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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Il diavolo nell'ampolla - -Author: Adolfo Albertazzi - -Release Date: January 21, 2012 [EBook #38637] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - DELLO STESSO AUTORE: - - _Ora e sempre_, novelle. 3.º migliaio L. 1 75 - _In faccia al destino_, romanzo L. 3 50 - _Il zucchetto rosso e Storie d'altri colori_ L. 3 50 - _Novelle umoristiche_ L. 1 75 - - ADOLFO ALBERTAZZI - - IL DIAVOLO - NELL'AMPOLLA - - NOVELLE - - - MILANO - _Fratelli Treves, Editori_ - 1918 - -- - *Secondo migliaio.* - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per - tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ - - Tip. Fratelli Treves. - - ---- - - - - - INDICE - - - LE FIGURINE. - IL CAMICIOTTO ROSSO. - LA CASSAFORTE DI DON FIORENZO. - LA FORFECCHIA. - LA CIOCCHETTINA. - IL NIDO. - FERDINA. - IL CHIODO. - CINQUANTAMILA LIRE. - LA STELLA SIRIO. - L'ASINO NEL FIUME. - IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA. - - - - - LE FIGURINE. - - --- Mulattiere! - -Al vicino, che gli chiedeva del suo servizio, rispose con l'impeto d'una -coscienza aperta a tutti i doveri e a tutti i pericoli della carica. E -per dimostrarne meglio la gravità, aggiunse: - --- Addetto al vettovagliamento! - -Anche la voce, forte, sonora, era espressione di vigoria. - --- Di dove venite? - --- Dal Trentino. - --- E siete in licenza? - --- Sì. Otto giorni di licenza straordinaria. Vado a casa a divertirmi. - -Ora sorrise; ma l'ironia si adattava così male a quella sua faccia di -uomo sano e florido e a quei suoi occhi chiariti dall'anima schietta e -semplice, che gli ascoltatori rimasero incerti. - --- Mi è morta la moglie quasi all'improvviso. -- Dimenando la testa -significava: -- Questa doveva capitar proprio a me! - -Quando la porticella fu riaperta, che già il treno era in moto. - --- Oh! Carlino! - --- Oh! Saverio! Sei qui? - -Il sopravvenuto atteggiava il volto a mestizia; nell'altro il piacere -dell'incontro pareva superar la tristezza dell'occasione. - --- Ho viaggiato tutta notte. Sono arrivato, da Verona, a mezzodì, e ho -fatto appena in tempo a correre da mio cognato, all'arsenale. - --- Rubata! -- esclamò l'amico. -- Ti è stata rubata, Saverio! Nemmeno il -dottore sa capire il come e il perchè della disgrazia, così, d'un -tratto. - --- Cosa importa saper il come e il perchè? -- il soldato disse a voce -anche più alta. -- È morta, ecco! - --- Hai ragione. - -Inutile indagare; argomento concluso. Potevan passare ad altro. - --- Ditemi, Carlino. Vostro nipote? - --- Ferito a una gamba; ne avrà per qualche settimana. - --- Me ne rallegro, che si tratti di poco. E gli amici? Otto mesi che non -ne ho nuova! Michele Costa? - --- È prigioniero. - --- Prigioniero! Michele? -- La notizia conteneva per lui tale contrasto -fra l'idea di prigionia e l'immagine dell'amico spaccone o gaudente, che -il soldato scoppiò a ridere. E udendolo e vedendolo ridere, più d'uno, -ai prossimi posti, pensò: -- Bel dolore ha costui d'esser rimasto -vedovo! - -Ma il dialogo seguitava. - --- E Luigi dell'Osteria Grande? - --- Imboscato. - --- Figlio d'un cane! E Isidoro? - --- È morto; a Bainsizza. Anche Giovanni del Poggio: ha lasciata la pelle -in Albania. - -Il mulattiere stette un po' a bocca aperta; e soggiunse: - --- Io non trovo che morir qui o morir là sia lo stesso. Io preferirei la -fine d'Isidoro. - -Non tutti eran del suo parere, e sorse una discussione; della quale -approfittò l'amico, che stava in piedi, per andar a un posto, in fondo -alla carrozza. - --- Ehi, Carlino! -- Saverio gli urlò dietro. -- Vi ringrazio di quel che -avrete fatto per la mia vecchia. - -E poi volgendosi alla donna dirimpetto a lui: - --- Se tutti fossero galantuomini come Carlino, la guerra non ci sarebbe. - --- Non ci sarebbero tante famiglie addolorate -- sospirò la donna. - -Riprese il mulattiere: - --- La guerra non si può fare senza ammazzar il prossimo, e non c'è da -meravigliarsi che molti abbiano da patire. Non c'è da meravigliarsi che -uno si salvi e uno ci resti. Secondo il destino! Un giorno io conducevo -la mula su per un monte battuto dalla mitraglia. Tenevo la briglia a man -mancina, dalla parte bassa del sentiero. Un colpo, e la mula stramazzò -con la testa fracassata. Se ero a mano diritta, il colpo toccava a me. -Bene; chi mi avesse detto quel giorno: -- Tu l'hai scampata; tua moglie -non la scamperà --, gli avrei dato del matto. - -Sempre col tono d'uno che narra una storia non sua, il soldato continuò: - --- Matto invece sono stato io, dall'altra sera fino a oggi, fino all'ora -che ho discorso con mio cognato. L'altra sera io e il mio compagno, -Biagini, un toscano, avevamo già caricate le bestie (si andava al -reparto, al lume di luna), quando mi consegnarono una lettera. Accendo -un zolfanello. Vedo che non è la scrittura di mia moglie; è della mamma. --- Uhm! -- dico. -- Scrivermi la mamma?: m'insospettisce. -- Non ci -pensare -- fa Biagini. -- Siamo al Natale e tutte le mamme scrivono ai -su' figliuoli. -- E non ci pensai più. Tornati, nella baracca ci avevo -un pezzo di candela. Lessi. È persuasa? Mi misi in mente che fosse un -raggiro di mia madre con qualcuno del Comune per ottenermi la licenza. -Anche il certificato di morte mi pareva una fola! Ma oggi ho dovuto -credere. Mia moglie il sabato avanti le Feste venne a Bologna a trovar -la sorella; stava bene; allegra; il ritratto della salute. Arrivò a -casa, e andò a letto, che non era più lei. Mio fratello corse dal -dottore, e lei in quel mentre spirava. - -Una breve pausa; e dopo: - --- Cosa importa saper il come e il perchè? È morta: ecco! - -La donna chiese: - --- Avete figli? - --- Uno; di sei anni. Il giorno che partii, volli mangiare, prima -d'avviarmi. Mia moglie -- piangeva -- cominciò a tagliar del prosciutto. --- Basta! -- diss'io. E il bambino: -- No, mamma; tagliane pur molto, -del prosciutto, al babbo, che non ne mangerà più. -- Fra poco il bambino -mi verrà incontro e mi dirà: -- La mamma è morta. - -Il vicino di posto guardò il mulattiere: immutato nel viso come nella -voce. Solo gli vide una lagrima, ferma, tra ciglio e ciglio, in coda -all'occhio. - -Allora parlò colui: - --- Sapete perchè l'avete perduta, la vostra donna? Perchè era onesta. Le -altre, che non si accorano d'aver il marito lontano, quelle, state pur -sicuro, non muoiono! - -Gli ascoltatori approvarono, e la conversazione prese un andamento -piacevole. Saverio rideva non meno degli altri, e più forte. - -Nessuno avvertiva in lui un'eccitazione strana: per l'insonnia -- tre -notti che non dormiva --; per la fame -- dalla sera innanzi non aveva -mangiato che una mezza pagnotta --; per il piacere stesso che, in -contrasto con la sua sventura, provava a riudire il suo dialetto, a -trovarsi fra gente delle sue parti, in vista ai noti luoghi, lontano -dalla vita di guerra. Nessuno, neppure il vicino, dubitava ch'egli non -fosse una clamorosa testimonianza del motto: «Chi è morto, giace; e chi -è vivo, si dà pace». - - ---- - -Carlino e Saverio discesero alla stazione di San Niccolò. Una stretta di -mano; buona sera!, e si separarono. - -Il soldato s'incamminò a passo di marcia per la viottola solitaria. - -Cadeva rapido il crepuscolo; la luce sfuggiva dalla tetraggine dei campi -arati, umidi e neri; dei filari degli olmi scheletriti; della nebbia che -celava le montagne e velava di desolazione le cascine e le case sperdute -nel freddo. I pappi delle vitalbe coprivano d'una bianchezza funerea le -siepi brulle ed irte. E Saverio andava per il fango. - -Precorrendo col pensiero rivedeva il fratello, maggiore di parecchi -anni, sempre uguale: taciturno, rozzo, e robusto e paziente come i buoi -a cui s'affezionava più che agli uomini; rivedeva, invecchiata, la -madre; cresciuto il figliuolo. Che smania di stringerselo sul cuore! -- -Giorgio! Giorgio! -- Ma il timore di udirlo piangere, invocar la madre, -gli diveniva un senso di peso enorme, addosso. - -Eppure aveva seco, nel tascapane, il modo di quetarlo. -- Guarda cosa -t'ho portato! Un pastorino con l'agnello! -- L'aveva comperato a -Bologna, sotto il portico della chiesa dei Servi, ove i venditori di -figurine da presepio indugiavano sin oltre l'Epifania. Quattro soldi! -Per quattro soldi, una volta, se ne avevan quattro delle figure di -terracotta. - -Il mondo, non c'è che dire, va a rovescio; chi però abbia voglia di -lavorare ci troverà sempre da far bene. E la guerra se molti ne porta in -su, molti ne porta in basso; calerà il prezzo del terreno, e fortunati -quelli che avran capitale da investire in campagna! A guerra finita, lui -e il fratello potrebbero lasciar la mezzadria e prendere in affitto un -buon podere; e industriarsi col bestiame. Mercante di buoi: era stato il -suo sogno fin da ragazzo. Occhio sicuro, astuzia, parola di galantuomo; -la frusta in mano, e il portafogli pieno di biglietti da cento. - -Così, sognando per arrivare a casa di buon animo, arrivò finalmente a -casa. - - ---- - -Il cane pareva impazzito; balzava contro e guaiva; correva a furia -intorno e abbaiava; chiamava. - -Il fratello, che aveva già rifatto il letto alle bestie, uscì dalla -stalla col lanternino acceso. Non si commosse. - --- Cos'hai di licenza? - --- Otto giorni. - --- Va bene. Mi aiuterai a potare. - -La madre, abbandonata la polenta al fuoco, spalancò le braccia. - --- Quanto aspettare, figliol mio! - --- Ehi, mamma!, non voglio pianti -- ammonì il soldato entrando. -- -Pugni al cielo non se ne danno: dunque.... E Giorgio? - --- L'ho messo a letto; stanco; addormentato. Non sta mai fermo in tutto -il giorno! - -Il soldato si levò il rotolo del mantello, che aveva a tracolla, e lo -depose sul cassone; appiccò la bisaccia a un chiodo; tolse di mano al -fratello il lanternino, e dicendo: -- Vuotate la polenta, che son morto -di fame -- salì, per la scala di legno, al piano di sopra. Ridiscese -tosto. - --- Dorme. È bello. Son contento. - -Gli lucevano gli occhi, ma il fratello e la madre finsero di non -accorgersene. - -Sedettero; i due uomini, alla tavola, la vecchia, sul focolare; e -ingoiarono le fette fumanti. - --- Hai saputo di Michele Costa? -- chiese il fratello. - --- Sì, me l'ha detto Carlino in treno. - -Allora la madre pigliò coraggio. - --- T'avrà detto anche, Carlino, che abbiam fatto quel che abbiam potuto? - --- Sì. Non ne discorriamo più. - --- E la guerra? -- il fratello dimandò, dopo un poco. - -Saverio scosse le spalle. C'era ben altro da pensare, da dire! Parlò con -voce ferma. - --- La mamma è vecchia; e d'una donna giovine in famiglia ne abbiam -bisogno. Prendi moglie tu. - --- No -- rispose il fratello, risoluto. -- Tribolare piuttosto. - --- Ne prenderò un'altra io. Ma badate: una come quella non la trovo più -in tutto il mondo. - --- È vero -- confermò la madre. Soggiunse: -- Sinchè io camperò, una -matrigna non lo tratterà male, il bambino. - --- E dopo -- esclamò torvo Saverio -- non mi mancherebbe un randello da -romperle su la schiena se non rispettasse il mio sangue! - -La vecchia si alzò in fretta; andò a deporre il piatto nel secchiaio; si -asciugò gli occhi col dorso della mano, e Saverio finse di non -accorgersene. - --- Adesso -- il fratello disse riempiendo la pipa -- ti mostro i conti. -Li ha fatti Carlino iersera. Due volte è venuto per consolarci. - -E tornò con le carte. Saverio accostò a sè il lume a petrolio e cominciò -a rintracciare e sommare rendite e spese. In fine, le spese del -mortorio: tanto, nelle torce; tanto, nelle messe; tanto, nel resto. - --- Anche i preti non scherzano! -- commentò. - -Ma le rendite del grano e dell'uva erano grandi. - --- Ti scaldo il letto? -- propose la madre. - --- No, vado a dormir nella stalla. - -E riacceso il lanternino, i fratelli uscirono. - -Nella stalla Saverio guardò ai buoi giacenti. Fe' rialzare i manzoli -nuovi; li palpò; li accarezzò. - --- Belli! Da guadagno. - -Poscia l'uno si gettò su la branda; l'altro -- il soldato -- nel mucchio -di paglia: vi si immerse; se ne ricoperse con un piacere di ragazzo. - -E il russare degli uomini non tardò a confondersi col respirar fondo dei -buoi. - - ---- - -Allorchè, la mattina dopo, Saverio entrò in casa, nel camino -fiammeggiava un bel fuoco. - --- Mamma, preparatemi i vestiti, da mutarmi. - --- E alzerò Giorgio -- disse la vecchia sorridendo. -- Sgambetta per -tempo. - -Il soldato rimase solo. La cucina gli sembrava più ampia e più nera nel -contrasto delle due luci: la fiamma rossa e riverberante, e l'albore, -che entrava per la finestra appannata. - -E d'improvviso, in quello schiarire incerto, ebbe dinanzi a sè -l'immagine della morta: così evidente da chiamarla. Volse il capo; e -ugualmente improvviso gli tornò un ricordo. Il dì che si sposarono, in -municipio, uno di coloro che scrivevano esclamò, serio: -- Bella coppia -di sposi! - -Un brivido gli corse per la vita; sentì una colpa nel ripensare a lei -bella senza pensare a lei buona. E cominciò a parlare, a mezza voce, -quasi ci fosse qualcuno ad ascoltar la lezione della sua esperienza. - --- Alla passione non si comanda. È nel cuore? E anche se non ci date -mente, anche se discorrete d'altro, anche se scherzate e ridete, anche -se non ve ne accorgete, a poco a poco, la passione, dentro, cresce -cresce.... - -Si rivide nel tragitto a piedi sino al deposito, nel tragitto in camion -sino a Verona, nel viaggio da Verona a Bologna, e da Bologna a San -Niccolò, in piacevole compagnia. - -Chi avrebbe mai detto che il cuore, intanto, gli si riempiva in questa -maniera? E lungo la strada da San Niccolò a casa non s'era divagato -facendo castelli in aria? E nell'incontro col fratello e con la madre, e -durante la cena non aveva provato come l'alleggerimento d'un peso? Non -aveva dormito tutta la notte, di gusto, senza sogni? Ma intanto, a poco -a poco, la passione cresceva, seguitava a riempirgli il cuore. E quando -è pieno, basta un niente perchè trabocchi. - -No! Si contenne. Il bambino, di sopra, chiamava: -- Babbo! babbo! --; -scendeva. - -Gli mosse incontro; lo prese per mano gridando: -- Vieni a vedere, -Giorgio, cosa ti ho portato! - -E con lui andò a staccar dal chiodo la bisaccia; si sedè, con lui -accanto, alla tavola, presso alla finestra; introdusse la mano nel -tascapane, adagio, per aumentar l'aspettazione gioiosa. - -Ma -- addio pastorino di terracotta! --: la mano ne toccò due, tre -pezzi. - -Forse aveva sbattuta la bisaccia salendo in treno, o scendendo? Non -importava saper il come e il perchè; era rotta, ecco! - -Ne ritrasse i pezzi, li osservò, e allora -- basta un niente quando il -cuore è troppo pieno -- allora stringendo di più a sè il figliuolo col -braccio destro, distese il braccio sinistro su la tavola, vi appoggiò la -fronte e ruppe in singhiozzi. - -Il bambino taceva. Stupito, considerava la figurina infranta e il padre -piangente. Ma si divincolò. - --- Aspetta, babbo! Lasciami andare! Lasciami andare! - -Sfuggì, salì a gran passi la scala. Tornò che lo sfogo non era cessato. - --- Guarda, babbo! Guarda! Questa è più bella della tua! Me la portò la -mamma da Bologna, prima di morire. Non piangere! te la dò a te. -Prendila. - -Il padre sollevò il capo; sorrise tra le grosse lagrime; scorse negli -occhi del figliuolo, mentre gli offriva la figurina, gli occhi della sua -donna; e prese a tempestarlo di baci. - -E il bambino si mise a piangere anche lui. - - - - - IL CAMICIOTTO ROSSO. - - -Un discorde mugliare: richiami angusti di vitelli, come impediti da un -soffocamento; aperte, disperate invocazioni di madri; risposte lunghe, -come estratte dal torace profondo, di buoi. E uno strepito di campanacci -e un romore di voci umane. - -Sotto l'ombria dei tigli e delle acacie arboree l'agitazione delle -bestie e degli uomini da lontano appariva confusa di bianco e di scuro; -lenta, folta. Ma a penetrarvi si scorgeva un comporsi e uno scomporsi di -gruppi nelle vicende del mercato; un diradar della folla quando, a ogni -prova di compera, si facevan andare le paia che i garzoni tiravano per -le mordacchie. I sensali schioccavan le fruste; frustavano seguendo per -alcuni passi; e arrestandosi nel dar l'ultimo colpo, piegavano innanzi -la persona e la risollevavano quasi a ritirarsi dagli animali lasciati -in libero movimento. - --- Guardate! - -Cominciava l'esaltazione dei pregi; la speculazione dubitosa dei difetti -e dei vizi; e mentre i venditori attendevano con le braccia conserte o -le mani aperte sul petto, il pollice entro i giri del panciotto, i -compratori esaminavano a fatica i denti, sorridevano al vecchio inganno -delle corna ingiallite e lustrate con olio e mallo di noce, scostavan le -moscaiuole per veder del tutto la quiete degli occhi, tastavano le gambe -ai malleoli se non celassero vesciconi, raccoglievano in pugno la pelle -del fianco per accertarne la morbidezza, accostavano l'orecchio ad -ascoltar il respiro e il cuore. E venivan, dopo, le chiassose richieste -e le proposte commentate da bestemmie, da risate, da gioconde -contumelie. Finchè il sensale tratteneva per un braccio l'acquirente che -fingeva di voler scappare; afferrava sotto il braccio o col braccio -dietro al dorso il venditore, che si fingeva irremovibile, e -trascinatolo in disparte, gli parlava sottovoce e lo riconduceva -all'altro. Nuova richiesta; nuova proposta. - -E si ripeteva la disamina; e si trovavano non abbastanza diritte o -asciutte le gambe, non perfetto l'appaiamento. Intorno, i curiosi -aspettavano. Poi, all'ultima proposta del sensale, avanzavano -faccendieri e amici a sospingere il braccio del venditore, il braccio -del compratore; e le due destre s'impalmavano che l'accordo non era -ancora pieno. Con dinieghi aspri si svincolavano le mani; con qualche -piccolo rialzo e ribasso di prezzo, concesso a stento, si riprendevano. -E se, dopo tanto, il contratto era concluso, che strapponi lo -consacravano! Il sensale da un lato, gli amici dall'altro, con ambedue -le mani premevano alla poderosa, imprescindibile stretta finale. - - ---- - -Fra i paltonieri che al mercato cercavano di buscar qualche soldo e tra -gli spettatori più attenti lo Scricco non mancava mai, da poi che era -tornato in paese. Ma non infastidiva nessuno. Là in mezzo sentiva meno -la fame e si saziava di innocua invidia e di una speranza che solo nel -suo segreto si arrovellava in minaccia. Perchè, uscito dal penitenziario -dopo la lunga condanna, non l'avevano commosso troppo i mutamenti del -mondo: i traffici intravveduti alle stazioni ferroviarie, i transiti -delle biciclette e delle automobili per ogni strada, le fabbriche sorte -anche nel paese nativo non gli avevano distolto l'animo dalle -rimembranze per amareggiarlo con lo spettacolo di ricchezze e -soddisfazioni impensate, di una felicità ignorata. Per lui i beni grandi -e invidiabili restavan quelli per cui aveva ceduto alla colpa e -sopportata la pena; erano i campi verdi e solatii; erano le case ove i -sacchi di frumento, di frumentone e sementi si addossavano lungo la -loggia ed ove fermentava l'uva nei tini enormi; erano le stalle ove non -una delle dodici poste si lasciava mai vuota. - -Ah, il sogno della sua giovinezza! Accumular denaro che bastasse -all'acquisto di un pezzo di terra, e di là estendere possedimento e -fortuna, e conquistar la ricchezza che non muta per mutar di tempi e di -progressi e di macchine; ed essere felice! - -Invece, ecco: ricettando e rivendendo le cose rubate, aveva perduto -tutto; resistendo alla forza, aveva aggravato il delitto; tacendo -ostinatamente, sempre, il nome dei complici e salvando il maggior -colpevole, aveva aggravata la condanna su di sè. Diciotto anni! E -intanto Sandro Molenda, Sandro il ladro, il maggior colpevole che egli -aveva salvato col silenzio, si era fatto ricco lui. Possedeva fondi e -bestiame! - -E tutti lo rispettavano. E scorgendo al mercato chi l'aveva salvato -dalla galera, non dava segno di riconoscerlo. Temeva. Ma verrebbe l'ora -di comparirgli dinanzi, guardarlo in faccia e dirgli: -- Son qui! - -L'occasione venne il dì che Sandro Molenda contrattava un bel paio di -bestie con un contadino di Romagna bassa. Quando chiese: -- Son fidi? ---, il venditore rispose: -- Fidi --; e, volto l'occhio in giro, fe' -cenno a quello che tra i presenti gli parve prestarsi meglio alla prova. -Poco più alto di un ragazzo, spelazzato nella faccia strana, in testa un -cappellaccio da risaiolo, lo Scricco si avvicinò. Con vecchia esperienza -palpò nel collo, l'un dopo l'altro, i mirabili buoi; li grattò tra le -corna; avvicinò il volto ai musi abbassati tirando la cavezza; tolse le -mordacchie: non si muovevano. Fidi! Guardavano lontano, come in uno -stupore di sogno perduto. - -I due tentarono, strinsero il contratto. - --- Ve li guido a casa io? -- disse lo Scricco a Sandro, piantandogli gli -occhi in faccia, appena avvenuta la compera. - -Quasi non l'avesse mai conosciuto o lo avesse sempre conosciuto per -galantuomo, Sandro disse: - --- E tu guidali. - -Poi si scostò col sensale e il venditore; rimise in tasca il grosso -taccuino; e si rivolse: - --- Avvìati, che ti raggiungo. - -Un amico gli strizzò l'occhio. Mormorò: - --- Li hai consegnati a buone mani! - - ---- - -Con il cavallo al passo dietro i buoi che lo Scricco conduceva, Sandro -Molenda trovava sollievo in un sospetto che altra volta gli sarebbe -stato gravoso. - -Quei due animali così belli e forti e bene appaiati, da esposizione, li -aveva comperati per meno di quanto valevano in apparenza. Qualche -difetto dovevano averlo. Quale? Li considerava; li immaginava sotto il -giogo, a timone del carro o dell'aratro: quale dei due gli sfigurerebbe? - -Ma perchè impensierirsi se aveva agio a sperimentarli, e otto giorni di -tempo al referto e alla restituzione? Perchè confondersi in quel -pensiero? Lo minacciava ben altro pericolo: un pericolo tale che la -mente rifuggiva dal chiarirlo e il cuore se ne angosciava quasi a una -oscura rovina, a un disastro travolgente, mortale. L'energia e l'astuzia -che l'avevano tirato fuori dal fango, che nelle prime furfanterie -l'avevan difeso dai pericoli e dalle paure, che l'avevan sospinto, dopo, -a camminare per la via diritta, lo sosterrebbero ancora. Voleva! Ma -intanto non poteva concepire l'azione liberatrice se non afferrando, -fermando l'idea che dal dì che aveva riveduto lo Scricco gli era -balenata tremenda. Non c'era scampo; o non lo soccorreva, l'antico -complice, e lo Scricco avrebbe presto o tardi rivelato a tutti l'antica -complicità, la generosità che non riceveva compenso; lo soccorreva, e la -gente chiederebbe per che vincoli egli fosse tenuto a un avanzo di -galera, e qualcuno rinvangherebbe il passato e scoprirebbe il principio -di quella fortuna che ingelosiva gli uguali d'un tempo e i nemici -d'adesso. Nessuno scampo.... finchè il complice, che aveva scontato per -lui, viveva. Diciott'anni! Pareva ieri; e una denunzia sarebbe forse -ancor valida! Diciotto anni, a Portolongone, a Castelfranco; ed era -tornato, quel miserabile, a guardarlo in faccia e a dirgli con gli -occhi: -- Son qui. O mi aiuti, o ti smacco! - -Ma che varrebbe comperarne il silenzio? Dimostrando obbligazione a un -galeotto non dimostrerebbe che ladro era stato anche lui? - -Così Sandro Molenda -- lo saprebbe tutto il mondo -- aveva fatti i -quattrini. Ladro! Nessuno scampo finchè lo Scricco viveva! - -.... D'improvviso, al passare d'un biroccino, i buoi balzarono; e lo -Scricco fece appena in tempo a scansarsi, a trattenerli. - -Sandro strinse gli occhi. Nel riflettere raccoglieva sempre lo sguardo -sotto le grosse ciglia. Dunque erano ombrosi? No: uno si era spaurito -alla mossa repentina dell'altro, e l'altro, il destro, aveva dato un -balzo innanzi come per assalire, di furia. - -Allora Sandro rincorse con lo sguardo il biroccino che era oltrepassato; -vide e disse: -- Ho capito. -- Avevano cercato d'ingannarlo nella -compera, e per la rabbia si mordeva le labbra; sfogava il segreto -sgomento con imprecazioni a mezza voce contro il venditore. - -Se non che, a poco a poco, spianò il viso; gli rifulsero gli occhi e le -idee torbide scomparvero quasi al seguire di una vivida speranza, o al -risolversi dell'animo in un savio proposito. - -E quando furono a casa il bifolco e gli altri uomini ammirarono i buoi. -Sorridente, senza interloquire, lo Scricco ammirava tutto intorno, e -sembrava lieto. La casa, tozza e massiccia, attestava uno stabile -benessere; la cascina era gonfia di fieno e di paglia; il campo arato, -tra i diritti filari, aveva le zolle nere di concime, al sole. Sotto il -portichetto una delle nuore allattava un bambino paffuto; la reggitora, -nell'aia, diffondeva palate di mondiglia a una moltitudine di galline e -pollastri, faraone e anitre. - --- A te! -- chiamò Sandro contando pochi soldi e porgendoli allo -Scricco. Questi li intascò; disse: -- Vi saluto, gente! --; e se ne -andava. Ma si fermò là, dove, presso la catasta di legna e di fasci, -erano ammucchiate le zucche per i porci. - --- Vuoi una zucca? -- gli chiese a voce alta Sandro, per ridere. - -Rise anche lo Scricco tornando indietro; e quando gli fu presso disse a -mezza voce: - --- Fareste meglio a tenermi qua da voi, per garzone. - -L'altro strinse gli occhi fissandolo; poi rispose: - --- E io ti tengo. - - ---- - -Così lo Scricco fu contento. Cominciata la vendemmia, accettò volentieri -di portare con gli operai più robusti i cesti e i bigonci; e sapendosi -da che parte veniva, i compagni l'incitavano a raccontare. -- Cosa -facevi in collegio? Come ci campavi? Stavi allegro? -- Egli, durante le -soste dell'opera, raccontava; teneva allegra la compagnia per il modo -con cui esaltava le delizie del reclusorio. Cantava anche a squarciagola -una canzone che aveva sommessamente imparata a Castelfranco; e ridevano, -sebbene fosse una canzone da piangere. - -Ma per il campo lo Scricco si meravigliava e godeva -- e non lo diceva --- delle piccole cose che ritrovava dopo tanti anni, e che gli -ridestavano impressioni di sogni avuti là dentro, nella cella, alle -notti grevi. - -Allodole trillavano invisibili contro il sole; cincie e lui si -chiamavano, mai stanchi, d'albero in albero; le passere frullavano a -frotte. Nei prati, i fiori d'inverno rompevano di lilla le verdi -distese, brillavano gocce di guazza; candide famiglie di funghi -spuntavano dalle radure. Si spandeva lontano l'odore dei pioppi. E al -sole la dolcezza dell'aria faceva ricordare i giorni più tristi, ma -passati per sempre. - -Frattanto con cautela, in segreto, il