summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/38720-8.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '38720-8.txt')
-rw-r--r--38720-8.txt16468
1 files changed, 0 insertions, 16468 deletions
diff --git a/38720-8.txt b/38720-8.txt
deleted file mode 100644
index e0112c8..0000000
--- a/38720-8.txt
+++ /dev/null
@@ -1,16468 +0,0 @@
- L'amore che torna
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: L'amore che torna
-
-Author: Guido da Verona
-
-Release Date: January 30, 2012 [EBook #38720]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'AMORE CHE TORNA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- GUIDO DA VERONA
-
-
- L'Amore che torna
-
- ROMANZO
-
- VIII.ª EDIZIONE
- _(dal 101º al 150º Migliaio)_
-
-
- R. BEMPORAD & FIGLIO -- EDITORI -- FIRENZE
- --
- MCMXX
-
- ----
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
- paesi
-
- _Milano -- Tip. Pirola & Cella di Primo Cella_
-
- ----
-
-
-
-
- L'Amore che torna
-
-
- «Placet, si vis Domine»
-
-
--- Dormite? -- ella domandò, piano, entrando sotto l'arco della tenda
-che l'avviluppava in sè come un mantello d'antico e fosco velluto. Avevo
-inteso il rumore de' suoi passi nell'altra stanza, il fruscìo della sua
-gonna sul tappeto, ma fingevo di sonnecchiare davanti al caminetto, con
-un libro aperto su le ginocchia.
-
--- Dormite? -- ella ripetè, avvicinandosi e protendendo il capo, quasi
-per meglio discernermi nella semioscurità della stanza.
-
--- No, stavo pensando, -- le risposi con una voce rapida, che a mio
-malgrado tradiva l'impazienza di averla così a lungo attesa.
-
-Bella e ridente nella luce irrequieta della fiamma:
-
--- Ebbene -- domandò -- non mi dite nulla? non mi salutate neppure?
-
--- Vi aspettavo per le quattro e mezzo; ora sono le sei... Veramente mi
-pare un po' tardi!
-
--- Allora me ne torno via... -- E fece ridendo l'atto di volgersi; poi
-soggiunse:
-
--- Dunque, siete sempre in collera?
-
--- Con voi non mi riesce! Solo, durante le attese, medito, e quando
-medito mi assale a poco a poco l'esasperazione.
-
--- Già, voi avete un carattere bizzarro! Ascoltatemi: ora vi spiegherò.
-
--- A che serve? Mi sarebbe così difficile credervi!
-
--- Ed avreste torto, -- ella rispose tranquillamente. -- Se volessi
-mentirvi, saprei anche mentirvi bene.
-
--- Oh... davvero?
-
--- Forse ne dubitate? Noi donne ci confondiamo più facilmente nel dire
-la verità.
-
--- Quand'è così, -- feci -- spiegatevi pure.
-
--- Permettete che mi sieda? -- ella domandò in tono di celia.
-
--- Ve ne prego.
-
--- E che mi tolga la pelliccia? i guanti? il cappello?
-
--- Ve ne prego, -- ripetei con la stessa urbanità.
-
--- E che vi chieda un bacio? un bacio su la punta delle dita?
-
-Mi tese una piccola mano, senz'anelli, con l'unghie rosee, finemente
-curate, ove le mie labbra indugiarono con voluttà, poich'era tepida e
-morbida come una soave piuma.
-
--- Ecco, -- ella fece, sedendo presso il caminetto e ravviando i suoi
-capelli, d'un bel colore d'oro e di bronzo antico, fusi per comporre
-insieme una maravigliosa luce, -- ecco: vi aspetterete chissà quale
-confessione, chissà quale complicatissima storia... Invece una causa
-molto semplice: avevo dimenticato. Leggevo anch'io, vicino al fuoco, un
-libro molto bello, e mi ricordai dell'ora solo quando fu, come voi dite,
-un poco tardi.
-
-Mi guardò col suo riso impertinente, in cui erano tutte le grazie e
-tutte le insensibilità.
-
-Una pausa lunga; ella si leva, guarda i fiori che stanno in un grande
-vaso d'argento e trascolorano al riverbero del fuoco, sceglie una
-pallida rosa e la pone alla sua cintura. Io accendo una sigaretta, la
-decima forse dalle quattro e mezzo in poi; Ludovico reca il vassoio del
-tè: ci sediamo entrambi, aspirando il vaporoso aroma della bevanda
-profumata.
-
--- Dunque, -- riprendo con indifferenza, -- avete letto molto a lungo? E
-certo un libro attraentissimo, un libro strano, perchè voi amate
-soltanto le cose strane...
-
--- Non sempre, qualche volta, anche le tristi.
-
--- Allora, oggi, un libro triste?
-
--- Sì: «_Le roman d'un spahi_», del Loti. Era l'unico libro suo che non
-avessi ancor letto.
-
--- Vi piace Loti?
-
--- Molto; perchè ne' suoi libri mi rassomiglia un poco; sente cioè tutte
-le cose con un'anima che non è sua, ma che gli appartiene e che sa far
-comprendere come se fosse la sua.
-
--- E questa seconda anima cosa sarebbe, in voi ed in lui?
-
--- Oh Dio, è ben difficile a definirsi! Un misto d'ingegno e di
-fantasia, d'indifferenza e di sensibilità, di superficiale e di
-profondo, di curioso e d'inutile.
-
--- È vero; per Loti è vero. Per voi, non so... perchè non vi conosco.
-
--- Ah?... ricominciate le indagini solite?
-
--- No, me ne guardo bene. Mi avete già data una risposta la quale vieta
-ogni ulteriore commento. Mi avete detto: «La mia vita passata non vi
-appartiene, come non appartiene a me sola... dunque non insistete,
-perchè inevitabilmente vi mentirei.» Questa frase risolve tutto; non
-insisto più.
-
--- Ed è forse meglio per entrambi. Vi ho detta la verità fino al segno
-cui potevo giungere: non chiedetemi oltre. A me riesce più facile
-inventare una fiaba che risolvermi ad una confessione, perchè non amo
-intrusi nella mia vita intima ed inoltre ho più fantasia che memoria...
-Perdonatemi, la colpa non è mia!
-
-Tutto questo ella diceva con indefinibile grazia, in una lingua
-straniera che usava con familiarità, sebbene vi risuonasse talvolta
-l'accento natìo, come in tutta la sua persona era segnato, puro e
-splendido, il tipo della sua terra ungherese.
-
--- Via, Germano, -- ella seguitò con maggiore dolcezza -- perchè
-tormentarci? Perchè mi lascerete partire con un triste ricordo?
-
--- Partire? -- l'interruppi vivamente. -- Ieri mi avevate quasi promesso
-che...
-
--- Sì, ieri... Ma poi ho meglio riflettuto, e mi sono persuasa che devo
-partire.
-
--- Non comprendo questa necessità. Voi siete libera, credo.
-
--- Appunto perchè lo sono, e vorrei rimanerlo sempre, -- rispose, con
-una leggera ombra nel viso.
-
--- Temete forse ch'io divenga troppo indiscreto? che m'impadronisca
-troppo della vostra libertà?
-
--- Non è per questo, Germano.
-
--- Ed allora?
-
--- La ragione è un'altra. Ve la scriverò dopo aver lasciato Roma. Per
-ora non mi domandate nulla, nulla, vi prego.
-
-Il fuoco era quasi spento, la stanza semibuia, il rumore della strada
-reso fievole dalle folte cortine. Di quando in quando uno scalpitìo di
-cavalli sul lastricato, un crepitare della brage morente; nell'aria il
-profumo delle rose d'inverno, languida fragranza di fiori sbocciati
-senza sole; ed ella era seduta nella grande poltrona di cuoio dai foschi
-rilievi, co' due piedini sovrapposti, appena uscenti fuor dalla balza,
-le mani posate sui bracciuoli: tutta vestita di nero.
-
-Da quando ella era divenuta «la mia amica», poichè amava ella stessa
-chiamarsi così, io vivevo nell'ardore di una febbre in cui erano gioie
-forse più acute che nella voluttà di possederla e tormenti più acerbi
-che nell'assoluta rinunzia. Sentivo confusamente che se fosse partita,
-se non avessi potuto più soffrire della sua presenza, mi sarei creduto
-per sempre incapace di accendere in me un altro desiderio, di esprimere
-un'altra ammirazione, di conoscere o di pensare un'altra bellezza, la
-quale somigliasse lontanamente alla sua.
-
-Per questo le andai vicino, e dimenticando il fugace rancore le parlai
-quasi tremante.
-
--- Non andrete via, -- la pregai. -- Non posso lasciarvi partire!
-
-Mi guardò a lungo, mi porse la mano, ebbe un sorriso pieno di tristezza,
-mi disse:
-
--- Anch'io vorrei forse restare, ma invece devo, devo andarmene via...
--- Poi soggiunse: -- Ritornerò; verrete voi a vedermi... chissà!
-
--- No, Elena: se partite questa volta, non ci vedremo più; mai più.
-
--- Perchè mi dite questo? Anche la prima volta noi credevamo che sarebbe
-stato così, ed invece... La vita è tanto bizzarra!
-
--- Elena, io farò in modo che non ci si riveda.
-
--- Voi? e perchè?
-
--- Perchè è sempre triste, enormemente triste, rimanere a mezza strada
-fra l'indifferenza e l'amore, fra la curiosità e il desiderio, fra
-quello che è stato e quello che poteva essere. Un sogno si può talvolta
-sopprimere, ma incatenarlo, precludere ad esso l'avvenire, questo no.
-D'altronde fra voi e me l'amicizia non è possibile. Perchè essere
-solamente amici quando è lecito amarsi? Elena, da che vi conosco non ho
-avuto verso di voi la più piccola irriverenza, non ho tentato mai di
-spingere la nostra intimità oltre il limite che le avete voluto
-prefiggere, trovando questo, non solo naturale, ma opportuno, perchè
-siete fra quelle donne che si debbono avere sempre o non avere mai.
-
--- Credete proprio che ci siano tali donne? -- ella rispose con
-volubilità. E, nel fissarmi, qualcosa di crudele attraversò la sua ferma
-bellezza.
-
--- Se vi sono, -- risposi -- hanno certamente il diritto di farci anche
-soffrire.
-
--- Sentite, -- m'interruppe, con riso pieno d'ironia su la bocca
-giovine, -- credo che voi parliate con molta facilità... Veramente vi
-ammiro!
-
--- Perchè? -- feci, un po' confuso.
-
--- Via! Mi piace la sicurezza con la quale dite queste cose molto gravi
-e molto serie. Parlando con voi, talvolta mi sembra di assistere alla
-recitazione d'un ottimo attore.
-
--- È dunque singolare che si abbia entrambi, esattamente, la medesima
-impressione.
-
--- Eccovi súbito mordace. Ma no!... io trovo questa una cosa naturale!
-Passiamo tante ore, qui, soli, nè possiamo far altro che parlare.
-Ditemi, avete avute molte amanti voi?
-
--- Sì, molte, come tutti gli uomini che possiedono le qualità essenziali
-per piacere alle donne, ossia un bel nome, un patrimonio mai esausto, e
-molta disinvoltura.
-
--- Credete che queste qualità bastino sempre?
-
--- Sempre almeno per correre quella via battuta che si chiama la via del
-cuore femminile.
-
--- E ne avete amate molte?
-
--- No, amate no. Le ho predilette, come alcuni prediligono i fiori. Mi è
-piaciuto coltivarle, carezzarle, per ricevere in cambio il loro profumo,
-persuaso che questo profumo sia forse nella donna la cosa migliore. Ma
-purtroppo non ho mai saputo dare un'importanza grave ai sentimenti che
-sfioravano il mio cuore sbadato. Poi un'altra cosa vi dirò: mi è mancata
-una, forse la più superficiale, fra quelle distrazioni che ad altri
-uomini rendono così attraente il gioco dell'amore; voglio dire il
-capriccio, la passione che nasce per puntiglio, la tenacità. Davanti ad
-una porta che si chiudeva con ostinatezza non mi sono mai fermato a
-lungo; andavo altrove... e di porte che si aprono ve ne son tante al
-mondo!
-
-Ella sorrise evasivamente, con un sorriso incomprensibile, alzando la
-mano verso una parete ov'erano in mostra, dietro un cristallo, alcuni
-ritratti di donne; poi, dalla parete, verso un quadro, e disse:
-
--- Quelle, per esempio?
-
-Anch'io volsi da quella parte gli occhi, e risposi con una certa
-pacatezza:
-
--- Sì, quelle, oppure tante altre che non ricordo più.
-
--- Voi parlate come Don Giovanni in un giorno di noia...
-
--- Oh, no! -- risposi ridendo. -- La vostra ironia non mi ferisce
-affatto, perchè davvero non penso di aver seminate molte vittime lungo
-il mio cammino. Anzi la mia coscienza dorme tranquilla. Ho conosciute
-molte donne, ho creduto di amarne alcuna, mi sono accorto alla fine di
-non aver amato mai. E per questo ve ne parlo senza gioia, senza rancore,
-come potrei ricordare il nome dei cavalli preferiti che ho fatto correre
-su gli ippodromi, quand'ero più ricco, e degli amici che m'hanno aiutato
-a dissipare gaiamente la vita. Lo scopo nel mondo è provare molte
-sensazioni: se poi si confondono insieme, che importa? La sensazione è
-un sentimento che scende sino al fiore dell'anima e non la pénetra, ma
-la fascia soltanto: per questo è più soave. Senza tormentarvi, senza
-farvi male, vi dà una specie d'ebbrezza. Ecco, vi dirò: vi sono alcuni
-profumi così intensi che son quasi un sapore; la sensazione è tale: un
-profumo che vi porta tutta l'anima di una cosa e vi commuove come un
-sentimento.
-
-Da capo, su le sue labbra, quell'impercettibile segno d'irrisione che
-talora pareva un freddo scherno, talvolta un'addolorata ironia.
-
--- Perchè, -- le domandai dopo un silenzio -- perchè mi guardate così?
-
--- Io?... -- fece trasognata. -- Non saprei.
-
--- Volete forse ripetermi la frase di prima, dirmi...
-
--- Che siete un commediante? Sì, forse. Ma la commedia è vita in chi la
-rappresenta bene.
-
-Poi, mutando viso, allungò la mano verso un astuccio d'argento che
-luccicava sopra un tavolino e disse:
-
--- Via, datemi una sigaretta, Germano!
-
-Il suo volto era tutto soffuso dal rossore della brage ravvivata, ma
-nell'ombra la sua mano protesa era calma e pura come quando la baciai la
-prima volta, in un giardino d'albergo, allo sfiorire d'un autunno
-ligure, mentre, ne' suoi occhi di fanciulla, ridevano le maraviglie del
-cielo.
-
-
-
-
- II
-
-
-Ella non dava pace a' miei sensi; la sua bellezza non posseduta mi
-assediava come un incubo nella febbre. Le cose più futili mi
-richiamavano a questo pensiero; talvolta un profumo, un suono, una
-inflessione di voce, un oggetto qualsiasi da lei toccato, ammirato,
-desiderato.
-
-Tutto ricordavo di lei, quand'era assente, con una esattezza mirabile.
-Avrei potuto, anche da solo, comprarle un paio di guanti, sceglierle un
-cappello, conoscere fra cento lo stivaletto che meglio le avrebbe
-calzato. Così mi avveniva di fermarmi fanciullescamente davanti alle
-vetrine per fare queste scelte mentali.
-
-Un giorno anzi, la marchesa Serra di Marziano, la Senatoressa, un'amica
-mia nel tempo del suo fiore, (oh, declinare d'una splendida estate!), la
-marchesa Serra di Marziano mi sorprese davanti un negozio di mode in
-questa palese contemplazione.
-
-Scendeva dalla sua carrozza e d'improvviso mi capitò dietro le spalle.
-
--- Che fate, Guelfo? -- esclamò allegramente. -- A' miei tempi non vi
-conoscevo questa passione per i cappellini ed i boa delle signore!
-
--- Allora, marchesa, preferivo svestire... -- le risposi con un tono di
-burla galante per trarmi d'impaccio; -- ed ora preferisco vestire: che
-volete mai, s'invecchia!
-
--- Dunque state facendo una scelta. Entrate con me; chissà che non vi
-possa dare un buon consiglio.
-
--- Vi assicuro, marchesa, che non facevo nessuna scelta; guardavo la
-vetrina per semplice curiosità.
-
--- Ebbene, accompagnatemi lo stesso; il buon consiglio me lo darete voi,
--- rispose la bella donna con quel sorriso ch'era tuttavia rimasto
-giovine su la sua bocca troppo arrossata. -- So che avete buon gusto.
-
-E così dicendo i suoi occhi esprimevano un'ironia di ricordi lontani.
-Volle che la seguissi nella sala di prova e mi fece sedere in un angolo,
-dicendomi:
-
--- Fumate pure; così vi annoierete meno. È vero, Madame Josephine, che
-gli permettete di fumare?
-
-Madame Josephine, una Parigina, venditrice di eleganze, che sapeva
-ricevere le sue clienti con un garbo davvero impareggiabile, non solo mi
-accordò volentieri questa licenza, ma prese ad enumerare i nomi di tutte
-le signore che ormai «ne se gênent plus» e fumano in sala di prova,
-«comme les messieurs à leur cercle!»
-
-Intanto la marchesa provava e riprovava con una rapidità nervosa tutti
-gli ultimi «modelli di Parigi», guardandosi ad ogni specchio e cicalando
-senza tregua.
-
--- E questo come vi pare, Guelfo?
-
-Era un cappello larghissimo di tesa, con una grande piuma da un lato,
-alla Rembrandt, semplice, di una eleganza squisita. Si confaceva
-mirabilmente con la sua bellezza matura.
-
--- Non vi sta bene; mi sembra un po' troppo eccentrico, -- risposi per
-dispetto. Madame Josephine ne fu scandolezzata, ella che lo trovava
-«séyant comme tout!»
-
--- «Oh, mais les hommes, mon Dieu!...» -- mi disse con un sorriso
-paziente.
-
-Infine la marchesa scelse un cappello ch'io le consigliai caldamente,
-perchè m'annoiavo, ed uscimmo insieme.
-
-Era su l'imbrunire. La luce color d'ambra del tramonto laziale orlava
-gloriosamente le guglie delle chiese lontane. Volle che facessi un giro
-nella sua carrozza. Partimmo al trotto veloce dei due grandi sauri che
-riempivano la contrada di fragore.
-
-Ella portava un profumo troppo forte; rammentai che nelle stanze chiuse
-questo profumo talvolta mi dava il mal di capo; aveva la bocca troppo
-rossa, una bocca da molti baciata.
-
--- Non vi sembra incredibile, -- ella disse d'un tratto -- che noi siamo
-rimasti amici, e buoni amici, anche dopo esserci amati per qualche tempo
-ardentemente? È una cosa rara.
-
-Il mio pensiero errava lontano, per altre vie, soggiogato.
-
--- È una cosa naturale, trovo. -- E continuai scherzosamente: -- Se le
-signore non facessero così, finirebbero con vivere in mezzo ad un
-esercito di nemici. Non vi pare?
-
--- Siete caustico, amico mio! -- ella esclamò ridendo. -- Ma quello che
-più mi dispiace si è che vi trovo di un umore tetro... -- Poi
-d'improvviso: -- Vi fa soffrire?
-
--- Chi?
-
--- Eh, via!
-
--- Non vi comprendo.
-
--- Oh, insomma, la nuova, l'ultima... la più bella!
-
-Io mi strinsi un poco nelle spalle.
-
--- Povero Guelfo, -- continuò; -- io vi conosco bene, perciò vedo che
-state passando una crisi.
-
--- Una crisi?
-
--- Precisamente. Siete un ubbriaco morale, avete una manìa d'amore.
-Sento che i vostri nervi soffrono.
-
--- E come lo sapete voi?
-
-Lenta e blanda si appoggiava contro la mia spalla; v'era nella sua voce
-qualcosa di torbido, che improvvisamente mi accendeva nella memoria il
-pensiero delle carezze d'una volta.
-
--- Come lo sapete voi? -- feci di nuovo, poichè aveva taciuto. Mi fissò
-gli occhi negli occhi, con un riso esperto, e disse:
-
--- Non è così, forse? Non è vero che vi esaspera? Io non so come stiano
-le cose, ma penso che l'amore platonico non sia fatto per gli uomini del
-vostro temperamento!
-
-E continuò a ridere, di quel riso che m'irritava come una provocazione.
-La guardai. Un senso d'angoscia mi sopraffece, in cui v'era pure un
-senso di ostilità contro quella donna, contro quel profumo, contro tutte
-le cose che faceva o diceva per molestare la mia nervosità. Ma d'un
-tratto, come sotto il chiarore d'una luce ambigua, mi parve rivedere in
-lei l'amante di una volta, la donna gloriosa e gioiosa che aveva
-dispensato il vizio come il suo pòlline un fiore. E mi piacque, perchè
-aveva la bocca tinta di rosso, il profumo estremamente forte, la gola un
-poco sfiorita.
-
-Certo se ne avvide: una sua mano furtiva mi cercò.
-
--- Germano, -- disse con la voce velata, -- se io fossi ancora la vostra
-amica non vi renderei così triste.
-
-Di nuovo la guardai. V'erano ancora nel suo volto i vestigi di una
-grande bellezza, gli occhi le splendevano d'un chiarore di gioventù.
-
--- Se fossi ancora la vostra amica... -- pronunziò più lentamente, con
-un brivido.
-
-Ora, davanti a noi, si aprivano i Prati del Castello vasti e bui della
-solitudine della sera imminente. Fumavano su dalle torri della prigione
-antica lenti fasci di nebbie crepuscolari, verso il cielo, che da ogni
-nuvola, gradatamente abbandonava il giorno.
-
-Vinto da una specie di perversità mi chinai su quella bocca troppo
-vicina, che mi alitava su la faccia il suo torbido e caldo respiro.
-
--- Voi, Guelfo, -- mi disse, rannicchiandosi nella pelliccia -- voi
-siete fra que' rari uomini che una donna non dimentica mai. Se non foste
-innamorato, Guelfo...
-
-E si cacciò le mani freddolose nel tepore dell'ampio manicotto.
-
--- Se non foste innamorato, Guelfo...
-
--- Ma lo sono, lo sono terribilmente... di un pensiero che mi avete
-fatto nascere voi!
-
-Un riso aperto le gonfiò la gola, e, quasi per dissimularlo, si nascose
-la faccia nel manicotto, fra un mazzo di viole. Poi, subitamente,
-cambiando voce, con sottile ironia:
-
--- Come sta, -- mi disse -- quella nostra povera Edoarda?
-
-Era una domanda sùbdola e ne fui molto infastidito.
-
--- Cosa volete dire, marchesa?
-
--- Nulla: domando sue notizie. È gran tempo che non la rivedo. Ecco una
-ragazza che molte hanno ragione d'invidiare.
-
--- Vi ringrazio della buona frecciata, marchesa! Come al solito siete
-crudele.
-
--- Non è crudeltà, caro Guelfo. Certo non posso impedirmi d'ammirare il
-vostro imperturbabile coraggio. Alla vigilia del matrimonio v'ingolfate
-in una grande passione, (oh quanto grande!) non solo, ma per colmare un
-giorno di nevrastenia tentate anche un ritorno verso gli antichi amori.
-Siete un uomo fortunato, voi!... Potete fare questo ed altro.
-
--- Amica mia, sapete pure che si vive una volta sola.
-
--- Questo sì.
-
--- E dunque?
-
--- Dunque... avete ragione!
-
--- Ci vedremo allora?
-
--- Non so...
-
--- Come non sapete?
-
--- Bisogna riflettere...
-
--- Riflettere? Via!... sarebbe la prima volta!
-
-E ne ridemmo entrambi, con le labbra congiunte.
-
-
-
-
- III
-
-
-Io vi pongo una domanda semplice:
-
-«Ad una donna che una volta si è amata, o si è creduto di amare, ad una
-creatura fragile come l'ambra e pallida come la cera, è mai possibile
-tenere un discorso così terribilmente logico e crudele? È mai possibile
-dire:
-
-«Ascoltami Edoarda: il mio grande amore non è stato che una favola,
-un'illusione... ora è finito; non c'è rimedio nè speranza, mai più.»
-
-Dirle:
-
-«Tu sai: l'amore che finisce è come una lampada che si vada spegnendo in
-una sala piena d'argenterie. Quand'essa era in vita, tutte le cose
-intorno brillavano, abbagliavano, erano altrettante luci; man mano
-ch'essa muore, tutto a poco a poco si attenua, si vela, s'adombra...
-Così fu per me. Qualcosa cessò di vivere nell'anima mia più profonda, e
-lentamente, senza volerlo, divenni per te un nemico. Le cose tue che mi
-erano sommamente piaciute suscitarono in me quasi uno scherno; alcune
-lentezze della tua voce mi annoiarono, il vezzeggiativo con il quale
-usavi chiamare il mio nome, anch'esso mi dispiacque, la tua sensibilità
-eccessiva m'irritò, le tue tenerezze soverchie mi vennero a noia. Un
-giorno, me ne ricordo assai bene, tu cantarellavi... Certo non hai avuta
-mai un'attitudine vera per il canto, ma in altri tempi amavo
-immensamente udirti accennare qualche bella canzone sottovoce. Quel
-giorno -- si era in campagna -- dovetti uscirmene in fondo al giardino
-per non pregarti di tacere. Tu, come donna, in quest'ora sopra tutte
-difficile, quando l'amore pericola, non hai saputo valerti della tua
-femminilità. Mi hai fatto conoscere l'amarezza delle tue lacrime, il
-tedio de' tuoi rimpianti. Ora, sappilo, Edoarda: in questi stramonti
-dell'amore v'è qualcosa d'ineluttabile, perchè nessuna forza umana può
-rinfocolare l'agonia di un sentimento. Ho cercato d'ingannare me stesso
-e d'ingannare te; ma oggi tutto mi riesce vano. È finito, intendi?
-finito! E questa parola è irremediabile come tutte le cose che in sè
-racchiudono il nulla...»
-
-Ad una creatura fragile come l'ambra e pallida come la cera, che vi
-avesse regalato a piene mani tutto il fiore della sua giovinezza, è
-possibile confessare una verità più semplice ancora, dirle:
-
-«Io non ti amo più, perchè mi possiede, m'inebbria e m'incanta un altro
-sogno d'amore?...»
-
-No, certo. E l'angoscia continuava.
-
-Ogni venerdì mi era necessario trovare un pretesto plausibile per non
-accompagnar a teatro Edoarda e sua zia, nel solito palco, alla solita
-ora, con una tediosa monotonia. Quel pretesto contava tra le maggiori
-fatiche della mia settimana. Il venerdì, beninteso, andavo a pranzo da
-lei: dovevo dare un mio consiglio su l'abito, sul cappello; dire qualche
-scempiaggine perchè la vecchia zia non s'addormentasse dopo la chicchera
-di caffè, -- indi subirmi a teatro uno spettacolo eccezionalmente
-noioso. Dopo il teatro la zia soffriva d'una specie di languore allo
-stomaco: al ritorno, l'aspettava nella sala da pranzo una piccola cena
-fredda.
-
-Questo languore in fondo non era che un'ottima invenzione di Edoarda per
-procurarci una mezz'ora d'intimità nel salottino roseo, dove i paralumi
-attenuavano soavemente la luce.
-
-Colà mi conveniva essere un'istrione perfetto, consumare tutte le grandi
-e piccole finzioni che servono ad intessere la commedia dell'amore.
-Molto spesso quello spuntino della zia durava quanto un vero e proprio
-banchetto, perchè la povera donna, dopo averci chiamati una e due volte
-sommessamente, cadeva in quello stato di sonnolenza morboso ch'io solevo
-chiamare «il letargo della bisarcavola». Oh, quante infrenabili tossi!
-quanti urti -- per inavvertenza -- nelle tavole, cercando che si
-destasse! E dietro queste piccole astuzie, nel mio cuore angosciato
-quanta immensa pietà!
-
-Certo v'erano in me due uomini ben distinti, che senza posa cercavano di
-sopraffarsi; due uomini di natura inconciliabile, negazione perpetua
-l'uno dell'altro, ed io stesso non riuscivo a comprendere per quale
-occulto legame potessero convivere insieme.
-
-C'era in me un uomo piuttosto dedito alle forme, alle astrazioni delle
-cose, guidato da una morale rigida e da una chiara intelligenza, capace
-di sentimenti squisiti e spesso d'ingenuità puerili; raffinato ma non
-corrotto e facile all'ardore come allo sconforto; un uomo infine che
-amava e rispettava la vita.
-
-Ma insieme un'altro v'era, che aveva per maggiore intento quello di
-esaurire tutte le sensazioni, di sviscerare le cose, per ricercarvi la
-vanità recondita, con una pertinacia inaudita; un uomo crudele,
-scettico, beffardo, che si accettava senza discussione e si serviva con
-una singolare noncuranza. Costui non amava e non rispettava la vita, ma
-neanche la temeva, sapendo contrapporre a tutte le sue minacce lo scudo
-inflessibile della propria indifferenza.
-
-In comune avevano solo pochissime qualità: una sobria eleganza in tutte
-le attitudini morali ed intellettuali, una fede calma e perseverante nel
-favore della sorte, secondo il motto della mia casa:
-
-«_Placet, si vis, Domine!_»
-
-
-
-
- IV
-
-
--- Dove andiamo, signore? -- mi domandò il vetturino, tutto
-incappucciato sotto l'ombrello gocciolante.
-
-Gli diedi l'indirizzo del Circolo. Egli fece schioccare la frusta ed il
-cavalluccio riprese il suo trotto rassegnato per i selciati che
-ruscellavano.
-
-Affacciato al vetro, seguivo con occhi distratti le figure sghembe dei
-passanti, che si premevano lungo il marciapiede, formando con gli
-ombrelli una specie di lunga tettoia oscillante.
-
--- Come l'umanità è grottesca quand'è bagnata! -- esclamai meco stesso,
-quasi per infiltrare un poco di buonumore nella tetraggine di quel
-tramonto decembrino.
-
-Fra gli amici che andavo a trovare nelle sale del Circolo ve n'era uno
-che mi dava insolitamente noia. Giorgio Albanese, soprannominato
-l'«Assillo», per la sua tenacità nel far la corte alle donne quando se
-ne incapricciava, era certo un damerino d'eleganza impeccabile, dai
-capelli ben lisciati, lo sguardo vivace sotto l'occhialetto arrogante,
-una bianchissima dentatura e qualcosa d'irritante nell'asciuttezza della
-sua faccia rasa. Costui, che certo non ignorava i miei legami con Elena,
-si era messo a farle una corte serrata. Già due volte aveva cercato di
-avvicinarla per istrada, e di giorno in giorno le mandava all'albergo
-grandi mazzi di fiori, biglietti con frasi galanti, oppure ninnoli,
-dolci, profumerie, cose tutte che rimanevano in dono al portiere. Io,
-poichè non vantavo sopra Elena che un diritto d'amicizia, dovevo
-sopportare tutto ciò in silenzio, benchè me ne rodessi acerbamente.
-
-Quando entrai al Circolo, si stava giocando una partita vivace. Camillo
-Ainardi e Marco Sabbatini tenevano il banco, gli altri scommettevano
-poste ragguardevoli. Siccome il gioco non ammette cordialità, fui
-accolto con rapidi saluti e frettolosi cenni della mano.
-
-A capo della tavola il vecchio conte Anghilieri leggeva l'_Osservatore
-Romano_, con due paia d'occhiali, avanzando di tempo in tempo sul
-tavoliere un modestissimo gettone, che regolarmente gli si raddoppiava.
-Il Mariani, con le mani in saccoccia, attento come un bracco da fermo,
-aspettava il buon colpo; Laganà di Rienzi bestemmiava grossolanamente ad
-ogni posta perduta.
-
-Entrai nella partita, contendendo il banco ai due fortunati banchieri, e
-l'ottenni, mentre Fabio Capuano, il mio vecchio amico, si alzava pieno
-di collera, esclamando:
-
--- Per Dio diavolo! Tutti gli anni, al giorno della Immacolata
-Concezione, mi càpita un rovescio! Si vede che io, con le Vergini, son
-proprio destinato a non aver fortuna.
-
-Io risi, e gli dissi:
-
--- Vuoi che ti tenga socio nel mio banco?
-
--- Volentieri: per un terzo.
-
--- E' inteso.
-
-Avevo all'occhiello una rosa. Guardai l'Albanese e risi.
-
--- Perchè ridi? -- egli fece.
-
--- Nulla... Tocco la rosa perch'essa mi porti fortuna. Ho la
-superstizione dei fiori.
-
-Diedi le carte e perdetti. Nacque sùbito fra l'Ainardi e il Sabbatini, i
-soci di prima, una discussione su la precedenza delle poste. Purtroppo
-le alleanze di giuoco non sono che tregue armate.
-
-Si discusse a lungo, finchè intervenne il rubicondo e calvo marchese
-Della Pergola per fare una sfuriata. Nonostante il suo spirito
-conciliativo, era fra quegli uomini che giuocano con raccoglimento, e
-non ammetteva che si potesse tanto cicalare davanti alla sacra maestà
-delle carte da giuoco.
-
-Infine quel diverbio si compose. Diedi ancora tre volte il colpo e tre
-volte perdetti.
-
-Guardai di nuovo l'Albanese, toccando il fiore e risi.
-
--- Non serve! -- egli scherzò con ironia, facendo pompa de' suoi
-guadagni.
-
--- Servirà.
-
-Cambiai mazzo, e con esso la sorte. In breve raccolsi tutto il denaro
-de' miei competitori e persino riuscii a vincere due volte la rara posta
-del conte Anghilieri. Egli borbottò qualcosa dietro il giornale, poi si
-mise a rasciugar gli occhiali.
-
-Ed io, tolta la rosa dall'occhiello, piacevolmente la posai vicino alle
-carte. Guardai l'Albanese e risi.
-
-Continuammo. La fortuna non mi lasciò. Molti si esasperavano:
-l'Albanese, mettendosi e togliendosi nervosamente l'occhialetto, mi
-fissava con animosità, poich'era fra quelli che giuocano contro il
-denaro e contro le persone insieme.
-
-Quel mio ridere lo molestava; ed io per esasperarlo insistetti.
-
--- Vedi bene che l'Immacolata non c'entra, -- dissi al Capuano, il quale
-trepidava.
-
--- Non bestemmiare, per l'amor del cielo! -- questi mi rispose, facendo
-le corna. -- E rimetti quel fiore dove lo avevi prima, se non vuoi che
-ti porti la jettatura.
-
--- Questo fiore?... Ah no! -- io dissi, distribuendo le carte. -- Questo
-fiore è il dono d'uno di noi alla più bella donna di Roma!
-
-E fissai l'Albanese, che cercò di reprimere un movimento di dispetto.
-
--- Anche le donne, adesso? -- Non mancava che questo per rovinarci del
-tutto! -- borbottò l'Ainardi.
-
-Ed Antonino Massàra, il pettegolo balbuziente, soggiunse:
-
--- La più bella don-na-di-Ro-ro-ma ti ap-pa-partiene! Vi-viva la
-ff-accia tua!
-
--- Mi apparterebbe forse, -- risposi, vincendo il colpo iniziato, -- se
-non mi fosse contesa. V'è chi me la seduce... a mazzi di fiori!
-
--- Vuoi alludere a me? -- interruppe Giorgio Albanese in tono di
-falsetto.
-
--- Credo infatti che fosse tuo quel mazzo dal quale ho tolta questa
-bellissima rosa. Volevo dirti che i tuoi fiori appassiscono tutti nel
-ripostiglio del portiere. Quanto profumo sprecato!
-
--- Credo che tu voglia millantare in questo momento, -- mi disse un po'
-livido.
-
--- Io non millanto mai, -- risposi con pacata ironia; -- perchè, sebbene
-non mi chiamino l'«Assillo», qualche volta so pungere anch'io.
-
--- Insomma ti avverto che mi secchi! -- egli esclamò dando un pugno su
-la tavola.
-
--- Ragazzi... per l'amore di Dio!... -- fece il marchese Della Pergola,
-cantilenando con angelica noia.
-
--- Potrebbe darsi che ne avessi l'intenzione, -- risposi all'Albanese
-con voce beffarda, fissandolo in faccia.
-
--- Ed io t'ingiungo di smettere! -- inveì l'altro, scattando su, nero
-come una viperetta.
-
--- Scusa... -- gli risposi con una placidità provocante, -- ora poi mi
-sembri sommamente ridicolo!
-
-Egli fece l'atto di avventarmisi contro, ma con prontezza gli amici
-s'interposero e lo trascinarono fuori.
-
--- Credo che tu abbia perduta la bussola! -- mi disse a mezza voce il
-Capuano, carezzandosi la barbetta brizzolata che gli dava un po' l'aria
-del cavaliere antico.
-
-La cosa fu risolta il giorno dopo, con un colpo di sciabola che ferì
-leggermente l'Albanese ad una guancia. Ed il portiere dell'albergo non
-ricevette più nè profumerie nè rose.
-
-
-
-
- V
-
-
-Elena entrò quella sera, con un giornale piegato sotto il braccio e
-senza poter nascondere la sua inquietudine.
-
--- Ecco! ecco! -- esclamò con un rimprovero sorridente. -- Vi siete
-battuto con quel signore dei mazzi di rose. Bravissimo!... e senza dirmi
-nulla!
-
--- Da ieri non ci siamo più riveduti. Come potevo dirvelo? Ed a voi chi
-lo ha raccontato?
-
--- Ne parlavano all'albergo poco fa; poi è stampato su l'_Italie_.
-Bravissimo! E, grazie al cielo... Ma perchè non dirmi nulla?
-
--- Oh, Dio, queste sciocchezze si raccontano poi, vi pare? Ma toglietevi
-il cappello almeno, datemi la mano almeno!
-
--- Pazienza, pazienza! Prima voglio sapere come andarono le cose. Mi
-avete fatta fare una bella figura all'albergo!
-
--- E perchè?
-
--- Ma, si capisce! Quando mi diedero la notizia, ebbi paura che foste
-ferito, e scioccamente... Insomma, questo non conta! Poi mi hanno detto
-che il ferito era l'altro, «le monsieur aux roses!...» ed allora
-pazienza! Ma voi, voi...
-
-E mi scoteva davanti agli occhi l'indice minuscolo in segno di minaccia.
-
--- Ecco: sono venuta sùbito; mi sento ancora un po' turbata. Come fu
-dunque?
-
-Le tolsi un guanto, baciai quella morbida sua mano.
-
--- Come fu? ditemi, ditemi... -- pregava con impazienza.
-
-Le raccontai la storia brevemente. Allora mi venne più presso, e
-posandomi entrambe le mani sul braccio mi domandò:
-
--- Perchè avete fatto questo?
-
--- Perchè l'altro mi dava noia. E' molto semplice. E perchè voglio che
-vi lascino stare. Non siete mia, lo so, ma non importa. Qualche volta
-penso quasi che lo siate. Del resto non val la pena che se ne parli più.
-
-Ella mi guardava co' suoi grandi occhi fermi, che le illuminavano tutta
-la faccia. Dalla veletta sollevata le sfuggivano alcune ciocche di
-capelli, prendendo in quella luce diffusa il color tizianesco del rame
-antico. Mi chinai su la sua bocca, per baciarla, e non osando ancora, mi
-indugiai a respirare nel suo respiro, a vivere nel cerchio della sua
-vita, con tale un turbamento che dovetti chiudere gli occhi.
-
--- Elena, rimanete a pranzo da me questa sera... -- le dissi con
-desiderio e con paura.
-
-Ella si era intanto rivolta verso un gran vaso di lilla bianchi, e ne
-carezzava un ramo lentamente, abbassando la faccia, come per nascondere
-i suoi pensieri.
-
--- A pranzo? No, no, -- rispose in fretta.
-
--- E' una promessa... e non la mantenete mai.
-
--- E' meglio di no.
-
--- Siate buona, Elena...
-
-Si china maggiormente sui lilla, senza rispondere: alcuni rami
-s'impigliano tra i suoi capelli.
-
--- Venite a sedervi qui, -- le dico.
-
-Viene, lenta: si siede presso il fuoco; i lilla bianchi le hanno
-lasciato nel viso tutto il lor pallore. Tace, mi fissa; tace, contempla
-il fuoco; erra per la sua bocca un'espressione indefinibile di
-tristezza, poi si copre la faccia con i due palmi, forse perchè nasce in
-lei, come in me, senza volerlo, un bisogno irresistibile di pianto.
-
-E quando la interrogo, mi risponde con la voce rotta:
-
--- Perchè taccio? Non so... Mi sembra di sentirmi un poco male.
-
--- Che male?
-
--- Nessuno... tutti... la malinconia.
-
-Vi sono fiori all'intorno, traboccano da ogni vaso, mettono per la
-stanza una primavera che illanguidisce ai riverberi del fuoco. La sua
-pelliccia trema di riflessi continui su la spalliera d'un divano; per
-l'aria naviga una lenta soavità. Eppure a noi sembra di non poterci
-parlare. Le parole si avvicendano, rare, con fatica.
-
--- Dove siete stata oggi?
-
--- All'albergo tutto il giorno.
-
--- Che avete fatto?
-
--- Niente.
-
--- Avete letto?
-
--- No.
-
--- Scritto?
-
--- Nemmeno.
-
--- Mi volete un poco di bene?
-
--- Non so, non so...
-
-E scuote il capo, si copre di nuovo la faccia. Fra le sue dita scorre
-una lacrima, luccica un istante nel chiarore della fiamma, cade.
-
-Io m'inginocchio davanti a lei, prendendole i due polsi; ma subitamente
-mi respinge:
-
--- Lasciàtemi, lasciàtemi... Non voglio!
-
-Poi, dalla poltrona in cui sta rincantucciata, si leva d'improvviso e
-dice:
-
--- Vado via. Non posso più rimanere qui.
-
-Quasi ruvidamente la trattengo per una mano:
-
--- No! Sono io che non voglio!
-
-Allora mi guarda un momento e le rinasce su l'orlo dei labbri un ambiguo
-sorriso.
-
--- Penserete ch'io sia pazza, non è vero?
-
--- Lo sono più di voi, Elena; molto più! Non andate via.
-
-Ed ecco, ridendo, scuote la testa come per scacciarne la tristezza e
-segna con la mano intorno:
-
--- Perchè tutti questi fiori?
-
--- Per voi, per farvi un poco di festa.
-
-Ride più forte.
-
--- E le rose dell'altro... le rose del vostro avversario... la stessa
-cosa, non è vero?
-
--- Come volete, -- rispondo, rabbuiandomi. -- Può darsi che sia la
-stessa cosa. Come volete.
-
-Abbraccia tutti i fiori con un gesto largo e dice:
-
--- Belli!
-
-Poi, di sùbito, volgendosi a me, con la bocca schernevole:
-
--- Come sta la vostra fidanzata?
-
--- La mia... chi vi ha detto?... -- esclamò impallidendo.
-
--- Come sta? -- ella ripete, un po' convulsa.
-
--- Io non ho fidanzate, o per lo meno, ecco: non ne ho più.
-
--- Ah?...
-
--- Ma chi v'ha detto questo?
-
-Rapidamente allora si trae dalla cintura una lettera piegata in più
-doppi e me la mostra dicendo:
-
--- Questa lettera.
-
--- Non firmata, probabilmente.
-
--- Non firmata, infatti.
-
--- Posso leggerla?
-
--- Se volete.
-
-S'avvicina, la spiega e legge con me. Siamo entrambi con le spalle
-rivolte contro il caminetto; il suo dito scorre su la pagina
-sottolineando le righe di una calligrafia malsicura che appare
-manifestamente simulata.
-
-Dopo aver letto, io taccio un momento, poi le domando:
-
--- Quando avete ricevuto questa lettera?
-
--- Ieri.
-
--- E non mi avete detto nulla ieri?
-
--- No.
-
--- Per qual ragione? Mi sembraste anzi così allegra.
-
--- Certo; perchè no?
-
--- Ebbene: è la verità, o almeno una parte della verità, quella che
-tutti sanno.
-
-Ella intrecciava le dita insieme, poi le scioglieva, standovi attenta,
-come se quel lento gesto bastasse ad avvincere il suo pensiero.
-
--- Ed ora ditemi una cosa, -- domandò. -- Perchè me lo avete nascosto?
-
--- Se ve ne spiegassi la ragione, forse non credereste.
-
--- Forse. Ma ditela in ogni modo.
-
--- Ebbene, perchè sapevo, perchè speravo, che un giorno voi ed io si
-sarebbe riusciti a vivere insieme. Allora non volevo lasciarvi supporre
-che l'avessi abbandonata per causa vostra.
-
--- Oh!...
-
--- Ve l'ho premesso; non credereste. Ma è tuttavia così, proprio così.
-Ho doveri gravissimi verso questa fanciulla, e non li posso più
-compiere. Sono miserie che ho preferito nascondere. Ve l'avrei detto più
-tardi.
-
--- Per qual motivo non li potete più compiere?
-
--- Perchè in certi momenti mi pare quasi di odiarla. È crudele a dirsi,
-ma ora, da qualche tempo, i miei nervi non la sopportano più.
-
--- L'avete amata?
-
--- Mi è sembrato, una volta.
-
--- E lo sa?
-
--- Lo intuisce; ma finora non ho avuto il coraggio di farle questa
-confessione. Temo di vederla troppo soffrire.
-
--- Oh!... ma dunque le donne vi amano tutte così?
-
--- No, non scherzate! La cosa è troppo triste.
-
--- Io v'aiuterò, -- ella disse gravemente, dopo una pausa.
-
--- A far cosa?
-
--- A compiere il vostro dovere.
-
--- Elena, vi ripeto, non burlatevi di me!
-
--- Non mi burlo affatto. Se questo che mi avete detto è vero, non
-esitate, non esitate un istante, perchè, Germano, la cosa più terribile
-al mondo è quella di aver fatto soffrire.
-
-E mi parve che un'ombra fugace passasse nel suo pallore.
-
-Le andai presso; raccolsi nelle mie mani le sue, come per meglio
-comunicarle il mio pensiero:
-
--- Elena, mi siete veramente un po' amica? Posso parlare con voi? Posso
-dirvi tutto?
-
--- Ma sì, certo, certo.
-
-Allora le raccontai la mia storia tristissima, le dissi di questo
-legame, contratto quasi involontariamente, e che diveniva ogni giorno
-più la catena insoffribile, il giogo sotto il quale avrebbero cercato
-invano di curvare la mia indipendenza.
-
--- Sapete, -- le dicevo, -- io mi domando sempre come avvenne. Furono
-gli amici, le circostanze, dovrei dire il destino, se vi credessi.
-Vivevo a quel tempo una vita fastosa, inutile, sfrenata, e c'era una
-fanciulla che mi amava, che professava per tutto quanto era mio una
-religione appassionata e silenziosa. Cominciarono alcuni amici con
-dirmi: «Sai, Guelfo, sarebbe quasi tempo che prendessi moglie anche tu.
-Una fanciulla che ti vuol bene, graziosa, enormemente ricca, senza
-parenti fuorchè una vecchia zia... ebbene, cosa puoi desiderare di
-meglio?» -- «Di meglio che la mia libertà? -- risposi. -- Nulla!» -- E
-nemmeno vi pensai. Ma, vedete, qualche volta nasce contro un uomo, per
-condurlo a commettere una sciocchezza, quasi una vera e propria congiura
-di piccoli avvenimenti, che più tardi non si ricordano nemmeno più. Io,
-che la conoscevo appena, ebbi da quel tempo frequentissime occasioni di
-vederla, e quando le parlavo, la sua faccia s'imbiancava come se le
-facessi male. Sapeva tutto di me; aveva letti alcuni miei libri di
-viaggi; possedeva un mio quadro di molti anni addietro, che si chiamava,
-mi ricordo: _La svernata in Abbruzzo_; insomma ella mi venne incontro
-come chi ha sete va incontro alla fontana. Questo non mi diede nessuna
-gioia, tranne una grande stupefazione. Era la prima volta che imparavo a
-conoscere un'anima di signorina. Finchè, un giorno, in un albergo di
-campagna...
-
-E le confessai la mia colpa, nel modo più naturale, come se parlassi
-d'un altro e raccontassi una storia udita per caso. Ella mi ascoltava
-senza perdere una sillaba, ritta contro il camino, con le due mani
-protese all'indietro verso il tepore del fuoco. Un contorno di luce
-rendeva più ferma l'immobilità de' suoi lineamenti.
-
--- E v'era, -- continuai, -- v'era, ve lo confesso, anche un'altra
-ragione. Il mio denaro sfumava. Di giorno in giorno vedevo la rovina
-giungermi sopra a grandi passi. Oltre a ciò, la noia, la stanchezza di
-vivere a quel modo, il bisogno di rinnovarmi un poco... infine la
-promessa!
-
-Mi era quasi appena caduta dalle labbra, che già mi pentivo di averla
-data. Un soffio disperse tutto, l'amore, la riconoscenza, i calcoli... e
-non rimase che la paura di spezzare quell'anima fragile nel confessarle
-che tutto era stato un'illusione, impossibile a continuarsi,
-necessariamente finita...
-
-E soggiunsi:
-
--- Fra qualche mese, al termine d'un suo lutto recente, l'avrei dovuta
-sposare.
-
-Ella mi ascoltava ora con la testa un poco abbandonata all'indietro, le
-palpebre socchiuse, come sentendosi rapire da un pensiero dilettoso e
-crudele. La sua gola riversa biancheggiava, palpitando per il respiro
-troppo frequente, ed aveva in sè una similitudine di colomba, una
-similitudine di cosa immacolata.
-
-Ed ancora narrai le terribili angosce sofferte per tenere in vita questo
-amore che finiva, le lotte affrontate, le finzioni, le piccole menzogne
-necessarie, le volte ch'ero andato per dirle: «Sai Edoarda...» -- per
-dirle tutto, -- e me n'ero tornato indietro, più vile, più
-lamentevolmente spossato, col mio secreto nel cuore.
-
-Infine le domandai:
-
--- Ora, ditemi: è più onesto sposare una donna in queste condizioni od
-avere il grave coraggio che può essere necessario per non morire in due?
-
-Quella immobilità di statua fu scossa come da un brivido; vidi che una
-lotta veemente si dibatteva in lei; pensò a lungo, in silenzio, poi
-repentinamente levò la faccia. Gli occhi le splendevano di una luce
-oscura, nel mezzo della fronte aveva una piccola ruga e le vagava su la
-bocca un sorriso delicatamente crudele. Le sue mani si posarono aperte
-su le mie spalle, strinsero, strinsero forte...
-
--- Non so! non so nulla! non so nulla! -- rispose con precipitazione.
-Poi d'un tratto, avvinghiandomisi al collo:
-
--- Taci! Non parlare più!...
-
-Le sue labbra, con irosa gioia, si lasciarono cogliere su la bocca il
-primo nostro bacio d'amore.
-
-Sentii che la stanza, i fiori, la luce, l'anima, tutto spariva in un
-vuoto profondo come l'oblio.
-
-
-
-
- VI
-
-
-La mattina seguente, pochi minuti prima del mezzogiorno, camminavo con
-un passo alacre verso la casa di Edoarda Laurenzano. Vanamente cercavo
-di costringere il mio pensiero alle opportune meditazioni di quell'ora
-forse terribile che per me s'apparecchiava. Tutto nel mio spirito era
-giocondità, sorriso, luce.
-
-Godevo il piacere insaziabile di respirare l'aria, di bagnarmi nel sole,
-di camminare con rapidità nell'ingombro dei marciapiedi; provavo la
-gioia di veder correre i cavalli, e gli uomini urtarsi, confondersi,
-elevando la voce, manifestando in mille modi continui la vitalità dei
-loro muscoli e dei loro pensieri.
-
-Eppure una gran casa taciturna mi attendeva: in quella casa una fragile
-apparizione di fanciulla, con gli occhi pieni di lacrime latenti, buona
-fino al martirio, pallida fino allo squallore. Mi attendeva lo sforzo di
-comprimere dentro il cuore tutta l'esuberanza di questa immensa gioia,
-per chinarmi a raccogliere un dolore, a simulare una pietà, e, menzogna
-sopra menzogna, forse a concedere una speranza.
-
-Come mi avrebbe accolto Edoarda, dopo la notizia del duello ed i maligni
-discorsi delle premurose amiche? Senza dubbio le voci su la mia recente
-avventura con Elena dovevano essere giunte fino a lei. D'altronde, come
-le avrei spiegata la mia trascuraggine di quegli ultimi tempi? Un
-giorno, mentre passeggiavo con Elena sul Corso, la sua carrozza era
-passata improvvisamente. Non potendomi nascondere, m'ero vôlto con
-prontezza verso una vetrina, e durante il fugace riflettersi della
-portiera nel cristallo non avevo potuto discernere se colei che stava
-nella carrozza mi avesse o no veduto. Infine mi sarei dunque deciso ad
-una confessione aperta, od avrei di nuovo prolungata per viltà quella
-orribile finzione?
-
-Tutte queste domande volgevo confusamente nel mio spirito, e rimanevano
-senz'alcuna risposta. Nel varcare la soglia del palazzo Laurenzano,
-provai subitamente una stretta al cuore. Tutto là dentro, le persone e
-le cose, mi erano familiari, avevano al mio giungere un sorriso di
-cordiale accoglienza.
-
-Vedendomi entrare, il vecchio portiere si affacciò alla vetrata per
-dirmi ambiguamente:
-
--- Oh, signor conte! Non la si vedeva da molti giorni. E' stato malato
-forse?
-
--- Un po' indisposto; nulla, nulla, -- risposi con brevità.
-
-E la sua moglie ciarliera gli andava borbottando qualcosa dietro la
-schiena, tirandolo per la falda della livrea.
-
-Venne il cocchiere in quel punto, mentre stavo attraversando la corte,
-per dirmi che uno dei cavalli s'era azzoppato e la signorina gli aveva
-detto di mostrarlo a me... quando venissi.
-
--- Va bene, -- risposi. -- Scenderò dopo la colazione.
-
-Quei cavalli erano stati scelti e contrattati da me; in quella casa
-tutti oramai mi consideravano come il padrone. Salito che fui
-nell'anticamera, il domestico tornò da capo con le sue rispettose
-maraviglie. Sono costoro per consueto custodi assai gelosi dell'onor
-familiare.
-
-Edoarda mi venne incontro per il corridoio, senza far strepito sul
-tappeto, appoggiandosi alla parete, nell'ombra.
-
--- Credevo che non saresti venuto mai più....
-
-Furtivamente, nel corridoio, non sapendo come risponderle, per fare
-quello che facevo sempre, volli darle un bacio.
-
-Ma ella si ritrasse con un moto repentino e disse in fretta:
-
--- Vieni, la zia ci attende.
-
-Infatti, nel solito angolo della sala, sprofondata in una immensa
-poltrona, la zia di Edoarda lavorava come sempre alle sue cuffie di
-lana.
-
-Whisky, il piccolo _terrier_ dal musetto bianco e nero, le sonnecchiava
-davanti, sopra un cuscino. Quando mi vide, balzò diritto e mi corse
-incontro saltellando, abbaiando forte.
-
--- Whisky, piccolo Whisky!... Come va? come va? -- feci allegramente,
-per nascondere la mia confusione. Ma Whisky si arrampicava su le mie
-gambe, mi grattava le scarpe, urlava tanto, che dovetti prenderlo in
-braccio e carezzarlo affinchè si quietasse. La zia di Edoarda, una
-vecchia signora corpulenta e piena d'infermità, mi accolse in un modo
-appena urbano.
-
-Cosa dissi non saprei; una confusione sciocca di parole e di fatti: quel
-mio malessere continuo, la febbre, l'arrivo di un amico da Palermo,
-l'incidente spiacevole con l'Albanese, lo scontro «e poi, di nuovo,
-ieri, tutto il giorno, tutta la notte, l'emicrania...»
-
-Edoarda, seduta, immobile, pareva esaminasse ogni mio gesto, ingoiasse
-con amarezza ogni mia parola. Poich'ero assai confuso, Whisky sopra
-tutto m'interessava, con le sue comiche impertinenze, con le sue
-capriole sui cuscini, vispo come un furetto.
-
--- E cosa faceva in questi giorni il piccolo Whisky? -- io dicevo,
-schioccando le dita per provocare la sua vivacità.
-
-Di sfuggita, nel frattempo, consideravo Edoarda. Mai come in quel giorno
-ella mi parve stremata. Il lungo pianto le aveva devastata la faccia.
-
--- Mi ha detto il cocchiere, -- profferii timidamente, per interrompere
-il gelido silenzio -- che uno dei cavalli zoppica. Dopo colazione
-bisognerà che lo andiamo a vedere.
-
--- Sono già due giorni, -- ella disse, guardando a terra.
-
--- Non fu chiamato il veterinario?
-
--- No: credevo che sareste venuto.
-
-Ancora un lungo silenzio.
-
--- Non avete altri duelli in vista? -- fece dottoralmente la zia.
-
--- Nessuno ch'io sappia, -- risposi, volendo riderne.
-
--- Meno male: noi lo abbiamo saputo dagli Ardizzò-Basile e più tardi dai
-giornali, perchè voi, naturalmente...
-
-Io mi precipitai a raccogliere gli occhiali che le erano caduti.
-
--- Preferivo dirlo a voce, -- risposi, -- e siccome non ho potuto venire
-ieri...
-
--- Già, l'emicrania! -- disse la zia, stirando le sue cuffie. Poi
-soggiunse:
-
--- Naturalmente ieri abbiamo avuto una sequela di visite. Oltre gli
-Ardizzò, vennero i Landriano, mia cugina Ferro con suo marito, le De
-Gennaro, Maurizia Curreno, e molte altre. A proposito, si potrebbe
-sapere la causa vera di questo famoso duello?
-
--- Ma è semplicissima: un incidente di giuoco al Circolo, come vi ho
-detto.
-
--- Già; ma sembra che non tutti spieghino la cosa in questo modo. Il
-battibecco di giuoco, se vogliamo, è la versione ufficiale; ma insieme
-se ne dà un'altra.
-
--- Un'altra?... -- feci evasivamente. -- Mi stupisce. Sebbene dovrei
-sapere ormai di quali pettegolezzi si dilettino i Landriano, gli
-Ardizzò, le De Gennaro e tutta questa brava gente.
-
--- Eh, davvero, voi siete una grande vittima, povero Germano! -- fece la
-zia sogguardandomi sopra gli occhiali.
-
--- Non voglio notare la sua ironia. L'incidente mi creda, si è svolto
-così...
-
-E narrai un comunissimo bisticcio, provocato da una freddura
-dell'Albanese. Durante il mio racconto la zia gonfiava la sua faccia
-pingue, talora sorridendo e talvolta volendo interrompere, Edoarda mi
-ascoltava senza batter palpebra, con il volto chino, facendo uno sforzo
-per reprimere il suo dolore.
-
-Quand'ebbi finito, la zia si dimenò più volte nella poltrona con una
-specie di furor contenuto, e, molto accesa nel volto, squadrandomi di
-traverso:
-
--- Bene, bene, -- concluse: -- a me sembra semplicemente, che, in date
-condizioni, un gentiluomo non dovrebbe dimenticare...
-
--- Zia... -- profferì Edoarda con voce angosciata, intercedendo per me.
-
--- Tu sei una sciocca, Edoarda! -- rispose la zia, eccitandosi. -- Dovrò
-pure parlar io, visto che tu taci.
-
--- Zia, ti prego! -- supplicò di nuovo Edoarda con le lacrime agli
-occhi.
-
--- Ebbene, sia! Non parliamone più. Cercate, se vi riesce, di
-sbrigarvela a modo vostro; io, dopo tutto, non c'entro.
-
-E riprese le sue cuffie di lana, borbottando a voce bassa, e tratto
-tratto inforcandosi meglio sul naso gli occhiali visibilmente appannati.
-
--- Ho già troppi malanni addosso e non voglio farmi cattivo sangue per
-voi. Ma tu sei una sciocca, povera Edoarda! Ohè, Whisky, lascia dunque
-il mio gomitolo! Whisky, qui!
-
-Nel frattempo io camminavo a passi concitati per la sala, mostrando il
-mio malanimo, e credendo che la migliore saggezza fosse il tacere.
-Whisky, lasciato il gomitolo, mi saltellava dietro le calcagna,
-esortandomi a giocare con lui.
-
-Finalmente il domestico annunziò la colazione, dove la vecchia signora
-non era mai di cattivo umore, sebbene prima s'inghiottisse tutta una
-spezieria di medicine.
-
-Quando fummo seduti a quella tavola, il mio pensiero corse
-involontariamente alla piccola sala da pranzo dai tendami di broccato
-rosso e dalle grandi scansìe, con l'effige della trisavola campeggiante
-su la parete; alla sala dove la sera prima Elena ed io avevamo desinato
-fianco a fianco, nella piena solitudine del nostro amore. Un paragone
-involontario mi si affacciava nel pensiero tra quella superba immagine
-di donna, esprimente in ogni sua forma l'impetuosa gioia di vivere, la
-felicità di sentirsi amata, e quella povera faccia, logorata per il
-troppo soffrire, in cui vagavano due grandi occhi cerulei con uno
-sguardo pieno di smarrimento.
-
-Ero lì, ma l'anima correva lontana. Sognavo; ad occhi aperti sognavo.
-
-... e la risata di Elena empiva la piccola stanza dall'addobbo severo,
-che a quella voce limpida pareva risvegliarsi come da un letargo antico
-e lasciarsi a poco a poco invadere dalla nostra giocondità. Ridevano
-intorno i vetusti arredi, portati lì dal palazzo dei Materdomini, che
-avevo dovuto vendere l'anno prima per causa de' miei dissesti, ad uno
-speculatore straniero, e persino rideva dal quadro annerito l'arcigna e
-barbuta mia trisavola (Agnese Caterina dei Guelfo di Materdomini), la
-quale provocava l'ilarità di Elena, specialmente per la struttura del
-suo naso e la lunghezza delle sue dita.
-
-Scintillava nei calici la spuma dello Sciampagna, e l'anima generosa di
-quel vino biondo accalorava un poco le guance di Elena, diffondendole
-negli occhi un'ombra di soave languore. Ella vi bagnava le labbra,
-bevendo a piccoli sorsi, lentamente, come si aspira un profumo. La sua
-bocca rossa, quando si staccava dall'orlo del bicchiere, umida per uno
-scintillìo di piccole gemme liquide, aveva in sè qualcosa di
-estremamente sensuale, come la maturità di un frutto che si fende al
-sole.
-
-Non v'erano a guardarci che i fiori nelle coppe di cristallo e gli occhi
-scolpiti nei fregi delle grandi scansìe. Veniva su dalla strada un
-rumore confuso, traverso i tendami di broccato, e poichè gli usci erano
-aperti verso la sala, si vedevano ardere i tizzi di ginepro, talora con
-ventate improvvise di scintille che sfavillavano e crepitavano prima di
-soffocarsi entro la cenere.
-
-Da lei, dalle sue vesti, si esalava un odore tenuissimo, forse un po'
-simile all'eliotropio, quell'odore che reca talvolta il vento della
-primavera quando giunge di lontano ed è passato sopra le serre aperte.
-Ero ad un'altra tavola, davanti al dolore di un'altra, ma il mio
-pensiero infrenabilmente risognava così. E per lei, per lei, per quella
-del mio sogno, volevo contendere finalmente a quelle fragili mani la mia
-liberazione.
-
-Ma come ardire?
-
-Non ella era venuta verso me con l'anima sul palmo della mano, perchè io
-vi spegnessi la mia sete? Io solo avevo dalle sue gote fatta sfiorire la
-giovinezza, e nella primavera della sua vita ero passato io solo, ma
-come un turbine, come una devastazione.
-
-Quale diritto potevo dunque invocare a difesa di me stesso, per quanto
-nessuna legge vi sia contro il delitto che uccide un'anima?
-
-E d'altronde perchè io, come essere umano, avrei dovuto sacrificarmi a
-lei, nell'ora in cui sentivo di potermi scagliare con l'impeto più
-giovanile della mia forza verso i miracoli d'una vita nuova? Condurre la
-mia libertà sfrenata sotto le placide ali del suo dominio e dirle:
-
-«Ecco: incatenami ora, perchè un giorno, per illusione, t'ho amata!»
-
-Queste meditazioni confuse avvincevano il mio pensiero, mentre andavo
-considerando meco stesso l'imminenza di un colloquio con Edoarda.
-
-Allora, per quel senso d'improvvisa divinazione che mi ha sempre
-soccorso in tante ore difficili della mia vita, quel senso figurativo,
-che suscita negli occhi la visione scenica di un fatto imminente,
-compresi tosto l'assurdità ed anche la ripugnanza d'una scena di
-commiato, viso a viso, dicendo le parole necessarie, deciso a tutto.
-
-Mi parve che avrei meglio potuto giungervi per una via trasversa, con
-arte, senza vibrare una ferita brutale, ma infliggendole a poco a poco
-la morte di questo amore, facendole intendere questa legge umana del
-perpetuo dissolvimento, della perpetua fine. Mi parve che il far meno
-soffrire fosse ancora una delicata pietà, e pensai di muovere nell'animo
-suo quei sentimenti che sono la vera forza del dolore, poichè inducono a
-misurare un desiderio di vendetta.
-
-Pensai: «S'ella sapesse odiarmi!»
-
-E l'idea che nelle deboli sue membra potesse ancora insorgere l'odio,
-questa magnifica ribellione, me la fece improvvisamente apparir più
-bella.
-
-«Sì, odiarmi ella deve, con la violenza ch'ella seppe infondere
-nell'amore; odiarmi per tutte le lacrime piante, per tutte le ore di
-giovinezza lasciate sfiorire in silenzio. Questo solo è degno di
-un'anima. Dopo avere amato io non saprei che odiare.»
-
-Ma ecco, facendo questo pensiero, d'un tratto m'apparve la visione di
-Elena, perduta per me, lontana, irridente con altri alle memorie di un
-nostro lungo amore. Un senso di vertigine mi strinse, avrei voluto quasi
-levarmi per correre a lei.... Compresi come non sia possibile odiare la
-creatura che fu da noi supremamente amata, compresi quanto il mio
-pensiero somigliasse ad un freddo egoismo, in cerca di placar la voce
-del rimorso, e mi sconfortò la sofferenza che tremava nella stanchezza
-di quegli occhi mansueti.
-
-Ebbi ancora bisogno di essere dolce con lei, di rivolgerle una parola
-buona. Le dissi piano:
-
--- Tu non sai come soffro nel vederti così...
-
-Su la sua povera bocca, ne' suoi tristissimi occhi azzurri, brillò
-rapidamente una luce che non parve sorriso, ma fu come un segno di
-sconforto inutile, di rassegnazione stanca.
-
-E soggiunsi più forte:
-
--- Voi non mangiate nulla; perchè? Vi ammalerete, Edoarda.
-
-La zia tentennò il capo, guardandola: trasse un lungo sospiro e mormorò:
-
--- Benedetta ragazza! benedetta!
-
-Edoarda non cessava tuttavia dal circondarmi di tante piccole premure.
-Senza volerlo, come in forza d'una abitudine antica, il suo sguardo
-ricorreva sempre alla mia persona, temendo che potessi avere un
-desiderio qualsiasi, o che alcuna cosa non fosse abbastanza curata per
-me. Faceva segno al domestico di versarmi vino se appena il mio calice
-era vuoto; una volta, non avendo più pane, feci atto di domandarne:
-rapida, ella mi diede il suo pane, intatto -- e sorrise perchè le
-sorrisi.
-
-Mi salì nella mente una frase che un giorno le avevo scritta:
-
-«La tua anima è come una lampada votiva: non si stanca mai di ardere,
-tutelando la mia pace».
-
-Questa immagine funeraria non mi era mai sembrata così vera come in quel
-giorno.
-
-Parlammo ancora, di cose non gravi. A poco a poco la zia, commossa dalle
-mie gentilezze, dimenticava di essermi ostile, con la solita indulgenza
-del suo carattere. Anche Edoarda pareva un poco sollevarsi dalla sua
-prostrazione, e Whisky, accucciato su le mie ginocchia, di tanto in
-tanto faceva capolino col musetto su l'orlo della tavola per lambirmi
-l'orlo del piatto; se io ridendo lo battevo leggermente, allora mi
-fissava con impertinenza e mi abbaiava contro, quasi maravigliandosi
-della mia tracotanza.
-
-Dall'insieme di questi e d'altri piccoli fatti compresi come un poco di
-destrezza e di buon volere da parte mia sarebbero stati più che
-sufficienti a riparare senz'altro l'accaduto. Ma questo pensiero mi
-dispiacque, poichè vedevo per esso come tutti eran ancor lontani
-dall'ammettere la possibilità della mia scomparsa da quella casa, ove,
-allo spirare d'un lutto, avrei dovuto entrare, fra un'allegrezza di
-sponsali, riaprendo a conviti e feste le sale da lunghi anni taciturne.
-
-La colazione era finita. Edoarda si levò in silenzio, andò a prendere le
-sigarette che amava comprarmi e scegliermi ella stessa; portò anche una
-scatola in cui erano alcuni sigari prelibati: me li offerse tacitamente,
-senza guardarmi, però mettendo una infinita cura nel toccare le cose che
-per sua volontà mi appartenevano, cose che adoperavo io solo. Erano le
-scatole mie: nessuno le doveva nemmeno aprire. Per gl'invitati ve
-n'erano altre; anche il domestico lo sapeva, e guai se non ne avesse
-tenuto conto! Così, quand'io venivo, Edoarda faceva ella stessa il
-caffè, in una macchina di rame a filtro, e c'erano per lei e per me due
-piccole chicchere uguali, d'una porcellana tenue come la madreperla.
-Quelle servivano per noi, solo per noi.
-
-La zia, siccome beveva troppo caffè, aveva una sua chicchera più grande.
-
-E così fu pure quel giorno, per un tacito volere di Edoarda.
-
-La zia poi tornava nella sala, fra le braccia della sua vasta poltrona,
-e bisognava lasciarla tranquilla per qualche ora. Sorbiva con delizia un
-bicchierino di liquore, due talvolta, poi pretendeva di leggere un
-giornale, a diritto, a rovescio, finchè le scivolasse di mano, -- e
-s'addormentava.
-
-C'erano, dopo il salone, due sale minori e contigue, di cui la prima
-conteneva una rarissima collezione di statuette di Saxe e di bronzi
-antichi, l'altra, secondo il volere di Edoarda, era la nostra --
-esclusivamente nostra. Colà passavamo lunghe ore del giorno e della sera
-durante i pisoli della zia, la quale talvolta, svegliandosi di
-soprassalto, chiamava con voce grossa:
-
--- Edoarda! non dormo, sai... Potreste anche venire di qua.
-
-Ma era inutile muoversi, perchè avevo spiegato a Edoarda che si trattava
-semplicemente di un sogno fatto ad alta voce, una frase che la zia per
-abitudine aveva imparato a dire anche dormendo.
-
-Quel giorno, quand'ella fu nella sua poltrona, fra le cuffie di lana per
-«I Figli della Provvidenza», il suo bicchierino ed il giornale, noi
-scendemmo a visitare il cavallo.
-
-Whisky ci seguiva saltellando e scodinzolando.
-
-Nella scuderia Edoarda staccò ella stessa il cavallo malato, poi lo
-condusse fuori nella corte, ove il cocchiere lo prese a mano per farlo
-muovere, al passo, al trotto, davanti a noi. Era un superbo irlandese,
-dal mantello sauro focato, con le zampe calzate di altissime balzane.
-
--- Povero Good Bye! Vedi come zoppica! -- esclamò Edoarda.
-
-Lo feci fermare, gli sollevai la zampa, esaminai lo zoccolo, feci
-scorrere le dita, premendo lungo i tendini del garretto, e l'animale non
-dava il più piccolo segno di dolore.
-
--- Quando lo avete attaccato l'ultima volta? -- domandai al cocchiere.
-
--- Tre giorni fa, signor conte. Trottava magnificamente. Me ne accorsi
-la mattina dopo nel farlo uscire di scuderia.
-
--- Bisognava sferrarlo, -- dissi.
-
--- Ma il dolore dev'essere nella spalla.
-
--- Non importa; va sferrato. -- Mi detti a comprimere la spalla
-dell'irlandese, cercando nelle muscolature di suscitargli un dolore.
-Infatti, ad un certo punto, il cavallo si agitò sotto la pressione delle
-dita, volgendo la groppa ed inarcando il collo.
-
--- È una spallata, -- dissi. -- Forse avrà dato nel battifianco o si
-sarà coricato male. Fategli una buona fregagione d'«_Embrocation_» e
-mettetegli un po' di creta. Sarà meglio chiamare il veterinario in ogni
-modo.
-
--- Povero Good Bye! -- fece Edoarda battendo il palmo su la sua bella
-narice bianca.
-
-Il cavallo scomparve nella scuderia e rimanemmo soli, Edoarda ed io, nel
-mezzo della corte, al sole.
-
--- Dove andremo? -- le domandai.
-
--- Dove tu preferisci: nel giardino o sopra.
-
-Quel pomeriggio, in sul morir dell'inverno, era quasi tepido come una
-primavera; il giardino inverdiva di là dalla corte.
-
--- Sopra, -- io scelsi, pensando che le facesse piacere. E ci avviammo.
-Per le scale volli prenderle un braccio, ma Edoarda eluse il mio gesto,
-salendo più rapida sino al pianerottolo.
-
--- Edoarda, che hai?
-
--- Perchè cerchi di fingere? -- mi rispose tristemente.
-
--- Sei molto ingiusta con me!
-
-Allora ella chiuse l'uscio dell'anticamera, in faccia a Whisky che
-voleva entrare con noi, e passando piano per la stanza ove la zia
-sonnecchiava entrammo nel salottino, dove ogni cosa poteva rievocarci
-una sua particolare memoria.
-
-Traverso le cortine il sole delineava una trama di vincoli floreali,
-muovendo una palpitazione luminosa intorno alle pareti, ai mobili ed ai
-cuscini, ch'erano foderati di una stoffa delicatissima, dal colore un
-po' languido della rosa di gruogo. Una striscia di polvere animata
-fendeva obliquamente la stanza, traendo qualche bagliore dalle coppe
-fiorentine, che traboccavano di bianco lilla e di lilla malvato; sopra
-un tavolino, in un angolo, fra molti ninnoli graziosi, una scatola
-d'argento si accendeva d'una raggiera insostenibile, ferita in pieno da
-quel raggio di sole.
-
-In silenzio Edoarda sedette sopra il divano, e come in forza
-d'un'abitudine lasciò vuoto al suo fianco lo spazio dov'io sedevo di
-consueto per prenderla fra le braccia. Ed ecco mi posi accanto a lei,
-sul divano, senza guardarla, non osando interrompere il silenzio.
-
-Di fronte v'era una piccola scrivania di legno roseo, intarsiato alla
-foggia di Andrea Carlo Boule, un delizioso mobile del Settecento, con
-incrostazioni di madreperla e di mosaico fino; più oltre, nella parete,
-un caminetto con gli alari di bronzo, chiuso da una lamina d'ottone
-istoriato, e così minuscolo da parere costrutto per i piedini di una
-bambola di Norimberga.
-
--- Germano, -- ella prese a dire lentamente, con gli occhi semichiusi,
-le palpebre sfiorate da un triste sorriso di evocazione, -- ti ricordi
-quanti sogni abbiamo fatti insieme, in questa piccola stanza nostra,
-quando mi amavi ancora?
-
--- Perchè dici così? Nulla è mutato.
-
--- No, tu non rispondere... Taci, taci! Vedi bene che cerco di non
-piangere... Ah! non voglio piangere!...
-
-E scosse la testa. Una lacrima le cadde dalle ciglia, pianamente, senza
-il desiderio d'essere asciugata.
-
--- Ti ricordi? -- ella ricominciò. -- Dopo il pranzo tu mi dicevi: Non
-verrà nessuno? -- Nessuno. -- Dormirà la zia? -- Dormirà. -- E allora mi
-prendevi su le ginocchia, proprio qui, su questo medesimo divano, e mi
-dicevi tante parole così dolci, così dolci... Qualche volta io ti
-leggevo un libro, ma tutti i libri erano troppo noiosi e ci voleva
-un'eternità prima di giungere alla fine. Verso le undici Pietro portava
-il tè, con due tazze, ma noi se ne adoperava sempre una sola... ti
-ricordi?
-
--- Sciocchezze! -- io dissi mentalmente. Ma ebbi quasi paura di averlo
-pronunziato in modo intelligibile. Invece risposi, con la voce più mite
-che potei:
-
--- Sì, mi ricordo. Ma, vedi: non si può continuare tutta la vita a bere
-il tè nella medesima tazza. Queste piccole cose hanno il loro pregio
-appunto perchè si fanno una volta sola; continuandole diverrebbero
-comuni.
-
--- E come le piccole cose, anche le grandi, -- ella rispose. -- Tutto è
-comune quello che non piace più. Vedi, Germano, anch'io darei non so
-cosa per trovar sciocco e vuoto il migliore fra i nostri ricordi; ma,
-che vuoi? è più forte di me, non posso! C'è qualcosa nel mio spirito che
-mi fa trovare continuamente nuovo tutto quello che appartenne ad un
-momento del nostro amore.
-
-Poi, d'improvviso, dilatando gli occhi con una specie di smarrimento,
-arrendendosi alla suprema evidenza di un pensiero:
-
--- Dimmi, -- esclamò, -- come potremo continuare a vivere in questo
-modo?
-
-E prima che potessi rispondere:
-
--- Pensa ch'io t'amo ancora terribilmente! Non ho dimenticato, io!...
-Vedi, mi consumo tutta, perchè ti perdo, e lo so!
-
--- Senti, senti, non parlare così... -- la supplicai. -- Tu soffri per
-colpa della tua immaginazione; sei fuori di strada, sei malata. Non è
-come tu credi. Solamente, il carattere di un uomo subisce talvolta una
-crisi... Allora le infantilità dell'amore passano, com'è naturale,
-mentre il sentimento rimane. Che hai? Su, dimmi, che hai?
-
-Ella scuoteva la testa con maggiore insistenza.
-
--- No, non cercare d'illudermi: l'amore non è una cosa che si finge.
-Meglio allora, mille volte meglio che tu non abbia questa inutile
-compassione di me! Credi forse che io non lo sappia? Finora non mi avevi
-mai fatto così male come oggi. Da che sei venuto qui, ogni tua parola,
-ogni tuo movimento, è stato per me come una ferita più profonda, più
-diritta nel cuore. Lo vedo: il tuo pensiero è altrove; io ti dò noia;
-non aspetti che l'ora di potermi lasciare, perchè, oltre a non amarmi
-più, adesso ne ami un'altra, lo so! lo so... e, guarda...
-
-Di scatto sorse in piedi, con gli occhi un po' folli; una sua mano fece
-l'atto di volermi ghermire, ma invece, col braccio teso, ella descrisse
-un piccolo cerchio su sè stessa, girando sui talloni, e ricadde sopra il
-divano, sprofondandovi la faccia, balbettando:
-
--- Ecco, mi farai morire!
-
--- Ti esalti, Edoarda, ti esalti -- le dissi, vinto da una dolorosa
-commozione. -- Per carità, non farmi queste scene terribili! Sai pure
-quanto mi disperano!
-
-Ed esagerando la mia sovraeccitazione, mi diedi a camminare per il
-salottino senza contenere qualche gesto violento. In silenzio, come
-intimorita, Edoarda si ritrasse contro la piccola scrivania, facendo uno
-sforzo per nascondere le sue lagrime.
-
-Allora le andai vicino, con dolcezza:
-
--- Tu, purtroppo, rimarrai eternamente una bimba! Non puoi convincerti
-che un uomo, il quale ha tanti pensieri fastidiosi per il capo, senta
-qualche volta un altro desiderio che non sia quello di prendere la sua
-donna fra le braccia e ripeterle quelle frasi appassionate che si dicono
-a vent'anni, quando non si ha nulla di più serio nè di più grave nella
-vita.
-
--- Non avevi però vent'anni alcuni mesi or sono, -- ella mi disse,
-lasciandosi carezzare i capelli.
-
--- È vero; ma sono mutato. È una cosa recente. Non so, non lo comprendo
-neppur io.
-
--- Dimmi, -- ella fece, posandomi le due mani su le spalle, con un
-sorriso in cui tremava il dolore del suo martirio; -- dimmi, chi è
-questa donna per la quale ti sei battuto?
-
--- Ma non c'è! non esiste! -- affermai, assolutamente incapace di farla
-più oltre soffrire.
-
--- Sì, che c'è! Raccòntami! -- E dagli occhi fermi le scendevan lacrime
-su la bocca sorridente.
-
--- Cosa ti hanno detto, mio povero amore? -- le domandai.
-
--- Mi hanno detto... Ma no! voglio saperlo dalla tua bocca.
-
-Orribile! orribile! Tutto era indegno, la finzione come la verità.
-
--- Ebbene, vuoi sapere? Ecco: è un'antica amante, una forestiera
-conosciuta in viaggio, prima di te. L'ho ritrovata qui a Roma, per
-istrada; mi ha fermato, mi ha detto che l'andassi a trovare... Vi andai.
-Ecco, già che vuoi sapere, ti dico la verità.
-
-Improvvisavo le parole ad una ad una, prendendo fiato per cercarne
-altre.
-
--- Ma perchè vi sei andato? Le volevi bene ancora?
-
--- Nemmeno per sogno! Vi sono andato, così, per capriccio, per fare
-qualcosa... Tu non crederai, ma quando un uomo sta per ammogliarsi e
-deve chiudere la sua vita galante, prova talora una specie di ritorno
-sentimentale, o stupido, come vuoi, verso le amiche di una volta, ma
-indistintamente verso tutte, per la semplice ragione che dopo non si
-avranno più. Mi capisci?
-
--- Sì, forse posso capire, fino qui... Ma poi?
-
--- Poi, non c'è altro. Il resto, che so io, è stato un semplice caso...
-
--- Eppure ti sei battuto per lei.
-
--- Per lei? Ma chi te l'ha detto? Ci siamo battuti per una sciocchezza.
-Intanto, quell'Albanese, non l'ho mai potuto soffrire. È un vanesio
-antipatico e m'irrita. Poi forse credeva che quella donna fosse la mia
-amante...
-
--- Ma come poteva crederlo, se non era?
-
--- Oh, Dio, si raccontano tante fiabe! Del resto mi aveva un giorno
-incontrato per istrada mentre parlavo con lei. Dunque, lasciami
-continuare... Venne al Circolo, e, seccatissimo di perdere, cominciò a
-stuzzicarmi dicendo una quantità di scempiaggini, cioè che avevo fortuna
-con le carte ma non con le donne, perchè lui conosceva questa signora,
-le mandava fiori, la fermava ogni giorno... insomma che credeva di
-potermela togliere quando volesse. Io gli ho risposto, per puntiglio,
-che la sua pretesa era un po' avventata, ma che gli stava bene il
-soprannome di «Assillo», poichè infatti, con quelle sue millanterie, si
-rendeva ridicolo. Insomma da una parola vivace all'altra, si venne ad un
-battibecco. Naturalmente raccontarono poi che la causa ne fosse quella
-donna... Vedi che dopo tutto la mia colpa non è tanto grave!
-
--- Ed è così?... -- fece, incredula.
-
--- È così, Edoarda. Perchè ti dovrei mentire?
-
-Il suo volto era passato per un'alternativa continua di sentimenti; ora
-mi fissava, quasi per scrutarmi nel più recondito pensiero.
-
-E intanto, come spesso avviene, mentre si elabora un'idea, dietro, nei
-recessi della mente, un'altra nasce, luminosa, imprevista, per risolvere
-la difficoltà contro la quale ci dibattiamo. Parlando, il mio pensiero
-andò, non so come, verso le mie campagne di Terracina, su cui scadeva di
-lì a poco una certa ipoteca dei Rossengo di laggiù; rimedio gravoso e
-miserevole frapposto all'imminenza della mia rovina. Avrei dovuto
-recarmi colà, in cerca di un ripiego qualsiasi, poichè non avevo il
-denaro per estinguerla. Orbene, perchè non valermi di un tal pretesto
-per abbandonar Roma con Elena, e di laggiù forse avere il coraggio
-supremo che non avrei mai trovato davanti al suo dolore? Ecco: l'idea mi
-parve semplice, piana, gioconda. Stupii di non averla immaginata prima,
-e con tutte le mie forze m'apparecchiai a dimostrarle man mano questa
-necessità.
-
--- Non mi credi? -- ripresi. -- Non mi credi ancora? Ebbene, domandalo a
-Fabio Capuano. Egli era presente. Credi a lui?
-
--- Vorrei credere a te solo, se potessi.
-
--- Ecco il male. Non c'è quasi amicizia fra noi. Purtroppo sei sempre
-così piena di sospetti!
-
--- Oh, non lo dire! Tu sai...
-
--- Certo, certo, so che tu sei buona, infinitamente buona con me. Solo,
-mi vuoi forse troppo bene per poter essere la mia amica. Quante volte ne
-ho parlato con Fabio! Egli stesso, vedi, mi trova mutato; dice di non
-più riconoscermi.
-
--- Questo è vero, sai!
-
--- Sì, è vero, pur troppo. Mi s'infiltra nelle vene talvolta una immensa
-ed oscura tristezza... sento il bisogno di essere solo, di non amare più
-nessuno, di allontanarmi da tutti... Che so? mi sembra una malattia.
-
-Ci eravamo seduti, m'accarezzava le tempie, la faccia, con indulgenza,
-con pietà.
-
--- Povero amore, -- sospirò, -- vorrei tanto poterti guarire! Ma io...
-cosa sono io per te?
-
--- Sei anche tu, Edoarda, un piccolo cuore malato. Vedi: la nostra vita
-è troppo dolorosa; tu mi comunichi la tua disperazione. Senti: cosa
-faresti, per esempio, se non dovessi vedermi più?
-
-Con uno scatto si volse tutta verso di me, spalancando gli occhi
-atterriti.
-
--- Perchè mi domandi questo? -- mormorò, con un filo di voce tremula.
-
--- Te lo domando astrattamente, -- risposi, con uno sforzo per sembrarle
-naturale. -- Poi anche per la ragione che ora dovremo lasciarci
-momentaneamente... Oh, non ti spaventare! un'assenza di pochi giorni.
-
--- Ah, sì?... parti?... -- ella domandò soffocatamente, serrando le mani
-in croce sul petto per contenerne l'affanno.
-
--- Non è una partenza, via! Dovrò solo andare per qualche giorno a Torre
-Guelfa. Mi scade fra poco l'ipoteca triennale fatta con i Rossengo su le
-terre di San Biagio. Non potendola pagare, debbo rinnovarla. Sto già
-trattando per lettera, ma richiedono la mia presenza per appianare certe
-questioni di forma.
-
--- Dunque te ne vai... -- disse con desolazione. -- E quando?
-
--- Non so ancora; uno di questi giorni. Sono talmente seccato!
-
--- Ma io ti potrei forse...
-
--- No, ti prego, non parlarne! Sai bene che non voglio. Del resto non
-mancherò di trovare un ripiego.
-
-Piangeva ora di nuovo, accasciata, curva, ritraendosi a poco a poco più
-lontana da me, come se avesse paura.
-
--- E quando ritornerai? -- disse con la voce spenta.
-
--- Al più presto possibile; non appena compiuto il rinnovo.
-
--- Mi sembra che tu non debba ritornare mai più...
-
-Si rovesciò su la spalliera del divano, un po' rigida, con le braccia
-inerti, gli occhi sperduti, e fece un lungo sogno...
-
--- Mi scriverai da Torre Guelfa?
-
-Le sue parole furon piane come un alito.
-
--- Sì, ti scriverò tutte le sere prima di coricarmi, come una volta,
-quand'eravamo lontani.
-
--- Oh sì, come una volta... Che lettere dolci mi scrivevi una volta...
-
-Un sorriso d'evocazione trasfigurò il suo pallore; le sue ciglia si
-abbassarono; la sua faccia si compose in una specie di bellezza
-immateriale.
-
-Soltanto allora compresi che nella piccola stanza tutelare una grande
-anima compiva la sua rinunzia suprema, e per un senso inesprimibile di
-paura ebbi quasi bisogno d'inginocchiarmi, come davanti a tutte le cose
-che si vedono morire.
-
-Un sole giocondo invadeva ora la stanza, traeva uno scintillìo di colori
-dalle coppe di cristallo, dalle cornici, dalle borchie dei mobili,
-suscitando qualche onda lucida per le stoffe delle tappezzerie, che
-avevano il colore indefinibile della rosa di gruogo. Allora finalmente
-una lacrima inumidì le mie ciglia, e mi chinai su quella povera bocca,
-su quella dolce anima ferita, per chiederle perdono con un bacio: -- la
-confessione più triste che vi sia.
-
-
-
-
- VII
-
-
-Quel brav'uomo pareva una botte in equilibrio sopra un cavalletto, e
-faceva uno sforzo penoso nel sollevare il braccio fino all'altezza del
-mento per carezzarsi un lungo neo ricciuto. Vestiva con panni di ruvida
-stoffa, non senza una certa pretesa d'eleganza; gli correva sul
-panciotto una catena d'oro, grossa d'un pòllice, con un pendaglio
-enorme, ch'era di corniola incisa. Molti anelli ornavano le sue mani
-villose, dalle unghie quadre, con i polpastrelli piatti. La sua faccia
-era quella d'un campagnolo, mediatore di grosso bestiame; aveva la bocca
-ignobile, sempre sorridente, con i baffi color tabacco, tagliati a
-spazzola; due piccoli occhi assai vivaci, un'epidermide lucente, rasa
-ogni giorno e screziata di reticole sanguigne. Per un'ironia della sorte
-portava il nome d'un uomo celebre: si chiamava Pietro Capponi, e godeva
-in Roma di una ben meritata notorietà, facendo l'usuraio.
-
-Avevo l'onore di essere suo cliente già da molti anni, ed anzi mi
-accordava qualche predilezione.
-
-Gli avevo scritto ed era venuto; sedeva davanti alla mia tavola,
-centellinando un bicchierino di vin Malaga, a sorsi brevi, da buon
-intenditore. La sua risata grassa faceva risonare la stanza.
-
--- Dunque, signor conte, -- egli diceva, stropicciandosi le mani, -- la
-dama di picche ci ha traditi ancora una volta, a quanto pare!
-
--- No, caro Capponi, questa volta non si tratta di dame, nè di picche nè
-d'altro colore. Si tratta d'un mutuo che mi scade fra pochi giorni e che
-vorrei liquidare sùbito.
-
--- Uhm!... -- fece l'uomo con una specie di grugnito; -- in questi mesi
-è un affare serio; tutti ingoiano quattrini con una furia che fa
-spavento, e nessuno paga, quel ch'è peggio! Tengo un mucchio di
-cambiali.
-
--- Via, Capponi, lasciamo le solite fiabe! Io vi propongo l'affare, voi
-ci studiate sopra: se vi conviene lo fate, se non vi conviene... lo fate
-lo stesso!
-
--- Eh! eh! signor conte!... -- esclamava egli, battendosi un pugno
-chiuso nel palmo dell'altra mano. -- Lei sa cosa m'è capitato col figlio
-dell'Eccellenza?... Tamquam tabula rasa!
-
--- Ma, insomma, tanto va la gatta... Ve l'avevo pur detto che suonava di
-fesso. Intanto ci tengo a farvi notare che, per quanto mi riguarda, ho
-sempre pagato regolarmente.
-
--- Verissimo: quanto a lei, finora...
-
--- Come «finora»?
-
--- Eh, per modo di dire!
-
--- Insomma, volete ascoltarmi?
-
--- Ascoltiamo pure.
-
--- Ecco qua. Voi conoscete la mia tenuta di Monte San Biagio, presso
-Torre Guelfa?
-
--- Di vista, signor conte.
-
--- Sapete che c'è sopra un'ipoteca per garanzia di mutuo?
-
--- Appunto, -- egli disse, consultando un sudicio taccuino. -- Ipoteca
-dei Rossengo di Terracina, 28 gennaio 19...
-
--- Ah, ne siete al corrente! -- feci, un po' meravigliato.
-
--- Che vuole? sono i ferri del mestiere... -- mi rispose con soavità.
-
--- Io direi che sono le tenaglie del mestiere, mio bravo Capponi!
-Insomma, ecco il punto: quel debito lo vorrei pagare alla scadenza, e se
-voi mi provvederete il denaro, eviterò moltissime seccature.
-
--- Impossibile, signor conte, -- egli affermò sùbito. -- Le ho già
-detto...
-
--- Non facciamo chiacchiere inutili. Entro la settimana io partirò da
-Roma per Torre Guelfa. Voi, prima di sabato, mi farete avere una
-risposta. Va bene?
-
--- Ma...
-
--- Non parliamone più fino a sabato. Voi conoscete i miei affari meglio
-di me: studiate quindi se ancora vi è possibile rendermi un servigio.
-Non appena vi sarete deciso per il sì o per il no, mi darete una
-risposta.
-
--- Peuh! peuh! Se non si tratta che di una risposta... quantunque posso
-anche darla sùbito.
-
--- Grazie, non la voglio. Pensàteci. Ed ora vi mando via perchè debbo
-uscire. Fumate questo sigaro e pensàteci bene. A rivederci, Capponi.
-
-E lo condussi all'uscio, mentr'egli si grattava il cranio lucido e
-masticava il sigaro fra i denti.
-
-Stavo già indossando il soprabito, quando il campanello squillò, ed
-aprendo io stesso la porta vidi entrare Fabio Capuano.
-
--- Oh, buon giorno! Stavi uscendo?
-
--- Non importa, vieni, vieni. Posso ritardare. Come va?
-
--- Non c'è male, grazie.
-
--- Mi pare che tu abbia la faccia scura.
-
--- Io? Manco per sogno!
-
-Entrammo nella biblioteca; egli cominciò a camminare in lungo ed in
-largo, a passi nervosi, carezzandosi la barbetta brizzolata.
-
--- Bene, -- feci, stendendomi con pigrizia in una poltrona, -- avevi
-probabilmente qualcosa a dirmi?
-
-Egli si fermò contro gli scaffali e prese a batterne i vetri con le
-nocche irrequiete.
-
--- Già, certo... avevo qualcosa a dirti.
-
--- Coraggio! issa fuori! -- esclamai, ridendo.
-
--- Sai, mio caro, -- prese a dire con risolutezza -- che ho inteso
-parlare di te in modo assai poco lusinghiero.
-
--- Per bacco! -- esclamai, rovesciandomi contro la spalliera; -- non
-sarà la prima volta.
-
-Egli venne a sedermi di fronte, su la poltrona che Pietro Capponi aveva
-sgombrata pochi minuti prima. Rimaneva tra noi la scrivania. Prese una
-sigaretta, si tolse l'occhialetto, e facendolo ballare fra due dita
-cominciò con dirmi:
-
--- Devi sapere che a Roma non si parla d'altro: l'avventura di Guelfo,
-il duello di Guelfo, e tutto il resto che puoi facilmente immaginare.
-
--- Non me ne curo, -- dissi con indifferenza.
-
--- Hai torto. C'è di che farti riflettere. Alcuni commenti mi sono
-spiaciuti per te.
-
--- Allora è semplice: dimmi il nome di costoro e li inviterò a darmi
-ragione dei loro commenti.
-
--- Via, non fare lo spavaldo! Qui non si tratta di questo. Se te ne
-vengo a parlare, vuol dire che ti convien pensare ai casi tuoi, ma
-seriamente.
-
--- Cosa dicono, infine?
-
--- Oh, Dio, te lo puoi figurare! Nessuno ignora il tuo fidanzamento con
-Edoarda; molti ne sanno, o ne suppongono, anche di più... E per quanto
-si bisbigliasse già che andavi cercando mille pretesti per procrastinare
-le nozze, ora si dice apertamente che la tua condotta in questi ultimi
-tempi non è quella... insomma, perdonami, non è quella di un gentiluomo!
-
--- Eppure tu sai... -- feci, smettendo la baldanza.
-
--- So tutto, -- egli rispose con un gesto di acquiescienza. -- Ed è
-appunto per questo che mi faccio un dovere di parlarti a cuore aperto.
-Hai molti nemici, e nessuno ti risparmia. Colgono anzi l'occasione per
-commentare la tua vita passata, presente, le tue condizioni finanziarie,
-le tue abitudini, che non furono mai quelle di un francescano. C'è chi
-ti trova sciocco, vedendoti compromettere un matrimonio invidiabile per
-un capriccio, ed i più miti sono del parere che tu abbia perduta la
-testa.
-
--- Questa loro benevolenza mi lusinga infinitamente! -- esclamai,
-collerico e beffardo.
-
--- Capisco che i miei discorsi ti debbano urtare i nervi; ma pur troppo
-io sento le voci che corrono, indovino i sottintesi, e me ne rodo per
-te.
-
--- Grazie. Tu mi sei amico, e te ne ringrazio. Ma in fondo so benissimo
-che anche tu pensi come loro.
-
--- Lasciamo stare quello che penso io, per adesso. Ma ieri sera, ad
-esempio, in casa Del Rovere, donna Carla usava parole molto severe sul
-tuo conto. Diceva che ormai non saresti più nel caso di retrocedere,
-checchè tu senta per l'una o per l'altra, e che d'altronde i tuoi
-propositi veri non possono essere quelli che ostenti, perchè «in fin dei
-conti, un uomo come Guelfo certo non ignora cosa valgano i milioni di
-casa Laurenzano. Dunque, operando in tal modo, conta senza generosità su
-l'amore di quella povera Edoarda». Invano io m'affaticavo a spiegare
-come in tutto ci sia dell'esagerazione, come il tuo carattere sia sempre
-stato così, e come infine questa tua recente avventura non debba esser
-altro che un diversivo, una specie di commiato un po' focoso dalla tua
-vita di scapolo.
-
--- Ebbene hai fatto male, -- risposi tranquillamente.
-
--- Ho fatto male? -- egli esclamò stupìto.
-
--- Sì, certo; perchè l'avventura che tu chiami un diversivo è invece una
-cosa molto grave, molto seria.
-
--- Non credo, -- rispose Fabio, dopo avermi fissato a lungo. -- Non ti
-posso credere. Sarebbe una grande sciagura!
-
--- Può darsi; anzi ho troppo criterio per non comprenderlo. Definiscimi
-per quello che vuoi, ma la verità è molto semplice: me ne sono
-innamorato. E ti faccio grazia del perdutamente, pazzamente, eccetera,
-cose che si aggiungono di solito.
-
-Fabio diede una scrollata di spalle e si levò in piedi, senza nascondere
-il suo malumore. Poi fece un soliloquio a mezza voce.
-
--- Innamorato? Che ubbìe! Hai scelto male il momento per concederti
-questo lusso! Per Bacco! Innamorato!... E lo dici così, come si dice:
-Buona notte. Macchè! Non può essere! Io trovo che ci s'innamora d'una
-donna quando non è possibile far altrimenti per averla.
-
-A poco a poco il suo monologo mi divenne incomprensibile, finchè,
-piantatosi davanti a me con le braccia incrociate:
-
--- Ammettiamo pure, -- concluse. -- Ora, cosa intendi fare?
-
--- Non so.
-
--- Questa non è una risposta. Occorre sapere.
-
--- Insomma, Fabio, volevo appunto venirtene a parlare. Non è da oggi nè
-da ieri che vedo l'impossibilità di questo matrimonio, e tu lo sai.
-
--- Calma! calma! Non diciamo sciocchezze. Hai riflettuto a quello che
-abbandoni?
-
--- Ho riflettuto più del necessario; non solo, ma sono giunto a questa
-conclusione: che la mia vita con lei sarebbe per entrambi un'agonia di
-tutte le ore. Vi sono due morali e due logiche; una, inflessibile, che
-dice: «Hai data la tua parola, devi mantenerla; sei presso alla rovina,
-carpisci una dote.» L'altra, meno rigida ma più umana, la quale, fra due
-disonestà, fra due disgrazie, consiglia di scegliere la minore. Io,
-purtroppo, non sono mai stato padrone de' miei nervi.
-
--- Ebbene senti, -- rispose con un tono persuadente, -- credi a me, non
-cedere ai nervi. Ragiona freddamente. Siccome ti voglio bene, avrei
-voluto vederti sposar Edoarda. Sarebbe stata la tua salvezza; ma tu la
-rifiuti, e sia. Da uomo pratico non so approvarti, ma, come idealista,
-devo ammettere che il gesto può avere anche una certa bellezza. Però
-tutto questo sarebbe ancora lecito se si trattasse unicamente di te. Ma
-Edoarda? questa fanciulla di cui distruggi la vita con una tranquillità
-così gelida?
-
--- Ah? e tu credi ch'io non abbia pensato a lei? che non mi sia
-torturato fino allo spasimo, prima d'arrendermi all'evidenza di questa
-impossibilità?
-
-Feci una pausa; presi una mano di Fabio con effusione, con preghiera:
-
--- Senti... se tu mi volessi aiutare!
-
--- A che?
-
--- Ad uscire da questo inferno! a trovare una soluzione, insomma;
-perchè, da solo, io non vi riuscirò mai.
-
-Egli si fece grave; qualcosa di estremamente triste, quasi di solenne,
-pareva emanasse dalla sua persona.
-
--- Io? proprio io ti debbo aiutare? -- domandò con lentezza.
-
--- Sì, tu solo. Sei amico d'entrambi ed hai un'anima così dolce, quando
-vuoi. Dille ciò ch'io non posso dire; abbi questo coraggio per me. Ti
-sarà più facile.
-
--- Mi sarà più facile... E tu lo credi proprio? -- egli domandò
-ambiguamente.
-
--- Non ne dubito, Fabio. Tanto più che ormai ti ho quasi preparata la
-via. Le ho detto che da qualche tempo mi credo malato, che un mutamento
-indefinibile avviene in me, che tu stesso l'hai notato di sovente... Col
-pretesto dell'ipoteca su Torre Guelfa ho trovato il mezzo di lasciar
-Roma per alcuni giorni; di là ti scriverò, tu mostrerai la mia lettera,
-saprai tu come dire... Promettimi. Fabio!
