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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Fame usurpate - -Author: Vittorio Imbriani - -Release Date: January 15, 2012 [EBook #38578] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FAME USURPATE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - FAME USURPATE - - QUATTRO STUDII - DI - VITTORIO IMBRIANI - CON VARIE GIUNTE - - - SECONDA EDIZIONE - - - NAPOLI - CAV. ANTONIO MORANO, EDITORE - 371, Via Roma, 372. - -- - M.DCCC.LXXXVIII. - - ---- - - Proprietà Letteraria - - ---- - - - - - INDICE - - - QUALCHE SPIEGAZIONE - AVVERTENZA - IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA - A TOMMASO GAR - I. - II - III. - IV. - V. - VI. - VII. - VIII. - IX. - X. - XI. - XII. - POSCRITTA - UN CAPOLAVORO SBAGLIATO - I. -- _Impressione e Giudizio._ - II. -- _Imparzialità Italiana._ - III. -- _Digressione._ - IV. -- _Importanza storica e concetto filosofico._ - V. -- _Tre esempli._ - VI. -- _Ulteriori conseguenze._ - VII. -- _Fausto è l'uomo._ - VIII. -- _Triplice contenuto._ - IX. -- _L'epopea del Fausto._ - X. -- _Seconda Digressione._ - XI. -- _Una ballata di Vittorio Hugo ed il_ prologo in cielo. - XII. -- _L'antica Leggenda di Fausto._ - XIII. -- _Modo in cui il Goethe poetava._ - XIV. -- _Genesi del Fausto e la Dedica._ - XV. -- _La novella del_ Fausto _ed una romanza di Federico - Schiller_. - XVI. -- _Incertezze._ - XVII. -- _Disocchiatezza e la scena della maliarda._ - XVIII. -- _Intervento diabolico._ - XIX. -- _I caratteri de' protagonisti._ - XX. -- _Conclusione._ - UN PRETESO POETA - POSCRITTA - TRADUTTORE, TRADITORE - POSCRITTA - DANIELE MANIN - II. - III. - È GALANTUOMO IL CAIROLI? - APPENDICE - - ---- - - - - - QUALCHE SPIEGAZIONE - - -Affidatomi il grato compito di curar la ristampa di questo volume, ho -cercato di riprodurre fedelmente la edizione eseguita sotto gli occhi -dell'autore pei tipi di A. Trani, -- Napoli, 1877; ed ormai resa -irreperibile. Solo, mi son permesso mutare, dove si vedeva chiaro, -trattarsi di mende tipografiche. Nel resto, ho spinto la fedeltà, fino -allo scrupolo, specie per la punteggiatura, la quale, -- quantunque un -po' diversa da quella adoperata dall'Imbriani, negli ultimi anni, -- -pure, giova a spiegarci, come, dopo maturo esame, a poco a poco, era -venuto formandosi il suo metodo ortografico. - -Certo, io non potevo far diversamente... Ma l'autore, -- che non si -stancava mai d'adoperar la lima, -- vi avrebbe trovato da modificare e -da correggere, come, del resto, ce ne fa fede una copia del libro, che -egli andava preparando per la futura edizione, nelle prime pagine con -ritocchi e mutamenti, di tutt'i quali ho tenuto conto. - -Ai quattro studî si sono aggiunti due altri, l'uno sul Manin e l'altro -sul Cairoli, secondo era divisamento dell'istesso Imbriani, tanto da -esserne in trattative con qualche editore; trattative non conchiuse per -ragioni, che, qui, è inutile specificare. In fine, ho raccolto, in -appendice, tre o quattro altre cosette, che, altrimenti, sarebbero -andate smarrite; e che, (se non m'inganno) giovano alcun poco a meglio -chiarire il suo pensiero. - -E godo commemorare il secondo anniversario, (che ricorre oggi) della -morte immatura del povero Imbriani, con la pubblicazione di un'opera, la -quale maggiormente giovò a farlo conoscere che è tanta parte di lui. -Anzi, fo voti, che questo sia l'inizio d'una serie di ristampe de' tanti -suoi lavori, perchè ritengo, non potersi meglio onorare la memoria, se -non divulgandone gli scritti, in cui rivive la sua simpatica ed -originale personalità, e contribuire, in tal guisa, a fargli rendere -giustizia dalla coscienza nazionale. - - Capodanno, M.DCCC.LXXXVIII. - - _Gaetano Amalfi._ - - ---- - - - - - AVVERTENZA - - -Ripubblico, ritoccati, ma senza alterazioni sostanziali, quattro studî -critici, scritti parecchi anni fa. Vennero stampati dapprima in giornali -o riviste; e conservano sempre la macchia originale, essendo conditi di -capestrerie, che dovevano, secondo me, renderli tollerabili al palato -de' lettori di _Appendici_, Se non erro però, sotto all'intingolo più o -men pruriginoso, v'è cibo sano e nutriente. - -Ho intitolato il volume _Fame Usurpate_. Un birrichino d'un pretazzuolo -schiericato, mi fece un casa del diavolo addosso, perchè avevo -adoperato, in non so che versucciacci, _Fame_, plurale di _Fama_. M'ero -servito di quel vocabolo pensatamente e confortato anche da esempli -numerosi del Petrarca e del Boccaccio. Quindi, invece di recitarne il -_mea culpa_, colgo con piacere l'occasione di ripeter la parola sopra un -frontespizio, per mostrare in qual conto tenga le riprensioni delle -birbe, degli sciocchi e degl'ignoranti, che s'imponeano a parlar di -lingua, senz'aver neppur letto i migliori nostri scrittori. - -Non c'è cosa, ch'io aborra quanto le riputazioni scroccate d'ogni -genere; quanto le virtù posticce, gli eroi (_façon_ Sapri) finti ed i -falsi dei. Nulla di più dannoso per un popolo de' culti irrazionali, di -ogni venerazione inconsistente. Ho cercato sempre di purgarne l'animo -mio; ed ho sempre consigliato altrui di tenersene immune, di resistere -agli andazzi, di non venerare od amar checchessia, se non a ragion -veduta. Da sedici anni, in questa Italia, che mi riesce tanto diversa -dal mio desiderio, veggo invece l'impostura e la ciarlataneria riscuoter -plauso e trionfare; farabutti e dappochi incensarsi a vicenda; le -fabbriche di grandi uomini artificiali ingombrare il mercato politico e -letterario, e cattedre e parlamento, di prodotti di scarto. Non -inchinandomi ad alcun vitello, nè di carne nè d'oro; non comperando io -lodi bugiarde con encomî menzogneri; dicendo sempre quel, che io stimo -vero; mi son procacciato nemici e malevoli senza fine, molti dolori e -non ho fatto gli affari miei. Ma non me ne duole; ch'io so d'aver fatto -il dover mio, ch'è meglio. - -Potrà darsi, che la pubblicazione di questo volumetto stuzzichi un -vespaio. Che m'importa? Ad un Italiano, amante della patria e devoto -alla dinastia, che può importare di persecuzioncelle letterarie in -questo momento? Qual pettegolezzo o briga o dissapore privato può -aggiungere all'amarezza, ch'io provo, vedendo il potere in mani abjette -e malfide, scorgendo i pericoli, che corrono la Monarchia e l'Unità, -prevedendo l'avvenire, che ci minaccia? - - . . . . La cruda e iniqua - Ragion di parte vinse - Valor, senno e virtù; sì che in segreto - Ne geme Italia, rossa di vergogna[1]. - - [1] _A' Moderati_, vinti ne' Comizi del 5 Novembre 1876. Canzone di - Matteo Raeli. -- Noto Tip. di Fr. Zammit. 1876. - -Uomini peggiori e più scadenti no, che non è possibile l'immaginarne, ma -uomini ugualmente malvagi ed insipienti, son forse giunti qualche rara -volta altrove al potere: però sempre in tempo di rivoluzione, ne' -parossismi della massima perturbazion morale, quando la canaglia -prevaleva e sopraffaceva armata mano. Che il santuario dello Stato -potesse venir profanato in tempi ordinarî e per le vie legali da tanta -dappocaggine ed iniquità; che, per un voto delle Camere, ratificato -dagli elettori, dovessimo subire questo obbrobrio di Ministero; mi -spaventa e sgomenta. Qual è dunque mai lo stato morale e sociale -dell'Italia, se qui è possibile e si tollera pazientemente quel, che -altrove non si ammetterebbe neppure come ipotesi? - -Per la patria e la dinastia, inseparabili nel cuor mio, nulla posso: non -posso nè lavar la macchia, nè rimuovere il pericolo. Ma stimando, che -chiunque, comunque, ancorchè per un solo istante abbia potuto acquetarsi -ed anche solo mentalmente consentire ad un tanto vitupero e scempio, -debba arrossirne; voglio almeno, a tutela della fama mia, dichiarare, -pure innanzi a questo volumetto, ch'io non ho nulla di comune con la -banda de' sedicenti progressisti. - - Roma, 7 Gennaio 1877. - - *Imbriani.* - - - - - IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA - - - (ALEARDO ALEARDI) - -- - M.DCCC.LXIV. - - - - A TOMMASO GAR - - --- «_Mesi fa, Ella, per ispronarmi, a scrivere, sulle poesie d'Aleardo -Aleardi, mi fu cortese dell'ultima edizione fiorentina, impressa da -Gaspare Barbèra, nel MDCCCLXIV. Veramente, percorse, io le aveva, già, -non tutte, altra volta, e quando la fama dell'autore era bambina, -accogliendone un'impressione, ma senza badare a formarmene un criterio -proprio. Non mi pareva roba da badarci più che tanto. Stavolta,... La lo -sa, La lo sa, son fanatico per l'incisione: baratterei tutta l'incolore -scuola pittorica lombarda, per un'acquaforte del Rembrandt! Oh -s'immagini, dunque! Quel ritrattaccio dell'Aleardi impomatato e -stregghiato, che sta rimpetto al frontespizio, come drago sul sogliare -d'orti incantati. All'adocchiarlo, raccapricciai; ed il volume ruzzolò, -per le terre._» -- - --- «_Sicchè, non ha letto?_» -- - --- «_Anzi! Raccattai l'opera; la spolverai; tagliai, con la stecca, i -fogli; e, poi, mi dissi: Coraggio! Avanti, marsc'! E lessi, rilessi, -studiai, postillai, da cima a fondo, il cosiddetto e sedicente poeta -civile. Ma..._». -- - --- «_Ma che?_». -- - --- «_Ferma un'opinione in capo, esito a porla in carta! L'impegno -assunto, duolmi, oltre ogni dire, per un giusto riguardo. Maledettissimi -riguardi! Inceppano, precludono qualunque libero moto, al malcapitato -estetico. Sono mostri, che_ non lasciano altrui passar per la sua via. -_Stai, per isnocciolare quattro verità, forse, dure, ma che stimi utili -e che ti costan fatica, quando ti si para davanti una considerazione, -uno scrupolo di convenienza; ed o t'imbavaglia o ti sforza a balbettare -qualche scempiaggine menzognera e lusinghiera. Non se la pigli, con -l'amico, che ommise d'avvertirla, quand'Ella, ierdassera, sedette a -carteggiare, con quel baro: caspita! egli tacque, per onesti riguardi. -E, sempre, per qualche buon riguardo, che mogli e drude c'infinocchiano; -e che i ministri.... ne sballan tante. Qual meraviglia, quindi, se, per -convenienza, per delicatezza, un critico anch'esso s'inducesse a mentire -od almanco ad ammutolire?_». -- - --- «_Pure, abbiamo dietro le spalle i tempi, quando si pagava in busse -od a pugnalate le giuste riprensioni. Ma comprendo! Il quieto vivere è -desiderabile; e, talvolta, si teme, che gli scrittori -biasimati....._». -- - --- «_No, giuraddio! Temere? Un corno. Temere chi? La mi farebbe attaccar -moccoli e ceri! O ch'io mi spiego male o ch'Ella m'ha franteso. Potrà -darsi, che, altrove, allignino, tuttavia, scribacchini, a' quali imporre -silenzio, con l'intimidazione; ma quì, tra noi, mi giova crederne spenta -la razza. I riguardi ci s'impongono non dalla violenza, anzi dalla -seduzione, ch'è vera forma di violenza, come sclama l'Emilia Gallotti, -nel povero dramma lessinghiano. Sempronio ci pare un imbrattacarte: -foss'egli efferato e potente, al pari del tiranno siracusano, glielo -spiattelleremmo, sul muso, lì. Ma c'è, che, quantunque imbrattacarte, ha -congiunti e congiunte, amici ed amiche, ammiratori ed ammiratrici; ed il -critico meschinello (guarda combinazione!) sarà congiunto, ammiratore od -amico od altro di alcuna od alcuno fra loro. C'è, che visceri d'uomo, ne -abbiamo, ancor, noi, checchè blaterino gli scrittorelli tartassati. -Abbiamo le debolezze della carne; ed_, al postutto, non siamo angeli, -_come piagnucolava l'anima candida di Tartufo. Crocifiggeteci e non -ritratteremo la menoma scioccheriuola, rivaleggiando coi fanatici -(politici e religiosi), i quali si saranno, pur, talvolta, accorti delle -assurdità, che perfidiavano nel confessare, per amor proprio malinteso. -Ma non oseremmo affermare, che, a mezzogiorno, il sole sta, nel punto -zenitale, ove dubitassimo di contristare persona cui ci leghi affetto; -di attirarci, puta, occhiatacce bieche, da quel par d'occhi bruni, tanto -gentili quando sorridono..... Ecco, io mi trovo, ad un simil bivio: o -non dar parola al mio concetto d'Aleardo Aleardi; o calpestare riguardi -e rispetti di non piccol momento_». -- - --- «_Che? Un par d'occhi bruni.... eh?_» -- - --- «_Nossignore: una barba grigia. Si tratta d'uno di que' pochi -Italiani, esuli, tuttora, sul territorio del Regno d'Italia; d'un uomo, -che ha mezza logora la vita negli studî e mezza per la patria; -ambasciadore della seconda efimera repubblica veneta alla seconda -efimera repubblica gallica; del quale ho sperimentata la solerte -benevolenza. Come non volergli bene? Ed egli, intimo dell'Aleardi lo ha -incuorato a poetare; ne ha ricorretti gli stracciafogli; e si compiace -della celebrità, che altri, forse, chiamerà facile ed usurpata, ch'egli -rèputa, appena, adeguata, a' meriti dell'amico. Quest'uomo è la Signoria -Sua. So, che Le dorrà, ch'io scriva, come sto per iscrivere. Me ne -spiace, assai; pure....._» -- - --- «_Pure?_» -- - --- «_Scrivo! certo, ch'Ella mi perdonerà. Le debbe esser noto a pruova, -che, per l'onesto scrittore, quando ha la penna in mano, è giuocoforza -scarabocchiare sotto la dettatura di quell'accattabrighe della -coscienza. Il solo giornalista di qualche merito in Italia, Ruggiero -Bonghi, dice (non so se sinceramente, ma, certo, congruamente):_ Io non -vedo altro compenso dello scrivere, che giovare, dicendo il vero. Quando -lo scrittore o non sa o non può vincere le difficoltà, che gli si -oppongono a ciò, meglio tacere; e scegliere soggetti, ne' quali non -debba mentire o dissimulare, a sè medesimo. _Ma il galantuomo, la penna -non può non recarsela in mano, quando ha qualcosa da bandire. Chi stima -di posseder la verità e non si sbraccia per acquistarle fautori, -aderenti, proseliti, partigiani, mi fa schifo. Al levita, capitato in -mezzo ad un sinedrio di crisomoscolatri e che si sa provvisto di saldi -muscoli abduttori ed adduttori, la sindèresi non concederebbe, mai, pace -o tregua, s'egli non iconoclasteggiasse un tantino. Conoscendo quanto io -La riverisca, Ella comprenderà, quanto mi affligga, il dover porre alla -berlina un verseggiatore mediocre, ma protetto da Lei. E da un tale atto -e dalla presente dedica, che ad uomo volgare parrebbe impertinenza, -trarrà motivo, per confermarmi quella Sua stima, che tanto ambisco_». -- - - Angosce finse e simulò letizie - Con quell'accento che non vien dal core. - - _Aleardo Aleardi_ -- _Accanto a Roma_. - - - - I. - - -Discuto il poeta, non l'uomo. Osservazioni, epiteti, giudizî s'hanno a -riferire, alla personalità dello scrittore Aleardo Aleardi, ente -astratto; non allo Aleardi, uomo in carne ed ossa, che, da taluni, mi si -afferma essere una cara persona. Se questo è, debbo rimpiangere di non -aver avuto seco relazione di sorta, tranne una sola stretta di mano e -momentanea. Potrà darsi, ch'io paja talvolta _troppo acerbo_, (com'ebbe -a dire Alessandro Manzoni;) e mi spiacerebbe, se l'irruenza del dire -scemasse credito alla cosa detta; prometto d'avere ogni riguardo, -ogn'indulgenza possibile. Ma so scriver solo, fotografando i sentimenti -miei: la rettorica mia consiste nell'esprimere quantunque io pensi, -comunque il pensi. Ora, basta il barlume d'intelligenza, largito a' -cretini, per comprendere, come un Italiano non possa ragionar di quanto, -a parer suo, ammorba la nostra letteratura contemporanea, -accademicamente, spassionatamente, in quella guisa, che discorrerebbe -d'un cattivo andazzo antico, degli Arcadi o de' Frugoniani. Altro è il -passato, altro il presente. Mentre ferve la mischia, io me n'infischio -di mostrarmi garbato e cavalleresco. Che un pessimo verseggiatore, -dugent'anni sono soddisfacesse, perfettamente, a' bisogni estetici della -nazione, è fenomeno storico, che ci aveva la sua ragion d'essere; -giudicarlo o discuterlo, non serve; bisogna rendersene conto. Al male -odierno, invece, conviene ostare, rimediare, aprendo gli occhi agli -illusi, mostrando alla gente di facile contentatura quel, che, pure, -avrebbe il dritto di pretendere. Questa norma vale e per la politica e -per le lettere. Nel combattere un error divulgato e radicato, sarò, -quasi chirurgo, che intende a guarire una cancrena profonda e diffusa, -adoperando, senza alcun ritegno, tutti i ferri del mestiere: chi l'ha -per mal, si scinga. Si sbaglia, addirittura, ritenendo la calma -contrassegno dell'aver ragione, e l'irruenza per indizio dell'aver -torto: è faccenda di temperamento. Chi s'appassiona (già, si sa!) -facilmente, trasmoda: ed io non nego di parlare, appassionatamente. Son -certo, che l'Aleardi, lui, me ne saprà grado. Lo sdegnarsi di qualcosa -parmi un renderle omaggio, prendendola sul serio. Una volta, -trattenendosi il Goethe, in una cittaducola di bagni, nel passeggiar, -per un viottolo, che conduceva, ad un mulino, incontrò non so qual -principe: sopravvennero alcuni muli carichi di sacca di farina, e -bisognò ricoverarsi in una casipola. I due intavolarono discussioni -profonde sulle cose umane e divine. Ed essendosi mentovati _I -Masnadieri_ dello Schiller, quel principe sclamò: -- «S'io fossi stato -messer Domineddio, nell'accingermi a creare il mondo, prevedendo, che vi -si sarebbero scritti _I Masnadieri_, io non l'avrei creato.» -- Il -giudizio era, passionalmente, esagerato: lo Schiller, però, avrebbe -avuto torto di lagnarsene, perchè attribuiva tanta importanza, ad una -sconciatura da collegiale. E, poi, distinguiamo: c'è passione e -passione. C'è la passione, che rampolla da un interesse personale, -esclusivo e, quindi, irrazionale, o illogico; e la passione monda, -razionale, che mira al vantaggio universale. E di quale altro genere -potrebb'essere l'affetto immenso, che ho riposto nella Letteratura -Italiana, reputandola la incarnazione più sublime del bello poetico? -Questo, a scanso d'equivoci. - - - - II - - - _Ire bollenti e fuggitive; santa_ - _Ignoranza dell'odio e dell'oblio;...._ - _Carità di perdoni; una serena_ - _Purezza di pensier, mista a febbrile_ - _Sperïenza di cupide carezze;_ - _Ingenue fedi; desiderî audaci_ - _E insazïati; avidità di arcane_ - _Ebrezze; del martirio e de la tomba_ - _Uno sprezzo magnanimo; un perenne_ - _Vagheggiamento dell'eterna idea;_ - _Ecco, Elisa, il poeta...._ - -No, cara ed ignota Elisa, non creder, mica, da gonza, quanto -scarabocchia l'Aleardi in una delle peggiori fra le sue _Ore cattive_. -Dato e non concesso, che questa addizione impoetica di qualità -sopraccariche d'epiteti, abbia, per prodotto, una persona, io, -francamente, non saprei ravvisare, nelle poste, le _membra disjecta_ -d'un poeta, anzi, piuttosto, quelle d'un frate. Non i requisiti -politici, fisici, morali o religiosi costituiscono il poeta; anzi la -virtù di sentire ogni pensiero, in modo da trasformarlo in fantasma: -tutto il resto è puro ammenicolo, quando non guasta. Che il viceconte -Vittorio Hugo viva fra gli adulterî o che il conte Giacomo Leopardi -muoja vergine; che il consigliere intimo Gian Lupo di Goethe strisci, -nella corte d'un principato lillipuziano, o che Giorgio Byron aspetti, -imperterrito, il naufragio imminente, sulle coste della Corsica; che -Alessandro Manzoni sia capace di perdonar finanche a que' tedeschi, i -quali fustigarono in pubblica piazza le sue milanesi, o che Dante -Allaghieri sia uomo, da non perdonarla, neppure al suo Brunetto Latini; -gua', sono accidenti! ci spiegano le peculiarità di que' valenti; -bisogna conoscerli, per rendersene conto e del contenuto delle -scritture; ma, con essi e senz'essi, e' si puole essere poeta. Un Byron -impotente e leccazampe, un Allaghieri codardo e perdonevole, un Manzoni -scettico e donnajuolo, un Goethe patriota e tribuneggiatore, un Leopardi -ignorante e spensierato, un Hugo che non fosse banderuola politica, -avrebber possedute le istessissime facoltà poetiche, la medesima -immaginativa. Sia di creta, di bronzo o di oro la lampade, il valore -della luce, che ne scaturisce, non cambia. Sia rosso o verde o bianco il -vetro del cartoccio o della palla, non importa; importa, bensì, che -l'intensità della luce valga ad illuminare e adombrare gli oggetti, nel -microcosmo della stanza, per modo, che acquistino fisonomia. Ogni -determinazione, che non è essenziale alla fantasia, non influisce sul -valore poetico dello scrittore. Il sentimento del poeta, trasfuso nella -cosa vagheggiata (impressione, riflessione, idea, fatto, eccetera,) ne -trasfigura l'effettività in guisa, ch'essa implichi un cotal concetto -dell'Universo, la cui special forma è indifferente, il cui pregio -artistico dipende, da tutt'altre ragioni, che non è il merito -intrinseco. E, nel mondo ideale, dove il caso, il fortuito sono -sconosciuti, ogni parte implica il tutto, ogni individuo contiene la -legge generica, più, ancora, che nel mondo effettivo. La -rappresentazione d'un'onda può rendermi l'immensità de' mari. Gli adagi -veneti m'insegnano, che _do' done e un'oca fa un marcà e che tre femene -e un pignato e 'l marcà ex fato_. E, se una rondine non fa primavera nel -proverbio, in quante poesie popolari è il contrario! Un uomo raffigura -l'umanità; e nelle vicissitudini d'un amore si espongono le vicende -dell'universo. In pittura, in iscultura, nella musica, è lo stesso. - -Il poeta porta (o conscia od inconsciamente) un mondo, in sè: cioè, un -sistema; cioè un concetto. Mondo, che, apparirà tanto più poeticamente -perfetto, quanto più risponderà a tutte le peculiarità dell'animo suo, -quanto più sarà subjettivo. Difatti, allora, esso poeta saprà infondere -più vita e più caldo alle singole parti. Che s'egli, invece, non ha -sentite e trovate, nel proprio petto, le leggi del suo mondo, questo -mancherà di spontaneità e di originalità, potremo chiamarlo rettorico. -Vi sorprende, neh, ch'io parli, così, avvezzi a sentir lodare gli -antichi pel loro objettivismo poetico? Ma bisogna distinguere! Il -concetto vuol essere subjettivo, specifico dell'artista; e la sua -fantasia deve aver tanto vigore, da rappresentarglielo come piena e -perfetta objettività. - -Intendiamoci bene, però! Si tratta non d'un sistema o d'un concetto -scientifico o filosofico, anzi di un concetto poetico. Poco monta, ch'e' -sia falso, in sè, purchè bello; e, quando risponda, onninamente, al -cuore del poeta, non potrà non rappresentarci un momento dello spirito -dell'epoca; il modo di sentire sempre conforme a sè stesso (_sibi -constat_) fa sì che egli in ogni immagine ti lascia sfolgorare dinanzi -l'intero concetto, perchè ogni suo fantasma contiene l'universale. -Quella unità, che la scienza dimostra, vien sentita dalla Poesia; e per -questo Scienza e Poesia s'invadono a vicenda, come due larghe fiumane, -che provengano da giogaje discostissime, ma scorrano vicine, e delle -quali or l'una or l'altra straripando allaghi l'alveo della contigua. Di -fatti: -- «senza immaginazione non vi è nessuna specie di scienza; e chi -non ha fantasia può a sua posta chiamarsi uno scienziato, ma in realtà -non è che un'eco esterna, un pappagallo senza ragione; e noi, per non -privarlo di un'illusione che gli procura un piacere, lo tratteremo a -tutto pasto di naturalista, ma fra noi non possiamo dissimularci che -egli non è che un copista, perchè non riconcepisce e non comprende la -Natura. Comprendere è rifare il fatto, e ricreare il creato; fare o -rifare, creare o ricreare, è sempre immaginare». -- Dice il De Meis e -dice benone; e quando mai no? - -Or bene, qual'è l'idea logica del mondo poetico di Aleardo Aleardi? -l'occhiale ch'egli adopera per guardare i fatti e le idee? il sentimento -dominante sustrato del suo carattere poetico? - - - - III. - - -Quel sentimento che nel mondo delle cose si chiama fatuità. - -L 'Aleardi non giunge mai a percepire chiaro e spiccato il fantasma, ad -infondergli autonomia, perchè tra 'l fantasma contemplato e lui -contemplatore s'inframmette sempre un'altra immagine: quella della sua -propria riverita persona. Non ci ricorda l'attore interamente assorbito -dal personaggio, anzi il burattinajo che ti dimena sugli occhi de' -fantoccini di legno, e quasi gli dolesse di dar campo all'illusione, -caccia di tempo in tempo la propria zucca sul palcoscenico. Sembra -preoccupato da paura che l'opera faccia dimenticare il poeta; e -s'interrompe, al meglio, e si lascia cader la maschera per rettificare -il vostro abbaglio, caso aveste supposto daddovero in iscena altri che -lui. Siffatta relazione fra l'autore e le sue creazioni è giustificata -nell'umoristico, quando lo scrittore intende appunto ad uccidere la -poesia, riducendola a fantasmagoria col dimostrare la nullità -intrinseca, la dipendenza del fantasma dal suo capriccio; ma dovunque è -serietà diventa incompatibile. Pare che di ciò l'Aleardi non abbia -sospetto: per lui, temi e concetti non sono qualcosa d'essenziale, anzi -lo svariato scenario che il farà figurare, innanzi al quale ei potrà -pavoneggiarsi ora in una, ora in altra veste. L'universo esiste soltanto -per suscitargli un'emozione ch'egli esprime con più civetteria che -poesia. Il Giusti scriveva ad un amico celiando: -- «sa, che l'Io è come -le mosche; più lo scacci, più ti ronza d'intorno, e per questo non ti -maravigliare se _io_ comincio dal mio signor me.» -- L'Aleardi comincia -e finisce da sè. E sì, pretende che l'ammiriate, com'egli si ammira; -registra ogni suo moto, ogni gesto, ogni atteggiamento, quasi che -importassero molto; ed esagera ed ostenta e vuol che guardiate -attraverso una lente magnificativa tutte le miserie di una vita -prosaica, d'un animo comune: tepidi amorazzi, peccadigli che non son -delitti, le solite lacrimette, le solite orazioncelle. Questo per -mostrarsi uomo di carattere, dopo detto _Che l'angoscia profonda ha il -suo pudor_, dopo affermato di sdegnare l'indiscreto verso _Che pubblica -gli affetti intimi al volgo_. L'effetto non può non essere comico. -Scartabellando il suo volume sei indotto in tentazione di credere che -nelle brigate le belle signore invitate da lui per la contraddanza gli -rispondano: -- «Tropp'onore, mio poeta;» -- che scarrozzando col -virginia in bocca alle Cascine, tremi per l'_olimpia febbre de' carmi_; -e che pappandosi il mezzo sorbetto la sera, innanzi al Caffè d'Italia -su' deschetti in via Santa-Trìnita, ad ogni cucchiaino rimastichi -qualche _acre reminiscenza del passato pianto_. - -L'idea, ridicolamente eccessiva, della sua importanza come poeta, si -manifesta in modo presso che io non dissi scandaloso nelle dediche -premesse ad ogni singolo componimento, dove la forma epigrafica le dà -spicco e la scusanda del verso è svanita. Citerò qualche esempio -caratteristico. - - _A. Te._ - _Nina. Sarego-Alighieri-Gozzadini._ - _Che. Comprendi. Più. Che. Non. Dico._ - -Il rivolgersi ad una donna, ad una giovane sposa, accennando in nube ad -una secreta intelligenza, è una impertinenza tanto fatta, una -incontrovertibil pruova di fatuità indelicata. Inoltre il poeta sembra -alludere ad un senso profondo, remoto d'ogni sua parola, senso -intelligibile soltanto a pochi eletti: ed oltre i miracoli espressi ne' -versi, ci ha le mirabilia taciute, i portenti rimasti chiusi nell'animo -di lui ed i quali non gli è dato manifestarci, senza dubbio perchè: -- -«quantunque v'ha di meglio nel cuore, non n'esce mai» -- per dirla col -Lamartine, ingegno della stessa tempra, ma di ben altre proporzioni. -Bella frase! gentil pensiero! se non che l'ammetterlo per vero -equivarrebbe ad una sentenza capitale contro la poesia. Il contrario è -vero, come dice Ludovico Börne: -- «In quella forma che ogni spirito -trova la propria glorificazione in un corpo, anche ogni pensiero vede -nella parola la sua perfezione». -- Certo, qualche volta, si pruova una -giusta renitenza a pubblicare od anche scrivere de' versi che rivelano -alcune parti o piaghe segrete dell'animo nostro. Il Musset, parlando in -una lettera confidenziale di certe stanze ad una suora della Carità che -lo avea accudito, dice: -- «I versi per suor Marcellina, io li finirò -uno di questi giorni, l'anno prossimo, fra dieci anni, quando mi piacerà -e se mi piacerà. Ma non li pubblicherò mai e non voglio neppure -scriverli. È già troppo l'averteli recitati. Ho detto tante cose a' -gonzi e ne dirò loro ancor tante, che ho pure il dritto, una volta in -vita mia, di comporre qualche strofa per uso mio particolare. La mia -ammirazione e la mia riconoscenza per quella santa ragazza non saran mai -impiastricciate d'inchiostro da' rulli del torcoliere. Cosa fatta capo -ha; non toccar più questo tasto. La Signora Di-Castries m'approva, -asserendo: che giova aver nell'animo un cassetto segreto, purchè vi si -nasconda solo roba salubre.» -- Benone, ma non bisogna andar decantando -il contenuto del ripostiglio occulto; nèd il Musset pretese mai d'essere -ammirato per que' versi alla Marcellina che nessuno avea visti. Chi si -vanta di ciò che non mostra, induce a credere di non aver che mostrare; -appunto come uno che non ispendesse mai e parlasse delle sue ricchezze -le farebbe credere immaginarie. - - _Pongo. Sul. Sepolcro._ - _Di._ - __Carlo Troja__ - _Questo. Canto._ - _Che. Vivendo. Ebbe. Caro._ - -Non appurandosi altro di questo Carlo Troja (da non confondersi col -grande istorico napolitano) che l'aver egli ammirato i versi d'Aleardo -Aleardi, e' ci si para davanti come un uomo il quale non abbia fatto -altro vita natural durante (vita bene spesa affè!); come una ristampa -peggiorata di quel Jacopo Boswell; che per la prona ammirazione verso -Samuele Johnson s'è lucrata una ridicola immortalità fra gl'inglesi, -tanto che Tommaso Babington Macaulay chiama spiritosamente _lue -boswelliana_ ogni venerazione inconsulta, irragionata, inintelligente. - - _A. Giuseppe. Garibaldi._ - _Aleardo. Aleardi._ - -Da pari a pari. Narrano che Goffredo Augusto Bürger visitasse una volta -il Goethe, col quale non s'era per anco incontrato personalmente, e che -per farsi conoscere gli dicesse: -- «Voi siete il Goethe, io sono il -Bürger;» -- ma soggiungono che il Goethe gli voltasse le spalle, -lasciandolo in asso. - -La fatuità non è l'orgoglio, rimpicciolisce: quindi (se m'han detto il -vero: ma, se non è vero, è ben trovato!) quindi la debolezza -dell'Aleardi di mutarsi il prenome di Gaetano, che veramente è un po' -volgare, in quello inaudito d'Aleardo, che è d'un buffo, ma d'un -buffo!...... Vergognarsi d'essere l'omonimo dell'autore della _Scienza -della Legislazione_! Ma il Foscolo si vergognò di portare lo stesso -prenome dell'autore del _Principe_, -- «quando in Ugo cambiò ser -Nicoletto!» -- Piccolezze umane! Il volgo si preoccupa molto de' nomi, e -da essi giudica gli uomini: non del tutto irrazionalmente, s'e' si -trattasse de' cognomi, i quali indicano la schiatta, sebbene la -fragilità delle mogli cagioni molte perturbazioncelle note ed ignote; ma -scioccamente affatto, per quanto concerne i prenomi, dipendendo questi -dall'arbitrio de' genitori, de' parenti, de' compari. Un critico inglese -a proposito di alcuni verseggiatori americani scriveva: -- «C'era o c'è -un certo Dwight, il quale ha stampato un poema in forma d'epopea; ed il -nome suo di battesimo era Timoteo». -- Il lettore volgare sogghigna d'un -poema epico che ha per autore un Timoteo e l'opera gli par giudicata. -Sarebbe come se un napoletano per confutar la filosofia del Gioberti, si -limitasse a dire-: -- «Che razza di filosofia volete che stampi uno che -si chiama _Si Vicienzo_?» -- Ma se l'Aleardi fosse davvero quello -_sdegnoso_ pel quale e' si spaccia, avrebbe pensato l'uomo illustrar il -nome, non il nome l'uomo. - - _What's in a name? That which we call a rose,_ - _By any other name would smell as sweet._ - -Questa idiosincrasia, che nell'Aleardi ci stomaca, non è punto rara -nella colonia europea del Parnaso. Splendido esempio presso i francesi -Alfonso di Lamartine, pertinace a descrivere se dovunque ed ognora, nel -parossismo dell'effusione lirica, quasi nel momento dell'affetto avesse -avuto uno specchio davanti ed equanimità da studiarvi le mosse, il nodo -della cravatta e la discriminatura. Finanche quando da una sua parola -dipendono le sorti della patria, quando volgo ed assemblea aspettano che -egli decida, per proclamare o la repubblica o la reggenza della duchessa -d'Orléans, ha tempo da pensare all'atteggiamento, da notare i gesti -propri. Finanche piangendo una figliuola unica, perduta per sua colpa! - - _Le front dans mes deux mains, je m'assis sur la pierre,_ - _Pensant à ce qu'avait pensé ce front divin,_ - _Et repassant en moi de leur source à leur fin,_ - _Ces larmes dont le cours a creusé ma carrière._ - -Or bene, Aleardo Aleardi ha trovato modo di superare Alfonso di -Lamartine! Allegramente, pècori giobertiani! ecco un nuovo documento del -nostro primato! Anche rivedendo la madre in cielo, egli pensa solo a -coglier l'occasione per esaltar sè, calunniando un popolo ed un secolo, -dei quali non possiede e non comprende la robusta virtù: - - _Nuovamente accorrâi questo sdegnoso_ - _Che partorivi con fatica tanta,_ - _O troppo presto o troppo tardi, in mezzo_ - _A le viltadi d'una fiacca stirpe._ - -Ogni quadro gli sembrerebbe imperfetto s'egli non vi occupasse il primo -piano. In un _canto_ profetizza l'ingresso trionfale del Re nella patria -Verona, la dimane d'una vittoria sugli Austriaci: benchè la descrizione -sia mediocrissimamente favoleggiata, pure il semplice pensiero della -cosa descritta esercita tal potenza su d'un patriota Italiano, ch'e' si -riman compunti fino alle lacrime. Quand'ecco, sul più bello, l'autore, -quasi arrovellato che veronesi e leggitori, assorti nell'immagine -simpatica del Re, dimentichino lui, scappa fuori così: - - _Emanuele, Re d'Italia, anch'io_ - _Non ultimo poeta,_ - _Un saluto t'invio. Certo mia madre,_ - _Santa com'era, divinando il figlio,_ - _Me al nascere di panni_ - _Tricolori fasciò. Sin da fanciullo...._ - -eccetera. E così giù per ventun verso farnetica di sè, finchè gli paia -tempo, dopo essersi ricordato e raccomandato all'attenzione del -rispettabil pubblico e dell'inclita guarnigione, di riprendere -l'interminabile pittura, slavata in guisa da sembrare quel che ahimè! -non puol essere, copiata dalle gazzette. - -In una _poesia volante_ (dichiaro fra parentesi di non capire come -possano volare le poesie) troviamo il Nostro prigione oltr'Alpi. Una -giovanetta, _fior di cortesia, ch'ei non vide mai, nè vedrà forse in -terra mai_, gli ha usato di quelle benevolenze che scendono tanto dolci -al cuor dell'esule e del captivo. Come ringraziare una donna se non -lodandola? e che lodare credibilmente in una ignota ed incognita? Il -nome: questo nome fu anche della madre di lui e par quasi che stabilisca -una parentela fra' due. Benone! chi non ha talvolta profittato di simile -coincidenze, chi non le ha spesso astutamente mentite, per trovare punti -di contatto con qualcuna che gli premeva? Fin qui la poesia riesce -gentile, affettuosa; la situazione è felice: commuove daddovero -quell'uomo costretto ad accettare alcunchè da una donna ed il quale può -rimeritarnela solo con poche strofette. Ma l'Aleardi non si ferma su -questo motivo; non può rassegnarsi a rimaner nella mente della giovane -Fraile un carcerato qualunque; vuol darsi importanza; gli manca la -sublime verecondia che nel _Conte di Carmagnola_ del Manzoni induce il -Pergola figlio a confondersi con gli altri prigionieri volgari e tacere; -quindi termina: - - _Ma siccome ho giurato alla mia Musa_ - _Di non cantar fuor dell'Italia mai,_ - _Se la incontri per via_ - _Non le dir ch'io cantai, bella Maria._ - -Ecco sfumata la gentile impressione. Non vedi più che la fatuità poetica -di chi si fa correre dietro per lo mondo una personificazione della -Poesia, quasi uscito lui d'Italia, ne sia svanito ogni lume d'Arte. E -_siccome_, nel senso di _poichè_, non è Italiano; gallicismo, -barbarismo. - -Come ultima sciagura a Genova ed a Pisa, _scellerate nipoti di Caino_, -il Nostro annunzia loro che il Vate le maledice: se le perpetue -guerricciuole delle repubblichette medievali non avesser procacciato -altro danno che le imprecazioni dell'Aleardi!... Convien rileggere -intero il brano per rendersi ragione di tutto il prepotente effetto -comico della scappata. L'autore, per rappresentarmi le due città, le -personifica: Pisa, _in sella ad una prua spumante_, scende a giostrare -con Genova, _leonessa saettatrice_: e non si capisce punto perchè non -abbia all'incontrario fatta inforcar la prora a Genova e chiamata luna -sagittaria Pisa. Il Poeta passa di lì, forse camminando sulle acque come -san Pietro, probabilmente qual ei vien descritto altrove: _l'astro del -genio in fronte_, e senza dubbio coi baffi e col pizzo dell'Aleardi; e -si ferma a recitare con qualche opportuna variante i versi di Ugo -Foscolo sulla battaglia di Maratona. Perchè un anatema conturbi chi -l'ascolta, si richiede autorità in chi lo profferisce: quest'autorità si -acquista dal moralista persuadendoci dell'altezza del suo ideale etico, -dal poeta impossessandosi della nostra fantasia con immagini che ci -sforzino a sentire come lui. Chi non impreca con l'Allighieri alla -crudeltà di Pisa contro la famiglia del conte Ugolino? chi non accetta, -nel leggerlo, il giudizio che Dante fa de' contemporanei e de' passati? -e non dura fatica poi a rettificarlo in modo conforme alla verità -storica, tanto è il fascino di quella poesia? onde il Settembrini ha in -somma parte ragione scrivendo che: -- «il giudizio che si fa di queste -anime, a ciascuna delle quali si assegna il suo _stato_ è il gran -giudizio fatto da dio nella coscienza dell'uomo libero ragionante; è il -giudizio che si aspettava nel Mille e non venne ed ora è fatto....» -- -Ma l'Aleardi non avendo saputo trascinarci con le immagini sue, rimane -un declamatore esautorato. - -Vorrei finirla su questo capitolo; ma mi accorgo d'una conseguenza della -fatuità poetica; sulla quale m'incombe il dovere di richiamar -l'attenzione delle signore Italiane. Badate, care dilette, a non -annaspare nessun amoretto con chi pizzica del poeta, senz'averci prima -pensato bene. Non è cosa da farsi alla cieca: al primo bisticcio sarebbe -capace di mandarvi a casa l'intera penisola, sana sana, acciò rendiate -conto delle vostre bizze: - - _.... Oh sconsigliata_ - _L'Itala donna cui fu dato in sorte_ - _Stringersi al petto un'amorosa testa_ - _Nata agli allori, che la cinge invece_ - _Di domestiche spine! A lei di contro_ - _La penisola sorga, e le domandi_ - _Terribil conto del perchè la inerte_ - _Stella non manda lume...._ - -Avete inteso? Pare che non avesse tanto torto quell'amico di Gian -Cristiano Kestner, che gli scriveva, quando il Goethe con leggerezza -inescusabile lo ebbe posto alla berlina insieme con la moglie nei -_Patimenti del giovane Werther_: -- «Salvo il rispetto dovuto all'amico -vostro, ma gli è pericoloso d'avere un autore per amico.» -- Per me, -fossi femmina ed avessi letto que' versi, e poi l'Aleardi mi richiedesse -di amore, non lo promuoverei mai da patito a drudo. E poichè mi trovo -maschio, quantunque non la pretenda a poeta, prevedendo il caso in cui -mi venga in sèguito un simile ghiribizzo, chieggo il permesso di -dichiarar qui solennemente e dichiaro: _che in ogni mio futuro dissidio -con qualsivoglia Italiana non sarà mai chiamata ad immischiarsi la -penisola, intendendo io rinunziare e rinunziando esplicitamente ad -invocarne l'intervento._ Ce la vedremo a tu per tu, da solo a sola. E -consiglio le mie care compatriote di fare scrivere e sottoscrivere una -dichiarazione identica a tutti gli adoratori loro presenti ed avvenire, -che, registrata e bollata, si depositerà presso pubblico notaio. Sia -quest'atto una formalità indispensabile (sennò, no) per chiunque vuol -rendersi loro aggiudicatario, come la cauzione provvisoria per chiunque -concorre ad un pubblico appalto. - -Ma riconosciuto, pure, che la fatuità sia il più spiccato sentimento -dell'Aleardi poeta, non sarà certo il solo, neh? Giulio Cesare venne -accusato d'esser un bell'imbusto, anzi un finocchio: nè siffatte colpe -il rimpicciolivano. O se questo fosse il caso d'un Giulio Cesare della -poesia? La fatuità, la vanità si condona volentieri al merito. Quali -sono le altre parti dell'animo di lui? quali sono i concetti nei quali -ha dato opera ad incarnarle? - - - - IV. - - -Aleardo Aleardi ha scombiccherati parecchi componimenti in cui parla -della madre e d'Italia e di libertà e d'amore e di religione: cose tutte -le quali sono state e saranno in eterno fonte ricchissima di vera -poesia. Ad un patto però: che siano sentite, che divengano passione, che -si concretino in fantasmi autonomi. Sono poesia nelle loro -manifestazioni, non già nella loro astrattezza. Spieghiamoci con un -paragone: i paragoni, se non provano, rischiarano; ed in casi molti, -rischiarare val quanto provare. - -Nelle _due pagine autobiografiche_ preposte ai suoi Canti il nostro -autore vi dice: _Ho considerato la poesia come la perla del pensiero: -chè nasce anche ella da una febbre dell'animo, come la perla da un -malessere della conchiglia: chè l'aceto della scurrilità e della -malvagità la distrugge come l'aceto dissolve la perla._ A dirla, io non -so se l'aceto dissolva le perle, e mi ho annodato la cocca della -pezzuola per ricordarmi di chiederne a Sebastiano De Luca la prima volta -ch'io l'incontri; so bensì di certo, che la scurrilità è, quanto ogni -altro, schietto e legittimo elemento di poesia: e se l'Aleardi non si -trova in grado di comprenderlo, suo danno. Non sarebbe il solo; -moltissimi, tutte le nature fiacche sono negate all'intelligenza delle -categorie comiche. Ma lasciamo star ciò, ch'io non intendeva citare il -paragone per biasimarlo, anzi per farlo mio. La perla si produce dalla -secrezione sovrabbondante della materia che fodera la conchiglia, la -quale, agglomerandosi in alcuni punti a mo' di bernoccolo, senza dubbio -ingenera nell'ostrica un piacevol prurito; e tante volte l'ostrica -ricopre di sostanza madreperlare qualche corpo estraneo, che gli dava -noia con la sua forma irregolare, ma poi arrotondito dagli strati che -gli si sovrappongono, non torna più d'incomodo. Se non che più -l'escrescenza ed il corpo estraneo stanno e più divengono voluminosi; la -protuberanza si stacca dal guscio e diventa una cosa per se, la -pallottola ingigantisce, e dànno peso e dànno molestia all'animale, -finchè questi non trovi modi di sbarazzarsene. Con simile appunto si -ravvisa il processo poetico nella mente dello scrittore dalla percezione -all'espressione. Il percepire avidamente l'objetto, (fatto, sentimento, -eccetera) l'assumerlo in sè, l'appropriarselo, procaccia dapprima una -piacevole impressione: l'è quel diletto che noi precisamente cerchiamo -nella lettura od in teatro. Anche quando la percezione è tornata -dolorosa o per la sua veemenza o per la sua natura, lavorandoci intorno -con l'immaginazione, togliendone le asperità, finisce per essere ospite -gradita della memoria. Poi, mano mano che procede la traduzione -dell'objetto in immagine interna, e quanto più questa divien viva e -potente, _id est_ autonoma, s'ingenera e cresce un malessere nell'animo -del poeta, cagionato dalla presenza del fantasma. Malessere del quale si -guarisce incarnando esso fantasma in un lavoro, estrinsecandolo. La -stessissima successione di momenti si percorre nella generazione fisica -dal concepire allo sgravo. Più il pensiero diventa perfetto in sè, tutto -immagine, cioè artistico, e più diventa estraneo allo scrittore, che -quindi è angosciato dalla sua presenza, come donna negli ultimi mesi -della gravidanza. Il fantasma s'impone allo scrittore, che non gli -comanda, anzi il subisce. Molti anni dopo la pubblicazione delle -_Affinità Elettive_, il Goethe leggendo il carteggio di Ferdinando -Solger trovò una lettera su quel romanzo, la quale gli parve il meglio -che se ne fosse scritto. Il Solger, riconoscendo che il fatto era il -prodotto di tutti i caratteri, pur biasimava quello d'Eduardo: -- «Non -saprei volergliene» -- disse il Goethe -- «nemmanco io posso soffrirlo, -benchè pieno di verità... Ma, mi piacesse o mi spiacesse, dovetti farlo -a quel modo.» -- Notatevi quel _dovetti_. Ecco perchè diceva che tutti -quei santi e gentili affetti, i quali rendono caro un uomo nella vita -empirica ordinaria, per mutarsi in poesia han bisogno prima di _diventar -passione_, cioè di crescere in intensità, e poi di _trasformarsi in -fantasmi autonomi_, cioè in immagini che abbiano in sè la ragion di loro -vita e non siano mero prodotto dell'arbitrio di chi scrive. - -Tanto la passione, quanto l'autonomia del fantasma, sono rese -impossibili per Aleardo Aleardi dall'idiosincrasia che chiamammo fatuità -poetica. Il fantasma non acquista mai effettività objettiva nella sua -mente; l'affetto non diventa mai cosa seria pel suo cuore; anzi egli se -ne fregia, come una civettuola di finte trecce e di nastri -nell'acconciarsi. Egli non può mai profondarsi nell'objetto, poichè -questo al postutto non ha importanza intrinseca agli occhi suoi, anzi è -solo un mezzo per farlo figurare. L'amor patrio, l'amor filiale, l'amor -divino e finalmente ciò che dicesi amore per eccellenza e per -antonomasia, sono nel freddo animo e morto di lui piante esotiche, le -quali non fioriscono mai come passione. - -Aleardo Aleardi ne si protesta buon cristiano: s'adonterebbe se lo -chiamassimo, come Lisandro chiamava Aristodemo nella prima e men cattiva -tragedia del Monti: - - _..... Uomo_ - _Non sottoposto all'opinar del volgo_ - _.... che questi dei, quest'ombre_ - _De l'umano timor, guarda e sorride._ - -Ma un vero credente forse temerebbe che quel suo cristianesimo rettorico -e sbiadito voglia conferir tanto poco alla sua salvezza eterna quanto -poco giova al suo merito letterario. Quel dio, così spesso apostrofato, -non è persona, anzi personificazione; e neppure: è una mera occasione, -un pretesto, per rammodernare in fragorosi versi il cianciume delle -immagini bibliche. Una vecchia protestantaccia importunava sempre la -fantesca cattolica, acciò ne andasse al tempio ed ascoltasse i sermoni -del pastore. La domestica v'andò una domenica per arrendevolezza; e si -sciroppò la predica, attenta e devotamente. A casa poi la padrona -l'accolse con una sfuriata d'interrogazioni. -- «Neh, ch'è una gran -bella cosa? Neh, che vi si parla benissimo e pertinentissimamente di -iddio?» -- La servetta, dopo aver ascoltato un pezzo, poi rispose: -- -«Ne parlan molto, ma nol mostran punto». -- L'Aleardi nomina sempre dio; -ma non cel mostra mai. Ma non ha la più remota idea dell'ardente -religiosità ed appassionata, che cerca sfogo irreperibile nella -penitenza, nelle stravaganze de' riti, nella preghiera; che guasta tante -belle ginocchia e consuma tanti animi gentili sul genuflessorio o nel -confessionile; che fa piangere; che fa sperare e sperare e disperare; -che ci fa vedere il nostro ideale morale come una personalità distinta -da noi, o amico perdonevole o giudice inesorabile. Egli non ha mai -provato e neppure intelletto cose siano la paurosa preoccupazione -dell'eternità, gli scrupoli severi, quei dubbi che schiantano il cuore, -gl'imperativi categorici, i delirî sublimi di san Tommaso d'Aquino o di -santa Teresa d'Avila, che udivano esterrefatti parlare i Cristi di -legno, che si accorgevano con isbigottimento d'essere stati rapiti al -cielo. Cheh! la religione dell'Aleardi non è neppure una cosa eterna, -come la concepisce e pratica certa brava gente che va puntualmente a -sentir messa la domenica e tutti i giorni crocesegnati nel calendario; -che mangia di magro mercoledì, venerdì e sabato; che obbedisce al -decalogo ed ai precetti di santa madre chiesa: ma nei quali dio non -vive. Questa religione rifredda, alla Don Abbondio, desta almeno il riso -o il disgusto: è cosa da commedia, è cosa scurrile; ma lo scurrile è -categoria del comico ed il comico è forma di poesia. Invece il -cristianesimo dell'Aleardi sembra un abito stanco, una vuota -consuetudine di professarsi cristiano, com'usa pur troppo da molti in -Italia, quantunque in fondo non si sia più cristiani che turchi o -scettici od hegeliani e s'ignorino affatto gli spasimi e le voluttà del -sentimento religioso, e non si pratichino neppure i riti del culto. Da -questa disposizion d'animo può solo emergere l'ironia, e quando l'autore -non sa o non può ironizzare, e vuol fingersi cristiano come Vincenzo -Monti si fingeva pagano, rimarrà sempre nel declamatorio e nel -rettorico. - - - - V. - - -Nè diversamente accade all'Aleardi quando ragiona d'amor patrio o di -libertà. - --- «Come, come? cos'ha detto? Forse abbiamo franteso. Il patriottismo, -il liberalismo non sarebbero passione in Aleardo Aleardi? E le sue -persecuzioni? E l'esilio? E Iosephstadt? Ed i tempi passati.... _su lo -strame De le prigion, col trave Del patibolo in faccia?_» -- - -Io non dico dell'uomo: che importa dell'uomo a me ed a voi? Ma -dall'Aleardi poeta anche l'amor patrio si ostenta sol per dare un -qualche spicco alla personalità del poeta, rassomigliando alla foglietta -d'argento che l'orafo sottopone ad un mediocre plasma di smeraldo acciò -sfolgori quanto una vera gemma. Il patriottismo del cittadino rimane -sterile per lo scrittore: ne parla, nol mostra. Cos'è l'Italia per lui? -Si scartabellano senza frutto i canti in cerca d'un concetto della -patria, della libertà, espresso in una immagine ammodo: per l'autore, -come per quei filosofanti medievali, sono meri _flatus vocis_. Leggi la -famosa canzone del Petrarca: _Italia mia, benchè il parlar sia indarno_; -leggi la invettiva dantesca: _Ahi serva Italia di dolore ostello_; leggi -le _Fantasie_ di Giovanni Berchet; leggi fin que' miseri epigrammuzzi di -Vittorio Alfieri; ed innanzi alla tua mente starà chiara e viva -un'immagine di questa tua patria; ognuno di que' sommi me l'ha -rappresentata com'e' l'ha sentita, come la sua fantasia gliela -raffigurava o presente o futura. Ma non sente, non ha viva in sè -l'Italia nostra, colui che parlandone a Gesù Cristo in paradiso, la -chiama: - - _La terra tua, però che là su un_ (ahi!) _sacro_ - _Colle, di voti e di laureti adorno,_ - _La verginella ebrea,_ - _Che ti fu madre, un giorno_ - _La poveretta casa deponea._ - -Ma che? tutta l'istoria e la gloria nostra non è dunque nulla per -l'animo di costui? La bellezza di questa terra, la virtù di questo -popolo, sono cose tanto estranee alla sua coscienza, che per -raffigurarmi l'Italia ei dà di piglio alla casa della Madonna? E se -almeno fosse un picchiapetto, un bigotto, un uomo religioso; e ci -credesse davvero alla alleata casa! se fosse di quelli che, andandovi in -pellegrinaggio, piangendovi di tenerezza, stimano gloria maggiore per la -patria l'esserne depositaria, anzichè di tutti i trofei romani! Ma, -nossignori, rettorica pretta! e' se ne ride e tutt'al più concede con lo -Astigiano che sia _Pur men risibil delle antiche dee_. Quanto alla -cacofonia del _su un_, so che potrebbe tentare di scusarla, citando il -_Furioso_ (Canto II. Stanza XLI.) - - _Che nel mezzo, su un sasso, avea un castello_ - _Forte e ben posto e a meraviglia bello._ - -Allora si pronunziava e taluno scriveva _s'un_; contrazione che non so -quanto si ammetterebbe adesso. - -Pure queste parole dolcissime _Italia_ e _Libertà_, per quanto sia vuoto -di sentimento chi le pronuncia, possedevano e posseggono una strana -virtù: di strappar lacrime agli occhi, di strappar plauso alle mani; -come il nome della diletta che circonfonde per noi d'un'aureola le più -schifose creature. La più stupida uscita contro i tedeschi, procaccia -agli attori una sfuriata di battimani: ed insomma la popolarità della -_Francesca da Rimini_ di Silvio Pellico per tre quarte parti si deve -alla fragorosa apostrafe all'Italia. Ogni strimpellator di violino che -scortichi pe' caffè l'Inno di Garibaldi è sicuramente applaudito e -raccoglie soldi assai nel vassoino; prima, perchè ricorda agli -acculattatori delle panche una persona che loro è simpatica; poi e -soprattutto perchè sanno di fare un dispetto ai questurini. Ed il -ripeter sempre _Italia_ e _Libertà_, ha procacciato il favor popolare -all'Aleardi; ha coperto d'un pampano la sua nudità poetica. - -Riguardo poi all'ostentarci di continuo il martirio di quei pochi mesi -di prigionia.... cazzica! io non sono tanto offeso esteticamente dal -modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall'udir tanto baccano per -tanta parvità di materia: _much ado about nothing_. Ma venne osservato -già da un pezzo, come ne' rivolgimenti politici chi meno si lamenta è -sempre chi più perde; e viceversa chi fa più bordello è sempre chi meno -ha sofferta. Noi, giovani della nuova Italia, educati negli esilî -all'odio aperto od in patria all'odio coperto delle tirannidi; avvezzi a -considerare come avvenire inevitabile e desiderabile gli ergastoli ed i -patiboli sortiti da' nostri maggiori; noi, che tutti, tranne pochi -dappochi e gl'impediti da forza superiore, abbiamo indossato o la tunica -del soldato o la camicia del volontario; noi, consueti a non calcolar -mai per ostacoli le minacce ed i pericoli; noi, che s'è mostrato di -essere uomini e di meritare d'esser liberi; noi, ci perdoni -l'illustrissimo signor commendatore Aleardo Aleardi; non siamo, noi -commossi da chi guaisce quasi femminetta per breve carcerazione o non -lungo sbandeggiamento, consolato da stipendî malguadagnati. Forse -nell'epoca slombata anteriore al milleottocenquarantotto, nell'epoca -frustata da quel Giuseppe Giusti che il signor commendatore Aleardo -Aleardi fatuamente chiama il _suo povero Beppe_, forse allora si -scroccava un brevetto d'eroe, di martire, mercè d'una visita domiciliare -o d'una detenzioncella preventiva. Ma ora!... Quanti hanno sofferto -viemmaggiormente; e, quel che più monta, operato qualcosa; ed illustri -non ci rompono gli stivali col raccontarcela sempre daccapo -magnificando; oscuri, non pensano neppure a farsi valere! E che direbbe -il signor commendatore Aleardo Aleardi se avesse vissuto come Luigi -Settembrini metà della vita fra 'l carcere e la galera e settantadue ore -in confortatorio? sempre uomo ed allora e prima e dopo? Ed il -Settembrini di tutto parla e fors'anche (anzi senza forse) non di tutto -tutto a proposito; ma degli anni e delle ore in cui fu eroe, mai. E che -direbbe il signor commendatore Aleardo Aleardi se a lui giovanetto -fossero toccate dalla polizia austriaca le vessazioni che il pittore -leccese Gioacchino Toma sofferse dalla borbonica e mercè le quali -rischiava di crepar di fame? Autodidatta, egli era venuto da Tricase a -Napoli pedestremente per amor dell'arte e campava facendo l'ornamentista -il giorno e studiando il nudo la sera: sbandirlo dalla metropoli era un -precludergli ogn'avvenire artistico ed un togliergli ogni mezzo di -sostentarsi nel presente. Ed ha penato con impassibilità, s'è -onestamente ingegnato, ha preso le armi nel momento opportuno, ha -pugnato con coraggio, senza poi mendicare il riconoscimento delle sue -spalline insurrezionali. Ed il Toma non chiacchiera mai corampopulo de' -suoi fatti, non si dipinge da protagonista ne' suoi quadri; ed è uomo -che dopo aver pennelleggiato quel capolavoro dello _Esame rigoroso del -Sant'Uffizio_, perchè sente altamente dell'Arte, perchè sente -pudicamente di sè, teme d'aver mal fatto, appoggia la tela con la -superficie dipinta rivolta al muro, la guarda di tempo in tempo -dubitando sempre e finalmente, sforzato dagli amici e dal bisogno, la -porta di contraggenio all'Esposizione, dove la intera Napoli la ammira. -Non tutti siamo da tanto, nè per valore nè per modestia: sappiamcelo! Ma -tutti o sommi o minimi, o scrittori od artisti, riguarderemmo come -insultante una legge sul tenore dell'Ateniese, che il commendatore -Aleardo Aleardi sembra rimpiangere, la quale vietasse agli scrittori od -agli artisti di avventurarsi in battaglia. E se mai legge analoga -ricevesse l'approvazione de' due rami del Parlamento e venisse sancita e -promulgata dal Re, non ci casca un dubbio al mondo, che malgrado la -nostra devozione al Parlamento ed al Re, la trasgrediremmo. - -Ben inteso che ho parlato sempre non dell'Aleardi uomo, anzi -dell'Aleardi poeta. Dunque non ha sentito nè la religione, ned il -patriottismo. Vediamo se per avventura abbia sentito l'amore. - - - - VI. - - -L'amore è per le letterature de' popoli moderni quel che la vôlta è per -le loro architetture. E l'uno e l'altra acquistarono valore per l'Arte -appo i Romani e signoria presso che esclusiva nel Medio-Evo. Allora la -vôlta divenne principio e norma di ogni costruzione artistica, anche -nelle contrade dalle quali il clima e la natura del materiale in uso -avrebbero dovuto apparentemente escluderla. Inesauribile nelle forme e -nelle combinazioni; pieghevole ad ogni scopo, ad ogni bizzarria; -capricciosamente complicata nel gotico e nel barocco; miracolosa nelle -cupole, ne' ponti, negli acquedotti; perchè cominciasse a perdere del -suo d'impero, conveniva che questo matto secolo decimonono desse di -piglio a due materiali sin'oggi trascurati dall'arte edificatoria: al -ferro ed al vetro, rivaleggiando con lo Atlante dell'Ariosto e con le -fate de' conti popolari. - -Parlavamo di amore. Non v'ha passione più spontanea, più universale, più -comprensibile: ogni uomo, che sia uomo, ogni animale, che abbia anima, -debbe averla sentita o sott'una o sott'altra forma; se finanche le -cieche forze di natura sembrano sciogliersi in rapporti amorosi! -- -«Niuno effetto ovvero accidente, qualunque ei si sia, è tanto universale -e comune a tutte le cose. Perciocchè egli non è cosa nessuna in luogo -nessuno, nè tanto bassa e ignobile, nè così alta ed eccellente, la quale -non abbia in sè qualche amore; anzi quanto è più nobile ciascuna cosa e -più perfetta, tanto ha senz'alcun fallo più perfetto amore e più -nobile.» -- Così Benedetto Varchi. Foggiandosi l'amore -diversissimamente, secondo le più minute e nascose parti della -personalità amante e dell'amata, esso è inesauribile nelle sue -modificazioni: e quindi, tanti poeti, tanti amori. Sel sanno e conscii -di quanto lor giovi quest'affetto, non possono pensarvi senza entusiasmo -e riconoscenza, -- «sono innamorati dell'amore; -- _Applaudissez du -moins pour l'amour de l'amour_, conchiude una volta Teodoro di Banville. -Hanno adoperato le più vaghe parole ed efficaci per rappresentarcelo -vivamente; hanno sfruttato le cave delle metafore e degli epiteti per -caratterizzarlo. L'hanno chiamato fiamma, catena, sospiro, piaga, luce, -guerra, martoro, follia, raggio; ed ognuno di questi termini indica ed -implica già di per sè ed _in nuce_ un concetto della passione; sebbene -col tempo, pur troppo, rimettendo della efficacia primitiva, siano -precipitati nell'uso volgare della lingua, e sappiano del rettorico -quando lo scrittore indifferentemente li adopera. Ed Aleardo Aleardi in -busca di novità chiama l'amore.... voi non vorrete credermi, ed è pur -così.... chiama l'amore: _assillo!_ Dunque non è per lui la fiamma -divoratrice del vivicomburio; nè la piaga onde sgorga il sangue e la -cancrena si diffonde; nè la catena obbrobriosa, fatale e pur cara; ned -il martirio immeritato e sofferto imperturbatamente, grazie alla buona -speranza che lo allevia; ned il raggio implorato che dissipa gli errori -della tenebria; no! chêh! anzi una delle innumerevoli noje della vita, -seccatura inevitabile che ci sforziamo di scacciare come l'importuno -tafano, bestemmiando la santa volontà di messer domineddio. L'amore è un -disturbo della nostra pace; distrae Narciso che si specchia al fonte, e -sparpaglia e fa diventar frenetica con le sue punture la povera mandra -umana che rumina tranquillamente all'ombra. Nè si scusi l'Aleardi -allegando il tropo esser tolto di peso dall'ode terza d'Anacreonte tejo. -Perchè rubare quando non si sa utilizzare il furto? In quello scherzo -umoristico dello amico di Policrate samio, un puro paragone simile, -fatto di volo, sta bene; ma chi ne fa una metafora e l'adopera sul -serio, non sa quel che si faccia. E la passione amorosa che in Omero -esiste appena come accessorio e sotto la forma quasi brutale d'affetto -conjugale; che l'Erissimaco di Platone confessa con istupore di non -trovare encomiata da alcuno de' tanti innografi; che in Virgilio, -quantunque essenziale d'importanza, è puramente episodica nella -composizione: diventa dalla poesia provenzale in poi fondamento e -condizione d'ogni poesia. Sembra che ormai l'ideale possa incarnarsi -solo in forme femminili; e che la via fatta, o prosperamente od indarno, -per raggiungerlo, l'Iliade combattuta e l'Odissea sostenuta, possa -ritrarsi unicamente dipingendo le vicende di un amore. Diceva il Goethe: --- «Rassomiglio le donne a patere d'argento, in cui noi poniamo frutta -d'oro. L'idea, ch'io ne ho, non l'astraggo dalle parvenze effettive, -anzi m'è innata, od è sorta in me dio sa come. I caratteri femminili, -che ho rappresentati, se ne sono avvantaggiati: sono meglio sempre che -nella effettività... La donna è l'unico vaso, che rimanga a' moderni, -per versarvi la loro idealità. Degli uomini non c'è, che farne. Omero ha -tutto preso anticipatamente in Achille ed Ulisse, nel più forte e nel -più saggio.» - -Questo modo di concepir l'amore apparterrebbe al più basso comico, al -buffonesco. Quando il monaco medievale raffigurava nella miglior -passione umana il demonio tentatore e si crocesignava scorgendo una -bella ragazza, era ridicolo; ma latitava pur sempre uno strazio -altamente serio in fondo a quell'apparenza comica: tutto il fàscino -della tentazione, tutto l'intenso desiderio del frutto vietato, tutta -l'ebbrezza d'una gioia momentanea fruita a prezzo d'eterni tormenti. -Quando l'alverniate Sebastian-Rocco-Nicolò Chamfort definiva l'amore: -- -«scambio di due capricci e contatto di due epidermidi» -- era -ignobilmente prosaico; eppure si ravvisa qualcosa di tragico in -quest'uomo costretto dal ragionamento e dall'esperienza a negare la -maggior dolcezza della vita. Epperò quel comico spontaneo e questo -comico dottrinario serbano una certa dignità. Invece il comico del -concetto implicito nella espressione aleardesca, risiede nell'incapacità -del subjetto, il quale si dimostra disadatto a gustar l'amore. È una -comicità nauseosa, come quella dell'eunuco innamorato delle sultane che -attuffa nel bagno o conduce al talamo del padrone, nelle _Lettere -persiane_ di Carlo di Secondat, barone della Brède e di Montesquieu. - -Ho detto _è_, doveva dire _sarebbe_, se fosse sentita ed enucleata, il -che non è. Meno forse d'ogni altra cosa l'Aleardi concepisce l'amore: -qui proprio non ha mai barlume di vera tenerezza o di vera disperazione, -qui dove l'infimo degli scrivacchiatori coglie spesso qualche felice -momento. S'egli ostenta d'essere amato, non commette un'indiscrezione -scusabile dall'affetto sovrabbondante, anzi una calcolata -scimmieggiatura di Vittor Hugo per propalare che una signora _comiffò_ -il chiama: _mio poeta_. Se impreca ad una ritrosa, non accade pel -crepacuore della passione insoddisfatta, anzi per tradire, imitando -Giacomo Leopardi nell'_Aspasia_, dispetto e meraviglia che una donna -abbia potuto non istimarsi onorata e beata d'esser prescelta ad appagar -le voglie d'un tanto vate. Ripeto, tutto questo tornerebbe sublimemente -disgustoso, se il comico ne fosse sentito e svolto: ma l'autore parla -con la massima serietà e senza evidenza. - -Non sente l'amore. Descrivendo due amanti, i quali godono: -- «quel -soave fin d'amor, che pare All'ignorante vulgo un grave eccesso,» -- il -signor Aleardi ha osato chiamare i momenti di voluttuosa ebbrezza: - - _........ ore di cielo,_ - _Che ne l'inferno echeggiano.......;_ - -e peggiora nell'ultima edizione questo pessimo brano, correggendo: - - _Ore di ciel, che il ciel condanna._ - -Corpo di Bacco! ed io crederei che questo uomo abbia potuto amare mai? -Oh quegli cui una gentile desideratissima è stata quandochessia benigna -una ora; quegli che almeno con la fantasia cupidamente ha bramato un'ora -di felicità; sente nel ritrarla, non casca in freddure, in concettini, -in antitesi; non pensa ned al cielo, ned all'inferno: quel presente è -tale che spreoccupa del futuro. - --- «Ma l'Aleardi ha forse voluto manifestare la sua riprovazione per gli -amori illeciti, che ne offendono il senso morale....» - --- Poverino! Davvero? E gli uomini dal senso morale conturbato, gli -uomini ripieni di santo sdegno contro il peccato, a' tempi nostri il -rivelano coi bisticci; come un secentista, come il cappuccino nel _Campo -di Wallenstein_, del quale lo Schiller coadjuvato dal Goethe compilò la -parlata sulle opere di Abramo da Santa Chiara? Che tanfo da don Pirlone! -L'Aleardi ha voluto mentire una riprovazione che non sentiva, e non gli -è riuscito. Non potremmo che commiserarlo se davvero sentita l'avesse: -Dante era un carattere moralmente severissimo, come non ce n'è più, e -colloca Francesca col cognato nella bufera infernale; eppure piange al -vederli, eppure gliene duole, eppure s'impietosisce fino a cadere in -deliquio: condanna e non impreca, perchè la mente gl'impone di -condannare, ma il cuore scusa; invidia que' meschini, ma la fantasia, -ritraendogliene la dolce colpa, lo invaghisce di essa. - -Ma lasciamo Dante: i paragoni sono odiosi. Il Nostro dichiara di amare -ardentemente non so che Maria, ed in pruova le propone..... - --- «Cosa? Badiamo, veh, di moderare le espressioni!....» -- - --- Non c'è da moderar nulla; non fu mai vista più moderazione in alcun -amadore. Le propone di andarsene soli scorrazzando senza saper -dove...... - --- «Scarrozzando?» -- - --- No, scorrazzando, a piedi. - --- «E non sarebbe meglio prender la ferrovia e scapparsene per un -mesetto a Parigi, ch'è il luogo più acconcio per godersi lietamente la -luna di miele di qualsivoglia amore?» -- - --- Crederei, ma i giudizî differiscono. Le promette di raccogliere -muschio e fargliene un guanciale, senza federa; di _suaderle il sonno -cantando la sua canzon più bella_; e di meriggiarle accanto sotto -_all'odorosa tenda d'un'acacia tardiva_ perchè non diventi mora.... - --- «Vedi bàlia e ninna-nanna! non sarebbe meglio andare all'albergo e -farle preparare un buon letto sprimacciato, magari a due piazze?» -- - --- A parer nostro, ma i gusti variano. Caso sopravvenisse un temporale; -_di freschi allori le farà ghirlanda_; acciò vada: _rispettata dai -fulmini le chiome_...... - --- «O non sarebbe meglio aprire il paracqua?» -- - --- Secondo gli usi odierni, ma i costumi cambiano. Quando poi la Maria -avrà sete le - - _..... corrà pei solchi,_ - _L'onda del ciel nel calice dei fiori._ - _Che dio prepara all'uccellin che migra...._ - --- «E quando l'avrà fame?» -- - --- Una creatura tanto eterea non ha mai fame; ad ogni modo _le frangerà -il suo pane sovra un desco di rose e di viole_; - --- «Magro pranzo e desco incomodo!» -- - --- Quistion d'abito. Malgrado la etereità, pure a queste offerte -seducenti, la Maria va - - _..... celando, con la man di neve,_ - _L'esistenza che in porpora la tinge._ - --- «La _man di neve_? scommetterei che il _braccio eburneo_ e le _labbra -coralline_ son poco discoste. Una ciliegia tira l'altra». -- - --- Zitto, che adesso viene il bello. L'amante per assicurar lei che -tituba, le dice: - - _Rea non sarai: però che sempre è mesta_ - _Quella letizia che di colpa odora._ - --- «Odore di colpa? somiglierà all'odore di becco, m'immagino. Un amante -chiama reato e colpa lo scopo dell'amor suo? Mi burli? O che nuovo modo -di sedurre? che nuova razza d'amanti è codesta?» -- - --- Una esotica, rinvenuta dall'Aleardi, che han fatto probabilmente -commendatore in grazia della preziosa scoperta zoologica, e non già, -come si buccina dalle male lingue, in mercede de' versi scarabocchiati -nell'albo del ministro Natoli. Egli prosegue: -- «Al fondo non ci separa -che un pregiudizio stolto. La progenie umana - - _ai capricciosi_ - _Moti del suo pensier diede il superbo_ - _Nome di legge._ - -Ma non importa: rispetteremo lo stolto pregiudizio, perchè... lo -rispetteremo. Vivremo come fratello e sorella, placidamente insieme. -_Mia non sarai. Fidati_». -- E descrive gli amori di due isolette -vicine, consorti, ma separate da mare profondissimo: _Si guardan sempre -e non si toccan mai_; della luna e del globo, che fanno all'amore, -quantunque - - _...... una infinita_ - _Lontananza di freddo aer le parte:_ - _Si guardan sempre e non si toccan mai,_ - -e conchiude: - - _Così noi due, soletti pellegrini,_ - _In vicinanza coraggiosa e monda,_ - _Malinconicamente esuleremo;_ - -sicchè nojaltri lettori si finisce col fargli l'atroce ingiuria di -credere che la Maria potesse fidarsi daddovero! Chieggo scusa dello -scherzo, che convengo esser di pessimo gusto. Ma sfido io di rimanere in -contegno leggendo questa robaccia e ricordando che pur c'è chi l'ammira -_bona fide_. - -Chiunque ha un po' di mondo sa che nella vita si dànno casi analoghi; -due infelici, due miserrimi possono trovarsi in una posizione falsa -siffatta; ma se amano veramente, sinceramente, uno strazio catartico, -una tragica colluttazione debbe verificarsi negli animi loro. Et, od il -travaglio interno, cresciuto al punto -- «che sostener nol può forza -mortale» -- gentilmente uccide i travagliati; oppure, vincendo ogni -ritegno, sforzandoli a violare i dettami della coscienza, apparecchia la -necessità della espiazione. Tale sarebbe il caso d'un fratello e d'una -sorella che si amassero d'amore non fraterno, come il Renato e l'Amalia -di Francesco-Augusto, visconte di Chateaubriand. Ma una rassegnazione -placida, come questa dell'Aleardi, che non fa presentire nessuna -catastrofe, è non meno psicologicamente assurda, che poeticamente -incapace di soddisfarci. Verso la fine dello squarcio che ho riassunto -si notano alcune descrizioncelle indovinate, almeno come intenzione: la -rosa, - - _All'amoroso rosignuol contesa;_ - Le isole, che - _..... l'una all'altra_ - _Sorridon liete;_ - La luna e la terra, che: - _..... nelle notti,_ - _Si scambiano un saluto alternamente_ - _Con favella di luce;_ - -ma perchè riuscissero poetiche qui, avrebbe da ogni parola dovuto -trapelare la meraviglia, che a dispetto d'ogni legge naturale, il fiore -e l'augello, le due isole, i due astri non si costringano in amplesso, -ingenerando negli uditori il convincimento, che malgrado tutte le belle -promesse, dopo la prima giornata di viaggio, il poeta sarà uomo e la -Maria sarà donna, e la categoria morale violata preparerà la sua -vendetta e la loro rovina. Allora avremmo biasimato l'aberrazione pur -commiserando quei traviati, come nella _Mirra_ dello _Allobrogo feroce_ -(che fu allobrogo solo ne' versi del Foscolo) per quanto s'inorridisca -delle brame incestuose è pur forza compatire la vittima infelice della -Nemesi. Ma così, come l'Aleardi li ha rappresentati: primo, -l'impedimento, rimanendo troppo nel vago, sa del capriccio -irragionevole; e, secondo, la rassegnazione sa d'impotenza. Il poeta non -ha sentito: non v'è strazio di sorta in lui. - -Non v'è di che stupire. L'amore è abnegazione, oblio di sè: come può -dunque amare un autolatra? Chi non vede che sè solo dappertutto, non può -provare alcuna maniera di affetto. E questo è il caso nell'Aleardi anche -per l'amor filiale: più lo decanta, più ne ostenta, e meno ci commuove. -Se fra' cani ci fosser de' verseggiatori, forse a qualche o bracco o -levriere o barbone od alano o mastino o molosso potrebbe condonarsi il -dire: - - _..... ne la deserta_ - _Mia cameretta ancor sento il celeste_ - _Tuo profumo di santa;_ - -ma per la _genitura_ o meglio progenitura di Giapeto, un figliuolo che -fiuta od annusa la madre è una immagine ridicola, ed un profumo di santa -non si sa cosa sia. Nè mi si citi la Novella sesta della seconda -giornata del _Decameron_, dov'è detto: -- «Il figliuolo, quantunque -molto si maravigliasse, ricordandosi di averla molte volte avanti in -quel castello medesimo veduta e mai non riconosciutola, pur nondimeno -conobbe incontanente l'odor materno e sè medesimo della sua preterita -trascuraggine biasimando, lei nelle braccia ricevuta lagrimando -teneramente basciò.» -- Che _odore_ in questo brano non indichi cosa che -agisce sull'olfatto, è chiaro. La Crusca registra lo squarcio come -esempio di odore nel senso d'indizio o sentore; e dopo -- «conobbe -incontanente l'odor materno» -- aggiunge parenteticamente -- «cioè la -raffigurò.» -- La spiegazione letterale non parmi soddisfacente, ma non -importa. La brutal metafora del Boccaccio non era da prendersi per -ingemmarne una lirica. - - - - VII. - - -La passione è femmina, il concetto è maschio; quella vuol esser -fecondata da questo per produrre un portato poetico. L'animo dello -scrittore il paragono ad un areme, un gineceo, un serraglio; i suoi -affetti mi rappresentano le odalische; ed il concetto figura il pascià -che gitta il fazzoletto a qual più gli aggrada. Nella Real Casa -dell'Annunziata di Napoli, (_di squallida risorta ampliata_, come vi -dice una lapide insulsa, che ricorda il celebre: _L'un era padovano e -l'altro laico_) dove con pochissima carità si diseducano le projette, -v'era e v'è forse ancora una usanza singolare: stretta clausura tutto -l'anno, ma il giorno della festa del luogo, le porte si spalancano o -spaparanzano (come s'esprime energicamente il dialetto partenopeo, con -parola, che secondo il Manzoni, la lingua Italiana gl'invidia). Chiunque -voglia entrare e visitare il brefotrofio, padrone. Le educande, in gran -montura, stanno impalate lì come tanti capi di merci in vendita; e se -alcuna mi dà nel genio, posso scegliermela e sposarla su due piedi e -crearne una madre-famiglia: non c'è memoria che un'esposita avesse -rifiutato un pretendente per quanto laido, scontraffatto, decrepito e -scostumato, che una cosa anelano esse tutte più che lo Ebreo la venuta -del Messia: di liberarsi dalla bolgia, dalla tomba, in cui gemono; in -cui sono oppressi i polmoni, depressi gli spiriti; dove non si può nè -respirare nè sperar bene. Appunto quelle innocentine somigliano alle -disposizioni dell'animo nostro, che si precipiterebbero col più -scapestrato concetto, pur di uscire da' muti claustri della mente, e -vivere nella luce e nello splendore della parola. Ogni componimento -implica un concetto, che n'è l'anima, ch'è il pensiero il quale in esso -risiede e s'incentra, facendone un microcosmo. Sparito il concetto, ogni -poesia sfigurerebbe; la più zeppa e ridondante d'immagini vaghe sarebbe -soltanto un mucchietto di preziose gemme. Perchè le gioie si spietrino; -e, come nel mito indiano sotto la mano prepotente della divinità, -divengano membra di sommo splendore e fattezze d'impareggiata avvenenza -e vita: bisogna che il signor concetto sopprima con un colpo di stato -l'autonomia delle singole parti ed immagini, subordinandole ad una unità -superiore. Allora il componimento addiventa un tutto organico, acquista -coscienza e significato. Il Carteromaco, nel sesto canto del -_Ricciardetto_, ha un bel paragone che qui quadrerebbe: - - _Come il pittor ch'a mosaico si dice,_ - _Dev'esser il poeta a mio parere;_ - _E quegli è riputato il più felice,_ - _Che meglio accoppia pietre bianche e nere_ - _E rosse e gialle: e poi di tutte elice_ - _Una fera, una donna, un cavaliere._ - _Così deve il poeta, se sa fare,_ - _Di varie cose il suo poema ornare._ - -Le pietruzze variopinte son le immagini singole, il concetto è appunto -quella figura che risulta dal compaginarle. Il concetto pare dunque la -più capace affermazione in cui si concreti il sentito dal poeta: se lo -scrittore avesse male o deficientemente sentito, la riflessione -genitrice del concetto, mancherebbe di sustrato, di un objetto sul quale -esercitarsi. Nè mi si opponga il trovarsi qualche rara volta alti -concetti senza punto sentimento, puta, nelle liriche di Giovambattista -Vico. È vero, quindi nol nego. Ma non essendo stati sentiti, anzi solo -pensati, que' concetti non si trasformarono di scienza in poesia; -commuovono forse l'intelletto ma non la fantasia. Ed occorre non -dimenticar mai, che scienza e poesia, quantunque spesso coincidano, sono -essenzialmente due. Esaminiamo un po' qualche concetto de' componimenti -di Aleardo Aleardi. - -Chi non ripensa frequentemente un'_Ora della sua giovinezza_, divenuta -momentosa per l'intera esistenza? Od anche le ore più volgari della -prima età? Il trovarsi oppresso e stanco dalla ricchezza di contenuto -della vita; il guardarsi indietro vagheggiando l'insulso tempo -infantile, quando e' si vegetava; è umana cosa. Accade talvolta -momentaneamente alle anime più robuste, vieppiù spesso alle fiacche ed -imbecilli. Questo rimpianto, manifestato sotto forme adatte ad esprimere -ciò che può esser solo un sentimento passaggiero, un accesso acuto, ha -la sua ragion d'essere come ogni sentimento, e ci appaga negl'Idilli, -nelle Romanze, nell'Elegie, che so! Se vien adoperato umoristicamente, -meglio ancora. Ma non puole affermarsi con serietà in un lavoro a -pretensioni e proporzioni colossali, che appena l'approfondisci, salta -agli occhi quanto ha in sè di buffo, di ignobile, d'antipoetico, di -gretto. Ed è così facile il cadere nell'indeterminato e nel -declamatorio! -- «Gli animi della fanciullezza» -- scriveva il Leopardi --- «sono, nella memoria di ciascheduno, quasi i tempi favolosi della -vita; come, nella memoria delle nazioni, i tempi favolosi sono quelli -della fanciullezza delle medesime.» -- In quel modo che il popolo Romano -a' tempi di Augusto non poteva rimpianger sul serio il Regno di Saturno, -in quel modo che il collegio de' cardinali non brama sul serio d'esser -ricondotto a' tempi degli apostoli; ciascun di noi non vagheggia sul -serio com'ideale l'adolescenza, neppure i più scontenti della propria -vita posteriore. Che, badate, particolarmente poetica, non è la -giovinezza in sè, bensì quel grande sperare che si fa in essa ed il cui -risolversi in fumo è tanto tragico. Dunque non m'hai da diffonderti -troppo ne' particolari, non hai da infilzarmi prolisse querimonie da -donnicciuola; anzi devi sapermi evocare splendidamente ma sobriamente -con qualche immagini potenti, quell'epoca di beata inscienza ed -incoscienza; farneticare di ciò che avrebbe potuto essere, che saresti -potuto divenire; e poi con un tratto, con una parola, richiamarmi, -revocarmi al presente amaro, nudo, sconsolato. Così mi seduci; -t'impossessi dell'animo mio; e non mi lasci campo di riflettere e dirti: --- «Che diamine! Non t'avvilire! Sii uomo!» -- Aleardo Aleardi, invaso -dalla stanchezza della virilità, rimpiange la quietitudine dell'animo -puerile, il babbo, la mamma; racconta come una fiata, cavalcando a -diporto, gli paresse di vedere co' proprî occhi ricombatter la battaglia -di Rivoli; come, nel tornare a casa, pensasse alla Polonia; e, giunto -alla tomba d'una fanciulla scannata dal ganzo, le imponesse di apparire -per dargli notizie dell'insurrezione di allora (MDCCCXXXI); e come la -donzella emergesse dal sepolcro per dirgli: - - _..... la vergine polacca...,_ - _Or che ti parlo è già meco sotterra;_ - -e come quindi una femmina vestita tricolore, _velata tutta d'iridi -sacre_, nientemeno che l'Itala Musa in persona, intervenisse e -sclamasse: - - _No. T'inganni, fanciulla. Ella è sepolta,_ - _Ma non è morta. Un popolo non muore;_ - -affermando cosa che ogni alunno di ginnasio dovrebbe saper falsa, chè di -popoli ne son morti tanti tanti; e come poi quest'_Itala Musa_ si -mettesse a baciucchiar lui, che da quel giorno ha sempre cantato.... non -dice però se da basso, tenore, baritono o soprano. - -Maledetta! debbo di nuovo chiedere scusa al leggitore per una facezia di -cattivo gusto! Ma lo scherno s'impone a chi si vede imbandir -prosuntuosamente queste... via, scavizzoliamo una parola blanda: questo -pasticciotto insulso. Non basta il più saldo proposito di rimaner serio, -quando si leggono ridicolaggini. L'Aleardi non s'abbandona ingenuamente -alle reminiscenze giovanili, cheh! non racconta alla buona fatti -accaduti o possibili; le sue invenzioni stravaganti e pretensiose -debbono voler dire qualcosa; e noi abbiamo il diritto di appurare che -significhino tante bizzarrie? che simboleggia quella visione? perchè -invece di entrare nel caffè a dare un'occhiatina alle gazzette, scappa -ad evocare una monella uccisa dal damo? eccetera. Ahimè, tutto ciò non -significa, non dice nulla nulla; è un pretesto per descrivere gl'inverni -irlandesi, una personificazione battezzata dea Vittoria, e che so io! un -puro pretesto per isciorinare cognizioni di nomenclatura botanica e -versi e versi e versi, ed informarci ch'egli è _l'enfant chéri des -dames_, che fa girare il capo alle signore, ma che soprattutto la Musa -travede per lui: - - _Mesto crebbe e virile il nostro amore;_ - _E di te indarno ingelosir le belle_ - _Creature, che un dì mi seminâro_ - _Di vipere e di fior la primavera_ - _Della mia vita; e stettero per anni_ - _Del mio riso signore e del mio pianto._ - -Che malora sia l'_Itala Musa_, non so troppo, io. Forse il nostro casto -verseggiatore avrà davvero incontrato ed abbracciato in sul far bruzzo -qualcuna vestita tricolore; ma cosa fosse quest'una, il dirò con una -parola, quantunque m'abbiano a leggere occhi più sicuramente pudichi de' -suoi.... Eppure, no; meglio una perifrasi.... E nemmanco di questa c'è -bisogno: ci siamo intesi. - -Nelle _Prime Storie_ il poetino suppone gl'Italiani immemori e -svergognati, visto ch'e' ne ha mendicato invano un po' d'attenzione: -quindi cerca consolazione tornando alla Musa e vuol cantare, non però -dei vieti e vuoti numi d'Olimpo: altri tempi! La Grecia non favoleggia -più, anzi compie grandi gesta (si vede!) e noi com'essa abbiamo per -Ippocrene la patria. Speriamo e cantiamo. La Musa, comincia a cantare; e -per iscegliere un tema _palpitante d'attualità_, parafrasa il Genesi, -ciarla delle repubblichette Italiane, delle crociate, della scoperta -delle Americhe, eccetera. E quanti popoli furono indarno! La civiltà -segue il corso del sole: ma prima dell'egemonia americana, e non si sa -perchè, dovrà sorgere e tramontare un nuovo periodo egemonico Italiano. -Sfido io a pescare un concetto in questo guazzabuglio, in questo cibreo -di volgarità e d'amenità. L'autore voleva rifare poeticamente la storia -universale? Dunque, bisognava cavarne una somma, identificarla in -personaggi ne' quali il pensiero filosofico diventasse vita, dando alle -grette scrupolosità d'esattezza, bando alle inimmaginose nomenclature. -Già, se vi limitate a riversificarmi per la millesima volta le storielle -della mitologia biblica, non filosoferete, nè poeterete. Invece, -infondendo nuovo contenuto al mito, potrete produrre splendide -creazioni, come l'_Inno ai Patriarchi_ di Giacomo Leopardi; o per -iscegliere un esempio che non sembri all'Aleardi una caricatura, come -_Il Prigioniero_ di Francesco De-Sanctis, che senza dubbio è il _non -plus ultra_ di quanto può fare chi non è nato poeta. - -Che serve esaminare ad uno ad uno questi titoli d'una pretesa infondata? -Quando l'Aleardi accusa l'_Itala Musa_ d'esserglisi prostituita, è un -calunniatore; e basta dimostrar falsa una parte del suo racconto, uno -de' documenti presentati, perchè ragionevolmente non sia più da -credergli in nulla. Due sole parole sul _Canto politico in morte della -Contessa Marianna Giusti, nata Marchesa Saibante_, dedicato _Al Venturo -Pontefice_, perchè le ingiuste contumelie e facili e senza pericolo e -codarde quindi e plebee, contro la canizie veneranda del pontefice -vivente mi cagionano un tal disgusto, che avrei preferito passare senza -ragionarne. Qui era balenato all'Autore un gran concetto. Egli chiede -alla morta: -- «Perchè morire? ora che riacquistiamo una patria! esser -cittadina d'un gran popolo, non è meglio forse, che diventare abitatrice -del cielo?» -- Quanta profondità in questo ingenuo pensiero! come -esprime acconciamente le idee moderne dell'uman genere adulto, che pago -della sua sfera, conscio del suo significato, rinunzia volontariamente -ad ogni speranza oltremondana! l'uomo si sente dappiù del santo, del -dio, parti del suo spirito; la vita con le sue vicissitudini vien -anteposta alla beatitudine immobile. Somiglia il concetto del _Prometeo_ -del Goethe, che in quel frammento del francofortese rimane troppo -astratto e filosofico, non si anima in tutto, non acquista vita piena e -salda. Ebbene, di questo gran concetto che inciampava, messer Aleardo -Aleardi non s'è nemmeno accorto! anzi giunge a tale eccesso di -platealità da mandare la sua morte in cielo a pregare per l'Italia, come -farebbe ogni scolaretto, come si legge su tutte le lapidi, come han -fatto millantamila altri imbrattacarte prima di lui; eccetera, eccetera. - - - - VIII. - - -Bastino codesti esempli: quando esaminassi tutti i canti, dovrei -perennemente ripetermi. Vi è però, giustizia vuole ch'io 'l confessi, -una maniera di componimenti, nella quale Aleardo Aleardi riesce egregio, -poichè vi si può fare ammeno di concetto e di sentimento, vi basta -un'emozioncella momentanea, un pensiero isolato. Intendo parlare di -quelle, che volgarmente si chiamano _poesie d'occasione_; che i francesi -denominano _fuggitive_; ch'egli addimanda, con un epiteto abbastanza -incongruo, _volanti_; e che suppergiù corrispondono agli _Epigrammi_ -degli antichi. - -Ho già notate alcune gentili strofuzze per una Maria Wagner; e non -tacerò delle stanze per le venete, che mandano all'emigrazione i loro -vezzi. Le misere hanno sentito - - _..... come un lamento_ - _Di nota voce languida per fame,_ - _Che vereconda dimandasse a stento_ - _La carità d'un obolo di rame._ - -Ed in questi versi e' s'avverte qualcosa di strascinato, che s'attaglia -stupendamente al pensiero espresso e fa sentire la languidezza ed il -ritegno col quale la voce chiede; ma perchè _obolo di rame_? tanto vale -un obolo di rame quanto un obolo di argento, come tanto pesa un -chilogramma di ferro, quanto un chilogramma di penne. Le Venete hanno -udito; e commosse pregano un barcaiuolo di recare que' pochi giojelli -scampati alla rapina tedesca sull'altra riva del fiume: _Riva gioconda e -pur riva d'esilio_; e di rammentare agli esuli che Venezia aspetta. -Convien far la tara a queste esagerazioni: se le Venete ci avessero -mandate tutte le gemme, tutta l'oreficeria loro, gli emigrati sarebber -divenuti tanti signoroni; ma, preso con discrezione, il pensiero è -semplice e vero, e nelle poche quartine e' ci ha momenti indovinati e -riboccanti di poesia. Esempligrazia, quando parla del - - _..... cor degli stranieri,_ - _Bersaglio eterno all'Itale vendette,_ - -l'Aleardi dice meglio e più sull'odio fra la razza germanica e la -schiatta latina, esprime vieppiù robusta e vivacemente l'astio -accumulato dalle sofferenze, che non faccia con prolisse filastrocche -nel _Canto politico_, ne' _Sette Soldati_ ed altrove. Nondimeno anche -qui non mancano dissonanze. Le Venete han la parola: - - _A noi meschine, in questi dì supremi_ - _Fra la speme e lo spasimo ondeggianti,_ - _Non si confanno anelli o dïademi,_ - _Perle non si confanno o dïamanti._ - -strofa tollerabile, quantunque la smania dell'antitesi e del -parallelismo vi giunga fino al bisticcio: _speme e spasimo_, _diademi e -diamanti_, scherzi aliterativi, artifiziucoli, che la passione -traboccante e sincera non comporta forse, ma che qui dove si tratta -soltanto di formulare un'emozioncella in modo spiccato, facile a -ritenersi, musicale anzichè poetico, sono forse non immeritevoli -d'indulto. Approvo anche la dieresi, sebbene di solito _diamante_ sia -trissillabo, e nello italianizzar vocaboli greci che cominciano per -_dià_, come _diavolo_, _diadema_, si soglia restringere la particella in -una sola sillaba, facendo dell'i una _j_ consonante; così Dante: _Che -questi lasciò un diavolo in sua vece._ Ma l'Aleardi fa seguire -immediatamente quest'altro tetrastico: - - _Abbiam catene in cambio di smaniglie,_ - _La fune al collo in cambio di monili;_ - _Le nostre fronti gocciano vermiglie_ - _Sotto un serto di rie spine servili;_ - -che è pura rettorica: immagini false e quindi inefficaci e poi vengono -questi versi: - - _Noi pur, se giova, taglierem le chiome;_ - _E, con le trecce de' capelli neri,_ - _Tenderem corde da avventar saette;_ - -elle sono rettorica pretta. Care, non fate, che non giova. Vi svisereste -senza scopo. Solo gl'indigeni della Nuova-Zelanda adoprano saette, ora; -nel secolo dei cannoni rigati e de' fucili ad ago. All'Aleardi, strano -fenomeno, sembra prosaico il caratteristico, ch'è il vero poetico, e -quindi s'attuffa nei luoghi comuni. Anch'egli Francesco Dall'Ongaro -(altra bella cima e cara gioia!) ne' suoi _Stornelli_ (che non sono -altrimenti _stornelli_, anzi _rispetti_) fa offrire dalle livornesi il -sacrificio di questa bellezza muliebre. La Maria Antonietta (dice egli) -aveva giurato (_credat Judaeus Apella, non ego_) tornando, d'imbottirsi -le materassa e gli origlieri con le trecce delle livornesi; e queste -rispondono, ricordando come in altri secoli le loro capellature -servissero a tender gli archi, e promettendo d'impiegarle ora a fasciar -le ferite ai volontarî. Reminiscenza del Tasso: ma non si comprende, -come nel caso dell'Erminia e di Tancredi, la necessità di ricorrere a -tali fasciature poco igieniche e molto disadatte: manca pezze, bindelli -e sfilacci? - - _Altezza, queste trecce, o brune o bionde,_ - _Le abbiam già tronche un dì di propria mano,_ - _Per tender gli archi e risarcir le fionde_ - _Ai difensori dell'onor toscano._ - _Or fascerem le margini profonde_ - _Ai volontarî del lombardo piano...._ - _Ma voi non ci godrete ore tranquille,_ - _Vi pungeranno, Altezza, al par di spille...._ - -Ma questa freddura è roba vecchia, vieta, stantia, rancida, barba di -cassone e di scaffale, fritta e rifritta, trita e ritrita, detta e -ridetta le mille volte e meglio assai da scrittori precedenti, e con più -spirito, Per esempio, il secentista Antonio Muscettola ha composta una -canzone concettosa intitolata, _La chioma recisa_, dedicata al signor -Mario Rota, in cui scrive: - - _IV. Già di recisa chioma_ - _Fabricarsi mirò bellico arnese,_ - _Perchè fusser difese_ - _L'eccelse rocche sue, l'antica Roma;_ - _Et or nove armi architettando Amore,_ - _Troncò quel crin per saettarmi il core._ - _XI.... Et, o beata sorte,_ - _Se la crudel che mi ferì sdegnosa,_ - _Divenuta pietosa_ - _Di mia vicina irreparabil morte,_ - _Troncasse del suo crin le fila vaghe_ - _Del sen trafitto per fasciar le piaghe._ - -Le tre ottave _Alle Donne Milanesi_ sono indovinate, meno la seconda. Il -componimento venne recitato in una festa data a Milano nel MDCCCLX, da -signore veneziane abbrunate, che presentavano dei mazzolini di fiori -alle lombarde e che invece di darsi in ispettacolo con simili commedie, -avrebber servito meglio assai la patria standosene costumatamente in -casa a rinacciare o far conserve od insegnare a compitare a' figliuoli. -Come è ben sentito il verso onomatopeico, che rappresenta l'austriaco, -_Ululando la lingua di Lutero!