padrone si era accertato del vizio -che aveva uno dei buoi acquistati da poco. Come aveva dato un balzo al -passaggio di quel biroccino su cui era una donna col fazzoletto rosso, -la bestia infuriava a mostrarle un fazzoletto rosso: tentava assalire -cozzando. Terribile, se potesse! Era pericoloso irritarla anche là, -legata alla posta. Quando i buoi han l'ira del rosso, nel sangue, guai; -per ammazzare si lascerebbero ammazzare. - -Pure, Sandro non fece il referto; non ne parlò con nessuno. - -E temeva se ne accorgesse il bifolco. - -E fece fretta al sarto che, a norma dei patti, venisse a trar di cenci -il garzone. Comperò anche, per il garzone, la flanella da fargli un -camiciotto; rossa; e lo cuciva una delle nuore. - --- Vi nomineremo Garibaldi -- dicevano ridendo le donne. - -Allo Scricco pareva di tornare ragazzo, quando aspettava ansioso il -giorno della festa che indosserebbe il vestito nuovo, la camicia nuova. - - ---- - -E fu un giorno di festa. Tutti, fuor che lor due -- reggitore e garzone --- erano ai vesperi. Giuocata che ebbero una partita alle bocce -- la -vinse lo Scricco --, entrarono nella stalla; lo Scricco a prender la -sacchetta per andare alla foglia; Sandro per salir dalla botola nella -cascina a dormire -- disse -- un bel sonno, tra il fieno. - -Ma appena fu disopra, il padrone ridiscese, svelto. - -Ascoltava allontanarsi la voce, che cantava la canzone di Castelfranco -e, interrotta, rispondeva a uno che moveva parola dalla strada. Quindi -sciolse, Sandro Molenda, il bue insano; lo spinse fuori della posta; lo -avviò fuori della stalla, guatando (il camiciotto rosso non era a metà -della capedagna); si nascose, svelto. - -E pochi istanti passarono, eterni. - -Chi non crederebbe a una disgrazia? Il bue insano (chi ne aveva colpa?) -si era slegato, era scappato; e lui, accorso subito -- troppo tardi -- -alle grida. - -Ecco. - --- Correte, gente! -- gridò l'uomo che aveva mosso parola dalla strada. - --- Madonna, aiuto! -- lo Scricco gridò: una volta sola. - --- Aiuto! -- ripetè Sandro Molenda accorrendo con un forcale: -- Aiuto! --- E giunse.... -- troppo presto? --: no. - - - - - LA CASSAFORTE DI DON FIORENZO. - - -Quando don Fiorenzo fu in fondo alla chiesa, si voltò, disse a bassa -voce: -- Signore, ve li consegno a Voi! --; e segnatosi con la solita -rapidità, uscì. - -Il cielo schiariva. Pallidamente, il sole intiepidiva l'aria invernale. -E il prete si mise a sedere sul gradino per riscaldarsi un poco al sole -e quasi per rischiararsi lui pure dentro, nell'animo, che una commozione -strana conturbava: di letizia amareggiata da un prossimo timore; di -gioia impedita da una persistente gravezza. - --- La mia cassaforte! -- pensò; e sorrise. Ma il pensiero gli ricadde -inerte, ed egli restò a lungo così, seguendo con lo sguardo la vicenda -della nuvolaglia più o meno tenue, non ancora trapassata nè aperta da -raggi del tutto vittoriosi. - -Finchè, grazie a Dio, irradiò una vivida spera. - --- Mille e settecentocinquanta lire riscosse allora allora, calde calde. -Mille e settecentocinquanta! Che somma! Che cordiale! Ah!, i quattrini, -hanno proprio il vigore, l'ardore d'un cordiale che risuscita! -- E -questa volta rise di gusto, e si diede a pensare rinvigorito, -infervorato, franco. Ne aveva abbastanza; finalmente non avrebbe più un -centesimo di debito, con nessuno al mondo! Finalmente potrebbe spendere -senza angustia per una veste (e si guardò la veste rossigna e tignosa), -per un paio di scarpe (e si guardò a quelle scarpe). Finalmente potrebbe -cavarsi qualche onesta voglia senza paura! No? Gli arriverebbe addosso -l'Americano, suo fratello, con la solita burbanza, con la solita -prepotenza, con i soliti assalti? -- Che prete sei? Dove hai nascosti i -quattrini che hai riscossi da Bisaccia? Dammeli! Ne ho bisogno! Li -voglio! Bada!... - --- No! non te li dò! Trovali!; e se li trovi, prendili! Cadrai -fulminato! - -Una pausa. Quindi don Fiorenzo rispose forte a suo fratello come -l'avesse davvero lì davanti, trattenuto dalla tremenda minaccia; e si -sfogò, finalmente. - --- Che prete sono? Un prete che ha sempre fatto il suo dovere; un -galantuomo, sono, io, che ha sempre sofferto in lite con la miseria! - -Sempre! E adesso che ho quel che ho, un capitale mio, tutto mio (un -biglietto da mille, stupendo; uno da cinquecento, sudicio, ma stupendo -anche lui; due da cento, del Banco di Napoli, belli e buoni; due -marenghi d'oro lucidi e sonanti che consolano a toccarli, e una carta da -dieci per giunta), adesso che posso rifiatare, io, fratello, non ti -scongiuro più a mani in croce di non rovinarmi, di non sacrificarmi, di -non rubarmi, e ti domando, io, a te: -- Che fratello sei? che cristiano -sei? che uomo sei? E ti dico: - -Quando io digiunavo per tirar innanzi gli studi e arrivare a dir messa; -quando nostra madre rompeva il digiuno a fette di polenta, tu eri già in -America a far fortuna, e non mandavi un soldo, che è un soldo, a casa, -mai; e affrettavi con la tua condotta, col tuo silenzio, coi tuoi -misteri, la morte di quella santa! Che Dio ti perdoni! E quando sei -tornato e mi hai veduto qui, nella parrocchia più misera, più trista -della diocesi, e mi hai veduto nelle spese e nei debiti -- la cascina, -bruciata, da rifare; il fondo da bonificare; la vigna da ripiantare, da -scassare, da curare --, sei venuto forse ad aiutarmi? Ti sei dato, -invece, alle gozzoviglie in paese, laggiù, perchè ti credessero un gran -signore e ti dicessero l'Americano; ti sei mangiato, bevuto, giocato -tutto. Spassi e bagordi! Donnacce! Faraone e goffetto! E io non conosco -nemmeno le carte! Poi, dopo: -- Fiorenzo, prestami cinquanta lire, cento -lire! -- Non le avevo: il capomastro da pagare; il solfato da pagare; la -banca da pagare. Povero me! E tu a rimproverarmi: -- Che prete sei? -- A -minacciarmi: -- Bada che sono stato in America! -- Come per -spiattellarmi che in America ne hai fatte di peggio. Dio ti perdoni! E -appena in paese ti informavano che avevo venduto qualche cosa, súbito mi -correvi addosso, a martirizzarmi. -- Dammi i denari! - -Io: -- No! -- E me li hai portati via: più di una volta; dal canterano, -di dentro il pagliericcio, di sotto i mattoni. Ladro! che Dio ti -perdoni. - -A tal punto la fosca immagine fraterna sembrava cedere, sopraffatta. Ma -risollevava il capo. Domandava: -- Mille e settecentocinquanta franchi? - --- Sì! E questi non me li becchi! Questi sono in una cassaforte, mio -caro, che non si tocca senza tremare. Questi li ha in custodia un -carabiniere che ferma le mani e le gambe anche di chi è stato in -America! Próvati; cadrai fulminato! -- - -Non c'era da ribattere. L'Americano sembrava allontanarsi intimidito da -un sacro spavento. E dileguava. - -Don Fiorenzo oramai si sentiva libero e tranquillo; guardò nella realtà. - -Gli olmi terrei e squallidi sfilavano con le vecchie braccia aperte, -quasi a reggere un peso grande, e reggevano due o tre esili rami. Tra -gli alberi, in un punto, l'acqua del rio specchiava, dentro una luce -opaca, la sponda di contro: scolorita; brulla. Ma sollevandosi e -ondeggiando, la nebbia scopriva a poco a poco tutta la costa e svelava -il verde vivo del grano. E anche l'aria si mosse. Lì dinanzi le -foglioline dell'erba tremarono, piegarono, brillarono inargentate nel -riflettere il sole che or sì or no le colpivano a pieno. Le galline -beccavano nel fosso, tra le foglie morte, e di tanto in tanto, mentre si -parlavano a grassa voce, ergevano il collo e la testa, per ascoltare e -occhieggiare. Una balzò fuori. Bene incappottata di piume, cercò luogo -da far covino al sole, e, sbattute le ali, si beò della polvere che le -fumava dintorno. Garrivano i passeri; si chiamavano i ragazzi lontano. E -una figura di donna sorse improvvisa alla riva, nera e lieve quale -un'ombra; si colorì nella gonna, nel fazzoletto che le copriva quasi -tutto il volto; e súbito disparve, per ricomparire e disparir poco dopo. - --- L'Assunta che raccoglie la mia e la sua cena -- pensò don Fiorenzo. -Povera vecchia! Quanto le doveva! Da anni lei e il figlio Andrea -condividevano la sua povertà; nè essa si lamentava: si lamentava Andrea, -mal rimunerato del triplice ufficio di campanaro, becchino e vignaiuolo, -ma essa lo quetava dicendogli: -- Quando il curato ne avrà, ce ne darà, -anche a noi. È un santo. - -Ora il curato ne aveva.... Dargliene? - --- Faremo un buon desinaretto il primo dell'anno -- pensò don Fiorenzo -con agevole trapasso. -- Una bella mangiatina, fra tre giorni. - -E sorrise, indulgente a sè stesso, alla sua debolezza. In verità, per -resistere alla gola aveva patito più che per ogni altra tentazione e -contrizione; forse perchè aveva patito tanto da ragazzo! E riebbe il -senso doloroso e strano d'allorchè, coi libri sotto il braccio e le mani -nelle tasche vuote, si fermava in città, davanti alle vetrine dei -pasticcieri e alle botteghe dei fruttaioli. In uno stupore avido -assaporava con gli occhi, con l'anima le ignote dolcezze; e quelle -delizie inafferrabili gli mettevano nel sangue e nei nervi come una -esasperazione e quasi uno spasimo; da piangere. Più tardi aveva -costrette in sè voglie ben più sostanziali ma non minori. Oh un cappone -arrosto! E i capponi bisognava venderli. Oh i cappelletti in brodo! E il -riso era la minestra dei dì solenni. Oh una torta vanigliata! E grazie -se gliene toccava, rare volte, alle feste d'altre parrocchie! - -I colleghi non scorgevano che fatica egli durava a contenersi nei loro -pranzi e a ingoiar acquolina. Piuttosto essi lo accusavano di poca -sollecitudine, di poco zelo nel suo ministero. - -A torto? del tutto? No? Forse no. Perchè..., perchè egli non era stato -abbastanza sincero nel confortare gli infelici sentendosi più infelice -di loro; non era stato abbastanza ardente e puro nei riti essendo -angustiato sempre dagli affari e dai debiti, quando non erano i terrori -delle cambiali in scadenza, delle citazioni e dei sequestri. - -Maledetti i quattrini!, allora.... Ma adesso, oh!, adesso che gli -ridavano la pace e la gioia, eran benedetti, dentro quella cassaforte, -anche dall'invulnerabile custode! - --- Signore, mi raccomando a Voi! -- ripetè don Fiorenzo; e -nell'invocazione, congiunse al desiderio d'essere perdonato delle sue -mancanze, la piena fiducia di meritar tuttavia aiuto e difesa. Quindi -tornò a guardar fuori di sè. - -Il sole risplendeva libero, ora, d'ogni velame; con raggi vibranti di -vita inesausta rianimava tutte le cose intirizzite, assopite, stinte, -spogliate, strinate dal freddo, e ai suoi raggi correva in tutto, -sensibilmente, una aspettazione benefica: di fronde e foglie negli -alberi, di acque chiare nel rio, di fiori tra l'erba, di spiche sulla -costa, di grappoli nella vigna, di opere e di canti agli uomini. - -Potenza di Dio! Questo granellino di polvere sperso nell'infinito, che -dicono sia la nostra terra, come è grande!, che portenti racchiude! - -Quante energie! Quante creature! Quante forme diverse di erbe e di -fiori, di colori e profumi! quante sorgive limpide e fresche! quante -messi e granaglie! quante sorti di uva bianca e nera, e che vini! - -Nella ingenua ignoranza pareva al povero prete d'essere improvvisamente -illuminato quel giorno da una miracolosa rivelazione. - -Per la prima volta immaginava con anima partecipe la gioia del vivere in -ogni cosa vivente. Gli pareva di tornare nel mondo dopo esserne stato -escluso fin dall'infanzia, e di comprendere, di vederne solo ora le -segrete leggi di armonia naturale ed arcana. Mai, mai aveva riflettuto -così sulle semine che riposano nell'inverno e al lento sviluppo dei -germi e al verzicare; mai aveva pensato che le creature vegetative -fossero uguali, nell'immensa voluttà dell'esistere, alle animali, alle -umane; e tutte uguali nell'amplesso di Dio. Mai, mai aveva pensato alle -forze fecondatrici e vivificatrici e pensato anche, così, all'unico -palpito universale, al totale amore profondo e sublime. - -E questo piacere che aveva adesso dalla mente e dal cuore, questa -coscienza di penetrazione, la quale pareggiava lui, povero prete -ignorante, allo scienziato e al sapiente, a poco a poco lo turbava, -l'affannava come un astemio che teme di inebriarsi e si inebria quasi -senza volere. - -Ne resistè. Provò il bisogno di espandere liberamente quell'intima -gioia; ebbe voglia di cantare. Ma seguendo a voce sommessa la patetica -cadenza dell'inno a Santa Lucia, s'intenerì; dovè smettere, recitare, -con la solita fretta, una preghiera. E lo riprese il senso gioioso di -prima: anzi più alacre, più copioso, più possente. Gli pareva di sentire -il fluido che nutriva le midolle arboree, che a primavera dilatava le -scorze e rompeva in gemme; di sentire la virtù che faceva fiorire i -bocci, l'irrequietudine vitale che agitava in istrida e voli i passeri, -la tranquillità vitale che faceva chiocciar le galline vicine a lui; e -sentì da lontano, impetuoso, precipitoso, avanzare il trotto di un -cavallo. Avanzava, avanzava. Divenne, istantaneamente, quel trotto, un -galoppo furioso, il rombo di cento cavalli sfrenati in una confusione -enorme. Una confusione enorme, dentro, nel cuore; dentro nel cervello. -Un crollo, uno schianto dell'universo; e il sole rosso, di sangue. -- -Gesummaria! - -Tentò d'alzarsi in piedi. Ricadde. - - ---- - -L'Assunta, che rincasava con una grembiulata di duri radicchi e d'ispide -cicerbite, credendo che il curato dormisse, lo sgridò: - --- Dorme al sole? Fa male. - -Ma accostatasi vide meglio; e si diè a urlare: - --- Andrea! Andrea! - -.... Presto la voce della disgrazia corse dalla canonica alla prima -casa; di là, per tutta la parrocchia. In paese portò la notizia il -medico: il quale era giunto lassù quando non gli restava che constatare -il decesso, per aneurisma. E uno, entrando all'osteria del Gallo, -annunziò: - --- È morto d'un accidente il curato del Palèsio. - -L'Americano stava giocando. Volse il capo; e rimase con le carte a -mezz'aria. Appena però Bisaccia, il commerciante, che mangiava in -disparte, ebbe esclamato: -- Gli ho pagato stamattina i quattrini -dell'uva e del grano, ed era tutto svelto! --, l'Americano gettò le -carte, si staccò dalla tavola, si raccomandò all'oste: - --- Un cavallo, un biroccino, subito! È morto mio fratello! - - ---- - -Sì: suo fratello. Là in canonica, nel letto, scorgendolo quale se -riposasse queto e contento, ritrasse lo sguardo; e mentre l'Assunta in -ginocchio biascicava il rosario e Andrea smoccolava con le dita le -candele che gocciavano, l'Americano tolse dal portapanni la veste e il -panciotto, frugò nelle tasche, invano; borbottò parole incomprensibili. -Poi mise sossopra quant'era nel canterano e nella cassapanca. Poi disse -ad Andrea: -- Aiutami! - -Levarono il morto dal letto e lo adagiarono su la cassapanca. Ma anche -dentro al pagliericcio non si trovò niente. Nè si trovò nessun mattone -smosso. Allora lui, il fratello, aggrottando le ciglia, chiese: - --- Questa mattina è venuto Bisaccia, il mercante? - -Era venuto. - --- E dove sono i quattrini? - -La vecchia non rispose. Il figlio rispose: - --- Non lo so. - --- Badate -- disse l'altro -- che saltin fuori prima di notte, o vi -denuncio! - -E uscì a rovistare altrove. - --- Siamo rovinati! -- mormorò Andrea. Ma la madre, guardando a don -Fiorenzo: - --- Pregherà lui, per noi. - - ---- - -L'Americano, infatti, non osò denunciarli neanche il giorno dopo. - --- Mio fratello -- pensava -- era una gazza; nascondeva tutto. Dove li -avrà messi? - --- Dove li avrà messi? -- si chiedevano a vicenda la vecchia e il -figliuolo --. E se non si trovano? - -Consultavano trepidanti, l'una le amiche, l'altro gli amici. - --- Con sè non li ha presi -- diceva Andrea. - -E l'Assunta: - --- In che rischio ci ha lasciati, se non ci avvia a trovarli! - --- Non ve ne mettete -- rispondevano amiche e amici --. Male non fare e -paura non avere! -- Ma tra loro.... Oh tra loro, strizzavan l'occhio e -mormoravano: -- Se li son presi; e fan bene a tenerseli! - -Per poco i più arditi non gliela gettavano in faccia: -- Meglio li -godiate voi che quel birichino! - -E quei poveri incolpati capirono che cosa volessero significare certe -mosse di spalle, certe occhiate oblique, certi sorrisi sfuggenti, certe -parole finte. L'Assunta piangeva e si premeva d'una mano il cuore; e -Andrea scampanando, zappando e vangando ribatteva, quasi a persuadere in -sè ogni incredulo: -- Ladro io non sono mai stato! Ladro, io, non sarò -mai! - -Nemmeno il cappellano, che era stato mandato per economo dalla Curia, -súbito dopo il mortorio, li consolava. Non conoscendoli, sospettava, -taceva. - -Ma più di tutto li sgomentava il silenzio di quell'altro, del fratello. -Uscito dalla canonica all'entrare dell'economo, non si era più veduto -lassù. - -.... E due giorni dopo, all'ultimo dell'anno, che faceva un gran freddo, -la chiesa era piena di gente. Aspettavano la messa. Quando uno udì, o -credè d'udire uno scalpitìo e un suono di squadroni sbattuti; e susurrò: --- I carabinieri! - --- I carabinieri! -- susurrarono i vicini. - --- I carabinieri! -- avvertirono di panca in panca. - -L'Assunta impallidì; gemè forte: -- Signore! e Andrea, che per servir la -messa accompagnava il prete dalla sagrestia, fu assalito da un tremito -convulso. Intanto alcune donne si inginocchiarono alla balaustra per -ricevere la Comunione. - -E il prete sale il gradino, depone il calice sull'altare, apre il -tabernacolo, si volta a segnar nell'aria, con la mano, la croce: ricorda -ad Andrea che deve recitare il _Confiteor_. Ed ecco; il prete si volta -ancora, tende il braccio a trar fuori dal tabernacolo la pisside; ma.... -Che è? che non è? Un cartoccio. Cade sull'altare, si apre: una di qua, -una di là, due cose lucide scappan via, in terra, sonando. Monete? -Marenghi? Che è? che non è? - --- Miracolo! -- esclama Andrea, più bianco in faccia che la sua cotta. - -E le donne che sorreggono l'Assunta esclamano: - --- Miracolo! Miracolo! - -E tutti, in punta di piedi, ansiosi: - --- Miracolo! Miracolo! I quattrini di don Fiorenzo! - - ---- - -Ricuperato l'onore, l'Assunta e Andrea si rallegrarono come fossero essi -gli eredi del curato. - -Solo, si sentivano in credito verso l'Americano appunto per quanto li -aveva fatti soffrire; e quando poi egli tornò a prendere le cose -dell'eredità, coraggiosamente gli dissero che da anni non avevano avuto -nulla da don Fiorenzo. Domandare era lecito: la carità di un centinaio -di franchi. - -Ma l'Americano li guatò stupito. - --- Oh non ne avete avuto abbastanza del miracolo? - - - - - LA FORFECCHIA. - - -Gli uomini e le ragazze -- cominciata la mietitura -- prestavan opera -fuori del fondo, e le donne erano andate tutte e tre al fiume, a -risciacquare il bucato, perchè nel rio vicino mancava l'acqua. A guardia -della stalla avrebbe dovuto rimanere il garzone; e a servire il vecchio, -se lo chiamasse. - -Ed ivi, all'ombra del noce, il nonno ottantenne e la bambina di sei -anni, l'uno adagiato sulla scranna a bracciuoli, l'altra seduta su la -sponda del fosso invaso dalle erbe, guardavano con indifferenza lo -spazio conceduto ai loro occhi. - -Tacevano i campi nella lunga ora pomeridiana e nella ferma calura della -fine di giugno; la casa, vuota delle solite voci, sembrava aspettare in -un abbandono tranquillo; e la vita, che urgeva d'intorno e di cui non -percepivano l'arcano senso, infondeva nel loro animo una letizia quieta, -come se nel mondo ci stessero solo loro due, e così paghi, o come se il -mondo fosse un bene dato a lor due soltanto. Anche, per essi soltanto le -cincie e le averle pareva che pungessero di pigolii e gridii l'immoto -silenzio. E se abbassavano le palpebre e poi le rialzavano, la luce -vibrante al limite dell'ombra era quale un fulgido e tremulo velo -diffuso sulla terra perchè essi, a scorgerlo, fossero contenti di -trovarsi, così, sulla terra. - --- Cosa fai, dunque? -- domandava sorridendo il vecchione. - -E la piccolina rispondeva seria: - --- Lavoro. Non vedi? -- Si provava a intrecciare spiche di loglio. Nè, -attenta all'impresa, poteva curarsi di lui, che cercava attirarla coi -più dolci nomi e le promesse più dolci per afferrarla, sollevarla su le -ginocchia e simulare di divorarsela in un boccone, vólto contro vólto; i -capelli bianchi contro i capelli biondi. -- Hamm! ti mangio! - -Quelle per lei eran carezze faticose, sì valide braccia aveva ancora il -vecchio; ma in compenso, quando lui allentava la stretta, lei scappava -sicura di pareggiar la partita. - --- Prendimi! - -Prenderla? Da anni il nonno aveva perduto l'uso delle gambe. E rideva o -sgridava. Sgridava a tutti, fieramente, donne e uomini; quasi -pretendesse veder ripartita e accresciuta in ognuno l'energia che non -aveva più e l'energia che gli era rimasta, o quasi volesse garantirsi -del comando -- sebbene costretto a farsi reggere a braccia ogni volta -che desiderava mutar luogo. Ma a lei, la figlia minore del figlio minore -e prediletto, non aveva mai rivolta una parola cattiva; e guai a chi la -toccasse!; e se non l'aveva vicina, sempre gli si offuscava la faccia -chiara, intorbidava lo sguardo limpido. Con lei diveniva bambino nei -discorsi; nei giuochi le era uguale. - --- Vieni qua! Porta qua -- le disse --, che ti aiuto! - -No. Diffidava; non aveva voglia di resistere alle tentazioni dei morsi, -di premere le mani contro la faccia rugosa, per non soffocare, nè di -strillare a difesa. - -Ma poi la sedusse la proposta di una nuova gabbia da grilli. A comporla -occorrevano gambi di erba volpina e non di loglio; e il nonno glieli -indicava; e la esortava di non andar al sole a coglierne, e di non -piegarli e romperli nello strappo. - -Quando bastarono, la gabbia fu presto in ordine. Non appena però fu -compiuto il lavoro, si compiè il tradimento. - --- Hamm! Ti mangio! - -Le strida sbigottirono fin i passeri, su per il tetto. - -E il grillo? - -Rispondeva il nonno che i grilli di giorno stanno in casa, per uscir la -sera a cantare alla luna e alle fate. - -E lei, credula, ripigliò la faccenda di prima; decisa a non lasciarsi -ingannare mai più. - -Ora il vecchio l'udiva borbottare senza ascoltarla e seguiva il ronzo -d'un calabrone tra il folto dei rami. E, come la piccolina quando egli -protraeva una tiritera noiosa, chinò il capo; e a poco a poco si -addormentò. - -C'era tuttavia da dubitare che fingesse, per tradir poi di nuovo; e -l'altra venne a lui adagio; lo considerò un pezzo, lo toccò a un -braccio; fuggì zitta. Dormiva? Ripetè, più ardita. Lui non si mosse; una -mosca gli passeggiò sul naso: essa rise, e si convinse che dormiva -davvero. - -Che cosa fare adesso? Pensava di scappar via; di correre dal garzone, il -quale sapeva formar bambocci con la paglia o con la mota; pensava di -inseguire una farfalla al sole. - -Ma rammentava le minacce materne e l'imposizione di non scostarsi dal -nonno; e trovò meglio imitare il nonno. Per dormire allo stesso modo di -lui si assise al piede del noce, appoggiata al tronco. E il calabrone -che, tra il folto, ronzava per addormentar lei pure, l'addormentò. - - ---- - -Il vecchione intanto sognava. Sognava di essere a mietere; e il frumento -era tanto bello che pareva d'oro. Ma le grane d'oro uscivano dalle -loppe; cadevano. Egli rampognava i figliuoli d'essere andati a mietere -prima quello degli altri, a stagione avanzata; e si sentiva stanco di -curvarsi a recider mannelle e di sgridare mentre tutti cantavano. - -A poco a poco gli rifluiva nel cuore una soavità immensa. L'aria -affocata s'alleviava, si affinava in una deliziosa frescura; e al di là -del grano, il campo fioriva sotto il cielo d'un nitido turchino. Rose e -garofani; papaveri e gigli. Poi sorgeva un'immagine, che avanzava passo -passo: e sorrideva. Sembrava domandare: -- Non mi riconosci? - -Se la riconosceva! La sua donna, quando era giovane. E gli parve di -sognare nel sogno, perchè la sua donna morta mutava il colore dei -capelli e il colore degli occhi. E il sorriso, non più triste, la -giocondava tutta, trasformandola. Un sogno nel sogno. L'immagine mutava, -lentamente e distintamente, in una ragazza bionda, dagli occhi celesti, -bellissima. Chi? Era lei; la bambina, ingrandita come se andasse a -nozze; felice. - -Egli vedeva bene che era un sogno, che non poteva essere già sposa; -nondimeno a scorgerla così felice, non godeva: soffriva in fondo al -cuore. E l'afflizione cresceva cresceva, e la nipote, che egli amava più -di sè stesso, lo guardava in uno stupore muto. Ah ecco, tornava quale -doveva essere: bambina; lo chiamava; e poichè, stretto al cuore, egli -non ricuperava la voce a risponderle, rompeva in pianto. - -Finchè, del tutto desto, il vecchione la vide che piangeva davvero, -presso a lui. N'ebbe un insolito dispetto. - --- Cos'hai da piangere? Smorfiosa! - -Poverina! Aveva ragione di lamentarsi. Soffriva. - --- Nell'orecchia? Cosa ci hai nell'orecchia? - --- Una formica. -- Piagnucolando portava la mano alla guancia, quasi per -attenuare il fastidio. La formica, che le era entrata nell'orecchio, era -tanto grande!, e pregava il nonno di liberarla dalla pena, che era tanto -grande! - --- Cávala, nonno! - -Il nonno la confortò, già impietosito, ma senza timore. Si fece dare un -fuscello a cui si appigliasse l'intrusa, ed estrarla. Nel dubbio però -che fosse peggio, le disse: - --- Non ci badare! Non è niente! - -Anche a lui, mentre dormiva su l'erba, un giorno, era successo lo -stesso; ma le formiche hanno giudizio, e, a non stuzzicarle, tornan -fuori, riprendono l'andare. - -La bambina lo guardava per credergli. Tacque un poco; indi, quasi il -fastidio s'accrescesse d'un tratto ad acuto tormento, si gettò in terra, -agitata e piangente. Non valevano più le parole a quietarla. - -Il vecchio pativa con lei; nè trovava più parole da dire. - -Quando, a un tratto, aprirsi nella sua mente il ricordo di un male -tremendo, di una orrenda sciagura! Mosse rapidi gli occhi dal lato del -noce, lì vicino. E scorse. In fila le nere forfecchie andavano su e giù -per il tronco. - --- Dov'eri a dormire? -- domandò rabbrividendo d'angoscia. - -La bambina non rispondeva, piangeva. - -E lui ripeteva la domanda; pregava, scongiurava che rispondesse. Ah le -abominevoli bestie! - --- Dov'eri a dormire? Dimmelo! dimmelo dunque! - -Essa accennò al noce; e singhiozzando si contorceva. Soffriva tanto! -Nessun dubbio: un pericolo, una disgrazia terribile; enorme! - -Affannosamente, con quanta voce aveva, il nonno si diede a chiamare il -garzone. Lo manderebbe a chiamare il medico: corresse subito, per l'amor -di Dio! Sempre lo aveva inteso dire, sempre, che le forfecchie entrano -negli orecchi di chi dorme, e se non si han pronti i ferri e la mano -dell'arte, bisogna morire. Impazzire, e morire arrabbiati come per -rabbia di cane. Quella bambina! - -Chiamava quanto più alto poteva: - --- Cleto! corri, qui! Cleto! ohe! - -Invano. Il garzone se ne era andato o alla bottega per la foglia, o -altrove. Maledetto! - -E la poverina gemeva, mentre lui, il nonno, atterrito, con le sue grida -ne copriva il gemito; e inveiva contro le donne che avevano lasciata la -casa vuota, sciagurate!, e contro gli altri che eran via, lontano, senza -pensare. - -Nessuno udiva; e cosa poteva far lui, vecchio impotente, inchiodato in -una scranna, con quella angustia nel cuore, con quella certezza che -aveva di un pericolo, di un male -- a tardare -- irrimediabile! -Impazzire, morire! La bambina! - -Ma forse non era vero quel che aveva inteso dir tante volte? Se era -vero, no, Dio non lo permetterebbe! Avrebbe misericordia. Infatti ora -piangeva più piano. Smise di piangere, un istante, come a persuadersi -che il tormento cessava. Non cessava. E tornò a lui con rinnovata -speranza; e l'abbracciava, il suo nonno, e lo scongiurava, per carità! --- Cávala, nonno! - -La liberasse! In che modo, Dio santo? Non osava: temeva far peggio; -tremava. Un medico ci voleva, súbito!; e nessuno lo udiva, povero -vecchio, solo nella sua impotenza, nella sua miseria, nel suo terrore! - -L'ignoranza e il pregiudizio eccitavano la senile fantasia a un -immaginare atroce. Con le pinze della coda, le robuste e aguzze forbici, -l'animaluccio mostruoso, portato dall'istinto a nascondersi, forava a -penetrar nel cervello, e vi penetrava a poco a poco, finchè vi -zampiccava, atroce, dentro. Qual tormento, qual martirio, quale spasimo -più grande? Impazzire; morire di spasimo! - -Nè la bambina fremendo, con la faccia sul suo petto, con le braccia su -le sue spalle, perdeva la speranza. Dal nonno attendeva il sollievo; dal -nonno il rimedio all'intollerabile male, che la frugava, la fustigava a -dentro, sempre più a dentro. E il nonno non diceva più nulla, non faceva -più nulla, non sapeva far più nulla. Tremava tutto. E allora essa si -ritrasse ostile e gli rivolse un'occhiata livida. Ah che atroce patire -doveva essere, se una bambina, quella bambina, la sua bambina, aveva -potuto esprimere dal più profondo senso vitale tant'odio, mostrarsi così -crudele, spietata! O forse era quell'occhiata il primo indizio della -demenza? - --- Voglio la mamma! -- urlava tentando staccarsi dalle braccia tenaci. - -Egli la tratteneva preso da un'altra paura, che fuggisse e si smarrisse, -insana, per la campagna. - --- Voglio la mamma! -- urlava divincolandosi con tutte le forze; ed egli -la teneva con tutte le forze. Lottavano, il vecchione ottantenne e la -bambina di sei anni. Ma vinta, disperata, lei piegò le gambe, e lui -vinto, disperato, la lasciò abbattersi ai suoi piedi. - -E per non vederla svenuta o in convulsione, povero vecchio impotente, -reclinò il capo e invocò dal Cielo una fine. - -Perchè, Dio? perchè? Da cinque anni campava inchiodato in una scranna, e -non aveva bestemmiato mai; e la gente diceva: -- Siete bello, nonno! -Ammiravano la sua pazienza e la sua virtù. Rassegnato, lui, che era -stato un lavoratore, un gigante! E, in coscienza, era buono. Se -sgridava, sgridava sempre per buon fine, non per cattiveria; e quando -non ubbidivano, perdonava. E ringraziava Dio e la Madonna, mattina e -sera, di conservarlo al mondo pur inchiodato a letto e nella scranna. -Perchè dunque, perchè castigarlo in una maniera così barbara, in una -creatura innocente, che era la sua consolazione, il cuor del suo cuore? -Impazzire; morire! - -Dio santo! no! - -Il vecchione ebbe una scossa di tutti i nervi; tutta la vitalità che gli -restava insorse afferrata dalla volontà indomita, e lo sospinse a un -impeto prodigioso, a una possanza furibonda, a un miracolo. Fermò le -mani sui bracciuoli, si alzò. Si alzò, si resse. In piedi: diritto: -gigante; col baleno, col delirio, con l'animoso spavento del miracolo. -Credette di poter muoversi da sè, di poter camminare, di poter correre a -cercar qualcuno, solo che non avesse impedito il passo. - -La bambina gli impediva d'andare. E trasmettendo nella voce la -ricuperata energia e il prodigio, egli urlò: -- Aiuto! aiuto! --; e fu -come se la casa bruciasse, o come lo assassinassero. - -Non si muoveva perchè dubitava che la bambina, lì, a terra, fosse -svenuta o morente. Per questo non si muoveva. Ma quando la udì ripetere: --- La mia mamma! --, le gridò inviperito di lasciarlo passare; con un -supremo sforzo avanzò il piede. - -E ricadde, affranto, nella scranna, nella sua desolata miseria. - -Un freddo mortale gli invadeva in fretta le membra, saliva a gelargli il -sangue in ogni vena. Sentì la morte. - -Anche la bambina stette un pezzo senza dar segno di vita. Tutto il mondo -adesso taceva; tutto il mondo aspettava. - -.... Ma, a un tratto, essa levò su il capo, la persona. - -Indicando, a terra, esclamò vivace e giuliva: - --- Guarda, nonno! Guarda che formicone che era! - -Il nonno cercava con lo sguardo. E vide: proprio una forfecchia. E vide -che il sole risplendeva ancora; e che il mondo era tornato bello. - -Sorrise. Eppoi non vide più niente. - - - - - LA CIOCCHETTINA. - - - - I. - - -Abitavano nello stesso sobborgo e ogni sera rincasavano insieme, dalle -sartorie ove lavoravano, prima in tram poi a piedi. In tram era un -divertimento per tutte: cicaleccio, motteggi, compiacenze d'essere -osservate e d'osservare le meno belle di loro; ma nel tratto a piedi -seguivano le confidenze d'amore e le espansioni sentimentali; mutava il -tono. E l'Ida, la più giovane delle tre, interloquiva di rado; si -sentiva a disagio per un misto di timidezza e d'orgoglio. - -Il suo innamorato guidava autocarri nel Carso, non era in trincea come -quelli delle amiche, e discorrendone le pareva di provocarle a ripetere: --- Fortunata te! --, quasi non avesse da star in pena lei pure. - -«Fortunata te!». C'era fors'anche, in fondo a queste parole, la punta -ironica, l'acredine di un'altra invidia -- lei faceva all'amore con uno -di miglior condizione che i loro innamorati --; e non voleva mostrare di -accorgersene. Se però taceva o tentava invano di sviare il discorso -solito, l'Ida bene spesso bolliva dentro e stentava a frenarsi, a non -prorompere: - --- Fatela finita una volta con i piagnistei e con le spacconate! - -Che noia, tutti i giorni! L'Olga si martoriava negli stenti e nei -pericoli della trincea, accresciuti con fantasia egoista per concludere -che solo il pensiero di lei sosteneva il suo caro a superarli. -L'Adriana.... Eh! dopo che al suo Gustavo gli avevan dato la medaglia di -bronzo, non si campava più, con lei, che dietro sacchi di sabbia, in -mezzo a cavalli di Frisia, contro a reticolati, incontro a -mitragliatrici -- _tac tac tac!_ -- e bombe a mano, e sotto a shrapnel e --- bum! -- a palle da trecentocinque. Si sarebbe detto che tante -maledizioni fossero state inventate non per meritar l'inferno a -Guglielmo II, ma per far onore a lei sola, la bionda Adriana, che aveva -per innamorato un giovane di fegato -- e nessuno lo negava. - -Quando poi ricevevano lettere, pretendendo non fossero scritte con -libera volontà, le commentavano a loro modo, leggevano tra le righe le -più strambe rivelazioni, le interpretavano a rovescio. «Non mi manca -nulla» doveva significare che morivano di fame. «Per adesso non si -combatte» significava -- tac! tac! tac! e bum! bum! -- battaglia e -strage. - --- E te, Ida? Cosa ti scrive il tuo Giulio? -- spesso le chiedevano, -forse anche per mortificarla, chè lei riceveva meno lettere. - -Rispondeva senza scomporsi: - --- Niente. Dice che fa il servizio di trasporto e che sta bene, e io -credo a quel che dice. - --- Fortunata te! - --- Fortunato lui! - -Ma una sera le fecero scappare davvero la pazienza. Fu così: lei che -aveva trepidato e trepidava non ignara dei pericoli che pur Giulio -correva, lei che a Giulio gli voleva un bene grande, non sempre si -sottraeva all'ipotesi di una disgrazia; ma cotesta paura la teneva in -sè, nel suo segreto; non ne avrebbe discorso nemmeno con sua madre, -quasi per una ripugnanza di una tristezza colpevole o di un malaugurio. - -Invece l'Adriana e l'Olga, che in sentimento d'amore pretendevano dar -legge al mondo, non solo non rifuggivano dall'immaginare morti i loro -innamorati: ne discorrevano per vantare la passione che esse ne -proverebbero. E le frasi e le esclamazioni tragiche, per quanto potesse -essere sincero il sentimento che le suggeriva, urtavano i nervi all'Ida -come una finzione, una falsità. - -L'Adriana affermò: - --- Se Gustavo, che è troppo coraggioso, troppo! troppo!, ci restasse, -oh, io non mi farei suora; vorrei che tutti vedessero, capissero il mio -dolore e mi compiangessero. Uno uguale non lo troverei più! Nessun -altro, mai più! - --- E io -- lamentò l'Olga con un'aria e una voce che pareva la Duse --, -io diventerei matta! Lui, la mia vita, perderlo così? Non saper nemmeno -dove fosse sepolto? Matta, state pur sicure; mi getterei dalla finestra! - -Breve pausa. Poi: - --- E tu, Ida? - -Ebbene: questa domanda, questo distaccarsi dal pensiero orribile e -passare a interrogar lei, quasi a provarla in una gara in cui -prevedevano resterebbe inferiore, la disgustò del tutto. - --- Tu cosa faresti se perdessi il tuo Giulio? -- insistette l'Adriana. - -E all'Ida brillarono gli occhi. L'eccitava il bisogno di un contrasto -comico. Scoppiò a ridere, tanto era enorme ciò che le scappava detto, e -disse: - --- Oh! Per me, morto un papa, fatto un altro! - - - - II. - - -Non ebbe appena pronunciate queste parole, che ne fu pentita. - --- Viva la sincerità! -- Viva la tua faccia! -- esclamarono le amiche -ridendo anche loro. E l'orgoglio non le permise di ribattere: -- Non -avete capito che ho scherzato? --, e la timidezza non le permise di -dire, più duramente: -- Voi non dovreste credere a me come io non credo -a voi. -- Tacque, ma dubitò subito che la risposta data per impazienza -passasse di bocca in bocca in tutto il sobborgo come un'enormità fra -vergognosa e ridicola; e quando fu in casa, il dubbio divenne timore, -spavento. Cosa aveva detto! L'accuserebbero di aver poco giudizio e -niente cuore; l'accuserebbero di ritenersi così bella che perduto un -amante non le mancherebbero ammiratori e consolatori da sostituirlo. -Figurarsi se l'invidia non ne approfitterebbe! Se qualche anima buona -non si assumerebbe l'obbligo di aprir gli occhi al povero Giulio! E lui -allora.... Si vedeva lasciata e screditata: per una leggerezza! per uno -sfogo innocente! Stupide! causa loro.... - -Bisognava prevenire il colpo e confessar tutto a Giulio, subito; e lui -giudicasse. Di coscienza, lei si sentiva meritevole di perdono. E si -mise a scrivergli una lunga lettera, per dimostrare come il suo -carattere discordasse dalle amiche e come e perchè coloro le fossero -divenute antipatiche. - -Ma arrivando al punto scabroso, alla frasaccia che pur doveva riferire: -«Morto un papa....», non ardì tirar innanzi. - -Troppo distava la brutta, cattiva, crudele espressione d'insensibilità -dalle premesse e dalle proteste d'amore; e queste prendevano un aspetto -di ripiego insufficiente. Cosa aveva detto! E l'immagine di lui così -innamorato, così fiducioso, così fermo di volontà e d'animo per la -speranza di averla interamente sua appena nel mondo tornasse la -possibilità di esser felici, le si affacciò severa, ostile, minacciosa. - -«Io -- pensava che le direbbe --, io soffrivo a starti lontano; io -soffrivo nei pericoli che correvo a ogni ora, a ogni momento, perchè mi -figuravo il tuo strazio se mai ti portassero la notizia della mia morte; -io sospiravo il giorno di riabbracciarti e ridarti la forza di sperare, -di attendere la nostra felicità, e tu, intanto, non mi tradivi con un -altro, no, ma m'ingannavi, per adesso, forse peggio: ti vergognavi di -mostrarti innamorata di me: scherzavi indegnamente sul nostro amore, e -la gente aveva da ridere compassionandomi. -- Povero Giulio! Ti sei -messo bene! Se una cannonata ti sfracellasse, eh! non dubitare che l'Ida -si consolerebbe presto; e lo dice --». - -Pianse; non dormì in tutta notte. E la mattina dopo, quando le amiche la -chiamarono, al solito, dalla strada, sollecitandola che era tardi, e -discese e si accompagnarono, al solito, avrebbe voluto tornar lei nel -discorso e liberarsi dalla lunga ambascia; dire: -- Badate, ragazze. -Giulio mi è molto affezionato, ma guai a me se imparasse!... -- Stava -per vincere lo stento a umiliarsi; e provò invece un ineffabile sollievo -a non scorger segno di malignità nella faccia dell'Adriana e dell'Olga; -non un sorriso ambiguo. Le avrebbe baciate. Infatti non si era montata -la testa con un timore assurdo? E poi, se interveniva qualche cosa di -nuovo, dimenticherebbero del tutto per sempre quel discorso.... Erano -così leggere! - -E, grazie al cielo, il fatto nuovo, la distrazione fu la neve. Oh che -danno per i loro stivaletti, che costavano tanto! L'argomento, -nell'andata, mentre nevicava, fu non solo il prezzo delle scarpe, ma il -costo della vita; la difficoltà a risparmiare per il giorno che -metterebbero su casa. - -E al ritorno la neve era alta. Dovettero fenderla, calcarla, spesso -sprofondarvi. - -L'Olga piagnucolava; l'Adriana malediceva il destino, e l'Ida, come se -Dio l'aiutasse, rideva tutta contenta. - -Seguì il gran freddo; il pericolo di cadere per la strada ghiacciata. -Altro che conversare! Bisognava star dritte; e si sorreggevano a vicenda -strillando a ogni scivolone. - -Ma si rinnovarono i giorni delle confidenze. Già ritornavano i soldati -dal fronte, in licenza invernale; e le amiche a lamentarsi e a -protestare che le licenze non si dessero a tutti quanti. - --- Il tuo Giulio verrà di certo -- dicevano all'Ida. - --- Verrà; tu sei fortunata. - -Finchè, una sera, l'Adriana disse, maligna: - --- E se non venisse, poco male, eh, Ida?, per te e per lui. - --- Perchè? -- lei chiese trepidando. - --- Perchè tu non ti guasteresti il sangue; e lui potrebbe consolarsi con -qualche ragazza di lassù. Dov'è il tuo Giulio ce ne sono che portano gli -stivaletti alti, dicono; e non se li guadagnano in sartoria. - -L'Ida si morse le labbra; l'Olga rise sguaiatamente, e aggiunse: -- Poco -male! Tanto, morto un papa, fatto un altro! - --- Siete cattive! -- allora esclamò l'Ida con la voce piena di pianto. --- Io ho scherzato, e voi.... - --- Brutto scherzo! -- interruppe, senza guardarla, l'Adriana, con -solennità di rimprovero. -- Brutto scherzo! Quel che hai detto è peggio -che dire: «lontan dagli occhi, lontan dal cuore»; è come dire: «io non -ti ho mai voluto bene, t'ho lusingato, e tu, sciocco che sei, m'hai dato -mente». Anche peggio! È come dire: «a me non m'importa proprio niente -della guerra, e che molti ci muoiano, e che tu ci muoia; io mi diverto -lo stesso». Un uomo che abbia del sangue nelle vene e innamorato, a udir -di queste belle proposizioni commetterebbe fino un delitto. Immaginarsi -Gustavo! Mi ammazzerebbe! - -(Bum!) - -E l'Olga: - --- Il mio Attilio mi scrive sempre: «Non mi abbandonare, per carità, per -l'amor di Dio!» Se imparasse che io a dimenticarmi di lui ci durerei -così poca fatica e che già prima che morisse avrei il coraggio di -pensare a un altro, si accorerebbe di passione. Lui si ammazzerebbe. - -(Buum!) - -L'Ida si era riavuta: le cuoceva di essere stata debole. Le fissò con -una mossa del capo di sotto in su, che significava: «Avete finito? -Adesso parlo io». Ma non parlò a lungo. Gridò forte, perchè, nel -sobborgo, molti udissero la canzonatura: -- _tac tac tac!... Bum! bum!_ --- E soggiunse, forte: -- Come siete buffe! -- Poi, essendo prossima a -casa, vi entrò di corsa, presa da un riso convulso. L'avevano -amareggiata, ferita, offesa, dubitando, oltre che di lei, dell'uomo che -amava; si contentassero se si era limitata a metterle in ridicolo, -spasimanti fastidiose e spropositate! - -Ma il giorno dopo non l'aspettarono per andare e tornare insieme. Essa -finse di non curarsene e da quel giorno le prevenne nell'andata e nel -ritorno a casa. In cuor suo, però, temeva; ne paventava il rancore, la -vendetta; tanto più che Giulio veniva in licenza, e i fidanzati di -quelle due non si erano ancor visti. - - - - III. - - -Oh! dargli una prova che il pensiero di lei non lo abbandonerebbe mai -più: sua per la vita e per la morte! Quante volte la morte lo aveva -rasentato!; e perciò essa lo amava, ora, di più. - --- Un giorno -- raccontava Giulio -- una nespola abbastanza grossa cadde -proprio sul mio carro, s'internò fra i sacchi. Se scoppiava, addio Ida! - -Essa, mentre egli parlava, mutava colore; egli sentiva fredda la mano -che stringeva nella sua. E si guardavano negli occhi sorridendo. - -Era arrivato, Giulio, la mattina. Un saluto ai suoi, ed era corso da -lei. E discorrevano, soli, davanti al fuoco. Guardandosi riconoscevano -il loro amore più vivo, più forte, più buono; le parole che dicevano, -vibravano di un sentimento che ne superava il senso e il suono: così -profondo e così grande che il silenzio e la luce degli occhi parevano -esprimerlo meglio; e di quando in quando tacevano e si ascoltavano, -finchè il silenzio diveniva una pena. L'Ida allora interrogava; ma non -una delle domande gli fece che le amiche si sarebbero immaginate gli -rivolgerebbe per gelosia. E lui, quel ragazzone di ventiquattro anni, -che aveva una infantile dolcezza negli occhi chiari e aveva nel viso la -serenità di un animo saldo e di una mente padrona di sè, lui non solo -non dava segno di aver dubitato o di dubitare, ma dimostrava, a vederlo, -che vicino a lei, nulla, nessuno al mondo avrebbe potuto turbarne la -fiducia e l'amore. Nè lui nè lei dimenticavano intanto che la felicità -era breve; che sarebbero di nuovo divisi, e sentivano che a soffrir meno -dopo il nuovo distacco avrebbero dovuto fermare per sempre, nella -memoria, quegli istanti gioiti. Come? Con una prova d'amore -indissolubile, superiore a ogni lontananza, a ogni timore, a ogni -evento; superiore a quella stessa felicità che il cuore palpitando e la -mano stringendo la mano promettevano nell'avvenire. - --- Ho da farti una confidenza -- Giulio disse a un tratto. - --- Anch'io. - --- Prima io! Sai che trasporto non solo munizioni e materiali, ma feriti -e morti? - --- Non me l'hai mai scritto. - --- Certe cose a voi donne è meglio non dirvele; ci piangete sopra o le -esagerate. - --- L'Adriana, sì, e l'Olga! -- esclamò la ragazza --; a me fan rabbia -per questo! - -Senza badarle egli seguitò: -- Dopo una avanzata, avevo avuto l'ordine -di raccogliere i feriti austriaci e portarli, dalla prima linea, giù, al -posto di medicazione; di dove le autoambulanze li trasferivano alle -sezioni di sanità. - -Descrisse il camion attrezzato, con le barelle sospese al di sopra per i -feriti più gravi e le panche, sotto, per i meno gravi; insistè a -dimostrare come era il luogo delle prime cure. - --- Una casa di là dalla strada, al riparo dalle altre, tutte -scoperchiate e rovinate. E stando col carro nella strada noi non -vedevamo quelli dell'infermeria, e non eravamo visti. - --- Ho capito -- ripetè l'Ida. - --- Io e il mio compagno, il meccanico, calavamo a terra, nelle barelle, -i feriti; due soldati venivano a prenderli, a uno a uno. Ma non era -finita la musica; squassava ancora l'aria il rombo di qualche cannonata -e allora i feriti leggeri, che pensavano d'essersela cavata con poco e -che forse avevano combattuto da bravi, si prendevano una gran paura e si -raccomandavano: - --- Jésus! Jésus! - -L'Ida rise; ma chiese subito: - --- E quelli più gravi? - --- In una delle barelle ci avevamo un ufficiale, giovine; bel giovine! -Moriva, e lo lasciarono lì, vicino al camion. Tanto, non c'era più -niente da fare. Portarono via prima tutti gli altri; e si allontanò -anche il mio compagno. Non avevamo mangiato dalla mattina, e andò -all'infermeria a cercar del pane. Io, rimasto solo, stendevo una coperta -da campo su quel disgraziato; quando riaprì gli occhi, e mi guardò. -Voleva dirmi qualche cosa. Capirlo! Io capii che cercava di spiegarsi in -italiano, ma lo spasimo delle ferite e la morte che arrivava -gl'imbrogliavano la memoria. - -L'Ida tacque ansiosa. - -Finalmente si toccò con la mano destra il petto e con uno sforzo riuscì -a dire: -- Qui.... moneta, vostra. Carte, no. Fuoco, prego. - --- Voleva che tu le bruciassi. - --- Ah come disse «prego»! Preghiera di moribondo, pensai io. Gli apersi -la giubba, tolsi il portafogli. E, nell'atto, il sangue mi si gelò nelle -vene. Se qualcuno mi vedeva? Potevano vedermi i soldati che tornassero -per portar via anche lui; o il mio compagno; o qualche altro camion di -passaggio. Ladro! Sarei parso un ladro! E non era ancora morto! - --- Che momento! -- esclamò l'Ida. - --- Mi sentivo cento occhi addosso; ma una idea mi rincorò; cavai le -carte; lasciai i denari; rimisi il portafogli nella tasca. Non avrebbero -potuto più dire che rubavo! - --- Facesti bene. E le carte? - --- L'angustia fu tale che non mi accorsi nemmeno che era spirato. Quando -me ne accorsi, gli chiusi gli occhi, e gli tirai la coperta sul viso. - --- E le carte? - --- Le ho qui, con me.... - -Erano alcune lettere di mano femminile, in una busta; una fotografia e -una ciocca di capelli biondi. - --- Com'è bella! -- esclamò l'Ida considerando, presso la finestra, il -ritratto della giovine donna. Ma la sua ammirazione crebbe quando, -sciolto il filo di seta che stringeva la ciocca, s'avvide che solo tre -capelli bastavano a comporla, tanto erano lunghi! Disse: -- Sono più -belli dei miei. - -Giulio scosse il capo e ribattè, serio: - --- No; noi italiani preferiamo i capelli neri e lucenti, come i tuoi. - -E ritornarono al focolare. Ripigliò lui: - --- Bruciar tutto. Perchè? - --- Volontà di moribondo. - --- Perchè distruggere? -- Giulio domandò. - --- Si indovinerebbe dalle lettere, chi sapesse leggerle. - --- Ho un superiore che lo conosce, il tedesco, ma non gliele ho -mostrate. - --- Hai fatto bene -- disse l'Ida. E soggiunse: -- Forse temeva, quel -poveretto, che un giorno, se verrà la pace, le lettere e i ricordi -fossero rimandati al suo paese. Temeva di compromettere la donna. - --- Già -- mormorò il giovine. -- L'ho sospettato anch'io: la moglie di -un altro. Io però non lo credo. - --- E allora? -- essa rifletteva. Mormorò: -- Forse hai ragione tu. Non -avrebbe aspettato all'ultimo momento se avesse temuto di comprometterla. - -Ma Giulio scosse di nuovo il capo. - --- No. Ignoranti o istruiti, in guerra si è tutti eguali; tutti -persuasi, mentre si vedono cascar gli altri, che le pallottole, le -spolette o le schegge debbano rispettar noi. E sai chi ci dà questa -persuasione? Proprio i ricordi che si portano sul petto; di nostra madre -e di chi ci vuol bene. - -L'Ida sorrise, con gli occhi pieni di lagrime. - -Egli prese dal portafogli il ritratto di lei; lo considerò quasi per -rinnovarsi, ora che le sedeva vicino, le impressioni che aveva a -considerarlo quando era lontano, lassù; e pacatamente lo ripose. Dopo, -afferrò le lettere e la busta con la fotografia e la ciocca di capelli, -e buttò tutto nel fuoco. - --- «Fuoco, prego». -- Cercava rendere con la sua voce il suono delle -parole indimenticabili, e osservava le carte accendersi, la fiamma -invaderle raggrinzando la busta. Esclamò: - --- Vampata d'amore! --; e la frase gli parve così bella che guardò, -contento, l'Ida. Ma essa: - --- Di' dunque: perchè distruggere? - --- Ascolta -- rispose Giulio. -- Quando due che si sono amati, si -lasciano, cosa fanno perchè ogni legame sia troncato per sempre? Si -restituiscono i pegni d'amore. Un pegno è una memoria, è un obbligo a -ricordare: è vero? - --- È vero. - --- Quell'ufficiale sentendosi morire pensò che la sua fidanzata, se -riavesse le lettere, il ritratto, i capelli, non resterebbe legata alla -sua memoria, come ci resterebbe invece se credesse che qualche cosa di -lei fosse andato sottoterra con lui. - -Se non che l'Ida obiettava ancora: - --- Avrebbe pregato di seppellir le carte, non di bruciarle. - --- Rifletti -- ribattè Giulio. -- Doveva dubitare che non lo seppellissi -io; e non si fidò di altri, anche se io promettevo. Nel modo che mi -guardava io capii che intendeva dirmi: di voi posso fidarmi. Sembran -misteri e sono verità così semplici! - -Alla ragazza tornarono a luccicare gli occhi. - --- Ma io sarò più spiccio -- seguitò Giulio. -- Sul tuo ritratto ci -scriverò: «Seppellitelo con me, prego». -- E sorrise. - --- Giulio! -- gridò lei. - --- E tu, se io morissi? -- dimandò lui, pacatamente. - -Ah, la prova; la gran prova d'amore! - -L'Ida corse a prendere le forbici, si disciolse una treccia. E lui -tagliò tre capelli, li compose in ciocchettina, li baciò e li pose col -ritratto nel portafogli. Pacatamente. - -Ma allora la ragazza gli gettò le braccia al collo singhiozzando. -Piangeva come piange una bambina per meritar perdono. - --- Cosa ti salta in mente? -- fe' Giulio scostandola a un tratto, e -fissandola. Una nube gli passò per lo sguardo. Si ricordava adesso le -parole di lei. -- Che confidenza dicevi d'avermi a fare? -- chiese. - --- Questa -- essa rispose rasserenata e felice: -- che niente, nessuno -al mondo mi separerà più da te. Capisci? Con te, vivo o morto, l'anima -mia. Per sempre! - - - - - IL NIDO. - - -Mai più splendido cielo; mai aria più olente e queta.... E soli lor due -andavano per l'argine che limitava la risaia dall'immensa prateria. - -I colori del maggio inoltrato vi superavano la verde mèsse e la -trapungevano: giallo di graziole, di tulipani e ranuncoli; lilla di -porrette; gridellino di vecce; viola di prunelle e di salvie; bianco di -ornitogali e nigelle, di eriche e giunchiglie; rosa e azzurro di -giacinti; bleu di fiordalisi; rosso di trifoglio e papaveri. E -margherite da per tutto. Quante! - -Andavano, gli amanti, soli, guardando intorno; guardandosi e sorridendo -senza trovar parole. Nei tardi passi, vicendevolmente e quasi -timidamente, avvertivano che i loro sguardi eran pieni di ricordi, dei -più lieti ricordi. E così parevano accrescersi l'intima gioia d'un -ritorno a sè medesimi e approfondire la coscienza della loro anima; -parevano estendere la capacità vitale d'ogni senso, schiarire il -pensiero all'esistenza come ridesta, risorgere nell'essere loro, -reintegrati d'ogni minima forza, a una vita rinnovata e a una -sconosciuta