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- Il diavolo nell'ampolla
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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Il diavolo nell'ampolla
-
-Author: Adolfo Albertazzi
-
-Release Date: January 21, 2012 [EBook #38637]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- DELLO STESSO AUTORE:
-
- _Ora e sempre_, novelle. 3.º migliaio L. 1 75
- _In faccia al destino_, romanzo L. 3 50
- _Il zucchetto rosso e Storie d'altri colori_ L. 3 50
- _Novelle umoristiche_ L. 1 75
-
- ADOLFO ALBERTAZZI
-
- IL DIAVOLO
- NELL'AMPOLLA
-
- NOVELLE
-
-
- MILANO
- _Fratelli Treves, Editori_
- 1918
- --
- *Secondo migliaio.*
-
- ----
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
- tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
-
- Tip. Fratelli Treves.
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- INDICE
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-
- LE FIGURINE.
- IL CAMICIOTTO ROSSO.
- LA CASSAFORTE DI DON FIORENZO.
- LA FORFECCHIA.
- LA CIOCCHETTINA.
- IL NIDO.
- FERDINA.
- IL CHIODO.
- CINQUANTAMILA LIRE.
- LA STELLA SIRIO.
- L'ASINO NEL FIUME.
- IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA.
-
-
-
-
- LE FIGURINE.
-
-
--- Mulattiere!
-
-Al vicino, che gli chiedeva del suo servizio, rispose con l'impeto d'una
-coscienza aperta a tutti i doveri e a tutti i pericoli della carica. E
-per dimostrarne meglio la gravità, aggiunse:
-
--- Addetto al vettovagliamento!
-
-Anche la voce, forte, sonora, era espressione di vigoria.
-
--- Di dove venite?
-
--- Dal Trentino.
-
--- E siete in licenza?
-
--- Sì. Otto giorni di licenza straordinaria. Vado a casa a divertirmi.
-
-Ora sorrise; ma l'ironia si adattava così male a quella sua faccia di
-uomo sano e florido e a quei suoi occhi chiariti dall'anima schietta e
-semplice, che gli ascoltatori rimasero incerti.
-
--- Mi è morta la moglie quasi all'improvviso. -- Dimenando la testa
-significava: -- Questa doveva capitar proprio a me!
-
-Quando la porticella fu riaperta, che già il treno era in moto.
-
--- Oh! Carlino!
-
--- Oh! Saverio! Sei qui?
-
-Il sopravvenuto atteggiava il volto a mestizia; nell'altro il piacere
-dell'incontro pareva superar la tristezza dell'occasione.
-
--- Ho viaggiato tutta notte. Sono arrivato, da Verona, a mezzodì, e ho
-fatto appena in tempo a correre da mio cognato, all'arsenale.
-
--- Rubata! -- esclamò l'amico. -- Ti è stata rubata, Saverio! Nemmeno il
-dottore sa capire il come e il perchè della disgrazia, così, d'un
-tratto.
-
--- Cosa importa saper il come e il perchè? -- il soldato disse a voce
-anche più alta. -- È morta, ecco!
-
--- Hai ragione.
-
-Inutile indagare; argomento concluso. Potevan passare ad altro.
-
--- Ditemi, Carlino. Vostro nipote?
-
--- Ferito a una gamba; ne avrà per qualche settimana.
-
--- Me ne rallegro, che si tratti di poco. E gli amici? Otto mesi che non
-ne ho nuova! Michele Costa?
-
--- È prigioniero.
-
--- Prigioniero! Michele? -- La notizia conteneva per lui tale contrasto
-fra l'idea di prigionia e l'immagine dell'amico spaccone o gaudente, che
-il soldato scoppiò a ridere. E udendolo e vedendolo ridere, più d'uno,
-ai prossimi posti, pensò: -- Bel dolore ha costui d'esser rimasto
-vedovo!
-
-Ma il dialogo seguitava.
-
--- E Luigi dell'Osteria Grande?
-
--- Imboscato.
-
--- Figlio d'un cane! E Isidoro?
-
--- È morto; a Bainsizza. Anche Giovanni del Poggio: ha lasciata la pelle
-in Albania.
-
-Il mulattiere stette un po' a bocca aperta; e soggiunse:
-
--- Io non trovo che morir qui o morir là sia lo stesso. Io preferirei la
-fine d'Isidoro.
-
-Non tutti eran del suo parere, e sorse una discussione; della quale
-approfittò l'amico, che stava in piedi, per andar a un posto, in fondo
-alla carrozza.
-
--- Ehi, Carlino! -- Saverio gli urlò dietro. -- Vi ringrazio di quel che
-avrete fatto per la mia vecchia.
-
-E poi volgendosi alla donna dirimpetto a lui:
-
--- Se tutti fossero galantuomini come Carlino, la guerra non ci sarebbe.
-
--- Non ci sarebbero tante famiglie addolorate -- sospirò la donna.
-
-Riprese il mulattiere:
-
--- La guerra non si può fare senza ammazzar il prossimo, e non c'è da
-meravigliarsi che molti abbiano da patire. Non c'è da meravigliarsi che
-uno si salvi e uno ci resti. Secondo il destino! Un giorno io conducevo
-la mula su per un monte battuto dalla mitraglia. Tenevo la briglia a man
-mancina, dalla parte bassa del sentiero. Un colpo, e la mula stramazzò
-con la testa fracassata. Se ero a mano diritta, il colpo toccava a me.
-Bene; chi mi avesse detto quel giorno: -- Tu l'hai scampata; tua moglie
-non la scamperà --, gli avrei dato del matto.
-
-Sempre col tono d'uno che narra una storia non sua, il soldato continuò:
-
--- Matto invece sono stato io, dall'altra sera fino a oggi, fino all'ora
-che ho discorso con mio cognato. L'altra sera io e il mio compagno,
-Biagini, un toscano, avevamo già caricate le bestie (si andava al
-reparto, al lume di luna), quando mi consegnarono una lettera. Accendo
-un zolfanello. Vedo che non è la scrittura di mia moglie; è della mamma.
--- Uhm! -- dico. -- Scrivermi la mamma?: m'insospettisce. -- Non ci
-pensare -- fa Biagini. -- Siamo al Natale e tutte le mamme scrivono ai
-su' figliuoli. -- E non ci pensai più. Tornati, nella baracca ci avevo
-un pezzo di candela. Lessi. È persuasa? Mi misi in mente che fosse un
-raggiro di mia madre con qualcuno del Comune per ottenermi la licenza.
-Anche il certificato di morte mi pareva una fola! Ma oggi ho dovuto
-credere. Mia moglie il sabato avanti le Feste venne a Bologna a trovar
-la sorella; stava bene; allegra; il ritratto della salute. Arrivò a
-casa, e andò a letto, che non era più lei. Mio fratello corse dal
-dottore, e lei in quel mentre spirava.
-
-Una breve pausa; e dopo:
-
--- Cosa importa saper il come e il perchè? È morta: ecco!
-
-La donna chiese:
-
--- Avete figli?
-
--- Uno; di sei anni. Il giorno che partii, volli mangiare, prima
-d'avviarmi. Mia moglie -- piangeva -- cominciò a tagliar del prosciutto.
--- Basta! -- diss'io. E il bambino: -- No, mamma; tagliane pur molto,
-del prosciutto, al babbo, che non ne mangerà più. -- Fra poco il bambino
-mi verrà incontro e mi dirà: -- La mamma è morta.
-
-Il vicino di posto guardò il mulattiere: immutato nel viso come nella
-voce. Solo gli vide una lagrima, ferma, tra ciglio e ciglio, in coda
-all'occhio.
-
-Allora parlò colui:
-
--- Sapete perchè l'avete perduta, la vostra donna? Perchè era onesta. Le
-altre, che non si accorano d'aver il marito lontano, quelle, state pur
-sicuro, non muoiono!
-
-Gli ascoltatori approvarono, e la conversazione prese un andamento
-piacevole. Saverio rideva non meno degli altri, e più forte.
-
-Nessuno avvertiva in lui un'eccitazione strana: per l'insonnia -- tre
-notti che non dormiva --; per la fame -- dalla sera innanzi non aveva
-mangiato che una mezza pagnotta --; per il piacere stesso che, in
-contrasto con la sua sventura, provava a riudire il suo dialetto, a
-trovarsi fra gente delle sue parti, in vista ai noti luoghi, lontano
-dalla vita di guerra. Nessuno, neppure il vicino, dubitava ch'egli non
-fosse una clamorosa testimonianza del motto: «Chi è morto, giace; e chi
-è vivo, si dà pace».
-
- ----
-
-Carlino e Saverio discesero alla stazione di San Niccolò. Una stretta di
-mano; buona sera!, e si separarono.
-
-Il soldato s'incamminò a passo di marcia per la viottola solitaria.
-
-Cadeva rapido il crepuscolo; la luce sfuggiva dalla tetraggine dei campi
-arati, umidi e neri; dei filari degli olmi scheletriti; della nebbia che
-celava le montagne e velava di desolazione le cascine e le case sperdute
-nel freddo. I pappi delle vitalbe coprivano d'una bianchezza funerea le
-siepi brulle ed irte. E Saverio andava per il fango.
-
-Precorrendo col pensiero rivedeva il fratello, maggiore di parecchi
-anni, sempre uguale: taciturno, rozzo, e robusto e paziente come i buoi
-a cui s'affezionava più che agli uomini; rivedeva, invecchiata, la
-madre; cresciuto il figliuolo. Che smania di stringerselo sul cuore! --
-Giorgio! Giorgio! -- Ma il timore di udirlo piangere, invocar la madre,
-gli diveniva un senso di peso enorme, addosso.
-
-Eppure aveva seco, nel tascapane, il modo di quetarlo. -- Guarda cosa
-t'ho portato! Un pastorino con l'agnello! -- L'aveva comperato a
-Bologna, sotto il portico della chiesa dei Servi, ove i venditori di
-figurine da presepio indugiavano sin oltre l'Epifania. Quattro soldi!
-Per quattro soldi, una volta, se ne avevan quattro delle figure di
-terracotta.
-
-Il mondo, non c'è che dire, va a rovescio; chi però abbia voglia di
-lavorare ci troverà sempre da far bene. E la guerra se molti ne porta in
-su, molti ne porta in basso; calerà il prezzo del terreno, e fortunati
-quelli che avran capitale da investire in campagna! A guerra finita, lui
-e il fratello potrebbero lasciar la mezzadria e prendere in affitto un
-buon podere; e industriarsi col bestiame. Mercante di buoi: era stato il
-suo sogno fin da ragazzo. Occhio sicuro, astuzia, parola di galantuomo;
-la frusta in mano, e il portafogli pieno di biglietti da cento.
-
-Così, sognando per arrivare a casa di buon animo, arrivò finalmente a
-casa.
-
- ----
-
-Il cane pareva impazzito; balzava contro e guaiva; correva a furia
-intorno e abbaiava; chiamava.
-
-Il fratello, che aveva già rifatto il letto alle bestie, uscì dalla
-stalla col lanternino acceso. Non si commosse.
-
--- Cos'hai di licenza?
-
--- Otto giorni.
-
--- Va bene. Mi aiuterai a potare.
-
-La madre, abbandonata la polenta al fuoco, spalancò le braccia.
-
--- Quanto aspettare, figliol mio!
-
--- Ehi, mamma!, non voglio pianti -- ammonì il soldato entrando. --
-Pugni al cielo non se ne danno: dunque.... E Giorgio?
-
--- L'ho messo a letto; stanco; addormentato. Non sta mai fermo in tutto
-il giorno!
-
-Il soldato si levò il rotolo del mantello, che aveva a tracolla, e lo
-depose sul cassone; appiccò la bisaccia a un chiodo; tolse di mano al
-fratello il lanternino, e dicendo: -- Vuotate la polenta, che son morto
-di fame -- salì, per la scala di legno, al piano di sopra. Ridiscese
-tosto.
-
--- Dorme. È bello. Son contento.
-
-Gli lucevano gli occhi, ma il fratello e la madre finsero di non
-accorgersene.
-
-Sedettero; i due uomini, alla tavola, la vecchia, sul focolare; e
-ingoiarono le fette fumanti.
-
--- Hai saputo di Michele Costa? -- chiese il fratello.
-
--- Sì, me l'ha detto Carlino in treno.
-
-Allora la madre pigliò coraggio.
-
--- T'avrà detto anche, Carlino, che abbiam fatto quel che abbiam potuto?
-
--- Sì. Non ne discorriamo più.
-
--- E la guerra? -- il fratello dimandò, dopo un poco.
-
-Saverio scosse le spalle. C'era ben altro da pensare, da dire! Parlò con
-voce ferma.
-
--- La mamma è vecchia; e d'una donna giovine in famiglia ne abbiam
-bisogno. Prendi moglie tu.
-
--- No -- rispose il fratello, risoluto. -- Tribolare piuttosto.
-
--- Ne prenderò un'altra io. Ma badate: una come quella non la trovo più
-in tutto il mondo.
-
--- È vero -- confermò la madre. Soggiunse: -- Sinchè io camperò, una
-matrigna non lo tratterà male, il bambino.
-
--- E dopo -- esclamò torvo Saverio -- non mi mancherebbe un randello da
-romperle su la schiena se non rispettasse il mio sangue!
-
-La vecchia si alzò in fretta; andò a deporre il piatto nel secchiaio; si
-asciugò gli occhi col dorso della mano, e Saverio finse di non
-accorgersene.
-
--- Adesso -- il fratello disse riempiendo la pipa -- ti mostro i conti.
-Li ha fatti Carlino iersera. Due volte è venuto per consolarci.
-
-E tornò con le carte. Saverio accostò a sè il lume a petrolio e cominciò
-a rintracciare e sommare rendite e spese. In fine, le spese del
-mortorio: tanto, nelle torce; tanto, nelle messe; tanto, nel resto.
-
--- Anche i preti non scherzano! -- commentò.
-
-Ma le rendite del grano e dell'uva erano grandi.
-
--- Ti scaldo il letto? -- propose la madre.
-
--- No, vado a dormir nella stalla.
-
-E riacceso il lanternino, i fratelli uscirono.
-
-Nella stalla Saverio guardò ai buoi giacenti. Fe' rialzare i manzoli
-nuovi; li palpò; li accarezzò.
-
--- Belli! Da guadagno.
-
-Poscia l'uno si gettò su la branda; l'altro -- il soldato -- nel mucchio
-di paglia: vi si immerse; se ne ricoperse con un piacere di ragazzo.
-
-E il russare degli uomini non tardò a confondersi col respirar fondo dei
-buoi.
-
- ----
-
-Allorchè, la mattina dopo, Saverio entrò in casa, nel camino
-fiammeggiava un bel fuoco.
-
--- Mamma, preparatemi i vestiti, da mutarmi.
-
--- E alzerò Giorgio -- disse la vecchia sorridendo. -- Sgambetta per
-tempo.
-
-Il soldato rimase solo. La cucina gli sembrava più ampia e più nera nel
-contrasto delle due luci: la fiamma rossa e riverberante, e l'albore,
-che entrava per la finestra appannata.
-
-E d'improvviso, in quello schiarire incerto, ebbe dinanzi a sè
-l'immagine della morta: così evidente da chiamarla. Volse il capo; e
-ugualmente improvviso gli tornò un ricordo. Il dì che si sposarono, in
-municipio, uno di coloro che scrivevano esclamò, serio: -- Bella coppia
-di sposi!
-
-Un brivido gli corse per la vita; sentì una colpa nel ripensare a lei
-bella senza pensare a lei buona. E cominciò a parlare, a mezza voce,
-quasi ci fosse qualcuno ad ascoltar la lezione della sua esperienza.
-
--- Alla passione non si comanda. È nel cuore? E anche se non ci date
-mente, anche se discorrete d'altro, anche se scherzate e ridete, anche
-se non ve ne accorgete, a poco a poco, la passione, dentro, cresce
-cresce....
-
-Si rivide nel tragitto a piedi sino al deposito, nel tragitto in camion
-sino a Verona, nel viaggio da Verona a Bologna, e da Bologna a San
-Niccolò, in piacevole compagnia.
-
-Chi avrebbe mai detto che il cuore, intanto, gli si riempiva in questa
-maniera? E lungo la strada da San Niccolò a casa non s'era divagato
-facendo castelli in aria? E nell'incontro col fratello e con la madre, e
-durante la cena non aveva provato come l'alleggerimento d'un peso? Non
-aveva dormito tutta la notte, di gusto, senza sogni? Ma intanto, a poco
-a poco, la passione cresceva, seguitava a riempirgli il cuore. E quando
-è pieno, basta un niente perchè trabocchi.
-
-No! Si contenne. Il bambino, di sopra, chiamava: -- Babbo! babbo! --;
-scendeva.
-
-Gli mosse incontro; lo prese per mano gridando: -- Vieni a vedere,
-Giorgio, cosa ti ho portato!
-
-E con lui andò a staccar dal chiodo la bisaccia; si sedè, con lui
-accanto, alla tavola, presso alla finestra; introdusse la mano nel
-tascapane, adagio, per aumentar l'aspettazione gioiosa.
-
-Ma -- addio pastorino di terracotta! --: la mano ne toccò due, tre
-pezzi.
-
-Forse aveva sbattuta la bisaccia salendo in treno, o scendendo? Non
-importava saper il come e il perchè; era rotta, ecco!
-
-Ne ritrasse i pezzi, li osservò, e allora -- basta un niente quando il
-cuore è troppo pieno -- allora stringendo di più a sè il figliuolo col
-braccio destro, distese il braccio sinistro su la tavola, vi appoggiò la
-fronte e ruppe in singhiozzi.
-
-Il bambino taceva. Stupito, considerava la figurina infranta e il padre
-piangente. Ma si divincolò.
-
--- Aspetta, babbo! Lasciami andare! Lasciami andare!
-
-Sfuggì, salì a gran passi la scala. Tornò che lo sfogo non era cessato.
-
--- Guarda, babbo! Guarda! Questa è più bella della tua! Me la portò la
-mamma da Bologna, prima di morire. Non piangere! te la dò a te.
-Prendila.
-
-Il padre sollevò il capo; sorrise tra le grosse lagrime; scorse negli
-occhi del figliuolo, mentre gli offriva la figurina, gli occhi della sua
-donna; e prese a tempestarlo di baci.
-
-E il bambino si mise a piangere anche lui.
-
-
-
-
- IL CAMICIOTTO ROSSO.
-
-
-Un discorde mugliare: richiami angusti di vitelli, come impediti da un
-soffocamento; aperte, disperate invocazioni di madri; risposte lunghe,
-come estratte dal torace profondo, di buoi. E uno strepito di campanacci
-e un romore di voci umane.
-
-Sotto l'ombria dei tigli e delle acacie arboree l'agitazione delle
-bestie e degli uomini da lontano appariva confusa di bianco e di scuro;
-lenta, folta. Ma a penetrarvi si scorgeva un comporsi e uno scomporsi di
-gruppi nelle vicende del mercato; un diradar della folla quando, a ogni
-prova di compera, si facevan andare le paia che i garzoni tiravano per
-le mordacchie. I sensali schioccavan le fruste; frustavano seguendo per
-alcuni passi; e arrestandosi nel dar l'ultimo colpo, piegavano innanzi
-la persona e la risollevavano quasi a ritirarsi dagli animali lasciati
-in libero movimento.
-
--- Guardate!
-
-Cominciava l'esaltazione dei pregi; la speculazione dubitosa dei difetti
-e dei vizi; e mentre i venditori attendevano con le braccia conserte o
-le mani aperte sul petto, il pollice entro i giri del panciotto, i
-compratori esaminavano a fatica i denti, sorridevano al vecchio inganno
-delle corna ingiallite e lustrate con olio e mallo di noce, scostavan le
-moscaiuole per veder del tutto la quiete degli occhi, tastavano le gambe
-ai malleoli se non celassero vesciconi, raccoglievano in pugno la pelle
-del fianco per accertarne la morbidezza, accostavano l'orecchio ad
-ascoltar il respiro e il cuore. E venivan, dopo, le chiassose richieste
-e le proposte commentate da bestemmie, da risate, da gioconde
-contumelie. Finchè il sensale tratteneva per un braccio l'acquirente che
-fingeva di voler scappare; afferrava sotto il braccio o col braccio
-dietro al dorso il venditore, che si fingeva irremovibile, e
-trascinatolo in disparte, gli parlava sottovoce e lo riconduceva
-all'altro. Nuova richiesta; nuova proposta.
-
-E si ripeteva la disamina; e si trovavano non abbastanza diritte o
-asciutte le gambe, non perfetto l'appaiamento. Intorno, i curiosi
-aspettavano. Poi, all'ultima proposta del sensale, avanzavano
-faccendieri e amici a sospingere il braccio del venditore, il braccio
-del compratore; e le due destre s'impalmavano che l'accordo non era
-ancora pieno. Con dinieghi aspri si svincolavano le mani; con qualche
-piccolo rialzo e ribasso di prezzo, concesso a stento, si riprendevano.
-E se, dopo tanto, il contratto era concluso, che strapponi lo
-consacravano! Il sensale da un lato, gli amici dall'altro, con ambedue
-le mani premevano alla poderosa, imprescindibile stretta finale.
-
- ----
-
-Fra i paltonieri che al mercato cercavano di buscar qualche soldo e tra
-gli spettatori più attenti lo Scricco non mancava mai, da poi che era
-tornato in paese. Ma non infastidiva nessuno. Là in mezzo sentiva meno
-la fame e si saziava di innocua invidia e di una speranza che solo nel
-suo segreto si arrovellava in minaccia. Perchè, uscito dal penitenziario
-dopo la lunga condanna, non l'avevano commosso troppo i mutamenti del
-mondo: i traffici intravveduti alle stazioni ferroviarie, i transiti
-delle biciclette e delle automobili per ogni strada, le fabbriche sorte
-anche nel paese nativo non gli avevano distolto l'animo dalle
-rimembranze per amareggiarlo con lo spettacolo di ricchezze e
-soddisfazioni impensate, di una felicità ignorata. Per lui i beni grandi
-e invidiabili restavan quelli per cui aveva ceduto alla colpa e
-sopportata la pena; erano i campi verdi e solatii; erano le case ove i
-sacchi di frumento, di frumentone e sementi si addossavano lungo la
-loggia ed ove fermentava l'uva nei tini enormi; erano le stalle ove non
-una delle dodici poste si lasciava mai vuota.
-
-Ah, il sogno della sua giovinezza! Accumular denaro che bastasse
-all'acquisto di un pezzo di terra, e di là estendere possedimento e
-fortuna, e conquistar la ricchezza che non muta per mutar di tempi e di
-progressi e di macchine; ed essere felice!
-
-Invece, ecco: ricettando e rivendendo le cose rubate, aveva perduto
-tutto; resistendo alla forza, aveva aggravato il delitto; tacendo
-ostinatamente, sempre, il nome dei complici e salvando il maggior
-colpevole, aveva aggravata la condanna su di sè. Diciotto anni! E
-intanto Sandro Molenda, Sandro il ladro, il maggior colpevole che egli
-aveva salvato col silenzio, si era fatto ricco lui. Possedeva fondi e
-bestiame!
-
-E tutti lo rispettavano. E scorgendo al mercato chi l'aveva salvato
-dalla galera, non dava segno di riconoscerlo. Temeva. Ma verrebbe l'ora
-di comparirgli dinanzi, guardarlo in faccia e dirgli: -- Son qui!
-
-L'occasione venne il dì che Sandro Molenda contrattava un bel paio di
-bestie con un contadino di Romagna bassa. Quando chiese: -- Son fidi?
---, il venditore rispose: -- Fidi --; e, volto l'occhio in giro, fe'
-cenno a quello che tra i presenti gli parve prestarsi meglio alla prova.
-Poco più alto di un ragazzo, spelazzato nella faccia strana, in testa un
-cappellaccio da risaiolo, lo Scricco si avvicinò. Con vecchia esperienza
-palpò nel collo, l'un dopo l'altro, i mirabili buoi; li grattò tra le
-corna; avvicinò il volto ai musi abbassati tirando la cavezza; tolse le
-mordacchie: non si muovevano. Fidi! Guardavano lontano, come in uno
-stupore di sogno perduto.
-
-I due tentarono, strinsero il contratto.
-
--- Ve li guido a casa io? -- disse lo Scricco a Sandro, piantandogli gli
-occhi in faccia, appena avvenuta la compera.
-
-Quasi non l'avesse mai conosciuto o lo avesse sempre conosciuto per
-galantuomo, Sandro disse:
-
--- E tu guidali.
-
-Poi si scostò col sensale e il venditore; rimise in tasca il grosso
-taccuino; e si rivolse:
-
--- Avvìati, che ti raggiungo.
-
-Un amico gli strizzò l'occhio. Mormorò:
-
--- Li hai consegnati a buone mani!
-
- ----
-
-Con il cavallo al passo dietro i buoi che lo Scricco conduceva, Sandro
-Molenda trovava sollievo in un sospetto che altra volta gli sarebbe
-stato gravoso.
-
-Quei due animali così belli e forti e bene appaiati, da esposizione, li
-aveva comperati per meno di quanto valevano in apparenza. Qualche
-difetto dovevano averlo. Quale? Li considerava; li immaginava sotto il
-giogo, a timone del carro o dell'aratro: quale dei due gli sfigurerebbe?
-
-Ma perchè impensierirsi se aveva agio a sperimentarli, e otto giorni di
-tempo al referto e alla restituzione? Perchè confondersi in quel
-pensiero? Lo minacciava ben altro pericolo: un pericolo tale che la
-mente rifuggiva dal chiarirlo e il cuore se ne angosciava quasi a una
-oscura rovina, a un disastro travolgente, mortale. L'energia e l'astuzia
-che l'avevano tirato fuori dal fango, che nelle prime furfanterie
-l'avevan difeso dai pericoli e dalle paure, che l'avevan sospinto, dopo,
-a camminare per la via diritta, lo sosterrebbero ancora. Voleva! Ma
-intanto non poteva concepire l'azione liberatrice se non afferrando,
-fermando l'idea che dal dì che aveva riveduto lo Scricco gli era
-balenata tremenda. Non c'era scampo; o non lo soccorreva, l'antico
-complice, e lo Scricco avrebbe presto o tardi rivelato a tutti l'antica
-complicità, la generosità che non riceveva compenso; lo soccorreva, e la
-gente chiederebbe per che vincoli egli fosse tenuto a un avanzo di
-galera, e qualcuno rinvangherebbe il passato e scoprirebbe il principio
-di quella fortuna che ingelosiva gli uguali d'un tempo e i nemici
-d'adesso. Nessuno scampo.... finchè il complice, che aveva scontato per
-lui, viveva. Diciott'anni! Pareva ieri; e una denunzia sarebbe forse
-ancor valida! Diciotto anni, a Portolongone, a Castelfranco; ed era
-tornato, quel miserabile, a guardarlo in faccia e a dirgli con gli
-occhi: -- Son qui. O mi aiuti, o ti smacco!
-
-Ma che varrebbe comperarne il silenzio? Dimostrando obbligazione a un
-galeotto non dimostrerebbe che ladro era stato anche lui?
-
-Così Sandro Molenda -- lo saprebbe tutto il mondo -- aveva fatti i
-quattrini. Ladro! Nessuno scampo finchè lo Scricco viveva!
-
-.... D'improvviso, al passare d'un biroccino, i buoi balzarono; e lo
-Scricco fece appena in tempo a scansarsi, a trattenerli.
-
-Sandro strinse gli occhi. Nel riflettere raccoglieva sempre lo sguardo
-sotto le grosse ciglia. Dunque erano ombrosi? No: uno si era spaurito
-alla mossa repentina dell'altro, e l'altro, il destro, aveva dato un
-balzo innanzi come per assalire, di furia.
-
-Allora Sandro rincorse con lo sguardo il biroccino che era oltrepassato;
-vide e disse: -- Ho capito. -- Avevano cercato d'ingannarlo nella
-compera, e per la rabbia si mordeva le labbra; sfogava il segreto
-sgomento con imprecazioni a mezza voce contro il venditore.
-
-Se non che, a poco a poco, spianò il viso; gli rifulsero gli occhi e le
-idee torbide scomparvero quasi al seguire di una vivida speranza, o al
-risolversi dell'animo in un savio proposito.
-
-E quando furono a casa il bifolco e gli altri uomini ammirarono i buoi.
-Sorridente, senza interloquire, lo Scricco ammirava tutto intorno, e
-sembrava lieto. La casa, tozza e massiccia, attestava uno stabile
-benessere; la cascina era gonfia di fieno e di paglia; il campo arato,
-tra i diritti filari, aveva le zolle nere di concime, al sole. Sotto il
-portichetto una delle nuore allattava un bambino paffuto; la reggitora,
-nell'aia, diffondeva palate di mondiglia a una moltitudine di galline e
-pollastri, faraone e anitre.
-
--- A te! -- chiamò Sandro contando pochi soldi e porgendoli allo
-Scricco. Questi li intascò; disse: -- Vi saluto, gente! --; e se ne
-andava. Ma si fermò là, dove, presso la catasta di legna e di fasci,
-erano ammucchiate le zucche per i porci.
-
--- Vuoi una zucca? -- gli chiese a voce alta Sandro, per ridere.
-
-Rise anche lo Scricco tornando indietro; e quando gli fu presso disse a
-mezza voce:
-
--- Fareste meglio a tenermi qua da voi, per garzone.
-
-L'altro strinse gli occhi fissandolo; poi rispose:
-
--- E io ti tengo.
-
- ----
-
-Così lo Scricco fu contento. Cominciata la vendemmia, accettò volentieri
-di portare con gli operai più robusti i cesti e i bigonci; e sapendosi
-da che parte veniva, i compagni l'incitavano a raccontare. -- Cosa
-facevi in collegio? Come ci campavi? Stavi allegro? -- Egli, durante le
-soste dell'opera, raccontava; teneva allegra la compagnia per il modo
-con cui esaltava le delizie del reclusorio. Cantava anche a squarciagola
-una canzone che aveva sommessamente imparata a Castelfranco; e ridevano,
-sebbene fosse una canzone da piangere.
-
-Ma per il campo lo Scricco si meravigliava e godeva -- e non lo diceva
--- delle piccole cose che ritrovava dopo tanti anni, e che gli
-ridestavano impressioni di sogni avuti là dentro, nella cella, alle
-notti grevi.