_ magnifico e caratteristico in bocca -d'Italiane cattoliche. L'ultima ottava poi è un capolavoro tecnico e -poetico: quanta gentilezza nella chiusa: - - _E voi, lombarde memori sorelle,_ - _Se mai trovate tra i soavi odori_ - _Qualche stilla rimasta per incanto,_ - _Badate, o pie, non è rugiada, è pianto._ - -Nel madrigale _A Re Vittorio Emmanuele_ finalmente, col quale Venezia -serva è supposta accompagnare un bucchè, la personificazione è così -spontanea e ben riuscita, che non oso condannarla; l'antitesi è così -gentile e ben trattata, così franco e ben maneggiato il verso, che -neppure un pedante osa chiedere da quando in qua le parti sono invertite -e le spose mandino ramiglietti (mi si perdoni il napoletanesimo -autorizzato da un esempio del Tansillo) mandino ramaglietti agli sposi, -ed un napolitano stesso leggendo non pensa all'equivoco osceno che nel -suo dialetto offre l'ultimo verso e quella parolaccia _mazzo_. Quando si -giunge a preoccupare un napolitano fino al punto di non fargli avvertire -una porcheria, è tutto dire. _C'est un joli rien_, come dicono -oltr'Alpi. Per questi nulla, per queste inezie solo, aveva disposizione -e capacità l'Aleardi: ed è veramente da rimpiangere ch'e' non ne abbia -scritto in maggior numero. - -Nulla? inezie? Sbaglio, ho mal detto. Non è mica la mole che fa il -merito d'una poesia, anzi la perfezione: e parecchi rimangono immortali -per siffatte gemme epigrammatiche. L'impressione momentanea ha dritto ad -essere espressa dal vate; e molti poeti non possono, per idiosincrasia -loro, ammucchiare i pensieri, le immagini, i sentimenti che -quotidianamente si presentano alla fantasia, ammucchiarli, dico, ne' -magazzini della memoria pe' casi in cui occorrano; se non li esitassero -subito, li perderebbero. Così pure alcune frutta bisogna coglierle e -mangiarle; la dimane non sarebber più commestibili. Così pure alcune -pietanze vogliono esser trangugiate calde; a Napoli dicono: _friggi e -servi_. Aggiungerò che l'eccellenza si raggiunge più agevolmente in -queste bagattelle, che ne' lavori di lunga lena. S'è sempre freschi; non -s'è sopraggiunti da quelle stanchezze micidiali, che inducono spesso a -buttar giù l'opera di anni od a lasciare interrotte minacce di lavori -ingenti; non si rischia di riuscir mediocre in qualche parte, che -sbagliata fa scomparire il rimanente quantunque ottimo; non si è -costretti a sacrificare, ad eliminare mille bellezze, che non servono -per lo schema concepito. Maestro del genere è l'Arouet: e dire che il -signor di Ferney se n'è compiaciuto equivale al ragionare la bontà del -genere; l'istinto inconscio d'un tanto genio è infallibile. - - _Chè intelletto divin, celeste ingegno,_ - _Nulla a caso giammai forma e dispone._ - (Adone. VI. 8.) - -Il Goethe opinava: -- «Quantunque scriva un Voltaire, mi par buono, -sebbene io protesti contro alcune temerità; ma le poesie d'occasione -sono fra le sue cose più aggraziate: non v'incontri verso, che non -ridondi di chiarezza, di spirito, di venustà, d'ilarità. Non visse mai -poeta che al par di lui comandasse a bacchetta l'ingegno proprio. Una -volta, mentre egli, dopo lunga visita alla Du-Chatelet, stava per -incarrozzarsi, sopraggiunge un messaggio dalle educande del vicino -convento; le quali, volendo recitare pel natalizio della Badessa _la -Morte di Cesare_, pregavano l'autore d'un prologo apposta. L'occasione -era tanto amena, che l'uomo non potea lasciarsela sfuggire. E' si fa -recare penna, carta e calamajo; e verga il prologo richiesto sul -caminetto, in piedi. Saran venti versi: la poesia è pensatissima e -perfetta, appropriatissima al caso, d'ottimo gusto. Ma non mi pare -inserita nella raccolta delle sue opere.» -- Un genere, ripeto, che lo -amante della dotta Urania, che il Proteo multiforme della Francia ha -coltivato con amore, non può disprezzarsi da chicchessia -ragionevolmente. - - - - IX. - - --- «Ma, chi scrive, bisogna pur che dica qualcosa; e gli ha da essere un -impiccio indiavolato quando manca sentimento e concetto!» -- - --- Gnornò. Anzi, stimala per la cosa del mondo più comoda: si -scarabocchia carta e carta senza fatica, senza palpiti, senza patemi, -senza sciuparsi, come amavano la Veneranda ed il Taddeo dell'_Amor -pacifico_. Grazie a' tanti secoli di vita che l'uman genere conta, -grazie alla lunga esplicazione letteraria della mente Italiana, v'è una -sterminata quantità di formolato a disposizione delle fantasie sterili: -espressioni consacrate, immagini proverbiali, concetti volgari, luoghi -comuni, parole e pensieri che furono forse un tempo roba poetica e -sentita, ormai ridotta dall'uso a mere cifre, a segni convenzionali, -come quelle monetacce, che circolando a lungo pèrdono l'impronta del -conio. -- «La lingua verseggia per lui,» -- diceva il Goethe a proposito -de' componimenti dilettanteschi d'un Re bavaro. In somma delle somme, -v'ha il mare inesauribile del rettorico (faccio per non nominarlo); di -ciò che alcuni in Economia Politica addimandano ricchezza comune e -gratuita, e che appunto perchè gratuita e comune, mal si spaccia per -ricchezza nella scienza sociale e mal si battezzerebbe poesia nell'Arte. -Ci è il sol di luglio del proverbio; e molti se ne fan belli, e molti il -vendono, e molti dabbenuomini il comprano a caro prezzo, come cosa di -valore e rara. All'oceano del rettorico, del formolato, attinge, -senz'ombra di scrupolo, copiosamente Aleardo Aleardi: ne' suoi canti non -ravvisi la manifestazione immaginosa di concetti sentiti, anzi un -sèguito di formole, de' lunghi polinomî di cosiddette imagini poetiche. -Ed il lettore ne riman commosso suppergiù come lo spettatore da una -pergamena istoriata di rebeschi o da un papiro coperto di geroglifici. - -Quindi non vien freddato un tanghero nelle sue battaglie, del quale non -si deplori la solita madre o l'immancabile sposa che ne aspettano il -ritorno conteso in eterno! Se una fanciulletta od una contessucola -sparenta, consoliamoci, anzi rallegriamoci: le sono ite ad acculattar -qualche panca in cielo alla destra di dio padre onnipotente ed -intercedono per nojaltri! Se accade una mischia, ecco subito i -singhiozzi obbligati delle mamme e delle sorelline! I sepolti, ci -s'intende, aspettano vendetta ed invocano l'ira del nume sul carnefice! -I mondi danzano. (Ho l'imbarazzo della scelta fra mille esempli di -questa immagine più vecchia del brodetto. Antonio Muscettola, nella -canzone a don Giuseppe de' Medici, Prencipe di Ottaiano, in cui narra -come _danzando con la sua donna, da molti diamanti, ch'ella avea nelle -dita, gli fu in gran parte scemato il diletto_, scrive: - - _Stanco il mondo godea_ - _Tranquille piume in fra gli orror segreti:_ - _E scintillanti e belle_ - _Tessean lucidi balli in ciel le stelle)._ - -La natura inneggia al creatore. I firmamenti sono una tenda. La terra è -un granel di polvere, chi la guardi dal cielo. (Vedi, per restringermi -ad una citazione, la parlata d'Amore, in fine del quint'atto dello -_Endimone_ del Guidi: - - _E la terra, che appare immensa mole,_ - _Dall'uno all'altro polo_ - _Sarà, sott'un tuo sguardo, un punto solo.)_ - -I vespri tuonano come quegli arcangeli, de' quali nessuno ha udito la -musica mai. Il Byron ha lasciato _l'ossa ad Albione ed i poemi al -mondo_. (Di simili divisioni della eredità degli uomini grandi o -spacciati per tali, potrei addurne centomila esempli. Mi basti -rammentare la iscrizione sulla tomba del cardinal Parisio in Santa Maria -degli Angeli a Roma ed il sonetto in morte di Torquato Tasso, che -leggesi nelle _Tre Grazie_ del seicentista Antonio Bruni da Manduria: - - _Morto il gran Tasso, anzi avvivato in dio_ - _Quei, che già riportò fra' cigni il vanto;_ - _Tra la Fama e la Terra e 'l Ciel s'udio_ - _Bella gara d'onor fra 'l lutto e 'l pianto._ - _Il Ciel diceva: «Il gran Torquato è mio,_ - _Poi ch'apprese da me celeste il canto»._ - _Dicea la Terra: «A me si dee, perch'io_ - _Di me stessa gli ordii caduco il manto»._ - _Ma soggiunse la Fama: «Anzi, a me sola_ - _Dèssi il cantor che vinse il dio di Delo,_ - _Perchè in Pindo per me chiaro sen vola»._ - _Indi Febo parlò da un aureo velo:_ - _«La Fama il nome, or che all'obblio s'invola,_ - _S'abbia; il corpo la Terra; e l'alma il Cielo».)_ - -Quel destriero barbaro, di cui già Orazio, scalpita nei canti -dell'Aleardi per mille millesime volte sulle tombe Italiane: - - _Barbarus heu! cineres insistet victor et urbem_ - _Eques sonante verberabit ungula;_ - -eccetera, eccetera. Non vi si cansa un platealità demagogica o -rivoluzionaria. Beninteso, che l'eminente statista, il quale in Austria -si chiamava Clemente-Vincislao-Nepomuceno-Lotario Principe di Metternich -e nel Reame delle Due-Sicilie, Duca di Portella vien gratificato -dall'epiteto di assassino, e l'Austria riceve il predicato _perfida_, -eccetera eccetera. Insomma ad ogni personaggio, ad ogni stato è -conservato l'aggettivo in uso presso i politicanti da caffè ed i -gazzettieri di trivio: l'Aleardi potrà servire di repertorio, quando una -più giusta cognizione ed estimazione della storia li avrà fatti -dimenticare agli avvenire. La Polonia cos'è? La terra di Giovanni -Sobieschi, ben inteso, abbandonata dalla ingratitudine di questa Europa, -che essa salvò dalla barbarie musulmana.... (Vedi i compendî di Storia -ad uso delle scuole; tutti gli articoli di fondo scombiccherati da' -politicanti sentimentali sulla Polonia; e tutte le insulse filastrocche -verseggiate su di essa da' poetonzoli Italiani, cominciando da Giuseppe -Ricciardi e terminando a Pasquale Turiello, o s'altri v'ha più da meno, -miseri stemperatori delle tumide parole dello Châteaubriand nella -biografia del Rancé: _Sobieski entra dans Vienne par la bréche qu'avait -ouverte le canon des Turcs. Les Polonais sauvèrent l'Europe, qui laisse -exterminer aujourd'hui la Pologne. L'histoire n'est pas plus -reconnaissante que les hommes;_ goffi parafrasatori delle belle strofe -del Poerio per l'arrivo in Sicilia dello autocrate Niccolò). - -Che dirò delle reminiscenze mitologiche, pagane e cristiane, eccletica e -rettoricamente adoperate; delle personificazioni, che ti agghiacciono ad -ogni piè sospinto? Bacco piange sulla crittogama; _l'insidioso Satana -vola largamente con l'ale sul tenebroso tetto del Quirinale;_ le anime -vengono _assunte al glorioso bacio del Cristo_; e via discorrendo. Non -crediate già che il merito d'una battaglia trionfata spetti a' nostri -prodi! Ohibò! - - _..... Il derisore_ - _Dio de le fughe visita le file_ - _Degli stranieri e il core._ - -La convenzione di Vilagos ed il preteso tradimento sono bell'e spiegati -col matrimonio di Arturo Görgey. - --- «Che forse amoreggiava con la figliuola del conte Rüdiger?» -- - --- Nossignore, anzi..... - - _..... l'infamia..... su lo aborrito_ - _Campo di Ieno a lui pose nel dito_ - _Il suo vipereo anello nuziale._ - -Chieggo a voi che avete combattuto, o come mi rappresentereste un -combattimento, una vittoria? M'immagino che porreste in luce un tratto -caratteristico, il quale lasciasse indovinare il tumulto, le vicende -della battaglia, del trionfo; che vi regolereste insomma press'a poco -come Giovanni Berchet nelle _Fantasie_, quando sua mercè riviviamo a' -tempi di Legnano, divenuti ne' suoi carmi più belli che non fossero -nella torbida realtà. Ecco invece in qual guisa l'Aleardi si lusinga di -pormi una vittoria sott'occhi, una vittoria del Bonaparte sull'Alvinczy; - - _Un giorno, immansueta e bella_ - _Dea, la vittoria scese; e per quei poggi_ - _Danzò la danza pirrica su metro_ - _Repubblicano...._ - -eccetera, eccetera. Veggo con la mente una sgualdrina scambiettare, non -mica combattersi una mischia. Vien proprio voglia di esclamare, come i -contadini bresciani, quando per la calura sorgono vapori da' campi -acquitrinosi, ch'essi addimandano _nidi della vecchia_, di sclamare: -_Bala, pör vecia!... che gh'ho in cul el to balà!_ - -Chiunque è avvezzo a non creare le immagini che adopera e ci è avvezzo -per l'ottima ragione che non sente poeticamente; chiunque è avvezzo a -servirsi del formolato: non potrà cansare, nel prendere delle _res -nullius_, di por talvolta la mano anche su qualcosa che abbia un -padrone, che non sia ancor divenuto patrimonio pubblico. E l'immagine od -il pensiero accattato da uno scrittore, costituisce ciò che con blanda -parola si addimanda reminiscenza e con altre più dure o meno ipocrite -plagio o furto. Volere o non volere, alla mente senz'utero, inetta a -fantasticare o favoleggiare con indipendenza, si affacciano que' -pensieri forniti e forbiti, perfetti, potenti; e non avendo essa virtù -di trasformarli specificamente, le s'impongono. Quindi niente -meraviglia, se percorrendo il Nostro, l'orecchio è percosso ogni tanto -da un'eco languida d'altri scrittori contemporanei, massime del Foscolo, -del Manzoni, del Leopardi e de' franzesi Hugo e Lamartine. Anche su -codesto capitolo io mi pregio d'essere frammanicone: nulla di più lecito -che il riprendere l'opera d'altri. V'è del vero in quelle parole del -Beroaldo di Verville: _Ceux qui disent «j'ai vu ceci et cela autre part» -sont des chetifs averlans. Quand on mange d'un chapon, est-ce le chapon -qu'il y a plus de cent ans qui fut mangé et chié?_ In Arte -l'appropriarsi l'altrui non è rubare. Ad un patto però: che tu faccia -tuo quel che t'appropri, che e' imprima il tuo suggello, che vi -scolpisca la tua marca, te, la tua personalità; che ne ricavi miglior -partito dello inventore; che tu faccia come l'occupatore, l'usurpatore -d'un terreno demaniale inculto ed insalubre, il quale il dissodi ed il -bonifichi. Ingenerandosi ogni immagine da un'impressione, importa ben -poco al fondo se questa prima impressione sia naturale affatto, oppure -una immagine artistica anch'essa. -- «Il mondo riman sempre il medesimo; -le condizioni si ripetono; l'un popolo vive, ama e sente come l'altro; o -perchè un poeta non dovrebbe favoleggiar come l'altro? Se le situazioni -della vita sono simili, perchè pretendere dissimili le situazioni della -poesia?» -- Così diceva una volta il Goethe, chiaccherando su' motivi -delle poesie popolari serbe, tradotte in tedesco dalla Talvj; mentre -Federigo-Guglielmo Riemer e Giampietro Eckermann osservavano: avere il -Goethe, aver essi stessi, adoperati parecchi di quei motivi senza saper -di serbo. C'era stato incontro. Ma come li avevano esplicati? a modo -loro, non alla serba. Ogni tema, ogni situazione, ogni personaggio, -ogn'idea, ogn'immagine, ogni metafora vive in ogni letteratura una lunga -enucleazione poetica; le differenti fantasie di molti poeti guardano -quegli elementi diversamente, successivamente e li esplicano, enucleano, -svolgono, sinchè se ne sia cavato il cavabile; anzi, queste -manifestazioni successive procedono storica e logicamente l'una -dall'altra: si presuppongono e s'implicano. Gustave Pianelle ha -compilato un libro: _Echi poetiche_, in cui registra molte imitazioni di -squarci latini fatti da classici francesi: ce ne ha, che sono -trasformazioni, ce ne ha, che rimangono semplici copie. Negli _Annali -per le letterature romanze ed inglese_, un tedesco stampava testè non so -che saggio sulle imitazioni degli antichi nell'Ariosto; e per citarne -una, l'episodio di Cloridano e Medoro è ispirato evidentemente -dall'episodio di Eurialo e Niso: ma quanto diverso! Giampietro -D'Alessandro pubblicò verso il M.DC.IV uno scritto sugli accatti -analoghi del Tasso; non ho vista l'opera, ma il Mannerini la rivendica -per cosa propria od almeno afferma di aver messo insieme un lavoro -consimile, nella prefazione al _Pastor costante_. Quante immagini -l'Allighieri non desume da Virgilio! diremo che il saccheggi? Le famose -ottave di Torquato Tasso sulla rosa presuppongono quelle di Ludovico -Ariosto, che non ci sarebbero senza le stanze d'Angiolo Poliziano, -imitate dagli esametri di Catullo: ma il Poliziano non ruba Catullo; nè -l'Ariosto il Poliziano; ned il Tasso l'Ariosto: hanno esplicato e -trasformato il concetto, sempre. Invece, nel _Cantore Sciaculi_, -l'Aleardi manomette il _Bertrano dal Bornio_ di Ludovico Uhland; nel -paragone che chiude le _Lettere a Maria_, ruba il _Mazeppa_ di Vittor -Hugo; qui la trasformazione, l'esplicazione ulteriore del concetto -manca. Nel _Triste Dramma_, nelle _Città Italiane_, nell'_È morta_, -nella _Viola_, nel _Giuoco di Palla_, eccetera, eccetera; ecco dovunque -reminiscenze del Foscolo e del Leopardi. Evidentemente Aleardo Aleardi -non è infetto della delicatezza morbosa che spingeva Alfredo di Musset -ad avvertire in nota ai lettori come qualmente egli avesse accattata -questa o quella metafora del tale o tal altro. Non ha la franchezza con -cui il De-Iouy diceva nella prefazione ad una commedia: -- «Un generale -estero, noto pe' suoi fiaschi nella guerra d'America, il quale si -consolava con trionfucoli teatrali a Londra delle batoste solenni -buscate a Saratoga, il Bourgoyne, aveva già ideato di rappresentare una -ereditiera circondata da proci avidi. Non avrei avuto scrupolo alcuno, -il confesso, d'accattar da lui un motto arguto, un carattere nuovo, una -scena od anche una situazione interessante, se ne avessi trovati nel suo -lavoro: gl'imprestiti fatti agli stranieri non venner mai tenuti per -plagi. Ma seguendo in ciò l'esempio dato spessissimo dagli autori -inglesi, non li avrei imitati anche nel tacere gl'imprestiti da me fatti -e nel disconoscere i miei debiti». -- Insomma, per non uscir fuori della -Italia, anzi per rimanere nel Veneto, lo Aleardi non ha l'ingenuità -simpatica di Pietro Michieli, che dichiarava al lettore della sua _Benda -di Cupido_: -- «L'autore non ne ricerca lode, che di fatica; essendone -la minor parte di sua inventione, e la maggiore trasportata da autori -d'altre lingue. L'esser egli il maggiore nemico che possa haver l'otio è -cagione di ciò: poichè, quando egli non si sente così pronta la vena -poetica per comporre del proprio ingegno, s'ingegna almeno d'affaticarsi -intorno alle compositioni da altri in altre lingue scritte, per non -passare il corso della sua vita (per quanto può) in altro, che in -attioni virtuose. In altri è stato stimato lodevole simile esercitio, e -forse anco in lui non verrà biasimato. Tanto più, che avendo fino ad -hora consignato alle stampe molti volumi di sua propria et assoluta -inventione, da quelli si viene in cognitione, che non ha bisogno di -mendicare dagli altri, essendo dovitioso nel proprio capriccio». -- Ma -del Nostro non abbiamo volumi _di sua propria et assoluta inventione_. - -Giovanni Berchet scrisse una volta: - - Come il mar su cui si posa - Sono immensi i guai d'Italia, - Inesausto è il suo dolor. -- - -ed Aleardo Aleardi augura con cristiana carità al comunista francese di -venir deportato in isole lontane: - - _Dove lo cinga un lutto_ - _Perpetuo come il flutto._ - -Alessandro Poerio ha detto parlando de' suoi dolorosi tempi: - - Nel seno del poeta - Non s'agita il profeta; - Gli è chiuso l'avvenir; -- - -ed Aleardo Aleardi ripete: - - _..... E nel poeta_ - _Il profeta morì._ - -Il Marino disse: - - Così dunque cangiar sinistra sorte - Può maniglie in manette? anella in nodi? - Gli aurei monili in ruvide ritorte? - _Adone_ XIV. 299. - -Ed Aleardo Aleardi, come abbiam visto, scimmiotta: - - _Abbiam catene in cambio di smaniglie,_ - _La fune al collo in cambio di monili._ - -Alessandro Manzoni ha posto in bocca al suo Adelchi certi versi, che lo -Adelchi storico ripudierebbe, ma che tutti sanno a mente: - - ..... Una feroce - Forza il mondo possiede e fa nomarsi - Dritto: la man degli avi insanguinata - Seminò l'ingiustizia; i padri l'hanno - Coltivata col sangue, e ormai la terra - Altra messe non dà; -- - -versi che Aleardo Aleardi copia così: - - _L'odio fu sparso, il postero_ - _Raccoglierà vendetta._ - -Lo stesso Manzoni vi rappresenta Alboino che sale sopra 'l monte, -rivolge in giù lo sguardo all'Italia e sclama: -- «Questa terra è mia!» --- Ed Aleardo Aleardi imita: - - _.... Or su que' sassi... si sdraja_ - _Il vïennese sordido gregario:_ - _Stende le membra, del bastone esperte,_ - _Plebeamente, e, accesa l'acre foglia_ - _Americana, guarda in ver le pingui_ - _Venete valli e le lombarde e dice:_ - _«Quelli son miei poderi.»_ - -E, (salta agli occhi) imita con ben poco discernimento. La esclamazione, -dal Manzoni acconciamente suggerita ad Alboino Re, non istà bene sulle -labbra dei poveri soldati tedeschi, i quali, come gli avrebbe dovuto -insegnare _il suo povero Beppe_: - - .... Re pauroso - Degl'Italici moti e degli slavi - Strappa a' lor tetti e qua senza riposo - Schiavi li spinge per tenerci schiavi! - -Ci vuole anche un po' di criterio per utilizzare ammodo gli spogli è gli -_excerpta_ fatti nello scartabellare i buoni autori: non foss'altro per -non somigliare alla moglie del tintore. Un giorno che aveva bisogno di -cenere per le stoviglie o pel bucato, dà di piglio ad una catasta di -guado e di verzino, credendo fosse roba di scarto; e con buona alchimia -da cinquecento lire di droghe trasse cinquazei centesimi di cenere. - -Il Byron, sclamando: - - _Know ye the land where the cypress and myrtle_ - _Are emblems of deeds that are done in their clime?_ - -con quel che segue, ha imitato il Goethe, che nel _Guglielmo Maestri_ fa -dire alla sua Mignon: - - _Kennst Du das Land? wo die Citronen blühn_ - -eccetera. Il fatto è innegato: quella splendida introduzione ad uno dei -più cari poemetti dello irrequieto inglese, venne aggiunta sulle bozze -di stampa; è da lodarsi di non avere rifuggito dall'imitare. Ed il -Goethe ed il Byron han date stupende descrizioni, idealizzando la natura -di due contrade a loro cognite e memorande. E la forma interrogativa ne' -loro versi non è arbitraria, anzi ha un significato: indica la nostalgia -degl'interlocutori, quel desiderio intensamente appassionato, il quale -non può credere ignoto ad alcuno l'oggetto dell'affezione nostra, e -chiama tutti a testimoni che si ha ragione di amare. Ma quando Aleardo -Aleardi sul serio ti chiede: - - _..... Hai tu veduto_ - _Ne la convalle di Siddim profonda,_ - _Sotto il nitido ciel di Palestina,_ - _Hai veduto brillar sinistramente_ - _La laguna d'Asfalte?_ - -questa interrogazione è rettorica, perchè senza ragione d'essere, mera -scimmieggiatura. Quando il Nostro, parlandoci d'un prigioniero che -ritrae sulle mura del carcere la sua ganza, chiama _arte di Giotto_ la -pittura; questa denominazione parafrastica è rettorica, perchè il povero -Ambrogio Bondone qui non c'entra: il richiamarcelo in mente ci distrae -dal prigioniero e dal suo triste sollazzo; mentre invece altrove, come -ho avvertito, il tedesco è stupenda e caratteristicamente chiamato -_lingua di Lutero_, rammentando così tutto l'odio che ogni Italiano vuoi -cattolico, vuoi incredulo, deve alla nazione che generò quel secondo -periodo di barbarie e di recrudescenza fanatica addimandato Riforma. Le -descrizioni dell'inverno islandese e simili, sono rettorica -nell'Aleardi, perchè il paragone serve solo a determinare e -caratterizzare il termine principale, a compierne il fantasma; ed ove -diventi un tutto per sè, una cosa autonoma: ove lo scrittore nel -pennelleggiarlo ecceda i limiti e dimentichi il principale, dobbiamo -conchiudere che il poeta patisce di distrazioni, _id est_ che non è -potentemente preoccupato dall'essenziale, che non ne è quindi commosso. -Ecco perchè tali strampalataggini convengono agli umoristi, a' quali -importa mostrarsi fuori et al disopra della poesia. La scelta de' -paragoni non è concessa all'arbitrio del poeta; non gli è mica lecito di -adoperar questo o quello, a capriccio, perchè nuovo, perchè gli va a -sangue, per una sua fisima, perchè così gli pare e piace. Gnornò: le -similitudini hanno una necessità logica derivata dal sentimento, dal -soggetto, dal carattere che volete esprimere; e quell'Italiano, il -quale, per mostrare come l'anima sua, risalendo i tempi, migri agli anni -della giovinezza, descrive in trentun versi i cigni che migrano -d'Islanda in Grecia, doveva proprio aver l'animo più freddo del naso -d'un gatto o vogliam dire (per non incorrere nella colpa che -riprendiamo) più fredda delle ghiacciaje che circondan l'Ecla. - - - - X. - - -Mai non disse Aleardo Aleardi la più giusta cosa, che quando fece -reclamare dalla sua musa come proprio retaggio - - _..... Fucate fantasie, vestite_ - _D'arte caduca._ - -Infatti, chi, per mancanza di concetti e di sentimenti, nonchè di forma -e di pensieri proprî, è costretto a vivacchiare di accatto e -d'impostura, cerca per istinto necessario o per necessità istintiva, di -nasconder questa menda esaggerando[2], spaccando e rinvergando in cose -estranee alla poesia le quali egli falsamente giudica fregi ed -ornamenti, l'originalità, la virtù di piacere, che la steril sua -fantasia è impotente a dargli. Questi mezzucci riescono spesso ad -illudere e si scrocca fama di poeta; ma, trascorso il primo bollore, -vien riconosciuto che lo scrittore è precipitato nel goffo, nel -mostruoso ed ha sconfinato dalla poesia. Così talvolta una vecchiaccia, -o rinsecchita od adiposa, a furia di perrucchini, di belletto, di -bambace, di fascette, di polvere di riso e d'altri simili ordigni e -cosmetici, giunge a simulare un'apparenza di grazia e di gioventù; e -(l'uomo è fragile!) può farti scusabilmente girare il capo come un -arcolajo per minuti cinque. Ma dopo i cinque minuti di capogiro -scusabili, come la ti ha concesso un favore e l'effervescenza del sangue -calmandosi toglie il momentaneo velo all'occhio, saresti inescusabile se -non sapessi vederla nella schifosa realtà sua ed abborrirla. - - [2] _Esaggero_, con due _gg_, per conservare al vocabolo la forza del - valore etimologico. Viene da _Ex-aggero_. Gherardinianismo - sporadico. - -Il nuovo piace anche a me: cui non piace? Pure, cosa intendete per -nuovo? La novità non istà per Aleardo Aleardi nell'incarnare ne' suoi -componimenti concetti e sentimenti così connaturati, che diano una -impronta particolare, singolare a' pensieri, alle immagini, alla lingua, -al verso. Egli spesso si figura di ringiovanire il triviale e l'altrui -che costituiscono il fondo della sua poesia, aggiungendovi de' ghirigori -superflui, degli ammennicoli inutili, frammischiandovi qualche barbaro o -strano vocabolaccio. Ha molto del secentista, come del resto quasi tutti -i più vantati del secolo fra gli stranieri. Del pari Bernardino di -San-Pietro non ravvisava il merito del suo _Paolo e Virginia_ nello aver -creato delle persone vive o nell'importanza del concetto poetico e -sociale; bensì nell'aver posta la coppia innamorata fra gli insoliti -banani e palmizî, invece di collocarla fra le querce e le ficaje -consuete. - -Esemplifichiamo. - -Il poeta non è botanico, nè la botanica è poesia. L'insopportabile -abuso, che fa l'Aleardi di termini tecnici, i quali talvolta mi -mascherano stranamente le più note pianticelle, non ha senso, ed -esaspera il lettore. Mi ricorda la rabbia del vecchio cortigiano -Behrisch, il quale avea riempita una delle stanze assegnategli per -alloggio nella duchesca di Dessavia, con graste di geranî, pianta di -moda, allora. Ma i botanici in Lamagna fecero distinzioni e suddivisioni -tra geranî e geranî, attribuendo il nome di pelargonie ad alcune -varietà. Ed il Behrisch li malediva: -- «Imbecilli! io mi rallegravo di -aver la stanza piena di geranî, e loro vengono e dicono che, nossignore, -son pelargonie. Ed io cos'ho da farmene se non sono geranî? delle -pelargonie a me cos'importa?» -- Que' nomacci eterocliti non ci stanno -mica per una necessità poetica; vi son tirati pe' capelli a documento -della scienza botanica dell'autore. Ad Alessandro Manzoni, che si guarda -ben dal farla, noi perdoneremmo quest'ostentazion di sapere, la quale in -lui potrebbe psicologicamente giustificarsi. Difatti, il descrittore del -giardino inselvatichito di Renzo Tramaglini non è un dilettante di -botanica, anzi un filologo di primissim'ordine, che ha ideato una -classificazione delle piante originalissima, e, come mi asseverano -uomini competenti, scientificamente superiore a quelle dello svezzese -Carlo di Linneo o del ginevrino Augustino-Piramo Decandolle. Ma la -scienza dell'Aleardi probabilmente si riduce a qualche reminiscenza -scolastica, all'aver isfogliato un manuale od all'aver passeggiato in -qualche giardino de' semplici, leggendo su' polizzini attaccati alle -piante od impalati lungo le ajuole: _conifere_, _lonicere_, _ottonie_, -_bromelie_, _benisterie_, _ninfee_, _napelli_, _solatro_, _ranuncolo -scellerato_, _lemna_, eccetera, eccetera. Propongo un'ipotesi: forse il -Nostro fa ciò per mero esercizio mnemonico. Diceva il Goethe: -- Degli -studî ci rimane sol quanto praticamente applichiamo, il resto va -perduto.» -- L'autore adopera que' termini, perchè gli rimanga impressa -qualche cognizioncella botanica racimolata qua e là. Non sarei punto -sorpreso, che non avendole mentovate mai, ignori cosa sono la -vellintonia, l'eucalitto, la zeodaria, lo xilosteo, le alimacee, il -liriodentro tulipifero, l'asimina triloba, eccetera, eccetera. - -Il poeta non è topografo; nè la natura per sè stessa poetica. Mancando -l'uomo che vi si agita, non ci commuove. Il mondo senza uomini, come -dice Piersippe Giusti, ossia il Marchese Giuseppe Spiriti, nella _Salace -trasformata_: - - ..... ancorchè spettacolo giocondo - Di meraviglie sia egli a sè stesso, - Pur fora qual teatro a cui sian tolti - Chi vi giuochi la sera e chi l'ascolti. - -Dunque, volendo rappresentarmi, puta caso, una valle, basta dipingermela -come scena di un avvenimento caratteristico, ed è perfettamente inutile -che tu spenda un cinquanta versi a particolareggiarmene la pianta, i -nomi antichi e moderni, le produzioni e che so io; minuzie -interessantissime in una _Guida novissima del Viaggiatore_, ma che non -suscitano immagini commoventi, così da dar vita al fantasma di quella -valle. Più analizzi, più distingui, più sminuzzi, più _dettagli_ e meno -veggo l'insieme. Dimmi che i monti son cinerei, che la consolare è -candida (l'avran forse lastricata di carrara lustro), che il fiume è -verde (cosa da stagno), e mi avrai unicamente posto sotto gli occhi tre -immobili macchiacce: verdognola cinerognola e biancastra. Dimmi che -passano poane pel cielo e zattere pel fiume; ed io potrò solo fondare -meditazioni ornitologiche e commerciali su codesti fatti. Dimmi che -l'Adice reca a Verona un sorriso di Trento, ed io rispondo sbadigliando: --- «rettorica!» -- Dimmi che un fortino veneto è trasformato in fortezza -austriaca, ed io ti ringrazio della notizia archeologica. - --- «Ma» -- scappa fuori l'Aleardi, indispettito come un bambino, al -quale si vieti di fare ogni impertinenza -- «questo no, quello no; corpo -dell'ostia, come aveva io a fare per dipinger poeticamente la -Chiusa?» -- - --- Come, eh? Semplicissimo! Cancellar tutta la descrizione salvo queste -parole: - - _..... Il loco ha somiglianza_ - _Di Termopile, e forse alcuno attende_ - _Leonida venturo._ - -Ma sa Ella, che questa immagine è degnissima del maggior poeta? Illumina -la personalità dell'autore; suscita l'objetto innanzi alla fantasia; -promuove un tumulto di pensieri. Ecco qua, senza corredo -d'annotanzioncelle prosentuose, senza imprecazioni, senza contorsioni o -scontorcimenti, lo scrittore si dimostra, io m'accorgo, ch'egli è -patriota; m'accorgo, ch'egli è di una terra serva sì, ma ognor fremente, -e fiduciosa nella vicina riscossa, e certa di non mancare al proprio -dovere: onesta baldanza! Ch'è d'un paese insomma, _eo immitior quia -toleraverat_, che ha dato i Mille come la Grecia i Trecento. Quella sola -immagine mi dipinge la valle nella fantasia così vivace e -caratteristicamente, come s'io l'avessi vista co' proprî occhi miei: vi -ha pochi esempli d'una descrizione poetica tanto vera e perfetta. Ma -perduta questa geniale oasi in un deserto d'inconcludenze e di -rettorica, passa inavvertita e fallisce l'effetto. Quel che più importa -allo scrittore ambizioso, non dico di eccellenza, anzi solo di serietà, -è il saper cancellare. Un componimento esce dalla fantasia, come la -statua di bronzo dalla forma, tutto sbavature; bisogna limare e -cesellare, cesellare e limare senza mai stancarsi. Dicon che lo Schiller -fosse maestro di cosiffatte potagioni. Gli avevano mandato una volta pel -suo _Almanacco delle Muse_ non so che oda pomposa in ventidue strofe: a -furia di cancellazioni e' la ridusse a sette, e sì che mediante le -crudeli amputazioni il prodotto ci guadagnò, rimanendo intatto nelle -sette strofe il buono sparpagliato per le ventidue. Pirro Lallebasque, -ossia Pasquale Borrelli da Tornareccio, osservò bene, quantunque -barbaramente si esprimesse, scrivendo: -- «Noi non siamo prolissi, se -non perchè ci manca il tempo o la pazienza di esser brevi.» -- Voleva -dire: _Siamo prolissi, sol perchè_, eccettera. Come disse il Metternich -al Varnhagen? -- «Se scorgo qualche oscurità nel mio dettato o sento che -qualche brano potrebbe non riuscir chiaro ai lettori, seguo il consiglio -datomi una volta dal vecchio barone di Thugut, uomo pratico che -m'insegnò di non ingegnarmi a dare un altro giro al pensiero, a -modificarlo, anzi di studiarmi solo di cancellare quanto vi ha di -superfluo nel luogo oscuro; il rimanente esprime compiutamente e -sicuramente il senso. E trovo di fatto che il semplice si regge da sè, i -puntelli e gli aiuti oscurano per lo più». -- - -Il poeta non è delegato di questura: non gli è concesso, mal presume di -raffigurarmi una persona, enumerandone i connotati, perchè con essi -posso solo al più arrabbattarmi a costruirmi nella mente un insieme di -venti parti; ma l'immagine non mi balza viva nella fantasia, non vi -s'affaccia repentinamente, non _Fa di sè bella et improvvisa mostra_, -come _Diana in scena o Citerea si mostra_. Che vita nelle Silvie e nelle -Nerine del Leopardi! eppure il recanatese non le esamina membro per -membro dal vertice alle piante come in una visita medica, come usa con -le meretrici. L'Elvira, la bellissima donna amata da Consalvo, era alta -un metro e settanta, oppure un metro e sessanta centimetri? La Nerina -era bruna o bionda? L'occhio della Silvia era nero od azzurro? Solo -incidentalmente apprendiamo che quest'ultima era di capel nero: - - Non ti molceva il core, - La dolce lode, or delle negre chiome, - Or degli sguardi innamorati e schivi; - Nè teco le compagne, a' di festivi, - Ragionavan d'amore. - -In prosa, si può ammettere qualche latitudine nel descrivere i -protagonisti; eppure Alfredo di Vigny (ch'è tra' quattro o cinque -francesi di questo secolo, i quali abbiano saputo scrivere) sclamava: -- -«Non ho punto bisogno d'un ritratto in miniatura d'ogni vostro -personaggio. Credetemi, a chiunque sia per poco immaginoso, basta uno -schizzo. Un tratto indovinato vai più di tanti particolari. Se vi lascio -fare, mi direte la manifattura de' nastri di seta adoperati per la -coccarda degli scarpini. Abito pernicioso di narrare, che si diffonde -spaventevolmente.» -- Chi si lascia vincere dalla smania, dalla mania di -descrivere, non ha più freno, e sacrifica tutto pur di soddisfarla. Mi -ricordo, in un romanzo francese, che un tale dà un'occhiata, una -occhiata fugace in una stanza e vede.... vede i più minuti oggetti, che -ne vengono minutamente enumerati e descritti; vede e nota ciò, che -un'ora di esame attento non sarebbe sufficiente a vedere e notare. -Diceva il Goethe di Gualtiero Scotto: -- «Strano che appunto la -virtuosità nel particolareggiare, lo induca in errore! Nell'_Ivanhoe_ -descrive l'apparenza e le vesti d'un forestiero, che entra durante la -mensa nel tinello d'un maniere, e sta bene; ma che ne descriva i piedi, -le calze e la calzatura è uno sproposito. Quando siedi a mensa di sera, -se qualcuno entra, ne scorgi solo la parte superiore del corpo. -Descrivendo i piedi, entra subito in ballo la luce del giorno, e così la -scena perde il carattere notturno.» -- La poesia, impotente a darmi la -forma esterna, mi dà la coscienza o l'azione del personaggio, che la -fantasia del lettore riveste in un battibaleno di forme corrispondenti: -in chi vuol gustarla, si richieggono alcune attitudini d'immaginazione, -come in chi vuol gustar musica si richiede orecchio. Le Belle Arti, -esse, invece, mi presentano le forme esterne, sotto le quali indovino -una coscienza. Indarno lo scrittore sgobba per distinguere e determinare -con parole i più minuti particolari od accidenti di forma e di colore: -più s'affacchina, più l'oggetto sfugge. La vita del fantasma poetico non -istà in un occhio piuttosto azzurro che nero, in un braccio più o men -bianco, in questa o quella linea. - - _Avea riccia la chioma e colorata_ - _Come la buccia di castagna alpina_ - _Molti fior di giardino avrian voluto_ - _Paragonarsi coll'aerea tinta_ - _Che azzurreggiava nella sua pupilla:_ - _Ma ciò che forse le venia più presso_ - _Era il lin che fiorisce o il ciel di sera._ - -Misericordia! eccoci alla più ridicola materialità, al passaporto in -versi: capelli castagni e ricci; occhi cilestri. Eppoi questi occhi non -ci guardano, non ci splendono, non ci ridono; sono vuoti di sentimento, -due immobili macchie azzurregianti, sulla cui gradazione un tintore -ragiona (l'Alfieri direbbe _dissertaziona_) in guisa da fare andare in -solluchero l'autore del _Dialogo sui colori che si danno alle sete_. È -Maria Luisa, Porcellana, Isabella, Minerva, Turchino del Re, Turchino -Ghimè, Turchino della Regina, Turchino màmmola, Turchino di cobalto, -Azzurro o Lapislazzuli? Sarà forse Celeste blù, Blù Raimond, Blù -porcellana. Blù Isabella, Blù Maria Luisa, Blù Napoleone? O non -piuttosto Aria, Celeste cielo, Latticino, Celeste chiaro, Celestino, -Celeste Laudon, Celeste cupo o Celeste Lumiera? - --- «O come aveva a fare» -- sclama l'Aleardi con l'accento indispettito -dello scolare, che nell'esame non giunge a soddisfare con alcuna -risposta i pedagoghi, -- «come avevo a fare, per dipingere la mia -Caterina Cavalieri di Monte? Me lo insegna Lei?» -- - --- Perchè no, caro? Lo insegnare agl'ignoranti è opera di misericordia. -O se a quel nome dolcissimo di Caterina si congiungesse daddovero in -mente vostra una immagine, di tutta la lunga descrizione avreste scritto -que' soli versi: - - _... da ch'ella era nata..._ - _... Mai sovra il paterno_ - _Camperello la grandine non cadde_ - _Nè al_ (cacofonia) _mandorlo imprudente arse la brina_ - _I frutti; nè verun maggior dolore_ - _Osò varcarne la vegliata soglia._ - -Versi, che mi ricordano questi altri nell'_Ardelia_ d'Olympo degli -Alessandri da Sassoferrato, il quale, parlando d'una bella donna, -scrive: - - -- «E contra lei non giova dura sorte, - Che vince il ciel con sue piacevolezze... - La donna e 'l ciel e 'l mar governa e muove - L'aer la terra e l'universo clima; - Et son sopra natura le sue prove.» -- - -Similmente il Maresciallo di Francia, Biagio di Monteluco, scrive di -Andrea Doria; -- «parca che il mare ne ridottasse e quindi non si dovea -scontentarlo od irritarlo senza grande occasione.» -- Similmente il -cavalier Marino: - - Di tai chimere vo' che tu ti rida, - Ancor che d'empio ciel raggio ti tocchi: - Qual sì cruda sarà stella omicida - Che rigor non deponga ai tuoi begli occhi? - -Quanta gentilezza in questa fanciulla dell'Aleardi, che ne impone alle -stesse inesorabili leggi di natura, al fato stesso, il quale le -risparmia il dolore debito ad ogni carne umana! Deh come può essere, che -chi inciampa siffatte bellezze, non le comprenda, non ne abbia -coscienza; e trovi requie solo quando ne ha distrutto l'effetto con -mille aggiunte stolte? -- «Vojaltri dilettanti» -- scriveva presso a -poco il Mozart a non so che barone, il quale gli avea mandate alcune -composizioni: -- «o non avete pensieri propri e rubate gli altrui; o ne -avete e non sapete cavarne partito.» -- - -Simili baleni di poesia s'incontrano veramente nell'Aleardi; ma pur -troppo son baleni fugacissimi, che fanno meglio avvertire la tenebria -circostante, come gli spiragli nel sotterraneo di Montezuma, a detta -d'Antonio de Solis, _permitian solamente la (luz) que bastava, para que -se viesse la obscuridad_. È uffizio, è gioia, è dovere del critico -richiamar sempre l'attenzione su queste belle parti; e specialmente poi -quando in uno scrittore sono rare, mi sembra più che dovere, carità -fiorita. Quanto è viva la nobil-donna ungherese, frustata dagli sgherri -austriaci! - - _.... La gentil ribelle_ - _Sentì infamarsi le patrizie terga_ - _Dal vitupero dell'austriaca verga,_ - _E odiò la vita. E, dato_ - _L'ultimo bacio a le atterrite ancelle,_ - _Sotto la pietra del sepolcro ascose_ - _Le membra vergognose._ - -T'impietosisci e parteggi per quella infelice ribelle, benchè il senno -ti dica la legge dover essere sempre obbedita e la ribellione punita e -soppressa a qualunque costo ed in tutti i modi, e che i governi -costituiti hanno autorità suprema ed assoluta in chi sorge a -combatterli. Quant'è sentito quel dire con enfasi, affermando Roma esser -nostra, solo nostra: - - _Se cosa alcuna di straniero è in essa,_ - _Sono il pianto e le ceneri de' servi,_ - _Ch'ivi traemmo dalla vinta terra._ - -Spiove, l'atmosfera si rasserena: - - _Scuote i fogliami, che gli fero ombrello,_ - _L'augelletto e giocondo vola via:_ - _Manda il ramo una stilla, e par che pianga_ - _Dell'ospite cantor la dipartita._ - -Questo si chiama animar la natura, e l'immagine non sarebbe mai venuta -in capo, a chi non avesse provato lo strazio di crudeli addii. -- «È -precetto d'Aristotile» -- diceva un retore egregio del seicento -- che -quelle sono le ottime traslazioni, le quali _cat'enérgian_ sono -appellate; cioè, quando le cose inanimate s'inducono ad operare, come se -fussero animate; quale, per esempio, è quella di Omero, che attribuisce -il desiderio alla saetta di Panduro, dicendo, che ella desiderasse di -volare fra gl'inimici; e quell'altra, che dice delle onde, _cyrtà -phalerióonta_, cioè gobbe e che s'imbiancavano o incanutivano. Di questa -sorta di traslazioni così parla Quintiliano: _Praecipueque ex iis oritur -mira sublimitas, quae audaciae proxima periculo translationis attolitur, -cum rebus sensu carentibus actuni quandam et animos damus. Qualis est:_ -_pontem indignatus Araxes;_ _et illa Ciceronis:_ _Quid enim tuus ille -districtus in acie Pharsalica gladius agebat? cuius latus ille mucro -petebat? qui sensus erat armorum tuorum._» -- Eccone un altro esempio -Aleardesco: gli austriaci hanno innalzato la forca sugli spaldi -mantovani per appiccarvi un patriota: - - _.... In mezzo a un campo_ - _Scellerato, spingea le immonde braccia_ - _Un patibolo al ciel, quasi pregasse_ - _D'essere fulminato._ - -Un letteratuolo, premiato nello scorso secolo dall'Accademia francese, -ha scritto: _Les dieux ont un Olympe et nous une patrie._ Nell'Aleardi, -il poeta assunto a' cieli, li percorre, se ne inebbria, dipinge la terra -come un meschino granello di sabbia e poscia con poca logica, ma con -infinita poesia sclama: - - _Oh! potess'io, poscia che avrò veduto_ - _Sì addentro l'universo, un'ora sola_ - _Rinascere alla terra Itala e sciorre_ - _Rivelator di meraviglie un carme,_ - _Nobile, forte, non caduco e nuovo._ - -Quant'è vero quest'uomo che stima un'ora di vita in patria, più che -l'eternità in cielo! quanto è vero questo letterato che apprezza più la -fama terrena della beatitudine paradisiaca! Ma l'ultimo verso stona; -l'impressione sublime de' precedenti è ammorzata da quella gelida filza -d'aggettivi qualificativi, che terminerebbe degnamente l'allocuzione -d'un professor di quarta ginnasiale nell'assegnare agli allievi un tema -di esercitazione rettorica. Nè si scusi l'Aleardi citando Dante: - - Pareva a me che nube ne coprisse - Lucida, spessa, solida e pulita. - -In una descrizione di cosa materiale, que' quattro aggettivi, che ne -determinano le qualità essenziali, sono necessari; ma i quattro -aggettivi appiccati da lui al carme, _rivelator di meraviglie_ inaudite, -ne indicano qualità, che si sottintendevano e ch'egli escogita con la -riflessione. - -Nell'_Ardelia di Messer Baldessar Olympo da Sassoferrato Nella quale si -contiene Sonetti Capitoli Dialoghi Frottole et Strambotti Et di nuovo -con ogni diligentia Stampata et ridotta in una bella e nuova forma_; -opera pubblicata, come in calce all'ultima pagina: _In Venetia per -Dominico de' Franceschi al segno della Regina 1569_; trovo parecchie -Ottave di _Epitetti_ (sic) _bellissimi di Baldessare Olympo da -Sassoferrato in laude di Leontia_. Sono una sfuriata prima di aggettivi -e poi di sostantivi; e veramente questo genere di poesia, che si direbbe -imitata dall'Aleardi, non richiede isforzo grande di fantasia. Eccone -per saggio una stanza: - - -- «Unica, eccelsa, singulare, grata, - Gentil, soave, gratiosa e honesta; - Piacevole, gioconda, accostumata, - Inclita, saggia, famosa, modesta; - Ingeniosa, accorta, vaga, ornata, - Humil, pietosa, dolce, pia e presta; - Celeste, amena, ludibonda e lieta, - Tepida, pura, angelica e discreta.» -- - -Deh, perchè tutti i _canti_ non sono pari a' pochi brani surriferiti? -Allora l'estetico saluterebbe con gioia in Aleardo Aleardi, se non il -- -«quinto gran poeta Italiano,» -- come ha detto qualche imbecille, che -non conosceva di certo ne l'Alfieri, ned il Leopardi, ned il Manzoni, di -certo una nostra nuova gloria. Mentre invece ora queste gemme, _rari -nantes in gurgite vasto_, servono solo a dimostrare non esserci -letamajo, nel quale non possano scavizzolarsi perle. Basterebbe aver -pazienza e stomaco da razzolarvi, e chi sa? potrebbero trovarsi dei -galantuomini sugli stalli della sinistra parlamentare. Ma quando in un -tutto artistico qualcosa non riesce, esso è sbagliato come tutto, per -quanto alcune singole parti possano essere buone in sè, e quindi -l'autore ha prodotto un'opera senza pregio e valore. Un'immagine -indovinata non può salvare un componimento pessimo del resto; giacchè -una sola immagine basta unicamente a formare l'epigramma, genere di -componimento, pel quale riconoscemmo gran disposizione nell'Aleardi. - -Il poeta non è dotto, ned istoriografo; dottrina e poesia son due: -possono coincidere, possono divergere. Non so immaginar cosa più -ridicola del pretendere ad un merito poetico versificando nozioni -geologiche od isteriche o rendendo inintelligibili i versi senza un buon -corredo di noterelle. Ma non è poi lecito, quando uno vuol darsi l'aria -del dottore, d'incorrere in quegli svarioni, che fanno scoppiare i -precordi dalle risa e giustificano lo scherzo: _doctores a docendo, -sicut montes a movendo_. Estendere la passione delle reminiscenze e del -rettorico fino ai farfalloni, l'è un po' troppo. Nè vale per iscusa il -provare che l'errore fu tenuto ieri per verità inconcussa: oh bella! tu -vivi oggi; e, se se' savio, hai da vivere com'usa oggi. Se tutto muta! -Non più d'un dieci anni fa, quando ottenevi da una signora il ritratto, -potevi tenerti sicuro dal fatto tuo, anzi le belle facevano quasi quasi -più difficoltà per accordarti la miniatura, che per concederti i sommi -favori: adesso, invece, possediamo la fotografia di chi ci pare, e -nessuna l'ha per male e non implica nulla. Fosse del pari agevole l'aver -gli originali in braccio! Se quindi uno scrittore, ora, facesse andare -in bestia qualcuno, solo perchè scopre il ritratto della sua donna in -mano ad altri, farebbe una castroneria. In simili castronerie incorre -parecchie volte il Nostro. - -È egli lecito d'impiegare ben sedici versi a maledire quel valentuomo, -anzi grand'uomo, che fu Omar ed a compianger l'uman genere per lo -incendio della biblioteca alessandrina, che i bimbi a scola imparano il -prelodato Omar non aver mai bruciata, perchè già distrutta prima di lui? -Stupisco che l'Aleardi calunni un nimico melensamente, uniformandosi a' -suggerimenti di Don Basilio. È egli permesso di chiamare il tedesco - - _..... ispido nipote_ - _Dei Nibelungi da la fulva chioma,_ - -quando non c'è uomo colto, che ignori i Nibelungi essere stati Franchi? -appartenevano cioè al ramo meno incolto e men barbaro del tronco -germanico, che si staccò da esso e si fuse interamente con la -popolazione gallica stedescandosi. Non farei certo un carico -d'ignorarlo, a chi non s'occupa di Letteratura germanica; ma perchè -voler far mostra di intendersene, quando se n'è digiuni? E egli -ammessibile di celebrare il magiaro come una - - _..... gentil favella,_ - _Che non ha madre, che non ha sorella,_ - -creando un nuovo fenomeno filologico? Una lingua prima e senza -parentele! È egli perdonabile di battezzare per _Cimbri_ i tedeschi? -Mah! e dire che Aleardo Aleardi sprofessoreggia, la fa da professore in -Firenze! Sia però notato a lode de' fiorentini, l'uditorio di lui -comporsi di qualche inglesaccia sfiancata, di qualche damina emancipata, -del loro codazzo e degli amici del professore. L'Italia impiega pur bene -i danari, che gli snocciola! Pagherei una lauta mancia, sborserei una -larga cortesia, a chi potesse dimostrarmi, che l'insegnamento di lui è -stato fecondo del benchè menomo frutto. - - - - XI. - - -Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò -brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad -ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio -grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli -adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono -manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli -retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle -bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò -sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò -poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo -spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse -il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde -una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al -giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un -villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne -trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. -Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore. - -Da quando in qua la stirpe de' cigni è _battagliera_? Qual popolo ha gli -occhi _crocei_, se il croco è il _carthamus tinctorius_ de' botanici? -Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati da _omerici fanti_? -Il _sapiente legno del Nazereno_ è una sciarada, che s'indovina a -scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsi _le cupole -intemerate di neve_, e quindi mi affretto ad aggiungere che s'intendono -le montagne. Che diavolerie sieno la _febbre lionina del trionfo_, le -_cento febbri de' vent'anni_, _l'olimpia febbre de' carmi_, _il febbril -zampillo della vena_, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate -ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo -Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino: _nova -febrium terris incubuit cohors!_ Come vedete, manca pure una certa -varietà. L'amore è un _assillo_, l'indipendenza è un altro _assillo_... -Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel -loro genere: - - _...... E dalla rada ove Colombo nacque_ - _Volò san Giorgio a cavalcar sull'acque._ - -Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci -vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è un _tour de force_ da -santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare -cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di -quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a -fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola -è scortese, mutiamola; neppure questa _frase poetica_ è originale! -Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò -Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni -agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il -distico seguente: - - Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde. - Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde. - -Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, che _cavalcare -il mare_ (e non _cavalcare sulle acque_) è stato adoperato semplicemente -per _navigare_, (se pure non è errore di stampa per _travalicare_), per -esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle -sue _Tredici piacevoli notti_: -- «Alchia, veduta la volontà di Fortunio -ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo rimuovere dal -suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se -gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla -Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e -gonfiate onde marine.» -- - -Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù -manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate le -_ore di ciel, che il ciel condanna_. Persio è chiamato un _giovanetto -incolpabile, vissuto in colpevoli tempi_. Per dire che un galantuomo è -ito a Patrasso, l'Aleardi scrive: - - _....... già sul.... petto,_ - _Esercitato da sì lunghe croci,_ - _L'ultima croce sta._ - -I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano -trascinati - - _..... nei densi circhi a sazïar le tigri_ - _D'Affrica, ad allegar l'inclite noje_ - _De le tigri di Roma._ - -Io non aspiro a pedanteggiare; _nil humani a me alienum puto_, e non -condanno _a priori_ ogni bisticcio. Quando ci quadra, _optume_. -Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che -nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di -que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è -cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. -Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non -l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie -vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devi _a priori_ -aspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio -discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion -manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie -buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il -tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione -ufficiale sulla vittoria di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando. _Et -dum castrametatì sunt juxta_ _Lolium_ _perditionis filii, ut rationem -segetis perderent, zizaniae, quae a vulgo_ _Lolium_ _dicitur, semina -seminarunt._ E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, -scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria -della _Francesca da Rimini_, scarabocchiata (o che pare apposta per -render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad -apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della -parola _vergeben_ (perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli -dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme -Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui: - - _Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,_ - _Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben._ - --- «Il bisticcio» -- diceva un secentista, notate, bene, un secentista! --- «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, -quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta -lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che -quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, -che _chi bisticcia è una bestiaccia_.» -- - -Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri -verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo -Fusinato, per esempio. Ma _carriaggi_ non è, nè puol essere trissillabo; -_viaggiatrice_ non è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente un -_sottile ravignan patrizio_ nello -- «Epitaffio di Cesare, in opposto -sentimento a quello del Sannazzaro,» -- ha posto questo verso: - - Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie... - -Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo -Costa? _Espiazione_ bruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il -mal esempio dato da qualcuno per le parole in _ione_. -- «Non dichiamo -noi _compassione_ con quattro e i poeti con cinque sillabe? Non -_intentione_, _operatione_, _devotione_, _invidioso_, _litigioso_ e -mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» -- Così -messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci -vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un -errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche -gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella -lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una -consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa -trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre -un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha -prodotto il raddoppiamento: (confronta _vezzo_ da _vitium_, _mezzo_ da -_medium_, _ragione_ da _ratio_, _rabbia_ da _rabies_, _figlio_ da -_filius_, _ingegno_ da _ingenium_ e via discorrendo). - -Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe -senza rimorso un trissillabo di _Beatrice_, quantunque Dante istesso -abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in -lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentina _Biatrice_ ossia -_Bjatrice_: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' -dannati dallo accento: - - ...... ma fiorentino - Mi sembri veramente, _quand'io t'odo_. - -Ma con sei sillabe, _espiazione_, per la giacitura degli accenti, non -entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i -vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli -epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino. - - Nomen nobile, molle, delicatum, - Versu dicere non rudi volebam: - Sed tu, syllaba contumax repugnas! - Dicunt Earinon tamen Poetae, - Sed Graeci, quibus est nihil negatum, - Et quos _áres áres_ decet sonare: - Nobis non licet esse tam disertis, - Qui Musas colimus severiores. - -A' quali versi un commentatore annota: _Jocatur hic noster... in nomine -Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen -quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enim_ ear _ver -sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri -neque_ hendecasyllabon _rhythmo congruant. Hi enim versus dactylos -tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusce_ -_Earinus_ _tres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim, -quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?_ Il giambo tragico -tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una -lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi -è valente. - -Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda -que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi -termini, schisato.[3] Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico, -sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è mica un pregio. I -nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi: -il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia -perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per -sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio -verseggiato, gli uditori esclameranno: -- «che be' versi!» -- dite pure, -che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia -il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del -verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota -lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali -orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti -endecasillabi: - - ..... Sarai del Cristo, anima di Maria.... - ..... E passò. Io stetti in disperato pianto.... - ..... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...; - -o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa -filza di liquide: _Vela la nebbia de le stelle il lume._ - - [3] Ho visto con piacere seguito questo giudizio dal Barrili, uno de' - pochi, se non il solo scrittor di novelle contemporaneo, che mostri - istruzione e buon gusto. Egli non vi parlerebbe di cavalli - _amburghesi_, come il Tarchetti; non vi porrebbe Rouen, la patria - del Cornelio, sul mare, come Salvatore Farina nel _Tesoro di - Donnina_; egli non farebbe, come il Guerzoni, scrivere da una - bennata fanciulla alla madre la dimane delle nozze. -- «Ti mando - tutti i baci che mio marito mi lascia disponibili,» -- frase che - non adoprerebbe una donna da conio. Eccone le parole: -- «Luisa! - Bel nome! Egli lo sapeva finalmente, e stava con fanciullesca cura - a pronunziarlo, non come si fa a Genova, ma scandendolo in tre - sillabe: _Lu-i-sa_, e sibilando un tal poco l'esse alla maniera - toscano. E' non era un nome strano, di quelli, che certi - capiscarichi impongono alle bambine, per dare importanza di eroine - da romanzo o da dramma alle loro creature grame. Gli era un nome - quieto, gentile, dolce a pronunziarsi e dolce a udirsi: Luisa! E' - non era _Elisa_, nome da mettere in endecasillabi morbidi e flosci - come quelli di... acqua in bocca per non farci maledire dal secolo, - che li ha in gran pregio. Non era neppure _Eloisa_, nome da far - ricordare la badessa del Paracleto, innamorata d'un teologo, o la - svizzera di Giangiacomo Rousseau, innamorata d'un astrologo - sconclusionato. Era _Luisa_: modestamente, unicamente e soavemente - _Luisa_.» -- - -La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. La -_genitura de' giusti_ è frase di pessimo gusto. _Zillo_ è un vocabolo -che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nella -_Ornitologia toscana_, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI, -dica, che i rampichini propriamente _mettan zilli_ (I, 188.) Sarà -probabilmente una corruzione idiomatica di _zirlo_; io non la -ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che -importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare -da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o -dei rampichini. Il _ne_ spesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che -rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio -pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articolo -_lo_; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con intenzione -d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori, -come: - - ..... E il scintillio de le fraterne spade... - ..... Ma al scintillar de le serene stelle... - -Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile, -l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un -candidato alla licenza liceale, che conosco: -- «L'articolo _lo_ si -adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articolo _il_, quando si -parla villanamente.» -- _Opinione_ (chiamiamola così) che fe' sclamare a -Diomede Marvasi: -- «Dunque, se dicessi ad uno: _ti darò un calcio nello -sedere_, sarei cortese.» - - - - XII. - - -Conchiudiamo, che n'è tempo. Ho dimostrato, come Aleardo Aleardi non -senta in verità gli affetti, che pretende ritrarre; tutto il resto è -conseguenza necessaria di codesta premessa. Chi non sente, difficilmente -ha grandi concetti; e, se per avventura ne capita uno, non ha virtù -d'incarnarlo. E chi, senza proprio concetto e sentimento delle cose, -s'incaponisce a scrivere, dovrà prenderli ad accatto: o da una massa -comune e casca nel rettorico; e da un altro scrittore e.... ed ha delle -reminiscenze. In ambo i casi cercherà di nascondere la sua nullità -esagerando, spaccando, sfoggiando meriti non poetici; e le immagini -particolari ed i tropi e le figure e la lingua ed il verso dimostreranno -di non essere un tutto, l'espressione di un pensiero organico, sibbene -un composto artifiziale, senza significato. Ed al critico avanzerà solo -da spiegare un fenomeno frequentissimo nella Storia Letteraria: come un -retore possa usurpar fama di gran poeta. - -Nel caso nostro speciale, le cagioni del fenomeno sono due soprattutto: -prima la dappocaggine, la pecoraggine della critica ordinaria; e poi, le -condizioni politiche, le quali trasformavano le parole _patria_ e -_libertà_ in parafulmini estetici per le più inette scritture. In -Italia, al presente, critica non può dirsi, che ve ne sia: giudichiamo -con l'utero, cerebrinamente, per ragioni subjettive e psicologiche, per -simpatia ed antipatia, per ispirito di parte, per motivi personali. Si -fischia un dramma, perchè il padre dell'autore era poliziotto austriaco; -si leva al cielo una colascionata, perchè lo scrittore è stato in -carcere a Iosephstadt, o lusinga le passioni popolari (o meglio plebee) -piaggiando l'_eroe di Caprera_, insultando Pio IX. Aveva ragione il De -Vigny nel dire. -- «che i tempi di rivoluzione sono comodi e propizi -alle mediocrità» -- ed aveva sovranamente torto il Goethe di affermare: --- «che un grande effetto presuppone sempre una gran causa; che una -poesia popolare e diffusa deve aver qualità eminenti; che un dramma il -quale si mantiene per venti anni ed ha le simpatie del pubblico -dev'essere qualcosa in sè.» -- Le opere stesse a proposito delle quali -parlava così, le poesie dell'Uhland ed i drammi del Kotzebue provano il -contrario. Son ormai roba morta e stramorta; e riesce malagevole il -comprendere, come incontrasser tanto un tempo. Insomma, il plauso non -guarentisce bontà. Pe' versi dell'Aleardi si rinnoverà quel che da -Tacito impariamo esser pure avvenuto a' zibaldoni di Vejentone: _Nero -Vejentonis libros exuri jussit, conquisibos lectitatosque donec cum -periculo parabantur; mox licentia habendi oblivionem attulit._ Ora -Aleardo Aleardi, destituito d'ogni valore intrinseco, è di moda a -dispetto della ragione; è un andazzo, che deve finire come tutti i -dirizzoni, ma del quale ho stimato utile affrettar la fine: buona cosa è -lo accelerar la suppurazione degli ascessi. Non c'è maggior pena per chi -si dà all'estetica del lavorare su scrittori d'ultim'ordine e senza -importanza; il critico si compiace nell'esporvi perchè i grandi son -grandi e non può trovar diletto a dimostrare perchè i piccoli sono -piccoli; allo storico letterario giova occuparsi de' protagonisti, non -delle comparse. Se non che, spesso bisogna sacrificare le inclinazioni -all'utilità comune: l'innalzare una Reggia, un teatro, un arco trionfale -è più gradevole, appaga più lo amor proprio, dello scavare una cloaca; -ma, quando v'è necessità d'una cloaca, il miglior architetto non le -negherà l'opera sua. Era ormai tempo di atterrare un idolo vano; ed io -ho studiato e parlato coscienziosamente, senza tacer la lode dove andava -amministrata. Spero d'aver convinto chiunque m'ha letto e d'aver -dimostrato il mio assunto, cioè, che Aleardo Aleardi: - - _Angosce finse e simulò letizie,_ - _Con quell'accento, che non vien dal core._ - -Del rimanente, poichè _nolenti non fit beneficium_, padronissimo pure -chiunque di non accettare la mano, ch'io gli offro e porgo per -ispastojarsi da una indecorosa ammirazione; e di perseverare -nell'errore. Ma mi permetterò di paragonarlo al giudeo, del quale un -amico mi raccontò la tragicomica avventura. - -Poveraccio! Figurarsi un dotto rabbino, esimio talmudista, oracolo delle -sinagoghe, arbitro del sinedrio, non so come capitombolato in una fossa -piena, colma, riboccante di....... chi m'insegna una circonlocuzione -decente? insomma in una fossa simile alla bolgia secondo dell'inferno -dantesco, dove stanno e si accasciano Alessio Interminei da Lucca e la -Taide; in una fossa -- «che con gli occhi e col naso facea zuffa.» -- -Francamente, non avrei voluto essere ne' panni del meschinello: confitto -in quella fetida poltiglia fino al mento, con le braccia impegolate così -da non potersi nemmanco schermire dagl'innumerevoli sciami di mosche e -tafani, che suscitati da uno splendido sole, gli mangiavano quasi la -testa. La bellezza appunto della giornata, aveva indotto Benedetto -Spinosa, già combattuto dalla tisi, che doveva ucciderlo l'anno di poi, -a fare una passeggiatina in campagna; il caso volle, ch'ei capitasse di -lì e scorgesse quel capo, che emergeva dallo sterco. Subito si accinse a -cavare il rabbino da quell'angoscia; ma il tentativo non gli riuscì -meglio degli altri fatti per isfrancar l'uman genere dalla fogna -dell'errore. Lo Spinosa, sceso sul margine della fossa, afferrandosi con -la manca ad un salcio, sporse con la destra il bastoncello al talmudista -confitto nel giulebbe, gridandogli, che facesse uno sforzo per -agguantarlo. Ma quel giudeo non si mosse, non diè crollo: era un sabato -e la sacrosanta sua religione, ch'ei ritenea per unica vera, gl'imponeva -di astenersi da qualsivoglia lavoro. Serenamente, superbamente, rispose -allo Spinosa: - - _Sabbatha sancta colo_ - _Et de stercore exire nolo._ - -Ed il filosofo, accortosi d'avere a fare con un individuo da' -convincimenti robusti, dalla fede incrollabile, gli replicò non senza -l'onesto dispetto di chi suo malgrado si lava le mani dell'altrui -sciocchezza: - - _Sabbatha sancta quidem_ - _Remanebis ibidem._ - -E ripulitesi le punte delle scarpe, già contaminate alcun poco, -nell'erba fresca e folta, s'avviò verso casa, ripensando -all'incorregibilità dell'uman genere, che, pur di non contraddire ad -un'idea ricevuta, consente a rimaner sepolto vivo nelle chiaviche. - - - - POSCRITTA - - - (M.DCCC.LXXII.) - - SCORSA BIBLIOGRAFICA - - _In morte di Donna Bianca Rebizzo. Lettera a Raffaele Rubattino - di Aleardo Aleardi. -- Roma, Tipografia Barbèra, Via de' - Crociferi, 44. -- M.DCCC.LXXI._ - --- «Chi scrisse questi poveri versi amerebbe, che tutti gli uomini, i -quali hanno seriamente meditato sulle cose di religione e su quello, che -sarà per essere di noi al di là della tomba, prima di lasciar la vita, -facessero il loro atto di fede e lo manifestassero alla gente. Egli -penserebbe, che, in tanta confusione di concetti e di credenze, nella -quale ogni di più si versa e miseramente si ondeggia, questa lunga serie -di onesti documenti frutterebbe un gran bene all'Umanità.» -- Così -l'autore in una nota. - -Siamo dunque avvisati: l'Aleardi ha scritto questi poveri versi per -beneficare l'uman genere; questi poveri versi sono un credo, via, sono -il testamento religioso e filosofico d'un pensatore, e quasi un -bollettino d'un plebiscito sull'esistenza di messer domineddio e -sull'immortalità dell'anima. La gente ascoltino con reverenza e -riconoscenza la parola meditata, ponderata, che rischiarerà la -confusione universale. Si procede alla chiama: ed, a scorno solenne -degli scettici, nientemeno che Aleardo Aleardi vota pel sì: sì, c'è un -dio; sì, l'anima è immortale. Ritengo, che questo effato non abbia punto -meno autorità del celebre decreto sul medesimo argomento, suggerito dal -Robespierre alla Convenzione francese. L'Italia brulica, formicola di -persone, che in fondo non hanno punto sentimento religioso, che non -adempiono per conto proprio alle prescrizioni di nessun culto; ma che -pure affettano di dare molta importanza alla religione, perchè credono, -che lo scettico inculcator di religiosità, che l'incredulo, il quale -raccomandi agli altri la fede, acquisti fama di testa politica e -machiavellica. Laida genia si è codesta, pei quali la religione serve a -soddisfare una fatuità sacrilega. Costoro, adesso, applaudiscono al -_gran poeta, che tratta argomenti morali, filosofici, civili_; anzi un -certo P. P. in un'Appendice dell'_Opinione_, vorrebbe persino, che ne -ammirassimo _il coraggio_... Ah! certo, se l'Aleardi ha coscienza della -ridicolezza di quella Nota e della povertà de' suoi versi, non può -negarsi la grandezza del coraggio suo nello stampar l'una e gli altri! -Ma lasciamo la burletta. - -Le quistioni filosofiche non si risolvono col passare a' voti. Gli atti -di fede, i _credi_, non importano un corno alla scienza. Le affermazioni -immotivate, sia _pro_, sia _contra_, sono cosa fatua e vana. Io mi fo -beffe tanto di chi superstiziosamente crede senza saper ragionare la -credenza sua, quanto del sedicente libero pensatore, che nega, senza -saper dimostrare la sua negazione. Lo scherzare dilettantescamente co' -problemi più ardui mostra la presunzione e la leggerezza dell'individuo, -non altro. Meditare, pensare, non è da tutti. L'Aleardi s'immagina di -aver detto qualcosa, scrivendo: - - _.... s'io vivente unico, in vetta_ - _D'una rupe restassi, esterrefatto_ - _Testimone dell'ultima ruina_ (del mondo), - _Oh! non ancor dimetterei la salda_ - _Fede nella immortale anima e in dio._ - -Orazio ha ben detto: - - _Si fractus illalatur orbis_ - _Impavidum ferient ruinae;_ - -e l'Aleardi non fa, se non parafrasare e stemperare questo concetto; -inopportunamente: giacchè bene è alta immagine dell'audacia d'un uomo il -dire, che neppure il finimondo lo impaurirebbe; ma un cataclisma non -sarebbe argomento nè favorevole nè contrario alle ipotesi dell'esistenza -di dio o dell'immortalità dell'anima. Tanto è vero che anche il -cristianesimo ammette il mondo dover finire; e solo alcune generazioni -d'atei ne hanno sostenuta la immortalità. - -Eppure, se gli domandate: -- «Ma cos'è dunque l'anima? cos'è dio?» -- -l'Aleardi sa dirvi soltanto: -- «_Tutto è mistero._ Io non so in fondo -nulla nulla e dell'uno e dell'altra. _Nè per lagrime mai, nè per -scienza, Quaggiù al mortale indovinar fia dato Il destin de le cose.... -Qua dentro, immortale Ti sento, anima, sì; ma veramente Altro di te non -so; so che a me stesso Sono un mistero._» -- Gli è presso a poco il modo -di ragionare di quel frate predicatore: -- «Fratelli miei dilettissimi -in Cristo: o dio c'è, o non c'è. Di qua non si scappa. Se c'è, qual sarà -mai lo sbigottimento vostro, nel trovarvi un giorno ignudi, inermi, -colpevoli, di fronte al giudice adirato ed onnipotente; che vi scruterà -i lombi, che vi rinfaccerà le colpe vostre più secrete: quelle che -avevate nascoste a tutti; quelle, che avevate dimenticate voi medesimi. -Ma, mentre voi commettevate e dimenticavate, un angelo le registrava -lassù in un volume eterno ed indistruttibile. Quali scuse balbetterete -allora? quali attenuanti accamperete? Lì non varranno i sofismi della -eloquenza venale del foro, lì non potrete allegare compri testimonî, che -vi discolpino e calunnino altri. Come rimpiangerete allora, fra le -lagrime e lo stridor dei denti nella profonda geenna, di aver -sacrificata la felicità eterna, di avere incontrata l'eterna dannazione, -per poca e transitoria e monca voluttà! Ma il pentimento sarà tardo e -vano, il danno irreparabile. Se poi dio non c'è... Oh! ma c'è!» -- Anima -e dio, sono due parole: tutti le adoperiamo; ogni terminologia -filosofica le ammette; ma bisogna scrutare un po' qual concetto -adombrino secondo la bocca, che le profferisce. Dire: -- «io credo in -dio;» -- equivale al non dir proprio nulla, se non mi spiegate cosa -intendiate per dio; cioè, su quali argomenti fondato e quali deduzioni -seguendo, siete giunto ad un concetto determinato. L'Hegel, Pio VII, -Fraddiavolo, il Royer-Collard, credevano tutt'e quattro in dio: ma il -dio dell'uno non era certo quello degli altri tre; il mio dio non è -quello dell'abate Curci, nè quello del lustrastivali, che sta alla -cantonata. Dio essendo infinito, nessuna mente umana finita può -concepirlo tutto qual'è, ognuna ne vede solo una parte, uno aspetto, e -crede però, che quell'aspetto sia il tutto. Quando l'Aleardi pretende di -avere escogitata una panacea morale col dire, che crede in dio e -nell'immortalità dell'anima, mi ricorda que' demagoghi ingenui, che -stimerebbero felice la patria, purchè si proclamasse la repubblica, -senz'avere alcuna idea precisa sul contenuto da darsi a questa -repubblica futura. Fede, significa cognizione; cognizione forse -inesatta, forse falsa, forse supposta, ma cognizione sempre. Pigliate la -più melensa femminetta del volgo; interrogatela; e vedrete, vedrete -com'ella conosce tutte le determinazioni del suo dio. Ne avrà un -concetto grande o meschino, sublime o grottesco, alto od ignobile od -anche irriverente: questa è un'altra quistione! ma un concetto ne ha e -chiaro e preciso. La parola dio, nella mente di lei, suscita un -pensiero, una rappresentazione: e rappresentazione e pensiero sono forme -della cognizione. Invece l'Aleardi si contenta del semplice _flatus -vocis_, rammentandomi quel motto arguto d'una franzese: -- «il vocabolo -_dio_, maschera con la sua grandezza il vuoto del pensiero di chi 'l -profferisce[4].» -- Sotto al cranio di questo messere non c'è dunque, ed -egli stesso il confessa, idea di sorta, che risponda alla parola -scarabocchiata dalla sua penna. Dunque non crede, affetta di credere. - - [4] Daniele Stern, il cui vero nome era Contessa d'Agoult, più nota - veramente per le avventure galanti, che per le opere letterarie. - -Del resto, voglio dimenticare quella nota fatua: abbiamo qui de' versi; -voler loro attribuire un'importanza scientifica è stolta cosa, ma ne -potrebbero, ne dovrebbero avere una artistica. L'hanno? - -No, pur troppo. In questo carme _In morte di Donna Bianca Rebizzo_, -ritroviamo peggiorato il vecchio Aleardi, senza fantasia, senza -originalità, buono solo a rubacchiare altrui imagini e motivi ed a farne -un centone innestandovi amenità, platealità e concettini. In fondo egli -ha voluto soltanto rifare _L'Espoir en dieu_ di Alfredo di Musset; -rappresentare un uomo straziato fra l'impossibilità di credere e -l'impossibilità di discredere, (sarebbe poi lui); ed il quale, malgrado -che la ragione abbia distrutto l'Olimpo, il ricrea col sentimento e con -la fantasia, mosso dall'orrore della morte. Giacchè, non serve il -dissimularlo: gli è appunto questo sentimento vigliacco, il prono amor -della vita, il non sapervi rinunziare, - - _Il non saper nell'orba fantasia_ - _La morte immaginar, che cosa sia,_ - -(come è detto ne' _Paralipomeni_ della _Batracomiomachia_,) da cui -prende le mosse l'Aleardi. Non ha l'animo stoico; e rifugge dal voto -altero d'un poeta romano, il quale augurava l'immortalità materiale a' -codardi e la morte in premio a' prodi: _Mors utinam pavidos vitae -subducere nolles; Sed virtus te sola daret!_ Non ha la mente epicurea, -nè può capire Lucrezio, quando questi esclama, che l'idea della vita -eterna distrugge ogni moralità, perturba ogni vita civile e la chiama... -_metus... Acheruntis... humanam qui vitam turbat ab imo_, od il Bruno, -quando dice, che le speranze di essa: _Humanam turbant pacem saeclique -quietem, Extinguunt mentis lucem, neque moribus prosunt._ Tali concetti -non sono pane pe' suoi denti. Egli ricorda Menandro aver detto: -- «Muor -giovane colui, che al cielo è caro;» -- ma gli sovviene pure l'Achille -dell'Odissea parlare altrimenti; ma pensa, che i giovani antichi certo -non avran lasciato senza dolore la dolce consuetudine di vivere e di -operare. Considera che i sacerdoti d'ogni generazione hanno un bel -prometterci il paradiso: riman problematico, e la terra è tanto bella! E -sclama: -- «Oh potere essere rassicurato sull'avvenire, ottenere -certezza della durata nostra in tanto dubbio! Io voglio credere, io ho -bisogno di credere, io credo!» -- Sta bene, con questa tela, su questi -sentimenti, la fantasia può ricamare. Ma l'Aleardi non sa concretare in -immagini l'amor della vita, la paura dell'òbito, il dubbio sulle -promesse sacerdotali, la sua pretesa fede, il suo preteso dubbio; egli -non sa creare un dio, cui prostrarsi; e la stessa ragione, che non dà -valore filosofico al suo _credo_, gli toglie anche la possibilità di -acquistar valore artistico. Voi non sentite lo strazio di un uomo in -questi versi; la personalità del poeta è nulla e quindi il suo centone -rettorico ci lascia freddi. - -Rammento un grazioso aneddoto, che lessi nelle Memorie della Contessa di -Genlis; di quella Genlis, sulla quale fu fatto l'epigramma: - - _Comme tout renchérit_, disait un amateur. - _Les oeuvres de Genlis à six francs par volume!_ - _Autrefrois, quand son poil valait mieux que sa plume,_ - _Pour la moitié j'avais l'auteur._ - -Il signor di Louvois, figliuolo del marchese di Souvrè, giovane -scapatissimo diciottenne, si trovava in Brest con molti debiti e punti -quattrini. Scrisse al babbo per ottenerne; e, non ricevendo risposta, -pensò di recarsi al castello di Louvois, dove il marchese rusticava -nella state. (Apro una parentesi. Questa villeggiatura non era del tutto -volontaria. Quando Ludovico XV esiliò il Maurepas, ministro della marina -da trent'anni, perchè indiziato autore della quartina seguente contro la -Pompadour; - - La Marquise a bien des appas: - Ses traits sont vifs, ses grâces franches, - Et les fleurs naissent sous ses pas... - Mais, hèlas! ce sont des fleurs blanches! - -il marchese di Souvré disse ad alta voce nella camera da letto del Re: --- «Per bacco, faceva accortamente il Maurepas, quando era in auge, -portando sempre seco la berretta da notte: un cortigiano non sa mai dove -può toccargli di dormire, e molto meno un ministro.» -- Spiacque al Re -la facezia: e chiese in tono severo: -- «Signor Marchese, quando pensa -di partire pe' suoi feudi?» -- «Domani, Maestà» -- rispose il Souvré -alteramente. Chiudo la parentesi). Dunque, il povero Louvois conosceva -la rustichezza del padre, inasprita dal dispetto di star lungi dalla -corte, in provincia, a domicilio coatto. Era proprio il caso di -rinnovare il Miracolo di Maometto; e, giacchè i danari non volevano -venir a lui, andar lui da' denari. E, per fare le spese del viaggio, gli -convenne vendere tutte le sue robe. Gli avanzò solo una giubbaccia -consunta. Malissimo accolto dal genitore, ne' primi tempi non pensò -neppure a salassarlo. Ma, una sera, il Marchese annunziò al figliuolo, -che il posdomani sarebbero venute a pranzo le più nobili e più ricche -signore del contado: -- «Spero» -- soggiunse, -- «che avrà la bontà di -smettere questo sconcio abito da viaggio e di vestirsi decentemente.» -- -Il Marchesino, non osando confessare di non possederne proprio alcun -altro, dichiarò di aver portato seco soltanto abiti vecchi; e, cogliendo -la palla al balzo, chiese denari. Il padre rispose in modo, che non dava -campo ad insistere od a sperare, poter'egli addivenire a più miti -consigli; sicchè il giovane rispose: -- «Sarà obbedito. Metterò un altro -abito.» -- Nella sua camera da letto, c'era una gran tappezzeria a -figure; ne staccò un lembo, che rappresentava Rinaldo ed Armida; e, -mandato pel sarto del villaggio, gl'impose, che in ventiquattr'ore -ricavasse da quell'arazzo un vestito intero: giubba, panciotto e brache. -Il sarto fece le maniche con le braccia di Armida; mise sul dorso la -testa di Rinaldo, con elmo e pennacchio; due amoretti ed un frammento -dello scudo formavano il resto della giubba, che il Marchesino indossò -giubilando. E rimase tappato in camera ad aspettare pazientemente le -visite. Come udì entrar le vetture nel cortile, giù per le scale, -sudando pel peso degli abiti, reso anche più intollerabile dal caldo del -luglio; balza e corre con tutta serietà a porger la mano alle signore, -che scarrozzano. Queste, stupite, tempestavano indarno di domande il -Marchesino, che le conduceva trionfalmente in salotto, quando -sopraggiunse il padre. Scorgendo il figliuolo adorno delle spoglie opime -della sua stanza e la _Gerusalemme Liberata_ ridotta a giubba e brache, -rinculò di tre passi e chiese in tono fulmineo ragione della -stravaganza, della mascherata intempestiva: -- «Non siamo di carnevale, -ned al ballo dell'Opera, signore!» -- «Babbo» -- rispose il Louvois -- -«Ella mi ha imposto di mettere un abito nuovo; e, non potendo io -disporre di altra stoffa, ho dovuto impiegar questa per obbedirle.» -- - -Trattando la fantasia, madre dei poeti, trattando, dico, lo Aleardi da -madrigna, dimostrandosi seco avarissima, non somministrandogli mezzi per -rivestirsi ammodo, il poveraccio ha creduto lecitissimo di farsi cucire -un bell'abito con brani tagliati dalla stoffa del Leopardi: e di questo, -quando una volta si ammette, ch'egli sia spinto a perpetrar versi da una -specie di forza irresistibile, non oserei fargli una colpa grave: - - ... il poverel digiuno - Scende ad atto talor, che 'n miglior stato - Avria in altri biasmato. - -Se non che, ciò ch'era bellissimo come tappezzeria, per quanto industre -si dimostri il sarto, sfigura ridotto a giubba. La descrizione della -gioventù è desunta dalle _Ricordanze_, e guasta[5]: l'orrore d'una -giovinetta antica per la morte, è desunto dal canto _Sopra un -bassorilievo antico sepolcrale_, e guasto; le interrogazioni alla -natura, quel chiedere il perchè delle cose, son desunti dal _Canto -notturno d'un pastore, errante nell'Asia_, e guasti. Fa proprio dolore; -è uno strazio, il veder così manomessi que' pensieri, che siamo avvezzi -a venerar da fanciulli, appunto come figure, che adornano da lunga pezza -le stanze della fantasia, in cui solevamo andare a diporto. Il Voltaire -leggeva un giorno la sua _Semiramide_, presente il Piron: c'erano -intercalati nella tragedia versi del Cornelio e del Racine: quantunque -volte se ne incontrava uno, il Piron faceva una gran reverenza con tutta -serietà. Il Voltaire gliene chiese la ragione. -- «Oh prosegua pure! Non -badi, sa? È un'usanza, ch'io mi ho, di salutar la gente, che -conosco.» -- - - [5] L'Aleardi dice, rimanendo sempre nell'indeterminato: - - ... Nell'April della vita, allor che varchi - Quasi danzando il limitar del mondo - Fiorito a festa e della tua venuta - Si allegra ogni sembiante, e ad ogni giorno - Mette le piume una speranza e vola - Pe 'l novo aere cantando, poi che il Vero, - Freddo saettator, nessuna ancora - Ne uccise... - - Ed il Leopardi ha espresso in più poesie il rimpianto per la - gioventù perduta, dicendo, che _la scena del mondo sorride in vista - di paradiso al guardo giovanile_, e che - - _... s'accinge all'opra_ - _Di questa vita come a danza o gioco_ - _Il misero mortal..._ (La vita solitaria) - _... Chi rimembrar vi può senza sospiri,_ - _O primo entrar di giovinezza, o giorni_ - _Vezzosi, inenarrabili, allor quando_ - _Al rapito mortal primieramente_ - _Sorridon le donzelle; a gara intorno_ - _Ogni cosa sorride: invidia tace,_ - _Non desta ancora ovver benigna...._ (Ricordanze) - _... In sul fiorir d'ogni speranza, e molto_ - _Prima, che incontro alla festosa fronte_ - _I lùgubri suoi lampi il ver baleni._ - (Sopra un bassorilievo) - -Tanto è vuoto di fantasia, tanto è retore l'Aleardi, che, per -rappresentarci la morte subitanea di gocciola d'una cara donna e -venerata, (se non pregevole e veneranda,) nel giorno suo onomastico -appunto, in mezzo ad una raccolta di persone, che le voglion bene e -radunate per festeggiarla; scena, la quale avrebbe potuto essere -straziante, sol che si fosse stati veri nel ritrarla; tanto è retore -l'Aleardi, che ha bisogno, per ispiegarla, di fingersi un angelo, il -quale scenda dallo empireo a dare un bacio alla donna! Cosa, cui non -crede certo lui; cosa cui non ci può far credere, giacchè sappiamo -benissimo le apoplessie fulminanti non venir cagionate da baci d'angeli, -generazione d'esseri, la cui natura è del resto poco nota, quantunque -nel dugento Brunetto Latini e l'abate Fornari a' dì nostri, ne abbian -parlato _ex-professo_. Se uno scolaretto, al Liceo, introducesse una -zeppa cosiffatta in un suo componimento, gli daremmo _zero_ punti! Ma -cosa diremo, cosa diremo di coloro, che, leggendo tal minchioneria, più -vecchia del brodetto, sclamano: -- «Non è inaspettata e nuova l'immagine -della morte fatta apparire in forma d'angelo? E in quel freddo bacio non -è forse espresso vivamente tutto l'orrore della morte?» -- L'incapacità -del lettore corrisponde all'impotenza dello scrittore. Il quale, è da -stupire, come non abbia avvertito, che, facendo supporre a Donna Bianca, -lo angelo esser venuto a complirla pel suo onomastico, ci sforza a -ridere alle spalle di costei, rappresentandocela per bamba e sciocca -quanto Madonna Lisetta da ca' Quirina, che avea per intendimento l'Agnol -Gabriello. - - ..... A un tratto apparve - Un angiolo da lei sola distinto: - Avea nere le chiome e l'ali nere, - Punteggiate di _stelle_; e, _nelle_ nere - Pupille, ardeagli un lume agonizzante, - Che parea tremolar nello infinito (??). - -- «Angiol» -- ella gli disse -- «Angiolo bello, - Forse e tu pure a festeggiar venisti - La mia giornata?» -- «A compierla» -- rispose; - E in fronte la baciò... - -Le personificazioni sono sintomo di fantasia inerte, che sostituisce una -cifra ad una immagine; e, per poco, che si prolunghino, divengono -ridicolissime; e sfido io chicchessia a non isghignazzar delle -_speranze, che mettono le piume e volano cantando pel novo aere_: - - _.... poi, che il Vero,_ - _Freddo saettator, nessuna ancora_ - _Ne uccise...._ - -È ben naturale, che chi scrive senz'alcuna favoleggiativa si lasci -distrarre da quanto incontra sotto la penna. Allorchè manca un -sentimento, un pensiero dominante, che investa, che invasi lo scrittore; -che determini le proporzioni d'ogni immagine, d'ogni metafora; che metta -ogni cosa al posto: si cade nelle amplificazioni, nelle -personificazioni, si adoperano mille frasi per dire una cosa, anfanando; -si perde ogni temperanza. Allora non si sa più chiedere alla Natura, -perchè c'è la terra, senza farne una descrizione geologica. Allora, -nella crocifissione di Cristo, _i due legni in croce in cima ad un -colle_ divengono l'importante; e dell'anima del crocifisso, di -quell'anima ardente di amore operoso, non se ne parla neppure. Allora si -dice, che, allo apparire del cristianesimo, - - .... per le sacre selve - I fauni agonizzâro alle scontrose - Driadi moribonde avviticchiati; - E galleggiar sopra i flutti marini. - Dell'estinte Nereidi le salme.... - -E queste sono pure frasi, alcune sconce e ributtanti. L'Aleardi sa -benissimo, e noi meglio di lui sappiamo, che il dire: _i fauni, le -driadi e le nereidi son morti_, è una metafora; che, in realtà, non son -morti, perchè non vissero mai; che soltanto l'uomo ha cessato di credere -alla loro esistenza. Volendo precisar troppo la metafora e trattarla -come cosa salda, si cade nel goffo e nel vuoto. _La primavera della -vita_ è buona metafora; ma i _prati della primavera della vita_, e _la -fanciulla, che col piè sedicenne va correndo lungo i prati della sua -primavera_, sono goffaggini le quali non significan nulla. _La terra, -che sprofonda perfidamente e scende a la riva squallida d'Acheronte_, è -qualcosa, che non giungo a capire. Non ci può esser nulla di più -antipatico del vedere sfilare una frotta di sostantivi a braccetto con -altrettanti aggettivi, come ne' versi seguenti: - - .... lo stesso Achille - _Deiforme_ avria tolto essere in terra - Schiavo _affamato_ di signore _avaro_, - Anzi che dominar _scettrata_ larva - Sull'ombre _vane_ de la _morta_ gente. - -Che cascaggine! _Il moral cipresso_, è insulso. _Fondere in lagrime_, -sarà francese, ma Italiano non è. _Metter risi_ per ridere, non si dice: -quel _tutta mettea risi la casa_, fa credere, che tutta la famiglia, -compresi la Bianca Rebizzo e Don Raffaele Rubattino, stessero -affaccendati in cucina e mettessero a cuocere i risi, come dicono -nell'Alta Italia. - - _L'acque mediterranee ululava..._ - _Se bionda scenda o argentea la chioma...._ - _Di dio, oppure fiammelle distinte..._ - -sono versi cacofonici per lo sconcio incontrarsi delle vocali o per -dieresi inopportuna. Del resto pare, che in alcuni casi l'Aleardi abbia -profittato della lezione, ch'io gli ho data altra volta: quindi non usa -in questa epistola nomi strampalati di piante; ed ha imparato, che -_viaggia_ è trissillabo, non dissillabo, come usava adoperarlo prima. È -qualcosa! Impari pure, che le lettere in versi si chiamano da noi: -_Epistole_. - -Tutto questo, mel so, non impedisce, che molti contemporanei chiamino -Aleardo Aleardi gran poeta, gran pittore; uomo, che ha una natura a sè; -originale, nuovo nelle immagini; venusto nella forma; vivo e maestrevole -nel colorito. Dican pure. Il plauso de' contemporanei sciocchi non vuol -dir nulla. Chi conosce ora Ludovico Aleardi? Certo, nessuno. Or bene, -costui dedicava il XXVIII marzo MDCXII a Giovanni Vendramino, podestà di -Vicenza, una sua favola boschereccia, intitolata _Origine di -Vicenza_[6], stampandovi in calce, come usava allora, _parecchi sonetti -di diversi in lode dell'autore e dell'opera_. Usanza dismessa! A' di -nostri, abbiamo invece i _soffietti_ su' giornali, sulle _Nuove -Antologie_, sulle _Riviste Europee_, non meno inverecondi; opera -d'anonimi per lo più, talvolta di salariati o compiacenti dello -scrittore, il cui libro si giudica, ed in qualche caso di esso scrittore -medesimo; _soffietti_, che poi taluni autori fan persino ristampare -dietro alle loro sconciature od in opuscoli a parte o che gli editori -riproducono su' loro cataloghi: _mutatis mutandis_ è la stessa cosa. -Dunque, fra gli altri sonetti in lode di Ludovico Aleardi, ve n'è uno -del Fervido, accademico Incerto, che scrive: - - Canti con stil sì chiaro e sì facondo, - Aleardi, ch'estinta a terra cade - La possanza del tempo; e la pietade - Tua varca ardita oltre l'oblio profondo. - -Il Confuso, Accademico Inviato, ribadisce la lode: - - Forma sì dolce la tua musa il canto, - Che non ha chi l'agguagli..... In Elicona - Poggi sì ardito e con perpetuo onore - Tessi fregi di glorie a le tue carte. - -E così tutti quanti: il Rinchiuso, l'Aggravato, l'Eccitato, l'Incolto, -il Tardo, il Lucido, l'Illustrato, il Temperato. Nè basta; Giambattista -Basile il Pigro, il gran Basile, dice di questo Aleardi seicentista nel -_Teagene_ (Canto V; stanza LXI): - - L'Aleardi, ne l'ale aquila vera! - - [6] Ludovico Aleardi non era un volgarissimo fabbro di versi. Ecco in - qual modo fa parlare Giove nel prologo delle _Origini di Vicenza_: - - Tra le parti, onde il mondo - In ampio giro si dilata e spande, - O che circonda co' suoi flutti il mare; - O che cinga de' monti alta corona, - O che in bel largo pian stenda le membra, - Non ve n'è certo alcuna - Che l'Italia pareggi. - L'Italia è il fior di tutte e la bellezza, - E d'ogni altra provincia è la Regina - Così vols'io crearla - Quando il profondo caos disciolsi e trassi - Fuor dalle oscure tenebre la luce, - Che poi sì bella machina scoperse - E le celesti sfere agli occhi altrui. - Volli quinci arrecar cocente arsura. - Quindi algente rigor; sterile un loco, - Altro fecondo far; ma, sotto un cielo - Temperato e felice - Locai l'Italia, quasi - Unico de la terra almo giardino. - Movi il passo onde vuoi: da un lato scorgi - Colli sempre fioriti e sempre verdi; - Da l'altro spaziose ampie campagne, - Ove una Primavera eterna ride. - Corron rivi d'argento in grembo a l'erbe; - Sembra ogni prato un ciel cinto di stelle; - Ogni cosa è divina, il tutto alletta, ecc. ecc. - -E, nelle _Odi e Madrigali_, esagera anche più la lode, esplicandola: - - Mentre spieghi, Aleardo, - Con stile almo e sovrano - De l'infelice Amida il caso strano, - Chi ascolta il raro canto - Forz'è, che rida al riso e pianga al pianto; - Ami nel dolce amore; - Gioisca nel gioire; - Languisca nel languire; - E si trasformi il core, - Leggendo il suo dolor nel suo dolore; - Mora ne la sua morte - E corra seco una medesma sorte: - Così pònno i tuoi detti - Mover nostr'alme e dominar gli affetti. - -Sono passati due secoli e mezzo, e Ludovico Aleardi, Accademico Olimpico -e Inviato detto l'Infecondo, è profondamente ignoto; così accadrà di -certo anche infallibilmente del Professore Aleardo, dopo qualche tempo. -Ve ne sto mallevadore. Il tempo è galantuomo. - - - - - UN CAPOLAVORO SBAGLIATO - - - (IL FAUSTO DEL GOETHE) - -- - (M.DCCC.LXV.) - - - - I. -- _Impressione e Giudizio._ - - -La gente colta in Italia da lunga pezza era informata, che un certo Gian -Lupo (Volfango, alla tedesca) di Goethe, nato in Francoforte sul Meno -l'anno millesettecentoquarantanove e poi consigliere intimo dell'altezza -serenissima del Granduca di Vimaria, avea dato alla luce una favola -drammatica intitolata: _Fausto, tragedia_; e composta da una dedica, un -preludio sul teatro, un prologo in cielo e due parti, delle quali la -prima non è divisa in atti e la seconda ne comprende cinque. Ma, -possedendone solo volgarizzamenti monchi, poco divulgati ed affatto -illeggibili, l'inclito pubblico nostro, (avvezzo alla pecoraggine, alla -inerzia intellettuale, a giurare _in verba magistri_ dalle istituzioni, -che ha più care e più venera, non che dalla educazione,) faceva atto di -fede in chi pretende sapere, ammirando universalmente l'ignoto poema, -come l'ultimo sforzo d'ogni virtù poetica e nominandolo con cieca -reverenza. E gran tempo, ch'io mi sono accorto di codesto pregiudizio, -ma fin qui non ho curato di contraddirvi. La cosa mi pareva più buffa, -che dannosa. L'opinione irragionata (si badi: per ora dico -_irragionata_, non _irragionevole_) dell'eccellenza d'un objetto ignoto -non ha, nè può avere importanza pratica. In che varrebbe a pervertire il -nostro buon gusto in fatto di arti belle (supposto che ne avessimo) lo -stimare capilavori architettonici que' due Teocalli di Teotihuacan, il -Tonatiuh-Ytzaqual (casa del Sole) ed il Meztli-Ytzaqual (casa della -Luna,) che gl'Italiani non conoscono neppur dipinti? Lo incognito -s'immagina analogo al cognito: ce li figureremmo sul fare de' templi -antichi. O forse che il proclamare pel _non plus ultra_ della musica -l'armonia pitagorica delle sfere, che l'orecchio umano non ode, come -assordato dal frastuono stesso, ci renderebbe disadatti a ben giudicare -degli accordi di Giuseppe Verdi e d'altri, accordi ancora percepibili? - -La faccenda muterebbe aspetto, se una vergata magica trasportasse -domattina nel bel mezzo di Roma o nel centro di Napoli que' due -monumenti messicani; o se posdomani s'inventasse qualche cornetto -acustico, col quale distinguere i suoni delle sette corde di quella gran -lira, ch'è l'universo. Ed ora, che il Fausto, ripetutamente tradotto (in -prosa, la prima parte da Giovita Scalvini e la seconda da Giuseppe -Gazzino; ed in versi da Federigo Persico, Anselmo Guerrieri, Andrea -Maffei); recitato ed applaudito nei nostri teatri, sicchè può dirsene -con lo Stazio: _Itala iam studio discit memoratque inventus_; diventa -per noi qualcosa più d'un gran nome: l'opinione, che il pubblico se ne -forma, può aver conseguenze giovevoli o perniciose. Un giudizio, un -parere sulla benchè menoma opera d'arte, sul più umile degli -scritterelli o degli scrittorelli, implica necessariamente, quantunque -spesso inconsciamente, un criterio, cioè niente meno che tutto un -sistema estetico e quindi filosofico. - -Ho detto: _l'opinione, che il pubblico se ne forma_; e non già -_l'impressione, che ne riceve_. Distinguiamo, prego. Scappo in teatro -per divertirmi: purchè lo spettacolo mi fornisca quel solletico -desiderato, ho raggiunto lo scopo, ed il come non m'importa; o si ripeta -dalla maestria del poeta o dalla valentia del macchinista, è tutt'una -per me. Ho riso? son disarmato! Ho dimenticato per poco il fascio delle -mie cure, il peso delle mie catene? benedetto lo imbrattacarte! - - Sclamava un classicista furibondo: - -- «Drammi francesi!... Poh! che beccheria! - S'ammazzan nel prim'atto, nel secondo, - E nel terzo e nel quarto e tira via!» -- - -- «Aggiungi» -- lo interruppi -- «se ti pare, - Che il pubblico s'ammazza per entrare». -- - -Così dice spiritosamente Luciano Montaspro; ma non dice, che han ragione -tanto il suo classicista quanto il pubblico: quegli non trovando ne' -drammi francesi ciò, che cercava: l'arte squisita; questo, trovandovi -invece quanto bramava: un surrogato delle tauromachie e de' ludi -gladiatori, soli spettacoli, che veramente piacer possano alle plebi. -Spesso le più insulse produzioni ci valgono di passare un pajo d'orette -piacevolmente: mi parrebbe pedanteria il rinunziare allo svago col -pretesto, che l'opra non incarna degnamente il concetto dell'Arte. Santo -diavolo! cosa c'entrano con l'Arte il dramma, che mi rassegno a subire -per ammazzare una serata, ed il romanzuccio, che leggicchio in viaggio o -prima di spegnere il lume a letto? Cavatone quel momentaneo sollazzo, -_più di lor non si ragiona_. Hanno la vita efimera del giornale e senza -avvenire, senza dimane. - -Se non che l'impressione poi dev'esser frenata dal turbare la serenità -del nostro giudizio, quando un lavoro affaccia pretese artistiche: -premiare con applausi lo spasso datoci dalla tal rappresentazione non -implica punto l'attribuirle merito intrinseco. Piacevole e bello non si -registrano mica quali sinonimi: ed il nostro buon pubblico pratica -stupendamente questa distinzione, quando, con le palme rosse ancora de' -battimani, continua a stimar l'autore un ridicolo e sentenzia, che il -dramma è una minchioneria. È opportuno il premettere questi ricordi, -acciò non s'interpreti il biasimo d'un capolavoro alla tedesca, -esempligrazia del _Fausto_ del Goethe, per biasimo implicito o di chi -s'è scomodato a tradurlo, o di chi s'è dispendiato a rappresentarlo, o -di chi s'è indolenzito le mani ad applaudirlo; anzi dobbiamo -riconoscenza a chiunque, rinserrando un nuovo objetto nella cerchia -delle nostre nozioni, ci sforza a nuova attività mentale. Molto meno -stimo poi da riprendersi chi l'ha potato e raffazzonato, con non maggior -licenza di quella, che s'adopera tutto giorno nella buona Germania, dove -pure viene stimato un miracolo; di quella, che l'autore in persona -adoperò, quando volle rendere rappresentabile il suo bel parto: -rinunzieremo quest'ufficio agli stradotti critici Icchese, Ipsilon e -Zeta, che ne ciarlano con tanto sicura prosopopea, senza trovarsi in -grado di leggerlo. - -In quanto alle traduzioni, che ho ricordate, poche parole. Ho udito -decantar per ottima e bellissima quella del Guerrieri. Non so. Non m'è -riuscito di procacciarmela. Ben può essere, ma non oserei affermarla -tale sulla fede altrui, sul plauso de' giornali, perchè so lodarsi in -Italia ogni cosaccia, ed il merito d'ogni lavoro esser generalmente da -presupporsi in ragione inversa del plauso immediatamente riscosso. Fu -detto di Ludovico XIV, che, se avesse voluto, i cortigiani suoi lo -avrebbero adorato. Non c'è imbrattacarte nostro, il quale non si trovi -nelle stesse condizioni e non voglia essere e non venga adorato. - -La versione del Persico fu pubblicata in Napoli nel M.DCCC.LXI. Nessuno -vi ha badato. Chi ci colpa? L'epoca della stampa? Allora in verità c'era -altro da fare, che badare a versi d'un Persico qualunque. Il muro -chinese, che tuttora separa intellettualmente il Mezzogiorno d'Italia -dal Settentrione e dal resto del mondo; e per cui le produzioni -napoletane rimangon sempre oscure e depresse? Ogni napoletano, che ha -fatto gemere i torchi senza emerger dalla oscurità, se la piglia con -questo preteso muro chinese! O l'esserle mancato il plauso della setta, -la quale, poichè il Persico s'imbrancò nelle sue file, ne leva al cielo -ogni quisquilia e gli ha così fatto un certo nome? O finalmente il poco -valore dell'opera? Scelga il lettore fra le quattro ipotesi. Vo' solo -avvertirlo, che il Persico traduce il _Fausto_ in versi sciolti, -togliendogli così quel carattere lirico, o meglio, melodrammatico, -spiccatissimo nell'originale; ch'e' fa di _violento_ un trissillabo; -ch'e' non rende spesso il testo e che spesso 'l frantende. Per esempio, -nelle prime pagine, _un soffio magico, che tempestoso circonda uno -stuolo_ di fantasmi, si trasforma in _aure scosse da' celesti vanni_. -Gli amici del Goethe, _frodati di amene ore dal destino_, divengono pel -Persico - - _... i cari, che ingannò il giocondo_ - _Fugace istante,...._ - -Lo impresario del Goethe vorrebbe, che ne' drammi tutto fosse _nuovo e -di momento, ma piacevole nel contempo_; il Persico gli fa desiderare che -_tutto riesca nuovo e, che più monta, alletti_. Dice il tedesco: -_mostratevi esemplari (musterhaft)_; e la versione: _fatevi innanzi -maestrevolmente_ (come se nel testo fosse: _meisterhaft_). Poco più in -là, nell'originale, l'impresario dichiara non esser _mortificato_ da un -biasimo; nella traduzione egli non n'è _scosso_. Una _nottolata_ diventa -una _notte selvaggia (sic!)_ Potrei continuare all'infinito: e nelle -stesse sei prime paginette, onde io desumo questi esempli, c'è peggio. - -Il volgarizzamento del Maffei, ripetutamente annunziato, non era ancora -di ragion pubblica, quando stampai per la prima volta questo lavoruccio -sul Fausto. In qual conto debba tenersi potrà desumersi da un'altra mia -dissertazioncella. - -Finalmente la traduzione dello Scalvini e del Gazzino, prescelta nella -recita teatrale (e con poco avvedimento, perchè la soppressione del -verso fa una gran tara alle bellezze del _Fausto_,) può servir solo a -mostrare la ignoranza supina de' due traduttori, i quali, parmi, ne -sapessero di tedesco quanto d'Italiano. A dare un saggio della lor -buaggine, basti 'l dire, che traducono _Fliegengott_ (cioè: Belzebù) -per -- «Moschedio» --; _Valpurgisnacht_ (tregenda) per -- «notte di -Valburga[7]»; _Eröffne ich Räume vielen Millionen Nicht sicher zwar, -doch thätig-frei zu wohnen_ (schiudo spazî dove molti milioni -abiteranno, se non sicuri, operosamente liberi almeno) per -- «Io -schiudo un territorio per miriadi d'uomini, i quali si trarranno ad -abitarlo, se non rassicurati da certezza, che non ammetta dubbio alcuno, -con isperanza almanco di godersi la libera attività dell'esistenza» -- -Chiaman poi oscuro il _Fausto_! Diamine, se l'imbrogliate di questa -fatta! Fausto moribondo dice, che l'orma della sua vita non può _in -Aeonen untergehen_. Il Gazzino non capisce quella parola greca _o aiòn_ -(epoca lunga, eternità); e traduce: -- «non può andar inghiottita -dall'Eunoè[8]» -- Un paio di stivali calzati da Mefistofele, stivali -magici, che fan far passi da sette leghe l'uno, diventano per lui una -coppia di rospi, che saltellano. Ma che rospi! lunghi ben sette miglia! -E nota, che un miglio tedesco da quindici al grado ne val quattro delle -Italiane o geografiche. Rospi maggiori di quelli incontrati da Rinaldo -nel secondo canto del _Ricciardetto_. - - A piè di questa smisurata pianta - Vide legata una gentil donzella, - Che i crini d'oro con la man si schianta, - E si affligge, e si affanna, e si arrovella. - Ma, come dir si suole, ai sordi canta; - E quel, che par più cosa atroce e fella, - Le vide star da dritta e da sinestra - Due bestie, lunghe un tiro di balestra. - Eran questi due rospi velenosi - Grossi così, sì sporchi e disadatti, - Che avrian fatto di loro timorosi - Non pur la donna de gli angelici atti, - Ma gli orsi ed i cinghiali setolosi, - E s'altra è fera, che in boschi s'appiatti; - Che ognun di loro egli era fatto in guisa, - Che avria co' morsi una balena uccisa. - -Tutto il lavoro è su questo andare! Eppure si stampa e ristampa! e si -loda e riloda! Il Lafontaine avea ragione: -- «Un minchione trova sempre -un più minchione per ammirarlo.» -- _Un sot trouve toujours un plus sot -qui l'admire._ Vedete l'abate Fornari quanti e quali ammiratori ha! - - [7] I tedeschi credevano che la tregenda più solenne delle streghe - avesse luogo la notte di santa Valburga, quindi quella notte - significava per loro _tregenda_, come, secondo le varie parti - d'Italia, lo sgombero, ch'è un'altra specie di tragenda, si chiama - _il san Michele_ od _il quattro Maggio_. E poi, quando indichiamo - il giorno dal nome del santo, vi prefiggiamo sempre l'epiteto di - _santo_: puta: -- «il giorno di sant'Anna fu un gran tremuoto;» -- - «alcuni dicono l'Imperatore Federico II morto il giorno di san Luca - ed altri in quello di santa Lucia» -- Sicchè _notte di Valburga_ - non s'ha a dire in modo alcuno; ma, se si volesse pur dire, - s'avrebbe a dir _notte di santa Valburga_. In questo errore cadono - tutti i traduttori del Goethe. - - [8] Nè questo vocabolo si trova solo usato dal Goethe, nèd il Goethe fu - il primo ad usarlo. _Musaeus_ (_Volksmaerchen. Stumme Liebe_) -- - «Denn du sollst wissen, dass wenn die Seele von dem Korper - scheidet, sich nach dem Ort der Ruhe verlangt, und diese heisse - Sehnsucht macht ihr die lahre zu Aeonen, so lange sie in einem - fremden Eiemente schmachtet,» --_Museaus._ (_Volksmaerchen. - Riehilde._): -- «Kein Wunsch war ihnen uebrig als der, aeonenlang - ihr wechselseitiges Glück zu geniessen ohne Wandel.» -- - - - - II. -- _Imparzialità Italiana._ - - -Turàti dunque gli orecchi alle blandie dell'impressione, ch'è una sirena -fuorviatrice, giudicheremo il Fausto come va giudicato, e come (ch'io -sappia) non fu per anco giudicato; vale a dire secondo l'essenza ed il -valore intrinseco. Ci sarà norma e codice quella scienza critica, che -procede ignara di riguardi per illustrazion di nomi; irrispettosa d'ogni -autorità, che non è il vero; spiattellando alle riputazioni usurpate, -come Don Giovanni De Vargas agli Stati Generali dei Paesi-Bassi, un -franco: _non curamus previlegios vestros_, cui l'esser maccheronico non -minora solennità. E la applicheremo con quella imparzialità Italiana, -che può insuperbire di non aver mai degradata una quistione artistica a -quistione di puntiglio nazionale. Ecco una delle non poche faccende, -nelle quali, bisogna pur convenirne, siamo popolo esemplare. Più volte -spropositammo, sollevando immeritevoli sugli altari; ma, sfumata -l'ebbrezza momentanea, li abbiamo ricollocati tranquillamente al posto -loro, guardandoci ben bene dall'imitare que' bravi tedeschi, cui non -rimorde scrupolo di sublimare il consigliere aulico Federico di Schiller -sopra l'Alfieri ed il Cornelio e d'esaltare la cornacchia Lessing per le -penne rubacchiate al pavone Diderot, _torbo_ quanto volete ma -_furibondo_ no. Invece l'Aretino ed il Cavalier Marini ed il Metastasio -e tant'altri non caddero dal cuore e dall'estimazione di nessun altro -popolo così prontamente e compiutamente come da quella del proprio; -anzi, potrebbero giustamente lagnarsi della troppa severità dei -concittadini e chiedere la revisione del loro processo. -- -«Gl'Italiani,» -- scriveva Michel Montagna -- «che ragionevolmente si -vantano d'aver la mente più svelta e la parola più sana, che le nazioni -contemporanee, han testè conferito il titolo di divino all'Aretino; in -cui, salvo il parlar gonfio e tempestato d'arguzie, ingegnose certo, ma -lambiccate e fantastiche, oltre l'eloquenza in somma, qual ch'ella sia, -non veggo nulla al di sopra della comune degli scrittori del secolo, non -ch'egli s'avvicini alla divinità antica di Platone.» -- Ma fu proprio -sola la nazione Italiana a chiamar divino lo Aretino? E gli appiccicò -quello epiteto sul serio? I versi dell'Ariosto mi pajon satirici. Le -collane d'oro non gli venivan date da Italiani. Da noi, si applaudi -principalmente, perchè _flagello de' Principi_, che non avevamo allora -motivo alcuno di venerare od amare. E, del resto, quanto tempo serbammo -sugli altari quell'idolo? Chi legge più lo Aretino in Italia? Ed altrove -è pur tuttavia oggetto di studio e se ne stampano biografie. Il Marino -fu più divinizzato in Francia, che tra noi: lì ebbe più solide -testimonianze d'ammirazione. Ma nè gli uomini tutti, nè tutte le nazioni -sanno praticar la giustizia verso di sè e verso degli altri. E, se la -nostra è da noverarsi tra le fastidiose, che disprezzano con amore ogni -cosa propria, che le valutano al disotto del pregio intrinseco, ce ne ha -pure di buffamente presuntuose, sempre con lo _chez-nous_ a fior di -labbra, capacissime, come la villana rifatta di Carlo Goldoni, di -rammentare con rammarico i fagiuoli scaldati del tugurio paterno, mentre -s'affrettano ad imbandirle ghiotte vivande, - - _..... in bianche spoglie...._ - _..... Prodi ministri; e lor sue leggi detta_ - _Una gran mente, del paese uscita,_ - _Ove Colberto e Riciliù fur chiari._ - -L'Italia odierna versa in condizioni, che la privilegiano di rimanere -immune da ogni invidia, come da ogni vanità in fatto d'Arte. Dopo aver -incarnate spontaneamente tutte le categorie estetiche, adesso non si -trova più in un'epoca produttiva. Siamo letterariamente nello stato di -sicurezza e d'imparzialità, che risulta dal meritato possesso ed -incontestabile di un'alta posizione; nello stato appunto, in cui -politicamente si trova l'aristocrazia d'Inghilterra. Non possono tôrci -d'aver fatto quel, che s'è fatto; e ci riposiamo sugli allori passati, -e, sendo inerti al presente, nessuna rivalità viva può accecarci gli -occhi della mente, annebbiarci lo intelletto. Stiamo per ora fuori della -mischia; assistiamo come spettatori alle gare altrui; anzi, se si ha da -dir proprio tutto il vero, neppure a queste gare altrui abbadiamo gran -fatto. Ove il critico e l'estetico Italiano dovessero limitarsi ad -esaminare le scritture pubblicate in patria alla giornata, potrebber -chiudere bottega: son pochissime; e, le più, immeritevoli, che altri se -ne occupi di proposito. Non oserei certo affermare, che una sola delle -opere pubblicate da quando sono nato io fino adesso, possa scendere a' -posteri, possa venir letta universalmente da qua a... non dico altro, ma -un quindici o venti altri anni. La nostra letteratura sonnecchia; corre -per lei un'epoca improduttiva, una stagione morta. Ed il poco alimento, -che assorbe questo boa intorpidito, ch'è la fantasia Italiana, consiste -in traduzionacce od in roba forestiera. - -Eppure, i verdi succhi sono in moto sotto la corteccia, che par secca; -eppure, in questo raccoglimento della fantasia nazionale, durante questa -apparente inerzia, questo sopore della favoleggiativa nostra, si -prepara, si elabora il nuovo indirizzo, che poi andrà maturando per -secoli; si accozzano e digeriscono dalla coscienza nazionale gli -elementi del nuovo mondo poetico. L'Italia, ora, nol partorisce, gli è -vero; ma non già perchè sterile, come giudica taluno, anzi perchè -pregna. Il vulcano è addormentato, non ispento; e presagisco prossimo un -nuovo periodo eruttivo. Ed, appunto per ciò, non s'offerse mai più largo -campo e fecondo alle fatiche del critico. Possiamo non solo formolare il -giudizio della nazione sulla sua attività letteraria ed artistica -passata e contemporanea, anzi additarle pure, in certo modo, quel, -ch'essa ha da fare; la via, nella quale s'ha a mettere. Spetta a noi lo -sgombrare e dissodare il terreno; il collocar le guide, sulle quali -scorrerà velocissima la nostra storia letteraria; il dare lo sfratto a' -pregiudizî ed agli errori, che pur troppo ottenebrano le menti; il -purificare ed aguzzare il senso del bello. Si può ripetere insomma ora -in Italia, quanto fece la critica nel secolo scorso in Lamagna; alla cui -opera essa Magna va debitrice della intera sua esplicazion letteraria, -che è quanto di meglio si possa fare da un popolo come il tedesco, -piuttosto scarso di attitudini artistiche. Ed otterremo l'intento, -avvezzando il nostro popolo a rendersi conto d'ogni prodotto -dell'attività umana nel campo dell'Arte; dandogli di questa e delle sue -forme un pieno concetto e giusto. - - - - III. -- _Digressione._ - - -E qui mi permetterò una prima digressione: prima di parecchie. Io, mi -piace, come dicono i francesi, di far la _scuola cespugliare_, d'andare -a zonzo. Tanto non ho nessunissima fretta di rabescar la parola _fine_ -in calce al quaderno. E, quando al lettore dispiaccia il mio divagare, -ha incontestabilmente il dritto di non leggermi: viva sicuro, che io non -l'obbligherò, come fa pe' suoi madrigali il Rochester, nel _Cromuello_ -di Vittorio Hugo, a legger le mie critiche per ordine regio, _de par le -Roi_. Dunque, basta guardarsi intorno e veder quanta roba ferve, bolle -in questa caldaia, ch'è la patria nostra, per convincersi, come al -momento opportuno dovrà pur sorgere l'ingegno destinato ad incarnare in -qualche capolavoro poetico i subbugli, i garbugli ed i guazzabugli -presenti, vene inesauste di tragico e di comico, le quali non deggiono -rimanere inutili, inesplorate, non esercitate per l'Arte, non -_arbitriate_, (per adoperar un sicilianesimo, del quale Vito -D'Ondes-Reggio patrocinava l'uso; guardandosi però bene dall'usarlo pel -primo per non farsi melare.) Sarebbe proprio peccato, che nessun poeta -illustrasse questo Malebolge Italiano, che nessuno cavasse un mondo -poetico da un tanto caos morale. Caos, Malebolge, che bisogna, questo -sì, che bisogna guardare con quell'amore, il quale dischiude -l'intendimento dell'objetto, e senza cui non si combina nulla di -concludente. La baraonda, i vaneggiamenti, le agitazioni, le -superstizioni, le follie, gli spropositi, le melensaggini, le -chiacchiere, e persin le turpitudini nostre, debbono esserci cari: s'ha -a fissare lo sguardo con compiacenza in essi. Non bisogna imitare -alcuni, che si mettono in opposizione con l'intero indirizzo nazionale e -gridano sperpetue e trovan tutto brutto, tutto sconcio, tutto male. E, -piacendomi e garbandomi ed andandomi a sangue gli esempligrazia ed i -fatti personali, quantunque (e forse perchè) proclamati odiosi dalla -plebe e quantunque, come so per prova, procaccino alle palle di pistola -ed alle lame di sciabola il gusto di assaggiare le nostre povere carni; -dirò, per ribadire il mio pensiero, che disconviensi fare come il Cantù, -per esempio. Aprendo la storia della Letteratura Italiana, ch'egli ha -recentemente pubblicata, magra compilazione (al paro di ogni altra opera -di lui) non avvivata da una scintilla di simpatia per le cose nostre; -l'autore vi sembrerà uno di que' cagnacci ringhiosi, che impedito di -addentare dalla catena, sfoga il dispetto latrando, e scombavando, e -divorando almen con gli occhi rossi chiunque passi. Così questo -jettatore pinzochero maledice non solo al presente nostro, -intellettuale, morale e politico, ma (non senza logica, sendo il -presente conseguenza del passato), anche a tutti i nostri grandi -pensatori e scrittori disinvolti da Dante Allighieri a Giuseppe Giusti; -e, non potendo, come il Caro fe' pel Castelvetro, raccomandarli _agli -inquisitori, al bargello et al grandissimo diavolo_, li denunzia -all'esecrazione delle plebi bigotte. Non sa quel, che si faccia; non -comprende l'opera della mente poetica Italiana, perchè non l'ama: merita -pietà, se non perdono, come l'eunuco, che ingenuamente confessasse di -non sapersi capacitare de' gusti del padrone, di non capire cosa il -pascià trovi da ammirare in una biondina od in una brunetta, in una -guancia fresca ed in un seno colmo. Ma noi, (professando col -commediografo latino di non ripudiare alcuna parte umana, protestando -col francese di non venir più commossi dal vedere un uomo furbo, -ingiusto, avido, che dal veder voraci gli avvoltoi, maligni gli -scimmioni e rabbiosi i lupi,) noi (dico) osserveremo con benevoglienza -tutti gli strani così venuti a galla nella rivoluzione, come il zoologo -sorride con simpatia a' più schifosi rettili sorti dal fango, come il -patologo saluta con interesse le ulceri più abominose. In ogni insetto -v'è il tipo animale, in ogni morbo v'è la nosologia e la morte: ed essi -sanno scorgere l'idea nel fenomeno, la forma tipica nel caso singolare. -E così il critico ed il poeta sanno scorgere, esempligrazia in Giovanni -Nicotera o Giacomo Tofano, qualcosa, che, idealizzata, potrà dare -creazioni paragonabili a quel Conte di Culagna, che fu un Conte -Brusantini, a quel _nuovo amico_ di Giuseppe Giusti, il quale, prima di -vivere poeticamente in uno de' suoi scherzi, ch'è di moda il chiamare -immortali, gli si era dato a conoscere nella prosa della vita, com'ebbe -a narrare illustrando il proverbio: _sotto consiglio non richiesto, -gatta ci cova._ Oh Nicotera, oh Tofano, che non potrà cavar da voi uno -scrittore co' fiocchi! - - - - IV. -- _Importanza storica e concetto filosofico._ - - -Dall'importanza particolare, cui può pretendere il _Fausto_ nella storia -letteraria d'Allemagna, prescinderemo affatto. Tra perchè non aggiunge -ned un ette ned un acca al suo merito intrinseco; e perchè l'occuparcene -renderebbe necessaria (parlando io ad un pubblico Italiano, il quale non -è punto obbligato a conoscere le letterature forestiere ed esercita -largamente questo dritto all'ignoranza) renderebbe necessaria una -bagattella: l'analisi e l'esame dell'intera operosità poetica tedesca; -lavoro, che non può farsi incidentalmente e di sbieco, anzi -pretenderebbe, che uno vi si dedicasse di proposito e vi consacrasse più -volumi. Ci vogliamo accingere ad esaminar l'opera del Goethe, -dimenticando le condizioni psicologiche speciali dell'autore e le -vicende, che gliela ispirarono, dimenticando lo ambiente, in cui fu -prodotta, e dal quale fu suggerita, dimenticando quanto, col render -ragione de' difetti di un componimento, c'induce spesso a non avvertirli -od a scusarli, quando li avvertiamo. Che importa a noi, i quali non -siamo tedeschi (la dio mercè,) che la condizion d'animo del signor -Goethe ed anche lo stato della coltura in Lamagna vengano perfettamente -rappresentate nel _Fausto_? Ci ha solo a premere, che il poema, il quale -a nostra insaputa rappresenta tutta questa roba, sia un'opera d'Arte -perfetta, finita, piena. - -Ci esonereremo altresì dallo indagare il concetto filosofico -dell'autore; nè punto nè poco incaricandoci di quanto egli può aver -_voluto dire_ o _voluto fare_. Investigheremo solo solo quanto egli ha -detto o fatto artisticamente. Uno de' mille Hoffmann, che hanno -costretto a gemere i torchi, fa parlar così un dipintore: -- «Mi -dorrebbe per Lei, s'ella arzigogolasse qualche allegorìa per -appiccicarla al mio quadro. Le pitture allegoriche son roba da fiacchi e -dappochi; e le mie non debbon _significare_, anzi _essere_.» -- Da lunga -pezza gli oracoli sono screditati in Italia ed imparammo, che la -sibillinità è indizio e sintomo di spensierataggine, di vacuità. -Ridiamo, leggendo la scusa, che il cavalier Marino fa de' suoi versi -lascivi: - - Ombreggia il ver Parnaso e non rivela - Gli alti misteri ai semplici profàni; - Ma, con mentita scorza, asconde e cela - (Quasi in rozzo Silen) celesti arcani. - Però dal vel, che tesse or la mia tela - In molli versi e favolosi e vani, - Questo senso verace altri raccoglia: - «Smoderato piacer termina in doglia». - -Ridiamo de' poeti del Medio Evo, i quali -- «così, com'è solito farsi -col bambino, che, mostrandogli l'abbicì, si disgusta, e, se gli dite di -provarsi a ritrovarlo, dov'è nascosto, si fa subito a ricercare; -similmente, le verità morali, che, dichiarate semplicemente, avrebbero -disgustato, ingegnavansi con grande artifizio di ricoprire, acciocchè -forse la meraviglia della scoperta fosse stata di stimolo a riguardare.» --- E ridiamo anche di Francesco Palermo, che trova ammirabile questo -stratagemma. Ridiamo di Giulio Mosen, che (in riga d'encomio) definisce -il _Fausto_: -- «il lavoro più misterioso, che mai venisse scritto.» -- -Ridiamo del Varnhagen d'Ense, che chiamava sordi e ciechi i -contemporanei, i quali non si lasciavan commuovere dalla favola, secondo -lui, grandiosa del _Fausto_; e trovava non esser Dante in nessun luogo -più grande e potente del Goethe in fine della parte seconda, perchè -«l'autore, con vanni cristiani vi s'innalza al di sopra della rozza fede -ecclesiastica ad una considerazione serena del mondo e dell'esistenza, -la quale veramente in un certo senso sconfina dal cristianesimo; ma -questo appunto è il bello, che il cristianesimo stesso c'impenni l'ali -per oltrepassarne le barriere.» -- Cosa importa, che il Goethe -profetizzi nuove religioni, se ci vogliono i commenti per accorgersene e -se non fa balzare il cuor nostro? Venga pure, in tal caso, la sua -tragedia venerata dagli addetti della nuova fede, ma non proposta a noi -per trovare un godimento estetico nel leggerla. Venga paragonata non -alla _Commedia_ dantesca, anzi a' discorsi delle sorelle Cràtere e -Pellopida, delle quali narra Celio Malespini, che: -- «ogni intelletto -più sottile sarebbe rimasto conculcato da loro, poi che quasi tutte le -parole, che loro uscivano di bocca (quando volevano però uscire dalle -generalità del favellare) erano così oscure e fosche, che molti pochi le -intendevano». -- Il Manzoni rispondeva ad un chiarissimo (senza esser -omo,) il quale s'occupava a scrivacchiar non so che zibaldone in difesa -degl'_Inni sacri_: -- «Si contenti, ch'io non dica nulla sul passo, -dov'ella incontra difficoltà, giacchè le parole hanno a dire da sè, a -prima giunta, quel, che voglion dire; e quelle, che hanno bisogno -d'interpretazione, non la meritano». -- Non nego, che il dirizzone -presente, esemplificando una volta più l'oraziano - - _... Multa renascentur quae iam cecidere, cadentque_ - _Quae nunc sunt in honore....._ - -rifàccia della critica un Edipo, inteso ad interpretare le sciarade -proposte dalla sfinge Poesia. La moda odierna pretende dagli scrittori -profondi concetti morali, religiosi, scientifici, filosofici e presso -ch'io non dissi, e si scervella ad affibbiarne loro degli strampalati. -Ed in questo ha torto marcio: Arte e Scienza sono cose diverse, delle -quali ciascuna ha una ragion d'essere tutta sua propria e distintissima: -l'amalgamarle capricciosamente nuoce ad entrambe e non giova ad alcuna. -L'impareggiata profondità delle indagini di Giambattista Vico non ne -campa dall'oblio le liriche; le quali spesso rinchiudono un pensiero -dotto ed arguto, ma non mai un pensiero, che commova gli affetti, ecciti -la fantasia. La Commedia dantesca è poema majuscolo non perchè, anzi -quantunque allegorico, filosofico, teologico ed il trentamila. La vita e -l'importanza vien conferita a' lavori d'Arte dal concetto estetico, che -incarnano; dal problema artistico o tecnico, che risolvono; -essenzialmente diverso nelle diverse arti, giacchè il problema -pittorico, che un pittore risolve con un quadro, il problema scultorio, -che l'intagliatore risolve con una statua, ed il poetico, che un poeta -risolve con un'opera letteraria, non han proprio nulla di patentemente -comune: basti notare, che le arti del disegno e la musica si rivolgono -principalmente e direttamente al senso ed alla fantasia solo -mediatamente per mezzo del senso; mentre la poesia si dirige alla mente, -e sol per mezzo della fantasia (nè sempre) eccita il senso. Il problema -artistico, tecnico, lo scopo letterario, (che il poeta può prefiggersi a -suo talento, che l'autore può liberamente scegliere, sebbene pure non ne -abbia sempre piena coscienzia o non ne valuti tutta l'importanza, -quando, scrivendo per qualche tendenza morale, religiosa, politica, bada -solo allo scopo pratico o civile del suo lavoro,) è la sola cosa, che ci -de' premere. - -Il concetto filosofico, (o per dirla più sulla generale: scientifico) -non può se non rade volte esser chiaramente veduto e liberamente voluto -dallo artista; non è concesso all'arbitrio ed alla potestà sua; ned egli -può farne libera elezione: essendo esso un risultato necessario del -primo, il quale non può non implicarlo, non determinarlo virtualmente. E -questo diverrà chiaro e lampante al più ottuso cerebro, per poco, ch'e' -degni riflettere, l'ecumenico manifestarsi nel singolare solo mediante -il particolare; l'estetica non istar da sè, anzi fare parte d'un sistema -enciclopedico; e quel bello, che essa rintracciando va, esser -semplicemente una parvenza dell'assoluto, dell'universalissimo. Quindi -suppergiù, senza grandi stiracchiature, in quel modo stesso, che con -ogni religione o sistema si riesce a dare una spiegazione più o men -plausibile del cosmo, in qualunque opera d'arte, ch'è un microcosmo, può -trovarsi incarnato, (senza grandi stiracchiature, ripeto,) qualsivoglia -concetto filosofico, e vi si può appiccicare un'allegoria. - - - - V. -- _Tre esempli._ - - -Valga ad esemplificare quanto ragionammo il mito di Prometeo, plasmator -d'uomini e vittima de' numi. In questa, ch'è tra le più sublimi sue -creazioni poetiche, la Grecia, implicita ed inconsciamente rappresentò -la propria sorte e la propria missione artistica, di conferire forma -ideale compiuta (e quindi umana) alle divine forze e creatrici della -natura; adempiuta la qual missione, dovea fatalmente perire, come ormai -supervacanea: e difatti cadde, vittima del cristianesimo e preda de' -barbari, appunto come Prometeo fu trastullo di Giove e pascolo degli -avoltoi. Certo, il popol greco, (non essendo, come - - _..... Il calavrese abate Giovacchino_ - _Di spirito profetico dotato...._) - -fu lontanissimo dal pensare a tanta roba nel comporre istintivamente il -bel mito; e lontanissimo dal pensarvi fu l'Eschilo eleusino, che il -concretò in forma d'Arte. Ma esso concetto balza naturalmente fuori da -quel sentito idealizzamento di tutta la vita e di tutto il pensiero -greco antico. Ed a noi garba ed accomoda vedere in esso il valore -storico, il pregio maggiore del capolavoro. Siffatto valore, siffatto -pregio non poteva scorgerlo, nè chi lo scriveva, ned il popolo, per cui -fu scritto; poteva essergli attribuito sol dopo il volger di secoli, -dopo avvenimenti posteriori. - -I critici moderni hanno arzigogolato tutta questa roba; ed ormai -chiunque legge Eschilo s'è avvezzo ad andarvela cercando. - -Angelo Cammillo De Meis (del quale per ora, _more solito_, ignoriamo -finanche l'esistenza; ed al _cui cener freddo_ un futuro Natoli _farà_ -certo _l'onor divino_ di battezzare dal suo nome un qualche liceo del -Chietino od il futuro ginnasio di Bucchanico) il De Meis paragona l'Uomo -e l'Universo, questi due contrarî identici, alla divina Commedia; eccone -il raffronto riassunto: -- «L'uomo è in uno macrocosmo e microcosmo. E -non per questo due esseri agglutinati; anzi un essere solo, graduato in -sè, e fatto, come l'universo dantesco, di tre mondi: lo inferno è il -corpo, il purgatorio è l'anima, il paradiso è il pensiero e -l'intelletto. Il corpo, ch'egli tiene dal vegetabile, è un vegetabile, -naturale, materiale; e perciò ci è il mio corpo ed il tuo corpo, come ci -è questo vegetabile e quello, l'uno fuori dell'altro. L'anima, ch'egli -ha dal bruto, è un'animale, ed è parte materiale e parte immateriale, ma -sempre naturale; epperò ci è la tua e la mia, come ci è questo e quello -animale. Il pensiero ch'egli ha da dio, è dio infinito in persona _et -homo et caro factus est_. Il corpo è il primo estremo, l'inferno, il -basso fondo dell'universo, in cui l'una bolgia dal pozzo di Lucifero al -limbo dei bambini e de' granduomini è fuori dell'altra. L'anima è fra -gli estremi, il purgatorio: - - _.... Ove l'umano spirito si purga_ - _E di salire al ciel divenga degno..._ - -E come il dantesco purgatorio, che di scaglione in iscaglione arriva al -terrestre paradiso, l'animale d'anima in anima giunge fino all'umana, -che lo amore e la scienza spogliano a poco a poco della brutalità. Ma, -se siamo molti corpi e molte anime, non siamo se non un pensiero, un -solo infinito iddio, ed è ben questo il Paradiso. Quando Dante, ossia -l'uomo non ancora battezzato, poeta in compagnia degli amati poeti, del -buon Virgilio e del gentile Stazio, _oh dolce guida e cara_, saliva il -faticoso purgatorio, quasi non era se non un animale. Quando poi la -misteriosa visione gli apparve ed ei nel mistico grifone intravide _il -suo aspetto stesso_, e si presentì, e conobbe ormai vicino il cielo. E -quando all'antica Lia, sogno, ombra, figura, succedette la vera Matilde -e l'ebbe immerso nelle pure onde del sacro Lete, ei dimenticò la pigra -carne. Dopo quel salutare, ma esterno lavacro, aspirò solo alla vita -eterna, alla vera infinita felicità del paradiso. E quando a Rachele -antica si sostituì la nuova Beatrice, che lo manodusse al cielo; ed -egli, ancora aggravato di anima e di natura, corse sulle facili ali -della umana scienza per le celesti sfere, ei non era per questo ancora -beato. Ma quando, giunto al vero empireo, ad un tratto si trovò allato -san Bernardo; quando in lui all'umano succedette il divino ineffabile -amore ed alla scienza umana delle cose divine la scienza divina, che -penetrò il suo pensiero; e la grazia efficace scese nel suo cuore e lo -sbrutì del tutto; ed il suo pensiero, naturale ancora e men che umano, -fu fatto davvero umano; allora l'ombra ed il mistero sparve, il simbolo -si disciolse e si confuse col vero, ed ei conobbe, che le superne sfere -dell'intelletto erano tutte l'una nell'altra, e tutte erano una sfera, -un Empireo, un Paradiso; e vide Beatrice, ormai non più quella, assisa -nell'alto seggio, e affisa in dio, e tutta trasfigurata e indiata; e sè -conobbe indiato in lei, e fu felice ed immortale». -- Evidentemente il -De-Meis non pretende affatto, e sarebbe affatto indegno di lui il -pretendere, che Dante premeditasse di simboleggiare nella Commedia un -sistema filosofico, il quale, presupponendo tutta l'enucleazione della -filosofia moderna, era impossibile a que' tempi. Anzi vuol dire, che il -concetto poetico dell'Allighieri, che quella personalità umana, la -quale, a poco a poco deponendo ad una ad una tutte le passioni, le -qualità, le parti materiali e brutali, si assottiglia, si rarefà, o (se -vi piace) s'innalza a personalità divina, implica di necessità, sebben -certo inconsciamente, il medesimo concetto filosofico ch'egli De Meis -espone disdacalicamente in veste contemporanea. E vedete, cos'accade. Il -poema di Dante è tutto, come la sua _Vita Nuova_, un'allegoria: ma -questa allegoria, essendo stata miracolosamente incarnata in un -capolavoro, veramente indovinato, noi possiamo all'allegoria dantesca, -che secondo la nostra filosofia moderna sarebbe insulsa, sostituirne -un'altra, informata alla filosofia nostra; in quel modo appunto, che, al -sistema tolomaico, il quale non ci appagava più, sostituimmo il -copernicano spiegando anche meglio col secondo tutti que' fenomeni, che -il giorno prima spiegavamo benissimo col primo. - -Un ultimo esempio, che mostri viemmeglio quanto poco sia da considerarsi -il concetto scientifico, che il poeta si pensa d'infondere -subjettivamente nell'opera sua e quanto poco abbia che fare con quel, -che di necessità risulta dal poetico, (anzi come spesso il contraddica -alla recisa, come spesso l'autore _tendenzioso_ faccia un'opera di -_tendenza_ affatto contraria a quella, che lo ispirava,) cel -somministrerà Alessandro Manzoni. Che il nipote di figlia dello -incredulo Beccaria ci creda daddovero, non è da negarsi; un ateista -sclamerebbe con Orazio: - - _.... Durum: sed levius fit patientia_ - _Quidquid corrigere est nefas;...._ - -o col Tasso, che, nel _Torrismondo_, male imita questo luogo: - - _Duro: ma sofferir conviensi in terra_ - _Ciò, che necessità comanda e sforza._ - -Ch'egli abbia la pia intenzione di glorificare la dottrina e la morale -cristiana, sarebbe chiaro da mille e mille squarci del suo racconto, -quand'anche non ne fossimo informati pienamente altronde. Eppure! chi -non vede, la potente rappresentazione, che individua così bene _quel -secolo_ e _questo paese_; la simpatia per la manifestazione storica, pe' -costumi ed i caratteri e le istituzioni di un dato tempo; essere appunto -salda e recisa negazione implicita del cristianesimo? Perchè il -cristianesimo ha un ideale fisso ed immobile; pretenderebbe gettare e -rimodellare tutti gli uomini in uno stampo; vorrebbe il semplice senza -il molteplice; intenderebbe sopprimere tutte le varietà individuali, -tutto il rigoglio della vita particolare, sottoponendo tutte le -coscienze ad una regola, ad una disciplina, costringendo tutti i mortali -alla imitazione dell'uomodio, esemplare di ogni virtù; onde il Goethe, -ateo dichiarato, il chiamava irreverentemente _un furto, perpetrato a -danno dell'uman genere, in quanto spennacchiava tutti gli uccelli, per -comporre un più ricco penname all'uccello di paradiso_. Quella critica -manzoniana così arguta e derisoria, quella gentile ironia così -insinuante, rispettano invero la tradizione ed il domma religioso; -professano anzi altamente di rispettarli: ma questo rispetto, sendo -affatto arbitrario, dipendendo solo dal capriccio subjettivo dell'autore -e non già dall'intimo organismo della sua scienza, non trova eco nel -lettore. Altro è dire _io son cristiano_ e celebrare ad ogni istante il -cristianesimo; ed altro esser cristiano davvero, naturalmente, senza -sforzo, cristiano e credente sempre in ogni punto, su d'ogni quistione. -E spesso sotto la pelle agnina del Manzoni picchiapetto, vedi apparire -il pelame lupigno dello incredulo antico. - -Per esempio, quando l'autore de' _Promessi Sposi_ s'interrompe al -meglio, nel descrivere il Vicario di provvisione, rannicchiato nel suo -più sicuro e riposto nascondiglio, per dire: -- «Del resto, quel, che -facesse, così appuntino non si può sapere, giacchè egli era solo; e la -storia è costretta a indovinare. Fortuna, che la c'è avvezza!» -- chi -generalizza, chi legge pensando, va subito con la mente alle tante cose, -delle quali gli uomini non hanno nessuna sperienza o testimonianza -autorevole, e che quindi _sono avvezzi ad indovinare_. E difatti il -Manzoni, rimasto scettico dal tetto in giù, è di quelli, che poi voglion -mostrare di creder tutto dai coppi in su. Ma l'uomo non può dimezzarsi; -ed un tantino dello scetticismo primitivo ed organico trapela sempre -sulla fede assunta e la contamina e la vizia e la neutralizza. - - - - VI. -- _Ulteriori conseguenze._ - - -Aggiungerò, che lo scrittore, pel quale le finzioni poetiche non -posseggono vita propria e spontanea, il quale vede in esse solo de' -portavoci de' suoi concetti, delle sue elucubrazioni scientifiche; il -quale subordina il mito all'epimitio, la favola al _fabula docet_; non -potrà creare capilavori. O, se vi spiacciono le affermazioni assolute, -dirò con maggiore esattezza, che difficilmente potrà crearne. Le sue -immagini, i suoi personaggi non acquisteranno mai e poi mai (od almeno -rarissimamente ed arcidifficilissimamente) effettività objettiva; -vedremo sempre il filo, udremo sempre lo stridere degl'ingegni, che -muovono que' burattini. Lo scrittore, rimasto freddo, incommosso, sarà -ridotto ad accozzare, a comporre delle _moralità_ (per dirla con -l'antico termine tecnico francese) cioè delle azioni di persone -allegoriche e simboliche, che durano nella vuota generalità del -simbolismo e dell'allegoria, senza acquistare la ricchezza ed il -contenuto poetico della vita individuale. E lo scrittore, deve -fatalmente rimaner freddo ed incommosso, perchè di scaldarci e -commuoverci la fantasia è dato solo al sensibile determinato; perchè da -una impressione naturale solo può prendere le mosse la genesi d'un -fantasma. Ripugna alla natura della fantasia umana il partire invece da -un concetto astratto per determinarlo, circoscriverlo, concretarlo, -individuarlo; questo concetto, dove prenderebbe l'elemento sensibile, -che gli è indispensabile per essere poetico; ed indispensabile tanto, -che la scienza del bello si chiama scienza del sensibile per eccellenza, -_estetica_? Partendo all'opposto da una impressione naturale, io posso -aggiungervi con la mente l'elemento ideale, e, depurandola dalla scoria -prosaica e volgare, sollevarla a fantasma, ad immagine. Così fa tutto -giorno la nostra immaginativa, così han sempre fatto le fantasie de' -poeti e degli artisti. - -Pel solo Dante questa regola non vale in tutto. Dante solo, ch'io mi -sappia, forma un'eccezione: ma era Dante. A lui solo è riuscito di dar -tanta vita ad una personificazione, ad una mera allegoria, che la gente -han potuto credere e perfidiano a credere, doversi assolutamente -trattare di una persona salda, effettivamente vissuta. Onde, trovando -qualche incerta testimonianza, che in que' tempi ha probabilmente -mangiato, bevuto, vestito panni e fatto qualcos'altro in Firenze una -pettegola, il cui nome si avvicina a quello, gravido di significato, -evidentemente allegorico, della Beatrice beata dello Allighieri, s'han -fitto in capo, che le sian tutt'una cosa! mentre dalla Bice Portinari -(se tant'è, che ci sia mai stata) alla Beatrice dantesca, ci corre -quanto dalle stellucce di pasta zafferanata alle stelle vivide e -sfolgoranti del cielo. Nè le moralità, di cui parlava, cesseranno di -esser tali, perchè le _dramatis personae_ invece di chiamarsi Amicizia, -Ideale, Gioventù, s'addimanderanno, come nel primo dramma -arrandellatamente versificato da Federigo Schiller: Marchese di Posa, -Regina Isabella ed Infante Don Carlo. Non si sopperisce alla vacuità -interna d'un carattere generico, imponendogli un vuoto nome e -particolare; nè si nasconde la grettezza d'un concetto impoetico con -l'orpello del _color locale_ e con l'ammucchiare facile erudizione ed -indigesta. Il vero color locale (sia qui detto di volo) è nella -riproduzione de' caratteri storici e non già nella pittura degli -accessorî. Nella parte seconda del _Fausto_, c'è la scena di mezzanotte, -in cui l'autore, stanco alla fine di scavizzolare de' nomi proprî per -ammantellar figure allegoriche, ne manda finalmente fuori quattro coi -loro nomi generici: Difetto, Debito, Cura e Bisogno. Io ne lo encomio, -come lodo il calvo di non rimpiattar la zucca pelata sotto i ricciolini -ipocriti di una parrucca. Meglio trovarsi fra tali freddure, che quando -alla freddura si aggiunge l'inintelligibile e bisogna scaparsi per -afferrare un occulto senso ed arcano, ed intender Giorgio Byron sotto -Euforione, la Poesia sotto il Garzone Auriga, e nell'Omuncolo l'amor -innato pel bello, il quale preluce all'uomo nel ricercare i Regni della -fantasia. Nell'Allegorico lo scrittore rimane superiore a' personaggi, -ch'egli evoca, e che non acquistano ragion propria, autonomia; egli può -scherzare con essi senz'altra norma fuori del proprio capriccio; e -questa è posizione favorevole solo all'umore. C'è stato, chi ha detto -invece, l'Allegoria contraddistinguere e caratterizzar la vera poesia, -che si sforza di raggiungere la nobiltà ed il sublime e può conseguir -l'intento solo attribuendo un senso generale allo individuale. Qui si -tratta d'un equivoco. Non è da negarsi il valore tipico, generico, anzi -ecumenico d'ogni opera d'Arte; ne riparleremo subito. Ma cosa ci ha che -fare questa condizione _sine qua non_ del lavoro artistico, indipendente -da ogni volontà dello autore, con le allegorie, ch'egli arbitrariamente -costruisce, fantastica, almanacca, arzigogola? - - - - VII. -- _Fausto è l'uomo._ - - -Noi dunque considereremo il _Fausto_ in sè, pura e semplicemente come -lavoro d'Arte; ci brigheremo solo d'investigarne il concetto poetico e -d'esaminare in che modo sia stato incarnato. Ma, prima d'inoltrarci in -questo esame, lasciatemi dire un'altra cosa. Ci ha de' valentuomini, i -quali stimano di aver emesso un grande oracolo, e d'aver confutata -anticipatamente ogni objezione critica, con lo sclamare che -- «Fausto -rappresenta l'uomo, l'umanità.» -- (Lascio il vocabolo, perchè, sebben -loro l'adoperino barbaramente nel senso di _uman genere_, qui può -rimanere come astratto di uomo). Quasi ciò conferisse un nuovo ed unico -pregio al poema, oppure il sottraesse alla competenza della stregua -comune! Lodi siffatte manifestano soltanto il poco valore, ch'è da -attribuirsi ad ogni lode di chi le spiffera. Il rappresentare l'uomo e -l'umanità in un'opera d'arte, non è mica effetto d'una risoluzione, d'un -subjettivo proponimento ed arbitrario dell'Artista; anzi è conseguenza -necessaria, è per così dire la riprova della produzione del Bello. Non -che apparir dote speciale, privilegio esclusivo del tale o tal altro -personaggio poetico, ci si rivela qualità essenziale, costitutiva, _sine -qua non_ d'ognun d'essi, e sfido a disotterrarmene uno qualsiasi, che ne -ostenti deficienza. L'uomo artistico (e quindi il poetico, ch'è un -particolare determinarsi di quello), comunque caratterizzato, il -_Consalvo_ di Giacomo Leopardi, il _Jacopo Ortis_ di Ugo Foscolo, il -_Filippo_ di Vittorio Alfieri, il _Sardanapalo lombardo_ di Giuseppe -Parini, il _Renzo Tramaglini_ di Alessandro Manzoni, l'_Esule di Parga_ -di Giovanni Berchet, il _Gingillino_ di Giuseppe Giusti, _tutti tutti_ -insomma (per esprimermi quanto più complessivamente posso, come il -Goethe nell'indicare gl'innumerevoli cantori del coro finale della -tregenda classica. E poi Salvator Rosa se la prendeva col Librettista, -che indicava per iscena il _porto d'Aulide con mille navi_!....) Che -stavo dicendo? Mi son distratto ed ho perduto il filo. Ah sì! Tutti gli -uomini poetici, appunto perchè mi raffigurano ciascuno un dato uomo -idealizzato al vivo, appunto per questo mi danno l'immagine dell'uomo -assoluto; e le avventure loro, giusto perchè così idealizzati, mi -simboleggiano la storia dell'Uman genere e le sorti dell'Universo. - -Difatti cos'è il Bello? Dice un proverbio: _Non è bello quel, ch'è -bello, ma quel, che piace_; e questo proverbio significa solo, che il -concetto del Bello varia come ogni concetto, da subjetto a subjetto; o -per meglio dire, che varia il giudizio concreto, nei casi determinati. -Un Universale, un Archètipo qualunque, non si effettiva immediatamente -in nessun dato punto spaziale e temporale, in nessun luogo e momento -determinato, non esaurisce il proprio contenuto in alcun individuo, anzi -soltanto nella serie e nella successione, nel numero infinito e -nell'operosità degli esseri, in cui si estrinseca. Esempligrazia, nel -caso nostro, di quanti uomini furono e sono e saranno, nessuno è -l'_Uomo_, ancorchè, anzi perchè l'Uomo è in tutti i passati, i presenti, -i futuri. Ma, se l'effettività estrinseca degli Universali è incompiuta -in qualsiasi luogo ed in qualsivoglia momento, essa però si compie (e -può solo afferrarsi compiuta) dal pensiero, il quale sorvola e sovrasta -al mar delle cose ed abbraccia più, che non vede, ed epiloga ed assomma -le serie e le successioni. Sicchè, invece di una effettività, ne abbiamo -due; o meglio, abbiamo due guise, due modi d'effettività: una -(objettiva) nel mondo delle cose, nell'eterno ed universo avvicendarsi -loro tumultuoso, nel _mare dell'essere_; l'altra (subjettiva) nella -mente capace e cogitante; la vita e la filosofia; oppure, volendo -prendere un paragone materiale, il carbone pesante, rozzo, sporco ed il -carbonio fluido, aura pura, ma instabile ed artifiziale prodotto dalla -scienza chimica. A queste due forme d'effettivazione è da farsi arrota -d'una terza, che, proseguendo nella similitudine, compareremo al -diamante. Carbone, Carbonio, Diamante, sono la cosa stessa, sono tre -forme di un medesimo corpo primo: una la trovo in natura ad ogni passo; -l'altra devi ricavarla con istudio dalla prima; la terza ti abbaglia col -suo splendore ed è naturale come la prima ed è pura come la seconda. La -mente umana praticamente è sperimentalista, procede dall'immediato al -mediato, dal mero fatto all'idea pura, _nihil in intellectu quod non -prius in sensu_; è quindi di tutta necessità, che gli Universali, gli -Archetipi, prima ch'essa li comprenda assolutamente mediante il -pensiero, le appariscano mediatamente ossia percettibilmente: - - _.... Così parlar conviensi al nostro ingegno,_ - _Però che solo da sensato apprende_ - _Ciò, che fa poscia d'intelletto degno...._ - _.... Nostre apprensiva da esser verace_ - _Tragge intenzione, e dentro a noi la spiega..._ - -Al nostro ingegno, alla nostra apprensiva sembra la tale singola -esistenza determinata, (esempligrazia, un uomo, il tal di tale,) -rispondere in modo assoluto al proprio concetto; e quindi in essa -esistenza incarnarsi perfettamente dapprima un Universale, (nel caso -nostro l'Idea Uomo,) e mediatamente l'Universalissimo, l'Idea assoluta, -che è presente nella serie degli Universali, appunto come ciascun -Universale è presente ne' singoli individui del suo ciclo. La mente -umana, _che sempre al suo fin sale, non vede cosa mortale_ nell'objetto -vagheggiato, - - _..... Non pure intende al bel, ch'agli occhi piace,_ - _Ma, perchè è troppo debole e fallace,_ - _Trascende in ver la forma universale;_ - _.... che all'uom saggio quel, che muore,_ - _Porger quiete non può...._ - -Questa sembianza è allucinazione, in quanto che nessun Universale, e -quindi _a fortiori_ molto meno l'Universalissimo, può esaurire la -propria epifania in qualsivoglia essere singolare e determinato, per -quanto ricca se ne supponga la personalità; ma (non essendo gli -Universali e l'Universalissimo arzigogoli meri, vuote intellezioni, anzi -veramente effettivi negli esseri determinati, quantunque non in ciascun -d'essi), la è un'allucinazione esatta (come dice spiritosamente il Taine -della percezione esterna), una sembianza gravida di contenuto. -Quest'allucinazione, questa sembianza è ciò, che addimandiamo il Bello; -ossia l'Universale, l'Archetipo in forma d'apparenza limitata; ossia, -nel caso nostro, un individuo umano, un carattere, che riassuma in sè -tutte le parti umane, tutto _l'uomo_, sicchè nulla apparisca nel -personaggio, che non sia espressione dell'Umanità; e questa non contenga -parte alcuna, che non s'incarni nel personaggio -- «Il Bello è il -prodursi d'un singolo sensibile, che in ogni sua parte sia espressione -d'una Idea» -- dice il Tari. Nè questa è scoperta moderna; e suppergiù -così la pensavano anche i nostri maggiori, sebbene formolassero -diversamente il concetto. O che altro significano i versi del Marino, -co' quali spiega l'amore? - - L'anima, nata infra l'eterne forme, - Et avvezza a quel bel, che a sè la chiama, - De la beltà celeste in terra l'orme - Cerca; e ciò che l'alletta e segue e brama. - E quando oggetto a' suoi pensier conforme - Trova, vi corre ardentemente e l'ama. - -La forma eterna è il tipo, è l'idea; e quanto noi crediamo conforme a -questo tipo, a questa idea, chiamiamo appunto bello. - - - - VIII. -- _Triplice contenuto._ - - -Dopo la più superficiale disamina, salta agli occhi del leggitore, il -_Fausto_ del Goethe esser quasi una fiala, in cui si racchiudono liquidi -di peso specifico diverso, come a dire mercurio, acqua ed olio, i quali -formano tre strati varî per colore e per natura; e quasi uno di que' -piatti indiavolati, che t'imbandiscono nelle tavole rotonde là di -Germania, e ne' quali sono accatastate vivande eterogenee: lesso, rape e -pere cotte; oppure _sarcraut_ (che in volgar nostro diremmo: cavolo -fracido), sommommoli di carne e pezzuoli d'aringhe fritte. Nel _Fausto_, -ravvisiamo: un'epopea, che ha l'_alter ego_ del sommommolo, una -novellina, che mi rappresenta l'aringa, ed una leggenda, che dee -collegarle e tener le veci del sarcraut. - -Due potenze sovrannaturali e sovrumane, il Bene assoluto ed il Male -assoluto, che il Goethe personifica in domineddio e Mefistofele, si -disputano l'egemonia cosmica; e, facendo del destino degli uomini -l'oggetto delle scommesse loro, si trastullano con un'anima umana, -debole, impotente a reagire; _enimvero dii nos homines quasi pilas -habent_. Eppoi, quando il diavolo, non senza stento, è giunto a -guadagnarla, il Padr'Eterno trova modo di trafugargli, di truffargli, -_de lui escamoter_ la sudata ricompensa, l'anima del peccatore, abusando -della propria prepotenza e della natura bestiale del demonio; il quale, -tutto inteso (da quel satiro, ch'egli è) a vagheggiare i begli -angiolètti ed a far loro proposte invereconde, greche, troppo tardi -s'accorge di doversene rimanere col danno e con le beffe. Questa è -l'epopea contenuta nel _Fausto_. - -Un giovane incontra in chiesa una cara ragazza; trova modo di -avvicinarla con l'ajuto d'una ruffiana; le attossica la mamma con lo -sbagliare la dose d'oppio, che doveva, addormentandola, assicurarli da -ogni sorpresa; le ammazza il fratello in una rissa; e, dopo averla -ingravidata, l'abbandona. La derelitta, sperando nascondere -quell'accidente, commette un infanticidio; è processata e condannata nel -capo; e, quando l'amante pentito viene per rapirla dal carcere, sfinita -da' rimorsi e da' dolori, nonchè da una grossa febbraccia comatosa -accompagnata da delirio, non ha forze da seguirlo e gli basisce fra le -braccia. Questa è la novella inclusa nel _Fausto_. - -La leggenda è alquanto più complicata. Un vecchio dottoraccio scettico -si volge alla magia, evoca il demonio e stringe seco un patto, col quale -gli dà l'anima, purchè esso non solo gli serva umilmente, anzi giunga -pure a procacciargli un momento di quella piena felicità, che -Farfarello, malgrado la minaccia di Malambruno d'appiccarlo per la coda -ad una trave, asseverava non essere ned in poter suo, ned in quel di -Belzebù _con tutta la Giudecca e tutte le Bolge_ di accordargli. Il -demonio il fa ringiovanire da una fatucchiera; e poi, standogli sempre -a' panni, il sospinge di peccato in peccato, sicchè non gli debba -sfuggire, quand'anche non ottenga la pattuita felicità: - - _.... E, ancorchè al diavol non si fosse dato,_ - _Pur sempre egli dovria finir dannato_[9]. - - [9] _Fausto._ _Parte I. Soliloquio di Mefistofele:_ - - _.... Und hætte er sich auch nicht dem Teufel uebergeben_ - _Er muesste doch zu Grunde gehen!