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- Vecchie storie d'amore
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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Vecchie storie d'amore
-
-Author: Adolfo Albertazzi
-
-Release Date: January 20, 2012 [EBook #38628]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VECCHIE STORIE D'AMORE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- ADOLFO ALBERTAZZI
-
-
- VECCHIE STORIE D'AMORE
-
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- BOLOGNA
- DITTA NICOLA ZANICHELLI
- _(Cesare e Giacomo Zanichelli)_
- MDCCCXCV.
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- Proprietà letteraria.
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-
- BOLOGNA, TIPI ZANICHELLI, 1895.
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- ----
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-
- _Le passioni umane non mutano: mutano i costumi e le attitudini
- dello spirito nelle passioni e le sembianze dei fatti umani. A
- questo intesi. Per questo divagai con fantasia indulgente in
- quella che mi parve verità di costumi e della vita senza timore
- di riuscire un novellista immorale._
-
- _E mando il libro a chi, se n'udrà lode non di volgo, penserà
- sorridendo: io volli che fosse scritto._
-
- A. A.
-
- Mantova, 15 febbraio 1895.
-
-
-
-
- INDICE
-
-
- I.
- IL VALLETTO OSTINATO
- IL LEARDO
- LIBERALITÀ DI MESSER BERTRAMO D'AQUINO
- II.
- LA SALVAZIONE DI FRA' GERUNZIO
- _DIO LO VUOLE!_
- DISPERAZIONE
- III.
- AGNESINA
- LA FANTASIMA
- UN'OPERA DI PIETÀ
- PASSIONE D'UN GENTILUOMO VENEZIANO
- LA DAMA FALLACE
- IL POLSO
- LE FONTI
- I.
- II.
- III.
- NOTA
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- ----
-
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-
-
- I.
-
-
- «Con donne si dee contare di cose d'allegrezza e di cortesia e
- d'amore....»
-
-
-
- IL VALLETTO OSTINATO
-
-
-Il castellano di Ripalta s'era allevato con amore un valletto di nome
-Ugo e con desiderio, esercitandolo a cavalcare e ad armeggiare,
-attendeva il giorno che lo armerebbe cavaliere. Né di quel bene del sire
-pe 'l valletto ingelosiva madonna Ginevra, poiché la giovinezza di lei
-fioriva sterile ed il ragazzo, tenuto quasi in conto di figlio, le
-risparmiava i rimbrotti del marito.
-
-Madonna viveva lieta; e l'amore del marito, le cacce e il conversare
-colle sue donne e cogli ospiti, le divagavano la vita uguale e solitaria
-del castello non meno che le faccende casalinghe cui essa accudiva
-umilmente, con fanciullesca mutabilità. Cosí, come rideva quando le
-galline, che al solo vederla chiocciando e sbattendo le ali le correvano
-dietro, si disputavano in frotta avida e litigiosa il becchime che
-gettava loro, rideva se a diporto il palafreno saltasse imbizzarrito o
-adombrato, o se nell'arazzo da rammendare le riuscisse peggio che lo
-strappo il rattoppo: mentre cuciva presso la finestra dalla quale
-scorgeva l'ampio paesaggio a basso e d'intorno, ella cantava e i
-villani, giú nella valle, udivano limpide e schiette le cadenze della
-sua bella voce.
-
-Gioconda natura! Per essa madonna Ginevra era amata dai servi,
-quantunque fosse anche temuta perché gli occhi del sire vedevano tutto
-con gli occhi di lei e perché ogni capriccio di lei diventava la volontà
-del sire: solo Ugo il valletto la serviva baldanzoso e sicuro, e quando
-fallava sapeva vincerne lo sdegno fingendosi egli sdegnato e mesto;
-ond'ella finiva con immergergli le dita tra i capelli folti, per ridere.
-Ugo allora si divincolava e la guardava in un'occhiata.
-
-Veramente molte cose erano permesse ad Ugo: poteva arrampicarsi su per
-gli alberi dell'orto a inzepparsi di frutta; poteva ordire le piú strane
-burle al vecchio maggiordomo o assestare un pugno allo scudiero che gli
-minacciava un pugno; poteva spiare, dietro una porta, l'ancella che si
-stava spogliando; ché, accusato alla padrona, la padrona rideva, e
-accusato al padrone, il padrone taceva.
-
-Ma quand'ebbe compiuti i quindici anni il valletto parve mutare costume,
-e il signore notò lo studio di lui a imitarlo affinché nessuno, neppure
-madonna Ginevra, lo considerasse ancora un ragazzo. E Ugo sentiva egli
-stesso mutarsi; sentiva una smania di cose nuove, d'altri svaghi,
-d'altri luoghi, d'altri pensieri, mentre la vita e la natura che
-fervevano attorno a lui gli rivelavano cose sconosciute e gli
-suscitavano sensazioni nuove. E mentre la forza sensuale si sviluppava
-in lui e per l'istintiva penetrazione della pubescenza egli imparava da
-tutta la natura il segreto dell'amore umano, quel desiderio peranche
-indefinito gli avvolgeva il cuore di una insolita tristezza e tenerezza.
-Amava, già amava, e non sapeva chi amasse e non sapeva d'amare.
-
-Ma risalendo un giorno dalla valle al castello (era di fitto meriggio e
-sotto la sferza del sole il mondo dormiva un sonno mortale) Ugo a un
-tratto udí cantare lontana e dall'alto, simile ad un'allodola, madonna
-Ginevra; e a un tratto l'imagine incerta del suo desiderio e de' suoi
-sogni acquistò ai suoi occhi sembianza e forma di persona viva: madonna
-Ginevra!
-
-La sera nel porgere, avanti cena, l'acqua alle mani della padrona, al
-valletto tremavano le mani; ed egli se n'accorse, ma non chinò lo
-sguardo perché egli amava da uomo; senza paura, amava, e senza vergogna.
-
-Quante consolazioni nell'avvenire la sua mente innamorata ebbe allora da
-fantasticare! E secondando i ricordi delle storie, che gli avevano
-raccontate a veglia, di cavalieri fatti eroi per gloria delle loro dame,
-e invidiando a sé stesso i pochi anni che gli mancavano alla piena
-giovinezza, s'imaginava vincitore di tornei in cui madonna l'assisteva
-sorridendo, o difensore e salvatore di madonna Ginevra in un notturno
-assalto di nemici.
-
-Per altro, quell'ardore e il compiacimento di quell'ardore patirono
-presto il freddo dell'ignara incuranza di madonna, la quale aveva due
-grand'occhi solo per vedere, non per osservare; e poiché egli non
-fallava piú, tal cura e tal forza metteva nel servirla, essa non aveva
-neppur piú ragione d'immergergli le dita tra i capelli.
-
-Sino a quando la dama avrebbe ignorate le sue pene?
-
-Co 'l volgere dei mesi l'affetto di lui s'andò come condensando a modi
-piú virili, di guisa che la sua fantasia ubbidendo ai richiami e cedendo
-agli impeti dei sensi riscaldati dal primo e precoce calore della
-gioventú, l'abituava a desiderare nella bella donna le delizie corporali
-e le gioie della colpa: a poco a poco egli perdette la baldanza, il
-coraggio, la fede del suo amore; e il timore lo prese che il sire ne
-scoprisse il segreto e l'intenzione. -- Passarono dei mesi; passò un
-anno. Ma quanto piú gli diminuiva la speranza, tanto piú cresceva in lui
-la bramosia di essere presto soddisfatto.
-
-Madonna Ginevra era sempre bella e fresca: rosa fresca in tutta la sua
-bella fioritura. E come spesso, dopo la cena, Ugo sorprendeva afflitto
-certe occhiate desiose del marito a lei! Con che travaglio percepiva
-negli occhi e nel riso di madonna gli assensi e le promesse! -- Il
-desiderio sensuale, non piú vago e dimesso ma deciso e tempestoso,
-affaticava l'animo del valletto non piú riposato nei primi propositi; e
-il pensiero di rimettersi al futuro gli diveniva un ritegno
-insufficiente e un'attesa intollerabile. Già si sentiva morire d'amore;
-avrebbe alla prima buona circostanza rivelata alla dama la sua passione
-pietosa e sconsolata.
-
-Un mattino, montando il suo cavallo migliore e seguito da scudieri in
-nuove vesti, il sire di Ripalta partí per un torneo. Quantunque era
-quello il giorno aspettato dal valletto con penoso e lungo desiderio,
-tuttavia appena il sire fu scomparso al basso del colle tra le macchie,
-egli, nell'imminenza della sua felicità se l'assistesse la fortuna, o
-del suo ultimo malanno se madonna non volesse ascoltarlo o mancasse a
-lui il coraggio d'ottenere ascolto, provò un turbamento grande di paura.
-Pensava: «Prima di notte le dirò tutto. Le dirò il bene che le voglio.
-Ma come comincerò?»
-
-E il sole cadeva ch'egli non aveva ancora trovato il modo acconcio per
-incominciare. Ma quando, a sera, s'accorse che la padrona era entrata
-nelle sue stanze, non piú dubitando salí, s'introdusse guardingo, spinse
-francamente quella porta.
-
-Madonna Ginevra, già sciolti i capelli e un po' discinta, sedeva su la
-cassapanca: alzati, al rumore, gli occhi sonnacchiosi, riconobbe Ugo e
-componendosi la veste in fretta, tra sorpresa e sorridente disse: --
-Vieni, vieni. Che vuoi? Ad Ugo, rinfrancato, venne súbito in mente la
-dimanda che s'era proposto di far dopo e raccolto che ebbe il fiato
-bastevole a non restare a mezzo: -- Madonna -- chiese --, se chierico o
-cavaliere, borghese o valletto, non importa chi, amasse da gran tempo
-una bella donna, damigella o dama, contessa o regina, non importa chi, e
-non avesse cuore di dirglielo, sarebbe savio o stolto?
-
-La dimanda piacque a madonna, lieta nonostante l'assenza del marito, e
-per burlarsi del ragazzo gli rispose: -- Sarebbe stolto. Anche un
-valletto, purché fosse bello e valente come te, dovrebbe parlare. Chi
-ama non sia vile; e ogni donna, anche una regina, n'avrebbe almeno
-almeno compassione.
-
-Ugo con tutta l'anima bevve le parole buone ed esclamò: -- Madonna
-Ginevra, ecco colui! Colui sono io! Quanto ho patito per voi! Aiutatemi,
-madonna!
-
-La dama non rise; non credé che il ragazzo volesse burlarsi egli di lei
-perché gli scorse la passione in faccia, e indispettita d'essersi
-lasciata cogliere e offesa dall'audacia del valletto, gli gridò: -- Ah,
-ma tu sei matto! Che vai cicalando con le tue fole? Che so io de' tuoi
-amori? Che cosa mi hai chiesto? Che cosa t'ho risposto? Vattene,
-vattene! Oh come godrà il sire quando glielo dirò! Vattene!
-
-Stordito, gli occhi spalancati e disperati, Ugo non si mosse; pure, nel
-tumulto della mente, ebbe forza di cercare in un'idea la suprema
-invocazione alla pietà della dama, l'affermazione estrema del suo amore
-e una minaccia quasi di vendetta all'acerbità di lei, e disse: -- Voi mi
-sgridate cosí e la colpa è vostra, che m'avete ferito cosí. Perché non
-mi uccidete? In fe' di Dio, io non mangerò piú finché non mi avrete
-accontentato; -- e con un'angoscia che pareva lo strozzasse uscí di là.
-
-Madonna Ginevra rise forte e pensò: «Oh che cosa gli è venuto in mente a
-quel ragazzo?»; e, nello spogliarsi, guardandosi, rise e ripeté: «Che
-cosa gli è venuto in mente?»; poi si distese sotto le lenzuola e, come
-il marito era lontano, s'addormentò senz'altro pensiero, co 'l riso su
-le labbra.
-
-Ugo invece, che se avesse pianto avrebbe sfogato tosto il suo rovello,
-per non piangere si dimenò a lungo per il letto e non riuscí a chiudere
-occhio prima d'essersi convinto che la prova la quale si era imposta era
-degna d'un cavaliere innamorato, se era prova che gli metteva in
-pericolo la vita. Ma al risvegliarsi, la mattina, ebbe fatica e quasi
-pena a riandare il fatto della sera innanzi; capí d'aver commessa
-un'imprudenza; credé fino d'aver commesso un grosso errore, fino
-un'azione puerile; e si provò a dimenticare. Non poteva: in che guisa
-comparire al cospetto di madonna? E l'amore gli dié ragione; gli
-rinfocolò la fantasia; gli fece parere eroica la deliberazione presa. Né
-si levò da letto; e quando furono a cercarlo disse: -- Ho un gran peso
-qua -- e segnava lo stomaco --; non posso piú mangiare.
-
-Il giorno dopo madonna chiese del valletto. -- Non ingola nulla --
-risposero; né egli cedette ad alcuna preghiera o ammonizione. E il terzo
-dí una serva gli portò una tazza di latte appena munto, spumante, che
-faceva voglia, e un'altra un ovo ancora caldo, ma egli chiudeva gli
-occhi e rifiutava; e anche, tardi, il maggiordomo fu a trovarlo e gli
-porse, dondolandolo per il gambo, un grappolo d'uva primiticcia con
-acini neri e grossi, vellutati da una bianca nebbiolina, tra altri
-ancora rossi ed in agresto. Egli lo divorò un momento con gli occhi,
-resistette e lo respinse.
-
-Allora il maggiordomo venne dove madonna Ginevra, che quel giorno non
-cantava, ricuciva un vecchio saio, e mentre egli ordinava alcune cose
-per la stanza, quasi fra sé, disse:
-
--- Tornerà il sire; ma non staremo allegri.
-
--- Perché? -- chiese con simulata indifferenza la padrona.
-
-Rispose l'altro: -- Ugo morirà: non gli va giú un granello d'uva.
-
-Madonna Ginevra arrossí; si levò, e si recò alla cameruccia del
-valletto.
-
-Stava il valletto con le pálpebre abbassate perché nel languore
-dell'inedia tutto ondeggiava dinanzi al suo sguardo; e aveva il viso
-stanco e smorto smorto. Trasalí ai passi leggeri di madonna,
-riconoscendola.
-
--- Valletto Ugo, dormi? -- ella chiese dolcemente. Egli disse: -- Per
-Dio, madonna, abbiate mercede di me!
-
-A che essa inacerbita di nuovo da tanta ostinazione: -- Da me non avrai
-mai grazia nella maniera che domandi. Questa è la tua ricompensa al bene
-che ti vuole il sire? È questo l'amore che gli porti? Tornerà....
-
--- Oh se tornasse! -- sospirò Ugo, insensato piú che ardito.
-
-E la dama: -- Tornerà e s'arrabbierà, e ti romperà le ossa!
-
--- Ma non mangerò -- conchiuse Ugo.
-
-La dama uscí co 'l proposito di dire ogni cosa al marito a pena fosse
-giunto; se non che, mentre cuciva, cominciò a temere che egli la
-rimproverasse d'avere tentata per capriccio e accarezzata in qualche
-modo la folle passione del valletto: e a nascondergli la verità non la
-rimprovererebbe di non averlo sovvenuto con un medico e con medicine e
-con premure? Non iscorgeva mezzo per disimpacciarsi, quand'ecco s'udí il
-corno in lontananza e uno scudiero venne ad annunziare che il castellano
-arrivava in compagnia di piú ospiti.
-
-«Chi sa -- rifletté madonna Ginevra -- che a vedere il padrone non lo
-domi la vergogna? Indurrò il sire a impaurirlo.» E quando nel tinello,
-dove su la tavola, imbandita co 'l piú ricco vasellame, fumavano le
-vivande, il sire chiamò Ugo, la moglie disse a lui: -- È a letto da tre
-giorni, e non vuole piú toccar cibo. Provatevi voi a rimettergli il
-giudizio.
-
-Il marito volle andare a vederlo, ed essa lo seguí.
-
--- Che hai? -- domandò il sire entrando.
-
-Ugo rispose: -- Un peso qua, alla bocca dello stomaco; e non mi va giú
-niente.
-
--- Non è vero! -- ribatté súbito la dama. -- Non è vero! Per il male che
-ha potrebbe mangiare. -- Poi rivolta ad Ugo disse: -- Ora io dirò al
-sire perché digiuni da tre giorni. Mangerai?
-
--- Voi potrete ben dire. Io non mangerò -- rispose quegli che
-raccoglieva gli spiriti a vincere, morendo, la battaglia; e il signore,
-cui piacque quella risposta cosí franca e cui dava sospetto l'aria
-misteriosa della moglie, già incolpava la moglie d'alcun torto verso
-Ugo. Ma Ginevra aggiunse:
-
--- Il giorno che partiste, a sera, osò entrare nella mia camera mentre
-mi spogliavo... --; onde il sire capí come il torto era proprio del
-ragazzo e -- Perché? -- le domandò impaziente. E la dama in vece tornò a
-chiedere al valletto: -- Mangerai?
-
-Il valletto, che era risoluto di morire, negò co 'l capo, sospirando. --
-Io mi spogliavo -- proseguí la dama -- e lui venne da me, tutto strano,
-a domandarmi Imaginate!
-
--- Insomma! -- fece il sire.
-
--- Mangerai? -- ripeté la dama per l'ultima volta; e per l'ultima volta
--- No! -- ripeté forte Ugo che teneva fissi gli occhi negli occhi di
-madonna. La quale allora per dir tutto, e tuttavia a stento, riprendeva:
--- Mi richiese...; -- ma il marito senza piú badarle, come nella
-reticenza comprendesse quanto imaginava, con collera scosse il braccio
-del valletto e gli gridò bieco: -- Che cosa le chiedesti?
-
-Ugo tacque. Da' suoi occhi traspariva una volontà virile che l'amore
-rendeva ineluttabile: disperato amore, piú forte della morte; e madonna
-Ginevra ammirando tale fermezza minacciosa insieme e supplichevole e
-temendo a un punto stesso per sé e pe 'l valletto l'ira del marito che
-minacciava con quasi brutale veemenza, vinta dalla pietà,
-dall'ammirazione e forse dall'amore (quel ragazzo era un bel giovane)
-concepí un'idea provvida e sagace.
-
--- Mi chiese -- rispose ella -- il vostro falcone pellegrino, che non
-dareste né a conte, né a principe, né ad amico; e, per averlo, s'è
-impuntato a digiunare.
-
-Alle parole della donna il credulo marito contenne l'ira; anzi rise e
-disse: -- Oh! se il tuo male è questo, non voglio che tu ne muoia.
-Mangia, mangia, valletto; e avrai il falcone. -- Ed uscí.
-
-Ma la donna prima d'andarsene si fece piú presso ad Ugo, che la speranza
-aveva ravvivato e colorito in faccia, e disse rapida, giuliva:
-
--- Già che il sire ti vuol contento, anch'io ti vorrò contento. -- E
-meglio che con le parole promise sorridendo con uno sguardo lungo e
-tenero come una carezza.
-
-Ugo, dunque, mangiò. Ed ebbe il falcone.
-
-
-
- IL LEARDO
-
-
- I.
-
-
-Nella notte, tra 'l gracidare delle rane e lo stridere dei grilli, gli
-amanti, che la fossa divideva, mescevano brame molte e piú promesse in
-lieve suono di parole, come di sospiri.
-
-Essa stava a una finestra del castello; egli di qua dalla fossa, al
-margine ultimo. Cosí ogni notte, perché ser Lapo, l'avaro signore del
-Farneto, non consentiva l'amore della figlia con quel povero cavaliere
-che era Raimondo di Santelmo; e all'albeggiare Raimondo inforcava il suo
-fido e bel leardo, e Giovanna lo accompagnava con gli occhi intenti
-finché egli spariva per il bosco.
-
-La boscaglia in quell'ora si svegliava e l'indefinita letizia della vita
-universale al far del giorno invadeva l'animo del cavaliere co 'l canto
-degli uccelli, l'odore delle erbe e degli alberi, la frescura dell'aria:
-sussurravano le foglie, stormivano le rame, cinguettavano le passere,
-chioccolavano i merli, strillavano le gazze: murmuri, palpiti, fremiti;
-voci e canti ed inni: un inno concorde e solenne di gioia e di grazie
-della natura universa al sole ed all'amore.
-
-Il cavaliere non affrettava il cavallo. E le sembianze dell'amata, mal
-certe al suo sguardo durante il colloquio, allora gli s'avvivavano
-nell'imaginativa sí che rivedeva piú bella la donna; le parole di lei
-risonavano al suo orecchio piú dolci e piú distinte e, come voleva la
-letizia dell'ora, egli, che di lei non aveva per anche tócca una mano,
-ne sognava l'intero possesso con ingannevole gaudio. -- Oh le morbide
-guance di rosa e le carni gigliate e fresche!
-
-Ma la notte, traversando la boscaglia alla volta di Farneto, un'ambascia
-grave gli pesava su l'animo, e quanto piú disperava di un lieto fine al
-suo amore tanto piú ardeva dal desiderio di rivedere almeno e di riudire
-Giovanna cosí, di furto, la notte. E mentre cercava tra le fronde spesse
-la vista delle stelle, scorgeva delle ombre nere che passavano tra i
-rami dei cerri e delle querce: delle streghe, che l'accompagnavano con
-mala intenzione, male augurando, sommessamente, al suo povero amore;
-sommessamente.
-
-Egli rideva forte, e gli avessero pure additato, le streghe, la
-chiocciola d'oro dai pulcini tutti d'oro, la quale, al dire della gente,
-si trovava dentro il bosco, ch'egli avrebbe ben saputo rapirgliela, al
-demonio!
-
-Poi con desiderio intenso e disperato di Giovanna affrettava il leardo
-per un sentiero che era segnato dalle sole orme del leardo e che lo
-guidava al suo amore piú presto e di nascosto.
-
-
- II.
-
-
-Giovanna del Farneto tanto desiderava per marito Raimondo di Santelmo
-quanto questi desiderava lei per moglie; e se Raimondo si doleva della
-sua sorte e minacciava di penetrare nel castello, essa, per gran paura
-che le fosse ucciso (giorno e notte vigilavano le guardie a custodia del
-ponte: fonda e larga era la fossa, alta la cinta e ferrate le finestre)
-gli si prometteva ancora e gli si raccomandava di fidare in lei. Poi una
-notte lo consigliò cosí:
-
--- Mio padre non vuol maritarmi a voi perché non siete ricco; vorrebbe
-se quel vostro zio di Monveglio vi donasse delle sue terre: andate
-dunque dallo zio a pregarlo che finga donarvi delle sue terre, e noi,
-sposati che saremo, gliele renderemo secondo patto giurato e stipulato.
--- Piacque il consiglio al cavaliere, il quale, il dí appresso, cavalcò
-alla volta di Monveglio.
-
-Vi giunse che era tardi, e trovò lo zio molto lieto, come uno che ha
-cenato bene e cenando ha bevuto vino buono, di quello che rischiara la
-mente, ravviva lo spirito e intenerisce il core.
-
--- Che volete, mio bel nipote? -- domandò. E intesa la richiesta,
-rispose súbito: -- Sí sí, faremo questo patto; e parlerò io a ser Lapo
-del Farneto, che m'è vecchio amico. -- Poi strizzando gli occhi: -- Ma
-di' -- chiese --, è molto bella la figliola di ser Lapo?
-
-Raimondo rispose: -- Innamorai di lei per udita, e quando la vidi non me
-ne pentii. Voi la vedrete.
-
-
- III.
-
-
-Mentre ser Lapo del Farneto numerava delle monete lucenti, che
-sembravano esser state battute allora allora, e accarezzandole cogli
-occhi le ammucchiava su la tavola, uno scudiero avvertí la scolta che il
-signore di Monveglio veniva a trovare il castellano. All'annuncio messer
-Lapo si alzò puntando le mani sui bracciali del seggiolone, e con quanta
-fretta gli era consentita dalle deboli forze e dai malanni che gli
-intorpidivano le membra ripose il tesoro nella cassapanca e diede
-l'ordine: -- Ben venga il vecchio amico!
