, la distruzione. - -Quando si ridestò, la stanza era deserta, e di fronte, nella casa di -fronte, una ragazza cuciva i panni alla finestra e cantava. - - ---- - -La baronessa von Ritzner si era tosto presa di una caldissima simpatia -per Elena e la considerava come un'amica. Viaggiarono insieme da -Franzenbad a Ginevra, da Ginevra ad Aix les Bains, a Luchon, a Biarritz, -a Pau, finchè, al sopraggiungere dell'inverno, andarono ad abitare una -leggiadrissima villa su la Riviera di Cannes. - -La baronessa le parlava spesso d'uomini e d'amanti, e non si dava -nessuna pena per nascondere ad Elena le proprie avventure. Solo era -gelosissima di lei; ne allontanava i corteggiatori con maggior severità -che una madre ed era molto curiosa di conoscere le sue trascorse -vicende. - -Una volta le disse anzi, per celia: - --- Bisognerà trovarvi un marito, Elena, perchè, la mia vigilanza non -basta più a difendervi dall'assalto! - -Ed Elena rise. Un marito? Ecco una cosa cui non aveva pensato ancora -nella sua vita di zingara. E, meditandovi sopra, le tornava nella mente -il buon pastore Miller, co' suoi capelli biondi e ben lisciati, con la -sua bocca un po' femminea, che parlava così gravemente. Allora si -figurava la propria vita, s'ella fosse divenuta la moglie di quel -pastore luterano, e si vedeva in una linda casa tedesca, con indosso un -bel grembiule bianco, non sapendo come nascondere l'abbondanza eccessiva -de' suoi capelli per parere più semplice; e si vedeva intenta nel -rammendare il bucato, nel badare alle cose della cucina, mentre, davanti -al fuoco, il pastore leggerebbe ad alta voce la Bibbia e due o tre -marmocchi evangelici ascolterebbero attoniti, senza comprendervi nulla. -Povero pastore Miller!... Egli era così dolce, ma questo pensiero la -faceva nondimeno ridere! - -La baronessa aveva ora presa l'abitudine di tenerla sempre sotto -braccio, la trovava bella e glielo diceva, con una voce strana, -carezzandola. - -S'era innamorata de' suoi capelli; entrava la mattina nella sua camera -per guardarla quando si pettinava, e, standole presso, le faceva -scorrere le dita gioiosamente nella capigliatura, come un fino pettine; -poi ne formava un grosso nodo involuto, pieno di luccicori, e vi tuffava -dentro la gola ignuda, poi la bocca, poi l'intera faccia, con voluttà. - -Elena tuttavia non sapeva rendersi conto di queste ambiguità e vi si -prestava a malincuore, fra stupita e lusingata, con un senso insieme di -curiosa paura. - -Avevano le camere uscio ad uscio e la baronessa entrava la sera in -quella di Elena mentr'ella stava spogliandosi; con bizzarri pretesti -voleva ella stessa fare la sua treccia, legarle i nastri della camicia; -toccava con un specie di insidia i lini ch'ella andava smettendo, le -parlava di cose d'amore come il più delicato amante... - -E allora, simulando capricci repentini, le baciava la gola scoperta, la -fronte, i capelli, narrandole con parole accese la sua tristezza di -rimaner sola, in quelle notti così lunghe... - -Trascorsero in tal modo il mite inverno, e Febbraio venne, che, tra quel -sole, odorava di primavera. - -Mathias le scriveva sovente, ma le sue lettere suscitavano in lei un -senso di grande malinconia. Erano parole sfiduciate, pensieri pieni di -una stanchezza estrema, riflessioni amare di un'anima che sente ogni -giorno impallidire il fuoco della vita. - -A poco a poco le sue notizie diradarono; ella rimase varie settimane -senza ricevere alcun cenno, finchè, da una lettera della signora -Bergmann, seppe che Mathias versava in condizioni gravissime, e che, non -avendo alcuno per assisterlo, si era fatto ricoverare all'ospedale. -Pochi giorni dopo un telegramma di firma ignota la pregava d'accorrere -tosto a Berlino per salutare un'ultima volta il pittore morente. - -Sentì nel cuore che lo avrebbe trovato spento, pure senza indugio si -mise in viaggio. - -Povero Mathias! Povero triste amico! Le parve a tutta prima impossibile -di non rivederlo più, di non ascoltare più la sua voce un poco lenta e -pure così dolce. Per la prima volta, dopo la morte della madre, conobbe -un dolore profondo, e dietro il velo delle sue lacrime rivide come in un -lontano sogno quell'ultima scena del loro commiato, nella camera -disadorna, che il sole giocondamente incendiava. E rivide la pallida -sembianza, in un angolo, accasciata sopra un baule, con gli occhi -sperduti, che la inseguivano senza posa, come per esprimerle in un -disperato silenzio tutta l'angoscia che passava nell'anima del morituro. -Poi se lo figurò morto, immobile sopra una coltre, senza lacrime accanto -nè ghirlande, solo nel trapasso come in vita fu solo, con le labbra -suggellate nello sforzo di chiamarla per nome. Immaginò il dramma di -quell'ultima ora, quando il rantolo affannò la sua gola e negli occhi -evadenti fu adunata in perpetuo la visione finale del mondo, come un -baleno inconoscibile di sole, mentre l'anima varcava nell'assoluto -nulla, verso la pace inconsumabile di tutte le miserie umane. Allora le -parve che in quel punto egli avesse dovuto maledirla, e ne tremò. Volle -correre, correre, per salvarlo ancora... - -Oh, quel viaggio lungo, per giornate senza sole e notti senza sonno, -avvolta in una ridda spaventosa d'ombre, come nell'incubo di una vigilia -funebre... Poi quell'arrivo, nella mattinata piovigginosa, con la -visione man mano più certa, più prossima del cadavere; la corsa per le -strade, la facciata impassibile dell'ospedale, il domandar concitato ai -medici, e la risposta breve, recisa... il passaggio per lunghi anditi -ove i malati gemevano confusi, e per ultimo, in una stanza paurosa, fra -il vacillar de' cerei, un grande lenzuolo bianco sopra una forma -irrigidita, e lo scoprirsi di un volto che più nulla conservava di -umano, tranne l'orribile segno dell'agonìa. - -Povero Mathias!... La sua tragedia era finita: in quel morto cuore ella -non palpitava più. E lo baciò su la fronte raggelata, e camminò dietro -il suo feretro quando lo portarono a riposare per sempre, a scomparire -per sempre, a distruggersi per sempre nella tacita solennità della -terra. - -Le diedero una lettera, ch'egli aveva scritta per lei negli ultimi -giorni, quando fu conscio della sua fine. Era quasi un poema d'amore -dall'oltrevita, nelle ultime pagine diceva: - -«Tu non puoi figurarti, Elena, la dolcezza che io proverò nel chiudere -gli occhi per sempre; poichè nella morte finiscono i desiderii assurdi, -finisce la necessità umana di credere, di pensare, di amare... Viene un -riposo per il quale non si è fatta la parola, e sembra che si godrà in -perpetuo quella gioia che nel mondo consiste in un solo attimo -incosciente: la gioia del dimenticare. Ma vorrei, se mi fosse lecito, -portare con me il quadro dove ti ho dipinta. Elena, per guardarti ancora -e sempre, anche dopo la vita. È la sola felicità che mi venne concessa, -e morendo mi rammento come in un sogno tutte le ore così dolci nelle -quali ti ho potuta guardare. La mia memoria umana comincia e finisce con -te...» - -Elena chiuse gli occhi e non potè legger oltre. Ora il morto le stava -presso, a ripeterle con una voce lenta il suo triste poema d'amore. - -In un'altra lettera Mathias le lasciava in eredità i suoi quadri ed il -suo piccolo avere, pregandola di vender ogni cosa, tranne il suo -ritratto, perchè potesse imprendere finalmente la via sognata e nulla -dovesse ad alcuno, fuorchè all'amico scomparso. - -Per molti giorni ella rimase in balìa d'una sconsolatezza profonda, e -passò lunghe ore in lacrime su la tomba dov'egli dormiva. Solamente -allora si accorse di averlo veramente amato, come un fratello, più che -un fratello, ed il rimorso non le dette mai pace. - -Da ultimo Elena fece donare i quadri ad un Museo, tornò ad abitare -presso la signora Bergmann, ed appese il gran ritratto che le aveva -dipinto Mathias alla parete della camera ove s'erano abbracciati per -l'ultima volta, rifiutando le somme vistose che i mercanti offrivano per -quella tela, mentre i giornali, encomiando la donatrice dell'altre -opere, parlavano assai dell'artista ch'era morto su l'inizio della -celebrità. - -Verso quel tempo il Duvally venne a Berlino, e l'andò a trovare. Sempre -gaio, frivolo, sicuro di sè, diceva di non averla mai dimenticata un -momento, e gli pareva «di ritrovarla più bella ancora, più matura per i -trionfi della scena». - -Raccontò ch'era in discordia con l'Hohenfels appunto per causa di lei; -tessè molti epigrammi, ne risero insieme. - -Da Berlino egli doveva recarsi a Vienna, indi a Roma ed altrove, per -essere di ritorno a Parigi sul principio della nuova stagione teatrale. -Voleva, per quel tempo, che vi andasse ella pure. - --- Non tardate oltre, -- soggiunse, -- perchè un mese di gioventù -perduto è più difficile a ricuperarsi che molti anni di vecchiaia. - -E partì. Veniva l'estate. L'Hohenfels andò in campagna, dopo averla -invitata seco più volte; la baronessa von Ritzner era su le montagne -dell'Engadina, malata di cuore: le scriveva le sue sofferenze, -pregandola di tornare con lei. Allora Elena si comandò molti abiti, -rifece i bauli, coperse gelosamente il quadro di Mathias, lasciandolo in -custodia della signora Bergmann, e partì per l'Alta Engadina. - -La baronessa era deperita molto; le crisi al cuore in pochi mesi -l'avevano sensibilmente invecchiata. Il riveder Elena le dette una -grande gioia, e parve che traverso il dolore nascesse nel suo sentimento -una purità quasi materna. - -Fra gli amici della baronessa era un giovane ufficiale austriaco, Max -von Schillenheim, ch'era il più temerario alpinista ed il più famoso -guidatore di quadriglie che annoverasse in quella stagione la società -cosmopolita di Saint-Moritz-Bad. Poco più che ventiquattrenne, alto, -smilzo, con i capelli d'un biondo brunito, gli occhi limpidi, piaceva -subitamente per la grazia del sorridere e per la spigliatezza de' suoi -modi. Parlava con brio, corteggiava molto le signore, i suoi modi eran -fini ed attraenti, aveva nella sua maschia bellezza quasi un'ingenuità -di fanciullo. - -Anche ad Elena faceva la corte, in modo piacevole. Da prima ella ne -rise, poi se ne compiacque. Non era nè irriverente nè sciocco; le -parlava d'amore fra un discorso e l'altro, facendola molte volte -arrossire. - -Poi avvennero varie cose. - -Avvenne ch'egli entrava sempre nella sala di lettura quand'ella scriveva -o leggeva; ch'ella prese amore al tennis, ed ogni mattina per lunghe ore -giocarono insieme; che v'eran nel giardino molti viali profondi, e -pinete di là dal giardino, dove ci si perdeva... che ogni giorno egli -era più timido e più ardente insieme; che avevano le camere, quelle -pericolose camere d'albergo, sul medesimo piano, ed eran quasi di -fronte... - -E molte cose avvennero inoltre, anche nel cuore di questa errante -fanciulla, cui troppi desiderii altrui, torbidi e tenaci, avevano già -irritato i sensi; ed avvenne che le due bocche giovini, più volte, con -stordimento, s'incontrarono, ed una notte che il cielo terso dell'alta -montagna brillava d'infinite stelle, nell'ombra, nell'oblìo d'un'ora, -ella imparò paurosamente l'amore. - - ---- - -La stagione finì. Max von Schillenheim tornò al suo reggimento; Elena e -la baronessa, che peggiorava sempre, andarono a Bad-Homburg, dove i -medici le consigliarono di tornare a Berlino per affidarsi ad uno -scienziato di grande fama, che le avrebbe forse dato ricovero nel -proprio Istituto. Così fecero. Per un mese ancora Elena l'assistette, -indi, poichè le sue cure non bastavano più, medici ed infermiere presero -il suo posto, e la baronessa si risolse a lasciarla partire, colmandola -di benefici e di doni. - -Allora Elena decise finalmente d'essere attrice. L'Hohenfels le offerse -di patrocinar la sua carriera, però a patto che non dovesse mai, per -alcun motivo, rivolgersi al Duvally; ed ella, senz'accettare nè -rifiutare, partì frattanto per Parigi; dicendogli che in séguito gli -avrebbe scritto. - -I luoghi della sua giovinezza le dettero al cuore una commozione -profonda; ma ora vedeva sotto una luce nuova questa libera e splendida -città del piacere, dove nell'aria stessa trema una vibrazione di vita -che assilla i desiderii ed esalta i sogni fino al tormento. Cercò, sola -dapprima, d'iniziarsi al teatro; ma tosto vide quanto la cosa era -difficile, impossibile forse. - -Allora si ricordò dell'uomo che poteva, egli solo, prestarle un aiuto -molteplice o divenirle il più forte nemico, e presa l'ultima -risoluzione, un giorno l'andò a cercare. - -Le fu risposto che il Duvally erasi di nuovo recato a Roma, la settimana -innanzi, e che vi sarebbe rimasto alcuni mesi, per faccende che aveva -laggiù. - -Ella non conosceva Roma: il nome stesso d'una città ignota -rappresentava, per il suo cuore di errante, una bellezza più luminosa -della vita, una più grande anima da indovinare. - -Allora una mattina partì col treno che di Francia vàlica le gloriose -Alpi, e scese verso Roma incoricabile, Roma dalle cento basiliche, Roma -la regina dei secoli, che brilla e canta sul divino Tevere... - - ---- - -L'alba era già bianca dietro i vetri, quand'ella finiva di raccontare. - - - - - I. - - -Ogni mattina, con una puntualità irritante, giungeva a Torre Guelfa il -procaccia, portando una lettera di Edoarda, e tutti i giorni, alla -stessa ora, con lo stesso tono di voce, Marta, la figlia di Lazzaro, -battendo all'uscio della nostra camera mi annunziava dalla soglia: - --- Una lettera per il signore. - --- Bene: méttila nel mio studio. - -I giornali e l'altra corrispondenza venivan per consueto nel pomeriggio; -ma essa, quella busta cinerina, con un suggello di ceralacca violetta, -con l'indirizzo che pareva sempre ricalcato sul medesimo stampo, metteva -quasi uno studio particolare nel giunger sola, immancabilmente sola, -come se mai non la ferissero i disguidi postali nè le traversìe del -viaggio. Di quella lettera tutto mi affliggeva: la forma, la scrittura, -lo stile, il senso, la monotona tristezza. - -Prima di leggerla, quasi ne sapevo a mente il contenuto, e l'odiavo -sopra tutto per quella oscurità che, al suo giungere, si diffondeva nel -viso di Elena, l'odiavo per quella tristezza momentanea ch'essa faceva -scendere sul nostro amore. - -Frattanto, per giustificare il mio lungo soggiorno a Torre Guelfa, avevo -intessuta una storia così complessa di menzogne, ch'io stesso non mi -raccapezzavo più. Qualche volta i pretesti erano grossolani ed in ogni -mia lettera non v'era che lo sforzo continuo, man mano più palese, di -preparare all'imminente risoluzione l'animo ed il pensiero di Edoarda. - -Già da qualche tempo avevo scritto al Capuano la lettera concertata ed -egli s'era più volte recato a visitar Edoarda, senz'avere a sua volta il -coraggio di affrontare quel temibile discorso. - -«Ho meglio riflettuto, -- egli mi rispose, -- e sempre più credo che tu -agisca sotto l'impulso d'una esaltazione momentanea, dopo la quale il -pentimento non tarderebbe a sopraggiungere. Vorrei farti ancora un -ultimo ragionamento, prima di mantenere la triste promessa che ti ho -data. Ecco: e parliamo di te solo, consideriamo la cosa dal lato della -tua sola utilità. L'amore finisce in tutte le anime; ciò che non finisce -mai, in uno spirito come il tuo, è il bisogno della ricchezza, del -piacere, la smania di soddisfare la tua grande ambizione, poichè non -riesco a figurarmi quale uomo saresti nella miseria. Ora, il gesto che -vuoi compiere su l'orlo del precipizio è straordinariamente assurdo. -Siamo pratici, siamo brutali! C è una fanciulla che ti può rendere il -denaro disperso in tanti anni, che ti può d'un colpo ricollocare in quel -patriziato dal quale decadi per necessità; ebbene, fa una cosa: prendi -tempo, rifletti, esaurisci prima questo nuovo amore. Hai trovata una -simulazione felice: la nevrastenìa. Non sarai forse creduto, ma in ogni -modo insisti. Poi cerca un altro argomento specioso, per esempio: la -dignità. Secondo quanto mi scrivi, non hai trovato ancora il modo di -prorogar l'ipoteca su le terre di Monte S. Biagio. Lo stesso Piero -Capponi, quel mansueto cannibale, subodorando il vento infido, non ne ha -voluto sapere. Io non sono tanto ricco da poterti aiutare in questa -contingenza, quindi, fra poco tempo, la tua rovina sarà pubblica e -l'asta delle tue terre solleverà grande rumore in Roma. Fatte queste -premesse, credo che, a forza di cavilli e di sofismi, non ti sarebbe -difficile far intendere a Edoarda come tu, «da uomo dignitoso», non -possa permettere che la rovina ed il matrimonio, due avvenimenti così -opposti -- o, se vuoi, così rassomiglianti -- vengano proprio a -coincidere. È un tema che si può svolgere con molto vantaggio e con -molta elasticità.... Chiedi allora una lunga dilazione; rendi la -promessa che hai ricevuta, senza ridomandare la tua. - -Il gesto è meno ruvido, e il rimanente verrà da sè. Partirai da Roma per -qualche tempo, e guarirai se ti piacerà guarire.... Io penso che questa -cura farà molto bene alla tua salute.» - - ---- - -Questa lettera di Fabio mi aveva irritato assai. Gli risposi, ammettendo -in parte le sue considerazioni di opportunità, ma dichiarandogli che non -intendevo affatto scegliere una strada obliqua nè frapporre un ulteriore -indugio. Lo pregavo inoltre di non ritogliermi l'aiuto promesso, ed anzi -di venire a Torre Guelfa, onde potessimo concertare insieme un piano -definitivo. Egli rispose che sarebbe giunto alcuni giorni più tardi. - -La nostra vita scorreva intanto in un soave oblìo. Ella era insieme la -più delicata e la più incomprensibile amante. Il suo fresco viso empiva -le stanze del castello taciturno e pareva, tra quel silenzio di cose -decrepite, suscitare improvvise giovinezze. - -Torre Guelfa, la rocca dei Materdomini, difesa un tempo con molta rupe e -molto ferro, non era più che una confortevole casa di campagna, sorgente -in mezzo a prospere fattorie, sovra un alto colle, presso le cascatelle -del fiume. Corridoi profondi e stanze vaste, con tapezzerie sbiadite, -con vasti mobili tutelari, foggiati alla guisa che amarono gli uomini -rudi, usi alle fatiche delle armi, per gli ozi dei loro ben custoditi -castelli; v'erano tendami grevi, che parevano spiovere assecondando -quasi un desiderio di silenzio, e camini alti, pavimenti a mosaico, -letti profondi, e per tutto quell'odor diffuso del buon legno antico, -della immateriale polvere che lascia il tempo nelle abitazioni chiuse. - -Elena ed io spesso non osavamo interrompere quella specie di -raccoglimento che piegava sotto il peso delle memorie la solenne anima -della casa, e, taciturni, stavamo ad ascoltare lo scricchiolìo delle -porte sui cardini o quel tremore inesplicabile che assaliva talvolta i -vetri degli armadi monumentali, percorrendo anche le racchiuse -argenterie, le porcellane, i vasi di cristallo. Amavamo che le serrature -fossero un poco arruginite e gli scaffali avessero accolta nelle -invisibili tarlature quasi una polvere divenute colore, ed alcuni -specchi rimanessero velati dietro una cortina di mussola, ed anche le -cornici dei quadri mostrassero, fra le dorature offuscate, qualche -macchia verdognola, come licheni su le rupi asciutte. - -V'era, per esempio, nella sala grande, legato all'intarsio d'uno stipo -con un nastro senza più colore, un calendario di vent'anni addietro, il -quale, sopra un foglio giallo, segnava il giorno ventidue di Novembre -- -Santa Cecilia Vergine -- un venerdì. - -Oh, com'era pieno di mistero quel calendario vecchio di vent'anni, -fermatosi ad una estate di San Martino! E, chissà mai per qual motivo, -dopo quel giorno così remoto la mano calma dell'abitatrice non aveva -potuto sfogliarlo più.... - -Così pure, in un angolo, dal braccio proteso di una statua moresca -d'ebano dipinto, pendeva una borsa da lavoro, fatta di una stoffa che -pareva broccato, a fiorami verdi e oro, con molta polvere nelle sue -pieghe. Di fianco al pianoforte erano fasci di spartiti ammucchiati -negli scaffali da chissà quanti anni, e lì presso, da un vaso di -maiolica, fioriva pomposamente un grande mazzo di penne di pavone. Tutte -queste cose parevano essere le abitatrici del luogo taciturno e -maravigliarsi della luce, infastidirsi del rumore. - -Non avevo mai voluto che gli operai ponessero mano a rinnovar questa -dimora, in cui facevo per il consueto brevi e radi soggiorni al tempo -dei raccolti. - -Il giardino era vasto, invaso dall'esuberanza dei fiori selvatici, tra -le piante coltivate che ornavano le serre, i prati, le aiuole. Un ponte -di legno rustico varcava un torrentello sotto l'arco d'un padiglione -arboreo, ed il giardino continuava di là, perdendosi nella sùbita -foresta. Da un lato lo chiudeva il fiume, suscitando un acciottolìo -continuo sotto le dense capigliature dei rami; l'acqua corrente -alimentava le molteplici fontane. Dall'altro lato era il frutteto, -chiuso per intorno da una folta siepe, nella quale s'arrampicava il -caprifoglio selvatico. - -E i galli, dall'uno all'altro pollaio, prolungavano il loro canto con -impetuosa emulazione. - -I miei contadini avevano sparsa per le campagne quasi una leggenda su la -bellezza di Elena, e tutte le fanciulle, passando, si affacciavano ai -cancelli, parlavano e ridevano forte per farsi guardare, quand'ella -usciva nel giardino. - -La nostra vita era semplice, buona, satura di gioia; talora non -conoscevo più limiti alla mia felicità. Mi pareva di riavvicinarmi alla -terra, di ritrovare una poesia nuova ne' miracoli della primavera, e -spesso mi pervadeva con esaltazione il bisogno di ammirare, di -ringraziare, di accogliere più sensi dentro l'anima, di espandere tutte -le mie forze fino all'esaurimento. I giorni passavano per noi con una -rapidità incredibile, così da farci perdere la nozione del tempo. -Avevamo quasi paura di guardar lontano, ed entrambi, come per una -concordia pattuita in silenzio, indugiavamo inerti nella delizia -dell'ora fugace. Una vita sovrabbondante si agitava in noi, prostrandoci -a volte sotto l'eccesso della sua violenza e rendendoci soavemente -neghittosi ad ogni sforzo morale. - -Invece le nostre virtù comunicative si erano estremamente affinate: un -gesto di Elena mi faceva comprendere il suo pensiero, come una mia -parola sapeva esprimerle tutto il mio mondo interiore. La sua vita -intima cadeva sotto il dominio vigile de' miei sensi, ed il mio spirito -non faceva che ardere nel maraviglioso e continuo desiderio di lei. - -Elena veramente aveva compiuto il miracolo di rendermi la mia -giovinezza, come un fresco dono, e tutto il mio sopito essere in lei si -rigenerava. - -Alle volte mi pareva che le fosse rimasta una inguaribile nostalgia -della sua vita vagabonda, un bisogno intimo di tornare all'avventura, di -riaffrontare il pericolo, e paventavo il giorno in cui avrebbe -ricominciato il suo cammino, mossa da una forza incontrastabile, -considerando anche l'amore come un episodio del suo viaggio, come un -incontro necessario fatto per via. - -Ella passava tutto il giorno per lo più nel giardino, a cucire o leggere -sotto la pergola di vite americana, che si partiva da un fianco della -casa e radendo il muro di confine scendeva sino al cancello con un lento -pendìo. Fuori si vedeva la strada fare una svolta rapida e serpeggiare -per la breve collina verso le case del villaggio, che si raggruppavano -adagiate su la falda. - -L'aria della campagna inebbriava Elena; le forze della natura si -comunicavano entro il suo corpo vibrante, aumentavano i battiti delle -sue vene, moltiplicavano le vibrazioni del suo pensiero. - --- Tu non sai quanto sono felice qui! -- mi diceva talora, con un atto -fervido, come per abbracciare in sè tutta la gioia che le rideva -intorno. Ed in quell'atto ella pareva comprendere la libertà, la luce, i -fiori, le canzoni che venivano per l'aria, le musiche delle fontane -pullulanti da un nascondiglio inaccessibile nella montagna, il belar -delle mandrie abbeverate al fiume, lo squittire, le gorgheggiate, i -frulli che animavano il verde, il sapore di biade giovini e di polle -feraci che si esprimeva dalla potenza originaria della terra, e più -lontano, più in alto, nel sole, nel vuoto, nel vento, lo smisurato arco -di trionfo che formavano all'orizzonte le torme di nubi fuggiasche, -raggiando l'apoteosi d'un incendio su la invisibile magnificenza del -mare. - -In lei vivevano tutte le seduzioni raccolte. Così, per un'arte -inconsapevole, i suoi gesti, la sua pettinatura, la foggia ed il colore -degli abiti che vestiva, la guisa di allacciarsi un nastro intorno alla -gola o di mettersi un fiore nei capelli, tutte le cose infine che -appartenevano a lei, non eran che segni diversi d'un'armonia sola, e la -sua bellezza le continuava intorno, rimanendo come un solco nell'aria -dov'era passata. - -Un giorno mi avvenne di comparare la sua vita molteplice alla fioritura -di un melo possente che prosperava nel mezzo del frutteto, parendo -esaudire un sogno di eterna dionisiaca primavera. - -Il suo tronco basso e nodoso cresceva dal margine del prato sopra un -quadrivio di sentieri, ed all'altezza d'una fronte d'uomo si fendeva in -due bracci minori, che poi divergevano alquanto e s'innalzavano, -prolificando una alberatura vasta, intricatissima, sovrabbondevole, -dando quasi l'immagine di un serpaio gigantesco pervaso da una follìa di -contorsione. - -Appena, fra gli interstizi, appariva il tenue verdeggiare delle foglie -novelle, ma sopra, ma dentro, ma intorno, su la vetta dei rami e nel -loro spessore, a ciuffi, a pennacchi, a mazzi, a stelle, a rose, a -ghirlande, con una profusione inverosimile, con una densità più folta -che non sia l'erba nelle campagne selvagge o nei prati maggesi, la rosea -fioritura del melo esercitava su la pianta madre una specie di -soffocazione, con uno sfoggio ed uno sperpero di colore così eccessivo, -ch'esso pareva comunicarsi anche all'aria circostante, all'ombra -delineata sul terreno, a tutte le cose che poi si guardavano, -ritogliendo le pupille un po' ebbre da quella magnificenza floreale. - -Avevano per l'aria, quelle innumerevoli corolle, un'apparenza di -filigrane delicatissime, una leggerezza d'ali di farfalle, che il vento -faceva palpitare con frequenza mettendo in quel roseo fiorire una specie -di scolorimento, un'improvvisa oscillazione bianca. E tutto, per una -zona intorno al melo, era invaso da quella esuberanza di fiori. Cadendo, -ingombravano il fogliame, pendevano dalle congiunture dei rami, si -addensavano entro le cavità del tronco, ne aderivano alla corteccia -muscosa, oscillavano sui ragnateli, coprivano di un tappeto soffice la -terra, l'erba, le siepi, spandendo nell'aria soave una balsamica -fragranza di miele. - - - - - II - - -Finalmente venne il giorno dell'arrivo di Fabio. Per incontrarlo noi -dovevamo scendere alla stazione di Terracina ed Elena era impaziente di -conoscere questo mio vecchio amico del quale sovente le avevo parlato. - -Di buon mattino feci chiamare Lazzaro, il gastaldo, e gli dissi: - --- Tu mi farai condurre verso un'ora del mezzodì quel tuo barroccio -grande, attaccato con la cavalla migliore, la balzana; e spòlvera bene i -cuscini, e lustra la briglia, perchè la signora scende con me a -Terracina. - -Un'ora scoccava, quando la cavalla balzana scalpitò su lo sterrato, di -fronte alla casa. - -Lazzaro non ristava dall'ammirarla e dal girarle intorno, mentre un -ragazzotto robusto la reggeva per il morso, a due mani. - --- Guardate un po', signore, la groppa e l'arcatura del collo! -- mi -diceva, inorgoglito. -- Sta su le zampe così d'appiombo che pare voglia -dire a tutti: La strada è mia. Non ha quattr'anni, signore. La dentatura -parla. Io l'ho pagata quaranta marenghi d'oro, ma non la vorrei dare per -il doppio. E la briglia, vedete, rispecchia come nuova. - -La balzana, stelleggiata in fronte, annaspava con nervosità la terra, -facendo sonare le campanelle. Portava una briglia bellissima, con la -guardia lustra, i fiori adorni ed i voltoi bruniti. Lazzaro continuava: - --- Mi raccomando, signore: la cavalla è fresca di scuderia: non -l'attacco da molti giorni e forse potrebbe farvi qualche volata. - --- Non darti pensiero, Lazzaro; n'ho portati altri ch'erano ben più -focosi. - --- Eh, lo credo, signore! Ma i vostri cavalli hanno sempre una certa -educazione; i nostri sono più rustici e qualche volta prendono la mano. - -Elena intanto sopraggiungeva, fresca e magnifica sotto l'ala di un -grande cappello primaverile. Teneva qualche gran di zucchero nel palmo -della mano inguantata e li voleva porgere alla cavalla. - --- Piano a guardarla negli occhi, signora mia! -- esclamò Lazzaro, -interponendosi. -- Poi è tutta schiuma e vi sbaverà sui guanti. Date a -me, signora. - -Elena, che non poteva ben intendere quel parlare di Lazzaro, mi guardò -sorridendo; poi si tolse il guanto e porse il palmo nudo alla froge -della balzana, che allungava il collo golosamente. - --- Ecco, signore, -- disse il gastaldo; -- se voi salite, io la tengo -ben forte. Quando avrete in mano le redini, salirà la signora vostra. - -Diede un urto al ragazzotto e prese la briglia in sua vece, continuando -a scuotere il morso e parlar sottovoce per ammansire la cavalla -impaziente. - --- Brava, la bella! Non le fate vedere la frusta, signore. Brava, la -bella! Oh, la bella!... - -Quando fui salito, lasciò la briglia, si tolse il cappello di feltro -piumato e porse la mano ad Elena perchè vi si appoggiasse nel mettere il -piede sul montatoio. - --- A rivederci, Lazzaro! -- salutai, quand'ella fu seduta. - --- Buon viaggio, signore. Andrete come il vento. Non le fate vedere la -frusta. Buon viaggio! - -E scendemmo verso il cancello aperto, per il viale a pergolato. Il -barroccio era senza freno, la strada molto ripida sul declivio della -collina; dovevo tendere tutti i muscoli delle braccia per contenere la -foga della cavalla, che sentiva il veicolo troppo leggero per la sua -possa impetuosa. - -Quando fummo nella pianura, oltre il villaggio, e la strada comparve -sgombra per una lunga dirittura fra le campagne abbondevoli di frumento -ancor verde, le concessi le redini, e la cavalla, con la testa al vento, -la criniera ondeggiante, prese una corsa immoderata, fendendo l'aria -sonora e comunicando al barroccio i suoi trabalzi. - --- Hai paura? -- domandai ad Elena, guardandola sotto il vento che -fischiava. - --- No, no, -- ella fece, posandomi una mano su le ginocchia, mentre con -l'altra si teneva l'ala del cappello. -- Mi piace volare così! -- E -gentilmente sorrideva dalla faccia china. - -Non si udiva intorno alcun altro rumore che lo scalpitar precipitoso -delle zampe gagliarde sul terreno battuto e l'ansito della cavalla che -scattava inebbriandosi di rapidità. Passavano via le campagne vedute a -volo; i pioppi equidistanti parevano inseguirsi l'un l'altro in una fuga -opposta, come sbarre di un enorme cancello. - --- Gesummaria! -- udimmo gridare da tre donne, che sbigottite -insieparono. Più oltre, nell'incrociare un immenso carro di erbe -falciate, gli uomini che v'eran sopra coricati gridarono e risero. Fu, -nel vento, un'eco. - -Giunti ad una svolta, rattenni e dominai forte la cavalla, che prese -un'andatura meno veloce, mandando fumo dalle narici e dal pelo -trasudato. - --- Che fuga! -- esclamò Elena, traendo un lungo respiro. E si volse a -guardare indietro. - -La strada passava ora per mezzo ad un terreno alluvionale, onduloso da -un lato di leggerissime colline, che infinitamente si perdevano allo -sguardo, laggiù, verso il promontorio di Monte Circello, dove un lontano -semaforo si delineava nella trasparenza del cielo. - -Poi comparve, tra i due canali di Torre Sant'Anastasia e di Torre -Canneto, il paludoso eremitico lago di Fondi, memore delle materne -Pontine, e dietro il lago vedevamo le gole selvose delle montagne -addossarsi, per scendere parallelamente incontro al mare. Poi comparve, -sul versante d'una collina bianca di sole, il convento francescano dei -Frati Zoccolanti, e d'un tratto, all'uscir da una folta cortina di -boscaglie, il Tirreno indolente, che oscillava davanti a noi, radioso e -glauco sotto la curva del cielo. - -Di fronte si apriva l'anfiteatro delle isole di Palmarola Ponza e -Ventotene, constellate all'intorno da un navigar lentissimo di vele, -che, adagiando il fianco su la brezza, ad una ad una si perdevano verso -i remoti valichi dell'orizzonte. - -Magnifica e piena di sole, su la roccia calcarea che Orazio vide -«brillar da lunge», Terracina di San Cesareo dalle dieci colonne sedeva -sotto il poggio falciato, soreggendo i rovinosi archi del suo Tempio a -Venere, dove, nella cella votiva, rimane un piedestallo senza dea. - -La città marmorea, sotto la luce del pomeriggio primaverile, splendeva -sollevata nella gloria di un incendio immateriale, come se la sua pietra -esalasse un respiro fatto di luce, un vapore impalpabile, quasi un velo -pieno di scintillamenti, che andasse man mano rarefacendosi, -attenuandosi, diventando azzurro come l'aria o verde come l'acqua, in -lenti circoli spaziosi verso il cielo e verso il mare. - --- Guarda, -- io dissi ad Elena, segnando nella distante onda l'apparir -confuso di Ventotene, -- vedi quella piccola isola, nel fondo, laggiù? - --- Vedo, -- ella rispose, facendo schermo della mano agli occhi per -meglio discernere. - --- Quello scoglio -- ripresi, -- è sorto dal mare con un tragico -destino. Divenuto ai nostri tempi un'isola di ergastolani, fu, nella -storia di Roma, l'esilio e la tomba delle Imperatrici. - --- Raccòntami, -- ella fece, tornando a guardare verso la raggiante -isola. - --- La più bella Imperatrice di Roma, ed anche la più dissoluta fra le -cortigiane, Giulia, figlia d'Augusto, vi è morta di fame. Agrippina -d'esilio, e più tardi Nerone, invaghitosi di Poppea, vi rinchiuse la -moglie Ottavia e la fece pugnalare, a vent'anni... - --- Che sorte! -- profferì Elena, contemplando l'isola maledetta. - --- Immàgina, -- esclamai, -- immàgina l'agonia di quelle tre anime -imperiali, quando, nell'ultima sera, videro forse, o credettero vedere, -oltre i vapori del Tirreno, lo spettacolo di Roma signora del mondo, che -celebrava le orgie de' suoi Cesari ed assisteva nei circhi ai -combattimenti delle fiere, dimentica delle Imperatrici come di schiave -barbare, mentre qui, davanti ai lor occhi, su quel terrazzo che tu vedi, -l'ultimo sole incendiava i marmi del Tempio di Venere, splendeva sui -mosaici del Tempio d'Augusto e raggiava su le pietre milliari della -fatale via Appia, la via di Roma... - --- Che grande storia possiedono tutte le pietre del tuo paese! -- ella -esclamò, volgendo intorno lo sguardo un poco trasognato. - -La vecchia città vescovile ora si spiegava intera dinanzi a noi, sul -pendio della montagna, mentre passavamo per la zona dei canali, -attraverso una specie di villaggio primitivo, composto da un -aggruppamento di catapecchie, ove in taluni mesi dell'anno scendono dal -lor Abruzzo selvoso i contadini aquilani per intendere alle fatiche -della terra. - --- Eccoci arrivati ormai, -- dissi ad Elena, sorpassando gli ultimi -abituri e toccando le prime case di Terracina. - --- Ti ricordi quando venimmo? -- ella domandò con tenerezza. - -La guardai, sorrisi, e mi sentii felice. - --- Ecco, -- ella riprese; -- io mi ricordo ancora tutto, fin le più -piccole cose. Le parole che mi dicesti alla stazione di Roma, il -viaggio, le persone ch'erano con noi nel treno, dove scesero, e quando -rimanemmo soli. Poi quello strano spettacolo delle paludi, la sera; -l'arrivo, il chiasso dei vetturini per offrirci le loro vetture, e -Lazzaro alla stazione, che mi guardò attonito. Indi la salita un po' -lenta, per la strada oscura: il vetturino, che faceva schioccare la -frusta emettendo un suo bizzarro grido per eccitare il cavallo, io che -ridevo, tu anche. Poi quelle foreste paurose, quel magnifico lago, -immobile sotto la luna, e più oltre i villaggi addormentati, senza una -luce, senza un rumore, come in un paese di morti, con davanti la -Montagna delle Fate, bianca, limpida, sola. E intorno, quel passare -invisibile del vento nelle siepi, che dava una impressione singolare, -come se alcuno ci venisse dietro, continuamente; io che mi stringevo -contro di te, avevo quasi paura, e tu che mi baciavi, piano, perchè -l'uomo non udisse.... Poi, d'improvviso, in alto, la torre di Torre -Guelfa nel cielo, e finalmente l'ultima salita, il cancello, il -giardino, la grande casa con le finestre illuminate, quella ragazza con -un grembiule bianco, ferma su la scalinata, e poco dopo Lazzaro che -sopraggiungeva coi nostri bauli.... Vedi come rammento bene? - -Io l'avvolsi d'uno sguardo innamorato e riconoscente. - --- Pare già così lontano, -- dissi, -- ed invece.... - --- Ma il tempo vola, e non si può nulla contro il tempo. - --- Sì, una cosa... -- osservai. - --- Quale? - --- Amarsi, amarsi. Elena! - -Eravamo giunti. Tre o quattro vagabondi che oziavano accorsero insieme, -ingiuriandosi, per tenere la briglia. - -Siccome a Terracina era giorno di mercato, molte persone, quasi tutti -mercanti e sensali, ingombravano l'atrio della stazione. Alcuni d'essi -mi salutarono, guardandoci maravigliati. Una comitiva d'Inglesi -accampava tra i suoi molteplici bagagli, di ritorno forse da una gita a -Monte Circello. - --- Quanti giorni rimarrà quel tuo amico? -- Elena mi domandò, -appoggiandosi al mio braccio. - --- Due giorni al massimo, -- risposi. -- Almeno lo spero; è un uomo -discreto. - -Un campanello squillò, senza interrompersi, tra i viluppi dei fili -elettrici, sotto la tettoia; l'arrivo del treno era imminente. - -In quel mentre un giovine alto, bruno, vestito con una giubba di -frustagno, passò davanti a noi, salutandomi con un sorriso dal quale -traspariva una specie di sottile derisione. - --- Buon giorno, signor conte, -- egli disse fermandosi e buttando via il -sigaro che masticava tra i denti. -- Le annunzio la visita di mio padre -per dopodomani. - --- Che vuole vostro padre? -- gli domandai, un po' tediato. - --- Non so. Credo sia per la solita faccenda... l'ipoteca. - --- Ah!... bene. Ditegli che non venga prima di giovedì, perchè aspetto -un amico e non sarò libero fino allora. - --- Glielo dirò, signor conte, -- rispose il giovine con una ironia -garbata. - -Fece un altro saluto, e se ne andò a discorrere fra i mercanti. - --- È uno dei Rossengo, -- spiegai ad Elena sottovoce. - --- In quell'abito? -- ella esclamò, incredula. - --- Ti pare strano, è vero? Ma son usurai di campagna; il vecchio è -milionario. - -Mentre camminavano avanti e indietro, il gruppo dei campagnoli, con il -Rossengo fra essi, ci osservava e ciarlava di noi curiosamente. -Immaginavo le parole ch'essi dicevano fra quello strepito di risa -grossolane, mi pareva di udirli ragionare de' miei dissesti e della -donna ch'era meco. Mi prese una collera sorda, pensando che forse, fra -qualche tempo, quei Rossengo, sensali e mercanti di bestiame, i quali -avevano un nonno ciabattino ed una madre guattera, sarebbero divenuti -padroni delle terre che da tanti secoli appartenevano alla mia famiglia. -E per la prima volta, io, che avevo portato con tanta fierezza il mio -nome, sentii quasi l'imperioso bisogno di nascondermi davanti a quei -servi. - -Sopraggiunse il treno, troncando i miei pensieri; Fabio, tra i primi, -saltò giù da una vettura, bestemmiando contro i ritardi dei treni e la -canzonatura degli orari. Portava una borsa foderata d'una tela greggia, -di colore identico a quella della sua spolverina da viaggio. Lo -presentai ad Elena. - --- Veramente, signora, -- egli disse con un leggero inchino, -- io vi -conosco e voi conoscete me da lungo tempo. Siamo due stranieri, amici -d'un comune amico intimo. - -E sorrise di quel sorriso arguto, che illuminava simpaticamente la sua -faccia un po' rude. - -Usciti su la piazza, ci serrammo tutti e tre nel barroccio angusto; -quando la borsa fu legata dietro, diedi un colpo di frusta e la cavalla -partì di buon trotto. - --- Che delizia poter fumare! -- esclamò Fabio, accendendo una sigaretta. -E spiegò: - --- A Cisterna è salita una signora la quale non poteva sopportare il -fumo. Poverina! Ed era uno scompartimento per fumatori. - --- Fumate molto anche voi? Come Germano? -- Elena gli domandò. - --- Più di Germano, signora. Io possiedo tutti i vizi al massimo grado. -Fumo enormemente, bevo molto vino, molti liquori, amo le rarità -gastronomiche tanto quanto le rarità femminili, giuoco a tutti i -giuochi, bestemmio per abitudine come ogni buon napoletano, son pigro, -maligno, dispettoso, impaziente... una vera persona insopportabile, -signora mia! - --- E null'altro? -- esclamò Elena, ridendo. - --- Sì, ancora una cosa, -- io dissi. -- E un cuore da monachella sotto -le spoglie d'un tiranno da commedia. - --- Ahimè!... -- egli fece traendo un gran sospiro, -- come sono triste -qui! Terracina mi evoca tante belle memorie! Non vi accorgete, signora, -della mia tristezza? - --- Me ne accorgo adesso che voi me lo dite, -- ella rispose con -allegria. - --- Lassù, in alto, sopra il Taglio di Prisco Montano, c'è un eremo che -io ben conosco, il quale mi ricorda un mio grande amore... -- disse -Fabio pateticamente, accennando con una mano al valico della via Appia. - --- Ma quando sei stato qui? -- gli domandai. - --- Sette anni or sono, ai tempi di Emilia Gonzales; ti ricordi? - --- Oh, mi ricordo! È stata forse la più seria delle sue molte avventure, --- spiegai ad Elena. -- Era un'attrice, bellissima. - --- Povera Emilia, com'è finita male! -- esclamò il Capuano. - --- L'hanno uccisa, è vero? - --- Sì, al Messico, un primo attore, per gelosia. - --- E come mai siete capitati a Terracina? - --- Dopo la sua malattia girammo un po' dappertutto, alla ventura. Diceva -di avere la nostalgia dell'antico, del rovinoso, la nostalgia delle cose -cadenti.... - --- Era una buona compagna, -- io rammentai, -- quantunque avesse il -difetto di essere troppo sentimentale e troppo intellettuale. - --- Oh, ne aveva molti altri... però moltissimi pregi anche. Non posso -mai dimenticare la sua voce: pareva un suono d'arpa, delizioso. Parlava -un dolcissimo fiorentino, per quanto fosse padovana; quando non -discuteva di belle arti era una donna incantevole. - --- E quell'altra sua manìa... te ne ricordi? - --- Già, la manìa dell'isterismo. Si era fatta uno sguardo isterico, dava -la mano, camminava, baciava, con una languidezza di moribonda... e mi -faceva spendere il denaro con un furore veramente isterico! - -Elena dette una risata per questa imprevedibile sua conclusione. - --- Voi siete un giudice molto imparziale dei vostri amori, -- disse al -Capuano. - --- Che volete mai? Sto diventando bianco. - -Ora si andava tra le gole di montagne, alte e scoscese, per mezzo -inselvate, per mezzo scabre. Nell'aria color di cenere passavano i primi -brividi della sera. - --- Pensa! -- io dissi a Fabio; -- più di duemil'anni or sono, fra queste -gole di monte, un uomo che portava il tuo nome sbarrò il passo al grande -Annibale. Tu non sei Fabio Massimo, sei però Fabio il Temporeggiatore. - -Egli sorrise dell'allusione velata, ma cercò di eludere il discorso. - --- Duemil'anni di storia!... -- esclamò. -- E noi qualche volta troviamo -lunga un'ora! - -Immobile, fra la corona delle sue folte boscaglie, apparve il lago di -Fondi, cupo e taciturno come una palude stregata, che alitava in -quell'ora d'innumerevoli sciami. E finalmente la Torre del Canneto, la -Torre dell'Epitaffio, la Torre dei Confini, il villaggio di Monte San -Biagio, e di fronte, con la vetta in gloria per un'apoteosi di sole, -unica, possente, splendida, la Montagna delle Fate. - --- Guardate ora! -- esclamò Elena, tendendo il braccio verso il declivio -della montagna. -- Guardate: Torre Guelfa è là! - - - - - III - - -Elena, semivestita, versava gocce d'essenza di rosa nei catini pieni; -poi si passava il pettine nei capelli sciolti, e andava, trascinando le -pianelle, a comporre in leggiadrissime gale i nastri delle biancherie -che aveva preparate sul letto. Portava una vestaglia di color roseo, -quasi trasparente, ornata di trine; le finestre erano aperte, ella era -fresca come la primavera. - -Camminava per la camera, qua e là, facendo mille cose minute; ogni -volta, nel passarmi accanto, mi dava un bacio su la bocca. - --- Senti, -- mi disse piano, abbracciandomi, -- vorrei che di nuovo -rimanessimo qui soli, noi due. - --- Forse domani Fabio partirà, -- le risposi. - --- Te lo ha detto? - -No, ma lo immàgino: ha portato solamente una borsa. - --- Eh!... non hai veduto com'è grande? - -Io risi; ella si raccolse in ciascuna mano una grossa treccia dei -capelli che le cadevano partitamente sul petto, e me ne ricinse il -collo, in tal guisa, che le sue braccia ed i suoi capelli profumati -formavano insieme una sola catena. Rideva, con le labbra rosse, la gola -turgida, gli occhi pieni di chiarità; la sua persona tutta non era che -morbidezza e profumo. - -Dai poggioli aperti entrava un sole giocondo; i glicini assalivano le -ringhiere, il letto pareva riscintillasse d'aurora, i suoi capelli -splendevano, la sua pelle sapeva d'essenza di rose. - -Ed ecco, dal giardino, la voce di Fabio mi chiamò: - --- Eh, lassù!... buongiorno! Ancora non sei pronto? - --- Buon dì, -- gli risposi affacciandomi. -- Ora scendo sùbito. Come hai -dormito? - --- Magnificamente. Oh, questi letti antichi!... -- egli fece, stirandosi -con voluttà. - -Appena fui pronto scesi, e lo trovai occupato a discorrere con Lazzaro, -che lì presso, con un paio di forbici, coglieva tutti i fiori delle -aiuole gettandoli dentro un paniere. - --- Che fai, Lazzaro? Mi devasti il giardino? - --- Oggi è la Festa. Bisogna coglierli, signore. - --- Che santo è oggi? - --- Tutti i santi, signore. A Fondi è la Festa dei Fiori. Si fa un -apparato grande per la benedizione dei raccolti. La costumanza è nuova -di qualche anno. Quando è in pieno la stagione dei fiori, si fanno mazzi -a centinaia e si portano in voto alla Chiesa per la intercessione dei -frutti. Le donne vengono da tutti i dintorni, e molte scendono anche -dalla montagna, recando i canestri pieni, che poi rovesciano davanti -all'altare. Danno alla Vergine la primavera per chiedere l'estate. Voi -dovreste condurvi la signora vostra, perchè la chiesa è come un giardino -quando le donne hanno rovesciati i canestri. - --- Dura parecchi giorni? -- domandai. - --- Un solo giorno, signore. Questa sera la Festa finisce con musiche e -luminarie. Di qui se ne vedranno i fuochi. Domani poi rimarranno su la -piazza solo i giardinieri ed i mercanti per vendere i fiori fini, le -pianticelle di serra e le semenze nuove. Andátevi, signore; vedrete -quante maraviglie produce la terra nostra. - --- Bene, -- risposi; -- tieni pronta la cavalla. - -E prendendo Fabio sottobraccio, m'inoltrai per i viali profondi. - --- Dunque, -- gli domandai, -- cosa pensi di Elena? - --- È una stupenda creatura e penso che ti voglia bene. - --- Sì; è l'amante più perfetta che possa desiderare un uomo. - --- E tu l'ami? - --- È il primo, il solo sentimento della mia vita. - -Egli mi sogguardò con una espressione particolare, avvolgendomi d'uno -sguardo che pareva insieme incredulo indulgente e beffardo. Poi si -chiuse in un freddo silenzio, aspettando ch'io parlassi. - -Ora costeggiavamo il fiumicello, camminando sotto volte arboree che -stormivano sommessamente. Un'erma biancheggiava tra un viluppo di folta -edera; Fabio, con un ramoscello divelto, fustigava l'alta erba selvatica -su l'orlo del sentiero. - --- Come sembri diffidare di me! -- gli dissi. -- . Non ne capisco la -ragione. Speravo invece che ti rallegreresti nel vedermi così felice. - --- Non devi badare alle idee che mi frullano per il capo, senza, in -fondo, una causa ben definita. Io penso al dopo, amico mio... e questo -mi fa paura. - --- Chi mai comincerebbe un amore se dovesse pensare al dopo? Del resto, -non vorrei farti ridere, ma Elena mi è divenuta necessaria, e sento che -l'amerò per sempre. - -Fabio si allontanò di qualche passo, fischiettando il motivo d'una gaia -canzone di Piedigrotta. - --- Poi, -- ripresi, -- non la devi giudicare come si giudicano tutte le -altre: è una donna fuori dal comune. Anche a me pare talvolta una donna -incomprensibile. - -Il fiumicello con allegre spume precipitava per quattro gradini, simili -ad un frammento di scalinata sepolta sott'acqua, e scivolando fra le due -rive tortuose piegava nel suo decorrere la lunga erba selvatica, -pettinandola come una criniera. Qua e là, per i meandri degli alberi, si -vedeva il sole tessere un gioco molteplice sui tappeti muscosi, quando -il vento s'inoltrava nei rami con folate improvvise. - --- Vedi, -- riprese Fabio, -- non la giudico affatto; anzi l'ammiro, e -t'inganni se credi ch'io non sappia essere imparziale verso di lei. Però -la considero, forse ingiustamente, per la donna che impedisce a te, mio -amico, di riparare a' tuoi disordini e rimanere in quella società ove -sei nato, vissuto finora, ed alla quale devi appartenere. Dinne quello -che vuoi, ma tu avresti finito con sposar Edoarda. Invece ti ficchi a -fronte bassa nella rovina. Poichè, se finora trovavi da ogni parte il -denaro che ti bastava per vivere di ripieghi, ciò accadeva in grazia del -tuo fidanzamento. La prova è questa: che ora, corsa intorno la voce il -dubbio che il matrimonio non si faccia più, tutto il tuo credito è -cessato e non ti rimane che attendere gli uscieri al primo protesto. - --- Bah! -- risposi con millanteria, -- la vita è una avventura di tutti -i giorni: qualche santo provvederà! - --- Bene, spera nei santi, se hai fede. Quello che intanto non so capire, -è come mai Elena abbia potuto accettare di unirsi a te, conoscendo i -legami che ti stringevano. - --- Ma non li conosceva, o per lo meno ha saputa la cosa quando già era -troppo tardi per rimediare. - --- Non è mai troppo tardi: basta volere. - --- Ebbene, se preferisci, non avrà voluto. I sacrifizi di questo genere -si compiono piuttosto nei romanzi che nella vita. - -Fabio fece un atto singolarissimo con le labbra, poi subitamente mi -prese per un braccio. - --- Lo credi? -- esclamò, con voce ambigua. - --- Certo, lo credo. - --- Ebbene, senti... -- egli proseguì, ridendo di un riso ambiguo. -- -Voglio farti una confessione, proprio ora, per dimostrarti come -t'inganni. Anzi, una confessione grave. - -Fece una pausa e d'un tratto si fermò. Le sue pupille splendevano, la -sua faccia era di sùbito impallidita. - --- Io, -- disse, battendosi le due mani sul petto, -- io stesso, vedi, -ho amata un giorno Edoarda.... - --- Tu? -- esclamai, pieno di stupore. -- Via!... non è possibile! - --- Si, l'ho amata, -- egli rispose, ridendo di un riso beffardo. -- -Certo non lo avrai nemmeno sospettato, e questa è la mia fierezza. - --- Oh, Fabio, che strana cosa mi dici... - -E chinai la faccia, sentendomi quasi umiliato. Egli si avvicinò di -nuovo, sorridente: - --- Vedi che questi sacrifizi, alle volte, si fanno anche nella vita. -- -E, dopo una pausa, con voce tranquilla: - --- Ma ormai è cosa passata. Non fu che una sciocca mia debolezza... Ora -ne sono guarito interamente. Via non prendere quell'aria tragica! Ridi! -Ne rido io stesso! - --- Perchè non me ne hai parlato prima? -- gli domandai dopo un silenzio. - --- Mi parve inutile, com'era inutile in fondo che te lo dicessi ora. - --- Ma quando avvenne? - --- Oh, fu nei primi tempi... -- egli accennò quasi con vergogna. -- Ti -ricordi il mio viaggio al Cairo, quel mio viaggio misterioso? - --- Me ne ricordo. E fu per questo? - --- Già: per guarirne. Il proverbio dice: Lontan dagli occhi... - -E scoppiò in una risata piena d'amarezza. - -Afferrai una sua mano e la strinsi con vera commozione. - --- Ora, -- egli soggiunse, -- non parliamone più. - -Colse un fiore, lo sfogliò sbadatamente. - --- È stato un episodio ridicolo! -- ripetè, alzando le spalle. - --- No. Conosco la delicatezza del tuo sentimento e indovino quel che non -dici. Forse hai sofferto, e chissà... forse ne soffri ancora. - --- Ho dovuto lottare un poco... è tutto! Adesso non ci penso più. - -Fra le sue sopracciglia virili s'incideva un solco profondo. Per qualche -minuto camminammo in silenzio, turbati, assorti ambedue. - --- Certo -- egli riprese, -- ho fatto male a parlartene. Ma tu -promettimi, Germano, che fingerai di non saperlo nemmeno. Te lo chiedo -come un favore. Me lo prometti? - --- Se vuoi, -- risposi tristemente. - --- Sì, te ne prego: altrimenti mi farei quasi uno scrupolo di -pronunziare con te il nome d'Edoarda. Oh, se tu vedessi com'è ora! Sono -stato a trovarla pochi giorni or sono... Distrutta, povera figliuola! -Che pietà mi fece! - -Una lenta e fredda paura corse per le mie vene. Chiusi gli occhi e -rividi come in sogno la piccola sala di Edoarda, quale mi apparve -nell'ultimo giorno, con quella striscia di sole che pertugiava dalle -cortine, movendo la sua palpitazione luminosa intorno alle pareti, ai -mobili ed ai cuscini, ch'erano foderati d'una stoffa delicatissima dal -colore un po' languido della rosa di gruogo. Rividi quel caminetto, con -gli alari di bronzo, così minuscolo da parere costrutto per i piedi -minuscoli d'una bambola di Norimberga, ed i bagliori delle coppe -fiorentine che traboccavano di lilla profumato, e quel divano dov'ella -era stesa, inerte, come per un supremo desiderio di pace. Mi parve -ancora che dalle sue labbra uscisse il tremore di quell'ultima domanda: -«Mi scriverai da Torre Guelfa?...» - -E scossi il capo con violenza per allontanare quel pensiero molesto. - --- Ti ha parlato di me? -- domandai a Fabio. - --- Sì, vagamente. - --- Cosa ti ha detto? - --- Mi ha detto: Germano è malato. Lo sapete anche voi? - --- Sì, -- risposi per consolarla. -- Da qualche tempo si è fatto -scontroso, pare alla ricerca di sè medesimo, soffre. - --- E che diceva Edoarda? - --- Edoarda scoteva il capo, forse indovinando la mia compassione. Si -torceva le dita e pareva che avesse pianto ormai tutte le sue lagrime. -Poi mi raccontò che le scrivevi quasi ogni giorno, che le parlavi molto -a lungo della campagna... e non saresti ritornato per qualche tempo. - --- Infatti, non potrò tornare... -- profferii a bassa voce, quasi -arrendendomi ad una certezza intima. - -Lì presso era un sedile di corrosa pietra che i licheni macchiavano di -segni bizzarri, simili a fiori verdastri. Fabio vi sedette con indolenza -e volse lo sguardo in alto, per entro le foglie. Poi, dopo una lunga -meditazione, prese a dirmi: - --- Tu m'hai chiesto un aiuto, che io non ti seppi rifiutare. Tuttavia, -quando mi giunse a Roma la tua prima lettera, il coraggio mi venne meno. -Pensai di frapporre ancora un indugio, nella speranza che dopo qualche -tempo di convivenza con Elena, la tua passione fosse un poco scemata e -forse tu potessi ragionare più freddamente. Sono partito da Roma, te lo -confesso, cullandomi ancora in una vaga speranza. Invece ti ritrovo -immutato, più pazzo che mai di questa donna, e vedo come finora tu non -abbia rimediato a nulla, ma invece ti sii perduto nell'irriflessione di -un amore che ti rovinerà. - --- Che vuoi? -- gli risposi; -- la mia volontà non può mutare; il resto -non mi spaventa affatto. - --- Insomma cosa decidi? -- egli domandò, guardandomi con una specie di -affettuosa paura. - --- Quello che ti ho detto, Fabio. Se vuoi salvarmi non c'è che una -strada. - --- Ma Edoarda potrebbe anche morirne! -- egli mi suggerì, con la voce -piena d'angoscia. - -Mi coversi la faccia istintivamente, e tacqui, parendomi che ogni -risposta in quel momento fosse troppo crudele. - --- Tu non hai pensato a questo! -- egli esclamò nervosamente. - --- L'amore, -- balbettai dopo una pausa, -- l'amore ha qualche volta -fatto vivere, non credo abbia ucciso mai. Sono cose che si dicono! - -Egli mi fissò con uno sguardo lungo, senza rispondere. - --- Poi non c'è rimedio, ti ho detto. Non c'è rimedio! -- ribattei con -eccitazione. -- Ecco: immagina di aver sete, una sete rabbiosa, e di -vedere una bella fontana, limpida, là, dinanzi a te. E che tu voglia -corrervi, ma ci sia frammezzo un campo di sterpi tenaci, i quali -s'aggroviglino al tuo piede, t'inceppino e non ti lascino camminare, -mentre la tua sete cresce, diventa un'angoscia, un furore... Ecco, mi -trovo appunto così, non riesco a muovermi, vorrei con una falce farmi -strada e passare. - --- Povero amico! -- egli esclamò tristemente. -- Anche tu mi fai pena. - --- Vedi, -- continuai, ansimando forte, -- io non sono un eroe: sono -anzi un uomo comune, volgare, se preferisci. Queste rinunzie, questi -grandi sacrifizi sono maggiori di me. Poi, si può commettere un errore -nella vita, e portarne anche la pena; ma che si debba scontarlo con un -supplizio di tutte le ore, senza rimedio e senza fine, questo non è -ammissibile, non è neanche umano!... - -Un riso amaro gli contrasse la bocca sardonica, la sua fronte si -rabbuiò, ma non rispose. - --- Ascoltami, -- gli dissi andandogli più presso e parlandogli con voce -affettuosa; -- tu sei troppo sensibile, hai l'anima d'una suora di -carità. Eppure, dimmi: se l'amore vero è quello che sa compiere un vero -sacrifizio, perchè mai Edoarda non avrebbe questo coraggio per me? Quale -gioia potrebbe ormai darle un amore ottenuto come un'elemosina? - --- Io credo infatti che avrà il coraggio di perderti, -- rispose Fabio; --- ma forse non troverà poi la forza per sopportare questo abbandono. - --- Ma no, Fabio: non credere! Io la conosco bene. L'amore di Edoarda è -semplicemente una specie di manìa sentimentale. Io non sono per lei un -amante, nè un fidanzato, nè un amico: sono semplicemente l'essere che la -sua fantasia, per una scelta incomprensibile, ha voluto collocare al di -sopra di tutte le cose. Edoarda non mi desidera nè coi sensi nè forse -col cuore: mi desidera con l'immaginazione. Tutto il suo grande amore -non è che una specie di ostinata e gelosa immaginazione. Tu la ritieni -capace di compiere per me un vero sacrifizio? No, Fabio! Mai, se non -costretta. Edoarda sa benissimo che non l'amo più. Mi conosce troppo e -non s'inganna; credimi, non si può ingannare. Vede con esattezza quello -che soffro da molti mesi e legge qualche volta nell'animo mio con una -penetrazione che mi spaventa. L'amore che avevo per lei, Edoarda lo ha -veduto spegnersi ora per ora. Ebbene, che farebbe un'altra donna, più -fiera ed anche, lasciamelo dire, più generosa di lei? Certo si -vergognerebbe d'accettare questa mia fredda pietà e, forse per -ribellione, mi saprebbe odiare. Ma Edoarda no. Il suo tormento e la sua -gioia son quelli di potermi dire ogni giorno: «Tu non mi ami più!...» e -costringermi a contare le sue lacrime, od opprimermi con una infinità di -cose meschine, o sedersi ancora su le mie ginocchia, per parlarmi di una -volta, di una volta, di una volta... come si recita una tediosa litania. -No, Fabio! Che l'amore possa talvolta essere crudele, brutale, iniquo, -lo ammetto; ma che l'amore debba mostrarsi vile, mai! - --- E più crudele, secondo me, quest'analisi che ora tu fai, -- rispose -Fabio. -- Del resto è naturale: contro il rimorso non v'è che l'ironia. -Nessuno ha il coraggio di dire a sè medesimo: «Io sto compiendo -un'azione davvero disonesta.» - -Su la faccia dell'erma lontana un occhio di sole rideva mutevolmente; un -canto spiegato volava e trillava nel verde, mentre, vicini all'ora di -mezzodì, gli sciami addensavano i loro turbinii su l'acqua iridata. Un -lungo silenzio cadde fra noi, mentre tutto il mio mondo interiore pareva -sopirsi e lentamente sperdersi nella grande pace meridiana. - --- Germano, -- egli mi disse infine, con una voce in cui pareva tremasse -il dolore di occulte lacrime, -- tornerò domani a Roma per dire a -Edoarda Laurenzano che non ti aspetti più. Le cose, gli uomini ed i -sentimenti hanno tutti un loro inevitabile destino. - --- Grazie, Fabio, -- gli risposi, tendendogli la mano. - --- Non ringraziarmi. Germano. Vado a portare la tua condanna e forse a -distruggere un'anima. Pensa che nella vita potrebbe venire un'ora simile -anche per te.... - -Per la prima volta sentii nella mia mano tremar la mano di quest'uomo -forte, e vidi cadere una lacrima dalle sue ciglia ferme. - -Lì, nell'antica ombra di quella foresta, nel solenne patto concluso, -finiva certamente un tempo irrevocabile della mia vita, e sentii con -paura, nel recesso dell'anima, tremare vagamente il presagio di una -sventura lontana. Camminammo ancora qualche tempo senza levare gli -occhi, tacendo. Poi tornammo indietro, verso il coltivato bosco nel -quale si promulgava il giardino. Allora Fabio si scosse, raddrizzò la -bella persona e di nuovo il suo dolore si nascose dietro la maschera -della sua costante ironia. - --- E tu che farai? -- mi domandò, fermandosi ad un bivio di sentieri, -ove con grande impeto il caprifoglio fioriva. - --- Chissà mai?... E del resto cosa importa? Non ho paura, Fabio! Non ho -avuta mai paura della vita, io! - --- Sarai felice almeno? -- egli domandò ancora, mentre con attenzione -attorcigliava un ramo d'edera che aveva strappato camminando. - --- Sì! -- esclamai con ardore. -- Ne sono certo. I miei desideri sono -ormai tanto semplici; Elena sola mi colma di una totale felicità. - -In quel mentre, di là dai cedri che nascondevano la casa, una voce -chiamò più volte: - --- Germano! Germano, dove sei? - -E subitamente, fra le aiuole che ostentavano al meriggio le meraviglie -dei lor mille colori, vidi Elena venirci incontro, simile ad una -creatura che portasse, nella sua limpida voce, ne' suoi chiari occhi -d'amante, nell'anima sua d'innamorata, un divino soffio della splendente -primavera. - - - - - IV - - -Le campane della gotica Santa Maria di Fondi squillavano a distesa per -l'aria solatìa, cantando il mistico inno che celebrava la Festa dei -Fiori. - -Fin dalle primissime ore del mattino le compagnie dei villaggi, di valle -o di monte, si erano date convegno su la via di Appia, ed erano andate -in gran corteggio portando i fiori all'auspice benedizione. - -Giungevano. Alcune vestite con abiti dalla foggia gaia, cavalcando asine -impennacchiate o cavalli aquilani dalla criniera barbarica intrecciata -di spighe verdi, con un mazzo di papaveri ad ogni borchia de' finimenti; -altre cantavano in coro, sedendo sopra carretti fragorosi, adorni d'un -drappeggio di stuoie rosse; altre compivano il viaggio a piedi, come un -gregge in emigrazione, ondeggiando su gli altipiani o scomparendo nelle -avvallature, e ciascuno di quella moltitudine recando i fiori del suo -giardino, i boccioli delle sue pasture, i mazzi più recenti e le -ghirlande più fresche della sua nativa montagna. Era un popolo che si -moveva, portando in braccio gli Dei Lari della sua terra verso il Tempio -georgico della originaria stirpe, compiendo con rinnovellato sfarzo di -paganesimo un rito augurale della sua vita cristiana. Essi andavano a -pregare per il solco della zolla generatrice, dal cui grembo scaturivano -le biade fluenti, ricchezza ed allegrezza dei raccolti futuri; andavano -a genuflettersi per ottenere propizia l'estate, irrigua la possa -fluviale, benedetta la natività di ogni seme. - -Con le mani callose per la fatica dell'aratro e della falce portavano i -mazzi come si porta un cero in processione, e le donne facevano con i -grembiuli un grembo, per entro adunarvi l'offerta; ovvero, con arte -quasi primordiale, avevan intrecciati que' fiori e quelle frasche in -modo che si potessero appendere come doni votivi, e foggiati li avevano -a somiglianza degli utensili campestri, per l'augurio della messe -copiosa. - -Altre comitive, le più ricche, o forse i parentadi, reggevano canestri -colmi di fiori coltivati, offrendo così alla Vergine primaverile una -donazione più rara; i lor panieri traboccavano di ogni ricchezza -profumata, sorretti per lo più da due giovanette, che in abito uguale -camminavano a lato, cantando. - -Da un poggio eminente sopra Torre Guelfa, nella prima ora dopo il -mezzodì, vedevamo ancora sopraggiungere le compagnie dei borghi -alpestri, alle quali una più lunga strada ritardava il pellegrinaggio. - -Ora venivano, accelerando il passo, e chi era sui carri battendo i -cavalli con sferze infiorate, mentre stornellavano a voce spiegata, -sicchè per l'aria limpida era un gran ridere di canzoni, confuso e -misurato insieme col tintinnio delle sonagliere gioconde. - -Alcune fanciulle reggevano le canestre sul capo, altre avevano le -braccia cariche di ghirlande, altre, coronate in fronte, portavano rami -d'ulivo. Un bellissimo trofeo, rosseggiante di bacche vermiglie, che al -sommo aveva una grande foglia di palma distesa, era portato a spalle da -quattro uomini succinti nel costume della terra d'Aquino: molte -fanciulle, vestite in abito candido e guidate da una suora, camminavano -dietro uno stendardo, avendo ciascuna la faccia velata e le braccia -ricolme di bianchissimi fiori. Di quando in quando sopravveniva un'altra -schiera e si udivano altre canzoni. Un pastore spingeva la sua pecora -lanosa, che aveva tra le corna un ornamento vaghissimo di fiori -montanini; la mazza del mandriano era un lungo ramo nodoso avviluppato -con rosai selvatici. - -Così erano scesi dalla montagna, si erano mossi dalle rive del fiume, -dalle case dei villaggi, dalle fattorie disperse nella campagna, od -anche dalle più povere catapecchie, se pur davanti al limitare avevano -un sol palmo di terra dal quale potesse nascere un fiore. - -Noi pure vi andammo, sul barroccio di Lazzaro, per assistere alla -celebrazione del rito gentilissimo. - -La strada che seguivamo svoltava, dopo un lungo pendìo, su la via Appia; -là incontrava una traccia di fiori sfogliati su le recenti orme dei -pellegrinaggi, mentre ancora talune comitive dei più lontani contadi -sbucavano per i sentieri della campagna volgendo gli occhi ansiosi verso -la meta imminente. - -Fondi appariva dinanzi a noi, nel mezzo del suo «Caecubus acer» che -dette i prelibati vini ai circensi ozii di Cicerone, di Attico e di -Tiberio, e fin lungi mandava esultanti clamori fuor dai ruderi della -cinta romana, ove un popolo rimasto fedele ai geni ed alle consuetudini -della sua razza tenace rinnovava i simboli dei padri venerando la -secolare divinità della Terra. E la gioia di quella turba semplice, che -andava per offrire le sue ghirlande alla Cerere cristiana, si comunicava -in noi, aprendo le nostre anime all'allegrezza del simbolo primaverile. - -Così densa era la moltitudine all'entrar del paese, che, non potendo -proceder oltre, dovemmo cercare una rimessa per la cavalla di Lazzaro e -procedere a piedi. - -La via Appia, guernita di bandiere, di palvesi, di giostre aeree, di -gonfaloni e di stendardi, continuava in mezzo alle case, verso il Tempio -di Santa Maria, dov'era il convegno della festa floreale. Agilissimi -festoni d'edera si appendevano da un tetto all'altro, curvi nel mezzo -come i tralci delle viti cariche, in guisa da comporre sopra la strada -una specie di pergola trionfale, un telaio di gloriose ghirlande, in -gradazione dolcissima di colori. Gualdrappe sfarzose pendevano dalle -finestre, addobbavano i terrazzi ed i poggioli, cui stavano affacciate -le donne procaci che amò Silvestro de' Buoni e che un tempo salirono, -adorne di lunghi veli, al convento dei Frati Domenicani per ascoltar le -prediche di San Tomaso d'Aquino. - -Quel giorno, esse ridevano dai poggioli, come da un «mirador» di -Siviglia, pettinate alcune alla guisa castigliana, con il bianchissimo -collo ignudo e carico di monili. A piene mani gettavano mazzi nella -strada, poi si schermivano dietro le stuoie quando una brigata di -corteggiatori le assaliva da ogni parte rispondendo alla loro -provocazione. - -Una pioggia di fiori ci accolse al nostro passaggio. Elena, vestita di -bianco, alta fra la moltitudine, attraeva lo sguardo dei lanciatori di -mazzi, che da lungi la investivano vuotando a gara i canestri pieni. Per -un momento la battaglia della strada si rivolse tutta contro di lei, e -dovemmo sostare per ripararci da quell'accanimento. Ella rideva, un po' -smarrita, serrandosi al mio braccio, fra quel giocondo piovere di -ramoscelli fioriti, che oscillavano volubilmente nell'aria prima di -caderle ai piedi. Poi fummo liberati per il sopraggiungere di due -fanciulle, che, attraversando la strada, con una risata, distolsero da -noi l'infuriare della leggiadra battaglia. - -Erano di ugual statura, brune ambedue di colorito e di capelli, col -petto ampio e florido, la bocca invermigliata. Sui lor capelli era -profusa una gran copia di petali e di foglie, come accade al passar -d'autunno sotto una pergola che sfiorisce; le lor caviglie, costrette da -un'allacciatura incrociata più volte, uscivano agili ed esilissime dalle -gonnelle succinte. - -Ma ecco, entrando nella piazza grande, mutata in improvviso anfiteatro, -fummo sorpresi da una magnificenza impreveduta. - -I banchi orticoli, adorni di muschi o di glebe divelte ancor umide dalla -terra tenace, componevano in semicerchio un bellissimo cuscino di zolle -verdi, che s'interrompeva tra due pali avviluppati d'edere allo sbocco -d'ogni contrada, poi saliva ad arco su la gradinata e sul terrazzo della -chiesa. I fiori vi giacevano sopra, a mazzi, a ghirlande, a fasci, o -disseminati, giuncando l'intero anfiteatro. - -Pareva così di entrare, per una conca verde, nel recesso di un tempio -leggendario, dove i colori ed i profumi componessero insieme un'apoteosi -della primavera. - -Un antico salice, ch'era sorto a fianco della chiesa, con le radici -sotto la pietra, era naturalmente investito e soffocato quasi dai -viluppi di un glicine, che, due volte abbracciandone il tronco, -s'arrampicava nella foltezza dell'albero ed emergendo fin sopra la -vetta, sciorinava giù per la curva dei rami le sue lunghe propaggini -fiorite, spiovendo come il salice, con indolenza magnifica, sin quasi a -toccare la terra. E nessuna composizione di tinte appariva così mirabile -a guardarsi, come, sul verde acquatico del salice, la delicatezza di -quelle fioriture turchine, simili ad un'aggregazione di piccole ali, o -forse ad un alveare d'api raccolte in grappoli. - -Intorno tutti i colori sfoggiavano, componendo in una maraviglia unica -la loro molteplice diversità. Pareva che una schiera di uomini -scorazzanti avesse invasi tutti i giardini, disfatte le aiuole, vuotate -le serre, depredati gli orti, mietuto nelle campagne, tagliato nelle -selve, divelto dall'argine dei fiumi, nel grembo delle valli e su -l'aprica montagna per raccogliere in quella piazza tutto ciò che la -primavera ed il sole avevano saputo esprimere di colorito e di olezzante -dalla instancabile generazione della terra. - -Era come un risorgere di que' giochi floreali che un lascito di -cortigiana aveva elargito al popolo di Roma, nel giorno di Calendimaggio -e che venivano celebrati nel più leggiadro fra gli otto circhi, al di là -dalle mura, in una valletta oziosa tra il Viminale e il Colle dei -Giardini. Seminude, le danzatrici s'inghirlandavano e tessevano danze -dionisiache alla concorde musica dei flauti e delle arpe; le attrici -simulavano drammi floreali; poi, di notte, al chiarore delle fiaccole, -sovra un palco addobbato, le mime figuravano scene di sfrenata licenza, -mentre dai parapetti si curvavano, accesi di voluttà negli occhi -dipinti, i giovini patrizi decadenti, e saliva su le labbra delle -matrone un languido sorriso d'impudicizia. - -Davanti alla chiesa, come in un giorno di grande sagra, tutta la piazza -era ingombra di giuncature primaverili; fiori ed aiuole d'ogni varietà -l'abbellivano e la colmavano di magnificenza. - -Amico ai pascoli rideva il pandicúculo cavalleresco per l'elmo ch'esso -porta e per lo sprone, là dove i mirti bianchi e l'aralda porporina -socchiudevano lentamente i cálici delle lor campanule stanche. Bocche di -lupo e bocche di leone, prímule, biancospini, fior di primavera, -marruche, arse dalla gran vampa, si addormentavano, sognando forse -l'ombra delle lor siepi natie. - -Dai fiori si conosceva l'origine dell'offerta. Il boscaiolo era venuto -con i mughetti, le cesarelle, i gigari, gli allori, l'abbracciabosco, i -gerani di bosco e la barba di bosco; il falciatore con l'erba -cipressina, l'erba di vinca, l'erba trinità; le seminatrici coi -fiordalisi, le spadacciole, i cinquefogli, e dalla montagna erano scese -le pastorelle, dai paschi le pascolatrici, portando, insieme coi -bucaneve solitari, le genziane di tutti i colori, le belledonne dei -semplici e le araldiche insegne dei gigli fiorentini. - -Tutti questi fiori, e gli altri mille cui non era possibile riconoscere -un nome, parevano irradiare nell'aria circostante i riflessi dei loro -infiniti colori, aspirando ad essere più belli della loro bellezza ed -avendo singolarmente una diversa guisa di vivere e di morire. - -Nel tripudio e nel sole di quella piazza invasa un'anima vasta e quasi -umana pareva espandersi da quelle innumerevoli agonìe, dicendo con una -suprema estasi di profumo l'ansia che i fiori avevano di suggere le -linfe della terra, di accogliere più sole, più rugiada, più vento, per -palpitare, per aprirsi e ridere, per generare un seme fecondo. E quel -profumo, ch'era quasi una voce, quel profumo di corolle moriture, -dilagava in alto per l'azzurrità immensa come una suprema invocazione -alla vita, come una bella ed inutile volontà di fiorire. - -Anime anch'essi, avevano il loro attimo di smarrimento presagendo -l'orrore del perpetuo silenzio, della irrevocabile ombra; e, forse per -non conoscere quello spavento, gettavano a fiamme di colore, a turíboli -di profumo, le ultime giocondità vitali, e morivano sperduti -nell'ebbrezza della fine, sublimando il colore come un'anima in uno -sforzo eroico verso la luce. - -Nella chiesa lo spettacolo cresceva di bellezza. Non v'era più marmo, -non v'erano più altari, nè seggi nè cori nè pulpiti nè colonne: tutto -scompariva sotto un ammanto unico di fiori, lasciando solo una via -diritta e sgombra che si partiva dalla soglia fino ai gradini dell'altar -maggiore. - -Filtrava per le vaste invetriate una chiarità contemplativa nel tempio, -e tra i vapori degli incensi aromatici una lama di sole fendeva -obliquamente lo spazio come un'evangelica spada. - -La turba, genuflessa tra i fiori, elevava un sommesso mormorìo di -preghiere. - -«Beato colui che ha l'Iddio dei Fiori in suo aiuto -- la cui speranza è -nell'Iddio dei Fiori. - -«Il suo Regno è un Regno di tutti i secoli -- la sua Signoria vive per -ogni età. - -«Deh, apri la tua mano e spanda la tua mano il seme abbondevole su la -terra pingue; -- e il frutto rida in allegrezza sul ramo fortificato. - -«Alleluia Vergine Maria! Immacolata Vergine dei Fiori!» -- cantava il -sacerdote officiando, mentre il chierico agitava i turiboli e la turba -ripeteva «Alleluia!» - -Ed ecco il sacerdote, apprestandosi a compiere il rito, coglieva dalle -più vicine offerte alcuni fiori e li deponeva sopra un vassoio -d'argento, trattando le corolle con delicatezza, quasi fosser ostie -benedette. E con un gesto abbracciando tutte le ghirlande che -ammantavano la chiesa: - -«Ogni fiore è fiore, su questo vassoio ch'io porto!» -- disse, alzando -il bacile ricolmo. - -Allora tutti gli occhi dell'ansiosa moltitudine si rivolsero alle mani -del celebratore. L'immagine della Madonna sorrideva nella nicchia -inaccessibile, adorna de' suoi ori antichissimi, la veste intessuta di -gemme, i polsi carichi di braccialetti, la fronte serrata in una mitria, -dove all'apice splendeva un rubino di favolosa bellezza. - -Due cori di vergini biancovestite, con le braccia incrociate al seno, -eran genuflesse ai fianchi dell'altare, immobili, con una rigidezza di -statue. - -Fra i due cori una monaca penitente stava quasi bocconi sul primo -gradino dell'altare, le due braccia protese innanzi, come per -intercedere supremamente. Pareva morta, uccisa dal soverchio profumo. - -«Il fiore è simile a vanità; i suoi giorni son come ombra che passa,» -- -ammoniva il sacerdote dall'alto dell'altare, fra il fumo ceruleo -dell'incenso che vaporava per l'aria santificata. - -«Fa che i semi si diffondano al vento numerosi, i granelli dell'arena, o -Maria che conosci da lungi!» - -E sollevava il vassoio di fiori davanti al tabernacolo scintillante. - -«Non abbassare i tuoi cieli; non toccare i monti perchè fumino di nubi; -non avventare saette; non mandare la grandine che smiete i raccolti come -una spada scellerata.» - -E, nella turba, le mani dei coltivatori, aduste, incallite nella fatica -di guidare il vómero per il solco profondo facevano scorrere -concitatamente i rosari, perchè la Vergine della primavera e dell'estate -li preservasse da tanti flagelli. - --- «Fa che i nostri greggi moltiplichino a migliaia nelle fertili -campagne. - -«Fa che non venga la secchezza sopra la terra e sopra i monti e sopra il -frumento e sopra il mosto e sopra l'olio e sopra tutto ciò che la terra -produce; e sopra gli uomini e sopra le bestie e sopra tutta la fatica -delle mani.» - -E coloro che avevano seminato a piene ciòtole nei solchi fervidi e nei -prati maggesi, coloro che avevano potate le viti, mondata la canape, -veduto mignolar gli ulivi, coloro che avevano una vacca sterile, od il -frutteto invaso dal mal del verde, od i prati aridi, od i virgulti -restii dal germogliare, tutti coloro che vivevano la vita semplice del -pascolo, della semina e della mietitura, tesero le braccia concordi alla -soave immagine di Maria, perchè degnasse accogliere le invocazioni della -sua grande georgica famiglia. - -Ed ecco, il sacerdote asperse tre volte i fiori con l'acqua lustrale, -mentre nell'atto della benedizione tutto il popolo della gleba -s'inginocchiava, e pareva che veramente qualcosa d'indefinibile, quasi -una luce di redenzione, piovesse dall'alto su quelle migliaia di fronti, -su quelle migliaia di anime, arse dal bisogno di credere, come un -terreno asciutto ànsima nell'attesa della rugiada. - -Allora i due cori di vergini, sorgendo in piedi, presero a cantare. I -loro polsi gracili erano allacciati da una catena di fiori nivali ed i -loro occhi splendevano come nell'ebbrezza d'un'estasi religiosa. - -Cantavano con voci squillanti una dolcissima lenta preghiera; su le -pause d'ogni salmo tutto il popolo ripeteva in coro: - -«Beata Vergine Maria, fate la grazia ai fiori!» - -Subitamente la voce dell'organo si elevò per l'ampiezza del tempio, come -una preghiera sovrumana, la quale parve per un momento raccogliere in sè -stessa l'adorazione di tutte le cose che riconoscevano un Dio. Modulata -nel suo primo sorgere in tono fioco e lamentevole, man mano si -espandeva, cresceva, dilagava per l'aria sonora, cullando tutte le -tribolazioni, medicando tutte le sventure, persuadendo gli sconsolati -alla speranza, i dubitosi alla fede, i poveri alla miseria del loro -destino. La voce cantava sola, nel tempio solenne, piena di eloquenze -mistiche, fluida e profonda, mesta e giubilante, come un alito, come -un'onda, come un grido, irrompendo con tutto il fiato delle sue dieci -canne, per dilagare pianamente verso le altezze immateriali della fede, -verso le ineffabili armonie dei paradisi cristiani. - -E quando l'organo tacque, una preghiera di vergine fu cantata nel coro, -da una bocca invisibile, da una voce che pareva sapesse attingere nei -più profondi enigmi dell'amore, del sogno e del dolore le sue divine -ispirazioni. Ed era trillante come una squilla d'oro, liquida e limpida -più che non sia la musica di una polla d'acque scaturienti, morbida come -una piuma che vola. Dopo avere distesamente spiegata la impareggiabile -virtù del suo canto, dolcemente moriva in un succedersi di note -vanevoli, come un'aria che scivoli tra le corde di una cetra sospesa, -come una foglia che finisca di scorrere sopra l'arena, come una fontana -che cessi di piovere dentro una profondità. - -E i fiori anch'essi morivano, bevendo l'ultima goccia di rugiada serbata -nel càlice come una perla; morivano profumando col supremo loro effluvio -la imminente sera del tempio, al chiaror scialbo de' cerei, essi, che -adoravano il sole. - -E v'era, nell'agonìa di quelle anime floreali, la tristezza -inconsolabile delle cose che hanno avuta una magnificenza caduca, la -disperazione delle creature che sono vissute inutilmente, senza -perpetuare la vita. - -Una grande malinconìa ci serrò il cuore; i nostri sensi, ebbri di -profumo, provarono un lento spasimo, che ci fece d'un tratto impallidir -entrambi, Elena ed io, guardandoci. - -All'ombra di una colonna ella si strinse tutta contro di me, cercandomi -nascostamente le mani. Allora, davanti ai fiori che morivano, agli -incensi che fumavano, al bisbigliar delle preghiere sommesse, cauti e -paurosi ci baciammo, sentendo per tutte le vene correre il brivido di -quel peccato soave. - - - - - V - - -Fabio era partito due giorni dopo, con la promessa di compiere la sua -missione e di darmene tosto notizia. Che sarebbe avvenuto? Nè io volevo -domandarlo a me stesso, nè, pur volendo, l'avrei saputo immaginare. -Eravamo assai turbati, Elena ed io, nell'attesa del triste avvenimento. -La consueta lettera di Edoarda giunse anche il giorno appresso, e poichè -sapevo che sarebbe stata l'ultima, ebbi nel leggerla un turbamento -insolito, quasi una indefinibile paura. - -Sembrava che, per una intuizione vaga, Edoarda presentisse la imminente -sciagura, e le sue parole tradivano la mortale ansietà di quelle ore, -nelle quali ci si attende ad un male certo, benchè ignoto, e si sente -sopraggiungere il passo della persona che ci dovrà colpire. - - ---- - -«Fra due mesi o poco più, -- scriveva Edoarda -- il mio lutto finisce. -Mancano esattamente ottanta giorni -- (ella contava i giorni!...) -- al -tempo da noi fissato per le nostre nozze. Io, per quel giorno, vorrei -essere morta. Le nostre nozze... che crudele ironia! Come mai ho potuto -una volta credere alla possibilità di questo sogno assurdo? E però mi -ricordo ancora, come in una visione che non appartenga più alla mia -vita, la sera in cui fu data questa promessa, e ti rivedo ancora, -intento a sfogliare un calendario, un piccolo calendario di pelle rossa, -con sopra, in miniatura, una caccia inglese. Era dell'anno passato e mi -sembra che fosse di vent'anni fa. Tu hai voluto scegliere il 18 -Luglio... un anniversario. Ti ricordi. Germano?... già: un anniversario! -Tu, che sei un uomo ragionevole, dimmi: perchè vi sono cose al mondo che -non si possono dimenticare? Perchè un'anima prende un'altra, la stritola -come in una morsa e poi la butta via? Perchè vi sono coloro che amano -sempre e coloro che non amano più?... - -«Il primo giorno che ti ho veduto, circa tre anni or sono, tu guidavi al -Pincio due cavalli, due morelli, che si chiamavano Bab e Nabab. Avevano -le collane bianche, un mazzo di viole ai paraocchi. Non ti conoscevo -allora, non sapevo chi fossi. Ma tu mi hai guardata, e, forse pensando -ad altro, hai sorriso. Non so perchè, mi è rimasto sempre nella mente il -sorriso che avevi quel giorno: freddo, cattivo, e però pieno di fascino. -Eri, quel giorno, crudele come oggi, crudele senza volerlo, perchè -nascondi nell'anima una crudeltà involontaria, che sente il bisogno di -godere delle sofferenze altrui. - -«A quel tempo ero bella io pure: adesso non lo sono più; mi hai -consumata; e, forse per questo, non posso come una volta illudermi di -piacerti ancora. Mi cadono i capelli. Quando vi passo il pettine, la -mattina, vi rimangono a ciuffi... Che importa? Se non debbo essere tua, -perchè mi piacerebbe rimaner bella? Mi hanno detto che la donna per la -quale ti sei battuto è di una bellezza maravigliosa. Certamente, se io -fossi come lei, mi avresti amata sempre. Germano, come la vorrei vedere? -M'hai scritto che ha lasciato Roma, che non l'hai più incontrata.... -Dimmi: è vero? è proprio vero? Ho sognato questa notte ch'ella fosse -teco a Torre Guelfa. Non conosco la tua casa; ma l'ho veduta come tu me -l'hai descritta: dev'essere così. Perchè ho fatto un simile sogno? -Dio!... non è possibile! Dimmi, Germano, dimmi che almeno questo non è -vero! - -«Eppure mi ricordo sempre una tua frase, che certo hai dimenticata. Fu -nei primi tempi, una sera, in casa della contessa Falconieri; e tu le -facevi la corte, anzi dicevano che tu ne fossi l'amante. Ella ti pregò -di scrivere un motto in un suo libro d'ore. Tu hai scritto così: -«Passare, passare passare... ineffabile vita!» E la contessa leggendo -rise, poi ti disse qualcosa a bassa voce, nascondendo la bocca dietro il -ventaglio. - -«Passare, passare!...» Tu hai fatto questo, Germano, ed io mi sono -lasciata travolgere dalla tua fuga. - -«Poi mi ricordo anche un'altra tua frase, che hai scritta in un mio -libro. Diceva: - -«L'anima è qualche volta come la primavera: essa ritorna, e ritorna con -tutti i suoi fiori.» - -«Io non credo più a nessuna primavera; dentro me tutto finisce. Ormai -non sono che la tua tristezza, povero amore.... - -«Quando lascerai Torre Guelfa? Mi sembra che tu non debba ritornare mai -più, almeno per me. - -«Mai.» Che orribile parola è questa! Com'è piena di vuoto! Perchè vi -sono alcune parole che fanno tanto male all'anima di chi soffre, ed -appunto sono queste parole, che dicono «mai», che dicono «sempre», che -dicono «addio?» Perchè? Io mi sforzo d'immaginare cosa potrà essere la -mia vita il giorno che verrai per dirmi: «È finito... », il giorno in -cui ti vedrò uscire dalla mia casa per l'ultima volta. Sempre, quando -esco e torno, su l'uscio faccio questo pensiero. Mi sei così visibile, -che vorrei tendere la mano per trattenerti. Quel giorno, credo che -diverrò pazza. Mi domando qualche volta come ti ho potuto amare così. Ne -rimango atterrita e non so comprendere la ragione. Talora, quando sento -parlare di altre persone che amano, quando leggo nei libri le favole di -altri amori, quando vedo l'abuso e la profanazione che si fa ogni giorno -di questa parola, mi vien quasi una voglia di ridere... oh sì, di ridere -disperatamente! Chiamano amore i loro capricci, amano e possono ridere, -amano e possono vivere lontani, amano e possono pensare a mille altre -cose nello stesso tempo! Ma chi di loro conosce veramente cosa sia -questa orribile disperazione, l'amore?... - -«Senti: ho paura. Mi sembra che fra qualche giorno debba succedermi -qualcosa di orrendo. La notte ho visioni angosciose. Vorrei sapere, -sapere... tante cose che la mia povera testa non coordina più. - -«Domenica è la festa della zia: non dimenticarlo. Manda il solito mazzo -di fiori. Mi scrivi che ve ne sono tanti a Torre Guelfa, è vero? M'avevi -promesso di condurmi un giorno a visitare la tua casa e la gran -Torre.... Invece, se non vi sono andata finora, non la vedrò forse mai, -quella tua casa dalle stanze antiche, «dove si dorme come in un -monastero.» Oh, se potessi giungere inattesa e sorprendere la tua vita! -Essere la tua compagna, nella tua casa, per sempre!... Povero amore, -come devi sorridere di queste mie parole! Tu hai ben altri pensieri. Mi -scrivi che fra pochi giorni la maggior parte delle tue terre cadrà sotto -sequestro. Ti rimarrà solo Torre Guelfa ed un piccolo pezzo di campagna -«che si vede intero stando alla finestra». Povero amore! Perchè sono -tanto ricca io, che non ho bisogno della ricchezza? E perchè non vuoi -che t'aiuti? Ho il mezzo di farlo, almeno in parte, senza che nessuno lo -sappia. Senti: anche se non dovessi mai più vederti, perchè non -accetteresti? In qualsiasi giorno della vita, e comunque tu voglia, io -sarò sempre tua.... Perchè non concedermi questa gioia? Tu hai bisogno -del denaro, io ne possiedo molto e non so che farne. Era per te solo che -mi piaceva esser ricca; ma ora, se non ti avrò... a che serve? Come -tutto il resto: a che serve?... » - - ---- - -A questa lettera non risposi: pensai che prima di sera, Fabio, recandosi -a parlarle, avrebbe resa inutile una mia risposta. - - - - - VI - - -Seduta sotto la pergola di vite americana, Elena guarniva di fiori un -suo cappello primaverile; io leggevo ad alta voce un libro del Taine, il -suo _Voyage en Italie_, dov'erano pagine deliziose intorno al Convento -di Montecassino. - --- Come vorrei visitare quel convento! -- Elena mi disse allora. - --- Vi andremo, se lo desideri. Anzi vi resteremo qualche giorno. Quei -frati sono albergatori squisiti e tengono un'ottima foresterìa. - --- Si può anche abitarvi? - --- Certo. Io vi sono stato già una volta. - --- E con chi? - --- Solo. - --- Via... non lo credo! In mezzo ai frati, e solo? - --- Di fatti avevo una compagna. Venne con me un'amica d'allora, una -tedesca bionda come la birra. - --- E i frati? - --- Oh, i frati ne hanno l'abitudine ormai! - -In quel momento la domestica venne ad annunziare che Michele Rossengo -era salito alla villa e domandava di parlarmi. - --- Fallo entrare in sala e digli che ora vengo sùbito. - -Michele Rossengo era un pingue villano, arricchitosi con mezzadrìe di -terreni e con usure nei mercati. Ritiratosi dalle faccende coloniche, -ambiva ora le cariche cittadine, pronto a qualsiasi espediente pur di -giungere a' suoi fini. Era più che cinquantenne, alto, corpulento, con -un viso abbronzato in cui scintillano due malvagi occhi ambigui, e -sorrideva di continuo come un uomo intimamente soddisfatto di sè. - -Quando entrai nella sala, mi venne incontro tendendomi la mano. Si -tradiva dal suo contegno l'insolenza ingenerosa dell'uomo di volgo il -quale, per un suo diritto, si senta forte contro il padrone. - --- Dunque, signor conte, bisognerà intenderci una buona volta! -- egli -disse, entrando sùbito nell'argomento e piantandosi a gambe larghe -dinanzi a me, con le mani in tasca, mentre vi faceva tintinnire un mazzo -di chiavi ed alcune monete. Uso a comandare nella sua casa e nelle -osterie dove lo corteggiavano i suoi loschi faccendieri, egli parlava in -tono altezzoso, facendo con le labbra un atto ch'era singolarmente -ironico. - --- Sono pronto a ragionare con voi, caro Michele, -- gli risposi con -voce lusinghevole, avanzandogli una poltrona. - --- Ah?... ragionare? Sempre ragionare e pagare mai! -- esclamò l'uomo, -sedendo. E rise d'un riso villano che gli gonfiava la bocca e le vene -del collo. - --- Mi sembra, caro Michele, che siate oggi di cattivo umore. Prima -d'incominciare la discussione vi offrirò un bicchierino di -quell'acquavite vecchia d'ottant'anni, alla quale non fate mai cattiva -cera quando venite quassù. - --- Ci vuol altro che acquavite ormai! Buoni da mille ci vogliono, signor -conte! -- m'interruppe il Rossengo, fra il serio e il faceto, mentre io -gli mettevo davanti la bottiglia preziosa e ne versavo due bicchierini -colmi. Intanto, soffiando e bofonchiando, egli traeva da una tasca -recondita un grosso fascio di cambiali, avvolte in un rogito notarile, e -se lo batteva sul palmo della mano. - --- Che fate ora? Mettete via quelle porcherie! -- lo esortai ridendo. -- -Non dátemi altre seccature, chè ne ho già troppe in questi giorni! - -Egli posò le cambiali su la tavola, vi diede sopra un gran pugno e -tracannò l'acquavite d'un sorso. - --- Ah, le chiama porcherie, lei? Questa è buona! -- diss'egli facendo -schioccare la lingua contro il palato esperto. -- Buona anche -l'acquavite, non c'è che dire! Ma insomma, lasciando le chiacchere, me -le paga o non me le paga, stavolta? Perchè ormai siamo vicini alla -scadenza e non si tratta più che di pochi giorni. - -E bevve un altro sorso dal bicchierino che gli avevo riempito. - --- Sentite, Michele, -- risposi con voce persuasiva, -- mi conoscete -ormai da un pezzo e proprio non sarebbe il caso di farmi un'angheria. Vi -ho pagato sempre, vi pagherò anche stavolta, per bacco! - --- Bah, ci sono due settimane ancora... Veda un po' lei, si regoli per -quel giorno, -- replicò il Rossengo, scotendo la sua testa caparbia. - --- Via, non fate minaccie inutili! Fosse una cifra da poco, lo capirei; -ma una somma simile non la si mette insieme in quindici giorni, lo -sapete bene. - --- L'ho pur dovuta mettere io quando gliel'ho data, mio buon signore! -Adesso me la faccio rendere; non sono che nel mio diritto. - --- Oh, voi, si capisce! Siete un uomo che tenete i vostri affari molto -in ordine, avete il denaro facile, così facile che a Terracina tutti -quanti vi salutano come un piccolo re. Mentr'io sono, viceversa, il -disordine in persona. Quando si avvicinano le scadenze, devo sobbarcarmi -ad una fatica sovrumana per far tacere i più esosi. Con voi, Dio buono, -ci si conosce da tanti anni, e, vi dico la verità, finora non ci avevo -neanche pensato. - --- Sì, sì, a maraviglia! Lei parla bene; ha la parola facile. Se le -cambiali si pagassero così, con un bel discorso fatto a quattr'occhi, -non ci sarebbe che dire! Ma io, vede, non la penso a questo modo. Io, -questa volta, signor conte, per quanto mi dispiaccia, e sappia che lei è -un buon giovine, questa volta, le dico, se non mi paga il giorno -preciso, vado difilato in città e gliele protesto l'una dietro l'altra, -tante quante sono! - --- Caro Michele, voi avete troppo cuore per usarmi una sgarberia simile! -Oggi siete lunatico e sarebbe stato meglio se foste venuto un altro -giorno. - --- Eh, no, sa! -- egli rispose ironico. -- In queste cose la penso tutti -i giorni allo stesso modo. Non lo faccio per cattiveria, mi creda. Ma in -questo momento, su la mia coscienza, ne ho bisogno e non potrei davvero -transigere nemmeno con un figlio. Resteremo amici lo stesso, ma -preferisco mettere le cose in regola. - -Era dunque inutile che gli continuassi a versare bicchierino su -bicchierino dalla caraffa già vuota per metà; i suoi occhi brillavano, -ma la sua mente restava implacabilmente lucida. Pensai di tergiversare. - --- So che state coltivando un progetto magnifico... almeno se devo -credere alle voci che corrono, -- dissi con noncuranza, non mostrandomi -affatto sorpreso dalle sue parole. - --- Progetti se ne hanno sempre, -- egli rispose con ambiguità. -- Ho -l'intenzione di liquidare tutto: questo è vero. Sono vecchio e non ho -più voglia di vivere in continue tribolazioni. Anche i figli crescono, e -vanno accampando esigenze di troppo superiori al loro stato... Bisogna -finalmente tirare le reti in barca. - --- Meno male che le chiamate reti anche voi! Poveretti, que' pesci che -vi caddero dentro alla cieca! Voi non volete nemmeno usare un poco di -carità nell'aiutarli a trarsi fuori dalla rete. - --- Per bacco! -- egli rispose agitandosi: -- un po' ancora e si direbbe -ch'io vengo qui per saltarle al collo! - --- Eh, quasi, mio buon Michele! Se dovessi raccontarvi tutte le mie -disgrazie, avreste certo un poco di tolleranza! - --- Ma se non posso, le dico! Vuole che mi trovi a mal partito io per -lasciarle fare i suoi comodi? - --- Oh... voi! Siete una volpe fina, voi! Il vostro pozzo non ha fondo e -volete farmi credere d'essere a secco. Dite piuttosto che, per il vostro -egoismo, non vi importa nulla di sacrificare i vecchi amici. - --- Ma che parole son queste! Glieli ho dati o no questi denari? Ho -diritto o no di farmeli rendere? Uno che viene a farsi pagare, lei lo -chiama un egoista? Ma sa che lei ha certe trovate straordinarie! - --- Là, là... non fingete di non comprendermi! So quel che dico e mi -risulta che state per entrare in Municipio. Allora, naturalmente... - --- Ma chi le ha detto questo? -- fece l'uomo, animandosi, con una -smorfia di compiacimento. - --- Oh Dio, ne discorron tutti; è una cosa che tutti sanno; me ne avran -parlato in cento. Ed io, che avevo il torto di credervi un buon amico, -mi ero già prefisso di sostenere a spada tratta la vostra candidatura. -Voi che fate invece? Mentre state per conoscere il peso degli onori -pubblici, siccome può seccarvi che qualcuno dica: «Sì, è un uomo di -polso, lo si potrebbe mandare in alto... però ha in giro qualche -affaretto così e così...» voi preferite evitare sùbito le chiacchiere, -senza riguardi per nessuno. Ecco perchè vi dicevo che siete un egoista. - --- Ma tutto questo cosa c'entra? Sono fantasie, caro signor conte! Che -in Municipio ci sia forse un posticino anche per me, può darsi, e credo -anzi che starebbe tanto bene a me come ad un altro... - --- Non dico di no. - --- Ma questo non ha niente a che vedere con gli affari miei propri. Se -domani mi eleggono, mi fanno un piacere; se non mi eleggono me ne fanno -due, perchè sono tanti grattacapi di meno... Le pare? - --- Via, Michele, rispetto all'elezione, se le voci sono vere, non v'è -più alcun dubbio. Per conto mio seguiterò ad aiutarvi con tutte le mie -forze e voi, per venire ad una conclusione, mi farete il piacere di -rinnovarmi questa ipoteca per tre anni ancora. - --- Impossibile! Impossibile. Non parliamone più. - --- Lasciatemi dire... per tre anni ancora. E se a quel termine non vi -pagherò tutto, siamo intesi che voi farete il protesto e vi prenderete -la terra. - --- Nemmeno per sogno! -- interruppe il Rossengo eccitandosi. - --- Ma, Dio buono, lasciatemi dire un momento! Cosa rischiate facendomi -questo favore? L'ipoteca non muore, la terra è lì, nessuno la tocca ed è -una garanzia che non corre pericolo. Se si tratta degli interessi, -aggiungeremo anche quelli, e nel frattempo io saprò mettere le cose a -posto con tutta mia pace. Andiamo, Rossengo! Se rifiutaste, dovrei -credere proprio che mi vogliate portar via la terra oggi, che ne avete -il mezzo, per il timore che un'occasione simile non vi càpiti più! - --- Non è questo, non è questo! Gli è... -- spiegò Michele con una lieve -titubanza -- gli è che fra un anno, fra due, fra tre, si tornerebbe -sempre alla stessa canzone. - --- Ma se vi dico di no! - --- Caro signor conte, io so benissimo come stanno le cose. Non le vorrei -far torto, mi creda, ma noi ci teniamo al corrente per forza... - --- Dunque mi credete un uomo rovinato? È questo che volete dire? - --- Oh, questo, perdoni sa, lo si dice da un gran pezzo! Ma non è tutto -lì. - --- Ah, non è tutto? Cosa c'è di nuovo? Se vi affermo che alla nuova -scadenza potrò pagare, vuol dire che so press'a poco dove procurarmi la -somma necessaria. - --- Ecco il punto grave! -- diss'egli con un ridere grossolano, -esaminando traverso la luce un altro bicchierino d'acquavite. - --- Sembra che non vogliate credermi, caro Michele! -- feci, senza -mostrare di adontarmene. - --- Oh, Dio, signor conte, sono cose delicate, cose che non mi -riguardano... -- egli osservò perplessamente. - --- Non fa nulla; dite pure. - --- Ma poi non se ne avrà per male, signor conte? - --- Perchè avermene a male? Dite, dite pure. - --- Ecco... -- egli spiegò, cercando le parole. -- Noi sapevamo da molto -tempo, anzi lei stesso me ne aveva parlato... che il signor conte, a -Roma, era fidanzato con una signorina ricchissima, e noi, naturalmente, -conoscendo come stanno le cose, si contava molto su questo, perchè la -terra insomma è sempre terra, e con le crisi agricole... - -Egli fece una pausa, mi guardò con i suoi occhi penetranti e riprese: - --- Invece ora è corsa voce che il matrimonio non si faccia più. In paese -ne parlano come di cosa certa, ed allora, mi capisce, siccome fra noi si -può parlar chiaro... - --- Ah, si dice questo? -- esclamai, simulando una grande maraviglia. -- -Toh, questa mi piace! - -Compresi di non aver salvezza fuori dalla menzogna, e seguitai con -sarcasmo: - --- Vorreste dirmi chi è quell'anima pietosa la quale avrebbe raccontata -questa buona favola? E comica, sapete! Ma, già che siamo in argomento, -parliamone pure a viso aperto. Ditemi per lo meno da che parte giunse -fino a voi questa notizia sorprendente. - --- Un po' da tutte le parti, signor conte. Il mondo mormora, si finisce -con saper tutto e non si ricorda mai da che bocca sia venuto il primo -pettegolezzo. Il fatto è questo: dicono che per molte ragioni il -matrimonio non si faccia più. - --- Sentiamo allora queste ragioni. In fede mia ne sono curioso. - -L'uomo tentennò il capo, si grattò la fronte, poi disse: - --- Chi ne racconta una, chi un'altra. La ragione prima sarebbe quella -bella signora che lei ha condotta qui da Roma. Bella davvero! È -francese, dica un po'? - --- È ungherese, ma fa lo stesso. - --- Per Dio, che creatura! che occhi! - --- Quando l'avete veduta voi? - --- A Fondi, alla Festa dei Fiori. - --- Bene, ma vediamo un po', Michele, e sia detto in confidenza, fra noi -uomini... Quand'eravate fidanzato, voi, non vi siete permesso proprio -nessun capriccio? Siate sincero, veh! - --- Oh, certo, prima e dopo, quanto a questo! - --- Dunque, non vorreste permettere anche a me la stessa cosa? Quand'un -uomo è alla vigilia di prender moglie, talvolta si sente opprimere da -una certa malinconìa... Bisogna farla passare. Insomma, lasciando gli -scherzi, dite pure in città che la notizia è falsa. Non voglio darvene -la prova, naturalmente, quantunque potrei anche sùbito mostrarvi le -ultime sue lettere. Ma informàtevi meglio. Ed inoltre, sia detto fra -noi, mettendo a parte ogni questione di amore o di non amore, vi sembra -mai possibile che un uomo ridotto a mal partito come son io trascuri per -un capriccio tutti quei milioni, con insieme una brava, una bella -ragazza che domanda solo di offrirmeli? Bisognerebbe esser pazzi, vi -pare? - --- Mah... questo l'ho sempre detto anch'io! -- rispose il Rossengo, -alzando le spalle. - --- No, credétemi -- proseguii, battendogli una mano su la spalla, -- -queste sono malignità e gelosie di gente cattiva. Sentite: non fra un -mese o due, ma domani se volessi! Ed io, lo dico a voi, Michele, già che -ne parliamo, io vado un poco per le lunghe, perchè il matrimonio, come -vi dicevo, è sempre una catena. - -Fosse la convinzione o l'effetto dell'acquavite che diminuiva sempre più -nella caraffa, l'uomo parve man mano arrendersi a' miei ragionamenti. - --- Lei con tutto il rispetto, è sempre stato un gran briccone, signor -Germano! -- esclamò egli con allegra familiarità. -- Se fossi certo che -lei sposa la Laurenzano... eh, allora!... - -Ed i suoi occhi brilli splendevano di un luccicore intenso. - --- Lo credo io! con quel po' po' d'interesse a cui mi avete prestato il -denaro... Bel mobile! Sopra una pietra da mulino, in vent'anni vi -divorereste anche Roma! - --- Ah, si vuol lamentare adesso? -- egli ribattè, vedendo le cose ora -sotto una luce più gaia. -- Metta insieme il rischio.... - --- Che rischio! - --- La paura.... - --- Che paura! - --- La pazienza... - --- Eh, via!... di pazienza ne ho dovuto aver io, e molta, per ottenere -questa miserabile proroga! Se foste un uomo generoso, direste sùbito: -Che mai! Al conte Guelfo tre anni farebbe schifo... Dieci gliene -accordo, se vuole. - --- Ma io non ho promesso neanche un giorno! -- egli esclamò con un riso -triviale, battendo i due grossi pugni su la tavola, che traballò. - --- Su, Michele: chi ride consente. - --- No: chi tace, -- egli corresse, un po' ebro. - --- Chi beve, dico io! Su bevétene ancora un goccio! È acquavite sincera. - --- Caro conte, lei vuol vedermi brillo perchè io rimetta le cambiali a -dormire. Ma ho la testa divisa in due parti, io! Se m'ubbriaco da una, -tutti i pensieri passano dall'altra. Il fatto è questo: se lei mi dà la -prova che il matrimonio non è andato a monte, le concedo un anno, se -no.... - --- Tre anni, ho detto. - --- Impossibile; allora niente. - --- Due? - --- Mettiamo pure due, ma ci vuole questa prova. - --- Sono più che disposto a darvela, però non saprei quale. - --- Ecco: non ci sarebbe il mezzo di ottenere una riga solamente, sia -pure in carta semplice, ma di proprio pugno della fidanzata? Una specie -di garanzia privatissima da mettere insieme con le cambiali? - --- Ma cosa dite mai, caro Michele? Dov'è il vostro buon senso, per -Bacco! - --- Ebbene, allora mi lasci far due righe di conti, -- egli disse, -traendosi di tasca un taccuino. -- Io le rispondo ben chiaro: se nel -prezzo dell'ipoteca ci stanno anche gli interessi, le concedo i due -anni, altrimenti non parliamone più. - --- Ma, se non altro per pudore, non dovreste nemmeno pronunziare questa -parola «interessi» davanti a me! Vi ricordate la somma che ho avuta per -quelle cambiali? - -Egli fece con le spalle un movimento ruvido. - --- Non ricordo nulla, -- disse. -- La somma che conta è quella scritta -qui. - --- Va bene, va bene: continuate pure i vostri calcoli. - -E per cinque minuti egli non fece che scarabocchiare cifre sbilenche. - --- A stretto rigore, -- concluse infine -- mancherebbe qualcosa; ma -fingerò di non essermene accorto, perchè, non si sa mai, al mondo si può -aver bisogno di tutti ed un servigio reso al prossimo non è mai perduto. - --- Ah, per Iddio! avete un coraggio sublime! -- gli gridai ridendo. -- -In ogni modo non importa, e vi ringrazio lo stesso. Dunque siamo intesi: -parola di Rossengo... - --- Parola di re! -- proclamò l'usuraio, tendendomi la mano un po' -tremula. - --- Ancora un ultimo sorso, -- proposi, ricolmando i bicchierini. - --- Volentieri: quest'acquavite mi facilita la digestione. - --- Allora ve ne manderò qualche bottiglia a casa, e intanto alla salute -vostra, Michele! - --- Grazie; alla sua, signor conte! - -Bevve, poi gli venne un pensiero. - --- E alla sposa di Roma! -- soggiunse. - --- Alla sposa di Roma! -- ripetei senza esitare, con una incoscienza che -stupiva me stesso. - -Finalmente il Rossengo si levò; era quasi del tutto brillo, aveva le -guance rosse, il fiato greve. Ancora, su la soglia, si volse per -ripetermi: - --- Dica, signor conte, non si dimentichi poi quelle certe bottiglie... - --- Sì, le bottiglie d'acquavite? Siamo intesi, le avrete. A rivederci, -Michele. - -E uscì. - - - - - VII. - - -Una lettera di Fabio mi giunse alcuni giorni dopo, in termini brevi, -senza un qualsiasi accenno intorno all'accaduto. - - ---- - -«Io ti rendo la parola di Edoarda Laurenzano, -- egli scriveva. -- Prego -il cielo che non ti faccia mai conoscere il rimorso dell'azione -compiuta, e per il male che hai dato possa venirti una lunga felicità. È -questo forse il voto e la speranza della donna che abbandoni, è questo -l'augurio più sincero dell'amico di tanti anni, che non ti dimentica in -quest'ora tristissima della tua vita... Conserva una memoria indulgente -per la creatura che ti ha troppo amato e sconterà in silenzio il suo -destino irreparabile; fa del bene a molte anime per quella che hai -dovuto sacrificare. Noi ti seguiremo col pensiero, dovunque tu vada e -qualsiasi cosa tu faccia, come una volta e sempre, desiderosi anche di -soccorrerti se mai ti sorprenda un pericolo contro il quale tu non possa -lottare. - -Resta lontano da Roma, per qualche tempo almeno, e ricordami e scrivimi -sempre.» - - ---- - -Questa lettera mi parve un'umiliazione, e nell'attimo stesso in cui -finalmente mi vedevo libero, un senso quasi di sgomento, di solitudine -m'invase. Mi parve per un istante che mi avessero lasciato solo, di -fronte ad un precipizio, a mille precipizi continui, dove sarei caduto -inevitabilmente come una preda oscura. - -Una immagine fissa mi teneva la mente. - -Il portone, quel gran portone marmoreo del palazzo Laurenzano, casa di -principi una volta, ove nella corte scalpitavano i cavalli e facevano -ala i domestici gallonati, quel portone che tante volte avevo passato -quasi ormai da padrone, ora mi si chiudeva in faccia ostinatamente, come -ad un servo scacciato. E insieme tutte l'altre soglie ch'ero solito -varcare si chiudevano a lor volta, quasi per dividermi da una gente alla -quale non appartenessi più. In quella società ov'ero entrato -splendidamente, sotto l'auge del mio gran nome e del mio denaro, nessuno -ignorava i miei dissesti, le noie che mi davano i creditori e i pesi che -si andavano accumulando sui pochi avanzi delle mie campagne. Ciò che mi -salvava dalla decadenza e dal disprezzo altrui non era infatti che il -mio fidanzamento con Edoarda. Anzi al pubblico piaceva, come in genere -piacciono, tutte le cose teatralmente immortali, questa mia figura di -scialacquatore spensierato, che, al termine delle sue scioperatezze, -trovava una ereditiera innamorata e otteneva di sposarla per -ricominciare il suo fasto. Insomma dovevo solamente alla mia sposa -futura se ancora le belle dame romane mi serbavano qualche sorriso -procace nell'iniziarmi alle intimità profumate dei loro salotti, se gli -usurai mi davano denaro, se i negozi mi vendevano a credito, se alle -caccie potevo cavalcare i migliori cavalli, giocare spensieratamente al -Circolo, e persino fra le donne galanti godere di molte predilezioni; il -che sembrerebbe forse paradossale, se anche in questo, come in tutti gli -altri rami dell'eleganza e del piacere, non dominasse una divinità molto -frivola, molto capricciosa: la moda. - -Nella così detta «grande società» v'è un numero infinito d'intrusi: -quelli che vennero dal nulla e quelli che si ridussero al nulla. Io -stavo per contare tra questi ultimi e v'ero tollerato nel modo più -cortese, perchè possedevo il mezzo di ripristinare al mio nome la sua -necessaria grandezza. Invece, da un momento all'altro e per mia volontà, -il che forse appariva più grave -- rinunziavo a questo mezzo, lanciavo -quasi una sfida od un rifiuto alla mia casta e mi ritraevo in disparte -da essa, disdegnandone le ambizioni per l'amore d'una donna straniera. - -Di questo non avrei potuto certo sperare il perdono. L'usuraio di -Terracina non sarebbe stato in ciò per nulla diverso dalle dame di Roma, -le quali sognavano a palazzo Materdomini una sala di più dove danzare, -dove amoreggiare, dove splendere, nè dagli amici dei teatri, dei Circoli -e degli ippodromi, che certo non avevano dimenticate le mie liberalità -di un tempo. E costoro, indistintamente, oltrechè non perdonarmi, -avrebbero anche vendicate le loro speranze deluse, insieme con le -antiche invidie. Essi certo non avrebbero giudicata l'azione mia secondo -il suo giusto valore, nè con indulgenza, nè con rispetto. Costoro -avrebbero riso. E mi pareva di vedere molte bocche ridere, mi pareva di -udire i maligni commenti. Oh, mai come in quell'ora mi sembrò di -conoscere il mondo in cui ero vissuto, e mai con maggior tristezza -rimpiansi la mia vita sprecata in mille vanità passeggere, lembo a -lembo, fra le gioie più sterili!... - -Così pensando, imparavo a disprezzarmi: un sentimento questo che non -avevo conosciuto ancora. - -Edoarda invece mi appariva come una immagine del tutto lontana, perduta -fra le memorie di un'altra vita, pressochè scomparsa. I miei nervi si -erano talmente avvezzi a ribellarsi contro di lei, che ora, d'un tratto, -si sentivano come rappacificati. - -Ella era uscita dal mio cuore senza lasciarvi un solco, senza imprimervi -una memoria, senza condannarmi ad un qualsiasi rimpianto. - -Elena invece m'inebbriava del suo fresco amore. Ogni giorno mi pareva di -scendere più profondamente nel mistero della sua dolce anima. - --- Non puoi credere -- mi diceva spesso, -- come adoro questa campagna, -questa casa ed i giorni che passiamo qui. - -Talvolta, la sera, ella si lasciava prendere da una specie di -malinconia; parlava con voce affaticata, senza guardarmi, quasi perduta -in un sogno, e mi diceva: - --- No, tu non puoi comprendermi, Germano. Vi sono troppe cose che tu non -puoi comprendere. Vedi: quando si è trascorsa una vita nomade come la -mia, quando si è stata una donna senza legge e senza meta, di paese in -paese, tra una folla d'estranei, in balìa di tutte le sorti, quando ci -si è trovati fin dalla più lontana giovinezza senza una famiglia nè un -tetto nè un amore nè una felicità qualsiasi nella vita, tu non puoi -comprendere come di tanto in tanto si provi un bisogno infinito di -riposare, di vivere più presso alla natura, a questa grande madre che -rende la gioventù e la purezza dell'anima. - -E allora una grave ombra le scendeva su la fronte china; le brillava tra -le ciglia una lacrima silenziosa. - --- Io -- seguitava -- son tra quelle anime che non possono mai ambire al -destino degli altri, ma devono perpetuamente andar oltre, andar lontano, -andar via, come il vento, come la nebbia, come il fiume, come tutte le -cose che passano... E vi sono migliaia d'anime destinate a questo -inutile pellegrinaggio. - -Così l'amore nostro si velava insieme d'incertezza e di ombre. - -L'estate passò; venne l'autunno, con le sue feste di pampini, con le sue -nebbie ottobrali. Le sere si fecero fredde, i grossi tizzoni arsero -scoppiettando nel grande camino di Torre Guelfa, ove s'erano scaldati -pigramente, nelle serate cupe del Medio Evo, i miei padri lontani. - -E venne anche la noia, l'insidiosa nemica di tutti gli amori, che -cammina insieme con la solitudine, con il silenzio, con la polvere, -nelle grandi case abbandonate. L'inverno, tra quelle fosche mura, -sarebbe stato pieno di malinconia. Che risolvere? Non avevamo denaro per -andarcene al Cairo, in Riviera, od altrove, tra la gente gaia. Bisognava -nondimeno prendere una decisione seria, perchè la nostra vita era tutta -in balìa d'un precario destino. - -Le mie scarse rendite eran quasi del tutto assorbite dagli interessi di -alcuni debiti gravosi, ed esaurito il credito, non mi rimaneva che -vender Torre Guelfa con le campagne circostanti, e contentarmi di una -meschinissima vita. Sarebbe stato così l'ultimo colpo dato nel tronco -secolare della mia casa, il dividermi da tutte le fierezze ch'erano -state il mio vanto, il rinunziare per sempre alla speranza di un secondo -apogeo. No, questo mai! Piuttosto morirvi, su quel lembo di terra ch'era -stato un feudo immenso, e non vedere altra gente all'ombra di quella -vecchia Torre, dove, dal culmine, si guardava il mare. Fosca, selvaggia, -nera di feritoie oblique, come un tragico avanzo di battaglie antiche, -portava in alto il grande scudo marmoreo dei Materdomini, con il bel -motto scolpito: _Placet, si vis, Domine_. Ed ognuno dei nati nella mia -gente doveva, per eredità di sangue, morire prima di vederne la rovina: -ognuno doveva credere in quel motto come in una fede suprema. - -Tutte le avventure mi convenivano, tranne quella che mi avesse a -dividere dalla memoria del mio casato. - -Lunghe sere noi passammo accanto al fuoco, ragionando su l'opportunità -migliore. - -Elena mi diceva: - --- Non pensare a me. Ho finalmente presa la mia risoluzione: andremo a -Parigi, diverrò attrice, guadagnerò molto denaro. - -Questo era sempre il suo grande sogno. Me ne aveva parlato le prime -volte con titubanza, poi con fermezza, nè io credevo di poter ostacolare -il suo proposito, perchè non avevo alcun avvenire da offrirle. Io -medesimo, giunto verso i trentaquattr'anni e perdute ormai quelle -temerarie illusioni che rendon facile ogni strada sul fiorire della -giovinezza, mi trovavo nella dura necessità di ricominciare la mia vita, -con altrettanta parsimonia quanto ero stato prodigo e spensierato, uscir -dalla lunga pigrizia per sottomettermi ad un qualsiasi mestiere lucroso, -mentre il mio solo studio fino a quel tempo non era stato che di godere -la maggior allegrezza nell'ora fugace. - -Il passo in fondo non era facile nè breve. Poi, quante fierezze da -scordare, quanti altari da cui scendere! Mi avveniva di rimanere per -lunghe ore perplesso e trasognato, pensando al mio tempo trascorso, -quando la sorte, con munificenza incalcolabile, mi aveva dato in -possesso i migliori suoi doni ed offerta la possibilità di ambire a -qualsiasi destino. Invece quanta cenere, quanto inutile spreco! E -rivedevo le mie terre, cento volte più vaste che non si possa con uno -sguardo abbracciare, pezzo a pezzo vendute, o cadute in possesso -dell'usuraio, che ora, quasi per insidiarmi fin nell'ultimo riparo, -stendeva la mano rapace su le campagne intorno a Torre Guelfa, pronto -forse un giorno a cacciarmi dal mio tetto, per condurre la sua vita -opulenta e laida in quel feudo che aveva la sua storia scritta a lettere -d'oro nelle cronache di Roma. - -Allora m'appigliai ad una risoluzione improvvisa. - -Feci chiudere la casa di Roma, vendetti una piccola terra, vicino a -quella di Monte San Biagio, per avere il denaro che mi urgeva, e -decidemmo di andar a Parigi, dove la sorte ci avrebbe forse aiutati. - -Nella grande città di gioia, libera e maravigliosa, dove tutte le -passioni umane sembrano accendersi d'un più selvaggio ardore, ella -voleva essere attrice, io volevo con ogni mezzo affrettare il compiersi -della mia sorte. Forse intraprendere un commercio, forse affidarmi -all'alea della speculazione, o forse, con uno stratagemma usato a me -stesso, volevo semplicemente arretrare d'un passo davanti allo spettro -della rovina imminente. - -Avevo ancora una fede cieca nella clemenza della fortuna, e partendo -guardavo con occhi sereni, su la torre di Torre Guelfa, il bel motto -scolpito nello scudo. E il motto diceva: - -_Placet, si vis, Domine._ - - - - - I - - -A Parigi, dopo alcune settimane trascorse all'albergo, affittammo nel -quartiere dell'«Etoile» un grazioso appartamento, che si apriva su la -via dell'«Arc de Triomphe». La nostra vita, nei primi tempi, fu tutta -spensieratezza e gioia. Di giorno, cavalcate al Bosco, passeggiate in -vettura, soste negli ippodromi; la sera balli e teatri, visite ai -ritrovi mondani, fra quella turba cosmopolita che versa -inconsideratamente nella centrica Parigi l'oro guadagnato ai quattro -canti della terra, e tutti i giorni si muta, più festevole e più pazza, -dando l'idea d'una Babele novissima, dove gli uomini più diversi -convengano insieme ad una perpetua gozzoviglia. - -Durò così per oltre un mese, fin quando Elena si accinse a frequentare -una scuola drammatica. In quei tempi una grande attrice, stanca di -calcar le scene, si era data all'insegnamento, aprendo una scuola di -recitazione dove accoglieva soltanto alunne che fossero nuove al teatro, -ed alle migliori di esse prometteva un adito immediato su le più grandi -scene parigine. - -Tosto Elena, entrata in favore della maestra, cominciò a frequentar -assiduamente la scuola, e si pose all'opera con tanto amore, che ogni -altro pensiero fu escluso dalla sua mente. Questo esempio di serena -volontà umiliava un poco la mia naturale pigrizia, che aveva, come sola -forza, una fiducia illimitata nel destino. - -Talora mi assalivano i più tristi pensieri, vedendo venir meno il denaro -pervenutomi dall'ultima vendita delle mie terre; ma nello stesso tempo -mi sembrava impossibile di dover giungere alla miseria, quasichè, dietro -le mie spalle, invisibile, stesse a guardia un genio tutelare, che alla -fine, in un modo qualsiasi, mi avrebbe ancora soccorso. - -A poco a poco la mia vita si era fatta monotona. Elena frequentava le -sue lezioni, la mattina ed il pomeriggio; di sera per lo più, vinta -dalla stanchezza, non amava uscire. Così mi rimanevano molte ore libere; -mi alzavo tardi, andavo al Bosco o vagabondavo per le strade, guardando -i negozi, gli equipaggi, la gente, invidiando tutti, amareggiandomi di -tutto. Le idee più torbide si affacciavano al mio pensiero; Elena stessa -mi pareva mutata. Oh, la primavera di Torre Guelfa, come già mi sembrava -lontana! - -E talvolta guardavo Elena con un senso d'involontario sospetto. Il suo -passo, i suoi gesti, anche la sua voce, forse per l'abitudine contratta -nell'esercizio scenico, non avevano più quella semplicità fresca e nuova -dei primi tempi, che ricordavo come in un sogno. Invece pensavo che -presto avrebbe affrontata la scena; la luce della ribalta avrebbe -offerto a mille sguardi estranei la sua desiderata bellezza; i giornali -sarebbero stati pieni del suo nome, cartelli e manifesti l'avrebbero -dappertutto raffigurata, e di lei, nelle cene galanti, si sarebbe -discorso con spensierata licenza. Poi l'applauso, la possente ibrida -voce delle tumultuose platee, sarebbe salito fino a lei, fino ad -avvolgerla come in un álito di desiderio, come in una vampa di -corruzione... E perchè dunque, un giorno, finalmente, non si sarebbe -anch'ella stancata di vivere in disparte, per un uomo che più nulla -poteva offrirle, neanche la gioia di rifugiarsi nella spensieratezza -dell'amore, se anche questo mio grande amore si oscurava ormai di ombre -angosciose? - -Così, quand'ella mi parlava con ardore de' suoi rapidi progressi, de' -suoi futuri trionfi, un sorriso amaro passava su la mia bocca e provavo -nell'anima un senso d'indefinibile paura. Que' suoi racconti avvenivano -per lo più durante l'ora della colazione. Io silenzioso, ed ella gaia, -loquace, mi narrava tutti gli avvenimenti più futili della scuola, e mi -aveva così ben descritte le sue compagne, che ad una ad una quasi mi -pareva di conoscerle tutte. Verso le cinque le andavo incontro, ed era -questa l'ora migliore della mia giornata, poichè ci recavamo a far le -piccole spese per la nostra casa, od a bere il tè nei ritrovi eleganti, -od a passeggiare insieme fino allo scendere della sera. In quei momenti -mi pareva ch'ella fosse ancor mia; per lei mi struggeva ora un amor -triste e taciturno, che il dubbio d'una lontana rinunzia tormentava di -oscure gelosie. Quanto più la vedevo salire, tranquilla e certa, per il -suo cammino di luce, tanto più mi sentivo cadere dentro un abisso di -tenebre, dal quale avrei cercato invano di riafferrare la sua bella -immagine fuggitiva. - -Così qualche volta il mio amore diveniva crudele, sospettoso, violento: -mi piaceva intiepidir la sua fede, smorzare le sue speranze, ferirla -nell'orgoglio, per non lasciarle comprendere in quali angustie si -dibattesse il mio spirito. Ella per contro era docile come non mai; si -arrendeva indulgente alle ubbìe del mio carattere, perdonava l'asprezza -della mia voce, calmava con miti sorrisi le mie repentine gelosie; ma la -sua mitezza, la sua condiscendenza, la calma di quel sorriso indulgente, -non erano per me che altrettante ferite, poichè infatti la sentivo -troppo forte, e ciò mi dava ombra. - -Ogni giorno, vedendola uscire, mi pareva ch'ella se ne andasse a portar -lontano, fra estranei, una parte di sè stessa, una parte che non mi -avrebbe restituita mai più. - -Quest'amante singolare sapeva darmi ogni giorno una gioia ed un'angoscia -nuove, perpetuando in me il dubbio, che sta nell'amore come il rimorso -nell'anima. - -Spesso mi domandava quale risoluzione avessi presa per l'avvenire, -incitandomi a non frapporre indugi dinanzi al tempo che fuggiva. E mi -noverava molte cose alle quali avrei potuto dedicare i miei giorni, con -una visione così pratica e semplice del lavoro che spesso ne rimanevo -stupito. - --- Tu non puoi figurarti, -- le rispondevo, -- che sforzo terribile sia -per un uomo della mia natura quello di ricominciar la vita, e -ricominciarla per forza, senza un'attitudine, senza un vero ideale. - --- Certo, lo comprendo. Ma, se questo è necessario? - -Allora mi diffondevo in lunghi ragionamenti, che peccavano dalla base, -appunto perchè io stesso ne intravvedevo la falsità. - --- Lavorare, tu dici? Ebbene, vediamo. Una volta dipingevo infatti, e -con una certa valentìa. Ma son trascorsi tanti anni! Vuoi che ricominci -ora? Dopo aver perduto il tempo nel quale forse mi sarei fatto -un'artista, e quando a Parigi vi sono molti pittori di grande ingegno -che appena si guadagnano il pane? Vuoi che tenti un commercio, -un'industria qualsiasi? Mi mancano per ciò le conoscenze più elementari. -Tu mi dirai che si possono imparare. Ed è vero; ma in quanto tempo? E i -capitali? Dopo tutto, è inutile!... Credi, Elena, un Guelfo non apre -bottega. - --- E con questi ragionamenti falsi ti condanni ad una passività oziosa, -mentre invece dovresti pensare che a tutto v'è rimedio. - --- Infatti mi rimane ancora una strada. Conosco a Parigi molte persone -autorevoli; per mezzo loro mi farò presentare in Borsa, otterrò credito, -speculerò. - --- Ma, insomma, sono mesi ormai che accarezzi questa idea senza mai -decidere nulla! Che aspetti ancora? - --- Non darti pensiero, Elena; oggi o domani comincerò. - -Oggi o domani... E intanto le settimane passavano, il denaro dileguava, -l'inettitudine della mia vita si faceva più grande. In verità un giorno, -incontrando Gualtiero Alessi, agente conosciutissimo alla Borsa di -Parigi, ch'egli frequentava da vent'anni, gli avevo parlato delle mie -risoluzioni, ma così distrattamente ch'egli pure mi rispose in modo -assai vago: - --- Bene, quando vorrai.... Vieni da me. Combineremo. - -E tutto finì su queste parole. Che fare? Non ero avvezzo a chiedere; le -cose più semplici mi parevano dure umiliazioni. - -Così, fra vani pensieri e lunghe ore d'inerzia, scorreva la mia vita -novella, mentre di giorno in giorno andava in me nascendo un disprezzo -immenso di me stesso. Avevo presa l'abitudine di uscir la sera, quando -Elena si coricava di buon'ora, e frequentavo alcuni amici d'altri tempi, -seguendoli senza voglia nelle loro scorrerìe per la città del piacere. -Fra questi, mi avvenne una sera d'incontrare un uomo che tempo addietro -mi aveva molto divertito ed incuriosito. - -Si chiamava Elia d'Hermòs, era d'origine albanese, o così almeno diceva, -poichè la sua vita era tutta un mistero. - -Oltre la soglia dei quarant'anni, alto e magro, con una fina espressione -di sarcasmo negli occhi arguti, il mento adorno d'una leggera barba -color di rame, i capelli biondi, grigi su le tempie, l'andatura -dinoccolata, le mosse un po' feline, mostrando della sua persona e de' -suoi abiti una cura soverchia, quest'uomo era certo fra que' molti -personaggi ambigui che Parigi alimenta nel suo grembo, e vorrei dir nel -suo covo, riserbando un campo vastissimo alle lor arti oscure. Parlava -male moltissime lingue, sapeva un po' di tutto senza nulla conoscere -profondamente, aveva percorso il mondo intero e vissuto in ogni paese, -conservando di tutti i popoli un segno caratteristico, senza palesemente -appartenere ad alcuno. - -Il suo discorso era gaio, paradossale, volubile, quantunque in ogni -parola si tradisse la profonda esperienza ch'egli aveva dell'uomo e -delle sue passioni, della vita e de' suoi casi. Di lui si parlava molto -come di un avventuriero, senz'attribuirgli alcun fatto preciso, e però -lo frequentavano gli uomini del miglior ceto, faceva parte d'un Circolo -di buon nome, qualche volta lo si vedeva cavalcare al Bosco in compagnia -di signore parigine o forestiere. Prediletto nella società galante, -spendeva senza parsimonia, con aristocratica eleganza: doveva essere -terribilmente cinico dietro la sua maschera d'impeccabile gran signore. -Elia d'Hermòs, mi rammentava un poco il tipo di Fabio Capuano, e forse -questa fu la prima ragione della nostra dimestichezza. - -Molte sue frasi, molti suoi motti arguti, eran divenuti proverbiali su -la bocca degli amici, ed i suoi concetti morali non erano precisamente -quelli che avrebbe potuto sottoscrivere un padre Labourdonnais. Ma egli -possedeva in massimo grado quel bel dono degli avventurieri, e cioè la -simpatia suggestiva, il coraggio sfacciato di professarsi apertamente -per un essere amorale, con l'abilità insieme di ravvolgere la propria -persona in un velo di mistero seducente, e di trattar la vita come una -burla, cosa che piace ai meno forti. - -Parigi si rammentava di averlo veduto, molti anni addietro, avere un -duello terribile con un addetto diplomatico di gran famiglia, il quale -era rimasto sul terreno con la gola trafitta. E Parigi non dimentica mai -un bel gesto. - -Altri sapevan qualcosa intorno all'oscura amicizia che fino alla morte -professò per lui la famosa Duchessa di Lezières, questa Saffo -impenitente, che non si peritò di chiudere la sua magnifica vita di -depravazione con una frase rimasta celebre: - --- «Fra me e mio figlio abbiamo possedute le più belle donne di -Francia.» - -Così pure non lo danneggiò l'esser stato il confidente e quasi l'«alter -ego» di Casimir Pleyel, il ministro speculatore, che fallì con un -disavanzo di parecchi milioni e chiuse gli occhi al penitenziario. -L'essere stato il suo braccio destro non gli nocque nell'opinione di -alcuno, e neanche del Codice, perchè, all'imminenza dello scandalo, -subodorando il vento infido, egli ebbe l'accortezza di provocare una -rottura clamorosa con il suo complice e la prudenza di allontanarsi -proprio al momento in cui si scatenavano le ire dei colpiti. - -Ora i bei tempi erano passati; la Moda, quella bizzarra divinità cui -Parigi pagana avrebbe eretto il più gran tempio dell'orbe, si era un -poco distolta da lui, trovandolo forse invecchiato. Lo lasciava -prosperare tranquillamente, senza ingerirsi de' fatti suoi, come un -trastullo d'altri tempi che ancora si tolleri per riconoscenza. - -C'incontrammo una sera, in uno di quei balli di Montmartre dove impazza -il perpetuo carnevale dei gaudenti, e sebbene in passato la nostra -conoscenza non fosse stata gran che intima nè duratura, egli mi ravvisò -prontamente e venne a parlarmi con disinvolta cortesia. - --- Vi sapevo a Parigi, -- mi disse, -- poichè vi ho veduto in teatro -poche sere or sono. Non mancano da noi le belle donne, ma voi ne avete -condotta una in fede mia rarissima! Vostra moglie forse? - --- No, -- risposi evasivamente -- non è mia moglie. E voi, sempre a -Parigi. - --- Ormai mi ci son quasi radicato. Viaggio di tanto in tanto, ma poi -sento la nostalgia di questa furiosa baraonda, e vi ritorno. Dunque cosa -fate di nuovo? - --- Bah?... vegeto semplicemente! Mi sento invecchiare con delizia e -guardo gli altri vivere. - --- Non dev'essere una occupazione faticosa! - --- No, di fatti, ma interessante. C'è in tutto e in tutti un lato -comico; il poterlo scoprire è cosa che diverte assai. - --- Tuttavia non rinunziate ai piaceri di una volta, come vedo. - --- La verità è questa: soffro d'insonnia, non mi riesce di chiuder -occhio prima dell'alba, ed allora, due o tre volte per settimana, -seguendo un'abitudine inveterata, giro qua e là per la Parigi notturna, -continuando a trovar poco interessante questa maniera di vivere, che in -fondo è stata sempre la mia. - -Si bevve una coppa di Sciampagna, indi uscimmo insieme. Mi stupiva un -poco l'interesse ch'egli pareva prendere a tutte le cose mie, ponendomi, -senza farne le viste, una infinità di domande accorte. Parlava molto, -parlava troppo, ma dietro i suoi discorsi briosi era sempre un filo -recondito assai difficile a seguire. Non credendo necessario -nasconderlo, raccontai ch'Elena voleva darsi al teatro e frequentava la -scuola dell'attrice Grévier. - --- Oh, -- mi disse, -- io conosco assai bene la Grévier! -- (E chi non -conosceva egli dunque?) -- Se volete, potrò interessarmi un poco a -questa persona che vi è cara. - -Accettai sommariamente, come si accetta sempre. E poichè, ogni volta che -nel discorrere si citava il nome di una persona, egli soleva tesserne la -biografia, dovetti conoscere anche quella di Jeanne Grévier. - --- Per essere figlia d'un panettiere, -- cominciò il d'Hermòs, -- ha -fatto una bella carriera! Sapete: la Francia democratica è il vero paese -dove si può dire che la luce venga dal basso. A vent'anni ebbe un -processo, perchè sorpresa dalla Polizia in un teatro clandestino, dove -agiva interamente nuda, rappresentando certe scene plastiche d'un -verismo inaudito. Vi sono anche oggi questi teatri. Se vorrete vi -condurrò. Ma, tornando alla Grévier, quel processo fu la sua fortuna. -Dal teatro plastico alla Porte Saint Martin, alla Renaissance, al -Gymnase, alla Comédie Française, fu per lei tutto un volo, ed un bel -volo, con in mezzo qualche avventura di un sapore non comune. Si sa, per -esempio, ch'ella passò una intera notte in camicia, chiusa fuori su la -terrazza di Gauthier Botrel, questo ardente menestrello meridionale che -aveva un suo particolar modo di farsi amare dalle donne e di farsene -pagare i debiti. Nel suo camerino v'era un divano celebre, sul quale -andò a sedere tutto l'Almanacco di Gotha, e più celebri ancora furono i -suoi tre gatti soriani, che dormivano accovacciati ai piedi della sua -coltre, anche nelle notti di ricevimento. - --- Voi siete un terribile iconoclasta, mio caro d'Hermòs! -- esclamai -ridendo. -- Sotto la vostra implacabile scure, beato chi salva la testa! - --- Credete veramente che valga la pena di lasciar in piedi gl'idoli, -quand'essi non sono per lo più che abili ciurmatori della buona fede -altrui? Tutta la vita non ho fatto che osservare; adesso, qualche volta, -mi credo lecito un giudizio. Poi sappiate questo: l'ammirazione che si -ha per altri è una debolezza che si riconosce in noi. - --- Può darsi. Ciò che voi dite ha sempre il dono di parer vero. - --- E tanto basta. Il vero ed il falso non sono che apparenze affatto -superficiali. La nostra vita moderna è in fondo una convenzione messa in -vigore da uomini rapaci e timidi. Si traversa un'epoca di abbruttimento, -si fa uno sforzo enorme per dare alla vita quei pregi che in altri tempi -la vita offriva spontaneamente. L'umanità è grottesca perchè si dà -l'aria di aver superata la propria natura ed ostenta la convinzione di -stare manipolandosi qualche prodigioso destino. Invece non si accorge -ch'essa è ciecamente vittima delle stesse fatalità, degli stessi -pregiudizi e delle stesse ciurmerie di una volta. - --- Che poca stima nutrite per il vostro prossimo, mio grande filosofo! - --- Il prossimo!... Ebbene se io vi dicessi che son sempre vissuto a -gabbo e ad ufo di questo mio famoso prossimo, e che, pure -maltrattandolo, sfruttandolo, deridendolo in mille guise, l'ho trovato -sempre d'una bestialità così plateale da non meritarsi nemmeno la mia -compassione? Questo prossimo di cui parlate è appunto la forza che -impedisce all'uomo l'uso della sua piena libertà; è l'anonimo che ne -giudica le azioni, ne crea la fama, ne insidia la pace, con una -curiosità ed una malignità così perfide, quanta non potrebbe mettere in -opera il più scaltro agente di polizia sguinzagliato alle calcagna d'un -reo. E di questo animale dannoso, che ha tutti gli istinti spregevoli -della bestia umana senza possederne il più mediocre merito, perchè mai -si dovrebbe avere pietà? - --- Forse perchè noi tutti, a nostra volta, siamo esseri deboli e -possiamo un giorno o l'altro aver bisogno del compatimento altrui. Tutto -nella vita è un dare ed un rendere. - --- Non siamo ancor abbastanza amici perch'io possa dirvi il mio parere -su questi argomenti. Ma lo saremo un giorno, spero, ed intanto seguite -il mio consiglio: prendete tutto quello che potete, moralmente e -materialmente; non rinunziate a nulla di quanto potrete raccogliere, -perchè all'ora del bisogno si ritrovano solamente le beffe. La vita -dell'uomo è una cambiale che scade ogni giorno: o la si esige nelle -ventiquattr'ore, o il domani è carta straccia. - --- Però, visto che ragioniamo di cose gravi, -- osservai -- qualche -volta può esservi di mezzo anche la coscienza. - --- Ebbene, la si costringe ad avere buon senso. Nell'uomo forte la -coscienza non è altro che l'esecutrice della sua volontà. - --- Oh, mio caro, so che parlate per burla! - --- No, davvero! E voi stesso, come tutti, almeno cento volte nella -nostra vita sarete pur venuto a qualche transazione con la vostra -coscienza, senza darvene forse un conto esatto; mentre io, fin dal -principio, ebbi il coraggio di rassegnarmi a queste necessità -inevitabili. - --- Voi parlate di transazioni... Oh, Dio, certo... E chi non ha qualche -rimprovero a farsi? - --- Io, mio buon amico! io stesso. E per la ragione semplicissima che -sono sempre stato il giudice sereno di me stesso. La mia coscienza è di -una mansuetudine senza pari, poichè ha dovuto soggiacere anch'essa ad -una legge ben più rigida e ben più forte, che si chiama volontà. Poi, -sentite: le vie di mezzo sono sempre le peggiori; al mondo non vi sono -che due maniere di vivere: onestamente o disonestamente. Ma in entrambi -i casi bisogna seguire la propria strada con fiducia e con coraggio, -tanto più che fra le due v'è una sola differenza: la prima è noiosa, -l'altra pericolosa. L'essenziale è di professare un principio, poichè -l'uomo indeciso fra ciò che si chiama, se volete, la virtù, e, se -volete, la frode, corre dirittamente incontro ai danni dell'una e -dell'altra, senz'avere di nessuna i vantaggi. Io, per esempio, non sono -in dubbio mai, perchè ho dato alla mia coscienza la forza di accettarmi -e di approvarmi qual sono. - -Egli faceva queste ambigue professioni di fede in un modo così naturale, -ch'era veramente impossibile non ammirarlo e quasi quasi non dargli -ragione. - --- Trovo -- seguitò, -- che il più ragionevole fra i diritti dell'uomo è -quello di sfruttare l'imbecillità de' suoi simili, poichè, nella lotta -per la vita, o si è pecore o si è leoni. Sentitemi bene: il prete, il -ladro, il questore, l'usuraio, il mezzano, lo Stato e la classe -innumerevole degli avventurieri, ecco, in tutte l'epoche, presso tutti i -popoli, i leoni. E il rimanente, pecore, pecore, pecore!... carne da -macello, bestie da soma, per sempre! - -Si era fermato al bivio di due strade, sotto la luce obliqua d'un -lampione; la sua bocca schernevole sorrideva di un sorriso -incomprensibile, i suoi occhi si fissavan ne' miei con uno sguardo -penetrante. Non potevo ben comprendere se avesse parlato seriamente o -per burla; sopra tutto non potevo comprendere lo scopo di simili -discorsi, fatti quasi ad un estraneo, senza un fine palese. - --- Dunque non approvate la mia logica? -- soggiunse ridendo. - --- In genere -- dissi, -- i filosofi vanno accettati senza discuterli, -perchè a modo loro, han tutti ragione. - --- Ma voi di che scuola siete? - --- Oh, io non mi sono mai data la pena di avere una scuola! Sono vissuto -e vivo secondo il mio piacere. - --- Un empirico dunque? - --- Ecco, se così vi piace. - -Su queste parole ci lasciammo, per quella sera, con la promessa di -rivederci presto. Ed infatti, un poco per noia della mia solitudine, un -poco per curiosità, cominciai con praticarlo assiduamente. Ormai non -cercavo nemmeno più di spiegarmi la ragione per la quale il d'Hermòs, -che aveva un sì gran numero di conoscenze, dedicasse a me gran parte di -quel tempo che pur doveva essergli prezioso, nè potevo certo supporre -che una semplice simpatia fosse la causa di una tale assiduità. Nel -medesimo tempo mi andavo accorgendo ch'egli sapeva di me e della mia -vita assai più cose ch'io non desiderassi. Un giorno s'invitò a pranzo -da noi, prima che avessi nemmeno pensato a farlo; dubitai allora di -vederlo corteggiar Elena, offrendomi con questo la spiegazione logica -delle sue troppe cortesie; ma invece non fu così. Davanti ad Elena era -tutt'altro uomo: garbato, galante, pieno di spirito e di brio. - -Nondimeno Elena provò subito contro il d'Hermòs un'antipatia così piena -di sospetto che mi parve persino ingiusta. - --- Quell'uomo -- ella disse, -- ha qualcosa in sè che m'ispira -diffidenza e timore. Non mi stupirei se un