_ - -Così lo ajuta nel suo amorazzo per la Ghita ed il conduce alla tregenda -delle streghe. Morta la sedotta, pare colma la misura e che lo spirito -d'abisso si porti via l'anima del negromante. Questa, in poche parole, -la leggenda contenuta nella prima parte del _Fausto_: dell'ulteriore -svolgimento compreso nella seconda parte crediamo di dover dare una più -minuta e particolareggiata analisi. Saremmo lieti di poterne agevolar -l'intelligenza generale a' lettori; ma l'intelligenza letterale, veh! -chè ci asterremo dall'investigare il senso o meglio i sensi remoti ed -allegorici delle infinite stravaganze e (diciamola com'è) insulsaggini, -che contiene, Messer Goethe in persona conveniva, cotesto guazzabuglio --- «dover dar non poco da fare anche ad una buona testa, che voglia -rendersi padrone di quanto v'è _insecrato_.» -- Ma perchè, ma che -bisogno c'era di nasconder così ciò, ch'egli voleva manifestare? Chi, -come il Rossetti, ha creduto, tutti i poeti del dugento e dei primi del -trecento esser criptoghibellini ed adoperare un gergo convenzionale, -(per mezzo del quale, fingendo parlar d'una cosa, parlavano d'un'altra, -e così riuscivano a tener fra loro non interrotta comunicazione) almen -giustificano (sebben male) la infelice ipotesi, con la paura, della -quale asseriscono i ghibellini invasati allora. Ma il Goethe che motivo -aveva di nascondere le sue idee geologiche, etnografiche e simili? Non -era il caso di pensare col Bernia, che: - - Le cose belle, e preziose e care, - Saporite, soavi e delicate, - Scoperte in man non si debbon portare, - Perchè da i porci non siano imbrattate. - Da la natura si vuole imparare, - Che ha le sue frutta e le sue cose, armate - Di spine e reste ed ossa e buccia e scorza, - Contra la violenza et a la forza - Del ciel, degli animali e degli uccelli; - Et ha nascosto sotto terra l'oro - E le gioje e le perle e gli altri belli - Secreti agli uomin, perchè costin loro: - E son ben smemorati e pazzi quelli, - Che, fuor portando palese il tesoro, - Par, che chiamino i ladri e gli assassini - E 'l diavol, che li spogli e li rovini. - -Si tratta qui d'un puro capriccio, anzi d'una beffa fatta al lettore. Ma -noi non ci lasceremo beffare. Noi conveniamo con la massima modestia di -sentirci inettissimi a sciogliere indovinelli e sciarade. Nè ci duole il -convenirne, saldamente convinti, malgrado l'esempio di quel Cleobulo, -che fu pure uno de' sette savi della Grecia, nonchè dell'avvenente sua -figliuola Cleobulina (dico avvenente per l'abito preso di far sempre -complimenti alle signore: ma chi sa che pezzo di tanghera la sarà -stata!... ) Cosa dicevamo? Si parlava di enigmi. Dunque, io son convinto -appieno, che l'occuparsi tanto a proporne quanto a sciôrne sia da -inetti. L'unico enigma, che valga i pensieri d'una mente virile, è il -cuore della donna: tutti tentiamo d'interpretarlo, ma... ma... tante -volte si fa un bel fiasco, sicchè... torniamo alla seconda parte del -_Fausto_, torniamo. - -Nel primo atto, Ariele (reminiscenza della _Tempesta_ shakespeariana) -esorta sull'alba un coro di spiriti ad indur pace col canto nell'animo -esagitato del dormiente Fausto, a discacciarne il rimorso, poichè essi -compatiscono l'uomo della sventura, senza indagare se sia santo o -malvagio. Il sorgere del sole prenunziato da enorme frastuono, li fa -scappare. E Fausto si riscuote rinfrancato, come la terra dalla frescura -notturna, capace ancora di godere e di operare; e risolve di proseguire -ormai l'ideale, non già nella vuota astrattezza della cognizione -scientifica, (oh Margherita, tu ed i tuoi dolori eravate dunque -astrattezze!) anzi nell'immagine variopinta, che ne dà la vita, appunto -come fruisce quella luce, ch'ei nel sole non può fissare, nell'immagine -dell'iride rifratta dalla catadupa. La scena si tramuta nella Reggia -imperiale, dove il Guardasigilli ed i Ministri della Guerra, delle -Finanze e di Casa Reale si lagnan tutti, che le cose vadan proprio male -assai. L'Imperante chiede consiglio a Mefistofele, che ora occupa _ad -interim_ il posto di buffone palatino, e promette di procacciar denaro -mediante le virtù della natura e dello spirito. Il bisogno persuade a -lasciarlo fare, malgrado gli scrupoli del Guardasigilli, il quale (come -buon Ministro del culto) opina, che -- «non si abbia a parlare a -cristiani di natura e di spirito; discorsi pericolosissimi, pe' quali si -abbruciano gli atei. La natura esser peccato, lo spirito demonio; -generare insieme il dubbio. Difesa e sostegno dell'impero essere i santi -ed i cavalieri, i quali poi si godono per salario la chiesa e lo stato.» --- Segue uno strano ed interminabile sfilar di maschere (peggio d'una -rassegna di candidati alla deputazione,) che recitano parti allegoriche: -Araldi, Giardiniere, Libbie fruttifere, Serti di spighe, Serti -fantastici, Mazzolini fantastici, Bocciuoli di rose, Madre e figlia, -Pescatori ed Uccellatori, Spaccalegna, Pulcinella, Parasito, Ubbriachi, -Satirici, Grazie, Parche, Virtù teologali, Zoilo-Tersite, il Garzoncello -auriga, eccetera, eccetera: la sola enumerazione procaccia il capogiro. -Quindi troviamo Fausto, ch'è stato l'ordinatore della festa, in giardino -con l'imperiere, cui Mefistofele ha fatto firmare inconsciamente durante -la mascherata un decreto per l'emissione di banconote, ipotecate su' -tesori sotterranei delle terre imperiali: il popolo n'è contento, come -pure il Sella di colà, che vede finalmente denaro in cassa. Fausto -trascina Mefistofele in una galleria oscura e gli chiede il mezzo di -mantenere una promessa fatta all'imperante, cioè di evocare Elena e -Paride. Ma Mefistofele non può servirlo; i gentili hanno un inferno a -loro, che non dipende dal demonio cristiano. O chi volesse trarne alcuno -per poco? Un modo c'è: rapire il tripode rovente od incandescente, che -sia, alle _Madri_. Queste le son dee: -- «ignote a' mortali, mal -volentieri conosciute dagl'immortali; che hanno un trono sublime nella -solitudine fuori e tempo e spazio. Non c'è via: si va per l'invalicato -invalicando, all'impregato impregando. Le son visibili al chiarore d'un -tripode arroventato: quale sta, quale va, quale siede, secondo ch'e' si -dà. Veggono solo schime.» -- Armato d'una chiave magica, Fausto -sprofonda per tentar la impresa. Mefistofele frattanto, come un tempo il -Lass alla corte del Reggente, è assediato da una torma di dame e -cortigiani, che vogliono filtri e cosmetici, segreti per innamorare e -ricette per ismacchiar la carnagione, eccetera. Finalmente comincia lo -spettacolo innanzi alla corte assembrata. Fausto evoca Paride, ammirato -dalle spettatrici, biasimato dagli spettatori; e poi l'Elena, che gli -astanti maschi trovan divina e la platea femminile brutta e sgualdrina. -E, come, fra gli uomini politici il furfante di tre cotte, lo affarista, -il mestatore suol ripetere fastidiosamente con più grossa voce o maggior -enfasi: _onestà, onestà!_ così le più.... c'intendiamo neh? fanno le più -schifiltose. Mefistofele riconosce bella sì la spartana, ma la non gli -va a fagiuolo. Fausto invece se ne innamora e non sa più frenarsi; e, -checchè gli gridi Mefistofele, ingelositosi delle carezze, che si fan le -due ombre, tocca il fantasma: segue un'esplosione, gli spiriti sfumano, -Fausto cade come corpo morto e Mefistofele, saltando fuori dal buco del -suggeritore, dove s'era rimpiattato, perchè _i suggerimenti son -l'eloquenza del diavolo_, sel carica sugli omeri ed il trafuga frammezzo -il tumulto, che ha luogo in corte, e che pure non agguaglia a lunga -pezza la confusione ingenerata da tante fantasmagorie nella mente del -lettore; il quale, chiudendo il libro con una amara cefalalgia, sclama -(appunto come Mefistofele all'udire le sconnessioni delle bestiacce -nella cucina magica): - - _Quasi quasi anche a me gira la testa_[10]. - -[10] _Nun fängt mir an fast selbst der Kopf zu schwanken._ - -Nel secondo atto, il pasticcio aumenta. Ci ritroviamo nell'antico -studiòlo di Fausto. Questi giace esanime sul letto; e Mefistofele, -indossatone il pelliccione dottorale, conversa prima con gl'insetti, -tarme e pidocchi, che vi si annidano, poi col domestico, poi con -quell'ingenuo studente della prima parte, trasformato ora in un -fichtiano, che sragiona a meraviglia sull'Io e sul Non-io, ed è -villanissimo, perchè _in tedesco si mentisce, quando si è cortesi_. -Finalmente il diavolo visita il Wagner nel laboratorio, ove questo dotto -giunge a comporre l'Omuncolo chimicamente: così si sopprimerà il modo -indecente di generar gli uomini, che prima era stato in uso: _Lucina -sine concubitu_. (Non so quanto la scoperta piacerà alla Ghite ed alle -Elene, le quali invece vorrebbero _concubitus sine Lucina_ e sogliono -rivolgere questa preghiera alla Madonna: -- «Vergine Santissima, che -concepisti senza peccare, facci peccare senza concepire!») L'Omuncolo, -appena nato nella sua fiala, si mostra sconoscente come un figliuolo -fatto col metodo ordinario o come Napoleone, secondo Casimiro Della -Vigna: _Fils de la liberté, tu rénias ta mère!_ Di primo acchito pianta -lì suo padre per guidare Mefistofele (che vi si lascia indurre per -curiosità di conoscere le streghe tessale) e Fausto (che nel suo letargo -sogna della Leda col cigno, genitori dell'Elena) alla tregenda classica -ne' campi di Farsaglia, cioè alla riunione di tutte le figure -mitologiche antiche, tranne i numi propriamente detti. La tregenda -classica è ciò, che noi di Napoli s'addimanderebbe _mesca francesca_. -C'è un pò di tutto: Grifoni filologi: sfingi, che propongono -indovinelli, ma che non sanno dar conto dell'Elena, perchè le ultime di -loro furono ammazzate da Ercole; formiconni colossali; Sirene; il Peneo -e le sue Ninfe; Chirone, sul cui dosso siede Fausto e che il porta dalla -Manto, la quale promette di assisterlo nel rintracciar la sua donna; un -Tremuoto, che, dopo aver brontolato, parla ed alza una montagna; Lamie -ed Empuse, che aggirano Mefistofele; Anassagora e Talete, che discutono -sull'origine plutonica o nettunica del mondo; le tre Graje, che prestano -la forma d'una di loro a Mefisto; il trionfo della Galatea, della quale -innamoratosi l'Omuncolo, muore, rotta la fiala nel cozzo con la -conchiglia del carro di lei, eccetera, eccetera. Il povero lettore -rimane trasognato; e gli è forza di sclamare, come quel povero studente, -quando Mefistofele in maschera di Fausto l'ingarbuglia: - - _... Ascolto tanta roba strabiliando_ - _Quasi in capo un mulin mi stia girando_[11]. - -[11] _Mir Vird non alle dem so dumm, Als ging mir ein Muehlrad im Kopf - herum._ - -Nel terzo atto eccoci riportati un due o tre mila anni indietro; e -questo non ci sorprenda, perchè: -- «la donna mitologica è una cosa _sui -generis_; il poeta ve la presenta quando gli accomoda; non diventa mai -maggiorenne, non invecchia; anzi sempre appetitosa di forma, è rapita -giovinetta e corteggiata ancora nell'età provetta.» -- Deh, quante -nostre donne fan di tutto per dimostrarsi mitologiche! L'Elena, -rimpatriata col coro delle ancelle, torna in casa di Menelao, incaricata -da questo di preparare un sacrifizio: vi trova Mefistofele sotto il vel -corporeo d'una Graja, che fa da governante; la vecchia e le giovani si -motteggiano e si rimpolpettano a vicenda, finchè si scuopre, le vittime -destinate al sacrifizio dal Re essere appunto la Regina e le Coretidi. -Allora a queste cadon le braccia e l'orgoglio; e, per salvarsi, le -consentono a seguire la Graja da Fausto, il quale, con una schiera di -compagni, s'è accastellato sur un monte ed ha reso tributaria la Grecia. -Fausto (romanticismo) sposa la Elena (la poesia classica); le fa -smettere i metri antichi e le insegna a parlare in rima; sconfigge -Menelao, spartendo la Grecia a' suoi tedeschi; e si ritira con la bella -in certe grotte, dove generano Euforione (Lord Byron); che, volendo -volare come Icaro, cade al suolo inanimato. L'Elena abbraccia Fausto; il -corporeo di lei svanisce; e le vestimenta, trasformandosi in nuvole, -rapiscono l'amante nell'alto. Tralascio un maremagno d'episodiuzzi. Il -povero lettore che dispera raccapezzarsi in questo guazzabuglio, è -costretto a sclamare, come Mefistofele all'udire la tavola pitagorica -della strega: - - _Pur ch'egli oda parlar, l'uom creder suole_ - _Che un senso includer debban le parole_[12]. - -[12] _Gewoehnlich glaubt der Mensch, wenn er nur Worte hoert,_ - _Es muesse sich dabei doch auch was denken lassen._ - - Versi, che sono semplice generalizzamento di que' due bellissimi - del Voltaire su Federigo II di Prussia, detto dagli adulatori - Magno: - - Il me dit: _Je vous aime;_ et je crus, comme un sot, - Qu'il était quelqu' idée attachée a ce mot. - -Nell'atto quarto, quelle nuvole, che furono le vesti dell'Elena, -depongono Fausto sur un'alpe rocciosa di Germania, dove Mefistofele il -raggiunge con gli stivali di Leombruno. Dopo una discussione -geognostica, Fausto dichiara di aver in mente di sottrarre per forza -d'argini al mare quanto suolo rimane scoperto nel riflusso. Mefistofele -gli consiglia di soccorrere l'Imperatore, che è a mal partito, contro i -ribelli; e poi farsene dare l'investitura de' terreni da acquistare -sulle acque; ed a quest'oggetto evoca i tre prodi di Davidde, de' quali -parla Samuele, libro II, Capitolo XXIII. Segue una serie di scene, nelle -quali, attraverso molte rappresentazioni simboliche dello Stato feudale, -Fausto ottiene il suo intento; tanto è destino d'ogni tempo e d'ogni -luogo, che le bonifiche abbiano per iscopo supremo lo arricchirne i -direttori. Il povero critico, ancorchè provvisto di saldi nervi, non sa -che debba pensarsi di questo tramenio, e mormora fra sè, come don -Mefistofele, quando ricovera sul monte della frotta delle semistreghe: - - _Vediamo di sfuggir dal viavai;_ - _Nemmanco un pari mio reggervi può_[13]. - -[13] _Lass uns aus dem Gedraeng'entweichen; Es ist zu toll sogar fuer - meinesgleichen._ - -Riassumiamo brevemente le scene del quint'atto. Fausto ha conquistato -sul mare immensi terreni, fecondi pascoli, ma invidia la capannuccia ed -i tigli di Filemone e Bauci, che Mefistofele co' suoi tre prodi biblici -rovina per obbedire più che il padre non chiedeva; il Talleyrand non -aveva ancor detto il suo: _surtout pas de zèle_. Ci si presentano -quattro donnacce grige, tre delle quali, (il Difetto, il Debito ed il -Bisogno) non possono nulla contro del vecchio peccatore e tiran dritto; -ma la quarta ch'è la Cura, entra pel buco della chiave, e lo accieca. -Pure, quantunque cieco, Fausto fa lavorare assiduamente ad un canale, -che dovrà prosciugare i terreni guadagnati sul mare; e, nel pensiero -dell'attività umana, che fiorirà sulle nuove terre da lui create, e che -gli sembra il solo scopo degno della vita, prova quella tal pienezza di -contento stipulata con Mefistofele, e muore. Mefistofele evoca tutti i -demonî intorno alla tomba, appunto come il partito d'azione chiama i -suoi intorno all'urna elettorale, per afferrare al varco l'anima del -peccatore; _tot circa unum caput tumultuantes deos_, direbbe Seneca -morale. Frattanto sopraggiungono una schiera d'angeli; i quali, mentre -lo spirito d'abisso insatirito li vagheggia e fa loro proposte -scandalosette (reminiscenze del secolo di Pericle e de' collegî -gesuiteschi), gli rubano accortamente l'_immortale_ di Fausto, e poi lo -lasciano lì come berlicche. E Fausto è ricevuto in cielo dalla madonna, -ossia dall'_eterna muliebrità_. A questa scappata, il lettore butta in -un canto il volume e conchiude, persuadendosi, che il Goethe la pensasse -sull'ufficio del poeta appunto appuntino come il Direttore del Preludio: - - _T'ingegna solo d'imbrogliar la gente,_ - _Che l'appagarla avvien difficilmente_[14]. - -[14] _Sucht nur die Menschen zu verwirren,_ - _Sie zu befriedigen ist schwer._ - -Anche a questi enimmi insulsi, benchè inediti ancora, ed agli ammiratori -di siffatti indovinelli scipiti dovea sicuramente pensare il Goethe, -quando si lamentava degli ammiratori -- «che frantendevano tante sue -parole sennate, ed attribuivano un senso a tante dissennate; che il -riprendevano, dove aveva ragione, e lo approvavano, dov'era insulso.» -- -La senilità della seconda parte è evidente: in essa l'autore ha -allegorizzata la propria vita e l'esplicazione della sua mente poetica, -dacchè si sciolse dalle condizioni romantiche, che avevano ispirato il -_Goffredo di Berlichinga_ ed il _Werther_. -- «Il peccato -dell'ambiguità, dell'anfibolia» -- dice Antonio Tari -- «comincia, come -ogni peccato, con la spensierataggine; diviene mortale e torreggia, -nuova Babelle addirittura, nella seconda parte del _Fausto_ del Goethe; -opera, che l'artista intenzionalmente rende enimmatica, e degna d'un -Giove (che così lo chiamano) nefelogerete davvero, adunatore di nembi -letteralmente ed in senso malo». -- Pare, che agli scrittori tedeschi in -genere non sembri cosa vergognosa e peccato imperdonabile il non farsi -capire. Il conte di Neuilly, che visse emigrato in Amburgo nel -quadriennio MDCCXCV-MDCCXCVIII, dice: -- «Incontravo spesso il Klopstock -in casa la Schroeder, sua nipote. Gli parlavo qualche volta de' suoi -scritti, della sua _Messiade_; ed un giorno gli dissi, che, quantunque -conoscessi bene il tedesco, faticavo molto a comprenderla, che anzi -talora non la comprendeva affatto. Si pose a ridere e rispose: _Anche a -me avviene il medesimo. Debbo cominciare ogni canto dal principio per -capire. Se leggo nel mezzo, non raccapezzo più il senso e son costretto -a tornare indietro per afferrare il mio proprio concetto._» -- Suppergiù -lo stesso è a dirsi del _Fausto_, che il Goethe stesso ha riconosciuto -per un lavoro sconnesso. L'Eckermann gli diceva: -- «In fondo ogni -episodio, quasi ogni scena, sta per sè, come un microcosmo. L'uno -influisce sull'altro, ma relazione ne han poca fra loro. Al poeta, come -nell'_Odissea_ e nel _Gil-Blas_, importa di esprimere un mondo svariato; -e s'avvale della favola di un eroe celebre, solo come d'un filo per -infilzar quantunque gli aggrada.» -- Rispose il Goethe: -- -«Perfettamente! In una tal composizione importa solo che le singole -masse sieno grandiose e chiare; mentre come insieme, riman sempre -incommensurabile. Ed appunto per ciò, come problema insoluto, adesca gli -uomini a nuove osservazioni e ripetute.» -- - -Noi non intendiamo aggiungere neppur mezza pagina a tutti i commentarî -scritti su quest'opera, e che già formano una discreta biblioteca. Quel, -che c'importa di avvertire, si è, ch'essa non è se non esternamente -agglutinata alla prima, sta per sè (dato e non concesso che stia); non -ha acquistato valore per la coscienza del popolo tedesco, non ha data -una di quelle figure, che vivono eternamente nella fantasia umana. Le -due parti sono due tutti, che si contraddicono. Il vero Fausto, quello -poetico e vivo, è il Fausto della prima: e noi di quello precipuamente, -per non dire esclusivamente, intendiamo occuparci; così quegli, che -esaminasse l'Orlando Furioso, trascurerebbe i cinque canti aggiunti. - - - - IX. -- _L'epopea del Fausto._ - - -Che il mondo sia sgovernato da due principî belligeranti, che, sgarati a -vicenda, sono ambo eterni: - - _.... deux principes en guerre,_ - _Qui, vaincus tour à tour, sont tous deux immortels;_ - -che sia da considerarsi come una scacchiera, sulla quale Ormuz ed -Arimane, il Signore ed il demonio, muovono nojaltri come tanti re, -regine, alfieri, cavalli, torri e pedine; è un antichissimo concetto, -fondato sull'apparente dualismo fra il bene ed il male, e nel quale -stupendamente si può esporre lo strazio disperato dell'umana vita; chè, -quantunque abbia già servito a tutti e tanti poeti, non è ancora -sfruttato. Nel libro di Giobbe e nel _Paradiso perduto_ di Giovanni -Milton (altra riputazione in gran parte usurpata!) è veduto seriamente; -è preso invece comicamente in una Ballata di Vittorio Hugo. Essa ballata -contiensi nel capolavoro poetico del Besanzonese, nel solo volume, che -gli prorompesse veracemente da precordî, in que' virulenti _Castighi_, -cumolo d'ingiuste, assurde, ma appassionate invettive e diatribe contro -il governo del non mai troppo laudato Due Dicembre, che documentano ad -una la somma fantasia poetica dell'autore e la sua mancanza di criterio -e dappocaggine politica. Non v'è opera in qualsiasi letteratura, che -possa reggere al paragone di quest'alito infiammato: altro che i giambi -archilochei; altro che la bile del vecchio Giovenale -- «turgido di -urente lava» -- _gonflé de lave ardente_; altro che il Misogallo; o -l'incalzante invettivare di Augusto Barbier! Un alemanno maestro di -musica ed opuscolista di spirito, chiama i _Castighi_: -- «una colossale -sinfonia dell'ira, dell'odio, dell'ironia; in onor della quale -occorrerebbe supporre una decima figliuola al vecchio padre Apollo, ed -insediare nella Mitologia una decima Musa, col ferro e col fuoco per -attributi. Sono la miglior pruova della _mostruosità_ di Luigi -Napoleone, dell'esser egli qualcosa di soprannaturale; però che ogni -uomo mortale, straordinario e buono,[15] sarebbe stato di necessità -moralmente e materialmente annichilito da quest'opera» -- come i tipi -della vecchia Toscana dall'acre scherzare di Beppe da Monsummano. -- -«L'ho letta e riletta e divorata per ben dieci volte sussecutive, con -entusiasmo ed edificazione; le debbo d'aver passate alcune ore -impareggiabili, tanto più che l'ebbi presto ravvisata per una mera -fantasia dell'autore. Peccato! ma il Napoleone de' _Castighi_, non -esiste se non nella mente del poeta. Peccato? anzi, sbaglio, meglio -così; ridonda a maggior gloria di Vittorio Hugo l'aver non solo dato -forma d'arte al suo objetto, ma l'averlo inventato di pianta. E lo -Imperator de' franzesi insuperbisca -- ed aggiunga all'elenco de' -benefizî resi all'uman genere -- d'avere, quantunque indirettamente, -ringiovanita la vena poetica dell'Hugo, che sarebbe finalmente -isterilita a furia di chiacchiere nell'Assemblea.» -- L'autore di questi -brani si chiama Giovanni di Buelow; ch'è diventato, più che pe' suoi -concerti, celebre, perchè la moglie lo ha piantato lì per andarsene a -star col Wagner. - - Spregiator del passato - Dal presente spregiato.... - O musicante, che ci vieni a dire, - Che le tue note son dell'avvenire? - Che ne sai tu? Via, lascia a' nascituri - Il vanto de' spropositi futuri. - -[15] Idiotismo Napoletano, del quale chieggo umilmente scusa alla - memoria del marchese Puoti. Per chi non ebbe la ventura (o - sciagura, secondo ch'e' si giudica) di nascere - - In quel corno d'Italia, che s'imborga - Di Bari, di Gaeta o di Crotona; - Da ove Tronto e Verde in mare sgorga; - - non comprendesse il significato e l'efficacia di quell'_e buono_, - noto, che _straordinario e buono_ equivale al dire: _per quanto - straordinario sia, ancora che sia straordinario_. - -L'opuscoletto, pubblicato anonimo in Berlino nel MDCCCLIX, s'intitola: -_Critica di Napoleone III, modesto tentativo di operar la cataratta alla -Democrazia_. - - - - X. -- _Seconda Digressione._ - - -E quì mi permetterò di sconfinare una seconda volta dal tema. - -Nel mondo, qual'è, ciascuno procura di uscir dal branco, di farsi avanti -comecchessia, ad ogni costo, ben sapendo di contare per avversarii, -congiurati a' suoi danni, tutti gli altri bipedi implumi. Lo Svarto -dell'_Adelchi_ è l'uomo, perchè ambiziosi siam tutti di più o men degna -ambizione; tutti aspiriamo ad essere de' _parvenus_, a rifarci, a -poggiare, a sublimarci. Giulio Cesare ambisce la conquista del mondo, e -la Carminella crestaina di portare il cappellino: l'objetto varia in -infinito, ma la passione rimane sempre quella stessa. A tutti è innato -il desiderio, anzi, il bisogno di sovrastare, di soperchiare e di godere -quelle poche soddisfazioni della vita, che sono tanto infinitamente -minori di numero alla richiesta. Sappiamo e dal proverbio, e, pur -troppo, dall'esperienza: _i cani essere più delle lepri e le trappole -più dei topi_; e quindi ciascun s'industria, o con la violenza o con -l'astuzia, di sfollare, ritardare, sgarare, superare i competitori. -Dovunque è proposto un tozzo di pane a cento affamati, ognun d'essi sarà -cordiale e capital nimico de' novantanove rimanenti. Dovunque una corona -è in disputa fra dieci pretendenti, ciascun di costoro farà quanto è in -lui per sottrarla alla cupidigia degli altri ed imporla al proprio capo. -Dovunque c'è una donna per gli amori d'un intero popolo, accadrà, come -un poeta fa raccontare ad una certa Filomena essere intravvenuto, quando -fu rapita da ladroni ghezzi: - - Ma di me sono tutti incaloriti: - E mentre ognun mi chiede, ognun mi vuole, - Vengon tra loro ad acerbe parole. - Da le parole poi vengono ai fatti, - E si dànno le sciable per la testa, - Sicchè si sono omai quasi disfatti. - Un drappello di pochi ancor ne resta, - Ma questi pur si batton come matti. - Che più? Con sommo mio piacere e festa, - Veggo i nemici miei condotti a morte - E il ciel ringrazio di sì bella sorte. - -Accadrà, insomma una battaglia _omnium in omnes_, di tutti contro tutti, -e, quel ch'è peggio, l'infelice correrà il brutto rischio di non venire -isforzata da nessuno, quando la cosa avesse a finire come -nell'_arcisopratragichissima tragedia, Rutzvanscad il giovane_, dove -nella chiusa, il suggeritore emerge dalla buca, col manoscritto sotto il -braccio e col lanternino in mano, per dire: - - Uditori, m'accorgo, che aspettate, - Che nuova della pugna alcun vi porti; - Voi l'aspettate invan; son tutti morti. - -Ove un ambizioso con parole o con fatti si proponga candidato ad un -impero, giurabbacco! dobbiamo tenerci avvisati, _id est_ mezzo salvati. -Sarebbe arcadica semplicità l'aspettarsi, che gli scrupoli il distolgano -dall'adoperare i mezzi conducenti allo scòpo; e buassaggine pretta il -figurarci, che accordandogli dieci o cinquanta, cioè agevolandogli il -modo d'ottener tutto, egli debba codardamente contentarsi a smettere dal -proseguire il suo ideale. _Chi più ne ha, più ne vorrebbe_: somministrar -denaro al biscazziere, non sembra il rimedio più opportuno per guarirlo -dalla furia del giuoco; o care le mie fanciulle, ed a voi, che avete un -tantin di malizia, io chieggo, se il concedere un baciuzzo -all'innamorato, anzichè appagarlo, non serva ad istimolarne più e più le -voglie? - -Ora quali sono i mezzi per conseguire l'impero? - -Studiate un po' di storia, leggete un po' il Machiavelli, datevi intorno -un'occhiata, dimenticatevi la rettorica filantropinesca, che ci ammorba, -e vedrete quali siano quelli ammessi da' costumi. Ed appunto, perchè -ammessi da' _costumi_, il che importa corrispondenti e conformi alla -coscienza, a' _bisogni etici_ de' popoli, (che altra origine non hanno i -costumi) non possono, sotto pena d'incongruenza, chiamarsi _immorali_. -Ma, direte, anche il segretario fiorentino li chiama _vie cattive_; -anche secondo lui, le presupposizioni sarebbero contrarie al Bonaparte; --- «Et perchè il riordinare una città al vivere politico presuppone un -uomo buono et il diventare per violenza Principe di una repubblica -presuppone un uomo cattivo; per questo si troverà, che radissime volte -accaggia, che un uomo buono voglia diventar Principe per vie cattive, -ancorchè il fine suo fosse buono; et che uno reo divenuto Principe -voglia operare bene et che gli caggia nell'animo usare quella autorità -bene, che egli ha male acquistata». -- Prima di tutto, l'autore dei -_Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio_, qui parla secondo l'uso -volgare: ma in politica non ci è veramente nulla di cattivo e di male, -tranne ciò, che non serve a raggiungere lo scopo e contraddice -apertamente alle consuetudini leali, appunto come nella guerra. E poi, -se anche le azioni per le quali il terzo Bonaparte è giunto ad afferrare -quel potere, ch'esercita pel bene universale, fossero triste, dovremmo -ammirare ed amar di più quel generoso, il quale, pur di giovare agli -altri, a' più, avrebbe consentito a macchiar la propria fama e la -propria coscienza. Sacrificar la illibatezza propria alla salute -pubblica è l'apice della virtù. - -Così va studiato quell'ardimento del Due Dicembre, che fondò l'impero -francese, forse efimero; ed ha fondato il Regno d'Italia, certamente -duraturo. Napoleone avea manifestato chiaro il proposito di continuare -la quarta dinastia; la sua candidatura presidenziale fu posta ed -interpretata come candidatura imperiale, e la maggioranza de' francesi -l'approvò; l'Assemblea nazionale approvò le richieste di denaro e la -condotta politica di lui presidente; il colpo di stato s'era udito -annunziare e procrastinare più volte che la prima recita del _Fausto_ -dal Majeroni; il Thiers gridava: _l'impero è fatto_, ed il popolo -applaudiva; l'intero popolo franzese, che avea nominato il presidente, -gli fu complice per isgozzar la repubblica. Quanto vien fatto dal capo -dello stato libero, è da ritenersi fatto da tutti i cittadini. _Si -consentiunt homines plures, ut quidquid fecerit unus aliuquis, vel -coetus ex pluribus, id se pro actione unuscujusque ipsorum habituros -esse, erit unusquisque actionum quas is homo vel coetus faciet auctor. -Neque ergo actionem ullam illorum accusare potest, quin se ipsum -accuse:_ dice san Tommaso Hobbes. Ciò posto, come può chiamarsi -tradimento, misfatto ed infamia quell'azione? Arretrandosi dal compiere -il colpo di Stato, Napoleone avrebbe dato pruova d'essere non mica un -galantuomo, veh, anzi il _casto Giuseppe_ del poter supremo, un -quissimile del Pietro Morrone dantesco, _che fece per viltade il gran -rifiuto_ ed è tanto differente dallo storico. Chiamatelo pure sfinge; -dite pure di lui quanto Lorenzo Bellini diceva del bucchero: - - Non si direbbe mai, nè quel, ch'egli è, - Nè quel, ch'ei fu, nè quel, ch'egli sarà; - E molto men quel, ch'ei pensa fra sè, - E quel, ch'egli ha pensato e penserà; - Nè si direbbe mai quel, ch'egli fè, - E quel, ch'ei va facendo e ch'ei farà: - Perch'egli è un così stranio oltramontano, - Che dio ne guardi ogni fedel cristiano. - -Che per questo? In fin de' conti poi l'incomprensibilità può essere in -due modi: o per colpa dell'objetto, che non si lasci comprendere, o per -colpa del subjetto, che non sappia comprendere: quand'io mi sono -spiegato chiaro, chi non capisce, suo danno. È proprio il caso di dire -come quel tale, cui s'enumeravano tutte le indegnità del Voltaire, -conchiudendo, ch'e' non conosceva neppure l'ortografia: -- «Tanto peggio -per Monna Ortografia.» -- «Dicendo Neri di Gino Capponi a Cosmo de' -Medici: _Io vorrei, che tu mi dicessi le cose chiare, sì, ch'io le -intendessi;_ gli rispose: _Impara il mio linguaggio._» -- Ludovico -Domenichi nelle _Facezie_ (Venezia, Muschio, M.D.LXII. Libro III. pag. -184). Allorchè Vittorio Hugo esorta a non pugnalare il terzo imperatore -de' franzesi, perchè _le gogne infami han d'uopo talvolta d'esser -fregiate da un imperadore_; e, rivolgendosi a' popoli, esclama: _Largo, -largo, quest'uomo è segnato. Lasciate passar Caino, è cosa di dio_; che -volete? io mi ricordo la iscrizione sotto il ritratto dello Spinosa, -premesso alla biografia impastata stranamente di diatribe e panegirico, -che ne compilò il buon Padre Gesuita Giovanni Colero. Dice: _Benedictus -de Spinosa, Amstelodamensis, Gentis et professionis Judaeus, postea -cetui Cristianorum se adiungens, primi systematis inter Atheos -subtiliores Architectus, tandem, ut Atheorum nostrae aetatis Princeps, -Hagae Comitum infelicem vitam clausit, characterem reprobationis in -vultu gerens._ E l'Hegel, se non erro, sclamava press'a poco in tal -forma: -- «Concedo. Sì! Porta quel carattere in volto, ma è segno di -riprovazione attiva e non già passiva. Lui Spinoza, degno d'esser -canonizzato almen quanto Tommaso d'Aquino per la vita immacolata e per -que' miracoli delle sue scritture, dall'alto della sua mente riprova -ogni menzogna, ogni iniquità; ed i reprobi, siete voi, RR. PP. e chi -tiene della vostra, o parteggia per voi.» -- - -Ma v'ha più. I cataclismi politici non derivano la ragion d'essere da' -capricci o dalle passioni individuali di questo o quello ambizioso, -checchè paja. Anzi hanno una maggiore e più remota necessità storica, la -quale si manifesta negl'individui, ne' loro capricci e nelle loro -passioni: _est deus in nobis_. A rimutare il governo di un popolo -storico, non basta che ad un presso ch'io non dissi ne spunti in capo il -pio desiderio. Grazie al cielo, le leggi dell'enucleazione civile sono -fatali; e non possono venir contorte, falsate, impedite, arremorate, no, -dalle pazzie d'un capoameno, dalle malvagità d'un farabutto, o dalle -castronerie inique e da' misfatti buffoneschi d'un coso, che sia, come -la tela del Negrotto, ordita di coglione e ripiena di baron con l'effe. -Napoleone III, nel crearsi autocrata dei franzesi, adempiva una gran -missione, incarnava un sogno popolare, soddisfaceva un bisogno -sentitissimo; basta considerar le grandi conseguenze, delle quali è già -stato fecondo quell'atto, e restringendomi a citarne una: -l'_Unificazione d'Italia_, per benedirlo ed allelujarlo e chiamarlo: -santo, santo, santo! - -Del resto, e' si sa, _notus lippis et tonsoribus_, che a fare un'opera -benefica e di fiorita carità, conviene avere il cuore vieppiù duro e -lapideo, che per non farla. Dicono spietato Napoleone, perchè macellò -pochi facinorosi, e, fors'anche, per intimidire, alquanti non -facinorosi. Ma se, con un animo di più molli tempre, avesse aborrito da -ogni omicidio, quali carneficine, quali sciagure non avrebbero in breve -flagellata la Francia ed il mondo, quando le parecchie sette monarchiche -e le infinite più o men repubblicane, famose queste per la dappocaggine -e perversità dei capi, si sarebbero disputata la signoria al suo uscir -d'ufficio? Taccio di nojaltri Italiani, che forse ora saremmo ridotti -allo stato di mandra; e della Siria, dove ogni anno si rinnoverebbero le -solite stragi; e del Messico, che non avrebbe la prospettiva felice di -diventare una Monarchia autonoma e senza pronunciamenti e senza guerre -civili in permanenza. Taccio di Parigi e Lilla e Marsiglia e tante altre -città micidiali, rese ormai saluberrime. Che importa, a petto a questi -risultati, il sangue di qualche demagogo, di qualche monello, di qualche -femminetta o di qualche frustamattone? Ah, se il due-dicembre è un -misfatto, sarebbe capace di far rinnegare il culto della virtù ad -Aristide in persona! Renda, chi può, frequenti questi benefici delitti; -e noi, se pur siamo uomini e non pecore matte o donnicciuole isteriche, -adoriamoli, esaltiamoli e proseguiamone gli autori d'immensa -riconoscenza e pertinace[16]. - -[16] Io scriveva così nel M.DCCC.LXV; undici anni fa. Ora l'impero - francese è crollato; e delle creazioni di Napoleone avanza solo il - Regno d'Italia, che durerà, ne vivo certo, malgrado i pericoli, che - corre, affidato in mani indegne, incapaci e malsicure; soffrendo - della vergogna e della jattura presente, confido nello avvenire. - Avrei potuto sopprimere questo squarcio o rimutarlo; non ho voluto. - L'ammirazione, la devozione, la riconoscenza, la reverenza, che - sentivo allora per Napoleone, sono divenute forse anche maggiori, - per la pietà della gran tragedia in cui cadde e sparve. - -Questa scappata semipolitica m'è sembrata buona ad intercalarsi, acciò -la lode d'una poesia antinapoleonica non si scambiasse per sintomo -d'antibonapartismo. - - - - XI. -- _Una ballata di Vittorio Hugo ed il_ prologo in cielo. - - -Nella ballata, che accennavamo, il vecchio neodemagogo (il quale non può -ormai più vantarsi; - - _.... fidèle au sang qu'ont versé dans sa veine_ - _Son père, vieux soldat, sa mère, vendéenne),_ - -finge e suppone, che domineddio segga al tavoliere col diavolo, -giuocandosi a carte, secondo il solito, l'uman genere odiosissimo ad -entrambi. Ma quel giorno facevano proprio messe meschine: l'uno giocava -un abatucolo sparutello, il Mastai; l'altro un monelluccio di un -principotto squattrinato, il Bonaparte. Dio padre li lasciò vincere al -diavolo, dicendogli: -- «Togli su, già non saprai farne checchessia.» -- -«La sbagli!» -- esclamò quegli; e, sghignazzando, li trasformò in un -papasso ed un imperiere. Poniamo da banda la falsità intrinseca de' -giudizî, così sputati intorno a due ottimi; badiamo solo al merito -letterario della invenzione, dando e non concedendo, che sian giusti e -veri. Certo, non venne mai con più fiele ed argutezza derisa, da alcun -altro empio, l'apparente imprevidenza della cosiddetta Provvidenza, che -fa strabiliare gli uomini _paucae fidei_, tanto poco è la sapienza con -la quale par loro, che regga il mondo, e per isbizzarrirsi: - - _..... torca alla religione_ - _Tal, che fu nato a cingersi la spada,_ - _Facendo Re di tal ch'è da sermone._ - -L'Hugo ha avuto innanzi alla mente un proposito ben chiaro; e con -tremenda ironia colpisce non solo le persone del Mastai e del Bonaparte -e le istituzioni del Papato e dello Impero, anzi pure tutte le credenze -cristiane intorno alla bontà infinita ed alla onniscienza di dio. - -Ed ora apro il _Fausto_ ed inciampo nel _Prologo leste_. A leggerlo, mi -persuado e convinco, che scopo del poema è di sciogliere con l'ironia -l'intera mitologia cristiana, e dico fra me e me: -- «Bravo! L'idea, -letterariamente, se non è nuova, non può neppur dirsi esausta; finchè -durerà la fede, la caricatura di essa offrirà buoni motivi allo -Artista.» -- E m'aspetto ad incontrare una composizione, tagliata sul -genere dello _Scherno degli Dei_ del concittadino di Vanni Fucci bestia, -un quissimile di quanto parecchi hanno tentato ed il Voltaire ha fatto - - _..... Con quella sua fanciulla a gli Angli infesta,_ - _Che il grande Enrico suo vince d'assai_ - -è ch'è tra le più preziose gemma del serto poetico della Francia. E mi -figuro e concepisco il dramma quale una sanguinolenta caricatura, in cui -tanto le potenze infernali quanto le celestiali abbiano ad apparire come -una fantasmagoria evocata dal poeta per distruggerla satiricamente dal -punto di vista umano e materialista; riversando, travasando nelle forme -impassibili, indeterminate e vacue delle divinità spirituali moderne, -tutte le determinazioni della vita umana prosaica e volgare. Il lavoro, -così fatto, sarebbe stata l'epopea della vittoria riportata dal comico -sul sublime; avrebbe incarnato esplicitamente il concetto implicito nel -Decameron, la ribellione della carne contro la tirannide dello spirito e -dell'ascetismo, della spontaneità contro il formalismo; la conquista -d'un presente. Concetto, ch'emergeva dall'indirizzo storico della -Germania nel secolo scorso appunto com'era emerso con una anticipazione -di quattro secoli dallo svolgimento della mente Italiana nel trecento. -Ma io vi dico proprio quel, che il Goethe non ha fatto. Il prologo ci -sta proprio a pigione; è uno scherzo buttato lì, senz'ombra d'intenzione -seria, ancorchè remota; mera variazione rettorica sul libro di Giobbe, -che può stimarsi eseguita con minore o con maggior virtuosità, ma non -giunge ad affermarsi come creazione originale ed indipendente. Qui -l'ironia del Goethe si manifesta qual'è sempre, per la natura -dell'ingegno di lui, accidentale e non sostanziale, derivata da -paragoni, che rimpiccioliscono, da giochetti sulle parole, da scambietti -di spirito, da quanto è raffronto esterno, ma non mai dall'interno del -subjetto e della situazione. Per esempio, quando il Signore se n'è -andato, Mefistofele sclama, ed è il maggiore sforzo di spirito che -faccia in quella scena: - - _Quel buon vecchiardo visitar dilettomi_ - _Di quando in quando; e seco in buoni termini_ - _Stommi; è pur bel, che un tal signor compiacciasi_ - _Sì_ umanamente _conversar col_ diavolo. - -Quanto sarebbe stato poetico il rappresentarci quegli arcangeli, quel -dio, quel demonio crudelmente curiosi nella loro olimpica indifferenza -delle passioni umane, curiosi di far vibrare in noi questa o quella -corda, solo per isperimentarne l'effetto ad essi inconcepibile, appunto -come fanno i bimbi, quando tormentano per disonesto passatempo il -malcapitato uccelletto, che geme fra le mani loro! Quanto sarebbe stato -felice ed originale, puta, il rappresentarceli attoniti e sorpresi ed -invidiosi della vita umana ricca di contenuto, di gioje, di voluttà, di -virtù, di passioni; ed intenti malvagiamente a distrugger negli altri -quanto è loro impossibile acquistar per sè, simili a quella Latona, che, -per vendetta de' suoi lombi poco fertili, faceva assaettare la -figliuolanza della Niobe! Pare, che il Goethe avesse ideato il suo -domineddio come un barbogio burbero pedante, che professa la massima -indifferenza per gli affari di questo mondo e li concede volentieri alla -provvida amministrazione del demonio, contentandosi di rimbrottarlo, -quando le cose vanno male agli occhi suoi. Dico pare, perchè questo -carattere è bensì abbozzato in poche parole, ma non già svolto in -un'azione; e quindi non diventa vivo, non sussiste quale fantasma -autonomo. - -In fine alla seconda parte, questo prologo acquista una tal quale -conclusione; ma la persona di dio è sparita ed invece troviamo non so -quale -- «eterna muliebrità,» -- che la surroga, scrocca l'anima di -Fausto peccatore a Mefistofele. In che guisa? Distraendolo dal far la -guardia al sepolcro del vecchio stregone. L'eterna muliebrità, assume, a -buon fine, la parte di ruffiana... Fa scendere una gloria, ed il demonio -si distrae, ammirando, vagheggiando, concupiscendo e cercando di sedurre -gli angioletti di paradiso. Per ispiegarmi più chiaro, viene indotto in -somma in tentazione del - - _..... vizio, per cui dio Sabaoth_ - _Fece Gomorra e i suoi vicin sì tristi;_ - _Che mandò il fuoco giù dal cielo, et quot_ - _Erant, tutti consunse, si che a pena_ - _Campò fuggendo un innocente Lot._ - -Pensiero, artisticamente parlando, stupendo; per quanto possa sembrare -immorale ed irreligioso! Oh se il Goethe ne avesse avuto coscienza! Qual -partito poteva ricavarne! La divinità, che scende a sotterfugî, de' -quali un capobrigante, un camorrista, che si rispetta, rifuggirebbe! -Avremmo visto spuntare una passione brutale invero, ma pur sempre -passione, in quel cinico diavolo, che fino allora le aveva ignorate -tutte: - - _Et, comme un vieux soldat vous montre une blessure,_ - _Montrait avec orgueil le rocher de son coeur,_ - _Où n'avait pas germè la plus chétive fleur._ - -Passione prepotente in modo, da fargli dimenticare la sua perpetua -negazione. Mefistofele, divenendo più che mai disgustoso, avrebbe -destato per la prima volta simpatia e compassione, perchè quel suo -accesso di lussuria esce dalla vacuità demoniaca e ci mostra in lui -finalmente una parte umana. Ma questo svolgimento dell'umano dal -diabolico non era cosa da farsi in una scena ed incidentalmente, anzi -bastava per tema d'un grandioso e degno lavoro, che avrebbe riconosciuto -Mefistofele a protagonista. Del resto, la scena, che nell'intento del -Goethe era allegorica, rimane una freddura slavata senza colore o -calore. - -La parte epica del Fausto è appena accennata; nel lavoro ci sta per un -dippiù, v'è appicicata arbitrariamente. È però gran segno di leggerezza -in uno scrittore, quand'egli, non s'accorgendo del carattere -dell'argomento, che ha fra le mani, non sapendone afferrar l'indole, -crede di potersi sbrigare, in un pajo di scene incidentali, di -vastissimi concetti, e di far balzare con quattro martellate -all'impazzata un Mosè dal marmo. - - - - XII. -- _L'antica Leggenda di Fausto._ - - -Il tema della leggenda, contenuta nel Fausto Goethiano, è tolto da un -mito popolare tedesco nel quale si riassume l'intero ciclo de' romanzi e -delle facezie stregonesche, che fruirono grandissima voga presso la -Germania del cinquecento, e di cui non andò immune nemmanco la nostra -Italia; come documentano, per tacer d'altro, moltissime novelle di -Giovanni Boccaccio e di Franco Sacchetti. Se ne conoscono parecchie -versioni, ma la più antica e di combutta più compiuta si registra in un -libercolo, edito a Francoforte sul Meno nel MDLXXXVII e ripubblicato per -la prima volta, dopo dugencinquantanov'anni, in coda alla prima parte -dell'opera faustologica dello Scheible. Ecco la succinta analisi di -questa leggenda divulgatissima e mista d'elementi popolari e letterarî. - -Al dottor Fausto, figliuolo d'un villico di Rod presso Vimaria, che -studia teologia nell'università vittemberghese[17] _concessa pudet ire -via_, poichè: - - _..... ogni segnato calle_ - _Provò contrario alla tranquilla vita;_ - -ed insofferente non del peso anzi dell'obbrobrio dell'evangelico _iugum -suave_[18], bramando emular dio nella scienza, s'addice alla -necromanzia; ovvero, per dirla nell'ingenuo linguaggio del testo: _prese -ad amare ciò, che non è da amarsi; assunse ali d'aquila e volle conoscer -fondo al cielo ed alla terra, emulando que' titani, de' quali i poeti -favoleggiano, che ammucchiassero monti su monti e volessero guerreggiare -con la divinità_. Ma presto s'avvede di non bastare a tanto; e che, in -lui, come in Aldigier di Chiaromonte, quando trattavasi di liberar -Malagigi e Viviano: - - _L'animo è pronto, ma il potere è zoppo._ - -Epperò determina avvalersi all'uopo dello spirito più dotto e potente -dopo domineddio, cioè del demonio. Ed evocatolo in una boscaglia, senza -lasciarsene imporre dalle sue gherminelle e ciurmerie, il costringe a -diventargli servo. Se non che, come l'uomo non ancora avvezzo, egli non -si rassegna a considerarsi aggiudicato allo inferno; e, quando il -diavolo gli assicura, che dopo morto avrà a scontare le debite pene, va -in collera e lo scaccia da sè, dicendo: -- «Non vo' dannarmi per cagion -tua.» - - _..... Così reso a sè stesso, altrui ritolto,_ - _Quasi servo fedel, che franco viva,_ - _Tutto lieto sen gìa libero e sciolto....._ - -Ma ben presto s'accorge di non potersi _spesare_ (come diciamo a Napoli) -de' servigi diabolici, che gli riempivano alquanto il vuoto dell'animo: - - _Car l'habitude est tout au pauvre coeur humain;_ - -richiama il servo scacciato; ne impara il nome proprio, ch'è -Mefistofele; e stringe seco e sottoscrive col sangue, cavatosi dalla -sinistra, un patto solenne, in virtù del quale gli abbandona l'anima, -purchè il serva fedelmente ventiquattr'anni e purchè non gli nasconda -alcun vero: _tantulo impendio ingens victoria stetit!_ - -[17] L'Università di Vittemberga è ora traslocata in Halle sulla Saale. - Non sarà inutile, per determinare il carattere storico del mito - Faustesco, il ridursi in mente la parte, avuta da Vittemberga nella - infaustissima riforma e malauguratissima, che venne inopportuna a - fermare per un pezzo ed a scontorcere lo svolgimento del pensiero - Italiano. - -[18] _Non il pondo, è l'obbrobrio del giogo,_ - _Che m'incute un supremo terror!_ - _Meglio il batter dei denti ed il rogo,_ - _Che d'abbietto servaggio il rossor._ - _Non v'ha domma, che l'uom non apprenda_ - _Con impavido ghigno a schernir;_ - _Non v'ha pena tenace ed orrenda,_ - _Ch'ei non sappia in silenzio soffrir._ - _La cervice io non piego a una legge,_ - _Che il mio libero voto non ha;_ - _La virtù, che il pensier mi corregge,_ - _Contra i numi securo mi fa._ - _Patria e Prence, ho speranze ed affetto_ - _E di gloria mi schiudo il sentier;_ - _Ho le gioie del cielo a dispetto._ - _Come l'ombra, che simula il ver._ - _La mia fede a ogni fola negando,_ - _Io fra l'opre e i diletti vivrò;_ - _Voi dal ciel poi cacciatemi in bando....._ - _Questo gusto rapirvi io non vo'...._ - -Mefistofele comincia dal divertire quel villan rifatto del padrone (che -diventando erudito, non avea, come accade a' più, cessato d'esser uomo) -con fantasmagorie di cacce e simili; poi lo veste di stoffe preziose e -gl'imbandisce vivande e bevande squisitissime, rubate a cucine ed a -cantine principesche. A Fausto (si vede proprio che non ha pensieri) -vien subito voglia di ammogliarsi; e non consentendo il diavolo, ch'egli -commetta questa scioccheria e celebri un sacramento, vengono a contesa. -Il necromante vuol esser ubbidito, - - _Sic volo, sic iubeo, sit pro ratione voluntas:_ - -ed il _veto_ assoluto del su' famiglio serve solo a maggiormente -infervorarlo. _A chasque opposition on ne regar de pas si elle est -iuste; mais a tort ou a droict comment on s'en desfera: au lieu d'y -tendre les bras, nous y tendons les griffes_; e così appunto fa lo -spirito infernale: apparisce per la prima volta a Fausto sotto la sua -vera forma, orribile tanto che il poverino sbigottisce e scappa via. E -quantunque, come dice Seneca, _omnium rerum voluptas ipso quo debet -fugare periculo crescit_, non osa riparlar più di mogliazzo. Mefistofele -però gli procaccia in compenso ogni notte una nuova e bellissima donna; -basta, che egli si figuri a piacimento un tipo di avvenenza, perchè un -succubo condiscendente assuma la forma desiderata. Negl'intervalli fra -tanti piaceri, servo e padrone discutono su' quattro novissimi, come il -neoconte Giuseppe Ricciardi fece anche più opportunamente, quando ebbe -il coraggio di starsi tutta una santa nottata in una stanza d'albergo, -provvista di un letto solo, insieme con una donnetta, che, senza -conoscerlo altrimente, lo aveva accettato per cavalier servente, a -chiacchierare sull'immortalità dell'anima; egli sul letto e quella -buttata sur un materasso per terra. (Così racconta l'amico nelle sue -scipitissime _Memorie d'un ribelle_, senz'accorgersi, ch'e' si mette -alla berlina da sè.) Queste conversazioni mortificano talvolta un poco -il dottore. Mefistofele gli dice fra le altre: -- «Io son diavolo e mi -conduco alla diabolica e bene sta. Ma, fossi uomo come te, preferirei -d'umiliarmi a domineddio e servir lui, anzi che le dimonia.» -- Fausto -si stringe nelle spalle e risponde, press'a poco come il conte Almaviva -al buon Figaro: _je n'aime pas les valets raisonneurs._ - -Sazio di tali godimenti, stanco di siffatti colloquî, Fausto vuol -brillare nel mondo; e, con ammirazione e stupore universale spiega dalla -cattedra gli arcani della natura e predice l'avvenire; _tanto_, come -scriveva il Voltaire al Maupertuis, _tanto i professori di ogni specie -son lì per accalappiar gli uomini_. Insoddisfatto in breve anche di ciò: - - _..... Variam semper dant otia mentem;_ - -dopo aver appurato dal suo Mefistofele quanto questi sa dall'altro -mondo, delibera di conoscerlo _de visu_, facendovi una scorsa: cosa, per -quanto impossibile a noi altri esseri effettivi, _grazia, che ad uom -mortal raro si dona_, altrettanto agevole a' personaggi poetici, - - _Casus multis hic cognitus, ac iam_ - _Tritus, et e medio fortunae ductus acervo._ - -Prima d'avviarsi, è visitato da una eletta di Satanassi, Draghignazzi, -Libicocchi, Barbericce e Graffiacani, che nè l'arroncigliano nè -l'assordano con _diverse cennamelle_, ma pure gli lascian partendo la -casa zeppa d'un formicolio di vermicciattoli, sicchè gli è forza -sgombrarne. Non per questo smette quel proponimento. Seduto in un -seggiuolo d'ossa, sugli omeri di Belzebù, rigira con tutto comodo -l'inferno, osservandone le fiamme, lo stridore ed il batter dei denti. -Finita questa impresa, vuol vedere il cielo; e vola in un carro -trascinato da draghi verso le stelle, che dappresso si presentano -all'occhio come vastissimi mondi, mentre invece la terra sotto lui -diventa piccolina piccolina quanto un tuorlo d'uovo. E giunge così fino -alla soglia del Paradiso; ma l'ingresso gli è vietato da un cherubo. -Appagata siffatta curiosità oltramondana, pensa a godersi la terra; e, -seguendo il consiglio contenuto in due versi, che ricordo da bambino -senza rammentarmene l'autore o dove gli abbia letti: - - _Linque tuas sedes, alienaque littora quaere,_ - _O iuvenis! maior rerum tibi nascitur ordo;_ - -principia dal visitarne le contrade ed i popoli, cavalcando Mefistofele, -trasformato in ippogrifo, _inippogrifato_. In Roma, si rammarica di non -esser diventato papa, considerando come questi sciala! Sentimento degno -del figliuolo d'un villano tedesco, a' cui occhi il sommo gerarca deve -parere invidiabile non per la coscienza di essere stato prescelto dallo -Spirito-Santo a rappresentar dio in terra ed a guidare il gregge de' -fedeli; non pel potere e l'autorità ch'egli esercita; non per gli onori, -che il circondano; non per l'immortalità storica assicurata; bensì per -gli agi della vita, pe' comodi e pe' piaceri materiali, onde può godere, -se invece d'esser natura ascetica e scrupolosa, vuol rifarsi in quegli -ultimi anni delle astinenze precedenti. Fausto, stando invisibile -accosto alla mensa del Pontefice, gli fa sparire dal piatto i migliori -bocconi, come Leombruno a Madonna Aquilina; onde il dabben vicario di -Cristo, figurandosi aleggiargli intorno qualche anima tribolata e -commiserandola e cercando darle pace, ne' modi, che la liturgia insegna, -muove a riso l'empio buffone. Fausto trasvola quindi a spacciarsi pel -profeta nel serraglio del Gransultano. O che mancavan femmine di buona -volontà in Europa? Gnornò, ma _furem signata sollicitant, aperta -effractarius praeterit_, dice Seneca. E quelle mogli e concubine (è nota -la vanità femminile!) si stimano beate, onorate di giacersi con lui, -perchè si tratta del profeta, veh, non per alcun altro motivo, ohibò! La -beffa dura da se' giorni, nei quali una fitta nebbia involge il -serraglio; e poscia il Pseudomacometto sparisce, lasciando timoroso e -contrito il Sultano, che se la beve, come ogni altro; e si riprende per -belle e per buone mogli e concubine, degnate degli amplessi del profeta. -Che perla e modello di marito! È la vecchia storia di Giove, Alcmena ed -Anfitrione; è suppergiù la storia di Capelbruno del Batacchi. - -Rimpatriato, il Dottore si presenta alla Corte dello Imperador Carlo V, -che gli chiede e ne ottiene di evocare il massimo (com'egli stima) fra' -guerrieri e fra gli eroi dell'Antichità: Alessandro Magno. E quindi -Fausto si acconcia a rimanere in corte, via, per trastullarla, (in -posizione poco dignitosa, come quella occupata dal Goethe in Weimar, che -gira e rigira, fu di giullare); e vien facendo molte burle e facezie, -trasportate in questo mito da quelli di Simon Mago, d'Alberto Magno, -dell'abate Fuldano Erlolfo, di Giovanni Teutonio, dello Scoto, del boemo -Zitone e di Roberto di Normandia. Le buffonerie magiche, le celie -negromantesche, ne formano anzi, secondo il Gervinus, la parte -schiettamente popolare, che volgo e scolaresca si trasmettevano -tradizionalmente; mentre i viaggi, la discesa all'inferno e l'ascensione -al cielo, sono la parte elaborata da' dotti, tradizione letteraria e non -popolare. Di genuinamente popolare, in questo mito tedesco, di creazione -nazionale spontanea, ci sarebbe insomma solo, l'avere attribuito al -personaggio di Fausto parecchie goffaggini: _La botte dà del vin, -ch'ella ha_. Il popolo tedesco, abbandonato a sè medesimo, non piallato -e levigato da un po' di coltura, straniera, non tirato e tenuto su dallo -studio, non poteva concepir nulla di degno. Per contentare i faustologi -e gli storici infatuati della letteratura alemanna, noteremo, che le -facezie non vengon fatte spontaneamente da Fausto per alcuna necessità -del suo carattere, non sono psicologicamente motivate; che anzi gli -sembra produrle per ordine espresso, per compiacenza verso l'imperatore. -Sono intruse nella favola. Dicono, che la somiglianza del suo nome col -popolarissimo d'uno de' pretesi inventori tedeschi della stampa, i quali -(come ora sembra provato da ricerche, a me note solo per fama) frodarono -della debita gloria il nostro Panfilo Cataldo, abbia favorito la -tendenza ad appiccare a Fausto tutte le tradizioni di quel genere. - -Finalmente (ed eccoci al più bello) Fausto vuole anche godere il passato -in ciò, ch'ebbe di più prezioso e vago; come ha già goduto tutto il -presente nello spazio e pregustato il futuro con la divinazione: ed -evoca e trae dalla tomba secolare l'Elena greca formosissima, per la cui -demonica avvenenza i vecchiardi trojani assiderati affermavan convenirsi -che due popoli a vicenda si distruggessero e che la loro città perisse. -Incantato della sua tanta leggiadria e fors'anche perchè nell'uomo vi è -la passione per l'abnorme, pel mostruoso: - - _Quod licet, ingratum est; quod non licet, acrius urit:_ - -non sa più separarsene o rinunziarvi; la vuol sempre compagna; e genera -seco un figliuolo onniscio, che gli prenunzia l'avvenire d'ogni cosa. -Frattanto, il tempo pattuito con Mefistofele stando per finire, il -Dottore s'ammalinconisce ed il demonio lo schernisce, lo sbeffeggia, il -deride. Ma non c'è rimedio: - - _Le livre de la vie est le livre suprême_ - _Qu'on ne peut ni fermer, ni rouvrir à son choix;_ - _Le passage attachant ne s'y lit pas deux fois;_ - _Mais le feuillet fatal se tourne de lui-même._ - _On voudrait revenir à la page où l'on aime_ - _Et la page où l'on meurt est déjà sous les doigts._ - -Sulla mezzanotte dell'ultimo giorno, la studentesca odono un gran -frastuono; e la dimane trovano Fausto sbranato dal demonio nelle sue -stanze. L'Elena ed il figliuolo enno spariti. - -Eccovi il contenuto del mito di Fausto, con la scoria, con le -escrescenze e co' bitorzoli, onde un vero poeta dovrebbe rimondarlo, -volendogli dar forma artistica, come di più sordida zavorra Dante nostro -ha depurato il mito della discesa agl'inferni, della visita all'altro -mondo. L'uman genere non ha forse mai incarnata in più ampia e più larga -tela, con inconscia ingenuità, le ribellioni contro i concetti -cristiani, che l'Evo Medio comprimeva sì, ma non poteva sopprimere. -Quanto potrebbe esser colossale un Fausto insaziabile non solo nel -godere, anzi ancora più nell'apprendere; il quale deliberatamente -incorresse nell'eterna dannazione, non sedotto da vane lusinghe, non per -una momentanea impazienza, bensì per trovar modo di spiegar l'enimma -supremo; il quale si desse al diavolo, pattuendo però che da questi non -gli venga nascosta cosa, ch'egli esamini, e gli si risponda solo e -sempre il vero, tutto il vero, non altro del vero! Quanta poesia nella -febbre irrequieta di conoscer _fondo a tutto l'universo_, la quale -spronerebbe Fausto a rifrugare ogni parte dell'interno animo suo e della -natura esterna; la quale l'indurrebbe ad interrogar l'inferno, e, non -ottenendone risposta soddisfacente, a volare sino sulla soglia del -paradiso, e gli persuaderebbe di strapparsi alle voluttà per la gloria -ed alla gloria per la scienza. Quanto sarebbe sublime il perseverare -nella empiezza e nella ribellion mentale per senso di dignità, mentre il -demonio stesso gli consiglierebbe di piegare, e dimostrerebbe la propria -bestial natura, confessando di operare solo istintivamente! E finalmente -quanto potrebb'esser profondo il non acquetarsi di Fausto se non nel -godimento (ossia nella cognizione) dell'antichità storica, simboleggiata -nell'Elena greca; poichè la scienza storica solo, checchè vaneggi il -Lessing, vale a sciogliere tutti i conflitti e sedare tutti i turbamenti -umani, ha virtù di dare sicurezza e verità e tregua e requie e forza di -vaticinare (cioè di prevedere) l'avvenire delle universe cose al povero -genere umano, inappagato dallo spensierato godimento materiale, che gli -offre il naturalismo, dalle vacue speculazioni, e dal complesso ma -sminuzzato sperimentalismo empirico. Ah! la storia è la vera Afrodite -intellettuale, della quale viemmeglio che della fisica Tito Lucrezio -Caro avrebbe potuto esametrare - - _Nam tu sola potes tranquilla pace iuvare_ - _Mortales; quoniam belli fere moenera Mavors_ - _Armipotens regit, in gremium qui saepe tuum se_ - _Reiicit, aeterno devincto vulnere amoris._ - - - - XIII. -- _Modo in cui il Goethe poetava._ - - -Le idiosincrasie degli scrittori spiegano le peculiarità delle -scritture. - -Cos'ha mai ricavato il Goethe da questo enorme tema, vasto in guisa che -l'intera divina Comedia dantesca v'è inclusa in forma d'episodio? Qual'è -il concetto del poema, o, come a lui piace scrivere, della _tragedia_, -ch'egli ha bravamente architettata sul sustrato mitico? Spiattellamola -com'ella è: - - _......... amphora coepit_ - _Institui; currente rota, cur urceus exit?..._ - _.... Anfora a far s'imprese; e perchè poi,_ - _Gira la ruota e n'esce orciuol?...._ - -Perchè? Vel dirò. La mente dello scrittore non ha saputo cogliere e -fermarsi ad esplicare un particolar lato poetico del subjetto vastissimo -ed un po' indeterminato, anzi vi ha spaziato dentro quasi a diporto, -senza nè volontà nè valore di abbracciarlo, comprenderlo, rimpastarlo ed -imprimervi la propria immagine e similitudine; ha rimaneggiata la cera -senza imprimervi alcun determinato suggello, senza volerne perdere il -minimo avanzo; ha fatto come il proto, quando, rimaneggiando una -composizione, cambia la giustificazione, cambia il formato, ma non muta -i tipi, nè molto meno le espressioni od i pensieri. Il Goethe, che -s'arrabatta col Fausto, mi ha l'aria d'un inquilino di locanda, il quale -si permette al più più di sparpagliare qualche sua masseriziuola su' -marmi de' cassettoni e del camminetto, di far appendere alla parete -qualche ritrattino a lui caro, di far traslocare qualche suppellettile, -ma che non ha nè dritto ned ardire di rimutare ogni cosa, di trasformare -l'arredatura della cameretta a suo capriccio e di pianta; perchè insomma -insomma poi non è il padron di casa. Faceva d'uopo d'un Atlante per -suffolcere il mondo, il microcosmo del mito faustesco; ed il Goethe ha -dimenticato, che quando si scardina un mondo, s'hanno da aver omeri da -sorreggerlo. E sì, che non ha mai neppure ammessa la possibilità di far -fiasco, neppure sospettato di essere impari a tanto tema; e che il mito -di Fausto non era peso dalle sue braccia, _nè ovra da polir con la sua -lima_. La mente sua non s'è mai agghiacciata estimandosi giustamente. -Per ammirarlo, dobbiamo ammettere, - - _Qu'il est beau qu'un mortel jusques aux cieux s'élance,_ - _Qu'il est beau même d'en tomber!_ - -Certo, se d'alcun'altra mai, ben potrà dirsi di questa fantastica -leggenda popolare o letteraria, ch'essa circoscrive in sè qualunque -concetto possa avere qualsivoglia ottimo artista: ma per arrivare a -quello con _la man, che obbedisce all'intelletto_, e' si richiede senza -meno, che un concetto sia nell'intelletto, sia nell'artista. Per fare lo -spezzatino di lepre, ci vuole, prima di tutto, una lepre. Il mito è -materia inerte come il marmo, come la donna amata; ed in esso si -nasconde tanto il comico quanto il sublime; - - _... Il mal, ch'io fuggo; e 'l ben, ch'io mi prometto;_ - _In te, Donna leggiadra, altera e diva,_ - _Tal si nasconde;...._ - -spetta all'ingegno mio di cavarne quel, che meglio m'aggrada. Ma -concetti determinati poetici mancavano al Goethe. Parrà un paradosso! ma -tant'è! prego il cortese lettore di rammentarsi la distinzione stabilita -più su fra concetti scientifici e poetici. Un concetto poetico manca in -presso che tutti i lavori di lunga lena del Goethe: ed il difetto si -spiega agevolmente dal modo, in cui lavorava l'Eccellenza sua e dalla -natura intima delle opere, le quali sono per lo più in un certo senso, -mere poesie d'occasione. Non iscaturivano da potente esaltazione della -fantasia favoleggiatrice; anzi servivano di sfogo momentaneo per ogni -affetto, che ingombrasse, opprimesse l'animo dell'autore. Il poetare -equivaleva pel Goethe ad un purgante morale. Gli è uno spingere un -pocolino troppo in là o per dir meglio un prender troppo letteralmente -l'aristotelico concetto della _catarsi_; gli è un abbassare la poesia -nella cerchia dell'igiene e della dieta; gli è un dare all'attività -poetica simiglianza un po' po' eccessiva ed indiscreta col ponzare. - -Io non conosco metodo più acconcio ad iscacciare il malumore, a dar -l'ostracismo alla melanconia, nè so che altri abbia sperimentato rimedio -più efficace a' maggiori turbamenti d'animo, alle passioni più -tempestose, dello scapricciarsi da solo a solo con madama penna, del -tentare di ritrarre e descrivere quel malumore, quella melancolia, que' -turbamenti, quelle passioni. _Probatum est!_ E stimo di poter esser buon -giudice in questo, perchè (o ch'io sia nato tale, o che tale io mi sia -divenuto per colpa propria od altrui) fatto sta, che sono una bestia -ipocondrica, ma come ce n'ha poche; ed appena ricordo d'aver riso di -cuore qualche rara, rarissima volta tanto, tanto tempo fa. Caso patissi -dello stesso malore, amico lettore, prova la mia ricetta: al primo -accesso d'umor nero, presto, lesto, impugna la penna, siedi a tavolino e -studiati di dire quel, che ti bolle in corpo. Doppio effetto benefico: -tutta la parte indeterminata, vaga, il _flebile nescio quid_, il _nequeo -quin fleam_ senza un perchè, il musicale dell'affetto insomma, svanisce, -non potendo concretarsi in parole; riman solo la parte salda del dolore, -la piaga vera davvero. Tenta di scandagliarla, auscultarla, specularla -ben bene: e, dopo cinque minuti, l'interesse tuo sarà trasferito dalla -passione alla descrizione della stessa, la guarderai objettivamente ed -ormai con più curiosità che partecipazione. Sarai rasserenato, e da -paragonarsi a que' studenti fanatici di medicina i quali inoculatosi il -viro sifilitico o trangugiati farmachi mal noti, per istudiare le fasi -vuoi dell'infezione, vuoi dell'attossicamento, tutti intenti nelle -osservazioni, non provano più il dolore. S'è dato il caso, che vedeste -di que' ritratti fotografici, venuti pur ora di moda, in cui la persona -medesima è riprodotta du' volte sul medesimo fondo in due atteggiamenti -diversi? esempligrazia, mentre vende guanti a sè stessa; mentre tocca il -polso al suo signor sè coricato ed infermo; mentre, con la pistola -ancora in pugno, urta col piede il cadavere della signoria propria, che -ha uccisa in duello? Oh que' ritratti! Io non so guardarli senza un -brivido strano! Dico bene? La più atroce fantasia, che possa assediar -l'uomo in sogno, non è, che le cariatidi del portone scuotano il pondo -dell'architrave e da que' robusti giganti, che pajono, salgono le scale -o scrollino alla Sansonesca l'edificio, per far le tarde vendette -dell'oppressione, _eo immitiores quia toleraverunt_; -- non è, che -mentre tu riposi tranquillamente nella cameretta serrata con doppio giro -di chiave, le figure lì dipinte, e penzolanti dalle pareti, abbiano a -distaccarsi dal quadro e venire a sedere sul tuo letto; -- non è, che tu -abbia a riscuoterti sepolto vivo nella tomba gentilizia, e schiattarvi -rosicchiando per fame i pugni rinsecchiti, oppure rinvenire come l'abate -Prévost, nel teatro anatomico, mezzo sezionato da una turba di pappini; --- non è, che tutte le bestiacce del museo zoologico, pel quale conduci -la tua signora, racquistino ad un tratto ossa e polpe e si scaraventino -addosso a voi; -- non è, di cadere e cadere da una torre altissima giù, -giù, nell'abisso, senza dar mai un picchio nel fondo; -- non è, di -nuotare per un pelago sconfinato ed innavigato, spossandoti a fuggire da -frotte, stuoli, morre, eserciti, caterve, moltitudini innumerevoli di -que' paurosi mostri marini: orche, pescicani, caccialotti, balene; -- -no, c'è peggio assai da immaginare. Questi spaventi son nulla al -paragone dell'orrendo sogno d'un Menecmo, d'un Simillimo, che vi sia -cioè nel mondo altri _tutto al volto, ai costumi, alla favella_ simile a -te; che porta il tuo nome; che da tutti è preso in fallo per te; che la -tua donna riceve, come accorrebbe te, e compiace, credendo appagarti; -delle azioni ree del quale tu innocente sei responsabile; che gode -malignamente di frantumare e contaminare ogni gioja tua, e farti -scontare il fio della sua perversità;..... Oh non v'ha pensiero più -fecondo di raccapriccio! Ebbene, tal'è press'a poco l'effetto dello -studio posto nel descrivere od analizzare le passioni proprie: l'animo -si sdoppia, il paziente e l'indagante divengono due, e la carne e la -mente, che soffrono, divengono estranee alla mente, che esamina e -ritratta: sono due Simillimi. Se non che, in questo caso, il male è -salubre, il _menecmismo ideale_ risana i corpi attossicati -dall'ipocondria o dalle passioni. - -Certo, ogni commozion poetica prende innegabilmente le mosse da una -commozione effettiva dell'animo, ma non perchè l'una procede dall'altra -è da confondersi quella con questa. Anche il figliuolo si presuppone -generato dal su' babbo; e non per ciò sono una persona. L'impressione -naturale è _sempre scema_; semplice e cruda, non può chiamarsi poesia, -mancando dell'elemento principale, dell'idealità. Il bello naturale, per -diventare bello artistico e specialmente poetico, dev'essere elaborato -per tutti gli stadî della fantasia; come un cibo, per diventare aumento -e sussidio dell'organismo, deve subire tutte le operazioni meccaniche e -chimiche, le aggiunzioni e separazioni, che si addimandano _processo -digestivo_: l'intuizione di un objetto qualsiasi si trasforma mano mano -in immaginazione e l'immaginazione finalmente è tradotta ed innalzata a -fantasia pura e piena. Questa trasformazione e traduzione ha per iscopo -e termine la creazione di fantasmi autonomi, i quali non ritengono più -nulla di comune col fenomeno originale, che mise in moto la facoltà -generativa del bello. Un figliuolo adulto non ha più nulla di comune co' -genitori, nè la Madonna della Seggiola con la Fornarina, nè l'Aspasia -del Leopardi con Madama Targioni. - -Il Goethe non isconfina mai mai dal primo stadio intuitivo; gli manca la -virtù digestiva suprema, che trasfigura l'obietto sentito o percepito -(cosa, persona, affetto, avvenimento) in fantasma: metamorfosi vieppiù -strana di quella, per cui acqua ed aria si trasformano in legno e -fronda, oppure asparagi e broccoli si tramutano in muscolatura ed ossame -o pelame. Egli sa adornare, raffazzonare, compaginare il percepito, ma -non può rimutarlo sostanzialmente, farne una cosa autonoma ed originale: -quindi eccolo costretto a fluttuare fra la _copia del vero_ e -_l'allegoria_, tra il fotografico ed il didascalico, forma incipiente -questa, forma evanescente quella dell'Arte, ed in fondo a dirla, tanto -l'una quanto l'altra estranee all'Arte. Ci dà quindi ritratti, relazioni -particolareggiate, descrizioni minute; tutta roba, onde può mostrarmi il -riscontro in natura, onde può rendermi scrupolosamente ragione: _ho -scritto la tal cosa così e così, perchè ho visto questo, ho sentito -questo_: se non che una bazzecola manca a tanta perfezione, quella -minchioneria, costitutiva dell'artistico e del poetico, ch'è l'elemento -fantastico, ideale. - -Persuadiamoci finalmente, che n'è pur tempo, d'una verità, la quale ha -il sommo, (benchè non raro) pregio di non essere assiomatica, anzi di -risultar quasi conclusione dall'esplicazione del concetto estetico, in -Italia almeno. Quindi (è bene avvertirlo) potè ignorarsi o negarsi da' -nostri predecessori, senza che meritino taccia di sconnessi, come -sarebbe accaduto se avessero negato il quattr'e quattr'otto; ma non può -disconoscersi da noi altri senza mostrarci dappochi quanto chi credesse -ancora nel sistema tolomaico o nelle superstizioni medievali o nella -eccellenza del governo repubblicano. Dunque il bello artistico e, per -conseguenza, il poetico, non ti riuscirà mai di scavizzolarli nel mondo -delle cose, anzi devi stimarli parti della fantasia. Quando esistessero -effettivamente sceverati nella loro purezza; quanto il Bello naturale -fosse identico al Bellissimo, a quel, che, a scanso d'equivoci, per -adoperare una parola impregiudicata, monda d'idee accessorie, chiamerei -il _Pulcherrimo_, cioè, al Bello assoluto; le arti sarebbero pleonasma, -duplicato supervacaneo; ripeterebbero senz'alcun prò, peggiorando; a noi -si converrebbe inchinar per vera l'opinione, che le condannava ad -imitare servilmente la natura; e quelle divine idee si degraderebbero ad -onesto passatempo senza degno scopo sufficiente. Se la macchia e la -fattezza tipica e l'armonia ed il fantastico sfolgorassero nelle cose e -negli uomini, nei suoni e nelle voci naturali, nella vita e nella -storia, _in verbis, herbis et lapidibus_; oh guà! cesserebbe il perchè -della Poesia, della Scultura, della Musica e della Pittura. Invece di -spiroscafare sino in Toscana, _ch'è più in là dell'Abruzzo_, per -ammirarvi quei miracoli di Arte, che vi sono accumulati, invece di -arrampicarci su per le scale e degli Uffizî, (ripide tanto, ch'io ne -disgrado le vie _diserte e scoscese_, di cui Dante, e stupisco che il -_clubbe Alpino_ non le registri fra le più meritorie ascensioni!) -invece, dico, basterebbe spalancar le impannate o scendere in istrada; e -guardare i monti, il mare, le case, chi va, chi viene e chi sta. Invece -di accalcarci ne' teatri micidialissimi, nelle afose sale da concerti, -faremmo una passeggiatina lunghesso il marsonante o porgeremmo -l'orecchio a' suoni confusi esalati dalle campagne. Invece di -leggicchiare o scrivacchiare e poemetti e romanzucoli e drammonzoli, -ripenseremmo i nostri casi e gli altrui. Ma che! per quanto vaga sia la -femmina, che ti godi, ed il paese, in cui dimori, per quanto sia -svariata la tua propria vita, non ti appagano, ti lascian sempre il -desiderio di finzioni pittoriche e poetiche. Giacchè, ripetiamoci -ancora, l'Artistico, il Poetico non hanno effettività naturale, sono -anzi visioni della mente, quando concentra ed esaurisce tutto un dato -Universale od Esemplare od Archetipo, che dir si voglia, tutta una data -_Idea determinata_, in un particolar fantasma. Certo, conforme alle -norme del processo empirico, la primissima spinta ce la dà un oggetto: -ma veh, se non abbiamo succhi gastrici da digerir l'impressione, è vano -il lusingarci di cogliere il Bello. Il tale e quale dell'effetto -materiale non è poesia. - - _Ho un bastoncel di legno, ricoperto_ - _Di cuoio; ha nome marito: ma il legno_ - _È legno, sa?