-
-I due, in rivedersi dopo tanti anni, dissimularono entrambi la sorpresa
-di un sentimento maligno: d'invidia il signore di Farneto perché egli,
-scarno, smorto e male in gambe, scorse rubesto, rubizzo e grasso quello
-di Monveglio; di gioia questi per confronto del suo stato con quello
-dell'amico. Ma Lapo chiamò la figliola, bramoso che l'altro gli
-invidiasse almeno un bene ch'egli non aveva; e il signore di Monveglio,
-vedendo la bella giovane, con gli occhi gaudenti ne scoprí le carni
-gigliate e fresche; sentí di essa una súbita concupiscenza; dimenticò il
-nipote e quindi lo ricordò, ma per tradirlo.
-
--- Voi avete una fortuna, che non ho io -- disse a ser Lapo quando
-Giovanna fu uscita. -- Che mi valgono i quattrini a me? -- Indi chiese:
--- La maritate?
-
-Arcigno in viso, con tonò aspro, ser Lapo rispose: -- Essa è bella,
-savia e d'alto lignaggio: a chi volete che la dia? -- E si dolse del
-tempo presente, quando non era piú cavaliere degno di sua figlia. -- Ma
-io -- aggiunse l'avaro --, non voglio dotarla prima di morire.
-
-Allora parlò il signore di Monveglio, e parlò in guisa che l'altro lo
-comprese disposto a prendere una moglie senza dote. -- Ma non sono piú
-giovane -- lamentava il signore di Monveglio.
-
--- Mia figlia è savia -- ribatté ser Lapo. E fu conchiuso il parentado.
-
-Durante la cena i vecchi amici discorsero della loro giovinezza, ilare e
-rubicondo l'uno, l'altro sempre scuro e sempre astioso. Neppure a
-ripensare la letizia della sua giovinezza ser Lapo poteva ridere, quasi
-una colpa o sciagura della virilità amareggiandogli la vecchiaia piena
-d'acciacchi lo rimordesse fino d'essere stato giovane. Pure dimandava
-anch'egli -- Vi ricordate? --, e narrava bei fatti anch'egli: i due
-vecchi narravano fatti di liberalità e di cortesia e biasimavano il
-tempo presente. Ma di quei due uno era traditore e l'avaro, l'altro, era
-di tale coscienza che non rideva mai.
-
-Questi, dopo la cena, chiamò la figliola e -- Sei sposa -- le disse; e
-accennando all'amico: -- Messere è il tuo sposo --; e quegli stringendo
-la mano della giovane timida e confusa non sentí quant'era fredda.
-
-
- IV.
-
-
-Corse la fama che la bella Giovanna del Farneto andava in moglie al
-vecchio sire di Monveglio; e la gente compiangendo la donzella ne
-ignorava tutta la sventura, ignorava che il suo dolore era quale il
-segreto dolore di Raimondo di Santelmo.
-
-Le nozze s'annunciavano magnifiche. A un'abbazia a mezza strada tra
-Monveglio ed il Farneto, alla quale d'ogni parte dovevano convenire i
-parentadi degli sposi, si sarebbe celebrato il matrimonio una mattina
-presto; e messer Lapo, che non poteva girare e cavalcare, avrebbe attesi
-gli sposi nel castello al convito delle nozze.
-
-Magnifiche le nozze; ma neppure la solenne circostanza fece liberale
-messer Lapo, e per non spendere nei cavalli che recassero le parenti e i
-servi di scorta alla figliuola, egli mandò attorno qua e là a domandarne
-in prestito. Di che avuta notizia Raimondo di Santelmo desiderò che il
-suo buon leardo, già ignaro testimone del suo amore lungo e sfortunato,
-fosse testimone a Giovanna anche del dolore e della fede sua
-richiamandole il ricordo di lui per ogni passo del cammino doloroso; e
-inviò un valletto a chiedere di grazia a messer Lapo che disponesse a
-palafreno della sposa il suo cavallo. -- È quieto -- disse il valletto
--- e la porterà soavemente.
-
-Messer Lapo acconsentí. E la mattina delle nozze, quando avanti giorno
-le fantesche vestivano la povera Giovanna e gli scudieri allestivano gli
-altri cavalli per la compagnia, e in tutto il castello era un
-affaccendarsi rumoroso e gaio, il leardo fu condotto da Santelmo. Al
-lume dei torchi, per la finestra della sua stanza, messer Lapo vide
-partire la compagnia, e guardò a lungo la figliola, la quale gli parve
-bella e bene adorna; ma non porse attenzione a come fosse bello e bene
-adorno anche il leardo che la portava ambiante, dolcemente.
-
-La cavalcata procedeva triste. I primi raggi del sole si spegnevano in
-una nuvolaglia biancastra e nell'aria plumbea non si moveva una foglia
-di tutto quel bosco entro cui la strada penetrava perdendosi nel fondo
-fitto; non un uccello cantava allegro; e la sposa sentiva cosí enorme il
-peso della sua sventura che non aveva forza di piangere e le mancava il
-respiro. La cavalcata procedeva triste. Nel cielo, sopra, la nuvolaglia
-si addensava a poco a poco e dinanzi l'aria si rabbuiava sempre piú,
-quasi annottasse: però alcuno della scorta, interrogato il tempo,
-proponeva di tornare indietro.
-
--- Siamo a mezzo viaggio: avanti! -- dissero gli altri. E la sposa,
-smarrita nel suo dolore enorme la considerazione delle cose, non vedeva
-e non udiva; non udiva che ripercuotersi nel cuore il passo uguale del
-leardo: Raimondo! Raimondo! Raimondo!
-
-Già un rombo sordo passava per le nuvole imminenti: cavalieri e dame
-incitarono destrieri e palafreni e con paura tentavano di ridere. --
-Povera sposa! L'acquazzone la coglieva per la strada! -- Infatti
-l'intemperie cominciò a risolversi in gocce grosse e rade e poi in
-un'acqua dirotta, crosciante, fragorosa. Nel fondo livido i lampi
-guizzavano e s'inseguivano tra gli alberi che al bagliore parevano
-mostri sbigottiti, e il tuono, dentro quel cielo e dentro quel bosco era
-il rotolare d'un traino infernale.
-
-Finalmente con strepito di schianto repentino un fulmine stridette e
-scoppiò da presso ed il leardo spaventato prese la corsa d'una furia:
-corse cosí, non piú veduto, un lungo tratto della strada; poi, non piú
-veduto, balzò dalla strada oltre un rio e dietro un sentieruolo
-obbliquo; e la sposa, avvinghiata alla criniera, cieca di terrore
-sembrava tendesse lo sguardo ad un abisso nel quale s'aspettasse di
-precipitare.
-
-Quanto camminò il leardo traverso la boscaglia? D'improvviso Giovanna
-riacquistando la vista delle cose si scorse fuori del bosco, sotto il
-cielo terso e luminoso e davanti a un piccolo castello bianco e solatio.
-Il leardo nitrí. Dal castello uno scudiero guardò e riconobbe il leardo;
-guardò il sire del luogo, Raimondo di Santelmo, e riconobbe Giovanna; e
-poiché fu abbassato il ponte lestamente, Giovanna cadde dal cavallo
-nelle braccia di Raimondo.
-
-Ma lo scudiero aveva a pena dato da mangiare al cavallo madido di
-pioggia e di sudore che il sire venne nella stalla e comandò: -- Salta
-in groppa e corri dal proposto di Sestale: che per nessuna cosa al mondo
-manchi di essere qua prima di notte.
-
-Né era ancora notte quando, mentre le genti del Farneto e di Monveglio
-ricercavano tuttavia pe 'l bosco la donzella, il signore del Farneto e
-il signore di Monveglio appresero che madonna Giovanna, in cospetto di
-Dio e del prete di Sestale, era divenuta moglie a Raimondo di Santelmo.
-
-«Mi sta bene» disse quel di Monveglio; ma l'altro bestemmiò Iddio e la
-sorte e la figliola. E piú tardi, imparando il fatto del leardo,
-«Maledetto quel cavallo! -- gridò con rabbia --. Per lui ho rinnegata la
-figliola e lascierò al diavolo la mia roba.»
-
-Ser Lapo, la notte, nei sogni torbidi osservava un cavallo furioso con
-sópravi la figlia traverso il bosco, e la visione e l'impressione dei
-sogni perdurandogli nella mente turbata e affievolita, egli ripeteva
-spesso anche di giorno: -- Ah quel cavallo! quel cavallo!
-
-
- V.
-
-
-Un giorno d'autunno, in tanto che madonna Giovanna e una fantesca
-distendevano il bucato al sole, arrivò di corsa a Santelmo uno scudiero
-del Farneto. -- Madonna -- disse --, messer Lapo sta male e vuol
-vedervi. -- Ciò udito madonna Giovanna affollò lo scudiero d'inchieste e
-Raimondo fece sellare il leardo.
-
-Presero per via piú breve il sentiero occulto che l'amore di Raimondo
-aveva tracciato dentro il bosco. E andando, con l'anima in pena, la
-donna si raffigurava il padre morente nella camera ove egli era rimasto
-lieto un mattino ad attenderla sposa e poi in un tormentoso abbandono
-era rimasto dei mesi ad aspettare la morte; lo rivedeva quale l'aveva
-veduto un giorno fanciulla portare di peso dai servi entro la stessa
-camera, il volto contraffatto e gli occhi gonfi e sanguigni, brutto,
-pauroso; e a secondare cosí con la fantasia commossa il ricordo lontano,
-sentiva quasi un conforto risalendo piú addietro nelle memorie della
-puerizia, quando per virtú della sua gaja innocenza quetava le ire del
-padre, ne raddolciva le asprezze e ne dissipava forse i truci disegni:
-su 'l castello gravavano leggende di misteri foschi. Essa, con la
-visione precisa dalle cose infantili, ricorreva ora per le camere ampie
-fredde e sonore; nella corte chiusa da muraglie umide; nell'orto
-incolto; sotto il porticato conventuale; attorno la cinta tutta
-screpolata e macchiata di licheni e di muschi, e chiamava il padre con
-strilli di terrore e di gioia; ed egli con un pallido sorriso
-l'accoglieva nelle sue braccia.
-
-Ma ora egli moriva e forse era già morto senza averla riveduta, dopo
-averla invocata e attesa invano: forse era già morto! Ella guardò il
-marito che le veniva appresso pensoso e silenzioso.
-
-Sotto i piedi del leardo crepitavano le foglie secche. Nel bosco era una
-tristezza lugubre.
-
- ----
-
-Giunti che furono al castello madonna Giovanna corse dove ser Lapo,
-adagiato sopra un seggiolone e sorretto da guanciali, traeva a stento il
-respiro presso un'ampia finestra. Il suo aspetto non era piú quello di
-un tempo e non era quello che la figliola s'era raffigurato: nel viso
-esangue traspariva la sofferenza di un micidiale dolore per gran tempo
-raccolto e protratto, ma l'anima, che aveva conteso il corpo alla morte
-e per brev'ora aveva vinto, quasi purificata dalla contesa e dalla
-vittoria gli effondeva nel viso esangue una luce nuova di bontà e di
-pietà. Gli occhi non piú irosi e torvi guardarono con dolcezza placida,
-a lungo; poi dalle labbra raggricciate e livide uscirono finalmente
-parole miti e generose. E messer Lapo, che aveva perdonato a' suoi
-figli, volle vedere Raimondo, e riconoscendolo disse: -- Muoio.
-
-Seguí un silenzio d'alcuni minuti, eterno, e rotto soltanto dai
-singhiozzi della figliola e dal gorgoglioso respiro del padre. Poi
-questi, quasi vaneggiasse o afferrasse in una riflessione estrema
-un'estrema ricordanza, balbettò ancora: -- Quel cavallo.... quello....
-
-O era l'ultima volontà di ser Lapo? Ordinando di condurre nella corte,
-sotto la finestra, il leardo, madonna Giovanna indovinava essa l'ultima
-volontà di ser Lapo? -- Poco dopo il leardo raspava giú nella corte, e
-la figlia china su 'l padre -- È là -- disse tendendo la mano verso il
-cavallo.
-
-Il vecchio alzò le pálpebre ed abbassò uno sguardo dalla finestra; lo
-vide e parve che sorridesse: ma le pálpebre non ricaddero sopra le
-pupille spente.
-
--- Padre! -- gridò la donna.
-
-Il sire di Farneto, morto, pareva che sorridesse.
-
-
-
- LIBERALITÀ DI MESSER BERTRAMO D'AQUINO
-
-
-La corte di Carlo primo d'Angiò, dopo la strage di Tagliacozzo e poscia
-che da un colpo di scure fu troncata l'adolescente baldanza di Corradino
-di Svevia, fioriva di nobili donne e baroni e cavalieri e splendeva in
-magnificenza di conviti, danze, tornei e feste mai piú vedute.
-
-Ad una di tali feste messer Bertramo d'Aquino, che tra i cavalieri del
-re aveva lode di singolare valore e cortesia, conobbe la moglie di
-messer Corrado, suo amico di molti anni, la quale era bellissima donna e
-si chiamava Fiola Torrella; e cominciando egli súbito a vagheggiarla, in
-breve se ne innamorò di guisa che non poteva pensare ad altro. E giacché
-madonna Fiola, non per freddezza di natura o per amor del marito o per
-sincerità di virtú, ma per diffidenza degli uomini e timore di scandalo
-e troppa stima di sé medesima, gli si mostrava aspra e fiera, messer
-Bertramo si perdeva ogni dí piú nel desiderio di lei e per lei
-giostrava, faceva grandezze, vinceva ogni altro cavaliere in gentilezza
-e liberalità.
-
-Tutto invano: madonna era sorda alle sue ambasciate; gli rinviava
-lettere e doni; non gli rivolgeva pure uno sguardo. Ond'egli, che oramai
-non sperava piú nulla, nulla piú le chiedeva; e non sentendo alcun bene
-se non in vederla, triste e sconsolato, ma sempre con destrieri nuovi e
-mirabili, passava tutti i giorni sotto alle finestre di lei e ogni volta
-poteva vederla la salutava umilmente: essa moveva altrove i begli occhi.
-
-Un amico, il quale vantava grande esperienza in conoscer le donne,
-confortava Bertramo: -- O madonna ha un altro amante, ciò che non sembra
-da credere, o finirà con innamorarsi di voi --. E Bertramo per mezzi
-sottili ebbe certezza che Fiola non aveva altro amante; ma ella non
-cedeva, anzi diveniva piú rigida; sí che quell'amico esperto assai delle
-donne avrebbe dovuto ricredersi se la fortuna, impietosita delle
-angoscie del cavaliere, non avesse trovata una strana via per aiutarlo.
-
-Certo giorno messer Corrado condusse la moglie e una gaia compagnia di
-cavalieri e di dame alla caccia del falcone in una villa che aveva poco
-lungi da Napoli; e poi che con loro fu stato in piú parti senza molta
-fortuna, giunto a una valletta, la quale pareva fatta dalla natura per
-cacciarvi, disse tutto allegro: -- Ora vedrete se il mio sparviero sa
-spennacchiare! -- Presto i cani si misero in traccia delle starne e
-levandone un bracco un fitto drappello, egli fe' il getto e gridò: --
-Guardate! -- Lo sparviero, che era ben destro, scese di furia sulle
-starne frullanti e le disperse; una ghermí e stracciò e inseguí le
-altre, come un soldato valoroso che piombi sopra una schiera di nemici e
-abbattutone uno fughi e persegua i rimanenti.
-
--- Come Bertramo d'Aquino, mio capitano, a Tagliacozzo -- disse messer
-Corrado; e per dar ragione del confronto tra il suo caro sparviero e
-l'amico assai caro, narrò di questo le belle prodezze quando l'avea
-veduto irrompere impetuoso nel furor della mischia.
-
--- Certo -- aggiungeva -- non è alla corte e fuori chi uguagli Bertramo
-in piacevolezza di parlare, grazia di modi e generosità e magnificenza
-d'animo; e anche il re gli vuole gran bene. -- E di Bertramo proseguiva
-a narrare piú geste e vicende.
-
-Madonna Fiola ascoltava attenta il marito e le lodi al cavaliere, che
-aveva posto ardentissimo amore in lei, le pungevano l'animo di
-compiacenza, quasi lodi fatte alla sua bellezza, se la sua bellezza
-aveva potuto accendere senza misura uomo cosí perfetto; e come le
-lusinghe della vanità nelle donne possono tutto, anche piegare a sensi
-miti le piú proterve, ella rivolgeva nel pensiero quante pene aveva
-sostenute Bertramo; quanto acerba noncuranza gli aveva dimostrata, e le
-pareva d'aver fatto male.
-
-Potenza d'Amore! Essa già sentiva che meglio che una durezza superba e
-una fredda virtú soddisfaceva il suo orgoglio l'innalzare a sé il piú
-ammirato dei cavalieri, senza piú timore alcuno d'abbassarsi a lui; e
-nella esuberante sua giovinezza già serpeva un desiderio vago di
-consolazioni nuove e di nuove gioie suscitate e acuite, per lo spirito e
-per i sensi, dalla forza della passione e dalla fatalità della colpa.
-Perché era fatale che amasse Bertramo d'Aquino, se fino a quel giorno
-inutilmente aveva voluto resistergli. Tutto quel giorno pensò a lui; né
-sí tosto fu di ritorno a Napoli che si pose al balcone bramosa che egli,
-come soleva, passasse di là a riguardarla; e con suo conforto lo vide
-giungere all'ora usata. Ratteneva il bizzarro puledro e per quetarlo gli
-palpava il collo scorso da un tremito: salutò la dama, la quale smorta e
-palpitante risalutò e parve sorridere, e a lui s'allargò il cuore e
-chiarí la faccia in súbita allegrezza.
-
-Cosí Bertramo fu pronto a scrivere una lettera a madonna Fiola
-scongiurandola di commuoversi a misericordia e di procurargli agio a
-parlarle; e n'ebbe risposta: a lei era grato l'amore di lui, ma per
-l'onor suo e del marito ella non poteva promettere e concedere cosa che
-le chiedesse. Riscrisse egli assicurandola che voleva solo parlarle e
-che in ciò solo poneva la salvezza della sua misera vita; ed ebbe
-risposta: venisse, ma a parlare soltanto, una prossima sera (e Fiola
-diceva quale) in cui Corrado, di ritorno da una caccia lontana e
-faticosa, sarebbe andato a dormire per tempo.
-
- ----
-
-Ecco finalmente la sera del convegno; limpida sera estiva. Bertramo
-s'era dilungato assai fuori della città quasi ad affrettare, ad
-incontrare l'ora invocata e troppo lenta a discendere; e quando le ombre
-confusero le cose e le stelle si specchiarono nel mare pensò: -- Di già
-Fiola m'aspetta --; ma non tornò a dietro, ma sentí vivo il piacere
-d'essere atteso, egli che dell'attesa aveva patita tutta la pena. Pure
-il maligno compiacimento fu breve e se ne dolse; rivolse il cavallo e
-gl'infisse gli sproni nei fianchi: via, di aperto galoppo e di piena
-gioia, come all'assalto!
-
-Intanto Fiola, visto che ebbe il marito addormentato nel profondo sonno
-della stanchezza, consegnò due lenzuoli di tela finissima alla piú fida
-delle sue donne, che andasse a distenderli su 'l molle letticciòlo
-composto entro una casupola in fondo al giardino per riposarvi nel tempo
-piú caldo; ed essa corse a socchiudere la porta dalla quale doveva
-entrare l'amante. Ascoltò: nessuno. Allora dalle aiuole e dalle macchie
-si die' a raccogliere le piú belle rose e strappandone i gambi riponeva
-le corolle e i petali freschi in un cestello che recava al braccio:
-anche vi metteva fragranti vainiglie e gelsomini, e quando il cestello
-fu colmo lo porse alla fante e le disse: -- Spargi questi fiori su le
-lenzuola e acconcia ogni cosa; e poco dopo che messere sarà venuto,
-fanne cenno d'entrare. -- E stette ad attendere.
-
-Ma alla mente di lei, che con la fantasia si spingeva da un pezzo a
-pregustare le voluttà del suo dolce amore, balenò a un tratto il dubbio
-non stesse per cadere nella vendetta di messer Bertramo, il quale troppo
-duramente e troppo lungamente aveva fatto soffrire; non dovesse, se
-messer Bertramo mancasse per inganno al convegno, esser fatta gioco di
-lui. E se egli non aveva l'animo che suo marito le avea dipinto, non
-poteva ella, con acerbo dolore e vergogna, divenire la favola non solo
-di lui, ma de' suoi amici e di tutta la città, ella, la virtuosa donna
-di messer Corrado? Onde si vedeva accomunata dalla colpa e dallo scherno
-a quante dianzi spregiava, e si doleva d'esser caduta dalla sua casta
-fierezza e malediceva al mal concepito affetto.
-
-Ma ascoltò: -- Eccolo! --; e rapida e lieta fu incontro al cavaliere che
-entrava e gli aperse le braccia sorridendo e sospirando: -- Ben venuta
-l'anima mia, per cui sono stata tanto in affanno!
-
-Messer Bertramo la strinse forte: -- Mercé dunque del suo grande amore;
-pietà, o madonna Fiola, dei suoi lunghi travagli! -- Le parole di lui
-erano ardenti non meno che gli sguardi di lei; e a lui pareva che ella
-avesse una luce intorno il capo biondo, e a lei sembrava ch'egli fosse
-ebbro d'amore.
-
-Sedettero sotto un arancio fiorito scambiando piú baci che motti, e come
-Fiola pensava -- Or ora la fante ci dà il segno d'entrare --, messer
-Bertramo, il quale nelle avide strette la sentiva tutta desiosa e del
-suo bel corpo indovinava i segreti mal difesi dalla veste sottile, poco
-piú tempo attendeva a godere del piacere ultimo e sommo. Ma
-meravigliandolo assai una tale accondiscendenza in Fiola, egli volle
-conoscere prima da lei perché fosse stata tanto rigida seco e qual
-cagione l'avesse indotta da poco a dargli un conforto sí grande.
-
-Ella rispose: -- Io non v'amava; ma mio marito, un giorno che eravamo
-alla caccia insieme con molti cavalieri e gentildonne, osservando un
-nostro bravo falcone precipitare addosso a una brigata di starne e
-scompigliarle tutte, si sovvenne di voi e disse che come il falcone alle
-starne aveva visto far voi ai nemici nella battaglia. E ricordò le prove
-del vostro valore e di voi asseriva che nessuno poté mai superarvi in
-cortesia e liberalità. Allora io ammirando l'animo vostro mi pentii
-subitamente d'avervi fuggito quasi mala cosa, e ora vi dono co 'l mio
-cuore tutta me stessa.
-
-Udite le parole della donna, messer Bertramo stette alquanto silenzioso
-e raccolto in sé medesimo per improvvisa concitazione di pensieri e
-d'affetti diversi; poi, con uno sforzo che parve e fu supremo, perché
-egli rifiutava il bene non di quella sera, ma della sua giovinezza, ma
-della sua vita, si levò in piedi e disse:
-
--- Non sarà mai ch'io offenda vostro marito se egli mi ama cosí e se ha
-tanta fede in me! E tolte di seno alcune bellissime gioie, le porse alla
-donna pregandola di serbarle per sua memoria, e aggiunse: -- Per memoria
-di voi, voi datemi ora un ultimo bacio.
-
-Madonna Fiola Torrella turbata molto, chi sa se per nuova ammirazione
-dell'animo nobilissimo del gentiluomo o piú tosto per vivo rammarico del
-perduto piacere, lo baciò sulla bocca, e messer Bertramo, senza piú
-toccarla, le disse addio e partí.
-
-
-
-
- II.
-
-
- «Sempre alla lussuria séguita dolore e penitenza....»