armonia. Era una letizia lieve, di sogno, eppure tenace e -valida; era un'illusione suscitata e mantenuta dalla divina realtà che -li accoglieva; era un vago desiderio continuo e di continuo esaudito in -quel fluire degli attimi; era la consapevolezza di una felicità certa e -immanente. - -Essa, di tanto in tanto, si chinava al margine e spiccava un fiordaliso -o un ranuncolo o un geranio campestre. - -Poi, tendendo le mani al prato in cui non ancora piede d'uomo aveva -lasciato traccia e da cui la concordia delle tinte assorgeva come quella -dei suoni in una sinfonia, esclamò: - --- Vorrei correre, gettarmi là in mezzo! - --- Va! - -Ella scosse il capo. - --- Non si può, senza calpestare! - -Più avanti, al serbatoio, discesero nella barca. Remava lui. - -Anche l'acqua sembrava riposare e godere in distesa azzurra, chiazzata -qua e là dal verde delle ninfee e sparsa di macchie or scarse or copiose -in canne e giunchi, e chiusa all'ingiro dalle sponde ombrose di salici; -mentre la barca procedeva piano piano, soavemente, per quella frescura. - -Canerini di valle si levavano con un vocìo sottile e così vivace da -crederlo non segno di paura ma di più viva gioia nel volo. - -Finchè la barca trovò adito in mezzo alla macchia più folta di cannelle -e saracchi, e ristette dove l'acqua bruna, sotto l'ombra, rivelava un -brivido, al rezzo. Udirono uno svolazzar forte, di folaghe e anitre. E -più nulla. - --- Restiamo un poco? -- A lungo ella sarebbe voluta restar là con lui. -Gli abbandonava la mano nella mano. - --- Sei contenta d'esser venuta? - --- Non te l'avevo promesso...: a primavera? E di': non ti sembra che se -non fossi venuta in un giorno così bello la nostra felicità sarebbe -stata meno grande? - -Egli strinse forte la bianca mano. - --- Sei mia! - -E lei: - --- Quanto bene mi vuoi! - -Di nuovo tacquero cedendo alla dolcezza di quell'ora, in quella -solitudine e nel silenzio che solo qualche pigolìo interrompeva, o -qualche canto lontano. Il profumo dei fiori lontani perveniva fin troppo -greve. A quando a quando un murmure fra il canneto. - -D'improvviso l'amata chiese a bassa voce: - --- Hai sentito? - -Si rivolse a rimuover le fronde e gli esili fusti più prossimi; volle -ch'egli avanzasse la barca a quella parte, per veder meglio nel folto. - --- Là! -- dissero a una voce. - -A limite dell'acqua, poggiato sui giunchi che il peso piegava, era un -nido di folaghe. Avanzando ancora la barca, ecco balzar dal nido -nell'acqua, con un doloroso richiamo, la folaga spaurita; e si levò a -svolazzare su l'acqua intorno chiamando disperatamente il compagno. - -Più nero, con un _cóvv_ minaccioso, il maschio giunse, dalla macchia; -cadde di volo, lì appresso; ma a scorgere il pericolo enorme si mise a -correre per terra, con tal fretta e con tanta smania di fughe e ritorni -che pareva impazzito. - --- Povere creature! -- disse la signora. - -Nè volle affliggerle a lungo. Anzi, poi ch'ebbe visto da vicino il nido -mirabilmente contesto di cannucce e ciperacee e steli: - --- Andiamo via! -- pregava. Una strana ripugnanza la trattenne -dall'osservare dentro il nido. - --- Che impressione strana! -- mormorò intanto che la barca ritornava -all'aperto. - --- Tu vedessi i piccini gettarsi nell'acqua appena nati! -- diceva -l'amante. - -E raccontava della caccia feroce che danno alle piccole folaghe i falchi -di palude. Ma la sua voce non aveva pietà. - -L'amata non gli badava. In lei a poco a poco l'impressione ricevuta -diveniva sentimento, diveniva avversione sommossa dal fondo dell'anima, -diveniva pensiero. - -Teneva lo sguardo fiso nell'amante, che non dubitava, chiedendosi: -«Perchè mi ama? perchè l'amo?» Leggeva la risposta in quegli occhi. Il -loro amore aveva per fine sè stesso: null'altro. S'attendevano -l'ebbrezza dei sensi in cui soffocare l'anima..., e non più. Questa, -questa era la colpa: che il loro desiderio non oltrepassasse il loro -piacere. Null'altro! E non dalla coscienza le insorgeva il rimprovero o -l'ammonimento, ma le veniva da mille voci di vita feconda e di vita -novella che nel fervido giorno la terra generatrice elevava e spandeva -in un incognito indistinto inno di amore. - -Alla voluttà che anche lei si era promessa mancava il sublime -intendimento d'una gioia divina: questa la colpa! Da un umile nido essa -aveva appreso perchè si ama. - -L'amante le chiese trepidando, sentendola sfuggire con lo sguardo -velato: - --- Che hai? - -Essa tacque; abbassò gli occhi. E come egli, in un impeto di desiderio, -fe' per trarla al suo petto, lo respinse decisa: - --- No! - - - - - FERDINA. - - -Appena fu in condizione di poter uscire dall'ospedale, il maggiore -Baredi scelse a dimora per la convalescenza la sua villa di Casaglia. -Gli erano concessi due mesi a rimettersi del sangue perduto da una -ferita che era stata quasi mortale, al petto, e da un'altra, al capo, -che gli aveva deturpata la guancia sinistra per sempre. E oltre che -ricuperare le forze respirando la pura aria nativa, egli sperava che -lontano dal mondo, solo con sè stesso e coi ricordi famigliari, -mitigherebbe la rancura compressa nell'animo e temprerebbe l'animo più -virilmente al proposito della vendetta. - -Perchè in quel suo rovello sentiva prevalere un eccitamento di vanità -personale, e se ne accusava come di una debolezza. Gli bisognava vincere -l'orrore che provava a guardarsi nello specchio e che aveva sorpreso -negli occhi degli amici e delle amiche quando l'avevano visto senza -bende; gli bisognava persuadersi che tornando a combattere e affrontare -la morte con accresciuto fervore di vita, acquisterebbe davvero, se -scampasse ancora, una ragione di superiore orgoglio, una riparazione di -spirituale bellezza a quella deformazione indelebile. - -Ciò che aveva fatto, il rischio da cui era scampato a stento, non gli -pareva bastevole nè per la sua rassegnazione, nè per la stima altrui. - -Volle dunque andar a Casaglia come a luogo di attesa più che di quiete. -Ma lo contrariò subito la stagione. - -Pioveva quasi di continuo; la primavera indugiava in un tedio di freddo -aprile. Dalla loggia, ove passava gran parte del giorno adagiato nella -poltrona, solo di tratto in tratto scorgeva le nuvole staccarsi, -imbiancare ai margini, inargentarsi nei contorni di bambagia: tosto i -pochi raggi cedevano al nuvolo, che ridiveniva coerente; e giù acqua! Ed -era una intemperie priva di tuoni e di folgori. - -Una tristezza eterna. - -Letto il giornale, che pur lo lasciava deluso, Baredi apriva invano -qualche libro; gli rincresceva fin questo svago da prigioniero o da -infermo sfiduciato; e preferiva rileggere nella sua memoria e nel suo -cuore. - -Del padre, mortogli quando era bambino, si ricordava appena; ma della -madre, perduta l'anno innanzi che andasse in Libia, riaveva, lì nella -vecchia casa, così evidente l'immagine che a volte gli pareva udirne i -passi e la voce, e gli pareva vederla sorridere in atto non più di -perdonare ma d'essere perdonata. La stigma che egli recava in faccia lo -redimeva ora dell'averla fatta soffrire un tempo: dell'aver preso la -carriera militare che sua madre non avrebbe voluta e dell'essersi -abbandonato a dissipazioni e a passioni che per lei, austera, -rasentavano l'onta. - -La stessa rimembranza materna lo traeva perciò a rivivere nei ricordi -più recenti e più generosi. - -Oh la sua bella batteria, di cui amava ogni pezzo come fosse animato -dell'anima sua! E le ansie attive, gli incurati pericoli, le robuste -fatiche, i riposi pieni e i sonni senza sogni! E gli ufficiali superiori -e inferiori concordi in una fraternità di intendimenti e di speranze; e -gli artiglieri forti e pronti, bravi e sicuri; avidi di operare con lui, -di essere comandati da lui! - -Pur il momento terribile acquistava un'attraenza di luce tragica a -rievocarlo nell'azione complessiva. Ecco: due compagni caduti. L'uno si -contrae muto, livido nell'agonia breve; l'altro, un soldato eroico, con -uno sguardo ancor vivo e già estraneo, geme come un ragazzo: «Mamma -mia!». E di sè Baredi risentiva la soavità dell'istante in cui, venendo -meno, aveva creduto essere sottratto dalla morte allo strazio delle sue -povere carni dilacerate. - -Ma dall'alta lontananza di questi ricordi chi, che cosa, lo riabbatteva -a un tratto nella realtà penosa? Perchè si sovveniva amaramente di -questa o quella donna più non amata e ne scorgeva, in una simulazione di -pietà, un segreto sarcasmo, o, peggio, la ripugnanza? Perchè gliene -ricorrevano alle labbra le parole: «Come sei bello!»; e le ripeteva -forte queste parole, e guardandosi talvolta nello specchio sorrideva? -Per convincersi che non doveva, non poteva più sorridere! Nel volto -deturpato il più lieve sorriso gli sembrava tracciasse un'atroce -smorfia. - - ---- - -Finalmente una notte sentì un usignolo, che nel boschetto di altee e di -lauri s'inebriava del suo canto; e il giorno dopo il sole fu padrone di -tutto il cielo. - -Baredi fece quel giorno i primi passi senza aiuto. E ristette a guardare -la chiostra dei colli, dilungati in lievi ondulamenti contro il cielo -sereno; inclinati a valle in falde verdi di olmi e di cólti, con le case -che i cipressi indicavano e a cui la luce meridiana e la distanza davano -un'illusione di quiete chiara, tiepida e dolce. Là, oltre la verde -cerchia, fra le piatte cime di Paderno e di Sabbiuno, i monti -s'annebbiavano d'azzurro; qua, nella valle ove profondava il Ravone, la -chiesa e la vicina fattoria attiravano lo sguardo come i più cari luoghi -del paesaggio inobliato. E d'improvviso, con gli occhi della memoria, il -capitano scorse nella fattoria la fanciulletta che sua madre ebbe spesso -a svago per casa: Ferdina. Egli non l'aveva riveduta nell'altro triste -ritorno, quando la morte stava al capezzale materno; l'aveva riveduta -sempre gli anni innanzi; e la rammentava bambina, quando al vecchio -fattore successe il padre di lei. Quanti anni aveva ora? - -Calcolo breve, se non del tutto sicuro: era già una ragazza da marito. - -Il giardiniere confermò dicendo: - --- Faceva all'amore col figlio di Santelli, l'affittuario. Adesso è -soldato, al fronte. - --- Bella? - --- Non se la ricorda? Una faccia ardita; capelli biondi. - -Poi l'informatore soggiunse: - --- Non tarderà a venirla a trovare. M'è sempre attorno a domandare di -lei, e se è guarito, e come se la passa, e se vien nessuno a salutarla. -È una buona ragazza. - -Baredi tornò a guardare alla fattoria; poi disse: - --- Ci andrò io, fra qualche giorno. - -Voleva sperimentare in lei, che certo lo rammentava bene e forse lo -ricordava con affetto, l'impressione disgustosa di rivederlo così; e -voleva sperimentare in sè stesso la resistenza a quel disgusto. - - ---- - -Ma se, col bel tempo, si sentiva rinvigorire d'ora in ora, le gambe che -avevano scalate le Alpi lo reggevano ancor male per un tratto non breve -e per la riva ripida. Di più l'umiliava quella mollezza sentimentale, a -cui non poteva opporre abbastanza energia di dominio su sè medesimo. -Erano commozioni eccitate, irresistibilmente, dai sensi che si -rinnovavano alle impressioni e dalla fantasia che si ravvivava nella -necessità di ricordare; e spesso, per un nonnulla, s'accorgeva che gli -occhi gli si riempivano di pianto. Sopratutto l'inteneriva un -sovrapporsi di sensazioni e d'imagini. Mentre si rivedeva andar -fanciullo, nel luminoso silenzio, per il giardino e per i prati ch'erano -tutto un fiore, e la madre l'accompagnava, ecco riapparirgli -l'artigliere morente e riudirlo invocare: «Mamma mia!»; mentre riudiva -con la disattenzione e nello stesso tempo con la vigile percezione di -ragazzo i gorgheggi delle capinere e degli usignoli, ecco ripercuotersi -al suo orecchio il rombo del cannone e rivedere, orrenda, la scena di -sangue e di strazio. - -E dubitava, a volte, di guarire; non nei muscoli, ma nei nervi. - -Così una mattina, quasi a superare uno sforzo più dell'animo che delle -gambe, s'avviò per la stradicciuola della chiesa e arrivò, un po' -affannoso, alla fattoria. - -La moglie del fattore venne sulla soglia con le mani impiastricciate di -farina appena intrisa, e cominciò a strillare: - --- Chi si vede! Che miracolo! Ferdina! Ferdina, corri a vedere chi c'è! - -Ma come non aveva contenuta la ripulsione a scorgere quella guancia -deturpata, la donna introducendo il visitatore prorompeva in parole che -valessero a scusa di sè e a conforto di lui. - --- Poveretto! Quanto avrà dovuto soffrire! L'ha scampata, eh, sì; ma.... -Assassini infami! Rovinare per sempre tanta bella gioventù! - -Per fortuna, i passi della figliuola, che scendeva la scala di corsa, la -interruppero. Ripetè: - --- Guarda chi c'è qui, Ferdina! - --- Buon giorno.... - -Rossa in volto, ma sorridente e franca: e non il minimo segno sfuggì -alla ragazza della impressione penosa che Baredi si aspettava di dover -affrontare anche in lei. - --- Che ragazzona! -- egli esclamò stringendole le mani. -- Non ti avrei -riconosciuta! - -La disinvoltura ch'essa aveva dimostrato a dissimulare; la delicatezza -che l'aveva indotta a comportarsi in tal modo, gli riuscì così inattesa, -così strana in una della sua condizione, ch'egli volle provocarne più -sicura prova. Chiese: - --- E tu mi avresti riconosciuto? - --- Io sì -- rispose. - -Allora alla madre parve opportuno riprendere: - --- È stata una disgrazia, signor maggiore; ma bisogna sempre pensare a -chi sta peggio; a chi ci ha rimesso un braccio o una gamba.... - --- Mamma -- disse la ragazza con un'occhiata di ammonimento e di -rimprovero --, se andaste a nettarvi le mani? Siete tutta incollata. - --- Ah la mia sfoglia! La pasta che mi si asciuga! -- fe' la donna -entrando in cucina senza più altri complimenti o spropositi. - -E il capitano a Ferdina: - --- Avrei preferito trovarti come eri una volta. Verresti a tenermi un -po' di compagnia nel giardino; a prendere dei fiori. - --- Oh! se è per questo.... - -E soggiunse che il padre da un pezzo insisteva che lei e il fratello -andassero a salutarlo, ma che il ragazzo era un monello selvatico. -Parlarono di lui, Gigetto, che il maggiore aveva visto appena nato; e il -discorso fu avviato alle vecchie conoscenze. Ferdina dava notizie di -questo e di quello, e Baredi intanto l'osservava. - -Le palpebre, lunghe, le ombravano lo sguardo profondo; la voce aveva -forte e calda. Non di una bellezza insolita, era però imagine di una -giovinezza sana e gioconda, e suscitava -- e pareva giusto come non mai --- l'abusato confronto del fiore campestre. - --- Dunque -- egli disse alla fine --, dimani ti aspetto. Ma se vuoi -delle rose e dei garofani, tu portami dei fiori di campo; delle viole. - -Ella rise. - --- Delle viole, adesso? Troppo tardi! - --- Ebbene, di quei fiori che coglievo anch'io da bambino laggiù lungo il -Ravone. Se no, niente garofani e niente rose! - -Dalla cucina la madre gridò, dopo i saluti: - --- Si ricordi che il giardiniere la teme, Ferdina, come la tempesta! - -E Baredi ricordò invece che il giardiniere gli aveva detto: - --- È una buona ragazza. - - ---- - -Ma Ferdina non mantenne la parola che in parte. - -Venne il giorno dopo alla villa recando, invece che tulipani, -giunchiglie, narcisi e rosolacci, un mazzo di ginestre con qualche -ranuncolo tra mezzo. - --- Cosa m'hai portato? -- dimandò Baredi, senza sorridere. - -Sorrideva essa: del sorriso che ferve nelle pupille delle donne -innamorate. - -Esclamò a sua volta con accento di meraviglia: - --- Non le riconosce? Son ginestre! - --- Non ancora in fiore, e non sono i fiori che volevo io. - -La ragazza chinò lo sguardo per sottrarlo allo sguardo di lui; e il modo -e l'indugio a rispondere rivelarono che, imbarazzata, cercava la scusa. -Poi disse rialzando gli occhi: - --- Le ginestre fioriscono a giugno; e io ci ho messo, invece, tra mezzo, -un altro giallo. - --- Che idea! Perchè? - -Nuovo indugio; con, di più, un gesto d'impazienza. E rivolgendosi, -seria: - --- Mi sono ricordata che la sua povera mamma mi mandava sempre a -raccoglierne, delle ginestre in fiore. - -Baredi prese il mazzo e disse: - --- Ti ringrazio. - -Ora, mentre la caricava di rose e di garofani, egli soggiunse: - --- Sei buona e meriti di essere amata e fortunata. Il tuo amante che fa? -dov'è? - --- Chi gliel'ha detto? -- gridò Ferdina. - -Ma non insistette nella solita scherma delle ragazze campagnuole, che -quasi un pudore istintivo e inconsapevole induce a negare di essere -innamorate; e ripigliò: - --- Lei è peggio del Mago Sabino! Indovina tutto. - --- No; non tutto. Che fa? -- ripetè. -- Dove è? Come ha nome? - -Le risposte seguirono in fretta. - -Aveva nome Guido Santelli; aiutava il padre in un'affittanza. Adesso era -al fronte. - --- Ti sposa appena finita la guerra? - --- Ah! questo non lo so davvero; e se lei non ci riesce a indovinarlo, -bisognerà dimandarlo al cucco. Aspetti. - -L'attesa fu lunga. - --- Cantava adesso adesso. L'ha sentito? - -Dal campo dove si nascondeva, il cuculo mandò finalmente il vecchio -canto augurale. - --- Cucco, bel cucco dalla penna grigia: quanti anni mi dai prima che mi -sposi? -- Uno.... Due.... Stia attento! - -Essa contò fino a otto. - --- Otto anni! Oh povera me! -- lamentò con comica disperazione. -- Sono -troppi! Fortuna che non ci credo, nel cucco! - -Baredi fu tentato a sorridere; ma non sorrise. E la ragazza parve -improvvisamente pentita d'aver scherzato; desiderosa di confidarsi -meglio, quasi di confessarsi in colpa. Disse mutando lo sguardo e la -voce: - --- Come sarà che tutte quelle che hanno il moroso al fronte stan di -malanimo e io non ci penso nemmeno che possa succedere una disgrazia? -Per me è una cosa impossibile! - --- La fiducia che hai nel tuo amore ti dà la fiducia nel tuo destino. - -Paga, la ragazza seguitò: - --- E quando finirà la guerra? - -Il maggiore si strinse nelle spalle. - -Allora essa, quasi urtata, ebbe un rude scatto, un impeto di sdegno, di -disgusto profondo e incontenibile. - --- Che debba proprio durare un pezzo? Sono infamie! - -Suo padre diceva che la guerra era necessaria; ma lei non riusciva a -capire come potesse esser necessario spargere tanto sangue, commettere -tante stragi, solo perchè due birboni l'avevan voluto. - --- Necessaria per noi? Entrare fra i litiganti per la smania di darne -anche noi, per il bel gusto d'andar in molti incontro alla morte? - -Beredi l'ascoltava non meravigliato di quell'ignoranza e di quegli -errori; meravigliato che Ferdina, mentre dimostrava cuore generoso, non -supponesse in un sentimento generoso la ragione vera del fatto che le -pareva assurdo. O il sentimento della patria era attutito in lei -dall'altro amore che la dominava sino ad oscurarle il pensiero? - --- La necessità che tuo padre dice -- egli rispose -- è nella difesa dei -più sacrosanti diritti umani. Pensa. - -Ed enumerava, chiariva le cause del conflitto enorme, e intanto seguiva -sul volto di lei la commozione che veniva eccitando. Poi, non senza -intenzione di pungerla, aggiunse che sopra tutto c'è, al mondo, un amore -per cui i maggiori sacrifici sembrano sopportabili: l'amore che -santificò il martirio di quanti preferirono la morte alla tirannia, -all'insolenza straniera, alla barbarie prepotente, rivestita di civiltà -ipocrita o vigliacca. - --- Ma voi donne non capite come quest'amore fa parer bella la morte! - -Ferdina aveva ascoltato a mo' dell'ignorante che riceve una luce -inattesa e, tuttavia un po' confuso, gode d'essere tratto dall'oscurità. -Ma a quelle ultime parole arrossì, più che per il rimprovero, per il -pensiero che le fecero balenare. Gli occhi le si accesero di una fiamma -che parve d'ira ed era d'amore. - --- Quel che dice lei -- esclamò -- dev'essere vero! Ma anche Guido -penserà così, e andrà a cercarla, la morte! So che tipo è. E la morte me -lo porterà via! - -Si morse le labbra per contenere uno scoppio di pianto; le lagrime non -le potè celare. - -Beredi non aveva visto mai in occhi di donne, improvvisamente manifesta, -tanta passione. L'espressione stessa «me lo porterà via» non significava -una violenza angosciosa, un ingenuo, prepotente egoismo? Gelosa della -morte! - -Egli riebbe il senso delle delusioni patite e provò l'invidia più acre: -quello di un grande amore. Fra le donne che gli avevano giurato di -amarlo quale l'aveva amato come amava Ferdina? - --- Piangi? -- le chiese ironico, per castigarla di avergli fatto male. E -sorrideva ora senza timore d'accrescere col sarcasmo la bruttezza della -sua guancia contratta. - -Ferdina si asciugò gli occhi col dorso della mano e guardandolo non -avversa: - --- Ha ragione -- mormorò. -- Perchè pensare a un guaio? Ma se Guido -morisse.... - -E sospese la minaccia, che neppur lei sapeva se rivolta a sè o al -destino, e che l'energia della voce e dello sguardo lasciava pensare non -vana. - -Baredi si rabbonì. Cercò di riparare al male che aveva fatto lui a lei. - --- Se il tuo Guido ti ama come lo ami tu, non temere. Non l'hai inteso -dire anche tu che l'amore qualche volta vince la morte? - -Oh il sorriso di Ferdina, allora! E a quell'uomo bello, a' suoi occhi, -di bontà, d'intelligenza e di coraggio, disse grata e sincera: - --- Lei l'ha vinta la morte, e la sua morosa dev'essere felice! - - ---- - -Idealizzava anche questa, adesso? A trentadue anni oramai Baredi aveva -acquistata tale esperienza delle donne da credere sul serio che quella -ragazzotta campagnuola meritasse di occupare il suo pensiero? Oh no! -Egli voleva pensare ad altro. E pensava ad abbreviare la licenza, che -già gli pareva troppo lunga. Tutte le mattine ricuperava lena nelle -passeggiate su per i colli. - -Ma quasi ogni giorno Ferdina veniva, dopo mezzodì, alla villa, e -chiacchieravano sotto gli abeti: essa chiedeva ed otteneva schiarimenti -alle notizie del giornale, o portava notizie del suo fidanzato e d'altri -giovani dei dintorni, o riferiva qualche pettegolezzo. Non s'immaginava -certo che il maggiore ne seguiva le parole, i modi, le abitudini con -attenzione sempre vigile, e che egli provava un piacere amaro a scorgere -in lei qualche difetto, qualche rudezza spiacevole o ignoranza bisognosa -di compatimento. Ciò accadeva, piuttosto che alla villa, alla fattoria, -dove talvolta egli scendeva a passar mezz'ora. - -Un giorno, nel prato davanti alla casa, sorprese Ferdina che voltava lei -il fieno al sole. Aveva stretto al capo e annodato alla nuca il -fazzoletto rosso; la gonna succinta, le braccia scoperte fino al gomito. -Muoveva e rivolgeva con atto frequente e svelto la forca di legno dai -lunghi rebbi, e cantava. - --- Brava -- egli le disse. E lei interrompendosi: - --- Oh non mi vergogno, io, a lavorare da contadina! Si vergognino quelle -che non han braccia sode e gambe dritte! - -E riprese a cantare. - -Un altro giorno Gigetto, il fratello di lei, aveva levato un nido di -fringuelli. I poveri uccellini, ancora in bordoni, non si reggevano ai -piccoli voli e ai brevi passi: tentavano scappare e battevano il petto e -il capo in terra; e piavano spalancando il becco. - -Il maggiore rimproverò il ragazzo. Il ragazzo rispose sgarbato, e la -sorella gli lasciò andare uno scappellotto; ma lui si vendicò -accusandola: - --- I fringuelli ti fan compassione; gli storni, no. Mi hai aiutato tu a -pigliarli tra i coppi! - --- Gli storni sono di danno! -- essa rispose. -- E poi -- aggiunse -rivolta a Baredi, -- quelli di nido sono così buoni in umido! - -E sorrideva con labbra ingorde. - -Anche andava in bicicletta e si scalmanava in corse faticose quando, -scesa alla città per le spese domestiche e fatte tutt'altre compere a -suo capriccio, doveva rincasare a prendere soldi e ripetere il viaggio. - -Non sapeva, insomma, moderare le esuberanze dell'indole, nè mitigare le -asprezze del carattere. Eppure, quand'era solo, Baredi ne rivedeva -spesso l'imagine ricomposta in lineamenti ed espressioni gentili, e se -ne ricercava le impressioni avverse, da quei contrasti essa, anzi che -perdere, acquistava nuova attraenza, come d'una bellezza singolare, -forte e sana. - - ---- - -Ma un pomeriggio, accompagnandola per la strada della chiesa, Baredi -osservò a caso, al margine del fosso, un fiore nuovo per lui. Lo stelo -lungo e schietto reggeva, a corona, cinque o sei capolini di un delicato -color lilla sorretti da un esile picciuolo senza foglie. Lo staccò e -glielo porse. - -Ferdina lo gettò via con disprezzo. Come offesa davvero, gridò: - --- Questo fiore a me? - -Poi, alla meraviglia di lui, disse: - --- Fiorin dell'aglio, fior traditore! - -E prima che egli parlasse, essa, nell'atto di scappare sdegnata verso la -fattoria, gli rivolse un'occhiata lunga e intensa; una di quelle -occhiate in cui l'anima si raccoglie e si concede, ma il pensiero, anzi -che apparir manifesto, per il troppo fervore appare ambiguo. Voleva -leggere negli occhi di lui la scusa dello scherzo che poteva spiacergli? -esprimere l'affetto che la rendeva certa di scusa? - -Baredi rimase perplesso un istante; indi, respinte le interpretazioni -benigne, tornò indietro convinto di non errare e mormorò: -- Civetta! -- -Nessun dubbio. Una rivelazione inattesa: Ferdina credeva d'averlo -innamorato, e ne godeva! - --- Anche costei! -- pensò. -- Tutte a un modo; tutte stupidamente vane, -perfidamente vane! Per soddisfare alla vanità istintiva, non esitano in -nulla; inconsapevoli del male che possono fare, interamente consapevoli -del male che vogliono fare. -- Ogni cosa era chiara adesso! Ogni prova -di affetto e di gentilezza ch'egli aveva ritenuta spontanea in costei, -era stata predisposta sin dal primo incontro a tal fine: innamorarlo! -L'aveva conosciuta bambina: la rivedeva una bella ragazza; fidanzata. -Avrebbe resistito alla bellezza di lei, all'invidia che altri n'avesse -l'amore? Ah no! Essa vincerebbe se egli -- e non c'era da dubitarne -- -aveva in mente altre donne! E lei andava a colpo sicuro; prima di tutto -perchè era giovine, fresca, bella; poi perchè le signore e signorine, -schifiltose, non riuscirebbero a nascondere, come lei, il ribrezzo della -cicatrice che lo imbruttiva. E il dover supporre tutto ciò, ciò che lo -feriva come un oltraggio, a Baredi fece così male che piuttosto che -riveder Ferdina pensò di ritornare quel giorno stesso a Bologna. Ma non -s'immiseriva a fuggire le piccole cattiverie d'una femminetta -diciannovenne? - -Rimase. Quel giorno stesso però scrisse al Comando che era guarito e -disposto a riprendere tra una settimana al più tardi il servizio. -Impiegherebbe il tempo, che gli restava, ad allenarsi camminando sui -monti; e non andrebbe più alla fattoria, e con qualche pretesto