-
-Allodole trillavano invisibili contro il sole; cincie e lui si
-chiamavano, mai stanchi, d'albero in albero; le passere frullavano a
-frotte. Nei prati, i fiori d'inverno rompevano di lilla le verdi
-distese, brillavano gocce di guazza; candide famiglie di funghi
-spuntavano dalle radure. Si spandeva lontano l'odore dei pioppi. E al
-sole la dolcezza dell'aria faceva ricordare i giorni più tristi, ma
-passati per sempre.
-
-Frattanto con cautela, in segreto, il padrone si era accertato del vizio
-che aveva uno dei buoi acquistati da poco. Come aveva dato un balzo al
-passaggio di quel biroccino su cui era una donna col fazzoletto rosso,
-la bestia infuriava a mostrarle un fazzoletto rosso: tentava assalire
-cozzando. Terribile, se potesse! Era pericoloso irritarla anche là,
-legata alla posta. Quando i buoi han l'ira del rosso, nel sangue, guai;
-per ammazzare si lascerebbero ammazzare.
-
-Pure, Sandro non fece il referto; non ne parlò con nessuno.
-
-E temeva se ne accorgesse il bifolco.
-
-E fece fretta al sarto che, a norma dei patti, venisse a trar di cenci
-il garzone. Comperò anche, per il garzone, la flanella da fargli un
-camiciotto; rossa; e lo cuciva una delle nuore.
-
--- Vi nomineremo Garibaldi -- dicevano ridendo le donne.
-
-Allo Scricco pareva di tornare ragazzo, quando aspettava ansioso il
-giorno della festa che indosserebbe il vestito nuovo, la camicia nuova.
-
- ----
-
-E fu un giorno di festa. Tutti, fuor che lor due -- reggitore e garzone
--- erano ai vesperi. Giuocata che ebbero una partita alle bocce -- la
-vinse lo Scricco --, entrarono nella stalla; lo Scricco a prender la
-sacchetta per andare alla foglia; Sandro per salir dalla botola nella
-cascina a dormire -- disse -- un bel sonno, tra il fieno.
-
-Ma appena fu disopra, il padrone ridiscese, svelto.
-
-Ascoltava allontanarsi la voce, che cantava la canzone di Castelfranco
-e, interrotta, rispondeva a uno che moveva parola dalla strada. Quindi
-sciolse, Sandro Molenda, il bue insano; lo spinse fuori della posta; lo
-avviò fuori della stalla, guatando (il camiciotto rosso non era a metà
-della capedagna); si nascose, svelto.
-
-E pochi istanti passarono, eterni.
-
-Chi non crederebbe a una disgrazia? Il bue insano (chi ne aveva colpa?)
-si era slegato, era scappato; e lui, accorso subito -- troppo tardi --
-alle grida.
-
-Ecco.
-
--- Correte, gente! -- gridò l'uomo che aveva mosso parola dalla strada.
-
--- Madonna, aiuto! -- lo Scricco gridò: una volta sola.
-
--- Aiuto! -- ripetè Sandro Molenda accorrendo con un forcale: -- Aiuto!
--- E giunse.... -- troppo presto? --: no.
-
-
-
-
- LA CASSAFORTE DI DON FIORENZO.
-
-
-Quando don Fiorenzo fu in fondo alla chiesa, si voltò, disse a bassa
-voce: -- Signore, ve li consegno a Voi! --; e segnatosi con la solita
-rapidità, uscì.
-
-Il cielo schiariva. Pallidamente, il sole intiepidiva l'aria invernale.
-E il prete si mise a sedere sul gradino per riscaldarsi un poco al sole
-e quasi per rischiararsi lui pure dentro, nell'animo, che una commozione
-strana conturbava: di letizia amareggiata da un prossimo timore; di
-gioia impedita da una persistente gravezza.
-
--- La mia cassaforte! -- pensò; e sorrise. Ma il pensiero gli ricadde
-inerte, ed egli restò a lungo così, seguendo con lo sguardo la vicenda
-della nuvolaglia più o meno tenue, non ancora trapassata nè aperta da
-raggi del tutto vittoriosi.
-
-Finchè, grazie a Dio, irradiò una vivida spera.
-
--- Mille e settecentocinquanta lire riscosse allora allora, calde calde.
-Mille e settecentocinquanta! Che somma! Che cordiale! Ah!, i quattrini,
-hanno proprio il vigore, l'ardore d'un cordiale che risuscita! -- E
-questa volta rise di gusto, e si diede a pensare rinvigorito,
-infervorato, franco. Ne aveva abbastanza; finalmente non avrebbe più un
-centesimo di debito, con nessuno al mondo! Finalmente potrebbe spendere
-senza angustia per una veste (e si guardò la veste rossigna e tignosa),
-per un paio di scarpe (e si guardò a quelle scarpe). Finalmente potrebbe
-cavarsi qualche onesta voglia senza paura! No? Gli arriverebbe addosso
-l'Americano, suo fratello, con la solita burbanza, con la solita
-prepotenza, con i soliti assalti? -- Che prete sei? Dove hai nascosti i
-quattrini che hai riscossi da Bisaccia? Dammeli! Ne ho bisogno! Li
-voglio! Bada!...
-
--- No! non te li dò! Trovali!; e se li trovi, prendili! Cadrai
-fulminato!
-
-Una pausa. Quindi don Fiorenzo rispose forte a suo fratello come
-l'avesse davvero lì davanti, trattenuto dalla tremenda minaccia; e si
-sfogò, finalmente.
-
--- Che prete sono? Un prete che ha sempre fatto il suo dovere; un
-galantuomo, sono, io, che ha sempre sofferto in lite con la miseria!
-
-Sempre! E adesso che ho quel che ho, un capitale mio, tutto mio (un
-biglietto da mille, stupendo; uno da cinquecento, sudicio, ma stupendo
-anche lui; due da cento, del Banco di Napoli, belli e buoni; due
-marenghi d'oro lucidi e sonanti che consolano a toccarli, e una carta da
-dieci per giunta), adesso che posso rifiatare, io, fratello, non ti
-scongiuro più a mani in croce di non rovinarmi, di non sacrificarmi, di
-non rubarmi, e ti domando, io, a te: -- Che fratello sei? che cristiano
-sei? che uomo sei? E ti dico:
-
-Quando io digiunavo per tirar innanzi gli studi e arrivare a dir messa;
-quando nostra madre rompeva il digiuno a fette di polenta, tu eri già in
-America a far fortuna, e non mandavi un soldo, che è un soldo, a casa,
-mai; e affrettavi con la tua condotta, col tuo silenzio, coi tuoi
-misteri, la morte di quella santa! Che Dio ti perdoni! E quando sei
-tornato e mi hai veduto qui, nella parrocchia più misera, più trista
-della diocesi, e mi hai veduto nelle spese e nei debiti -- la cascina,
-bruciata, da rifare; il fondo da bonificare; la vigna da ripiantare, da
-scassare, da curare --, sei venuto forse ad aiutarmi? Ti sei dato,
-invece, alle gozzoviglie in paese, laggiù, perchè ti credessero un gran
-signore e ti dicessero l'Americano; ti sei mangiato, bevuto, giocato
-tutto. Spassi e bagordi! Donnacce! Faraone e goffetto! E io non conosco
-nemmeno le carte! Poi, dopo: -- Fiorenzo, prestami cinquanta lire, cento
-lire! -- Non le avevo: il capomastro da pagare; il solfato da pagare; la
-banca da pagare. Povero me! E tu a rimproverarmi: -- Che prete sei? -- A
-minacciarmi: -- Bada che sono stato in America! -- Come per
-spiattellarmi che in America ne hai fatte di peggio. Dio ti perdoni! E
-appena in paese ti informavano che avevo venduto qualche cosa, súbito mi
-correvi addosso, a martirizzarmi. -- Dammi i denari!
-
-Io: -- No! -- E me li hai portati via: più di una volta; dal canterano,
-di dentro il pagliericcio, di sotto i mattoni. Ladro! che Dio ti
-perdoni.
-
-A tal punto la fosca immagine fraterna sembrava cedere, sopraffatta. Ma
-risollevava il capo. Domandava: -- Mille e settecentocinquanta franchi?
-
--- Sì! E questi non me li becchi! Questi sono in una cassaforte, mio
-caro, che non si tocca senza tremare. Questi li ha in custodia un
-carabiniere che ferma le mani e le gambe anche di chi è stato in
-America! Próvati; cadrai fulminato! --
-
-Non c'era da ribattere. L'Americano sembrava allontanarsi intimidito da
-un sacro spavento. E dileguava.
-
-Don Fiorenzo oramai si sentiva libero e tranquillo; guardò nella realtà.
-
-Gli olmi terrei e squallidi sfilavano con le vecchie braccia aperte,
-quasi a reggere un peso grande, e reggevano due o tre esili rami. Tra
-gli alberi, in un punto, l'acqua del rio specchiava, dentro una luce
-opaca, la sponda di contro: scolorita; brulla. Ma sollevandosi e
-ondeggiando, la nebbia scopriva a poco a poco tutta la costa e svelava
-il verde vivo del grano. E anche l'aria si mosse. Lì dinanzi le
-foglioline dell'erba tremarono, piegarono, brillarono inargentate nel
-riflettere il sole che or sì or no le colpivano a pieno. Le galline
-beccavano nel fosso, tra le foglie morte, e di tanto in tanto, mentre si
-parlavano a grassa voce, ergevano il collo e la testa, per ascoltare e
-occhieggiare. Una balzò fuori. Bene incappottata di piume, cercò luogo
-da far covino al sole, e, sbattute le ali, si beò della polvere che le
-fumava dintorno. Garrivano i passeri; si chiamavano i ragazzi lontano. E
-una figura di donna sorse improvvisa alla riva, nera e lieve quale
-un'ombra; si colorì nella gonna, nel fazzoletto che le copriva quasi
-tutto il volto; e súbito disparve, per ricomparire e disparir poco dopo.
-
--- L'Assunta che raccoglie la mia e la sua cena -- pensò don Fiorenzo.
-Povera vecchia! Quanto le doveva! Da anni lei e il figlio Andrea
-condividevano la sua povertà; nè essa si lamentava: si lamentava Andrea,
-mal rimunerato del triplice ufficio di campanaro, becchino e vignaiuolo,
-ma essa lo quetava dicendogli: -- Quando il curato ne avrà, ce ne darà,
-anche a noi. È un santo.
-
-Ora il curato ne aveva.... Dargliene?
-
--- Faremo un buon desinaretto il primo dell'anno -- pensò don Fiorenzo
-con agevole trapasso. -- Una bella mangiatina, fra tre giorni.
-
-E sorrise, indulgente a sè stesso, alla sua debolezza. In verità, per
-resistere alla gola aveva patito più che per ogni altra tentazione e
-contrizione; forse perchè aveva patito tanto da ragazzo! E riebbe il
-senso doloroso e strano d'allorchè, coi libri sotto il braccio e le mani
-nelle tasche vuote, si fermava in città, davanti alle vetrine dei
-pasticcieri e alle botteghe dei fruttaioli. In uno stupore avido
-assaporava con gli occhi, con l'anima le ignote dolcezze; e quelle
-delizie inafferrabili gli mettevano nel sangue e nei nervi come una
-esasperazione e quasi uno spasimo; da piangere. Più tardi aveva
-costrette in sè voglie ben più sostanziali ma non minori. Oh un cappone
-arrosto! E i capponi bisognava venderli. Oh i cappelletti in brodo! E il
-riso era la minestra dei dì solenni. Oh una torta vanigliata! E grazie
-se gliene toccava, rare volte, alle feste d'altre parrocchie!
-
-I colleghi non scorgevano che fatica egli durava a contenersi nei loro
-pranzi e a ingoiar acquolina. Piuttosto essi lo accusavano di poca
-sollecitudine, di poco zelo nel suo ministero.
-
-A torto? del tutto? No? Forse no. Perchè..., perchè egli non era stato
-abbastanza sincero nel confortare gli infelici sentendosi più infelice
-di loro; non era stato abbastanza ardente e puro nei riti essendo
-angustiato sempre dagli affari e dai debiti, quando non erano i terrori
-delle cambiali in scadenza, delle citazioni e dei sequestri.
-
-Maledetti i quattrini!, allora.... Ma adesso, oh!, adesso che gli
-ridavano la pace e la gioia, eran benedetti, dentro quella cassaforte,
-anche dall'invulnerabile custode!
-
--- Signore, mi raccomando a Voi! -- ripetè don Fiorenzo; e
-nell'invocazione, congiunse al desiderio d'essere perdonato delle sue
-mancanze, la piena fiducia di meritar tuttavia aiuto e difesa. Quindi
-tornò a guardar fuori di sè.
-
-Il sole risplendeva libero, ora, d'ogni velame; con raggi vibranti di
-vita inesausta rianimava tutte le cose intirizzite, assopite, stinte,
-spogliate, strinate dal freddo, e ai suoi raggi correva in tutto,
-sensibilmente, una aspettazione benefica: di fronde e foglie negli
-alberi, di acque chiare nel rio, di fiori tra l'erba, di spiche sulla
-costa, di grappoli nella vigna, di opere e di canti agli uomini.
-
-Potenza di Dio! Questo granellino di polvere sperso nell'infinito, che
-dicono sia la nostra terra, come è grande!, che portenti racchiude!
-
-Quante energie! Quante creature! Quante forme diverse di erbe e di
-fiori, di colori e profumi! quante sorgive limpide e fresche! quante
-messi e granaglie! quante sorti di uva bianca e nera, e che vini!
-
-Nella ingenua ignoranza pareva al povero prete d'essere improvvisamente
-illuminato quel giorno da una miracolosa rivelazione.
-
-Per la prima volta immaginava con anima partecipe la gioia del vivere in
-ogni cosa vivente. Gli pareva di tornare nel mondo dopo esserne stato
-escluso fin dall'infanzia, e di comprendere, di vederne solo ora le
-segrete leggi di armonia naturale ed arcana. Mai, mai aveva riflettuto
-così sulle semine che riposano nell'inverno e al lento sviluppo dei
-germi e al verzicare; mai aveva pensato che le creature vegetative
-fossero uguali, nell'immensa voluttà dell'esistere, alle animali, alle
-umane; e tutte uguali nell'amplesso di Dio. Mai, mai aveva pensato alle
-forze fecondatrici e vivificatrici e pensato anche, così, all'unico
-palpito universale, al totale amore profondo e sublime.
-
-E questo piacere che aveva adesso dalla mente e dal cuore, questa
-coscienza di penetrazione, la quale pareggiava lui, povero prete
-ignorante, allo scienziato e al sapiente, a poco a poco lo turbava,
-l'affannava come un astemio che teme di inebriarsi e si inebria quasi
-senza volere.
-
-Ne resistè. Provò il bisogno di espandere liberamente quell'intima
-gioia; ebbe voglia di cantare. Ma seguendo a voce sommessa la patetica
-cadenza dell'inno a Santa Lucia, s'intenerì; dovè smettere, recitare,
-con la solita fretta, una preghiera. E lo riprese il senso gioioso di
-prima: anzi più alacre, più copioso, più possente. Gli pareva di sentire
-il fluido che nutriva le midolle arboree, che a primavera dilatava le
-scorze e rompeva in gemme; di sentire la virtù che faceva fiorire i
-bocci, l'irrequietudine vitale che agitava in istrida e voli i passeri,
-la tranquillità vitale che faceva chiocciar le galline vicine a lui; e
-sentì da lontano, impetuoso, precipitoso, avanzare il trotto di un
-cavallo. Avanzava, avanzava. Divenne, istantaneamente, quel trotto, un
-galoppo furioso, il rombo di cento cavalli sfrenati in una confusione
-enorme. Una confusione enorme, dentro, nel cuore; dentro nel cervello.
-Un crollo, uno schianto dell'universo; e il sole rosso, di sangue. --
-Gesummaria!
-
-Tentò d'alzarsi in piedi. Ricadde.
-
- ----
-
-L'Assunta, che rincasava con una grembiulata di duri radicchi e d'ispide
-cicerbite, credendo che il curato dormisse, lo sgridò:
-
--- Dorme al sole? Fa male.
-
-Ma accostatasi vide meglio; e si diè a urlare:
-
--- Andrea! Andrea!
-
-.... Presto la voce della disgrazia corse dalla canonica alla prima
-casa; di là, per tutta la parrocchia. In paese portò la notizia il
-medico: il quale era giunto lassù quando non gli restava che constatare
-il decesso, per aneurisma. E uno, entrando all'osteria del Gallo,
-annunziò:
-
--- È morto d'un accidente il curato del Palèsio.
-
-L'Americano stava giocando. Volse il capo; e rimase con le carte a
-mezz'aria. Appena però Bisaccia, il commerciante, che mangiava in
-disparte, ebbe esclamato: -- Gli ho pagato stamattina i quattrini
-dell'uva e del grano, ed era tutto svelto! --, l'Americano gettò le
-carte, si staccò dalla tavola, si raccomandò all'oste:
-
--- Un cavallo, un biroccino, subito! È morto mio fratello!
-
- ----
-
-Sì: suo fratello. Là in canonica, nel letto, scorgendolo quale se
-riposasse queto e contento, ritrasse lo sguardo; e mentre l'Assunta in
-ginocchio biascicava il rosario e Andrea smoccolava con le dita le
-candele che gocciavano, l'Americano tolse dal portapanni la veste e il
-panciotto, frugò nelle tasche, invano; borbottò parole incomprensibili.
-Poi mise sossopra quant'era nel canterano e nella cassapanca. Poi disse
-ad Andrea: -- Aiutami!
-
-Levarono il morto dal letto e lo adagiarono su la cassapanca. Ma anche
-dentro al pagliericcio non si trovò niente. Nè si trovò nessun mattone
-smosso. Allora lui, il fratello, aggrottando le ciglia, chiese:
-
--- Questa mattina è venuto Bisaccia, il mercante?
-
-Era venuto.
-
--- E dove sono i quattrini?
-
-La vecchia non rispose. Il figlio rispose:
-
--- Non lo so.
-
--- Badate -- disse l'altro -- che saltin fuori prima di notte, o vi
-denuncio!
-
-E uscì a rovistare altrove.
-
--- Siamo rovinati! -- mormorò Andrea. Ma la madre, guardando a don
-Fiorenzo:
-
--- Pregherà lui, per noi.
-
- ----
-
-L'Americano, infatti, non osò denunciarli neanche il giorno dopo.
-
--- Mio fratello -- pensava -- era una gazza; nascondeva tutto. Dove li
-avrà messi?
-
--- Dove li avrà messi? -- si chiedevano a vicenda la vecchia e il
-figliuolo --. E se non si trovano?
-
-Consultavano trepidanti, l'una le amiche, l'altro gli amici.
-
--- Con sè non li ha presi -- diceva Andrea.
-
-E l'Assunta:
-
--- In che rischio ci ha lasciati, se non ci avvia a trovarli!
-
--- Non ve ne mettete -- rispondevano amiche e amici --. Male non fare e
-paura non avere! -- Ma tra loro.... Oh tra loro, strizzavan l'occhio e
-mormoravano: -- Se li son presi; e fan bene a tenerseli!
-
-Per poco i più arditi non gliela gettavano in faccia: -- Meglio li
-godiate voi che quel birichino!
-
-E quei poveri incolpati capirono che cosa volessero significare certe
-mosse di spalle, certe occhiate oblique, certi sorrisi sfuggenti, certe
-parole finte. L'Assunta piangeva e si premeva d'una mano il cuore; e
-Andrea scampanando, zappando e vangando ribatteva, quasi a persuadere in
-sè ogni incredulo: -- Ladro io non sono mai stato! Ladro, io, non sarò
-mai!
-
-Nemmeno il cappellano, che era stato mandato per economo dalla Curia,
-súbito dopo il mortorio, li consolava. Non conoscendoli, sospettava,
-taceva.
-
-Ma più di tutto li sgomentava il silenzio di quell'altro, del fratello.
-Uscito dalla canonica all'entrare dell'economo, non si era più veduto
-lassù.
-
-.... E due giorni dopo, all'ultimo dell'anno, che faceva un gran freddo,
-la chiesa era piena di gente. Aspettavano la messa. Quando uno udì, o
-credè d'udire uno scalpitìo e un suono di squadroni sbattuti; e susurrò:
--- I carabinieri!
-
--- I carabinieri! -- susurrarono i vicini.
-
--- I carabinieri! -- avvertirono di panca in panca.
-
-L'Assunta impallidì; gemè forte: -- Signore! e Andrea, che per servir la
-messa accompagnava il prete dalla sagrestia, fu assalito da un tremito
-convulso. Intanto alcune donne si inginocchiarono alla balaustra per
-ricevere la Comunione.
-
-E il prete sale il gradino, depone il calice sull'altare, apre il
-tabernacolo, si volta a segnar nell'aria, con la mano, la croce: ricorda
-ad Andrea che deve recitare il _Confiteor_. Ed ecco; il prete si volta
-ancora, tende il braccio a trar fuori dal tabernacolo la pisside; ma....
-Che è? che non è? Un cartoccio. Cade sull'altare, si apre: una di qua,
-una di là, due cose lucide scappan via, in terra, sonando. Monete?
-Marenghi? Che è? che non è?
-
--- Miracolo! -- esclama Andrea, più bianco in faccia che la sua cotta.
-
-E le donne che sorreggono l'Assunta esclamano:
-
--- Miracolo! Miracolo!
-
-E tutti, in punta di piedi, ansiosi:
-
--- Miracolo! Miracolo! I quattrini di don Fiorenzo!
-
- ----
-
-Ricuperato l'onore, l'Assunta e Andrea si rallegrarono come fossero essi
-gli eredi del curato.
-
-Solo, si sentivano in credito verso l'Americano appunto per quanto li
-aveva fatti soffrire; e quando poi egli tornò a prendere le cose
-dell'eredità, coraggiosamente gli dissero che da anni non avevano avuto
-nulla da don Fiorenzo. Domandare era lecito: la carità di un centinaio
-di franchi.
-
-Ma l'Americano li guatò stupito.
-
--- Oh non ne avete avuto abbastanza del miracolo?
-
-
-
-
- LA FORFECCHIA.
-
-
-Gli uomini e le ragazze -- cominciata la mietitura -- prestavan opera
-fuori del fondo, e le donne erano andate tutte e tre al fiume, a
-risciacquare il bucato, perchè nel rio vicino mancava l'acqua. A guardia
-della stalla avrebbe dovuto rimanere il garzone; e a servire il vecchio,
-se lo chiamasse.
-
-Ed ivi, all'ombra del noce, il nonno ottantenne e la bambina di sei
-anni, l'uno adagiato sulla scranna a bracciuoli, l'altra seduta su la
-sponda del fosso invaso dalle erbe, guardavano con indifferenza lo
-spazio conceduto ai loro occhi.
-
-Tacevano i campi nella lunga ora pomeridiana e nella ferma calura della
-fine di giugno; la casa, vuota delle solite voci, sembrava aspettare in
-un abbandono tranquillo; e la vita, che urgeva d'intorno e di cui non
-percepivano l'arcano senso, infondeva nel loro animo una letizia quieta,
-come se nel mondo ci stessero solo loro due, e così paghi, o come se il
-mondo fosse un bene dato a lor due soltanto. Anche, per essi soltanto le
-cincie e le averle pareva che pungessero di pigolii e gridii l'immoto
-silenzio. E se abbassavano le palpebre e poi le rialzavano, la luce
-vibrante al limite dell'ombra era quale un fulgido e tremulo velo
-diffuso sulla terra perchè essi, a scorgerlo, fossero contenti di
-trovarsi, così, sulla terra.
-
--- Cosa fai, dunque? -- domandava sorridendo il vecchione.
-
-E la piccolina rispondeva seria:
-
--- Lavoro. Non vedi? -- Si provava a intrecciare spiche di loglio. Nè,
-attenta all'impresa, poteva curarsi di lui, che cercava attirarla coi
-più dolci nomi e le promesse più dolci per afferrarla, sollevarla su le
-ginocchia e simulare di divorarsela in un boccone, vólto contro vólto; i
-capelli bianchi contro i capelli biondi. -- Hamm! ti mangio!
-
-Quelle per lei eran carezze faticose, sì valide braccia aveva ancora il
-vecchio; ma in compenso, quando lui allentava la stretta, lei scappava
-sicura di pareggiar la partita.
-
--- Prendimi!
-
-Prenderla? Da anni il nonno aveva perduto l'uso delle gambe. E rideva o
-sgridava. Sgridava a tutti, fieramente, donne e uomini; quasi
-pretendesse veder ripartita e accresciuta in ognuno l'energia che non
-aveva più e l'energia che gli era rimasta, o quasi volesse garantirsi
-del comando -- sebbene costretto a farsi reggere a braccia ogni volta
-che desiderava mutar luogo. Ma a lei, la figlia minore del figlio minore
-e prediletto, non aveva mai rivolta una parola cattiva; e guai a chi la
-toccasse!; e se non l'aveva vicina, sempre gli si offuscava la faccia
-chiara, intorbidava lo sguardo limpido. Con lei diveniva bambino nei
-discorsi; nei giuochi le era uguale.
-
--- Vieni qua! Porta qua -- le disse --, che ti aiuto!
-
-No. Diffidava; non aveva voglia di resistere alle tentazioni dei morsi,
-di premere le mani contro la faccia rugosa, per non soffocare, nè di
-strillare a difesa.
-
-Ma poi la sedusse la proposta di una nuova gabbia da grilli. A comporla
-occorrevano gambi di erba volpina e non di loglio; e il nonno glieli
-indicava; e la esortava di non andar al sole a coglierne, e di non
-piegarli e romperli nello strappo.
-
-Quando bastarono, la gabbia fu presto in ordine. Non appena però fu
-compiuto il lavoro, si compiè il tradimento.
-
--- Hamm! Ti mangio!
-
-Le strida sbigottirono fin i passeri, su per il tetto.
-
-E il grillo?
-
-Rispondeva il nonno che i grilli di giorno stanno in casa, per uscir la
-sera a cantare alla luna e alle fate.
-
-E lei, credula, ripigliò la faccenda di prima; decisa a non lasciarsi
-ingannare mai più.
-
-Ora il vecchio l'udiva borbottare senza ascoltarla e seguiva il ronzo
-d'un calabrone tra il folto dei rami. E, come la piccolina quando egli
-protraeva una tiritera noiosa, chinò il capo; e a poco a poco si
-addormentò.
-
-C'era tuttavia da dubitare che fingesse, per tradir poi di nuovo; e
-l'altra venne a lui adagio; lo considerò un pezzo, lo toccò a un
-braccio; fuggì zitta. Dormiva? Ripetè, più ardita. Lui non si mosse; una
-mosca gli passeggiò sul naso: essa rise, e si convinse che dormiva
-davvero.
-
-Che cosa fare adesso? Pensava di scappar via; di correre dal garzone, il
-quale sapeva formar bambocci con la paglia o con la mota; pensava di
-inseguire una farfalla al sole.
-
-Ma rammentava le minacce materne e l'imposizione di non scostarsi dal
-nonno; e trovò meglio imitare il nonno. Per dormire allo stesso modo di
-lui si assise al piede del noce, appoggiata al tronco. E il calabrone
-che, tra il folto, ronzava per addormentar lei pure, l'addormentò.
-
- ----
-
-Il vecchione intanto sognava. Sognava di essere a mietere; e il frumento
-era tanto bello che pareva d'oro. Ma le grane d'oro uscivano dalle
-loppe; cadevano. Egli rampognava i figliuoli d'essere andati a mietere
-prima quello degli altri, a stagione avanzata; e si sentiva stanco di
-curvarsi a recider mannelle e di sgridare mentre tutti cantavano.
-
-A poco a poco gli rifluiva nel cuore una soavità immensa. L'aria
-affocata s'alleviava, si affinava in una deliziosa frescura; e al di là
-del grano, il campo fioriva sotto il cielo d'un nitido turchino. Rose e
-garofani; papaveri e gigli. Poi sorgeva un'immagine, che avanzava passo
-passo: e sorrideva. Sembrava domandare: -- Non mi riconosci?
-
-Se la riconosceva! La sua donna, quando era giovane. E gli parve di
-sognare nel sogno, perchè la sua donna morta mutava il colore dei
-capelli e il colore degli occhi. E il sorriso, non più triste, la
-giocondava tutta, trasformandola. Un sogno nel sogno. L'immagine mutava,
-lentamente e distintamente, in una ragazza bionda, dagli occhi celesti,
-bellissima. Chi? Era lei; la bambina, ingrandita come se andasse a
-nozze; felice.
-
-Egli vedeva bene che era un sogno, che non poteva essere già sposa;
-nondimeno a scorgerla così felice, non godeva: soffriva in fondo al
-cuore. E l'afflizione cresceva cresceva, e la nipote, che egli amava più
-di sè stesso, lo guardava in uno stupore muto. Ah ecco, tornava quale
-doveva essere: bambina; lo chiamava; e poichè, stretto al cuore, egli
-non ricuperava la voce a risponderle, rompeva in pianto.
-
-Finchè, del tutto desto, il vecchione la vide che piangeva davvero,
-presso a lui. N'ebbe un insolito dispetto.
-
--- Cos'hai da piangere? Smorfiosa!
-
-Poverina! Aveva ragione di lamentarsi. Soffriva.
-
--- Nell'orecchia? Cosa ci hai nell'orecchia?
-
--- Una formica. -- Piagnucolando portava la mano alla guancia, quasi per
-attenuare il fastidio. La formica, che le era entrata nell'orecchio, era
-tanto grande!, e pregava il nonno di liberarla dalla pena, che era tanto
-grande!
-
--- Cávala, nonno!
-
-Il nonno la confortò, già impietosito, ma senza timore. Si fece dare un
-fuscello a cui si appigliasse l'intrusa, ed estrarla. Nel dubbio però
-che fosse peggio, le disse:
-
--- Non ci badare! Non è niente!
-
-Anche a lui, mentre dormiva su l'erba, un giorno, era successo lo
-stesso; ma le formiche hanno giudizio, e, a non stuzzicarle, tornan
-fuori, riprendono l'andare.
-
-La bambina lo guardava per credergli. Tacque un poco; indi, quasi il
-fastidio s'accrescesse d'un tratto ad acuto tormento, si gettò in terra,
-agitata e piangente. Non valevano più le parole a quietarla.
-
-Il vecchio pativa con lei; nè trovava più parole da dire.
-
-Quando, a un tratto, aprirsi nella sua mente il ricordo di un male
-tremendo, di una orrenda sciagura! Mosse rapidi gli occhi dal lato del
-noce, lì vicino. E scorse. In fila le nere forfecchie andavano su e giù
-per il tronco.
-
--- Dov'eri a dormire? -- domandò rabbrividendo d'angoscia.
-
-La bambina non rispondeva, piangeva.