-
-
-
- LA SALVAZIONE DI FRA' GERUNZIO
-
-
-Da una cella nel monastero di Pentula frate Gerunzio guardava in basso,
-lontano, sotto un chiaro lembo di cielo la massa scura di Gerico, né
-poteva pregar bene Iddio; e interrompeva piú volte le preci rituali con
-preci sue, angoscioso e lamentevole.
-
--- Signore, che restituisti il vedere a Bertimeo, perché lasci cieca
-l'anima mia? Perché tu, che risuscitasti Lazzaro e il figliolo della
-vedova, non risusciti a te l'anima mia? Perché dai miei occhi non
-sgorgano lagrime degne di grazia come le lagrime del ladro e
-dell'adultera e io perdo, senza che tu m'aiuti, l'anima mia? Non mi
-abbandonare, Signore! Fa, Signore, ch'io oda la tua voce, la stessa mia
-voce nelle mie orazioni; fa che io le senta, che io senta nell'anima le
-mie colpe come tu su la fronte le spine de' Farisei! --
-
-Da una torre di Gerico, la città degli amori e delle rose, una schiera
-di colombi levò il volo e delineò nell'alto il giro della città; ma alla
-veduta di quella tenue candida fila nel cielo azzurro e di quel cielo
-azzurro il monaco Gerunzio rimase intimidito quasi a un ammonimento,
-muto quasi a una minaccia divina; e chinò gli occhi a terra.
-
-Allora, di súbito, lí innanzi a lui, stesa a giacere, vide una femmina
-nuda. Come lucide le chiome nere! Come freschi i fiori del seno turgido!
-Vezzi di vergine, riso di peccatrice, beltà d'una dea: era piena di
-grazia e rideva, tutta nuda.
-
- ----
-
-Tale da piú tempo il tormento di frate Gerunzio. La notte, nelle lunghe
-tenebre e nei brevi sonni, aveva torbidi sogni di laidezza, turpi,
-nefandi, e al risvegliarsi provava un senso di stanchezza, di nausea, di
-esecrazione per quella sua carne che in guerra collo spirito riusciva a
-vincere finché alla prima luce e serenità mattutina, quando sembra che
-la divinità si ridesti in cuore agli uomini, egli non pregasse e si
-dolesse e appassionasse; ma quando il sole diffondeva il calore e la
-vita nel mondo, ecco apparirgli altre, ben altre visioni, limpide,
-affascinanti, gioiose; ecco ben altre allucinazioni: lusinghiere
-giovinette nella prima coscienza ed esperienza delle impudicizie
-maschili; audaci etère sapienti d'ogni voluttà carnale; indulgenti
-matrone nella piena bellezza del corpo e nella urgente pienezza dei
-sensi e delle voglie. E ridevano. Di notte era certo lo spirito della
-concupiscenza che opprimeva la sua volontà sorprendendola nel sonno e
-nella stanchezza; ma di giorno, allorché volonteroso di bene cercava
-star tutto intento a sé stesso, quale era la strana forza a cui
-l'arbitrio suo non poteva resistere? Forse era il rigoglio della
-virilità, la gagliardia dei muscoli, la potenza imaginativa del
-cervello, l'istinto che l'impugnava e trionfava; e perciò pregava Iddio
-cosí affannosamente e sinceramente. Invano. E una volta, in
-disperazione, la testa fra le mani, si mise a ragionare in questo modo:
-
--- Ero ricco, e dispersi le ricchezze dei miei padri in elemosine e
-convertii le pietre preziose in pane per i poveretti: campi e palazzi,
-cavalli meravigliosi e vesti di seta che movevano ad invidia i poveri e
-a gelosia i compagni, tutto vendetti a soccorso di orfani e vedove, di
-piagati e di feriti; e coi miei vini spumanti rimisi vigoria e salute in
-estenuati ed infermi; e perché mi dicevano bello, digiunai e imbruttii.
-A tutto feci rinuncia, e adesso vorrei distormi da questa mia carne, che
-non contengono flagellazioni e disagi, e rendere il mio spirito a Dio.
-Dio, accogli il mio spirito che si riposi in te! --
-
-Tacque, e poi con viso e con voce di uomo fatto perverso -- Non vuole?
--- disse --. E sia cosí! -- Uscí dal cenobio; si spogliò della tonaca;
-indossò vesti e pelli, e con l'apparenza di un onesto pastore si diresse
-alla volta di Gerico.
-
- ----
-
-Difficile via, un sentiero sopra e tra monti scoscesi; ma nessuna
-fatica, anche piú grande fatica, avrebbe mortificate le membra di frate
-Gerunzio; niuna violenza di fede e di rimorso avrebbe potuto oramai
-frenarne il passo il pensiero lo sguardo, ed egli affrettava alla volta
-di Gerico. I suoi occhi vagavano lungi, ove il Giordano pareva il mare e
-il Carit argento limpido sotto il sole, o, se il sentiero piegava dietro
-il dorso delle montagne, si contenevano a vista minore, non brillando
-meno di gioia, perché da tutto, da un granito e da un salgemma che
-scintillasse coi colori dell'iride; da un fiore rosso che rompesse il
-verde cupo delle ginestre; da un uccello di varie tinte che levasse il
-volo frusciando, i suoi occhi ricevevano e recavano all'anima avvivata e
-accesa il senso della natura e della vita. E il suo pensiero, già buio
-nella tribolazione dell'intima battaglia e breve e pauroso nelle
-racchiuse idee del chiostro, si schiariva a poco a poco in quell'ampia e
-lieta libertà del mondo, e si estendeva e rafforzava: nell'attività dei
-nervi e dello spirito il monaco dianzi emaciato dai digiuni e dalle
-vigilie, affaticato dal misticismo e dalle preghiere e roso dalla
-bramosia vana della propria dissoluzione, sembrava d'un tratto
-rifiorire, ritemprarsi di nuovo sangue e inebbriarsi d'aria e di luce
-come di un vitale liquore. Nell'aperta considerazione delle cose
-sparivano i terrori della sua mente; s'era svestito del cilicio, ma
-anche si svestiva del sogno ascetico che gli aveva turbata e traviata la
-fantasia; ubbidiva allo stimolo dei sensi, ma presentiva il benessere
-che verrebbe a tutto lui stesso, spinto e corpo, dalla colpa, necessaria
-e umana colpa, la quale andava a commettere.
-
-Scendeva -- le montagne digradando a diventare ubertose colline vestite
-di palma e dura e tamarigi e pomi di Sodoma --, e come il sole
-tramontante divampava dietro le vette piú alte, il colle Galgala
-rimaneva nell'ombra: Gerunzio vi ristette e guardò con tutta l'anima
-nello sguardo. Ecco Gerico! Ah che il sole stendeva ancora fasci di luce
-sulla campagna di Gerico, e la città pareva adagiarsi, luminosa,
-splendida, in un letto d'erba e d'anemoni, rose, viole e narcisi!
-
-Gloria ad Adriano! Torri e templi s'ergevano, meravigliosi giganti, su
-le rovine di Tito, e la cupola di San Giovanni Battista pareva uno
-specchio convesso temprato d'oro. La città di Erode, distrutta due volte
-e due volte risorta, obliava Erode e Jele, e scherniva Giosuè profeta:
-«Maledetto nel cospetto del Signore l'uomo il quale imprenderà di
-riedificare questa città di Jerico! Egli la fonderà sopra il suo
-figliuol maggiore e poserà le porte di essa sopra il suo figliuol
-minore!»
-
-Gerunzio ricordò la imprecazione di Giosuè. Ma Rahab, per cui il profeta
-ebbe sua la città idolatra, non era essa una meretrice? Ed egli entrò
-allegro in Gerico.
-
- ----
-
-Dietro le antiche terme di Erode, in un freddo e nero angiporto, stavano
-le meretrici: una su la soglia, poggiata allo stipite e ritta sulla
-gamba sinistra e con la destra piegata su la sinistra, perché se ne
-indovinasse la grossa forma; dentro, tre altre, assise su guanciali in
-procace attitudine e intese a bere un chiaro liquore, ond'erano ebbre,
-rubiconde e loquaci; un'ultima traeva note da un arpicordo e cantava con
-voce sommessa. Il monaco Gerunzio, oltrepassando pallido e palpitante,
-gettò uno sguardo al sito infame e come udí chiamarsi -- vieni! --
-osservò innanzi a sé: nessuno. Si rivolse e, avesse pure avuta dinanzi,
-per la suburra, tutta una moltitudine, non avrebbe piú scorto alcuno
-perché scorgeva la femmina che l'aveva chiamato: Vieni!
-
-Colei che stava su la porta si ritrasse quasi per dar luogo a un
-pezzente, ma l'altra, che era briaca, rise, e lisciando la barba
-prolissa dell'uomo: -- vero -- disse --, o pastore, che tu hai buona
-moneta?
-
-Gerunzio la seguí alla celletta, avido di peccare. Dal basso giungeva
-come un lamento lontano la voce della cantatrice, e dalla cella vicina
-un ridere osceno.
-
-Il monaco tese le braccia.
-
- ----
-
-Quando Iddio percuote della lebbra il peccatore, a questo s'impiaga
-d'improvviso la pelle sí che resta visibile la carne viva, e i peli
-s'imbiancano su la piaga: corre per le ossa del peccatore un sudor
-freddo, un lungo brivido, uno spasimo lungo; poi la pelle dove non è la
-piaga si raggrinza e vi si formano delle tacche bianche verminose e
-delle croste gialle e fetide. Perciò la vista del lebbroso è orrenda
-come il tormento di lui, e nel Levitico si legge ch'ei deve avere le
-vesti sdruscite e il capo scoperto e il labbro di sopra velato, e che
-deve gridare: -- l'immondo! l'immondo! --; perciò il Signore commise a
-Mosé che disfacesse la casa dell'infetto e riducesse in polvere fino le
-pietre e lo smalto di esse: chi guarda un lebbroso prova un ineffabile
-schifo e trema di spavento, perché vede il segno dell'ira divina.
-
- ----
-
-Il monaco tese le braccia; ed ecco che sentí germogliarsi su la pelle,
-súbito, dalla pianta dei piedi alla sommità del capo, la lebbra maligna:
-si vide; e la meretrice urlò: -- L'immondo! l'immondo! -- Ma allora
-Gerunzio non ebbe piú innanzi a sé una donna nuda; innanzi a sé e in sé
-finalmente, ebbe e comprese la luce celeste che gli scioglieva la
-caligine dell'anima, gl'illuminava il cuore e il pensiero colla verità
-oltremondana, lo infocava di fede, lo santificava; e allora cadde
-ginocchioni e sorridendo e levando gli occhi e le mani tranquillo,
-sereno, sublime, disse a voce alta:
-
--- Questo castigo, Dio, è la mia salvazione!
-
-
-
- _DIO LO VUOLE!_
-
-
-Con soave accondiscendenza la giovinetta avvolse il braccio al collo di
-lui e gli rispose con sommissione pudica; poi, stanca, abbandonò il capo
-al cuscino e a poco a poco, chiusi gli occhi, s'addormentò. Riccardo la
-sentiva cosí dormire; la sentiva alitare e palpitare, e sembrava che dal
-contatto gli derivasse allo spirito commosso una tenerezza mesta e un
-trepido senso di pietà: il suo spirito riagitato da un sentimento piú
-antico e profondo che l'amore, ma che tuttavia l'amore gli deprimeva
-dentro, già tremava e sbigottiva in un presentimento di pene prossime e
-fatali.
-
-Rifletteva. Nel giorno aveva visti molti cavalieri apparecchiarsi al
-passaggio a cui il principe Edoardo d'Inghilterra e il conte di
-Brettagna erano stati chiamati da Luigi il santo, e di quelli egli aveva
-compresa e raccolta la gioia impetuosa dell'andare a combattere i nemici
-della fede. Ma egli pensava che non poteva partire, per la sua donna.
-
-Per le donne di Antiochia vendute all'incanto, per i fanciulli ceduti
-schiavi agli schiavi, per le vergini insozzate dai mamalucchi partivano
-i re. Partivano i nobili inglesi e scozzesi per i fratelli cristiani di
-Palestina e di Siria minacciati dalla ferocia di Bibars. Ma Riccardo non
-poteva partire.
-
-Bibars il sultano feroce aveva distrutti i templi di Maria in Antiochia
-e in Nazareth e sparsi al vento e al fuoco i vangeli e sugli altari
-scannati i sacerdoti di Cristo; i guerrieri di Soppé e di Safad erano
-morti trucidati tutti ad uno ad uno al cospetto di Bibars. Ma Riccardo
-non poteva partire.
-
-Sui morti rimasti insepolti a Joppé ed a Safad brillava, la notte, una
-luce celeste e i guerrieri di Francia, di Spagna e Sicilia, già in
-terrasanta, incontro a Maometto cantavano:
-
- _Vexilla Regis prodeunt:_
- _Fulget Crucis mysterium_
-
-Riccardo non voleva partire. Rifiutava l'onore del corpo: alla salute
-dell'anima non voleva pensare. Pensava. Quando, ecco parergli che il
-buio della camera s'estendesse senza limiti, enorme come quello dei
-ciechi, e ch'egli, fuori di sé, vi smarrisse la coscienza corporea:
-quando, ecco nella nera oscurità balenare una luce viva da una croce di
-fiamma e dalla croce uscire il suono di queste parole sensibili, quasi
-luminose anch'esse: -- _Dio lo vuole! Va!_
-
-La moglie si destò atterrita al terrore di lui ed egli, tornato in sé
-medesimo, affannosamente le diceva della miracolosa visione. -- Io ho
-paura di Dio -- egli diceva --. Mi bisogna andare in questo passaggio
---. Ma la donna tacque, e poi ruppe in pianto e tra i singhiozzi si
-dolse che non per sí breve letizia ella aveva sofferto tanto nel suo
-lungo ed avversato amore e tante rampogne soffriva ogni giorno dal
-parentado ricco e superbo. Pure, dopo molto pregare e piangere, essa fu
-queta e persuasa alla volontà divina, e toltosi un anello di dito lo
-diede a Riccardo dicendo:
-
--- Questo vi ricordi me e la mia fede e il frutto dell'amor nostro se
-con il mio dolore potrà crescere in me. --
-
-Riccardo abbracciò la donna.
-
-
- II.
-
-
-Quando Edoardo d'Inghilterra fu sbarcato al lido cartaginese re Luigi
-nono era già morto. Invano il Santo ricoperto di cilicio sopra un letto
-di ceneri aveva mormorato fra i respiri estremi: Jerusalem! Jerusalem!,
-perché il re di Sicilia conchiuse una tregua, levò l'assedio da Tunisi e
-affrettò i suoi ed i Franchi al ritorno.
-
-Ma non tornarono essi i guerrieri d'Inghilterra; e per recar innanzi i
-vessilli della croce tracciarono dei loro corpi la via fino a Nazareth
-quanti, a cento a cento, perirono di caldo, perirono di fame o
-avvelenati dal miele dai frutti e dalle erbe che ne ristoravano a pena
-la fame. A Nazareth le schiere decimate non trovarono da massacrare che
-un popolo d'inermi. E bisognò che ritornassero: senza gloria di geste,
-senza ricordi e speranza d'imprese generose, tornare! Tornare senza aver
-tócca una ferita combattendo! Cosí Edoardo d'Inghilterra, colpito di
-pugnale e a tradimento in San Giovanni d'Acri, non fu tosto risanato
-che, quasi fuggisse la maledizione, fuggí di Terrasanta.
-
-E tra alcuni che rimasero infermi in San Giovanni d'Acri fu pure
-Riccardo; e vi rimasero poveri in modo che, riavutosi a stento dalla
-malattia, Riccardo dovette procacciarsi il pane con umili fatiche. Egli
-temeva non rivedere mai piú la sua donna lontana.
-
-San Giovanni d'Acri a quei giorni era peranche la piú bella città della
-Siria: una città lussuriosa. Ampio il porto, dove le navi europee
-scambiavano merci e ricchezze; alte e dipinte le case; i palagi del re
-di Gerusalemme e del re di Cipro e dei principi di Galilea, di Cesarea,
-d'Antiochia, di Tripoli, di Tiberiade, Tiro, Sidone erano magnifici, con
-vetriate che riflettevano il sole: príncipi e re coronati e gemmati
-passeggiavano per le vie incontrandosi con i mercanti di Venezia, Genova
-e Pisa, e con Francesi e Inglesi, Tartari e Armeni, e nelle piazze
-protette contr'il sole da paramenti di seta e di sargia giostravano i
-cavalieri a spettacolo e ad onore di dame sfarzose e superbe. I chierici
-stessi smarrivano Dio tra le ricchezze e i piaceri. Il che considerando
-Riccardo, dopo la delusione delle imprese sognate in patria con mente
-fervida e pura, dopo l'abbandono dei compagni che erano stati
-ricordevoli solo di sé, e nella vicenda di fatti pei quali sembrava che
-Cristo dormisse affinché trionfasse la gente dell'Islam, perdette
-anch'egli a poco a poco la luce, la guida e il conforto della fiducia
-divina; e la necessità quotidiana delle fatiche volgari gli oscurò, gli
-restrinse il pensiero ed il cuore. Ma l'affetto, che aveva posposto alla
-fede, risorse allora a sorreggerlo piú vivo e piú intenso; e come la
-fortuna cominciò a secondarlo, per quel desiderio di allietare un giorno
-con la ricchezza la sua donna e il figliolo, se gli era nato e
-cresciuto, protrasse il ritorno anche quando n'ebbe occasione propizia.
-Perciò, e perché non temeva piú Iddio, si diede a trafficare per vie non
-lecite e a prestare ad usura; e accumulava i quattrini. Tuttavia, in
-tanta cupidigia, quell'affetto buono di cui solo nutriva il cuore e il
-pensiero lo conteneva in una delle antiche virtú, una sola: viveva
-casto. Egli guardava religiosamente l'anello della sua donna.
-
-
- III.
-
-
-Un giorno, e non seppe né dove né come, Riccardo perdette l'anello; e
-n'ebbe grande dolore, e solo dopo assai tempo poté darsi pace di questa
-sventura. Ma perduto l'oggetto del ricordo perdette anche la tenacia e
-la virtú del ricordo, ed il freno di sé. Meditò l'adulterio a pena
-s'avvide che la moglie d'un suo amico e compagno di traffici lo
-adocchiava proterva; e, avendo agio a praticarsi, dopo poco e facilmente
-essi s'intesero fra di loro.
-
-Quando, nell'abbraccio dell'adulterio, ecco che dalla attitudine
-disonesta e incomposta di quella donna il pensiero di Riccardo fu
-respinto a vedere la moglie nella sommissione vergognosa e pudica delle
-prime strette nuziali, ed ecco che il raffronto gli ridestò vivo,
-preciso, sensibile tutto che della moglie aveva smarrito e obliato: le
-sembianze, la voce, lo sguardo, il respiro. Egli sobbalzò repugnando; e
-di meraviglia la donna rise, salace. Ma Riccardo riudiva la moglie
-raccomandarsi al suo amore e raccomandargli la fede in lei mentre
-piangeva e gli porgeva l'anello, e nello spirito, respinto da quel
-ricordo d'amore alla fede antica di Dio, egli ebbe anche l'allucinazione
-dell'antico portento: -- _Torna a Dio ed in patria. Va!_
-
-Cosí quella voce che l'aveva ammonito con visibile segno ad andare al
-passaggio, l'ammoniva ora, oscura nell'animo, e sembrava che gli dicesse
-quest'altre parole: -- _Se la tua donna potrà riconoscerti e ti sarà
-rimasta fedele, Dio t'avrà perdonato._ -- Riccardo fuggí dalla donna e
-recatosi da un cavaliere dell'Ospedale, uomo di probità conosciuta,
-l'impegnò a distribuire fra i poveri di Tolomeide le sue ricchezze male
-acquistate: né di quanto aveva acquistato con onesta fatica ritenne piú
-del bisogno ad imbarcarsi in una nave che quel giorno stesso salpava da
-Acri.
-
-
- IV.
-
-
-Il pellegrino finalmente ha toccato il suolo della patria; ma ha la
-schiavina tutta lacera, i piedi nudi e il sangue infermo per il malore
-che già lo gravò con affanno mortale. Imprende il suo viaggio ristando
-qua e là a domandare elemosina e sospinge lo sguardo in cerca delle sue
-montagne ancora indefinite nel cielo remoto, come ondeggiamenti di
-nebbia: la strada si dilunga innanzi bianca infuocata immutabile. Egli
-cammina. Lunga la strada, e la casa molto lontana; brevi i riposi, e a
-frusti il pane della carità. Egli cammina, cammina.
-
-Finché l'occhio non vaga piú per luoghi mai visti, ma corre ai monti
-nativi che acquistano linee precise nel chiaro azzurro, e il pensiero
-misura la distanza alla meta: anche pochi giorni di viaggio. I piedi
-laceri e le membra corrose dal male; assidua scòrta, la morte. Egli
-cammina, cammina.
-
-Rivede estenuato e angoscioso i luoghi amici: i bei luoghi. Anche un
-giorno. Rivede il colle ridente nel sole ed il paese bianco tra il
-verde: in capo al paese il castello paterno. Anche un'ora. Non piú
-stanchezza, non male: mormora a costo la strada il ruscelletto
-dall'acqua pulita, e non beve; un cane gli esce contro di furia, non
-teme. Egli cammina e guarda innanzi, come in un sogno; e l'intento
-dell'animo al prossimo fine lo trascina ansante barcollante muto su per
-l'erta al castello.
-
-Nell'androne è una turba di miseri ai quali ad uno ad uno la dama fa la
-carità con atto umile e mesto, e un gentil fanciullo aiuta la madre
-nella cura pietosa e sorride: il pellegrino muto, a capo basso, in
-ginocchio, attende il perdono di Dio, mentre dicono i poveri: -- Dio ve
-ne renda merito. -- E la donna dice: -- Pregate Dio che mi torni
-Riccardo!
-
-Senza sospetto, in fine, ella porge una moneta a Riccardo e s'avvia; ma
-l'ignoto mendico con la foga degli ultimi spiriti avvinghia delle
-braccia il figliolo e lo stringe, disperatamente, e lo bacia, e al grido
-del fanciullo la donna manda un grido di terrore e d'amore vedendo il
-marito cadere, corpo morto, riverso.
-
-
-
- DISPERAZIONE
-
-
-Di tre vergini, che in una casa presso la chiesa di Rumello vivevano
-sole nella religione, la piú giovane superava le due altre co 'l fervore
-della sua fede. Ancora bambina, orfana di genitori nobili, l'avevano
-condotta seco le due altre e allevata fuori del mondo nel timor di Dio;
-ed essa era cresciuta fanciulla serbando la mente pura e l'animo
-semplice nella severa e sincera abitudine della devozione. Neppure le
-turbò il pensiero lo sviluppo dell'adolescenza: che se talvolta le
-espressioni dei concetti mistici e quei discorsi delle compagne intorno
-le nozze con Dio e la dilettazione dello sposo celeste le penetravano
-nell'imaginativa a suscitarle il sospetto e quasi la sensazione del
-significato proprio, súbito ritorceva lo spirito piú acceso dal segreto
-moto sensuale a vedere il Nazareno che accoglieva, irradiato della sua
-luce eterea e sublime, l'anima d'ogni vergine degna delle sue nozze: la
-Madonna benediceva sorridendo e sorridevano tutti intorno, tra i
-concenti di musiche arcane, i santi e i cherubini.
-
-Dio la soccorreva anche nei sogni. E le visioni mirifiche, il giorno,
-ora l'esaltavano a strane gioie ed ora l'umiliavano con dolore acerbo.
-Nel gaudio era Dio che scendeva a lei? Ella ascendeva a Dio e sentiva
-l'anima sua dilatarsi, rifulgere, come dissolversi per la grazia del
-divino amore; e s'abbandonava, inebriata, al rapimento sovrumano.
