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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Vecchie storie d'amore - -Author: Adolfo Albertazzi - -Release Date: January 20, 2012 [EBook #38628] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VECCHIE STORIE D'AMORE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - ADOLFO ALBERTAZZI - - - VECCHIE STORIE D'AMORE - - - - BOLOGNA - DITTA NICOLA ZANICHELLI - _(Cesare e Giacomo Zanichelli)_ - MDCCCXCV. - - ---- - - Proprietà letteraria. - - - BOLOGNA, TIPI ZANICHELLI, 1895. - - ---- - - - - - _Le passioni umane non mutano: mutano i costumi e le attitudini - dello spirito nelle passioni e le sembianze dei fatti umani. A - questo intesi. Per questo divagai con fantasia indulgente in - quella che mi parve verità di costumi e della vita senza timore - di riuscire un novellista immorale._ - - _E mando il libro a chi, se n'udrà lode non di volgo, penserà - sorridendo: io volli che fosse scritto._ - - A. A. - - Mantova, 15 febbraio 1895. - - - - - INDICE - - - I. - IL VALLETTO OSTINATO - IL LEARDO - LIBERALITÀ DI MESSER BERTRAMO D'AQUINO - II. - LA SALVAZIONE DI FRA' GERUNZIO - _DIO LO VUOLE!_ - DISPERAZIONE - III. - AGNESINA - LA FANTASIMA - UN'OPERA DI PIETÀ - PASSIONE D'UN GENTILUOMO VENEZIANO - LA DAMA FALLACE - IL POLSO - LE FONTI - I. - II. - III. - NOTA - - ---- - - - - - I. - - - «Con donne si dee contare di cose d'allegrezza e di cortesia e - d'amore....» - - - - IL VALLETTO OSTINATO - - -Il castellano di Ripalta s'era allevato con amore un valletto di nome -Ugo e con desiderio, esercitandolo a cavalcare e ad armeggiare, -attendeva il giorno che lo armerebbe cavaliere. Né di quel bene del sire -pe 'l valletto ingelosiva madonna Ginevra, poiché la giovinezza di lei -fioriva sterile ed il ragazzo, tenuto quasi in conto di figlio, le -risparmiava i rimbrotti del marito. - -Madonna viveva lieta; e l'amore del marito, le cacce e il conversare -colle sue donne e cogli ospiti, le divagavano la vita uguale e solitaria -del castello non meno che le faccende casalinghe cui essa accudiva -umilmente, con fanciullesca mutabilità. Cosí, come rideva quando le -galline, che al solo vederla chiocciando e sbattendo le ali le correvano -dietro, si disputavano in frotta avida e litigiosa il becchime che -gettava loro, rideva se a diporto il palafreno saltasse imbizzarrito o -adombrato, o se nell'arazzo da rammendare le riuscisse peggio che lo -strappo il rattoppo: mentre cuciva presso la finestra dalla quale -scorgeva l'ampio paesaggio a basso e d'intorno, ella cantava e i -villani, giú nella valle, udivano limpide e schiette le cadenze della -sua bella voce. - -Gioconda natura! Per essa madonna Ginevra era amata dai servi, -quantunque fosse anche temuta perché gli occhi del sire vedevano tutto -con gli occhi di lei e perché ogni capriccio di lei diventava la volontà -del sire: solo Ugo il valletto la serviva baldanzoso e sicuro, e quando -fallava sapeva vincerne lo sdegno fingendosi egli sdegnato e mesto; -ond'ella finiva con immergergli le dita tra i capelli folti, per ridere. -Ugo allora si divincolava e la guardava in un'occhiata. - -Veramente molte cose erano permesse ad Ugo: poteva arrampicarsi su per -gli alberi dell'orto a inzepparsi di frutta; poteva ordire le piú strane -burle al vecchio maggiordomo o assestare un pugno allo scudiero che gli -minacciava un pugno; poteva spiare, dietro una porta, l'ancella che si -stava spogliando; ché, accusato alla padrona, la padrona rideva, e -accusato al padrone, il padrone taceva. - -Ma quand'ebbe compiuti i quindici anni il valletto parve mutare costume, -e il signore notò lo studio di lui a imitarlo affinché nessuno, neppure -madonna Ginevra, lo considerasse ancora un ragazzo. E Ugo sentiva egli -stesso mutarsi; sentiva una smania di cose nuove, d'altri svaghi, -d'altri luoghi, d'altri pensieri, mentre la vita e la natura che -fervevano attorno a lui gli rivelavano cose sconosciute e gli -suscitavano sensazioni nuove. E mentre la forza sensuale si sviluppava -in lui e per l'istintiva penetrazione della pubescenza egli imparava da -tutta la natura il segreto dell'amore umano, quel desiderio peranche -indefinito gli avvolgeva il cuore di una insolita tristezza e tenerezza. -Amava, già amava, e non sapeva chi amasse e non sapeva d'amare. - -Ma risalendo un giorno dalla valle al castello (era di fitto meriggio e -sotto la sferza del sole il mondo dormiva un sonno mortale) Ugo a un -tratto udí cantare lontana e dall'alto, simile ad un'allodola, madonna -Ginevra; e a un tratto l'imagine incerta del suo desiderio e de' suoi -sogni acquistò ai suoi occhi sembianza e forma di persona viva: madonna -Ginevra! - -La sera nel porgere, avanti cena, l'acqua alle mani della padrona, al -valletto tremavano le mani; ed egli se n'accorse, ma non chinò lo -sguardo perché egli amava da uomo; senza paura, amava, e senza vergogna. - -Quante consolazioni nell'avvenire la sua mente innamorata ebbe allora da -fantasticare! E secondando i ricordi delle storie, che gli avevano -raccontate a veglia, di cavalieri fatti eroi per gloria delle loro dame, -e invidiando a sé stesso i pochi anni che gli mancavano alla piena -giovinezza, s'imaginava vincitore di tornei in cui madonna l'assisteva -sorridendo, o difensore e salvatore di madonna Ginevra in un notturno -assalto di nemici. - -Per altro, quell'ardore e il compiacimento di quell'ardore patirono -presto il freddo dell'ignara incuranza di madonna, la quale aveva due -grand'occhi solo per vedere, non per osservare; e poiché egli non -fallava piú, tal cura e tal forza metteva nel servirla, essa non aveva -neppur piú ragione d'immergergli le dita tra i capelli. - -Sino a quando la dama avrebbe ignorate le sue pene? - -Co 'l volgere dei mesi l'affetto di lui s'andò come condensando a modi -piú virili, di guisa che la sua fantasia ubbidendo ai richiami e cedendo -agli impeti dei sensi riscaldati dal primo e precoce calore della -gioventú, l'abituava a desiderare nella bella donna le delizie corporali -e le gioie della colpa: a poco a poco egli perdette la baldanza, il -coraggio, la fede del suo amore; e il timore lo prese che il sire ne -scoprisse il segreto e l'intenzione. -- Passarono dei mesi; passò un -anno. Ma quanto piú gli diminuiva la speranza, tanto piú cresceva in lui -la bramosia di essere presto soddisfatto. - -Madonna Ginevra era sempre bella e fresca: rosa fresca in tutta la sua -bella fioritura. E come spesso, dopo la cena, Ugo sorprendeva afflitto -certe occhiate desiose del marito a lei! Con che travaglio percepiva -negli occhi e nel riso di madonna gli assensi e le promesse! -- Il -desiderio sensuale, non piú vago e dimesso ma deciso e tempestoso, -affaticava l'animo del valletto non piú riposato nei primi propositi; e -il pensiero di rimettersi al futuro gli diveniva un ritegno -insufficiente e un'attesa intollerabile. Già si sentiva morire d'amore; -avrebbe alla prima buona circostanza rivelata alla dama la sua passione -pietosa e sconsolata. - -Un mattino, montando il suo cavallo migliore e seguito da scudieri in -nuove vesti, il sire di Ripalta partí per un torneo. Quantunque era -quello il giorno aspettato dal valletto con penoso e lungo desiderio, -tuttavia appena il sire fu scomparso al basso del colle tra le macchie, -egli, nell'imminenza della sua felicità se l'assistesse la fortuna, o -del suo ultimo malanno se madonna non volesse ascoltarlo o mancasse a -lui il coraggio d'ottenere ascolto, provò un turbamento grande di paura. -Pensava: «Prima di notte le dirò tutto. Le dirò il bene che le voglio. -Ma come comincerò?» - -E il sole cadeva ch'egli non aveva ancora trovato il modo acconcio per -incominciare. Ma quando, a sera, s'accorse che la padrona era entrata -nelle sue stanze, non piú dubitando salí, s'introdusse guardingo, spinse -francamente quella porta. - -Madonna Ginevra, già sciolti i capelli e un po' discinta, sedeva su la -cassapanca: alzati, al rumore, gli occhi sonnacchiosi, riconobbe Ugo e -componendosi la veste in fretta, tra sorpresa e sorridente disse: -- -Vieni, vieni. Che vuoi? Ad Ugo, rinfrancato, venne súbito in mente la -dimanda che s'era proposto di far dopo e raccolto che ebbe il fiato -bastevole a non restare a mezzo: -- Madonna -- chiese --, se chierico o -cavaliere, borghese o valletto, non importa chi, amasse da gran tempo -una bella donna, damigella o dama, contessa o regina, non importa chi, e -non avesse cuore di dirglielo, sarebbe savio o stolto? - -La dimanda piacque a madonna, lieta nonostante l'assenza del marito, e -per burlarsi del ragazzo gli rispose: -- Sarebbe stolto. Anche un -valletto, purché fosse bello e valente come te, dovrebbe parlare. Chi -ama non sia vile; e ogni donna, anche una regina, n'avrebbe almeno -almeno compassione. - -Ugo con tutta l'anima bevve le parole buone ed esclamò: -- Madonna -Ginevra, ecco colui! Colui sono io! Quanto ho patito per voi! Aiutatemi, -madonna! - -La dama non rise; non credé che il ragazzo volesse burlarsi egli di lei -perché gli scorse la passione in faccia, e indispettita d'essersi -lasciata cogliere e offesa dall'audacia del valletto, gli gridò: -- Ah, -ma tu sei matto! Che vai cicalando con le tue fole? Che so io de' tuoi -amori? Che cosa mi hai chiesto? Che cosa t'ho risposto? Vattene, -vattene! Oh come godrà il sire quando glielo dirò! Vattene! - -Stordito, gli occhi spalancati e disperati, Ugo non si mosse; pure, nel -tumulto della mente, ebbe forza di cercare in un'idea la suprema -invocazione alla pietà della dama, l'affermazione estrema del suo amore -e una minaccia quasi di vendetta all'acerbità di lei, e disse: -- Voi mi -sgridate cosí e la colpa è vostra, che m'avete ferito cosí. Perché non -mi uccidete? In fe' di Dio, io non mangerò piú finché non mi avrete -accontentato; -- e con un'angoscia che pareva lo strozzasse uscí di là. - -Madonna Ginevra rise forte e pensò: «Oh che cosa gli è venuto in mente a -quel ragazzo?»; e, nello spogliarsi, guardandosi, rise e ripeté: «Che -cosa gli è venuto in mente?»; poi si distese sotto le lenzuola e, come -il marito era lontano, s'addormentò senz'altro pensiero, co 'l riso su -le labbra. - -Ugo invece, che se avesse pianto avrebbe sfogato tosto il suo rovello, -per non piangere si dimenò a lungo per il letto e non riuscí a chiudere -occhio prima d'essersi convinto che la prova la quale si era imposta era -degna d'un cavaliere innamorato, se era prova che gli metteva in -pericolo la vita. Ma al risvegliarsi, la mattina, ebbe fatica e quasi -pena a riandare il fatto della sera innanzi; capí d'aver commessa -un'imprudenza; credé fino d'aver commesso un grosso errore, fino -un'azione puerile; e si provò a dimenticare. Non poteva: in che guisa -comparire al cospetto di madonna? E l'amore gli dié ragione; gli -rinfocolò la fantasia; gli fece parere eroica la deliberazione presa. Né -si levò da letto; e quando furono a cercarlo disse: -- Ho un gran peso -qua -- e segnava lo stomaco --; non posso piú mangiare. - -Il giorno dopo madonna chiese del valletto. -- Non ingola nulla -- -risposero; né egli cedette ad alcuna preghiera o ammonizione. E il terzo -dí una serva gli portò una tazza di latte appena munto, spumante, che -faceva voglia, e un'altra un ovo ancora caldo, ma egli chiudeva gli -occhi e rifiutava; e anche, tardi, il maggiordomo fu a trovarlo e gli -porse, dondolandolo per il gambo, un grappolo d'uva primiticcia con -acini neri e grossi, vellutati da una bianca nebbiolina, tra altri -ancora rossi ed in agresto. Egli lo divorò un momento con gli occhi, -resistette e lo respinse. - -Allora il maggiordomo venne dove madonna Ginevra, che quel giorno non -cantava, ricuciva un vecchio saio, e mentre egli ordinava alcune cose -per la stanza, quasi fra sé, disse: - --- Tornerà il sire; ma non staremo allegri. - --- Perché? -- chiese con simulata indifferenza la padrona. - -Rispose l'altro: -- Ugo morirà: non gli va giú un granello d'uva. - -Madonna Ginevra arrossí; si levò, e si recò alla cameruccia del -valletto. - -Stava il valletto con le pálpebre abbassate perché nel languore -dell'inedia tutto ondeggiava dinanzi al suo sguardo; e aveva il viso -stanco e smorto smorto. Trasalí ai passi leggeri di madonna, -riconoscendola. - --- Valletto Ugo, dormi? -- ella chiese dolcemente. Egli disse: -- Per -Dio, madonna, abbiate mercede di me! - -A che essa inacerbita di nuovo da tanta ostinazione: -- Da me non avrai -mai grazia nella maniera che domandi. Questa è la tua ricompensa al bene -che ti vuole il sire? È questo l'amore che gli porti? Tornerà.... - --- Oh se tornasse! -- sospirò Ugo, insensato piú che ardito. - -E la dama: -- Tornerà e s'arrabbierà, e ti romperà le ossa! - --- Ma non mangerò -- conchiuse Ugo. - -La dama uscí co 'l proposito di dire ogni cosa al marito a pena fosse -giunto; se non che, mentre cuciva, cominciò a temere che egli la -rimproverasse d'avere tentata per capriccio e accarezzata in qualche -modo la folle passione del valletto: e a nascondergli la verità non la -rimprovererebbe di non averlo sovvenuto con un medico e con medicine e -con premure? Non iscorgeva mezzo per disimpacciarsi, quand'ecco s'udí il -corno in lontananza e uno scudiero venne ad annunziare che il castellano -arrivava in compagnia di piú ospiti. - -«Chi sa -- rifletté madonna Ginevra -- che a vedere il padrone non lo -domi la vergogna? Indurrò il sire a impaurirlo.» E quando nel tinello, -dove su la tavola, imbandita co 'l piú ricco vasellame, fumavano le -vivande, il sire chiamò Ugo, la moglie disse a lui: -- È a letto da tre -giorni, e non vuole piú toccar cibo. Provatevi voi a rimettergli il -giudizio. - -Il marito volle andare a vederlo, ed essa lo seguí. - --- Che hai? -- domandò il sire entrando. - -Ugo rispose: -- Un peso qua, alla bocca dello stomaco; e non mi va giú -niente. - --- Non è vero! -- ribatté súbito la dama. -- Non è vero! Per il male che -ha potrebbe mangiare. -- Poi rivolta ad Ugo disse: -- Ora io dirò al -sire perché digiuni da tre giorni. Mangerai? - --- Voi potrete ben dire. Io non mangerò -- rispose quegli che -raccoglieva gli spiriti a vincere, morendo, la battaglia; e il signore, -cui piacque quella risposta cosí franca e cui dava sospetto l'aria -misteriosa della moglie, già incolpava la moglie d'alcun torto verso -Ugo. Ma Ginevra aggiunse: - --- Il giorno che partiste, a sera, osò entrare nella mia camera mentre -mi spogliavo... --; onde il sire capí come il torto era proprio del -ragazzo e -- Perché? -- le domandò impaziente. E la dama in vece tornò a -chiedere al valletto: -- Mangerai? - -Il valletto, che era risoluto di morire, negò co 'l capo, sospirando. -- -Io mi spogliavo -- proseguí la dama -- e lui venne da me, tutto strano, -a domandarmi Imaginate! - --- Insomma! -- fece il sire. - --- Mangerai? -- ripeté la dama per l'ultima volta; e per l'ultima volta --- No! -- ripeté forte Ugo che teneva fissi gli occhi negli occhi di -madonna. La quale allora per dir tutto, e tuttavia a stento, riprendeva: --- Mi richiese...; -- ma il marito senza piú badarle, come nella -reticenza comprendesse quanto imaginava, con collera scosse il braccio -del valletto e gli gridò bieco: -- Che cosa le chiedesti? - -Ugo tacque. Da' suoi occhi traspariva una volontà virile che l'amore -rendeva ineluttabile: disperato amore, piú forte della morte; e madonna -Ginevra ammirando tale fermezza minacciosa insieme e supplichevole e -temendo a un punto stesso per sé e pe 'l valletto l'ira del marito che -minacciava con quasi brutale veemenza, vinta dalla pietà, -dall'ammirazione e forse dall'amore (quel ragazzo era un bel giovane) -concepí un'idea provvida e sagace. - --- Mi chiese -- rispose ella -- il vostro falcone pellegrino, che non -dareste né a conte, né a principe, né ad amico; e, per averlo, s'è -impuntato a digiunare. - -Alle parole della donna il credulo marito contenne l'ira; anzi rise e -disse: -- Oh! se il tuo male è questo, non voglio che tu ne muoia. -Mangia, mangia, valletto; e avrai il falcone. -- Ed uscí. - -Ma la donna prima d'andarsene si fece piú presso ad Ugo, che la speranza -aveva ravvivato e colorito in faccia, e disse rapida, giuliva: - --- Già che il sire ti vuol contento, anch'io ti vorrò contento. -- E -meglio che con le parole promise sorridendo con uno sguardo lungo e -tenero come una carezza. - -Ugo, dunque, mangiò. Ed ebbe il falcone. - - - - IL LEARDO - - - I. - - -Nella notte, tra 'l gracidare delle rane e lo stridere dei grilli, gli -amanti, che la fossa divideva, mescevano brame molte e piú promesse in -lieve suono di parole, come di sospiri. - -Essa stava a una finestra del castello; egli di qua dalla fossa, al -margine ultimo. Cosí ogni notte, perché ser Lapo, l'avaro signore del -Farneto, non consentiva l'amore della figlia con quel povero cavaliere -che era Raimondo di Santelmo; e all'albeggiare Raimondo inforcava il suo -fido e bel leardo, e Giovanna lo accompagnava con gli occhi intenti -finché egli spariva per il bosco. - -La boscaglia in quell'ora si svegliava e l'indefinita letizia della vita -universale al far del giorno invadeva l'animo del cavaliere co 'l canto -degli uccelli, l'odore delle erbe e degli alberi, la frescura dell'aria: -sussurravano le foglie, stormivano le rame, cinguettavano le passere, -chioccolavano i merli, strillavano le gazze: murmuri, palpiti, fremiti; -voci e canti ed inni: un inno concorde e solenne di gioia e di grazie -della natura universa al sole ed all'amore. - -Il cavaliere non affrettava il cavallo. E le sembianze dell'amata, mal -certe al suo sguardo durante il colloquio, allora gli s'avvivavano -nell'imaginativa sí che rivedeva piú bella la donna; le parole di lei -risonavano al suo orecchio piú dolci e piú distinte e, come voleva la -letizia dell'ora, egli, che di lei non aveva per anche tócca una mano, -ne sognava l'intero possesso con ingannevole gaudio. -- Oh le morbide -guance di rosa e le carni gigliate e fresche! - -Ma la notte, traversando la boscaglia alla volta di Farneto, un'ambascia -grave gli pesava su l'animo, e quanto piú disperava di un lieto fine al -suo amore tanto piú ardeva dal desiderio di rivedere almeno e di riudire -Giovanna cosí, di furto, la notte. E mentre cercava tra le fronde spesse -la vista delle stelle, scorgeva delle ombre nere che passavano tra i -rami dei cerri e delle querce: delle streghe, che l'accompagnavano con -mala intenzione, male augurando, sommessamente, al suo povero amore; -sommessamente. - -Egli rideva forte, e gli avessero pure additato, le streghe, la -chiocciola d'oro dai pulcini tutti d'oro, la quale, al dire della gente, -si trovava dentro il bosco, ch'egli avrebbe ben saputo rapirgliela, al -demonio! - -Poi con desiderio intenso e disperato di Giovanna affrettava il leardo -per un sentiero che era segnato dalle sole orme del leardo e che lo -guidava al suo amore piú presto e di nascosto. - - - II. - - -Giovanna del Farneto tanto desiderava per marito Raimondo di Santelmo -quanto questi desiderava lei per moglie; e se Raimondo si doleva della -sua sorte e minacciava di penetrare nel castello, essa, per gran paura -che le fosse ucciso (giorno e notte vigilavano le guardie a custodia del -ponte: fonda e larga era la fossa, alta la cinta e ferrate le finestre) -gli si prometteva ancora e gli si raccomandava di fidare in lei. Poi una -notte lo consigliò cosí: - --- Mio padre non vuol maritarmi a voi perché non siete ricco; vorrebbe -se quel vostro zio di Monveglio vi donasse delle sue terre: andate -dunque dallo zio a pregarlo che finga donarvi delle sue terre, e noi, -sposati che saremo, gliele renderemo secondo patto giurato e stipulato. --- Piacque il consiglio al cavaliere, il quale, il dí appresso, cavalcò -alla volta di Monveglio. - -Vi giunse che era tardi, e trovò lo zio molto lieto, come uno che ha -cenato bene e cenando ha bevuto vino buono, di quello che rischiara la -mente, ravviva lo spirito e intenerisce il core. - --- Che volete, mio bel nipote? -- domandò. E intesa la richiesta, -rispose súbito: -- Sí sí, faremo questo patto; e parlerò io a ser Lapo -del Farneto, che m'è vecchio amico. -- Poi strizzando gli occhi: -- Ma -di' -- chiese --, è molto bella la figliola di ser Lapo? - -Raimondo rispose: -- Innamorai di lei per udita, e quando la vidi non me -ne pentii. Voi la vedrete. - - - III. - - -Mentre ser Lapo del Farneto numerava delle monete lucenti, che -sembravano esser state battute allora allora, e accarezzandole cogli -occhi le ammucchiava su la tavola, uno scudiero avvertí la scolta che il -signore di Monveglio veniva a trovare il castellano. All'annuncio messer -Lapo si alzò puntando le mani sui bracciali del seggiolone, e con quanta -fretta gli era consentita dalle deboli forze e dai malanni che gli -intorpidivano le membra ripose il tesoro nella cassapanca e diede -l'ordine: -- Ben venga il vecchio amico! - -I due, in rivedersi dopo tanti anni, dissimularono entrambi la sorpresa -di un sentimento maligno: d'invidia il signore di Farneto perché egli, -scarno, smorto e male in gambe, scorse rubesto, rubizzo e grasso quello -di Monveglio; di gioia questi per confronto del suo stato con quello -dell'amico. Ma Lapo chiamò la figliola, bramoso che l'altro gli -invidiasse almeno un bene ch'egli non aveva; e il signore di Monveglio, -vedendo la bella giovane, con gli occhi gaudenti ne scoprí le carni -gigliate e fresche; sentí di essa una súbita concupiscenza; dimenticò il -nipote e quindi lo ricordò, ma per tradirlo. - --- Voi avete una fortuna, che non ho io -- disse a ser Lapo quando -Giovanna fu