-
-E lui ripeteva la domanda; pregava, scongiurava che rispondesse. Ah le
-abominevoli bestie!
-
--- Dov'eri a dormire? Dimmelo! dimmelo dunque!
-
-Essa accennò al noce; e singhiozzando si contorceva. Soffriva tanto!
-Nessun dubbio: un pericolo, una disgrazia terribile; enorme!
-
-Affannosamente, con quanta voce aveva, il nonno si diede a chiamare il
-garzone. Lo manderebbe a chiamare il medico: corresse subito, per l'amor
-di Dio! Sempre lo aveva inteso dire, sempre, che le forfecchie entrano
-negli orecchi di chi dorme, e se non si han pronti i ferri e la mano
-dell'arte, bisogna morire. Impazzire, e morire arrabbiati come per
-rabbia di cane. Quella bambina!
-
-Chiamava quanto più alto poteva:
-
--- Cleto! corri, qui! Cleto! ohe!
-
-Invano. Il garzone se ne era andato o alla bottega per la foglia, o
-altrove. Maledetto!
-
-E la poverina gemeva, mentre lui, il nonno, atterrito, con le sue grida
-ne copriva il gemito; e inveiva contro le donne che avevano lasciata la
-casa vuota, sciagurate!, e contro gli altri che eran via, lontano, senza
-pensare.
-
-Nessuno udiva; e cosa poteva far lui, vecchio impotente, inchiodato in
-una scranna, con quella angustia nel cuore, con quella certezza che
-aveva di un pericolo, di un male -- a tardare -- irrimediabile!
-Impazzire, morire! La bambina!
-
-Ma forse non era vero quel che aveva inteso dir tante volte? Se era
-vero, no, Dio non lo permetterebbe! Avrebbe misericordia. Infatti ora
-piangeva più piano. Smise di piangere, un istante, come a persuadersi
-che il tormento cessava. Non cessava. E tornò a lui con rinnovata
-speranza; e l'abbracciava, il suo nonno, e lo scongiurava, per carità!
--- Cávala, nonno!
-
-La liberasse! In che modo, Dio santo? Non osava: temeva far peggio;
-tremava. Un medico ci voleva, súbito!; e nessuno lo udiva, povero
-vecchio, solo nella sua impotenza, nella sua miseria, nel suo terrore!
-
-L'ignoranza e il pregiudizio eccitavano la senile fantasia a un
-immaginare atroce. Con le pinze della coda, le robuste e aguzze forbici,
-l'animaluccio mostruoso, portato dall'istinto a nascondersi, forava a
-penetrar nel cervello, e vi penetrava a poco a poco, finchè vi
-zampiccava, atroce, dentro. Qual tormento, qual martirio, quale spasimo
-più grande? Impazzire; morire di spasimo!
-
-Nè la bambina fremendo, con la faccia sul suo petto, con le braccia su
-le sue spalle, perdeva la speranza. Dal nonno attendeva il sollievo; dal
-nonno il rimedio all'intollerabile male, che la frugava, la fustigava a
-dentro, sempre più a dentro. E il nonno non diceva più nulla, non faceva
-più nulla, non sapeva far più nulla. Tremava tutto. E allora essa si
-ritrasse ostile e gli rivolse un'occhiata livida. Ah che atroce patire
-doveva essere, se una bambina, quella bambina, la sua bambina, aveva
-potuto esprimere dal più profondo senso vitale tant'odio, mostrarsi così
-crudele, spietata! O forse era quell'occhiata il primo indizio della
-demenza?
-
--- Voglio la mamma! -- urlava tentando staccarsi dalle braccia tenaci.
-
-Egli la tratteneva preso da un'altra paura, che fuggisse e si smarrisse,
-insana, per la campagna.
-
--- Voglio la mamma! -- urlava divincolandosi con tutte le forze; ed egli
-la teneva con tutte le forze. Lottavano, il vecchione ottantenne e la
-bambina di sei anni. Ma vinta, disperata, lei piegò le gambe, e lui
-vinto, disperato, la lasciò abbattersi ai suoi piedi.
-
-E per non vederla svenuta o in convulsione, povero vecchio impotente,
-reclinò il capo e invocò dal Cielo una fine.
-
-Perchè, Dio? perchè? Da cinque anni campava inchiodato in una scranna, e
-non aveva bestemmiato mai; e la gente diceva: -- Siete bello, nonno!
-Ammiravano la sua pazienza e la sua virtù. Rassegnato, lui, che era
-stato un lavoratore, un gigante! E, in coscienza, era buono. Se
-sgridava, sgridava sempre per buon fine, non per cattiveria; e quando
-non ubbidivano, perdonava. E ringraziava Dio e la Madonna, mattina e
-sera, di conservarlo al mondo pur inchiodato a letto e nella scranna.
-Perchè dunque, perchè castigarlo in una maniera così barbara, in una
-creatura innocente, che era la sua consolazione, il cuor del suo cuore?
-Impazzire; morire!
-
-Dio santo! no!
-
-Il vecchione ebbe una scossa di tutti i nervi; tutta la vitalità che gli
-restava insorse afferrata dalla volontà indomita, e lo sospinse a un
-impeto prodigioso, a una possanza furibonda, a un miracolo. Fermò le
-mani sui bracciuoli, si alzò. Si alzò, si resse. In piedi: diritto:
-gigante; col baleno, col delirio, con l'animoso spavento del miracolo.
-Credette di poter muoversi da sè, di poter camminare, di poter correre a
-cercar qualcuno, solo che non avesse impedito il passo.
-
-La bambina gli impediva d'andare. E trasmettendo nella voce la
-ricuperata energia e il prodigio, egli urlò: -- Aiuto! aiuto! --; e fu
-come se la casa bruciasse, o come lo assassinassero.
-
-Non si muoveva perchè dubitava che la bambina, lì, a terra, fosse
-svenuta o morente. Per questo non si muoveva. Ma quando la udì ripetere:
--- La mia mamma! --, le gridò inviperito di lasciarlo passare; con un
-supremo sforzo avanzò il piede.
-
-E ricadde, affranto, nella scranna, nella sua desolata miseria.
-
-Un freddo mortale gli invadeva in fretta le membra, saliva a gelargli il
-sangue in ogni vena. Sentì la morte.
-
-Anche la bambina stette un pezzo senza dar segno di vita. Tutto il mondo
-adesso taceva; tutto il mondo aspettava.
-
-.... Ma, a un tratto, essa levò su il capo, la persona.
-
-Indicando, a terra, esclamò vivace e giuliva:
-
--- Guarda, nonno! Guarda che formicone che era!
-
-Il nonno cercava con lo sguardo. E vide: proprio una forfecchia. E vide
-che il sole risplendeva ancora; e che il mondo era tornato bello.
-
-Sorrise. Eppoi non vide più niente.
-
-
-
-
- LA CIOCCHETTINA.
-
-
-
- I.
-
-
-Abitavano nello stesso sobborgo e ogni sera rincasavano insieme, dalle
-sartorie ove lavoravano, prima in tram poi a piedi. In tram era un
-divertimento per tutte: cicaleccio, motteggi, compiacenze d'essere
-osservate e d'osservare le meno belle di loro; ma nel tratto a piedi
-seguivano le confidenze d'amore e le espansioni sentimentali; mutava il
-tono. E l'Ida, la più giovane delle tre, interloquiva di rado; si
-sentiva a disagio per un misto di timidezza e d'orgoglio.
-
-Il suo innamorato guidava autocarri nel Carso, non era in trincea come
-quelli delle amiche, e discorrendone le pareva di provocarle a ripetere:
--- Fortunata te! --, quasi non avesse da star in pena lei pure.
-
-«Fortunata te!». C'era fors'anche, in fondo a queste parole, la punta
-ironica, l'acredine di un'altra invidia -- lei faceva all'amore con uno
-di miglior condizione che i loro innamorati --; e non voleva mostrare di
-accorgersene. Se però taceva o tentava invano di sviare il discorso
-solito, l'Ida bene spesso bolliva dentro e stentava a frenarsi, a non
-prorompere:
-
--- Fatela finita una volta con i piagnistei e con le spacconate!
-
-Che noia, tutti i giorni! L'Olga si martoriava negli stenti e nei
-pericoli della trincea, accresciuti con fantasia egoista per concludere
-che solo il pensiero di lei sosteneva il suo caro a superarli.
-L'Adriana.... Eh! dopo che al suo Gustavo gli avevan dato la medaglia di
-bronzo, non si campava più, con lei, che dietro sacchi di sabbia, in
-mezzo a cavalli di Frisia, contro a reticolati, incontro a
-mitragliatrici -- _tac tac tac!_ -- e bombe a mano, e sotto a shrapnel e
--- bum! -- a palle da trecentocinque. Si sarebbe detto che tante
-maledizioni fossero state inventate non per meritar l'inferno a
-Guglielmo II, ma per far onore a lei sola, la bionda Adriana, che aveva
-per innamorato un giovane di fegato -- e nessuno lo negava.
-
-Quando poi ricevevano lettere, pretendendo non fossero scritte con
-libera volontà, le commentavano a loro modo, leggevano tra le righe le
-più strambe rivelazioni, le interpretavano a rovescio. «Non mi manca
-nulla» doveva significare che morivano di fame. «Per adesso non si
-combatte» significava -- tac! tac! tac! e bum! bum! -- battaglia e
-strage.
-
--- E te, Ida? Cosa ti scrive il tuo Giulio? -- spesso le chiedevano,
-forse anche per mortificarla, chè lei riceveva meno lettere.
-
-Rispondeva senza scomporsi:
-
--- Niente. Dice che fa il servizio di trasporto e che sta bene, e io
-credo a quel che dice.
-
--- Fortunata te!
-
--- Fortunato lui!
-
-Ma una sera le fecero scappare davvero la pazienza. Fu così: lei che
-aveva trepidato e trepidava non ignara dei pericoli che pur Giulio
-correva, lei che a Giulio gli voleva un bene grande, non sempre si
-sottraeva all'ipotesi di una disgrazia; ma cotesta paura la teneva in
-sè, nel suo segreto; non ne avrebbe discorso nemmeno con sua madre,
-quasi per una ripugnanza di una tristezza colpevole o di un malaugurio.
-
-Invece l'Adriana e l'Olga, che in sentimento d'amore pretendevano dar
-legge al mondo, non solo non rifuggivano dall'immaginare morti i loro
-innamorati: ne discorrevano per vantare la passione che esse ne
-proverebbero. E le frasi e le esclamazioni tragiche, per quanto potesse
-essere sincero il sentimento che le suggeriva, urtavano i nervi all'Ida
-come una finzione, una falsità.
-
-L'Adriana affermò:
-
--- Se Gustavo, che è troppo coraggioso, troppo! troppo!, ci restasse,
-oh, io non mi farei suora; vorrei che tutti vedessero, capissero il mio
-dolore e mi compiangessero. Uno uguale non lo troverei più! Nessun
-altro, mai più!
-
--- E io -- lamentò l'Olga con un'aria e una voce che pareva la Duse --,
-io diventerei matta! Lui, la mia vita, perderlo così? Non saper nemmeno
-dove fosse sepolto? Matta, state pur sicure; mi getterei dalla finestra!
-
-Breve pausa. Poi:
-
--- E tu, Ida?
-
-Ebbene: questa domanda, questo distaccarsi dal pensiero orribile e
-passare a interrogar lei, quasi a provarla in una gara in cui
-prevedevano resterebbe inferiore, la disgustò del tutto.
-
--- Tu cosa faresti se perdessi il tuo Giulio? -- insistette l'Adriana.
-
-E all'Ida brillarono gli occhi. L'eccitava il bisogno di un contrasto
-comico. Scoppiò a ridere, tanto era enorme ciò che le scappava detto, e
-disse:
-
--- Oh! Per me, morto un papa, fatto un altro!
-
-
-
- II.
-
-
-Non ebbe appena pronunciate queste parole, che ne fu pentita.
-
--- Viva la sincerità! -- Viva la tua faccia! -- esclamarono le amiche
-ridendo anche loro. E l'orgoglio non le permise di ribattere: -- Non
-avete capito che ho scherzato? --, e la timidezza non le permise di
-dire, più duramente: -- Voi non dovreste credere a me come io non credo
-a voi. -- Tacque, ma dubitò subito che la risposta data per impazienza
-passasse di bocca in bocca in tutto il sobborgo come un'enormità fra
-vergognosa e ridicola; e quando fu in casa, il dubbio divenne timore,
-spavento. Cosa aveva detto! L'accuserebbero di aver poco giudizio e
-niente cuore; l'accuserebbero di ritenersi così bella che perduto un
-amante non le mancherebbero ammiratori e consolatori da sostituirlo.
-Figurarsi se l'invidia non ne approfitterebbe! Se qualche anima buona
-non si assumerebbe l'obbligo di aprir gli occhi al povero Giulio! E lui
-allora.... Si vedeva lasciata e screditata: per una leggerezza! per uno
-sfogo innocente! Stupide! causa loro....
-
-Bisognava prevenire il colpo e confessar tutto a Giulio, subito; e lui
-giudicasse. Di coscienza, lei si sentiva meritevole di perdono. E si
-mise a scrivergli una lunga lettera, per dimostrare come il suo
-carattere discordasse dalle amiche e come e perchè coloro le fossero
-divenute antipatiche.
-
-Ma arrivando al punto scabroso, alla frasaccia che pur doveva riferire:
-«Morto un papa....», non ardì tirar innanzi.
-
-Troppo distava la brutta, cattiva, crudele espressione d'insensibilità
-dalle premesse e dalle proteste d'amore; e queste prendevano un aspetto
-di ripiego insufficiente. Cosa aveva detto! E l'immagine di lui così
-innamorato, così fiducioso, così fermo di volontà e d'animo per la
-speranza di averla interamente sua appena nel mondo tornasse la
-possibilità di esser felici, le si affacciò severa, ostile, minacciosa.
-
-«Io -- pensava che le direbbe --, io soffrivo a starti lontano; io
-soffrivo nei pericoli che correvo a ogni ora, a ogni momento, perchè mi
-figuravo il tuo strazio se mai ti portassero la notizia della mia morte;
-io sospiravo il giorno di riabbracciarti e ridarti la forza di sperare,
-di attendere la nostra felicità, e tu, intanto, non mi tradivi con un
-altro, no, ma m'ingannavi, per adesso, forse peggio: ti vergognavi di
-mostrarti innamorata di me: scherzavi indegnamente sul nostro amore, e
-la gente aveva da ridere compassionandomi. -- Povero Giulio! Ti sei
-messo bene! Se una cannonata ti sfracellasse, eh! non dubitare che l'Ida
-si consolerebbe presto; e lo dice --».
-
-Pianse; non dormì in tutta notte. E la mattina dopo, quando le amiche la
-chiamarono, al solito, dalla strada, sollecitandola che era tardi, e
-discese e si accompagnarono, al solito, avrebbe voluto tornar lei nel
-discorso e liberarsi dalla lunga ambascia; dire: -- Badate, ragazze.
-Giulio mi è molto affezionato, ma guai a me se imparasse!... -- Stava
-per vincere lo stento a umiliarsi; e provò invece un ineffabile sollievo
-a non scorger segno di malignità nella faccia dell'Adriana e dell'Olga;
-non un sorriso ambiguo. Le avrebbe baciate. Infatti non si era montata
-la testa con un timore assurdo? E poi, se interveniva qualche cosa di
-nuovo, dimenticherebbero del tutto per sempre quel discorso.... Erano
-così leggere!
-
-E, grazie al cielo, il fatto nuovo, la distrazione fu la neve. Oh che
-danno per i loro stivaletti, che costavano tanto! L'argomento,
-nell'andata, mentre nevicava, fu non solo il prezzo delle scarpe, ma il
-costo della vita; la difficoltà a risparmiare per il giorno che
-metterebbero su casa.
-
-E al ritorno la neve era alta. Dovettero fenderla, calcarla, spesso
-sprofondarvi.
-
-L'Olga piagnucolava; l'Adriana malediceva il destino, e l'Ida, come se
-Dio l'aiutasse, rideva tutta contenta.
-
-Seguì il gran freddo; il pericolo di cadere per la strada ghiacciata.
-Altro che conversare! Bisognava star dritte; e si sorreggevano a vicenda
-strillando a ogni scivolone.
-
-Ma si rinnovarono i giorni delle confidenze. Già ritornavano i soldati
-dal fronte, in licenza invernale; e le amiche a lamentarsi e a
-protestare che le licenze non si dessero a tutti quanti.
-
--- Il tuo Giulio verrà di certo -- dicevano all'Ida.
-
--- Verrà; tu sei fortunata.
-
-Finchè, una sera, l'Adriana disse, maligna:
-
--- E se non venisse, poco male, eh, Ida?, per te e per lui.
-
--- Perchè? -- lei chiese trepidando.
-
--- Perchè tu non ti guasteresti il sangue; e lui potrebbe consolarsi con
-qualche ragazza di lassù. Dov'è il tuo Giulio ce ne sono che portano gli
-stivaletti alti, dicono; e non se li guadagnano in sartoria.
-
-L'Ida si morse le labbra; l'Olga rise sguaiatamente, e aggiunse: -- Poco
-male! Tanto, morto un papa, fatto un altro!
-
--- Siete cattive! -- allora esclamò l'Ida con la voce piena di pianto.
--- Io ho scherzato, e voi....
-
--- Brutto scherzo! -- interruppe, senza guardarla, l'Adriana, con
-solennità di rimprovero. -- Brutto scherzo! Quel che hai detto è peggio
-che dire: «lontan dagli occhi, lontan dal cuore»; è come dire: «io non
-ti ho mai voluto bene, t'ho lusingato, e tu, sciocco che sei, m'hai dato
-mente». Anche peggio! È come dire: «a me non m'importa proprio niente
-della guerra, e che molti ci muoiano, e che tu ci muoia; io mi diverto
-lo stesso». Un uomo che abbia del sangue nelle vene e innamorato, a udir
-di queste belle proposizioni commetterebbe fino un delitto. Immaginarsi
-Gustavo! Mi ammazzerebbe!
-
-(Bum!)
-
-E l'Olga:
-
--- Il mio Attilio mi scrive sempre: «Non mi abbandonare, per carità, per
-l'amor di Dio!» Se imparasse che io a dimenticarmi di lui ci durerei
-così poca fatica e che già prima che morisse avrei il coraggio di
-pensare a un altro, si accorerebbe di passione. Lui si ammazzerebbe.
-
-(Buum!)
-
-L'Ida si era riavuta: le cuoceva di essere stata debole. Le fissò con
-una mossa del capo di sotto in su, che significava: «Avete finito?
-Adesso parlo io». Ma non parlò a lungo. Gridò forte, perchè, nel
-sobborgo, molti udissero la canzonatura: -- _tac tac tac!... Bum! bum!_
--- E soggiunse, forte: -- Come siete buffe! -- Poi, essendo prossima a
-casa, vi entrò di corsa, presa da un riso convulso. L'avevano
-amareggiata, ferita, offesa, dubitando, oltre che di lei, dell'uomo che
-amava; si contentassero se si era limitata a metterle in ridicolo,
-spasimanti fastidiose e spropositate!
-
-Ma il giorno dopo non l'aspettarono per andare e tornare insieme. Essa
-finse di non curarsene e da quel giorno le prevenne nell'andata e nel
-ritorno a casa. In cuor suo, però, temeva; ne paventava il rancore, la
-vendetta; tanto più che Giulio veniva in licenza, e i fidanzati di
-quelle due non si erano ancor visti.
-
-
-
- III.
-
-
-Oh! dargli una prova che il pensiero di lei non lo abbandonerebbe mai
-più: sua per la vita e per la morte! Quante volte la morte lo aveva
-rasentato!; e perciò essa lo amava, ora, di più.
-
--- Un giorno -- raccontava Giulio -- una nespola abbastanza grossa cadde
-proprio sul mio carro, s'internò fra i sacchi. Se scoppiava, addio Ida!
-
-Essa, mentre egli parlava, mutava colore; egli sentiva fredda la mano
-che stringeva nella sua. E si guardavano negli occhi sorridendo.
-
-Era arrivato, Giulio, la mattina. Un saluto ai suoi, ed era corso da
-lei. E discorrevano, soli, davanti al fuoco. Guardandosi riconoscevano
-il loro amore più vivo, più forte, più buono; le parole che dicevano,
-vibravano di un sentimento che ne superava il senso e il suono: così
-profondo e così grande che il silenzio e la luce degli occhi parevano
-esprimerlo meglio; e di quando in quando tacevano e si ascoltavano,
-finchè il silenzio diveniva una pena. L'Ida allora interrogava; ma non
-una delle domande gli fece che le amiche si sarebbero immaginate gli
-rivolgerebbe per gelosia. E lui, quel ragazzone di ventiquattro anni,
-che aveva una infantile dolcezza negli occhi chiari e aveva nel viso la
-serenità di un animo saldo e di una mente padrona di sè, lui non solo
-non dava segno di aver dubitato o di dubitare, ma dimostrava, a vederlo,
-che vicino a lei, nulla, nessuno al mondo avrebbe potuto turbarne la
-fiducia e l'amore. Nè lui nè lei dimenticavano intanto che la felicità
-era breve; che sarebbero di nuovo divisi, e sentivano che a soffrir meno
-dopo il nuovo distacco avrebbero dovuto fermare per sempre, nella
-memoria, quegli istanti gioiti. Come? Con una prova d'amore
-indissolubile, superiore a ogni lontananza, a ogni timore, a ogni
-evento; superiore a quella stessa felicità che il cuore palpitando e la
-mano stringendo la mano promettevano nell'avvenire.
-
--- Ho da farti una confidenza -- Giulio disse a un tratto.
-
--- Anch'io.
-
--- Prima io! Sai che trasporto non solo munizioni e materiali, ma feriti
-e morti?
-
--- Non me l'hai mai scritto.
-
--- Certe cose a voi donne è meglio non dirvele; ci piangete sopra o le
-esagerate.
-
--- L'Adriana, sì, e l'Olga! -- esclamò la ragazza --; a me fan rabbia
-per questo!
-
-Senza badarle egli seguitò: -- Dopo una avanzata, avevo avuto l'ordine
-di raccogliere i feriti austriaci e portarli, dalla prima linea, giù, al
-posto di medicazione; di dove le autoambulanze li trasferivano alle
-sezioni di sanità.
-
-Descrisse il camion attrezzato, con le barelle sospese al di sopra per i
-feriti più gravi e le panche, sotto, per i meno gravi; insistè a
-dimostrare come era il luogo delle prime cure.
-
--- Una casa di là dalla strada, al riparo dalle altre, tutte
-scoperchiate e rovinate. E stando col carro nella strada noi non
-vedevamo quelli dell'infermeria, e non eravamo visti.
-
--- Ho capito -- ripetè l'Ida.
-
--- Io e il mio compagno, il meccanico, calavamo a terra, nelle barelle,
-i feriti; due soldati venivano a prenderli, a uno a uno. Ma non era
-finita la musica; squassava ancora l'aria il rombo di qualche cannonata
-e allora i feriti leggeri, che pensavano d'essersela cavata con poco e
-che forse avevano combattuto da bravi, si prendevano una gran paura e si
-raccomandavano:
-
--- Jésus! Jésus!
-
-L'Ida rise; ma chiese subito:
-
--- E quelli più gravi?
-
--- In una delle barelle ci avevamo un ufficiale, giovine; bel giovine!
-Moriva, e lo lasciarono lì, vicino al camion. Tanto, non c'era più
-niente da fare. Portarono via prima tutti gli altri; e si allontanò
-anche il mio compagno. Non avevamo mangiato dalla mattina, e andò
-all'infermeria a cercar del pane. Io, rimasto solo, stendevo una coperta
-da campo su quel disgraziato; quando riaprì gli occhi, e mi guardò.
-Voleva dirmi qualche cosa. Capirlo! Io capii che cercava di spiegarsi in
-italiano, ma lo spasimo delle ferite e la morte che arrivava
-gl'imbrogliavano la memoria.
-
-L'Ida tacque ansiosa.
-
-Finalmente si toccò con la mano destra il petto e con uno sforzo riuscì
-a dire: -- Qui.... moneta, vostra. Carte, no. Fuoco, prego.
-
--- Voleva che tu le bruciassi.
-
--- Ah come disse «prego»! Preghiera di moribondo, pensai io. Gli apersi
-la giubba, tolsi il portafogli. E, nell'atto, il sangue mi si gelò nelle
-vene. Se qualcuno mi vedeva? Potevano vedermi i soldati che tornassero
-per portar via anche lui; o il mio compagno; o qualche altro camion di
-passaggio. Ladro! Sarei parso un ladro! E non era ancora morto!
-
--- Che momento! -- esclamò l'Ida.
-
--- Mi sentivo cento occhi addosso; ma una idea mi rincorò; cavai le
-carte; lasciai i denari; rimisi il portafogli nella tasca. Non avrebbero
-potuto più dire che rubavo!
-
--- Facesti bene. E le carte?
-
--- L'angustia fu tale che non mi accorsi nemmeno che era spirato. Quando
-me ne accorsi, gli chiusi gli occhi, e gli tirai la coperta sul viso.
-
--- E le carte?
-
--- Le ho qui, con me....
-
-Erano alcune lettere di mano femminile, in una busta; una fotografia e
-una ciocca di capelli biondi.
-
--- Com'è bella! -- esclamò l'Ida considerando, presso la finestra, il
-ritratto della giovine donna. Ma la sua ammirazione crebbe quando,
-sciolto il filo di seta che stringeva la ciocca, s'avvide che solo tre
-capelli bastavano a comporla, tanto erano lunghi! Disse: -- Sono più
-belli dei miei.
-
-Giulio scosse il capo e ribattè, serio:
-
--- No; noi italiani preferiamo i capelli neri e lucenti, come i tuoi.
-
-E ritornarono al focolare. Ripigliò lui:
-
--- Bruciar tutto. Perchè?
-
--- Volontà di moribondo.
-
--- Perchè distruggere? -- Giulio domandò.
-
--- Si indovinerebbe dalle lettere, chi sapesse leggerle.
-
--- Ho un superiore che lo conosce, il tedesco, ma non gliele ho
-mostrate.
-
--- Hai fatto bene -- disse l'Ida. E soggiunse: -- Forse temeva, quel
-poveretto, che un giorno, se verrà la pace, le lettere e i ricordi
-fossero rimandati al suo paese. Temeva di compromettere la donna.
-
--- Già -- mormorò il giovine. -- L'ho sospettato anch'io: la moglie di
-un altro. Io però non lo credo.
-
--- E allora? -- essa rifletteva. Mormorò: -- Forse hai ragione tu. Non
-avrebbe aspettato all'ultimo momento se avesse temuto di comprometterla.
-
-Ma Giulio scosse di nuovo il capo.
-
--- No. Ignoranti o istruiti, in guerra si è tutti eguali; tutti
-persuasi, mentre si vedono cascar gli altri, che le pallottole, le
-spolette o le schegge debbano rispettar noi. E sai chi ci dà questa
-persuasione? Proprio i ricordi che si portano sul petto; di nostra madre
-e di chi ci vuol bene.
-
-L'Ida sorrise, con gli occhi pieni di lagrime.
-
-Egli prese dal portafogli il ritratto di lei; lo considerò quasi per
-rinnovarsi, ora che le sedeva vicino, le impressioni che aveva a
-considerarlo quando era lontano, lassù; e pacatamente lo ripose. Dopo,
-afferrò le lettere e la busta con la fotografia e la ciocca di capelli,
-e buttò tutto nel fuoco.
-
--- «Fuoco, prego». -- Cercava rendere con la sua voce il suono delle
-parole indimenticabili, e osservava le carte accendersi, la fiamma
-invaderle raggrinzando la busta. Esclamò:
-
--- Vampata d'amore! --; e la frase gli parve così bella che guardò,
-contento, l'Ida. Ma essa:
-
--- Di' dunque: perchè distruggere?
-
--- Ascolta -- rispose Giulio. -- Quando due che si sono amati, si
-lasciano, cosa fanno perchè ogni legame sia troncato per sempre? Si
-restituiscono i pegni d'amore. Un pegno è una memoria, è un obbligo a
-ricordare: è vero?
-
--- È vero.
-
--- Quell'ufficiale sentendosi morire pensò che la sua fidanzata, se
-riavesse le lettere, il ritratto, i capelli, non resterebbe legata alla
-sua memoria, come ci resterebbe invece se credesse che qualche cosa di
-lei fosse andato sottoterra con lui.
-
-Se non che l'Ida obiettava ancora:
-
--- Avrebbe pregato di seppellir le carte, non di bruciarle.
-
--- Rifletti -- ribattè Giulio. -- Doveva dubitare che non lo seppellissi
-io; e non si fidò di altri, anche se io promettevo. Nel modo che mi
-guardava io capii che intendeva dirmi: di voi posso fidarmi. Sembran
-misteri e sono verità così semplici!
-
-Alla ragazza tornarono a luccicare gli occhi.
-
--- Ma io sarò più spiccio -- seguitò Giulio. -- Sul tuo ritratto ci
-scriverò: «Seppellitelo con me, prego». -- E sorrise.
-
--- Giulio! -- gridò lei.
-
--- E tu, se io morissi? -- dimandò lui, pacatamente.
-
-Ah, la prova; la gran prova d'amore!
-
-L'Ida corse a prendere le forbici, si disciolse una treccia. E lui
-tagliò tre capelli, li compose in ciocchettina, li baciò e li pose col
-ritratto nel portafogli. Pacatamente.
-
-Ma allora la ragazza gli gettò le braccia al collo singhiozzando.
-Piangeva come piange una bambina per meritar perdono.
-
--- Cosa ti salta in mente? -- fe' Giulio scostandola a un tratto, e
-fissandola. Una nube gli passò per lo sguardo. Si ricordava adesso le
-parole di lei. -- Che confidenza dicevi d'avermi a fare? -- chiese.
-
--- Questa -- essa rispose rasserenata e felice: -- che niente, nessuno
-al mondo mi separerà più da te. Capisci? Con te, vivo o morto, l'anima
-mia. Per sempre!
-
-
-
-
- IL NIDO.
-
-
-Mai più splendido cielo; mai aria più olente e queta.... E soli lor due
-andavano per l'argine che limitava la risaia dall'immensa prateria.
-
-I colori del maggio inoltrato vi superavano la verde mèsse e la
-trapungevano: giallo di graziole, di tulipani e ranuncoli; lilla di
-porrette; gridellino di vecce; viola di prunelle e di salvie; bianco di
-ornitogali e nigelle, di eriche e giunchiglie; rosa e azzurro di
-giacinti; bleu di fiordalisi; rosso di trifoglio e papaveri. E
-margherite da per tutto. Quante!