non -riceverebbe più Ferdina alla villa. Se non che il giorno dopo si accusò -nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una lunga gita, andò -all'ora solita nel giardino. - -Ferdina non venne. Non venne neppure il dimani. Non c'era da ridere? da -prenderla, quasi quasi, nel suo stesso giuoco? Lo aspettava a casa sua! -Non cedeva lei; certa, sicura che cederebbe lui! - -Passarono quattro giorni. Quando, al quinto, il maggiore udì alcune -contadine che, per la via, discorrevano di un altro paesano morto in -guerra. Egli ebbe un dubbio: e, dalla siepe, ne dimandò il nome. Non era -il fidanzato di Ferdina. E poco dopo, ecco Ferdina accorrere, trafelata, -rossa in volto, con una lettera, incontro a lui. Tendendola, pareva -ebbra di gioia; esclamava: - --- È di Guido! La legga! Voglio che la legga! - -E premeva una mano al cuore per moderarne i palpiti. Egli scorse con gli -occhi alcune righe. Il soldato scriveva che si era trovato alla stessa -azione in cui era perito quel paesano; che si era meritato gli elogi dei -superiori e sperava d'ottener la medaglia, e una prossima licenza. - --- Che pena in questi dì! -- la ragazza seguitava. Sin dal principio -della settimana aveva saputo del paesano morto, e sapeva che era nello -stesso reggimento, nella stessa compagnia di lui, Guido. - --- Che angustia! Ma anche lei mi ha fatto soffrire! -- aggiunse con voce -ferma, quasi aspra. - --- Perchè? -- Baredi chiese. Era già pentito d'essere stato ingiusto. - --- Vuol negarlo? Anche lei sapeva della brutta nuova e sospettava di una -disgrazia. Ne saran morti tanti delle nostre parti! Io non avevo il -coraggio di venir qui, a interrogare; ma l'aspettavamo laggiù, da noi, a -dirci una parola. - -Egli arrossì, la prese sotto il braccio traendola verso la solita ombra -nel giardino. - --- Perdonami -- le disse --, non per il male che ti ho fatto senza -volere, ma perchè sospettai tutt'altra cosa: che tu non fossi buona e -sincera come sei. Perdonami. - -Ferdina era così felice che non si perdè a chiedere spiegazioni; e alla -domanda di lui: -- Sei felice adesso? -- ella sorrise guardandolo, -limpidamente; con la piena confidenza di un cuore che si abbandona a chi -la comprende. - -Giunti in fondo al viale, sedettero di fronte; lei sul sedile di pietra, -lui nella scranna di giunchi. E mentre essa, tolto dalla tasca del -grembiule un fazzoletto in cui ricamava le cifre, agucchiava e -discorreva, Baredi stette ad ascoltarla poggiando il gomito allo -schienale e sostenendo il capo con la mano contro la guancia destra. La -ragazza parlava del suo amore; dei contrasti che aveva avuto da parte -dei suoi. Non senza ragione. Guido non era mica uno stinco di santo! Ne -aveva avuto delle amorose!; e qualcuna.... ehm! Ma con lei non si -bazzicava come con quelle. Aveva intenzioni oneste? E bisognava rigar -dritto! - --- Che liti in principio che facevamo all'amore! Mi venivano a dire che -era stato visto per Bologna con la tale, a teatro con la tal'altra. -Capirà se ci pativo! Una sera che eravamo soli in casa, giurava di dover -andar via per un contratto. Non gli credevo; serrai la porta con la -chiave. Lui sale al piano di sopra, spalanca la finestra, si butta giù e -scappa. Da accopparsi! Io mi divoravo dalla bile. Ma mio padre imparò -che era vero che Guido stava combinando un grosso affare e che dava -segni di aver messo la testa a posto; e cominciò a difenderlo. Questa è -bella! Anche mia madre, perchè io, a costo di morir di crepacuore, non -ne volevo più sapere, cominciò a dar torto a me! La guerra ha fatto il -resto, e adesso ci vogliamo bene sul serio. - -Intanto che la ragazza discorreva, Baredi la seguiva rimproverandosi. -Quant'era difficile giudicare le donne! Con che ingiustizia aveva -giudicata Ferdina, così buona e leale; così schietta e forte nei suoi -difetti e nei suoi contrasti; così sana e assennata! A confrontarla con -le donne che gli stavano più in mente gli pareva di dover sorpassare un -abisso. O l'abisso, piuttosto, era in lui? - --- Il maggior bene del mondo -- Ferdina ripigliava -- non sta forse nel -volersi bene? Vede? Mio padre e mia madre sono di stampo antico; senza -istruzione, senza finezze; ma mi han dato a conoscere che a questo mondo -più si vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti. - --- O l'abisso è piuttosto in me? -- si chiedeva Baredi. Era in lui, tra -il modo con cui concepiva la vita nel passato e il modo con cui gli si -presentava ora, dopo l'intervallo tragico e quasi mortale? Ora sentiva -come non mai l'orrore di quel passato. Eppure egli non era stato nè più -fatuo nè più corrotto di tutti gli altri. Ma come tutti gli altri aveva -riposta la felicità nella falsità delle illusioni, dei desideri, dei -piaceri, delle passioni. Ah Ferdina! Ferdina! Proprio così: volersi bene -senza pretendere dalla vita più di quanto la vita può dare; e più si -vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti! - -Dopo una pausa, pur china sul lavoro e senza badare che egli aveva -socchiuso gli occhi, la ragazza soggiunse: - --- E quando s'è contenti si vorrebbe veder contenti tutti; fa dispiacere -che chi è buono come noi, più di noi, debba soffrire. - -Altra pausa. Quindi: - --- Lei perchè è sempre così pensieroso? - -Baredi tacque. Temè di non poter rispondere senza essere debole, e, -stringendo le palpebre, tacque. - --- Dorme? - -Non rispose. - -E seguì un lungo silenzio. Egli, di tratto in tratto e di furto, -sollevava un po' le palpebre e sogguardava; essa seguitava a cucire. - -Finchè si mosse, si alzò. Baredi credè se ne andasse. Ferdina, invece, -si avvicinò a lui piano piano; s'accostò. Ad accertarsi che dormiva? - -Egli stava per riaprir gli occhi, chiedere: - --- Vai via? -- Ma intuì. Sentì che si abbassava, che col suo viso gli -sfiorava il viso. Un attimo. E calde e lievi le labbra di lei si -strinsero e si chiusero a un bacio appena sensibile, su la guancia -deturpata. - -Ah! afferrarla, stringerla al cuore, baciarla nella fronte gridando con -anima pura, con tutta l'anima: -- Ferdina! Ferdina! -- No: gli parve una -contaminazione; con uno sforzo supremo si contenne. Ella si era -allontanata rapida, su l'erba; ed egli, risollevando le palpebre, la -scorse che si fermava e si voltava. Dubitava d'averlo destato; temeva -che se ne fosse accorto. Rassicurata, scomparve dietro la casa. - -E allora egli ruppe in singhiozzi. - -Ma la mattina dopo partiva per la frontiera. - - - - - IL CHIODO. - - - - I. - - -Quasi in mezzo al viale, fuori della polvere, un chiodo arrestò lo -sguardo, il passo e il pensiero del conte Mauro. Era un chiodo ancora -buono, benchè un po' arrugginito e storto. Quanti l'avevano veduto? E -perchè nessuno di quanti l'avevano veduto si era chinato a raccoglierlo? -Trovate le risposte, del resto semplici ed ovvie, lo prese su lui, e -seguitò la passeggiata verso la chiesa dei Cappuccini. - -Pensava intanto: -- Ogni cosa, sia pur minima, ha il suo valore. Dunque: -cercate di non perdere nulla; non spregiate nulla; raccogliete sempre -ciò che fu perduto, o gettato via, e tenetene conto. Imparate, cioè, a -osservare e a riflettere. - -Ai quali consigli altri ne seguivano, se non del tutto nuovi, sempre -belli. -- Profittare anche andando a spasso; vincere la pigrizia; -esercitar la pazienza. - -Ma dal considerare il chiodo che rigirava fra le dita il pensatore -arrivò a conseguenze di maggiore importanza, per lui. Nelle brevi soste -al Caffè Vecchio, dal tabaccaio nel Borgo, nella farmacia di San Rocco, -non era solito ammonire che a consolazione della vita bisogna mirar in -alto? Ora a vederlo prendere su da terra un chiodo tutti l'avrebbero -accusato di contraddizione. E no. Se quella era un'azione giovevole, se -un'azione giovevole in sè vale a pubblico esempio, ecco che si può -mirare in alto anche guardando in basso. Nè bastava. Per la democrazia -predominante là, nella piccola città romagnola, egli era forse un -aristocratico in cui l'orgoglio della razza aveva assunto l'abito del -filosofo fannullone, appartato e schivo. - --- Ebbene -- concluse Mauro Agabiti giunto che fu alla chiesa -francescana --, anche per questo, da stasera in avanti, cercherò dei -chiodi. Chi si umilia sarà esaltato. - - ---- - -Gli accadeva sempre così. Concepita un'idea, a forza di dedurre, la -tirava alle conseguenze estreme, che stupivano chi non possedeva -l'energia logica di lui. E avendo pensato che pur l'esercizio di -rintracciar chiodi non mancasse di morale efficacia, fu condotto a -cercarne dove più se ne trovassero, e quindi dove la necessità dei -chiodi nuovi rendesse maggiore la dispersione dei vecchi. - -In via del Fossato, lungo le mura, erano botteghe di falegnami, fabbri, -maniscalchi. Ivi, due o tre volte la settimana, la persona del filosofo, -alta, magra, vestita di nero, il volto pallido e la bianca barba sotto -il cappellaccio grigio, passava adagio adagio rimuovendo la polvere con -la punta del bastone; talvolta arcuandosi nell'atto di tendere il -braccio e la mano. Allora, se coglieva qualche cosa, gli balenava un -sorriso dagli occhi chiari e guardava qua e là, come aspettasse di -essere interrogato. Ma coloro che l'avevano osservato, e ridevano, si -voltavano in fretta per non farsi scorgere; rispettavano in lui l'uomo -generoso e diverso dagli altri ricchi appunto perchè, a parer loro, -tócco nel cervello; e ne compativano la nuova, innocente manìa. Nessuno -gli chiedeva: -- Cosa accatta, signor conte? --; nessuno lo pungeva -ironico o mostrava meraviglia; ed egli doveva mettere in tasca il chiodo -e rimettere il discorso, pronto da un pezzo, a migliore occasione. -Presto o tardi la sperimenterebbe, la virtù dell'esempio! -- Infatti.... - -Una delle ultime fucine del Fossato era quella del fabbro Dondelli, -detto Dondèla; e un giorno che questi lavorava altrove, il conte, quasi -davanti al portone di lui, si chinò; con impeto allungò la mano.... Ahi! -che dolore! Scottato. Le dita lasciarono subito la presa. Scottava, -bruciava! Ma stringendo fra i denti il pollice e l'indice, in cui il -chiodo aveva lasciato l'impronta della strinatura, il filosofo restò -immobile ad aspettare. Il chiodo si raffredderebbe: no? - -Intanto risate di ragazzi, trattenute a fatica, giungevano da ogni -bottega, come gemiti. - --- Ridono? -- pensò il pensatore --. Dunque è una burla! - -E quasi il bruciore, che non scemava, gli affrettasse il raziocinio, -seguitò: -- Una burla senza intenzione di ferire in me avarizia o -gretteria; tutti mi conoscono. È una burla ingenua, che attesta però una -intelligenza non comune. Bravi! - -A questo punto nella bottega del falegname di contro il ridere si mutò -in pianto schietto, e sotto la grandine degli scapaccioni paterni un -garzoncello gridava: -- Non sono stato io! È stato lui, là, che l'ha -riscaldato! Celso! - --- Birichini! canaglie! -- urlava il genitore per farsi ben udire dal -signor conte. - -«Lui, là?» «Celso?» - -Il filosofo pigliò su, risolutamente, il chiodo ancor caldo; lo mise in -tasca ed entrò nella fucina di Dondèla. - --- Celso -- disse con l'usata dolcezza --, mi daresti un po' d'acqua? - -Subito, di dietro all'incudine dove se la godeva ridendo piano piano e -solo, il ragazzo balzò a prender la secchia, la portò, la depose ai -piedi del signore. Il quale v'immerse la destra e sogguardò mentre, -refrigerato, seguitava tra sè: - --- Ha dell'ingegno; molto ingegno! Si vede dagli occhi; si capisce dalla -prontezza degli atti. Dunque non è contento del suo stato. -- E disse: - --- A te non ti piace di fare il fabbro. - -Il monello, che si aspettava tutt'altro discorso e tutt'altro tono, -sorrise e rispose franco: - --- Nossignore. - --- Bene. Cosa ti piacerebbe di fare? - -Sempre più inanimito da quel "bene" rispose: - --- Il signore. - --- Ho capito -- disse il filosofo. -- Vorresti diventare ingegnere o -avvocato o medico, o che cosa? - -Ma ora Celso rimase perplesso. Non erano dimande inopportune? «Fare il -signore» non significava «far niente»? - --- Via! -- insistè il conte rialzandosi e asciugandosi le dita nel -fazzoletto. -- Quale professione sceglieresti? - -Bisognava finirla. - --- Nessuna. - -Fu un nuovo colpo inatteso. Ma non doloroso; anzi! Al filosofo parve di -giungere improvvisamente a una felice scoperta; tale che tacque a lungo. -Poi tolti dal gilet alcuni soldi, li porse al ragazzo. - --- Ti ringrazio; e ci rivedremo. - -Era poco lungi, per la strada, quando udì dei passi dietro a sè. Si -volse. Celso col cappello in mano, disse (e le labbra gli tremavano): -- -Mi perdona? - -Il conte gli pose la destra sulla spalla e tornò a fissarlo. Che occhi! --- Sì, figliuolo! - -E riprese la strada pensando: -- Intelligenza; animo ardito; cuore, e, -per di più, inclinazione latente! - - - - II. - - -Questa dell'«inclinazione latente» era una delle sue idee. Anche nel -campo dell'intelligenza -- diceva -- la natura è non di rado riserbata, -quasi timida, gelosa dei suoi tesori; e ingegni non comuni restano -improduttivi e sconosciuti non solo perchè sono mancate le condizioni -propizie al loro sviluppo, ma perchè nessuno ne ha saputo intuire la -disposizione segreta, rimasta ignota a loro stessi; nessuno ne ha -eccitate le intime facoltà creative. -- E soggiungeva candidamente: -- È -il mio caso. Io non sono un imbecille, eppure a sessant'anni non so -ancora come sarei potuto riuscire più utile alla società e alla patria, -e divenire un bravomo. - --- Facendo il professore di filosofia -- insinuava qualcuno, credendo di -fargli piacere. Egli scuoteva il capo. - --- No, sarei stato ugualmente inutile. - -Per esser utile, da un pezzo, aveva rivolta l'attenzione psicologica -agli adolescenti che conosceva. Ma non uno che dimostrasse d'aver molto -sale in testa e alla domanda: -- In qual modo, per che via preferiresti -diventare un uomo celebre? -- rispondesse: «Non lo so». Lo troverò una -volta o l'altra -- ripeteva il filosofo, saldo nella sua convinzione. - -Finalmente! L'aveva trovato nella fucina di un povero fabbro! - -Dondèla ebbe l'avviso di presentarsi la mattina dopo al palazzo Agabiti; -e vi andò di malavoglia, per causa del chiodo scottante, la cui storia -già esilarava tutta la città. Invece l'aspettava una bella fortuna. Il -conte gli propose di stipendiargli un garzone più abile di Celso e di -assumere Celso al suo servizio. - --- Ho bisogno di un giovine che aiuti la vecchia Cleofe nelle faccende -di casa; ho bisogno di uno che aiuti me nelle mie faccende: contabile, -segretario, bibliotecario, ecc. - --- Misericordia! -- esclamò Dondèla in un impeto di lealtà. -- Ma cosa -vuol cavarci da mio figlio? Non ha voglia di far niente! È la mia -disperazione! - --- È la mia speranza! -- ribattè il conte Mauro con solennità profetica. - - - - III. - - -I libri dovevano prestar lo strumento più sicuro per l'assaggio -intellettuale. Due o tre ore al giorno furono dedicate alla lettura e -allo studio nella domestica biblioteca. E mentre uno ritornava ai -filosofi primitivi, che amava di più, l'altro pareva immergersi tutto -nei volumi dei novellieri, dei poeti e degli storici. - -Ore deliziose! Beati pomeriggi! Maestro e discepolo s'addormentavano a -un tempo. Ma se si svegliava prima Celso, con una pagliuzza solleticava -il naso del conte; questi agitava la mano quasi a scacciare una mosca e -soffiava spalancando gli occhi, e chiedeva: -- Hai letto? Bel libro, è -vero? --. Se invece si svegliava prima lui, aspettava che il discepolo -sollevasse il capo e guardasse confuso. Allora gli diceva: -- La gloria, -mio caro, non si acquista dormendo come noi. Solo a prezzo di fatiche e -vigilie molti autori delle opere che ci stanno d'attorno sono arrivati a -non morir mai. - -Col suo sorriso Celso pareva dire: -- Eh via! che qualche buona -dormitina la facevano anche loro! - --- Pensa alla gloria, ascóltati -- seguitava il filosofo. -- Non ti -piacerebbe di vivere in eterno, sia pure in uno scaffale di biblioteca? -Che cosa senti a tale pensiero? - -L'altro annusava e rispondeva: -- Sento puzza di muffa. - --- Hai ragione -- concludeva il conte Mauro --; apri le vetrate. Di -quando in quando bisogna dare aria anche agli immortali. - -E uscivano a spasso. Non però in cerca di chiodi. La famosa raccolta era -già finita, se non con la piena efficacia che il filosofo aveva sperata, -in modo tuttavia abbastanza edificante. Più di una volta, uscendo di -casa, si era imbattuto in monelli che gli offrivano manciate di chiodi -spuntati e storti. Egli li ricompensava a soldi; e così il buon esempio -fruttava ai raccoglitori, almeno dal lato economico. Ma Celso non esitò -ad affermare che, per quanti chiodi perda l'umanità, quelli eran troppi, -e dovevano essere rubati. - --- Bene! -- fe' il conte. E con le tasche piene della raccolta legittima -o illegittima, andò da tutti i fabbri e falegnami a chiedere: -- Ve ne -mancano? -- Rispondevano di sì? Risarciva di sua tasca e diceva: -- Se -io non fossi andato alla mia ricerca, voi, ora, non sapreste d'aver un -ladruncolo in bottega. Educatelo a mirar in alto. - - - - IV. - - -Il campo dello scibile è lungo e largo, e quando un cervello balzano può -scorrazzarvi dentro secondo gli frulla la voglia, è difficile tenergli -dietro per vedere dove stia meglio, difficile sperimentare dove gli -aggradirà, alla fine, mettersi a posto. Nessuna meraviglia che -l'esperimento del conte filosofo durasse parecchi anni. Quante volte -esclamò dentro di sè: -- Ci siamo! Si ferma! Lo fermo! --, e il cervello -di Celso voltava e scappava da tutt'altra banda! - -Il procedimento alla scoperta fu metodico: per induzione o deduzione, ed -esclusione. E scartati, sin dai primi tempi, la letteratura e gli studi -affini, che addormentavano il ragazzo e gli davano il senso di muffa, -c'era da ritenerlo segretamente disposto alle scienze anzi che alle -arti. Ciò rispondeva pure al segreto desiderio del maestro. Farne, per -esempio, un grande chimico? - -Questa speranza derivò logicamente dalla considerazione che la vecchia -Cleofe non salvava dalle mani di Celso neppur uno dei suoi garofani -fioriti. - --- Mi piacciono tanto i fiori! -- esclamava lui con la voce soave delle -ragazze che glieli chiedevano. - -Ecco forse la via buona, che conduceva -- oltre che alla floricoltura -- -alla botanica, e allo studio degli elementi costitutivi e produttivi del -terreno: cioè alla chimica agraria, e quindi alla chimica in generale. - -Tutto un inverno per il conte e Celso, e anche per la Cleofe, passò in -una illusione di primavera. Contemplavano cataloghi di giardinieri, -leggevano manuali di orticoltura, vedevano l'orticello attiguo alla casa -mutato in Eden. Celso, che aveva già quindici anni, ci vedeva anche, -nell'Eden, delle belle ragazze che esclamavano con voce soave: -- Mi -piacciono tanto i fiori! --; e sopportava le spine: i trattati di -chimica organica che il conte, senza insistere, intrometteva a quelli -del regno vegetale. - -A marzo furono provvedute le sementi dei fiori scelti. E pur troppo -insieme con esse e con i vasetti e i barattoli di concimi chimici, -entrarono nella biblioteca volumi pieni di formule, lambicchi e storte. - -Ma le piantine erano appena spuntate nei letti caldi che lo studente -involontario misurò il pericolo. -- Se il giardino va bene, son -rovinato; mi tocca sgobbare più di un farmacista! - -Accadde così che, poste a dimora, le pianticelle dei fiori allevati con -tante cure, sembrarono svilupparsi tutte uguali: rigogliose, ma tutte -uguali. - --- Come sarà? -- si chiedevano stupiti il conte e la Cleofe. - -Il loro stupore sarebbe stato meno grande se avessero saputo che nelle -aiuole Celso aveva profuso una certa semente, per cui, ad aprile, l'orto -di casa Agabiti era trasformato in una magnifica distesa d'ortica. - -Logica conseguenza: il disgusto, la disperazione di Celso; i volumi -pieni delle formule internati negli scaffali più remoti; bottiglie, -storte e lambicchi banditi dalla biblioteca. - --- Hai ragione -- disse il filosofo --; la floricoltura non è per te. - --- E neanche la chimica -- aggiunse il discepolo. - -Proseguendo, il metodo -- infallibile -- escludeva a poco a poco la -fisica, escludeva la medicina e studi affini, escludeva tutte le scienze -naturali, ad una ad una. - -Quando il caso rivelatore, come si sa, di molte vocazioni famose, -condusse una sera il conte a esclamare: -- Torniamo all'arte! - -Celso stava disegnando a meraviglia una scacchiera su cui il dimani, -nelle ore libere, giocherebbe con gli amici di via del Fossato. - --- Per bacco! -- riflettè il conte. -- Conosce quello che i pittori -moderni ignorano: il disegno! -- Inclinazione, dunque, alla pittura o -all'architettura; e propose al ragazzo di andare a scuola da un maestro -che in città aveva voce di artista insigne. Celso prese volentieri -l'occasione propizia per star fuori di biblioteca e scappare più spesso -nel Fossato. - --- Allorchè sarà in grado d'entrare all'Accademia, mi avverta -- aveva -raccomandato il conte al maestro. Nè volle mai vedere gli scartafacci e -gli abbozzi che consumavano troppe matite, gomme e mollica di pane, -aspettando la sorpresa che gli togliesse ogni dubbio per sempre. - -L'ebbe! Al sopravvenire di lui, l'allievo pittore, un giorno, ritirò in -fretta dalla tavola, e tentò nascondere, il foglio su cui stava -sgorbiando. - --- Un artista modesto? -- esclamò il filosofo --: un artista -eccezionale! -- Chiese il foglio, guardò.... Ahimè! Che naso! E quel -naso, e due occhi strabuzzati, e una barba prolissa significavano -un'intenzione di caricatura nell'effigie proprio di lui, del conte. - -Ma pur alle caricature non bastano le intenzioni; e il conte giudicò -l'opera dal lato serio. -- Ti ringrazio -- disse -- perchè dimostri di -avermi sempre in mente; ma la pittura non è per te. - --- Neanche la scultura -- fe' mestamente Celso --; neanche -l'architettura. - --- Neanche la musica -- aggiunse il conte scuotendo il capo. - -Quando infatti il ragazzo fischiettava le canzonette alla moda, stonava -come stonerebbe un cane, se i cani, oltre che abbaiare e cantare, -fischiettassero. E poichè non si balla senza orecchio, le arti restavano -escluse tutte quante! - --- Torniamo alle scienze -- il filosofo ripetè a sè stesso, fiducioso. --- Il campo è vasto; il caso rivelatore aiuterà! - - ---- - -Aspetta e aspetta.... E una sera, che era uno stellato fittissimo, Celso -esclamò, ammirato e rapito: -- Sapere i nomi di tutte le stelle! - -Commosso a sua volta, il filosofo cominciò a nominargli e indicargli -quella dozzina che ne conosceva di vista; e si domandava dentro: -- Come -mai non ho pensato all'astronomia? Eppure io gli vo sempre ripetendo che -bisogna guardare in alto! - -Celso sbagliava i conti; senza calcoli non si fanno scoperte -astronomiche. Verissimo. Ma la contabilità delle aziende non è la stessa -dell'astronomia: questa è matematica pura; quella, impura. Dunque, -avanti! - -Fu disposto che di giorno studierebbero insieme il Flammarion e la sera -si eserciterebbero in escursioni pratiche per l'infinito. Quasi ci -prendesse assai gusto, il discepolo non discorreva più che di -costellazioni, di nebulose e di pianeti; sbigottiva la Cleofe -istruendola intorno alle vicende e ai cataclismi dell'universo e -annunziandole la prossima fine della terra; sperimentava la potenza del -cannocchiale prismatico, comprato dal conte, perlustrando dai tetti le -finestre della città e dei dintorni. - -Ma tanta felicità non poteva durare. Il conte si alzava di notte e -faceva alzare il discepolo, per innamorarlo sempre più delle -contemplazioni celesti. - --- Se seguitiamo così, mi rovino la salute -- pensò Celso. E una notte -gemè: - --- Non vado più avanti: ho paura. - --- Di che cosa? Parla! - --- Ma...., ho paura. - --- Sfórzati a esprimere il tuo pensiero, il tuo sentimento -- insisteva -il filosofo aspettandosi una rivelazione. - --- In questo andar di qua e di là per il cielo, ho paura.... -d'incontrarmi col Padre Eterno! - -Non si poteva significar meglio il terrore dell'infinito. - --- Hai ragione -- disse il filosofo. L'infinito spaventa; e l'astronomia -non è per te. - --- E neanche la matematica -- esclamò il discepolo. -- E neanche -l'avvocatura -- aggiunse collegando la giurisprudenza alle altre -discipline nella speranza di finire, una buona volta, tutte le prove. - -Ma dello scibile ne restava parecchio. - -Restava, per esempio, la veterinaria. - - - - V. - - -Compiuti i diciott'anni, Celso Dondelli non aveva ancora dimostrata -miglior vocazione che quella di star allegro e di corbellare il -prossimo. Dalla scuola del filosofo aveva però acquistata tanta coltura -da superare i coetanei studenti nei regi licei. -- Il lievito c'è -- -diceva il conte --; lasciamolo fermentare. - -E scorgeva sempre un'intenzione seria, un motivo ragionevole in ogni -scherzo o birichinata che il suo protetto faceva. Questa benignità, -ingenua o filosofica che fosse, trovava un cuore non ingrato o sleale. -Per il suo protettore il giovine si sarebbe messo nel fuoco; e il conte, -che sentiva l'affetto sincero nella confidenza di lui, lo ricambiava in -modo così aperto che già tutti dicevano: -- Lo adotterà per figlio. - -Se non che all'Agabiti era rimasta una parente, press'a poco dell'età di -Celso; una pronipote, per via di sorella. Allevata in collegio a -Firenze, la signorina, orfana, tornò alla piccola città nativa assai di -malavoglia; e temeva che lo zio la prendesse seco, in quella casa -antica, con quella serva padrona. - -Fu affidata invece alla custodia e alle cure di una signora che, secondo -le parole del conte, le farebbe da padre; cioè gliele darebbe tutte -vinte senza nuocerle con la tenerezza d'una madre troppo debole: -- come -sarei io -- seguitava per spiegarsi. E alla signorina Amelia non fu -consentito di visitare lo zio che di otto in otto giorni. -- Termine -sufficiente -- egli affermava -- perchè tu non dimentichi che ti sto -vicino, e io non dimentichi che tu saresti contentissima a starmi più -vicina. - -Contentissima! A ogni visita la ragazza lo soffocava di chiacchiere e di -carezze; e lui: -- Ti ringrazio; ma come passa il tempo! Otto giorni -volano! - -Essa rideva. - -Ora, dopo tante scene gioiose, non era da prevederne una lagrimosa? - -No; il filosofo non la previde, quantunque ritenesse la nipote non -diversa dalla maggior parte delle donne. - --- Tutti lo dicono, zio, che vuoi più bene a Celso che a me! - -A questa uscita egli alzò gli occhi al cielo pensando: - --- Per mirar in alto le donne mirano al cuore; e forse dal loro punto di -vista.... - -L'altra procedeva: - --- Bisogna dimostrare al mondo che non è vero. - -Lo zio disse dolcemente: - --- Suggeriscimi tu il modo. - --- Pagandomi un viaggetto a.... Parigi. - -Egli non si scompose punto, anzi ammise: -- Hai ragione; per dare questa -dimostrazione al mondo intero non c'è che Parigi! - -E gliela mandò; s'intende, con la tutrice, la quale aveva consigliata -alla pupilla la scena lagrimevole. - -Avvenne che poco tempo dopo la partenza della signorina Amelia il conte -proponesse a Celso una passeggiata in campagna, a un suo podere fuori di -porta. Il tragitto non era breve; e per la strada maestra quanti -vedevano l'Agabiti camminare così, piano piano, con l'ombrellone di tela -cerata aperto a riparo della polvere più che del sole, si voltavano -indietro sorridendo. - -Celso, quando non ne potè più, esclamò verso gl'importuni: - --- Andiamo a Parigi! - -Allora il conte si fermò, e disse: - --- Hai ragione. - -E riprese la via. Nel ritorno ripetè: -- Hai ragione. Son vecchio; -comperiamo un veicolo --. Manco a dirlo, Celso esaltò i benefizi e i -piaceri delle automobili: non ultimi, quelli d'impolverare gli altri e -di guidarne una lui. - -E appena a casa il conte Mauro gli fe' scrivere, alla rubrica delle -spese imprevedute: - -«Lire ventimila per un'automobile; spesa quattro volte più grande che un -viaggio a Parigi, perchè comprende la probabilità di un viaggio -all'altro mondo, con la guida di Celso Dondelli». - -Ma Celso non aveva ancora sostenuti gli esami da _chauffeur_ che il -libro dei conti fu riaperto alle spese imprevedute e dato di rigo -all'automobile. - --- Scrivi in sostituzione -- il filosofo dettava: -- lire diecimila al -Ricovero, cinquemila all'Ospedale, tremila e cinquecento all'Asilo, più -mille e cinquecento per un cavallo e una carrozza. Che ne dici? - -Il giovine alzò gli occhi al cielo: - --- Miriamo in alto -- rispose. E aspettò cavallo e carrozza; acquisto -fatto dal filosofo senza intermediari. - -Ecco. La carrozzella era della prima metà del secolo decimonono. - -Meno antico, sebbene bianco di pelo, il cavallo; e non brutto: solo, -aveva il vizio di camminare con un po' di lingua fuori. Celso lo -battezzò _Gedeone_, nome che piacque moltissimo al conte e ai -concittadini. Parecchi di essi ogni volta che l'equipaggio attraversava -adagio adagio la via principale per uscire alla campagna, ammiccavano al -cocchiere con certe strizzatine d'occhi che significavano: «Te lo godi, -eh, l'automobile?»; oppure: «Il tuo cavallo suda nella lingua come i -cani». - -Le quali corbellature a mezzo disturbavano il mancato _chauffeur_. -Preferiva le risate aperte e intere; e non tardò a provocarle, per -ridere meglio lui, in ultimo. - -Del resto, non era vero che tafani e mosche infastidivano il buon -Gedeone? - --- Se gli facessimo fare una coperta da passeggio? - --- E tu fagliela fare -- consentì il conte. - -Figurarsi quando la quasi centenaria carrozza comparve preceduta da -un'ampia gualdrappa di mussolina rosea, coi fiocchi, da cui uscivano due -orecchie, una mezza lingua, una mezza coda e quattro mezze gambe! - --- Gedeone in veste da camera! - --- Ridono per noi? -- il conte chiese. - --- Sì -- rispose Celso --; ma non basta. - --- Hai ragione -- confermò il filosofo sopra pensiero --. Non basta. - -Pochi giorni dopo evidentemente Gedeone era zoppo al piede destro, -davanti. - --- Chiama subito il veterinario. - --- No -- Celso disse --; lo curo io. - -Fu allora che gli balenò l'idea, al conte Mauro, della veterinaria quale -inclinazione latente. - -Non ci aveva pensato mai perchè si era convinto che al giovine non -piaceva la medicina. Ma adesso riflettè: - --- C'è differenza. C'è più soddisfazione. Gli animali non aiutano a -sbagliare la diagnosi. -- E mormorava sospirando: -- Purchè io non ci -rimetta il cavallo! - -Tutt'altro! La cura permise presto una passeggiata in campagna. Gedeone -riapparve al pubblico con la gualdrappa rosea e un piede fasciato e -grosso, simile a quello di un elefante. - --- Oh! Gedeone ha la gotta! Gedeone ha la pantofola! - -Il successo sperato da Celso non fallì. - --- Ridono per noi? -- chiese il conte. - --- Sì. Ma vedrà al ritorno! - -E immaginare che bocche aperte quando il presunto gottoso attraversò la -città di trotto; diritto; a dorso scoperto; senza pantofola! Un -miracolo! un trionfo stupefacente! Scendendo, a casa, il conte esclamò: - --- Veterinaria! veterinaria! - -Ma Celso smorzò l'entusiasmo. Disse che per guarire Gedeone non aveva -dovuto che levargli il sasso confitto tra il ferro e l'unghia. - --- Bravo! Occhio clinico! - --- No -- corresse il giovane --; perchè il sasso gliel'ho messo io. - -Il conte riflettè; indi concluse: - --- Capisco. Hai fatto bene. - - ---- - -Non fu della stessa opinione la signorina Amelia, appena reduce da -Parigi. Ella tentò persuadere lo zio che certe buffonate non conferivano -decoro alla nobiltà di casa Agabiti. Ribattè il conte che, a fil di -logica, non è ridicolo chi si burla della ridicola mentalità paesana; al -contrario, dà prova di serietà. E la nipote a sua volta osservò che i -giovani seri fanno onore a chi li aiuta, con gli studi e con le opere. - --- Sì, ma non prima che quelli a cui spetta ne abbiano scoperta -l'inclinazione latente. Questo còmpito è mio. - --- Eh! ci vuol altro! - -«Ci vuol altro?» La frase colpì il filosofo. Disse dolcemente, dopo un -po': - --- Forse hai ragione anche tu. Ci vorrebbe la donna; la donna che io non -trovai: una donna capace di mirare in alto, più in su del cuore. - -La signorina Amelia allora tacque. E poi si propose d'innamorare lei -Celso Dondelli. - - - - VI. - - -A scorgere Celso così mutato, pallido, con gli occhi or vaghi ed or -fissi come in contemplazione, il conte dubitò che, per l'assiduo -ammonimento di mirare in alto, il giovine fosse colto da un accesso di -misticismo e si fosse destata in lui la vocazione di farsi frate. Per -fortuna, una mattina mentre prendeva il caffè e latte, se lo vide -davanti ancora diverso; in posizione di «attenti!», con l'aspetto dei -grandi propositi; con la energica decisione dell'eroe o di chi ha -perduto la testa. - --- Signor conte -- disse calmo --; vado allievo sergente, in cavalleria. - -Soldato! Un colpo di mazza sul cranio! Ma non una di quelle mazzate che -stordiscono; no: di quelle che spalancano tutte le finestre cerebrali a -una luce repentina, inattesa, illimitata. Al filosofo s'illuminarono il -passato, il presente, l'avvenire: il passato suo proprio, l'avvenire di -Celso, il presente di tutti e due. - -Oh portento! Soldato! Soldato d'Italia! Ecco l'inclinazione latente, -rivelata a un tratto! Di chi? di Celso? solo di Celso Dondelli? No, no: -anche di lui, del conte Mauro Agabiti! La capiva adesso, di colpo, quale -era l'inclinazione sua propria, adesso che aveva manifesta, -improvvisamente e finalmente, quella del suo allievo! - -E il generale Agabiti avrebbe potuto fare onore alla patria; ne era -sicuro. E sentiva l'amarezza del bene non mai goduto e perduto per -sempre; del bene conosciuto troppo tardi. Per qual causa? Per qual -colpa? Chiese, d'impeto: - --- Chi, che cosa ti spinge, te, alla milizia? - --- Una donna -- Celso rispose senza esitare. - -Fortunato giovane! - -Il giovane infatti aggiungeva: - --- Vuol sposare un capitano di cavalleria. Io divento sergente, -sottotenente, tenente, capitano; e.... - --- Alt! -- interruppe il conte Mauro --; come si chiama.... _lei_? - --- Amelia. - -Celso si aspettava un nuovo scatto, una impressione visibilmente -profonda di meraviglia. Il filosofo invece parve rassegnarsi subito, -quasi si trattasse di un decreto della Provvidenza. Non mosse che -un'obiezione. - --- Quando tu sarai capitano mia nipote avrà già marito da anni e anni. -Chi vuoi che la tenga? - -Il giovane sorrise. - --- Lei! -- fece tendendo l'indice verso il suo protettore. - -Questi chinò il capo mormorando: - --- Speriamo che la storia finisca bene per tutti; anche per Gedeone. - - ---- - -Venne il dì dell'addio. - --- Tu non mi scriverai -- disse il filosofo. -- Non voglio. Io t'impongo -un ricordo, osservabile, tangibile, sensibile, continuo e forte. -- E -gl'introdusse un anello di ferro nel mignolo della destra; il chiodo -della scottatura piegato a cerchietto. - --- Quando sarai al punto buono -- conchiuse il conte --, portami o -mandami il chiodo, e se l'Amelia sarà anche lei al punto buono.... Via!, -dammi un bacio. - -.... Così a Celso, prima di partire, non restarono da baciare che suo -padre, Gedeone e la Cleofe. - - - - VII. - - -Quasi un anno dopo che la guerra era scoppiata in Libia e qualche mese -dopo che Celso Dondelli era laggiù, entrando nella bottega di Dondèla, -il vecchio conte non chiese, al solito: -- Notizie? - -Si abbandonò sulla seggiola e mormorò: - --- L'ora è giunta. - -Intimorito, domandò il fabbro: - --- Per Celso? - --- Per me. - -Ma s'ingannava pur questa volta, povero filosofo! Per Celso l'ora era -già giunta (ed egli non lo sapeva); per lui doveva tardare non poco. Lo -portarono a casa apopletico. - -Come, trascorso assai tempo, a forza di cure, poterono trarlo dal -letto.... che tristezza! Nella poltrona, con la testa reclinata allo -schienale pareva obbligato, adesso, a mirar sempre in alto; e tentava al -contrario di guardare in giù, quasi cercasse d'intorno, nella realtà, le -immagini che gli vaneggiavano nel cervello infermo. - -Che tristezza! E come lunga! - - ---- - -E un giorno venne al palazzo Agabiti un tenente di cavalleria, il quale -disse di dover parlare al conte prima di ripartire per Tripoli. Si -presentò l'Amelia; lo stato dello zio non permetteva nessun colloquio. - -Ma l'ufficiale insistè. Se il malato non aveva perduto del tutto la -conoscenza egli, per incarico di Celso Dondelli, caduto in battaglia -presso a lui, aveva da consegnargli una cosa attesa e cara. - -La signorina raccomandò, pregò: - --- Non gli dica che è morto. Tanto.... - -Poi lo introdusse. La Cleofe dietro alla poltrona sorreggeva il debole -capo. - --- Guarda, zio, -- disse l'Amelia. - -Un breve silenzio. Finchè lo zio sorrise, quasi ridesto dall'erroneo -riconoscimento. - --- Ah! Sei tu?... Il chiodo? - --- Eccolo -- disse l'ufficiale, mentre la signorina susurrava: - --- Lasciamolo nella sua illusione! - -Il vecchio chiamò: -- Amelia! - --- Son qui, zio. - --- Celso! - -L'ufficiale ne comprese, dalle mosse più che dalle parole, l'ultimo -volere. E mise l'anello nel dito che la signorina gli tendeva ripetendo: --- Lasciamolo nella sua illusione. - -Allora la Cleofe ruppe in pianto. - - ---- - -Ed era passato un altro anno quando il tenente di cavalleria, vicino -alla promozione a capitano, tornò al palazzo Agabiti. Disse alla -signorina, erede del conte: -- Quella che fu illusione estrema di suo -zio non potrebbe essere realtà per noi? - -La signorina Amelia considerò l'anello che aveva nel dito; sollevò i -begli occhi a mirare in alto e: - --- Quando sarete capitano -- rispose --. Questo era il patto. - - - - - CINQUANTAMILA LIRE. - - -Al triste annunzio -- il commendatore Demetrio Lecci, nell'attraversare -la strada, era stato investito da un'automobile; commozione cerebrale e -lesioni interne; smarrimento della coscienza; nessuna speranza --; -appena ricevuto il terribile annunzio, Corrado Amaldi aveva lasciato in -casa la moglie, affranta essa pure, angosciata e tremante, ed era corso -al letto dell'amico. - -Povero Demetrio! Giocondo, come sempre, nella faccia serena, era stato a -trovar Corrado il dì innanzi. Ed ora.... ora Demetrio moriva senza -riconoscere l'amico. Moriva: l'occhio vitreo e immoto; il volto disfatto -e cereo; soli indizi di ultima vita, il respiro affannoso e uno scattare -intermittente del braccio e della mano sinistra. - -Non reggendo a tal vista Amaldi, con un nodo alla gola, scappò nella -camera attigua e si abbattè su di una seggiola. Non poteva piangere. - -Ma a poco a poco reagì in sè, cercò dominarsi riflettendo; e si obbligò -a considerare i doveri che l'evento calamitoso e repentino imponeva a -lui, l'amico intimo, prediletto. Al commendatore non restava che un -parente, quel nipote così diverso da lui, e gli avevano telegrafato -subito; ma quand'anche fosse arrivato in tempo a veder morire lo zio, il -discolo non ne avrebbe ottenuto il perdono. - -E Amaldi ricordò che Demetrio gli aveva manifestato più volte il -proposito di diseredare il nipote vizioso e corrotto per beneficare le -pie instituzioni a cui aveva dato tutto sè stesso. E pensò: «Demetrio -avrà fatto testamento. Se lo trovasse qui in casa, il nipote lo -trafugherebbe». Possibile? - -Possibile. Quando l'evento o il fatto che confonde e travolge è enorme, -anche i pensieri che a ragione fredda si giudicherebbero assurdi, -sembrano giusti. - -Egli guardò allo scrittoio, quasi a confermarsi che ci fosse il -testamento del commendatore; poi, con improvvisa ripresa d'energia, -s'alzò, chiamò il servo, andò a sedere allo scrittoio, trasse dalla -cartella un foglio e una busta e, mentre scriveva, disse: - --- Giovanni, a scanso della mia e della vostra responsabilità....: qui -dentro ci potrebbero essere carte di molta importanza; credo convenga -avvisare il notaio. - --- Quel che fa lei.... - --- Il dottor Neri.... Sapete?... Via Goito.... - -Il vecchietto inchinandosi prese il biglietto; e uscì. - -Con i gomiti puntati sullo scrittoio, per sorreggere il capo, e strette -le tempia fra le palme, Amaldi ritenne nella mente il pensiero di prima, -che non gli pareva più ben chiarito e compiuto. - -No, non era possibile che un uomo come Demetrio Lecci avesse lasciato il -testamento in uno scrittoio aperto. No? Ma qual uomo è così prudente da -non cadere in qualche errore? Così prudente da aspettarsi a quarantadue -anni un infortunio mortale? - -D'altra parte, non poteva Demetrio aver pensato giustamente che -Giovanni, meglio che servo l'uomo di fiducia, e lui l'amico, -vigilerebbero, e in ogni caso provvederebbero alla custodia delle sue -carte e all'adempimento delle sue disposizioni? - -Fu così che la mano di Amaldi accompagnò il pensiero con moto spontaneo, -proprio per naturale conseguenza. Aperse il cassetto di mezzo e guardò. -Ma senza curiosità e intenzione ferma; con mente già inerte guardava, -sollevando le prime delle carte sparse che lo riempivano e.... - -Quasi a ricevere un urto nel petto, quasi per difendersi istintivamente -da un assalto impensato, respinse il cassetto dello scrittoio, si levò -in piedi con tutto il sangue al capo, al volto, in un'apprensione -ontosa, con un'impressione indefinibile di colpa e di repugnanza, con un -impeto d'ira e di rabbia contro sè stesso, che già si lasciava afferrare -da un dubbio insano; e non gli bastavan le forze a divincolarsi, a -sfuggirne la mostruosa, diabolica presa. - -Una lettera..., in una busta fina..., tra quelle carte, tra quei -documenti..., interpostavi come per caso o dimenticanza. - -Ricadde a sedere; riaperse; la tolse; ne guardò attento la soprascritta, -vinto. E: sì; la lettera, il carattere (.... anche il profumo) era di -Rina. Di Rina? Ebbene, fosse pur stata! Che cosa di male se sua moglie -aveva avuto bisogno di scrivere, una volta, a Demetrio? - -Ecco: egli era tranquillo, padrone di sè. Ragionava. Poteva ragionare -freddamente. -- Nessun male? Bisogno di scrivere a Demetrio? Perchè? No -no! Quella lettera non era di Rina, ecco tutto! Pazzo! pazzo a lasciarsi -allucinare da una somiglianza di scrittura. Dunque, via!; rimettere la -lettera dove era prima, pentito dell'azione indegna che stava per -commettere; violare, forse, un segreto dell'amico. - -.... Vigliacco! Scampare, cercava scampare alla certezza? - -E risolutamente levò il foglietto dalla busta, e vide che non c'era la -firma, e lesse, e vide che era di Rina. Fu certo. - -Ma ecco: sentì che possedeva una forza meravigliosa. - -Non si muore d'una ferita, ricevuta a tradimento, nel cuore? di dolore, -di spavento? Non si muore! Egli richiuse. Credè d'aver voce bastevole a -chiamar Giovanni appena fosse tornato. -- Via Goito era a due passi -- e -dirgli: -- Vado a casa, per un momento --. - -Si alzò.... (una forza meravigliosa!) e, come spinto da tutte le energie -superstiti, entrò invece nella camera del moribondo, si avvicinò a -guardarlo, con gli occhi sbarrati.... - -Ah! L'amico! - -Allora il medico lo prese per il braccio, lo trascinò fuori. Cominciava -l'agonia. - -Ebbene.... -- una forza meravigliosa! --, di là, nello studio, senza -accorgersi dell'intimo schianto, della ferita ricevuta nel cuore a -tradimento, senza piangere, senza gridare all'infamia, senza morire, -Amaldi rilesse la lettera per confermarsi, di tutto, evidentemente. - -Era un bigliettino scritto in fretta, dopo un convegno. Assicurava -l'amante da ogni timore d'imprudenza o contrattempi. - -Ma questa l'infamia! questa la prova! questa: «A casa ho trovato la -cartolina che mi aspettava. Tornerà da Genova dimani o posdimani». - -Egli era tornato da Genova.... Quando? Come gli era possibile -ricordarsene? Oh se avesse potuto non ricordarsene! Era tornato....: il -14 maggio. Aveva scritto, e se ne ricordava, all'albergo, due sere -prima. Due sere prima. - -Nel biglietto amoroso mancava la data. Ma il timbro su la busta? si -leggeva benissimo: 12-5.... Dunque: c'era più appiglio a dubitare che -fosse di Rina? - -Tutto evidente! Che infamia! - -E come gli fosse strappata solo allora la benda dagli occhi, Corrado -Amaldi vide sua moglie affranta e pallida all'annunzio della disgrazia; -e solo allora sentì lo spasimo della ferita, l'atrocità del colpo, -l'insopportabile tormento. Fuggire! scomparire dal mondo! Ammazzarla! - -Adagio! Aspettare! L'altro, intanto, agonizzava. - -Ed entrò il notaio. E passò, trafelato, un prete. - -Poi Giovanni annunciò: - --- Il presidente del Consiglio Provinciale e un assessore del Comune. - -Corrado Amaldi immobile, in piedi in mezzo alla camera, ora provava la -sensazione d'uno che sia trascinato da una forza irresistibile in un -precipizio. Quei signori si condolevano con lui, più che amico, fratello -del commendator Lecci.... Anche, volevano informarsi da lui, per -regolarsi nelle onoranze funebri. E l'assessore, più disinvolto, venne -dal notaio, presso lo scrittoio, e l'interrogò. - -Mentre il Presidente seguitava nelle condoglianze, Corrado udiva il -notaio che rispondeva: - --- Il testamento segreto è depositato presso di me; ma non si procede -all'apertura senza richiesta del presunto erede. - -Udiva soggiungere l'altro: -- E se il nipote, il presunto erede, ritarda -qualche giorno a tornare, come conoscere le precise disposizioni -testamentarie per i funerali? - --- I familiari.... Il signor Amaldi.... - -Già, il signor Amaldi. - -Ma il signor Amaldi pareva esagerare -- un pochino -- il suo cordoglio; -pareva troppo stordito. Rispondeva a stento che il commendatore sdegnava -i funerali chiassosi; che disapprovava l'uso dei discorsi, dei fiori.... -Non altro. Giovanni, Giovanni forse ne sapeva di più. - -Interrogarono anche lui; e rispose che il suo padrone non avrebbe -sdegnata una messa di _requiem_. Ma la messa, quando fosse richiesta o -permessa dal testamento, poteva celebrarsi giorni dopo il trasporto; non -era cosa urgente. - -A ogni modo, Provincia e Comune stavano per accordarsi su le onoranze, -quando il medico s'affacciò sulla porta e aperse le braccia. - -Amaldi, che si era seduto accanto al Presidente, balzò in piedi, livido; -rimase impietrato, con gli occhi torbidi; e Giovanni scappò via gemendo. -L'assessore guardò l'orologio e disse: -- Sette e venti --; e il -Presidente disse: -- Animo, signor Amaldi! --; e afferrò e strinse la -mano del signor Amaldi. - -Il quale adesso sembrava non esagerar più; sembrava manifestare con il -dolore di chi perde il fratello lo stupore del mistero e lo sgomento del -nulla; o pareva rimasto senza pensiero. - -Pensava: «Dovrò fingere, dissimulare fino all'ultimo!» - - ---- - -Fino all'ultimo, fino a che la salma fu deposta nel loculo, egli si -comportò così, come aveva sentito la necessità di comportarsi, come -volevano le convenienze sociali. - -Ma dopo! Al ritorno, nella carrozza chiusa, libero della cappa di piombo -che la società vile e corrotta gli aveva imposta, in una commozione di -scherno e di rabbia Amaldi s'abbandonò a meditare, a pregustare la -vendetta. Oh sfogarsi! sfogare l'amarezza dell'onta patita e l'onta -dell'ipocrisia a cui era stato trascinato come in un baratro; sfogare -tutto l'odio che gli si era addensato in veleno nel cuore; esasperare -con voluttà di martirio la ferita dilaniante; gettar la maschera, e -accusare, e calpestare l'infame prostrata, nella confessione e nel -rimorso, ai suoi piedi; o colpirla, ammazzarla se sorretta dalla -passione e insolente! - -Che benefizio nell'anima e nel sangue, a immaginare il castigo tremendo, -mortale! Ammazzarla! - -Ma era illusione fugace. A poco a poco intravvedeva che a lui non era -concesso -- no -- nemmeno l'inconsulta attesa della catastrofe che -fosse, per sua mano, tragica! - -No: egli, povero uomo, doveva riprendersi tosto, ragionare, riflettere. -No. Non gli era possibile vendicarsi in tal modo; non doveva ucciderla; -non cacciarla, sgualdrina, di casa; non trascinarla a un tribunale. No. -Perchè? Perchè sarebbe uno scandalo! - -Era caduto in una contradizione; la contradizione in cui s'era messo non -tardò a stringerlo, ad attanagliarlo, a soffocarlo. Non poteva vendicar -il suo onore senza provocar uno scandalo enorme; ma per evitare lo -scandalo, per salvare il suo onore aveva dissimulato restando fin la -notte in casa del defunto, fin reggendo nel trasporto uno dei cordoni -del feretro! - -Sciagurato! Rivelando adesso il suo disonore non darebbe forse diritto -al mondo di chiedergli: Come mai, tu, ad accorgerti d'esser tradito, hai -aspettato che il traditore sia stato morente o morto? Per quale -misterioso interesse hai dissimulato fin all'ultimo? Per quale -vergognoso passo hai accompagnata la salma all'ultima dimora? Per quale -inconfessabile ignominia hai taciuto sempre con tua moglie, e schiamazzi -adesso che Dio o un accidente ti ha liberato del più colpevole, del più -forte?... - -In ogni persona che vedeva, egli vedeva un ridere osceno; e gli pareva -che tutti coloro che conosceva gli ridessero in faccia, gli gridassero: - --- Anche tu! anche tu....; e finchè l'altro viveva...., eri contento! - -Tutti, sempre, l'avevan tenuto per un uomo onesto, un gentiluomo; e -cadere, affogare nel fango! Aveva amata sua moglie e.... - -Al pensiero del suo amore di un tempo, non resse più. Ruppe in -singhiozzi; pianse. - -Lo riscosse il rumore delle ruote sul ciottolato, rientrando in città. E -non osò rincasare fiaccato in tal modo dalla passione e dalla ragione. - -Gli era necessaria una tregua; un po' di riflessione pacata; di -silenzio; le forze umane hanno un limite, perdio! - -E ordinò al fiaccheraio di condurlo, invece che a casa, all'uffizio del -Consorzio. - -Ivi per fortuna l'aspettava un telegramma il quale lo chiamava, -d'urgenza, a Ferrara. Per non scrivere o telefonare alla moglie mandò un -impiegato a casa a mostrar il telegramma; dicesse alla signora ch'egli -ritornerebbe solo al dimani. - -E partì davvero subito. - -Ma non poteva fuggire, miserabile, da sè stesso; non poteva fuggire al -dilemma che gli si veniva determinando sempre più chiaro nella mente: - -O il mondo sapeva, e sarebbe inesplicabile la sua condotta, la sua -ipocrisia, la sua dedizione alle convenienze quando e in qualunque modo -egli desse a vedere che non ignorava, già prima, la colpa della moglie; -o il mondo non sapeva, e guai per lui se si vendicasse. Rivelerebbe lui -la sua sventura. La pubblica moralità non giustifica il marito che -ammazza, o scaccia la moglie, o se ne separa, se il castigo non -chiarisce, non specifica la colpa. - -Anche in treno, e poi la notte insonne, nel letto dell'albergo, cercò la -via a superar sè stesso. Invano. Il pensiero di rimettere all'avvenire -una decisione gli era insostenibile; nessun conforto, nessun consiglio, -nessun aiuto. Che poteva sperare dal destino? - -E invano la mattina dopo si provò a un ritorno di vita normale nelle -faccende per cui era stato chiamato a Ferrara; anzi quei discorsi, così -lontani e diversi dell'intima cura, gli esacerbarono sempre più la -ferita, gli rintorbidarono la mente. - -Ripartì con una più fiera tempesta nell'anima, con un senso di energia -ricuperata e prorompente, e un bisogno d'uscire da quella sua agonia; -con un solo pensiero fisso e, solo esso, ragionevole: che la risoluzione -del suo destino non dipendeva da lui; dipendeva dal contegno della -moglie. - -Egli l'affronterebbe gettandole in faccia la lettera che ne attestava la -colpa, le direbbe: -- Ho tentato di salvare il tuo onore salvando il -mio. Ora, a noi! E senza chiasso, senza scandalo! Che intendi di fare? - -Ma una mossa sola di lei, una parola sola avversa alla sua passione -immensa lo trasporterebbe al di là del limite che divide la ragione -dalla follia; e allora non indietreggerebbe, non esiterebbe davanti alla -catastrofe sanguinosa. Una revolverata per lei e una, magari, per sè; -tanto, la sua vita era spezzata! - -Così, mentre andava a casa, l'immagine della donna gli si confondeva -nella mente con le attitudini o del terrore improvviso, o della -negazione disperata; o della confessione umiliante, o dell'invocazione -di pietà e di perdono. La immaginava di nuovo in una crisi di lagrime e -di rimorso, a cui sovrastava imponente, spietata, tremenda, quale che si -fosse, la risposta e l'azione di lui.... - -A casa! A casa! Ma nell'entrare in casa pallido, fremente, ecco venirgli -incontro la moglie frettolosa e, al tempo stesso, tranquilla. -Tranquillissima! Diceva: - --- Il notaio Neri t'ha cercato ierisera e stamattina per una cosa di -grande premura. Poco fa ha mandato questa lettera. - -E la porgeva. Tranquillissima! - -Amaldi per prendere la lettera del notaio e aprirla lasciò nella tasca -quell'altra, che già stringeva per gettarla in faccia all'adultera. E -lesse; e intanto che leggeva, Rina, nel vederlo affoscare sempre più, -dubitò di una nuova disgrazia e: -- Che c'è, Corrado? Una nuova -disgrazia? -- chiese con dolcezza. - -Corrado non rispose respingendola: -- Via, malafemmina! -- Rispose: -- -Nulla! --; e si diresse all'altra camera. - --- Vuoi desinare subito? -- Rina domandò ancora con dolcezza --. Sarai -stanco; avrai fame. - -Senza volere, assentì, del capo. - -Poi, nella camera di là.... Era una cosa incredibile! Una cosa turpe, -laida, lurida; una schifezza