uscita. -- Che mi valgono i quattrini a me? -- Indi chiese: --- La maritate? - -Arcigno in viso, con tonò aspro, ser Lapo rispose: -- Essa è bella, -savia e d'alto lignaggio: a chi volete che la dia? -- E si dolse del -tempo presente, quando non era piú cavaliere degno di sua figlia. -- Ma -io -- aggiunse l'avaro --, non voglio dotarla prima di morire. - -Allora parlò il signore di Monveglio, e parlò in guisa che l'altro lo -comprese disposto a prendere una moglie senza dote. -- Ma non sono piú -giovane -- lamentava il signore di Monveglio. - --- Mia figlia è savia -- ribatté ser Lapo. E fu conchiuso il parentado. - -Durante la cena i vecchi amici discorsero della loro giovinezza, ilare e -rubicondo l'uno, l'altro sempre scuro e sempre astioso. Neppure a -ripensare la letizia della sua giovinezza ser Lapo poteva ridere, quasi -una colpa o sciagura della virilità amareggiandogli la vecchiaia piena -d'acciacchi lo rimordesse fino d'essere stato giovane. Pure dimandava -anch'egli -- Vi ricordate? --, e narrava bei fatti anch'egli: i due -vecchi narravano fatti di liberalità e di cortesia e biasimavano il -tempo presente. Ma di quei due uno era traditore e l'avaro, l'altro, era -di tale coscienza che non rideva mai. - -Questi, dopo la cena, chiamò la figliola e -- Sei sposa -- le disse; e -accennando all'amico: -- Messere è il tuo sposo --; e quegli stringendo -la mano della giovane timida e confusa non sentí quant'era fredda. - - - IV. - - -Corse la fama che la bella Giovanna del Farneto andava in moglie al -vecchio sire di Monveglio; e la gente compiangendo la donzella ne -ignorava tutta la sventura, ignorava che il suo dolore era quale il -segreto dolore di Raimondo di Santelmo. - -Le nozze s'annunciavano magnifiche. A un'abbazia a mezza strada tra -Monveglio ed il Farneto, alla quale d'ogni parte dovevano convenire i -parentadi degli sposi, si sarebbe celebrato il matrimonio una mattina -presto; e messer Lapo, che non poteva girare e cavalcare, avrebbe attesi -gli sposi nel castello al convito delle nozze. - -Magnifiche le nozze; ma neppure la solenne circostanza fece liberale -messer Lapo, e per non spendere nei cavalli che recassero le parenti e i -servi di scorta alla figliuola, egli mandò attorno qua e là a domandarne -in prestito. Di che avuta notizia Raimondo di Santelmo desiderò che il -suo buon leardo, già ignaro testimone del suo amore lungo e sfortunato, -fosse testimone a Giovanna anche del dolore e della fede sua -richiamandole il ricordo di lui per ogni passo del cammino doloroso; e -inviò un valletto a chiedere di grazia a messer Lapo che disponesse a -palafreno della sposa il suo cavallo. -- È quieto -- disse il valletto --- e la porterà soavemente. - -Messer Lapo acconsentí. E la mattina delle nozze, quando avanti giorno -le fantesche vestivano la povera Giovanna e gli scudieri allestivano gli -altri cavalli per la compagnia, e in tutto il castello era un -affaccendarsi rumoroso e gaio, il leardo fu condotto da Santelmo. Al -lume dei torchi, per la finestra della sua stanza, messer Lapo vide -partire la compagnia, e guardò a lungo la figliola, la quale gli parve -bella e bene adorna; ma non porse attenzione a come fosse bello e bene -adorno anche il leardo che la portava ambiante, dolcemente. - -La cavalcata procedeva triste. I primi raggi del sole si spegnevano in -una nuvolaglia biancastra e nell'aria plumbea non si moveva una foglia -di tutto quel bosco entro cui la strada penetrava perdendosi nel fondo -fitto; non un uccello cantava allegro; e la sposa sentiva cosí enorme il -peso della sua sventura che non aveva forza di piangere e le mancava il -respiro. La cavalcata procedeva triste. Nel cielo, sopra, la nuvolaglia -si addensava a poco a poco e dinanzi l'aria si rabbuiava sempre piú, -quasi annottasse: però alcuno della scorta, interrogato il tempo, -proponeva di tornare indietro. - --- Siamo a mezzo viaggio: avanti! -- dissero gli altri. E la sposa, -smarrita nel suo dolore enorme la considerazione delle cose, non vedeva -e non udiva; non udiva che ripercuotersi nel cuore il passo uguale del -leardo: Raimondo! Raimondo! Raimondo! - -Già un rombo sordo passava per le nuvole imminenti: cavalieri e dame -incitarono destrieri e palafreni e con paura tentavano di ridere. -- -Povera sposa! L'acquazzone la coglieva per la strada! -- Infatti -l'intemperie cominciò a risolversi in gocce grosse e rade e poi in -un'acqua dirotta, crosciante, fragorosa. Nel fondo livido i lampi -guizzavano e s'inseguivano tra gli alberi che al bagliore parevano -mostri sbigottiti, e il tuono, dentro quel cielo e dentro quel bosco era -il rotolare d'un traino infernale. - -Finalmente con strepito di schianto repentino un fulmine stridette e -scoppiò da presso ed il leardo spaventato prese la corsa d'una furia: -corse cosí, non piú veduto, un lungo tratto della strada; poi, non piú -veduto, balzò dalla strada oltre un rio e dietro un sentieruolo -obbliquo; e la sposa, avvinghiata alla criniera, cieca di terrore -sembrava tendesse lo sguardo ad un abisso nel quale s'aspettasse di -precipitare. - -Quanto camminò il leardo traverso la boscaglia? D'improvviso Giovanna -riacquistando la vista delle cose si scorse fuori del bosco, sotto il -cielo terso e luminoso e davanti a un piccolo castello bianco e solatio. -Il leardo nitrí. Dal castello uno scudiero guardò e riconobbe il leardo; -guardò il sire del luogo, Raimondo di Santelmo, e riconobbe Giovanna; e -poiché fu abbassato il ponte lestamente, Giovanna cadde dal cavallo -nelle braccia di Raimondo. - -Ma lo scudiero aveva a pena dato da mangiare al cavallo madido di -pioggia e di sudore che il sire venne nella stalla e comandò: -- Salta -in groppa e corri dal proposto di Sestale: che per nessuna cosa al mondo -manchi di essere qua prima di notte. - -Né era ancora notte quando, mentre le genti del Farneto e di Monveglio -ricercavano tuttavia pe 'l bosco la donzella, il signore del Farneto e -il signore di Monveglio appresero che madonna Giovanna, in cospetto di -Dio e del prete di Sestale, era divenuta moglie a Raimondo di Santelmo. - -«Mi sta bene» disse quel di Monveglio; ma l'altro bestemmiò Iddio e la -sorte e la figliola. E piú tardi, imparando il fatto del leardo, -«Maledetto quel cavallo! -- gridò con rabbia --. Per lui ho rinnegata la -figliola e lascierò al diavolo la mia roba.» - -Ser Lapo, la notte, nei sogni torbidi osservava un cavallo furioso con -sópravi la figlia traverso il bosco, e la visione e l'impressione dei -sogni perdurandogli nella mente turbata e affievolita, egli ripeteva -spesso anche di giorno: -- Ah quel cavallo! quel cavallo! - - - V. - - -Un giorno d'autunno, in tanto che madonna Giovanna e una fantesca -distendevano il bucato al sole, arrivò di corsa a Santelmo uno scudiero -del Farneto. -- Madonna -- disse --, messer Lapo sta male e vuol -vedervi. -- Ciò udito madonna Giovanna affollò lo scudiero d'inchieste e -Raimondo fece sellare il leardo. - -Presero per via piú breve il sentiero occulto che l'amore di Raimondo -aveva tracciato dentro il bosco. E andando, con l'anima in pena, la -donna si raffigurava il padre morente nella camera ove egli era rimasto -lieto un mattino ad attenderla sposa e poi in un tormentoso abbandono -era rimasto dei mesi ad aspettare la morte; lo rivedeva quale l'aveva -veduto un giorno fanciulla portare di peso dai servi entro la stessa -camera, il volto contraffatto e gli occhi gonfi e sanguigni, brutto, -pauroso; e a secondare cosí con la fantasia commossa il ricordo lontano, -sentiva quasi un conforto risalendo piú addietro nelle memorie della -puerizia, quando per virtú della sua gaja innocenza quetava le ire del -padre, ne raddolciva le asprezze e ne dissipava forse i truci disegni: -su 'l castello gravavano leggende di misteri foschi. Essa, con la -visione precisa dalle cose infantili, ricorreva ora per le camere ampie -fredde e sonore; nella corte chiusa da muraglie umide; nell'orto -incolto; sotto il porticato conventuale; attorno la cinta tutta -screpolata e macchiata di licheni e di muschi, e chiamava il padre con -strilli di terrore e di gioia; ed egli con un pallido sorriso -l'accoglieva nelle sue braccia. - -Ma ora egli moriva e forse era già morto senza averla riveduta, dopo -averla invocata e attesa invano: forse era già morto! Ella guardò il -marito che le veniva appresso pensoso e silenzioso. - -Sotto i piedi del leardo crepitavano le foglie secche. Nel bosco era una -tristezza lugubre. - - ---- - -Giunti che furono al castello madonna Giovanna corse dove ser Lapo, -adagiato sopra un seggiolone e sorretto da guanciali, traeva a stento il -respiro presso un'ampia finestra. Il suo aspetto non era piú quello di -un tempo e non era quello che la figliola s'era raffigurato: nel viso -esangue traspariva la sofferenza di un micidiale dolore per gran tempo -raccolto e protratto, ma l'anima, che aveva conteso il corpo alla morte -e per brev'ora aveva vinto, quasi purificata dalla contesa e dalla -vittoria gli effondeva nel viso esangue una luce nuova di bontà e di -pietà. Gli occhi non piú irosi e torvi guardarono con dolcezza placida, -a lungo; poi dalle labbra raggricciate e livide uscirono finalmente -parole miti e generose. E messer Lapo, che aveva perdonato a' suoi -figli, volle vedere Raimondo, e riconoscendolo disse: -- Muoio. - -Seguí un silenzio d'alcuni minuti, eterno, e rotto soltanto dai -singhiozzi della figliola e dal gorgoglioso respiro del padre. Poi -questi, quasi vaneggiasse o afferrasse in una riflessione estrema -un'estrema ricordanza, balbettò ancora: -- Quel cavallo.... quello.... - -O era l'ultima volontà di ser Lapo? Ordinando di condurre nella corte, -sotto la finestra, il leardo, madonna Giovanna indovinava essa l'ultima -volontà di ser Lapo? -- Poco dopo il leardo raspava giú nella corte, e -la figlia china su 'l padre -- È là -- disse tendendo la mano verso il -cavallo. - -Il vecchio alzò le pálpebre ed abbassò uno sguardo dalla finestra; lo -vide e parve che sorridesse: ma le pálpebre non ricaddero sopra le -pupille spente. - --- Padre! -- gridò la donna. - -Il sire di Farneto, morto, pareva che sorridesse. - - - - LIBERALITÀ DI MESSER BERTRAMO D'AQUINO - - -La corte di Carlo primo d'Angiò, dopo la strage di Tagliacozzo e poscia -che da un colpo di scure fu troncata l'adolescente baldanza di Corradino -di Svevia, fioriva di nobili donne e baroni e cavalieri e splendeva in -magnificenza di conviti, danze, tornei e feste mai piú vedute. - -Ad una di tali feste messer Bertramo d'Aquino, che tra i cavalieri del -re aveva lode di singolare valore e cortesia, conobbe la moglie di -messer Corrado, suo amico di molti anni, la quale era bellissima donna e -si chiamava Fiola Torrella; e cominciando egli súbito a vagheggiarla, in -breve se ne innamorò di guisa che non poteva pensare ad altro. E giacché -madonna Fiola, non per freddezza di natura o per amor del marito o per -sincerità di virtú, ma per diffidenza degli uomini e timore di scandalo -e troppa stima di sé medesima, gli si mostrava aspra e fiera, messer -Bertramo si perdeva ogni dí piú nel desiderio di lei e per lei -giostrava, faceva grandezze, vinceva ogni altro cavaliere in gentilezza -e liberalità. - -Tutto invano: madonna era sorda alle sue ambasciate; gli rinviava -lettere e doni; non gli rivolgeva pure uno sguardo. Ond'egli, che oramai -non sperava piú nulla, nulla piú le chiedeva; e non sentendo alcun bene -se non in vederla, triste e sconsolato, ma sempre con destrieri nuovi e -mirabili, passava tutti i giorni sotto alle finestre di lei e ogni volta -poteva vederla la salutava umilmente: essa moveva altrove i begli occhi. - -Un amico, il quale vantava grande esperienza in conoscer le donne, -confortava Bertramo: -- O madonna ha un altro amante, ciò che non sembra -da credere, o finirà con innamorarsi di voi --. E Bertramo per mezzi -sottili ebbe certezza che Fiola non aveva altro amante; ma ella non -cedeva, anzi diveniva piú rigida; sí che quell'amico esperto assai delle -donne avrebbe dovuto ricredersi se la fortuna, impietosita delle -angoscie del cavaliere, non avesse trovata una strana via per aiutarlo. - -Certo giorno messer Corrado condusse la moglie e una gaia compagnia di -cavalieri e di dame alla caccia del falcone in una villa che aveva poco -lungi da Napoli; e poi che con loro fu stato in piú parti senza molta -fortuna, giunto a una valletta, la quale pareva fatta dalla natura per -cacciarvi, disse tutto allegro: -- Ora vedrete se il mio sparviero sa -spennacchiare! -- Presto i cani si misero in traccia delle starne e -levandone un bracco un fitto drappello, egli fe' il getto e gridò: -- -Guardate! -- Lo sparviero, che era ben destro, scese di furia sulle -starne frullanti e le disperse; una ghermí e stracciò e inseguí le -altre, come un soldato valoroso che piombi sopra una schiera di nemici e -abbattutone uno fughi e persegua i rimanenti. - --- Come Bertramo d'Aquino, mio capitano, a Tagliacozzo -- disse messer -Corrado; e per dar ragione del confronto tra il suo caro sparviero e -l'amico assai caro, narrò di questo le belle prodezze quando l'avea -veduto irrompere impetuoso nel furor della mischia. - --- Certo -- aggiungeva -- non è alla corte e fuori chi uguagli Bertramo -in piacevolezza di parlare, grazia di modi e generosità e magnificenza -d'animo; e anche il re gli vuole gran bene. -- E di Bertramo proseguiva -a narrare piú geste e vicende. - -Madonna Fiola ascoltava attenta il marito e le lodi al cavaliere, che -aveva posto ardentissimo amore in lei, le pungevano l'animo di -compiacenza, quasi lodi fatte alla sua bellezza, se la sua bellezza -aveva potuto accendere senza misura uomo cosí perfetto; e come le -lusinghe della vanità nelle donne possono tutto, anche piegare a sensi -miti le piú proterve, ella rivolgeva nel pensiero quante pene aveva -sostenute Bertramo; quanto acerba noncuranza gli aveva dimostrata, e le -pareva d'aver fatto male. - -Potenza d'Amore! Essa già sentiva che meglio che una durezza superba e -una fredda virtú soddisfaceva il suo orgoglio l'innalzare a sé il piú -ammirato dei cavalieri, senza piú timore alcuno d'abbassarsi a lui; e -nella esuberante sua giovinezza già serpeva un desiderio vago di -consolazioni nuove e di nuove gioie suscitate e acuite, per lo spirito e -per i sensi, dalla forza della passione e dalla fatalità della colpa. -Perché era fatale che amasse Bertramo d'Aquino, se fino a quel giorno -inutilmente aveva voluto resistergli. Tutto quel giorno pensò a lui; né -sí tosto fu di ritorno a Napoli che si pose al balcone bramosa che egli, -come soleva, passasse di là a riguardarla; e con suo conforto lo vide -giungere all'ora usata. Ratteneva il bizzarro puledro e per quetarlo gli -palpava il collo scorso da un tremito: salutò la dama, la quale smorta e -palpitante risalutò e parve sorridere, e a lui s'allargò il cuore e -chiarí la faccia in súbita allegrezza. - -Cosí Bertramo fu pronto a scrivere una lettera a madonna Fiola -scongiurandola di commuoversi a misericordia e di procurargli agio a -parlarle; e n'ebbe risposta: a lei era grato l'amore di lui, ma per -l'onor suo e del marito ella non poteva promettere e concedere cosa che -le chiedesse. Riscrisse egli assicurandola che voleva solo parlarle e -che in ciò solo poneva la salvezza della sua misera vita; ed ebbe -risposta: venisse, ma a parlare soltanto, una prossima sera (e Fiola -diceva quale) in cui Corrado, di ritorno da una caccia lontana e -faticosa, sarebbe andato a dormire per tempo. - - ---- - -Ecco finalmente la sera del convegno; limpida sera estiva. Bertramo -s'era dilungato assai fuori della città quasi ad affrettare, ad -incontrare l'ora invocata e troppo lenta a discendere; e quando le ombre -confusero le cose e le stelle si specchiarono nel mare pensò: -- Di già -Fiola m'aspetta --; ma non tornò a dietro, ma sentí vivo il piacere -d'essere atteso, egli che dell'attesa aveva patita tutta la pena. Pure -il maligno compiacimento fu breve e se ne dolse; rivolse il cavallo e -gl'infisse gli sproni nei fianchi: via, di aperto galoppo e di piena -gioia, come all'assalto! - -Intanto Fiola, visto che ebbe il marito addormentato nel profondo sonno -della stanchezza, consegnò due lenzuoli di tela finissima alla piú fida -delle sue donne, che andasse a distenderli su 'l molle letticciòlo -composto entro una casupola in fondo al giardino per riposarvi nel tempo -piú caldo; ed essa corse a socchiudere la porta dalla quale doveva -entrare l'amante. Ascoltò: nessuno. Allora dalle aiuole e dalle macchie -si die' a raccogliere le piú belle rose e strappandone i gambi riponeva -le corolle e i petali freschi in un cestello che recava al braccio: -anche vi metteva fragranti vainiglie e gelsomini, e quando il cestello -fu colmo lo porse alla fante e le disse: -- Spargi questi fiori su le -lenzuola e acconcia ogni cosa; e poco dopo che messere sarà venuto, -fanne cenno d'entrare. -- E stette ad attendere. - -Ma alla mente di lei, che con la fantasia si spingeva da un pezzo a -pregustare le voluttà del suo dolce amore, balenò a un tratto il dubbio -non stesse per cadere nella vendetta di messer Bertramo, il quale troppo -duramente e troppo lungamente aveva fatto soffrire; non dovesse, se -messer Bertramo mancasse per inganno al convegno, esser fatta gioco di -lui. E se egli non aveva l'animo che suo marito le avea dipinto, non -poteva ella, con acerbo dolore e vergogna, divenire la favola non solo -di lui, ma de' suoi amici e di tutta la città, ella, la virtuosa donna -di messer Corrado? Onde si vedeva accomunata dalla colpa e dallo scherno -a quante dianzi spregiava, e si doleva d'esser caduta dalla sua casta -fierezza e malediceva al mal concepito affetto. - -Ma ascoltò: -- Eccolo! --; e rapida e lieta fu incontro al cavaliere che -entrava e gli aperse le braccia sorridendo e sospirando: -- Ben venuta -l'anima mia, per cui sono stata tanto in affanno! - -Messer Bertramo la strinse forte: -- Mercé dunque del suo grande amore; -pietà, o madonna Fiola, dei suoi lunghi travagli! -- Le parole di lui -erano ardenti non meno che gli sguardi di lei; e a lui pareva che ella -avesse una luce intorno il capo biondo, e a lei sembrava ch'egli fosse -ebbro d'amore. - -Sedettero sotto un arancio fiorito scambiando piú baci che motti, e come -Fiola pensava -- Or ora la fante ci dà il segno d'entrare --, messer -Bertramo, il quale nelle avide strette la sentiva tutta desiosa e del -suo bel corpo indovinava i segreti mal difesi dalla veste sottile, poco -piú tempo attendeva a godere del piacere ultimo e sommo. Ma -meravigliandolo assai una tale accondiscendenza in Fiola, egli volle -conoscere prima da lei perché fosse stata tanto rigida seco e qual -cagione l'avesse indotta da poco a dargli un conforto sí grande. - -Ella rispose: -- Io non v'amava; ma mio marito, un giorno che eravamo -alla caccia insieme con molti cavalieri e gentildonne, osservando un -nostro bravo falcone precipitare addosso a una brigata di starne e -scompigliarle tutte, si sovvenne di voi e disse che come il falcone alle -starne aveva visto far voi ai nemici nella battaglia. E ricordò le prove -del vostro valore e di voi asseriva che nessuno poté mai superarvi in -cortesia e liberalità. Allora io ammirando l'animo vostro mi pentii -subitamente d'avervi fuggito quasi mala cosa, e ora vi dono co 'l mio -cuore tutta me stessa. - -Udite le parole della donna, messer Bertramo stette alquanto silenzioso -e raccolto in sé medesimo per improvvisa concitazione di pensieri e -d'affetti diversi; poi, con uno sforzo che parve e fu supremo, perché -egli rifiutava il bene non di quella sera, ma della sua giovinezza, ma -della sua vita, si levò in piedi e disse: - --- Non sarà mai ch'io offenda vostro marito se egli mi ama cosí e se ha -tanta fede in me! E tolte di seno alcune bellissime gioie, le porse alla -donna pregandola di serbarle per sua memoria, e aggiunse: -- Per memoria -di voi, voi datemi ora un ultimo bacio. - -Madonna Fiola Torrella turbata molto, chi sa se per nuova ammirazione -dell'animo nobilissimo del gentiluomo o piú tosto per vivo rammarico del -perduto piacere, lo baciò sulla bocca, e messer Bertramo, senza piú -toccarla, le disse addio e partí. - - - - - II. - - - «Sempre alla lussuria séguita dolore e penitenza....» - - - - LA SALVAZIONE DI FRA' GERUNZIO - - -Da una cella nel monastero di Pentula frate Gerunzio guardava in basso, -lontano, sotto un chiaro lembo di cielo la massa scura di Gerico, né -poteva pregar bene Iddio; e interrompeva piú volte le preci rituali con -preci sue, angoscioso e lamentevole. - --- Signore, che restituisti il vedere a Bertimeo, perché lasci cieca -l'anima mia? Perché tu, che risuscitasti Lazzaro e il figliolo della -vedova, non risusciti a te l'anima mia? Perché dai miei occhi non -sgorgano lagrime degne di grazia come le lagrime del ladro e -dell'adultera e io perdo, senza che tu m'aiuti, l'anima mia? Non mi -abbandonare, Signore! Fa, Signore, ch'io oda la tua voce, la stessa mia -voce nelle mie orazioni; fa che io le senta, che io senta nell'anima le -mie colpe come tu su la fronte le spine de' Farisei! -- - -Da una torre di Gerico, la città degli amori e delle rose, una schiera -di colombi levò il volo e delineò nell'alto il giro della città; ma alla -veduta di quella tenue candida fila nel cielo azzurro e di quel cielo -azzurro il monaco Gerunzio rimase intimidito quasi a un ammonimento, -muto quasi a una minaccia divina; e chinò gli occhi a terra. - -Allora, di súbito, lí innanzi a lui, stesa a giacere, vide una