-
-Solo nel crepuscolo della sera, il Signore le pareva piú lungi, troppo
-lungi, da lei; e per fuggire alle tenebre imminenti l'anima sua provava
-il desiderio d'uscire dalla carcere corporea, di tornare là ond'era
-venuta al mondo e dove Dio l'attendeva, purificata da l'umano patire,
-con infinito bene. Oh perché non aveva penne da levarsi libera e lieta
-dalla terra? Non era ancora degna di morire: il suo sposo troppo piú di
-lei aveva sofferto; e prima di rivolgere al cielo gli occhi desiosi Egli
-aveva faticato sotto il peso della croce e sanguinato da orribili ferite
-e pianto; essa né sapeva piangere di quelle lagrime, né poteva bagnare
-l'anima nel sangue dell'agnello, né provare entro la carne gli spasimi
-del Crocefisso: mentre piangeva, essa scorgeva Cristo crocifisso nel
-sole che calava con un fulgore sanguigno all'orizzonte.
-
- ----
-
-Ma un giorno di festa all'oratorio della chiesa cantarono alcuni valenti
-cantori. Dal luogo nel quale stava, non veduta, la vergine non vedeva
-persona, solo udiva; e negli intervalli udiva il bisbiglio vago,
-l'udibile silenzio della folla ristretta che prega e che ascolta; e
-salivano a lei ondate d'incenso, di caldo e quasi palpiti di vita.
-Ripreso, il canto si devolveva grande e solenne senz'avere in sé modo
-alcuno che non convenisse a glorificare Iddio; pure una voce tra le
-altre del coro piú alta e piú snella la distraeva suscitandole come la
-pena d'un'antica sciagura -- e non sapeva quale -- ridesta e confortata
-in una dolcezza di ricordo indefinito, o, piú tosto, il presentimento
-d'una pena prossima cui già tardasse una consolazione attesa -- e non
-sapeva quale. Senza che pensasse: non madre, non parenti, nessuno, altro
-che Dio!, ella sentiva tutta la malinconia di questo pensiero nel suo
-cuore vuoto.
-
-E un altro giorno dal basso, dal villaggio, tra il murmure delle voci e
-delle opere, le giunse un canto d'uomo e credé riconoscere il cantore
-dell'oratorio. La voce dell'uomo non piú tenuta ai modi lenti e fermi
-della salmodia seguiva il vario ritmo della canzone, cosí dolce ad udire
-che la vergine l'ascoltò per afferrarne ogni parola: parole d'amore,
-soavi, fervide, mirabili vennero a lei, oltrepassarono e si dileguarono
-lontano nel rumore torbido, lasciandole ora un'impressione definita di
-meraviglia e di sbigottimento perché da esse aveva compreso espandersi
-al sole e all'aria libera tutta la felicità piena e baldanzosa della
-vita umana; perché aveva veduto il giovane che cosí cantava. Sbigottita,
-ella non si ritrasse quando a rivederlo nei dí seguenti fu veduta da
-lui; meravigliata, non si ritrasse quando s'accorse ch'egli lodava in
-lei la bellezza della donna amata e l'attendeva e la cercava e la
-sollecitava ad osservare in lei medesima la bellezza della donna amata.
-E finalmente una forza, una smania piú valida della sua volontà la
-spinse, avvolta di lusinghe e non piú inconscia della colpa,
-nell'inganno. Quando, finalmente, poté vederlo vicino, quell'uomo,
-udirlo vicino, essa soggiacque.
-
- ----
-
-Co'l disgusto dell'azione brutale ricevuta in sé le rimase uno stupore
-amaro: erano quelle le segrete voluttà dei sensi? quello l'irresistibile
-segreto dell'amore? Poi ebbe la vergogna della nudità che fu conosciuta
-e si conobbe; della carne che sentí la carne; della verginità svelata a
-forza e perduta volentieri, e piangendo ebbe il pensiero dell'ulteriore
-castigo che alla colpa sarebbe conseguito visibile nel suo corpo, del
-castigo ultimo che alla morte del corpo sarebbe conseguito all'anima
-sua.
-
-Prese ad odiare sé stessa piú di chi l'aveva soggiogata. Ma non la paura
-della pena le era pena bastevole: non la vergogna, per cui avrebbe
-voluto nascondersi alle sue compagne e fuggire; non l'odio di sé, per
-cui avrebbe voluto distruggersi: non bastava. In ogni momento de' suoi
-tristi giorni il pensiero del peccato commesso le cadeva su l'anima come
-la goccia su la pietra che incava; e il dolore, nel suo petto, diveniva
-come un peso che cresceva cresceva a soffocarla. Le sue labbra perdevano
-la voce e il cuore le veniva meno: immota, le mani bianche abbandonate
-sulle ginocchia, il viso squallido, gli occhi privi di lagrime e di
-luce, insensibile, l'ammiravano le compagne; n'ammiravano la perfezione
-dell'umiltà e della fede.
-
-E non bastava. Ella doveva scorgere in sé tutto il male dell'anima sua,
-considerarlo senza piú rimedio e speranza alcuna di salute, senza tregua
-e senza pietà, in eterno: ella stessa doveva misurare, ella stessa, con
-sottile indagine, la propria colpa: -- Peggio dell'adultera: l'adultera
-manca alla fede dello sposo terreno; essa allo sposo celeste. Peggio
-della meretrice: la meretrice avanti di darsi a tutti gli uomini non si
-diede vergine a Dio. Peggio del ladro: essa aveva rubato a Dio un'anima,
-la sua. Peggio dell'assassino: Dio aveva ferito, Dio!
-
-E non bastava. Gridava perdono, e sentiva respingersi alla pena vigile e
-continua; si lasciava strozzare dal dolore, e non moriva. Il Dio che
-aveva segnato del suo sangue il cammino per andare a lui, che aveva
-quetato il dolore dell'adultera e perdonato al ladrone e perdonato alla
-Maddalena, diviso dal suo pensiero per sempre si celava dentro di lei
-vendicatore assiduo e perenne e la mordeva, la rodeva, la consumava,
-spietato, lentamente. La ragione le veniva meno. Presso lei, invisibile,
-chi rideva cosí? Chi parlava?
-
--- Per serbare la verginità Agnese sostenne d'essere esposta alle
-sozzure del lupanare e non fu tócca, e le chiome diffuse ne celarono la
-nudità agli sguardi virili. Mille uomini non riuscirono a trascinare nel
-postribolo Lucia di Siracusa.
-
-Un demone la derideva da presso, invisibile.
-
--- Regina, per serbare la verginità, patí la stretta d'un cerchio di
-ferro e gli strappi di tanaglie infuocate. Orsola e le sue compagne
-furono trafitte dai ladroni nella selva, ma morirono vergini.
-
-Il demone ghignazzava, allegro.
-
--- A perdere la virginità Petronilla preferí morire d'inedia; Domitilla
-fu bruciata viva.
-
-Ghignazzava il demone.
-
--- Cunegonda la casta passava su vomeri roventi....
-
-E il demone le fu sopra, l'avvinse, l'invase, si contorse entro di lei
-mugghiando per la sua bocca e stridendo attraverso i suoi denti stretti:
-ella agitava le membra, frenetica, e dalla bocca emetteva una schiuma
-bianca.
-
-Intanto le compagne piangevano e dicevano: -- O spirito malvagio,
-pártiti da questa serva di Dio!
-
-Ma essa nella convulsione urlò:
-
--- Impura! io sono impura!
-
-
-
-
- III.
-
-
- «Qui d'aventur velt traiter
- il n'en doit nule entralaisser
- qui bonne soit à raconter....»
-
-
-
- AGNESINA
-
-
- Sec. XIII.
-
-
- I.
-
-
-Guglielmo Berlinghieri e Rinaldo Imberali erano accesi l'uno e l'altro,
-ma piú il secondo, d'una bella giovane che aveva nome Agnesina ed era
-figliola d'una ricca e savia donna di Firenze. Guglielmo, in cambio del
-suo amore riceveva sorrisi e lusinghe, e Rinaldo invece irrisioni e
-dispetti; e l'Agnesina che non amava niente Rinaldo s'innamorava senza
-misura di Berlingieri.
-
-Ciò suole avvenire; ma Rinaldo Imberali si consumava per la ventura
-altrui e la propria infelicità, e per il pensiero della fanciulla, non
-meno trista che bella, smarriva i desideri e la fiducia dell'età sua e
-fino la voglia di vivere; e sembrava perdere anche la salute e la mente.
-Onde i suoi comprendendo che il figlio, quantunque piú smemorato nei dí
-che non vedeva la giovane, dal vederla traesse sempre esca nuova alla
-fiamma e nuova ferita alla piaga, pregarono un amico, a lui caro e
-fedele, di condurlo a un suo luogo vicino a Firenze. Colà Rinaldo mostrò
-di acquetarsi il giorno nelle caccie e nei diporti, ma la notte
-inforcava di nascosto il cavallo e per accostarsi al suo tormento vagava
-intorno la città. Ne scorgeva una porta aperta? Egli v'entrava ansioso e
-angoscioso a cercarvi la nota casa.
-
-Avvenne frattanto che l'Agnesina si crucciò con la madre, la quale,
-scoperti i segni e le risposte di lei a Guglielmo e temendone, la teneva
-rinchiusa, e tanto s'infastidí del rigore materno che per mezzo della
-fantesca avvertí l'amante di voler fuggire con lui. E la fantesca
-aggiunse: -- A notte fatta voi verrete a cavallo; ella sarà pronta su
-l'uscio e si getterà in groppa: è leggera e sa ben cavalcare.
-
-Guglielmo rispose che di ciò era lieto; e su 'l far della notte due suoi
-amici andarono per lui alla porta della città affinché non la serrassero
-e affinché, se bisognasse, potessero dargli aiuto e accompagnarlo con i
-loro cavalli nella fuga; ed egli, al tempo che gli parve opportuno,
-passò dalla casa dell'Agnesina. Ma la fanciulla, impedita dalla madre
-che non dormiva, non era per anche discesa, e neppure quando il
-cavaliere tornò a passare; e il cavaliere credé aver troppa fretta e si
-dilungò per la via.
-
-Allora allora l'Agnesina poté correre a basso; e indi a poco, palpitante
-e giuliva, udí accostarsi un cavallo. Non era Guglielmo Berlinghieri;
-era Rinaldo Imberali, il quale scorrendo come di solito presso a
-Firenze, veduta quella porta aperta, di null'altro in pensiero che del
-suo amore s'era incamminato per la buia contrada. L'Agnesina disse: --
-Son qui! --; e a Rinaldo nell'udire quel motto e nell'osservare
-quell'ombra bianca nell'oscurità, che gli faceva cenno della mano,
-sembrò di sognare: spinse il cavallo all'uscio della casa e colse in
-groppa, co 'l braccio, l'Agnesina.
-
-Rinaldo punse il cavallo. Alla porta, i compagni di Guglielmo,
-aspettando che l'amico, secondo l'accordo, si fermasse a chiamarli, non
-guardarono a chi trascorreva cosí in fretta e in silenzio.
-
-
- II.
-
-
-Il cielo era stellato, ma la strada, lontano dalla città e da ogni
-casolare e campo, saliva ai monti e s'internava tra due falde boschive e
-dense come in una notte cupa.
-
-Il cavallo, benché valido, accortosi del doppio peso, rallentava il
-galoppo e sbuffava; e tuttavia Rinaldo Imberali lo feriva degli sproni
-perché salvasse il suo amore: l'Agnesina, che impaurita chiudeva gli
-occhi e sentiva la frescura ventarle i capelli, con le braccia stringeva
-piú forte il petto del giovane; e il cuore di lui palpitava sotto la
-destra di lei. Egli, quando a quando, rivolgeva il viso e le susurrava
-su 'l capo: -- Anima mia! -- ed ella taceva rabbrividendo; ma a un punto
-l'Agnesina sospirò: -- Guglielmo! --, e Rinaldo comprese d'improvviso e
-allibí. Tacque: non sarebbe stato da stolto perdere ciò che per sorte
-aveva in suo potere? «Saprò trovare sí buone parole -- pensava -- che
-m'ascolterà e l'avrò in pace prima di giorno; ma dove andremo?»; mentre
-essa, che non ardiva domandargli «Dove ci fermeremo?», si fidava tutta
-nel cuore che sentiva battere sotto la sua mano.
-
-La strada, dopo che i fuggitivi ebbero corso forse dieci miglia,
-risaliva erta per una folta e fosca abetaia, dove a Rinaldo parve di
-poter riposare; ed ivi ristando legò il destriere a un abete; poi, prese
-una mano della fanciulla e, senza piú velare la voce, le disse: -- Qui,
-anima mia, saremo sicuri --. Alle parole di lui l'Agnesina vide che non
-era Guglielmo e con un grido di spavento, quasi riconoscesse un suo
-mortale nemico, riconobbe Rinaldo. Rinaldo si mise a supplicarla
-dicendo: -- Agnesina, ascoltatemi e non temete di me; ma alla fanciulla
-s'annodarono in gola parole e singhiozzi, finché copertasi con le mani
-il volto in atto di vergogna e sciagura, proruppe in pianto.
-
--- Ascoltatemi -- supplicava Rinaldo fuori di sé medesimo, perché temeva
-di perdere la nuova speranza. -- Voi mi chiamaste; io credetti che alla
-fine v'avesse presa pietà di me e voleste darmi la maggior consolazione
-che uomo provasse mai al mondo. Solo a mezza strada mi diceste:
-«Guglielmo», e io m'accorsi dell'inganno; ma allora che cosa potevo, che
-cosa dovevo fare? Ricondurvi alla madre? Questo farò adesso, se voi
-volete, e tosto che il cavallo abbia riavuto il respiro; io vi
-ricondurrò, ma la madre, adesso come allora, v'accoglierà con sospetti e
-n'avrete rimbrotti e castigo.
-
-Oh quanto l'Agnesina piangeva duramente senza dare ascolto a Riccardo!
-Il quale proseguiva:
-
--- La colpa non è stata mia, non vostra, non di Berlinghieri: è stata
-della mia fortuna, che mi ha condotto alla vostra casa prima di
-Guglielmo e ora mi fa vedervi cosí! E voi credete che chi vi vuole tanto
-bene potrebbe lasciarvi in simile guaio se potesse consolarvi un poco?
-
-L'Agnesina, ascoltando Rinaldo, piangeva sempre duramente.
-
-E Rinaldo, tuttavia concitato e tremante, continuò a maledire la sorte
-per cui egli, anzi che rallegrarsi, doveva affliggersi dell'avere in sua
-mano la donna desiderata: ma poiché la fanciulla non si quetava, egli
-riprese a dire delle parole savie.
-
-Diceva con voce tenera: -- Io non vi offenderò mai, Agnesina. Voi, che
-non avete uguali in bellezza, siete uguale nell'onestà ad ogni altra piú
-gentil donna di Firenze ed io conosco che Guglielmo mi sopravanza in
-valore e cortesia e che meritava tutto da voi. Ma quando ce ne torniamo,
-neppure Guglielmo vorrà persuadersi che io non vi abbia tócca; e se la
-madre vi scaccerà, e se Guglielmo non vi crederà, dove andrete voi, a
-chi vi affiderete voi?
-
-L'Agnesina piangeva meno duramente, meravigliata delle oneste parole del
-giovane; e questi se ne avvide e il conforto che ne ricevette lo rimise
-nella concitazione di prima.
-
--- Crudele vicenda di tre! -- diceva --. Ma dei tre io non avrò pace mai
-piú; io stolto, che vi voglio bene come Guglielmo; e voi, non per voi ma
-per Guglielmo, seguitate a piangere!
-
-E le chiedeva perdono di quel suo amore quasi di un'azione cattiva: le
-diceva i molti disagi, le lunghe notti insonni, i gravi martíri patiti
-per lei, e gli sdegni dei suoi e gli scherni dei compagni e i giochi e
-le feste che volentieri aveva obliati per lei, fino a consumarsi per lei
-l'anima e il corpo. Ma l'Agnesina pareva ascoltare un'altra voce che le
-discorresse nel petto. L'ammoniva l'altra voce di non trarre a morte
-Rinaldo; a pensare ch'egli non aveva altra colpa che di amarla molto e
-che colpevole era piuttosto Guglielmo, il quale dimentico o falso non
-s'era trovato a prenderla fuggente di casa; a considerare come bel
-giovane fosse pure Rinaldo e in che onore la tenesse: perché non
-raccogliere il piacere che da tempo la sua giovinezza le prometteva,
-perché rimanere lagrimosa e confusa quando alla lieve sventura non era
-rimedio? Ond'ella passò il rovescio della mano sui grand'occhi molli di
-pianto. Ma Rinaldo, cieco e disperato di potere piegarla, irrompeva in
-queste aspre parole:
-
--- Meglio farei ad ucciderti perché altri non abbia mai ciò che altri ti
-avrebbe súbito tolto; pure io voglio che tu veda e creda a che mi hai
-ridotto. Or dunque tu salirai su 'l cavallo, che è docile, e andrai dove
-piú ti piacerà, ed io lascerò qui il mio corpo, carne buona per i corvi
-e per i lupi.
-
-Cosí dicendo toglieva dalla cinta il pugnale; ma l'Agnesina lo rattenne
-inorridita e gridò: -- Rinaldo, non fate!
-
-Rinaldo rimase sospeso guardandola come uomo che sia fra la vita e la
-morte, come anima che dubiti fra il paradiso e l'inferno; e l'Agnesina,
-a cui Guglielmo Berlinghieri era del tutto uscito dalla memoria, gli
-gettò le braccia al collo vergognosa e sorridente e piena di desiderio e
-di grazia.
-
-Quando furono stanchi del piacere, s'addormentarono stretti l'uno
-all'altra; e sognarono d'essere cosí, stretti l'uno all'altra.
-
-
- III.
-
-
-Guglielmo Berlinghieri era tornato e ritornato piú volte alla casa
-dell'amante meravigliandosi del lungo e strano ritardo, finché dalla
-casa udí delle grida e dei gemiti, e per chiarirsi dell'accaduto
-s'arrestò dinanzi la porta. La madre dell'Agnesina, insospettita per lo
-scalpitío frequente del cavallo di Guglielmo e levatasi, aveva scoperta
-la fuga della figliuola; e la fantesca, che aveva udito da un pezzo la
-corsa del primo cavallo, scese anch'essa le scale, quasi ignara di
-tutto, e al veder Berlinghieri solo presso l'uscio cominciò anch'ella a
-piangere, a gridare _tradimento! aiuto! corri corri!_, e a dire quel che
-sapeva. Da che Guglielmo capí presto che il rapitore non poteva essere
-se non l'Imberali; e corse alla porta della città per richiedere e
-rimproverare i compagni. Costoro risposero:
-
--- Vedemmo un cavallo passare di trotto e non potemmo conoscere chi vi
-fosse sopra. Saranno lontani, ma la via è questa. -- E per quella via
-cavalcarono tutti e tre.
-
-Quando giunsero all'abetaia, la luna, in ultimo quarto, era in mezzo al
-cielo. Guglielmo vide súbito il destriero di Riccardo e i tre pervennero
-tosto ove il lume della luna, fra i rami e le foglie, tremava sui due
-amanti felici. Alla vista i compagni ammiccarono e Guglielmo afferrò il
-pugnale; ma l'uno disse: -- Berlinghieri non ferirà un cavaliere che
-dorme --, e l'altro, anche piú cortese, disse: -- Noi non consentiremo
-mai che tu faccia paura a una fanciulla che giace cosí tranquilla --. E
-l'uno e l'altro fermarono per le briglie i loro cavalli ad un tronco;
-poi, come quelli che non provavano angoscia di gelosia e si sentivano
-tutti rotti per la corsa sfrenata, coricatisi su l'erba fresca a
-riposare, dopo poco, tant'alta era la quiete del luogo,
-s'addormentarono. Ma Guglielmo, legato egli pure il cavallo a un abete,
-si sedé con piú desiderio di vendicarsi che di dormire, e guardava la
-bella giovane dormire cosí, e avrebbe voluto ricuperarla. Se non che
-nessuno sa convincersi del proprio danno, ed egli voleva anche
-convincersi dell'innocenza di lei: forse ella aveva respinto l'amante
-con promesse mendaci, e nella speranza di chi la liberasse era stata
-presa dal sonno. E allora perché dormiva Rinaldo e dormiva con faccia
-gioiosa? No: la colpa della fanciulla pareva manifesta; ma essa era una
-povera fanciulla e degna di scusa. Degno invece di un'acerba vendetta
-era Rinaldo Imberali; e quale migliore vendetta dell'aspettare che
-l'Agnesina, risvegliandosi già pentita del fallo, corresse nelle braccia
-di lui, Berlinghieri? Veramente ella poteva anche opporsi all'amore
-antico, e con che scorno per lui, Berlinghieri! Ma Guglielmo ricordava
-le prove di quell'amore, e incredulo, quasi non vedesse ciò che vedeva,
-pensò che fingerebbe di dormire anche lui per sorprendere gli atti
-dell'Agnesina al ridestarsi e attendere ch'ella piú facilmente, perché
-non rimproverata, minacciata o pregata, tornasse a lui. Però dié tregua
-ai pensieri, e a poco a poco -- tant'alta era la quiete del luogo -- a
-quel suo affanno; a poco a poco sentí la stanchezza e sentí il ristoro
-di quel letto d'erba fresca e molle; e gli si annebbiavano i pensieri, e
-gli sembrava che la ragione lo aiutasse. A che penar tanto e tanto
-faticare per una fanciulletta senza giudizio? Non lo chiamavano belle
-donne a Firenze desiderose di lui? Non era da pazzo correr dietro a dei
-pazzi? E non era meglio dormire davvero?
-
-La stanchezza..., l'alta quiete del luogo..., l'erba fresca...; e
-Guglielmo Berlinghieri non ebbe piú forza di rilevare le pálpebre.
-
-
- IV.
-
-
-Alla brezza dell'alba l'Agnesina sospirò e a pena aprí gli occhi
-meravigliata di non trovarsi alla sua camera, nel suo lettuccio, scorse
-quelli che dormivano lí da presso. E Rinaldo, al muoversi di lei desto
-anch'egli, scorse i nemici e trasse l'arme; ma riflettendo ristette e
-disse:
-
--- Perché li offenderei se non hanno offeso noi? E per non offenderli,
-come impediremo che ci inseguano e ci raggiungano?
-
-Allora l'Agnesina gli tolse il pugnale di mano, gli fe' cenno di tacere
-e leggera leggera, quasi un'ombra, corse ai cavalli degl'inseguitori e
-ne recise le redini; indi tornò da Rinaldo, che era già in sella, e via
-entrambi su 'l loro veloce cavallo. Scossi dal rumore della fuga e
-liberi e ricordevoli piú della stalla che dei padroni, gli altri
-destrieri balzarono uno qua uno là: balzò in piedi Guglielmo, al rumore,
-gridando, e i compagni, fregati che s'ebbero gli occhi, la prima cosa
-che videro furono le corregge recise; né seppero che si dire. Guglielmo
-tutto smarrito e pieno di rabbia quando riebbe la voce disse:
-
--- Troveranno scampo e io non potrò piú vendicarmi di Rinaldo e della
-sua druda!
-
-A cui l'uno dei compagni:
-
--- Piú ho da dolermi io che non riavrò mai il mio cavallo, cosí buon
-sangue ha nelle vene e cosí buone le gambe!
-
-Ma il secondo, il quale era miglior filosofo e di ingegno piú arguto,
-rise e conchiuse:
-
--- E piú di voi mi dolgo io, perché d'ora in avanti non potrò tener fede
-a donna alcuna s'ella non sia prima innamorata d'altri e non fugga meco
-per sbaglio!
-
-
-
- LA FANTASIMA
-
-
- Sec. XIV.