_ - -dice cinicamente una donna poetica tedesca[19], la Maria della lirica di -Arrigo Heine intitolata _Ratcliff_, da non confondersi con la tragedia, -com'e' la chiama, intitolata _Guglielmo Ratcliff_[20]. Il legno riman -sempre legno e l'effettivo naturale non sarà mai il Poetico. - -[19] _Hab' einen Stock von Holz, der ueberzogen Mit Leder ist; Gemahl - sich nennt; doch Holz Ist Holz._ - -[20] Non potevo prevedere, scrivendo questo studio, che ci sarebbe poi - stato, chi avrebbe avuto il barbaro coraggio ed il pessimo gusto di - voltare (molto infedelmente) in Italiano quelle sconciature - giovanili dello Heine, che sono le due sue pretese tragedie; e che, - nella nostra Italia, si sarebbero trovati pubblici babbei per - applaudire, quando in Germania stessa nessuno pensò mai a - rappresentare e nessuno le tenne rappresentabili. - -A questo poetico, il Goethe non è giunto, se non radissime volte nelle -_Liriche_. I rimanenti scritti di lui sono da paragonarsi all'organismo -vegetale, che non ha potuto progredire fino alla vitalità animale ed al -pensiero umano, impigliato nel meglio della enucleazione. Noi seguiamo -fase per fase la più o meno splendida vegetazione delle opere del -Goethe; le vediamo germinare, crescere, fiorire, e rinsecchire; quel, -che non vediamo mai, si è, che pur una volta staccandosi dal terreno, -dalla melma del reale, che le ha prodotte, ed acquistando moto e ragion -d'essere propria, progrediscano fino ad incarnare un concetto; ripeto, -la vegetazione c'è, manca la vita, manca il pensiero. - -L'aver assodato questo fatto, cioè, che la sensazione poetica del Goethe -è assolutamente identica con la sensazione materiale di lui, ci dà la -chiave del perchè le scritture sue più sentite, più affascinanti siano -appunto le giovanili, quando, ne' grandi poeti nostri, sogliono -piuttosto essere, non le senili, chè la vecchiezza è morte comune di -tutte le facoltà, anzi le vergate o dettate nell'età provetta. La -potenza creativa, la virtù plastica e caratteristica del signor -consigliere, fondandosi esclusivamente e dipendendo integralmente dalla -freschezza e dall'ingenuità dell'impressione fisica o morale, dovea -languire parallelamente all'infiacchirsi e al declinare di questa, con -l'ottundersi de' sensi e con l'infracidire in quella pettegola corte -granducale d'ultim'ordine, la quale egli avea per compito e per -ambizione di mantenere allegra: compito ed ambizione da giullare. - -Non è lecito d'ignorare, in qual modo germogliassero i _Patimenti del -giovane Werther_. Tutti sanno che quel romanzo è un mosaico sul genere -della bandiera del piovano Arlotto, ricavato in gran parte da frammenti -di lettere e di un giornale veramente scritto, composto d'impressioni -effettivamente sentite, con personaggi conosciuti in società; che ha per -sustrato, insomma un amoretto ed una situazione sperimentati -dall'autore, nonchè un'avventura e la catastrofe d'un suo conoscente, -d'un certo Jerusalem[21]. Non osiamo lagnarcene, chè questo -essenzialissimo difetto estetico del libro, quando lo si consideri -com'opera d'Arte, questo suo esser _vero_ quasi dalla prima all'ultima -parola, questo suo esser prosa e non poesia appunto, gli conferisce -tanta forza d'ossessione, tanta efficacia ed evidenza; rende impossibile -lo scartabellarlo senza rimaner lì avvinti alla lettura, senza sclamare -ogni tratto: -- «È vero! è vero! l'ho provato anch'io!» -- senza -sognarne la notte. Sei stato mai a Pompei? Sì, eh? Dunque avrai ammirato -que' simulacri di statue in gesso, ottenuti recentemente, ricolmando con -iscagliola le cavità lasciate nella cenere impietrita da' cadaveri degli -antichi pompejani sciolti in polvere? Or bè, che te ne pare? Son -qualcosa d'informe, di orrendo, n'è vero? Giurabbacco, non -t'arbitreresti a paragonarli nemmanco per burla al _Gladiatore -moribondo_, al _Marsia scorticato_, all'_Anteo soffocato_ alla _Pietà_ -michelangiolesca? Pure, quanto maggiore ispavento e compatimento non -incutono? quanto non è loro più facile commuoverci fino alle lacrime, -farci rimaner di sasso, lì sbigottiti? Dico bene? O perchè? Per la -materialità loro stessa: per quella potenza di espressione; per l'idea, -che non sono una finzione d'artista. Ecco la maschera d'un uomo, che s'è -buttato vinto per morire; ecco un volto umano vero, il volto d'un dato -uomo, che ha vissuto davvero, eccolo sconvolto non da un dolore -simulato, come la fisonomia dell'istrione, come il _marmo del trojan -Laocoonte_, bensì da una stretta disperata e mortale. In quella -scagliola, stanno impigliati gli ossami d'infelici, de' quali il gesso -con l'arrendevole flusso ha surrogate le parti molli. Ed io, che guardo, -non provo più un'emozione estetica, anzi un dolore effettivo e positivo. -Non mi veggo più dinanzi un sasso scolpito ad immagine e similitudine -della Niobe, madre infelicissima, anzi l'orrido scoglio appunto, che fu -la Niobe ed ebbe vita al par di me. Non assisto ad un assalto di -scherma, nel quale gusterei la disinvoltura e la pratica degli emuli; -anzi son testimone in un duello, in cui ogni botta vien diretta a -spillar sangue ed a trabalzar nel nulla la vita de' contendenti. Non -intendo più ad una rappresentazione teatrale, dove mi si spiegano i varî -moti delle passioni d'un moribondo, anzi contemplo un combattimento -gladiatorio che non avrà fine, se non con la morte d'uno de' -gareggianti. L'autore stesso, parlando del _Werther_ in vecchiaja, nel -M.DCCC.XXIV, diceva: -- «È una creatura, che ho cibata, quasi pellicano, -col sangue del mio cuore. V'è tanto del più intimo del mio petto, -sentimenti e pensieri, quanto basterebbe per un romanzo in dieci di que' -volumetti. Del resto, sol'una volta ho riletta l'opera; e mi guarderei -bene dal ritentar la pruova. Sparge razzi incendiarî. Mi sbigottisco e -temerei di sentir nuovamente lo stato patologico, che produsse lo -scritto». -- Male, quando la produzione artistica è effetto d'uno stato -o stadio patologico. - -[21] Vedi l'opera tedesca intitolata: _Goethe e Werther. Lettere del - Goethe, le più giovanili, con documenti illustrativi, pubblicate da - A. Kestner, Regio Consigliere d'Ambasciata Annoverese, Incaricato - d'affari presso la Santità del Papa. Seconda Edizione. Stoccarda ed - Augusta, presso il Cotta, M.DCCC.LV._ - -Ma chi oserà biasimare il modo di comporre, cui dobbiamo il _Werther_? -Arte o non Arte, è qualcosa di stupendo. Chi torcerebbe gli occhi da -que' gessi pompejani, allegando l'irragionevol ragione, che non sono la -Niobe? chi rifiuterebbe di presenziare ad una tauromachia, iscusandosi -col dire, che non è il _Filippo_ o la _Mirra_? Quegli spettacoli ci -commuovono potentemente; e basta. Ma badiamo però, veh! tal commozione -non è punto estetica: è la commozione brutale, che produce lo aspetto -del vero, non la commozione ideale, che vien generata dalla -contemplazione dell'opera d'arte. Comico è quindi il plauso, che questo -procedere indigesto ha incontrato in Germania, dove quasi quasi, invece -di legger le biografie del Goethe per meglio comprenderne le scritture, -se ne studiano anzi le opere come illustrazion della vita. I termini -vengono invertiti. A noi, la _Vita di Vittorio Alfieri, scritta da -esso_, ci dischiude l'intelligenza della poesia di quell'uomo -miracoloso, che seppe tanto caratterizzar sè stesso in un verso: -_Scrivo, perchè non m'è dato di fare_; ed i tedeschi si discervellano -sul _Fausto_, sulla _Jfigenia in Aulide_, sul _Tasso_, sulle _Affinità -elettive_, sul _Guglielmo Maestri_, eccetera sulle più insignificanti -corbellerie vergate dal Goethe, per indagare che ci fosse nell'animo di -lui in quel tal tempo, quali fossero allora le sue pratiche ed i suoi -trastulli. Ed ove si consideri da una banda l'ignobiltà d'una vita di -ottantatrè anni, sciupata in melensi amorazzi, in mille pettegolezzi, -fra gli ozî insulsi ed istenterelleschi d'una corte granducale, in un -ambiente accuratamente depurato d'ogni egregio affetto, patriottismo, -grandi ambizioni, libertà politica e simili; dall'altra l'idolatria, con -la quale i tedeschi l'han vagheggiata, quasi ultimo ideale di una vita -virilmente spesa e felice; si potrà formolare sulle condizioni morali -dell'intera Germania un giudizio, forse e senza forse poco lusinghiero, -ma giusto e meritato. E, se volete ben comprendere la superiorità morale -del popolo Italiano, rammentatevi quali furono i poeti, che -vagheggiavamo per ideali; l'abisso, che separa l'anima sdegnosa d'un -Vittorio Alfieri da' consiglieri aulici Federico di Schiller e Gian Lupo -di Goethe, uomini di plebe nobilitati, vi dà la misura della distanza -fra le due nazioni. - -Ma che parlo della corte di Vimaria e degli ozî insulsi ed -istenterelleschi del nostro autore? Conveniva egli stesso di averci -sciupato molto tempo facendo l'impresario: -- «Invece, avrei potuti -scriver parecchi bravi drammi: ma non me ne pento. La mia attività e la -mia produzione, io le ho sempre considerate simbolicamente; e mi è stato -in fondo indifferentissimo il far pignate o scodelle». -- - -Del resto, è vero, che il Goethe v'ebbe anche di serie di occupazioni: -per tacer dell'altre, fu ministro della guerra. L'esercito vimariense si -componeva di seicento uomini con una cavalleria di cinquanta usseri; ed -il Ministero, d'un ministro e d'un segretario con uno scrivano. Esercito -però sempre ragguardevole, se paragonato a quello del conte di -Limburgo-Styrum, il quale possedeva uno stupendo reggimento di usseri, -composto da un colonnello, sei uffiziali e due gregari[22]. - -[22] Non c'era pericolo, che potesse vincer delle battaglie di Sadowa e - di Sedan; ed era meglio per la pace e la felicità del mondo. - -In omaggio all'acume critico del tedesco, convien pure, ch'io dica, aver -egli più d'una volta compreso questo suo stato d'inconcludenza morale. -Non citerò autori moderni, anzi le parole, che il ladro conte palatino -Gian Casimiro scriveva nel MDLXXVIII (nel tempo appunto in cui si -elaborava dalla coscienza popolare il mito di Fausto) al Langravio di -Assia: -- «Il Duca d'Alba mostrò di conoscerci per bene, quando -trascorse a dire, i principi tedeschi esser come i leoni, i grifoni e -l'aquile de' loro stemmi; grandi animalacci ben provveduti d'unghioni, -d'artigli, di zanne e di rostri, ma inetti non che a mordere e -graffiare, a morsecchiare e sgraffignare. Ad ogni straniero è notissimo -che noi sappiamo scrivucchiare e consumar carta, e ragunar fatue -assemblee, ma non già conchiuder checchessia; il che per fermo ridonda -di sommo vilipendio alla nazione tedesca». - - - - XIV. -- _Genesi del Fausto e la Dedica._ - - -Appunto come i _Patimenti del giovane Werther_, quantunque in guisa meno -apparente, maturarono presso che tutte (o perchè non dissi: tutte?) le -opere del Goethe, ed il _Fausto_ anch'esso in capolista. Dell'_Affinità -elettiva_ l'Autore diceva: -- «Non v'è rigo, ch'io non abbia _vissuto_; -e v'è ficcata dentro più roba, che chicchessia valga ad assimilarsi in -una sola lettera». -- Non vi pare di sentire un ciarlatano vantare il -suo cerotto? Del _Fausto_ poi dice: -- È qualcosa di affatto -incommensurabile. Si rifletta, che la prima parte fu prodotta da uno -stato alquanto torbo, oscuro dell'individuo, del subjetto. Appunto -questa oscurità adesca gli uomini, che vi si affaccendano volentieri -intorno, come a tutti i problemi insolubili.» -- Dire, che l'autore vi -si è dato da fare intorno da' diciannove agli ottantadue anni, gli è un -dire appunto, che non ha mai saputo trovarne il bandolo. Tante volte -l'innamorata, per farci un po' stare a segno con occhio e dita e lingua, -è insusurrata dall'arcidiavolo ad incannarci sulle mani qualche -matassaccia arruffata di filo, che vuol raggomitolare; e noi, -perfidamente, invece di agevolarle il compito, facciamo il possibile per -iscompigliar sempre più quel refe, acciò la prossima vicinanza si -prolunghi e, nello inchinarsi per isbrigar qualche groppo, la -maliziosetta possa portar la fronte quasi fino alle nostre labbra e far -come se non si avvedesse del fuggitivo contatto. Fossimo ancora nei -beati tempi de' paragoni mitologici, vi direi, il Goethe essersi -imbertonato della Melpomene; e, mentre questa gli avea dato a tenere la -matassa del mito faustesco, intendendo finalmente ravviarla e dipanarlo, -farle quello appunto, ch'i' v'ho detto e che tutti abbiam fatto, ma con -qualcosa d'un po' meno stantio della Melpomene. Ripeto, in un tema -poetico c'è tutto; ma il tutto è il nulla, l'indifferenza, la -neutralità, il caotico. Perchè da un caos risulti un cosmo, è d'uopo che -si sviluppino in esso le forze chimiche e le fisiche e le dinamiche e -poi la vita organica. Perchè un tema poetico si trasformi in opera -d'arte, bisogna che l'autore vi trasfonda lo _spiritus dei_ biblico, il -quale noi addimandiamo concetto, come più gli aggrada o comico o -sublime, che poco importa. Pienissima libertà nella scelta del concetto, -ma, una volta avvenuta questa scelta, ogni libertà sparisce; come già, -in un paese benordinato, ci è largo campo a discuter le proposte, che, -una volta convertite in leggi, sono da obbedirsi ciecamente senza -recalcitrare od obbiettare, gua', sotto pena di far la zuppa nel -paniere. Ove il poeta rimanga imparziale fra venti concetti attagliabili -al tema, infraddue fra il tragico ed il buffonesco, tirato -egualissimamente da _uno ed altro desio_, - - _..... sua cura_ - _Sè stessa lega sì che fuor non spira._ - -Il tema, lo stoffo, il mito somiglia que' macigni de' conti di fate, -sterili, brulli: Mosè, a spezzarvi su la verga, non ne stillerebbe un -gocciol d'acqua; Columella, ad ararli e vangarli e zapparli, non vi -farebbe venir su mezzo fil di erba; e tutti gl'ingegnieri del mondo, a -sviscerarlo, non ne ricaverebbero un filone di metallo, un catollo di -carbon fossile. Pure, basta pronunziar sommessamente la parola magica, e -s'aprono di per sè, senz'altro; e dimostrano palagi d'incredibile fasto, -in fondo in fondo dei quali, ne' gabinetti ben chiusi, su' letti nascosi -da spessi cortinaggi, riposano quelle avvenenti principesse incantate, -più belle del sole, simboli delle creazioni immortali di monna poesia. -Il Goethe non seppe trovare la parola dell'incantesimo pel _Fausto_ suo: -nè questo mi sorprende. Egli non potea rinvenire in fondo al bicchiere -la virtù poetica, come vi trovava la sua amabilità nella conversazione, -almeno secondo la competentissima Anna Maria Germana, Baronessa di -Stael-Olsazia, nata Necker, ch'ebbe a dirgli ad un pranzo di corte: -- -«di non poterlo sopportare, se non quando avesse un par di bottiglie di -Sciampagna in capo.» -- - -Prego il lettore di avvertire, ch'io qui apro una parentesi. - -Al che l'Eccellenza del consiglier Di-Goethe replicò sotto voce in -tedesco (e si noti, che l'autrice del libro _sull'Allemagna_, simile -solo in questo al vecchio Tacito, non intendeva sillaba di tedesco): -_bisogna dunque che ci siamo ubbriacati le parecchie volte insieme_. Il -motto è riferito da lui stesso, se non isbaglio, negli _Annali_ (per -quanto eccessiva sia la mia smania d'esattezza nelle citazioni, non -m'incomoderò a scartabellare cinque o sei volumi per tale inezia). Io -gliel credo ed ammiro: chè, in verità, neppure uno sguattero Italiano -oserebbe dire ad una signora impertinenze, in lingua ad essa ignota. Ma -nella corte granducale vimariense, questo si stimava un tratto di -spirito: tra' ciechi il monocolo è Re. Ecco un fatterello (non oso -chiamarlo _aneddoto_, ricavandolo da un libro a stampa) che dimostrerà -il buon tono introdotto in quella corte microscopica da Carlo Augusto, -granduca, e dal Goethe, favorito. Questi due monelli di quaranta o -cinquant'anni, una sera, spengono il lume alla Gochhausen, dama di -corte, soprannominata familiarmente Tusnelda (che galateo, chiamar le -persone, le signore e sian pure signore da strapazzo, con soprannomi -beffardi!) mentre saliva nella sua camera. Essa non ne fa caso, giunge -al corridoio e cerca a tentone la porta. Ma che? non trova nè legname, -nè toppe: con le mani tocca una parete liscia, continua. Comincia a -turbarsi, a perdere il capo; e, sbigottita, vuol correre dalla -Granduchessa, che ha serrato l'uscio a chiave e non risponde al picchio. -Risale, ritasta le mura: indarno! Ed in quel buio d'una nottata -freddissima, ebbe a morire fra il gelo e la paura. Lo spiritoso principe -e l'arguto poeta avevan fatto tòrre l'uscio e murar la stanza! - -Prego il lettore di avvertire, ch'io qui chiudo la parentesi aperta più -sopra. - -Dunque il Goethe ha fiutato, annasato, odorato per ogni banda, ma non ha -studiato, come sarebbe stato il debito, quel miracoloso tema inciampato; -appunto come la Tusnelda, ha toccato ogni cantuccio del muro, senza -trovar la porticina per entrare in istanza. Ha fatto a mo' de' -viaggiatori economi e prudenti, che, invece di ascendere il Monte -Bianco, si contentano di circuirlo e guardarlo da mille punti diversi; -come chi per conoscer Napoli non vi mettesse il piede sul lastrico, non -vi dimorasse e praticasse, pago a guardarla dal mare e da Capodimonte e -da Sammartino e da' Camaldoli e da Posillipo. Secondo che soffiava il -vento o che gli ribolliva nell'animo, ha derivato dal mito faustesco il -pretesto, l'occasione d'una scena, d'un soliloquio, d'una strofa, in -cui, quando liricamente e quando allegoricamente, sfogarsi; e questo ad -intervalli di tempo grandissimi, e più che sufficienti a render -qualunque uomo, non che il leggerissimo e volubile Goethe, estraneo -all'antico Adamo. Poi, di tempo in tempo, quando il materiale così -accatastato ammontava a quantità ragguardevole, ci si è messo intorno -una e due e tre volte con l'arco della schiena, pretendendo ridurlo ad -unità d'animo e di corpo. Conoscete il palazzo così detto delle Finanze -o di San Giacomo o de' Ministeri qui nella nostra Napoli, dove furono e -sono ammucchiate tante e tante ladronaie? Prima sorgevano in quel luogo -molti edifizî pubblici e privati, diversissimi d'epoca e di struttura e -fra gli altri una chiesa, un monistero, un ospedale; ed il Borbone -Ferdinando I commise all'architetto Stefano Gasse di comporre tutti que' -pezzi diversi ad un conglomerato, a _monade_ di palazzo, aggiungendovi -il necessario. Che pasticcio ne sia risultato e quanta poca relazione -abbia la facciata della fabbrica con la disposizione interna, è inutile -il dirlo. - -Non sarà però inutile il giustificare quel grecismo _monade_, che -pensatamente ho scritto. La legge eufonica è suprema nella lingua -Italiana, come la _salus patriae_ nella politica. Dicendo: _un'unità_, -formi la più esosa cacofonia del mondo, anche a prescindere dalla -monotonia, che in ogni volume un po' astratto, risulta fatalmente dalla -sovrabbondanza dei sustantivi in _ità_. Ecco le ragioni buone o cattive, -le quali m'inducono a proporre di sostituire al vocabolo _unità_, il -vocabolo _monade_, che in greco vuol dire il medesimo; ch'è più -armonico, ch'è già naturalizzato ed un po' più legalmente di Giuseppe -Lazzaro; che ogni colta persona intende; e che, non appartenendo al -linguaggio vulgare, è scevro da ogni amalgama d'idee accessorie, ha -l'impassibilità, la neutralità, la spregiudicatezza, che tanto si confà -per un termine scientifico e che il povero Geremia Bentham arrabbiava -tanto di non trovare quasi mai nella nomenclatura legale ed economica. - -Ah queste benedette digressioni! Che dicevo prima della monade e delle -Finanze? Mi rammento! Dunque, il Goethe, per comporre a monade i -frammenti ponzati in parecchi anni, ha potato ed aggiunto ed ordinato! E -qua una zeppa, e là un puntello, più su mastice, più giù colla; e -dovunque e soprattutto intonaco e vernice di spirito, di frizzi, -d'epigrammi; profusione d'immagini e sentenze ed illecebre! E poi -allegoria in buon dato per nascondere le commettiture, perchè la statua, -incollata da centomila scheggiuole, figuri scolpita in un ceppo, ed il -Giove Olimpico rinacciato a forza d'oro e d'ebano e d'avorio apparisca -ricavato da un masso o da una fusione! Non è d'uopo aggiungere, che, -s'egli non è riuscito a fare tanto, era però impossibilissimo che -chicchessia vi riuscisse. Tutti i ripieghi ed i ripeschi immaginabili e -concepibili, sono impotenti, inefficaci a riparare ed anche a -dissimulare il peccato originale della mancanza d'un concetto organico! -E questo benedetto peccato originale è d'una razza, la quale, in poesia -almeno, non si cancella con un risciacquo, con un battesimo - - _Heu, nimium faciles qui tristia crimina...._ - _Fluminea tolli posse putatis aqua!_ - -Dicevo: _in poesia almeno_, perchè in patologia, gli idroterapisti -sostengono il contrario, e guariscono con docce ed aspersioni e -bagnature ogni malore ereditato più o men legittimamente. Di quanto si -dice in teologia, mi astengo dal parlare: _haec neque affirmare neque -refellere operæ pretium est... famæ rerum standum est_, dirò con Tito -Livio _passim_. - -Di tal colpa il Goethe s'è reso confesso, ma non pentito nella _Dedica_, -uno de' più discreti squarci lirici, che mai prorompessero da petto -tedesco. Esso produce sull'animo del lettore lo stesso desolante effetto -del _Commiato d'Haydn_; sinfonia, che (dicono) stringa il cuore, quando -si ode ammutolire uno strumento dopo l'altro e si veggono uno per volta -i sonatori finire la parte, spegnere il lume, ravvoltolare il quaderno -ed accommiatarsi. In quelle quattr'ottave, c'è uno strazio da non dirsi -del poeta e dell'uomo, che si ravvisa ormai solo e derelitto nel vasto -mondo, tra la _folla sconosciuta_, poichè le _anime, alle quali avea -cantato i primi, non ascoltano i versi seguenti_; cui ogni _incerto -fantasma_ del suo poema è una reminiscenza _de' primi amori ed amicizie: -e rinnovella il duolo; cui quanto sparve saldamente appare_. Il poeta -stesso non vede in quelle forme se non mera nebbia; e per lui non hanno -altra parte di saldo e d'efficace fuorchè l'allusione, la reminiscenza -del sentito e del provato in altr'epoca. - -Difatti è accaduto il debito: l'opera sua è rimasta un seguito di -frammenti senz'altro nesso oltre i nomi de' personaggi; e dico i nomi, -perchè vedremo inconsistenti i caratteri. E prima scaltramente l'aveva -pubblicata come frammentaria: ed allora stava, che non poteva star -meglio, e non obbligava ad applicarle la stregua, con cui misuriamo i -lavori poetici, che si presentano con mutria e sussiego, quasi -incarnassero dio sa quali concetti profondissimi, altissimi, lunghissimi -e larghissimi. Deposta l'idea di trovarceli, ed esaminando il _Fausto_ -scena per iscena, parlata per parlata, ciascuno squarcio per sè come -cosa indipendente e compiuta, come tanti scapricciamenti dello -scrittore; noi troviamo qua e là idillî passabili, non brutti brani -lirici, discreti epigrammi. Salvo alcune bizzarrie senz'ombra di senso -comune (ce ne ha pur troppo e troppe: frall'altre le scene della strega -e della tregenda e soprattutto l'intermezzo delle _Nozze d'oro d'Oberone -con Titania_) ogni cosa isolatamente andrebbe benino, si potrebbe -tollerare: ma l'accozzaglia violenta di parti malconnesse, di suoni e -tinte, che stonano, offende, assorda ed accieca. Ed il ricco ammanto -stilistico, buttato su queste brutte conformazioni, sì che non giunge a -nasconderle all'esame degli occhi, fa proprio l'effetto d'una preziosa -veste sugli omeri d'uno scimmione: - - _Humani qualis simulator simius oris,_ - _Quem puer arridens pretioso stamine serum_ - _Velavit, nudasque nates ac terga reliquit_ - _Ludibrium mensis._ - -Chi poi s'incuriosasse d'appurare, da quali particolari fatti della vita -del Goethe risultasse il _Fausto_, si dia la pena di scartabellarne -l'autobiografia e qualche biografia; e se non lo stomaca fin dalle prime -pagine la fatuità di lui o la prona ammirazione del biografo, non -tarderà a ravvisare ad uno ad uno tutti i personaggi della tragedia. - - - - XV. -- _La novella del_ Fausto _ed una romanza di Federico Schiller_. - - -Questo modo, in cui s'è formato, o meglio (poichè si tratta d'un -prodotto inorganico) cristallizzato il _Fausto_ nella mente del Goethe, -ci dà l'intelligenza del come egli potesse confondere ed amalgamare due -temi eterogenei: una leggenda epica ed una novella. Per lui non è stata -mai incombenza seria lo svolgere il mito faustesco: ha pensato solo a -prenderne, a derivarne occasioni più o meno propizie, per isfogare i -proprî affetti, per esporre ed estrinsecare mille concetti suoi -subjettivi, per isghiribizzarsi insomma. Quindi, ha indugiato di -preferenza, non già dove ragion comandava, che il subjetto più -largamente si esplicasse, anzi dov'egli più si compiaceva. Così l'asino -_ricco e quartato_, che non viaggia mica pel minimo scopo, girovagando -pel mondo, non si trattiene ne' luoghi, dove potrebbe lavorare od -imparare di più, anzi là dove una qualunque momentanea capestreria -l'arremori. Quindi si spiega, come l'incidentale sia spesso spesso -svolto con accuratezza maggiore dell'essenziale; come un episodio possa -acquistar proporzioni da rincantucciare il soggetto primitivo in un -angoletto della tela. Quindi si capisce, perchè il Goethe non abbia -avuto tanto discernimento critico o tanto istinto produttivo, da -scernere i due temi d'indole diversa, affacciati contemporaneamente alla -sua fantasia, e, per conseguenza, o da ottare fra' due, come un -onorevole eletto in più collegi, o da lavorarli separatamente in due -produzioni diverse. E sapete, che ha ottenuto dal congiungere in istrano -nodo due composizioni di natura e di caratteri ripugnanti, eh? Il -plasmare un mostro letterario, non dissimile da quel mostro -teratologico, che furono Rita e Cristina: due testoline da' pensieri -distinti, due corpicciattoli di temperamento differente, collegati -eteroclitamente per le spine dorsali, i quali avevano alcune vertebre -comuni in siffatta guisa, che dava loro ogni podestà, anzi necessità di -nuocersi e nessunissima di giovarsi. La prima parte del _Fausto_, così -com'è, si suddivide in due; come la luna, ha due emisferi: uno -perpetuamente volto alla terra, l'altro eternamente sottratto alla -nostra vista. Dal principio alla scena della strega, prevalgono -esclusivamente gl'ingredienti leggendarî, dall'incontro della Margherita -sino al fine, e' si naviga in piena novella. E, quel ch'è peggio, le due -metà non sono organicamente congiunte, anzi arbitrariamente saldate; non -vediamo prorompere la novella analitica e psicologica, che è il forte -de' moderni, nel bel mezzo dell'ingenuo ed allegorico mondo della -leggenda; non acquistar coscienza l'uomo, il quale prima si è creduto -aggirato da potenze soprannaturali estrinseche ed ora finalmente -riconosce di non aver seguito se non l'indole e le passioni proprie, di -avere in sè le sue determinazioni. No, no: il prodotto di quest'unione -non è mica la fusione organica de' due generi, come nel centauro la -fusione del tipo umano col cavallino, anzi un impasto informe: - - _... turpiter atrum_ - _Desinet in piscem mulier formosa superne..._ - _... donna leggiadra_ - _Ne l'aspetto, si strema in atra coda_ - _Di sozzo pesce..._ - -L'aquila che spiccava il volo verso l'Olimpo è impaniata! Una volta -arrenato nella novella, per quanto poscia messer Goethe s'arrabattasse e -sgobbasse e si sfacchinasse in ben sessantadue anni a sferrare la -navicella dello ingegno da quel banco di sabbia, fu indarno. - -Ma, come c'è banco e banco, così pure c'è novella e novella; arrenare -alle foci del Tevere è una bùzzera: alleviato d'un po' di zavorra, il -bastimento si rialza di per sè; incagliare in un banco corallino a mezzo -le solitudini del Pacifico, è qualcosa di più serio. Veramente, la -novella è siffattamente connaturata, da tenere più o meno del prosaico; -essendo solo l'esposizione artistica di un caso, che rompe la monotonia -della vita ordinaria e vulgare, e quindi presupponendo la non esistenza -d'un mondo poetico, la nessuna poesia dell'epoca e del luogo. Il fatto, -da essa registrato, è una oasi, che presuppone il deserto; è la vita -organica, che vellica appena la prima buccia dell'immensità inorganica, -senza la quale sarebbe un impossibile; è uno sprazzo di luce nella -tenebria prosaica. Come se l'universo fosse una di quelle sterminate -basiliche, di quelle mostruose cattedrali buje buje nelle ore -vespertine, e come se qua e là poche lampade rischiarassero sulle pareti -o qualche affresco mezzo obliterato di Ambrogiotto Bondone o qualche -bassorilievo mezzo adeguato di Niccolò Pisano. La poesia sparita, almeno -agli occhi dello scrittore, dal corpo sociale, dalla vita complessa, si -rintana in qualche individuo, in qualche avvenimento. - -Le forme artistiche e letterarie possono quasi quasi classificarsi come -le malattie. Alcune felicitano l'uman genere solo in certe date epoche, -sono _epidemiche_, come il signore o la signora Còlera o Colèra (non so -come abbia a dirsi, che, grazie al cielo, fra di noi, non s'è giunti ad -appurarne nemmanco il genere e la quantità!) Altre imperversano solo in -determinate contrade e sono _locali_; come esempligrazia l'avvenente -damigella Pellagra, buona ragazza, che, in Italia, non esce mai di casa -sua, della pianura lombarda. Vediamo il tal secolo o la tal gente -incapaci, incapacissimi di accozzare un dramma od un'epopea. Impossibile -ad un poeta ebreo di combinare un'opera drammatica pur che fosse, -ancorchè inferiore alle premiate dall'Accademia Pontaniana. Proverbiale, -che il francese _non ha testa epica_, nè la _Franciade_ del Viennet -(Potentissimo Sovrano, Gran Commendatore, Gran Maestro e Presidente del -Supremo Consiglio della Frammassoneria Scozzese antica ed accettata per -la Francia e sue dipendenze) smentisce il proverbio. Ma v'ha pure forme -letterarie comuni a tutti i tempi, a tutti i luoghi, a tutti i popoli; -che _mutatis mutandis, servatis servandis, ommissis ommittendis_, -fioriscon sempre e dovunque. Fra queste, principalissima è la novella, -genere tanto facile, da crescere, _sit venia verbo_, spontaneamente, -come i fiorellini de' campi inculti, cui la mancanza d'innesto e -d'educazione non toglie o riseca gentilezza. Spesso il novelliere non -fece se non guardarsi intorno, intinger la penna: _Poi quel che vide ei -scrisse_; e, tante volte, dopo che egli si fu scapato ad inventare un -bel fatterello, eccolo accader tale e quale e' l'aveva immaginato: cosa -da ammattire! Delle cento novelle del Certaldese, chi nol sa? ve n'ha -tante, delle quali può provarsi ed un dabben uomo, il Manni, ha difatti -prolissamente tentato di provar di molte, co' documenti in mano, la -positività storica; ma forse non tutti sanno le più ritrovarsi nelle -altre letterature, e non solo nelle coeve, anzi pure nelle antichissime, -a cominciar dalla sanscrita: o che il medesimo fatto più volte -accadesse, o che gli eventi commettessero un plagio verso la poesia. La -credula zoologia d'un tempo ritenne le perle stille di rugiada -purissima, raccolte in mare da qualche ostrica: or bene, il mare salso e -sterile è questa vita umana; le stille di rugiada son quei rari e brevi -eventi, che l'addolciscono; l'ostrica è il povero scrittore; e la perla -è la novella, ch'egli forma in sè. - -Avrebbe quindi torto marcio, chi si dolesse di non trovare nella Novella -l'idealità, che forma lo incanto di altre forme poetiche, putacaso dello -Idillio. Ma c'è un più ed un meno; c'è la novella, che quasi raggiunge e -tocca la pura atmosfera poetica, e ci ha quella, che riman fitta nella -mota; dalla gentilezza squisita di _Paolo e Virginia_ al cinismo -ributtante dell'_Angelo Gabriello_ o della _Pastorella_ del nostro -Marini, oh! v'è che ire! E sfido, sì davvero, ad accennarmi fra le più -oscene, di cui giustamente insuperbisce la Letteratura Italiana, -malgrado le ciance di chi pretenderebbe degradar la poesia ad ancella -della morale, sfido ad accennarmi una Novella più schifosamente prosaica -di quella, in cui immette e si conchiude la prima parte del _Fausto_ del -Goethe. Il protagonista seduce la Ghita non tanto con l'affetto, quanto -co' doni: pensando quell'anima di fango della ragazza, che tutti _corron -dietro all'oro, che dall'oro dipende tutto, che la beltà stessa del -povero è inutile e si loda mezzo per compassione_ (scena serale nella -cameretta della Ghita). Non basta, che Fausto ricorra ad una ruffiana -per trovar modo di affiatarsi con la ganza; per cattivarsi la mezzana, -commette una falsa testimonianza, cioè uno di quegli atti abjettissimi, -che non possono redimersi, se non col proprio sacrificio per degno -scopo, come accade nell'episodio di Olindo e Sofronia. Non basta, che la -volgarissima Ghita si conduca da sua pari; bisogna di giunta, che -avveleni la mamma; e, quel ch'è più, non intenzionalmente, anzi per -isbaglio. Non basta, che Fausto disonori Valentino; è d'uopo che -l'uccida, giovandosi slealmente delle arti diaboliche, e due persone -contr'una. E poi non solo abbandonerà la druda, anzi l'abbandonerà -incinta e nella miseria e senza che si capisca perchè; e la derelitta -commetterà un infanticidio e la processeranno e l'impiccheranno... -Ahimè, dove siamo cascati! Nella novella giudiziaria; anzi nel fatto -diverso di cronaca, per servirmi del gergo giornalistico! E tutto ciò -non è nemmanco, ultima speranza, non è nemmanco svolto con l'analisi -psicologica severa, accurata; che sola può render tollerabili siffatti -personaggi e cotali avvenimenti; che somministra tanta virtù -d'ossessione alle figure del romanzo moderno, e, richiedendo -imperiosamente i comodi dalla forma narrativa e la prolissità -dell'orazione sciolta, esclude in modo assoluto que' fatti e que' -caratteri dalla tragedia, anzi forse in genere ed in massima dalla forma -drammatica. Dove siamo? fra gente e condizioni, che, nella vita salda, -addimanderemmo svergognati e sozzure; e che, trattandosi d'Arte, ci -basterà chiamare roba impoetica, perchè deficienti della motivazione ed -esplicazione, che possono ancora destare un certo interesse estetico, -ancorchè di bassa lega. - -Il Goethe, in un suo epigramma, si fa prima rimproverbiare d'aver -rappresentato sempre istrioni e zingari e simil gentame, quasi che non -conoscesse la buona società; e poi rimbecca la critica, rimpolpetta gli -oppositori, rispondendo: -- «Ho visto anche troppa buona società; la -chiaman buona, appunto perchè non dà il menomo appicco alla menoma -poesiucola!» -- L'epigramma (caratteristico assai pel Goethe) -sproposita, attribuendo al puro tematico vieppiù importanza, che non -abbia. Un galantuomo in sè non è certo più, ma non è neppure manco -poetico d'un furfante. La Poesia è arte assolutamente spirituale, che ci -affranca in tutto e per tutto dalla tirannide della materia: non siamo -più nella pittura, dove certamente una rovina incarna il concetto -dell'Arte, viemmeglio del più splendido palagio, ed un cencio -pidocchioso è incomparabilmente più pittoresco d'una _giamberga_ -conforme all'ultimo figurino. Il poetico è nell'intima ragione de' -caratteri e non già nella pura apparenza del personaggio. Rappresentami -il boja, se ti pare; ma non me n'hai da darmene le vesti, l'abituro e -simili accessorî; anzi l'animo, che si dimostri nell'azione. - -In che abbiano attinenza col mito faustesco la falsa testimonianza, il -matricidio involontario, lo infanticidio, l'alienazion mentale ed il -processo, questo subisso di prosa prosaica insomma, lascio giudicare al -benevolo lettore o malevolo. A me pare, che valga solo a diradare -l'atmosfera poetica, a farci ripiombare dall'olimpo leggendario in -galera e ne' postriboli: _Da tanta altezza in così basso loco._ Eppure, -il Goethe era siffattamente innamorato dell'episodio della Ghita; il -considerava qualcosa di tanto bello ed indovinato; che nella propria -autobiografia (da lui con troppa ingenua sincerità intitolata: _Verità e -favola_) si rammarica della facilità giovanile, con cui parlava de' -lavori in corso e se ne consultava con gli amici. Facilità, che gli -procacciò il dispetto di vedersi rubàto questo tema e sfruttato da -molti, prima ancora della stampa de' suoi frammenti fausteschi. Oh! -fatuità ingenua! Che c'è egli in questo episodio, che non sia triviale, -che non possa venir in mente ad ogni fedel minchione? Fra le altre -trattazioni, la men cattiva e più nota si è l'_Infanticida_, romanza -giovanile di Gian Cristoforo Federico Schiller (ch'era di due lustri -appunto minore del Goethe); cui nessun ingrediente, ch'è nella prima -parte del _Fausto_, manca, tranne Mefistofele; e, non rappresentando -Mefistofele nulla nulla nell'episodio della Margherita, ch'è po' poi -tutta la prima parte del _Fausto_, non per questo vi manca cosa alcuna. -Ma la forma di romanza è viemmaggiormente acconcia alla natura del -subjetto, dando campo di concentrar tutta la luce e l'attenzione sul -voluto momento poetico e facoltà di rincalzar nell'ombra i prosaici; -facendo del componimento uno sfogo lirico (ciò, che il Byron chiamò -poscia _monodia_) della rea nell'ascendere il patibolo. Chi non iscorge -quanto una simile posizione è favorevole alla poesia, la quale ama di -evocare, come una successione di lampi sempre più sfolgoreggianti, mille -immagini del passato, acciò meglio si vegga la tenebria del vedovo -presente? Cui non sovviene immediatamente lo strazio, che, da una -posizione consimile, ha saputo distillare Giacomo Leopardi nelle sue -_Ricordanze_? Chi non rammenta il soliloquio del Conte di Carmagnola, -incarcerato e presso a morte? non è se non un seguito di esclamazioni, -ma ogni esclamazione evoca un fantasma ed uno strazio. Se non che -l'_Infanticida_, scritta con l'enfasi rettorica e la smania d'effetto, -che lo Schiller non seppe o non volle ismetter mai e che gli fanno -scambiare il frastuono col vero, l'idropico col pingue, i tropi e le -figure (veste) col sentimento (corpo), non giunge (come fanno -stupendamente il Leopardi ed il Manzoni, ch'eran ben altre paste di -poeti) ad incarnare un'immagine ben contornata e viva; anzi si perde in -un linguaggio vago, incerto, che nulla poteva rappresentarmi allo -scrittore e nulla dice al lettore. Udite un po', come la Luisa ricorda i -suoi tempi giovanili! -- «Addio, sogni tessuti di oro, figli del -paradiso, fantasie! Ahi! che morirono nel bocciuolo, senza poter mai -fiorire alla luce! Mi copriva l'abito di cigno dell'innocenza, -leggiadramente adorno di rosei nastri,» -- eccetera. Questo è linguaggio -idropico, che mi cuopre il vuoto. I sogni non sono prodotto botanico, -del quale si abbiano a raccontar le vicissitudini; l'innocenza non è una -sartina, della quale vogli descrivermi gli abiti! Anzi e quelli e questi -sono stati contenuto della vita della Luisa, ed innanzi alla fantasia di -lei dovrebbero non presentarsi nell'indeterminato del nome generico, -bensì nella ricchezza del fatto speciale; come il _dato_ sogno, come la -_data_ azione, in cui si esternava l'innocenza! Il reato è scoverto, la -giustizia accorre: -- «Il bargello picchiava orribilmente, e più -orribilmente il mio cuore; lieta, io mi affretto a spegnere le fiamme -del mio dolore nella fredda morte.» -- Freddure e concettini invece di -sentimento. Da ultimo si accorge di aver commosso ad inutil pietà gli -astanti e finanche il boja. Qui dovrebbe balenarle la speranza -momentanea della salute, tosto dolorosamente rintuzzata e strozzata -dall'irremovibile realtà; ma invece essa dice: -- «Lacrime, lacrime -nello sguardo del carnefice? Bendatemi tosto gli occhi. Manigoldo, non -sai tu spezzare un giglio! pallido manigoldo, non tremare.» -- E -quest'ultimo tratto bellissimo davvero, o perchè deve essere -neutralizzato dalla ridicolaggine di quel pretensioso paragonarsi al -giglio; che non fu del resto mai simbolo delle sgualdrinelle? Lo -Schiller, come poeta lirico, è poco al disopra del nostro Parzanese; e, -come poeta drammatico, rimane inferiore al Niccolini... Ma noi Italiani, -passato il primo momento d'_engoûment_, siamo giusti estimatori del -merito de' nostri e non faremo certo mai per Bista Niccolini tutte le -pulcinellate, che i tedeschi han fatte per lo Schiller. Gli è pur vero, -che abbiamo di meglio del Niccolini e gli alemanni non hanno nulla di -superiore allo Schiller. - - - - XVI. -- _Incertezze._ - - -Le menti grandi si limitano, le limitate si gonfiano; ma _chi troppo -abbraccia nulla stringe_. Il Goethe, come non ha saputo scegliere fra -leggenda, epopea e novella, (anzi, volendo conservarle tutte, ha -soffocate le tre teste di questa tragedia-cerbero, a mo' di chi per -voler far allevar tutti i micini alla su' povera gatta li facesse morir -di fame _en bloc_;) così pure non gli diè il cuore di sacrificare un -solo di mille concetti, che poteva incarnare nel suo lavoro. Ognuno è -stato ammesso ad inspirare un verso, una parlata, una scena, un -avvenimento, secondo che una impressione od un affetto qualunque il -suscitava; quindi appicco agli scoliasti per vederci quanto loro aggrada -e ragion per noi di dire: _dov'è tutto, non è nulla._ Malgrado -l'affezione, con cui il Goethe ha lavorato e rilavorato per anni ed anni -i frammenti del _Fausto_, aggiungendone sempre di nuovi, non sembra -prender tanto sul serio il lavoro, che non gli venga arcispesso il -ghiribizzo di contemplarlo ironicamente, di satireggiarlo e parodiarlo. -Ora, non c'è che ridire sul suo pieno, pienissimo diritto, di foggiare, -come più gli andasse a sangue, il mito popolare; di ritrattarlo a suo -piacimento; d'imporgli insomma lo stampo, che meglio a lui gradisse. Al -poeta non è ristretta in modo alcuno la facoltà di concepire a suo -beneplacito. Ma sapete perchè? Perchè non è nel suo arbitrio il far -nulla d'arbitrario, anzi, se egli è poeta, non può concepire senza -conformarsi alle necessità psicologiche e storiche. Assoluta libertà -significa assoluta servitù, giacchè vuol dire essere soggetto, -soggiacere piena ed esclusivamente alle determinazioni intrinseche, ciò -sono le più necessarie e fatali. Ora, messer Goethe avea piena facoltà -di scegliere fra ciò, che chiamerei il metodo umido, e ciò, che potrebbe -dirsi il metodo secco della letteratura, fra 'l pianto ed il riso, fra -'l tragico e l'umoristico; nulla ostava a che trattasse quell'argomento, -che riassume in sè tutti i miti stregoneschi, come appunto Michele di -Cervantes-Saavedra ed assai meglio e prima Ludovico Ariosto, avevano -bistrattato il ciclo cavalleresco; o farne la caricatura esterna o -svolgerne l'interna ironia. Poteva anche prenderlo sul serio (perchè no, -gua'? c'è gente, che prende sul serio roba anche più bislacca!) e -rinsanguinare la forma vuota oramai, riversandovi un concetto nuovo. Ma -quel, che non potea far lui, che nessun poeta al mondo potrebbe mai -fare, implicando inconcettosità, _id est_ mancanza d'un concetto -definito, (ch'è in poesia quel medesimo, che la sprincipiatezza sarebbe -in morale); quel che non era in poter del Goethe di fare, gli era -appunto quel, ch'egli ha preteso fare: l'oscillare fral sublime ed il -comico, fral tragico e l'umoristico, fra lo spiritoso e l'appassionato, -fral buffonesco ed il dignitoso; e pretendere, che il lettore -s'immedesimi talmente, non con l'andamento dell'opera, anzi con la -capestreria dello scrittore, da seguirlo compiacentemente in tutte le -disposizioni d'animo, in cui gli piace ingolfarsi per sue ragioni -subjettive, che non c'entrano con le necessità e le determinazioni dello -scritto. Ora, in Arte, il capriccio è inammessibile; ed ecco forse -perchè le donne non sanno concludervi mai null'altro se non che fiaschi, -per quanto la generosità virile le degni talora di plauso. Adottato un -modo di vedere per un lavoro qualunque, il modo di trattare ne deriva -con ferrea necessità: l'umore stesso, l'umore, scherzo supremo e sovrano -con ogni objetto, sbrigliato è soltanto in apparenza; in fatto, ha norme -invalicabili, nè può mai sconfinare da quel conflitto interno, da quella -contraddizione sentita fra la forma tiranna e l'idea rubella, che ne -costituiscono il fondo. (_Sconfinare da un conflitto_! Che frase! Non -dirò _Intendami chi può che m'intend'io_; perchè so, che il lettore m'ha -capito. Nè d'altro ho cura). - -Ma che? se _il prologo celeste_ del _Fausto_ mi fa supporre un'opera -ironica, volto poi la facciata ed incontro l'arcisublime (almanco -nell'intenzione) monologo del protagonista. A quale impressione dovrò -confidarmi? a nessuna delle due: aspetterò, che una altra scena -m'illumini sul carattere del lavoro. Ed avrò un bell'aspettare, si! -_Sperando meglio, si divien veglio_, dice l'adagio toscano. Durante -l'intero dramma, osserviamo un parallelismo incessante del sublime col -comico: stanno lì eretti, l'uno a fronte dell'altro, l'uno accanto -all'altro, ignorandosi e distruggendosi a vicenda, nello stess'atto, -nella stessa scena, spesso nella parlata medesima, nel periodo medesimo, -e presso ch'io non dissi nel vocabolo medesimo: non c'è mediazione fra' -due termini, non c'è soluzione del contrasto crudissimo. L'onesto -lettore non sa dove sbatter col capo, vedendo le scene dileggiar le -scene, le parlate caricatureggiar le parlate, ed i personaggi fare -perpetuamente le fiche ai personaggi; e rimane sbalordito, infraddue, -senza sapere, se abbia da sciogliersi in lacrime o da smammarsi di risa. - -Mi rammento una serata, che io trascorsi non ha guari in campagna. Avevo -pranzato non malaccio, e tutte le mie facoltà fisiche ed intellettuali -erano assorbite dalle funzioni digestive. Mi trovava in uno di que' -momenti d'apatia somma, ne' quali proprio l'uomo è materia inerte, non -ha più sentimenti, non ha più pensieri suoi; in cui la mente sonnecchia, -e le fibre si lasciano animalescamente andare. Dice il proverbio: _uomo -solitario o bestia o angelo..._ (Nota, lettore, che l'angelo e la bestia -hanno di comune la loro inferiorità estetica rispetto all'uomo; anzi -l'angelo, poeticamente, artisticamente, è al di sotto assai della -bestia; perchè questa possiede l'istinto almeno e l'individualità; -mentre il signor angelo è pura neutralità, acqua fresca mera, carta -bianca e non ha personalità). Dunque, ripeto, o bestia od angelo, ch'io -mi fossi in quel punto, appartato dagli amici, percoreva su e giù al -bujo una filza di stanze. In fondo, v'era una finestra, che affacciava -sur un piazzale; e di lì sentivo risa lietissime ed il tintinnio d'un -cembalo ed il tripudio d'una tarantella prolungata. Dirimpetto, si -usciva sur una loggia; e di lì potevo ascoltar le grida disperate, che -venivano da una casupola poco discosta, d'una madre, che frai singhiozzi -ed il pianto, malgrado le vane ciance delle vicine, sclamava ogni -tratto: -- «Povera Carmela mia! povera Carmela!» -- Se avessi sentito -solo le risa od il pianto, l'impressione mi avrebbe trascinato ad un -corso di pensieri o mestissimi o giulivi; ma così giungevano -semplicemente a neutralizzarsi nell'animo ed a lasciarlo immerso -nell'apatia poltrona digestiva _ut supra_. - -Appunto così rimane il lettore del _Fausto_; manca il tono generale, -difetta il sentimento dominante. Non c'è scampo, mi bisogna ripeterlo -tautologicamente su tutti i toni, a rischio di diventare importuno. -Povero lettor mio, scusami; io mi raccomando all'indulgenza tua con le -parole, che Piero, nel _Convitato di pietra_ del Molière, dice alla sua -Carlottina in francese contadinesco: _Je te dis toujou la même chose, -par ce que c'est toujou la même chose; et si ce n'était pas toujou la -même chose, je ne te dirais pas toujou la même chose._ - -Subito dopo che Fausto ha evocato il demonio, ecco Mefistofele, evocando -il Re de' ratti, far la parodia della propria precedente incantazione. -Nella scena del giardino, le conversazioni buffonesche di Mefistofele e -della Marta, tramezzando i ragionari amorosamente idillici del -protagonista, e della Margherita, li rendono burleschi: il poeta, -intendendo augumentar l'effetto colla contrapposizione, non si avvide, -che, ravvicinato il sentimentalismo dell'una coppia alla comica -brutalità dell'altra, il momento più forte ed intenso dovea -necessariamente distruggere ed assorbire il più fiacco. Il riso è un -acido corrosivo, che non lascia intatto nulla, che tutto intacca: la -negazione è da più della semplice affermazione. Così pure il Wagner -ecclissa ed annulla Fausto. Così la scena dell'abbindolamento dello -studente è il punto culminante della metà leggendaria della prima parte. -Così, per finirla, Fausto e Mefistofele sono solo due semicaratteri, di -qua tutto il sublime, di là tutto il comico, che si trovano composti e -combinati normalmente nella stessa persona bella o poetica, ma che qui -stanno disgiunti in due personaggi, rimasi imperfetti, invece di -fondersi a monade in personalità viva ed intera. - - - - XVII. -- _Disocchiatezza e la scena della maliarda._ - - -Questo _infraddue_, quest'oscillare del poeta, questa indeterminatezza -del sentimento, quando gli fa trascorrer dinanzi inavvertiti i più be' -momenti originali offerti dal tema, quando il costringe a strozzarli e -gl'impedisce di svolgerli, inforsandolo sul da fare. Ne prendo ad -esempio gli amori di Fausto con l'Elena greca; amori, che formano la -parte più suscettiva di un concettoso svolgimento poetico nell'antico -libercolo. Due volte vi si parla dell'Elena greca: la prima, si racconta -come Fausto l'evocasse, innanzi agli attoniti studenti, ragunati per -cenare a lira e soldo in casa sua, e come tutti ne rimanessero talmente -accesi, da non poter chiudere occhio nella nottata; la seconda, come -Fausto ne facesse la propria concubina e l'ingravidasse, con quel che -segue. - -Esclusa dal primo lavoro del Goethe intorno a Fausto, e rilegata nella -seconda parte, quell'avventura, che avrebbe dovuto essere l'essenziale, -anzi il fondamento dell'opera, è trasformata in un assurdo (in un _fuori -del tempo_, come Vittorio Hugo intitola un suo canto, che differisce ben -poco da un _fuori d'opera_;) diventa, come avemmo a dire, episodio -inconcludente, senza scopo nell'economia totale dell'opera, senza -influsso determinato sulla sua enucleazione. Per amor di brevità mi -diffonderò solo sopra un altro esempio oltre a questo. - -Dopo la scena della cantina, stomachevolmente sciocca (mi servo de' -termini adatti e proprî, e, come diceva il Boleo, _J'appelle chat un -chat et Rolet un fripon_), nella scena della cucina stregonica, -nauseosamente insulsa; nel bel mezzo d'un oceano di inconcludenza, -salutiamo ad un tratto un concetto sublime con più frenesia, che non -ingombrò le zucche de' compagni di Cristoforo Colombo, quando poteron -gridare _terra, terra!_ o le menti de' compagni del greco Senofonte, -quando poteron gridare _mare, mare!_ Fausto è un vecchio, che, per -godere il mondo, la vita, da lui trascurati in gioventù fra _carcami di -bestie ed ossa di morti, fra' mucchi di libri polverosi e tarlati_, si -fa ringiovanire per virtù d'incantesimi. Al lettore s'apre issofatto una -ridente prospettiva di poesia, come al nobiluomo svedese, di cui nel -_Romito del Cenisio_, si scopre il _sorriso dell'Italica pianura_. Egli -tripudia al pensiero di farla finita con le astruserie, di far punto e -basta con le conversazioni inconcludenti e di vedersi balzar viva -rimpetto un'azione; e gli scappa di bocca, come al pubblico napoletano, -quando, alla prima recita del _Carmagnola_, vide, in una delle ultime -scene del quinto atto, due femmine sul palcoscenico, un ingenuo: -_finalmente!_ Mi par di vederlo, quel dabben lettore, sdraiato sulla -poltrona a dondolo, cavarsi di bocca il sigaro, che fin allora avea -masticacchiato dispettosamente anzichè fumato; di vederlo trarselo di -bocca e scuoter col mignolo la cenere nella sputacchiera e fantasticare -fra sè e sè. Ascoltiamolo, quand'anche dovessimo meritarci la taccia -d'indiscreti: -- «Oh cattera, ci siamo! diceva ben io: non si può, non -può scroccarsi di pianta una riputazion colossale, gigantesca, -piramidale, come quella del Goethe! Bravo il mio Goethe! Comincio a -comprenderti, t'indovino! Ora, i dubbî di Fausto cesseranno di -presentarsi quale puro sfogo declamatorio, anzi si realizzano, si -effettivano, si concretano in una situazione. Mo' sì, che Fausto -simboleggerà davvero e da senno l'uomo moderno! e questo naturalmente, -impremeditatamente, come semplice risultato dell'opera. Falcia, falcia -il mio Goethe; qui c'è messe impareggiabile di poesia. Tocchiamo la -terra ferma d'un subjetto concreto: gli amori d'un vecchiardo -ringiovanito dagl'incantesimi; la senilità sconsolata del pensiero -ammogliata alla gioventù corporale; il sozzo necromante, che ammalia e -contamina la vergine innocente. Bell'intreccio! il quale mi rappresenta -in modo stupendo la cognizione prematura d'ogni cosa, che ci cosperge -d'amaro e di disgusto ogni gaudio, ogni momento della vita, -spoetizzandoli sempre anticipatamente, non lasciando campo ad alcun -inaspettato, ad alcuna lusinga, ad alcuna speranza, ad alcuna illusione, -ad alcun errore, escludendo la _dolce e timida asinità giovanile_, come -dice lo Heine.... e la felicità di meravigliarsi e stupire. Dura -scienza, cognizione fatale, che in ogni voluttà ci lascia provar solo -una reminiscenza di quanto sappiamo altri aver provato! Fausto diventa -voi, me, noi tutti, stanchi come la Messalina giovenalesca prima d'esser -sazi; che dico! prima di aver fatto checchessia, che possa stancarci! -pe' quali le passioni, pregustate con la cognizione, non han più -soavità; simili all'artista, che per aver troppo minutamente vagheggiate -ed ultimate con la fantasia le sue creazioni, allorchè finalmente -impugna lo scalpello od abbranca il pennello, è già nauseato dell'opera, -non ha più che aggiungerci. Noi aspettiamo impazienti dall'infanzia il -promesso destarsi de' sensi nella pubertà; e c'informiamo così -minutamente quanto e quale avrà da essere, che, giunto, non ha più la -verginità d'impressione, la quale principalmente gli avrebbe attribuita -dolcezza, nè può fruttarci se non disinganni. Non facciamo un giuramento -d'affetto, senza presentire, presapere, che il violeremo; non -desideriamo una donna, senza prevedere, che ci disgusterà. Le passioni -hanno perduta ogni spontaneità: ci sentiamo precondannati a far della -vita un'esercitazion rettorica, a ricalcare le orme de' predecessori, a -rifare e riprovare quanto altri han fatto e provato meglio assai di noi, -perchè ingenuamente, senza modelli e maestri. Ed i men persuasi -dell'autenticità della Bibbia, rimangon compresi dalla verità d'alcune -parole dell'Ecclesiaste: _Quid est quod fuit? ipsum quod futurum est. -Quid est quod faciendum est? ipsum quod factum est. Nihil sub sole -novum, nec valet quisquam dicere: «Hoc recens est». Iam enim praecessit -in saeculis quae fuerunt ante nos._ Magnifica occasione questa, che -s'offre al Goethe, di darci perfetta la figura, onde il Renato dello -Chateaubriand è abbozzo informe; e di darcela, rinsanguinando le forme -mitologiche cristiane. E dal contrasto fra la gioventù e la vecchiezza -nel medesimo petto, si ha da svolgere ogni parte della tragedia, e -risulterà la catastrofe. Bravo il mio Goethe! evviva! grand'uomo!» -- - -Piano, ingenuo il mio lettore, non far conti senza l'oste, prego. Non -applaudire il Goethe pel pensiero, che tu gli supponi e ch'egli, ahimè! -non ebbe. Non condurti come que' buoni Italiani del quarantotto, che -stimarono Pio IX riformatore e liberale per certe idee, che al povero -Papa non vennero in capo mai. Le leggerezze son brutta cosa; e noi non -possediamo, come que' tedeschi, una tal riputazione di serietà, da -permetterci di perpetrarne impunemente senza discapito. Il Goethe poteva -fare, quel che tu dì', certo: ma non l'ha fatto. Poteva far anche -altrimenti, e vo' dirti in che modo, io; come avrebber fatto forse -Aristofane d'Atene o qualcuno de' troppo negletti nostri secentisti -svolgendo ed incarnando il concetto, espresso nell'ultimo distico della -scena dell'incantesimo: - - _Quel licor, ch'hai nel corpo, ti fa scorgere_ - _Elena greca in qualsivoglia femmina_[23]. - -[23] _Du siehst, mit diesem Tranke in Leibe,_ - _Bald Helenen in jedem Weibe._ - -Figurati Fausto, il grande, il dottissimo, l'arciscettico Fausto non -pure innamorato di _non so che Gentucca_, (giacchè in fatto di -volgarità, la Ghita lascia poco o nulla a desiderare) anzi Fausto inteso -a venerare qualche decrepita sbilenca meretrice come le colonne di -Ercole e del buono e del bello. A che prostituisce la sua scienza -impareggiata? a giustificare con sofismi l'error suo. A che degrada la -necromanzia e l'ajuto diabolico? ad obbligar cielo e terra a porsi in -ginocchio dinanzi a quell'idolo abjettissimo; a soddisfarne i capricci -dissennati: - - _Un cotal matto intrabescato, in aria,_ - _Puffete! e luna e sole ed ogni stella_ - _Scoppiar faria, per divertir la bella_[24]. - -[24] _So ein verliebter Thor verpufft_ - _Euch Sonne, Mond und Sterne,_ - _Zum Zeitvertreib dem Liebchen in die Luft._ - -In questa crociata per imporre al mondo il proprio errore, come -l'Occidente medievale pretendeva imporgli le sue superstizioni, in -questo conflitto, debbe fiaccarsi e succombere. Una situazione consimile -è accennata da Guglielmo Shakespeare, quando, per virtù di succhi -d'erbe, fa innamorare la Titania, Regina de' Genî, del rozzo tessitore -Bossom, che di giunta uno spiritello maliziosetto ha _tradotto_, come -gli gridano i compagni, trasformandogli il capo in una testa d'asino: -ch'è presso a poco il modo di tradurre adoperato da' traduttori -Italiani, ch'io conosco, col _Fausto_. Lo stesso Aristofane non avrebbe -avuto nulla di più selvaggiamente derisorio: lo stesso Molière, -nell'_Ammalato immaginario_ e nel _Borghese Gentiluomo_, non avrebbe -tanto velenosamente sbuffoneggiate le traveggole umane. O la favola -veramente acconcia a simboleggiare l'idolatria secolare del nostro uman -genere per altre favole, portati dell'idealismo medievale, con tutte le -loro parti brutte e laide e sconce; che destarono il cachinno sarcastico -del Rabelais e del Machiavelli, quando esso uman genere, che stimava -stringere al seno i pomi de' giardini esperî, si accorse _De presser -tendrement un navet sur son coeur!_ Il Goethe non era forse incapace di -accogliere simili concetti, per dir così, titanici; e ne fan fede, per -tacer d'altro, le poche scene frammentarie intitolate _Satiro_, ben -degne che qualche gran mente vi fiuti l'argomento d'un'opera colossale: -ma la sua naturaccia molle e mutevole, quasi meretricia, (e questa sua -conscia femminilità spiega, come al dio biblico virile del _Prologo -celeste_ surrogasse un _eterno muliebre_ in fine alla seconda parte) non -era atta a covarli con la costanza e l'esclusività, che solo potevano -condurle a buon porto. E neppure nel _Satiro_, del resto, fu originale; -giacchè l'argomento è preso dal _Fauno, finto dio_, favola boschereccia -d'Illuminato Perazzoli da Imola (_Bologna_ M. DC. IV) e da' _Falsi dei_, -favola pastorale _piacevolissima_ di Ercole Cimilotti, Estuante, -accademico inquieto, dove Graziano, Pantalone, Burattino e Zani vengon -presi per dei dagli abitanti di Arcadia. - - - - XVIII. -- _Intervento diabolico._ - - -Altro e maggior documento della leggerezza, della superficialità, -dell'inconsistenza messa in questo lavoro, si è la parte, che vi -rappresentano il diavolo e le streghe. I poeti hanno la nomea di -taumaturghi, e sono anch'io qui per attestare miracoli di più d'uno, il -quale mi ha fatto piovere - - _... amare lacrime dal viso_ - _Con un vento angoscioso di sospiri,_ - -miracoli certo un pochetto men dubbî del vescovile, attestato da Gian -Giacomo Rousseau, quando stava con la Warens; e del quale, giurerei, -Monsignor Tipaldi non avrebbe tentato di far la seconda edizione, a -proposito dell'incendio vuoi della Vicaria, vuoi dell'Arsenale. Ma, -taumaturgheggi pur lo scrittore a sua posta, non gli riuscirà mai di far -prendere sul serio agli uditori ed a' lettori, quanto difetta -necessariamente di serietà intrinseca per esso lui. Ora, nel _Fausto_ -del Goethe, l'intervento diabolico non ha la benchè menoma ragion -d'essere; in tutto il poema, niente accade, che il dimostri utile o -necessario o concludente; è superfetazione mera; contatto infecondo, dal -quale nulla può derivar di vivo, come dagli amplessi della lussuriosa -figliuola di Cesare Augusto, che gli anneddotisti ci assicurano essersi -più che mai sfrenatamente abbandonata agli amanti nel tempo delle -gravidanze. - -Nel mito popolare, e' si trattava di compier cose più che impossibili ad -ogni umana virtù: trasvolare, con la rapidità del pensiero, interminati -spazî; prevedere e predire _quid sit futurum cras_; soprattutto poi -sforzare le cancella di Dite, _irremeabilis unda_, ed amare e godere -Elena greco-trojano-egiziaca, (_trojana_ soprattutto!) polvere ed ombra -da trenta secoli; quindi ben si comprende, che, per soddisfare una -potenza di desiderio, impaziente d'ogni limitazione antropologica, -inappagabile ne' confini d'una contrada o d'un'epoca determinata, gli -escogitatori della favola ricorressero ad inficcarci Mefistofele, _ut -tragici poetae confugiunt ad deum, quum explicare argumenti exitum non -possunt_. Anzi in esso mito l'intervento soprannaturale, (che la critica -del settecento, gallicizzando, chiamava: _macchina_), è motore primo e -precipuo, scopo ultimo ed essenziale, principio e fine, succo e sangue -del lavoro. Ma gli amori di Fausto e della Ghita, che po' poi son tutta -la prima parte del _Fausto_, chi vorrà stimarli qualcos'altro di una -volgarissima avventura umana, di quelle, che quotidianamente -intervengono, in cui il più dappoco fra nojaltri si fiderebbe di -protagonisteggiare a dovere, senza bisogno che un principe infernale gli -tenga il candeliere, purchè sapesse sbrigarsi degli scrupoli? certe cose -piacciono più a vedersele in due, a quattr'occhi, fra te e me; ed un -giovane fanatico ed una sempliciotta innamorata o pronta a vendersi non -han bisogno che si scomodi Lucifero per metterli su. Togli Mefistofele -di mezzo; affededdio, che tutto camminerebbe egualmente bene. E non c'è -che dire, lo scrittore stesso ne ha piena coscienza, quando imbocca a -Fausto que' tre versi: - - _Ah, se di requie io sol m'avessi un'otta!_ - _Del diavolo davver non saria d'uopo_ - _A raggirar cotesta sempliciotta_[25]. - -[25] _Hätt' ich nur sieben Stunden Ruh'_ - _Brauchte den Teufel nicht dazu_ - _So ein Geschöpfchen zu verführen._ - -O che altro fa egli, questo tizzon d'inferno messo in iscena con tanto -fracasso, che altro fa egli di necessario all'azione, se non procacciar -giojelli, abboccarsi con una ruffianaccia e preparar cavalli per la -fuga? Ogni Figaro, ogni cameriere, ogni mozzo di stalla sarebbe da -tanto. Per sì poco non si scomodano quegli angioli rubelli. Quanto al -tempo abbreviato, può aver luogo solo mediante un imperfetto svolgimento -psicologico. - -E poi! Il Fausto mitico è cristiano: patteggia col diavolo, perchè cerca -un alleato contro quel dio personale e tirannico, che Pier Giuseppe -Proudhon (un suo discendente, m'immagino) stimava di aver -irrefutabilmente dimostrato sinonimo del male; e' crede nell'esistenza -del diavolo e ne paventa il potere, e dio è per lui qualcosa -d'effettivo, una persona viva, che egli odia, appunto come solo può -odiarsi una persona ed un vivo. Ma un dottor Fausto scettico, anzi -panteista (non si giunge ad appurare, ad assodare, a chiarire, che -diamine sia; ora ti par questo, ora ti par quello!) un dottor Fausto, il -quale si dà a quel diavolo, in cui non crede, rinnegando quel dio, che -per lui è un _flatus vocis_,..... caspita! io non so due parole per -indicare un'idea: è un bell'assurdo, anzi un brutt'assurdo. Il suo -apostatare è una semplice simulazione di apostasia, giacchè rinnega -iddio, ch'egli nega, per darsi al diavolo, cui logicamente non può -credere, se discrede in dio. Dal momento che riconosce a pruova -l'esistenza del diavolo, gli deve esser dimostra quella di dio, ed -allora come può rimaner ateo? - -Insomma la sua apostasia è qualcosa di prosaico, di schifoso, come -quella di certa gente, sapete, la quale, con nuova speculazione, si fa -protestante in Italia nostra, _incredibile dictu!_ quasi che le -burattinate del protestantesimo potessero allignare in una chiara mente -Italiana ed abbarbagliarla! quasi che un Italiano potesse di buona fede -rinnegar la religione cattolica per un'altra! E prima di tutto, vi -rammenterò una bella parola di quel celebre Pietro Paolo Royer-Collard, -che Don Ferrante, vivendo ai nostri dì, chiamerebbe senza dubbio come -Giovanni Bottero: _galantuomo sì, ma acuto_. Eccola: _On ne divise pas -l'homme, on ne fait pas au scepticisme sa part; dès qu'il a pénetré dans -l'entendement, il l'envahit tout entier._ Comprendo, che un uomo creda -la ragione impotente a scoprire il vero, e si sobarchi ad un'autorità, e -s'inchini a tutta l'impalcatura dommatica della Chiesa Romana. Comprendo -del pari, che uno creda nella virtù della mente umana, ed allora rifiuti -ogni forma di cristianesimi. Quel che umilmente confesso di non -comprendere, è il venire a patti del raziocinio e della fede, è una -ragione, che ammetta qualcosa d'indimostrabile; è una tiepida fede, che -accetta dieci dommi e repudia l'undecimo. O dentro o fuori, non c'è via -di mezzo: _En présence du ciel il faut croire ou nier._ Il -protestantesimo storpia ed inrachitichisce l'intellettiva: l'Italiano, -che si sfranca della chiesa cattolica, non può credere in altra -religione, anzi va difilato a prostrarsi agli altari negativi di San -Razionalismo. Perchè? perchè non è nell'arbitrio nostro il creder quel, -che ne pare, anzi l'individuo può solo digerir diversamente le credenze, -le quali alimentano le facoltà morali dell'organismo nazionale, in cui -rappresenta una cellula. Ora, il cattolicismo è prodotto Italiano, è -manifattura nostra; è il velluto in cui abbiamo trasformato l'organzino -giudaico; è l'oro in cui tramutammo alchimisticamente il piombo delle -dottrine neoplatoniche miste di caldaismo; in esso è trasfuso gran parte -del nostro antichissimo politeismo; e quindi ha profonde radici nella -coscienza nazionale, contiene il concetto di dio, della religione, quali -emergono storicamente dal nostro enucleamento religioso ed -intellettuale. Ma tutte le sette protestanti son per noi qualcosa -d'immediato, di estraneo al carattere, alla coscienza popolare; e quindi -è un bell'impossibile che abbian presa sugl'individui. - -Ohimè, ch'io m'accorgo di aver nuovamente digredito! Il fatto è fatto; -ma, credetemi, stavolta, non l'ho proprio fatto apposta e prometto di -non farlo più. E, tornando a quanto dicevamo a proposito dell'essersi il -Goethe discostato dal mito, trasformando il suo Fausto in uno scettico, -soggiungeremo, che, in tale caso, v'era pur sempre modo da cavarne -partito, ma non più ingenuamente. Bisognava rappresentarmelo volteriano, -incredulo, pirronico, in mezzo alle più scompigliate taumaturgie -diaboliche e celesti, occupato a discuterle ed a sofisticamente -spiegarle co' mezzi semplici della natura; a provare al demonio, che sel -porta via, che esso è una _vanità, che par persona_; all'inferno, che lo -abbrucia, ch'esso non esiste e che quelle fiamme sono mera illusione; al -Sabaot, che il percuote e castiga, ch'esso è un _nome vano, senza -subjetto_. Bisognava insomma esplicare in Fausto il carattere, appena -accennato nel _Proctofantasmista_ della tregenda. - - - - XIX. -- _I caratteri de' protagonisti._ - - -Il Fausto mitico è davvero insaziabile e non sai se più di passioni o di -godimenti. Non lascia intentato alcun Regno del pensiero, alcun angolo -della natura; anzi fruga, fruga dovunque e schianta da ogni albero -scienza e voluttà, nè si appaga, se non dopo averne tocco l'apice in -grembo alla sua famigliuola storica. Fausto è lo scienziato del -rinascimento, che nega l'enciclopedia dommatica dell'epoca, e tenta di -costituirne un'altra; però, potendosi con l'empirismo asseguir bensì -cognizioni staccate, ma non già far corpo di scienza, Fausto rimane -inappagato. Ecco perchè chiama il diavolo; e, condannato a creder solo -_fatti_, vuole almanco verificarli tutti ad uno ad uno co' sensi proprî. -Quindi le arti necromantiche, i viaggi per questo e per quell'altro -mondo, - - _... monde étrange, absurde, inhabitable,_ - _Et qui, pour valoir mieux que le seul véritable,_ - _N'a pas même un instant eu besoin d'exister;_ - -quindi le vaticinazioni, l'evocazioni, le fantasmagorie; quindi quel -fare assumere al succubo la forma d'ogni bella, ch'ei pensa. -L'insaziabilità non rimane parola vuota, anzi s'incarna in un seguito -d'azioni, costituisce il carattere. - -Ed il Fausto del Goethe? - -Ben so, che mi si possono citare versi a centinaja ed in parte -bellissimi, ne' quali si ragiona di scontento, d'irrequietezza, -d'inappagabilità; ma le ciance son ciance, veniamo a' fatti. Ahimè, non -corrispondono! Vittorio Alfieri dice aureamente sul carattere della -Clitennestra nell'Oreste suo, che doveva essere: _Or madre, or moglie, e -non mai moglie o madre_; dice aureamente, la cosa esser più facile ad -esprimersi in un verso, che a rappresentarsi per cinque atti. So quel, -che volete dire; vi s'affaccia sulle labbra il giudizio, che Mefistofele -fa di Fausto: - - _... Gli diè la sorte irrefrenabil mente,_ - _Che ognor trascorre, e troppo impazïente_ - _Di questo mondo un sol piacer non gode_[26]: - -[26] _Ihm hat das Schicksal einen Geist gegeben,_ - _Der ungebändigt immer vorwärts dringt;_ - _Und dessen übereiltes Streben_ - _Der Erde Freuden überspringt._ - -e quanto soggiunge altrove: - - _... Nè gioja il sazia, nè ventura appaga_ - _Per mutabili forme egli arde ognora_[27]. - -[27] _Seconda parte, in fine:_ - _Ihn sättigt keine Lust, ihm gnügt kein Glück,_ - _So bühlt er fort nach wechselnden Gestalten._ - -So quel, che volete dire: vi sovviene la parlata di Fausto nel -sottoscrivere il patto: _Acchetiamo le ardenti passioni negli abissi -della sensualità: ogni portento sia pronto in impenetrabile veste -necromantica. Immergiamoci ne' vortici del tempo, nell'incalzare degli -avvenimenti: e dolore e godimento, trionfo e noja si avvicendino -celeremente._ Ma in quali fatti, in quali azioni si esplicano, -s'incarnano queste rotonde parole? - -Sono un programma da deputato della sinistra, che gracchia su tutti i -toni: _abbasso i consorti, onestà, disinteresse_; e poi? poi va al -Parlamento per vendere il suo voto o le assenze od il silenzio, per -isbrigar faccende avvocatescamente, per carpire impieghi e ricevitorie, -non già per l'incorruttibile signoria sua, ohibò! anzi solo per una -sesquiserqua di parenti prossimi o remoti; per ottenere un titolo -buffonesco di conte, mentre repubblicaneggia... I democratici son -ghiotti di titoli, oh assai! e quando manca loro una baronia legittima, -ne usurpano persino da bravi qualcuna più o meno spuria, come vediamo -farsi dall'autopseudo barone Nicotera. - -Se avesse operato a dovere Fausto, ed io allora senza il programma mi -sarei accorto ben io come stavano le cose. L'assenza di misura e di -scopo, la impazienza d'afferrar qualcosa a volo, il compiacersi ad -intingere il muso in ogni salsa, conveniva rappresentare e raffigurarmi -il tumulto della vita sociale per tuffarvi entro Fausto; il quasi aveva -condursi davvero, come se il suo programma di vita fosse questo: - - Stender convien la destra ad ogni frutto, - Abituarsi a qualsivoglia affetto; - Gustare in questo mondo un po' di tutto - Pisciando in molte nevi e in più d'un letto; - Al caldo, al freddo, alla letizia, al lutto, - Al bene, al male, assuefarsi il petto, - Ne' rapidi momenti tra la culla - E 'l cataletto. Ed appagarsi? In nulla. - -Ecco! Ma niente affatto: il Fausto del Goethe è la più contentabil -persona, che immaginar si possa, vera figura comica. Gli è un bimbo, -irrequieto finchè l'incateni allo scrittojo, ma che, come gli viene -fatta licenza d'alzarsi dallo studio, trova subito da spassarsi quieto -quieto e quatto quatto, allegro del più semplice giocattolo; gli è una -cagnuola, che non sa trovar pace in casa, ma che, subito sguinzagliata -per istrada, ci segue mogia mogia. Diamine, dove mai dimostra -incontentabilità, insaziabilità? Non certo quando una brigatella -d'ubbriaconi e la prima sgualdrinella inciampata, l'incantano. Non certo -quando si compiace dello spettacolo plebeo (Dante avrebbe detto: _Il -voler ciò mirare è bassa voglia_) d'una brutale gozzoviglia, la quale -che non si fa amnistiare per la genialità e lo spirito de' stravizzanti; -nè quando e' si diverte a fare il giocatore di bussolotti. Non quando, -appena vista l'immagine dell'Elena nello specchio magico, va in estasi. -E molto meno, quando, incontrata una fanciulla per via, subito spasima e -s'acqueta in quell'amore e non chiede oltre. L'impazienza e -l'intolleranza di ogni cosa conosciuta, ch'è il fondo caratteristico del -Fausto mitico, e che questi ha di comune con Don Giovanni, non è più -innata nel Fausto Goethiano, che ogn'istante ha d'uopo di essere -spronato e rinzelato da quella pittima cordiale di Mefistofele. - -Ed infatti Mefistofele e Fausto non sono due personalità spiccate, anzi -due spicchî d'una medesima e sola personalità. I loro colloquî si -potrebbero arcibenone trasformare in un lungo soliloquio senza mutarvi -presso che nulla: così, tante volte, noi nel ragionare con noi stessi, -dialogizziamo il pensiero per maggior comodo. Mefistofele è formato da -una costola di Fausto come l'Eva biblica da una costola d'Adamo: ma, -quando la costola del padre putativo dell'uman genere divenne una -persona autonoma, in Mefistofele non abbiamo ned autonomia, nè -personalità, nè consistenza, qualità essenziali e _sine qua non_ del -personaggio poetico. Sembra, che il Goethe si sia scritta una lista di -tutte le parti più o men diaboliche; e che quindi ragionatamente abbia -fabbricato il suo Mefistofele. E perchè il demonio ha da essere osceno e -cinico, gli ficca di quando in quando una parolina poco decente in -bocca; e perchè il demonio ha da essere bugiardo, gli suggerisce qua e -là una bugiuola, e via discorrendo. Ma questo non è il modo nè di -percepire, nè di rappresentare un personaggio poetico, un fantasma! Il -cinismo non vien rappresentato da una porcheria, nè lo spirito da una -spiritosaggine; ma e l'uno e l'altro debbon divenir fondamento del -carattere, debbono informare ogni azione, ogni pensiero, ed esser sempre -ugualmente presenti in ogni parola ed in ogni fatto. Il Diderot dice un -gran bel vero, quando asserisce, che, dato un piede, un'ugna, la menoma -parte di un certo corpo, la natura necessariamente non può farvi altre -parti corrispondenti, se non ricostruendo quel dato corpo tale e quale -ed in quella tale attitudine. Non c'è uomo, che abbia punto punto -pratica di mondo, il quale non sappia immediatamente distinguere il vero -cinico, che può avere un linguaggio compostissimo, da chi è -semplicemente sboccato così per vezzo o per mal vezzo. - -Questo vale anche e più pel carattere di Fausto. Il poeta mi deve -rivelare in ogni caso tutto il personaggio, e non già dimostrarmi -separatamente in venti scene, in venti episodî, altrettante parti del -suo carattere: che sarebbe lavoro d'anatomista non di artista, e gli -anatomisti dell'opera d'Arte siamo in un certo senso noialtri critici. -L'Arte sta appunto nel mostrarmi in ogni atto, in ogni parola, tutto -l'uomo con ogni sua determinazione, talchè il percepisca ed il -comprenda, lì, nella sua totalità complessa e mel veggia viver dinanzi; -e non istà mica nello sciorinarmene successivamente queste -determinazioni, _membra disjecta_. Che il procurator generale dimostri -il tale imputato ubbriacone documentando un fatto, il manifesti -giuocatore rendendo inconfutabile un altro, ed il convinca ladruncolo, -provandone un terzo, sta bene; ma voi, poeta, raccontandomene un solo, -siete in obbligo di rappresentarmi quel tale, (poniamo che sia Panurgo, -e che voi siate Cecco Rabelais), ubbriacone e ladro e giuocatore e -presso ch'io non dissi e tutto ad un tempo. Non dovete mostrarmi il -Triboulent, come Vittorio Hugo nel suo _Roi s'amuse_, prima buffone e -poi padre, ma sempre e poi sempre Triboulet, misto di padre e di -buffone. - --- «Ma nella stessa Natura le manifestazioni delle parti di un carattere -sono per lo più successive!» - --- Apparentemente, perchè nella Natura non c'è la concentrazione, la -perfetta unità tra l'Idea e la immagine, che costituisce il _Bello_; ed -appunto per questo l'Arte non è la Natura ed in lei sola si incontra -perfettamente incarnato quel tal Bello. Ed è pur la strana cosa, che -gente dotta in Italia disconosca una verità fondamentale di -quest'importanza, alla quale le nostre plebi sono giunte per istinto da -secoli. Infatti, quando i canti popolari vogliono sublimare oltre ogni -dire la bellezza d'una innamorata, la chiamano _fatta con la penna, col -pennello, di stucco, dipinta con vero pennello_. - - _Sei tanto bella, iddio ti benedica,_ - _Par che t'abbia dipinto Santo Luca._ - -Quindi pur troppo noi, quando si parla di Fausto, abbiamo il dritto di -chiedere: _qual Fausto? di quale scena?_ Certo, che quello del primo -soliloquio non ha molto di comune con quello della cucina magica o con -quello, che di soppiatto entra nella cameretta di Rita e che ne fugge, -giurando di non riporvi il piede mai più. Non basta dire: _ho due anime -in petto, che tendono a disgiungersi: l'una si avviticchia -appassionatamente al mondo, l'altra vuole ad ogni costo innalzarsi -all'empireo degli avi_[28]: bisogna esplicarne e realizzar questo -contrasto. Ed è appunto ciò che Messer Goethe non ha fatto. Un giovane -inglese gli confessava di trovare il _Fausto_ difficiletto; ed egli -rispose -- :«Certo gliene avrei sconsigliata la lettura. Si tratta d'una -stravaganza, che eccede il sentir comune. Ci si è impegolato senza -consultarmi? Faccia di cavarsela! Fausto è un individuo singolarissimo: -a pochissimi è dato compenetrarsi dello stato dell'animo di lui. -Parimente il carattere di Mefistofele è difficile per l'ironia come -risultato vivo di lungo studio del mondo. Vegga cosa le riesce capirne!» --- Quanta fatua presunzione! Come uno scrittore può illudersi in tal -forma sul valore delle cose proprie? - -[28] _Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust;_ - _Die eine will sich von der andern trennen:_ - _Die eine hält, in derber Liebeslust,_ - _Sich an die Welt mit klammernden Organen;_ - _Die andre hebt gewaltsam sich vom Dust_ - _Zu den Gefilden hoher Ahnen._ - -Della Margherita non c'è troppo che dire: l'artistico in que' turpi -caratteri sta nell'esplicazione psicologica, che qui veniva -implicitamente esclusa dalla forma drammatica; forma ripugnante al -contenuto. - -Il _Fausto_ del Goethe è un capolavoro sbagliato, è l'aborto d'un -capolavoro: non è quindi meraviglia, se in esso trovi parti ben -conformate, che, raggiungendo un più maturo sviluppo, avrebbero potuto -ammaliare; come non è meraviglia, se in un aborto si ravvisano gli -organi, che esplicati e compiuti avrebber composti un uomo od una donna -bellissima. La fatuità e la vanagloria nazionale del tedesco, e la buona -fede o dabbenaggine latina potranno accordargli una voga più o men -duratura, ma il tempo ad ogni modo ne farà giustizia. E chi non guarda -solo la buccia, può già accorgersene ed argomentarlo da più d'un -fenomeno. Il mito di Fausto rimane ancora adoperabile, non ha ricevuto -forma definitiva. Il popolo stesso del Goethe, che pure non ha una -grande stregua estetica, non s'è appagato della forma da lui imposta al -mito: e questo è già l'implicita condanna del suo poema. Parecchi, dopo -di lui, hanno (ed inutilmente del pari) tentato d'incarnare quel grande -e vastissimo argomento, che rimane fin qui come l'arco d'Ulisse, inutile -a' Proci, aspettando forse che un genio Italiano sorga e compia anche -per esso, ciò che è stato nostra missione di fare per gli altri grandi -cicli poetici del Medio-Evo. - -Ma se, come parmi d'aver accennato, sfilando questo disacconcio collare, -esaminiamo ogni scena per sè, ogni parlata a parte, ogni perla -isolatamente, allora dobbiamo confessarci vinti anche noi, subir -l'incanto come chicchessia, andare in estasi e perdonare la prona -ammirazione de' fanatici del Goethe: ci sarà forza convenire, poche -opere contener tante bellezze poetiche quante ne racchiude questo -mostro. Abbiamo finora severamente biasimato, non perchè ciechi per -esse; e se ora non le analizziamo ad una ad una e non le facciamo -risaltare nel pieno loro fulgore, non è che si sia ingiusti. Ma chi non -le conosce? sarebbe superflua ed interminabil cosa il dimostrarle ad una -ad una; le son tante e tanto note, che han fatto velo a molti e -tutt'altro che volgari uomini sul merito essenziale dell'opera stessa -totale, e che, malgrado tutti e tutti i suoi difetti, la salveranno dal -pieno obblio. A noi conviene non disconoscere questi meriti, ma non -permettere altresì, che ci facciano velo all'intelletto. Non confondiamo -l'impressione e il giudizio. - - - - XX. -- _Conclusione._ - - -Lettore, io mi sento un po' stanco; e debbo argomentarne e credere, che -tu sia peggio stanco di me: potrei continuare un pezzo ancora per -infastidirti, essendo il mio tema su per giù del genere di quelli -mentovati dal Coleridge: _Soggetti, su' quali e' mi sarebbe malagevole -non dir troppo, sebben certo al postutto di tacer sempre la miglior -parte e di lasciar più da spigolare altrui che non avrò mietuto io_; ma -per la meglio conchiuderemo. Una scrittura non deve aspirare ad esaurire -qualsiasi argomento, anzi l'unica gloria, che le si convenga ambire, sta -nell'eccitare la mente del lettore a pensarvi su, nel darle una buona -spinta durevole per un pezzo; come quel gran calcio, col quale il Padre -Eterno, secondo l'affresco di Raffaello, mise in moto le sfere celesti. -Dunque, riassumiamoci; quantunque abbia camminato alquanto a sbalzi, -quantunque abbia spesso fuorviato in digressioni, pure ho inteso di -svolgere un ordine di pensieri logicamente concatenati. - -Facendo l'autopsia estetica dell'opera del Goethe, vi abbiamo ravvisato -un triplice contenuto eterogeneo: epopea, leggenda e novella. Vedemmo -l'epopea starvi proprio a pigione; e leggenda e novella, non fuse in una -monade artistica, appaiono solo agglutinate esternamente. Esaminammo la -novella, che rinvenimmo: nell'invenzione, prosaica e plebea; -nell'esecuzione, difettosa dello sviluppo psicologico, il quale suol -formare il poetico e la malia del genere. Notomizzata poi la leggenda, -vi scoprimmo la deficienza d'un concetto organico, _caussa ex qua_ (per -trasportare in estetica la vibrata espressione fisiologica del Van -Helmonzio) necessariamente derivasse ogni membro, ogni scena, ogni -verso; invece regnarvi sovrane le aspirazioni, ispirazioni, disperazioni -ed esasperazioni momentanee dello scrittore, che ne desumeva pretesti ed -occasioni per isfogare i suoi affetti subjettivi. Da queste circostanze, -cioè dalla inconcettosità e dalla subjettività morbosa, sì dell'opera -che dell'autore, giudicammo risultare tutti gli altri difetti organici -della tragedia, l'incertezza del tono, l'ironia neutralizzata, la -disocchiatezza pei migliori momenti poetici, la sproporzione delle -parti, la disutilità della macchina, l'insussistenza dei caratteri, la -mancanza d'idealità e la sovrabbondanza d'Allegorico: colpe artistiche, -che non si ricomprano o compensano da bellezze particolari ed -incidentali, per quanto grandi queste si vogliano benevolmente supporre, -e noi le abbiamo supposte arcigrandissime, per dispensarci -dall'esaminarle, senza incorrere nella taccia di parzialità. - --- «Ma come spieghi poi la fama gigantesca, conseguita dalle opere del -Goethe in generale e dal _Fausto_ in particolare?» -- - --- «Dove? in Lamagna o fuori?» -- - --- «In Lamagna, presso di noi, dappertutto: il fenomeno è quel desso -dovunque s'avveri.» -- - --- «Piano, piano! Il fenomeno è sostanzialmente diverso secondo il dove. -Distinguiamo, amico lettore stimatissimo.» -- - --- «Distinguiamo pure; tanto non ci si perde nulla, tranne un po' di -fiato. Dunque, in Germania?..» -- - --- «In Germania?... Caro mio, l'è una gran bella virtù l'amor proprio e -quel cosiddetto patriottismo, che n'è una forma particolare. Dice il -proverbio veneziano: _a tutti ghe sa de bon la so scorezeta!