giorno o l'altro egli -riuscisse a divenire il tuo cattivo genio. - --- Mi credi tanto fanciullo ch'io possa temere le cattive amicizie? - --- Non si sa mai, Germano. Costoro son talvolta uomini pericolosi, molto -pericolosi!... Stanne in guardia. - --- E che ne sai tu? - --- Io?... nulla. Una semplice intuizione. - -E l'eterna sfinge impassibile scendeva su la sua faccia così bella, -ov'erano i segni di tutte le passioni, di tutte le insensibilità. -Inutile ormai voler conoscere il fondo di quell'anima: ella sfuggiva, -sfuggiva continuamente, come un possesso inafferrabile, ed il mio -tormento cresceva. Nell'acerbo amore che avevo per lei mi pareva talora -di sentir insorgere una sensazione simile all'odio; l'odio di non -potermene impadronire come di un bene mio, di non poterla del tutto -conoscere nè dominare, di vedere perpetuamente fra me e lei lo spettro -dell'ignoto, rigido e fermo, che rendeva inutile ogni sforzo per -guardare al di là. - -Ero certo ormai ch'ella mi aveva mentito dalla prima all'ultima parola -nel raccontarmi il suo passato; la storia che mi aveva tessuta non -poteva essere la sua, non le calzava, era in molte cose dissimile da -lei. Mille indizi non traducibili mi davano questa certezza. Tuttavia -non volevo tormentarla con nuove domande, parendomi che la cosa fosse -puerile, anzi umiliante per me. - -Ma la prova de' miei dubbi non tardò ad offrirmisi nel modo più -inaspettato. - -Una sera il d'Hermòs era venuto a prendermi per accompagnarmi ad un -teatro di varietà, ove si dava uno spettacolo nuovo, una specie di -«_féerie_» annunziata con grande lusso di cartelli. - -La messa in scena doveva essere sorprendente. Il d'Hermòs appunto me ne -parlava. - --- Figuratevi che fra costumi e scenari hanno speso la bellezza di -centocinquantamila lire. L'ultimo quadro, che rappresenta il Palazzo dei -Veli nell'isola di Lesbo, è un insieme di colori e di luci come non si è -mai veduto ancora, neanche su le scene maggiori. E la musica, senz'esser -nuova, -- non c'è mai nulla di nuovo a Parigi -- è però squisita. Infine -questo spettacolo sarà il trionfo o lo scacco definitivo del Duvally. - --- Duvally, avete detto? -- L'interruppi con un moto repentino. - --- Sì, Duvally, Ernest Duvally, il fallito dell'Alcazar, che oggi vuol -imbandire al buon pubblico uno spettacolo sbalorditivo. In passato fu -impresario drammatico; adesso, ad ogni costo, vuol esserlo di varietà. -Lo conoscete forse? - --- No, non lo conosco; tuttavia questo nome non mi riesce nuovo. - -Lo avrete forse letto nei giornali. - --- Credo piuttosto di averne inteso parlare a Roma, o qui... non ricordo -bene a che proposito. Dev'essere un tipo singolare. - --- Perchè? - --- Quest'uomo che passa dai teatri serii alle imprese di varietà... - --- Oh, questo non conta! È un uomo al quale non mancherà la fortuna, -perchè conosce a fondo il teatro. - --- È giovane? - --- Avrà forse trentotto anni. Un bell'uomo simpatico. È di buona -famiglia, ma si è rovinato al gioco. - --- Lo conoscete voi? - --- Sì; perchè? V'interessa proprio questo Duvally? - --- No, affatto: una curiosità. - --- Durante lo spettacolo saliremo in palcoscenico, ve lo presenterò e -sarete soddisfatto. - --- Va bene, va bene. - -E mi rammentavo quella camera dell'albergo di Roma dove per caso avevo -raccolto da terra il telegramma lacerato a metà. Quante cose da quel -giorno lontano! Quante volte avevo sorpreso Elena in contraddizione -palese con la storia che mi aveva narrata! Ella aveva la manìa di -conservare una quantità di piccole cose che avevano appartenuto alla sua -vita trascorsa, e talora, un indizio qualsiasi, un nome sopra un -ventaglio, un'iscrizione sul margine d'un libro, una data, il nome della -città dov'era stato comprato il tal gioiello, il tal abito, la tal -boccetta di profumo, cento inezie insomma, bastavano a suscitare in me -un dubbio nuovo. Possedeva inoltre un cofanetto pieno di vecchie -lettere, che sempre teneva gelosamente chiuso e nascosto. Molte volte, -nelle ore d'ozio di Torre Guelfa, mi era venuta la tentazione di -violarne il secreto: ma poi la bassezza di un tal pensiero e la paura di -essere côlto in un atto così umiliante, me ne avevano sempre dissuaso. A -Parigi, entrando nella sua camera, vidi una sera il cofanetto aperto e -vuoto sopra la scrivania. Un odore di carta bruciata nella stanza vicina -mi lasciò comprendere che aveva distrutte le lettere durante la mia -assenza. - -Questi fatti avrebbero potuto per sè stessi parer minimi se una certezza -morale non avesse profondamente avvalorato i miei dubbi. - -Ora mi sentivo insieme lieto e pauroso di aver sottomano il mezzo per -tentare una prova. - -Quella sera conobbi il Duvally. Era un uomo di aspetto fino, con una -limpida fisionomia, la bocca freschissima ed il sorriso attraente. Aveva -i capelli di quel colore fra il castano e il biondo che assume talvolta -i riflessi dell'oro verde; la fronte vasta, gli occhi azzurri, -mobilissimi, astuti. Quella sera il favore del pubblico lo inebbriava, e -mi diede prova di una cortesia perfino eccessiva. Nello stringergli la -mano, osservai che aveva una mano piccolissima, ben curata, quasi -feminea; vestiva con eleganza ed usava maniere piene di garbo. Tutto -questo m'irritò. - -Lo guardavo; guardavo la sua bocca, dal labbro raso, delicata, e mi -pareva di vederlo nell'atto di baciare una donna. Ricordai la frase -ch'Elena diceva spesso a me: - --- Ti amo perchè la tua bocca è fresca come un calice d'acqua pura, -quando si ha sete. - -Mi sentii opprimere da un singolare malessere; non potei più parlare; il -d'Hermòs credette che m'annoiassi. Due giorni dopo, nel pomeriggio, -tornai a quel teatro con il pretesto di domandare al Duvally se potesse -ancora farmi avere una poltrona per la sera, poichè le agenzie avevano -tutto venduto. Lo trovai che parlamentava con alcuni amici e sùbito mi -venne incontro. - --- Una poltrona? -- esclamò. -- Dio buono, che cosa difficile! Ad ogni -modo andrò a vedere. Per voi si troverà sempre. - -Tornò poco dopo mostrandomi un biglietto. - --- Ecco l'ultima! -- disse. - -Lo ringraziai e mi trattenni a parlargli, complimentandolo per il gran -discorrere che dappertutto si faceva del suo spettacolo. - --- Posso offrirvi la mia vettura? -- dissi alla fine. -- Vedo che state -per uscire. - --- Ben volentieri. Lascio un ordine, ed eccomi a voi. - -Quando fummo nella vettura, lato a lato, non tardai a cercare il mezzo -di sapere da lui quello che m'interessava. - --- Dovreste ora togliermi una curiosità, -- gli dissi. - --- E quale? - --- Andate a Roma qualche volta? - --- Sì, molto spesso. Ho varie faccende laggiù. - --- Ah, ecco! Me lo dicevo appunto: la vostra fisionomia non mi era -nuova. Debbo certo avervi già veduto. - --- Nulla di più facile. Roma non è Parigi, dove non ci s'incontra quasi -mai. - --- Certo, certo vi ho veduto; ed in ogni modo ho inteso parlare di voi. - --- Di fatti ho qualche amico a Roma, che probabilmente voi pure -conoscete. - --- Può darsi. Ma chi specialmente mi ha parlato di voi è una donna. Ora -me ne ricordo. - --- Una donna? Forse un'attrice? - --- No, una cantante, una cantante russa che viene a Roma ogni inverno. -L'andavo spesso a trovare al suo albergo, ed una volta conobbi da lei -una bellissima ungherese, che voleva, credo, darsi al teatro. Parlavano -appunto di voi; me ne ricordo esattamente. La cantante si chiamava -Tschawarowna, l'altra Elena... Elena... il cognome non lo ricordo più. - --- Ah, forse indovino! La signora Elena de W. - --- Ecco, per l'appunto, la signorina Elena de W. - --- No, scusate: non signorina, signora. - --- Ah? è maritata? -- esclamai, facendo uno sforzo terribile sopra i -miei nervi per mantenere un'apparenza d'impassibilità. - --- Sì, lo è stata per lo meno: ora è vedova. - -Per non sorprenderlo con domande troppo repentine pensai di -tergiversare, e quando fui sicuro della mia voce ripresi: - --- Ora, questa mia amica, la Tschawarowna, dalla quale tornai per -domandare informazioni sul conto della bellissima forestiera, mi rispose -che anch'essa la conosceva da poco e sapeva solamente ch'era l'amante di -quel signor Duvally del quale parlavano il giorno prima. - --- Oh, l'amante!... -- egli esclamò gaiamente; -- lo è stata una volta, -durante un mio viaggio, ma da un pezzo è cosa finita. Però, ditemi, che -donna incantevole! non è vero? - -Volsi il capo alla strada e finsi guardar altrove, perchè una specie di -nebbia rossa mi offuscava lo sguardo e la mia faccia doveva essere -divenuta livida. Mi dominai di nuovo e risposi: - --- Una fra le più belle donne che abbia mai vedute. Ma chi è dunque?... -se pure non sono indiscreto. - --- Oh, figuratevi! Piuttosto non saprei dirvi esattamente chi sia. - --- Un'avventuriera? - --- No, tutt'altro, ma una donna stranissima. Non l'ho mai potuta -comprendere. La conobbi a Berlino, per mezzo d'un suo tutore, -- una -canaglia, vi giuro! nonostante i suoi capelli molto grigi! So che lei -appartiene ad una grande famiglia; viaggiò molto; voleva essere attrice; -ecco tutto quello che mi ricordo. - --- E fu maritata, voi dite? - --- Sì, in un modo tragico. Sposò un pastore protestante, che s'era -innamorato di lei fino a divenirne pazzo. Ma dopo qualche mese gli fuggì -di casa, per ricominciare la sua vita di zingara, e il disgraziato -allora, per la vergogna e la disperazione, si uccise. Il fatto si -diffuse per i giornali: mi pare si chiamasse Miller, o Müller... Non -ricordate nulla di tutto questo? - --- Veramente non ricordo. È un pezzo che il fatto avvenne? - --- Sono tre o quattr'anni. - -La violenza che mi facevo per mantenermi padrone de' miei nervi si -mutava in un malessere fisico, in un dolore che mi correva per tutte le -vene; e tuttavia, più che la rabbia e l'amarezza, poteva in me la -curiosità malsana di conoscere altre notizie, di carpire altri -particolari alla confidenza di quell'uomo. - --- Del resto, -- ricominciai, forzandomi a sorridere, -- si capisce -benissimo che anche un pastore abbia potuto perdere la testa. Non -s'incontran molto spesso donne come quella. - --- Questo è vero nel modo più assoluto. Io, per esempio, che per la mia -stessa professione sono abbastanza agguerrito contro le seduzioni -femminili, vi giuro tuttavia che ad un momento dato avrei commessa -qualsiasi sciocchezza per lei. Solamente io sono un uomo pratico ed ho -cercato di non fare la fine del pastore Miller. - --- Tanto più, -- soggiunsi con un ridere gaio, -- che avete potuto -soddisfarvene! - --- Soddisfarmene, via, non potrei dire. Me ne sono appena tolto il -capriccio. E fu, vi assicuro, un caso, un semplice caso, quando già, per -il mio buon senso, ne avevo abbandonata l'idea. Ma questo non -v'interessa forse. - --- Tutt'altro! Che volete mai... cose di donne, di belle donne, -interessano sempre! - -Egli rise allegramente e mi battè col palmo della mano sopra un -ginocchio. - --- Vi credo. Perchè infine, con i suoi mille difetti, la donna è ancora -il più squisito malanno che si possa incontrare nella vita. E voi, caro -conte, voi dovete non essere affatto contrario a questa mia opinione. - --- Certo non lo fui nella mia prima giovinezza; ma ora comincio ad avere -qualche capello bianco. - --- Però li nascondete bene, senza farvi un complimento. Insomma, -tornando a quella signora, vi dicevo che fu semplicemente un caso. A -Berlino, in quel tempo, ella faceva la modella, ossia non lo faceva -precisamente per mestiere, ma era la modella, o forse anche l'amante, -non so, di un valentissimo pittore, un suo compatriota, un ungherese. A -quel tempo ella sognava di darsi al teatro, ma il pittore non voleva -saperne. Ora, figuratevi, questa donna, la quale, con una incoscienza -pari alla sua bellezza, era capacissima di spezzare la vita d'un uomo, -come quella del povero pastore, aveva invece -- poichè la donna è sempre -incomprensibile -- una specie di adorazione, o di venerazione, che so -io, per quel giovane pittore, del quale si parlava come di un grande -ingegno, e che infatti era un uomo pieno di qualità, ma con una salute -deplorevole, poveretto! E voi sapete che le donne, in genere, -preferiscono le tempre sane! - --- Oh, cosa le donne preferiscono. Dio sa! - --- Insomma, per esser breve, il pittore non voleva lasciarla partire, il -tutore la insidiava, io, ve lo confesso, mi affaticavo a tutt'uomo per -guidare l'acqua verso il mio mulino... e questa era una cosa naturale, -non vi sembra? - --- Ecco: nel caso vostro, penso che avrei fatto come voi. - --- Non ne dubito un istante. Ma bisognava lottare contro una resistenza -troppo lunga e troppo ardua per un uomo della mia specie, che -nell'amore, come negli affari, cerca sempre la via più breve. Così avevo -quasi rinunziato a lei, quando una sera, dopo il pranzo, me la vedo -capitare all'albergo, bella come non mi era sembrata mai. «Quando andate -a Parigi?» -- mi dice. -- «Dopodomani» -- «E se venissi con voi?» -- -«Ah, vivaddio, vi siete decisa finalmente!» -- «Ecco se voi mi -assicurate di farmi recitare entro un anno, la mia decisione è presa». --- «Qua la mano!» -- io le dico. Ed il patto è concluso. Più tardi, che -so io, qualche frase allegra, un po' di fiori sul tavolino della cena, -un bicchiere di Sciampagna... insomma, come càpita sempre, mi lasciò -fare... - -Io spinsi la crudeltà contro me stesso fino ad esclamare in tono di -burla: - --- Ebbene, amico mio, non vi sarete annoiato! Che donna è come amante? - -E dentro, fin nell'intima, rabbrividivo. - --- Una ungherese, caro conte; crudele e triste, lasciva ed ingenua... -Quel sangue magiaro insomma, pieno di contraddizioni e di ardori. - --- E poi?... - --- Mah... quella notte fu la prima e l'ultima. Quando venne il giorno di -partire mi scrisse invece una lettera in cui diceva di aver mutato -parere; ch'io partissi pur solo, e forse più tardi mi avrebbe raggiunto -a Parigi. Le donne, signor mio, piacciono appunto perchè non hanno -logica e passano come le farfalle. Io, da un lato, quando fui partito, -non me ne dolsi; perchè quelle son donne che innamorano, e secondo me, -per essere felici, nell'amore non bisogna amare; bisogna semplicemente -chiedersi un po' di gioia. Non siete del mio parere anche voi? - --- Certo. Ma non sempre si può... - --- Bisogna potere; a meno di volersi proprio guastar la vita, che in -fondo è una cosa gaia. Io sto sui palcoscenici, ossia fra le donne e fra -coloro che amano le donne; ho visto amare in ogni modo, ridendo e -piangendo, i ricchi ed i poveri, i giovini ed i vecchi... Ebbene, ho -concluso che nell'amore c'è sempre una vittima necessaria: bisogna -cercare di non esser quella. - -Così dicendo fece fermar la vettura, e stringendomi la mano scese d'un -balzo, andò via frettoloso, dileguandosi tra la folla. - -Io pure discesi. Per qualche tempo mi trovai come sperduto nella fiumana -di gente che ondeggiava per l'immenso dedalo parigino, e saliva o -scendeva la grande corsìa, trascinandomi seco nel suo tumulto, nel suo -frastuono, come uno sperso viandante che più non vedesse la strada. - -E nelle orecchie mi suonavano confusamente le parole dell'ironico -amante: - --- Nell'amore non bisogna amare, bisogna semplicemente chiedersi un po' -di gioia... - -E chiara, terribile, alta su tutte, la narrazione indolente: - --- Più tardi, che so io, qualche frase allegra, un po' di fiori sul -tavolino della cena, un bicchiere di Sciampagna... insomma, come càpita -sempre, mi lasciò fare... - -Poi quella sua definizione: - --- Una ungherese, caro conte, crudele e triste, lasciva ed ingenua... -Quel sangue magiaro, insomma, pieno di contraddizioni e di ardori... - - - - - II - - -Finalmente lo stupore cessò. Guardai l'orologio; eran passate le cinque, -l'ora in cui per solito andavo incontro ad Elena, reduce dalla scuola. - -Che avrei fatto nel rivederla? Cosa potevo risolvere in preda com'ero -d'un orribile turbamento? - -Frattanto mi avvinse un altro pensiero, al quale non avevo dapprima -riflettuto. - -Se per caso il Duvally m'incontrasse con Elena? Quale non sarebbe in tal -frangente la mia ridicola confusione? Bah!... in questo caso -- pensai, --- gli dirò d'averla incontrata solo pochi giorni prima, o forse gli -confesserò con brio, con spigliatezza, il mio piccolo sotterfugio. Da -quell'uomo ch'egli era, certo ne avrebbe riso. D'altronde Parigi è -grande, com'egli aveva detto, e non ci s'incontra quasi mai. - -Ora un solo desiderio dominava il mio spirito: quello di apparecchiarmi -una sottile vendetta, mostrandole che non m'ero del tutto lasciato -ingannare dalle sue menzogne. - -E per la prima volta conoscevo nell'amore questo acerbo sentimento che -si chiama la gelosia del passato, più terribile perchè distante, non -precisa, piena d'immaginazioni a cui nulla può dar pace. Non andai a -prender Elena quella sera e camminai per le strade a lungo, elaborando -il mio disegno. Tornai, senz'averne costrutto alcuno, ma solamente -deciso a farla soffrire. - -Quando rincasai, ella stava seduta nella sala da pranzo vicino alla -finestra, e leggeva. Su lei, sul libro cadeva una luce rosea da un -paralume di trine. - -Udendomi entrare, si alzò, mi corse incontro festosa. - --- Perchè non sei venuto a prendermi? -- domandò, serrandomi le braccia -intorno al collo. Spargeva intorno a sè un profumo fragrante, che pareva -sbocciasse dalla sua persona come da nascosti fiori. - --- È trascorsa l'ora senza che me ne avvedessi. Perdonami, -- le -risposi. - --- È la prima volta, sai! -- fece con un rimprovero sorridente. - --- Ero con altri, con l'Alessi, e mi premeva di stabilire finalmente con -lui qualcosa di concreto. - -Forse la mia voce, forse l'alterazione del mio volto la sorpresero. - --- Che hai dunque? Mi sembri così concitato... -- ella osservò. - --- Io? Nulla. Credo che t'inganni, Elena! - --- Eppure.... Mòstrati alla luce. - --- Ho avuto mal di capo tutto il giorno: ora è passato. - -Mi teneva sempre le braccia intorno al collo, appoggiava la sua guancia -fresca su la mia, poi mi passava la mano su la fronte come per blandirne -il dolore. - --- Non hai proprio nulla? - --- Ma no.... - --- Allora sei triste... un poco triste... Dimmi il perchè? - --- Non vedi che rido? - --- Sì, ridi, ma non come gli altri giorni. Forse hai qualche fastidio? - --- Eh no! via! Perchè mi torturi così? Sono allegrissimo, ti assicuro! - --- Oh, come sei brusco! -- ella esclamò, sciogliendomi le braccia dal -collo. - --- Via, non irritarti, -- la pregai con dolcezza. - --- No, affatto. Solo mi pareva di darti noia... -- E soggiunse: -- -Pranzeremo in casa? - --- Come preferisci. - -Ella se ne andò per dare qualche ordine alla domestica, io mi diressi -verso la mia camera per mutar d'abiti. Poco dopo l'intesi picchiare alla -porta. - --- Entra, Elena. - --- Ah, ti vesti? Esci anche stasera? - --- Non lo so per certo, ma è probabile che il d'Hermòs mi venga a -prendere. - --- Il d'Hermòs ti conduce sempre via. Scommetto che sei stato con lui -anche oggi. - --- No: ti ho detto che sono stato con l'Alessi. - --- Hai concluso nulla? - --- Nulla per ora, perchè non ho voluto ancora prendere un impegno. Però -mi ha fatto proposte che ritengo assai vantaggiose. - -Mentre così discorrevamo, ell'andava disponendo i miei abiti sul letto e -mi versava ora nei catini qualche goccia d'Acqua di Lavanda. Vi tuffai -la faccia, poi, nello specchio che avevo di fronte, stetti a considerare -ogni suo movimento. Era seduta presso il letto, intenta a mettere i -bottoni gemelli nei polsini d'una camicia di bucato. Su lo sparato -lucido i suoi capelli facevano cadere una vasta ombra. - --- Che brava donnina sei! -- -le dissi gaiamente. - --- Perchè? - --- Vedo che prepari le mie cose con una cura tutta particolare. - --- Non lo faccio dunque ogni giorno? - --- Sì: ma questa sera ti osservo con maggior tenerezza. Non tutti hanno -per valletto una personcina come te! - --- Guarda, -- ella fece, mostrandomi una piccola sfilacciatura del -polsino, -- questa lavandaia ti rovina tutta la biancheria. Dovrò -cercarne un'altra. - --- È vero; le mie camìce sono tutte sciupate. - --- Bene, la settimana ventura manderò la biancheria da Charvet. Sta -lontano, ma saremo serviti meglio. Solamente Charvet è così caro! - --- Non bisogna essere avari nelle piccole spese. - --- Ma, vedi, noi spendiamo già molto, anzi moltissimo per i nostri -averi. Mi sono accorta per esempio che anche la domestica non fa i conti -esatti. - --- E non le hai detto nulla? - --- Sì, le ho detto che d'ora innanzi andrò a fare le provviste io -stessa. - --- Tu? Ma ti pare! Cambiamo la domestica. - --- Perchè? Ruba un pochino, come fanno tutte, ma del rimanente è una -brava donna. - --- Tu non sarai capace di fare le compere. - --- Io? Perchè no? - --- Non mi sembri adatta a far da massaia, a tenere una casa, tu che sei -sempre stata un po' zingara.... - --- Bene, vedrai. - --- Forse ne avresti già fatta la prova? - --- Non ancora, ma sono certa che riuscirò. - --- Invece io non ti vedo sotto le spoglie di una piccola borghese, che -vada al mercato a comprar cipolle, o si bisticci con il pizzicagnolo per -un etto di burro!... Sai per esempio cosa costa un pollo? - --- E tu lo sai? - --- Io sì. - --- Dillo dunque. - --- No, dillo tu. - --- Oh, Dio!... due e cinquanta, tre lire, secondo le stagioni, -- disse -ridendo. - --- E lo zucchero al chilo? - --- Lo zucchero è caro; costa due e quaranta. - --- E le uova? Scommetto che non sai quanto costano le uova, la dozzina. - --- Bene, le uova, in questi mesi, non costano più di tre soldi l'uno. - --- Per bacco! Ma tu mi sorprendi!... -- E mutando voce: -- Non credevo -che avessi potuto imparar tante cose in pochi mesi di matrimonio! - -E detti in uno scoppio di riso, come per uno scherzo innocentissimo. -Ella, che stava seduta presso il letto, con i due gomiti su la coltre, -il mento raccolto nel palmo delle mani, fu presa da un tremito e -impallidì. Gli occhi suoi, che mi fissavano, parvero smisuratamente -grandi nella faccia imbiancata! - --- Che vuoi dire? -- balbettò, dopo un silenzio. - -Invece di rispondere, continuai: - --- È vero che nella casa d'un pastore le cure domestiche s'imparano -assai bene! - -E risi ancora, con più ironica freddezza. - --- Allora tu sai... -- ella osò profferire, guardandomi esterrefatta. - -Diedi una scrollata di spalle e mi posi davanti allo specchio per fare -il nodo della cravatta. Nello specchio la potevo guardare senz'aver -l'aria d'interessarmi a lei. Si era levata in piedi, e con le mani -contratte, rigida, muta, mi fissava. Su la sua faccia era di nuovo scesa -quella fredda e crudele maschera che la faceva parer simile ad un'erma. - -Poi, d'un tratto, mordendosi con l'orlo dei denti le labbra pallide: - --- Ecco! per la prima volta ti odio! -- inveì con asprezza. - -Io, non volendo venir meno a quella ironica indifferenza che mi ero -prefissa, la guardai con un sorriso leggero, e dissi: - --- Almeno, tu, che sei tanto falsa nell'amore, sarai sincera nell'odio! --- E soggiunsi: -- Che ne dite, signora Miller? - -Ella barcollò un poco, serrando le labbra, quasi avesse una rabida -voglia di buttarmisi contro, ma si contenne e rispose: - --- Tutto questo non ti riguarda! È affar mio. Non ho conti da rendere a -te. - -In quel momento cercavo un fazzoletto bianco, da sera, in una scatola -trapunta con ricami verdi e fiori d'oro, -- una memoria di Edoarda, che -avevo conservata per abitudine. Scelsi un fazzoletto e l'inumidii con -alcune gocce di profumo; trassi di tasca l'astuccio delle sigarette, lo -riempii. Facevo queste cose lentamente, ostentatamente, per darmi -un'apparenza tranquilla. Stetti a pensare qualche attimo, poi dissi: - --- Allora, se non hai conti da rendermi, lasciamo andare, non parliamone -più! - --- Chi ti ha raccontato questo? -- ella domandò bruscamente, dopo una -pausa. - --- Oh, mia cara... ecco, a mia volta, un particolare che non ti -riguarda! - --- Bene: qualsiasi cosa tu abbia fatto per saperlo, debbo dirti che non -fu certo un'azione da gentiluomo! - --- Mah!... qualchevolta bisogna pur combattere ad armi uguali, non ti -pare? -- esclamai con sarcasmo. -- Occhio per occhio, dente per dente... - --- Questa è una grossolanità. - --- Non faccio che risponderti. Poi, vediamo: il fatto è vero o non è -vero? - --- Verissimo! -- ella confermò con forza. - --- Dunque, perchè dovevo ignorare io quello che altri sanno? Per sembrar -ridicolo? No, via, non mi piace! - --- Ma chi te lo ha detto infine? - --- Non domandarlo, Elena, perchè sarebbe inutile. Tu hai voluto che fra -noi rimanesse un malinteso, un ostacolo perpetuo, e sia. Cerchiamo -solamente di non darci noia; rimani tranquilla... Vedi come sono -tranquillo io? - --- Tu simuli! Tu mi vuoi esasperare con la tua indifferenza. - --- Oh, no! Ci tenevo a dirtelo, te l'ho detto, basta. La sola cosa che -rimpiango è di averti lasciato credere, anche per un giorno solo, che le -tue menzogne mi avessero convinto. - -Ora sceglievo attentamente un paio di guanti bianchi e ne scomponevo un -gran mazzo, non trovando quelli che mi andassero bene. - --- Quali menzogne? -- ella interrogò. - --- Quali? Ma tutte, mia cara! Tutte, dalla prima all'ultima, senza una -parola di verità! - -Ella si fece ancor più pallida: forse nella sua mente aveva già -immaginato un ripiego, ed ora questi miei avvertimenti ne dimostravano -l'inutilità. - --- Ma non devi credermi uno sciocco per questo, -- continuai. -- Forse -ho avuto un torto solo: quello di volerti collocar più in alto che non -lo permettesse la tua anima di avventuriera. - --- È troppo facile insultare una donna, -- ella osservò freddamente. - --- Insultare? Ma no, Elena, mi comprendi male! Voglio dire che tu hai -bisogno di mentire, d'ingannare, anche senza uno scopo, così, per -trastullo, forse per difesa, perchè hai nel sangue la paura del dominio -altrui. Ma, guarda... -- e mi volsi allo specchio per ravviarmi i baffi, --- guarda: se anche a Roma tu avevi un amante!... - --- A Roma? - --- Sì, quel certo Duval... Duval... come si chiamava? Duvally, ecco! So -benissimo che sei stata l'amante sua, in un camerino da cena, per un -bicchiere di «Champagne!» - --- Non è vero! È tutto falso! È tutto falso! -- gridò con rabbia. - --- Non affaticarti a negare. Smetti questa commedia inutile! - --- Chi te lo ha detto? Lui stesso? - --- Macchè lui! Non lo conosco nemmeno. - --- Il d'Hermòs, allora? - --- Cosa vuoi che ne sappia il d'Hermòs? Lascialo in pace. - --- Allora che pensi di me? -- domandò repentinamente, fissandomi con gli -occhi pieni di un'ira contenuta e splendente. - --- Che penso? Nulla. Solamente, quello che sei, quello che fai, quello -che hai fatto, non m'interessa più. Hai avuto il torto di mentirmi... -Ecco tutto. - -In quel momento la domestica picchiò all'uscio per dire che il pranzo -era in tavola. - --- Oh, sentite, Clara, -- io feci; -- ho scordato di avvertirvi che -pranzerò fuori. - -Vidi Elena fare un gesto repentino di sorpresa. - --- Ma il pranzo è già servito, signore, -- obbiettò la domestica. - --- Non importa, poichè debbo uscire. Sentite anzi una cosa, Clara. Più -tardi, se venisse il signor d'Hermòs, ditegli che mi potrà incontrare -verso le nove al «Café de Paris». - --- Va bene, signor conte. - -Quand'ella si fu allontanata, feci atto d'indossare il soprabito. - --- Esci? -- domandò Elena con una voce fredda, gelida. - --- Sì, lo vedi. - --- E perchè mi lasci sola? - --- Non so; preferisco non rimanere a casa. Ho i nervi un po' scossi. - -Cercavo il mio cappello con una specie di concitazione. Ella tese un -braccio verso di me, come per trattenermi e disse: - --- Rimani, ti prego.... - -V'era nella sua voce una preghiera sommessa; io stetti un poco incerto, -mentre abbottonavo il soprabito. - --- Ebbene, che vuoi? - --- Nulla, ma non lasciarmi sola. - --- Oh, che idee!... - --- Rimani, ti prego. Vorrei parlarti. - --- Parlarmi? Ah, no! Per dirmi altre menzogne? No, grazie. No, grazie! -Addio. - --- Germano, senti!... - -Ma era tardi; avevo già sospinto l'uscio, ed un attimo dopo ero fuor di -casa, tra la folla estranea, sul marciapiede. - - - - - III - - --- Caro conte, voi non avete vizi! -- mi diceva quella sera medesima il -d'Hermòs, standomi seduto accanto, a un tavolino del «Café de Paris». -- -Mangiate poco, bevete pochissimo e siete fedele sempre alla medesima -donna, fatto che non cápita spesso, anche se per caso questa donna lo -merita. Non cercate la società, non amate troppo il teatro, quasi non -frequentate gli ippodromi, non giocate: infine, mi sembra che al mondo -vi dobbiate annoiare. - --- Può darsi che m'annoi, difatti. Ma tutte queste, ormai, son cose che -ho già provate ad usura. - --- Lo credo; però tutti gli uomini hanno, se non altro, una passione -della quale non si stancano mai. E in fondo una passione ci vuole; siano -i cavalli od il giuoco, la donna o l'arte, qualcosa infine che rinnovi -ogni giorno la gioia di vivere. Voi mi sembrate invece così deluso di -tutto! Eppure siete giovine. All'età vostra, io mi domanderei ancora se -Parigi fosse da vendere! - --- Oh, voi, caro d'Hermòs, voi siete fatto per non invecchiare mai! In -voi c'è la stoffa d'un uomo straordinario, ed io vi ammiro, credetemi, -vi ammiro e v'invidio. Siete un maestro sommo in quell'arte che si -chiama il vivere. Invece io, che volete? mi stanco. Vi sono molte cose, -troppe cose, che non mi divertono più. Fors'anche perchè ho forzata un -poco la misura in tutto. - --- Non per farmene un vanto, ma certo non mi sono risparmiato neppure -io. No, credetemi, ciò che v'ingombra è ruggine. Ora, non bisogna -lasciarsi prendere dalla ruggine. Ho l'occhio esperto, e vedo in voi le -tracce d'un uomo diverso da quello che ora siete. Se aveste vent'anni, -direi: -- Pazienza! Sono le ubbìe dell'amore. -- Ma dopo i trent'anni -non si ama più come i colleggiali, perchè infatti l'amore è simile -all'assenzio: le prime volte dà il capogiro, poi man mano ci si avvezza, -e diventa un'abitudine gaia. Quindi, nel caso vostro, non è l'amore. - --- Certo: non è l'amore. - --- E che mai potrebb'essere dunque? Siete sano... - --- Come uno stinco! - --- Siete ricco?... - -Ed i suoi occhi acuti mi fissavano con una penetrazione singolare. - --- Già, sono ricco! -- ammisi ridendo. - --- Siete amato e potete esserlo da chi vi piaccia... Perchè dunque non -sfruttare questi doni che la natura vi ha concessi? - --- Ecco, mio caro d'Hermòs. Voi siete certo un uomo pieno di spirito, ma -avete un gran difetto: quello di esser troppo teorico e poco pratico, -almeno per gli altri. Quante cose vi sono, che in teoria sembran giuste, -ma nella pratica vanno a cozzare contro l'impossibilità! - -Egli aveva sorriso di queste mie parole con un'aria d'intendimento. - --- Non dite così. Dite piuttosto che voi mi conoscete solo per un verso; -quanto al lato pratico, se vorrete, sarò ben lieto di mettermi alla -prova. - --- Come sarebbe a dire? - --- Ahimè! Bisognerebbe intenderci a volo... Siate anche voi un uomo di -spirito, caro conte! - --- Vi ripeto che non comprendo. - --- Vuol dire che non è necessario, per ora. Quando sarà il momento credo -che mi comprenderete. - --- Parlate come una sibilla. - --- No, come un prudente. E sapete perchè? Perchè voi siete un uomo -sospettoso. Io vi diverto qualche volta, ma non v'ispiro fiducia. Ed è -peccato, perchè noi potremmo esserci molto utili a vicenda!... -- -esclamò, accentuando singolarmente le parole. - --- Non vedo in cosa, e vi pregherei di spiegarmelo. - --- Bah... non ora! Un'altra volta. - -E con quella volubilità che gli era solita mutò discorso. Mi raccontò -qualche aneddoto su persone che sedevano all'intorno, mi diede il nome -del cavallo che avrebbe certamente vinto l'«handicap» del domani, mi -narrò che la sera prima era stato a pranzo dalla Contessa di Clairval, -una signora della quale mi parlava spesso, ed anzi mi offerse di -condurmi una sera a farle visita. - --- Là scaccerete la noia, -- disse, -- questa mortale nemica degli -uomini che han troppo goduta la vita. Non è certo una casa della grande -società, ma nemmeno della società equivoca. Vi si dànno accademie di -musica, musica ottima qualche volta, si mangia bene, si beve meglio, -alcuni anzi bevono troppo, si giuoca e vi si fa la corte a chi si vuole, -senz'avere al fianco lo spettro d'un marito importuno. Que' mariti poi -che vi s'incontrano, somiglian pochissimo al terribile Otello... han -tutti un carattere indulgente... Insomma, ciò che avviene press'a poco -al Faubourg Saint-Germain, con la sola differenza che nessuno in -anticamera vi domanda il passaporto. - --- Il mio è in regola, dunque non me ne preoccupo. - --- Oh, lo conosco da lungo tempo il vostro passaporto! E, in ogni caso, -non dubitavo delle sue perfette vidimazioni. - -E mi guardò con un candore di fanciulla. - --- Dunque, -- ripresi -- ditemi chi è mai questa Contessa di Clairval, -della quale mi parlate ogni giorno? - --- Potrei raccontarvene tutto un romanzo, ma vi basti un particolare -solo: è una donna che spende almeno duecento mila franchi all'anno, -avendo per tutto patrimonio un reddito vitalizio che tocca sì o no gli -ottomila. - --- E come ricava il resto? Ha un amante ricco? - --- Ah, mio caro conte, non bisogna mai badare a queste inezie! Sono -sfumature, sono piccolissimi episodi nella grande commedia parigina. -Come li ricava? Ma che importa, dal momento che li spende? - --- Questo è vero. Però dev'essere una donna intelligente, se riesce a -questo prodigio. - --- Oh, la cosa non è poi tanto difficile, come vi può sembrare! Non lo -sarebbe neanche a voi, per esempio, se lo voleste. Naturalmente non -bisogna starsene con le mani in mano. Ci vuole un po' di tatto, un colpo -d'occhio sicuro, del brio, della spavalderia, dell'agilità... E un'altra -cosa ci vuole, che forse non sospettate: una donna che vi faccia strada; -perchè questa Parigi, regno della femminilità, è ancora quella che al -tempo dei Re governavano le favorite. Qui c'è un turbine, un vortice che -prende tutti, e bisogna fare in modo ch'esso non vi travolga, non si -rovesci come un peso morto. Ma ditemi: perchè noi, che stiamo dietro le -quinte, vediamo per esempio la duchessa tale vendersi ad un banchiere -ebreo, visto che il marito non può darle, poveretto! più di centomila -franchi all'anno per i suoi abiti, e, senza questi aiuti morganatici, -non si avrebbero quei balli favolosi al palazzo dell'Avenue Friedland? -Vediamo l'ultimo rampollo della maggiore famiglia di Francia prendere in -moglie un'Americana stile «Liberty» -- che magari ha già patita qualche -avarìa durante la traversata? Vediamo un marchese, che non vi nomino, -mischiare le carte a modo suo nel Circolo della «Rue Royale» ed un -principe che ha qualche parentela nelle case regnanti esercitar l'usura -dietro le spalle d'un uomo di paglia? Perchè? Ma è semplice! Perchè il -turbine di questa vita lo esige come una necessità. D'altronde, queste -cose non hanno importanza... Il secreto è di aver sempre denaro, di -elevarsi tra la folla e di rappresentare una parte sfarzosa in questo -grande spettacolo coreografico. - --- E voi -- dissi piacevolmente, -- l'avete dunque trovata questa pietra -filosofale dell'alchimia moderna, questo secreto per aver sempre denaro? - -Prima di rispondermi egli mi guardò a lungo, nascondendo sotto le ciglia -una specie d'irrisione velata e carezzandosi la barba con un gesto -blando. - --- Io -- mi rispose tranquillo, -- sono stato dieci volte ricco al pari -d'un Creso e povero come un Giobbe; ma vi dirò insieme che la ricchezza -non mi ha mai data la felicità, come la miseria non ha mai potuto -intimidirmi. - --- È una risposta vaga, -- osservai. -- Non mi avete ancor detto se -questa pietra filosofale si trovi o non si trovi nel vostro forziere. - --- Avreste per caso l'intenzione di rubarmela? -- egli obbiettò con un -riso perfido. - --- Può darsi. E perchè no? -- feci con noncuranza. - --- Ebbene, io non desidero di meglio, caro amico!... Ma, chiacchierando, -si fa tardi. Sono le dieci e mezzo. Ho promesso alla Contessa di -Clairval di andare da lei anche stasera. Voi che fate? - --- Non saprei; tornerò a casa fra poco. - --- Venite con me allora; vedo che avete la fronte buia; forse vi -divertirete. - -La curiosità ed il desiderio d'inasprir Elena col mio contegno, -m'indussero ad accettare. - --- Bene, -- risposi, -- vi accompagno. - - ---- - -Questa Contessa di Clairval era una donna d'aspetto assai attraente, -benchè ormai dovesse avere oltrepassata la soglia dei quarant'anni. Ma -col tempo lottava utilmente, come con tutte le cose difficili della -vita, e forse doveva molto alla sua figura snella ed agile se in -istrada, quand'usciva con la figlia, la contessina Amelia, la deliziosa -contessina Amy, molti potevano ancora ingannarsi e prenderle per due -sorelle. Aveva un po' quel tipo di creola che tanto piacque ai francesi -del Primo Impero in Giuseppina di Beauharnais, e, forse perchè le -avevano fatto questo complimento, ella si compiaceva spesso di -affettarne le maniere. Solo, nell'espressione del viso, nel guardare, -nel sorridere, non era più giovine; qualcosa di estremamente vissuto, di -estremamente corrotto, le traspariva da ogni linea, direi quasi da ogni -gesto. Si narrava che avesse un tempo frequentata la migliore società, -vivendovi con molto brio e con molte avventure, senza però infastidirne -il signore di Clairval, assorto com'egli fu sino alla vigilia della sua -morte in altri facili amori e clandestine lussurie. - -Avevo già dubitato ch'Elia fosse l'amante della Contessa, e più che -l'amante il complice, ma non tardai quella sera, per molte osservazioni, -ad acquistarne la certezza. Nella casa egli agiva da padrone, pur non -facendone le viste; usava con tutti una dimestichezza cortese ma -imperativa, e con alcuni un sorriso fuggevole di acquiescenza. Mi fecero -conoscere molte persone, mi parlarono di varie cose, in modo -superficiale; persone e cose che nulla avevano di ragguardevole, tranne -una comune, indefinibile aria di ambiguità. - --- Ebbene, -- mi domandò Elia passandomi vicino, -- cosa ne dite? - -In quel momento l'uomo, le sue parole, i suoi gesti, mi parvero -singolarmente odiosi ed ebbi la tentazione di rispondergli con una -sgarberia. Gli dissi: - --- Vi ringrazio di avermi fatta conoscere una casa dove potrei -divertirmi se fossi un uomo di spirito. - -Egli rimase un attimo perplesso, come per studiar il valore della mia -risposta, poi si mise a ridere. - --- Belle donne! -- esclamò. -- Non è vero? - --- Alcune anzi bellissime, -- risposi. - --- Quale v'è maggiormente piaciuta? - --- Oh, Dio... nessuna e tutte. Ho passata ormai quell'età nella quale si -preferisce una donna... oltre la propria, beninteso. Tutte quelle mi -piacciono che possono ancora serbarmi un'attitudine od un capriccio -nuovo. - --- Olà, mio caro, lo snobismo italiano è di una raffinatezza -incredibile! Ma in tal caso non siete caduto male. Qui si trovano i -frutti proibiti, le rarità, i valori che non sono quotati nel commercio -parigino. - --- Ed è qui allora che si mettono all'incanto? - --- Oh, no! vi assicuro di no! -- egli rispose con un certo risentimento. -Poi, tornando salace: -- Non è che una mostra, -- soggiunse. - --- Già: di articoli fuori concorso. - --- Benissimo! E cosa ne dite, per esempio, di Suzanne Bondy, quella che -sta mescendo lo Sciampagna? o della deliziosa Yvonne Tellier, colei che -parla ora, presso il cembalo, con quella pergamena logora che si chiama -il Marchese Chasnay? - --- È fine, molto fine; le fui presentato poco dianzi ed il mio nome la -divertì sommamente. Non poteva riuscire a pronunziarlo bene: Germano -Guelfo di Materdomini... le pareva un logogrifo! Mi disse: -- Alla -buon'ora! per essere imparentato con la madre di Nostro Signore, non -avete l'aria abbastanza venerabile, mio caro conte! - --- Non c'è male! Una donna di mondo, interessante a conoscersi, vi -assicuro. Posso offrirvi un sigaro? - --- Grazie. - -Egli mi accese il sigaro, poi mi domandò sottovoce: - --- Siete stato di là, dove si gioca? - --- Si. - --- Avete giocato? - --- Non ancora; ho l'intenzione di andarmene presto. - --- Bene, un consiglio; ma rimanga fra noi. Vi sono alcuni banchieri -contro i quali è meglio non tentare la sorte... Guardatemi sempre con la -coda dell'occhio, ed al caso vi farò un piccolo segno. Ma, vi prego: -silenzio. - --- Va bene, -- risposi, -- e grazie. -- D'altronde me l'ero immaginato, -e ricordavo, passeggiando per queste sale, quel vostro famoso apologo su -le pecore e sui leoni... - -Egli si mise a ridere di un buon riso contento, e stropicciandosi le -mani soggiunse: - --- Ricordatevi sempre quello che vi dico io. Mi piacerebbe fare di voi -un gran leone! - --- Perchè? -- esclamai, arrossendo a mio malgrado. - --- Perchè forse, come pecora, non valete più nulla! - -E se ne andò, continuando a ridere allegramente. Fui certo allora che -questo avventuriero cauto e simpatico doveva necessariamente aver nel -pugno le redini del comando in quella casa gioconda e piena d'agguati. - --- Voi non giocate, conte? -- mi domandò la signora di Clairval, -avvicinandosi, mentr'io stavo discorrendo con alcuni uomini. - --- Qualche volta gioco; ma più per sbadataggine che per vizio. - --- Allora tenetemi un poco di compagnia, se non siete un arrabbiato come -gli altri. Vedete? Mi lasciano sola. - -Ci andammo a sedere in un angolo, vicini. - --- Oh, finalmente mi riposo! -- ella esclamò. -- Quanta gente! - -Si sdraiò con indolenza nella poltrona, accese una sigaretta e trasse un -grande sospiro. - --- Il d'Hermòs mi ha tanto parlato di voi, -- disse. - --- Certo il d'Hermòs mi avrà un poco diffamato! Egli mi trova un uomo -senza vizi, e questo, agli occhi di quel terribile uomo, sembra essere -il peccato maggiore. - --- Ma sarà poi vero quello ch'egli dice? Il nostro Elia è sopra tutto un -grande imbastitore di frasi. - --- Veramente con lui non ho protestato, ma con voi, con una signora che -certo è in grado di apprezzare tutta la delicata eleganza che può essere -nei vizi d'un uomo, non voglio subire una simile taccia d'insulsaggine. - --- Poi vi assicuro che ogni vostra difesa mi parrebbe superflua! Siete -un italiano, e sopra tutto un romano, avvezzo a vivere in quella vostra -bella città piena di spasimi, fra quelle donne dai grandi occhi neri, -entro quei palazzi così profondi, un po' tetri, che turbano -l'immaginazione di chi ne varca la soglia... Per questo solo non potete -essere un insensibile. - --- Vedo che amate molto Roma. - --- Sì, vi ho passato un inverno: è la sola città dove amerei vivere -lasciando Parigi. - --- Ma temo che a lungo andare il cambio desterebbe qualche rimpianto nel -vostro cuore di Parigina. - --- Certo rimpiangerei questi buoni amici, che sono in fondo la mia vita, -ora specialmente che ho passata l'età nella quale un viaggio in Italia, -un viaggio d'amore, s'intende, compensa di tutto ciò che si abbandona. - --- Già, perchè voi siete ancora fra quelli che considerano la nostra -Italia come un giardino d'Armida, una specie di _buen retiro_ -cosmopolita per tutti gli innamorati del globo, una terra d'Arcadia dove -non si faccia che amare o cantare... - --- Non dite questo con ironia! È un gran vanto per il vostro paese! - --- Ma è un grande pregiudizio in fondo. Io ricordo lo sdegno di molte -signorine, in Germania, quando confessavo candidamente di non saper -cantare e di non aver mai composto un verso in vita mia. Credetemi, -contessa, l'Italia d'oggi è un paese molto positivo, che lavora e suda -per far denaro, senza ricordarsi d'aver un cielo più azzurro che altrove -od i giardini più fioriti. E le nostre donne... bah!... le nostre donne -aspettano il figurino di Parigi, il romanzo di Parigi, lo scandalo di -Parigi... Oh, voi avete insegnato molto alle signore italiane! - -Yvonne Tellier, sopravvenendo in quel momento, interruppe i nostri -discorsi così candidamente generici. Ella usciva dalle sale di giuoco, -facendo tintinnire nella borsetta una certa quantità d'oro guadagnato, -ed i suoi bellissimi occhi risplendevano. - --- Oh, conte, perchè non giocate anche voi? C'è un banchiere che perde a -rotta di collo. Sapete: il grosso Aranda, un italiano come voi. Non c'è -che mettere il denaro sul tappeto. - --- Io sono sfortunatissimo al giuoco: arrivo sempre troppo tardi. Ora -certo vincerà. - --- Ma no! ma no! Ha una disdetta orribile questa sera! - -La signora di Clairval intanto si era levata. L'altra mi sedette vicino. - --- Ecco, giuocheremo insieme, se volete, -- mi disse. -- Io metto -venticinque luigi e venticinque li mettete voi. Mi sento in fortuna: -fidatevi. Non perderemo più di queste mille lire; volete? - --- Con molto piacere. - --- A proposito, sentite una cosa: io vi chiamerò Domini, Domini -semplicemente, perchè il resto non me lo posso rammentare. - --- Ve ne dispenso. - --- Domini, che in latino credo voglia dire «signore». Cosicchè sarete -per un momento «il mio signore...» E rise di un bel riso limpido. - --- Magari lo fossi! -- esclamai, curvandomi un poco su le sue spalle -nude. - --- Oh, credo che non ci teniate affatto! - --- Questo poi... lo dite senza saperlo. - --- Invece lo dico sapendolo, perchè voi avete di meglio. - --- Ecco: volevo quasi farvi la corte; ora con questa frase, me lo -impedite, -- risposi con galanteria, sorridendole. - --- Ah, gli uomini! Credevo che in Italia fossero più serii. - --- Oh, no affatto! - --- Andiamo dunque a giuocare. Vinceremo un patrimonio questa sera! - --- Sia pure! Intanto eccovi la mia parte. - --- No, no, mettete via quel denaro; me lo darete se perderemo. - --- Siete molto cortese ma non posso accettare. - --- Sentite, io sono superstiziosa, e voglio giocare con questo denaro -che ho vinto. Porterà fortuna. Venite. - -Andammo verso la tavola da giuoco, ed io facevo intanto qualche -riflessione amaramente piccina. Pensavo che si sarebbero certo perdute -quelle mille, forse molte altre migliaia di lire, senza ch'io potessi -esimermi dal dividere la sua sorte o dal confessare le mie strettezze. -Così, dalle più piccole cose alle più grandi, la mia decadenza mi -appariva manifesta, dandomi al cuore un senso di vergogna e di -commiserazione. - -Guardavo e tacevo. Intorno al tavoliere stavano facce di uomini, torve o -ridenti, eran visi di donne, affannate per l'ansia della sorte o -soddisfatte per il suo favore. L'oro, e le carte, e la voce monotona del -banchiere che annunziava un punto, e quelle mani che tutte parevano -ghermitrici ed avare, mettendo o raccogliendo le poste, l'ansia di chi -giocava e la placida ironia degli spettatori, la luce delle lampade -basse, il fumo dei sigari, gli scoppi di risa repentini, le imprecazioni -frequenti, la pausa di silenzio che precedeva ogni colpo e quella specie -di rallentamento che ne seguiva l'annunzio, tutto questo insieme, per la -prima volta mi dava una sensazione acre d'immoralità e di bassezza, come -la visione di una grande crapula in cui fossero palesi tutti gl'istinti -più perversi della bestia umana. - -Ora che il denaro non mi apparteneva più come un facile retaggio, ne -vedevo con altri occhi tutte le orride, le occulte vie di conquista e -ripensavo alle parole del d'Hermòs con una specie d'interiore brivido. - -Intanto la sorte favoriva la mia bella compagna. Ella poneva le poste ad -ogni colpo, allungando sul tappeto la mano bianchissima, carica d'anelli -che la facevano splendere. Il d'Hermòs, che stava dall'altro lato e -giocava con noncuranza, aveva esclamato vedendoci: - --- Oh, finalmente vi siete lasciato tentare anche voi! - --- Non però dalle carte! -- risposi, accennando alla piccola Yvonne. - --- La donna e il giuoco vanno insieme come il diavolo e l'acqua santa -- -egli disse per celia. - --- E voi siete un insolente! -- ella gli rimandò su lo stesso tono. - -In piedi, presso di lei, stavo considerando la mia compagna. Smorta in -viso, di un pallor carico e torbido come il colore dell'ambra, due vasti -occhi le splendevano sotto la fronte piana, una fronte di statua greca, -dalle sopracciglia troppo lontane. Aveva un profilo dolcissimo, come i -cammei del Cinquecento, ma su la bocca fredda e arida un sorriso di -donna crudele. I capelli nerissimi le si partivano dal mezzo della -fronte, spartiti da una scriminatura fina, in due gonfie ali compatte, -lucide come due stole di lontra, che ondeggiavano intorno alle tempie -facendole su la nuca un nodo così voluminoso da parer soverchio per la -sua fragilità. Era veramente un gingillo da principe, una cosa tenue ma -temibile, una figura di malefizio. E forse dai capelli troppo neri, dal -seno troppo scollato, le usciva un profumo intenso, quasi un'evanescenza -della sua pelle, che sotto il velo della cipria sembrava soffusa di un -color d'oriente, come hanno talora le donne arabe a vent'anni. Le sue -braccia ignude, passando in un raggio di luce, riscintillavano d'una -invisibile vellatatura bionda. - -Ella doveva possedere il secreto di qualche lussuria strana. - -Sovente si volgeva, con una mossa rapida, per domandarmi consiglio -intorno al giuoco, ed i suoi occhi parevano compiacersi di quella -suggestione torbida che si accorgevano di suscitare in me. Ora, spesso, -e come per inavvertenza, mi posava le mani su le ginocchia, e nel -piegarsi, o nel volgersi, tutta la sua persona carezzava leggermente la -mia. M'accostai ancor più; le stetti con la faccia così vicino che le -mie labbra quasi toccavano il suo orecchio minuscolo, il quale pareva -spuntare dalla foltezza dei capelli come il delicato bòcciolo di un -fiore. - -A un certo punto ella raccolse quasi tutto il denaro che aveva dinanzi e -me lo diede. - --- Mettete questo a parte, -- mi disse. -- Bisogna essere prudenti. È il -guadagno. Ed ora cominciamo da capo con le mille lire che mi rimangono. -Se si perde, poco male. - --- Avete fiducia nella mia scrupolosità? -- domandai scherzando, mentre -intascavo la somma. - --- Niente affatto! -- rispose ridendo. -- Anzi datemi per garanzia una -vostra mano; così non potrete rubare. - --- Ma ho sempre l'altra... -- feci, stringendo la sua piccola mano. Ella -intrecciò le dita nervosamente nelle mie, mentre, con l'altro gomito -puntato su la tavola, tendeva il collo innanzi per attendere l'esito di -un raddoppio audace. Fu perduto: ella fece un piccolo gesto d'ira. -Giuocò di nuovo e perdette; allora si rovesciò all'indietro, sopra la -spalliera della seggiola ed un po' contro la mia spalla. Su l'abito mi -restò il segno bianco della cipria che aveva su la scollatura. - -Una signora molto dipinta, che le sedeva presso, tutta ricciuta di -capelli rimessi, con le labbra sovraccariche di rossetto, e che ogni -tanto ci guardava sorridendo, le disse, con una smorfia di malcontento -che fece tremolare la sua faccia pingue: - --- Ora il banchiere si mette ad aver fortuna; non giocate più. - -Ella scosse le spalle senza risponderle: giocò un'altra volta e -perdette. Allora chinandosi un poco, mi confidò sottovoce: - --- Questa vecchia è una terribile iettatrice! - -Io risi; ella pure. Le rimanevano davanti alcune centinaia di lire. Mi -propose: - --- Ora gioco tutto e lascio tre volte, se non si perde prima. Poi ce ne -andremo in ogni modo; volete? - --- Benissimo, fate così. - -Con un gesto largo ella spinse innanzi tutto il denaro. L'uomo che -teneva il banco si volse a guardarla con un sorriso irritante nel volto -che splendeva di obesità, e le disse: - --- Adagio, bella Yvonne! Volete proprio colarmi a fondo questa sera? - --- Impossibile! -- ella rispose con insolenza. -- Siete talmente grasso -che tornerete sempre a galla! - -L'uomo trovò la celia di suo garbo e ne rise insieme con altri. - --- Stiamo a vedere, -- ella mi disse piano, mentre il banchiere -distribuiva le carte. - -Congiunse le mani e sopra vi tenne il mento. Poi trasse un respiro, mi -fece un piccolo cenno: il colpo era vinto. - --- Non ritirate, piccola Yvonne? -- le domandò il banchiere, pagando la -sua posta. - --- No, amico mio, non ritiro. Anzi lascerò due colpi ancora. - -Ed a me, sottovoce: - --- Aranda non ama che le donne vincano il suo denaro. - -Le carte furono distribuite una seconda volta ed ella si rannicchiò in -sè medesima, come per farsi più piccina. - -Colui che aveva la mano guardò Yvonne con un sorriso ed annunziò forte: --- -Nove! - --- Bravo! -- gli rispose Yvonne, battendo i palmi. - --- E due, -- contò il banchiere, raddoppiando la somma. Ella guardò il -mucchio con incertezza, puntandosi l'indice inanellato contro il labbro -sottile. - --- Avrei quasi la tentazione di ritirare... -- mi disse. - --- No, lasciate, -- le consigliai. -- Non bisogna mai recedere dalla -prima decisione. Poi sento che vinceremo. - --- Credete? - --- Lo credo. - -L'uomo che si chiamava Aranda ammiccava con un sorriso un po' ebete -verso la posta d'Yvonne, distribuendo le carte. Ella sorse in piedi, -sporgendo il busto sul tavoliere, con le mani appoggiate sul panno -verde, le braccia tese. - --- Ancora nove... -- disse lentamente quegli che aveva la mano, aprendo -le carte. - --- Alla buon'ora! E tre! -- esclamò Yvonne con allegrezza. - --- Non è possibile vincervi un colpo questa sera! -- le disse il -banchiere con una smorfia sorridente. - --- E per questo me ne vado, -- ella rispose, raccogliendo la vincita. -- -Bisogna fermarsi a tempo. -- Ed a me: - --- Venite. - -Mi condusse in una piccola sala piena di ninnoli, di fiori, di -cristallerie; si pose tutto il denaro in grembo ed esclamò lietamente: - --- Vi ho pur detto che avremmo vinto! Lo sentivo. Ora facciamo i conti. - --- Giocate meravigliosamente, non c'è che dire. - --- Ma ora brucio di sete. Vi prego, andate a prendermi un bicchiere di -«Champagne». - -Quando tornai, stava ritta davanti ad uno specchio per accomodarsi i -capelli. Prese la coppa e bevve d'un fiato; poi si portò una mano al -petto, esclamando: - --- Che sete! -- La bocca umida le scintillava di piccole gocce, come un -frutto rorido, e mi dette la tentazione di baciarla. Mi curvai un poco, -senza osare, ma ella sentì quel bacio non dato e se ne schermì ridendo. - --- Venite: facciamo i conti. - -Tornò a sedere; le deposi nel grembo la somma che tenevo in serbo, -dicendole: - --- I conti sono già fatti; ponete questo denaro nella vostra borsetta; a -me non spetta e non voglio assolutamente nulla. - --- Mio buon amico, spero che lo diciate per ridere! - --- Ma neanche per sogno! Voi avete giuocato, voi avete vinto... - --- Ah, no, e poi no! -- fece, profondamente offesa. -- Mi considerate -dunque per una di quelle donne con le quali un uomo perde sempre -qualcosa? - --- Per carità, non dite questo! -- esclamai, stringendole un polso. -- -Ma davvero mi sembrerebbe indiscreto accettare. Facciamo così piuttosto: -con la parte che voi credete mi spetti comprerete domani un gingillo -qualsiasi, tenendolo come se ve lo avessi regalato io... Va bene? - --- Assolutamente no! Abbiamo giuocato insieme, come fra uomini; se si -avesse perduto, voi avreste pagata la vostra parte; abbiamo vinto e, se -non volete offendermi, vi prego di non insistere più. - --- Tutto, piuttosto che offendervi! Solo permettete che vi preghi -ancora... - --- Non più, non più! Contiamo. - -La sua fiera delicatezza non impedì ch'io provassi un certo rossore -nell'accettare quella somma, la quale ammontava, per mia parte, a quasi -tremila lire. Pensai che il domani avrei tutto reso inviandole un dono. - --- Allora, -- la pregai, -- permettete che vi domandi anche il vostro -indirizzo, per mandarvi almeno un fiore. - --- Fiori sì, ma non altro; -- ella minacciò, sdraiandosi nella poltrona -e sollevando pigramente le braccia dietro il capo. Aveva le maniche -trasparenti, corte fin sopra il gomito; vedevo le sue braccia modellate -con una finezza squisita, e la conca delle ascelle appena segnata da -un'ombra scura. - --- Voi siete molto severa!... -- le dissi, protendendomi un poco. - --- No, ma voglio serbarmi il piacere di giocare altre volte con voi, se -c'incontreremo, senza il bisogno di ringraziarvi, od il timore d'essere -considerata per meno di quello ch'io stessa mi consideri... Non credete -che una donna possa avere qualche volta un simile desiderio? - --- Certo lo credo, e se voi lo avete per me, ne sono lusingatissimo. - --- Dunque, siamo intesi: null'altro che un fiore. - --- Come volete. Però, concedetemi di portarvelo io stesso. - --- Ah?... perchè? -- fece con uno sguardo pieno di femminilità insidiosa -e reticente. - --- È una domanda oziosa, vi pare? O almeno, con essa, mi mettete nella -impossibilità di rispondervi come vorrei. - --- Datemi una sigaretta... via! -- disse, facendo con la mano un gesto -frivolo. - -E rise. I suoi occhi perversi mi guardavano, grandi e fermi. Aveva in sè -una forza irresistibile di seduzione, pareva un fiore bello e velenoso. - -Mentre le accendevo la sigaretta, le feci scorrere una mano sul braccio, -irrequietamente. - --- Cos'avete su la pelle? -- domandai; -- è di una morbidezza -incredibile!... - --- Vi pare?... -- E ritrasse il braccio quasi con un gesto pudico, ma -ridendo di un riso che non lo era. - --- Credo vi piaccia tormentare, piccola Yvonne!... - --- Perchè?... - --- Non saprei dirvi... È la mia opinione. - --- Sedete lì... -- E mi segnava una poltrona più discosta. - -Per un momento si stette in silenzio, guardandoci entrambi, io turbato, -ella curiosa. Poi le dissi: - --- Allora, questo indirizzo? - --- Oh, me ne dimenticavo... 110, Boulevard Malesherbes. Dopo le quattro. -Ma non domani: dopodomani. - -E tutte le cose lucide, nella piccola sala, brillavano come i suoi -grandi occhi neri. - - - - - IV - - -Avevo solamente voluto stordirmi. Appena uscito nella strada un grande -disamore mi strinse, di quella casa, di quella donna, di me stesso. -Lungo e sordo mi ronzava nelle orecchie un rumore non ben comprensibile, -forse l'eco delle parole che avevo dette, udite; mi serpeggiava nelle -vene indolenti una specie di malsana ebbrietà. - -Rincasai verso le quattro del mattino; un lume acceso dietro una -finestra mi avvertì ch'Elena vegliava tuttora. Quando entrai, ella -sedeva infatti nella sala da pranzo, con un libro aperto su le -ginocchia, le mani sovr'esso congiunte. - --- Dove sei stato finora? -- mi domandò con un suono di voce opaco e -lento. - --- In casa della contessa di Clairval, con Elia. - --- Ah!... Si riceve sino a quest'ora in quella casa? - --- Si giuoca. Ma tu, perchè non ti sei coricata? - --- Non avevo sonno. Ho atteso che ti risolvessi a tornare. - --- Ed ora che son tornato? - --- Nulla; va bene. - --- Ti coricherai ora? - --- Forse. - --- Non hai altro da dirmi? - --- Cosa ti potrei dire? - --- Buona notte, allora. - --- Buona notte. - -Me ne andai nella mia camera, indispettito per quelle sue risposte -brevi, per l'impassibilità del suo viso. Mi gettai sul letto vestito e -mi posi a meditare. La mia vita non era gaia. La donna che amavo, e -nella quale avevo riposta una fiducia così grande, si allontanava da me -irrimediabilmente; gli amici, la tranquillità, la ricchezza, tutto era -perduto. Il pensiero corse, corse via sbrigliatamente, e fece un epilogo -sommario di tutto quanto il passato. Pensando, il sonno mi gravò su le -palpebre e nel dormiveglia ebbi una visione confusa. Mi vidi in Roma, -nel mio palazzo ripristinato con il denaro dei Laurenzano, ancor padrone -di cocchi stemmati, e, fra le belle adunanze dei principi romani, -un'altra volta re dei conviti, signore delle alcove, maestro di tutte le -eleganze... Fu, nel dormiveglia, un sogno; null'altro che un sogno. -Sparve; mi destai con la testa greve, le membra indolenzite. Scesi dal -letto, e sospingendo l'uscio vidi Elena che stava sempre nella medesima -positura, con gli occhi fissi all'alto, fumando. - --- Che fai? -- le dissi. Elena si turbò ed ebbe un tremito per tutta la -persona, come se avesse anch'ella sognato. - --- Hai dunque deciso di non dormire questa notte? - -Non mi rispose, ma vidi che gli occhi le si empivano di lacrime. Le -andai vicino e mi sedetti. - --- Che hai? -- le dissi ancora, con un accento più amorevole. - -Ella mi tese una mano, piegando la faccia sul petto. - --- Perdonami... -- bisbigliò. - --- Nulla devo perdonarti, Elena. Mi hai fatto male; ma non importa; -passerà. - --- Non fu per ingannarti, non fu nemmeno per vergogna... - --- E perchè allora? -- Due lunghe lacrime le rigarono la faccia. - --- La mia natura è così, -- disse. -- Non sono mai stata sincera, con -nessuno. Vi sono certe anime che provano una riluttanza invincibile a -farsi conoscere, come altre ne sentono invece il bisogno. - --- Sì, va bene... tu mi hai già ripetute molte volte queste bellissime -cose!... Ma un uomo che ama davvero non può ragionare a questo modo. - --- Mi vuoi bene ancora? -- ella fece, afferrandomi le due mani, un po' -ansante. - --- Non so. - --- Rispondimi! - --- Vorrei non volertene più. Tu non comprendi nemmeno la dolcezza della -confidenza, il più soave abbandono che vi sia nell'amore. Quale fiducia -posso avere in te? - --- Senti, Germano; quando io t'ho conosciuto, c'era nella mia vita ormai -tutto un passato di avvenimenti, che ad ogni modo non si possono mutare. -Ma tu per il primo e per il solo mi hai avuta come un'amante vera... -Cosa t'importa il resto? Poi, credi forse che io stessa, per un solo -momento, abbia riposto qualche fiducia in te? - --- Che vuoi dire con questo, Elena? - --- La stessa domanda che tu mi fai, la stessa ti faccio. Non sono che la -tua amante, e come tale, cosa puoi rimproverarmi? Forse mi hai voluto -anche bene, ma come puoi amarmi tu, che sei stato sempre un uomo felice. -Io ti conosco troppo, Germano; il tuo non è che l'amore degli uomini -avventurosi ed eleganti, l'amore che consiste nel veder piangere. Tu non -hai desiderato altro che di vedere me innamorata... Ed è vero, lo fui, -lo sono ancora lo sarò sempre. Ora dimmi: ti ho mai domandato qualcosa -io? Ti ho mai domandato, per esempio, cosa farai del nostro amore quando -non avrai più denaro, nè alcun mezzo per trovarne? Io sono preparata a -tutto, appunto perchè non ho fiducia nel tuo amore, e perchè mi piaci -così come sei. - -Ed ecco, ella tornava ad essere la donna perpetuamente oscura, non -afferrabile da nessun potere, in continua discordia con sè stessa, o -forse padrona della sua volontà in un modo stupefacente. - --- Elena, -- le dissi, -- tu trovi un modo molto abile per ritorcere -contro di me le mie stesse parole, ma il rimedio pur troppo non serve. -Mi chiudi in faccia la porta del tuo passato con una ostinatezza -irritante e non comprendi come la gelosia del passato sia quella che un -amante non perdona mai. - --- Ebbene, senti: se fino dal primo giorno tu non mi avessi tanto -affaticata con questa indagine qualche volta umiliante per me, forse -t'avrei raccontato spontaneamente ogni cosa, perchè nessuna ragione in -fondo -- e lo sai bene! -- m'induce a fartene un mistero. Ma ti ho -nascosta una parte della verità quasi per vendicarmi della tua crudele -insistenza, ed anche perchè il mio passato era la sola cosa che potessi -non abbandonarti. - --- E come non hai pensato che un giorno l'avrei potuto scoprire? - --- Sì, forse l'ho pensato; ma questo mi era indifferente. Nè ora mi -conoscerai meglio. Potrai forse immaginare che t'abbia mentito in ogni -cosa e che mi proponga di mentirti ancora, quindi non val la pena di -parlarne: dimentica e perdonami, se puoi. - --- Perdonare è facile, dimenticare lo è meno. Vi sono troppe figure che -mi si affollano alla mente quando penso a te: la tua bocca, ora, sa di -troppi baci. - --- Questo, Germano, è ingiusto! Devi per lo meno aver compreso che i -primi baci veri li ho dati a te. - -Si alzò, mi venne a sedere su le ginocchia, mi nascose la faccia contro -una spalla, si mise a piangere. Le sue lacrime erano la sola cosa al -mondo che non potessi vedere senza commuovermi. - --- Ora non mi vuoi più bene... -- mormorava pianamente, sorridendo fra i -singhiozzi. - --- Taci, taci.... Almeno fosse così! - --- Lo desideri proprio? -- mi domandò, stringendomi le tempie fra le sue -mani calde, mentre le nostre bocche si congiunsero. - --- No, -- risposi -- questo no! - -Ella sorrise fra le lacrime, in una pausa di silenzio. - --- Dove sei stato questa sera? - --- Te l'ho detto. - --- È vero? - --- Sì. - --- Hai voluto essere veramente un uomo senza cuore. Mi hai lasciata -sola. Ho tanto sofferto io, tu nulla. E t'aspettavo, e non giungevi mai! - --- Dimmi, -- la interruppi subitamente: -- perchè sei stata l'amante di -quell'uomo? Ti piaceva? - --- Non parliamone più, sii buono... - --- Ti piaceva? Rispondimi! -- feci, un po' ruvidamente. - --- M'era indifferentissimo. Lui, come un altro qualsiasi... - --- E allora? - --- Allora, lo sai, volevo essere attrice, cominciare una vita libera, -pensavo che un giorno o l'altro sarebbe accaduto lo stesso... Quindi, -poco m'importava. Ma chi te lo ha detto? Lui stesso? Certo, certo, non -può essere stato che lui. - --- No. - --- Guardami in faccia! - --- Ebbene, sì, è stato lui. Lo sono andato a cercare apposta per sapere -la verità. Sai come ho fatto?... - -E presi a raccontar l'accaduto. Ella con i denti si prese il labbro -inferiore e rimase ad ascoltarmi, tenendo gli occhi fissi ne' miei, -tranquilla, immobile. Dopo averle tutto narrato, soggiunsi: - --- Una sola frase mi ha fatto veramente male. Quando gli domandai, quasi -per ischerzo: «Ebbene ditemi, che donna è come amante?» egli davvero ti -ha dipinta con una frase incisiva. - --- Ah? - --- Sì, mi ha detto: «Una ungherese, caro conte; crudele e triste, -lasciva ed ingenua... Quel sangue magiaro insomma, pieno di -contraddizioni e d'ardori!» - -Ella si mise a ridere, d'un riso nervoso, alzando le spalle. - --- Oh, questo poi!... -- esclamò con disprezzo; -- è una vigliaccheria -maggiore delle altre. No, ti giuro, quel tuo amico ha una grande -fantasia!... oppure una grande presunzione!... Io l'ho semplicemente -subìto, credendo fosse necessario, e nulla più. Ma gli uomini, questo, -non lo confessano mai. - --- Come posso crederti, Elena? Tanto più che la sua definizione... è -così vera! - --- Sì, è proprio vera?... Ebbene, ti ripeto, avrà forse una grande -fantasia! - -E ridendo mi dette un lungo bacio. - --- Poi, senti, -- prosegui; -- ho ancora, se non isbaglio, alcune -lettere sue, nelle quali appunto mi rimprovera la mia grande -insensibilità. - --- Non le hai bruciate quelle? -- chiesi con ironia. - --- Perchè me lo domandi? - --- So che ne hai bruciate molte altre... - --- Forse; ma non tutte. Ho ancora quelle di Mathias, alcune di mio -marito, e ce ne devono essere anche altre. - --- Vuoi che andiamo a vedere? - --- Sì, -- ella fece con un poco d'esitazione. - -Andammo nella sua camera; da un baule chiuso ella trasse una scatola di -pelle a rilievi, ch'era piena di lettere e di fotografie. - --- Non toccare tu... non voglio! mi disse. - -Cercò fra le lettere, ne scorse alcune rapidamente. Ve n'era un -pacchetto ingiallito, stretto da una cordicella sfilacciata. - --- Di chi sono queste? - --- Di Miller, -- rispose, corrugando la fronte. Lasciale stare. - --- E queste? - --- Di Mathias; ma non leggere, ti prego. Ecco leggi questa; l'ho -trovata! - -Era straordinariamente pallida, tremava un poco. Rinchiuse in fretta la -scatola e mi trasse per un braccio. - --- Perchè sei così agitata? - --- Vieni via, vieni via. Mi fa sempre male ripensare a quei due morti. --- E si strinse al mio braccio quasi con paura. - --- Torniamo di là, -- disse. - -La lettera infatti confermava le sue parole. - --- Mi credi ora, Germano? -- ella chiese, offrendomi la bocca. - -Io mi strinsi nelle spalle irresoluto e non volli rispondere; ma sentivo -come per incanto la gelosia placarsi, finire. - -Dietro le imposte chiuse nasceva l'alba, il fumo azzurro di una bella -giornata; i carri degli erbivendoli, passando, empivano di strepito la -contrada. Impallidita per la veglia, con gli occhi cerchiati di nero, i -capelli un po' disfatti, ella mi stava presso, innamorata e bella, -portando su le labbra umide la promessa di un torbido amore. Sentii che -nonostante ogni tortura il mio mondo incominciava e finiva con lei. - --- Mi credi ora? -- domandò un'altra volta, quando già le mie braccia la -serravano. - --- Ti amo! ti amo!... non domandare altro... - -La sua gola riversa palpitava come un seno gonfio di piacere; tutte le -tentazioni più ardenti traboccavano dalla sua calda persona. - --- Voglio che tu mi creda! -- esclamò imperiosamente con ira. - --- Ebbene sì! Dopo tutto non puoi, non devi, essere stata d'altri che -mia! - --- Lo senti, lo senti ora? - -Come un soffio, su la bocca, le risposi di sì. - --- Mi perdoni dunque? - --- Sì, ti perdono; ma dovrai, dopo, raccontarmi ogni cosa. - --- Non c'è più nulla che tu non sappia. Il resto è vero è tutto vero, -fuorchè una sola bugia... - --- Quale? - --- Sì: quel certo Schillenheim, quell'ufficiale austriaco... ti ricordi? - --- Sì. - --- Bene: quello non è stato mio amante... - --- Ah? E perchè me lo hai detto allora? - --- Chissà? Forse perchè c'è andato vicino... E siccome uno ci voleva, ho -preferito questo a quello. Per te in fondo era lo stesso, e per me... -anche! - -La fissai negli occhi attentamente, come per scrutarla fin nell'anima -oscura; ma quegli occhi erano troppo splendenti perchè