-
-Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il
-conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e
-consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli
-rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la
-notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non
-era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie;
-ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che
-poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i
-sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtú di madonna:
-giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola
-lampada dinanzi un'imagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta
-aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli
-l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non
-aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera
-in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo piú
-piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti
-maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li
-chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle
-vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal
-demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e
-recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri,
-madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli
-spettri.
-
-In quel tempo era tornato a Forlí un giovane di nome Guido Morlaffi, il
-quale allo studio in Bologna piú tosto che a discutere il giure aveva
-appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
-
-Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali
-arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando
-ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di
-là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva piú celebre che s'avesse
-avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
-
-Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare
-come messer Guido si fosse addotrinato in Bologna; né il suo era
-desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella
-incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú
-volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva
-con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle
-labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
-
-Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e
-tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la
-finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale
-aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa
-rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito
-le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far
-parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
-
--- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi -- assicurava la servicina. E un
-giorno venne a dire a messer Guido: -- Messer Tonio ha paura degli
-spiriti, e voi?
-
--- Dove sono? -- domandò il Morlaffi.
-
-Rispose l'altra: -- In una stanza dove il sere non entra mai e dove
-madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
-
-Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
-
--- Oh!, e madonna non ha paura lei?
-
--- Non l'avrà con voi.
-
-E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e
-madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare
-l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: -- Non dorme
-ancora e bisogna aspettare.
-
-Cosí messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non
-veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i
-mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli,
-quando finalmente udí dei passi: i passi della servicina che con in mano
-una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer
-Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
-
-La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e
-colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí
-che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava
-attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata
-per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
-
-Che cosa fece messer Guido?
-
-Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera
-già matura la quale in vista da uno dei rami piú carichi e piú bassi par
-che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la
-siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli
-esce addosso infuriando e tempestando.
-
-Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di
-botto -- Buon pro', messere --, disse.
-
-La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E
-la padrona aggiunse, piena d'ira:
-
--- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! -- E tornò indietro; e
-allora fuggí anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase cosí,
-senz'aver còlto nulla.
-
-Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di
-madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo --
-giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa --,
-egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che
-messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là
-era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e
-salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove
-di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
-
--- Uh la fantasima! -- urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava
-in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in
-tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi
-scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
-
--- Io non vedo nulla -- e richiuse le palpebre.
-
--- È là! È là! -- ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci.
-Nella stanza, davanti all'imagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume
-cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il
-mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e
-vano al pari d'una larva.
-
-Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione
-sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e
-mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa
-perché partecipasse al suo terrore.
-
--- Vuol parlare! Parla! -- egli gemeva.
-
-Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse
-ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da
-sottoterra finalmente ululò: -- Ohimè, messer Tonio, ohimè! In
-purgatorio si sta male!
-
-A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e -- Odi tu? -- egli
-gemette.
-
--- Io non odo nulla -- rispose la donna --. Voi sognate. Lasciatemi
-dormire.
-
--- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! -- mormorò il marito; e
-lo spettro ululando proseguí: -- Non per voi, messer Tonio, vo attorno
-la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra
-donna non perdonerà a chi l'offese.
-
--- Perdona, perdona! -- scongiurava messer Tonio. E la moglie: -- Ma voi
-siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
-
--- Mala femmina! -- gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e
-la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia
-tese, terribile, comandò: -- Madonna Lisa, perdonate agli offensori
-vostri!
-
--- Perdona, perdona! -- ripeté disperato e piangente messer Tonio.
-
--- A chi?
-
--- Agli offensori tuoi!
-
--- Bene -- disse madonna Lisa --, io che faccio sempre quello che volete
-e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva
-che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la
-fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché
-la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e
-lenta e lieve, lenta e lieve sparí nel buio.
-
-Né ricomparve mai piú: madonna Lisa aveva perdonato -- anche alla
-servicina.
-
-
-
- UN'OPERA DI PIETÀ
-
-
- Sec. XV.
-
-Anastasio Bonesi, uno dei mercanti piú noti a Bologna e in Romagna,
-aveva presa in moglie una giovane di nome Valeria, la quale era bella,
-di buoni costumi e cosí prudente ed accorta che nelle faccende della
-mercatura aiutava e consigliava essa stessa il marito. Cristina invece,
-la sorella di Anastasio, era vana e di poca mente, e credendosi non meno
-bella che la cognata e sapendosi, al paragone, meno lodata di lei,
-avrebbe voluto umiliarla, e per coglierla in fallo ne spiava i passi,
-gli atti, i discorsi. Ma Valeria attendeva ai figlioli e agli interessi
-della famiglia senz'altro pensiero.
-
-A Bologna viveva in quel tempo messer Anselmo Canetoli, un giovane ricco
-e di nobiltà antica, al quale non isconveniva una lusinghiera rinomanza
-nelle cose d'amore; e questi mentre con due amici, una sera dopo i
-vespri, andava a diporto per una contrada, imbattutosi in madonna
-Valeria che insieme con la cognata e con un figlioletto per mano tornava
-dalla chiesa vicina, si fermò ad osservarla e disse: -- Ecco la piú
-bella donna che si possa vedere a Bologna; e io non l'avevo mai vista!
-
--- Ma è una mercantessa -- disse uno degli amici con tono beffardo. --
-Ed è onesta -- aggiunse un altro con tono ad un tempo provocatore e
-maligno.
-
-Messer Anselmo tacque e, quasi temesse l'accusa d'una voglia troppo
-bassa per lui, non parlò piú ad alcuno di quella plebea che aveva due
-occhi stellanti e nell'aspetto e nelle forme gli pareva avere la
-severità gentile di una matrona. Ma quando la impressione prima della
-beltà di Valeria gli si fu approfondita nell'animo e nella fantasia
-cominciò a ricercarne e ad accarezzarne la bella imagine, si risovvenne
-del sorriso co 'l quale uno degli amici gli aveva detto -- è onesta -- e
-pensò che tal fama gli scuserebbe l'umiltà dell'impresa.
-
-Si mise dunque a vagheggiare la donna e a seguirla per ogni luogo e a
-passare sotto le finestre di lei; ma ella non lo guardava, o lo guardava
-senz'intenzione. Lieta invece lo vedeva e l'attendeva la cognata
-Cristina, la quale convinta d'avere acceso della sua bellezza un tal
-gentiluomo non capiva piú in sé dalla gioia. Di che messer Anselmo
-s'infastidiva come d'un impedimento al suo scopo e tentava altre strade
-che lo guidassero ad esso. Gli bisognavano piú cose per il suo palazzo,
-e Anastasio lo condusse a casa sua nel magazzino; ma Valeria non c'era.
-Allora messere Anselmo riuscí a dimesticarsi una vecchia in cui, come
-parente e donna di gran religione, Valeria poneva molta fiducia, e
-l'indusse a chiedere a madonna Valeria perché cosí ripugnasse dal suo
-amore e perché, s'egli per via le rivolgeva qualche parola, ella non gli
-rispondesse neppure, o, se le mandava lettera alcuna, la rifiutasse. La
-parente sedotta dall'oro promise l'opera sua; e con molti preamboli e
-con lunghe ambagi cercò avvolgere il capo di madonna, non già affinché
-si disponesse a commettere il male, ma affinché non divenisse causa di
-guai a sé e al marito con quell'aspra freddezza che offendeva un signore
-quale Anselmo Canetoli. Non poteva essa, pur resistendo, mostrare almeno
-di compatirne il fervido amore? Furon parole! Madonna Valeria rispose:
--- Ditegli che io non gli voglio né bene né male: che io ho da attendere
-alla mia famiglia e a nient'altro. Lasciate che m'insidii o cerchi di
-farci del danno: la verità è come l'olio; e, grazie a Dio, non abbiamo
-bisogno delle sue ricchezze perché io debba perdere il mio buon nome
-dietro le sue smanie.
-
-L'impresa diventava difficile, e piú degna di messer Anselmo. Anzi lo
-turbarono l'orgoglio ferito e la brama acuita da quel diniego cosí
-placido e fermo e lo spinsero, benché esperto e avveduto, all'assalto
-piú audace.
-
-Co 'l pretesto di cercare Anastasio Bonesi s'introdusse nella casa di
-lui in ora che la moglie era sola. E alle sue preghiere e a' suoi
-lamenti e all'esagerazione stessa della sua passione madonna Valeria non
-contrappose lo sdegno; non contrappose nemmeno l'incredulità, oppose un
-rifiuto freddo e quieto ma tenace e irremovibile. L'assalto fu
-ributtato; e la volontà del giovane baldanzoso urtando per la prima
-volta con una volontà piú salda non si sostenne e non insisté: egli si
-dissimulò la propria debolezza, rise e volle dimenticare nei sollazzi e
-nelle orgie quello stolido capriccio inesaudito. Ma quando piú la
-giocondità e i piaceri gli fervevano attorno, gli appariva piú bella la
-serena e severa imagine di Valeria, e quasi per i sensi disposti ad
-altre gioie gli penetrasse piú vivace e sottile il desiderio di quel
-bene perseguito invano, tutte le dolcezze gli tornavano amare, tutti gli
-svaghi gli recavano un'intollerabile noia.
-
-Chi ama di perfetto amore cerca con tutte le forze dello spirito e dei
-sensi il possesso spirituale e corporale della donna amata, e come se
-quel primo possesso gli mancasse non gli gioverebbe l'altro piacere,
-cosí quando non possa riposare e ritemprare il fervore dello spirito
-nella soddisfazione della carne, anche chi bene ama, soffre. Piú
-soffriva, disordinato amante che solo al piacere sensuale limitava
-l'intento dell'amore e della vita, il gentiluomo bolognese; e mentre
-imaginava e meditava la bellezza di Valeria, guardandola nel suo fisso
-pensiero, si diceva con raffinata cupidigia: -- Oh! solo una volta, e
-poi, allora, o vivrei o morirei contento.
-
-Ma per quanto si rimproverasse d'aver corso troppo e si ripetesse che
-non era stato abbastanza astuto e fermo, non ardiva ritentare l'impresa:
-comprendeva che madonna Valeria non avrebbe acconsentito mai, per
-ostinazione di coscienza o, peggio, per ostinazione di natura. Cosí il
-pensiero di lei s'impadroní solo e assoluto della sua mente e diventò
-doloroso. Cosí le domande e i sorrisi dei compagni, che gli leggevano in
-faccia la cura segreta, a lui sembravano oltraggi; a lui che un tempo
-aveva nascoste le proprie fortune (giacché le fortune d'amore uscendo
-quasi per sé medesime dal mistero, tanto piú acquistano pregio quanto
-piú apparisce lo sforzo di tenerle celate), riusciva ora d'umiliazione e
-vergogna dover mentire e lasciar travedere un'acerba sconfitta, quasi la
-sconfitta d'un capitano reputato invincibile.
-
-Si sottrasse agli amici; e rinchiuso in casa s'abbandonò del tutto al
-suo cupo e inconsolabile affanno. L'insonnia cominciò a consumarlo e la
-febbre, una febbre sorda, a limargli le forze: quell'idea fissa gli
-struggeva il cuore, la giovinezza, la vita.
-
-Meglio morire. Ma quando sentí che l'approssimava la morte si riscosse,
-spaventato, in un impeto di desiderio: -- Vivendo, chi sa che per grazia
-di fortuna non conseguisse un giorno, una volta sola, il bene per cui
-s'era dato alla disperazione?
-
-Ed egli sperava. Sperava e s'era ridotto a tal punto per disperazione!
-Delirava.
-
-Delirando, tra le forme confuse e strambe di persone conosciute intorno
-a Valeria, una volta sognò anche la vecchia bigotta, la parente del
-mercante che egli si era amicata invano; e tornato in sé stesso mandò
-per lei affinché ella testimoniasse a Valeria della sua misera
-condizione. Quella accorse, e a trovarlo piú morto che vivo capí come
-per suo profitto le rimaneva un tentativo solo e innocente. -- Messere
--- chiese --, volete che madonna Valeria venga a vedervi? -- Oh sí! --
-rispose l'infermo --. Mi potrebbe guarire!
-
-Poco dopo la vecchia diceva a madonna con aria di severità: -- Valeria,
-tu sai che messere Anselmo muore per amore di te. Per la sua pazzia Dio
-lo castiga cosí; ma noi non dobbiamo godere che abbia del male chi
-intendeva farci del male: dobbiamo perdonare e venirgli in aiuto. Io
-l'ho visto, l'ho udito, e per l'amore dei tuoi figliuoli e per l'amore
-di Dio egli ti chiede d'andare da lui. Vuoi acquistarti del merito
-visitando un infermo e perdonando a chi cercava tirarti al peccato? E tu
-va. Non vuoi? E tu mettiti in pace con la coscienza e rimani.
-
-Valeria tacque a lungo, riflettendo; poi sospirò e disse: -- Voi avete
-ragione: bisogna che vada. -- E incaricatala di tenere in ciarle Teresa
-e di badare ai figlioli, si vestí in fretta e uscí di soppiatto.
-
-Intanto Anselmo attendeva, ma la speranza stessa gli era una fatica e
-una pena; e una sonnolenza grave e fantasiosa l'avvolse. In questa egli
-vide la morte. La morte, quale con freddo terrore da fanciullo aveva
-spesso considerata dipinta, tutta ossa, con uno sguardo nero nelle
-orbite cave e profonde e con un infernale sorriso tra le mandibole
-lunghe e dentute, s'avanzò scricchiolando con la mano tesa, quasi per
-toccarlo su 'l cuore, e pareva che dicesse: basta!
-
-Egli si ritraeva con terrore freddo, gemendo. Ma la mano del mostro
-ricadde; dalle orbite cave gli lampeggiò una vivida luce come di due
-occhi di donna, e per virtú di tal luce lo scheletro a poco a poco
-rivestí umane forme e di donna innamorata ricevette a poco a poco la
-sembianza, il colore, il sorriso e una meravigliosa bellezza.
-
-Al portento, l'infermo dié un grido di gioia; e scorse china su lui
-madonna Valeria.
-
--- Messere -- ella diceva --, voi avete vinto il piú duro assalto del
-male. -- E gli tergeva la fronte soavemente.
-
--- Dio vi rimuneri il beneficio -- mormorò Anselmo, che si sentiva
-alleggerire e ristorare da una forza rinnovatrice di tutti gli spiriti.
--- Quel giorno foste cattiva...; oggi, no.
-
-La donna arrossí e disse: -- Volentieri sono venuta a vedervi; ma che
-cosa posso fare di piú?
-
-Alla dimanda il viso di Anselmo tornò sofferente ed egli rispose: -- La
-mia vita è la vostra --. E aggiunse: -- Se mi contentaste solo una
-volta, dopo non mi vedreste mai piú, non udreste mai piú cosa alcuna di
-me.
-
--- Voi non pensate all'anima vostra -- ribatté la donna --, all'anima
-mia!
-
-Anselmo ripeté: -- La mia vita è la vostra. Per Cristo morto in croce,
-non dovreste ammazzarmi!
-
-Tacquero; indi l'ammalato sospirò: -- Lasciatemi dunque morire --; e
-abbassò le palpebre rifinito.
-
-Madonna Valeria ebbe paura: cosí, con gli occhi chiusi, nella penombra,
-l'infermo pareva un cadavere; e a lei in quei minuti lunghi di angoscia
-sembrò di sentire su la coscienza il peso del delitto che ancora non
-aveva commesso. Ella si dibatteva perché non voleva fallare, e avrebbe
-voluto concedere il bene invocato. E mentre pensava udiva l'affanno di
-Anselmo. -- «Cedendo il corpo non salvava forse un uomo? E non cedendo
-l'anima chi avrebbe potuto incolparla d'infedeltà?» Sopraffatta da
-questo pensiero e vinta, disse con voce tremante: -- Messere, fra un
-mese, se vi sarete rimesso, la sera del sette settembre, che mio marito
-deve andare a Firenze, verrete da me: vi prometto che v'aspetterò al
-portone dell'orto. Ma giuratemi che non mi cercherete mai piú.
-
-Anselmo Canetoli giurò lieto il patto che gli salvava la vita. -- Egli
-avrebbe, dopo, abbandonata Bologna per sempre.
-
-Ma appena fuori di quella camera e di quella casa, quasi al lume e al
-rumore della strada ricuperasse la conoscenza e la misura della realtà e
-s'accorgesse d'essere stata còlta a un inganno, madonna Valeria sentí il
-turbamento, l'amarezza, il rimorso del fallo in cui era caduta, e giunta
-a casa sua, piena d'ira e smaniosa cominciò a raccontare alla vecchia
-ciò che pur troppo aveva fatto e che pur troppo aveva detto. La parente
-dissimulava la sua gioia tra le esclamazioni e i sospiri e la
-confortava. -- In tal caso strano chi si sarebbe comportata altrimenti?
-Dio il quale perdona le colpe piú gravi, doveva perdonarle la colpa
-leggera che aveva e avrebbe commessa a fine di bene; -- e,
-confortandola, per curiosità le chiedeva tuttavia particolari del fatto
-e spiegazioni, per cui apprese fino il giorno e il modo stabilito al
-convegno. Anzi l'appresero in due, giacché Cristina, che aveva vista la
-cognata uscire pensosa e tornare con in faccia il segno d'una sventura,
-fiutando il mistero s'era messa ad ascoltare dietro una porta, e, come
-accade sempre a chi ascolta di nascosto, imparò e indovinò proprio
-quello che meno s'attendeva e voleva. Non di lei, ma di Valeria messer
-Anselmo era stato ed era preso al punto che Valeria, per compassione di
-lui, avrebbe tra un mese disonorato il marito. Arrabbiata pertanto e
-sconvolta dall'odio, deliberò vendicarsi; e la sera di quel medesimo
-giorno rivelò al fratello tutto quanto aveva appreso.
-
-Anastasio alle parole di lei rimase come a un colpo di mazza nella
-testa; ma tosto si riebbe e si contenne; finse di non credere nulla;
-minacciò la sorella che guai a lei se ripetesse ad alcuno una tale
-istoria, e, cosí gli premeva il suo nome e cosí poca fede aveva nella
-segretezza e nella benignità di sua sorella, pochi giorni dopo la mandò
-a Pianoro presso un cugino.
-
-Quetato in questo, Anastasio, che della parente non dubitava, poté
-cercare il partito piú acconcio per impedire che la moglie gli fallasse
-e nel medesimo tempo per sorprenderne l'intenzione maligna di cui voleva
-punirla; per scoprire la verità, ma anche evitare uno scandalo e, non
-essendo uomo uso a spada o a pugnale, evitare danni piú gravi. E dopo
-molti disegni risolvette di travestirsi e di penetrare egli nell'orto
-prima dell'amante, la sera del convegno.
-
-Oh come trascorrevano lenti i giorni pe 'l povero uomo, e che fatica
-durava a celare il suo travaglio! E madonna Valeria penava al pari di
-lui. Ma non è donna cosí onesta che non volga l'animo, sia pure in
-fugaci abbandoni, agli stimoli e alle lusinghe della colpa, ed essa
-udendo che messer Anselmo aveva ricuperato vigore e salute e già usciva
-di casa, non poteva non sentire in sé stessa il merito di averlo guarito
-e non pensare che molte belle donne ne sarebbero state orgogliose.
-Pensieri cattivi; e per scacciarli ella ricordava Anastasio e l'amore di
-lui; e cosí ricordava anche il torto della sua brutta promessa: onde con
-la ragione combattuta e la coscienza affannosa, o non dormiva, la notte,
-o non dormiva tranquilla.
-
-Venne, come a Dio piacque, la mattina del giorno temuto da madonna
-Valeria, sospirato da Anselmo Canetoli e maledetto da Anastasio Bonesi;
-e questi, detto addio alla moglie, con tutte le sue robe se n'andò in un
-luogo poco lontano ad aspettarvi l'ora di tornare travestito a casa.
-
-Valeria socchiuse il portone dell'orto per tempo. Ma il diavolo, che
-spesso si diletta di trascinare con disagio ai suoi fini, mandò proprio
-quella sera due mercanti romagnoli in cerca di Anastasio Bonesi; e la
-donna, conforme il solito, dovette ospitarli in casa sua. Preparata loro
-la cena, ella uscí, e scorta l'ombra che supponeva l'amante, gli si
-accostò risoluta dicendo piano: -- Messere!
-
-Egli tese le braccia. Ed ella: -- Siete guarito?
-
-Anastasio rispose come meglio seppe, ma non cosí piano e non con tale
-simulazione e sicurezza che con súbito orrore la donna non scoprisse in
-lui il marito. Nondimeno, riponendo la sua salute nella sua sagacia,
-essa rifletté un istante e riuscí a contrapporre un inganno all'inganno:
-pregò l'altro di pazientare che certi suoi ospiti romagnoli andassero a
-letto, sicché senza sospetto lor due potessero restare insieme. E
-l'introdusse nel magazzino, che chiuse a chiave; indi corse nell'orto;
-aprí il portone, dietro il quale Anselmo Canetoli già imprecava alla
-lealtà delle donne, e facendogli segno di tacere e di seguirla, lo
-condusse in una stanza vicina, dove l'affrettò a liberarla dell'obbligo
-suo.
-
-Ma come chi riarso di sete in un dí canicolare brama un bicchiere di
-acqua attinta appena dal pozzo, e se può averla, l'inghiotte avidamente
-e ne domanda dell'altra, Anselmo Canetoli avrebbe voluto bere ancora
-ancora alla coppa della voluttà; e madonna Valeria, ch'era piena d'ira
-perché Anastasio aveva dubitato di lei e aveva tentato di superarla in
-astuzia, e, d'altra parte, sentiva di qual gioia aveva confortato il suo
-amante, pensava: -- Quanto bene mi vuole! Mio marito che ha tal fede in
-me, si meriterebbe che non lo lasciassi andare. -- Cattivo pensiero, che
-ella respinse con molta fatica. Poi disse: -- Messere Anselmo, mantenete
-la vostra parola: andate, e non pensate piú a me.
-
-Anselmo sospirò, la baciò e, vincendosi, le ripeté ch'ella non l'avrebbe
-mai piú riveduto ma che egli l'avrebbe ricordata in ogni luogo e per
-sempre. E partí.
-
-A Valeria restava da pacificare il marito, e non solo per salvezza di
-sé, ma anche per conforto di lui; né fu certo il desiderio di vendicarsi
-che le consigliò uno strattagemma crudele. Non trovò miglior
-strattagemma; e tutt'angosciosa corse dove erano i mercanti e disse
-loro: -- Messeri, ajutatemi! Un giovane, che mi sta attorno da un pezzo,
-ora è qui in casa con mala intenzione. Voi gli insegnerete a non
-disturbare le donne degli altri.
-
-I due balzarono in piedi ed essa li accompagnò al magazzino dove
-entrati, quelli gridarono: -- Ah cane! Ah vigliacco! Ti daremo noi
-l'andare attorno alle donne degli altri! -- e, secondo il costume dei
-romagnoli, non avevano finito di minacciare che già tempestavano
-Anastasio di pugni e di calci. Per farsi riconoscere, il misero gridava
-bestemmiava pregava, e fu riconosciuto dopo che era ben pesto; ma i
-mercanti non lo riconobbero con meraviglia minore del vederlo fra le
-braccia di madonna Valeria demandando perdono e chiamando sua moglie la
-piú virtuosa e piú saggia donna del mondo.
-
-Madonna Valeria si fingeva stordita e chiedeva: -- Come siete voi qui? E
-quello a cui doveva capitare ciò che purtroppo è capitato a voi?
-
--- Sta sicura -- rispose allora Anastasio: -- ho chiuso io il portone
-dell'orto!
-
-Cosí, finalmente, madonna Valeria poté dormire tutta una notte d'un
-sonno tranquillo e pieno e riposare la sua buona coscienza nell'opera di
-pietà, la quale aveva compiuta: non quella d'aver convinto in tal guisa
-il marito della sua virtú per risparmiargli la gelosia e la certezza del
-disonore; -- non quella: l'altra.