femmina -nuda. Come lucide le chiome nere! Come freschi i fiori del seno turgido! -Vezzi di vergine, riso di peccatrice, beltà d'una dea: era piena di -grazia e rideva, tutta nuda. - - ---- - -Tale da piú tempo il tormento di frate Gerunzio. La notte, nelle lunghe -tenebre e nei brevi sonni, aveva torbidi sogni di laidezza, turpi, -nefandi, e al risvegliarsi provava un senso di stanchezza, di nausea, di -esecrazione per quella sua carne che in guerra collo spirito riusciva a -vincere finché alla prima luce e serenità mattutina, quando sembra che -la divinità si ridesti in cuore agli uomini, egli non pregasse e si -dolesse e appassionasse; ma quando il sole diffondeva il calore e la -vita nel mondo, ecco apparirgli altre, ben altre visioni, limpide, -affascinanti, gioiose; ecco ben altre allucinazioni: lusinghiere -giovinette nella prima coscienza ed esperienza delle impudicizie -maschili; audaci etère sapienti d'ogni voluttà carnale; indulgenti -matrone nella piena bellezza del corpo e nella urgente pienezza dei -sensi e delle voglie. E ridevano. Di notte era certo lo spirito della -concupiscenza che opprimeva la sua volontà sorprendendola nel sonno e -nella stanchezza; ma di giorno, allorché volonteroso di bene cercava -star tutto intento a sé stesso, quale era la strana forza a cui -l'arbitrio suo non poteva resistere? Forse era il rigoglio della -virilità, la gagliardia dei muscoli, la potenza imaginativa del -cervello, l'istinto che l'impugnava e trionfava; e perciò pregava Iddio -cosí affannosamente e sinceramente. Invano. E una volta, in -disperazione, la testa fra le mani, si mise a ragionare in questo modo: - --- Ero ricco, e dispersi le ricchezze dei miei padri in elemosine e -convertii le pietre preziose in pane per i poveretti: campi e palazzi, -cavalli meravigliosi e vesti di seta che movevano ad invidia i poveri e -a gelosia i compagni, tutto vendetti a soccorso di orfani e vedove, di -piagati e di feriti; e coi miei vini spumanti rimisi vigoria e salute in -estenuati ed infermi; e perché mi dicevano bello, digiunai e imbruttii. -A tutto feci rinuncia, e adesso vorrei distormi da questa mia carne, che -non contengono flagellazioni e disagi, e rendere il mio spirito a Dio. -Dio, accogli il mio spirito che si riposi in te! -- - -Tacque, e poi con viso e con voce di uomo fatto perverso -- Non vuole? --- disse --. E sia cosí! -- Uscí dal cenobio; si spogliò della tonaca; -indossò vesti e pelli, e con l'apparenza di un onesto pastore si diresse -alla volta di Gerico. - - ---- - -Difficile via, un sentiero sopra e tra monti scoscesi; ma nessuna -fatica, anche piú grande fatica, avrebbe mortificate le membra di frate -Gerunzio; niuna violenza di fede e di rimorso avrebbe potuto oramai -frenarne il passo il pensiero lo sguardo, ed egli affrettava alla volta -di Gerico. I suoi occhi vagavano lungi, ove il Giordano pareva il mare e -il Carit argento limpido sotto il sole, o, se il sentiero piegava dietro -il dorso delle montagne, si contenevano a vista minore, non brillando -meno di gioia, perché da tutto, da un granito e da un salgemma che -scintillasse coi colori dell'iride; da un fiore rosso che rompesse il -verde cupo delle ginestre; da un uccello di varie tinte che levasse il -volo frusciando, i suoi occhi ricevevano e recavano all'anima avvivata e -accesa il senso della natura e della vita. E il suo pensiero, già buio -nella tribolazione dell'intima battaglia e breve e pauroso nelle -racchiuse idee del chiostro, si schiariva a poco a poco in quell'ampia e -lieta libertà del mondo, e si estendeva e rafforzava: nell'attività dei -nervi e dello spirito il monaco dianzi emaciato dai digiuni e dalle -vigilie, affaticato dal misticismo e dalle preghiere e roso dalla -bramosia vana della propria dissoluzione, sembrava d'un tratto -rifiorire, ritemprarsi di nuovo sangue e inebbriarsi d'aria e di luce -come di un vitale liquore. Nell'aperta considerazione delle cose -sparivano i terrori della sua mente; s'era svestito del cilicio, ma -anche si svestiva del sogno ascetico che gli aveva turbata e traviata la -fantasia; ubbidiva allo stimolo dei sensi, ma presentiva il benessere -che verrebbe a tutto lui stesso, spinto e corpo, dalla colpa, necessaria -e umana colpa, la quale andava a commettere. - -Scendeva -- le montagne digradando a diventare ubertose colline vestite -di palma e dura e tamarigi e pomi di Sodoma --, e come il sole -tramontante divampava dietro le vette piú alte, il colle Galgala -rimaneva nell'ombra: Gerunzio vi ristette e guardò con tutta l'anima -nello sguardo. Ecco Gerico! Ah che il sole stendeva ancora fasci di luce -sulla campagna di Gerico, e la città pareva adagiarsi, luminosa, -splendida, in un letto d'erba e d'anemoni, rose, viole e narcisi! - -Gloria ad Adriano! Torri e templi s'ergevano, meravigliosi giganti, su -le rovine di Tito, e la cupola di San Giovanni Battista pareva uno -specchio convesso temprato d'oro. La città di Erode, distrutta due volte -e due volte risorta, obliava Erode e Jele, e scherniva Giosuè profeta: -«Maledetto nel cospetto del Signore l'uomo il quale imprenderà di -riedificare questa città di Jerico! Egli la fonderà sopra il suo -figliuol maggiore e poserà le porte di essa sopra il suo figliuol -minore!» - -Gerunzio ricordò la imprecazione di Giosuè. Ma Rahab, per cui il profeta -ebbe sua la città idolatra, non era essa una meretrice? Ed egli entrò -allegro in Gerico. - - ---- - -Dietro le antiche terme di Erode, in un freddo e nero angiporto, stavano -le meretrici: una su la soglia, poggiata allo stipite e ritta sulla -gamba sinistra e con la destra piegata su la sinistra, perché se ne -indovinasse la grossa forma; dentro, tre altre, assise su guanciali in -procace attitudine e intese a bere un chiaro liquore, ond'erano ebbre, -rubiconde e loquaci; un'ultima traeva note da un arpicordo e cantava con -voce sommessa. Il monaco Gerunzio, oltrepassando pallido e palpitante, -gettò uno sguardo al sito infame e come udí chiamarsi -- vieni! -- -osservò innanzi a sé: nessuno. Si rivolse e, avesse pure avuta dinanzi, -per la suburra, tutta una moltitudine, non avrebbe piú scorto alcuno -perché scorgeva la femmina che l'aveva chiamato: Vieni! - -Colei che stava su la porta si ritrasse quasi per dar luogo a un -pezzente, ma l'altra, che era briaca, rise, e lisciando la barba -prolissa dell'uomo: -- vero -- disse --, o pastore, che tu hai buona -moneta? - -Gerunzio la seguí alla celletta, avido di peccare. Dal basso giungeva -come un lamento lontano la voce della cantatrice, e dalla cella vicina -un ridere osceno. - -Il monaco tese le braccia. - - ---- - -Quando Iddio percuote della lebbra il peccatore, a questo s'impiaga -d'improvviso la pelle sí che resta visibile la carne viva, e i peli -s'imbiancano su la piaga: corre per le ossa del peccatore un sudor -freddo, un lungo brivido, uno spasimo lungo; poi la pelle dove non è la -piaga si raggrinza e vi si formano delle tacche bianche verminose e -delle croste gialle e fetide. Perciò la vista del lebbroso è orrenda -come il tormento di lui, e nel Levitico si legge ch'ei deve avere le -vesti sdruscite e il capo scoperto e il labbro di sopra velato, e che -deve gridare: -- l'immondo! l'immondo! --; perciò il Signore commise a -Mosé che disfacesse la casa dell'infetto e riducesse in polvere fino le -pietre e lo smalto di esse: chi guarda un lebbroso prova un ineffabile -schifo e trema di spavento, perché vede il segno dell'ira divina. - - ---- - -Il monaco tese le braccia; ed ecco che sentí germogliarsi su la pelle, -súbito, dalla pianta dei piedi alla sommità del capo, la lebbra maligna: -si vide; e la meretrice urlò: -- L'immondo! l'immondo! -- Ma allora -Gerunzio non ebbe piú innanzi a sé una donna nuda; innanzi a sé e in sé -finalmente, ebbe e comprese la luce celeste che gli scioglieva la -caligine dell'anima, gl'illuminava il cuore e il pensiero colla verità -oltremondana, lo infocava di fede, lo santificava; e allora cadde -ginocchioni e sorridendo e levando gli occhi e le mani tranquillo, -sereno, sublime, disse a voce alta: - --- Questo castigo, Dio, è la mia salvazione! - - - - _DIO LO VUOLE!_ - - -Con soave accondiscendenza la giovinetta avvolse il braccio al collo di -lui e gli rispose con sommissione pudica; poi, stanca, abbandonò il capo -al cuscino e a poco a poco, chiusi gli occhi, s'addormentò. Riccardo la -sentiva cosí dormire; la sentiva alitare e palpitare, e sembrava che dal -contatto gli derivasse allo spirito commosso una tenerezza mesta e un -trepido senso di pietà: il suo spirito riagitato da un sentimento piú -antico e profondo che l'amore, ma che tuttavia l'amore gli deprimeva -dentro, già tremava e sbigottiva in un presentimento di pene prossime e -fatali. - -Rifletteva. Nel giorno aveva visti molti cavalieri apparecchiarsi al -passaggio a cui il principe Edoardo d'Inghilterra e il conte di -Brettagna erano stati chiamati da Luigi il santo, e di quelli egli aveva -compresa e raccolta la gioia impetuosa dell'andare a combattere i nemici -della fede. Ma egli pensava che non poteva partire, per la sua donna. - -Per le donne di Antiochia vendute all'incanto, per i fanciulli ceduti -schiavi agli schiavi, per le vergini insozzate dai mamalucchi partivano -i re. Partivano i nobili inglesi e scozzesi per i fratelli cristiani di -Palestina e di Siria minacciati dalla ferocia di Bibars. Ma Riccardo non -poteva partire. - -Bibars il sultano feroce aveva distrutti i templi di Maria in Antiochia -e in Nazareth e sparsi al vento e al fuoco i vangeli e sugli altari -scannati i sacerdoti di Cristo; i guerrieri di Soppé e di Safad erano -morti trucidati tutti ad uno ad uno al cospetto di Bibars. Ma Riccardo -non poteva partire. - -Sui morti rimasti insepolti a Joppé ed a Safad brillava, la notte, una -luce celeste e i guerrieri di Francia, di Spagna e Sicilia, già in -terrasanta, incontro a Maometto cantavano: - - _Vexilla Regis prodeunt:_ - _Fulget Crucis mysterium_ - -Riccardo non voleva partire. Rifiutava l'onore del corpo: alla salute -dell'anima non voleva pensare. Pensava. Quando, ecco parergli che il -buio della camera s'estendesse senza limiti, enorme come quello dei -ciechi, e ch'egli, fuori di sé, vi smarrisse la coscienza corporea: -quando, ecco nella nera oscurità balenare una luce viva da una croce di -fiamma e dalla croce uscire il suono di queste parole sensibili, quasi -luminose anch'esse: -- _Dio lo vuole! Va!_ - -La moglie si destò atterrita al terrore di lui ed egli, tornato in sé -medesimo, affannosamente le diceva della miracolosa visione. -- Io ho -paura di Dio -- egli diceva --. Mi bisogna andare in questo passaggio ---. Ma la donna tacque, e poi ruppe in pianto e tra i singhiozzi si -dolse che non per sí breve letizia ella aveva sofferto tanto nel suo -lungo ed avversato amore e tante rampogne soffriva ogni giorno dal -parentado ricco e superbo. Pure, dopo molto pregare e piangere, essa fu -queta e persuasa alla volontà divina, e toltosi un anello di dito lo -diede a Riccardo dicendo: - --- Questo vi ricordi me e la mia fede e il frutto dell'amor nostro se -con il mio dolore potrà crescere in me. -- - -Riccardo abbracciò la donna. - - - II. - - -Quando Edoardo d'Inghilterra fu sbarcato al lido cartaginese re Luigi -nono era già morto. Invano il Santo ricoperto di cilicio sopra un letto -di ceneri aveva mormorato fra i respiri estremi: Jerusalem! Jerusalem!, -perché il re di Sicilia conchiuse una tregua, levò l'assedio da Tunisi e -affrettò i suoi ed i Franchi al ritorno. - -Ma non tornarono essi i guerrieri d'Inghilterra; e per recar innanzi i -vessilli della croce tracciarono dei loro corpi la via fino a Nazareth -quanti, a cento a cento, perirono di caldo, perirono di fame o -avvelenati dal miele dai frutti e dalle erbe che ne ristoravano a pena -la fame. A Nazareth le schiere decimate non trovarono da massacrare che -un popolo d'inermi. E bisognò che ritornassero: senza gloria di geste, -senza ricordi e speranza d'imprese generose, tornare! Tornare senza aver -tócca una ferita combattendo! Cosí Edoardo d'Inghilterra, colpito di -pugnale e a tradimento in San Giovanni d'Acri, non fu tosto risanato -che, quasi fuggisse la maledizione, fuggí di Terrasanta. - -E tra alcuni che rimasero infermi in San Giovanni d'Acri fu pure -Riccardo; e vi rimasero poveri in modo che, riavutosi a stento dalla -malattia, Riccardo dovette procacciarsi il pane con umili fatiche. Egli -temeva non rivedere mai piú la sua donna lontana. - -San Giovanni d'Acri a quei giorni era peranche la piú bella città della -Siria: una città lussuriosa. Ampio il porto, dove le navi europee -scambiavano merci e ricchezze; alte e dipinte le case; i palagi del re -di Gerusalemme e del re di Cipro e dei principi di Galilea, di Cesarea, -d'Antiochia, di Tripoli, di Tiberiade, Tiro, Sidone erano magnifici, con -vetriate che riflettevano il sole: príncipi e re coronati e gemmati -passeggiavano per le vie incontrandosi con i mercanti di Venezia, Genova -e Pisa, e con Francesi e Inglesi, Tartari e Armeni, e nelle piazze -protette contr'il sole da paramenti di seta e di sargia giostravano i -cavalieri a spettacolo e ad onore di dame sfarzose e superbe. I chierici -stessi smarrivano Dio tra le ricchezze e i piaceri. Il che considerando -Riccardo, dopo la delusione delle imprese sognate in patria con mente -fervida e pura, dopo l'abbandono dei compagni che erano stati -ricordevoli solo di sé, e nella vicenda di fatti pei quali sembrava che -Cristo dormisse affinché trionfasse la gente dell'Islam, perdette -anch'egli a poco a poco la luce, la guida e il conforto della fiducia -divina; e la necessità quotidiana delle fatiche volgari gli oscurò, gli -restrinse il pensiero ed il cuore. Ma l'affetto, che aveva posposto alla -fede, risorse allora a sorreggerlo piú vivo e piú intenso; e come la -fortuna cominciò a secondarlo, per quel desiderio di allietare un giorno -con la ricchezza la sua donna e il figliolo, se gli era nato e -cresciuto, protrasse il ritorno anche quando n'ebbe occasione propizia. -Perciò, e perché non temeva piú Iddio, si diede a trafficare per vie non -lecite e a prestare ad usura; e accumulava i quattrini. Tuttavia, in -tanta cupidigia, quell'affetto buono di cui solo nutriva il cuore e il -pensiero lo conteneva in una delle antiche virtú, una sola: viveva -casto. Egli guardava religiosamente l'anello della sua donna. - - - III. - - -Un giorno, e non seppe né dove né come, Riccardo perdette l'anello; e -n'ebbe grande dolore, e solo dopo assai tempo poté darsi pace di questa -sventura. Ma perduto l'oggetto del ricordo perdette anche la tenacia e -la virtú del ricordo, ed il freno di sé. Meditò l'adulterio a pena -s'avvide che la moglie d'un suo amico e compagno di traffici lo -adocchiava proterva; e, avendo agio a praticarsi, dopo poco e facilmente -essi s'intesero fra di loro. - -Quando, nell'abbraccio dell'adulterio, ecco che dalla attitudine -disonesta e incomposta di quella donna il pensiero di Riccardo fu -respinto a vedere la moglie nella sommissione vergognosa e pudica delle -prime strette nuziali, ed ecco che il raffronto gli ridestò vivo, -preciso, sensibile tutto che della moglie aveva smarrito e obliato: le -sembianze, la voce, lo sguardo, il respiro. Egli sobbalzò repugnando; e -di meraviglia la donna rise, salace. Ma Riccardo riudiva la moglie -raccomandarsi al suo amore e raccomandargli la fede in lei mentre -piangeva e gli porgeva l'anello, e nello spirito, respinto da quel -ricordo d'amore alla fede antica di Dio, egli ebbe anche l'allucinazione -dell'antico portento: -- _Torna a Dio ed in patria. Va!_ - -Cosí quella voce che l'aveva ammonito con visibile segno ad andare al -passaggio, l'ammoniva ora, oscura nell'animo, e sembrava che gli dicesse -quest'altre parole: -- _Se la tua donna potrà riconoscerti e ti sarà -rimasta fedele, Dio t'avrà perdonato._ -- Riccardo fuggí dalla donna e -recatosi da un cavaliere dell'Ospedale, uomo di probità conosciuta, -l'impegnò a distribuire fra i poveri di Tolomeide le sue ricchezze male -acquistate: né di quanto aveva acquistato con onesta fatica ritenne piú -del bisogno ad imbarcarsi in una nave che quel giorno stesso salpava da -Acri. - - - IV. - - -Il pellegrino finalmente ha toccato il suolo della patria; ma ha la -schiavina tutta lacera, i piedi nudi e il sangue infermo per il malore -che già lo gravò con affanno mortale. Imprende il suo viaggio ristando -qua e là a domandare elemosina e sospinge lo sguardo in cerca delle sue -montagne ancora indefinite nel cielo remoto, come ondeggiamenti di -nebbia: la strada si dilunga innanzi bianca infuocata immutabile. Egli -cammina. Lunga la strada, e la casa molto lontana; brevi i riposi, e a -frusti il pane della carità. Egli cammina, cammina. - -Finché l'occhio non vaga piú per luoghi mai visti, ma corre ai monti -nativi che acquistano linee precise nel chiaro azzurro, e il pensiero -misura la distanza alla meta: anche pochi giorni di viaggio. I piedi -laceri e le membra corrose dal male; assidua scòrta, la morte. Egli -cammina, cammina. - -Rivede estenuato e angoscioso i luoghi amici: i bei luoghi. Anche un -giorno. Rivede il colle ridente nel sole ed il paese bianco tra il -verde: in capo al paese il castello paterno. Anche un'ora. Non piú -stanchezza, non male: mormora a costo la strada il ruscelletto -dall'acqua pulita, e non beve; un cane gli esce contro di furia, non -teme. Egli cammina e guarda innanzi, come in un sogno; e l'intento -dell'animo al prossimo fine lo trascina ansante barcollante muto su per -l'erta al castello. - -Nell'androne è una turba di miseri ai quali ad uno ad uno la dama fa la -carità con atto umile e mesto, e un gentil fanciullo aiuta la madre -nella cura pietosa e sorride: il pellegrino muto, a capo basso, in -ginocchio, attende il perdono di Dio, mentre dicono i poveri: -- Dio ve -ne renda merito. -- E la donna dice: -- Pregate Dio che mi torni -Riccardo! - -Senza sospetto, in fine, ella porge una moneta a Riccardo e s'avvia; ma -l'ignoto mendico con la foga degli ultimi spiriti avvinghia delle -braccia il figliolo e lo stringe, disperatamente, e lo bacia, e al grido -del fanciullo la donna manda un grido di terrore e d'amore vedendo il -marito cadere, corpo morto, riverso. - - - - DISPERAZIONE - - -Di tre vergini, che in una casa presso la chiesa di Rumello vivevano -sole nella religione, la piú giovane superava le due altre co 'l fervore -della sua fede. Ancora bambina, orfana di genitori nobili, l'avevano -condotta seco le due altre e allevata fuori del mondo nel timor di Dio; -ed essa era cresciuta fanciulla serbando la mente pura e l'animo -semplice nella severa e sincera abitudine della devozione. Neppure le -turbò il pensiero lo sviluppo dell'adolescenza: che se talvolta le -espressioni dei concetti mistici e quei discorsi delle compagne intorno -le nozze con Dio e la dilettazione dello sposo celeste le penetravano -nell'imaginativa a suscitarle il sospetto e quasi la sensazione del -significato proprio, súbito ritorceva lo spirito piú acceso dal segreto -moto sensuale a vedere il Nazareno che accoglieva, irradiato della sua -luce eterea e sublime, l'anima d'ogni vergine degna delle sue nozze: la -Madonna benediceva sorridendo e sorridevano tutti intorno, tra i -concenti di musiche arcane, i santi e i cherubini. - -Dio la soccorreva anche nei sogni. E le visioni mirifiche, il giorno, -ora l'esaltavano a strane gioie ed ora l'umiliavano con dolore acerbo. -Nel gaudio era Dio che scendeva a lei? Ella ascendeva a Dio e sentiva -l'anima sua dilatarsi, rifulgere, come dissolversi per la grazia del -divino amore; e s'abbandonava, inebriata, al rapimento sovrumano. - -Solo nel crepuscolo della sera, il Signore le pareva piú lungi, troppo -lungi, da lei; e per fuggire alle tenebre imminenti l'anima sua provava -il desiderio d'uscire dalla carcere corporea, di tornare là ond'era -venuta al mondo e dove Dio l'attendeva, purificata da l'umano patire, -con infinito bene. Oh perché non aveva penne da levarsi libera e lieta -dalla terra? Non era ancora degna di morire: il suo sposo troppo piú di -lei aveva sofferto; e prima di rivolgere al cielo gli occhi desiosi Egli -aveva faticato sotto il peso della croce e sanguinato da orribili ferite -e pianto; essa né sapeva piangere di quelle lagrime, né poteva bagnare -l'anima nel sangue dell'agnello, né provare entro la carne gli spasimi -del Crocefisso: mentre piangeva, essa scorgeva Cristo crocifisso nel -sole che calava con un fulgore sanguigno all'orizzonte. - - ---- - -Ma un giorno di festa all'oratorio della chiesa cantarono alcuni valenti -cantori. Dal luogo nel quale stava, non veduta, la vergine non vedeva -persona, solo udiva; e negli intervalli udiva il bisbiglio vago, -l'udibile silenzio della folla ristretta che prega e che ascolta; e -salivano a lei ondate d'incenso, di caldo e quasi palpiti di vita. -Ripreso, il canto si devolveva grande e solenne senz'avere in sé modo -alcuno che non convenisse a glorificare Iddio; pure una voce tra le -altre del coro piú alta e piú snella la distraeva suscitandole come la -pena d'un'antica sciagura -- e non sapeva quale -- ridesta e confortata -in una dolcezza di ricordo indefinito, o, piú tosto, il presentimento -d'una pena prossima cui già tardasse una consolazione attesa -- e non -sapeva quale. Senza che pensasse: non madre, non parenti, nessuno, altro -che Dio!, ella sentiva tutta la malinconia di questo pensiero nel suo -cuore vuoto. - -E un altro giorno dal basso, dal villaggio, tra il murmure