_ I prodotti -patrî sembran sempre portenti. Ricordati la gioia di Vittorio Alfieri, -nell'incontrare un somarello a Gottinga, perchè il somaro gli rammentava -l'Italia; ricordati il giubilo di Arrigo Heine nel rimpatriare: _la -melma della strada consolare era fango patrio! I cavalli scodinzolavano -confidenzialmente, come se fossimo stati antiche conoscenze, e le loro -mete mi parean belle quanto i pomi di Atalanta!_ Quel fango e quello -sterco eran la Germania! Qual che si sia il merito intrinseco del -_Fausto_, dovremmo stimare il tedesco di ammirarlo, ancorchè questo -feticcismo dipendesse dall'imperfezione delle sue facoltà estetiche, -quistione etnografica ed antropologica, che qui non occorre sviscerare; -da quella imperfezione, che gli fa attribuir tanta tanta esagerata -importanza all'arte sua epigonica di stufa, e sentenziare tanto -erroneamente sulle arti spontanee e di valore assoluto degli altri -paesi. Ma! da palato avvezzo al pan di segala ed alla cervogia, non puoi -pretendere fine giudicio sulla qualità de' vini annosi di bottiglia e -del pan buffetto.» -- - --- «Questo potrebbe correre, laddove la Germania fosse sola ad -applaudire il _Fausto_! Ma il mondo intero non può errare: _voce di -popolo, voce di dio!_» - --- «Ohi! tu dici gli spropositi a coppie, a paja; come chi prendesse due -colombi ad una fava. _In primis_, non tutto il mondo consente, perchè, -se non altri (dico come quel Greco) dissento io. E poi... supponendo che -tu sappi di latino, eccoti una sentenza ciceroniana: _Ego hoc iudico, si -quando turpe non sit, tamen non esse non turpe, quum id a moltitudine -laudetur._ O, caso ti fossi in mal punto lasciato indurre da quel Mastro -di scuola (eminente se vuoi, quel che ti piace, ma mastro di scuola e -non altro) ch'è Teodoro Mommsen, a considerar Cicerone, _non più d'una -vil succiola_ (per dirla col Redi), e quindi non attribuissi autorità -alle sue parole, eccoti qualcosa di patavino: _nil tam inaestimable est -quam animi multitudinis._ O, caso ti fossi lasciato sedurre da quel -Bertoldo anzi Cacasenno del Niebuhr a valutar Tito Livio quanto una -ghiarabaldana...» - --- «Amor mio, torniamo a bomba, che se ci avessimo a sperdere nuovamente -in digressioni e citazioni, non la finiremmo più. Conosco i miei polli e -la tua chiacchiera!» -- - --- «Torniamo. Senti questa. Un certo brioso pittore, scapatello e -bizzarro, fu chiamato in un paesucolo di provincia, sepolto fra gli -Appennini, ad impiastricciar d'affreschi non so che cupola o parete o -vôlta di chiesa o cappella o santuario consacrato all'Assunta. Que' -bravi provincialoni, te lo pagano anticipatamente e profumatissimamente, -te lo trattano come noi metropolinatacci fastidiosi non tratteremmo -l'uomo, che pienamente incarnasse l'Universale del Pittore: feste e -cortesie! Capirai che il giovinastro si dispensò dal toccare la calce od -i colori in vista delle occupazioni maggiori, che il trattenevano notte -e giorno vuoi nell'osteria a classificare i vini del contado per ordine -di merito, e sentenziar quali potrebbero figurare nella prossima -esposizione agronomica, vuoi presso qualche forese, che addottrinava non -so se nella filantropia o nella filandria. Frattanto si avvicinava e -finalmente aggiornò la vigilia della festa della signora de' cieli e -patrona di quel borgo; ed il poverino si destò imbarazzatissimo: la -dimane dovea scoprirsi la cupola o parete o volta, che si fosse, ahimè! -bianca come ei l'avea trovata.» -- - --- «Scusa, sai, se t'interrompo: l'aneddoto è patetico, niuno più alieno -di me dal negarlo, commoventissimo, ma che c'entra?...» - --- «Col _Fausto_, eh? Ascolta ed impara. Ho riletto di fresco -l'Evangelia e ne ho appreso il parlar per parabola. Dunque, il nostro -pittore in imbarazzo, pensa, ripensa, escogitò una sottil malizia. Balza -di letto, scapigliato, scamiciato, e _sit venia verbo_ allenzuolato, -corre al terrazzino ed improvvisa un baccano del trentamila. Trae gente, -si fa popolo; che è? che non è? L'uomo al balcone somiglia un invasato -ed annunzia d'aver fruita una visione. Il pezzo più grosso tra' -celicoli, l'Assunta in propria persona, gli si è manifestata in sogno -(niente meno!) per ringraziarlo di averla così ben dipinta. E gli ha -dato l'annunzio d'averlo posto all'ordine del giorno delle legioni -celesti e proposto per non so qual paradisiaca decorazione (il Puoti mi -correggerebbe: _onorificenza_). Ed ha soggiunto, che, per dargli -maggiore e particolar segno della sua compiacenza, avea disposto, a nome -della barbara logica divina ed ahi! pur troppo patologica, secondo la -quale i figliuoli scontano pe' genitori.... Ma lasciami far punto a -questo maledetto periodo; e' mi vuol mancare il fiato. Dunque, l'Assunta -avea decretato e decretava, che nessun figliuolo di mignotta potesse -veder quella pittura, che anzi a costoro la parete apparisse nuda e -bianca. La fama della visione miracolosa si divulgò ratta qual lampo; -sembrò segno patente della protezione concessa dall'Assunta al popolo -suo; e, come ogni coglioneria, che venga sfrontatamente asserita, trovò -credito. Que' foresi avrebbero piuttosto rinnegati tutti gli articoli di -fede, che dubitato della sua verità. La dimane chiesa piena zeppa, -popolo stivato, accalcato; tutti col naso in aria. Il pittore disammanta -le pareti, supposte dipinte; ed un clamore unanime di ammirazione sorge -e rimbomba per quelle vòlte: _Bello, stupendo! Oh ma il viso di quella -madonnina! Oh gli angioletti! Oh quelle merite! Oh quella gloria! A me -piaccion più que' santerelli! Capolavoro! Il nostro pittore è un Sanzio -ed un Santo! Egli sarà cittadino de' cieli col favore della madonna, -accordiamogli il diploma di cittadino onorario del comune, così vivremo -sicuri che il nostro paese venga rappresentato in paradiso!_» -- - --- «Ma dunque c'era dipinto qualcosa? o credevano di vedercela? -illusione ottica, eh?». - --- «Nòe, fratel mio. Non c'era nulla, non vedevan nulla, ma nessuno -ardiva confessarsi figliuolo di mignotta. Pari sorte a quegli affreschi -è toccata al _Fausto_. I tedeschi han tanto asserito, ch'era un -capolavoro e la più bella cosa, nonchè del Goethe (ciò potrebbe -accordarsi) ma di quante letterature fur, sono e saranno, ed han tanto -fama di gente ammodo e dabbene; che gli altri popoli, quantunque forse -non vi scorgessero tante bellezze, non vi scoprissero tanta profondità, -non volendo passare ad ogni modo per zotici, han fatto coro. Così va il -mondo, amico; impara, impara. S'io fossi stato un di que' vecchi, de' -quali il Veneto dice: _i nostri vecci i stava cent'ani col cul a la -piova prima de far un proverbio_: ed anche: _i n'ha magnà la roba e i -n'ha lassà i proverbi_; francamente, fossi stato un di loro, ne avrei -fatto quest'uno, che mi par bellissimo e verissimo, (notalo nel tuo -taccuino): _Faccia di mattone e cuor di leone, signor del mondo fanno -ogni minchione._ Fa tesoro di quest'apoftegma, c'ha pochi d'ugualmente -inconcussi». - -Questa è una ragione; ce n'ha poi du' altre, cioè _la nostra facilità ad -ammirare l'esotico e l'esser di moda la tedescheria_; ragioni queste, -che mi dispiace assegnare, perchè sembrerà a taluno, ch'io caschi nel -rettorico dell'amor patrio, come certi farisei, che si crocesegnano nel -sentir nominare cose forestiere. Ma non è colpa mia, se quel, ch'essi -blaterano accademicamente per crassa ignoranza, concorda in parte, con -quel, ch'io dirò, per saldo e maturo consiglio, frutto di parecchi begli -anni impiegati nello studio di letterature straniere. Nè mi pento -d'averveli consacrati, essendosi così rinvigorita la mia coscienza -d'Italiano, tanto che una rivista filosofica tedesca ha pensato -vituperarmi con l'epiteto ironico d'_Italianissimo_; suppongo che -intendesse offendermi, nè poteva conferirmi titolo, che maggiormente mi -solleticasse. A' tempi di fra Paolo si ripeteva nelle Lagune: _prima -veneziani e poi cristiani_; io dico: _prima Italiano e poscia omo_; e -m'appoggio al teorema filosofico che l'universale, il generico non può -esprimersi nell'individuale, tranne mediante il particolare. L'Uomo è un -tipo perfettamente astratto; di reale c'è solo l'uomo determinato come -razza e patria e cittadinanza. - -Dunque, fonte dell'errore è l'ossequio eccessivo, l'ossequio pecorino ed -irrazionale tributato alle cose germaniche, da chi in buona fede le -ammira, senza conoscerle, come se lo svolgimento della stessa filosofia -alemanna avesse per maggiore importanza oltre una dotta curiosità. Qui -non è luogo a diffondermi sull'argomento; per conseguenza mi basta -indicare, che una filosofia non può prendersi a prestanza da un altro -popolo, ma bisogna ad una nazione saperla generar da sè. -- «Quand'anche -potessimo esser dotti dell'altrui sapere, almeno savî possiamo esser -solo della nostra propria saviezza» -- come ben dice Michele Eyquem di -Montagna. Sottosopra, il lettore se n'è certo avveduto, io seguo -l'estetica ed in genere la filosofia stessa, insegnata dallo -hegelianismo. Ma le seguo perchè quella dottrina è dimostrabilmente -conseguenza logica implicita, ancorchè non normale di tutta -l'enucleazione filosofica del pensiero Italiano. Ed appunto per assodar -questo punto non arrischio mai un teorema senza corroborarlo con una -citazione letteraria de' nostri classici. Vorrei così aprir gli occhi a -molti; e far loro toccar con mano da quanto tempo fossero retaggio -comune, ricchezza gratuita appo noi, tante dottrine, ch'essi, per -inscienza di storia letteraria ed artistica, reputano nuove di zecca, -solo perchè oltr'alpi circolano da poco. Vorrei far lor comprendere -quanto danno rechi il rendersi incomprensibile, adoperando formole -algebriche, indegne della limpidità della nostra favella. -Pappagalleggiando, non acquisteremo sicuro la stima degli stranieri, -veh! Certamente non vi possono essere due assoluti, uno per noi, uno pe' -tedeschi: ma vi possono essere centomila modi di conoscerlo quest'uno -assoluto, anzi vi sono e si adattano alle coscienze nazionali ed alle -individuali. Il Monte Bianco è sempre il medesimo, ondunque si guardi: -ma qual differenza di aspetti, secondo che stai nella valle d'Aosta od -in quella di Sciamuni, e secondo il punto della vallea, dal quale -guardi! Nondimeno, finchè si rimane in Metafisica, la disputa è più -terminologica che altro; ma quando si scende all'applicazione nelle -singole scienze, _comincian le dolenti note_. La filosofia tedesca si -propone esclusivamente (nèd oso basimarnela) di glorificare il -germanismo, di mostrare, che quelle nazioni lì furono principalissime -fra le storiche, che meglio delle altre incarnarono ed incarnano le -parti civili, che la loro filosofia, le loro istituzioni, le loro arti, -le loro letterature oscurano quelle de' rimanenti popoli. Parecchi -babbei se l'han bevuta e predicano questo nuovo evangelo. Ma figuratevi -l'impiccio d'ogni Italiano, che abbia mezza dramma di pudore e di buon -senso (so cattedratici, che ne vivono sprovvisti) quando s'è trattato -non più dell'importazione della metafisica hegeliana, anzi delle branche -della filosofia applicata! E veramente riuscirà un po' difficile il -persuaderci che la Riforma sia stata una bella cosa e buona, che tutti i -nostri grandi operassero inconcludentemente, che la nostra letteratura -non abbia importanza a petto alla tedesca, e che l'Arte nostra classica -impallidisca a fronte agli impiastri di Monaco e Düsseldorf! Le credenze -degl'individui sono il risultato dell'enucleazione intellettuale del -popolo; il che rende le opinioni viemmen libere, che altri non creda. Ma -quando ci faremo a studiare il nostro passato, ad indagarne le leggi? -quando cercheremo di pensare la nostra vita nazionale? e di rivendicare -a noi la gloria, che davvero ci spetta? quando ci avvedremo che chi più -accanitamente grida: _Hegel, Hegel! Goethe, Goethe! Kaulbach, Kaulbach!_ -è d'ordinario chi men li conosce e meno può giudicarne, apostolo -farabutto d'un falso messia, che egli stesso ignora? - -Il nutrir fastidio delle cose nostrali, e fanciullesca passione per -l'esotico ci disonora. Studiatelo almeno seriamente e non -dilettantescamente codesto forestierume; paragonatelo alle produzioni -indigene e poi sputate pure sentenze e cujussi; non è male saper di che -si parla. Volete miracoli da adorare? Io vi dirò, che pur è meglio non -adorar nulla: ma, quando persistiate, neh dove trovereste maggiori -miracoli dei vostri? Che se poi amate il subjetto della parola del -Cambronne, io vi consiglierò di guarire questa depravazione di gusto, ma -quando la coprofagia in voi si riconosca insanabile, beh! invece di -raccorre preziosamente stronzi _per l'Alemanno barbaro paese -discorrendo_ (come diceva Masuccio Salernitano) per minor male -invaghitevi dello sterco Italiano: ce n'abbiamo tanto! - - - - - UN PRETESO POETA - - - (GIACOMO ZANELLA) - - M.DCCC.LXXI. - -Angelo Camillo De Meis racconta, in fine del suo _Dopo la Laurea_, delle -scoperte paleontologiche, fatte da un certo Peppantonio, in una caverna -a pochi passi dal polo australe: -- «Scava scava, se n'è venuto via con -centoventiquattro sacca, piene piene di pezzettini d'ossi occipitali e -frontali e parietali, tutti press'a poco umani; e ne ha formato circa -ottocentottantotto generi; ed ha avuto la felice idea di dedicarli a' -più eccellenti poeti epici e drammatici contemporanei. C'è la _Pratia -epileptica_ e la _Chiossonia paralytica_; e, per non far torto a quelli, -che si distinguono nel genere lirico, ha formato la _Vittorhughia -atassica_ e la _Zanellia superflua_». -- - -Queste due ultime parole sembran dapprima solo un frizzo garbato; ma le -credo il miglior giudicio possibile su' versi dell'abate Giacomo -Zanella, cavaliere dell'ordine de' Santi Maurizio e Lazzaro, uffiziale -dell'ordine della Corona d'Italia, professore ordinario di lingua e -letteratura Italiana presso lo studio filosofico della R. Università di -Padova e condirettore del seminario filologico-storico, nonchè deputato -provinciale nel consiglio provinciale per le scuole; e (se non erro) -membro effettivo del R. Istituto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia. -Quanta roba, eh! Può darsi, che egli sia un egregio sacerdote: -bisognerebbe sentir l'opinione del suo vescovo. Può darsi, che riesca, -ottimo amministratore: il Ministro della Pubblica Istruzione e gli -amministrati sono giudici legittimi se non competenti. Può darsi ancora, -ch'egli si dimostri professor valente; sebbene non nasconderò, che mi -sorprende il vederlo cattedratico ordinario, senza che sia noto per -alcun serio lavoro storico o critico; ma non è il solo in Italia, che -non possegga titoli giustificativi, cui possa gridarsi: _fuori i libri!_ -Soliti favori! Qui però non dobbiamo occuparci nè dello insegnante, nè -dell'accademico, nè dall'amministratore; bensì del verseggiatore. Come -tale, è superfluo: non ha una ragion d'essere al mondo. Ed è superfluo, -perchè le sue qualità poetiche sono affatte nulle; perchè non -arricchisce il nostro mondo fantastico nè d'un concetto, nè d'una -immagine. Il dico con dolorosa convinzione e dopo esame accurato del -volume, per cui venne acclamato poeta da' birrichini, i quali in Italia -fanno mercimonio di lodi e d'encomî. Il Zanella scrive versucciattoli, -che in un albo od in occasione d'un onomastico, d'una festicciuola -qualunque di famiglia, possono far buona figura; i molti di questo -genere, da lui rivolti a' componenti della famiglia Lampertico, lo han -fatto chiamare da qualche malevolo: _il poeta aulico di casa -Lampertico._ Ma ben altro è l'ingraziarsi presso una famiglia doviziosa -ed il diventarvi ospite desiderato ne' banchetti e nelle feste; e ben -altro il segnare, il significare un nuovo passo della fantasia di un -gran popolo, e del popolo, che ha, senza dubbio, il maggior passato -poetico. - -Che dico! da pochi, arcipochi si può pretender tanto. Ci contenteremmo, -ammireremmo, se il Zanella, anche senz'aprir vie nuove, fosse capace di -crear di belle immagini e vivaci, fosse almeno capace di piegare il -verso a nuove forme, lasciando pure ad altri di avvalersene a miglior -uopo. - -Nondimeno gli encomiasti non son mancati. Da noi non fa mai difetto una -penna compiacente (la parola propria sarebbe _ruffiana_; ma non s'ha a -dire tra la gente ammodo. Non l'adoperiamo dunque!) che si presti a -levare a cielo qualche chiarissimo; massime quando corrono -raccomandazioni di persone influenti; quando un Lampertico, per esempio, -ed un Giorgini commendano e vogliono. È così facil cosa il lodare a -casaccio, l'appiccicare una selva di epiteti gentili a' nomi ed alle -cose! il citare alcuni brani d'un autore ed andare in estasi senza dir -perchè! Certo, lettori, che gustino così alla cieca, che ammirino senza -rendersi e render conto delle ragioni, che li fanno strasecolare, ci -vogliono e ce ne voglion molti. E' sono appunto quelli, che si -addimandano il volgo; e senza grandi uomini e senza uomini di vaglia si -potrebbe stare al mondo; senza volgo, no davvero. Ma uno scrittore, uno, -che pretende d'intendersene, uno, che si arroga di spiegare al pubblico -cosa debba approvare e biasimare, commette una vera indecenza, -schiccherando insulse dicerie encomiastiche. Per articolesse di tal -fatta, il gergo de' giornalisti adopera un bel nome: le chiamano -_soffietti_. I francesi le dicon _reclames_. Ad ogni modo son brutture. - -Un certo Isidoro Del Lungo... sbaglio: il chiarissimo Isidoro Del Lungo, -professore di Letteratura Italiana presso il Regio Liceo Dante di -Firenze, cavaliere dell'Ordine de' Santi Maurizio e Lazzaro, Accademico -residente della Crusca e di quelli deputati alla compilazione quotidiana -del Vocabolario; prese l'assunto di annunziare a' quattro venti, ch'era -sorto _un nuovo poeta_. Impiastricciò un dialogo, che incomincia con una -lode all'editore del Zanella, della quale non può discernersi altro -approposito od altro motivo, tranne il desiderio, naturalissimo in chi -scrive, d'ingraziarsi con un editore accreditato. Prosegue, rivelando il -suo dispettuzzo, per non essere stato nominato membro della commissione, -che compila il vocabolario giorginiano. Quindi, ingiurie generali a -tutti i verseggiatori moderni, perchè _verba generalia non sunt -appiccicatoria_; ed un inchino particolare a' più dappochi, che gli -avvenga di nominare. Una scappellata al Carducci, (ch'io non so come -possa nominarsi da un galantuomo e da un buon cittadino, senza che -l'indignazione morale trabocchi); un sorrisetto al Maccari ed al -Castagnola e persino un saluto al Rapisardi ed una reverenza al Ventura. -Cita titoli e brani de' componimenti del Zanella e loda e loda, senza -ragionar mai le tante lodi; ed appena appena in fine, in via di -concessione, ammette che non tutto sia perfetto nel volume; che la -_poesia_ del Zanella abbia _certi difetti_. - -Veramente io ritengo le coserelle meschinissime del Zanella non meritare -il fastidio di una disamina seria. Allorchè il volume venne in luce, gli -detti una scorsa, quanto bastava a chiarirmi di che roba si trattasse, -ed il buttai lì subito. Leggicchiate le lodi del Del Lungo, risi del -maldestro incensatore; su conclusioni motivate in quel modo da un tale -avvocato fiscale, stimai che il pubblico dovesse giudicare tutto -all'incontrario. Ma il pubblico è pecora: il pubblico accetta i giudizî -bell'e formolati, senza criterio, da chiunque gli vengan porti, purchè -gli si porgano con improntitudine ed arroganza. Dorme all'udienza e -sottoscrive la sentenza, che un qualunque, istituendosi cancelliere di -autorità propria, gli pon sotto la penna. In fondo, il male poteva non -sembrar grande: che un Zanella di più o di meno, sul falso giuramento -d'un criticonzolo qualsiasi, scrocchi per venti o quindici anni un po' -di mezza celebrità, non sembra affare capitale. Ma il vedere que' versi, -così raccomandati, per le mani di tanti; il vederli studiati ed imparati -a memoria; il vedere, in un programma ufficiale, parlato della -_Letteratura Italiana da Dante al Zanella_; mi ha fatto impensierire. Il -Zanella non appartiene alla storia, anzi alla teratologia letteraria; i -suoi componimenti contengono cattiva poesia e concetti immorali; non è -forse una cattiva azione tanto il commendarli contro-coscienza, quanto -il tacerne un biasimo coscienzioso? -- «È insopportabile in un critico -la tolleranza di componimenti mediocri,» -- scriveva Giovanni Berchet. --- «La tolleranza è un dovere religioso, è una virtù sociale, ma in -materia poetica non è comandata da nessuna filosofia.» -- Ed io posso -soggiungere, come lui: -- «Eppure, sia detto in buona coscienza, non -entra mai ne' disegni nostri una menoma intenzione di pigliare la penna -in mano per muovere la bile ad una menoma persona.» -- Ma, chi ammira il -Zanella, a me sembra aver perduta la intelligenza del bello poetico: chi -ne accetta le dottrine, è forza che diventi cattivo cittadino ed uomo di -sensi volgari. Il dimostrerò. Inoltre, per me l'arte è cosa seria; e non -credo davvero, che intorno ad essa le opinioni sian libere: c'è una -opinione giusta e ci ha le false; ed in affare di tanto momento, non -saprei ostentare l'apatia, di cui fa mostra a proposito della castità -della mogliera, Ulrico, cavalier boemo, appresso il Bandello (_Parte I, -Novella XXI_); nè dirò mai: -- «Credete voi ciò, che vi pare, che io non -ve lo divieto; e lasciate, che io creda quello, che più m'aggrada e mi -cape nella mente; perciocchè il mio credere non vi può annojare, nè il -vostro discredere mi reca danno alcuno, essendo libero a ciascuno, in -simili avvenimenti, pensare e credere ciò, che più gli va per l'animo!» --- Gli àpati son ébeti. - -Nel MDXCIII, corse voce, che fosse spuntato un dente molare d'oro ad un -fanciullo slesiano. Il fatto commosse grandemente i dotti di Lamagna; ed -un certo Horstius, professore di medicina in non so quale -universitaducola di quel paese lì, in seguito a ricerche profonde, -pubblicò, due anni dopo, la storia del dente, dichiarandolo di natura -doppia come Gesù Cristo, cioè parte naturale, parte miracoloso; ed -assicurando, che domineddio l'aveva collocato nell'alveolo mascellare -del ragazzo, per consolare la Cristianità afflitta dalle vittorie -turche. Dopo l'Horstius, scrisse sull'argomento il Rullandus; e, due -anni dopo, l'Inglosterus (altro dotto alla tedesca d'allora) confutò il -Rullandus; dal quale gli fu replicato sapientemente. Un quarto -dottorone, in una monografia, raccolse tutte le opinioni già enunciate, -aggiungendovi la sua. Sventuratamente capitò un orefice ad esaminare il -dente miracoloso; e durò poco ad accorgersi, che non era altrimenti di -metallo massiccio; che non era d'oro, anzi solo ad arte dorato, -rivestito d'una fogliolina d'oro. Del ser Zanella han parlato gli -Horstius, i Rullandus, e gl'Inglosterus; gli è ormai tempo, che un -povero orefice lo esamini e dica la sua. - -L'Italia ha tanti verseggiatori, ch'è uno sgomento. Come distinguersi in -mezzo a tal frotta o caterva di mediocrità? Come fare per far chiasso? -come acquistare un po' di celebrità senza troppo affacchinarsi? Ecco il -problema difficilissimo, che si presenta innanzi ad ogni sedicente poeta -Italiano. Chi fosse artista daddovero, chi avesse una potente -favoleggiativa, chi avesse qualcosa in corpo, il quesito non gli si -affaccerebbe neppure alla mente. Porterebbe in sè un mondo poetico -impaziente di esprimersi, di affermarsi. Ma questo è caso raro; i più, -senza ispirazione, senza fantasia, non avendo un vero contenuto poetico, -non sapendo in sostanza che dirci ed a che applicare la sciagurata -facilità, l'improba smania d'imbrattar carte, cercano di essere -originali o per qualche bizzarrie d'espressione, o pel tematico. Quindi -abbiamo specialità poetiche come specialità mediche. In quella maniera -appunto, che ci sono dentisti ed ostetrici ed ortopedisti ed -oftalmoiatri; noi troviamo, che, per esempio, un novelliere non mette in -iscena se non pupi in uniforme: ha la privativa dei racconti militari; -il tale altro parla solo di delitti, di sangue, di stupri e di patiboli: -ha la specialità delle storie giudiziarie; Meneghino si aggira sempre -tra le tombe e promette di morire ad ogni ottava; il dottor Ballanzoni -coltiva unicamente la bestemmia e l'imprecazione; Pulcinella ha il -monopolio dell'umanitarietà e della filantropineria; ed un Zanni, ossia -il Zanella, si è impossessato della natura e delle scienze naturali; e -si è fatto il poeta del positivismo, del positivismo Italiano. - -Le origini del positivismo Italiano sono le più semplici del mondo. Non -è sorto per necessità logica; non proviene da una esigenza del pensiero -nazionale, da una evoluzione scientifica, cheh! In quel riffa raffa di -cattedre, che ha luogo dal cinquantanove in poi, parecchie cattedre -filosofiche vennero agguantate da chi stimo filosofo quanto io mi credo -sinologo o jamatologo. Gli è accaduto, per esempio, che al gran lotto -della pubblica istruzione guadagnasse l'ambo di una cattedra di -Filosofia, chi era cognito soltanto per qualche monografia storica più o -meno spropositata, più o meno monca, più o meno male scritta, piaggiando -ogni partito. Posizione imbarazzante! ma più d'una volta s'è visto, e -fuori e da noi, uomini coscienziosi, costretti dalla fame ad assumere -l'insegnamento di materie non per anco da loro studiate, mettendocisi -coll'arco della schiena, conchiuder qualcosa, e riuscir valenti; per più -d'uno è stato vero, che _insegnando s'impara_. Invece coloro, cui -alludo, pe' quali l'importante era lo stipendio, ritennero più comodo il -negare la scienza, che venivano chiamati ad insegnare e che avrebber -dovuto imparare; il dire: -- «La filosofia non c'è, la filosofia è un -assurdo; le idee generali son ircocervi anzi ippotragelafi; non vi ha se -non fatti singoli; il mondo è essenzialmente frammentario; tutto è -accidente, o tutt'al più legge, che regola l'accidente; tutto è -empirismo; la cognizione assoluta, il vero assoluto, - - Di fuor del qual nessun vero si spazia, - -è un'allucinazione dello intelletto. Limitiamoci alla cognizione di -qualche fenomeno, di mille fenomeni, via, d'una serie infinita di -fenomeni. Questo è il _non plus ultra_ dello sforzo intellettuale umano. -E se una voce segreta, anzi un bisogno imperioso vi costringe a chieder -qualcosaltro alla scienza, a riproporle ostinatamente i quesiti supremi, -oggetto della filosofia, saggi mortali, castratevi l'intelletto! E se la -ragione vi afferra e vi vuole fare entrare nel suo talamo, o casti -Giuseppi del pensiero, lasciatele in mano il mantello e fuggitevene in -farsetto, e rimanete involontariamente «ignari!» -- Il sacerdote -predicava l'ateismo! il professore bandiva l'inesistenza della scienza, -per insegnar la quale il pagavamo! Osceno spettacolo! Quando il prete od -il maestro dubitano del loro credo o della loro dottrina, se son -galantuomini scendano dal pulpito e dalla cattedra ed aprano bottega per -conto proprio. - -E così la gioventù Italiana fece a gara ad evirarsi intellettualmente: e -credè che fosse un merito di esser più eunuca. E fu certo un titolo per -andare avanti ed aver plauso ed aver guadagno. Povera Italia! - -Di questa scuola ciarlatanesca è poeta il Zanella. - -Chi vuol rendersi ben ragione del suo valore artistico, del modo nel -quale costui comprende la Natura, mi faccia il piacere di rileggere il -_Dopo la Laurea_ del De-Meis; e dico rileggere, perchè non posso -ammettere, che una persona colta non abbia letto quel volume. Vi trovi -una lettera, la seconda, che, se non fosse stata stampata parecchi anni -prima che il Zanella acquistasse qualche notorietà oltre la cerchia de' -nobiluzzi veneti, si direbbe una continua allusione al poeta aulico di -casa Lampertico. L'argomento della lettera di Giorgio a Filalete è -assolutamente lo stesso della lirica zanelliana intitolata _Natura e -Scienza_; ne la direi il miglior commento, se i componimenti del Zanella -fossero tra le cose, che si commentano; ed essa ci abiliterà a -giudicarne ammodo. Entrambe prendono le mosse dall'intuizione e -divinazione ed interpretazione poetica, che l'umanità fanciulla, che la -fantasia, fa de' fenomeni naturali. Verseggia così quel di Chiampo: - - Come ritrosa Vergine, t'involi, - Discortese Natura, al guardo umano, - Che, pel lento mutar di mille soli, - Di cielo in terra t'ha cercato invano. - Con giocondo terror vide talvolta - Balenar dall'abisso il tuo sembiante; - Ma tosto, di più nere ombre ravvolta, - Scese la notte sul deluso amante. - -E quel di Bucchianico fa scrivere al suo Giorgio: -- «Quante volte, -prima di abbandonare la mia casa e la mia patria, mentre m'aggirava per -l'ameno boschetto, che circonda il mio tetto paterno, io era andato -pensando alla mia inutile vita e alla cieca ignoranza, in cui la traeva! -E poi, stanco, mi stendeva sopra un praticello smaltato di fiori, -all'ombra di un gran mandorlo; e mi metteva a guardare il profondo cielo -e i lontani campi; e talvolta mi curvava a terra e guardava lungamente -le erbette e i fiorellini, che mi crescevano intorno! Alla vista di -quelle cose sì belle, io era a poco a poco commosso. La giovane fantasia -mi s'infiammava; ed io vedeva quell'erba animarsi, muoversi e voltare -verso di me le loro punte; e da quelle tramandare un oscuro susurro, che -mi pareva la voce della Natura e mi faceva palpitare o tremare. _O -natura, o Natura_, io pensava fra me, _parla dunque, spiegati chiaro, -dimmi chi sei! tu chiudi dentro di te qualche cosa, che i miei occhi non -veggono; giacchè non sono quelle deboli foglie e quegli umili fiori, che -potrebbero farmi palpitare e tremare; esce da loro una virtù arcana, ci -è in loro qualche cosa d'infinito e di divino, cui risponde la mia -anima, che in questo momento si sente anche essa infinita ed immortale; -ci sei tu, o Natura. Ma io non so, chi tu possa essere: ed io ho bisogno -di saperlo, ho bisogno di scuoter questo grave sonno e diradare questa -così fitta oscurità, che mi copre la mente. Ma.... non è più il tempo -delle rivelazioni, che si fanno al cuore dell'uomo; e cui l'alta -fantasia presta le sue forme. Oh no! non è più il tempo dell'ispirato -sentimento e della mistica immaginazione. È il tempo della profonda -ragione e della severa scienza, alla quale si perviene solo per la via -del lungo studio e della grave fatica. Non si ha dunque a fare come il -nostro Giacomo,_» -- Leopardi, veh! non Zanella; -- «_che aspettava -sempre l'ispirazione e stava con l'orecchio teso, se mai la risposta -della diva Natura si facesse un giorno sentire dentro al suo cuore; e, -non udendo mai nulla, s'affliggeva e si disperava. Io invece studierò; -io ti cercherò, o Natura; io t'incalzerò dappertutto; ti frugherò piega -per piega; ti rovisterò molecola per molecola. Avrò pazienza, ti starò -intorno cinque, sei, otto, dieci anni, finchè non ti avrò strappato il -tuo secreto: questo terribile secreto, di cui sei tanto gelosa, e che -tieni sepolto, io non so se nel profondo o di te stessa o del mio -cuore_.» -- - -L'Uomo del Zanella; il Giorgio del De-Meis, simbolo dell'Uomo anch'esso, -ambiscono tutt'e due di scoprire il segreto e l'essenza della Natura; e -l'uno e l'altro ricorrono alle scienze naturali, sperimentali, -empiriche, via. Il Zanella, che non è, come il De-Meis, un naturalista -valente, rimpicciolisce il concetto della cosa, riducendola a mero -affare di microscopio e telescopio; ma non vuol dire! Ecco l'Uomo dotto -in botanica ed in mineralogia ed in zoologia ed in astronomia; eccolo -fisico, chimico e meccanico; eccolo cristallografo e fisiologo: -- «Il -secreto della Natura è scoperto!» -- sclama fanciullescamente lieto il -Zanella; ed innalza un inno alla potenza dell'ingegno umano. Nondimeno, -è costretto a soggiungere: - - ... Fuggon forse le tenebre di pria - E palese di dio splende il disegno? - -è costretto a riproporsi gli antichi interrogativi: -- «A che tutto -questo? cos'è il mondo? qual è lo scopo dell'Universo? dell'uman genere? -ed io che sono?» -- E qui si stringe nelle spalle e vi dice tutto ciò -essere il secreto di domineddio, e noi non dover presuntuosamente -indagarlo. Cos'aveva egli dunque scoperto? - -Ed ora ascoltiamo Giorgio: -- «Mi gittai di lancio e a corpo perduto -allo studio di quelle, che chiamano scienze naturali. Io sperava sempre -di riudire un giorno la voce della Natura. Io era certo, che uscirebbe -più chiara di dentro a que' vaghi cristalli, divenuti il mio più caro -trastullo; dall'interno di quelle innumerevoli forme vegetali, con le -quali tanto mi divertiva; dall'intimo di quelle ricche forme animali, -che io curiosamente ricercava. Io diveniva di mano in mano più avido di -farmivi sempre più addentro, per arrivare fino a quel sacro penetrale, -dove m'aspettava, che l'oracolo avrebbe parlato. Ma sono dieci anni ed -io non ho udito mai nulla.... Talvolta domandava i dotti, che aveva -preso a guida in quegli ameni studî, se mai tenessero il grande -secreto.... Ma que' grandi uomini non mi davano se non piccole risposte. -Essi si ridevano della mia semplicità; o si rammaricavano e mi -compiangevano del mio poco progresso nella scienza. Poichè, a sentirli, -del vero progresso è segno, quando uno non fa altrui, nè si fa più a sè -stesso di sì stolte quistioni, e più non vi pensa. _Ille se valde -proficisse sciat_, quegli solo, che s'è ben finito di persuadere, che -non solo non v'è la soluzione, ma non v'è nemmeno la quistione; la quale -non è se non una nostra invenzione, una illusione ottica, che succede -nel cervello dell'uomo fiacco e ignorante e non ha punto che far con la -Natura. E severamente mi ammonivano, se progresso volevo fare e diventar -davvero uno scienziato, che fossi ben persuaso e tenessi bene a mente, -che quello era tutto: chimica, fisica, meccanica; e che al mondo altro -non v'è fuorchè cristalli e cellule; e sì crittogame e fanerogame senza -numero; e insetti piccoli e insetti grandi, come sarebbe a dire le -scimie, che è quanto dire gli uomini; e che in tutti codesti amminnicoli -consiste la scienza. _Possibile_! io diceva fra me: _la scienza della -Natura sarebbe dunque la scienza degli amminnicoli!_ Io era tutt'altro -che persuaso. Non era quello il progresso, che io voleva fare; non era -il frutto, che io anelava di raccogliere da' miei studii. A quel prezzo -io non avrei voluto giammai diventare uno scienziato.» -- - -Un siffatto positivismo può benissimo accordarsi con qualunque e -religione e superstizione. Ed invero, quanto è oggetto della religione -(prescindendo dalla parte etica) e della vera scienza, rimane escluso -dal campo delle investigazioni di questa ignoranza scientifica. Il -Zanella vi rappresenta il tipo dello scienziato evirato nel suo Galileo; -e gli fa recitare il credo e soggiungere: - - Tal mi detta una fe'; sull'alto arcano - Tace scïenza. Dall'audaci inchieste, - Che di qua dell'avel non han risposta, - Tempo è ben, che si tolga; e di glossemi - Più non faccia tesoro, a cui (_sic_) suggello - Legittimo non pose esperïenza, - Paragone del vero. Allor ch'io venni - Ne' suoi giardini, a me disse Sofia: - -- «Figlio, del mondo le riposte origini - Non ricercar, nè a qual lontano termine - L'universo si volve; impervie tenebre - All'umana ragion, quando la fiaccola - La fe' non alzi e l'atro calle illumini. - Modesta più, ma men fallace indagine - A te fia di Natura il libro svolgere, - Che chiuso giace, di secrete sillabe - Tutto vergato e d'incompresi numeri.» -- - -Appunto la spiegazione di questi numeri e di queste sillabe chiede -ansiosamente l'uman genere; la cui semplice cognizione non ha pregio -alcuno od importanza. Che importa, che giova, conoscer l'alfabeto d'una -lingua, ignorandone la grammatica e le parole, in modo da poter -compitare un libro sanscrito o russo, puta, senza capir nulla? A che -giova, per esempio, ad un contadino di poter materialmente legger la -_Divina Comedia_ o gli _Eroici furori_, se non giunge ad afferrarne pure -il senso? Questo _senso_ della Natura, la spiegazione delle sillabe -secrete e degl'incompresi numeri, il De-Meis la fa chiedere a Giorgio, -che lascia l'Italia per la Francia: -- «Lì vasti e bene ordinati musei; -professori di spirito e scienziati con cervelli chiari e vasti, ben -forniti e bene ordinati come i loro musei. Io era bramoso di vedere a -qual punto ne fossero; e fin dove con la mente si fossero spinti di là -da quell'ordine apparente de' loro due musei; e mi intendo quello del -Giardino delle Piante e quell'altro, che se ne portano dentro il capo. -Entro nel primo con loro: ed ecco i miei grandi uomini rapiti nella -contemplazione di tanti oggetti naturali, convenuti in quel luogo da -tutti i punti della terra; e andarne in estasi. -- § _C'est curieux! -c'est singulier! c'est bizarre! c'est étrange! c'est joli! c'est -merveilleux!_ -- § _Mais quelle est la raison de toutes ces belles -choses? qu'est-ce donc que tout cela signifie?_ -- § _Monsieur, cela -signifie que le bon dieu a voulu que cela fût ainsi; et nous n'avons -qu'à dire: ainsi soit-il!_ -- Questo era l'ultimo costrutto, questa la -definitiva conchiusione, alla quale i miei grandi naturalisti parevano -giunti, e l'alto cacume, cui sembrava, che si fossero elevati. Io però -non mi teneva niente soddisfatto di questa nuova e veramente singolare, -curiosa e sorprendente scienza. Un buon dio senza ragione, che si mette -a fare delle cose curiose e strane, per divertire il prossimo, e farsi -particolarmente ammirare della sua abilità da qualche centinaio di -naturalisti, che le studiano ne' loro amminnicoli, in verità gli è un -dio troppo buono; ma non è cosa, di cui possa restar capace un -onest'uomo, che abbia dramma di ragione» -- - -Ma, se i naturalisti oltramontani interrogati da Giorgio, di buona fede -si chiudono nelle scienze sperimentali e negano le virtù speculative -alla mente umana, pel Zanella non è così in fondo. Egli ha notizia -confusa del lavoro intellettuale umano; e ritiene, ch'esso abbia -raggiunto la meta. Egli crede, che le _tenebre di pria_ siano svanite, -che l'uomo non sia più deluso amante del vero, anzi, che lo abbia -afferrato. Il crede, senza saper troppo perchè, perchè l'ha sentito -dire; questa credenza è un pregiudizio per lui, un preconcetto, ma ce -l'ha. - -Finora, quando veri credenti od ipocriti, apostoli o bacchettoni -volevano distogliere dalle investigazioni _pericolose_ la mente umana e -ricondurla in sacristia od all'ossequio per la rivelazione, cercavano di -provare l'incertezza della scienza, l'impotenza dello ingegno nostro, -cercavano di convincerci che la ragione e la scienza non valgono ad -assodare alcun vero, che sola fonte di verità è la religione. Il -Zanella, invece, cinicamente riconosce, che la scienza c'è e che può; -confessa, che la ragione ci dà il vero; ma, dice lui, ci tolgon la pace -del cuore; _ergo_, volgiam loro le spalle. La scissura nell'uomo morale -moderno non è una scoverta del nostro dabben sacerdote; altri l'hanno -cantata prima di lui; altri ha rappresentato il contrasto tra 'l cuore e -la fantasia, che si riattaccano alla tradizione, al _dolce imaginare_, e -la mente, la ragione, che impone, deducendole, verità incresciose, che -pur non persuadono. Il Leopardi, il Musset hanno scritti versi duraturi: - - _Que me reste-t-il donc? Ma raison tourmentée_ - _Essaye en vain de croire et mon coeur de douter;_ - _Le Chrétien m'épouvante; et ce que dit l'Athée,_ - _En dépit de mes sens, je ne puis l'écouter._ - -Il Zanella invece vi dirà, che il secolo: - - Stretti nel pugno i conquistati veri - Sale superbo incontro al cielo: immensa - Luce è ne' suoi pensieri.... - -Qui non vi è più dubbio: certezza piena invece! Il secolo ha conquistato -i veri; il secolo ha luce nei pensieri; la gigantomachia moderna, la -scalata, che gli eroi del pensiero danno all'Olimpo, non è un atto di -levità giovanile, di sconsigliatezza, di presunzione; è, pel Zanella, la -pura e semplice estrinsecazione necessaria dell'attività del secolo. Il -Musset dubitava de' risultati della scienza; e, dopo ascoltato -Aristotele e Platone, diceva: _j'applaudis et poursuis mon chemin_; e -quindi poteva anche tentare di sottrarsi alla filosofia e di ridiventar -credenzone; sebbene, appunto perchè aveva saputo qualcosa, imparandola, -acquistando quel sapere da sè, non potesse acquetarsi ne' dommi, che ci -si presentano bell'e formolati, inassimilabili: la ragione si ribellava. -Ma voi, Zanella, non dubitate più; voi, siete tanto XIX secolo (o lode o -biasimo, che a voi paja ed altrui) da creder fermamente alla scienza. -Perchè dunque mi parlate di notte del cuore, che si fa più densa? Vel -dirò! Perchè avete un'anima fiacca e poltrona. Perchè - - .... dal dì, che lo scettro in sua man tolto, - _Più non v'ha dio_, l'uom disse; e Re si assise - Dell'Universo, il volto - Scolorato abbassò, nè più sorrise. - -Vi manca serietà di propositi, forza di carattere, vigoria di mente, -amore dello studio! La vostra personalità morale è nulla. Morta la -speranza, che riconduce a dio, tutto per voi è notte, a detta vostra. -Voi non avete dunque nè famiglia, nè patria, nè Principe? non leggi -sacre ed amate? non avete doveri? non credete alla virtù? Avete tanto -imparato e dal vostro sapere positivo non rampolla un ideale, un -imperativo categorico, che dia norma e scopo al viver vostro! Tutte -quelle sante parole per voi sono vuote di senso, se vi manca la speranza -d'una ricompensa; e, come diceva l'Hegel allo Heine, vorreste esser -premiato di non aver abbandonato la madre vecchia ed inferma e di non -avere avvelenato vostro fratello! Delle due l'una: o le speranze, che -dite morte, erano ingannevoli e fallaci. E perchè vi fermate a -rimpiangerle? Animo, e createvi altre speranze, un altro ideale men -fragile, più conforme alla coscienza vostra. O non erano ingannevoli e -fallaci. Ed allora bisogna, che ricostruiate con lo studio e la critica -la fede scrollata: la vera scienza l'ha a rifare, la vera scienza, che -guarda l'essenza delle cose e non gli amminnicoli. - -Ma la scienza pretesa vostra, onde menate tanto scalpore, non è per voi -qualcosa di serio, anzi una ricreazione, un ozio tutto al più; e vi ha -momenti, in cui manifestamente l'odiate. Quindi le lodi dell'ignoranza, -simboleggiata nella favola della Psiche: - - O dell'anima umana, a cui (_sic_) fatale - È sovente del ver la conoscenza, - Immagine gentil, Psiche immortale; - O divina farfalla, a cui (_sic_) l'essenza - Delle cose è nascosta, o sol si svela - Quanto basti al gioir dell'innocenza; - Lascia, Psiche, l'improvvida querela, - Nè desiar conoscere lo sposo, - Che la temuta oscurità ti cela. - Men dolce, o semplicetta, è bacio ascoso? - Dolci meno gli amplessi e le parole; - Onde bea Quel non visto il tuo riposo? - -Eppure la favola stessa della Psiche, se a forza e' vuol cavarne un -epimitio, dovrebbe insegnargli, che non vi ha godimento vero, schietto, -sincero, senza conoscenza! Guardate quanto è più morale e gentile il -pensiero della plebe pagana che quello di questo mezzoprete -semicristiano! Certo di baci, che imitavan le colombe, e di bene scossi -congiungimenti, avrebbe potuto appagarsi la Psiche, se... fosse stata -contenta alla brutalità. Ma, contentandosene, sarebbe stata solo una -meretrice volgarissima, degna che Amore le recesse addosso, come -racconta il Machiavelli di aver fatto lui a non so qual vecchia scrofa, -che gli si prostituiva al bujo. E finchè la Psiche tollera pazientemente -gli amplessi dell'ignoto nume, perchè questi le scuote bene il -pelliccione e le procaccia copia di grandi agi e comodi, essa Psiche è -ben poco interessante, è una volgarissima mantenuta. Solo allora ci -commuove, solo allora la stimiamo, quando prende la fiaccola ed il -pugnale, per illuminarsi e distruggere anche le sue gioie ove turpe ne -ravvisasse la fonte; quando è perseguitata e raminga ed infelice ed -_amante_; ed è divenuta amante, dacchè ha saputo chi giacesse seco, -dacchè ha conosciuto il suo rapitore. Solo questi suoi travagli son -poetici e commoventi; solo in virtù di essi diventa degna dell'apoteosi. -Ma, sacrosanti dei! chi di noi non istima orrendo e turpe, che una donna -faccia copia di sè ad uno ignoto, fra le tenebre! - -Questa lode dell'ignoranza, dell'asinità volontaria, questo inculcar la -ciucaggine, che accade metaforicamente qui, è altrove fatto a viso -impudentemente scoperto. Leggasi la poesia intitolata: A _mia madre_, -dove il Zanella dichiara di riconoscere, che la mamma gli ha dato ad -intender da bimbo un mondo di corbellerie; eppure dichiara di antepor -quelle, che e' dichiara falsità, imposture, corbellerie, a' portati -della scienza, perchè questi _non appagano il core_. Insomma, lui alla -scienza chiede pace dell'animo e piacere; chiede quel, che la scienza -non ha missione di dare; riserbandosi di ripudiarne le conseguenze, ove -non gli garbino: - - Madre! di dotte inchieste - Tornan ben lagrimevoli gli allori, - Se più crucciose e meste - Fansi le vite e più gelati i cori. - Se dal ver riedo meno eccelso e puro (!!??) - Amo al tuo fianco riposarmi oscuro. - -Bella tempra d'uomo coscienzioso, il quale può chiudere volontariamente -gli occhi al vero! La fede cristiana per lui non è un convincimento, non -è una fiaccola potente; egli ha subaperte a mala pena le porte del -sapere e ne è uscito un vento, che l'ha spenta: presto, il Zanella -ritappa l'uscio e rimane al buio per paura d'infreddarsi. Ahimè! uno può -rimpiangere le fedi e le illusioni svanite, ma non può, quando sieno -state distrutte da un altro convincimento e più maturo, non può credervi -unicamente, perchè fa proposito di credervi. V'è mai toccato d'esser -tradito dalla ganza? Dopo le pruove del tradimento, si può fingere di -ignorarlo, si può perdonarlo, si può continuare la relazione; una sola -cosa è impossibile, credere ancora in colei, che vi ha mentito e che -conoscete falsa. A nutrir fede in una persona non basta volere. E molto -meno può credersi per un effetto della propria volontà arbitraria, -quando il ragionamento e la ragione hanno scosso i vostri primi -convincimenti; o discredere ciò, che saldi argomenti e stringenti vi -dimostrano. Questo, ben inteso, per le anime oneste; coloro poi, la cui -religione è una pura moda ed un semplice mezzo, possono veramente -credere quel, che vogliono, pur che vogliano. Ma chiameremo fede la -loro? - -Insomma il Zanella la pensa come Matteo Bandello, e con le parole del -grande novelliere potremmo rendere il suo concetto della vita umana -(_parte I, Novella XXV_): -- «Io non vo' già dire, che la investigazione -della verità non sia cosa lodevolissima, anzi l'affermo e lodo; ma ben -vo' dire, che tutti gli atti umani devono esser fatti a luogo e tempo... -Noi siamo venuti qui, non per disputare od astrologare o far lite, ma -per ricrearci, darci piacere e stare con gioja ed allegrezza.» -- Ma il -Zanella ha torto marcio: e l'esempio de' secoli passati ci scaltrisce -su' dolorosi frutti, che producono simili dottrine. Guai al popolo, che -cade nello indifferentismo, nell'apatia filosofica o religiosa; che non -pensa più alle dotte inchieste, anzi a ricrearsi e darsi piacere! Il -vero è l'unica cosa meritevole d'amore. Non perchè ci possa esser -baconianamente utile: anzi quell'idea di servirsene per un qualche scopo -meschino e determinato, me lo sfata. Io amo il vero anche insalubre e -velenoso; quello, che infelicita ed opprime. Amo quel vero, che mi fa -soffrire; ed il preferisco all'errore utile, proficuo. Io ringrazierei -colui, che mi provasse con documenti alla mano l'amico venerato essere -un malvagio e la donna amata essere venale. Certo, da tali rivelazioni -sarei reso infelicissimo e miserrimo più che nol sia ora, ma avrei un -errore tolto dalla mia mente. Come dice stupendamente Tommaso Stigliani -in principio del XX canto del suo _Mondo Nuovo_: - - Ben finsero a ragion gli antichi esperti, - Che 'l sentier di virtù sia un aspro colle; - E quel del vizio, con fioretti inserti, - Una pianura delicata e molle: - Poichè il volgare stuol de l'alme inerti - Vive tranquillo e mai noja non tolle; - E quei, che ad alte imprese opera dànno, - Soggiaccion sempre ad infinito affanno. - -Ora nessuna impresa v'ha più alta della ricerca disinteressata del vero -assoluto. - -Nel Zanella non c'è alcuna serietà. Questo fabbro di versi non ha ideale -alcuno, non ha nulla di generoso. Scommetterei, ch'è un buontempone. -Sicuro, qua e là, sotto alla misera porpora di pensieri accattati, -trasparisce la natura del beone e del ghiottone, come si scorse -l'orecchia dell'asino sotto la spoglia del Leone: sembra poeta -_famelico_, anzi che _melico_. Qua e là una immagine gastronomica rivela -l'indole vera dello scrittore: il soldato usa sempre immagini guerriere; -il marinajo traslati marinareschi; ed il Zanella toglie con predilezione -i paragoni e le metafore dal desco e dalla mensa. Parla del taglio -dell'istmo di Suez, ne parla in via di paragone e quindi non avrebbe -dovuto diffondervisi intorno; eppure egli non sa astenersi -dall'aggiungere questi due versi, affatto superflui: - - E, sul desco de' popoli, il tributo - Porran d'avversi climi Orto ed Occaso; - -sicchè, per lui, l'importante, il caratteristico, nel taglio dell'istmo -di Suez, è la maggior facilità di procacciarsi taluni oggetti di -buccolica. Altrove fa che Galileo deplori i guai, che accadono - - ... se custode de' celesti veri - Autorità non siede; e sola il pane - Di sapienza a' parvoli non frange. - -Quando vuol descrivere l'affratellamento degli uomini, sel raffigura -sotto la forma d'un simposio: - - ..... convenuti - A banchetto comun da tutti i venti, - Varî di volto e d'abito, i mortali - La prima volta si gridâr fratelli. - -Questo secolo XIX è grande, secondo lui, perchè migliora ed accresce le -risorse culinarie, migliorando ed accrescendo le quali, le anime -anch'esse si trovano migliorate: - - Lode all'età, che, migliorando il vitto - E la veste e l'albergo all'umil volgo, - L'alme ancor ne migliora.... - -Sapevo, che qualche volta s'insegna a leggere ai bimbi con le chicche; -ma, che si migliorasser le anime col buon vitto, mi giunge nuovo. Il -contrario è vero: il benessere materiale corrompe, stempra. Lo scopo -dell'uman genere, pel Nostro, è il mangiar bene: - - Or tanta luce di scoperte e tanta - Fiamma di brame indefinite, immense. - All'uom largite non avrebbe iddio; - Se del pan, che matura il patrio solco, - E del vestir, che la vellosa groppa - Di domestica agnella gli consente, - Dirsi pago dovea. - -Dunque, questo bisogno di scienza, che ci travaglia, questa sete -misteriosa di sapere, ha per oggetto principale di trovar nuove salse ed -intingoli, stoffe più leggiadre per adornarsi! Vergogna, a chi può -contentarsi del pane, che matura il patrio sole o come dice il Giusti: -_del fiasco paesano e del galletto!_ La nobiltà d'animo sta nel sentire -una brama indefinita, immensa di leccornie esotiche e di bottiglie -peregrine! Ned Apicio nè Sardanapalo giunsero mai a proclamar dottrine -così turpi; e ciò, che vi ha di più turpe, è l'incoscienza, con cui le -profferisce il Zanella, _sans s'en douter_. Anche descrivendo il -mattino, la divina bellezza del sole, ispiratrice di tante teogonie a' -popoli antichi, suscita nella fantasia del sor Abate idee di pranzo: - - Nell'umida zolla discende feconda - Del sole la luce, che il germe matura; - S'imporpora il grappo: la messe s'imbionda; - Il desco a' mortali prepara Natura. - -Egli trova, che gl'Irlandesi debbono esser lietissimi di lasciar la -patria, dove tocca loro (povera gente!) di mangiar solo patate, ossia il - - .... sordido pomo, - Ne' (_sic, ahi!_) squallidi inverni miserrimo pasto; - -pe' pingui novali di - - .... un terreno, che accoglie la greggia, - Al gelso benigno, benigno alla vite. - -Patate in Irlanda, manzo in Australia, c'è da rimaner sospesi forse un -istante solo? Curioso, che gl'Irlandesi non emigrino però, se non col -pianto agli occhi e col core straziato; e che i più preferiscano la -miseria in patria a tanto bene lontano da essa! Tutta la poesia _Egoismo -e Carità_ è su questo tono. Una madrefamiglia dev'essere, dice il -Zanella, - - ... lieta, se miri - Giulivo il suo drappello al desco accolto. - -Cornelia, lei, s'allegrava pensando a' trionfi oratorî futuri de' -figliuoli! Un pellegrino va a visitare gli amici esuli, unicamente, dice -lui: - - Per bevere un bicchier del loro vino. - -Per dio, solo s'io fossi vinattiere avrei gusto d'una visita, fatta con -questo scopo dichiarato. Beninteso, che amor di patria nel Zanella non -ne trasparisce, non ce n'è: si mangia anche in Australia e forse meglio -e certo più mercato che in Italia. _Patria est ubi pasco, non ubi -nasco_, mi diceva il mio primo maestro di matematica, emigrato spagnuolo -carlista (valente maestro d'un pessimo scolare). Ed il Zanella: - - A' greppi divelta dell'Alpe natale, - In rive migliori, la pianta si attrista; - Ma sotto ogni cielo l'errante mortale - Con vomero e pialla la patria conquista. - -Il Danton, gran farabutto, ci fa perdonare ogni sua colpa, od almeno si -fa compatire, malgrado la sua perversità, quando rifiuta di fuggire per -salvar la vita, dicendo la patria non portarsi via attaccata alle suola -delle scarpe. Io confesso (anche a rischio d'essere paragonato ad una -pianta) di farmi della patria un'idea un po' più alta e spirituale: e di -non saper concepire come il vomero e la pialla possano conquistarla ad -alcuno. Patria significa leggi, istituzioni, costumi, storia, lingua, -abitudini, relazioni, affetti; e tutto ciò concretato in un dato luogo e -fra date persone. Amo quest'Italia così fatta, così organata: -mutatemela, e chi sa, se continuerei ad amarla ugualmente? Un'Italia -repubblicana a me sarebbe ancor qualcosa? _Nescio._ Ma qual dottrina più -immorale di questa, che consiglia e loda di sprezzare e spezzare i -doveri, che s'hanno verso lo Stato, i vincoli, che legano alla patria ed -al principe, per procacciare alla propria persona un benessere maggiore? -Per un vescovado in Istiria od in Ungheria sarebbe dunque divenuto buono -Austriaco il Zanella? - -Abbiamo visto, che la scienza, pel Zanella, è l'amminnicolo. Ma ci è -almeno esattezza nelle minute particolarità scientifiche, ch'egli -affastella? nel qual caso, i suoi versi, come quelli dello _Invito a -Lesbia Cidonia_, potrebbero avere qualche utilità pedagogica. Niente -affatto. Io, che sono pure il grand'asino in tutte le scienze -sperimentali, che ne ho soltanto quelle nozioni imperfette e -superficiali, le quali oggigiorno son patrimonio universale, io posso -pur cogliere ad ogni piè sospinto il Zanella in fallo. Per esempio, -scrive il sor abate del sole, chiamandolo: - - ..... l'astro gigante - Che indura la quercia sul dorso del monte, - Che spento carbone ralluma in diamante. - -Che il diamante sia puro carbonio, come il carbone stesso, sapevamcelo; -ma che il carbone divenga diamante e divenga tale per azione del sole, è -falso. Oh, se così fosse, quanti carboni spenti vedremmo esposti al sole -su pe' tetti! - -Manca al Zanella il senso del vero. Udite un po', com'ei descrive -Galileo Galilei, che, vecchio e cieco, siede a respirare un po' d'aria -verso il tramonto, avendo a fianco una sua figliuola: - - .... Ei tenea sovra una sfera - La manca mano; e, con la destra, in aria - Scrive taciti cerchi... - -Questa è una mossa, un atteggio, una posa, alla quale il Zanella ha -condannato il povero vecchio; non una posizione naturale e spontanea di -lui. - -Sopraggiunge il Milton, chiamato dal Zanella: _anglico bardo_: il Milton -non è mai stato bardo, nè bardato. La Maria Galilei gli chiede: - - Chi t'ha scorto quassù? che cerchi, incauto? - -Perchè incauto? perchè tanta rettorica? Sembra di legger le novelle -delle balie, quando due incauti picchiano all'uscio dell'Orco e -l'Orchessa li ammonisce di fuggir subito, subito, subito. - -Se il Zanella vuol descrivere le ore notturne, vi dirà: - - Appena è vespero. - E già tranquilla - Sovra le coltrici - Posa la villa. - -Lasciando che qui _villa_ pe' _villani_ fa un bruttissimo effetto (_la -villa, che posa sopra le coltrici!_), falso è, che al vespero già si -dorma in villa; assolutamente fuor di proposito quel _coltrici_, pe' -duri letti de' contadini; mera reminiscenza manzoniana: _Sulla diserta -coltrice, Accanto a lui posò_. Ma coltrice è una delle parole predilette -dal Zanella, come _transito_, _sonito_. Passiamo oltre: ecco come egli -rappresenta una fanciulla, che fa toletta: - - Scalpita e smania - La giovinetta, - Che il velo roseo - Del ballo aspetta. - -Che è fatta giumenta? Scalpitare è fuor di posto affatto e smaniare è -fuor di luogo. Lassù, nell'Osservatorio: - - Sbadiglia, abbrivida, - Scote di brine - Vigile astronomo - Rorido il crine; - -e questo nel momento in cui _Iadi e Pleiadi fansi più chiare_. -Sbadiglia! è ignobile e comico; perchè cel rappresenta noiato e -distratto. Andiamo avanti. Si festeggia l'onomastico d'una signora? La -cognata defunta il festeggia in paradiso con gli angeli! - - Ella non viene. Il biondo capo adorno - D'eterni fiori nell'eterna Reggia, - Agli angioli confusa, ella festeggia - Il tuo bel giorno. - -Sudicia adulazione ed empia; come se gli angeli di paradiso dovessero -incaricarsi degli onomastici e de' pranzi di famiglia di casa -Lampertico! Una suocera decanta al genero la merce, vo' dir la -figliuola, ch'ella gli consegna: - - Fresche ghirlande arrecheratti in dono - D'immutabile amore; in sulla sera - Attenderà di tue pedate il suono.... - -La seconda immagine è buona; ma che canchero sono le fresche ghirlande -d'immutabile amore? - -Lo esprimere con verità ciò, che veramente si sente, con que' piccoli -tratti, che testificano l'impressione originale, fa propriamente il -grande scrittore. I volgari si servono sempre di frasi fritte e -rifritte, bell'e fatte, senza il conio loro proprio, che somigliano alle -vesti accattate da' rigattieri. - -Quindi tutte le vecchie ciarpe mitologiche, che credevamo da lunga pezza -smesse, il Zanella le adopera ancora; e mille cifre morte e per sempre, -che esprimono la freddezza assoluta, assiderante della sua mente. Quindi -Apollo e Pindo ed Elicona tornano in ballo; quindi fa dire al Milton -(che mi diventa un Alpinista). - - ...... In sogno - A me spesso venian l'ombre de' vati - E mi dicean: -- «Del glorioso monte - Figlio, dispera guadagnar la cima...» -- - -Quindi fa, che il Galilei gli risponda: - - -- «Se brama - Del poetico allor, figlio, ti punge, - Ben le tue chiome un dì n'andranno altere.» -- - .... «d'Elicona - Alle velate finzïoni avvezzo.» -- - -Quindi, altrove, vi assicurerà, che alcuni, se avessero sortito -l'ingegno d'un suo amico: - - Chiaro di sè, nell'Apollineo Regno, - Avrian levato ambizïoso suono. - -E ci darà la preziosa notizia, che Camillo Benso di Cavour si dedicava -occultamente a pratiche di cerimonie pagane: - - A' cupi genî del Tirren custodi - Serti offriva non visto.... - -E parlerà così de' sogni: - - Con ala nivea, - Per l'aure brune, - I sogni or piovono - Sopra le cune. - -E, per dare un ultimo esempio di queste ciarpe, ci apprenderà, che la -gioventù fugge - - Su' veloci del tempo invidi vanni. - -Il Zanella pretende di essersi formato lo stile, traducendo dagli -erotici latini; ed ha voluto comunicare al pubblico alcuni saggi di -coteste sue versioni. Egli stima, essergli tornato utilissimo siffatto -esercizio, abituandolo a non contentarsi della prima forma; e vuol darci -quindi modestamente ad intendere, d'aver acquistate, mercè di esso, -tutte le qualità, che ci vogliono per durare immortale: -- «Nelle cave -di pietra, che sono in Chiampo, mio luogo natale, ho veduto, che i primi -strati non hanno valore; come quelli, che facilmente si sfogliano e si -sgretolano. Solamente dopo il secondo o il terzo, esce la lastra -magnifica, che resiste alla forza dissolvente del sole e del ghiaccio». --- Veramente, a me non pare, che lo stile del Zanella valga gran cosa; -ma non posso recisamente negare, che l'esercizio di tradurre gli sia -tornato giovevole, perchè può benissimo darsi, che prima egli facesse -peggio. Quel, che discerno chiaro, è, che i suoi volgarizzamenti sono -fatti senza intelligenza poetica del testo, senza gusto alcuno. Prendo a -caso qualche esempio. Ecco, mi cade sott'occhi l'Elegia III del Libro I -de' _Tristi_ di Publio Ovidio Nasone, voltata dal Zanella in istrofette -savioliche. Gli è un metro, che spesso rende ammodo i distici latini, -sebbene in questo caso non mi paia indicato, non mi sembri grave -abbastanza e solenne; però, non oso biasimarne la scelta, giacchè non -saprei proprio quale altro proporne in vece: la terzina, metro forse più -acconcio per tradurre i distici, quando trattasi di Ovidio, riesce -troppo lunga, perchè già Ovidio è un po' vuoto. Ma che dire del modo di -volgarizzare? - - _Cum subit illius tristissima noctis imago_ - _Quae mihi supremum tempus in urbe fuit;_ - _Cum repeto noctem, qua tot mihi cara reliqui;_ - _Labitur ex oculis nunc quoque gutta meis._ - - Quando alla notte orribile - Io col pensier ritorno, - Che sotto il ciel romuleo - Fu l'ultimo mio giorno; - Quando cotante io medito - Dolcezze, che lasciai; - Di subitana lagrima - Molli ancor sento i rai. - -Una notte, ch'è l'ultimo giorno? O che scempiaggine è codesta? Ovidio ha -scritto _supremum tempus_, rappresentandola quasi come un'agonia fatale. -_Il ciel romuleo_ non vale quell'_Urbe_ tanto semplice e tanto -eloquente. Non è mica Ovidio, che torna col pensiero alla sua partenza -per l'esiglio, oh no! egli vorrebbe dimenticare, se fosse possibile, la -ricordanza atroce; anzi l'immagine di quella notte si risveglia da sè -nella fantasia di lui, dovunque, fatalmente; vi s'introduce quasi di -soppiatto: _subiit_. Solo quando questa immagine si è già insignorita di -lui, egli ne rianda tutti i momenti e l'abbandono di tante care cose. -Questo secondo momento è del tutto pretermesso dal Zanella, che invece -fa meditare le dilezioni lasciate. Il _tot mihi cara_ comprende mille -cose, che non sono _dolcezze_: i lari, l'esercizio della cittadinanza, -eccetera. Sopraffatto dall'amara ricordanza, Ovidio piange. Ma non -confessa di piangere il superbo. Una stilla gli discorre dagli occhi. Ed -è sorpreso, che ciò accada ancora: _nunc quoque_, in quella età! dopo -tanto tempo del fatto! Dico _tanto tempo_, perchè il dolore lo ha fatto -sembrar lunghissimo. Egli insomma vuol quasi dimostrarsi irresponsabile -del pianto: è una cosa, che accade per forza maggiore. Come ci stia a -pigione il _subitana_ è evidente; anzi è una lagrima stentata; anzi una -stilla: il poeta si vergogna di chiamarla col nome proprio. Che dire poi -di quel _rai_, per occhi! Un uomo, un cavalier romano, chiama raggi i -proprî occhi? e quando? appunto quando il dolore li ha abbattuti, quando -non hanno più nulla di radiante! - - _Jam prope lux aderat, qua me discedere Caesar_ - _Finibus extremae jusserat Ausoniae._ - - Era il mattin già prossimo; - E, per regale editto, - Io dai confini Italici - Uscir dovea proscritto. - -Qui è sparita l'antitesi fra l'_aderat_ e il _discedere_; fra il reddire -della luce, che lascia l'Italia ogni sera per tornare ogni mattina, e la -partenza senza reddita del poeta. La luce è giunta: _aderat_; -soprapprende e sorprende l'infelice; la luce, che tutto abbella e che -deve far palese a tutti il suo partire! Confesso di non capire il -_regale editto_. Cesare non era Re: povera storia! Anche più bestiale è -quel _proscritto_. Ovidio non era _proscritto_. Si allontanava per un -semplice comando di un uomo; non dava noja se non ad un solo nella vasta -città: ed il nomina; era mandato a domicilio coatto, via, confinato per -_misura di polizia_, per un _provvedimento economico_; soggiaceva ad un -arbitrio ed il fa capire senza espressamente dirlo. _Uscire da' confini -Italici_ è frase, che non rende il _discedere finibus extremae -Ausoniae_; quel _discedere_ ci dà lo strazio del distacco; quel _finibus -extremae Ausoniae_ ci rappresenta tutto il dolore, che cresce a mano a -mano che il profugo si allontana dalla Città. Vivere relegato in un -cantuccio d'Italia, andare a Pianosa od alle Tremiti, sarebbe già duro e -crudele; ma Cesare vuol di più: vuole che l'infelice vada tra' barbari. -Son queste minuzie, che producono lo effetto poetico. - -Che dire del _torpuerant longa pectora nostra mora_, reso con:.... -_immenso Sbalordimento all'animo Moto avea tolto a senso_? Che dire di -questa insulsa imitazione del Manzoni: - - Giacqui, percosso, attonito, - Come percosso e domo - Uom giace dalla folgore: - Tronco vital, non uomo; - -che dovrebbe rendere il celeberrimo distico e citatissimo: - - _Non aliter stupui, quam qui Iovis ignibus ictus_ - _Vivit; et est vitae nescius ipse suae._ - -_Disperato spasimo_, non traduce punto l'_imbre per indignas usque -cadente genas_. _Fortuna amara_ è tutt'altra cosa del fato, che diamine! -Cerco invano nel testo latino l'equivalente della zeppa: _lungi dal -patrio Tevere_. Ovidio dice più in là, che ogni angolo della casa avea -lagrime; ma gli si fa la parodia scrivendo: - - Non ha la casa un angolo, - Che sia di pianto asciutto. - -_I Lari_, non son _le case_; e la serie d'idee, che suscitava nel -lettore latino l'allusione agli dei domestici, è uccisa dalla -espressione sostituita dal Zanella. Ned Ovidio ha mai detto, che la -moglie irreligiosamente _assalisse di acre rimprovero i Penati_; anzi -afferma, che li pregò prolissamente e indarno! Ma basta! Questo saggio è -sufficiente per mostrare con quanta intelligenza letterale e poetica del -testo e con quanto gusto traduca il Zanella. E si tratta d'Ovidio, vale -a dire del più facile scrittore latino! d'uno, che sarei forse forse -buono a tradurre anch'io, figuriamoci! - -So, che a molti queste mie parole sul Zanella sembreranno uno scandalo. -So, che s'egli avesse a morire oppure ad impazzare, diranno che ci colpo -io e che la mia penna è peggio del pugnale del sicario. Dicano! -Sbraitino! Poco male! Padroni! Si servano! Se dovessimo preoccuparci de' -falsi giudicî d'ogni dappoco o d'ogni farabutto, che si smaschera; -d'ogni manutengolo letterario o politico, che si mette alla berlina, e -cui si guastan l'ova nel paniere; d'ogni asino, che diventa nimico -giurato di chiunque abbatte quegl'Idoli, ch'egli si compiaceva -nell'adorare, si starebbe freschi! Col dimostrare irrazionale un -ossequio, spero poco di ritrarne subito il volgo, perchè conosco la -pecoraggine umana e l'irragionevolezza; ma voglio lavarmi le mani dello -errore de' miei coevi. Ho bandito verità, che mi stavano a cuore, -lealmente. E so di poter iscrivere su qualunque cosa mia le parole -stesse, che ho lette sul frontespizio d'un manoscritto d'Alchimia -mostratomi dal Minieri Riccio: - - QUI FRAUDEM - QUAERIT ET - HABET COR - IMPURUM - A ME RECEDAT. - - - - POSCRITTA - - - (Agosto M.DCCC.LXXVI) - --- «Possibile, possibile, che a' giorni nostri non ci sia più alcuno, -capace di scarabocchiar venti versi, senza commettere qualche svarione -di prosodia, che farebbe perdere la pazienza a Sant'Ilarione, che -farebbe andare Giobbe fuori della grazia di Dio, che farebbe salir la -senapa al naso del più mite uomo del mondo?» -- - -Così dicevo dianzi leggendo un componimento del Zanella nell'ultimo -fascicolo della _Nuova Antologia_, giunto a' versi: - - E fantasia, coi facili colori - Che l'ïeri (sic) ignorò, veste il domani. - --- «_Ieri_ è un dissillabo, che diamine! e mai mai e poi mai non si -scisse, non potrà scindersi quel dittongamento _ie_, (ch'è semplice -rinforzamento o _guna_ d'un _e_ accentata latina), per farne un -trissillabo, corpo di Bacco! come mai non s'è detto, nè mai potrà dirsi -_pïede_ invece di _piede_, _mïele_ invece di _miele_, _fïele_ invece di -_fiele_, e via discorrendo, santo diavolo!» -- - -E nel dire, _santo diavolo!_ detti un gran pugno sul tavolo e rovesciai -malauguratamente il calamaio; cadde sul fascicolo dell'_Antologia_, che -non è mio. La poesia del Zanella ne rimase tutta imbrattata, ed ora non -può più leggersi in quell'esemplare. Così almeno chi l'avrà fra le mani, -potrà, fingersi, figurarsi, immaginarsi, che la fosse una bella cosa. - -Si diventa intolleranti, si diventa villani, vedendo l'ignoranza e la -ciarlataneria, gonfie, onorate ed applaudite! Ecco qua, un giornale -annunzia un'_Ode classica_ per nozze Papasogli Remaggi, stampata a Pisa -dal Nistri, opera -- «di N. F. Pelosini, il nome del quale, quando si -parla di scrittori, che sanno la lingua e sanno adoperarla come va, non -so perchè non venga subito alla mente di tutti gl'Italiani!» -- Perchè, -caro giornalista? O non ne citi tu questo endecasillabo: Dilette -_Pieridi le nuove Furie_? E ti pare, che gl'Italiani possan credere, che -sappia la lingua loro, chi contrae il quadrisillabo _Pieridi_ in un -trisillabo, quasi significasse: _le figliuole del sior Piero_? Oh -Zanella, oh Pelosini, se v'accingeste bravamente a rifar gli studî -scarsi e sbagliati? - -Ma che si burla, a stampare di questa robaccia? Dirò con le parole -istesse del Zanella e sarà l'ultima frase, che io mai dica o scriva -intorno a costui: - - Orecchie tanto pazïenti il mondo - Oggi non ha... - - - - - TRADUTTORE, TRADITORE - - - (ANDREA MAFFEI) - - M.DCCC.LXIX. - -Andrea Maffei, da forse meglio che cinquant'anni, pubblica -volgarizzamenti dal tedesco e dall'Inglese, in prosa ed in versi. I suoi -componimenti originali hanno incontrato poco; ma le traduzioni, sebbene -spesso e' s'arrabattasse intorno ad autori di pochissimo conto, come a -dire Salomone Gessner e Gian Ladislao Pyrker, gli han valso fama. Oramai -tutti lo stimano conoscitore profondo di quegl'idiomi, interprete -felicissimo degli autori stranieri, ottimo verseggiatore. È una -riputazione fatta; il pregiudizio sta in favor suo. Il nome di lui -raccomanda una scrittura e le assicura spaccio. Il solo, per quanto io -mi sappia, che contraddicesse all'opinione universale, fu Giuseppe -Mazzini, il quale fin dal M.DCCC.XXXVII s'esprimeva così in un articolo -sul _Moto letterario in Italia_: -- «Abbiamo alcune traduzioni di autori -stranieri; ma, generalmente, il senso e lo spirito degli originali sono -immolati a modi artificiali e di convenzione, nelle traduzioni di Maffei -(_sic_) come in altre». -- Se non che, in letteratura ed in politica, il -Mazzini persuade il contrario di ciò, che vorrebbe consigliare: è -un'autorità alla rovescia. Quindi il suo biasimo, se pur venne letto ed -avvertito, giovò all'incremento della celebrità del Maffei. Mi -assicurano, anche la Caterina Percoto aver, molti anni fa, rivedute le -bucce ad alcune traduzioni del Maffei: ma non nocque alla riputazione di -lui; perchè quel lavoro critico è rimasto del tutto ignoto. Chi cura gli -scarabocchi femminili? - -Ed, il confesso ingenuamente, fino all'altrieri, ho creduto anch'io -ciecamente non immeritata tanta fama, sebbene poco m'andasse a sangue -quel verseggiare fragoroso, che affatica il timpano, non diversamente da -un cannoneggiar frequente e vicino: scuola di Vincenzo Monti. Per quanto -malvolentieri uno si rassegni a giurare sulla fede altrui, torna -impossibile a chiunque il verificare di per sè i titoli d'ogni -celebrità. Un esame coscienzioso di qualsivoglia produzioncella -artistica richiede tanto tempo e tanto sciupo di pensiero, che, in -moltissimi casi, pare opportuno l'accettare indiscussa l'opinion -volgare, quantunque volte la responsabilità propria non viene impegnata. -Come verificare di per sè i titoli d'ogni celebrità, distinguendo i -validi dagl'inammessibili? - -Ma l'altrieri m'è capitato un volume, che s'intitola: _Fausto, tragedia -di Wolfango (sic) Goethe, tradotta da Andrea Maffei. Seconda edizione -compiuta. Parte seconda. Firenze. Successori Le-Monnier. 