-
-
-
- PASSIONE D'UN GENTILUOMO VENEZIANO
-
-
- Sec. XVI.
-
-
- I.
-
-
- _Lettere di due amanti._
-
-Il magnifico gentiluomo Alvise Pasqualigo, tornato dopo lunga assenza a
-Venezia, incominciò con lettere impronti e frequenti ad esagerare a
-madonna Vittoria, come ogni amante che s'accinga a una difficile
-conquista, la forza e le pene della sua passione: per non darle noia,
-sette anni era rimasto lontano da lei; tre anni aveva errato pe 'l mondo
-in vana ricerca di svaghi: sperando che ella almeno gli concedesse di
-svelarle a voce alcuni segreti, con le fiamme nel cuore era tornato in
-patria.
-
-A messer Alvise, buon amico d'infanzia, Vittoria, la quale era moglie ad
-un giovane conte, rispose per lamentarsi ch'egli le mandasse delle
-ambasciate affidandole a servi: «La mia professione è sempre stata ed è
-di donna d'onore, né mai mi sarebbe caduto nell'animo, che voi aveste
-usato meco sí fatta discortesia. Basta, pazienza, non resterò per questo
-di amarvi quale fratello....»
-
-Ma Alvise meritava scusa, e le scriveva:
-
-«Che cosa posso far io, infelice, per disacerbare il dolore ch'io sento
-dell'amarvi senza mercede? E s'io non vi facessi, per qualche vostra
-donna di casa, intendere i tormenti che per cagion vostra sostegno, in
-che modo potrei io vivere? Deh, anima mia, non vi sdegnate s'io paleso
-parte di quell'ardore, il quale non potrei se non con grandissimo
-pericolo della mia vita tener nascosto. Ma se m'astringete co 'l
-comandarmi, son contento d'obbedirvi.... Ben vi prego a concedermi tanta
-comodità ch'io vi possa parlare, o vero a dimostrarmi il modo di darvi
-alcuna lettera....»
-
-Or dunque come la contessa scongiurava invano messere Alvise ad esser
-prudente, a non mostrare il suo ritratto ad alcuno, a non discorrere con
-alcuno di lei, a non mandarle ritratti perché non voleva esser scoperta;
-come, non crudele quale egli la chiamava, poteva dirgli in coscienza:
-«Io vi amo, il che mi pare che non sia male, nascendo dall'amore ogni
-buona operazione», qual fallo mai avrebbe commesso concedendogli di
-parlarle, dietro la porta di casa, una sola volta?
-
-Cosí, per quel primo onesto colloquio e per le lettere che Alvise le
-inviava ardentissime, doveva penetrare nell'animo di madonna una gran
-dolcezza d'amore puro, una gran compassione pe 'l nobile giovane
-innamorato: e quando lo seppe infermo in villa, gli scrisse tutta
-amorosa che cercasse di venire a Venezia per rimettersi piú facilmente;
-e poi, piú tardi, gli si mostrava ammirata «dello splendore che senza
-pari ritrovava in lui», e per lui pregava il Signore: anche accettava e
-gli mandava e gli chiedea dei piccoli doni.
-
-Ma Alvise non viveva lieto, né la promessa di lei, che «se è vero che di
-là come di qua vi sia amore, e si ami, esso mio spirito in Cielo vi
-godrà», gli arrecava bastevole conforto; e avrebbe voluto tornare a
-discorrere con lei. Temeva ella nella dimanda ostinata un'insidia, e
-disperando che l'amore di lor due rimanesse «giusto fedele e onesto»
-com'era incominciato, minacciò Alvise di rifiutare le sue lettere:
-«Conosciuta la vostra disonestà, mi sono spogliata di quell'amore ch'io
-vi portava....»
-
-A che, disperato, egli: «Poi che tanto vi piace che dal mondo mi toglia,
-son contento di soddisfarvi. E perciò mi risolvo, con la prima
-occasione, d'andar in luogo tanto lontano che secondo il desiderio
-vostro finisca i miei giorni.»
-
-E madonna Vittoria, pentita e impaurita, un giorno l'accolse in casa
-furtivamente: fu quello il giorno della colpa. Da quel dí in avanti le
-lettere di madonna Vittoria si susseguirono piene di amarezza, di
-tristezza profonda, che derivava, piú tosto che dai rimorsi, dal
-rimpianto pei lunghi piaceri cui libera avrebbe potuto gustare;
-dall'amore stimolato, esasperato dalla bramosia sensuale; dal timore,
-quasi dal presentimento che tra breve Alvise si sarebbe stancato di lei.
-
-Dopo ciascuno dei gioiosi convegni, che consentiva l'assenza del marito,
-ella piangeva:
-
-«Come foste partito mi gettai nel letto, e con gli occhi del corpo
-(benché co 'l pensiero a voi) m'addormentai: indi a poco svegliatami e
-ritrovatami senza di voi, cominciai a pianger sí forte che s'io non mi
-fossi nascosta sotto la piega del letto averei senza dubbio svegliato
-ognuno di casa.... La maninconia m'è sí cresciuta che mi sento uscir
-fuora l'anima....»
-
-Di lui era compresa cosí intimamente che a ripensarne le parole ne
-riudiva la voce e dalla voce ne riacquistava la sensazione intera: essa
-si deliziava a martoriarsi finché si abbatteva in una mortale angoscia.
-
-«Da quell'ultima ora che mi parlaste fino a questa si è cresciuta in me
-la confusione, ch'io non so piú quello ch'io mi faccia. Le vostre
-dolcissime parole mi sono rimase cosí vive nella memoria che, se talor
-chiudo gli occhi, parmi di vedervi e di ragionar con voi; il che è
-cagione che molte volte stendo le braccia per abbracciarvi, e mi ritrovo
-ingannata. Onde destatami, vergognata di me stessa, sento tanta passione
-che mi è forza di desiderar la morte per uscir una volta di pene....
-Troppo grave tormento è l'aver desiderio di cosa amata piú che la
-propria anima, e vedersene privo senza speranza di poter già mai per
-lunghezza di tempo goderla!....»
-
-Né conosceva ancora le pene della gelosia; ma quando il marito tornò e
-cominciò a sospettare e già alcuno dei vicini e dei conoscenti mormorava
-della loro tresca, dovettero contenersi e non vedersi che di rado. Quali
-altre donne vedeva Alvise? Ove passava il giorno? A che feste si recava?
-
-Messer Alvise pareva tuttavia appassionato; e per andare da madonna,
-avvertito da segnali di richiamo, sfidava la vigilanza del marito e
-degli altri, e giurava che tra le braccia di lei, nel tripudio dei sensi
-e dell'animo, si sentiva davvero felice. Felice era essa pure in quei
-momenti, anche perché si vendicava del marito il quale, mentre ella era
-con Pasqualigo, «stava a piacere con altrui»; ma l'invidia e la viltà la
-privarono pure di consolazioni sí fugaci. Lettere anonime persuasero il
-conte che la moglie lo tradiva e tentarono persuadere madonna Vittoria
-che era ingannata dall'amante: il Pasqualigo ebbe minaccie di morte
-entro il termine di otto giorni se si ritrovasse ancora una sera con
-Vittoria; e madonna soffriva d'una gelosia divenuta un incomportabile
-tormento.
-
-Invano egli tentò di assicurarla che solo per nascondere il vero amore
-simulandone un altro corteggiava altra donna, giacché ella dubitava ogni
-giorno piú e ripeteva di volere uccidersi; ella che già per amore di lui
-non s'era curata né «di parenti, né di fratelli, né di padre, né di
-figliuoli».
-
--- «Ma ditemi -- egli le scriveva per frenarla --: vi piacerebbe ch'io
-trasportato dall'appetito e rotto ogni freno di ragione, venissi con
-forza a levarvi di casa per torvi di mano di chi potrebbe tor la vita a
-voi? O pure vi piacerebbe ch'io, spinto dal desiderio della salute e
-contentezza vostra, uccidessi _lui_, onde mi convenisse poi d'esser
-eternamente separato da voi, la qual dite che prima di me
-morireste?....»
-
-I pericoli infatti aumentavano con l'aumentare dei sospetti nel marito,
-il quale proibiva alla moglie finanche di stare alla finestra, e fino a
-un amico dava incarico di osservarla: a un certo Fortunio.
-
-Costui già da tempo aveva saputo che un ritratto di Vittoria era in
-possesso d'Alvise; piú d'una volta era stato su 'l punto di sorprendere
-gli amanti; forse egli era stato l'autore delle lettere anonime e forse
-quegli che aveva trafugato a madonna un pacchetto di lettere: di madonna
-era lui pure acceso. Oltre Fortunio spiava Vittoria una ribalda, cognata
-o suocera.
-
-E il marito «tutto il dí gridava seco dicendole: io ti darò tanta mala
-vita che ti farò anzi ora morire --»
-
-Essa era incinta. Non le era permesso svago alcuno; e, «per essere priva
-di ogni conversazione, e, si può dire, confinata in casa, le conveniva
-pensar sempre di quella cosa che piú le era cara»; e cosí la violenza
-dei desideri diveniva in lei uno spasimo, una frenesia.
-
-«Ieri vi vidi in strada, e mi venne rabbia grandissima di baciarvi, onde
-mi sentiva morire, e credo certo che se _lui_ non era in casa, io era
-sforzata, rompendo ogni velo di onestà, di chiamarvi ad alta voce -- In
-somma, questa nostra vita è troppo aspra e mi pare quasi impossibile di
-poterla vivere lungo tempo....
-
-«Misera e disavventurata! A che termine sono giunta per amore, dal qual
-non può o non dovrebbe nascere altro che buoni effetti e pur in me non
-provo altro che passioni, tormenti e morte; e se pur io potessi finire
--- sí come tante volte ho desiderato e ora vie piú che mai bramo per le
-disperazioni che nascono in me dal non potervi abbracciare -- sarei
-contenta....»
-
-«Bisogna frenare gli appetiti, e scacciare certi pensieri dannosi» --
-esortava Alvise co 'l tono dell'amante che può riflettere dopo essere
-stato soddisfatto.
-
-I mesi, intanto, passavano; e madonna Vittoria sfogava appena per
-lettere i lunghi e duri affanni:
-
-«.... Questo crudel matto di mio marito non cessa di contrastar meco
-tutto il dí.... Durante il parto.... io ho avuto disagio d'un uovo
-fresco.... Ma non manco al bambino di cosa alcuna...., né posso pur
-patire di dilungarmi punto dalla cuna per non lasciarlo piangere....»
-
-Alle sofferenze di lei Alvise adduceva conforto di parole; e, una volta,
-per parlarle si vestí da donzella e, accompagnato da una donna, si pose
-in chiesa, alla predica, nella stessa panca di lei; ma poi, sospettato
-uomo, fu costretto ad uscire: un'altra volta, mentre stava discorrendo
-con Vittoria, essa fu sorpresa da uno di casa e acerbamente sgridata e
-minacciata di morte. In tale guerra, con troppo brevi tregue, l'amore di
-messere Alvise si raffreddava e nell'inquietudine e nei pericoli (egli
-doveva guardarsi da' sicari; e certo giorno ferí tre che l'assalirono
-per via, e non azzardava ad andar fuori che accompagnato da tre
-gentiluomini: madonna Vittoria temeva che il marito l'avelenasse) le
-doglianze e i raffacci degli amanti divenivano piú acerbi e piú
-frequenti.
-
-Per lei Alvise «aveva dispregiati gli onori della sua repubblica; per
-lei aveva messo a rischio l'onore offendendo, percuotendo e ferendo non
-solo uomini e donne di basso stato, ma di sangue nobile e alto: l'amò
-per tutta la vita attendendo il guiderdone della divina maestà!» E
-Vittoria, di rincontro: «Le vostre crudeltà sono tante e tante che
-meritano che ciascuno le fugga!»
-
-Alla fine egli le scrisse che per non accontentare i suoi, i quali
-volevano s'ammogliasse, partirebbe da Venezia: essa lo scongiurò che
-rimanesse, magari s'ammogliasse, e lo minacciò: «Vi avvertisco bene che
-vi potreste ancora chiamar pentito; e tenetevi a mente queste parole
-perché si verificheranno». -- Ed egli rimase, e n'ebbe premio di brevi
-gioie.
-
-Ma poi, d'improvviso, si decise ad andarsene. Ella fe' giuramento di
-morte o libertà dal suo amore; egli disse: -- morrò ma parto --, e partí
-davvero.
-
-
- II.
-
-
-La lontananza parve spegnere affatto l'antica fiamma nel cuore di
-messere Alvise; ma bastò ch'egli ritornasse a Venezia perché la vista di
-madonna Vittoria gli ravvivasse nell'anima, dalle poche faville che
-v'erano rimaste, tutto il fuoco d'un tempo. Se non che trovò madonna
-Vittoria cambiata al bene e molto sicura contro le tentazioni nella sua
-virtú.
-
-«Mentre che siete stato lontano (essa gli scriveva), per non perdere
-l'anima insieme co 'l corpo...., ho pregato Iddio che rompa il fisso
-pensiero che di voi avea.... e fui esaudita....»
-
-Egli non credette. Ed essa:
-
-.... «Io conosco il vostro amore verso me fuori di ogni mio merito
-ardentissimo, e confesso d'aver ricevuto da voi tanta quantità di
-cortesia, che quando anche spendessi mille volte la vita per voi non
-pagherei la minor di quelle; ma perché io mi sono deliberata di voler
-rimettere tutte queste vanità corporali, rivolger l'animo a Dio e
-riconoscerlo per mio Signore vivendo vita cristiana, confessandomi e
-comunicandomi ai tempi ordinari, vi prego che non vogliate romper questo
-mio proponimento co 'l molestarmi ogni ora con vostre lettere....»
-
-Egli non le credeva ancora, e sollecitato dal rifiuto voleva
-riaccenderla e ridestarne i sensi evocando i ricordi con tutti gli
-artifici del suo miglior stile di poeta:
-
-«Deh, anima mia, riduciamoci a memoria il piacere che da' nostri cuori
-fu sentito quando eravamo insieme. Ricordiamoci del raddoppiar de' baci
-nelle partenze, delle voci da caldi, spessi e non lunghi sospiri
-interrotte; del pender collo a collo, e dei giuramenti, e delle promesse
-fatte di viver sempre nell'oggetto amato. Sovvengaci del vegghiar notti
-intere, né si partano già mai da i nostri cuori le lagrime calde e amare
-che talora e per allegrezza e per timore erano sparse da gli occhi
-nostri e poscia raccolte dalle labbra amate....»
-
-Invano: non pentimento, non rimorsi l'avevano cambiata cosí, ma la colpa
-di lui che era stato lontano quattro mesi e non le aveva scritto neppure
-una lettera; e non s'era cambiata cosí, come diceva: ella aveva un
-amante. Un giorno Alvise non seppe, vide che nell'altana ove si
-biondeggiava i capelli al sole, ella accoglieva Fortunio. Fortunio lo
-scrittore delle lettere anonime! Fortunio il delatore!
-
-Essa negò! Ma Fortunio per vanagloria e paura a un tempo disse al
-Pasqualigo: -- è vero --; e lei stessa, madonna Vittoria, l'aveva tratto
-a lei. Madonna Vittoria dovè confessare, e confessò senza vergogna, con
-audacia, con impudenza:
-
-«Voi sapete che vi partiste contra mia voglia e ch'io rimasi tra tanto
-duolo che come morta me ne giacevo nel letto; onde alla fine disperata,
-veggendo che non vi curavate né anche di consolarmi con una semplice
-carta, caddi in tanta gelosia, ch'ebbi ad impazzire e mi risolsi,
-vedendo il mio male senza rimedio, di oprar ogni sorte di malia per
-liberarmi di tante angoscie. Ma ragionato sopra di ciò con una mia
-amica, fui consigliata a lasciare quello e a fare elezione d'altro
-amante, e tante belle ragioni mi furono dette da lei e tanto instabile e
-crudele mi foste dipinto, che facile cosa fu il farmi accostare alla sua
-opinione. Risoluta adunque di vendicarmi per questa via e di liberarmi
-insieme da tante noie, attesi l'occasione, la quale non sí tosto mi
-venne ch'io l'abbracciai nel modo ch'avete inteso da quel crudele, che
-piú tosto dovea patir morte che confessarvi le cose passate tra lui e
-me.... Ma pazienza! La mia fortuna ha voluto ch'io spenga affatto l'amor
-vostro e sí m'accenda di lui che non abbia mai requie....»
-
-Pazienza! Ed essa perdonava a quel perfido: l'amava, e nell'amore nuovo
-e nell'abiezione non avrebbe avuto piú un pensiero, una parola, uno
-sguardo per Alvise Pasqualigo!
-
-Alvise non sopportò l'abbandono deciso ed assoluto della donna che aveva
-amato troppo e troppo a lungo; non volle rassegnarsi alla vendetta di
-madonna Vittoria; non si riebbe, e la gelosia travolse nel fango l'anima
-sua e la dignità d'un uomo. Nessun innamorato fu mai un mendico cosí
-sordido come Alvise Pasqualigo, il quale scriveva di tali lettere:
-
-«Se voi vedeste com'io sto, forse che m'avreste compassione, se ben
-pochissimo mi amate. Di grazia, trovate modo ch'io possa darvi alcuna
-lettera, che so ben io che avete molte comodità. E se è possibile, sí
-come io son certo, fate ch'almeno per una volta sola io venga a voi (non
-dico ad abbracciarvi, ché troppo indegno mi giudicate e troppo vile mi
-tenete), ma ch'io venga a baciar la terra dove voi tenete i piedi...»
-
-Madonna Vittoria, senz'altro, gli rimandava i ricchi doni, le sue
-lettere, il suo ritratto.
-
-Ed egli:
-
-«O mio amore infinito, o donna ingrata! E qual altro sarebbe stato
-quello che non avesse scoperto al mondo i vostri tradimenti acciocché
-foste stata conosciuta per quella che sete? Voi meritavate pure ch'io
-scoprissi il vostro adulterio a vostro marito....; ma io non voglio che
-la fragilità del vostro petto e l'errore di donna poco savia mi faccia
-far atto indegno di me. Anzi tanta discortesia che m'avete usata voglio
-ricompensar con doppia gratitudine procurando fino co 'l proprio sangue
-di coprir la vostra vergogna.... Voglio che conosciate l'amor mio
-vedendo ch'io non posso patire di vedervi patire danno o vergogna
-alcuna: anzi per accrescer il vostro contento e acciò che voi possiate
-godervi il vostro amante, voglio esser cagione che vostro marito vada a
-star fuori qualche giorno. Vi avvertisco bene e vi prego ad operar piú
-cautamente di quello che fate, perché non vi è alcuno in quelle contrade
-che non sappia il modo che tenete per raccoglier i vostri amanti nelle
-braccia....»
-
-Proprio cosí: egli «voleva essere il mediatore a' suoi diletti e
-procurar comodi alle sue dolcezze, contentandosi, in premio del suo
-lungo affaticare, che il bene che gli toglieva la sua crudeltà
-privandolo di lei, gli fosse concesso dal vedere che per suo mezzo
-godeva felice....»; contentandosi «di essere amato da fratello, pur che
-talora gli fosse concesso di vederla e di ragionarle con quell'amore che
-sogliono i fratelli famigliarmente....»
-
-Per prudenza essa permise questo, e un giorno che voleva andare
-nell'altana passando di tetto in tetto egli fu preso a sassate come un
-ladro: come un mortale nemico era odiato da madonna.
-
-«Voi, secondo ch'io bramo, vi lasciate vedere ogni giorno, ma vi
-mostrate sí colma d'orgoglio che men noia mi apporterebbe il non
-vedervi. S'io vi saluto, voi vi volgete ad altra parte; s'io vi parlo,
-sorda e muta vi mostrate; ond'io posso dire, e in verità, d'essere
-odiato a morte....»
-
-Peggio: era burlato.
-
-«La mia mala fortuna vuole che io abbia gli occhi d'Argo acciò ch'io
-vegga la cagione della mia rovina. Son contento, poi ch'altro non posso,
-che voi m'inganniate, ma che i vostri amanti mi burlino, non patirò già
-mai. Se gli avete cari fate che mi lascino stare e che si contentino di
-godervi....»
-
-Troppo a basso era caduto: un impeto d'ira contro l'amante, se non
-contro la donna, se non contro sé stesso, non avrebbe potuto scuoterlo e
-sollevarlo? No: una volta a vedere madonna Vittoria alla finestra con
-faccia ridente e Fortunio sotto, che le rispondeva, «spinto da furor
-geloso» e attaccata questione, ferí il drudo, ma scongiurò Vittoria che
-gli perdonasse!
-
-Il qual fatto atterrí la donna e l'indusse a posporre il nuovo amore al
-terrore dello scandalo e dell'infamia. Rispose:
-
-«Il solo rispetto mio doveva por freno ad ogni vostra voglia, né
-amandomi doveva aver maggior forza lo sdegno che l'amore; ma poi che le
-cose passate non hanno rimedio e che mi chiedete perdono, io ve ne
-faccio grazia....»
-
-L'invitò a sé: «Anima mia, vi prego che veniate a me quanto prima potete
-perché io mi sento morire per desiderio di vedervi....»
-
-E, per convincerlo, gli mandò fino copia della lettera con cui diceva
-addio a Fortunio e in cui Alvise poté leggere di queste cose:
-
--- «Ho ricevuto ieri una vostra lettera, né tale io credeva vederla.
-Pazienza! La mia mala fortuna sempre m'aggiunge angoscie agli affanni
-che mi tormentano acciò sempre misera e infelice io viva.... Appena
-posso credere alla vostra mano e agli occhi miei perché troppo sicura
-viveva del vostro amore. Ora, mancatami ogni speranza né trovando alcun
-rimedio a' casi miei, voglio farvi conoscere quanto vi ho amato; del che
-buonissimo testimonio vi potrà essere l'aver veduto che io ho consentito
-alle vostre voglie; cosa ch'io non volsi già mai concedere ad altri....
-Voi potreste rispondermi che non mi pregaste ad amarvi e che voi, mosso
-dai miei lamenti, per non mi dispiacere avete voluto compiacermi e che
-non amore o qualità vostre m'indussero ad amarvi con tanto affetto, ma
-solo un istinto naturale di femminil cuore, che solo appetisce ciò che
-le vien conteso, mi sforzò a questa servitú.... Io vi replico che
-m'abbandonai ad amarvi vinta da certe qualità che mi pareva di scorger
-in voi....»
-
-E finiva: -- «Mentre avrò vita vi averò nel mio pensiero....»
-
-Allora, solo allora il Pasqualigo sentí tutta la depravazione di madonna
-Vittoria e l'abiezione sua e gli parve di capire tutta la falsità di lei
-che, come aveva mentito con lui prima e con l'altro dopo, adesso mentiva
-di nuovo seco: non rifletté che s'ella era cosí corrotta la prima colpa
-ricadeva in lui; non ricordò che per amor suo madonna aveva pianto, e
-con un pretesto spezzò l'ignobile legame. La disse Messalina e Pasife e
-agli oltraggi aggiunse l'accusa ch'ella avesse incaricato un sicario
-d'ammazzarlo.
-
-Egli era salvo. E con le sue pubblicò le lettere di lei.
-
-
-
- LA DAMA FALLACE
-
-
- Sec. XVII.
-
-
- I.