delle voci e -delle opere, le giunse un canto d'uomo e credé riconoscere il cantore -dell'oratorio. La voce dell'uomo non piú tenuta ai modi lenti e fermi -della salmodia seguiva il vario ritmo della canzone, cosí dolce ad udire -che la vergine l'ascoltò per afferrarne ogni parola: parole d'amore, -soavi, fervide, mirabili vennero a lei, oltrepassarono e si dileguarono -lontano nel rumore torbido, lasciandole ora un'impressione definita di -meraviglia e di sbigottimento perché da esse aveva compreso espandersi -al sole e all'aria libera tutta la felicità piena e baldanzosa della -vita umana; perché aveva veduto il giovane che cosí cantava. Sbigottita, -ella non si ritrasse quando a rivederlo nei dí seguenti fu veduta da -lui; meravigliata, non si ritrasse quando s'accorse ch'egli lodava in -lei la bellezza della donna amata e l'attendeva e la cercava e la -sollecitava ad osservare in lei medesima la bellezza della donna amata. -E finalmente una forza, una smania piú valida della sua volontà la -spinse, avvolta di lusinghe e non piú inconscia della colpa, -nell'inganno. Quando, finalmente, poté vederlo vicino, quell'uomo, -udirlo vicino, essa soggiacque. - - ---- - -Co'l disgusto dell'azione brutale ricevuta in sé le rimase uno stupore -amaro: erano quelle le segrete voluttà dei sensi? quello l'irresistibile -segreto dell'amore? Poi ebbe la vergogna della nudità che fu conosciuta -e si conobbe; della carne che sentí la carne; della verginità svelata a -forza e perduta volentieri, e piangendo ebbe il pensiero dell'ulteriore -castigo che alla colpa sarebbe conseguito visibile nel suo corpo, del -castigo ultimo che alla morte del corpo sarebbe conseguito all'anima -sua. - -Prese ad odiare sé stessa piú di chi l'aveva soggiogata. Ma non la paura -della pena le era pena bastevole: non la vergogna, per cui avrebbe -voluto nascondersi alle sue compagne e fuggire; non l'odio di sé, per -cui avrebbe voluto distruggersi: non bastava. In ogni momento de' suoi -tristi giorni il pensiero del peccato commesso le cadeva su l'anima come -la goccia su la pietra che incava; e il dolore, nel suo petto, diveniva -come un peso che cresceva cresceva a soffocarla. Le sue labbra perdevano -la voce e il cuore le veniva meno: immota, le mani bianche abbandonate -sulle ginocchia, il viso squallido, gli occhi privi di lagrime e di -luce, insensibile, l'ammiravano le compagne; n'ammiravano la perfezione -dell'umiltà e della fede. - -E non bastava. Ella doveva scorgere in sé tutto il male dell'anima sua, -considerarlo senza piú rimedio e speranza alcuna di salute, senza tregua -e senza pietà, in eterno: ella stessa doveva misurare, ella stessa, con -sottile indagine, la propria colpa: -- Peggio dell'adultera: l'adultera -manca alla fede dello sposo terreno; essa allo sposo celeste. Peggio -della meretrice: la meretrice avanti di darsi a tutti gli uomini non si -diede vergine a Dio. Peggio del ladro: essa aveva rubato a Dio un'anima, -la sua. Peggio dell'assassino: Dio aveva ferito, Dio! - -E non bastava. Gridava perdono, e sentiva respingersi alla pena vigile e -continua; si lasciava strozzare dal dolore, e non moriva. Il Dio che -aveva segnato del suo sangue il cammino per andare a lui, che aveva -quetato il dolore dell'adultera e perdonato al ladrone e perdonato alla -Maddalena, diviso dal suo pensiero per sempre si celava dentro di lei -vendicatore assiduo e perenne e la mordeva, la rodeva, la consumava, -spietato, lentamente. La ragione le veniva meno. Presso lei, invisibile, -chi rideva cosí? Chi parlava? - --- Per serbare la verginità Agnese sostenne d'essere esposta alle -sozzure del lupanare e non fu tócca, e le chiome diffuse ne celarono la -nudità agli sguardi virili. Mille uomini non riuscirono a trascinare nel -postribolo Lucia di Siracusa. - -Un demone la derideva da presso, invisibile. - --- Regina, per serbare la verginità, patí la stretta d'un cerchio di -ferro e gli strappi di tanaglie infuocate. Orsola e le sue compagne -furono trafitte dai ladroni nella selva, ma morirono vergini. - -Il demone ghignazzava, allegro. - --- A perdere la virginità Petronilla preferí morire d'inedia; Domitilla -fu bruciata viva. - -Ghignazzava il demone. - --- Cunegonda la casta passava su vomeri roventi.... - -E il demone le fu sopra, l'avvinse, l'invase, si contorse entro di lei -mugghiando per la sua bocca e stridendo attraverso i suoi denti stretti: -ella agitava le membra, frenetica, e dalla bocca emetteva una schiuma -bianca. - -Intanto le compagne piangevano e dicevano: -- O spirito malvagio, -pártiti da questa serva di Dio! - -Ma essa nella convulsione urlò: - --- Impura! io sono impura! - - - - - III. - - - «Qui d'aventur velt traiter - il n'en doit nule entralaisser - qui bonne soit à raconter....» - - - - AGNESINA - - - Sec. XIII. - - - I. - - -Guglielmo Berlinghieri e Rinaldo Imberali erano accesi l'uno e l'altro, -ma piú il secondo, d'una bella giovane che aveva nome Agnesina ed era -figliola d'una ricca e savia donna di Firenze. Guglielmo, in cambio del -suo amore riceveva sorrisi e lusinghe, e Rinaldo invece irrisioni e -dispetti; e l'Agnesina che non amava niente Rinaldo s'innamorava senza -misura di Berlingieri. - -Ciò suole avvenire; ma Rinaldo Imberali si consumava per la ventura -altrui e la propria infelicità, e per il pensiero della fanciulla, non -meno trista che bella, smarriva i desideri e la fiducia dell'età sua e -fino la voglia di vivere; e sembrava perdere anche la salute e la mente. -Onde i suoi comprendendo che il figlio, quantunque piú smemorato nei dí -che non vedeva la giovane, dal vederla traesse sempre esca nuova alla -fiamma e nuova ferita alla piaga, pregarono un amico, a lui caro e -fedele, di condurlo a un suo luogo vicino a Firenze. Colà Rinaldo mostrò -di acquetarsi il giorno nelle caccie e nei diporti, ma la notte -inforcava di nascosto il cavallo e per accostarsi al suo tormento vagava -intorno la città. Ne scorgeva una porta aperta? Egli v'entrava ansioso e -angoscioso a cercarvi la nota casa. - -Avvenne frattanto che l'Agnesina si crucciò con la madre, la quale, -scoperti i segni e le risposte di lei a Guglielmo e temendone, la teneva -rinchiusa, e tanto s'infastidí del rigore materno che per mezzo della -fantesca avvertí l'amante di voler fuggire con lui. E la fantesca -aggiunse: -- A notte fatta voi verrete a cavallo; ella sarà pronta su -l'uscio e si getterà in groppa: è leggera e sa ben cavalcare. - -Guglielmo rispose che di ciò era lieto; e su 'l far della notte due suoi -amici andarono per lui alla porta della città affinché non la serrassero -e affinché, se bisognasse, potessero dargli aiuto e accompagnarlo con i -loro cavalli nella fuga; ed egli, al tempo che gli parve opportuno, -passò dalla casa dell'Agnesina. Ma la fanciulla, impedita dalla madre -che non dormiva, non era per anche discesa, e neppure quando il -cavaliere tornò a passare; e il cavaliere credé aver troppa fretta e si -dilungò per la via. - -Allora allora l'Agnesina poté correre a basso; e indi a poco, palpitante -e giuliva, udí accostarsi un cavallo. Non era Guglielmo Berlinghieri; -era Rinaldo Imberali, il quale scorrendo come di solito presso a -Firenze, veduta quella porta aperta, di null'altro in pensiero che del -suo amore s'era incamminato per la buia contrada. L'Agnesina disse: -- -Son qui! --; e a Rinaldo nell'udire quel motto e nell'osservare -quell'ombra bianca nell'oscurità, che gli faceva cenno della mano, -sembrò di sognare: spinse il cavallo all'uscio della casa e colse in -groppa, co 'l braccio, l'Agnesina. - -Rinaldo punse il cavallo. Alla porta, i compagni di Guglielmo, -aspettando che l'amico, secondo l'accordo, si fermasse a chiamarli, non -guardarono a chi trascorreva cosí in fretta e in silenzio. - - - II. - - -Il cielo era stellato, ma la strada, lontano dalla città e da ogni -casolare e campo, saliva ai monti e s'internava tra due falde boschive e -dense come in una notte cupa. - -Il cavallo, benché valido, accortosi del doppio peso, rallentava il -galoppo e sbuffava; e tuttavia Rinaldo Imberali lo feriva degli sproni -perché salvasse il suo amore: l'Agnesina, che impaurita chiudeva gli -occhi e sentiva la frescura ventarle i capelli, con le braccia stringeva -piú forte il petto del giovane; e il cuore di lui palpitava sotto la -destra di lei. Egli, quando a quando, rivolgeva il viso e le susurrava -su 'l capo: -- Anima mia! -- ed ella taceva rabbrividendo; ma a un punto -l'Agnesina sospirò: -- Guglielmo! --, e Rinaldo comprese d'improvviso e -allibí. Tacque: non sarebbe stato da stolto perdere ciò che per sorte -aveva in suo potere? «Saprò trovare sí buone parole -- pensava -- che -m'ascolterà e l'avrò in pace prima di giorno; ma dove andremo?»; mentre -essa, che non ardiva domandargli «Dove ci fermeremo?», si fidava tutta -nel cuore che sentiva battere sotto la sua mano. - -La strada, dopo che i fuggitivi ebbero corso forse dieci miglia, -risaliva erta per una folta e fosca abetaia, dove a Rinaldo parve di -poter riposare; ed ivi ristando legò il destriere a un abete; poi, prese -una mano della fanciulla e, senza piú velare la voce, le disse: -- Qui, -anima mia, saremo sicuri --. Alle parole di lui l'Agnesina vide che non -era Guglielmo e con un grido di spavento, quasi riconoscesse un suo -mortale nemico, riconobbe Rinaldo. Rinaldo si mise a supplicarla -dicendo: -- Agnesina, ascoltatemi e non temete di me; ma alla fanciulla -s'annodarono in gola parole e singhiozzi, finché copertasi con le mani -il volto in atto di vergogna e sciagura, proruppe in pianto. - --- Ascoltatemi -- supplicava Rinaldo fuori di sé medesimo, perché temeva -di perdere la nuova speranza. -- Voi mi chiamaste; io credetti che alla -fine v'avesse presa pietà di me e voleste darmi la maggior consolazione -che uomo provasse mai al mondo. Solo a mezza strada mi diceste: -«Guglielmo», e io m'accorsi dell'inganno; ma allora che cosa potevo, che -cosa dovevo fare? Ricondurvi alla madre? Questo farò adesso, se voi -volete, e tosto che il cavallo abbia riavuto il respiro; io vi -ricondurrò, ma la madre, adesso come allora, v'accoglierà con sospetti e -n'avrete rimbrotti e castigo. - -Oh quanto l'Agnesina piangeva duramente senza dare ascolto a Riccardo! -Il quale proseguiva: - --- La colpa non è stata mia, non vostra, non di Berlinghieri: è stata -della mia fortuna, che mi ha condotto alla vostra casa prima di -Guglielmo e ora mi fa vedervi cosí! E voi credete che chi vi vuole tanto -bene potrebbe lasciarvi in simile guaio se potesse consolarvi un poco? - -L'Agnesina, ascoltando Rinaldo, piangeva sempre duramente. - -E Rinaldo, tuttavia concitato e tremante, continuò a maledire la sorte -per cui egli, anzi che rallegrarsi, doveva affliggersi dell'avere in sua -mano la donna desiderata: ma poiché la fanciulla non si quetava, egli -riprese a dire delle parole savie. - -Diceva con voce tenera: -- Io non vi offenderò mai, Agnesina. Voi, che -non avete uguali in bellezza, siete uguale nell'onestà ad ogni altra piú -gentil donna di Firenze ed io conosco che Guglielmo mi sopravanza in -valore e cortesia e che meritava tutto da voi. Ma quando ce ne torniamo, -neppure Guglielmo vorrà persuadersi che io non vi abbia tócca; e se la -madre vi scaccerà, e se Guglielmo non vi crederà, dove andrete voi, a -chi vi affiderete voi? - -L'Agnesina piangeva meno duramente, meravigliata delle oneste parole del -giovane; e questi se ne avvide e il conforto che ne ricevette lo rimise -nella concitazione di prima. - --- Crudele vicenda di tre! -- diceva --. Ma dei tre io non avrò pace mai -piú; io stolto, che vi voglio bene come Guglielmo; e voi, non per voi ma -per Guglielmo, seguitate a piangere! - -E le chiedeva perdono di quel suo amore quasi di un'azione cattiva: le -diceva i molti disagi, le lunghe notti insonni, i gravi martíri patiti -per lei, e gli sdegni dei suoi e gli scherni dei compagni e i giochi e -le feste che volentieri aveva obliati per lei, fino a consumarsi per lei -l'anima e il corpo. Ma l'Agnesina pareva ascoltare un'altra voce che le -discorresse nel petto. L'ammoniva l'altra voce di non trarre a morte -Rinaldo; a pensare ch'egli non aveva altra colpa che di amarla molto e -che colpevole era piuttosto Guglielmo, il quale dimentico o falso non -s'era trovato a prenderla fuggente di casa; a considerare come bel -giovane fosse pure Rinaldo e in che onore la tenesse: perché non -raccogliere il piacere che da tempo la sua giovinezza le prometteva, -perché rimanere lagrimosa e confusa quando alla lieve sventura non era -rimedio? Ond'ella passò il rovescio della mano sui grand'occhi molli di -pianto. Ma Rinaldo, cieco e disperato di potere piegarla, irrompeva in -queste aspre parole: - --- Meglio farei ad ucciderti perché altri non abbia mai ciò che altri ti -avrebbe súbito tolto; pure io voglio che tu veda e creda a che mi hai -ridotto. Or dunque tu salirai su 'l cavallo, che è docile, e andrai dove -piú ti piacerà, ed io lascerò qui il mio corpo, carne buona per i corvi -e per i lupi. - -Cosí dicendo toglieva dalla cinta il pugnale; ma l'Agnesina lo rattenne -inorridita e gridò: -- Rinaldo, non fate! - -Rinaldo rimase sospeso guardandola come uomo che sia fra la vita e la -morte, come anima che dubiti fra il paradiso e l'inferno; e l'Agnesina, -a cui Guglielmo Berlinghieri era del tutto uscito dalla memoria, gli -gettò le braccia al collo vergognosa e sorridente e piena di desiderio e -di grazia. - -Quando furono stanchi del piacere, s'addormentarono stretti l'uno -all'altra; e sognarono d'essere cosí, stretti l'uno all'altra. - - - III. - - -Guglielmo Berlinghieri era tornato e ritornato piú volte alla casa -dell'amante meravigliandosi del lungo e strano ritardo, finché dalla -casa udí delle grida e dei gemiti, e per chiarirsi dell'accaduto -s'arrestò dinanzi la porta. La madre dell'Agnesina, insospettita per lo -scalpitío frequente del cavallo di Guglielmo e levatasi, aveva scoperta -la fuga della figliuola; e la fantesca, che aveva udito da un pezzo la -corsa del primo cavallo, scese anch'essa le scale, quasi ignara di -tutto, e al veder Berlinghieri solo presso l'uscio cominciò anch'ella a -piangere, a gridare _tradimento! aiuto! corri corri!_, e a dire quel che -sapeva. Da che Guglielmo capí presto che il rapitore non poteva essere -se non l'Imberali; e corse alla porta della città per richiedere e -rimproverare i compagni. Costoro risposero: - --- Vedemmo un cavallo passare di trotto e non potemmo conoscere chi vi -fosse sopra. Saranno lontani, ma la via è questa. -- E per quella via -cavalcarono tutti e tre. - -Quando giunsero all'abetaia, la luna, in ultimo quarto, era in mezzo al -cielo. Guglielmo vide súbito il destriero di Riccardo e i tre pervennero -tosto ove il lume della luna, fra i rami e le foglie, tremava sui due -amanti felici. Alla vista i compagni ammiccarono e Guglielmo afferrò il -pugnale; ma l'uno disse: -- Berlinghieri non ferirà un cavaliere che -dorme --, e l'altro, anche piú cortese, disse: -- Noi non consentiremo -mai che tu faccia paura a una fanciulla che giace cosí tranquilla --. E -l'uno e l'altro fermarono per le briglie i loro cavalli ad un tronco; -poi, come quelli che non provavano angoscia di gelosia e si sentivano -tutti rotti per la corsa sfrenata, coricatisi su l'erba fresca a -riposare, dopo poco, tant'alta era la quiete del luogo, -s'addormentarono. Ma Guglielmo, legato egli pure il cavallo a un abete, -si sedé con piú desiderio di vendicarsi che di dormire, e guardava la -bella giovane dormire cosí, e avrebbe voluto ricuperarla. Se non che -nessuno sa convincersi del proprio danno, ed egli voleva anche -convincersi dell'innocenza di lei: forse ella aveva respinto l'amante -con promesse mendaci, e nella speranza di chi la liberasse era stata -presa dal sonno. E allora perché dormiva Rinaldo e dormiva con faccia -gioiosa? No: la colpa della fanciulla pareva manifesta; ma essa era una -povera fanciulla e degna di scusa. Degno invece di un'acerba vendetta -era Rinaldo Imberali; e quale migliore vendetta dell'aspettare che -l'Agnesina, risvegliandosi già pentita del fallo, corresse nelle braccia -di lui, Berlinghieri? Veramente ella poteva anche opporsi all'amore -antico, e con che scorno per lui, Berlinghieri! Ma Guglielmo ricordava -le prove di quell'amore, e incredulo, quasi non vedesse ciò che vedeva, -pensò che fingerebbe di dormire anche lui per sorprendere gli atti -dell'Agnesina al ridestarsi e attendere ch'ella piú facilmente, perché -non rimproverata, minacciata o pregata, tornasse a lui. Però dié tregua -ai pensieri, e a poco a poco -- tant'alta era la quiete del luogo -- a -quel suo affanno; a poco a poco sentí la stanchezza e sentí il ristoro -di quel letto d'erba fresca e molle; e gli si annebbiavano i pensieri, e -gli sembrava che la ragione lo aiutasse. A che penar tanto e tanto -faticare per una fanciulletta senza giudizio? Non lo chiamavano belle -donne a Firenze desiderose di lui? Non era da pazzo correr dietro a dei -pazzi? E non era meglio dormire davvero? - -La stanchezza..., l'alta quiete del luogo..., l'erba fresca...; e -Guglielmo Berlinghieri non ebbe piú forza di rilevare le pálpebre. - - - IV. - - -Alla brezza dell'alba l'Agnesina sospirò e a pena aprí gli occhi -meravigliata di non trovarsi alla sua camera, nel suo lettuccio, scorse -quelli che dormivano lí da presso. E Rinaldo, al muoversi di lei desto -anch'egli, scorse i nemici e trasse l'arme; ma riflettendo ristette e -disse: - --- Perché li offenderei se non hanno offeso noi? E per non offenderli, -come impediremo che ci inseguano e ci raggiungano? - -Allora l'Agnesina gli tolse il pugnale di mano, gli fe' cenno di tacere -e leggera leggera, quasi un'ombra, corse ai cavalli degl'inseguitori e -ne recise le redini; indi tornò da Rinaldo, che era già in sella, e via -entrambi su 'l loro veloce cavallo. Scossi dal rumore della fuga e -liberi e ricordevoli piú della stalla che dei padroni, gli altri -destrieri balzarono uno qua uno là: balzò in piedi Guglielmo, al rumore, -gridando, e i compagni, fregati che s'ebbero gli occhi, la prima cosa -che videro furono le corregge recise; né seppero che si dire. Guglielmo -tutto smarrito e pieno di rabbia quando riebbe la voce disse: - --- Troveranno scampo e io non potrò piú vendicarmi di Rinaldo e della -sua druda! - -A cui l'uno dei compagni: - --- Piú ho da dolermi io che non riavrò mai il mio cavallo, cosí buon -sangue ha nelle vene e cosí buone le gambe! - -Ma il secondo, il quale era miglior filosofo e di ingegno piú arguto, -rise e conchiuse: - --- E piú di voi mi dolgo io, perché d'ora in avanti non potrò tener fede -a donna alcuna s'ella non sia prima innamorata d'altri e non fugga meco -per sbaglio! - - - - LA FANTASIMA - - - Sec. XIV. - -Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il -conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e -consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli -rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la -notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non -era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie; -ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che -poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i -sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtú di madonna: -giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola -lampada dinanzi un'imagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta -aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli -l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non -aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera -in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo piú -piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti -maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li -chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle -vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal -demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e -recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri, -madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli -spettri. - -In quel tempo era tornato a Forlí un giovane di nome Guido Morlaffi, il -quale allo studio in Bologna piú tosto che a discutere il giure aveva -appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi. - -Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali -arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando -ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di -là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva piú celebre che s'avesse -avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio. - -Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare -come messer Guido si fosse addotrinato in Bologna; né il suo era -desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella -incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú -volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva -con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle -labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava. - -Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e -tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la -finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale -aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa -rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito -le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far -parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio. - --- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi -- assicurava