1869_. -(insedicesimo di IV-431 pagg. oltre bottello e frontespizio in principio -e l'indice in fine). Parecchi svarioni, che notai scartabellandolo, mi -resero attento. Per esempio, il Goethe (nell'atto V) scrive, facendo -parlare Fausto de' terreni da lui dissodati ed inferiori al livello del -mare: -- «che v'è spazio per milioni, _Nicht sicher zwar doch -thätig-frei zu wohnen_ (per abitare malsicuri in vero, ma liberi ed -operosi).» -- Ed il Maffei gli fa dire proprio l'opposto: -- «Non sol -per abitarvi in sicurezza, Ma in operosa libertà». -- Tutto lo squarcio -seguente è franteso. Il Goethe scrive: _Und so verbringt, umrungen von -Gefahr, Hier Kindheit, Mann und Greis sein tüchtig Iahr_ (e così, -fanciulli, uomini e vecchi, passeranno qui il lor buon tempo, cinti da -pericolo); ed il Maffei a controsenso: -- «Tal che il giovane, il -vecchio e l'uom maturo Giorni agiati conduca» -- Ora, il pericolo può -tornare indifferente e persino aggradevole. Alfredo di Vigny ha scritto -un capitolo stupendo sull'amore del pericolo, chiamandolo: -- «sorgente -di mille voluttà incognite a' più; lotta, che ha trionfi intimi, pieni -di magnificenza». -- (_Confronta_ _Leopardi_, _A un vincitore nel -pallone_). Ma nessuno al mondo, ch'io sappia, ha mai pensato di chiamar -comodo il pericolare. Il Goethe, almeno, di certo no. Nella traduzione -del Maffei, trovo in bocca ad un coro questa sentenza: -- «Chi posseder -la bella Fra le belle pretende, innanzi tutto Armisi di prudenza». -- -Ma, nell'originale, è detto tutto all'incontrario: -- «si provvegga -prudentemente di armi». -- In un altro punto, secondo il Maffei, -Mefistofele esclamerebbe: -- «Andiam così, noi sciocchi, Dal palagio -alla cieca angusta casa». -- Per poco che il traduttore avesse -riflettuto, Mefistofele essere il demonio e quindi immortale, avrebbe -messo un indeterminato _si va_ invece di quella prima persona plurale, -che qui riesce assurda e di cui non trovi traccia nell'originale. Subito -dopo segue un coro di Lémuri, che il Maffei traduce: -- «Poi che la -buccia Mi s'aggrinzò, Poi che la gruccia M'appuntellò, Vicino al -_tumulo_ Mi cadde il piè... Perchè dischiudere Doveasi a me?» -- Nel -testo non è fatta parola di bucce, che s'aggrinzano, nè di grucce, che -appuntellano, nè di piedi, che cadono. Vi è detto: -- «Ora la perfida -vecchiaia mi ha percossa con la sua gruccia; io incespicai sull'uscio -della _fossa_...... perchè stava appunto aperta?» -- O quel _fossa_ reso -per _tumulo_ non è stupendo? che direbbe un geologo il quale scrivesse -il _cratere del Vesuvio_ e cui stampassero il _cono_, sotto pretesto, -che, nell'uso volgare, i due termini s'usano promiscuamente? Altrove -Fausto insegna all'Elena greca tutto l'incanto della rima; e quindi, -essendo il lor castello minacciato dal povero Menelao, infiamma i -guerrieri seguaci alla pugna, dividendo loro anticipatamente la Grecia, -isminuzzandola loro in tanti feuduzzi, con briose quartine di trocaici -rimati. Il Maffei ha la crudeltà di voltare la parlata in isciolti, -contro ogni intenzione dell'autore. Altrove inciampo in -quest'espressione: -- «dall'Hazio all'Ellade». -- La mia scienza -geografica non bastava ad interpretarla. Sapeva Azio cosa fosse; ma quel -promontorio è appunto in Ellade e non prese mai l'H in alcuna lingua. -Non potevo supporre un _lapsus calami_ od uno errore tipografico per -_dal Lazio all'Ellade_, che il nostro sacro Lazio c'entrava come il -cavolo a merenda. Riscontro l'originale e trovo _Harz_, che vale quanto -_Selva Ercinia_. Questo si chiama tradurre ad orecchio; e mi ricorda -l'aneddoto volgare, che lessi in una collezione manoscritta di facezie -popolari, gentilmente comunicatemi dal dottor Ludovico Paganelli da -Castrocaro. - -Un vescovo visitava la chiesuola del più umile villaggio della diocesi. -Sopra l'altarino d'una cappella, pendeva un quadro originale dell'esimio -pittore Michelangelo Buonascopa, il più fecondo pennelleggiatore, che -mai vivesse, (come dimostrano le opere di lui, sparse pel mondo ed in -altri siti), tanto che se n'è fin voluto fare un personaggio mitico, al -quale vengono attribuite le fatiche di molti, un Ercole ed un Omero -della pittura. Monsignore si fermò a guardare il dipinto, che -rappresentava il presepio. Vi vedevi la Vergine, inginocchiata innanzi -al Bambino, entrambo con le loro brave corone di rame indorato sul capo; -e sopra c'era la scritta: _Quem genuit adoravit_; che il Manzoni -parafraserebbe: - - E l'adorò; beata! - Innanzi al dio prostrata, - Che il puro sen le aprì. - -Monsignore guardava; e lesse la scritta, e ripetè parecchie volte la -frase latina a bassa voce, macchinalmente, come suole accadere, pensando -forse a tutt'altro. Il secretario di su' Eminenza, stimando per -avventura che il padrone non avesse inteso quel latinetto e volendo fare -il saputello, scappò fuori a dire con la massima prosopopea: -- «Già -monsignore, _que' di Genova l'indorarono_; chè qua, ed in tutta la -provincia, non si scavizzolerebbe un operaio capace di far bene di -questi lavori. Bisogna ricorrer sempre a' forestieri, quando si vuole -un'indoratura ammodo.» -- Il povero Vescovo fece bocca da ridere, e si -astenne per cristiana carità dal mortificare il prosuntuoso. Ma si -persuase d'aver per segretario una gran bestia. I diocesani n'eran già -persuasissimi da un pezzo. - -Insomma, dopo uno studio attento del volume, ho dovuto conchiudere, che -la bella fama del Maffei l'è usurpata, giacchè sarebbe malagevole il -tradurre con meno intelligenza, con più inesattezza, accumulando più -spropositi. Duolmi il profferir queste parole, le quali potrebbero forse -contristare una canizie; ma sarei timido amico al vero, se riguardi di -tal fatta mi persuadessero di tacere. Della persona del Maffei, potrei -astenermi dal parlare ancorchè fosse da dirne ogni male, perchè lo -starne zitto non implicherebbe ned ignoranza nè complicità, non -nuocerebbe ad alcuno. Delle opere gli è un altro par di maniche. -L'interesse de' terzi, cioè degl'Italiani, che, ignorando il tedesco, -credon proprio di leggere il Goethe, quando s'inghiottono la traduzione -Maffei, mi obbliga a parlare. Del resto, non chieggo di venir creduto -senza pruova: tolgo quindi a disaminare la prima scena, paragonando -versione e testo. Chi avrà la pazienza di seguirmi, non potrà dissentir -meco. Nel giorno di Sant'Andrea pescatore, che pesca l'anime al Signore, -in Firenze, le famiglie sogliono giocare a cruscherella. Il babbo getta -in un gran monte di crusca, che sta in mezzo al tavolo, intorno cui -seggono i giocatori, vi getta una manciata di centesimi. Quindi si -rimescola crusca e centesimi, come un popolo in rivoluzione; e poi si -divide il gran monte in tanti monticelli quanti sono i ragunati, appunto -in quella forma, che alcuni bassi ambiziosi vorrebbero federativamente -sminuzzar l'Italia. Ognuno frunga nella crusca, che gli vien assegnata; -e que' centesimi, ch'e' vi trova, son suoi; e, se nulla trova, i -compagni tel fischiano. Il mio monticello di crusca è la versione del -Maffei; i centesimi, che vi cerco, sono gli spropositi; per dio! ne -trovo finchè voglio; son più gli errori che i periodi, più i centesimini -che i granelli di crusca. - -Questa scena ha nel testo centoquindici versi, nella traduzione Maffei -centrentaquattro: possiamo arguirne un po' di stemperamento, perchè, in -regola generale, un verso Italiano analogo riesce più che sufficiente a -renderne uno tedesco: se il vocabolo tedesco è di solito più breve -dell'Italiano corrispondente, le nostre forme grammaticali sono -viceversa più energiche, la nostra conjugazione è più ricca di tempi, le -nostre ellissi ed i nostri sottintesi spigliano l'orazione; e d'infinite -parole superflue ne facciamo a meno. Lo argomento della scena è presto -detto. Ariele esorta sull'alba una torma di spiritelli ad indur pace -nell'animo esagitato dello stanco Fausto, a discacciarne il rimorso, ad -infondergli l'obblio del passato, l'amor della vita. Spunta il sole; -spariscono i silfi. Il dormiente si ridesta, rinfrancato d'anima e di -corpo, desideroso di godimento e di azione, convinto che ogni Ideale -astratto perdura inasseguibile, e può solo fruirsi nel riflesso -variopinto, che ce ne offre la vita. -- «L'attività è l'uomo,» -- dice -il Barrili. -- «_Fare, fare_ è l'impresa gentilizia di questo credente -nel cuore, scettico nella mente, che il Goethe ha incarnato» -- ossia, -voluto incarnare -- «nel suo Fausto. Fare, fare: ed è perdonato anche -l'errore; e i patti col diavolo, anco se scritti col proprio sangue, non -tengono. Chi più ha operato, con la coscienza di voler giungere al vero, -ha salvata l'anima sua (_L'Olmo e l'Edera._ X).» -- Del resto, questa -prima scena della seconda parte del _Fausto_ è fredda: non parla nèd al -cuore nèd alla fantasia; punta passione, punto sentimento, punta poesia; -Ariele, i silfi; Fausto non sono personalità spiccate e pregnanti, anzi -vuote rappresentazioni, portavoci adoperati dall'autore per esprimere un -suo concetto; ed i concetti, ch'egli vuole esprimere non sono, come -quelli del Voltaire di natura da appassionare per sè stessi, -materialmente il lettore. L'intervento fantasmagorico rimane -ingiustificato; il monologo del protagonista è rettorico e declamatorio. -Ma, numi del cielo! ciò, che bisognava appunto rappresentarmi, era -codesta guarigione, codesto incallimento di Fausto, codesto suo lento -oblio e riscatto del passato, in tutte le gradazioncelle, che, un -attento ed affettuoso esame del problema psicologico avrebbe fatto -scoprire. Il mutamento, per tornar poetico, non dovrebb'esser miracoloso -ed accadere in virtù de' canti soprannaturali delle _sifilidi_ (come -avrebbe detto il Madoj-Albanese); bensì svolgersi sotto i nostri occhi, -in modo da capacitarci, da sembrarci, nonchè possibile, necessario. -Dovrebbe insomma essere l'argomento non d'una scena, anzi di tutta la -seconda parte. Tanto il Goethe non ha visto; ned era forse in grado di -eseguire. Ma la fattura e l'armonia de' versi è stupenda: bellezza -questa musicale anzichè poetica, però sempre bellezza; e noialtri -Italiani, indulgentissimi pe' versi, che suonano e non creano, saremmo -ingiusti, rimproverando agli altri popoli di compiacersene. Onomatopea -bene intesa, splendore di tropi, studio intelligente de' fenomeni -naturali, lingua discretamente pura, finito tecnico, ecco i pregi, che, -nell'originale tedesco, compensano in parte l'inane simbolismo e la -deficienza di contenuto poetico, che questa scena ha comune con alcuni -canti dell'Allighieri, i quali sono disquisizioni teologiche -versificate. Difatti, l'opera de' Silfi verso Fausto rimane senza -connessione, vuoi con la prima parte della Tragedia, vuoi con tutto il -seguito. Convien dunque interpretarla simbolicamente e riferirla alla -relazione, che han fra di loro le due parti della favola. Nella prima -s'è incarnata l'irrequietezza intellettuale e morale della gioventù del -poeta; nella seconda n'è ritratta la vecchiaja, serenamente -contemplativa, universale, eclettica. Il Goethe stesso ha detto: -- «La -prima parte è quasi tutta subjettiva, tutto vi è prodotto d'un uomo -appassionato, preoccupato. Nella seconda parte non vi è quasi nulla di -subjettivo; vi apparisce un mondo più alto, più vasto, più chiaro, più -spassionato; e chi non ha molto visto e molto provato non sa che -farsene». -- Il Coro de' Silfi rappresenta la virtù poetica, la quale, -nella prima parte, evoca le lotte intime delle passioni e della -coscienza, e, nella seconda, trasforma ogni cosa in un lieto scherzo -della immaginativa. La catarsi e glorificazione, per mezzo degli spiriti -della poesia, vuole esprimere una palingenesi poetica, che ci autorizza -a prescindere dal precedente o cel mostra da un punto di vista, che la -sola seconda parte può spiegarci. Ma tutto questo simbolismo, sempre -riferibile alla vita ed alle vicende personali del Goethe, non potrebbe -interessarci e commuoversi. L'accompagnamento di _arpe eolie_ al canto -di Ariele è cosa stupidamente buffa; è una strampalataggine, che non fa -nemmen ridere. Nè mancano i plagi: la idea di far consolare Fausto -dormiente dal coro de' silfi è imitata dal Calderon, che fa consolare un -suo protagonista svenuto dagli angeli. La pirateria era sistema pel -Goethe: tutti sanno, ch'egli osò stampare come cosa propria una -canzonetta popolare, mutandovi poche parole. C'è un suo epigramma, -_Totalità_, che viene spesso citato: mi sono accorto, ch'è tolto dalla -prosa francese del Beroaldo di Verville. Non la finirei: ma torniamo a -bomba. - -I versi, rimati tutti, appartengono a diversi metri, scelti con -accorgimento maestrevole, sempre adatti a' personaggi, alla materia. -Giacchè, per dirla con Bione Crateo ossia Vincenzo Gravina: -- «il -numero ha per primo e maggior vanto suo l'esser conforme ed imitare con -la propria armonia il genio e la natura della cosa, che si rappresenta: -perchè tanto il numero quanto la locuzione son tolti a fine di ben -condurre e di partorir l'espressione, la quale dee essere regola e -misura di tutti i colori poetici, che debbono avere stima ed -approvazione proporzionata all'aiuto, che prestano alla rassomiglianza». --- E Giuseppe Giusti scriveva a Silvio Giannini: -- «Questa analogia dei -metri col subietto è trascurata e derisa: ma chi la deride e chi la -trascura se ne accorgerà. Si può scherzare con tutti gl'istrumenti e -sopra tutte le corde; ma l'accompagnarsi una Elegia col sistro e coi -timpani è una facezia da carnevale». -- Il coro de' Silfi canta strofe -di trocaici analoghi a' nostri ottonarî. Ariele dà l'intonazione al coro -con una strofa consimile; ha poi un recitativo ne' soliti giambi tragici -tedeschi, ed un altro canto di tredici ottonarî irregolarmente rimati. -Il monologo di Fausto ridesto è in terzine, imitate dalle italiane, -sebbene vi si ripetano le rime senza scrupolo, in opposizione alla: -- -«Stolta legge, anche io 'l dico, ma pur legge Che il terzinante antico -mastro ditta;» -- come, a torto, l'Astigiano. Questo metro, introdotto -in Germania, nell'ultimo decennio del secolo scorso, da Augusto -Guglielmo Schlegel, (che, se non erro, l'adoperò persino in una -tragedia, quantunque non ci sia metro meno drammatico, come può -convincersene chiunque ha letto anche le favole boscherecce e le -tragedie in terzine Italiane, che son parecchie) vi ha poco incontrato: -il Goethe non se n'è servito se non qui e nel carme sul Cranio dello -Schiller. In Italiano sogliamo chiudere il periodo ad ogni terzina; -invece il Goethe fa periodi, che abbracciano più terzetti; e, per lo -più, mette il punto fermo dopo il primo verso di una terzina. Il Maffei, -non ispirato male nel tradurre gli ottonarî degli spiritelli in -decasillabi, e che ha voluto così accrescere od inconsciamente forse -solo ne ha cresciuto il suono, non so come possa scolparsi di aver -tradotta in altro metro, cioè in settenarî, la strofa d'Ariele. Oltre lo -scàpito d'armonia, ne risultano due sconvenienze. In primo luogo, Ariele -non prescrive più a' Silfi il tono, in cui debbono cantare; cessa -d'esserne il corago; e quindi il metro, adoperato da questi, diventa -immotivato, arbitrario. E poi, non s'avverte più distacco sufficiente -fra la strofa ed il recitativo, tradotto dal Maffei con un libero -intreccio di endecasillabi, settenarî e quinarî, quale usa ne' -melodrammi. Come il recitativo di giambi, gli è parso di rendere anche -gli ottonarî, che annunziano con armonia imitativa lo spuntare del sole; -sicchè quel brano impallidisce al paragone delle strofe precedenti, -invece di offuscarle per fragore ed altisonanza. Imperdonabile poi mi -sembra, l'aver messo in isciolti le terzine di Fausto: bisognava -assolutamente conservare il metro, che il Goethe non avea mica adoperato -a casaccio. Lo sciolto qui non va, perchè troppo drammatico, perchè -destituito della solennità compassata, serena del terzetto. La bellezza -principale della scena, come ho avvertito, è musicale; l'armonia de' -metri esprime mirabilmente, meglio delle parole, que' sentimenti, che -erano nelle intenzioni dell'Autore. Il Maffei non ha saputo rendersene -conto; quindi nella scelta de' metri è stato infelice, lasciandosi -determinare dal comodo e dalla facilità, non dalla natura del soggetto. - -Scendiamo ora all'intelligenza letterale del testo. - - VERSI I-VIII. _Tedesco._ - _Ariele con accompagnamento d'arpe eolie:_ - - Wenn der Blüthen Frühlings-Regen - Ueber alle schwebend sinkt, - Wenn der Felder grüner Segen - Allen Erdgebornen blinkt, - Kleiner Elfen Geistergrösse - Eilet wo sie helfen kann, - Ob er heilig? ob er böse? - Iammert sie der Unglücksmann. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Quando a primavera una pioggia di fiori vien giù librandosi - sopra tutti; quando la verde benedizione de' campi splende a - tutti i terrigeni; la grandezza spirtale de' piccoli silfi - accorre, dove può giovare; o santo o malvagio, (ch'e' sia), - compatisce all'uomo della sventura. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Allor che la feconda - Piova di maggio cade - Sui campi, e delle biade - La verde spica imbionda, - Picciolo stuol di spiriti - Volenteroso accorre, - E dove possa, al misero - O buono o reo, soccorre. - -Il Goethe non parlava degli acquazzoni benefici di maggio, anzi de' -fiori, che, a maggio, cadono, piovono dagli alberi. Come va, che il -Maffei non ha nè visto nè tradotto quel _Blüthen_? I versi tedeschi -rammentano subito il petrarchesco: _Da' be' rami scendea.... Una pioggia -di fior sovra 'l suo grembo... con un vago errore, Girando_;... e si -direbbero tradotti dalla bella canzone di messer Francesco. Girolamo -Benivieni nel suo _Amore_, verso il fine, ha questa ottava sdrucciola a -proposito di certi alberi: _Da' vivi rami lor sospesi pendono Aurei -pomi, onde gli augei si pascono. Poi dolci note al ciel cantando -rendono; E quei, pasciuti, subito rinascono. Da le frondose lor chiome -discendono. In dolce pioggia fior, che, mentre cascono (sic), Vaghe -ghirlande alle fresch'erbe ordiscono, Onde di doppio umor liete -fioriscono._ Il Marino (_Adone_ II. 25.) narra, che Amore, chiamato da -Venere: _Corre ingordo a l'invito; e, colmo un lembo Di fioretti e di -fronde in prima coglie; Poi, poggia in aria; e, sul materno grembo, In -colorita grandine lo scioglie._ Alessandro Guidi in una canzone a -Clemente IX (Giovan Francesco Albani) scrive: _E la dolce degl'inni -aurea famiglia, Quasi d'eterni fior pioggia divina, Discenda in grembo -alla città latina._ Cito siffatti esempî e ne citerò altri in seguito, -ad ogni passo, per mostrare con tutta evidenza, come questa ed altre -immagini, adoperate dal Goethe, non abbiano poi nulla d'insolito, di -strano, nulla che possa confondere o perturbare un traduttore. Egli s'è -avvalso dell'immagine trovata dal Petrarca, a lui ben noto pe' lavori di -Carlo Ludovico Fernow, de' quali sappiamo da' dialoghi di Giampietro -Eckermann, quanto studio e conto facesse; sebbene sia qui detto per -incidenza non valgano agli occhi nostri un fico; ma al Goethe dovea -parer diversamente, perchè gli aprivano in qualche modo l'intelligenza -della poesia Italiana. E forse gli era nota eziandio la Canzone del -Guidi, giacchè in Roma era stato ammesso sotto il nome di Megalio -Melpomenio fra gli Arcadi, che veneravano quel gobbetto pavese come -inventore d'un nuovo modo di poetare. Il Goethe non parla di messe, che -imbionda; siamo in primavera e non in estate. Parla de' verdi campi, che -splendono, ridono, suscitano speranze a tutti i terrigeni, tanto a' -bruti, quanto agli uomini, quanto agli spiriti elementari, fra' quali -sono da noverarsi Ariele ed i silfi. Questo sentimento sparisce nella -versione del Maffei. Il Goethe non dice, lo stuolo degli spiritelli -esser piccolo, chè anzi da tutta la scena risulta folto. Dice bensì, che -i silfi sono nanerottoli; e marca l'antitesi fra la piccolezza delle -forme e la grandezza spiritica o spirituale o spiritellesca, come a me -parrebbe meglio, per la somiglianza con _istenterellesco_. Così il -Bernia dice del demonio Scarampino: _Minuto il ghiottarello e piccolino, -Ma bene è grande e grosso di malizia._ Così l'Imperiale nel _Casalino_: -_Anco statura in noi par, che si vante, Se in vene anguste più, più -furia spande; Più coraggio ha quel cor che meno è grande, Ed ha corpo -pigmeo spirto gigante._ Così il Padre Carlo Casalicchio della Compagnia -di Gesù dice (_L'Utile nel Dolce._ V. I. I.) che Sant'Antonio, vescovo -di Firenze era: -- «detto così, perchè quanto era grande d'animo, di -santità, di dottrina e di prudenza, tanto era piccolo di statura e di -corpo». -- Così Vittorio Betteloni, dopo aver detto, che il Cavour era -piccolo, sclama: _Oh fu pur grande il piccioletto conte!_ La magnanimità -de' silfi li fa non solo soccorrere, anzi pur compatire allo infelice; e -questo sentimento è significato con energia dallo intraducibile -_jammern_ (eccitar compassione) che, avendo per soggetto il compatito e -reggendo il compassionante all'accusativo, ci dimostra questi passivo. -Ma tutte le siffatte intenzioni e gradazioni spariscono nel Maffei. -Altro è _misero_, altro è _l'uomo della sventura_: codesta espressione -all'ossianica indica un grande infelice; mentre il vocabolo, che il -Maffei v'ha sostituito, s'attaglierebbe ad ogni sventurato volgare, -anche ad un povero accattone. Ma probabilmente ned Ariele ned i silfi -ned il Goethe si sarebbero tanto curato d'un tapinello qualunque. Le -sono minuzie d'espressione, pure vuol dir molto non averle avvertite. Il -Berchet ha chiamato i contadini d'Italia; _figli dell'affanno_: che -miseria sarebbe il tradurre o l'interpretare come se dicesse soltanto -_affannati_! Giorni fa, visitando la _bella villanella_ di Michelangelo, -lessi scarabochiati col lapis su d'una lapide que' versi: _Amo la tomba, -ove si dorme in pace; Ove all'eterno figlio del dolore È pio conforto -una solinga face, Una stilla di pianto e un mesto fiore._ Sostituire in -essi _addolorato_ a _figlio del dolore_, o non sarebbe un'insipienza -imperdonabile? Del resto, quasi tutti questi spropositi del Maffei sono -ripetizione de' commessi dal prof. Giuseppe Gazzino, che aveva tradotto -così: _Appena vien, che cada Dal cielo in primavera Su' campi la -rugiada; Appena è, che si veggia La messe, che biondeggia; Piccoli Silfi -a stuolo Traggon per dare aita, A quanti son, che in duolo Menan quaggiù -la vita. Sia tristo od innocente, Se da miseria afflitto, A lor pietade -ha dritto._ Io non ho qui ad occuparmi de' farfalloni del Gazzino, che, -nell'atto quarto, giunge sino a scambiare un paio di stivali con una -coppia di rospi; quindi mi basterà di averlo mentovato una volta. E mi -asterrò da ulteriori riscontri, che indurrebbero a sospettare, aver -tanto egli quanto il Maffei tradotto non dall'originale anzi da una -cattiva traduzion francese. - - VERSI IX-XIII. -- _Tedesco._ - _Segue Ariele._ - - Die ihr diess Haupt umschwebt im luft'gen Kreise, - Erzeigt euch hier nach edler Elfen-Weise, - Besänftiget des Herzens grimmen Strauss; - Entfernt des Vorwurfs glühend bittre Pfeile, - Sein Innres reinigt von erlebtem Graus. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Voi, che circondate questo capo, librandovi nell'aerea ronda, - dimostratevi qui secondo il degno costume de' silfi: sedate il - bieco conflitto del cuore; allontanate gli ardenti dardi, ed - amari del rimorso; purificate l'animo suo del sostenuto orrore. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Gentile, aereo stuolo, - Che vai su quella mesta - Fronte girando a volo, - La virtù consueta or manifesta. - Le cure irrequiete - In quell'animo afflitto, - Silfidi, raddolcite; e ne svellete - L'igneo stral de' rimorsi ond'è trafitto. - Fate che non molesti il suo riposo - Ricordo tormentoso. - -Il _mesta_, l'_afflitto_, l'_ond'è trafitto_ son riempiture, imbottiture -inutili, che attenuano l'effetto. Del rimanente, sembra, che il Maffei -si sia proposto di mitigare le forti e vibrate espressioni -dell'originale, di ringentirle. Altro che _raddolcire cure irrequiete_! -si tratta di calmare le passioni scatenate, che atrocemente combattono -fra di loro e contro la coscienza! Altro che _ricordo tormentoso_! si -tratta di raccapriccio per la vita vissuta! Fausto ha rinnegato dio; ha -patteggiato col diavolo; ha fatto falsa testimonianza intorno alla morte -del marito della Marta ed avvelenato la madre della Ghita ed assassinato -il fratello ed abbandonata e costretta al delitto quella povera sedotta; -la memoria delle iniquità commesse è per lui qualcosa di più che un -semplice _ricordo tormentoso_, come ogni galantuomo ne ha. Nè si tratta -di far sì, ch'egli abbia un riposo non molestato; anzi si tratta di -purificargli l'animo dell'orrenda rimembranza, d'infondergli l'obblio -del passato, d'irrorarlo d'acqua di Lete, d'onda letea o _letale_ com'è -meglio specificato in seguito. E perchè tôrre l'_amarezza_ agli ardenti -rimorsi? - - VERSI XIV-XV. -- _Tedesco._ - _Segue Ariele._ - - Vier sind die Pausen nächtlicher Weile, - Nun ohne Säumen füllt sie freundlich aus. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Quattro sono gli spazî del tempo notturno (= La notte ha quattro - vigilie); riempiteli ora senza indugio benignamente. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Quattro pause ha la notte. A lui tranquille - Scorrano - -La notte non ha pause, è senza soluzioni di continuità, non si ferma -mai. Si tratta di _stadii_, non di _pause_. Io rendo il _Pausen_ con lo -_spazî_, ricordando Tommaso Stigliani da Matera: poeta _materiale_, come -il chiamavano bisticciando i nemici. Nel _Mondo Nuovo_, egli dice di -Cristoforo Colombo, che, la notte prima d'una battaglia con gli Aitini, -_Stette egli inginocchiato, infin che il quinto Degli spazî notturni udì -finirsi, Seguendo sempre il supplicar non finto Con percuotersi il petto -ed empio dirsi_. Ben è vero, che da' Romani essa notte partivasi in -quattro vigilie, ciascuna di tre ore nostre circa; ed il Goethe -rappresenta in esse quattro momenti del sonno, come potrà vedersi. -Dapprima lo spirito, appartandosi dal mondo, esterno ambiente, si ritira -in sè stesso, si rannicchia, _sse requaquiglia_ (si rinconchiglia) come -scrivevano i secentisti napoletaneschi con bel tropo ed energico; ma, -quando gli occhi son chiusi e gli oggetti non agiscono più -immediatamente sullo spirito, gli emblemi loro echeggiano nella mente e -vi si specchiano nelle immagini de' sogni, finchè non illanguidiscano, -spariscano e sottentri il vero sonno riparatore, la pace indisturbata -dello spirito. Ma, come il sonno non succede immediatamente alla veglia, -così pure rientra e si risolve nella veglia mediatamente e solo mediante -il sogno: le immagini del mondo esteriore ricominciano a farsi sentire, -ridivengono potenti e vivaci, finchè ci riconducano rinvigoriti alla -piena coscienza di noi stessi. Sicchè il primo verso è tradotto con -un'espressione falsa; ma il secondo poi è tradotto a contrassenso, come -se alludesse a Fausto, mentre invece tratta de' silfi, a' quali -raccomanda di cominciare senza indugio a spendere le ore notturne in -quell'opera di carità. - - VERSI XVI-XXI. -- _Tedesco._ - _Segue Ariele._ - - Erst senkt sein Haupt aufs kühle Polster nieder, - Dann badet ihn im Thau aus Lethes Fluth; - Gelenk sind bald die Krampferstarrten Glieder, - Wenn er gestärkt dem Tag entgegen ruht. - Vollbringt der Elfen schönste Pflicht, - Gebt ihn zurück dem heiligen Licht. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Prima dechinategli il capo sul fresco guanciale; poscia - immergetelo nella rugiada dell'onda letéa. Le membra - convulsamente irrigidite si scioglieranno tosto, risponde egli - rinvigorito sino al giorno. Compite il più bel dovere de' silfi: - restituitelo alla santa luce. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - . . . . . Su guanciale - Morbido lo adagiate, e colle stille - Attinte alla fatale - Onda di Lete, - Ne irrorate le membra, e lo vedrete - Sciogliersi dal letargo in picciol'ora. - E poi, quando all'aurora - S'appressi, caldo di vigor novello, - Degli obblighi il più bello - Compite; e dolcemente - Riapritegli il ciglio al sol nascente. - -Ariele non manda mica i silfi in cerca d'un morbido guanciale: i silfi, -che albergano nelle scoscenditure de' monti, fra' sassi, sotto le -foglie, non hanno nè cuscini, nè materazza, nè coltrici, nè capezzali; -Ariele parla del _fresco guanciale_ offerto naturalmente dall'erba. -Difatti, Fausto è _auf blumigen Rasen gebettet_, -- «coricato sull'erba -fiorita». -- Il Marini dice similmente di un suo personaggio: _Or, -perchè 'l sol già poggia e i poggi inaura, Lascia i riposi de l'erboso -letto_ (_Adone XV. 25._) ed anche: _Giacea sul piumacciuol d'un violeto -Lungo un ruscel freschetto e cristallino, Corcato quasi in morbido -tappeto Un pargoletto e tenero bambino_ (_Adone XV. 33._ Vedi pure, III. -84: _Avventurosi fiori, erba felice, Che dell'Idolo mio languido e -stanco, Siete guanciali al volto e piume al fianco_) -- Aleardo Aleardi -ha voluto imitare questa imagine di erboso letto e di giaciglio fiorito, -ed, al solito suo, è riuscito a renderla ridicola e grottesca, dicendo -alla sua Maria; _coi molli Muschi, divelti a le natali ombrie, Farò -sponda a la tua splendida testa D'Italiana_. Il _fatale_ è puro -riempitivo in grazia della rima: il Goethe non ce l'avea messo; nè -l'adoperò il pure ridondante Marini, in un luogo, in cui fa fare al -sonno personificato, la parte, che qui fanno i silfi: _Già da l'ombrose -sue riposte cave De la notte compagno, aprendo l'ali, Con lento e grato -furto il sonno grave Tolse la luce ai pigri occhi mortali. E, con dolce -tirannide e soave, Sparse le tempie altrui d'acque letali. I tranquilli -riposi e lusinghieri S'insignorian de' senni e de' pensieri._ (_Adone -XIV. 43_). Bei versi, ma per me guasti da quello equivocissimo _letale_, -che propriamente vuol dir _mortale_, sebbene il Marino anche altrove ed -altri pure l'abbiano adoperato nel senso di _leteo_; esempligrazia: -L'_isola d'ogni intorno abbracia e chiude (Come scorger ben puoi) l'onda -letale_. -- _Caldo di vigor novello_ è una frasca rettorica, un -ghirigoro senza scopo, invece del semplice e schietto _rinvigorito_ del -testo. _Sciogliersi dal letargo_, significa ridestarsi, rinvenire; ma il -Goethe non dice mica, che Fausto si sveglierà presto, giacchè vuole, -ch'e' dorma tutte l'ore notturne; dice bensì, che, riposando, -rinvigorito dall'obblio del passato e del rimorso perturbatore de' sonni -e de' sogni, nonchè dalla freschezza del giaciglio (siamo anima e -corpo!) cesserà lo spasimo, che gl'irrigidisce le membra, si dileguerà -la rigidità spasmodica. Il Maffei ha sbagliata la punteggiatura del -tedesco, ponendo dopo _Glieder_ il punto, ch'è dopo _ruht_. Nella sua -traduzione s'impara, che il più bello degli obblighi, assolutamente -parlando, è il riaprire gli occhi di uno al sol nascente; sicchè la sora -Maddalena, che mi sveglia il mattino, portandomi il caffè, adempirebbe -con quest'atto solo alle più alte esigenze morali. Non discuto su -codesta teorica: ma il Goethe non l'ha enunciata mai; e dice invece il -_più bel dovere de' silfi_ (de' Silfi, si noti) essere il ridare lo -sventurato alla santa luce, il ridargli la compiacenza di vivere (e non -già, il riaprirne le ciglia al sol novello). - - VERSI XXII-XXIX. -- _Tedesco._ - _Coro di Silfi._ - - Wenn sich lau die Lüfte füllen - Um dem grünumschränkten Plan, - Süsse Düfte, Nebelhüllen - Senkt die Dämmerung heran; - Lispelt leise süssen Frieden, - Wiegt das Herz in Kindesruh, - Und den Augen dieses Müden - Schliesst des Tages Pforte zu. - - TRADUZIONE LETTERALE. - - Quando tepide l'aure si riversano sulla pianura cinta di verde, - il crepuscolo diffonde soavi olezzi e velame di nebbia; mormora - sommessamente di pace soave; culla il cuore come nel riposo - infantile; e chiude innanzi agli occhi di questo stanco la porta - del giorno (le ciglia). - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Quando l'aura leggera leggera - L'erbe e i fiori al maggese accarezzi, - E ne mandi la placida sera - Ombre molli, dolcissimi olezzi, - Quella calma spiratagli al core, - Che il dormente fanciullo conforta: - Poi chiudete del giorno, che more, - Alle stanche sue ciglia la porta. - -Curioso è qui lo scambio di alcuni presenti dell'indicativo con -altrettanti imperativi. Nella traduzione del Maffei, le silfidi si -esortano ad operare ciò, che nell'originale decantano come effetto d'una -sera di primavera: sichè l'ultimo distico diventa un logogrifo -insolubile. Il Goethe esprime con impareggiabile armonia di verso questo -pensiero semplicissimo: che il crepuscolo vespertino suade pace -all'animo. Il Maffei si è ricordato del decasillabo del Berchet: _Una -brezza leggera leggera_; ma la reminiscenza è qui inopportuna, -trattandosi non di una fresca brezza mattutina e marina, anzi d'un -tepido scirocco, grave di odori e di vapori. Quel _che more_ è un -riempitivo inutile, che guasta la metafora: _chiudete la porta del -giorno, che more, alle ciglia stanche!_ E, badiamo bene, _porte del -giorno_, chiama il Goethe appunto le ciglia, con metafora imitata da -Pitagora, che le addimandava _porte del sole_, secondo c'informa Diogene -Laerzio (VIII, 29.); perchè, aperte, lasciano entrare in noi il giorno, -il sole. Similmente _porte del desio_ ha chiamati gli occhi il de la -Fontaine: _Que dirais-je des traits, où les ris sont logés? De ceux, que -les amours ont entre eux partagés? Des yeux aux brillantes merveilles, -Qui sont les portes du désir? Et surtout des lèvres vermeilles, Qui sont -les sources du plaisir?_ Non mi sovviene, qui su due piedi, d'alcuno -esempio Italiano di simile metafora, neppure in quel seicento, al quale -mi giova ricorrere in questa occasione, perchè il Goethe non è, per lo -stile e pe' concetti, se non un mediocre seicentista, e sebbene -quell'espressione vi ricorra spesso. Per esempio, il Marino fa chiamar -da Venere _porte del cielo_ le palpebre di Adone, (III. 89) ma perchè -pone il suo paradiso negli occhi di Adone: _Sonno, ma tu, s'egli è pur -ver, che sei Viva e verace immagine di morte, Anzi, di qualità simile a -lei, Suo germano t'appelli e suo consorte; Come, come potesti a' danni -miei, Entrar del ciel ne le beate porte? Con che licenza, oltre l'usato -ardita, Puoi negli occhi abitar de la mia vita?_ (Vedi anche _Adone_, I, -19). Tommaso Stigliani (Mondo Nuovo, VIII) fa descriver così al Cavalier -del Sogno _la beltà falsa di sognate membra_, cioè la donna, per la -quale Amore l'avea piagato in sogno: _Quei labbri, ch'avrian vinto, o -ninfe, e stanco Qual più ardente corallo è nel mar vostro, Con vaghezza -chiudean non vista unquanco Quanto oggi ha di gentile il secol nostro. -Lasso! chiudean per miei perpetui mali Un bel tesor di perle orientali. -Fra le quai se formava ella parola, Vista aperta del ciel la porta -avresti._ Qui _porta del cielo_ è adoperata metaforicamente per -felicità. Ma l'essere insolita tra noi codesta metafora del Goethe, non -iscusa il Maffei, che non l'ha intesa. - - VERSI XXX-XXXVII. -- _Tedesco._ - _Segue il Coro:_ - - Nacht ist schon hereingesunken, - Schliesst sich heilig Stern an Stern; - Grosse Lichter, kleine Funken, - Glitzern nah und glänzen fern: - Glitzern hier im See sich spiegelnd - Glänzen droben klarer Nacht; - Tiefsten Ruhens Glück besiegelnd - Herrscht des Mondes volle Pracht. - - TRADUZIONE LETTERALE. - - La notte è già discesa: stella a stella santamente si affianca. - Grandi luminari, piccole faville scintillano da presso e - splendono da lunge; scintillan qui, specchiandosi nel lago; - splendono lassù nella chiara notte. La piena magnificenza della - luna regna suggellando la felicità dell'altissima quiete. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Sulla terra son l'ombre cadute, - Astro ad astro nel ciel si congiunge; - Ampie luci, scintille minute - Van raggiando da presso, da lunge. - Splendon là nella notte serena, - Guizzan qui nel cristallo dell'onda. - E la luna vivissima e piena - È suggello alla pace profonda. - -Non c'è male; malgrado qualche imbellettatura sconveniente, come quel -dire _le ombre_ invece del semplice _notte_; e sì, che nella strofa -precedente _molli ombre_ significava i vapori che sorgono a sera. Si -vede, che questa parola ed alcune altre, (per esempio _ciglio_, _onda_) -sono predilette dal Maffei, unicamente pel suono armonioso; seicentismo, -stile mariniano. _Onda_ può essere un fiume, un rivolo, una gora, un -mare, un lago, una vasca; può esser l'oceano od una pozzanghera; ma qui -il Goethe indica esplicitamente il pelaghetto, ove si raccolgon l'acque -della cascata. L'antitesi fra lo splendere da lontano e lo scintillar -velatamente dappresso, che poi viene meglio svolto in due versi, -sparisce nel _Van raggiando da lunge, da presso_. E perchè mai togliere -quell'avverbio _santamente_ o _pudicamente_ (come piacerà di rendere lo -_heilig_), che attribuisce non so che di umano agli astri del cielo? Il -Leopardi ha pur detto: _Più che mezze oramai l'ore notturne Eran -passate; e il corso all'oceàno, Inchinavan pudiche e taciturne Le -stelle, ardendo sul deserto piano._ - - VERSI XXXVIII-XLV. -- _Tedesco._ - _Segue il Coro._ - - Schon verloschen sind die Stunden, - Hingeschwunden Schmerz und Glück; - Fühl' es vor! Du wirst gesunden; - Traue neuem Tagesblik. - Thäler grünen, Hügel schwellen', - Buschen sich zu Schattenzuh; - Und in schwanken Silberschwellen - Wogt die Saat der Ernte zu. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Già le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi - presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli - verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da - offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del - seminato ondeggiano verso la mietitura. - - TRADUZIONE di _Andrea Maffei_. - - Già veloci fuggirono l'ore, - S'involarono i gaudii, i tormenti; - Per le fibre, pei rivi del core - Rifluir la salute non senti? - Ti confida nel dì, che risorge! - Già dal buio escon valli e colline, - E lo sguardo pe' colli già scorge - L'ondular delle spiche argentine. - -Le _fibre_, i _rivi del cuore_, il _rifluire della salute_ non esistono -nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo: _tu -risanerai_ (_du wirst gesunden_). Non so poi dove il Maffei abbia -trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire, -e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova -luce manifesterà, deve servire a Fausto di augurio, di presentimento -della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera: -il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che -offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il -Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento; -l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono. - - VERSI XLVI-LIII. -- _Tedesco._ - _Segue il Coro:_ - - Wunsch um Wünsche zu erlangen - Schaue nach dem Glanze dort! - Leise bist du nur umfangen, - Schlaf ist Schale, wirf sie fort! - Säume nicht dich zu erdreisten - Wenn die Menge zaudernd schweift; - Alles kann der Edle leisten, - Der versteht und rasch ergreift. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Per (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla - lo splendore là. Sei solo lievemente allacciato: spoglia - l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la - moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso - intelligente e pronto all'opera. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Vuoi la foga appagar delle brame? - Guarda i raggi, che il sol ti saetta. - T'avviluppa lievissimo stame; - Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta! - Mentre il volgo s'indugia sgomento, - Segui tu coraggioso la via: - Chi conosce ed afferra il momento - Non ha prova, che dura gli sia. - -_I raggi, che saetta il sole_, non va, perchè il sole non è ancora -sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette -in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro; -anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i -silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli -occhi nel sole possa _appagar la foga delle brame_; nè Fausto può avere -alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse -pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo. -Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte: --- «Se dirò mai al momento: _deh indugia! sei tanto bello!_ allora -potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora -suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo -servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il -tempo!» -- E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia -quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima -sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi -speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi -rinvigorito a nuova ed incessante attività, poichè alla mente audace ed -operosa tutto riesce: _audaces fortuna iuvat_. _Sgomento_ è troppo forte -per _zaudernd_. Non mi piace quel _momento_, che rimpiccolisce e -specializza troppo, e che non c'è nel testo. - - VERSI LIV-LXVI. -- _Tedesco._ -_Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole._ - - Horchet! horchet! dem Sturm der Horen; - Tönend wird für Geistes-Ohren - Schon der neue Tag geboren. - Felsenthore knarren rasselnd, - Phöbus Räder rollen prasselnd; - Welch Getöse bringt das Licht! - Es trommetet! es posaunet! - Auge blinzt und Ohr erstaunet! - Unerhörtes hört sich nicht! - Schlüpfet zu den Blumenkronen, - Tiefer, tiefer, still zu wohnen, - In die Felsen, unters Laub: - Trifft es euch, so seid ihr taub. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Ascoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno - nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di - macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano - cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che - clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode - l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù, - più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame: - se vi coglie, insordirete. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Udite! udite! il turbine dell'ore - V'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno. - Altissimo fragore - Mandano e gioghi e valli. - Cigola e stride il cocchio - Del sole... Oh qual frastuono - Spande il ritorno - Della luce!... È di tube, è di timballi - Romor confuso!... L'occhio, - L'orecchio offesi, attoniti ne sono. - Senso non è, che a tollerar ciò vaglia... - Celatevi tra' fiori! - Giù, giù ne' fori - Del monte o tra le foglie - Della boscaglia! - Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie. - -Il meglio in questo _galimathias_ (parlo dell'originale) è l'onda del -verso e l'armonia imitativa, che va perduta, come s'è notato, nella -versione. Il _turbine dell'ore_ non comprendo, che sia; nè l'originale -dice che annunzî il giorno. Quel _dem Sturm der Horen_ è un dativo, -retto dal verbo _horchen_, ascoltare. E le Ore son qui una fredda -reminiscenza omerica, giacchè nell'Iliade vengon dette custodi delle -porte del cielo, che dovevan chiudere ed aprire secondo l'occorrenza. -Tommaso Stigliani, parlando delle feste in Barcellona pel ritorno di -Colombo (XXIV, 76): _Festeggiossi ogni dì, finchè l'aurora Schiuse al -decimonono in ciel le porte_. Chiunque ha visto sorgere il sole, sa che -il precede quasi una vibrazione dell'aria; il Goethe immagina, cotesta -vibrazione essere effetto del rumore, fatto dalle Ore nello spalancare -le porte dell'Olimpo e dal carro di Febo, che prorompe cigolando quasi -di sotto una volta sonora. Questo suono è percettibile per gli spiriti -superiori come Ariele, per l'orecchio loro è armonia; invece -assorderebbe i silfi, gli spiritelli, che, secondo la mitologia -germanica, sono pure anime naturali (per gli spiritelli, e la loro -natura, ecc. Vedi _Adone_ XII, 135-145). Ciò che supera la forza -percettiva (che il Goethe molto infelicemente chiama l'_inaudito_) non -può udirsi. Monsignor Giovanni Guidiccioni ha detto in un suo -sonettucolo: ....... _come vince l'armonia celeste, L'umano udir_. Sfido -io d'indovinar tutto questo dalla versione del Maffei! _Le porte di -macigno_, le termopili dell'Olimpo divengono presso lui _gioghi e -valli_. Le reminiscenze classiche delle Ore e di Febo, spariscono; -sparisce il parallelismo onomatopeico tra emistichio ed emistichio, tra -verso e verso. Si ommette _per abitar tranquille_. _Tra' fiori_ è -tutt'altro che _nelle corolle_; altro è stare _fra_, altro è stare _in_, -che diamine! _Fogliame_ è diversa cosa da _foglie della boscaglia_: un -albero isolato ha fogliame anche esso. - -S'introducono de' _timballi_, a' quali il Goethe non ha pensato, dicendo -egli con quel verso _Es trommetet, es posaunet!_ precisamente nè più nè -meno di quanto il Marini ha detto nel suo: _Già squilla il corno e già -la tromba scoppia._ (_Adone._ XVI. 36). - -Nel Goethe però manca il soggetto, e non si capisce da chi venga -prodotto lo strombettio ed il clangore; di quali strumenti si tratti, o -chi vi soffia drento. Questi perfetti riscontri tra frasi del Goethe e -frasi del Marino sono frequentissimi. Per esempio il _Brennst du nicht -und fühlest mich entbrannt_ della _fidanzata di Corinto_, si ritrova in -fine de' seguenti versi dell'_Adone_ (III. 96) _Fan con occhio loquace e -muta bocca, Eco amorosa i tormentati cori, Dove, invece di voce, il vago -sguardo, Quinci e quindi risponde: Ardi, ch'io ardo._ - - VERSI LXVII-LXXIII. -- _Tedesco._ - _Fausto._ - - Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendig - Aetherische Dämm'rung milde zu begrüssen, - Du Erde warst auch diese Nacht beständig, - Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen; - Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben, - Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen, - Zum höchsten Dasein immerfort zu streben. - - TRADUZIONE LETTERALE - - I polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente - il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche - stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a - circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di - tendere incessantemente alla più alta esistenza. - - TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_. - - Battono i polsi miei da nuova e fresca - Vigoria confortati. Immota, o terra, - Pur nella notte, che passò, tu fosti; - Ed or sotto al mio pie' ringagliardita - Respiri; ed incominci a circondarmi - Di voluttà, svegliandomi nel petto - Più bollente desio d'alzar le penne - Ad un'alta esistenza. - -Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo, -che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della -terra; eppure nell'originale egli dice invece: -- «Tu, terra, se' -rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la -medesima!» -- ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui, -si sente mutato. Il Goethe non dice _sotto al mio piè_; anzi, più -gentilmente _a' miei piedi_. Non dice _ringagliardita_, anzi -rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole -più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che -persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate -dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una -bellezza. _Lust_ qui non è nel senso di voluttà, anzi in quello di -brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio -espressa ne' due versi seguenti. _Nel petto_ è riempitura vacua. _Desio -bollente_ o _più bollente_ è tutt'altra cosa d'un _proponimento -energico_, d'una _salda risoluzione_, com'ha il testo. _Desiderare_ è un -po' diverso da _risolvere_: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui -risolve. _Alzar le penne_, è un cencio rettorico, che fa sorridere -chiunque ricorda quel divino episodio del _Furioso_, laddove Ruggiero -prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114). -Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione -latina del marchese Torquato Barbolani, dei conti di Montauto: _Fraenat -ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum -complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris -Excierat, remanent._ Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese -d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare -in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche. -Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di -Alcina: _al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur_), -o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere -nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto: _Ai era in -mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb -bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular -d' più allora 'n pinsava._ Il Maffei non è il solo cattivo traduttore, -che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene. _Alta_ è positivo, _la più -alta_ è superlativo; perchè sostituir quello a questo? - - VERSI LXXIV-LXXXII. -- _Tedesco._ - _Segue Fausto._ - - In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen, - Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben; - Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen; - Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen, - Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossen - Dem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen; - Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde, - Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen, - Ein Paradies wird um mich her die Runde. - - TRADUZIONE DAL TEDESCO - - Il mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco - risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende - una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende - nelle profondità, e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano - (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano immersi; - anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, - dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze - divengono un paradiso. - - TRADUZIONE di _Andrea Maffei_. - - . . . Il mondo irrompe - Dal crepuscolo incerto, in cui si chiuse; - E si levano al ciel dalla foresta - Le mille voci della vita. Un bianco - Vapor su tutta la vallea si versa. - Pure il lume del ciel nelle più basse - Parti discende; e sbucano dal fondo, - Ove occulti dormiano, e rami e tronchi - Ristorati. I colori omai distinti - Si ravvivano anch'essi, ove la perla - Della rugiada i suoi tremuli veli - Stende sui fiori e sulle foglie. Un vero - Eden sorride agli occhi miei. - -Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti -perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il -suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi -non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni -dell'Autore. Il quale non ha punto scritto _il mondo irrompe dal -crepuscolo_ (il complemento _incerto, in cui si chiuse_, è aggiunta -gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è -pure manifesto il mondo.» -- Fausto non dice le mille voci della foresta -levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede, -da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto di _bianco_ non viene -attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere -azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in -Isvizzera. Quelle _parti basse_ sono un tantino indecenti e comiche. _La -perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle -foglie_, è una circonlocuzione affettata per quel semplice: _Fiori e -foglie grondano di tremule perle._ Antonio Bruni da Manduria (in alcune -ottave intorno a _Sant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il -pane, destinato a' poveri, in rose_) ha lasciato scritto: _Queste, che -ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio -indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e -di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e -pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia -erbosa._ Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori, -sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe. -Tutti sanno, che l'Autore del _Fausto_ ha pensato e scritto molto sulla -natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in -proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de' -suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: -- -«Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una -grande eredità. Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di -Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca -l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non -sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che -l'eredità mia non era punto cattiva.» -- Ed un'altra fiata al medesimo: --- «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo -universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio -solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il -naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si -salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» -- E poi, un'altra -volta ancora: -- «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco. -Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran -dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia -il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza -d'essere superiore a molti.» -- Scusate la modestia! Quando il Goethe, -nella seconda parte del _Fausto_, parla di fenomeni relativi a' colori, -adopera sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova -teorica, nella quale il _fondo oscuro_ aveva un'importanza capitale. È -qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa -diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che -alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali? - - VERSI LXXXIII-XCI. -- _Tedesco._ - _Segue Fausto._ - - Hinaufgeschaut! -- Der Berge Gipfelriesen - Verkünden schon die feierlichste Stunde; - Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessen - Das später sich zu uns hernieder wendet. - Jetzt zu der Alpe grüngesenkten Wiesen - Wird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet, - Und stufenweis herab ist es gelungen. - Sie tritt hervor! -- und, leider schon geblendet - Kehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Guarda in su! -- I cacùmi giganti de' monti prenunziano già - l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna - luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito - nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul - ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da - noi. Apparisce (il sole)! -- E purtroppo, già abbacinato, mi - volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi. - - TRADUZIONE di _Andrea Maffei_. - - . . . Ti drizza - Lassù! -- Gli ardui comignoli del monte - Son dell'ora solenne avvisatori. - Questi pònno gioir del primo raggio - Che dardeggia la luce: ella si volge - Più tarda a noi. Splendori ai verdi prati - Dell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanza - Di grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta. - Dell'acuto suo dardo il ciglio offeso - Dolorando si chiude. - -Come a dire: _Ti drizza lassù?_ Non si tratta di mettersi in cammino, -anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quel _comignolo_, con la sua -desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a -quella, che il Goethe voleva suscitare col _Gipfelriesen_. Il _dürfen_ -non esprime semplice possibilità, e quindi è mal reso col _pônno_; solo -potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni -s'illuminasse prima de' cacumi circostanti! _Il primo raggio, che -dardeggia la luce_ e più giù _dell'acuto suo dardo il ciglio offeso_, -sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale. -Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe: -perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto: _Guarda i -raggi, che il sol ti saetta._ Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli -ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer -suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà. -Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il -traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che, -come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo -Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli -appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se -imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio, -egli traduce _Alpe_ tedesco, con _alpe_ Italiano; e non posso -mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne' -dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla -vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano; -_Alpe_, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di -selvatichezza ed impraticabilità, come dimostra l'aggettivo _alpestre_; -idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca -sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delle _utili -alpi_, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti -spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma -neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di -quella impudente impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come -testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato -imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagna _alpestra_ -(_Adone._ VI. 65), _Qui tace_ (la Psiche) _e già d'una montagna alpestra -Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a -destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci -aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena -s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha -per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e -rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre -ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre -foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi_. -- Tali sono le _Alpi_ -Italiane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cui _si -contende il primato dell'inverno e della primavera_, fa dire a Tirsi: _E -cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a -cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui -scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi -cristalli._ Questa descrizione sconverrebbe ad un'_Alpe_ nel senso -tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quel -_grüngesenkt_, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro -le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque -egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel dire _apparisce_, -sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: -- «Ei fu!» -- -sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con un _eccolo!_ parmi. -Il Maffei riferisce quell'_apparisce_ alla luce, dimenticando che la è -apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che un _sie_ -femminile (il sole in tedesco è femmino; _die Sonne_), non può riferirsi -alla luce, ch'è un neutro: _das Licht_. - - VERSI XCII-CII. -- _Tedesco._ - _Segue Fausto._ - - So ist es also, wenn ein sehnend Hoffen - Dem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen, - Erfüllungspforten findet flügeloffen; - Nun aber bricht aus jenen ew'gen Gründen - Ein Flammen Uebermass, wir stehn betroffen, - Des Lebens Fackel wollten wir entzünden, - Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer! - Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden, - Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer, - So dass wir wieder nach der Erde blicken, - Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Dunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi - lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova - spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que' - fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi - (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne - circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne - abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie; - sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per - nasconderci nel velo più giovanile? - - TRADUZIONE di _Andrea Maffei_. - - . . . È tale appunto - La speranza dell'uomo, allor che stima - Raggiunto il sommo de' suoi voti, e trova - Schiuso il varco alla meta. Ah! ma s'eleva - Da que' baratri eterni un mar di foco! - Stupefatto n'è l'uomo, e della vita - Vuol la face allumarvi... Immense fiamme - Gli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme! - Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto, - Esagitato con fiera vicenda - Fra la gioia e il dolore; a tal che gli occhi - Di nuovo atterra per celar nel manto - De' suoi primi innocenti anni la fronte. - -Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di -contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato -di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non -avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta -rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della -prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta -altrove: -- «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali, -e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il -crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti -desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo -spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore -desiderato». -- Nella traduzione, non posso approvare quello _schiuso il -varco alla meta_; altro che _schiuso_, spalancato, aperte ambo le bande! -E _varco_, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi -venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da -quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno -all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare -finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora. -Non è ammissibile neppure quell'_atterrar gli occhi_; che equivale pura -e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece, -che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel -supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi -nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di -ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente -desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo -stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti -giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento -assolutamente falsato dalla frase _per celar nel manto de' suoi primi -innocenti anni la fronte_, di cui sarei molto imbarazzato a dare la -spiegazione. - - VERSI CIII-CXV -- _Tedesco._ - _Segue Fausto._ - - So bleibe denn die Sonne mir im Rücken! - Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend, - Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken. - Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausend - Dann aber tausend Strömen sich ergiessend - Hoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend. - Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend, - Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer, - Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend, - Umher verbreitend duftig kühle Schauer. - Der spiegelt ab das menschliche Bestreben. - Ihm sinne nach und du begreifst genauer; - Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben. - - TRADUZIONE LETTERALE - - Dunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente - la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si - precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille - correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma. - Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco - variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente - disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un - raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano. - Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso - colorato abbiamo la vita. - - TRADUZIONE di _Andrea Maffei_. - - Dunque al sol diam le spalle. Il ruinoso - Torrente, che devolvesi fremendo - Per gli alpestri burroni, attrae con gioia - Ognor crescente il guardo mio. Lo veggo - Precipite avvallar di balzo in balzo. - Frangersi in mille rivi, ed una nube - Sgorgar per l'aere d'agitata spuma. - Oh come da quel vortice si leva - L'arcobaleno maestoso e spiega - La settemplice curva! Ora è distinto, - Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzo - Vaporoso diffonde. E speglio forse - Quell'iride non è de' nostri affetti? - Pensavi e certo ne sarai. Nel lampo - Di quei sette colori abbiam la vita. - -La descrizione della cataratta e dell'arcobaleno è stupenda -nell'originale. Il Goethe s'era occupato per anni ed anni del fenomeno -ottico, che produce l'iride. Nè queste sue descrizioni poetiche sono -senza sustrato d'impressione naturale. Una volta, che il Goethe -vecchissimo narrava, come ispirato dal bel paese intorno al lago de' -Quattro Cantoni, avesse meditato nel MDCCXCVII un'epopea in esametri sul -mito di Guglielmo Tell, (misericordia!) e come poi, distratto da -occupazioni diverse, avesse ceduto il soggetto allo Schiller, che ne -ricavò una tragedia (manco male!), Giampietro Eckerman osservò, -sembrargli, che la descrizione in terzine nella prima scena della -seconda parte del _Fausto_, dovess'essere una reminiscenza di quelle -impressioni della natura svizzera. Rispose il Goethe: -- «Nol nego; non -avrei mai potuto pensare il contenuto delle terzine, senza le fresche -impressioni di quella natura portentosa. Ma questo è quanto ho coniato -dell'oro di quelle località. Ho abbandonato il rimanente allo Schiller». --- Ci abbiamo inoltre del Goethe una dipintura della cascata di -Pissevache nel Vallese, la quale aveva senza dubbio contribuito a -generare il fantasma nella sua immaginativa: -- «Ad un'altezza discreta, -prorompe da un crepaccio del monte un forte rivolo, fiammeggiando, in un -bacino, dove è ridotto in polvere e schiuma, che viene sparpagliata qua -e là dal vento. Apparve il sole e dette doppia vita allo spettacolo. -Giù, tra il vapore d'acqua, si ha dall'una e dall'altra parte, secondo -che si cammina, un arcobaleno proprio vicino. Andando più su, si gode un -fenomeno vieppiù bello ancora»; -- eccetera. Altrove parla della cascata -del Reno presso Sciaffusa, com'ei la rivedesse illuminata dal sole: -- -«L'iride appariva nella sua maggior bellezza: poggiava tranquillamente -nell'immensa schiuma, che ferve, e, mentre minaccia di violentemente -distruggerla, è costretta a riprodurla di nuovo ogni istante». -- Ora, -Fausto ravvisa nell'iride della caduta un'immagine de' godimenti umani. -La fruizione piena, assoluta, non è per noi; ma ne abbiamo un riflesso -nella vita, quando operosamente ci affermiamo ne' limiti, che la natura -ci assegna. La traduzione sembra d'uomo, che non abbia mai viste -cataratte ed archibaleni. Il _torrente ruinoso, che si revolve fremendo -per gli alpestri burroni_ desta in Fausto estasi e non gioia: c'è di che -rimanere estatico, ma non di che rallegrarsi nello spettacolo. Non -capisco _la nube di spuma, che sgorga per l'aere_. Sembra, che il -Goethe, massime invecchiando, prediligesse smodatamente le frasi, in cui -si ripete un medesimo vocabolo; ne abbiamo incontrate parecchie in -questa scena, ed ecco tre ripetizioni in un sol periodo in tre versi -successivi: _Von Sturz zu Sturzen_; _in tausend dann aber tausend -Strömen_; _Schaum an Schäume_. Perchè cancella il Maffei due di queste -ripetizioni intenzionali? o che il nostro linguaggio non le ammette o -non se ne compiace? _Das menschliche Bestreben_ non è _i nostri -affetti_; _begreifen_ vuol dire _concepire_, _capire_ e non -_certificarsi_. Tradur l'ultimo verso, come fa il Maffei, gli è un -certificare di non aver capito ciò, che l'Autore intendeva dire. Antonio -Bruni, volendo indicare un pensiero non dissimile da quello del Goethe, -ha scritto: _Pria che vestisse in me spoglia mortale Quest'alma, o mio -bel nume,... Nel Sole inaccessibile immortale Mirò il tuo Bello; e s'or -pur l'ama e in voto Gli sacra il cor divoto, De l'eterno splendore ama -un riflesso_. Nel tedesco leggo _riflesso colorato_ e non _lampo di que' -sette colori_; riflesso non è il medesimo di lampo. - -Il lettore può giudicare ora, se ho disaminato ed analizzato con -imparzialità questo brano di traduzione, scelto a caso, e tra' più -facili. Avrei potuto giustamente sì, ma malignamente ricorrere a squarci -malagevoli; e mostrare anche più chiaro, che ho ragione di chiamare -usurpata la fama del Maffei. M'hanno appoggiato a volte l'incarico di -esaminare alcuni pretendenti alla patente d'idoneità per insegnare il -tedesco. Ebbene, in coscienza, se mi ritrovassi in quel ballo, ed i -candidati traducessero come il Maffei, io non li riconoscerei mica -idonei. -- «Una patente, a voialtri? Patente d'incapacità!» -- Invece -quest'uomo, che tradisce in tal modo i malcapitati testi, conta tra di -noi per una autorità in fatto di letteratura alemanna. Ha panegiristi -ridicoli; giovanotti, i quali ignorando fin l'alfabeto tedesco, -discorrono del _Fausto_, scarabocchiando cicalate inconcludenti, -compilazioni eseguite sugli articoli della _Rivista de' Due Mondi_. -Giuochi, che fanno i letterati oggi, come farebbero gli agenti di cambio -od i capistazione, od altro, se sperassero di lucrar qualche soldarello -di più. Buffoncelli, che chiamano il traduttore-traditore -- «ingegno -poderoso, che ha padronanza sulle due lingue, e lunghi e pertinaci studî -su tutta quanta la letteratura tedesca, e straordinaria felicità di -sapere trovar sempre nella poesia e nell'idioma della sua patria la -frase, la parola, il modo di dire, che corrispondano a ciò, che volle -significare l'autore nella propria lingua». -- Il pubblico ignaro, -sentendo affermare così ricisamente, crede alla competenza -dell'encomiasta e plaude ingannato, senza sapere quel che si applauda. -Ben inteso poi, che s'usa _ora in Italia un traffico di lodi, Pur che al -lodato il lodator risponda; E l'adulazion va per vicenda_ (come scrisse -nel secolo scorso il sedicente inventore de' versi martelliani, a -proposito d'un altro Maffei, Scipione, assai da più). Quindi, imitando -la carità di Giovanni da S. Giovanni, Andrea Maffei chiamerà -- «giovane -d'alto ingegno» -- nella prefazione al secondo volume, chi gli ha -dimenato sotto il naso quell'incenso smaccato in un discorso prefisso al -primo. Non c'è cosa, che più ripugni alla dignità d'un principiante, -dell'assumer l'incarico d'una prefazione all'opera d'un autore vivo e -riputato; l'è un impegnarsi a lodare, a panegirizzare in tutto e per -tutto. A questo non pensa il pubblico; e, sulla fede del Maffei, ritiene -grand'uomo in erba anche quel ragazzo lì: _sic itur ad astra_. - -È triste a dirsi; ma da cinquant'anni, che il Maffei traduce e vien -lodato, non un solo de' suoi lettori infiniti, non uno de' suoi -panegiristi, s'è incomodato a riscontrarne le versioni con l'originale. -Non uno ha sentito il bisogno, ha sospettato che fosse dovere, obbligo, -di esaminare prima di applaudire! È una immoralità letteraria, che fa -spavento! Per me, non voglio esserne complice. - - - - POSCRITTA - - - LETTERA A LUIGI MORANDI - - _Caro Morandi_, - -So, che tornando con insistenza sopra un argomento, si risica di riuscir -tediosi; ma non posso esimermi dallo aggiunger due postille al mio -articolo sul Maffei, rilevando due errori, che trasandai di notare ne' -versi disaminati. - -I. Nel soliloquio di Fausto, il Maffei ommette di pianta il secondo -verso (sessagesimottavo della scena) che suona in tedesco: _Aetherische -Dämmrung milde zu begrüssen._ Nella sua versione, non ci ha parola, che -ne renda il senso o l'intenzione. Forse lo imbrogliava (e non dico ch'e' -sia facile a tradursi!) ed ha girata la difficoltà. - -II. L'altro errore mi vien fatto notare dal prof. Felice Tocco; e -trascriverò quindi le parole di lui: -- «Ne' versi XCII-CII credo, che -ti sia sfuggito un altro errore del Maffei traducendo un imperfetto -_wollten_ col presente (_vuol_) tradisce pienamente il testo. Nel -tedesco è espressa una certa opposizione tra il desiderio ed il fatto. -_Noi volevamo_ (semplicemente) _accendere la fiaccola della vita; ed_ -(invece) _un mare di fuoco ne circonda_. Nella traduzione del Maffei, -questa opposizione scompare; e sembra, che il desiderio di accendere la -face della vita succeda alla vista delle fiamme di fuoco: _Ah! ma -s'eleva Da quei baratri eterni un mar di foco! Stupefatto n'è l'uomo; e, -della vita Vuol la face allumarvi.... Immense fiamme Gli fan siepe -d'intorno!_» -- - -Ed ora, basta davvero. Non voglio spigolare altro, dov'ho mietuto; -sebbene certo di aver lasciato cadere più spighe, che non ne abbia -immagazzinate nel granaio, o, per parlar fuori metafora, trascurate un -numero di spropositi e d'improprietà maggiore di quello che registro. -Ah! mio caro, il mestiere del traduttore non è il più facile del mondo; -e chi vi si mette con poca dottrina, con punto gusto e con molta -presunzione, può scroccarsi fama, non meritarla. Diranno, ch'io parlo -così per invidia. Invidia di chi, di che? Se non isdegnassi, se degnassi -imbrancarmi con tutti i ciarlatani, che mutuamente s'incensano in -Italia, se avessi anch'io una spina dorsale flessibile ed una penna -cortigiana, come mi avrebber caro! che grand'uomo sarei! Ma la quistione -non è lì. Dato e non concesso, che parlassi per astio e per rovello, -allego fatti? somministro prove? Oh dicano allora! - - Forse di me con gloria si favella - Dove d'essi o si tace o si maldice: - Dico appo i buoni, a malgrado di quella - Loro ignorante turba adulatrice, - Che in presenza li adora e che li appella - Con titoli di grandi e di felici. - -E poi l'intendo diversamente: per me l'è quistione di dovere, non di -gloria. Che gloria può acquistarsi dimostrando inane un preteso -miracolo, falsa una riparazione usurpata? Nessuna; ma si può rendere -così un servigio a' concittadini. Sta sano e riama il tuo - - *Imbriani.