si potesse -guardarvi nel fondo. Poi, che importava? Era così dolce il crederle, -così angoscioso il dubitare... - --- Vieni... -- le dissi traendola. - --- No, aspetta. - --- Che fai? - --- Apriamo la finestra: è l'aurora! - -Nell'aria fresca del mattino un raggio di pallido sole dorava i suoi -capelli disciolti. - - - - - V - - -Come sdebitarmi ora con Yvonne Tellier? Il denaro vinto a quel modo mi -dava una specie di molestia, e, nonostante il suo divieto, provavo da un -lato il bisogno di renderlo sotto una forma qualsiasi, dall'altro il -rincrescimento di privarmene in quell'ora di penosissima carestia. -Pensai ad un ripiego elegante: un gran cesto d'orchidee, che potesse -costare mille lire almeno... Le orchidee, per fortuna, costano quanto si -vuole. Uscii prima del mezzogiorno per andare dal fioraio. Ma, strada -facendo, nel meditare tristemente ai casi miei, venni a concludere che -mille lire d'orchidee per una Yvonne qualsiasi erano forse troppe... In -questo pensiero la mia decadenza era palese. - --- In fondo, -- ragionai per consolarmi, -- questa liberalità potrebbe -anche parere una ostentazione di pessimo gusto. - -Così, vestendo l'idea del risparmio con pretesti eleganti, allorchè -giunsi al negozio, invece di mille lire ne spesi quattrocento, e mi -parve che a Parigi le orchidee si pagassero care assai. - -Pur troppo mi sentivo già orrendamente borghese: avevo sempre la mente -piena di cifre, ed il lusso che vedevo intorno mi dava una stretta al -cuore. Nonostante la nostra vita di parsimonie, molte spese andavano -accumulandosi, facilitate assai dal credito dei negozianti, che memori -del mio tempo migliore non dubitavano affatto della mia solvibilità. In -fondo non ne dubitavo io stesso, parendomi oltremodo impossibile che la -buona stella non volesse un'altra volta splendere tra le confuse ombre -del mio cammino. Per tutto il pomeriggio restai nel dubbio se andare o -non andare da Yvonne; poi mi parve scortesia mancare la visita promessa, -e vinto insieme dalla curiosità risolsi di andarvi. - -M'accolse in una stanza ingombra di molti oggetti femminili, libri e -ninnoli, ritratti e cesti da lavoro, una stanza che pur essendo arredata -con i mobili di uno studiolo aveva in sè qualcosa di più intimo, poichè -filtrava in essa il profumo dello spogliatoio vicino. Le mie grandi -orchidee, poste in un angolo, trascoloravano in mille tinte irreali, -variando nella luce tenue. Yvonne portava una vestaglia scollata, quasi -fluida per la delicatezza del colore. - --- Siete sola? -- domandai, entrando. - --- Sola e vi aspettavo. Vi aspettavo guardando i vostri bellissimi -fiori. Amo le orchidee perchè sembrano il fiore del tormento, il fiore -dell'impossibilità. Vi ringrazio. - -E senza levarsi dalla poltrona mi tese una mano bianchissima, che si era -come liberata dal suo carico d'anelli e portava solo, nell'anulare, un -rubino di straordinaria bellezza. - --- Credevo, -- mi disse con una indolenza studiata, -- credevo che non -sareste venuto. - --- Oh, perchè? - --- So che non siete libero... - --- Ma questo non importa! Non sono libero per tutte le altre; per voi -sì. - --- Ditemi una cosa, -- ella domandò improvvisamente. -- Come avete -conosciuto Elia d'Hermòs? - -Certo la sua domanda non era oziosa. - --- Lo conobbi, -- risposi -- alcuni anni or sono, a Chantilly, fra una -corsa e l'altra. Si avevano molti amici comuni. Poi lo rividi a Nizza ed -ora soltanto siamo entrati in maggiore intimità. - --- Elia d'Hermòs ha una predilezione per voi. - --- Si direbbe. Od almeno vuol farmelo credere. - -Ella sorrise in un suo modo finissimo, e parve cercare una risposta. - --- E' un uomo -- disse -- che non fa mai nulla per nulla. - --- Me ne sono accorto. Ma questo non mi turba. E' un uomo che mi -diverte: non voglio sapere altro. - --- Allora vi confesserò che sono più curiosa di voi, forse perchè -conosco tanto bene il d'Hermòs da non poter supporre ch'egli si dia la -pena di divertire alcuno... impunemente. - --- Bah!... -- feci; impunemente o no, sono convinto ch'egli non mi possa -nuocere in alcun modo. - --- Allora perdonate la mia curiosità. - --- Anzi, la trovo naturale. Mi sembra tuttavia che il d'Hermòs non sia -troppo nelle vostre grazie... - --- Infatti egli ebbe il torto di credersi un padrone con me, come si -crede con tutte. Questo non glielo perdonerò mai. - -Un sorriso pieno d'ironia crudele orlava la sua bocca; e soggiunse: - --- Gli avete parlato già di questa visita? - --- No davvero! Non mi è sembrato necessario. - --- Di fatti non lo è. - --- Ma dite, Yvonne: continueremo per un pezzo a discorrere di lui? Non -mi sembra che ne valga la pena. E sapete pure che non sono venuto per -questo. - --- Per cosa dunque? -- mi domandò con un sorriso pieno d'innocenza. - --- Piuttosto per parlare di voi... per dirvi che dall'altra sera mi -perseguitate... - --- Oh... che stranezza! Sappiate una cosa: io detesto gli uomini -gentili. - --- Non lo sono affatto: vi dico la verità. - --- Allora, se volete farmi una dichiarazione d'amore, fatela sùbito, e -non pensiamoci più! - --- Volentieri, piccola Yvonne. Sono venuto per questo. - --- Per parlarmi d'amore? - --- Ma certo. È forse ancora ciò che rimane di meglio a fare tra l'uomo e -la donna. - --- Cosa? il parlarne? - --- Bisogna pur sempre cominciare così... È il preludio necessario. - -Ella intrecciò le dita insieme, stirando le braccia pigre come per -scuotersi da un torpore. - --- Ma non siete un uomo fedele voi? - --- Fedeltà, infedeltà... cosa vogliono mai dire queste due parole troppo -letterarie, che gli amanti ripetono senza tregua per riuscire a darsi -qualche tormento. Appartenere ad una sola quando un'altra vi piaccia, -non vuol dire, mi sembra, esser fedele. È più turpe confondere due donne -insieme in uno stesso desiderio che domandare a ciascuna, separatamente, -una diversa gioia. La nostra sensibilità è come un'arpa, estesa e -delicata: non si può con una mano sola farne vibrare tutte le corde... - --- Oh, l'arpa!... -- ella esclamò ridendo, -- lasciatela stare! - --- Vi pare che la mia similitudine non regga? - --- Non regge. - --- Peccato! Cerchiamone un'altra. - --- No, non importa: ho capito già. - -Una pausa lunga, ridendo entrambi a fior di labbro. - --- Ebbene, cosa dite? -- ella fece, un po' distratta. - --- Cosa dico? Nulla. Pensavo. - --- A che? - --- Pensavo che la mia dichiarazione si è troncata nel mezzo. - --- Ebbene, credevate forse di farmene una con quell'arpa delicata e con -la mano che non può... - --- Visto che si deve parlare, una cosa val l'altra, non vi pare? - --- No, vi sono cose che valgono meglio. - --- Sì, un bacio, per esempio, se volete lasciarvelo dare. - -Per piegarmi verso la sua bocca m'inginocchiai sul tappeto. - --- Andiamo... -- ella esclamo torcendo il capo; -- non fate sciocchezze! - --- Sarebbe una sciocchezza non farlo, vi pare? - --- No, affatto! - --- Avete un profumo che mi turba... - --- Sì? Lo compero da Houbigant; venti lire la boccetta. Come vedete il -prezzo è ragionevole. - --- Per carità! Non è di quel profumo che parlo. - --- Davvero? Allora non saprei... - -E più che il profumo ancora, mi turbava il contatto del suo corpo -fragile. - --- Ma sì, ne avete un altro, un altro senza nome, indefinibile... Perchè -non portate il busto? - --- Non lo porto mai; forse non mi è necessario... su, lasciatemi stare! - -E mi puntò le due braccia contro le spalle, per tentare di respingermi. -Le maniche ampie della vestaglia scoprivano le sue braccia venate; -s'indovinava il buio tepore dell'ascelle, ov'io spinsi d'improvviso, e -con un brivido, la mano irrequieta. - --- Ah, no, via... mi solleticate!... - -Le sue fine guance si coversero di un turbato rossore. Un fermaglio -antico le teneva chiusa la vestaglia sul petto, ed io l'apersi. - --- Oh, ma come siete insolente... - --- Datemi un bacio, piccola Yvonne! - --- No! - --- Uno solo... - --- E poi?... -- fece, scoprendo nel sorridere i denti bianchissimi. -Sentivo la sua morbida persona, sotto la vestaglia tenue, aderirmi come -una carezza sola. - --- Poi... -- dissi -- mi piaci! mi piaci! - -Aveva negli occhi profondi una specie di stupefazione, le narici -finissime le tremavano appena, come se aspirassero un profumo forte. - --- Mi sei piaciuta sùbito, -- continuai; -- l'altra sera, quando -giocavi, provavo terribilmente la tentazione di mordere la tua bocca... - -Ella piegò il mento sul petto; una grande ombra le ravvolse il viso -immobile. - --- Guardavo i tuoi polsi, e mi pareva di sentirmeli passare su le -tempie, forti e fragili. Guardavo, per la scollatura, la tua schiena -divisa da un solco profondo, i tuoi seni malnascosti, e mi sentivo male. - -Incrociò le braccia sul petto, quasi per vietarlo alla mia tentazione, -piegò il mento e non rispose. Ma ogni tanto un piccolo fremito correva -per tutta la sua persona, le sue ginocchia tremavano appena. - --- Mi sembri una creatura piena di malefizio, piena di crudeltà, e ti -desidero per questo. Se non ti potessi avere, credo che ti batterei! - --- Perchè mi dite queste cose?... -- ella domandò con la voce un po' -tremula, tendendomi la bocca. - -E i denti piccoli, minuti, le brillavano fra le labbra scarlatte. - --- Perchè ti amo! Perchè ti voglio! Mi sembri una cosa del tutta -sconosciuta e nuova. - --- Tu ami un'altra... -- ella profferì sommessamente. - --- No, te! -- risposi con rabbia. - -Ella rovesciò il capo su la spalliera, con una specie di ubbriacata -gioia, offrendomi la gola solcata di vene sottili. I capelli, tratti -all'indietro dal lor peso, le scoversero la fronte; sui rossi labbri un -velo di umidità brillava, e, leggera come fosse una cosa di piume, io, -con impeto, la sollevai nelle braccia... - -Le orchidee ci videro passare. - - - - - VI - - -Era il 14 Luglio, grande anniversario della festa repubblicana. Trofei -su le case, giostre nelle piazze; ad ogni angolo, ad ogni attimo, la -Marsigliese e la Matchiche, la Matchiche e la Marsigliese. Tutte le -miserie, tutte le ciurmerie nella strada; pareva che gli ospedali e le -galere avessero per quel giorno dato lo sfratto alle lor sordide -clientele. Il popolaccio menava un carnevale sconcio in memoria del -prodigio compiuto: quello di aver sfrattato il monarca dal più bel trono -del mondo. Una calura insoffribile si mesceva al lezzo di quel fango -democratico, e non potendo far meglio che starmene quietamente in casa, -l'idea mi venne di scrivere a Fabio Capuano. Gli mandai questa lettera, -la prima dopo un silenzio di molti mesi. - - «_Fabio caro_, - -Per aver così a lungo taciuto, penserai forse che l'amico tuo di tanti -anni abbia mutato affetti mutando paese. Non sei nel vero se pensi così. -Tutto può significare il mio silenzio, tranne che tu mi sia men vivo -nella memoria. Un sentimento quasi di disagio m'ha impedito finora di -riprendere con te, a cuore aperto, l'antica nostra confidenza. Ma ora, -il desiderio di conoscere come vivi e dirti come son vissuto, è maggiore -di ogni altra considerazione. Dopo la mia breve lettera da Torre Guelfa, -con la quale ti avvertivo che avrei lasciata l'Italia per vivere qualche -tempo in questa bella Parigi, ecco le cose come andarono. Elena ed io si -venne ad abitare una piccola casa, deliziosamente nostra, nella rue de -l'Arc de Triomphe, in vicinanza del Bosco. Entrambi si aveva in mente, -oltre che il nostro amore, qualche proposito serio per la vita futura, -poichè non ti nascondo che verso in condizioni abbastanza precarie. -Partendo, anzi, (cosa che ti ho taciuta) fui costretto a vendere alcuni -altri campi delle mie ultime terre. Ma il mio proposito era quello di -lavorare... Tu certo ne riderai! «Se continui così, la tua vita folle si -chiuderà con un colpo di pistola» -- mi dicevi sempre. - -Io, finora, quantunque navighi per acque procellose, non vi penso -affatto. Volevo imprendere un commercio, o trafficare in Borsa, ma l'una -e l'altra cosa per ora non sono avanzate d'un passo. Confido molto in -Gualtiero Alessi, che tu pure devi conoscere, il quale vive a Parigi, da -molti anni ed è notissimo nel ceto bancario. Così attendo; e -l'attendere, come sai, vuol dire starsene con le mani in mano alla mercè -del caso. Elena invece si è mostrata piena di energia; frequenta con -assiduità una scuola d'arte drammatica e sarà presto attrice, poichè si -dice che debba riuscire a meraviglia. Non potrò mai abbastanza -dipingerti quanto la natura di questa donna sia bella ed ammirabile. Mi -ha dato giorni d'intensa felicità. - -Ma l'uomo che hanno invidiato, che fu maestro nell'arte del vivere, -oggi, mio buon Fabio, è vicino a compiere la sua parabola di decadenza. -È deplorevole, ma non lo posso tacere. Il denaro è finito; e non certo -il denaro io rimpiango, ma la bella padronanza ch'esso mi dava di me -stesso e d'altrui; non il denaro, ti dico, ma tutte le sovranità che mi -attribuiva questo scettro perduto. Se di me ti domandano di Roma, di' -solamente che vivo una vita tranquilla. E tu, se non mi serbi rancore, -scrivimi qualche volta, chè troppo il tuo silenzio mi lascia il cuore -deserto. - -Scrivimi anzitutto se ora sei lieto per le cose tue, poi dammi ogni -notizia la quale mi possa concernere: dimmi che avvenne dopo la mia -partenza, quali furono i giudizi degli amici nostri e -- per la pace -della mia coscienza -- dimmi anche se la tranquillità è tornata in -quella triste anima che ho fatta soffrire. - -Serba nel cuore l'amicizia ch'io ti mantengo immutata e volgimi -qualchevolta un pensiero d'affettuoso ricordo. - - _Guelfo_». - -Alcuni giorni dopo aver scritta questa lettera mi recai senz'altro da -Gualtiero Alessi, dicendogli che mi ero finalmente deciso a praticar la -Borsa, premendomi d'incominciar subito alcune speculazioni che m'avevano -consigliate. L'Alessi cercò di spiegarmi come il venir dell'estate -portasse un rallentamento notevole in tutti gli affari e come sarebbe -stata miglior cosa indugiare fino all'autunno. Ma io con molte ragioni -tanto lo convinsi, che accettò di aprirmi credito nella sua banca ed -acquistare a mio nome una certa quantità di titoli minerari, sui quali -la speculazione era vivissima in quei giorni. - -La cosa non era onesta, perchè gli avevo dovuto mentire su molte -circostanze; non solo, ma se la speculazione fosse fallita, non avrei -potuto risponderne altrimenti che vendendo Torre Guelfa, e ciò con -indugio, con vergogna e con rimpianto. Ma non era più tempo di scegliere -la strada migliore: le mie strettezze crescevano; le rendite delle mie -campagne, affidate ad un amministratore in Roma, non bastavano per -pagare gli interessi ai molti creditori, e, finito l'ultimo denaro, non -avrei saputo a qual rimedio appigliarmi. Dunque non potevo contare che -sopra una salvezza disperata. - -Forse da me solo non avrei osato; ma il d'Hermòs, scaltro e cauto -consigliere, m'insegnava che gli scrupoli sono timidezze in un cuor -virile. - -Presi allora l'abitudine di passare ogni mattina qualche ora in Borsa; -la sera di quando in quando mi recavo con Elia dalla contessa di -Clairval, a tentare la fortuna delle carte in quella casa equivoca, non -osando mostrarmi nei Circoli dei quali ero socio, per non rendere palese -la mia decadenza. Vi rivedevo la piccola Yvonne, che al giuoco era per -me una specie di talismano, ma che talora mi metteva in angustie per il -suo modo inopportuno d'ostentare la nostra familiarità. - -Una sera Elia, prendendomi a parte, mi disse a bruciapelo: - --- È chiaro che sei divenuto l'amante d'Yvonne Tellier. -- Da qualche -giorno ci davamo del tu. Io risi e non volli rispondere. -- Andiamo! non -vorrai farne un mistero con me? Poi, se anche tu neghi, non sembra che -Yvonne si dia la pena di farne alcun mistero. - --- Ebbene lo fui per una volta, se proprio t'interessa. Un capriccio, un -obbligo anzi... La cosa ti pare poi tanto grave? - --- No; ma ti credevo innamorato di Elena. - --- Eh, via, questo non c'entra! Che sciocchezze mi vai dicendo? Si giocò -insieme la prima sera, si vinse, come sai; le dovevo pur qualcosa, ti -pare? - --- Bada! Io ti dico solamente: bada!... - --- Oh, e perchè? - --- È una donna perfida. - --- Questo non m'impensierisce; anzi, un'attrattiva di più! - --- Senti, Guelfo; può darsi che tu le sia piaciuto; forse come uomo, -forse perchè ha inteso dire che hai un'amante straordinariamente bella. -In ogni modo, ti ripeto: sta in guardia! - -Risi di nuovo e scrollai le spalle: - --- Bah!... tu parli così perchè vi odiate a vicenda. - --- Io non la odio; lei forse. - --- Ma per qual motivo? Non me lo ha voluto dire. - --- È una storia piuttosto complicata. Intanto ha creduto che io volessi -farle perdere il suo amante, il senatore Vautrier, quello che possiede -le grandi fabbriche di velluti... Mentre si trattava di ben altra cosa. - --- E precisamente? - --- Oh... inezie! Te lo racconterò un'altra volta. Mi odia poi per -un'altra ragione, più delicata... - --- Sei stato il suo amante? - --- No; lo fui di sua madre, che morì giovane, lasciandola in condizioni -da poter divenire una donna onesta. Ebbi il torto di non abusarne -allora... Sono delicatezze, queste, che una donna intelligente non -perdona mai. - -E se ne andò ridendo. Quest'uomo, in alcuni momenti, esasperava i miei -nervi, e quanto più mi sentivo divenire la sua preda necessaria, tanto -più la mia fierezza lo respingeva con una specie di sorda ostilità. Era -vicino -- e lo intuivo -- lo scioglimento del lungo nostro equivoco: le -sue parole di giorno in giorno si erano fatte più esplicite; mi pareva -che ogni volta, quando ci si vedeva, egli stesse per farmi una proposta, -e non sapevo qual fosse nè sapevo se l'avrei accettata o respinta. Ciò -che più m'irritava era la chiarezza delle sue intuizioni, era -quell'indagine cauta e sicura che gli avevo lasciata compiere sul mio -spirito e sui casi miei. Certo io potevo servirgli a qualcosa; ma poichè -nel medesimo tempo egli conosceva i miei dissesti, doveva solo contare -su quanto ancora possedevo d'intatto, e cioè il mio nome, le ottime -conoscenze, il grande prestigio della mia perduta signorilità. - -Voleva che andassimo a passar l'estate insieme. - --- Non penserai -- mi diceva, -- di cuocerti a lungo sui deserti -marciapiedi parigini, o di correre avanti e indietro sui battelletti -della Senna, che rappresentano la villeggiatura degli impiegati -municipali. - --- Difatti la prospettiva non mi attrae. - --- Io vado a Trouville, poi a Biarritz, come tutti gli anni: vieni con -me. - --- Lasciami riflettere qualche giorno; ti risponderò prima che tu parta. -I miei titoli salgono; per ora non vorrei liquidare. - --- Bah!... i titoli! Vendi, Guelfo. Ti seguito a dire: vendi! - --- Va bene, va bene. E la contessa di Clairval dove passa l'estate? - --- Ha una casa di campagna in Provenza. Verso l'autunno viene a -Biarritz. Ricòrdati ch'entro la settimana prossima io me ne vado. - --- È inteso. - --- Ora senti, Guelfo: se tu, -- siamo abbastanza amici per poterne -parlare, -- se tu avessi bisogno di qualsiasi cosa... non fare -complimenti con me. - --- Di nulla ho bisogno, grazie, -- risposi arrossendo. - --- Tanto meglio. - -Due giorni dopo feci vendere i titoli con un guadagno di quindicimila -lire, che, con altre seimila ricavate la settimana antecedente, -provvidero a sollevarmi dal disagio. Credetti per un momento alla -resurrezione: molto spesso il giuoco mi aveva dal nulla procacciato -guadagni assai notevoli. Per prima cosa mi recai da un gioielliere, il -quale aveva nella vetrina un anello, che un giorno Elena, passando, -aveva tanto ammirato. Entrai, me lo feci mostrare. Era un brillante -bianchissimo, tagliato a forma di cuore, con l'incastonatura di smalto -azzurro. - --- Quanto costa? - --- Per lei quattromila lire, signor conte. -- Pagai senza -mercanteggiare, ed in quell'atto mi pareva di rinascere. Tornando verso -casa, tutte le vie di Parigi mi sembravano belle come non mai. Quando -Elena mi venne incontro, presi una sua mano, le passai l'anello in dito, -poi tenni la sua mano prigioniera. - --- Non guardare! È un regalo che ti faccio. Ho guadagnato molto denaro. - -Ella svincolò la mano ridendo; guardò l'anello, mi fissò con aria -stupita e riprese a considerare il brillante. - --- Oh, ma sei pazzo! -- esclamò. -- Lo sai bene che non voglio regali! - --- Perchè, Elena? Mi fa un piacere infinito regalarti una cosa che ti -piaccia. - --- Ma tu non puoi, non devi, spendere il denaro a questo modo. Che -magnifica pietra. - --- Ti ripeto. Elena: ho guadagnato molto. - --- Molto? - --- Sì, quindicimila lire ancora. - --- Ed hai comprato questo? Ma sei pazzo, ti dico! No, riprendilo, non -voglio. - --- Oh, questo poi!... Lasciami almeno il diritto di farti un piccolo -regalo. - --- Mi chissà quanto l'avrai pagato! - --- Che importa? L'anello ti piace o no? - --- È una maraviglia. Ma tu non devi spendere, Germano. - -E mi buttò le braccia al collo. - --- Del resto, -- le dissi, -- non avere scrupoli: se il bisogno -tornasse, un brillante è sempre un brillante. - --- Questo sì; ma ti ripeto che sei pazzo. - --- Guarda come ti sta bene! - -Poi si parlò della campagna: - --- Andremo al mare, od in montagna, come vorrai. Passeremo un'altra -estate, noi due soli, in un luogo tranquillo, come a Torre Guelfa l'anno -scorso... Vuoi? - -Ma due giorni dopo, mentre passeggiavo prima del pranzo m'incontrai con -il segretario dell'Ambasciata Italiana, il conte Vigna, che volle a -tutti i costi condurmi al Circolo della «rue Volnay». Si giocava una -partita violenta; mi venne la tentazione di prendere un banco. Pensai -che nella vita un nonnulla produce talvolta le grandi cose; poi mi -sentivo allegro: tentai. Perdetti, e me ne volli andare. Ma per -abitudine il cassiere, come faceva una volta, mi portò alcuni gettoni da -mille lire. In due mazzi sparirono. Me ne feci portare altri: li -perdetti. Questa volta uscii, triste, umiliato, con il pensiero di aver -commessa una cattiva azione. Avevo perduto mille e cinquecento lire, in -più ne dovevo seimila alla cassa. Pensai alla tristezza di Elena, a -tutte le speranze che riposavano su quel denaro sfumato ed ebbi voglia -di piangerne io stesso. La strada era lunga per giungere alla mia casa e -la percorsi a piedi. - --- Infine, -- mi dissi, -- poco male. Ora non c'è rimedio. Bisognava non -andarvi. - -Ma su la porta di casa mi venne un'altra idea: - --- Perchè rattristarla? Non le dirò nulla. Dopo pranzo andrò a pagare; -tenterò con altre mille lire. Chissà mai?... - -E il pranzo passò giocondo. - -La sera tornai al Circolo, pagai sùbito il mio debito; ritentai con -altre mille lire: perdetti. Ben deciso a non giocar oltre, me ne stetti -a guardare i giocatori; oziai per le sale discorrendo con alcuni amici; -si bevve un poco, si parlò di cose gaie. Sul tardi entrai di nuovo nelle -sale da giuoco, dicendo al domestico di portarmi cappello e soprabito, -perchè volevo andarmene. In quel momento si metteva un banco all'asta, -e, non so come, un'offerta m'uscì di bocca: - --- Mille e cinquecento! -- dissi. Il banco fu mio. - -Domandai pochi gettoni al cassiere, deciso ad abbandonare sùbito il -banco, ma per avventura cominciai vincendo. Alle tre del mattino dovevo -alla cassa dodicimila lire. Il Vigna, venendomi vicino, mi consigliò in -italiano: - --- Vattene, Guelfo! Questa sera non c'è verso che tu vinca. - --- Già, è vero. - -Vuotai d'un fiato il mio calice di whisky e me ne andai. Presi una -carrozza del Circolo per giungere più in fretta: volevo raccontare tutto -ad Elena, sùbito, sùbito. Ella pianse un poco, ma non mi fece alcun -rimprovero. Aveva in dito l'anello; si levò a sedere sul letto, se lo -tolse e me lo diede. - --- Prendi; ne avrai forse bisogno. - --- No, amore: questo no: -- E mi sentii due lacrime scendere giù dalle -ciglia, caderle sul braccio nudo. - --- Allora, come farai? - --- Non so, che importa? Elia forse... oppure scriverò a Roma. - -Il giorno dopo non andai a pagare. Mi conoscevano, avrebbero atteso. Non -potevo rassegnarmi a rendere quel denaro guadagnato in Borsa poichè mi -era tanto necessario. Il domani Elia mi scrisse dicendomi che gli urgeva -parlarmi, sicchè mi pregava di passare da lui nel pomeriggio. - -Abitava un pianterreno elegantissimo, con sale spaziose, adorne di -oggetti esotici raccolti ne' suoi viaggi. Quando entrai nello studio, -egli stava scrivendo una lettera di molte pagine, che interruppe a -mezzo. La scrivania, vasta come una cattedra, era ingombra di libri, -manuali, vocabolari, codici e scartafacci. - --- Che fai tra questo disordine? Mi sembri un ministro nel suo gabinetto -di lavoro. - --- Ho sempre sottomano i libri che mi hanno insegnato a vivere. Questi -per esempio. - -E mi segnò con la mano Spencer, Schopenhauer, Kant. Girando lo sguardo a -caso, vidi una Storia di Francia, un Codice di Diritto Marittimo, le Odi -di Orazio, un opuscolo su l'estradizione, un manuale delle pietre -preziose, le Epistole di Seneca, le Memorie di Casanova, ed un libro che -portava questo nome: «Storia dell'America prima dell'invasione latina». - --- È la vernice -- diss'egli, seguendo il mio sguardo e designandomi -quei libri con un gesto riassuntivo. Bisogna sapere un po' di tutto; -molto sarebbe inutile. Ho l'ambizione di credere che nessuno possa farmi -un discorso al quale io non sappia rispondere. Gli uomini ti ameranno -quando saprai tenerti al loro livello, mostrando sempre di esserne un -poco al disotto, almeno in quelle materie nelle quali si credono più -ferrati. - --- Senti, lasciamo i soliti aforismi e dimmi perchè mi hai chiamato. - -Prevedevo un esordio ampolloso e mi premeva di andar sùbito alla meta. - --- Ecco qua. È inutile essere amici quando l'amicizia non reca nessun -vantaggio a chi la professa; ti pare? - --- Tu hai sempre ragione; continua, -- feci, stendendomi nella poltrona -con l'attitudine di chi deve apparecchiarsi ad una lunga pazienza. - --- Dunque, -- riprese, -- mi son risolto ad uscire un poco dal riserbo -che mi è parso necessario di usare con te. - --- Bene! Questo mi fa piacere, perchè infatti era una condizione di cose -molto ambigua. - --- Non cominciare a prender ombra, mio caro amico, e stammi a sentire. -La colpa di quest'ambiguità è tutta tua, perchè finora ti sei nascosto. - --- Può darsi. Quand'io non vedo chiaro... - --- Precisiamo le cose. Tu, Guelfo, sei un irresoluto; null'altro. E il -nasconderti poi non ti è servito a nulla, perchè io conosco le tue -condizioni, oserei dire, meglio che non le conosca tu stesso. - --- Lo so. - --- Dunque non ne val la pena; tanto più che io sono un buon confessore, -e nel mio confessionale sono venute ad inchinarsi alcune fronti più -altere che la tua. Sii franco: tu sapevi benissimo che l'amicizia nostra -doveva, in un modo o nell'altro, giungere ad un fine determinato, poichè -avresti avute mille occasioni per interromperla, se veramente fossi -stato alieno da questa eventualità. - --- Non capisco le tue parole, -- dissi duramente. - --- Via!... sono certo che le comprendi benissimo. Non occorre per ciò -una grande immaginazione. Ma, se desideri che si parli con maggior -chiarezza, lo farò volentieri. Senti, Guelfo, lasciamo le vie trasverse: -tu potresti essermi utile, come potrei a mia volta esserlo per te; lo -abbiamo compreso entrambi, e si deve, tra uomini, decidere apertamente: -o sì, o no. - --- Ricòrdati anzitutto, -- gli dissi -- che finora io sono sempre stato -un uomo onesto. - --- Ne sei ben certo? -- egli fece ambiguamente. - --- Non m'importa che tu lo creda; faccio questa premessa perchè mi -sembra opportuna. - --- Ebbene, se a te pare un gran merito, ammettiamolo pure. Tu sei dunque -un onest'uomo: questo però non vuol dire che io mi creda un briccone, o -che, nella sua ragione filosofica, la mia morale valga meno della tua. -Ma non si tratta per ora di mettere il nostro io sovra una bilancia. -Senti, mio buon amico, tu mi sembri oggi un re senza terre il quale -cerchi di riafferrare disperatamente il suo dominio perduto; ma, da -solo, ti affermo, è impossibile che tu riesca. Non nasconderti più a' -miei occhi; è inutile. Conosco troppo gli uomini e troppi ne ho veduti -giungere al tuo segno. Quello che tu sei oggi, sono stato più volte io -stesso, nella mia vita: ma non avevo i pregiudizi e per questo mi -risollevai sempre. - --- Cosa chiami tu un pregiudizio? -- feci, per un desiderio di -laconismo. - --- Chiamo pregiudizio tutto quello che l'uomo non fa per timore -dell'opinione altrui, ma che farebbe, quando avesse la certezza della -impunità. Da questo immagina quanto la serie dei pregiudizi è grande. -Io, vedi, li ho tutti esclusi: vi sono passato sopra, calpestandoli come -fango; ciò nonostante -- e forse ne stupirai -- la coscienza non mi -rimorde per nessuna fra le azioni che ho compiute in vita mia. - --- Si vede, -- osservai ridendo -- che nella tua casa la coscienza è -un'inquilina poco importuna! - --- Non ho ancor fatto visita alla tua, però mi augurerei di trovarla -così ben educata com'è la mia. - --- Dunque veniamo al fatto. - --- Piano, mio caro tu precipiti! Ho molte cose che debbo dirti prima. -Intanto permettimi ch'io ti faccia un ritratto morale. - --- Volentieri, ma un'istantanea, ti prego, perchè odio la posa. - --- Oh, ti fermo sùbito alla tua prima dichiarazione! Tu non odii la -posa, no, perchè anzi non v'è nulla di spontaneo, di naturale in te. -L'abito che ti sei fatto è una maschera, simpatica se vuoi, di ottimo -gusto se vuoi, ma una maschera in ogni modo. Senza questo atteggiamento -la tua vita non avrebbe avuta una ragion d'essere. Con esso ti sei dato -un carattere, una tua fisionomia. - --- E quale di grazia? - --- Petronius arbiter elegantiarum aveva meno tradizione, ma più tempra -di te. Egli era un intellettuale ed un sensuale; tu non sei in fondo che -un uomo profondamente corrotto. Egli era un amabile cinico, tu sei un -cinico per svogliatezza. Egli sarebbe stato «l'arbiter» anche in una -provincia barbara, o nel circo, tra gli schiavi, o nelle bettole della -Suburra, perchè la sua professione di eleganza era in lui, più che -un'abitudine oziosa, una convinzione, un bisogno, una bella e continua -familiarità. Egli chiuse la sua vita con un gesto magnifico, e morì -com'era vissuto, insegnando la sua serena indifferenza. Tu sei stato un -arbitro finchè il denaro ti è bastato ad esserlo; ma oggi ti sprofondi -nella mediocrità, e, tu per primo, ti riconosci un vinto. - --- Oh, insomma, che c'entro io con Petronio! Che c'entra Petronio con -quello che mi devi dire? - --- Bene, se hai fretta, concludiamo. Io sono verboso; non è colpa mia. -Il Padre Eterno, raccontano, con la parola creò la luce. - --- E tu? - --- Ed io ti dico: Caro Guelfo, mio buon amico, tu stai per andartene a -picco. Sei, ti ripeto, un re senza terre, che s'incammina verso -l'esilio. Ora, mentre da solo non hai l'audacia nè la forza di -risorgere, un uomo ti si avvicina, e quest'uomo son io, il quale ti -dice: «Vuoi ritentare la prova? Io possiedo per te qualche arma fatata.» -Vediamo; cosa rispondi a quest'uomo? - -Lo guardai nel viso, a lungo, prima di parlare; poi dissi: - --- Gli domando anzitutto perchè m'aiuta. La sua generosità non mi è -chiara. - --- Quello che a te serve, serve a me pure. Si tratta di un bene -reciproco. - --- Allora domanderò a quest'uomo, -- seguitai sorridendo, -- quali siano -le armi che possiede, o se non parli per caso di armi proibite, perchè -io non vorrei ferirmi per voler ferire. - --- Dio sia lodato! -- esclamò con sospiro. -- Finalmente parli chiaro! -Ecco, ti rispondo sùbito; armi sicure, precise, caute, al maneggio delle -quali bisogna senza dubbio esser nati. - --- Allora comprenderai anche, -- lo interruppi con una voce fredda, -- -come questi tornei sorpassino la mia destrezza e, se permetti, la mia -coscienza. - -Egli, si accarezzò la barba con un gesto lento, guardandomi fisso, e mi -rispose accentuando le parole: - --- Certo sorpassano la tua destrezza, ma credo insieme che la tua -coscienza vi si potrebbe adattare senza troppe difficoltà. Ad ogni modo -non ho mai pensato di mettere queste armi nelle tue mani. - --- Cos'hai pensato allora? -- feci sorpreso. - --- Ecco ti spiego. È certo più facile trovare mille uomini disonesti, -che un sol uomo il quale abbia il coraggio della propria disonestà. Uso -questa parola, perchè non mi soccorre alcun sinonimo più adatto ad -esprimere la mia idea. Spesso mi ricordo di due compari, che insieme -concertavano e compivano ogni sorta di bricconate, ma l'un d'essi era -così ameno che dava in ismanie terribili quando l'altro, per aizzarlo a -fatti compiuti, lo trattava di ladro e di furfante. Questo è l'uomo, -amico mio... la bestia più illogica della creazione! - --- Grazie, feci ossequiosamente. -- Grazie di tutto cuore, perchè mi -avvedo che la tua gentile parabola, è un modo prolisso e garbato per -darmi del furfante. - --- Oh, figurati!... Se mi hai compreso, basta. Sappi solo che queste -armi non ti sarebbero date in mano, ed anzi non le dovresti nemmeno -conoscere; ciò per prudenza e perchè la tua coscienza possa dormire in -pace. - --- Insomma, veniamo agli esempi. Cosa dovrei fare io? - --- Questa volta un viaggio, se vuoi. Oh, comodo, breve, nei treni -direttissimi... - --- Un viaggio? - --- Sì, guarda. - -Aperse un piccolo forziere e trasse da uno scrignetto una collana di -perle orientali, che le sue mani esperte giravano e rigiravano -adattandole al più propizio riflettersi della luce. - --- Vedi questi perle? -- mi disse pacatamente. -- Sono magnifiche, ti -pare? La collana vale duecentocinquanta mila lire almeno. Guardale -attentamente. - -Presi la collana, l'osservai. - --- Belle, molto belle: una rarità. - --- Credi che possano valere quel prezzo? - --- Senza dubbio; forse più. - --- Bene: siccome non mi servono, le vorrei vendere, -- disse -tranquillamente, con un sorriso arguto. -- Le vorrei vendere, ma via da -Parigi; a Londra per esempio; e vorrei che in luogo mio ci andassi tu, -come se fossero tue. - --- Oh, grazie del pensiero gentile! Conosco!... grazie! conosco!... - --- Tu non conosci nulla, mio buon Guelfo! -- egli esclamò con -indulgenza. -- No, nessuna molestia, di nessun genere, nè ora, nè mai. -Diversamente sarebbero armi triviali, mentre le mie, ti ho detto, son -caute, sicure precise... Solo bisognerà darmi retta ciecamente, avere -fiducia nel mio senno. - --- Ma quale sicurezza puoi darmi rispetto alla... come direi?... -legittimità di questa vendita? - --- Nessuna, evidentemente, fuorchè la certezza morale che, se vi fosse -un pericolo, io stesso non lo affronterei, nè, credimi, lo farei -affrontare a te. Prima di tutto perchè ti voglio bene, in secondo luogo -perchè non mi conviene. Fìdati, Guelfo; io non ho mai fatto male a -nessuno in vita mia. - -Tacevo, perplesso, confuso. - --- Vedi: la collana vale molto, è un gioiello da principessa. Un conte -di Materdomini la può vendere meglio di chicchessia. Tu non devi -portarmi che duecentoventi mila lire: la differenza è tua. - -Fece una pausa poi disse ancora: - --- La cosa ti va? - --- Guardai perplesso il mio tentatore, mentre sentivo in tutte le mie -vene il sangue battere con una violenza mai sofferta. Le perle infatti -erano meravigliose... - --- Insomma, vedremo, -- dissi. - -Ed egli rispose tranquillamente: - --- Va bene. - - - - - VII - - -Nella settimana stessa partii per Londra, e seguendo le istruzioni di -Elia vendetti sùbito la collana ricavandone il prezzo di -duecentocinquantamila lire. Per spiegare ad Elena il mio viaggio avevo -dovuto escogitare mille pretesti, raccontandole una parte sola della -verità, ossia quella che si poteva dire. Ma non mi dilungherò a narrare -queste piccole bassezze nè le innumerevoli sofferenze morali che dovetti -conoscere durante quella estate calamitosa. Il mio delicato maestro -aveva l'abilità somma di mai farmi compiere un'azione la qual fosse -troppo temeraria per la mia pusillanime coscienza. Passammo l'estate nei -luoghi frivoli ed ameni ove la signoria moderna riposa in bucolici ozî -dalle sue cittadine fatiche. Ed Elena mi seguiva, taciturna sovente, -quasi avesse nel suo vigile spirito un presagio del mio nuovo -decadimento. Si può ingannare l'amico, il fratello, il compagno, si può -ingannare perfino il complice, ma non la donna che al nostro fianco è -partecipe della continua vita; e s'ella tace, se non rimprovera, se non -consiglia, ma solamente guarda con occhi pieni di taciturno dolore, il -suo silenzio è allora più terribile di una condanna duramente -profferita. E nella mia vergogna v'era una riconoscenza indicibile per -la soavità di quel perdono. - -Sul principiare dell'autunno ritornammo a Parigi, nella medesima casa, -più tristemente. Fu per Elena un tempo di ansietà febbrile e di lavoro -indefesso; per me invece un tempo d'angoscia e d'umiliazione. Mi -trasformai; divenni sospettoso, irascibile, taciturno; anche il nostro -amore ne sofferse; tutte le calamità pesarono su l'anima mia. - -Un giorno Elena mi disse: - --- Fra qualche mese diverrò attrice: è stato il sogno maggiore della mia -vita, ed ora che sta per compiersi non mi dà più alcuna gioia. Che fatto -strano! - -E rise d'un riso amarissimo, pieno di malinconia. - --- Non ami più il teatro? -- le domandai, pur sapendo quanto il suo -pensiero fosse diverso. Ella rovesciò il capo all'indietro, con un moto -rapido, come per scacciarne una torma di pensieri tristi, e rispose, -continuando a sorridere: - --- Mi dicono che sarò una grande attrice, mi ripetono che ho «l'anima -lirica...» È la frase della mia maestra. In poco tempo ho percorso il -cammino di molti anni. Il direttore dell'Athénée m'ha intesa ieri e -sùbito m'ha proposto di farmi debuttare nel suo teatro. Penso che -accetterò. - --- Fece una pausa e mi volse nel viso gli occhi profondi, troppo -intensamente lucidi; soggiunse: - --- Chissà se il giorno della mia prima recita mi verrai a sentire? - --- Oh, Elena, che bizzarrie dici! Come puoi dubitarne? - -Ella scosse il capo ripetutamente, con ostinatezza. - --- Forse non ci sarai più... ma non importa! Sono sempre stata sola, -ritornerò sola. - --- Ma Elena!... - --- Cosa vuoi rispondermi? cosa? È inutile! Ho sempre taciuto, ma vedo -chiaramente la fine. Ora studio una parte in cui v'è questa frase: «Il -nostro amore cammina sopra un filo di spada... ma la spada è breve.» -Questa frase è fatta per noi. - --- Elena, -- dissi, -- le tue parole mi sorprendono, quantunque non sia -la prima volta che mi fai queste nere predizioni. Non ti ho mai voluto -bene come ora. - -Ed anch'io, Germano, anch'io... -- profferì con le lagrime agli occhi. --- Ma tutto questo è inutile: c'è per noi un destino. - -La strinsi nelle mie braccia e volli ancora parlare; ma ella con la -bocca mi suggellò fortemente la bocca. Non so perchè mi sentii nascere -nell'anima una infinita, irreparabile tristezza, ed in quell'ora, per la -prima volta, dopo essermi trastullato con tutte le cose che nel cuore -umano hanno il valore d'un sentimento, compresi che l'amore poteva -essere una piaga insanabile, un martirio di tutte le ore. A lungo le -nostre bocche rimasero congiunte, in silenzio; molte cose volevo dirle, -ma una specie di paura vaga le seppelliva dentro il mio cuore; molte -cose anch'ella mi taceva, trattenuta forse dalla medesima paura. - -In quel tempo le lettere di Fabio Capuano si erano fatte più frequenti; -la prima che ricevetti, dopo il mio ritorno a Parigi, fu questa: - - _Caro Germano_, - -Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che -le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti -raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia -nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno -perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato. - -Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini, -come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni -splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo -momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far -niente. - -Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo -si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con -una voce deliziosamente languida la tua «_Bucentaura_», lo yacht a vela, -in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine. -Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone -Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra -delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in -séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante -della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi -debiti. Pare, dico, perchè si mormora che ora la buona marchesa vada -facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu -sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa -meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se -i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre -male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo -ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non -vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i -pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono -trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della -tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei -suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se -volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine -cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il -frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi -che non ho fatta una scoperta straordinaria. - -Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la -vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi -ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro -amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue -lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso, -come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli -angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi. - -Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della -tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito, -chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse -mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E -nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con -l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene -per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento -stringere il cuore sbigottitamente Eri fra quei privilegiati che la -fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un -momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco, -aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non -hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del -naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua -stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano -per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna. - -Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la -stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio -e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui -non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con -scaltrezza ed assedia con eleganza -- in fede mia non perde il suo -tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano, -inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è -riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse -perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la -gente assai più guarita che forse non sia. - -Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza -parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere. - -Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei -quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche -volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di -suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la -sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se -fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti -che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno -arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con -un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare -la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non -andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per -fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... ma è -certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però -sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il -rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il -signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le -abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima, -ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella -come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una -di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un -poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti -è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora? - -E basta per oggi, finchè tu mi risponda. - -Questo tuo vecchio amico diventa orribilmente grigio; può darsi che sia -effetto dell'acqua di mare. Ho notate varie cose, antipaticissime, ne' -miei rispetti con il sesso gentile. Le signore mi dànno il braccio -volentieri, senza farsi pregare, anche la sera su la spiaggia, al chiaro -di luna. Parlandomi, osano mettere una mano confidenzialmente su la mia -spalla: questo vuol dire che non mi credono più sensibile a certi -contatti lievi... Altre parlano con me di tutti i libri sconci che si -trastullano a leggere; una perfino mi ha confidato i suoi falli!... -Questo mi fa comprendere che son entrato nel numero di quegli uomini a -cui le donne si affidano volentieri, perchè non temono d'incendiarli -troppo e nemmeno di trovarli del tutto spenti. È l'estate di San -Martino... Addio! - - _Fabio_.» - -Questa lettera mi lasciò indifferente; pensai che il Capuano fosse un -maniaco e giudicai del tutto sprecata questa caparbia insistenza. Le sue -parole mi sembravano artifizi facili a scoprirsi, poichè non potevo -credere alla rassegnazione di Edoarda nè alla verisimiglianza dei fatti -ch'egli mi raccontava. Come supporre infatti ch'ella sopportasse di -lasciarsi corteggiare da un barone Piero de Luca, uno sfaccendato senza -levatura, un cinico senza signorilità? La figura di costui cominciò a -sedermi nella mente con una ostinazione fastidiosa, e rividi la sua -bocca fatua, con quel sorriso leggermente ambiguo, coi baffi biondi e -morbidi, che il vento gli pettinava contro le guance smorte, quando, -negli ippodromi, vestito di una giubba turchina e curvo su l'incollatura -del puro sangue, a scudisciate furiose, passava il traguardo, -fulmineamente. Piero de Luca era di famiglia nobilissima, però da molti -anni ridotto a vivere di ripieghi; eccellente cavaliere, corteggiatore -assiduo di donne ricche e di fanciulle da marito, bel giovane, buon -parlatore, damerino avventuroso ed astuto, contava molte amicizie tra le -vecchie signore che prestavano i lor buoni servigi per i matrimoni -cosidetti di convenienza, talchè poteva darsi benissimo che il suo colpo -non andasse fallito; e questo pensiero, in verità, mi causava una -molestia singolare. - -Tuttavia, nel rispondere a Fabio, gli dissi che mi rallegravo assai di -saper Edoarda sulla via della guarigione, anzi facevo i miei più caldi -voti per un suo prossimo fidanzamento. Soggiunsi che in fondo questo -poteva servire a dimostrargli come d'amore non si muoia mai. Lo -consigliavo accademicamente a dissuaderla dallo sposare il de Luca, -dicendogli che per mio conto ero fermo nel mio partito, credendo sempre -di aver prescelta la strada più opportuna e più leale per entrambi. - -In quel tempo avevo ricominciato a giocare, con buona fortuna, e qualche -speculazione mi aveva nuovamente procacciati lauti guadagni. Il d'Hermòs -venne un giorno ad annunziarmi che doveva partire. - --- Dove pensi andare? -- gli domandai con un certo stupore. - --- Al Cairo prima, e forse dopo in America. - --- Un viaggio di esplorazione? un giro artistico? od una fuga? -- gli -chiesi ridendo. - --- Fuggito non sono mai! -- dichiarò fermamente, con una voce piena -d'orgoglio. -- Ma se vuoi conoscere lo scopo di questo viaggio, dimmi -prima se desideri seguirmi. - -Risposi recisamente: - --- No, no. Preferisco attendere il tuo ritorno. Sai che non lascio -Elena. - --- Eppure, -- mi disse con accorgimento -- avevo per te un magnifico -progetto. - --- Rifiuto in anticipo; grazie!... - --- Tuttavia lasciami dire. A Nuova York ed a Washington frequento alcune -fra le famiglie più ricche di laggiù e conosco tutta la nuova nobiltà -del dollaro. Vi sono molte misses che amerebbero il tuo bel nome, non -senza molto apprezzare la tua corporatura snella. Perchè non prenderesti -moglie? - --- Anche tu!... Per l'amor del cielo! Ti ho pur narrata la storia di -Roma! - --- E ti ho già detto anche il mio parere: sei stato uno sciocco. -Insomma, ragazzo mio, tu non sai vivere. Sei un sentimentale, un -romantico, nonostante le tue pose. Una moglie ricca è uno fra i tanti -modi coi quali risolvere il problema della vita. Perchè si tratta di -risolvere, non di lasciare sempre, come tu fai, le cose a mezza via. Ti -prometto una moglie adorabile! Sai, quelle reni delle anglo-sassoni, che -paiono sempre tese in uno spasimo di piacere; alta, snella, con -l'andatura elastica, una stupenda matassa di capelli dorati, il colorito -sano, e, con tutto questo, due o tre milioni di dollari, che tu -ritorneresti a spendere gaiamente in mezzo ai nobiluomini romani. Cosa -ne dici? - --- Mi domando perchè non la sposi tu questa fidanzata ideale? - --- Ma io, caro Guelfo, non ho bisogno di prender moglie. Non solo; ma -potrebbe anche darsi che ne avessi già una, chissà dove, chissà da -quando, ma una insomma.... A te invece non rimane che questo rimedio, -poichè ti giudico refrattario a tutti gli altri. - --- Sei bizzarro anche tu! Guarda: oserei dire che non ho preso moglie, -solo perchè tutti, con una insistenza esasperante, mi spingevano al -matrimonio. - --- Ed è naturale! Chi ti conosce non può darti altro consiglio. Da -scapolo hai tutto goduto e ti annoi; prova nel matrimonio: chissà mai? -Se non desideri venire con me in America, torna invece a Roma e sposa -quella che hai lasciata. - --- Senti, Elia; avevo un solo amico, e tanto fece che mi urtò i nervi -con i suoi continui discorsi matrimoniali.... Ora cominceresti anche tu? - --- Io te ne parlo per la prima volta e sarà forse l'ultima. Senza -ragione mi sono affezionato a te, vorrei vederti felice. Dunque -ascoltami. Ora ti sei concesso anche l'ultimo capriccio, hai amato -- -hai creduto di amare una donna -- l'hai avuta: basta. Non bisogna mai -perdere il senso della misura, specialmente nelle cose inutili, come -l'amore. Poi, vedi: neanche l'ami! E te lo dice un uomo tutt'altro che -sospettabile di troppa sentimentalità. Via!... tu non sai nemmeno cosa -voglia dire, questa parola «amore», della quale fai spreco; ed io stesso -te ne potrei persuadere, io, che una volta l'ho saputo, e che in tutta -la mia vita, oggi ancora, sopporto le conseguenze di quel fatto lontano. -Ma tu, vediamo, cosa fai per questa donna che dici di amare? Quali -sacrifici sei capace di compiere per lei, nel bene o nel male, perchè in -fondo è la stessa cosa, tu che non conosci nemmeno la tua volontà? No, -Guelfo, tu sei un uomo tutto d'apparenze, ma in verità profondamente -inutile e profondamente arido. - --- Avrai notato che non mi difendo mai delle tue accuse. Certo non -faccio pompa de' miei sentimenti; li tengo per me, con una certa -gelosia, lasciando che gli altri giudichino appunto dalle apparenze. Ma -infine perchè t'interessi ad un uomo tanto spregevole? - --- Ecco una domanda che mi pone in grave imbarazzo. Prima di tutto -perchè mi sei stato utile, anzi perchè potevi esserlo, a te stesso ed a -me, in un grado assai maggiore, se una certa paura, mascherata dietro le -spoglie dell'onestà, non ti avesse fatto preferire sempre le mezze -tinte, la mezza luce, il bilico perenne tra un partito e l'altro. Gli -uomini della mia specie hanno l'occhio dei segugi e l'odorato dei -bracchi; dal primo giorno in cui c'incontrammo ebbi l'intuito chiaro -delle tue condizioni e compresi tosto quale poteva essere l'ultimo -valore della tua disutilità. Mi hanno chiamato una volta «il -corruttore», e certo io considero gli uomini sotto un aspetto puramente -utilitario. C'è quindi tutta una umanità la quale per me non conta. Son -quelli che tu potresti prendere per i piedi, mettere col capo all'ingiù -e scuotere ben bene, senza vedere un soldo piovere dalle loro tasche. -Tutti gli altri hanno indistintamente un valore, che bisogna stimare con -scrupolo, sfruttare con intelligenza. Taluni spesso non sono che un -tramite per giungere altrove: tu eri fra questi; ecco perchè ti ho -scelto. - --- La tua franchezza vale tutte l'altre virtù che ti mancano, -- -convenni. - --- Quando si può essere sinceri perchè mentire? Così, alle ragioni che -ti ho dette sopra, devi aggiungere qualche nota sentimentale, se vuoi, -ma sincera. Un certo rincrescimento nel vedere un uomo come te ridotto -alle meschine angustie della gran fauna borghese, una simpatia spontanea -da uomo ad uomo, un bisogno quasi di paternità che m'invade con il -crescere degli anni, ed ancora, che vuoi? la inguaribile malattia di -tutti i maestri: quella di far discepoli, per non aver studiato invano -questo grande problema della vita, la quale è un grande libro di -chiromanzia, pieno di molta saggezza per chi vi sappia leggere. - --- E tu, mago, mi hai finalmente cavato un oroscopo singolare.... Vuoi -che prenda moglie! Non mi credi capace d'altro? Vi sono momenti nei -quali mi sento giovane ancora come a vent'anni! Poi, vedi, non c'è -rimedio; si vive secondo il proprio destino. Anche gli antichi dicevano: -«Sequere deum!...» Seguire il proprio Dio. - --- I filosofi sono i genii dell'umanità inutile. Si dice ch'essi ci -abbiano regalato il lume della ragione; ma non è vero. Sono riusciti -semplicemente a chiudere in formule speciose alcune verità che il comune -buon senso permette a chiunque d'intendere o d'intuire. Fa dunque a tuo -modo; ma cerca di non pentirtene. Il pentimento è la vigliaccheria più -triste. - - - - - VIII - - -Un'altra lettera di Fabio Capuano: - -«Novembre, triste mese. Gli uomini, che hanno paura di tutto, hanno -anche paura dell'inverno e guardano in cagnesco il cielo. Roma si -ripopola dei reduci dalle circostanti villeggiature e si prepara, come -fa tutti gli anni, a divertire gli ospiti con molte chiassate. Ho -l'ossessione della vecchiaia; nella mia vita residua conto un estate di -meno. Tu non puoi credere come gli orologi camminino in fretta verso -l'età mia! Sono stato quindici giorni in villa da Edoarda; l'autunno era -dolcissimo nella campagna laziale. In questa villa, che tu conosci, è -accaduta una cosa molto singolare: tutte le memorie tue furono bandite. -Resta solamente un tuo quadro nella sala grande: «_La svernata in -Abbruzzo_». Lo si dimenticò su quella parete, ov'è appeso da molti anni. -L'ho riguardato a lungo. Certo avevi grandi attitudini alla pittura; è -peccato non averne ricavato nulla. - -Prima, in quella casa, tu eri il genio assente. Nell'anticamera vedevo -sempre un tuo rustico bastone da montagna, con la ghiera acuta, memoria -chissà di qual gita, e rimasto lì, come se un giorno o l'altro dovesse -ancora servirti. Nel corridoio, trofei delle tue cacce alla volpe, al -daino ed ai galli di montagna. Nelle sale... bah! non parliamone! una -quantità di piccoli oggetti che tu regalasti, o che ti appartennero. -Come sei smemorato! quante cose hai dimenticate nella tua vita. Germano! -Ora mi stupii nel vedere come tutte queste reliquie fossero d'un tratto -scomparse. Gli Dei tramontano. Anche Whisky, l'ultimo terrier del tuo -canile, è morto. S'è fatto schiacciare miseramente sotto una carrozza. -De profundis!... In questo momento le cose tue hanno una maledettissima -iettatura. La grande araucaria, che tu hai fatta piantare nel giardino -di fianco alla serra, s'è presa un malanno e va intisichendo a vista -d'occhio. Se queste notizie non ti affliggono, devi aver l'animo ben -indurito. La zia mangia, dorme, ingrassa, trangugia una quantità di -medicine ogni giorno; Edoarda rifiorisce a poco a poco e guarda -l'autunno sciorinare su la terra esausta i suoi colori di ardente -vendemmia. La campagna le ha fatto bene; è florida, ride spesso e sta -con i contadini volentieri. Le creature semplici fanno bene all'anima. -Questi quindici giorni alla «Cascina Bianca» sono stati per me una vera -delizia. - -Ho seguitato a riposarmi, come faccio sempre. La mattina Edoarda ed io -ci alzavamo prestissimo; in campagna vi sono molte cose da fare: le -galline, i fiori, le serre, i bimbi del giardiniere, l'araucaria che -intisichisce.... - -Verso le dieci si usciva in «charrette», per fare una trottata. Edoarda -guidava, io fumavo. I chilometri non si contavano, con quel suo nuovo -«poney», tutto spuma criniera e scalpitìo, al quale abbiamo posto il -nome di Rodomonte, perchè si dà l'aria di voler essere un cavallo -grande. Poi la colazione, copiosa, ottima: il cuoco è sempre lo stesso. -Anzi egli si è lagnato con me della tua scomparsa, perchè non ha più -occasione di fare quel certo pasticcio di selvaggina che amavi tu solo e -che Edoarda si forzava d'inghiottire per farti piacere. - -Dopo colazione, discorsi, letture, corrispondenza, musica, sigarette, -ricami, e qualche volta, non sovente, visite. Verso le quattro e mezzo -il tè all'aperto, sotto la pergola; poi dolcissime passeggiate, a piedi -od in carrozza per i dintorni, e visite di villa in villa, cogliendo -fiori e facendo pronostici sul tempo del domani, con allegria schietta, -fino all'imbrunire. A pranzo venivan spesso il medico Oliveri ed il -curato, che non è più quello di una volta. Graziosissimo questo prete -che hanno mandato giù dalla montagna d'Abruzzo. Ha circa sessant'anni, -ma è tondo e gioviale. Egli fu la nostra vittima. Riuscimmo quasi a -convincere la zia che il prete si fosse innamorato di lei, ed a -convincere il curato che la zia gli professasse un certo qual tenero... -Il poveretto per alcuni giorni non osò più guardarla in faccia. - -Edoarda è divenuta per me un'amica vera. Di quante cose diverse, tristi -e gaie, profonde e frivole, si parlò insieme! Che anima tu hai perduto. -Guelfo mio! Un pomeriggio eravamo seduti nella grande sala, entrambi su -lo stesso divano e proprio sotto il tuo quadro. Sai che da quel divano, -quando c'è molta chiarità, ci si vede chiaramente nello specchio di -Murano che sta su la parete opposta. Lei ricamava, io, come sempre, mi -riposavo. Guardandomi nello specchio mi trovai ben conservato ancora, e -lo dissi anzi a Edoarda, ridendo: - --- Non vi sembro ancora quasi un bell'uomo? - -Ella sollevò la testa dal ricamo, per guardarmi nello specchio, e rise. - --- Certo, -- mi rispose. -- Ma non siete modesto! - -Accomodai la cosa come potei meglio e soggiunsi: - --- Guardate: là nello specchio i vostri capelli sembrano più scuri, -vicino alla mia testa quasi bianca. - --- Oh, bianca... -- ella esclamò, -- voi esagerate! - -Ti faccio notare che ha detto: -- Esagerate!... - --- Ebbene, Edoarda, -- continuai, -- pensate che un giorno questa mia -canizie precoce commise la follìa di amare con passione i vostri capelli -pieni di luce... Scommetto che non ve ne siete nemmeno accorta!... - -Pensa... ho avuto il coraggio di dirle queste parole, io! - -Ella divenne tutta rossa, e dopo un silenzio mi rispose: - --- Credete che una donna possa non accorgersi di queste cose? - -A mia volta rimasi un po' perplesso e confuso; ella chinò la testa sul -ricamo, io gettai una sigaretta accesa per accenderne un'altra. - --- Ed ora? -- ella mi domandò poco dopo, forse per interrompere quel -silenzio greve di parole inespresse. - --- Ora, -- feci, -- non vi amo più affatto, affatto! - --- Bravo! E me lo dite così? -- Ci mettemmo a ridere entrambi. Ella ebbe -la delicatezza di non far mai allusione a questo discorso ed io fui -lieto d'essermi tolto un peso dal cuore. - -Naturalmente abbiamo parlato anche di te; non i primi giorni, ma più -tardi. Qualche volta, mentre passeggiavamo insieme, tu capitavi tra noi -come un compagno inevitabile. Edoarda può parlare di te senza piangerne: -per un'anima che ha amato e sofferto come la sua, questo è già molto. -Solo con me si confida; per tutti gli altri, sua zia compresa, tu sei, -tu devi essere una persona morta. Con una forza sublime ha soffocati, ha -sepolti, ha cacciati via da sè tutti i fantasmi della sua vita lontana. -Così almeno dev'essere per chi la vede. Se nascostamente forse ti ami -ancora, non so, -- non osai domandarlo. Parlammo di te nel modo più -naturale, senza esagerarne l'importanza, con una certa esitazione in -principio, e dopo con serenità. So dalla zia che a Venezia, dove la -condusse dopo l'avvenimento, ella fu per morirne. Ma il suo cuore ti -perdona tutto il male che le facesti. Anzi mi ha detto: «Gli altri -possono accusarlo, io no. Comprendo che non poteva essere altrimenti». -Un giorno le domandai: -- Ma vorrete dunque sacrificargli tutta la -vostra vita? - --- Chissà? -- mi rispose. -- Non ho altro desiderio che di essere -tranquilla, e per ora non c'è nulla che possa vincere la mia -indifferenza. - --- Sapete pure che molti vi corteggiano? -- soggiunsi. Allora si fece -buia, chinò il viso e tacque. Forse tu puoi, meglio di chicchessia, -comprenderne il perchè. - -Ma il giorno dopo, nello stesso luogo, alla stessa ora, come per -continuare il discorso interrotto, mi fece questa domanda: - --- Voi, Capuano, credereste colpevole una donna, la quale accettasse di -vivere onestamente con un uomo onesto, anche senz'amore, ma per fiducia, -per un desiderio di compagnia, d'amicizia, di tranquillità reciproca? -- -E mi parve, dal tono della voce, che le sue parole volessero chiedere -assai più. - --- Non solo non la crederei colpevole, -- risposi, -- ma questo, in -molti casi, mi parrebbe anzi un dovere. La donna è nata per la famiglia -ed è solo colpevole quando rifiuta di averne una. Poi v'è per la donna -un compenso a tutte le sventure: la maternità. -- Edoarda mi diede la -mano e mi rispose: -- Grazie, -- semplicemente. La sua trasfigurazione -si compie con lentezza, ma certo da questa sciagura uscirà una donna -diversa da quella che tu hai conosciuta. - -Piero De Luca la venne a trovare una volta durante il mio soggiorno e so -ch'è ritornato alla Cascina Bianca dopo la mia partenza, due volte. -Edoarda è con lui cortesissima; una cortesia però che non lascia campo -ad alcuna previsione. Con lei mi sono astenuto da qualsiasi commento; -però credo che il barone spenda invano il suo tempo e le sue fatiche. -Ora sono a Roma da circa dieci giorni: Edoarda vi ritornerà forse a -mezzo Dicembre. E tu? Le tue lettere mi giungono di tempo in tempo, -senza darmi notizie notevoli; ma sono come le lettere di un malato il -quale voglia nascondere il suo male. Ti vedremo a Roma durante -l'inverno? O ci hai abbandonati per sempre? Io faccio sforzi inauditi -per difendermi dalla vecchiaia. Ho per amica in questi giorni una -cantante russa dalle forme giunoniche; trent'anni circa, ma portati -benissimo, alla maniera slava. Te ne parlo, perchè debbo chiederti per -lei un piccolo favore. Vuole una certa cipria di perle che si compera -- -dice -- in un negozio apposito, Boulevard des Capucines, vicino al Grand -Hôtel. Vedi un po', ti prego, se ti riesce di mandarmene due o tre -scatole. Una donna -- penserai -- che adopera le perle anche in cipria, -deve costarti orribilmente caro! No, rassicùrati, non faccio pazzie. -Canterà quest'anno all'Argentina. Scrivimi spesso e mandami tue notizie -diffuse. Addio. - - _Capuano_» - -Questa lettera cominciò con farmi pensare. Mi era finalmente necessario -un esame di coscienza stretto e logico, sì bene ch'io m'accinsi a farlo. -Due strade mi si aprivano dinanzi: o abbandonarmi pienamente nelle mani -di Elia d'Hermòs, o appigliarmi con volontà virile ad una risoluzione -decorosa, chiedendo alla mia intelligenza il piccolo sforzo necessario -per procacciarmi il pane. - -In questo caso dovevo, per i miei vecchi giorni, serbar intatta la -pochissima terra che avrei salvata sistemando le usure, vendere le -ultime gioie di famiglia che ancora mi rimanevano a Roma presso un -banchiere, e, datomi ad una professione sopportevole, campar la vita che -mi restava in una casa modesta, con Elena fin quando ella volesse, poi -anche solo, non lieto, non triste, come il maggior numero degli uomini -che si accontentano di umili destini. Era la via legittima, da -galantuomo, non invidiabile forse, ma chiara e leale. -- Ne sarei stato -capace? - -Forse; perchè il bisogno ammaestra e la volontà s'impara. Ma questi atti -pieni di una loro bellezza plebea, compiuti da un uomo che professò le -abitudini più signorili, muovono in genere un rispetto vicino quasi alla -pietà, il qual rispetto, fra tutte le ammirazioni, è certo la meno -ambita e la meno lusinghiera. - -Da un lato adunque il rimedio pacifico, la mediocre serenità, la vita -veduta fino all'ultimo giorno senza divario, lenta, quasi monotona, -confuso con tutti, io, che fui solo. - -Non certo la paura m'impediva di abbandonarmi pienamente allo scaltro -avventuriero, ma la servile bassezza delle imprese che i suoi bei -sofismi velavano a mala pena; non la paura del danno, ma la salvaguardia -legittima che dovevo al mio nome; non l'incapacità infine di vincere la -mia coscienza, ma lo sdegno quasi atavico per tutte le ineleganze, anche -morali. La sola cosa che non mi rimprovero nella mia vita è quella di -non aver perduto mai, in alcun frangente, il senso della mia diversità. - -Essa, nel decadimento, era la mia forza, laddove i sottili sofismi di -Elia d'Hermòs non potevano per me rappresentare che la salvezza -momentanea, il rimedio passeggero e deprecabile. - -Fra queste amare vicende, unica e bella mi sorrideva l'immagine di -Elena, che sovente lascio in disparte narrando queste mie memorie, per -non sciupare il profumo della sua grande anima fra le buie pagine ove si -perde la storia dei mio passato. Ella rimane, al di sopra di tutte le -vicende, sola ed inaccessibile; fu l'anima che sentii più presso alla -mia, più simile al mio celato cuore; fu l'anima che invidiai talvolta, -perch'ella non conosceva l'umiltà nè il dubbio, ma era oscura e limpida -insieme come una notte piena di stelle. - -Certo, infuori da tutte l'altre, v'era un'ultima possibilità, v'era -un'idea quasi lontana, che si avanzava nel mio cervello, da prima timida -e tosto respinta, indi più definita, più certa, più persuadente. - -«Fra poco -- pensavo -- Elena affronterà la scena; sarà nota, -corteggiata e ricca. Dovrò concederle una maggiore indipendenza, e, -forse la gelosia, forse la fierezza, mi comanderanno di creare nei -nostri vincoli un mutamento essenziale. Così ella è salva; la nomade si -elegge un confine, si assegna una meta, entra ella pure nel numero delle -persone che han definito e risolto il problema della lor vita. - -Io solo rimango, a mezzo del cammino, senza conoscere quel che mi -attende nell'incertezza del domani. - -Ma v'era infatti un'altra, un'ultima possibilità, la quale aveva un -nome, un nome pallido, abbandonato, lontano, che faceva male all'anima -come la memoria d'una cosa morta, un nome cosparso di cenere, fasciato -d'oblio, confuso nella lontananza: -- Edoarda. - -Sì, certo; quando nella vita non è più possibile andar oltre, si può -talvolta, quasi per una rimembranza di noi stessi, far ritorno verso ciò -che fu nostro. Ed Elena? -- fu la domanda subitanea che mi feci. Pensavo -dunque di rinunziare a lei con una tranquillità così freddamente priva -di rimorso? - -No. Mi avvidi che il mio calcolo non aveva nemmeno questa rettitudine, -poichè ammettevo che fossero entrambe necessarie alla mia vita. Ed -allora, -- mi domandai, -- perchè non ho fatto questo fin dal principio, -quando la frode poteva rivestirsi almeno d'un'apparente inevitabilità? -Questa Edoarda non era dunque più il giogo aborrito, la creatura -stanchevole, presso la quale il mio spirito ed i miei nervi soffrivano -di ribellioni veementi? - -Non seppi rispondermi con esattezza, e tuttavia mi parve che potessi -ricordarmi di lei senza provare alcun senso di avversione o -d'inimicizia. Poi le lettere del Capuano, a mio malgrado, -m'incuriosivano. Il saperla convalescente dal suo fedele amore, quando -la credevo per sempre ferita, eccitava in me una specie di sorpresa e di -rammarico, rinnovandola quasi a' miei occhi. L'idea ch'ella potesse aver -pensato ad altri dopo di me, quasi mi diminuiva nell'orgoglio, e -talvolta, nella visione che di lei serbava l'anima inobliosa, m'accadeva -di rivedere quella pallida creatura spirituale che un giorno mi aveva -sedotto con la sua fragilità. - -Verso la fine di quel Novembre il d'Hermòs abbandonò la Francia, dopo -avere inutilmente insistito perchè lo seguissi, non più in America, ma -nel sontuoso Cairo e su le rive millenarie del Nilo. - --- Ti auguro -- mi disse nel salutarmi, -- che al ritorno tu mi dia -notizia d'un secondo fidanzamento. Ricorda i miei consigli e, se hai -bisogno di qualcosa, scrivimi. - -Partì. Quando fu lontano, m'accorsi ch'egli non era peggiore di molti -altri, poichè aveva una intelligenza