-
--- Mi chiedi una cosa molto grave; mi chiedi anzi una complicità che mi
-sembra iniqua.
-
--- Fallo per me! Fallo anche per lei, te ne supplico!
-
-Seguì un silenzio. Fabio riprese a camminare per la stanza, carezzandosi
-il mento con il suo gesto abituale. Anche la sua persona elegante, un
-po' fatua di sè, quasi cavalleresca, pareva incurvarsi con pena sotto la
-triste fatica di un simile pensiero.
-
-Poi d'un tratto mi domandò:
-
--- Partirai con l'altra, naturalmente?
-
-Io risposi di sì col capo, senza guardarlo.
-
--- E chiami questo avere pietà?
-
--- Le voglio bene.
-
--- Oh... tu!... -- fece, con una scrollata di spalle.
-
--- A lei sì, Fabio. Per la prima volta, sì! Tu ridi... è naturale. Ma
-viene un giorno, anche dopo i trent'anni... E poi, tu non la conosci
-ancora.
-
--- Ne ho conosciute tante altre! Su per giù sarà la stessa cosa. Vedi:
-ho molti capelli bianchi.
-
--- Insomma, Fabio, acconsenti?
-
-Egli si passò la mano su la fronte, mi venne presso, mi guardò.
-
--- Ecco: io non decido mai a lungo. Ti faccio una domanda sincera, da
-uomo ad uomo... Cerca d'intendere bene quello che voglio dire. Credi tu
-che un'altro, volendola più tardi sposare, possa ingannarsi ancora?
-
--- Che domanda mi fai... -- risposi abbassando gli occhi. -- Del resto
-non si sposerà.
-
--- Questa è la tua opinione. Ma v'è un medico per tutte le giovinezze:
-il tempo. Rispondimi dunque.
-
--- Ebbene, sì, lo credo, -- risposi affrettatamente.
-
--- E sei deciso in modo irrevocabile?
-
--- Sì, Fabio, con tutta la mia forza.
-
--- Su la tua parola d'onore? -- E mi tese la mano.
-
--- Su la mia parola d'onore, Fabio.
-
-Allora divenne estremamente pallido, mi strinse forte la mano, mi parve
-che ne' suoi occhi fermi passasse un tremito impercettibile; poi disse
-con asprezza:
-
--- Ebbene, sia!
-
-
-
-
- VIII
-
-
-Erano circa le sei della sera quando giunsi all'albergo di Elena con la
-notizia gioconda nel cuore. Avevo tardato alcuni giorni ad annunziarle i
-miei propositi, perchè temevo ancora ch'ella rifiutasse. Ma quel giorno
-volevo dirle ch'ero vicino a sciogliermi da tutte le catene, che
-potevamo appartenerci, liberi e soli, andando per alcun tempo a chiudere
-il nostro amore nell'antica solitudine di Torre Guelfa.
-
-Salii frettolosamente le scale, battei due colpi rapidi alla sua porta:
-nessuno rispose.
-
-Allora sospinsi l'uscio ed entrai. La stanza era vuota; rimaneva
-nell'aria il profumo di lei come una presenza invisibile.
-
--- Uscita? -- pensai. -- E dove, a quest'ora?
-
-M'avanzai nella camera, lentamente, quasi per indovinare. Sopra un baule
-c'era un abito smesso; una camicetta di pizzo ed un manicotto in una
-scatola aperta. Su le coltri, nel guanciale, rimaneva il solco della sua
-persona, come se vi avesse giaciuto; a piè del letto era un cappello con
-due grandi ali bianche, ed un velo ancor appuntato all'intorno.
-
-Sopra la pettiniera, fra molti oggetti femminili, un telegramma lacerato
-a metà, l'altra metà a terra. Ebbi la tentazione di leggerlo, poi la
-cosa mi parve indiscreta. Ascoltai presso l'uscio: nessun rumore. Un
-poco arrossendo, quantunque non veduto, raccolsi le due carte lacere, le
-raccostai. Ma nella penombra del crepuscolo, dovetti avvicinarmi alla
-finestra e sollevare una tendina. Il telegramma era in tedesco e diceva:
-
-«Impossibile, cara. Duvally a Roma può provvedere, Franz.»
-
-Veniva da Berlino, con la data del giorno medesimo. Rimasi perplesso
-dapprima; lessi un'altra volta, più volte ancora. Mi sentii tutto
-rimescolare; poi macchinalmente riposi una metà del telegramma su la
-pettiniera, l'altra per terra, com'erano prima, esattamente.
-
-Scesi. Nell'atrio domandai al portiere:
-
--- E' molto che la signora è uscita?
-
--- Non saprei, signor conte, -- mi rispose. -- Non l'ho veduta passare.
-
-Uscii per istrada. La mia mente mi pareva chiusa in un cerchio doloroso,
-entro cui passavano torme di pensieri veloci, lontani fantasmi,
-fisionomie di persone straniere, inafferrabili.
-
-Era una serata chiara in quella mitezza dell'inverno romano. L'aria, tra
-bionda e rosea, pareva percorsa da un oscillar continuo di bagliori, che
-facevano splendere i lastricati, le vetrine, le chiostre dei lampioni, e
-lontano tutte le cupole, tutte le cose aeree.
-
-Mi trovai sul marciapiede, sperduto fra l'andirivieni continuo della
-gente; un senso di novità m'invase, come s'io fossi per la prima volta
-nella moltitudine di una città straniera, fra persone che avessero
-costumi, facoltà, istinti, piaceri e tristezze assolutamente diverse
-dalle mie.
-
-Le parole oscure, i nomi del telegramma, tornavano ad assediarmi la
-mente con una persistenza dolorosa. Infine m'accorsi ch'ero sempre lì,
-fermo, dinanzi all'albergo, su l'orlo del marciapiede, che molte persone
-mi urtavano passando, che un giornalaio ed un venditore di focacce
-andavano e tornavano sopra un intervallo di pochi passi, dinanzi a me.
-Una carrozza signorile passò: vidi la contessa di Casciano affacciarsi
-allo sportello; pur avendola guardata in viso, dimenticai di salutare.
-
-«Duvally a Roma può provvedere... -- Duvally? Franz?
-
-Chi erano mai costoro? Ed Elena dov'era in quel mentre?
-Involontariamente il mio sguardo penetrò dentro quel formicolìo di
-persone, quasi per cercarla, per riconoscere di lontano l'alta e snella
-figura di lei, od il colore della sua gonna, od il mantello che usava
-portare. E mai come allora conobbi l'oppressione della folla, misurai
-l'implacabile indifferenza con cui si muove, si agita, si moltiplica, si
-muta, nascondendovi ciò che vi appartiene, mescendo le sue mille voci in
-un solo clamore, vasto e pressochè immobile.
-
-Chi erano mai questi uomini che le scrivevano familiarmente, che
-potevano «provvedere per lei?» Mi aveva dunque ingannato nell'affermarmi
-di non conoscere alcuno a Roma e ingannato ancor più nel raccontarmi la
-storia della sua vita.
-
-Ora mi dilettavo in pensieri di vendetta e di delicata ironia. Ero fermo
-sull'angolo di una strada, e l'avrei veduta giungere, così da un lato
-come dall'altro, senza tuttavia lasciarmi scorgere da lei. Volevo
-simulare una perfetta ignoranza, per mettere alla prova la sua
-doppiezza; d'altronde, con il possesso di questo nome, il giorno dopo
-avrei potuto scoprire facilmente chi fosse questo Duvally. Ma per la
-prima volta, pensando ad Elena, soffersi nel vedermi dominato da lei,
-provai sordamente la vergogna d'essere costretto a spiarla come un
-volgare amante od un burlesco marito che abbiano sentore d'infedeltà.
-Quel maestro fine di eleganze amatorie che stava in me per abitudine
-antica si divertì nel molestarmi con le più aspre ironie.
-
-Or pioveva per l'aria dorata un crepuscolo vaporoso, pieno di
-corruscamenti, quasi un fiorire vicino di stelle, con i presagi,
-nell'inverno, della imminente primavera.
-
-Quand'ecco, di lontano, intravvidi la figura di Elena. Veniva rasente il
-muro, con un passo rapido sebbene affaticato, non volgendo mai gli occhi
-alla strada nè alle vetrine. Camminava tenendo con una mano accostato ai
-fianchi un lembo del suo mantello, che le scendeva lungo la persona con
-poche pieghe simmetriche, delineando la forma del braccio ed oscillando
-all'incedere d'ogni passo. Nell'altra mano teneva una piccola borsa,
-ch'era una maglia d'oro tenuissima, con la cerniera lucente; ad ogni
-chiarità di vetrina la sua faccia e l'oro splendevano insieme. Molti si
-fermavano a guardarla; io stesso la contemplai con un senso di
-stupefazione. Due sfaccendati la seguivano, tenendosi per braccio,
-scambiando fra loro sorrisi e parole che parevan grossolane. Quand'ella
-entrò nell'albergo, i due si fermarono irresoluti.
-
-Allora, traversando la strada, entrai nell'atrio, dove molti forestieri
-qua e là seduti leggevano il Baedeker come si legge la Bibbia o
-nascondevano i nasi inforcati d'occhiali dietro l'edizioni ampie del
-_New York Herald_ e del _Times_.
-
-Salii. Quand'ella intese picchiare, venne senza indugio ad aprirmi.
-
--- Sei già stato a cercarmi, non è vero? -- disse tosto, posandomi le
-due mani su le spalle e baciandomi.
-
--- Sì, una mezz'ora fa, -- risposi. Guardai distrattamente verso la
-pettiniera: il telegramma non v'era più.
-
--- Verso le cinque son uscita per prendere una boccata d'aria, -- ella
-spiegò. -- Mi doleva il capo: sono così stanca oggi!
-
-Di fatti era molto pallida; ne' suoi gesti medesimi v'era un certo
-abbandono; anche nel sorridere una specie di stanchezza.
-
--- Che hai? -- feci amorevolmente.
-
--- Non so... -- E pianissimo, sorridendo: -- Sono stanca, molto
-stanca...
-
-Me lo disse vicino alla faccia, con le labbra che appena mi toccavano.
-
-Poi si mise davanti alla specchiera e con un pettine d'avorio cominciò a
-ravviarsi i capelli che le sfuggivano dietro la nuca. Io le sedetti
-accanto, e presi a giocherellare con i vari oggetti che ingombravano il
-vetro della pettiniera.
-
--- Dove sei stata? -- le domandai con naturalezza.
-
--- Avevo alcune piccole commissioni, -- rispose, continuando a
-pettinarsi. -- Vedi: quel mazzo di nastri, una veletta, un paio di
-guanti... poi dovevo anche andare alla Posta.
-
--- Ma non ricevi le tue lettere all'albergo? -- le domandai, fingendo di
-esaminare attentamente la sua scatola per la cipria, ch'era d'avorio con
-le iniziali ed una corona di smalto.
-
--- Non tutte, perchè non sapevo a quale albergo sarei scesa.
-
-La sua voce non tradì la minima incertezza; solo, prima di rispondere,
-ella fece un atto come se il pettine le si fosse impigliato fra i
-capelli.
-
--- E tu non mi racconti nulla? -- continuò Elena, posando i gomiti sul
-cristallo per unire le mani e raccogliervi la faccia. -- Mi sembri di
-cattivo umore.
-
--- No, affatto, Elena.
-
--- Ah... mi era sembrato.
-
--- E tu?
-
--- Io non lo sono più adesso. Ma ho pianto tutto il giorno: ero triste.
-
-E piegandosi verso di me.
-
--- Ora non mi dài neppure un bacio?
-
-L'attrassi nelle mie braccia, perchè non potevo a mio malgrado
-resisterle, e perchè nell'amaro sospetto mi pareva che le sue labbra
-avessero un sapore più forte.
-
-Nel baciarla su gli occhi m'accorsi che s'inumidivano.
-
--- Perchè piangi ora?
-
--- Te l'ho detto: sono triste. Poi, quando mi baci tu, sento il cuore
-che mi fa male.
-
--- Perchè quando ti bacio «io?» Forse ti baciano anche altri?
-
--- Sciocco! -- ella rispose battendomi leggermente una guancia. -- Non
-ti dirò più nulla!
-
-Per un momento scordai tutto: ella mi teneva nella sua bellezza come in
-una prigionìa; m'avesse detto: -- Inginòcchiati! -- e mi sarei
-inginocchiato.
-
--- Senti, -- le mormorai presso la bocca, -- fra qualche giorno potremo
-partire insieme; andremo in un mio castello non lontano dal mare.
-
-Quasi con violenza le sue braccia m'avvinsero, e nascose il volto contro
-di me.
-
--- Lo sai che debbo andar via... lo sai che non posso!...
-
-Feci come se non avessi udito e continuai:
-
--- È una grande casa antica, silenziosa, fatta per l'amore. Laggiù, fra
-poco, verrà la primavera.
-
-Sollevò la faccia illuminata, mi passò le mani fra i capelli:
-
--- Ah sì? una casa nostra? una casa per noi?...
-
-Ma bruscamente si ribellò: -- Non posso! Non posso!
-
-Andò rapida verso una grande specchiera che occupava tutto il portello
-dell'armadio e con le dita si ravviò i capelli di nuovo scomposti; poi
-lasciò cadere le braccia, si volse, appoggiando la schiena contro il
-cristallo, e vi rimase, con la faccia sollevata, gli occhi volti
-all'alta ombra, un po' rigida, muta.
-
-Per un momento la rividi com'era il primo giorno, quando entrò nella mia
-casa, fiera e triste, avendo alla cintura un gran mazzo di viole. Mi
-parve, da quel giorno già lontano, di non conoscerla affatto meglio, di
-non aver penetrato ancora nessuno dei suoi molti segreti. Le vedevo
-serpeggiare appresso i desiderii degli uomini che l'avevano inseguita, e
-quei desiderii obliqui si avventavano contro di me come tanti colpi di
-staffile vibrati al mio geloso amore.
-
--- Insomma, -- le dissi quasi ruvidamente, -- una volta o l'altra ti
-risolverai a spiegarmi questi continui misteri!
-
--- Che significa, Germano? Perchè mi parli così? Hai veramente una
-fisionomia stranissima oggi!
-
--- Ti pare? -- feci con ironia. -- Devi pur ammettere che le tue
-misteriose contraddizioni possano irritarmi un poco. Davvero non ti
-comprendo. Mi hai affermato in tutti i modi possibili di non avere alcun
-legame, dici anzi di volermi bene, mentre non fai che ripetere: Dobbiamo
-lasciarci! debbo andar via!... Dunque una ragione ci dev'essere. La
-vorrei sapere.
-
--- Ma perchè vuoi sempre sapere tutto? conoscere tutto? Che bisogno c'è?
-L'anima di una donna, la vita di una donna come me, sono cose a cui val
-meglio lasciare il loro velo. Io, per esempio, quando posseggo un
-oggetto che mi sia prezioso, lo tratto con estrema delicatezza, per non
-sciuparlo, per non lasciarlo cadere. E frugare troppo addentro nella
-intimità di un'anima è sempre farle correre il rischio grave di cadere a
-terra, di andare in frantumi. Non ti pare?
-
--- Belle parole... nient'altro! E se t'illudi ancora di potermi
-convincere con due frasi abili, t'inganni! Tanto più che ho forse
-qualche ottima ragione per non credere a nulla di quanto mi dici.
-
--- Oh, questo poi!... -- esclamò raddrizzandosi in tutta la sua
-fierezza.
-
--- Dico la verità e non devi esserne offesa. Tu ti diverti ad ingannarmi
-ed io cerco di non lasciarmi ingannare, almeno fin dove posso.
-
--- Cioè?
-
--- Cioè... nulla! Io so molte cose che tu non sospetti nemmeno.
-
--- Invece, se tu le conoscessi davvero, forse non parleresti così, --
-rispose con tristezza, camminando a passi lenti per la camera. Poi mi
-venne vicino e prese a carezzarmi i capelli con una soavità materna ed
-infantile insieme.
-
--- Dimmi: cos'hai contro di me?
-
--- Null'altro che un poco di rancore perchè mi esasperi e mi addolori
-continuamente.
-
--- Mi credi cattiva? -- E si era seduta su le mie ginocchia cingendomi
-il collo con un braccio.
-
--- Sì, un poco, -- risposi.
-
--- E credi che non ti voglia bene?
-
--- Me ne vorrai, forse, a tuo modo...
-
-Mi passava una mano, lentamente, su e giù per il braccio, guardando il
-suo proprio gesto. Era singolarmente dolce, singolarmente triste.
-
--- E quale sarebbe questo «modo mio?»
-
--- Concederti un momento e poi sùbito aver paura d'essere afferrata;
-pensare con la stessa calma all'oggi, che sei qui, e al domani, che
-sarai chissà dove; non abbandonarmi che una piccola parte di te stessa,
-ed ancora con moltissime restrizioni; mescere insieme i baci e le bugie,
-il sentimento e l'indifferenza, come un bel mazzo di rose e d'ortiche...
-Ecco, press'a poco la tua maniera di amarmi.
-
-Piegò il mento sul petto e sogguardandomi sorrise.
-
--- E tu, -- fece -- quando parli a questo modo, sei meno franco di me,
-perchè sai benissimo che tutto questo non è vero.
-
--- Oh, Dio!... ne vuoi la prova?
-
--- Sì... -- rispose un po' timidamente.
-
--- Ebbene, t'ho veduta oggi. So che non sei stata per nulla dove m'hai
-detto.
-
--- Davvero?
-
-Il suo volto rimase impassibile, tranne un rapido solco verticale che si
-delineò tra i suoi fini sopraccigli. E soggiunse:
-
--- M'hai seguita?
-
--- No.
-
--- E perchè no?
-
--- Perchè... non ero solo.
-
-Dopo una breve pausa, disse:
-
--- Non credo che tu m'abbia veduta.
-
--- Come non credi?
-
--- No: mi avresti certamente seguita.
-
--- Mi ritieni proprio così geloso?
-
--- Immensamente curioso almeno.
-
--- Dunque non ti curare del come io lo sappia. Ma so in ogni modo che
-non sei stata ove m'hai detto.
-
--- E' vero. Vuol dire dunque che sei entrato nella mia camera ed hai
-letto un telegramma ch'era lì... Me lo sono dimenticato infatti. --
-Però, -- soggiunse con una voce dura, levandosi, -- io non avrei fatto
-questo nella tua casa.
-
-E metteva in ogni sillaba un così altero disprezzo, che di confusione
-arrossii.
-
--- Ho fatto male. Te ne domando scusa. Ma lo feci quasi per
-inavvertenza, non pensando mai che si trattasse d'un mistero.
-
--- Oh, non importa... -- rispose con indulgente ironia. -- Tanto, a me
-non devi alcun rispetto!
-
-E camminava con lentezza, tenendo sotto il mento le due mani congiunte,
-che avevano la pallidezza di un avorio antico.
-
--- Via, -- le dissi, -- non essere ingenerosa ora... Ti ho chiesto
-perdono.
-
--- Senti, -- esclamò repentinamente, -- cos'hai pensato di me?
-
--- Niente! -- risposi con nervosità. -- Il telegramma è chiaro. Ho
-pensato che andavi da quell'uomo. E del resto sei liberissima di fare
-quello che vuoi.
-
-Ella mi venne vicino, quasi con furia, e mi afferrò le mani ruvidamente.
-
--- Hai creduto allora che v'andassi per lui? -- esclamò con ira. --
-Guardami bene in faccia e rispondimi: hai creduto questo?
-
--- Ma io non so niente! Non ho fatto che leggere. Quando non si ha nulla
-da nascondere non si fanno misteri.
-
-E incollerito mi levai, sciogliendomi dalle sue mani con un moto ruvido.
-Soggiunsi:
-
--- Devi anche pensare ch'io non sono avvezzo a queste ambiguità. Volevo
-non dirti nulla, per non sembrarti ridicolo, poi non ho potuto. Volevo
-lasciarti continuare in silenzio la tua commedia, ma siccome ho la
-stoltezza di amarti, così non l'ho saputo fare. Del resto, ti ripeto,
-sei libera. Sei nel tuo pieno diritto. Solo bisognerà che tu scelga fra
-una cosa e l'altra, perchè io non so dividermi e non accetto comunioni.
-
-Mi ascoltava un po' curva, subendo le mie parole come continue percosse.
-La sua bocca rideva, esprimendo uno scherno dolorosissimo e contenuto.
-Poi, con la voce che sibilava:
-
--- Non puoi credere questo! -- affermò. -- E bada che sopporto le tue
-parole solo perchè non credo che tu le pensi.
-
--- Ma dunque spiégati! -- esclamai con ira. -- Cosa può immaginare un
-uomo in questo caso?
-
--- Naturalmente...
-
--- Spiégati, Elena. Finisci di farmi soffrire!
-
--- Rispàrmiami questo! -- ella pregò sordamente; -- poichè ti giuro che
-vi sono andata per una causa del tutto diversa da quelle che puoi
-supporre tu. E non l'ho nemmeno trovato. Lasciami tacere.
-
--- Impossibile, Elena. Vorrei poterti accontentare, visto che me lo
-chiedi, ma, dopo, non me ne darei pace.
-
--- Te ne supplico, Germano, lasciami questo piccolo segreto. E' una cosa
-che mi offende, che mi ripugna...
-
-I suoi occhi brillavano stranamente, le sue mani congiunte tremavano.
-
--- Come vuoi tu! Sei anche libera di non dirlo, -- risposi duramente.
-
--- Ebbene, lo vuoi sapere? -- esclamò con veemenza, quasi gridando. --
-Bada che, dopo, forse ti odierò!... ti odierò perchè mi umilii troppo...
-Lo vuoi sapere?
-
-Io tacqui, gelido.
-
--- Come sei perfido! perfido! Ecco, te lo dico. Sono andata per
-chiedergli denaro, perchè a lui... non importa! Ma non mi voglio vendere
-a te!... a te no! Volevo amarti senza vergogna, come un'amante vera...
-Ecco: adesso lo sai!
-
-Gettava le parole come altrettante lame, con le labbra che fremevano,
-livida.
-
--- Tu hai fatto questo, Elena?... -- esclamai con un tremante rammarico,
-afferrandole una mano. -- Perdonami dunque, mio povero amore!
-
--- Làsciami! làsciami! -- ella comandò, svincolandosi con forza. -- Sì,
-ho fatto questo per te!... ho fatto questo, io!
-
-E v'era in quel suo monosillabo un'alterezza di regina.
-
-
-
-
- IX
-
-
-Più tardi nella silenziosa notte, Elena mi aveva raccontato la storia
-della sua vita. Ed era una storia ben triste per una così bella
-creatura.
-
-Mi narrava con malinconia le memorie dell'infanzia felice, nella
-tranquillità un po' severa d'un castello ungherese, dov'erano accolte le
-ricchezze di una lunga discendenza.
-
-Per quanto lontano ella tornasse con la memoria, non poteva rivedere la
-madre se non sotto le sembianze di una giovine signora dagli occhi
-soavemente pensierosi, che, muta, con libro su le ginocchia, passava
-lunghe ore solitarie in una sala troppo vasta per lei, o succinta in
-abito d'amazzone scendeva presso i cancelli d'un grande parco secolare,
-mentre gli staffieri le imbrigliavano un cavallo grigio, dalle narici
-vive come lo scarlatto, con la criniera e la coda simili a due copiosi
-rami carichi di neve.
-
-Il padre dimorava raramente nel castello, ed aveva per la moglie una
-devozione che pareva nascere da un profondo rimorso, anzi aveva per lei
-una specie di religioso amore. Ma ogni volta ch'egli tornava dalle
-frequenti assenze, avveniva molto spesso ad Elena di trovar sua madre
-tutta in lacrime nell'angolo di una sala, più spesso, poichè dormivano
-accanto, di udirla piangere nel silenzio della notte.
-
-Egli amava con passione la musica, e suonava divinamente il violino, la
-sera, in una stanza chiusa, per lunghe ore continue.
-
-Ella e sua madre lo ascoltavano dalla sala vicina, in silenzio.
-
-Un giorno, dopo una sua più lunga assenza, lo portarono morto al
-castello due grandi uomini sconosciuti, che tristemente accarezzarono la
-sua testolina di fanciulla.
-
-Sua madre la condusse a baciare il cadavere, poi mise un abito nero, e
-da quel giorno, per lunghi mesi, non parlò quasi mai, divenendo malata.
-Le disse ch'era morto in viaggio; ma più tardi ella seppe,
-nell'ascoltare i discorsi dei domestici, ch'era stato ucciso in duello.
-
-Poco tempo dopo il castello era venduto. Vennero genti nuove, che
-portaron via i mobili, i quadri, gli arazzi, le armerie, i cavalli:
-tutto. Una mattina sua madre, pallida e pur sorridente, la condusse per
-tutte le stanze, per i piantereni e per le scuderie, le mostrò l'intero
-dominio, quasi per bene imprimere nel suo cuore la memoria d'ogni cosa,
-poi, quando furono in fondo al giardino, presso una fontana, ch'ella
-rivedeva sempre, le disse con voce tranquilla:
-
--- Tutto questo non ci appartiene più, Elena. Siamo povere adesso e
-dovremo partire.
-
-Un signore le accompagnò, che veniva sovente al castello.
-
-Si chiamava Franz von Hohenfels ed era prussiano. Andarono a Parigi; con
-l'ultimo denaro arredarono tre piccole stanze in un quartiere
-eccentrico; vissero nei primi tempi di quello che la madre guadagnava
-traducendo novelle, romanzi e poesie dall'ungherese, o copiando, se il
-bisogno urgeva, le tesi dei medici ed i memoriali degli avvocati.
-
-Allora quella donna malata, che pareva solamente reggersi per un
-miracolo di energia, si rivelò agli occhi della figlia sotto una luce
-quasi eroica. In lei viveva un'anima nascosta, capace delle più grandi
-rassegnazioni.
-
-Elena, a quel tempo, non aveva che sedici anni, e curava le cose
-domestiche, aiutando la madre, leggendo a voce alta i suoi libri e
-ricopiando i suoi manoscritti quando i poveri occhi stanchi non vedevano
-più. Talvolta la madre dettava, e dettando le spiegava ogni cosa, la
-iniziava lentamente alla sua vasta cultura, dandole un piacere
-caldissimo per le cose dell'arte. Quando i guadagni divennero più lauti,
-ella fece seguire ad Elena qualche lezione alle cattedre pubbliche,
-preparandola man mano ella stessa per un esame d'istitutrice che il suo
-pronto ingegno superò senza fatica.
-
-Alcuni amici venivano a visitarla talvolta e spesso quel Franz von
-Hohenfels che alla morte del padre assunse la tutela di Elena.
-
-Innamoratissimo della madre, aveva tentato per lungo tempo d'indurla suo
-malgrado a seconde nozze; ma Elena preferiva la miseria, purchè sua
-madre rimanesse a lei, a lei sola, in quella piccola casa di Montmartre,
-di fronte alla chiesa del Sacro Cuore, dove i tramonti su l'apoteosi
-della città incendiata erano così divinamente belli.
-
-Dopo qualche tempo l'Hohenfels finì con rinunziare a questo progetto e
-le sue visite a Parigi furon meno frequenti, finchè cessarono del tutto.
-S'era più tardi ammogliato in Germania, e solo scriveva di quando in
-quando per domandare notizie con freddissima urbanità.
-
-Ma vennero i tempi tristi; la madre ammalò, fors'anche di stanchezza; il
-lavoro le divenne impossibile, il denaro mancò. Era d'inverno e tutto
-scarseggiava, la luce, il fuoco, il pane, in quelle tre camere taciturne
-dove una donna di trentasette anni ed una fanciulla di diciotto erano
-sole a difendersi contro la vita.
-
-Allora fu per Elena una corsa pazza lungo le vie di Parigi, ad ogni
-porta, ad ogni scala, in cerca di lavoro, di un qualsiasi lavoro che
-desse una tazza di brodo per la madre malata, che desse la legna per
-accendere un po' di fuoco la notte, quand'ella tremava, scarna, sotto la
-coltre, vaneggiando.
-
-Per molte settimane, perchè non le portassero la madre all'ospedale,
-Elena fece ogni umile mestiere: praticò le scuole delle sarte, ricamò le
-iniziali delle biancherie, vendette nei negozi, assistette malati,
-rispose agli annunzi dei giornali, si trascinò per ogni agenzia, fu da
-ultimo la modella di un pittore.
-
-E questo giovine che la vide così bella e così triste, invece di
-offenderla, ebbe del suo dolore una fraterna pietà. Povero, volle
-offrirle qualche soccorso, la confortò, venne a visitare la madre.
-Ungherese di nascita egli pure, -- (e per questo Elena v'era andata) --
-si chiamava Mathias Bunko ed era minato da una inguaribile malattia.
-
-Tacitamente il giovine si accese di un disperato amore per lei;
-quell'amore sublime delle anime che sentono la morte vicina.
-
-Mathias andava in cerca di lavoro per lei come per una sorella; poi, la
-sera, non potendo recare di meglio, portava un cordiale per la malata,
-un succo di carne per sostentarla, un giornale che la divertisse, un
-fiore. Aveva una bella fronte pallida, la bocca femminea, la voce soave.
-Parlava dell'Ungheria lontana, de' suoi giorni d'infanzia, de' suoi
-sogni d'arte; voleva, quando la madre fosse guarita, fare un grande
-quadro di Elena, esporlo, giungere rapidamente alla fama, -- rapidamente
-poich'egli aveva dinnanzi a sè una vita breve.
-
-Invece la malattia peggiorò ed il medico fece trasportare l'inferma
-all'ospedale. Furono giorni di disperazione, che nessuna gioia della
-vita potrebbe mai compensare.
-
-Oh, l'ultima sera in quella nuda stanza d'ospedale presso il letto già
-solenne come un feretro! Una monaca piangeva in silenzio presso il
-capezzale, ferma, rigida. Ed Elena rivedeva sempre quella mano di
-morente levarsi ancora stanca e fredda fino alla sua fronte, per darle
-una benedizione suprema; udiva quella voce ormai lontana dirle ancora,
-diminuendo, fuggendo:
-
--- Elena... sii buona, sii forte... Vivi con fede, con fierezza...
-Elena, mio amore, addio...
-
-Poi, tosto, nella luce livida, un Crocifisso scenderle sul petto, gli
-occhi della moribonda volgere verso di lei l'ultimo sguardo umano, e
-lentamente svanire, finire, in una specie di stupefazione, serbando il
-loro inestinguibile sorriso...
-
--- Mamma, mamma mia!... -- aveva ella gridato, cadendo sul cuore della
-morta. E Mathias la raccolse nelle sue braccia, Mathias, il pallido
-fratello, il suo povero amico.
-
-Per molti mesi ella fu ricoverata in un monastero, finchè un giorno le
-venne da Berlino una lettera di Franz von Hohenfels, che le mandava
-denaro, invitandola a partire per la Germania, dov'egli le avrebbe
-ottenuto un posto d'istitutrice.
-
-L'ultimo giorno andarono insieme al camposanto, Mathias e lei, per
-salutare la morta. Elena vide ch'egli barcollava, quel giorno.
-
--- Andate proprio via? -- le disse il giovine con una voce che non era
-più la sua, una voce spenta.
-
--- Sì, -- ella rispose -- domani.
-
--- Mi scriverete qualche volta?
-
--- Sempre, sempre, Mathias! E poi ci rivedremo un giorno...
-
-Egli ebbe un sorriso incredulo:
-
--- No, Elena, forse mai...
-
-Ed erano caduti entrambi a ginocchi, nel camposanto dei poveri, dinanzi
-a quella croce nuda.
-
- ----
-
-Il tutore l'accolse nella casa dov'egli abitava con la moglie e con due
-bambini.
-
-Il terzo giorno dopo il suo arrivo l'Hohenfels la condusse nel suo
-studio e vi fece portare dai domestici un grande baule polveroso. Cercò
-nella cassaforte un libretto di risparmi, alcuni astucci di gioielli,
-aperse il baule, poi disse:
-
--- Tutte queste cose vi appartengono, Elena; mi furono consegnate per
-voi.
-
-Ella se ne meravigliava, ma il tutore prese a dire:
-
--- Quando vostra madre lasciò l'Ungheria mi diede in custodia questi
-ultimi residui del suo patrimonio, ch'ella aveva ridotto al nulla per
-pagare i molti debiti della famiglia o piuttosto -- poichè forse già lo
-saprete -- i debiti di suo marito. Mi lasciò queste cose con l'obbligo
-giurato di non consegnarle che a voi, dopo la sua morte, o, qualora me
-lo domandasse, alla vostra maggiore età. Vostra madre fu una santa ed
-una vera martire: non dimenticatelo mai, Elena. Oggi obbedisco alla sua
-volontà.
-
-V'era il corredo da sposa della madre, pochi oggetti preziosi ch'ella si
-rammentava di aver veduti al castello ed alcuni gioielli antichissimi
-della famiglia.
-
-Tutto ciò le parve l'ultimo sorriso, l'ultimo bacio della sua mamma per
-sempre lontana, e questa lieve ricchezza la fece piangere di malinconia.
-Era la sua tragica e santa eredità; bisognava non dimenticare
-quell'esempio di fortezza. Ed Elena serenamente si dispose a vivere la
-sua vita nuova, poichè il tutore le aveva trovato un posto d'istitutrice
-in una scuola privata.
-
-Passarono mesi di tristezza e di solitudine. Mathias le scriveva quasi
-ogni giorno; ella rispondeva sempre, e, come ad un fratello, tutto gli
-raccontava: la grande aridità della sua vita, i bui pensieri, lo
-sconforto, i libri che leggeva, le persone che frequentava, le memorie
-della povera morta, il gran desiderio che aveva ella stessa di morire.
-Una volta, ricordandosi ch'egli era così povero, andò alla Banca, prese
-una piccola somma e gliela spedì. Ma egli la rimandò con una lettera
-squisita, in cui vagamente, per la prima volta, le confessava la sua
-passione.
-
-Questo pensiero le dette un grande smarrimento; non aveva mai creduto
-ch'egli potesse amarla, e considerava Mathias veramente come un
-fratello. Ebbe vergogna, ebbe paura, ebbe pietà; gli rispose pregandolo
-di non volerle bene, di non pensare a lei, di lavorare a' suoi quadri.
-
-L'Hohenfels la visitava qualche volta e più spesso l'invitava nella sua
-casa, mostrandosi ora diverso che non per il passato, e cioè troppo
-familiare, quasi ambiguo.
-
-In quei giorni, per uno scandalo che fece assai rumore, l'Hohenfels si
-separò dalla moglie e tenne seco uno dei due figlioli. Circa un mese
-dopo questo fatto egli venne a proporle di dare lezioni al suo bimbo ed
-ella consentì.
-
-L'Hohenfels assisteva regolarmente a queste lezioni, seduto presso la
-tavola, sorridendo e guardandola sempre. Voleva sovente che rimanesse a
-pranzo; un giorno le passò la mano sui capelli, dicendole:
-
--- Sapete, Elena, che vi siete fatta una magnifica ragazza?
-
-Ella divenne di porpora, ma non osò rispondere, perchè di lui aveva una
-incomprensibile paura.
-
-Era un uomo sui quarantacinque anni, ancor giovanile d'aspetto, che nel
-discorrere usava gesti compassati ed autorevoli; aveva i baffi castanei,
-rudi, la bocca un po' sardonica, il naso diritto, gli occhi d'un color
-glauco-verde, pieni di volontà.
-
-Frattanto era trascorso più di un anno, e la sua tristezza non guariva;
-ogni cosa le dava un senso di profonda mediocrità, e sognava di andare
-per il mondo alla ventura, fin quando, in una terra lontana,
-improvvisamente, come schiuse da un prodigio, davanti a lei si aprissero
-le porte meravigliose della vita.
-
-Trovò, sul finire di quel Settembre, una vecchia signora senza parenti,
-ch'era solita viaggiare quasi tutto l'anno, la quale accettò di
-prenderla seco e farne la sua dama di compagnia. Sùbito, e nonostante le
-preghiere dell'Hohenfels, lasciò la Germania e vide un gran numero di
-paesi.
-
-Fu durante uno di questi viaggi ch'io la conobbi.
-
-Ma la vecchia signora finì con accorgersi ch'era molto incomodo avere
-per dama di compagnia una ragazza così bella, poichè dappertutto gli
-uomini la corteggiavano e l'inseguivano con soverchia insistenza. Di
-nuovo Elena si trovò sperduta, senza desideri, senza meta. Fece venire
-una parte del suo denaro e viaggiò sola per qualche tempo, inebbriandosi
-di sogni che non si sarebbero avverati mai.
-
-Passava, senza conoscere ancora la sua bellezza, con tutta l'anima negli
-occhi, per le città straniere, perdendosi fra le folle rumorose,
-aggirandosi per i musei, per le biblioteche, nei giardini, fermandosi la
-sera, verso il crepuscolo, su le arcate dei ponti a guardare i fiumi
-trascorrere, i laghi oscillare, splendere il sole sui vetri delle case,
-che balenavano come lamine d'oro. Guardava le folle dissimili mutarsi di
-frontiera in frontiera, parlando linguaggi diversi e con diversi
-destini; guardava ed era negli occhi attonita, come chi dalla spiaggia
-di un mare veda correre sulle opposte onde infiniti velieri e non sappia
-qual destino li guidi nè a quali porti vadano, per l'interminato
-azzurro, in cerca d'approdo.
-
-Per lei tutto nel mondo era un pericolo, tranne le parole di Mathias,
-che la vegliava di lontano scrivendole alcune lettere sublimi.
-
-Allora, fra le città straniere, qua chiamata e là respinta, fra gli usi
-e le persone più varie, con il coraggio dei vent'anni, con
-l'intelligenza versatile che nasce dalle difficoltà, imparando a
-fingere, a destreggiarsi fra gli uomini, cominciò per lei quella corsa
-randagia, infaticabile, ch'era la sua battaglia per la vita.
-
-A poco a poco amò quella sfrenata indipendenza, quel vagabondaggio alla
-ricerca dell'ignoto, quel rinnovarsi dell'anima in un perpetuo fuggire.
-
-Un giorno ella imparò a conoscere i libri di Massimo Gorki: glieli aveva
-dati un professore paralitico, il quale abitava una soffitta al di sopra
-della sua, in una città danubiana.
-
-Questi libri l'accesero, le parvero il poema eroico della miseria, il
-vangelo dei diseredati. S'innamorò di quei naufraghi alteri che non
-volevano arrendersi alla nemica vita, e discutevano fra i loro cenci una
-filosofia nuova della società umana, come dottori all'Accademia, essi,
-fra le caraffe d'acquavite.
-
-Allora pensò ch'ella pure, come quei caduti, come quegli ex-uomini,
-aveva un passato di luce, un avvenire d'ombra. Com'essi era caduta sotto
-l'invincibile furore della fortuna e più non le rimaneva che una forza:
-quella di considerare la vita come una catena di avvenimenti provvisori,
-cioè dall'oggi al domani, con instabilità seguendo l'alea dei nomadi, e
-senza perdere mai la coscienza di rimanere un «essere umano».
-
-Pochi centesimi bastarono alla sua vita, qualche libro, qualche fiore.
-
-E visse di sè, chiudendo nell'anima sua di fanciulla un infinito mondo;
-vide ciò che ha nome il bene e il male, ciò che gli uomini hanno pensato
-di giusto e d'ingiusto, ciò che una creatura deve compiere per
-insignorirsi del proprio destino.
-
-Libera e sola, continuò quel suo pellegrinaggio, fin quando, in una
-città sul Reno, essendosi gravemente ammalata, fu accolta in un Asilo
-Evangelico. Dopo la guarigione, le suore che avevan preso ad amarla
-vollero rimanesse con loro e le affidarono alcuni bimbi da educare,
-quand'ella ebbe loro promesso di convertirsi al protestantesimo.
-
-Quella pace ora la riposava; le pareva di amare il convento, le
-preghiere lunghe, le fervide meditazioni; un fondo di misticismo innato
-le si ridestava nei recessi dell'anima.
-
-Il pastore che l'istruiva per la conversione s'innamorò di lei. Non
-glielo disse dapprima, forse non osò; ma ogni giorno le portava un libro
-di fede o di evangelica meditazione, avendone prima sottolineate alcune
-frasi di amore castissimo. E talvolta, partendo, serrava lungamente una
-mano della fanciulla tra le sue.
-
-Finalmente un giorno si fece coraggio; le confessò di volerle bene, le
-domandò se avrebbe mai consentito a sposarlo. Elena, dopo averlo
-guardato un momento, si mise a ridere come una pazza, e rise così forte
-che il povero giovine, tutto vergognoso, fuggì.
-
-Ma poi, quando lo rivide, così pallido e serio, così turbato davanti a
-lei, quasi le spiacque di avergli fatto male e gli usò molte piccole
-cortesie. Ora il giovine le impartiva la sua lezione rigidamente, senza
-guardarla, e solo di quando in quando le portava un libro, ancora con le
-parole segnate.
-
-Un giorno, -- eran nel giardino dell'Asilo, d'autunno, quando i fiori
-appassivano tra l'ingiallire delle foglie, -- il pastore venne di nuovo,
-più turbato, e le camminò lungamente a fianco, senza parlare.
-
-Per la prima volta Elena lo guardò come si guarda un uomo. Il pastore si
-chiamava Miller; forse non aveva più di venticinque anni. I suoi capelli
-spiovevano biondi e ben pettinati fino alla piegatura della nuca,
-facendo come uno scalino sopra le spalle, un po' esili nella solennità
-dell'abito nero. Due chiari occhi morbidi gli splendevano sotto la
-fronte vasta, mitigando l'ardore della sua bocca troppo sensuale, che in
-alcuni sorrisi tradiva i segni di una forte volontà repressa.
-
-D'un tratto il pastore, fermandosi davanti a lei, rigido, con il capo
-scoperto, mentre il sole gli dorava la fronte, ripetè la sua domanda:
-
--- Non vorreste voi, Elena, dividere con me, nella mia casa e nella mia
-vita, quella missione di carità umana che mi è concessa da Dio?
-
-Era un pomeriggio di sole; tutte le finestre del convento splendevano
-come raggiere; dal vivaio, le rose inclaustrate mandavano per l'aria
-dorata un profumo inebbriante.
-
-Ed ella, forse perchè il turbamento di quella voce la invase, forse
-perchè il giovine era bello così, con la fronte nel sole, forse perchè
-il luogo, l'autunno, le foglie cadute, le infondevano un senso di
-commozione mistica, ella, senza riflettere un momento, promise di sì....
-
-Ma tre giorni dopo lasciava l'asilo e la città ed il fidanzato, per
-correre lontano, in cerca d'altri destini. Ella compiva queste crudeltà
-involontariamente, senza più ripensarvi, perchè nella sua vita si era
-fatta un'anima di avventuriera e non sapeva bene intendere nè definire
-cosa mai fosse quel comune desiderio degli uomini, che li spingeva tutti
-a volerla, fosser anche d'animo puro e dolce come il pastore Miller o
-come l'amico Mathias, del quale aveva ora migliori notizie. Non era più
-così povero; un quadro esposto l'anno prima lo aveva reso noto, ed anzi,
-nei giornali parigini, aveva letti grandi elogi su di lui. Nell'ultima
-sua lettera egli le scriveva che si sarebbe recato presto a Berlino,
-perchè gli avevano data la commissione di un ritratto, e sperava di
-rivederla, dopo così lungo tempo. Rivedere Mathias!... Oh, certo,
-anch'ella vi sarebbe andata!
-
- ----
-
-Quando arrivò il suo treno, egli l'attendeva sotto l'atrio della
-stazione. Dopo tre anni, com'erano entrambi mutati! Ma parve ad entrambi
-che non fosse trascorso nemmeno un giorno. Si abbracciarono e non
-osarono baciarsi.
-
-Mathias non vestiva più quegli abiti così dimessi; era più elegante
-assai, ma conservava sempre la medesima fronte pensierosa e quegli occhi
-un po' esaltati, quel suo triste pallore. Anzi era più pallido, e,
-camminando, una invincibile stanchezza gli traspariva da tutte le
-membra. Elena ebbe quasi vergogna di ritrovarsi così piena di forze,
-accanto a quel giovine che pareva estremamente sfiorito. Abitarono
-vicino; egli prese in affitto uno studio vasto, luminoso; ella, due
-piccolissime stanze ad un terzo piano. Elena in quei giorni non aveva
-denaro e non voleva certo vendere i pochi gioielli della madre. Allora
-Mathias gliene prestò; ma ella poi lo costrinse a riprenderlo quando
-appena potè ottenere alcune lezioni di lingue straniere. Mathias le
-disse tristemente: -- Voi non mi considerate più come il vostro
-amico.... Gli altri uomini vi hanno insegnato a diffidare anche di me.
-
-Qualche volta egli si atterriva nell'udirla parlare; allora la guardava
-con un lungo rimprovero silenzioso ed una specie di affanno contraeva la
-sua faccia dimagrata. Passò l'inverno. Egli andava ogni giorno a
-prenderla, quando moriva la luce su le tele de' suoi quadri, ed uscivano
-insieme per la città rumorosa, per i viali dei grandi parchi, simili a
-foreste addormentate, ove la primavera destava tra il verde il canto
-nuovo delle fontane.
-
-Mathias non le parlava quasi mai; solamente l'ascoltava, camminandole a
-fianco un po' curvo, e qualche volta scuotendo il capo, quando Elena
-faceva ad alta voce un sogno d'avvenire.
-
--- Se io facessi un quadro di voi? -- le disse un giorno.
-
--- Si? Volete? -- Elena rispose.
-
-Ed una felicità subitanea splendette nella faccia del pittore.
-
-Tosto vi si accinse. Tutta l'anima del giovine si trasfuse nel quadro,
-l'anima che voleva tutta esprimere quella pura bellezza in una luminosa
-magnificenza di colori. Elena non poteva concedergli molte ore della sua
-giornata e l'opera si compiva lentamente.
-
-Dopo alcuni mesi dall'arrivo, un giorno ella si recò a visitare
-l'Hohenfels, al quale aveva scritto di quando in quando lungo le sue
-peregrinazioni. Un sentimento strano la guidava ora verso di lui, verso
-quell'uomo del quale aveva sempre avuta una irragionevole paura. Ed era
-il desiderio di apparirgli davanti, nel fiore della sua bellezza, un po'
-altera, un po' beffarda, ora che si sentiva sicura della propria forza e
-sapeva di non tremare davanti a quegli occhi. Voleva quasi dirgli con
-uno sguardo:
-
--- Ecco, vedete: sono qui. Non ho avuto bisogno di voi, non vi debbo
-nulla!
-
-Egli era forse un po' invecchiato, ma conservava sempre una grande
-vivacità nella fisionomia, nei gesti, ed un sorriso leggermente
-sardonico su l'orlo della bocca fine. Al vederla, ne rimase attonito;
-s'informò dove abitasse, che facesse, quali fossero i suoi disegni. Una
-settimana dopo l'andò a visitare nelle sue piccole stanze, e giudicando
-il luogo inadatto, disse che per il medesimo prezzo avrebbe potuto
-trovare assai meglio a Berlino, se gli concedeva di far ricerche per
-lei. Ella se ne schermì più volte, ma le sue preghiere la vinsero,
-perch'egli sapeva essere persuasivo, cortese, discreto.
-
-Tornò, dicendole di aver trovato per lo stesso prezzo una grande camera,
-quasi elegante, presso una famiglia borghese che teneva pigione; insieme
-andarono a visitarla. Una donna piacevole d'aspetto, con una sola figlia
-quattordicenne, governava la casa, ed il luogo era davvero lindo, messo
-con leggiadria. Elena quasi non poteva credere di avere una così bella
-camera per un prezzo così mite; allo scader del mese vi si trasferì.
-Solo, per una specie di delicatezza, non disse a Mathias ch'era stato il
-suo tutore a trovarle questa camera.
-
-Egli si rammaricò perchè andava più lontana, e le disse:
-
--- Le vostre lezioni vi prendono quasi tutta la giornata; avete così
-poche ore per me!
-
-Ella, per fargli piacere, si levava la mattina di buon'ora e vi andava
-quando la luce era più limpida.
-
-Ma egli sfioriva ogni giorno, intento sopra quella tela che assorbiva la
-sua vita. La tosse lo martoriava con maggior insistenza e gli occhi suoi
-parevano sempre più accendersi di una fiamma latente.
-
--- Dove andrete mai, Elena, quando sarete stanca di vivere qui? --
-Mathias le domandò una volta.
-
--- Ora ho fatto un sogno, -- ella rispose. -- Voglio diventare attrice.
-Quando avrò denaro, tornerò a Parigi per studiare.
-
-Gli occhi di Mathias ebbero uno sguardo di smarrimento, il suo pallore
-divenne più cereo, ma non disse parola.
-
-Questo infatti era il suo grande sogno. Divenire attrice, interpretare
-le anime, apparire su la scena, ella sola, davanti a mille, dire una
-frase, inebbriare una platea! Quante volte, nei giorni più neri della
-sua vita, si era cullata in questo sogno, si era sentita la virtù di
-esprimere, di raffigurare, di commuovere!... Perchè Mathias non ammirava
-questa idea? Non l'ammirava, eppure le aveva detto:
-
--- Tutto quello che possiedo ve l'offro, se vi può servire.
-
-Ma ella naturalmente aveva rifiutato, commossa dalla sua bontà. Per un
-momento ebbe l'idea di parlarne all'Hohenfels, ma sùbito l'abbandonò.
-Sebbene paresse mutato, pure a lei non garbava di avere un debito con
-quell'uomo. Seguitò invece a lavorare, con la speranza secreta.
-
-La signora Gräfe, la sua padrona di casa, era una donna estremamente
-cortese. Non più giovane, un po' manierata, con due grosse trecce di
-capelli finti, doveva essere stata molto bella in gioventù. A lei
-mostrava una tenerezza quasi materna e si accapparrava la sua fiducia
-dandole molti ottimi consigli. La sera, quando pranzavano insieme, le
-teneva certi discorsi allegri ed un po' salaci.... Veniva spesso a
-visitarla un uomo di mezza età, un sottufficiale in congedo, ch'era il
-suo amante. Ella parlava di ciò con naturalezza; un giorno anzi, nel
-mezzo d'un discorso, le aveva domandato:
-
--- E tu, non hai ancora avuto un amante?
-
--- Io no, signora Gräfe, -- le aveva risposto Elena, chinando gli occhi.
-Dopo tre giorni appena la sua padrona di casa le aveva dato sùbito del
-tu.
-
--- Ebbene sei una scioccherella! -- rispose costei. -- Quando sarai
-vecchia e brutta non ti servirà davvero a nulla d'essere stata più o
-meno onesta, mentre ti pentirai amaramente d'aver sciupata la tua
-giovinezza. Perchè siamo al mondo noi? Par gli uomini. E gli uomini? Per
-noi.
-
--- Ma io non l'ho mai desiderato, -- Elena disse, confusa.
-
--- Non c'è bisogno di desiderarlo, anzi, non si deve. Tu aspetti
-l'amore, piccina mia?... Bada a te! Questo è il grande pericolo. Invece
-si prende un amante perch'è necessario, è utile, qualche volta è anche
-piacevole. Ma, dimmi: tu che sei bella come un fiore, quale vantaggio
-ricavi dall'aver fatta la vita che fai e dal lavorare tutto il giorno
-per pochi centesimi, quando, con un bacio che tu volessi dare, potresti
-esser vestita di seta e coperta di gioielli da capo a piedi, potresti
-pagarti ogni capriccio e menar la vita che più ti conviene? Perchè ti
-sacrifichi? per rimanere onesta? Bel merito! Se ci ragioni sopra un
-momento, vedrai che questa è una parola, null'altro che una parola. Poi,
-chi ti crede? Pensi forse che una sola persona, vedendoti così bella,
-s'immagini che tu sia una ragazza tuttora illibata? Macchè! nemmeno per
-sogno! E la persona che lo potesse credere, se fosse una donna ti
-direbbe quello che ti dico io, se poi fosse un uomo penserebbe sùbito:
-«Via, non è possibile che lo faccia per onestà.... Si vede che aspetta
-il suo tipo, che aspetta me: proviamo!» Questa è la vita, bambina mia.
-Ti parlo così, come parlerei ad una figlia.
-
-E tali discorsi ogni giorno si ripetevano con maggiore frequenza. Elena
-da prima se n'era offesa, poi vi si era assuefatta, finchè, da ultimo,
-quelle cose madornali che diceva la signora Gräfe riuscirono a
-divertirla.
-
-Di tutto questo ella non fe' cenno a Mathias, perchè ne avrebbe sentita
-troppa vergogna davanti a quell'anima così lontana dalla vita. E nemmeno
-gli raccontò come un giorno la signora Gräfe le avesse fatta
-un'allusione anche più precisa.
-
-«Perchè mai, -- diceva, -- Elena eviterebbe di accordare qualche favore
-a quel ricchissimo von Hohenfels che le usava tante cortesie? Non aveva
-ella compreso che l'uomo avrebbe commessa per lei qualsiasi follìa? Non
-avrebbe certo esitato a prenderle una villetta verso il Thiergarten, o
-forse intorno al Wannsee, donandole abiti, gioie, carrozze, cavalli.
-Certo ella non aveva che una parola a dire... Credesse a lei:
-l'esperienza sua di donna pratica non la poteva ingannare!...»
-
-Fu invece Mathias che osò per primo fare un accenno a questo argomento.
-
--- Cosa pensate voi di quell'Hohenfels? -- le domandò un giorno. Elena,
-subitamente, si fece rossa.
-
--- È stato il mio tutore, -- rispose. -- Ora cerca d'aiutarmi perchè si
-pente forse d'avermi sempre abbandonata.
-
--- Lo credete sincero?
-
--- Chissà? E d'altronde che me ne importa?
-
-Egli non insistette oltre; la dolcezza di quell'anima era il silenzio.
-
-Intanto le sue mani scarne suscitavano un miracolo di colori. Egli
-poteva ora veder Elena meno sovente, perchè aveva un'altra Elena, più
-sua, e l'adorava creandola. In lui si compiva una rinunzia suprema; il
-tacito sogno della sua vita moriva.
-
-L'Hohenfels aveva presa l'abitudine di venire ogni giorno in casa della
-signora Gräfe e talvolta vi rimaneva per il pranzo, dicendo ch'era solo
-e s'annoiava. I discorsi più frequenti cadevano su l'avvenire di Elena,
-poichè non gli sembrava possibile ch'ella volesse continuare una vita
-simile.
-
-Dopo aver molto meditato, Elena gli confessò che la sua speranza era
-quella di essere un giorno attrice.
-
-L'Hohenfels accolse l'idea con calore, la felicitò, si offerse di
-rendere la cosa possibile. Occorrevano studi molto ben guidati, ed egli
-poteva, nella sua qualità di vecchio amico, farle un prestito, che poi
-la ricca e fortunatissima attrice gli avrebbe rimborsato. Ma non
-bisognava tardare oltre. La via dell'arte è faticosa e lunga. Egli era
-da molti anni amico d'un impresario parigino, il quale avrebbe
-semplificate le cose con la grande autorità di cui godeva fra persone di
-teatro. Quest'uomo sarebbe anzi venuto a Berlino qualche settimana più
-tardi: l'occasione era dunque propizia.
-
-Elena ormai non si dissimulava più le intenzioni palesi dell'Hohenfels,
-ma questo le riusciva indifferente, fin quando almeno la sua cortesia
-non eccedesse i limiti onesti.
-
-Una sera, ch'egli aveva pranzato in casa della signora Gräfe, curiosità
-lo prese di accompagnar Elena fino alla soglia della sua camera «per
-vedere -- disse -- con qual gusto ell'avesse ordinato il suo mobilio e
-dove si potessero meglio collocare certe stampe inglesi ch'egli voleva
-donarle». Dalla soglia, come per inavvertenza, entrò; e poi ch'Elena gli
-diceva un po' turbata: -- Ma, non vedete? c'è un gran disordine...
-lasciatemi, signor Franz!... -- egli, con somma naturalezza, si diede ad
-osservar minutamente ogni cosa, a toccar gli oggetti ch'erano sui
-tavolini, a carezzar le gonne che pendevano dagli attaccapanni, e passò
-vicino al letto, facendo scorrere una mano sul cuscino, su la coltre;
-poi disse:
-
--- Mi ricordo ancora quand'eravate piccina e dormivate in un lettuccio
-da bambola. I vostri piedini allora non sarebbero arrivati fin qui... --
-Soggiunse: -- Ora che grande letto avete!
-
-Infatti nella casa della provvida signora Gräfe i letti erano vasti
-assai.
-
-L'Hohenfels, con la fronte accesa, le venne vicino e cominciò a parlare
-ambiguamente, carezzandole un braccio. Intimidita, ella fece un
-movimento brusco, si ritrasse fino alla soglia ed uscì.
-
--- Che avete? Vi faccio paura? -- egli domandò ridendo.
-
--- No... ma, sapete, sono gelosissima della mia camera; non mi piace che
-nessuno vi entri.
-
-E fu tutto per quella sera.
-
-Dopo alcune settimane l'Hohenfels le annunziò che l'amico parigino, un
-certo Ernest Duvally, era giunto, ch'era informato già d'ogni cosa e
-desiderava solamente conoscerla. Per questo era opportuno ch'ell'andasse
-a pranzo da lui, dove lo avrebbe incontrato quella sera stessa.
-
-Il Duvally approvò con fervore l'idea di farne un'attrice; spiegò ad
-Elena qual fosse la più rapida via per iniziarsi a quell'arte, anzi
-promise di guidarla egli stesso nei difficili esordi parigini, mentre si
-riprometteva di farle ottenere un'ammissione immediata su le scene,
-tosto che avesse compiuti gli studi necessari.
-
-La repentina felicità tratteneva Elena da ulteriori considerazioni.
-D'altronde non temeva l'uomo, e l'ebbrezza di poter riuscire valeva ogni
-rischio. Con Mathias tenne secreta la sua decisione per non affliggerlo
-sino all'ora della partenza. Egli non era venuto una sola volta nella
-sua casa, e quand'Elena gli domandò la ragione di questo suo riserbo
-egli rispose in modo evasivo, cercando pretesti, poi confessandole che
-tutta quella casa, ed in particolar modo la signora Gräfe, non gli
-piacevano affatto. Ma Elena ormai non viveva più che per la sua nuova
-speranza.
-
-Quel Duvally era un uomo giocondo, garbato, salace, ricco di aneddoti;
-la corteggiava in modo amabile, con quella galanteria francese che piace
-alla donna, poichè la lusinga nella sua femminilità. Era inoltre un
-bell'uomo, con la bocca fresca, il labbro raso, i denti minuti e
-bianchissimi.
-
--- Sapete, -- le aveva detto un giorno, parlandole dell'Hohenfels, --
-questo Gambrinus è buono per cominciare. Ma poi ci vuole di meglio!
-D'altronde che bisogno avete di lui? Quando vi sarete risolta, basterà
-scrivermi una parola.
-
-E con lui non era possibile offendersi, perchè aveva sempre una trovata
-spiritosa, una celia bizzarra, e pareva non ammettere alcun valore a
-coteste sue frasi. Egli diceva inoltre:
-
--- Avete anche un pittore che vi fa il ritratto? Nulla di più opportuno.
-Bisognerà farvelo dare, perchè un bel quadro non è l'ultimo argomento di
-buon successo per un'attrice bella. Solo, mi raccomando, non troppo
-vestito, per Parigi... I pittori, qui, amano la stoffa; noi amiamo il
-nudo. Contraddizioni di razza, diversità di scuola: ecco tutto!
-
-E partì su questa mezza intesa, mentre l'Hohenfels per proprio conto
-credeva prossimo il trionfo della sua laboriosa pazienza.
-
-Fu la signora Gräfe ad annunziarle una sera, di punto in bianco, che
-l'Hohenfels le aveva dato incarico di condurla da una buona sarta,
-perch'ella si comandasse in tempo tutti gli abiti che occorrevano prima
-della imminente loro partenza.
-
-Elena fece le sue maggiori maraviglie.
-
--- Capirai, -- le spiegò la Gräfe, -- dovendo vivere a Parigi con un
-signore come l'Hohenfels, i tuoi abiti non sono abbastanza eleganti.
-
--- Dovendo vivere?... con chi? -- Elena interruppe, dando in uno scoppio
-di riso. -- No, no! Ringraziatelo pure, ma ditegli che alla sarta
-provvedo io stessa! Credo, in verità, che ci siamo intesi male...
-
-Questa volta la signora Gräfe perdette la pazienza.
-
--- Ma senti, bambina mia, -- le disse, -- che intenzioni hai finalmente?
-Perchè qui si tratta di venirne in chiaro!
-
-E nel suo gergo fiorito prese a magnificarle tutte le delicate cortesie
-dell'Hohenfels, i sacrifizi, anche di denaro, ch'egli faceva per lei,
-non volendo che «la si andasse a rovinar la salute nelle stamberghe
-umide, tra i filosofi ed i cenciaiuoli dei quarti piani».
-
--- Te ne faccio la confidenza, ma non lo dire a lui, per l'amore di
-Dio!... per l'amore di Dio! -- le andava ripetendo ad ogni tratto.
-
-Allora Elena ebbe uno scatto di vergogna e d'ira, dolendosi per quel
-denaro che non poteva sùbito rendere all'obliquo insidiatore.
-
-La mattina seguente lasciava quella casa, prima che l'Hohenfels avesse
-il tempo di rivederla. Qualche giorno dopo, recandosi a visitare
-Mathias, egli, che ormai le parlava con un triste riserbo, le porse una
-lettera dicendo: -- È venuto ieri da me un domestico e mi ha lasciata
-questa lettera per voi. Diceva di non conoscere il vostro nuovo
-indirizzo, ed anzi me lo domandò. Io credetti bene di rispondere che non
-lo sapevo.
-
-E si rivolse alla sua tela, in silenzio.
-
-Povero Mathias!... Com'egli la guardò, quand'ella gli ebbe raccontata
-quella storia! Perchè non avergliene parlato prima? Egli vedeva il male,
-ma non osava darle consigli, poichè gli sembrava ch'ella non volesse più
-considerarsi come una vera sorella per lui. E sùbito le offerse il
-denaro da rendere a quell'uomo.
-
--- Grazie, Mathias, ma non voglio. Egli è ricco, voi no.
-
--- Che importa, visto che ve lo posso dare?
-
--- Ve ne ringrazio di tutto cuore, ma non voglio. Lo renderò io stessa
-quando potrò. D'altronde il piacere che egli ebbe nel desiderarmi vale
-assai più di quanto ha speso.
-
-Mathias non potè trattenersi dall'osservarle che questa frase non era
-degna di lei.
-
--- Che volete mai? Fra queste indegnità s'impara finalmente cosa la
-nostra bellezza vale!
-
-Il quadro intanto appariva ogni giorno più maraviglioso, ed il pittore
-si dimenticava davanti alla sua tela. Una volta Elena gli domandò:
-
--- Quando sarà finito il mio quadro?
-
--- Mai, -- rispose Mathias, con tristezza. -- Questi quadri non si
-finiscono mai. Ogni giorno viene un pensiero nuovo, perchè ad essi manca
-sempre qualcosa.
-
--- E cosa?
-
--- Non so, -- egli disse, turbandosi; -- la vita, forse, per essere come
-voi.
-
-Elena chinò la faccia.
-
--- Non lo esporrete, Mathias?
-
--- No. Il quadro mi appartiene. Vi ho dipinta per avervi con me quando
-andrete via.
-
--- Credete ch'io partirò di nuovo?
-
--- Lo credo; sì, lo credo. Anzi m'immagino che vi pensiate ogni giorno.
-Voi avete il destino degli erranti e non potete far altro che passare.
-
--- È così, Mathias. Forse andrò via di fatti...
-
-Aveva pochissime lezioni a quel tempo. Era il finir dell'estate; molte
-allieve indugiavano ancora nei luoghi di cura e di campagna. Faceva un
-calore insopportabile nelle vie di Berlino ed Elena si annoiava
-mortalmente.
-
-Un giorno, con una risoluzione subitanea, scrisse al Duvally. Scrisse
-una lettera evasiva, raccontandogli ad un dipresso com'erano andate le
-cose con l'Hohenfels. Questi non tardò a rispondere, dicendo fra l'altro
-che, tempo addietro, egli pure le aveva scritto, ma senza ottener
-risposta. Ed Elena comprese che la lettera doveva essere caduta nelle
-mani dell'Hohenfels per mezzo della signora Gräfe. Il Duvally la
-incitava inoltre a perseverare ne' suoi propositi, e soggiungeva che
-presto avrebbe avuta occasione di recarsi a Francoforte. Perchè dunque
-non si vedrebbero? S'ella consentisse, avrebbe allungato il viaggio fino
-a Berlino per venirla a prendere, poi sarebbero tornati a Parigi
-insieme. -- Ora, come rispondergli?
-
-Certo nelle parole della ineffabile signora Gräfe c'era qualcosa di
-estremamente logico, di estremamente vero... Perchè sprecare la vita
-così? Era giovine, bella, desiderosa di vivere, l'avvenire poteva
-serbare per lei molte fortune imprevedibili. Tutta una sera ella rimase
-nella sua camera a sognare. Si guardò le mani: erano piccole, delicate,
-bianche... Certo si sarebbero sciupate, fra qualche anno, a forza di
-scribacchiar manoscritti e dover talvolta prepararsi la cucina da sè.
-Peccato! Si guardò anche nello specchio, attentamente, come non si era
-guardata mai. Sorrise a quel sorriso che dallo specchio la guardava. Si
-sciolse i capelli, e vide scendere una pioggia d'oro, di quell'oro delle
-medaglie antiche, trovate negli scavi, simile quasi al bronzo. Vi passò
-dentro le mani, a lungo, indugiandovi con voluttà. Si scoverse la gola,
-e rovesciando la testa all'indietro, le parve di sognare la bocca d'un
-amante che l'avesse baciata, lì, su la sua turgida gola... Di fatti era
-bella, bella come il quadro di Mathias! Le venne un pensiero fatuo, per
-la prima volta: «Perchè nessun uomo l'avrebbe mai veduta così, nessuno,
-tranne Mathias, ch'era per lei un fratello?» Ecco: la giovinezza passerà
-vanamente nell'insegnare le parole straniere ai bimbi cocciuti, le sue
-mani non saranno più così bianche, la sua bocca non più così fresca,
-nemmeno la gola così limpida... e tutto finirà senz'avere avuta un'ora
-di trionfo, come una rosa inutile che sfiorisse nell'eremo, dietro una
-rupe.
-
-E di contro, la scena, il teatro, l'applauso, l'ora in cui tutti si
-leverebbero verso lei per gridarle ancora: «Parla!» Invece di pensare
-ogni giorno faticosamente al pane, d'improvviso, ecco l'ammirazione, il
-fasto, quasi la potenza; invece di andar nomade per tutte le strade,
-come in fuga davanti a sè stessa, ecco la possibilità di ascendere per
-una via trionfale...
-
-Da ultimo non seppe che risolvere; scrisse al Duvally poche parole,
-dicendogli che lo avrebbe riveduto con piacere.
-
-Ma quando fu la vigilia della partenza, poichè il Duvally sarebbe
-arrivato il domani o il doman l'altro, ella non potè più mantenere il
-secreto verso Mathias, e risolse di narrargli finalmente ogni cosa.
-Andavano, camminando a lato, verso le consuete solitudini. Era la prima
-sera di Settembre. Per l'aria quasi bionda navigavano larghe strisce di
-vapori turchini, d'una tenuità luminosa, che lentamente mutavano colore,
-salendo nel bianco firmamento, lassù, dove la festa del novilunio
-autunnale stava per essere celebrata con una magnificenza di stelle.
-
--- Questa è l'ultima sera, Mathias... -- ella disse lentamente,
-appoggiandosi al braccio dell'amico. -- Domani vado via.
-
-Erano per un grande viale deserto e nelle oscure lontananze del parco si
-udiva cantare una voce solitaria. Mathias non rispose nulla, non potè
-rispondere; solo accelerò il passo con un'andatura insaccata. Poi d'un
-tratto, senza ragione, dette in una grande risata convulsa, che risonò
-sinistramente nell'ombra delle volte arboree. Ella n'ebbe un senso di
-fastidio e di paura.
-
--- Mathias, -- domandò con una voce umile, -- mi volete ancora bene?
-
-Egli si fermò a fissarla, con uno sguardo fra il disprezzo e la
-commiserazione, poi rise di nuovo, con maggiore asprezza, scotendo le
-spalle.
-
-Ora, nel verde, si udivano correre alcuni brividi prolungati, come un
-respiro di foglie nel refrigerio della notte imminente. Passando sotto
-un lampione Elena guardò il viso dell'amico e n'ebbe un'impressione
-indicibile, ma non potè commuoversi; fu piuttosto un moto di collera
-contro la debolezza di quell'uomo, che aveva per lei un sentimento così
-umile, così tacito, così folle. Per lei Mathias era un delicato
-inseguitore, anzi un tiranno mansueto, che invece di usarle violenza si
-vestiva d'un'apparenza miserrima per commuovere la sua pietà. Allora non
-ebbe compassione; provò quasi un piacere crudele nel raccontare a quel
-triste innamorato i pensieri che da qualche tempo l'assediavano, le
-decisioni estreme cui s'era man mano risolta, per giungere alla fine de'
-suoi tormenti.
-
-Prima ch'egli potesse interromperla, e volendo piuttosto convincere sè
-stessa che l'ascoltatore, gli svolse le teorie speciose della signora
-Gräfe, opponendosi tutte le contraddizioni e discutendole a priori, come
-se facesse dinanzi al giudice una impeccabile arringa.
-
--- Oh, Elena! -- egli balbettò, contorcendosi le dita fino al dolore, --
-Elena, io non credevo ancora che un simile momento potesse giungere per
-noi!...
-
-E si chiuse nel silenzio del suo dolore, ch'era il più rassegnato, il
-più soave, tra i martirii delle anime innamorate.
-
-Ma ne divenne ancor più malato; la tosse convulsa lo soffocò giorno e
-notte; il suo petto parve interiormente schiantarsi per la furia del
-male.
-
--- Elena, -- diceva sommessamente a lei che lo andava curando, -- se
-partirete con quell'uomo, sento che non mi alzerò più.
-
-Ella non ebbe l'animo di abbandonarlo, ed ancora una volta il Duvally
-dovette ripartir solo.
-
-Ma quando egli fu lontano, ed ella pensò che avrebbe dovuta ricominciare
-la sua lotta inutile, dall'alba fino alla sera, un senso inenarrabile
-d'angoscia le strinse il cuore, come se avesse compiuta la rinunzia
-maggiore al più bel sogno della sua vita.
-
-E v'era in quella tristezza un piccolo rancore contro Mathias, che
-l'aveva costretta, pur senza chiederlo, a ricadere sotto il giogo della
-perpetua mediocrità.
-
-Verso l'autunno le si offerse l'occasione di accompagnare la vedova
-baronessa von Ritzner, che soffriva di un latente mal di cuore, in
-lunghi viaggi di svago attraverso l'Europa. Era una signora di
-quarant'anni, ricca e senza figli, già presso allo sfiorire di
-un'avventurosissima vita, condotta nei circoli della Corte Imperiale. In
-tutto gran dama, ed ancor ricercata per il suo brio, per la sua
-raffinata eleganza, la baronessa von Ritzner non poteva trovare in Elena
-miglior compagna, nè Elena in lei.
-
-Il commiato da Berlino fu triste.
-
-Mathias aveva il presentimento di non rivederla più, e quell'ultimo
-giorno la sua povera faccia devastata dal male ispirò anche ad Elena
-questo vago timore.
-
-Mathias era venuto a salutarla nella sua camera, si era seduto curvo e
-tacito in un angolo, sopra un baule chiuso, appoggiandosi col dosso al
-muro. E pareva che di lì stesse immobilmente a guardare la visione della
-propria morte. I suoi occhi non abbandonavano mai Elena, ma parevano
-inseguire con una specie d'ansia ogni suo piccolo gesto, mentr'ella si
-affaccendava intorno, raccogliendo i vari oggetti e riponendoli ad uno
-ad uno, anch'ella tacendo, anch'ella impallidita, compiendo ciascun atto
-con una lentezza grave, senza volgere gli occhi verso di lui. Mathias
-guardava le singole cose ch'ella deponeva entro le valige, come si
-guarda una persona estremamente cara che sparisce per sempre, e andava
-curvandosi ancor più sul petto esausto, non potendo alle volte frenare
-un lievissimo tremito, che gli appariva negli angoli delle labbra o nel
-segno profondo che aveva in mezzo ai sopraccigli.
-
-Egli le aveva portato un mazzo di fiori; Elena prese i fiori, li avvolse
-con infinita cura e li posò vicino al suo mantello. Quando la camera fu
-sguarnita, Mathias si levò, chiuse le borse, la cesta di vimini,
-camminando dall'una all'altra con un passo affranto; poi le dette le
-chiavi.
-
-Un guanto di Elena, ch'era sul letto, cadde a terra; Mathias lo
-raccolse, lo tenne a lungo fra le sue mani, lo guardò, vi fece scorrere
-sopra le dita. Poi lo ripose sul letto e volse per la camera uno sguardo
-quasi attonito, come volesse accogliere negli occhi e nell'anima tutto
-quello che vi rimaneva di lei, per sempre.
-
-Andò verso la finestra; esausto, inerte, si accasciò contro il
-davanzale, guardando fuori, mentre la signora Bergmann, la padrona della
-casa, faceva trasportare i bauli. Egli l'intese domandare ad Elena:
-
--- Tornerà, signorina?
-
-Senz'ascoltare la risposta, egli fece col capo un movimento brusco, e si
-cacciò le mani entro i capelli.
-
-Di fronte, nella casa di fronte, una ragazza cuciva i panni alla
-finestra, e cantava. Un gran sole giocondo invadeva le contrade, le
-verande, i tetti delle case, le chiese lontane, le foreste più lontane,
-l'aria, il cielo, infinitamente... Allora si volse. Davanti allo
-specchio, Elena ritta si appuntava il cappello: teneva uno spillone fra
-i denti, un velo sul braccio e le due mani alzate dietro la nuca. Egli
-fece qualche passo, barcollando, fin contro uno stipite, poi, con un
-movimento macchinale, guardò l'ora. Forse non vide le sfere; ma intese
-negli orecchi solamente un ronzìo, lungo, inscindibile, come un rombar
-d'ali nel buio, un crescere d'acque nascoste, qualcosa che venga, poi
-vada, poi torni, e sia come il nulla: un dolore. Gli occhi gli si
-oscurarono per quella chiarità che avevano guardata, là fuori, a lungo;
-rivide il sole, i tetti, le chiese, le foreste, il cielo, confusamente,
-come in un barbaglio d'ombra e di luce; poi, quando potè discernere,
-vide Elena, in piedi, che si annodava il velo. Osservò nello specchio il
-dorso della sua mano bianchissima, ch'ella si passava su gli occhi
-ripetutamente, come per tergersi una lacrima, e rimase lì, trasognato, a
-guardarla, quasi non vedesse più lei, ma il fantasma di lei, partita.
-
-Allora ella si volse, gli tese ambe le mani, e pronunziò il suo nome,
-pianissimo, quasi con paura:
-
--- Mathias...
-
-Egli si battè la fronte, volle sorridere ma non potè, volle parlare ma
-non ebbe voce: prese quelle due mani e se le portò congiunte sul cuore.
-Le due mani fecero una croce, come sopra una cosa morta. E restò a lungo
-in tal guisa, mentre un nodo gli saliva entro la gola, irresistibile.
-
--- Addio, Elena... addio... -- balbettò, premendosi quelle due mani sul
-cuore, che martellava impetuosamente, producendo la strana impressione
-di un organo troppo vitale in quel petto così fragile.
-
--- Addio! addio!... Ricòrdati di me, Elena... Forse non ci rivedremo mai
-più...
-
-E rise e pianse, ed ella chinò la fronte, con la faccia solcata di
-lacrime, sotto il lungo velo. Dopo un attimo di perplessità
-s'abbracciarono, confondendo le anime fraterne, quella rosa che se
-n'andava, tutta in fiore, e quel povero sterpo che rimaneva per
-intisichire.
-
-Veniva un gran sole da quel pomeriggio d'autunno, e lì, nella camera
-sgombrata, i mobili di noce mandavano luccicori fermi; la coltre
-disfatta era traversata in lungo da una striscia di sole, che sopra vi
-poltriva come una pigra e scintillante nudità. Tutte le cose lucenti, la
-specchiera, le maniglie delle porte, l'acqua in una brocca piena, e,
-sovra tutto, come una fiamma oscura, la foltezza de' suoi capelli
-biondi, si accendevano di bagliori continui, quasi avessero dentro di sè
-una viva gioia e volessero comunicarla, per offendere lui, quel buio,
-doloroso innamorato.
-
-Tacitamente allora egli si tolse un anello, adorno d'una pietra pallida,
-che portava sempre in un dito della mano femminea, e lo passò in dito ad
-Elena, prendendola per il polso, dove il colore delle sue vene minute
-somigliava un poco alla trasparenza turchina di quella pietra.
-
-Ella fece una mossa di rifiuto, e Mathias le chiuse la mano perchè non
-si potesse togliere l'anello.
-
--- Conservalo, ti prego; l'ho portato io per tanti anni, anche tu
-pórtalo per tanti anni, sempre, se puoi....
-
-E rise. Gli venne su dal petto una gran risata, simile ad un urlo
-convulso. Le disse:
-
--- Va... sii felice. Io non ti rivedrò più. Che la vita per te sia
-buona, quanto è stata perfida con me....
-
-Poi guardò in alto: gli occhi del giovine s'illuminarono; sorrise.
-
--- Mi rimane ancora il mio quadro... -- mormorò. E tremava.
-
-Ella cercò di baciargli una mano, volle promettergli sommessamente:
-
--- Ma tornerò presto, Mathias....
-
-Egli ebbe un gesto come d'incredulità, poi rimase a fissarla, toccando
-le piume del suo cappello, i pizzi che aveva intorno ai polsi, e disse,
-con un'altra voce:
-
--- Per me sarà sempre troppo tardi, anima mia....
-
-E soggiunse:
-
--- Promettimi solo una cosa....
-
--- Parla Mathias.
-
--- Se ti facessi chiamare... dovunque tu sia, promettimi che verrai.
-
-Ella comprese; chinò la faccia sul petto, gli rispose con un alito:
-
--- Sì....
-
-Allora egli ebbe negli occhi un sorriso di morte, poi vide trascolorare
-ogni cosa all'intorno, tutto si confuse: la stanza, la luce, quel viso
-di donna ch'egli aveva dipinto, ch'egli aveva amato, per tanti anni,
-senza nulla sperare, in silenzio... Ancora una volta la cercò
-supremamente, con le labbra, con le mani, con l'anima... ebbe nella
-faccia il suo respiro, le sue lacrime, udì la sua voce ancora, come in
-un sogno, gridargli: -- Addio! addio!... -- poi non comprese più nulla,
-non vide più nulla, non sentì che l'enorme rombo del vuoto, e in sè,
-fuori di sè, la tenebra, la distruzione.
-
-Quando si ridestò, la stanza era deserta, e di fronte, nella casa di
-fronte, una ragazza cuciva i panni alla finestra e cantava.
-
- ----
-
-La baronessa von Ritzner si era tosto presa di una caldissima simpatia
-per Elena e la considerava come un'amica. Viaggiarono insieme da
-Franzenbad a Ginevra, da Ginevra ad Aix les Bains, a Luchon, a Biarritz,
-a Pau, finchè, al sopraggiungere dell'inverno, andarono ad abitare una
-leggiadrissima villa su la Riviera di Cannes.
-
-La baronessa le parlava spesso d'uomini e d'amanti, e non si dava
-nessuna pena per nascondere ad Elena le proprie avventure. Solo era
-gelosissima di lei; ne allontanava i corteggiatori con maggior severità
-che una madre ed era molto curiosa di conoscere le sue trascorse
-vicende.
-
-Una volta le disse anzi, per celia:
-
--- Bisognerà trovarvi un marito, Elena, perchè, la mia vigilanza non
-basta più a difendervi dall'assalto!
-
-Ed Elena rise. Un marito? Ecco una cosa cui non aveva pensato ancora
-nella sua vita di zingara. E, meditandovi sopra, le tornava nella mente
-il buon pastore Miller, co' suoi capelli biondi e ben lisciati, con la
-sua bocca un po' femminea, che parlava così gravemente. Allora si
-figurava la propria vita, s'ella fosse divenuta la moglie di quel
-pastore luterano, e si vedeva in una linda casa tedesca, con indosso un
-bel grembiule bianco, non sapendo come nascondere l'abbondanza eccessiva
-de' suoi capelli per parere più semplice; e si vedeva intenta nel
-rammendare il bucato, nel badare alle cose della cucina, mentre, davanti
-al fuoco, il pastore leggerebbe ad alta voce la Bibbia e due o tre
-marmocchi evangelici ascolterebbero attoniti, senza comprendervi nulla.
-Povero pastore Miller!... Egli era così dolce, ma questo pensiero la
-faceva nondimeno ridere!
-
-La baronessa aveva ora presa l'abitudine di tenerla sempre sotto
-braccio, la trovava bella e glielo diceva, con una voce strana,
-carezzandola.
-
-S'era innamorata de' suoi capelli; entrava la mattina nella sua camera
-per guardarla quando si pettinava, e, standole presso, le faceva
-scorrere le dita gioiosamente nella capigliatura, come un fino pettine;
-poi ne formava un grosso nodo involuto, pieno di luccicori, e vi tuffava
-dentro la gola ignuda, poi la bocca, poi l'intera faccia, con voluttà.
-
-Elena tuttavia non sapeva rendersi conto di queste ambiguità e vi si
-prestava a malincuore, fra stupita e lusingata, con un senso insieme di
-curiosa paura.
-
-Avevano le camere uscio ad uscio e la baronessa entrava la sera in
-quella di Elena mentr'ella stava spogliandosi; con bizzarri pretesti
-voleva ella stessa fare la sua treccia, legarle i nastri della camicia;
-toccava con un specie di insidia i lini ch'ella andava smettendo, le
-parlava di cose d'amore come il più delicato amante...
-
-E allora, simulando capricci repentini, le baciava la gola scoperta, la
-fronte, i capelli, narrandole con parole accese la sua tristezza di
-rimaner sola, in quelle notti così lunghe...
-
-Trascorsero in tal modo il mite inverno, e Febbraio venne, che, tra quel
-sole, odorava di primavera.
-
-Mathias le scriveva sovente, ma le sue lettere suscitavano in lei un
-senso di grande malinconia. Erano parole sfiduciate, pensieri pieni di
-una stanchezza estrema, riflessioni amare di un'anima che sente ogni
-giorno impallidire il fuoco della vita.
-
-A poco a poco le sue notizie diradarono; ella rimase varie settimane
-senza ricevere alcun cenno, finchè, da una lettera della signora
-Bergmann, seppe che Mathias versava in condizioni gravissime, e che, non
-avendo alcuno per assisterlo, si era fatto ricoverare all'ospedale.
-Pochi giorni dopo un telegramma di firma ignota la pregava d'accorrere
-tosto a Berlino per salutare un'ultima volta il pittore morente.
-
-Sentì nel cuore che lo avrebbe trovato spento, pure senza indugio si
-mise in viaggio.
-
-Povero Mathias! Povero triste amico! Le parve a tutta prima impossibile
-di non rivederlo più, di non ascoltare più la sua voce un poco lenta e
-pure così dolce. Per la prima volta, dopo la morte della madre, conobbe
-un dolore profondo, e dietro il velo delle sue lacrime rivide come in un
-lontano sogno quell'ultima scena del loro commiato, nella camera
-disadorna, che il sole giocondamente incendiava. E rivide la pallida
-sembianza, in un angolo, accasciata sopra un baule, con gli occhi
-sperduti, che la inseguivano senza posa, come per esprimerle in un
-disperato silenzio tutta l'angoscia che passava nell'anima del morituro.
-Poi se lo figurò morto, immobile sopra una coltre, senza lacrime accanto
-nè ghirlande, solo nel trapasso come in vita fu solo, con le labbra
-suggellate nello sforzo di chiamarla per nome. Immaginò il dramma di
-quell'ultima ora, quando il rantolo affannò la sua gola e negli occhi
-evadenti fu adunata in perpetuo la visione finale del mondo, come un
-baleno inconoscibile di sole, mentre l'anima varcava nell'assoluto
-nulla, verso la pace inconsumabile di tutte le miserie umane. Allora le
-parve che in quel punto egli avesse dovuto maledirla, e ne tremò. Volle
-correre, correre, per salvarlo ancora...
-
-Oh, quel viaggio lungo, per giornate senza sole e notti senza sonno,
-avvolta in una ridda spaventosa d'ombre, come nell'incubo di una vigilia
-funebre... Poi quell'arrivo, nella mattinata piovigginosa, con la
-visione man mano più certa, più prossima del cadavere; la corsa per le
-strade, la facciata impassibile dell'ospedale, il domandar concitato ai
-medici, e la risposta breve, recisa... il passaggio per lunghi anditi
-ove i malati gemevano confusi, e per ultimo, in una stanza paurosa, fra
-il vacillar de' cerei, un grande lenzuolo bianco sopra una forma
-irrigidita, e lo scoprirsi di un volto che più nulla conservava di
-umano, tranne l'orribile segno dell'agonìa.
-
-Povero Mathias!... La sua tragedia era finita: in quel morto cuore ella
-non palpitava più. E lo baciò su la fronte raggelata, e camminò dietro
-il suo feretro quando lo portarono a riposare per sempre, a scomparire
-per sempre, a distruggersi per sempre nella tacita solennità della
-terra.
-
-Le diedero una lettera, ch'egli aveva scritta per lei negli ultimi
-giorni, quando fu conscio della sua fine. Era quasi un poema d'amore
-dall'oltrevita, nelle ultime pagine diceva:
-
-«Tu non puoi figurarti, Elena, la dolcezza che io proverò nel chiudere
-gli occhi per sempre; poichè nella morte finiscono i desiderii assurdi,
-finisce la necessità umana di credere, di pensare, di amare... Viene un
-riposo per il quale non si è fatta la parola, e sembra che si godrà in
-perpetuo quella gioia che nel mondo consiste in un solo attimo
-incosciente: la gioia del dimenticare. Ma vorrei, se mi fosse lecito,
-portare con me il quadro dove ti ho dipinta. Elena, per guardarti ancora
-e sempre, anche dopo la vita. È la sola felicità che mi venne concessa,
-e morendo mi rammento come in un sogno tutte le ore così dolci nelle
-quali ti ho potuta guardare. La mia memoria umana comincia e finisce con
-te...»
-
-Elena chiuse gli occhi e non potè legger oltre. Ora il morto le stava
-presso, a ripeterle con una voce lenta il suo triste poema d'amore.
-
-In un'altra lettera Mathias le lasciava in eredità i suoi quadri ed il
-suo piccolo avere, pregandola di vender ogni cosa, tranne il suo
-ritratto, perchè potesse imprendere finalmente la via sognata e nulla
-dovesse ad alcuno, fuorchè all'amico scomparso.
-
-Per molti giorni ella rimase in balìa d'una sconsolatezza profonda, e
-passò lunghe ore in lacrime su la tomba dov'egli dormiva. Solamente
-allora si accorse di averlo veramente amato, come un fratello, più che
-un fratello, ed il rimorso non le dette mai pace.
-
-Da ultimo Elena fece donare i quadri ad un Museo, tornò ad abitare
-presso la signora Bergmann, ed appese il gran ritratto che le aveva
-dipinto Mathias alla parete della camera ove s'erano abbracciati per
-l'ultima volta, rifiutando le somme vistose che i mercanti offrivano per
-quella tela, mentre i giornali, encomiando la donatrice dell'altre
-opere, parlavano assai dell'artista ch'era morto su l'inizio della
-celebrità.
-
-Verso quel tempo il Duvally venne a Berlino, e l'andò a trovare. Sempre
-gaio, frivolo, sicuro di sè, diceva di non averla mai dimenticata un
-momento, e gli pareva «di ritrovarla più bella ancora, più matura per i
-trionfi della scena».
-
-Raccontò ch'era in discordia con l'Hohenfels appunto per causa di lei;
-tessè molti epigrammi, ne risero insieme.
-
-Da Berlino egli doveva recarsi a Vienna, indi a Roma ed altrove, per
-essere di ritorno a Parigi sul principio della nuova stagione teatrale.
-Voleva, per quel tempo, che vi andasse ella pure.
-
--- Non tardate oltre, -- soggiunse, -- perchè un mese di gioventù
-perduto è più difficile a ricuperarsi che molti anni di vecchiaia.
-
-E partì. Veniva l'estate. L'Hohenfels andò in campagna, dopo averla
-invitata seco più volte; la baronessa von Ritzner era su le montagne
-dell'Engadina, malata di cuore: le scriveva le sue sofferenze,
-pregandola di tornare con lei. Allora Elena si comandò molti abiti,
-rifece i bauli, coperse gelosamente il quadro di Mathias, lasciandolo in
-custodia della signora Bergmann, e partì per l'Alta Engadina.
-
-La baronessa era deperita molto; le crisi al cuore in pochi mesi
-l'avevano sensibilmente invecchiata. Il riveder Elena le dette una
-grande gioia, e parve che traverso il dolore nascesse nel suo sentimento
-una purità quasi materna.
-
-Fra gli amici della baronessa era un giovane ufficiale austriaco, Max
-von Schillenheim, ch'era il più temerario alpinista ed il più famoso
-guidatore di quadriglie che annoverasse in quella stagione la società
-cosmopolita di Saint-Moritz-Bad. Poco più che ventiquattrenne, alto,
-smilzo, con i capelli d'un biondo brunito, gli occhi limpidi, piaceva
-subitamente per la grazia del sorridere e per la spigliatezza de' suoi
-modi. Parlava con brio, corteggiava molto le signore, i suoi modi eran
-fini ed attraenti, aveva nella sua maschia bellezza quasi un'ingenuità
-di fanciullo.
-
-Anche ad Elena faceva la corte, in modo piacevole. Da prima ella ne
-rise, poi se ne compiacque. Non era nè irriverente nè sciocco; le
-parlava d'amore fra un discorso e l'altro, facendola molte volte
-arrossire.
-
-Poi avvennero varie cose.
-
-Avvenne ch'egli entrava sempre nella sala di lettura quand'ella scriveva
-o leggeva; ch'ella prese amore al tennis, ed ogni mattina per lunghe ore
-giocarono insieme; che v'eran nel giardino molti viali profondi, e
-pinete di là dal giardino, dove ci si perdeva... che ogni giorno egli
-era più timido e più ardente insieme; che avevano le camere, quelle
-pericolose camere d'albergo, sul medesimo piano, ed eran quasi di
-fronte...
-
-E molte cose avvennero inoltre, anche nel cuore di questa errante
-fanciulla, cui troppi desiderii altrui, torbidi e tenaci, avevano già
-irritato i sensi; ed avvenne che le due bocche giovini, più volte, con
-stordimento, s'incontrarono, ed una notte che il cielo terso dell'alta
-montagna brillava d'infinite stelle, nell'ombra, nell'oblìo d'un'ora,
-ella imparò paurosamente l'amore.
-
- ----
-
-La stagione finì. Max von Schillenheim tornò al suo reggimento; Elena e
-la baronessa, che peggiorava sempre, andarono a Bad-Homburg, dove i
-medici le consigliarono di tornare a Berlino per affidarsi ad uno
-scienziato di grande fama, che le avrebbe forse dato ricovero nel
-proprio Istituto. Così fecero. Per un mese ancora Elena l'assistette,
-indi, poichè le sue cure non bastavano più, medici ed infermiere presero
-il suo posto, e la baronessa si risolse a lasciarla partire, colmandola
-di benefici e di doni.
-
-Allora Elena decise finalmente d'essere attrice. L'Hohenfels le offerse
-di patrocinar la sua carriera, però a patto che non dovesse mai, per
-alcun motivo, rivolgersi al Duvally; ed ella, senz'accettare nè
-rifiutare, partì frattanto per Parigi; dicendogli che in séguito gli
-avrebbe scritto.
-
-I luoghi della sua giovinezza le dettero al cuore una commozione
-profonda; ma ora vedeva sotto una luce nuova questa libera e splendida
-città del piacere, dove nell'aria stessa trema una vibrazione di vita
-che assilla i desiderii ed esalta i sogni fino al tormento. Cercò, sola
-dapprima, d'iniziarsi al teatro; ma tosto vide quanto la cosa era
-difficile, impossibile forse.
-
-Allora si ricordò dell'uomo che poteva, egli solo, prestarle un aiuto
-molteplice o divenirle il più forte nemico, e presa l'ultima
-risoluzione, un giorno l'andò a cercare.
-
-Le fu risposto che il Duvally erasi di nuovo recato a Roma, la settimana
-innanzi, e che vi sarebbe rimasto alcuni mesi, per faccende che aveva
-laggiù.
-
-Ella non conosceva Roma: il nome stesso d'una città ignota
-rappresentava, per il suo cuore di errante, una bellezza più luminosa
-della vita, una più grande anima da indovinare.
-
-Allora una mattina partì col treno che di Francia vàlica le gloriose
-Alpi, e scese verso Roma incoricabile, Roma dalle cento basiliche, Roma
-la regina dei secoli, che brilla e canta sul divino Tevere...
-
- ----
-
-L'alba era già bianca dietro i vetri, quand'ella finiva di raccontare.
-
-
-
-
- I.
-
-
-Ogni mattina, con una puntualità irritante, giungeva a Torre Guelfa il
-procaccia, portando una lettera di Edoarda, e tutti i giorni, alla
-stessa ora, con lo stesso tono di voce, Marta, la figlia di Lazzaro,
-battendo all'uscio della nostra camera mi annunziava dalla soglia:
-
--- Una lettera per il signore.
-
--- Bene: méttila nel mio studio.
-
-I giornali e l'altra corrispondenza venivan per consueto nel pomeriggio;
-ma essa, quella busta cinerina, con un suggello di ceralacca violetta,
-con l'indirizzo che pareva sempre ricalcato sul medesimo stampo, metteva
-quasi uno studio particolare nel giunger sola, immancabilmente sola,
-come se mai non la ferissero i disguidi postali nè le traversìe del
-viaggio. Di quella lettera tutto mi affliggeva: la forma, la scrittura,
-lo stile, il senso, la monotona tristezza.
-
-Prima di leggerla, quasi ne sapevo a mente il contenuto, e l'odiavo
-sopra tutto per quella oscurità che, al suo giungere, si diffondeva nel
-viso di Elena, l'odiavo per quella tristezza momentanea ch'essa faceva
-scendere sul nostro amore.
-
-Frattanto, per giustificare il mio lungo soggiorno a Torre Guelfa, avevo
-intessuta una storia così complessa di menzogne, ch'io stesso non mi
-raccapezzavo più. Qualche volta i pretesti erano grossolani ed in ogni
-mia lettera non v'era che lo sforzo continuo, man mano più palese, di
-preparare all'imminente risoluzione l'animo ed il pensiero di Edoarda.
-
-Già da qualche tempo avevo scritto al Capuano la lettera concertata ed
-egli s'era più volte recato a visitar Edoarda, senz'avere a sua volta il
-coraggio di affrontare quel temibile discorso.
-
-«Ho meglio riflettuto, -- egli mi rispose, -- e sempre più credo che tu
-agisca sotto l'impulso d'una esaltazione momentanea, dopo la quale il
-pentimento non tarderebbe a sopraggiungere. Vorrei farti ancora un
-ultimo ragionamento, prima di mantenere la triste promessa che ti ho
-data. Ecco: e parliamo di te solo, consideriamo la cosa dal lato della
-tua sola utilità. L'amore finisce in tutte le anime; ciò che non finisce
-mai, in uno spirito come il tuo, è il bisogno della ricchezza, del
-piacere, la smania di soddisfare la tua grande ambizione, poichè non
-riesco a figurarmi quale uomo saresti nella miseria. Ora, il gesto che
-vuoi compiere su l'orlo del precipizio è straordinariamente assurdo.
-Siamo pratici, siamo brutali! C è una fanciulla che ti può rendere il
-denaro disperso in tanti anni, che ti può d'un colpo ricollocare in quel
-patriziato dal quale decadi per necessità; ebbene, fa una cosa: prendi
-tempo, rifletti, esaurisci prima questo nuovo amore. Hai trovata una
-simulazione felice: la nevrastenìa. Non sarai forse creduto, ma in ogni
-modo insisti. Poi cerca un altro argomento specioso, per esempio: la
-dignità. Secondo quanto mi scrivi, non hai trovato ancora il modo di
-prorogar l'ipoteca su le terre di Monte S. Biagio. Lo stesso Piero
-Capponi, quel mansueto cannibale, subodorando il vento infido, non ne ha
-voluto sapere. Io non sono tanto ricco da poterti aiutare in questa
-contingenza, quindi, fra poco tempo, la tua rovina sarà pubblica e
-l'asta delle tue terre solleverà grande rumore in Roma. Fatte queste
-premesse, credo che, a forza di cavilli e di sofismi, non ti sarebbe
-difficile far intendere a Edoarda come tu, «da uomo dignitoso», non
-possa permettere che la rovina ed il matrimonio, due avvenimenti così
-opposti -- o, se vuoi, così rassomiglianti -- vengano proprio a
-coincidere. È un tema che si può svolgere con molto vantaggio e con
-molta elasticità.... Chiedi allora una lunga dilazione; rendi la
-promessa che hai ricevuta, senza ridomandare la tua.
-
-Il gesto è meno ruvido, e il rimanente verrà da sè. Partirai da Roma per
-qualche tempo, e guarirai se ti piacerà guarire.... Io penso che questa
-cura farà molto bene alla tua salute.»
-
- ----
-
-Questa lettera di Fabio mi aveva irritato assai. Gli risposi, ammettendo
-in parte le sue considerazioni di opportunità, ma dichiarandogli che non
-intendevo affatto scegliere una strada obliqua nè frapporre un ulteriore
-indugio. Lo pregavo inoltre di non ritogliermi l'aiuto promesso, ed anzi
-di venire a Torre Guelfa, onde potessimo concertare insieme un piano
-definitivo. Egli rispose che sarebbe giunto alcuni giorni più tardi.
-
-La nostra vita scorreva intanto in un soave oblìo. Ella era insieme la
-più delicata e la più incomprensibile amante. Il suo fresco viso empiva
-le stanze del castello taciturno e pareva, tra quel silenzio di cose
-decrepite, suscitare improvvise giovinezze.
-
-Torre Guelfa, la rocca dei Materdomini, difesa un tempo con molta rupe e
-molto ferro, non era più che una confortevole casa di campagna, sorgente
-in mezzo a prospere fattorie, sovra un alto colle, presso le cascatelle
-del fiume. Corridoi profondi e stanze vaste, con tapezzerie sbiadite,
-con vasti mobili tutelari, foggiati alla guisa che amarono gli uomini
-rudi, usi alle fatiche delle armi, per gli ozi dei loro ben custoditi
-castelli; v'erano tendami grevi, che parevano spiovere assecondando
-quasi un desiderio di silenzio, e camini alti, pavimenti a mosaico,
-letti profondi, e per tutto quell'odor diffuso del buon legno antico,
-della immateriale polvere che lascia il tempo nelle abitazioni chiuse.
-
-Elena ed io spesso non osavamo interrompere quella specie di
-raccoglimento che piegava sotto il peso delle memorie la solenne anima
-della casa, e, taciturni, stavamo ad ascoltare lo scricchiolìo delle
-porte sui cardini o quel tremore inesplicabile che assaliva talvolta i
-vetri degli armadi monumentali, percorrendo anche le racchiuse
-argenterie, le porcellane, i vasi di cristallo. Amavamo che le serrature
-fossero un poco arruginite e gli scaffali avessero accolta nelle
-invisibili tarlature quasi una polvere divenute colore, ed alcuni
-specchi rimanessero velati dietro una cortina di mussola, ed anche le
-cornici dei quadri mostrassero, fra le dorature offuscate, qualche
-macchia verdognola, come licheni su le rupi asciutte.
-
-V'era, per esempio, nella sala grande, legato all'intarsio d'uno stipo
-con un nastro senza più colore, un calendario di vent'anni addietro, il
-quale, sopra un foglio giallo, segnava il giorno ventidue di Novembre --
-Santa Cecilia Vergine -- un venerdì.
-
-Oh, com'era pieno di mistero quel calendario vecchio di vent'anni,
-fermatosi ad una estate di San Martino! E, chissà mai per qual motivo,
-dopo quel giorno così remoto la mano calma dell'abitatrice non aveva
-potuto sfogliarlo più....
-
-Così pure, in un angolo, dal braccio proteso di una statua moresca
-d'ebano dipinto, pendeva una borsa da lavoro, fatta di una stoffa che
-pareva broccato, a fiorami verdi e oro, con molta polvere nelle sue
-pieghe. Di fianco al pianoforte erano fasci di spartiti ammucchiati
-negli scaffali da chissà quanti anni, e lì presso, da un vaso di
-maiolica, fioriva pomposamente un grande mazzo di penne di pavone. Tutte
-queste cose parevano essere le abitatrici del luogo taciturno e
-maravigliarsi della luce, infastidirsi del rumore.
-
-Non avevo mai voluto che gli operai ponessero mano a rinnovar questa
-dimora, in cui facevo per il consueto brevi e radi soggiorni al tempo
-dei raccolti.
-
-Il giardino era vasto, invaso dall'esuberanza dei fiori selvatici, tra
-le piante coltivate che ornavano le serre, i prati, le aiuole. Un ponte
-di legno rustico varcava un torrentello sotto l'arco d'un padiglione
-arboreo, ed il giardino continuava di là, perdendosi nella sùbita
-foresta. Da un lato lo chiudeva il fiume, suscitando un acciottolìo
-continuo sotto le dense capigliature dei rami; l'acqua corrente
-alimentava le molteplici fontane. Dall'altro lato era il frutteto,
-chiuso per intorno da una folta siepe, nella quale s'arrampicava il
-caprifoglio selvatico.