-
-Andavano, gli amanti, soli, guardando intorno; guardandosi e sorridendo
-senza trovar parole. Nei tardi passi, vicendevolmente e quasi
-timidamente, avvertivano che i loro sguardi eran pieni di ricordi, dei
-più lieti ricordi. E così parevano accrescersi l'intima gioia d'un
-ritorno a sè medesimi e approfondire la coscienza della loro anima;
-parevano estendere la capacità vitale d'ogni senso, schiarire il
-pensiero all'esistenza come ridesta, risorgere nell'essere loro,
-reintegrati d'ogni minima forza, a una vita rinnovata e a una
-sconosciuta armonia. Era una letizia lieve, di sogno, eppure tenace e
-valida; era un'illusione suscitata e mantenuta dalla divina realtà che
-li accoglieva; era un vago desiderio continuo e di continuo esaudito in
-quel fluire degli attimi; era la consapevolezza di una felicità certa e
-immanente.
-
-Essa, di tanto in tanto, si chinava al margine e spiccava un fiordaliso
-o un ranuncolo o un geranio campestre.
-
-Poi, tendendo le mani al prato in cui non ancora piede d'uomo aveva
-lasciato traccia e da cui la concordia delle tinte assorgeva come quella
-dei suoni in una sinfonia, esclamò:
-
--- Vorrei correre, gettarmi là in mezzo!
-
--- Va!
-
-Ella scosse il capo.
-
--- Non si può, senza calpestare!
-
-Più avanti, al serbatoio, discesero nella barca. Remava lui.
-
-Anche l'acqua sembrava riposare e godere in distesa azzurra, chiazzata
-qua e là dal verde delle ninfee e sparsa di macchie or scarse or copiose
-in canne e giunchi, e chiusa all'ingiro dalle sponde ombrose di salici;
-mentre la barca procedeva piano piano, soavemente, per quella frescura.
-
-Canerini di valle si levavano con un vocìo sottile e così vivace da
-crederlo non segno di paura ma di più viva gioia nel volo.
-
-Finchè la barca trovò adito in mezzo alla macchia più folta di cannelle
-e saracchi, e ristette dove l'acqua bruna, sotto l'ombra, rivelava un
-brivido, al rezzo. Udirono uno svolazzar forte, di folaghe e anitre. E
-più nulla.
-
--- Restiamo un poco? -- A lungo ella sarebbe voluta restar là con lui.
-Gli abbandonava la mano nella mano.
-
--- Sei contenta d'esser venuta?
-
--- Non te l'avevo promesso...: a primavera? E di': non ti sembra che se
-non fossi venuta in un giorno così bello la nostra felicità sarebbe
-stata meno grande?
-
-Egli strinse forte la bianca mano.
-
--- Sei mia!
-
-E lei:
-
--- Quanto bene mi vuoi!
-
-Di nuovo tacquero cedendo alla dolcezza di quell'ora, in quella
-solitudine e nel silenzio che solo qualche pigolìo interrompeva, o
-qualche canto lontano. Il profumo dei fiori lontani perveniva fin troppo
-greve. A quando a quando un murmure fra il canneto.
-
-D'improvviso l'amata chiese a bassa voce:
-
--- Hai sentito?
-
-Si rivolse a rimuover le fronde e gli esili fusti più prossimi; volle
-ch'egli avanzasse la barca a quella parte, per veder meglio nel folto.
-
--- Là! -- dissero a una voce.
-
-A limite dell'acqua, poggiato sui giunchi che il peso piegava, era un
-nido di folaghe. Avanzando ancora la barca, ecco balzar dal nido
-nell'acqua, con un doloroso richiamo, la folaga spaurita; e si levò a
-svolazzare su l'acqua intorno chiamando disperatamente il compagno.
-
-Più nero, con un _cóvv_ minaccioso, il maschio giunse, dalla macchia;
-cadde di volo, lì appresso; ma a scorgere il pericolo enorme si mise a
-correre per terra, con tal fretta e con tanta smania di fughe e ritorni
-che pareva impazzito.
-
--- Povere creature! -- disse la signora.
-
-Nè volle affliggerle a lungo. Anzi, poi ch'ebbe visto da vicino il nido
-mirabilmente contesto di cannucce e ciperacee e steli:
-
--- Andiamo via! -- pregava. Una strana ripugnanza la trattenne
-dall'osservare dentro il nido.
-
--- Che impressione strana! -- mormorò intanto che la barca ritornava
-all'aperto.
-
--- Tu vedessi i piccini gettarsi nell'acqua appena nati! -- diceva
-l'amante.
-
-E raccontava della caccia feroce che danno alle piccole folaghe i falchi
-di palude. Ma la sua voce non aveva pietà.
-
-L'amata non gli badava. In lei a poco a poco l'impressione ricevuta
-diveniva sentimento, diveniva avversione sommossa dal fondo dell'anima,
-diveniva pensiero.
-
-Teneva lo sguardo fiso nell'amante, che non dubitava, chiedendosi:
-«Perchè mi ama? perchè l'amo?» Leggeva la risposta in quegli occhi. Il
-loro amore aveva per fine sè stesso: null'altro. S'attendevano
-l'ebbrezza dei sensi in cui soffocare l'anima..., e non più. Questa,
-questa era la colpa: che il loro desiderio non oltrepassasse il loro
-piacere. Null'altro! E non dalla coscienza le insorgeva il rimprovero o
-l'ammonimento, ma le veniva da mille voci di vita feconda e di vita
-novella che nel fervido giorno la terra generatrice elevava e spandeva
-in un incognito indistinto inno di amore.
-
-Alla voluttà che anche lei si era promessa mancava il sublime
-intendimento d'una gioia divina: questa la colpa! Da un umile nido essa
-aveva appreso perchè si ama.
-
-L'amante le chiese trepidando, sentendola sfuggire con lo sguardo
-velato:
-
--- Che hai?
-
-Essa tacque; abbassò gli occhi. E come egli, in un impeto di desiderio,
-fe' per trarla al suo petto, lo respinse decisa:
-
--- No!
-
-
-
-
- FERDINA.
-
-
-Appena fu in condizione di poter uscire dall'ospedale, il maggiore
-Baredi scelse a dimora per la convalescenza la sua villa di Casaglia.
-Gli erano concessi due mesi a rimettersi del sangue perduto da una
-ferita che era stata quasi mortale, al petto, e da un'altra, al capo,
-che gli aveva deturpata la guancia sinistra per sempre. E oltre che
-ricuperare le forze respirando la pura aria nativa, egli sperava che
-lontano dal mondo, solo con sè stesso e coi ricordi famigliari,
-mitigherebbe la rancura compressa nell'animo e temprerebbe l'animo più
-virilmente al proposito della vendetta.
-
-Perchè in quel suo rovello sentiva prevalere un eccitamento di vanità
-personale, e se ne accusava come di una debolezza. Gli bisognava vincere
-l'orrore che provava a guardarsi nello specchio e che aveva sorpreso
-negli occhi degli amici e delle amiche quando l'avevano visto senza
-bende; gli bisognava persuadersi che tornando a combattere e affrontare
-la morte con accresciuto fervore di vita, acquisterebbe davvero, se
-scampasse ancora, una ragione di superiore orgoglio, una riparazione di
-spirituale bellezza a quella deformazione indelebile.
-
-Ciò che aveva fatto, il rischio da cui era scampato a stento, non gli
-pareva bastevole nè per la sua rassegnazione, nè per la stima altrui.
-
-Volle dunque andar a Casaglia come a luogo di attesa più che di quiete.
-Ma lo contrariò subito la stagione.
-
-Pioveva quasi di continuo; la primavera indugiava in un tedio di freddo
-aprile. Dalla loggia, ove passava gran parte del giorno adagiato nella
-poltrona, solo di tratto in tratto scorgeva le nuvole staccarsi,
-imbiancare ai margini, inargentarsi nei contorni di bambagia: tosto i
-pochi raggi cedevano al nuvolo, che ridiveniva coerente; e giù acqua! Ed
-era una intemperie priva di tuoni e di folgori.
-
-Una tristezza eterna.
-
-Letto il giornale, che pur lo lasciava deluso, Baredi apriva invano
-qualche libro; gli rincresceva fin questo svago da prigioniero o da
-infermo sfiduciato; e preferiva rileggere nella sua memoria e nel suo
-cuore.
-
-Del padre, mortogli quando era bambino, si ricordava appena; ma della
-madre, perduta l'anno innanzi che andasse in Libia, riaveva, lì nella
-vecchia casa, così evidente l'immagine che a volte gli pareva udirne i
-passi e la voce, e gli pareva vederla sorridere in atto non più di
-perdonare ma d'essere perdonata. La stigma che egli recava in faccia lo
-redimeva ora dell'averla fatta soffrire un tempo: dell'aver preso la
-carriera militare che sua madre non avrebbe voluta e dell'essersi
-abbandonato a dissipazioni e a passioni che per lei, austera,
-rasentavano l'onta.
-
-La stessa rimembranza materna lo traeva perciò a rivivere nei ricordi
-più recenti e più generosi.
-
-Oh la sua bella batteria, di cui amava ogni pezzo come fosse animato
-dell'anima sua! E le ansie attive, gli incurati pericoli, le robuste
-fatiche, i riposi pieni e i sonni senza sogni! E gli ufficiali superiori
-e inferiori concordi in una fraternità di intendimenti e di speranze; e
-gli artiglieri forti e pronti, bravi e sicuri; avidi di operare con lui,
-di essere comandati da lui!
-
-Pur il momento terribile acquistava un'attraenza di luce tragica a
-rievocarlo nell'azione complessiva. Ecco: due compagni caduti. L'uno si
-contrae muto, livido nell'agonia breve; l'altro, un soldato eroico, con
-uno sguardo ancor vivo e già estraneo, geme come un ragazzo: «Mamma
-mia!». E di sè Baredi risentiva la soavità dell'istante in cui, venendo
-meno, aveva creduto essere sottratto dalla morte allo strazio delle sue
-povere carni dilacerate.
-
-Ma dall'alta lontananza di questi ricordi chi, che cosa, lo riabbatteva
-a un tratto nella realtà penosa? Perchè si sovveniva amaramente di
-questa o quella donna più non amata e ne scorgeva, in una simulazione di
-pietà, un segreto sarcasmo, o, peggio, la ripugnanza? Perchè gliene
-ricorrevano alle labbra le parole: «Come sei bello!»; e le ripeteva
-forte queste parole, e guardandosi talvolta nello specchio sorrideva?
-Per convincersi che non doveva, non poteva più sorridere! Nel volto
-deturpato il più lieve sorriso gli sembrava tracciasse un'atroce
-smorfia.
-
- ----
-
-Finalmente una notte sentì un usignolo, che nel boschetto di altee e di
-lauri s'inebriava del suo canto; e il giorno dopo il sole fu padrone di
-tutto il cielo.
-
-Baredi fece quel giorno i primi passi senza aiuto. E ristette a guardare
-la chiostra dei colli, dilungati in lievi ondulamenti contro il cielo
-sereno; inclinati a valle in falde verdi di olmi e di cólti, con le case
-che i cipressi indicavano e a cui la luce meridiana e la distanza davano
-un'illusione di quiete chiara, tiepida e dolce. Là, oltre la verde
-cerchia, fra le piatte cime di Paderno e di Sabbiuno, i monti
-s'annebbiavano d'azzurro; qua, nella valle ove profondava il Ravone, la
-chiesa e la vicina fattoria attiravano lo sguardo come i più cari luoghi
-del paesaggio inobliato. E d'improvviso, con gli occhi della memoria, il
-capitano scorse nella fattoria la fanciulletta che sua madre ebbe spesso
-a svago per casa: Ferdina. Egli non l'aveva riveduta nell'altro triste
-ritorno, quando la morte stava al capezzale materno; l'aveva riveduta
-sempre gli anni innanzi; e la rammentava bambina, quando al vecchio
-fattore successe il padre di lei. Quanti anni aveva ora?
-
-Calcolo breve, se non del tutto sicuro: era già una ragazza da marito.
-
-Il giardiniere confermò dicendo:
-
--- Faceva all'amore col figlio di Santelli, l'affittuario. Adesso è
-soldato, al fronte.
-
--- Bella?
-
--- Non se la ricorda? Una faccia ardita; capelli biondi.
-
-Poi l'informatore soggiunse:
-
--- Non tarderà a venirla a trovare. M'è sempre attorno a domandare di
-lei, e se è guarito, e come se la passa, e se vien nessuno a salutarla.
-È una buona ragazza.
-
-Baredi tornò a guardare alla fattoria; poi disse:
-
--- Ci andrò io, fra qualche giorno.
-
-Voleva sperimentare in lei, che certo lo rammentava bene e forse lo
-ricordava con affetto, l'impressione disgustosa di rivederlo così; e
-voleva sperimentare in sè stesso la resistenza a quel disgusto.
-
- ----
-
-Ma se, col bel tempo, si sentiva rinvigorire d'ora in ora, le gambe che
-avevano scalate le Alpi lo reggevano ancor male per un tratto non breve
-e per la riva ripida. Di più l'umiliava quella mollezza sentimentale, a
-cui non poteva opporre abbastanza energia di dominio su sè medesimo.
-Erano commozioni eccitate, irresistibilmente, dai sensi che si
-rinnovavano alle impressioni e dalla fantasia che si ravvivava nella
-necessità di ricordare; e spesso, per un nonnulla, s'accorgeva che gli
-occhi gli si riempivano di pianto. Sopratutto l'inteneriva un
-sovrapporsi di sensazioni e d'imagini. Mentre si rivedeva andar
-fanciullo, nel luminoso silenzio, per il giardino e per i prati ch'erano
-tutto un fiore, e la madre l'accompagnava, ecco riapparirgli
-l'artigliere morente e riudirlo invocare: «Mamma mia!»; mentre riudiva
-con la disattenzione e nello stesso tempo con la vigile percezione di
-ragazzo i gorgheggi delle capinere e degli usignoli, ecco ripercuotersi
-al suo orecchio il rombo del cannone e rivedere, orrenda, la scena di
-sangue e di strazio.
-
-E dubitava, a volte, di guarire; non nei muscoli, ma nei nervi.
-
-Così una mattina, quasi a superare uno sforzo più dell'animo che delle
-gambe, s'avviò per la stradicciuola della chiesa e arrivò, un po'
-affannoso, alla fattoria.
-
-La moglie del fattore venne sulla soglia con le mani impiastricciate di
-farina appena intrisa, e cominciò a strillare:
-
--- Chi si vede! Che miracolo! Ferdina! Ferdina, corri a vedere chi c'è!
-
-Ma come non aveva contenuta la ripulsione a scorgere quella guancia
-deturpata, la donna introducendo il visitatore prorompeva in parole che
-valessero a scusa di sè e a conforto di lui.
-
--- Poveretto! Quanto avrà dovuto soffrire! L'ha scampata, eh, sì; ma....
-Assassini infami! Rovinare per sempre tanta bella gioventù!
-
-Per fortuna, i passi della figliuola, che scendeva la scala di corsa, la
-interruppero. Ripetè:
-
--- Guarda chi c'è qui, Ferdina!
-
--- Buon giorno....
-
-Rossa in volto, ma sorridente e franca: e non il minimo segno sfuggì
-alla ragazza della impressione penosa che Baredi si aspettava di dover
-affrontare anche in lei.
-
--- Che ragazzona! -- egli esclamò stringendole le mani. -- Non ti avrei
-riconosciuta!
-
-La disinvoltura ch'essa aveva dimostrato a dissimulare; la delicatezza
-che l'aveva indotta a comportarsi in tal modo, gli riuscì così inattesa,
-così strana in una della sua condizione, ch'egli volle provocarne più
-sicura prova. Chiese:
-
--- E tu mi avresti riconosciuto?
-
--- Io sì -- rispose.
-
-Allora alla madre parve opportuno riprendere:
-
--- È stata una disgrazia, signor maggiore; ma bisogna sempre pensare a
-chi sta peggio; a chi ci ha rimesso un braccio o una gamba....
-
--- Mamma -- disse la ragazza con un'occhiata di ammonimento e di
-rimprovero --, se andaste a nettarvi le mani? Siete tutta incollata.
-
--- Ah la mia sfoglia! La pasta che mi si asciuga! -- fe' la donna
-entrando in cucina senza più altri complimenti o spropositi.
-
-E il capitano a Ferdina:
-
--- Avrei preferito trovarti come eri una volta. Verresti a tenermi un
-po' di compagnia nel giardino; a prendere dei fiori.
-
--- Oh! se è per questo....
-
-E soggiunse che il padre da un pezzo insisteva che lei e il fratello
-andassero a salutarlo, ma che il ragazzo era un monello selvatico.
-Parlarono di lui, Gigetto, che il maggiore aveva visto appena nato; e il
-discorso fu avviato alle vecchie conoscenze. Ferdina dava notizie di
-questo e di quello, e Baredi intanto l'osservava.
-
-Le palpebre, lunghe, le ombravano lo sguardo profondo; la voce aveva
-forte e calda. Non di una bellezza insolita, era però imagine di una
-giovinezza sana e gioconda, e suscitava -- e pareva giusto come non mai
--- l'abusato confronto del fiore campestre.
-
--- Dunque -- egli disse alla fine --, dimani ti aspetto. Ma se vuoi
-delle rose e dei garofani, tu portami dei fiori di campo; delle viole.
-
-Ella rise.
-
--- Delle viole, adesso? Troppo tardi!
-
--- Ebbene, di quei fiori che coglievo anch'io da bambino laggiù lungo il
-Ravone. Se no, niente garofani e niente rose!
-
-Dalla cucina la madre gridò, dopo i saluti:
-
--- Si ricordi che il giardiniere la teme, Ferdina, come la tempesta!
-
-E Baredi ricordò invece che il giardiniere gli aveva detto:
-
--- È una buona ragazza.
-
- ----
-
-Ma Ferdina non mantenne la parola che in parte.
-
-Venne il giorno dopo alla villa recando, invece che tulipani,
-giunchiglie, narcisi e rosolacci, un mazzo di ginestre con qualche
-ranuncolo tra mezzo.
-
--- Cosa m'hai portato? -- dimandò Baredi, senza sorridere.
-
-Sorrideva essa: del sorriso che ferve nelle pupille delle donne
-innamorate.
-
-Esclamò a sua volta con accento di meraviglia:
-
--- Non le riconosce? Son ginestre!
-
--- Non ancora in fiore, e non sono i fiori che volevo io.
-
-La ragazza chinò lo sguardo per sottrarlo allo sguardo di lui; e il modo
-e l'indugio a rispondere rivelarono che, imbarazzata, cercava la scusa.
-Poi disse rialzando gli occhi:
-
--- Le ginestre fioriscono a giugno; e io ci ho messo, invece, tra mezzo,
-un altro giallo.
-
--- Che idea! Perchè?
-
-Nuovo indugio; con, di più, un gesto d'impazienza. E rivolgendosi,
-seria:
-
--- Mi sono ricordata che la sua povera mamma mi mandava sempre a
-raccoglierne, delle ginestre in fiore.
-
-Baredi prese il mazzo e disse:
-
--- Ti ringrazio.
-
-Ora, mentre la caricava di rose e di garofani, egli soggiunse:
-
--- Sei buona e meriti di essere amata e fortunata. Il tuo amante che fa?
-dov'è?
-
--- Chi gliel'ha detto? -- gridò Ferdina.
-
-Ma non insistette nella solita scherma delle ragazze campagnuole, che
-quasi un pudore istintivo e inconsapevole induce a negare di essere
-innamorate; e ripigliò:
-
--- Lei è peggio del Mago Sabino! Indovina tutto.
-
--- No; non tutto. Che fa? -- ripetè. -- Dove è? Come ha nome?
-
-Le risposte seguirono in fretta.
-
-Aveva nome Guido Santelli; aiutava il padre in un'affittanza. Adesso era
-al fronte.
-
--- Ti sposa appena finita la guerra?
-
--- Ah! questo non lo so davvero; e se lei non ci riesce a indovinarlo,
-bisognerà dimandarlo al cucco. Aspetti.
-
-L'attesa fu lunga.
-
--- Cantava adesso adesso. L'ha sentito?
-
-Dal campo dove si nascondeva, il cuculo mandò finalmente il vecchio
-canto augurale.
-
--- Cucco, bel cucco dalla penna grigia: quanti anni mi dai prima che mi
-sposi? -- Uno.... Due.... Stia attento!
-
-Essa contò fino a otto.
-
--- Otto anni! Oh povera me! -- lamentò con comica disperazione. -- Sono
-troppi! Fortuna che non ci credo, nel cucco!
-
-Baredi fu tentato a sorridere; ma non sorrise. E la ragazza parve
-improvvisamente pentita d'aver scherzato; desiderosa di confidarsi
-meglio, quasi di confessarsi in colpa. Disse mutando lo sguardo e la
-voce:
-
--- Come sarà che tutte quelle che hanno il moroso al fronte stan di
-malanimo e io non ci penso nemmeno che possa succedere una disgrazia?
-Per me è una cosa impossibile!
-
--- La fiducia che hai nel tuo amore ti dà la fiducia nel tuo destino.
-
-Paga, la ragazza seguitò:
-
--- E quando finirà la guerra?
-
-Il maggiore si strinse nelle spalle.
-
-Allora essa, quasi urtata, ebbe un rude scatto, un impeto di sdegno, di
-disgusto profondo e incontenibile.
-
--- Che debba proprio durare un pezzo? Sono infamie!
-
-Suo padre diceva che la guerra era necessaria; ma lei non riusciva a
-capire come potesse esser necessario spargere tanto sangue, commettere
-tante stragi, solo perchè due birboni l'avevan voluto.
-
--- Necessaria per noi? Entrare fra i litiganti per la smania di darne
-anche noi, per il bel gusto d'andar in molti incontro alla morte?
-
-Beredi l'ascoltava non meravigliato di quell'ignoranza e di quegli
-errori; meravigliato che Ferdina, mentre dimostrava cuore generoso, non
-supponesse in un sentimento generoso la ragione vera del fatto che le
-pareva assurdo. O il sentimento della patria era attutito in lei
-dall'altro amore che la dominava sino ad oscurarle il pensiero?
-
--- La necessità che tuo padre dice -- egli rispose -- è nella difesa dei
-più sacrosanti diritti umani. Pensa.
-
-Ed enumerava, chiariva le cause del conflitto enorme, e intanto seguiva
-sul volto di lei la commozione che veniva eccitando. Poi, non senza
-intenzione di pungerla, aggiunse che sopra tutto c'è, al mondo, un amore
-per cui i maggiori sacrifici sembrano sopportabili: l'amore che
-santificò il martirio di quanti preferirono la morte alla tirannia,
-all'insolenza straniera, alla barbarie prepotente, rivestita di civiltà
-ipocrita o vigliacca.
-
--- Ma voi donne non capite come quest'amore fa parer bella la morte!
-
-Ferdina aveva ascoltato a mo' dell'ignorante che riceve una luce
-inattesa e, tuttavia un po' confuso, gode d'essere tratto dall'oscurità.
-Ma a quelle ultime parole arrossì, più che per il rimprovero, per il
-pensiero che le fecero balenare. Gli occhi le si accesero di una fiamma
-che parve d'ira ed era d'amore.
-
--- Quel che dice lei -- esclamò -- dev'essere vero! Ma anche Guido
-penserà così, e andrà a cercarla, la morte! So che tipo è. E la morte me
-lo porterà via!
-
-Si morse le labbra per contenere uno scoppio di pianto; le lagrime non
-le potè celare.
-
-Beredi non aveva visto mai in occhi di donne, improvvisamente manifesta,
-tanta passione. L'espressione stessa «me lo porterà via» non significava
-una violenza angosciosa, un ingenuo, prepotente egoismo? Gelosa della
-morte!
-
-Egli riebbe il senso delle delusioni patite e provò l'invidia più acre:
-quello di un grande amore. Fra le donne che gli avevano giurato di
-amarlo quale l'aveva amato come amava Ferdina?
-
--- Piangi? -- le chiese ironico, per castigarla di avergli fatto male. E
-sorrideva ora senza timore d'accrescere col sarcasmo la bruttezza della
-sua guancia contratta.
-
-Ferdina si asciugò gli occhi col dorso della mano e guardandolo non
-avversa:
-
--- Ha ragione -- mormorò. -- Perchè pensare a un guaio? Ma se Guido
-morisse....
-
-E sospese la minaccia, che neppur lei sapeva se rivolta a sè o al
-destino, e che l'energia della voce e dello sguardo lasciava pensare non
-vana.
-
-Baredi si rabbonì. Cercò di riparare al male che aveva fatto lui a lei.
-
--- Se il tuo Guido ti ama come lo ami tu, non temere. Non l'hai inteso
-dire anche tu che l'amore qualche volta vince la morte?
-
-Oh il sorriso di Ferdina, allora! E a quell'uomo bello, a' suoi occhi,
-di bontà, d'intelligenza e di coraggio, disse grata e sincera:
-
--- Lei l'ha vinta la morte, e la sua morosa dev'essere felice!
-
- ----
-
-Idealizzava anche questa, adesso? A trentadue anni oramai Baredi aveva
-acquistata tale esperienza delle donne da credere sul serio che quella
-ragazzotta campagnuola meritasse di occupare il suo pensiero? Oh no!
-Egli voleva pensare ad altro. E pensava ad abbreviare la licenza, che
-già gli pareva troppo lunga. Tutte le mattine ricuperava lena nelle
-passeggiate su per i colli.
-
-Ma quasi ogni giorno Ferdina veniva, dopo mezzodì, alla villa, e
-chiacchieravano sotto gli abeti: essa chiedeva ed otteneva schiarimenti
-alle notizie del giornale, o portava notizie del suo fidanzato e d'altri
-giovani dei dintorni, o riferiva qualche pettegolezzo. Non s'immaginava
-certo che il maggiore ne seguiva le parole, i modi, le abitudini con
-attenzione sempre vigile, e che egli provava un piacere amaro a scorgere
-in lei qualche difetto, qualche rudezza spiacevole o ignoranza bisognosa
-di compatimento. Ciò accadeva, piuttosto che alla villa, alla fattoria,
-dove talvolta egli scendeva a passar mezz'ora.
-
-Un giorno, nel prato davanti alla casa, sorprese Ferdina che voltava lei
-il fieno al sole. Aveva stretto al capo e annodato alla nuca il
-fazzoletto rosso; la gonna succinta, le braccia scoperte fino al gomito.
-Muoveva e rivolgeva con atto frequente e svelto la forca di legno dai
-lunghi rebbi, e cantava.
-
--- Brava -- egli le disse. E lei interrompendosi:
-
--- Oh non mi vergogno, io, a lavorare da contadina! Si vergognino quelle
-che non han braccia sode e gambe dritte!
-
-E riprese a cantare.
-
-Un altro giorno Gigetto, il fratello di lei, aveva levato un nido di
-fringuelli. I poveri uccellini, ancora in bordoni, non si reggevano ai
-piccoli voli e ai brevi passi: tentavano scappare e battevano il petto e
-il capo in terra; e piavano spalancando il becco.
-
-Il maggiore rimproverò il ragazzo. Il ragazzo rispose sgarbato, e la
-sorella gli lasciò andare uno scappellotto; ma lui si vendicò
-accusandola:
-
--- I fringuelli ti fan compassione; gli storni, no. Mi hai aiutato tu a
-pigliarli tra i coppi!
-
--- Gli storni sono di danno! -- essa rispose. -- E poi -- aggiunse
-rivolta a Baredi, -- quelli di nido sono così buoni in umido!
-
-E sorrideva con labbra ingorde.
-
-Anche andava in bicicletta e si scalmanava in corse faticose quando,
-scesa alla città per le spese domestiche e fatte tutt'altre compere a
-suo capriccio, doveva rincasare a prendere soldi e ripetere il viaggio.
-
-Non sapeva, insomma, moderare le esuberanze dell'indole, nè mitigare le
-asprezze del carattere. Eppure, quand'era solo, Baredi ne rivedeva
-spesso l'imagine ricomposta in lineamenti ed espressioni gentili, e se
-ne ricercava le impressioni avverse, da quei contrasti essa, anzi che
-perdere, acquistava nuova attraenza, come d'una bellezza singolare,
-forte e sana.
-
- ----
-
-Ma un pomeriggio, accompagnandola per la strada della chiesa, Baredi
-osservò a caso, al margine del fosso, un fiore nuovo per lui. Lo stelo
-lungo e schietto reggeva, a corona, cinque o sei capolini di un delicato
-color lilla sorretti da un esile picciuolo senza foglie. Lo staccò e
-glielo porse.
-
-Ferdina lo gettò via con disprezzo. Come offesa davvero, gridò:
-
--- Questo fiore a me?
-
-Poi, alla meraviglia di lui, disse:
-
--- Fiorin dell'aglio, fior traditore!
-
-E prima che egli parlasse, essa, nell'atto di scappare sdegnata verso la
-fattoria, gli rivolse un'occhiata lunga e intensa; una di quelle
-occhiate in cui l'anima si raccoglie e si concede, ma il pensiero, anzi
-che apparir manifesto, per il troppo fervore appare ambiguo. Voleva
-leggere negli occhi di lui la scusa dello scherzo che poteva spiacergli?
-esprimere l'affetto che la rendeva certa di scusa?
-
-Baredi rimase perplesso un istante; indi, respinte le interpretazioni
-benigne, tornò indietro convinto di non errare e mormorò: -- Civetta! --
-Nessun dubbio. Una rivelazione inattesa: Ferdina credeva d'averlo
-innamorato, e ne godeva!
-
--- Anche costei! -- pensò. -- Tutte a un modo; tutte stupidamente vane,
-perfidamente vane! Per soddisfare alla vanità istintiva, non esitano in
-nulla; inconsapevoli del male che possono fare, interamente consapevoli
-del male che vogliono fare. -- Ogni cosa era chiara adesso! Ogni prova
-di affetto e di gentilezza ch'egli aveva ritenuta spontanea in costei,
-era stata predisposta sin dal primo incontro a tal fine: innamorarlo!
-L'aveva conosciuta bambina: la rivedeva una bella ragazza; fidanzata.