profonda e fors'anche una bontà -nascosta. Mi trovai più solo; egli era fra quegli uomini che aiutano a -vivere e presso i quali tutte le difficoltà sembrano lievi. - -Il 17 Dicembre Elena doveva esordire al teatro. Per una strana -coincidenza quel giorno era pure il compleanno d'Edoarda. Me ne ricordai -due giorni prima, subitaneamente, camminando per via. Negli occhi ebbi -la visione di quel grande palazzo, con tutte le sale adorne di fiori e -di canestre, come una volta nel giorno anniversario... Pensai la sua -tristezza, la mia, lontani, sotto il peso delle memorie, con un -desiderio diversamente inutile nel cuore... Mi trovai ridicolo, scossi -il capo e camminai oltre. Dopo alcun tempo la visione tornò. -- «Perchè -non mandarle un fiore? -- mi dissi; -- un fiore muto, che appassirebbe -lungo la via?» - -Per l'appunto v'erano in mostra, nella vetrina di un fioraio, certe -bellissime rose primaverili, mentre l'inverno frizzava per l'aria con -presagi di neve. Andai fin su la porta, poi la cosa mi sembrò puerile, -romanzesca, e tornai via. - -Più oltre vidi un grande ramo di orchidee, con sei magnifici fiori -uniti, d'una indefinibile tinta, tra l'azzurro, il viola ed il color -malva. Le orchidee, nell'ovatta, viaggiano per lunghi giorni e la -distanza non le fa sfiorire... - -Entrai senza riflettere, comprai quel ramo, lo feci comporre in una -cassetta, delicatamente, come un gioiello dentro un astuccio, e quando -si trattò di dare l'indirizzo, stetti un momento in dubbio fra me stesso --- poi detti quello di casa mia... per Elena. - -Che mistero inestricabile, il cuore dell'uomo! - -Elena intanto si apparecchiava per la sua grande ora, e quel giorno, -anch'esso, fu triste. Sentii che quell'avvenimento poteva segnare una -data ben dolorosa nel nostro amore, poichè da quel momento ella cessava -di esser una cosa del tutto mia, per offrirsi agli occhi della folla -multanime, da una ribalta, ove l'avrebbero avvolta i mille desiderii -degli sconosciuti, come in una carezza impura. - -Recitò in una commedia nuova di Maurice Donnay; l'accoglienza del -pubblico fu clamorosa; i giornali e le riviste inneggiarono a lei: per -le strade i cartelli portarono il suo nome a grandi lettere, i fotografi -la vollero fotografare, i manifesti, le illustrazioni divulgarono la sua -bellezza, e tutti i donnaiuoli, i gaudenti, gli «snobs» vecchi e giovani -si misero in caccia furiosamente per giungere sino a lei. Oh, mentr'ella -saliva, mentr'ella con una esuberanza di vita godeva il suo trionfo, -quante, nel mio secreto cuore, quante angosce indicibili! - -Mi ricordo la prima sera. - -Stavo, come trasognato, nel suo camerino. V'era pure l'attrice Grévier, -la sua maestra, ed un andirivieni continuo di molte persone, uomini e -donne, comici ed amiche d'arte, che insieme tutti parlavano, -preparavano, consigliavano, standole intorno, considerandola già una -loro preda. Io quasi non vedevo, quasi non udivo; stavo rincantucciato -nel suo camerino, che ardeva d'una luce insolente, stavo là contro il -muro, seduto sopra uno sgabello, fra bauli aperti ed abiti ammucchiati; -il mio sguardo errava assai lontano, e la mente anche, da tutte le cose -che accadevano intorno. Elena era un poco pallida ma sicura di sè. - -Quando il buttafuori la chiamò, ella mi fece con la mano un cenno -rapido, come di saluto, e le amiche frettolose la spinsero fuori, -andando tutte insieme dietro lei, per spiarla tra le quinte. Restai -solo: nella piccola stanza una lampadina intensa brillava davanti alla -specchiera; pareva che il cristallo si frantumasse in un vortice di -scintille. V'erano intorno i rossetti, le ciprie, le forcelle, i -pettini, le fibbie, tutte le cose minute che abbisognano all'attrice. -Sulla spalliera d'una seggiola era posato l'abito che avrebbe indossato -nel second'atto. - -Clara lo aveva disposto così ed era uscita ella pure. Mi ricordo anche -d'essermi levato, di aver guardato, minutamente ogni singola cosa, con -un sorriso di scherno; di avere intinto il dito in un bossoletto di -biacca, in un altro di minio, poi di aver riso nervosamente osservando -la mia falange così tinta. Uscii fuori, camminai verso la scena, in -disparte da tutti, e la vidi, la intesi, la seguii con ansia in ogni suo -movimento, finchè un applauso ruppe il lungo silenzio della sala. - -Immobile, con la fronte alta, senza un sorriso, ricevette quel primo -battesimo. Vicino a me, la Grévier disse qualcosa che non afferrai, e -per tutta la lunghezza dell'atto restai a guardarla, quasi dimenticando -che fosse lei. La sua voce non mi pareva la stessa. Un applauso caldo, -unanime, risonò sull'ultima sua parola e mentre la cercavo con gli -occhi, vidi lei che mi veniva incontro, quasi correndo. Si buttò nelle -mia braccia, mi strinse convulsamente, mentre la sua faccia smorta, -ridendo, si bagnava di lacrime. - -Poi, dopo il teatro, mi ricordo ancora una cena, tra molte persone quasi -estranee, che le avevano portato fiori, che vuotavano in suo nome calici -di Sciampagna, gesticolando assai e parlando forte. Ella rideva, rideva -di tutto, con tutti, un po' ebra del suo trionfo, ed ogni tanto mi -guardava come per sorprendere i miei pensieri. - -Tardi nella notte il banchetto finì, e noi tornammo soli, tacendo, verso -la nostra casa, in quelle medesime stanze che ci avevano veduti giungere -pieni di amore, di esaltazione e di coraggio. Una voglia infinita di -pianto mi premeva il cuore; avrei voluto essere di nuovo a quel -primissimo giorno, quando Elena era un'ignota, ma così mia, così -dolcemente mia! Ci guardammo nel viso, e quello sguardo fu tra noi come -una paurosa confessione. In silenzio le raccontai tutta la mia pena, in -silenzio ella mi rispose tutto il suo dolore. - -E mi parve quella notte che i suoi baci avesser quasi un sapore -insolito, più acre, più torbido, forse perchè tanti uomini avevano -desiderata la sua bocca. - - - - - IX - - -Passarono due lenti mesi. Forse amandola meno, di lei più forte mi -mordeva gelosia. La seguivo sempre, alle recite, alle prove, -dappertutto; leggevo anche le sue lettere. Ogni giorno, al teatro, ve -n'era un fascio -- lettere caute ma chiare. Queste brighe di marito -sospettoso non erano confacenti con la mia natura e m'impicciolivano a' -miei propri occhi, mentre il mio carattere si faceva sempre più -irritabile, più taciturno. Una eguale tristezza pesava su le nostre -anime, fattesi lontane. Sapevamo entrambi di andare incontro ad una -confessione ormai necessaria, senz'avere nè l'uno nè l'altra il coraggio -di affrontarla per primo. - -Durante quel tempo avevo consumata la somma rimastami dopo la partenza -di Elia, ed avendo giocato con pessima fortuna, e perduto anche su -parola, mi era stato necessario far capo all'amicizia di Gualtiero -Alessi, per non lasciare il mio debito insoluto. Egli mi accordò questo -favore, senza però nascondermi una certa sua diffidenza, ond'io scrissi -al Capuano, pregandolo di cercarmi sollecitamente un prestito, che avrei -rimborsato entro pochi mesi. - -Una sera, dopo il pranzo -- (Elena quella sera non doveva recitare) -- -pensai finalmente di parlarle a cuore aperto. - --- Il Capuano -- le dissi, -- avrebbe già dovuto rispondermi. Invece -anch'egli non pensa che vivo in un'ansia terribile. Vorrei sùbito -rendere a Gualtiero Alessi quanto gli devo, poichè sembra ch'egli mi -consideri per un stoccatore qualsiasi. - --- Da quanti giorni hai scritto a Roma? - --- Una settimana circa. Fabio avrebbe potuto almeno rispondermi due -parole per togliermi da questa incertezza. - --- Se tace, vuol dire che sta cercando. - --- Secondo me vuol dire che non gli riesce di trovarmi denaro. Dio!... -che vita miserevole! - --- Povero amico... -- ella mormorò, con la voce di una buona sorella. - --- Oh, tu non puoi comprendere che pena sia la miseria per un uomo il -quale non conobbe mai la vergogna del chiedere! - --- Lo immagino purtroppo, Germano. Se ti potessi aiutare! Non sai quanto -vi penso. Ma per ora guadagno così poco! - -Le tesi una mano, con amicizia, per ringraziarla. - --- Sei buona, Elena: ma non devi nemmeno pensare a queste cose. Poi non -si tratta solo di denaro; il male è più profondo. E un avvilimento che -neanche la ricchezza potrebbe ormai guarire. E con te sono ingiusto, lo -so. Ti torturo, quando potresti essere felice.... Ma devi comprendere e -perdonare la mia esasperazione. - --- Non ti ho mai detto nulla, io. - --- Sì, tu sei molto buona, molto buona, ma non basta.... Io sento troppo -che non mi appartieni più. Sei del tuo teatro adesso. Sei di tutti -quelli che vanno in visibilio quando solo appari su la scena. Gli attori -ti toccano, ti prendono fra le braccia... e sei l'amante mia! l'amante -di un uomo che s'è ridotto a fare il cane da guardia! Come tutto questo -è comico, Elena mia... comico fino alla vergogna! - --- Perchè mi parli così? Non lo abbiamo forse desiderato insieme? Potevi -anche impedirmelo fin dal principio, e mi sarei certo rassegnata. Ma ora -non posso fare altrimenti; è l'arte che vuole così. - --- Oh, l'arte! - --- Bene, dirò il mestiere. Lo so che ora mi disprezzi. Alle volte, mi -guardi come se la scena m'avesse contaminata, e perchè recito, quasi -quasi mi consideri come una donna di strada. - --- Non ti ho mai detto questo, Elena. - --- Forse non l'hai detto, però me l'hai fatto comprendere, ed è più -grave. Non hai fiducia in me; parli del mio teatro come di una cosa -vile; sembra che io ti faccia subire tutte le vergogne possibili. - --- Sì, è vero, sono ingiusto; ma è così perchè ti voglio bene. - --- Oh, mi vuoi bene!... -- disse amaramente. -- No! Anche questo è -finito. In te non parla che l'orgoglio, soltanto l'orgoglio. Non gelosia -dunque, ma un esagerato senso d'amor proprio; hai paura che un'attrice -non sia più l'amante che ti convenga e forse temi che si calunni la mia -fedeltà. Non è vero? - --- Se così fosse non avrei consentito fin dal primo giorno, e tu, come -dicevi appunto, avresti per me rinunziato anche alla scena. - --- Certo. Ma perchè te ne penti ora? - --- Non mi pento; però non posso mutare il mio modo di sentire. Sarà per -orgoglio, se non vuoi credere che sia per amore, ma in ogni modo, quando -ti vedo fra quella gente, ne soffro, ed anche mi vergogno... è vero! - -Ella sorrise ambiguamente, piegando il volto in cui nasceva una grande -ombra. - --- Ti vergogni?... Ah sì? Perchè lavoro, perchè vedo finalmente -avverarsi un mio sogno di tanti anni, perchè tento di provvedere da me -alla mia vita, ecco ti vergogni?... -- Fece una lunga pausa, dolorosa, -gonfia di lagrime contenute, poi seguitò: - --- Ma... dimmi? Quando te ne sarai andato, quando non ti rammenterai -nemmeno più ch'io viva, cosa farò di me allora? Oh, questo è semplice, -tu dici! Dopo di te... un altro! Dopo di te, che importa s'io divenga -una donna di strada?... Bah, che importa se pure io mi venda?... E così -che pensi? - -I folti capelli spargevano di una dorata oscurità il suo bianco volto; -grosse lacrime le rigavano la faccia. - --- Non parlare così. Tu stessa non puoi credere a quello che dici. -- E -le andai vicino, mansuetamente, per consolare la sua tristezza. - --- Senti!... -- ella esclamò, afferrandomi le mani con un moto -repentino, -- vuoi che lasci il teatro? Vuoi che torni a vivere per -te... per te solo? Dimmelo! Se questo ti piace, il sacrifizio non mi -costerà nulla. Vuoi? - --- No, no... sei buona, ma non voglio questo. - -Ella si mise a ridere nervosamente. - --- Poi sarebbe anche inutile!... inutile... -- mormorò tra quel riso. - --- Perchè? - -Rimase un attimo a guardarmi con fissità, poi disse: - --- Tanto non mi ami più! -- E covertasi la faccia con i due palmi, ruppe -in un pianto incontenibile. Cercai di abbracciarla, mi respinse; le -dissi parole tenere, le ricordai molte memorie nostre, sentii nel cuore -un desiderio di lacrime anch'io... ma ella scoteva il capo con -ostinazione, senza credere, senza udire, parendo ascoltasse una sua voce -profonda. - -Questa debolezza fu breve. Sùbito si ricompose; levò il capo e rividi la -donna forte che un giorno credevo incapace di lacrime, la donna ch'era -stata mia senz'appartenermi e che avevo amata con un perenne timore. - --- Dunque -- ella concluse rapida, -- noi ci dobbiamo lasciare. - -La sua voce sonò così ferma, le sue parole furon tanto inattese, che non -seppi trovare alcuna risposta e solo profferii smarritamente il suo -nome. - --- Sì, -- riprese, -- questa è l'unica via. Lasciarci quando ancora non -ci sono fra noi rimorsi, e prima che sia necessario. Sappi anzi che vi -penso già da lungo tempo. - -Queste parole si dicono spesso tra amanti per rendere più dolce la -continuazione dell'amore; si dicono anche per misurare la sensibilità -della persona amata, ed anche per rammentarsi a vicenda che nell'amore -tutto è caduco, e può dissolversi, e deve morire. «Noi dobbiamo -lasciarci... » Ecco: noi che fummo uno spirito solo, noi che inoltrammo -il nostro desiderio, la nostra confidenza, le nostre voluttà, fino a -comporre insieme un'unica e necessaria vita, ecco, noi dobbiamo tornare -due esseri distinti e indifferenti, ridere su le nostre debolezze, -considerare tutto il passato come un episodio fatalmente chiuso, e -simili a due pellegrini che abbiano insieme percorso un faticoso -cammino, dividerci ad un bivio, senza lacrime, senza rimpianti, per -andar soli, o con altri, verso le case lontane. «Noi dobbiamo -lasciarci... » dobbiamo seppellire tutte le speranze del nostro amore, -sentire a vicenda una immensa pietà delle nostre povere illusioni -perdute... - -Questo voleva dirmi la donna che mi aveva tanto appartenuto, la sola per -la quale non avessi considerato l'amore come una dolce avventura che -passa e fluisce. Tanta strada si era compiuta per giungere ad una parola -così ragionata e calma, dopo aver creduto alla indissolubilità, al -sempre, al mai, a tutte le speciose favole degli amori che invece -tramontano. - -Ahimè!... v'era una tristezza profonda, così nell'offrire, come anche -nel rifiutare un simile patto. - -La guardai fiso, ed una specie di sgomento mi fasciò l'anima, perchè le -sue pupille non tremavano, la sua bocca era ferma, e tutto in lei -segnava una risoluzione immutabile. - --- Hai scherzato... -- le dissi, con un sorriso che aveva paura di sè. - --- Puoi credere che voglia scherzare in questo momento? -- mi domandò, -coprendosi la faccia con le mani un po' tremanti. - --- Ma dunque... - -Ella non mi lasciò finire; levatasi, mi venne accanto, così da -costringermi a guardarla bene in viso, e disse: - --- Ascolta: fra noi, uno solo ha amato. Non vorrai convenirne, anzi ti -parrà necessario spendere molte parole inutili... ma invece non -obiettare nulla; quella sola son io. - -Feci un moto con la mano come per interromperla, ed ella mi prese la -mano fra le sue, con dolcezza, facendomi segno che tacessi. - --- Abbiamo passato insieme ormai due anni; è quasi la primavera, ti -ricordi? la primavera di Torre Guelfa... - -I suoi occhi si empirono di lacrime, ed ella scosse il capo -all'indietro, per resistere a quel pianto. - --- Bah... non importa! E passato, è lontano... si dimenticherà. - --- Elena, mio amore, -- la pregai, -- non continuare... Tutto questo fa -male; poi è profondamente assurdo! - --- No, è ragionevole. Voglio dirti una cosa molto ragionevole: tu non -puoi vivere con me. - -Feci un rapido gesto di collera, ed ella mi contenne con soavità. - --- Forse ora ti parrà un sacrificio, ma dopo me ne sarai grato. Non è -colpa tua, nè mia; vi sono ragioni che rendono questa vita -insostenibile, almeno a te. - -Io, che da lungo tempo vedevo sopraggiungere la necessità di un simile -colloquio, mi sentii ferito, quando le sue parole, con tanta fermezza, -ne affrontarono l'argomento. Ebbi quasi bisogno di offenderla. - --- Fra noi, -- presi a dire schernevolmente, -- una sola ebbe coraggio; -e questa sola sei tu -- sei ancora tu. Oh, non v'è dubbio! La tua -fermezza è ammirevole! Fra la Elena di Torre Guelfa e la Elena d'oggi -sono passati, non due, ma dieci anni di vita. Con un bel raggiro mi -offri il mio commiato. Bah... me l'aspettavo, quindi non me ne stupisco -affatto. - -Ella mi fissò profondamente, senza rimprovero, senza collera. - -Sorrise; quel sorriso mi parve, su la sua bocca, una pietà generosa che -venisse dall'anima d'una sorella. - --- Bisogna sempre difendersi, -- rispose. -- E tu, per difenderti, mi -accusi. È umano, in fondo; ma sai benissimo che non è vero. La mia colpa -fu in principio; se avessi avuta la forza di lasciarti allora, non -saremmo giunti mai a queste umiliazioni. - --- Parole, parole! -- feci amaramente. -- So che da molti mesi nascondi -nell'animo il pensiero di abbandonarmi. Questa sera me ne parli: ti -ascolto. Bene: fissiamo il giorno. Tutto e sempre finisce così... - -Si era distesa in una poltrona profonda, e premendosi il petto respirava -con ansia. - --- Come sei crudele! -- mi rispose. Gli occhi suoi fissavano un punto -invisibile nella oscurità della stanza. -- Come sei crudele! - -Ancora, guardandola, mi sembrò che fosse tanto bella come nessuna cosa -fu mai bella nel mondo, e un infinito smarrimento s'impossessò -dell'anima mia. - --- Tu chiami crudele un uomo che si dibatte contro il suo destino, -- -dissi, cercando anch'io nell'ombra quell'ombra che i suoi occhi -fissavano. Tra noi cadde un lungo silenzio; nella memoria e nell'anima -passaron cose molteplici; un desiderio di lacrime ci soffocò entrambi. - -Allora, quasi continuando un mio sogno, le ripetei sottovoce: - --- Io ti volevo amare per sempre... - --- Ma non si può... -- mi rispose con una voce rassegnata. -- Quante -cose belle non si possono avere nella vita! Noi stessi uccidiamo ogni -giorno qualcosa del nostro amore. - --- Questo è vero. - --- Anche tu lo sai, Germano? - --- E come non lo saprei, se ti amo, se ti ho amata sempre con tanto -dolore! -- Un'altra pausa interruppe le nostre parole; lunghe torme di -visioni attraversarono la memoria evocatrice. - --- Germano, -- ella disse, -- come tutto è triste qui! La mia voce -stessa mi fa male. Vorrei tacere, tacere sempre... - -Portai una seggiola vicino alla sua poltrona e posando i gomiti sul -bracciuolo, mi raccolsi la faccia nei palmi delle mani. Sentivo il suo -respiro scorrermi su le falangi. - --- Ti ricordi? -- le dissi; -- a Torre Guelfa c'era una stanza... - --- Sì, una stanza grande... -- E con la mano accennò la memoria. - --- Un letto alto e profondo. - --- Sì, un letto immenso. - --- Poi, la mattina, il sole veniva fin su la coltre. - --- E le contadine cantavano. - --- Ed il glicine folto entrava quasi nella stanza. - --- Ogni mattina se ne coglieva un ramo. - --- Come tu mi amavi allora, Elena! - --- Taci!... - --- E ti ricordi quelle sale così vuote, così grandi? - --- Sì, sì... - --- Ed il giardino? - --- Oh, il mio giardino, come lo ricordo!... - --- E Lazzaro? - --- Lazzaro, la sua cavalla saura, che volava! - --- Ed i pranzi che facevamo sotto il pergolato, ed il nostro balcone -azzurro, dal quale guardavamo le stelle prima di coricarci?... - --- Taci, taci! Sì, mi ricordo tutto, ma taci! - --- Che bella casa!... - --- Che bella casa!... - --- Non vorresti ritornare laggiù, Elena? - --- Oh, quanto lo vorrei!... -- Ed aperse le braccia, come in un gesto -d'inutile desiderio, immenso. Allora mi chinai su la sua bocca e baciai -le lacrime che vi erano trascorse, in silenzio. - --- Perchè mi baci ancora? -- ella domandò affannosamente. -- Non vedi -che ogni volta mi fai più male? - --- Ma pensa che ti desidero ancora, io, come la prima volta! più della -prima volta! - -Ella rise, tra le lacrime, con la gola riversa, un po' turgida, il seno -inquieto. Le ciglia chinate oscuravano il pallore del suo volto. - --- Per quanto tempo ancora ti ricorderai di me? -- domandò, stringendosi -tutta contro la mia persona. - --- Non voglio ricordarmi, voglio averti sempre, sempre! - -Le sue mani mi lisciavan ora i capelli, dolcemente, lentamente. - --- No, ascolta. Io non son stata gelosa, finchè ti ebbi: lo diverrò -terribilmente quando sarai lontano. Non ridire a nessuno quello che hai -detto a me... non voglio. Perchè t'ho appartenuto come nessun'altra e -vorrei rimanere nella tua memoria, io sola... - --- Che bambina sei! Devi pur comprendere che non ti lascerò. - --- Ma si deve... non c'è rimedio. Se non m'avessi conosciuta, oggi -avresti una famiglia, saresti ricco, libero, allegro. Invece non ridi -mai... Forse mi vuoi bene, un poco, ma mi odii anche, perchè sono la tua -catena e ti penti oggi di non esserti sposato... come dovevi. - --- Ma no, Elena, t'inganni. - --- La donna che ama non s'inganna mai. Vedi chiara la tua sorte e pensi -ad una salvezza. È così giusto in fondo! Poi, voglio confessarti anche -una mia piccola indelicatezza... - --- Dimmi. - -Le avevo slacciato l'abito e le baciavo la gola. - --- Che fai? - --- Nulla. Respiro il profumo che hai qui... un profumo di rose fresche. - --- Allora, mi ascolti? - --- Sì. - --- L'altro giorno hai lasciato sulla tua scrivania due lettere di Fabio -Capuano. Mi sono immaginata che le avessi lasciate apposta perchè le -leggessi, e, per la prima volta, sono stata indiscreta: le ho lette. Me -ne rimproveri molto? - --- No, affatto, anima mia; non ho secreti per te. - --- Però le nascondevi sempre. - --- Oh, Dio... quell'uomo ha certe sue fissazioni! Mi seccava che tu -leggessi certe bizzarìe... Ad ogni modo poco importa. - --- Da quelle due lettere ho immaginate le altre, ed anche le tue. Così -mi sono persuasa che devo trovare il coraggio di renderti la tua -libertà. - --- Non gli badare; è un pazzo! - --- No, è invece un uomo di buon senso, e ti vuol bene. Poi, non vedi -quante cose si mormorano a Roma sul tuo conto? Insomma non c'è che una -strada: quella che il Capuano t'insegna, e, se io te l'impedissi, mi -crederei colpevole della tua rovina. - --- Elena, se tu mi volessi bene veramente non parleresti così. Non credo -a questi sacrifizi. - --- Ma nell'anima si può morirne, forse... Che ne sai tu? - -Compresi che il momento era venuto per una intera sincerità. - --- Ascoltami bene, -- le dissi, prendendole i due polsi, come per non -perdere un solo battito delle sue vene, ma insieme per stringerla nel -dominio della mia volontà. -- C'è una cosa vera: continuando in questo -modo si andrebbe incontro all'irreparabile; tu lo comprendi, e come -rimedio mi offri un sacrifizio il quale, a parer mio, supera la natura -dell'amore. Ma voglio credere alla tua franchezza. Ora senti, Elena: di -me conosci molte cose, molte anzi che vorrei tu non sapessi... - -A questo punto mi pentii d'avere cominciato un discorso così grave e -cercai un mezzo per evitarne la conclusione. Ma ella, vedendomi esitare, -mi sollecitò con una frase che mi dette coraggio. - --- Sai pure -- disse, -- che per te sono anche una vera amica. - --- Bene, allora continuerò; sebbene le parole che sto per dirti mi -brucino veramente le labbra. Senti: io ti voglio bene, davvero, -profondamente; non ho amato che te, con l'anima e coi sensi; tu mi sei -necessaria; il resto della mia vita non fu che scherzo, fumo, polvere, -nulla. Se ti avessi conosciuta prima, forse mi avresti anche insegnato -l'amore della famiglia, dei bimbi, della quiete, cose che non conobbi -mai. Sei venuta troppo tardi, e il nostro amore dovette soffrire le -conseguenze di tutta una vita anteriore. Ma non ti voglio perdere; non -voglio, capisci? -- perchè ne proverei tale uno schianto, che non oso -nemmeno pensarvi. Quindi ho ragionato a lungo, in silenzio, anch'io. -Senti: un rimedio c'è, ma non è onesto. Vuoi che lo esaminiamo? - -Poichè la guardavo direttamente, ella chinò gli occhi e rispose: -- -Volentieri. - -Esitai lungamente, un rossore mi coverse la faccia, guardai altrove, -impacciato. - --- È una cosa orribile... -- mormorai. -- Ma non sempre la vita lascia -una libera scelta fra i mezzi opportuni. D'altronde, che fa? Ti voglio -bene; questo solo è vero. Dunque ascolta. So benissimo che potrei -tornarmene a Roma, ed in poco tempo, nonostante l'accaduto, rimediare a -tutto. La mia salvezza unica si riduce infatti a questo matrimonio. -Ebbene, senti... lo farò, lo farò contro il mio cuore, ma ad una sola -condizione: che tu mi appartenga lo stesso... - --- Basta! Non proseguire; ho compreso, -- ella disse con indulgenza, per -abbreviare la mia vergogna. - -Di nuovo le sue falangi lievi, con un gesto di consolazione, mi -passarono tra i capelli, e nel lungo silenzio ch'ella frappose dinanzi -alla risposta, forse dalla malinconia del suo sguardo, forse dalla -tristezza del sorriso che le rischiarava la faccia, compresi di aver -commesso un grande fallo e mi sembrò di aver aperta in quell'anima una -profonda ferita. - --- Germano, -- ella mormorò; -- se avessi avuto ancora un piccolo dubbio -su ciò che si chiama il tuo amore, queste parole mi avrebbero tolta -l'ultima illusione. M'hai fatto comprendere con evidenza quella verità -che avevo solo intuita. - -E le lacrime scorrevano piane, lente, per la sua faccia cosparsa di -pallore. - --- No, -- riprese. -- Ognuno ha la propria fierezza, la propria gelosia -nell'amore. Vedi, lo hai detto tu stesso: il rimedio non è onesto, e -nemmeno sincero forse. Lo proponi, conoscendone l'assurdità. Di fatti, -se pure l'accettassi, provvederebbe la forza delle cose a renderlo vano. -Ma non temere: io non son donna da scendere a questi patti. - --- Elena, -- balbettai, -- perchè mi comprendi così male? Oh, se avessi -taciuto! - -Il rossore, il turbamento, il rimorso, fecero di me in quel momento una -creatura bassa ed umiliata. Con un atto di vera debolezza m'inginocchiai -davanti a quella donna, che ancora una volta mi si mostrava bella e -pura; nascosi la faccia nel suo grembo e piansi. Sentii le sue mani -congiunte posarmi sul capo, con la lievità d'una carezza, e l'intesi -dirmi, piano, come si profferisce un voto: - --- Io ti faccio una sola promessa: quella di non amare mai più, nulla, -nessuno, dopo di te, -- neanche te, se ti potrò dimenticare. Nella vita -bisogna essere statue, simulacri di creature umane, ma soffocare -l'anima, soffocare l'anima con gioia! Sono stata una cosa tua, cercando -sempre di non lasciarti comprendere fino a qual segno ti appartenessi; -ma ora mi riprendo, per tornare la zingara di una volta, e non ti farò -subire la noia del mio dolore. Guarda: io posso guarirmi sùbito... posso -anche ridere! - -In quella stanza, nel silenzio della notte già inoltrata, il suo riso mi -parve tragicamente sinistro. E questo pazzo cuore, che mai conobbe la -natura de' propri sentimenti, provò il bisogno di protendere ancora la -sua volontà gelosa e forte su quel dominio che gli sfuggiva, onde mi -parve che l'amor mio crescesse, fino a divenire un tormento, fino a -sentirsi capace d'improvvise violenze. - --- Tu non puoi non appartenermi! -- esclamai con ira. -- Non puoi -dimenticarmi, come io non posso dimenticare te. - -Ella si levò diritta, rimase un momento, muta, rigida, fissandomi quasi -con odio. - --- Lo credi? -- rispose con una voce piena di scherno, che mi sibilò fin -nel cuore. Dall'alto paralume della lampada le pioveva sui capelli color -dell'oro e del bronzo una diffusa luce, formandole intorno al capo quasi -un'aureola splendente. Ed io, come se l'avessi già perduta, mi ricordai -la sua carne viva, posseduta con tristezza e con furore, mi ricordai le -sue labbra che sapevano di primavera e le parole che mi avevano -mormorate nelle notti d'amore. La vidi camminare per la stanza, fermarsi -davanti ad uno specchio, alzar le due mani con pigrizia per ravviarsi i -capelli. - -Le andai vicino, e la baciai. Ella divenne tutta bianca, cercò di -respingermi, poi, d'un tratto, si mise a ridere. Lo specchio, di fronte, -le rimandava il suo riso convulso. Allora, sotto gli occhi, negli angoli -della bocca, nel cavo del mento, su le tempie, alle radici dei capelli, -nel solco profondo che le si formò tra i sopraccigli, vidi apparire -un'ombra che non conoscevo, quell'ombra che somiglia quasi alla paura -dell'anima quando incomincia la voluttà. - -Fra le sue labbra socchiuse i denti scintillavano, minuti e crudeli; la -sua gola scoperta era gonfia di riso e di singhiozzo; intorno ai polsi, -per la inquietudine de' suoi movimenti, si udiva un tintinnire di -braccialetti che mandavano splendore. - -Dal sommo della fronte al lembo della gonna ella era tutta una voluttà -sola. - - - - - X - - -Il denaro atteso mi giunse da Roma, con una lettera del Capuano, -dov'egli giustificava il ritardo spiegando le varie difficoltà -incontrate nel procacciarmi un nuovo credito. Tuttavia compresi di -dovere a lui solo questo generoso favore, e poichè sapevo ch'egli non -era un uomo ricco, la sua bontà mi commosse tristemente. Ma ebbi -vergogna, e nel ringraziarlo finsi di non aver compreso. - -Verso quel tempo il d'Hermòs fece ritorno a Parigi. Nutrii la speranza -nascosta ch'egli potesse aiutarmi ancora, ma invece doveva sùbito -partire per l'Egitto, dove, ad ogni costo, mi voleva con sè. Non mi -sentivo l'animo d'intraprendere viaggi e molte risoluzioni urgenti -stringevano la mia perplessità. - -Quello che accettai senza discutere fu di recarmi a Londra una seconda -volta per vendere un buon numero di pietre sciolte e consegnare una -collana di rubini ad un certo personaggio misterioso, che venne -appositamente dalla Scozia per incontrarsi meco. Sulle pietre feci un -lauto guadagno, e, quanto alla collana, il d'Hermòs mi disse che avrei -ricevuta la mia parte in séguito, quando la si vendesse. - -Intanto si avvicinava la scadenza dell'ipoteca fatta con il Rossengo di -Terracina, e da Roma l'amministratore mi tempestava di lettere, -sollecitando la mia presenza ed avvertendomi che il creditore non era -questa volta propenso ad alcuna transazione. Risposi che non avevo -denaro per riscattar la terra, e trattasse pure una vendita vantaggiosa, -che presto sarei venuto. - -Non v'era più salvezza: bisognava chinare la fronte. Raccontai queste -cose ad Elena, ed ella mi domandò semplicemente: - --- Quando andrai via? - -Risposi: - --- Non so. Forse domani, forse mai. - -Ora, quando ci si parlava, non osavamo più guardarci; entrambi eravamo -oppressi da un senso di vergogna, di paura, o forse ci sentivamo -pervadere da una disperazione muta. Si disse malata; non andò al suo -teatro; vennero a vederla, non volle ricevere alcuno. Rimaneva per -lunghe ore nella sua camera, spesso con l'uscio aperto; la vedevo star -seduta, in silenzio; talora camminar lentamente, in su, in giù, con un -passo inerte, la fronte china, quasi uccidesse la noia di una mortale -attesa. Io non uscii di casa per alcuni giorni; andavo da una stanza -all'altra, ozioso, trasognato, sentendo quasi operare in me la magìa di -un sortilegio. Volevo andarle a parlare; mi alzavo, preso -dall'irrequietudine, poi smarrivo la memoria delle parole -indispensabili, e tornavo indietro. Una ridda folle di oscure immagini -turbinava nel mio cervello e mi sentivo crescere nelle orecchie il rombo -d'una voce interiore, che mi andava gridando con accanimento: «Quanto -sei vile! Quanto sei vile!» - -Mangiavamo a lato a lato, in silenzio. - -Cosa passò in quell'anima? nella mia?... Chi potrebbe mai dirlo? - -E la primavera intanto fioriva; la strada era percorsa da comitive -ilari, con uno sfoggio di colori gai. Quell'anno anzi essa tornava -innanzi tempo; dalla terrazza si vedevano gli equipaggi muovere in -lunghe file verso il Bosco rinnovellato, e più tardi risalire, per tutto -il giorno, avanti, indietro, come se la città intera s'allietasse nel -visitare i suoi giardini. Un sole ancor freddo illuminava quella -passeggiata festosa, ridendo sui chiari ombrellini delle signore, fra i -quali svariavano le giubbe dei cavalieri caracollanti a fianco degli -equipaggi, mentre da un lato all'altro si scambiavano saluti e -cavalcando facevano bella pompa di maestrìa. Era tempo di freschi amori, -di nozze nuove, di cortesi galanterie, d'allegrezze primaverili. - -Noi soli, nella nostra casa conscia di troppe sventure, muti, stanchi, -avversi, guardavamo dalla fresca terra nascere la primavera invano. - -Passò una mattina, mentre stavo al balcone, una venditrice di fiori. -Aveva la sua cesta piena di violette e di rose; non altro che violette e -rose. La chiamai più volte, poichè non mi udiva. La donna volse gli -occhi al mio terrazzo e sollevò il paniere. - --- Atténdimi, -- le dissi; -- ora scendo. - -E scesi; comprai tutti i suoi fiori, e la canestra insieme. Salii per le -scale portando io stesso quel gran fascio, e mi parve che un poco di -primavera entrasse nella nostra casa con quel profumo di fiori -mattutini. Li deposi, com'erano, su la tavola nella sala da pranzo, e -stetti a guardarli pensierosamente, come si guarda una bellezza inutile. - -Povere violette, povere rose, povero me stesso che le avevo portate! Dal -poggiolo aperto, l'alito primaverile scorreva sovr'esse, agitando i -cálici colmi di gocciole splendenti. Violette e rose, dono vaghissimo e -tristissimo per un amore condannato! E guardandole mi rammentai quel -giardino di Torre Guelfa, dove c'era una pergola tutta di rose, un -piccolo bosco tutto di viole. Pensai ch'essi pure, in quel tempo, -aprivano le corolle, i miei fiori d'Italia, e mi sovvenne del giorno -ch'eravamo partiti insieme, sul barroccio di Lazzaro, con la cavalla -saura tutta infiorata, per andare a Fondi alla festa della primavera. -Volli chiamar Elena per dirle: - --- Guarda: sono gli ultimi fiori... -- ma compresi che avrei pianto, e -l'avrei fatta piangere, mentre nel nostro immenso dolore la sola cosa -benefica era il silenzio. - -Quando entrò, li vide. Con i suoi occhi lucenti mi mandò un sorriso e -fece scorrere la mano sui fiori, delicatamente, come avrebbe fatto per -carezzare la testa di un bimbo. Poi li portò nella sua camera, sempre in -silenzio. - -Intanto i giorni passavano, in quella perplessità simile allo sgomento; -noi fummo come due sconosciuti che facessero insieme una veglia di -morte. - -Ma un pomeriggio, mentre in ozio fumavo nel mio scrittoio pensando a -cose lontane, ella entrò, sorridente, leggera, e mi disse come per -ischerzo: - --- Vieni, ora faremo i tuoi bauli. - -Ogni linea del suo viso tradiva uno sforzo incredibile di volontà; la -guardai meglio; mi parve che ci fossero nella sua persona i segni d'una -profonda stanchezza; mi ricordai che ogni tanto la vedevo passarsi una -mano su gli occhi, o premerla contro il petto, con un sospiro quasi di -soffocazione. Inoltre non camminava più così diritta; c'era nella sua -persona quasi uno sfiorire lento. La seguii senza rispondere; aveva già -fatti portare i bauli nella mia camera, e s'accinse a riempirli, volendo -che l'aiutassi. - -Vuotò i cassetti, dispose le biancherie sul letto, gli abiti a mucchi su -le poltrone, le scarpe da un lato, i libri, le cravatte, i profumi -dall'altro, poi, mettendosi a ginocchi dinanzi al baule aperto: - --- Mi darai le cose ad una ad una, -- disse; -- io le riporrò. - -La stanza era piena di sole; anche la coltre, i cuscini, gli abiti -sparsi, le camice fresche di stiratura, i libri scompigliati, le -boccette de' profumi, l'avorio dei pettini, le scatole, i gingilli, -tutte le cose che si preparano a chi va via, tutto brillava, mandava una -luce vivissima in quel giocondo sole. Ed i suoi capelli anche; i suoi -capelli, quando si abbassavano verso il fondo del baule, traversando una -striscia di sole, davano qualche lampo di straordinaria luce. - -Ella parlava naturalmente, come se fossi andato per un viaggio breve, e -già, partendo, si pensasse al ritorno. - -Invece no. Partire per sempre, dirsi un'ultima volta, perdutamente, -addio... sentire che dopo, che mai, quel bene sarebbe ricuperato. Non -sapere più nulla, mai più nulla di ciò che avverrebbe all'altro; portare -via negli occhi l'ultima, la più bella immagine dell'amore perduto. -Partire: mettere tra l'uno e l'altra la lontananza e non l'oblio, -l'ignoto e non la pace. Portare con sè un grave peso di desiderii non -estinti, e sapere che la vita dovrà necessariamente continuare per -entrambi, arida, squallida, come una terra devastata. E lentamente -rievocare tutto il passato, le ore più dolci, le ore più tristi, e le -vicende che si ebbero, le parole che si dissero, le promesse che furono -scambiate, e sentir crescere nel profondo cuore una terribile -disperazione muta... - -Poi un altro pensiero subitaneo, crudele, tagliente, come una lama ben -affilata: - -«Ella era giovine ancora, bella, più bella di tutte... Necessariamente -avrebbe appartenuto ad un altro.» - -La guardai. Stava un po' china sul letto, intenta a ripiegare con somma -cura un abito mio che rammento ancora, di un color cenere quasi celeste, -a sottili trame, un abito che indossavo sovente perch'era il suo -preferito. - -Quasi ad interrompere il silenzio, le dissi: - --- Non riporre quell'abito; lo metterò per il viaggio. - -Ella sostò nel mezzo della sua faccenda, naturalmente, con un sorriso -calmo su le labbra: - --- Questo vuoi mettere? Che idea! È troppo chiaro; ti si rovinerà. - -Stando così, un po' curva, con le mani poggiate su l'abito, la sua -faccia splendeva interamente nella obliqua striscia di sole. - --- Che importa? -- risposi. -- Non è questo un abito che ti piaceva? -Dunque bisogna sciuparlo. - -E così dicendo, le stavo di fronte, la guardavo, immobile, dall'altra -parte del letto. - -Una piccola ruga fugace le si formò tra i sopraccigli; non rispose, -finse di non aver udito e pose l'abito su la spalliera d'una seggiola. - -Portava un suo profumo leggero ed intenso, composto con essenze diverse, -mesciute insieme, un profumo che rimaneva dietro lei, dovunque passasse, -come una traccia soave. Tutte le cose sue, tutte le mie che avesse -toccate, sapevano di questo profumo tenace; anche lontano, dopo la -partenza, mi sarebbe sembrato di rivivere con lei. - -Il pensiero tornò, più vivo: «Ella era giovine ancora, bella, più bella -di tutte.... Necessariamente avrebbe appartenuto ad un altro.» - -Con gli occhi un po' ebbri, che l'amore aveva resi esperti, mentre -guardavo il suo corpo ed il suo grembo, vidi la camera dove si sarebbe -data ad un altro, il letto, i suoi capelli disciolti. Una gelosia nuova, -insana, mi torse lo spirito, ebbi la tentazione di gridarle forte: -«Lascia quei bauli! Riponi le cose mie. Non parto più. Non ti posso, non -ti posso perdere!» - -Ma invece tacqui; pensai ch'era una sciocca debolezza la mia, e che -dovevo mostrarmi calmo quanto lei, per non parerle da meno. Sedetti sul -letto, fra gli abiti e le biancherie, nel sole. Dall'altro lato, sopra -un tavolino, in una grande cornice di pelle incisa a gigli d'oro, c'era -un suo ritratto, bellissimo, con un ciuffo di violette appassite fra il -vetro e la fotografia. Sul ritratto, in un angolo, queste parole scritte -di suo pugno: «_A toi toujours... -- Hélène_» E una data. Parole vuote -in fondo, come tutte quelle che ricordano e promettono l'amore. Ma in -quel momento mi parvero singolarmente piene d'irrisione; mi parvero -quasi un'ultima, sottile ironia, nella eterna commedia del sentimento. - -Oh, l'amore, che dice «sempre» -- che dice «mai», che misura le sue -forze anche al di là dalla vita e sfida in bellissimi lirismi tutte le -necessità caduche del nostro infedele spirito! Mi parve in quel momento -ch'ella fosse la sola colpevole del nostro abbandono, e mi cacciasse da -sè per darsi ad altri amori, vietandomi ormai per sempre i suoi baci, le -sue carezze, il suo profumo, tutte le cose che avevo pazzamente amate in -lei. Insieme tornavano le memorie, lente, calme, in una luce quasi di -miracolo, fasciandomi l'anima d'un involontario bisogno di pianto. E -rivedevo la straniera bellissima, dai capelli color dell'oro e del -bronzo, ch'era venuta nella mia casa di Roma, una sera -- una sera -d'autunno -- a bere una tazza di tè, davanti al fuoco, nella penombra di -una sala ove bruciava, più della fiamma, il profumo dei fiori. «Povera -casa! -- pensavo; -- la rivedrò fra qualche giorno, vuota, e forse non -vi potrò più vivere per la memoria di quella sera d'autunno, di quel -fuoco e di quei fiori....» - -A un certo momento ella mi venne presso, per cercar qualcosa, lì, sul -letto, fra le biancherie. - -M'interruppe ne' miei pensieri e l'immagine viva si sovrappose a quella -del mio sogno; la tentazione fu più forte che la volontà; rapidamente -l'afferrai per i due polsi, attirandola fra le mie braccia. Ella strinse -le labbra e cercò di sfuggirmi con una mossa repentina. - --- Perchè mi respingi? -- le dissi. -- Non vedi come soffro? - -Ella chinò il mento sul petto, chiuse gli occhi, divenne assai più -pallida e non rispose. Mi restò vicino, abbandonandomi i polsi ed -appoggiandosi appena contro le mie ginocchia. - --- Tutto questo non fa male anche a te? -- le domandai, piano, -attirandola. - -Ella scosse il capo, con un rassegnato cenno d'inutilità. - --- Credo, -- soggiunsi, -- che non potrò mai partire. - -Restò ferma, come se non udisse, come se non volesse udire. Ma le venne -su le labbra quel suo particolare tremito, ch'era come il principio -d'una parola non detta. Mi piaceva ripeterle ogni cosa più triste, per -aumentare la sua tristezza e la mia. - --- Se partirò, -- le dissi, -- tu mi dimenticherai sùbito. Il tuo -teatro, gli applausi, gli ammiratori, ti faranno scordare. Non sarò più -ad attenderti nel tuo camerino; dopo il teatro non andremo più a cena -insieme, non dormiremo più vicini.... Tutto questo è finito, finito... e -sembra un sogno! - -Due gonfie lacrime le spuntarono su le ciglia; scivolarono giù, caddero. - --- Domani sera mi condurrai alla stazione, e sarà l'ultimo bacio... -l'ultimo! Ci scambieremo dal finestrino un saluto rapido, come fanno -tutti quelli che vanno via, noi, che siamo stati un essere unico. E -ritornerai sola, ti guarderanno, diranno qualcosa dietro di te.... -Bah!... questa è la vita. Non ci vedremo più, forse non mi scriverai -nemmeno più. - -Ed anch'io piangevo, dolorosamente. - -Bisognava godere tutto il supplizio di un'ora così definitiva. - --- Guarda, -- continuai; -- le cose nostre avevano presa l'abitudine di -stare insieme; ora bisogna scegliere, bisogna dire: «Questo è mio -- -questo è tuo.» E domani non troverai più le mie cravatte ne' tuoi -cassetti, nè io qualche tuo fazzoletto fra i miei, qualche tuo nastro -nelle mie scatole per i guanti. Spesso ti lamentavi perchè lascio le -sigarette spente in ogni angolo. Non ne troverai più. La tua vita sarà -più semplice, più calma, più libera. - -Ella barcollò un poco, non sapendo se lasciarsi cadere nelle mie braccia -o rovesciarsi all'indietro; volle ridere, piangere, poi un forte -singhiozzo le schiantò la gola, e scioltasi bruscamente dalle mie mani -andò via di corsa, nella sua camera, chiuse l'uscio a chiave, ed intesi -che si era lasciata cadere sul letto. I bauli rimasero aperti, le -biancherie sparse, io solo, senza poter comprendere, senza pensare. - -Poi lentamente scomparve la striscia di sole; venne il crepuscolo; da -una finestra malchiusa entrò qualche alito d'aria fredda; nell'ora del -tramonto quella giovine primavera pareva un grigio inverno. In quella -penombra mi guardai d'attorno, come per raccogliere in me una memoria -d'ogni cosa. Non vidi che mobili vuoti, cassetti aperti, armadi -sguerniti, qualche involto su le seggiole, qualche lembo di giornale a -terra, e nel mezzo della camera i due bauli spalancati, che parevano -sbadigliar di noia, come pigre bestie che si destassero da un polveroso -letargo. Lentamente l'ombra cresceva, e con essa i pensieri si facevano -più foschi. Dicevo a me stesso: - -«Tu non hai saputo essere felice; ora sappi non piangere». E dicevo a me -stesso: «Perchè ti disperi? Non hai tu stesso accettato e preparato -questo necessario abbandono? Tu, che non hai fatto nulla per il tuo -amore, null'altro che aspettarne la fine, perchè lo rimpiangi ora come -un grande bene che ti fosse ritolto? Perchè questa irresolutezza? Sii -forte! Non cedere alle commozioni che tu stesso ti elargisci. La tua -natura d'istrione ti soverchia l'anima. Tu l'ami l'amore ed ami il -dolore, ma in verità non ami e non soffri. Sei crudele anche; la tua -crudeltà non ha nome. Va! Ti aspetta un'altra vita, la sola che a te -convenga. Altre mani di donna, che hai già respinte, ti offriranno forse -ancora la coppa ricolma.... Va e bevi!» - -Ma insieme con questi pensieri, qualcosa di vero e di grande, un -sentimento ancora ignoto, sorgeva; ed era finalmente l'amore, l'amore -triste, inguaribile, angoscioso, pieno di gelosie, di paure, che duole -come una ferita ed inebbria come un liquore. - -Raffinato e perverso, questo amore mi piacque; mi piacque avere -nell'anima, per sempre, un flagello, in quest'anima su cui tutte le -passioni erano scivolate senza imprimervi un solco. Era il mio primo -amore: in quel momento avevo ancora vent'anni. - -Più tardi ella s'affacciò all'uscio, per dirmi, come diceva sempre: - --- Vieni, è l'ora del pranzo. - --- Elena... -- la chiamai, sollevandomi con il gomito sui guanciali. - -Ma ella si ritrasse rapida e non rispose. Pranzammo vicini, tristemente, -per l'ultima volta. Ella vide che avevo pianto, io vidi gli occhi suoi -segnati all'intorno da una grande ombra. - --- Perchè non mangi? -- le domandai. - --- Non ho fame. -- Indi una pausa: -- E tu? - --- Nemmeno. - -Presi una posata e l'esaminai: v'erano le mie cifre, la mia corona, -incise. La feci battere su la stoviglia e dissi: - --- Ti ricordi quando abbiamo comperata quest'argenteria? Ella si -ristrinse nelle spalle, chiudendo gli occhi, abbassando il viso; - --- Sì, mi ricordo. - -Elena faceva ella stessa il caffè; quando l'ebbe versato nelle tazze, -trangugiò in fretta qualche sorso, poi fece atto di levarsi. - --- Dove vai? - --- Di là. - --- Dove? - --- Nella mia camera. - -Detti in uno scoppio di riso acre: - --- Ti annoia tanto la mia presenza? Domani non ci sarò più. - -In silenzio ella tornò a sedere. - --- Che male ti ho fatto perchè tu mi debba odiare? -- soggiunsi. -- Non -hai pietà veramente! Ora ti conosco bene. - --- Chi di noi due non ha pietà? -- ella chiese con la voce spenta, -illuminandosi d'un amaro sorriso. E continuò: -- Cosa vuoi da me dunque? -che mi butti alle tue ginocchia e ti supplichi di non partire? Questo -no! Il mio carattere non lo consente. So che non possiamo più vivere -insieme; so che, lontano, puoi ritrovare la felicità, e mi sopprimo -assolutamente, scompaio, cerco di render facile quest'ora, che un'altra -si compiacerebbe forse di render tragica. Dimmi: cosa puoi chiedere di -più ad una donna, e sopra tutto ad un'amante? - -Le andai vicino, e chinandomi su la sua bocca, poichè sentivo che non mi -avrebbe respinto: - --- Cosa farai senza di me? -- le chiesi. - --- Non so! non so!... -- rispose concitata. E scuoteva il capo, e -serrava le palpebre, come per sottrarsi ad ogni pensiero. - -Le cinsi con un braccio la vita, e lievemente, con il timore delle prime -volte, la baciai. - -Dalla veranda, che avevo aperta, soffiavano gli aliti della sera; un -profumo di tigli e di timi odorava da nascosti giardini. Uscimmo sul -terrazzo, ci appoggiammo a lato su la ringhiera: in alto scintillavano -le stelle infinite. - --- Che farai senza di me? -- le chiesi ancora. Giungeva dai Campi -Elisei, or forte, or tenue, sul vento, un frastuono di liete orchestre -serali; molti lumi tralucevano entro il nereggiare degli alberi, -ininterrottamente, dando a quel lembo di città l'aspetto d'una fiera -notturna, che brillasse nella confusa distanza. - --- Che bella notte! -- esclamai. -- Che triste bellezza mandano tutte le -cose quando si deve partire! - -Salivano canzoni di gioia, tra le folate d'aria. - --- Non senti come tutti sono allegri?... Cantano, ridono, gli altri!... -Possono ridere, possono amare, mentre noi.... - -Dallo sbocco della strada, fra due lampioni quasi fosforescenti, si -vedevano passare carrozze, vetture, l'una dietro l'altra, senza tregua, -con la lentezza di un corteo. - -Subitamente mi afferrò il desiderio di confondermi anch'io, di perdermi -anch'io, per l'ultima volta, con la donna che amavo, tra quella gente -spensierata, in mezzo a quella città di piacere che suscita implacabili -crudeltà e smoderate ambizioni. - --- Usciamo, -- le proposi. -- Mettiti un cappello e vieni con me: qui si -muore! - --- E là?... -- diss'ella semplicemente. - --- Là si canta, c'è molta luce, molto riso... Vieni, ho voglia di -stordirmi, di ridere anch'io!... - -La strada fino ai Campi Elisei era quasi deserta; un profumo di tigli e -di timi olezzava da nascosti giardini. - - - - - XI - - -I facchini si caricarono i bauli su le spalle, con fatica, e li -portarono giù per le scale. Dalla finestra noi li vedemmo posare sul -carro, che mosse barcollando per la strada, fino allo svolto, e -scomparve. Stavamo stretti l'uno all'altro, percorsi da un freddo -brivido in ogni vena, senza poterci parlare, senza poterci guardare. -Avevamo negli occhi entrambi l'ardore della notte insonne, di cui mi -sovvenivano i baci e le lacrime come la memoria di una complicità -indistruttibile. - -Tutto quel giorno contammo il tempo che passava, muti, gelidi, come se -in quel giorno finisse la vita. Poi s'intese l'orologio a pendolo nella -sala da pranzo battere cinque pesanti colpi, e ci guardammo nel viso -percossi dallo stesso pensiero. - -«L'ultima, l'ultima ora...» La presi nelle braccia e la strinsi così -forte che le dovetti far male; con le labbra aride ci baciammo fino al -dolore, quasi per comunicarci nel respiro l'anima. Era stato ancora un -giorno di sole; ora, su l'imbrunire, vaste nubi scalavano l'orizzonte, -sfioccandosi per l'aria, tra un fresco odore d'acqua vicina. - -Senza dirci nulla, entrambi andammo nella sua camera; ella si mise un -cappello nero guernito di rose, coprendosi la faccia con un velo fitto, -e s'appoggiò con il dosso alla specchiera dell'armadio per mettersi i -guanti. Una rosa che le pendeva giù dal cappello, su l'ala, da un lato, -si guardava nello specchio, tutta sbocciata e vasta, tremolando ad ogni -movimento che facevano le sue dita nell'abbottonare i guanti. Per aver -libere le mani, teneva un manicotto di lontra chiuso tra le ginocchia, -in un solco della gonna, e il brillare delle sue scarpine appariva di -sotto la balza, con un riflesso fermo. - -La prima volta ch'era venuta nella mia casa di Roma, s'era messa così -contro il camino, ed anche allora portava un velo fitto perchè non la -riconoscessero per via. - -La guardavo trasognato, credendo ancora, per una aberrazione ultima, che -un altro partisse, non io, che un'altra donna m'accompagnasse, non lei. - -Venne Clara e mi portò il cappello, il soprabito, mi diede anche un -piccolo involto, forse un oggetto dimenticato. Presi ogni cosa -macchinalmente, guardai da una stanza nell'altra, come per raccogliere -di tutte la memoria ultima, guardai e vidi ogni cosa, tutte le più -piccole cose: mi sentii vacillare ad ogni passo, e giunsi con Elena fino -alla soglia di casa. Clara ci aveva seguiti, ma non osava parlare. Stavo -già sul pianerottolo, quand'ella mi disse timidamente: - --- Buon viaggio, signore. - --- Addio, -- risposi senza volgermi, come se uscissi per una -passeggiata. Poi m'avvidi che partivo per sempre, tornai indietro, le -strinsi la mano, ben forte; vidi che aveva gli occhi pieni di lacrime, -ed anch'io, sentendo che le mie ciglia s'inumidivano, rivolsi la faccia -in fretta. Ella rimase in alto e guardò giù dalla ringhiera. Mentre -passavamo, il portinaio venne a salutarmi. - --- Parte il signore? - --- Sì. - --- Vogliono una vettura? - --- No, grazie. - -E ci trovammo fuori, sul marciapiede, fra molta gente che passava -rapida. Mi parve che la strada quel giorno, avesse una fisonomia del -tutto insolita. Elena teneva la faccia così china che non riuscivo a -guardarla negli occhi. La presi a braccio e camminammo rasente i muri, -angosciati, eppure insensibili. Tutte le cose circostanti attraevano il -mio pensiero, molto lontano, fuori dalla realtà. - -Passava un cavallo, e pensavo la storia di quel cavallo, zoppicante sul -lastricato tutto il giorno; la storia del suo cocchiere, della sua -posta; pensavo ad altri cocchieri, li vedevo incrociarsi urlando, -facendo schioccar le fruste, rassegnati e grotteschi; mi parevano cose, -non uomini, -- cose più miserevoli del loro cavallo. Passava un soldato, -e pensavo le caserme, le riviste, le uniformi, le osterie dove si -andavano ad ubbriacare, le case turpi ove trascinavano le lor sciabole -rumorose; passava una donna giovine, bella, e pensavo all'amante che -l'aspettava in una casa recondita, -- una donna brutta, povera, e -pensavo alle camere buie, dove i bimbi strillavano, mentre il marito le -appestava l'aria con la sua pipa nera di acre tabacco.... - -E tutte queste visioni riddavano sopra uno sfondo di dolore immenso, -ch'era il mio stesso dolore. Di quando in quando una lucidezza terribile -mi feriva la mente, e sentivo tutti i miei nervi contorcersi fino allo -spasimo. - -D'un tratto Elena si fermò, poggiandosi contro il mio braccio con -entrambe le mani, che si contrassero. - --- Non posso più camminare... -- mi disse con un alito. -- Chiama una -vettura. - -Ne passava una; la fermai; vi salimmo. Intorno, per la via popolosa, le -vetrine fiammeggiavano, imbiancando i marciapiedi; le carrozze lente, in -più file, ogni tanto sostavano per dare il varco alla gente. -Rincantucciati nella vettura buia, l'uno contro l'altra, tenendoci le -mani, ebbi voglia che il cavalluccio continuasse indefinitamente il suo -trotterello stanco, per non giungere mai, per non scendere più. - --- Ti senti male? -- domandai. - --- No, è stato un momento... nulla. Ora passa... passerà. Le cinsi con -un braccio le spalle, delicatamente, come se il mio amore potesse -guarirla. Ella si rannicchiò al mio fianco, facendosi piccola, con un -movimento pieno di paura. - --- Mi scriverai? - --- Sì, amore. - --- Ogni giorno? - --- Se vuoi... - --- E tutto mi scriverai? - --- Tutto... sì, tutto. - --- Fin quando? - -Ella fece un vago segno, come per dire: -- Chissà? - --- Io lo so fin quando... -- risposi. - --- Lo sai? - --- Sì. - -E sorridevo; mi pareva d'intravvedere una felicità. - --- Dillo. - --- Fino al giorno in cui ti scriverò: «Domani ritorno.» - --- Oh... -- ella fece, con un gesto d'incredula rassegnazione. - --- Ricordati una cosa, Elena; sarò capace di tutto per tornare a te. -Intendi bene: di tutto! -- E v'era nella mia voce una fermezza così -certa, ch'ella si volse a guardarmi, poi si ristrinse di nuovo contro la -mia spalla, senza rispondere. - --- Senti, -- le dissi, -- nel piccolo scrignetto ove tieni le tue gioie, -ho lasciato il denaro che avevo. Appena mi sarà possibile te ne manderò -altro da Roma. - --- Oh, perchè hai fatto questo! -- esclamò ritraendosi. -- Te lo -rispedirò sùbito. - --- Sarebbe offendermi, Elena; e spero che non lo farai. A Roma troverò -sùbito quanto mi occorre; tu invece potresti averne bisogno. -Prométtimi... - -Leggermente mi strinse una mano, e, dopo un silenzio: - --- Sei buono con me, -- rispose. - --- Dimmi ora una cosa... ora che vado via, -- domandai sottovoce. -- Mi -hai voluto bene? bene davvero? Non l'ho compreso mai. - -Appoggiò i gomiti su le ginocchia e si prese la fronte fra le mani, -senza rispondere. Nel sollevarle il volto, sentii ch'era intriso di -lacrime. - --- Non me lo vuoi dire? - --- E tu? -- fece con angoscia; -- e tu? - --- Io?... sei stata la sola cosa che abbia mai adorata nel mondo... la -sola; e non ti potrò dimenticare finchè vivo. - --- Perchè mi lasci allora? -- domandò con una voce sorda, -- quasi -violenta. - --- Sei tu che hai voluto, Elena. E poi... - -Rise, rise forte, come se avesse nell'anima una ilarità crudele. - --- Ah sì... sono io! sono io! -- esclamò, crollando il capo con -veemenza. -- Io sola! - -E poichè la stazione appariva lontana, tra un chiarore nebbioso di -lampioni, ci abbracciammo con tutta la forza delle nostre braccia, con -tutto lo spasimo che torceva le nostre anime. - -Scendemmo; andai a prendere il biglietto, a spedire il bagaglio; e le -mani ad ogni gesto mi tremavano come se una crescente febbre consumasse -le mie vene. Mancava una ventina di minuti alla partenza; nella sala -d'aspetto c'era un angolo semibuio; vi andammo a sedere. - -Mi ricordo che un vecchio viaggiatore, con uno scialle indosso, -camminava avanti, indietro, ed i suoi passi facevano un rumore pesante -nel silenzio della sala. - -C'era una monaca, dalla faccia pura e delicata fra i suoi lini bianchi, -la quale sedeva immobile sul divano di velluto, poco lontano da noi. -S'era spenta una lampadina elettrica ed un uomo, in camiciotto di tela, -salito sopra una tavola, stava cambiandola. Tutti, sonnacchiosi, -guardavano al suo lavoro. - --- Oh, se tu potessi partire con me! -- le dissi piano, all'orecchio. -Non piangeva; era muta, ferma, assiderata quasi da una specie -d'insensibilità. Aveva sollevato il velo a mezzo il volto, e questo velo -nero le s'increspava come il pizzo d'una maschera sopra la bocca smorta. -Ogni tanto rideva, di un riso atono, ed una contrazione interiore le -metteva un sussulto alla sommità del petto. Mi sentivo a poco a poco -vincere da una specie di oblìo, ch'era come la distruzione del dolore, -la sofferenza infinita, che non soffre più. L'avevo amata immensamente, -golosamente, dando a lei sola tutte le passioni ch'erano rimaste aride -nel mio passante cuore, a lei sola tutto il profumo che mi aveva profuso -nell'anima questo ritorno della primavera, e lo sapevo in quell'ora -ultima, senza rimedio e senza pace. Volevo dirle infinite cose: non -c'era più tempo, non c'erano più parole. Volevo cadere a ginocchi -davanti a lei, o prenderla con violenza fra le mie braccia, o gridare, o -farmi e farle del male; ma non sapevo in che modo vincere la fatica -dell'interiore mio silenzio, la paura che mi colmava le vene con un -senso di fragorosa vacuità, mentre i miei occhi la fissavano senza mai -abbandonarla, quasi per imprimere l'ultima bellezza del suo volto nella -profonda ombra del mio dolore che partiva. - -Un impiegato s'affacciò alla porta e cantilenando si mise a ripetere gli -arrivi, le partenze dei treni. Ci levammo; nell'angolo semibuio, sotto -il velo umido, la baciai col mio dolore come non l'avevo ancor mai -baciata. Sentii che il peso leggero del suo corpo si abbandonava nelle -mie braccia, simile ad una cosa morta, e la sua bocca, e le sue mani, ed -anche il suo respiro, tutto era freddo in lei, come se non avesse più -sangue. - --- Anima... anima mia... -- le volli dire, o le dissi. - -Ella si levò dalla cintura, di sotto il mantello, un mazzo di viole -fresche. - --- Tieni, -- balbettò; -- non posso darti altro: le ho prese per te. - -Baciai la sua bocca, le viole insieme; ravvolsi quel mazzo nella carta -velina che ne fasciava gli steli, e ci avviammo. - --- Ritornerò, ritornerò... -- mormoravo camminandole accanto. -- -Aspéttami, Elena... tornerò súbito. - -Ed il rumore de' miei passi dolorosamente si ripercoteva nel mio -cervello sperduto. - -Ci fermammo a piè del treno, davanti ad uno scompartimento aperto, nel -quale gettai tutto quanto portavo con me. Un uomo venne, mi domandò il -biglietto, lo diedi. E restammo vicini, con gli occhi fissi negli occhi, -pieni di stupore, in silenzio. - -Gente passò, impiegati gridarono; per tutta la lunghezza del treno si -udiva uno sbattere di sportelli. Quando giunsero al mio, la strinsi fra -le braccia ancora, fin ch'ebbi fiato, poi salii nel treno, chiusero, e -m'affacciai. - -Si era fermata un passo lontano, rigida come una statua, con le mani -congiunte sul grembo, un piede appena discosto dall'altro, un ginocchio -che le formava un piccolo rilievo su la gonna scura. - -Intesi un crepitar di ruote, il treno si mosse con fatica, e mi parve -che la vedessi lontanare, già piccola, già perduta. - --- Addio... addio... -- le gridai, sporgendo il braccio. - -Ella camminò come per seguirmi, e tese la mano senza giungere alla mia. - --- Senti... -- balbettò, -- volevo dirti una cosa... Io... - -Ma non disse nulla; di colpo si fermò con una specie d'urto, e rimase lì -a guardarmi, del tutto immobile, su l'orlo del marciapiede. - --- Dimmi, dimmi?... -- le gridai, mentre partivo. E súbito lo spazio fra -di noi divenne vasto, lontano, buio. - -Ebbi un senso quasi di vertigine, che mi costrinse a ghermire le tende. - --- Addio!... addio!... -- gridava il cuore disperatamente, -- amore... -anima... vita mia!... - -Divenne piccola, incerta, come una cosa che va nella tenebra e nella -tenebra s'occulta... la notte si fece profonda, non la vidi più. - - - - - I - - -Il treno che mi portò verso Roma, quasi mi diede l'impressione di farmi -percorrere una terra sconosciuta. - -Trasognato guardavo. E le strade bianche dall'Appennino selvoso mi -parevano strade ignote, ignote le città biancheggianti tra i primi -chiarori dell'alba, e la malsana Maremma e le fuggenti, popolose di -bufali, praterie della Campagna. Nell'aurora, mentre la primavera -laziale metteva sopra tutte le cose un colore indefinibile di eternità, -lontana e raggiante Roma mi apparve, Roma dalle cento basiliche, simile -a una grande isola, tutta bianca di palazzi, che stupendamente apparisse -fuor da un oceano di vapori. - -Quando vi giunsi, eran le undici del mattino; l'aria limpida balenava -nella Fontana di Termini. - -Oh, viaggio indimenticabile, dovess'io vivere mill'anni! - -Scesi. I miei passi erano grevi come se nelle vene mi pesasse l'inerzia -d'una estenuante fatica; dentro il cervello stordito continuava il -rombar del treno come un'eco dolorosa. Una stupefazione grande attutiva -in me l'acutezza della mia pena e fui come lo straniero che dopo anni di -pellegrinaggio, faccia ritorno alla sua casa natale, ma più s'inoltri e -più tema, davanti al pensiero di trovarla deserta. - -Mi sorprese il linguaggio che la gente parlava, mi sorpresero i lor -gesti e l'aspetto delle contrade note. - -Ritornavo, ma non ero più che l'ombra di me stesso: anzi un estraneo -solamente, un triste caduto; ritornavo con l'anima inerte, fasciata in -un immenso dolore. Nella città ch'era stata mia, or m'attendevano -sguardi curiosi e cuori chiusi, nella città stessa ove il mio fasto mi -aveva data una effimera gloria e la mia vita era stata un esempio per -molti. - -Non avevo avvertito alcuno del mio giungere, neanche Fabio perchè un -poco di solitudine mi sarebbe stata necessaria in quel primo ritorno. A -Ludovico, il mio domestico, non avevo potuto scrivere, ignorando se -avesse preso in quel frattempo un altro servizio; e così dovetti -scendere all'albergo. Le vetture da forestieri attendevano allineate; -mentre ne scorrevo le insegne, un conduttore mi si avvicinò, salutandomi -garbatamente: - --- Ben tornato, signor conte. Mancava già da un pezzo! - -Sul berretto, a cifre d'oro, portava il nome dell'albergo nel quale -aveva dimorato Elena durante il suo soggiorno a Roma. - --- Oh, siete voi? -- feci con una commozione subitanea. E mi parve di -ritrovare un amico. - --- La signora non è tornata con lei? -- mi domandò egli con premura. - --- No, per ora no. Prendete la mia borsa e chiamatemi una vettura. - -Le strade formicolavano di gente chiassosa, inoperosa. Guardavo intorno -con una curiosità stanca, rievocando memorie lontane, pensando alle -partenze ed ai ritorni che si fanno nella vita, pensando all'amore che -si dimentica per via, alla ricchezza che passa, all'invidia che segue da -presso quando si domina, ed allo scherno che assale da ogni parte -allorchè si precipita... Oh, commedie della vita... decadenza, -imbecillità! - -Giunto all'albergo scrissi tosto un biglietto al portinaio di casa mia, -perchè facesse ricerche di Ludovico e, se fosse ancor libero, lo -mandasse da me. Lo pregavo insieme di farmi avere sollecitamente ogni -lettera, man mano giungesse. Indi salii nella mia camera e mi coricai. - -Un sonno pesante, uno di que' sonni esausti che seguono da presso le -grandi sciagure, mi dette per qualche ora l'oblio. - -Pranzai all'albergo; la sera volli uscire in cerca del Capuano, ma il -mio cuore talmente si strinse non appena fui nella strada, che tornai -sùbito indietro, mi chiusi nella camera e scrissi ad Elena. - -Rivedevo lei, nella nostra casa, nel suo letto insonne, al buio, che -volgeva gli occhi asciutti verso l'uscio della mia camera vuota. E -immaginavo di entrare piano piano, di sedermi su la sponda del suo -letto, e prenderla fra le braccia per non lasciarla mai più. Adesso mi -ricordavo e bene sapevo intendere tutto quanto mi era sembrato -incomprensibile nell'anima sua. Era una creatura dolce, paurosa di -amare, nascosta dietro un'apparenza d'insensibilità. - -La vita le aveva insegnato a celarsi, ma il suo cuore fioriva come una -pianta odorosa, che sveli con la sua fragranza il nascondiglio. -Nell'amore la sua gran dolcezza era il silenzio. - -C'erano in lei due diverse anime, che a volta a volta la facevano -apparire buona e crudele, sincera e mendace, amorosa e fredda, forte e -lieve. La sua bellezza non era tutta in lei, ma le viveva intorno come -una immateriale presenza; e le cose che le appartenevano, i luoghi per -dov'era passata, i pensieri che faceva nascere, le parole che aveva -dette, rimanevano belle. Nella mia vita randagia, fra i sentimenti e le -cose, avevo trovato infine un essere d'elezione, ma senza imparare a -conoscerlo se non nell'ora dell'abbandono. Perenne tormento, perenne -inutilità del mio cuore! - -Mi sentii malato; una voglia sterile di baci tormentò le mie labbra -desiderose; e nell'età virile, quando già si comincia ad inaridire, -sentii che la vita in me tornava, che tornava l'amore, come una chiara -fontana dissuggellatasi all'improvviso. - -Ero vissuto sprecando i giorni migliori, d'ogni cosa trastullandomi con -una virtuosità senza pari; m'ero sentito forte come pochi, giovine come -pochi e temerario contro la sorte; non avevo creduto possibile che un -amore, una donna, fermassero a mezzo il cammino questa inebbriante mia -fuga. - -Di fatti ancora ne dubitavo. C'era nel più profondo dell'essere mio, -come ai confini d'un lago burrascoso, un tratto di palude morta, ove -tutte le ondate più alte andavano a finire senza urto, senza rumore, -imputridendo fra melmosi canneti. Là dentro affogava continuamente -quella parte di me stesso che pur sentiva il coraggio di vivere nella -bufera; là dentro c'erano i dubbi, la perplessità, l'indifferenza, e -quel senso dell'inutile universale, dell'ateismo infinito, che su tutto -gravava come un cielo basso e plumbeo. Maremma dell'anima, questa parte -di me stesso aveva continuamente soffocato la mia volontà, sopraffatto -in me i sogni, le speranze, i sentimenti, e mi pareva incredibile che -l'amore d'una donna sapesse infine vincere questo mio cuore in cui tutto -inaridiva. Mi rammentai la frase che avevo scritta nel libro d'ore della -dama romana: - -«Passare, passare, passare... ineffabile vita!» E risi amaramente perchè -quei tempi eran lontani, l'anima mia profondamente mutata. - -Il giorno dopo, mentre stavo ancora vestendomi, venne Ludovico, ed aveva -gli occhi umidi nel rivedermi. Strinsi con affetto la sua mano sincera, -gli domandai notizie della sua vita; egli mi raccontò ch'era in servizio -presso una famiglia borghese di via Nazionale, mercanti arricchiti, -buona gente, un po' goffa, un po' taccagna. Mentre, in forza di -un'abitudine antica, s'era messo tranquillamente a rassettare i miei -abiti, mi diceva ch'egli sarebbe tornato a servirmi con gioia se il mio -ritorno a Roma era definitivo. - --- Ma come faresti con i tuoi nuovi padroni? - --- Oh, signor conte, ho sempre detto loro che quando lei tornasse... -Tutt'al più ci vorranno gli otto giorni. - -Senza sapere se sarei rimasto a Roma o no, per l'affetto che mi legava a -quel buon domestico e per avere accanto un uomo il quale mi rammentasse -i bei giorni passati, gli risposi ch'ero lieto assai di riprenderlo e -che, appena libero, andasse a riaprir la casa. - --- Troverò modo di farlo súbito, signor conte! -- esclamò l'uomo, e -pareva non tenere in sè dall'allegrezza. - --- A proposito, Ludovico, sei stato a casa prima di venire qui? - --- Sì, signore, vi sono stato; perchè non sapevo immaginare cosa volesse -da me il portinaio. - --- E v'erano lettere? - --- Oh... dimenticavo! Lettere no: un telegramma. - --- Dammelo dunque! -- lo esortai con impazienza. - -Egli si cercò nelle tasche, in fretta, e mi porse la busta. - --- Anzi, -- mi disse mentre l'aprivo -- c'era una sovratassa che ha -pagata il portinaio. - --- Come dici? Ah sì va bene... -- esclamai deluso. -- È un telegramma -respintomi da Parigi. - -Indugiai nel leggerlo; avevo sperato che fosse di Elena ed il cuore mi -batteva; invece portava la firma del Capuano. Ma, scorse le prime -parole, trasalii. Diceva: «Edoarda Laurenzano fidanzatasi ierlaltro De -Luca. Nozze fra un mese. Capuano» - -E rimasi lì, come inebetito, a rileggere quelle parole, mentre mi pareva -che tutto girasse vertiginosamente. - -Ludovico mi guardava perplesso, volendo forse domandarmi qualcosa e non -osando. Presi una sigaretta; egli m'accese lo zolfanello. - --- Su, cercami le bretelle! -- gli dissi, tornando a leggere il -telegramma