-
-E i galli, dall'uno all'altro pollaio, prolungavano il loro canto con
-impetuosa emulazione.
-
-I miei contadini avevano sparsa per le campagne quasi una leggenda su la
-bellezza di Elena, e tutte le fanciulle, passando, si affacciavano ai
-cancelli, parlavano e ridevano forte per farsi guardare, quand'ella
-usciva nel giardino.
-
-La nostra vita era semplice, buona, satura di gioia; talora non
-conoscevo più limiti alla mia felicità. Mi pareva di riavvicinarmi alla
-terra, di ritrovare una poesia nuova ne' miracoli della primavera, e
-spesso mi pervadeva con esaltazione il bisogno di ammirare, di
-ringraziare, di accogliere più sensi dentro l'anima, di espandere tutte
-le mie forze fino all'esaurimento. I giorni passavano per noi con una
-rapidità incredibile, così da farci perdere la nozione del tempo.
-Avevamo quasi paura di guardar lontano, ed entrambi, come per una
-concordia pattuita in silenzio, indugiavamo inerti nella delizia
-dell'ora fugace. Una vita sovrabbondante si agitava in noi, prostrandoci
-a volte sotto l'eccesso della sua violenza e rendendoci soavemente
-neghittosi ad ogni sforzo morale.
-
-Invece le nostre virtù comunicative si erano estremamente affinate: un
-gesto di Elena mi faceva comprendere il suo pensiero, come una mia
-parola sapeva esprimerle tutto il mio mondo interiore. La sua vita
-intima cadeva sotto il dominio vigile de' miei sensi, ed il mio spirito
-non faceva che ardere nel maraviglioso e continuo desiderio di lei.
-
-Elena veramente aveva compiuto il miracolo di rendermi la mia
-giovinezza, come un fresco dono, e tutto il mio sopito essere in lei si
-rigenerava.
-
-Alle volte mi pareva che le fosse rimasta una inguaribile nostalgia
-della sua vita vagabonda, un bisogno intimo di tornare all'avventura, di
-riaffrontare il pericolo, e paventavo il giorno in cui avrebbe
-ricominciato il suo cammino, mossa da una forza incontrastabile,
-considerando anche l'amore come un episodio del suo viaggio, come un
-incontro necessario fatto per via.
-
-Ella passava tutto il giorno per lo più nel giardino, a cucire o leggere
-sotto la pergola di vite americana, che si partiva da un fianco della
-casa e radendo il muro di confine scendeva sino al cancello con un lento
-pendìo. Fuori si vedeva la strada fare una svolta rapida e serpeggiare
-per la breve collina verso le case del villaggio, che si raggruppavano
-adagiate su la falda.
-
-L'aria della campagna inebbriava Elena; le forze della natura si
-comunicavano entro il suo corpo vibrante, aumentavano i battiti delle
-sue vene, moltiplicavano le vibrazioni del suo pensiero.
-
--- Tu non sai quanto sono felice qui! -- mi diceva talora, con un atto
-fervido, come per abbracciare in sè tutta la gioia che le rideva
-intorno. Ed in quell'atto ella pareva comprendere la libertà, la luce, i
-fiori, le canzoni che venivano per l'aria, le musiche delle fontane
-pullulanti da un nascondiglio inaccessibile nella montagna, il belar
-delle mandrie abbeverate al fiume, lo squittire, le gorgheggiate, i
-frulli che animavano il verde, il sapore di biade giovini e di polle
-feraci che si esprimeva dalla potenza originaria della terra, e più
-lontano, più in alto, nel sole, nel vuoto, nel vento, lo smisurato arco
-di trionfo che formavano all'orizzonte le torme di nubi fuggiasche,
-raggiando l'apoteosi d'un incendio su la invisibile magnificenza del
-mare.
-
-In lei vivevano tutte le seduzioni raccolte. Così, per un'arte
-inconsapevole, i suoi gesti, la sua pettinatura, la foggia ed il colore
-degli abiti che vestiva, la guisa di allacciarsi un nastro intorno alla
-gola o di mettersi un fiore nei capelli, tutte le cose infine che
-appartenevano a lei, non eran che segni diversi d'un'armonia sola, e la
-sua bellezza le continuava intorno, rimanendo come un solco nell'aria
-dov'era passata.
-
-Un giorno mi avvenne di comparare la sua vita molteplice alla fioritura
-di un melo possente che prosperava nel mezzo del frutteto, parendo
-esaudire un sogno di eterna dionisiaca primavera.
-
-Il suo tronco basso e nodoso cresceva dal margine del prato sopra un
-quadrivio di sentieri, ed all'altezza d'una fronte d'uomo si fendeva in
-due bracci minori, che poi divergevano alquanto e s'innalzavano,
-prolificando una alberatura vasta, intricatissima, sovrabbondevole,
-dando quasi l'immagine di un serpaio gigantesco pervaso da una follìa di
-contorsione.
-
-Appena, fra gli interstizi, appariva il tenue verdeggiare delle foglie
-novelle, ma sopra, ma dentro, ma intorno, su la vetta dei rami e nel
-loro spessore, a ciuffi, a pennacchi, a mazzi, a stelle, a rose, a
-ghirlande, con una profusione inverosimile, con una densità più folta
-che non sia l'erba nelle campagne selvagge o nei prati maggesi, la rosea
-fioritura del melo esercitava su la pianta madre una specie di
-soffocazione, con uno sfoggio ed uno sperpero di colore così eccessivo,
-ch'esso pareva comunicarsi anche all'aria circostante, all'ombra
-delineata sul terreno, a tutte le cose che poi si guardavano,
-ritogliendo le pupille un po' ebbre da quella magnificenza floreale.
-
-Avevano per l'aria, quelle innumerevoli corolle, un'apparenza di
-filigrane delicatissime, una leggerezza d'ali di farfalle, che il vento
-faceva palpitare con frequenza mettendo in quel roseo fiorire una specie
-di scolorimento, un'improvvisa oscillazione bianca. E tutto, per una
-zona intorno al melo, era invaso da quella esuberanza di fiori. Cadendo,
-ingombravano il fogliame, pendevano dalle congiunture dei rami, si
-addensavano entro le cavità del tronco, ne aderivano alla corteccia
-muscosa, oscillavano sui ragnateli, coprivano di un tappeto soffice la
-terra, l'erba, le siepi, spandendo nell'aria soave una balsamica
-fragranza di miele.
-
-
-
-
- II
-
-
-Finalmente venne il giorno dell'arrivo di Fabio. Per incontrarlo noi
-dovevamo scendere alla stazione di Terracina ed Elena era impaziente di
-conoscere questo mio vecchio amico del quale sovente le avevo parlato.
-
-Di buon mattino feci chiamare Lazzaro, il gastaldo, e gli dissi:
-
--- Tu mi farai condurre verso un'ora del mezzodì quel tuo barroccio
-grande, attaccato con la cavalla migliore, la balzana; e spòlvera bene i
-cuscini, e lustra la briglia, perchè la signora scende con me a
-Terracina.
-
-Un'ora scoccava, quando la cavalla balzana scalpitò su lo sterrato, di
-fronte alla casa.
-
-Lazzaro non ristava dall'ammirarla e dal girarle intorno, mentre un
-ragazzotto robusto la reggeva per il morso, a due mani.
-
--- Guardate un po', signore, la groppa e l'arcatura del collo! -- mi
-diceva, inorgoglito. -- Sta su le zampe così d'appiombo che pare voglia
-dire a tutti: La strada è mia. Non ha quattr'anni, signore. La dentatura
-parla. Io l'ho pagata quaranta marenghi d'oro, ma non la vorrei dare per
-il doppio. E la briglia, vedete, rispecchia come nuova.
-
-La balzana, stelleggiata in fronte, annaspava con nervosità la terra,
-facendo sonare le campanelle. Portava una briglia bellissima, con la
-guardia lustra, i fiori adorni ed i voltoi bruniti. Lazzaro continuava:
-
--- Mi raccomando, signore: la cavalla è fresca di scuderia: non
-l'attacco da molti giorni e forse potrebbe farvi qualche volata.
-
--- Non darti pensiero, Lazzaro; n'ho portati altri ch'erano ben più
-focosi.
-
--- Eh, lo credo, signore! Ma i vostri cavalli hanno sempre una certa
-educazione; i nostri sono più rustici e qualche volta prendono la mano.
-
-Elena intanto sopraggiungeva, fresca e magnifica sotto l'ala di un
-grande cappello primaverile. Teneva qualche gran di zucchero nel palmo
-della mano inguantata e li voleva porgere alla cavalla.
-
--- Piano a guardarla negli occhi, signora mia! -- esclamò Lazzaro,
-interponendosi. -- Poi è tutta schiuma e vi sbaverà sui guanti. Date a
-me, signora.
-
-Elena, che non poteva ben intendere quel parlare di Lazzaro, mi guardò
-sorridendo; poi si tolse il guanto e porse il palmo nudo alla froge
-della balzana, che allungava il collo golosamente.
-
--- Ecco, signore, -- disse il gastaldo; -- se voi salite, io la tengo
-ben forte. Quando avrete in mano le redini, salirà la signora vostra.
-
-Diede un urto al ragazzotto e prese la briglia in sua vece, continuando
-a scuotere il morso e parlar sottovoce per ammansire la cavalla
-impaziente.
-
--- Brava, la bella! Non le fate vedere la frusta, signore. Brava, la
-bella! Oh, la bella!...
-
-Quando fui salito, lasciò la briglia, si tolse il cappello di feltro
-piumato e porse la mano ad Elena perchè vi si appoggiasse nel mettere il
-piede sul montatoio.
-
--- A rivederci, Lazzaro! -- salutai, quand'ella fu seduta.
-
--- Buon viaggio, signore. Andrete come il vento. Non le fate vedere la
-frusta. Buon viaggio!
-
-E scendemmo verso il cancello aperto, per il viale a pergolato. Il
-barroccio era senza freno, la strada molto ripida sul declivio della
-collina; dovevo tendere tutti i muscoli delle braccia per contenere la
-foga della cavalla, che sentiva il veicolo troppo leggero per la sua
-possa impetuosa.
-
-Quando fummo nella pianura, oltre il villaggio, e la strada comparve
-sgombra per una lunga dirittura fra le campagne abbondevoli di frumento
-ancor verde, le concessi le redini, e la cavalla, con la testa al vento,
-la criniera ondeggiante, prese una corsa immoderata, fendendo l'aria
-sonora e comunicando al barroccio i suoi trabalzi.
-
--- Hai paura? -- domandai ad Elena, guardandola sotto il vento che
-fischiava.
-
--- No, no, -- ella fece, posandomi una mano su le ginocchia, mentre con
-l'altra si teneva l'ala del cappello. -- Mi piace volare così! -- E
-gentilmente sorrideva dalla faccia china.
-
-Non si udiva intorno alcun altro rumore che lo scalpitar precipitoso
-delle zampe gagliarde sul terreno battuto e l'ansito della cavalla che
-scattava inebbriandosi di rapidità. Passavano via le campagne vedute a
-volo; i pioppi equidistanti parevano inseguirsi l'un l'altro in una fuga
-opposta, come sbarre di un enorme cancello.
-
--- Gesummaria! -- udimmo gridare da tre donne, che sbigottite
-insieparono. Più oltre, nell'incrociare un immenso carro di erbe
-falciate, gli uomini che v'eran sopra coricati gridarono e risero. Fu,
-nel vento, un'eco.
-
-Giunti ad una svolta, rattenni e dominai forte la cavalla, che prese
-un'andatura meno veloce, mandando fumo dalle narici e dal pelo
-trasudato.
-
--- Che fuga! -- esclamò Elena, traendo un lungo respiro. E si volse a
-guardare indietro.
-
-La strada passava ora per mezzo ad un terreno alluvionale, onduloso da
-un lato di leggerissime colline, che infinitamente si perdevano allo
-sguardo, laggiù, verso il promontorio di Monte Circello, dove un lontano
-semaforo si delineava nella trasparenza del cielo.
-
-Poi comparve, tra i due canali di Torre Sant'Anastasia e di Torre
-Canneto, il paludoso eremitico lago di Fondi, memore delle materne
-Pontine, e dietro il lago vedevamo le gole selvose delle montagne
-addossarsi, per scendere parallelamente incontro al mare. Poi comparve,
-sul versante d'una collina bianca di sole, il convento francescano dei
-Frati Zoccolanti, e d'un tratto, all'uscir da una folta cortina di
-boscaglie, il Tirreno indolente, che oscillava davanti a noi, radioso e
-glauco sotto la curva del cielo.
-
-Di fronte si apriva l'anfiteatro delle isole di Palmarola Ponza e
-Ventotene, constellate all'intorno da un navigar lentissimo di vele,
-che, adagiando il fianco su la brezza, ad una ad una si perdevano verso
-i remoti valichi dell'orizzonte.
-
-Magnifica e piena di sole, su la roccia calcarea che Orazio vide
-«brillar da lunge», Terracina di San Cesareo dalle dieci colonne sedeva
-sotto il poggio falciato, soreggendo i rovinosi archi del suo Tempio a
-Venere, dove, nella cella votiva, rimane un piedestallo senza dea.
-
-La città marmorea, sotto la luce del pomeriggio primaverile, splendeva
-sollevata nella gloria di un incendio immateriale, come se la sua pietra
-esalasse un respiro fatto di luce, un vapore impalpabile, quasi un velo
-pieno di scintillamenti, che andasse man mano rarefacendosi,
-attenuandosi, diventando azzurro come l'aria o verde come l'acqua, in
-lenti circoli spaziosi verso il cielo e verso il mare.
-
--- Guarda, -- io dissi ad Elena, segnando nella distante onda l'apparir
-confuso di Ventotene, -- vedi quella piccola isola, nel fondo, laggiù?
-
--- Vedo, -- ella rispose, facendo schermo della mano agli occhi per
-meglio discernere.
-
--- Quello scoglio -- ripresi, -- è sorto dal mare con un tragico
-destino. Divenuto ai nostri tempi un'isola di ergastolani, fu, nella
-storia di Roma, l'esilio e la tomba delle Imperatrici.
-
--- Raccòntami, -- ella fece, tornando a guardare verso la raggiante
-isola.
-
--- La più bella Imperatrice di Roma, ed anche la più dissoluta fra le
-cortigiane, Giulia, figlia d'Augusto, vi è morta di fame. Agrippina
-d'esilio, e più tardi Nerone, invaghitosi di Poppea, vi rinchiuse la
-moglie Ottavia e la fece pugnalare, a vent'anni...
-
--- Che sorte! -- profferì Elena, contemplando l'isola maledetta.
-
--- Immàgina, -- esclamai, -- immàgina l'agonia di quelle tre anime
-imperiali, quando, nell'ultima sera, videro forse, o credettero vedere,
-oltre i vapori del Tirreno, lo spettacolo di Roma signora del mondo, che
-celebrava le orgie de' suoi Cesari ed assisteva nei circhi ai
-combattimenti delle fiere, dimentica delle Imperatrici come di schiave
-barbare, mentre qui, davanti ai lor occhi, su quel terrazzo che tu vedi,
-l'ultimo sole incendiava i marmi del Tempio di Venere, splendeva sui
-mosaici del Tempio d'Augusto e raggiava su le pietre milliari della
-fatale via Appia, la via di Roma...
-
--- Che grande storia possiedono tutte le pietre del tuo paese! -- ella
-esclamò, volgendo intorno lo sguardo un poco trasognato.
-
-La vecchia città vescovile ora si spiegava intera dinanzi a noi, sul
-pendio della montagna, mentre passavamo per la zona dei canali,
-attraverso una specie di villaggio primitivo, composto da un
-aggruppamento di catapecchie, ove in taluni mesi dell'anno scendono dal
-lor Abruzzo selvoso i contadini aquilani per intendere alle fatiche
-della terra.
-
--- Eccoci arrivati ormai, -- dissi ad Elena, sorpassando gli ultimi
-abituri e toccando le prime case di Terracina.
-
--- Ti ricordi quando venimmo? -- ella domandò con tenerezza.
-
-La guardai, sorrisi, e mi sentii felice.
-
--- Ecco, -- ella riprese; -- io mi ricordo ancora tutto, fin le più
-piccole cose. Le parole che mi dicesti alla stazione di Roma, il
-viaggio, le persone ch'erano con noi nel treno, dove scesero, e quando
-rimanemmo soli. Poi quello strano spettacolo delle paludi, la sera;
-l'arrivo, il chiasso dei vetturini per offrirci le loro vetture, e
-Lazzaro alla stazione, che mi guardò attonito. Indi la salita un po'
-lenta, per la strada oscura: il vetturino, che faceva schioccare la
-frusta emettendo un suo bizzarro grido per eccitare il cavallo, io che
-ridevo, tu anche. Poi quelle foreste paurose, quel magnifico lago,
-immobile sotto la luna, e più oltre i villaggi addormentati, senza una
-luce, senza un rumore, come in un paese di morti, con davanti la
-Montagna delle Fate, bianca, limpida, sola. E intorno, quel passare
-invisibile del vento nelle siepi, che dava una impressione singolare,
-come se alcuno ci venisse dietro, continuamente; io che mi stringevo
-contro di te, avevo quasi paura, e tu che mi baciavi, piano, perchè
-l'uomo non udisse.... Poi, d'improvviso, in alto, la torre di Torre
-Guelfa nel cielo, e finalmente l'ultima salita, il cancello, il
-giardino, la grande casa con le finestre illuminate, quella ragazza con
-un grembiule bianco, ferma su la scalinata, e poco dopo Lazzaro che
-sopraggiungeva coi nostri bauli.... Vedi come rammento bene?
-
-Io l'avvolsi d'uno sguardo innamorato e riconoscente.
-
--- Pare già così lontano, -- dissi, -- ed invece....
-
--- Ma il tempo vola, e non si può nulla contro il tempo.
-
--- Sì, una cosa... -- osservai.
-
--- Quale?
-
--- Amarsi, amarsi. Elena!
-
-Eravamo giunti. Tre o quattro vagabondi che oziavano accorsero insieme,
-ingiuriandosi, per tenere la briglia.
-
-Siccome a Terracina era giorno di mercato, molte persone, quasi tutti
-mercanti e sensali, ingombravano l'atrio della stazione. Alcuni d'essi
-mi salutarono, guardandoci maravigliati. Una comitiva d'Inglesi
-accampava tra i suoi molteplici bagagli, di ritorno forse da una gita a
-Monte Circello.
-
--- Quanti giorni rimarrà quel tuo amico? -- Elena mi domandò,
-appoggiandosi al mio braccio.
-
--- Due giorni al massimo, -- risposi. -- Almeno lo spero; è un uomo
-discreto.
-
-Un campanello squillò, senza interrompersi, tra i viluppi dei fili
-elettrici, sotto la tettoia; l'arrivo del treno era imminente.
-
-In quel mentre un giovine alto, bruno, vestito con una giubba di
-frustagno, passò davanti a noi, salutandomi con un sorriso dal quale
-traspariva una specie di sottile derisione.
-
--- Buon giorno, signor conte, -- egli disse fermandosi e buttando via il
-sigaro che masticava tra i denti. -- Le annunzio la visita di mio padre
-per dopodomani.
-
--- Che vuole vostro padre? -- gli domandai, un po' tediato.
-
--- Non so. Credo sia per la solita faccenda... l'ipoteca.
-
--- Ah!... bene. Ditegli che non venga prima di giovedì, perchè aspetto
-un amico e non sarò libero fino allora.
-
--- Glielo dirò, signor conte, -- rispose il giovine con una ironia
-garbata.
-
-Fece un altro saluto, e se ne andò a discorrere fra i mercanti.
-
--- È uno dei Rossengo, -- spiegai ad Elena sottovoce.
-
--- In quell'abito? -- ella esclamò, incredula.
-
--- Ti pare strano, è vero? Ma son usurai di campagna; il vecchio è
-milionario.
-
-Mentre camminavano avanti e indietro, il gruppo dei campagnoli, con il
-Rossengo fra essi, ci osservava e ciarlava di noi curiosamente.
-Immaginavo le parole ch'essi dicevano fra quello strepito di risa
-grossolane, mi pareva di udirli ragionare de' miei dissesti e della
-donna ch'era meco. Mi prese una collera sorda, pensando che forse, fra
-qualche tempo, quei Rossengo, sensali e mercanti di bestiame, i quali
-avevano un nonno ciabattino ed una madre guattera, sarebbero divenuti
-padroni delle terre che da tanti secoli appartenevano alla mia famiglia.
-E per la prima volta, io, che avevo portato con tanta fierezza il mio
-nome, sentii quasi l'imperioso bisogno di nascondermi davanti a quei
-servi.
-
-Sopraggiunse il treno, troncando i miei pensieri; Fabio, tra i primi,
-saltò giù da una vettura, bestemmiando contro i ritardi dei treni e la
-canzonatura degli orari. Portava una borsa foderata d'una tela greggia,
-di colore identico a quella della sua spolverina da viaggio. Lo
-presentai ad Elena.
-
--- Veramente, signora, -- egli disse con un leggero inchino, -- io vi
-conosco e voi conoscete me da lungo tempo. Siamo due stranieri, amici
-d'un comune amico intimo.
-
-E sorrise di quel sorriso arguto, che illuminava simpaticamente la sua
-faccia un po' rude.
-
-Usciti su la piazza, ci serrammo tutti e tre nel barroccio angusto;
-quando la borsa fu legata dietro, diedi un colpo di frusta e la cavalla
-partì di buon trotto.
-
--- Che delizia poter fumare! -- esclamò Fabio, accendendo una sigaretta.
-E spiegò:
-
--- A Cisterna è salita una signora la quale non poteva sopportare il
-fumo. Poverina! Ed era uno scompartimento per fumatori.
-
--- Fumate molto anche voi? Come Germano? -- Elena gli domandò.
-
--- Più di Germano, signora. Io possiedo tutti i vizi al massimo grado.
-Fumo enormemente, bevo molto vino, molti liquori, amo le rarità
-gastronomiche tanto quanto le rarità femminili, giuoco a tutti i
-giuochi, bestemmio per abitudine come ogni buon napoletano, son pigro,
-maligno, dispettoso, impaziente... una vera persona insopportabile,
-signora mia!
-
--- E null'altro? -- esclamò Elena, ridendo.
-
--- Sì, ancora una cosa, -- io dissi. -- E un cuore da monachella sotto
-le spoglie d'un tiranno da commedia.
-
--- Ahimè!... -- egli fece traendo un gran sospiro, -- come sono triste
-qui! Terracina mi evoca tante belle memorie! Non vi accorgete, signora,
-della mia tristezza?
-
--- Me ne accorgo adesso che voi me lo dite, -- ella rispose con
-allegria.
-
--- Lassù, in alto, sopra il Taglio di Prisco Montano, c'è un eremo che
-io ben conosco, il quale mi ricorda un mio grande amore... -- disse
-Fabio pateticamente, accennando con una mano al valico della via Appia.
-
--- Ma quando sei stato qui? -- gli domandai.
-
--- Sette anni or sono, ai tempi di Emilia Gonzales; ti ricordi?
-
--- Oh, mi ricordo! È stata forse la più seria delle sue molte avventure,
--- spiegai ad Elena. -- Era un'attrice, bellissima.
-
--- Povera Emilia, com'è finita male! -- esclamò il Capuano.
-
--- L'hanno uccisa, è vero?
-
--- Sì, al Messico, un primo attore, per gelosia.
-
--- E come mai siete capitati a Terracina?
-
--- Dopo la sua malattia girammo un po' dappertutto, alla ventura. Diceva
-di avere la nostalgia dell'antico, del rovinoso, la nostalgia delle cose
-cadenti....
-
--- Era una buona compagna, -- io rammentai, -- quantunque avesse il
-difetto di essere troppo sentimentale e troppo intellettuale.
-
--- Oh, ne aveva molti altri... però moltissimi pregi anche. Non posso
-mai dimenticare la sua voce: pareva un suono d'arpa, delizioso. Parlava
-un dolcissimo fiorentino, per quanto fosse padovana; quando non
-discuteva di belle arti era una donna incantevole.
-
--- E quell'altra sua manìa... te ne ricordi?
-
--- Già, la manìa dell'isterismo. Si era fatta uno sguardo isterico, dava
-la mano, camminava, baciava, con una languidezza di moribonda... e mi
-faceva spendere il denaro con un furore veramente isterico!
-
-Elena dette una risata per questa imprevedibile sua conclusione.
-
--- Voi siete un giudice molto imparziale dei vostri amori, -- disse al
-Capuano.
-
--- Che volete mai? Sto diventando bianco.
-
-Ora si andava tra le gole di montagne, alte e scoscese, per mezzo
-inselvate, per mezzo scabre. Nell'aria color di cenere passavano i primi
-brividi della sera.
-
--- Pensa! -- io dissi a Fabio; -- più di duemil'anni or sono, fra queste
-gole di monte, un uomo che portava il tuo nome sbarrò il passo al grande
-Annibale. Tu non sei Fabio Massimo, sei però Fabio il Temporeggiatore.
-
-Egli sorrise dell'allusione velata, ma cercò di eludere il discorso.
-
--- Duemil'anni di storia!... -- esclamò. -- E noi qualche volta troviamo
-lunga un'ora!
-
-Immobile, fra la corona delle sue folte boscaglie, apparve il lago di
-Fondi, cupo e taciturno come una palude stregata, che alitava in
-quell'ora d'innumerevoli sciami. E finalmente la Torre del Canneto, la
-Torre dell'Epitaffio, la Torre dei Confini, il villaggio di Monte San
-Biagio, e di fronte, con la vetta in gloria per un'apoteosi di sole,
-unica, possente, splendida, la Montagna delle Fate.
-
--- Guardate ora! -- esclamò Elena, tendendo il braccio verso il declivio
-della montagna. -- Guardate: Torre Guelfa è là!
-
-
-
-
- III
-
-
-Elena, semivestita, versava gocce d'essenza di rosa nei catini pieni;
-poi si passava il pettine nei capelli sciolti, e andava, trascinando le
-pianelle, a comporre in leggiadrissime gale i nastri delle biancherie
-che aveva preparate sul letto. Portava una vestaglia di color roseo,
-quasi trasparente, ornata di trine; le finestre erano aperte, ella era
-fresca come la primavera.
-
-Camminava per la camera, qua e là, facendo mille cose minute; ogni
-volta, nel passarmi accanto, mi dava un bacio su la bocca.
-
--- Senti, -- mi disse piano, abbracciandomi, -- vorrei che di nuovo
-rimanessimo qui soli, noi due.
-
--- Forse domani Fabio partirà, -- le risposi.
-
--- Te lo ha detto?
-
-No, ma lo immàgino: ha portato solamente una borsa.
-
--- Eh!... non hai veduto com'è grande?
-
-Io risi; ella si raccolse in ciascuna mano una grossa treccia dei
-capelli che le cadevano partitamente sul petto, e me ne ricinse il
-collo, in tal guisa, che le sue braccia ed i suoi capelli profumati
-formavano insieme una sola catena. Rideva, con le labbra rosse, la gola
-turgida, gli occhi pieni di chiarità; la sua persona tutta non era che
-morbidezza e profumo.
-
-Dai poggioli aperti entrava un sole giocondo; i glicini assalivano le
-ringhiere, il letto pareva riscintillasse d'aurora, i suoi capelli
-splendevano, la sua pelle sapeva d'essenza di rose.
-
-Ed ecco, dal giardino, la voce di Fabio mi chiamò:
-
--- Eh, lassù!... buongiorno! Ancora non sei pronto?
-
--- Buon dì, -- gli risposi affacciandomi. -- Ora scendo sùbito. Come hai
-dormito?
-
--- Magnificamente. Oh, questi letti antichi!... -- egli fece, stirandosi
-con voluttà.
-
-Appena fui pronto scesi, e lo trovai occupato a discorrere con Lazzaro,
-che lì presso, con un paio di forbici, coglieva tutti i fiori delle
-aiuole gettandoli dentro un paniere.
-
--- Che fai, Lazzaro? Mi devasti il giardino?
-
--- Oggi è la Festa. Bisogna coglierli, signore.
-
--- Che santo è oggi?
-
--- Tutti i santi, signore. A Fondi è la Festa dei Fiori. Si fa un
-apparato grande per la benedizione dei raccolti. La costumanza è nuova
-di qualche anno. Quando è in pieno la stagione dei fiori, si fanno mazzi
-a centinaia e si portano in voto alla Chiesa per la intercessione dei
-frutti. Le donne vengono da tutti i dintorni, e molte scendono anche
-dalla montagna, recando i canestri pieni, che poi rovesciano davanti
-all'altare. Danno alla Vergine la primavera per chiedere l'estate. Voi
-dovreste condurvi la signora vostra, perchè la chiesa è come un giardino
-quando le donne hanno rovesciati i canestri.
-
--- Dura parecchi giorni? -- domandai.
-
--- Un solo giorno, signore. Questa sera la Festa finisce con musiche e
-luminarie. Di qui se ne vedranno i fuochi. Domani poi rimarranno su la
-piazza solo i giardinieri ed i mercanti per vendere i fiori fini, le
-pianticelle di serra e le semenze nuove. Andátevi, signore; vedrete
-quante maraviglie produce la terra nostra.
-
--- Bene, -- risposi; -- tieni pronta la cavalla.
-
-E prendendo Fabio sottobraccio, m'inoltrai per i viali profondi.
-
--- Dunque, -- gli domandai, -- cosa pensi di Elena?
-
--- È una stupenda creatura e penso che ti voglia bene.
-
--- Sì; è l'amante più perfetta che possa desiderare un uomo.
-
--- E tu l'ami?
-
--- È il primo, il solo sentimento della mia vita.
-
-Egli mi sogguardò con una espressione particolare, avvolgendomi d'uno
-sguardo che pareva insieme incredulo indulgente e beffardo. Poi si
-chiuse in un freddo silenzio, aspettando ch'io parlassi.
-
-Ora costeggiavamo il fiumicello, camminando sotto volte arboree che
-stormivano sommessamente. Un'erma biancheggiava tra un viluppo di folta
-edera; Fabio, con un ramoscello divelto, fustigava l'alta erba selvatica
-su l'orlo del sentiero.
-
--- Come sembri diffidare di me! -- gli dissi. -- . Non ne capisco la
-ragione. Speravo invece che ti rallegreresti nel vedermi così felice.
-
--- Non devi badare alle idee che mi frullano per il capo, senza, in
-fondo, una causa ben definita. Io penso al dopo, amico mio... e questo
-mi fa paura.
-
--- Chi mai comincerebbe un amore se dovesse pensare al dopo? Del resto,
-non vorrei farti ridere, ma Elena mi è divenuta necessaria, e sento che
-l'amerò per sempre.
-
-Fabio si allontanò di qualche passo, fischiettando il motivo d'una gaia
-canzone di Piedigrotta.
-
--- Poi, -- ripresi, -- non la devi giudicare come si giudicano tutte le
-altre: è una donna fuori dal comune. Anche a me pare talvolta una donna
-incomprensibile.
-
-Il fiumicello con allegre spume precipitava per quattro gradini, simili
-ad un frammento di scalinata sepolta sott'acqua, e scivolando fra le due
-rive tortuose piegava nel suo decorrere la lunga erba selvatica,
-pettinandola come una criniera. Qua e là, per i meandri degli alberi, si
-vedeva il sole tessere un gioco molteplice sui tappeti muscosi, quando
-il vento s'inoltrava nei rami con folate improvvise.
-
--- Vedi, -- riprese Fabio, -- non la giudico affatto; anzi l'ammiro, e
-t'inganni se credi ch'io non sappia essere imparziale verso di lei. Però
-la considero, forse ingiustamente, per la donna che impedisce a te, mio
-amico, di riparare a' tuoi disordini e rimanere in quella società ove
-sei nato, vissuto finora, ed alla quale devi appartenere. Dinne quello
-che vuoi, ma tu avresti finito con sposar Edoarda. Invece ti ficchi a
-fronte bassa nella rovina. Poichè, se finora trovavi da ogni parte il
-denaro che ti bastava per vivere di ripieghi, ciò accadeva in grazia del
-tuo fidanzamento. La prova è questa: che ora, corsa intorno la voce il
-dubbio che il matrimonio non si faccia più, tutto il tuo credito è
-cessato e non ti rimane che attendere gli uscieri al primo protesto.
-
--- Bah! -- risposi con millanteria, -- la vita è una avventura di tutti
-i giorni: qualche santo provvederà!
-
--- Bene, spera nei santi, se hai fede. Quello che intanto non so capire,
-è come mai Elena abbia potuto accettare di unirsi a te, conoscendo i
-legami che ti stringevano.
-
--- Ma non li conosceva, o per lo meno ha saputa la cosa quando già era
-troppo tardi per rimediare.
-
--- Non è mai troppo tardi: basta volere.
-
--- Ebbene, se preferisci, non avrà voluto. I sacrifizi di questo genere
-si compiono piuttosto nei romanzi che nella vita.
-
-Fabio fece un atto singolarissimo con le labbra, poi subitamente mi
-prese per un braccio.
-
--- Lo credi? -- esclamò, con voce ambigua.
-
--- Certo, lo credo.
-
--- Ebbene, senti... -- egli proseguì, ridendo di un riso ambiguo. --
-Voglio farti una confessione, proprio ora, per dimostrarti come
-t'inganni. Anzi, una confessione grave.
-
-Fece una pausa e d'un tratto si fermò. Le sue pupille splendevano, la
-sua faccia era di sùbito impallidita.
-
--- Io, -- disse, battendosi le due mani sul petto, -- io stesso, vedi,
-ho amata un giorno Edoarda....
-
--- Tu? -- esclamai, pieno di stupore. -- Via!... non è possibile!
-
--- Si, l'ho amata, -- egli rispose, ridendo di un riso beffardo. --
-Certo non lo avrai nemmeno sospettato, e questa è la mia fierezza.
-
--- Oh, Fabio, che strana cosa mi dici...
-
-E chinai la faccia, sentendomi quasi umiliato. Egli si avvicinò di
-nuovo, sorridente:
-
--- Vedi che questi sacrifizi, alle volte, si fanno anche nella vita. --
-E, dopo una pausa, con voce tranquilla:
-
--- Ma ormai è cosa passata. Non fu che una sciocca mia debolezza... Ora
-ne sono guarito interamente. Via non prendere quell'aria tragica! Ridi!
-Ne rido io stesso!
-
--- Perchè non me ne hai parlato prima? -- gli domandai dopo un silenzio.
-
--- Mi parve inutile, com'era inutile in fondo che te lo dicessi ora.
-
--- Ma quando avvenne?
-
--- Oh, fu nei primi tempi... -- egli accennò quasi con vergogna. -- Ti
-ricordi il mio viaggio al Cairo, quel mio viaggio misterioso?
-
--- Me ne ricordo. E fu per questo?
-
--- Già: per guarirne. Il proverbio dice: Lontan dagli occhi...
-
-E scoppiò in una risata piena d'amarezza.
-
-Afferrai una sua mano e la strinsi con vera commozione.
-
--- Ora, -- egli soggiunse, -- non parliamone più.
-
-Colse un fiore, lo sfogliò sbadatamente.
-
--- È stato un episodio ridicolo! -- ripetè, alzando le spalle.
-
--- No. Conosco la delicatezza del tuo sentimento e indovino quel che non
-dici. Forse hai sofferto, e chissà... forse ne soffri ancora.
-
--- Ho dovuto lottare un poco... è tutto! Adesso non ci penso più.
-
-Fra le sue sopracciglia virili s'incideva un solco profondo. Per qualche
-minuto camminammo in silenzio, turbati, assorti ambedue.
-
--- Certo -- egli riprese, -- ho fatto male a parlartene. Ma tu
-promettimi, Germano, che fingerai di non saperlo nemmeno. Te lo chiedo
-come un favore. Me lo prometti?
-
--- Se vuoi, -- risposi tristemente.
-
--- Sì, te ne prego: altrimenti mi farei quasi uno scrupolo di
-pronunziare con te il nome d'Edoarda. Oh, se tu vedessi com'è ora! Sono
-stato a trovarla pochi giorni or sono... Distrutta, povera figliuola!
-Che pietà mi fece!
-
-Una lenta e fredda paura corse per le mie vene. Chiusi gli occhi e
-rividi come in sogno la piccola sala di Edoarda, quale mi apparve
-nell'ultimo giorno, con quella striscia di sole che pertugiava dalle
-cortine, movendo la sua palpitazione luminosa intorno alle pareti, ai
-mobili ed ai cuscini, ch'erano foderati d'una stoffa delicatissima dal
-colore un po' languido della rosa di gruogo. Rividi quel caminetto, con
-gli alari di bronzo, così minuscolo da parere costrutto per i piedi
-minuscoli d'una bambola di Norimberga, ed i bagliori delle coppe
-fiorentine che traboccavano di lilla profumato, e quel divano dov'ella
-era stesa, inerte, come per un supremo desiderio di pace. Mi parve
-ancora che dalle sue labbra uscisse il tremore di quell'ultima domanda:
-«Mi scriverai da Torre Guelfa?...»
-
-E scossi il capo con violenza per allontanare quel pensiero molesto.
-
--- Ti ha parlato di me? -- domandai a Fabio.
-
--- Sì, vagamente.
-
--- Cosa ti ha detto?
-
--- Mi ha detto: Germano è malato. Lo sapete anche voi?
-
--- Sì, -- risposi per consolarla. -- Da qualche tempo si è fatto
-scontroso, pare alla ricerca di sè medesimo, soffre.
-
--- E che diceva Edoarda?
-
--- Edoarda scoteva il capo, forse indovinando la mia compassione. Si
-torceva le dita e pareva che avesse pianto ormai tutte le sue lagrime.
-Poi mi raccontò che le scrivevi quasi ogni giorno, che le parlavi molto
-a lungo della campagna... e non saresti ritornato per qualche tempo.
-
--- Infatti, non potrò tornare... -- profferii a bassa voce, quasi
-arrendendomi ad una certezza intima.
-
-Lì presso era un sedile di corrosa pietra che i licheni macchiavano di
-segni bizzarri, simili a fiori verdastri. Fabio vi sedette con indolenza
-e volse lo sguardo in alto, per entro le foglie. Poi, dopo una lunga
-meditazione, prese a dirmi:
-
--- Tu m'hai chiesto un aiuto, che io non ti seppi rifiutare. Tuttavia,
-quando mi giunse a Roma la tua prima lettera, il coraggio mi venne meno.
-Pensai di frapporre ancora un indugio, nella speranza che dopo qualche
-tempo di convivenza con Elena, la tua passione fosse un poco scemata e
-forse tu potessi ragionare più freddamente. Sono partito da Roma, te lo
-confesso, cullandomi ancora in una vaga speranza. Invece ti ritrovo
-immutato, più pazzo che mai di questa donna, e vedo come finora tu non
-abbia rimediato a nulla, ma invece ti sii perduto nell'irriflessione di
-un amore che ti rovinerà.
-
--- Che vuoi? -- gli risposi; -- la mia volontà non può mutare; il resto
-non mi spaventa affatto.
-
--- Insomma cosa decidi? -- egli domandò, guardandomi con una specie di
-affettuosa paura.
-
--- Quello che ti ho detto, Fabio. Se vuoi salvarmi non c'è che una
-strada.
-
--- Ma Edoarda potrebbe anche morirne! -- egli mi suggerì, con la voce
-piena d'angoscia.
-
-Mi coversi la faccia istintivamente, e tacqui, parendomi che ogni
-risposta in quel momento fosse troppo crudele.
-
--- Tu non hai pensato a questo! -- egli esclamò nervosamente.
-
--- L'amore, -- balbettai dopo una pausa, -- l'amore ha qualche volta
-fatto vivere, non credo abbia ucciso mai. Sono cose che si dicono!
-
-Egli mi fissò con uno sguardo lungo, senza rispondere.
-
--- Poi non c'è rimedio, ti ho detto. Non c'è rimedio! -- ribattei con
-eccitazione. -- Ecco: immagina di aver sete, una sete rabbiosa, e di
-vedere una bella fontana, limpida, là, dinanzi a te. E che tu voglia
-corrervi, ma ci sia frammezzo un campo di sterpi tenaci, i quali
-s'aggroviglino al tuo piede, t'inceppino e non ti lascino camminare,
-mentre la tua sete cresce, diventa un'angoscia, un furore... Ecco, mi
-trovo appunto così, non riesco a muovermi, vorrei con una falce farmi
-strada e passare.
-
--- Povero amico! -- egli esclamò tristemente. -- Anche tu mi fai pena.
-
--- Vedi, -- continuai, ansimando forte, -- io non sono un eroe: sono
-anzi un uomo comune, volgare, se preferisci. Queste rinunzie, questi
-grandi sacrifizi sono maggiori di me. Poi, si può commettere un errore
-nella vita, e portarne anche la pena; ma che si debba scontarlo con un
-supplizio di tutte le ore, senza rimedio e senza fine, questo non è
-ammissibile, non è neanche umano!...
-
-Un riso amaro gli contrasse la bocca sardonica, la sua fronte si
-rabbuiò, ma non rispose.
-
--- Ascoltami, -- gli dissi andandogli più presso e parlandogli con voce
-affettuosa; -- tu sei troppo sensibile, hai l'anima d'una suora di
-carità. Eppure, dimmi: se l'amore vero è quello che sa compiere un vero
-sacrifizio, perchè mai Edoarda non avrebbe questo coraggio per me? Quale
-gioia potrebbe ormai darle un amore ottenuto come un'elemosina?
-
--- Io credo infatti che avrà il coraggio di perderti, -- rispose Fabio;
--- ma forse non troverà poi la forza per sopportare questo abbandono.
-
--- Ma no, Fabio: non credere! Io la conosco bene. L'amore di Edoarda è
-semplicemente una specie di manìa sentimentale. Io non sono per lei un
-amante, nè un fidanzato, nè un amico: sono semplicemente l'essere che la
-sua fantasia, per una scelta incomprensibile, ha voluto collocare al di
-sopra di tutte le cose. Edoarda non mi desidera nè coi sensi nè forse
-col cuore: mi desidera con l'immaginazione. Tutto il suo grande amore
-non è che una specie di ostinata e gelosa immaginazione. Tu la ritieni
-capace di compiere per me un vero sacrifizio? No, Fabio! Mai, se non
-costretta. Edoarda sa benissimo che non l'amo più. Mi conosce troppo e
-non s'inganna; credimi, non si può ingannare. Vede con esattezza quello
-che soffro da molti mesi e legge qualche volta nell'animo mio con una
-penetrazione che mi spaventa. L'amore che avevo per lei, Edoarda lo ha
-veduto spegnersi ora per ora. Ebbene, che farebbe un'altra donna, più
-fiera ed anche, lasciamelo dire, più generosa di lei? Certo si
-vergognerebbe d'accettare questa mia fredda pietà e, forse per
-ribellione, mi saprebbe odiare. Ma Edoarda no. Il suo tormento e la sua
-gioia son quelli di potermi dire ogni giorno: «Tu non mi ami più!...» e
-costringermi a contare le sue lacrime, od opprimermi con una infinità di
-cose meschine, o sedersi ancora su le mie ginocchia, per parlarmi di una
-volta, di una volta, di una volta... come si recita una tediosa litania.
-No, Fabio! Che l'amore possa talvolta essere crudele, brutale, iniquo,
-lo ammetto; ma che l'amore debba mostrarsi vile, mai!
-
--- E più crudele, secondo me, quest'analisi che ora tu fai, -- rispose
-Fabio. -- Del resto è naturale: contro il rimorso non v'è che l'ironia.
-Nessuno ha il coraggio di dire a sè medesimo: «Io sto compiendo
-un'azione davvero disonesta.»
-
-Su la faccia dell'erma lontana un occhio di sole rideva mutevolmente; un
-canto spiegato volava e trillava nel verde, mentre, vicini all'ora di
-mezzodì, gli sciami addensavano i loro turbinii su l'acqua iridata. Un
-lungo silenzio cadde fra noi, mentre tutto il mio mondo interiore pareva
-sopirsi e lentamente sperdersi nella grande pace meridiana.
-
--- Germano, -- egli mi disse infine, con una voce in cui pareva tremasse
-il dolore di occulte lacrime, -- tornerò domani a Roma per dire a
-Edoarda Laurenzano che non ti aspetti più. Le cose, gli uomini ed i
-sentimenti hanno tutti un loro inevitabile destino.
-
--- Grazie, Fabio, -- gli risposi, tendendogli la mano.
-
--- Non ringraziarmi. Germano. Vado a portare la tua condanna e forse a
-distruggere un'anima. Pensa che nella vita potrebbe venire un'ora simile
-anche per te....
-
-Per la prima volta sentii nella mia mano tremar la mano di quest'uomo
-forte, e vidi cadere una lacrima dalle sue ciglia ferme.
-
-Lì, nell'antica ombra di quella foresta, nel solenne patto concluso,
-finiva certamente un tempo irrevocabile della mia vita, e sentii con
-paura, nel recesso dell'anima, tremare vagamente il presagio di una
-sventura lontana. Camminammo ancora qualche tempo senza levare gli
-occhi, tacendo. Poi tornammo indietro, verso il coltivato bosco nel
-quale si promulgava il giardino. Allora Fabio si scosse, raddrizzò la
-bella persona e di nuovo il suo dolore si nascose dietro la maschera
-della sua costante ironia.
-
--- E tu che farai? -- mi domandò, fermandosi ad un bivio di sentieri,
-ove con grande impeto il caprifoglio fioriva.
-
--- Chissà mai?... E del resto cosa importa? Non ho paura, Fabio! Non ho
-avuta mai paura della vita, io!
-
--- Sarai felice almeno? -- egli domandò ancora, mentre con attenzione
-attorcigliava un ramo d'edera che aveva strappato camminando.
-
--- Sì! -- esclamai con ardore. -- Ne sono certo. I miei desideri sono
-ormai tanto semplici; Elena sola mi colma di una totale felicità.
-
-In quel mentre, di là dai cedri che nascondevano la casa, una voce
-chiamò più volte:
-
--- Germano! Germano, dove sei?
-
-E subitamente, fra le aiuole che ostentavano al meriggio le meraviglie
-dei lor mille colori, vidi Elena venirci incontro, simile ad una
-creatura che portasse, nella sua limpida voce, ne' suoi chiari occhi
-d'amante, nell'anima sua d'innamorata, un divino soffio della splendente
-primavera.
-
-
-
-
- IV
-
-
-Le campane della gotica Santa Maria di Fondi squillavano a distesa per
-l'aria solatìa, cantando il mistico inno che celebrava la Festa dei
-Fiori.
-
-Fin dalle primissime ore del mattino le compagnie dei villaggi, di valle
-o di monte, si erano date convegno su la via di Appia, ed erano andate
-in gran corteggio portando i fiori all'auspice benedizione.
-
-Giungevano. Alcune vestite con abiti dalla foggia gaia, cavalcando asine
-impennacchiate o cavalli aquilani dalla criniera barbarica intrecciata
-di spighe verdi, con un mazzo di papaveri ad ogni borchia de' finimenti;
-altre cantavano in coro, sedendo sopra carretti fragorosi, adorni d'un
-drappeggio di stuoie rosse; altre compivano il viaggio a piedi, come un
-gregge in emigrazione, ondeggiando su gli altipiani o scomparendo nelle
-avvallature, e ciascuno di quella moltitudine recando i fiori del suo
-giardino, i boccioli delle sue pasture, i mazzi più recenti e le
-ghirlande più fresche della sua nativa montagna. Era un popolo che si
-moveva, portando in braccio gli Dei Lari della sua terra verso il Tempio
-georgico della originaria stirpe, compiendo con rinnovellato sfarzo di
-paganesimo un rito augurale della sua vita cristiana. Essi andavano a
-pregare per il solco della zolla generatrice, dal cui grembo scaturivano
-le biade fluenti, ricchezza ed allegrezza dei raccolti futuri; andavano
-a genuflettersi per ottenere propizia l'estate, irrigua la possa
-fluviale, benedetta la natività di ogni seme.
-
-Con le mani callose per la fatica dell'aratro e della falce portavano i
-mazzi come si porta un cero in processione, e le donne facevano con i
-grembiuli un grembo, per entro adunarvi l'offerta; ovvero, con arte
-quasi primordiale, avevan intrecciati que' fiori e quelle frasche in
-modo che si potessero appendere come doni votivi, e foggiati li avevano
-a somiglianza degli utensili campestri, per l'augurio della messe
-copiosa.
-
-Altre comitive, le più ricche, o forse i parentadi, reggevano canestri
-colmi di fiori coltivati, offrendo così alla Vergine primaverile una
-donazione più rara; i lor panieri traboccavano di ogni ricchezza
-profumata, sorretti per lo più da due giovanette, che in abito uguale
-camminavano a lato, cantando.
-
-Da un poggio eminente sopra Torre Guelfa, nella prima ora dopo il
-mezzodì, vedevamo ancora sopraggiungere le compagnie dei borghi
-alpestri, alle quali una più lunga strada ritardava il pellegrinaggio.
-
-Ora venivano, accelerando il passo, e chi era sui carri battendo i
-cavalli con sferze infiorate, mentre stornellavano a voce spiegata,
-sicchè per l'aria limpida era un gran ridere di canzoni, confuso e
-misurato insieme col tintinnio delle sonagliere gioconde.
-
-Alcune fanciulle reggevano le canestre sul capo, altre avevano le
-braccia cariche di ghirlande, altre, coronate in fronte, portavano rami
-d'ulivo. Un bellissimo trofeo, rosseggiante di bacche vermiglie, che al
-sommo aveva una grande foglia di palma distesa, era portato a spalle da
-quattro uomini succinti nel costume della terra d'Aquino: molte
-fanciulle, vestite in abito candido e guidate da una suora, camminavano
-dietro uno stendardo, avendo ciascuna la faccia velata e le braccia
-ricolme di bianchissimi fiori. Di quando in quando sopravveniva un'altra
-schiera e si udivano altre canzoni. Un pastore spingeva la sua pecora
-lanosa, che aveva tra le corna un ornamento vaghissimo di fiori
-montanini; la mazza del mandriano era un lungo ramo nodoso avviluppato
-con rosai selvatici.
-
-Così erano scesi dalla montagna, si erano mossi dalle rive del fiume,
-dalle case dei villaggi, dalle fattorie disperse nella campagna, od
-anche dalle più povere catapecchie, se pur davanti al limitare avevano
-un sol palmo di terra dal quale potesse nascere un fiore.
-
-Noi pure vi andammo, sul barroccio di Lazzaro, per assistere alla
-celebrazione del rito gentilissimo.
-
-La strada che seguivamo svoltava, dopo un lungo pendìo, su la via Appia;
-là incontrava una traccia di fiori sfogliati su le recenti orme dei
-pellegrinaggi, mentre ancora talune comitive dei più lontani contadi
-sbucavano per i sentieri della campagna volgendo gli occhi ansiosi verso
-la meta imminente.
-
-Fondi appariva dinanzi a noi, nel mezzo del suo «Caecubus acer» che
-dette i prelibati vini ai circensi ozii di Cicerone, di Attico e di
-Tiberio, e fin lungi mandava esultanti clamori fuor dai ruderi della
-cinta romana, ove un popolo rimasto fedele ai geni ed alle consuetudini
-della sua razza tenace rinnovava i simboli dei padri venerando la
-secolare divinità della Terra. E la gioia di quella turba semplice, che
-andava per offrire le sue ghirlande alla Cerere cristiana, si comunicava
-in noi, aprendo le nostre anime all'allegrezza del simbolo primaverile.
-
-Così densa era la moltitudine all'entrar del paese, che, non potendo
-proceder oltre, dovemmo cercare una rimessa per la cavalla di Lazzaro e
-procedere a piedi.
-
-La via Appia, guernita di bandiere, di palvesi, di giostre aeree, di
-gonfaloni e di stendardi, continuava in mezzo alle case, verso il Tempio
-di Santa Maria, dov'era il convegno della festa floreale. Agilissimi
-festoni d'edera si appendevano da un tetto all'altro, curvi nel mezzo
-come i tralci delle viti cariche, in guisa da comporre sopra la strada
-una specie di pergola trionfale, un telaio di gloriose ghirlande, in
-gradazione dolcissima di colori. Gualdrappe sfarzose pendevano dalle
-finestre, addobbavano i terrazzi ed i poggioli, cui stavano affacciate
-le donne procaci che amò Silvestro de' Buoni e che un tempo salirono,
-adorne di lunghi veli, al convento dei Frati Domenicani per ascoltar le
-prediche di San Tomaso d'Aquino.
-
-Quel giorno, esse ridevano dai poggioli, come da un «mirador» di
-Siviglia, pettinate alcune alla guisa castigliana, con il bianchissimo
-collo ignudo e carico di monili. A piene mani gettavano mazzi nella
-strada, poi si schermivano dietro le stuoie quando una brigata di
-corteggiatori le assaliva da ogni parte rispondendo alla loro
-provocazione.
-
-Una pioggia di fiori ci accolse al nostro passaggio. Elena, vestita di
-bianco, alta fra la moltitudine, attraeva lo sguardo dei lanciatori di
-mazzi, che da lungi la investivano vuotando a gara i canestri pieni. Per
-un momento la battaglia della strada si rivolse tutta contro di lei, e
-dovemmo sostare per ripararci da quell'accanimento. Ella rideva, un po'
-smarrita, serrandosi al mio braccio, fra quel giocondo piovere di
-ramoscelli fioriti, che oscillavano volubilmente nell'aria prima di
-caderle ai piedi. Poi fummo liberati per il sopraggiungere di due
-fanciulle, che, attraversando la strada, con una risata, distolsero da
-noi l'infuriare della leggiadra battaglia.
-
-Erano di ugual statura, brune ambedue di colorito e di capelli, col
-petto ampio e florido, la bocca invermigliata. Sui lor capelli era
-profusa una gran copia di petali e di foglie, come accade al passar
-d'autunno sotto una pergola che sfiorisce; le lor caviglie, costrette da
-un'allacciatura incrociata più volte, uscivano agili ed esilissime dalle
-gonnelle succinte.
-
-Ma ecco, entrando nella piazza grande, mutata in improvviso anfiteatro,
-fummo sorpresi da una magnificenza impreveduta.
-
-I banchi orticoli, adorni di muschi o di glebe divelte ancor umide dalla
-terra tenace, componevano in semicerchio un bellissimo cuscino di zolle
-verdi, che s'interrompeva tra due pali avviluppati d'edere allo sbocco
-d'ogni contrada, poi saliva ad arco su la gradinata e sul terrazzo della
-chiesa. I fiori vi giacevano sopra, a mazzi, a ghirlande, a fasci, o
-disseminati, giuncando l'intero anfiteatro.
-
-Pareva così di entrare, per una conca verde, nel recesso di un tempio
-leggendario, dove i colori ed i profumi componessero insieme un'apoteosi
-della primavera.
-
-Un antico salice, ch'era sorto a fianco della chiesa, con le radici
-sotto la pietra, era naturalmente investito e soffocato quasi dai
-viluppi di un glicine, che, due volte abbracciandone il tronco,
-s'arrampicava nella foltezza dell'albero ed emergendo fin sopra la
-vetta, sciorinava giù per la curva dei rami le sue lunghe propaggini
-fiorite, spiovendo come il salice, con indolenza magnifica, sin quasi a
-toccare la terra. E nessuna composizione di tinte appariva così mirabile
-a guardarsi, come, sul verde acquatico del salice, la delicatezza di
-quelle fioriture turchine, simili ad un'aggregazione di piccole ali, o
-forse ad un alveare d'api raccolte in grappoli.
-
-Intorno tutti i colori sfoggiavano, componendo in una maraviglia unica
-la loro molteplice diversità. Pareva che una schiera di uomini
-scorazzanti avesse invasi tutti i giardini, disfatte le aiuole, vuotate
-le serre, depredati gli orti, mietuto nelle campagne, tagliato nelle
-selve, divelto dall'argine dei fiumi, nel grembo delle valli e su
-l'aprica montagna per raccogliere in quella piazza tutto ciò che la
-primavera ed il sole avevano saputo esprimere di colorito e di olezzante
-dalla instancabile generazione della terra.
-
-Era come un risorgere di que' giochi floreali che un lascito di
-cortigiana aveva elargito al popolo di Roma, nel giorno di Calendimaggio
-e che venivano celebrati nel più leggiadro fra gli otto circhi, al di là
-dalle mura, in una valletta oziosa tra il Viminale e il Colle dei
-Giardini. Seminude, le danzatrici s'inghirlandavano e tessevano danze
-dionisiache alla concorde musica dei flauti e delle arpe; le attrici
-simulavano drammi floreali; poi, di notte, al chiarore delle fiaccole,
-sovra un palco addobbato, le mime figuravano scene di sfrenata licenza,
-mentre dai parapetti si curvavano, accesi di voluttà negli occhi
-dipinti, i giovini patrizi decadenti, e saliva su le labbra delle
-matrone un languido sorriso d'impudicizia.
-
-Davanti alla chiesa, come in un giorno di grande sagra, tutta la piazza
-era ingombra di giuncature primaverili; fiori ed aiuole d'ogni varietà
-l'abbellivano e la colmavano di magnificenza.
-
-Amico ai pascoli rideva il pandicúculo cavalleresco per l'elmo ch'esso
-porta e per lo sprone, là dove i mirti bianchi e l'aralda porporina
-socchiudevano lentamente i cálici delle lor campanule stanche. Bocche di
-lupo e bocche di leone, prímule, biancospini, fior di primavera,
-marruche, arse dalla gran vampa, si addormentavano, sognando forse
-l'ombra delle lor siepi natie.
-
-Dai fiori si conosceva l'origine dell'offerta. Il boscaiolo era venuto
-con i mughetti, le cesarelle, i gigari, gli allori, l'abbracciabosco, i
-gerani di bosco e la barba di bosco; il falciatore con l'erba
-cipressina, l'erba di vinca, l'erba trinità; le seminatrici coi
-fiordalisi, le spadacciole, i cinquefogli, e dalla montagna erano scese
-le pastorelle, dai paschi le pascolatrici, portando, insieme coi
-bucaneve solitari, le genziane di tutti i colori, le belledonne dei
-semplici e le araldiche insegne dei gigli fiorentini.
-
-Tutti questi fiori, e gli altri mille cui non era possibile riconoscere
-un nome, parevano irradiare nell'aria circostante i riflessi dei loro
-infiniti colori, aspirando ad essere più belli della loro bellezza ed
-avendo singolarmente una diversa guisa di vivere e di morire.
-
-Nel tripudio e nel sole di quella piazza invasa un'anima vasta e quasi
-umana pareva espandersi da quelle innumerevoli agonìe, dicendo con una
-suprema estasi di profumo l'ansia che i fiori avevano di suggere le
-linfe della terra, di accogliere più sole, più rugiada, più vento, per
-palpitare, per aprirsi e ridere, per generare un seme fecondo. E quel
-profumo, ch'era quasi una voce, quel profumo di corolle moriture,
-dilagava in alto per l'azzurrità immensa come una suprema invocazione
-alla vita, come una bella ed inutile volontà di fiorire.
-
-Anime anch'essi, avevano il loro attimo di smarrimento presagendo
-l'orrore del perpetuo silenzio, della irrevocabile ombra; e, forse per
-non conoscere quello spavento, gettavano a fiamme di colore, a turíboli
-di profumo, le ultime giocondità vitali, e morivano sperduti
-nell'ebbrezza della fine, sublimando il colore come un'anima in uno
-sforzo eroico verso la luce.
-
-Nella chiesa lo spettacolo cresceva di bellezza. Non v'era più marmo,
-non v'erano più altari, nè seggi nè cori nè pulpiti nè colonne: tutto
-scompariva sotto un ammanto unico di fiori, lasciando solo una via
-diritta e sgombra che si partiva dalla soglia fino ai gradini dell'altar
-maggiore.
-
-Filtrava per le vaste invetriate una chiarità contemplativa nel tempio,
-e tra i vapori degli incensi aromatici una lama di sole fendeva
-obliquamente lo spazio come un'evangelica spada.
-
-La turba, genuflessa tra i fiori, elevava un sommesso mormorìo di
-preghiere.
-
-«Beato colui che ha l'Iddio dei Fiori in suo aiuto -- la cui speranza è
-nell'Iddio dei Fiori.
-
-«Il suo Regno è un Regno di tutti i secoli -- la sua Signoria vive per
-ogni età.
-
-«Deh, apri la tua mano e spanda la tua mano il seme abbondevole su la
-terra pingue; -- e il frutto rida in allegrezza sul ramo fortificato.
-
-«Alleluia Vergine Maria! Immacolata Vergine dei Fiori!» -- cantava il
-sacerdote officiando, mentre il chierico agitava i turiboli e la turba
-ripeteva «Alleluia!»
-
-Ed ecco il sacerdote, apprestandosi a compiere il rito, coglieva dalle
-più vicine offerte alcuni fiori e li deponeva sopra un vassoio
-d'argento, trattando le corolle con delicatezza, quasi fosser ostie
-benedette. E con un gesto abbracciando tutte le ghirlande che
-ammantavano la chiesa:
-
-«Ogni fiore è fiore, su questo vassoio ch'io porto!» -- disse, alzando
-il bacile ricolmo.
-
-Allora tutti gli occhi dell'ansiosa moltitudine si rivolsero alle mani
-del celebratore. L'immagine della Madonna sorrideva nella nicchia
-inaccessibile, adorna de' suoi ori antichissimi, la veste intessuta di
-gemme, i polsi carichi di braccialetti, la fronte serrata in una mitria,
-dove all'apice splendeva un rubino di favolosa bellezza.
-
-Due cori di vergini biancovestite, con le braccia incrociate al seno,
-eran genuflesse ai fianchi dell'altare, immobili, con una rigidezza di
-statue.
-
-Fra i due cori una monaca penitente stava quasi bocconi sul primo
-gradino dell'altare, le due braccia protese innanzi, come per
-intercedere supremamente. Pareva morta, uccisa dal soverchio profumo.
-
-«Il fiore è simile a vanità; i suoi giorni son come ombra che passa,» --
-ammoniva il sacerdote dall'alto dell'altare, fra il fumo ceruleo
-dell'incenso che vaporava per l'aria santificata.
-
-«Fa che i semi si diffondano al vento numerosi, i granelli dell'arena, o
-Maria che conosci da lungi!»
-
-E sollevava il vassoio di fiori davanti al tabernacolo scintillante.
-
-«Non abbassare i tuoi cieli; non toccare i monti perchè fumino di nubi;
-non avventare saette; non mandare la grandine che smiete i raccolti come
-una spada scellerata.»
-
-E, nella turba, le mani dei coltivatori, aduste, incallite nella fatica
-di guidare il vómero per il solco profondo facevano scorrere
-concitatamente i rosari, perchè la Vergine della primavera e dell'estate
-li preservasse da tanti flagelli.
-
--- «Fa che i nostri greggi moltiplichino a migliaia nelle fertili
-campagne.
-
-«Fa che non venga la secchezza sopra la terra e sopra i monti e sopra il
-frumento e sopra il mosto e sopra l'olio e sopra tutto ciò che la terra
-produce; e sopra gli uomini e sopra le bestie e sopra tutta la fatica
-delle mani.»
-
-E coloro che avevano seminato a piene ciòtole nei solchi fervidi e nei
-prati maggesi, coloro che avevano potate le viti, mondata la canape,
-veduto mignolar gli ulivi, coloro che avevano una vacca sterile, od il
-frutteto invaso dal mal del verde, od i prati aridi, od i virgulti
-restii dal germogliare, tutti coloro che vivevano la vita semplice del
-pascolo, della semina e della mietitura, tesero le braccia concordi alla
-soave immagine di Maria, perchè degnasse accogliere le invocazioni della
-sua grande georgica famiglia.
-
-Ed ecco, il sacerdote asperse tre volte i fiori con l'acqua lustrale,
-mentre nell'atto della benedizione tutto il popolo della gleba
-s'inginocchiava, e pareva che veramente qualcosa d'indefinibile, quasi
-una luce di redenzione, piovesse dall'alto su quelle migliaia di fronti,
-su quelle migliaia di anime, arse dal bisogno di credere, come un
-terreno asciutto ànsima nell'attesa della rugiada.
-
-Allora i due cori di vergini, sorgendo in piedi, presero a cantare. I
-loro polsi gracili erano allacciati da una catena di fiori nivali ed i
-loro occhi splendevano come nell'ebbrezza d'un'estasi religiosa.
-
-Cantavano con voci squillanti una dolcissima lenta preghiera; su le
-pause d'ogni salmo tutto il popolo ripeteva in coro:
-
-«Beata Vergine Maria, fate la grazia ai fiori!»
-
-Subitamente la voce dell'organo si elevò per l'ampiezza del tempio, come
-una preghiera sovrumana, la quale parve per un momento raccogliere in sè
-stessa l'adorazione di tutte le cose che riconoscevano un Dio. Modulata
-nel suo primo sorgere in tono fioco e lamentevole, man mano si
-espandeva, cresceva, dilagava per l'aria sonora, cullando tutte le
-tribolazioni, medicando tutte le sventure, persuadendo gli sconsolati
-alla speranza, i dubitosi alla fede, i poveri alla miseria del loro
-destino. La voce cantava sola, nel tempio solenne, piena di eloquenze
-mistiche, fluida e profonda, mesta e giubilante, come un alito, come
-un'onda, come un grido, irrompendo con tutto il fiato delle sue dieci
-canne, per dilagare pianamente verso le altezze immateriali della fede,
-verso le ineffabili armonie dei paradisi cristiani.
-
-E quando l'organo tacque, una preghiera di vergine fu cantata nel coro,
-da una bocca invisibile, da una voce che pareva sapesse attingere nei
-più profondi enigmi dell'amore, del sogno e del dolore le sue divine
-ispirazioni. Ed era trillante come una squilla d'oro, liquida e limpida
-più che non sia la musica di una polla d'acque scaturienti, morbida come
-una piuma che vola. Dopo avere distesamente spiegata la impareggiabile
-virtù del suo canto, dolcemente moriva in un succedersi di note
-vanevoli, come un'aria che scivoli tra le corde di una cetra sospesa,
-come una foglia che finisca di scorrere sopra l'arena, come una fontana
-che cessi di piovere dentro una profondità.
-
-E i fiori anch'essi morivano, bevendo l'ultima goccia di rugiada serbata
-nel càlice come una perla; morivano profumando col supremo loro effluvio
-la imminente sera del tempio, al chiaror scialbo de' cerei, essi, che
-adoravano il sole.
-
-E v'era, nell'agonìa di quelle anime floreali, la tristezza
-inconsolabile delle cose che hanno avuta una magnificenza caduca, la
-disperazione delle creature che sono vissute inutilmente, senza
-perpetuare la vita.
-
-Una grande malinconìa ci serrò il cuore; i nostri sensi, ebbri di
-profumo, provarono un lento spasimo, che ci fece d'un tratto impallidir
-entrambi, Elena ed io, guardandoci.
-
-All'ombra di una colonna ella si strinse tutta contro di me, cercandomi
-nascostamente le mani. Allora, davanti ai fiori che morivano, agli
-incensi che fumavano, al bisbigliar delle preghiere sommesse, cauti e
-paurosi ci baciammo, sentendo per tutte le vene correre il brivido di
-quel peccato soave.
-
-
-
-
- V
-
-
-Fabio era partito due giorni dopo, con la promessa di compiere la sua
-missione e di darmene tosto notizia. Che sarebbe avvenuto? Nè io volevo
-domandarlo a me stesso, nè, pur volendo, l'avrei saputo immaginare.
-Eravamo assai turbati, Elena ed io, nell'attesa del triste avvenimento.
-La consueta lettera di Edoarda giunse anche il giorno appresso, e poichè
-sapevo che sarebbe stata l'ultima, ebbi nel leggerla un turbamento
-insolito, quasi una indefinibile paura.
-
-Sembrava che, per una intuizione vaga, Edoarda presentisse la imminente
-sciagura, e le sue parole tradivano la mortale ansietà di quelle ore,
-nelle quali ci si attende ad un male certo, benchè ignoto, e si sente
-sopraggiungere il passo della persona che ci dovrà colpire.
-
- ----
-
-«Fra due mesi o poco più, -- scriveva Edoarda -- il mio lutto finisce.
-Mancano esattamente ottanta giorni -- (ella contava i giorni!...) -- al
-tempo da noi fissato per le nostre nozze. Io, per quel giorno, vorrei
-essere morta. Le nostre nozze... che crudele ironia! Come mai ho potuto
-una volta credere alla possibilità di questo sogno assurdo? E però mi
-ricordo ancora, come in una visione che non appartenga più alla mia
-vita, la sera in cui fu data questa promessa, e ti rivedo ancora,
-intento a sfogliare un calendario, un piccolo calendario di pelle rossa,
-con sopra, in miniatura, una caccia inglese. Era dell'anno passato e mi
-sembra che fosse di vent'anni fa. Tu hai voluto scegliere il 18
-Luglio... un anniversario. Ti ricordi. Germano?... già: un anniversario!
-Tu, che sei un uomo ragionevole, dimmi: perchè vi sono cose al mondo che
-non si possono dimenticare? Perchè un'anima prende un'altra, la stritola
-come in una morsa e poi la butta via? Perchè vi sono coloro che amano
-sempre e coloro che non amano più?...
-
-«Il primo giorno che ti ho veduto, circa tre anni or sono, tu guidavi al
-Pincio due cavalli, due morelli, che si chiamavano Bab e Nabab. Avevano
-le collane bianche, un mazzo di viole ai paraocchi. Non ti conoscevo
-allora, non sapevo chi fossi. Ma tu mi hai guardata, e, forse pensando
-ad altro, hai sorriso. Non so perchè, mi è rimasto sempre nella mente il
-sorriso che avevi quel giorno: freddo, cattivo, e però pieno di fascino.
-Eri, quel giorno, crudele come oggi, crudele senza volerlo, perchè
-nascondi nell'anima una crudeltà involontaria, che sente il bisogno di
-godere delle sofferenze altrui.
-
-«A quel tempo ero bella io pure: adesso non lo sono più; mi hai
-consumata; e, forse per questo, non posso come una volta illudermi di
-piacerti ancora. Mi cadono i capelli. Quando vi passo il pettine, la
-mattina, vi rimangono a ciuffi... Che importa? Se non debbo essere tua,
-perchè mi piacerebbe rimaner bella? Mi hanno detto che la donna per la
-quale ti sei battuto è di una bellezza maravigliosa. Certamente, se io
-fossi come lei, mi avresti amata sempre. Germano, come la vorrei vedere?
-M'hai scritto che ha lasciato Roma, che non l'hai più incontrata....
-Dimmi: è vero? è proprio vero? Ho sognato questa notte ch'ella fosse
-teco a Torre Guelfa. Non conosco la tua casa; ma l'ho veduta come tu me
-l'hai descritta: dev'essere così. Perchè ho fatto un simile sogno?
-Dio!... non è possibile! Dimmi, Germano, dimmi che almeno questo non è
-vero!
-
-«Eppure mi ricordo sempre una tua frase, che certo hai dimenticata. Fu
-nei primi tempi, una sera, in casa della contessa Falconieri; e tu le
-facevi la corte, anzi dicevano che tu ne fossi l'amante. Ella ti pregò
-di scrivere un motto in un suo libro d'ore. Tu hai scritto così:
-«Passare, passare passare... ineffabile vita!» E la contessa leggendo
-rise, poi ti disse qualcosa a bassa voce, nascondendo la bocca dietro il
-ventaglio.
-
-«Passare, passare!...» Tu hai fatto questo, Germano, ed io mi sono
-lasciata travolgere dalla tua fuga.
-
-«Poi mi ricordo anche un'altra tua frase, che hai scritta in un mio
-libro. Diceva:
-
-«L'anima è qualche volta come la primavera: essa ritorna, e ritorna con
-tutti i suoi fiori.»
-
-«Io non credo più a nessuna primavera; dentro me tutto finisce. Ormai
-non sono che la tua tristezza, povero amore....
-
-«Quando lascerai Torre Guelfa? Mi sembra che tu non debba ritornare mai
-più, almeno per me.
-
-«Mai.» Che orribile parola è questa! Com'è piena di vuoto! Perchè vi
-sono alcune parole che fanno tanto male all'anima di chi soffre, ed
-appunto sono queste parole, che dicono «mai», che dicono «sempre», che
-dicono «addio?» Perchè? Io mi sforzo d'immaginare cosa potrà essere la
-mia vita il giorno che verrai per dirmi: «È finito... », il giorno in
-cui ti vedrò uscire dalla mia casa per l'ultima volta. Sempre, quando
-esco e torno, su l'uscio faccio questo pensiero. Mi sei così visibile,
-che vorrei tendere la mano per trattenerti. Quel giorno, credo che
-diverrò pazza. Mi domando qualche volta come ti ho potuto amare così. Ne
-rimango atterrita e non so comprendere la ragione. Talora, quando sento
-parlare di altre persone che amano, quando leggo nei libri le favole di
-altri amori, quando vedo l'abuso e la profanazione che si fa ogni giorno
-di questa parola, mi vien quasi una voglia di ridere... oh sì, di ridere
-disperatamente! Chiamano amore i loro capricci, amano e possono ridere,
-amano e possono vivere lontani, amano e possono pensare a mille altre
-cose nello stesso tempo! Ma chi di loro conosce veramente cosa sia
-questa orribile disperazione, l'amore?...
-
-«Senti: ho paura. Mi sembra che fra qualche giorno debba succedermi
-qualcosa di orrendo. La notte ho visioni angosciose. Vorrei sapere,
-sapere... tante cose che la mia povera testa non coordina più.
-
-«Domenica è la festa della zia: non dimenticarlo. Manda il solito mazzo
-di fiori. Mi scrivi che ve ne sono tanti a Torre Guelfa, è vero? M'avevi
-promesso di condurmi un giorno a visitare la tua casa e la gran
-Torre.... Invece, se non vi sono andata finora, non la vedrò forse mai,
-quella tua casa dalle stanze antiche, «dove si dorme come in un
-monastero.» Oh, se potessi giungere inattesa e sorprendere la tua vita!
-Essere la tua compagna, nella tua casa, per sempre!... Povero amore,
-come devi sorridere di queste mie parole! Tu hai ben altri pensieri. Mi
-scrivi che fra pochi giorni la maggior parte delle tue terre cadrà sotto
-sequestro. Ti rimarrà solo Torre Guelfa ed un piccolo pezzo di campagna
-«che si vede intero stando alla finestra». Povero amore! Perchè sono
-tanto ricca io, che non ho bisogno della ricchezza? E perchè non vuoi
-che t'aiuti? Ho il mezzo di farlo, almeno in parte, senza che nessuno lo
-sappia. Senti: anche se non dovessi mai più vederti, perchè non
-accetteresti? In qualsiasi giorno della vita, e comunque tu voglia, io
-sarò sempre tua.... Perchè non concedermi questa gioia? Tu hai bisogno
-del denaro, io ne possiedo molto e non so che farne. Era per te solo che
-mi piaceva esser ricca; ma ora, se non ti avrò... a che serve? Come
-tutto il resto: a che serve?... »
-
- ----
-
-A questa lettera non risposi: pensai che prima di sera, Fabio, recandosi
-a parlarle, avrebbe resa inutile una mia risposta.
-
-
-
-
- VI
-
-
-Seduta sotto la pergola di vite americana, Elena guarniva di fiori un
-suo cappello primaverile; io leggevo ad alta voce un libro del Taine, il
-suo _Voyage en Italie_, dov'erano pagine deliziose intorno al Convento
-di Montecassino.
-
--- Come vorrei visitare quel convento! -- Elena mi disse allora.
-
--- Vi andremo, se lo desideri. Anzi vi resteremo qualche giorno. Quei
-frati sono albergatori squisiti e tengono un'ottima foresterìa.
-
--- Si può anche abitarvi?
-
--- Certo. Io vi sono stato già una volta.
-
--- E con chi?
-
--- Solo.
-
--- Via... non lo credo! In mezzo ai frati, e solo?
-
--- Di fatti avevo una compagna. Venne con me un'amica d'allora, una
-tedesca bionda come la birra.
-
--- E i frati?
-
--- Oh, i frati ne hanno l'abitudine ormai!
-
-In quel momento la domestica venne ad annunziare che Michele Rossengo
-era salito alla villa e domandava di parlarmi.
-
--- Fallo entrare in sala e digli che ora vengo sùbito.
-
-Michele Rossengo era un pingue villano, arricchitosi con mezzadrìe di
-terreni e con usure nei mercati. Ritiratosi dalle faccende coloniche,
-ambiva ora le cariche cittadine, pronto a qualsiasi espediente pur di
-giungere a' suoi fini. Era più che cinquantenne, alto, corpulento, con
-un viso abbronzato in cui scintillano due malvagi occhi ambigui, e
-sorrideva di continuo come un uomo intimamente soddisfatto di sè.
-
-Quando entrai nella sala, mi venne incontro tendendomi la mano. Si
-tradiva dal suo contegno l'insolenza ingenerosa dell'uomo di volgo il
-quale, per un suo diritto, si senta forte contro il padrone.
-
--- Dunque, signor conte, bisognerà intenderci una buona volta! -- egli
-disse, entrando sùbito nell'argomento e piantandosi a gambe larghe
-dinanzi a me, con le mani in tasca, mentre vi faceva tintinnire un mazzo
-di chiavi ed alcune monete. Uso a comandare nella sua casa e nelle
-osterie dove lo corteggiavano i suoi loschi faccendieri, egli parlava in
-tono altezzoso, facendo con le labbra un atto ch'era singolarmente
-ironico.
-
--- Sono pronto a ragionare con voi, caro Michele, -- gli risposi con
-voce lusinghevole, avanzandogli una poltrona.
-
--- Ah?... ragionare? Sempre ragionare e pagare mai! -- esclamò l'uomo,
-sedendo. E rise d'un riso villano che gli gonfiava la bocca e le vene
-del collo.
-
--- Mi sembra, caro Michele, che siate oggi di cattivo umore. Prima
-d'incominciare la discussione vi offrirò un bicchierino di
-quell'acquavite vecchia d'ottant'anni, alla quale non fate mai cattiva
-cera quando venite quassù.
-
--- Ci vuol altro che acquavite ormai! Buoni da mille ci vogliono, signor
-conte! -- m'interruppe il Rossengo, fra il serio e il faceto, mentre io
-gli mettevo davanti la bottiglia preziosa e ne versavo due bicchierini
-colmi. Intanto, soffiando e bofonchiando, egli traeva da una tasca
-recondita un grosso fascio di cambiali, avvolte in un rogito notarile, e
-se lo batteva sul palmo della mano.
-
--- Che fate ora? Mettete via quelle porcherie! -- lo esortai ridendo. --
-Non dátemi altre seccature, chè ne ho già troppe in questi giorni!
-
-Egli posò le cambiali su la tavola, vi diede sopra un gran pugno e
-tracannò l'acquavite d'un sorso.
-
--- Ah, le chiama porcherie, lei? Questa è buona! -- diss'egli facendo
-schioccare la lingua contro il palato esperto. -- Buona anche
-l'acquavite, non c'è che dire! Ma insomma, lasciando le chiacchere, me
-le paga o non me le paga, stavolta? Perchè ormai siamo vicini alla
-scadenza e non si tratta più che di pochi giorni.
-
-E bevve un altro sorso dal bicchierino che gli avevo riempito.
-
--- Sentite, Michele, -- risposi con voce persuasiva, -- mi conoscete
-ormai da un pezzo e proprio non sarebbe il caso di farmi un'angheria. Vi
-ho pagato sempre, vi pagherò anche stavolta, per bacco!
-
--- Bah, ci sono due settimane ancora... Veda un po' lei, si regoli per
-quel giorno, -- replicò il Rossengo, scotendo la sua testa caparbia.
-
--- Via, non fate minaccie inutili! Fosse una cifra da poco, lo capirei;
-ma una somma simile non la si mette insieme in quindici giorni, lo
-sapete bene.
-
--- L'ho pur dovuta mettere io quando gliel'ho data, mio buon signore!
-Adesso me la faccio rendere; non sono che nel mio diritto.
-
--- Oh, voi, si capisce! Siete un uomo che tenete i vostri affari molto
-in ordine, avete il denaro facile, così facile che a Terracina tutti
-quanti vi salutano come un piccolo re. Mentr'io sono, viceversa, il
-disordine in persona. Quando si avvicinano le scadenze, devo sobbarcarmi
-ad una fatica sovrumana per far tacere i più esosi. Con voi, Dio buono,
-ci si conosce da tanti anni, e, vi dico la verità, finora non ci avevo
-neanche pensato.
-
--- Sì, sì, a maraviglia! Lei parla bene; ha la parola facile. Se le
-cambiali si pagassero così, con un bel discorso fatto a quattr'occhi,
-non ci sarebbe che dire! Ma io, vede, non la penso a questo modo. Io,
-questa volta, signor conte, per quanto mi dispiaccia, e sappia che lei è
-un buon giovine, questa volta, le dico, se non mi paga il giorno
-preciso, vado difilato in città e gliele protesto l'una dietro l'altra,
-tante quante sono!
-
--- Caro Michele, voi avete troppo cuore per usarmi una sgarberia simile!
-Oggi siete lunatico e sarebbe stato meglio se foste venuto un altro
-giorno.
-
--- Eh, no, sa! -- egli rispose ironico. -- In queste cose la penso tutti
-i giorni allo stesso modo. Non lo faccio per cattiveria, mi creda. Ma in
-questo momento, su la mia coscienza, ne ho bisogno e non potrei davvero
-transigere nemmeno con un figlio. Resteremo amici lo stesso, ma
-preferisco mettere le cose in regola.
-
-Era dunque inutile che gli continuassi a versare bicchierino su
-bicchierino dalla caraffa già vuota per metà; i suoi occhi brillavano,
-ma la sua mente restava implacabilmente lucida. Pensai di tergiversare.
-
--- So che state coltivando un progetto magnifico... almeno se devo
-credere alle voci che corrono, -- dissi con noncuranza, non mostrandomi
-affatto sorpreso dalle sue parole.
-
--- Progetti se ne hanno sempre, -- egli rispose con ambiguità. -- Ho
-l'intenzione di liquidare tutto: questo è vero. Sono vecchio e non ho
-più voglia di vivere in continue tribolazioni. Anche i figli crescono, e
-vanno accampando esigenze di troppo superiori al loro stato... Bisogna
-finalmente tirare le reti in barca.
-
--- Meno male che le chiamate reti anche voi! Poveretti, que' pesci che
-vi caddero dentro alla cieca! Voi non volete nemmeno usare un poco di
-carità nell'aiutarli a trarsi fuori dalla rete.
-
--- Per bacco! -- egli rispose agitandosi: -- un po' ancora e si direbbe
-ch'io vengo qui per saltarle al collo!
-
--- Eh, quasi, mio buon Michele! Se dovessi raccontarvi tutte le mie
-disgrazie, avreste certo un poco di tolleranza!
-
--- Ma se non posso, le dico! Vuole che mi trovi a mal partito io per
-lasciarle fare i suoi comodi?
-
--- Oh... voi! Siete una volpe fina, voi! Il vostro pozzo non ha fondo e
-volete farmi credere d'essere a secco. Dite piuttosto che, per il vostro
-egoismo, non vi importa nulla di sacrificare i vecchi amici.
-
--- Ma che parole son queste! Glieli ho dati o no questi denari? Ho
-diritto o no di farmeli rendere? Uno che viene a farsi pagare, lei lo
-chiama un egoista? Ma sa che lei ha certe trovate straordinarie!
-
--- Là, là... non fingete di non comprendermi! So quel che dico e mi
-risulta che state per entrare in Municipio. Allora, naturalmente...
-
--- Ma chi le ha detto questo? -- fece l'uomo, animandosi, con una
-smorfia di compiacimento.
-
--- Oh Dio, ne discorron tutti; è una cosa che tutti sanno; me ne avran
-parlato in cento. Ed io, che avevo il torto di credervi un buon amico,
-mi ero già prefisso di sostenere a spada tratta la vostra candidatura.
-Voi che fate invece? Mentre state per conoscere il peso degli onori
-pubblici, siccome può seccarvi che qualcuno dica: «Sì, è un uomo di
-polso, lo si potrebbe mandare in alto... però ha in giro qualche
-affaretto così e così...» voi preferite evitare sùbito le chiacchiere,
-senza riguardi per nessuno. Ecco perchè vi dicevo che siete un egoista.
-
--- Ma tutto questo cosa c'entra? Sono fantasie, caro signor conte! Che
-in Municipio ci sia forse un posticino anche per me, può darsi, e credo
-anzi che starebbe tanto bene a me come ad un altro...
-
--- Non dico di no.
-
--- Ma questo non ha niente a che vedere con gli affari miei propri. Se
-domani mi eleggono, mi fanno un piacere; se non mi eleggono me ne fanno
-due, perchè sono tanti grattacapi di meno... Le pare?
-
--- Via, Michele, rispetto all'elezione, se le voci sono vere, non v'è
-più alcun dubbio. Per conto mio seguiterò ad aiutarvi con tutte le mie
-forze e voi, per venire ad una conclusione, mi farete il piacere di
-rinnovarmi questa ipoteca per tre anni ancora.
-
--- Impossibile! Impossibile. Non parliamone più.
-
--- Lasciatemi dire... per tre anni ancora. E se a quel termine non vi
-pagherò tutto, siamo intesi che voi farete il protesto e vi prenderete
-la terra.
-
--- Nemmeno per sogno! -- interruppe il Rossengo eccitandosi.
-
--- Ma, Dio buono, lasciatemi dire un momento! Cosa rischiate facendomi
-questo favore? L'ipoteca non muore, la terra è lì, nessuno la tocca ed è
-una garanzia che non corre pericolo. Se si tratta degli interessi,
-aggiungeremo anche quelli, e nel frattempo io saprò mettere le cose a
-posto con tutta mia pace. Andiamo, Rossengo! Se rifiutaste, dovrei
-credere proprio che mi vogliate portar via la terra oggi, che ne avete
-il mezzo, per il timore che un'occasione simile non vi càpiti più!
-
--- Non è questo, non è questo! Gli è... -- spiegò Michele con una lieve
-titubanza -- gli è che fra un anno, fra due, fra tre, si tornerebbe
-sempre alla stessa canzone.
-
--- Ma se vi dico di no!
-
--- Caro signor conte, io so benissimo come stanno le cose. Non le vorrei
-far torto, mi creda, ma noi ci teniamo al corrente per forza...
-
--- Dunque mi credete un uomo rovinato? È questo che volete dire?
-
--- Oh, questo, perdoni sa, lo si dice da un gran pezzo! Ma non è tutto
-lì.
-
--- Ah, non è tutto? Cosa c'è di nuovo? Se vi affermo che alla nuova
-scadenza potrò pagare, vuol dire che so press'a poco dove procurarmi la
-somma necessaria.
-
--- Ecco il punto grave! -- diss'egli con un ridere grossolano,
-esaminando traverso la luce un altro bicchierino d'acquavite.
-
--- Sembra che non vogliate credermi, caro Michele! -- feci, senza
-mostrare di adontarmene.
-
--- Oh, Dio, signor conte, sono cose delicate, cose che non mi
-riguardano... -- egli osservò perplessamente.
-
--- Non fa nulla; dite pure.
-
--- Ma poi non se ne avrà per male, signor conte?
-
--- Perchè avermene a male? Dite, dite pure.
-
--- Ecco... -- egli spiegò, cercando le parole. -- Noi sapevamo da molto
-tempo, anzi lei stesso me ne aveva parlato... che il signor conte, a
-Roma, era fidanzato con una signorina ricchissima, e noi, naturalmente,
-conoscendo come stanno le cose, si contava molto su questo, perchè la
-terra insomma è sempre terra, e con le crisi agricole...
-
-Egli fece una pausa, mi guardò con i suoi occhi penetranti e riprese:
-
--- Invece ora è corsa voce che il matrimonio non si faccia più. In paese
-ne parlano come di cosa certa, ed allora, mi capisce, siccome fra noi si
-può parlar chiaro...
-
--- Ah, si dice questo? -- esclamai, simulando una grande maraviglia. --
-Toh, questa mi piace!
-
-Compresi di non aver salvezza fuori dalla menzogna, e seguitai con
-sarcasmo:
-
--- Vorreste dirmi chi è quell'anima pietosa la quale avrebbe raccontata
-questa buona favola? E comica, sapete! Ma, già che siamo in argomento,
-parliamone pure a viso aperto. Ditemi per lo meno da che parte giunse
-fino a voi questa notizia sorprendente.
-
--- Un po' da tutte le parti, signor conte. Il mondo mormora, si finisce
-con saper tutto e non si ricorda mai da che bocca sia venuto il primo
-pettegolezzo. Il fatto è questo: dicono che per molte ragioni il
-matrimonio non si faccia più.
-
--- Sentiamo allora queste ragioni. In fede mia ne sono curioso.
-
-L'uomo tentennò il capo, si grattò la fronte, poi disse:
-
--- Chi ne racconta una, chi un'altra. La ragione prima sarebbe quella
-bella signora che lei ha condotta qui da Roma. Bella davvero! È
-francese, dica un po'?
-
--- È ungherese, ma fa lo stesso.
-
--- Per Dio, che creatura! che occhi!
-
--- Quando l'avete veduta voi?
-
--- A Fondi, alla Festa dei Fiori.
-
--- Bene, ma vediamo un po', Michele, e sia detto in confidenza, fra noi
-uomini... Quand'eravate fidanzato, voi, non vi siete permesso proprio
-nessun capriccio? Siate sincero, veh!
-
--- Oh, certo, prima e dopo, quanto a questo!
-
--- Dunque, non vorreste permettere anche a me la stessa cosa? Quand'un
-uomo è alla vigilia di prender moglie, talvolta si sente opprimere da
-una certa malinconìa... Bisogna farla passare. Insomma, lasciando gli
-scherzi, dite pure in città che la notizia è falsa. Non voglio darvene
-la prova, naturalmente, quantunque potrei anche sùbito mostrarvi le
-ultime sue lettere. Ma informàtevi meglio. Ed inoltre, sia detto fra
-noi, mettendo a parte ogni questione di amore o di non amore, vi sembra
-mai possibile che un uomo ridotto a mal partito come son io trascuri per
-un capriccio tutti quei milioni, con insieme una brava, una bella
-ragazza che domanda solo di offrirmeli? Bisognerebbe esser pazzi, vi
-pare?
-
--- Mah... questo l'ho sempre detto anch'io! -- rispose il Rossengo,
-alzando le spalle.
-
--- No, credétemi -- proseguii, battendogli una mano su la spalla, --
-queste sono malignità e gelosie di gente cattiva. Sentite: non fra un
-mese o due, ma domani se volessi! Ed io, lo dico a voi, Michele, già che
-ne parliamo, io vado un poco per le lunghe, perchè il matrimonio, come
-vi dicevo, è sempre una catena.
-
-Fosse la convinzione o l'effetto dell'acquavite che diminuiva sempre più
-nella caraffa, l'uomo parve man mano arrendersi a' miei ragionamenti.
-
--- Lei con tutto il rispetto, è sempre stato un gran briccone, signor
-Germano! -- esclamò egli con allegra familiarità. -- Se fossi certo che
-lei sposa la Laurenzano... eh, allora!...
-
-Ed i suoi occhi brilli splendevano di un luccicore intenso.
-
--- Lo credo io! con quel po' po' d'interesse a cui mi avete prestato il
-denaro... Bel mobile! Sopra una pietra da mulino, in vent'anni vi
-divorereste anche Roma!
-
--- Ah, si vuol lamentare adesso? -- egli ribattè, vedendo le cose ora
-sotto una luce più gaia. -- Metta insieme il rischio....
-
--- Che rischio!
-
--- La paura....
-
--- Che paura!
-
--- La pazienza...
-
--- Eh, via!... di pazienza ne ho dovuto aver io, e molta, per ottenere
-questa miserabile proroga! Se foste un uomo generoso, direste sùbito:
-Che mai! Al conte Guelfo tre anni farebbe schifo... Dieci gliene
-accordo, se vuole.
-
--- Ma io non ho promesso neanche un giorno! -- egli esclamò con un riso
-triviale, battendo i due grossi pugni su la tavola, che traballò.
-
--- Su, Michele: chi ride consente.
-
--- No: chi tace, -- egli corresse, un po' ebro.
-
--- Chi beve, dico io! Su bevétene ancora un goccio! È acquavite sincera.
-
--- Caro conte, lei vuol vedermi brillo perchè io rimetta le cambiali a
-dormire. Ma ho la testa divisa in due parti, io! Se m'ubbriaco da una,
-tutti i pensieri passano dall'altra. Il fatto è questo: se lei mi dà la
-prova che il matrimonio non è andato a monte, le concedo un anno, se
-no....
-
--- Tre anni, ho detto.
-
--- Impossibile; allora niente.
-
--- Due?
-
--- Mettiamo pure due, ma ci vuole questa prova.
-
--- Sono più che disposto a darvela, però non saprei quale.
-
--- Ecco: non ci sarebbe il mezzo di ottenere una riga solamente, sia
-pure in carta semplice, ma di proprio pugno della fidanzata? Una specie
-di garanzia privatissima da mettere insieme con le cambiali?
-
--- Ma cosa dite mai, caro Michele? Dov'è il vostro buon senso, per
-Bacco!
-
--- Ebbene, allora mi lasci far due righe di conti, -- egli disse,
-traendosi di tasca un taccuino. -- Io le rispondo ben chiaro: se nel
-prezzo dell'ipoteca ci stanno anche gli interessi, le concedo i due
-anni, altrimenti non parliamone più.
-
--- Ma, se non altro per pudore, non dovreste nemmeno pronunziare questa
-parola «interessi» davanti a me! Vi ricordate la somma che ho avuta per
-quelle cambiali?
-
-Egli fece con le spalle un movimento ruvido.
-
--- Non ricordo nulla, -- disse. -- La somma che conta è quella scritta
-qui.
-
--- Va bene, va bene: continuate pure i vostri calcoli.
-
-E per cinque minuti egli non fece che scarabocchiare cifre sbilenche.
-
--- A stretto rigore, -- concluse infine -- mancherebbe qualcosa; ma
-fingerò di non essermene accorto, perchè, non si sa mai, al mondo si può
-aver bisogno di tutti ed un servigio reso al prossimo non è mai perduto.
-
--- Ah, per Iddio! avete un coraggio sublime! -- gli gridai ridendo. --
-In ogni modo non importa, e vi ringrazio lo stesso. Dunque siamo intesi:
-parola di Rossengo...
-
--- Parola di re! -- proclamò l'usuraio, tendendomi la mano un po'
-tremula.
-
--- Ancora un ultimo sorso, -- proposi, ricolmando i bicchierini.
-
--- Volentieri: quest'acquavite mi facilita la digestione.
-
--- Allora ve ne manderò qualche bottiglia a casa, e intanto alla salute
-vostra, Michele!
-
--- Grazie; alla sua, signor conte!
-
-Bevve, poi gli venne un pensiero.
-
--- E alla sposa di Roma! -- soggiunse.
-
--- Alla sposa di Roma! -- ripetei senza esitare, con una incoscienza che
-stupiva me stesso.
-
-Finalmente il Rossengo si levò; era quasi del tutto brillo, aveva le
-guance rosse, il fiato greve. Ancora, su la soglia, si volse per
-ripetermi:
-
--- Dica, signor conte, non si dimentichi poi quelle certe bottiglie...
-
--- Sì, le bottiglie d'acquavite? Siamo intesi, le avrete. A rivederci,
-Michele.
-
-E uscì.
-
-
-
-
- VII.
-
-
-Una lettera di Fabio mi giunse alcuni giorni dopo, in termini brevi,
-senza un qualsiasi accenno intorno all'accaduto.
-
- ----
-
-«Io ti rendo la parola di Edoarda Laurenzano, -- egli scriveva. -- Prego
-il cielo che non ti faccia mai conoscere il rimorso dell'azione
-compiuta, e per il male che hai dato possa venirti una lunga felicità. È
-questo forse il voto e la speranza della donna che abbandoni, è questo
-l'augurio più sincero dell'amico di tanti anni, che non ti dimentica in
-quest'ora tristissima della tua vita... Conserva una memoria indulgente
-per la creatura che ti ha troppo amato e sconterà in silenzio il suo
-destino irreparabile; fa del bene a molte anime per quella che hai
-dovuto sacrificare. Noi ti seguiremo col pensiero, dovunque tu vada e
-qualsiasi cosa tu faccia, come una volta e sempre, desiderosi anche di
-soccorrerti se mai ti sorprenda un pericolo contro il quale tu non possa
-lottare.
-
-Resta lontano da Roma, per qualche tempo almeno, e ricordami e scrivimi
-sempre.»
-
- ----
-
-Questa lettera mi parve un'umiliazione, e nell'attimo stesso in cui
-finalmente mi vedevo libero, un senso quasi di sgomento, di solitudine
-m'invase. Mi parve per un istante che mi avessero lasciato solo, di
-fronte ad un precipizio, a mille precipizi continui, dove sarei caduto
-inevitabilmente come una preda oscura.
-
-Una immagine fissa mi teneva la mente.
-
-Il portone, quel gran portone marmoreo del palazzo Laurenzano, casa di
-principi una volta, ove nella corte scalpitavano i cavalli e facevano
-ala i domestici gallonati, quel portone che tante volte avevo passato
-quasi ormai da padrone, ora mi si chiudeva in faccia ostinatamente, come
-ad un servo scacciato. E insieme tutte l'altre soglie ch'ero solito
-varcare si chiudevano a lor volta, quasi per dividermi da una gente alla
-quale non appartenessi più. In quella società ov'ero entrato
-splendidamente, sotto l'auge del mio gran nome e del mio denaro, nessuno
-ignorava i miei dissesti, le noie che mi davano i creditori e i pesi che
-si andavano accumulando sui pochi avanzi delle mie campagne. Ciò che mi
-salvava dalla decadenza e dal disprezzo altrui non era infatti che il
-mio fidanzamento con Edoarda. Anzi al pubblico piaceva, come in genere
-piacciono, tutte le cose teatralmente immortali, questa mia figura di
-scialacquatore spensierato, che, al termine delle sue scioperatezze,
-trovava una ereditiera innamorata e otteneva di sposarla per
-ricominciare il suo fasto. Insomma dovevo solamente alla mia sposa
-futura se ancora le belle dame romane mi serbavano qualche sorriso
-procace nell'iniziarmi alle intimità profumate dei loro salotti, se gli
-usurai mi davano denaro, se i negozi mi vendevano a credito, se alle
-caccie potevo cavalcare i migliori cavalli, giocare spensieratamente al
-Circolo, e persino fra le donne galanti godere di molte predilezioni; il
-che sembrerebbe forse paradossale, se anche in questo, come in tutti gli
-altri rami dell'eleganza e del piacere, non dominasse una divinità molto
-frivola, molto capricciosa: la moda.
-
-Nella così detta «grande società» v'è un numero infinito d'intrusi:
-quelli che vennero dal nulla e quelli che si ridussero al nulla. Io
-stavo per contare tra questi ultimi e v'ero tollerato nel modo più
-cortese, perchè possedevo il mezzo di ripristinare al mio nome la sua
-necessaria grandezza. Invece, da un momento all'altro e per mia volontà,
-il che forse appariva più grave -- rinunziavo a questo mezzo, lanciavo
-quasi una sfida od un rifiuto alla mia casta e mi ritraevo in disparte
-da essa, disdegnandone le ambizioni per l'amore d'una donna straniera.
-
-Di questo non avrei potuto certo sperare il perdono. L'usuraio di
-Terracina non sarebbe stato in ciò per nulla diverso dalle dame di Roma,
-le quali sognavano a palazzo Materdomini una sala di più dove danzare,
-dove amoreggiare, dove splendere, nè dagli amici dei teatri, dei Circoli
-e degli ippodromi, che certo non avevano dimenticate le mie liberalità
-di un tempo. E costoro, indistintamente, oltrechè non perdonarmi,
-avrebbero anche vendicate le loro speranze deluse, insieme con le
-antiche invidie. Essi certo non avrebbero giudicata l'azione mia secondo
-il suo giusto valore, nè con indulgenza, nè con rispetto. Costoro
-avrebbero riso. E mi pareva di vedere molte bocche ridere, mi pareva di
-udire i maligni commenti. Oh, mai come in quell'ora mi sembrò di
-conoscere il mondo in cui ero vissuto, e mai con maggior tristezza
-rimpiansi la mia vita sprecata in mille vanità passeggere, lembo a
-lembo, fra le gioie più sterili!...
-
-Così pensando, imparavo a disprezzarmi: un sentimento questo che non
-avevo conosciuto ancora.
-
-Edoarda invece mi appariva come una immagine del tutto lontana, perduta
-fra le memorie di un'altra vita, pressochè scomparsa. I miei nervi si
-erano talmente avvezzi a ribellarsi contro di lei, che ora, d'un tratto,
-si sentivano come rappacificati.
-
-Ella era uscita dal mio cuore senza lasciarvi un solco, senza imprimervi
-una memoria, senza condannarmi ad un qualsiasi rimpianto.
-
-Elena invece m'inebbriava del suo fresco amore. Ogni giorno mi pareva di
-scendere più profondamente nel mistero della sua dolce anima.
-
--- Non puoi credere -- mi diceva spesso, -- come adoro questa campagna,
-questa casa ed i giorni che passiamo qui.
-
-Talvolta, la sera, ella si lasciava prendere da una specie di
-malinconia; parlava con voce affaticata, senza guardarmi, quasi perduta
-in un sogno, e mi diceva:
-
--- No, tu non puoi comprendermi, Germano. Vi sono troppe cose che tu non
-puoi comprendere. Vedi: quando si è trascorsa una vita nomade come la
-mia, quando si è stata una donna senza legge e senza meta, di paese in
-paese, tra una folla d'estranei, in balìa di tutte le sorti, quando ci
-si è trovati fin dalla più lontana giovinezza senza una famiglia nè un
-tetto nè un amore nè una felicità qualsiasi nella vita, tu non puoi
-comprendere come di tanto in tanto si provi un bisogno infinito di
-riposare, di vivere più presso alla natura, a questa grande madre che
-rende la gioventù e la purezza dell'anima.