-Avrebbe resistito alla bellezza di lei, all'invidia che altri n'avesse
-l'amore? Ah no! Essa vincerebbe se egli -- e non c'era da dubitarne --
-aveva in mente altre donne! E lei andava a colpo sicuro; prima di tutto
-perchè era giovine, fresca, bella; poi perchè le signore e signorine,
-schifiltose, non riuscirebbero a nascondere, come lei, il ribrezzo della
-cicatrice che lo imbruttiva. E il dover supporre tutto ciò, ciò che lo
-feriva come un oltraggio, a Baredi fece così male che piuttosto che
-riveder Ferdina pensò di ritornare quel giorno stesso a Bologna. Ma non
-s'immiseriva a fuggire le piccole cattiverie d'una femminetta
-diciannovenne?
-
-Rimase. Quel giorno stesso però scrisse al Comando che era guarito e
-disposto a riprendere tra una settimana al più tardi il servizio.
-Impiegherebbe il tempo, che gli restava, ad allenarsi camminando sui
-monti; e non andrebbe più alla fattoria, e con qualche pretesto non
-riceverebbe più Ferdina alla villa. Se non che il giorno dopo si accusò
-nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una lunga gita, andò
-all'ora solita nel giardino.
-
-Ferdina non venne. Non venne neppure il dimani. Non c'era da ridere? da
-prenderla, quasi quasi, nel suo stesso giuoco? Lo aspettava a casa sua!
-Non cedeva lei; certa, sicura che cederebbe lui!
-
-Passarono quattro giorni. Quando, al quinto, il maggiore udì alcune
-contadine che, per la via, discorrevano di un altro paesano morto in
-guerra. Egli ebbe un dubbio: e, dalla siepe, ne dimandò il nome. Non era
-il fidanzato di Ferdina. E poco dopo, ecco Ferdina accorrere, trafelata,
-rossa in volto, con una lettera, incontro a lui. Tendendola, pareva
-ebbra di gioia; esclamava:
-
--- È di Guido! La legga! Voglio che la legga!
-
-E premeva una mano al cuore per moderarne i palpiti. Egli scorse con gli
-occhi alcune righe. Il soldato scriveva che si era trovato alla stessa
-azione in cui era perito quel paesano; che si era meritato gli elogi dei
-superiori e sperava d'ottener la medaglia, e una prossima licenza.
-
--- Che pena in questi dì! -- la ragazza seguitava. Sin dal principio
-della settimana aveva saputo del paesano morto, e sapeva che era nello
-stesso reggimento, nella stessa compagnia di lui, Guido.
-
--- Che angustia! Ma anche lei mi ha fatto soffrire! -- aggiunse con voce
-ferma, quasi aspra.
-
--- Perchè? -- Baredi chiese. Era già pentito d'essere stato ingiusto.
-
--- Vuol negarlo? Anche lei sapeva della brutta nuova e sospettava di una
-disgrazia. Ne saran morti tanti delle nostre parti! Io non avevo il
-coraggio di venir qui, a interrogare; ma l'aspettavamo laggiù, da noi, a
-dirci una parola.
-
-Egli arrossì, la prese sotto il braccio traendola verso la solita ombra
-nel giardino.
-
--- Perdonami -- le disse --, non per il male che ti ho fatto senza
-volere, ma perchè sospettai tutt'altra cosa: che tu non fossi buona e
-sincera come sei. Perdonami.
-
-Ferdina era così felice che non si perdè a chiedere spiegazioni; e alla
-domanda di lui: -- Sei felice adesso? -- ella sorrise guardandolo,
-limpidamente; con la piena confidenza di un cuore che si abbandona a chi
-la comprende.
-
-Giunti in fondo al viale, sedettero di fronte; lei sul sedile di pietra,
-lui nella scranna di giunchi. E mentre essa, tolto dalla tasca del
-grembiule un fazzoletto in cui ricamava le cifre, agucchiava e
-discorreva, Baredi stette ad ascoltarla poggiando il gomito allo
-schienale e sostenendo il capo con la mano contro la guancia destra. La
-ragazza parlava del suo amore; dei contrasti che aveva avuto da parte
-dei suoi. Non senza ragione. Guido non era mica uno stinco di santo! Ne
-aveva avuto delle amorose!; e qualcuna.... ehm! Ma con lei non si
-bazzicava come con quelle. Aveva intenzioni oneste? E bisognava rigar
-dritto!
-
--- Che liti in principio che facevamo all'amore! Mi venivano a dire che
-era stato visto per Bologna con la tale, a teatro con la tal'altra.
-Capirà se ci pativo! Una sera che eravamo soli in casa, giurava di dover
-andar via per un contratto. Non gli credevo; serrai la porta con la
-chiave. Lui sale al piano di sopra, spalanca la finestra, si butta giù e
-scappa. Da accopparsi! Io mi divoravo dalla bile. Ma mio padre imparò
-che era vero che Guido stava combinando un grosso affare e che dava
-segni di aver messo la testa a posto; e cominciò a difenderlo. Questa è
-bella! Anche mia madre, perchè io, a costo di morir di crepacuore, non
-ne volevo più sapere, cominciò a dar torto a me! La guerra ha fatto il
-resto, e adesso ci vogliamo bene sul serio.
-
-Intanto che la ragazza discorreva, Baredi la seguiva rimproverandosi.
-Quant'era difficile giudicare le donne! Con che ingiustizia aveva
-giudicata Ferdina, così buona e leale; così schietta e forte nei suoi
-difetti e nei suoi contrasti; così sana e assennata! A confrontarla con
-le donne che gli stavano più in mente gli pareva di dover sorpassare un
-abisso. O l'abisso, piuttosto, era in lui?
-
--- Il maggior bene del mondo -- Ferdina ripigliava -- non sta forse nel
-volersi bene? Vede? Mio padre e mia madre sono di stampo antico; senza
-istruzione, senza finezze; ma mi han dato a conoscere che a questo mondo
-più si vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti.
-
--- O l'abisso è piuttosto in me? -- si chiedeva Baredi. Era in lui, tra
-il modo con cui concepiva la vita nel passato e il modo con cui gli si
-presentava ora, dopo l'intervallo tragico e quasi mortale? Ora sentiva
-come non mai l'orrore di quel passato. Eppure egli non era stato nè più
-fatuo nè più corrotto di tutti gli altri. Ma come tutti gli altri aveva
-riposta la felicità nella falsità delle illusioni, dei desideri, dei
-piaceri, delle passioni. Ah Ferdina! Ferdina! Proprio così: volersi bene
-senza pretendere dalla vita più di quanto la vita può dare; e più si
-vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti!
-
-Dopo una pausa, pur china sul lavoro e senza badare che egli aveva
-socchiuso gli occhi, la ragazza soggiunse:
-
--- E quando s'è contenti si vorrebbe veder contenti tutti; fa dispiacere
-che chi è buono come noi, più di noi, debba soffrire.
-
-Altra pausa. Quindi:
-
--- Lei perchè è sempre così pensieroso?
-
-Baredi tacque. Temè di non poter rispondere senza essere debole, e,
-stringendo le palpebre, tacque.
-
--- Dorme?
-
-Non rispose.
-
-E seguì un lungo silenzio. Egli, di tratto in tratto e di furto,
-sollevava un po' le palpebre e sogguardava; essa seguitava a cucire.
-
-Finchè si mosse, si alzò. Baredi credè se ne andasse. Ferdina, invece,
-si avvicinò a lui piano piano; s'accostò. Ad accertarsi che dormiva?
-
-Egli stava per riaprir gli occhi, chiedere:
-
--- Vai via? -- Ma intuì. Sentì che si abbassava, che col suo viso gli
-sfiorava il viso. Un attimo. E calde e lievi le labbra di lei si
-strinsero e si chiusero a un bacio appena sensibile, su la guancia
-deturpata.
-
-Ah! afferrarla, stringerla al cuore, baciarla nella fronte gridando con
-anima pura, con tutta l'anima: -- Ferdina! Ferdina! -- No: gli parve una
-contaminazione; con uno sforzo supremo si contenne. Ella si era
-allontanata rapida, su l'erba; ed egli, risollevando le palpebre, la
-scorse che si fermava e si voltava. Dubitava d'averlo destato; temeva
-che se ne fosse accorto. Rassicurata, scomparve dietro la casa.
-
-E allora egli ruppe in singhiozzi.
-
-Ma la mattina dopo partiva per la frontiera.
-
-
-
-
- IL CHIODO.
-
-
-
- I.
-
-
-Quasi in mezzo al viale, fuori della polvere, un chiodo arrestò lo
-sguardo, il passo e il pensiero del conte Mauro. Era un chiodo ancora
-buono, benchè un po' arrugginito e storto. Quanti l'avevano veduto? E
-perchè nessuno di quanti l'avevano veduto si era chinato a raccoglierlo?
-Trovate le risposte, del resto semplici ed ovvie, lo prese su lui, e
-seguitò la passeggiata verso la chiesa dei Cappuccini.
-
-Pensava intanto: -- Ogni cosa, sia pur minima, ha il suo valore. Dunque:
-cercate di non perdere nulla; non spregiate nulla; raccogliete sempre
-ciò che fu perduto, o gettato via, e tenetene conto. Imparate, cioè, a
-osservare e a riflettere.
-
-Ai quali consigli altri ne seguivano, se non del tutto nuovi, sempre
-belli. -- Profittare anche andando a spasso; vincere la pigrizia;
-esercitar la pazienza.
-
-Ma dal considerare il chiodo che rigirava fra le dita il pensatore
-arrivò a conseguenze di maggiore importanza, per lui. Nelle brevi soste
-al Caffè Vecchio, dal tabaccaio nel Borgo, nella farmacia di San Rocco,
-non era solito ammonire che a consolazione della vita bisogna mirar in
-alto? Ora a vederlo prendere su da terra un chiodo tutti l'avrebbero
-accusato di contraddizione. E no. Se quella era un'azione giovevole, se
-un'azione giovevole in sè vale a pubblico esempio, ecco che si può
-mirare in alto anche guardando in basso. Nè bastava. Per la democrazia
-predominante là, nella piccola città romagnola, egli era forse un
-aristocratico in cui l'orgoglio della razza aveva assunto l'abito del
-filosofo fannullone, appartato e schivo.
-
--- Ebbene -- concluse Mauro Agabiti giunto che fu alla chiesa
-francescana --, anche per questo, da stasera in avanti, cercherò dei
-chiodi. Chi si umilia sarà esaltato.
-
- ----
-
-Gli accadeva sempre così. Concepita un'idea, a forza di dedurre, la
-tirava alle conseguenze estreme, che stupivano chi non possedeva
-l'energia logica di lui. E avendo pensato che pur l'esercizio di
-rintracciar chiodi non mancasse di morale efficacia, fu condotto a
-cercarne dove più se ne trovassero, e quindi dove la necessità dei
-chiodi nuovi rendesse maggiore la dispersione dei vecchi.
-
-In via del Fossato, lungo le mura, erano botteghe di falegnami, fabbri,
-maniscalchi. Ivi, due o tre volte la settimana, la persona del filosofo,
-alta, magra, vestita di nero, il volto pallido e la bianca barba sotto
-il cappellaccio grigio, passava adagio adagio rimuovendo la polvere con
-la punta del bastone; talvolta arcuandosi nell'atto di tendere il
-braccio e la mano. Allora, se coglieva qualche cosa, gli balenava un
-sorriso dagli occhi chiari e guardava qua e là, come aspettasse di
-essere interrogato. Ma coloro che l'avevano osservato, e ridevano, si
-voltavano in fretta per non farsi scorgere; rispettavano in lui l'uomo
-generoso e diverso dagli altri ricchi appunto perchè, a parer loro,
-tócco nel cervello; e ne compativano la nuova, innocente manìa. Nessuno
-gli chiedeva: -- Cosa accatta, signor conte? --; nessuno lo pungeva
-ironico o mostrava meraviglia; ed egli doveva mettere in tasca il chiodo
-e rimettere il discorso, pronto da un pezzo, a migliore occasione.
-Presto o tardi la sperimenterebbe, la virtù dell'esempio! -- Infatti....
-
-Una delle ultime fucine del Fossato era quella del fabbro Dondelli,
-detto Dondèla; e un giorno che questi lavorava altrove, il conte, quasi
-davanti al portone di lui, si chinò; con impeto allungò la mano.... Ahi!
-che dolore! Scottato. Le dita lasciarono subito la presa. Scottava,
-bruciava! Ma stringendo fra i denti il pollice e l'indice, in cui il
-chiodo aveva lasciato l'impronta della strinatura, il filosofo restò
-immobile ad aspettare. Il chiodo si raffredderebbe: no?
-
-Intanto risate di ragazzi, trattenute a fatica, giungevano da ogni
-bottega, come gemiti.
-
--- Ridono? -- pensò il pensatore --. Dunque è una burla!
-
-E quasi il bruciore, che non scemava, gli affrettasse il raziocinio,
-seguitò: -- Una burla senza intenzione di ferire in me avarizia o
-gretteria; tutti mi conoscono. È una burla ingenua, che attesta però una
-intelligenza non comune. Bravi!
-
-A questo punto nella bottega del falegname di contro il ridere si mutò
-in pianto schietto, e sotto la grandine degli scapaccioni paterni un
-garzoncello gridava: -- Non sono stato io! È stato lui, là, che l'ha
-riscaldato! Celso!
-
--- Birichini! canaglie! -- urlava il genitore per farsi ben udire dal
-signor conte.
-
-«Lui, là?» «Celso?»
-
-Il filosofo pigliò su, risolutamente, il chiodo ancor caldo; lo mise in
-tasca ed entrò nella fucina di Dondèla.
-
--- Celso -- disse con l'usata dolcezza --, mi daresti un po' d'acqua?
-
-Subito, di dietro all'incudine dove se la godeva ridendo piano piano e
-solo, il ragazzo balzò a prender la secchia, la portò, la depose ai
-piedi del signore. Il quale v'immerse la destra e sogguardò mentre,
-refrigerato, seguitava tra sè:
-
--- Ha dell'ingegno; molto ingegno! Si vede dagli occhi; si capisce dalla
-prontezza degli atti. Dunque non è contento del suo stato. -- E disse:
-
--- A te non ti piace di fare il fabbro.
-
-Il monello, che si aspettava tutt'altro discorso e tutt'altro tono,
-sorrise e rispose franco:
-
--- Nossignore.
-
--- Bene. Cosa ti piacerebbe di fare?
-
-Sempre più inanimito da quel "bene" rispose:
-
--- Il signore.
-
--- Ho capito -- disse il filosofo. -- Vorresti diventare ingegnere o
-avvocato o medico, o che cosa?
-
-Ma ora Celso rimase perplesso. Non erano dimande inopportune? «Fare il
-signore» non significava «far niente»?
-
--- Via! -- insistè il conte rialzandosi e asciugandosi le dita nel
-fazzoletto. -- Quale professione sceglieresti?
-
-Bisognava finirla.
-
--- Nessuna.
-
-Fu un nuovo colpo inatteso. Ma non doloroso; anzi! Al filosofo parve di
-giungere improvvisamente a una felice scoperta; tale che tacque a lungo.
-Poi tolti dal gilet alcuni soldi, li porse al ragazzo.
-
--- Ti ringrazio; e ci rivedremo.
-
-Era poco lungi, per la strada, quando udì dei passi dietro a sè. Si
-volse. Celso col cappello in mano, disse (e le labbra gli tremavano): --
-Mi perdona?
-
-Il conte gli pose la destra sulla spalla e tornò a fissarlo. Che occhi!
--- Sì, figliuolo!
-
-E riprese la strada pensando: -- Intelligenza; animo ardito; cuore, e,
-per di più, inclinazione latente!
-
-
-
- II.
-
-
-Questa dell'«inclinazione latente» era una delle sue idee. Anche nel
-campo dell'intelligenza -- diceva -- la natura è non di rado riserbata,
-quasi timida, gelosa dei suoi tesori; e ingegni non comuni restano
-improduttivi e sconosciuti non solo perchè sono mancate le condizioni
-propizie al loro sviluppo, ma perchè nessuno ne ha saputo intuire la
-disposizione segreta, rimasta ignota a loro stessi; nessuno ne ha
-eccitate le intime facoltà creative. -- E soggiungeva candidamente: -- È
-il mio caso. Io non sono un imbecille, eppure a sessant'anni non so
-ancora come sarei potuto riuscire più utile alla società e alla patria,
-e divenire un bravomo.
-
--- Facendo il professore di filosofia -- insinuava qualcuno, credendo di
-fargli piacere. Egli scuoteva il capo.
-
--- No, sarei stato ugualmente inutile.
-
-Per esser utile, da un pezzo, aveva rivolta l'attenzione psicologica
-agli adolescenti che conosceva. Ma non uno che dimostrasse d'aver molto
-sale in testa e alla domanda: -- In qual modo, per che via preferiresti
-diventare un uomo celebre? -- rispondesse: «Non lo so». Lo troverò una
-volta o l'altra -- ripeteva il filosofo, saldo nella sua convinzione.
-
-Finalmente! L'aveva trovato nella fucina di un povero fabbro!
-
-Dondèla ebbe l'avviso di presentarsi la mattina dopo al palazzo Agabiti;
-e vi andò di malavoglia, per causa del chiodo scottante, la cui storia
-già esilarava tutta la città. Invece l'aspettava una bella fortuna. Il
-conte gli propose di stipendiargli un garzone più abile di Celso e di
-assumere Celso al suo servizio.
-
--- Ho bisogno di un giovine che aiuti la vecchia Cleofe nelle faccende
-di casa; ho bisogno di uno che aiuti me nelle mie faccende: contabile,
-segretario, bibliotecario, ecc.
-
--- Misericordia! -- esclamò Dondèla in un impeto di lealtà. -- Ma cosa
-vuol cavarci da mio figlio? Non ha voglia di far niente! È la mia
-disperazione!
-
--- È la mia speranza! -- ribattè il conte Mauro con solennità profetica.
-
-
-
- III.
-
-
-I libri dovevano prestar lo strumento più sicuro per l'assaggio
-intellettuale. Due o tre ore al giorno furono dedicate alla lettura e
-allo studio nella domestica biblioteca. E mentre uno ritornava ai
-filosofi primitivi, che amava di più, l'altro pareva immergersi tutto
-nei volumi dei novellieri, dei poeti e degli storici.
-
-Ore deliziose! Beati pomeriggi! Maestro e discepolo s'addormentavano a
-un tempo. Ma se si svegliava prima Celso, con una pagliuzza solleticava
-il naso del conte; questi agitava la mano quasi a scacciare una mosca e
-soffiava spalancando gli occhi, e chiedeva: -- Hai letto? Bel libro, è
-vero? --. Se invece si svegliava prima lui, aspettava che il discepolo
-sollevasse il capo e guardasse confuso. Allora gli diceva: -- La gloria,
-mio caro, non si acquista dormendo come noi. Solo a prezzo di fatiche e
-vigilie molti autori delle opere che ci stanno d'attorno sono arrivati a
-non morir mai.
-
-Col suo sorriso Celso pareva dire: -- Eh via! che qualche buona
-dormitina la facevano anche loro!
-
--- Pensa alla gloria, ascóltati -- seguitava il filosofo. -- Non ti
-piacerebbe di vivere in eterno, sia pure in uno scaffale di biblioteca?
-Che cosa senti a tale pensiero?
-
-L'altro annusava e rispondeva: -- Sento puzza di muffa.
-
--- Hai ragione -- concludeva il conte Mauro --; apri le vetrate. Di
-quando in quando bisogna dare aria anche agli immortali.
-
-E uscivano a spasso. Non però in cerca di chiodi. La famosa raccolta era
-già finita, se non con la piena efficacia che il filosofo aveva sperata,
-in modo tuttavia abbastanza edificante. Più di una volta, uscendo di
-casa, si era imbattuto in monelli che gli offrivano manciate di chiodi
-spuntati e storti. Egli li ricompensava a soldi; e così il buon esempio
-fruttava ai raccoglitori, almeno dal lato economico. Ma Celso non esitò
-ad affermare che, per quanti chiodi perda l'umanità, quelli eran troppi,
-e dovevano essere rubati.
-
--- Bene! -- fe' il conte. E con le tasche piene della raccolta legittima
-o illegittima, andò da tutti i fabbri e falegnami a chiedere: -- Ve ne
-mancano? -- Rispondevano di sì? Risarciva di sua tasca e diceva: -- Se
-io non fossi andato alla mia ricerca, voi, ora, non sapreste d'aver un
-ladruncolo in bottega. Educatelo a mirar in alto.
-
-
-
- IV.
-
-
-Il campo dello scibile è lungo e largo, e quando un cervello balzano può
-scorrazzarvi dentro secondo gli frulla la voglia, è difficile tenergli
-dietro per vedere dove stia meglio, difficile sperimentare dove gli
-aggradirà, alla fine, mettersi a posto. Nessuna meraviglia che
-l'esperimento del conte filosofo durasse parecchi anni. Quante volte
-esclamò dentro di sè: -- Ci siamo! Si ferma! Lo fermo! --, e il cervello
-di Celso voltava e scappava da tutt'altra banda!
-
-Il procedimento alla scoperta fu metodico: per induzione o deduzione, ed
-esclusione. E scartati, sin dai primi tempi, la letteratura e gli studi
-affini, che addormentavano il ragazzo e gli davano il senso di muffa,
-c'era da ritenerlo segretamente disposto alle scienze anzi che alle
-arti. Ciò rispondeva pure al segreto desiderio del maestro. Farne, per
-esempio, un grande chimico?
-
-Questa speranza derivò logicamente dalla considerazione che la vecchia
-Cleofe non salvava dalle mani di Celso neppur uno dei suoi garofani
-fioriti.
-
--- Mi piacciono tanto i fiori! -- esclamava lui con la voce soave delle
-ragazze che glieli chiedevano.
-
-Ecco forse la via buona, che conduceva -- oltre che alla floricoltura --
-alla botanica, e allo studio degli elementi costitutivi e produttivi del
-terreno: cioè alla chimica agraria, e quindi alla chimica in generale.
-
-Tutto un inverno per il conte e Celso, e anche per la Cleofe, passò in
-una illusione di primavera. Contemplavano cataloghi di giardinieri,
-leggevano manuali di orticoltura, vedevano l'orticello attiguo alla casa
-mutato in Eden. Celso, che aveva già quindici anni, ci vedeva anche,
-nell'Eden, delle belle ragazze che esclamavano con voce soave: -- Mi
-piacciono tanto i fiori! --; e sopportava le spine: i trattati di
-chimica organica che il conte, senza insistere, intrometteva a quelli
-del regno vegetale.
-
-A marzo furono provvedute le sementi dei fiori scelti. E pur troppo
-insieme con esse e con i vasetti e i barattoli di concimi chimici,
-entrarono nella biblioteca volumi pieni di formule, lambicchi e storte.
-
-Ma le piantine erano appena spuntate nei letti caldi che lo studente
-involontario misurò il pericolo. -- Se il giardino va bene, son
-rovinato; mi tocca sgobbare più di un farmacista!
-
-Accadde così che, poste a dimora, le pianticelle dei fiori allevati con
-tante cure, sembrarono svilupparsi tutte uguali: rigogliose, ma tutte
-uguali.
-
--- Come sarà? -- si chiedevano stupiti il conte e la Cleofe.
-
-Il loro stupore sarebbe stato meno grande se avessero saputo che nelle
-aiuole Celso aveva profuso una certa semente, per cui, ad aprile, l'orto
-di casa Agabiti era trasformato in una magnifica distesa d'ortica.
-
-Logica conseguenza: il disgusto, la disperazione di Celso; i volumi
-pieni delle formule internati negli scaffali più remoti; bottiglie,
-storte e lambicchi banditi dalla biblioteca.
-
--- Hai ragione -- disse il filosofo --; la floricoltura non è per te.
-
--- E neanche la chimica -- aggiunse il discepolo.
-
-Proseguendo, il metodo -- infallibile -- escludeva a poco a poco la
-fisica, escludeva la medicina e studi affini, escludeva tutte le scienze
-naturali, ad una ad una.
-
-Quando il caso rivelatore, come si sa, di molte vocazioni famose,
-condusse una sera il conte a esclamare: -- Torniamo all'arte!
-
-Celso stava disegnando a meraviglia una scacchiera su cui il dimani,
-nelle ore libere, giocherebbe con gli amici di via del Fossato.
-
--- Per bacco! -- riflettè il conte. -- Conosce quello che i pittori
-moderni ignorano: il disegno! -- Inclinazione, dunque, alla pittura o
-all'architettura; e propose al ragazzo di andare a scuola da un maestro
-che in città aveva voce di artista insigne. Celso prese volentieri
-l'occasione propizia per star fuori di biblioteca e scappare più spesso
-nel Fossato.
-
--- Allorchè sarà in grado d'entrare all'Accademia, mi avverta -- aveva
-raccomandato il conte al maestro. Nè volle mai vedere gli scartafacci e
-gli abbozzi che consumavano troppe matite, gomme e mollica di pane,
-aspettando la sorpresa che gli togliesse ogni dubbio per sempre.
-
-L'ebbe! Al sopravvenire di lui, l'allievo pittore, un giorno, ritirò in
-fretta dalla tavola, e tentò nascondere, il foglio su cui stava
-sgorbiando.
-
--- Un artista modesto? -- esclamò il filosofo --: un artista
-eccezionale! -- Chiese il foglio, guardò.... Ahimè! Che naso! E quel
-naso, e due occhi strabuzzati, e una barba prolissa significavano
-un'intenzione di caricatura nell'effigie proprio di lui, del conte.
-
-Ma pur alle caricature non bastano le intenzioni; e il conte giudicò
-l'opera dal lato serio. -- Ti ringrazio -- disse -- perchè dimostri di
-avermi sempre in mente; ma la pittura non è per te.
-
--- Neanche la scultura -- fe' mestamente Celso --; neanche
-l'architettura.
-
--- Neanche la musica -- aggiunse il conte scuotendo il capo.
-
-Quando infatti il ragazzo fischiettava le canzonette alla moda, stonava
-come stonerebbe un cane, se i cani, oltre che abbaiare e cantare,
-fischiettassero. E poichè non si balla senza orecchio, le arti restavano
-escluse tutte quante!
-
--- Torniamo alle scienze -- il filosofo ripetè a sè stesso, fiducioso.
--- Il campo è vasto; il caso rivelatore aiuterà!
-
- ----
-
-Aspetta e aspetta.... E una sera, che era uno stellato fittissimo, Celso
-esclamò, ammirato e rapito: -- Sapere i nomi di tutte le stelle!
-
-Commosso a sua volta, il filosofo cominciò a nominargli e indicargli
-quella dozzina che ne conosceva di vista; e si domandava dentro: -- Come
-mai non ho pensato all'astronomia? Eppure io gli vo sempre ripetendo che
-bisogna guardare in alto!
-
-Celso sbagliava i conti; senza calcoli non si fanno scoperte
-astronomiche. Verissimo. Ma la contabilità delle aziende non è la stessa
-dell'astronomia: questa è matematica pura; quella, impura. Dunque,
-avanti!
-
-Fu disposto che di giorno studierebbero insieme il Flammarion e la sera
-si eserciterebbero in escursioni pratiche per l'infinito. Quasi ci
-prendesse assai gusto, il discepolo non discorreva più che di
-costellazioni, di nebulose e di pianeti; sbigottiva la Cleofe
-istruendola intorno alle vicende e ai cataclismi dell'universo e
-annunziandole la prossima fine della terra; sperimentava la potenza del
-cannocchiale prismatico, comprato dal conte, perlustrando dai tetti le
-finestre della città e dei dintorni.
-
-Ma tanta felicità non poteva durare. Il conte si alzava di notte e
-faceva alzare il discepolo, per innamorarlo sempre più delle
-contemplazioni celesti.
-
--- Se seguitiamo così, mi rovino la salute -- pensò Celso. E una notte
-gemè:
-
--- Non vado più avanti: ho paura.
-
--- Di che cosa? Parla!
-
--- Ma...., ho paura.
-
--- Sfórzati a esprimere il tuo pensiero, il tuo sentimento -- insisteva
-il filosofo aspettandosi una rivelazione.
-
--- In questo andar di qua e di là per il cielo, ho paura....
-d'incontrarmi col Padre Eterno!
-
-Non si poteva significar meglio il terrore dell'infinito.
-
--- Hai ragione -- disse il filosofo. L'infinito spaventa; e l'astronomia
-non è per te.
-
--- E neanche la matematica -- esclamò il discepolo. -- E neanche
-l'avvocatura -- aggiunse collegando la giurisprudenza alle altre
-discipline nella speranza di finire, una buona volta, tutte le prove.
-
-Ma dello scibile ne restava parecchio.
-
-Restava, per esempio, la veterinaria.
-
-
-
- V.
-
-
-Compiuti i diciott'anni, Celso Dondelli non aveva ancora dimostrata
-miglior vocazione che quella di star allegro e di corbellare il
-prossimo. Dalla scuola del filosofo aveva però acquistata tanta coltura
-da superare i coetanei studenti nei regi licei. -- Il lievito c'è --
-diceva il conte --; lasciamolo fermentare.
-
-E scorgeva sempre un'intenzione seria, un motivo ragionevole in ogni
-scherzo o birichinata che il suo protetto faceva. Questa benignità,
-ingenua o filosofica che fosse, trovava un cuore non ingrato o sleale.
-Per il suo protettore il giovine si sarebbe messo nel fuoco; e il conte,
-che sentiva l'affetto sincero nella confidenza di lui, lo ricambiava in
-modo così aperto che già tutti dicevano: -- Lo adotterà per figlio.
-
-Se non che all'Agabiti era rimasta una parente, press'a poco dell'età di
-Celso; una pronipote, per via di sorella. Allevata in collegio a
-Firenze, la signorina, orfana, tornò alla piccola città nativa assai di
-malavoglia; e temeva che lo zio la prendesse seco, in quella casa
-antica, con quella serva padrona.
-
-Fu affidata invece alla custodia e alle cure di una signora che, secondo
-le parole del conte, le farebbe da padre; cioè gliele darebbe tutte
-vinte senza nuocerle con la tenerezza d'una madre troppo debole: -- come
-sarei io -- seguitava per spiegarsi. E alla signorina Amelia non fu
-consentito di visitare lo zio che di otto in otto giorni. -- Termine
-sufficiente -- egli affermava -- perchè tu non dimentichi che ti sto
-vicino, e io non dimentichi che tu saresti contentissima a starmi più
-vicina.
-
-Contentissima! A ogni visita la ragazza lo soffocava di chiacchiere e di
-carezze; e lui: -- Ti ringrazio; ma come passa il tempo! Otto giorni
-volano!
-
-Essa rideva.
-
-Ora, dopo tante scene gioiose, non era da prevederne una lagrimosa?