per la terza volta. - --- Ha ricevuta forse una cattiva notizia? -- profferì timidamente. - --- No... affatto, affatto! Un telegramma da Roma ch'è arrivato laggiù -dopo la mia partenza, -- gli risposi alzando le spalle. - --- Allora, se permette, io dovrei andare, per preparar tavola... - --- Bene, Ludovico, va pure. Qua: dammi la mano, mio vecchio Ludovico. Ti -ricordi? È un pezzo che ci conosciamo.... - -Egli mi toccò la mano, senza stringere, come fanno per rispetto i -domestici, quando ci voglion bene. - -Non appena egli fu dietro l'uscio, mi prese un movimento d'ira, feci una -pallottola del telegramma e la scagliai lontano. Mi parve d'essere come -un uomo serrato fra i muri d'un corridoio tenebroso, che avesse da capo -e da fondo le due porte murate. Avevo per nulla infranta la mia -felicità, ed ora, dovunque mi volgessi, non vedevo che l'irreparabile, -il vuoto. Ma il silenzio di Elena mi pesava su l'anima più dell'altra -sciagura, poichè in fondo v'era nel destino, al quale avevo creduto -sempre, una specie d'indizio che pareva ricondurmi verso lei. Questo -pensiero mi dette animo, e cullandomi nella speranza, mi sentii quasi -giocondo. - -Rapidamente finii di vestirmi ed uscii per recarmi dal Capuano. Egli non -era uomo d'abitudini mattiniere; aveva preso il bagno da poco e mi -ricevette in accappatoio, con una faccia strabiliata. - --- Toh!... sei qui? E senza farmi saper nulla? Ma quando sei arrivato? - --- Iermattina, -- gli risposi abbracciandolo. -- Ma ero così affranto, -così esausto, che non ho voluto veder nessuno. E poi... e poi... ti -racconterò! - --- Hai avuto il mio telegramma? - --- Un'ora fa; me l'hanno rispedito. - --- E cosa ne dici? -- egli domandò, strofinandosi la testa umida. - --- Cosa ne dico? Bah... nulla! Felici loro! - --- Tanto meglio dunque! -- egli fece, nervosamente. - --- Di' Fabio... era un pezzo che non ci vedevamo! Stai benissimo tu. - --- Devi certo aver le traveggole, mio caro! Se mi fosse caduto un trave -addosso, non potrei star peggio! -- egli esclamò con umor bisbetico. -- -Questo matrimonio, se debbo dirti la verità, non riesco a farmelo -digerire! - --- Ma perchè te ne impensierisci tanto? Che mai te ne importa? - --- Guarda, guarda... mi fa lo gnorri adesso! Perdonami, sai, se ti -ricevo male, ma stamattina riceverei male anche la Divina Provvidenza. -Sei giù di cera, veh!... non mi piaci affatto. - --- Eh, Fabio mio, non avevo di che stare allegro in questi ultimi tempi! -Se tu sapessi! Ma prima ti voglio ringraziare... - --- Di che? - --- Del denaro che mi hai mandato; sei sempre buono, troppo buono con me. - --- Ma io non c'entro. - --- Sì che c'entri, via, lo so bene. Non te l'ho scritto, perchè me ne -vergognavo, ma fra noi... grazie insomma! - --- Eh, lasciamo andare... Che mai? una sciocchezza! Dimmi piuttosto: -cosa pensi fare? - --- A proposito di che? - --- Di Edoarda, per bacco! Sebbene ormai... - --- Ormai è tardi, -- mi lasciai sfuggire. E tosto riprendendomi, -soggiunsi: -- Del resto non ci pensavo nemmeno. Che sia felice! È tutto -quello che io le auguro! - --- L'ultime tue lettere mi avevano indotto a pensare ben altrimenti, -- -egli mi disse, mentre con somma pigrizia egli terminava di vestirsi. - --- Già... ma allora non erano accadute molte cose... Poi, che serve? -Neppure volendo, non sarebbe stato possibile. Dunque meglio così. -- E, -dopo una pausa: -- È a Roma, naturalmente... - --- No, a Taormina da circa un mese. Son là tutti e due; si sono -fidanzati laggiù. - --- Ah?... bene. - -Egli, che stava infilandosi i calzoni, vi stese dentro una gamba con -tanta forza, che per poco non vi fece uno strappo. - --- Ma sai che questo è un fatto mostruoso! -- esclamò con ira. - --- Perchè mostruoso? - --- Ti par credibile ch'Edoarda sposi un De Luca? - --- Perchè no? Se le piace? - --- Macchè piacerle! Non è possibile, ti dico. Io la conosco; la conosci -bene anche tu. - --- Cionondimeno lo sposa, dunque i ragionamenti cadono. - --- Sì, lo sposa, lo sposa, ed io comprendo bene il perchè. Un'alzata -d'ingegno tutta sua! Sposa quello, perchè si è persuasa di doverne -sposar uno. Lo ha trovato lì, pronto, e se lo è preso. - --- Tu esageri! Pietro De Luca può benissimo piacere. - --- Sì, ad una donna vissuta, capricciosa, viziosa... lo ammetto. A -Edoarda no. Oppure io mi son fatto un cretino compiuto e il mondo gira -in senso inverso. Quella ragazza, vedi, è di un'onestà esagerata, ed io -comprendo benissimo perchè ha fatto questo. Sapendo che si era molto -parlato di lei, e che un uomo diverso dal De Luca forse avrebbe sempre -veduta qualche ombra intorno alla sua persona... sapendo insieme ch'ella -stessa non avrebbe mai potuto scordare del tutto, ha scelto lui, per il -quale, ti assicuro, tu non esisti, non sei esistito mai! - --- Ma no, Fabio; sei fuori di strada. Edoarda poteva sposare chiunque le -fosse piaciuto. - --- Non discuto su questo. Ogni altra donna penserebbe come tu dici, -tranne lei. Benedetta figliuola! Se mi avesse voluto ascoltare! - --- Cioè? - --- Oh!... inutile parlarne. Una volta, alla Cascina Bianca -- e questo -non te l'ho scritto -- una volta le dissi: «Pazienza, Edoarda, -pazienza!... ritornerà; siate certa che ritornerà...» Era la prima volta -che osavo parlarle così, e vidi sùbito che si rabbuiava. M'impose di -tacere con un cenno, e mi rispose: «Di questo, vi prego, non una parola, -mai più.» Naturalmente, mio caro!... Sapeva che vivevi a Parigi con -l'altra, e le donne, anche le migliori, sono sempre donne. Però, se mi -avesse dato retta!... Non avevo dunque ragione, io? - --- Scusa: ragione in che senso? - --- Toh! Non eri tornato per lei, forse? - --- Io? Mai più! Sono venuto semplicemente perchè mi scade l'ipoteca -fatta con i Rossengo di Terracina. - --- Ah!... per l'ipoteca?... -- egli brontolò fra i denti, fissandomi con -ironia. -- Questa volta dunque sarà difficile rinnovarla, quella tua -famosa ipoteca! Non ti sembra? - - - - - II - - -Rimasi lunghi giorni senza una parola di Elena, poi venne questa sua -lettera breve: - -«Ho promesso di scriverti, Germano, e lo faccio per una sola volta, non -volendo lasciare senza risposta le lettere che mi mandi ogni giorno. Ma -sarà l'ultima. Ho troppo sofferto per poterti scrivere. Del mio dolore -non guarirò mai. Questa certezza deve bastarti, se veramente mi vuoi -bene. - -Sentirai parlare di me -- io di te; ma dovremo rimaner estranei, e tu -non far nulla per avvicinarmi ancora. Te lo chiedo come una preghiera -ultima, e sia per te un dovere l'esaudirla. Un giorno forse -- quando ti -saprò felice -- ti dirò ancora una cosa, quella che stava per sfuggirmi, -al treno, mentre partivi. Ma tu non la domandare. - -Avevi nelle mani la mia felicità e l'hai lasciata cadere; io non -possedevo la tua, perchè altrimenti l'avrei custodita, invece di -rinunziare a te. - -So una cosa: il tuo cuore non amerà mai -- il mio mai più. Fra qualche -giorno cambierò casa... È tutto. Addio. - - _Elena_» - -Vi son giorni della vita in cui pare che un naufragio immenso accada -intorno a noi; pare che si spenga il sole anche su le memorie più -lontane, anche nell'anima, e per sempre. Viene una voglia neghittosa di -chiudere gli occhi e dormire il sonno dell'oblìo, perchè tutte -dispiacciono tediano e spaventano le cose che rifulgevano come fiamme -all'ápice dei nostri desiderii. - -Come una morte nella vita, queste agonie della speranza lasciano in chi -le soffre un segno duraturo. Tale mi ritrovai, leggendo la lettera di -Elena; e, sotto la tempesta che passava, mi sentii cadere come un uomo -esausto, condannato a non levarsi più. Ero disertato, espulso, vinto; la -temerità cessava, l'ascensione aveva una vertiginosa caduta. - -Ero giunto a quell'ora, tristissima fra tutte, in cui l'uomo comprende -come la sua piccola superbia non basti a vivere, come tutto sia precario -ciò che non viene dal cuore. Imparavo a conoscere la solitudine, la -vergogna, la paura, compagne desolanti, e andavo, incredulo ancora della -mia sorte, verso una specie di esilio definitivo. - -Ebbi la voglia di risollevarmi e non l'energia per lottare; volsi nella -mente le idee più pazze; volli tornare da Elena, inginocchiarmi, -supplicarla di riprendere la nostra vita, e mi sentivo capace d'ogni -sacrifizio pur di non perdere questo amore. Le scrissi, non rispose; -quando fui sul punto di partire, compresi che sarebbe stata una inutile -follìa, e per non parere vile, chiuso nella fierezza rimastami, cercai -che il mio cuore la dimenticasse. - -Ma ella veniva la notte, d'improvviso, a dormire fra le mie braccia, e -con triste furore le prodigavo i baci che struggono come attimi di -morte. Furtiva, era dietro i miei passi, ed in ogni cosa ritrovavo una -lontana memoria di lei. La sua voce mi saliva nell'anima come una -distante musica; a volte mi pareva di attingere la mia vita nel suo -caldo respiro, a volte mi pareva che si aprisse una porta e la vedessi -d'improvviso entrare, più bella, più sorridente che mai. La portavo in -me come un male inguaribile, come una gioia senza nome; tutta la luce -del mio mondo interiore s'irradiava intensa dalla sua grande bellezza. - -Ludovico mi preparò la casa e v'andai ad abitare. Mi parve una prigione, -l'odiai. Vivevo due vite diverse: una, fra le mie piccole miserie, -l'altra, seguendo i passi dell'amante lontana. Non avevo denaro; per -sopperire alle prime necessità dovetti vendere ad un orefice un antico -gioiello di famiglia, che mia madre aveva gelosamente custodito. -L'amministratore non sapeva più a che santo votarsi per pagare almeno -gli interessi a quelli che vantavano crediti antichi; stava trattando -una vendita e mi diceva di pazientare. - -Soffrivo d'insonnia, mi alzavo prestissimo e facevo lunghe passeggiate, -solo, triste, per i colli di Roma. L'aria satura di fragranze mi dava -talvolta una specie di vertigine; sentivo in tutte le membra una -stanchezza mortale; dovevo sedermi, chiudere gli occhi, fortemente -respirare. - -Evitavo le strade frequentate, i ritrovi d'amici; gli sguardi altrui mi -ferivano come scherni muti. Fabio veniva da me la sera e Ludovico ci -allestiva il pranzo. Povero Fabio! Quanta bontà fraterna era nelle sue -parole! M'ero confidato con lui; quell'anima dolce sapeva comprendere -tutti i dolori. Mi guardava lungamente, fra le nuvole di fumo delle -nostre innumerevoli sigarette, poi diceva: - --- Non mi piaci! non mi piaci, Guelfo! Ti devi distrarre, se no finirai -con ammalarti. - -Io ridevo, e cominciavo a parlargli di Elena, sempre di Elena, e della -mia felicità spezzata. In sèguito egli mi venne a prendere, mi condusse -a pranzar fuori di casa, m'accompagnò al Circolo, dove ritrovai gli -amici d'una volta che facevano le stesse cose, ripetevano le stesse -celie di due anni addietro. Godevo credito; giocai, vinsi, riperdetti. -Nessuno mi domandò di Elena, come per un'intesa pattuita; solamente -Camillo Ainardi una sera, giocando, mi disse: - --- Andrò a Parigi verso la fine della settimana. Non hai commissioni a -darmi... per il teatro dell'Athénée? - -Risposi di no seccamente; gli altri mi guardarono sorridendo, e il -discorso mutò. - -Il marchese della Pergola mi conduceva ogni giorno a fare lunghe gite in -automobile, raccontandomi con la sua voce un po' infantile tutto quello -ch'era accaduto in Roma durante la mia assenza. Si tornava sul far del -crepuscolo, ed allora cominciava con prendermi ogni sera un mal di capo -così violento e assiduo che, rincasando, bisognava mi coricassi; nessun -rimedio valeva per togliermi quel martellare. Durava sin verso la -mezzanotte, poi mi addormentavo d'un sonno angoscioso, interrotto. - -Quando fu prossimo il ritorno di Edoarda e il tempo delle sue nozze, -lasciai Roma per recarmi a Torre Guelfa e stipulare la vendita delle -terre di Monte San Biagio, vendita che l'amministratore aveva intavolata -con l'ambizioso e rapace Rossengo. - -Oh, di quella casa non dimenticata, come da lontano risplendevano le -finestre quando vi giunsi ad un calar del sole, sul barroccio di -Lazzaro, che m'accompagnava! E, nel cuore popolato di memorie, che -intraducibile sofferenza muta! Fiorivano tutte le siepi e dalle campagne -lontanamente invase da un tenue color di viola, primo vapore della -notte, venivano su le fragranze vegetali delle praterie nuove, miste con -l'odorar forte dei giacinti selvatici, dei bianchi narcisi, che a -migliaia constellavano le riviere. C'era già qualche rosso di papaveri -tra le spighe recenti, ed eran vivaci come le creste dei galli, che -traversando l'aia dei cascinali s'andavano maestosamente ad appollaiare. - -Guardavo, ai due fianchi della strada maestra, la terra che non sarebbe -stata più mia; guardavo in alto, verso il castello sovrastante, le -finestre delle stanze nelle quali era passato l'amore, passato per non -più tornare, sotto il cielo di un'altra primavera, come certi voli di -rondini che passano una volta sola e paiono destinati a non fermarsi -mai. - -Lazzaro mi raccontava; mi raccontava delle mietiture e dei raccolti, -della torre a cui durante l'inverno s'era fatta una gran fessura nella -muraglia, ed erano l'edere che la stringevan troppo od i serpenti che vi -strisciavano su; de' suoi figli ch'eran tutti sani e robusti ed il -maggiore stavasi per fidanzare, della sua donna che aveva l'altr'anno -avuta una sesta doglia, ma infruttuosa, e delle viti che toccavano -terra, l'autunno scorso, con i lor tralci ricurvi, sicchè bisognava -poggiarli ad altri alberi più forti, -- e delle processioni, e delle -sagre, e della cavalla saura che s'era spezzata una giuntura, cadendo -con il barroccio in un fossato, a gran rischio di uccidere il ragazzotto -che la guidava, una sera buia, nel Dicembre. Di questo non erasi potuto -consolare. La bella saura stelleggiata in fronte, che andava come se la -portasse il vento, tutta scatti e volate, vibrante come un arco teso, -fra criniera e coda. - -Così Lazzaro mi raccontava, ed io, mollemente appoggiato alla spalliera -del barroccio, lo ascoltavo tra l'amarezza di altri pensieri, volendogli -bene, perchè tutte queste cose appartenevano al tempo di Elena, erano -state sue e mie, medesimamente. Su quel barroccio, dov'io sedevo, s'era -seduta ella pure, in un pomeriggio di sole, volando tra i filari di -pioppi che s'inseguivano in una fuga opposta, come sbarre di un immenso -cancello... Apparve il giardino, il viale a pergolato, la spalliera di -rose, la facciata immensa della casa, cui avevano posto, davanti alla -scalinata, un gruppo di limóni in grandi vasi di argilla rossa; ed -apparve l'atrio d'ingresso, non illuminato ancora, ma dove uno specchio, -nel fondo, acceso in pieno dalla luce crepuscolare, pareva una finestra -aperta sopra una limpida immensità. - -La figlia di Lazzaro aveva messa nei vasi una profusione di fiori ed -aveva preparato il gran letto nuziale nella camera dove mi sembrava -ch'Elena camminasse ancora, facendo sul pavimento con le sue pianelle un -rumore frettoloso e lieve. Mi sentivo da tutte le cose circostanti -piovere nell'anima una morte lenta, ed avrei voluto, in quel letto -profondo, su quei cuscini che per me sapevano de' suoi capelli, -addormentarmi nel sonno dal quale più non ci si desta, come colui che -sia giunto alla meta ultima del suo pellegrinaggio. - -Per venti giorni trascinai nella mia casa una orribile vita. Scrivevo ad -Elena lunghe lettere che poi non le spedivo; mi facevo mandar da Roma i -giornali parigini che ritenevo potessero parlare di lei, ma senza -trovarvi alcun cenno; scrissi ad Elia d'Hermòs, pensando di poter per -suo mezzo ricevere notizie precise; ma egli doveva essere in viaggio -ancora, perchè non rispose. Una volta colsi nel giardino i fiori più -belli, ne feci una cassetta io stesso e li mandai all'indirizzo del suo -teatro; ma questa e l'altre cose rimasero senza risposta. - -Intanto un malessere sempre più frequente mi serpeggiava per l'ossa; un -breve cammino od una piccola fatica bastavano ad esaurire le mie forze; -gli occhi, sotto le palpebre, mi bruciavano; le vene dei polsi, delle -tempie, mi battevano come nel rezzo della febbre; non potevo quasi -toccar cibo, nè leggere, nè pensare seguitamente; avevo nelle orecchie -un rumor sordo, simile a quella sonorità che ronza nelle conchiglie -marine, ed esso mi si ripercoteva tormentoso nel cervello; mi sentivo -assalire da spaventi subitanei, da traffitture per tutte le membra, e -l'unghie agli orli mi si sfogliavano come le squame dei pesci. - -In quei giorni vendetti la tenuta di Monte San Biagio a Michele -Rossengo, il quale si trattenne il prezzo dell'ipoteca ed in più mi -diede una piccola somma di denaro. Così dell'antico dominio non rimaneva -che la tenuta di Torre Guelfa, la rocca madre, onerata essa pure in -parte, ma per una scadenza più lontana. - -Il ventesimo giorno dopo l'arrivo a Torre Guelfa, mentre desinavo, uno -svenimento mi colse. La figlia di Lazzaro, impaurita, corse a chiamare -il padre ed altri familiari. Mi portarono a letto e vi giacqui per -cinquanta giorni, arso da una febbre tenace, invincibile, che ogni tanto -sostava, per riprendere di lì a breve con maggiore accanimento. - -Il medico di Terracina pareva molto irresoluto nel far la sua diagnosi; -parlava di sintomi delle febbri malariche o palustri, poi se ne mostrava -dubitoso: fece il nome di malattie nervose complicate e strane, ma per -quanto si cavillasse la mente, nulla poteva contro il mio male. Venne un -professore da Roma e disse con maggior pompa le medesime cose incerte; -mi trovò esaurito di spirito e di corpo, in uno stato lamentevole di -eccitabilità, mi domandò anche se avessi avuto un dolore od una -preoccupazione intensa... Disse che, appena combattuta la febbre, avrei -dovuto da me stesso rimediare al resto, vincendo la mia svogliatezza, -distraendomi, cacciando le idee nere. - -In quel tempo desiderai di morire; lo desiderai con la medesima voluttà -profonda che avevo messa nell'amare la vita; provavo l'impressione di un -annegamento continuo; la forza degli altri e delle cose avverse mi -pareva crescere a dismisura, la mia, farsi piccola ed inane. Mi -esecravo; non avevo alcuna fede, alcuna speranza in me. E su tutto -navigava quel profumo di amor perduto, come, da una lontananza -chimerica, il sogno di giovinezza che può sorridere ai morenti. Questa -era la sola cosa che sapesse darmi ancora un fremito e potesse infondere -nel mio tormento una soave malinconia. - -Intorno, la terra e il cielo intiepidivano di primavera; dalle campagne -udivo cantare; i venti della sera mi portavano tutte le saturazioni -della giornata feconda. Sognavo, come nell'estasi d'un sogno remoto, la -mia donna e le parole che avevo udite da lei. - -Venne a curarmi Ludovico, e Fabio venne pure; mi assistette per circa un -mese, fu amorevole, intuì meglio di chiunque altro l'origine del mio -male. A lui, nel delirio della febbre, raccontavo le cose più pazze, -pregandolo che andasse via, che mi lasciasse morir solo; e l'amico dolce -come un fratello sapeva trovar le parole atte a rendermi un poco di -serenità. - -Ma era mutato anch'egli: quel matrimonio d'Edoarda aveva interamente -scomposto l'ordine della sua vita. Ora si faceva bisbetico, sarcastico, -talora taciturno. O cuore incomprensibile dell'uomo, chi mai ti potrà -conoscere? - -Lentamente guarii. Appena vinta la febbre, mi trassero fuori dalle -coltri, mi sedettero all'aperto, tra i fiori, tra il verde. Cominciò -gradatamente una giovinezza nuova, con le forze che rinvigorivano, con -l'anima che si dilatava nella serenità circostante. Fabio era partito; -avevo come soli compagni il medico di Terracina, Ludovico, Lazzaro, i -suoi figli ed i villici della fattoria, gente onestamente rude che -insegna l'amore della vita sana. Lunga e voluttuosa fu la convalescenza; -tutte le cose più semplici, che la nostra sensibilità esperta non -percepisce più, mi ferivano in quel rinascere; tutte le gioie tornavano, -stillando come favi di miele nel sangue avido, ad una ad una. Colei che -avevo amata, che amavo, era nell'intimo del mio cuore come un gioiello -ben custodito, e provavo la voluttà di avere sofferto, io, che nella -vita ero passato aridamente, senza vere passioni. Mi pareva d'essermi -redento con questo amore doloroso. In tutte le immagini belle, che davan -musica e luce alla mia vita nova, ella passava come una trasfigurazione, -lasciando cadere intorno a sè fiori di rimembranza e di speranza, parole -udite, sorrisi. - -Quando mi fui del tutto rimesso in forze, partii. Batteva l'estate -piena, con accecanti sfarzi di sole e pleniluni chiari come albe, al -cantar delle fontane. - -Andai direttamente a Parigi; volevo ritrovar Elena, parlarle od almeno -vederla. Ma non v'era. Mi dissero al suo teatro ch'era partita circa un -mese prima e non sapevano per dove. Sarebbe tornata l'autunno. La mia -gioia si smorzò come per incanto, mi sentii più solo, quasi che la -lontananza fra noi fosse immensamente cresciuta. Andai a riveder la -nostra casa e riconobbi dalle finestre i segni d'altri abitatori. Di -questo amore, ch'era pur stato così grande, non rimaneva più nessuna -visibile traccia; le cose, la distanza, il tempo, scorrevano sovr'esso -con una indifferenza crudele. Volli ritrovar Elia, ma era partito egli -pure, cosicchè, per non lasciarmi vincere dallo sconforto, cercai la -gente, il rumore, la musica, i ritrovi lieti, le donne gaie, le spiagge -popolate. Fui ad Ostenda per oltre un mese, indi visitai Trouville, -Boulogne sur Mer, Vichy, Aix; avevo un poco di denaro con me, giocavo -temerariamente, vincevo. - -Verso il principio del Settembre scrissi a Parigi per sapere se fosse -tornata; mi fu risposto che non avevano alcuna sua notizia. M'incontrai -allora con alcuni amici che andavano a Montecarlo e questi mi decisero a -seguirli. - -Che dolce autunno, giù per le colline inclinevoli, per i promontori -selvosi, davanti a quel mare pigro, che oscilla, mentre le vele dei -navigli erratici se ne vanno via, gonfie di vento, sfarzose di luce, -leggere come petali di rose cadute sopra una fontana. Oh, averla meco, -sotto la curva di quel cielo troppo azzurro, e camminar tra i palmizi -onusti di grappoli quasi biondi, sotto i boschi d'ulivi che scoloriscono -quando passa il vento, e guardar dai cancelli, sovra i muricciuoli dei -poderi, nel folto degli aranceti, pendere i bei frutti d'oro! - -V'era poca gente ancora; gli alberghi, aprendosi ad uno ad uno, -cominciavano a lustrar gli specchi per la stagione prossima, i -giardinieri a rifar l'aiole, i verniciatori a rinfrescar le insegne. -Quegli amici che mi avevano condotto, ripartirono, stanchi della mala -sorte; io, per pigrizia, rimasi. - -Cominciai con perdere, lentamente, ogni giorno. Ma una sera che tornavo -da una gita in automobile, verso l'ora del pranzo, entrai svogliatamente -nelle sale da giuoco, non sapendo che fare. Le tavole quasi eran -deserte; ancora faceva caldo; gli impiegati sonnacchiosi, oppressi dal -tedio, sbadigliavan o mormoravano tra loro. Una signorina bionda e -anemica, la quale soleva spesso darmi consigli, mi disse, venendomi -vicino e facendo sonare la sua borsetta piena d'oro: - --- È la giornata del 26: giocatelo! - -In quel momento, ad una «roulette» poco discosta, capitò che -annunziassero proprio il numero 26. - --- Vedete? -- ella fece ridendo, e uscì. - -Avevo poco denaro in tasca; m'accostai ad un'altra tavola, presi un -gruzzolo d'oro e lo misi al 26. Uscì proprio questo numero, ed io -lasciai tutto il guadagno su le varie combinazioni del 26. Ripeterono lo -stesso numero, ed in capo d'un'ora, facendo lo stesso gioco su varie -tavole, ero giunto a vincere oltre cinquantamila lire. - -La signorina bionda e anemica bevve quella sera molto Sciampagna, disse -molte corbellerie e volle che l'accompagnassi a casa -- per slacciarle -il busto. - -Da quella sera in poi non feci che vincere ogni giorno, senza -interruzione, con una facilità che stupiva me stesso. - -Dopo varie settimane mi trovai possessore di una somma notevole, e, non -volendo riperderla, mi recai a Parigi per attendere il ritorno di Elena. -In quei giorni appunto ell'aveva scritto da Ginevra al direttore del suo -teatro, dicendosi malata e chiedendogli ancora un mese o due di riposo. -Corsi a Ginevra, ed all'albergo dal quale aveva scritto mi risposero -ch'era partita pochi giorni prima, non sapevano per dove. - -Solo, triste, torturato da mille dubbi, roso dall'impazienza, tornai a -Parigi, dove tutte le sere andavo al suo teatro, quasi per essere più -vicino a lei. - -Elia -- mi dissero -- dall'Egitto era andato in America. S'avvicinava -l'inverno; pioveva quasi ogni giorno; tutto mi pareva lugubre, tedioso. -Accarezzavo intanto il mio sogno con gelosia; pensavo che saremmo -tornati a vivere insieme, per sempre questa volta; con il denaro vinto -mi sarei messo a trafficare in Borsa prudentemente; si avrebbe insieme -guadagnato abbastanza da essere felici. - -Poi, quando fossi tornato ricco, l'avrei indotta a lasciare il teatro, -avrei forse comprata una villetta nei dintorni di Parigi, un'automobile -per venire in città; forse, col tempo, l'avrei sposata. L'estate si -sarebbe andati a Torre Guelfa, o si avrebbe viaggiato, secondo la sua -preferenza: dal nostro amore sarebbe nato qualche bimbo ed avrei -conosciuta io pure la gioia della famiglia, la tranquilla poesia del -focolare. Immaginavo di raccontarle queste cose, vincendo a poco a poco -la sua riluttanza, facendomi perdonare il passato, con la dolcezza delle -mie parole. Per ingannare il tempo, andavo alle agenzie domandando quali -case vi fossero da affittare; sceglievo questa o quella nel mio -pensiero, dicendo che presto mi sarei risoluto. Le comperavo molti -piccoli regali, curavo la mia persona, cercavo di rammentarmi i suoi più -piccoli desiderii. - -Finalmente giunse. Me lo dissero al suo teatro, una sera, dopo lo -spettacolo. Il cuore mi tremò; avrei voluto correre da lei sùbito, senza -tardare un attimo. Era scesa nella «Rue Castiglione», all'albergo dello -stesso nome, poichè aveva lasciata la sua casa. Uscii dal teatro con le -vene che mi battevano forte, la mente smarrita, un po' ebro. - -Era una notte freddissima; nevicava. Il vento faceva turbinare i fiocchi -larghi e fitti intorno alle chiostre dei lampioni, che ad intervalli -uguali accendevano di chiarori abbacinanti la neve uniforme. Presi una -vettura e mi feci condurre in Piazza Vendôme; là scési. Al sommo, il -grande monumento napoleonico era coperto d'una cappa candida, come un -solitario pino; la piazza quadrata biancheggiava in tutta la sua -vastità, traversata nel mezzo dalle vetture opposte, che parevano -affondarvi senza strepito. - -Gli spazzatori, curvi e pigri, ammucchiavano inutilmente la neve. Mi -cacciai sotto il portico della «Rue Castiglione», giunsi fin rimpetto -all'albergo e mi fermai sotto un'arcata. Il vento invernale, a raffiche, -m'investiva, picchiettandomi co' suoi pulviscoli di neve ghiacciata, -pungenti come grandine; ma un desiderio invincibile mi tratteneva lì, -fermo, a guardare le finestre illuminate dell'albergo, forse per -indovinare quale, fra tante, fosse la sua. Vedevo talvolta sui chiari -vetri delinearsi qualche rapida ombra, e sparire, ma in nessuna potevo -riconoscere la sua; v'erano anche molte finestre chiuse. Dopo aver -esitato a lungo, traversai la strada, entrai nell'albergo. Un custode -notturno vigilava nell'atrio; si levò, mi venne a domandare che volessi. -Risposi che mi premeva di sapere se la signora Elena de W. fosse giunta -in quel giorno all'albergo. L'uomo, di malumore, dopo avermi squadrato, -mi rispose che non sapeva. Lo indussi ad una maggiore cortesia, -dissipando con il rumore di qualche moneta il sonno che l'opprimeva. - --- Com'è il nome? -- mi domandò allora. Lo ripetei. - --- Ora guardo, signore. -- Andò ad una scrivania e si mise a -scartabellare un registro. - --- Di fatti, -- rispose. -- È arrivata oggi nel pomeriggio. Adesso mi -ricordo. È una signora alta, bionda, non è vero? - --- Appunto. E sapete se sia già rincasata? - --- Non dev'essere nemmeno uscita, credo. Però, scusi un momento... - -Andò verso un assito dal quale pendevano le chiavi delle camere, guardò -all'uncino che portava il numero 17, e vedendolo vuoto rispose: - --- La chiave non c'è; deve dormire. Se crede, salgo ad accertarmene. - --- Grazie, non importa. Domattina le darete questo mio biglietto da -visita. - -E sotto il nome scrissi alcune parole a matita, per dirle che sarei -venuto il domani verso l'ora della colazione. - --- Ecco, -- dissi all'uomo, consegnando il biglietto. -- Ma non -scordatelo, vi prego. - --- Non dubiti; buona notte, signore. - --- Buona notte. - -E giocondo, impaziente, uscii per la strada, mandandole baci dal cuore. -Il domani, pochi minuti prima del mezzogiorno, giungevo dinanzi al -portone dell'albergo. Mai nella mia vita m'ero sentito così commosso; -entrando nell'atrio ebbi quasi paura di vedermela venire incontro. Il -portiere s'avanzò cortesemente: - --- Chi desidera il signore? - --- La signora Elena de W. - --- È uscita, -- mi disse con una irritante urbanità. -- Uscita verso le -dieci. - --- E non ha lasciato detto nulla? - --- Nulla. - -Rimasi un momento perplesso. - --- Non sapete se le abbiano consegnato stamane un biglietto che ieri -sera ho lasciato per lei? - --- Sì, difatti; me lo diede il portiere di notte, e lo mandai. - --- Bene: aspetterò. - --- Prego, s'accomodi. - -Tolsi da un tavolino un giornale, e sedetti in fondo all'atrio in guisa -da sorvegliar l'entrata. Ma trepidavo; mille dubbi mi stringevano; ad -ogni persona che vedevo sopraggiungere il cuore mi dava un sobbalzo. E -le sfere d'un orologio a muro, che mi stava di fronte, camminavano sul -quadrante con una lentezza mortale. Segnarono il quarto, la mezza, i tre -quarti... Allora sorsi, mi pareva d'esser ridicolo, non potevo più -contenermi. Andai verso il portone spingendo lo sguardo fra la gente, -nelle due direzioni del portico; uscii nella strada, spiando le vetture; -mi detti a camminare, avanti, indietro, nervosamente. Facevo col -pensiero le più disparate ipotesi, risolvevo di andarmene, immaginavo di -scriverle una lunga lettera, ed in tutte le signore che apparivano ancor -lontane, mi pareva d'averla riconosciuta. Quando fu trascorsa un'altra -mezz'ora, entrai di nuovo nell'albergo e lasciai un altro biglietto, -scrivendole semplicemente che sarei tornato verso l'ora del pranzo, alle -sette. - -Ma venti volte nella giornata passai per quella strada, nella speranza -d'incontrarla, e senza osare di chiederne all'albergo. Avevo la febbre, -mi sentivo capace di commettere una sciocchezza, non potevo comprendere -questo suo rifiuto. Alle cinque m'andai a vestire; in un baleno fui -pronto, quasichè mi fosse mancato il tempo. Abitavo all'«Hôtel Ritz», a -due passi dall'albergo di Elena. Era presto ancora per uscire; presi un -giornale, una rivista, un libro, -- li buttai. Mi diedi a camminare, -guardando l'ora ogni cinque minuti, facendo sforzi d'immaginazione per -accelerare la lentezza del tempo. Infine mi decisi a scriverle una -lettera piena di violenza e di passione, per il caso in cui di nuovo non -l'avessi trovata. - -Non erano tuttavia le sette quando giunsi all'albergo della «Rue -Castiglione». Lo stesso portiere venne ad aprirmi, e più garbato ancora, -con un sorriso pieno di rincrescimento: - --- Signor conte, -- mi disse, -- la signora prega di volerla scusare, ma -non potrà scendere stasera, essendo indisposta. Credo anzi che si sia -già coricata. - -Rimasi come trasognato e non seppi nascondere il mio turbamento. - --- Va bene, -- risposi dopo un silenzio. -- Allora consegnatele questa -lettera... oppure no... Dove potrei scrivere, vi prego? - -Egli mi condusse nella sala di lettura, mi preparò carta e penna. - --- Grazie, ora vi chiamerò sùbito. - -E smarritamente vergai poche righe, scongiurandola di volermi ricevere o -di rispondermi almeno, perchè da mesi e mesi l'andavo cercando ed avevo -sofferti tutti i dolori per lei. Chiusi la lettera, gliela feci portare, -attesi. - -In fondo alla sala, un vecchio, semisdraiato in una poltrona, sotto il -chiarore d'una lampadina elettrica, leggeva un libro rilegato di pelle -oscura e lo teneva presso la faccia ingrandendone i caratteri con una -grossa lente. Nel sorreggere il libro la sua mano tremava come quella -d'un paralitico. Poco discosta da lui, una fanciulla dai capelli biondi, -pettinati strettamente, scriveva con rapidità una lettera di molte -pagine. C'era su la parete un quadro annerito in una cornice d'oro, e, -di fronte, uno specchio incline che rifletteva la stanza. Mi pareva -d'essere avvolto nell'imprecisione d'un sogno, soffrivo, ed una -vertigine grande scompigliava i miei pensieri. Nessun rumore intorno, -tranne lo stridìo di quella penna veloce che grattava la carta ruvida. I -miei occhi, senza tregua, si volgevano verso l'uscio. - -Dopo alcun tempo entrò il portiere; venne a dirmi: - --- La signora le manderà sùbito la risposta. - --- Grazie. - -Presi la penna e mi diedi a scarabocchiar linee sopra un foglio di -carta. Egli rassettò alcuni tavolini, accese un'altra lampada, uscì. - -La fanciulla ed il vecchio, come automi, continuavano, ella a scrivere, -egli a tremare. Io, macchinalmente, osservavo i disegni tracciati dalla -mia penna, e quando non avevo più inchiostro la intingevo nel calamaio -con un movimento nervoso. Mi sentivo in ogni vena pervadere da -un'angoscia irrequieta e non potevo muovermi; avrei voluto correre su -per le scale, giungere alla sua porta, entrare, vederla, inginocchiarmi -o percuoterla... Mi sentivo male: avrei anche voluto fuggire. La -lampadina che avevo davanti agli occhi m'ipnotizzava come un puro -brillante. - -D'un tratto, dietro l'uscio, intesi lo strepito leggero d'una gonna; -levai gli occhi, le due portiere vetrate s'apersero, ed una donna, che -non riconobbi sùbito, mi venne incontro, sorrise. - --- Elena!... -- balbettai come in sogno, e balzai diritto, senza potermi -avanzare. In un momento di oscura vertigine, senza chiudere gli occhi, -non vidi più nulla nemmeno lei, e quando li riapersi eravamo vicini, ci -guardavamo, volevamo parlare, anch'ella un poco impallidita, con i -medesimi capelli color del bronzo e dell'oro antico, le pupille stupite, -una bellezza immateriale nel viso, lei, lei, quella che avevo amata, -quella che avevo invocata nelle mie notti di delirio, lei che si -chiamava Elena!... - --- Grazie, -- le mormorai, -- grazie! Non vi aspettavo... non ti -aspettavo più.... È stata una cosa indicibile! - -Le tesi una mano, ella mi porse la sua, rapidamente, poi la ritrasse; ci -sedemmo. Il vecchio e la fanciulla non avevano forse neppure levata la -testa. - --- Ebbene? -- domandò ella, un po' titubante. - --- Non mi volevi più rivedere?... -- le dissi piano, guardandola come -per ricuperare la visione della sua bellezza. - --- Sono scesa infatti per ripetervi questa preghiera, -- ella rispose -lentamente, chinando un poco il viso. - --- Ed io, -- esclamai sorridendo -- io sono venuto per prenderti con me, -Elena! Te l'avevo promesso, e questa volta sarà per sempre. - -Ella scosse il capo con indulgenza, sorrise tranquilla, e chinò gli -occhi, mentre, perplessa, intrecciava le dita. Allora, nel guardare -quelle mani che avevo tante volte baciate, uno struggimento infinito mi -prese, per il desiderio d'avere una sua carezza, su la fronte e su le -tempie, com'ella usava, -- una sua carezza lieve. Desiderai -d'inginocchiarmi, d'abbracciare le sue ginocchia, di nascondere la -faccia nel suo grembo e mormorarle piangendo che da lontano avevo -imparato l'amore. Ma non potei; la mia bocca rimase muta; e v'era in -quel silenzio una dolcezza maggiore di qualsiasi confessione. - --- Bisognava lasciarmi sola, -- ella disse, con una voce gonfia di -oppressione. -- Ora sarà più doloroso per entrambi. - --- Ora invece non puoi essere che mia, -- le dissi -- e la mia vita non -fu che un lungo desiderio di te. Ti ho portata via nell'anima, e qualche -volta mi è sembrato di morirne. Adesso, Elena, bisogna ricominciare. - --- No, questo mai! - --- Senti... - --- Mai! -- ella ripetè con fermezza. Tutte le linee del suo volto -esprimevano quasi una impassibile crudeltà; nel guardarla, mi ricordai -l'amante chiusa e fiera che in alcuni momenti del nostro amore mi era -parso di temere come un'avversaria. - --- Dunque hai tutto dimenticato? -- le domandai sommessamente, con una -specie di paura. Ella non rispose; dalla sua faccia china gli occhi si -levarono a guardarmi con attenzione lenta, ed era lo sguardo con cui la -donna osserva l'amante, dopo l'amore. - -Volevo domandarle: «Dove sei stata? Che hai fatto? Quali desiderî ti -hanno turbata l'anima nel tempo in cui fummo lontani?» Ed ella forse, -guardandomi, voleva indovinare le medesime cose. - -In quel punto la fanciulla ed il vecchio si levarono insieme, -traversarono la sala, e restammo soli. - --- Ascoltami -- le dissi, avvicinandomi a lei. -- Non ti ho dimenticata -un solo momento. Per te ho pianto, mi sono sentito infelice, umiliato, -malato. Ti ho scritto e non hai risposto, ti ho cercata e non hai voluto -che ti ritrovassi. Ora sono libero assolutamente; nella mia vita non c'è -più un pensiero che non ti appartenga; sono pronto a qualsiasi rinunzia -e ti domando perdono di tutte le mie colpe, io, che non ho mai chiesto -perdono. Adesso, dimmi una cosa, Elena: Mi hai scordato? appartieni ad -un altro? Od è per una ragione diversa che tu respingi la mia preghiera? - --- Infatti, -- ella disse, guardandosi una mano, e girando su l'anulare -l'anello ch'io le avevo dato, -- infatti la ragione è un'altra. - -Fece una pausa e continuò: - --- Ti ricordi... vi ricordate? C'era sempre una cosa che vi dovevo dire. - --- Ebbene dilla ora. - -Aveva su le labbra un sorriso calmo, e da' suoi limpidi occhi mi -guardava pensierosamente. - --- E poi?... quando bene ve l'avessi detta?... - --- È un mistero così grande? - --- Oh no... tutt'altro! - --- E allora? - --- Allora ve la dirò più tardi. Va bene? -- E soggiunse con volubilità: --- Raccontatemi qualcosa di voi, ora. Non vi siete ammogliato? - --- No. - -Ella dette un riso breve, sottilmente ironico, e disse: - --- Perchè? - --- Ti amavo, Elena, e preferii che la sposasse un altro. - --- Davvero? si è sposata?... Ma da quando? - --- Dal mese di Maggio. - --- Siete arrivato troppo tardi allora. - --- Oh, no! Sarei giunto forse in tempo, se proprio lo avessi voluto. - --- E che avete fatto invece? - --- Nulla. Stetti un mese a Roma, dopo andai a Torre Guelfa per vendere -la tenuta e mi ammalai. Appena guarito, venni a cercarti. Oggi, che ti -ritrovo, non mi vuoi più... - --- Siete un po' dimagrato infatti, -- ella osservò, sorvolando sul -resto. - --- Bah... non è stato un anno molto allegro! E tu? - --- Io? Sono partita tre mesi dopo; ho viaggiato, ed anch'io non sono -stata bene. - -Allora le presi una mano e vi posai le labbra senza ch'ella me lo -impedisse. - --- Elena, -- mormorai, -- quanto ho sofferto! Non te lo potrò mai -descrivere! Ho bisogno di parlarti a lungo. Vuoi che usciamo? - --- Dove? - --- Non hai ancora pranzato, suppongo? - --- Non ancora. - --- Ebbene vieni con me. Andremo da Paillard o da Larue, come una volta. - --- No, no! -- ella fece, ritraendo la mano con rapidità. - --- Questo non me lo puoi negare. Assolutamente bisogna che ti parli, -Elena. Qui fra poco verrà gente; poi... sii buona! - --- Ebbene, se proprio volete... - --- Oh, sì! te ne prego! te ne prego! - --- Ma dovrò allora cambiarmi d'abiti. - --- Non importa; sei tanto bella così. - -Ella sorrise, come una volta, quando la baciavo. - --- Abbiate pazienza, farò presto. - -Ed uscì con il suo passo agile, con quel rumor di seta che le udivo -suonare intorno al piede, come quando l'evocavo ne' miei sogni e mi -pareva di udirla giungere, sovra i tappeti, senza quasi far muovere -l'aria. - -Mi sembrò in quel momento che il mondo si fosse ringiovanito di -primavere, l'anima mia di speranze, la mia stessa persona di felicità. -Mi piaceva quasi d'aver sofferto, per conoscere la gioia di quel ritorno -ed avevo su le labbra diffuso il sapore del primo bacio ch'ella mi -avrebbe dato. - -Ero sicuro in cuor mio di vincere il suo rifiuto, e la vita, che si -apriva dinanzi al mio sogno mi pareva piena d'aurore. Immaginavo le -parole che le avrei dette; avevo negli occhi la visione della sua camera -sconosciuta, vedevo lei andare dal lavabo alla specchiera, asciugandosi -le mani, ravviandosi i capelli. Non tardò a ridiscendere; aveva il -mantello aperto e si vedeva in fondo all'abito di velluto viola una -luminosa guarnizione d'argento; portava un grande boa bianco, un -cappello nero con una folta piuma. Si allacciava i guanti stando su la -porta e mi diceva sorridendo: - --- Vi ho fatto molto aspettare? - --- No; hai fatto presto; vieni. - -Uscimmo sotto il portico per attendere una vettura. Tutto il giorno -aveva nevicato; in quel momento le stelle ridevano dal cielo sgombro, -brillando con gelida serenità nell'aria che il freddo illimpidiva. -Accanto a lei mi sentivo buono, ilare, pieno di felicità, e le cose -circostanti rispecchiavano il mio giubilo interiore. Quando fummo nella -vettura, lato a lato, poichè non osavo baciarla, nascosi la faccia nel -suo boa, tepido e soffice, sotto cui sentivo la forma della sua spalla -delinearsi morbidamente. - --- Non fate così... -- ella disse piano, ritraendosi un poco. - --- Dimmi ancora «tu»... -- la pregai. -- Non senti come ti voglio bene? - -Ella si piegò verso il vetro per guardar fuori, verso la strada, ove i -lumi scintillavano. Poi disse: - --- Rimarrete molto a Parigi? - --- Elena, -- la supplicai -- non mi torturare! Sono tornato per rimanere -con te, per vivere con te, m'intendi? Non lo desideri un poco anche tu? - --- Non so, non so... -- ella rispose. -- Ad ogni modo non lo voglio; non -è ormai una cosa possibile. - --- Perchè dici questo? Ne ami forse un altro? - --- Oh, no! Questo no davvero! -- E rise forte, chiudendosi nel suo -mantello. -- Non mi conoscete affatto, -- riprese. -- Io non sono di -quelle che ritornano... Poi abbiamo due maniere così diverse d'intendere -la vita, l'amore, tutto!... - --- È vero: tu sai dimenticare, -- dissi amaramente. -- Bah... che -stranezza! - -La vettura, su la neve, camminava lenta, senza urti, sostando spesso -dietro altre che andavano in fila. - --- Non rattristatevi, Germano, -- ella disse poi. -- Una volta eravate -sempre così tranquillo... - --- Già... una volta! Ma vivendo si muta. - -Un lungo silenzio ancora; poi le dissi: - --- Hai ricevuto i fiori che ti mandai da Torre Guelfa? - --- Sì. - --- E le lettere che ti scrivevo? - --- Anche. - -Si giunse; traversammo la sala terrena, piena di gente che pranzava; -alcuni ci riconobbero, salutarono bisbigliando: salimmo ad una piccola -sala appartata e venne un maggiordomo cerimonioso ad offrirci la lista -della cena. Su la parete brillava un grande specchio, che rifletteva la -tavola apparecchiata con fiori e cristallerie. Tolsi ad Elena il -mantello, il manicotto, ed ella, in piedi, vicino alla tavola, cominciò -a sbottonarsi i guanti. Il contrasto dell'aria tepida con il frizzo -della nevicata le arrossava un po' le guance; l'ombra d'una piuma le -scendeva sino a mezzo il viso e con un moto lento si faceva scorrere in -giù dall'avambraccio il guanto, ch'era d'un tenuissimo color sciampagna, -e le calzava sino al gomito. Dietro lei, nello specchio, si rifletteva -l'abbondanza de' suoi capelli scintillanti. - --- Vuoi comandare il pranzo? -- le domandai, porgendole la lista. - --- No, fa tu. - -Sorrisi, e scelsi tutte le cose che una volta ella prediligeva. Il -maggiordomo uscì, e venne in sua vece un cameriere, che prese ad -apparecchiare. Quando aprivano la porta giungeva con impetuose ondate il -suono di un'orchestra zingara. - --- È quasi passato un anno, -- ella disse, intrecciando le dita sul -piatto vuoto e facendovi battere gli anelli. - --- Già, un anno... un'eternità! Elena, siamo stati pazzi, veramente -pazzi, tutt'e due... io più di te. Ora ti sei vendicata: basta! - --- Vendicata? Non è la parola. Ho fatto solamente quello che credevo -necessario per il vostro bene. Quando mi sono accorta ch'ero per voi un -impedimento, vi ho lasciato libero. Questa non è una vendetta, e credo -non possiate rimproverarmi nulla. - --- Infatti non ti rimprovero, anzi ti prego. Puoi forse comprendere come -sia fatto il cuore dell'uomo? Allora mi piacevi solamente, ora ti amo. - -I camerieri entravano di continuo e bisognava interrompere il discorso. -Le facevo alcune domande saltuarie, cui ella rispondeva con brevità. - --- Da dove sei giunta ultimamente a Parigi? - --- Da Compiègne. - --- Che facevi a Compiègne? - --- Nulla; fui malata; mi riposavo. - --- Hai conosciuta molta gente in questo frattempo? - --- Sì, molta. - --- È un pezzo che non reciti più? - --- Dal Maggio. - --- E, senti... non ti offenderai se ti faccio un'altra domanda? - --- No, di' pure. - --- Come sei vissuta da allora fin qui? - --- Vuoi forse dire come ho trovato il denaro per vivere? - --- Appunto. - --- Me ne hanno prestato, -- ella spiegò sorridendo. - -Ora il maggiordomo imbandiva. Un turacciolo saltò con rumore. Traverso -la porta socchiusa, or forti, or lenti, si udivano volar le note della -marcia di Rakoczki. Quando rimanemmo soli, presi ad osservare la sua -persona minutamente, poi dissi: - --- Che bell'abito hai! - --- Ti piace? - --- Sì. - --- Dove lo hai fatto fare? - --- Da Paquin. - --- Ti vesti da Paquin ora? - --- Da Paquin o, qualche volta, da Doucet. - --- Sei molto ricca dunque? - -Ella sorrise di nuovo in modo ambiguo. - --- E tu? - --- Oh, anch'io... ricchissimo! -- esclamai scherzoso. -- Ho vinto quel -che ho voluto a Monte Carlo, ultimamente. - --- Bravo! E la terra è venduta, mi hai detto? Anche Torre Guelfa? - --- No, Torre Guelfa mi rimane ancora, ma non l'amo più. Vi ho trascorso -un tempo troppo doloroso. Bah... che importa?... Bevi! - -Le colmai fin quasi all'orlo il bicchiere. Ella v'intinse le labbra, -bevve un sorso e depose pianamente il calice. Lo tolsi allora dalla sua -mano e bevvi anch'io, come per stordirmi, tutto d'un fiato. Le dissi: - --- Molte volte avrei voluto ubbriacarmi, e non potevo. Tutto mi dava un -senso di tristezza. - -Poi le tesi una mano e seguitai: - --- Elena, vuoi fare la pace con me? - -Ella battè le falangi nervosamente sul mio palmo e domandò: - --- La pace? cosa vuoi dire? - --- Perdonarmi, se preferisci; dimenticare quest'anno come un brutto -sogno. - --- Ah, sì?... -- ella fece, appoggiandosi alla spalliera della seggiola. - -Le sue pupille, straordinariamente lucide, mi fissavano con intensità, -con irritazione; e taceva. Quand'ebbero servite le frutte, mi levai -rapidamente, afferrandole un polso con un gesto febbrile. - --- Dimmi!... -- esclamai, -- ne ami un altro? Sei stata d'un altro?... -La verità! - --- E se fosse? -- ella domandò placidamente, con un sorriso negli occhi -limpidi. - --- Rispóndimi! -- la esortai duramente. Un cameriere, entrando, -m'interruppe. Allora detti ordine che sparecchiassero, e, quand'ebbero -finito: - --- Vi chiamerò, se occorre, -- soggiunsi. - -Restammo soli. - -Ella non si era mossa, non aveva detta una parola. Io stavo sul divano -ch'era contro la parete; lo specchio di fronte mi rimandava l'immagine -della mia faccia turbata. - -Ella prese a carezzare i fiori che non avevan tolti dal mezzo della -tavola ed a giocare con il tovagliolo annodato al collo della bottiglia -di Sciampagna. Ad ogni scossa il ghiaccio crepitava, sciacquando, fra il -vetro della bottiglia ed il vassoio che la conteneva. - --- Elena, -- la pregai con dolcezza, -- vieni a sedere qui. - --- Che vuoi? - --- Vieni, sii buona... - -Ella sorse in piedi; andò a guardarsi nello specchio, si tolse uno -spillone dal cappello, ve lo rimise; fece il più largo, più lento giro -che potè, e venne a sedermi vicino. Mise un ginocchio su l'altro e con -le mani congiunte lo ricinse. Io passai un braccio sotto il suo braccio -e l'attrassi dolcemente. - --- Rispóndimi dunque. Sei stata d'un altro? Dimmi la verità. - --- Non ancora, -- ella rispose con una voce pacata. - --- Ah... vedi! -- esclamai giubilando. - --- ... ma lo sarò, -- aggiunse tosto con la medesima voce fredda. - --- Mia sarai! mia! -- l'interruppi con ardore, come per cancellare la -sua risposta. Ella volse il capo lentamente ed i suoi occhi -m'investirono con uno sguardo che mi colpì come una staffilata. Poi fece -con le labbra un atto rapido, in cui le scintillarono i denti, e fu -quasi uno scherno, quasi un sorriso. - --- Senti... -- esclamò con gioia crudele, -- nemmeno se dovessi morirne! - --- Elena! - --- Ti ripeto: nemmeno se dovessi morirne! -- E con la mano e con la voce -scandiva il cadere di queste parole sorde, pesanti, che in me andavano -scavando un profondo solco di dolore. - -Sentii qualcosa di vivo schiantarmisi nel petto, e mi pareva che una -rovina immensa precipitasse nel mio freddo spirito. Allora, con un -movimento quasi felino, ella si levò e mi venne di fronte. - --- Ah, tu hai creduto, -- ella disse, un po' curva, un po' arrossata -- -che potrei di nuovo appartenerti qualora tu lo volessi? Hai creduto che -anch'io, come tutto quello ch'è passato nelle tue mani, fossi un piccolo -gingillo da potersi lasciare o prendere a tuo piacimento? Ebbene, -Germano, ti sei ingannato! Senti, voglio dirti una cosa.. Quell'ultima -sera, te ne ricordi? quand'io t'ho accompagnato alla stazione, quando ci -siamo abbracciati, ed anzi quando già eri nel treno, ancora non credevo -che tu potessi partire... Invece sei partito, ed è stata la fine. - --- Ma io... - --- Non dire nulla, non dire nulla... che vuoi? parole! Me ne hai dette -tante! Oh, c'è stato un tempo nel quale avresti potuto fare di me quello -che volevi! Ero tua. Sei stato il solo uomo che abbia mai amato, e -siccome è l'ultima volta che ci parliamo, lo puoi anche sapere. - -Le caddero due lacrime dagli occhi, ed ansava. Mi levai, freddo sin -nell'anima, e poichè non trovavo parole, cercai di afferrarla; fui rude. - --- No, lásciami e ascolta. Non è tutto ancora. Io, che sono stata sempre -una donna calma e cattiva, per te avrei fatta qualsiasi cosa... mi sarei -anche venduta per farti ricco, se tu mi avessi amata lo stesso. Ti ho -nascosta la mia vita -- e non lo sai oggi come non lo sapevi allora -- -per un capriccio bizzarro, ed anche perchè mi piaceva di avere qualcosa -in me stessa che non fosse in tuo pieno dominio. Ma vedevo intanto -ch'eri un uomo incapace di amare, che ti allontanavi da me, rimpiangendo -la tua vita passata e la ricchezza che un'altra ti poteva dare. Non sono -di quelle che si umiliano e ti ho resa la tua libertà. Solo, da quel -momento, sono tornata l'avventuriera che fui sempre. Non so se ti amo -ancora o se ti odio, il che forse, ad un certo punto, è lo stesso; ma -sicuramente non mi avrai più, nemmeno se ti mettessi a ginocchi, nemmeno -se dovessi disperarmene anch'io... Ma non temere: sono forte! - -E rideva e piangeva, d'un riso e d'un pianto convulsi. - -Io, che l'avevo ascoltata, con la faccia nascosta fra le mani, atterrito -e folle, tentai tutte le persuasioni: la preghiera, lo scherno, la -minaccia, la violenza... e tutto fu invano. - -La vidi correre all'uscio per sfuggirmi... allora mi dominai. - --- Bada, -- ella disse, -- mi devi rispettare almeno come uomo, tu, che -come amante non mi hai risparmiata. - --- Elena, io non t'ho fatto mai alcun male. - --- Ah, credi? Lo credi, perchè tacevo? perchè la mia fierezza m'impediva -di mostrarti quanto soffrissi? Ma senti... senti... -- e mi venne -contro, mi afferrò per le braccia, mi scosse. -- Dimmi dunque! tu, che -ne parli tanto, sai cosa vuol dire... Ma poi no! che serve? -- E si mise -a ridere d'un riso che le torceva la bocca. Sedette, si levò; mi venne -vicino, tornò via; prese dal mezzo della tavola, fuor dal vassoio, la -bottiglia gocciolante, ne versò un bicchiere colmo fino all'orlo, e -ridendo lo vuotò d'un fiato, come per inebbriarsi. Di quel momento non -ricordo più nulla, se non la specie d'annientamento che mi gravava su -l'anima, interrompendomi tutte le facoltà. L'amore mio si prosternava -dinanzi a lei, ch'era la più crudele e la più forte. - --- Senti, -- le chiesi fuor di me stesso, dopo un lungo silenzio, -- -cosa vuoi ch'io faccia? Che mi umilii ancor più? che ti chieda perdono a -ginocchi? Trovami dunque un pentimento che ti basti! cerca una vendetta -che ti possa contentare!... Elena, vuoi vedermi pazzo? - -Stava seduta presso la tavola, e tenendo il braccio alzato fissava -contro luce il suo bicchiere vuoto; un cerchio di splendore, fermo, -saettando fuor dal vetro, le batteva sul polso nudo e luccicava come una -medaglia. S'era tolta il cappello, alcune ciocche scomposte le -ingombravano la fronte. Guardandola, mi ricordavo con una sensazione -terribilmente chiara il sapore che avevano le sue labbra nei baci -d'amore; qualcosa di lei passava traverso le mie vene prodigandomi una -molteplice carezza. - --- Elena!... -- le gridai forte. -- Elena! - -Ella si scosse con un brivido repentino, come risvegliata nel mezzo d'un -sogno, poi lentamente, con stanchezza, mi tese una mano. E mentre voleva -sorridere, la testa le cadde giù, su la tavola, di schianto. Mormorava: - --- Tatto quello che tu soffri, è nulla... è nulla! Io ho fatto di più! - --- Che hai fatto? che hai fatto? - --- Io, -- balbettò -- io, quando tu partivi, ero incinta già di tre -mesi... e non volevo dirtelo mai! Ora è nata... una bimba, la nostra -bimba... e si chiama Evelyn... - -Qualcosa mi passò nell'anima che non ha parola: tenerezza e paura, -smarrimento e gioia, riconoscenza e vergogna. Se è possibile amare al di -là dell'amore, in quel momento l'amai. - --- Evelyn... -- balbettavo, -- Evelyn... - -Un rumor sordo e vuoto mi turbinava nel cervello, come un ammulinar di -vento. Non potendo far altro, la sollevai nelle braccia e la feci sedere -su le mie ginocchia; ella mi rovesciò il capo sovra una spalla e pianse -tutte le lacrime che portava suggellate nel cuore. - --- Dov'è?... dov'è?... -- chiesi. - --- Lontana da noi, lontana di qui, Germano... Ma non cercarla: è -solamente mia. Per lei mi sono già venduta e per lei non ti posso -appartenere più. Voglio farle una vita bella... non come la mia, non -come la nostra, povero Germano, povero amore mio... Comprendi ora? - --- Sì, -- bestemmiai soffocatamente -- sì... taci! - -E le mie mani cercarono il suo collo delicato, col desiderio di -stringere forte... forte... per amarla meno! - --- Mi fai male... che fai? - -Su la bocca le dissi: - --- Amore mio... - -Ella tremava, ed io le conoscevo quel tremore. - --- Che fai?... -- bisbigliò, tutta bianca. - --- Taci... - - - - - III - - -Allora una specie di follìa mi travolse. Dopo avere inutilmente -perseguitata Elena e patite per questo amore le umiliazione più dure, -dopo essermi trascinato a' suoi piedi come un servo ed averla -oltraggiata come un padrone, dopo averle offerto il mio nome per -legittimare questa figlia che non conoscevo, dovetti finalmente -arrendermi alla sua volontà più forte e partire. Fuggire piuttosto, -inseguito dall'ossessione di questo amore, che mi si era infitto -nell'anima come una spina lacerante. Ella era perennemente un -incomprensibile mistero. Meditai di uccidermi per non soffrire più, e -certo l'avrei fatto, se nel cuore, profondo come il fuoco della stessa -mia vita, non mi fosse rimasto il pensiero di poterla riavere un giorno. - -L'avrei accolta sciupata e macchiata, comunque volesse tornare a me, -anche dalla strada ed anche per esserne beffato; avrei tutto sofferto da -lei, perfino il disamore, il tradimento, la vergogna, pur di averla -sempre vicina e respirare nel cerchio paradisiaco della sua vita. Questo -finalmente poteva chiamarsi l'amore. - -Ma non volle. Mi giudicò incapace di un sacrifizio duraturo e preferì -ella sola provvedere al destino della figlia che le avevo data. - -Qua e là, torvo e sfrenato, corsi allora in cerca d'oblìo. Con una sete -rabbiosa mi detti al piacere che mi tediava, alla dissolutezza che mi -lasciava nell'anima stanca un più enorme fastidio della vita. Ogni -coltre mi era insonne, ogni mensa discara, ogni città piccola e cupa; il -riso, che andavo cercando, increspandomi le labbra, mi torceva il cuore. - -In questa fuga davanti a me stesso imparai quell'intima disperazione che -fa dell'uomo più altero un piccolo e miserando essere, il quale cerchi -di nascondere alla gente, sotto la maschera dell'indifferenza, la sua -rassegnata follìa. - -Scialacquavo il denaro; mi piaceva sentirmi scendere nuovamente verso la -rovina; c'era in me un uomo che neghittosamente si lasciava uccidere, ma -un altro v'era che, riottoso e bramoso, voleva risollevare sè stesso, -prodigandosi le dimenticanze più soavi ed insieme le più delicate -vendette. Qualche volta, come in sogno, mi appariva la bimba -sconosciuta, che di lontano mi tendeva le sue manine rosee, cullata fra -le braccia di una madre la quale non le avrebbe insegnato il mio nome. - -Sul finir dell'autunno tornai a Roma, desideroso di rinnovare il mio -fasto, perchè nessuno potesse comprendere quanto nell'anima mia fossi -affaticato e vinto. - -Vi giunsi una sera che le torri e le cupole infoscavano tra la -nuvolaglia bassa; il Tevere livido serpeggiava sotto i ponti deserti; -pareva che una immensa morte fosse calata sulla città neroniana. Dalle -suburre antiche tutte le fogne di Roma emanavano per l'aria immobile un -odor grave di putredine e di morte. - -Presi a vivere largamente, comperai cavalli, offersi banchetti, cercai -clamorosi amori; e col volgere del tempo l'abitudine, medicatrice -paziente, fasciava d'insensibilità il mio nascosto dolore. Ma era -necessario che mi stordissi continuamente, che non fossi mai solo, che -non allentassi mai lo sforzo al quale mi costringevo. Andavo in cerca -degli amici, delle amiche d'un tempo, visitavo le signore, accettavo -inviti, cercavo di mascherare col maggior brìo la disperazione latente. - -Quand'ebbi spesa la maggior parte del denaro che mi restava, decisi di -tentare nuove speculazioni di Borsa, e ricordandomi di un tal Mariani, -che appunto in Borsa passava per uno scaltro faccendiere, una mattina -l'andai a trovare. - -Questo Mariani era uno fra que' tanti parassiti che ogni compagnia di -gaudenti sopporta e nutre nel suo grembo, tollerandone tutte le -piccinerie. Quando l'avevo conosciuto al Circolo, quattro anni prima, -egli vivacchiava, speculando alla chetichella, servendo il prossimo con -astuzia, riuscendo a cacciarsi un po' dappertutto, come un lumacone che -a furia di strisciare giunge nondimeno a compiere la sua strada. Giocava -per solito con prudenza metodica e taccagna; ma una sera di gran -disdetta, squilibratosi fuor del consueto, perdette contro di me nove o -diecimila lire. Nessuno vi pose mente; si sapeva che non avrebbe pagato -e tutti ridevano della sua disavventura. Impiegò un anno per darmi un -piccolo acconto; il resto si prescrisse tacitamente. Sapevo che s'era -poi ammogliato con una donna bellissima, sapevo inoltre che sua moglie -vendeva care le proprie bellezze ad un certo Wendel, agente di cambio -molto facoltoso, e che il buon Mariani subiva la cosa con pacata -rassegnazione per la pace e la prosperità della famiglia. - -Quella mattina il Mariani stava radendosi la barba. Quando -m'annunziarono, venne su la soglia della sua camera con la faccia -insaponata ed un asciugamano intorno al collo. - --- Guarda mai chi vedo! -- esclamò con voce insospettita. -- Ma che buon -vento ti mena? Entra, entra! Mi permetti di continuare a radermi? - --- Figùrati! - -Egli, distratto, cominciò a far passare il rasoio su la cute. - --- Dunque? -- mi domandò con premura. - --- Si tratta, mio buon Mariani, di questo. Sono a corto di denari e... - --- Ah?... sei a corto di denari? -- E fece un movimento così brusco -ch'io temetti si fosse almeno scorticato. - --- Cosa transitoria, -- spiegai; -- ma intanto ne sono molto seccato. - --- Allora? - -Cessò risolutamente dal radersi e mi guardò sbigottito. - --- Sai, -- mi disse a fior di labbro, con una voce tra l'agro e il -dolce, -- sai che i miei mezzi sono così scarsi... specialmente ora, con -una famiglia su le spalle... Non puoi credere quanto mi costa! Lavoro, -cerco d'industriarmi come posso e tuttavia sbarco il lunario a malapena. -Però, se posso aiutarti in qualche piccola cosa, lo farò di buon cuore: -so che hai avuto molti rovesci. - --- Oh, Dio... i rovesci che hanno tutti. Gli alti e bassi della -fortuna... si sa! - --- Insomma senti... -- Egli posò il rasoio, si riasciugò il sapone dal -mento e mi venne vicino. -- Senti, oggi è una cattiva giornata: siamo a -fine mese, ho molti impegni; ma dimmi cosa ti abbisogna e vedrò fra -qualche giorno di renderti servizio. - --- Hai una sigaretta? -- risposi con noncuranza. - --- Sì, guarda, lì, nell'astuccio. - --- -Grazie. -- Presi a camminare e dissi: -- Mi preme avvertirti che non -sono venuto per darti una stoccata. Mi conosci bene e sai chi sono. -- -Parlavo con un tono di minaccia sorridente; egli si fece grave e cupo. - --- Sai, -- ripresi con amabilità, -- vengono certi momenti nella vita, -in cui si è costretti a frugare anche nel mazzo delle vecchie carte -gialle... Non meravigliarti.... - --- Vero, verissimo, -- egli annuì senza convinzione. - --- Dunque sono venuto a vedere se tu potessi pagarmi quelle famose -diecimila lire... - --- Nove, nove!... - --- ... quelle famose novemila lire che tu sai. - --- Oh, mio buon Guelfo!... -- balbettò soffocatamente, -- mi domandi una -cosa impossibile! Quella è stata una sera di pazzia. Me ne ricorderò -tutta la vita. Sai ch'io gioco piccolo, piccolo... che non ho mezzi... e -tu sei stato buono, veramente sei stato buono con me... - --- Non è il caso di ripensarvi ora. Anzi non te ne avrei nemmeno parlato -se non vi fossi un po' costretto dalle necessità. - --- Gli è... gli è... che io... francamente... insomma, ti apro il cuore -come ad un amico, gli è che io, neanche oggi, non sono in grado di -pagartele... Se vuoi cinquecento lire? - -La sua faccia lucida di sapone rasciugato era di una comicità -irresistibile. Sorrisi. - --- Allora, -- feci con indulgenza, -- lasciamo questo argomento e non -parliamone più. Ma in cambio devi rendermi un'altro servigio. - --- Di' pure! di' pure! -- egli esclamò, risuscitando. - --- Intanto sappi una cosa: che non dovrai sborsare neanche un centesimo. - --- Oh, questo non importa! -- egli fece mellifluamente. Andò allo -specchio e s'insaponò di nuovo le guance. - --- Ascóltami dunque -- ripresi. -- Vorrei tentare alcune speculazioni di -Borsa. - --- Nulla di più facile. - --- Ma mi occorre trovare un agente di cambio il quale mi faccia credito, -e so che tu sei molto pratico di queste faccende. - --- Già; ma, vedi... - --- Lásciami dire; tu sei intimo del Wendel, non è vero? - --- Intimo no, -- egli fece con una certa confusione, -- ma insomma lo -conosco molto bene, lavoro per lui... - --- Appunto. È un uomo che, negli affari, conosce molto bene il fatto -suo, perciò desidererei la sua protezione. Depositerò solo una parte -della cauzione, ma tu mi devi ottenere, dalla sua fiducia, il resto. -S'intende che vi guadagneresti anche tu le tue mediazioni. - --- Wendel... Wendel... -- cominciò egli a borbottare, -- è un uomo così -bizzarro! Poi, vedi, la Borsa, in questo momento, non te la -consiglierei... - --- Peuh!... se andrà male, tanto peggio! Sono deciso a tentare. - --- Insomma, è un'idea su la quale devi riflettere. - --- Certo; ma dimmi solo se t'incarichi della faccenda. - --- Dio buono! non ti nascondo ch'è un bel grattacapo! Vediamo un po': di -quale cauzione disponi? - --- Una quindicina di mille franchi al più, se tu non puoi aggiungervi -nulla, come speravo. - --- Oh, io, ti ho detto... - --- È inteso, è inteso! Dunque una quindicina; ma s'intende che vorrei -speculare molto più in grande. - -Egli finiva di rasciugarsi la faccia e s'incipriava. - --- Bene, senti, -- concluse dopo aver meditato, -- ti prometto che farò -il possibile. Se non riuscissi, non sarebbe colpa mia. - --- No, caro Mariani, so benissimo che tu, volendo, puoi ottenermi quello -che desidero. In fin dei conti ho ancora le mie terre! - --- Quale? Torre Guelfa? - --- Già! - --- In questo caso mi sarà più facile. - --- Poi, ti ripeto, ci potremmo intendere su tutto. Gli affari li -tenteremo anche a metà, se credi. - --- Insomma, ne ragioneremo; ti prometto che ne ragioneremo, -- fece con -intendimento. - --- Bada che ci conto. - --- È inteso. Ed ora ti prego di rimanere a colazione; voglio farti -conoscere mia moglie. - --- Grazie, volentieri. - -Sua moglie infatti era una donna che valeva la pena d'essere conosciuta. -Alta e bionda, con gli occhi un po' tinti, le mani troppo inanellate, -vestiva con eleganza, discorreva con spigliatezza. Durante la colazione -si parlò di cose molto superficiali; notizie concernenti gli amici che -avevo perduti di vista e le brighe diverse ch'essi avevano con le loro -famiglie, con i lor patrimoni o con le loro amanti. Egli mi raccontò -della sua vita, io della mia, senza dirci entrambi una parola di verità, -come avviene molto spesso. Dopo la colazione il Mariani uscì subito, per -faccende che gli premevano; io rimasi un poco a discorrere con la -signora. Parlava di suo marito con una indulgenza un po' ironica, e di -sè stessa come d'una incompresa. Portava una camicetta di pizzo che -lasciava scoperte le sue braccia fino al gomito, e quelle braccia erano -bellissime; la sua gola, tra le sforacchiature del pizzo, biancheggiava -tonda e piena. Si era fatta ondulare i capelli e portava qualche -ricciolo rimesso. Mi diceva di ricordarsi ancora, dal tempo in cui era -fanciulla e andava con sua madre al Pincio, di avermi veduto guidare «i -più bei cavalli di Roma». - --- C'è a Parigi, -- le dicevo a mia volta -- un'attrice che vi somiglia -in modo sorprendente. Ne avrete forse inteso parlare: Margot de Sèvres. - --- Oh certo! Ne ho veduto anche il ritratto in una rivista. Ma è un -complimento che mi fate! - --- O che faccio all'altra... non saprei. - --- In ogni modo ne sono lusingata. -- E aveva, nel ridere, una -provocazione diffusa per tutta la persona. - --- A Roma, -- domandai -- che vita fate? La società? - --- No, affatto; mio marito la odia. - --- Il teatro? le corse? le cacce? - --- Un po' il teatro e poco il resto; rimango molto in casa, ricevo -alcuni amici, faccio qualche visita... una vita sciocca, in fondo. Ma, -che volete? Mariani è un originale. Non ha cambiate le sue vecchie -abitudini, e povera me se volessi costringerlo a condurre una vita -mondana. - --- Oh, lo conosco! e per quanto gli voglia bene, credo ch'egli non -sappia valutare abbastanza una donna come voi... Il Mariani, gliel'ho -ripetuto sempre, non doveva prender moglie. - --- Perchè dite questo? -- ella fece con sorpresa. - --- Così... mi pare... Forse m'inganno anche. - --- Mah? -- ella fece con un sorriso. Poi corresse: -- Mio marito è molto -buono. - --- Certo, -- affermai. -- E sono forse indiscreto nel dirvi queste cose, -poche ore dopo avervi conosciuta. Ma intesi molto spesso parlare di voi, -e siete fra quelle donne che interessano anche gli estranei. Voi, da -signorina, vi ricordate di aver osservato i miei cavalli al Pincio; io, -quand'eravate signorina, mi ricordo di avervi veduta una mattina, una -domenica di Maggio, uscir di chiesa con un grande cappello di paglia -fiorentina ornato di rose fresche... Era la prima volta che vi vedevo e -mi ricordo d'essermi fermato per domandare di voi ad un conoscente, il -quale vi salutava. Come vedete, ho buona memoria anch'io! - -Ella sorrideva nell'ascoltarmi, allettata e sorpresa. Ma i suoi occhi -ambigui, dietro quel sorriso, mi andavano scrutando. - --- E quando, -- ripresi, -- quando mi raccontarono che il Mariani si era -fidanzato con voi, dissi fra me: «Bah... quelle rose fresche erano belle -assai!» E l'ho invidiato un momento, come invidiai tutti gli uomini che -sposarono una donna bella. È forse questa invidia molteplice che mi ha -salvato sempre dal pericolo del matrimonio. - --- Però, -- ella fece con un sorriso ironico, -- vi siete andato molto -vicino... - --- Certo, -- risposi leggermente; -- vicino a questo, come a tutti gli -altri pericoli, a tutte le altre tentazioni della vita. - -E mi accommiatai dicendole: - --- Se permettete, donna Claudia, verrò a farvi un'altra visita fra -qualche giorno. - --- Grazie; sono quasi sempre in casa, fin verso le quattro. - --- Quando allora? - --- Venerdì, se volete. - - - - - IV - - -Andò a finire che l'agente di cambio mi fece credito, e la bionda -Claudia mi concesse qualche privilegio. La sera, naturalmente, mi recavo -spesso a teatro per incontrarla, e mi ricordo di una volta ch'ella -sedeva in un palco di prima fila, bellissima, provocante, ammirata. La -mia poltrona era dall'altro lato della platea, e durante un intermezzo -ella mi fe' segno di salire. Vi andai. C'era il Wendel al parapetto, di -fronte a lei, mentre il povero Mariani stava rincantucciato in fondo al -palco, vergognoso di avere una moglie così fulgida, un agente di cambio -così ricco. Tutti e tre furon meco di