orrenda! Da ridere. Che vigliacco era stato -quell'uomo saggio! - -Diceva la lettera del notaio: - -".... Il testamento del compianto commendatore Demetrio Lecci, aperto a -richiesta del di lui nipote, lega lire cinquantamila a favore della S. -V...." - --- Ed io -- disse a sè stesso Corrado Amaldi sobbalzando con l'impeto -del martire che riconfermi la sua fede di fronte allo scherno osceno e -tirannico --, io rifiuto il legato, io rifiuto il prezzo della mia -vergogna! Rifiuto! - -Ah sì? Rifiutava? Un eroe! Se non che il mondo vigilava e chiedeva: - -Perchè? Perchè rinunciare al lascito del tuo miglior amico, che hai -tanto stimato e amato in vita, che hai tanto onorato in morte, che hai -accompagnato all'ultima dimora e hai visto, con tanto strazio, -seppellire? - -O il mondo sa, o non sa.... - -Ma no (ragioniamo), no che il mondo non sapeva! Un uomo prudente, retto, -saggio quale Demetrio Lecci, non avrebbe avuto mai simile audacia senza -l'assoluta certezza che il mondo ignorava la sua colpa; non avrebbe -corso il rischio di contaminare _post mortem_ la fama di tutte le sue -belle virtù con un atto che disonorasse il benefattore non meno del -beneficato; anzi con illuminata esperienza egli aveva forse provveduto -così a smentire, a rendere inverosimile la malignità se mai qualcuno -osasse di mormorare! - -E se il mondo ignorava, non sarebbe stata stoltezza metterlo in sospetto -rifiutando l'eredità? - -Accettarla! - -Ma (ragioniamo), ma accettandola come avrebbe potuto -- povero marito ---, come avrebbe potuto investire, assalire l'adultera, chiamarla -infame? Essa avrebbe ribattuto, trionfante: -- Chi più infame di te che -accetti l'eredità dell'amante di tua moglie? - -Nessuno scampo, gran Dio! Così, proprio così: per salvare la sua -dignità, il suo onore; per serbarsi un galantuomo, un gentiluomo agli -occhi degli altri e di sua moglie, Corrado Amaldi doveva prendersi le -cinquantamila lire e tacere! Irremissibilmente; ad ogni costo: tacere e -prendersi le cinquantamila lire! Nessun rimedio. - --- Corrado, vieni a desinare? -- chiamò Rina con dolcezza. - -Egli stracciò la lettera.... -- non quella del notaio, l'altra --; ne -sparse i minutissimi pezzetti fra le carte del cestino; e raccolte tutte -le forze a superar sè stesso, rispose, con dolcezza: - --- Vengo. - -Non c'era altro da fare. - - - - - LA STELLA SIRIO. - - -Alfonso Graldi entrò nella stanza del fratello e gli chiese: - --- Hai sentito che cosa han detto le Raffi: dei socialisti e di Turri? - -Raimondo lo guardò, e tacque. Non ricordava e ricercava nella memoria. -Ma Alfonso interpretò quel silenzio e quello sguardo quali segni di -apprensione per lo stesso suo dubbio e di timore per una deliberazione -grave. E disse, calmo: - --- Sta attento. - -Poi, dominandosi e augurando la buona notte, uscì. - --- Le Raffi? -- Raimondo ricercava. -- Vattelapesca! -- Mentre -discorrevano, su la terrazza, egli osservava Vega, Arturo e Antares. -- -Attento? A che cosa dovrei stare attento? Ai socialisti? A Turri? -Perchè? Mah! - -Turri non era venuto a conversazione, quella sera, e nemmeno -l'arciprete; e appunto perchè non aveva avuto gli amici con cui si -intratteneva volentieri egli, alle chiacchiere delle informatrici, aveva -preferito ascoltare ciò che gli dicevano le stelle. - --- Domattina lo domanderò a Adriana -- soggiunse --; se era presente e -se ci avrà badato. - -Anche Adriana infatti non dimostrava mai d'interessarsi ai pettegolezzi -del paese, e, quando poteva, scampava dai fastidiosi argomenti di leghe, -di soprusi municipali, di studiate rappresaglie, e battaglie minacciate, -e sperate vittorie. - -Raimondo si mise dunque a leggere il libro che gli giovava più del -bromuro. Finchè l'occhio gli scorse su le righe senza più afferrarne il -senso. - --- Mio fratello -- pensava -- non è uno stupido; tutt'altro! Ma è -vittima di una ambizione meschina. Vorrebbe prevalere a Castelronco. Che -gloria! - -A dir vero Alfonso Graldi non viveva solo nel paese e del paese. -Arricchiva sempre più usando ingegno, energia e volontà in imprese -agricole e industriali; estendendo l'opera sua in tutta la regione; -acquistandosi stima invidiabile pur in città, dove si trasferiva -l'inverno. Ma nel luogo nativo quasi per necessità doveva sorreggere i -conservatori, e prepararli alla riscossa. -- Bel gusto! -- mormorava, -malcontento, Raimondo. -- Bel gusto consumar gioventù, forze, ingegno in -simili lotte, per simili conquiste! Al solito: dispetti, ire, -arrabbiature. E inganni da opporre, e insidie da evitare.... Ah ecco! - -Aveva trovato: credè aver trovato ciò che avevan detto quelle pettegole -Raffi. Una delle solite: la storia di un appalto favorito dal sindaco e -conceduto alla lega dei birocciai, per la ghiaia; di una frode nella -misura delle birocce. -- E io, forse, dovrei stare attento quando -passano di qua, per la strada, le birocce, e accertarne la misura, io, -che non ho niente da fare? Io? Povero Alfonso! Ma, e come c'entra Turri? - -Per non perdere il sonno che arrivava, Raimondo si disse: -- Domani sera -lo domanderò a lui. -- E chiuse il libro. E lo schiarimento ultimo -sembrò venirgli appena spento il lume: - --- Turri avrà gridato alla frode senza prove sicure, e i socialisti se -la prenderanno, al solito, con lui e con noi. Anche con me? Oh io non ci -penso, povero Alfonso, a queste gran cose! Sta pur sicuro! Sirio.... - - ---- - --- In cielo non c'è soltanto la luna per attestare, anche adesso, con la -figura di Caino la nostra ignoranza, o non c'è soltanto il sole per -abbarbagliare il nostro orgoglio, o Marte coi canali perchè possiamo -riferire agli altri pianeti la nostra intelligenza e la nostra scienza, -o Venere e Giove perchè troviamo lassù un termine di paragone al -brillante e allo smeraldo che abbiamo in dito: c'è, a centro di un altro -sistema planetario, una certa stella che si chiama Sirio, che in inverno -e in primavera risplende mirabilmente e che col suo fulgore dovrebbe -esortarci tutti a considerar più in là del nostro naso, della nostra -terra e del nostro sistema planetario. Sapete con quale velocità corre -la luce? Trecentomila chilometri al minuto secondo! Dico trecentomila -chilometri al minuto secondo. Bene: sapete quanto tempo impiega Sirio a -mandar a noi il suo fulgore? Sedici anni. Dico sedici anni! E sapete a -che distanza corrispondono sedici anni di luce? A centocinquantasei -bilioni di chilometri! Quando si consideri ciò, e quando si rifletta un -poco che Sirio è vicinissimo in confronto alle nebulose, pare che le -faccende dell'orbe terraqueo, non che gli avvenimenti della cronaca -cittadina, i dibattiti del Consiglio comunale a Castelronco, gli -interessi dei nostri amici o nemici, i casi e i beni e i mali delle -nostre rispettabilissime persone, non possano avere una grande -importanza nell'universo; non debbano avere nemmeno per noi l'importanza -che crediamo noi. - -Così Raimondo Graldi risolveva ogni questione, commentava ogni fatto, -s'alleviava di ogni noia. - -Ma non perciò era egoista e apate. Non era felice. Infermiccio sin da -ragazzo, aveva trovata e protratta negli studi la sua illusione; e s'era -consolato con la superiorità intellettuale che l'agiatezza gli -consentiva di esercitare, in città e in villa a Castelronco, su un -contorno di conoscenti e d'amici. E per un pezzo non si era accorto come -in quella deferenza che gli dimostravano sottentrasse un sentimento di -compassione, e doveva a Adriana -- moglie di Alfonso da quattro anni -- -se aprendo gli occhi nella realtà del suo dominio egli aveva cominciato -a disgustarsene. Non però un'intenzione maligna induceva Adriana ad -essere sempre ironica con lui. La frivolezza e la mondanità (del mondo, -naturalmente, fuori di Castelronco) sembravano accrescerle grazia, e la -sua ironia era amabile perchè toccando solo gli studi che rendevan -strano Raimondo e lo distoglievano dalla vita comune, significava -insomma un riconoscimento della superiorità male riconosciuta dagli -altri. E, anche, egli sentiva che il brio della cognata celava un -segreto rovello. Forse perchè Adriana ormai disperava di divenir madre? -Mah! - --- Le donne, chi le capisce? -- pensava Raimondo. -- Mia cognata si -direbbe leggera, eppure.... Si direbbe vana, eppure.... Si direbbe tal -quale tutte le signore della società sciocca e falsa, eppure.... Soffre: -questo è solo quel che ci capisco io! - -Finchè un bel giorno egli, che tra le scienze in cui aveva delibato -noverava anche la psicologia, credè penetrare senza più dubbio nel -mistero di lei. Certe sue mosse, certe occhiate al marito, certe -attitudini sdegnose o certe ostentate espressioni d'affetto quando -Alfonso tornava a casa dopo le frequenti assenze, per osservatori -inesperti sarebbero state prove di stanchezza, di freddezza, magari di -un'antipatia insorgente e indarno repressa. - --- Ma a me non me la dà a intendere! -- pensò Raimondo. -- Ho visto! -Adriana è innamorata pazza di Alfonso; ne è appassionata; è gelosa delle -occupazioni e dell'ambizione che glielo rubano. - -Tanto vero che compiangendo sè stessa compiangeva chi sfuggiva alle -affannose gioie dell'amore. - -A lui diceva: - --- Innamoratevi, Raimondo! Amate, fin che siete in tempo! - --- Amo -- egli rispondeva. - --- Già!, la vostra Sirio. - --- Sirio è maschio. - --- Vedete che sproposito? E intanto vi sfugge il meglio: la donna. - --- Il meglio? - --- Il meglio! Non avete ancora imparato che siamo stati creati appunto -per godere e per soffrire amando; amando come si usa in terra e non fra -gli astri? Non avete ancora compreso che la vita è amore e amore è la -vita? Non avete ancora pensato voi, signor pensatore, perchè la -fanciullezza è così bella? Perchè anche la vecchiaia può essere bella? - --- No. Perchè? - --- La fanciullezza -- non ridete -- è come l'antipasto dell'amore.... E -la vecchiaia può essere la tranquilla, beata, invidiabile digestione -dell'amore. Non ridete, vi prego. - --- Filosofia gastrica! -- esclamò ridendo Raimondo. -- Ma io mi pasco di -luce. - --- E siete cieco! Infelice! - -Ebbene, sì: da qualche tempo egli si sentiva davvero infelice; ma non -perchè si era lasciato rapir dalla scienza: anzi perchè alla scienza non -si era dato con amore più saldo. Inoltrandosi negli anni e negli studi, -a quel dilettarsi di una cultura superficiale e varia, al compiacimento -di poter discorrere, con nozioni vecchie e nuove, di astronomia, di -fisica e di chimica, di botanica e zoologia e mineralogia, eccetera, e -di potere, con vive rimembranze, adornarsi di storia e filosofia e -poesia, gli era seguìto nell'animo un senso di rammarico, come in chi -s'avvede di consumare invano le sue forze. - -E ora sapeva che non sapeva nulla di nulla, e sapeva tanto che -immergersi nell'ignoto con l'ingenuità d'un bambino o d'un barbaro gli -sarebbe parso ineffabile gaudio. - -Ma anche ciò non poteva, perchè quanto aveva appreso gli suscitava dalla -terra e dal cielo, in mille modi e mille forme, le tentazioni -dell'ignoto e le prove della sua ignoranza particolare. E gli costava -uno sforzo dire a sè stesso: - --- Che importa il tuo soffrire, la tua ambizione insoddisfatta, se ti -ricordi, Raimondo, che Sirio...? - - ---- - -Per fortuna Sirio non gli rifiutava tutti i conforti di quaggiù. - -Con sincera stima -- ne era certo -- lo divagavano dall'intima cura un -discepolo e un collega. Discepolo gli si protestava il capitano Turri; -il quale, vedovo di una ricca signora, aveva da poco lasciato -l'esercito, ed essendosi comperato una villetta a Castelronco, presso a -quella dei Graldi, nell'amicizia dei Graldi trovava incitamenti a passar -bene i giorni e le sere d'estate. Con Alfonso, Turri combatteva, fuori, -in pro del partito dell'ordine; con Raimondo si riposava, in casa, -imparando senza discutere. - -E l'ammirata sommissione del capitano era tale che -- mentre egli -ascoltava -- Raimondo, il maestro, provava gusto pur a dire delle -corbellerie. Quando il poeta superava in lui lo scienziato, la fantasia -gli rendeva verosimili le più strane ipotesi, le spiegazioni più ardite. -Dopo, se ne doleva, temeva. Se Turri consultasse qualche libro? qualche -scienziato? - -Ma no!, fiducioso, Turri non consultava niente e nessuno, o, tutt'al -più, si rivolgeva a Adriana, allorchè assisteva alle severe lezioni, -chiedendo: - --- Che fenomeni, eh, signora? - -La signora rompeva in una delle sue gaie risate e rispondeva: - --- E questo è poco! Chi sa in Sirio! - -Ma con il collega le cose procedevano diversamente. Era l'arciprete. -Meditativi entrambi, don Paolo e Raimondo interrompevano di silenzi e -sospiri le discussioni serali e le cognizioni che s'impartivano a -vicenda: afflitto don Paolo che alla dottrina dell'amico mancasse la -direzione della fede, e malcontento Raimondo perchè all'intelligenza -dell'amico mancasse la travagliosa eppur feconda necessità del dubbio. - - ---- - -Alcune settimane dopo la sera che Alfonso aveva mosso al fratello -l'oscuro ammonimento -- e Alfonso non ne aveva più tenuto parola nè -Raimondo se ne era più ricordato -- l'arciprete, dalla via, sorprese -l'amico una mattina mentre curava i fiori prediletti. - -E gli disse piano, timidamente, quasi: - --- Ho da parlarle. - -Andandogli incontro per il viale che metteva, un po' di lungo, -all'ingresso della strada, Raimondo pensava: - --- Don Paolo mi sembra stralunato. Parlarmi di che cosa? - -Di che avevano discusso nei recenti colloqui? Degli elementi dell'atomo -(elettroni....); delle macchie solari in rapporto alla meteorologia....; -di Darwin in rapporto ai neovitalisti....; della -- ah, sì! -- della -pluralità dei mondi abitati -- sì, sì -- in rapporto alla religione e al -dogma. E in presenza di donne egli si era lasciato trasportar troppo -dall'argomento; aveva turbato, in grazia delle scandalizzate -ascoltatrici, la serena tolleranza, la coscienza del bravo prete. - --- Colpa di Sirio! -- si disse ancora Raimondo vedendo con la mente il -sorriso ironico di Adriana. Infatti al tema pericoloso li aveva -condotti, quella sera, l'accenno al pianeta che gira intorno a Sirio in -cinquant'anni. - -Ma don Paolo parve anche più imbarazzato quando seduto sul sedile, tra -il folto, cominciò a bassa voce: - --- La nostra amicizia e la mia prudenza, anzi il mio dovere...., -m'impongono.... - -Raimondo gli fu subito grato del tono dimesso, della soggezione -manifesta, e pentito com'era d'avergli fatto dispiacere, affrettò: - --- Ho capito, don Paolo. Lei ha ragione. - -Il prete sembrò ora meravigliarsi di quella consapevolezza; ma l'altro -abbassò gli occhi, quasi a significare: -- Le dò ragione, sebbene -l'amore della scienza mi giustifichi. - --- Lei capisce -- seguitò il prete, grato a un tempo che gli fossero -risparmiate spiegazioni penose, e dolente di dover insistere per -condurre l'amico al suo prudenziale consiglio. - --- Lo scandalo.... Le chiacchiere.... La perfidia degli avversari.... - -Già: felici di dare addosso a un povero prete, che per l'amor della -scienza si comprometteva in conversazione sopportando teorie -irreligiose. - -All'insistenza però del collega, Raimondo non volle più cedere del -tutto; oppose, serio: - --- Capisco; capisco. Ma non diamo troppo peso.... - --- Il mio timore -- interruppe angustiato don Paolo --, il mio timore è -che le voci, le accuse anonime pervengano all'orecchio di chi deve -ignorare.... - -Dell'arcivescovo? Povero don Paolo!; si aspettava noie fin dalla Curia! - --- Ha ragione -- affrettò di nuovo Raimondo. -- Le prometto.... - -Ma allora una bella risata squillò dietro di essi e li fe' sorgere in -piedi. Adriana. - --- Bravo don Paolo! -- esclamò. E scendendo per l'erta, tra i lauri: -- -L'ora è propizia! - -Il prete, pallido, stentò a sorridere. - --- Di giorno -- la signora soggiunse -- non si vedono le stelle, e -adesso le sarà più facile persuadere questo ostinato.... - --- A che? -- Raimondo chiese. - --- A non perdere di vista le cose terrene! - -Don Paolo guardò la signora con ricuperato animo. Disse: - --- Forse sarebbe meglio, certe volte, perderle di vista! - -E la signora fissò il prete. - --- Oh! Così non deve dir lei, reverendo, che con tanto zelo compie -quaggiù la sua missione di carità e di amore! - -Anche Raimondo sentì l'ironia e gli dispiacque. - --- Mia cognata -- interloquì -- mi giudica egoista, apate. - --- Se non foste, non avreste sempre la testa in Sirio. - -Sviato, il discorso proseguì scherzoso tra i due e lasciò libero il -terzo di andarsene presto. Se n'andò, don Paolo, convinto d'avere -provveduto alla sua missione. - --- Ora la metterà in guardia -- pensava. -- Mi ha capito meglio lui di -lei. - - ---- - -.... Ed era stata per Raimondo una notte quasi insonne, sebbene senza -sospetti di nessuna sorta. - -S'alzò all'alba; spalancò la finestra. - -E si rimise, così vestito, sul letto. Nella quiete ancora notturna -pesava l'aspettazione del giorno canicolare. Poi i suoni vi furono come -gettati dentro da lungi ed estesi da onde che vibrassero basse e dense, -quasi staccate dall'aria che le recava. Rari abbaiamenti e gallicini -fiochi. Nè questi suoni rompevano l'immenso silenzio; e lo dilatavano, -infinito, lo spesso zittìo delle locuste e il fondo e grasso gracidare -dei rospi. - -Solo una voce umana avrebbe rotto il silenzio immenso, avrebbe ridestata -la vita; ma non si udiva una voce d'uomo. E guardando di là, da sedere -sul letto, agli alberi che nereggiavano lungo il clivo, Raimondo pensava -agli uomini, e gli parevano creature poco dissimili da quelli: la -superiore anima degli uni non era radicata alla terra come la vitalità -degli altri? Il pensiero non era forse vincolato alla materia bruta? O -forse Adriana, nella sua ignoranza, scorgeva il vero? Unica realtà -capace di idealità e spiritualità, unica illusione difesa e sostenuta -dalla realtà sarebbe l'amore? Unica felicità addentrarci amando nella -vita della materia, per illuderci godendo e soffrendo di superar la -terra che ci avvinghia con radici tenaci fino alla morte? - -Un galoppo veniva di lontano lontano, e Raimondo l'accompagnò con udito -or più or meno sensibile. Lontano lontano.... E mentre la frescura lo -riassopiva, e mentre gli pareva che quel galoppo strappasse -affannosamente la strada, credè ricordarsi che Alfonso aveva detto di -restare assente tre giorni.... Ma nell'avanzare il galoppo cadeva a -trotto uguale; scemava; cessava. Alfonso? No. Non poteva esser lui che -ritornasse un giorno prima, a quell'ora, dal luogo ove gli affari -l'avevano intrattenuto, quantunque non di rado, per il caldo, viaggiasse -anche la notte col suo buon cavallo. - -Quand'ecco un rumore vicino riscosse dal dormiveglia Raimondo: un -repentino, affrettato rumor di passi, nella loggia. Ascoltò. Non -sognava. Qualcuno apriva le imposte della ringhiera. Balzò e corse alla -finestra e.... Come in un sogno volle gridare al ladro, e non potè. Giù, -d'un salto, dal balcone, il fuggitivo scompariva tra le macchie: -riconoscibile. Riconosciuto! _Lui!_ - -E altri passi più forti per le scale e nella loggia; e lo sbattere -violento d'un uscio. - -Turri! Alfonso! Con la mente vacillante, col cuore stretto da -un'angoscia mortale, Raimondo percepì le due imagini nella rivelazione -istantanea, e tutto gli apparve in una improvvisa orrenda luce. Ah le -parole delle Raffi! Solo adesso le ricordava! E insieme, d'un tratto, -vide quanto avrebbe dovuto intendere prima, a poco a poco, se avesse -ricordato e riflettuto: l'ammonimento del fratello («sta attento»), le -parole delle Raffi («il capitano, dicono i socialisti, consola i mariti -fuori e le mogli in casa»), la prudenza di don Paolo, gli infingimenti -di Adriana. Vide Adriana, e tremò per lei. Di pietà tremò. Uscì, -disperato. - -Scendendo dal piano superiore, scarmigliata, piangente, con le mani in -croce, disperata, lo affrontò la cameriera; e lamentando -- Dio! Dio! -- -pareva rinfacciare a lui la storditezza, la debolezza, la viltà che non -aveva saputo impedire, che non sapeva impedire. Raimondo si sentì -mancare. Ma.... -- l'uccide, l'ha uccisa! -- ecco il colpo. E si -precipitò verso là. - -Alfonso uscendo lo respinse. Stringeva in pugno il revolver. Si -guardarono nell'attimo tragico. - -Fratelli? - -E con voce ferma, con la stessa voce con cui aveva detto quella sera: -- -sta attento -- Alfonso disse al fratello: - --- L'ho uccisa. - - - - - L'ASINO NEL FIUME. - - -La maggior piena era passata: ora la fiumana, contenuta nella parte più -bassa, scorreva rapida, ma a piccole onde lievi lievi che s'inseguivano -riscintillando. Il sole, nel sereno purificato dalla pioggia della -mattina, la irradiava, vi si rifletteva quasi in liquido argento; e ove -dilagava nel letto più ampio, l'acqua pareva espandersi dall'agitazione -del mezzo e indugiare, di costa, in un tremolìo fulgido, frequente e -incessante; come in una trepida gioia infinita. - -Per passare dalla riva sinistra alla destra a caricarvi la ghiaia, i -birocciai dovevano seguire la carraia che avevano praticata evitando -massi e borri e seguire, sotto l'acqua, i solchi delle ruote. Discesero -in fila: ritti su le birocce essi schioccavan la frusta ed incitavano -con voci di iù! mentre trattenevan le redini; ed i cavalli a testa alta, -scuotendo le sonagliere, entravano nella corrente e godevano a -diguazzare in quella vivida intermittenza, a precedere o a tener dietro -ai compagni attraverso quella confusione e quel palpito d'acqua e -splendore. E l'esser passati era per gli animali e per gli uomini come -un'allegra vittoria. - -Venne ultimo, con la sgangherata biroccetta e l'asino, Sugnazza. Anche -lui! Urlava anche lui; e bastonava. Ma l'asino non aveva baldanza: -troppi digiuni e troppe bòtte. E quando non era ancor a metà del guado, -si fermò. Si fermò rigido, a orecchie chine, con intenzione dubbia. -L'arrestava l'ignota delizia del bagno, o lo atterrivano il luccichio e -la vertigine? E non bastavan più il bastone e le grida. - --- Dàlli, Sugnazza! -- Arrì! -- Forza! -- ripetevano i birocciai -sghignazzando, intanto che raccoglievano dai mucchi la ghiaia e la -caricavano con fragore di badili. -- Forza! Se no, l'acqua ti porta via! -Dàlli! - -Dava; e l'asino, duro. Finchè, fosse una randellata di tal sorta da -affrettare il destino, o fosse una funesta illusione di riposo e di pace -che irresistibilmente l'attirasse, la bestia si abbandonò e cadde; e -Sugnazza battè il petto contro il riparo, dinanzi. Ahi! Calò, sì, -subito, nell'acqua e, furioso, percosse, bestemmiò e maledisse; ma era -finita. E quando fu certo.... - --- Gli è crepato l'asino! Gli è crepato l'asino! -- esclamarono quegli -altri accorrendo a vedere e a ridere. - -L'asino non si mosse più. E quando fu certo, Sugnazza tacque; risalì -nella biroccia prona su la bestia morta e vi si distese per il lungo, la -testa poggiata su le braccia e la faccia in giù, con apparenza d'uno che -cogliesse una bella occasione per schiacciare un sonnellino. - -E per non disturbare nè lui nè la bestia i birocciai, al ritorno, -tirarono un po' da parte. Ridevano ancora. - -Quel disgraziato -- che matto! -- sembrava voler passarsela così la sua -batosta: pacificamente, dormendo! - - ---- - -Ma Sugnazza non dormiva. E non piangeva. Si vedeva, a occhi chiusi, -morto di fame, là, press'a poco come il suo asino. Dal dì avanti egli -non aveva ingollato cibo, e gli ultimi soldi gli erano andati, la -mattina, in grappa. Un pezzo di pane a credito per qualche giorno, da -qualche fornaio, lo avrebbe trovato; ma poi, cosa fare? Lavorare a -opera? Chi l'avrebbe preso, ormai che il cuore gli ballava il trescone a -ogni sforzo e i polmoni arsi pativan sete d'aria più che lo stomaco -d'acquavite? E chi l'avrebbe voluto a servire in casa con quella tara -che portava addosso da vent'anni? E chi gli avrebbe fatta volontieri -l'elemosina, a un uomo che non era vecchio, e, quando poteva, si -ubriacava? - -O comperare un'altra bestia per la biroccia, o morir di fame. Questa la -conclusione. - -Ma se questa, di un altr'asino, era la sola speranza, bisognava -persuaderne il mondo e dire: -- O voi che potete mi aiutate, o io mi -lascio morir di fame qui dove sono, con l'asino. Sissignori! E mantengo! - -Veramente nell'opinione pubblica Sugnazza godeva stima di essere -risoluto. Non per altro che per il modo con cui la vinceva sul suo -compagno di sventura aveva suscitata sempre l'ilarità e, perchè no?, la -simpatia dei compaesani. - -Povera bestia!; più povera forse sotto la biroccia scarica che sotto il -carico. Allorchè il padrone, dalla biroccia, s'ergeva a sostener la -corsa per la maggior via del paese, l'asino dava uno spettacolo di -pazienza e di sofferenza così sproporzionate da divertire anche la gente -seria. Al grido annunziatore della tempesta incurvava il dorso quasi per -offrir più alto il campo al randello e uscir tosto di pena; teneva -stretta stretta la coda quasi per sottrarre sol esso, il suo unico -inutile schermo; e finchè i colpi erano sopportabili interrompeva un -istante l'andare abbassando la testa e rialzando un po' insieme le gambe -di dietro quasi per accusar ricevuta. Ma se le legnate piombavano senza -misericordia, allora col torace vuoto e risonante l'infelice aderiva a -una delle stanghe, in un vano tentativo di allontanarsi, e pareva -piangesse con le orecchie. - --- Dàlli, Sugnazza! - -Dava; e quell'uomo lungo lungo, squallido, barbuto, brutto, sporco, -assomigliava al destino che non lascia tregua all'umanità. Tutti -riconoscevano un po' sè stessi in quell'asino (siamo al mondo per -soffrire); ma la virtù del saper soffrire è così rara negli uomini che -diveniva amena a vederla in un animale di quella sorta. - -Se però la bestia era sempre una bestia, l'uomo era sempre un uomo; e -poichè pativa il tormento della fame, Sugnazza ora s'imaginava che -ognuno -- anche chi rideva dell'asino sotto le sue bòtte -- si -commoverebbe della sua disgrazia, della sua disperata decisione. Certo: -il sindaco, l'arciprete, la Congregazione di carità, gli avventori, e, -quantunque non fosse in lega, i fratelli della Camera del Lavoro, subito -raccoglierebbero sussidi e offerte affinchè il disgraziato non si -lasciasse morire là nel fiume, con l'asino. Certo: bastava informarli di -questo proposito che aveva in mente, e tutti si darebbero d'attorno per -aiutarlo. Nè a informarli mancherebbero messaggeri. Quanti, fra poco, -correrebbero a vederlo e a compiangerlo, povero diavolo, da venti anni -perseguitato dalla sfortuna; e adesso gli era spirato l'asino là in -mezzo! - - ---- - -Non appena infatti i