-
-No; il filosofo non la previde, quantunque ritenesse la nipote non
-diversa dalla maggior parte delle donne.
-
--- Tutti lo dicono, zio, che vuoi più bene a Celso che a me!
-
-A questa uscita egli alzò gli occhi al cielo pensando:
-
--- Per mirar in alto le donne mirano al cuore; e forse dal loro punto di
-vista....
-
-L'altra procedeva:
-
--- Bisogna dimostrare al mondo che non è vero.
-
-Lo zio disse dolcemente:
-
--- Suggeriscimi tu il modo.
-
--- Pagandomi un viaggetto a.... Parigi.
-
-Egli non si scompose punto, anzi ammise: -- Hai ragione; per dare questa
-dimostrazione al mondo intero non c'è che Parigi!
-
-E gliela mandò; s'intende, con la tutrice, la quale aveva consigliata
-alla pupilla la scena lagrimevole.
-
-Avvenne che poco tempo dopo la partenza della signorina Amelia il conte
-proponesse a Celso una passeggiata in campagna, a un suo podere fuori di
-porta. Il tragitto non era breve; e per la strada maestra quanti
-vedevano l'Agabiti camminare così, piano piano, con l'ombrellone di tela
-cerata aperto a riparo della polvere più che del sole, si voltavano
-indietro sorridendo.
-
-Celso, quando non ne potè più, esclamò verso gl'importuni:
-
--- Andiamo a Parigi!
-
-Allora il conte si fermò, e disse:
-
--- Hai ragione.
-
-E riprese la via. Nel ritorno ripetè: -- Hai ragione. Son vecchio;
-comperiamo un veicolo --. Manco a dirlo, Celso esaltò i benefizi e i
-piaceri delle automobili: non ultimi, quelli d'impolverare gli altri e
-di guidarne una lui.
-
-E appena a casa il conte Mauro gli fe' scrivere, alla rubrica delle
-spese imprevedute:
-
-«Lire ventimila per un'automobile; spesa quattro volte più grande che un
-viaggio a Parigi, perchè comprende la probabilità di un viaggio
-all'altro mondo, con la guida di Celso Dondelli».
-
-Ma Celso non aveva ancora sostenuti gli esami da _chauffeur_ che il
-libro dei conti fu riaperto alle spese imprevedute e dato di rigo
-all'automobile.
-
--- Scrivi in sostituzione -- il filosofo dettava: -- lire diecimila al
-Ricovero, cinquemila all'Ospedale, tremila e cinquecento all'Asilo, più
-mille e cinquecento per un cavallo e una carrozza. Che ne dici?
-
-Il giovine alzò gli occhi al cielo:
-
--- Miriamo in alto -- rispose. E aspettò cavallo e carrozza; acquisto
-fatto dal filosofo senza intermediari.
-
-Ecco. La carrozzella era della prima metà del secolo decimonono.
-
-Meno antico, sebbene bianco di pelo, il cavallo; e non brutto: solo,
-aveva il vizio di camminare con un po' di lingua fuori. Celso lo
-battezzò _Gedeone_, nome che piacque moltissimo al conte e ai
-concittadini. Parecchi di essi ogni volta che l'equipaggio attraversava
-adagio adagio la via principale per uscire alla campagna, ammiccavano al
-cocchiere con certe strizzatine d'occhi che significavano: «Te lo godi,
-eh, l'automobile?»; oppure: «Il tuo cavallo suda nella lingua come i
-cani».
-
-Le quali corbellature a mezzo disturbavano il mancato _chauffeur_.
-Preferiva le risate aperte e intere; e non tardò a provocarle, per
-ridere meglio lui, in ultimo.
-
-Del resto, non era vero che tafani e mosche infastidivano il buon
-Gedeone?
-
--- Se gli facessimo fare una coperta da passeggio?
-
--- E tu fagliela fare -- consentì il conte.
-
-Figurarsi quando la quasi centenaria carrozza comparve preceduta da
-un'ampia gualdrappa di mussolina rosea, coi fiocchi, da cui uscivano due
-orecchie, una mezza lingua, una mezza coda e quattro mezze gambe!
-
--- Gedeone in veste da camera!
-
--- Ridono per noi? -- il conte chiese.
-
--- Sì -- rispose Celso --; ma non basta.
-
--- Hai ragione -- confermò il filosofo sopra pensiero --. Non basta.
-
-Pochi giorni dopo evidentemente Gedeone era zoppo al piede destro,
-davanti.
-
--- Chiama subito il veterinario.
-
--- No -- Celso disse --; lo curo io.
-
-Fu allora che gli balenò l'idea, al conte Mauro, della veterinaria quale
-inclinazione latente.
-
-Non ci aveva pensato mai perchè si era convinto che al giovine non
-piaceva la medicina. Ma adesso riflettè:
-
--- C'è differenza. C'è più soddisfazione. Gli animali non aiutano a
-sbagliare la diagnosi. -- E mormorava sospirando: -- Purchè io non ci
-rimetta il cavallo!
-
-Tutt'altro! La cura permise presto una passeggiata in campagna. Gedeone
-riapparve al pubblico con la gualdrappa rosea e un piede fasciato e
-grosso, simile a quello di un elefante.
-
--- Oh! Gedeone ha la gotta! Gedeone ha la pantofola!
-
-Il successo sperato da Celso non fallì.
-
--- Ridono per noi? -- chiese il conte.
-
--- Sì. Ma vedrà al ritorno!
-
-E immaginare che bocche aperte quando il presunto gottoso attraversò la
-città di trotto; diritto; a dorso scoperto; senza pantofola! Un
-miracolo! un trionfo stupefacente! Scendendo, a casa, il conte esclamò:
-
--- Veterinaria! veterinaria!
-
-Ma Celso smorzò l'entusiasmo. Disse che per guarire Gedeone non aveva
-dovuto che levargli il sasso confitto tra il ferro e l'unghia.
-
--- Bravo! Occhio clinico!
-
--- No -- corresse il giovane --; perchè il sasso gliel'ho messo io.
-
-Il conte riflettè; indi concluse:
-
--- Capisco. Hai fatto bene.
-
- ----
-
-Non fu della stessa opinione la signorina Amelia, appena reduce da
-Parigi. Ella tentò persuadere lo zio che certe buffonate non conferivano
-decoro alla nobiltà di casa Agabiti. Ribattè il conte che, a fil di
-logica, non è ridicolo chi si burla della ridicola mentalità paesana; al
-contrario, dà prova di serietà. E la nipote a sua volta osservò che i
-giovani seri fanno onore a chi li aiuta, con gli studi e con le opere.
-
--- Sì, ma non prima che quelli a cui spetta ne abbiano scoperta
-l'inclinazione latente. Questo còmpito è mio.
-
--- Eh! ci vuol altro!
-
-«Ci vuol altro?» La frase colpì il filosofo. Disse dolcemente, dopo un
-po':
-
--- Forse hai ragione anche tu. Ci vorrebbe la donna; la donna che io non
-trovai: una donna capace di mirare in alto, più in su del cuore.
-
-La signorina Amelia allora tacque. E poi si propose d'innamorare lei
-Celso Dondelli.
-
-
-
- VI.
-
-
-A scorgere Celso così mutato, pallido, con gli occhi or vaghi ed or
-fissi come in contemplazione, il conte dubitò che, per l'assiduo
-ammonimento di mirare in alto, il giovine fosse colto da un accesso di
-misticismo e si fosse destata in lui la vocazione di farsi frate. Per
-fortuna, una mattina mentre prendeva il caffè e latte, se lo vide
-davanti ancora diverso; in posizione di «attenti!», con l'aspetto dei
-grandi propositi; con la energica decisione dell'eroe o di chi ha
-perduto la testa.
-
--- Signor conte -- disse calmo --; vado allievo sergente, in cavalleria.
-
-Soldato! Un colpo di mazza sul cranio! Ma non una di quelle mazzate che
-stordiscono; no: di quelle che spalancano tutte le finestre cerebrali a
-una luce repentina, inattesa, illimitata. Al filosofo s'illuminarono il
-passato, il presente, l'avvenire: il passato suo proprio, l'avvenire di
-Celso, il presente di tutti e due.
-
-Oh portento! Soldato! Soldato d'Italia! Ecco l'inclinazione latente,
-rivelata a un tratto! Di chi? di Celso? solo di Celso Dondelli? No, no:
-anche di lui, del conte Mauro Agabiti! La capiva adesso, di colpo, quale
-era l'inclinazione sua propria, adesso che aveva manifesta,
-improvvisamente e finalmente, quella del suo allievo!
-
-E il generale Agabiti avrebbe potuto fare onore alla patria; ne era
-sicuro. E sentiva l'amarezza del bene non mai goduto e perduto per
-sempre; del bene conosciuto troppo tardi. Per qual causa? Per qual
-colpa? Chiese, d'impeto:
-
--- Chi, che cosa ti spinge, te, alla milizia?
-
--- Una donna -- Celso rispose senza esitare.
-
-Fortunato giovane!
-
-Il giovane infatti aggiungeva:
-
--- Vuol sposare un capitano di cavalleria. Io divento sergente,
-sottotenente, tenente, capitano; e....
-
--- Alt! -- interruppe il conte Mauro --; come si chiama.... _lei_?
-
--- Amelia.
-
-Celso si aspettava un nuovo scatto, una impressione visibilmente
-profonda di meraviglia. Il filosofo invece parve rassegnarsi subito,
-quasi si trattasse di un decreto della Provvidenza. Non mosse che
-un'obiezione.
-
--- Quando tu sarai capitano mia nipote avrà già marito da anni e anni.
-Chi vuoi che la tenga?
-
-Il giovane sorrise.
-
--- Lei! -- fece tendendo l'indice verso il suo protettore.
-
-Questi chinò il capo mormorando:
-
--- Speriamo che la storia finisca bene per tutti; anche per Gedeone.
-
- ----
-
-Venne il dì dell'addio.
-
--- Tu non mi scriverai -- disse il filosofo. -- Non voglio. Io t'impongo
-un ricordo, osservabile, tangibile, sensibile, continuo e forte. -- E
-gl'introdusse un anello di ferro nel mignolo della destra; il chiodo
-della scottatura piegato a cerchietto.
-
--- Quando sarai al punto buono -- conchiuse il conte --, portami o
-mandami il chiodo, e se l'Amelia sarà anche lei al punto buono.... Via!,
-dammi un bacio.
-
-.... Così a Celso, prima di partire, non restarono da baciare che suo
-padre, Gedeone e la Cleofe.
-
-
-
- VII.
-
-
-Quasi un anno dopo che la guerra era scoppiata in Libia e qualche mese
-dopo che Celso Dondelli era laggiù, entrando nella bottega di Dondèla,
-il vecchio conte non chiese, al solito: -- Notizie?
-
-Si abbandonò sulla seggiola e mormorò:
-
--- L'ora è giunta.
-
-Intimorito, domandò il fabbro:
-
--- Per Celso?
-
--- Per me.
-
-Ma s'ingannava pur questa volta, povero filosofo! Per Celso l'ora era
-già giunta (ed egli non lo sapeva); per lui doveva tardare non poco. Lo
-portarono a casa apopletico.
-
-Come, trascorso assai tempo, a forza di cure, poterono trarlo dal
-letto.... che tristezza! Nella poltrona, con la testa reclinata allo
-schienale pareva obbligato, adesso, a mirar sempre in alto; e tentava al
-contrario di guardare in giù, quasi cercasse d'intorno, nella realtà, le
-immagini che gli vaneggiavano nel cervello infermo.
-
-Che tristezza! E come lunga!
-
- ----
-
-E un giorno venne al palazzo Agabiti un tenente di cavalleria, il quale
-disse di dover parlare al conte prima di ripartire per Tripoli. Si
-presentò l'Amelia; lo stato dello zio non permetteva nessun colloquio.
-
-Ma l'ufficiale insistè. Se il malato non aveva perduto del tutto la
-conoscenza egli, per incarico di Celso Dondelli, caduto in battaglia
-presso a lui, aveva da consegnargli una cosa attesa e cara.
-
-La signorina raccomandò, pregò:
-
--- Non gli dica che è morto. Tanto....
-
-Poi lo introdusse. La Cleofe dietro alla poltrona sorreggeva il debole
-capo.
-
--- Guarda, zio, -- disse l'Amelia.
-
-Un breve silenzio. Finchè lo zio sorrise, quasi ridesto dall'erroneo
-riconoscimento.
-
--- Ah! Sei tu?... Il chiodo?
-
--- Eccolo -- disse l'ufficiale, mentre la signorina susurrava:
-
--- Lasciamolo nella sua illusione!
-
-Il vecchio chiamò: -- Amelia!
-
--- Son qui, zio.
-
--- Celso!
-
-L'ufficiale ne comprese, dalle mosse più che dalle parole, l'ultimo
-volere. E mise l'anello nel dito che la signorina gli tendeva ripetendo:
--- Lasciamolo nella sua illusione.
-
-Allora la Cleofe ruppe in pianto.
-
- ----
-
-Ed era passato un altro anno quando il tenente di cavalleria, vicino
-alla promozione a capitano, tornò al palazzo Agabiti. Disse alla
-signorina, erede del conte: -- Quella che fu illusione estrema di suo
-zio non potrebbe essere realtà per noi?
-
-La signorina Amelia considerò l'anello che aveva nel dito; sollevò i
-begli occhi a mirare in alto e:
-
--- Quando sarete capitano -- rispose --. Questo era il patto.
-
-
-
-
- CINQUANTAMILA LIRE.
-
-
-Al triste annunzio -- il commendatore Demetrio Lecci, nell'attraversare
-la strada, era stato investito da un'automobile; commozione cerebrale e
-lesioni interne; smarrimento della coscienza; nessuna speranza --;
-appena ricevuto il terribile annunzio, Corrado Amaldi aveva lasciato in
-casa la moglie, affranta essa pure, angosciata e tremante, ed era corso
-al letto dell'amico.
-
-Povero Demetrio! Giocondo, come sempre, nella faccia serena, era stato a
-trovar Corrado il dì innanzi. Ed ora.... ora Demetrio moriva senza
-riconoscere l'amico. Moriva: l'occhio vitreo e immoto; il volto disfatto
-e cereo; soli indizi di ultima vita, il respiro affannoso e uno scattare
-intermittente del braccio e della mano sinistra.
-
-Non reggendo a tal vista Amaldi, con un nodo alla gola, scappò nella
-camera attigua e si abbattè su di una seggiola. Non poteva piangere.
-
-Ma a poco a poco reagì in sè, cercò dominarsi riflettendo; e si obbligò
-a considerare i doveri che l'evento calamitoso e repentino imponeva a
-lui, l'amico intimo, prediletto. Al commendatore non restava che un
-parente, quel nipote così diverso da lui, e gli avevano telegrafato
-subito; ma quand'anche fosse arrivato in tempo a veder morire lo zio, il
-discolo non ne avrebbe ottenuto il perdono.
-
-E Amaldi ricordò che Demetrio gli aveva manifestato più volte il
-proposito di diseredare il nipote vizioso e corrotto per beneficare le
-pie instituzioni a cui aveva dato tutto sè stesso. E pensò: «Demetrio
-avrà fatto testamento. Se lo trovasse qui in casa, il nipote lo
-trafugherebbe». Possibile?
-
-Possibile. Quando l'evento o il fatto che confonde e travolge è enorme,
-anche i pensieri che a ragione fredda si giudicherebbero assurdi,
-sembrano giusti.
-
-Egli guardò allo scrittoio, quasi a confermarsi che ci fosse il
-testamento del commendatore; poi, con improvvisa ripresa d'energia,
-s'alzò, chiamò il servo, andò a sedere allo scrittoio, trasse dalla
-cartella un foglio e una busta e, mentre scriveva, disse:
-
--- Giovanni, a scanso della mia e della vostra responsabilità....: qui
-dentro ci potrebbero essere carte di molta importanza; credo convenga
-avvisare il notaio.
-
--- Quel che fa lei....
-
--- Il dottor Neri.... Sapete?... Via Goito....
-
-Il vecchietto inchinandosi prese il biglietto; e uscì.
-
-Con i gomiti puntati sullo scrittoio, per sorreggere il capo, e strette
-le tempia fra le palme, Amaldi ritenne nella mente il pensiero di prima,
-che non gli pareva più ben chiarito e compiuto.
-
-No, non era possibile che un uomo come Demetrio Lecci avesse lasciato il
-testamento in uno scrittoio aperto. No? Ma qual uomo è così prudente da
-non cadere in qualche errore? Così prudente da aspettarsi a quarantadue
-anni un infortunio mortale?
-
-D'altra parte, non poteva Demetrio aver pensato giustamente che
-Giovanni, meglio che servo l'uomo di fiducia, e lui l'amico,
-vigilerebbero, e in ogni caso provvederebbero alla custodia delle sue
-carte e all'adempimento delle sue disposizioni?
-
-Fu così che la mano di Amaldi accompagnò il pensiero con moto spontaneo,
-proprio per naturale conseguenza. Aperse il cassetto di mezzo e guardò.
-Ma senza curiosità e intenzione ferma; con mente già inerte guardava,
-sollevando le prime delle carte sparse che lo riempivano e....
-
-Quasi a ricevere un urto nel petto, quasi per difendersi istintivamente
-da un assalto impensato, respinse il cassetto dello scrittoio, si levò
-in piedi con tutto il sangue al capo, al volto, in un'apprensione
-ontosa, con un'impressione indefinibile di colpa e di repugnanza, con un
-impeto d'ira e di rabbia contro sè stesso, che già si lasciava afferrare
-da un dubbio insano; e non gli bastavan le forze a divincolarsi, a
-sfuggirne la mostruosa, diabolica presa.
-
-Una lettera..., in una busta fina..., tra quelle carte, tra quei
-documenti..., interpostavi come per caso o dimenticanza.
-
-Ricadde a sedere; riaperse; la tolse; ne guardò attento la soprascritta,
-vinto. E: sì; la lettera, il carattere (.... anche il profumo) era di
-Rina. Di Rina? Ebbene, fosse pur stata! Che cosa di male se sua moglie
-aveva avuto bisogno di scrivere, una volta, a Demetrio?
-
-Ecco: egli era tranquillo, padrone di sè. Ragionava. Poteva ragionare
-freddamente. -- Nessun male? Bisogno di scrivere a Demetrio? Perchè? No
-no! Quella lettera non era di Rina, ecco tutto! Pazzo! pazzo a lasciarsi
-allucinare da una somiglianza di scrittura. Dunque, via!; rimettere la
-lettera dove era prima, pentito dell'azione indegna che stava per
-commettere; violare, forse, un segreto dell'amico.
-
-.... Vigliacco! Scampare, cercava scampare alla certezza?
-
-E risolutamente levò il foglietto dalla busta, e vide che non c'era la
-firma, e lesse, e vide che era di Rina. Fu certo.
-
-Ma ecco: sentì che possedeva una forza meravigliosa.
-
-Non si muore d'una ferita, ricevuta a tradimento, nel cuore? di dolore,
-di spavento? Non si muore! Egli richiuse. Credè d'aver voce bastevole a
-chiamar Giovanni appena fosse tornato. -- Via Goito era a due passi -- e
-dirgli: -- Vado a casa, per un momento --.
-
-Si alzò.... (una forza meravigliosa!) e, come spinto da tutte le energie
-superstiti, entrò invece nella camera del moribondo, si avvicinò a
-guardarlo, con gli occhi sbarrati....
-
-Ah! L'amico!
-
-Allora il medico lo prese per il braccio, lo trascinò fuori. Cominciava
-l'agonia.
-
-Ebbene.... -- una forza meravigliosa! --, di là, nello studio, senza
-accorgersi dell'intimo schianto, della ferita ricevuta nel cuore a
-tradimento, senza piangere, senza gridare all'infamia, senza morire,
-Amaldi rilesse la lettera per confermarsi, di tutto, evidentemente.
-
-Era un bigliettino scritto in fretta, dopo un convegno. Assicurava
-l'amante da ogni timore d'imprudenza o contrattempi.
-
-Ma questa l'infamia! questa la prova! questa: «A casa ho trovato la
-cartolina che mi aspettava. Tornerà da Genova dimani o posdimani».
-
-Egli era tornato da Genova.... Quando? Come gli era possibile
-ricordarsene? Oh se avesse potuto non ricordarsene! Era tornato....: il
-14 maggio. Aveva scritto, e se ne ricordava, all'albergo, due sere
-prima. Due sere prima.
-
-Nel biglietto amoroso mancava la data. Ma il timbro su la busta? si
-leggeva benissimo: 12-5.... Dunque: c'era più appiglio a dubitare che
-fosse di Rina?
-
-Tutto evidente! Che infamia!
-
-E come gli fosse strappata solo allora la benda dagli occhi, Corrado
-Amaldi vide sua moglie affranta e pallida all'annunzio della disgrazia;
-e solo allora sentì lo spasimo della ferita, l'atrocità del colpo,
-l'insopportabile tormento. Fuggire! scomparire dal mondo! Ammazzarla!
-
-Adagio! Aspettare! L'altro, intanto, agonizzava.
-
-Ed entrò il notaio. E passò, trafelato, un prete.
-
-Poi Giovanni annunciò:
-
--- Il presidente del Consiglio Provinciale e un assessore del Comune.
-
-Corrado Amaldi immobile, in piedi in mezzo alla camera, ora provava la
-sensazione d'uno che sia trascinato da una forza irresistibile in un
-precipizio. Quei signori si condolevano con lui, più che amico, fratello
-del commendator Lecci.... Anche, volevano informarsi da lui, per
-regolarsi nelle onoranze funebri. E l'assessore, più disinvolto, venne
-dal notaio, presso lo scrittoio, e l'interrogò.
-
-Mentre il Presidente seguitava nelle condoglianze, Corrado udiva il
-notaio che rispondeva:
-
--- Il testamento segreto è depositato presso di me; ma non si procede
-all'apertura senza richiesta del presunto erede.
-
-Udiva soggiungere l'altro: -- E se il nipote, il presunto erede, ritarda
-qualche giorno a tornare, come conoscere le precise disposizioni
-testamentarie per i funerali?
-
--- I familiari.... Il signor Amaldi....
-
-Già, il signor Amaldi.
-
-Ma il signor Amaldi pareva esagerare -- un pochino -- il suo cordoglio;
-pareva troppo stordito. Rispondeva a stento che il commendatore sdegnava
-i funerali chiassosi; che disapprovava l'uso dei discorsi, dei fiori....
-Non altro. Giovanni, Giovanni forse ne sapeva di più.
-
-Interrogarono anche lui; e rispose che il suo padrone non avrebbe
-sdegnata una messa di _requiem_. Ma la messa, quando fosse richiesta o
-permessa dal testamento, poteva celebrarsi giorni dopo il trasporto; non
-era cosa urgente.
-
-A ogni modo, Provincia e Comune stavano per accordarsi su le onoranze,
-quando il medico s'affacciò sulla porta e aperse le braccia.
-
-Amaldi, che si era seduto accanto al Presidente, balzò in piedi, livido;
-rimase impietrato, con gli occhi torbidi; e Giovanni scappò via gemendo.
-L'assessore guardò l'orologio e disse: -- Sette e venti --; e il
-Presidente disse: -- Animo, signor Amaldi! --; e afferrò e strinse la
-mano del signor Amaldi.
-
-Il quale adesso sembrava non esagerar più; sembrava manifestare con il
-dolore di chi perde il fratello lo stupore del mistero e lo sgomento del
-nulla; o pareva rimasto senza pensiero.
-
-Pensava: «Dovrò fingere, dissimulare fino all'ultimo!»
-
- ----
-
-Fino all'ultimo, fino a che la salma fu deposta nel loculo, egli si
-comportò così, come aveva sentito la necessità di comportarsi, come
-volevano le convenienze sociali.
-
-Ma dopo! Al ritorno, nella carrozza chiusa, libero della cappa di piombo
-che la società vile e corrotta gli aveva imposta, in una commozione di
-scherno e di rabbia Amaldi s'abbandonò a meditare, a pregustare la
-vendetta. Oh sfogarsi! sfogare l'amarezza dell'onta patita e l'onta
-dell'ipocrisia a cui era stato trascinato come in un baratro; sfogare
-tutto l'odio che gli si era addensato in veleno nel cuore; esasperare
-con voluttà di martirio la ferita dilaniante; gettar la maschera, e
-accusare, e calpestare l'infame prostrata, nella confessione e nel
-rimorso, ai suoi piedi; o colpirla, ammazzarla se sorretta dalla
-passione e insolente!
-
-Che benefizio nell'anima e nel sangue, a immaginare il castigo tremendo,
-mortale! Ammazzarla!
-
-Ma era illusione fugace. A poco a poco intravvedeva che a lui non era
-concesso -- no -- nemmeno l'inconsulta attesa della catastrofe che
-fosse, per sua mano, tragica!
-
-No: egli, povero uomo, doveva riprendersi tosto, ragionare, riflettere.
-No. Non gli era possibile vendicarsi in tal modo; non doveva ucciderla;
-non cacciarla, sgualdrina, di casa; non trascinarla a un tribunale. No.
-Perchè? Perchè sarebbe uno scandalo!
-
-Era caduto in una contradizione; la contradizione in cui s'era messo non
-tardò a stringerlo, ad attanagliarlo, a soffocarlo. Non poteva vendicar
-il suo onore senza provocar uno scandalo enorme; ma per evitare lo
-scandalo, per salvare il suo onore aveva dissimulato restando fin la
-notte in casa del defunto, fin reggendo nel trasporto uno dei cordoni
-del feretro!
-
-Sciagurato! Rivelando adesso il suo disonore non darebbe forse diritto
-al mondo di chiedergli: Come mai, tu, ad accorgerti d'esser tradito, hai
-aspettato che il traditore sia stato morente o morto? Per quale
-misterioso interesse hai dissimulato fin all'ultimo? Per quale
-vergognoso passo hai accompagnata la salma all'ultima dimora? Per quale
-inconfessabile ignominia hai taciuto sempre con tua moglie, e schiamazzi
-adesso che Dio o un accidente ti ha liberato del più colpevole, del più
-forte?...
-
-In ogni persona che vedeva, egli vedeva un ridere osceno; e gli pareva
-che tutti coloro che conosceva gli ridessero in faccia, gli gridassero:
-
--- Anche tu! anche tu....; e finchè l'altro viveva...., eri contento!
-
-Tutti, sempre, l'avevan tenuto per un uomo onesto, un gentiluomo; e
-cadere, affogare nel fango! Aveva amata sua moglie e....
-
-Al pensiero del suo amore di un tempo, non resse più. Ruppe in
-singhiozzi; pianse.
-
-Lo riscosse il rumore delle ruote sul ciottolato, rientrando in città. E
-non osò rincasare fiaccato in tal modo dalla passione e dalla ragione.
-
-Gli era necessaria una tregua; un po' di riflessione pacata; di
-silenzio; le forze umane hanno un limite, perdio!
-
-E ordinò al fiaccheraio di condurlo, invece che a casa, all'uffizio del
-Consorzio.
-
-Ivi per fortuna l'aspettava un telegramma il quale lo chiamava,
-d'urgenza, a Ferrara. Per non scrivere o telefonare alla moglie mandò un
-impiegato a casa a mostrar il telegramma; dicesse alla signora ch'egli
-ritornerebbe solo al dimani.
-
-E partì davvero subito.
-
-Ma non poteva fuggire, miserabile, da sè stesso; non poteva fuggire al
-dilemma che gli si veniva determinando sempre più chiaro nella mente:
-
-O il mondo sapeva, e sarebbe inesplicabile la sua condotta, la sua
-ipocrisia, la sua dedizione alle convenienze quando e in qualunque modo
-egli desse a vedere che non ignorava, già prima, la colpa della moglie;
-o il mondo non sapeva, e guai per lui se si vendicasse. Rivelerebbe lui
-la sua sventura. La pubblica moralità non giustifica il marito che
-ammazza, o scaccia la moglie, o se ne separa, se il castigo non
-chiarisce, non specifica la colpa.
-
-Anche in treno, e poi la notte insonne, nel letto dell'albergo, cercò la
-via a superar sè stesso. Invano. Il pensiero di rimettere all'avvenire
-una decisione gli era insostenibile; nessun conforto, nessun consiglio,
-nessun aiuto. Che poteva sperare dal destino?
-
-E invano la mattina dopo si provò a un ritorno di vita normale nelle
-faccende per cui era stato chiamato a Ferrara; anzi quei discorsi, così
-lontani e diversi dell'intima cura, gli esacerbarono sempre più la
-ferita, gli rintorbidarono la mente.
-
-Ripartì con una più fiera tempesta nell'anima, con un senso di energia
-ricuperata e prorompente, e un bisogno d'uscire da quella sua agonia;
-con un solo pensiero fisso e, solo esso, ragionevole: che la risoluzione
-del suo destino non dipendeva da lui; dipendeva dal contegno della
-moglie.
-
-Egli l'affronterebbe gettandole in faccia la lettera che ne attestava la
-colpa, le direbbe: -- Ho tentato di salvare il tuo onore salvando il
-mio. Ora, a noi! E senza chiasso, senza scandalo! Che intendi di fare?
-
-Ma una mossa sola di lei, una parola sola avversa alla sua passione
-immensa lo trasporterebbe al di là del limite che divide la ragione
-dalla follia; e allora non indietreggerebbe, non esiterebbe davanti alla
-catastrofe sanguinosa. Una revolverata per lei e una, magari, per sè;
-tanto, la sua vita era spezzata!
-
-Così, mentre andava a casa, l'immagine della donna gli si confondeva
-nella mente con le attitudini o del terrore improvviso, o della
-negazione disperata; o della confessione umiliante, o dell'invocazione
-di pietà e di perdono. La immaginava di nuovo in una crisi di lagrime e
-di rimorso, a cui sovrastava imponente, spietata, tremenda, quale che si
-fosse, la risposta e l'azione di lui....
-
-A casa! A casa! Ma nell'entrare in casa pallido, fremente, ecco venirgli
-incontro la moglie frettolosa e, al tempo stesso, tranquilla.
-Tranquillissima! Diceva:
-
--- Il notaio Neri t'ha cercato ierisera e stamattina per una cosa di
-grande premura. Poco fa ha mandato questa lettera.
-
-E la porgeva. Tranquillissima!
-
-Amaldi per prendere la lettera del notaio e aprirla lasciò nella tasca
-quell'altra, che già stringeva per gettarla in faccia all'adultera. E
-lesse; e intanto che leggeva, Rina, nel vederlo affoscare sempre più,
-dubitò di una nuova disgrazia e: -- Che c'è, Corrado? Una nuova
-disgrazia? -- chiese con dolcezza.