una cortesia squisita e mi -domandai se al mondo val qualche volta la pena di avere scrupoli, visto -che, nei rispetti sociali, l'onestà e la disonestà, il sentimento e la -commedia del sentimento, son cose che in fondo non presentano alcun -divario ben definito. Poco dopo il Mariani colse l'occasione di -andarsene a fumare un sigaro, ed alla fine dell'atto anche il Wendel -uscì. - -Allora mi posi al parapetto. La sala pettegola, irrequieta, scintillava -di luce, di gioielli, di spalle nude; i canocchiali curiosamente -incrociavano per ogni verso i loro fuochi. Questa bellissima Claudia, -che aveva il nome ed il seno di una liberta romana, mi prodigava i suoi -sorrisi e -- cosa inaspettata, -- di fronte a noi, ma in un palco di -seconda fila, c'era Edoarda De Luca insieme con suo marito. In quel -momento vidi Fabio Capuano entrar nel suo palco. - --- Temo che il Wendel sia rimasto un po' male, -- mi disse Claudia -sottovoce, nascondendo la faccia dietro il ventaglio di piume. - --- Di che? - --- Ha veduto quando ti ho fatto cenno di salire. - --- Bah! son malumori che passano... - -Intanto i miei sguardi correvano curiosamente verso quel palco di -seconda fila. Edoarda portava quella sera un abito nero, scollato, e su -le spalle un boa di _chinchilla_ che morbidamente le ricadeva indietro. -Aveva cambiata pettinatura; non portava più il suo gran nodo su la nuca, -ma un'acconciatura di moda, con ondulazioni, crespi e riccioli -sfuggenti, la treccia ravvolta sul vertice della testa, e, fra i -capelli, un'orchidea di brillanti, splendidissima. Le sue spalle, il suo -petto, biancheggiavano nella penombra del palco ed avevano in sè -qualcosa di rigogliosamente maturo: il fiorire della fanciulla ch'è -divenuta donna e conosce ormai tutti i secreti voluttuosi dell'amore. -Anche il suo volto raggiava, e mi parve trasfigurata. I miei sguardi non -fecero che volgersi tra lei e Pietro De Luca, cercando quasi -d'indovinare le vicende intime della lor vita, e meravigliandomi che un -altro uomo avesse potuto aprire a così piena bellezza quella fanciulla -un po' schiva, che dai grandi suoi occhi, pieni di pensiero e di -trasparente anima, guardava nella vita con un senso di naturale -malinconia. - -V'è sempre in fondo al nostro cuore una religione occulta che torna -verso il passato. Quello ch'è stato nostro ha per noi qualcosa -d'indimenticabile, e credo che i sentimenti più vivi non si distruggano -mai del tutto nello spirito nostro, ma s'addormentino in fondo al cuore -nell'attesa d'un lontano risveglio. Poi, da quegli esseri crudeli e -bizzarri che siamo, è sempre irritante il veder consolata, e non da noi, -un'anima che per noi soffriva. L'amore infatti è per sua natura un -sentimento che sempre, o nasca o muoia, o si trasmuti o si perverta, o -segua pure un suo decorrere quieto, abbisogna, per essere tale, d'un -altro sentimento, d'un'altra causa, che l'aiuti a vivere: così la -gelosia, il timore, la lontananza, l'abbandono, la sciagura, la morte. - -Esso è come uno specchio, il qual lentamente assorba e consumi -l'immagine che riflette, ma poi d'improvviso la rimandi mille volte più -fulgida. Poichè in tutte le anime l'amore vive di sogno e d'irrealità. - -Ora la bella Claudia m'interessava meno; le sue parole artifiziose non -mi davano più alcun turbamento. Uscii dal palco, e, tornato nella mia -poltrona, rimasi lungamente a guardare lassù, in alto, verso quella -donna vestita di nero, che aveva un'orchidea di brillanti tra i capelli -oscuri. - -«Vedi, -- mi andava mormorando nelle orecchie un piccolo demone -beffardo, -- vedi, o grullo!... d'amore non si muore. Anche tu non -morrai!» - -E nel gran palazzo marmoreo vedevo intanto passare il barone De Luca, -tronfio della dote carpita, e lo vedevo, dopo lo spettacolo, con una sua -bella veste da camera, entrar nell'alcova nuziale, quella stessa forse -ch'io rammentavo tappezzata d'una stoffa color d'indaco pallido, con un -baldacchino a larghi drappeggi. - -Edoarda mi aveva certo notato e pareva che ostentasse, per offendermi, -una scherzosa fatuità. Al termine dello spettacolo andai nell'atrio per -vederla uscire. - -Gli uomini, accendendo le sigarette e rialzando i baveri dei soprabiti, -facevano ala dal termine dello scalone sino alla porta d'uscita. Mi posi -con le spalle contro una colonna ed aspettai. Quando apparve giù dagli -ultimi scalini, e mi vide, sembrò che il suo volto si coprisse d'una -bianca e mal dominata paura. Con lei era Fabio, erano altre persone; -ella volse altrove la faccia, e parlò, parlò... Ma camminando barcollava -un poco. Pietro De Luca, nel passarmi accanto, salutò per primo. In -fondo era naturale ch'egli mi salutasse, ma sarebbe stato altrettanto -naturale che avesse finto di non vedermi. - -Il barone, certo, era un uomo di spirito e veramente cortese! Io, quella -sera, mi sentii d'umore pessimo; camminai a casaccio per le strade; -verso le due mi trovai davanti al palazzo Laurenzano; guardai su: buio. -Andai al Circolo e giocai fino al mattino. - -M'era venuto un capriccio veemente, insensato; riaver Edoarda, -foss'anche per una volta sola, pur di conoscere la nuova donna ch'era -sbocciata in lei. La mia vita infatti non era più che una ricerca ed una -soddisfazione di capricci continui, per lenire quel desiderio -inestinguibile che dentro mi torturava. - -Passò l'inverno. Mi fu proposto in quel tempo di andare al Congo insieme -con una compagnia di speculatori stranieri, uomini risoluti a tutto, e -fui sul punto di accettare; ma siccome in quel momento la Borsa -traversava un periodo di floridezza e tutte le fortune arridevano agli -audaci, preferii, per mezzo del Mariani e del Wendel, tentar l'alea su -certi valori che ascendevano vertiginosamente, ed ebbi il senno di -liquidarli prima dell'inevitabile rovescio. Questa fortuna mi fece -riflettere che il Congo è una terra inospitale, molto lontana, infetta -dalla malaria e dalla malattia del sonno, cosicchè restai. Naturalmente -a Claudia volli far credere d'esser rimasto per lei. - -Era fra quelle donne che non acquistano e non perdon nulla quando si -giunge a conoscerle intimamente, perchè la loro bellezza le salva -dall'essere insipide e la loro fatuità dall'innamorare. Son queste le -amanti che piacciono agli uomini di Borsa, gente pratica e spedita, che -all'amore pensano quando ne hanno tempo e vogliono avventure saporite ma -scevre di complicazioni sentimentali. Noi, dopo alcuni mesi, litigammo -per varie futilissime ragioni. Voleva, per esempio, che trovassi modo di -presentarla alla duchessa di Loano, la quale dava in quella stagione -ambitissime feste. Non ne venni a capo, e se ne offese. Poi mi trovava -poco espansivo, troppo indolente; spesso irritabile; diceva che la -trattavo come un'amante vecchia e superflua, che non avevo per lei -alcuna di quelle delicatezze, un po' romantiche forse, ma che sono tanto -necessarie ai piccoli amori. S'ingelosì anche d'una miss Americana, che -in quell'anno accivettava mezza Roma, ed io, sebbene per mio conto non -soffrissi d'alcuna gelosia, nondimeno mi stizzii un poco nel vederle -intessere con tutti gli uomini quelle frivole galanterie che aveva, sin -dal primo giorno, intraprese con me. Tranquillamente l'avventura finì. - -Durante l'inverno mi si eran offerte varie occasioni di veder Edoarda, -in istrada o nei teatri, ma raramente sola. Nonostante il mio desiderio, -m'ero prefisso di non andar nelle case o nelle feste ove supponevo di -poterla incontrare, poichè non sapevo in qual modo ell'avrebbe subìto -quest'incontro. Una sola volta, recandomi a visitare la contessa di -Casciano, l'incrociai mentr'ella passava con un'amica per l'anticamera. -Entravo, ella usciva: ebbe, nel vedermi, un piccolo movimento di -perplessità, poi entrambe passarono, chinando leggermente il capo al mio -saluto. Su l'uscio, donna Eufemia Lanti, ch'era la sua compagna, si -volse e mi sorrise. Edoarda portava quel giorno una pelliccia di -martora; su le sue scarpine finissime brillavano due fibbie d'argento: -questo solo ricordo. Dietro lei rimase un solco del suo leggero profumo, -un profumo che le avevo scelto io: soave. - -Al Pincio qualche volta la sua carrozza ed il mio cavallo -s'incrociarono; in istrada molto spesso la vidi uscir dai negozi. Se -l'incontravo durante una passeggiata, la seguivo per un tratto, -discretamente, senza darle noia. - -Intanto la studiavo. Quando s'accorgeva della mia presenza, il suo passo -diveniva un po' incerto ed insieme più rapido; non guardava mai dalla -mia parte, non sostava, e tuttavia c'era nel suo modo di camminare -qualcosa d'indefinibile, come la compiacenza di sentirsi bella sotto la -vigilanza del mio sguardo. Poi, frettolosa, entrava in un negozio; io -non spingevo la temerità fino ad attendere che uscisse. - -Il mio capriccio di giorno in giorno si faceva più forte; era una -curiosità malsana e torbida, era come il desiderio d'un peccato -insolito, che mi accendeva e mi sollevava un poco dalle mie tristezze. -Ogni giorno cercavo un mezzo nuovo per poterla incontrare. - -Il Capuano mi dava molte notizie su la sua vita intima e spesso lo -istigavo abilmente perchè soddisfacesse qualche mia curiosità. Vicino a -Edoarda egli stava per divenire un di que' cocciuti e fidi cavalieri -serventi che spesseggiano intorno alle belle signore, le seguono -dappertutto, nella intimità della famiglia e nei ritrovi della vita -mondana. Per lo più costoro furono amanti, od anche solo amici amorosi; -poi tramonta il regno loro ed altri li soppianta nel cuore della bella -infedele. Ma ebbero il favore di qualche confidenza, resero alcuno di -que' servigi che si rammentano, o, per la loro professione, -s'immischiarono nelle faccende patrimoniali, o furon amici strettissimi -del marito; intanto, man mano, i capelli si fanno grigi, l'intimità li -vizia, l'umore divien geloso, permaloso, irascibile, e degradano giù -giù, fino ad essere l'invitato necessario d'ogni pranzo, il compagno su -gli «stages», nelle villeggiature, al mare, in montagna. Rassegnati e -bisbetici, fanno da supplente o da superfluo, e son gli uomini a cui -volentieri i mariti confidan le lor mogli, perchè possiedono tutte le -virtù maritali, mentre non si ritengon pericolosi; cicisbei di gran -corte, che il troppo donneare o il troppo amoreggiare ha finalmente -ridotti a non destar paura. - -Fabio, senz'essere tra costoro, stava per assumerne l'abito e gli -attributi. Quell'amore per Edoarda, ch'egli aveva nutrito nell'anima -silenziosamente, ora gli si commutava in una di quelle caparbie -sentimentalità, che spesso divampano all'avvicinarsi della vecchiaia. -Passioni che conservano dell'amore tutto il furor triste, l'amara -gelosia, con un senso penoso di rinunzia e senza quella bellissima -temerità che distingue l'amore, cioè la pretesa del possesso. - -Era il secondo abbandono che faceva di lei, forse il più doloroso. Dopo -averla adorata senza mai dirglielo, aveva saputo compiere la più alta -rinunzia per vederla felice, per darla a me; invece se l'era presa Piero -De Luca, vagheggino facile di morale, di lingua e di spada, ex ufficiale -di cavalleria, notissimo nelle cacce, negli ippodromi, giuocatore -sregolato, uomo avventuroso, destro, pieno di coraggio e di fede in sè -stesso. Dicevano che la generosità d'un amante gli avesse più volte -salvata l'uniforme, quell'uniforme attillata ch'egli portava con tanta -spavalderia. Ora, da qualche anno, aveva lasciato l'esercito; non lo si -vedeva più pavoneggiarsi di quella sua lunga sciabola rumorosa, o -danzare a tutti i balli con eleganza compiuta; ma si dava interamente ai -cavalli, ora sopra tutto che il denaro dei Laurenzano gli permetteva di -nutrire una scuderia da corse, oltre una decina di cavalli per concorsi -ippici e per le cacce nella campagna. - -Il Capuano lo aveva sempre avversato, prima e dopo il matrimonio, nè si -tratteneva dal farlo comprendere a Edoarda. Senonchè il De Luca era un -marito come ve ne sono molti, fra quelli che han sposata una dote, e dei -quali si crede, per questo solo, che debban esser pessima gente. Il De -Luca, -- e Fabio doveva pur convenirne, -- era gaio in famiglia, non -molesto, cortese; accompagnava sua moglie volentieri, le usava -un'infinità di premure, la colmava di regali, questo, beninteso, con il -denaro di lei. Ancora non gli si conoscevano amanti; con le antiche -- -le quali eran molte -- si mostrava d'una correttezza irreprensibile: non -era inoltre geloso, non scontroso, di belle maniere e liberale: «pareva -che in quel denaro egli ci avesse guazzato fin dall'infanzia»; -- e -questa era una frase del Capuano. - -Aveva in addietro appartenuto al nostro Circolo, poi se n'era dimesso. -Ora lo avevano ripresentato ed accolto a pieni voti. Uno dei proponenti, -s'intende, fu il Capuano. Ma il De Luca non veniva che ad intervalli; -dopo il matrimonio aveva lasciato il gioco e passava la vita fra le -scuderie, gli ippodromi, gli allevatori e gli allenatori di cavalli. - -Mi ero domandato sovente se Edoarda lo amasse. Fabio pretendeva di no. -S'egli amasse Edoarda? Forse. - -Ora le carrozze dei Laurenzano erano stemmate; sul portone del palazzo -era uscito un grande scudo marmoreo con le armi dei De Luca, ch'eran tre -stelle sopra un mare, con un torchio ed una chiave. «_Nostra cum vi_». - -La vecchia zia era morta da tempo; ne avevano già smesso il lutto. Un -giorno, che si parlava di tutte queste cose, Fabio mi domandò -improvvisamente: - --- Infine, sei dunque pentito della tua pazzia? - --- Pentito?... Ma neanche per sogno! -- risposi bruscamente, alzando le -spalle. Poi, siccome volevo sapere molte cose, presi a domandargli con -somma naturalezza: -- Edoarda non ti ha mai parlato di me? - --- Sì, qualche volta, in principio; ma ora, da che sei tornato, evita -manifestamente questo discorso. - --- Ah! - --- Però conosce tutte le tue prodezze. - --- Quali? - --- Oh Dio... tutte! - --- E naturalmente gliele avrai raccontate tu. - --- Un po' io, un po' gli altri. Perchè? ti spiace? - --- Figùrati!... Mi è del tutto indifferente. Volevo soltanto sapere cosa -dice di me. Forse mi compiange? - --- No; anzi non esprime alcun giudizio. Solo, una volta, m'ha detto di -averti veduto, credo in teatro, e di aver notato che avevi l'aria un po' -mutata... da quel tempo. - --- Mutata? E come? - --- Che so io? lo sguardo più duro, l'espressione d'un uomo che sia molto -vissuto in poco tempo, l'aspetto un po' patito... Non ha detto di più. - --- E non hanno bimbi? - --- Finora no. - --- Come mai? - --- E cosa vuoi che ne sappia io! -- esclamò egli, con il suo solito -malumore sorridente. - --- Senti: e se per caso l'incontrassi una volta, in società o in altro -luogo dove fosse indispensabile parlarci? - -Gli feci di proposito questa domanda, sapendo ch'egli l'avrebbe -ripetuta. - --- Mah?... -- rispose Fabio, -- non saprei. Il marito come si dimostra -con te? - --- Cortesissimo. - --- Vi parlate? - --- Al Circolo, qualche volta; poche parole. - --- Bah! Potresti al caso rivolgerle accademicamente un saluto: buon -giorno, buona sera... Questo non conta. - --- E mi risponderà? - --- Per forza. - --- Senti: è una domanda stupida, oziosa la mia... Ma credi che sia tutto -passato in lei? - --- Ah... non so. -- E soggiunse con la sua voce burbera: -- Le donne, -sai, chi le indovina è bravo! - -Sapevo che tutte le mattine ella passava per Piazza di Spagna, e vi -passai; sapevo che la domenica andava alla Trinità dei Monti con altre -signore, e la domenica passeggiai verso la Trinità dei Monti. - -Solevo portare nello sparato della camicia una goccia di rubino ch'era -il castone d'un antico anello; Edoarda me lo aveva regalato, non so più -in quale ricorrenza. Ogni sera, quando supponevo di poterla incontrare -in un teatro, portavo quel rubino. M'era pur rimasto, nella casa di -Roma, un gran mazzo di cravatte ch'ella mi aveva comperate, perchè a -quel tempo amava occuparsi d'ogni cosa mia. Ed allora, ogni mattina, per -andare in Piazza di Spagna, ne misi una: conoscevo la sua memoria -tenace, forse le avrebbe riconosciute. Facevo queste cose puerili e mi -pareva di non amarla; per lei non provavo che un senso di gelosa -inimicizia, una curiosità piena d'irritazione. La cercavo tuttavia, con -il pensiero assiduo, mentre il desiderio di rivederla diveniva per me un -bisogno assillante. - -Pensavo: «Ella sa che ogni mattina l'attendo in Piazza di Spagna. Perchè -ogni mattina la rivedo? Perchè non sceglie un diverso cammino?» - -E la lentezza di questa insidia mi tentava. Quando la primavera fu tutta -sbocciata, le fioraie scesero su la piazza con canestre riboccanti. -Allora, ogni giorno, ella si fermò a comperare qualche mazzo. Talora, -essendomi coricato all'alba, duravo gran fatica nel trarmi dalle coltri; -pur mi levavo, poichè ogni altra cosa mi sarebbe sembrata priva di uno -scopo, il giorno che tra quei fiori non l'avessi incontrata. - -Veniva pure i giorni di pioggia, e le fioraie nascoste sotto grandi -ombrelli la salutavano al suo passare. Pensavo: «Come avvicinarla? come -dirle o scriverle una parola?» E mille infantilità, mille vecchie -astuzie da innamorati mi si affacciavano alla mente; ma sùbito le -respingevo, non volendo sciupare in un modo così comune la mia tortura -delicata. - -Tutto di lei mi piaceva, e sommamente le cose che un tempo m'erano -dispiaciute; il mio desiderio s'inaspriva d'una torbida sensualità. Una -mattina, insensatamente, mentr'ella si era fermata per comprar fiori, -m'avvicinai. Ma quando le fui presso, e mi vide, si fece bianca più dei -mughetti che teneva in mano, e lasciandoli cadere s'allontanò rapida. -Non la rividi per tre giorni; poi tornò. - -Giunse Paderewsky a Roma per dare tre concerti, e sapevo da Fabio -ch'ella vi sarebbe andata. Anzi egli aveva l'incarico di fissare i -posti, ch'erano assai contesi; uno per lei, l'altro per la viscontessa -d'Andrassy, moglie d'un segretario dell'Ambasciata Belga. Fabio mi disse -che il barone De Luca non amava la musica da camera. Accompagnai Fabio -per vedere quali posti prendesse, e tornatovi tosto, fissai per me una -poltrona dietro l'altre due, nella fila consecutiva. - -Il giorno del primo concerto, quando entrai nella sala gremita, il -grande Paderewsky già suonava; la sua testa d'angelo, placida e pura, -sembrava sognasse le note che le sue mani andavano suscitando con un -prodigio di maestria. Per non disturbare gli ascoltatori attesi -l'intermezzo, appoggiandomi contro una colonna, quasi nascosto nella -penombra, e fissando Edoarda, che istintivamente si volse. - -La settima sinfonia di Beethoven volava sopra l'uditorio, che la -commozione teneva sospeso in una specie di estatica immobilità; qualcosa -di magico e di possente sollevava gli spiriti, come fiaccole accese, in -una sfera paradisiaca di ebbrietà. E in quel momento, su l'ala delle -note volanti, nella religiosa paura che incutono le grandi rivelazioni, -quell'amore che non si dice, che fu, e poi morì, e poi risorse, -quell'amore che divien umile dopo esser stato violento e si appaga di -nulla dopo aver tutto sprezzato, si comunicò fra noi come una cosa -tangibile, divenne materia, bacio, carezze, parola e sospiro fra le -anime nostre, che ritornavano entrambe da un lontano esilio, portandosi -fiori di rimembranza e di poesia, primavere di sogno e di musica -dimenticata. - -L'orchestra tacque; m'andai a sedere. La pelliccia di Edoarda, -rovesciata su la spalliera della poltrona, toccava quasi le mie -ginocchia, e, se mi fossi chinato in avanti, i suoi capelli m'avrebbero -sfiorata la fronte. Intesi ciò che diceva, intesi la sua voce ancora, -dopo tanti anni che più non la udivo. Il suo profumo mi veniva in -faccia, qualcosa di lei fasciava i miei sensi nascostamente. Nel -manicotto, semiappassiti, aveva i mughetti comperati la mattina in -Piazza di Spagna. - -Mille volte mi venne la tentazione di toccarla, in un modo qualsiasi, -fuggevolmente; ma non osai. Solo, durante l'intermezzo, un amico il -quale sedeva due file più avanti, si volse, mi vide e prese a parlarmi. -Allora, per rispondergli, mi chinai un poco su la poltrona di Edoarda e -le fui così vicino che mi pareva quasi di toccarla. Certo la mia voce -dovette darle quel medesimo senso che a me dette la sua, perchè la vidi -trasalir leggermente. Quando ci levammo entrambi per uscire, ella mi -guardò in viso, pallidissima, piena d'un'estatica paura. Ed io, rimasto -solo, mi scossi, come per cacciar dalle vene il turbamento che vi -serpeggiava, e risi, e pensai a quella che aveva inaridito il mio cuore. -Mi trovai puerilmente perverso; non l'amavo, e, sopra tutto, non la -volevo amare. - -Edoarda ritornò l'altre volte ai concerti, con la baronessa d'Andrassy, -ma sedeva lontana e fu solo negli intermezzi che, levandomi, la potei -vedere. Tutte le ambizioni della mia vita nuova convergevano in questa -sola: possedere la donna che avrei dovuto sposare, contro la quale m'ero -esasperato fin quasi all'odio. Un mio cuore fittizio mi faceva rivivere -ad uno ad uno tutti gli episodi del legame spezzato, e, come s'ella non -fosse più la stessa, mi tornavano alla mente i suoi gesti, i suoi baci, -le inflessioni della sua voce, i sorrisi e le lacrime che avevano -intessuta la storia del nostro lontano amore. Andavo per curiosità -rileggendo alcune sue lettere, che m'erano rimaste per caso, e pur -dicendomi che il tempo muta e travolge tutto, le somme felicità come i -più acerbi dolori, tuttavia non potevo riconoscere nella sua nova -bellezza di donna un poco altera, la timida fanciulla di un tempo, -ch'era stata, nelle mie mani, quasi un trastullo fragile. Quel mio cuore -fittizio la desiderava ora intensamente, la desiderava come un delicato -vizio che potesse ancora infondere un po' di vita nella sua mortale -aridità. - -A poco a poco scordai qualsiasi prudenza; mi recai nelle case ove -speravo di vederla, ed in una visita presso la contessa di Casciano -finalmente l'incontrai. V'era un numeroso crocchio di signore, qualche -uomo solamente; fra questi l'ambasciatore Palazzo, il contino Rainieri e -l'onorevole Albizzi-Cerda, amante allora della contessa di Casciano. Era -costei una signora più che trentenne, ancora piacente, per quanto non -fosse mai stata bella; suo marito, arditissimo esploratore, era morto di -febbre gialla durante un viaggio. Aveva due figlie cordialmente brutte, -ma educate a Londra, il che significa professare una libertà di costumi -a tutta oltranza dietro un'apparenza impeccabilmente puritana. Quando -entrai nella sala, gli occhi di tutti corsero involontariamente da -Edoarda a me, poi sùbito le conversazioni si spensero in uno di que' -bisbigli curiosi, che sono il commento subdolo del pubblico ai colpi di -scena così frequenti nella commedia mondana. - -Alcune signore m'erano sconosciute; la padrona di casa mi presentò. -Giunti che fummo davanti alla poltrona ove sedeva Edoarda, fingendo di -conversare animatamente con una vecchia nobildonna ch'era mezzo sorda, -la contessa di Casciano con la più soave ingenuità: - --- Tu, cara, -- le disse -- conosci, credo, il conte Guelfo... - -Edoarda, confusa, piegò il capo come per dire di sì. Le feci un inchino, -rapido, e passai oltre. Ebbi la prudenza di non guardare nessuno, ma mi -sentivo addosso gli occhi di tutti, molesti e beffardi. Senonchè la -disinvoltura di Edoarda mi dette un grande stupore. Lungi dal cogliere -sùbito un pretesto per andar via, o dal mostrarsi punto in imbarazzo, -continuò a discorrere animatamente, come se nulla fosse accaduto, -mettendo nelle sue parole un sale, una briosità, che non le conoscevo -ancora. Di riflesso, mi trovai molto impacciato, e poichè la contessa di -Casciano, in tutto squisita, ci teneva a farmi parlare, studiandosi di -provocare il caso ch'io dovessi rispondere a Edoarda, o Edoarda a me, -durai gran pena a non smentire quella fama che avevo di gaio e facile -parlatore. - -Dopo una ventina di minuti venne il Capuano. La sua faccia strabiliata, -quando ci vide, per poco non fece ridere anche me. Non appena gli fu -possibile avvicinarsi a me, che gli sfuggivo, mi trasse in disparte per -sibilarmi sottovoce: - --- Che novità son queste? Sei pazzo ora? - -Io feci con le labbra un atto d'indifferenza e risposi leggermente: - --- Perchè mai? - -Lo vidi poi che diceva qualcosa misteriosamente anche a Edoarda. Poco -dopo, cogliendo l'occasione che la nobildonna mezzo sorda se n'andava, -Edoarda pure si levò. Strinse la mano a tutte le signore, a noi uomini -fece solamente un cenno del capo. - -Questa mia prodezza non ebbe che due conseguenze: la prima, che per una -settimana ella non passò più per Piazza di Spagna, e l'altra fu una gran -diatriba fattami dal Capuano. - -La sera stessa me lo vidi giungere in casa, fuori di sè. Ancor prima di -togliersi il soprabito, e senza nemmeno darmi la buona sera, cominciò a -sciogliere i freni del suo sdegno. - --- Insomma, insomma, io non capisco più in che mondo si vive! I -gentiluomini, o quelli che dovrebbero esser tali, mancano ai riguardi -più elementari dell'educazione! In verità!... - --- Puoi dire, puoi dire!... Tanto, sai che non m'offendo. - --- Ma vieni un po' qui, ragazzo mio! Spiégami: cosa ti sei fitto in -capo? Forse di far la corte a Edoarda? - --- Eh, via!... tu scherzi! - --- Ti avverto che si comincia col dirlo in giro. E in fede mia tu fai -proprio tutto quello che ci vuole per lasciarlo credere. - -Mi stavo infilando i pantaloni dell'abito da sera; egli camminava per la -stanza, con il suo gestire da caratterista. - --- Sai, Fabio? Se tu avessi fatto il predicatore, chissà quanta gente -sarebbe accorsa per udire i tuoi quaresimali! - --- Bah!... se vuoi scherzare è un altro conto. - --- Insomma: ti manda lei, per caso, a farmi questa ambasceria? - --- Ah, no! Ecco non devi credere questo! D'altronde non l'ho ancora -veduta. - --- Ebbene, che colpa ne ho io, se, andando a visitare la contessa di -Casciano, v'incontrai Edoarda? - --- Ma le smanie di società, di visite, di balli, di pranzi, ti son -dunque venute tutte in un colpo? - --- M'annoio e cerco di svagarmi. Poi faccio il possibile per non perdere -il mio posto nell'Olimpo. Sai... a questi chiari di luna! - --- Va bene. E le passeggiate in Piazza di Spagna? E la Trinità dei -Monti? E quel canocchiale che in teatro non abbassi un momento? Tutto -questo è sempre per l'Olimpo, è vero? Ma, già!... tu non ti curi di -niente! In fondo non hai mai avuto nè cuore nè senno; il tuo capriccio -innanzi a tutto, e il resto... al diavolo! - --- Ah, bene, senti... ora vai oltre i limiti! Fammi un santo piacere: -parliamo d'altro! - -Egli mi sogguardò con occhi obliqui, accese una sigaretta, si pose a -cavalcioni d'una sedia e non parlò più. - -Io mi feci con somma cura il nodo della cravatta, chiamai Ludovico -perchè mi spazzolasse ben bene l'abito, misi un fiore all'occhiello, -profumai il fazzoletto e presi da un tavolino le chiavi di casa. - --- Dunque vieni o resti? -- gli domandai. - --- Usciamo pure! -- fece, tragicamente. - -Quand'ebbimo camminato un po' per la strada, visto ch'egli non parlava, -lo presi sottobraccio. - --- Di'... non sarai mica offeso per caso? - -Bastava una frase amichevole per rimetterlo di buon umore. - --- Ci mancherebbe altro! -- esclamò allegramente. - --- Sai, -- gli dissi, -- che il tuo isterismo peggiora ogni giorno? - --- E sai, -- rispose con una perfidia sorridente, -- che la tua -balordaggine è divenuta cronica? Sapevo che con questi occhi avrei -vedute ancora le cose più stravaganti, più inverosimili che possano -accadere al mondo; ma di vederti un'altra volta innamorato d'Edoarda... -questo poi no! - --- Siamo da capo? - --- Calma! Non ti voglio dire che una cosa sola. Non sei cattivo, tutte -le sciocchezze che fai si devono solamente alla tua gran leggerezza... -Ma, guarda: se ora ti figgessi nel capo di scompigliare un'altra volta -la vita di quella creatura, m'incuteresti un così grande ribrezzo, che -avrei per sempre vergogna di stringere la tua mano. - --- Su, dammela quella mano, e vieni a pranzo con me! - --- Grazie, non posso. - --- Perchè? hai forse un altro invito? Vedo che infatti hai una stupenda -cravatta bianca. - --- Sì, sono invitato. - --- E dove, se è lecito? - --- Dai De Luca, -- egli convenne, quasi a malincuore. - --- Ah... buon appetito! - - - - - V - - -Era giornata di caccia. Il master, don Antonino Feretra, ci aveva dato -convegno per le nove del mattino. - -Fresco ed ilare, per quella giocondità della primavera laziale, ero -uscito di buon'ora montando per la prima volta Bluff, il mio nuovissimo -irlandese dal mantello sauro focato, con il muso e le balzane d'un color -candido come la neve. - -Due mazzi di baccarà eccezionali mi avevano permesso di comperare questo -ammirevole cavallo, giunto fresco fresco dall'Irlanda e conteso con -sforzi eroici all'imberbe quanto milionario Stefanuccio Gola, che, non -essendosi ancora potuto liberare da una fastidiosa inabilitazione, -m'aveva dovuto cedere sul prezzo. Bluff era un superbo animale, dalla -criniera folta, le reni spaziose, il petto robusto, saltatore agilissimo -e galoppatore instancabile. - -Stretto nella mia giubba rossa, recandomi di buon trotto al «meet», mi -pareva d'essere tornato il gentiluomo d'una volta, intrepido a tutte le -macerie, spavaldo in sella come se ci fossi nato. E la vita, quella -mattina, mi piaceva ancora. - -Giunsi, mentre il master prendeva il galoppo seguito dai cani, facendo -squillare nitidamente il corno da caccia. - -Il «meet» era frequentatissimo. Vidi Piero de Luca in sella d'un -puro-sangue irrequieto come una gazzella e intesi donna Maria Monsélice, -amazzone ammiratissima, dirgli con tono d'intenditrice: - --- Long Tail non vi farà il percorso, barone, e voi rischiate di -rompervi il collo. Spero che girerete le macerie. - -Il De Luca, sorridendo come un uomo indurito alle avventure della sella, -rispose: - --- Tutt'altro! È una scommessa, Donna Maria, e sono ben sicuro di -vincere. - --- Sarebbe veramente peccato rovinare questo bel puro-sangue in una -caccia. - --- Long Tail ha un'andatura infernale, ma non rifiuta nessun ostacolo; -se permettete, vi seguirò da vicino, senza lasciargli prendere la mano. - --- Andiamo! -- diss'ella scudisciando il proprio cavallo. E volarono -via. - -Stavo intanto parlando con due cavalieri che ammiravano Bluff, quando, -fra un gruppo d'amazzoni che prendevano il galoppo, vidi o mi parve -riconoscere Edoarda, nel mezzo fra la contessa di Casciano e miss Emy -Ruffles, con altre che non ravvisai. Guidavano il gruppo Giorgio -Sannìzzaro ed un capitano di cavalleria. Difficilmente l'occhio poteva -trarmi in errore, ma, per il travestimento dell'amazzone, e sapendo che -a' miei tempi ella non aveva mai preso parte ad alcuna caccia, dubitai -d'essermi ingannato. - -Col cuore in tumulto misi Bluff di galoppo, spingendolo in direzione del -gruppo che già s'allontanava per la campagna. L'irlandese di buon -sangue, spiegando un'andatura meravigliosamente distesa, in breve li -accostò, e quando giunsi a pochi metri da loro durai gran fatica per -diminuirne l'impeto e non passar oltre. - -Da vicino riconobbi Edoarda. Ella montava una cavalla baia, nervosa e -gentile; indossava un'amazzone di velluto color viola fosco, portando, -come una volta, i capelli annodati su la nuca. Un largo velo, -fasciandole il cappello due volte, lasciava ondeggiare i suoi lembi nel -vento del galoppo. Pensavo: «Egli le ha comunicate le sue passioni. -Questo nuovo amore del cavallo è un segno quasi di affinità con lui.» E -per tenermi dietro al gruppo dov'ella era, di continuo rompevo -l'appoggio del morso a Bluff, che generosamente li voleva sopravvanzare. - -Tutta la campagna laziale, a perdita d'occhio, era inondata di sole; il -terreno mandava un luccicore insostenibile, rotto qua e là dall'ammasso -di un'antica maceria, dove le scaglie d'argilla balenavano come frantumi -di specchiere. - -Davanti si parò una staccionata d'un metro circa, ed il gruppo, su due -file, saltò netto. Ma, sopravvenute una seconda, poi una terza, i -cavalli, animatisi ruppero un poco l'ordine, distanziandosi -gradatamente. Le braccia più non mi reggevano per lo sforzo di rimanere -in coda, e allora, piegando sul fianco, lasciai che l'irlandese -passasse. Rapidamente mandai loro un saluto. - -Giorgio Sannìzzaro mi gridò dietro: - --- Eh, eh! di volata, Guelfo!... - -Ma Bluff, quand'ebbe lo spazio libero davanti, s'acquietò, e mi trovai -di paro con l'ufficiale, che durava la stessa fatica nel dominare il suo -polledro. Lo conoscevo, e questa ragione mi servì per unirmi al gruppo, -tenendone la testa ad una cinquantina di metri. Incontrammo una piccola -maceria; il capitano saltò furiosamente; il suo polledro lo portò via. -Bluff fece un salto al quale Sannìzzaro, dietro, applaudì, e volgendomi -li vidi saltare tutti facilmente, tranne il cavallo di Miss Ruffles che -fece uno scarto e, dopo aver ritentato, passò di fianco. - -Il terreno cominciava ad essere malagevole. Da tutte le parti si -vedevano frotte di cavalieri correre a briglia sciolta, mettendo -nell'immensa campagna un formicolìo di giubbe rosse e d'amazzoni oscure, -con l'eco nell'aria degli eccitamenti dati ai cavalli e lo scrosciare -lungo di qualche nitrito. Un sordo rumore di terreno battuto si -propagava in tutte le direzioni, sollevando per la infinita campagna -quasi una oscillante sonorità. - -Miss Ruffles era rimasta indietro; il Sannìzzaro aveva di molto -rallentata l'andatura per non lasciarla sola, ed io, volgendo il capo, -vidi a poca distanza dal mio cavallo Edoarda e la contessa di Casciano, -le quali galoppavano di paro. Bluff vide sorgere davanti a sè una -maceria larga ed ineguale; drizzando le orecchie vi si buttò sotto come -un fulmine, prese male il salto e la passò rasente rasente, in grazia -del colpo di reni che mi diede quando si sentì sopraffatto dall'altezza. -Una pietra toccata sbalzò fuori. Mi fermai dietro l'ostacolo per vedere -il salto delle due cavalcatrici. - -La contessa di Casciano, che montava un saltatore da concorso, passò per -la prima, facilmente, sorridendo; invece la baietta di Edoarda, -spiccando il salto su le quattro zampe, scavalcò la maceria -scompostamente, levandosi di peso, come fanno le capre. Attesi che le -due signore passassero, e mi posi dietro loro, ad un galoppo misurato. -Una frotta di cavalieri ci attraversò la strada, lasciando nell'aria un -sibilo di voci e di scudisci. - -Bluff, spumoso per l'impazienza di raggiungere i più lontani, andava -tutto a puntate, volate; per intorno l'alta erba, solcata in ogni senso, -mostrava le tracce delle varie cavalcate. - -Vidi con gioia la baietta di Edoarda perdere terreno, mentre il bel -sauro della contessa di Casciano, indocilmente le forzava la mano -stanca. Finalmente, dopo aver saltato un'altro ostacolo, colei si volse, -disse qualcosa alla compagna, e filò via. Edoarda, rimasta sola, diresse -la cavalla verso un lieve pendio, poi, allentando le redini, si lasciò -condurre. Appariva stanca; erano forse le prime cacce, v'era in tutta la -sua persona una specie di rilassatezza. - -Copersi allora la breve distanza che ci separava, e per qualche minuto -Bluff galoppò col muso vicino alla groppa della baietta. Lontano si -vedevano i cavalieri convergere tutti verso un lato, a sinistra, e -poichè i nostri cavalli v'andavano pure, d'un salto la sopravanzai, -diedi una spronata nei fianchi a Bluff, e, piegando su la destra, lo -lasciai galoppare. - -Sapevo che nonostante ogni sforzo dell'amazzone la baietta m'avrebbe -seguito. - -Curvo, senza volgermi, sentendola presso, respiravo con voluttà la -fragranza del vento primaverile; mi pareva di rapirla, di trarmela -dietro legata alla mia sella, senza scampo, come in una leggenda, verso -una solitudine di cielo e di luce. Una paura indefinibile mi tratteneva -dal volgermi, per guardarla in faccia, e nel fischio dell'aria celere -sentivo pur distintamente l'affanno del suo respiro. - -Per una specie di crudeltà non mi volli fermare; i due cavalli -schiumavano, dopo venticinque minuti di galoppo serrato sopra un terreno -che le piogge avevano reso pesante; v'erano sassi e buche, ma quel -pericolo mi piaceva. Piantai di nuovo gli sproni nei fianchi di Bluff, -ed il buon generoso cavallo, raddoppiando di lena, a scatti, a volate, -galoppò così disteso, che l'erbe alte gli staffilavano il ventre. E la -baietta dietro, ansante, senza cedermi d'un passo. - -Saltammo tre volte, come volando, l'ultima, intesi Edoarda dare un -piccolo grido: si era sentita forse cadere, perchè la baietta saltava -con troppo impeto. - -Allora mi volsi. Pallida, con gli occhi semichiusi, il busto un po' -rovesciato all'indietro, pareva che quella corsa l'avesse del tutto -sopraffatta ed estenuata; vidi che non teneva quasi le redini, compresi -il pericolo, ed a forza di braccia rallentai. Pianamente ci mettemmo di -paro, ansanti entrambi come i nostri cavalli, senza guardarci, lontani -da tutti, nella solitudine, nel sole. - --- Edoarda... -- mormorai con paura, passando la mano su la criniera -della sua cavalla, tanto le stavo presso. - -Il lembo del suo velo mi sventolava sopra una spalla, e poichè le parole -mancavano, eran tutte impari alla mia commozione, lasciai la criniera, -presi una sua mano, strinsi dolcemente quelle dita, e la briglia che -tenevano, insieme. - -Ella bruscamente scosse il pugno, e la cavalla molestata fece un piccolo -salto. - --- Mi perdonate? -- le domandai. -- Sono stato pazzo a condurvi qui, non -è vero? - -Ella piegò la testa e sorrise; quel sorriso fu così pieno di gentilezza, -che ne provai quasi un rimorso. - --- Non potevo più vivere a questo modo! -- le dissi. -- Bisognava pure -che vi parlassi. - --- Sapete... -- rispose con volubilità, guardandomi senz'alcuna -esitazione, -- avete rischiato di farmi rompere il collo! Davvero, -all'ultimo salto, sono rimasta su per miracolo... - -Non era più la stessa donna; la guardavo e l'ascoltavo con sorpresa. - --- Non avevo altro modo per potervi parlare, -- le dissi con dolcezza; --- e sono mesi che attendo... - --- Oh, davvero? - -Le presi la mano di nuovo: - --- Perchè scherzate così? -- Proprio non conto più nulla per voi? -Null'affatto? - -Ella abbassò le palpebre con un sorriso pieno di sottile ironia. - --- Spero non dimenticherete che ho un marito, mio caro conte! -- E disse -quest'ultime due parole con uno scherno che mi ferì. - --- Noi ci eravamo promessi una volta di rimanere l'uno per l'altra tutta -la vita, -- le risposi con esitazione. -- Ma, già, queste sono parole -che si dicono... almeno per voi! - --- Già, si dicono pur troppo! Ma un gentiluomo che le abbia intese, -dovrebbe saper anche dimenticarle, vi pare? - -I cavalli avevano preso il trotto, piano, piano. - -Allora, tirando insieme la mia briglia e quella della baietta, li rimisi -di passo. - --- Che fate ora? -- domandò Edoarda sorridente. -- Non mi vorrete far -perdere, spero? Lasciatemi ritornare, vi prego. - -E raccolse la briglia abbandonata. - --- No, ve ne supplico, Edoarda! -- esclamai con una voce così commossa, -ch'ella visibilmente ne provò stupore. - --- Poi, -- soggiunsi, -- bisogna che i cavalli riposino un momento. - --- Insomma, -- elle fece, dopo essersi guardata intorno, -- cosa volete -ancora da me? - --- Non lo sapete forse? Ebbene, ve lo dirò. Volevo riudire la vostra -voce, guardarvi da vicino, dirvi ancora una volta che non vi ho -dimenticata, che sono stato irragionevole quando v'abbandonai, ed ora da -voi sola dipende il salvare l'uomo che tuttavia è stato qualcosa nella -vostra vita, o vendicarvi del male che vi ho fatto, se pure ve ne feci, -ma in un modo mille volte più crudele. Volevo dirvi, Edoarda, che in -nessun momento della mia vita mi son sentito pazzo come ora, perchè -quello che sto facendo in questo momento è senza dubbio una pazzia... - -Così le dissi, e fui sincero, tanto è pieno d'inganno quel sensuale -turbamento che noi chiamiamo l'amore. - --- Si, è certo una pazzia, -- Edoarda rispose, chinando la faccia -scolorata. Mi piegai sovra la sua spalla, fin quasi a toccarla, e dissi: - --- Non vi ricordate più di me? più affatto?... mai? - --- Mai! mai! -- ella mormorò, chiudendo gli occhi. - -Le stringevo il braccio, attirandola dolcemente. - --- È possibile che tutto per voi sia finito, quando invece io, dopo la -prima volta che vi ho riveduta, non sono più capace di pensare ad altra -cosa che a voi? Quand'io vi desidero in un modo che non ha parola, e -passo il giorno, la notte, immaginando come vi potrei parlare? - --- Tacete! tacete!... Torniamo indietro, -- ella propose, cercando quasi -di nascondere un improvviso turbamento. - -Con una specie di cocciutaggine ripresi: - --- Io fui certo il più fedele, nonostante le mie stoltezze. A tempo, il -mio cuore, il mio spirito, erano malati, Edoarda; e dopo di allora sono -passate tante cose!... - -Ella rise di un piccolo riso, breve, sarcastico. - --- No, non schernitemi! Voi sapete bene che questa è la verità. Sono -anche tornato, una volta, per farmi perdonare; ma fu troppo tardi. Vi -eravate appunto fidanzata, e, quando me lo dissero, qualcosa mi passò -nel cervello, nel cuore... non so... fu come uno schiaffo datomi in -piena faccia, e compresi allora tutto l'amore, tutto l'amore profondo -che avevo per voi. Su, dítemi una parola... non continuate a ridere -così! - --- Oh, vi conosco. Guelfo! Adesso vi conosco; allora no. - --- Ebbene? - --- Ebbene, la cosa è molto semplice. Vi è tornato forse un capriccio... -Ne avete avuti tanti altri, e gli spensierati come voi conoscono questi -ritorni. Anzi, dítemi una cosa: Dove avete lasciata la vostra amica? - -E rise più forte. Questa domanda mi suonò come un insulto: ebbi voglia -per un momento di rispondere con la stessa ironia, e tacqui, mentre di -me stesso nasceva in me un amaro disprezzo, una commiserazione profonda. - --- Volete burlarvi di me, -- le dissi poi, gravemente. -- È giusto: ne -avete anche il diritto. Ma tralasciate l'ironia; siate generosa. Cosa -volete di più? Quando un uomo vi domanda perdono... - --- Io non vi devo perdonare nulla. Forse è stato meglio così. Non vi -devo perdonare assolutamente nulla. Solo mi sia lecito rivolgervi una -preghiera, dopo tanto tempo, e visto che vogliamo parlare seriamente. In -questi mesi ultimi vi siete spesso dimenticato che ho un marito ed un -nome da rispettare, o meglio da far rispettare. Vi sarei grata se -voleste risparmiarmi le vostre persecuzioni continue, tanto più che, una -volta o l'altra, potrei averne qualche noia. - --- È tutto quello che avevate a dirmi? -- osservai freddamente. - --- Mah... è tutto! - -E andammo a lato, in silenzio, per qualche centinaio di metri, io -guardando sopra il collo della mia cavalcatura la bella campagna che si -stendeva sino al confuso inazzurrare dei monti ed il sole felice che a -perdita d'occhio vi scintillava, ella, di tratto in tratto, sollevando -il viso di sotto il velo, come per osservarmi di sfuggita. - -Poi mi disse repentinamente, con un tono tra il serio ed il faceto: - --- Avete un po' cambiato fisionomia, da quel tempo... - --- Vi pare? Sono forse invecchiato. Ho molti capelli bianchi ora. - --- Volevo dire una diversità di espressione; avete l'aria più cattiva; -sembrate un uomo che viva in uno stato anormale, ruminando chissà mai -quale idea pericolosa. - --- Nessuna, tranne quella che voi sapete. - --- Poi, e perdonatemi la mia franchezza, non sembrate più così spavaldo -come una volta. Vi dev'essere capitato qualcosa di grave. - --- Credo, Edoarda, che non mi vediate più con gli stessi occhi. - --- Forse. - -Poi trattenne la cavalla e mi disse con risolutezza: - --- Torniamo. - --- No, Edoarda, non ancora, ve ne prego! Non siatemi avara di questi -brevi momenti che mi sono procacciato con tanta pazienza, e che forse -non si ripeteranno mai più. Ancora debbo dirvi molte cose, che il -turbamento mi ha fatte dimenticare. Tanto, siamo al sicuro qui; la -caccia è lontana. - --- Ma io debbo ritornare, intendete? lo debbo! -- insistette, come per -comandarlo a sè stessa. Poi soggiunse: -- L'ascoltarvi più a lungo vi -darebbe diritto... - --- Nessun diritto, nessun diritto... non parlate così! usatemi questo -riguardo almeno! - -E messa la mano su la briglia della baietta, la costrinsi a camminarmi -di fianco, sella contro sella. - --- Ma insomma voi profittate d'una condizione di cose... - --- No, non è vero... oppure, sì, come volete! Ne profitto forse un poco, -e ve ne chiedo scusa. Ma ho bisogno di parlarvi, od almeno di sapere una -cosa, una sola, se pur mi vorrete rispondere. - --- Oh, quale mai? - --- Una domanda; una domanda insolente e sciocca, perchè certo non mi -direte la verità. Ma non importa. Vorrei sapere se amate veramente -vostro marito, o se... - --- Ascoltátemi, Guelfo, -- ella fece con un po' di risentimento, -- vi -siete abbastanza divertito alle mie spalle una volta perchè vi permetta -di farlo una seconda! - --- Ma no, ma no... - --- Lasciátemi dire. So a cosa tendono i vostri bei discorsi e quale sia -decisamente il vostro piano. Con molti giri viziosi venite a farmi -un'offerta esplicita, e naturalissima in fondo! Momentaneamente vi -piaccio di nuovo, per il semplice fatto che son divenuta la moglie d'un -altro, e venite a propormi, oh, con molta cautela!... d'essere la vostra -amante... - --- No, no! - --- ... a propormi d'essere la vostra amante. Ed io dovrei... - --- Insomma, Edoarda, vi prego: non continuate! - --- Amico mio, perchè metterci una maschera sul volto? Diciamo la verità: -non è questo? - --- No! no! mille volte no! La mia domanda vi è parsa brutale, forse; lo -era infatti. Ma non credevo che si potesse tornare del tutto estranei -dopo un passato come il nostro, e contavo un poco su l'amicizia d'una -volta. Voi oggi ridete, prendete le mie parole in burla, vi piace -umiliarmi e vedermi soffrire; ma io v'ho fatta quella domanda per una -ragione ben diversa. Ecco, Edoarda: se fossi certo che amate un -altr'uomo, che vi siete sposata per amore di lui, scordandomi del tutto, -se avessi questa certezza, vi dico, sarebbe l'ultima volta che cercherei -d'avvicinarvi. Quindi non rispondetemi, perchè, se fosse così, varrebbe -meglio non saperlo. - -Ella si chiuse un poco nelle spalle, guardò altrove, senza rispondere. - --- Son mesi e mesi, -- continuai, -- che questo dubbio mi tortura, ed è -solo per questo che ho trovato il coraggio di venirvi a parlare. - --- Oh, il coraggio in questi casi gli uomini lo trovano sempre! - -Lontano, lontano, i corni da caccia squillavano a distesa nell'aria -piena di sole; veniva per la terra sonora un rumore di galoppi distanti. -Ella ebbe un leggero tremito: - --- Vengono!... -- esclamò. - --- No, anzi si allontánano. - --- Ma bisogna pure ch'io mi trovi al «meet». - --- C'è tempo, c'è tempo! La caccia non finirà così presto. - --- Insomma, Guelfo, abbiamo fatto... cioè, avete fatto molto male, molto -male!... - -E la sua voce non era più nè irritata nè schernevole. - --- Perchè? - -Un po' stanca, un po' curva, ella si passò la mano su la fronte, fra i -capelli scomposti. - --- Perchè?... -- ripetei, stringendole un polso, uno di que' polsi -fragili, che davano al contatto la sensazione di poterli spezzare. -L'attirai lentamente; le nostre spalle si toccarono, e, levando i suoi -grandi occhi, mansuetamente, come faceva una volta, vide -nell'alterazione del mio viso i segni dello smarrimento che mi turbava. - --- Sei cambiata, -- le mormorai; -- ma per me sei ancora la stessa... e -più bella! Ti ricordi?... - -Ella chiuse gli occhi e piegò il mento sul petto. - --- Guàrdami... -- la pregai, -- guàrdami!... - -Allora sollevò il viso, con le palpebre chiuse, la bocca ferma. Il sole, -battendole in faccia, dorava il suo pallore. - --- Sei cambiata e sei la stessa, -- ripetei. -- Più bella, mille volte -più bella! Io non ho cessato mai di volerti bene. Ora lo sento. Eri nel -mio destino, e il destino torna... deve tornare! Dimmi... dimmi!... -Anche tu? - -Ella scosse il capo con violenza, come per ribellarsi al bisogno di -rispondere «Sì!» - --- Pensa che felicità sarebbe la nostra!... -- le bisbigliai. - -Vi sono momenti nuovi nel traboccar d'un'antica passione, in cui l'anima -viene su la bocca e parla da sè. Ora i cavalli andavano d'un passo -lento, strappando qua e là ciuffi d'erba; un vento lieve increspava le -criniere, fasciandomi il suo velo intorno al collo. - --- Dimmi, -- le domandai piano, stringendola tutta contro la mia spalla, --- dimmi la verità... la verità!... lo ami? - -Con gli occhi semichiusi, la faccia un po' convulsa, la fronte presso la -mia bocca, scosse il capo con impazienza, quasi con ira, mentre le sue -ciglia si bagnavano di lacrime mal frenate. - --- Perchè vuoi farmi parlare! -- esclamò. - -Una stupenda gioia mi rise nell'anima, e d'improvviso mi sembrò che -tutto quanto, all'intorno, girasse, girasse, in una vertigine di sole... - --- E, dimmi ancora... non lo hai amato mai? - --- Ah, lásciami!... -- comandò con ribellione, come se un nodo le -soffocasse la gola. E mi respinse. - --- No! rispóndimi!... Mai?... in nessun modo?... - -L'abbracciavo, la serravo imperiosamente. Ella di nuovo strinse le -labbra, e negò. - --- Senti allora... e me? - --- Tu? - -Aperse gli occhi mi guardò, mi fissò profondamente, come per -riconoscermi. V'era in quegli occhi azzurri un'ombra che li faceva parer -cupi, e le sue labbra smorte mi si offersero con un bacio di tutta la -persona. - --- Germano, Germano... -- pregò, -- andiamo via!... - -Tutte le trombe lontane d'un tratto echeggiarono, percuotendo l'aria -come una staffilata sonora. - - - - - VI - - -La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, viene -per solito con un mazzolino di fiori alla cintura; l'amante poi li mette -in cornice, li conserva nel cofano delle reliquie, per poterle dire più -tardi, esumandoli: - -«Fu la prima volta... ti ricordi?» - -E quest'odor di appassito è, nell'amore, un profumo che spesso prolunga -le agonìe. - -La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, di -solito viene in vettura chiusa, fingendo d'esser assai turbata, d'aver -avuta una immensa paura, cosa in fondo esageratissima, perchè le donne -al giorno d'oggi sono quanto mai esperte, ed i mariti han quasi perduto -il vizio preistorico di uccidere per gelosia. Fatto, sta che l'adulterio -s'è talmente radicato nella vita moderna da non parer cosa ormai -straordinaria nè difficile, e que' famosi Otelli della vecchia maniera -sono andati a rifugiarsi nel repertorio dei teatri popolari, dove -talvolta fan ridere o fremere ancora. I nostri, oggi, lo sanno qualche -volta, ma non sorprendono quasi mai. - -Un po' di paura è tuttavia necessaria. Non si fa tutto questo per amarsi -tremando? Il pericolo non è forse un delicato piacere? - -La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, porta -l'abito che le avete ammirato, il cappello che vi piace di più: ha -paura, si sente male, ha fretta, deve andar via. Gira, si siede -irrequieta su tutte le poltrone; tocca ogni cosa, guarda i quadri, la -mobilia, le fotografie, se ve ne sono, poi vi dice: «Dio!... Chissà -quante sono venute qui!» - -Naturalmente le assicurate ch'ella è la prima, però in modo da lasciarle -credere che ve ne furon altre, molte altre, assai più che non sia -vero... Allora le date un bacio su la bocca, traverso il velo; d'inverno -la veletta è umida; quell'umidore vi piace, sa di fresco e di buon -profumo. - -È il primo bacio su la bocca nella casa del peccato, il primo sapore -della colpa, dopo quel bacio casto e compunto che le fu dato quando mise -il piede oltre la soglia, in segno di rispettosa ospitalità. Bisogna -conoscere le gradazioni. E sùbito ella se ne schermisce; tutto le sembra -nuovo e pericoloso; quel bacio la fa timida, quantunque molti altri ve -n'abbia già dati, nelle sale ove l'incontraste, ne' corridoi, tra due -porte, fra due siepi, ai balli od in campagna, al mare o dovunque potè. - -Ma quel giorno ha paura, sta male, ha fretta, deve andar via. Intanto vi -osserva: le pare strano di vedervi lì, nella casa vostra o non vostra, -diverso dagli altri giorni, svestito di quelle apparenze che imponeva la -mondanità; vi osserva con occhi attenti, senza dirvi nulla, e quello è -spesso il momento in cui si decide la simpatia o la diffidenza d'una -donna, la quale, sino a quel punto, non ebbe di voi che una semplice -curiosità. Non bisogna allora essere nè troppo timidi nè troppo audaci. - -Credo che in quell'istante i sensi della donna si fascino quasi d'una -vigile inerzia, urtati da quel tanto di comune o di fittizio che non -manca mai ne' primi convegni d'amore. Poichè, nonostante l'esperienza, -ci si trova sempre un po' comici l'uno di fronte all'altra, ed il -pensiero di tutti quelli che hanno fatto e faranno la stessa cosa, in un -appartamentino press'a poco simile, ed alla medesima ora, con le stesse -precauzioni, con le stesse parole, riesce a smorzare d'improvviso la -trepida impazienza che ci ha condotti fino a quel punto. È, talvolta, -una cosa futilissima che salva, che piace, che dà un'improvvisa -freschezza, ed in ogni modo bisogna saper vincere quel torpore, ma -dolcemente, con persuasione. - -Se può, ella vi dice allora una piccola sgarberia, con gioia, ridendo. -Ma è lo stato dell'animo suo che lo richiede; un poco forse la vergogna, -un poco il timore di piacervi meno che non vorrebbe. - -Intanto, con l'ansia più distratta e più naturale del mondo, s'è -lasciata prendere il manicotto e l'ombrellino, il boa od il mantello, i -guanti, la borsetta, la veletta, ed affinchè voi possiate levarle -quest'ultima difesa del suo onore senza strapparle i capelli, (oh, gli -uomini, quanto sono maldestri!...) si va togliendo ad uno ad uno gli -spilloni dal cappello. Poi siede in un angolo, ed ha una immensa -vergogna subitanea, come se fosse in camicia. - -Allora l'amante consumato e scaltro le s'inginocchia ai piedi per dirle -con voce commossa una frase dolce, persuadente, quasi lasciva... per -slacciarle una scarpina senza che se n'avveda o insinuar le dita fra gli -uncini della camicetta, che vela, senza nasconderla, una soave nudità... -Poi, quando per forza se ne deve accorgere, ecco vi dice: «Ma... che -fate?» oppure: «Che fai?» secondo i casi. - -E se, tra gli uncini ed i pizzi v'impacciate un poco, allora esclama -sorridendo: «Oh! come non sai far nulla!» E li sgancia da sè. Ad un -certo punto finge di veder il pericolo e si alza bruscamente. Cammina, -apre un libro, vi domanda una sigaretta, carezza un fiore, si dà una -pettinata, o, se c'è il fuoco, va davanti al camino e si riscalda le -mani. Voi la prendete allora per le spalle, con un po' di veemenza, -costringendola a lasciarsi baciare... Ella ride, rovescia il capo -all'indietro ed offre la bocca. C'è uno specchio, là di fronte, ove si -guarda. Ci si guarda entrambi; ella dice: «Dio, come sono rossa!...». - -Fate, o cauti amanti, che le specchiere nella vostra casa d'amore siano -benevole, poichè la donna in quel momento ha bisogno di sentirsi bella. - -Poi, fra le mille carezze, fra le insidie lente, si parla di cose -lontane; si dice: - -«Pensa, amore mio, quando ci siamo conosciuti la prima sera... ed io ti -facevo già la corte, con gli occhi, da molti mesi... avresti mai pensato -che un giorno ci troveremmo qui, soli, nelle braccia l'una dell'altro... -del tutto soli... come ora?...» Ed ella risponderà: - -«Oh, Dio buono... che pazzie che mi fai fare! Dimmi... non è forse -vero?... non è questa una pazzia?» - -«Forse... ma così dolce!» - -«No... sta fermo...» - -«Làsciami fare. Voglio baciarti su la gola... solamente su la gola... -Oh, come hai la pelle bianca!» - -La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, viene -per lo più perchè s'annoia della sua vita giornaliera, e l'adulterio la -tenta; o per curiosità momentanea della vostra persona, o perchè potrete -giovarle in qualcosa, o perchè i sensi le fanno sperare da voi gioie che -non conosce ancora. Qualche volta viene per la buona ragione che le -avete fatta la corte, qualche volta per poterlo raccontare ad un'amica, -o perchè lo dicano ad un vostro predecessore, o perchè da voi non venga -un'altra in sua vece: per capriccio insomma, per calcolo, per istinto, -per gelosia, per frivolezza, e talora, infine, benchè assai di rado, -perchè vi ama. - -Pure v'è una donna che a nessuna di queste assomiglia, che nessuno di -tali sentimenti a voi conduce: ed è la donna che torna dopo avervi -amato, quando fra voi passarono la lontananza e l'oblìo; la donna che -torna per ricominciare l'amore. - -Queste cose pensavo confusamente, aspettando Edoarda in un -appartamentino situato nei quartieri eccentrici di Roma, durante un -pomeriggio del mese d'Aprile. - -Le finestre erano aperte, un'aria tepida e profumata gonfiava le tende, -muovendo riverberi su gli specchi e suscitando qua e là un crepitìo -sommesso dai vecchi mobili gonfi di sole. Vedevo le sfere d'una pendola -di bronzo camminar lente sul quadrante acceso; il sole, picchiando sul -terso metallo, tutta la inquadrava d'un'aureola multicolore. - -Mi sentivo un poco stordito; nell'allucinazione del mio sogno vedevo -passare continuamente sorrisi e fisionomie di donne che avevo altre -volte aspettate in una camera come quella, contando i minuti lenti e -sobbalzando ad improvvisi rumori. - -Poi due grandi occhi m'apparvero, da tutti gli altri dissimili che nella -vita guardai, limpidi e pure incomprensibili, che avevano l'irrealità -delle cose lontane, e, leggeri come farfalle, mutando luogo, da -tutt'intorno mi guardavano, venivano fin vicino alla mia bocca, -socchiudendo le oscure palpebre, per lasciarsi baciare. E colei che mi -seguiva invisibile, dovunque andassi, quella ch'era nell'aria del mio -respiro e nel pane di cui mi nutrivo, quella ch'era chiusa nel mio cuore -come in un sepolcro suggellato, si venne a distendere in silenzio sul -vasto letto ricoperto, e disfece i suoi capelli color dell'oro e del -bronzo, mi guardò e mi sorrise, chiamandomi con la sua voce d'una volta, -la sua voce piena d'incanto, che suonava da una distanza irrevocabile. - -Poi vicino mi passò la bionda immagine di una piccola creatura dal capo -ricciuto, con le innocenti labbra color de' bòccioli, ma gli occhi già -profondi e consapevoli... Evelyn si chiamava la bimba: io sapevo il suo -nome, non ella il mio. - -Allora, per cacciare que' fantasmi, sorsi in piedi, feci nervosamente il -giro della camera, m'affacciai alla finestra, guardando fuori. - -Di là dalla strada, dietro un muro alto di pochi metri, v'era un piccolo -giardino, tutto in fiore. Una bimba vestita di rosso, con i capelli -annodati in un gran ciuffo su la fronte, si dondolava sopra un'altalena -che pendeva da un grosso ramo ritorto. C'era per terra, vicino a lei, un -piccolo annaffiatoio rovesciato, e v'era una bambola con le vesti -all'aria, buttata sul margine del sentiero, che impigliava tra i fili -d'erba i suoi capelli di stoppa. Più in là, nel mezzo d'una corte, -briaco di sole di forza e di fatica, un fabbro scamiciato accanto alla -sua fucina picchiava e cantava con ira, levando il maglio formidabile -sopra il metallo rovente. E il cielo pieno di luminosità, curvo come la -volta di una basilica, si appoggiava con nuvole d'oro sui vertici delle -colline lontanissime. - -D'un tratto, in fondo alla strada, su l'angolo del crocicchio, intesi -una vettura fermarsi, e, sporgendomi dal davanzale, ne vidi scendere una -signora, che guardatasi d'attorno sospettosa, pagò in fretta il -vetturino ed imboccò la strada, a viso basso, rasente il muro. Camminava -tenendosi la gonna raccolta contro un fianco, l'ombrellino serrato sotto -il braccio; portava un abito color di primavera, fra l'azzurro ed il -verde oltremarino, con una frangia di pizzi sul petto, un cappello a -fiori. Aveva una grossa catena d'oro girata intorno al collo, pendente a -collana, per reggere un piccolo ventaglio ed un grosso mazzo di -ciondoli, che in guisa d'una frivola bubboliera mandavan chiarori e -tintinni al ritmo frettoloso del passo. Anche le fibbie delle sue -scarpine luccicavano fuor dalla balza della gonna chiara. - -Quando fu sotto la finestra da cui guardavo, si fermò impauritamente, -come per riconoscere la porta... - -E la bimba si dondolava su l'altalena, ridendo con la bambola dei -capelli di stoppa; e il fabbro, nel pieno sole, con iraconda forza -picchiava, picchiava. - - - - - VII - - -Una mattina, verso la metà del mese di Maggio, Ludovico venne a destarmi -ad un'ora insolita. Ero tornato dal Circolo verso le sei e stavo -dormendo il primo sonno, con quello spossamento opaco ed esausto che -lascia in tutte le vene l'agitazione del gioco, il fumo addensatosi -nelle sale chiuse, verso l'alba, quando i carri degli erbivendoli già -percorrono con fragore le strade che si risvegliano. - --- Che novità, Ludovico? -- gli domandai, cercando di spalancare gli -occhi assonnati. - --- C'è di là un signore che insiste per parlarle. - --- Diavolo! a quest'ora? - --- Sono quasi le dieci, signor conte. - --- Bene, chi è? che vuole? Non gli hai detto che stavo ancora dormendo? - --- L'ho detto, signore, ma insiste. È un forestiero; dice che ha bisogno -di vederla. Poi non lo comprendo bene, parla in un certo modo -l'italiano! - --- Ti ha detto il suo nome almeno? - --- M'ha dato il suo biglietto da visita. - --- Accendi la luce e fammi vedere. - -Accese una lampadina e sul biglietto lessi il nome di Elia d'Hermòs. - --- Elia?... -- borbottai. -- A Roma? Che può volere? Su, Ludovico, apri -la finestra e fallo entrare. - -Alcuni minuti dopo intesi dietro l'uscio la voce di Elia che mi diceva -giocondamente: - --- Buon giorno! Ancora dormi? Con questo bel sole? Beato poltrone! - -Venne presso il letto, mi tese la mano, si guardò intorno: - --- Come stai? Come va? -- esclamava. -- Dio sa cosa pensi, vedendomi -capitare così alla sprovvista! - --- Caro Elia, mi rallegro di rivederti! Sono sorpreso infatti, ma una -bella sorpresa! Vieni, siéditi. - -Portava un soprabito da viaggio; nel suo volto simpatico era la consueta -espressione gaia, penetrante, ambigua. - --- E comincio con domandarti scusa se ti ricevo qui, -- proseguii. -- Mi -sono coricato all'alba, dunque perdonami se sbadiglio. - --- Lo sbadiglio è la conclusione logica di tutte le passioni umane, -- -sentenziò Elia, sdraiandosi in una poltrona vicino al mio letto. -- Solo -me lo comunichi, per Bacco! Ho viaggiato l'intera notte senza trovare -uno «sleeping»; lo scompartimento era pieno zeppo, cosicchè non ho -potuto chiuder occhio. Pazienza! Ora ti spiegherò lo scopo della mia -visita. Vorresti frattanto farmi dare una tazza di caffè? Sarà la terza, -stamattina. - --- Ma certo, e con piacere! -- Chiamai Ludovico, detti l'ordine. - --- Hai una splendida casa. Mi pare che te la passi molto bene ora. - --- Oh, non lasciarti illudere dalle apparenze! Sono i vestigi delle -glorie antiche. Va male, invece, molto male! Ho avuto un periodo -favorevole, ma ora il vento si è messo a fortunale. Questo non importa; -parliamo d'altro. Cosa fai a Roma, e dove sei stato, uomo -misteriosissimo, in tutto questo tempo? - --- Sono spiegazioni che non si possono dare così rapidamente. A Roma -vengo per affari, ed anche un poco per rivederti, per Bacco! Quanto -all'itinerario ed allo scopo dei miei lunghi viaggi, te ne discorrerò -poi. - --- Non arrivi da Parigi ora? - --- Sì, da Parigi; ero tornato in Francia da circa due mesi. E quante -novità sul tuo conto!... Non volevo credere. Io, che pensavo di -ritrovarti, sereno e beato, con la tua superba Elena, e magari con un -piccolo erede maschio, al quale, per farmi piacere, avresti dato senza -dubbio il profetico nome di Elia! - --- Mah!... che vuoi? la vita!... -- feci con simulata indifferenza, pur -sentendomi rimescolare. -- Sai bene... tutto passa! - --- Già, è la canzonetta che lo dice. Le canzonette hanno sempre ragione. - --- L'hai veduta? - --- Sì, ma da lontano. So di non essere nelle sue buone grazie e l'ho -lasciata in pace. D'altronde ha finto di non riconoscermi... ed io son -uomo assai discreto. Poi, adesso è la sua grande ora. Ha avuto -ultimamente un trionfo nel _Drame d'autrefois_, la «pièce» che fa -furore. - --- Ah, sì, ho letto infatti... - --- Ed è sempre più bella! - --- Più bella?... -- Entrò Ludovico, portando sopra un vassoio due -chicchere fumanti. - --- Ma tu devi aver sonno! -- esclamò Elia, trangugiando il caffè. -- Se -vuoi tornerò più tardi. - --- No, rimani, rimani; ormai sono desto e fra poco mi leverò. Dimmi: a -che albergo sei sceso? - --- Al _Quirinale_. Vado sempre lì. - --- E ti trattieni a Roma? - --- Una quindicina di giorni forse. - --- Bravo, ne son contento. Potremo raccontarci molte cose. Anch'io ne ho -tante, che mi pesano sul cuore. Non con tutti gli amici si può essere -sinceri come con te, gentile e mansueta canaglia! - --- Dio buono! Il sentire l'amicizia è forse la sola virtù che posseggo, -e ti giuro che, anche senza l'altre mie ragioni particolari, avrei fatto -un viaggio tre volte più lungo, solo per la gioia di rivederti. Che -vuoi? quanto più invecchio, tanto più m'avvedo che c'era in me, sotto il -mio cuore di nemico degli uomini, un vecchio babbeo sentimentale. Poi mi -prendono certe manìe... Per esempio questa: ora che sono a Roma, voglio -andare a farmi benedir dal Papa... E gli bacierò la pantofola, se -occorre. - --- Buffone! Prendi una sigaretta e raccontami lo scopo vero della tua -visita. - --- Ah, scusa... tutto quello che vuoi, ma il vostro tabacco italiano, -proprio non lo posso tollerare! Ho altre sigarette con me, ti ringrazio. - -Ne accese una, ed appoggiando il gomito sul piumino trasse uno sbadiglio -enorme. - --- Dunque, -- riprese, -- io son venuto in primo luogo per pagarti un -debito. - --- Un debito? Non credo che tu ne abbia con me. - --- Oh, oh!... sei un creditore molto smemorato, ma io son anche un -debitore molto scrupoloso... Tieni. - -Si aperse la giacchetta, trasse dal portafogli una busta gonfia e me la -diede. - --- Questo è denaro che ti spetta; non te l'ho mandato prima, sapendo che -sarei venuto a Roma. Son novemila franchi: la tua parte esattamente. - --- Ma, scusa, non capisco... -- risposi, girando e rigirando la busta in -ogni verso, senz'aprirla. - --- Come non capisci? Hai scordato l'affare dell'ultima collana, a -Londra? Fu venduta circa un mese fa per centodiecimila lire; ne valeva -un buon terzo di più, ma non si è potuto far meglio. - --- Ah, sì... Ora mi rammento. Però, senti: la parte che ho presa in -questo affare, se ti ricordi, è stata così piccola, così trascurabile, -che veramente una ricompensa mi parrebbe soverchia per la mia fatica... -Poi, vedi, a queste cose ormai ho rinunziato. - --- Sarà benissimo, -- egli fece stoicamente; -- ma per questa volta fa -il sacrifizio di accettarli ancora, poichè ti appartengono. E se proprio -ti bruciano le dita, o se le tue condizioni sono così prospere da -poterli disprezzare... fa una cosa: dalli in beneficenza. Qualche volta -bisogna pensare anche all'anima! Io son divenuto un uomo pio e ti dò -questo consiglio. - -Feci una bella risata, gettai la busta sopra un tavolino, con l'aria -dell'uomo che butta in un canto un vecchio avanzo della propria -coscienza. - --- Insomma, grazie, grazie di cuore, -- gli dissi tendendogli la mano. --- Accetto, e non li darò in beneficenza, ti assicuro, perchè sono ben -lontano da quella prosperità che mi attribuisci. Ho avuto un momento -favorevole ma, ora la Borsa va a rotoli, il giuoco peggio che mai, il -credito è quasi nullo... bah!... tristezze, tristezze, mio buon Elia! - --- Se m'avessi dato retta! -- egli osservò tranquillamente. - --- In cosa? - --- Oh, in molte cose, in qualsiasi cosa che tu avessi preferita. Partire -con me, per esempio, o almeno prendere una buona volta una risoluzione -decisiva. Ti consigliavo anche di ammogliarti; era la cosa più -ragionevole che tu potessi fare. - --- Infatti m'ero alla fine risolto. Ma giunsi troppo tardi. Quella che -sai, s'era già fidanzata e stava per maritarsi. - --- Ah sì? Qui a Roma? - --- A Roma. - --- E la vedi? - --- Se la vedo?... Sì... qualche volta. - --- Pazienza, mio caro! Ma non c'è poi quella sola. Le ragazze da marito -spuntano come i funghi. Solamente bisognerebbe che ti sbrigassi un -pochino, perchè anche tu cominci a non esser più tanto giovine. - --- Non solo è vero quello che dici, ma mi sento ancora più vecchio della -mia età. Poi è troppo tardi in ogni modo, troppo tardi per mille -ragioni. - --- Vedo, mio caro, che ti ha ripreso un'altra volta la ruggine. Bisogna -ch'io ti galvanizzi un poco lo spirito. - --- Eh, mio buon Elia, temo che non sia soltanto ruggine!... Questa volta -ci dev'essere qualcosa che si è definitivamente spezzato. - --- Oh, come sei tragico! - --- Di' piuttosto: rassegnato. Vedi, la vita non è tutta una burla; v'è -pur qualcosa che si deve scontare, o tosto o tardi, e temo di essere -proprio giunto a quel segno. - --- Via! tu hai sonno adesso, e non v'è nulla che faccia considerare la -vita sotto un colore buio come l'aver dormito male. Riposa ora; più -tardi ne riparleremo. Io me ne vado. - --- No, férmati ancora un poco; non ho più sonno, ti assicuro. - --- Ma vorrei prendere un bagno, cambiarmi