-
-E allora una grave ombra le scendeva su la fronte china; le brillava tra
-le ciglia una lacrima silenziosa.
-
--- Io -- seguitava -- son tra quelle anime che non possono mai ambire al
-destino degli altri, ma devono perpetuamente andar oltre, andar lontano,
-andar via, come il vento, come la nebbia, come il fiume, come tutte le
-cose che passano... E vi sono migliaia d'anime destinate a questo
-inutile pellegrinaggio.
-
-Così l'amore nostro si velava insieme d'incertezza e di ombre.
-
-L'estate passò; venne l'autunno, con le sue feste di pampini, con le sue
-nebbie ottobrali. Le sere si fecero fredde, i grossi tizzoni arsero
-scoppiettando nel grande camino di Torre Guelfa, ove s'erano scaldati
-pigramente, nelle serate cupe del Medio Evo, i miei padri lontani.
-
-E venne anche la noia, l'insidiosa nemica di tutti gli amori, che
-cammina insieme con la solitudine, con il silenzio, con la polvere,
-nelle grandi case abbandonate. L'inverno, tra quelle fosche mura,
-sarebbe stato pieno di malinconia. Che risolvere? Non avevamo denaro per
-andarcene al Cairo, in Riviera, od altrove, tra la gente gaia. Bisognava
-nondimeno prendere una decisione seria, perchè la nostra vita era tutta
-in balìa d'un precario destino.
-
-Le mie scarse rendite eran quasi del tutto assorbite dagli interessi di
-alcuni debiti gravosi, ed esaurito il credito, non mi rimaneva che
-vender Torre Guelfa con le campagne circostanti, e contentarmi di una
-meschinissima vita. Sarebbe stato così l'ultimo colpo dato nel tronco
-secolare della mia casa, il dividermi da tutte le fierezze ch'erano
-state il mio vanto, il rinunziare per sempre alla speranza di un secondo
-apogeo. No, questo mai! Piuttosto morirvi, su quel lembo di terra ch'era
-stato un feudo immenso, e non vedere altra gente all'ombra di quella
-vecchia Torre, dove, dal culmine, si guardava il mare. Fosca, selvaggia,
-nera di feritoie oblique, come un tragico avanzo di battaglie antiche,
-portava in alto il grande scudo marmoreo dei Materdomini, con il bel
-motto scolpito: _Placet, si vis, Domine_. Ed ognuno dei nati nella mia
-gente doveva, per eredità di sangue, morire prima di vederne la rovina:
-ognuno doveva credere in quel motto come in una fede suprema.
-
-Tutte le avventure mi convenivano, tranne quella che mi avesse a
-dividere dalla memoria del mio casato.
-
-Lunghe sere noi passammo accanto al fuoco, ragionando su l'opportunità
-migliore.
-
-Elena mi diceva:
-
--- Non pensare a me. Ho finalmente presa la mia risoluzione: andremo a
-Parigi, diverrò attrice, guadagnerò molto denaro.
-
-Questo era sempre il suo grande sogno. Me ne aveva parlato le prime
-volte con titubanza, poi con fermezza, nè io credevo di poter ostacolare
-il suo proposito, perchè non avevo alcun avvenire da offrirle. Io
-medesimo, giunto verso i trentaquattr'anni e perdute ormai quelle
-temerarie illusioni che rendon facile ogni strada sul fiorire della
-giovinezza, mi trovavo nella dura necessità di ricominciare la mia vita,
-con altrettanta parsimonia quanto ero stato prodigo e spensierato, uscir
-dalla lunga pigrizia per sottomettermi ad un qualsiasi mestiere lucroso,
-mentre il mio solo studio fino a quel tempo non era stato che di godere
-la maggior allegrezza nell'ora fugace.
-
-Il passo in fondo non era facile nè breve. Poi, quante fierezze da
-scordare, quanti altari da cui scendere! Mi avveniva di rimanere per
-lunghe ore perplesso e trasognato, pensando al mio tempo trascorso,
-quando la sorte, con munificenza incalcolabile, mi aveva dato in
-possesso i migliori suoi doni ed offerta la possibilità di ambire a
-qualsiasi destino. Invece quanta cenere, quanto inutile spreco! E
-rivedevo le mie terre, cento volte più vaste che non si possa con uno
-sguardo abbracciare, pezzo a pezzo vendute, o cadute in possesso
-dell'usuraio, che ora, quasi per insidiarmi fin nell'ultimo riparo,
-stendeva la mano rapace su le campagne intorno a Torre Guelfa, pronto
-forse un giorno a cacciarmi dal mio tetto, per condurre la sua vita
-opulenta e laida in quel feudo che aveva la sua storia scritta a lettere
-d'oro nelle cronache di Roma.
-
-Allora m'appigliai ad una risoluzione improvvisa.
-
-Feci chiudere la casa di Roma, vendetti una piccola terra, vicino a
-quella di Monte San Biagio, per avere il denaro che mi urgeva, e
-decidemmo di andar a Parigi, dove la sorte ci avrebbe forse aiutati.
-
-Nella grande città di gioia, libera e maravigliosa, dove tutte le
-passioni umane sembrano accendersi d'un più selvaggio ardore, ella
-voleva essere attrice, io volevo con ogni mezzo affrettare il compiersi
-della mia sorte. Forse intraprendere un commercio, forse affidarmi
-all'alea della speculazione, o forse, con uno stratagemma usato a me
-stesso, volevo semplicemente arretrare d'un passo davanti allo spettro
-della rovina imminente.
-
-Avevo ancora una fede cieca nella clemenza della fortuna, e partendo
-guardavo con occhi sereni, su la torre di Torre Guelfa, il bel motto
-scolpito nello scudo. E il motto diceva:
-
-_Placet, si vis, Domine._
-
-
-
-
- I
-
-
-A Parigi, dopo alcune settimane trascorse all'albergo, affittammo nel
-quartiere dell'«Etoile» un grazioso appartamento, che si apriva su la
-via dell'«Arc de Triomphe». La nostra vita, nei primi tempi, fu tutta
-spensieratezza e gioia. Di giorno, cavalcate al Bosco, passeggiate in
-vettura, soste negli ippodromi; la sera balli e teatri, visite ai
-ritrovi mondani, fra quella turba cosmopolita che versa
-inconsideratamente nella centrica Parigi l'oro guadagnato ai quattro
-canti della terra, e tutti i giorni si muta, più festevole e più pazza,
-dando l'idea d'una Babele novissima, dove gli uomini più diversi
-convengano insieme ad una perpetua gozzoviglia.
-
-Durò così per oltre un mese, fin quando Elena si accinse a frequentare
-una scuola drammatica. In quei tempi una grande attrice, stanca di
-calcar le scene, si era data all'insegnamento, aprendo una scuola di
-recitazione dove accoglieva soltanto alunne che fossero nuove al teatro,
-ed alle migliori di esse prometteva un adito immediato su le più grandi
-scene parigine.
-
-Tosto Elena, entrata in favore della maestra, cominciò a frequentar
-assiduamente la scuola, e si pose all'opera con tanto amore, che ogni
-altro pensiero fu escluso dalla sua mente. Questo esempio di serena
-volontà umiliava un poco la mia naturale pigrizia, che aveva, come sola
-forza, una fiducia illimitata nel destino.
-
-Talora mi assalivano i più tristi pensieri, vedendo venir meno il denaro
-pervenutomi dall'ultima vendita delle mie terre; ma nello stesso tempo
-mi sembrava impossibile di dover giungere alla miseria, quasichè, dietro
-le mie spalle, invisibile, stesse a guardia un genio tutelare, che alla
-fine, in un modo qualsiasi, mi avrebbe ancora soccorso.
-
-A poco a poco la mia vita si era fatta monotona. Elena frequentava le
-sue lezioni, la mattina ed il pomeriggio; di sera per lo più, vinta
-dalla stanchezza, non amava uscire. Così mi rimanevano molte ore libere;
-mi alzavo tardi, andavo al Bosco o vagabondavo per le strade, guardando
-i negozi, gli equipaggi, la gente, invidiando tutti, amareggiandomi di
-tutto. Le idee più torbide si affacciavano al mio pensiero; Elena stessa
-mi pareva mutata. Oh, la primavera di Torre Guelfa, come già mi sembrava
-lontana!
-
-E talvolta guardavo Elena con un senso d'involontario sospetto. Il suo
-passo, i suoi gesti, anche la sua voce, forse per l'abitudine contratta
-nell'esercizio scenico, non avevano più quella semplicità fresca e nuova
-dei primi tempi, che ricordavo come in un sogno. Invece pensavo che
-presto avrebbe affrontata la scena; la luce della ribalta avrebbe
-offerto a mille sguardi estranei la sua desiderata bellezza; i giornali
-sarebbero stati pieni del suo nome, cartelli e manifesti l'avrebbero
-dappertutto raffigurata, e di lei, nelle cene galanti, si sarebbe
-discorso con spensierata licenza. Poi l'applauso, la possente ibrida
-voce delle tumultuose platee, sarebbe salito fino a lei, fino ad
-avvolgerla come in un álito di desiderio, come in una vampa di
-corruzione... E perchè dunque, un giorno, finalmente, non si sarebbe
-anch'ella stancata di vivere in disparte, per un uomo che più nulla
-poteva offrirle, neanche la gioia di rifugiarsi nella spensieratezza
-dell'amore, se anche questo mio grande amore si oscurava ormai di ombre
-angosciose?
-
-Così, quand'ella mi parlava con ardore de' suoi rapidi progressi, de'
-suoi futuri trionfi, un sorriso amaro passava su la mia bocca e provavo
-nell'anima un senso d'indefinibile paura. Que' suoi racconti avvenivano
-per lo più durante l'ora della colazione. Io silenzioso, ed ella gaia,
-loquace, mi narrava tutti gli avvenimenti più futili della scuola, e mi
-aveva così ben descritte le sue compagne, che ad una ad una quasi mi
-pareva di conoscerle tutte. Verso le cinque le andavo incontro, ed era
-questa l'ora migliore della mia giornata, poichè ci recavamo a far le
-piccole spese per la nostra casa, od a bere il tè nei ritrovi eleganti,
-od a passeggiare insieme fino allo scendere della sera. In quei momenti
-mi pareva ch'ella fosse ancor mia; per lei mi struggeva ora un amor
-triste e taciturno, che il dubbio d'una lontana rinunzia tormentava di
-oscure gelosie. Quanto più la vedevo salire, tranquilla e certa, per il
-suo cammino di luce, tanto più mi sentivo cadere dentro un abisso di
-tenebre, dal quale avrei cercato invano di riafferrare la sua bella
-immagine fuggitiva.
-
-Così qualche volta il mio amore diveniva crudele, sospettoso, violento:
-mi piaceva intiepidir la sua fede, smorzare le sue speranze, ferirla
-nell'orgoglio, per non lasciarle comprendere in quali angustie si
-dibattesse il mio spirito. Ella per contro era docile come non mai; si
-arrendeva indulgente alle ubbìe del mio carattere, perdonava l'asprezza
-della mia voce, calmava con miti sorrisi le mie repentine gelosie; ma la
-sua mitezza, la sua condiscendenza, la calma di quel sorriso indulgente,
-non erano per me che altrettante ferite, poichè infatti la sentivo
-troppo forte, e ciò mi dava ombra.
-
-Ogni giorno, vedendola uscire, mi pareva ch'ella se ne andasse a portar
-lontano, fra estranei, una parte di sè stessa, una parte che non mi
-avrebbe restituita mai più.
-
-Quest'amante singolare sapeva darmi ogni giorno una gioia ed un'angoscia
-nuove, perpetuando in me il dubbio, che sta nell'amore come il rimorso
-nell'anima.
-
-Spesso mi domandava quale risoluzione avessi presa per l'avvenire,
-incitandomi a non frapporre indugi dinanzi al tempo che fuggiva. E mi
-noverava molte cose alle quali avrei potuto dedicare i miei giorni, con
-una visione così pratica e semplice del lavoro che spesso ne rimanevo
-stupito.
-
--- Tu non puoi figurarti, -- le rispondevo, -- che sforzo terribile sia
-per un uomo della mia natura quello di ricominciar la vita, e
-ricominciarla per forza, senza un'attitudine, senza un vero ideale.
-
--- Certo, lo comprendo. Ma, se questo è necessario?
-
-Allora mi diffondevo in lunghi ragionamenti, che peccavano dalla base,
-appunto perchè io stesso ne intravvedevo la falsità.
-
--- Lavorare, tu dici? Ebbene, vediamo. Una volta dipingevo infatti, e
-con una certa valentìa. Ma son trascorsi tanti anni! Vuoi che ricominci
-ora? Dopo aver perduto il tempo nel quale forse mi sarei fatto
-un'artista, e quando a Parigi vi sono molti pittori di grande ingegno
-che appena si guadagnano il pane? Vuoi che tenti un commercio,
-un'industria qualsiasi? Mi mancano per ciò le conoscenze più elementari.
-Tu mi dirai che si possono imparare. Ed è vero; ma in quanto tempo? E i
-capitali? Dopo tutto, è inutile!... Credi, Elena, un Guelfo non apre
-bottega.
-
--- E con questi ragionamenti falsi ti condanni ad una passività oziosa,
-mentre invece dovresti pensare che a tutto v'è rimedio.
-
--- Infatti mi rimane ancora una strada. Conosco a Parigi molte persone
-autorevoli; per mezzo loro mi farò presentare in Borsa, otterrò credito,
-speculerò.
-
--- Ma, insomma, sono mesi ormai che accarezzi questa idea senza mai
-decidere nulla! Che aspetti ancora?
-
--- Non darti pensiero, Elena; oggi o domani comincerò.
-
-Oggi o domani... E intanto le settimane passavano, il denaro dileguava,
-l'inettitudine della mia vita si faceva più grande. In verità un giorno,
-incontrando Gualtiero Alessi, agente conosciutissimo alla Borsa di
-Parigi, ch'egli frequentava da vent'anni, gli avevo parlato delle mie
-risoluzioni, ma così distrattamente ch'egli pure mi rispose in modo
-assai vago:
-
--- Bene, quando vorrai.... Vieni da me. Combineremo.
-
-E tutto finì su queste parole. Che fare? Non ero avvezzo a chiedere; le
-cose più semplici mi parevano dure umiliazioni.
-
-Così, fra vani pensieri e lunghe ore d'inerzia, scorreva la mia vita
-novella, mentre di giorno in giorno andava in me nascendo un disprezzo
-immenso di me stesso. Avevo presa l'abitudine di uscir la sera, quando
-Elena si coricava di buon'ora, e frequentavo alcuni amici d'altri tempi,
-seguendoli senza voglia nelle loro scorrerìe per la città del piacere.
-Fra questi, mi avvenne una sera d'incontrare un uomo che tempo addietro
-mi aveva molto divertito ed incuriosito.
-
-Si chiamava Elia d'Hermòs, era d'origine albanese, o così almeno diceva,
-poichè la sua vita era tutta un mistero.
-
-Oltre la soglia dei quarant'anni, alto e magro, con una fina espressione
-di sarcasmo negli occhi arguti, il mento adorno d'una leggera barba
-color di rame, i capelli biondi, grigi su le tempie, l'andatura
-dinoccolata, le mosse un po' feline, mostrando della sua persona e de'
-suoi abiti una cura soverchia, quest'uomo era certo fra que' molti
-personaggi ambigui che Parigi alimenta nel suo grembo, e vorrei dir nel
-suo covo, riserbando un campo vastissimo alle lor arti oscure. Parlava
-male moltissime lingue, sapeva un po' di tutto senza nulla conoscere
-profondamente, aveva percorso il mondo intero e vissuto in ogni paese,
-conservando di tutti i popoli un segno caratteristico, senza palesemente
-appartenere ad alcuno.
-
-Il suo discorso era gaio, paradossale, volubile, quantunque in ogni
-parola si tradisse la profonda esperienza ch'egli aveva dell'uomo e
-delle sue passioni, della vita e de' suoi casi. Di lui si parlava molto
-come di un avventuriero, senz'attribuirgli alcun fatto preciso, e però
-lo frequentavano gli uomini del miglior ceto, faceva parte d'un Circolo
-di buon nome, qualche volta lo si vedeva cavalcare al Bosco in compagnia
-di signore parigine o forestiere. Prediletto nella società galante,
-spendeva senza parsimonia, con aristocratica eleganza: doveva essere
-terribilmente cinico dietro la sua maschera d'impeccabile gran signore.
-Elia d'Hermòs, mi rammentava un poco il tipo di Fabio Capuano, e forse
-questa fu la prima ragione della nostra dimestichezza.
-
-Molte sue frasi, molti suoi motti arguti, eran divenuti proverbiali su
-la bocca degli amici, ed i suoi concetti morali non erano precisamente
-quelli che avrebbe potuto sottoscrivere un padre Labourdonnais. Ma egli
-possedeva in massimo grado quel bel dono degli avventurieri, e cioè la
-simpatia suggestiva, il coraggio sfacciato di professarsi apertamente
-per un essere amorale, con l'abilità insieme di ravvolgere la propria
-persona in un velo di mistero seducente, e di trattar la vita come una
-burla, cosa che piace ai meno forti.
-
-Parigi si rammentava di averlo veduto, molti anni addietro, avere un
-duello terribile con un addetto diplomatico di gran famiglia, il quale
-era rimasto sul terreno con la gola trafitta. E Parigi non dimentica mai
-un bel gesto.
-
-Altri sapevan qualcosa intorno all'oscura amicizia che fino alla morte
-professò per lui la famosa Duchessa di Lezières, questa Saffo
-impenitente, che non si peritò di chiudere la sua magnifica vita di
-depravazione con una frase rimasta celebre:
-
--- «Fra me e mio figlio abbiamo possedute le più belle donne di
-Francia.»
-
-Così pure non lo danneggiò l'esser stato il confidente e quasi l'«alter
-ego» di Casimir Pleyel, il ministro speculatore, che fallì con un
-disavanzo di parecchi milioni e chiuse gli occhi al penitenziario.
-L'essere stato il suo braccio destro non gli nocque nell'opinione di
-alcuno, e neanche del Codice, perchè, all'imminenza dello scandalo,
-subodorando il vento infido, egli ebbe l'accortezza di provocare una
-rottura clamorosa con il suo complice e la prudenza di allontanarsi
-proprio al momento in cui si scatenavano le ire dei colpiti.
-
-Ora i bei tempi erano passati; la Moda, quella bizzarra divinità cui
-Parigi pagana avrebbe eretto il più gran tempio dell'orbe, si era un
-poco distolta da lui, trovandolo forse invecchiato. Lo lasciava
-prosperare tranquillamente, senza ingerirsi de' fatti suoi, come un
-trastullo d'altri tempi che ancora si tolleri per riconoscenza.
-
-C'incontrammo una sera, in uno di quei balli di Montmartre dove impazza
-il perpetuo carnevale dei gaudenti, e sebbene in passato la nostra
-conoscenza non fosse stata gran che intima nè duratura, egli mi ravvisò
-prontamente e venne a parlarmi con disinvolta cortesia.
-
--- Vi sapevo a Parigi, -- mi disse, -- poichè vi ho veduto in teatro
-poche sere or sono. Non mancano da noi le belle donne, ma voi ne avete
-condotta una in fede mia rarissima! Vostra moglie forse?
-
--- No, -- risposi evasivamente -- non è mia moglie. E voi, sempre a
-Parigi.
-
--- Ormai mi ci son quasi radicato. Viaggio di tanto in tanto, ma poi
-sento la nostalgia di questa furiosa baraonda, e vi ritorno. Dunque cosa
-fate di nuovo?
-
--- Bah?... vegeto semplicemente! Mi sento invecchiare con delizia e
-guardo gli altri vivere.
-
--- Non dev'essere una occupazione faticosa!
-
--- No, di fatti, ma interessante. C'è in tutto e in tutti un lato
-comico; il poterlo scoprire è cosa che diverte assai.
-
--- Tuttavia non rinunziate ai piaceri di una volta, come vedo.
-
--- La verità è questa: soffro d'insonnia, non mi riesce di chiuder
-occhio prima dell'alba, ed allora, due o tre volte per settimana,
-seguendo un'abitudine inveterata, giro qua e là per la Parigi notturna,
-continuando a trovar poco interessante questa maniera di vivere, che in
-fondo è stata sempre la mia.
-
-Si bevve una coppa di Sciampagna, indi uscimmo insieme. Mi stupiva un
-poco l'interesse ch'egli pareva prendere a tutte le cose mie, ponendomi,
-senza farne le viste, una infinità di domande accorte. Parlava molto,
-parlava troppo, ma dietro i suoi discorsi briosi era sempre un filo
-recondito assai difficile a seguire. Non credendo necessario
-nasconderlo, raccontai ch'Elena voleva darsi al teatro e frequentava la
-scuola dell'attrice Grévier.
-
--- Oh, -- mi disse, -- io conosco assai bene la Grévier! -- (E chi non
-conosceva egli dunque?) -- Se volete, potrò interessarmi un poco a
-questa persona che vi è cara.
-
-Accettai sommariamente, come si accetta sempre. E poichè, ogni volta che
-nel discorrere si citava il nome di una persona, egli soleva tesserne la
-biografia, dovetti conoscere anche quella di Jeanne Grévier.
-
--- Per essere figlia d'un panettiere, -- cominciò il d'Hermòs, -- ha
-fatto una bella carriera! Sapete: la Francia democratica è il vero paese
-dove si può dire che la luce venga dal basso. A vent'anni ebbe un
-processo, perchè sorpresa dalla Polizia in un teatro clandestino, dove
-agiva interamente nuda, rappresentando certe scene plastiche d'un
-verismo inaudito. Vi sono anche oggi questi teatri. Se vorrete vi
-condurrò. Ma, tornando alla Grévier, quel processo fu la sua fortuna.
-Dal teatro plastico alla Porte Saint Martin, alla Renaissance, al
-Gymnase, alla Comédie Française, fu per lei tutto un volo, ed un bel
-volo, con in mezzo qualche avventura di un sapore non comune. Si sa, per
-esempio, ch'ella passò una intera notte in camicia, chiusa fuori su la
-terrazza di Gauthier Botrel, questo ardente menestrello meridionale che
-aveva un suo particolar modo di farsi amare dalle donne e di farsene
-pagare i debiti. Nel suo camerino v'era un divano celebre, sul quale
-andò a sedere tutto l'Almanacco di Gotha, e più celebri ancora furono i
-suoi tre gatti soriani, che dormivano accovacciati ai piedi della sua
-coltre, anche nelle notti di ricevimento.
-
--- Voi siete un terribile iconoclasta, mio caro d'Hermòs! -- esclamai
-ridendo. -- Sotto la vostra implacabile scure, beato chi salva la testa!
-
--- Credete veramente che valga la pena di lasciar in piedi gl'idoli,
-quand'essi non sono per lo più che abili ciurmatori della buona fede
-altrui? Tutta la vita non ho fatto che osservare; adesso, qualche volta,
-mi credo lecito un giudizio. Poi sappiate questo: l'ammirazione che si
-ha per altri è una debolezza che si riconosce in noi.
-
--- Può darsi. Ciò che voi dite ha sempre il dono di parer vero.
-
--- E tanto basta. Il vero ed il falso non sono che apparenze affatto
-superficiali. La nostra vita moderna è in fondo una convenzione messa in
-vigore da uomini rapaci e timidi. Si traversa un'epoca di abbruttimento,
-si fa uno sforzo enorme per dare alla vita quei pregi che in altri tempi
-la vita offriva spontaneamente. L'umanità è grottesca perchè si dà
-l'aria di aver superata la propria natura ed ostenta la convinzione di
-stare manipolandosi qualche prodigioso destino. Invece non si accorge
-ch'essa è ciecamente vittima delle stesse fatalità, degli stessi
-pregiudizi e delle stesse ciurmerie di una volta.
-
--- Che poca stima nutrite per il vostro prossimo, mio grande filosofo!
-
--- Il prossimo!... Ebbene se io vi dicessi che son sempre vissuto a
-gabbo e ad ufo di questo mio famoso prossimo, e che, pure
-maltrattandolo, sfruttandolo, deridendolo in mille guise, l'ho trovato
-sempre d'una bestialità così plateale da non meritarsi nemmeno la mia
-compassione? Questo prossimo di cui parlate è appunto la forza che
-impedisce all'uomo l'uso della sua piena libertà; è l'anonimo che ne
-giudica le azioni, ne crea la fama, ne insidia la pace, con una
-curiosità ed una malignità così perfide, quanta non potrebbe mettere in
-opera il più scaltro agente di polizia sguinzagliato alle calcagna d'un
-reo. E di questo animale dannoso, che ha tutti gli istinti spregevoli
-della bestia umana senza possederne il più mediocre merito, perchè mai
-si dovrebbe avere pietà?
-
--- Forse perchè noi tutti, a nostra volta, siamo esseri deboli e
-possiamo un giorno o l'altro aver bisogno del compatimento altrui. Tutto
-nella vita è un dare ed un rendere.
-
--- Non siamo ancor abbastanza amici perch'io possa dirvi il mio parere
-su questi argomenti. Ma lo saremo un giorno, spero, ed intanto seguite
-il mio consiglio: prendete tutto quello che potete, moralmente e
-materialmente; non rinunziate a nulla di quanto potrete raccogliere,
-perchè all'ora del bisogno si ritrovano solamente le beffe. La vita
-dell'uomo è una cambiale che scade ogni giorno: o la si esige nelle
-ventiquattr'ore, o il domani è carta straccia.
-
--- Però, visto che ragioniamo di cose gravi, -- osservai -- qualche
-volta può esservi di mezzo anche la coscienza.
-
--- Ebbene, la si costringe ad avere buon senso. Nell'uomo forte la
-coscienza non è altro che l'esecutrice della sua volontà.
-
--- Oh, mio caro, so che parlate per burla!
-
--- No, davvero! E voi stesso, come tutti, almeno cento volte nella
-nostra vita sarete pur venuto a qualche transazione con la vostra
-coscienza, senza darvene forse un conto esatto; mentre io, fin dal
-principio, ebbi il coraggio di rassegnarmi a queste necessità
-inevitabili.
-
--- Voi parlate di transazioni... Oh, Dio, certo... E chi non ha qualche
-rimprovero a farsi?
-
--- Io, mio buon amico! io stesso. E per la ragione semplicissima che
-sono sempre stato il giudice sereno di me stesso. La mia coscienza è di
-una mansuetudine senza pari, poichè ha dovuto soggiacere anch'essa ad
-una legge ben più rigida e ben più forte, che si chiama volontà. Poi,
-sentite: le vie di mezzo sono sempre le peggiori; al mondo non vi sono
-che due maniere di vivere: onestamente o disonestamente. Ma in entrambi
-i casi bisogna seguire la propria strada con fiducia e con coraggio,
-tanto più che fra le due v'è una sola differenza: la prima è noiosa,
-l'altra pericolosa. L'essenziale è di professare un principio, poichè
-l'uomo indeciso fra ciò che si chiama, se volete, la virtù, e, se
-volete, la frode, corre dirittamente incontro ai danni dell'una e
-dell'altra, senz'avere di nessuna i vantaggi. Io, per esempio, non sono
-in dubbio mai, perchè ho dato alla mia coscienza la forza di accettarmi
-e di approvarmi qual sono.
-
-Egli faceva queste ambigue professioni di fede in un modo così naturale,
-ch'era veramente impossibile non ammirarlo e quasi quasi non dargli
-ragione.
-
--- Trovo -- seguitò, -- che il più ragionevole fra i diritti dell'uomo è
-quello di sfruttare l'imbecillità de' suoi simili, poichè, nella lotta
-per la vita, o si è pecore o si è leoni. Sentitemi bene: il prete, il
-ladro, il questore, l'usuraio, il mezzano, lo Stato e la classe
-innumerevole degli avventurieri, ecco, in tutte l'epoche, presso tutti i
-popoli, i leoni. E il rimanente, pecore, pecore, pecore!... carne da
-macello, bestie da soma, per sempre!
-
-Si era fermato al bivio di due strade, sotto la luce obliqua d'un
-lampione; la sua bocca schernevole sorrideva di un sorriso
-incomprensibile, i suoi occhi si fissavan ne' miei con uno sguardo
-penetrante. Non potevo ben comprendere se avesse parlato seriamente o
-per burla; sopra tutto non potevo comprendere lo scopo di simili
-discorsi, fatti quasi ad un estraneo, senza un fine palese.
-
--- Dunque non approvate la mia logica? -- soggiunse ridendo.
-
--- In genere -- dissi, -- i filosofi vanno accettati senza discuterli,
-perchè a modo loro, han tutti ragione.
-
--- Ma voi di che scuola siete?
-
--- Oh, io non mi sono mai data la pena di avere una scuola! Sono vissuto
-e vivo secondo il mio piacere.
-
--- Un empirico dunque?
-
--- Ecco, se così vi piace.
-
-Su queste parole ci lasciammo, per quella sera, con la promessa di
-rivederci presto. Ed infatti, un poco per noia della mia solitudine, un
-poco per curiosità, cominciai con praticarlo assiduamente. Ormai non
-cercavo nemmeno più di spiegarmi la ragione per la quale il d'Hermòs,
-che aveva un sì gran numero di conoscenze, dedicasse a me gran parte di
-quel tempo che pur doveva essergli prezioso, nè potevo certo supporre
-che una semplice simpatia fosse la causa di una tale assiduità. Nel
-medesimo tempo mi andavo accorgendo ch'egli sapeva di me e della mia
-vita assai più cose ch'io non desiderassi. Un giorno s'invitò a pranzo
-da noi, prima che avessi nemmeno pensato a farlo; dubitai allora di
-vederlo corteggiar Elena, offrendomi con questo la spiegazione logica
-delle sue troppe cortesie; ma invece non fu così. Davanti ad Elena era
-tutt'altro uomo: garbato, galante, pieno di spirito e di brio.
-
-Nondimeno Elena provò subito contro il d'Hermòs un'antipatia così piena
-di sospetto che mi parve persino ingiusta.
-
--- Quell'uomo -- ella disse, -- ha qualcosa in sè che m'ispira
-diffidenza e timore. Non mi stupirei se un giorno o l'altro egli
-riuscisse a divenire il tuo cattivo genio.
-
--- Mi credi tanto fanciullo ch'io possa temere le cattive amicizie?
-
--- Non si sa mai, Germano. Costoro son talvolta uomini pericolosi, molto
-pericolosi!... Stanne in guardia.
-
--- E che ne sai tu?
-
--- Io?... nulla. Una semplice intuizione.
-
-E l'eterna sfinge impassibile scendeva su la sua faccia così bella,
-ov'erano i segni di tutte le passioni, di tutte le insensibilità.
-Inutile ormai voler conoscere il fondo di quell'anima: ella sfuggiva,
-sfuggiva continuamente, come un possesso inafferrabile, ed il mio
-tormento cresceva. Nell'acerbo amore che avevo per lei mi pareva talora
-di sentir insorgere una sensazione simile all'odio; l'odio di non
-potermene impadronire come di un bene mio, di non poterla del tutto
-conoscere nè dominare, di vedere perpetuamente fra me e lei lo spettro
-dell'ignoto, rigido e fermo, che rendeva inutile ogni sforzo per
-guardare al di là.
-
-Ero certo ormai ch'ella mi aveva mentito dalla prima all'ultima parola
-nel raccontarmi il suo passato; la storia che mi aveva tessuta non
-poteva essere la sua, non le calzava, era in molte cose dissimile da
-lei. Mille indizi non traducibili mi davano questa certezza. Tuttavia
-non volevo tormentarla con nuove domande, parendomi che la cosa fosse
-puerile, anzi umiliante per me.
-
-Ma la prova de' miei dubbi non tardò ad offrirmisi nel modo più
-inaspettato.
-
-Una sera il d'Hermòs era venuto a prendermi per accompagnarmi ad un
-teatro di varietà, ove si dava uno spettacolo nuovo, una specie di
-«_féerie_» annunziata con grande lusso di cartelli.
-
-La messa in scena doveva essere sorprendente. Il d'Hermòs appunto me ne
-parlava.
-
--- Figuratevi che fra costumi e scenari hanno speso la bellezza di
-centocinquantamila lire. L'ultimo quadro, che rappresenta il Palazzo dei
-Veli nell'isola di Lesbo, è un insieme di colori e di luci come non si è
-mai veduto ancora, neanche su le scene maggiori. E la musica, senz'esser
-nuova, -- non c'è mai nulla di nuovo a Parigi -- è però squisita. Infine
-questo spettacolo sarà il trionfo o lo scacco definitivo del Duvally.
-
--- Duvally, avete detto? -- L'interruppi con un moto repentino.
-
--- Sì, Duvally, Ernest Duvally, il fallito dell'Alcazar, che oggi vuol
-imbandire al buon pubblico uno spettacolo sbalorditivo. In passato fu
-impresario drammatico; adesso, ad ogni costo, vuol esserlo di varietà.
-Lo conoscete forse?
-
--- No, non lo conosco; tuttavia questo nome non mi riesce nuovo.
-
-Lo avrete forse letto nei giornali.
-
--- Credo piuttosto di averne inteso parlare a Roma, o qui... non ricordo
-bene a che proposito. Dev'essere un tipo singolare.
-
--- Perchè?
-
--- Quest'uomo che passa dai teatri serii alle imprese di varietà...
-
--- Oh, questo non conta! È un uomo al quale non mancherà la fortuna,
-perchè conosce a fondo il teatro.
-
--- È giovane?
-
--- Avrà forse trentotto anni. Un bell'uomo simpatico. È di buona
-famiglia, ma si è rovinato al gioco.
-
--- Lo conoscete voi?
-
--- Sì; perchè? V'interessa proprio questo Duvally?
-
--- No, affatto: una curiosità.
-
--- Durante lo spettacolo saliremo in palcoscenico, ve lo presenterò e
-sarete soddisfatto.
-
--- Va bene, va bene.
-
-E mi rammentavo quella camera dell'albergo di Roma dove per caso avevo
-raccolto da terra il telegramma lacerato a metà. Quante cose da quel
-giorno lontano! Quante volte avevo sorpreso Elena in contraddizione
-palese con la storia che mi aveva narrata! Ella aveva la manìa di
-conservare una quantità di piccole cose che avevano appartenuto alla sua
-vita trascorsa, e talora, un indizio qualsiasi, un nome sopra un
-ventaglio, un'iscrizione sul margine d'un libro, una data, il nome della
-città dov'era stato comprato il tal gioiello, il tal abito, la tal
-boccetta di profumo, cento inezie insomma, bastavano a suscitare in me
-un dubbio nuovo. Possedeva inoltre un cofanetto pieno di vecchie
-lettere, che sempre teneva gelosamente chiuso e nascosto. Molte volte,
-nelle ore d'ozio di Torre Guelfa, mi era venuta la tentazione di
-violarne il secreto: ma poi la bassezza di un tal pensiero e la paura di
-essere côlto in un atto così umiliante, me ne avevano sempre dissuaso. A
-Parigi, entrando nella sua camera, vidi una sera il cofanetto aperto e
-vuoto sopra la scrivania. Un odore di carta bruciata nella stanza vicina
-mi lasciò comprendere che aveva distrutte le lettere durante la mia
-assenza.
-
-Questi fatti avrebbero potuto per sè stessi parer minimi se una certezza
-morale non avesse profondamente avvalorato i miei dubbi.
-
-Ora mi sentivo insieme lieto e pauroso di aver sottomano il mezzo per
-tentare una prova.
-
-Quella sera conobbi il Duvally. Era un uomo di aspetto fino, con una
-limpida fisionomia, la bocca freschissima ed il sorriso attraente. Aveva
-i capelli di quel colore fra il castano e il biondo che assume talvolta
-i riflessi dell'oro verde; la fronte vasta, gli occhi azzurri,
-mobilissimi, astuti. Quella sera il favore del pubblico lo inebbriava, e
-mi diede prova di una cortesia perfino eccessiva. Nello stringergli la
-mano, osservai che aveva una mano piccolissima, ben curata, quasi
-feminea; vestiva con eleganza ed usava maniere piene di garbo. Tutto
-questo m'irritò.
-
-Lo guardavo; guardavo la sua bocca, dal labbro raso, delicata, e mi
-pareva di vederlo nell'atto di baciare una donna. Ricordai la frase
-ch'Elena diceva spesso a me:
-
--- Ti amo perchè la tua bocca è fresca come un calice d'acqua pura,
-quando si ha sete.
-
-Mi sentii opprimere da un singolare malessere; non potei più parlare; il
-d'Hermòs credette che m'annoiassi. Due giorni dopo, nel pomeriggio,
-tornai a quel teatro con il pretesto di domandare al Duvally se potesse
-ancora farmi avere una poltrona per la sera, poichè le agenzie avevano
-tutto venduto. Lo trovai che parlamentava con alcuni amici e sùbito mi
-venne incontro.
-
--- Una poltrona? -- esclamò. -- Dio buono, che cosa difficile! Ad ogni
-modo andrò a vedere. Per voi si troverà sempre.
-
-Tornò poco dopo mostrandomi un biglietto.
-
--- Ecco l'ultima! -- disse.
-
-Lo ringraziai e mi trattenni a parlargli, complimentandolo per il gran
-discorrere che dappertutto si faceva del suo spettacolo.
-
--- Posso offrirvi la mia vettura? -- dissi alla fine. -- Vedo che state
-per uscire.
-
--- Ben volentieri. Lascio un ordine, ed eccomi a voi.
-
-Quando fummo nella vettura, lato a lato, non tardai a cercare il mezzo
-di sapere da lui quello che m'interessava.
-
--- Dovreste ora togliermi una curiosità, -- gli dissi.
-
--- E quale?
-
--- Andate a Roma qualche volta?
-
--- Sì, molto spesso. Ho varie faccende laggiù.
-
--- Ah, ecco! Me lo dicevo appunto: la vostra fisionomia non mi era
-nuova. Debbo certo avervi già veduto.
-
--- Nulla di più facile. Roma non è Parigi, dove non ci s'incontra quasi
-mai.
-
--- Certo, certo vi ho veduto; ed in ogni modo ho inteso parlare di voi.
-
--- Di fatti ho qualche amico a Roma, che probabilmente voi pure
-conoscete.
-
--- Può darsi. Ma chi specialmente mi ha parlato di voi è una donna. Ora
-me ne ricordo.
-
--- Una donna? Forse un'attrice?
-
--- No, una cantante, una cantante russa che viene a Roma ogni inverno.
-L'andavo spesso a trovare al suo albergo, ed una volta conobbi da lei
-una bellissima ungherese, che voleva, credo, darsi al teatro. Parlavano
-appunto di voi; me ne ricordo esattamente. La cantante si chiamava
-Tschawarowna, l'altra Elena... Elena... il cognome non lo ricordo più.
-
--- Ah, forse indovino! La signora Elena de W.
-
--- Ecco, per l'appunto, la signorina Elena de W.
-
--- No, scusate: non signorina, signora.
-
--- Ah? è maritata? -- esclamai, facendo uno sforzo terribile sopra i
-miei nervi per mantenere un'apparenza d'impassibilità.
-
--- Sì, lo è stata per lo meno: ora è vedova.
-
-Per non sorprenderlo con domande troppo repentine pensai di
-tergiversare, e quando fui sicuro della mia voce ripresi:
-
--- Ora, questa mia amica, la Tschawarowna, dalla quale tornai per
-domandare informazioni sul conto della bellissima forestiera, mi rispose
-che anch'essa la conosceva da poco e sapeva solamente ch'era l'amante di
-quel signor Duvally del quale parlavano il giorno prima.
-
--- Oh, l'amante!... -- egli esclamò gaiamente; -- lo è stata una volta,
-durante un mio viaggio, ma da un pezzo è cosa finita. Però, ditemi, che
-donna incantevole! non è vero?
-
-Volsi il capo alla strada e finsi guardar altrove, perchè una specie di
-nebbia rossa mi offuscava lo sguardo e la mia faccia doveva essere
-divenuta livida. Mi dominai di nuovo e risposi:
-
--- Una fra le più belle donne che abbia mai vedute. Ma chi è dunque?...
-se pure non sono indiscreto.
-
--- Oh, figuratevi! Piuttosto non saprei dirvi esattamente chi sia.
-
--- Un'avventuriera?
-
--- No, tutt'altro, ma una donna stranissima. Non l'ho mai potuta
-comprendere. La conobbi a Berlino, per mezzo d'un suo tutore, -- una
-canaglia, vi giuro! nonostante i suoi capelli molto grigi! So che lei
-appartiene ad una grande famiglia; viaggiò molto; voleva essere attrice;
-ecco tutto quello che mi ricordo.
-
--- E fu maritata, voi dite?
-
--- Sì, in un modo tragico. Sposò un pastore protestante, che s'era
-innamorato di lei fino a divenirne pazzo. Ma dopo qualche mese gli fuggì
-di casa, per ricominciare la sua vita di zingara, e il disgraziato
-allora, per la vergogna e la disperazione, si uccise. Il fatto si
-diffuse per i giornali: mi pare si chiamasse Miller, o Müller... Non
-ricordate nulla di tutto questo?
-
--- Veramente non ricordo. È un pezzo che il fatto avvenne?
-
--- Sono tre o quattr'anni.
-
-La violenza che mi facevo per mantenermi padrone de' miei nervi si
-mutava in un malessere fisico, in un dolore che mi correva per tutte le
-vene; e tuttavia, più che la rabbia e l'amarezza, poteva in me la
-curiosità malsana di conoscere altre notizie, di carpire altri
-particolari alla confidenza di quell'uomo.
-
--- Del resto, -- ricominciai, forzandomi a sorridere, -- si capisce
-benissimo che anche un pastore abbia potuto perdere la testa. Non
-s'incontran molto spesso donne come quella.
-
--- Questo è vero nel modo più assoluto. Io, per esempio, che per la mia
-stessa professione sono abbastanza agguerrito contro le seduzioni
-femminili, vi giuro tuttavia che ad un momento dato avrei commessa
-qualsiasi sciocchezza per lei. Solamente io sono un uomo pratico ed ho
-cercato di non fare la fine del pastore Miller.
-
--- Tanto più, -- soggiunsi con un ridere gaio, -- che avete potuto
-soddisfarvene!
-
--- Soddisfarmene, via, non potrei dire. Me ne sono appena tolto il
-capriccio. E fu, vi assicuro, un caso, un semplice caso, quando già, per
-il mio buon senso, ne avevo abbandonata l'idea. Ma questo non
-v'interessa forse.
-
--- Tutt'altro! Che volete mai... cose di donne, di belle donne,
-interessano sempre!
-
-Egli rise allegramente e mi battè col palmo della mano sopra un
-ginocchio.
-
--- Vi credo. Perchè infine, con i suoi mille difetti, la donna è ancora
-il più squisito malanno che si possa incontrare nella vita. E voi, caro
-conte, voi dovete non essere affatto contrario a questa mia opinione.
-
--- Certo non lo fui nella mia prima giovinezza; ma ora comincio ad avere
-qualche capello bianco.
-
--- Però li nascondete bene, senza farvi un complimento. Insomma,
-tornando a quella signora, vi dicevo che fu semplicemente un caso. A
-Berlino, in quel tempo, ella faceva la modella, ossia non lo faceva
-precisamente per mestiere, ma era la modella, o forse anche l'amante,
-non so, di un valentissimo pittore, un suo compatriota, un ungherese. A
-quel tempo ella sognava di darsi al teatro, ma il pittore non voleva
-saperne. Ora, figuratevi, questa donna, la quale, con una incoscienza
-pari alla sua bellezza, era capacissima di spezzare la vita d'un uomo,
-come quella del povero pastore, aveva invece -- poichè la donna è sempre
-incomprensibile -- una specie di adorazione, o di venerazione, che so
-io, per quel giovane pittore, del quale si parlava come di un grande
-ingegno, e che infatti era un uomo pieno di qualità, ma con una salute
-deplorevole, poveretto! E voi sapete che le donne, in genere,
-preferiscono le tempre sane!
-
--- Oh, cosa le donne preferiscono. Dio sa!
-
--- Insomma, per esser breve, il pittore non voleva lasciarla partire, il
-tutore la insidiava, io, ve lo confesso, mi affaticavo a tutt'uomo per
-guidare l'acqua verso il mio mulino... e questa era una cosa naturale,
-non vi sembra?
-
--- Ecco: nel caso vostro, penso che avrei fatto come voi.
-
--- Non ne dubito un istante. Ma bisognava lottare contro una resistenza
-troppo lunga e troppo ardua per un uomo della mia specie, che
-nell'amore, come negli affari, cerca sempre la via più breve. Così avevo
-quasi rinunziato a lei, quando una sera, dopo il pranzo, me la vedo
-capitare all'albergo, bella come non mi era sembrata mai. «Quando andate
-a Parigi?» -- mi dice. -- «Dopodomani» -- «E se venissi con voi?» --
-«Ah, vivaddio, vi siete decisa finalmente!» -- «Ecco se voi mi
-assicurate di farmi recitare entro un anno, la mia decisione è presa».
--- «Qua la mano!» -- io le dico. Ed il patto è concluso. Più tardi, che
-so io, qualche frase allegra, un po' di fiori sul tavolino della cena,
-un bicchiere di Sciampagna... insomma, come càpita sempre, mi lasciò
-fare...
-
-Io spinsi la crudeltà contro me stesso fino ad esclamare in tono di
-burla:
-
--- Ebbene, amico mio, non vi sarete annoiato! Che donna è come amante?
-
-E dentro, fin nell'intima, rabbrividivo.
-
--- Una ungherese, caro conte; crudele e triste, lasciva ed ingenua...
-Quel sangue magiaro insomma, pieno di contraddizioni e di ardori.
-
--- E poi?...
-
--- Mah... quella notte fu la prima e l'ultima. Quando venne il giorno di
-partire mi scrisse invece una lettera in cui diceva di aver mutato
-parere; ch'io partissi pur solo, e forse più tardi mi avrebbe raggiunto
-a Parigi. Le donne, signor mio, piacciono appunto perchè non hanno
-logica e passano come le farfalle. Io, da un lato, quando fui partito,
-non me ne dolsi; perchè quelle son donne che innamorano, e secondo me,
-per essere felici, nell'amore non bisogna amare; bisogna semplicemente
-chiedersi un po' di gioia. Non siete del mio parere anche voi?
-
--- Certo. Ma non sempre si può...
-
--- Bisogna potere; a meno di volersi proprio guastar la vita, che in
-fondo è una cosa gaia. Io sto sui palcoscenici, ossia fra le donne e fra
-coloro che amano le donne; ho visto amare in ogni modo, ridendo e
-piangendo, i ricchi ed i poveri, i giovini ed i vecchi... Ebbene, ho
-concluso che nell'amore c'è sempre una vittima necessaria: bisogna
-cercare di non esser quella.
-
-Così dicendo fece fermar la vettura, e stringendomi la mano scese d'un
-balzo, andò via frettoloso, dileguandosi tra la folla.
-
-Io pure discesi. Per qualche tempo mi trovai come sperduto nella fiumana
-di gente che ondeggiava per l'immenso dedalo parigino, e saliva o
-scendeva la grande corsìa, trascinandomi seco nel suo tumulto, nel suo
-frastuono, come uno sperso viandante che più non vedesse la strada.
-
-E nelle orecchie mi suonavano confusamente le parole dell'ironico
-amante:
-
--- Nell'amore non bisogna amare, bisogna semplicemente chiedersi un po'
-di gioia...
-
-E chiara, terribile, alta su tutte, la narrazione indolente:
-
--- Più tardi, che so io, qualche frase allegra, un po' di fiori sul
-tavolino della cena, un bicchiere di Sciampagna... insomma, come càpita
-sempre, mi lasciò fare...
-
-Poi quella sua definizione:
-
--- Una ungherese, caro conte, crudele e triste, lasciva ed ingenua...
-Quel sangue magiaro, insomma, pieno di contraddizioni e di ardori...
-
-
-
-
- II
-
-
-Finalmente lo stupore cessò. Guardai l'orologio; eran passate le cinque,
-l'ora in cui per solito andavo incontro ad Elena, reduce dalla scuola.
-
-Che avrei fatto nel rivederla? Cosa potevo risolvere in preda com'ero
-d'un orribile turbamento?
-
-Frattanto mi avvinse un altro pensiero, al quale non avevo dapprima
-riflettuto.
-
-Se per caso il Duvally m'incontrasse con Elena? Quale non sarebbe in tal
-frangente la mia ridicola confusione? Bah!... in questo caso -- pensai,
--- gli dirò d'averla incontrata solo pochi giorni prima, o forse gli
-confesserò con brio, con spigliatezza, il mio piccolo sotterfugio. Da
-quell'uomo ch'egli era, certo ne avrebbe riso. D'altronde Parigi è
-grande, com'egli aveva detto, e non ci s'incontra quasi mai.
-
-Ora un solo desiderio dominava il mio spirito: quello di apparecchiarmi
-una sottile vendetta, mostrandole che non m'ero del tutto lasciato
-ingannare dalle sue menzogne.
-
-E per la prima volta conoscevo nell'amore questo acerbo sentimento che
-si chiama la gelosia del passato, più terribile perchè distante, non
-precisa, piena d'immaginazioni a cui nulla può dar pace. Non andai a
-prender Elena quella sera e camminai per le strade a lungo, elaborando
-il mio disegno. Tornai, senz'averne costrutto alcuno, ma solamente
-deciso a farla soffrire.
-
-Quando rincasai, ella stava seduta nella sala da pranzo vicino alla
-finestra, e leggeva. Su lei, sul libro cadeva una luce rosea da un
-paralume di trine.
-
-Udendomi entrare, si alzò, mi corse incontro festosa.
-
--- Perchè non sei venuto a prendermi? -- domandò, serrandomi le braccia
-intorno al collo. Spargeva intorno a sè un profumo fragrante, che pareva
-sbocciasse dalla sua persona come da nascosti fiori.
-
--- È trascorsa l'ora senza che me ne avvedessi. Perdonami, -- le
-risposi.
-
--- È la prima volta, sai! -- fece con un rimprovero sorridente.
-
--- Ero con altri, con l'Alessi, e mi premeva di stabilire finalmente con
-lui qualcosa di concreto.
-
-Forse la mia voce, forse l'alterazione del mio volto la sorpresero.
-
--- Che hai dunque? Mi sembri così concitato... -- ella osservò.
-
--- Io? Nulla. Credo che t'inganni, Elena!
-
--- Eppure.... Mòstrati alla luce.
-
--- Ho avuto mal di capo tutto il giorno: ora è passato.
-
-Mi teneva sempre le braccia intorno al collo, appoggiava la sua guancia
-fresca su la mia, poi mi passava la mano su la fronte come per blandirne
-il dolore.
-
--- Non hai proprio nulla?
-
--- Ma no....
-
--- Allora sei triste... un poco triste... Dimmi il perchè?
-
--- Non vedi che rido?
-
--- Sì, ridi, ma non come gli altri giorni. Forse hai qualche fastidio?
-
--- Eh no! via! Perchè mi torturi così? Sono allegrissimo, ti assicuro!
-
--- Oh, come sei brusco! -- ella esclamò, sciogliendomi le braccia dal
-collo.
-
--- Via, non irritarti, -- la pregai con dolcezza.
-
--- No, affatto. Solo mi pareva di darti noia... -- E soggiunse: --
-Pranzeremo in casa?
-
--- Come preferisci.
-
-Ella se ne andò per dare qualche ordine alla domestica, io mi diressi
-verso la mia camera per mutar d'abiti. Poco dopo l'intesi picchiare alla
-porta.
-
--- Entra, Elena.
-
--- Ah, ti vesti? Esci anche stasera?
-
--- Non lo so per certo, ma è probabile che il d'Hermòs mi venga a
-prendere.
-
--- Il d'Hermòs ti conduce sempre via. Scommetto che sei stato con lui
-anche oggi.
-
--- No: ti ho detto che sono stato con l'Alessi.
-
--- Hai concluso nulla?
-
--- Nulla per ora, perchè non ho voluto ancora prendere un impegno. Però
-mi ha fatto proposte che ritengo assai vantaggiose.
-
-Mentre così discorrevamo, ell'andava disponendo i miei abiti sul letto e
-mi versava ora nei catini qualche goccia d'Acqua di Lavanda. Vi tuffai
-la faccia, poi, nello specchio che avevo di fronte, stetti a considerare
-ogni suo movimento. Era seduta presso il letto, intenta a mettere i
-bottoni gemelli nei polsini d'una camicia di bucato. Su lo sparato
-lucido i suoi capelli facevano cadere una vasta ombra.
-
--- Che brava donnina sei! -- -le dissi gaiamente.
-
--- Perchè?
-
--- Vedo che prepari le mie cose con una cura tutta particolare.
-
--- Non lo faccio dunque ogni giorno?
-
--- Sì: ma questa sera ti osservo con maggior tenerezza. Non tutti hanno
-per valletto una personcina come te!
-
--- Guarda, -- ella fece, mostrandomi una piccola sfilacciatura del
-polsino, -- questa lavandaia ti rovina tutta la biancheria. Dovrò
-cercarne un'altra.
-
--- È vero; le mie camìce sono tutte sciupate.
-
--- Bene, la settimana ventura manderò la biancheria da Charvet. Sta
-lontano, ma saremo serviti meglio. Solamente Charvet è così caro!
-
--- Non bisogna essere avari nelle piccole spese.
-
--- Ma, vedi, noi spendiamo già molto, anzi moltissimo per i nostri
-averi. Mi sono accorta per esempio che anche la domestica non fa i conti
-esatti.
-
--- E non le hai detto nulla?
-
--- Sì, le ho detto che d'ora innanzi andrò a fare le provviste io
-stessa.
-
--- Tu? Ma ti pare! Cambiamo la domestica.
-
--- Perchè? Ruba un pochino, come fanno tutte, ma del rimanente è una
-brava donna.
-
--- Tu non sarai capace di fare le compere.
-
--- Io? Perchè no?
-
--- Non mi sembri adatta a far da massaia, a tenere una casa, tu che sei
-sempre stata un po' zingara....
-
--- Bene, vedrai.
-
--- Forse ne avresti già fatta la prova?
-
--- Non ancora, ma sono certa che riuscirò.
-
--- Invece io non ti vedo sotto le spoglie di una piccola borghese, che
-vada al mercato a comprar cipolle, o si bisticci con il pizzicagnolo per
-un etto di burro!... Sai per esempio cosa costa un pollo?
-
--- E tu lo sai?
-
--- Io sì.
-
--- Dillo dunque.
-
--- No, dillo tu.
-
--- Oh, Dio!... due e cinquanta, tre lire, secondo le stagioni, -- disse
-ridendo.
-
--- E lo zucchero al chilo?
-
--- Lo zucchero è caro; costa due e quaranta.
-
--- E le uova? Scommetto che non sai quanto costano le uova, la dozzina.
-
--- Bene, le uova, in questi mesi, non costano più di tre soldi l'uno.
-
--- Per bacco! Ma tu mi sorprendi!... -- E mutando voce: -- Non credevo
-che avessi potuto imparar tante cose in pochi mesi di matrimonio!
-
-E detti in uno scoppio di riso, come per uno scherzo innocentissimo.
-Ella, che stava seduta presso il letto, con i due gomiti su la coltre,
-il mento raccolto nel palmo delle mani, fu presa da un tremito e
-impallidì. Gli occhi suoi, che mi fissavano, parvero smisuratamente
-grandi nella faccia imbiancata!
-
--- Che vuoi dire? -- balbettò, dopo un silenzio.
-
-Invece di rispondere, continuai:
-
--- È vero che nella casa d'un pastore le cure domestiche s'imparano
-assai bene!
-
-E risi ancora, con più ironica freddezza.
-
--- Allora tu sai... -- ella osò profferire, guardandomi esterrefatta.
-
-Diedi una scrollata di spalle e mi posi davanti allo specchio per fare
-il nodo della cravatta. Nello specchio la potevo guardare senz'aver
-l'aria d'interessarmi a lei. Si era levata in piedi, e con le mani
-contratte, rigida, muta, mi fissava. Su la sua faccia era di nuovo scesa
-quella fredda e crudele maschera che la faceva parer simile ad un'erma.
-
-Poi, d'un tratto, mordendosi con l'orlo dei denti le labbra pallide:
-
--- Ecco! per la prima volta ti odio! -- inveì con asprezza.
-
-Io, non volendo venir meno a quella ironica indifferenza che mi ero
-prefissa, la guardai con un sorriso leggero, e dissi:
-
--- Almeno, tu, che sei tanto falsa nell'amore, sarai sincera nell'odio!
--- E soggiunsi: -- Che ne dite, signora Miller?
-
-Ella barcollò un poco, serrando le labbra, quasi avesse una rabida
-voglia di buttarmisi contro, ma si contenne e rispose:
-
--- Tutto questo non ti riguarda! È affar mio. Non ho conti da rendere a
-te.
-
-In quel momento cercavo un fazzoletto bianco, da sera, in una scatola
-trapunta con ricami verdi e fiori d'oro, -- una memoria di Edoarda, che
-avevo conservata per abitudine. Scelsi un fazzoletto e l'inumidii con
-alcune gocce di profumo; trassi di tasca l'astuccio delle sigarette, lo
-riempii. Facevo queste cose lentamente, ostentatamente, per darmi
-un'apparenza tranquilla. Stetti a pensare qualche attimo, poi dissi:
-
--- Allora, se non hai conti da rendermi, lasciamo andare, non parliamone
-più!
-
--- Chi ti ha raccontato questo? -- ella domandò bruscamente, dopo una
-pausa.
-
--- Oh, mia cara... ecco, a mia volta, un particolare che non ti
-riguarda!
-
--- Bene: qualsiasi cosa tu abbia fatto per saperlo, debbo dirti che non
-fu certo un'azione da gentiluomo!
-
--- Mah!... qualchevolta bisogna pur combattere ad armi uguali, non ti
-pare? -- esclamai con sarcasmo. -- Occhio per occhio, dente per dente...
-
--- Questa è una grossolanità.
-
--- Non faccio che risponderti. Poi, vediamo: il fatto è vero o non è
-vero?
-
--- Verissimo! -- ella confermò con forza.
-
--- Dunque, perchè dovevo ignorare io quello che altri sanno? Per sembrar
-ridicolo? No, via, non mi piace!
-
--- Ma chi te lo ha detto infine?
-
--- Non domandarlo, Elena, perchè sarebbe inutile. Tu hai voluto che fra
-noi rimanesse un malinteso, un ostacolo perpetuo, e sia. Cerchiamo
-solamente di non darci noia; rimani tranquilla... Vedi come sono
-tranquillo io?
-
--- Tu simuli! Tu mi vuoi esasperare con la tua indifferenza.
-
--- Oh, no! Ci tenevo a dirtelo, te l'ho detto, basta. La sola cosa che
-rimpiango è di averti lasciato credere, anche per un giorno solo, che le
-tue menzogne mi avessero convinto.
-
-Ora sceglievo attentamente un paio di guanti bianchi e ne scomponevo un
-gran mazzo, non trovando quelli che mi andassero bene.
-
--- Quali menzogne? -- ella interrogò.
-
--- Quali? Ma tutte, mia cara! Tutte, dalla prima all'ultima, senza una
-parola di verità!
-
-Ella si fece ancor più pallida: forse nella sua mente aveva già
-immaginato un ripiego, ed ora questi miei avvertimenti ne dimostravano
-l'inutilità.
-
--- Ma non devi credermi uno sciocco per questo, -- continuai. -- Forse
-ho avuto un torto solo: quello di volerti collocar più in alto che non
-lo permettesse la tua anima di avventuriera.
-
--- È troppo facile insultare una donna, -- ella osservò freddamente.
-
--- Insultare? Ma no, Elena, mi comprendi male! Voglio dire che tu hai
-bisogno di mentire, d'ingannare, anche senza uno scopo, così, per
-trastullo, forse per difesa, perchè hai nel sangue la paura del dominio
-altrui. Ma, guarda... -- e mi volsi allo specchio per ravviarmi i baffi,
--- guarda: se anche a Roma tu avevi un amante!...
-
--- A Roma?
-
--- Sì, quel certo Duval... Duval... come si chiamava? Duvally, ecco! So
-benissimo che sei stata l'amante sua, in un camerino da cena, per un
-bicchiere di «Champagne!»
-
--- Non è vero! È tutto falso! È tutto falso! -- gridò con rabbia.
-
--- Non affaticarti a negare. Smetti questa commedia inutile!
-
--- Chi te lo ha detto? Lui stesso?
-
--- Macchè lui! Non lo conosco nemmeno.
-
--- Il d'Hermòs, allora?
-
--- Cosa vuoi che ne sappia il d'Hermòs? Lascialo in pace.
-
--- Allora che pensi di me? -- domandò repentinamente, fissandomi con gli
-occhi pieni di un'ira contenuta e splendente.
-
--- Che penso? Nulla. Solamente, quello che sei, quello che fai, quello
-che hai fatto, non m'interessa più. Hai avuto il torto di mentirmi...
-Ecco tutto.
-
-In quel momento la domestica picchiò all'uscio per dire che il pranzo
-era in tavola.
-
--- Oh, sentite, Clara, -- io feci; -- ho scordato di avvertirvi che
-pranzerò fuori.
-
-Vidi Elena fare un gesto repentino di sorpresa.
-
--- Ma il pranzo è già servito, signore, -- obbiettò la domestica.
-
--- Non importa, poichè debbo uscire. Sentite anzi una cosa, Clara. Più
-tardi, se venisse il signor d'Hermòs, ditegli che mi potrà incontrare
-verso le nove al «Café de Paris».
-
--- Va bene, signor conte.
-
-Quand'ella si fu allontanata, feci atto d'indossare il soprabito.
-
--- Esci? -- domandò Elena con una voce fredda, gelida.
-
--- Sì, lo vedi.
-
--- E perchè mi lasci sola?
-
--- Non so; preferisco non rimanere a casa. Ho i nervi un po' scossi.
-
-Cercavo il mio cappello con una specie di concitazione. Ella tese un
-braccio verso di me, come per trattenermi e disse:
-
--- Rimani, ti prego....
-
-V'era nella sua voce una preghiera sommessa; io stetti un poco incerto,
-mentre abbottonavo il soprabito.
-
--- Ebbene, che vuoi?
-
--- Nulla, ma non lasciarmi sola.
-
--- Oh, che idee!...
-
--- Rimani, ti prego. Vorrei parlarti.
-
--- Parlarmi? Ah, no! Per dirmi altre menzogne? No, grazie. No, grazie!
-Addio.
-
--- Germano, senti!...
-
-Ma era tardi; avevo già sospinto l'uscio, ed un attimo dopo ero fuor di
-casa, tra la folla estranea, sul marciapiede.
-
-
-
-
- III
-
-
--- Caro conte, voi non avete vizi! -- mi diceva quella sera medesima il
-d'Hermòs, standomi seduto accanto, a un tavolino del «Café de Paris». --
-Mangiate poco, bevete pochissimo e siete fedele sempre alla medesima
-donna, fatto che non cápita spesso, anche se per caso questa donna lo
-merita. Non cercate la società, non amate troppo il teatro, quasi non
-frequentate gli ippodromi, non giocate: infine, mi sembra che al mondo
-vi dobbiate annoiare.
-
--- Può darsi che m'annoi, difatti. Ma tutte queste, ormai, son cose che
-ho già provate ad usura.
-
--- Lo credo; però tutti gli uomini hanno, se non altro, una passione
-della quale non si stancano mai. E in fondo una passione ci vuole; siano
-i cavalli od il giuoco, la donna o l'arte, qualcosa infine che rinnovi
-ogni giorno la gioia di vivere. Voi mi sembrate invece così deluso di
-tutto! Eppure siete giovine. All'età vostra, io mi domanderei ancora se
-Parigi fosse da vendere!
-
--- Oh, voi, caro d'Hermòs, voi siete fatto per non invecchiare mai! In
-voi c'è la stoffa d'un uomo straordinario, ed io vi ammiro, credetemi,
-vi ammiro e v'invidio. Siete un maestro sommo in quell'arte che si
-chiama il vivere. Invece io, che volete? mi stanco. Vi sono molte cose,
-troppe cose, che non mi divertono più. Fors'anche perchè ho forzata un
-poco la misura in tutto.
-
--- Non per farmene un vanto, ma certo non mi sono risparmiato neppure
-io. No, credetemi, ciò che v'ingombra è ruggine. Ora, non bisogna
-lasciarsi prendere dalla ruggine. Ho l'occhio esperto, e vedo in voi le
-tracce d'un uomo diverso da quello che ora siete. Se aveste vent'anni,
-direi: -- Pazienza! Sono le ubbìe dell'amore. -- Ma dopo i trent'anni
-non si ama più come i colleggiali, perchè infatti l'amore è simile
-all'assenzio: le prime volte dà il capogiro, poi man mano ci si avvezza,
-e diventa un'abitudine gaia. Quindi, nel caso vostro, non è l'amore.
-
--- Certo: non è l'amore.
-
--- E che mai potrebb'essere dunque? Siete sano...
-
--- Come uno stinco!
-
--- Siete ricco?...
-
-Ed i suoi occhi acuti mi fissavano con una penetrazione singolare.
-
--- Già, sono ricco! -- ammisi ridendo.
-
--- Siete amato e potete esserlo da chi vi piaccia... Perchè dunque non
-sfruttare questi doni che la natura vi ha concessi?
-
--- Ecco, mio caro d'Hermòs. Voi siete certo un uomo pieno di spirito, ma
-avete un gran difetto: quello di esser troppo teorico e poco pratico,
-almeno per gli altri. Quante cose vi sono, che in teoria sembran giuste,
-ma nella pratica vanno a cozzare contro l'impossibilità!
-
-Egli aveva sorriso di queste mie parole con un'aria d'intendimento.
-
--- Non dite così. Dite piuttosto che voi mi conoscete solo per un verso;
-quanto al lato pratico, se vorrete, sarò ben lieto di mettermi alla
-prova.
-
--- Come sarebbe a dire?
-
--- Ahimè! Bisognerebbe intenderci a volo... Siate anche voi un uomo di
-spirito, caro conte!
-
--- Vi ripeto che non comprendo.
-
--- Vuol dire che non è necessario, per ora. Quando sarà il momento credo
-che mi comprenderete.
-
--- Parlate come una sibilla.
-
--- No, come un prudente. E sapete perchè? Perchè voi siete un uomo
-sospettoso. Io vi diverto qualche volta, ma non v'ispiro fiducia. Ed è
-peccato, perchè noi potremmo esserci molto utili a vicenda!... --
-esclamò, accentuando singolarmente le parole.
-
--- Non vedo in cosa, e vi pregherei di spiegarmelo.
-
--- Bah... non ora! Un'altra volta.
-
-E con quella volubilità che gli era solita mutò discorso. Mi raccontò
-qualche aneddoto su persone che sedevano all'intorno, mi diede il nome
-del cavallo che avrebbe certamente vinto l'«handicap» del domani, mi
-narrò che la sera prima era stato a pranzo dalla Contessa di Clairval,
-una signora della quale mi parlava spesso, ed anzi mi offerse di
-condurmi una sera a farle visita.
-
--- Là scaccerete la noia, -- disse, -- questa mortale nemica degli
-uomini che han troppo goduta la vita. Non è certo una casa della grande
-società, ma nemmeno della società equivoca. Vi si dànno accademie di
-musica, musica ottima qualche volta, si mangia bene, si beve meglio,
-alcuni anzi bevono troppo, si giuoca e vi si fa la corte a chi si vuole,
-senz'avere al fianco lo spettro d'un marito importuno. Que' mariti poi
-che vi s'incontrano, somiglian pochissimo al terribile Otello... han
-tutti un carattere indulgente... Insomma, ciò che avviene press'a poco
-al Faubourg Saint-Germain, con la sola differenza che nessuno in
-anticamera vi domanda il passaporto.
-
--- Il mio è in regola, dunque non me ne preoccupo.
-
--- Oh, lo conosco da lungo tempo il vostro passaporto! E, in ogni caso,
-non dubitavo delle sue perfette vidimazioni.
-
-E mi guardò con un candore di fanciulla.
-
--- Dunque, -- ripresi -- ditemi chi è mai questa Contessa di Clairval,
-della quale mi parlate ogni giorno?
-
--- Potrei raccontarvene tutto un romanzo, ma vi basti un particolare
-solo: è una donna che spende almeno duecento mila franchi all'anno,
-avendo per tutto patrimonio un reddito vitalizio che tocca sì o no gli
-ottomila.
-
--- E come ricava il resto? Ha un amante ricco?
-
--- Ah, mio caro conte, non bisogna mai badare a queste inezie! Sono
-sfumature, sono piccolissimi episodi nella grande commedia parigina.
-Come li ricava? Ma che importa, dal momento che li spende?
-
--- Questo è vero. Però dev'essere una donna intelligente, se riesce a
-questo prodigio.
-
--- Oh, la cosa non è poi tanto difficile, come vi può sembrare! Non lo
-sarebbe neanche a voi, per esempio, se lo voleste. Naturalmente non
-bisogna starsene con le mani in mano. Ci vuole un po' di tatto, un colpo
-d'occhio sicuro, del brio, della spavalderia, dell'agilità... E un'altra
-cosa ci vuole, che forse non sospettate: una donna che vi faccia strada;
-perchè questa Parigi, regno della femminilità, è ancora quella che al
-tempo dei Re governavano le favorite. Qui c'è un turbine, un vortice che
-prende tutti, e bisogna fare in modo ch'esso non vi travolga, non si
-rovesci come un peso morto. Ma ditemi: perchè noi, che stiamo dietro le
-quinte, vediamo per esempio la duchessa tale vendersi ad un banchiere
-ebreo, visto che il marito non può darle, poveretto! più di centomila
-franchi all'anno per i suoi abiti, e, senza questi aiuti morganatici,
-non si avrebbero quei balli favolosi al palazzo dell'Avenue Friedland?
-Vediamo l'ultimo rampollo della maggiore famiglia di Francia prendere in
-moglie un'Americana stile «Liberty» -- che magari ha già patita qualche
-avarìa durante la traversata? Vediamo un marchese, che non vi nomino,
-mischiare le carte a modo suo nel Circolo della «Rue Royale» ed un
-principe che ha qualche parentela nelle case regnanti esercitar l'usura
-dietro le spalle d'un uomo di paglia? Perchè? Ma è semplice! Perchè il
-turbine di questa vita lo esige come una necessità. D'altronde, queste
-cose non hanno importanza... Il secreto è di aver sempre denaro, di
-elevarsi tra la folla e di rappresentare una parte sfarzosa in questo
-grande spettacolo coreografico.
-
--- E voi -- dissi piacevolmente, -- l'avete dunque trovata questa pietra
-filosofale dell'alchimia moderna, questo secreto per aver sempre denaro?
-
-Prima di rispondermi egli mi guardò a lungo, nascondendo sotto le ciglia
-una specie d'irrisione velata e carezzandosi la barba con un gesto
-blando.
-
--- Io -- mi rispose tranquillo, -- sono stato dieci volte ricco al pari
-d'un Creso e povero come un Giobbe; ma vi dirò insieme che la ricchezza
-non mi ha mai data la felicità, come la miseria non ha mai potuto
-intimidirmi.
-
--- È una risposta vaga, -- osservai. -- Non mi avete ancor detto se
-questa pietra filosofale si trovi o non si trovi nel vostro forziere.
-
--- Avreste per caso l'intenzione di rubarmela? -- egli obbiettò con un
-riso perfido.
-
--- Può darsi. E perchè no? -- feci con noncuranza.
-
--- Ebbene, io non desidero di meglio, caro amico!... Ma, chiacchierando,
-si fa tardi. Sono le dieci e mezzo. Ho promesso alla Contessa di
-Clairval di andare da lei anche stasera. Voi che fate?
-
--- Non saprei; tornerò a casa fra poco.
-
--- Venite con me allora; vedo che avete la fronte buia; forse vi
-divertirete.
-
-La curiosità ed il desiderio d'inasprir Elena col mio contegno,
-m'indussero ad accettare.
-
--- Bene, -- risposi, -- vi accompagno.
-
- ----
-
-Questa Contessa di Clairval era una donna d'aspetto assai attraente,
-benchè ormai dovesse avere oltrepassata la soglia dei quarant'anni. Ma
-col tempo lottava utilmente, come con tutte le cose difficili della
-vita, e forse doveva molto alla sua figura snella ed agile se in
-istrada, quand'usciva con la figlia, la contessina Amelia, la deliziosa
-contessina Amy, molti potevano ancora ingannarsi e prenderle per due
-sorelle. Aveva un po' quel tipo di creola che tanto piacque ai francesi
-del Primo Impero in Giuseppina di Beauharnais, e, forse perchè le
-avevano fatto questo complimento, ella si compiaceva spesso di
-affettarne le maniere. Solo, nell'espressione del viso, nel guardare,
-nel sorridere, non era più giovine; qualcosa di estremamente vissuto, di
-estremamente corrotto, le traspariva da ogni linea, direi quasi da ogni
-gesto. Si narrava che avesse un tempo frequentata la migliore società,
-vivendovi con molto brio e con molte avventure, senza però infastidirne
-il signore di Clairval, assorto com'egli fu sino alla vigilia della sua
-morte in altri facili amori e clandestine lussurie.
-
-Avevo già dubitato ch'Elia fosse l'amante della Contessa, e più che
-l'amante il complice, ma non tardai quella sera, per molte osservazioni,
-ad acquistarne la certezza. Nella casa egli agiva da padrone, pur non
-facendone le viste; usava con tutti una dimestichezza cortese ma
-imperativa, e con alcuni un sorriso fuggevole di acquiescenza. Mi fecero
-conoscere molte persone, mi parlarono di varie cose, in modo
-superficiale; persone e cose che nulla avevano di ragguardevole, tranne
-una comune, indefinibile aria di ambiguità.
-
--- Ebbene, -- mi domandò Elia passandomi vicino, -- cosa ne dite?
-
-In quel momento l'uomo, le sue parole, i suoi gesti, mi parvero
-singolarmente odiosi ed ebbi la tentazione di rispondergli con una
-sgarberia. Gli dissi:
-
--- Vi ringrazio di avermi fatta conoscere una casa dove potrei
-divertirmi se fossi un uomo di spirito.
-
-Egli rimase un attimo perplesso, come per studiar il valore della mia
-risposta, poi si mise a ridere.
-
--- Belle donne! -- esclamò. -- Non è vero?
-
--- Alcune anzi bellissime, -- risposi.
-
--- Quale v'è maggiormente piaciuta?
-
--- Oh, Dio... nessuna e tutte. Ho passata ormai quell'età nella quale si
-preferisce una donna... oltre la propria, beninteso. Tutte quelle mi
-piacciono che possono ancora serbarmi un'attitudine od un capriccio
-nuovo.
-
--- Olà, mio caro, lo snobismo italiano è di una raffinatezza
-incredibile! Ma in tal caso non siete caduto male. Qui si trovano i
-frutti proibiti, le rarità, i valori che non sono quotati nel commercio
-parigino.
-
--- Ed è qui allora che si mettono all'incanto?
-
--- Oh, no! vi assicuro di no! -- egli rispose con un certo risentimento.
-Poi, tornando salace: -- Non è che una mostra, -- soggiunse.
-
--- Già: di articoli fuori concorso.
-
--- Benissimo! E cosa ne dite, per esempio, di Suzanne Bondy, quella che
-sta mescendo lo Sciampagna? o della deliziosa Yvonne Tellier, colei che
-parla ora, presso il cembalo, con quella pergamena logora che si chiama
-il Marchese Chasnay?
-
--- È fine, molto fine; le fui presentato poco dianzi ed il mio nome la
-divertì sommamente. Non poteva riuscire a pronunziarlo bene: Germano
-Guelfo di Materdomini... le pareva un logogrifo! Mi disse: -- Alla
-buon'ora! per essere imparentato con la madre di Nostro Signore, non
-avete l'aria abbastanza venerabile, mio caro conte!
-
--- Non c'è male! Una donna di mondo, interessante a conoscersi, vi
-assicuro. Posso offrirvi un sigaro?
-
--- Grazie.
-
-Egli mi accese il sigaro, poi mi domandò sottovoce:
-
--- Siete stato di là, dove si gioca?
-
--- Si.
-
--- Avete giocato?
-
--- Non ancora; ho l'intenzione di andarmene presto.
-
--- Bene, un consiglio; ma rimanga fra noi. Vi sono alcuni banchieri
-contro i quali è meglio non tentare la sorte... Guardatemi sempre con la
-coda dell'occhio, ed al caso vi farò un piccolo segno. Ma, vi prego:
-silenzio.
-
--- Va bene, -- risposi, -- e grazie. -- D'altronde me l'ero immaginato,
-e ricordavo, passeggiando per queste sale, quel vostro famoso apologo su
-le pecore e sui leoni...
-
-Egli si mise a ridere di un buon riso contento, e stropicciandosi le
-mani soggiunse:
-
--- Ricordatevi sempre quello che vi dico io. Mi piacerebbe fare di voi
-un gran leone!
-
--- Perchè? -- esclamai, arrossendo a mio malgrado.
-
--- Perchè forse, come pecora, non valete più nulla!
-
-E se ne andò, continuando a ridere allegramente. Fui certo allora che
-questo avventuriero cauto e simpatico doveva necessariamente aver nel
-pugno le redini del comando in quella casa gioconda e piena d'agguati.
-
--- Voi non giocate, conte? -- mi domandò la signora di Clairval,
-avvicinandosi, mentr'io stavo discorrendo con alcuni uomini.
-
--- Qualche volta gioco; ma più per sbadataggine che per vizio.
-
--- Allora tenetemi un poco di compagnia, se non siete un arrabbiato come
-gli altri. Vedete? Mi lasciano sola.
-
-Ci andammo a sedere in un angolo, vicini.
-
--- Oh, finalmente mi riposo! -- ella esclamò. -- Quanta gente!
-
-Si sdraiò con indolenza nella poltrona, accese una sigaretta e trasse un
-grande sospiro.
-
--- Il d'Hermòs mi ha tanto parlato di voi, -- disse.
-
--- Certo il d'Hermòs mi avrà un poco diffamato! Egli mi trova un uomo
-senza vizi, e questo, agli occhi di quel terribile uomo, sembra essere
-il peccato maggiore.
-
--- Ma sarà poi vero quello ch'egli dice? Il nostro Elia è sopra tutto un
-grande imbastitore di frasi.
-
--- Veramente con lui non ho protestato, ma con voi, con una signora che
-certo è in grado di apprezzare tutta la delicata eleganza che può essere
-nei vizi d'un uomo, non voglio subire una simile taccia d'insulsaggine.
-
--- Poi vi assicuro che ogni vostra difesa mi parrebbe superflua! Siete
-un italiano, e sopra tutto un romano, avvezzo a vivere in quella vostra
-bella città piena di spasimi, fra quelle donne dai grandi occhi neri,
-entro quei palazzi così profondi, un po' tetri, che turbano
-l'immaginazione di chi ne varca la soglia... Per questo solo non potete
-essere un insensibile.
-
--- Vedo che amate molto Roma.
-
--- Sì, vi ho passato un inverno: è la sola città dove amerei vivere
-lasciando Parigi.
-
--- Ma temo che a lungo andare il cambio desterebbe qualche rimpianto nel
-vostro cuore di Parigina.
-
--- Certo rimpiangerei questi buoni amici, che sono in fondo la mia vita,
-ora specialmente che ho passata l'età nella quale un viaggio in Italia,
-un viaggio d'amore, s'intende, compensa di tutto ciò che si abbandona.
-
--- Già, perchè voi siete ancora fra quelli che considerano la nostra
-Italia come un giardino d'Armida, una specie di _buen retiro_
-cosmopolita per tutti gli innamorati del globo, una terra d'Arcadia dove
-non si faccia che amare o cantare...
-
--- Non dite questo con ironia! È un gran vanto per il vostro paese!
-
--- Ma è un grande pregiudizio in fondo. Io ricordo lo sdegno di molte
-signorine, in Germania, quando confessavo candidamente di non saper
-cantare e di non aver mai composto un verso in vita mia. Credetemi,
-contessa, l'Italia d'oggi è un paese molto positivo, che lavora e suda
-per far denaro, senza ricordarsi d'aver un cielo più azzurro che altrove
-od i giardini più fioriti. E le nostre donne... bah!... le nostre donne
-aspettano il figurino di Parigi, il romanzo di Parigi, lo scandalo di
-Parigi... Oh, voi avete insegnato molto alle signore italiane!
-
-Yvonne Tellier, sopravvenendo in quel momento, interruppe i nostri
-discorsi così candidamente generici. Ella usciva dalle sale di giuoco,
-facendo tintinnire nella borsetta una certa quantità d'oro guadagnato,
-ed i suoi bellissimi occhi risplendevano.
-
--- Oh, conte, perchè non giocate anche voi? C'è un banchiere che perde a
-rotta di collo. Sapete: il grosso Aranda, un italiano come voi. Non c'è
-che mettere il denaro sul tappeto.
-
--- Io sono sfortunatissimo al giuoco: arrivo sempre troppo tardi. Ora
-certo vincerà.
-
--- Ma no! ma no! Ha una disdetta orribile questa sera!
-
-La signora di Clairval intanto si era levata. L'altra mi sedette vicino.
-
--- Ecco, giuocheremo insieme, se volete, -- mi disse. -- Io metto
-venticinque luigi e venticinque li mettete voi. Mi sento in fortuna:
-fidatevi. Non perderemo più di queste mille lire; volete?
-
--- Con molto piacere.
-
--- A proposito, sentite una cosa: io vi chiamerò Domini, Domini
-semplicemente, perchè il resto non me lo posso rammentare.
-
--- Ve ne dispenso.
-
--- Domini, che in latino credo voglia dire «signore». Cosicchè sarete
-per un momento «il mio signore...» E rise di un bel riso limpido.
-
--- Magari lo fossi! -- esclamai, curvandomi un poco su le sue spalle
-nude.
-
--- Oh, credo che non ci teniate affatto!
-
--- Questo poi... lo dite senza saperlo.
-
--- Invece lo dico sapendolo, perchè voi avete di meglio.
-
--- Ecco: volevo quasi farvi la corte; ora con questa frase, me lo
-impedite, -- risposi con galanteria, sorridendole.
-
--- Ah, gli uomini! Credevo che in Italia fossero più serii.
-
--- Oh, no affatto!
-
--- Andiamo dunque a giuocare. Vinceremo un patrimonio questa sera!
-
--- Sia pure! Intanto eccovi la mia parte.
-
--- No, no, mettete via quel denaro; me lo darete se perderemo.
-
--- Siete molto cortese ma non posso accettare.
-
--- Sentite, io sono superstiziosa, e voglio giocare con questo denaro
-che ho vinto. Porterà fortuna. Venite.
-
-Andammo verso la tavola da giuoco, ed io facevo intanto qualche
-riflessione amaramente piccina. Pensavo che si sarebbero certo perdute
-quelle mille, forse molte altre migliaia di lire, senza ch'io potessi
-esimermi dal dividere la sua sorte o dal confessare le mie strettezze.
-Così, dalle più piccole cose alle più grandi, la mia decadenza mi
-appariva manifesta, dandomi al cuore un senso di vergogna e di
-commiserazione.
-
-Guardavo e tacevo. Intorno al tavoliere stavano facce di uomini, torve o
-ridenti, eran visi di donne, affannate per l'ansia della sorte o
-soddisfatte per il suo favore. L'oro, e le carte, e la voce monotona del
-banchiere che annunziava un punto, e quelle mani che tutte parevano
-ghermitrici ed avare, mettendo o raccogliendo le poste, l'ansia di chi
-giocava e la placida ironia degli spettatori, la luce delle lampade
-basse, il fumo dei sigari, gli scoppi di risa repentini, le imprecazioni
-frequenti, la pausa di silenzio che precedeva ogni colpo e quella specie
-di rallentamento che ne seguiva l'annunzio, tutto questo insieme, per la
-prima volta mi dava una sensazione acre d'immoralità e di bassezza, come
-la visione di una grande crapula in cui fossero palesi tutti gl'istinti
-più perversi della bestia umana.
-
-Ora che il denaro non mi apparteneva più come un facile retaggio, ne
-vedevo con altri occhi tutte le orride, le occulte vie di conquista e
-ripensavo alle parole del d'Hermòs con una specie d'interiore brivido.
-
-Intanto la sorte favoriva la mia bella compagna. Ella poneva le poste ad
-ogni colpo, allungando sul tappeto la mano bianchissima, carica d'anelli
-che la facevano splendere. Il d'Hermòs, che stava dall'altro lato e
-giocava con noncuranza, aveva esclamato vedendoci:
-
--- Oh, finalmente vi siete lasciato tentare anche voi!
-
--- Non però dalle carte! -- risposi, accennando alla piccola Yvonne.
-
--- La donna e il giuoco vanno insieme come il diavolo e l'acqua santa --
-egli disse per celia.
-
--- E voi siete un insolente! -- ella gli rimandò su lo stesso tono.
-
-In piedi, presso di lei, stavo considerando la mia compagna. Smorta in
-viso, di un pallor carico e torbido come il colore dell'ambra, due vasti
-occhi le splendevano sotto la fronte piana, una fronte di statua greca,
-dalle sopracciglia troppo lontane. Aveva un profilo dolcissimo, come i
-cammei del Cinquecento, ma su la bocca fredda e arida un sorriso di
-donna crudele. I capelli nerissimi le si partivano dal mezzo della
-fronte, spartiti da una scriminatura fina, in due gonfie ali compatte,
-lucide come due stole di lontra, che ondeggiavano intorno alle tempie
-facendole su la nuca un nodo così voluminoso da parer soverchio per la
-sua fragilità. Era veramente un gingillo da principe, una cosa tenue ma
-temibile, una figura di malefizio. E forse dai capelli troppo neri, dal
-seno troppo scollato, le usciva un profumo intenso, quasi un'evanescenza
-della sua pelle, che sotto il velo della cipria sembrava soffusa di un
-color d'oriente, come hanno talora le donne arabe a vent'anni. Le sue
-braccia ignude, passando in un raggio di luce, riscintillavano d'una
-invisibile vellatatura bionda.
-
-Ella doveva possedere il secreto di qualche lussuria strana.
-
-Sovente si volgeva, con una mossa rapida, per domandarmi consiglio
-intorno al giuoco, ed i suoi occhi parevano compiacersi di quella
-suggestione torbida che si accorgevano di suscitare in me. Ora, spesso,
-e come per inavvertenza, mi posava le mani su le ginocchia, e nel
-piegarsi, o nel volgersi, tutta la sua persona carezzava leggermente la
-mia. M'accostai ancor più; le stetti con la faccia così vicino che le
-mie labbra quasi toccavano il suo orecchio minuscolo, il quale pareva
-spuntare dalla foltezza dei capelli come il delicato bòcciolo di un
-fiore.
-
-A un certo punto ella raccolse quasi tutto il denaro che aveva dinanzi e
-me lo diede.
-
--- Mettete questo a parte, -- mi disse. -- Bisogna essere prudenti. È il
-guadagno. Ed ora cominciamo da capo con le mille lire che mi rimangono.
-Se si perde, poco male.
-
--- Avete fiducia nella mia scrupolosità? -- domandai scherzando, mentre
-intascavo la somma.
-
--- Niente affatto! -- rispose ridendo. -- Anzi datemi per garanzia una
-vostra mano; così non potrete rubare.
-
--- Ma ho sempre l'altra... -- feci, stringendo la sua piccola mano. Ella
-intrecciò le dita nervosamente nelle mie, mentre, con l'altro gomito
-puntato su la tavola, tendeva il collo innanzi per attendere l'esito di
-un raddoppio audace. Fu perduto: ella fece un piccolo gesto d'ira.
-Giuocò di nuovo e perdette; allora si rovesciò all'indietro, sopra la
-spalliera della seggiola ed un po' contro la mia spalla. Su l'abito mi
-restò il segno bianco della cipria che aveva su la scollatura.
-
-Una signora molto dipinta, che le sedeva presso, tutta ricciuta di
-capelli rimessi, con le labbra sovraccariche di rossetto, e che ogni
-tanto ci guardava sorridendo, le disse, con una smorfia di malcontento
-che fece tremolare la sua faccia pingue:
-
--- Ora il banchiere si mette ad aver fortuna; non giocate più.
-
-Ella scosse le spalle senza risponderle: giocò un'altra volta e
-perdette. Allora chinandosi un poco, mi confidò sottovoce:
-
--- Questa vecchia è una terribile iettatrice!
-
-Io risi; ella pure. Le rimanevano davanti alcune centinaia di lire. Mi
-propose:
-
--- Ora gioco tutto e lascio tre volte, se non si perde prima. Poi ce ne
-andremo in ogni modo; volete?
-
--- Benissimo, fate così.
-
-Con un gesto largo ella spinse innanzi tutto il denaro. L'uomo che
-teneva il banco si volse a guardarla con un sorriso irritante nel volto
-che splendeva di obesità, e le disse:
-
--- Adagio, bella Yvonne! Volete proprio colarmi a fondo questa sera?
-
--- Impossibile! -- ella rispose con insolenza. -- Siete talmente grasso
-che tornerete sempre a galla!
-
-L'uomo trovò la celia di suo garbo e ne rise insieme con altri.
-
--- Stiamo a vedere, -- ella mi disse piano, mentre il banchiere
-distribuiva le carte.
-
-Congiunse le mani e sopra vi tenne il mento. Poi trasse un respiro, mi
-fece un piccolo cenno: il colpo era vinto.
-
--- Non ritirate, piccola Yvonne? -- le domandò il banchiere, pagando la
-sua posta.
-
--- No, amico mio, non ritiro. Anzi lascerò due colpi ancora.
-
-Ed a me, sottovoce:
-
--- Aranda non ama che le donne vincano il suo denaro.
-
-Le carte furono distribuite una seconda volta ed ella si rannicchiò in
-sè medesima, come per farsi più piccina.
-
-Colui che aveva la mano guardò Yvonne con un sorriso ed annunziò forte:
--- -Nove!
-
--- Bravo! -- gli rispose Yvonne, battendo i palmi.
-
--- E due, -- contò il banchiere, raddoppiando la somma. Ella guardò il
-mucchio con incertezza, puntandosi l'indice inanellato contro il labbro
-sottile.
-
--- Avrei quasi la tentazione di ritirare... -- mi disse.
-
--- No, lasciate, -- le consigliai. -- Non bisogna mai recedere dalla
-prima decisione. Poi sento che vinceremo.
-
--- Credete?
-
--- Lo credo.
-
-L'uomo che si chiamava Aranda ammiccava con un sorriso un po' ebete
-verso la posta d'Yvonne, distribuendo le carte. Ella sorse in piedi,
-sporgendo il busto sul tavoliere, con le mani appoggiate sul panno
-verde, le braccia tese.
-
--- Ancora nove... -- disse lentamente quegli che aveva la mano, aprendo
-le carte.
-
--- Alla buon'ora! E tre! -- esclamò Yvonne con allegrezza.
-
--- Non è possibile vincervi un colpo questa sera! -- le disse il
-banchiere con una smorfia sorridente.
-
--- E per questo me ne vado, -- ella rispose, raccogliendo la vincita. --
-Bisogna fermarsi a tempo. -- Ed a me:
-
--- Venite.
-
-Mi condusse in una piccola sala piena di ninnoli, di fiori, di
-cristallerie; si pose tutto il denaro in grembo ed esclamò lietamente:
-
--- Vi ho pur detto che avremmo vinto! Lo sentivo. Ora facciamo i conti.
-
--- Giocate meravigliosamente, non c'è che dire.
-
--- Ma ora brucio di sete. Vi prego, andate a prendermi un bicchiere di
-«Champagne».
-
-Quando tornai, stava ritta davanti ad uno specchio per accomodarsi i
-capelli. Prese la coppa e bevve d'un fiato; poi si portò una mano al
-petto, esclamando:
-
--- Che sete! -- La bocca umida le scintillava di piccole gocce, come un
-frutto rorido, e mi dette la tentazione di baciarla. Mi curvai un poco,
-senza osare, ma ella sentì quel bacio non dato e se ne schermì ridendo.
-
--- Venite: facciamo i conti.
-
-Tornò a sedere; le deposi nel grembo la somma che tenevo in serbo,
-dicendole:
-
--- I conti sono già fatti; ponete questo denaro nella vostra borsetta; a
-me non spetta e non voglio assolutamente nulla.
-
--- Mio buon amico, spero che lo diciate per ridere!
-
--- Ma neanche per sogno! Voi avete giuocato, voi avete vinto...
-
--- Ah, no, e poi no! -- fece, profondamente offesa. -- Mi considerate
-dunque per una di quelle donne con le quali un uomo perde sempre
-qualcosa?
-
--- Per carità, non dite questo! -- esclamai, stringendole un polso. --
-Ma davvero mi sembrerebbe indiscreto accettare. Facciamo così piuttosto:
-con la parte che voi credete mi spetti comprerete domani un gingillo
-qualsiasi, tenendolo come se ve lo avessi regalato io... Va bene?
-
--- Assolutamente no! Abbiamo giuocato insieme, come fra uomini; se si
-avesse perduto, voi avreste pagata la vostra parte; abbiamo vinto e, se
-non volete offendermi, vi prego di non insistere più.
-
--- Tutto, piuttosto che offendervi! Solo permettete che vi preghi
-ancora...
-
--- Non più, non più! Contiamo.
-
-La sua fiera delicatezza non impedì ch'io provassi un certo rossore
-nell'accettare quella somma, la quale ammontava, per mia parte, a quasi
-tremila lire. Pensai che il domani avrei tutto reso inviandole un dono.
-
--- Allora, -- la pregai, -- permettete che vi domandi anche il vostro
-indirizzo, per mandarvi almeno un fiore.
-
--- Fiori sì, ma non altro; -- ella minacciò, sdraiandosi nella poltrona
-e sollevando pigramente le braccia dietro il capo. Aveva le maniche
-trasparenti, corte fin sopra il gomito; vedevo le sue braccia modellate
-con una finezza squisita, e la conca delle ascelle appena segnata da
-un'ombra scura.
-
--- Voi siete molto severa!... -- le dissi, protendendomi un poco.
-
--- No, ma voglio serbarmi il piacere di giocare altre volte con voi, se
-c'incontreremo, senza il bisogno di ringraziarvi, od il timore d'essere
-considerata per meno di quello ch'io stessa mi consideri... Non credete
-che una donna possa avere qualche volta un simile desiderio?
-
--- Certo lo credo, e se voi lo avete per me, ne sono lusingatissimo.
-
--- Dunque, siamo intesi: null'altro che un fiore.
-
--- Come volete. Però, concedetemi di portarvelo io stesso.
-
--- Ah?... perchè? -- fece con uno sguardo pieno di femminilità insidiosa
-e reticente.
-
--- È una domanda oziosa, vi pare? O almeno, con essa, mi mettete nella
-impossibilità di rispondervi come vorrei.
-
--- Datemi una sigaretta... via! -- disse, facendo con la mano un gesto
-frivolo.
-
-E rise. I suoi occhi perversi mi guardavano, grandi e fermi. Aveva in sè
-una forza irresistibile di seduzione, pareva un fiore bello e velenoso.
-
-Mentre le accendevo la sigaretta, le feci scorrere una mano sul braccio,
-irrequietamente.
-
--- Cos'avete su la pelle? -- domandai; -- è di una morbidezza
-incredibile!...
-
--- Vi pare?... -- E ritrasse il braccio quasi con un gesto pudico, ma
-ridendo di un riso che non lo era.
-
--- Credo vi piaccia tormentare, piccola Yvonne!...
-
--- Perchè?...
-
--- Non saprei dirvi... È la mia opinione.
-
--- Sedete lì... -- E mi segnava una poltrona più discosta.
-
-Per un momento si stette in silenzio, guardandoci entrambi, io turbato,
-ella curiosa. Poi le dissi:
-
--- Allora, questo indirizzo?
-
--- Oh, me ne dimenticavo... 110, Boulevard Malesherbes. Dopo le quattro.
-Ma non domani: dopodomani.
-
-E tutte le cose lucide, nella piccola sala, brillavano come i suoi
-grandi occhi neri.
-
-
-
-
- IV
-
-
-Avevo solamente voluto stordirmi. Appena uscito nella strada un grande
-disamore mi strinse, di quella casa, di quella donna, di me stesso.
-Lungo e sordo mi ronzava nelle orecchie un rumore non ben comprensibile,
-forse l'eco delle parole che avevo dette, udite; mi serpeggiava nelle
-vene indolenti una specie di malsana ebbrietà.
-
-Rincasai verso le quattro del mattino; un lume acceso dietro una
-finestra mi avvertì ch'Elena vegliava tuttora. Quando entrai, ella
-sedeva infatti nella sala da pranzo, con un libro aperto su le
-ginocchia, le mani sovr'esso congiunte.
-
--- Dove sei stato finora? -- mi domandò con un suono di voce opaco e
-lento.
-
--- In casa della contessa di Clairval, con Elia.
-
--- Ah!... Si riceve sino a quest'ora in quella casa?
-
--- Si giuoca. Ma tu, perchè non ti sei coricata?
-
--- Non avevo sonno. Ho atteso che ti risolvessi a tornare.
-
--- Ed ora che son tornato?
-
--- Nulla; va bene.
-
--- Ti coricherai ora?
-
--- Forse.
-
--- Non hai altro da dirmi?
-
--- Cosa ti potrei dire?
-
--- Buona notte, allora.
-
--- Buona notte.
-
-Me ne andai nella mia camera, indispettito per quelle sue risposte
-brevi, per l'impassibilità del suo viso. Mi gettai sul letto vestito e
-mi posi a meditare. La mia vita non era gaia. La donna che amavo, e
-nella quale avevo riposta una fiducia così grande, si allontanava da me
-irrimediabilmente; gli amici, la tranquillità, la ricchezza, tutto era
-perduto. Il pensiero corse, corse via sbrigliatamente, e fece un epilogo
-sommario di tutto quanto il passato. Pensando, il sonno mi gravò su le
-palpebre e nel dormiveglia ebbi una visione confusa. Mi vidi in Roma,
-nel mio palazzo ripristinato con il denaro dei Laurenzano, ancor padrone
-di cocchi stemmati, e, fra le belle adunanze dei principi romani,
-un'altra volta re dei conviti, signore delle alcove, maestro di tutte le
-eleganze... Fu, nel dormiveglia, un sogno; null'altro che un sogno.
-Sparve; mi destai con la testa greve, le membra indolenzite. Scesi dal
-letto, e sospingendo l'uscio vidi Elena che stava sempre nella medesima
-positura, con gli occhi fissi all'alto, fumando.
-
--- Che fai? -- le dissi. Elena si turbò ed ebbe un tremito per tutta la
-persona, come se avesse anch'ella sognato.
-
--- Hai dunque deciso di non dormire questa notte?
-
-Non mi rispose, ma vidi che gli occhi le si empivano di lacrime. Le
-andai vicino e mi sedetti.
-
--- Che hai? -- le dissi ancora, con un accento più amorevole.
-
-Ella mi tese una mano, piegando la faccia sul petto.
-
--- Perdonami... -- bisbigliò.
-
--- Nulla devo perdonarti, Elena. Mi hai fatto male; ma non importa;
-passerà.
-
--- Non fu per ingannarti, non fu nemmeno per vergogna...
-
--- E perchè allora? -- Due lunghe lacrime le rigarono la faccia.
-
--- La mia natura è così, -- disse. -- Non sono mai stata sincera, con
-nessuno. Vi sono certe anime che provano una riluttanza invincibile a
-farsi conoscere, come altre ne sentono invece il bisogno.
-
--- Sì, va bene... tu mi hai già ripetute molte volte queste bellissime
-cose!... Ma un uomo che ama davvero non può ragionare a questo modo.
-
--- Mi vuoi bene ancora? -- ella fece, afferrandomi le due mani, un po'
-ansante.
-
--- Non so.
-
--- Rispondimi!
-
--- Vorrei non volertene più. Tu non comprendi nemmeno la dolcezza della
-confidenza, il più soave abbandono che vi sia nell'amore. Quale fiducia
-posso avere in te?
-
--- Senti, Germano; quando io t'ho conosciuto, c'era nella mia vita ormai
-tutto un passato di avvenimenti, che ad ogni modo non si possono mutare.
-Ma tu per il primo e per il solo mi hai avuta come un'amante vera...
-Cosa t'importa il resto? Poi, credi forse che io stessa, per un solo
-momento, abbia riposto qualche fiducia in te?
-
--- Che vuoi dire con questo, Elena?
-
--- La stessa domanda che tu mi fai, la stessa ti faccio. Non sono che la
-tua amante, e come tale, cosa puoi rimproverarmi? Forse mi hai voluto
-anche bene, ma come puoi amarmi tu, che sei stato sempre un uomo felice.
-Io ti conosco troppo, Germano; il tuo non è che l'amore degli uomini
-avventurosi ed eleganti, l'amore che consiste nel veder piangere. Tu non
-hai desiderato altro che di vedere me innamorata... Ed è vero, lo fui,
-lo sono ancora lo sarò sempre. Ora dimmi: ti ho mai domandato qualcosa
-io? Ti ho mai domandato, per esempio, cosa farai del nostro amore quando
-non avrai più denaro, nè alcun mezzo per trovarne? Io sono preparata a
-tutto, appunto perchè non ho fiducia nel tuo amore, e perchè mi piaci
-così come sei.
-
-Ed ecco, ella tornava ad essere la donna perpetuamente oscura, non
-afferrabile da nessun potere, in continua discordia con sè stessa, o
-forse padrona della sua volontà in un modo stupefacente.
-
--- Elena, -- le dissi, -- tu trovi un modo molto abile per ritorcere
-contro di me le mie stesse parole, ma il rimedio pur troppo non serve.
-Mi chiudi in faccia la porta del tuo passato con una ostinatezza
-irritante e non comprendi come la gelosia del passato sia quella che un
-amante non perdona mai.