birocciai della ghiaia ebbero data la nuova -all'osteria del borgo, qualche ozioso e parecchi monelli si affrettarono -gaiamente allo spettacolo inatteso. Gli uomini ristettero sul ponte o -sulla sponda sinistra; e chiamavano Sugnazza, e lo canzonavano con le -grida e le apostrofi che egli usava con il suo asino: i monelli -preferirono passare di là dalla strada e dalla sponda destra calar nel -greto già asciutto; indi metter mano ai ciottoli. Della bestia non si -scorgeva che la pancia gonfia, a fior d'acqua; dell'uomo si scorgeva -solo quel che del dorso superava i ripari della biroccia; e la -difficoltà di colpir giusto suscitava legittima emulazione. La sassaiola -cadeva nell'acqua, sollevava spruzzi brillanti. - -Ma -- bene! -- un sassolino toccò Sugnazza proprio dove più sporgeva a -bersaglio. - -Si alzò in piedi. Con quanta ira potè elevò il bastone, e sembrò sfidar -l'aria; e tendendo l'altro braccio, per allargare la minaccia alla -vastità della scena, urlò con quanta voce potè: -- Lasciatemi stare! Il -fiume è di tutti! Qui sono e qui sto; qui voglio morire, se chi può non -mi aiuta! Diteglielo! -- urlava. -- Diteglielo! -- urlò di nuovo rivolto -a quelli che eran sul ponte. -- Se non mi aiutano a comperare un'altra -bestia, mi lascio morir qui, com'è vero Dio! - -Ma a una nuova sassata, la lunga, grama, oscura persona di lui, che -nella luce meridiana e nello splendore dell'acqua si sarebbe detto un -fantasma non più pauroso rimasto là fuor d'ora, sopra una biroccia, per -un caso buffo, si rovesciò a rigiacere e non die' più segno di vita. - -Frattanto, di bocca in bocca, la notizia andava per tutto il paese. - -Al Caffè grande la portò un assessore, e il sindaco, che giocava -l'ultima partita a biliardo prima di desinare, disse: - --- L'asino deve essere seppellito dentro oggi; se no, si applica la -multa a termini del nuovo regolamento d'igiene. - --- Avviseremo Sugnazza -- disse l'assessore. - --- Ma lascerà di certo l'asino ad appestar l'aria e l'acqua, perchè, -tanto, la multa non la pagherà mai! - --- Gli si sequestra la biroccia -- ribattè il sindaco. -- Non varrà -qualche lira? - -E in canonica l'arciprete già desinava, quando il campanaro venne a -raccontare che Sugnazza aveva accoppato l'asino attraversando la -fiumana. - --- Povera bestia! Ha finito di soffrire -- l'arciprete commentò. -- -Speriamo che non ne capiti mai più nessun'altra sotto quelle mani! - -Al pomeriggio il presidente della Congregazione entrava dal tabaccaio. - --- Sa? Nel fiume, questa mattina, è crepato l'asino di Sugnazza. - -Il presidente fece un comico atto di disperazione, e chiese: - --- Aveva famiglia? - --- Chi? - --- L'asino? - -Rispose uno: - --- Aveva dei parenti, ma son tutti benestanti, e non dimanderanno -sussidi; stia pur tranquillo! - -E alla Camera del Lavoro il segretario esilarò i compagni, che vi -riposavano e conversavano, esclamando: - --- Poco male se a Sugnazza gli è morto l'asino. Con i quattrini che ha -risparmiato a far il crumiro si comprerà un camion! - -Quanto al cliente che fin dal mattino aspettava la sabbia da Sugnazza, -non vedendolo arrivare e imparando il perchè, fece quel che avrebbero -fatto tutti nel suo caso: andò in cerca d'un altro birocciaio che, come -quello, non stesse alla tariffa della Lega. Nè il divertimento, dal -ponte e dalla riva, cessò prima di sera. Verso sera venne anche una -guardia municipale recando seco il nuovo regolamento d'igiene. - --- Sissignore: seppellire i morti -- borbottò Sugnazza. -- Aspettate -ancora un poco. - - ---- - -Ancora un poco.... Allo spasimo della fame gli era seguito un senso di -ondeggiamento in cui gli pareva di sentirsi trasportar dall'anima. Ma la -pena era adesso nelle visioni dell'inedia: torbide, tristi; di pianto. -Bieca e cattiva più che ogni altra l'affannava l'imagine dell'uomo che -era stato causa della sua rovina: a quando a quando il Biondino entrava -evidente in quel turbine e gli diceva con un ghigno: -- Muori? - -Sì: moriva dopo venti anni di miseria, spossato nel cuore e nel petto, -bruciato dall'acquavite; moriva d'inedia. E per lui! - -Un breve amore; l'invidia che la donna sposasse l'altro; la gelosia e la -provocazione dell'altro; la lite e la ferita -- da niente -- una -scalfittura seguita dall'infezione per cui all'altro -- il Biondino -- -s'era dovuto amputare il braccio; e il processo; e la condanna; ecco ciò -che era avvenuto in gioventù ad Andrea Porta non ancora detto Sugnazza; -ecco come l'odio aveva per venti anni avvelenato due esistenze; ecco -perchè il vinto or vagellava in una torbida, turbinosa tristezza, in -un'insania spaventosa, mentre l'imagine dell'odio, del Biondino poi -detto il Monco, gli diceva ghignando: -- Muori? - -Ed egli, il vinto, ora per la prima volta si sentiva l'anima. Ondeggiava -così leggera, così desiderosa di luce e di quiete! Per vedere se fuori -di lui, nel mondo silenzioso, fosse già buio, Sugnazza si voltò supino, -con fatica estrema. Quante stelle! E chiuse gli occhi senza più -rivoltarsi, come alla rivelazione di una cosa orribile. Tanto bello era -il cielo! e il mondo.... - -Nessuno aveva avuto compassione di lui che moriva. Nessuno! Nessuno! - - ---- - --- Ohe! Andrea! - -Sugnazza trasalì. Da vent'anni non aveva mai più udito chiamarsi col suo -nome. Piegò a pena il viso; e diresse lo sguardo verso dove veniva la -voce; lontana lontana o lì presso? - --- Ascolta, Andrea -- seguitava. -- T'ho sentito oggi quando hai detto -quello che hai detto. Ma non son ragioni. Chi vuoi che ti regali un -altr'asino? - -Sugnazza udiva; e scampava, con lo sguardo, all'orrore di quella voce. -Quante lucciole sulla costa! Nel silenzio, palpitavano di luce quasi in -una gara instancabile; ed erano così fitte che elevandosi e ricadendo e -volteggiando, ciascuna sembrava immobile. - --- Credi d'esser disgraziato sol tu? -- seguitava l'intollerabile voce. --- A te ti è morto l'asino; io ho la donna all'ospedale, e non c'è -speranza che si rimetta; e sai che lavorava lei per me, e guadagnava -molto; da sarta. Io vado a ranocchi; ma adesso tutti son signori, e non -ne vogliono. - -Maledetto! Era proprio il Biondino! - --- Mi ascolti, Andrea? - -Sugnazza non avrebbe voluto vederlo, eppure era costretto a cercarlo con -lo sguardo estremo. E una luce rossa, gettatagli contro, gli raccolse lo -sguardo. - -Allora lo vide, il suo nemico, illuminato in faccia dalla lanterna che -aveva aperta per osservar lui -- la lanterna con la quale affascinava i -ranocchi --; e la luce rossa si diffuse nell'acqua intorno all'asino -morto. - --- Dunque -- soggiunse il Biondino d'un tempo, ora il Monco --; dunque -senti che pensiero ho fatto. Noi siamo stati disgraziati tutti e due, -uno per causa dell'altro. Destino! tu hai rovinato me, io te. Ma io ho -qualche risparmio, della donna, e ti posso aiutare; e tu, me. Ti compero -io la bestia; e conduciamo il lavoro insieme. Io ti guido la bestia e tu -mi dai biroccia e braccia: entriamo nella Lega per guadagnar di più; e -il guadagno a mezzo. Ci stai? - -Sugnazza voleva rispondere: -- Tu, solo tu hai avuto compassione di me! --- Ma per rispondere sospirò, e in quell'istante, in quel sospiro si -sentì rapir lieve lieve via, fra una infinità di luci: lucciole o -stelle. - - - - - IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA. - - -Nella nobile città di Burgfarrubach un piccolo spirito maligno faceva da -un pezzo questo curioso scherzo: quando un sacerdote, chiamato per -scacciarlo dalla casa che metteva a soqquadro, procedeva nell'esorcismo, -non ne aspettava il compimento; scappava via troppo presto, lasciando -l'esorcista con un palmo di naso. E appena era al nuovo luogo e un altro -esorcista arrivava con le benedizioni, le maledizioni e gli scongiuri -- -fst! --, esso ripeteva il giuoco. - -Così nessuno aveva mai potuto rimandarlo una buona volta, per sempre, -all'inferno. - -Il destino però ha tale possanza da prevalere anche alle bizzarrie -diaboliche, e, se non a castigarlo come si meritava, pervenne almeno ad -arrestare l'instabile diavoletto di Burgfarrubach. - -Dove? Come? - -In quella stessa città dimorava un certo avvocato, astutissimo -nell'imbrogliare la giustizia e il prossimo. Un giorno che costui se ne -stava nel suo studio esplorando un'aggrovigliata matassa, senza che gli -riuscisse di trovarne il bandolo per dipanarla come di solito a suo -profitto, e bestemmiava, e si rodeva dentro, eccoti, per la porta -aperta, ecco apparirgli una fiammella vivida; una sulfurea fiammella che -roteava a mezz'aria e si dirigeva, pari a una freccia, verso di lui. In -un istante, per istintiva difesa, egli afferrò di su la scrivania ciò -che gli venne alle mani, e fu l'ampolla dell'acqua con cui allungava le -chiacchiere da inzeppare i clienti; e il caso volle che seguendo a un -punto il sollevamento della boccia inclinata e l'obliquo arrivo del -globulo di fuoco, questo s'infilasse dentro di quella. Sfriggolò, -sobbalzò: invano; vi rimase, perchè l'avvocato, più svelto del diavolo, -appose all'ampolla il tappo e lo rigirò e suggellò ben stretto; e poi, -senza paura, stiè a guardare. E rideva. - -Bel colpo! Una meravigliosa presa, una portentosa conquista! Non già che -il furbo leguleio ammirasse soltanto quale un prodigio la fiammella che -palpitando e cessando solo di tratto in tratto, quasi per brividi, non -si smorzava nell'acqua, anzi si riaveva più fulgida; ma godeva perchè, -conosciuto che era uno spirito, egli pensava d'aver in sua balia una -forza da trarne inestimabile partito. E rideva; e mentre contemplava -l'ampolla e la luce che sfavillava dall'acqua attraverso il vetro, sentì -schiarirsi la mente come non mai; scorse piana e agevole, di súbito, la -maniera per risolvere l'ingarbugliato affare che l'aveva tenuto tanto in -pensiero. - -E da quel giorno non perdè più nessuna causa. Conquise tutti i giudici, -superò tutti gli avvocati di Burgfarrubach; e naturalmente non rimosse -più di là lo strumento della sua fortuna: attese a convertire in belle -monete d'oro i cavilli, gl'inganni e le cabale della legge. - -Nè è da credere che il diavoletto, pur aspettando il dì della -liberazione, si trovasse troppo male al fresco dentro la boccia, se gli -prestava occasione continua di vederne e udirne delle belle. - -Ma degli avvocati non c'è mai da fidarsi. Quello di Burgfarrubach -diventò vecchio; e un giorno si imbattè nel priore di certi frati, i -quali avevano il convento su un monte lontano dalla città. Ed essendo -salutato dal monaco col sorriso di chi ha la coscienza in pace, egli -rispose con mal piglio: -- Va al diavolo! - -Ma appena fu a casa l'insolente si ricordò dell'incontro; gli si -rimescolò e agghiacciò il sangue nelle vene. Per consolarsi tolse dalla -cassa un sacchetto pieno di monete. Ahimè! a vederle pensò che con l'oro -si posson far molte e belle cose, non una: vincere la morte. Ond'ebbe -paura di morire; ebbe il dubbio d'andar lui, invece del frate, a -sgambettare tra le grinfe del diavolo sovrano di tutti i diavoli; e con -un febbrone addosso si mise a letto. - -Vi penò, peggio che se fosse stato all'inferno, fino a che non si -risolse a mandare per quel tal monaco e fino a che non l'ebbe al -capezzale, in confessione. - -Inutile dire come questa fu lunga e scrupolosa; basti sapere che -all'ultimo il peccatore disse: -- Padre reverendo: in salvezza -dell'anima mia lascio al vostro convento il frutto di tutti i miei -guadagni, leciti e illeciti. A un patto.... - --- Quale patto? -- chiese il frate. - --- Che vi incarichiate voi dell'ampolla, là, sullo scrittoio. C'è -dentro.... - --- Che cosa? -- dimandò il frate. - --- Il più reo spirito che mai abbia infestato Burgfarrubach. - - ---- - -Si ricordò il buon priore del demonietto che, parecchi anni prima, aveva -dato da fare a non pochi esorcisti; e imaginò fosse lui a sprizzar fuoco -e a friggere dentro la boccia; ma non ne prese soverchia pena. A -studiare e meditar la vita di Sant'Ilario taumaturgo aveva imparato uno -scongiuro che nemmeno l'arcidiavolo potrebbe resistervi; nemmeno -Lucifero. Da uomo prudente gli bisognò tuttavia consultare i suoi monaci -che, confessandoli lui stesso, sapeva tutti savi. Doveva accogliere -l'eredità? E l'ampolla? Non era un lascito pericoloso alla buona fama -del convento? - -No. Tutti furono di opinione che l'eredità si accettasse; ne avevan gran -bisogno; e quanto alla boccia, si rimettevano all'antico senno del -priore e alla pietà divina. - -Così i sacchetti delle monete -- appena morto l'avvocato -- furono -trasferiti al luogo di quegli onesti servi di Dio; e l'ampolla, nella -celletta del priore. Il quale sorridendo un poco della paura che solo a -vederla avevano avuta i fratelli più ingenui, pensò: «Non si riuscì mai -a rimandare questo reo spirito all'inferno perchè non fu mai possibile -trattenerlo sin alla fine degli scongiuri. Ma ora è qui dentro, e ben ci -sta; e a suo dispetto dovrà udire sin in fondo quel che io ho imparato -da Sant'Ilario taumaturgo. Quando poi piacerà a me, lo lascerò andare a -casa di Lucifero, togliendo il tappo, ossia gettando l'ampolla in -terra». E quasi per prova si diede a recitar l'esorcismo che credeva -ineluttabile. - -Ma come disse: -- esci, maledetto, da questo corpo! lascia in pace.... --- fu costretto a interrompersi: la boccia, su la panca, parve -accendersi di gaudio; e ne scaturì una risata così gioconda, così arguta -che al buon priore cascarono le braccia. Rimase atterrito. Non aveva -pensato, poveretto, che l'esorcismo di Sant'Ilario era rivolto alle -invasioni diaboliche in corpo di cristiano -- «lascia in pace -quest'anima cristiana» --, non in un'ampolla d'acqua chiara. E il -poveretto dubitò, capì che non c'era da fidarsi nel rimedio creduto -infallibile. - -Tenersi dunque l'ampolla in cella? - -Misericordia! Che pericolo! che orrore! Non ebbe più una notte di bene. -Vampe davanti agli occhi; strani cachinni agli orecchi; e quel ch'era -peggio, tentazioni che una non aspettava l'altra. - -Urgeva liberarsi del gravoso lascito. Ma in qual modo? Rompere l'ampolla -dentro il convento? E se lo spirito ritornava al costume d'una volta e -s'annidava or qua or là, ora a infestar questa, or quella cella, senza -che un compiuto, efficace scongiuro bastasse a scacciarlo? Rompere -l'ampolla all'aperto? Le sacre storie riferivano terribili esempi delle -vendette che gli spiriti neri prendevano se fugati in ispazi indifesi: -súbite accensioni dell'aria, per cui uomini santi rimasero paralizzati o -fulminati; repentini turbini, che rapirono creature innocenti, e non si -trovarono mai più; frenesie delle quali, per orrore istantaneo, degni -sacerdoti infermarono la vita intera. - -Dibattuto in tali dubbi, il priore sospirava, piangeva e lottava notte e -giorno contro le tentazioni. Pregava, invocava il divino aiuto. - -Finalmente a suo conforto rilesse nelle sacre scritture che anche con i -diavoli grandi giova talvolta giuocar d'astuzia. Ora, se per rimandare -all'inferno il diavoletto, piccolo sì, ma protervo e spaventevole, -bisognava fargli intendere tutto intero uno scongiuro; se lo scongiuro -più efficace era quello di Sant'Ilario; se lo scongiuro di Sant'Ilario -aveva efficacia certa nelle invasioni personali, l'astuzia, la vittoria -stava nel trovar persona in cui allo sfuggir dalla boccia lo spirito -entrasse e si compiacesse d'entrarci e di restarci. Se non che, per -evitare ogni scandalo intorno all'eredità dell'avvocato, non era da -rintracciare fuori del convento la coscienza ottenebrata e laida che -allo spirito soddisfacesse pienamente. - -In un frate, dunque? Imprigionarlo in un frate peccatore? Oh certo!: il -diavoletto sarebbe lieto di balzargli addosso, di sguazzarci dentro! E -senza dubbio si ostinerebbe a rimanere nella insolita ambita stanza (un -frate!) anche durante l'esorcismo; e allora....; battaglia vinta! -All'inferno, una buona volta! Non più triboli per l'eredità! - -Era un pensiero cattivo? Un consiglio del gran Demonio? Perchè, badate, -ci voleva che uno di quei fraticelli così savi e pii cadesse in colpa, e -che il priore per conoscerlo all'uopo lo confessasse, e confessandolo -non lo assolvesse prima d'aver compiuto l'esorcismo e aperta o rotta -l'ampolla.... Ci voleva una tentazione irresistibile per qualcuno dei -suoi cari monaci! - -Ebbene, le vite dei Padri non attestavano forse che anche le tentazioni -giovano? Giovano a provar la virtù? Non era lecito, doveroso forse, -mettere di quando in quando a prova le virtù del convento? E per la -fragilità umana non tornava possibile, possibilissimo, l'errore pur di -un fraticello che fosse savio e pio? Gran prudenza, sì, richiedeva la -buona fama dal monastero da mantener intatta. E il priore parlò ai -fratelli con grande prudenza. E disse che agevole sarebbe la via del -Cielo se non la impedissero le lusinghe del mondo; nè esservi vittoria -senza combattere. Andassero dunque, essi, i fratelli, per un po' nel -mondo; in abito secolare e con le monete dell'avvocato sfidassero, -sconosciuti ma forti, il secolo. Se qualcuno cadesse nella lotta, i -vittoriosi l'aiuterebbero a risollevarsi. - - ---- - -Bontà di Dio! Che precipizio! che salti mortali! Quando i fraticelli -furono ritornati dalla città e li ebbe confessati tutti, il priore non -seppe più quale scegliere per la funzione dell'esecrata ampolla. Tutti -erano caduti, e come! Ah l'umana miseria! Ah la potenza del Demonio! -Tutti precipitati, tutti! E ciascuno rispondeva alle rampogne: -- I -fratelli vittoriosi mi aiuteranno a risollevarmi. - -Sbigottì il priore; ma sperò che il sacrifizio dell'uno affretterebbe la -cura degli altri infermi e, nello stesso tempo, la liberazione -affannosamente sperata. E con il panico dell'atteso evento, con la -smania d'uscire dall'angustia così a lungo protratta, corse a prendere -l'ampolla e fatti schierare i fratelli dinanzi a sè (il diavolo -scegliesse lui), la lasciò andare.... - -Allora....: un fracasso di cento ampolle infrante a un tempo; una -vampata; un grido atroce, tra il fumo; e puzzo di zolfo; e il lamento -che si mutava in riso di follia.... Orribile! Al diradar del fumo, -esterrefatti, videro, tutti i frati videro il lor priore che si -contorceva in una convulsione, al suolo; gli occhi fuor dell'orbita; la -bava alla bocca; invasato. Bontà di Dio! Invasato il priore! - -Atterriti da questo castigo totale, rimorsi nel cuore e nell'anima, -mentre alcuni soccorrevano il misero, gli altri si gettarono in -ginocchio a implorar dal Cielo pietà. Piangevano. Non perciò cessava lo -strazio orrendo! E i più anziani diedero il buon esempio; cominciarono a -confessare ad alta voce le loro colpe, a far atti di contrizione, a -rimbrottarsi a vicenda per meritarsi l'assoluzione che s'impartivano a -vicenda. E assolti, avrebbero tentato la prova degli esorcismi. - -Tentarono. Chi, imposte le mani sul capo dell'ossesso, invocava l'aiuto -dei santi, angeli, arcangeli, patriarchi, profeti, apostoli, martiri, -confessori: chi gli appendeva al collo un breve coi nomi -dell'Onnipotente: _Hel Heloym, Sother, Emmanuel, Sabaoth, Agia, -Tetragrammaton, Otheos, Athanatos, Jehova, Saday, Adonay, Homusion_ -- e -a gran segni di croce minacciava il demone e gridava: -- Esci, immondo! -esci, aspide e basilisco! Scorpione e iniquo spirito, vien fuori! Fuori! - -Ma no: lo spirito d'iniquità non usciva. L'ossesso or sghignazzava, or -parlava una strana lingua, or fremeva sputando e digrignando i denti, or -bestemmiava come un saraceno. - -E chi gli copriva il capo con la stola e cantava il salmo: _Vicit leo de -tribu Juda_; e chi l'ungeva con la cera del cero pasquale e recitava -antifone e oremus. - -Invano, tutto invano! - -E chi leggeva gli evangeli al passo di Gesù scacciante i demóni; e chi -aspergeva l'invaso, lo inaffiava a dirittura, tutto quanto, di acqua -benedetta. - -Invano. L'unione fa la forza. I poveri fraticelli si studiavano di -operare insieme; ma lo spirito invasore pareva più possente che quello -famoso di Simon mago. - -Ne fecero di tutte le sorta. La notte si flagellarono sui nudi dorsi, e -il giorno dopo digiunarono; sempre in preghiera. Il giorno seguente si -recarono alla città e per le campagne a largire in carità i quattrini -dell'avvocato.... - -Invano. Non valevano discipline, vigilie, digiuni, orazioni, elemosine; -nulla! Che diavolo! che strapotenza di un diavolo! - - ---- - -Era accaduto più di quel che il priore aveva previsto. Lo spiritello, -fornito d'immensa energia, d'una resistenza che ogni più grosso demonio -avrebbe potuto invidiargli, restava, pervicace e tenace, nel luogo di -sua soddisfazione; nel corpo di colui che, maggior colpevole, aveva -mandato gli altri alla colpa. Nè i fratelli sapevano più a che santo -votarsi: quantunque alcuni, sorretti dalla speranza e dalla fede, si -attendessero di giorno in giorno un miracolo: l'intervento di un messo -di Dio. - -.... Quando, una mattina, dopo forse un mese di tante angosce, il laico -che vangava l'orto scorse venire alla volta di lassù un uomo di aspetto -venerabile, a cavallo d'una mula d'aspetto venerabile. Giunto che fu, e -legata che ebbe la mula a una caviglia, il solenne pellegrino avanzò -verso la portineria. - --- Sono -- egli disse -- il dottor Papenwasser, professore -all'università di Koenisberga, e vengo qui a studiare su di voi frati -l'«elaterio della facoltà di astrazione». -- Ma che elaterio! L'ortolano -e il portinaio cominciarono a gridare: -- Il messo di Dio! È arrivato il -messo di Dio! - -Accorsero. E tutti i monaci gli si fecero incontro con riverenze e -benedizioni. Nemmeno perdettero fiducia udendo -- i più istruiti -- chi -egli era; anzi si persuasero meglio che venisse mandato dal Cielo. Era -un dottore, e un dottore d'Università, e un professore dell'Università -di Koenisberga! Non avevano dunque ragione di ritenerlo capace d'ogni -sapere? - -Infatti, com'essi umilmente e timidamente l'ebbero informato della loro -disgrazia, egli sentenziò: - --- Ho capito. Son dotto in materia. -- E con l'occhio della mente corse -subito al profondo magazzino della sua mente; guardò al ripartimento -_demonografia_ e scórtovi argomento per una erudita lezione, soggiunse: --- Son da voi. Purchè procediamo con metodo. - -Credettero i monaci che a procedere con metodo prima di tutto fosse -necessario condurlo dove avevano vincolato, in un lettuccio, il -miserabile ossesso. - -Che! A quel fiero spettacolo, il quale avrebbe intenerita una pietra, -non si commosse affatto l'erudito dottore; come non udisse quelle -strida, non vedesse quelle contorsioni convulse, quegli impeti di -atrabile, quei ghigni osceni. E intanto egli predisponeva, severo e -tacito, l'argomento della sua lezione: - --- Dèmoni e spiriti in Egitto, Assiria, Caldea, Persia; in Frigia, a -Colchide; in Tracia -- presso i Greci e i Romani.... (Oh che bella -lezione!) -- Magia operativa e magia divinatoria -- riti di espiazione --- formole, erbe e pietre magiche.... (Oh che profonda lezione!) -- -Negromanzia; lampadomanzia; dactilomanzia; lecanomanzia.... (Oh che -colossale lezione!) -- Ragolomanzia; palomanzia: petchimanzia; -partenomanzia; pegomanzia.... - -Poi, fatti sedere intorno intorno tutti i frati, il dottore incominciò: - --- Narra Erodoto di Alicarnasso, dai latini erroneamente detto il padre -della storia, che gli antichi Egizii.... - -Stupirono i frati. Non comprendevano quale fine potesse avere un tal -discorso; pareva loro che più importasse la liberazione dell'infelice. -Ignoravano, poveri frati, che scopo degli eruditi è di mostrarsi -eruditi; nè immaginavano l'efficacia dell'erudizione quando trascende -alle contingenze della realtà. - -Il dottore di Koenisberga parlava da mezz'ora appena, e già i monaci, -nei loro sgabelli, chinavano il capo sul petto e a occhi chiusi -riposavano in un delizioso oblio della loro corporea salma e dei loro -guai. - -E già l'ossesso sbadigliava. Da prima furono sbadigli a bocca spalancata -e lamentevoli, mentre gli occhi smarriti ricercavano la perduta -coscienza. Indi, a poco a poco, seguiva un languore, un assopimento -benefico. - -Finchè, a due terzi della lezione, il priore mandò un fragoroso sospiro, -e dopo, alto, un grido di gioia. - -Destati, i fraticelli balzarono in piedi; guardarono; videro. Miracolo! -Il miracolo del messo di Dio! -- _Laus Deo! Osanna!_ -- E corsero a -sciogliere il redento. E -- _laus Deo! laus Deo!_ -- tutti si -inginocchiarono ed elevarono braccia e voci in rendimento di grazie al -Signore. Salvo! Il priore era salvo! _Tedeum!_ - - ---- - -Ma poichè fu cantato il _Tedeum!_ accadde un fatto forse più strano -della stessa liberazione che aveva sollevato gli animi oppressi: -l'erudito, fedele al suo metodo, per cui non abbandonava mai un -argomento senza averlo, secondo diceva, sviscerato o esaurito, ripigliò -il discorso dal punto in cui era rimasto interrotto. Come se nulla fosse -accaduto! Come se a colui non importasse nulla del gaudio che rianimava -tutto il convento, dell'esultanza in cui tutti i monaci furono concordi -quasi per una comune resurrezione! - -E allora sdegnati, essi non videro più nel dotto di Koenisberga l'angelo -salvatore ma lo strumento involontario, inconscio, indegno della -Provvidenza; e tanta era la foga che egli metteva a seguitar con la -fastidiosa discorsa, che dubitarono lo spirito maligno si fosse -trasferito dal priore in lui. Per non più patire esperienze diaboliche -afferrarono dunque gli sgabelli, e gli mossero incontro: - --- Via! Fuori di qui! Fuori l'invasato! All'inferno! - -Oh frati ingenui nonostante i loro recenti scapucci nel cammino del -mondo! - -Il diavolo che aveva resistito tanti anni dentro un'ampolla, in elemento -contrario; che aveva resistito a tanti scongiuri e religiosi assalti e -rituali invettive, non aveva potuto, no, resistere all'intera lezione -d'un erudito tedesco. Figurarsi se si sarebbe trovato bene dentro il -corpo di lui! No, no, preferiva.... - --- Via, scorpione! via, basilisco! - -Preferiva, aveva preferito.... - --- Via, dragone! All'inferno! -- i frati urlavano. - -E il dottor Papenwasser fu costretto per la prima volta, da che era -professore a Koenisberga, a mancare al suo metodo. - -Uscì di trotto, alla volta della mula. - -Ma la mula non c'era più. E la capezza, con cui l'aveva legata alla -caviglia, bruciava ancora. - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DIAVOLO NELL'AMPOLLA *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38637 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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