la servicina. E un -giorno venne a dire a messer Guido: -- Messer Tonio ha paura degli -spiriti, e voi? - --- Dove sono? -- domandò il Morlaffi. - -Rispose l'altra: -- In una stanza dove il sere non entra mai e dove -madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà. - -Messer Guido sospettò un inganno e chiese: - --- Oh!, e madonna non ha paura lei? - --- Non l'avrà con voi. - -E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e -madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare -l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: -- Non dorme -ancora e bisogna aspettare. - -Cosí messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non -veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i -mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli, -quando finalmente udí dei passi: i passi della servicina che con in mano -una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer -Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò. - -La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e -colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí -che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava -attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata -per chi fra tanto non faccia qualche cosa. - -Che cosa fece messer Guido? - -Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera -già matura la quale in vista da uno dei rami piú carichi e piú bassi par -che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la -siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli -esce addosso infuriando e tempestando. - -Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di -botto -- Buon pro', messere --, disse. - -La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E -la padrona aggiunse, piena d'ira: - --- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! -- E tornò indietro; e -allora fuggí anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase cosí, -senz'aver còlto nulla. - -Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di -madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo -- -giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa --, -egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che -messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là -era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e -salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove -di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto. - --- Uh la fantasima! -- urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava -in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in -tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi -scoppiava per non ridere. Pure disse seria: - --- Io non vedo nulla -- e richiuse le palpebre. - --- È là! È là! -- ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. -Nella stanza, davanti all'imagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume -cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il -mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e -vano al pari d'una larva. - -Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione -sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e -mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa -perché partecipasse al suo terrore. - --- Vuol parlare! Parla! -- egli gemeva. - -Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse -ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da -sottoterra finalmente ululò: -- Ohimè, messer Tonio, ohimè! In -purgatorio si sta male! - -A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e -- Odi tu? -- egli -gemette. - --- Io non odo nulla -- rispose la donna --. Voi sognate. Lasciatemi -dormire. - --- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! -- mormorò il marito; e -lo spettro ululando proseguí: -- Non per voi, messer Tonio, vo attorno -la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra -donna non perdonerà a chi l'offese. - --- Perdona, perdona! -- scongiurava messer Tonio. E la moglie: -- Ma voi -siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo? - --- Mala femmina! -- gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e -la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia -tese, terribile, comandò: -- Madonna Lisa, perdonate agli offensori -vostri! - --- Perdona, perdona! -- ripeté disperato e piangente messer Tonio. - --- A chi? - --- Agli offensori tuoi! - --- Bene -- disse madonna Lisa --, io che faccio sempre quello che volete -e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva -che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la -fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché -la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e -lenta e lieve, lenta e lieve sparí nel buio. - -Né ricomparve mai piú: madonna Lisa aveva perdonato -- anche alla -servicina. - - - - UN'OPERA DI PIETÀ - - - Sec. XV. - -Anastasio Bonesi, uno dei mercanti piú noti a Bologna e in Romagna, -aveva presa in moglie una giovane di nome Valeria, la quale era bella, -di buoni costumi e cosí prudente ed accorta che nelle faccende della -mercatura aiutava e consigliava essa stessa il marito. Cristina invece, -la sorella di Anastasio, era vana e di poca mente, e credendosi non meno -bella che la cognata e sapendosi, al paragone, meno lodata di lei, -avrebbe voluto umiliarla, e per coglierla in fallo ne spiava i passi, -gli atti, i discorsi. Ma Valeria attendeva ai figlioli e agli interessi -della famiglia senz'altro pensiero. - -A Bologna viveva in quel tempo messer Anselmo Canetoli, un giovane ricco -e di nobiltà antica, al quale non isconveniva una lusinghiera rinomanza -nelle cose d'amore; e questi mentre con due amici, una sera dopo i -vespri, andava a diporto per una contrada, imbattutosi in madonna -Valeria che insieme con la cognata e con un figlioletto per mano tornava -dalla chiesa vicina, si fermò ad osservarla e disse: -- Ecco la piú -bella donna che si possa vedere a Bologna; e io non l'avevo mai vista! - --- Ma è una mercantessa -- disse uno degli amici con tono beffardo. -- -Ed è onesta -- aggiunse un altro con tono ad un tempo provocatore e -maligno. - -Messer Anselmo tacque e, quasi temesse l'accusa d'una voglia troppo -bassa per lui, non parlò piú ad alcuno di quella plebea che aveva due -occhi stellanti e nell'aspetto e nelle forme gli pareva avere la -severità gentile di una matrona. Ma quando la impressione prima della -beltà di Valeria gli si fu approfondita nell'animo e nella fantasia -cominciò a ricercarne e ad accarezzarne la bella imagine, si risovvenne -del sorriso co 'l quale uno degli amici gli aveva detto -- è onesta -- e -pensò che tal fama gli scuserebbe l'umiltà dell'impresa. - -Si mise dunque a vagheggiare la donna e a seguirla per ogni luogo e a -passare sotto le finestre di lei; ma ella non lo guardava, o lo guardava -senz'intenzione. Lieta invece lo vedeva e l'attendeva la cognata -Cristina, la quale convinta d'avere acceso della sua bellezza un tal -gentiluomo non capiva piú in sé dalla gioia. Di che messer Anselmo -s'infastidiva come d'un impedimento al suo scopo e tentava altre strade -che lo guidassero ad esso. Gli bisognavano piú cose per il suo palazzo, -e Anastasio lo condusse a casa sua nel magazzino; ma Valeria non c'era. -Allora messere Anselmo riuscí a dimesticarsi una vecchia in cui, come -parente e donna di gran religione, Valeria poneva molta fiducia, e -l'indusse a chiedere a madonna Valeria perché cosí ripugnasse dal suo -amore e perché, s'egli per via le rivolgeva qualche parola, ella non gli -rispondesse neppure, o, se le mandava lettera alcuna, la rifiutasse. La -parente sedotta dall'oro promise l'opera sua; e con molti preamboli e -con lunghe ambagi cercò avvolgere il capo di madonna, non già affinché -si disponesse a commettere il male, ma affinché non divenisse causa di -guai a sé e al marito con quell'aspra freddezza che offendeva un signore -quale Anselmo Canetoli. Non poteva essa, pur resistendo, mostrare almeno -di compatirne il fervido amore? Furon parole! Madonna Valeria rispose: --- Ditegli che io non gli voglio né bene né male: che io ho da attendere -alla mia famiglia e a nient'altro. Lasciate che m'insidii o cerchi di -farci del danno: la verità è come l'olio; e, grazie a Dio, non abbiamo -bisogno delle sue ricchezze perché io debba perdere il mio buon nome -dietro le sue smanie. - -L'impresa diventava difficile, e piú degna di messer Anselmo. Anzi lo -turbarono l'orgoglio ferito e la brama acuita da quel diniego cosí -placido e fermo e lo spinsero, benché esperto e avveduto, all'assalto -piú audace. - -Co 'l pretesto di cercare Anastasio Bonesi s'introdusse nella casa di -lui in ora che la moglie era sola. E alle sue preghiere e a' suoi -lamenti e all'esagerazione stessa della sua passione madonna Valeria non -contrappose lo sdegno; non contrappose nemmeno l'incredulità, oppose un -rifiuto freddo e quieto ma tenace e irremovibile. L'assalto fu -ributtato; e la volontà del giovane baldanzoso urtando per la prima -volta con una volontà piú salda non si sostenne e non insisté: egli si -dissimulò la propria debolezza, rise e volle dimenticare nei sollazzi e -nelle orgie quello stolido capriccio inesaudito. Ma quando piú la -giocondità e i piaceri gli fervevano attorno, gli appariva piú bella la -serena e severa imagine di Valeria, e quasi per i sensi disposti ad -altre gioie gli penetrasse piú vivace e sottile il desiderio di quel -bene perseguito invano, tutte le dolcezze gli tornavano amare, tutti gli -svaghi gli recavano un'intollerabile noia. - -Chi ama di perfetto amore cerca con tutte le forze dello spirito e dei -sensi il possesso spirituale e corporale della donna amata, e come se -quel primo possesso gli mancasse non gli gioverebbe l'altro piacere, -cosí quando non possa riposare e ritemprare il fervore dello spirito -nella soddisfazione della carne, anche chi bene ama, soffre. Piú -soffriva, disordinato amante che solo al piacere sensuale limitava -l'intento dell'amore e della vita, il gentiluomo bolognese; e mentre -imaginava e meditava la bellezza di Valeria, guardandola nel suo fisso -pensiero, si diceva con raffinata cupidigia: -- Oh! solo una volta, e -poi, allora, o vivrei o morirei contento. - -Ma per quanto si rimproverasse d'aver corso troppo e si ripetesse che -non era stato abbastanza astuto e fermo, non ardiva ritentare l'impresa: -comprendeva che madonna Valeria non avrebbe acconsentito mai, per -ostinazione di coscienza o, peggio, per ostinazione di natura. Cosí il -pensiero di lei s'impadroní solo e assoluto della sua mente e diventò -doloroso. Cosí le domande e i sorrisi dei compagni, che gli leggevano in -faccia la cura segreta, a lui sembravano oltraggi; a lui che un tempo -aveva nascoste le proprie fortune (giacché le fortune d'amore uscendo -quasi per sé medesime dal mistero, tanto piú acquistano pregio quanto -piú apparisce lo sforzo di tenerle celate), riusciva ora d'umiliazione e -vergogna dover mentire e lasciar travedere un'acerba sconfitta, quasi la -sconfitta d'un capitano reputato invincibile. - -Si sottrasse agli amici; e rinchiuso in casa s'abbandonò del tutto al -suo cupo e inconsolabile affanno. L'insonnia cominciò a consumarlo e la -febbre, una febbre sorda, a limargli le forze: quell'idea fissa gli -struggeva il cuore, la giovinezza, la vita. - -Meglio morire. Ma quando sentí che l'approssimava la morte si riscosse, -spaventato, in un impeto di desiderio: -- Vivendo, chi sa che per grazia -di fortuna non conseguisse un giorno, una volta sola, il bene per cui -s'era dato alla disperazione? - -Ed egli sperava. Sperava e s'era ridotto a tal punto per disperazione! -Delirava. - -Delirando, tra le forme confuse e strambe di persone conosciute intorno -a Valeria, una volta sognò anche la vecchia bigotta, la parente del -mercante che egli si era amicata invano; e tornato in sé stesso mandò -per lei affinché ella testimoniasse a Valeria della sua misera -condizione. Quella accorse, e a trovarlo piú morto che vivo capí come -per suo profitto le rimaneva un tentativo solo e innocente. -- Messere --- chiese --, volete che madonna Valeria venga a vedervi? -- Oh sí! -- -rispose l'infermo --. Mi potrebbe guarire! - -Poco dopo la vecchia diceva a madonna con aria di severità: -- Valeria, -tu sai che messere Anselmo muore per amore di te. Per la sua pazzia Dio -lo castiga cosí; ma noi non dobbiamo godere che abbia del male chi -intendeva farci del male: dobbiamo perdonare e venirgli in aiuto. Io -l'ho visto, l'ho udito, e per l'amore dei tuoi figliuoli e per l'amore -di Dio egli ti chiede d'andare da lui. Vuoi acquistarti del merito -visitando un infermo e perdonando a chi cercava tirarti al peccato? E tu -va. Non vuoi? E tu mettiti in pace con la coscienza e rimani. - -Valeria tacque a lungo, riflettendo; poi sospirò e disse: -- Voi avete -ragione: bisogna che vada. -- E incaricatala di tenere in ciarle Teresa -e di badare ai figlioli, si vestí in fretta e uscí di soppiatto. - -Intanto Anselmo attendeva, ma la speranza stessa gli era una fatica e -una pena; e una sonnolenza grave e fantasiosa l'avvolse. In questa egli -vide la morte. La morte, quale con freddo terrore da fanciullo aveva -spesso considerata dipinta, tutta ossa, con uno sguardo nero nelle -orbite cave e profonde e con un infernale sorriso tra le mandibole -lunghe e dentute, s'avanzò scricchiolando con la mano tesa, quasi per -toccarlo su 'l cuore, e pareva che dicesse: basta! - -Egli si ritraeva con terrore freddo, gemendo. Ma la mano del mostro -ricadde; dalle orbite cave gli lampeggiò una vivida luce come di due -occhi di donna, e per virtú di tal luce lo scheletro a poco a poco -rivestí umane forme e di donna innamorata ricevette a poco a poco la -sembianza, il colore, il sorriso e una meravigliosa bellezza. - -Al portento, l'infermo dié un grido di gioia; e scorse china su lui -madonna Valeria. - --- Messere -- ella diceva --, voi avete vinto il piú duro assalto del -male. -- E gli tergeva la fronte soavemente. - --- Dio vi rimuneri il beneficio -- mormorò Anselmo, che si sentiva -alleggerire e ristorare da una forza rinnovatrice di tutti gli spiriti. --- Quel giorno foste cattiva...; oggi, no. - -La donna arrossí e disse: -- Volentieri sono venuta a vedervi; ma che -cosa posso fare di piú? - -Alla dimanda il viso di Anselmo tornò sofferente ed egli rispose: -- La -mia vita è la vostra --. E aggiunse: -- Se mi contentaste solo una -volta, dopo non mi vedreste mai piú, non udreste mai piú cosa alcuna di -me. - --- Voi non pensate all'anima vostra -- ribatté la donna --, all'anima -mia! - -Anselmo ripeté: -- La mia vita è la vostra. Per Cristo morto in croce, -non dovreste ammazzarmi! - -Tacquero; indi l'ammalato sospirò: -- Lasciatemi dunque morire --; e -abbassò le palpebre rifinito. - -Madonna Valeria ebbe paura: cosí, con gli occhi chiusi, nella penombra, -l'infermo pareva un cadavere; e a lei in quei minuti lunghi di angoscia -sembrò di sentire su la coscienza il peso del delitto che ancora non -aveva commesso. Ella si dibatteva perché non voleva fallare, e avrebbe -voluto concedere il bene invocato. E mentre pensava udiva l'affanno di -Anselmo. -- «Cedendo il corpo non salvava forse un uomo? E non cedendo -l'anima chi avrebbe potuto incolparla d'infedeltà?» Sopraffatta da -questo pensiero e vinta, disse con voce tremante: -- Messere, fra un -mese, se vi sarete rimesso, la sera del sette settembre, che mio marito -deve andare a Firenze, verrete da me: vi prometto che v'aspetterò al -portone dell'orto. Ma giuratemi che non mi cercherete mai piú. - -Anselmo Canetoli giurò lieto il patto che gli salvava la vita. -- Egli -avrebbe, dopo, abbandonata Bologna per sempre. - -Ma appena fuori di quella camera e di quella casa, quasi al lume e al -rumore della strada ricuperasse la conoscenza e la misura della realtà e -s'accorgesse d'essere stata còlta a un inganno, madonna Valeria sentí il -turbamento, l'amarezza, il rimorso del fallo in cui era caduta, e giunta -a casa sua, piena d'ira e smaniosa cominciò a raccontare alla vecchia -ciò che pur troppo aveva fatto e che pur troppo aveva detto. La parente -dissimulava la sua gioia tra le esclamazioni e i sospiri e la -confortava. -- In tal caso strano chi si sarebbe comportata altrimenti? -Dio il quale perdona le colpe piú gravi, doveva perdonarle la colpa -leggera che aveva e avrebbe commessa a fine di bene; -- e, -confortandola, per curiosità le chiedeva tuttavia particolari del fatto -e spiegazioni, per cui apprese fino il giorno e il modo stabilito al -convegno. Anzi l'appresero in due, giacché Cristina, che aveva vista la -cognata uscire pensosa e tornare con in faccia il segno d'una sventura, -fiutando il mistero s'era messa ad ascoltare dietro una porta, e, come -accade sempre a chi ascolta di nascosto, imparò e indovinò proprio -quello che meno s'attendeva e voleva. Non di lei, ma di Valeria messer -Anselmo era stato ed era preso al punto che Valeria, per compassione di -lui, avrebbe tra un mese disonorato il marito. Arrabbiata pertanto e -sconvolta dall'odio, deliberò vendicarsi; e la sera di quel medesimo -giorno rivelò al fratello tutto quanto aveva appreso. - -Anastasio alle parole di lei rimase come a un colpo di mazza nella -testa; ma tosto si riebbe e si contenne; finse di non credere nulla; -minacciò la sorella che guai a lei se ripetesse ad alcuno una tale -istoria, e, cosí gli premeva il suo nome e cosí poca fede aveva nella -segretezza e nella benignità di sua sorella, pochi giorni dopo la mandò -a Pianoro presso un cugino. - -Quetato in questo, Anastasio, che della parente non dubitava, poté -cercare il partito piú acconcio per impedire che la moglie gli fallasse -e nel medesimo tempo per sorprenderne l'intenzione maligna di cui voleva -punirla; per scoprire la verità, ma anche evitare uno scandalo e, non -essendo uomo uso a spada o a pugnale, evitare danni piú gravi. E dopo -molti disegni risolvette di travestirsi e di penetrare egli nell'orto -prima dell'amante, la sera del convegno. - -Oh come trascorrevano lenti i giorni pe 'l povero uomo, e che fatica -durava a celare il suo travaglio! E madonna Valeria penava al pari di -lui. Ma non è donna cosí onesta che non volga l'animo, sia pure in -fugaci abbandoni, agli stimoli e alle lusinghe della colpa, ed essa -udendo che messer Anselmo aveva ricuperato vigore e salute e già usciva -di casa, non poteva non sentire in sé stessa il merito di averlo guarito -e non pensare che molte belle donne ne sarebbero state orgogliose. -Pensieri cattivi; e per scacciarli ella ricordava Anastasio e l'amore di -lui; e cosí ricordava anche il torto della sua brutta promessa: onde con -la ragione combattuta e la coscienza affannosa, o non dormiva, la notte, -o non dormiva tranquilla. - -Venne, come a Dio piacque, la mattina del giorno temuto da madonna -Valeria, sospirato da Anselmo Canetoli e maledetto da Anastasio Bonesi; -e questi, detto addio alla moglie, con tutte le sue robe se n'andò in un -luogo poco lontano ad aspettarvi l'ora di tornare travestito a casa. - -Valeria socchiuse il portone dell'orto per tempo. Ma il diavolo, che -spesso si diletta di trascinare con disagio ai suoi fini, mandò proprio -quella sera due mercanti romagnoli in cerca di Anastasio Bonesi; e la -donna, conforme il solito, dovette ospitarli in casa sua. Preparata loro -la cena, ella uscí, e scorta l'ombra che supponeva l'amante, gli si -accostò risoluta dicendo piano: -- Messere! - -Egli tese le braccia. Ed ella: -- Siete guarito? - -Anastasio rispose come meglio seppe, ma non cosí piano e non con tale -simulazione e sicurezza che con súbito orrore la donna non scoprisse in -lui il marito. Nondimeno, riponendo la sua salute nella sua sagacia, -essa rifletté un istante e riuscí a contrapporre un inganno all'inganno: -pregò l'altro di pazientare che certi suoi ospiti romagnoli andassero a -letto, sicché senza sospetto lor due potessero restare insieme. E -l'introdusse nel magazzino, che chiuse a chiave; indi corse nell'orto; -aprí il portone, dietro il quale Anselmo Canetoli già imprecava alla -lealtà delle donne, e facendogli segno di tacere e di seguirla, lo -condusse in una stanza vicina, dove l'affrettò a liberarla dell'obbligo -suo. - -Ma come chi riarso di sete in un dí canicolare brama un bicchiere di -acqua attinta appena dal pozzo, e se può averla, l'inghiotte avidamente -e ne domanda dell'altra, Anselmo Canetoli avrebbe voluto bere ancora -ancora alla coppa della voluttà; e madonna Valeria, ch'era piena d'ira -perché Anastasio aveva dubitato di lei e aveva tentato di superarla in -astuzia, e, d'altra parte, sentiva di qual gioia aveva confortato il suo -amante, pensava: -- Quanto bene mi vuole! Mio marito che ha tal fede in -me, si meriterebbe che non lo lasciassi andare. -- Cattivo pensiero, che -ella respinse con molta fatica. Poi disse: -- Messere Anselmo, mantenete -la vostra parola: andate, e non pensate piú a me. - -Anselmo sospirò, la baciò e, vincendosi, le ripeté ch'ella non l'avrebbe -mai piú riveduto ma che egli l'avrebbe ricordata in ogni luogo e per -sempre. E partí. - -A Valeria restava da pacificare il marito, e non solo per salvezza di -sé, ma anche per conforto di lui; né fu certo il desiderio di vendicarsi -che le consigliò uno strattagemma crudele. Non trovò miglior -strattagemma; e tutt'angosciosa corse dove erano i mercanti e disse -loro: -- Messeri, ajutatemi! Un giovane, che mi sta attorno da un pezzo, -ora è qui in casa con mala intenzione. Voi gli insegnerete a non -disturbare le