-
--- Ebbene, senti: se fino dal primo giorno tu non mi avessi tanto
-affaticata con questa indagine qualche volta umiliante per me, forse
-t'avrei raccontato spontaneamente ogni cosa, perchè nessuna ragione in
-fondo -- e lo sai bene! -- m'induce a fartene un mistero. Ma ti ho
-nascosta una parte della verità quasi per vendicarmi della tua crudele
-insistenza, ed anche perchè il mio passato era la sola cosa che potessi
-non abbandonarti.
-
--- E come non hai pensato che un giorno l'avrei potuto scoprire?
-
--- Sì, forse l'ho pensato; ma questo mi era indifferente. Nè ora mi
-conoscerai meglio. Potrai forse immaginare che t'abbia mentito in ogni
-cosa e che mi proponga di mentirti ancora, quindi non val la pena di
-parlarne: dimentica e perdonami, se puoi.
-
--- Perdonare è facile, dimenticare lo è meno. Vi sono troppe figure che
-mi si affollano alla mente quando penso a te: la tua bocca, ora, sa di
-troppi baci.
-
--- Questo, Germano, è ingiusto! Devi per lo meno aver compreso che i
-primi baci veri li ho dati a te.
-
-Si alzò, mi venne a sedere su le ginocchia, mi nascose la faccia contro
-una spalla, si mise a piangere. Le sue lacrime erano la sola cosa al
-mondo che non potessi vedere senza commuovermi.
-
--- Ora non mi vuoi più bene... -- mormorava pianamente, sorridendo fra i
-singhiozzi.
-
--- Taci, taci.... Almeno fosse così!
-
--- Lo desideri proprio? -- mi domandò, stringendomi le tempie fra le sue
-mani calde, mentre le nostre bocche si congiunsero.
-
--- No, -- risposi -- questo no!
-
-Ella sorrise fra le lacrime, in una pausa di silenzio.
-
--- Dove sei stato questa sera?
-
--- Te l'ho detto.
-
--- È vero?
-
--- Sì.
-
--- Hai voluto essere veramente un uomo senza cuore. Mi hai lasciata
-sola. Ho tanto sofferto io, tu nulla. E t'aspettavo, e non giungevi mai!
-
--- Dimmi, -- la interruppi subitamente: -- perchè sei stata l'amante di
-quell'uomo? Ti piaceva?
-
--- Non parliamone più, sii buono...
-
--- Ti piaceva? Rispondimi! -- feci, un po' ruvidamente.
-
--- M'era indifferentissimo. Lui, come un altro qualsiasi...
-
--- E allora?
-
--- Allora, lo sai, volevo essere attrice, cominciare una vita libera,
-pensavo che un giorno o l'altro sarebbe accaduto lo stesso... Quindi,
-poco m'importava. Ma chi te lo ha detto? Lui stesso? Certo, certo, non
-può essere stato che lui.
-
--- No.
-
--- Guardami in faccia!
-
--- Ebbene, sì, è stato lui. Lo sono andato a cercare apposta per sapere
-la verità. Sai come ho fatto?...
-
-E presi a raccontar l'accaduto. Ella con i denti si prese il labbro
-inferiore e rimase ad ascoltarmi, tenendo gli occhi fissi ne' miei,
-tranquilla, immobile. Dopo averle tutto narrato, soggiunsi:
-
--- Una sola frase mi ha fatto veramente male. Quando gli domandai, quasi
-per ischerzo: «Ebbene ditemi, che donna è come amante?» egli davvero ti
-ha dipinta con una frase incisiva.
-
--- Ah?
-
--- Sì, mi ha detto: «Una ungherese, caro conte; crudele e triste,
-lasciva ed ingenua... Quel sangue magiaro insomma, pieno di
-contraddizioni e d'ardori!»
-
-Ella si mise a ridere, d'un riso nervoso, alzando le spalle.
-
--- Oh, questo poi!... -- esclamò con disprezzo; -- è una vigliaccheria
-maggiore delle altre. No, ti giuro, quel tuo amico ha una grande
-fantasia!... oppure una grande presunzione!... Io l'ho semplicemente
-subìto, credendo fosse necessario, e nulla più. Ma gli uomini, questo,
-non lo confessano mai.
-
--- Come posso crederti, Elena? Tanto più che la sua definizione... è
-così vera!
-
--- Sì, è proprio vera?... Ebbene, ti ripeto, avrà forse una grande
-fantasia!
-
-E ridendo mi dette un lungo bacio.
-
--- Poi, senti, -- prosegui; -- ho ancora, se non isbaglio, alcune
-lettere sue, nelle quali appunto mi rimprovera la mia grande
-insensibilità.
-
--- Non le hai bruciate quelle? -- chiesi con ironia.
-
--- Perchè me lo domandi?
-
--- So che ne hai bruciate molte altre...
-
--- Forse; ma non tutte. Ho ancora quelle di Mathias, alcune di mio
-marito, e ce ne devono essere anche altre.
-
--- Vuoi che andiamo a vedere?
-
--- Sì, -- ella fece con un poco d'esitazione.
-
-Andammo nella sua camera; da un baule chiuso ella trasse una scatola di
-pelle a rilievi, ch'era piena di lettere e di fotografie.
-
--- Non toccare tu... non voglio! mi disse.
-
-Cercò fra le lettere, ne scorse alcune rapidamente. Ve n'era un
-pacchetto ingiallito, stretto da una cordicella sfilacciata.
-
--- Di chi sono queste?
-
--- Di Miller, -- rispose, corrugando la fronte. Lasciale stare.
-
--- E queste?
-
--- Di Mathias; ma non leggere, ti prego. Ecco leggi questa; l'ho
-trovata!
-
-Era straordinariamente pallida, tremava un poco. Rinchiuse in fretta la
-scatola e mi trasse per un braccio.
-
--- Perchè sei così agitata?
-
--- Vieni via, vieni via. Mi fa sempre male ripensare a quei due morti.
--- E si strinse al mio braccio quasi con paura.
-
--- Torniamo di là, -- disse.
-
-La lettera infatti confermava le sue parole.
-
--- Mi credi ora, Germano? -- ella chiese, offrendomi la bocca.
-
-Io mi strinsi nelle spalle irresoluto e non volli rispondere; ma sentivo
-come per incanto la gelosia placarsi, finire.
-
-Dietro le imposte chiuse nasceva l'alba, il fumo azzurro di una bella
-giornata; i carri degli erbivendoli, passando, empivano di strepito la
-contrada. Impallidita per la veglia, con gli occhi cerchiati di nero, i
-capelli un po' disfatti, ella mi stava presso, innamorata e bella,
-portando su le labbra umide la promessa di un torbido amore. Sentii che
-nonostante ogni tortura il mio mondo incominciava e finiva con lei.
-
--- Mi credi ora? -- domandò un'altra volta, quando già le mie braccia la
-serravano.
-
--- Ti amo! ti amo!... non domandare altro...
-
-La sua gola riversa palpitava come un seno gonfio di piacere; tutte le
-tentazioni più ardenti traboccavano dalla sua calda persona.
-
--- Voglio che tu mi creda! -- esclamò imperiosamente con ira.
-
--- Ebbene sì! Dopo tutto non puoi, non devi, essere stata d'altri che
-mia!
-
--- Lo senti, lo senti ora?
-
-Come un soffio, su la bocca, le risposi di sì.
-
--- Mi perdoni dunque?
-
--- Sì, ti perdono; ma dovrai, dopo, raccontarmi ogni cosa.
-
--- Non c'è più nulla che tu non sappia. Il resto è vero è tutto vero,
-fuorchè una sola bugia...
-
--- Quale?
-
--- Sì: quel certo Schillenheim, quell'ufficiale austriaco... ti ricordi?
-
--- Sì.
-
--- Bene: quello non è stato mio amante...
-
--- Ah? E perchè me lo hai detto allora?
-
--- Chissà? Forse perchè c'è andato vicino... E siccome uno ci voleva, ho
-preferito questo a quello. Per te in fondo era lo stesso, e per me...
-anche!
-
-La fissai negli occhi attentamente, come per scrutarla fin nell'anima
-oscura; ma quegli occhi erano troppo splendenti perchè si potesse
-guardarvi nel fondo. Poi, che importava? Era così dolce il crederle,
-così angoscioso il dubitare...
-
--- Vieni... -- le dissi traendola.
-
--- No, aspetta.
-
--- Che fai?
-
--- Apriamo la finestra: è l'aurora!
-
-Nell'aria fresca del mattino un raggio di pallido sole dorava i suoi
-capelli disciolti.
-
-
-
-
- V
-
-
-Come sdebitarmi ora con Yvonne Tellier? Il denaro vinto a quel modo mi
-dava una specie di molestia, e, nonostante il suo divieto, provavo da un
-lato il bisogno di renderlo sotto una forma qualsiasi, dall'altro il
-rincrescimento di privarmene in quell'ora di penosissima carestia.
-Pensai ad un ripiego elegante: un gran cesto d'orchidee, che potesse
-costare mille lire almeno... Le orchidee, per fortuna, costano quanto si
-vuole. Uscii prima del mezzogiorno per andare dal fioraio. Ma, strada
-facendo, nel meditare tristemente ai casi miei, venni a concludere che
-mille lire d'orchidee per una Yvonne qualsiasi erano forse troppe... In
-questo pensiero la mia decadenza era palese.
-
--- In fondo, -- ragionai per consolarmi, -- questa liberalità potrebbe
-anche parere una ostentazione di pessimo gusto.
-
-Così, vestendo l'idea del risparmio con pretesti eleganti, allorchè
-giunsi al negozio, invece di mille lire ne spesi quattrocento, e mi
-parve che a Parigi le orchidee si pagassero care assai.
-
-Pur troppo mi sentivo già orrendamente borghese: avevo sempre la mente
-piena di cifre, ed il lusso che vedevo intorno mi dava una stretta al
-cuore. Nonostante la nostra vita di parsimonie, molte spese andavano
-accumulandosi, facilitate assai dal credito dei negozianti, che memori
-del mio tempo migliore non dubitavano affatto della mia solvibilità. In
-fondo non ne dubitavo io stesso, parendomi oltremodo impossibile che la
-buona stella non volesse un'altra volta splendere tra le confuse ombre
-del mio cammino. Per tutto il pomeriggio restai nel dubbio se andare o
-non andare da Yvonne; poi mi parve scortesia mancare la visita promessa,
-e vinto insieme dalla curiosità risolsi di andarvi.
-
-M'accolse in una stanza ingombra di molti oggetti femminili, libri e
-ninnoli, ritratti e cesti da lavoro, una stanza che pur essendo arredata
-con i mobili di uno studiolo aveva in sè qualcosa di più intimo, poichè
-filtrava in essa il profumo dello spogliatoio vicino. Le mie grandi
-orchidee, poste in un angolo, trascoloravano in mille tinte irreali,
-variando nella luce tenue. Yvonne portava una vestaglia scollata, quasi
-fluida per la delicatezza del colore.
-
--- Siete sola? -- domandai, entrando.
-
--- Sola e vi aspettavo. Vi aspettavo guardando i vostri bellissimi
-fiori. Amo le orchidee perchè sembrano il fiore del tormento, il fiore
-dell'impossibilità. Vi ringrazio.
-
-E senza levarsi dalla poltrona mi tese una mano bianchissima, che si era
-come liberata dal suo carico d'anelli e portava solo, nell'anulare, un
-rubino di straordinaria bellezza.
-
--- Credevo, -- mi disse con una indolenza studiata, -- credevo che non
-sareste venuto.
-
--- Oh, perchè?
-
--- So che non siete libero...
-
--- Ma questo non importa! Non sono libero per tutte le altre; per voi
-sì.
-
--- Ditemi una cosa, -- ella domandò improvvisamente. -- Come avete
-conosciuto Elia d'Hermòs?
-
-Certo la sua domanda non era oziosa.
-
--- Lo conobbi, -- risposi -- alcuni anni or sono, a Chantilly, fra una
-corsa e l'altra. Si avevano molti amici comuni. Poi lo rividi a Nizza ed
-ora soltanto siamo entrati in maggiore intimità.
-
--- Elia d'Hermòs ha una predilezione per voi.
-
--- Si direbbe. Od almeno vuol farmelo credere.
-
-Ella sorrise in un suo modo finissimo, e parve cercare una risposta.
-
--- E' un uomo -- disse -- che non fa mai nulla per nulla.
-
--- Me ne sono accorto. Ma questo non mi turba. E' un uomo che mi
-diverte: non voglio sapere altro.
-
--- Allora vi confesserò che sono più curiosa di voi, forse perchè
-conosco tanto bene il d'Hermòs da non poter supporre ch'egli si dia la
-pena di divertire alcuno... impunemente.
-
--- Bah!... -- feci; impunemente o no, sono convinto ch'egli non mi possa
-nuocere in alcun modo.
-
--- Allora perdonate la mia curiosità.
-
--- Anzi, la trovo naturale. Mi sembra tuttavia che il d'Hermòs non sia
-troppo nelle vostre grazie...
-
--- Infatti egli ebbe il torto di credersi un padrone con me, come si
-crede con tutte. Questo non glielo perdonerò mai.
-
-Un sorriso pieno d'ironia crudele orlava la sua bocca; e soggiunse:
-
--- Gli avete parlato già di questa visita?
-
--- No davvero! Non mi è sembrato necessario.
-
--- Di fatti non lo è.
-
--- Ma dite, Yvonne: continueremo per un pezzo a discorrere di lui? Non
-mi sembra che ne valga la pena. E sapete pure che non sono venuto per
-questo.
-
--- Per cosa dunque? -- mi domandò con un sorriso pieno d'innocenza.
-
--- Piuttosto per parlare di voi... per dirvi che dall'altra sera mi
-perseguitate...
-
--- Oh... che stranezza! Sappiate una cosa: io detesto gli uomini
-gentili.
-
--- Non lo sono affatto: vi dico la verità.
-
--- Allora, se volete farmi una dichiarazione d'amore, fatela sùbito, e
-non pensiamoci più!
-
--- Volentieri, piccola Yvonne. Sono venuto per questo.
-
--- Per parlarmi d'amore?
-
--- Ma certo. È forse ancora ciò che rimane di meglio a fare tra l'uomo e
-la donna.
-
--- Cosa? il parlarne?
-
--- Bisogna pur sempre cominciare così... È il preludio necessario.
-
-Ella intrecciò le dita insieme, stirando le braccia pigre come per
-scuotersi da un torpore.
-
--- Ma non siete un uomo fedele voi?
-
--- Fedeltà, infedeltà... cosa vogliono mai dire queste due parole troppo
-letterarie, che gli amanti ripetono senza tregua per riuscire a darsi
-qualche tormento. Appartenere ad una sola quando un'altra vi piaccia,
-non vuol dire, mi sembra, esser fedele. È più turpe confondere due donne
-insieme in uno stesso desiderio che domandare a ciascuna, separatamente,
-una diversa gioia. La nostra sensibilità è come un'arpa, estesa e
-delicata: non si può con una mano sola farne vibrare tutte le corde...
-
--- Oh, l'arpa!... -- ella esclamò ridendo, -- lasciatela stare!
-
--- Vi pare che la mia similitudine non regga?
-
--- Non regge.
-
--- Peccato! Cerchiamone un'altra.
-
--- No, non importa: ho capito già.
-
-Una pausa lunga, ridendo entrambi a fior di labbro.
-
--- Ebbene, cosa dite? -- ella fece, un po' distratta.
-
--- Cosa dico? Nulla. Pensavo.
-
--- A che?
-
--- Pensavo che la mia dichiarazione si è troncata nel mezzo.
-
--- Ebbene, credevate forse di farmene una con quell'arpa delicata e con
-la mano che non può...
-
--- Visto che si deve parlare, una cosa val l'altra, non vi pare?
-
--- No, vi sono cose che valgono meglio.
-
--- Sì, un bacio, per esempio, se volete lasciarvelo dare.
-
-Per piegarmi verso la sua bocca m'inginocchiai sul tappeto.
-
--- Andiamo... -- ella esclamo torcendo il capo; -- non fate sciocchezze!
-
--- Sarebbe una sciocchezza non farlo, vi pare?
-
--- No, affatto!
-
--- Avete un profumo che mi turba...
-
--- Sì? Lo compero da Houbigant; venti lire la boccetta. Come vedete il
-prezzo è ragionevole.
-
--- Per carità! Non è di quel profumo che parlo.
-
--- Davvero? Allora non saprei...
-
-E più che il profumo ancora, mi turbava il contatto del suo corpo
-fragile.
-
--- Ma sì, ne avete un altro, un altro senza nome, indefinibile... Perchè
-non portate il busto?
-
--- Non lo porto mai; forse non mi è necessario... su, lasciatemi stare!
-
-E mi puntò le due braccia contro le spalle, per tentare di respingermi.
-Le maniche ampie della vestaglia scoprivano le sue braccia venate;
-s'indovinava il buio tepore dell'ascelle, ov'io spinsi d'improvviso, e
-con un brivido, la mano irrequieta.
-
--- Ah, no, via... mi solleticate!...
-
-Le sue fine guance si coversero di un turbato rossore. Un fermaglio
-antico le teneva chiusa la vestaglia sul petto, ed io l'apersi.
-
--- Oh, ma come siete insolente...
-
--- Datemi un bacio, piccola Yvonne!
-
--- No!
-
--- Uno solo...
-
--- E poi?... -- fece, scoprendo nel sorridere i denti bianchissimi.
-Sentivo la sua morbida persona, sotto la vestaglia tenue, aderirmi come
-una carezza sola.
-
--- Poi... -- dissi -- mi piaci! mi piaci!
-
-Aveva negli occhi profondi una specie di stupefazione, le narici
-finissime le tremavano appena, come se aspirassero un profumo forte.
-
--- Mi sei piaciuta sùbito, -- continuai; -- l'altra sera, quando
-giocavi, provavo terribilmente la tentazione di mordere la tua bocca...
-
-Ella piegò il mento sul petto; una grande ombra le ravvolse il viso
-immobile.
-
--- Guardavo i tuoi polsi, e mi pareva di sentirmeli passare su le
-tempie, forti e fragili. Guardavo, per la scollatura, la tua schiena
-divisa da un solco profondo, i tuoi seni malnascosti, e mi sentivo male.
-
-Incrociò le braccia sul petto, quasi per vietarlo alla mia tentazione,
-piegò il mento e non rispose. Ma ogni tanto un piccolo fremito correva
-per tutta la sua persona, le sue ginocchia tremavano appena.
-
--- Mi sembri una creatura piena di malefizio, piena di crudeltà, e ti
-desidero per questo. Se non ti potessi avere, credo che ti batterei!
-
--- Perchè mi dite queste cose?... -- ella domandò con la voce un po'
-tremula, tendendomi la bocca.
-
-E i denti piccoli, minuti, le brillavano fra le labbra scarlatte.
-
--- Perchè ti amo! Perchè ti voglio! Mi sembri una cosa del tutta
-sconosciuta e nuova.
-
--- Tu ami un'altra... -- ella profferì sommessamente.
-
--- No, te! -- risposi con rabbia.
-
-Ella rovesciò il capo su la spalliera, con una specie di ubbriacata
-gioia, offrendomi la gola solcata di vene sottili. I capelli, tratti
-all'indietro dal lor peso, le scoversero la fronte; sui rossi labbri un
-velo di umidità brillava, e, leggera come fosse una cosa di piume, io,
-con impeto, la sollevai nelle braccia...
-
-Le orchidee ci videro passare.
-
-
-
-
- VI
-
-
-Era il 14 Luglio, grande anniversario della festa repubblicana. Trofei
-su le case, giostre nelle piazze; ad ogni angolo, ad ogni attimo, la
-Marsigliese e la Matchiche, la Matchiche e la Marsigliese. Tutte le
-miserie, tutte le ciurmerie nella strada; pareva che gli ospedali e le
-galere avessero per quel giorno dato lo sfratto alle lor sordide
-clientele. Il popolaccio menava un carnevale sconcio in memoria del
-prodigio compiuto: quello di aver sfrattato il monarca dal più bel trono
-del mondo. Una calura insoffribile si mesceva al lezzo di quel fango
-democratico, e non potendo far meglio che starmene quietamente in casa,
-l'idea mi venne di scrivere a Fabio Capuano. Gli mandai questa lettera,
-la prima dopo un silenzio di molti mesi.
-
- «_Fabio caro_,
-
-Per aver così a lungo taciuto, penserai forse che l'amico tuo di tanti
-anni abbia mutato affetti mutando paese. Non sei nel vero se pensi così.
-Tutto può significare il mio silenzio, tranne che tu mi sia men vivo
-nella memoria. Un sentimento quasi di disagio m'ha impedito finora di
-riprendere con te, a cuore aperto, l'antica nostra confidenza. Ma ora,
-il desiderio di conoscere come vivi e dirti come son vissuto, è maggiore
-di ogni altra considerazione. Dopo la mia breve lettera da Torre Guelfa,
-con la quale ti avvertivo che avrei lasciata l'Italia per vivere qualche
-tempo in questa bella Parigi, ecco le cose come andarono. Elena ed io si
-venne ad abitare una piccola casa, deliziosamente nostra, nella rue de
-l'Arc de Triomphe, in vicinanza del Bosco. Entrambi si aveva in mente,
-oltre che il nostro amore, qualche proposito serio per la vita futura,
-poichè non ti nascondo che verso in condizioni abbastanza precarie.
-Partendo, anzi, (cosa che ti ho taciuta) fui costretto a vendere alcuni
-altri campi delle mie ultime terre. Ma il mio proposito era quello di
-lavorare... Tu certo ne riderai! «Se continui così, la tua vita folle si
-chiuderà con un colpo di pistola» -- mi dicevi sempre.
-
-Io, finora, quantunque navighi per acque procellose, non vi penso
-affatto. Volevo imprendere un commercio, o trafficare in Borsa, ma l'una
-e l'altra cosa per ora non sono avanzate d'un passo. Confido molto in
-Gualtiero Alessi, che tu pure devi conoscere, il quale vive a Parigi, da
-molti anni ed è notissimo nel ceto bancario. Così attendo; e
-l'attendere, come sai, vuol dire starsene con le mani in mano alla mercè
-del caso. Elena invece si è mostrata piena di energia; frequenta con
-assiduità una scuola d'arte drammatica e sarà presto attrice, poichè si
-dice che debba riuscire a meraviglia. Non potrò mai abbastanza
-dipingerti quanto la natura di questa donna sia bella ed ammirabile. Mi
-ha dato giorni d'intensa felicità.
-
-Ma l'uomo che hanno invidiato, che fu maestro nell'arte del vivere,
-oggi, mio buon Fabio, è vicino a compiere la sua parabola di decadenza.
-È deplorevole, ma non lo posso tacere. Il denaro è finito; e non certo
-il denaro io rimpiango, ma la bella padronanza ch'esso mi dava di me
-stesso e d'altrui; non il denaro, ti dico, ma tutte le sovranità che mi
-attribuiva questo scettro perduto. Se di me ti domandano di Roma, di'
-solamente che vivo una vita tranquilla. E tu, se non mi serbi rancore,
-scrivimi qualche volta, chè troppo il tuo silenzio mi lascia il cuore
-deserto.
-
-Scrivimi anzitutto se ora sei lieto per le cose tue, poi dammi ogni
-notizia la quale mi possa concernere: dimmi che avvenne dopo la mia
-partenza, quali furono i giudizi degli amici nostri e -- per la pace
-della mia coscienza -- dimmi anche se la tranquillità è tornata in
-quella triste anima che ho fatta soffrire.
-
-Serba nel cuore l'amicizia ch'io ti mantengo immutata e volgimi
-qualchevolta un pensiero d'affettuoso ricordo.
-
- _Guelfo_».
-
-Alcuni giorni dopo aver scritta questa lettera mi recai senz'altro da
-Gualtiero Alessi, dicendogli che mi ero finalmente deciso a praticar la
-Borsa, premendomi d'incominciar subito alcune speculazioni che m'avevano
-consigliate. L'Alessi cercò di spiegarmi come il venir dell'estate
-portasse un rallentamento notevole in tutti gli affari e come sarebbe
-stata miglior cosa indugiare fino all'autunno. Ma io con molte ragioni
-tanto lo convinsi, che accettò di aprirmi credito nella sua banca ed
-acquistare a mio nome una certa quantità di titoli minerari, sui quali
-la speculazione era vivissima in quei giorni.
-
-La cosa non era onesta, perchè gli avevo dovuto mentire su molte
-circostanze; non solo, ma se la speculazione fosse fallita, non avrei
-potuto risponderne altrimenti che vendendo Torre Guelfa, e ciò con
-indugio, con vergogna e con rimpianto. Ma non era più tempo di scegliere
-la strada migliore: le mie strettezze crescevano; le rendite delle mie
-campagne, affidate ad un amministratore in Roma, non bastavano per
-pagare gli interessi ai molti creditori, e, finito l'ultimo denaro, non
-avrei saputo a qual rimedio appigliarmi. Dunque non potevo contare che
-sopra una salvezza disperata.
-
-Forse da me solo non avrei osato; ma il d'Hermòs, scaltro e cauto
-consigliere, m'insegnava che gli scrupoli sono timidezze in un cuor
-virile.
-
-Presi allora l'abitudine di passare ogni mattina qualche ora in Borsa;
-la sera di quando in quando mi recavo con Elia dalla contessa di
-Clairval, a tentare la fortuna delle carte in quella casa equivoca, non
-osando mostrarmi nei Circoli dei quali ero socio, per non rendere palese
-la mia decadenza. Vi rivedevo la piccola Yvonne, che al giuoco era per
-me una specie di talismano, ma che talora mi metteva in angustie per il
-suo modo inopportuno d'ostentare la nostra familiarità.
-
-Una sera Elia, prendendomi a parte, mi disse a bruciapelo:
-
--- È chiaro che sei divenuto l'amante d'Yvonne Tellier. -- Da qualche
-giorno ci davamo del tu. Io risi e non volli rispondere. -- Andiamo! non
-vorrai farne un mistero con me? Poi, se anche tu neghi, non sembra che
-Yvonne si dia la pena di farne alcun mistero.
-
--- Ebbene lo fui per una volta, se proprio t'interessa. Un capriccio, un
-obbligo anzi... La cosa ti pare poi tanto grave?
-
--- No; ma ti credevo innamorato di Elena.
-
--- Eh, via, questo non c'entra! Che sciocchezze mi vai dicendo? Si giocò
-insieme la prima sera, si vinse, come sai; le dovevo pur qualcosa, ti
-pare?
-
--- Bada! Io ti dico solamente: bada!...
-
--- Oh, e perchè?
-
--- È una donna perfida.
-
--- Questo non m'impensierisce; anzi, un'attrattiva di più!
-
--- Senti, Guelfo; può darsi che tu le sia piaciuto; forse come uomo,
-forse perchè ha inteso dire che hai un'amante straordinariamente bella.
-In ogni modo, ti ripeto: sta in guardia!
-
-Risi di nuovo e scrollai le spalle:
-
--- Bah!... tu parli così perchè vi odiate a vicenda.
-
--- Io non la odio; lei forse.
-
--- Ma per qual motivo? Non me lo ha voluto dire.
-
--- È una storia piuttosto complicata. Intanto ha creduto che io volessi
-farle perdere il suo amante, il senatore Vautrier, quello che possiede
-le grandi fabbriche di velluti... Mentre si trattava di ben altra cosa.
-
--- E precisamente?
-
--- Oh... inezie! Te lo racconterò un'altra volta. Mi odia poi per
-un'altra ragione, più delicata...
-
--- Sei stato il suo amante?
-
--- No; lo fui di sua madre, che morì giovane, lasciandola in condizioni
-da poter divenire una donna onesta. Ebbi il torto di non abusarne
-allora... Sono delicatezze, queste, che una donna intelligente non
-perdona mai.
-
-E se ne andò ridendo. Quest'uomo, in alcuni momenti, esasperava i miei
-nervi, e quanto più mi sentivo divenire la sua preda necessaria, tanto
-più la mia fierezza lo respingeva con una specie di sorda ostilità. Era
-vicino -- e lo intuivo -- lo scioglimento del lungo nostro equivoco: le
-sue parole di giorno in giorno si erano fatte più esplicite; mi pareva
-che ogni volta, quando ci si vedeva, egli stesse per farmi una proposta,
-e non sapevo qual fosse nè sapevo se l'avrei accettata o respinta. Ciò
-che più m'irritava era la chiarezza delle sue intuizioni, era
-quell'indagine cauta e sicura che gli avevo lasciata compiere sul mio
-spirito e sui casi miei. Certo io potevo servirgli a qualcosa; ma poichè
-nel medesimo tempo egli conosceva i miei dissesti, doveva solo contare
-su quanto ancora possedevo d'intatto, e cioè il mio nome, le ottime
-conoscenze, il grande prestigio della mia perduta signorilità.
-
-Voleva che andassimo a passar l'estate insieme.
-
--- Non penserai -- mi diceva, -- di cuocerti a lungo sui deserti
-marciapiedi parigini, o di correre avanti e indietro sui battelletti
-della Senna, che rappresentano la villeggiatura degli impiegati
-municipali.
-
--- Difatti la prospettiva non mi attrae.
-
--- Io vado a Trouville, poi a Biarritz, come tutti gli anni: vieni con
-me.
-
--- Lasciami riflettere qualche giorno; ti risponderò prima che tu parta.
-I miei titoli salgono; per ora non vorrei liquidare.
-
--- Bah!... i titoli! Vendi, Guelfo. Ti seguito a dire: vendi!
-
--- Va bene, va bene. E la contessa di Clairval dove passa l'estate?
-
--- Ha una casa di campagna in Provenza. Verso l'autunno viene a
-Biarritz. Ricòrdati ch'entro la settimana prossima io me ne vado.
-
--- È inteso.
-
--- Ora senti, Guelfo: se tu, -- siamo abbastanza amici per poterne
-parlare, -- se tu avessi bisogno di qualsiasi cosa... non fare
-complimenti con me.
-
--- Di nulla ho bisogno, grazie, -- risposi arrossendo.
-
--- Tanto meglio.
-
-Due giorni dopo feci vendere i titoli con un guadagno di quindicimila
-lire, che, con altre seimila ricavate la settimana antecedente,
-provvidero a sollevarmi dal disagio. Credetti per un momento alla
-resurrezione: molto spesso il giuoco mi aveva dal nulla procacciato
-guadagni assai notevoli. Per prima cosa mi recai da un gioielliere, il
-quale aveva nella vetrina un anello, che un giorno Elena, passando,
-aveva tanto ammirato. Entrai, me lo feci mostrare. Era un brillante
-bianchissimo, tagliato a forma di cuore, con l'incastonatura di smalto
-azzurro.
-
--- Quanto costa?
-
--- Per lei quattromila lire, signor conte. -- Pagai senza
-mercanteggiare, ed in quell'atto mi pareva di rinascere. Tornando verso
-casa, tutte le vie di Parigi mi sembravano belle come non mai. Quando
-Elena mi venne incontro, presi una sua mano, le passai l'anello in dito,
-poi tenni la sua mano prigioniera.
-
--- Non guardare! È un regalo che ti faccio. Ho guadagnato molto denaro.
-
-Ella svincolò la mano ridendo; guardò l'anello, mi fissò con aria
-stupita e riprese a considerare il brillante.
-
--- Oh, ma sei pazzo! -- esclamò. -- Lo sai bene che non voglio regali!
-
--- Perchè, Elena? Mi fa un piacere infinito regalarti una cosa che ti
-piaccia.
-
--- Ma tu non puoi, non devi, spendere il denaro a questo modo. Che
-magnifica pietra.
-
--- Ti ripeto. Elena: ho guadagnato molto.
-
--- Molto?
-
--- Sì, quindicimila lire ancora.
-
--- Ed hai comprato questo? Ma sei pazzo, ti dico! No, riprendilo, non
-voglio.
-
--- Oh, questo poi!... Lasciami almeno il diritto di farti un piccolo
-regalo.
-
--- Mi chissà quanto l'avrai pagato!
-
--- Che importa? L'anello ti piace o no?
-
--- È una maraviglia. Ma tu non devi spendere, Germano.
-
-E mi buttò le braccia al collo.
-
--- Del resto, -- le dissi, -- non avere scrupoli: se il bisogno
-tornasse, un brillante è sempre un brillante.
-
--- Questo sì; ma ti ripeto che sei pazzo.
-
--- Guarda come ti sta bene!
-
-Poi si parlò della campagna:
-
--- Andremo al mare, od in montagna, come vorrai. Passeremo un'altra
-estate, noi due soli, in un luogo tranquillo, come a Torre Guelfa l'anno
-scorso... Vuoi?
-
-Ma due giorni dopo, mentre passeggiavo prima del pranzo m'incontrai con
-il segretario dell'Ambasciata Italiana, il conte Vigna, che volle a
-tutti i costi condurmi al Circolo della «rue Volnay». Si giocava una
-partita violenta; mi venne la tentazione di prendere un banco. Pensai
-che nella vita un nonnulla produce talvolta le grandi cose; poi mi
-sentivo allegro: tentai. Perdetti, e me ne volli andare. Ma per
-abitudine il cassiere, come faceva una volta, mi portò alcuni gettoni da
-mille lire. In due mazzi sparirono. Me ne feci portare altri: li
-perdetti. Questa volta uscii, triste, umiliato, con il pensiero di aver
-commessa una cattiva azione. Avevo perduto mille e cinquecento lire, in
-più ne dovevo seimila alla cassa. Pensai alla tristezza di Elena, a
-tutte le speranze che riposavano su quel denaro sfumato ed ebbi voglia
-di piangerne io stesso. La strada era lunga per giungere alla mia casa e
-la percorsi a piedi.
-
--- Infine, -- mi dissi, -- poco male. Ora non c'è rimedio. Bisognava non
-andarvi.
-
-Ma su la porta di casa mi venne un'altra idea:
-
--- Perchè rattristarla? Non le dirò nulla. Dopo pranzo andrò a pagare;
-tenterò con altre mille lire. Chissà mai?...
-
-E il pranzo passò giocondo.
-
-La sera tornai al Circolo, pagai sùbito il mio debito; ritentai con
-altre mille lire: perdetti. Ben deciso a non giocar oltre, me ne stetti
-a guardare i giocatori; oziai per le sale discorrendo con alcuni amici;
-si bevve un poco, si parlò di cose gaie. Sul tardi entrai di nuovo nelle
-sale da giuoco, dicendo al domestico di portarmi cappello e soprabito,
-perchè volevo andarmene. In quel momento si metteva un banco all'asta,
-e, non so come, un'offerta m'uscì di bocca:
-
--- Mille e cinquecento! -- dissi. Il banco fu mio.
-
-Domandai pochi gettoni al cassiere, deciso ad abbandonare sùbito il
-banco, ma per avventura cominciai vincendo. Alle tre del mattino dovevo
-alla cassa dodicimila lire. Il Vigna, venendomi vicino, mi consigliò in
-italiano:
-
--- Vattene, Guelfo! Questa sera non c'è verso che tu vinca.
-
--- Già, è vero.
-
-Vuotai d'un fiato il mio calice di whisky e me ne andai. Presi una
-carrozza del Circolo per giungere più in fretta: volevo raccontare tutto
-ad Elena, sùbito, sùbito. Ella pianse un poco, ma non mi fece alcun
-rimprovero. Aveva in dito l'anello; si levò a sedere sul letto, se lo
-tolse e me lo diede.
-
--- Prendi; ne avrai forse bisogno.
-
--- No, amore: questo no: -- E mi sentii due lacrime scendere giù dalle
-ciglia, caderle sul braccio nudo.
-
--- Allora, come farai?
-
--- Non so, che importa? Elia forse... oppure scriverò a Roma.
-
-Il giorno dopo non andai a pagare. Mi conoscevano, avrebbero atteso. Non
-potevo rassegnarmi a rendere quel denaro guadagnato in Borsa poichè mi
-era tanto necessario. Il domani Elia mi scrisse dicendomi che gli urgeva
-parlarmi, sicchè mi pregava di passare da lui nel pomeriggio.
-
-Abitava un pianterreno elegantissimo, con sale spaziose, adorne di
-oggetti esotici raccolti ne' suoi viaggi. Quando entrai nello studio,
-egli stava scrivendo una lettera di molte pagine, che interruppe a
-mezzo. La scrivania, vasta come una cattedra, era ingombra di libri,
-manuali, vocabolari, codici e scartafacci.
-
--- Che fai tra questo disordine? Mi sembri un ministro nel suo gabinetto
-di lavoro.
-
--- Ho sempre sottomano i libri che mi hanno insegnato a vivere. Questi
-per esempio.
-
-E mi segnò con la mano Spencer, Schopenhauer, Kant. Girando lo sguardo a
-caso, vidi una Storia di Francia, un Codice di Diritto Marittimo, le Odi
-di Orazio, un opuscolo su l'estradizione, un manuale delle pietre
-preziose, le Epistole di Seneca, le Memorie di Casanova, ed un libro che
-portava questo nome: «Storia dell'America prima dell'invasione latina».
-
--- È la vernice -- diss'egli, seguendo il mio sguardo e designandomi
-quei libri con un gesto riassuntivo. Bisogna sapere un po' di tutto;
-molto sarebbe inutile. Ho l'ambizione di credere che nessuno possa farmi
-un discorso al quale io non sappia rispondere. Gli uomini ti ameranno
-quando saprai tenerti al loro livello, mostrando sempre di esserne un
-poco al disotto, almeno in quelle materie nelle quali si credono più
-ferrati.
-
--- Senti, lasciamo i soliti aforismi e dimmi perchè mi hai chiamato.
-
-Prevedevo un esordio ampolloso e mi premeva di andar sùbito alla meta.
-
--- Ecco qua. È inutile essere amici quando l'amicizia non reca nessun
-vantaggio a chi la professa; ti pare?
-
--- Tu hai sempre ragione; continua, -- feci, stendendomi nella poltrona
-con l'attitudine di chi deve apparecchiarsi ad una lunga pazienza.
-
--- Dunque, -- riprese, -- mi son risolto ad uscire un poco dal riserbo
-che mi è parso necessario di usare con te.
-
--- Bene! Questo mi fa piacere, perchè infatti era una condizione di cose
-molto ambigua.
-
--- Non cominciare a prender ombra, mio caro amico, e stammi a sentire.
-La colpa di quest'ambiguità è tutta tua, perchè finora ti sei nascosto.
-
--- Può darsi. Quand'io non vedo chiaro...
-
--- Precisiamo le cose. Tu, Guelfo, sei un irresoluto; null'altro. E il
-nasconderti poi non ti è servito a nulla, perchè io conosco le tue
-condizioni, oserei dire, meglio che non le conosca tu stesso.
-
--- Lo so.
-
--- Dunque non ne val la pena; tanto più che io sono un buon confessore,
-e nel mio confessionale sono venute ad inchinarsi alcune fronti più
-altere che la tua. Sii franco: tu sapevi benissimo che l'amicizia nostra
-doveva, in un modo o nell'altro, giungere ad un fine determinato, poichè
-avresti avute mille occasioni per interromperla, se veramente fossi
-stato alieno da questa eventualità.
-
--- Non capisco le tue parole, -- dissi duramente.
-
--- Via!... sono certo che le comprendi benissimo. Non occorre per ciò
-una grande immaginazione. Ma, se desideri che si parli con maggior
-chiarezza, lo farò volentieri. Senti, Guelfo, lasciamo le vie trasverse:
-tu potresti essermi utile, come potrei a mia volta esserlo per te; lo
-abbiamo compreso entrambi, e si deve, tra uomini, decidere apertamente:
-o sì, o no.
-
--- Ricòrdati anzitutto, -- gli dissi -- che finora io sono sempre stato
-un uomo onesto.
-
--- Ne sei ben certo? -- egli fece ambiguamente.
-
--- Non m'importa che tu lo creda; faccio questa premessa perchè mi
-sembra opportuna.
-
--- Ebbene, se a te pare un gran merito, ammettiamolo pure. Tu sei dunque
-un onest'uomo: questo però non vuol dire che io mi creda un briccone, o
-che, nella sua ragione filosofica, la mia morale valga meno della tua.
-Ma non si tratta per ora di mettere il nostro io sovra una bilancia.
-Senti, mio buon amico, tu mi sembri oggi un re senza terre il quale
-cerchi di riafferrare disperatamente il suo dominio perduto; ma, da
-solo, ti affermo, è impossibile che tu riesca. Non nasconderti più a'
-miei occhi; è inutile. Conosco troppo gli uomini e troppi ne ho veduti
-giungere al tuo segno. Quello che tu sei oggi, sono stato più volte io
-stesso, nella mia vita: ma non avevo i pregiudizi e per questo mi
-risollevai sempre.
-
--- Cosa chiami tu un pregiudizio? -- feci, per un desiderio di
-laconismo.
-
--- Chiamo pregiudizio tutto quello che l'uomo non fa per timore
-dell'opinione altrui, ma che farebbe, quando avesse la certezza della
-impunità. Da questo immagina quanto la serie dei pregiudizi è grande.
-Io, vedi, li ho tutti esclusi: vi sono passato sopra, calpestandoli come
-fango; ciò nonostante -- e forse ne stupirai -- la coscienza non mi
-rimorde per nessuna fra le azioni che ho compiute in vita mia.
-
--- Si vede, -- osservai ridendo -- che nella tua casa la coscienza è
-un'inquilina poco importuna!
-
--- Non ho ancor fatto visita alla tua, però mi augurerei di trovarla
-così ben educata com'è la mia.
-
--- Dunque veniamo al fatto.
-
--- Piano, mio caro tu precipiti! Ho molte cose che debbo dirti prima.
-Intanto permettimi ch'io ti faccia un ritratto morale.
-
--- Volentieri, ma un'istantanea, ti prego, perchè odio la posa.
-
--- Oh, ti fermo sùbito alla tua prima dichiarazione! Tu non odii la
-posa, no, perchè anzi non v'è nulla di spontaneo, di naturale in te.
-L'abito che ti sei fatto è una maschera, simpatica se vuoi, di ottimo
-gusto se vuoi, ma una maschera in ogni modo. Senza questo atteggiamento
-la tua vita non avrebbe avuta una ragion d'essere. Con esso ti sei dato
-un carattere, una tua fisionomia.
-
--- E quale di grazia?
-
--- Petronius arbiter elegantiarum aveva meno tradizione, ma più tempra
-di te. Egli era un intellettuale ed un sensuale; tu non sei in fondo che
-un uomo profondamente corrotto. Egli era un amabile cinico, tu sei un
-cinico per svogliatezza. Egli sarebbe stato «l'arbiter» anche in una
-provincia barbara, o nel circo, tra gli schiavi, o nelle bettole della
-Suburra, perchè la sua professione di eleganza era in lui, più che
-un'abitudine oziosa, una convinzione, un bisogno, una bella e continua
-familiarità. Egli chiuse la sua vita con un gesto magnifico, e morì
-com'era vissuto, insegnando la sua serena indifferenza. Tu sei stato un
-arbitro finchè il denaro ti è bastato ad esserlo; ma oggi ti sprofondi
-nella mediocrità, e, tu per primo, ti riconosci un vinto.
-
--- Oh, insomma, che c'entro io con Petronio! Che c'entra Petronio con
-quello che mi devi dire?
-
--- Bene, se hai fretta, concludiamo. Io sono verboso; non è colpa mia.
-Il Padre Eterno, raccontano, con la parola creò la luce.
-
--- E tu?
-
--- Ed io ti dico: Caro Guelfo, mio buon amico, tu stai per andartene a
-picco. Sei, ti ripeto, un re senza terre, che s'incammina verso
-l'esilio. Ora, mentre da solo non hai l'audacia nè la forza di
-risorgere, un uomo ti si avvicina, e quest'uomo son io, il quale ti
-dice: «Vuoi ritentare la prova? Io possiedo per te qualche arma fatata.»
-Vediamo; cosa rispondi a quest'uomo?
-
-Lo guardai nel viso, a lungo, prima di parlare; poi dissi:
-
--- Gli domando anzitutto perchè m'aiuta. La sua generosità non mi è
-chiara.
-
--- Quello che a te serve, serve a me pure. Si tratta di un bene
-reciproco.
-
--- Allora domanderò a quest'uomo, -- seguitai sorridendo, -- quali siano
-le armi che possiede, o se non parli per caso di armi proibite, perchè
-io non vorrei ferirmi per voler ferire.
-
--- Dio sia lodato! -- esclamò con sospiro. -- Finalmente parli chiaro!
-Ecco, ti rispondo sùbito; armi sicure, precise, caute, al maneggio delle
-quali bisogna senza dubbio esser nati.
-
--- Allora comprenderai anche, -- lo interruppi con una voce fredda, --
-come questi tornei sorpassino la mia destrezza e, se permetti, la mia
-coscienza.
-
-Egli, si accarezzò la barba con un gesto lento, guardandomi fisso, e mi
-rispose accentuando le parole:
-
--- Certo sorpassano la tua destrezza, ma credo insieme che la tua
-coscienza vi si potrebbe adattare senza troppe difficoltà. Ad ogni modo
-non ho mai pensato di mettere queste armi nelle tue mani.
-
--- Cos'hai pensato allora? -- feci sorpreso.
-
--- Ecco ti spiego. È certo più facile trovare mille uomini disonesti,
-che un sol uomo il quale abbia il coraggio della propria disonestà. Uso
-questa parola, perchè non mi soccorre alcun sinonimo più adatto ad
-esprimere la mia idea. Spesso mi ricordo di due compari, che insieme
-concertavano e compivano ogni sorta di bricconate, ma l'un d'essi era
-così ameno che dava in ismanie terribili quando l'altro, per aizzarlo a
-fatti compiuti, lo trattava di ladro e di furfante. Questo è l'uomo,
-amico mio... la bestia più illogica della creazione!
-
--- Grazie, feci ossequiosamente. -- Grazie di tutto cuore, perchè mi
-avvedo che la tua gentile parabola, è un modo prolisso e garbato per
-darmi del furfante.
-
--- Oh, figurati!... Se mi hai compreso, basta. Sappi solo che queste
-armi non ti sarebbero date in mano, ed anzi non le dovresti nemmeno
-conoscere; ciò per prudenza e perchè la tua coscienza possa dormire in
-pace.
-
--- Insomma, veniamo agli esempi. Cosa dovrei fare io?
-
--- Questa volta un viaggio, se vuoi. Oh, comodo, breve, nei treni
-direttissimi...
-
--- Un viaggio?
-
--- Sì, guarda.
-
-Aperse un piccolo forziere e trasse da uno scrignetto una collana di
-perle orientali, che le sue mani esperte giravano e rigiravano
-adattandole al più propizio riflettersi della luce.
-
--- Vedi questi perle? -- mi disse pacatamente. -- Sono magnifiche, ti
-pare? La collana vale duecentocinquanta mila lire almeno. Guardale
-attentamente.
-
-Presi la collana, l'osservai.
-
--- Belle, molto belle: una rarità.
-
--- Credi che possano valere quel prezzo?
-
--- Senza dubbio; forse più.
-
--- Bene: siccome non mi servono, le vorrei vendere, -- disse
-tranquillamente, con un sorriso arguto. -- Le vorrei vendere, ma via da
-Parigi; a Londra per esempio; e vorrei che in luogo mio ci andassi tu,
-come se fossero tue.
-
--- Oh, grazie del pensiero gentile! Conosco!... grazie! conosco!...
-
--- Tu non conosci nulla, mio buon Guelfo! -- egli esclamò con
-indulgenza. -- No, nessuna molestia, di nessun genere, nè ora, nè mai.
-Diversamente sarebbero armi triviali, mentre le mie, ti ho detto, son
-caute, sicure precise... Solo bisognerà darmi retta ciecamente, avere
-fiducia nel mio senno.
-
--- Ma quale sicurezza puoi darmi rispetto alla... come direi?...
-legittimità di questa vendita?
-
--- Nessuna, evidentemente, fuorchè la certezza morale che, se vi fosse
-un pericolo, io stesso non lo affronterei, nè, credimi, lo farei
-affrontare a te. Prima di tutto perchè ti voglio bene, in secondo luogo
-perchè non mi conviene. Fìdati, Guelfo; io non ho mai fatto male a
-nessuno in vita mia.
-
-Tacevo, perplesso, confuso.
-
--- Vedi: la collana vale molto, è un gioiello da principessa. Un conte
-di Materdomini la può vendere meglio di chicchessia. Tu non devi
-portarmi che duecentoventi mila lire: la differenza è tua.
-
-Fece una pausa poi disse ancora:
-
--- La cosa ti va?
-
--- Guardai perplesso il mio tentatore, mentre sentivo in tutte le mie
-vene il sangue battere con una violenza mai sofferta. Le perle infatti
-erano meravigliose...
-
--- Insomma, vedremo, -- dissi.
-
-Ed egli rispose tranquillamente:
-
--- Va bene.
-
-
-
-
- VII
-
-
-Nella settimana stessa partii per Londra, e seguendo le istruzioni di
-Elia vendetti sùbito la collana ricavandone il prezzo di
-duecentocinquantamila lire. Per spiegare ad Elena il mio viaggio avevo
-dovuto escogitare mille pretesti, raccontandole una parte sola della
-verità, ossia quella che si poteva dire. Ma non mi dilungherò a narrare
-queste piccole bassezze nè le innumerevoli sofferenze morali che dovetti
-conoscere durante quella estate calamitosa. Il mio delicato maestro
-aveva l'abilità somma di mai farmi compiere un'azione la qual fosse
-troppo temeraria per la mia pusillanime coscienza. Passammo l'estate nei
-luoghi frivoli ed ameni ove la signoria moderna riposa in bucolici ozî
-dalle sue cittadine fatiche. Ed Elena mi seguiva, taciturna sovente,
-quasi avesse nel suo vigile spirito un presagio del mio nuovo
-decadimento. Si può ingannare l'amico, il fratello, il compagno, si può
-ingannare perfino il complice, ma non la donna che al nostro fianco è
-partecipe della continua vita; e s'ella tace, se non rimprovera, se non
-consiglia, ma solamente guarda con occhi pieni di taciturno dolore, il
-suo silenzio è allora più terribile di una condanna duramente
-profferita. E nella mia vergogna v'era una riconoscenza indicibile per
-la soavità di quel perdono.
-
-Sul principiare dell'autunno ritornammo a Parigi, nella medesima casa,
-più tristemente. Fu per Elena un tempo di ansietà febbrile e di lavoro
-indefesso; per me invece un tempo d'angoscia e d'umiliazione. Mi
-trasformai; divenni sospettoso, irascibile, taciturno; anche il nostro
-amore ne sofferse; tutte le calamità pesarono su l'anima mia.
-
-Un giorno Elena mi disse:
-
--- Fra qualche mese diverrò attrice: è stato il sogno maggiore della mia
-vita, ed ora che sta per compiersi non mi dà più alcuna gioia. Che fatto
-strano!
-
-E rise d'un riso amarissimo, pieno di malinconia.
-
--- Non ami più il teatro? -- le domandai, pur sapendo quanto il suo
-pensiero fosse diverso. Ella rovesciò il capo all'indietro, con un moto
-rapido, come per scacciarne una torma di pensieri tristi, e rispose,
-continuando a sorridere:
-
--- Mi dicono che sarò una grande attrice, mi ripetono che ho «l'anima
-lirica...» È la frase della mia maestra. In poco tempo ho percorso il
-cammino di molti anni. Il direttore dell'Athénée m'ha intesa ieri e
-sùbito m'ha proposto di farmi debuttare nel suo teatro. Penso che
-accetterò.
-
--- Fece una pausa e mi volse nel viso gli occhi profondi, troppo
-intensamente lucidi; soggiunse:
-
--- Chissà se il giorno della mia prima recita mi verrai a sentire?
-
--- Oh, Elena, che bizzarrie dici! Come puoi dubitarne?
-
-Ella scosse il capo ripetutamente, con ostinatezza.
-
--- Forse non ci sarai più... ma non importa! Sono sempre stata sola,
-ritornerò sola.
-
--- Ma Elena!...
-
--- Cosa vuoi rispondermi? cosa? È inutile! Ho sempre taciuto, ma vedo
-chiaramente la fine. Ora studio una parte in cui v'è questa frase: «Il
-nostro amore cammina sopra un filo di spada... ma la spada è breve.»
-Questa frase è fatta per noi.
-
--- Elena, -- dissi, -- le tue parole mi sorprendono, quantunque non sia
-la prima volta che mi fai queste nere predizioni. Non ti ho mai voluto
-bene come ora.
-
-Ed anch'io, Germano, anch'io... -- profferì con le lagrime agli occhi.
--- Ma tutto questo è inutile: c'è per noi un destino.
-
-La strinsi nelle mie braccia e volli ancora parlare; ma ella con la
-bocca mi suggellò fortemente la bocca. Non so perchè mi sentii nascere
-nell'anima una infinita, irreparabile tristezza, ed in quell'ora, per la
-prima volta, dopo essermi trastullato con tutte le cose che nel cuore
-umano hanno il valore d'un sentimento, compresi che l'amore poteva
-essere una piaga insanabile, un martirio di tutte le ore. A lungo le
-nostre bocche rimasero congiunte, in silenzio; molte cose volevo dirle,
-ma una specie di paura vaga le seppelliva dentro il mio cuore; molte
-cose anch'ella mi taceva, trattenuta forse dalla medesima paura.
-
-In quel tempo le lettere di Fabio Capuano si erano fatte più frequenti;
-la prima che ricevetti, dopo il mio ritorno a Parigi, fu questa:
-
- _Caro Germano_,
-
-Ti ho scritto a Vichy ed a Pau, ma poichè non ebbi risposta, penso che
-le mie lettere abbiano sbagliato itinerario. Poco male, non ti
-raccontavo nulla che valesse la pena d'esser letto. Mi rallegro tuttavia
-nel vedere che le molte angustie delle quali ti lagni non ti fanno
-perdere in ogni caso le abitudine gaie del buon tempo andato.
-
-Io villeggio a Rimini, e villeggio per modo di dire, perchè a Rimini,
-come ti ricorderai, c'è il mare; un mare, anzi, di questi giorni
-splendidamente azzurro. Io, che di solito non faccio nulla, in questo
-momento mi riposo; cioè godo con maggior intensità la delizia del far
-niente.
-
-Su la spiaggia qualche dama romana ed una bolognese, che dal tempo tuo
-si è molto ingrassata e nulla ravveduta, si ricordano qualchevolta con
-una voce deliziosamente languida la tua «_Bucentaura_», lo yacht a vela,
-in cui spesso le conducevi a respirare l'aria delle solitudini marine.
-Ora si contentano di andarvi sopra un veliero da noleggio, con il barone
-Pietro de Luca, e con un marinaio, perch'egli non conosce la manovra
-delle vele. Ma ne conosce ben altre, non meno difficili, come ti dirò in
-séguito. Sai: Pietro de Luca, l'ex ufficiale di cavalleria ed ex-amante
-della marchesa Maggiorani, che si è stancata, pare, di pagare i suoi
-debiti. Pare, dico, perchè si mormora che ora la buona marchesa vada
-facendo la stessa cosa con Lodovico Nardi, l'ineffabile Vigetto che tu
-sai. Ma questi è più borghese, più economo, più robusto, e le costa
-meno. Piero de Luca tenta un'altra via.... Poveretto! non è colpa sua se
-i cavalli da corsa gli mangiano molta biada e se il giuoco gli va sempre
-male. Perdonami la parentesi e pensa che dimenticavo di star scrivendo
-ad un amico, il quale, secondo la tua frase, «non gode, non pensa, non
-vive, non è più nulla per sè stesso nè per altri». Faceva con te i
-pettegolezzi che scrivo alle mie buone amiche romane, le quali vogliono
-trovare nelle mie lettere tutta la cronaca sentimentale e galante della
-tarda estate riminese. Dunque, Germano mio, quale consiglio ti potrei
-suggerire? Se dovessi parlarti seriamente, certo ti annoierei; se
-volessi farti qualche rimprovero, mi troveresti uggioso, e se infine
-cercassi di concludere che la condizione in cui versi non è altro che il
-frutto inevitabile de' tuoi malanni, potresti a buon diritto rispondermi
-che non ho fatta una scoperta straordinaria.
-
-Tu non sei fra quegli uomini ai quali una passione basta per colmare la
-vita, e siccome ti conoscevo per tale, diffidavo assai de' tuoi primi
-ardori. Non dubito affatto che ormai, su la pagina più lirica del vostro
-amore, sia per sempre caduta la cenere della parola: Fine. Le tue
-lettere anzi me lo nascondono a mala pena. Ed ora insorgono contr'esso,
-come contro tutte le poesie, quelle infinite inezie, quelle innumerevoli
-angustie, che sono il pane quotidiano delle umili famiglie borghesi.
-
-Non mediti, Germano, all'avvenire? Mi sembra che non sarebbe degno della
-tua signorilità l'arrivare un giorno a Roma, spennato e contrito,
-chiedendo a qualche grosso mercante il favore d'un impieguccio, o forse
-mendicando a qualche dicastero la grazia d'un salario burocratico. E
-nemmeno sarebbe da uomo la bassezza di comprarti una rivoltella con
-l'ultimo denaro, come fanno i poveri di spirito. Quindi non vedo bene
-per qual via t'incammini, ed ogni volta che penso a te mi sento
-stringere il cuore sbigottitamente Eri fra quei privilegiati che la
-fortuna si diverte a proteggere, oserei dire per partito preso; in un
-momento che per te poteva sembrare difficile, questa fortuna, ecco,
-aveva provveduto a spingerti sottomano una tavola di salvezza. Ma tu non
-hai voluto, e l'hai respinta, preferendo conoscere la voluttà del
-naufragio. Forse, quando avrai l'acqua alla gola, comprenderai la tua
-stoltezza. Ma certo sarà troppo tardi. Vi sono molti che si affannano
-per giungere a quella salvezza che ti è parsa indegna.
-
-Il barone biondiccio e disinvolto, che ha saputo guidare le donne con la
-stessa impareggiabile maestria con la quale guida le pariglie al Pincio
-e conduce al traguardo i suoi cavalli negli ippodromi, il baroncino cui
-non schifano le marchese mature, ma che parla con brio, s'insinua con
-scaltrezza ed assedia con eleganza -- in fede mia non perde il suo
-tempo. Egli ha fatta una corte serrata a Edoarda Laurenzano,
-inseguendola per tutta l'estate. Come già ti scrissi, Edoarda s'è
-riavuta un poco dal terribile colpo, e, forse per puntiglio, forse
-perchè il tempo è un medico infallibile, si è forzata di parer fra la
-gente assai più guarita che forse non sia.
-
-Villeggia ora nella sua villa d'Albano; mi scrive sovente, senza
-parlarmi di te. Presto l'andrò a vedere.
-
-Tu la chiamavi una creatura fragile, ed io stesso non sospettavo in lei
-quella forza d'animo che ha saputo mostrare. Le ragazze passano qualche
-volta una crisi, chissà se mai d'isterismo, di romanticismo o di
-suggestione: poi ne guariscono. Edoarda era molto malata nell'anima; la
-sua convalescenza sarà lunga e penosa, ma non mi stupirebbe affatto se
-fra qualche tempo si risolvesse ad accettare la corte di uno fra i molti
-che le ronzano intorno. Perchè, naturalmente, ogni donna deve un giorno
-arrivare a farsi una famiglia, o con quello di cui fu innamorata, o con
-un altro qualsiasi che le sembri almeno accettabile. Che altro può fare
-la donna? Edoarda poi rimarrebbe sola, quando la sua vecchia zia (e non
-andrà molto) le venisse a mancare. Dunque: De Luca od un altro, per
-fierezza se non per amore, per opportunità se non per desiderio... ma è
-certo che anch'ella finirà con piegarsi al matrimonio. Dimmi, e sii però
-sincero: in questo lungo tempo non ti è venuto mai una volta il
-rammarico di non averla sposata? Quella casa dove andavi, dov'eri già il
-signore, non ti è risalita mai nella memoria? Quella casa e tutte le
-abitudini che appartenevano alla vostra vita, e la bontà di quell'anima,
-ed anche il suo viso pallido... perchè in fondo è bella, è così bella
-come tu stesso non puoi ricordare, tu che la vedevi con altri occhi! Una
-di quelle bellezze spirituali, che non stancano mai. Ora è ingrassata un
-poco ed ha il colorito più fresco. Insomma, io voglio domandarti: non ti
-è balenata mai l'idea che tutto potrebbe rimediarsi ancora?
-
-E basta per oggi, finchè tu mi risponda.
-
-Questo tuo vecchio amico diventa orribilmente grigio; può darsi che sia
-effetto dell'acqua di mare. Ho notate varie cose, antipaticissime, ne'
-miei rispetti con il sesso gentile. Le signore mi dànno il braccio
-volentieri, senza farsi pregare, anche la sera su la spiaggia, al chiaro
-di luna. Parlandomi, osano mettere una mano confidenzialmente su la mia
-spalla: questo vuol dire che non mi credono più sensibile a certi
-contatti lievi... Altre parlano con me di tutti i libri sconci che si
-trastullano a leggere; una perfino mi ha confidato i suoi falli!...
-Questo mi fa comprendere che son entrato nel numero di quegli uomini a
-cui le donne si affidano volentieri, perchè non temono d'incendiarli
-troppo e nemmeno di trovarli del tutto spenti. È l'estate di San
-Martino... Addio!
-
- _Fabio_.»
-
-Questa lettera mi lasciò indifferente; pensai che il Capuano fosse un
-maniaco e giudicai del tutto sprecata questa caparbia insistenza. Le sue
-parole mi sembravano artifizi facili a scoprirsi, poichè non potevo
-credere alla rassegnazione di Edoarda nè alla verisimiglianza dei fatti
-ch'egli mi raccontava. Come supporre infatti ch'ella sopportasse di
-lasciarsi corteggiare da un barone Piero de Luca, uno sfaccendato senza
-levatura, un cinico senza signorilità? La figura di costui cominciò a
-sedermi nella mente con una ostinazione fastidiosa, e rividi la sua
-bocca fatua, con quel sorriso leggermente ambiguo, coi baffi biondi e
-morbidi, che il vento gli pettinava contro le guance smorte, quando,
-negli ippodromi, vestito di una giubba turchina e curvo su l'incollatura
-del puro sangue, a scudisciate furiose, passava il traguardo,
-fulmineamente. Piero de Luca era di famiglia nobilissima, però da molti
-anni ridotto a vivere di ripieghi; eccellente cavaliere, corteggiatore
-assiduo di donne ricche e di fanciulle da marito, bel giovane, buon
-parlatore, damerino avventuroso ed astuto, contava molte amicizie tra le
-vecchie signore che prestavano i lor buoni servigi per i matrimoni
-cosidetti di convenienza, talchè poteva darsi benissimo che il suo colpo
-non andasse fallito; e questo pensiero, in verità, mi causava una
-molestia singolare.
-
-Tuttavia, nel rispondere a Fabio, gli dissi che mi rallegravo assai di
-saper Edoarda sulla via della guarigione, anzi facevo i miei più caldi
-voti per un suo prossimo fidanzamento. Soggiunsi che in fondo questo
-poteva servire a dimostrargli come d'amore non si muoia mai. Lo
-consigliavo accademicamente a dissuaderla dallo sposare il de Luca,
-dicendogli che per mio conto ero fermo nel mio partito, credendo sempre
-di aver prescelta la strada più opportuna e più leale per entrambi.
-
-In quel tempo avevo ricominciato a giocare, con buona fortuna, e qualche
-speculazione mi aveva nuovamente procacciati lauti guadagni. Il d'Hermòs
-venne un giorno ad annunziarmi che doveva partire.
-
--- Dove pensi andare? -- gli domandai con un certo stupore.
-
--- Al Cairo prima, e forse dopo in America.
-
--- Un viaggio di esplorazione? un giro artistico? od una fuga? -- gli
-chiesi ridendo.
-
--- Fuggito non sono mai! -- dichiarò fermamente, con una voce piena
-d'orgoglio. -- Ma se vuoi conoscere lo scopo di questo viaggio, dimmi
-prima se desideri seguirmi.
-
-Risposi recisamente:
-
--- No, no. Preferisco attendere il tuo ritorno. Sai che non lascio
-Elena.
-
--- Eppure, -- mi disse con accorgimento -- avevo per te un magnifico
-progetto.
-
--- Rifiuto in anticipo; grazie!...
-
--- Tuttavia lasciami dire. A Nuova York ed a Washington frequento alcune
-fra le famiglie più ricche di laggiù e conosco tutta la nuova nobiltà
-del dollaro. Vi sono molte misses che amerebbero il tuo bel nome, non
-senza molto apprezzare la tua corporatura snella. Perchè non prenderesti
-moglie?
-
--- Anche tu!... Per l'amor del cielo! Ti ho pur narrata la storia di
-Roma!
-
--- E ti ho già detto anche il mio parere: sei stato uno sciocco.
-Insomma, ragazzo mio, tu non sai vivere. Sei un sentimentale, un
-romantico, nonostante le tue pose. Una moglie ricca è uno fra i tanti
-modi coi quali risolvere il problema della vita. Perchè si tratta di
-risolvere, non di lasciare sempre, come tu fai, le cose a mezza via. Ti
-prometto una moglie adorabile! Sai, quelle reni delle anglo-sassoni, che
-paiono sempre tese in uno spasimo di piacere; alta, snella, con
-l'andatura elastica, una stupenda matassa di capelli dorati, il colorito
-sano, e, con tutto questo, due o tre milioni di dollari, che tu
-ritorneresti a spendere gaiamente in mezzo ai nobiluomini romani. Cosa
-ne dici?
-
--- Mi domando perchè non la sposi tu questa fidanzata ideale?
-
--- Ma io, caro Guelfo, non ho bisogno di prender moglie. Non solo; ma
-potrebbe anche darsi che ne avessi già una, chissà dove, chissà da
-quando, ma una insomma.... A te invece non rimane che questo rimedio,
-poichè ti giudico refrattario a tutti gli altri.
-
--- Sei bizzarro anche tu! Guarda: oserei dire che non ho preso moglie,
-solo perchè tutti, con una insistenza esasperante, mi spingevano al
-matrimonio.
-
--- Ed è naturale! Chi ti conosce non può darti altro consiglio. Da
-scapolo hai tutto goduto e ti annoi; prova nel matrimonio: chissà mai?
-Se non desideri venire con me in America, torna invece a Roma e sposa
-quella che hai lasciata.
-
--- Senti, Elia; avevo un solo amico, e tanto fece che mi urtò i nervi
-con i suoi continui discorsi matrimoniali.... Ora cominceresti anche tu?
-
--- Io te ne parlo per la prima volta e sarà forse l'ultima. Senza
-ragione mi sono affezionato a te, vorrei vederti felice. Dunque
-ascoltami. Ora ti sei concesso anche l'ultimo capriccio, hai amato --
-hai creduto di amare una donna -- l'hai avuta: basta. Non bisogna mai
-perdere il senso della misura, specialmente nelle cose inutili, come
-l'amore. Poi, vedi: neanche l'ami! E te lo dice un uomo tutt'altro che
-sospettabile di troppa sentimentalità. Via!... tu non sai nemmeno cosa
-voglia dire, questa parola «amore», della quale fai spreco; ed io stesso
-te ne potrei persuadere, io, che una volta l'ho saputo, e che in tutta
-la mia vita, oggi ancora, sopporto le conseguenze di quel fatto lontano.
-Ma tu, vediamo, cosa fai per questa donna che dici di amare? Quali
-sacrifici sei capace di compiere per lei, nel bene o nel male, perchè in
-fondo è la stessa cosa, tu che non conosci nemmeno la tua volontà? No,
-Guelfo, tu sei un uomo tutto d'apparenze, ma in verità profondamente
-inutile e profondamente arido.
-
--- Avrai notato che non mi difendo mai delle tue accuse. Certo non
-faccio pompa de' miei sentimenti; li tengo per me, con una certa
-gelosia, lasciando che gli altri giudichino appunto dalle apparenze. Ma
-infine perchè t'interessi ad un uomo tanto spregevole?
-
--- Ecco una domanda che mi pone in grave imbarazzo. Prima di tutto
-perchè mi sei stato utile, anzi perchè potevi esserlo, a te stesso ed a
-me, in un grado assai maggiore, se una certa paura, mascherata dietro le
-spoglie dell'onestà, non ti avesse fatto preferire sempre le mezze
-tinte, la mezza luce, il bilico perenne tra un partito e l'altro. Gli
-uomini della mia specie hanno l'occhio dei segugi e l'odorato dei
-bracchi; dal primo giorno in cui c'incontrammo ebbi l'intuito chiaro
-delle tue condizioni e compresi tosto quale poteva essere l'ultimo
-valore della tua disutilità. Mi hanno chiamato una volta «il
-corruttore», e certo io considero gli uomini sotto un aspetto puramente
-utilitario. C'è quindi tutta una umanità la quale per me non conta. Son
-quelli che tu potresti prendere per i piedi, mettere col capo all'ingiù
-e scuotere ben bene, senza vedere un soldo piovere dalle loro tasche.
-Tutti gli altri hanno indistintamente un valore, che bisogna stimare con
-scrupolo, sfruttare con intelligenza. Taluni spesso non sono che un
-tramite per giungere altrove: tu eri fra questi; ecco perchè ti ho
-scelto.
-
--- La tua franchezza vale tutte l'altre virtù che ti mancano, --
-convenni.
-
--- Quando si può essere sinceri perchè mentire? Così, alle ragioni che
-ti ho dette sopra, devi aggiungere qualche nota sentimentale, se vuoi,
-ma sincera. Un certo rincrescimento nel vedere un uomo come te ridotto
-alle meschine angustie della gran fauna borghese, una simpatia spontanea
-da uomo ad uomo, un bisogno quasi di paternità che m'invade con il
-crescere degli anni, ed ancora, che vuoi? la inguaribile malattia di
-tutti i maestri: quella di far discepoli, per non aver studiato invano
-questo grande problema della vita, la quale è un grande libro di
-chiromanzia, pieno di molta saggezza per chi vi sappia leggere.
-
--- E tu, mago, mi hai finalmente cavato un oroscopo singolare.... Vuoi
-che prenda moglie! Non mi credi capace d'altro? Vi sono momenti nei
-quali mi sento giovane ancora come a vent'anni! Poi, vedi, non c'è
-rimedio; si vive secondo il proprio destino. Anche gli antichi dicevano:
-«Sequere deum!...» Seguire il proprio Dio.
-
--- I filosofi sono i genii dell'umanità inutile. Si dice ch'essi ci
-abbiano regalato il lume della ragione; ma non è vero. Sono riusciti
-semplicemente a chiudere in formule speciose alcune verità che il comune
-buon senso permette a chiunque d'intendere o d'intuire. Fa dunque a tuo
-modo; ma cerca di non pentirtene. Il pentimento è la vigliaccheria più
-triste.
-
-
-
-
- VIII
-
-
-Un'altra lettera di Fabio Capuano:
-
-«Novembre, triste mese. Gli uomini, che hanno paura di tutto, hanno
-anche paura dell'inverno e guardano in cagnesco il cielo. Roma si
-ripopola dei reduci dalle circostanti villeggiature e si prepara, come
-fa tutti gli anni, a divertire gli ospiti con molte chiassate. Ho
-l'ossessione della vecchiaia; nella mia vita residua conto un estate di
-meno. Tu non puoi credere come gli orologi camminino in fretta verso
-l'età mia! Sono stato quindici giorni in villa da Edoarda; l'autunno era
-dolcissimo nella campagna laziale. In questa villa, che tu conosci, è
-accaduta una cosa molto singolare: tutte le memorie tue furono bandite.
-Resta solamente un tuo quadro nella sala grande: «_La svernata in
-Abbruzzo_». Lo si dimenticò su quella parete, ov'è appeso da molti anni.
-L'ho riguardato a lungo. Certo avevi grandi attitudini alla pittura; è
-peccato non averne ricavato nulla.
-
-Prima, in quella casa, tu eri il genio assente. Nell'anticamera vedevo
-sempre un tuo rustico bastone da montagna, con la ghiera acuta, memoria
-chissà di qual gita, e rimasto lì, come se un giorno o l'altro dovesse
-ancora servirti. Nel corridoio, trofei delle tue cacce alla volpe, al
-daino ed ai galli di montagna. Nelle sale... bah! non parliamone! una
-quantità di piccoli oggetti che tu regalasti, o che ti appartennero.
-Come sei smemorato! quante cose hai dimenticate nella tua vita. Germano!
-Ora mi stupii nel vedere come tutte queste reliquie fossero d'un tratto
-scomparse. Gli Dei tramontano. Anche Whisky, l'ultimo terrier del tuo
-canile, è morto. S'è fatto schiacciare miseramente sotto una carrozza.
-De profundis!... In questo momento le cose tue hanno una maledettissima
-iettatura. La grande araucaria, che tu hai fatta piantare nel giardino
-di fianco alla serra, s'è presa un malanno e va intisichendo a vista
-d'occhio. Se queste notizie non ti affliggono, devi aver l'animo ben
-indurito. La zia mangia, dorme, ingrassa, trangugia una quantità di
-medicine ogni giorno; Edoarda rifiorisce a poco a poco e guarda
-l'autunno sciorinare su la terra esausta i suoi colori di ardente
-vendemmia. La campagna le ha fatto bene; è florida, ride spesso e sta
-con i contadini volentieri. Le creature semplici fanno bene all'anima.
-Questi quindici giorni alla «Cascina Bianca» sono stati per me una vera
-delizia.
-
-Ho seguitato a riposarmi, come faccio sempre. La mattina Edoarda ed io
-ci alzavamo prestissimo; in campagna vi sono molte cose da fare: le
-galline, i fiori, le serre, i bimbi del giardiniere, l'araucaria che
-intisichisce....
-
-Verso le dieci si usciva in «charrette», per fare una trottata. Edoarda
-guidava, io fumavo. I chilometri non si contavano, con quel suo nuovo
-«poney», tutto spuma criniera e scalpitìo, al quale abbiamo posto il
-nome di Rodomonte, perchè si dà l'aria di voler essere un cavallo
-grande. Poi la colazione, copiosa, ottima: il cuoco è sempre lo stesso.
-Anzi egli si è lagnato con me della tua scomparsa, perchè non ha più
-occasione di fare quel certo pasticcio di selvaggina che amavi tu solo e
-che Edoarda si forzava d'inghiottire per farti piacere.
-
-Dopo colazione, discorsi, letture, corrispondenza, musica, sigarette,
-ricami, e qualche volta, non sovente, visite. Verso le quattro e mezzo
-il tè all'aperto, sotto la pergola; poi dolcissime passeggiate, a piedi
-od in carrozza per i dintorni, e visite di villa in villa, cogliendo
-fiori e facendo pronostici sul tempo del domani, con allegria schietta,
-fino all'imbrunire. A pranzo venivan spesso il medico Oliveri ed il
-curato, che non è più quello di una volta. Graziosissimo questo prete
-che hanno mandato giù dalla montagna d'Abruzzo. Ha circa sessant'anni,
-ma è tondo e gioviale. Egli fu la nostra vittima. Riuscimmo quasi a
-convincere la zia che il prete si fosse innamorato di lei, ed a
-convincere il curato che la zia gli professasse un certo qual tenero...
-Il poveretto per alcuni giorni non osò più guardarla in faccia.
-
-Edoarda è divenuta per me un'amica vera. Di quante cose diverse, tristi
-e gaie, profonde e frivole, si parlò insieme! Che anima tu hai perduto.
-Guelfo mio! Un pomeriggio eravamo seduti nella grande sala, entrambi su
-lo stesso divano e proprio sotto il tuo quadro. Sai che da quel divano,
-quando c'è molta chiarità, ci si vede chiaramente nello specchio di
-Murano che sta su la parete opposta. Lei ricamava, io, come sempre, mi
-riposavo. Guardandomi nello specchio mi trovai ben conservato ancora, e
-lo dissi anzi a Edoarda, ridendo:
-
--- Non vi sembro ancora quasi un bell'uomo?
-
-Ella sollevò la testa dal ricamo, per guardarmi nello specchio, e rise.
-
--- Certo, -- mi rispose. -- Ma non siete modesto!
-
-Accomodai la cosa come potei meglio e soggiunsi:
-
--- Guardate: là nello specchio i vostri capelli sembrano più scuri,
-vicino alla mia testa quasi bianca.
-
--- Oh, bianca... -- ella esclamò, -- voi esagerate!
-
-Ti faccio notare che ha detto: -- Esagerate!...
-
--- Ebbene, Edoarda, -- continuai, -- pensate che un giorno questa mia
-canizie precoce commise la follìa di amare con passione i vostri capelli
-pieni di luce... Scommetto che non ve ne siete nemmeno accorta!...
-
-Pensa... ho avuto il coraggio di dirle queste parole, io!
-
-Ella divenne tutta rossa, e dopo un silenzio mi rispose:
-
--- Credete che una donna possa non accorgersi di queste cose?
-
-A mia volta rimasi un po' perplesso e confuso; ella chinò la testa sul
-ricamo, io gettai una sigaretta accesa per accenderne un'altra.
-
--- Ed ora? -- ella mi domandò poco dopo, forse per interrompere quel
-silenzio greve di parole inespresse.
-
--- Ora, -- feci, -- non vi amo più affatto, affatto!
-
--- Bravo! E me lo dite così? -- Ci mettemmo a ridere entrambi. Ella ebbe
-la delicatezza di non far mai allusione a questo discorso ed io fui
-lieto d'essermi tolto un peso dal cuore.
-
-Naturalmente abbiamo parlato anche di te; non i primi giorni, ma più
-tardi. Qualche volta, mentre passeggiavamo insieme, tu capitavi tra noi
-come un compagno inevitabile. Edoarda può parlare di te senza piangerne:
-per un'anima che ha amato e sofferto come la sua, questo è già molto.
-Solo con me si confida; per tutti gli altri, sua zia compresa, tu sei,
-tu devi essere una persona morta. Con una forza sublime ha soffocati, ha
-sepolti, ha cacciati via da sè tutti i fantasmi della sua vita lontana.
-Così almeno dev'essere per chi la vede. Se nascostamente forse ti ami
-ancora, non so, -- non osai domandarlo. Parlammo di te nel modo più
-naturale, senza esagerarne l'importanza, con una certa esitazione in
-principio, e dopo con serenità. So dalla zia che a Venezia, dove la
-condusse dopo l'avvenimento, ella fu per morirne. Ma il suo cuore ti
-perdona tutto il male che le facesti. Anzi mi ha detto: «Gli altri
-possono accusarlo, io no. Comprendo che non poteva essere altrimenti».
-Un giorno le domandai: -- Ma vorrete dunque sacrificargli tutta la
-vostra vita?
-
--- Chissà? -- mi rispose. -- Non ho altro desiderio che di essere
-tranquilla, e per ora non c'è nulla che possa vincere la mia
-indifferenza.
-
--- Sapete pure che molti vi corteggiano? -- soggiunsi. Allora si fece
-buia, chinò il viso e tacque. Forse tu puoi, meglio di chicchessia,
-comprenderne il perchè.
-
-Ma il giorno dopo, nello stesso luogo, alla stessa ora, come per
-continuare il discorso interrotto, mi fece questa domanda:
-
--- Voi, Capuano, credereste colpevole una donna, la quale accettasse di
-vivere onestamente con un uomo onesto, anche senz'amore, ma per fiducia,
-per un desiderio di compagnia, d'amicizia, di tranquillità reciproca? --
-E mi parve, dal tono della voce, che le sue parole volessero chiedere
-assai più.
-
--- Non solo non la crederei colpevole, -- risposi, -- ma questo, in
-molti casi, mi parrebbe anzi un dovere. La donna è nata per la famiglia
-ed è solo colpevole quando rifiuta di averne una. Poi v'è per la donna
-un compenso a tutte le sventure: la maternità. -- Edoarda mi diede la
-mano e mi rispose: -- Grazie, -- semplicemente. La sua trasfigurazione
-si compie con lentezza, ma certo da questa sciagura uscirà una donna
-diversa da quella che tu hai conosciuta.
-
-Piero De Luca la venne a trovare una volta durante il mio soggiorno e so
-ch'è ritornato alla Cascina Bianca dopo la mia partenza, due volte.
-Edoarda è con lui cortesissima; una cortesia però che non lascia campo
-ad alcuna previsione. Con lei mi sono astenuto da qualsiasi commento;
-però credo che il barone spenda invano il suo tempo e le sue fatiche.
-Ora sono a Roma da circa dieci giorni: Edoarda vi ritornerà forse a
-mezzo Dicembre. E tu? Le tue lettere mi giungono di tempo in tempo,
-senza darmi notizie notevoli; ma sono come le lettere di un malato il
-quale voglia nascondere il suo male. Ti vedremo a Roma durante
-l'inverno? O ci hai abbandonati per sempre? Io faccio sforzi inauditi
-per difendermi dalla vecchiaia. Ho per amica in questi giorni una
-cantante russa dalle forme giunoniche; trent'anni circa, ma portati
-benissimo, alla maniera slava. Te ne parlo, perchè debbo chiederti per
-lei un piccolo favore. Vuole una certa cipria di perle che si compera --
-dice -- in un negozio apposito, Boulevard des Capucines, vicino al Grand
-Hôtel. Vedi un po', ti prego, se ti riesce di mandarmene due o tre
-scatole. Una donna -- penserai -- che adopera le perle anche in cipria,
-deve costarti orribilmente caro! No, rassicùrati, non faccio pazzie.
-Canterà quest'anno all'Argentina. Scrivimi spesso e mandami tue notizie
-diffuse. Addio.
-
- _Capuano_»
-
-Questa lettera cominciò con farmi pensare. Mi era finalmente necessario
-un esame di coscienza stretto e logico, sì bene ch'io m'accinsi a farlo.
-Due strade mi si aprivano dinanzi: o abbandonarmi pienamente nelle mani
-di Elia d'Hermòs, o appigliarmi con volontà virile ad una risoluzione
-decorosa, chiedendo alla mia intelligenza il piccolo sforzo necessario
-per procacciarmi il pane.
-
-In questo caso dovevo, per i miei vecchi giorni, serbar intatta la
-pochissima terra che avrei salvata sistemando le usure, vendere le
-ultime gioie di famiglia che ancora mi rimanevano a Roma presso un
-banchiere, e, datomi ad una professione sopportevole, campar la vita che
-mi restava in una casa modesta, con Elena fin quando ella volesse, poi
-anche solo, non lieto, non triste, come il maggior numero degli uomini
-che si accontentano di umili destini. Era la via legittima, da
-galantuomo, non invidiabile forse, ma chiara e leale. -- Ne sarei stato
-capace?
-
-Forse; perchè il bisogno ammaestra e la volontà s'impara. Ma questi atti
-pieni di una loro bellezza plebea, compiuti da un uomo che professò le
-abitudini più signorili, muovono in genere un rispetto vicino quasi alla
-pietà, il qual rispetto, fra tutte le ammirazioni, è certo la meno
-ambita e la meno lusinghiera.
-
-Da un lato adunque il rimedio pacifico, la mediocre serenità, la vita
-veduta fino all'ultimo giorno senza divario, lenta, quasi monotona,
-confuso con tutti, io, che fui solo.
-
-Non certo la paura m'impediva di abbandonarmi pienamente allo scaltro
-avventuriero, ma la servile bassezza delle imprese che i suoi bei
-sofismi velavano a mala pena; non la paura del danno, ma la salvaguardia
-legittima che dovevo al mio nome; non l'incapacità infine di vincere la
-mia coscienza, ma lo sdegno quasi atavico per tutte le ineleganze, anche
-morali. La sola cosa che non mi rimprovero nella mia vita è quella di
-non aver perduto mai, in alcun frangente, il senso della mia diversità.
-
-Essa, nel decadimento, era la mia forza, laddove i sottili sofismi di
-Elia d'Hermòs non potevano per me rappresentare che la salvezza
-momentanea, il rimedio passeggero e deprecabile.
-
-Fra queste amare vicende, unica e bella mi sorrideva l'immagine di
-Elena, che sovente lascio in disparte narrando queste mie memorie, per
-non sciupare il profumo della sua grande anima fra le buie pagine ove si
-perde la storia dei mio passato. Ella rimane, al di sopra di tutte le
-vicende, sola ed inaccessibile; fu l'anima che sentii più presso alla
-mia, più simile al mio celato cuore; fu l'anima che invidiai talvolta,
-perch'ella non conosceva l'umiltà nè il dubbio, ma era oscura e limpida
-insieme come una notte piena di stelle.
-
-Certo, infuori da tutte l'altre, v'era un'ultima possibilità, v'era
-un'idea quasi lontana, che si avanzava nel mio cervello, da prima timida
-e tosto respinta, indi più definita, più certa, più persuadente.
-
-«Fra poco -- pensavo -- Elena affronterà la scena; sarà nota,
-corteggiata e ricca. Dovrò concederle una maggiore indipendenza, e,
-forse la gelosia, forse la fierezza, mi comanderanno di creare nei
-nostri vincoli un mutamento essenziale. Così ella è salva; la nomade si
-elegge un confine, si assegna una meta, entra ella pure nel numero delle
-persone che han definito e risolto il problema della lor vita.
-
-Io solo rimango, a mezzo del cammino, senza conoscere quel che mi
-attende nell'incertezza del domani.
-
-Ma v'era infatti un'altra, un'ultima possibilità, la quale aveva un
-nome, un nome pallido, abbandonato, lontano, che faceva male all'anima
-come la memoria d'una cosa morta, un nome cosparso di cenere, fasciato
-d'oblio, confuso nella lontananza: -- Edoarda.
-
-Sì, certo; quando nella vita non è più possibile andar oltre, si può
-talvolta, quasi per una rimembranza di noi stessi, far ritorno verso ciò
-che fu nostro. Ed Elena? -- fu la domanda subitanea che mi feci. Pensavo
-dunque di rinunziare a lei con una tranquillità così freddamente priva
-di rimorso?
-
-No. Mi avvidi che il mio calcolo non aveva nemmeno questa rettitudine,
-poichè ammettevo che fossero entrambe necessarie alla mia vita. Ed
-allora, -- mi domandai, -- perchè non ho fatto questo fin dal principio,
-quando la frode poteva rivestirsi almeno d'un'apparente inevitabilità?
-Questa Edoarda non era dunque più il giogo aborrito, la creatura
-stanchevole, presso la quale il mio spirito ed i miei nervi soffrivano
-di ribellioni veementi?
-
-Non seppi rispondermi con esattezza, e tuttavia mi parve che potessi
-ricordarmi di lei senza provare alcun senso di avversione o
-d'inimicizia. Poi le lettere del Capuano, a mio malgrado,
-m'incuriosivano. Il saperla convalescente dal suo fedele amore, quando
-la credevo per sempre ferita, eccitava in me una specie di sorpresa e di
-rammarico, rinnovandola quasi a' miei occhi. L'idea ch'ella potesse aver
-pensato ad altri dopo di me, quasi mi diminuiva nell'orgoglio, e
-talvolta, nella visione che di lei serbava l'anima inobliosa, m'accadeva
-di rivedere quella pallida creatura spirituale che un giorno mi aveva
-sedotto con la sua fragilità.
-
-Verso la fine di quel Novembre il d'Hermòs abbandonò la Francia, dopo
-avere inutilmente insistito perchè lo seguissi, non più in America, ma
-nel sontuoso Cairo e su le rive millenarie del Nilo.
-
--- Ti auguro -- mi disse nel salutarmi, -- che al ritorno tu mi dia
-notizia d'un secondo fidanzamento. Ricorda i miei consigli e, se hai
-bisogno di qualcosa, scrivimi.
-
-Partì. Quando fu lontano, m'accorsi ch'egli non era peggiore di molti
-altri, poichè aveva una intelligenza profonda e fors'anche una bontà
-nascosta. Mi trovai più solo; egli era fra quegli uomini che aiutano a
-vivere e presso i quali tutte le difficoltà sembrano lievi.
-
-Il 17 Dicembre Elena doveva esordire al teatro. Per una strana
-coincidenza quel giorno era pure il compleanno d'Edoarda. Me ne ricordai
-due giorni prima, subitaneamente, camminando per via. Negli occhi ebbi
-la visione di quel grande palazzo, con tutte le sale adorne di fiori e
-di canestre, come una volta nel giorno anniversario... Pensai la sua
-tristezza, la mia, lontani, sotto il peso delle memorie, con un
-desiderio diversamente inutile nel cuore... Mi trovai ridicolo, scossi
-il capo e camminai oltre. Dopo alcun tempo la visione tornò. -- «Perchè
-non mandarle un fiore? -- mi dissi; -- un fiore muto, che appassirebbe
-lungo la via?»
-
-Per l'appunto v'erano in mostra, nella vetrina di un fioraio, certe
-bellissime rose primaverili, mentre l'inverno frizzava per l'aria con
-presagi di neve. Andai fin su la porta, poi la cosa mi sembrò puerile,
-romanzesca, e tornai via.
-
-Più oltre vidi un grande ramo di orchidee, con sei magnifici fiori
-uniti, d'una indefinibile tinta, tra l'azzurro, il viola ed il color
-malva. Le orchidee, nell'ovatta, viaggiano per lunghi giorni e la
-distanza non le fa sfiorire...
-
-Entrai senza riflettere, comprai quel ramo, lo feci comporre in una
-cassetta, delicatamente, come un gioiello dentro un astuccio, e quando
-si trattò di dare l'indirizzo, stetti un momento in dubbio fra me stesso
--- poi detti quello di casa mia... per Elena.
-
-Che mistero inestricabile, il cuore dell'uomo!
-
-Elena intanto si apparecchiava per la sua grande ora, e quel giorno,
-anch'esso, fu triste. Sentii che quell'avvenimento poteva segnare una
-data ben dolorosa nel nostro amore, poichè da quel momento ella cessava
-di esser una cosa del tutto mia, per offrirsi agli occhi della folla
-multanime, da una ribalta, ove l'avrebbero avvolta i mille desiderii
-degli sconosciuti, come in una carezza impura.
-
-Recitò in una commedia nuova di Maurice Donnay; l'accoglienza del
-pubblico fu clamorosa; i giornali e le riviste inneggiarono a lei: per
-le strade i cartelli portarono il suo nome a grandi lettere, i fotografi
-la vollero fotografare, i manifesti, le illustrazioni divulgarono la sua
-bellezza, e tutti i donnaiuoli, i gaudenti, gli «snobs» vecchi e giovani
-si misero in caccia furiosamente per giungere sino a lei. Oh, mentr'ella
-saliva, mentr'ella con una esuberanza di vita godeva il suo trionfo,
-quante, nel mio secreto cuore, quante angosce indicibili!
-
-Mi ricordo la prima sera.
-
-Stavo, come trasognato, nel suo camerino. V'era pure l'attrice Grévier,
-la sua maestra, ed un andirivieni continuo di molte persone, uomini e
-donne, comici ed amiche d'arte, che insieme tutti parlavano,
-preparavano, consigliavano, standole intorno, considerandola già una
-loro preda. Io quasi non vedevo, quasi non udivo; stavo rincantucciato
-nel suo camerino, che ardeva d'una luce insolente, stavo là contro il
-muro, seduto sopra uno sgabello, fra bauli aperti ed abiti ammucchiati;
-il mio sguardo errava assai lontano, e la mente anche, da tutte le cose
-che accadevano intorno. Elena era un poco pallida ma sicura di sè.
-
-Quando il buttafuori la chiamò, ella mi fece con la mano un cenno
-rapido, come di saluto, e le amiche frettolose la spinsero fuori,
-andando tutte insieme dietro lei, per spiarla tra le quinte. Restai
-solo: nella piccola stanza una lampadina intensa brillava davanti alla
-specchiera; pareva che il cristallo si frantumasse in un vortice di
-scintille. V'erano intorno i rossetti, le ciprie, le forcelle, i
-pettini, le fibbie, tutte le cose minute che abbisognano all'attrice.
-Sulla spalliera d'una seggiola era posato l'abito che avrebbe indossato
-nel second'atto.
-
-Clara lo aveva disposto così ed era uscita ella pure. Mi ricordo anche
-d'essermi levato, di aver guardato, minutamente ogni singola cosa, con
-un sorriso di scherno; di avere intinto il dito in un bossoletto di
-biacca, in un altro di minio, poi di aver riso nervosamente osservando
-la mia falange così tinta. Uscii fuori, camminai verso la scena, in
-disparte da tutti, e la vidi, la intesi, la seguii con ansia in ogni suo
-movimento, finchè un applauso ruppe il lungo silenzio della sala.
-
-Immobile, con la fronte alta, senza un sorriso, ricevette quel primo
-battesimo. Vicino a me, la Grévier disse qualcosa che non afferrai, e
-per tutta la lunghezza dell'atto restai a guardarla, quasi dimenticando
-che fosse lei. La sua voce non mi pareva la stessa. Un applauso caldo,
-unanime, risonò sull'ultima sua parola e mentre la cercavo con gli
-occhi, vidi lei che mi veniva incontro, quasi correndo. Si buttò nelle
-mia braccia, mi strinse convulsamente, mentre la sua faccia smorta,
-ridendo, si bagnava di lacrime.
-
-Poi, dopo il teatro, mi ricordo ancora una cena, tra molte persone quasi
-estranee, che le avevano portato fiori, che vuotavano in suo nome calici
-di Sciampagna, gesticolando assai e parlando forte. Ella rideva, rideva
-di tutto, con tutti, un po' ebra del suo trionfo, ed ogni tanto mi
-guardava come per sorprendere i miei pensieri.
-
-Tardi nella notte il banchetto finì, e noi tornammo soli, tacendo, verso
-la nostra casa, in quelle medesime stanze che ci avevano veduti giungere
-pieni di amore, di esaltazione e di coraggio. Una voglia infinita di
-pianto mi premeva il cuore; avrei voluto essere di nuovo a quel
-primissimo giorno, quando Elena era un'ignota, ma così mia, così
-dolcemente mia! Ci guardammo nel viso, e quello sguardo fu tra noi come
-una paurosa confessione. In silenzio le raccontai tutta la mia pena, in
-silenzio ella mi rispose tutto il suo dolore.
-
-E mi parve quella notte che i suoi baci avesser quasi un sapore
-insolito, più acre, più torbido, forse perchè tanti uomini avevano
-desiderata la sua bocca.
-
-
-
-
- IX
-
-
-Passarono due lenti mesi. Forse amandola meno, di lei più forte mi
-mordeva gelosia. La seguivo sempre, alle recite, alle prove,
-dappertutto; leggevo anche le sue lettere. Ogni giorno, al teatro, ve
-n'era un fascio -- lettere caute ma chiare. Queste brighe di marito
-sospettoso non erano confacenti con la mia natura e m'impicciolivano a'
-miei propri occhi, mentre il mio carattere si faceva sempre più
-irritabile, più taciturno. Una eguale tristezza pesava su le nostre
-anime, fattesi lontane. Sapevamo entrambi di andare incontro ad una
-confessione ormai necessaria, senz'avere nè l'uno nè l'altra il coraggio
-di affrontarla per primo.
-
-Durante quel tempo avevo consumata la somma rimastami dopo la partenza
-di Elia, ed avendo giocato con pessima fortuna, e perduto anche su
-parola, mi era stato necessario far capo all'amicizia di Gualtiero
-Alessi, per non lasciare il mio debito insoluto. Egli mi accordò questo
-favore, senza però nascondermi una certa sua diffidenza, ond'io scrissi
-al Capuano, pregandolo di cercarmi sollecitamente un prestito, che avrei
-rimborsato entro pochi mesi.
-
-Una sera, dopo il pranzo -- (Elena quella sera non doveva recitare) --
-pensai finalmente di parlarle a cuore aperto.
-
--- Il Capuano -- le dissi, -- avrebbe già dovuto rispondermi. Invece
-anch'egli non pensa che vivo in un'ansia terribile. Vorrei sùbito
-rendere a Gualtiero Alessi quanto gli devo, poichè sembra ch'egli mi
-consideri per un stoccatore qualsiasi.
-
--- Da quanti giorni hai scritto a Roma?
-
--- Una settimana circa. Fabio avrebbe potuto almeno rispondermi due
-parole per togliermi da questa incertezza.
-
--- Se tace, vuol dire che sta cercando.
-
--- Secondo me vuol dire che non gli riesce di trovarmi denaro. Dio!...
-che vita miserevole!
-
--- Povero amico... -- ella mormorò, con la voce di una buona sorella.
-
--- Oh, tu non puoi comprendere che pena sia la miseria per un uomo il
-quale non conobbe mai la vergogna del chiedere!
-
--- Lo immagino purtroppo, Germano. Se ti potessi aiutare! Non sai quanto
-vi penso. Ma per ora guadagno così poco!
-
-Le tesi una mano, con amicizia, per ringraziarla.
-
--- Sei buona, Elena: ma non devi nemmeno pensare a queste cose. Poi non
-si tratta solo di denaro; il male è più profondo. E un avvilimento che
-neanche la ricchezza potrebbe ormai guarire. E con te sono ingiusto, lo
-so. Ti torturo, quando potresti essere felice.... Ma devi comprendere e
-perdonare la mia esasperazione.
-
--- Non ti ho mai detto nulla, io.
-
--- Sì, tu sei molto buona, molto buona, ma non basta.... Io sento troppo
-che non mi appartieni più. Sei del tuo teatro adesso. Sei di tutti
-quelli che vanno in visibilio quando solo appari su la scena. Gli attori
-ti toccano, ti prendono fra le braccia... e sei l'amante mia! l'amante
-di un uomo che s'è ridotto a fare il cane da guardia! Come tutto questo
-è comico, Elena mia... comico fino alla vergogna!
-
--- Perchè mi parli così? Non lo abbiamo forse desiderato insieme? Potevi
-anche impedirmelo fin dal principio, e mi sarei certo rassegnata. Ma ora
-non posso fare altrimenti; è l'arte che vuole così.
-
--- Oh, l'arte!
-
--- Bene, dirò il mestiere. Lo so che ora mi disprezzi. Alle volte, mi
-guardi come se la scena m'avesse contaminata, e perchè recito, quasi
-quasi mi consideri come una donna di strada.
-
--- Non ti ho mai detto questo, Elena.
-
--- Forse non l'hai detto, però me l'hai fatto comprendere, ed è più
-grave. Non hai fiducia in me; parli del mio teatro come di una cosa
-vile; sembra che io ti faccia subire tutte le vergogne possibili.
-
--- Sì, è vero, sono ingiusto; ma è così perchè ti voglio bene.
-
--- Oh, mi vuoi bene!... -- disse amaramente. -- No! Anche questo è
-finito. In te non parla che l'orgoglio, soltanto l'orgoglio. Non gelosia
-dunque, ma un esagerato senso d'amor proprio; hai paura che un'attrice
-non sia più l'amante che ti convenga e forse temi che si calunni la mia
-fedeltà. Non è vero?
-
--- Se così fosse non avrei consentito fin dal primo giorno, e tu, come
-dicevi appunto, avresti per me rinunziato anche alla scena.
-
--- Certo. Ma perchè te ne penti ora?
-
--- Non mi pento; però non posso mutare il mio modo di sentire. Sarà per
-orgoglio, se non vuoi credere che sia per amore, ma in ogni modo, quando
-ti vedo fra quella gente, ne soffro, ed anche mi vergogno... è vero!
-
-Ella sorrise ambiguamente, piegando il volto in cui nasceva una grande
-ombra.
-
--- Ti vergogni?... Ah sì? Perchè lavoro, perchè vedo finalmente
-avverarsi un mio sogno di tanti anni, perchè tento di provvedere da me
-alla mia vita, ecco ti vergogni?... -- Fece una lunga pausa, dolorosa,
-gonfia di lagrime contenute, poi seguitò:
-
--- Ma... dimmi? Quando te ne sarai andato, quando non ti rammenterai
-nemmeno più ch'io viva, cosa farò di me allora? Oh, questo è semplice,
-tu dici! Dopo di te... un altro! Dopo di te, che importa s'io divenga
-una donna di strada?... Bah, che importa se pure io mi venda?... E così
-che pensi?
-
-I folti capelli spargevano di una dorata oscurità il suo bianco volto;
-grosse lacrime le rigavano la faccia.
-
--- Non parlare così. Tu stessa non puoi credere a quello che dici. -- E
-le andai vicino, mansuetamente, per consolare la sua tristezza.
-
--- Senti!... -- ella esclamò, afferrandomi le mani con un moto
-repentino, -- vuoi che lasci il teatro? Vuoi che torni a vivere per
-te... per te solo? Dimmelo! Se questo ti piace, il sacrifizio non mi
-costerà nulla. Vuoi?
-
--- No, no... sei buona, ma non voglio questo.
-
-Ella si mise a ridere nervosamente.
-
--- Poi sarebbe anche inutile!... inutile... -- mormorò tra quel riso.
-
--- Perchè?
-
-Rimase un attimo a guardarmi con fissità, poi disse:
-
--- Tanto non mi ami più! -- E covertasi la faccia con i due palmi, ruppe
-in un pianto incontenibile. Cercai di abbracciarla, mi respinse; le
-dissi parole tenere, le ricordai molte memorie nostre, sentii nel cuore
-un desiderio di lacrime anch'io... ma ella scoteva il capo con
-ostinazione, senza credere, senza udire, parendo ascoltasse una sua voce
-profonda.
-
-Questa debolezza fu breve. Sùbito si ricompose; levò il capo e rividi la
-donna forte che un giorno credevo incapace di lacrime, la donna ch'era
-stata mia senz'appartenermi e che avevo amata con un perenne timore.
-
--- Dunque -- ella concluse rapida, -- noi ci dobbiamo lasciare.
-
-La sua voce sonò così ferma, le sue parole furon tanto inattese, che non
-seppi trovare alcuna risposta e solo profferii smarritamente il suo
-nome.
-
--- Sì, -- riprese, -- questa è l'unica via. Lasciarci quando ancora non
-ci sono fra noi rimorsi, e prima che sia necessario. Sappi anzi che vi
-penso già da lungo tempo.