d'abiti. - --- Bene: ancora un momento e te n'andrai. Per l'ora di colazione ti -verrò a prendere all'albergo. - --- È inteso, -- egli fece, tornando a sedere. - --- Orsù, raccóntami qualcosa. - --- Di che? - --- Di Elena. Come vive? Cosa fa? - --- Trionfa e splende. A Parigi non si parla che di lei; mena un lusso -iperbolico, la si vide qualche volta al Bosco, ha la sua carrozza, i -suoi domestici, uno splendido appartamento, «rue la Chaussèe d'Antin, -19», se t'interessa. - --- E poi? - --- E poi recita, e miete applausi, e sono in cento che si contendono i -suoi favori. Ah... dimenticavo! Ha una bellissima bimba: una cosina -piena di riccioli... Credevo che fosse tua, ma invece m'hanno assicurato -di no. - --- Non è mia! non è mia! -- esclamai con impeto; -- ma vorrei sapere a -chi l'attribuiscono. - --- Inutile che tu prenda quel tono geloso! Dev'essere un grande -mistero... E poi chi si occupa di questo? In apparenza ti è rimasta -fedele. Ha un amante, certo, ma non lo si conosce. - --- Perchè «certo»? Come puoi affermarlo così? - --- Oh, per Bacco! lo si comprende. In che altro modo si procurerebbe il -denaro per condurre la vita che fa? - --- Se recita, può darsi che guadagni abbastanza... - --- Eh sì! Ci vuol altro! I soli abiti che portava in quest'ultimo dramma -costavano più di quello che può guadagnare in sei mesi. Dunque fa i tuoi -conti. Ma è tardi ora, -- soggiunse guardando l'orologio, -- e bisogna -che ti lasci. Una buona doccia, e mi ritroverai fresco, nonostante -l'orribile viaggio. A rivederci, Guelfo. - --- A rivederci, Elia! - -Non appena fui solo, nascosi la faccia nelle coltri e disperatamente -piansi. Ma da quel giorno l'amore mio si ravvolse d'un velo funebre, si -addormentò nel mio cuore profondo come sotto la pietra tombale di un -sepolcro dimenticato. - - - - - VIII - - -Talvolta il denaro inatteso porta fortuna e vi son uomini che arrecano -con sè la buona ventura. - -Giunto Elia, la sorte mutò improvvisamente. Come per incanto la Borsa mi -fece riacquistare il perduto, ed al giuoco mi assistette una fortuna -così tenace che il rubicondo e calvo marchese della Pergola, dondolando -la sua buona testa di vecchio fanciullone, perduto il colpo, non ristava -dall'esclamare: «Inutile! inutile! contro di te non si può spuntarla! -Sei tornato in pieno calore!» - -Così la mia vita era tutta un'alternativa d'aurore e di tramonti; -nell'attimo stesso in cui stavo per cadere, una mano invisibile -scendeva, pronta, per soccorrermi ancora. Nasce in tal guisa una -spavalda sicurezza di sè stessi e quasi ci si rimprovera d'aver dubitato -della fortuna. In quei momenti d'auge, l'operoso, l'ape umana, par quasi -un piccolo insetto previdente e sciocco, poich'esso costruisce piano -piano l'alveare, con stenti e con amore, sviscerandosi ogni giorno un -poco, mentre noi, nella nostra vita, ne facciamo e distruggiamo a -decine, alveari grandi e piccoli, con una facilità stupefacente. - -La fortuna infatti è soltanto nemica dei pusillanimi; ai forti ed agli -avventurieri essa ritorna sempre. - -Di questi ultimi Elia d'Hermòs era un esempio singolarissimo. Pochi -avevano la sua risolutezza e pochi fors'anche la sua bontà. Non potei -ben comprendere s'egli avesse ancora su me qualche intenzione occulta; -sapeva così ben nascondere i suoi disegni ch'egli rimaneva perpetuamente -un attraente ma incomprensibile enigma. Fin verso la metà del pomeriggio -non era lecito sapere ove andasse nè cosa facesse; alle mie domande -rispondeva sempre con una risata sibillina, poi diceva con intendimento: - --- Bah... visito Roma! C'è sempre qualcosa di nuovo in questa città -inesauribile. - -Io l'invitai al nostro Circolo e fu comicissimo l'incontro di lui con -Fabio Capuano. Fisicamente si rassomigliavano un poco, ed entrambi -avevano inteso parlare l'un dell'altro molto spesso da me. Si studiarono -ambedue con grande cautela, poi Fabio mi confidò in gran segreto: - --- Sai: quel tuo buon amico di Parigi mi ha l'aria d'un birbante -matricolato. - --- Ma cosa dici, Fabio? Tu hai le traveggole da qualche tempo! Vedi -tutto a rovescio. - -L'altro si limitò a dirmi: - --- Dev'essere un po' bisbetico quella tua specie di tutore... - -Agli altri amici Elia riuscì prontamente simpatico: era bizzarro e gaio, -conosceva il cuore dell'uomo. In quel tempo invece le relazioni mie con -il Capuano si erano alquanto inasprite. Credo che avesse intuita la -verità su quanto concerneva Edoarda, e, torturato dal dubbio, mi -circuiva di domande tendenziose o di scaltre inquisizioni, mentre, nel -medesimo tempo esercitava la stessa indagine sopra Edoarda. - -Un giorno tutto questo era finito con una discussione piuttosto vivace, -durante la quale mi erano sfuggite contro di lui alcune parole acerbe. -Ma il brav'uomo, vedendo inutile ogni scaltrezza, s'era preso ad un -partito estremo e pedinava Edoarda o me continuamente, per venirne in -chiaro. - -Verso mezzogiorno me lo vedevo capitare in casa, con mille pretesti -futili; voleva che si facesse colazione insieme, poi mi si metteva ai -fianchi, risoluto a non lasciarmi finchè l'ora di qualsiasi convegno -fosse necessariamente passata. Oppure appostava Edoarda all'uscir dal -suo palazzo, e, talvolta con la pretesa d'esserle utile non si scuciva -da' suoi panni, tal'altra nascostamente inseguiva le sue tracce. - -Così, non di rado, mancavamo per sua colpa i nostri convegni. Vi sono -purtroppo moltissime persone, le quali, anche senza vantare le ragioni -di Fabio, si assumono gratuitamente il delicato incarico di vegliare su -la fedeltà delle mogli altrui. - -Allora dovetti sobbarcarmi ad una vita oltremodo incomoda per sfuggire -alle sue ricerche; uscir di casa prestissimo, simular escursioni fuori -di Roma, dare ogni giorno pretesti nuovi, e talvolta, invece di dormire -a casa mia, passar la notte nel quartierino, dove più tardi Edoarda -sarebbe venuta, se pure avesse potuto sfuggir di mano al suo tenace -inseguitore. Per non tradirci, dovevamo sottometterci a queste servitù. - -Ma infine mi stancai. Una mattina ch'era venuto a sorprendermi appena -uscivo dal bagno, rassegnatamente lo feci assistere a tutta la mia -vestitura, cercando intanto, con livor nascosto, il mezzo d'imbastire -con lui qualche litigio. - --- Bada, -- cominciai, -- che stamane non potremo far colazione insieme. - --- Oh, perchè? - --- Perchè sono invitato da Elia d'Hermòs. - --- Ah?... quel tuo personaggio equivoco, il quale non sa parlare nessuna -lingua correttamente? Faresti assai meglio se gli dessi un po' di lungo. - --- Tu, mio caro, hai presa l'abitudine di criticare tutto quello ch'io -faccio, in un modo che finirà con esasperarmi. Credo avere un'età, nella -quale posso finalmente far a meno del precettore! - --- Oh, non bisogna toccarti su questa corda! Tientelo ben stretto il tuo -caro d'Hermòs! Per conto mio ti ripeto che mi ha tutta l'aria d'un -personaggio equivoco. - --- In ogni modo ti prego di non propalare al Circolo queste tue -impressioni affatto arbitrarie. - --- Oh, quanto a questo, potevi anche tralasciare di presentarlo al -Circolo! - --- Toh! per farti piacere forse? A Parigi, sappilo, è socio -dell'«Agricole» e della «Rue Royale». - --- Tutte le canaglie fanno parte dei migliori circoli; questa è regola -corrente. - --- Insomma, pensane quello che vuoi: è mio amico, e ti prego, almeno con -me, di evitare questi grossolani apprezzamenti. - --- Se stamane sei di malumore, me ne vado. - --- Oh... lo dici, ma tanto non lo fai! Da qualche tempo ti ha preso di -me un amore sviscerato; non mi abbandoni d'un passo! E non che mi -secchi, sai... tutt'altro! ma te lo faccio notare semplicemente. - --- Per voler bene a te occorre una buona dose di rassegnazione! Tu, gli -amici, li tratti come tuoi servi. - --- Allora ti dirò che gli amici li ho sempre coltivati ed amati; ma tu --- inutile nasconderlo! -- per una bizzarrissima idea che ti sei fitta -in capo, mi fai da poliziotto, e questo annoierebbe chicchessia. - --- Da poliziotto? Veh!... questa è nuova! Sei liberissimo di fare o -disfare quel che ti pare e piace. Anzi ti chiederò perdono se, dopo -quindici anni d'amicizia, mi sono talvolta permesso d'entrare in -argomenti, come direi?... troppo delicati. - --- Ma se questi argomenti, -- e te lo ripeto per la millesima volta! -- -sono una tua pura e semplice invenzione? - --- Bah... bah!... padronissimo di nascondere i fatti tuoi, ma non -volermi anche abbindolare, perchè questo non serve! Io, bada bene, per -tanti anni ho avuta la stoltezza di crederti un uomo di buon cuore, un -animo nobile, e mi son fatto paladino ad oltranza di tutte le tue -scapigliatezze; ma oggi, parola mia, se muovo un passo, non è più per -te; -- è per lei, poverina, che mi fa pena. Tu scherzi con le anime come -un giocoliere coi bossoli, e, poichè mi dai del poliziotto, io te lo -dico recisamente: Se oggi Edoarda è di nuovo la tua amante, hai commessa -una vera indegnità! - --- Ma sei pazzo! pazzo! -- esclamai alzando le spalle, e chinandomi -verso la pettiniera, perchè non mi vedesse in faccia. -- E poi mi -secchi! e poi mi tedii! e poi sono stanco di sopportare queste -inverosimili accuse! -- aggiunsi vibratamente -- -Non lo è! Non lo è! te -lo affermo ancora una volta! Non lo è stata, non lo sarà mai! Ti basta? -E se poi lo fosse, -- mettiamo il caso come assurdo -- se poi lo fosse, -mi domando cosa può importarne a te? In nome di Dio, questa è una -persecuzione che non ha senso comune! Forse che sei geloso di questa -donna e vedi lucciole per lanterne? Oppure te ne hanno affidata la -custodia? Fa dunque una bella cosa! Va dal marito, mettigli questa idea -nel capo e sarai soddisfatto! Se tu divieni bisbetico io non ne ho -colpa! Toh! - --- Bene, bene, cálmati, -- egli rispose freddamente. -- Le ingiurie che -mi lanci, le metto con le altre, in disparte; verrà il giorno in cui ne -riparleremo. Quanto al resto mi limito a darti un avvertimento, e cioè -che la custodia d'Edoarda non me l'ha confidata nessuno; ma io me -l'arrogo, nel senso che chiunque voglia tenderle un'insidia, prima che -con altri dovrà fare i conti con me. Siamo intesi? Ed ora, a rivederci. - -E uscì senza tendermi la mano. - --- A rivederci, Fabio! -- gli gridai dietro ridendo. -- E non fare -troppo il sostenuto perchè io non sono affatto in collera!... - -Da quel giorno le persecuzioni cessarono, o per meglio dire si fecero -più discrete. Quanta maggiore libertà mi diede, tanta ne tolse a -Edoarda, sfogando sopra lei sola i malumori che adesso era costretto a -risparmiarmi. - -Edoarda me lo raccontava con indulgenza, pregandomi di non volerne a -quel povero amico, geloso e fedele come un vecchio cane. Egli le aveva -fatte le medesime scene, in un modo più dolce ma non meno accanito. -Vivendole accanto quasi ogni giorno, egli aveva potuto studiare, più -sopra di lei che sopra di me, le alternative del nostro amore, fin dai -primissimi segni, ed era difficile ingannare quel cuore attento. La sua -certezza ormai era indiscussa, e ne soffriva profondamente, come d'una -propria sventura. Gli uomini, anche i migliori, hanno sempre una parte -del loro innato egoismo che non riescono del tutto a soffocare. - -Fabio, il quale si era sentito capace di rinunziare alla sola donna che -avesse davvero amata, per ottenere la sua felicità dandomela in isposa, -Fabio ch'era stato il suo consolatore con la dolcezza di un fratello, e -che aveva sopportato quel matrimonio con il De Luca pur di saperla -finalmente accasata e tranquilla, Fabio, che nel seno della famiglia -nuova si era serbato il posto del consigliere, del confidente, come -colui che conosceva tutti i segreti antichi, ora non poteva rassegnarsi -a veder tornare verso di me, per la via del peccato, questa donna -intangibile, quest'anima pura ch'egli aveva collocata al di sopra d'ogni -altra, in un paradiso d'idealità. - -Egli si ostinava sempre a rivedere in lei la fanciulla di un tempo, -quella soave incarnazione di sentimento e di fragilità, senz'accorgersi -che una donna era fiorita vicino all'altra, viva e trepida, piena di -desiderii forti e di sensualità nuove. E non perdonava nè a me nè a lei -quel passo che avevamo compiuto, senza chiedere -- per così dire -- il -suo consenso, mostrando invece che, dopo averlo tenuto per -indispensabile, ora lo consideravamo quasi per il nostro primo nemico. -In fatti eravamo forse un poco ingiusti: quell'anima buona era tanto -vissuta per noi. Senza volerlo, egli contribuì alle ciarle che di -quest'avventura si fecero, poichè purtroppo le precauzioni e le -scaltrezze a ben poco servono. - -In Roma se ne parlò, anzi se ne parlò assai; ma c'è una specie di -solidarietà mondana che salva sempre i mariti dal conoscere queste cose. -I begli spiriti concludevano, -- come in séguito mi venne riferito: - -«È naturale: doveva inevitabilmente finire così!» - -Infatti le cose illogiche paion sempre naturalissime al mondo. Edoarda -era un'amante squisita; pareva che fosse nata apposta per ingannare un -marito, e nessuno avrebbe mai potuto supporre che tanta scaltrezza si -annidasse in quella sua testolina di bimba delicata e sentimentale. Vi -sono molti fiori che, quando si aprono, sono assai diversi dal bòcciolo -che li nascose. - -Ella sapeva eludere tutte le sorveglianze con una maestria veramente -ammirevole; aveva trovato vari modi per potermi scrivere quando non era -lecito vederci, e gli avvenimenti più disparati le offrivano il mezzo di -preparare un nostro incontro. Non le feci mai visita in casa, per un -certo rispetto verso noi stessi, ed anche verso il marito, il quale mi -usava moltissime cortesie. Ma non evitavo di andarli a trovare in palco -nè di sedere alla lor tavola, quando c'incontravamo ai tè del -pomeriggio. Il De Luca del resto non apparteneva punto alla stirpe dei -mariti bisbetici od importuni; subiva molto il fascino della moglie e -non avrebbe saputo concepire su di lei un benchè minimo sospetto. Fabio -ci dava più molestie assai. D'altra parte il barone passava le sue -giornate in mezzo ai cavalli e sui terreni d'allenamento; spesso -lasciava Roma per seguire le diverse riunioni ippiche. Quei giorni -d'assenza erano la nostra felicità. - -Una volta, alla vigilia d'una di queste partenze, ricevetti da Edoarda -un biglietto, in cui m'avvertiva che il giorno dopo sarebbe stata libera -fin dal mattino, e voleva che si facesse una gita fuor di Roma, per -visitare una certa locanda di campagna dove ci eravamo incontrati una -volta, molti anni addietro. Mi dava tutte le indicazioni opportune; -dovevo prendere un treno del mattino, poi attenderla alla stazione -d'arrivo. Questa era certo una temerità, sebbene in vicinanza di quel -paesello vivesse un'amica sua, la stessa che ci aveva servito di -pretesto la prima volta. - -D'altronde si era verso la metà di Giugno e pochi si sarebbero -avventurati a far escursioni per quella calura. - -Una gioia fanciullesca empì le anime nostre quando c'incontrammo, ed a -noi parve di trovare le delizie insolite nelle cose più semplici, come -ad esempio quella di mangiar abbastanza male ad una tavola rusticamente -imbandita, e passeggiare sotto un sole di canicola cercando -affannosamente la frescura dei boschi e il refrigerio delle fontane, -andandoci poi a rinchiudere in una camera di locanda, ove c'era un -immenso letto di noce rôso dai tarli, con sopra, sulla parete, il quadro -della Vergine Addolorata, che aveva tutto il seno aperto per ostentare -un cuore d'inverosimile grandezza, cinto d'un'aureola e trafitto da una -spada. Era una camera linda, non senza un'ostentazione di lusso -campagnolo, vasta, con mobili grandi, e v'erano -- cosa orribile! -- sul -caminetto, ai lati d'una pendola ferma, due vasi di fiori modellati -nella cera e protetti da una polverosa campana di vetro. - -C'era in quella camera l'odor indefinibile del disabitato, dell'antico, -l'odore dei quadri che ingialliscono su vecchi muri, dei mobili che -scricchiolano quando appena si cammina, delle tende che hanno lasciato -il lor colore ai venti di molte primavere, e quel silenzio che fa -pensare agli amori dei tempi andati, agli imeni celebratisi nelle -braccia di quel letto possente, -- pensiero che potrebbe forse dar noia -se fosse cosa recente, ma sollecita ed esalta invece, come tutte le cose -che vengono da lontano. Poi avevamo portato grandi mazzi di fiori -selvatici, côlti nella foresta; Edoarda, buttandoli sul letto, rideva di -un riso fresco e giovine. - -Portava un abito leggero come una sciarpa di velo, un'alta cintura di -pelle color dell'indaco, la gonna succinta, le calze traforate, le -scarpine bianche. Aveva le maniche della camicetta corte fino al gomito -ed un paio di guanti che le calzavan alto, inverditi nel palmo dall'umor -vegetale dei fiori strappati. Portava un cappello semplicissimo, ch'era -di paglia fiorentina, con le falde spioventi a mo' di campana, ed un -largo nastro lo fasciava, colore anch'esso dell'indaco, facendole sopra -la fronte un bel nodo, a somiglianza di due grandi ali aperte. Le -scendeva sino a mezzo il petto una doppia fila di perle, ch'entravano a -nascondersi nell'abbottonatura, ed ogni tanto scintillavano, tra la sua -pelle ed i fori della camicetta. Era più fresca d'una fontana in quella -torrida estate. - -Mi gettò le braccia intorno al collo, mi coverse di baci: - --- Germano, ti ricordi? Fu qui! fu qui!... - -La sua padronanza era sorprendente; aveva detto ella stessa -all'albergatrice: - --- Conosco una camera della vostra locanda: voglio quella. - -Si rammentava il numero, e lo disse. - --- Ma, signora, -- obbiettò la vecchietta -- l'albergo adesso è -rinnovato; ve ne sono altre assai migliori. - --- Non conta, non conta! Vogliamo quella. - -E coi fiori sulle braccia, saltellando per le scale, vi andò con gioia. -Riconosceva il cammino. - -Lenta lenta, la vecchietta, che cicalava noiosamente, cambiò l'acqua -nelle brocche, mostrò che i lenzuoli, un po' ruvidi eran freschi di -bucato, aperse le finestre, calò una tendina, domandò se volessimo -caricar la pendola... poi scese. I suoi zoccoli facevano su -l'ammattonato un picchierellar distinto, che s'allontanava. Edoarda mi -scoccò su la bocca due forti baci, ridendo. Impaziente le circondai con -un braccio la vita, e, per attendere che la vecchierella tornasse, -andammo a guardar fuori dalla finestra, sul cortiletto che meriggiava. - -Una gallina, tutta gonfia, si strofinava le ali contro un covone di -paglia; c'era un barroccio staccato, con le stanghe all'aria, davanti -alla stalla; le innamorate colombe tubavano con soavità, nascoste dentro -le celle dell'appaiatoio. - -Poi la vecchierella tornò, portandoci due bicchieri di caffè ghiacciato -e un tale suo vinetto chiaro chiaro, che ad ogni costo voleva lo si -provasse. - -E domandò se volessimo un bel vaso per i nostri fiori, e se fossimo -signori di Roma, e quando fossimo giunti, e se avesse da prepararci una -buona cena per l'imbrunire; e parlava e parlava, con la sua vocina -stridula come il gridìo delle cicale che là fuori strillavano, finchè -Edoarda si buttò sul letto e finse d'aver sonno, perchè la vecchierella -se n'andasse con Dio. Allora chiusi l'uscio a chiave, la strinsi nelle -mie braccia e scoppiammo a ridere di felicità, in un bacio che ad -entrambi gonfiava la gola. - -Il calor del giorno le accendeva il sommo del viso; i suoi capelli -nerissimi luccicavano come un ebano polito. - -Aveva un gesto suo, fin da quando era fanciulla: nel baciarmi, con una -mano mi copriva gli occhi; un gesto che poteva essere pudore nella -fanciulla ed era nella donna un desiderio di maggiore voluttà. - -La svestii; nella sua camicia diafana pareva una rosa ravvolta in un -velo; serrava, tra le labbra aperte, i denti minuti; gli occhi desiosi -le brillavano al sommo delle guancie scolorate. - -Ma fuori, che cantar di cicale, che tubar di colombe nascoste, che -incantamento! che pace!... Oh, amori nella calda estate, mentre il sole -avvampa l'arsa campagna e le cortine fan buia la camera, in un decrepito -letto, con un'amante giovine!... - - ---- - -Un po' ebbra, scese dal letto e andò verso il canterano, a cercar -qualcosa fra gli anelli e la catene che vi aveva deposti confusamente. -Nella penombra i suoi piedi scalzi biancheggiavan sul tappeto senza -colore. - --- Che fai? - --- Nulla... -- E tornò d'un balzo. Le sue braccia mi avviluppavan come -giunchi, eran forti e fragili, di una bianchezza straordinaria. - --- Dammi la mano sinistra e non guardare, -- mi disse. Le diedi la mano -e guardai. - --- No, chiudi gli occhi! - -E mi passò nel dito un anello. - --- Che fai? - --- Nulla: un capriccio mio. -- E mi chiuse il pugno, nascondendolo -contro di sè. I suoi capelli sciolti ingombravano tutto il guanciale; -aveva il ventre polito come una tonda porcellana. - --- Lasciami vedere... -- le dissi; e nonostante il divieto, guardai. -- -Ah, no, Edoarda! questo non voglio! sai bene che non voglio! -- E feci -per togliermi l'anello che mi aveva dato. Ma ella, sollevatasi alquanto -sul gomito, mi serrò la mano e mi costrinse a piegare il dito. Era un -brillante nitidissimo, che nel buio risfavillava. - --- Insomma, no! -- esclamai. - --- Silenzio!... -- E con un bacio mi chiuse la bocca; poi soggiunse: - --- Vuoi rendermi triste? - --- No, ma vedi, non posso accettare tutti questi regali che mi fai... - --- E tu, allora? - --- Io?... Ma è tutt'altra cosa! Invece i tuoi regali mi offendono! Sii -buona; ripréndilo. - --- Allora mi farai piangere... Una volta non facevi così. - --- Una volta era cosa ben diversa, Edoarda. - --- E perchè poi? - -Risi e non volli rispondere. - --- Dimmi dunque il perchè? - -La sua pelle odorava di fresca Lavanda e forse d'una cipria tenuissima -che la copriva come un pòlline. - --- Prima di tutto -- risposi, -- questi non sono regali che si possono -accettare. L'avrei rifiutato anche allora. Del resto, eravamo fidanzati; -e poi, una volta... ma Dio buono, perchè me lo vuoi far dire?... è una -sciocchezza! - --- Bene, dilla. - --- Una volta, insomma, ero più ricco! Adesso mi pare... - --- Oh, come sei ruvido! Perchè dici queste cose? Vedi, sei tu che mi -offendi! - -Lasciò cadere il gomito che la reggeva e nascose la fronte contro la mia -spalla. Dagli interstizi delle tendine filtravano lame di sole, -polverose. - --- Sei sempre lo stesso! -- continuò. -- Chi pensa a queste cose facendo -un regalo? Certo non te l'avrei potuto comperare, perchè se ne sarebbero -forse avveduti; ma lo avevo; era un gioiello che tenevo caro, e per -questo appunto mi piace che lo abbi tu. Te l'ho fatto solamente -rilegare. Vedi, e sapevo bene la misura del tuo dito. Hai l'anulare -appena un poco più grosso del mio póllice... Senti: rimane mio, se vuoi, -ma pórtalo tu, sii buono! - -E le sue labbra mi passavano sotto la gola, su la bocca, su la fronte, -con soavità. Una sottana di seta, su la spalliera d'una seggiola, -percossa da una freccia di sole mandava sprazzi irridescenti, come fosse -d'oro. - --- Che bimba! che bimba! -- esclamai, carezzandole i capelli. - --- Ecco, -- ella disse con voce addolorata, -- invece di farti piacere, -ti ho reso triste... Che brutto carattere hai! Non si può dunque farti -un regalo? E sono certa che se domani, per esempio, tu avessi un -fastidio qualsiasi, andresti chissà da chi piuttosto che dirlo a me. - --- Oh, questo poi è naturale! -- esclamai ridendo. - --- Ecco: è naturale!... Vedi come parli tu! - -Mi ricinse con le braccia, si fece piccola piccola, vicina vicina, e mi -disse: - --- Purtroppo tu non riesci a comprendere ch'io voglio confondere la mia -vita nella tua, quasi non esistesse fra noi alcuna differenza. Non devi -per me avere secreti! Tu ed io, io e te, fa lo stesso; nessuna paura ci -deve mai dividere. Qualsiasi cosa m'accada, io te la racconto, e te la -racconterò sempre; tu invece ti nascondi. Perchè? Certo perchè mi -consideri come tutte le altre amanti che hai avute; non come l'amante -unica, vera, quella che può sapere tutto. - -Ed il sole era venuto fin sul letto, le dorava una gamba ignuda, -guizzando sul raso del copripiedi. - --- Ma non ti nascondo nulla, -- osservai. -- Non mi è possibile amarti -più intensamente. - --- Allora, poniamo un caso. Se tu, domani, avessi bisogno di denaro -- -via, non irritarti, perchè ho detto poniamo un caso... -- dunque, se -domani tu avessi bisogno di denaro, lo diresti a me? permetteresti a me -di aiutarti?... No, è vero? - --- Certamente no, -- feci con un sorriso. - --- Ecco, ed invece io non voglio! Pretendo che tu me lo dica sùbito, -perchè, se domani, per esempio, ne avessi bisogno io, te lo direi -sùbito. - --- Ma è un'altra cosa. - --- Come un'altra? No, è la stessa, identicamente la stessa! Tu, vedi, -non arrivi a pensare come penso io, a volermi bene come te ne voglio io. -Tutto è lecito fra noi, perchè io sono la stessa cosa di te, tu di me... -comprendi? - --- Sì, amore, però non bisogna che io dimentichi... - --- Invece bisogna dimenticare tutto! Quello che gli altri fanno, o -pensano, è fuori di noi. Dobbiamo essere al di là da tutte le -convenzioni, e solo amandomi come ti amo lo potrai comprendere. La mia -gioia più grande è quella di poter indovinare un tuo desiderio: se me la -neghi mi fai male. - --- Dunque non parliamone più! Tengo l'anello e vi farò incidere la data -di questo giorno. - --- Sì, mio amore... - -E si abbandonò sul letto, impudica ed innocente, nel tremore dei sensi -che riaccendeva la sua giovinezza. - -Il copripiedi soffice, di bella seta chermisi, spiumava da invisibili -scuciture ad ogni moto che si facesse, e tanti piccoli fili, colore -della luce, lievi come una polvere di seta, navigavano via, piano piano, -salendo nel raggio di sole. - --- Mi sento così felice... -- mormorò, -- troppo felice!... -- Oh, se la -vita potesse tutta somigliare a queste ore che fuggono!... - --- Forse non dipende che da noi, -- le risposi. - --- Da noi, e da troppe altre cose. Io, vedi, non ho ancora provata la -gioia di vivere con te un intero giorno, da un'alba fino all'altra. E -poi un giorno è poco! Un mese, vorrei, un anno... sempre! Come invidio -le donne che son libere, che possono darsi al proprio amore senza nessun -impedimento! Qualche volta sogno che tu potresti portarmi via, con te, -in un altro paese, dove nessuno riuscisse mai a ritrovarci... Dopo -tutto, che importa il resto? Non ho che te, amo te solo. E non puoi -credere com'io senta il bisogno di occupare tutta la tua vita, -d'investigare, di conoscere... Le cose meno importanti son quelle che -più mi fanno sentire questa mancanza di libertà. -- Ed aggrappandosi a -me con un fervido impeto: -- Rispóndimi dunque: mi vuoi bene davvero? - --- Sì, amore lo sai. - --- Molto? - --- Infinitamente. - --- Sino a quando? - --- Fino a sempre. - --- E, dimmi, dimmi una cosa! Non pensi più a... nessuno? - --- Bambina che sei!... Penso a te, a te sola. - --- Questo lo dicevi anche allora, poi... - --- Ma è stata un'aberrazione, come ti ripeto ancora. I nervi e nulla -più. - --- Già... i nervi, tu li fai servire a tutto! - -Sollevata sui gomiti, s'empì le mani de' suoi capelli sciolti e mi -fasciò la gola. - --- Scommetto, -- prese a dire, fra scherzosa e titubante, -- che vi -pensi ancora un poco... - --- Nemmeno per sogno, mai. - --- Qualche volta sì però... senza volerlo... Dimmi la verità! - --- Ma no, amore: ho dimenticato assolutamente. - --- Giùralo!... cioè è inutile, perchè i tuoi giuramenti non contano. - --- Se vuoi, te lo giuro. - --- E, dimmi: quando le volevi bene, le volevi bene più che a me? - --- Non ho mai amato come ti amo. - --- Ma era più bella, però... - --- Era diversa. - --- Cioè, come? bionda? - --- Sì, bionda. - --- Grande? - --- Un poco più di te. - --- Con gli occhi azzurri? - --- Mi fai sempre le stesse domande!... - --- Non importa, rispondi: che occhi aveva? - --- Scuri. - --- Allora ti piaceva più di me! - --- Amore, mi fai ridere! Se mi fosse piaciuta sarei dunque rimasto con -lei. - --- Non hai un suo ritratto? - --- Me li hai fatti bruciare tu. - --- Ma certo ne avrai altri, nascosti... - --- No. - --- Giùralo... cioè... bene: giura lo stesso. - --- Te lo giuro. - --- Ed io non ti credo! Bada!... Vorrei venire una volta nella tua -casa... Chissà quante cose nascoste vi sono!... - --- Eh!... una quantità! - --- Però lei ti scrive... - --- Non una lettera, non una sola. - --- Che fa? - --- Lo ignoro. - -Nella camera gonfia d'estate filtrava un pallor di crepuscolo, denso di -luminose ombre; le cicale a poco a poco affievolivano il loro canto; i -galli rumorosi empivano di chiacchierate il cortile. Un poco d'oscurità -le si raccolse nel viso affaticato; aveva i seni erti, la gola bianca, e -l'amavo. - - - - - IX - - -Tre giorni appresso, lasciata Edoarda poco dopo le cinque del -pomeriggio, m'affrettai verso casa, dove sapevo che il d'Hermòs sarebbe -venuto a salutarmi, dovendo egli nella serata ripartire per Milano e -Parigi. Lo trovai difatti che m'aspettava su la terrazza, fumando. - --- Sono in ritardo; scusa. È molto che sei qui? - --- Dieci minuti appena. - --- E parti proprio stasera? - --- Sì, alle otto e quaranta. - --- Allora, senti: mi cambio in cinque minuti e vengo a pranzo con te. - --- Non voglio che ti disturbi; tu non sei uso a pranzare così presto. - --- Che importa? Ho quasi fame. Vieni di là, così non perdo tempo. - -Ludovico mi aveva tutto apparecchiato, e mi spogliai rapidamente. - --- Dunque, -- disse il d'Hermòs, -- prima che si parli d'altro, -ricordati che ho la tua promessa per la fine d'Agosto. - --- Puoi contarvi. Nell'ultima settimana d'Agosto verrò ad incontrarti -ove sarai, e passeremo un mesetto insieme. - -Edoarda in quel tempo sarebbe stata in viaggio col marito e, senza -dubbio, con il Capuano. - --- Guai a te se manchi di parola! - --- Se mancassi... al diavolo queste camìce stirate così male!... dunque, -se mancassi, ti do il diritto di venirmi a prendere con la forza. -Ludovico! Ludovico! - --- Via! non ti affannare così. Abbiamo tutto il tempo necessario. E, -dimmi: per Elena nessuna commissione? - --- Nulla, nulla! È cosa finita. La vedrai? - --- Probabilmente, se non ha lasciato Parigi. - --- Qualora tu le parlassi, non raccontarle nulla di me. Se poi ti -chiedesse mie notizie, -- cosa improbabile, -- dille semplicemente che -vivo una vita tranquilla. - --- Era necessario che tu me ne avvertissi perchè le avrei detto proprio -il contrario, e cioè che impieghi molto bene il tuo tempo, -- esclamò -con intendimento. - --- Che vuoi dire? -- obbiettai sorridendo. - --- Eh, via! Posso ammirare il tuo riserbo senza lasciarmi però -ingannare. Poi, francamente, non ci vuole molta penetrazione; credo -anche di sapere con chi... - --- Forse te l'ho lasciato supporre io stesso: ma tu, per fortuna, sei un -uomo discreto. - --- E guai se non lo fossi! Hai cambiato colore: una bruna. C'è la legge -dell'equilibrio anche in questo. Era del resto inevitabile. Si torna -sempre. Tutta la vita è un ritorno verso quello che poteva essere, -mentre invece non fu. Che vuoi?... l'uomo è un bizzarro animale pieno di -controsensi! Del resto io non posso che invidiarti. Una deliziosa -creatura, un tipo diverso dal comune; poi, quella sensualità romana... - --- Scusa, dove l'hai veduta? - --- Non ti ricordi d'avermi una sera mostrato in teatro una signora, nel -terzo palco a destra, in seconda fila? Era vestita di velluto nero. - --- Ah, sì! Ma tu arguisci troppo!... - --- Ebbene, se mi sbaglio, pazienza! - -Io lasciai cadere il discorso ed invece gli dissi: - --- Mi sembri oggi un uomo soddisfatto; devi certo aver condotto a buon -termine gli affari che ti conducevano a Roma. - --- Quali? - --- Questo poi lo ignoro. Chi mai può sapere qualcosa di te? Gli affari -che ti premevano, insomma. - --- Era una perlustrazione, credimi, e nulla più. - --- Su che terreno? - --- Oh, su tutti! Ogni terreno è buono per chi sappia scavare. - --- A Roma poi gli scavi dànno sempre qualcosa... - --- Già, dicono. Ma dovevo anche trovare due persone: una di queste ora è -assente; ma tornerà fra poco, ed anzi t'incaricherò di farle una -commissione. - --- Volentieri; purchè non si tratti d'una commissione, come direi? -troppo delicata! - --- Tutt'altro; sai che le indelicate non uso affidarle a te. - --- D'accordo. E ora usciamo; sono pronto. Vedi come ho fatto presto? - --- Un lampo! E sei tuttavia d'una eleganza irreprensibile. Hai -quell'aria «grand seigneur» tanto necessaria all'uomo che non lo è più. -Non so davvero perchè ti ostini a voler trascinare questa mediocre vita -del gentiluomo decaduto. È un lusso, mio caro! Il gentiluomo si fa -quando se ne hanno i mezzi. - --- Via, buffone! - -Scendemmo le scale chiacchierando. Stavamo per uscir dal portone, quando -una carrozza, che veniva impetuosa, si fermò di colpo, lo sportello -s'aperse e ne balzò fuori il Capuano, ansante, col viso terreo, -esterrefatto. - --- Eh, non sai!... -- mi gridò. - --- No, cosa? -- esclamai trasalendo. - --- S'è ammazzato Piero De Luca! - -Tutto il mio sangue si rimescolò. - --- Ammazzato?... ma come? dove?... - --- Oggi, a Torino, al Concorso Ippico. È caduto, è rimasto sul colpo. Lo -hanno telefonato or ora al Circolo perchè si avverta la moglie. Sono -corso a casa sua: non c'è. Giro da mezz'ora per cercarla, e non la -trovo... Che non glielo dicano in istrada, per l'amor di Dio! Sai dov'è? - --- Non so, -- balbettai, tutto agghiadato e fuor di me stesso. - --- Via, non fare commedie! Se lo sai, dillo. - --- Non lo so... - --- Bene, va, cercala tu pure. Io corro di nuovo al palazzo. - -Saltò nella vettura e scomparve. - -Rimasi lì, sul marciapiedi, inebetito, intontito. Alcuni passanti, -all'udir quello scambio di parole, si erano fermati all'intorno, ed Elia -d'Hermòs, che non aveva compreso bene, mi prese per un braccio -domandandomi: - --- Cos'è accaduto? Chi è quel tale che s'è ammazzato? - -Mi passai le mani sugli occhi come per riprendere conoscenza, e -poggiandomi al suo braccio lo trassi via. - --- Andiamo, andiamo... - -La mia voce usciva in esclamazioni di maraviglia, confuse, interrotte. - --- S'è ammazzato... capisci!... il marito... è caduto sotto il -cavallo... - --- Ma di chi? - --- Di lei... di lei!... Oh, Dio santo, che notizia! Ma sì, ne parlavamo -poco fa, di sopra... non ti ricordi?... - --- Ah... pazienza! E tutto lì? -- egli fece candidamente. -- Avevo paura -che fosse accaduta una disgrazia a te. - --- Come, è tutto lì?... Ma tu non comprendi allora?... - --- Ma sì comprendo benissimo! Anche troppo! - --- Allora, senti, fammi un piacere: tu non partire questa sera; puoi? - --- Oh, Dio... veramente non mi è comodo, ma insomma, se è per farti -piacere... se proprio hai bisogno di me? - --- Sì, rimani, ti prego. Ed ora, ch'io la cerchi è inutile: rincaserà. -Prendiamo una vettura e corriamo al Circolo per aver notizie. - --- È inteso: non parto e andiamo dove tu vuoi. Ma prima riméttiti un -poco, perchè mi hai l'aria d'un uomo bastonato, e con quel viso farai -molto ridere. - --- Sì, hai ragione. Ma è stato un colpo sai!... - --- Che colpo, ragazzo mio!... Sono cose che capitano a chi monta a -cavallo. N'ho vedute io d'assai peggiori nella mia vita. Fin che toccano -agli altri... pazienza! Che ci vuoi fare? - --- Eh, via!... Tu scherzeresti anche dinanzi ad una bara! - --- Caro Guelfo, sii giusto. Io non lo conosco nemmeno! Me ne duole, se -vuoi, ma non posso piangerne. A me questo caso provoca invece un'ordine -d'idee del tutto diverso, che mi sembra inutile spiegarti ora. - --- Ma, sai, la cosa ha dell'inverosimile... Io non me ne capàcito! E -dire che oggi stesso, un'ora fa... - --- La vita, mio caro!... E c'è chi la prende sul serio! - --- Pover'uomo!... -- balbettavo a me stesso; -- cade da cavallo, -s'ammazza sul colpo... È una cosa orrenda! E lei? Ora certo partirà -sùbito. Io dovrei parlarle, vederla, scriverle almeno; ma come fare? S'è -ammazzato... non c'è più!... poveretto!... non c'è più... all'età sua! - --- Scusa, -- fece il d'Hermòs con una voce piena di candore, -- ma non -riesco ad intendere bene se la cosa proprio ti addolori, o se invece, in -un certo qual modo... - --- Via, non essere così cinico! M'indisponi. E vedo bene che lo fai -apposta. Capirai: ho qualche rimorso... - --- Ma che colpa ne hai tu? - --- Nessuna; questo però non toglie... - --- Ah, baie! Tu sei nato con quattro camice indosso! Ecco quel che vedo -io. - -Mi fermai di schianto: - --- Perchè dici questo? - --- Eh... perchè... lo so io il perchè! Inutile per ora dedurre troppe -conseguenze. Ma in fondo mi stupivo già che non capitasse qualcosa per -mettere la fortuna dalla tua. - --- Su, via, sei pazzo! Prendiamo piuttosto una vettura e andiamo al -Circolo. - --- Volentieri, ma fatti animo, perchè, ti ripeto, se vi entri a quel -modo farai ridere. - -Salimmo in vettura; mi prese un senso di vertigine, sentii che nel petto -il cuore mi batteva con veemenza e più non potei disuggellare la bocca. - -Dietro le palpebre, in una visione rossa, vedevo il corpo del barone -giacere a terra, esanime, sotto il suo cavallo; mi pareva che i suoi -occhi spenti si fissassero ancora ne' miei. - -Al Circolo v'era un tumulto insolito; si parlava concitatamente; stavano -tutti in piedi. Quando entrai, ammutolirono. Poi nacque un bisbiglio, e -tutti mi guardarono. - --- Dunque che è stato? -- domandai a' primi che vidi. - --- Il povero De Luca... -- disse uno. - --- Ma è vero? - --- Eh, purtroppo! La notizia è confermata. Siamo stati al telefono -sinora. - --- È proprio morto? -- E mi lasciai cadere sopra una seggiola, non -riuscendo a vincere il mio turbamento. - --- Morto immediatamente, senza dire una parola. - --- E come fu? - -Si fece innanzi Camillo Ainardi: - --- Mah?... il destino! Montava _Califourchon_, quel magnifico saltatore, -ma caparbio. All'ultima altezza del muro gli si rifiutò tre volte. Sai -che bel cavaliere, intrepido, era il De Luca! Piuttosto che cedere -avrebbe stroncato il cavallo. _Califourchon_, quando si rifiuta, si -mette su le difese e ci vuol fegato per tenergli testa. Aveva saltato -splendidamente fino allora, ed erano rimasti nella gara in tre. A forza -di sproni, di braccia, lo buttò sotto l'ostacolo: il cavallo prese male -il salto, inciampò contro un sasso e rotolarono giù tutti e due: lui -sotto. Pare che abbia battuta la testa proprio su lo spigolo d'una -pietra, ed è rimasto lì, povero Piero!... a trent'anni... è una cosa -orrenda. - --- Una vera fatalità! Me lo ha gridato il Capuano per istrada... Sono -rimasto come un ebete; poi ho sperato che non fosse così grave, e sono -corso qui. - -Tacqui, perchè tutti mi osservavano con quello sguardo che pare un -sorriso, con quell'attenzione fredda e scrutatrice che vi si figge -addosso e vi penetra come una lama, quando c'è, fra molti amici, un -secreto ambiguo che non possa dirsi per rispetto a voi solo. - --- Chissà la moglie!... -- fece uno, vicino a me, malignamente. - -Cosa fu risposto non so: vedevo sempre, dietro le palpebre, in una -visione rossa, il corpo del barone giacere a terra, esanime, sotto il -suo cavallo, e mi pareva che i suoi occhi spenti si fissassero ancora -ne' miei. - -Intorno seguitavano i commenti, le discussioni, le parole d'orrore dei -sopraggiunti, lo squillo d'altre telefonate; poi uno, credo il marchese -della Pergola, si fece avanti e parlò della corona da ordinarsi e di -quelli che sarebbero andati a Torino per portarla. - -A me pareva che tutti nascostamente pensassero: «Proponiamo Guelfo!... -Sarebbe il più adatto!» -- e sconciamente ne ridessero. - -Mi premeva intanto saper qualcosa di Edoarda, sicchè, scelto il momento -opportuno, feci un segno ad Elia perchè mi seguisse, ed uscimmo. - --- Debbo trovare un modo per sapere qualcosa di lei, -- gli dissi quando -fummo in istrada. -- Andiamo verso il palazzo; non è lontano. - --- Frequentavi la sua casa? -- egli domandò. - --- No, ma vorrei almeno vedere il Capuano, sapere se parte stasera. - --- Certamente sì. - --- Ma vi sono ancora treni?... Ah sì!... c'è quello che dovevi prendere -tu. - --- Fa dunque una cosa: trovati alla stazione. - --- Alla stazione? Certo ve l'accompagneranno, e forse non potrò nemmeno -avvicinarmi a lei. Poi bisogna che sappia se parte proprio a quell'ora. - --- Non v'è dubbio. - --- Andiamo dunque fin là; forse qualcuno, uscendo, mi potrà informare. - --- Credo che tu faccia male mostrandoti là intorno. Vi sarà certo un -grandissimo andirivieni di gente. - --- Hai ragione, -- dissi fermandomi. -- Allora, senti, fa una cosa: vuoi -andar tu? - --- Io?... Se non conosco nessuno? - --- Che importa? Lascia il tuo nome, un biglietto da visita, o nulla, se -preferisci. Ma fingi di non saper bene la cosa e domanda notizie in -portineria, od in anticamera; informati se la signora è stata avvertita -interamente o solo in parte; se poi vedessi il Capuano, cerca di parlare -con lui. - -Egli pensò un momento, poi disse: - --- Va bene, ora vado. E tu? - --- Io passeggio qui e t'aspetto. Prendi una vettura per far più presto. --- Gli diedi l'indirizzo ed egli andò. - -Il turbine della mia mente a poco a poco si calmava; la mia vita, in -quel momento, per quel caso fortuito, si volgeva necessariamente verso -un altro destino. Quale? Non me lo chiedevo, non osavo chiederlo a me -stesso. E di quando in quando mi appariva la faccia pallida, supina su -le zolle arrossate, per fissarmi con i suoi occhi pieni di morte. - -Era già quell'ora di requie nella vita febbrile delle grandi città, -quando i bottegai chiudono i negozi, e per le vie spopolate passano -carrozze vuote, giornalai ciarlieri, sartine che si lasciano inseguire -da corteggiatori insolenti, pedine che scodinzolano via, rosse di fresco -belletto, in cerca d'una cena. Fluttuava in alto una chiarità serena, -che orlava le lustre grondaie, riverberava su le finestre delle case, -traeva dai selciati balenanti una specie di aurora crepuscolare. In -quella luce ambigua, in quell'aria tepida, ventilata da qualche alito -intermittente, come soffi di primavera nell'estate, sotto il cielo ancor -rosso e tra la pallidezza dei lampioni, tutte le forme, tutti gli -avvenimenti mi si vestirono d'irrealità. - -Poi, man mano, si fece buio; la vita serale ricominciò, gaia e rumorosa; -ricominciò la baraonda che mesce, travolge, disperde, confonde in un -solo turbine il frastuono della eterna spensieratezza umana, dell'eterno -passare, benchè ognuno singolarmente si affatichi a credersi qualcosa e -dia soverchio peso alle sue piccole tragedie da burattini. - -Si vive, si muore; si va in basso, in alto; si vince, si perde; si ama, -non si ama più... Ebbene, tutto ciò che importa? Grotteschi ed effimeri -passiamo: con noi mille altri passano; dopo noi vengon altri mille, a -perpetuare la nostra mediocrità... E la folla irridente, insolente, ci -ascolta un momento curiosa, poi si volge altrove, piena di rumore, -trascinando con lievità e con fatica il peso delle sue mille catene. - -Mi pareva d'esser caduto in mezzo ad un mondo d'automi, ove tutto fosse -imprecisione, fugacità, fantasma, sogno. Camminavo in su, in giù per il -popoloso marciapiede, sostando di tratto in tratto. - -Ricordo che un vecchio lacero s'era fermato contro il muro ad accendere -la pipa, e le sue mani si movevano lente, quasichè sollevassero -invisibili pesi. Accese tre zolfanelli e tre volte l'aria li spense. -Alla luce della fiammella il suo volto rugoso e barbuto s'illuminava -d'un giallor di cartapecora, la pipa carica gli tremava tra i denti. -Passò un monello e prese a schernirlo; il vecchio borbottava, -minacciandolo con la mazza. - -Più in là due bimbe mangiavano una mela, mordendone a volta a volta un -boccone ciascuna, e quand'ebbero solo il tòrsolo, se lo presero fra i -denti, ambedue, con le bocche vicine, mettendosi così a girare come -trottole intorno ad un perno. - -Tutto questo io rammento con singolar precisione, quasi fosser memorie -intimamente confuse nell'angoscia di quella sera. - -Finalmente il d'Hermòs arrivò. Tutto scomparve, la realtà riprese il -sopravvento. - --- Ebbene, -- domandai ansioso, mentr'egli pagava il vetturino, -- hai -saputo nulla? - --- Sì, ma non è stato così facile. Nessuno poteva comprendere il mio -italiano; poi c'era una tale confusione in quella casa!... La portineria -e l'anticamera sono assediate; finalmente trovai un maggiordomo dal -quale mi son potuto far intendere. Dunque: la signora sarebbe stata -informata esattamente della cosa dal Capuano, e parte alle otto e -quaranta, come si prevedeva. - --- Grazie. Non hai potuto sapere altro? - --- Null'altro. C'era troppa gente; le persone di casa parevano -impazzite. - --- Ed il Capuano? - --- L'ho veduto passare in anticamera un momento; correva, tutto -stravolto in viso. L'ho chiamato, ma non rispose; non rispondeva a -nessuno. Ho inteso che andava a preparar la borsa perchè accompagna la -signora. - --- Grazie ancora, -- risposi stringendogli la mano. E guardai -l'orologio. -- Senti, Elia, sono quasi le otto; va tu a pranzare; io mi -dirigo verso la stazione. - --- E perchè mai? Preferisco attendere il tuo ritorno. - --- Dove m'aspetterai? - --- Al Circolo, se poi vi pranzeremo. - --- Questa sera è meglio di no, ti pare? Aspéttami al Colonne. Sai dov'è? - --- Sì, press'a poco. Del resto ti accompagno qualche passo ancora, poi -prenderò una vettura. - --- Dunque dicevi che v'era molta gente? - --- Moltissima: ne arrivava ogni momento. - --- E non ti fu possibile sapere come la moglie abbia ricevuta la -notizia? - --- Questo non ti saprei dire. L'ho anzi domandato al maggiordomo: egli -mi rispose due volte: -- «Eh, capirà!... capirà!...» In tal modo non ho -capito niente. - -Poi soggiunse, con un sorriso ambiguo: - --- Ho teso l'orecchio per ascoltare se arrivassero gridi, ma nulla mi -giunse. Può darsi che fosse in una stanza lontana... Scendendo, vidi il -cocchiere attaccare i cavalli; sul portone intesi un giovinetto, che -usciva davanti a me, dire al compagno: -- Chissà l'altro!... -- L'altro -dovevi esser tu; ma il séguito mi è sfuggito. - --- Questi chiacchieroni, per Dio! non rispettan nulla. - --- Che vuoi? È involontario. Un'associazione d'idee, null'altro. Anch'io -penso a te. - --- Cosa pensi, se è lecito? - --- Oh, molte cose! Intanto che trovo splendido quell'antico palazzo... - --- Via, finiscila dunque! A rivederci: prendo una vettura perchè voglio -giunger prima di lei. Ci rivedremo al Colonne. - --- C'è un proverbio che dice: -- «_Mors tua, vita mea_». Sai il latino? -A rivederci. - -Giunto alla stazione, mi fermai davanti all'entrata per attender -Edoarda. - -Lì, davanti a quella piazza folle di lumi, dove, nel fondo, -biancheggiava la fontana come uno straordinario fiore, mentre per l'aria -solcavano i fischi delle impazienti locomotive, e la gente frettolosa e -le vetture pigre si confondevano in una specie di affaccendata ridda, mi -rammentai tutte le partenze, tutti gli arrivi che per me si erano -variamente compiuti, lì, su quella piazza medesima, durante la mia così -diversa vita. Ricordai una mattina di sole, splendidissima, ed una sera -quasi tragica, nel chiarore dell'autunno, quando la città neroniana -esalava nell'aria pesante il lezzo della sua grave antichità, e la -patria mi suonava esilio, poichè avevo sacrificato per sempre ad una -donna straniera tutto ciò che nel mondo può essere poesia. - -Mentre mi smarrivo in questi pensieri, d'un tratto vidi sbucar nella -piazza la pariglia dei De Luca, ed appena la carrozza fu giunta, -m'avvicinai, tenendomi rispettosamente a qualche passo dallo sportello. -Sùbito ne saltò fuori il Capuano, e dietro lui una cameriera già vestita -a lutto. Fabio dette qualche ordine alla donna, parlò rapidamente allo -sportello e mi passò davanti frettoloso, borbottando: - --- Ah, sei qui?... Bravo! Ci rivedremo fra un paio di giorni... -- E si -allontanò. - -Mentre il domestico ed il facchino scaricavano le valige, la cameriera -si pose accanto allo sportello, mentre appoggiandosi al suo braccio -Edoarda ne uscì. - -Era vestita di nero, con un velo di crespo su la faccia pallida. Il -cocchiere si scoverse il capo, e, curvatosi, le mormorò qualche sillaba, -cui ella rispose con un cenno. Forse il buon uomo le affidava un saluto -per il padrone morto. - -Un po' tremando, anch'io m'avvicinai; le tesi la mano: ella strinse le -mie dita, forte, forte, senza guardarmi, e sùbito ritrasse la mano, -quasi con paura. Non seppi cosa dirle, o troppe frasi, che non osai -profferire, mi vennero insieme alle labbra. Ella rimase perplessa un -attimo, poi si mise a camminare. - -L'accompagnai fin nell'atrio della stazione; vidi allora, nella piena -luce, che il suo viso era straordinariamente bianco e negli occhi aridi -le sue pupille splendevano con una fissità quasi d'allucinata; i suoi -lineamenti eran fermi nella tensione di uno sforzo visibile; coi denti -si teneva l'orlo del labbro inferiore, quasi per frenarne il tremito. - -Fabio, ad uno sportello, stava comperando i biglietti. - --- Volevo almeno vederti... -- le dissi piano. -- Ora ti lascio. - --- Sì, lasciami; è una cosa orrenda... -- ella rispose con una voce -priva d'accento, senza quasi muovere le labbra. E chinando ancor più la -fronte soggiunse, in un modo appena intelligibile: - --- Ti scriverò poi... - -Mi strinse di nuovo la mano, a lungo, più forte... Un pensiero mi venne, -subitaneo, brutale: «Quella stessa mano, poche ore innanzi, mi aveva -prodigate le carezze più folli, e certo le sue labbra smorte sapevano -ancora de' miei baci...» -- Tutto nella vita è così: un'irrisione, un -gioco; ed il peccato, il dovere, la volontà, il ribrezzo, l'amore, la -morte, si mescon necessariamente insieme, come nell'intreccio di una -commedia imprevedibile. - -A capo scoperto mi ritrassi, ed ella rimase nel mezzo della sala, -immobile come un'erma, sotto il velo nero. - -Andai vicino a Fabio con un po' di titubanza e gli dissi: - --- Posso aiutarti a far qualcosa? - -Egli aveva due biglietti fra i denti, un altro in mano, i guanti, il -portafogli ed una borsetta posati davanti allo sportello. - --- No, no, grazie -- rispose mordendo i biglietti; -- faccio tutto da -me. -- Dopo essersi bisticciato non so a qual proposito con l'impiegato, -cacciò tutto alla rinfusa in una tasca, e con la spolverina da viaggio -aperta, che gli sventolava intorno alle gambe, corse a spedire il -bagaglio. Lo seguii con una specie di obbediente umiltà. - -Gridò al domestico, ai facchini: - --- Su dunque, fate presto! portate qui la roba! - --- Ma spedisce anche questo, il signore? -- obbiettò il domestico, -mostrando una sacca di tela grezza. - --- Sì, tutto si spedisce! Tutto, meno la borsa della signora. E tu, -- -disse alla donna, -- stalle vicino! Cosa fai qui? - -Edoarda era sempre nella medesima positura, con la fronte china, la -borsetta che le pendeva dal polso, le mani congiunte, immobile. Alcune -persone, ferme, l'osservavano bisbigliando. - -Quando il Capuano ebbe terminata la sua faccenda, si volse a me -rapidamente: - --- Cosa ne dici dunque? Nulla, è vero? Sono i casi della vita. Bah!... -fammi un piacere: va tu dall'amministratore dei De Luca -- sai, -l'Agostini -- e digli che provveda per le partecipazioni sui giornali. -Combina tu stesso l'annunzio, ti prego. Me ne è mancato il tempo. Credo -che torneremo sùbito, portando il morto con noi. A rivederci. - -E corse vicino a Edoarda, la prese dolcemente sotto braccio, come un -padre, parlandole piano. Io rimasi finchè il treno fischiò, e non ebbi -l'ardire di seguirli dentro la stazione. - -Ma dovunque mi volgessi, m'appariva la faccia pallida, supina su le -zolle arrossate, che nell'ánsito estremo cercava di fissarmi con i suoi -occhi pieni di morte. - - - - - X - - -Questa è la lettera che m'inviò Edoarda, tre giorni dopo il suo ritorno, -quando già il corpo dell'infelice barone giaceva sotto la terra e su la -fossa recente si andavano sfogliando le corone appassite: - -«È forse orrendo quello ch'io faccio -- amore mio, -- ma sei la sola -persona che me lo possa perdonare, la sola che possa guardarmi -nell'anima senza provarne un senso di paura. Metterò questa lettera in -buca nell'andare domattina, come ogni giorno, al cimitero... Vedi: è -atroce. Ma come fare altrimenti? Mi disprezzerai anche tu, Germano? Io, -dentro di me, ne son tutta rabbrividita. Non pensiamo, non pensiamo a -quello che è stato! Vi son coincidenze che atterriscono... Mi ripeto -senza requie: «Dov'ero, dov'ero mentr'egli moriva?...» E se credessi -molto in Dio ne dovrei temere una grande vendetta. Cerco invano di -persuadermi ad un cinismo che non sento, e mi dico: «Egli forse mi ha -sposata solamente per il mio denaro; forse non mi amava, nè in fondo gli -dovevo alcuna gratitudine...» Eppure, che vuoi?... queste incerte parole -non bastano; la coscienza, ribelle a tutte le vane parole, mi si lacera -dentro. Poi, non scompare così tragicamente un uomo, del quale si è pur -stata la moglie, senza che se ne provi un'angoscia viva, come se lo si -avesse veramente amato. Una voce interiore mi assilla di continui -rimproveri, e mi dice: «Anche tu l'hai sposato per opportunità, -perch'egli almeno ti rendesse una vita fittizia, quando l'altra, la -vera, te l'avevano spezzata.» E infatti è stato buono con me. Senza -darsi la pena di troppe indagini, forse per un naturale istinto, aveva -indovinato il mio cuore, aveva compreso che anima ero, cosa potevo -dargli ancora di me stessa, e per indifferenza o per bontà se n'era -contentato, studiandosi di rendermi la vita serena e dolce. Quindi a -lui, come uomo, non debbo che riconoscenza. - -Per questo avrei voluto serbare intatto il suo nome, vivergli vicino -tranquilla, chiusa ne' miei sogni, senz'amore ma senza inganno. Ti giuro -che, sposandolo, il mio proponimento era ben questo; e di te pensavo: -«Nemmeno se tornasse a ginocchi... mai! mai!...» - -Pensavo così, e per rimanergli fedele ho lottato... sì, con tutte le mie -forze ho lottato! Ma, che vuoi?... mi avevi conosciuta fanciulla, sapevi -com'ero, mi avevi tanto fatto soffrire... per te dev'essere stato facile -riprendermi, facile, quanto era per me impossibile il non abbandonarmi. -Anzi, più lottavo, e più, con uno sguardo solo, annullavi tutta la mia -volontà. Ti vedevo tornare come una volta e mi pareva che in ogni cosa, -nel mio respiro medesimo, ci fosse una forza irresistibile che mi -trascinasse verso di te. Io son nata per volerti bene, per essere tua; -tutto il rimanente non fa che passare accanto alla mia anima. - -E, vuoi che ti dica la verità? Sposandomi, oltre a quel proposito, avevo -anche un desiderio diverso: volevo rinnovarmi, vivere io pure una vita -rumorosa, rendermi vietata, invidiata... ma solo per piacere a te. -Credevo che la mia forza bastasse per godere questa intima vendetta -senza lasciarmi vincere da lei. - -Perdonami dunque se ora cerco in te un rifugio contro il mio rimorso. - -Ora egli è scomparso. Poich'era migliore di quanto supponessi, rimane in -fondo al mio cuore la memoria quasi d'un amico, ed il pensare a lui mi -fa profondamente male. Ma, quando me lo dissero, sùbito, come in un -baleno, senza potermelo impedire, il mio pensiero corse a te; fu quasi -uno sprazzo di luce nel buio che dentro mi stringeva -- una visione -ch'ebbi vergogna di aver guardata... - -La pietà mi vinse poi, e divenne affannosa quando lo vidi morto, su la -bara, con la testa fasciata e sfigurata, le mani chiuse, la bocca torta -in uno spasimo di dolore Oh, come ho pianto! E lo devi comprendere, -perchè, davanti a lui, mi sentivo infinitamente colpevole. Mi pareva -ch'egli avesse tutto sofferto per lasciarmi sgombra la via della -felicità. - -Ora che ti scrivo è notte; non posso dormire; ho quasi paura; tuttavia -mi piace la notte perchè nessuno intorno a me cerca di scrutarmi -l'anima. Vorrei che l'alba non venisse mai. Lontano, laggiù, nei giorni -che non oso guardare, c'è tanto sole, tanto sole!... e cerco di aver più -paura, in questo silenzio, nel cuore della notte, perchè i miei occhi -non debban sorridere guardando il sole che laggiù brilla... Senti... e -poi no! mi devi comprendere senza che io lo dica. Noi dobbiamo avere -un'anima sola; e così, tutto quello ch'io sento, ch'io penso, -quand'anche fosse una colpa, resta come suggellato in me. - -Sai? quell'idea mi ha perseguitato fin dal primo istante, per tutto il -viaggio, fin là... E più la cacciavo, più mi afferrava la mente, come -se, in mezzo alla tortura, mi sentissi crescere nel sangue un'ondata -infrenabile di gioia... - -Volevo tacere, vorrei anche lacerare questa lettera, ne tremo come di un -delitto... ma ho tanto sofferto anch'io, che mi sembra quasi di poter -essere perdonata. - -Fra qualche giorno partirò da Roma; andrò per intanto nella mia villa, e -forse, dopo, in un solitario villaggio di montagna. Mi dirai dove... -Addio.» - - - - - XI - - -Becchino che mi seppellirai, se tu sapessi che i morti parlano, avresti -certamente un senso di paura nel compiere il tuo lugubre mestiere. - -In verità i morti parlano, ed io, quando verrai per seppellirmi, -comincerò con farti un lungo discorso e rettorico, del quale potrebbe -anche darsi che tu non intendessi una sillaba. - -Ma questo che importa? È un bisogno bizzarro che i morti hanno di essere -una volta sinceri, quando più non li vigila nessuna prudenza umana, -quando più non li stringe alcuna vanagloria di sè stessi, e nel becchino -che li sdraia dentro la cassa di freddo rovere vedono quasi un ultimo -funzionario della società umana, che viene per buttarli nella fossa come -in un sacro immondezzaio; un funzionario alieno da metafisiche, immemore -d'essere a sua volta un cadavere imminente, quindi una persona di buon -senso, che valuta l'uomo e la sua spoglia con ammirevole semplicità. - -Tu hai, becchino, l'abitudine della morte; non la temi non la veneri, -non la compiangi; con te si può dunque parlare. - -Io non ti conosco di persona, ma t'immagino qual sei, anzi mi sembra -d'averti una volta incontrato, per istrada, o chissà dove, passando. -Poichè, di fatti, ogni vita finisce in polvere ed ogni uomo ha nel mondo -il suo becchino che l'aspetta. Qualche volta, uscendo fuor di casa, può -darsi che in lui ci s'imbatta viso a viso: ognuno prosegue per i fatti -suoi... ci s'incontrerà più tardi... - -Più tardi. E mentre il mio becchino porta me al cimitero, avviene che il -suo proprio lo rasenti gomito a gomito, e passando gli getti un -mozzicone di sigaro fra i piedi. È singolare, ma non è forse neanche -triste. La vita, la morte: due diversi enigmi d'un fenomeno più grande, -che non conosciamo; due forze contrarie che si elidono, due potenze -nemiche ma inestricabili, che infuriano attraverso la materia, senza una -meta palese. - -Ho scritto il libro della mia vita; vi manca una pagina: te la racconto, -becchino. - -Dunque non ti conosco, eppure so come sei: un uomo robusto e ruvido, -qualcosa tra il facchino in livrea ed il sacerdote in abito civile. Sai -di tabacco e d'incenso, di chiesa e d'osteria. L'uniforme tetra non -riesce a toglierti quel non so che di gioviale che ti trapela dalla -fisionomia; siccome vedi sempre piangere, hai voglia di ridere: è -naturale. - -Fra le tante cose delle quali non ho saputo rendermi conto nella vita, è -quella di non aver saputo comprendere come mai, fra i tanti mestieri che -vi son da fare al mondo, un uomo possa liberamente scegliersi quello del -becchino. È forse una vocazione come tutte le altre, una vocazione -macabra, che mi dà tuttavia da riflettere. - -Tu, per esempio, hai una bella corporatura, sei d'ómeri quadrati ed hai -un incedere maestoso... avresti potuto con indifferenza fare il -carabiniere, il portiere d'un palazzo, che so io? il custode d'una -fabbrica, e perchè no? magari il secondino in un reclusorio. Invece, -nient'affatto! Un bel giorno ti sei sentito spinto verso le pompe -funebri e ti è piaciuto affrontare la vita nella triste qualità del -beccamorto. - -Può darsi che la familiarità con la quale tu avvicini e maneggi il -cadavere, senz'ombra di quella paura ch'esso incute ai pavidi mortali, -ti dia su la comune folla degli uomini un senso quasi di potenza e di -coraggiosa virilità. Inoltre il mestiere ha i suoi lati buoni; si ha da -fare coi preti, che son gente accorta, si va per le case altrui, -sbirciando nel cuore delle famiglie; la fatica, se talvolta è gravosa, -in compenso non è lunga, e, mentre tutte l'altre industrie possono -allentarsi o far difetto all'operaio, quella delle sepolture non varia, -e di morti ve ne son tanti ogni giorno, ricchi e poveri, dappertutto. - -Nella mia casa, quando verrai a prendermi, sarai trattato coi dovuti -riguardi, ed il mio maggiordomo, ch'è una persona ospitale, ti darà -certo un buon calice da tracannare. In questo modo io sarò per te un di -que' morti coi quali occorrono, è vero, molte cerimonie, ma che hanno il -merito in compenso di abbandonare un'ottima cantina. E terrai a mente la -casa, come una di quelle ove sarebbe opportuno si morisse di frequente. - -Orbene, senza che tu neppure te n'accorga, io ti farò dalla morte le mie -confessioni estreme. - -«Brav'uomo, -- ti dirò, senza muovere la bocca suggellata, -- brav'uomo, -fa piano! e bada che non cápita spesso ad un volgare becchino par tuo di -mettere sotto la terra un uomo quale io fui. In verità sono stato un -inutile; ho avuti alcuni desiderii grandi, che nel mio cuore inane si -spensero come incendi effimeri di festuche in un campo, brillarono e -caddero come il razzo vanaglorioso d'un fuoco artificiale. - -Poichè dietro me strisciava il senso della universale inutilità, l'odio -per le cose piccole, senza il fervore per le grandi, e mi sono cullato -nelle braccia della fortuna come sopra una insommergibile nave. - -La vita, quand'essa mi piacque, me la ghermii come un'amante barbara; -quando n'ebbi tutto spremuto il natural piacere, ancora me ne saziai -come d'una invereconda cortigiana. Sono stato con allegrezza uno -sciupatore indolente, un magnifico dissipatore di tutti quei beni -ch'ella mi diede in retaggio, e se non volli insignorirmi d'alcuna sua -podestà, fu solo perchè il dominio mi parve una fatica inutile. - -Questa, becchino, è la sintesi di tutto: «Inutile.» Questa è la parola -ch'io vidi splendere su la totale conoscenza della vita, come un -disperato limite, che invano tentai di varcare. - -Talvolta mi resse nondimeno quella superiore coscienza della propria -elevazione che alimenta il fervore dei mistici e dei tiranni; sebbene il -mio spirito fosse pieno d'esilio come un oceano lo è di lontananza, e di -vento e d'ombra una fredda solitudine. - -Sì, becchino, queste orgogliose parole non ti faccian sorridere. -Provengon da un'oscura fede nella mia potenza, da un ingenito senso -della mia diversità, la quale mi collocava, per una specie d'inerte -potere, al di sopra della turba, e di là, senz'alcuna grandezza, -guardavo tuttavia nel mondo come da un'altura. Poichè non la mia vita -vissi, ma quella, forse dispregevole, del mio nemico interiore. - -Fa piano a depormi nel féretro, o scortese becchino!... Questo mio corpo -che malamente scuoti, fu amato in verità e cosparso di carezze dalle -calde labbra e dalle bianche mani di molte donne soavissime. Or queste -si affaccian su l'orlo della cassa ove mi poni, e guardano. - -Ahimè! ricoprimi bene la faccia, ch'elle non mi vedano così bianco! Due -più curve stanno, e, quasi più attente, cercano d'interrogare il -silenzio, d'indovinare la morte. Una di gramaglie veste, ma l'altra è -vestita di sole, perchè i suoi capelli conservano quel colore -indefinibile dell'oro antico e del bronzo, che fascia il suo volto fermo -in un velo di scintillante oscurità. - -Entrambe da me non seppero qual d'esse il mio sterile cuore abbia -veramente amata. Ma ora, prima che il coperchio di piombo mi sia la più -diuturna coltre, ora domandano con paura -- (e non le odi tu forse?) -- -domandano: «Quale?» - -Becchino disattento, becchino privo di urbanità, poichè non posso io -rispondere con le mie suggellate labbra, e tu per me rispondi: - -«Amò di voi la più lontana, quella che si chiamò «Perduta», quella che -si adornò per lui d'un nome ancora più torbido, «Sconosciuta?...» - -Su la tua bocca odorosa di forte vino e di aspro tabacco, le belle frasi -ch'io ti suggerisco parranno quasi una celia inconsapevole; ma tu non -mutarne sillaba e fedelmente ripeti: - -«Amò di voi quella che parve al suo amore più vietata, sebbene -quest'uomo che io seppellisco porti con sè nella fossa un cuore povero -come la morte.» - -Ma se colei non t'ascolti che veste le gramaglie della vedova, e -l'altra, nei chiari occhi, paia della mia morte pensosa, su questa -cùrvati e dille, o buon seppellitore, ma furtivamente, all'orecchio -dille, che soltanto lontani, oltre la rinunzia, dopo l'irreparabile, al -di là dall'amore si ama; soltanto nella memoria, nella impossibilità si -ama... A lei dillo, becchino, a lei sola... e che l'altra, la mia -vedova, non oda. Perchè fino all'ultimo giorno ella mi conobbe ormai per -un marito fedele, nè io vorrei farla soffrire in cambio del bene che mi -diede. - -La sua dolce anima vegliava intorno alla mia tepida indolenza come la -lampada funeraria veglierà fra poco sul marmo della mia sepoltura; nel -mondo ella non ebbe altra gioia, se non quella di riscaldare con il suo -àlito il mio stanco disutile cuore...» - -Ma perchè indugiarmi a discorrere con te, o becchino che mi sei ancor -distante, quando la vita è tuttora bella, ed in queste giornate di sole -Roma splende, quasi fosse un mosaico di gioielli, e sembra tuttavia la -città miracolosa dove il destino d'un uomo, la sua giovinezza, i suoi -liberi sogni possono ad ogni giorno rifiorire? - -Orsù amici! Sono ancora quel patrizio romano che vi stupiva con le sue -liberalità; ho ancora banchetti sontuosi da offrire all'ingordigia dei -parassiti, lucenti sale da schiudere agli ozi delle mie clientele; ho -ancora eleganze da insegnare, denaro da spendere, ottimi cavalli da -cavalcare, magnifici cocchi sui quali trascinarvi nei viali delle -profumate ville romane, mentre lontano, al vento, si disperderà in un -leggero nembo di polvere il confuso rumor d'applausi e l'ira delle -attonite platee... - -La casa Guelfo ha riscattata la signoria che i suoi maggiori le avevan -tramandata per secoli di splendore; sul pennone di Torre Guelfa sventola -il vessillo antico signoreggiando l'aria verso il monte e verso il mare. - -Il feudo è risorto; le terre, libere d'ogni gravezza, ricomperate o -rivendicate, biondeggiano di folte messi e maturano vigne al sole; -ancora, quando passo, calco la terra mia. E perchè non perisca il mio -nome -- la cosa più bella che portai, -- da due anni aspetto con -impazienza l'erede. - -La buona sorte, mia fedele amica, mi ha dunque tutto recato, anche -- -bisogna credere -- la felicità. Solo, di quando in quando, nelle ore di -solitudine, viene a sedermi sulle ginocchia una piccola sconosciuta, e -mi butta le braccia intorno al collo, rovesciando la sua testolina -bionda, e parla, e parla, e sorride, la mia bambina di laggiù... - -Allora sorgo in fretta, faccio attaccare a quattro redini la pariglia -saura con i morelli di tre balzane, ed esco guidando la quadriglia, che -scalpita per l'acciottolato. - -Su l'arco del palazzo Laurenzano splende l'arma dei Guelfo di -Materdomini; ed il suo motto dice: - -«_Placet, si vis, Domine._» - - ---- - - FINE - - - - - DELLO STESSO AUTORE - - - L'amore che torna -- 1908 - Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaio _Romanzo_ - - Colei che non si deve amare -- 1910 - Ultima ediz.: dal 131.º al 180.º migliaio _Romanzo_ - - La vita comincia domani -- 1912 - Ultima ediz.: dal 106.º al 155.º migliaio _Romanzo_ - - Il Cavaliere dello Spirito Santo -- 1914 - dal 41.º al 70.º migliaio _Storia di una giornata_ - - La donna che inventò l'amore -- 1915 - Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaio _Romanzo_ - - Mimi Bluette, fiore del mio giardino -- 1916 - Ultima ediz.: dal 111.º al 160.º migliaio _Romanzo_ - - Il libro del mio sogno errante -- 1919 - Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaio - - Sciogli la treccia, Maria Maddalena -- 1920 - Terza ediz.: dal 101.º al 150.º migliaio _Romanzo_ - -_Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la -ristampa._ - - _Nota degli Editori._ - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'AMORE CHE TORNA *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38720 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations where -we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make any -statements concerning tax treatment of donations received from outside -the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways -including checks, online payments and credit card donations. To donate, -please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate - - - Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic - works. - - -Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm) -concept of a library of electronic works that could be freely shared -with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project -Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support. - -Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless -a copyright notice is included. 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