donne degli altri. - -I due balzarono in piedi ed essa li accompagnò al magazzino dove -entrati, quelli gridarono: -- Ah cane! Ah vigliacco! Ti daremo noi -l'andare attorno alle donne degli altri! -- e, secondo il costume dei -romagnoli, non avevano finito di minacciare che già tempestavano -Anastasio di pugni e di calci. Per farsi riconoscere, il misero gridava -bestemmiava pregava, e fu riconosciuto dopo che era ben pesto; ma i -mercanti non lo riconobbero con meraviglia minore del vederlo fra le -braccia di madonna Valeria demandando perdono e chiamando sua moglie la -piú virtuosa e piú saggia donna del mondo. - -Madonna Valeria si fingeva stordita e chiedeva: -- Come siete voi qui? E -quello a cui doveva capitare ciò che purtroppo è capitato a voi? - --- Sta sicura -- rispose allora Anastasio: -- ho chiuso io il portone -dell'orto! - -Cosí, finalmente, madonna Valeria poté dormire tutta una notte d'un -sonno tranquillo e pieno e riposare la sua buona coscienza nell'opera di -pietà, la quale aveva compiuta: non quella d'aver convinto in tal guisa -il marito della sua virtú per risparmiargli la gelosia e la certezza del -disonore; -- non quella: l'altra. - - - - PASSIONE D'UN GENTILUOMO VENEZIANO - - - Sec. XVI. - - - I. - - - _Lettere di due amanti._ - -Il magnifico gentiluomo Alvise Pasqualigo, tornato dopo lunga assenza a -Venezia, incominciò con lettere impronti e frequenti ad esagerare a -madonna Vittoria, come ogni amante che s'accinga a una difficile -conquista, la forza e le pene della sua passione: per non darle noia, -sette anni era rimasto lontano da lei; tre anni aveva errato pe 'l mondo -in vana ricerca di svaghi: sperando che ella almeno gli concedesse di -svelarle a voce alcuni segreti, con le fiamme nel cuore era tornato in -patria. - -A messer Alvise, buon amico d'infanzia, Vittoria, la quale era moglie ad -un giovane conte, rispose per lamentarsi ch'egli le mandasse delle -ambasciate affidandole a servi: «La mia professione è sempre stata ed è -di donna d'onore, né mai mi sarebbe caduto nell'animo, che voi aveste -usato meco sí fatta discortesia. Basta, pazienza, non resterò per questo -di amarvi quale fratello....» - -Ma Alvise meritava scusa, e le scriveva: - -«Che cosa posso far io, infelice, per disacerbare il dolore ch'io sento -dell'amarvi senza mercede? E s'io non vi facessi, per qualche vostra -donna di casa, intendere i tormenti che per cagion vostra sostegno, in -che modo potrei io vivere? Deh, anima mia, non vi sdegnate s'io paleso -parte di quell'ardore, il quale non potrei se non con grandissimo -pericolo della mia vita tener nascosto. Ma se m'astringete co 'l -comandarmi, son contento d'obbedirvi.... Ben vi prego a concedermi tanta -comodità ch'io vi possa parlare, o vero a dimostrarmi il modo di darvi -alcuna lettera....» - -Or dunque come la contessa scongiurava invano messere Alvise ad esser -prudente, a non mostrare il suo ritratto ad alcuno, a non discorrere con -alcuno di lei, a non mandarle ritratti perché non voleva esser scoperta; -come, non crudele quale egli la chiamava, poteva dirgli in coscienza: -«Io vi amo, il che mi pare che non sia male, nascendo dall'amore ogni -buona operazione», qual fallo mai avrebbe commesso concedendogli di -parlarle, dietro la porta di casa, una sola volta? - -Cosí, per quel primo onesto colloquio e per le lettere che Alvise le -inviava ardentissime, doveva penetrare nell'animo di madonna una gran -dolcezza d'amore puro, una gran compassione pe 'l nobile giovane -innamorato: e quando lo seppe infermo in villa, gli scrisse tutta -amorosa che cercasse di venire a Venezia per rimettersi piú facilmente; -e poi, piú tardi, gli si mostrava ammirata «dello splendore che senza -pari ritrovava in lui», e per lui pregava il Signore: anche accettava e -gli mandava e gli chiedea dei piccoli doni. - -Ma Alvise non viveva lieto, né la promessa di lei, che «se è vero che di -là come di qua vi sia amore, e si ami, esso mio spirito in Cielo vi -godrà», gli arrecava bastevole conforto; e avrebbe voluto tornare a -discorrere con lei. Temeva ella nella dimanda ostinata un'insidia, e -disperando che l'amore di lor due rimanesse «giusto fedele e onesto» -com'era incominciato, minacciò Alvise di rifiutare le sue lettere: -«Conosciuta la vostra disonestà, mi sono spogliata di quell'amore ch'io -vi portava....» - -A che, disperato, egli: «Poi che tanto vi piace che dal mondo mi toglia, -son contento di soddisfarvi. E perciò mi risolvo, con la prima -occasione, d'andar in luogo tanto lontano che secondo il desiderio -vostro finisca i miei giorni.» - -E madonna Vittoria, pentita e impaurita, un giorno l'accolse in casa -furtivamente: fu quello il giorno della colpa. Da quel dí in avanti le -lettere di madonna Vittoria si susseguirono piene di amarezza, di -tristezza profonda, che derivava, piú tosto che dai rimorsi, dal -rimpianto pei lunghi piaceri cui libera avrebbe potuto gustare; -dall'amore stimolato, esasperato dalla bramosia sensuale; dal timore, -quasi dal presentimento che tra breve Alvise si sarebbe stancato di lei. - -Dopo ciascuno dei gioiosi convegni, che consentiva l'assenza del marito, -ella piangeva: - -«Come foste partito mi gettai nel letto, e con gli occhi del corpo -(benché co 'l pensiero a voi) m'addormentai: indi a poco svegliatami e -ritrovatami senza di voi, cominciai a pianger sí forte che s'io non mi -fossi nascosta sotto la piega del letto averei senza dubbio svegliato -ognuno di casa.... La maninconia m'è sí cresciuta che mi sento uscir -fuora l'anima....» - -Di lui era compresa cosí intimamente che a ripensarne le parole ne -riudiva la voce e dalla voce ne riacquistava la sensazione intera: essa -si deliziava a martoriarsi finché si abbatteva in una mortale angoscia. - -«Da quell'ultima ora che mi parlaste fino a questa si è cresciuta in me -la confusione, ch'io non so piú quello ch'io mi faccia. Le vostre -dolcissime parole mi sono rimase cosí vive nella memoria che, se talor -chiudo gli occhi, parmi di vedervi e di ragionar con voi; il che è -cagione che molte volte stendo le braccia per abbracciarvi, e mi ritrovo -ingannata. Onde destatami, vergognata di me stessa, sento tanta passione -che mi è forza di desiderar la morte per uscir una volta di pene.... -Troppo grave tormento è l'aver desiderio di cosa amata piú che la -propria anima, e vedersene privo senza speranza di poter già mai per -lunghezza di tempo goderla!....» - -Né conosceva ancora le pene della gelosia; ma quando il marito tornò e -cominciò a sospettare e già alcuno dei vicini e dei conoscenti mormorava -della loro tresca, dovettero contenersi e non vedersi che di rado. Quali -altre donne vedeva Alvise? Ove passava il giorno? A che feste si recava? - -Messer Alvise pareva tuttavia appassionato; e per andare da madonna, -avvertito da segnali di richiamo, sfidava la vigilanza del marito e -degli altri, e giurava che tra le braccia di lei, nel tripudio dei sensi -e dell'animo, si sentiva davvero felice. Felice era essa pure in quei -momenti, anche perché si vendicava del marito il quale, mentre ella era -con Pasqualigo, «stava a piacere con altrui»; ma l'invidia e la viltà la -privarono pure di consolazioni sí fugaci. Lettere anonime persuasero il -conte che la moglie lo tradiva e tentarono persuadere madonna Vittoria -che era ingannata dall'amante: il Pasqualigo ebbe minaccie di morte -entro il termine di otto giorni se si ritrovasse ancora una sera con -Vittoria; e madonna soffriva d'una gelosia divenuta un incomportabile -tormento. - -Invano egli tentò di assicurarla che solo per nascondere il vero amore -simulandone un altro corteggiava altra donna, giacché ella dubitava ogni -giorno piú e ripeteva di volere uccidersi; ella che già per amore di lui -non s'era curata né «di parenti, né di fratelli, né di padre, né di -figliuoli». - --- «Ma ditemi -- egli le scriveva per frenarla --: vi piacerebbe ch'io -trasportato dall'appetito e rotto ogni freno di ragione, venissi con -forza a levarvi di casa per torvi di mano di chi potrebbe tor la vita a -voi? O pure vi piacerebbe ch'io, spinto dal desiderio della salute e -contentezza vostra, uccidessi _lui_, onde mi convenisse poi d'esser -eternamente separato da voi, la qual dite che prima di me -morireste?....» - -I pericoli infatti aumentavano con l'aumentare dei sospetti nel marito, -il quale proibiva alla moglie finanche di stare alla finestra, e fino a -un amico dava incarico di osservarla: a un certo Fortunio. - -Costui già da tempo aveva saputo che un ritratto di Vittoria era in -possesso d'Alvise; piú d'una volta era stato su 'l punto di sorprendere -gli amanti; forse egli era stato l'autore delle lettere anonime e forse -quegli che aveva trafugato a madonna un pacchetto di lettere: di madonna -era lui pure acceso. Oltre Fortunio spiava Vittoria una ribalda, cognata -o suocera. - -E il marito «tutto il dí gridava seco dicendole: io ti darò tanta mala -vita che ti farò anzi ora morire --» - -Essa era incinta. Non le era permesso svago alcuno; e, «per essere priva -di ogni conversazione, e, si può dire, confinata in casa, le conveniva -pensar sempre di quella cosa che piú le era cara»; e cosí la violenza -dei desideri diveniva in lei uno spasimo, una frenesia. - -«Ieri vi vidi in strada, e mi venne rabbia grandissima di baciarvi, onde -mi sentiva morire, e credo certo che se _lui_ non era in casa, io era -sforzata, rompendo ogni velo di onestà, di chiamarvi ad alta voce -- In -somma, questa nostra vita è troppo aspra e mi pare quasi impossibile di -poterla vivere lungo tempo.... - -«Misera e disavventurata! A che termine sono giunta per amore, dal qual -non può o non dovrebbe nascere altro che buoni effetti e pur in me non -provo altro che passioni, tormenti e morte; e se pur io potessi finire --- sí come tante volte ho desiderato e ora vie piú che mai bramo per le -disperazioni che nascono in me dal non potervi abbracciare -- sarei -contenta....» - -«Bisogna frenare gli appetiti, e scacciare certi pensieri dannosi» -- -esortava Alvise co 'l tono dell'amante che può riflettere dopo essere -stato soddisfatto. - -I mesi, intanto, passavano; e madonna Vittoria sfogava appena per -lettere i lunghi e duri affanni: - -«.... Questo crudel matto di mio marito non cessa di contrastar meco -tutto il dí.... Durante il parto.... io ho avuto disagio d'un uovo -fresco.... Ma non manco al bambino di cosa alcuna...., né posso pur -patire di dilungarmi punto dalla cuna per non lasciarlo piangere....» - -Alle sofferenze di lei Alvise adduceva conforto di parole; e, una volta, -per parlarle si vestí da donzella e, accompagnato da una donna, si pose -in chiesa, alla predica, nella stessa panca di lei; ma poi, sospettato -uomo, fu costretto ad uscire: un'altra volta, mentre stava discorrendo -con Vittoria, essa fu sorpresa da uno di casa e acerbamente sgridata e -minacciata di morte. In tale guerra, con troppo brevi tregue, l'amore di -messere Alvise si raffreddava e nell'inquietudine e nei pericoli (egli -doveva guardarsi da' sicari; e certo giorno ferí tre che l'assalirono -per via, e non azzardava ad andar fuori che accompagnato da tre -gentiluomini: madonna Vittoria temeva che il marito l'avelenasse) le -doglianze e i raffacci degli amanti divenivano piú acerbi e piú -frequenti. - -Per lei Alvise «aveva dispregiati gli onori della sua repubblica; per -lei aveva messo a rischio l'onore offendendo, percuotendo e ferendo non -solo uomini e donne di basso stato, ma di sangue nobile e alto: l'amò -per tutta la vita attendendo il guiderdone della divina maestà!» E -Vittoria, di rincontro: «Le vostre crudeltà sono tante e tante che -meritano che ciascuno le fugga!» - -Alla fine egli le scrisse che per non accontentare i suoi, i quali -volevano s'ammogliasse, partirebbe da Venezia: essa lo scongiurò che -rimanesse, magari s'ammogliasse, e lo minacciò: «Vi avvertisco bene che -vi potreste ancora chiamar pentito; e tenetevi a mente queste parole -perché si verificheranno». -- Ed egli rimase, e n'ebbe premio di brevi -gioie. - -Ma poi, d'improvviso, si decise ad andarsene. Ella fe' giuramento di -morte o libertà dal suo amore; egli disse: -- morrò ma parto --, e partí -davvero. - - - II. - - -La lontananza parve spegnere affatto l'antica fiamma nel cuore di -messere Alvise; ma bastò ch'egli ritornasse a Venezia perché la vista di -madonna Vittoria gli ravvivasse nell'anima, dalle poche faville che -v'erano rimaste, tutto il fuoco d'un tempo. Se non che trovò madonna -Vittoria cambiata al bene e molto sicura contro le tentazioni nella sua -virtú. - -«Mentre che siete stato lontano (essa gli scriveva), per non perdere -l'anima insieme co 'l corpo...., ho pregato Iddio che rompa il fisso -pensiero che di voi avea.... e fui esaudita....» - -Egli non credette. Ed essa: - -.... «Io conosco il vostro amore verso me fuori di ogni mio merito -ardentissimo, e confesso d'aver ricevuto da voi tanta quantità di -cortesia, che quando anche spendessi mille volte la vita per voi non -pagherei la minor di quelle; ma perché io mi sono deliberata di voler -rimettere tutte queste vanità corporali, rivolger l'animo a Dio e -riconoscerlo per mio Signore vivendo vita cristiana, confessandomi e -comunicandomi ai tempi ordinari, vi prego che non vogliate romper questo -mio proponimento co 'l molestarmi ogni ora con vostre lettere....» - -Egli non le credeva ancora, e sollecitato dal rifiuto voleva -riaccenderla e ridestarne i sensi evocando i ricordi con tutti gli -artifici del suo miglior stile di poeta: - -«Deh, anima mia, riduciamoci a memoria il piacere che da' nostri cuori -fu sentito quando eravamo insieme. Ricordiamoci del raddoppiar de' baci -nelle partenze, delle voci da caldi, spessi e non lunghi sospiri -interrotte; del pender collo a collo, e dei giuramenti, e delle promesse -fatte di viver sempre nell'oggetto amato. Sovvengaci del vegghiar notti -intere, né si partano già mai da i nostri cuori le lagrime calde e amare -che talora e per allegrezza e per timore erano sparse da gli occhi -nostri e poscia raccolte dalle labbra amate....» - -Invano: non pentimento, non rimorsi l'avevano cambiata cosí, ma la colpa -di lui che era stato lontano quattro mesi e non le aveva scritto neppure -una lettera; e non s'era cambiata cosí, come diceva: ella aveva un -amante. Un giorno Alvise non seppe, vide che nell'altana ove si -biondeggiava i capelli al sole, ella accoglieva Fortunio. Fortunio lo -scrittore delle lettere anonime! Fortunio il delatore! - -Essa negò! Ma Fortunio per vanagloria e paura a un tempo disse al -Pasqualigo: -- è vero --; e lei stessa, madonna Vittoria, l'aveva tratto -a lei. Madonna Vittoria dovè confessare, e confessò senza vergogna, con -audacia, con impudenza: - -«Voi sapete che vi partiste contra mia voglia e ch'io rimasi tra tanto -duolo che come morta me ne giacevo nel letto; onde alla fine disperata, -veggendo che non vi curavate né anche di consolarmi con una semplice -carta, caddi in tanta gelosia, ch'ebbi ad impazzire e mi risolsi, -vedendo il mio male senza rimedio, di oprar ogni sorte di malia per -liberarmi di tante angoscie. Ma ragionato sopra di ciò con una mia -amica, fui consigliata a lasciare quello e a fare elezione d'altro -amante, e tante belle ragioni mi furono dette da lei e tanto instabile e -crudele mi foste dipinto, che facile cosa fu il farmi accostare alla sua -opinione. Risoluta adunque di vendicarmi per questa via e di liberarmi -insieme da tante noie, attesi l'occasione, la quale non sí tosto mi -venne ch'io l'abbracciai nel modo ch'avete inteso da quel crudele, che -piú tosto dovea patir morte che confessarvi le cose passate tra lui e -me.... Ma pazienza! La mia fortuna ha voluto ch'io spenga affatto l'amor -vostro e sí m'accenda di lui che non abbia mai requie....» - -Pazienza! Ed essa perdonava a quel perfido: l'amava, e nell'amore nuovo -e nell'abiezione non avrebbe avuto piú un pensiero, una parola, uno -sguardo per Alvise Pasqualigo! - -Alvise non sopportò l'abbandono deciso ed assoluto della donna che aveva -amato troppo e troppo a lungo; non volle rassegnarsi alla vendetta di -madonna Vittoria; non si riebbe, e la gelosia travolse nel fango l'anima -sua e la dignità d'un uomo. Nessun innamorato fu mai un mendico cosí -sordido come Alvise Pasqualigo, il quale scriveva di tali lettere: - -«Se voi vedeste com'io sto, forse che m'avreste compassione, se ben -pochissimo mi amate. Di grazia, trovate modo ch'io possa darvi alcuna -lettera, che so ben io che avete molte comodità. E se è possibile, sí -come io son certo, fate ch'almeno per una volta sola io venga a voi (non -dico ad abbracciarvi, ché troppo indegno mi giudicate e troppo vile mi -tenete), ma ch'io venga a baciar la terra dove voi tenete i piedi...» - -Madonna Vittoria, senz'altro, gli rimandava i ricchi doni, le sue -lettere, il suo ritratto. - -Ed egli: - -«O mio amore infinito, o donna ingrata! E qual altro sarebbe stato -quello che non avesse scoperto al mondo i vostri tradimenti acciocché -foste stata conosciuta per quella che sete? Voi meritavate pure ch'io -scoprissi il vostro adulterio a vostro marito....; ma io non voglio che -la fragilità del vostro petto e l'errore di donna poco savia mi faccia -far atto indegno di me. Anzi tanta discortesia che m'avete usata voglio -ricompensar con doppia gratitudine procurando fino co 'l proprio sangue -di coprir la vostra vergogna.... Voglio che conosciate l'amor mio -vedendo ch'io non posso patire di vedervi patire danno o vergogna -alcuna: anzi per accrescer il vostro contento e acciò che voi possiate -godervi il vostro amante, voglio esser cagione che vostro marito vada a -star fuori qualche giorno. Vi avvertisco bene e vi prego ad operar piú -cautamente di quello che fate, perché non vi è alcuno in quelle contrade -che non sappia il modo che tenete per raccoglier i vostri amanti nelle -braccia....» - -Proprio cosí: egli «voleva essere il mediatore a' suoi diletti e -procurar comodi alle sue dolcezze, contentandosi, in premio del suo -lungo affaticare, che il bene che gli toglieva la sua crudeltà -privandolo di lei, gli fosse concesso dal vedere che per suo mezzo -godeva felice....»; contentandosi «di essere amato da fratello, pur che -talora gli fosse concesso di vederla e di ragionarle con quell'amore che -sogliono i fratelli famigliarmente....» - -Per prudenza essa permise questo, e un giorno che voleva andare -nell'altana passando di tetto in tetto egli fu preso a sassate come un -ladro: come un mortale nemico era odiato da madonna. - -«Voi, secondo ch'io bramo, vi lasciate vedere ogni giorno, ma vi -mostrate sí colma d'orgoglio che men noia mi apporterebbe il non -vedervi. S'io vi saluto, voi vi volgete ad altra parte; s'io vi parlo, -sorda e muta vi mostrate; ond'io posso dire, e in verità, d'essere -odiato a morte....» - -Peggio: era burlato. - -«La mia mala fortuna vuole che io abbia gli occhi d'Argo acciò ch'io -vegga la cagione della mia rovina. Son contento, poi ch'altro non posso, -che voi m'inganniate, ma che i vostri amanti mi burlino, non patirò già -mai. Se gli avete cari fate che mi lascino stare e che si contentino di -godervi....» - -Troppo a basso era caduto: un impeto d'ira contro l'amante, se non -contro la donna, se non contro sé stesso, non avrebbe potuto scuoterlo e -sollevarlo? No: una volta a vedere madonna Vittoria alla finestra con -faccia ridente e Fortunio sotto, che le rispondeva, «spinto da furor -geloso» e attaccata questione, ferí il drudo, ma scongiurò Vittoria che -gli perdonasse! - -Il qual fatto atterrí la donna e l'indusse a posporre il nuovo amore al -terrore dello scandalo e dell'infamia. Rispose: - -«Il solo rispetto mio doveva por freno ad ogni vostra voglia, né -amandomi doveva aver maggior forza lo sdegno che l'amore; ma poi che le -cose passate non hanno rimedio e che mi chiedete perdono, io ve ne -faccio grazia....» - -L'invitò a sé: «Anima mia, vi prego che veniate a me quanto prima potete -perché io mi sento morire per desiderio di vedervi....» - -E, per convincerlo, gli mandò fino copia della lettera con cui diceva -addio a Fortunio e in cui Alvise poté leggere di queste cose: - --- «Ho ricevuto ieri una vostra lettera, né tale io credeva vederla. -Pazienza! La mia mala fortuna sempre m'aggiunge angoscie agli affanni -che mi tormentano acciò sempre misera e infelice io viva.... Appena -posso credere alla vostra mano e agli occhi miei perché troppo sicura -viveva del vostro amore. Ora, mancatami ogni speranza né trovando alcun -rimedio a' casi miei, voglio farvi conoscere quanto vi ho amato; del che -buonissimo testimonio vi potrà essere l'aver veduto che io ho consentito -alle vostre voglie; cosa ch'io non volsi già mai concedere ad altri.... -Voi potreste rispondermi che non mi pregaste ad amarvi e che voi, mosso -dai miei lamenti, per non mi dispiacere avete voluto compiacermi e che -non amore o qualità vostre m'indussero ad amarvi con tanto affetto, ma -solo un istinto naturale di femminil cuore, che solo appetisce ciò che -le vien conteso, mi sforzò a questa servitú.... Io vi replico che -m'abbandonai ad amarvi vinta da certe qualità che mi pareva di scorger -in voi....» - -E finiva: -- «Mentre avrò vita vi averò nel mio pensiero....» - -Allora, solo allora il Pasqualigo sentí tutta la depravazione di madonna -Vittoria e l'abiezione sua e gli parve di capire tutta la falsità di lei -che, come aveva mentito con lui prima e con l'altro dopo, adesso mentiva -di nuovo seco: non rifletté che s'ella era cosí corrotta la prima colpa -ricadeva in lui; non ricordò