-
-Queste parole si dicono spesso tra amanti per rendere più dolce la
-continuazione dell'amore; si dicono anche per misurare la sensibilità
-della persona amata, ed anche per rammentarsi a vicenda che nell'amore
-tutto è caduco, e può dissolversi, e deve morire. «Noi dobbiamo
-lasciarci... » Ecco: noi che fummo uno spirito solo, noi che inoltrammo
-il nostro desiderio, la nostra confidenza, le nostre voluttà, fino a
-comporre insieme un'unica e necessaria vita, ecco, noi dobbiamo tornare
-due esseri distinti e indifferenti, ridere su le nostre debolezze,
-considerare tutto il passato come un episodio fatalmente chiuso, e
-simili a due pellegrini che abbiano insieme percorso un faticoso
-cammino, dividerci ad un bivio, senza lacrime, senza rimpianti, per
-andar soli, o con altri, verso le case lontane. «Noi dobbiamo
-lasciarci... » dobbiamo seppellire tutte le speranze del nostro amore,
-sentire a vicenda una immensa pietà delle nostre povere illusioni
-perdute...
-
-Questo voleva dirmi la donna che mi aveva tanto appartenuto, la sola per
-la quale non avessi considerato l'amore come una dolce avventura che
-passa e fluisce. Tanta strada si era compiuta per giungere ad una parola
-così ragionata e calma, dopo aver creduto alla indissolubilità, al
-sempre, al mai, a tutte le speciose favole degli amori che invece
-tramontano.
-
-Ahimè!... v'era una tristezza profonda, così nell'offrire, come anche
-nel rifiutare un simile patto.
-
-La guardai fiso, ed una specie di sgomento mi fasciò l'anima, perchè le
-sue pupille non tremavano, la sua bocca era ferma, e tutto in lei
-segnava una risoluzione immutabile.
-
--- Hai scherzato... -- le dissi, con un sorriso che aveva paura di sè.
-
--- Puoi credere che voglia scherzare in questo momento? -- mi domandò,
-coprendosi la faccia con le mani un po' tremanti.
-
--- Ma dunque...
-
-Ella non mi lasciò finire; levatasi, mi venne accanto, così da
-costringermi a guardarla bene in viso, e disse:
-
--- Ascolta: fra noi, uno solo ha amato. Non vorrai convenirne, anzi ti
-parrà necessario spendere molte parole inutili... ma invece non
-obiettare nulla; quella sola son io.
-
-Feci un moto con la mano come per interromperla, ed ella mi prese la
-mano fra le sue, con dolcezza, facendomi segno che tacessi.
-
--- Abbiamo passato insieme ormai due anni; è quasi la primavera, ti
-ricordi? la primavera di Torre Guelfa...
-
-I suoi occhi si empirono di lacrime, ed ella scosse il capo
-all'indietro, per resistere a quel pianto.
-
--- Bah... non importa! E passato, è lontano... si dimenticherà.
-
--- Elena, mio amore, -- la pregai, -- non continuare... Tutto questo fa
-male; poi è profondamente assurdo!
-
--- No, è ragionevole. Voglio dirti una cosa molto ragionevole: tu non
-puoi vivere con me.
-
-Feci un rapido gesto di collera, ed ella mi contenne con soavità.
-
--- Forse ora ti parrà un sacrificio, ma dopo me ne sarai grato. Non è
-colpa tua, nè mia; vi sono ragioni che rendono questa vita
-insostenibile, almeno a te.
-
-Io, che da lungo tempo vedevo sopraggiungere la necessità di un simile
-colloquio, mi sentii ferito, quando le sue parole, con tanta fermezza,
-ne affrontarono l'argomento. Ebbi quasi bisogno di offenderla.
-
--- Fra noi, -- presi a dire schernevolmente, -- una sola ebbe coraggio;
-e questa sola sei tu -- sei ancora tu. Oh, non v'è dubbio! La tua
-fermezza è ammirevole! Fra la Elena di Torre Guelfa e la Elena d'oggi
-sono passati, non due, ma dieci anni di vita. Con un bel raggiro mi
-offri il mio commiato. Bah... me l'aspettavo, quindi non me ne stupisco
-affatto.
-
-Ella mi fissò profondamente, senza rimprovero, senza collera.
-
-Sorrise; quel sorriso mi parve, su la sua bocca, una pietà generosa che
-venisse dall'anima d'una sorella.
-
--- Bisogna sempre difendersi, -- rispose. -- E tu, per difenderti, mi
-accusi. È umano, in fondo; ma sai benissimo che non è vero. La mia colpa
-fu in principio; se avessi avuta la forza di lasciarti allora, non
-saremmo giunti mai a queste umiliazioni.
-
--- Parole, parole! -- feci amaramente. -- So che da molti mesi nascondi
-nell'animo il pensiero di abbandonarmi. Questa sera me ne parli: ti
-ascolto. Bene: fissiamo il giorno. Tutto e sempre finisce così...
-
-Si era distesa in una poltrona profonda, e premendosi il petto respirava
-con ansia.
-
--- Come sei crudele! -- mi rispose. Gli occhi suoi fissavano un punto
-invisibile nella oscurità della stanza. -- Come sei crudele!
-
-Ancora, guardandola, mi sembrò che fosse tanto bella come nessuna cosa
-fu mai bella nel mondo, e un infinito smarrimento s'impossessò
-dell'anima mia.
-
--- Tu chiami crudele un uomo che si dibatte contro il suo destino, --
-dissi, cercando anch'io nell'ombra quell'ombra che i suoi occhi
-fissavano. Tra noi cadde un lungo silenzio; nella memoria e nell'anima
-passaron cose molteplici; un desiderio di lacrime ci soffocò entrambi.
-
-Allora, quasi continuando un mio sogno, le ripetei sottovoce:
-
--- Io ti volevo amare per sempre...
-
--- Ma non si può... -- mi rispose con una voce rassegnata. -- Quante
-cose belle non si possono avere nella vita! Noi stessi uccidiamo ogni
-giorno qualcosa del nostro amore.
-
--- Questo è vero.
-
--- Anche tu lo sai, Germano?
-
--- E come non lo saprei, se ti amo, se ti ho amata sempre con tanto
-dolore! -- Un'altra pausa interruppe le nostre parole; lunghe torme di
-visioni attraversarono la memoria evocatrice.
-
--- Germano, -- ella disse, -- come tutto è triste qui! La mia voce
-stessa mi fa male. Vorrei tacere, tacere sempre...
-
-Portai una seggiola vicino alla sua poltrona e posando i gomiti sul
-bracciuolo, mi raccolsi la faccia nei palmi delle mani. Sentivo il suo
-respiro scorrermi su le falangi.
-
--- Ti ricordi? -- le dissi; -- a Torre Guelfa c'era una stanza...
-
--- Sì, una stanza grande... -- E con la mano accennò la memoria.
-
--- Un letto alto e profondo.
-
--- Sì, un letto immenso.
-
--- Poi, la mattina, il sole veniva fin su la coltre.
-
--- E le contadine cantavano.
-
--- Ed il glicine folto entrava quasi nella stanza.
-
--- Ogni mattina se ne coglieva un ramo.
-
--- Come tu mi amavi allora, Elena!
-
--- Taci!...
-
--- E ti ricordi quelle sale così vuote, così grandi?
-
--- Sì, sì...
-
--- Ed il giardino?
-
--- Oh, il mio giardino, come lo ricordo!...
-
--- E Lazzaro?
-
--- Lazzaro, la sua cavalla saura, che volava!
-
--- Ed i pranzi che facevamo sotto il pergolato, ed il nostro balcone
-azzurro, dal quale guardavamo le stelle prima di coricarci?...
-
--- Taci, taci! Sì, mi ricordo tutto, ma taci!
-
--- Che bella casa!...
-
--- Che bella casa!...
-
--- Non vorresti ritornare laggiù, Elena?
-
--- Oh, quanto lo vorrei!... -- Ed aperse le braccia, come in un gesto
-d'inutile desiderio, immenso. Allora mi chinai su la sua bocca e baciai
-le lacrime che vi erano trascorse, in silenzio.
-
--- Perchè mi baci ancora? -- ella domandò affannosamente. -- Non vedi
-che ogni volta mi fai più male?
-
--- Ma pensa che ti desidero ancora, io, come la prima volta! più della
-prima volta!
-
-Ella rise, tra le lacrime, con la gola riversa, un po' turgida, il seno
-inquieto. Le ciglia chinate oscuravano il pallore del suo volto.
-
--- Per quanto tempo ancora ti ricorderai di me? -- domandò, stringendosi
-tutta contro la mia persona.
-
--- Non voglio ricordarmi, voglio averti sempre, sempre!
-
-Le sue mani mi lisciavan ora i capelli, dolcemente, lentamente.
-
--- No, ascolta. Io non son stata gelosa, finchè ti ebbi: lo diverrò
-terribilmente quando sarai lontano. Non ridire a nessuno quello che hai
-detto a me... non voglio. Perchè t'ho appartenuto come nessun'altra e
-vorrei rimanere nella tua memoria, io sola...
-
--- Che bambina sei! Devi pur comprendere che non ti lascerò.
-
--- Ma si deve... non c'è rimedio. Se non m'avessi conosciuta, oggi
-avresti una famiglia, saresti ricco, libero, allegro. Invece non ridi
-mai... Forse mi vuoi bene, un poco, ma mi odii anche, perchè sono la tua
-catena e ti penti oggi di non esserti sposato... come dovevi.
-
--- Ma no, Elena, t'inganni.
-
--- La donna che ama non s'inganna mai. Vedi chiara la tua sorte e pensi
-ad una salvezza. È così giusto in fondo! Poi, voglio confessarti anche
-una mia piccola indelicatezza...
-
--- Dimmi.
-
-Le avevo slacciato l'abito e le baciavo la gola.
-
--- Che fai?
-
--- Nulla. Respiro il profumo che hai qui... un profumo di rose fresche.
-
--- Allora, mi ascolti?
-
--- Sì.
-
--- L'altro giorno hai lasciato sulla tua scrivania due lettere di Fabio
-Capuano. Mi sono immaginata che le avessi lasciate apposta perchè le
-leggessi, e, per la prima volta, sono stata indiscreta: le ho lette. Me
-ne rimproveri molto?
-
--- No, affatto, anima mia; non ho secreti per te.
-
--- Però le nascondevi sempre.
-
--- Oh, Dio... quell'uomo ha certe sue fissazioni! Mi seccava che tu
-leggessi certe bizzarìe... Ad ogni modo poco importa.
-
--- Da quelle due lettere ho immaginate le altre, ed anche le tue. Così
-mi sono persuasa che devo trovare il coraggio di renderti la tua
-libertà.
-
--- Non gli badare; è un pazzo!
-
--- No, è invece un uomo di buon senso, e ti vuol bene. Poi, non vedi
-quante cose si mormorano a Roma sul tuo conto? Insomma non c'è che una
-strada: quella che il Capuano t'insegna, e, se io te l'impedissi, mi
-crederei colpevole della tua rovina.
-
--- Elena, se tu mi volessi bene veramente non parleresti così. Non credo
-a questi sacrifizi.
-
--- Ma nell'anima si può morirne, forse... Che ne sai tu?
-
-Compresi che il momento era venuto per una intera sincerità.
-
--- Ascoltami bene, -- le dissi, prendendole i due polsi, come per non
-perdere un solo battito delle sue vene, ma insieme per stringerla nel
-dominio della mia volontà. -- C'è una cosa vera: continuando in questo
-modo si andrebbe incontro all'irreparabile; tu lo comprendi, e come
-rimedio mi offri un sacrifizio il quale, a parer mio, supera la natura
-dell'amore. Ma voglio credere alla tua franchezza. Ora senti, Elena: di
-me conosci molte cose, molte anzi che vorrei tu non sapessi...
-
-A questo punto mi pentii d'avere cominciato un discorso così grave e
-cercai un mezzo per evitarne la conclusione. Ma ella, vedendomi esitare,
-mi sollecitò con una frase che mi dette coraggio.
-
--- Sai pure -- disse, -- che per te sono anche una vera amica.
-
--- Bene, allora continuerò; sebbene le parole che sto per dirti mi
-brucino veramente le labbra. Senti: io ti voglio bene, davvero,
-profondamente; non ho amato che te, con l'anima e coi sensi; tu mi sei
-necessaria; il resto della mia vita non fu che scherzo, fumo, polvere,
-nulla. Se ti avessi conosciuta prima, forse mi avresti anche insegnato
-l'amore della famiglia, dei bimbi, della quiete, cose che non conobbi
-mai. Sei venuta troppo tardi, e il nostro amore dovette soffrire le
-conseguenze di tutta una vita anteriore. Ma non ti voglio perdere; non
-voglio, capisci? -- perchè ne proverei tale uno schianto, che non oso
-nemmeno pensarvi. Quindi ho ragionato a lungo, in silenzio, anch'io.
-Senti: un rimedio c'è, ma non è onesto. Vuoi che lo esaminiamo?
-
-Poichè la guardavo direttamente, ella chinò gli occhi e rispose: --
-Volentieri.
-
-Esitai lungamente, un rossore mi coverse la faccia, guardai altrove,
-impacciato.
-
--- È una cosa orribile... -- mormorai. -- Ma non sempre la vita lascia
-una libera scelta fra i mezzi opportuni. D'altronde, che fa? Ti voglio
-bene; questo solo è vero. Dunque ascolta. So benissimo che potrei
-tornarmene a Roma, ed in poco tempo, nonostante l'accaduto, rimediare a
-tutto. La mia salvezza unica si riduce infatti a questo matrimonio.
-Ebbene, senti... lo farò, lo farò contro il mio cuore, ma ad una sola
-condizione: che tu mi appartenga lo stesso...
-
--- Basta! Non proseguire; ho compreso, -- ella disse con indulgenza, per
-abbreviare la mia vergogna.
-
-Di nuovo le sue falangi lievi, con un gesto di consolazione, mi
-passarono tra i capelli, e nel lungo silenzio ch'ella frappose dinanzi
-alla risposta, forse dalla malinconia del suo sguardo, forse dalla
-tristezza del sorriso che le rischiarava la faccia, compresi di aver
-commesso un grande fallo e mi sembrò di aver aperta in quell'anima una
-profonda ferita.
-
--- Germano, -- ella mormorò; -- se avessi avuto ancora un piccolo dubbio
-su ciò che si chiama il tuo amore, queste parole mi avrebbero tolta
-l'ultima illusione. M'hai fatto comprendere con evidenza quella verità
-che avevo solo intuita.
-
-E le lacrime scorrevano piane, lente, per la sua faccia cosparsa di
-pallore.
-
--- No, -- riprese. -- Ognuno ha la propria fierezza, la propria gelosia
-nell'amore. Vedi, lo hai detto tu stesso: il rimedio non è onesto, e
-nemmeno sincero forse. Lo proponi, conoscendone l'assurdità. Di fatti,
-se pure l'accettassi, provvederebbe la forza delle cose a renderlo vano.
-Ma non temere: io non son donna da scendere a questi patti.
-
--- Elena, -- balbettai, -- perchè mi comprendi così male? Oh, se avessi
-taciuto!
-
-Il rossore, il turbamento, il rimorso, fecero di me in quel momento una
-creatura bassa ed umiliata. Con un atto di vera debolezza m'inginocchiai
-davanti a quella donna, che ancora una volta mi si mostrava bella e
-pura; nascosi la faccia nel suo grembo e piansi. Sentii le sue mani
-congiunte posarmi sul capo, con la lievità d'una carezza, e l'intesi
-dirmi, piano, come si profferisce un voto:
-
--- Io ti faccio una sola promessa: quella di non amare mai più, nulla,
-nessuno, dopo di te, -- neanche te, se ti potrò dimenticare. Nella vita
-bisogna essere statue, simulacri di creature umane, ma soffocare
-l'anima, soffocare l'anima con gioia! Sono stata una cosa tua, cercando
-sempre di non lasciarti comprendere fino a qual segno ti appartenessi;
-ma ora mi riprendo, per tornare la zingara di una volta, e non ti farò
-subire la noia del mio dolore. Guarda: io posso guarirmi sùbito... posso
-anche ridere!
-
-In quella stanza, nel silenzio della notte già inoltrata, il suo riso mi
-parve tragicamente sinistro. E questo pazzo cuore, che mai conobbe la
-natura de' propri sentimenti, provò il bisogno di protendere ancora la
-sua volontà gelosa e forte su quel dominio che gli sfuggiva, onde mi
-parve che l'amor mio crescesse, fino a divenire un tormento, fino a
-sentirsi capace d'improvvise violenze.
-
--- Tu non puoi non appartenermi! -- esclamai con ira. -- Non puoi
-dimenticarmi, come io non posso dimenticare te.
-
-Ella si levò diritta, rimase un momento, muta, rigida, fissandomi quasi
-con odio.
-
--- Lo credi? -- rispose con una voce piena di scherno, che mi sibilò fin
-nel cuore. Dall'alto paralume della lampada le pioveva sui capelli color
-dell'oro e del bronzo una diffusa luce, formandole intorno al capo quasi
-un'aureola splendente. Ed io, come se l'avessi già perduta, mi ricordai
-la sua carne viva, posseduta con tristezza e con furore, mi ricordai le
-sue labbra che sapevano di primavera e le parole che mi avevano
-mormorate nelle notti d'amore. La vidi camminare per la stanza, fermarsi
-davanti ad uno specchio, alzar le due mani con pigrizia per ravviarsi i
-capelli.
-
-Le andai vicino, e la baciai. Ella divenne tutta bianca, cercò di
-respingermi, poi, d'un tratto, si mise a ridere. Lo specchio, di fronte,
-le rimandava il suo riso convulso. Allora, sotto gli occhi, negli angoli
-della bocca, nel cavo del mento, su le tempie, alle radici dei capelli,
-nel solco profondo che le si formò tra i sopraccigli, vidi apparire
-un'ombra che non conoscevo, quell'ombra che somiglia quasi alla paura
-dell'anima quando incomincia la voluttà.
-
-Fra le sue labbra socchiuse i denti scintillavano, minuti e crudeli; la
-sua gola scoperta era gonfia di riso e di singhiozzo; intorno ai polsi,
-per la inquietudine de' suoi movimenti, si udiva un tintinnire di
-braccialetti che mandavano splendore.
-
-Dal sommo della fronte al lembo della gonna ella era tutta una voluttà
-sola.
-
-
-
-
- X
-
-
-Il denaro atteso mi giunse da Roma, con una lettera del Capuano,
-dov'egli giustificava il ritardo spiegando le varie difficoltà
-incontrate nel procacciarmi un nuovo credito. Tuttavia compresi di
-dovere a lui solo questo generoso favore, e poichè sapevo ch'egli non
-era un uomo ricco, la sua bontà mi commosse tristemente. Ma ebbi
-vergogna, e nel ringraziarlo finsi di non aver compreso.
-
-Verso quel tempo il d'Hermòs fece ritorno a Parigi. Nutrii la speranza
-nascosta ch'egli potesse aiutarmi ancora, ma invece doveva sùbito
-partire per l'Egitto, dove, ad ogni costo, mi voleva con sè. Non mi
-sentivo l'animo d'intraprendere viaggi e molte risoluzioni urgenti
-stringevano la mia perplessità.
-
-Quello che accettai senza discutere fu di recarmi a Londra una seconda
-volta per vendere un buon numero di pietre sciolte e consegnare una
-collana di rubini ad un certo personaggio misterioso, che venne
-appositamente dalla Scozia per incontrarsi meco. Sulle pietre feci un
-lauto guadagno, e, quanto alla collana, il d'Hermòs mi disse che avrei
-ricevuta la mia parte in séguito, quando la si vendesse.
-
-Intanto si avvicinava la scadenza dell'ipoteca fatta con il Rossengo di
-Terracina, e da Roma l'amministratore mi tempestava di lettere,
-sollecitando la mia presenza ed avvertendomi che il creditore non era
-questa volta propenso ad alcuna transazione. Risposi che non avevo
-denaro per riscattar la terra, e trattasse pure una vendita vantaggiosa,
-che presto sarei venuto.
-
-Non v'era più salvezza: bisognava chinare la fronte. Raccontai queste
-cose ad Elena, ed ella mi domandò semplicemente:
-
--- Quando andrai via?
-
-Risposi:
-
--- Non so. Forse domani, forse mai.
-
-Ora, quando ci si parlava, non osavamo più guardarci; entrambi eravamo
-oppressi da un senso di vergogna, di paura, o forse ci sentivamo
-pervadere da una disperazione muta. Si disse malata; non andò al suo
-teatro; vennero a vederla, non volle ricevere alcuno. Rimaneva per
-lunghe ore nella sua camera, spesso con l'uscio aperto; la vedevo star
-seduta, in silenzio; talora camminar lentamente, in su, in giù, con un
-passo inerte, la fronte china, quasi uccidesse la noia di una mortale
-attesa. Io non uscii di casa per alcuni giorni; andavo da una stanza
-all'altra, ozioso, trasognato, sentendo quasi operare in me la magìa di
-un sortilegio. Volevo andarle a parlare; mi alzavo, preso
-dall'irrequietudine, poi smarrivo la memoria delle parole
-indispensabili, e tornavo indietro. Una ridda folle di oscure immagini
-turbinava nel mio cervello e mi sentivo crescere nelle orecchie il rombo
-d'una voce interiore, che mi andava gridando con accanimento: «Quanto
-sei vile! Quanto sei vile!»
-
-Mangiavamo a lato a lato, in silenzio.
-
-Cosa passò in quell'anima? nella mia?... Chi potrebbe mai dirlo?
-
-E la primavera intanto fioriva; la strada era percorsa da comitive
-ilari, con uno sfoggio di colori gai. Quell'anno anzi essa tornava
-innanzi tempo; dalla terrazza si vedevano gli equipaggi muovere in
-lunghe file verso il Bosco rinnovellato, e più tardi risalire, per tutto
-il giorno, avanti, indietro, come se la città intera s'allietasse nel
-visitare i suoi giardini. Un sole ancor freddo illuminava quella
-passeggiata festosa, ridendo sui chiari ombrellini delle signore, fra i
-quali svariavano le giubbe dei cavalieri caracollanti a fianco degli
-equipaggi, mentre da un lato all'altro si scambiavano saluti e
-cavalcando facevano bella pompa di maestrìa. Era tempo di freschi amori,
-di nozze nuove, di cortesi galanterie, d'allegrezze primaverili.
-
-Noi soli, nella nostra casa conscia di troppe sventure, muti, stanchi,
-avversi, guardavamo dalla fresca terra nascere la primavera invano.
-
-Passò una mattina, mentre stavo al balcone, una venditrice di fiori.
-Aveva la sua cesta piena di violette e di rose; non altro che violette e
-rose. La chiamai più volte, poichè non mi udiva. La donna volse gli
-occhi al mio terrazzo e sollevò il paniere.
-
--- Atténdimi, -- le dissi; -- ora scendo.
-
-E scesi; comprai tutti i suoi fiori, e la canestra insieme. Salii per le
-scale portando io stesso quel gran fascio, e mi parve che un poco di
-primavera entrasse nella nostra casa con quel profumo di fiori
-mattutini. Li deposi, com'erano, su la tavola nella sala da pranzo, e
-stetti a guardarli pensierosamente, come si guarda una bellezza inutile.
-
-Povere violette, povere rose, povero me stesso che le avevo portate! Dal
-poggiolo aperto, l'alito primaverile scorreva sovr'esse, agitando i
-cálici colmi di gocciole splendenti. Violette e rose, dono vaghissimo e
-tristissimo per un amore condannato! E guardandole mi rammentai quel
-giardino di Torre Guelfa, dove c'era una pergola tutta di rose, un
-piccolo bosco tutto di viole. Pensai ch'essi pure, in quel tempo,
-aprivano le corolle, i miei fiori d'Italia, e mi sovvenne del giorno
-ch'eravamo partiti insieme, sul barroccio di Lazzaro, con la cavalla
-saura tutta infiorata, per andare a Fondi alla festa della primavera.
-Volli chiamar Elena per dirle:
-
--- Guarda: sono gli ultimi fiori... -- ma compresi che avrei pianto, e
-l'avrei fatta piangere, mentre nel nostro immenso dolore la sola cosa
-benefica era il silenzio.
-
-Quando entrò, li vide. Con i suoi occhi lucenti mi mandò un sorriso e
-fece scorrere la mano sui fiori, delicatamente, come avrebbe fatto per
-carezzare la testa di un bimbo. Poi li portò nella sua camera, sempre in
-silenzio.
-
-Intanto i giorni passavano, in quella perplessità simile allo sgomento;
-noi fummo come due sconosciuti che facessero insieme una veglia di
-morte.
-
-Ma un pomeriggio, mentre in ozio fumavo nel mio scrittoio pensando a
-cose lontane, ella entrò, sorridente, leggera, e mi disse come per
-ischerzo:
-
--- Vieni, ora faremo i tuoi bauli.
-
-Ogni linea del suo viso tradiva uno sforzo incredibile di volontà; la
-guardai meglio; mi parve che ci fossero nella sua persona i segni d'una
-profonda stanchezza; mi ricordai che ogni tanto la vedevo passarsi una
-mano su gli occhi, o premerla contro il petto, con un sospiro quasi di
-soffocazione. Inoltre non camminava più così diritta; c'era nella sua
-persona quasi uno sfiorire lento. La seguii senza rispondere; aveva già
-fatti portare i bauli nella mia camera, e s'accinse a riempirli, volendo
-che l'aiutassi.
-
-Vuotò i cassetti, dispose le biancherie sul letto, gli abiti a mucchi su
-le poltrone, le scarpe da un lato, i libri, le cravatte, i profumi
-dall'altro, poi, mettendosi a ginocchi dinanzi al baule aperto:
-
--- Mi darai le cose ad una ad una, -- disse; -- io le riporrò.
-
-La stanza era piena di sole; anche la coltre, i cuscini, gli abiti
-sparsi, le camice fresche di stiratura, i libri scompigliati, le
-boccette de' profumi, l'avorio dei pettini, le scatole, i gingilli,
-tutte le cose che si preparano a chi va via, tutto brillava, mandava una
-luce vivissima in quel giocondo sole. Ed i suoi capelli anche; i suoi
-capelli, quando si abbassavano verso il fondo del baule, traversando una
-striscia di sole, davano qualche lampo di straordinaria luce.
-
-Ella parlava naturalmente, come se fossi andato per un viaggio breve, e
-già, partendo, si pensasse al ritorno.
-
-Invece no. Partire per sempre, dirsi un'ultima volta, perdutamente,
-addio... sentire che dopo, che mai, quel bene sarebbe ricuperato. Non
-sapere più nulla, mai più nulla di ciò che avverrebbe all'altro; portare
-via negli occhi l'ultima, la più bella immagine dell'amore perduto.
-Partire: mettere tra l'uno e l'altra la lontananza e non l'oblio,
-l'ignoto e non la pace. Portare con sè un grave peso di desiderii non
-estinti, e sapere che la vita dovrà necessariamente continuare per
-entrambi, arida, squallida, come una terra devastata. E lentamente
-rievocare tutto il passato, le ore più dolci, le ore più tristi, e le
-vicende che si ebbero, le parole che si dissero, le promesse che furono
-scambiate, e sentir crescere nel profondo cuore una terribile
-disperazione muta...
-
-Poi un altro pensiero subitaneo, crudele, tagliente, come una lama ben
-affilata:
-
-«Ella era giovine ancora, bella, più bella di tutte... Necessariamente
-avrebbe appartenuto ad un altro.»
-
-La guardai. Stava un po' china sul letto, intenta a ripiegare con somma
-cura un abito mio che rammento ancora, di un color cenere quasi celeste,
-a sottili trame, un abito che indossavo sovente perch'era il suo
-preferito.
-
-Quasi ad interrompere il silenzio, le dissi:
-
--- Non riporre quell'abito; lo metterò per il viaggio.
-
-Ella sostò nel mezzo della sua faccenda, naturalmente, con un sorriso
-calmo su le labbra:
-
--- Questo vuoi mettere? Che idea! È troppo chiaro; ti si rovinerà.
-
-Stando così, un po' curva, con le mani poggiate su l'abito, la sua
-faccia splendeva interamente nella obliqua striscia di sole.
-
--- Che importa? -- risposi. -- Non è questo un abito che ti piaceva?
-Dunque bisogna sciuparlo.
-
-E così dicendo, le stavo di fronte, la guardavo, immobile, dall'altra
-parte del letto.
-
-Una piccola ruga fugace le si formò tra i sopraccigli; non rispose,
-finse di non aver udito e pose l'abito su la spalliera d'una seggiola.
-
-Portava un suo profumo leggero ed intenso, composto con essenze diverse,
-mesciute insieme, un profumo che rimaneva dietro lei, dovunque passasse,
-come una traccia soave. Tutte le cose sue, tutte le mie che avesse
-toccate, sapevano di questo profumo tenace; anche lontano, dopo la
-partenza, mi sarebbe sembrato di rivivere con lei.
-
-Il pensiero tornò, più vivo: «Ella era giovine ancora, bella, più bella
-di tutte.... Necessariamente avrebbe appartenuto ad un altro.»
-
-Con gli occhi un po' ebbri, che l'amore aveva resi esperti, mentre
-guardavo il suo corpo ed il suo grembo, vidi la camera dove si sarebbe
-data ad un altro, il letto, i suoi capelli disciolti. Una gelosia nuova,
-insana, mi torse lo spirito, ebbi la tentazione di gridarle forte:
-«Lascia quei bauli! Riponi le cose mie. Non parto più. Non ti posso, non
-ti posso perdere!»
-
-Ma invece tacqui; pensai ch'era una sciocca debolezza la mia, e che
-dovevo mostrarmi calmo quanto lei, per non parerle da meno. Sedetti sul
-letto, fra gli abiti e le biancherie, nel sole. Dall'altro lato, sopra
-un tavolino, in una grande cornice di pelle incisa a gigli d'oro, c'era
-un suo ritratto, bellissimo, con un ciuffo di violette appassite fra il
-vetro e la fotografia. Sul ritratto, in un angolo, queste parole scritte
-di suo pugno: «_A toi toujours... -- Hélène_» E una data. Parole vuote
-in fondo, come tutte quelle che ricordano e promettono l'amore. Ma in
-quel momento mi parvero singolarmente piene d'irrisione; mi parvero
-quasi un'ultima, sottile ironia, nella eterna commedia del sentimento.
-
-Oh, l'amore, che dice «sempre» -- che dice «mai», che misura le sue
-forze anche al di là dalla vita e sfida in bellissimi lirismi tutte le
-necessità caduche del nostro infedele spirito! Mi parve in quel momento
-ch'ella fosse la sola colpevole del nostro abbandono, e mi cacciasse da
-sè per darsi ad altri amori, vietandomi ormai per sempre i suoi baci, le
-sue carezze, il suo profumo, tutte le cose che avevo pazzamente amate in
-lei. Insieme tornavano le memorie, lente, calme, in una luce quasi di
-miracolo, fasciandomi l'anima d'un involontario bisogno di pianto. E
-rivedevo la straniera bellissima, dai capelli color dell'oro e del
-bronzo, ch'era venuta nella mia casa di Roma, una sera -- una sera
-d'autunno -- a bere una tazza di tè, davanti al fuoco, nella penombra di
-una sala ove bruciava, più della fiamma, il profumo dei fiori. «Povera
-casa! -- pensavo; -- la rivedrò fra qualche giorno, vuota, e forse non
-vi potrò più vivere per la memoria di quella sera d'autunno, di quel
-fuoco e di quei fiori....»
-
-A un certo momento ella mi venne presso, per cercar qualcosa, lì, sul
-letto, fra le biancherie.
-
-M'interruppe ne' miei pensieri e l'immagine viva si sovrappose a quella
-del mio sogno; la tentazione fu più forte che la volontà; rapidamente
-l'afferrai per i due polsi, attirandola fra le mie braccia. Ella strinse
-le labbra e cercò di sfuggirmi con una mossa repentina.
-
--- Perchè mi respingi? -- le dissi. -- Non vedi come soffro?
-
-Ella chinò il mento sul petto, chiuse gli occhi, divenne assai più
-pallida e non rispose. Mi restò vicino, abbandonandomi i polsi ed
-appoggiandosi appena contro le mie ginocchia.
-
--- Tutto questo non fa male anche a te? -- le domandai, piano,
-attirandola.
-
-Ella scosse il capo, con un rassegnato cenno d'inutilità.
-
--- Credo, -- soggiunsi, -- che non potrò mai partire.
-
-Restò ferma, come se non udisse, come se non volesse udire. Ma le venne
-su le labbra quel suo particolare tremito, ch'era come il principio
-d'una parola non detta. Mi piaceva ripeterle ogni cosa più triste, per
-aumentare la sua tristezza e la mia.
-
--- Se partirò, -- le dissi, -- tu mi dimenticherai sùbito. Il tuo
-teatro, gli applausi, gli ammiratori, ti faranno scordare. Non sarò più
-ad attenderti nel tuo camerino; dopo il teatro non andremo più a cena
-insieme, non dormiremo più vicini.... Tutto questo è finito, finito... e
-sembra un sogno!
-
-Due gonfie lacrime le spuntarono su le ciglia; scivolarono giù, caddero.
-
--- Domani sera mi condurrai alla stazione, e sarà l'ultimo bacio...
-l'ultimo! Ci scambieremo dal finestrino un saluto rapido, come fanno
-tutti quelli che vanno via, noi, che siamo stati un essere unico. E
-ritornerai sola, ti guarderanno, diranno qualcosa dietro di te....
-Bah!... questa è la vita. Non ci vedremo più, forse non mi scriverai
-nemmeno più.
-
-Ed anch'io piangevo, dolorosamente.
-
-Bisognava godere tutto il supplizio di un'ora così definitiva.
-
--- Guarda, -- continuai; -- le cose nostre avevano presa l'abitudine di
-stare insieme; ora bisogna scegliere, bisogna dire: «Questo è mio --
-questo è tuo.» E domani non troverai più le mie cravatte ne' tuoi
-cassetti, nè io qualche tuo fazzoletto fra i miei, qualche tuo nastro
-nelle mie scatole per i guanti. Spesso ti lamentavi perchè lascio le
-sigarette spente in ogni angolo. Non ne troverai più. La tua vita sarà
-più semplice, più calma, più libera.
-
-Ella barcollò un poco, non sapendo se lasciarsi cadere nelle mie braccia
-o rovesciarsi all'indietro; volle ridere, piangere, poi un forte
-singhiozzo le schiantò la gola, e scioltasi bruscamente dalle mie mani
-andò via di corsa, nella sua camera, chiuse l'uscio a chiave, ed intesi
-che si era lasciata cadere sul letto. I bauli rimasero aperti, le
-biancherie sparse, io solo, senza poter comprendere, senza pensare.
-
-Poi lentamente scomparve la striscia di sole; venne il crepuscolo; da
-una finestra malchiusa entrò qualche alito d'aria fredda; nell'ora del
-tramonto quella giovine primavera pareva un grigio inverno. In quella
-penombra mi guardai d'attorno, come per raccogliere in me una memoria
-d'ogni cosa. Non vidi che mobili vuoti, cassetti aperti, armadi
-sguerniti, qualche involto su le seggiole, qualche lembo di giornale a
-terra, e nel mezzo della camera i due bauli spalancati, che parevano
-sbadigliar di noia, come pigre bestie che si destassero da un polveroso
-letargo. Lentamente l'ombra cresceva, e con essa i pensieri si facevano
-più foschi. Dicevo a me stesso:
-
-«Tu non hai saputo essere felice; ora sappi non piangere». E dicevo a me
-stesso: «Perchè ti disperi? Non hai tu stesso accettato e preparato
-questo necessario abbandono? Tu, che non hai fatto nulla per il tuo
-amore, null'altro che aspettarne la fine, perchè lo rimpiangi ora come
-un grande bene che ti fosse ritolto? Perchè questa irresolutezza? Sii
-forte! Non cedere alle commozioni che tu stesso ti elargisci. La tua
-natura d'istrione ti soverchia l'anima. Tu l'ami l'amore ed ami il
-dolore, ma in verità non ami e non soffri. Sei crudele anche; la tua
-crudeltà non ha nome. Va! Ti aspetta un'altra vita, la sola che a te
-convenga. Altre mani di donna, che hai già respinte, ti offriranno forse
-ancora la coppa ricolma.... Va e bevi!»
-
-Ma insieme con questi pensieri, qualcosa di vero e di grande, un
-sentimento ancora ignoto, sorgeva; ed era finalmente l'amore, l'amore
-triste, inguaribile, angoscioso, pieno di gelosie, di paure, che duole
-come una ferita ed inebbria come un liquore.
-
-Raffinato e perverso, questo amore mi piacque; mi piacque avere
-nell'anima, per sempre, un flagello, in quest'anima su cui tutte le
-passioni erano scivolate senza imprimervi un solco. Era il mio primo
-amore: in quel momento avevo ancora vent'anni.
-
-Più tardi ella s'affacciò all'uscio, per dirmi, come diceva sempre:
-
--- Vieni, è l'ora del pranzo.
-
--- Elena... -- la chiamai, sollevandomi con il gomito sui guanciali.
-
-Ma ella si ritrasse rapida e non rispose. Pranzammo vicini, tristemente,
-per l'ultima volta. Ella vide che avevo pianto, io vidi gli occhi suoi
-segnati all'intorno da una grande ombra.
-
--- Perchè non mangi? -- le domandai.
-
--- Non ho fame. -- Indi una pausa: -- E tu?
-
--- Nemmeno.
-
-Presi una posata e l'esaminai: v'erano le mie cifre, la mia corona,
-incise. La feci battere su la stoviglia e dissi:
-
--- Ti ricordi quando abbiamo comperata quest'argenteria? Ella si
-ristrinse nelle spalle, chiudendo gli occhi, abbassando il viso;
-
--- Sì, mi ricordo.
-
-Elena faceva ella stessa il caffè; quando l'ebbe versato nelle tazze,
-trangugiò in fretta qualche sorso, poi fece atto di levarsi.
-
--- Dove vai?
-
--- Di là.
-
--- Dove?
-
--- Nella mia camera.
-
-Detti in uno scoppio di riso acre:
-
--- Ti annoia tanto la mia presenza? Domani non ci sarò più.
-
-In silenzio ella tornò a sedere.
-
--- Che male ti ho fatto perchè tu mi debba odiare? -- soggiunsi. -- Non
-hai pietà veramente! Ora ti conosco bene.
-
--- Chi di noi due non ha pietà? -- ella chiese con la voce spenta,
-illuminandosi d'un amaro sorriso. E continuò: -- Cosa vuoi da me dunque?
-che mi butti alle tue ginocchia e ti supplichi di non partire? Questo
-no! Il mio carattere non lo consente. So che non possiamo più vivere
-insieme; so che, lontano, puoi ritrovare la felicità, e mi sopprimo
-assolutamente, scompaio, cerco di render facile quest'ora, che un'altra
-si compiacerebbe forse di render tragica. Dimmi: cosa puoi chiedere di
-più ad una donna, e sopra tutto ad un'amante?
-
-Le andai vicino, e chinandomi su la sua bocca, poichè sentivo che non mi
-avrebbe respinto:
-
--- Cosa farai senza di me? -- le chiesi.
-
--- Non so! non so!... -- rispose concitata. E scuoteva il capo, e
-serrava le palpebre, come per sottrarsi ad ogni pensiero.
-
-Le cinsi con un braccio la vita, e lievemente, con il timore delle prime
-volte, la baciai.
-
-Dalla veranda, che avevo aperta, soffiavano gli aliti della sera; un
-profumo di tigli e di timi odorava da nascosti giardini. Uscimmo sul
-terrazzo, ci appoggiammo a lato su la ringhiera: in alto scintillavano
-le stelle infinite.
-
--- Che farai senza di me? -- le chiesi ancora. Giungeva dai Campi
-Elisei, or forte, or tenue, sul vento, un frastuono di liete orchestre
-serali; molti lumi tralucevano entro il nereggiare degli alberi,
-ininterrottamente, dando a quel lembo di città l'aspetto d'una fiera
-notturna, che brillasse nella confusa distanza.
-
--- Che bella notte! -- esclamai. -- Che triste bellezza mandano tutte le
-cose quando si deve partire!
-
-Salivano canzoni di gioia, tra le folate d'aria.
-
--- Non senti come tutti sono allegri?... Cantano, ridono, gli altri!...
-Possono ridere, possono amare, mentre noi....
-
-Dallo sbocco della strada, fra due lampioni quasi fosforescenti, si
-vedevano passare carrozze, vetture, l'una dietro l'altra, senza tregua,
-con la lentezza di un corteo.
-
-Subitamente mi afferrò il desiderio di confondermi anch'io, di perdermi
-anch'io, per l'ultima volta, con la donna che amavo, tra quella gente
-spensierata, in mezzo a quella città di piacere che suscita implacabili
-crudeltà e smoderate ambizioni.
-
--- Usciamo, -- le proposi. -- Mettiti un cappello e vieni con me: qui si
-muore!
-
--- E là?... -- diss'ella semplicemente.
-
--- Là si canta, c'è molta luce, molto riso... Vieni, ho voglia di
-stordirmi, di ridere anch'io!...
-
-La strada fino ai Campi Elisei era quasi deserta; un profumo di tigli e
-di timi olezzava da nascosti giardini.
-
-
-
-
- XI
-
-
-I facchini si caricarono i bauli su le spalle, con fatica, e li
-portarono giù per le scale. Dalla finestra noi li vedemmo posare sul
-carro, che mosse barcollando per la strada, fino allo svolto, e
-scomparve. Stavamo stretti l'uno all'altro, percorsi da un freddo
-brivido in ogni vena, senza poterci parlare, senza poterci guardare.
-Avevamo negli occhi entrambi l'ardore della notte insonne, di cui mi
-sovvenivano i baci e le lacrime come la memoria di una complicità
-indistruttibile.
-
-Tutto quel giorno contammo il tempo che passava, muti, gelidi, come se
-in quel giorno finisse la vita. Poi s'intese l'orologio a pendolo nella
-sala da pranzo battere cinque pesanti colpi, e ci guardammo nel viso
-percossi dallo stesso pensiero.
-
-«L'ultima, l'ultima ora...» La presi nelle braccia e la strinsi così
-forte che le dovetti far male; con le labbra aride ci baciammo fino al
-dolore, quasi per comunicarci nel respiro l'anima. Era stato ancora un
-giorno di sole; ora, su l'imbrunire, vaste nubi scalavano l'orizzonte,
-sfioccandosi per l'aria, tra un fresco odore d'acqua vicina.
-
-Senza dirci nulla, entrambi andammo nella sua camera; ella si mise un
-cappello nero guernito di rose, coprendosi la faccia con un velo fitto,
-e s'appoggiò con il dosso alla specchiera dell'armadio per mettersi i
-guanti. Una rosa che le pendeva giù dal cappello, su l'ala, da un lato,
-si guardava nello specchio, tutta sbocciata e vasta, tremolando ad ogni
-movimento che facevano le sue dita nell'abbottonare i guanti. Per aver
-libere le mani, teneva un manicotto di lontra chiuso tra le ginocchia,
-in un solco della gonna, e il brillare delle sue scarpine appariva di
-sotto la balza, con un riflesso fermo.
-
-La prima volta ch'era venuta nella mia casa di Roma, s'era messa così
-contro il camino, ed anche allora portava un velo fitto perchè non la
-riconoscessero per via.
-
-La guardavo trasognato, credendo ancora, per una aberrazione ultima, che
-un altro partisse, non io, che un'altra donna m'accompagnasse, non lei.
-
-Venne Clara e mi portò il cappello, il soprabito, mi diede anche un
-piccolo involto, forse un oggetto dimenticato. Presi ogni cosa
-macchinalmente, guardai da una stanza nell'altra, come per raccogliere
-di tutte la memoria ultima, guardai e vidi ogni cosa, tutte le più
-piccole cose: mi sentii vacillare ad ogni passo, e giunsi con Elena fino
-alla soglia di casa. Clara ci aveva seguiti, ma non osava parlare. Stavo
-già sul pianerottolo, quand'ella mi disse timidamente:
-
--- Buon viaggio, signore.
-
--- Addio, -- risposi senza volgermi, come se uscissi per una
-passeggiata. Poi m'avvidi che partivo per sempre, tornai indietro, le
-strinsi la mano, ben forte; vidi che aveva gli occhi pieni di lacrime,
-ed anch'io, sentendo che le mie ciglia s'inumidivano, rivolsi la faccia
-in fretta. Ella rimase in alto e guardò giù dalla ringhiera. Mentre
-passavamo, il portinaio venne a salutarmi.
-
--- Parte il signore?
-
--- Sì.
-
--- Vogliono una vettura?
-
--- No, grazie.
-
-E ci trovammo fuori, sul marciapiede, fra molta gente che passava
-rapida. Mi parve che la strada quel giorno, avesse una fisonomia del
-tutto insolita. Elena teneva la faccia così china che non riuscivo a
-guardarla negli occhi. La presi a braccio e camminammo rasente i muri,
-angosciati, eppure insensibili. Tutte le cose circostanti attraevano il
-mio pensiero, molto lontano, fuori dalla realtà.
-
-Passava un cavallo, e pensavo la storia di quel cavallo, zoppicante sul
-lastricato tutto il giorno; la storia del suo cocchiere, della sua
-posta; pensavo ad altri cocchieri, li vedevo incrociarsi urlando,
-facendo schioccar le fruste, rassegnati e grotteschi; mi parevano cose,
-non uomini, -- cose più miserevoli del loro cavallo. Passava un soldato,
-e pensavo le caserme, le riviste, le uniformi, le osterie dove si
-andavano ad ubbriacare, le case turpi ove trascinavano le lor sciabole
-rumorose; passava una donna giovine, bella, e pensavo all'amante che
-l'aspettava in una casa recondita, -- una donna brutta, povera, e
-pensavo alle camere buie, dove i bimbi strillavano, mentre il marito le
-appestava l'aria con la sua pipa nera di acre tabacco....
-
-E tutte queste visioni riddavano sopra uno sfondo di dolore immenso,
-ch'era il mio stesso dolore. Di quando in quando una lucidezza terribile
-mi feriva la mente, e sentivo tutti i miei nervi contorcersi fino allo
-spasimo.
-
-D'un tratto Elena si fermò, poggiandosi contro il mio braccio con
-entrambe le mani, che si contrassero.
-
--- Non posso più camminare... -- mi disse con un alito. -- Chiama una
-vettura.
-
-Ne passava una; la fermai; vi salimmo. Intorno, per la via popolosa, le
-vetrine fiammeggiavano, imbiancando i marciapiedi; le carrozze lente, in
-più file, ogni tanto sostavano per dare il varco alla gente.
-Rincantucciati nella vettura buia, l'uno contro l'altra, tenendoci le
-mani, ebbi voglia che il cavalluccio continuasse indefinitamente il suo
-trotterello stanco, per non giungere mai, per non scendere più.
-
--- Ti senti male? -- domandai.
-
--- No, è stato un momento... nulla. Ora passa... passerà. Le cinsi con
-un braccio le spalle, delicatamente, come se il mio amore potesse
-guarirla. Ella si rannicchiò al mio fianco, facendosi piccola, con un
-movimento pieno di paura.
-
--- Mi scriverai?
-
--- Sì, amore.
-
--- Ogni giorno?
-
--- Se vuoi...
-
--- E tutto mi scriverai?
-
--- Tutto... sì, tutto.
-
--- Fin quando?
-
-Ella fece un vago segno, come per dire: -- Chissà?
-
--- Io lo so fin quando... -- risposi.
-
--- Lo sai?
-
--- Sì.
-
-E sorridevo; mi pareva d'intravvedere una felicità.
-
--- Dillo.
-
--- Fino al giorno in cui ti scriverò: «Domani ritorno.»
-
--- Oh... -- ella fece, con un gesto d'incredula rassegnazione.
-
--- Ricordati una cosa, Elena; sarò capace di tutto per tornare a te.
-Intendi bene: di tutto! -- E v'era nella mia voce una fermezza così
-certa, ch'ella si volse a guardarmi, poi si ristrinse di nuovo contro la
-mia spalla, senza rispondere.
-
--- Senti, -- le dissi, -- nel piccolo scrignetto ove tieni le tue gioie,
-ho lasciato il denaro che avevo. Appena mi sarà possibile te ne manderò
-altro da Roma.
-
--- Oh, perchè hai fatto questo! -- esclamò ritraendosi. -- Te lo
-rispedirò sùbito.
-
--- Sarebbe offendermi, Elena; e spero che non lo farai. A Roma troverò
-sùbito quanto mi occorre; tu invece potresti averne bisogno.
-Prométtimi...
-
-Leggermente mi strinse una mano, e, dopo un silenzio:
-
--- Sei buono con me, -- rispose.
-
--- Dimmi ora una cosa... ora che vado via, -- domandai sottovoce. -- Mi
-hai voluto bene? bene davvero? Non l'ho compreso mai.
-
-Appoggiò i gomiti su le ginocchia e si prese la fronte fra le mani,
-senza rispondere. Nel sollevarle il volto, sentii ch'era intriso di
-lacrime.
-
--- Non me lo vuoi dire?
-
--- E tu? -- fece con angoscia; -- e tu?
-
--- Io?... sei stata la sola cosa che abbia mai adorata nel mondo... la
-sola; e non ti potrò dimenticare finchè vivo.
-
--- Perchè mi lasci allora? -- domandò con una voce sorda, -- quasi
-violenta.
-
--- Sei tu che hai voluto, Elena. E poi...
-
-Rise, rise forte, come se avesse nell'anima una ilarità crudele.
-
--- Ah sì... sono io! sono io! -- esclamò, crollando il capo con
-veemenza. -- Io sola!
-
-E poichè la stazione appariva lontana, tra un chiarore nebbioso di
-lampioni, ci abbracciammo con tutta la forza delle nostre braccia, con
-tutto lo spasimo che torceva le nostre anime.
-
-Scendemmo; andai a prendere il biglietto, a spedire il bagaglio; e le
-mani ad ogni gesto mi tremavano come se una crescente febbre consumasse
-le mie vene. Mancava una ventina di minuti alla partenza; nella sala
-d'aspetto c'era un angolo semibuio; vi andammo a sedere.
-
-Mi ricordo che un vecchio viaggiatore, con uno scialle indosso,
-camminava avanti, indietro, ed i suoi passi facevano un rumore pesante
-nel silenzio della sala.
-
-C'era una monaca, dalla faccia pura e delicata fra i suoi lini bianchi,
-la quale sedeva immobile sul divano di velluto, poco lontano da noi.
-S'era spenta una lampadina elettrica ed un uomo, in camiciotto di tela,
-salito sopra una tavola, stava cambiandola. Tutti, sonnacchiosi,
-guardavano al suo lavoro.
-
--- Oh, se tu potessi partire con me! -- le dissi piano, all'orecchio.
-Non piangeva; era muta, ferma, assiderata quasi da una specie
-d'insensibilità. Aveva sollevato il velo a mezzo il volto, e questo velo
-nero le s'increspava come il pizzo d'una maschera sopra la bocca smorta.
-Ogni tanto rideva, di un riso atono, ed una contrazione interiore le
-metteva un sussulto alla sommità del petto. Mi sentivo a poco a poco
-vincere da una specie di oblìo, ch'era come la distruzione del dolore,
-la sofferenza infinita, che non soffre più. L'avevo amata immensamente,
-golosamente, dando a lei sola tutte le passioni ch'erano rimaste aride
-nel mio passante cuore, a lei sola tutto il profumo che mi aveva profuso
-nell'anima questo ritorno della primavera, e lo sapevo in quell'ora
-ultima, senza rimedio e senza pace. Volevo dirle infinite cose: non
-c'era più tempo, non c'erano più parole. Volevo cadere a ginocchi
-davanti a lei, o prenderla con violenza fra le mie braccia, o gridare, o
-farmi e farle del male; ma non sapevo in che modo vincere la fatica
-dell'interiore mio silenzio, la paura che mi colmava le vene con un
-senso di fragorosa vacuità, mentre i miei occhi la fissavano senza mai
-abbandonarla, quasi per imprimere l'ultima bellezza del suo volto nella
-profonda ombra del mio dolore che partiva.
-
-Un impiegato s'affacciò alla porta e cantilenando si mise a ripetere gli
-arrivi, le partenze dei treni. Ci levammo; nell'angolo semibuio, sotto
-il velo umido, la baciai col mio dolore come non l'avevo ancor mai
-baciata. Sentii che il peso leggero del suo corpo si abbandonava nelle
-mie braccia, simile ad una cosa morta, e la sua bocca, e le sue mani, ed
-anche il suo respiro, tutto era freddo in lei, come se non avesse più
-sangue.
-
--- Anima... anima mia... -- le volli dire, o le dissi.
-
-Ella si levò dalla cintura, di sotto il mantello, un mazzo di viole
-fresche.
-
--- Tieni, -- balbettò; -- non posso darti altro: le ho prese per te.
-
-Baciai la sua bocca, le viole insieme; ravvolsi quel mazzo nella carta
-velina che ne fasciava gli steli, e ci avviammo.
-
--- Ritornerò, ritornerò... -- mormoravo camminandole accanto. --
-Aspéttami, Elena... tornerò súbito.
-
-Ed il rumore de' miei passi dolorosamente si ripercoteva nel mio
-cervello sperduto.
-
-Ci fermammo a piè del treno, davanti ad uno scompartimento aperto, nel
-quale gettai tutto quanto portavo con me. Un uomo venne, mi domandò il
-biglietto, lo diedi. E restammo vicini, con gli occhi fissi negli occhi,
-pieni di stupore, in silenzio.
-
-Gente passò, impiegati gridarono; per tutta la lunghezza del treno si
-udiva uno sbattere di sportelli. Quando giunsero al mio, la strinsi fra
-le braccia ancora, fin ch'ebbi fiato, poi salii nel treno, chiusero, e
-m'affacciai.
-
-Si era fermata un passo lontano, rigida come una statua, con le mani
-congiunte sul grembo, un piede appena discosto dall'altro, un ginocchio
-che le formava un piccolo rilievo su la gonna scura.
-
-Intesi un crepitar di ruote, il treno si mosse con fatica, e mi parve
-che la vedessi lontanare, già piccola, già perduta.
-
--- Addio... addio... -- le gridai, sporgendo il braccio.
-
-Ella camminò come per seguirmi, e tese la mano senza giungere alla mia.
-
--- Senti... -- balbettò, -- volevo dirti una cosa... Io...
-
-Ma non disse nulla; di colpo si fermò con una specie d'urto, e rimase lì
-a guardarmi, del tutto immobile, su l'orlo del marciapiede.
-
--- Dimmi, dimmi?... -- le gridai, mentre partivo. E súbito lo spazio fra
-di noi divenne vasto, lontano, buio.
-
-Ebbi un senso quasi di vertigine, che mi costrinse a ghermire le tende.
-
--- Addio!... addio!... -- gridava il cuore disperatamente, -- amore...
-anima... vita mia!...
-
-Divenne piccola, incerta, come una cosa che va nella tenebra e nella
-tenebra s'occulta... la notte si fece profonda, non la vidi più.
-
-
-
-
- I
-
-
-Il treno che mi portò verso Roma, quasi mi diede l'impressione di farmi
-percorrere una terra sconosciuta.
-
-Trasognato guardavo. E le strade bianche dall'Appennino selvoso mi
-parevano strade ignote, ignote le città biancheggianti tra i primi
-chiarori dell'alba, e la malsana Maremma e le fuggenti, popolose di
-bufali, praterie della Campagna. Nell'aurora, mentre la primavera
-laziale metteva sopra tutte le cose un colore indefinibile di eternità,
-lontana e raggiante Roma mi apparve, Roma dalle cento basiliche, simile
-a una grande isola, tutta bianca di palazzi, che stupendamente apparisse
-fuor da un oceano di vapori.
-
-Quando vi giunsi, eran le undici del mattino; l'aria limpida balenava
-nella Fontana di Termini.
-
-Oh, viaggio indimenticabile, dovess'io vivere mill'anni!
-
-Scesi. I miei passi erano grevi come se nelle vene mi pesasse l'inerzia
-d'una estenuante fatica; dentro il cervello stordito continuava il
-rombar del treno come un'eco dolorosa. Una stupefazione grande attutiva
-in me l'acutezza della mia pena e fui come lo straniero che dopo anni di
-pellegrinaggio, faccia ritorno alla sua casa natale, ma più s'inoltri e
-più tema, davanti al pensiero di trovarla deserta.
-
-Mi sorprese il linguaggio che la gente parlava, mi sorpresero i lor
-gesti e l'aspetto delle contrade note.
-
-Ritornavo, ma non ero più che l'ombra di me stesso: anzi un estraneo
-solamente, un triste caduto; ritornavo con l'anima inerte, fasciata in
-un immenso dolore. Nella città ch'era stata mia, or m'attendevano
-sguardi curiosi e cuori chiusi, nella città stessa ove il mio fasto mi
-aveva data una effimera gloria e la mia vita era stata un esempio per
-molti.
-
-Non avevo avvertito alcuno del mio giungere, neanche Fabio perchè un
-poco di solitudine mi sarebbe stata necessaria in quel primo ritorno. A
-Ludovico, il mio domestico, non avevo potuto scrivere, ignorando se
-avesse preso in quel frattempo un altro servizio; e così dovetti
-scendere all'albergo. Le vetture da forestieri attendevano allineate;
-mentre ne scorrevo le insegne, un conduttore mi si avvicinò, salutandomi
-garbatamente:
-
--- Ben tornato, signor conte. Mancava già da un pezzo!
-
-Sul berretto, a cifre d'oro, portava il nome dell'albergo nel quale
-aveva dimorato Elena durante il suo soggiorno a Roma.
-
--- Oh, siete voi? -- feci con una commozione subitanea. E mi parve di
-ritrovare un amico.
-
--- La signora non è tornata con lei? -- mi domandò egli con premura.
-
--- No, per ora no. Prendete la mia borsa e chiamatemi una vettura.
-
-Le strade formicolavano di gente chiassosa, inoperosa. Guardavo intorno
-con una curiosità stanca, rievocando memorie lontane, pensando alle
-partenze ed ai ritorni che si fanno nella vita, pensando all'amore che
-si dimentica per via, alla ricchezza che passa, all'invidia che segue da
-presso quando si domina, ed allo scherno che assale da ogni parte
-allorchè si precipita... Oh, commedie della vita... decadenza,
-imbecillità!
-
-Giunto all'albergo scrissi tosto un biglietto al portinaio di casa mia,
-perchè facesse ricerche di Ludovico e, se fosse ancor libero, lo
-mandasse da me. Lo pregavo insieme di farmi avere sollecitamente ogni
-lettera, man mano giungesse. Indi salii nella mia camera e mi coricai.
-
-Un sonno pesante, uno di que' sonni esausti che seguono da presso le
-grandi sciagure, mi dette per qualche ora l'oblio.
-
-Pranzai all'albergo; la sera volli uscire in cerca del Capuano, ma il
-mio cuore talmente si strinse non appena fui nella strada, che tornai
-sùbito indietro, mi chiusi nella camera e scrissi ad Elena.
-
-Rivedevo lei, nella nostra casa, nel suo letto insonne, al buio, che
-volgeva gli occhi asciutti verso l'uscio della mia camera vuota. E
-immaginavo di entrare piano piano, di sedermi su la sponda del suo
-letto, e prenderla fra le braccia per non lasciarla mai più. Adesso mi
-ricordavo e bene sapevo intendere tutto quanto mi era sembrato
-incomprensibile nell'anima sua. Era una creatura dolce, paurosa di
-amare, nascosta dietro un'apparenza d'insensibilità.
-
-La vita le aveva insegnato a celarsi, ma il suo cuore fioriva come una
-pianta odorosa, che sveli con la sua fragranza il nascondiglio.
-Nell'amore la sua gran dolcezza era il silenzio.
-
-C'erano in lei due diverse anime, che a volta a volta la facevano
-apparire buona e crudele, sincera e mendace, amorosa e fredda, forte e
-lieve. La sua bellezza non era tutta in lei, ma le viveva intorno come
-una immateriale presenza; e le cose che le appartenevano, i luoghi per
-dov'era passata, i pensieri che faceva nascere, le parole che aveva
-dette, rimanevano belle. Nella mia vita randagia, fra i sentimenti e le
-cose, avevo trovato infine un essere d'elezione, ma senza imparare a
-conoscerlo se non nell'ora dell'abbandono. Perenne tormento, perenne
-inutilità del mio cuore!
-
-Mi sentii malato; una voglia sterile di baci tormentò le mie labbra
-desiderose; e nell'età virile, quando già si comincia ad inaridire,
-sentii che la vita in me tornava, che tornava l'amore, come una chiara
-fontana dissuggellatasi all'improvviso.
-
-Ero vissuto sprecando i giorni migliori, d'ogni cosa trastullandomi con
-una virtuosità senza pari; m'ero sentito forte come pochi, giovine come
-pochi e temerario contro la sorte; non avevo creduto possibile che un
-amore, una donna, fermassero a mezzo il cammino questa inebbriante mia
-fuga.
-
-Di fatti ancora ne dubitavo. C'era nel più profondo dell'essere mio,
-come ai confini d'un lago burrascoso, un tratto di palude morta, ove
-tutte le ondate più alte andavano a finire senza urto, senza rumore,
-imputridendo fra melmosi canneti. Là dentro affogava continuamente
-quella parte di me stesso che pur sentiva il coraggio di vivere nella
-bufera; là dentro c'erano i dubbi, la perplessità, l'indifferenza, e
-quel senso dell'inutile universale, dell'ateismo infinito, che su tutto
-gravava come un cielo basso e plumbeo. Maremma dell'anima, questa parte
-di me stesso aveva continuamente soffocato la mia volontà, sopraffatto
-in me i sogni, le speranze, i sentimenti, e mi pareva incredibile che
-l'amore d'una donna sapesse infine vincere questo mio cuore in cui tutto
-inaridiva. Mi rammentai la frase che avevo scritta nel libro d'ore della
-dama romana:
-
-«Passare, passare, passare... ineffabile vita!» E risi amaramente perchè
-quei tempi eran lontani, l'anima mia profondamente mutata.
-
-Il giorno dopo, mentre stavo ancora vestendomi, venne Ludovico, ed aveva
-gli occhi umidi nel rivedermi. Strinsi con affetto la sua mano sincera,
-gli domandai notizie della sua vita; egli mi raccontò ch'era in servizio
-presso una famiglia borghese di via Nazionale, mercanti arricchiti,
-buona gente, un po' goffa, un po' taccagna. Mentre, in forza di
-un'abitudine antica, s'era messo tranquillamente a rassettare i miei
-abiti, mi diceva ch'egli sarebbe tornato a servirmi con gioia se il mio
-ritorno a Roma era definitivo.
-
--- Ma come faresti con i tuoi nuovi padroni?
-
--- Oh, signor conte, ho sempre detto loro che quando lei tornasse...
-Tutt'al più ci vorranno gli otto giorni.
-
-Senza sapere se sarei rimasto a Roma o no, per l'affetto che mi legava a
-quel buon domestico e per avere accanto un uomo il quale mi rammentasse
-i bei giorni passati, gli risposi ch'ero lieto assai di riprenderlo e
-che, appena libero, andasse a riaprir la casa.
-
--- Troverò modo di farlo súbito, signor conte! -- esclamò l'uomo, e
-pareva non tenere in sè dall'allegrezza.
-
--- A proposito, Ludovico, sei stato a casa prima di venire qui?
-
--- Sì, signore, vi sono stato; perchè non sapevo immaginare cosa volesse
-da me il portinaio.
-
--- E v'erano lettere?
-
--- Oh... dimenticavo! Lettere no: un telegramma.
-
--- Dammelo dunque! -- lo esortai con impazienza.
-
-Egli si cercò nelle tasche, in fretta, e mi porse la busta.
-
--- Anzi, -- mi disse mentre l'aprivo -- c'era una sovratassa che ha
-pagata il portinaio.
-
--- Come dici? Ah sì va bene... -- esclamai deluso. -- È un telegramma
-respintomi da Parigi.
-
-Indugiai nel leggerlo; avevo sperato che fosse di Elena ed il cuore mi
-batteva; invece portava la firma del Capuano. Ma, scorse le prime
-parole, trasalii. Diceva: «Edoarda Laurenzano fidanzatasi ierlaltro De
-Luca. Nozze fra un mese. Capuano»
-
-E rimasi lì, come inebetito, a rileggere quelle parole, mentre mi pareva
-che tutto girasse vertiginosamente.
-
-Ludovico mi guardava perplesso, volendo forse domandarmi qualcosa e non
-osando. Presi una sigaretta; egli m'accese lo zolfanello.
-
--- Su, cercami le bretelle! -- gli dissi, tornando a leggere il
-telegramma per la terza volta.
-
--- Ha ricevuta forse una cattiva notizia? -- profferì timidamente.
-
--- No... affatto, affatto! Un telegramma da Roma ch'è arrivato laggiù
-dopo la mia partenza, -- gli risposi alzando le spalle.
-
--- Allora, se permette, io dovrei andare, per preparar tavola...
-
--- Bene, Ludovico, va pure. Qua: dammi la mano, mio vecchio Ludovico. Ti
-ricordi? È un pezzo che ci conosciamo....
-
-Egli mi toccò la mano, senza stringere, come fanno per rispetto i
-domestici, quando ci voglion bene.
-
-Non appena egli fu dietro l'uscio, mi prese un movimento d'ira, feci una
-pallottola del telegramma e la scagliai lontano. Mi parve d'essere come
-un uomo serrato fra i muri d'un corridoio tenebroso, che avesse da capo
-e da fondo le due porte murate. Avevo per nulla infranta la mia
-felicità, ed ora, dovunque mi volgessi, non vedevo che l'irreparabile,
-il vuoto. Ma il silenzio di Elena mi pesava su l'anima più dell'altra
-sciagura, poichè in fondo v'era nel destino, al quale avevo creduto
-sempre, una specie d'indizio che pareva ricondurmi verso lei. Questo
-pensiero mi dette animo, e cullandomi nella speranza, mi sentii quasi
-giocondo.
-
-Rapidamente finii di vestirmi ed uscii per recarmi dal Capuano. Egli non
-era uomo d'abitudini mattiniere; aveva preso il bagno da poco e mi
-ricevette in accappatoio, con una faccia strabiliata.
-
--- Toh!... sei qui? E senza farmi saper nulla? Ma quando sei arrivato?
-
--- Iermattina, -- gli risposi abbracciandolo. -- Ma ero così affranto,
-così esausto, che non ho voluto veder nessuno. E poi... e poi... ti
-racconterò!
-
--- Hai avuto il mio telegramma?
-
--- Un'ora fa; me l'hanno rispedito.
-
--- E cosa ne dici? -- egli domandò, strofinandosi la testa umida.
-
--- Cosa ne dico? Bah... nulla! Felici loro!
-
--- Tanto meglio dunque! -- egli fece, nervosamente.
-
--- Di' Fabio... era un pezzo che non ci vedevamo! Stai benissimo tu.
-
--- Devi certo aver le traveggole, mio caro! Se mi fosse caduto un trave
-addosso, non potrei star peggio! -- egli esclamò con umor bisbetico. --
-Questo matrimonio, se debbo dirti la verità, non riesco a farmelo
-digerire!
-
--- Ma perchè te ne impensierisci tanto? Che mai te ne importa?
-
--- Guarda, guarda... mi fa lo gnorri adesso! Perdonami, sai, se ti
-ricevo male, ma stamattina riceverei male anche la Divina Provvidenza.
-Sei giù di cera, veh!... non mi piaci affatto.
-
--- Eh, Fabio mio, non avevo di che stare allegro in questi ultimi tempi!
-Se tu sapessi! Ma prima ti voglio ringraziare...
-
--- Di che?
-
--- Del denaro che mi hai mandato; sei sempre buono, troppo buono con me.
-
--- Ma io non c'entro.
-
--- Sì che c'entri, via, lo so bene. Non te l'ho scritto, perchè me ne
-vergognavo, ma fra noi... grazie insomma!
-
--- Eh, lasciamo andare... Che mai? una sciocchezza! Dimmi piuttosto:
-cosa pensi fare?
-
--- A proposito di che?
-
--- Di Edoarda, per bacco! Sebbene ormai...
-
--- Ormai è tardi, -- mi lasciai sfuggire. E tosto riprendendomi,
-soggiunsi: -- Del resto non ci pensavo nemmeno. Che sia felice! È tutto
-quello che io le auguro!
-
--- L'ultime tue lettere mi avevano indotto a pensare ben altrimenti, --
-egli mi disse, mentre con somma pigrizia egli terminava di vestirsi.
-
--- Già... ma allora non erano accadute molte cose... Poi, che serve?
-Neppure volendo, non sarebbe stato possibile. Dunque meglio così. -- E,
-dopo una pausa: -- È a Roma, naturalmente...
-
--- No, a Taormina da circa un mese. Son là tutti e due; si sono
-fidanzati laggiù.
-
--- Ah?... bene.
-
-Egli, che stava infilandosi i calzoni, vi stese dentro una gamba con
-tanta forza, che per poco non vi fece uno strappo.
-
--- Ma sai che questo è un fatto mostruoso! -- esclamò con ira.
-
--- Perchè mostruoso?
-
--- Ti par credibile ch'Edoarda sposi un De Luca?
-
--- Perchè no? Se le piace?
-
--- Macchè piacerle! Non è possibile, ti dico. Io la conosco; la conosci
-bene anche tu.
-
--- Cionondimeno lo sposa, dunque i ragionamenti cadono.
-
--- Sì, lo sposa, lo sposa, ed io comprendo bene il perchè. Un'alzata
-d'ingegno tutta sua! Sposa quello, perchè si è persuasa di doverne
-sposar uno. Lo ha trovato lì, pronto, e se lo è preso.
-
--- Tu esageri! Pietro De Luca può benissimo piacere.
-
--- Sì, ad una donna vissuta, capricciosa, viziosa... lo ammetto. A
-Edoarda no. Oppure io mi son fatto un cretino compiuto e il mondo gira
-in senso inverso. Quella ragazza, vedi, è di un'onestà esagerata, ed io
-comprendo benissimo perchè ha fatto questo. Sapendo che si era molto
-parlato di lei, e che un uomo diverso dal De Luca forse avrebbe sempre
-veduta qualche ombra intorno alla sua persona... sapendo insieme ch'ella
-stessa non avrebbe mai potuto scordare del tutto, ha scelto lui, per il
-quale, ti assicuro, tu non esisti, non sei esistito mai!
-
--- Ma no, Fabio; sei fuori di strada. Edoarda poteva sposare chiunque le
-fosse piaciuto.
-
--- Non discuto su questo. Ogni altra donna penserebbe come tu dici,
-tranne lei. Benedetta figliuola! Se mi avesse voluto ascoltare!
-
--- Cioè?
-
--- Oh!... inutile parlarne. Una volta, alla Cascina Bianca -- e questo
-non te l'ho scritto -- una volta le dissi: «Pazienza, Edoarda,
-pazienza!... ritornerà; siate certa che ritornerà...» Era la prima volta
-che osavo parlarle così, e vidi sùbito che si rabbuiava. M'impose di
-tacere con un cenno, e mi rispose: «Di questo, vi prego, non una parola,
-mai più.» Naturalmente, mio caro!... Sapeva che vivevi a Parigi con
-l'altra, e le donne, anche le migliori, sono sempre donne. Però, se mi
-avesse dato retta!... Non avevo dunque ragione, io?
-
--- Scusa: ragione in che senso?
-
--- Toh! Non eri tornato per lei, forse?
-
--- Io? Mai più! Sono venuto semplicemente perchè mi scade l'ipoteca
-fatta con i Rossengo di Terracina.
-
--- Ah!... per l'ipoteca?... -- egli brontolò fra i denti, fissandomi con
-ironia. -- Questa volta dunque sarà difficile rinnovarla, quella tua
-famosa ipoteca! Non ti sembra?
-
-
-
-
- II
-
-
-Rimasi lunghi giorni senza una parola di Elena, poi venne questa sua
-lettera breve:
-
-«Ho promesso di scriverti, Germano, e lo faccio per una sola volta, non
-volendo lasciare senza risposta le lettere che mi mandi ogni giorno. Ma
-sarà l'ultima. Ho troppo sofferto per poterti scrivere. Del mio dolore
-non guarirò mai. Questa certezza deve bastarti, se veramente mi vuoi
-bene.
-
-Sentirai parlare di me -- io di te; ma dovremo rimaner estranei, e tu
-non far nulla per avvicinarmi ancora. Te lo chiedo come una preghiera
-ultima, e sia per te un dovere l'esaudirla. Un giorno forse -- quando ti
-saprò felice -- ti dirò ancora una cosa, quella che stava per sfuggirmi,
-al treno, mentre partivi. Ma tu non la domandare.
-
-Avevi nelle mani la mia felicità e l'hai lasciata cadere; io non
-possedevo la tua, perchè altrimenti l'avrei custodita, invece di
-rinunziare a te.
-
-So una cosa: il tuo cuore non amerà mai -- il mio mai più. Fra qualche
-giorno cambierò casa... È tutto. Addio.
-
- _Elena_»
-
-Vi son giorni della vita in cui pare che un naufragio immenso accada
-intorno a noi; pare che si spenga il sole anche su le memorie più
-lontane, anche nell'anima, e per sempre. Viene una voglia neghittosa di
-chiudere gli occhi e dormire il sonno dell'oblìo, perchè tutte
-dispiacciono tediano e spaventano le cose che rifulgevano come fiamme
-all'ápice dei nostri desiderii.
-
-Come una morte nella vita, queste agonie della speranza lasciano in chi
-le soffre un segno duraturo. Tale mi ritrovai, leggendo la lettera di
-Elena; e, sotto la tempesta che passava, mi sentii cadere come un uomo
-esausto, condannato a non levarsi più. Ero disertato, espulso, vinto; la
-temerità cessava, l'ascensione aveva una vertiginosa caduta.
-
-Ero giunto a quell'ora, tristissima fra tutte, in cui l'uomo comprende
-come la sua piccola superbia non basti a vivere, come tutto sia precario
-ciò che non viene dal cuore. Imparavo a conoscere la solitudine, la
-vergogna, la paura, compagne desolanti, e andavo, incredulo ancora della
-mia sorte, verso una specie di esilio definitivo.
-
-Ebbi la voglia di risollevarmi e non l'energia per lottare; volsi nella
-mente le idee più pazze; volli tornare da Elena, inginocchiarmi,
-supplicarla di riprendere la nostra vita, e mi sentivo capace d'ogni
-sacrifizio pur di non perdere questo amore. Le scrissi, non rispose;
-quando fui sul punto di partire, compresi che sarebbe stata una inutile
-follìa, e per non parere vile, chiuso nella fierezza rimastami, cercai
-che il mio cuore la dimenticasse.
-
-Ma ella veniva la notte, d'improvviso, a dormire fra le mie braccia, e
-con triste furore le prodigavo i baci che struggono come attimi di
-morte. Furtiva, era dietro i miei passi, ed in ogni cosa ritrovavo una
-lontana memoria di lei. La sua voce mi saliva nell'anima come una
-distante musica; a volte mi pareva di attingere la mia vita nel suo
-caldo respiro, a volte mi pareva che si aprisse una porta e la vedessi
-d'improvviso entrare, più bella, più sorridente che mai. La portavo in
-me come un male inguaribile, come una gioia senza nome; tutta la luce
-del mio mondo interiore s'irradiava intensa dalla sua grande bellezza.
-
-Ludovico mi preparò la casa e v'andai ad abitare. Mi parve una prigione,
-l'odiai. Vivevo due vite diverse: una, fra le mie piccole miserie,
-l'altra, seguendo i passi dell'amante lontana. Non avevo denaro; per
-sopperire alle prime necessità dovetti vendere ad un orefice un antico
-gioiello di famiglia, che mia madre aveva gelosamente custodito.
-L'amministratore non sapeva più a che santo votarsi per pagare almeno
-gli interessi a quelli che vantavano crediti antichi; stava trattando
-una vendita e mi diceva di pazientare.
-
-Soffrivo d'insonnia, mi alzavo prestissimo e facevo lunghe passeggiate,
-solo, triste, per i colli di Roma. L'aria satura di fragranze mi dava
-talvolta una specie di vertigine; sentivo in tutte le membra una
-stanchezza mortale; dovevo sedermi, chiudere gli occhi, fortemente
-respirare.
-
-Evitavo le strade frequentate, i ritrovi d'amici; gli sguardi altrui mi
-ferivano come scherni muti. Fabio veniva da me la sera e Ludovico ci
-allestiva il pranzo. Povero Fabio! Quanta bontà fraterna era nelle sue
-parole! M'ero confidato con lui; quell'anima dolce sapeva comprendere
-tutti i dolori. Mi guardava lungamente, fra le nuvole di fumo delle
-nostre innumerevoli sigarette, poi diceva:
-
--- Non mi piaci! non mi piaci, Guelfo! Ti devi distrarre, se no finirai
-con ammalarti.
-
-Io ridevo, e cominciavo a parlargli di Elena, sempre di Elena, e della
-mia felicità spezzata. In sèguito egli mi venne a prendere, mi condusse
-a pranzar fuori di casa, m'accompagnò al Circolo, dove ritrovai gli
-amici d'una volta che facevano le stesse cose, ripetevano le stesse
-celie di due anni addietro. Godevo credito; giocai, vinsi, riperdetti.
-Nessuno mi domandò di Elena, come per un'intesa pattuita; solamente
-Camillo Ainardi una sera, giocando, mi disse:
-
--- Andrò a Parigi verso la fine della settimana. Non hai commissioni a
-darmi... per il teatro dell'Athénée?
-
-Risposi di no seccamente; gli altri mi guardarono sorridendo, e il
-discorso mutò.
-
-Il marchese della Pergola mi conduceva ogni giorno a fare lunghe gite in
-automobile, raccontandomi con la sua voce un po' infantile tutto quello
-ch'era accaduto in Roma durante la mia assenza. Si tornava sul far del
-crepuscolo, ed allora cominciava con prendermi ogni sera un mal di capo
-così violento e assiduo che, rincasando, bisognava mi coricassi; nessun
-rimedio valeva per togliermi quel martellare. Durava sin verso la
-mezzanotte, poi mi addormentavo d'un sonno angoscioso, interrotto.
-
-Quando fu prossimo il ritorno di Edoarda e il tempo delle sue nozze,
-lasciai Roma per recarmi a Torre Guelfa e stipulare la vendita delle
-terre di Monte San Biagio, vendita che l'amministratore aveva intavolata
-con l'ambizioso e rapace Rossengo.
-
-Oh, di quella casa non dimenticata, come da lontano risplendevano le
-finestre quando vi giunsi ad un calar del sole, sul barroccio di
-Lazzaro, che m'accompagnava! E, nel cuore popolato di memorie, che
-intraducibile sofferenza muta! Fiorivano tutte le siepi e dalle campagne
-lontanamente invase da un tenue color di viola, primo vapore della
-notte, venivano su le fragranze vegetali delle praterie nuove, miste con
-l'odorar forte dei giacinti selvatici, dei bianchi narcisi, che a
-migliaia constellavano le riviere. C'era già qualche rosso di papaveri
-tra le spighe recenti, ed eran vivaci come le creste dei galli, che
-traversando l'aia dei cascinali s'andavano maestosamente ad appollaiare.
-
-Guardavo, ai due fianchi della strada maestra, la terra che non sarebbe
-stata più mia; guardavo in alto, verso il castello sovrastante, le
-finestre delle stanze nelle quali era passato l'amore, passato per non
-più tornare, sotto il cielo di un'altra primavera, come certi voli di
-rondini che passano una volta sola e paiono destinati a non fermarsi
-mai.
-
-Lazzaro mi raccontava; mi raccontava delle mietiture e dei raccolti,
-della torre a cui durante l'inverno s'era fatta una gran fessura nella
-muraglia, ed erano l'edere che la stringevan troppo od i serpenti che vi
-strisciavano su; de' suoi figli ch'eran tutti sani e robusti ed il
-maggiore stavasi per fidanzare, della sua donna che aveva l'altr'anno
-avuta una sesta doglia, ma infruttuosa, e delle viti che toccavano
-terra, l'autunno scorso, con i lor tralci ricurvi, sicchè bisognava
-poggiarli ad altri alberi più forti, -- e delle processioni, e delle
-sagre, e della cavalla saura che s'era spezzata una giuntura, cadendo
-con il barroccio in un fossato, a gran rischio di uccidere il ragazzotto
-che la guidava, una sera buia, nel Dicembre. Di questo non erasi potuto
-consolare. La bella saura stelleggiata in fronte, che andava come se la
-portasse il vento, tutta scatti e volate, vibrante come un arco teso,
-fra criniera e coda.
-
-Così Lazzaro mi raccontava, ed io, mollemente appoggiato alla spalliera
-del barroccio, lo ascoltavo tra l'amarezza di altri pensieri, volendogli
-bene, perchè tutte queste cose appartenevano al tempo di Elena, erano
-state sue e mie, medesimamente. Su quel barroccio, dov'io sedevo, s'era
-seduta ella pure, in un pomeriggio di sole, volando tra i filari di
-pioppi che s'inseguivano in una fuga opposta, come sbarre di un immenso
-cancello... Apparve il giardino, il viale a pergolato, la spalliera di
-rose, la facciata immensa della casa, cui avevano posto, davanti alla
-scalinata, un gruppo di limóni in grandi vasi di argilla rossa; ed
-apparve l'atrio d'ingresso, non illuminato ancora, ma dove uno specchio,
-nel fondo, acceso in pieno dalla luce crepuscolare, pareva una finestra
-aperta sopra una limpida immensità.
-
-La figlia di Lazzaro aveva messa nei vasi una profusione di fiori ed
-aveva preparato il gran letto nuziale nella camera dove mi sembrava
-ch'Elena camminasse ancora, facendo sul pavimento con le sue pianelle un
-rumore frettoloso e lieve. Mi sentivo da tutte le cose circostanti
-piovere nell'anima una morte lenta, ed avrei voluto, in quel letto
-profondo, su quei cuscini che per me sapevano de' suoi capelli,
-addormentarmi nel sonno dal quale più non ci si desta, come colui che
-sia giunto alla meta ultima del suo pellegrinaggio.
-
-Per venti giorni trascinai nella mia casa una orribile vita. Scrivevo ad
-Elena lunghe lettere che poi non le spedivo; mi facevo mandar da Roma i
-giornali parigini che ritenevo potessero parlare di lei, ma senza
-trovarvi alcun cenno; scrissi ad Elia d'Hermòs, pensando di poter per
-suo mezzo ricevere notizie precise; ma egli doveva essere in viaggio
-ancora, perchè non rispose. Una volta colsi nel giardino i fiori più
-belli, ne feci una cassetta io stesso e li mandai all'indirizzo del suo
-teatro; ma questa e l'altre cose rimasero senza risposta.
-
-Intanto un malessere sempre più frequente mi serpeggiava per l'ossa; un
-breve cammino od una piccola fatica bastavano ad esaurire le mie forze;
-gli occhi, sotto le palpebre, mi bruciavano; le vene dei polsi, delle
-tempie, mi battevano come nel rezzo della febbre; non potevo quasi
-toccar cibo, nè leggere, nè pensare seguitamente; avevo nelle orecchie
-un rumor sordo, simile a quella sonorità che ronza nelle conchiglie
-marine, ed esso mi si ripercoteva tormentoso nel cervello; mi sentivo
-assalire da spaventi subitanei, da traffitture per tutte le membra, e
-l'unghie agli orli mi si sfogliavano come le squame dei pesci.
-
-In quei giorni vendetti la tenuta di Monte San Biagio a Michele
-Rossengo, il quale si trattenne il prezzo dell'ipoteca ed in più mi
-diede una piccola somma di denaro. Così dell'antico dominio non rimaneva
-che la tenuta di Torre Guelfa, la rocca madre, onerata essa pure in
-parte, ma per una scadenza più lontana.
-
-Il ventesimo giorno dopo l'arrivo a Torre Guelfa, mentre desinavo, uno
-svenimento mi colse. La figlia di Lazzaro, impaurita, corse a chiamare
-il padre ed altri familiari. Mi portarono a letto e vi giacqui per
-cinquanta giorni, arso da una febbre tenace, invincibile, che ogni tanto
-sostava, per riprendere di lì a breve con maggiore accanimento.
-
-Il medico di Terracina pareva molto irresoluto nel far la sua diagnosi;
-parlava di sintomi delle febbri malariche o palustri, poi se ne mostrava
-dubitoso: fece il nome di malattie nervose complicate e strane, ma per
-quanto si cavillasse la mente, nulla poteva contro il mio male. Venne un
-professore da Roma e disse con maggior pompa le medesime cose incerte;
-mi trovò esaurito di spirito e di corpo, in uno stato lamentevole di
-eccitabilità, mi domandò anche se avessi avuto un dolore od una
-preoccupazione intensa... Disse che, appena combattuta la febbre, avrei
-dovuto da me stesso rimediare al resto, vincendo la mia svogliatezza,
-distraendomi, cacciando le idee nere.
-
-In quel tempo desiderai di morire; lo desiderai con la medesima voluttà
-profonda che avevo messa nell'amare la vita; provavo l'impressione di un
-annegamento continuo; la forza degli altri e delle cose avverse mi
-pareva crescere a dismisura, la mia, farsi piccola ed inane. Mi
-esecravo; non avevo alcuna fede, alcuna speranza in me. E su tutto
-navigava quel profumo di amor perduto, come, da una lontananza
-chimerica, il sogno di giovinezza che può sorridere ai morenti. Questa
-era la sola cosa che sapesse darmi ancora un fremito e potesse infondere
-nel mio tormento una soave malinconia.
-
-Intorno, la terra e il cielo intiepidivano di primavera; dalle campagne
-udivo cantare; i venti della sera mi portavano tutte le saturazioni
-della giornata feconda. Sognavo, come nell'estasi d'un sogno remoto, la
-mia donna e le parole che avevo udite da lei.
-
-Venne a curarmi Ludovico, e Fabio venne pure; mi assistette per circa un
-mese, fu amorevole, intuì meglio di chiunque altro l'origine del mio
-male. A lui, nel delirio della febbre, raccontavo le cose più pazze,
-pregandolo che andasse via, che mi lasciasse morir solo; e l'amico dolce
-come un fratello sapeva trovar le parole atte a rendermi un poco di
-serenità.
-
-Ma era mutato anch'egli: quel matrimonio d'Edoarda aveva interamente
-scomposto l'ordine della sua vita. Ora si faceva bisbetico, sarcastico,
-talora taciturno. O cuore incomprensibile dell'uomo, chi mai ti potrà
-conoscere?
-
-Lentamente guarii. Appena vinta la febbre, mi trassero fuori dalle
-coltri, mi sedettero all'aperto, tra i fiori, tra il verde. Cominciò
-gradatamente una giovinezza nuova, con le forze che rinvigorivano, con
-l'anima che si dilatava nella serenità circostante. Fabio era partito;
-avevo come soli compagni il medico di Terracina, Ludovico, Lazzaro, i
-suoi figli ed i villici della fattoria, gente onestamente rude che
-insegna l'amore della vita sana. Lunga e voluttuosa fu la convalescenza;
-tutte le cose più semplici, che la nostra sensibilità esperta non
-percepisce più, mi ferivano in quel rinascere; tutte le gioie tornavano,
-stillando come favi di miele nel sangue avido, ad una ad una. Colei che
-avevo amata, che amavo, era nell'intimo del mio cuore come un gioiello
-ben custodito, e provavo la voluttà di avere sofferto, io, che nella
-vita ero passato aridamente, senza vere passioni. Mi pareva d'essermi
-redento con questo amore doloroso. In tutte le immagini belle, che davan
-musica e luce alla mia vita nova, ella passava come una trasfigurazione,
-lasciando cadere intorno a sè fiori di rimembranza e di speranza, parole
-udite, sorrisi.
-
-Quando mi fui del tutto rimesso in forze, partii. Batteva l'estate
-piena, con accecanti sfarzi di sole e pleniluni chiari come albe, al
-cantar delle fontane.
-
-Andai direttamente a Parigi; volevo ritrovar Elena, parlarle od almeno
-vederla. Ma non v'era. Mi dissero al suo teatro ch'era partita circa un
-mese prima e non sapevano per dove. Sarebbe tornata l'autunno. La mia
-gioia si smorzò come per incanto, mi sentii più solo, quasi che la
-lontananza fra noi fosse immensamente cresciuta. Andai a riveder la
-nostra casa e riconobbi dalle finestre i segni d'altri abitatori. Di
-questo amore, ch'era pur stato così grande, non rimaneva più nessuna
-visibile traccia; le cose, la distanza, il tempo, scorrevano sovr'esso
-con una indifferenza crudele. Volli ritrovar Elia, ma era partito egli
-pure, cosicchè, per non lasciarmi vincere dallo sconforto, cercai la
-gente, il rumore, la musica, i ritrovi lieti, le donne gaie, le spiagge
-popolate. Fui ad Ostenda per oltre un mese, indi visitai Trouville,
-Boulogne sur Mer, Vichy, Aix; avevo un poco di denaro con me, giocavo
-temerariamente, vincevo.
-
-Verso il principio del Settembre scrissi a Parigi per sapere se fosse
-tornata; mi fu risposto che non avevano alcuna sua notizia. M'incontrai
-allora con alcuni amici che andavano a Montecarlo e questi mi decisero a
-seguirli.
-
-Che dolce autunno, giù per le colline inclinevoli, per i promontori
-selvosi, davanti a quel mare pigro, che oscilla, mentre le vele dei
-navigli erratici se ne vanno via, gonfie di vento, sfarzose di luce,
-leggere come petali di rose cadute sopra una fontana. Oh, averla meco,
-sotto la curva di quel cielo troppo azzurro, e camminar tra i palmizi
-onusti di grappoli quasi biondi, sotto i boschi d'ulivi che scoloriscono
-quando passa il vento, e guardar dai cancelli, sovra i muricciuoli dei
-poderi, nel folto degli aranceti, pendere i bei frutti d'oro!
-
-V'era poca gente ancora; gli alberghi, aprendosi ad uno ad uno,
-cominciavano a lustrar gli specchi per la stagione prossima, i
-giardinieri a rifar l'aiole, i verniciatori a rinfrescar le insegne.
-Quegli amici che mi avevano condotto, ripartirono, stanchi della mala
-sorte; io, per pigrizia, rimasi.
-
-Cominciai con perdere, lentamente, ogni giorno. Ma una sera che tornavo
-da una gita in automobile, verso l'ora del pranzo, entrai svogliatamente
-nelle sale da giuoco, non sapendo che fare. Le tavole quasi eran
-deserte; ancora faceva caldo; gli impiegati sonnacchiosi, oppressi dal
-tedio, sbadigliavan o mormoravano tra loro. Una signorina bionda e
-anemica, la quale soleva spesso darmi consigli, mi disse, venendomi
-vicino e facendo sonare la sua borsetta piena d'oro:
-
--- È la giornata del 26: giocatelo!
-
-In quel momento, ad una «roulette» poco discosta, capitò che
-annunziassero proprio il numero 26.
-
--- Vedete? -- ella fece ridendo, e uscì.
-
-Avevo poco denaro in tasca; m'accostai ad un'altra tavola, presi un
-gruzzolo d'oro e lo misi al 26. Uscì proprio questo numero, ed io
-lasciai tutto il guadagno su le varie combinazioni del 26. Ripeterono lo
-stesso numero, ed in capo d'un'ora, facendo lo stesso gioco su varie
-tavole, ero giunto a vincere oltre cinquantamila lire.
-
-La signorina bionda e anemica bevve quella sera molto Sciampagna, disse
-molte corbellerie e volle che l'accompagnassi a casa -- per slacciarle
-il busto.
-
-Da quella sera in poi non feci che vincere ogni giorno, senza
-interruzione, con una facilità che stupiva me stesso.
-
-Dopo varie settimane mi trovai possessore di una somma notevole, e, non
-volendo riperderla, mi recai a Parigi per attendere il ritorno di Elena.
-In quei giorni appunto ell'aveva scritto da Ginevra al direttore del suo
-teatro, dicendosi malata e chiedendogli ancora un mese o due di riposo.
-Corsi a Ginevra, ed all'albergo dal quale aveva scritto mi risposero
-ch'era partita pochi giorni prima, non sapevano per dove.
-
-Solo, triste, torturato da mille dubbi, roso dall'impazienza, tornai a
-Parigi, dove tutte le sere andavo al suo teatro, quasi per essere più
-vicino a lei.
-
-Elia -- mi dissero -- dall'Egitto era andato in America. S'avvicinava
-l'inverno; pioveva quasi ogni giorno; tutto mi pareva lugubre, tedioso.
-Accarezzavo intanto il mio sogno con gelosia; pensavo che saremmo
-tornati a vivere insieme, per sempre questa volta; con il denaro vinto
-mi sarei messo a trafficare in Borsa prudentemente; si avrebbe insieme
-guadagnato abbastanza da essere felici.
-
-Poi, quando fossi tornato ricco, l'avrei indotta a lasciare il teatro,
-avrei forse comprata una villetta nei dintorni di Parigi, un'automobile
-per venire in città; forse, col tempo, l'avrei sposata. L'estate si
-sarebbe andati a Torre Guelfa, o si avrebbe viaggiato, secondo la sua
-preferenza: dal nostro amore sarebbe nato qualche bimbo ed avrei
-conosciuta io pure la gioia della famiglia, la tranquilla poesia del
-focolare. Immaginavo di raccontarle queste cose, vincendo a poco a poco
-la sua riluttanza, facendomi perdonare il passato, con la dolcezza delle
-mie parole. Per ingannare il tempo, andavo alle agenzie domandando quali
-case vi fossero da affittare; sceglievo questa o quella nel mio
-pensiero, dicendo che presto mi sarei risoluto. Le comperavo molti
-piccoli regali, curavo la mia persona, cercavo di rammentarmi i suoi più
-piccoli desiderii.
-
-Finalmente giunse. Me lo dissero al suo teatro, una sera, dopo lo
-spettacolo. Il cuore mi tremò; avrei voluto correre da lei sùbito, senza
-tardare un attimo. Era scesa nella «Rue Castiglione», all'albergo dello
-stesso nome, poichè aveva lasciata la sua casa. Uscii dal teatro con le
-vene che mi battevano forte, la mente smarrita, un po' ebro.
-
-Era una notte freddissima; nevicava. Il vento faceva turbinare i fiocchi
-larghi e fitti intorno alle chiostre dei lampioni, che ad intervalli
-uguali accendevano di chiarori abbacinanti la neve uniforme. Presi una
-vettura e mi feci condurre in Piazza Vendôme; là scési. Al sommo, il
-grande monumento napoleonico era coperto d'una cappa candida, come un
-solitario pino; la piazza quadrata biancheggiava in tutta la sua
-vastità, traversata nel mezzo dalle vetture opposte, che parevano
-affondarvi senza strepito.
-
-Gli spazzatori, curvi e pigri, ammucchiavano inutilmente la neve. Mi
-cacciai sotto il portico della «Rue Castiglione», giunsi fin rimpetto
-all'albergo e mi fermai sotto un'arcata. Il vento invernale, a raffiche,
-m'investiva, picchiettandomi co' suoi pulviscoli di neve ghiacciata,
-pungenti come grandine; ma un desiderio invincibile mi tratteneva lì,
-fermo, a guardare le finestre illuminate dell'albergo, forse per
-indovinare quale, fra tante, fosse la sua. Vedevo talvolta sui chiari
-vetri delinearsi qualche rapida ombra, e sparire, ma in nessuna potevo
-riconoscere la sua; v'erano anche molte finestre chiuse. Dopo aver
-esitato a lungo, traversai la strada, entrai nell'albergo. Un custode
-notturno vigilava nell'atrio; si levò, mi venne a domandare che volessi.
-Risposi che mi premeva di sapere se la signora Elena de W. fosse giunta
-in quel giorno all'albergo. L'uomo, di malumore, dopo avermi squadrato,
-mi rispose che non sapeva. Lo indussi ad una maggiore cortesia,
-dissipando con il rumore di qualche moneta il sonno che l'opprimeva.
-
--- Com'è il nome? -- mi domandò allora. Lo ripetei.
-
--- Ora guardo, signore. -- Andò ad una scrivania e si mise a
-scartabellare un registro.
-
--- Di fatti, -- rispose. -- È arrivata oggi nel pomeriggio. Adesso mi
-ricordo. È una signora alta, bionda, non è vero?
-
--- Appunto. E sapete se sia già rincasata?
-
--- Non dev'essere nemmeno uscita, credo. Però, scusi un momento...
-
-Andò verso un assito dal quale pendevano le chiavi delle camere, guardò
-all'uncino che portava il numero 17, e vedendolo vuoto rispose:
-
--- La chiave non c'è; deve dormire. Se crede, salgo ad accertarmene.
-
--- Grazie, non importa. Domattina le darete questo mio biglietto da
-visita.
-
-E sotto il nome scrissi alcune parole a matita, per dirle che sarei
-venuto il domani verso l'ora della colazione.
-
--- Ecco, -- dissi all'uomo, consegnando il biglietto. -- Ma non
-scordatelo, vi prego.
-
--- Non dubiti; buona notte, signore.
-
--- Buona notte.
-
-E giocondo, impaziente, uscii per la strada, mandandole baci dal cuore.
-Il domani, pochi minuti prima del mezzogiorno, giungevo dinanzi al
-portone dell'albergo. Mai nella mia vita m'ero sentito così commosso;
-entrando nell'atrio ebbi quasi paura di vedermela venire incontro. Il
-portiere s'avanzò cortesemente:
-
--- Chi desidera il signore?
-
--- La signora Elena de W.
-
--- È uscita, -- mi disse con una irritante urbanità. -- Uscita verso le
-dieci.
-
--- E non ha lasciato detto nulla?
-
--- Nulla.
-
-Rimasi un momento perplesso.
-
--- Non sapete se le abbiano consegnato stamane un biglietto che ieri
-sera ho lasciato per lei?
-
--- Sì, difatti; me lo diede il portiere di notte, e lo mandai.
-
--- Bene: aspetterò.
-
--- Prego, s'accomodi.
-
-Tolsi da un tavolino un giornale, e sedetti in fondo all'atrio in guisa
-da sorvegliar l'entrata. Ma trepidavo; mille dubbi mi stringevano; ad
-ogni persona che vedevo sopraggiungere il cuore mi dava un sobbalzo. E
-le sfere d'un orologio a muro, che mi stava di fronte, camminavano sul
-quadrante con una lentezza mortale. Segnarono il quarto, la mezza, i tre
-quarti... Allora sorsi, mi pareva d'esser ridicolo, non potevo più
-contenermi. Andai verso il portone spingendo lo sguardo fra la gente,
-nelle due direzioni del portico; uscii nella strada, spiando le vetture;
-mi detti a camminare, avanti, indietro, nervosamente. Facevo col
-pensiero le più disparate ipotesi, risolvevo di andarmene, immaginavo di
-scriverle una lunga lettera, ed in tutte le signore che apparivano ancor
-lontane, mi pareva d'averla riconosciuta. Quando fu trascorsa un'altra
-mezz'ora, entrai di nuovo nell'albergo e lasciai un altro biglietto,
-scrivendole semplicemente che sarei tornato verso l'ora del pranzo, alle
-sette.
-
-Ma venti volte nella giornata passai per quella strada, nella speranza
-d'incontrarla, e senza osare di chiederne all'albergo. Avevo la febbre,
-mi sentivo capace di commettere una sciocchezza, non potevo comprendere
-questo suo rifiuto. Alle cinque m'andai a vestire; in un baleno fui
-pronto, quasichè mi fosse mancato il tempo. Abitavo all'«Hôtel Ritz», a
-due passi dall'albergo di Elena. Era presto ancora per uscire; presi un
-giornale, una rivista, un libro, -- li buttai. Mi diedi a camminare,
-guardando l'ora ogni cinque minuti, facendo sforzi d'immaginazione per
-accelerare la lentezza del tempo. Infine mi decisi a scriverle una
-lettera piena di violenza e di passione, per il caso in cui di nuovo non
-l'avessi trovata.
-
-Non erano tuttavia le sette quando giunsi all'albergo della «Rue
-Castiglione». Lo stesso portiere venne ad aprirmi, e più garbato ancora,
-con un sorriso pieno di rincrescimento:
-
--- Signor conte, -- mi disse, -- la signora prega di volerla scusare, ma
-non potrà scendere stasera, essendo indisposta. Credo anzi che si sia
-già coricata.
-
-Rimasi come trasognato e non seppi nascondere il mio turbamento.
-
--- Va bene, -- risposi dopo un silenzio. -- Allora consegnatele questa
-lettera... oppure no... Dove potrei scrivere, vi prego?
-
-Egli mi condusse nella sala di lettura, mi preparò carta e penna.
-
--- Grazie, ora vi chiamerò sùbito.
-
-E smarritamente vergai poche righe, scongiurandola di volermi ricevere o
-di rispondermi almeno, perchè da mesi e mesi l'andavo cercando ed avevo
-sofferti tutti i dolori per lei. Chiusi la lettera, gliela feci portare,
-attesi.
-
-In fondo alla sala, un vecchio, semisdraiato in una poltrona, sotto il
-chiarore d'una lampadina elettrica, leggeva un libro rilegato di pelle
-oscura e lo teneva presso la faccia ingrandendone i caratteri con una
-grossa lente. Nel sorreggere il libro la sua mano tremava come quella
-d'un paralitico. Poco discosta da lui, una fanciulla dai capelli biondi,
-pettinati strettamente, scriveva con rapidità una lettera di molte
-pagine. C'era su la parete un quadro annerito in una cornice d'oro, e,
-di fronte, uno specchio incline che rifletteva la stanza. Mi pareva
-d'essere avvolto nell'imprecisione d'un sogno, soffrivo, ed una
-vertigine grande scompigliava i miei pensieri. Nessun rumore intorno,
-tranne lo stridìo di quella penna veloce che grattava la carta ruvida. I
-miei occhi, senza tregua, si volgevano verso l'uscio.
-
-Dopo alcun tempo entrò il portiere; venne a dirmi:
-
--- La signora le manderà sùbito la risposta.
-
--- Grazie.
-
-Presi la penna e mi diedi a scarabocchiar linee sopra un foglio di
-carta. Egli rassettò alcuni tavolini, accese un'altra lampada, uscì.