-
-
-Mentre il duca Odoardo Farnese, i Francesi e il duca di Savoia
-assediavano Valenza, don Alfonso della Torre, il quale era tra gli
-ufficiali d'Odoardo, ricevette la notizia che suo zio il marchese di
-Cortemaggiore era morto lasciando a lui, come a giovane savio ed a
-nipote affettuoso, ogni suo avere; ond'egli, da nipote affettuoso,
-dimostrò un ineffabile dolore, e da giovane savio deliberò tra sé di
-godere al piú presto di quella fortuna inattesa. Infatti appena i
-collegati ebbero tolto, per disperato, l'assedio, egli corse a Parma, ed
-ivi diede tosto troppe prove di prepotenza e di grandezza: capestrerie,
-fastosi sollazzi, amori, brighe, soprusi. Né continuò poco cosí; ma
-quando il duca fu uscito dai travagli della guerra e riprese il retto
-governo dello stato, chiamò a sé, un giorno, il giovane e turbolento
-cavaliere e gli propose il dilemma o d'ubbidire alle sue leggi per
-restare in Parma, o d'andarsene da Parma per non ubbidire alle sue
-leggi.
-
-A ciò don Alfonso avrebbe dovuto rispondere co 'l sussiego che gli
-conveniva: -- Altezza, io possiedo anche un feudo fuori delle vostre
-terre --; eppure, trattenuto da certa sua riflessione, egli chinò il
-capo e tacque.
-
-Di che meravigliandosi e dolendosi quasi di un'umiliazione sua il conte
-Gabrio Gabrii, che gli era intimo amico, gli disse Don Alfonso: -- Oggi
-capirai che se io metterò il giudizio a posto non sarà tutto merito di
-Sua Altezza.
-
-E nel pomeriggio, condotto l'amico al giardino della sua casa, da un
-punto dal quale si scorgeva chi era nel giardino attiguo disse a bassa
-voce: -- Guarda!
-
-Una dama leggendo un libro passeggiava all'ombra; e come fu condotta dal
-sentiero presso il muricciolo di confine, levò gli occhi e al profondo
-saluto che le fece don Alfonso risalutò, senza ristare, con garbo
-signorile. Una dama bellissima. Il Gabrii sorrise, attese ch'ella si
-fosse allontanata ed esclamò:
-
--- Varrebbe la pena di mettere la testa a posto; ma io credo che tu,
-questa volta, la perderai del tutto!
-
-
- II.
-
-
-La dama posò il romanzo. Nella sua mente piena di quell'avida lettura le
-viragini e i cavalieri continuarono a scambiare colpi di spada e prove
-eroiche e i príncipi a perseguire le donzelle traverso strane e confuse
-vicende di battaglie, di rapimenti e di naufragi; ma nel suo cuore, dai
-discorsi piú galanti e dalle pagine piú sentimentali, era penetrata una
-tentazione sottile, un'eccitazione dolce ad un amore tuttavia
-sconosciuto.
-
-Fanciulla quasi l'avevano data in moglie a un cavaliere milanese,
-tanghero e geloso; a pena vedova i congiunti del marito, per carpirle
-una parte dell'eredità, l'avevano rinchiusa a forza in un convento, e da
-poi che era fuggita dal convento in casa della vecchia dama che le
-voleva il bene d'una madre, il Palmenghi figlio della dama, per non
-essere compromesso e per sottrarla all'ira dei congiunti, la costringeva
-a una vita peggio che di chiostro. O piú tosto, invaghitosi di lei, il
-Palmenghi aspettava agio di sposarla?
-
-Da Scilla in Cariddi!; e altro confortatore della sua giovinezza sognava
-Domitilla (questo il suo nome): ella sognava una grande passione che le
-consentisse il dominio dell'amante in guisa d'aver poi uno schiavo in
-suo marito; e il Palmenghi era un geloso carceriere quando ancora non le
-aveva proposto di sposarla!
-
-Sospirando, Domitilla riprese il libro. Ma il suo pensiero oramai
-ripugnava dalla lettura e seguiva imagini sue, un'imagine che da alcuni
-giorni cercava il suo cuore e l'accarezzava per entrarvi; e don Alfonso
-della Torre, il giovine e bello e perfetto cavaliere di cappa e spada,
-le sorrideva con un inchino profondo di saluto. Ella non aveva il dubbio
-di non piacere a don Alfonso della Torre: anzi s'era avveduta che la
-corteggiava; ma, quando pure le riuscisse innamorarlo, riuscirebbe al
-piú, a divenirgli moglie? Divenirgli moglie! E la sua fantasia correva,
-correva. Egli era ricco e superbo; onde una gloria l'avvincerlo e una
-fortuna il possederlo. Se non che lo dicevano anche intemperante,
-violento, infido colle donne, e non le conveniva disgustare il Palmenghi
-per avventarsi a una speranza incerta e a un pericoloso tentativo.
-Rifletté, poi levandosi risoluta e sicura: -- A innamorarlo -- pensò --
-basta la bellezza; lo avvilupperò con l'arte e con l'inganno e avrò lo
-schiavo!
-
-E si guardava nello specchio della sala: era bellissima.
-
-
- III.
-
-
-La dama che ogni giorno passeggiava nel giardino del Palmenghi, rispose
-cortese alle prime dimande di don Alfonso, ma guatandosi attorno quasi
-paurosa che ci fossero altri ad ascoltarla; disse che aveva nome
-Vittoria, che era sorella del Palmenghi e vedova da poco tempo di un
-gentiluomo milanese: non piú; ma negli occhi e nel viso essa aveva
-l'ombra e l'impronta d'un dolore sempre presente al suo spirito, e dalla
-circonspezione con cui ella si conteneva, s'arguiva che qualcuno
-l'invigilava. Qual colpa di lei o d'altri la teneva vittima di quella
-tirannia occulta? qual cura l'affliggeva turbandone la meravigliosa e
-fresca bellezza? Don Alfonso non poté sapere di piú, ma se il giovanile
-desiderio di un'avventura galante l'aveva condotto nel giardino le prime
-volte, nel solito luogo, all'ora solita, ve lo trasse di poi il
-desiderio acre e virile di far dispetto a qualcuno e di affrontare un
-pericolo; e quindi ve lo trasse, con tutta la forza e con tutti i lacci,
-l'amore.
-
-E quell'accensione lenta, nuova per lui, divampò cosí nel suo cuore che
-non ebbe piú requie: e il suo animo rimase conquiso, occupato, umiliato
-da quella donna la cui bellezza s'elevava e raffinava con lo strano
-contorno della pietà e del mistero. Egli fece e le ripetè molte
-proteste, ma la dama o taceva inquieta o rideva mestamente; ed un giorno
-in cui egli insistette per ottenere una parola, una parola sola, ella
-disse: -- Io non ci penso a rimaritarmi.
-
-Don Alfonso non le chiedeva questo o non le chiedeva tanto. Allora la
-dama lo guardò fissa per leggergli il pensiero negli occhi; poi
-soggiunse: -- Che cosa domandereste a una dama nobile ed onesta? -- Una
-parola! soltanto una parola! -- La dama gli sorrise.
-
-In fine, un altro giorno, ella si dolse perché le bisognava interrompere
-la consuetudine di quei piacevoli colloqui.
-
--- Impossibile! -- esclamò don Alfonso. -- Voglio vedervi, udirvi! Chi
-può impedirmelo?
-
--- Io -- essa rispose --; se no, voi, don Alfonso, mi recherete danno.
-
-Né alle domande di lui aggiunse spiegazione alcuna, ma si mosse come per
-andarsene. Allora egli si contenne, la supplicò e promise d'essere
-prudente; e la dama quasi per premiarlo gli concesse di scriverle e di
-nascondere le lettere in un crepaccio della cinta: ivi, potendo, gli
-lascerebbe le risposte. Tacquero; e dalle loro pupille le anime loro si
-guardarono tremule e accese, interrogando.
-
--- Voi m'amate! -- disse don Alfonso.
-
--- Sí -- disse la dama; e ne' suoi occhi luccicarono le lagrime.
-
-
- IV.
-
-
-Certo che essa l'amava, senza piú titubare don Alfonso intese al fine
-del suo amore; e le ripulse della dama non lo frenavano, non
-l'intimidivano gli ostacoli; ed essa gli scriveva invano: «Vorrei, ma
-non posso».
-
-Egli un giorno, stanco, le scrisse cosí: -- O la sera sarebbe venuta da
-lui, nel giardino, ad udire quel che aveva a dirle, od egli, alla prima
-buona circostanza, la porterebbe via a forza.
-
-Domitilla, com'ebbe letto il biglietto, sorrise all'idea d'essere rapita
-di notte in una carrozza trascinata da due veloci cavalli e scortata da
-ceffi spaventosi; ma la ragione la distrasse dalle fantasie romanzesche,
-e poiché l'amante si ribellava, comandava, minacciava, il meglio era non
-badargli -- se pure, a tirar troppo, la corda non si fosse rotta. No,
-meglio era andare da lui -- se pure al convegno, per debolezza sua, non
-fosse seguíto ciò che sarebbe seguíto al rapimento. -- _Parcere
-subiectis et debellare superbos!_ Domitilla, la sera tardi, s'attenne
-alle norme che l'amante le aveva scritte; e don Alfonso, ricevutala da
-una scala nel giardino, non stentò a persuaderla che entrasse nella sua
-casa. -- «Soggiogare il ribelle e, dopo, nel perdono, acconsentirgli»
-aveva determinato a sé stessa Domitilla; ed entrando disse in tono
-ostile, súbito:
-
--- Per voi io comprometto, questa sera, il mio onore. Del vostro amore
-quali prove avete date voi a me?
-
--- Io vi amo -- rispose don Alfonso.
-
-La dama senza badargli continuava: -- Voi m'avete fatta una proposta
-indegna, l'insensata minaccia d'impossessarvi di me con la violenza! Ma
-io non vi temo; v'ascolto. Che volete?
-
-Già alle prime parole di lei cosí avversa nell'aspetto e nella voce il
-cavaliere aveva perduta la riflessione del disegno che s'era preparato
-in mente; e alle ultime lo turbò il dubbio che la dama nascondesse
-un'arma; onde, umile, le chiese:
-
--- Vittoria, che cosa debbo fare io per voi?
-
--- Nulla, se non potete soffrire e non sapete dominarvi!
-
-Allora egli si lamentò di lei: egli soffriva da troppo tempo, egli
-soffriva di quell'amore che gli pareva tenebroso ed aspro quasi un
-delitto o una condanna; e da lei non aveva conforto se non di poche
-parole vane; non aveva speranza e confidenza alcuna. -- Desiderate che
-io soffra. E avete detto che mi amate!
-
--- Io vi amo -- ripeté essa; e ai lamenti contrappose gli aforismi
-appresi nei romanzi. -- Non è amante degno chi non rinunci la propria
-volontà a quella dell'amata; né v'ha amore buono che non sia combattuto
-dalla sorte; né è passione nobile e pietosa in chi non sia pronto ad
-ogni sacrificio, al sacrificio della vita stessa.
-
-Il rimprovero offese don Alfonso. Esclamò: -- La mia vita non è vostra?
-Ogni mio pensiero, da quando vi ho veduta, ogni mio desiderio non è in
-voi? Non vorrei io liberarvi ad ogni costo della tirannia che
-v'affligge? Un cerchio di ferro vi stringe e vi soffoca: vorrei
-spezzarlo, e v'avvolgete nel mistero e mi fuggite; vorrei consolarvi o
-dividere nel vostro segreto i vostri affanni, e mi fuggite! Che amore è
-il vostro?
-
--- Un amore onesto, paziente, generoso!
-
-Don Alfonso tacque con uno sforzo palese per contenere il diniego contro
-il quale la dama era agguerrita: nel dibattito l'ira deformava la
-bellezza della donna ed egli che aveva creduto d'ottenerla presto in
-pace, quella sera, pativa come sentisse dileguarsi un sogno di felicità.
-Perciò egli taceva. Ed ella, quantunque quel silenzio non la sbigottisse
-molto, per lasciar trapelare un po' di barlume agli occhi dell'amante,
-proseguí.
-
--- In quest'amore io aveva riposto il conforto d'affanni vecchi e nuovi:
-ad esso confidavo l'avvenire: per il bene di esso, il mio e il vostro
-bene, mi credevo costretta a nascondervi ciò che cercate di scoprire, a
-celarvi ciò che cercate di sapere, quasi dubitaste di qualche mia azione
-indegna. Voi ignorate le lagrime che mi costa il solo sospetto
-dell'amore che vi voglio; e non mi vedete quando vi sospiro, non mi
-udite quando vi chiamo a me, non mi sentite in voi come io sento voi in
-me. Mi sono ingannata. Voi, voi mi avete ingannata turbando cosí per
-gioco e per sfogo della vostra giovinezza la poca quiete che la sorte mi
-lasciava. Ma se non m'avete compresa, non m'avete meritata, don Alfonso!
-Addio dunque.
-
-E stupita ora ch'egli non fiatasse, andò all'uscio per uscire: l'uscio
-era chiuso a chiave. Si rivolse, di bianca divenuta livida.
-
-Il cavaliere disse orgoglioso e solenne: -- Voi siete in mia balia. Ma
-don Alfonso della Torre vi difende proponendovi il suo nome, il suo
-cuore, la sua nobiltà. -- E le si accostò tendendole la mano. La dama
-non sorrise: piú fiera, piú solenne di lui, rifatta bellissima da
-quell'orgoglio superiore, ella disse: -- Per difendermi basta il mio
-nome, puro come il vostro, e la mia nobiltà, piú antica della vostra,
-don Alfonso della Torre!
-
-No: ella non aveva nessun'arma; tremava e, tanto il cuore le batteva,
-ansimava quasi il respiro le mancasse. E vinse lei.
-
-Ai suoi piedi il cavaliere domandava perdono con le piú umili e dolci
-parole che la passione gli suggeriva e con gli occhi ansiosi cercava
-nell'aspetto di lei il segno del perdono, come la speranza della sua
-vita. Essa ascoltava rasserenandosi a poco a poco, e infine su quell'ira
-domata, quell'orgoglio avvilito, quella fierezza abbattuta, essa sorrise
-e sollevò lo schiavo a baciarla nella bocca.
-
-
- V.
-
-
-Domitilla non aveva a pena goduto del suo trionfo che si dié colpa
-d'essere stata troppo debole ed arrendevole; e quantunque non dubitava
-della parola di don Alfonso, temeva che egli appagato nel desiderio e
-già pentito si disamorasse, o almeno non giudicasse grande quant'ella
-voleva la grazia ottenuta quella notte. Essa l'amava; ma per dominarlo
-le bisognava che l'ardore di lui fosse piú vivo del suo stesso ardore; e
-per acuirne o riagitarne le brame e inretirlo piú strettamente, le
-bisognava farle stentare la ripetizione e l'intero possesso della
-voluttà.
-
-Gli scrisse il giorno dopo: «Guardatevi, ché è in pericolo la vostra
-vita.»
-
-Don Alfonso, il quale non aveva paura di pericolo conosciuto e certo, a
-quell'avviso cominciò quasi sgomento a imaginare ogni piú strano
-affronto ed ogni danno che potesse fargli il nemico nascosto e
-sconosciuto; e come da un pezzo sospettava fosse il Palmenghi il
-carceriere della dama, cosí suppose che il Palmenghi, scoperto il
-trascorso della dama, cercasse vendicarsi: non usciva se non armato e
-seguíto da piú servi e comandava di vigilare presso la casa del vicino.
-Di che questi s'avvide presto; né avendo ragioni proprie d'inimicizia
-con il Della Torre, credette a un accordo fra i parenti di Domitilla,
-che l'odiavano a morte, e don Alfonso; e si guardava anch'egli. I servi
-dell'uno e dell'altro si guatavano in cagnesco. La rissa avvenne, e
-quando già Domitilla, dimentica del suo biglietto, aveva ripreso a
-scrivere all'amante e a confortarlo.
-
-Un giorno don Alfonso veniva verso la porta del Palmenghi, sulla quale
-due figure di bravi stavano in attitudine spavalda; e poiché egli fu
-passato, quelli risero in faccia ai due fidi che gli erano di scorta.
-Offesa ai servi, offesa al padrone: don Alfonso fe' un cenno e i suoi
-attaccarono gli altri.
-
-Alle grida il Palmenghi uscí con la spada in pugno, e allora don Alfonso
-s'avventò su di lui rapido, in un attimo, e lo colpí al cuore; poi in
-due salti entrò nel suo palazzo e dalla pusterla del giardino corse alla
-casa di Gabrio, che era poco lungi. E mentre l'amico l'aiutava a cambiar
-vesti perché cambiasse aria, egli gli raccomandava di ottenergli il
-perdono della dama, che credeva aver privata del fratello e che presto o
-tardi, se gli perdonasse, farebbe sua moglie. Gli raccomandava di
-indurla a scrivergli a Torino, dove sperava recarsi; di provvedere a che
-giungessero a lei le sue lettere e di adoperarsi, quando fosse tempo, ad
-ottenergli dal duca la grazia di quell'omicidio che aveva commesso quasi
-involontariamente. Gabrio promise.
-
-Don Alfonso all'imbrunire fuggí da Parma.
-
-
- VI.
-
-
-Quando tra amici ch'ebbero comuni sentimenti, abitudini, piaceri e
-desideri si frammette la donna amata da uno di lor due, è imposto anche
-un limite alla loro antica comunanza: oltre tale limite è la donna, di
-cui non si può discorrere o si deve discorrere poco e con riguardo; è il
-possesso, conosciuto solo in apparenza, che non si può scrutare,
-toccare, valutare. E troppo di frequente, per una voglia suscitata da
-invidia e gelosia insieme, accade che l'amico pensi dinanzi alla donna
-dell'amico: -- M'ha detto che l'ama e che gli appartiene anima e corpo;
-non altro. Quali parole gli mormorano quelle labbra, intimamente? quali
-sorrisi gli porge quella bocca? quali baci? Agli occhi di lui che
-lusinghe, che promesse hanno quegli occhi? e quali carezze e abbandoni
-molli e resistenze incitatrici e segrete voluttà trova egli tra le sue
-braccia? Piú: che forza o che arte misteriosa congiunge essa alla
-bellezza per carpirne il cuore e trarlo seco, avvinto, nel cammino della
-sua vita? -- Chi studia di rispondersi tenta di tradire l'amicizia.
-
-L'ufficio di confortatore riuscí penoso, da prima, a Gabrio Gabrii,
-perché la madre del Palmenghi, vecchia rimbambita, o lo scambiava co 'l
-figliolo, o gli chiedeva: -- Dicono che l'hanno ammazzato. E vero? --; e
-perché la dama di don Alfonso piangeva, con lui, dolorosamente.
-Domitilla in fatti soffriva, non già accusandosi della tragedia
-avvenuta, per caso, dopo i suoi inganni, ma pensando che aveva perduto a
-un tempo stesso due amanti: quello che essa amava e quello che la
-proteggeva.
-
-Nondimeno Gabrio ebbe pazienza, e Domitilla era cosí leggiadra che lo
-scoprirne la vera storia non distolse il gentiluomo dall'usare con lei i
-modi piú cortesi e le parole piú affettuose. D'altra parte, la dama
-ammirava in Gabrio tanta dolcezza d'animo e piacevolezza di costumi; e
-trovando nei discorsi di lui da ammirare anche sé medesima, non sempre
-senza intenzione gli spiegava co' suoi vezzi il perché l'amico Don
-Alfonso s'era invischiato e perduto nel suo amore. Chi non avrebbe
-perduta la testa come don Alfonso?
-
-Ma: -- Lontano dagli occhi, lontano dal cuore -- sospirava Domitilla; e
-il Gabrii rispondeva che mancatogli oramai ogni speranza di tornare a
-Parma, il povero amico cercava forse dimenticarsi delle persone fide,
-che non si dimenticavano di lui.
-
-Frattanto don Alfonso, il quale mandava lettere e non riceveva piú
-notizia di nessuno, dubitava che qualche sciagura fosse intervenuta a
-Gabrio, temeva che Gabrio tacesse per tacergli qualche sventura della
-dama, supponeva fino d'essere stato abbandonato dall'amante e
-dall'amico. E nel ricordo, irremovibile dal suo pensiero, l'amaro e nero
-ricordo di quel fatto pe 'l quale viveva nell'esilio, sorgeva insistente
-e tormentoso in atto di dolore e di maledizione la bella donna ch'egli
-amava, ch'egli invocava, desto e nei sogni, sempre; né ardiva
-figurarsela, pure nell'avvenire, innamorata d'altri.
-
-La verità don Alfonso l'apprese tardi. Incontrò un giorno certo
-gentiluomo della sua città che era venuto in missione per il duca
-Odoardo alla corte di Torino, e gli domandò nuova dell'amico Gabrio.
-
-Rispose il gentiluomo:
-
--- Ha sposata la dama che si diceva sorella del Palmenghi.
-
--- Vittoria! -- gridò don Alfonso, cui parve ricevere d'un coltello nel
-cuore.
-
--- Vittoria facile per i suoi amanti -- disse l'altro sorridendo del
-motto --; ma essa ha nome Domitilla.
-
-Don Alfonso n'aveva imparato abbastanza, e dissimulando quel che pativa
-dentro, volle sapere di piú: chiese piú cose, e infine che cagione si
-fosse data in Parma alla sua rissa co 'l Palmenghi. -- Che l'uno di voi
-era geloso dell'altro, o che Domitilla spinse l'uno a liberarla
-dell'altro. Ma un terzo ha goduto.
-
-Cadutagli la benda dagli occhi, don Alfonso credé scorgere anche oltre
-la verità vera. L'amore della dama per lui era dunque stato uno svago,
-un sollazzo cominciato colla bugia del nome ambiguo che quella, cosí per
-gioco, aveva assunto, e proseguito per una tragedia fino al tradimento:
-già prima d'avvolgere lui in quegli inganni ella forse amava Gabrio!
-Forse questa era stata la pena segreta che un tempo aveva sorpresa in
-lei! La rivedeva, adesso, come nel giorno che gli aveva detto d'amarlo,
-lagrimosa, e come nella sera della dedizione, vittoriosa e vinta; la
-vedeva, lei che gli aveva accesa nelle vene la febbre della voluttà,
-fremere ora di voluttà tra le braccia di Gabrio, obliosa, sorridente,
-perfida.
-
-Cercò imagini diverse: Gabrio che cadeva ferito sanguinando e Domitilla
-che gemeva nella solitudine d'un chiostro; e meditò la vendetta, la
-preparò con brama feroce, la pregustò con gioia feroce.
-
-Il conte e la contessa Gabrii tornavano una sera dalla loro villa a
-Parma, quando, a una svolta della strada, un uomo tese il braccio armato
-di pistola verso il cocchio.
-
--- Gesummaria! -- fece a pena il conte, ricevendo il colpo.
-
-Chi aveva tradito l'amicizia s'era meritato di morire; chi aveva tradito
-l'amore meritava di vivere, sola, nel rimpianto e coi rimorsi.
-
-
-
- IL POLSO
-
-
- Sec. XVIII.
-
-Difficile dire se il conte La Fratta amasse piú sé medesimo o la
-marchesa Arnisio; ma giacché per acquistarsi dal mondo la lode di
-cavaliere perfetto nella stima di lei e per secondare gli stimoli del
-cuore insisteva da un anno a servire con cura paziente e con indulgente
-costanza una dama cosí mutabile di pensiero e di animo, egli certo amava
-troppo sé stesso e oltre il necessario a un cavalier servente egli amava
-l'Arnisio.
-
-A dire il vero a sua scusa ella esercitava tuttavia su lui l'attrattiva
-dell'ignoto e del nuovo, la virtú quasi d'un fascino arcano, quantunque,
-a dire il vero, egli in un anno n'avesse conosciute molte singolarità e
-usanze e malizie. Già sapeva La Fratta quando fosse bene contrapporsi e
-quando fosse meglio accondiscendere a quello che le piacesse affermare;
-già aveva appreso a distinguere su le sue labbra rosate tutti i gradi di
-sprezzante pietà e d'ironia sottile che vi segnasse il sorriso; già
-comprendeva tutto quanto comandasse o esprimesse dalla sua abile mano il
-ventaglio irrequieto: anche, tra lui e lei, quand'ella aveva l'emicrania
--- ed era spesso --, l'esperienza e la consuetudine avevano sancita una
-specie di prammatica ai modi e ai discorsi d'entrambi; e a lui toccava
-parlare di mille cose per divagarne il pensiero doloroso e pesante e a
-lei bastava rispondere, a diritto o a rovescio, no, sempre no, o sí,
-sempre sí.