-
-Corrado non rispose respingendola: -- Via, malafemmina! -- Rispose: --
-Nulla! --; e si diresse all'altra camera.
-
--- Vuoi desinare subito? -- Rina domandò ancora con dolcezza --. Sarai
-stanco; avrai fame.
-
-Senza volere, assentì, del capo.
-
-Poi, nella camera di là.... Era una cosa incredibile! Una cosa turpe,
-laida, lurida; una schifezza orrenda! Da ridere. Che vigliacco era stato
-quell'uomo saggio!
-
-Diceva la lettera del notaio:
-
-".... Il testamento del compianto commendatore Demetrio Lecci, aperto a
-richiesta del di lui nipote, lega lire cinquantamila a favore della S.
-V...."
-
--- Ed io -- disse a sè stesso Corrado Amaldi sobbalzando con l'impeto
-del martire che riconfermi la sua fede di fronte allo scherno osceno e
-tirannico --, io rifiuto il legato, io rifiuto il prezzo della mia
-vergogna! Rifiuto!
-
-Ah sì? Rifiutava? Un eroe! Se non che il mondo vigilava e chiedeva:
-
-Perchè? Perchè rinunciare al lascito del tuo miglior amico, che hai
-tanto stimato e amato in vita, che hai tanto onorato in morte, che hai
-accompagnato all'ultima dimora e hai visto, con tanto strazio,
-seppellire?
-
-O il mondo sa, o non sa....
-
-Ma no (ragioniamo), no che il mondo non sapeva! Un uomo prudente, retto,
-saggio quale Demetrio Lecci, non avrebbe avuto mai simile audacia senza
-l'assoluta certezza che il mondo ignorava la sua colpa; non avrebbe
-corso il rischio di contaminare _post mortem_ la fama di tutte le sue
-belle virtù con un atto che disonorasse il benefattore non meno del
-beneficato; anzi con illuminata esperienza egli aveva forse provveduto
-così a smentire, a rendere inverosimile la malignità se mai qualcuno
-osasse di mormorare!
-
-E se il mondo ignorava, non sarebbe stata stoltezza metterlo in sospetto
-rifiutando l'eredità?
-
-Accettarla!
-
-Ma (ragioniamo), ma accettandola come avrebbe potuto -- povero marito
---, come avrebbe potuto investire, assalire l'adultera, chiamarla
-infame? Essa avrebbe ribattuto, trionfante: -- Chi più infame di te che
-accetti l'eredità dell'amante di tua moglie?
-
-Nessuno scampo, gran Dio! Così, proprio così: per salvare la sua
-dignità, il suo onore; per serbarsi un galantuomo, un gentiluomo agli
-occhi degli altri e di sua moglie, Corrado Amaldi doveva prendersi le
-cinquantamila lire e tacere! Irremissibilmente; ad ogni costo: tacere e
-prendersi le cinquantamila lire! Nessun rimedio.
-
--- Corrado, vieni a desinare? -- chiamò Rina con dolcezza.
-
-Egli stracciò la lettera.... -- non quella del notaio, l'altra --; ne
-sparse i minutissimi pezzetti fra le carte del cestino; e raccolte tutte
-le forze a superar sè stesso, rispose, con dolcezza:
-
--- Vengo.
-
-Non c'era altro da fare.
-
-
-
-
- LA STELLA SIRIO.
-
-
-Alfonso Graldi entrò nella stanza del fratello e gli chiese:
-
--- Hai sentito che cosa han detto le Raffi: dei socialisti e di Turri?
-
-Raimondo lo guardò, e tacque. Non ricordava e ricercava nella memoria.
-Ma Alfonso interpretò quel silenzio e quello sguardo quali segni di
-apprensione per lo stesso suo dubbio e di timore per una deliberazione
-grave. E disse, calmo:
-
--- Sta attento.
-
-Poi, dominandosi e augurando la buona notte, uscì.
-
--- Le Raffi? -- Raimondo ricercava. -- Vattelapesca! -- Mentre
-discorrevano, su la terrazza, egli osservava Vega, Arturo e Antares. --
-Attento? A che cosa dovrei stare attento? Ai socialisti? A Turri?
-Perchè? Mah!
-
-Turri non era venuto a conversazione, quella sera, e nemmeno
-l'arciprete; e appunto perchè non aveva avuto gli amici con cui si
-intratteneva volentieri egli, alle chiacchiere delle informatrici, aveva
-preferito ascoltare ciò che gli dicevano le stelle.
-
--- Domattina lo domanderò a Adriana -- soggiunse --; se era presente e
-se ci avrà badato.
-
-Anche Adriana infatti non dimostrava mai d'interessarsi ai pettegolezzi
-del paese, e, quando poteva, scampava dai fastidiosi argomenti di leghe,
-di soprusi municipali, di studiate rappresaglie, e battaglie minacciate,
-e sperate vittorie.
-
-Raimondo si mise dunque a leggere il libro che gli giovava più del
-bromuro. Finchè l'occhio gli scorse su le righe senza più afferrarne il
-senso.
-
--- Mio fratello -- pensava -- non è uno stupido; tutt'altro! Ma è
-vittima di una ambizione meschina. Vorrebbe prevalere a Castelronco. Che
-gloria!
-
-A dir vero Alfonso Graldi non viveva solo nel paese e del paese.
-Arricchiva sempre più usando ingegno, energia e volontà in imprese
-agricole e industriali; estendendo l'opera sua in tutta la regione;
-acquistandosi stima invidiabile pur in città, dove si trasferiva
-l'inverno. Ma nel luogo nativo quasi per necessità doveva sorreggere i
-conservatori, e prepararli alla riscossa. -- Bel gusto! -- mormorava,
-malcontento, Raimondo. -- Bel gusto consumar gioventù, forze, ingegno in
-simili lotte, per simili conquiste! Al solito: dispetti, ire,
-arrabbiature. E inganni da opporre, e insidie da evitare.... Ah ecco!
-
-Aveva trovato: credè aver trovato ciò che avevan detto quelle pettegole
-Raffi. Una delle solite: la storia di un appalto favorito dal sindaco e
-conceduto alla lega dei birocciai, per la ghiaia; di una frode nella
-misura delle birocce. -- E io, forse, dovrei stare attento quando
-passano di qua, per la strada, le birocce, e accertarne la misura, io,
-che non ho niente da fare? Io? Povero Alfonso! Ma, e come c'entra Turri?
-
-Per non perdere il sonno che arrivava, Raimondo si disse: -- Domani sera
-lo domanderò a lui. -- E chiuse il libro. E lo schiarimento ultimo
-sembrò venirgli appena spento il lume:
-
--- Turri avrà gridato alla frode senza prove sicure, e i socialisti se
-la prenderanno, al solito, con lui e con noi. Anche con me? Oh io non ci
-penso, povero Alfonso, a queste gran cose! Sta pur sicuro! Sirio....
-
- ----
-
--- In cielo non c'è soltanto la luna per attestare, anche adesso, con la
-figura di Caino la nostra ignoranza, o non c'è soltanto il sole per
-abbarbagliare il nostro orgoglio, o Marte coi canali perchè possiamo
-riferire agli altri pianeti la nostra intelligenza e la nostra scienza,
-o Venere e Giove perchè troviamo lassù un termine di paragone al
-brillante e allo smeraldo che abbiamo in dito: c'è, a centro di un altro
-sistema planetario, una certa stella che si chiama Sirio, che in inverno
-e in primavera risplende mirabilmente e che col suo fulgore dovrebbe
-esortarci tutti a considerar più in là del nostro naso, della nostra
-terra e del nostro sistema planetario. Sapete con quale velocità corre
-la luce? Trecentomila chilometri al minuto secondo! Dico trecentomila
-chilometri al minuto secondo. Bene: sapete quanto tempo impiega Sirio a
-mandar a noi il suo fulgore? Sedici anni. Dico sedici anni! E sapete a
-che distanza corrispondono sedici anni di luce? A centocinquantasei
-bilioni di chilometri! Quando si consideri ciò, e quando si rifletta un
-poco che Sirio è vicinissimo in confronto alle nebulose, pare che le
-faccende dell'orbe terraqueo, non che gli avvenimenti della cronaca
-cittadina, i dibattiti del Consiglio comunale a Castelronco, gli
-interessi dei nostri amici o nemici, i casi e i beni e i mali delle
-nostre rispettabilissime persone, non possano avere una grande
-importanza nell'universo; non debbano avere nemmeno per noi l'importanza
-che crediamo noi.
-
-Così Raimondo Graldi risolveva ogni questione, commentava ogni fatto,
-s'alleviava di ogni noia.
-
-Ma non perciò era egoista e apate. Non era felice. Infermiccio sin da
-ragazzo, aveva trovata e protratta negli studi la sua illusione; e s'era
-consolato con la superiorità intellettuale che l'agiatezza gli
-consentiva di esercitare, in città e in villa a Castelronco, su un
-contorno di conoscenti e d'amici. E per un pezzo non si era accorto come
-in quella deferenza che gli dimostravano sottentrasse un sentimento di
-compassione, e doveva a Adriana -- moglie di Alfonso da quattro anni --
-se aprendo gli occhi nella realtà del suo dominio egli aveva cominciato
-a disgustarsene. Non però un'intenzione maligna induceva Adriana ad
-essere sempre ironica con lui. La frivolezza e la mondanità (del mondo,
-naturalmente, fuori di Castelronco) sembravano accrescerle grazia, e la
-sua ironia era amabile perchè toccando solo gli studi che rendevan
-strano Raimondo e lo distoglievano dalla vita comune, significava
-insomma un riconoscimento della superiorità male riconosciuta dagli
-altri. E, anche, egli sentiva che il brio della cognata celava un
-segreto rovello. Forse perchè Adriana ormai disperava di divenir madre?
-Mah!
-
--- Le donne, chi le capisce? -- pensava Raimondo. -- Mia cognata si
-direbbe leggera, eppure.... Si direbbe vana, eppure.... Si direbbe tal
-quale tutte le signore della società sciocca e falsa, eppure.... Soffre:
-questo è solo quel che ci capisco io!
-
-Finchè un bel giorno egli, che tra le scienze in cui aveva delibato
-noverava anche la psicologia, credè penetrare senza più dubbio nel
-mistero di lei. Certe sue mosse, certe occhiate al marito, certe
-attitudini sdegnose o certe ostentate espressioni d'affetto quando
-Alfonso tornava a casa dopo le frequenti assenze, per osservatori
-inesperti sarebbero state prove di stanchezza, di freddezza, magari di
-un'antipatia insorgente e indarno repressa.
-
--- Ma a me non me la dà a intendere! -- pensò Raimondo. -- Ho visto!
-Adriana è innamorata pazza di Alfonso; ne è appassionata; è gelosa delle
-occupazioni e dell'ambizione che glielo rubano.
-
-Tanto vero che compiangendo sè stessa compiangeva chi sfuggiva alle
-affannose gioie dell'amore.
-
-A lui diceva:
-
--- Innamoratevi, Raimondo! Amate, fin che siete in tempo!
-
--- Amo -- egli rispondeva.
-
--- Già!, la vostra Sirio.
-
--- Sirio è maschio.
-
--- Vedete che sproposito? E intanto vi sfugge il meglio: la donna.
-
--- Il meglio?
-
--- Il meglio! Non avete ancora imparato che siamo stati creati appunto
-per godere e per soffrire amando; amando come si usa in terra e non fra
-gli astri? Non avete ancora compreso che la vita è amore e amore è la
-vita? Non avete ancora pensato voi, signor pensatore, perchè la
-fanciullezza è così bella? Perchè anche la vecchiaia può essere bella?
-
--- No. Perchè?
-
--- La fanciullezza -- non ridete -- è come l'antipasto dell'amore.... E
-la vecchiaia può essere la tranquilla, beata, invidiabile digestione
-dell'amore. Non ridete, vi prego.
-
--- Filosofia gastrica! -- esclamò ridendo Raimondo. -- Ma io mi pasco di
-luce.
-
--- E siete cieco! Infelice!
-
-Ebbene, sì: da qualche tempo egli si sentiva davvero infelice; ma non
-perchè si era lasciato rapir dalla scienza: anzi perchè alla scienza non
-si era dato con amore più saldo. Inoltrandosi negli anni e negli studi,
-a quel dilettarsi di una cultura superficiale e varia, al compiacimento
-di poter discorrere, con nozioni vecchie e nuove, di astronomia, di
-fisica e di chimica, di botanica e zoologia e mineralogia, eccetera, e
-di potere, con vive rimembranze, adornarsi di storia e filosofia e
-poesia, gli era seguìto nell'animo un senso di rammarico, come in chi
-s'avvede di consumare invano le sue forze.
-
-E ora sapeva che non sapeva nulla di nulla, e sapeva tanto che
-immergersi nell'ignoto con l'ingenuità d'un bambino o d'un barbaro gli
-sarebbe parso ineffabile gaudio.
-
-Ma anche ciò non poteva, perchè quanto aveva appreso gli suscitava dalla
-terra e dal cielo, in mille modi e mille forme, le tentazioni
-dell'ignoto e le prove della sua ignoranza particolare. E gli costava
-uno sforzo dire a sè stesso:
-
--- Che importa il tuo soffrire, la tua ambizione insoddisfatta, se ti
-ricordi, Raimondo, che Sirio...?
-
- ----
-
-Per fortuna Sirio non gli rifiutava tutti i conforti di quaggiù.
-
-Con sincera stima -- ne era certo -- lo divagavano dall'intima cura un
-discepolo e un collega. Discepolo gli si protestava il capitano Turri;
-il quale, vedovo di una ricca signora, aveva da poco lasciato
-l'esercito, ed essendosi comperato una villetta a Castelronco, presso a
-quella dei Graldi, nell'amicizia dei Graldi trovava incitamenti a passar
-bene i giorni e le sere d'estate. Con Alfonso, Turri combatteva, fuori,
-in pro del partito dell'ordine; con Raimondo si riposava, in casa,
-imparando senza discutere.
-
-E l'ammirata sommissione del capitano era tale che -- mentre egli
-ascoltava -- Raimondo, il maestro, provava gusto pur a dire delle
-corbellerie. Quando il poeta superava in lui lo scienziato, la fantasia
-gli rendeva verosimili le più strane ipotesi, le spiegazioni più ardite.
-Dopo, se ne doleva, temeva. Se Turri consultasse qualche libro? qualche
-scienziato?
-
-Ma no!, fiducioso, Turri non consultava niente e nessuno, o, tutt'al
-più, si rivolgeva a Adriana, allorchè assisteva alle severe lezioni,
-chiedendo:
-
--- Che fenomeni, eh, signora?
-
-La signora rompeva in una delle sue gaie risate e rispondeva:
-
--- E questo è poco! Chi sa in Sirio!
-
-Ma con il collega le cose procedevano diversamente. Era l'arciprete.
-Meditativi entrambi, don Paolo e Raimondo interrompevano di silenzi e
-sospiri le discussioni serali e le cognizioni che s'impartivano a
-vicenda: afflitto don Paolo che alla dottrina dell'amico mancasse la
-direzione della fede, e malcontento Raimondo perchè all'intelligenza
-dell'amico mancasse la travagliosa eppur feconda necessità del dubbio.
-
- ----
-
-Alcune settimane dopo la sera che Alfonso aveva mosso al fratello
-l'oscuro ammonimento -- e Alfonso non ne aveva più tenuto parola nè
-Raimondo se ne era più ricordato -- l'arciprete, dalla via, sorprese
-l'amico una mattina mentre curava i fiori prediletti.
-
-E gli disse piano, timidamente, quasi:
-
--- Ho da parlarle.
-
-Andandogli incontro per il viale che metteva, un po' di lungo,
-all'ingresso della strada, Raimondo pensava:
-
--- Don Paolo mi sembra stralunato. Parlarmi di che cosa?
-
-Di che avevano discusso nei recenti colloqui? Degli elementi dell'atomo
-(elettroni....); delle macchie solari in rapporto alla meteorologia....;
-di Darwin in rapporto ai neovitalisti....; della -- ah, sì! -- della
-pluralità dei mondi abitati -- sì, sì -- in rapporto alla religione e al
-dogma. E in presenza di donne egli si era lasciato trasportar troppo
-dall'argomento; aveva turbato, in grazia delle scandalizzate
-ascoltatrici, la serena tolleranza, la coscienza del bravo prete.
-
--- Colpa di Sirio! -- si disse ancora Raimondo vedendo con la mente il
-sorriso ironico di Adriana. Infatti al tema pericoloso li aveva
-condotti, quella sera, l'accenno al pianeta che gira intorno a Sirio in
-cinquant'anni.
-
-Ma don Paolo parve anche più imbarazzato quando seduto sul sedile, tra
-il folto, cominciò a bassa voce:
-
--- La nostra amicizia e la mia prudenza, anzi il mio dovere....,
-m'impongono....
-
-Raimondo gli fu subito grato del tono dimesso, della soggezione
-manifesta, e pentito com'era d'avergli fatto dispiacere, affrettò:
-
--- Ho capito, don Paolo. Lei ha ragione.
-
-Il prete sembrò ora meravigliarsi di quella consapevolezza; ma l'altro
-abbassò gli occhi, quasi a significare: -- Le dò ragione, sebbene
-l'amore della scienza mi giustifichi.
-
--- Lei capisce -- seguitò il prete, grato a un tempo che gli fossero
-risparmiate spiegazioni penose, e dolente di dover insistere per
-condurre l'amico al suo prudenziale consiglio.
-
--- Lo scandalo.... Le chiacchiere.... La perfidia degli avversari....
-
-Già: felici di dare addosso a un povero prete, che per l'amor della
-scienza si comprometteva in conversazione sopportando teorie
-irreligiose.
-
-All'insistenza però del collega, Raimondo non volle più cedere del
-tutto; oppose, serio:
-
--- Capisco; capisco. Ma non diamo troppo peso....
-
--- Il mio timore -- interruppe angustiato don Paolo --, il mio timore è
-che le voci, le accuse anonime pervengano all'orecchio di chi deve
-ignorare....
-
-Dell'arcivescovo? Povero don Paolo!; si aspettava noie fin dalla Curia!
-
--- Ha ragione -- affrettò di nuovo Raimondo. -- Le prometto....
-
-Ma allora una bella risata squillò dietro di essi e li fe' sorgere in
-piedi. Adriana.
-
--- Bravo don Paolo! -- esclamò. E scendendo per l'erta, tra i lauri: --
-L'ora è propizia!
-
-Il prete, pallido, stentò a sorridere.
-
--- Di giorno -- la signora soggiunse -- non si vedono le stelle, e
-adesso le sarà più facile persuadere questo ostinato....
-
--- A che? -- Raimondo chiese.
-
--- A non perdere di vista le cose terrene!
-
-Don Paolo guardò la signora con ricuperato animo. Disse:
-
--- Forse sarebbe meglio, certe volte, perderle di vista!
-
-E la signora fissò il prete.
-
--- Oh! Così non deve dir lei, reverendo, che con tanto zelo compie
-quaggiù la sua missione di carità e di amore!
-
-Anche Raimondo sentì l'ironia e gli dispiacque.
-
--- Mia cognata -- interloquì -- mi giudica egoista, apate.
-
--- Se non foste, non avreste sempre la testa in Sirio.
-
-Sviato, il discorso proseguì scherzoso tra i due e lasciò libero il
-terzo di andarsene presto. Se n'andò, don Paolo, convinto d'avere
-provveduto alla sua missione.
-
--- Ora la metterà in guardia -- pensava. -- Mi ha capito meglio lui di
-lei.
-
- ----
-
-.... Ed era stata per Raimondo una notte quasi insonne, sebbene senza
-sospetti di nessuna sorta.
-
-S'alzò all'alba; spalancò la finestra.
-
-E si rimise, così vestito, sul letto. Nella quiete ancora notturna
-pesava l'aspettazione del giorno canicolare. Poi i suoni vi furono come
-gettati dentro da lungi ed estesi da onde che vibrassero basse e dense,
-quasi staccate dall'aria che le recava. Rari abbaiamenti e gallicini
-fiochi. Nè questi suoni rompevano l'immenso silenzio; e lo dilatavano,
-infinito, lo spesso zittìo delle locuste e il fondo e grasso gracidare
-dei rospi.
-
-Solo una voce umana avrebbe rotto il silenzio immenso, avrebbe ridestata
-la vita; ma non si udiva una voce d'uomo. E guardando di là, da sedere
-sul letto, agli alberi che nereggiavano lungo il clivo, Raimondo pensava
-agli uomini, e gli parevano creature poco dissimili da quelli: la
-superiore anima degli uni non era radicata alla terra come la vitalità
-degli altri? Il pensiero non era forse vincolato alla materia bruta? O
-forse Adriana, nella sua ignoranza, scorgeva il vero? Unica realtà
-capace di idealità e spiritualità, unica illusione difesa e sostenuta
-dalla realtà sarebbe l'amore? Unica felicità addentrarci amando nella
-vita della materia, per illuderci godendo e soffrendo di superar la
-terra che ci avvinghia con radici tenaci fino alla morte?
-
-Un galoppo veniva di lontano lontano, e Raimondo l'accompagnò con udito
-or più or meno sensibile. Lontano lontano.... E mentre la frescura lo
-riassopiva, e mentre gli pareva che quel galoppo strappasse
-affannosamente la strada, credè ricordarsi che Alfonso aveva detto di
-restare assente tre giorni.... Ma nell'avanzare il galoppo cadeva a
-trotto uguale; scemava; cessava. Alfonso? No. Non poteva esser lui che
-ritornasse un giorno prima, a quell'ora, dal luogo ove gli affari
-l'avevano intrattenuto, quantunque non di rado, per il caldo, viaggiasse
-anche la notte col suo buon cavallo.
-
-Quand'ecco un rumore vicino riscosse dal dormiveglia Raimondo: un
-repentino, affrettato rumor di passi, nella loggia. Ascoltò. Non
-sognava. Qualcuno apriva le imposte della ringhiera. Balzò e corse alla
-finestra e.... Come in un sogno volle gridare al ladro, e non potè. Giù,
-d'un salto, dal balcone, il fuggitivo scompariva tra le macchie:
-riconoscibile. Riconosciuto! _Lui!_
-
-E altri passi più forti per le scale e nella loggia; e lo sbattere
-violento d'un uscio.
-
-Turri! Alfonso! Con la mente vacillante, col cuore stretto da
-un'angoscia mortale, Raimondo percepì le due imagini nella rivelazione
-istantanea, e tutto gli apparve in una improvvisa orrenda luce. Ah le
-parole delle Raffi! Solo adesso le ricordava! E insieme, d'un tratto,
-vide quanto avrebbe dovuto intendere prima, a poco a poco, se avesse
-ricordato e riflettuto: l'ammonimento del fratello («sta attento»), le
-parole delle Raffi («il capitano, dicono i socialisti, consola i mariti
-fuori e le mogli in casa»), la prudenza di don Paolo, gli infingimenti
-di Adriana. Vide Adriana, e tremò per lei. Di pietà tremò. Uscì,
-disperato.
-
-Scendendo dal piano superiore, scarmigliata, piangente, con le mani in
-croce, disperata, lo affrontò la cameriera; e lamentando -- Dio! Dio! --
-pareva rinfacciare a lui la storditezza, la debolezza, la viltà che non
-aveva saputo impedire, che non sapeva impedire. Raimondo si sentì
-mancare. Ma.... -- l'uccide, l'ha uccisa! -- ecco il colpo. E si
-precipitò verso là.
-
-Alfonso uscendo lo respinse. Stringeva in pugno il revolver. Si
-guardarono nell'attimo tragico.
-
-Fratelli?
-
-E con voce ferma, con la stessa voce con cui aveva detto quella sera: --
-sta attento -- Alfonso disse al fratello:
-
--- L'ho uccisa.
-
-
-
-
- L'ASINO NEL FIUME.
-
-
-La maggior piena era passata: ora la fiumana, contenuta nella parte più
-bassa, scorreva rapida, ma a piccole onde lievi lievi che s'inseguivano
-riscintillando. Il sole, nel sereno purificato dalla pioggia della
-mattina, la irradiava, vi si rifletteva quasi in liquido argento; e ove
-dilagava nel letto più ampio, l'acqua pareva espandersi dall'agitazione
-del mezzo e indugiare, di costa, in un tremolìo fulgido, frequente e
-incessante; come in una trepida gioia infinita.
-
-Per passare dalla riva sinistra alla destra a caricarvi la ghiaia, i
-birocciai dovevano seguire la carraia che avevano praticata evitando
-massi e borri e seguire, sotto l'acqua, i solchi delle ruote. Discesero
-in fila: ritti su le birocce essi schioccavan la frusta ed incitavano
-con voci di iù! mentre trattenevan le redini; ed i cavalli a testa alta,
-scuotendo le sonagliere, entravano nella corrente e godevano a
-diguazzare in quella vivida intermittenza, a precedere o a tener dietro
-ai compagni attraverso quella confusione e quel palpito d'acqua e
-splendore. E l'esser passati era per gli animali e per gli uomini come
-un'allegra vittoria.
-
-Venne ultimo, con la sgangherata biroccetta e l'asino, Sugnazza. Anche
-lui! Urlava anche lui; e bastonava. Ma l'asino non aveva baldanza:
-troppi digiuni e troppe bòtte. E quando non era ancor a metà del guado,
-si fermò. Si fermò rigido, a orecchie chine, con intenzione dubbia.
-L'arrestava l'ignota delizia del bagno, o lo atterrivano il luccichio e
-la vertigine? E non bastavan più il bastone e le grida.
-
--- Dàlli, Sugnazza! -- Arrì! -- Forza! -- ripetevano i birocciai
-sghignazzando, intanto che raccoglievano dai mucchi la ghiaia e la
-caricavano con fragore di badili. -- Forza! Se no, l'acqua ti porta via!
-Dàlli!
-
-Dava; e l'asino, duro. Finchè, fosse una randellata di tal sorta da
-affrettare il destino, o fosse una funesta illusione di riposo e di pace
-che irresistibilmente l'attirasse, la bestia si abbandonò e cadde; e
-Sugnazza battè il petto contro il riparo, dinanzi. Ahi! Calò, sì,
-subito, nell'acqua e, furioso, percosse, bestemmiò e maledisse; ma era
-finita. E quando fu certo....
-
--- Gli è crepato l'asino! Gli è crepato l'asino! -- esclamarono quegli
-altri accorrendo a vedere e a ridere.
-
-L'asino non si mosse più. E quando fu certo, Sugnazza tacque; risalì
-nella biroccia prona su la bestia morta e vi si distese per il lungo, la
-testa poggiata su le braccia e la faccia in giù, con apparenza d'uno che
-cogliesse una bella occasione per schiacciare un sonnellino.
-
-E per non disturbare nè lui nè la bestia i birocciai, al ritorno,
-tirarono un po' da parte. Ridevano ancora.
-
-Quel disgraziato -- che matto! -- sembrava voler passarsela così la sua
-batosta: pacificamente, dormendo!
-
- ----
-
-Ma Sugnazza non dormiva. E non piangeva. Si vedeva, a occhi chiusi,
-morto di fame, là, press'a poco come il suo asino. Dal dì avanti egli
-non aveva ingollato cibo, e gli ultimi soldi gli erano andati, la
-mattina, in grappa. Un pezzo di pane a credito per qualche giorno, da
-qualche fornaio, lo avrebbe trovato; ma poi, cosa fare? Lavorare a
-opera? Chi l'avrebbe preso, ormai che il cuore gli ballava il trescone a
-ogni sforzo e i polmoni arsi pativan sete d'aria più che lo stomaco
-d'acquavite? E chi l'avrebbe voluto a servire in casa con quella tara
-che portava addosso da vent'anni? E chi gli avrebbe fatta volontieri
-l'elemosina, a un uomo che non era vecchio, e, quando poteva, si
-ubriacava?
-
-O comperare un'altra bestia per la biroccia, o morir di fame. Questa la
-conclusione.
-
-Ma se questa, di un altr'asino, era la sola speranza, bisognava
-persuaderne il mondo e dire: -- O voi che potete mi aiutate, o io mi
-lascio morir di fame qui dove sono, con l'asino. Sissignori! E mantengo!
-
-Veramente nell'opinione pubblica Sugnazza godeva stima di essere
-risoluto. Non per altro che per il modo con cui la vinceva sul suo
-compagno di sventura aveva suscitata sempre l'ilarità e, perchè no?, la
-simpatia dei compaesani.
-
-Povera bestia!; più povera forse sotto la biroccia scarica che sotto il
-carico. Allorchè il padrone, dalla biroccia, s'ergeva a sostener la
-corsa per la maggior via del paese, l'asino dava uno spettacolo di
-pazienza e di sofferenza così sproporzionate da divertire anche la gente
-seria. Al grido annunziatore della tempesta incurvava il dorso quasi per
-offrir più alto il campo al randello e uscir tosto di pena; teneva
-stretta stretta la coda quasi per sottrarre sol esso, il suo unico
-inutile schermo; e finchè i colpi erano sopportabili interrompeva un
-istante l'andare abbassando la testa e rialzando un po' insieme le gambe
-di dietro quasi per accusar ricevuta. Ma se le legnate piombavano senza
-misericordia, allora col torace vuoto e risonante l'infelice aderiva a
-una delle stanghe, in un vano tentativo di allontanarsi, e pareva
-piangesse con le orecchie.
-
--- Dàlli, Sugnazza!
-
-Dava; e quell'uomo lungo lungo, squallido, barbuto, brutto, sporco,
-assomigliava al destino che non lascia tregua all'umanità. Tutti
-riconoscevano un po' sè stessi in quell'asino (siamo al mondo per
-soffrire); ma la virtù del saper soffrire è così rara negli uomini che
-diveniva amena a vederla in un animale di quella sorta.
-
-Se però la bestia era sempre una bestia, l'uomo era sempre un uomo; e
-poichè pativa il tormento della fame, Sugnazza ora s'imaginava che
-ognuno -- anche chi rideva dell'asino sotto le sue bòtte -- si
-commoverebbe della sua disgrazia, della sua disperata decisione. Certo:
-il sindaco, l'arciprete, la Congregazione di carità, gli avventori, e,
-quantunque non fosse in lega, i fratelli della Camera del Lavoro, subito
-raccoglierebbero sussidi e offerte affinchè il disgraziato non si
-lasciasse morire là nel fiume, con l'asino. Certo: bastava informarli di
-questo proposito che aveva in mente, e tutti si darebbero d'attorno per
-aiutarlo. Nè a informarli mancherebbero messaggeri. Quanti, fra poco,
-correrebbero a vederlo e a compiangerlo, povero diavolo, da venti anni
-perseguitato dalla sfortuna; e adesso gli era spirato l'asino là in
-mezzo!