-
-La fanciulla ed il vecchio, come automi, continuavano, ella a scrivere,
-egli a tremare. Io, macchinalmente, osservavo i disegni tracciati dalla
-mia penna, e quando non avevo più inchiostro la intingevo nel calamaio
-con un movimento nervoso. Mi sentivo in ogni vena pervadere da
-un'angoscia irrequieta e non potevo muovermi; avrei voluto correre su
-per le scale, giungere alla sua porta, entrare, vederla, inginocchiarmi
-o percuoterla... Mi sentivo male: avrei anche voluto fuggire. La
-lampadina che avevo davanti agli occhi m'ipnotizzava come un puro
-brillante.
-
-D'un tratto, dietro l'uscio, intesi lo strepito leggero d'una gonna;
-levai gli occhi, le due portiere vetrate s'apersero, ed una donna, che
-non riconobbi sùbito, mi venne incontro, sorrise.
-
--- Elena!... -- balbettai come in sogno, e balzai diritto, senza potermi
-avanzare. In un momento di oscura vertigine, senza chiudere gli occhi,
-non vidi più nulla nemmeno lei, e quando li riapersi eravamo vicini, ci
-guardavamo, volevamo parlare, anch'ella un poco impallidita, con i
-medesimi capelli color del bronzo e dell'oro antico, le pupille stupite,
-una bellezza immateriale nel viso, lei, lei, quella che avevo amata,
-quella che avevo invocata nelle mie notti di delirio, lei che si
-chiamava Elena!...
-
--- Grazie, -- le mormorai, -- grazie! Non vi aspettavo... non ti
-aspettavo più.... È stata una cosa indicibile!
-
-Le tesi una mano, ella mi porse la sua, rapidamente, poi la ritrasse; ci
-sedemmo. Il vecchio e la fanciulla non avevano forse neppure levata la
-testa.
-
--- Ebbene? -- domandò ella, un po' titubante.
-
--- Non mi volevi più rivedere?... -- le dissi piano, guardandola come
-per ricuperare la visione della sua bellezza.
-
--- Sono scesa infatti per ripetervi questa preghiera, -- ella rispose
-lentamente, chinando un poco il viso.
-
--- Ed io, -- esclamai sorridendo -- io sono venuto per prenderti con me,
-Elena! Te l'avevo promesso, e questa volta sarà per sempre.
-
-Ella scosse il capo con indulgenza, sorrise tranquilla, e chinò gli
-occhi, mentre, perplessa, intrecciava le dita. Allora, nel guardare
-quelle mani che avevo tante volte baciate, uno struggimento infinito mi
-prese, per il desiderio d'avere una sua carezza, su la fronte e su le
-tempie, com'ella usava, -- una sua carezza lieve. Desiderai
-d'inginocchiarmi, d'abbracciare le sue ginocchia, di nascondere la
-faccia nel suo grembo e mormorarle piangendo che da lontano avevo
-imparato l'amore. Ma non potei; la mia bocca rimase muta; e v'era in
-quel silenzio una dolcezza maggiore di qualsiasi confessione.
-
--- Bisognava lasciarmi sola, -- ella disse, con una voce gonfia di
-oppressione. -- Ora sarà più doloroso per entrambi.
-
--- Ora invece non puoi essere che mia, -- le dissi -- e la mia vita non
-fu che un lungo desiderio di te. Ti ho portata via nell'anima, e qualche
-volta mi è sembrato di morirne. Adesso, Elena, bisogna ricominciare.
-
--- No, questo mai!
-
--- Senti...
-
--- Mai! -- ella ripetè con fermezza. Tutte le linee del suo volto
-esprimevano quasi una impassibile crudeltà; nel guardarla, mi ricordai
-l'amante chiusa e fiera che in alcuni momenti del nostro amore mi era
-parso di temere come un'avversaria.
-
--- Dunque hai tutto dimenticato? -- le domandai sommessamente, con una
-specie di paura. Ella non rispose; dalla sua faccia china gli occhi si
-levarono a guardarmi con attenzione lenta, ed era lo sguardo con cui la
-donna osserva l'amante, dopo l'amore.
-
-Volevo domandarle: «Dove sei stata? Che hai fatto? Quali desiderî ti
-hanno turbata l'anima nel tempo in cui fummo lontani?» Ed ella forse,
-guardandomi, voleva indovinare le medesime cose.
-
-In quel punto la fanciulla ed il vecchio si levarono insieme,
-traversarono la sala, e restammo soli.
-
--- Ascoltami -- le dissi, avvicinandomi a lei. -- Non ti ho dimenticata
-un solo momento. Per te ho pianto, mi sono sentito infelice, umiliato,
-malato. Ti ho scritto e non hai risposto, ti ho cercata e non hai voluto
-che ti ritrovassi. Ora sono libero assolutamente; nella mia vita non c'è
-più un pensiero che non ti appartenga; sono pronto a qualsiasi rinunzia
-e ti domando perdono di tutte le mie colpe, io, che non ho mai chiesto
-perdono. Adesso, dimmi una cosa, Elena: Mi hai scordato? appartieni ad
-un altro? Od è per una ragione diversa che tu respingi la mia preghiera?
-
--- Infatti, -- ella disse, guardandosi una mano, e girando su l'anulare
-l'anello ch'io le avevo dato, -- infatti la ragione è un'altra.
-
-Fece una pausa e continuò:
-
--- Ti ricordi... vi ricordate? C'era sempre una cosa che vi dovevo dire.
-
--- Ebbene dilla ora.
-
-Aveva su le labbra un sorriso calmo, e da' suoi limpidi occhi mi
-guardava pensierosamente.
-
--- E poi?... quando bene ve l'avessi detta?...
-
--- È un mistero così grande?
-
--- Oh no... tutt'altro!
-
--- E allora?
-
--- Allora ve la dirò più tardi. Va bene? -- E soggiunse con volubilità:
--- Raccontatemi qualcosa di voi, ora. Non vi siete ammogliato?
-
--- No.
-
-Ella dette un riso breve, sottilmente ironico, e disse:
-
--- Perchè?
-
--- Ti amavo, Elena, e preferii che la sposasse un altro.
-
--- Davvero? si è sposata?... Ma da quando?
-
--- Dal mese di Maggio.
-
--- Siete arrivato troppo tardi allora.
-
--- Oh, no! Sarei giunto forse in tempo, se proprio lo avessi voluto.
-
--- E che avete fatto invece?
-
--- Nulla. Stetti un mese a Roma, dopo andai a Torre Guelfa per vendere
-la tenuta e mi ammalai. Appena guarito, venni a cercarti. Oggi, che ti
-ritrovo, non mi vuoi più...
-
--- Siete un po' dimagrato infatti, -- ella osservò, sorvolando sul
-resto.
-
--- Bah... non è stato un anno molto allegro! E tu?
-
--- Io? Sono partita tre mesi dopo; ho viaggiato, ed anch'io non sono
-stata bene.
-
-Allora le presi una mano e vi posai le labbra senza ch'ella me lo
-impedisse.
-
--- Elena, -- mormorai, -- quanto ho sofferto! Non te lo potrò mai
-descrivere! Ho bisogno di parlarti a lungo. Vuoi che usciamo?
-
--- Dove?
-
--- Non hai ancora pranzato, suppongo?
-
--- Non ancora.
-
--- Ebbene vieni con me. Andremo da Paillard o da Larue, come una volta.
-
--- No, no! -- ella fece, ritraendo la mano con rapidità.
-
--- Questo non me lo puoi negare. Assolutamente bisogna che ti parli,
-Elena. Qui fra poco verrà gente; poi... sii buona!
-
--- Ebbene, se proprio volete...
-
--- Oh, sì! te ne prego! te ne prego!
-
--- Ma dovrò allora cambiarmi d'abiti.
-
--- Non importa; sei tanto bella così.
-
-Ella sorrise, come una volta, quando la baciavo.
-
--- Abbiate pazienza, farò presto.
-
-Ed uscì con il suo passo agile, con quel rumor di seta che le udivo
-suonare intorno al piede, come quando l'evocavo ne' miei sogni e mi
-pareva di udirla giungere, sovra i tappeti, senza quasi far muovere
-l'aria.
-
-Mi sembrò in quel momento che il mondo si fosse ringiovanito di
-primavere, l'anima mia di speranze, la mia stessa persona di felicità.
-Mi piaceva quasi d'aver sofferto, per conoscere la gioia di quel ritorno
-ed avevo su le labbra diffuso il sapore del primo bacio ch'ella mi
-avrebbe dato.
-
-Ero sicuro in cuor mio di vincere il suo rifiuto, e la vita, che si
-apriva dinanzi al mio sogno mi pareva piena d'aurore. Immaginavo le
-parole che le avrei dette; avevo negli occhi la visione della sua camera
-sconosciuta, vedevo lei andare dal lavabo alla specchiera, asciugandosi
-le mani, ravviandosi i capelli. Non tardò a ridiscendere; aveva il
-mantello aperto e si vedeva in fondo all'abito di velluto viola una
-luminosa guarnizione d'argento; portava un grande boa bianco, un
-cappello nero con una folta piuma. Si allacciava i guanti stando su la
-porta e mi diceva sorridendo:
-
--- Vi ho fatto molto aspettare?
-
--- No; hai fatto presto; vieni.
-
-Uscimmo sotto il portico per attendere una vettura. Tutto il giorno
-aveva nevicato; in quel momento le stelle ridevano dal cielo sgombro,
-brillando con gelida serenità nell'aria che il freddo illimpidiva.
-Accanto a lei mi sentivo buono, ilare, pieno di felicità, e le cose
-circostanti rispecchiavano il mio giubilo interiore. Quando fummo nella
-vettura, lato a lato, poichè non osavo baciarla, nascosi la faccia nel
-suo boa, tepido e soffice, sotto cui sentivo la forma della sua spalla
-delinearsi morbidamente.
-
--- Non fate così... -- ella disse piano, ritraendosi un poco.
-
--- Dimmi ancora «tu»... -- la pregai. -- Non senti come ti voglio bene?
-
-Ella si piegò verso il vetro per guardar fuori, verso la strada, ove i
-lumi scintillavano. Poi disse:
-
--- Rimarrete molto a Parigi?
-
--- Elena, -- la supplicai -- non mi torturare! Sono tornato per rimanere
-con te, per vivere con te, m'intendi? Non lo desideri un poco anche tu?
-
--- Non so, non so... -- ella rispose. -- Ad ogni modo non lo voglio; non
-è ormai una cosa possibile.
-
--- Perchè dici questo? Ne ami forse un altro?
-
--- Oh, no! Questo no davvero! -- E rise forte, chiudendosi nel suo
-mantello. -- Non mi conoscete affatto, -- riprese. -- Io non sono di
-quelle che ritornano... Poi abbiamo due maniere così diverse d'intendere
-la vita, l'amore, tutto!...
-
--- È vero: tu sai dimenticare, -- dissi amaramente. -- Bah... che
-stranezza!
-
-La vettura, su la neve, camminava lenta, senza urti, sostando spesso
-dietro altre che andavano in fila.
-
--- Non rattristatevi, Germano, -- ella disse poi. -- Una volta eravate
-sempre così tranquillo...
-
--- Già... una volta! Ma vivendo si muta.
-
-Un lungo silenzio ancora; poi le dissi:
-
--- Hai ricevuto i fiori che ti mandai da Torre Guelfa?
-
--- Sì.
-
--- E le lettere che ti scrivevo?
-
--- Anche.
-
-Si giunse; traversammo la sala terrena, piena di gente che pranzava;
-alcuni ci riconobbero, salutarono bisbigliando: salimmo ad una piccola
-sala appartata e venne un maggiordomo cerimonioso ad offrirci la lista
-della cena. Su la parete brillava un grande specchio, che rifletteva la
-tavola apparecchiata con fiori e cristallerie. Tolsi ad Elena il
-mantello, il manicotto, ed ella, in piedi, vicino alla tavola, cominciò
-a sbottonarsi i guanti. Il contrasto dell'aria tepida con il frizzo
-della nevicata le arrossava un po' le guance; l'ombra d'una piuma le
-scendeva sino a mezzo il viso e con un moto lento si faceva scorrere in
-giù dall'avambraccio il guanto, ch'era d'un tenuissimo color sciampagna,
-e le calzava sino al gomito. Dietro lei, nello specchio, si rifletteva
-l'abbondanza de' suoi capelli scintillanti.
-
--- Vuoi comandare il pranzo? -- le domandai, porgendole la lista.
-
--- No, fa tu.
-
-Sorrisi, e scelsi tutte le cose che una volta ella prediligeva. Il
-maggiordomo uscì, e venne in sua vece un cameriere, che prese ad
-apparecchiare. Quando aprivano la porta giungeva con impetuose ondate il
-suono di un'orchestra zingara.
-
--- È quasi passato un anno, -- ella disse, intrecciando le dita sul
-piatto vuoto e facendovi battere gli anelli.
-
--- Già, un anno... un'eternità! Elena, siamo stati pazzi, veramente
-pazzi, tutt'e due... io più di te. Ora ti sei vendicata: basta!
-
--- Vendicata? Non è la parola. Ho fatto solamente quello che credevo
-necessario per il vostro bene. Quando mi sono accorta ch'ero per voi un
-impedimento, vi ho lasciato libero. Questa non è una vendetta, e credo
-non possiate rimproverarmi nulla.
-
--- Infatti non ti rimprovero, anzi ti prego. Puoi forse comprendere come
-sia fatto il cuore dell'uomo? Allora mi piacevi solamente, ora ti amo.
-
-I camerieri entravano di continuo e bisognava interrompere il discorso.
-Le facevo alcune domande saltuarie, cui ella rispondeva con brevità.
-
--- Da dove sei giunta ultimamente a Parigi?
-
--- Da Compiègne.
-
--- Che facevi a Compiègne?
-
--- Nulla; fui malata; mi riposavo.
-
--- Hai conosciuta molta gente in questo frattempo?
-
--- Sì, molta.
-
--- È un pezzo che non reciti più?
-
--- Dal Maggio.
-
--- E, senti... non ti offenderai se ti faccio un'altra domanda?
-
--- No, di' pure.
-
--- Come sei vissuta da allora fin qui?
-
--- Vuoi forse dire come ho trovato il denaro per vivere?
-
--- Appunto.
-
--- Me ne hanno prestato, -- ella spiegò sorridendo.
-
-Ora il maggiordomo imbandiva. Un turacciolo saltò con rumore. Traverso
-la porta socchiusa, or forti, or lenti, si udivano volar le note della
-marcia di Rakoczki. Quando rimanemmo soli, presi ad osservare la sua
-persona minutamente, poi dissi:
-
--- Che bell'abito hai!
-
--- Ti piace?
-
--- Sì.
-
--- Dove lo hai fatto fare?
-
--- Da Paquin.
-
--- Ti vesti da Paquin ora?
-
--- Da Paquin o, qualche volta, da Doucet.
-
--- Sei molto ricca dunque?
-
-Ella sorrise di nuovo in modo ambiguo.
-
--- E tu?
-
--- Oh, anch'io... ricchissimo! -- esclamai scherzoso. -- Ho vinto quel
-che ho voluto a Monte Carlo, ultimamente.
-
--- Bravo! E la terra è venduta, mi hai detto? Anche Torre Guelfa?
-
--- No, Torre Guelfa mi rimane ancora, ma non l'amo più. Vi ho trascorso
-un tempo troppo doloroso. Bah... che importa?... Bevi!
-
-Le colmai fin quasi all'orlo il bicchiere. Ella v'intinse le labbra,
-bevve un sorso e depose pianamente il calice. Lo tolsi allora dalla sua
-mano e bevvi anch'io, come per stordirmi, tutto d'un fiato. Le dissi:
-
--- Molte volte avrei voluto ubbriacarmi, e non potevo. Tutto mi dava un
-senso di tristezza.
-
-Poi le tesi una mano e seguitai:
-
--- Elena, vuoi fare la pace con me?
-
-Ella battè le falangi nervosamente sul mio palmo e domandò:
-
--- La pace? cosa vuoi dire?
-
--- Perdonarmi, se preferisci; dimenticare quest'anno come un brutto
-sogno.
-
--- Ah, sì?... -- ella fece, appoggiandosi alla spalliera della seggiola.
-
-Le sue pupille, straordinariamente lucide, mi fissavano con intensità,
-con irritazione; e taceva. Quand'ebbero servite le frutte, mi levai
-rapidamente, afferrandole un polso con un gesto febbrile.
-
--- Dimmi!... -- esclamai, -- ne ami un altro? Sei stata d'un altro?...
-La verità!
-
--- E se fosse? -- ella domandò placidamente, con un sorriso negli occhi
-limpidi.
-
--- Rispóndimi! -- la esortai duramente. Un cameriere, entrando,
-m'interruppe. Allora detti ordine che sparecchiassero, e, quand'ebbero
-finito:
-
--- Vi chiamerò, se occorre, -- soggiunsi.
-
-Restammo soli.
-
-Ella non si era mossa, non aveva detta una parola. Io stavo sul divano
-ch'era contro la parete; lo specchio di fronte mi rimandava l'immagine
-della mia faccia turbata.
-
-Ella prese a carezzare i fiori che non avevan tolti dal mezzo della
-tavola ed a giocare con il tovagliolo annodato al collo della bottiglia
-di Sciampagna. Ad ogni scossa il ghiaccio crepitava, sciacquando, fra il
-vetro della bottiglia ed il vassoio che la conteneva.
-
--- Elena, -- la pregai con dolcezza, -- vieni a sedere qui.
-
--- Che vuoi?
-
--- Vieni, sii buona...
-
-Ella sorse in piedi; andò a guardarsi nello specchio, si tolse uno
-spillone dal cappello, ve lo rimise; fece il più largo, più lento giro
-che potè, e venne a sedermi vicino. Mise un ginocchio su l'altro e con
-le mani congiunte lo ricinse. Io passai un braccio sotto il suo braccio
-e l'attrassi dolcemente.
-
--- Rispóndimi dunque. Sei stata d'un altro? Dimmi la verità.
-
--- Non ancora, -- ella rispose con una voce pacata.
-
--- Ah... vedi! -- esclamai giubilando.
-
--- ... ma lo sarò, -- aggiunse tosto con la medesima voce fredda.
-
--- Mia sarai! mia! -- l'interruppi con ardore, come per cancellare la
-sua risposta. Ella volse il capo lentamente ed i suoi occhi
-m'investirono con uno sguardo che mi colpì come una staffilata. Poi fece
-con le labbra un atto rapido, in cui le scintillarono i denti, e fu
-quasi uno scherno, quasi un sorriso.
-
--- Senti... -- esclamò con gioia crudele, -- nemmeno se dovessi morirne!
-
--- Elena!
-
--- Ti ripeto: nemmeno se dovessi morirne! -- E con la mano e con la voce
-scandiva il cadere di queste parole sorde, pesanti, che in me andavano
-scavando un profondo solco di dolore.
-
-Sentii qualcosa di vivo schiantarmisi nel petto, e mi pareva che una
-rovina immensa precipitasse nel mio freddo spirito. Allora, con un
-movimento quasi felino, ella si levò e mi venne di fronte.
-
--- Ah, tu hai creduto, -- ella disse, un po' curva, un po' arrossata --
-che potrei di nuovo appartenerti qualora tu lo volessi? Hai creduto che
-anch'io, come tutto quello ch'è passato nelle tue mani, fossi un piccolo
-gingillo da potersi lasciare o prendere a tuo piacimento? Ebbene,
-Germano, ti sei ingannato! Senti, voglio dirti una cosa.. Quell'ultima
-sera, te ne ricordi? quand'io t'ho accompagnato alla stazione, quando ci
-siamo abbracciati, ed anzi quando già eri nel treno, ancora non credevo
-che tu potessi partire... Invece sei partito, ed è stata la fine.
-
--- Ma io...
-
--- Non dire nulla, non dire nulla... che vuoi? parole! Me ne hai dette
-tante! Oh, c'è stato un tempo nel quale avresti potuto fare di me quello
-che volevi! Ero tua. Sei stato il solo uomo che abbia mai amato, e
-siccome è l'ultima volta che ci parliamo, lo puoi anche sapere.
-
-Le caddero due lacrime dagli occhi, ed ansava. Mi levai, freddo sin
-nell'anima, e poichè non trovavo parole, cercai di afferrarla; fui rude.
-
--- No, lásciami e ascolta. Non è tutto ancora. Io, che sono stata sempre
-una donna calma e cattiva, per te avrei fatta qualsiasi cosa... mi sarei
-anche venduta per farti ricco, se tu mi avessi amata lo stesso. Ti ho
-nascosta la mia vita -- e non lo sai oggi come non lo sapevi allora --
-per un capriccio bizzarro, ed anche perchè mi piaceva di avere qualcosa
-in me stessa che non fosse in tuo pieno dominio. Ma vedevo intanto
-ch'eri un uomo incapace di amare, che ti allontanavi da me, rimpiangendo
-la tua vita passata e la ricchezza che un'altra ti poteva dare. Non sono
-di quelle che si umiliano e ti ho resa la tua libertà. Solo, da quel
-momento, sono tornata l'avventuriera che fui sempre. Non so se ti amo
-ancora o se ti odio, il che forse, ad un certo punto, è lo stesso; ma
-sicuramente non mi avrai più, nemmeno se ti mettessi a ginocchi, nemmeno
-se dovessi disperarmene anch'io... Ma non temere: sono forte!
-
-E rideva e piangeva, d'un riso e d'un pianto convulsi.
-
-Io, che l'avevo ascoltata, con la faccia nascosta fra le mani, atterrito
-e folle, tentai tutte le persuasioni: la preghiera, lo scherno, la
-minaccia, la violenza... e tutto fu invano.
-
-La vidi correre all'uscio per sfuggirmi... allora mi dominai.
-
--- Bada, -- ella disse, -- mi devi rispettare almeno come uomo, tu, che
-come amante non mi hai risparmiata.
-
--- Elena, io non t'ho fatto mai alcun male.
-
--- Ah, credi? Lo credi, perchè tacevo? perchè la mia fierezza m'impediva
-di mostrarti quanto soffrissi? Ma senti... senti... -- e mi venne
-contro, mi afferrò per le braccia, mi scosse. -- Dimmi dunque! tu, che
-ne parli tanto, sai cosa vuol dire... Ma poi no! che serve? -- E si mise
-a ridere d'un riso che le torceva la bocca. Sedette, si levò; mi venne
-vicino, tornò via; prese dal mezzo della tavola, fuor dal vassoio, la
-bottiglia gocciolante, ne versò un bicchiere colmo fino all'orlo, e
-ridendo lo vuotò d'un fiato, come per inebbriarsi. Di quel momento non
-ricordo più nulla, se non la specie d'annientamento che mi gravava su
-l'anima, interrompendomi tutte le facoltà. L'amore mio si prosternava
-dinanzi a lei, ch'era la più crudele e la più forte.
-
--- Senti, -- le chiesi fuor di me stesso, dopo un lungo silenzio, --
-cosa vuoi ch'io faccia? Che mi umilii ancor più? che ti chieda perdono a
-ginocchi? Trovami dunque un pentimento che ti basti! cerca una vendetta
-che ti possa contentare!... Elena, vuoi vedermi pazzo?
-
-Stava seduta presso la tavola, e tenendo il braccio alzato fissava
-contro luce il suo bicchiere vuoto; un cerchio di splendore, fermo,
-saettando fuor dal vetro, le batteva sul polso nudo e luccicava come una
-medaglia. S'era tolta il cappello, alcune ciocche scomposte le
-ingombravano la fronte. Guardandola, mi ricordavo con una sensazione
-terribilmente chiara il sapore che avevano le sue labbra nei baci
-d'amore; qualcosa di lei passava traverso le mie vene prodigandomi una
-molteplice carezza.
-
--- Elena!... -- le gridai forte. -- Elena!
-
-Ella si scosse con un brivido repentino, come risvegliata nel mezzo d'un
-sogno, poi lentamente, con stanchezza, mi tese una mano. E mentre voleva
-sorridere, la testa le cadde giù, su la tavola, di schianto. Mormorava:
-
--- Tatto quello che tu soffri, è nulla... è nulla! Io ho fatto di più!
-
--- Che hai fatto? che hai fatto?
-
--- Io, -- balbettò -- io, quando tu partivi, ero incinta già di tre
-mesi... e non volevo dirtelo mai! Ora è nata... una bimba, la nostra
-bimba... e si chiama Evelyn...
-
-Qualcosa mi passò nell'anima che non ha parola: tenerezza e paura,
-smarrimento e gioia, riconoscenza e vergogna. Se è possibile amare al di
-là dell'amore, in quel momento l'amai.
-
--- Evelyn... -- balbettavo, -- Evelyn...
-
-Un rumor sordo e vuoto mi turbinava nel cervello, come un ammulinar di
-vento. Non potendo far altro, la sollevai nelle braccia e la feci sedere
-su le mie ginocchia; ella mi rovesciò il capo sovra una spalla e pianse
-tutte le lacrime che portava suggellate nel cuore.
-
--- Dov'è?... dov'è?... -- chiesi.
-
--- Lontana da noi, lontana di qui, Germano... Ma non cercarla: è
-solamente mia. Per lei mi sono già venduta e per lei non ti posso
-appartenere più. Voglio farle una vita bella... non come la mia, non
-come la nostra, povero Germano, povero amore mio... Comprendi ora?
-
--- Sì, -- bestemmiai soffocatamente -- sì... taci!
-
-E le mie mani cercarono il suo collo delicato, col desiderio di
-stringere forte... forte... per amarla meno!
-
--- Mi fai male... che fai?
-
-Su la bocca le dissi:
-
--- Amore mio...
-
-Ella tremava, ed io le conoscevo quel tremore.
-
--- Che fai?... -- bisbigliò, tutta bianca.
-
--- Taci...
-
-
-
-
- III
-
-
-Allora una specie di follìa mi travolse. Dopo avere inutilmente
-perseguitata Elena e patite per questo amore le umiliazione più dure,
-dopo essermi trascinato a' suoi piedi come un servo ed averla
-oltraggiata come un padrone, dopo averle offerto il mio nome per
-legittimare questa figlia che non conoscevo, dovetti finalmente
-arrendermi alla sua volontà più forte e partire. Fuggire piuttosto,
-inseguito dall'ossessione di questo amore, che mi si era infitto
-nell'anima come una spina lacerante. Ella era perennemente un
-incomprensibile mistero. Meditai di uccidermi per non soffrire più, e
-certo l'avrei fatto, se nel cuore, profondo come il fuoco della stessa
-mia vita, non mi fosse rimasto il pensiero di poterla riavere un giorno.
-
-L'avrei accolta sciupata e macchiata, comunque volesse tornare a me,
-anche dalla strada ed anche per esserne beffato; avrei tutto sofferto da
-lei, perfino il disamore, il tradimento, la vergogna, pur di averla
-sempre vicina e respirare nel cerchio paradisiaco della sua vita. Questo
-finalmente poteva chiamarsi l'amore.
-
-Ma non volle. Mi giudicò incapace di un sacrifizio duraturo e preferì
-ella sola provvedere al destino della figlia che le avevo data.
-
-Qua e là, torvo e sfrenato, corsi allora in cerca d'oblìo. Con una sete
-rabbiosa mi detti al piacere che mi tediava, alla dissolutezza che mi
-lasciava nell'anima stanca un più enorme fastidio della vita. Ogni
-coltre mi era insonne, ogni mensa discara, ogni città piccola e cupa; il
-riso, che andavo cercando, increspandomi le labbra, mi torceva il cuore.
-
-In questa fuga davanti a me stesso imparai quell'intima disperazione che
-fa dell'uomo più altero un piccolo e miserando essere, il quale cerchi
-di nascondere alla gente, sotto la maschera dell'indifferenza, la sua
-rassegnata follìa.
-
-Scialacquavo il denaro; mi piaceva sentirmi scendere nuovamente verso la
-rovina; c'era in me un uomo che neghittosamente si lasciava uccidere, ma
-un altro v'era che, riottoso e bramoso, voleva risollevare sè stesso,
-prodigandosi le dimenticanze più soavi ed insieme le più delicate
-vendette. Qualche volta, come in sogno, mi appariva la bimba
-sconosciuta, che di lontano mi tendeva le sue manine rosee, cullata fra
-le braccia di una madre la quale non le avrebbe insegnato il mio nome.
-
-Sul finir dell'autunno tornai a Roma, desideroso di rinnovare il mio
-fasto, perchè nessuno potesse comprendere quanto nell'anima mia fossi
-affaticato e vinto.
-
-Vi giunsi una sera che le torri e le cupole infoscavano tra la
-nuvolaglia bassa; il Tevere livido serpeggiava sotto i ponti deserti;
-pareva che una immensa morte fosse calata sulla città neroniana. Dalle
-suburre antiche tutte le fogne di Roma emanavano per l'aria immobile un
-odor grave di putredine e di morte.
-
-Presi a vivere largamente, comperai cavalli, offersi banchetti, cercai
-clamorosi amori; e col volgere del tempo l'abitudine, medicatrice
-paziente, fasciava d'insensibilità il mio nascosto dolore. Ma era
-necessario che mi stordissi continuamente, che non fossi mai solo, che
-non allentassi mai lo sforzo al quale mi costringevo. Andavo in cerca
-degli amici, delle amiche d'un tempo, visitavo le signore, accettavo
-inviti, cercavo di mascherare col maggior brìo la disperazione latente.
-
-Quand'ebbi spesa la maggior parte del denaro che mi restava, decisi di
-tentare nuove speculazioni di Borsa, e ricordandomi di un tal Mariani,
-che appunto in Borsa passava per uno scaltro faccendiere, una mattina
-l'andai a trovare.
-
-Questo Mariani era uno fra que' tanti parassiti che ogni compagnia di
-gaudenti sopporta e nutre nel suo grembo, tollerandone tutte le
-piccinerie. Quando l'avevo conosciuto al Circolo, quattro anni prima,
-egli vivacchiava, speculando alla chetichella, servendo il prossimo con
-astuzia, riuscendo a cacciarsi un po' dappertutto, come un lumacone che
-a furia di strisciare giunge nondimeno a compiere la sua strada. Giocava
-per solito con prudenza metodica e taccagna; ma una sera di gran
-disdetta, squilibratosi fuor del consueto, perdette contro di me nove o
-diecimila lire. Nessuno vi pose mente; si sapeva che non avrebbe pagato
-e tutti ridevano della sua disavventura. Impiegò un anno per darmi un
-piccolo acconto; il resto si prescrisse tacitamente. Sapevo che s'era
-poi ammogliato con una donna bellissima, sapevo inoltre che sua moglie
-vendeva care le proprie bellezze ad un certo Wendel, agente di cambio
-molto facoltoso, e che il buon Mariani subiva la cosa con pacata
-rassegnazione per la pace e la prosperità della famiglia.
-
-Quella mattina il Mariani stava radendosi la barba. Quando
-m'annunziarono, venne su la soglia della sua camera con la faccia
-insaponata ed un asciugamano intorno al collo.
-
--- Guarda mai chi vedo! -- esclamò con voce insospettita. -- Ma che buon
-vento ti mena? Entra, entra! Mi permetti di continuare a radermi?
-
--- Figùrati!
-
-Egli, distratto, cominciò a far passare il rasoio su la cute.
-
--- Dunque? -- mi domandò con premura.
-
--- Si tratta, mio buon Mariani, di questo. Sono a corto di denari e...
-
--- Ah?... sei a corto di denari? -- E fece un movimento così brusco
-ch'io temetti si fosse almeno scorticato.
-
--- Cosa transitoria, -- spiegai; -- ma intanto ne sono molto seccato.
-
--- Allora?
-
-Cessò risolutamente dal radersi e mi guardò sbigottito.
-
--- Sai, -- mi disse a fior di labbro, con una voce tra l'agro e il
-dolce, -- sai che i miei mezzi sono così scarsi... specialmente ora, con
-una famiglia su le spalle... Non puoi credere quanto mi costa! Lavoro,
-cerco d'industriarmi come posso e tuttavia sbarco il lunario a malapena.
-Però, se posso aiutarti in qualche piccola cosa, lo farò di buon cuore:
-so che hai avuto molti rovesci.
-
--- Oh, Dio... i rovesci che hanno tutti. Gli alti e bassi della
-fortuna... si sa!
-
--- Insomma senti... -- Egli posò il rasoio, si riasciugò il sapone dal
-mento e mi venne vicino. -- Senti, oggi è una cattiva giornata: siamo a
-fine mese, ho molti impegni; ma dimmi cosa ti abbisogna e vedrò fra
-qualche giorno di renderti servizio.
-
--- Hai una sigaretta? -- risposi con noncuranza.
-
--- Sì, guarda, lì, nell'astuccio.
-
--- -Grazie. -- Presi a camminare e dissi: -- Mi preme avvertirti che non
-sono venuto per darti una stoccata. Mi conosci bene e sai chi sono. --
-Parlavo con un tono di minaccia sorridente; egli si fece grave e cupo.
-
--- Sai, -- ripresi con amabilità, -- vengono certi momenti nella vita,
-in cui si è costretti a frugare anche nel mazzo delle vecchie carte
-gialle... Non meravigliarti....
-
--- Vero, verissimo, -- egli annuì senza convinzione.
-
--- Dunque sono venuto a vedere se tu potessi pagarmi quelle famose
-diecimila lire...
-
--- Nove, nove!...
-
--- ... quelle famose novemila lire che tu sai.
-
--- Oh, mio buon Guelfo!... -- balbettò soffocatamente, -- mi domandi una
-cosa impossibile! Quella è stata una sera di pazzia. Me ne ricorderò
-tutta la vita. Sai ch'io gioco piccolo, piccolo... che non ho mezzi... e
-tu sei stato buono, veramente sei stato buono con me...
-
--- Non è il caso di ripensarvi ora. Anzi non te ne avrei nemmeno parlato
-se non vi fossi un po' costretto dalle necessità.
-
--- Gli è... gli è... che io... francamente... insomma, ti apro il cuore
-come ad un amico, gli è che io, neanche oggi, non sono in grado di
-pagartele... Se vuoi cinquecento lire?
-
-La sua faccia lucida di sapone rasciugato era di una comicità
-irresistibile. Sorrisi.
-
--- Allora, -- feci con indulgenza, -- lasciamo questo argomento e non
-parliamone più. Ma in cambio devi rendermi un'altro servigio.
-
--- Di' pure! di' pure! -- egli esclamò, risuscitando.
-
--- Intanto sappi una cosa: che non dovrai sborsare neanche un centesimo.
-
--- Oh, questo non importa! -- egli fece mellifluamente. Andò allo
-specchio e s'insaponò di nuovo le guance.
-
--- Ascóltami dunque -- ripresi. -- Vorrei tentare alcune speculazioni di
-Borsa.
-
--- Nulla di più facile.
-
--- Ma mi occorre trovare un agente di cambio il quale mi faccia credito,
-e so che tu sei molto pratico di queste faccende.
-
--- Già; ma, vedi...
-
--- Lásciami dire; tu sei intimo del Wendel, non è vero?
-
--- Intimo no, -- egli fece con una certa confusione, -- ma insomma lo
-conosco molto bene, lavoro per lui...
-
--- Appunto. È un uomo che, negli affari, conosce molto bene il fatto
-suo, perciò desidererei la sua protezione. Depositerò solo una parte
-della cauzione, ma tu mi devi ottenere, dalla sua fiducia, il resto.
-S'intende che vi guadagneresti anche tu le tue mediazioni.
-
--- Wendel... Wendel... -- cominciò egli a borbottare, -- è un uomo così
-bizzarro! Poi, vedi, la Borsa, in questo momento, non te la
-consiglierei...
-
--- Peuh!... se andrà male, tanto peggio! Sono deciso a tentare.
-
--- Insomma, è un'idea su la quale devi riflettere.
-
--- Certo; ma dimmi solo se t'incarichi della faccenda.
-
--- Dio buono! non ti nascondo ch'è un bel grattacapo! Vediamo un po': di
-quale cauzione disponi?
-
--- Una quindicina di mille franchi al più, se tu non puoi aggiungervi
-nulla, come speravo.
-
--- Oh, io, ti ho detto...
-
--- È inteso, è inteso! Dunque una quindicina; ma s'intende che vorrei
-speculare molto più in grande.
-
-Egli finiva di rasciugarsi la faccia e s'incipriava.
-
--- Bene, senti, -- concluse dopo aver meditato, -- ti prometto che farò
-il possibile. Se non riuscissi, non sarebbe colpa mia.
-
--- No, caro Mariani, so benissimo che tu, volendo, puoi ottenermi quello
-che desidero. In fin dei conti ho ancora le mie terre!
-
--- Quale? Torre Guelfa?
-
--- Già!
-
--- In questo caso mi sarà più facile.
-
--- Poi, ti ripeto, ci potremmo intendere su tutto. Gli affari li
-tenteremo anche a metà, se credi.
-
--- Insomma, ne ragioneremo; ti prometto che ne ragioneremo, -- fece con
-intendimento.
-
--- Bada che ci conto.
-
--- È inteso. Ed ora ti prego di rimanere a colazione; voglio farti
-conoscere mia moglie.
-
--- Grazie, volentieri.
-
-Sua moglie infatti era una donna che valeva la pena d'essere conosciuta.
-Alta e bionda, con gli occhi un po' tinti, le mani troppo inanellate,
-vestiva con eleganza, discorreva con spigliatezza. Durante la colazione
-si parlò di cose molto superficiali; notizie concernenti gli amici che
-avevo perduti di vista e le brighe diverse ch'essi avevano con le loro
-famiglie, con i lor patrimoni o con le loro amanti. Egli mi raccontò
-della sua vita, io della mia, senza dirci entrambi una parola di verità,
-come avviene molto spesso. Dopo la colazione il Mariani uscì subito, per
-faccende che gli premevano; io rimasi un poco a discorrere con la
-signora. Parlava di suo marito con una indulgenza un po' ironica, e di
-sè stessa come d'una incompresa. Portava una camicetta di pizzo che
-lasciava scoperte le sue braccia fino al gomito, e quelle braccia erano
-bellissime; la sua gola, tra le sforacchiature del pizzo, biancheggiava
-tonda e piena. Si era fatta ondulare i capelli e portava qualche
-ricciolo rimesso. Mi diceva di ricordarsi ancora, dal tempo in cui era
-fanciulla e andava con sua madre al Pincio, di avermi veduto guidare «i
-più bei cavalli di Roma».
-
--- C'è a Parigi, -- le dicevo a mia volta -- un'attrice che vi somiglia
-in modo sorprendente. Ne avrete forse inteso parlare: Margot de Sèvres.
-
--- Oh certo! Ne ho veduto anche il ritratto in una rivista. Ma è un
-complimento che mi fate!
-
--- O che faccio all'altra... non saprei.
-
--- In ogni modo ne sono lusingata. -- E aveva, nel ridere, una
-provocazione diffusa per tutta la persona.
-
--- A Roma, -- domandai -- che vita fate? La società?
-
--- No, affatto; mio marito la odia.
-
--- Il teatro? le corse? le cacce?
-
--- Un po' il teatro e poco il resto; rimango molto in casa, ricevo
-alcuni amici, faccio qualche visita... una vita sciocca, in fondo. Ma,
-che volete? Mariani è un originale. Non ha cambiate le sue vecchie
-abitudini, e povera me se volessi costringerlo a condurre una vita
-mondana.
-
--- Oh, lo conosco! e per quanto gli voglia bene, credo ch'egli non
-sappia valutare abbastanza una donna come voi... Il Mariani, gliel'ho
-ripetuto sempre, non doveva prender moglie.
-
--- Perchè dite questo? -- ella fece con sorpresa.
-
--- Così... mi pare... Forse m'inganno anche.
-
--- Mah? -- ella fece con un sorriso. Poi corresse: -- Mio marito è molto
-buono.
-
--- Certo, -- affermai. -- E sono forse indiscreto nel dirvi queste cose,
-poche ore dopo avervi conosciuta. Ma intesi molto spesso parlare di voi,
-e siete fra quelle donne che interessano anche gli estranei. Voi, da
-signorina, vi ricordate di aver osservato i miei cavalli al Pincio; io,
-quand'eravate signorina, mi ricordo di avervi veduta una mattina, una
-domenica di Maggio, uscir di chiesa con un grande cappello di paglia
-fiorentina ornato di rose fresche... Era la prima volta che vi vedevo e
-mi ricordo d'essermi fermato per domandare di voi ad un conoscente, il
-quale vi salutava. Come vedete, ho buona memoria anch'io!
-
-Ella sorrideva nell'ascoltarmi, allettata e sorpresa. Ma i suoi occhi
-ambigui, dietro quel sorriso, mi andavano scrutando.
-
--- E quando, -- ripresi, -- quando mi raccontarono che il Mariani si era
-fidanzato con voi, dissi fra me: «Bah... quelle rose fresche erano belle
-assai!» E l'ho invidiato un momento, come invidiai tutti gli uomini che
-sposarono una donna bella. È forse questa invidia molteplice che mi ha
-salvato sempre dal pericolo del matrimonio.
-
--- Però, -- ella fece con un sorriso ironico, -- vi siete andato molto
-vicino...
-
--- Certo, -- risposi leggermente; -- vicino a questo, come a tutti gli
-altri pericoli, a tutte le altre tentazioni della vita.
-
-E mi accommiatai dicendole:
-
--- Se permettete, donna Claudia, verrò a farvi un'altra visita fra
-qualche giorno.
-
--- Grazie; sono quasi sempre in casa, fin verso le quattro.
-
--- Quando allora?
-
--- Venerdì, se volete.
-
-
-
-
- IV
-
-
-Andò a finire che l'agente di cambio mi fece credito, e la bionda
-Claudia mi concesse qualche privilegio. La sera, naturalmente, mi recavo
-spesso a teatro per incontrarla, e mi ricordo di una volta ch'ella
-sedeva in un palco di prima fila, bellissima, provocante, ammirata. La
-mia poltrona era dall'altro lato della platea, e durante un intermezzo
-ella mi fe' segno di salire. Vi andai. C'era il Wendel al parapetto, di
-fronte a lei, mentre il povero Mariani stava rincantucciato in fondo al
-palco, vergognoso di avere una moglie così fulgida, un agente di cambio
-così ricco. Tutti e tre furon meco di una cortesia squisita e mi
-domandai se al mondo val qualche volta la pena di avere scrupoli, visto
-che, nei rispetti sociali, l'onestà e la disonestà, il sentimento e la
-commedia del sentimento, son cose che in fondo non presentano alcun
-divario ben definito. Poco dopo il Mariani colse l'occasione di
-andarsene a fumare un sigaro, ed alla fine dell'atto anche il Wendel
-uscì.
-
-Allora mi posi al parapetto. La sala pettegola, irrequieta, scintillava
-di luce, di gioielli, di spalle nude; i canocchiali curiosamente
-incrociavano per ogni verso i loro fuochi. Questa bellissima Claudia,
-che aveva il nome ed il seno di una liberta romana, mi prodigava i suoi
-sorrisi e -- cosa inaspettata, -- di fronte a noi, ma in un palco di
-seconda fila, c'era Edoarda De Luca insieme con suo marito. In quel
-momento vidi Fabio Capuano entrar nel suo palco.
-
--- Temo che il Wendel sia rimasto un po' male, -- mi disse Claudia
-sottovoce, nascondendo la faccia dietro il ventaglio di piume.
-
--- Di che?
-
--- Ha veduto quando ti ho fatto cenno di salire.
-
--- Bah! son malumori che passano...
-
-Intanto i miei sguardi correvano curiosamente verso quel palco di
-seconda fila. Edoarda portava quella sera un abito nero, scollato, e su
-le spalle un boa di _chinchilla_ che morbidamente le ricadeva indietro.
-Aveva cambiata pettinatura; non portava più il suo gran nodo su la nuca,
-ma un'acconciatura di moda, con ondulazioni, crespi e riccioli
-sfuggenti, la treccia ravvolta sul vertice della testa, e, fra i
-capelli, un'orchidea di brillanti, splendidissima. Le sue spalle, il suo
-petto, biancheggiavano nella penombra del palco ed avevano in sè
-qualcosa di rigogliosamente maturo: il fiorire della fanciulla ch'è
-divenuta donna e conosce ormai tutti i secreti voluttuosi dell'amore.
-Anche il suo volto raggiava, e mi parve trasfigurata. I miei sguardi non
-fecero che volgersi tra lei e Pietro De Luca, cercando quasi
-d'indovinare le vicende intime della lor vita, e meravigliandomi che un
-altro uomo avesse potuto aprire a così piena bellezza quella fanciulla
-un po' schiva, che dai grandi suoi occhi, pieni di pensiero e di
-trasparente anima, guardava nella vita con un senso di naturale
-malinconia.
-
-V'è sempre in fondo al nostro cuore una religione occulta che torna
-verso il passato. Quello ch'è stato nostro ha per noi qualcosa
-d'indimenticabile, e credo che i sentimenti più vivi non si distruggano
-mai del tutto nello spirito nostro, ma s'addormentino in fondo al cuore
-nell'attesa d'un lontano risveglio. Poi, da quegli esseri crudeli e
-bizzarri che siamo, è sempre irritante il veder consolata, e non da noi,
-un'anima che per noi soffriva. L'amore infatti è per sua natura un
-sentimento che sempre, o nasca o muoia, o si trasmuti o si perverta, o
-segua pure un suo decorrere quieto, abbisogna, per essere tale, d'un
-altro sentimento, d'un'altra causa, che l'aiuti a vivere: così la
-gelosia, il timore, la lontananza, l'abbandono, la sciagura, la morte.
-
-Esso è come uno specchio, il qual lentamente assorba e consumi
-l'immagine che riflette, ma poi d'improvviso la rimandi mille volte più
-fulgida. Poichè in tutte le anime l'amore vive di sogno e d'irrealità.
-
-Ora la bella Claudia m'interessava meno; le sue parole artifiziose non
-mi davano più alcun turbamento. Uscii dal palco, e, tornato nella mia
-poltrona, rimasi lungamente a guardare lassù, in alto, verso quella
-donna vestita di nero, che aveva un'orchidea di brillanti tra i capelli
-oscuri.
-
-«Vedi, -- mi andava mormorando nelle orecchie un piccolo demone
-beffardo, -- vedi, o grullo!... d'amore non si muore. Anche tu non
-morrai!»
-
-E nel gran palazzo marmoreo vedevo intanto passare il barone De Luca,
-tronfio della dote carpita, e lo vedevo, dopo lo spettacolo, con una sua
-bella veste da camera, entrar nell'alcova nuziale, quella stessa forse
-ch'io rammentavo tappezzata d'una stoffa color d'indaco pallido, con un
-baldacchino a larghi drappeggi.
-
-Edoarda mi aveva certo notato e pareva che ostentasse, per offendermi,
-una scherzosa fatuità. Al termine dello spettacolo andai nell'atrio per
-vederla uscire.
-
-Gli uomini, accendendo le sigarette e rialzando i baveri dei soprabiti,
-facevano ala dal termine dello scalone sino alla porta d'uscita. Mi posi
-con le spalle contro una colonna ed aspettai. Quando apparve giù dagli
-ultimi scalini, e mi vide, sembrò che il suo volto si coprisse d'una
-bianca e mal dominata paura. Con lei era Fabio, erano altre persone;
-ella volse altrove la faccia, e parlò, parlò... Ma camminando barcollava
-un poco. Pietro De Luca, nel passarmi accanto, salutò per primo. In
-fondo era naturale ch'egli mi salutasse, ma sarebbe stato altrettanto
-naturale che avesse finto di non vedermi.
-
-Il barone, certo, era un uomo di spirito e veramente cortese! Io, quella
-sera, mi sentii d'umore pessimo; camminai a casaccio per le strade;
-verso le due mi trovai davanti al palazzo Laurenzano; guardai su: buio.
-Andai al Circolo e giocai fino al mattino.
-
-M'era venuto un capriccio veemente, insensato; riaver Edoarda,
-foss'anche per una volta sola, pur di conoscere la nuova donna ch'era
-sbocciata in lei. La mia vita infatti non era più che una ricerca ed una
-soddisfazione di capricci continui, per lenire quel desiderio
-inestinguibile che dentro mi torturava.
-
-Passò l'inverno. Mi fu proposto in quel tempo di andare al Congo insieme
-con una compagnia di speculatori stranieri, uomini risoluti a tutto, e
-fui sul punto di accettare; ma siccome in quel momento la Borsa
-traversava un periodo di floridezza e tutte le fortune arridevano agli
-audaci, preferii, per mezzo del Mariani e del Wendel, tentar l'alea su
-certi valori che ascendevano vertiginosamente, ed ebbi il senno di
-liquidarli prima dell'inevitabile rovescio. Questa fortuna mi fece
-riflettere che il Congo è una terra inospitale, molto lontana, infetta
-dalla malaria e dalla malattia del sonno, cosicchè restai. Naturalmente
-a Claudia volli far credere d'esser rimasto per lei.
-
-Era fra quelle donne che non acquistano e non perdon nulla quando si
-giunge a conoscerle intimamente, perchè la loro bellezza le salva
-dall'essere insipide e la loro fatuità dall'innamorare. Son queste le
-amanti che piacciono agli uomini di Borsa, gente pratica e spedita, che
-all'amore pensano quando ne hanno tempo e vogliono avventure saporite ma
-scevre di complicazioni sentimentali. Noi, dopo alcuni mesi, litigammo
-per varie futilissime ragioni. Voleva, per esempio, che trovassi modo di
-presentarla alla duchessa di Loano, la quale dava in quella stagione
-ambitissime feste. Non ne venni a capo, e se ne offese. Poi mi trovava
-poco espansivo, troppo indolente; spesso irritabile; diceva che la
-trattavo come un'amante vecchia e superflua, che non avevo per lei
-alcuna di quelle delicatezze, un po' romantiche forse, ma che sono tanto
-necessarie ai piccoli amori. S'ingelosì anche d'una miss Americana, che
-in quell'anno accivettava mezza Roma, ed io, sebbene per mio conto non
-soffrissi d'alcuna gelosia, nondimeno mi stizzii un poco nel vederle
-intessere con tutti gli uomini quelle frivole galanterie che aveva, sin
-dal primo giorno, intraprese con me. Tranquillamente l'avventura finì.
-
-Durante l'inverno mi si eran offerte varie occasioni di veder Edoarda,
-in istrada o nei teatri, ma raramente sola. Nonostante il mio desiderio,
-m'ero prefisso di non andar nelle case o nelle feste ove supponevo di
-poterla incontrare, poichè non sapevo in qual modo ell'avrebbe subìto
-quest'incontro. Una sola volta, recandomi a visitare la contessa di
-Casciano, l'incrociai mentr'ella passava con un'amica per l'anticamera.
-Entravo, ella usciva: ebbe, nel vedermi, un piccolo movimento di
-perplessità, poi entrambe passarono, chinando leggermente il capo al mio
-saluto. Su l'uscio, donna Eufemia Lanti, ch'era la sua compagna, si
-volse e mi sorrise. Edoarda portava quel giorno una pelliccia di
-martora; su le sue scarpine finissime brillavano due fibbie d'argento:
-questo solo ricordo. Dietro lei rimase un solco del suo leggero profumo,
-un profumo che le avevo scelto io: soave.
-
-Al Pincio qualche volta la sua carrozza ed il mio cavallo
-s'incrociarono; in istrada molto spesso la vidi uscir dai negozi. Se
-l'incontravo durante una passeggiata, la seguivo per un tratto,
-discretamente, senza darle noia.
-
-Intanto la studiavo. Quando s'accorgeva della mia presenza, il suo passo
-diveniva un po' incerto ed insieme più rapido; non guardava mai dalla
-mia parte, non sostava, e tuttavia c'era nel suo modo di camminare
-qualcosa d'indefinibile, come la compiacenza di sentirsi bella sotto la
-vigilanza del mio sguardo. Poi, frettolosa, entrava in un negozio; io
-non spingevo la temerità fino ad attendere che uscisse.
-
-Il mio capriccio di giorno in giorno si faceva più forte; era una
-curiosità malsana e torbida, era come il desiderio d'un peccato
-insolito, che mi accendeva e mi sollevava un poco dalle mie tristezze.
-Ogni giorno cercavo un mezzo nuovo per poterla incontrare.
-
-Il Capuano mi dava molte notizie su la sua vita intima e spesso lo
-istigavo abilmente perchè soddisfacesse qualche mia curiosità. Vicino a
-Edoarda egli stava per divenire un di que' cocciuti e fidi cavalieri
-serventi che spesseggiano intorno alle belle signore, le seguono
-dappertutto, nella intimità della famiglia e nei ritrovi della vita
-mondana. Per lo più costoro furono amanti, od anche solo amici amorosi;
-poi tramonta il regno loro ed altri li soppianta nel cuore della bella
-infedele. Ma ebbero il favore di qualche confidenza, resero alcuno di
-que' servigi che si rammentano, o, per la loro professione,
-s'immischiarono nelle faccende patrimoniali, o furon amici strettissimi
-del marito; intanto, man mano, i capelli si fanno grigi, l'intimità li
-vizia, l'umore divien geloso, permaloso, irascibile, e degradano giù
-giù, fino ad essere l'invitato necessario d'ogni pranzo, il compagno su
-gli «stages», nelle villeggiature, al mare, in montagna. Rassegnati e
-bisbetici, fanno da supplente o da superfluo, e son gli uomini a cui
-volentieri i mariti confidan le lor mogli, perchè possiedono tutte le
-virtù maritali, mentre non si ritengon pericolosi; cicisbei di gran
-corte, che il troppo donneare o il troppo amoreggiare ha finalmente
-ridotti a non destar paura.
-
-Fabio, senz'essere tra costoro, stava per assumerne l'abito e gli
-attributi. Quell'amore per Edoarda, ch'egli aveva nutrito nell'anima
-silenziosamente, ora gli si commutava in una di quelle caparbie
-sentimentalità, che spesso divampano all'avvicinarsi della vecchiaia.
-Passioni che conservano dell'amore tutto il furor triste, l'amara
-gelosia, con un senso penoso di rinunzia e senza quella bellissima
-temerità che distingue l'amore, cioè la pretesa del possesso.
-
-Era il secondo abbandono che faceva di lei, forse il più doloroso. Dopo
-averla adorata senza mai dirglielo, aveva saputo compiere la più alta
-rinunzia per vederla felice, per darla a me; invece se l'era presa Piero
-De Luca, vagheggino facile di morale, di lingua e di spada, ex ufficiale
-di cavalleria, notissimo nelle cacce, negli ippodromi, giuocatore
-sregolato, uomo avventuroso, destro, pieno di coraggio e di fede in sè
-stesso. Dicevano che la generosità d'un amante gli avesse più volte
-salvata l'uniforme, quell'uniforme attillata ch'egli portava con tanta
-spavalderia. Ora, da qualche anno, aveva lasciato l'esercito; non lo si
-vedeva più pavoneggiarsi di quella sua lunga sciabola rumorosa, o
-danzare a tutti i balli con eleganza compiuta; ma si dava interamente ai
-cavalli, ora sopra tutto che il denaro dei Laurenzano gli permetteva di
-nutrire una scuderia da corse, oltre una decina di cavalli per concorsi
-ippici e per le cacce nella campagna.
-
-Il Capuano lo aveva sempre avversato, prima e dopo il matrimonio, nè si
-tratteneva dal farlo comprendere a Edoarda. Senonchè il De Luca era un
-marito come ve ne sono molti, fra quelli che han sposata una dote, e dei
-quali si crede, per questo solo, che debban esser pessima gente. Il De
-Luca, -- e Fabio doveva pur convenirne, -- era gaio in famiglia, non
-molesto, cortese; accompagnava sua moglie volentieri, le usava
-un'infinità di premure, la colmava di regali, questo, beninteso, con il
-denaro di lei. Ancora non gli si conoscevano amanti; con le antiche --
-le quali eran molte -- si mostrava d'una correttezza irreprensibile: non
-era inoltre geloso, non scontroso, di belle maniere e liberale: «pareva
-che in quel denaro egli ci avesse guazzato fin dall'infanzia»; -- e
-questa era una frase del Capuano.
-
-Aveva in addietro appartenuto al nostro Circolo, poi se n'era dimesso.
-Ora lo avevano ripresentato ed accolto a pieni voti. Uno dei proponenti,
-s'intende, fu il Capuano. Ma il De Luca non veniva che ad intervalli;
-dopo il matrimonio aveva lasciato il gioco e passava la vita fra le
-scuderie, gli ippodromi, gli allevatori e gli allenatori di cavalli.
-
-Mi ero domandato sovente se Edoarda lo amasse. Fabio pretendeva di no.
-S'egli amasse Edoarda? Forse.
-
-Ora le carrozze dei Laurenzano erano stemmate; sul portone del palazzo
-era uscito un grande scudo marmoreo con le armi dei De Luca, ch'eran tre
-stelle sopra un mare, con un torchio ed una chiave. «_Nostra cum vi_».
-
-La vecchia zia era morta da tempo; ne avevano già smesso il lutto. Un
-giorno, che si parlava di tutte queste cose, Fabio mi domandò
-improvvisamente:
-
--- Infine, sei dunque pentito della tua pazzia?
-
--- Pentito?... Ma neanche per sogno! -- risposi bruscamente, alzando le
-spalle. Poi, siccome volevo sapere molte cose, presi a domandargli con
-somma naturalezza: -- Edoarda non ti ha mai parlato di me?
-
--- Sì, qualche volta, in principio; ma ora, da che sei tornato, evita
-manifestamente questo discorso.
-
--- Ah!
-
--- Però conosce tutte le tue prodezze.
-
--- Quali?
-
--- Oh Dio... tutte!
-
--- E naturalmente gliele avrai raccontate tu.
-
--- Un po' io, un po' gli altri. Perchè? ti spiace?
-
--- Figùrati!... Mi è del tutto indifferente. Volevo soltanto sapere cosa
-dice di me. Forse mi compiange?
-
--- No; anzi non esprime alcun giudizio. Solo, una volta, m'ha detto di
-averti veduto, credo in teatro, e di aver notato che avevi l'aria un po'
-mutata... da quel tempo.
-
--- Mutata? E come?
-
--- Che so io? lo sguardo più duro, l'espressione d'un uomo che sia molto
-vissuto in poco tempo, l'aspetto un po' patito... Non ha detto di più.
-
--- E non hanno bimbi?
-
--- Finora no.
-
--- Come mai?
-
--- E cosa vuoi che ne sappia io! -- esclamò egli, con il suo solito
-malumore sorridente.
-
--- Senti: e se per caso l'incontrassi una volta, in società o in altro
-luogo dove fosse indispensabile parlarci?
-
-Gli feci di proposito questa domanda, sapendo ch'egli l'avrebbe
-ripetuta.
-
--- Mah?... -- rispose Fabio, -- non saprei. Il marito come si dimostra
-con te?
-
--- Cortesissimo.
-
--- Vi parlate?
-
--- Al Circolo, qualche volta; poche parole.
-
--- Bah! Potresti al caso rivolgerle accademicamente un saluto: buon
-giorno, buona sera... Questo non conta.
-
--- E mi risponderà?
-
--- Per forza.
-
--- Senti: è una domanda stupida, oziosa la mia... Ma credi che sia tutto
-passato in lei?
-
--- Ah... non so. -- E soggiunse con la sua voce burbera: -- Le donne,
-sai, chi le indovina è bravo!
-
-Sapevo che tutte le mattine ella passava per Piazza di Spagna, e vi
-passai; sapevo che la domenica andava alla Trinità dei Monti con altre
-signore, e la domenica passeggiai verso la Trinità dei Monti.
-
-Solevo portare nello sparato della camicia una goccia di rubino ch'era
-il castone d'un antico anello; Edoarda me lo aveva regalato, non so più
-in quale ricorrenza. Ogni sera, quando supponevo di poterla incontrare
-in un teatro, portavo quel rubino. M'era pur rimasto, nella casa di
-Roma, un gran mazzo di cravatte ch'ella mi aveva comperate, perchè a
-quel tempo amava occuparsi d'ogni cosa mia. Ed allora, ogni mattina, per
-andare in Piazza di Spagna, ne misi una: conoscevo la sua memoria
-tenace, forse le avrebbe riconosciute. Facevo queste cose puerili e mi
-pareva di non amarla; per lei non provavo che un senso di gelosa
-inimicizia, una curiosità piena d'irritazione. La cercavo tuttavia, con
-il pensiero assiduo, mentre il desiderio di rivederla diveniva per me un
-bisogno assillante.
-
-Pensavo: «Ella sa che ogni mattina l'attendo in Piazza di Spagna. Perchè
-ogni mattina la rivedo? Perchè non sceglie un diverso cammino?»
-
-E la lentezza di questa insidia mi tentava. Quando la primavera fu tutta
-sbocciata, le fioraie scesero su la piazza con canestre riboccanti.
-Allora, ogni giorno, ella si fermò a comperare qualche mazzo. Talora,
-essendomi coricato all'alba, duravo gran fatica nel trarmi dalle coltri;
-pur mi levavo, poichè ogni altra cosa mi sarebbe sembrata priva di uno
-scopo, il giorno che tra quei fiori non l'avessi incontrata.
-
-Veniva pure i giorni di pioggia, e le fioraie nascoste sotto grandi
-ombrelli la salutavano al suo passare. Pensavo: «Come avvicinarla? come
-dirle o scriverle una parola?» E mille infantilità, mille vecchie
-astuzie da innamorati mi si affacciavano alla mente; ma sùbito le
-respingevo, non volendo sciupare in un modo così comune la mia tortura
-delicata.
-
-Tutto di lei mi piaceva, e sommamente le cose che un tempo m'erano
-dispiaciute; il mio desiderio s'inaspriva d'una torbida sensualità. Una
-mattina, insensatamente, mentr'ella si era fermata per comprar fiori,
-m'avvicinai. Ma quando le fui presso, e mi vide, si fece bianca più dei
-mughetti che teneva in mano, e lasciandoli cadere s'allontanò rapida.
-Non la rividi per tre giorni; poi tornò.
-
-Giunse Paderewsky a Roma per dare tre concerti, e sapevo da Fabio
-ch'ella vi sarebbe andata. Anzi egli aveva l'incarico di fissare i
-posti, ch'erano assai contesi; uno per lei, l'altro per la viscontessa
-d'Andrassy, moglie d'un segretario dell'Ambasciata Belga. Fabio mi disse
-che il barone De Luca non amava la musica da camera. Accompagnai Fabio
-per vedere quali posti prendesse, e tornatovi tosto, fissai per me una
-poltrona dietro l'altre due, nella fila consecutiva.
-
-Il giorno del primo concerto, quando entrai nella sala gremita, il
-grande Paderewsky già suonava; la sua testa d'angelo, placida e pura,
-sembrava sognasse le note che le sue mani andavano suscitando con un
-prodigio di maestria. Per non disturbare gli ascoltatori attesi
-l'intermezzo, appoggiandomi contro una colonna, quasi nascosto nella
-penombra, e fissando Edoarda, che istintivamente si volse.
-
-La settima sinfonia di Beethoven volava sopra l'uditorio, che la
-commozione teneva sospeso in una specie di estatica immobilità; qualcosa
-di magico e di possente sollevava gli spiriti, come fiaccole accese, in
-una sfera paradisiaca di ebbrietà. E in quel momento, su l'ala delle
-note volanti, nella religiosa paura che incutono le grandi rivelazioni,
-quell'amore che non si dice, che fu, e poi morì, e poi risorse,
-quell'amore che divien umile dopo esser stato violento e si appaga di
-nulla dopo aver tutto sprezzato, si comunicò fra noi come una cosa
-tangibile, divenne materia, bacio, carezze, parola e sospiro fra le
-anime nostre, che ritornavano entrambe da un lontano esilio, portandosi
-fiori di rimembranza e di poesia, primavere di sogno e di musica
-dimenticata.
-
-L'orchestra tacque; m'andai a sedere. La pelliccia di Edoarda,
-rovesciata su la spalliera della poltrona, toccava quasi le mie
-ginocchia, e, se mi fossi chinato in avanti, i suoi capelli m'avrebbero
-sfiorata la fronte. Intesi ciò che diceva, intesi la sua voce ancora,
-dopo tanti anni che più non la udivo. Il suo profumo mi veniva in
-faccia, qualcosa di lei fasciava i miei sensi nascostamente. Nel
-manicotto, semiappassiti, aveva i mughetti comperati la mattina in
-Piazza di Spagna.
-
-Mille volte mi venne la tentazione di toccarla, in un modo qualsiasi,
-fuggevolmente; ma non osai. Solo, durante l'intermezzo, un amico il
-quale sedeva due file più avanti, si volse, mi vide e prese a parlarmi.
-Allora, per rispondergli, mi chinai un poco su la poltrona di Edoarda e
-le fui così vicino che mi pareva quasi di toccarla. Certo la mia voce
-dovette darle quel medesimo senso che a me dette la sua, perchè la vidi
-trasalir leggermente. Quando ci levammo entrambi per uscire, ella mi
-guardò in viso, pallidissima, piena d'un'estatica paura. Ed io, rimasto
-solo, mi scossi, come per cacciar dalle vene il turbamento che vi
-serpeggiava, e risi, e pensai a quella che aveva inaridito il mio cuore.
-Mi trovai puerilmente perverso; non l'amavo, e, sopra tutto, non la
-volevo amare.
-
-Edoarda ritornò l'altre volte ai concerti, con la baronessa d'Andrassy,
-ma sedeva lontana e fu solo negli intermezzi che, levandomi, la potei
-vedere. Tutte le ambizioni della mia vita nuova convergevano in questa
-sola: possedere la donna che avrei dovuto sposare, contro la quale m'ero
-esasperato fin quasi all'odio. Un mio cuore fittizio mi faceva rivivere
-ad uno ad uno tutti gli episodi del legame spezzato, e, come s'ella non
-fosse più la stessa, mi tornavano alla mente i suoi gesti, i suoi baci,
-le inflessioni della sua voce, i sorrisi e le lacrime che avevano
-intessuta la storia del nostro lontano amore. Andavo per curiosità
-rileggendo alcune sue lettere, che m'erano rimaste per caso, e pur
-dicendomi che il tempo muta e travolge tutto, le somme felicità come i
-più acerbi dolori, tuttavia non potevo riconoscere nella sua nova
-bellezza di donna un poco altera, la timida fanciulla di un tempo,
-ch'era stata, nelle mie mani, quasi un trastullo fragile. Quel mio cuore
-fittizio la desiderava ora intensamente, la desiderava come un delicato
-vizio che potesse ancora infondere un po' di vita nella sua mortale
-aridità.
-
-A poco a poco scordai qualsiasi prudenza; mi recai nelle case ove
-speravo di vederla, ed in una visita presso la contessa di Casciano
-finalmente l'incontrai. V'era un numeroso crocchio di signore, qualche
-uomo solamente; fra questi l'ambasciatore Palazzo, il contino Rainieri e
-l'onorevole Albizzi-Cerda, amante allora della contessa di Casciano. Era
-costei una signora più che trentenne, ancora piacente, per quanto non
-fosse mai stata bella; suo marito, arditissimo esploratore, era morto di
-febbre gialla durante un viaggio. Aveva due figlie cordialmente brutte,
-ma educate a Londra, il che significa professare una libertà di costumi
-a tutta oltranza dietro un'apparenza impeccabilmente puritana. Quando
-entrai nella sala, gli occhi di tutti corsero involontariamente da
-Edoarda a me, poi sùbito le conversazioni si spensero in uno di que'
-bisbigli curiosi, che sono il commento subdolo del pubblico ai colpi di
-scena così frequenti nella commedia mondana.
-
-Alcune signore m'erano sconosciute; la padrona di casa mi presentò.
-Giunti che fummo davanti alla poltrona ove sedeva Edoarda, fingendo di
-conversare animatamente con una vecchia nobildonna ch'era mezzo sorda,
-la contessa di Casciano con la più soave ingenuità:
-
--- Tu, cara, -- le disse -- conosci, credo, il conte Guelfo...
-
-Edoarda, confusa, piegò il capo come per dire di sì. Le feci un inchino,
-rapido, e passai oltre. Ebbi la prudenza di non guardare nessuno, ma mi
-sentivo addosso gli occhi di tutti, molesti e beffardi. Senonchè la
-disinvoltura di Edoarda mi dette un grande stupore. Lungi dal cogliere
-sùbito un pretesto per andar via, o dal mostrarsi punto in imbarazzo,
-continuò a discorrere animatamente, come se nulla fosse accaduto,
-mettendo nelle sue parole un sale, una briosità, che non le conoscevo
-ancora. Di riflesso, mi trovai molto impacciato, e poichè la contessa di
-Casciano, in tutto squisita, ci teneva a farmi parlare, studiandosi di
-provocare il caso ch'io dovessi rispondere a Edoarda, o Edoarda a me,
-durai gran pena a non smentire quella fama che avevo di gaio e facile
-parlatore.
-
-Dopo una ventina di minuti venne il Capuano. La sua faccia strabiliata,
-quando ci vide, per poco non fece ridere anche me. Non appena gli fu
-possibile avvicinarsi a me, che gli sfuggivo, mi trasse in disparte per
-sibilarmi sottovoce:
-
--- Che novità son queste? Sei pazzo ora?
-
-Io feci con le labbra un atto d'indifferenza e risposi leggermente:
-
--- Perchè mai?
-
-Lo vidi poi che diceva qualcosa misteriosamente anche a Edoarda. Poco
-dopo, cogliendo l'occasione che la nobildonna mezzo sorda se n'andava,
-Edoarda pure si levò. Strinse la mano a tutte le signore, a noi uomini
-fece solamente un cenno del capo.
-
-Questa mia prodezza non ebbe che due conseguenze: la prima, che per una
-settimana ella non passò più per Piazza di Spagna, e l'altra fu una gran
-diatriba fattami dal Capuano.
-
-La sera stessa me lo vidi giungere in casa, fuori di sè. Ancor prima di
-togliersi il soprabito, e senza nemmeno darmi la buona sera, cominciò a
-sciogliere i freni del suo sdegno.
-
--- Insomma, insomma, io non capisco più in che mondo si vive! I
-gentiluomini, o quelli che dovrebbero esser tali, mancano ai riguardi
-più elementari dell'educazione! In verità!...
-
--- Puoi dire, puoi dire!... Tanto, sai che non m'offendo.
-
--- Ma vieni un po' qui, ragazzo mio! Spiégami: cosa ti sei fitto in
-capo? Forse di far la corte a Edoarda?
-
--- Eh, via!... tu scherzi!
-
--- Ti avverto che si comincia col dirlo in giro. E in fede mia tu fai
-proprio tutto quello che ci vuole per lasciarlo credere.
-
-Mi stavo infilando i pantaloni dell'abito da sera; egli camminava per la
-stanza, con il suo gestire da caratterista.
-
--- Sai, Fabio? Se tu avessi fatto il predicatore, chissà quanta gente
-sarebbe accorsa per udire i tuoi quaresimali!
-
--- Bah!... se vuoi scherzare è un altro conto.
-
--- Insomma: ti manda lei, per caso, a farmi questa ambasceria?
-
--- Ah, no! Ecco non devi credere questo! D'altronde non l'ho ancora
-veduta.
-
--- Ebbene, che colpa ne ho io, se, andando a visitare la contessa di
-Casciano, v'incontrai Edoarda?
-
--- Ma le smanie di società, di visite, di balli, di pranzi, ti son
-dunque venute tutte in un colpo?
-
--- M'annoio e cerco di svagarmi. Poi faccio il possibile per non perdere
-il mio posto nell'Olimpo. Sai... a questi chiari di luna!
-
--- Va bene. E le passeggiate in Piazza di Spagna? E la Trinità dei
-Monti? E quel canocchiale che in teatro non abbassi un momento? Tutto
-questo è sempre per l'Olimpo, è vero? Ma, già!... tu non ti curi di
-niente! In fondo non hai mai avuto nè cuore nè senno; il tuo capriccio
-innanzi a tutto, e il resto... al diavolo!
-
--- Ah, bene, senti... ora vai oltre i limiti! Fammi un santo piacere:
-parliamo d'altro!
-
-Egli mi sogguardò con occhi obliqui, accese una sigaretta, si pose a
-cavalcioni d'una sedia e non parlò più.
-
-Io mi feci con somma cura il nodo della cravatta, chiamai Ludovico
-perchè mi spazzolasse ben bene l'abito, misi un fiore all'occhiello,
-profumai il fazzoletto e presi da un tavolino le chiavi di casa.
-
--- Dunque vieni o resti? -- gli domandai.
-
--- Usciamo pure! -- fece, tragicamente.
-
-Quand'ebbimo camminato un po' per la strada, visto ch'egli non parlava,
-lo presi sottobraccio.
-
--- Di'... non sarai mica offeso per caso?
-
-Bastava una frase amichevole per rimetterlo di buon umore.
-
--- Ci mancherebbe altro! -- esclamò allegramente.
-
--- Sai, -- gli dissi, -- che il tuo isterismo peggiora ogni giorno?
-
--- E sai, -- rispose con una perfidia sorridente, -- che la tua
-balordaggine è divenuta cronica? Sapevo che con questi occhi avrei
-vedute ancora le cose più stravaganti, più inverosimili che possano
-accadere al mondo; ma di vederti un'altra volta innamorato d'Edoarda...
-questo poi no!
-
--- Siamo da capo?
-
--- Calma! Non ti voglio dire che una cosa sola. Non sei cattivo, tutte
-le sciocchezze che fai si devono solamente alla tua gran leggerezza...
-Ma, guarda: se ora ti figgessi nel capo di scompigliare un'altra volta
-la vita di quella creatura, m'incuteresti un così grande ribrezzo, che
-avrei per sempre vergogna di stringere la tua mano.
-
--- Su, dammela quella mano, e vieni a pranzo con me!
-
--- Grazie, non posso.
-
--- Perchè? hai forse un altro invito? Vedo che infatti hai una stupenda
-cravatta bianca.
-
--- Sì, sono invitato.
-
--- E dove, se è lecito?
-
--- Dai De Luca, -- egli convenne, quasi a malincuore.
-
--- Ah... buon appetito!
-
-
-
-
- V
-
-
-Era giornata di caccia. Il master, don Antonino Feretra, ci aveva dato
-convegno per le nove del mattino.
-
-Fresco ed ilare, per quella giocondità della primavera laziale, ero
-uscito di buon'ora montando per la prima volta Bluff, il mio nuovissimo
-irlandese dal mantello sauro focato, con il muso e le balzane d'un color
-candido come la neve.
-
-Due mazzi di baccarà eccezionali mi avevano permesso di comperare questo
-ammirevole cavallo, giunto fresco fresco dall'Irlanda e conteso con
-sforzi eroici all'imberbe quanto milionario Stefanuccio Gola, che, non
-essendosi ancora potuto liberare da una fastidiosa inabilitazione,
-m'aveva dovuto cedere sul prezzo. Bluff era un superbo animale, dalla
-criniera folta, le reni spaziose, il petto robusto, saltatore agilissimo
-e galoppatore instancabile.
-
-Stretto nella mia giubba rossa, recandomi di buon trotto al «meet», mi
-pareva d'essere tornato il gentiluomo d'una volta, intrepido a tutte le
-macerie, spavaldo in sella come se ci fossi nato. E la vita, quella
-mattina, mi piaceva ancora.
-
-Giunsi, mentre il master prendeva il galoppo seguito dai cani, facendo
-squillare nitidamente il corno da caccia.
-
-Il «meet» era frequentatissimo. Vidi Piero de Luca in sella d'un
-puro-sangue irrequieto come una gazzella e intesi donna Maria Monsélice,
-amazzone ammiratissima, dirgli con tono d'intenditrice:
-
--- Long Tail non vi farà il percorso, barone, e voi rischiate di
-rompervi il collo. Spero che girerete le macerie.
-
-Il De Luca, sorridendo come un uomo indurito alle avventure della sella,
-rispose:
-
--- Tutt'altro! È una scommessa, Donna Maria, e sono ben sicuro di
-vincere.
-
--- Sarebbe veramente peccato rovinare questo bel puro-sangue in una
-caccia.
-
--- Long Tail ha un'andatura infernale, ma non rifiuta nessun ostacolo;
-se permettete, vi seguirò da vicino, senza lasciargli prendere la mano.
-
--- Andiamo! -- diss'ella scudisciando il proprio cavallo. E volarono
-via.
-
-Stavo intanto parlando con due cavalieri che ammiravano Bluff, quando,
-fra un gruppo d'amazzoni che prendevano il galoppo, vidi o mi parve
-riconoscere Edoarda, nel mezzo fra la contessa di Casciano e miss Emy
-Ruffles, con altre che non ravvisai. Guidavano il gruppo Giorgio
-Sannìzzaro ed un capitano di cavalleria. Difficilmente l'occhio poteva
-trarmi in errore, ma, per il travestimento dell'amazzone, e sapendo che
-a' miei tempi ella non aveva mai preso parte ad alcuna caccia, dubitai
-d'essermi ingannato.
-
-Col cuore in tumulto misi Bluff di galoppo, spingendolo in direzione del
-gruppo che già s'allontanava per la campagna. L'irlandese di buon
-sangue, spiegando un'andatura meravigliosamente distesa, in breve li
-accostò, e quando giunsi a pochi metri da loro durai gran fatica per
-diminuirne l'impeto e non passar oltre.
-
-Da vicino riconobbi Edoarda. Ella montava una cavalla baia, nervosa e
-gentile; indossava un'amazzone di velluto color viola fosco, portando,
-come una volta, i capelli annodati su la nuca. Un largo velo,
-fasciandole il cappello due volte, lasciava ondeggiare i suoi lembi nel
-vento del galoppo. Pensavo: «Egli le ha comunicate le sue passioni.
-Questo nuovo amore del cavallo è un segno quasi di affinità con lui.» E
-per tenermi dietro al gruppo dov'ella era, di continuo rompevo
-l'appoggio del morso a Bluff, che generosamente li voleva sopravvanzare.
-
-Tutta la campagna laziale, a perdita d'occhio, era inondata di sole; il
-terreno mandava un luccicore insostenibile, rotto qua e là dall'ammasso
-di un'antica maceria, dove le scaglie d'argilla balenavano come frantumi
-di specchiere.
-
-Davanti si parò una staccionata d'un metro circa, ed il gruppo, su due
-file, saltò netto. Ma, sopravvenute una seconda, poi una terza, i
-cavalli, animatisi ruppero un poco l'ordine, distanziandosi
-gradatamente. Le braccia più non mi reggevano per lo sforzo di rimanere
-in coda, e allora, piegando sul fianco, lasciai che l'irlandese
-passasse. Rapidamente mandai loro un saluto.
-
-Giorgio Sannìzzaro mi gridò dietro:
-
--- Eh, eh! di volata, Guelfo!...
-
-Ma Bluff, quand'ebbe lo spazio libero davanti, s'acquietò, e mi trovai
-di paro con l'ufficiale, che durava la stessa fatica nel dominare il suo
-polledro. Lo conoscevo, e questa ragione mi servì per unirmi al gruppo,
-tenendone la testa ad una cinquantina di metri. Incontrammo una piccola
-maceria; il capitano saltò furiosamente; il suo polledro lo portò via.
-Bluff fece un salto al quale Sannìzzaro, dietro, applaudì, e volgendomi
-li vidi saltare tutti facilmente, tranne il cavallo di Miss Ruffles che
-fece uno scarto e, dopo aver ritentato, passò di fianco.
-
-Il terreno cominciava ad essere malagevole. Da tutte le parti si
-vedevano frotte di cavalieri correre a briglia sciolta, mettendo
-nell'immensa campagna un formicolìo di giubbe rosse e d'amazzoni oscure,
-con l'eco nell'aria degli eccitamenti dati ai cavalli e lo scrosciare
-lungo di qualche nitrito. Un sordo rumore di terreno battuto si
-propagava in tutte le direzioni, sollevando per la infinita campagna
-quasi una oscillante sonorità.
-
-Miss Ruffles era rimasta indietro; il Sannìzzaro aveva di molto
-rallentata l'andatura per non lasciarla sola, ed io, volgendo il capo,
-vidi a poca distanza dal mio cavallo Edoarda e la contessa di Casciano,
-le quali galoppavano di paro. Bluff vide sorgere davanti a sè una
-maceria larga ed ineguale; drizzando le orecchie vi si buttò sotto come
-un fulmine, prese male il salto e la passò rasente rasente, in grazia
-del colpo di reni che mi diede quando si sentì sopraffatto dall'altezza.
-Una pietra toccata sbalzò fuori. Mi fermai dietro l'ostacolo per vedere
-il salto delle due cavalcatrici.
-
-La contessa di Casciano, che montava un saltatore da concorso, passò per
-la prima, facilmente, sorridendo; invece la baietta di Edoarda,
-spiccando il salto su le quattro zampe, scavalcò la maceria
-scompostamente, levandosi di peso, come fanno le capre. Attesi che le
-due signore passassero, e mi posi dietro loro, ad un galoppo misurato.
-Una frotta di cavalieri ci attraversò la strada, lasciando nell'aria un
-sibilo di voci e di scudisci.
-
-Bluff, spumoso per l'impazienza di raggiungere i più lontani, andava
-tutto a puntate, volate; per intorno l'alta erba, solcata in ogni senso,
-mostrava le tracce delle varie cavalcate.
-
-Vidi con gioia la baietta di Edoarda perdere terreno, mentre il bel
-sauro della contessa di Casciano, indocilmente le forzava la mano
-stanca. Finalmente, dopo aver saltato un'altro ostacolo, colei si volse,
-disse qualcosa alla compagna, e filò via. Edoarda, rimasta sola, diresse
-la cavalla verso un lieve pendio, poi, allentando le redini, si lasciò
-condurre. Appariva stanca; erano forse le prime cacce, v'era in tutta la
-sua persona una specie di rilassatezza.
-
-Copersi allora la breve distanza che ci separava, e per qualche minuto
-Bluff galoppò col muso vicino alla groppa della baietta. Lontano si
-vedevano i cavalieri convergere tutti verso un lato, a sinistra, e
-poichè i nostri cavalli v'andavano pure, d'un salto la sopravanzai,
-diedi una spronata nei fianchi a Bluff, e, piegando su la destra, lo
-lasciai galoppare.
-
-Sapevo che nonostante ogni sforzo dell'amazzone la baietta m'avrebbe
-seguito.
-
-Curvo, senza volgermi, sentendola presso, respiravo con voluttà la
-fragranza del vento primaverile; mi pareva di rapirla, di trarmela
-dietro legata alla mia sella, senza scampo, come in una leggenda, verso
-una solitudine di cielo e di luce. Una paura indefinibile mi tratteneva
-dal volgermi, per guardarla in faccia, e nel fischio dell'aria celere
-sentivo pur distintamente l'affanno del suo respiro.
-
-Per una specie di crudeltà non mi volli fermare; i due cavalli
-schiumavano, dopo venticinque minuti di galoppo serrato sopra un terreno
-che le piogge avevano reso pesante; v'erano sassi e buche, ma quel
-pericolo mi piaceva. Piantai di nuovo gli sproni nei fianchi di Bluff,
-ed il buon generoso cavallo, raddoppiando di lena, a scatti, a volate,
-galoppò così disteso, che l'erbe alte gli staffilavano il ventre. E la
-baietta dietro, ansante, senza cedermi d'un passo.
-
-Saltammo tre volte, come volando, l'ultima, intesi Edoarda dare un
-piccolo grido: si era sentita forse cadere, perchè la baietta saltava
-con troppo impeto.
-
-Allora mi volsi. Pallida, con gli occhi semichiusi, il busto un po'
-rovesciato all'indietro, pareva che quella corsa l'avesse del tutto
-sopraffatta ed estenuata; vidi che non teneva quasi le redini, compresi
-il pericolo, ed a forza di braccia rallentai. Pianamente ci mettemmo di
-paro, ansanti entrambi come i nostri cavalli, senza guardarci, lontani
-da tutti, nella solitudine, nel sole.
-
--- Edoarda... -- mormorai con paura, passando la mano su la criniera
-della sua cavalla, tanto le stavo presso.
-
-Il lembo del suo velo mi sventolava sopra una spalla, e poichè le parole
-mancavano, eran tutte impari alla mia commozione, lasciai la criniera,
-presi una sua mano, strinsi dolcemente quelle dita, e la briglia che
-tenevano, insieme.
-
-Ella bruscamente scosse il pugno, e la cavalla molestata fece un piccolo
-salto.
-
--- Mi perdonate? -- le domandai. -- Sono stato pazzo a condurvi qui, non
-è vero?
-
-Ella piegò la testa e sorrise; quel sorriso fu così pieno di gentilezza,
-che ne provai quasi un rimorso.
-
--- Non potevo più vivere a questo modo! -- le dissi. -- Bisognava pure
-che vi parlassi.
-
--- Sapete... -- rispose con volubilità, guardandomi senz'alcuna
-esitazione, -- avete rischiato di farmi rompere il collo! Davvero,
-all'ultimo salto, sono rimasta su per miracolo...
-
-Non era più la stessa donna; la guardavo e l'ascoltavo con sorpresa.
-
--- Non avevo altro modo per potervi parlare, -- le dissi con dolcezza;
--- e sono mesi che attendo...
-
--- Oh, davvero?
-
-Le presi la mano di nuovo:
-
--- Perchè scherzate così? -- Proprio non conto più nulla per voi?
-Null'affatto?
-
-Ella abbassò le palpebre con un sorriso pieno di sottile ironia.
-
--- Spero non dimenticherete che ho un marito, mio caro conte! -- E disse
-quest'ultime due parole con uno scherno che mi ferì.
-
--- Noi ci eravamo promessi una volta di rimanere l'uno per l'altra tutta
-la vita, -- le risposi con esitazione. -- Ma, già, queste sono parole
-che si dicono... almeno per voi!
-
--- Già, si dicono pur troppo! Ma un gentiluomo che le abbia intese,
-dovrebbe saper anche dimenticarle, vi pare?
-
-I cavalli avevano preso il trotto, piano, piano.
-
-Allora, tirando insieme la mia briglia e quella della baietta, li rimisi
-di passo.
-
--- Che fate ora? -- domandò Edoarda sorridente. -- Non mi vorrete far
-perdere, spero? Lasciatemi ritornare, vi prego.
-
-E raccolse la briglia abbandonata.
-
--- No, ve ne supplico, Edoarda! -- esclamai con una voce così commossa,
-ch'ella visibilmente ne provò stupore.
-
--- Poi, -- soggiunsi, -- bisogna che i cavalli riposino un momento.
-
--- Insomma, -- elle fece, dopo essersi guardata intorno, -- cosa volete
-ancora da me?
-
--- Non lo sapete forse? Ebbene, ve lo dirò. Volevo riudire la vostra
-voce, guardarvi da vicino, dirvi ancora una volta che non vi ho
-dimenticata, che sono stato irragionevole quando v'abbandonai, ed ora da
-voi sola dipende il salvare l'uomo che tuttavia è stato qualcosa nella
-vostra vita, o vendicarvi del male che vi ho fatto, se pure ve ne feci,
-ma in un modo mille volte più crudele. Volevo dirvi, Edoarda, che in
-nessun momento della mia vita mi son sentito pazzo come ora, perchè
-quello che sto facendo in questo momento è senza dubbio una pazzia...
-
-Così le dissi, e fui sincero, tanto è pieno d'inganno quel sensuale
-turbamento che noi chiamiamo l'amore.
-
--- Si, è certo una pazzia, -- Edoarda rispose, chinando la faccia
-scolorata. Mi piegai sovra la sua spalla, fin quasi a toccarla, e dissi:
-
--- Non vi ricordate più di me? più affatto?... mai?
-
--- Mai! mai! -- ella mormorò, chiudendo gli occhi.
-
-Le stringevo il braccio, attirandola dolcemente.
-
--- È possibile che tutto per voi sia finito, quando invece io, dopo la
-prima volta che vi ho riveduta, non sono più capace di pensare ad altra
-cosa che a voi? Quand'io vi desidero in un modo che non ha parola, e
-passo il giorno, la notte, immaginando come vi potrei parlare?
-
--- Tacete! tacete!... Torniamo indietro, -- ella propose, cercando quasi
-di nascondere un improvviso turbamento.
-
-Con una specie di cocciutaggine ripresi:
-
--- Io fui certo il più fedele, nonostante le mie stoltezze. A tempo, il
-mio cuore, il mio spirito, erano malati, Edoarda; e dopo di allora sono
-passate tante cose!...
-
-Ella rise di un piccolo riso, breve, sarcastico.
-
--- No, non schernitemi! Voi sapete bene che questa è la verità. Sono
-anche tornato, una volta, per farmi perdonare; ma fu troppo tardi. Vi
-eravate appunto fidanzata, e, quando me lo dissero, qualcosa mi passò
-nel cervello, nel cuore... non so... fu come uno schiaffo datomi in
-piena faccia, e compresi allora tutto l'amore, tutto l'amore profondo
-che avevo per voi. Su, dítemi una parola... non continuate a ridere
-così!
-
--- Oh, vi conosco. Guelfo! Adesso vi conosco; allora no.
-
--- Ebbene?
-
--- Ebbene, la cosa è molto semplice. Vi è tornato forse un capriccio...
-Ne avete avuti tanti altri, e gli spensierati come voi conoscono questi
-ritorni. Anzi, dítemi una cosa: Dove avete lasciata la vostra amica?
-
-E rise più forte. Questa domanda mi suonò come un insulto: ebbi voglia
-per un momento di rispondere con la stessa ironia, e tacqui, mentre di
-me stesso nasceva in me un amaro disprezzo, una commiserazione profonda.
-
--- Volete burlarvi di me, -- le dissi poi, gravemente. -- È giusto: ne
-avete anche il diritto. Ma tralasciate l'ironia; siate generosa. Cosa
-volete di più? Quando un uomo vi domanda perdono...
-
--- Io non vi devo perdonare nulla. Forse è stato meglio così. Non vi
-devo perdonare assolutamente nulla. Solo mi sia lecito rivolgervi una
-preghiera, dopo tanto tempo, e visto che vogliamo parlare seriamente. In
-questi mesi ultimi vi siete spesso dimenticato che ho un marito ed un
-nome da rispettare, o meglio da far rispettare. Vi sarei grata se
-voleste risparmiarmi le vostre persecuzioni continue, tanto più che, una
-volta o l'altra, potrei averne qualche noia.
-
--- È tutto quello che avevate a dirmi? -- osservai freddamente.
-
--- Mah... è tutto!
-
-E andammo a lato, in silenzio, per qualche centinaio di metri, io
-guardando sopra il collo della mia cavalcatura la bella campagna che si
-stendeva sino al confuso inazzurrare dei monti ed il sole felice che a
-perdita d'occhio vi scintillava, ella, di tratto in tratto, sollevando
-il viso di sotto il velo, come per osservarmi di sfuggita.
-
-Poi mi disse repentinamente, con un tono tra il serio ed il faceto:
-
--- Avete un po' cambiato fisionomia, da quel tempo...
-
--- Vi pare? Sono forse invecchiato. Ho molti capelli bianchi ora.
-
--- Volevo dire una diversità di espressione; avete l'aria più cattiva;
-sembrate un uomo che viva in uno stato anormale, ruminando chissà mai
-quale idea pericolosa.
-
--- Nessuna, tranne quella che voi sapete.
-
--- Poi, e perdonatemi la mia franchezza, non sembrate più così spavaldo
-come una volta. Vi dev'essere capitato qualcosa di grave.
-
--- Credo, Edoarda, che non mi vediate più con gli stessi occhi.
-
--- Forse.
-
-Poi trattenne la cavalla e mi disse con risolutezza:
-
--- Torniamo.
-
--- No, Edoarda, non ancora, ve ne prego! Non siatemi avara di questi
-brevi momenti che mi sono procacciato con tanta pazienza, e che forse
-non si ripeteranno mai più. Ancora debbo dirvi molte cose, che il
-turbamento mi ha fatte dimenticare. Tanto, siamo al sicuro qui; la
-caccia è lontana.
-
--- Ma io debbo ritornare, intendete? lo debbo! -- insistette, come per
-comandarlo a sè stessa. Poi soggiunse: -- L'ascoltarvi più a lungo vi
-darebbe diritto...
-
--- Nessun diritto, nessun diritto... non parlate così! usatemi questo
-riguardo almeno!
-
-E messa la mano su la briglia della baietta, la costrinsi a camminarmi
-di fianco, sella contro sella.
-
--- Ma insomma voi profittate d'una condizione di cose...
-
--- No, non è vero... oppure, sì, come volete! Ne profitto forse un poco,
-e ve ne chiedo scusa. Ma ho bisogno di parlarvi, od almeno di sapere una
-cosa, una sola, se pur mi vorrete rispondere.
-
--- Oh, quale mai?
-
--- Una domanda; una domanda insolente e sciocca, perchè certo non mi
-direte la verità. Ma non importa. Vorrei sapere se amate veramente
-vostro marito, o se...
-
--- Ascoltátemi, Guelfo, -- ella fece con un po' di risentimento, -- vi
-siete abbastanza divertito alle mie spalle una volta perchè vi permetta
-di farlo una seconda!
-
--- Ma no, ma no...
-
--- Lasciátemi dire. So a cosa tendono i vostri bei discorsi e quale sia
-decisamente il vostro piano. Con molti giri viziosi venite a farmi
-un'offerta esplicita, e naturalissima in fondo! Momentaneamente vi
-piaccio di nuovo, per il semplice fatto che son divenuta la moglie d'un
-altro, e venite a propormi, oh, con molta cautela!... d'essere la vostra
-amante...
-
--- No, no!
-
--- ... a propormi d'essere la vostra amante. Ed io dovrei...
-
--- Insomma, Edoarda, vi prego: non continuate!
-
--- Amico mio, perchè metterci una maschera sul volto? Diciamo la verità:
-non è questo?
-
--- No! no! mille volte no! La mia domanda vi è parsa brutale, forse; lo
-era infatti. Ma non credevo che si potesse tornare del tutto estranei
-dopo un passato come il nostro, e contavo un poco su l'amicizia d'una
-volta. Voi oggi ridete, prendete le mie parole in burla, vi piace
-umiliarmi e vedermi soffrire; ma io v'ho fatta quella domanda per una
-ragione ben diversa. Ecco, Edoarda: se fossi certo che amate un
-altr'uomo, che vi siete sposata per amore di lui, scordandomi del tutto,
-se avessi questa certezza, vi dico, sarebbe l'ultima volta che cercherei
-d'avvicinarvi. Quindi non rispondetemi, perchè, se fosse così, varrebbe
-meglio non saperlo.
-
-Ella si chiuse un poco nelle spalle, guardò altrove, senza rispondere.
-
--- Son mesi e mesi, -- continuai, -- che questo dubbio mi tortura, ed è
-solo per questo che ho trovato il coraggio di venirvi a parlare.
-
--- Oh, il coraggio in questi casi gli uomini lo trovano sempre!
-
-Lontano, lontano, i corni da caccia squillavano a distesa nell'aria
-piena di sole; veniva per la terra sonora un rumore di galoppi distanti.
-Ella ebbe un leggero tremito:
-
--- Vengono!... -- esclamò.
-
--- No, anzi si allontánano.
-
--- Ma bisogna pure ch'io mi trovi al «meet».
-
--- C'è tempo, c'è tempo! La caccia non finirà così presto.
-
--- Insomma, Guelfo, abbiamo fatto... cioè, avete fatto molto male, molto
-male!...
-
-E la sua voce non era più nè irritata nè schernevole.
-
--- Perchè?
-
-Un po' stanca, un po' curva, ella si passò la mano su la fronte, fra i
-capelli scomposti.
-
--- Perchè?... -- ripetei, stringendole un polso, uno di que' polsi
-fragili, che davano al contatto la sensazione di poterli spezzare.
-L'attirai lentamente; le nostre spalle si toccarono, e, levando i suoi
-grandi occhi, mansuetamente, come faceva una volta, vide
-nell'alterazione del mio viso i segni dello smarrimento che mi turbava.
-
--- Sei cambiata, -- le mormorai; -- ma per me sei ancora la stessa... e
-più bella! Ti ricordi?...
-
-Ella chiuse gli occhi e piegò il mento sul petto.
-
--- Guàrdami... -- la pregai, -- guàrdami!...
-
-Allora sollevò il viso, con le palpebre chiuse, la bocca ferma. Il sole,
-battendole in faccia, dorava il suo pallore.
-
--- Sei cambiata e sei la stessa, -- ripetei. -- Più bella, mille volte
-più bella! Io non ho cessato mai di volerti bene. Ora lo sento. Eri nel
-mio destino, e il destino torna... deve tornare! Dimmi... dimmi!...
-Anche tu?
-
-Ella scosse il capo con violenza, come per ribellarsi al bisogno di
-rispondere «Sì!»
-
--- Pensa che felicità sarebbe la nostra!... -- le bisbigliai.
-
-Vi sono momenti nuovi nel traboccar d'un'antica passione, in cui l'anima
-viene su la bocca e parla da sè. Ora i cavalli andavano d'un passo
-lento, strappando qua e là ciuffi d'erba; un vento lieve increspava le
-criniere, fasciandomi il suo velo intorno al collo.
-
--- Dimmi, -- le domandai piano, stringendola tutta contro la mia spalla,
--- dimmi la verità... la verità!... lo ami?
-
-Con gli occhi semichiusi, la faccia un po' convulsa, la fronte presso la
-mia bocca, scosse il capo con impazienza, quasi con ira, mentre le sue
-ciglia si bagnavano di lacrime mal frenate.
-
--- Perchè vuoi farmi parlare! -- esclamò.
-
-Una stupenda gioia mi rise nell'anima, e d'improvviso mi sembrò che
-tutto quanto, all'intorno, girasse, girasse, in una vertigine di sole...
-
--- E, dimmi ancora... non lo hai amato mai?
-
--- Ah, lásciami!... -- comandò con ribellione, come se un nodo le
-soffocasse la gola. E mi respinse.
-
--- No! rispóndimi!... Mai?... in nessun modo?...
-
-L'abbracciavo, la serravo imperiosamente. Ella di nuovo strinse le
-labbra, e negò.
-
--- Senti allora... e me?
-
--- Tu?
-
-Aperse gli occhi mi guardò, mi fissò profondamente, come per
-riconoscermi. V'era in quegli occhi azzurri un'ombra che li faceva parer
-cupi, e le sue labbra smorte mi si offersero con un bacio di tutta la
-persona.
-
--- Germano, Germano... -- pregò, -- andiamo via!...
-
-Tutte le trombe lontane d'un tratto echeggiarono, percuotendo l'aria
-come una staffilata sonora.
-
-
-
-
- VI
-
-
-La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, viene
-per solito con un mazzolino di fiori alla cintura; l'amante poi li mette
-in cornice, li conserva nel cofano delle reliquie, per poterle dire più
-tardi, esumandoli:
-
-«Fu la prima volta... ti ricordi?»
-
-E quest'odor di appassito è, nell'amore, un profumo che spesso prolunga
-le agonìe.
-
-La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, di
-solito viene in vettura chiusa, fingendo d'esser assai turbata, d'aver
-avuta una immensa paura, cosa in fondo esageratissima, perchè le donne
-al giorno d'oggi sono quanto mai esperte, ed i mariti han quasi perduto
-il vizio preistorico di uccidere per gelosia. Fatto, sta che l'adulterio
-s'è talmente radicato nella vita moderna da non parer cosa ormai
-straordinaria nè difficile, e que' famosi Otelli della vecchia maniera
-sono andati a rifugiarsi nel repertorio dei teatri popolari, dove
-talvolta fan ridere o fremere ancora. I nostri, oggi, lo sanno qualche
-volta, ma non sorprendono quasi mai.
-
-Un po' di paura è tuttavia necessaria. Non si fa tutto questo per amarsi
-tremando? Il pericolo non è forse un delicato piacere?
-
-La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, porta
-l'abito che le avete ammirato, il cappello che vi piace di più: ha
-paura, si sente male, ha fretta, deve andar via. Gira, si siede
-irrequieta su tutte le poltrone; tocca ogni cosa, guarda i quadri, la
-mobilia, le fotografie, se ve ne sono, poi vi dice: «Dio!... Chissà
-quante sono venute qui!»
-
-Naturalmente le assicurate ch'ella è la prima, però in modo da lasciarle
-credere che ve ne furon altre, molte altre, assai più che non sia
-vero... Allora le date un bacio su la bocca, traverso il velo; d'inverno
-la veletta è umida; quell'umidore vi piace, sa di fresco e di buon
-profumo.
-
-È il primo bacio su la bocca nella casa del peccato, il primo sapore
-della colpa, dopo quel bacio casto e compunto che le fu dato quando mise
-il piede oltre la soglia, in segno di rispettosa ospitalità. Bisogna
-conoscere le gradazioni. E sùbito ella se ne schermisce; tutto le sembra
-nuovo e pericoloso; quel bacio la fa timida, quantunque molti altri ve
-n'abbia già dati, nelle sale ove l'incontraste, ne' corridoi, tra due
-porte, fra due siepi, ai balli od in campagna, al mare o dovunque potè.
-
-Ma quel giorno ha paura, sta male, ha fretta, deve andar via. Intanto vi
-osserva: le pare strano di vedervi lì, nella casa vostra o non vostra,
-diverso dagli altri giorni, svestito di quelle apparenze che imponeva la
-mondanità; vi osserva con occhi attenti, senza dirvi nulla, e quello è
-spesso il momento in cui si decide la simpatia o la diffidenza d'una
-donna, la quale, sino a quel punto, non ebbe di voi che una semplice
-curiosità. Non bisogna allora essere nè troppo timidi nè troppo audaci.
-
-Credo che in quell'istante i sensi della donna si fascino quasi d'una
-vigile inerzia, urtati da quel tanto di comune o di fittizio che non
-manca mai ne' primi convegni d'amore. Poichè, nonostante l'esperienza,
-ci si trova sempre un po' comici l'uno di fronte all'altra, ed il
-pensiero di tutti quelli che hanno fatto e faranno la stessa cosa, in un
-appartamentino press'a poco simile, ed alla medesima ora, con le stesse
-precauzioni, con le stesse parole, riesce a smorzare d'improvviso la
-trepida impazienza che ci ha condotti fino a quel punto. È, talvolta,
-una cosa futilissima che salva, che piace, che dà un'improvvisa
-freschezza, ed in ogni modo bisogna saper vincere quel torpore, ma
-dolcemente, con persuasione.