che per amor suo madonna aveva pianto, e -con un pretesto spezzò l'ignobile legame. La disse Messalina e Pasife e -agli oltraggi aggiunse l'accusa ch'ella avesse incaricato un sicario -d'ammazzarlo. - -Egli era salvo. E con le sue pubblicò le lettere di lei. - - - - LA DAMA FALLACE - - - Sec. XVII. - - - I. - - -Mentre il duca Odoardo Farnese, i Francesi e il duca di Savoia -assediavano Valenza, don Alfonso della Torre, il quale era tra gli -ufficiali d'Odoardo, ricevette la notizia che suo zio il marchese di -Cortemaggiore era morto lasciando a lui, come a giovane savio ed a -nipote affettuoso, ogni suo avere; ond'egli, da nipote affettuoso, -dimostrò un ineffabile dolore, e da giovane savio deliberò tra sé di -godere al piú presto di quella fortuna inattesa. Infatti appena i -collegati ebbero tolto, per disperato, l'assedio, egli corse a Parma, ed -ivi diede tosto troppe prove di prepotenza e di grandezza: capestrerie, -fastosi sollazzi, amori, brighe, soprusi. Né continuò poco cosí; ma -quando il duca fu uscito dai travagli della guerra e riprese il retto -governo dello stato, chiamò a sé, un giorno, il giovane e turbolento -cavaliere e gli propose il dilemma o d'ubbidire alle sue leggi per -restare in Parma, o d'andarsene da Parma per non ubbidire alle sue -leggi. - -A ciò don Alfonso avrebbe dovuto rispondere co 'l sussiego che gli -conveniva: -- Altezza, io possiedo anche un feudo fuori delle vostre -terre --; eppure, trattenuto da certa sua riflessione, egli chinò il -capo e tacque. - -Di che meravigliandosi e dolendosi quasi di un'umiliazione sua il conte -Gabrio Gabrii, che gli era intimo amico, gli disse Don Alfonso: -- Oggi -capirai che se io metterò il giudizio a posto non sarà tutto merito di -Sua Altezza. - -E nel pomeriggio, condotto l'amico al giardino della sua casa, da un -punto dal quale si scorgeva chi era nel giardino attiguo disse a bassa -voce: -- Guarda! - -Una dama leggendo un libro passeggiava all'ombra; e come fu condotta dal -sentiero presso il muricciolo di confine, levò gli occhi e al profondo -saluto che le fece don Alfonso risalutò, senza ristare, con garbo -signorile. Una dama bellissima. Il Gabrii sorrise, attese ch'ella si -fosse allontanata ed esclamò: - --- Varrebbe la pena di mettere la testa a posto; ma io credo che tu, -questa volta, la perderai del tutto! - - - II. - - -La dama posò il romanzo. Nella sua mente piena di quell'avida lettura le -viragini e i cavalieri continuarono a scambiare colpi di spada e prove -eroiche e i príncipi a perseguire le donzelle traverso strane e confuse -vicende di battaglie, di rapimenti e di naufragi; ma nel suo cuore, dai -discorsi piú galanti e dalle pagine piú sentimentali, era penetrata una -tentazione sottile, un'eccitazione dolce ad un amore tuttavia -sconosciuto. - -Fanciulla quasi l'avevano data in moglie a un cavaliere milanese, -tanghero e geloso; a pena vedova i congiunti del marito, per carpirle -una parte dell'eredità, l'avevano rinchiusa a forza in un convento, e da -poi che era fuggita dal convento in casa della vecchia dama che le -voleva il bene d'una madre, il Palmenghi figlio della dama, per non -essere compromesso e per sottrarla all'ira dei congiunti, la costringeva -a una vita peggio che di chiostro. O piú tosto, invaghitosi di lei, il -Palmenghi aspettava agio di sposarla? - -Da Scilla in Cariddi!; e altro confortatore della sua giovinezza sognava -Domitilla (questo il suo nome): ella sognava una grande passione che le -consentisse il dominio dell'amante in guisa d'aver poi uno schiavo in -suo marito; e il Palmenghi era un geloso carceriere quando ancora non le -aveva proposto di sposarla! - -Sospirando, Domitilla riprese il libro. Ma il suo pensiero oramai -ripugnava dalla lettura e seguiva imagini sue, un'imagine che da alcuni -giorni cercava il suo cuore e l'accarezzava per entrarvi; e don Alfonso -della Torre, il giovine e bello e perfetto cavaliere di cappa e spada, -le sorrideva con un inchino profondo di saluto. Ella non aveva il dubbio -di non piacere a don Alfonso della Torre: anzi s'era avveduta che la -corteggiava; ma, quando pure le riuscisse innamorarlo, riuscirebbe al -piú, a divenirgli moglie? Divenirgli moglie! E la sua fantasia correva, -correva. Egli era ricco e superbo; onde una gloria l'avvincerlo e una -fortuna il possederlo. Se non che lo dicevano anche intemperante, -violento, infido colle donne, e non le conveniva disgustare il Palmenghi -per avventarsi a una speranza incerta e a un pericoloso tentativo. -Rifletté, poi levandosi risoluta e sicura: -- A innamorarlo -- pensò -- -basta la bellezza; lo avvilupperò con l'arte e con l'inganno e avrò lo -schiavo! - -E si guardava nello specchio della sala: era bellissima. - - - III. - - -La dama che ogni giorno passeggiava nel giardino del Palmenghi, rispose -cortese alle prime dimande di don Alfonso, ma guatandosi attorno quasi -paurosa che ci fossero altri ad ascoltarla; disse che aveva nome -Vittoria, che era sorella del Palmenghi e vedova da poco tempo di un -gentiluomo milanese: non piú; ma negli occhi e nel viso essa aveva -l'ombra e l'impronta d'un dolore sempre presente al suo spirito, e dalla -circonspezione con cui ella si conteneva, s'arguiva che qualcuno -l'invigilava. Qual colpa di lei o d'altri la teneva vittima di quella -tirannia occulta? qual cura l'affliggeva turbandone la meravigliosa e -fresca bellezza? Don Alfonso non poté sapere di piú, ma se il giovanile -desiderio di un'avventura galante l'aveva condotto nel giardino le prime -volte, nel solito luogo, all'ora solita, ve lo trasse di poi il -desiderio acre e virile di far dispetto a qualcuno e di affrontare un -pericolo; e quindi ve lo trasse, con tutta la forza e con tutti i lacci, -l'amore. - -E quell'accensione lenta, nuova per lui, divampò cosí nel suo cuore che -non ebbe piú requie: e il suo animo rimase conquiso, occupato, umiliato -da quella donna la cui bellezza s'elevava e raffinava con lo strano -contorno della pietà e del mistero. Egli fece e le ripetè molte -proteste, ma la dama o taceva inquieta o rideva mestamente; ed un giorno -in cui egli insistette per ottenere una parola, una parola sola, ella -disse: -- Io non ci penso a rimaritarmi. - -Don Alfonso non le chiedeva questo o non le chiedeva tanto. Allora la -dama lo guardò fissa per leggergli il pensiero negli occhi; poi -soggiunse: -- Che cosa domandereste a una dama nobile ed onesta? -- Una -parola! soltanto una parola! -- La dama gli sorrise. - -In fine, un altro giorno, ella si dolse perché le bisognava interrompere -la consuetudine di quei piacevoli colloqui. - --- Impossibile! -- esclamò don Alfonso. -- Voglio vedervi, udirvi! Chi -può impedirmelo? - --- Io -- essa rispose --; se no, voi, don Alfonso, mi recherete danno. - -Né alle domande di lui aggiunse spiegazione alcuna, ma si mosse come per -andarsene. Allora egli si contenne, la supplicò e promise d'essere -prudente; e la dama quasi per premiarlo gli concesse di scriverle e di -nascondere le lettere in un crepaccio della cinta: ivi, potendo, gli -lascerebbe le risposte. Tacquero; e dalle loro pupille le anime loro si -guardarono tremule e accese, interrogando. - --- Voi m'amate! -- disse don Alfonso. - --- Sí -- disse la dama; e ne' suoi occhi luccicarono le lagrime. - - - IV. - - -Certo che essa l'amava, senza piú titubare don Alfonso intese al fine -del suo amore; e le ripulse della dama non lo frenavano, non -l'intimidivano gli ostacoli; ed essa gli scriveva invano: «Vorrei, ma -non posso». - -Egli un giorno, stanco, le scrisse cosí: -- O la sera sarebbe venuta da -lui, nel giardino, ad udire quel che aveva a dirle, od egli, alla prima -buona circostanza, la porterebbe via a forza. - -Domitilla, com'ebbe letto il biglietto, sorrise all'idea d'essere rapita -di notte in una carrozza trascinata da due veloci cavalli e scortata da -ceffi spaventosi; ma la ragione la distrasse dalle fantasie romanzesche, -e poiché l'amante si ribellava, comandava, minacciava, il meglio era non -badargli -- se pure, a tirar troppo, la corda non si fosse rotta. No, -meglio era andare da lui -- se pure al convegno, per debolezza sua, non -fosse seguíto ciò che sarebbe seguíto al rapimento. -- _Parcere -subiectis et debellare superbos!_ Domitilla, la sera tardi, s'attenne -alle norme che l'amante le aveva scritte; e don Alfonso, ricevutala da -una scala nel giardino, non stentò a persuaderla che entrasse nella sua -casa. -- «Soggiogare il ribelle e, dopo, nel perdono, acconsentirgli» -aveva determinato a sé stessa Domitilla; ed entrando disse in tono -ostile, súbito: - --- Per voi io comprometto, questa sera, il mio onore. Del vostro amore -quali prove avete date voi a me? - --- Io vi amo -- rispose don Alfonso. - -La dama senza badargli continuava: -- Voi m'avete fatta una proposta -indegna, l'insensata minaccia d'impossessarvi di me con la violenza! Ma -io non vi temo; v'ascolto. Che volete? - -Già alle prime parole di lei cosí avversa nell'aspetto e nella voce il -cavaliere aveva perduta la riflessione del disegno che s'era preparato -in mente; e alle ultime lo turbò il dubbio che la dama nascondesse -un'arma; onde, umile, le chiese: - --- Vittoria, che cosa debbo fare io per voi? - --- Nulla, se non potete soffrire e non sapete dominarvi! - -Allora egli si lamentò di lei: egli soffriva da troppo tempo, egli -soffriva di quell'amore che gli pareva tenebroso ed aspro quasi un -delitto o una condanna; e da lei non aveva conforto se non di poche -parole vane; non aveva speranza e confidenza alcuna. -- Desiderate che -io soffra. E avete detto che mi amate! - --- Io vi amo -- ripeté essa; e ai lamenti contrappose gli aforismi -appresi nei romanzi. -- Non è amante degno chi non rinunci la propria -volontà a quella dell'amata; né v'ha amore buono che non sia combattuto -dalla sorte; né è passione nobile e pietosa in chi non sia pronto ad -ogni sacrificio, al sacrificio della vita stessa. - -Il rimprovero offese don Alfonso. Esclamò: -- La mia vita non è vostra? -Ogni mio pensiero, da quando vi ho veduta, ogni mio desiderio non è in -voi? Non vorrei io liberarvi ad ogni costo della tirannia che -v'affligge? Un cerchio di ferro vi stringe e vi soffoca: vorrei -spezzarlo, e v'avvolgete nel mistero e mi fuggite; vorrei consolarvi o -dividere nel vostro segreto i vostri affanni, e mi fuggite! Che amore è -il vostro? - --- Un amore onesto, paziente, generoso! - -Don Alfonso tacque con uno sforzo palese per contenere il diniego contro -il quale la dama era agguerrita: nel dibattito l'ira deformava la -bellezza della donna ed egli che aveva creduto d'ottenerla presto in -pace, quella sera, pativa come sentisse dileguarsi un sogno di felicità. -Perciò egli taceva. Ed ella, quantunque quel silenzio non la sbigottisse -molto, per lasciar trapelare un po' di barlume agli occhi dell'amante, -proseguí. - --- In quest'amore io aveva riposto il conforto d'affanni vecchi e nuovi: -ad esso confidavo l'avvenire: per il bene di esso, il mio e il vostro -bene, mi credevo costretta a nascondervi ciò che cercate di scoprire, a -celarvi ciò che cercate di sapere, quasi dubitaste di qualche mia azione -indegna. Voi ignorate le lagrime che mi costa il solo sospetto -dell'amore che vi voglio; e non mi vedete quando vi sospiro, non mi -udite quando vi chiamo a me, non mi sentite in voi come io sento voi in -me. Mi sono ingannata. Voi, voi mi avete ingannata turbando cosí per -gioco e per sfogo della vostra giovinezza la poca quiete che la sorte mi -lasciava. Ma se non m'avete compresa, non m'avete meritata, don Alfonso! -Addio dunque. - -E stupita ora ch'egli non fiatasse, andò all'uscio per uscire: l'uscio -era chiuso a chiave. Si rivolse, di bianca divenuta livida. - -Il cavaliere disse orgoglioso e solenne: -- Voi siete in mia balia. Ma -don Alfonso della Torre vi difende proponendovi il suo nome, il suo -cuore, la sua nobiltà. -- E le si accostò tendendole la mano. La dama -non sorrise: piú fiera, piú solenne di lui, rifatta bellissima da -quell'orgoglio superiore, ella disse: -- Per difendermi basta il mio -nome, puro come il vostro, e la mia nobiltà, piú antica della vostra, -don Alfonso della Torre! - -No: ella non aveva nessun'arma; tremava e, tanto il cuore le batteva, -ansimava quasi il respiro le mancasse. E vinse lei. - -Ai suoi piedi il cavaliere domandava perdono con le piú umili e dolci -parole che la passione gli suggeriva e con gli occhi ansiosi cercava -nell'aspetto di lei il segno del perdono, come la speranza della sua -vita. Essa ascoltava rasserenandosi a poco a poco, e infine su quell'ira -domata, quell'orgoglio avvilito, quella fierezza abbattuta, essa sorrise -e sollevò lo schiavo a baciarla nella bocca. - - - V. - - -Domitilla non aveva a pena goduto del suo trionfo che si dié colpa -d'essere stata troppo debole ed arrendevole; e quantunque non dubitava -della parola di don Alfonso, temeva che egli appagato nel desiderio e -già pentito si disamorasse, o almeno non giudicasse grande quant'ella -voleva la grazia ottenuta quella notte. Essa l'amava; ma per dominarlo -le bisognava che l'ardore di lui fosse piú vivo del suo stesso ardore; e -per acuirne o riagitarne le brame e inretirlo piú strettamente, le -bisognava farle stentare la ripetizione e l'intero possesso della -voluttà. - -Gli scrisse il giorno dopo: «Guardatevi, ché è in pericolo la vostra -vita.» - -Don Alfonso, il quale non aveva paura di pericolo conosciuto e certo, a -quell'avviso cominciò quasi sgomento a imaginare ogni piú strano -affronto ed ogni danno che potesse fargli il nemico nascosto e -sconosciuto; e come da un pezzo sospettava fosse il Palmenghi il -carceriere della dama, cosí suppose che il Palmenghi, scoperto il -trascorso della dama, cercasse vendicarsi: non usciva se non armato e -seguíto da piú servi e comandava di vigilare presso la casa del vicino. -Di che questi s'avvide presto; né avendo ragioni proprie d'inimicizia -con il Della Torre, credette a un accordo fra i parenti di Domitilla, -che l'odiavano a morte, e don Alfonso; e si guardava anch'egli. I servi -dell'uno e dell'altro si guatavano in cagnesco. La rissa avvenne, e -quando già Domitilla, dimentica del suo biglietto, aveva ripreso a -scrivere all'amante e a confortarlo. - -Un giorno don Alfonso veniva verso la porta del Palmenghi, sulla quale -due figure di bravi stavano in attitudine spavalda; e poiché egli fu -passato, quelli risero in faccia ai due fidi che gli erano di scorta. -Offesa ai servi, offesa al padrone: don Alfonso fe' un cenno e i suoi -attaccarono gli altri. - -Alle grida il Palmenghi uscí con la spada in pugno, e allora don Alfonso -s'avventò su di lui rapido, in un attimo, e lo colpí al cuore; poi in -due salti entrò nel suo palazzo e dalla pusterla del giardino corse alla -casa di Gabrio, che era poco lungi. E mentre l'amico l'aiutava a cambiar -vesti perché cambiasse aria, egli gli raccomandava di ottenergli il -perdono della dama, che credeva aver privata del fratello e che presto o -tardi, se gli perdonasse, farebbe sua moglie. Gli raccomandava di -indurla a scrivergli a Torino, dove sperava recarsi; di provvedere a che -giungessero a lei le sue lettere e di adoperarsi, quando fosse tempo, ad -ottenergli dal duca la grazia di quell'omicidio che aveva commesso quasi -involontariamente. Gabrio promise. - -Don Alfonso all'imbrunire fuggí da Parma. - - - VI. - - -Quando tra amici ch'ebbero comuni sentimenti, abitudini, piaceri e -desideri si frammette la donna amata da uno di lor due, è imposto anche -un limite alla loro antica comunanza: oltre tale limite è la donna, di -cui non si può discorrere o si deve discorrere poco e con riguardo; è il -possesso, conosciuto solo in apparenza, che non si può scrutare, -toccare, valutare. E troppo di frequente, per una voglia suscitata da -invidia e gelosia insieme, accade che l'amico pensi dinanzi alla donna -dell'amico: -- M'ha detto che l'ama e che gli appartiene anima e corpo; -non altro. Quali parole gli mormorano quelle labbra, intimamente? quali -sorrisi gli porge quella bocca? quali baci? Agli occhi di lui che -lusinghe, che promesse hanno quegli occhi? e quali carezze e abbandoni -molli e resistenze incitatrici e segrete voluttà trova egli tra le sue -braccia? Piú: che forza o che arte misteriosa congiunge essa alla -bellezza per carpirne il cuore e trarlo seco, avvinto, nel cammino della -sua vita? -- Chi studia di rispondersi tenta di tradire l'amicizia. - -L'ufficio di confortatore riuscí penoso, da prima, a Gabrio Gabrii, -perché la madre del Palmenghi, vecchia rimbambita, o lo scambiava co 'l -figliolo, o gli chiedeva: -- Dicono che l'hanno ammazzato. E vero? --; e -perché la dama di don Alfonso piangeva, con lui, dolorosamente. -Domitilla in fatti soffriva, non già accusandosi della tragedia -avvenuta, per caso, dopo i suoi inganni, ma pensando che aveva perduto a -un tempo stesso due amanti: quello che essa amava e quello che la -proteggeva. - -Nondimeno Gabrio ebbe pazienza, e Domitilla era cosí leggiadra che lo -scoprirne la vera storia non distolse il gentiluomo dall'usare con lei i -modi piú cortesi e le parole piú affettuose. D'altra parte, la dama -ammirava in Gabrio tanta dolcezza d'animo e piacevolezza di costumi; e -trovando nei discorsi di lui da ammirare anche sé medesima, non sempre -senza intenzione gli spiegava co' suoi vezzi il perché l'amico Don -Alfonso s'era invischiato e perduto nel suo amore. Chi non avrebbe -perduta la testa come don Alfonso? - -Ma: -- Lontano dagli occhi, lontano dal cuore -- sospirava Domitilla; e -il Gabrii rispondeva che mancatogli oramai ogni speranza di tornare a -Parma, il povero amico cercava forse dimenticarsi delle persone fide, -che non si dimenticavano di lui. - -Frattanto don Alfonso, il quale mandava lettere e non riceveva piú -notizia di nessuno, dubitava che qualche sciagura fosse intervenuta a -Gabrio, temeva che Gabrio tacesse per tacergli qualche sventura della -dama, supponeva fino d'essere stato abbandonato dall'amante e -dall'amico. E nel ricordo, irremovibile dal suo pensiero, l'amaro e nero -ricordo di quel fatto pe 'l quale viveva nell'esilio, sorgeva insistente -e tormentoso in atto di dolore e di maledizione la bella donna ch'egli -amava, ch'egli invocava, desto e nei sogni, sempre; né ardiva -figurarsela, pure nell'avvenire, innamorata d'altri. - -La verità don Alfonso l'apprese tardi. Incontrò un giorno certo -gentiluomo della sua città che era venuto in missione per il duca -Odoardo alla corte di Torino, e gli domandò nuova dell'amico Gabrio. - -Rispose il gentiluomo: - --- Ha sposata la dama che si diceva sorella del Palmenghi. - --- Vittoria! -- gridò don Alfonso, cui parve ricevere d'un coltello nel -cuore. - --- Vittoria facile per i suoi amanti -- disse l'altro sorridendo del -motto --; ma essa ha nome Domitilla. - -Don Alfonso n'aveva imparato abbastanza, e dissimulando quel che pativa -dentro, volle sapere di piú: chiese piú cose, e infine che cagione si -fosse data in Parma alla sua rissa co 'l Palmenghi. -- Che l'uno di voi -era geloso dell'altro, o che Domitilla spinse l'uno a liberarla -dell'altro. Ma un terzo ha goduto. - -Cadutagli la benda dagli occhi, don Alfonso credé scorgere anche oltre -la verità vera. L'amore della dama per lui era dunque stato uno svago, -un sollazzo cominciato colla bugia del nome ambiguo che quella, cosí per -gioco, aveva assunto, e proseguito per una tragedia fino al tradimento: -già prima d'avvolgere lui in quegli inganni ella forse amava Gabrio! -Forse questa era stata la pena segreta che un tempo aveva sorpresa in -lei! La rivedeva, adesso, come nel giorno che gli aveva detto d'amarlo, -lagrimosa, e come nella sera della dedizione, vittoriosa e vinta; la -vedeva, lei che gli aveva accesa nelle vene la febbre della voluttà, -fremere ora di voluttà tra le braccia di Gabrio, obliosa, sorridente, -perfida. - -Cercò imagini diverse: Gabrio che cadeva ferito sanguinando e Domitilla -che gemeva nella solitudine d'un chiostro; e meditò la vendetta, la -preparò con brama feroce, la pregustò con gioia feroce. - -Il conte e la contessa Gabrii tornavano una sera dalla loro villa a -Parma, quando, a una svolta della strada, un uomo tese il braccio armato -di pistola verso il cocchio. - --- Gesummaria! -- fece a pena il conte, ricevendo il colpo. - -Chi aveva tradito l'amicizia s'era meritato di morire; chi aveva tradito -l'amore meritava di vivere, sola, nel rimpianto e coi rimorsi. - - - - IL POLSO - - - Sec. XVIII. - -Difficile dire se il conte La Fratta amasse piú sé medesimo o la -marchesa Arnisio; ma giacché per acquistarsi dal mondo la lode di -cavaliere perfetto nella stima di lei e per secondare gli stimoli del -cuore insisteva da un anno a servire con cura paziente e con indulgente -costanza una dama cosí mutabile di pensiero e di animo, egli certo amava -troppo sé stesso e oltre il necessario a un cavalier servente egli amava -l'Arnisio. - -A dire il vero a sua scusa ella esercitava tuttavia su lui l'attrattiva -dell'ignoto e del nuovo, la virtú quasi d'un fascino arcano, quantunque, -a dire il vero, egli in un anno n'avesse conosciute molte singolarità e -usanze e malizie. Già sapeva La Fratta quando fosse bene contrapporsi e -quando fosse meglio accondiscendere a quello che le piacesse affermare; -già aveva appreso a distinguere su le sue labbra rosate tutti i gradi di -sprezzante pietà e d'ironia sottile che vi segnasse il sorriso; già -comprendeva tutto quanto comandasse o esprimesse dalla sua abile mano il -ventaglio irrequieto: anche, tra lui e