-
-Questo ed altro il conte sapeva della marchesa; ma una cosa non sapeva:
-se la marchesa avesse il cuore o non l'avesse. "L'ha o non l'ha?" egli
-si chiedeva ogni giorno, e addentrandosi ogni giorno piú nella ricerca
-dell'ignoto n'era piú avvinto dal fascino e ogni giorno piú s'innamorava
-della dama e di sé medesimo perché con sua gloria resisteva a servirla.
-
-Finalmente l'Arnisio agli scatti di stizza e alle bizze nel brio e alle
-arie annoiate alternando gli accordi e i riposi e gli assensi cominciò
-ad accarezzarlo di certe occhiate cosí lunghe e sentimentali ch'egli
-credette di giungere a proda: il sentimento deriva dal cuore; dunque il
-cuore l'aveva. Né il cuore della marchesa doveva battere per altri che
-per lui, il quale da un anno la serviva con cura paziente e con
-indulgente costanza: non per altri. Ond'ecco La Fratta a studiare di
-quale e quanto e quanto duraturo amore fosse capace il cuore piccoletto
-della marchesa Arnisio, perché ella non aveva con lui quelle espansioni
-compiute, quei confidenti abbandoni e neppure quei moti meditati o
-spontanei di gelosia che tutte le donne amando o fingendo d'amare
-sogliono avere. E nello studio La Fratta aguzzò cosí i suoi occhi e il
-suo pensiero a leggere nel pensiero e negli occhi della dama che,
-ahimè!, troppo credette d'apprendervi.
-
-Le ire e i languori; le inquietudini fanciullesche e le remissioni di
-donna usata alla vita; i capricci, le allegrezze, le noie traevan forse
-cagione non solo dall'indole sua bizzarra, ma da un intimo, segreto
-travaglio che le eccitava e tribolava lo spirito: lo sguardo di lei
-spesso stanco o vagante e la voce spesso velata e mesta dicevan forse il
-suo spirito smarrito dietro un'inafferrabile bene, finché con uno sforzo
-mal nascosto di volontà non le riuscisse di riaversi o mentire, e allora
-abbondava di cachinni e di frizzi, cattiva a un tempo e vezzosa;
-l'assiduo disturbo dell'emicrania, invece che la simulazione d'un
-malanno alla moda poteva essere la dissimulazione di un urgente rovello;
-gli sdegni di lei contro lui non erano forse, come egli aveva sempre
-creduto, modi di civetteria sagace, ma piú tosto non rattenuti impeti di
-sfogo sincero; e quelle carezzevoli occhiate, quelle occhiate lunghe e
-sentimentali, neanche potevano essere tardi e magri compensi alle
-fatiche della sua servitú, ma tutt'al piú erano segni di compassione per
-lui in una confessione oramai manifesta: «Il cuore l'ho, oh se l'ho!; ma
-non per voi, povero conte!» Or bene: il conte La Fratta non disse alla
-marchesa Arnisio come Publio a Barce:
-
- Se piú felice oggetto
- Occupa il tuo pensiero,
- Taci, non dirmi il vero,
- Lasciami nell'error.
- È pena che avvelena
- Un barbaro sospetto;
- Ma una certezza è pena
- Che opprime affatto un cor;
-
-no: i due amori, l'uno della dama e l'altro di sé, che premevano l'animo
-del conte e vi si rafforzavano senza confondersi, lo sospingevano ad
-accertare la verità; l'uno, perché chi è innamorato talora dubita a
-torto; l'altro, perché, se non dubitasse a torto, egli ritraendosi a
-tempo non compromettesse la sua dignità e la sua fama di _cavaliere di
-spirito_.
-
-Bel tema, è vero?, sarebbe stato per una satira il caso d'un patito che
-con zelante servitú e con dabbenaggine inconscia riparasse l'amore
-ignoto della sua dama!; e La Fratta aveva in odio le satire. O, dunque,
-la marchesa amava qualcuno di quelli che le farfaleggiavano intorno, il
-quale, come minore di lui, ella non potesse assumere a servirla senza
-scapito agli occhi del mondo; o amava chi attendeva, incurante o ignaro
-di lei, ad altra dama della quale ella fosse gelosa; e come anche non
-pregata essa l'avrebbe lasciato nel dubbio, ed egli non voleva restarci,
-egli interrogava il mistero, scrutava, investigava. Ma invano: tal donna
-era l'Arnisio che davanti a niuna persona e in niuna circostanza perdeva
-il predominio di sé medesima; né mai, appuntando i suoi sospetti su
-questo o su quello che a lei fosse dintorno, il conte riusciva a
-sorprenderle in volto ombra alcuna di rossore o di pallore, di
-smarrimento o di vergogna. Il mistero per La Fratta permaneva fitto,
-fosco, quasi spaventevole, e il suo caso diveniva pietoso e tendeva a
-diventare ridicolo.
-
-Ond'eccolo a richiedere di consiglio l'abate Fantelli: un abate di umore
-giocondo e di mente arguta, e caro a tutte le dame di cui conosceva le
-corde piú sensibili al tocco delle sue allusioni e de' suoi frizzi, né
-men caro agli amici, cui giovava d'esperienza e di senno.
-
-L'abate consigliò: -- Tastale il polso.
-
-E La Fratta non comprendendo, quegli aggiunse: -- Né i palpiti del cuore
-né i battiti del polso si possono frenare. Allorché ricorderai alla
-marchesa il tuo rivale sconosciuto, il suo cuore batterà piú forte e non
-potrai sentirlo, ma il suo polso batterà piú in fretta e tu potrai
-sentirlo.
-
-Al conte questa parve un'invenzione mirabile; e l'abate continuò: -- Non
-si falla. Però ricordati che io confido la ricetta alla tua segretezza.
-
--- Son cavaliere -- rispose La Fratta. E corse dalla marchesa Arnisio.
-
-Essa, all'entrare del conte, era abbandonata su 'l canapè con la testa
-reclinata mollemente e la mano sinistra su gli occhi: ai passi lievi
-dell'amico non si mosse, e al saluto di lui e al bacio di lui su la sua
-destra rispose con un sorriso ambiguo, meno soave che doloroso.
-
--- L'emicrania, eh? -- domandò La Fratta.
-
--- Sí -- rispose ella in tono flebile; e La Fratta sospirò triste pur
-godendo d'un'emicrania almeno quel giorno opportuna a' suoi fini.
-
--- Chi l'avrebbe detto ierisera? -- proseguí egli, non per rammentare il
-tempo felice nella miseria ma per avviarsi súbito alla meta. Nondimeno
-ebbe prudenza e chiese ancora:
-
--- Desiderate un po' di melissa?
-
--- Sí -- ripeté la marchesa, perché di prammatica quel giorno era il sí:
-trasse un breve sorso dalla boccettina che l'amico le accostò alle
-labbra, e respinse tosto la mano dell'amico.
-
-Ma -- Che sguardo febbrile! -- disse questi prima ch'ella riabbassasse
-le pálpebre; e sedutosi a lato di lei e recatosi il cedevole braccio di
-lei su le ginocchia, con le due prime dita ne cercò il polso
-attentamente.
-
-Toc... toc... toc...: nelle arterie, che rigavano d'una trama azzurrina
-la bella carne bianca, il sangue perveniva dal cuore pulsando
-all'avambraccio in misura placida ed uguale.
-
--- Chi l'avrebbe detto ierisera? (il conte riprendeva il cammino).
-Corgnani giurava di perdere a tarocchi perché lo costringevate a
-guardarvi, tanto eravate leggiadra; Travasa sostenne d'avervi ravvisata
-a Versailles in una procace figurina di Boucher o di Fragonard; Terenzi
-proclamò che niuna dama di Parigi saprebbe ballar meglio di voi il
-_paspié_. E ristando, per prudenza: -- No -- disse -- non avete febbre
---. Pure, come piú d'una volta aveva profittato dell'emicrania per
-tenere a lungo nelle sue una mano della dama, ritenne invece il polso, e
-riandando le vicende della sera innanzi, trascorsa con lei alla
-conversazione di una dama illustre, e riferendone vanità e pettegolezzi,
-con abile arte poté nominare coloro di cui aveva maggior sospetto. Ma il
-polso palpitava sempre uguale e placido.
-
-«Se non è questo, se non è quello, chi sarà?» domandava intanto La
-Fratta a sé stesso. «Quello non può essere; proviamo quest'altro.»
-
-E proseguí nell'esame e nella tentazione a quel polso ritmico e muto
-sinché ebbe camminata invano la via che si era proposta. Oramai
-retrocedeva; s'ingarbugliava in nuove ipotesi; s'imbrogliava in nuovi
-dubbi; infine s'appigliò a chi gli capitò dinanzi al pensiero:
-
--- Il duchino, eh?, il duchino sdilinquisce per l'Arboldi:
-sdilinquiscono tutt'e due, il duchino e vostro marito.
-
-Oh Dio! gli era parso che il polso affrettasse: gli era parso; ma non
-era possibile che il sangue di una dama come la marchesa Arnisio si
-commovesse al ricordo di un vagheggino quasi adolescente. Per altro la
-marchesa era sí strana....
-
--- Io credo -- riprese egli -- che l'Arboldi non preferirà quel
-bamboccio a un cavaliere qual è vostro marito. -- Non c'era piú dubbio!
-La marchesa amava il duca, amava -- strana donna! -- il frutto acerbo; e
-il polso che aveva confessato era lí pronto a ripetere la confessione.
-Per prima vendetta il conte voleva discorrere e burlarsi del duchino
-affinché, magari, la capricciosa dama arrabbiasse o, magari, piangesse,
-svenisse. Ma il sangue nell'arteria rifluí placido ed uguale, e solo
-allora trasecolando La Fratta ebbe un'idea, un lampo, quasi un fulmine:
--- il marito?!....
-
-Già: a parlare del marito e dell'Arboldi il polso precipitava,
-martellava, scottava. Come scottato, il conte abbandonò il braccio della
-dama e balzò in piedi: stupito, stordito non sapeva piú che si dicesse.
-Diceva:
-
--- Ma dunque, se l'abate Fantelli.... No: non è possibile! -- E quando
-si fu ricomposto, senza esitare, rapido, asserí:
-
--- Voi siete innamorata, marchesa! Voi siete innamorata; ditemi, è vero?
-
--- Sí -- rispose la dama; ma poteva essere il sí di prammatica.
-
--- Siete innamorata di vostro marito: è vero?
-
-La Fratta s'aspettava una risata dinegatrice, ma la dama, la quale,
-meravigliata anch'essa, era per gridare -- Chi ve l'ha detto? --, ebbe
-tant'ira di scorgersi scoperta nel suo segreto, e scoperta dal conte, e
-sentí tant'odio per il conte, che frenò la curiosità e tacque.
-
--- È vero? -- incalzava l'altro --: di vostro marito?
-
--- Sí! -- E questo non fu il solito sí; fu un sí aspro, secco,
-trafiggente. L'altro continuò:
-
--- E voi fino ad oggi avete sofferta la mia servitú solo in ubbidienza
-della moda?
-
--- Sí!
-
---.... ed io vi ho annoiato sempre, sino ad oggi, senza accorgermene?
-
--- Sí!
-
-La Fratta divenne rosso; ma era cavaliere, e si contenne.
-
--- Dunque -- conchiuse -- non vi annoierò piú, signora marchesa! Solo
-permettetemi l'ultimo consiglio: se non volete far ridere il mondo non
-riferite questo nostro colloquio all'abate Fantelli. -- E per un supremo
-sforzo di galanteria cercò di baciare la destra dal polso febbrile e
-loquace: la marchesa ritrasse la destra; ond'egli, senza inchinarsi,
-uscí dalla camera.
-
-Ma quando la portiera fu ricaduta dietro di lui, la dama, alzatasi vispa
-e gaia come quella che da un mese non aveva avuta emicrania, con un
-lungo sospiro di soddisfazione esclamò: -- Finalmente!
-
-Indi si chiese: «Perché non dir tutto all'abate Fantelli?»
-
-Egli solo, infatti, avrebbe saputo spiegarle da che mai il conte avesse
-ricevuto la rivelazione improvvisa. «Gli dirò tutto -- stabilí --; e che
-egli rida e il mondo rida! Anzi!»
-
-Infatti porgendosi vittima volontaria alla derisione del mondo ella dava
-al marito una prova d'amore sublime fino al sacrificio, sí che
-sollecitato e disposto da quella al suo amore, il marito non avrebbe piú
-repugnato -- ella n'era certa -- alle altre prove e piú seducenti prove
-dell'amor suo.
-
-Frattanto il cavaliere di ritorno dalla dura battaglia contemplava la
-gravità della propria sconfitta e cercava rimedio a quello de' suoi
-affetti che dolorava ferito: l'affetto di sé medesimo; giacché l'altro
-pareva rimasto estinto di colpo. Rifletteva il conte che raccomandando
-alla dama di tacere aveva obliato la natura di lei e che s'ella parlasse
--- e parlerebbe -- il mondo riderebbe di lui e non di lei, della quale
--- cosí era strana -- nulla poteva sorprendere; ed egli considerava fra
-sé il capriccio di lei; si stupiva di non essersene accorto prima; si
-rassegnava a comprendere quel capriccio meno enorme di quanto aveva
-giudicato prima.
-
-Il marchese Arnisio era un bel giovane, alto, pallido per sangue nobile
-da secoli, con dei modi di secolare nobiltà. Che meraviglia se la
-moglie, gelosa della dama la quale egli serviva, se n'era accesa a
-dispetto del mondo e del cavaliere servente?
-
-E l'orgoglio del conte dolorava; e l'altro affetto, che ancora non era
-spento del tutto, sussultava d'un ultimo spasimo. Peggio, assai peggio
-che la derisione del mondo, la derisione della marchesa quand'ella
-innamorasse e seducesse suo marito!
-
-E il battuto, fugato, disperato La Fratta concepí il disegno di salvare
-il suo decoro e la sua dignità nella stima del mondo e nella stima della
-marchesa.
-
-Ond'éccolo in cerca del marchese Arnisio. Lo trovò per strada e al
-saluto di lui non fece né parola né cenno; di che l'Arnisio gli chiese
-la causa e della risposta fu sí poco contento da ammonire La Fratta che
-non salutare chi merita rispetto e onore è villania. Ma poiché la taccia
-di villania a chi merita rispetto e onore è grave ingiuria, il conte
-trasse la spada: trasse la spada il marchese; e al terzo colpo la lama
-del conte segnò di rosso la destra dell'avversario.
-
-Pronto questi strinse colla pezzòla di battista il taglio che non era
-profondo, e poi domandò senz'ira:
-
--- Ora mi direte perché un cavaliere come siete voi ha voluto attaccar
-briga con un cavaliere come sono io.
-
--- Per provarvi -- rispose La Fratta alla dimanda che s'aspettava -- per
-provarvi che se da oggi in avanti non servirò piú vostra moglie e non
-entrerò mai piú nella vostra casa, la colpa è vostra.
-
-Il marchese, udita tal spiegazione del fatto, ne capí meno di prima e
-ribatté:
-
--- Spiegatevi!
-
-E il conte:
-
--- Vostra moglie è sdegnata meco e infastidita della mia servitú perché
-io, e non voi, ho scoperto ch'essa è innamorata di voi.
-
-Allora l'Arnisio rimase proprio quale era rimasto La Fratta alla
-rivelazione del polso; fors'anche con uguale timore volse il pensiero al
-riso del mondo, ed egli chiese con tono e impeto d'incredulità e di
-sorpresa:
-
--- In che modo avete saputo ciò? E ne siete sicuro?
-
--- Il modo -- rispose dignitosamente La Fratta -- è un segreto
-dell'abate Fantelli; ma di ciò sono tanto sicuro che solo per ciò un
-cavaliere come son io ha potuto attaccar briga con un cavaliere come
-siete voi.
-
-A tali parole il marchese sorrise e porgendo la mano ferita all'amico
-
--- Conte La Fratta -- esclamò contento --, io vi ringrazio!
-
-
-
-
- LE FONTI
-
-
-
- I.
-
-
-1. _Fabliau de Guillaume au faucon._
-
-2. _Fabliau du Vair Palefroi_ e una favola di Fedro -- La seconda parte
-è d'invenzione.
-
-3. Masuccio Salernitano.
-
-
-
- II.
-
-
-1. _Prato Spirituale dei Santi Padri_, cap.o XI: «.... nel monasterio di
-Pentula era un frate a sé medesimo molto intento e continente; ed
-essendo impugnato dallo spirito della fornicazione, non potendo questa
-battaglia sostenere, uscí dal monasterio e andò in Gerico per satisfare
-alla sua concupiscenza; e súbito che e' fu entrato nella cella della
-meretrice fu tutto leproso....»
-
-2. _Gesta Romanorum_ (_De constantia fidelis animae_): «.... post
-gallicantum de lecto surrexit, intime firmamentum vidit, in quo clare
-dominum nostrum I. C. inter stellas respexit et dicentem: .... tempus
-est ut pro meo amore.... studeas viriliter contra inimicos meos
-pugnare....» etc. Ma d'invenzione sono il secondo e il terzo capitolo.
-
-3. _Vite dei Santi Padri_: «Una vergine ancella di G. C., la quale stava
-insieme con due altre vergini, et eravi stata ben sette anni, da un
-cantatore fu tanto sollecitata e visitata che cadde con lui in
-peccato.... E venne in tanto odio di lui e di sé che, quasi
-vergognandosi di vivere, incominciò sí dura et aspra penitenzia che poco
-meno che non s'uccise.»
-
-
-
- III.
-
-
-1. _Novellino: Qui conta una novella d'amore._
-
-2. _Fabliau: Le chevalier qui recouvra l'amour de sa dame._
-
-3. _Fabliau: Roman de un chevalier et de sa dame et de un clerk._ -- I
-lascivi novellieri erotici del '400 sono alcuni volgarissimi; altri
-(ricordate il Piccolomini) sentimentali. Riuscii a rendere questa
-disuguaglianza del sentire in una novella sola?
-
-4. La corruzione della passione erotica nel secolo XVI quali novellieri
-resero meglio di queste _Lettere Amorose_ di Alvise Pasqualigo (Venezia,
-1569)? [Vedi A. A. _Romanzieri e Romanzi del cinq. e del seic._] Ne'
-riferimenti ho mutato solo la grafia.
-
-5. _Novelle degli Accademici Incogniti_ (30ª, di F. Carmeni).
-
-6. _Gesta Romanorum_: «Legitur, ut dicit Macrobius, quod erat quidam
-miles qui habuit uxorem suam suspectam....» Chiede, il soldato,
-consiglio al prete; il quale «manum dominae accepit et pulsum suum
-tetigit; deinde sermonem de eo fecit, cum quo erat scandalizata et
-vehemens suspicio: statim pre gaudio pulsus incepit velociter moveri et
-calefieri.... Clericus, cum percepisset hoc, incepit sermonem de viro
-suo habere, et pulsus statim ab omni motu et calore cessabat.»
-
-Fu scritta, quest'ultima, nel marzo del 1894.
-
-
-
-
- NOTA
-
-
-.... L'indagine psicologica, l'osservazione e lo studio del fenomeno
-spirituale, l'analisi del sentimento sono la caratteristica della nostra
-età e il tormento nostro. Questa curiosità pretensiosa di conoscere noi
-stessi sembra penetrare dalla scienza nella vita comune e divenire
-abitudine e sollazzo dello spirito. Il cronista narra della ragazza che
-s'è avvelenata e riferisce i particolari piú minuti del fatto; ma non ci
-bastano essi, e vorremmo sapere quale successione di pensieri dolorosi o
-folli, quale aberrazione di sentimento ed esagerazione di passione
-erotica, quale cumulo di avverse circostanze esteriori e che influenza
-di contorno ha condotto quella femminetta al proposito insano.
-
-Né ci sbigottisce e rattiene la profanazione dell'idealità; anzi ci
-sembra d'innalzare noi stessi abbassando i grandi uomini a noi se
-possiamo apprenderne a rilevarne i difetti o le colpe. E non la sola
-vaghezza dell'ignoto, ma l'avidità di conoscere in che guisa vivevano e
-come sentivano i nostri avi induce gli studiosi a violare per gli
-archivi i segreti del tempo e della morte e innamora le persone severe e
-cólte alla storia dei costumi. Però l'efficacia della critica storica è
-tanta che non si capirebbe senza avvertire questa ragione remota della
-sua necessità.
-
-Ma l'arte quando esagera le tendenze dell'età sua si pervertisce sempre
-e pervertisce e stanca: onde l'uggia del romanzo psicologico decaduto a
-una specie di psicologia romanzesca; onde il rimprovero che si muove
-pure ai poeti di ricercar troppo e con morboso compiacimento le
-sensazioni insolite, le esagerazioni sentimentali, le infermità
-psichiche nella passione umana; e quindi anche il desiderio che l'arte
-si ritempri ai modi degli artisti sani e validi, e, pur rinnovandosi,
-anzi per rinnovarsi meglio, si rifaccia espressione schietta e forte del
-sentire e della vita.
-
-Del qual desiderio tenuto conto, e, d'altra parte, tenendo conto della
-fortuna che seconda gli studi intorno il costume antico, non sarebbe
-meraviglia se a qualche scrittore venisse l'idea di rinnovare, con
-invenzione sua, il racconto del fatto antico.... Ma qual norma dovrebbe
-seguire questo raccontatore di novelle che ritraessero costumi e vita
-d'altri tempi e la passione di tutti i tempi?
-
-Per me, una delle due:
-
-O la maniera arcaica, cosí nello stile come nello sviluppo del racconto
-(prova d'arte riflessa, a diletto di pochi dotti: già sfoggio in Balzac
-di maestria e di meravigliosa potenza stilistica e fantastica, e, da
-noi, esercizio, affettazione di bello stile nel Cesari, nel Colombo,
-nello Zambrini, nel Livaditi, in altri, e, non è molto, grazioso
-capriccio di Ugo Fleres);
-
-o (per prova d'arte spontanea, a diletto di tutti) la maniera moderna:
-cioè, nulla d'arcaico nel racconto, se non, intimamente, quanto bisogna
-a non offendere la rappresentazione, la verità, la visione dell'antico e
-la realtà della storia: dunque profittare d'ogni mezzo che noi abbiamo
-imparato e conserviamo dell'arte vecchia perché nuovo in eterno;
-colorire modernamente la forma, per quanto è possibile e conviene, e
-anche improntare il racconto di quell'osservazione e spiegazione
-psicologica da cui oggi acquista verosimiglianza e allettamento lo
-sviluppo della passione. Soltanto un'impronta, s'intende; e a ciò si
-pretenderebbe un senso delicatissimo di temperanza fra il vecchio e
-quello che può rimanere moderno....
-
-Ma rifarsi all'arte ingenua e primitiva dei trecentisti, del Sacchetti,
-per esempio, adattando a quella loro bella semplicità il moderno stile
-semplificato, non credo si possa senza offendere il precetto oraziano,
-l'immutabile precetto del _cor sincerum_.... Nessun grande artista si
-sottrasse mai del tutto al suo tempo, pur quando ne avversò i gusti e ne
-avvisò gli errori, e in arte non si saltano impunemente quattro o cinque
-secoli....
-
- A. A. (Da un articolo del _Fanfulla_
- _domenicale_ n.o 8, an. XVII).
-
-
-
-
- _Finito di stampare_
- _il dí 25 Febbraio MDCCCXCV_
- _nella tipografia della ditta Nicola Zanichelli_
- _in Bologna._
-
- ----
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VECCHIE STORIE D'AMORE ***
-
-
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- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
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-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
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-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
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-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
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