-
-Se può, ella vi dice allora una piccola sgarberia, con gioia, ridendo.
-Ma è lo stato dell'animo suo che lo richiede; un poco forse la vergogna,
-un poco il timore di piacervi meno che non vorrebbe.
-
-Intanto, con l'ansia più distratta e più naturale del mondo, s'è
-lasciata prendere il manicotto e l'ombrellino, il boa od il mantello, i
-guanti, la borsetta, la veletta, ed affinchè voi possiate levarle
-quest'ultima difesa del suo onore senza strapparle i capelli, (oh, gli
-uomini, quanto sono maldestri!...) si va togliendo ad uno ad uno gli
-spilloni dal cappello. Poi siede in un angolo, ed ha una immensa
-vergogna subitanea, come se fosse in camicia.
-
-Allora l'amante consumato e scaltro le s'inginocchia ai piedi per dirle
-con voce commossa una frase dolce, persuadente, quasi lasciva... per
-slacciarle una scarpina senza che se n'avveda o insinuar le dita fra gli
-uncini della camicetta, che vela, senza nasconderla, una soave nudità...
-Poi, quando per forza se ne deve accorgere, ecco vi dice: «Ma... che
-fate?» oppure: «Che fai?» secondo i casi.
-
-E se, tra gli uncini ed i pizzi v'impacciate un poco, allora esclama
-sorridendo: «Oh! come non sai far nulla!» E li sgancia da sè. Ad un
-certo punto finge di veder il pericolo e si alza bruscamente. Cammina,
-apre un libro, vi domanda una sigaretta, carezza un fiore, si dà una
-pettinata, o, se c'è il fuoco, va davanti al camino e si riscalda le
-mani. Voi la prendete allora per le spalle, con un po' di veemenza,
-costringendola a lasciarsi baciare... Ella ride, rovescia il capo
-all'indietro ed offre la bocca. C'è uno specchio, là di fronte, ove si
-guarda. Ci si guarda entrambi; ella dice: «Dio, come sono rossa!...».
-
-Fate, o cauti amanti, che le specchiere nella vostra casa d'amore siano
-benevole, poichè la donna in quel momento ha bisogno di sentirsi bella.
-
-Poi, fra le mille carezze, fra le insidie lente, si parla di cose
-lontane; si dice:
-
-«Pensa, amore mio, quando ci siamo conosciuti la prima sera... ed io ti
-facevo già la corte, con gli occhi, da molti mesi... avresti mai pensato
-che un giorno ci troveremmo qui, soli, nelle braccia l'una dell'altro...
-del tutto soli... come ora?...» Ed ella risponderà:
-
-«Oh, Dio buono... che pazzie che mi fai fare! Dimmi... non è forse
-vero?... non è questa una pazzia?»
-
-«Forse... ma così dolce!»
-
-«No... sta fermo...»
-
-«Làsciami fare. Voglio baciarti su la gola... solamente su la gola...
-Oh, come hai la pelle bianca!»
-
-La prima volta che una signora viene ad un appuntamento d'amore, viene
-per lo più perchè s'annoia della sua vita giornaliera, e l'adulterio la
-tenta; o per curiosità momentanea della vostra persona, o perchè potrete
-giovarle in qualcosa, o perchè i sensi le fanno sperare da voi gioie che
-non conosce ancora. Qualche volta viene per la buona ragione che le
-avete fatta la corte, qualche volta per poterlo raccontare ad un'amica,
-o perchè lo dicano ad un vostro predecessore, o perchè da voi non venga
-un'altra in sua vece: per capriccio insomma, per calcolo, per istinto,
-per gelosia, per frivolezza, e talora, infine, benchè assai di rado,
-perchè vi ama.
-
-Pure v'è una donna che a nessuna di queste assomiglia, che nessuno di
-tali sentimenti a voi conduce: ed è la donna che torna dopo avervi
-amato, quando fra voi passarono la lontananza e l'oblìo; la donna che
-torna per ricominciare l'amore.
-
-Queste cose pensavo confusamente, aspettando Edoarda in un
-appartamentino situato nei quartieri eccentrici di Roma, durante un
-pomeriggio del mese d'Aprile.
-
-Le finestre erano aperte, un'aria tepida e profumata gonfiava le tende,
-muovendo riverberi su gli specchi e suscitando qua e là un crepitìo
-sommesso dai vecchi mobili gonfi di sole. Vedevo le sfere d'una pendola
-di bronzo camminar lente sul quadrante acceso; il sole, picchiando sul
-terso metallo, tutta la inquadrava d'un'aureola multicolore.
-
-Mi sentivo un poco stordito; nell'allucinazione del mio sogno vedevo
-passare continuamente sorrisi e fisionomie di donne che avevo altre
-volte aspettate in una camera come quella, contando i minuti lenti e
-sobbalzando ad improvvisi rumori.
-
-Poi due grandi occhi m'apparvero, da tutti gli altri dissimili che nella
-vita guardai, limpidi e pure incomprensibili, che avevano l'irrealità
-delle cose lontane, e, leggeri come farfalle, mutando luogo, da
-tutt'intorno mi guardavano, venivano fin vicino alla mia bocca,
-socchiudendo le oscure palpebre, per lasciarsi baciare. E colei che mi
-seguiva invisibile, dovunque andassi, quella ch'era nell'aria del mio
-respiro e nel pane di cui mi nutrivo, quella ch'era chiusa nel mio cuore
-come in un sepolcro suggellato, si venne a distendere in silenzio sul
-vasto letto ricoperto, e disfece i suoi capelli color dell'oro e del
-bronzo, mi guardò e mi sorrise, chiamandomi con la sua voce d'una volta,
-la sua voce piena d'incanto, che suonava da una distanza irrevocabile.
-
-Poi vicino mi passò la bionda immagine di una piccola creatura dal capo
-ricciuto, con le innocenti labbra color de' bòccioli, ma gli occhi già
-profondi e consapevoli... Evelyn si chiamava la bimba: io sapevo il suo
-nome, non ella il mio.
-
-Allora, per cacciare que' fantasmi, sorsi in piedi, feci nervosamente il
-giro della camera, m'affacciai alla finestra, guardando fuori.
-
-Di là dalla strada, dietro un muro alto di pochi metri, v'era un piccolo
-giardino, tutto in fiore. Una bimba vestita di rosso, con i capelli
-annodati in un gran ciuffo su la fronte, si dondolava sopra un'altalena
-che pendeva da un grosso ramo ritorto. C'era per terra, vicino a lei, un
-piccolo annaffiatoio rovesciato, e v'era una bambola con le vesti
-all'aria, buttata sul margine del sentiero, che impigliava tra i fili
-d'erba i suoi capelli di stoppa. Più in là, nel mezzo d'una corte,
-briaco di sole di forza e di fatica, un fabbro scamiciato accanto alla
-sua fucina picchiava e cantava con ira, levando il maglio formidabile
-sopra il metallo rovente. E il cielo pieno di luminosità, curvo come la
-volta di una basilica, si appoggiava con nuvole d'oro sui vertici delle
-colline lontanissime.
-
-D'un tratto, in fondo alla strada, su l'angolo del crocicchio, intesi
-una vettura fermarsi, e, sporgendomi dal davanzale, ne vidi scendere una
-signora, che guardatasi d'attorno sospettosa, pagò in fretta il
-vetturino ed imboccò la strada, a viso basso, rasente il muro. Camminava
-tenendosi la gonna raccolta contro un fianco, l'ombrellino serrato sotto
-il braccio; portava un abito color di primavera, fra l'azzurro ed il
-verde oltremarino, con una frangia di pizzi sul petto, un cappello a
-fiori. Aveva una grossa catena d'oro girata intorno al collo, pendente a
-collana, per reggere un piccolo ventaglio ed un grosso mazzo di
-ciondoli, che in guisa d'una frivola bubboliera mandavan chiarori e
-tintinni al ritmo frettoloso del passo. Anche le fibbie delle sue
-scarpine luccicavano fuor dalla balza della gonna chiara.
-
-Quando fu sotto la finestra da cui guardavo, si fermò impauritamente,
-come per riconoscere la porta...
-
-E la bimba si dondolava su l'altalena, ridendo con la bambola dei
-capelli di stoppa; e il fabbro, nel pieno sole, con iraconda forza
-picchiava, picchiava.
-
-
-
-
- VII
-
-
-Una mattina, verso la metà del mese di Maggio, Ludovico venne a destarmi
-ad un'ora insolita. Ero tornato dal Circolo verso le sei e stavo
-dormendo il primo sonno, con quello spossamento opaco ed esausto che
-lascia in tutte le vene l'agitazione del gioco, il fumo addensatosi
-nelle sale chiuse, verso l'alba, quando i carri degli erbivendoli già
-percorrono con fragore le strade che si risvegliano.
-
--- Che novità, Ludovico? -- gli domandai, cercando di spalancare gli
-occhi assonnati.
-
--- C'è di là un signore che insiste per parlarle.
-
--- Diavolo! a quest'ora?
-
--- Sono quasi le dieci, signor conte.
-
--- Bene, chi è? che vuole? Non gli hai detto che stavo ancora dormendo?
-
--- L'ho detto, signore, ma insiste. È un forestiero; dice che ha bisogno
-di vederla. Poi non lo comprendo bene, parla in un certo modo
-l'italiano!
-
--- Ti ha detto il suo nome almeno?
-
--- M'ha dato il suo biglietto da visita.
-
--- Accendi la luce e fammi vedere.
-
-Accese una lampadina e sul biglietto lessi il nome di Elia d'Hermòs.
-
--- Elia?... -- borbottai. -- A Roma? Che può volere? Su, Ludovico, apri
-la finestra e fallo entrare.
-
-Alcuni minuti dopo intesi dietro l'uscio la voce di Elia che mi diceva
-giocondamente:
-
--- Buon giorno! Ancora dormi? Con questo bel sole? Beato poltrone!
-
-Venne presso il letto, mi tese la mano, si guardò intorno:
-
--- Come stai? Come va? -- esclamava. -- Dio sa cosa pensi, vedendomi
-capitare così alla sprovvista!
-
--- Caro Elia, mi rallegro di rivederti! Sono sorpreso infatti, ma una
-bella sorpresa! Vieni, siéditi.
-
-Portava un soprabito da viaggio; nel suo volto simpatico era la consueta
-espressione gaia, penetrante, ambigua.
-
--- E comincio con domandarti scusa se ti ricevo qui, -- proseguii. -- Mi
-sono coricato all'alba, dunque perdonami se sbadiglio.
-
--- Lo sbadiglio è la conclusione logica di tutte le passioni umane, --
-sentenziò Elia, sdraiandosi in una poltrona vicino al mio letto. -- Solo
-me lo comunichi, per Bacco! Ho viaggiato l'intera notte senza trovare
-uno «sleeping»; lo scompartimento era pieno zeppo, cosicchè non ho
-potuto chiuder occhio. Pazienza! Ora ti spiegherò lo scopo della mia
-visita. Vorresti frattanto farmi dare una tazza di caffè? Sarà la terza,
-stamattina.
-
--- Ma certo, e con piacere! -- Chiamai Ludovico, detti l'ordine.
-
--- Hai una splendida casa. Mi pare che te la passi molto bene ora.
-
--- Oh, non lasciarti illudere dalle apparenze! Sono i vestigi delle
-glorie antiche. Va male, invece, molto male! Ho avuto un periodo
-favorevole, ma ora il vento si è messo a fortunale. Questo non importa;
-parliamo d'altro. Cosa fai a Roma, e dove sei stato, uomo
-misteriosissimo, in tutto questo tempo?
-
--- Sono spiegazioni che non si possono dare così rapidamente. A Roma
-vengo per affari, ed anche un poco per rivederti, per Bacco! Quanto
-all'itinerario ed allo scopo dei miei lunghi viaggi, te ne discorrerò
-poi.
-
--- Non arrivi da Parigi ora?
-
--- Sì, da Parigi; ero tornato in Francia da circa due mesi. E quante
-novità sul tuo conto!... Non volevo credere. Io, che pensavo di
-ritrovarti, sereno e beato, con la tua superba Elena, e magari con un
-piccolo erede maschio, al quale, per farmi piacere, avresti dato senza
-dubbio il profetico nome di Elia!
-
--- Mah!... che vuoi? la vita!... -- feci con simulata indifferenza, pur
-sentendomi rimescolare. -- Sai bene... tutto passa!
-
--- Già, è la canzonetta che lo dice. Le canzonette hanno sempre ragione.
-
--- L'hai veduta?
-
--- Sì, ma da lontano. So di non essere nelle sue buone grazie e l'ho
-lasciata in pace. D'altronde ha finto di non riconoscermi... ed io son
-uomo assai discreto. Poi, adesso è la sua grande ora. Ha avuto
-ultimamente un trionfo nel _Drame d'autrefois_, la «pièce» che fa
-furore.
-
--- Ah, sì, ho letto infatti...
-
--- Ed è sempre più bella!
-
--- Più bella?... -- Entrò Ludovico, portando sopra un vassoio due
-chicchere fumanti.
-
--- Ma tu devi aver sonno! -- esclamò Elia, trangugiando il caffè. -- Se
-vuoi tornerò più tardi.
-
--- No, rimani, rimani; ormai sono desto e fra poco mi leverò. Dimmi: a
-che albergo sei sceso?
-
--- Al _Quirinale_. Vado sempre lì.
-
--- E ti trattieni a Roma?
-
--- Una quindicina di giorni forse.
-
--- Bravo, ne son contento. Potremo raccontarci molte cose. Anch'io ne ho
-tante, che mi pesano sul cuore. Non con tutti gli amici si può essere
-sinceri come con te, gentile e mansueta canaglia!
-
--- Dio buono! Il sentire l'amicizia è forse la sola virtù che posseggo,
-e ti giuro che, anche senza l'altre mie ragioni particolari, avrei fatto
-un viaggio tre volte più lungo, solo per la gioia di rivederti. Che
-vuoi? quanto più invecchio, tanto più m'avvedo che c'era in me, sotto il
-mio cuore di nemico degli uomini, un vecchio babbeo sentimentale. Poi mi
-prendono certe manìe... Per esempio questa: ora che sono a Roma, voglio
-andare a farmi benedir dal Papa... E gli bacierò la pantofola, se
-occorre.
-
--- Buffone! Prendi una sigaretta e raccontami lo scopo vero della tua
-visita.
-
--- Ah, scusa... tutto quello che vuoi, ma il vostro tabacco italiano,
-proprio non lo posso tollerare! Ho altre sigarette con me, ti ringrazio.
-
-Ne accese una, ed appoggiando il gomito sul piumino trasse uno sbadiglio
-enorme.
-
--- Dunque, -- riprese, -- io son venuto in primo luogo per pagarti un
-debito.
-
--- Un debito? Non credo che tu ne abbia con me.
-
--- Oh, oh!... sei un creditore molto smemorato, ma io son anche un
-debitore molto scrupoloso... Tieni.
-
-Si aperse la giacchetta, trasse dal portafogli una busta gonfia e me la
-diede.
-
--- Questo è denaro che ti spetta; non te l'ho mandato prima, sapendo che
-sarei venuto a Roma. Son novemila franchi: la tua parte esattamente.
-
--- Ma, scusa, non capisco... -- risposi, girando e rigirando la busta in
-ogni verso, senz'aprirla.
-
--- Come non capisci? Hai scordato l'affare dell'ultima collana, a
-Londra? Fu venduta circa un mese fa per centodiecimila lire; ne valeva
-un buon terzo di più, ma non si è potuto far meglio.
-
--- Ah, sì... Ora mi rammento. Però, senti: la parte che ho presa in
-questo affare, se ti ricordi, è stata così piccola, così trascurabile,
-che veramente una ricompensa mi parrebbe soverchia per la mia fatica...
-Poi, vedi, a queste cose ormai ho rinunziato.
-
--- Sarà benissimo, -- egli fece stoicamente; -- ma per questa volta fa
-il sacrifizio di accettarli ancora, poichè ti appartengono. E se proprio
-ti bruciano le dita, o se le tue condizioni sono così prospere da
-poterli disprezzare... fa una cosa: dalli in beneficenza. Qualche volta
-bisogna pensare anche all'anima! Io son divenuto un uomo pio e ti dò
-questo consiglio.
-
-Feci una bella risata, gettai la busta sopra un tavolino, con l'aria
-dell'uomo che butta in un canto un vecchio avanzo della propria
-coscienza.
-
--- Insomma, grazie, grazie di cuore, -- gli dissi tendendogli la mano.
--- Accetto, e non li darò in beneficenza, ti assicuro, perchè sono ben
-lontano da quella prosperità che mi attribuisci. Ho avuto un momento
-favorevole ma, ora la Borsa va a rotoli, il giuoco peggio che mai, il
-credito è quasi nullo... bah!... tristezze, tristezze, mio buon Elia!
-
--- Se m'avessi dato retta! -- egli osservò tranquillamente.
-
--- In cosa?
-
--- Oh, in molte cose, in qualsiasi cosa che tu avessi preferita. Partire
-con me, per esempio, o almeno prendere una buona volta una risoluzione
-decisiva. Ti consigliavo anche di ammogliarti; era la cosa più
-ragionevole che tu potessi fare.
-
--- Infatti m'ero alla fine risolto. Ma giunsi troppo tardi. Quella che
-sai, s'era già fidanzata e stava per maritarsi.
-
--- Ah sì? Qui a Roma?
-
--- A Roma.
-
--- E la vedi?
-
--- Se la vedo?... Sì... qualche volta.
-
--- Pazienza, mio caro! Ma non c'è poi quella sola. Le ragazze da marito
-spuntano come i funghi. Solamente bisognerebbe che ti sbrigassi un
-pochino, perchè anche tu cominci a non esser più tanto giovine.
-
--- Non solo è vero quello che dici, ma mi sento ancora più vecchio della
-mia età. Poi è troppo tardi in ogni modo, troppo tardi per mille
-ragioni.
-
--- Vedo, mio caro, che ti ha ripreso un'altra volta la ruggine. Bisogna
-ch'io ti galvanizzi un poco lo spirito.
-
--- Eh, mio buon Elia, temo che non sia soltanto ruggine!... Questa volta
-ci dev'essere qualcosa che si è definitivamente spezzato.
-
--- Oh, come sei tragico!
-
--- Di' piuttosto: rassegnato. Vedi, la vita non è tutta una burla; v'è
-pur qualcosa che si deve scontare, o tosto o tardi, e temo di essere
-proprio giunto a quel segno.
-
--- Via! tu hai sonno adesso, e non v'è nulla che faccia considerare la
-vita sotto un colore buio come l'aver dormito male. Riposa ora; più
-tardi ne riparleremo. Io me ne vado.
-
--- No, férmati ancora un poco; non ho più sonno, ti assicuro.
-
--- Ma vorrei prendere un bagno, cambiarmi d'abiti.
-
--- Bene: ancora un momento e te n'andrai. Per l'ora di colazione ti
-verrò a prendere all'albergo.
-
--- È inteso, -- egli fece, tornando a sedere.
-
--- Orsù, raccóntami qualcosa.
-
--- Di che?
-
--- Di Elena. Come vive? Cosa fa?
-
--- Trionfa e splende. A Parigi non si parla che di lei; mena un lusso
-iperbolico, la si vide qualche volta al Bosco, ha la sua carrozza, i
-suoi domestici, uno splendido appartamento, «rue la Chaussèe d'Antin,
-19», se t'interessa.
-
--- E poi?
-
--- E poi recita, e miete applausi, e sono in cento che si contendono i
-suoi favori. Ah... dimenticavo! Ha una bellissima bimba: una cosina
-piena di riccioli... Credevo che fosse tua, ma invece m'hanno assicurato
-di no.
-
--- Non è mia! non è mia! -- esclamai con impeto; -- ma vorrei sapere a
-chi l'attribuiscono.
-
--- Inutile che tu prenda quel tono geloso! Dev'essere un grande
-mistero... E poi chi si occupa di questo? In apparenza ti è rimasta
-fedele. Ha un amante, certo, ma non lo si conosce.
-
--- Perchè «certo»? Come puoi affermarlo così?
-
--- Oh, per Bacco! lo si comprende. In che altro modo si procurerebbe il
-denaro per condurre la vita che fa?
-
--- Se recita, può darsi che guadagni abbastanza...
-
--- Eh sì! Ci vuol altro! I soli abiti che portava in quest'ultimo dramma
-costavano più di quello che può guadagnare in sei mesi. Dunque fa i tuoi
-conti. Ma è tardi ora, -- soggiunse guardando l'orologio, -- e bisogna
-che ti lasci. Una buona doccia, e mi ritroverai fresco, nonostante
-l'orribile viaggio. A rivederci, Guelfo.
-
--- A rivederci, Elia!
-
-Non appena fui solo, nascosi la faccia nelle coltri e disperatamente
-piansi. Ma da quel giorno l'amore mio si ravvolse d'un velo funebre, si
-addormentò nel mio cuore profondo come sotto la pietra tombale di un
-sepolcro dimenticato.
-
-
-
-
- VIII
-
-
-Talvolta il denaro inatteso porta fortuna e vi son uomini che arrecano
-con sè la buona ventura.
-
-Giunto Elia, la sorte mutò improvvisamente. Come per incanto la Borsa mi
-fece riacquistare il perduto, ed al giuoco mi assistette una fortuna
-così tenace che il rubicondo e calvo marchese della Pergola, dondolando
-la sua buona testa di vecchio fanciullone, perduto il colpo, non ristava
-dall'esclamare: «Inutile! inutile! contro di te non si può spuntarla!
-Sei tornato in pieno calore!»
-
-Così la mia vita era tutta un'alternativa d'aurore e di tramonti;
-nell'attimo stesso in cui stavo per cadere, una mano invisibile
-scendeva, pronta, per soccorrermi ancora. Nasce in tal guisa una
-spavalda sicurezza di sè stessi e quasi ci si rimprovera d'aver dubitato
-della fortuna. In quei momenti d'auge, l'operoso, l'ape umana, par quasi
-un piccolo insetto previdente e sciocco, poich'esso costruisce piano
-piano l'alveare, con stenti e con amore, sviscerandosi ogni giorno un
-poco, mentre noi, nella nostra vita, ne facciamo e distruggiamo a
-decine, alveari grandi e piccoli, con una facilità stupefacente.
-
-La fortuna infatti è soltanto nemica dei pusillanimi; ai forti ed agli
-avventurieri essa ritorna sempre.
-
-Di questi ultimi Elia d'Hermòs era un esempio singolarissimo. Pochi
-avevano la sua risolutezza e pochi fors'anche la sua bontà. Non potei
-ben comprendere s'egli avesse ancora su me qualche intenzione occulta;
-sapeva così ben nascondere i suoi disegni ch'egli rimaneva perpetuamente
-un attraente ma incomprensibile enigma. Fin verso la metà del pomeriggio
-non era lecito sapere ove andasse nè cosa facesse; alle mie domande
-rispondeva sempre con una risata sibillina, poi diceva con intendimento:
-
--- Bah... visito Roma! C'è sempre qualcosa di nuovo in questa città
-inesauribile.
-
-Io l'invitai al nostro Circolo e fu comicissimo l'incontro di lui con
-Fabio Capuano. Fisicamente si rassomigliavano un poco, ed entrambi
-avevano inteso parlare l'un dell'altro molto spesso da me. Si studiarono
-ambedue con grande cautela, poi Fabio mi confidò in gran segreto:
-
--- Sai: quel tuo buon amico di Parigi mi ha l'aria d'un birbante
-matricolato.
-
--- Ma cosa dici, Fabio? Tu hai le traveggole da qualche tempo! Vedi
-tutto a rovescio.
-
-L'altro si limitò a dirmi:
-
--- Dev'essere un po' bisbetico quella tua specie di tutore...
-
-Agli altri amici Elia riuscì prontamente simpatico: era bizzarro e gaio,
-conosceva il cuore dell'uomo. In quel tempo invece le relazioni mie con
-il Capuano si erano alquanto inasprite. Credo che avesse intuita la
-verità su quanto concerneva Edoarda, e, torturato dal dubbio, mi
-circuiva di domande tendenziose o di scaltre inquisizioni, mentre, nel
-medesimo tempo esercitava la stessa indagine sopra Edoarda.
-
-Un giorno tutto questo era finito con una discussione piuttosto vivace,
-durante la quale mi erano sfuggite contro di lui alcune parole acerbe.
-Ma il brav'uomo, vedendo inutile ogni scaltrezza, s'era preso ad un
-partito estremo e pedinava Edoarda o me continuamente, per venirne in
-chiaro.
-
-Verso mezzogiorno me lo vedevo capitare in casa, con mille pretesti
-futili; voleva che si facesse colazione insieme, poi mi si metteva ai
-fianchi, risoluto a non lasciarmi finchè l'ora di qualsiasi convegno
-fosse necessariamente passata. Oppure appostava Edoarda all'uscir dal
-suo palazzo, e, talvolta con la pretesa d'esserle utile non si scuciva
-da' suoi panni, tal'altra nascostamente inseguiva le sue tracce.
-
-Così, non di rado, mancavamo per sua colpa i nostri convegni. Vi sono
-purtroppo moltissime persone, le quali, anche senza vantare le ragioni
-di Fabio, si assumono gratuitamente il delicato incarico di vegliare su
-la fedeltà delle mogli altrui.
-
-Allora dovetti sobbarcarmi ad una vita oltremodo incomoda per sfuggire
-alle sue ricerche; uscir di casa prestissimo, simular escursioni fuori
-di Roma, dare ogni giorno pretesti nuovi, e talvolta, invece di dormire
-a casa mia, passar la notte nel quartierino, dove più tardi Edoarda
-sarebbe venuta, se pure avesse potuto sfuggir di mano al suo tenace
-inseguitore. Per non tradirci, dovevamo sottometterci a queste servitù.
-
-Ma infine mi stancai. Una mattina ch'era venuto a sorprendermi appena
-uscivo dal bagno, rassegnatamente lo feci assistere a tutta la mia
-vestitura, cercando intanto, con livor nascosto, il mezzo d'imbastire
-con lui qualche litigio.
-
--- Bada, -- cominciai, -- che stamane non potremo far colazione insieme.
-
--- Oh, perchè?
-
--- Perchè sono invitato da Elia d'Hermòs.
-
--- Ah?... quel tuo personaggio equivoco, il quale non sa parlare nessuna
-lingua correttamente? Faresti assai meglio se gli dessi un po' di lungo.
-
--- Tu, mio caro, hai presa l'abitudine di criticare tutto quello ch'io
-faccio, in un modo che finirà con esasperarmi. Credo avere un'età, nella
-quale posso finalmente far a meno del precettore!
-
--- Oh, non bisogna toccarti su questa corda! Tientelo ben stretto il tuo
-caro d'Hermòs! Per conto mio ti ripeto che mi ha tutta l'aria d'un
-personaggio equivoco.
-
--- In ogni modo ti prego di non propalare al Circolo queste tue
-impressioni affatto arbitrarie.
-
--- Oh, quanto a questo, potevi anche tralasciare di presentarlo al
-Circolo!
-
--- Toh! per farti piacere forse? A Parigi, sappilo, è socio
-dell'«Agricole» e della «Rue Royale».
-
--- Tutte le canaglie fanno parte dei migliori circoli; questa è regola
-corrente.
-
--- Insomma, pensane quello che vuoi: è mio amico, e ti prego, almeno con
-me, di evitare questi grossolani apprezzamenti.
-
--- Se stamane sei di malumore, me ne vado.
-
--- Oh... lo dici, ma tanto non lo fai! Da qualche tempo ti ha preso di
-me un amore sviscerato; non mi abbandoni d'un passo! E non che mi
-secchi, sai... tutt'altro! ma te lo faccio notare semplicemente.
-
--- Per voler bene a te occorre una buona dose di rassegnazione! Tu, gli
-amici, li tratti come tuoi servi.
-
--- Allora ti dirò che gli amici li ho sempre coltivati ed amati; ma tu
--- inutile nasconderlo! -- per una bizzarrissima idea che ti sei fitta
-in capo, mi fai da poliziotto, e questo annoierebbe chicchessia.
-
--- Da poliziotto? Veh!... questa è nuova! Sei liberissimo di fare o
-disfare quel che ti pare e piace. Anzi ti chiederò perdono se, dopo
-quindici anni d'amicizia, mi sono talvolta permesso d'entrare in
-argomenti, come direi?... troppo delicati.
-
--- Ma se questi argomenti, -- e te lo ripeto per la millesima volta! --
-sono una tua pura e semplice invenzione?
-
--- Bah... bah!... padronissimo di nascondere i fatti tuoi, ma non
-volermi anche abbindolare, perchè questo non serve! Io, bada bene, per
-tanti anni ho avuta la stoltezza di crederti un uomo di buon cuore, un
-animo nobile, e mi son fatto paladino ad oltranza di tutte le tue
-scapigliatezze; ma oggi, parola mia, se muovo un passo, non è più per
-te; -- è per lei, poverina, che mi fa pena. Tu scherzi con le anime come
-un giocoliere coi bossoli, e, poichè mi dai del poliziotto, io te lo
-dico recisamente: Se oggi Edoarda è di nuovo la tua amante, hai commessa
-una vera indegnità!
-
--- Ma sei pazzo! pazzo! -- esclamai alzando le spalle, e chinandomi
-verso la pettiniera, perchè non mi vedesse in faccia. -- E poi mi
-secchi! e poi mi tedii! e poi sono stanco di sopportare queste
-inverosimili accuse! -- aggiunsi vibratamente -- -Non lo è! Non lo è! te
-lo affermo ancora una volta! Non lo è stata, non lo sarà mai! Ti basta?
-E se poi lo fosse, -- mettiamo il caso come assurdo -- se poi lo fosse,
-mi domando cosa può importarne a te? In nome di Dio, questa è una
-persecuzione che non ha senso comune! Forse che sei geloso di questa
-donna e vedi lucciole per lanterne? Oppure te ne hanno affidata la
-custodia? Fa dunque una bella cosa! Va dal marito, mettigli questa idea
-nel capo e sarai soddisfatto! Se tu divieni bisbetico io non ne ho
-colpa! Toh!
-
--- Bene, bene, cálmati, -- egli rispose freddamente. -- Le ingiurie che
-mi lanci, le metto con le altre, in disparte; verrà il giorno in cui ne
-riparleremo. Quanto al resto mi limito a darti un avvertimento, e cioè
-che la custodia d'Edoarda non me l'ha confidata nessuno; ma io me
-l'arrogo, nel senso che chiunque voglia tenderle un'insidia, prima che
-con altri dovrà fare i conti con me. Siamo intesi? Ed ora, a rivederci.
-
-E uscì senza tendermi la mano.
-
--- A rivederci, Fabio! -- gli gridai dietro ridendo. -- E non fare
-troppo il sostenuto perchè io non sono affatto in collera!...
-
-Da quel giorno le persecuzioni cessarono, o per meglio dire si fecero
-più discrete. Quanta maggiore libertà mi diede, tanta ne tolse a
-Edoarda, sfogando sopra lei sola i malumori che adesso era costretto a
-risparmiarmi.
-
-Edoarda me lo raccontava con indulgenza, pregandomi di non volerne a
-quel povero amico, geloso e fedele come un vecchio cane. Egli le aveva
-fatte le medesime scene, in un modo più dolce ma non meno accanito.
-Vivendole accanto quasi ogni giorno, egli aveva potuto studiare, più
-sopra di lei che sopra di me, le alternative del nostro amore, fin dai
-primissimi segni, ed era difficile ingannare quel cuore attento. La sua
-certezza ormai era indiscussa, e ne soffriva profondamente, come d'una
-propria sventura. Gli uomini, anche i migliori, hanno sempre una parte
-del loro innato egoismo che non riescono del tutto a soffocare.
-
-Fabio, il quale si era sentito capace di rinunziare alla sola donna che
-avesse davvero amata, per ottenere la sua felicità dandomela in isposa,
-Fabio ch'era stato il suo consolatore con la dolcezza di un fratello, e
-che aveva sopportato quel matrimonio con il De Luca pur di saperla
-finalmente accasata e tranquilla, Fabio, che nel seno della famiglia
-nuova si era serbato il posto del consigliere, del confidente, come
-colui che conosceva tutti i segreti antichi, ora non poteva rassegnarsi
-a veder tornare verso di me, per la via del peccato, questa donna
-intangibile, quest'anima pura ch'egli aveva collocata al di sopra d'ogni
-altra, in un paradiso d'idealità.
-
-Egli si ostinava sempre a rivedere in lei la fanciulla di un tempo,
-quella soave incarnazione di sentimento e di fragilità, senz'accorgersi
-che una donna era fiorita vicino all'altra, viva e trepida, piena di
-desiderii forti e di sensualità nuove. E non perdonava nè a me nè a lei
-quel passo che avevamo compiuto, senza chiedere -- per così dire -- il
-suo consenso, mostrando invece che, dopo averlo tenuto per
-indispensabile, ora lo consideravamo quasi per il nostro primo nemico.
-In fatti eravamo forse un poco ingiusti: quell'anima buona era tanto
-vissuta per noi. Senza volerlo, egli contribuì alle ciarle che di
-quest'avventura si fecero, poichè purtroppo le precauzioni e le
-scaltrezze a ben poco servono.
-
-In Roma se ne parlò, anzi se ne parlò assai; ma c'è una specie di
-solidarietà mondana che salva sempre i mariti dal conoscere queste cose.
-I begli spiriti concludevano, -- come in séguito mi venne riferito:
-
-«È naturale: doveva inevitabilmente finire così!»
-
-Infatti le cose illogiche paion sempre naturalissime al mondo. Edoarda
-era un'amante squisita; pareva che fosse nata apposta per ingannare un
-marito, e nessuno avrebbe mai potuto supporre che tanta scaltrezza si
-annidasse in quella sua testolina di bimba delicata e sentimentale. Vi
-sono molti fiori che, quando si aprono, sono assai diversi dal bòcciolo
-che li nascose.
-
-Ella sapeva eludere tutte le sorveglianze con una maestria veramente
-ammirevole; aveva trovato vari modi per potermi scrivere quando non era
-lecito vederci, e gli avvenimenti più disparati le offrivano il mezzo di
-preparare un nostro incontro. Non le feci mai visita in casa, per un
-certo rispetto verso noi stessi, ed anche verso il marito, il quale mi
-usava moltissime cortesie. Ma non evitavo di andarli a trovare in palco
-nè di sedere alla lor tavola, quando c'incontravamo ai tè del
-pomeriggio. Il De Luca del resto non apparteneva punto alla stirpe dei
-mariti bisbetici od importuni; subiva molto il fascino della moglie e
-non avrebbe saputo concepire su di lei un benchè minimo sospetto. Fabio
-ci dava più molestie assai. D'altra parte il barone passava le sue
-giornate in mezzo ai cavalli e sui terreni d'allenamento; spesso
-lasciava Roma per seguire le diverse riunioni ippiche. Quei giorni
-d'assenza erano la nostra felicità.
-
-Una volta, alla vigilia d'una di queste partenze, ricevetti da Edoarda
-un biglietto, in cui m'avvertiva che il giorno dopo sarebbe stata libera
-fin dal mattino, e voleva che si facesse una gita fuor di Roma, per
-visitare una certa locanda di campagna dove ci eravamo incontrati una
-volta, molti anni addietro. Mi dava tutte le indicazioni opportune;
-dovevo prendere un treno del mattino, poi attenderla alla stazione
-d'arrivo. Questa era certo una temerità, sebbene in vicinanza di quel
-paesello vivesse un'amica sua, la stessa che ci aveva servito di
-pretesto la prima volta.
-
-D'altronde si era verso la metà di Giugno e pochi si sarebbero
-avventurati a far escursioni per quella calura.
-
-Una gioia fanciullesca empì le anime nostre quando c'incontrammo, ed a
-noi parve di trovare le delizie insolite nelle cose più semplici, come
-ad esempio quella di mangiar abbastanza male ad una tavola rusticamente
-imbandita, e passeggiare sotto un sole di canicola cercando
-affannosamente la frescura dei boschi e il refrigerio delle fontane,
-andandoci poi a rinchiudere in una camera di locanda, ove c'era un
-immenso letto di noce rôso dai tarli, con sopra, sulla parete, il quadro
-della Vergine Addolorata, che aveva tutto il seno aperto per ostentare
-un cuore d'inverosimile grandezza, cinto d'un'aureola e trafitto da una
-spada. Era una camera linda, non senza un'ostentazione di lusso
-campagnolo, vasta, con mobili grandi, e v'erano -- cosa orribile! -- sul
-caminetto, ai lati d'una pendola ferma, due vasi di fiori modellati
-nella cera e protetti da una polverosa campana di vetro.
-
-C'era in quella camera l'odor indefinibile del disabitato, dell'antico,
-l'odore dei quadri che ingialliscono su vecchi muri, dei mobili che
-scricchiolano quando appena si cammina, delle tende che hanno lasciato
-il lor colore ai venti di molte primavere, e quel silenzio che fa
-pensare agli amori dei tempi andati, agli imeni celebratisi nelle
-braccia di quel letto possente, -- pensiero che potrebbe forse dar noia
-se fosse cosa recente, ma sollecita ed esalta invece, come tutte le cose
-che vengono da lontano. Poi avevamo portato grandi mazzi di fiori
-selvatici, côlti nella foresta; Edoarda, buttandoli sul letto, rideva di
-un riso fresco e giovine.
-
-Portava un abito leggero come una sciarpa di velo, un'alta cintura di
-pelle color dell'indaco, la gonna succinta, le calze traforate, le
-scarpine bianche. Aveva le maniche della camicetta corte fino al gomito
-ed un paio di guanti che le calzavan alto, inverditi nel palmo dall'umor
-vegetale dei fiori strappati. Portava un cappello semplicissimo, ch'era
-di paglia fiorentina, con le falde spioventi a mo' di campana, ed un
-largo nastro lo fasciava, colore anch'esso dell'indaco, facendole sopra
-la fronte un bel nodo, a somiglianza di due grandi ali aperte. Le
-scendeva sino a mezzo il petto una doppia fila di perle, ch'entravano a
-nascondersi nell'abbottonatura, ed ogni tanto scintillavano, tra la sua
-pelle ed i fori della camicetta. Era più fresca d'una fontana in quella
-torrida estate.
-
-Mi gettò le braccia intorno al collo, mi coverse di baci:
-
--- Germano, ti ricordi? Fu qui! fu qui!...
-
-La sua padronanza era sorprendente; aveva detto ella stessa
-all'albergatrice:
-
--- Conosco una camera della vostra locanda: voglio quella.
-
-Si rammentava il numero, e lo disse.
-
--- Ma, signora, -- obbiettò la vecchietta -- l'albergo adesso è
-rinnovato; ve ne sono altre assai migliori.
-
--- Non conta, non conta! Vogliamo quella.
-
-E coi fiori sulle braccia, saltellando per le scale, vi andò con gioia.
-Riconosceva il cammino.
-
-Lenta lenta, la vecchietta, che cicalava noiosamente, cambiò l'acqua
-nelle brocche, mostrò che i lenzuoli, un po' ruvidi eran freschi di
-bucato, aperse le finestre, calò una tendina, domandò se volessimo
-caricar la pendola... poi scese. I suoi zoccoli facevano su
-l'ammattonato un picchierellar distinto, che s'allontanava. Edoarda mi
-scoccò su la bocca due forti baci, ridendo. Impaziente le circondai con
-un braccio la vita, e, per attendere che la vecchierella tornasse,
-andammo a guardar fuori dalla finestra, sul cortiletto che meriggiava.
-
-Una gallina, tutta gonfia, si strofinava le ali contro un covone di
-paglia; c'era un barroccio staccato, con le stanghe all'aria, davanti
-alla stalla; le innamorate colombe tubavano con soavità, nascoste dentro
-le celle dell'appaiatoio.
-
-Poi la vecchierella tornò, portandoci due bicchieri di caffè ghiacciato
-e un tale suo vinetto chiaro chiaro, che ad ogni costo voleva lo si
-provasse.
-
-E domandò se volessimo un bel vaso per i nostri fiori, e se fossimo
-signori di Roma, e quando fossimo giunti, e se avesse da prepararci una
-buona cena per l'imbrunire; e parlava e parlava, con la sua vocina
-stridula come il gridìo delle cicale che là fuori strillavano, finchè
-Edoarda si buttò sul letto e finse d'aver sonno, perchè la vecchierella
-se n'andasse con Dio. Allora chiusi l'uscio a chiave, la strinsi nelle
-mie braccia e scoppiammo a ridere di felicità, in un bacio che ad
-entrambi gonfiava la gola.
-
-Il calor del giorno le accendeva il sommo del viso; i suoi capelli
-nerissimi luccicavano come un ebano polito.
-
-Aveva un gesto suo, fin da quando era fanciulla: nel baciarmi, con una
-mano mi copriva gli occhi; un gesto che poteva essere pudore nella
-fanciulla ed era nella donna un desiderio di maggiore voluttà.
-
-La svestii; nella sua camicia diafana pareva una rosa ravvolta in un
-velo; serrava, tra le labbra aperte, i denti minuti; gli occhi desiosi
-le brillavano al sommo delle guancie scolorate.
-
-Ma fuori, che cantar di cicale, che tubar di colombe nascoste, che
-incantamento! che pace!... Oh, amori nella calda estate, mentre il sole
-avvampa l'arsa campagna e le cortine fan buia la camera, in un decrepito
-letto, con un'amante giovine!...
-
- ----
-
-Un po' ebbra, scese dal letto e andò verso il canterano, a cercar
-qualcosa fra gli anelli e la catene che vi aveva deposti confusamente.
-Nella penombra i suoi piedi scalzi biancheggiavan sul tappeto senza
-colore.
-
--- Che fai?
-
--- Nulla... -- E tornò d'un balzo. Le sue braccia mi avviluppavan come
-giunchi, eran forti e fragili, di una bianchezza straordinaria.
-
--- Dammi la mano sinistra e non guardare, -- mi disse. Le diedi la mano
-e guardai.
-
--- No, chiudi gli occhi!
-
-E mi passò nel dito un anello.
-
--- Che fai?
-
--- Nulla: un capriccio mio. -- E mi chiuse il pugno, nascondendolo
-contro di sè. I suoi capelli sciolti ingombravano tutto il guanciale;
-aveva il ventre polito come una tonda porcellana.
-
--- Lasciami vedere... -- le dissi; e nonostante il divieto, guardai. --
-Ah, no, Edoarda! questo non voglio! sai bene che non voglio! -- E feci
-per togliermi l'anello che mi aveva dato. Ma ella, sollevatasi alquanto
-sul gomito, mi serrò la mano e mi costrinse a piegare il dito. Era un
-brillante nitidissimo, che nel buio risfavillava.
-
--- Insomma, no! -- esclamai.
-
--- Silenzio!... -- E con un bacio mi chiuse la bocca; poi soggiunse:
-
--- Vuoi rendermi triste?
-
--- No, ma vedi, non posso accettare tutti questi regali che mi fai...
-
--- E tu, allora?
-
--- Io?... Ma è tutt'altra cosa! Invece i tuoi regali mi offendono! Sii
-buona; ripréndilo.
-
--- Allora mi farai piangere... Una volta non facevi così.
-
--- Una volta era cosa ben diversa, Edoarda.
-
--- E perchè poi?
-
-Risi e non volli rispondere.
-
--- Dimmi dunque il perchè?
-
-La sua pelle odorava di fresca Lavanda e forse d'una cipria tenuissima
-che la copriva come un pòlline.
-
--- Prima di tutto -- risposi, -- questi non sono regali che si possono
-accettare. L'avrei rifiutato anche allora. Del resto, eravamo fidanzati;
-e poi, una volta... ma Dio buono, perchè me lo vuoi far dire?... è una
-sciocchezza!
-
--- Bene, dilla.
-
--- Una volta, insomma, ero più ricco! Adesso mi pare...
-
--- Oh, come sei ruvido! Perchè dici queste cose? Vedi, sei tu che mi
-offendi!
-
-Lasciò cadere il gomito che la reggeva e nascose la fronte contro la mia
-spalla. Dagli interstizi delle tendine filtravano lame di sole,
-polverose.
-
--- Sei sempre lo stesso! -- continuò. -- Chi pensa a queste cose facendo
-un regalo? Certo non te l'avrei potuto comperare, perchè se ne sarebbero
-forse avveduti; ma lo avevo; era un gioiello che tenevo caro, e per
-questo appunto mi piace che lo abbi tu. Te l'ho fatto solamente
-rilegare. Vedi, e sapevo bene la misura del tuo dito. Hai l'anulare
-appena un poco più grosso del mio póllice... Senti: rimane mio, se vuoi,
-ma pórtalo tu, sii buono!
-
-E le sue labbra mi passavano sotto la gola, su la bocca, su la fronte,
-con soavità. Una sottana di seta, su la spalliera d'una seggiola,
-percossa da una freccia di sole mandava sprazzi irridescenti, come fosse
-d'oro.
-
--- Che bimba! che bimba! -- esclamai, carezzandole i capelli.
-
--- Ecco, -- ella disse con voce addolorata, -- invece di farti piacere,
-ti ho reso triste... Che brutto carattere hai! Non si può dunque farti
-un regalo? E sono certa che se domani, per esempio, tu avessi un
-fastidio qualsiasi, andresti chissà da chi piuttosto che dirlo a me.
-
--- Oh, questo poi è naturale! -- esclamai ridendo.
-
--- Ecco: è naturale!... Vedi come parli tu!
-
-Mi ricinse con le braccia, si fece piccola piccola, vicina vicina, e mi
-disse:
-
--- Purtroppo tu non riesci a comprendere ch'io voglio confondere la mia
-vita nella tua, quasi non esistesse fra noi alcuna differenza. Non devi
-per me avere secreti! Tu ed io, io e te, fa lo stesso; nessuna paura ci
-deve mai dividere. Qualsiasi cosa m'accada, io te la racconto, e te la
-racconterò sempre; tu invece ti nascondi. Perchè? Certo perchè mi
-consideri come tutte le altre amanti che hai avute; non come l'amante
-unica, vera, quella che può sapere tutto.
-
-Ed il sole era venuto fin sul letto, le dorava una gamba ignuda,
-guizzando sul raso del copripiedi.
-
--- Ma non ti nascondo nulla, -- osservai. -- Non mi è possibile amarti
-più intensamente.
-
--- Allora, poniamo un caso. Se tu, domani, avessi bisogno di denaro --
-via, non irritarti, perchè ho detto poniamo un caso... -- dunque, se
-domani tu avessi bisogno di denaro, lo diresti a me? permetteresti a me
-di aiutarti?... No, è vero?
-
--- Certamente no, -- feci con un sorriso.
-
--- Ecco, ed invece io non voglio! Pretendo che tu me lo dica sùbito,
-perchè, se domani, per esempio, ne avessi bisogno io, te lo direi
-sùbito.
-
--- Ma è un'altra cosa.
-
--- Come un'altra? No, è la stessa, identicamente la stessa! Tu, vedi,
-non arrivi a pensare come penso io, a volermi bene come te ne voglio io.
-Tutto è lecito fra noi, perchè io sono la stessa cosa di te, tu di me...
-comprendi?
-
--- Sì, amore, però non bisogna che io dimentichi...
-
--- Invece bisogna dimenticare tutto! Quello che gli altri fanno, o
-pensano, è fuori di noi. Dobbiamo essere al di là da tutte le
-convenzioni, e solo amandomi come ti amo lo potrai comprendere. La mia
-gioia più grande è quella di poter indovinare un tuo desiderio: se me la
-neghi mi fai male.
-
--- Dunque non parliamone più! Tengo l'anello e vi farò incidere la data
-di questo giorno.
-
--- Sì, mio amore...
-
-E si abbandonò sul letto, impudica ed innocente, nel tremore dei sensi
-che riaccendeva la sua giovinezza.
-
-Il copripiedi soffice, di bella seta chermisi, spiumava da invisibili
-scuciture ad ogni moto che si facesse, e tanti piccoli fili, colore
-della luce, lievi come una polvere di seta, navigavano via, piano piano,
-salendo nel raggio di sole.
-
--- Mi sento così felice... -- mormorò, -- troppo felice!... -- Oh, se la
-vita potesse tutta somigliare a queste ore che fuggono!...
-
--- Forse non dipende che da noi, -- le risposi.
-
--- Da noi, e da troppe altre cose. Io, vedi, non ho ancora provata la
-gioia di vivere con te un intero giorno, da un'alba fino all'altra. E
-poi un giorno è poco! Un mese, vorrei, un anno... sempre! Come invidio
-le donne che son libere, che possono darsi al proprio amore senza nessun
-impedimento! Qualche volta sogno che tu potresti portarmi via, con te,
-in un altro paese, dove nessuno riuscisse mai a ritrovarci... Dopo
-tutto, che importa il resto? Non ho che te, amo te solo. E non puoi
-credere com'io senta il bisogno di occupare tutta la tua vita,
-d'investigare, di conoscere... Le cose meno importanti son quelle che
-più mi fanno sentire questa mancanza di libertà. -- Ed aggrappandosi a
-me con un fervido impeto: -- Rispóndimi dunque: mi vuoi bene davvero?
-
--- Sì, amore lo sai.
-
--- Molto?
-
--- Infinitamente.
-
--- Sino a quando?
-
--- Fino a sempre.
-
--- E, dimmi, dimmi una cosa! Non pensi più a... nessuno?
-
--- Bambina che sei!... Penso a te, a te sola.
-
--- Questo lo dicevi anche allora, poi...
-
--- Ma è stata un'aberrazione, come ti ripeto ancora. I nervi e nulla
-più.
-
--- Già... i nervi, tu li fai servire a tutto!
-
-Sollevata sui gomiti, s'empì le mani de' suoi capelli sciolti e mi
-fasciò la gola.
-
--- Scommetto, -- prese a dire, fra scherzosa e titubante, -- che vi
-pensi ancora un poco...
-
--- Nemmeno per sogno, mai.
-
--- Qualche volta sì però... senza volerlo... Dimmi la verità!
-
--- Ma no, amore: ho dimenticato assolutamente.
-
--- Giùralo!... cioè è inutile, perchè i tuoi giuramenti non contano.
-
--- Se vuoi, te lo giuro.
-
--- E, dimmi: quando le volevi bene, le volevi bene più che a me?
-
--- Non ho mai amato come ti amo.
-
--- Ma era più bella, però...
-
--- Era diversa.
-
--- Cioè, come? bionda?
-
--- Sì, bionda.
-
--- Grande?
-
--- Un poco più di te.
-
--- Con gli occhi azzurri?
-
--- Mi fai sempre le stesse domande!...
-
--- Non importa, rispondi: che occhi aveva?
-
--- Scuri.
-
--- Allora ti piaceva più di me!
-
--- Amore, mi fai ridere! Se mi fosse piaciuta sarei dunque rimasto con
-lei.
-
--- Non hai un suo ritratto?
-
--- Me li hai fatti bruciare tu.
-
--- Ma certo ne avrai altri, nascosti...
-
--- No.
-
--- Giùralo... cioè... bene: giura lo stesso.
-
--- Te lo giuro.
-
--- Ed io non ti credo! Bada!... Vorrei venire una volta nella tua
-casa... Chissà quante cose nascoste vi sono!...
-
--- Eh!... una quantità!
-
--- Però lei ti scrive...
-
--- Non una lettera, non una sola.
-
--- Che fa?
-
--- Lo ignoro.
-
-Nella camera gonfia d'estate filtrava un pallor di crepuscolo, denso di
-luminose ombre; le cicale a poco a poco affievolivano il loro canto; i
-galli rumorosi empivano di chiacchierate il cortile. Un poco d'oscurità
-le si raccolse nel viso affaticato; aveva i seni erti, la gola bianca, e
-l'amavo.
-
-
-
-
- IX
-
-
-Tre giorni appresso, lasciata Edoarda poco dopo le cinque del
-pomeriggio, m'affrettai verso casa, dove sapevo che il d'Hermòs sarebbe
-venuto a salutarmi, dovendo egli nella serata ripartire per Milano e
-Parigi. Lo trovai difatti che m'aspettava su la terrazza, fumando.
-
--- Sono in ritardo; scusa. È molto che sei qui?
-
--- Dieci minuti appena.
-
--- E parti proprio stasera?
-
--- Sì, alle otto e quaranta.
-
--- Allora, senti: mi cambio in cinque minuti e vengo a pranzo con te.
-
--- Non voglio che ti disturbi; tu non sei uso a pranzare così presto.
-
--- Che importa? Ho quasi fame. Vieni di là, così non perdo tempo.
-
-Ludovico mi aveva tutto apparecchiato, e mi spogliai rapidamente.
-
--- Dunque, -- disse il d'Hermòs, -- prima che si parli d'altro,
-ricordati che ho la tua promessa per la fine d'Agosto.
-
--- Puoi contarvi. Nell'ultima settimana d'Agosto verrò ad incontrarti
-ove sarai, e passeremo un mesetto insieme.
-
-Edoarda in quel tempo sarebbe stata in viaggio col marito e, senza
-dubbio, con il Capuano.
-
--- Guai a te se manchi di parola!
-
--- Se mancassi... al diavolo queste camìce stirate così male!... dunque,
-se mancassi, ti do il diritto di venirmi a prendere con la forza.
-Ludovico! Ludovico!
-
--- Via! non ti affannare così. Abbiamo tutto il tempo necessario. E,
-dimmi: per Elena nessuna commissione?
-
--- Nulla, nulla! È cosa finita. La vedrai?
-
--- Probabilmente, se non ha lasciato Parigi.
-
--- Qualora tu le parlassi, non raccontarle nulla di me. Se poi ti
-chiedesse mie notizie, -- cosa improbabile, -- dille semplicemente che
-vivo una vita tranquilla.
-
--- Era necessario che tu me ne avvertissi perchè le avrei detto proprio
-il contrario, e cioè che impieghi molto bene il tuo tempo, -- esclamò
-con intendimento.
-
--- Che vuoi dire? -- obbiettai sorridendo.
-
--- Eh, via! Posso ammirare il tuo riserbo senza lasciarmi però
-ingannare. Poi, francamente, non ci vuole molta penetrazione; credo
-anche di sapere con chi...
-
--- Forse te l'ho lasciato supporre io stesso: ma tu, per fortuna, sei un
-uomo discreto.
-
--- E guai se non lo fossi! Hai cambiato colore: una bruna. C'è la legge
-dell'equilibrio anche in questo. Era del resto inevitabile. Si torna
-sempre. Tutta la vita è un ritorno verso quello che poteva essere,
-mentre invece non fu. Che vuoi?... l'uomo è un bizzarro animale pieno di
-controsensi! Del resto io non posso che invidiarti. Una deliziosa
-creatura, un tipo diverso dal comune; poi, quella sensualità romana...
-
--- Scusa, dove l'hai veduta?
-
--- Non ti ricordi d'avermi una sera mostrato in teatro una signora, nel
-terzo palco a destra, in seconda fila? Era vestita di velluto nero.
-
--- Ah, sì! Ma tu arguisci troppo!...
-
--- Ebbene, se mi sbaglio, pazienza!
-
-Io lasciai cadere il discorso ed invece gli dissi:
-
--- Mi sembri oggi un uomo soddisfatto; devi certo aver condotto a buon
-termine gli affari che ti conducevano a Roma.
-
--- Quali?
-
--- Questo poi lo ignoro. Chi mai può sapere qualcosa di te? Gli affari
-che ti premevano, insomma.
-
--- Era una perlustrazione, credimi, e nulla più.
-
--- Su che terreno?
-
--- Oh, su tutti! Ogni terreno è buono per chi sappia scavare.
-
--- A Roma poi gli scavi dànno sempre qualcosa...
-
--- Già, dicono. Ma dovevo anche trovare due persone: una di queste ora è
-assente; ma tornerà fra poco, ed anzi t'incaricherò di farle una
-commissione.
-
--- Volentieri; purchè non si tratti d'una commissione, come direi?
-troppo delicata!
-
--- Tutt'altro; sai che le indelicate non uso affidarle a te.
-
--- D'accordo. E ora usciamo; sono pronto. Vedi come ho fatto presto?
-
--- Un lampo! E sei tuttavia d'una eleganza irreprensibile. Hai
-quell'aria «grand seigneur» tanto necessaria all'uomo che non lo è più.
-Non so davvero perchè ti ostini a voler trascinare questa mediocre vita
-del gentiluomo decaduto. È un lusso, mio caro! Il gentiluomo si fa
-quando se ne hanno i mezzi.
-
--- Via, buffone!
-
-Scendemmo le scale chiacchierando. Stavamo per uscir dal portone, quando
-una carrozza, che veniva impetuosa, si fermò di colpo, lo sportello
-s'aperse e ne balzò fuori il Capuano, ansante, col viso terreo,
-esterrefatto.
-
--- Eh, non sai!... -- mi gridò.
-
--- No, cosa? -- esclamai trasalendo.
-
--- S'è ammazzato Piero De Luca!
-
-Tutto il mio sangue si rimescolò.
-
--- Ammazzato?... ma come? dove?...
-
--- Oggi, a Torino, al Concorso Ippico. È caduto, è rimasto sul colpo. Lo
-hanno telefonato or ora al Circolo perchè si avverta la moglie. Sono
-corso a casa sua: non c'è. Giro da mezz'ora per cercarla, e non la
-trovo... Che non glielo dicano in istrada, per l'amor di Dio! Sai dov'è?
-
--- Non so, -- balbettai, tutto agghiadato e fuor di me stesso.
-
--- Via, non fare commedie! Se lo sai, dillo.
-
--- Non lo so...
-
--- Bene, va, cercala tu pure. Io corro di nuovo al palazzo.
-
-Saltò nella vettura e scomparve.
-
-Rimasi lì, sul marciapiedi, inebetito, intontito. Alcuni passanti,
-all'udir quello scambio di parole, si erano fermati all'intorno, ed Elia
-d'Hermòs, che non aveva compreso bene, mi prese per un braccio
-domandandomi:
-
--- Cos'è accaduto? Chi è quel tale che s'è ammazzato?
-
-Mi passai le mani sugli occhi come per riprendere conoscenza, e
-poggiandomi al suo braccio lo trassi via.
-
--- Andiamo, andiamo...
-
-La mia voce usciva in esclamazioni di maraviglia, confuse, interrotte.
-
--- S'è ammazzato... capisci!... il marito... è caduto sotto il
-cavallo...
-
--- Ma di chi?
-
--- Di lei... di lei!... Oh, Dio santo, che notizia! Ma sì, ne parlavamo
-poco fa, di sopra... non ti ricordi?...
-
--- Ah... pazienza! E tutto lì? -- egli fece candidamente. -- Avevo paura
-che fosse accaduta una disgrazia a te.
-
--- Come, è tutto lì?... Ma tu non comprendi allora?...
-
--- Ma sì comprendo benissimo! Anche troppo!
-
--- Allora, senti, fammi un piacere: tu non partire questa sera; puoi?
-
--- Oh, Dio... veramente non mi è comodo, ma insomma, se è per farti
-piacere... se proprio hai bisogno di me?
-
--- Sì, rimani, ti prego. Ed ora, ch'io la cerchi è inutile: rincaserà.
-Prendiamo una vettura e corriamo al Circolo per aver notizie.
-
--- È inteso: non parto e andiamo dove tu vuoi. Ma prima riméttiti un
-poco, perchè mi hai l'aria d'un uomo bastonato, e con quel viso farai
-molto ridere.
-
--- Sì, hai ragione. Ma è stato un colpo sai!...
-
--- Che colpo, ragazzo mio!... Sono cose che capitano a chi monta a
-cavallo. N'ho vedute io d'assai peggiori nella mia vita. Fin che toccano
-agli altri... pazienza! Che ci vuoi fare?
-
--- Eh, via!... Tu scherzeresti anche dinanzi ad una bara!
-
--- Caro Guelfo, sii giusto. Io non lo conosco nemmeno! Me ne duole, se
-vuoi, ma non posso piangerne. A me questo caso provoca invece un'ordine
-d'idee del tutto diverso, che mi sembra inutile spiegarti ora.
-
--- Ma, sai, la cosa ha dell'inverosimile... Io non me ne capàcito! E
-dire che oggi stesso, un'ora fa...
-
--- La vita, mio caro!... E c'è chi la prende sul serio!
-
--- Pover'uomo!... -- balbettavo a me stesso; -- cade da cavallo,
-s'ammazza sul colpo... È una cosa orrenda! E lei? Ora certo partirà
-sùbito. Io dovrei parlarle, vederla, scriverle almeno; ma come fare? S'è
-ammazzato... non c'è più!... poveretto!... non c'è più... all'età sua!
-
--- Scusa, -- fece il d'Hermòs con una voce piena di candore, -- ma non
-riesco ad intendere bene se la cosa proprio ti addolori, o se invece, in
-un certo qual modo...
-
--- Via, non essere così cinico! M'indisponi. E vedo bene che lo fai
-apposta. Capirai: ho qualche rimorso...
-
--- Ma che colpa ne hai tu?
-
--- Nessuna; questo però non toglie...
-
--- Ah, baie! Tu sei nato con quattro camice indosso! Ecco quel che vedo
-io.
-
-Mi fermai di schianto:
-
--- Perchè dici questo?
-
--- Eh... perchè... lo so io il perchè! Inutile per ora dedurre troppe
-conseguenze. Ma in fondo mi stupivo già che non capitasse qualcosa per
-mettere la fortuna dalla tua.
-
--- Su, via, sei pazzo! Prendiamo piuttosto una vettura e andiamo al
-Circolo.
-
--- Volentieri, ma fatti animo, perchè, ti ripeto, se vi entri a quel
-modo farai ridere.
-
-Salimmo in vettura; mi prese un senso di vertigine, sentii che nel petto
-il cuore mi batteva con veemenza e più non potei disuggellare la bocca.
-
-Dietro le palpebre, in una visione rossa, vedevo il corpo del barone
-giacere a terra, esanime, sotto il suo cavallo; mi pareva che i suoi
-occhi spenti si fissassero ancora ne' miei.
-
-Al Circolo v'era un tumulto insolito; si parlava concitatamente; stavano
-tutti in piedi. Quando entrai, ammutolirono. Poi nacque un bisbiglio, e
-tutti mi guardarono.
-
--- Dunque che è stato? -- domandai a' primi che vidi.
-
--- Il povero De Luca... -- disse uno.
-
--- Ma è vero?
-
--- Eh, purtroppo! La notizia è confermata. Siamo stati al telefono
-sinora.
-
--- È proprio morto? -- E mi lasciai cadere sopra una seggiola, non
-riuscendo a vincere il mio turbamento.
-
--- Morto immediatamente, senza dire una parola.
-
--- E come fu?
-
-Si fece innanzi Camillo Ainardi:
-
--- Mah?... il destino! Montava _Califourchon_, quel magnifico saltatore,
-ma caparbio. All'ultima altezza del muro gli si rifiutò tre volte. Sai
-che bel cavaliere, intrepido, era il De Luca! Piuttosto che cedere
-avrebbe stroncato il cavallo. _Califourchon_, quando si rifiuta, si
-mette su le difese e ci vuol fegato per tenergli testa. Aveva saltato
-splendidamente fino allora, ed erano rimasti nella gara in tre. A forza
-di sproni, di braccia, lo buttò sotto l'ostacolo: il cavallo prese male
-il salto, inciampò contro un sasso e rotolarono giù tutti e due: lui
-sotto. Pare che abbia battuta la testa proprio su lo spigolo d'una
-pietra, ed è rimasto lì, povero Piero!... a trent'anni... è una cosa
-orrenda.
-
--- Una vera fatalità! Me lo ha gridato il Capuano per istrada... Sono
-rimasto come un ebete; poi ho sperato che non fosse così grave, e sono
-corso qui.
-
-Tacqui, perchè tutti mi osservavano con quello sguardo che pare un
-sorriso, con quell'attenzione fredda e scrutatrice che vi si figge
-addosso e vi penetra come una lama, quando c'è, fra molti amici, un
-secreto ambiguo che non possa dirsi per rispetto a voi solo.
-
--- Chissà la moglie!... -- fece uno, vicino a me, malignamente.
-
-Cosa fu risposto non so: vedevo sempre, dietro le palpebre, in una
-visione rossa, il corpo del barone giacere a terra, esanime, sotto il
-suo cavallo, e mi pareva che i suoi occhi spenti si fissassero ancora
-ne' miei.
-
-Intorno seguitavano i commenti, le discussioni, le parole d'orrore dei
-sopraggiunti, lo squillo d'altre telefonate; poi uno, credo il marchese
-della Pergola, si fece avanti e parlò della corona da ordinarsi e di
-quelli che sarebbero andati a Torino per portarla.
-
-A me pareva che tutti nascostamente pensassero: «Proponiamo Guelfo!...
-Sarebbe il più adatto!» -- e sconciamente ne ridessero.
-
-Mi premeva intanto saper qualcosa di Edoarda, sicchè, scelto il momento
-opportuno, feci un segno ad Elia perchè mi seguisse, ed uscimmo.
-
--- Debbo trovare un modo per sapere qualcosa di lei, -- gli dissi quando
-fummo in istrada. -- Andiamo verso il palazzo; non è lontano.
-
--- Frequentavi la sua casa? -- egli domandò.
-
--- No, ma vorrei almeno vedere il Capuano, sapere se parte stasera.
-
--- Certamente sì.
-
--- Ma vi sono ancora treni?... Ah sì!... c'è quello che dovevi prendere
-tu.
-
--- Fa dunque una cosa: trovati alla stazione.
-
--- Alla stazione? Certo ve l'accompagneranno, e forse non potrò nemmeno
-avvicinarmi a lei. Poi bisogna che sappia se parte proprio a quell'ora.
-
--- Non v'è dubbio.
-
--- Andiamo dunque fin là; forse qualcuno, uscendo, mi potrà informare.
-
--- Credo che tu faccia male mostrandoti là intorno. Vi sarà certo un
-grandissimo andirivieni di gente.
-
--- Hai ragione, -- dissi fermandomi. -- Allora, senti, fa una cosa: vuoi
-andar tu?
-
--- Io?... Se non conosco nessuno?
-
--- Che importa? Lascia il tuo nome, un biglietto da visita, o nulla, se
-preferisci. Ma fingi di non saper bene la cosa e domanda notizie in
-portineria, od in anticamera; informati se la signora è stata avvertita
-interamente o solo in parte; se poi vedessi il Capuano, cerca di parlare
-con lui.
-
-Egli pensò un momento, poi disse:
-
--- Va bene, ora vado. E tu?
-
--- Io passeggio qui e t'aspetto. Prendi una vettura per far più presto.
--- Gli diedi l'indirizzo ed egli andò.
-
-Il turbine della mia mente a poco a poco si calmava; la mia vita, in
-quel momento, per quel caso fortuito, si volgeva necessariamente verso
-un altro destino. Quale? Non me lo chiedevo, non osavo chiederlo a me
-stesso. E di quando in quando mi appariva la faccia pallida, supina su
-le zolle arrossate, per fissarmi con i suoi occhi pieni di morte.
-
-Era già quell'ora di requie nella vita febbrile delle grandi città,
-quando i bottegai chiudono i negozi, e per le vie spopolate passano
-carrozze vuote, giornalai ciarlieri, sartine che si lasciano inseguire
-da corteggiatori insolenti, pedine che scodinzolano via, rosse di fresco
-belletto, in cerca d'una cena. Fluttuava in alto una chiarità serena,
-che orlava le lustre grondaie, riverberava su le finestre delle case,
-traeva dai selciati balenanti una specie di aurora crepuscolare. In
-quella luce ambigua, in quell'aria tepida, ventilata da qualche alito
-intermittente, come soffi di primavera nell'estate, sotto il cielo ancor
-rosso e tra la pallidezza dei lampioni, tutte le forme, tutti gli
-avvenimenti mi si vestirono d'irrealità.
-
-Poi, man mano, si fece buio; la vita serale ricominciò, gaia e rumorosa;
-ricominciò la baraonda che mesce, travolge, disperde, confonde in un
-solo turbine il frastuono della eterna spensieratezza umana, dell'eterno
-passare, benchè ognuno singolarmente si affatichi a credersi qualcosa e
-dia soverchio peso alle sue piccole tragedie da burattini.
-
-Si vive, si muore; si va in basso, in alto; si vince, si perde; si ama,
-non si ama più... Ebbene, tutto ciò che importa? Grotteschi ed effimeri
-passiamo: con noi mille altri passano; dopo noi vengon altri mille, a
-perpetuare la nostra mediocrità... E la folla irridente, insolente, ci
-ascolta un momento curiosa, poi si volge altrove, piena di rumore,
-trascinando con lievità e con fatica il peso delle sue mille catene.
-
-Mi pareva d'esser caduto in mezzo ad un mondo d'automi, ove tutto fosse
-imprecisione, fugacità, fantasma, sogno. Camminavo in su, in giù per il
-popoloso marciapiede, sostando di tratto in tratto.
-
-Ricordo che un vecchio lacero s'era fermato contro il muro ad accendere
-la pipa, e le sue mani si movevano lente, quasichè sollevassero
-invisibili pesi. Accese tre zolfanelli e tre volte l'aria li spense.
-Alla luce della fiammella il suo volto rugoso e barbuto s'illuminava
-d'un giallor di cartapecora, la pipa carica gli tremava tra i denti.
-Passò un monello e prese a schernirlo; il vecchio borbottava,
-minacciandolo con la mazza.
-
-Più in là due bimbe mangiavano una mela, mordendone a volta a volta un
-boccone ciascuna, e quand'ebbero solo il tòrsolo, se lo presero fra i
-denti, ambedue, con le bocche vicine, mettendosi così a girare come
-trottole intorno ad un perno.
-
-Tutto questo io rammento con singolar precisione, quasi fosser memorie
-intimamente confuse nell'angoscia di quella sera.
-
-Finalmente il d'Hermòs arrivò. Tutto scomparve, la realtà riprese il
-sopravvento.
-
--- Ebbene, -- domandai ansioso, mentr'egli pagava il vetturino, -- hai
-saputo nulla?
-
--- Sì, ma non è stato così facile. Nessuno poteva comprendere il mio
-italiano; poi c'era una tale confusione in quella casa!... La portineria
-e l'anticamera sono assediate; finalmente trovai un maggiordomo dal
-quale mi son potuto far intendere. Dunque: la signora sarebbe stata
-informata esattamente della cosa dal Capuano, e parte alle otto e
-quaranta, come si prevedeva.
-
--- Grazie. Non hai potuto sapere altro?
-
--- Null'altro. C'era troppa gente; le persone di casa parevano
-impazzite.
-
--- Ed il Capuano?
-
--- L'ho veduto passare in anticamera un momento; correva, tutto
-stravolto in viso. L'ho chiamato, ma non rispose; non rispondeva a
-nessuno. Ho inteso che andava a preparar la borsa perchè accompagna la
-signora.
-
--- Grazie ancora, -- risposi stringendogli la mano. E guardai
-l'orologio. -- Senti, Elia, sono quasi le otto; va tu a pranzare; io mi
-dirigo verso la stazione.
-
--- E perchè mai? Preferisco attendere il tuo ritorno.
-
--- Dove m'aspetterai?
-
--- Al Circolo, se poi vi pranzeremo.
-
--- Questa sera è meglio di no, ti pare? Aspéttami al Colonne. Sai dov'è?
-
--- Sì, press'a poco. Del resto ti accompagno qualche passo ancora, poi
-prenderò una vettura.
-
--- Dunque dicevi che v'era molta gente?
-
--- Moltissima: ne arrivava ogni momento.
-
--- E non ti fu possibile sapere come la moglie abbia ricevuta la
-notizia?
-
--- Questo non ti saprei dire. L'ho anzi domandato al maggiordomo: egli
-mi rispose due volte: -- «Eh, capirà!... capirà!...» In tal modo non ho
-capito niente.
-
-Poi soggiunse, con un sorriso ambiguo:
-
--- Ho teso l'orecchio per ascoltare se arrivassero gridi, ma nulla mi
-giunse. Può darsi che fosse in una stanza lontana... Scendendo, vidi il
-cocchiere attaccare i cavalli; sul portone intesi un giovinetto, che
-usciva davanti a me, dire al compagno: -- Chissà l'altro!... -- L'altro
-dovevi esser tu; ma il séguito mi è sfuggito.
-
--- Questi chiacchieroni, per Dio! non rispettan nulla.
-
--- Che vuoi? È involontario. Un'associazione d'idee, null'altro. Anch'io
-penso a te.
-
--- Cosa pensi, se è lecito?
-
--- Oh, molte cose! Intanto che trovo splendido quell'antico palazzo...
-
--- Via, finiscila dunque! A rivederci: prendo una vettura perchè voglio
-giunger prima di lei. Ci rivedremo al Colonne.
-
--- C'è un proverbio che dice: -- «_Mors tua, vita mea_». Sai il latino?
-A rivederci.
-
-Giunto alla stazione, mi fermai davanti all'entrata per attender
-Edoarda.
-
-Lì, davanti a quella piazza folle di lumi, dove, nel fondo,
-biancheggiava la fontana come uno straordinario fiore, mentre per l'aria
-solcavano i fischi delle impazienti locomotive, e la gente frettolosa e
-le vetture pigre si confondevano in una specie di affaccendata ridda, mi
-rammentai tutte le partenze, tutti gli arrivi che per me si erano
-variamente compiuti, lì, su quella piazza medesima, durante la mia così
-diversa vita. Ricordai una mattina di sole, splendidissima, ed una sera
-quasi tragica, nel chiarore dell'autunno, quando la città neroniana
-esalava nell'aria pesante il lezzo della sua grave antichità, e la
-patria mi suonava esilio, poichè avevo sacrificato per sempre ad una
-donna straniera tutto ciò che nel mondo può essere poesia.
-
-Mentre mi smarrivo in questi pensieri, d'un tratto vidi sbucar nella
-piazza la pariglia dei De Luca, ed appena la carrozza fu giunta,
-m'avvicinai, tenendomi rispettosamente a qualche passo dallo sportello.
-Sùbito ne saltò fuori il Capuano, e dietro lui una cameriera già vestita
-a lutto. Fabio dette qualche ordine alla donna, parlò rapidamente allo
-sportello e mi passò davanti frettoloso, borbottando:
-
--- Ah, sei qui?... Bravo! Ci rivedremo fra un paio di giorni... -- E si
-allontanò.
-
-Mentre il domestico ed il facchino scaricavano le valige, la cameriera
-si pose accanto allo sportello, mentre appoggiandosi al suo braccio
-Edoarda ne uscì.
-
-Era vestita di nero, con un velo di crespo su la faccia pallida. Il
-cocchiere si scoverse il capo, e, curvatosi, le mormorò qualche sillaba,
-cui ella rispose con un cenno. Forse il buon uomo le affidava un saluto
-per il padrone morto.
-
-Un po' tremando, anch'io m'avvicinai; le tesi la mano: ella strinse le
-mie dita, forte, forte, senza guardarmi, e sùbito ritrasse la mano,
-quasi con paura. Non seppi cosa dirle, o troppe frasi, che non osai
-profferire, mi vennero insieme alle labbra. Ella rimase perplessa un
-attimo, poi si mise a camminare.
-
-L'accompagnai fin nell'atrio della stazione; vidi allora, nella piena
-luce, che il suo viso era straordinariamente bianco e negli occhi aridi
-le sue pupille splendevano con una fissità quasi d'allucinata; i suoi
-lineamenti eran fermi nella tensione di uno sforzo visibile; coi denti
-si teneva l'orlo del labbro inferiore, quasi per frenarne il tremito.
-
-Fabio, ad uno sportello, stava comperando i biglietti.
-
--- Volevo almeno vederti... -- le dissi piano. -- Ora ti lascio.
-
--- Sì, lasciami; è una cosa orrenda... -- ella rispose con una voce
-priva d'accento, senza quasi muovere le labbra. E chinando ancor più la
-fronte soggiunse, in un modo appena intelligibile:
-
--- Ti scriverò poi...
-
-Mi strinse di nuovo la mano, a lungo, più forte... Un pensiero mi venne,
-subitaneo, brutale: «Quella stessa mano, poche ore innanzi, mi aveva
-prodigate le carezze più folli, e certo le sue labbra smorte sapevano
-ancora de' miei baci...» -- Tutto nella vita è così: un'irrisione, un
-gioco; ed il peccato, il dovere, la volontà, il ribrezzo, l'amore, la
-morte, si mescon necessariamente insieme, come nell'intreccio di una
-commedia imprevedibile.
-
-A capo scoperto mi ritrassi, ed ella rimase nel mezzo della sala,
-immobile come un'erma, sotto il velo nero.
-
-Andai vicino a Fabio con un po' di titubanza e gli dissi:
-
--- Posso aiutarti a far qualcosa?
-
-Egli aveva due biglietti fra i denti, un altro in mano, i guanti, il
-portafogli ed una borsetta posati davanti allo sportello.
-
--- No, no, grazie -- rispose mordendo i biglietti; -- faccio tutto da
-me. -- Dopo essersi bisticciato non so a qual proposito con l'impiegato,
-cacciò tutto alla rinfusa in una tasca, e con la spolverina da viaggio
-aperta, che gli sventolava intorno alle gambe, corse a spedire il
-bagaglio. Lo seguii con una specie di obbediente umiltà.
-
-Gridò al domestico, ai facchini:
-
--- Su dunque, fate presto! portate qui la roba!
-
--- Ma spedisce anche questo, il signore? -- obbiettò il domestico,
-mostrando una sacca di tela grezza.
-
--- Sì, tutto si spedisce! Tutto, meno la borsa della signora. E tu, --
-disse alla donna, -- stalle vicino! Cosa fai qui?
-
-Edoarda era sempre nella medesima positura, con la fronte china, la
-borsetta che le pendeva dal polso, le mani congiunte, immobile. Alcune
-persone, ferme, l'osservavano bisbigliando.
-
-Quando il Capuano ebbe terminata la sua faccenda, si volse a me
-rapidamente:
-
--- Cosa ne dici dunque? Nulla, è vero? Sono i casi della vita. Bah!...
-fammi un piacere: va tu dall'amministratore dei De Luca -- sai,
-l'Agostini -- e digli che provveda per le partecipazioni sui giornali.
-Combina tu stesso l'annunzio, ti prego. Me ne è mancato il tempo. Credo
-che torneremo sùbito, portando il morto con noi. A rivederci.
-
-E corse vicino a Edoarda, la prese dolcemente sotto braccio, come un
-padre, parlandole piano. Io rimasi finchè il treno fischiò, e non ebbi
-l'ardire di seguirli dentro la stazione.
-
-Ma dovunque mi volgessi, m'appariva la faccia pallida, supina su le
-zolle arrossate, che nell'ánsito estremo cercava di fissarmi con i suoi
-occhi pieni di morte.
-
-
-
-
- X
-
-
-Questa è la lettera che m'inviò Edoarda, tre giorni dopo il suo ritorno,
-quando già il corpo dell'infelice barone giaceva sotto la terra e su la
-fossa recente si andavano sfogliando le corone appassite:
-
-«È forse orrendo quello ch'io faccio -- amore mio, -- ma sei la sola
-persona che me lo possa perdonare, la sola che possa guardarmi
-nell'anima senza provarne un senso di paura. Metterò questa lettera in
-buca nell'andare domattina, come ogni giorno, al cimitero... Vedi: è
-atroce. Ma come fare altrimenti? Mi disprezzerai anche tu, Germano? Io,
-dentro di me, ne son tutta rabbrividita. Non pensiamo, non pensiamo a
-quello che è stato! Vi son coincidenze che atterriscono... Mi ripeto
-senza requie: «Dov'ero, dov'ero mentr'egli moriva?...» E se credessi
-molto in Dio ne dovrei temere una grande vendetta. Cerco invano di
-persuadermi ad un cinismo che non sento, e mi dico: «Egli forse mi ha
-sposata solamente per il mio denaro; forse non mi amava, nè in fondo gli
-dovevo alcuna gratitudine...» Eppure, che vuoi?... queste incerte parole
-non bastano; la coscienza, ribelle a tutte le vane parole, mi si lacera
-dentro. Poi, non scompare così tragicamente un uomo, del quale si è pur
-stata la moglie, senza che se ne provi un'angoscia viva, come se lo si
-avesse veramente amato. Una voce interiore mi assilla di continui
-rimproveri, e mi dice: «Anche tu l'hai sposato per opportunità,
-perch'egli almeno ti rendesse una vita fittizia, quando l'altra, la
-vera, te l'avevano spezzata.» E infatti è stato buono con me. Senza
-darsi la pena di troppe indagini, forse per un naturale istinto, aveva
-indovinato il mio cuore, aveva compreso che anima ero, cosa potevo
-dargli ancora di me stessa, e per indifferenza o per bontà se n'era
-contentato, studiandosi di rendermi la vita serena e dolce. Quindi a
-lui, come uomo, non debbo che riconoscenza.
-
-Per questo avrei voluto serbare intatto il suo nome, vivergli vicino
-tranquilla, chiusa ne' miei sogni, senz'amore ma senza inganno. Ti giuro
-che, sposandolo, il mio proponimento era ben questo; e di te pensavo:
-«Nemmeno se tornasse a ginocchi... mai! mai!...»
-
-Pensavo così, e per rimanergli fedele ho lottato... sì, con tutte le mie
-forze ho lottato! Ma, che vuoi?... mi avevi conosciuta fanciulla, sapevi
-com'ero, mi avevi tanto fatto soffrire... per te dev'essere stato facile
-riprendermi, facile, quanto era per me impossibile il non abbandonarmi.
-Anzi, più lottavo, e più, con uno sguardo solo, annullavi tutta la mia
-volontà. Ti vedevo tornare come una volta e mi pareva che in ogni cosa,
-nel mio respiro medesimo, ci fosse una forza irresistibile che mi
-trascinasse verso di te. Io son nata per volerti bene, per essere tua;
-tutto il rimanente non fa che passare accanto alla mia anima.
-
-E, vuoi che ti dica la verità? Sposandomi, oltre a quel proposito, avevo
-anche un desiderio diverso: volevo rinnovarmi, vivere io pure una vita
-rumorosa, rendermi vietata, invidiata... ma solo per piacere a te.
-Credevo che la mia forza bastasse per godere questa intima vendetta
-senza lasciarmi vincere da lei.
-
-Perdonami dunque se ora cerco in te un rifugio contro il mio rimorso.
-
-Ora egli è scomparso. Poich'era migliore di quanto supponessi, rimane in
-fondo al mio cuore la memoria quasi d'un amico, ed il pensare a lui mi
-fa profondamente male. Ma, quando me lo dissero, sùbito, come in un
-baleno, senza potermelo impedire, il mio pensiero corse a te; fu quasi
-uno sprazzo di luce nel buio che dentro mi stringeva -- una visione
-ch'ebbi vergogna di aver guardata...
-
-La pietà mi vinse poi, e divenne affannosa quando lo vidi morto, su la
-bara, con la testa fasciata e sfigurata, le mani chiuse, la bocca torta
-in uno spasimo di dolore Oh, come ho pianto! E lo devi comprendere,
-perchè, davanti a lui, mi sentivo infinitamente colpevole. Mi pareva
-ch'egli avesse tutto sofferto per lasciarmi sgombra la via della
-felicità.
-
-Ora che ti scrivo è notte; non posso dormire; ho quasi paura; tuttavia
-mi piace la notte perchè nessuno intorno a me cerca di scrutarmi
-l'anima. Vorrei che l'alba non venisse mai. Lontano, laggiù, nei giorni
-che non oso guardare, c'è tanto sole, tanto sole!... e cerco di aver più
-paura, in questo silenzio, nel cuore della notte, perchè i miei occhi
-non debban sorridere guardando il sole che laggiù brilla... Senti... e
-poi no! mi devi comprendere senza che io lo dica. Noi dobbiamo avere
-un'anima sola; e così, tutto quello ch'io sento, ch'io penso,
-quand'anche fosse una colpa, resta come suggellato in me.
-
-Sai? quell'idea mi ha perseguitato fin dal primo istante, per tutto il
-viaggio, fin là... E più la cacciavo, più mi afferrava la mente, come
-se, in mezzo alla tortura, mi sentissi crescere nel sangue un'ondata
-infrenabile di gioia...
-
-Volevo tacere, vorrei anche lacerare questa lettera, ne tremo come di un
-delitto... ma ho tanto sofferto anch'io, che mi sembra quasi di poter
-essere perdonata.
-
-Fra qualche giorno partirò da Roma; andrò per intanto nella mia villa, e
-forse, dopo, in un solitario villaggio di montagna. Mi dirai dove...
-Addio.»
-
-
-
-
- XI
-
-
-Becchino che mi seppellirai, se tu sapessi che i morti parlano, avresti
-certamente un senso di paura nel compiere il tuo lugubre mestiere.
-
-In verità i morti parlano, ed io, quando verrai per seppellirmi,
-comincerò con farti un lungo discorso e rettorico, del quale potrebbe
-anche darsi che tu non intendessi una sillaba.
-
-Ma questo che importa? È un bisogno bizzarro che i morti hanno di essere
-una volta sinceri, quando più non li vigila nessuna prudenza umana,
-quando più non li stringe alcuna vanagloria di sè stessi, e nel becchino
-che li sdraia dentro la cassa di freddo rovere vedono quasi un ultimo
-funzionario della società umana, che viene per buttarli nella fossa come
-in un sacro immondezzaio; un funzionario alieno da metafisiche, immemore
-d'essere a sua volta un cadavere imminente, quindi una persona di buon
-senso, che valuta l'uomo e la sua spoglia con ammirevole semplicità.
-
-Tu hai, becchino, l'abitudine della morte; non la temi non la veneri,
-non la compiangi; con te si può dunque parlare.
-
-Io non ti conosco di persona, ma t'immagino qual sei, anzi mi sembra
-d'averti una volta incontrato, per istrada, o chissà dove, passando.
-Poichè, di fatti, ogni vita finisce in polvere ed ogni uomo ha nel mondo
-il suo becchino che l'aspetta. Qualche volta, uscendo fuor di casa, può
-darsi che in lui ci s'imbatta viso a viso: ognuno prosegue per i fatti
-suoi... ci s'incontrerà più tardi...
-
-Più tardi. E mentre il mio becchino porta me al cimitero, avviene che il
-suo proprio lo rasenti gomito a gomito, e passando gli getti un
-mozzicone di sigaro fra i piedi. È singolare, ma non è forse neanche
-triste. La vita, la morte: due diversi enigmi d'un fenomeno più grande,
-che non conosciamo; due forze contrarie che si elidono, due potenze
-nemiche ma inestricabili, che infuriano attraverso la materia, senza una
-meta palese.
-
-Ho scritto il libro della mia vita; vi manca una pagina: te la racconto,
-becchino.
-
-Dunque non ti conosco, eppure so come sei: un uomo robusto e ruvido,
-qualcosa tra il facchino in livrea ed il sacerdote in abito civile. Sai
-di tabacco e d'incenso, di chiesa e d'osteria. L'uniforme tetra non
-riesce a toglierti quel non so che di gioviale che ti trapela dalla
-fisionomia; siccome vedi sempre piangere, hai voglia di ridere: è
-naturale.
-
-Fra le tante cose delle quali non ho saputo rendermi conto nella vita, è
-quella di non aver saputo comprendere come mai, fra i tanti mestieri che
-vi son da fare al mondo, un uomo possa liberamente scegliersi quello del
-becchino. È forse una vocazione come tutte le altre, una vocazione
-macabra, che mi dà tuttavia da riflettere.
-
-Tu, per esempio, hai una bella corporatura, sei d'ómeri quadrati ed hai
-un incedere maestoso... avresti potuto con indifferenza fare il
-carabiniere, il portiere d'un palazzo, che so io? il custode d'una
-fabbrica, e perchè no? magari il secondino in un reclusorio. Invece,
-nient'affatto! Un bel giorno ti sei sentito spinto verso le pompe
-funebri e ti è piaciuto affrontare la vita nella triste qualità del
-beccamorto.
-
-Può darsi che la familiarità con la quale tu avvicini e maneggi il
-cadavere, senz'ombra di quella paura ch'esso incute ai pavidi mortali,
-ti dia su la comune folla degli uomini un senso quasi di potenza e di
-coraggiosa virilità. Inoltre il mestiere ha i suoi lati buoni; si ha da
-fare coi preti, che son gente accorta, si va per le case altrui,
-sbirciando nel cuore delle famiglie; la fatica, se talvolta è gravosa,
-in compenso non è lunga, e, mentre tutte l'altre industrie possono
-allentarsi o far difetto all'operaio, quella delle sepolture non varia,
-e di morti ve ne son tanti ogni giorno, ricchi e poveri, dappertutto.
-
-Nella mia casa, quando verrai a prendermi, sarai trattato coi dovuti
-riguardi, ed il mio maggiordomo, ch'è una persona ospitale, ti darà
-certo un buon calice da tracannare. In questo modo io sarò per te un di
-que' morti coi quali occorrono, è vero, molte cerimonie, ma che hanno il
-merito in compenso di abbandonare un'ottima cantina. E terrai a mente la
-casa, come una di quelle ove sarebbe opportuno si morisse di frequente.
-
-Orbene, senza che tu neppure te n'accorga, io ti farò dalla morte le mie
-confessioni estreme.
-
-«Brav'uomo, -- ti dirò, senza muovere la bocca suggellata, -- brav'uomo,
-fa piano! e bada che non cápita spesso ad un volgare becchino par tuo di
-mettere sotto la terra un uomo quale io fui. In verità sono stato un
-inutile; ho avuti alcuni desiderii grandi, che nel mio cuore inane si
-spensero come incendi effimeri di festuche in un campo, brillarono e
-caddero come il razzo vanaglorioso d'un fuoco artificiale.
-
-Poichè dietro me strisciava il senso della universale inutilità, l'odio
-per le cose piccole, senza il fervore per le grandi, e mi sono cullato
-nelle braccia della fortuna come sopra una insommergibile nave.
-
-La vita, quand'essa mi piacque, me la ghermii come un'amante barbara;
-quando n'ebbi tutto spremuto il natural piacere, ancora me ne saziai
-come d'una invereconda cortigiana. Sono stato con allegrezza uno
-sciupatore indolente, un magnifico dissipatore di tutti quei beni
-ch'ella mi diede in retaggio, e se non volli insignorirmi d'alcuna sua
-podestà, fu solo perchè il dominio mi parve una fatica inutile.
-
-Questa, becchino, è la sintesi di tutto: «Inutile.» Questa è la parola
-ch'io vidi splendere su la totale conoscenza della vita, come un
-disperato limite, che invano tentai di varcare.
-
-Talvolta mi resse nondimeno quella superiore coscienza della propria
-elevazione che alimenta il fervore dei mistici e dei tiranni; sebbene il
-mio spirito fosse pieno d'esilio come un oceano lo è di lontananza, e di
-vento e d'ombra una fredda solitudine.
-
-Sì, becchino, queste orgogliose parole non ti faccian sorridere.
-Provengon da un'oscura fede nella mia potenza, da un ingenito senso
-della mia diversità, la quale mi collocava, per una specie d'inerte
-potere, al di sopra della turba, e di là, senz'alcuna grandezza,
-guardavo tuttavia nel mondo come da un'altura. Poichè non la mia vita
-vissi, ma quella, forse dispregevole, del mio nemico interiore.
-
-Fa piano a depormi nel féretro, o scortese becchino!... Questo mio corpo
-che malamente scuoti, fu amato in verità e cosparso di carezze dalle
-calde labbra e dalle bianche mani di molte donne soavissime. Or queste
-si affaccian su l'orlo della cassa ove mi poni, e guardano.
-
-Ahimè! ricoprimi bene la faccia, ch'elle non mi vedano così bianco! Due
-più curve stanno, e, quasi più attente, cercano d'interrogare il
-silenzio, d'indovinare la morte. Una di gramaglie veste, ma l'altra è
-vestita di sole, perchè i suoi capelli conservano quel colore
-indefinibile dell'oro antico e del bronzo, che fascia il suo volto fermo
-in un velo di scintillante oscurità.
-
-Entrambe da me non seppero qual d'esse il mio sterile cuore abbia
-veramente amata. Ma ora, prima che il coperchio di piombo mi sia la più
-diuturna coltre, ora domandano con paura -- (e non le odi tu forse?) --
-domandano: «Quale?»
-
-Becchino disattento, becchino privo di urbanità, poichè non posso io
-rispondere con le mie suggellate labbra, e tu per me rispondi:
-
-«Amò di voi la più lontana, quella che si chiamò «Perduta», quella che
-si adornò per lui d'un nome ancora più torbido, «Sconosciuta?...»
-
-Su la tua bocca odorosa di forte vino e di aspro tabacco, le belle frasi
-ch'io ti suggerisco parranno quasi una celia inconsapevole; ma tu non
-mutarne sillaba e fedelmente ripeti:
-
-«Amò di voi quella che parve al suo amore più vietata, sebbene
-quest'uomo che io seppellisco porti con sè nella fossa un cuore povero
-come la morte.»
-
-Ma se colei non t'ascolti che veste le gramaglie della vedova, e
-l'altra, nei chiari occhi, paia della mia morte pensosa, su questa
-cùrvati e dille, o buon seppellitore, ma furtivamente, all'orecchio
-dille, che soltanto lontani, oltre la rinunzia, dopo l'irreparabile, al
-di là dall'amore si ama; soltanto nella memoria, nella impossibilità si
-ama... A lei dillo, becchino, a lei sola... e che l'altra, la mia
-vedova, non oda. Perchè fino all'ultimo giorno ella mi conobbe ormai per
-un marito fedele, nè io vorrei farla soffrire in cambio del bene che mi
-diede.
-
-La sua dolce anima vegliava intorno alla mia tepida indolenza come la
-lampada funeraria veglierà fra poco sul marmo della mia sepoltura; nel
-mondo ella non ebbe altra gioia, se non quella di riscaldare con il suo
-àlito il mio stanco disutile cuore...»
-
-Ma perchè indugiarmi a discorrere con te, o becchino che mi sei ancor
-distante, quando la vita è tuttora bella, ed in queste giornate di sole
-Roma splende, quasi fosse un mosaico di gioielli, e sembra tuttavia la
-città miracolosa dove il destino d'un uomo, la sua giovinezza, i suoi
-liberi sogni possono ad ogni giorno rifiorire?
-
-Orsù amici! Sono ancora quel patrizio romano che vi stupiva con le sue
-liberalità; ho ancora banchetti sontuosi da offrire all'ingordigia dei
-parassiti, lucenti sale da schiudere agli ozi delle mie clientele; ho
-ancora eleganze da insegnare, denaro da spendere, ottimi cavalli da
-cavalcare, magnifici cocchi sui quali trascinarvi nei viali delle
-profumate ville romane, mentre lontano, al vento, si disperderà in un
-leggero nembo di polvere il confuso rumor d'applausi e l'ira delle
-attonite platee...
-
-La casa Guelfo ha riscattata la signoria che i suoi maggiori le avevan
-tramandata per secoli di splendore; sul pennone di Torre Guelfa sventola
-il vessillo antico signoreggiando l'aria verso il monte e verso il mare.
-
-Il feudo è risorto; le terre, libere d'ogni gravezza, ricomperate o
-rivendicate, biondeggiano di folte messi e maturano vigne al sole;
-ancora, quando passo, calco la terra mia. E perchè non perisca il mio
-nome -- la cosa più bella che portai, -- da due anni aspetto con
-impazienza l'erede.
-
-La buona sorte, mia fedele amica, mi ha dunque tutto recato, anche --
-bisogna credere -- la felicità. Solo, di quando in quando, nelle ore di
-solitudine, viene a sedermi sulle ginocchia una piccola sconosciuta, e
-mi butta le braccia intorno al collo, rovesciando la sua testolina
-bionda, e parla, e parla, e sorride, la mia bambina di laggiù...
-
-Allora sorgo in fretta, faccio attaccare a quattro redini la pariglia
-saura con i morelli di tre balzane, ed esco guidando la quadriglia, che
-scalpita per l'acciottolato.
-
-Su l'arco del palazzo Laurenzano splende l'arma dei Guelfo di
-Materdomini; ed il suo motto dice:
-
-«_Placet, si vis, Domine._»
-
- ----
-
- FINE
-
-
-
-
- DELLO STESSO AUTORE
-
-
- L'amore che torna -- 1908
- Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaio _Romanzo_
-
- Colei che non si deve amare -- 1910
- Ultima ediz.: dal 131.º al 180.º migliaio _Romanzo_
-
- La vita comincia domani -- 1912
- Ultima ediz.: dal 106.º al 155.º migliaio _Romanzo_
-
- Il Cavaliere dello Spirito Santo -- 1914
- dal 41.º al 70.º migliaio _Storia di una giornata_
-
- La donna che inventò l'amore -- 1915
- Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaio _Romanzo_
-
- Mimi Bluette, fiore del mio giardino -- 1916
- Ultima ediz.: dal 111.º al 160.º migliaio _Romanzo_
-
- Il libro del mio sogno errante -- 1919
- Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaio
-
- Sciogli la treccia, Maria Maddalena -- 1920
- Terza ediz.: dal 101.º al 150.º migliaio _Romanzo_
-
-_Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la
-ristampa._
-
- _Nota degli Editori._
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'AMORE CHE TORNA ***
-
-
-
-
- A Word from Project Gutenberg
-
-
-We will update this book if we find any errors.
-
-This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38720
-
-Creating the works from public domain print editions means that no one
-owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and
-you!) can copy and distribute it in the United States without permission
-and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the
-General Terms of Use part of this license, apply to copying and
-distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the
-Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a
-registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks,
-unless you receive specific permission. If you do not charge anything
-for copies of this eBook, complying with the rules is very easy. You may
-use this eBook for nearly any purpose such as creation of derivative
-works, reports, performances and research. They may be modified and
-printed and given away - you may do practically _anything_ with public
-domain eBooks. Redistribution is subject to the trademark license,
-especially commercial redistribution.
-
-
-
- The Full Project Gutenberg License
-
-
-_Please read this before you distribute or use this work._
-
-To protect the Project Gutenberg(tm) mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work (or
-any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg(tm) License available with this file or online at
-http://www.gutenberg.org/license.
-
-
- Section 1. General Terms of Use & Redistributing Project Gutenberg(tm)
- electronic works
-
-
-*1.A.* By reading or using any part of this Project Gutenberg(tm)
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all the
-terms of this agreement, you must cease using and return or destroy all
-copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in your possession. If
-you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg(tm) electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-*1.B.* "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few things
-that you can do with most Project Gutenberg(tm) electronic works even
-without complying with the full terms of this agreement. See paragraph
-1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg(tm) electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg(tm) electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-*1.C.* The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of
-Project Gutenberg(tm) electronic works. Nearly all the individual works
-in the collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you
-from copying, distributing, performing, displaying or creating
-derivative works based on the work as long as all references to Project
-Gutenberg are removed. Of course, we hope that you will support the
-Project Gutenberg(tm) mission of promoting free access to electronic
-works by freely sharing Project Gutenberg(tm) works in compliance with
-the terms of this agreement for keeping the Project Gutenberg(tm) name
-associated with the work. You can easily comply with the terms of this
-agreement by keeping this work in the same format with its attached full
-Project Gutenberg(tm) License when you share it without charge with
-others.
-
-*1.D.* The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg(tm) work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-*1.E.* Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-*1.E.1.* The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg(tm) License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg(tm) work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
- almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away
- or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License
- included with this eBook or online at http://www.gutenberg.org
-
-*1.E.2.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-derived from the public domain (does not contain a notice indicating
-that it is posted with permission of the copyright holder), the work can
-be copied and distributed to anyone in the United States without paying
-any fees or charges. If you are redistributing or providing access to a
-work with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on
-the work, you must comply either with the requirements of paragraphs
-1.E.1 through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg(tm) trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-*1.E.3.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-posted with the permission of the copyright holder, your use and
-distribution must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and
-any additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg(tm) License for all works posted
-with the permission of the copyright holder found at the beginning of
-this work.
-
-*1.E.4.* Do not unlink or detach or remove the full Project
-Gutenberg(tm) License terms from this work, or any files containing a
-part of this work or any other work associated with Project
-Gutenberg(tm).
-
-*1.E.5.* Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg(tm) License.
-
-*1.E.6.* You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg(tm) work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg(tm) web site
-(http://www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or
-expense to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a
-means of obtaining a copy upon request, of the work in its original
-"Plain Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include
-the full Project Gutenberg(tm) License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-*1.E.7.* Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg(tm) works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-*1.E.8.* You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg(tm) electronic works
-provided that
-
- - You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg(tm) works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
- - You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg(tm)
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg(tm)
- works.
-
- - You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
- - You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg(tm) works.
-
-
-*1.E.9.* If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg(tm) electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3. below.
-
-*1.F.*
-
-*1.F.1.* Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg(tm) collection.
-Despite these efforts, Project Gutenberg(tm) electronic works, and the
-medium on which they may be stored, may contain "Defects," such as, but
-not limited to, incomplete, inaccurate or corrupt data, transcription
-errors, a copyright or other intellectual property infringement, a
-defective or damaged disk or other medium, a computer virus, or computer
-codes that damage or cannot be read by your equipment.
-
-*1.F.2.* LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg(tm) trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg(tm) electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal fees.
-YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT LIABILITY,
-BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE PROVIDED IN
-PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE TRADEMARK OWNER, AND
-ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE LIABLE TO YOU FOR
-ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR INCIDENTAL DAMAGES
-EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH DAMAGE.
-
-*1.F.3.* LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-*1.F.4.* Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS,' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-*1.F.5.* Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-*1.F.6.* INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg(tm) electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg(tm)
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg(tm) work, and (c) any Defect you cause.
-
-
- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
-a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
-in compliance with any particular paper edition.
-
-Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
-number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
-compressed (zipped), HTML and others.
-
-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
-_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving
-new filenames and etext numbers.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg(tm),
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.