lei, quand'ella aveva l'emicrania --- ed era spesso --, l'esperienza e la consuetudine avevano sancita una -specie di prammatica ai modi e ai discorsi d'entrambi; e a lui toccava -parlare di mille cose per divagarne il pensiero doloroso e pesante e a -lei bastava rispondere, a diritto o a rovescio, no, sempre no, o sí, -sempre sí. - -Questo ed altro il conte sapeva della marchesa; ma una cosa non sapeva: -se la marchesa avesse il cuore o non l'avesse. "L'ha o non l'ha?" egli -si chiedeva ogni giorno, e addentrandosi ogni giorno piú nella ricerca -dell'ignoto n'era piú avvinto dal fascino e ogni giorno piú s'innamorava -della dama e di sé medesimo perché con sua gloria resisteva a servirla. - -Finalmente l'Arnisio agli scatti di stizza e alle bizze nel brio e alle -arie annoiate alternando gli accordi e i riposi e gli assensi cominciò -ad accarezzarlo di certe occhiate cosí lunghe e sentimentali ch'egli -credette di giungere a proda: il sentimento deriva dal cuore; dunque il -cuore l'aveva. Né il cuore della marchesa doveva battere per altri che -per lui, il quale da un anno la serviva con cura paziente e con -indulgente costanza: non per altri. Ond'ecco La Fratta a studiare di -quale e quanto e quanto duraturo amore fosse capace il cuore piccoletto -della marchesa Arnisio, perché ella non aveva con lui quelle espansioni -compiute, quei confidenti abbandoni e neppure quei moti meditati o -spontanei di gelosia che tutte le donne amando o fingendo d'amare -sogliono avere. E nello studio La Fratta aguzzò cosí i suoi occhi e il -suo pensiero a leggere nel pensiero e negli occhi della dama che, -ahimè!, troppo credette d'apprendervi. - -Le ire e i languori; le inquietudini fanciullesche e le remissioni di -donna usata alla vita; i capricci, le allegrezze, le noie traevan forse -cagione non solo dall'indole sua bizzarra, ma da un intimo, segreto -travaglio che le eccitava e tribolava lo spirito: lo sguardo di lei -spesso stanco o vagante e la voce spesso velata e mesta dicevan forse il -suo spirito smarrito dietro un'inafferrabile bene, finché con uno sforzo -mal nascosto di volontà non le riuscisse di riaversi o mentire, e allora -abbondava di cachinni e di frizzi, cattiva a un tempo e vezzosa; -l'assiduo disturbo dell'emicrania, invece che la simulazione d'un -malanno alla moda poteva essere la dissimulazione di un urgente rovello; -gli sdegni di lei contro lui non erano forse, come egli aveva sempre -creduto, modi di civetteria sagace, ma piú tosto non rattenuti impeti di -sfogo sincero; e quelle carezzevoli occhiate, quelle occhiate lunghe e -sentimentali, neanche potevano essere tardi e magri compensi alle -fatiche della sua servitú, ma tutt'al piú erano segni di compassione per -lui in una confessione oramai manifesta: «Il cuore l'ho, oh se l'ho!; ma -non per voi, povero conte!» Or bene: il conte La Fratta non disse alla -marchesa Arnisio come Publio a Barce: - - Se piú felice oggetto - Occupa il tuo pensiero, - Taci, non dirmi il vero, - Lasciami nell'error. - È pena che avvelena - Un barbaro sospetto; - Ma una certezza è pena - Che opprime affatto un cor; - -no: i due amori, l'uno della dama e l'altro di sé, che premevano l'animo -del conte e vi si rafforzavano senza confondersi, lo sospingevano ad -accertare la verità; l'uno, perché chi è innamorato talora dubita a -torto; l'altro, perché, se non dubitasse a torto, egli ritraendosi a -tempo non compromettesse la sua dignità e la sua fama di _cavaliere di -spirito_. - -Bel tema, è vero?, sarebbe stato per una satira il caso d'un patito che -con zelante servitú e con dabbenaggine inconscia riparasse l'amore -ignoto della sua dama!; e La Fratta aveva in odio le satire. O, dunque, -la marchesa amava qualcuno di quelli che le farfaleggiavano intorno, il -quale, come minore di lui, ella non potesse assumere a servirla senza -scapito agli occhi del mondo; o amava chi attendeva, incurante o ignaro -di lei, ad altra dama della quale ella fosse gelosa; e come anche non -pregata essa l'avrebbe lasciato nel dubbio, ed egli non voleva restarci, -egli interrogava il mistero, scrutava, investigava. Ma invano: tal donna -era l'Arnisio che davanti a niuna persona e in niuna circostanza perdeva -il predominio di sé medesima; né mai, appuntando i suoi sospetti su -questo o su quello che a lei fosse dintorno, il conte riusciva a -sorprenderle in volto ombra alcuna di rossore o di pallore, di -smarrimento o di vergogna. Il mistero per La Fratta permaneva fitto, -fosco, quasi spaventevole, e il suo caso diveniva pietoso e tendeva a -diventare ridicolo. - -Ond'eccolo a richiedere di consiglio l'abate Fantelli: un abate di umore -giocondo e di mente arguta, e caro a tutte le dame di cui conosceva le -corde piú sensibili al tocco delle sue allusioni e de' suoi frizzi, né -men caro agli amici, cui giovava d'esperienza e di senno. - -L'abate consigliò: -- Tastale il polso. - -E La Fratta non comprendendo, quegli aggiunse: -- Né i palpiti del cuore -né i battiti del polso si possono frenare. Allorché ricorderai alla -marchesa il tuo rivale sconosciuto, il suo cuore batterà piú forte e non -potrai sentirlo, ma il suo polso batterà piú in fretta e tu potrai -sentirlo. - -Al conte questa parve un'invenzione mirabile; e l'abate continuò: -- Non -si falla. Però ricordati che io confido la ricetta alla tua segretezza. - --- Son cavaliere -- rispose La Fratta. E corse dalla marchesa Arnisio. - -Essa, all'entrare del conte, era abbandonata su 'l canapè con la testa -reclinata mollemente e la mano sinistra su gli occhi: ai passi lievi -dell'amico non si mosse, e al saluto di lui e al bacio di lui su la sua -destra rispose con un sorriso ambiguo, meno soave che doloroso. - --- L'emicrania, eh? -- domandò La Fratta. - --- Sí -- rispose ella in tono flebile; e La Fratta sospirò triste pur -godendo d'un'emicrania almeno quel giorno opportuna a' suoi fini. - --- Chi l'avrebbe detto ierisera? -- proseguí egli, non per rammentare il -tempo felice nella miseria ma per avviarsi súbito alla meta. Nondimeno -ebbe prudenza e chiese ancora: - --- Desiderate un po' di melissa? - --- Sí -- ripeté la marchesa, perché di prammatica quel giorno era il sí: -trasse un breve sorso dalla boccettina che l'amico le accostò alle -labbra, e respinse tosto la mano dell'amico. - -Ma -- Che sguardo febbrile! -- disse questi prima ch'ella riabbassasse -le pálpebre; e sedutosi a lato di lei e recatosi il cedevole braccio di -lei su le ginocchia, con le due prime dita ne cercò il polso -attentamente. - -Toc... toc... toc...: nelle arterie, che rigavano d'una trama azzurrina -la bella carne bianca, il sangue perveniva dal cuore pulsando -all'avambraccio in misura placida ed uguale. - --- Chi l'avrebbe detto ierisera? (il conte riprendeva il cammino). -Corgnani giurava di perdere a tarocchi perché lo costringevate a -guardarvi, tanto eravate leggiadra; Travasa sostenne d'avervi ravvisata -a Versailles in una procace figurina di Boucher o di Fragonard; Terenzi -proclamò che niuna dama di Parigi saprebbe ballar meglio di voi il -_paspié_. E ristando, per prudenza: -- No -- disse -- non avete febbre ---. Pure, come piú d'una volta aveva profittato dell'emicrania per -tenere a lungo nelle sue una mano della dama, ritenne invece il polso, e -riandando le vicende della sera innanzi, trascorsa con lei alla -conversazione di una dama illustre, e riferendone vanità e pettegolezzi, -con abile arte poté nominare coloro di cui aveva maggior sospetto. Ma il -polso palpitava sempre uguale e placido. - -«Se non è questo, se non è quello, chi sarà?» domandava intanto La -Fratta a sé stesso. «Quello non può essere; proviamo quest'altro.» - -E proseguí nell'esame e nella tentazione a quel polso ritmico e muto -sinché ebbe camminata invano la via che si era proposta. Oramai -retrocedeva; s'ingarbugliava in nuove ipotesi; s'imbrogliava in nuovi -dubbi; infine s'appigliò a chi gli capitò dinanzi al pensiero: - --- Il duchino, eh?, il duchino sdilinquisce per l'Arboldi: -sdilinquiscono tutt'e due, il duchino e vostro marito. - -Oh Dio! gli era parso che il polso affrettasse: gli era parso; ma non -era possibile che il sangue di una dama come la marchesa Arnisio si -commovesse al ricordo di un vagheggino quasi adolescente. Per altro la -marchesa era sí strana.... - --- Io credo -- riprese egli -- che l'Arboldi non preferirà quel -bamboccio a un cavaliere qual è vostro marito. -- Non c'era piú dubbio! -La marchesa amava il duca, amava -- strana donna! -- il frutto acerbo; e -il polso che aveva confessato era lí pronto a ripetere la confessione. -Per prima vendetta il conte voleva discorrere e burlarsi del duchino -affinché, magari, la capricciosa dama arrabbiasse o, magari, piangesse, -svenisse. Ma il sangue nell'arteria rifluí placido ed uguale, e solo -allora trasecolando La Fratta ebbe un'idea, un lampo, quasi un fulmine: --- il marito?!.... - -Già: a parlare del marito e dell'Arboldi il polso precipitava, -martellava, scottava. Come scottato, il conte abbandonò il braccio della -dama e balzò in piedi: stupito, stordito non sapeva piú che si dicesse. -Diceva: - --- Ma dunque, se l'abate Fantelli.... No: non è possibile! -- E quando -si fu ricomposto, senza esitare, rapido, asserí: - --- Voi siete innamorata, marchesa! Voi siete innamorata; ditemi, è vero? - --- Sí -- rispose la dama; ma poteva essere il sí di prammatica. - --- Siete innamorata di vostro marito: è vero? - -La Fratta s'aspettava una risata dinegatrice, ma la dama, la quale, -meravigliata anch'essa, era per gridare -- Chi ve l'ha detto? --, ebbe -tant'ira di scorgersi scoperta nel suo segreto, e scoperta dal conte, e -sentí tant'odio per il conte, che frenò la curiosità e tacque. - --- È vero? -- incalzava l'altro --: di vostro marito? - --- Sí! -- E questo non fu il solito sí; fu un sí aspro, secco, -trafiggente. L'altro continuò: - --- E voi fino ad oggi avete sofferta la mia servitú solo in ubbidienza -della moda? - --- Sí! - ---.... ed io vi ho annoiato sempre, sino ad oggi, senza accorgermene? - --- Sí! - -La Fratta divenne rosso; ma era cavaliere, e si contenne. - --- Dunque -- conchiuse -- non vi annoierò piú, signora marchesa! Solo -permettetemi l'ultimo consiglio: se non volete far ridere il mondo non -riferite questo nostro colloquio all'abate Fantelli. -- E per un supremo -sforzo di galanteria cercò di baciare la destra dal polso febbrile e -loquace: la marchesa ritrasse la destra; ond'egli, senza inchinarsi, -uscí dalla camera. - -Ma quando la portiera fu ricaduta dietro di lui, la dama, alzatasi vispa -e gaia come quella che da un mese non aveva avuta emicrania, con un -lungo sospiro di soddisfazione esclamò: -- Finalmente! - -Indi si chiese: «Perché non dir tutto all'abate Fantelli?» - -Egli solo, infatti, avrebbe saputo spiegarle da che mai il conte avesse -ricevuto la rivelazione improvvisa. «Gli dirò tutto -- stabilí --; e che -egli rida e il mondo rida! Anzi!» - -Infatti porgendosi vittima volontaria alla derisione del mondo ella dava -al marito una prova d'amore sublime fino al sacrificio, sí che -sollecitato e disposto da quella al suo amore, il marito non avrebbe piú -repugnato -- ella n'era certa -- alle altre prove e piú seducenti prove -dell'amor suo. - -Frattanto il cavaliere di ritorno dalla dura battaglia contemplava la -gravità della propria sconfitta e cercava rimedio a quello de' suoi -affetti che dolorava ferito: l'affetto di sé medesimo; giacché l'altro -pareva rimasto estinto di colpo. Rifletteva il conte che raccomandando -alla dama di tacere aveva obliato la natura di lei e che s'ella parlasse --- e parlerebbe -- il mondo riderebbe di lui e non di lei, della quale --- cosí era strana -- nulla poteva sorprendere; ed egli considerava fra -sé il capriccio di lei; si stupiva di non essersene accorto prima; si -rassegnava a comprendere quel capriccio meno enorme di quanto aveva -giudicato prima. - -Il marchese Arnisio era un bel giovane, alto, pallido per sangue nobile -da secoli, con dei modi di secolare nobiltà. Che meraviglia se la -moglie, gelosa della dama la quale egli serviva, se n'era accesa a -dispetto del mondo e del cavaliere servente? - -E l'orgoglio del conte dolorava; e l'altro affetto, che ancora non era -spento del tutto, sussultava d'un ultimo spasimo. Peggio, assai peggio -che la derisione del mondo, la derisione della marchesa quand'ella -innamorasse e seducesse suo marito! - -E il battuto, fugato, disperato La Fratta concepí il disegno di salvare -il suo decoro e la sua dignità nella stima del mondo e nella stima della -marchesa. - -Ond'éccolo in cerca del marchese Arnisio. Lo trovò per strada e al -saluto di lui non fece né parola né cenno; di che l'Arnisio gli chiese -la causa e della risposta fu sí poco contento da ammonire La Fratta che -non salutare chi merita rispetto e onore è villania. Ma poiché la taccia -di villania a chi merita rispetto e onore è grave ingiuria, il conte -trasse la spada: trasse la spada il marchese; e al terzo colpo la lama -del conte segnò di rosso la destra dell'avversario. - -Pronto questi strinse colla pezzòla di battista il taglio che non era -profondo, e poi domandò senz'ira: - --- Ora mi direte perché un cavaliere come siete voi ha voluto attaccar -briga con un cavaliere come sono io. - --- Per provarvi -- rispose La Fratta alla dimanda che s'aspettava -- per -provarvi che se da oggi in avanti non servirò piú vostra moglie e non -entrerò mai piú nella vostra casa, la colpa è vostra. - -Il marchese, udita tal spiegazione del fatto, ne capí meno di prima e -ribatté: - --- Spiegatevi! - -E il conte: - --- Vostra moglie è sdegnata meco e infastidita della mia servitú perché -io, e non voi, ho scoperto ch'essa è innamorata di voi. - -Allora l'Arnisio rimase proprio quale era rimasto La Fratta alla -rivelazione del polso; fors'anche con uguale timore volse il pensiero al -riso del mondo, ed egli chiese con tono e impeto d'incredulità e di -sorpresa: - --- In che modo avete saputo ciò? E ne siete sicuro? - --- Il modo -- rispose dignitosamente La Fratta -- è un segreto -dell'abate Fantelli; ma di ciò sono tanto sicuro che solo per ciò un -cavaliere come son io ha potuto attaccar briga con un cavaliere come -siete voi. - -A tali parole il marchese sorrise e porgendo la mano ferita all'amico - --- Conte La Fratta -- esclamò contento --, io vi ringrazio! - - - - - LE FONTI - - - - I. - - -1. _Fabliau de Guillaume au faucon._ - -2. _Fabliau du Vair Palefroi_ e una favola di Fedro -- La seconda parte -è d'invenzione. - -3. Masuccio Salernitano. - - - - II. - - -1. _Prato Spirituale dei Santi Padri_, cap.o XI: «.... nel monasterio di -Pentula era un frate a sé medesimo molto intento e continente; ed -essendo impugnato dallo spirito della fornicazione, non potendo questa -battaglia sostenere, uscí dal monasterio e andò in Gerico per satisfare -alla sua concupiscenza; e súbito che e' fu entrato nella cella della -meretrice fu tutto leproso....» - -2. _Gesta Romanorum_ (_De constantia fidelis animae_): «.... post -gallicantum de lecto surrexit, intime firmamentum vidit, in quo clare -dominum nostrum I. C. inter stellas respexit et dicentem: .... tempus -est ut pro meo amore.... studeas viriliter contra inimicos meos -pugnare....» etc. Ma d'invenzione sono il secondo e il terzo capitolo. - -3. _Vite dei Santi Padri_: «Una vergine ancella di G. C., la quale stava -insieme con due altre vergini, et eravi stata ben sette anni, da un -cantatore fu tanto sollecitata e visitata che cadde con lui in -peccato.... E venne in tanto odio di lui e di sé che, quasi -vergognandosi di vivere, incominciò sí dura et aspra penitenzia che poco -meno che non s'uccise.» - - - - III. - - -1. _Novellino: Qui conta una novella d'amore._ - -2. _Fabliau: Le chevalier qui recouvra l'amour de sa dame._ - -3. _Fabliau: Roman de un chevalier et de sa dame et de un clerk._ -- I -lascivi novellieri erotici del '400 sono alcuni volgarissimi; altri -(ricordate il Piccolomini) sentimentali. Riuscii a rendere questa -disuguaglianza del sentire in una novella sola? - -4. La corruzione della passione erotica nel secolo XVI quali novellieri -resero meglio di queste _Lettere Amorose_ di Alvise Pasqualigo (Venezia, -1569)? [Vedi A. A. _Romanzieri e Romanzi del cinq. e del seic._] Ne' -riferimenti ho mutato solo la grafia. - -5. _Novelle degli Accademici Incogniti_ (30ª, di F. Carmeni). - -6. _Gesta Romanorum_: «Legitur, ut dicit Macrobius, quod erat quidam -miles qui habuit uxorem suam suspectam....» Chiede, il soldato, -consiglio al prete; il quale «manum dominae accepit et pulsum suum -tetigit; deinde sermonem de eo fecit, cum quo erat scandalizata et -vehemens suspicio: statim pre gaudio pulsus incepit velociter moveri et -calefieri.... Clericus, cum percepisset hoc, incepit sermonem de viro -suo habere, et pulsus statim ab omni motu et calore cessabat.» - -Fu scritta, quest'ultima, nel marzo del 1894. - - - - - NOTA - - -.... L'indagine psicologica, l'osservazione e lo studio del fenomeno -spirituale, l'analisi del sentimento sono la caratteristica della nostra -età e il tormento nostro. Questa curiosità pretensiosa di conoscere noi -stessi sembra penetrare dalla scienza nella vita comune e divenire -abitudine e sollazzo dello spirito. Il cronista narra della ragazza che -s'è avvelenata e riferisce i particolari piú minuti del fatto; ma non ci -bastano essi, e vorremmo sapere quale successione di pensieri dolorosi o -folli, quale aberrazione di sentimento ed esagerazione di passione -erotica, quale cumulo di avverse circostanze esteriori e che influenza -di contorno ha condotto quella femminetta al proposito insano. - -Né ci sbigottisce e rattiene la profanazione dell'idealità; anzi ci -sembra d'innalzare noi stessi abbassando i grandi uomini a noi se -possiamo apprenderne a rilevarne i difetti o le colpe. E non la sola -vaghezza dell'ignoto, ma l'avidità di conoscere in che guisa vivevano e -come sentivano i nostri avi induce gli studiosi a violare per gli -archivi i segreti del tempo e della morte e innamora le persone severe e -cólte alla storia dei costumi. Però l'efficacia della critica storica è -tanta che non si capirebbe senza avvertire questa ragione remota della -sua necessità. - -Ma l'arte quando esagera le tendenze dell'età sua si pervertisce sempre -e pervertisce e stanca: onde l'uggia del romanzo psicologico decaduto a -una specie di psicologia romanzesca; onde il rimprovero che si muove -pure ai poeti di ricercar troppo e con morboso compiacimento le -sensazioni insolite, le esagerazioni sentimentali, le infermità -psichiche nella passione umana; e quindi anche il desiderio che l'arte -si ritempri ai modi degli artisti sani e validi, e, pur rinnovandosi, -anzi per rinnovarsi meglio, si rifaccia espressione schietta e forte del -sentire e della vita. - -Del qual desiderio tenuto conto, e, d'altra parte, tenendo conto della -fortuna che seconda gli studi intorno il costume antico, non sarebbe -meraviglia se a qualche scrittore venisse l'idea di rinnovare, con -invenzione sua, il racconto del fatto antico.... Ma qual norma dovrebbe -seguire questo raccontatore di novelle che ritraessero costumi e vita -d'altri tempi e la passione di tutti i tempi? - -Per me, una delle due: - -O la maniera arcaica, cosí nello stile come nello sviluppo del racconto -(prova d'arte riflessa, a diletto di pochi dotti: già sfoggio in Balzac -di maestria e di meravigliosa potenza stilistica e fantastica, e, da -noi, esercizio, affettazione di bello stile nel Cesari, nel Colombo, -nello Zambrini, nel Livaditi, in altri, e, non è molto, grazioso -capriccio di Ugo Fleres); - -o (per prova d'arte spontanea, a diletto di tutti) la maniera moderna: -cioè, nulla d'arcaico nel racconto, se non, intimamente, quanto bisogna -a non offendere la rappresentazione, la verità, la visione dell'antico e -la realtà della storia: dunque profittare d'ogni mezzo che noi abbiamo -imparato e conserviamo dell'arte vecchia perché nuovo in eterno; -colorire modernamente la forma, per quanto è possibile e conviene, e -anche improntare il racconto di quell'osservazione e spiegazione -psicologica da cui oggi acquista verosimiglianza e allettamento lo -sviluppo della passione. Soltanto un'impronta, s'intende; e a ciò si -pretenderebbe un senso delicatissimo di temperanza fra il vecchio e -quello che può rimanere moderno.... - -Ma rifarsi all'arte ingenua e primitiva dei trecentisti, del Sacchetti, -per esempio, adattando a quella loro bella semplicità il moderno stile -semplificato, non credo si possa senza offendere il precetto oraziano, -l'immutabile precetto del _cor sincerum_.... Nessun grande artista si -sottrasse mai del tutto al suo tempo, pur quando ne avversò i gusti e ne -avvisò gli errori, e in arte non si saltano impunemente quattro o cinque -secoli.... - - A. A. (Da un articolo del _Fanfulla_ - _domenicale_ n.o 8, an. XVII). - - - - - _Finito di stampare_ - _il dí 25 Febbraio MDCCCXCV_ - _nella tipografia della ditta Nicola Zanichelli_ - _in Bologna._ - - ---- - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VECCHIE STORIE D'AMORE *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38628 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the -General Terms of Use part of this license, apply to copying and -distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the -Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a -registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks, -unless you receive specific permission. 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