-
- ----
-
-Non appena infatti i birocciai della ghiaia ebbero data la nuova
-all'osteria del borgo, qualche ozioso e parecchi monelli si affrettarono
-gaiamente allo spettacolo inatteso. Gli uomini ristettero sul ponte o
-sulla sponda sinistra; e chiamavano Sugnazza, e lo canzonavano con le
-grida e le apostrofi che egli usava con il suo asino: i monelli
-preferirono passare di là dalla strada e dalla sponda destra calar nel
-greto già asciutto; indi metter mano ai ciottoli. Della bestia non si
-scorgeva che la pancia gonfia, a fior d'acqua; dell'uomo si scorgeva
-solo quel che del dorso superava i ripari della biroccia; e la
-difficoltà di colpir giusto suscitava legittima emulazione. La sassaiola
-cadeva nell'acqua, sollevava spruzzi brillanti.
-
-Ma -- bene! -- un sassolino toccò Sugnazza proprio dove più sporgeva a
-bersaglio.
-
-Si alzò in piedi. Con quanta ira potè elevò il bastone, e sembrò sfidar
-l'aria; e tendendo l'altro braccio, per allargare la minaccia alla
-vastità della scena, urlò con quanta voce potè: -- Lasciatemi stare! Il
-fiume è di tutti! Qui sono e qui sto; qui voglio morire, se chi può non
-mi aiuta! Diteglielo! -- urlava. -- Diteglielo! -- urlò di nuovo rivolto
-a quelli che eran sul ponte. -- Se non mi aiutano a comperare un'altra
-bestia, mi lascio morir qui, com'è vero Dio!
-
-Ma a una nuova sassata, la lunga, grama, oscura persona di lui, che
-nella luce meridiana e nello splendore dell'acqua si sarebbe detto un
-fantasma non più pauroso rimasto là fuor d'ora, sopra una biroccia, per
-un caso buffo, si rovesciò a rigiacere e non die' più segno di vita.
-
-Frattanto, di bocca in bocca, la notizia andava per tutto il paese.
-
-Al Caffè grande la portò un assessore, e il sindaco, che giocava
-l'ultima partita a biliardo prima di desinare, disse:
-
--- L'asino deve essere seppellito dentro oggi; se no, si applica la
-multa a termini del nuovo regolamento d'igiene.
-
--- Avviseremo Sugnazza -- disse l'assessore.
-
--- Ma lascerà di certo l'asino ad appestar l'aria e l'acqua, perchè,
-tanto, la multa non la pagherà mai!
-
--- Gli si sequestra la biroccia -- ribattè il sindaco. -- Non varrà
-qualche lira?
-
-E in canonica l'arciprete già desinava, quando il campanaro venne a
-raccontare che Sugnazza aveva accoppato l'asino attraversando la
-fiumana.
-
--- Povera bestia! Ha finito di soffrire -- l'arciprete commentò. --
-Speriamo che non ne capiti mai più nessun'altra sotto quelle mani!
-
-Al pomeriggio il presidente della Congregazione entrava dal tabaccaio.
-
--- Sa? Nel fiume, questa mattina, è crepato l'asino di Sugnazza.
-
-Il presidente fece un comico atto di disperazione, e chiese:
-
--- Aveva famiglia?
-
--- Chi?
-
--- L'asino?
-
-Rispose uno:
-
--- Aveva dei parenti, ma son tutti benestanti, e non dimanderanno
-sussidi; stia pur tranquillo!
-
-E alla Camera del Lavoro il segretario esilarò i compagni, che vi
-riposavano e conversavano, esclamando:
-
--- Poco male se a Sugnazza gli è morto l'asino. Con i quattrini che ha
-risparmiato a far il crumiro si comprerà un camion!
-
-Quanto al cliente che fin dal mattino aspettava la sabbia da Sugnazza,
-non vedendolo arrivare e imparando il perchè, fece quel che avrebbero
-fatto tutti nel suo caso: andò in cerca d'un altro birocciaio che, come
-quello, non stesse alla tariffa della Lega. Nè il divertimento, dal
-ponte e dalla riva, cessò prima di sera. Verso sera venne anche una
-guardia municipale recando seco il nuovo regolamento d'igiene.
-
--- Sissignore: seppellire i morti -- borbottò Sugnazza. -- Aspettate
-ancora un poco.
-
- ----
-
-Ancora un poco.... Allo spasimo della fame gli era seguito un senso di
-ondeggiamento in cui gli pareva di sentirsi trasportar dall'anima. Ma la
-pena era adesso nelle visioni dell'inedia: torbide, tristi; di pianto.
-Bieca e cattiva più che ogni altra l'affannava l'imagine dell'uomo che
-era stato causa della sua rovina: a quando a quando il Biondino entrava
-evidente in quel turbine e gli diceva con un ghigno: -- Muori?
-
-Sì: moriva dopo venti anni di miseria, spossato nel cuore e nel petto,
-bruciato dall'acquavite; moriva d'inedia. E per lui!
-
-Un breve amore; l'invidia che la donna sposasse l'altro; la gelosia e la
-provocazione dell'altro; la lite e la ferita -- da niente -- una
-scalfittura seguita dall'infezione per cui all'altro -- il Biondino --
-s'era dovuto amputare il braccio; e il processo; e la condanna; ecco ciò
-che era avvenuto in gioventù ad Andrea Porta non ancora detto Sugnazza;
-ecco come l'odio aveva per venti anni avvelenato due esistenze; ecco
-perchè il vinto or vagellava in una torbida, turbinosa tristezza, in
-un'insania spaventosa, mentre l'imagine dell'odio, del Biondino poi
-detto il Monco, gli diceva ghignando: -- Muori?
-
-Ed egli, il vinto, ora per la prima volta si sentiva l'anima. Ondeggiava
-così leggera, così desiderosa di luce e di quiete! Per vedere se fuori
-di lui, nel mondo silenzioso, fosse già buio, Sugnazza si voltò supino,
-con fatica estrema. Quante stelle! E chiuse gli occhi senza più
-rivoltarsi, come alla rivelazione di una cosa orribile. Tanto bello era
-il cielo! e il mondo....
-
-Nessuno aveva avuto compassione di lui che moriva. Nessuno! Nessuno!
-
- ----
-
--- Ohe! Andrea!
-
-Sugnazza trasalì. Da vent'anni non aveva mai più udito chiamarsi col suo
-nome. Piegò a pena il viso; e diresse lo sguardo verso dove veniva la
-voce; lontana lontana o lì presso?
-
--- Ascolta, Andrea -- seguitava. -- T'ho sentito oggi quando hai detto
-quello che hai detto. Ma non son ragioni. Chi vuoi che ti regali un
-altr'asino?
-
-Sugnazza udiva; e scampava, con lo sguardo, all'orrore di quella voce.
-Quante lucciole sulla costa! Nel silenzio, palpitavano di luce quasi in
-una gara instancabile; ed erano così fitte che elevandosi e ricadendo e
-volteggiando, ciascuna sembrava immobile.
-
--- Credi d'esser disgraziato sol tu? -- seguitava l'intollerabile voce.
--- A te ti è morto l'asino; io ho la donna all'ospedale, e non c'è
-speranza che si rimetta; e sai che lavorava lei per me, e guadagnava
-molto; da sarta. Io vado a ranocchi; ma adesso tutti son signori, e non
-ne vogliono.
-
-Maledetto! Era proprio il Biondino!
-
--- Mi ascolti, Andrea?
-
-Sugnazza non avrebbe voluto vederlo, eppure era costretto a cercarlo con
-lo sguardo estremo. E una luce rossa, gettatagli contro, gli raccolse lo
-sguardo.
-
-Allora lo vide, il suo nemico, illuminato in faccia dalla lanterna che
-aveva aperta per osservar lui -- la lanterna con la quale affascinava i
-ranocchi --; e la luce rossa si diffuse nell'acqua intorno all'asino
-morto.
-
--- Dunque -- soggiunse il Biondino d'un tempo, ora il Monco --; dunque
-senti che pensiero ho fatto. Noi siamo stati disgraziati tutti e due,
-uno per causa dell'altro. Destino! tu hai rovinato me, io te. Ma io ho
-qualche risparmio, della donna, e ti posso aiutare; e tu, me. Ti compero
-io la bestia; e conduciamo il lavoro insieme. Io ti guido la bestia e tu
-mi dai biroccia e braccia: entriamo nella Lega per guadagnar di più; e
-il guadagno a mezzo. Ci stai?
-
-Sugnazza voleva rispondere: -- Tu, solo tu hai avuto compassione di me!
--- Ma per rispondere sospirò, e in quell'istante, in quel sospiro si
-sentì rapir lieve lieve via, fra una infinità di luci: lucciole o
-stelle.
-
-
-
-
- IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA.
-
-
-Nella nobile città di Burgfarrubach un piccolo spirito maligno faceva da
-un pezzo questo curioso scherzo: quando un sacerdote, chiamato per
-scacciarlo dalla casa che metteva a soqquadro, procedeva nell'esorcismo,
-non ne aspettava il compimento; scappava via troppo presto, lasciando
-l'esorcista con un palmo di naso. E appena era al nuovo luogo e un altro
-esorcista arrivava con le benedizioni, le maledizioni e gli scongiuri --
-fst! --, esso ripeteva il giuoco.
-
-Così nessuno aveva mai potuto rimandarlo una buona volta, per sempre,
-all'inferno.
-
-Il destino però ha tale possanza da prevalere anche alle bizzarrie
-diaboliche, e, se non a castigarlo come si meritava, pervenne almeno ad
-arrestare l'instabile diavoletto di Burgfarrubach.
-
-Dove? Come?
-
-In quella stessa città dimorava un certo avvocato, astutissimo
-nell'imbrogliare la giustizia e il prossimo. Un giorno che costui se ne
-stava nel suo studio esplorando un'aggrovigliata matassa, senza che gli
-riuscisse di trovarne il bandolo per dipanarla come di solito a suo
-profitto, e bestemmiava, e si rodeva dentro, eccoti, per la porta
-aperta, ecco apparirgli una fiammella vivida; una sulfurea fiammella che
-roteava a mezz'aria e si dirigeva, pari a una freccia, verso di lui. In
-un istante, per istintiva difesa, egli afferrò di su la scrivania ciò
-che gli venne alle mani, e fu l'ampolla dell'acqua con cui allungava le
-chiacchiere da inzeppare i clienti; e il caso volle che seguendo a un
-punto il sollevamento della boccia inclinata e l'obliquo arrivo del
-globulo di fuoco, questo s'infilasse dentro di quella. Sfriggolò,
-sobbalzò: invano; vi rimase, perchè l'avvocato, più svelto del diavolo,
-appose all'ampolla il tappo e lo rigirò e suggellò ben stretto; e poi,
-senza paura, stiè a guardare. E rideva.
-
-Bel colpo! Una meravigliosa presa, una portentosa conquista! Non già che
-il furbo leguleio ammirasse soltanto quale un prodigio la fiammella che
-palpitando e cessando solo di tratto in tratto, quasi per brividi, non
-si smorzava nell'acqua, anzi si riaveva più fulgida; ma godeva perchè,
-conosciuto che era uno spirito, egli pensava d'aver in sua balia una
-forza da trarne inestimabile partito. E rideva; e mentre contemplava
-l'ampolla e la luce che sfavillava dall'acqua attraverso il vetro, sentì
-schiarirsi la mente come non mai; scorse piana e agevole, di súbito, la
-maniera per risolvere l'ingarbugliato affare che l'aveva tenuto tanto in
-pensiero.
-
-E da quel giorno non perdè più nessuna causa. Conquise tutti i giudici,
-superò tutti gli avvocati di Burgfarrubach; e naturalmente non rimosse
-più di là lo strumento della sua fortuna: attese a convertire in belle
-monete d'oro i cavilli, gl'inganni e le cabale della legge.
-
-Nè è da credere che il diavoletto, pur aspettando il dì della
-liberazione, si trovasse troppo male al fresco dentro la boccia, se gli
-prestava occasione continua di vederne e udirne delle belle.
-
-Ma degli avvocati non c'è mai da fidarsi. Quello di Burgfarrubach
-diventò vecchio; e un giorno si imbattè nel priore di certi frati, i
-quali avevano il convento su un monte lontano dalla città. Ed essendo
-salutato dal monaco col sorriso di chi ha la coscienza in pace, egli
-rispose con mal piglio: -- Va al diavolo!
-
-Ma appena fu a casa l'insolente si ricordò dell'incontro; gli si
-rimescolò e agghiacciò il sangue nelle vene. Per consolarsi tolse dalla
-cassa un sacchetto pieno di monete. Ahimè! a vederle pensò che con l'oro
-si posson far molte e belle cose, non una: vincere la morte. Ond'ebbe
-paura di morire; ebbe il dubbio d'andar lui, invece del frate, a
-sgambettare tra le grinfe del diavolo sovrano di tutti i diavoli; e con
-un febbrone addosso si mise a letto.
-
-Vi penò, peggio che se fosse stato all'inferno, fino a che non si
-risolse a mandare per quel tal monaco e fino a che non l'ebbe al
-capezzale, in confessione.
-
-Inutile dire come questa fu lunga e scrupolosa; basti sapere che
-all'ultimo il peccatore disse: -- Padre reverendo: in salvezza
-dell'anima mia lascio al vostro convento il frutto di tutti i miei
-guadagni, leciti e illeciti. A un patto....
-
--- Quale patto? -- chiese il frate.
-
--- Che vi incarichiate voi dell'ampolla, là, sullo scrittoio. C'è
-dentro....
-
--- Che cosa? -- dimandò il frate.
-
--- Il più reo spirito che mai abbia infestato Burgfarrubach.
-
- ----
-
-Si ricordò il buon priore del demonietto che, parecchi anni prima, aveva
-dato da fare a non pochi esorcisti; e imaginò fosse lui a sprizzar fuoco
-e a friggere dentro la boccia; ma non ne prese soverchia pena. A
-studiare e meditar la vita di Sant'Ilario taumaturgo aveva imparato uno
-scongiuro che nemmeno l'arcidiavolo potrebbe resistervi; nemmeno
-Lucifero. Da uomo prudente gli bisognò tuttavia consultare i suoi monaci
-che, confessandoli lui stesso, sapeva tutti savi. Doveva accogliere
-l'eredità? E l'ampolla? Non era un lascito pericoloso alla buona fama
-del convento?
-
-No. Tutti furono di opinione che l'eredità si accettasse; ne avevan gran
-bisogno; e quanto alla boccia, si rimettevano all'antico senno del
-priore e alla pietà divina.
-
-Così i sacchetti delle monete -- appena morto l'avvocato -- furono
-trasferiti al luogo di quegli onesti servi di Dio; e l'ampolla, nella
-celletta del priore. Il quale sorridendo un poco della paura che solo a
-vederla avevano avuta i fratelli più ingenui, pensò: «Non si riuscì mai
-a rimandare questo reo spirito all'inferno perchè non fu mai possibile
-trattenerlo sin alla fine degli scongiuri. Ma ora è qui dentro, e ben ci
-sta; e a suo dispetto dovrà udire sin in fondo quel che io ho imparato
-da Sant'Ilario taumaturgo. Quando poi piacerà a me, lo lascerò andare a
-casa di Lucifero, togliendo il tappo, ossia gettando l'ampolla in
-terra». E quasi per prova si diede a recitar l'esorcismo che credeva
-ineluttabile.
-
-Ma come disse: -- esci, maledetto, da questo corpo! lascia in pace....
--- fu costretto a interrompersi: la boccia, su la panca, parve
-accendersi di gaudio; e ne scaturì una risata così gioconda, così arguta
-che al buon priore cascarono le braccia. Rimase atterrito. Non aveva
-pensato, poveretto, che l'esorcismo di Sant'Ilario era rivolto alle
-invasioni diaboliche in corpo di cristiano -- «lascia in pace
-quest'anima cristiana» --, non in un'ampolla d'acqua chiara. E il
-poveretto dubitò, capì che non c'era da fidarsi nel rimedio creduto
-infallibile.
-
-Tenersi dunque l'ampolla in cella?
-
-Misericordia! Che pericolo! che orrore! Non ebbe più una notte di bene.
-Vampe davanti agli occhi; strani cachinni agli orecchi; e quel ch'era
-peggio, tentazioni che una non aspettava l'altra.
-
-Urgeva liberarsi del gravoso lascito. Ma in qual modo? Rompere l'ampolla
-dentro il convento? E se lo spirito ritornava al costume d'una volta e
-s'annidava or qua or là, ora a infestar questa, or quella cella, senza
-che un compiuto, efficace scongiuro bastasse a scacciarlo? Rompere
-l'ampolla all'aperto? Le sacre storie riferivano terribili esempi delle
-vendette che gli spiriti neri prendevano se fugati in ispazi indifesi:
-súbite accensioni dell'aria, per cui uomini santi rimasero paralizzati o
-fulminati; repentini turbini, che rapirono creature innocenti, e non si
-trovarono mai più; frenesie delle quali, per orrore istantaneo, degni
-sacerdoti infermarono la vita intera.
-
-Dibattuto in tali dubbi, il priore sospirava, piangeva e lottava notte e
-giorno contro le tentazioni. Pregava, invocava il divino aiuto.
-
-Finalmente a suo conforto rilesse nelle sacre scritture che anche con i
-diavoli grandi giova talvolta giuocar d'astuzia. Ora, se per rimandare
-all'inferno il diavoletto, piccolo sì, ma protervo e spaventevole,
-bisognava fargli intendere tutto intero uno scongiuro; se lo scongiuro
-più efficace era quello di Sant'Ilario; se lo scongiuro di Sant'Ilario
-aveva efficacia certa nelle invasioni personali, l'astuzia, la vittoria
-stava nel trovar persona in cui allo sfuggir dalla boccia lo spirito
-entrasse e si compiacesse d'entrarci e di restarci. Se non che, per
-evitare ogni scandalo intorno all'eredità dell'avvocato, non era da
-rintracciare fuori del convento la coscienza ottenebrata e laida che
-allo spirito soddisfacesse pienamente.
-
-In un frate, dunque? Imprigionarlo in un frate peccatore? Oh certo!: il
-diavoletto sarebbe lieto di balzargli addosso, di sguazzarci dentro! E
-senza dubbio si ostinerebbe a rimanere nella insolita ambita stanza (un
-frate!) anche durante l'esorcismo; e allora....; battaglia vinta!
-All'inferno, una buona volta! Non più triboli per l'eredità!
-
-Era un pensiero cattivo? Un consiglio del gran Demonio? Perchè, badate,
-ci voleva che uno di quei fraticelli così savi e pii cadesse in colpa, e
-che il priore per conoscerlo all'uopo lo confessasse, e confessandolo
-non lo assolvesse prima d'aver compiuto l'esorcismo e aperta o rotta
-l'ampolla.... Ci voleva una tentazione irresistibile per qualcuno dei
-suoi cari monaci!
-
-Ebbene, le vite dei Padri non attestavano forse che anche le tentazioni
-giovano? Giovano a provar la virtù? Non era lecito, doveroso forse,
-mettere di quando in quando a prova le virtù del convento? E per la
-fragilità umana non tornava possibile, possibilissimo, l'errore pur di
-un fraticello che fosse savio e pio? Gran prudenza, sì, richiedeva la
-buona fama dal monastero da mantener intatta. E il priore parlò ai
-fratelli con grande prudenza. E disse che agevole sarebbe la via del
-Cielo se non la impedissero le lusinghe del mondo; nè esservi vittoria
-senza combattere. Andassero dunque, essi, i fratelli, per un po' nel
-mondo; in abito secolare e con le monete dell'avvocato sfidassero,
-sconosciuti ma forti, il secolo. Se qualcuno cadesse nella lotta, i
-vittoriosi l'aiuterebbero a risollevarsi.
-
- ----
-
-Bontà di Dio! Che precipizio! che salti mortali! Quando i fraticelli
-furono ritornati dalla città e li ebbe confessati tutti, il priore non
-seppe più quale scegliere per la funzione dell'esecrata ampolla. Tutti
-erano caduti, e come! Ah l'umana miseria! Ah la potenza del Demonio!
-Tutti precipitati, tutti! E ciascuno rispondeva alle rampogne: -- I
-fratelli vittoriosi mi aiuteranno a risollevarmi.
-
-Sbigottì il priore; ma sperò che il sacrifizio dell'uno affretterebbe la
-cura degli altri infermi e, nello stesso tempo, la liberazione
-affannosamente sperata. E con il panico dell'atteso evento, con la
-smania d'uscire dall'angustia così a lungo protratta, corse a prendere
-l'ampolla e fatti schierare i fratelli dinanzi a sè (il diavolo
-scegliesse lui), la lasciò andare....
-
-Allora....: un fracasso di cento ampolle infrante a un tempo; una
-vampata; un grido atroce, tra il fumo; e puzzo di zolfo; e il lamento
-che si mutava in riso di follia.... Orribile! Al diradar del fumo,
-esterrefatti, videro, tutti i frati videro il lor priore che si
-contorceva in una convulsione, al suolo; gli occhi fuor dell'orbita; la
-bava alla bocca; invasato. Bontà di Dio! Invasato il priore!
-
-Atterriti da questo castigo totale, rimorsi nel cuore e nell'anima,
-mentre alcuni soccorrevano il misero, gli altri si gettarono in
-ginocchio a implorar dal Cielo pietà. Piangevano. Non perciò cessava lo
-strazio orrendo! E i più anziani diedero il buon esempio; cominciarono a
-confessare ad alta voce le loro colpe, a far atti di contrizione, a
-rimbrottarsi a vicenda per meritarsi l'assoluzione che s'impartivano a
-vicenda. E assolti, avrebbero tentato la prova degli esorcismi.
-
-Tentarono. Chi, imposte le mani sul capo dell'ossesso, invocava l'aiuto
-dei santi, angeli, arcangeli, patriarchi, profeti, apostoli, martiri,
-confessori: chi gli appendeva al collo un breve coi nomi
-dell'Onnipotente: _Hel Heloym, Sother, Emmanuel, Sabaoth, Agia,
-Tetragrammaton, Otheos, Athanatos, Jehova, Saday, Adonay, Homusion_ -- e
-a gran segni di croce minacciava il demone e gridava: -- Esci, immondo!
-esci, aspide e basilisco! Scorpione e iniquo spirito, vien fuori! Fuori!
-
-Ma no: lo spirito d'iniquità non usciva. L'ossesso or sghignazzava, or
-parlava una strana lingua, or fremeva sputando e digrignando i denti, or
-bestemmiava come un saraceno.
-
-E chi gli copriva il capo con la stola e cantava il salmo: _Vicit leo de
-tribu Juda_; e chi l'ungeva con la cera del cero pasquale e recitava
-antifone e oremus.
-
-Invano, tutto invano!
-
-E chi leggeva gli evangeli al passo di Gesù scacciante i demóni; e chi
-aspergeva l'invaso, lo inaffiava a dirittura, tutto quanto, di acqua
-benedetta.
-
-Invano. L'unione fa la forza. I poveri fraticelli si studiavano di
-operare insieme; ma lo spirito invasore pareva più possente che quello
-famoso di Simon mago.
-
-Ne fecero di tutte le sorta. La notte si flagellarono sui nudi dorsi, e
-il giorno dopo digiunarono; sempre in preghiera. Il giorno seguente si
-recarono alla città e per le campagne a largire in carità i quattrini
-dell'avvocato....
-
-Invano. Non valevano discipline, vigilie, digiuni, orazioni, elemosine;
-nulla! Che diavolo! che strapotenza di un diavolo!
-
- ----
-
-Era accaduto più di quel che il priore aveva previsto. Lo spiritello,
-fornito d'immensa energia, d'una resistenza che ogni più grosso demonio
-avrebbe potuto invidiargli, restava, pervicace e tenace, nel luogo di
-sua soddisfazione; nel corpo di colui che, maggior colpevole, aveva
-mandato gli altri alla colpa. Nè i fratelli sapevano più a che santo
-votarsi: quantunque alcuni, sorretti dalla speranza e dalla fede, si
-attendessero di giorno in giorno un miracolo: l'intervento di un messo
-di Dio.
-
-.... Quando, una mattina, dopo forse un mese di tante angosce, il laico
-che vangava l'orto scorse venire alla volta di lassù un uomo di aspetto
-venerabile, a cavallo d'una mula d'aspetto venerabile. Giunto che fu, e
-legata che ebbe la mula a una caviglia, il solenne pellegrino avanzò
-verso la portineria.
-
--- Sono -- egli disse -- il dottor Papenwasser, professore
-all'università di Koenisberga, e vengo qui a studiare su di voi frati
-l'«elaterio della facoltà di astrazione». -- Ma che elaterio! L'ortolano
-e il portinaio cominciarono a gridare: -- Il messo di Dio! È arrivato il
-messo di Dio!
-
-Accorsero. E tutti i monaci gli si fecero incontro con riverenze e
-benedizioni. Nemmeno perdettero fiducia udendo -- i più istruiti -- chi
-egli era; anzi si persuasero meglio che venisse mandato dal Cielo. Era
-un dottore, e un dottore d'Università, e un professore dell'Università
-di Koenisberga! Non avevano dunque ragione di ritenerlo capace d'ogni
-sapere?
-
-Infatti, com'essi umilmente e timidamente l'ebbero informato della loro
-disgrazia, egli sentenziò:
-
--- Ho capito. Son dotto in materia. -- E con l'occhio della mente corse
-subito al profondo magazzino della sua mente; guardò al ripartimento
-_demonografia_ e scórtovi argomento per una erudita lezione, soggiunse:
--- Son da voi. Purchè procediamo con metodo.
-
-Credettero i monaci che a procedere con metodo prima di tutto fosse
-necessario condurlo dove avevano vincolato, in un lettuccio, il
-miserabile ossesso.
-
-Che! A quel fiero spettacolo, il quale avrebbe intenerita una pietra,
-non si commosse affatto l'erudito dottore; come non udisse quelle
-strida, non vedesse quelle contorsioni convulse, quegli impeti di
-atrabile, quei ghigni osceni. E intanto egli predisponeva, severo e
-tacito, l'argomento della sua lezione:
-
--- Dèmoni e spiriti in Egitto, Assiria, Caldea, Persia; in Frigia, a
-Colchide; in Tracia -- presso i Greci e i Romani.... (Oh che bella
-lezione!) -- Magia operativa e magia divinatoria -- riti di espiazione
--- formole, erbe e pietre magiche.... (Oh che profonda lezione!) --
-Negromanzia; lampadomanzia; dactilomanzia; lecanomanzia.... (Oh che
-colossale lezione!) -- Ragolomanzia; palomanzia: petchimanzia;
-partenomanzia; pegomanzia....
-
-Poi, fatti sedere intorno intorno tutti i frati, il dottore incominciò:
-
--- Narra Erodoto di Alicarnasso, dai latini erroneamente detto il padre
-della storia, che gli antichi Egizii....
-
-Stupirono i frati. Non comprendevano quale fine potesse avere un tal
-discorso; pareva loro che più importasse la liberazione dell'infelice.
-Ignoravano, poveri frati, che scopo degli eruditi è di mostrarsi
-eruditi; nè immaginavano l'efficacia dell'erudizione quando trascende
-alle contingenze della realtà.
-
-Il dottore di Koenisberga parlava da mezz'ora appena, e già i monaci,
-nei loro sgabelli, chinavano il capo sul petto e a occhi chiusi
-riposavano in un delizioso oblio della loro corporea salma e dei loro
-guai.
-
-E già l'ossesso sbadigliava. Da prima furono sbadigli a bocca spalancata
-e lamentevoli, mentre gli occhi smarriti ricercavano la perduta
-coscienza. Indi, a poco a poco, seguiva un languore, un assopimento
-benefico.
-
-Finchè, a due terzi della lezione, il priore mandò un fragoroso sospiro,
-e dopo, alto, un grido di gioia.
-
-Destati, i fraticelli balzarono in piedi; guardarono; videro. Miracolo!
-Il miracolo del messo di Dio! -- _Laus Deo! Osanna!_ -- E corsero a
-sciogliere il redento. E -- _laus Deo! laus Deo!_ -- tutti si
-inginocchiarono ed elevarono braccia e voci in rendimento di grazie al
-Signore. Salvo! Il priore era salvo! _Tedeum!_
-
- ----
-
-Ma poichè fu cantato il _Tedeum!_ accadde un fatto forse più strano
-della stessa liberazione che aveva sollevato gli animi oppressi:
-l'erudito, fedele al suo metodo, per cui non abbandonava mai un
-argomento senza averlo, secondo diceva, sviscerato o esaurito, ripigliò
-il discorso dal punto in cui era rimasto interrotto. Come se nulla fosse
-accaduto! Come se a colui non importasse nulla del gaudio che rianimava
-tutto il convento, dell'esultanza in cui tutti i monaci furono concordi
-quasi per una comune resurrezione!
-
-E allora sdegnati, essi non videro più nel dotto di Koenisberga l'angelo
-salvatore ma lo strumento involontario, inconscio, indegno della
-Provvidenza; e tanta era la foga che egli metteva a seguitar con la
-fastidiosa discorsa, che dubitarono lo spirito maligno si fosse
-trasferito dal priore in lui. Per non più patire esperienze diaboliche
-afferrarono dunque gli sgabelli, e gli mossero incontro:
-
--- Via! Fuori di qui! Fuori l'invasato! All'inferno!
-
-Oh frati ingenui nonostante i loro recenti scapucci nel cammino del
-mondo!
-
-Il diavolo che aveva resistito tanti anni dentro un'ampolla, in elemento
-contrario; che aveva resistito a tanti scongiuri e religiosi assalti e
-rituali invettive, non aveva potuto, no, resistere all'intera lezione
-d'un erudito tedesco. Figurarsi se si sarebbe trovato bene dentro il
-corpo di lui! No, no, preferiva....
-
--- Via, scorpione! via, basilisco!
-
-Preferiva, aveva preferito....
-
--- Via, dragone! All'inferno! -- i frati urlavano.
-
-E il dottor Papenwasser fu costretto per la prima volta, da che era
-professore a Koenisberga, a mancare al suo metodo.
-
-Uscì di trotto, alla volta della mula.
-
-Ma la mula non c'era più. E la capezza, con cui l'aveva legata alla
-caviglia, bruciava ancora.
-
-
-
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-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA ***
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-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
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-spread public support and donations to carry out its mission of
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-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
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-
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-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
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- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
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