* - - Firenze, 21. III. 70. - - - - - DANIELE MANIN - - -È stata pubblicata un'opera nuova, illustratrice delle vicende del -M.DCCC.XLVIII. S'intitola: _Daniele Manin e Venezia_ (1804-1853). -_Narrazione del prof. Alberto Errera di Venezia, corredata da documenti -inediti, depositati dal generale Giorgio Manin al Museo Correr e da -documenti del R. Archivio dei Frari. Firenze, successori Le Monnier_, -1875. È un volume in sedicesimo di vi-524 pagine, oltre quattro -innumerate, che contengono l'occhio ed il frontespizio. La correzione -tipografica lascia molto a desiderare, nè corrisponde alla fama -dell'officina. Per esempio, in una nota del Palmerston (pagina 180) si -legge: _il governo d'Italia_; e deve dire: _d'Inghilterra_. In un -resoconto (pag. 501 e segg.) si parla di _Rimanenza delle Corse -camerali_ e di _Somministrazione di parte d'argento_, invece di _Casse_ -e _paste_; e v'è una trasposizione d'uno specchietto dell'attivo al -passivo. Si fa dire a' giornali parigini, che, appena sbarcato il Manin -in Francia, _le sol devenait tout-à-coup la meilleure part de son -existence: sa femme mourait_. I giornali parigini avran detto molto -probabilmente _dévorait_ e non _devenait_. Dico con l'Hugo: _j'en passe -et des meilleurs._ - -La lingua poi di questo volume patriottico ha spesso più del francese e -dell'ebraico, che dello Italiano. L'autore si mostra inesperto della -conjugazione e del regime de' verbi. Scrive: _se si avessero fatti -ostacoli_ (pag. 27); _si aveva tentato di tener prigioniera_ (pag. 41); -_si aveva pure cercato la maniera più energica_ (pag. 55); _ospedali che -si avrebbero aperti in seguito_ (pag. 371), eccetera. Ed in tutti questi -casi andava adoperato l'ausiliario _essere_, non _avere_. Scrive: _non -curatevi_ (pag. 333). Ma s'ha a dire: _Non vi curate_; e la seconda -persona plurale dello imperativo, quand'è preceduta dalla negazione, non -tollera encliticbe pronominali. Scrive: _pregato il Palffy a concedere_ -(pag. 26). Ma il verbo _pregare_ regge la preposizione _di_; si prega -_di fare_ e non _a fare_ alcunchè. Scrive: _non può che ripetere_ (pag. -180); _non è che un'amplificazione_ (pagina 155); attribuendo al _che_ -valore di _se non_. Sconcio gallicismo e sozzo, invece di _può solo -ripetere_, _è una mera amplificazione_, oppure _non può se non -ripetere_, eccetera. Scrive: _Noi siamo liberi e possiamo doppiamente -gloriarci di esserlo, giacchè lo siamo_ (pag. 33), eccetera. Barbarismo: -_lo_ è pronome, non proaggettivo; chè proaggettivo sarebbe e non -pronome, se tenesse le veci di un aggettivo, com'è _libero_. Scrive: -_Siccome il piroscafo partiva_ (pag. 37); _siccome però il Cavedalis -continuava_ (pag. 211); adoperando _siccome_ nel senso di _poichè_, là -dove in italiano useremmo semplicemente il verbo al gerundio: _Partendo -il piroscafo_; _ma continuando il Cavedalis_. Scrive: _notizie di -maggior levatura_ (pag. IV). Ma la levatura è degli uomini; egli volea -dire: _di maggior momento_. Scrive: _il via va_ (pag. 407); ma si dice -_via vai_. Scrive _togliermi di dosso le anella_ (pag. 387), con quanta -improprietà, non è chi non vegga. Le anella soglionsi portare alle dita: -si potrebber torre di dosso solo a chi se le avesse nascoste in altre -parti; ad un soldato, che le occultasse nel zaino, nella mucciglia, nel -sacco, via. Scrive: _il di lui comando_ (pag. 273). Ma va detto: _il -comando di lui_; o, come venne pure scritto (per esempio da ser Giovanni -Fiorentino, nella Novella II della Giornata IV del _Pecorone_ -- «Era -tanto ricco, che le lui ricchezze non avevano nè fine, nè fondo» -- ) ed -a me piacerebbe, e gioverebbe alla chiarezza, ma non è prevalso -nell'uso: _il lui comando_. Scrive d'un incendio: _nè si potè salvare il -tetto ed una parte del primo piano_ (pag. 382). E probabilmente vuol -dire dell'_ultimo piano_, ch'è il più vicino al tetto, giacchè, -abbruciato il primo, anche i superiori sarebbero necessariamente -crollati. Di simili sgrammaticature ed improprietà, potrei citarne: - - ... mille altre ancor, ch'io ne tralascio, - Per restringer gran massa in picciol fascio. - -Piacemi solo di notare eziandio lo epiteto di _ideologo_ appiccato -proprio a torto al Lamartine, _qui n'en peut mais_; ed uno sproposito -enorme di geografia (pag. 423) commesso ponendo il campo di battaglia -della Cernaja: _là nella Troade antica_. Mi giova credere, che lo Errera -volesse dir _Tauride_; la Troade è altrove. - -Ma in libri simili, anzi in qualunque scrittura, gl'Italiani, a torto -secondo me, non badano ora affatto alla purezza dello eloquio ed alla -proprietà. Dalle ridicolaggini de' puristi, i quali riponevano tutta -l'arte dello scrivere nello adoperar soltanto parole e locuzioni, -autorizzate da esempli dal trecento e del cinquecento, siamo precipitati -in una licenza stomachevole, che non si vergogna nè di barbarismi, nè di -solecismi, nè di sgrammaticature, nè di spropositi ortografici. - -Prescindendo dunque dalla lingua e dallo stile, facciamoci ad esaminare -il contenuto del volume. L'autore dice: -- «Il nostro ufficio è quello -di scrivere la vita di un uomo in relazione ai tempi, nei quali visse, -non l'epopea della resistenza (di Venezia).» -- Ma in realtà egli ha -inteso scrivere una istoria discretamente minuta della città di Venezia -nel biennio 1848-1849. Particolari nuovi sulla vita del Manin, ed in -quel tempo e prima e dopo, non ce ne dà punti; almeno, che siano di -qualche momento. Ma espone tutte le vicende della rivoluzione veneziana: -le politiche, le militari, le finanziarie. Ed il tema era bello, -attraente per la parte drammatica, utile per gl'insegnamenti, che -possono ricavarsene: - - Le istorie nostre, in molte parti sparte, - Andrien raccolte e farne una sustanza. - -Se non che, pur troppo, al narratore manca l'arte di ritrarre i fatti -con evidenza; di esporli con ordine; di raggrupparli sapientemente; di -delinearli co' particolari necessarî alla piena loro intelligenza; di -colpirli, in quanto hanno di più caratteristico, in guisa da presentarci -un quadro logicamente combinato, onde scaturisca una idea, un chiaro -concetto e compiuto degli avvenimenti. La narrazione va sempre -saltelloni, innanzi ed indietro; ora anticipa, ora retrocede; spesso si -ripete; spesso s'interrompe, rimandando altrove; spesso tace quanto più -c'importerebbe, od accenna, senza indicarli preciso, essere avvenuti -fatti, che occorrerebbe almeno ricordarci per farci comprendere il -seguito. Insomma, il difetto di economia nel disegno dello scritto e la -esecuzione abborracciata sono evidenti. - -Per esempio... (A me non piace asserir checchessia senza corroborar con -pruove ed esempli l'asserzione); dunque, per esempio, nel _Proemio_ si -parla molto della _lotta legale_, sostenuta dal Manin e terminata col -suo arresto, senza informarci in che propriamente consistesse, di quali -mezzi si servisse, quale scopo si prefiggesse. Dunque, si parla de' suoi -interrogatorî e di quelli del Tommasèo, tacendo gli argomenti di essi; e -non ci si dice, che temesse e che bramasse sapere l'autorità austriaca -da que' due. Dunque, le discussioni dell'Assemblea de' deputati della -provincia di Venezia, che il quattro luglio M.DCCC.XLVIII votò la -fusione col Piemonte, vengon narrate due volte, nel capitolo IV e -nell'VIII, e parecchi altri simili duplicati ingrossano il volume e -perturbano e stancano il lettore. Dunque, spessissimo l'autore se n'esce -con un -- «Intanto erano accaduti fatti gravi in Italia;» -- e, sebbene -la nozione di essi fatti sia indispensabile per capire quanto siegue, e -quantunque basterebbe lo accennarli anche crudamente con quattro parole, -preferisce lasciare al leggitore la fatica e l'impiccio di -rammentarseli, se può. C'è un lungo capitolo sulla guerra; ebbene non -una parola, che spieghi quale fosse il sistema di difesa prescelto da' -difensori di Venezia. Una volta è detto che: -- «al 7 e l'8 (luglio -1848) avvenivano ancora fatti, che tornano a lode di Venezia e del suo -estuario». -- (E, sia detto fra parentesi, che un fatto possa tornare a -lode di Venezia, il comprendo; ma a lode dell'_Estuario_? Per Venezia -s'intende la cittadinanza veneziana e la guarnigione; ma per _Estuario_ -cosa s'intenderà? Chi direbbe, che la battaglie di Salamina tornò a lode -dell'Egeo? Questo si chiama scrivere secondo la maniera di G. Vittorio -Rovani, autore di un libello contro il Manin, pubblicato tra' _Documenti -della Guerra Santa d'Italia. Capolago. Tipografia Elvetica. Gennaio -1850_; il quale dice, d'un tale, ch'e' _correva da_ (sic) _Manin, ad -imbandirgli grosse pastoje di menzogne, innestate sul vero_. Un -imbandigione di pastoje! e delle pastoje innestate! Ma chiudiamo la -parentesi e torniamo a bomba). Bene, c'incuriosiamo; ameremmo -conoscerli, questi fatti onorevoli per Venezia e _per l'Estuario_, e non -possiamo appurare di che si tratti; il libro è muto. La lotta dei -partiti, la tenzone fra gli unionisti ed i repubblicani federalisti, -traspare, si suppone, ma non viene narrata, non che particolareggiata. - -E talvolta sorge il sospetto, che le ommissioni, i silenzî, non siano -senza malizia; e certo, riescono ad indurti in errore sullo stato della -città assediata, sulle condizioni e lo _spirito_, come suol dirsi, della -cittadinanza e della guarnigione. Per esempio, si accenna confusamente -alla proposta del Tommasèo di porre una iscrizione in luogo pubblico -- -«ad Agostino Stefani muratore, che si offerse a dar fuoco là, dov'era il -nemico sul ponte; e per isbaglio fu ucciso dai suoi.» -- Il fatto, che -narrato così, sembra cosa innocente e comune, meritava d'essere spiegato -meglio. Eccolo, come si legge nelle _Memorie Storiche dell'Artiglieria -Bandiera-Moro_. -- «Agostino Stefani, muratore, erasi offerto il trenta -di maggio (M.DCCC.XLIX) al colonnello Cosenz, allora comandante la -batteria del Ponte, per accendere una mina sotto ad un arco presso gli -avamposti nemici. Davagli il proprio nome, aggiungendo: _l'opera è -ardita, potrei rimanervi_. Il Cosenz ne prese nota nel portafogli. Lo -Stefani si spinse sopra leggiera barchetta dall'uno all'altro arco, -cercando possibilmente nascondersi al nemico; ma, avendo la barca dato -nel secco, messosi egli in acqua, se la spingeva dinanzi faticosamente. -Due ore dopo i lavoranti, ignari della cosa, e sinistramente -interpretando i segni, ch'egli facea col cappello verso di loro, a -dimostrare, ch'era ancor vivo, vedendo quest'uomo così lontano da loro, -il ritennero una spia del nemico e ne riferirono tosto all'ufficiale -sorvegliante i lavori; il quale spedì alcune barche a quella volta. -Ricondotto lo Stefani, disse a sua scusa, essere stato colà spedito da -un ufficiale _in occhiali_ (i quali appunto il Cosenz portava). Intanto, -ch'ei subiva l'interrogatorio dell'Ulloa, comandante il circondario, -corre tra' lavoranti la voce, che fu ritrovato nella barca -dell'arrestato l'occorrente per dar fuoco ad una mina, ch'egli era -quindi un traditore, perchè voleva far saltare il piazzale. Lo Ulloa, -essendo per disgrazia assente il colonnello Cosenz, non credendosi -bastantemente istrutto a giudicarlo, il manda alla prefettura d'ordine -pubblico». -- Fin qui tutto è naturale e va bene; ma ora viene il -brutto. -- «Rimesso in barca lo Stefani in mezzo ai soldati, la -moltitudine inferocita grida al traditore; e non vale all'infelice il -protestarsi innocente ed Italiano, che il prendono a sassi. La barca -avvicinatasi alla riva, sette od otto più furenti si slanciano in acqua, -si avventano contro l'infelice, e, trattolo a terra, a furia di sassi e -di badili il resero vittima d'un patriottico furore.» -- La narrazione -del Carrano, meno particolareggiata, concorda sostanzialmente con -questa, bench'egli, ufficiale, racconti la cosa in modo, che il lettore -possa credere non essere stato nessun militare presente alla cattura ed -allo scempio dello Stefani; tanto comprendeva la condotta della truppa -non essere stata lodevole. Quali conseguenze ricaviamo da questo -racconto? Che in Venezia, allora, non v'era più nè sicurezza pubblica, -nè disciplina, nè giustizia. Non è detto, che i soldati di scorta -difendessero il malcapitato, anche facendo fuoco contro la moltitudine -inferocita, anche a costo della propria vita, com'era stretto dover -loro. Non è detto, che alcuno fosse incriminato e punito per l'atto -iniquo. Non si tratta di un semplice errore della giustizia militare -sommaria, cosa triviale ed inevitabile nelle guerre; si tratta, che la -plebe scatenata ammazzava i sospetti senza formalità di giudizio alcuno, -e che non v'era nè forza per contrastare a misfatti siffatti, nè potere -per punirli. Ma naturalmente allo Errera non fa conto di narrare e porre -in luce questo avvenimento ed altri, che gli guasterebbono il quadro -ideale d'una Venezia tranquilla internamente, malgrado le privazioni -dell'assedio e la semianarchia; d'una popolazione non _demoralizzata_ -(scusate la brutta parola) da quindici mesi di rivoluzione! Quadro -ideale, che sventuratamente non è vero e che, fortunatamente, non è -possibile! - -Poichè il Manin doveva campeggiare nel suo libro, esserne il -protagonista, ci aspetteremmo a trovarne ben caratterizzata e scolpita -la figura; a trovarvi ritratto quel, ch'e' pensasse e sentisse e -soffrisse in un tanto e strano incalzar di vicende; come e perchè le sue -opinioni si modificassero per opera e degli eventi e della riflessione; -come e perchè il repubblicano pervicace e diffidente facesse votar la -fusione; e come e perchè poi l'esule divenisse monarchico. Che bel campo -per l'artista ed il psicologo! Ma niente affatto: qui abbiamo un lavoro -imperfetto di rappresentazione e nessun lavoro di analisi. L'operato ed -il pensato dal Manin sono insufficientemente esposti, e ci rimangono -poco chiari e precisi innanzi alla mente. Ed è peccato: perchè, senza -essere idolatri del Manin, senza volerne esagerare i meriti e porgli -sotto a' piedi un piedistallo sproporzionato; come pure senza attribuire -al popolo ed alla guarnigione di Venezia virtù e meriti fantastici, -senz'andare in estasi innanzi alla saviezza d'una Assemblea, che non -fece rivivere il senno de' magnifici Senatori della Serenissima, senza -prorompere in inni vacui sull'eroismo de' combattenti; dobbiamo -freddamente riconoscere, che, tutto sommato, fra le vergogne e le -ridicolaggini del quarantotto, la difesa di Venezia fu una discreta -pagina e non disonorevole, una pagina, che può ricordarsi con qualche -orgoglio. Certo nessun'altra città insorta, assediata, senza presidio di -esercito regolare, senza governo ben fondato, ha fatto altrettanto in -questo secolo, ha dato spettacolo simile, aveva uomini di tal tempra. E -Parigi ed Argentina, investite dagli Alemanni negli anni scorsi ed in -grado di far molto più, fecero in sostanza molto meno. Il tema -meriterebbe d'esser trattato meglio, d'esser trattato ammodo, con buoni -criteri e con buona grammatica; e speriamo, che sia per trovarsi chi il -faccia, avvalendosi anche delle fonti austriache e de' rapporti -consolari, che dovranno pure, quando che sia, divenire accessibili. E -questo istorico futuro, che invoco, potrà anche ricavar qualche notizia -opportuna da taluno degli ottanta documenti (fra' quali ve n'ha pure -degl'inediti), che lo Errera ha radunati o piuttosto affastellati in -fondo al suo volume e che ne sono l'unica parte in qualche modo -pregevole. - - - - II. - - -Certo, uno storico dev'essere innamorato del tema suo. Se egli non -pruova una predilezione particolare per l'epoca, pe' fatti, per gli -uomini, dei quali prende a narrare, non conchiuderà nulla di buono. -- -«Se, a detta di un ultimo estetico (lo Eckardt,) la scelta geniale della -stoffa è per la fantasia una specie di scelta nuziale; que' capricciosi, -che, alla guisa degli Spartani, ammogliansi a colei, che prima loro -capitò dinanzi nelle tenebre, non rivelano gusto individuale e rimangono -estranei alle loro opere». -- Così, benissimo, al solito suo, il nostro -Antonio Tari. -- Ma questa simpatia non deve essere di tal fatta da far -velo alla mente mai. Devi compiacerti di quegli uomini e di quegli -eventi; non rappresentar gli uomini e gli eventi in modo, che a te -piacciano; non fingerteli così e così per poi compiacerti della -creazione della tua fantasia. Questa è opera da poeta, non da istorico, -al quale nè l'amor di patria, nè l'amor di parte, che suol essere anche -più forte, ahimè! debbono offuscar l'intelletto, cui nessuno affetto -deve indurre a declinar minimamente dal vero. - -Io affermo presso i popoli moderni non conoscersi più cosa sia davvero -patriottismo ed eroismo. L'eroismo ed il patriottismo non possono -trovarsi nel cuore d'un popolo moderno in quel grado, in quella limpida -schiettezza, che ammiriamo nelle pagine delle storie antiche. E sapete -chi li ha uccisi, o per dir meglio, cionchi e monchi? Quella, che -chiamano civiltà; la mitezza, anzi effeminatezza, anzi eviratezza de' -costumi moderni; il rispetto delle persone e delle proprietà private, -sancito dalle consuetudini della guerra; lo svolgimento del diritto -internazionale; lo affratellamento degli uomini; e tanti altri pretesi -progressi, invocati come una benedizione, iniziati da' filosofi e da' -giuristi, che hanno risparmiato molte lagrime e molti misfatti, ma che, -per fatale compenso, infiacchiscono, affievoliscono, debilitano i più -nobili sentimenti dell'animo umano ed i più benefici. - -Per qual ragione i popoli antichi difendevano con tanta pertinacia la -libertà loro; e, senza intempestivi giuramenti e ridicoli, combattevano -davvero fino allo stremo? Perchè anteponevano comunemente la morte alla -resa? Perchè ci dettero tanti esempli memorandi di città, che -preferirono la distruzione all'aprir le porte? di castella, onde il -nemico si impadronì solo, quando furono un mucchio di rovine; e nel -senso letterale della espressione, non già per modo di dire e per -iperbole, come avviene delle fortezze o delle città moderne? Perchè -quella concordia, quella unanimità ne' partiti disperati? e plebaglia e -femminelle e gaudenti e vegliardi e persino i fanciulli consenzienti nel -proprio scempio, irridenti il vincitore? Perchè Sagunto, perchè -Cartagine? - -La risposta è agevolissima: perchè allora la sorte del vinto era -effettivamente e per ogni verso (non già solo metaforicamente e -moralmente), peggior della morte. Il vinto diventava cosa: perdeva -proprietà, famiglia, libertà individuale. Non si trattava della semplice -libertà politica o della mutazione di principato, come nelle guerre -moderne; non solo di interessi ideali e morali, che il volgo, le donne, -i fanciulli, i doviziosi, i dediti al lucro comprendon poco. Il vinto -vedeva confiscati gli averi suoi, farne bottino, ripartirli fra' -vincitori; si vedeva contaminar sotto gli occhi le donne di casa ed i -figliuoli e vendere e sparpagliare come un branco di pecore; lui stesso -era fatto schiavo, venduto adoperato a fatiche esorbitanti, condannato a -peggio, che un ergastolo. Qual meraviglia, se, per evitare tanti mali, -per allontanarli almeno, anche i fiacchi ed i dappoco ostinatamente, -pervicacemente durassero alla fame, alla prepotenza? se respingessero -superbamente ogni patto? Le guerre navali fra turchi e cristiani erano -accanite, perchè? perchè i prigioni od a fil di spada od incatenati sui -banchi de' rèmigi. Se gli abitanti di Strasburgo, di Metz, di Parigi, -eccetera, avessero avuto a temere quel fato, ch'era la sorte ammessa e -convenuta dei vinti nelle guerre antiche, oh quali resistenze eroiche -avremmo forse da ammirare! E chi sa? resistenza eroica vuol dir forse -vittoria: di cosa nasce cosa. Ma invece ora, anche a' più indomiti, -basta lo _aver soddisfatto all'esigenze dell'onor militare, basta aver -fatto buona figura_, come dicono. La guerra diventa un torneo fra gli -eserciti. Si fa di tutto per diminuirne gli orrori. E non si considera, -se questa diminuzione di orrori non sia per caso con discapito della -grandezza morale degli animi. Al Machiavelli sagacissimo non poteva -isfuggire un tal fatto: -- «Il modo del vivere di oggi, rispetto alla -cristiana religione, non impone quella necessità al difendersi, che -anticamente era. Perchè allora gli uomini vinti in guerra o -s'ammazzavano o rimanevano in perpetuo schiavi, dove menavano la loro -vita miseramente; le terre vinte, o si desolavano, o n'erano cacciati -gli abitatori, tolti i loro beni, mandati dispersi per il mondo, tanto -che i superati in guerra pativano ogni ultima miseria. Da questo timore -spaventati, gli uomini tenevano gli esercizî militari vivi, ed onoravano -chi era eccellente in quelli. Ma oggi questa paura in maggior parte è -perduta; de' vinti pochi se ne ammazza, niuno se ne tiene lungamente -prigione, perchè con facilità si liberano. Le città, ancora che elle si -sieno mille volte ribellate, non si disfanno; lasciansi gli uomini ne' -beni loro, in modo, che il maggior male, che si teme, è una taglia; -talmente, che gli uomini non vogliono sottomettersi agli ordini militari -e stentare tutta vita sotto quelli, per fuggire quelli pericoli, de' -quali temono poco». -- - -L'assedio di Venezia riconduce naturalmente nella mente l'assedio di -un'altra città, simile nella costruzione a Venezia, fabbricata anch'essa -sovra isolette in mezzo alle acque ed accessibile solo per mezzo degli -argini, dalla terra ferma, come Venezia solo pel ponte della Laguna. Io -parlo di quella Temistitan asteca, (che sorgeva, dov'ora è la Messico -castigliana), espugnata dal Cortese ne' M.D.XXI. E si noti, che i -Temistitanesi si trovarono in condizioni peggiori de' Veneziani. -L'estuario era sgombro di navi austriache, e solcato dalle nostre; -mentre il lago di Messico era signoreggiato da' brigantini spagnuoli. La -superiorità delle armi degl'invasori dell'America sulle difese degli -indigeni, era infinita; l'agglomerazione di bocche inutili, stoltamente -eccessiva. Le descrizioni de' patimenti de' poveri anaguachesi fanno -raccapriccio. Terminate le provisioni, mangiavano insetti, mangiavan -radici di piante lacustri; morivan d'inedia, antropofagheggiavano: _de -los niños, no quedó nadie, que las mismas madres y padres los comían -(que era gran lástima de ver, y mayormente de sufrir)._ Eppure, nè la -fame giunta a tal segno, nè la pestilenza, nè l'inutilità della difesa, -nè le morti (che il Cortez stimava a cendiciassettemile e l'Ixtlilxocitl -fa ascendere a dugenquarantamila,) poterono indurre quel popolo, cui pur -si offeriva una capitolazione onorevole, a cedere; e la città dovette -essere conquistata a palmo a palmo, nello stretto significato della -espressione, abbattendone a mano a mano gli edificî e ricolmandone i -canali, ed ammazzando quanti s'incontravano. Se Guatimozino avesse avuto -polvere da sparo, non c'è dubbio al mondo, ch'e' si sarebbe fatto -saltare in aria; e non c'è dubbio al mondo; che i sudditi avrebbero -acconsentito senza mormorare a perir tutti così. A' tempi nostri, nello -stato della civiltà nostra, con le molli tempre nostre, sarebbe assurdo -il pretendere, che si rinnovassero simili esempli. Ma questa -impossibilità del pieno eroismo ed assoluto, non è forse da compiangere, -da deplorare? Paragonato all'assedio di Temistitan, quello di Venezia -sembra come un assalto di scherma di fronte al duello fra Achille ed -Ettore. - -Comunque sia, l'assedio di Venezia è divenuto per gl'Italiani una -leggenda, i cui santi protagonisti sono Guglielmo Pepe e Daniele Manin. -Ma la fama del Manin ha oscurata quella del Pepe, quantunque, -trattandosi d'un assedio, parrebbe giusto, che il primo alloro toccasse -al capo militare e non già al capo civile, la cui sola missione doveva -essere di somministrare al primo i mezzi di prolungare e sostener la -difesa. Certo è, che il Pepe ha una sola statua, a Torino, e postagli -dalla pietà della vedova; ed un busto a Catanzaro, che per esser posto -nell'atrio dello Asilo Infantile, sembra una satira. E busto e statua -sono opere infelici e non ritraggono adeguatamente la bellezza veneranda -del vegliardo, ch'era stato un tempo il più bel giovane di Napoli e -dello esercito di Gioacchino. -- Al Manin invece (se non è strettamente -vero quel, che dice lo Errera, che -- «Torino, Milano, Firenze, Genova e -quante sono le illustri città d'Italia, _gli_ eressero un monumento o -una lapide, o del suo nome intitolarono una via o un Istituto» -- -perchè, per esempio, e tacendo di molte altre, nè Napoli, nè Bologna, nè -Catania, città d'Italia anch'esse e tra le più illustri, gli han -decretati onori siffatti); al Manin il plauso è più concorde, più -prolungato. Ma perchè? Per gli atti delle sue dittature ed -amministrazioni? Niente affatto. Il vero motivo di quegli onori, -sproporzionati alle opere, ve lo accenna il dabben Cibrario, dicendo: -- -«Io ho sempre rispettato e rispetto tutte le opinioni, che muovono da -intimo convincimento, e trovo naturalissimo, che a Venezia, con sì -splendide memorie di repubblica, vi fossero repubblicani. Onorerei -Daniele Manin di tutto cuore, quand'anche fosse morto repubblicano; ma -più l'onoro e l'amo per avere con nobile e raro esempio riconosciuto più -tardi e dichiarato, che la salvezza d'Italia stava nella bandiera e -nella spada, che il Re di Sardegna avea consacrata a redimere questa -_gran madre d'eroi, saturnia terra_.» -- - -Così è. La popolarità Italiana del Manin comincia nel M.DCCC.LVI. Il -presidente e dittatore di una effimera repubblichetta e microscopica, -sarebbe ora dimenticato dalla nazione, se, come altri, avesse perfidiato -nello sterile repubblicaneggiare (e mi si perdoni l'epiteto poco -parlamentare) stolido; rimarrebbe al più al più venerato da un -partitello, da un manipolo, da una chiesuola, da una setta. Noi non -lodiamo ed onoriamo il presidente ed il dittatore; ma un poco il -presidente, che, sebbene di mala grazia, seppe ripudiar la repubblica il -tre luglio M.DCCC.XLVIII e far votare la fusione col Piemonte; e -moltissimo l'esule, che essendo stato presidente e dittatore, ancorchè -di repubblica effimera e microscopica, seppe passare bravamente il -Rubicone, rinnegare il passato, rinnegare lo assurdo ideale giovanile, -ravvedersi, distruggere il partito repubblicano, far tacere le -discordie, che avevan cagionato in gran parte le catastrofi e le -vergogne del quarantotto, persuadere tante teste deboli ed incolte, -unite però a cuori generosi e braccia forti, della necessità e della -bontà della Monarchia unitaria. Questo atto il rende caro alla nazione -tutta e pregiato. Questo atto rivela più fortezza d'animo, che la presa -dell'Arsenale e la difesa di Venezia, e giovò molto più all'unificazione -d'Italia ed alla liberazione. Tolto questo, la vita di lui sarebbe -quella di un agitatore e d'un rivoluzionario volgare, come ce n'ha -tanti. - - - - III. - - -Il Manin era un avvocato, d'origine israelitica, sentimentale ed ingenuo -molto ed irrequieto amante di libertà non ben determinata, come accade -agli schiavi, come quasi tutti gli uomini del quarantotto. Gli avvocati, -gl'ingenui e quanti non hanno propositi ben chiari non sogliono esser -gente adatta a fondare Stati. Facile parlatore, dallo istinto -tribunizio, in ogni quistione ficcava in mezzo, chiamava in ballo la -politica e l'onor nazionale, o c'entrasse o non c'entrasse, a proposito -ed a sproposito. Così, per esempio, nella quistione della ferrovia -ferdinandea tra Milano e Venezia. Si era dovuto ricorrere a' capitalisti -esteri, cupidi, non di giovare alla Italia, anzi d'impiego proficuo; e -credere, che i capitalisti possano esser cupidi d'altro, è ingenuità -classica. Pare, che la immensa maggioranza degli azionisti non avesse -fede alcuna nella direzione Italiana della società, non la stimasse -capace e s'impensierisse dello avviamento preso dagli affari. Alcuni -dunque proposero di cedere allo Stato la costruzione e la gestione della -ferrovia sino al compimento de' lavori. Se fosse buon partito o cattivo, -io, che di simili faccende non m'intendo, non oso affermare. Il Manin, -che non credo se n'intendesse molto più di me, lo oppugnava. Voglio -anche, ch'egli avesse ragione; ma, invece di addurre argomenti -finanziarî, invece di provare all'adunanza, che la Direzione Italiana -offriva loro più guarentige e migliori dello appoggiare al governo la -costruzione, fece un'arringa declamatoria, che venne accolta a fischiate -e di cui non possono rileggersi senza riso de' brani come questo: -- -«Accettare la proposta porterebbe una nuova e grande umiliazione -nazionale.» -- L'umiliazione nazionale c'entrava come il cavolo a -merenda, parlando ad un'assemblea cosmopolita di azionisti! La mancanza -di approposito e di senso pratico venne redarguita dalla quasi -unanimità, che approvò la proposta. - -Bene osserva il Rovani, che: -- «se ci facciamo a riandare il tempo -speso prima della rivoluzione dal più degli Italiani, che nel -M.DCCC.XLVIII si posero o furono posti a presiedere governi, e a -capitanare popolazioni, noi troveremo per ciascuno tanta materia di -racconto, di considerazioni e di giudizi, che la storia della lor vita -di preparazione, potrebbe assorbire per avventura quella della loro vita -di azione». -- Ciascuno di loro era divenuto celebre per iscritti. -- -«Tutti dal più al meno erano noti all'universale... gran tempo prima, -che scoppiasse la rivoluzione. Tutti, fuorchè Daniele Manin. Ei si -presenta all'ingresso della rivoluzione tutto solo e poco noto e quasi -nudo di memorie e d'opere. Uomo senza passato». -- - -Caratteristica del quarantotto fu la levità giovanile, anzi -fanciullesca, con la quale la nazione credette affrancarsi e costituirsi -a furia di chiacchiere, stimando, che il chiacchierare fosse operare. -Gli uomini, che salivano repentinamente al potere o riempivano le -assemblee o tumultuavano in piazza o sdottrineggiavano su pe' giornali o -capitaneggiavano schiere, erano per lo più impari ed impreparati alle -difficoltà politiche, economiche, amministrative, militari, le quali non -possono risolversi con delle belle frasi. Ma credevano in buona fede, -che si potesse governare, amministrare, guerreggiare per ispirazione, -entusiasmo, estro ed afflato divino, appunto in quel modo com'ogni -giovinotto crede di poter poetare. Ora, che la pratica della vita libera -ha diffuso il senso politico, non c'è chi non rida di certe idee e di -certe pensate, che solo gli impenitenti demagoghi ed i giovani, che fan -fiasco negli esami liceali, perfidiano nell'ammirare e sognano d'imitare -quandochessia (che mai non se ne dia loro l'occasione!) - -Nè l'inespertezza è scusa all'insipienza; scusa legittima, dico. Nèd in -arte, nèd in politica meritano indulgenza alcuna i dilettanti. Direi a -quelli, che s'impossessano del potere o vi aspirano, ignorando l'arte di -governare, quanto è detto nel _Romanzo Borghese_ di Antonio Furetière di -chi verseggia senza studio: -- «Belastre se hazarda de repondre que -c'estoient des vernt faicts par des gentils hommes qui n'en sçavoient -point les régles, qui les faisoient par pure galanterie sans avoir leu -de livre et sans que ce fust leur mestier: _Hò par la mort, non pas da -ma vie_, reprit chaudement Charrosselles _pourquoy diable s'en -mes-lent-ils si ce n'est pas leur mestier? Un masson seroit-il excusé -d'avoir fait une méchante marmite, ou un forgeron une pantoufle mal -faicte, en disant que ce n'est pas son mestier d'en faire? Ne se -mouqueroit-on pas d'un bon bourgeois, qui ne feroit point profession de -valeur si, pour faire le galand, il allait monster à la bréche et -monstrer là sa poltronnerie?_». -- Giustissime sono le osservazioni del -Vitet: -- «La gioventù, che spolitica, non pensa affatto, che dalla sera -al mattino può accaderle di veder crollare in un battibaleno per subita -tempesta quanto esiste, quanto biasima, quanto oppugna; ed innalzarsi, -quanto fantastica, e quindi di esser colta sprovveduta, d'esser chiamata -alla manovra senza saperne boccata, e di non potere reggere il timone se -non con mani inesperte. Dov'è chi si prepari e si eserciti -anticipatamente alle funzioni, cui potrebbe esser chiamato, che indaga -come correggere quanti censura, avido di particolari e nozioni pratiche -invece di teoriche ampollose e di generalità vacue». - -Le costituzioni in tutta Italia, le speranze suscitate ed alimentate da -Pio IX, la repubblica in Francia e finalmente i fatti di Vienna, il -ritiro del Metternich e le concessioni imperiali, imbaldanzivano gli -agitatori in Venezia e sgomentavano gli oppressori, che non osavan più -reprimere, nè condursi risolutamente, ignorando se gli atti loro -sarebbero poi approvati, dubitando della stabilità della Monarchia -Austriaca. Il Palffy concedette la Guardia cittadina e distribuì le armi -al popolo, quando appunto la libertà di stampa e di riunione rendevano -più pericolosa quella concessione e quella distribuzione ai -disaffezionati. Naturalmente i rivoluzionarî adopraron subito i fucili e -le daghe contro di lui. Fu la ripetizione della storia d'Argante che -grida a' guerrieri cristiani: - - Questa sanguigna spada è quella stessa. - Che 'l signor vostro mi donò pur ieri. - Ditegli, come in uso oggi l'ho messa, - Ch'udirà la novella ei volentieri. - E caro esser gli dee, che 'l suo bel dono - Sia conosciuto al paragon sì buono. - Ditegli, che vederne omai s'aspetti, - Ne le viscere sue più certa pruova; - E quando d'assalirne ei non s'affretti - Verrò non aspettato ov'ei si truova. - -La disciplina si rilascia e la speranza della impunità, che balena agli -occhi del volgo, il fa irrompere in atti di ferocia. Gli arsenalotti -assassinano il loro capo, il colonnello Marinovich. Ed il presidio non -impedisce il misfatto; e non se ne ricercano e puniscono incontanente, -esemplarmente gli autori. Le guardie civiche, capitanate dal Manin ed -assicurate senza dubbio della complicità della truppa, irrompono nello -Arsenale. I soldati rimangono inerti; ed, ordinando loro un maggior -Boday di operare, atto, che lo Errera qualifica di _trama subdola_ -(sic!), si ribellano, inferociscono contro il Boday, fanno causa comune -col popolo, che riman quindi padron dell'Arsenale a molto buon mercato, -non per virtù propria, non pe' discorsi del Manin, ma perchè la -guarnigione infranse e trasgredì il giuramento militare, qual che se ne -fosse il motivo. Il Palffy ed il Zichy perdono sempre più la testa e -vien loro un po' di tremarella. A chi dice loro del Marinovich e del -Boday e consiglia di operare, rispondono presso a poco come quel Re appo -il Cornelio: - - Si ce désordre était sans chef et sans conducte - Je voudrais, comme vous, en craindre moins la suite: - Le peuple, par leur mort, pourrait s'être adouci. - Mais un dessein formé ne tombe pas ainsi; - Il suit toujours son but jusqu'à ce qu'il l'emporte; - Le premier sang versé rend sa fureur plus forte; - Il l'amorce, il l'acharne, il en éteint l'horreur, - Et ne lui laisse plus ni pitié ni terreur. - -Non sapendo in chi fidare omai; temendo, per le poche forze fedeli -ancora, il contagio della insubordinazione; sbigottito dalle notizie di -Milano e delle Provincie; non aspettando ajuti e rinforzi; obbedendo -forse ad ordini superiori; bramosi certo di salvar la pelle propria e -de' compagni: capitolarono. Il prete siciliano Niccolò di Carlo, che ha -avuto il coraggio di scrivere un poema in due volumoni ciclopici sulle -rivoluzioni d'Italia, adombra così brevemente questi fatti, compendiando -un discorso del Manin: - - .... Si scuote, si rinfiamma ed arde - D'Adria il leon, che le sue glorie ambisce, - Con l'opre nuove, che non son bugiarde. - Ei rugghia, e rugghia sì, che ne stupisce - L'austriaca possa; e quell'altier prestigio - De' vanti austriaci in un balen svanisce. - Bastan due giorni all'immortal prodigio. - Vinse il leon, nè insanguinò l'artiglio; - Italo è omai nè più dell'Austria è ligio. - -Venne immediatamente, lì per lì, su due piedi, senza troppo riflettere, -proclamata una repubblica. Perchè la repubblica? -- «Perchè non basta -avere «abbattuto l'antico governo, bisogna altresì sostituirne «uno -nuovo; ed il più adatto ci _sembra_ quello «della repubblica, che -_rammenti le glorie passate_». -- Così il Manin: ma la ragione _non ci -sembra_ molto soda. Una forma di governo non si sceglie per amore di -reminiscenze storiche, come il nome di un neonato; per memoria d'una -gloria, che fu; di una gloria, per giunta, molto antica ed annebbiata -dalle vergogne posteriori e dal fine ignobile della Serenissima. Dio mel -perdoni, ma forse al Manin parve bello, d'essere il primo presidente -d'una Venezia democratica, come un Manin era stato l'ultimo doge d'una -Venezia aristocratica. - -Quest'atto d'improvvida leggerezza subito partorì tristi frutti. Parve -ispirato da municipalismo, dal desiderio di scindersi da Milano e -soverchiarla; suscitò diffidenze nella rimanente Italia e nelle -provincie Venete singolarmente, dove la Serenissima non ha lasciate -memorie molto care. Ed i Comitati dipartimentali di esse si credevano in -obbligo di esortare il Governo provvisorio di Venezia -- «a manifestare -sentimenti di larghissima nazionalità per togliere del tutto i motivi -del malumore;» -- e nel subordinarglisi facevan riserve pel mantenimento -della unione con la Lombardia, e dimostravano in mille modi la poca -fiducia. Il Governo nominata dalla piazza si vedeva imporre dalla piazza -e ministri e provvedimenti. Ne faceva anche parte, secondo gli usi -quarantotteschi, un artigiano, il quale non so davvero, che lumi potesse -portare sulle materie, che discutevansi, di tanto momento e premura. -Perchè bracciante, lo avevan fatto ministro delle Arti e Mestieri! Ma -forse, con un po' di buon senso, e non avendo la pretesa della scienza -infusa, sarà riuscito almeno soltanto inutile, non dannoso, come il -Tommaseo ed altri, incapaci del pari in fondo di reggere uno Stato e di -condur gli affari, ministri ed ambasciadori _pour rire_, da commedia. -Stava zitto almeno, e non iscriveva. Lo analfabeta taciturno evita di -dire e di scrivere corbellerie: e quante se ne dicevano e scrivevano -allora, uff! Lo stesso Errera è costretto a convenire, che parecchie -note (leggi: quasi tutte) della repubblica del quarantotto, -- «sono -ispirate ad una lirica e ad un sentimento, che poco si addicono alla -ragion di Stato: per ciò soprattutto si distinguono gli scritti del -Tommaseo». -- Dell'inopportunità delle cui proposte sovrabbondano gli -esempli; e la cui leggerezza come diplomatico venne spesso redarguita -persino dal Manin, che gli scriveva: -- «Ameremmo, che foste meno -proclive ad ammettere come fatti molte dicerie dei giornali, destituite -di verità». -- Ma veramente tutti peccarono: ed il Manin in questo caso -ricorda chi rimprovera al compagno la festuca, senz'accorgersi della -trave, ch'ha innanzi gli occhi; o, come suol dirsi più volgarmente la -padella, che dice al tegame: _fatti in là, chè tu mi tengi._ - -Un partito solo era da consigliarsi a Venezia, e diverso: subordinarsi -ad un altro Stato Italiano già costituito, e preparare armi e denaro, -denari ed armi, mantenendo l'ordine pubblico. Leve e tasse, tasse e leve -ci volevano. Questo appunto non si seppe, appunto non si volle fare. E -non si volle fare per non perdere la popolarità ed i plausi della -piazza. Invece di far leve, si apersero arrolamenti volontarî, invece di -far denari si abolirono e diminuirono e riscossero male le imposte, -invocando poi doni patriottici e sovvenzioni nazionali, che poco potevan -fruttare e poco fruttarono. Accadde come nelle repubbliche del Medio -Evo: - - De tributo Caesaris nemo cogitabat, - Omnes erant Caesares, nemo censum dabat. - -Invece di acquetare la plebaglia, si mantenne in agitazione continua co' -circoli, con le piazzette, con le arringhe, distraendola dal lavoro, -dandole un'idea falsa de' suoi diritti e del modo di esercitarli. Quanti -guai, quante zizzanie, quanti torbidi cagionassero essi circoli ed esse -piazzate, lo Errera tace od accenna appena: son la parte vergognosa -dell'assedio di Venezia; ma giova non dimenticarla, non occultarla. -L'indole festaiuola di tutte le plebi e sventuratamente in modo -particolare delle Italiane, ebbe largo campo di sfogarsi sotto pretesto -di patriottismo. Come se le passeggiate, le piazzate, le chiassate, le -ubbriacate, le schiamazzate, le luminarie, le processioni, le rassegne, -i _Te-Deum_, eccetera, eccetera, fossero azioni, con le quali si fonda -la patria, o le si giova. Brevi feste, dopo la vittoria, che non -distraggan troppo dal lavoro, che non ne disavvezzino ed il rendano -increscevole; io le comprendo. Ma, cominciata appena l'opera di -redenzione, quando non si è ancor definitivamente acquistato nulla, -anticipar le allegrezze ed i panegirici, è per lo meno puerile. Il volgo -si assuefaceva allo sciopero ed allo scialacquo; la gioventù a stimar le -parate, le acclamazioni ed i giuramenti teatrali come atti eroici, che -dispensano dalle battaglie, dalle privazioni, dal morir per la patria. -Il libro dell'Errera v'indicherà più festicciuole, che fatti d'armi; più -giuri di Annibale, che morti da eroi. Un prete, forse ubbriaco, -(l'ubbriachezza sola può servirgli in certo modo di scusa, sebbene -inescusabile essa stessa) a Chioggia, mettendo la testa sotto alla spada -del Toffoli (quel tale artiere improvvisato statista) giurò _di morire -per San Marco_. Non siamo informati, se fu uomo di parola: scommetterei -di no. Ma, se un prete _guappo_ e sanguinario, può sembrar lodevole, a -chi è avvezzo a considerar come ideale del sacerdote il levita del -vecchio testamento; noi non dobbiamo dimenticare, che la religione -cattolica imponeva a quel messere di non far differenza alcuna fra' suoi -concittadini e lo straniero, di amarli del pari. Nè queste cerimonie -ispiravan sensi di dignità alle popolazioni. In Belluno, il ventitrè -marzo, espulsi gli austriaci, al giunger la notizia della liberazion di -Vinegia: -- «le guardie civiche, fra l'allegrezza ed il plauso, -trascinarono il cocchio, nel quale stavano il vescovo, il delegato, il -podestà ed i capitani della guardia civica». -- Così pure Piersilvestro -Leopardi narra: -- «che in Brescia, gli studenti (?) per onorare -Gioberti, che viaggiava meco, vollero tirarci la carrozza per più di due -miglia». -- Ecco gente, che, per festeggiar l'indipendenza, non sa far -di meglio, che assumere l'ufficio de' bruti! - -Carlo Alberto era sceso in campo. Cuore magnanimo; mente turbata dalla -fede religiosa ardentissima; uomo, desideroso sì d'ampliare il proprio -Regno, ma più di acquistar gloria propugnando una causa, la quale gli -sembrava santa. E non per quelle ragioni solo, che la fanno stimar tale -a voi ed a me, anzi pure per argomenti teologici: difatti, nella Bibbia, -nel Deuteronomio capo XVII, versetto XV, si legge: _Non poteris alterius -gentis hominem Regem facere qui non sit frater tuus._ -- «Non potrai -darti per Re lo straniero, che non t'è fratello». -- L'indipendenza -nazionale, raccomandata dal pontefice, prescritta dalla scrittura, era -un domma per quel generoso. Fu chiaro sin dal principio, che l'unità e -soprattutto (chè d'unità non s'era ancor compreso il bisogno) che -l'Indipendenza d'Italia non avrebbe campione, sostegno, propugnatore, -speranza, oltre il Re di Sardegna. La causa nostra dovea vincer seco o -cader seco, perchè lui solo scendeva in campo per essa con un esercito -numeroso ed agguerrito, sebbene, come poi si vide, insufficiente per -l'impresa. Del Re Bomba il malvolere fu sempre evidente; e ben presto ed -al maggior uopo, confesso e dimostro. La rimanente Italia poteva dar -solo forze tumultuarie e di poco conto. - -Non dico, che fosse vero, per esempio, delle truppe del Durando, quel -che ne scriveva il Mérimée: _Un de mes amis qui revient d'Italie a été -pillé par des volontaires romains, qui trouvent les voyageurs de -meilleure composition que les croates. Il prétend qu'il est impossible -de faire battre les Italiens, excepté les Piémontais qui ne peuvent être -partout._ Credo, che lo amico del Mérimée fosse un mentitore; al -postutto poi, un fatto particolare non vorrebbe dir nulla: in ogni -esercito ci sono ladri e saccheggiatori e peggio; gente degna della -forca e che finisce sulla forca. Ma pur troppo ned i volontarî romani, -ned i toscani erano in grado di tener testa in campo aperto ad un -esercito agguerrito. Si rilegga quel, che il D'Azeglio ne scriveva -confidenzialmente alla mogliera. - -Chi vuole il fine, deve volere i mezzi. L'indipendenza d'Italia poteva -aversi solo per opera di Re Carlo Alberto, dunque avrebbe dovuto volersi -l'immediata fusione col Piemonte, anche da' Veneti, che fossero stati in -fondo repubblicani, perchè in somma delle somme, se non altro, il _giogo -piemontese_ sarebbe stato più lieve dell'austriaco, m'immagino; o perchè -un po' di buon senso basta a suggerire, che le quistioni politiche -s'hanno a risolvere una per volta. Ma gli uomini del Governo provvisorio -di Venezia erano federalisti, sebbene si vergognassero di apertamente -confessarlo; eran federalisti vergognosi, crittofederalisti. - -Il Tommaseo scriveva al Leopardi: -- «Potete ben credere, che l'unità -vera della nazione è da me ardentemente desiderata; ma mi duole, che -taluni si sforzino di ottenere una qualche aggregazione parziale, con -modi o fraudolenti o violenti, i quali fanno al Piemonte torto o danno, -e preparano nuove scissure, forse non meno deplorabili delle antiche». --- Chi non _desidera_, anzi _vuole_, l'unità vera d'un popolo, ch'è la -politica, affretta le aggregazioni parziali, le quali conducono ad essa, -con tutti i modi: Roma non fu fatta in un dì; ned i carciofi si mangiano -in un sol boccone, anzi a foglia a foglia. Ed il Tommaseo lesse poi -nell'Assemblea veneta un discorso per provare, che: -- «decidere subito -sulla condizione politica di Venezia non era inevitabile, non utile, non -decoroso: non _inevitabile_, perchè l'immediata fusione non faceva -sgombrare il nemico, nè forniva danari e milizie; non _utile_, perchè il -decidere allora diceva timore, o sarebbe stato un peso e una umiliazione -di più; non _decoroso_ per Re Carlo Alberto, cui si toglieva occasione -di operare con magnanimità per farne un avventuriere che mercanteggi le -battaglie, e cerchi non il premio, ma il prezzo». -- Da ultimo uscì in -campo -- «con una generosa proposta, acciocchè il patriottico Trentino -fosse unificato all'Italia» -- come dice l'Errera; proposta, la cui -opportunità e serietà non può sfuggire ad alcuno; ma che almeno non era -ignobile, come l'altra del Bellinato, il quale volea stipulare il -mantenimento del portofranco per Venezia e dazî inferiori a quelli di -Genova. - -Sapete l'ideale di questa gente? Una costituente a guerra finita e -frattanto la continuazione di tanti governucoli, i quali, se fossero -stati di devoti al Re e di provetti avrebber cagionato impaccio; essendo -di gente dubbia ed inesperta, equivalevano all'anarchia. Carlo Alberto -poi arrischiasse vita e corona, mettesse a repentaglio la dinastia, -eccetera (mentre costoro, in casa propria, si sbizzarrivano facendo -comoda e sicuramente a' ministri ed a' deputati), per esser quindi a -guerra finita, congedato anche, se occorre, da una congrega di letterati -e di avvocati, da un sinedrio di Totonno Tasso e Ciccio Trecquattrini! -Beninteso, che i sacrificî delle antiche Provincie, grazie alla leva ed -alle imposte, dovevano essere obbligatorî; ma quelli delle provincie -poi, il cui fatto si decideva, semplicemente doni patriottici ed -arrolamenti volontarî. Converrete, che le parti erano un po' leonine, -fatte a questo modo; e la leoninità può scusarsi od almeno accettarsi, -sol quando ci s'impone dal più forte. - -L'unione col Piemonte era una tal necessità, che, quando il mare -cominciò a turbarsi, s'impose a quei retori, sebbene la volessero di -malgarbo, come un ferito consente all'amputazione. Le provincie erano -loro contrarie, e la volevano. La sola città di Venezia perfidiava -nell'essere un po' autonomista. Il Manin stesso (ad un cui moto generoso -pur si deve la quasi unanimità della votazione), scriveva poi: -- «Ciò -in Venezia sembrava ai più essere _intempestivo_ e pericoloso: -intempestivo, perchè stimavasi, che la quistione dovesse risolversi a -territorio sgombro ed a guerra finita; _pericoloso_, perchè la guerra -avrebbe assunto apparenza d'essere dinastica anzichè nazionale, e -quindi, perdute le simpatie dei popoli italiani e di altri popoli liberi -d'Europa e destate le apprensioni ed i sospetti dei principi». -- La -miopia, di chi ragionava così, è chiara ora a tutti. L'Italia ha potuto -costituirsi solo quando tutti si son ben persuasi, gl'interessi di una -dinastia e della nazione essere identici, una cosa sola. Delle simpatie -sterili non avevamo, che farci; come delle apprensioni inoperose non -avevamo a curarci. Ma validi aiuti esteri potevano solo sperarsi da' -negozianti d'un governo costituito, che avesse cosa offrire in compenso; -ed il principio monarchico solo, altamente proclamato, poteva disarmare -taluni sospetti e frenare le irruenze pericolose, contenere la piazza e -far prevalere la volontà non degli schiamazzatori, anzi del vero popolo, -che non è chiassone e piazzaiuolo, che non va scambiato con la folla, la -quale s'accalca sotto i balconi de' Governi provvisorî, e tante volte è -facile a disperdersi con l'offrir loro da bere. (Vedi Documento XLIII -dello Errera). - -L'Unione francamente accettata da' Ducati, era francamente desiderata -dalle Provincie Lombardo-Venete. Il municipio bresciano rispondeva al -Gioberti ed al Leopardi, che raccomandavano di far marciare i coscritti -della leva ordinata dal Governo Provvisorio: -- «Si fa di tutto; ma i -Bresciani non vogliono servire i signori di Milano. Facciano la fusione -col Piemonte; e, chiamati in nome del Re, marceranno subito». -- Qui -lascio la parola al Cibrario: -- «Milano, già travagliata da una setta, -che si sforzava di render sospetti i Piemontesi, retta con pensieri -discordi e perciò con mano assai debole dal Governo provvisorio, vincolò -la fusione a vari patti, fra gli altri quello d'un'Assemblea -costituente, che ordinasse le forme del reggimento interno, non solo -rispetto alla Lombardia, che abbisognava d'organizzazione, ma rispetto -all'antica monarchia di Savoia, che appunto avea potuto impugnar le armi -a pro d'Italia, perchè già _ab antico_ era fortemente organizzata. -Condizione nuovissima nella storia, che portava in grembo una nuova ed -intiera rivoluzione, le cui conseguenze potevano spingersi agli ultimi -termini della democrazia e mutare di fatto, se non di nome, il Re in -presidente di repubblica. Qualche membro del Governo provvisorio -parteggiava per la repubblica. Il presidente invece e gli altri, -opinavano, che la Costituente, eletta sulle basi del voto universale, -presentasse una guarentigia immensa di moderazione. Il Re, sdegnando di -scendere a mercato sulla maggiore o minore autorità, che gli si dovesse -attribuire, egli, che combatteva per un principio e non certo per -gl'interessi della Corona, accettò senza palese ripugnanza anche quella -condizione, benchè molti savî, amici d'Italia e suoi, sostennero con -gran calore, che dovea respingersi. Invece Urbano Rattazzi orò, perchè -si accettasse. Egli dicea tra sè: _O saremo vincitori e col favor della -vittoria il voto della maggioranza dell'Assemblea sarà continuamente per -noi; o vinti, e non sarà più il caso d'un'Assemblea costituente_». -- -Lealtà rattazziana! Venezia mise le stesse condizioni di Milano. -Veramente, quando si pensa a' guai, che sarebber venuti dopo, s'è quasi -indotti a stimar provvidenziale la sconfitta, che fece metter senno a -tante menti incomposte e confuse, preparando la concordia del -cinquantanove e del sessanta. Di quali discordie, di quali -ingratitudini, di quali irruenze non ci avrebbe dato lo spettacolo -doloroso una costituente? Ci saremmo visti condotti ad un conflitto tra -'l potere esecutivo ed essa, che avrebbe avuto per fine, od un colpo di -Stato del primo, pericoloso, od una usurpazione del secondo, funesta, -simile a quella dell'Assemblea nazionale francese sul fiacco Luigi XVI. - -Il Manin, mentre votava l'unione col Piemonte, si dichiarava -antimonarchico e faceva prevedere qual parte si riserbasse nella futura -costituente, rifiutando di continuare al potere e dicendo: -- «Fui, sono -e resto repubblicano; in uno Stato monarchico io non posso esser niente; -posso esser dell'opposizione, ma non di Governo». -- Insomma que' -signori volevano, che Carlo Alberto ed i Piemontesi vincessero per loro; -e poi dar lo sfratto al primo ed annettersi le antiche provincie, non -lasciarsi annettere essi agli Stati Sardi. - -Succedette un altro Governo provvisorio e poi quello dei Commissari -piemontesi, che durò quattro giorni. Venezia non poteva nulla da sè: -tutto dipendeva dalle sorti dell'esercito Regio. Le vittorie di questo -avrebbero avuto per conseguenza l'indipendenza del Veneto; ma, disfatti -i piemontesi, per Venezia non sopravvanzava speranza alcuna. Frattanto -giovava, occupando alcune forze nimiche, impedendo a' tedeschi l'uso del -mare pe' trasporti, e preparando un nerbo di soldati, i quali però -avevan bisogno di tempo, ma tempo assai, prima di poter riuscire utili -in campo. Non c'illudiamo su quell'accoglienza. Il Tommaseo scriveva al -Pepe: -- «Caro generale, questa truppa di gente oziosa, indisciplinata e -diversa è a Venezia più pericolo, che salvezza. Traetenela, vi -preghiamo, fuori al più presto». -- Il Pepe al Leopardi: -- «Ascendono -queste truppe a diciottomila uomini e forse più, nelle quali manca la -disciplina e più tra gli ufficiali che tra soldati. Gli ufficiali -superiori sono quasi tutti ignari del mestiere». -- «Sono qui -combattendo difficoltà d'ogni genere. Vi basti sapere, che ho dovuto far -partire con la forza de' gendarmi il generale duca Lante. Ciò vi mostra -la disciplina, che ho qui trovata. Non ho meno di diciottomila e -seicento uomini; ma bisognava riordinarli, disciplinarli e provvederli -di mille cose, che mancano». -- Si chiedevan sempre denari ed uomini al -Re, (che non poteva mandarne e distrarne dallo esercito, perchè, come -dice il Machiavello, non s'ha mai a mettere a repentaglio tutta la -fortuna e sol parte delle forze); e frattanto gli s'imponevano patti! -L'insipienza amministrativa del Manin e compagni, e nei provvedimenti e -nella scelta del personale, era stata proprio troppa. Basti citare lo -aver quasi obbligato il Zucchi ad accettare un comando, quel Zucchi, che -firmava poi la capitolazione di Palmanova, portante, che _la città -riconosceva di avere errato e che la fortezza, sprovvista ancora di -munizioni da bocca e da guerra, si rendeva spontanea_. Ed i repubblicani -milanesi accoglievano quindi con ovazioni e -- «levavano alle stelle -quel pover uomo rimbambito, col fine altamente proclamato di farne un -competitore al Re Carlo Alberto per la liberazione d'Italia» -- come -testimonia, con giusto raccapriccio, il Leopardi. - -Del resto il Manin non seppe mai sceglier gli uomini; prodigo di -fiducia, facile ad esser ingannato. Venezia formicolava di spie -austriache. -- «E che sia il vero» -- scrive il Carrano -- «venne in -mano del Pepe un ordine scritto dal Mitis, col quale, disponendo le -difese, faceva noto quel, che a sei ore della sera del ventisei ottobre -avea saputo, cioè, che la domane i veneziani farebbero una sortita da -Marghera. Dopo la caduta di Venezia fu detto, che un tenente-colonnello -Juin, comandante di piazza in Venezia, serviva di spia agli austriaci... - -Proteggevalo il Cavedalis, ministro della guerra. Era poi a capo della -polizia un certo Renzowich, il quale si aveva tutta guadagnata la -confidenza del Manin; e sì quegli, come il detto Juin, dopo la caduta di -Venezia, furono veduti in gran dimestichezza col nemico. Così quel -brav'uomo, che era l'amato presidente del Governo veneziano, si faceva -canzonare da simili furfanti». -- Aggiungerò ancor quanto del Cavedalis -stesso scriveva il Rovani nel M.DCCC.L: -- «Il Cavedalis, anima -dell'anima di (_sic_) Manin, senza di cui egli non osava portare più -innanzi il peso della dittatura; quel Cavedalis, dopo essere stato -triumviro del Governo libero della risorta Venezia, sta ora come -direttore della strada ferrata Lombardo-Veneta agli stipendî -dell'Austria». -- - -Il Castelli ed i nuovi suoi compagni volevano mettere un po' d'ordine e -tirare innanzi; non s'illudevano, non avevan cieche fiducie. Lo Errera -dice, che a furia d'_errori_ si alienava l'animo de' cittadini; e fra -questi _errori_ pone: l'aver dato lo sfratto a gente malsicura; l'aver -ingiunto, che le armi militari fossero consegnate da' privati sotto pena -di multa; l'avere ristampato le leggi contro gli attruppamenti -tumultuosi; l'aver vietato -- «ai giovani delle scuole di esercitarsi -nelle armi più che una volta per settimana, mentre urgeva, che il paese -fosse agguerrito» -- eccetera. Dove siano gli errori, non so. Agguerrir -si dovevano gli uomini, non i bimbi, il cui còmpito era di far latinetti -ed imparar la grammatica. I battaglioni della speranza e simili -ragazzate, per le quali _inorgogliva_ e _s'inteneriva_ il Manin, sono -trastulli da tempi sereni e non vinsero mai battaglie. O vogliam dire, -che lo errore fosse nel permettere quella esercitazione settimanale? nel -non proclamar lo stato d'assedio per reprimere i tumulti e pene -personali severissime per ricuperar le armi? - -Alla notizia dello armistizio Salasco, che pattuiva, non la rinunzia -alla sovranità di Venezia, anzi solo lo sgombero di essa dalle forze -piemontesi, la plebe gridò tradimento, il Manin prese la dittatura e -proclamò la repubblica di nuovo. Dittatura ci voleva, ma dittatura -militare, perchè se dittatura è riunione di tutti i poteri in una -persona per raggiunger meglio uno scopo determinato[29], e se in Venezia -si trattava unicamente della difesa, non era senno dar la somma delle -cose in mano a chi del difender piazze e dell'arte della guerra era -ignaro affatto. E della ingerenza del Manin nelle cose militari si duol -di continuo il Carrano. Fu persino coniata una moneta con quella data -funesta dell'_XI agosto_, quasi a ricordanza d'un fausto evento, quasi -da quel giorno, che per ogni avveduto era il principio della fine, -cominciasse la redenzione di Venezia! Oh, quella coniazione fu una -cattiva azione. A' repubblicani rincresceva il breve rinsavimento. La -città avrebbe dovuto, anche perdendo l'assistenza della flotta e del -battaglione piemontese, che le circostanze della guerra allontanavano, -ostinatamente riaffermare sino allo stremo il voto della unione. Sarebbe -proprio bella, se una piazza evacuata dal presidio, per ciò solo avesse -il diritto di costituirsi in istato indipendente! Ottima cosa fu l'idea -di proseguir nella difesa, -- «perocchè non impossibile il ripigliarsi -più tardi la guerra sul Ticino o altro accidente all'Italia propizio; e -all'uopo Venezia forte, con esercito meglio intanto agguerrito, poteva -essere di grande aiuto e sostegno» -- come dice il Carrano; ed anche per -semplice pruova di valore Italiano, per ispirare stima di noi, per non -far cadere una seconda volta il leone di San Marco _senza mandar -ruggito_. Gli armaiuoli franzesi solevano iscrivere sulle lame delle -spade: _Non isguainarmi senza giusto motivo; non rinfoderarmi senza -onore._ Ma non c'era bisogno di proclamar la repubblica: questa parola -non dava forza, tutt'altro. - -[29] «Il dittatore era fatto a tempo e non in perpetuo; e per ovviare - solamente a quella cagione, mediante la quale era creato. E la sua - autorità si estendeva in poter deliberare per sè stesso circa i - modi di quello urgente pericolo, e fare ogni cosa senza consulte, e - punire ciascuno senza appellazione; ma non poteva far cosa, che - fosse in diminuzione dello Stato, come sarebbe stato tòrre autorità - al Senato o al Popolo, disfare gli ordini vecchi della città o - farne di nuovi». -- _Mach._ _Deche._ c. XXXIX. - -Pure la proclamazione fece gridare il Manin: _Salvatore della patria_, -che non salvò, nè poteva salvare. I titoli anticipati son di malaugurio. -Il triumvirato Manin-Graziani-Cavedalis scrisse indirizzi, mandò -messaggi, declamò arringhe, e cominciò a vivere sulla speranza d'una -mediazione o d'un intervento estero, che andò mendicando in tutti i -modi, fino offrendo di far votare la dedizione alla Francia. Bisogna -rendere al Manin la giustizia, ch'egli era sincero nelle sue illusioni, -che non ingannò scientemente la popolazione con lusinghe, alle quali -fosse estraneo; credeva davvero, che la sua città natia per -- «aver -destate simpatie speciali nella diplomazia d'Europa, potesse esser -appoggiata dalle potenze e difesa contro le pretese dell'Austria; e, -anche a peggior riuscita, aver titolo e rango e diritti di città -anseatica». -- Ma se tanta ingenuità sia scusabile in un uomo di Stato, -nel capo d'un governo, non so. L'Inghilterra sempre lealmente rispose: -_Accomodatevi con l'Austria; degli affari vostri non me ne impiccio._ Le -risposte della Francia erano meno esplicite, ma in fondo poi suonavan lo -stesso. Non si voleva dire ciò, che si lasciava capire! E se gli -ambasciatori veneti non avessero avuto una benda sugli occhi, se -avessero avuto più pratica di mondo, diamine se l'avrebbero capito! E -poi, via, per che ragione avrebbe dovuto muoversi la Francia ed -impegnare una guerra? Che doveva importarle o giovarle la indipendenza -di Venezia? Il Manin diceva: -- «Intervenite per lavar l'onta di -Campoformio». -- Il diceva sul serio, lui: ma la Francia di quell'onta -arrossisce, quanto l'Inghilterra d'aver cagionato il fallimento de' -Peruzzi. E poi, via, che c'è davvero da arrossire per essa di -Campoformio? Da arrossire c'è solo per noi Italiani, de' quali si poteva -disporre in quel modo: chi è pecora suo danno. Se onta ci fu, ce ne fu -solo pel Veneto, per l'Italia: l'obbrobrio è per lo schiavo mercato, non -per chi vende o per chi compra. -- «Intervenite» -- dicevano i Veneziani --- «in nome della umanità». -- Questi interventi filantropici son cosa -da cavalieri erranti: ma l'uomo di Stato deve procurar solo il bene ed -il vantaggio del proprio paese: e solo in questo modo può giovare -indirettamente alla intera umanità, di cui come tale, nulla de' -premergli. I retori, che sgovernavan Venezia, ripetevano: -- «Noi -abbiamo un diritto storico, anzi naturale alla indipendenza. Vel -dimostreremo». -- E giù chiacchiere e sillogismi. Avete un diritto? E -voi fatelo valere! Un popolo ha diritti solo quando ha forze sufficienti -per farli rispettare; solo allora la storia, ch'è il giudicio divino gli -dà ragione. Gl'imbelli, i deboli non hanno dritti: persuadiamocene bene, -perchè guai alla nazione, che il dimentichi! - -Tutte le altre illusioni ingenue chi potrebbe raccontarle ed enumerarle? -Una di queste era la inespugnabilità di Venezia. «È certo, che l'Austria -questa fortezza inespugnabile non potrà prenderla mai colle armi, ma può -prenderla con le astuzie e con le sue arti infernali;» -- diceva il -Manin. Le arti infernali poi furono quell'arte umanissima, ch'è la -prevalenza del numero e della forza, de' mezzi e della scienza militare. --- «Il giornale del Mazzini dice, che la laguna basta a difendere la -Venezia coi suoi ventinove forti,» -- scriveva il Pepe -- «e intanto il -generale, che ho in Chioggia, scrivemi, di non poter difendere quel -distretto con meno di sei mila uomini; ed al comandante di Malghera non -ne bastano tremila.» -- È doloroso a dirsi e so, che dispiacerà il -sentirlo dire; ma, se Venezia fece moltissimo, Venezia non fece (come -pretendono) quanto era possibile fare. Taccio della inerzia -inesplicabile della piccola flottiglia. Dar battaglia, certo non poteva: -ma rompere il blocco, ma corseggiare, ma recare gravi danni al commercio -austriaco, acquistar prede e vettovaglie, avrebbe potuto. Dice il -Carrano: -- «E se a tempo avessero i primi governanti il naviglio -accresciuto di un paio di fregate a vapore, e fatto più abbondante -provvisione di vettovaglie, Venezia sarebbesi difesa fino al mese di -novembre; stagione in cui i nemici avrebbero dovuto interrompere il -blocco da mare. Quindi onore più grande all'Italia. E poi da cosa non -nasce cosa?» -- Non tutti gli uomini atti alle armi si armarono per la -difesa: molti e molti preferirono -- «le facili dimostrazioni di piazza -e le sterili proteste»; -- e moltissimi emigrarono o stettero tranquilli -alle case loro. Ed è naturale, non poteva accadere altrimenti; ned -altrimenti accadrebbe ovunque, se non si obbligassero i cittadini poco -zelanti al servizio militare. - -Non tutti i Veneziani del quarantotto la pensavano come il Navagero: - - Non ego sum pugnae assuetus nec fortibus armis - Et tamen audaci pectore bella geram. - Confertas turbabo acies: densosque per hostes - Deferar et praeceps in media arma ruam. - Vivere quippe aliis; Venetis ea denique vera - Vita est, pro patria decubuisse sua. - -Si trattava di presidiar Malghera e difenderla. Il popolo gridava: -- -«Vi andremo tutti,» -- (e giurerei e scommetterei, che degli -schiamazzatori non v'andò a morire un solo); ma chiedeva armi. Il Manin -rispose: -- «Ad un popolo, che vuole difendersi, tutto serve di arma». --- Parole, che parvero sublimi e si applaudirono; che oggi verrebbero -fischiate. E questa diversità di accoglienza mostrerebbe i progressi -fatti dagl'Italiani nel senso politico e nel senso comune, e quanto sia -già sfatata appo noi la rettorica di piazza. Corbellerie simili non le -direbbe più neppure frate Pantaleo. - -Anche il denaro mancava; ed in parte per colpa de' governanti. Ho già -detto delle abolizioni o riduzioni di imposte. Vi si aggiunse: quel -mezzo inefficacissimo di popolarità, ch'è la restituzione gratuita de' -piccoli pegni; le gratificazioni; lo spreco. Non abbiamo la distinta -minuta delle spese, ma quando si legge di tre mila ed una lira pagata -all'albergo Daniele per un pranzo all'ufficialità della flotta -napolitana, di tremila lire elargite al padre Gavazzi, non si acquista -un'alta idea dello accorgimento, di chi disponeva tali spese. Certo, le -forze d'una città erano impari a tanti bisogni. Ma i mezzi co' quali si -credeva potervi sopperire: le oblazioni volontarie in Venezia e fuori; -_l'elemosina per la patria_, (che doveva essere raccolta da' parrochi in -persona girando per la chiesa, trasformati così in agenti delle tasse); -il viaggio circolare ideato dal Tommasèo per gli Stati italiani a -raggruzzolarvi quattrini, (intorno al quale il Manin gli scriveva: -- -«siamo certi, che l'illustre vostro nome, la potenza del vostro ingegno -e la magia dell'affettuosa vostra parola ne assicurerebbero una -copiosissima messe;» -- ) l'accettazione della carta veneta dalle casse -degli altri governi Italiani e via dicendo, fanno sorridere. Chi avrebbe -mai accettato quella carta, di cui non poteva sorvegliarsi la emissione -e che non aveva credito, se non dove era imposta con la forza? Sarebbe -piovuta nelle casse, che le si fossero aperte; e, come quelle monete, -con le quali il diavolo comperava le anime, vi si sarebbe convertita in -foglie secche. Fa ridere il leggere nominata una commissione _per -istudiare e presentare un progetto tendente a menomare e possibilmente -togliere gl'inconvenienti, che derivano dalle frequenti oscillazioni -della carta_. Il rimedio era pur semplice: ispirar fiducia nell'esito -della resistenza. Questa fiducia sembra, che non vi fosse; e la carta -scapitava. Scapitava come gli assegnati francesi. Sicchè, mentre la -miseria cresceva, diminuivano i pegni al Monte; fatto, che allo Errera -sembra indizio di prosperità ed a noi di diffidenza. I pegni -diminuivano, non perchè la povera gente aveva denari in copia; ma perchè -le ripugnava di affidar le sue masserizie preziose alle casse pubbliche. - -La giornata di Novara (ventitrè marzo del quarantanove) condannò -Venezia. E non posso non notare cosa, che fa torto al cuore ed alla -mente del Manin, aver egli creduto _preparati a Torino i casi di -Novara_! Fu il suo primo pensiero all'annunzio di quel disastro, -partecipatogli dall'Haynau, all'annunzio dell'abdicazione di Re Carlo -Alberto. Le stesse accuse stolide, che poi sono state ripetute nel -sessantasei; e che anche nel sessantasei han trovato molti creduli, -perchè _infinita è la turba degli sciocchi_! Tanto egli era lontano, -nonchè dal possedere il _senso profetico_, che l'Errera vorrebbe -attribuirgli, ma dal saper estimare equamente i fatti politici più -semplici. Aveva la diffidenza dell'uomo nuovo agli affari, che ha sempre -sentito parlare de' Re e della diplomazia come di mostri; che vede e -sospetta sempre non so che atroce machiavellismo in ogni azione, in ogni -fatto! Egli avea sempre temuto, dacchè le sorti della guerra avevan -cominciato a volgere in peggio, che la Venezia fosse lasciata -all'Austria ed il Milanese rimanesse libero ed unito al Regno di -Sardegna insieme co' Ducati. Combinazione, alla quale in un dato momento -l'Austria avrebbe consentito e che si vuole anzi da essa proposta e -respinta da Carlo Alberto e da' suoi Ministri, i quali appunto si misero -paura d'essere accusati d'aver fatto una guerra nell'interesse -dinastico. _O tutto in una volta, o nulla_; e non si ebbe nulla. Se si -fosse fatto il medesimo nel cinquantanove, l'Italia sarebbe ancora di là -da venire! E quel Manin, cui pareva desiderabile ed onesto di salvar -Venezia dal giogo austriaco, separandone le sorti da quelle della -rimanente Lombardia e facendone una imbelle città anseatica, ludibrio di -tutti; era pronto nel quarantotto a gridar _tradimento, tradimento_, se -il Re, per salvare almeno la Lombardia, fosse stato costretto, come nel -cinquantanove, a procrastinar l'impresa di Venezia. - -Dal fin qui detto, dalla esposizione semplice e non fucata de' fatti, -sorge, ned è mia colpa, un'idea del Manin diversissima da quella, che lo -Errera vorrebbe darci. Non abbiamo più dinanzi un grand'uomo, che fa -grandi cose, nemmen per sogno. Abbiamo un avvocato, il quale in virtù -d'una facondia non sempre di buon gusto, s'impone alla plebe ed alle -assemblee rivoluzionarie. Uomo del resto personalmente integerrimo e -pieno di buone intenzioni, ma senz'alcuna serietà e capacità politica ed -amministrativa, nonchè militare, credulo, ingenuo, ammucchia spropositi -su spropositi. Della resistenza efficace e prolungata il merito spetta -principalmente al Pepe ed a' suoi ufficiali, i quali avrebber forse -fatto meglio e più, se non fossero stati vincolati ad ogni passo; e -certamente avrebbero fatto di più, se l'Autorità civile fosse stata più -capace. Giacchè il decretare la resistenza ad ogni costo, torna facile; -si fa presto a proporre e votare un ordine del giorno od un decreto. Ma -nell'obbedire ad un tal decreto, nell'eseguirlo, sta la difficoltà; e ci -vuole non solo prudenza, anzi pure scienza militare, antiveggenza -amministrativa, solerzia per preparare i mezzi, abilità nello -impiegarli. So benissimo, che mi accuseranno di volere sfrondare gli -allori d'un uomo benemerito, di voler malignamente distruggere una -gloria Italiana. Non mi curo di tali addebiti. Credo, che il vero, il -pretto vero, sia sempre meglio di una illusione o d'una menzogna: la -storia non debb'esser nè fiaba, nè leggenda, se pur si vuole, che ne -ammaestri e ne scaltrisca. -- «Tagliar la verità, come un vestito, al -dosso della passione, non fa per noi;» -- «Bisogna aver faccia di dir la -verità ai principi, ma anche al popolo; bisogna sapere andare contro la -mitraglia, ma anche contro le fischiate; bisogna saper esporre la vita, -ma anche la popolarità; bisogna esser pronto, altero, ardito e quando -occorre, saper contrastar alla passione;» -- diceva il d'Azeglio. Troppo -sarebbe pericoloso il rappresentare alla nazione le quarantottate, -esaltandole, magnificandole, mostrandone solo la parte ingannevolmente -brillante: ci prepareremmo così nuove quarantottate per l'avvenire: e -dove conduca i popoli il quarantotteggiare continuo, ce 'l mostrano la -Francia, la Spagna, le repubbliche americane. Della difesa militare di -Venezia, possiamo contentarci, perchè la migliore operazione di tal -genere, che sia riuscita a farsi, ne' molli tempi nostri, da un esercito -irregolare. Della condotta politica dei suoi uomini di Stato invece non -possiamo appagarci in alcun modo. Fu perniciosa ed insipiente. E -basterebbe anche a dimostrarla tale, il ravvedimento, ch'è la maggior -gloria de' principali; il ravvedimento, con cui riconobbero poi, solo -una guerra dinastica poter salvare ossia creare l'Italia e con cui -portarono alla dinastia ed a' valentuomini, che la circondavano, l'aiuto -prezioso della concordia nazionale. - - - - - È GALANTUOMO IL CAIROLI? - - -L'Editore ha rivolte insistenti preghiere alla Signora Vedova Imbriani, -perchè desistesse dalla pubblicazione dello scritto su B. Cairoli, -incluso nel presente volume delle _Fame Usurpate_. Ma la nobil Donna s'è -recisamente negata, tenendo essa sommamente a riprodurre, con -l'integrità degli scritti, intera, la personalità del compianto marito, -senza mutilazioni od apposite omissioni di alcuno di essi, ed -attenendosi allo stipulato contratto d'includervi, cioè, gli articoli su -_Manin_ e _B. Cairoli_. - - _L'Editore._ - - - - -Essendosi, il dieci Decembre MDCCC.LXXVIII, nel Consiglio Comunale di -Pomigliano d'Arco, proposto di concedere la cittadinanza onoraria al -signor Benedetto Cairoli; il Consigliere Vittorio Imbriani parlò contro -siffatta proposta, dicendo presso a poco quanto segue: - -Ho visto con sorpresa convocato straordinariamente, previa _licenza de' -superiori_, il nostro Consiglio Comunale, per conferire non so che -cittadinanza onoraria al signor Benedetto Cairoli; ed eccomi qui per -combatter la proposta e votar contro. Secco molto di rado il Consiglio -con gli sproloquî miei: prego quindi, in vista della rarità della cosa, -quand'anche dovessi urtare alcuno, di lasciarmi dire con tolleranza, se -non con benevolenza. - -Prima di tutto, io non ho mai capito cosa significhi cittadinanza -onoraria. Le nostre leggi parlano di una cittadinanza sola, -effettivissima e non onoraria: quella, che si gode nello Stato. -Legalmente, il termine _cittadino_ non ha altro senso, se non quello di -regnicolo, che gode i diritti politici e civili. Nel linguaggio comune -ha bensì quello di abitante d'una città, in opposizione ad abitante del -contado, _contadino_. Ma Pomigliano d'Arco non ha titolo di città. Le -cittadinanze onorarie di date città sono cose di que' tempi e di que' -luoghi, in cui le singole città hanno privilegî, hanno rendite -patrimoniali, che si dividono in danaro, o terreni, i cui prodotti si -ripartiscono in natura fra' cittadini. Allora la cittadinanza onoraria -significa qualcosa: il diritto di partecipare a tali benefizî, ancorchè -non si soggiaccia a' pesi della cittadinanza effettiva. Ma qual -privilegio ha un pomiglianese, di cui qualunque cittadino Italiano venga -a dimorare fra noi, non fruisca? E, ripeto, se non c'è una cittadinanza -pomiglianese effettiva, come può esserci l'onoraria? Sarebbe un titolo -arbitrario e _sine re_, non procacciando nè diritti ned onori. - -Ma, s'anche questo titolo significasse qualcosa, nol conferirei mai ad -un ministro in carica. Sarebbe o parrebbe (che val poi l'istesso) atto -di servilità, di cortigianeria o di speculazione. Si crederebbe, che -qualche consigliere, promovendo questo voto, aspirasse ad ottenere in -ricambio una croce di cavaliere, un ciondolo. Si crederebbe, che la -dimostrazione fosse inculcata, suggerita, per un fine qualunque, dal -prefetto o dal sottoprefetto. Nessuno crederebbe alla spontaneità od al -disinteresse nostro. Brutte supposizioni, e, ch'è peggio, ancorchè -erronee, non dimostrabili tali! Ci macchierebbero tutti. - -C'è di più. Dubito forte della legalità della cosa; e metto innanzi la -quistion pregiudiziale. Questa onorificenza ad un ministro è, in fondo, -un voto politico: mascherato sì, ma tale evidentemente; ed i voti -politici a noi son vietati. Noi dobbiamo occuparci solo della stretta -cerchia degl'interessi municipali. Non si tratta d'accordare -un'onorificenza al Cairoli, per benemerenze particolari verso il comune -nostro, anzi per sue pretese benemerenze verso l'Italia intiera, per -benemerenze d'ordine generale. A queste, forse, all'ora presente, il -solo giudice autorizzato e legale, dopo il Re, vale a dire il -Parlamento, avrà probabilmente dato il debito guiderdone... un voto di -sfiducia! tante esse sono e così grandi e sfavillanti! E noi, che non -abbiamo sott'occhi gli atti del processo, noi cui la legge vieta di -occuparci di queste faccende, noi Consiglio Comunale di Pomigliano -d'Arco, ci metteremmo a lodare, dove forse il Parlamento condanna! -Faremmo un atto illegale e ridicolo, al quale arrossirei di avere avuto -la benchè menoma parte. Vedendosi in pericolo nel Parlamento, gli uomini -funesti, che ci sgovernano, vorrebbero promuovere un'agitazione fittizia -ed estraparlamentare. Saremmo noi tanto buoni da lasciarci condurre pel -naso e servirli? Mi sembra offensiva per me come per noi tutti la -supposizione. - -Che se poi anche voleste, uscendo dalla cerchia delle vostre -attribuzioni, fare un voto politico; fatelo apertamente, ma fatelo in -modo da non offendere il senso morale. Mi spiego. Io non credo che a -Benedetto Cairoli spettino plausi od onori. Alieno da riguardi -vigliacchi, asserisco che quest'uomo non merita ned affetto nè stima: -tutt'altro! - -Che si onorerebbe in lui? L'uomo politico, già; chè meriti di altro -genere, letterarî, scientifici, militari, gli mancano. Ma, come uomo -politico, il Cairoli non ha dimostra nè capacità nè (rincresce il dirlo) -lealtà. Mi arieggia molto la tela del Negrotto, come dicono i toscani -proverbialmente. - -Scarso d'ingegno, vergine di studî severi, nudo di pratica -amministrativa, ha manifestato la dappocaggine piramidale e l'ingenuità -preadamitica del politicante da caffè e da mittinghi, ne' discorsi fatti -alla Camera in questi diciotto anni, goffamente retorici, ampollosi e -senza costrutto. È giunto, per raggiri parlamentari e perchè la sua -parte aveva bisogno d'una testa di legno non volgarmente disonesta, alla -direzione delle cose pubbliche. Ed ha avuto la sfacciataggine di -accettare il potere, quantunque, col non incaricarsi di nessun -particolar dicastero, abbia implicitamente riconosciuta la inettezza -propria. Cosa dite d'un tale uomo, il quale si pappa lo stipendio di -ministro senza portafogli, cioè: di ministro, che non presta servigi -effettivi, amministrativi, utili? e per di più pretende quel, che nessun -ministro di destra ebbe mai, l'alloggio _gratis_? Non vi pare, che -scrocchi quel soldo? Cosa direste di un uomo, ignaro di marineria, che, -pericolando il vascello, s'impadronisse del timone o si lasciasse -persuadere ad accettarlo, e, con le sue manovre, necessariamente false, -di necessità conducesse la nave e l'equipaggio a perdizione? In -coscienza, potreste chiamarlo onest'uomo? Pazzo furioso, sì, e -pericoloso; tristo perverso, sì: che, con la sua presunzione e boria, -reca danni esiziali. - -Difatti, vedete a che n'è il paese per la insipienza colossale di questo -dappoco presuntuoso! - -Una politica da bettole ci ha condotto al trattato di Berlino, ch'è per -noi umiliante e funesto. Ma, poco male sarebbe. I guai peggiori sono -all'interno. I repubblicani, gl'internazionalisti e simili ribaldi, -tutte le generazioni di malfattori insomma sono rimbaldanzite: ormai -confessano arditamente, persino ne' Licei governativi, i loro pravi -disegni, che traducono in atto al largo Carriera Grande. La diserzione, -la ribellione, il regicidio sono levati impunemente a cielo e molto -rimessamente puniti. L'ordine pubblico non è più tutelato a sufficienza. - -Finanziariamente siamo al caos, proprio! L'Italia cammina a passi di -gigante verso una catastrofe: in fondo alle amenità presenti non c'è se -non il fallimento od un nuovo aggravamento d'imposte. Questi finanzieri -di strapazzo hanno ferito a morte ed esautorata una tassa, che gettava -molto e che, immedesimandosi col prezzo d'un oggetto di consumo -universale, non era troppo fastidiosa pe' contribuenti, i quali ci si -andavano a poco a poco avvezzando, dico il macinato; mentre propongono -spese nuove di miliardi, e mentre falsano le cifre de' bilanci ed il -sistema di contabilità, per far credere i gonzi negli avanzi -inesistenti. Per poco colti e molto sciocchi, che siano, il Cairoli e -complici non possono illudersi e non iscorgere l'inanità e l'assurdità -del loro sistema. Ma le proposte contemporanee di disgravî e di -ferrovie, debbono servire come strumento elettorale, per abbindolare i -credenzoni. Abbacinando con tante grazie gli elettori, che non -s'accorgono della impossibilità delle promesse, sperano que' messeri -nuovi trionfi dalle urne. Ed il giorno, in cui i nodi venissero al -pettine? In quel giorno, questi ciarlatani si ritirerebbero; e -lascierebbero il paese ne' guai, e negl'imbrogli i successori, a -raccôrre l'impopolarità e l'odiosità de' provvedimenti terribili od -incresciosi, che essi ora preparano e rendono inevitabili. Si -ritirerebbero con la popolarità scroccata. No, questo non è condursi da -galantuomini! L'onest'uomo politico, l'uomo leale, dice tutto il vero, -tutto il duro vero ed amaro al paese, e predica i sacrifizî, che possono -rimediare al male, anche a rischio di farsi aborrire e lapidare. Gli -onest'uomini non promettono miracoli inattendibili per ottenere grazia -nel giorno del rendimento de' conti o per procrastinarlo, perpetuandosi -al ministero, dove sono indegni di stare! - -La capacità del Cairoli! Sta nell'aver reso possibile il misfatto del -Passannante, nel mentire senza pudore al paese per ingannarlo, nel -gettare i semi della guerra civile. Volete onorare queste belle opere e -buone? - -Capacità, dunque, da premiare ed onorare, nessuna; ma v'è forse in lui, -come altri vuole, un carattere da ammirare ed esaltare? una tempra -d'uomo da proporre come esemplare e modello? - -Nemmanco. Chi non sa, che questo Cairoli ha fatta sempre professione di -repubblicanismo anzi di mazzinianismo? Non era egli, non è tuttora, -presidente, vicepresidente o membro onorario obligato di qualunque -sodalizio demagogico? Non è di quelli, che hanno assoldato gli assassini -Monti e Tognetti? Non è di quelli, che hanno per profeta il Mazzini, il -quale mandò un sicario ad ammazzare l'avolo di Re Umberto? Non è -promotore d'un monumento a quell'uomo iniquo, che ha vissuto lautamente -per anni alle spese de' gonzi d'Italia? Non è tuttora amico intimo de' -repubblicani più sfacciati? e non sorgon questi concordi in Parlamento e -ne' giornali a difenderlo? L'anno scorso, alla commemorazione de' morti -di Mentana, non camminava egli con la bandiera rossa? Ammirate -consistenza di carattere! pochi mesi di poi, era ministro del Re -d'Italia! S'ha il diritto di chiedergli, vedendolo accarezzato in Corte -ed applaudito dalle sette, a chi serva davvero e chi inganni. Stare con -Cristo o col diavolo ad un tempo non si può: fare gl'interessi del Re -Umberto e della repubblica contemporaneamente, è impossibile. Chi -tradisce il Cairoli? L'antico suo partito, cui lo avvincono complicità -criminose di setta; o la dinastia, cui testè giurava fedeltà? o tradisce -e quello e questa, pensando solo alla propria esaltazione ed al proprio -profitto? - -I Rabagas, giungendo al potere, rinnegano veramente per lo più la -feccia, che ve li ha portati. Finchè pappan essi lo stipendio -ministeriale; finchè il fumo e l'arrosto del potere sono per essi; non -pensano a rovesciar la dinastia, che li tien ritti: la voglion -conservata, perchè la sfruttano. Verissimo: ma ne preparano la caduta, -ma ne menomano il prestigio, ma le tolgono a poco a poco ogni puntello, -per rendersi indispensabili e per mettersi in grado di sfruttarne anche -la caduta. Il loro ideale è quel Zorrilla, che incarrozza il suo Re per -l'estero, dopo averlo obbligato ad abdicare; e continua a far da -ministro, dopo proclamata la repubblica. Il Cairoli ha un brutto nome: -_Cairoeu_, in lombardo, è il tarlo; ho paura, paura, che questo tarlo -del Cairoli non rovini la Monarchia. - -Per credere nella fede monarchica del Cairoli, mi ci vorrebbero pruove -palpabili, evidenti della sua rottura con la setta. Esse mancano; anzi -egli è sempre il cucco de' settarî; ed i faziosi suoi sostenitori ci -minacciano persino la guerra civile, caso questo servitore malfido e -dappoco venga rimandato dal Re, dietro un voto delle Camere! - -Onorando il Cairoli, si onorerebbero i Rabagas; si onorerebbero gli -uomini, che mascherano ipocritamente la loro fede politica per giungere -al potere; e che insidiano il Principe, al quale han giurato di servire, -od almeno lo disservono, augurandosi di dargli o di vedergli dare lo -sfratto. - --- «Ma,» -- direte; -- «qual, ch'e' sia, quest'uomo, ha testè reso un -gran servigio personale al Re, lo ha difeso ed è stato ferito -difendendolo: vogliamo onorarlo per quest'atto; e, sulla ferituzza, -sulla scalfittura, ch'ha alla coscia, applicare come empiastro la nostra -cittadinanza onoraria.» -- - -Io aborro le fame usurpate comunque e di qualunque genere. Ora, se ben -guardo, il Cairoli non ha fatto il proprio dovere nè prima, nè durante -l'attentato; e non ha reso alcun servigio vero al Re, checchè giovi ad -altri far credere. - -Il Passannante è stato autore materiale, esecutore di un misfatto -esecrando; ma non vi pare, che un po' di responsabilità morale pesi -anche su chi gli ha guasta la mente? Chiunque implicita od esplicita, -diretta od indirettamente, ha predicato la legittimità dell'assassinio -politico, esaltandone i fautori e gli esecutori ed i teoretici; chiunque -fu amico e lodatore del Mazzini o dell'Orsini; chiunque fu stipendiatore -del Monti e del Tognetti: ha la sua parte di responsabilità in questo -misfatto esecrando. A perturbar la testa del cuoco di Salvia han -contribuito i mormoratori contro Vittorio Emanuele, quanti hanno -sparlato delle istituzioni monarchiche, quanti hanno apertamente o -copertamente insinuato, che si starebbe meglio da' popoli, tolti di -mezzo i Re. Indirettamente adunque ci ha la sua parte di responsabilità -anche il Cairoli. Lui ha creduto ben fare, pagando il Monti ed il -Tognetti, anni sono, per commettere un codardo misfatto ed inutile; e se -n'è vantato; ed altri lo han ritenuto ciò non ostante un galantuomo. -Qual meraviglia, che il Passannante e la setta, che lo ha stipendiato, -credessero ben fare e meritar lodi? Quando si negano i principî morali, -è ragazzata meravigliarsi poi delle conseguenze, che derivano dal caos -sussecutivo. - -Se il Passannante ha potuto salire sulla predella della carrozza reale; -se questa non era guardata, scortata da persone di fiducia; se la vita -del Re è stata quindi posta a serio repentaglio, e con essa l'esistenza -del Regno d'Italia; o non ci colpa in tutto od almeno in somma parte la -cattiva polizia? Della sorveglianza monca, della nessuna tutela o -cautela, è responsabile il Governo; e per conseguenza il capo di esso, -ch'è il Cairoli, invece di segni d'onore, meriterebbe biasimo e castigo. - -Un assassino si scaglia sul Re, ha tempo di vibrargli un colpo e due. Il -Re si difende. Che fa frattanto il Cairoli? Dov'erano gli occhi suoi? -dove la sua attenzione? dove il suo coraggio? Per iscuotersi, ha -bisogno, che una Donna, che l'adorata nostra Regina, più virilmente -sentendo, che lui, gli si volga con tuono d'amaro rimprovero e gli dica: --- «Cairoli, salvi il Re!...» -- Allora egli afferra non il braccio, -anzi i capelli dell'assassino.... E volete onorare questo servo pigro e -tardo, che ha bisogno d'un rimprovero muliebre, d'un augusto rimbrotto, -per fare il dover suo, per far ciò, ch'era semplice dovere d'umanità in -favore anche d'un incognito, anche d'un nimico, nonchè d'un buon Re, -d'un benefattore? Ma i Cairoli sempre così! Ragazzi, sono teatralmente -condotti ad arruolarsi dalla mamma; ministri, sono a stento indotti -dall'amara rampogna della Regina ad aiutare il loro Re, che lotta -personalmente col sicario! Ammiro la generosità di Re Umberto, che -fregia il ministro scalfito alla coscia della medaglia d'oro al valor -militare! riguardi politici ve lo hanno obbligato, come riguardi -politici obbligavano Ludovico XVIII a tollerare il regicida Fouchè. - -Io non avrei dette queste cose, se non ci fossi proprio stato tirato co' -capelli. Non le avrei dette qui, se non si fosse tentato di farci -esorbitare dalla nostra competenza per solleticare la vanità di uomini -screditati, per servir loro di strumento. Se dispiacerà ad alcuno di -veder così messa a nudo la nullità intellettuale e morale del Cairoli, -se la prenda non con me, ma con chi ha fatto la mala proposta, sulla -quale io propongo la pregiudiziale, trattandosi d'una proposta politica. -E contro la quale voterò, qualora la pregiudiziale non venga accettata. - -Il Consiglio Comunale approvò con sette voti contro quattro la -pregiudiziale; e si rifiutò quindi ad accordare l'onorificenza proposta -al signor Benedetto Cairoli. - - - - - APPENDICE - - -L'Imbriani, permettendo la ristampa del suo _studio letteraturografico_ -sull'Aleardi, nel giornale di Foligno, _L'Umbria_, (30 Gennaio, 1866) vi -premetteva la seguente avvertenza. - -L'Italia, per necessità storiche, delle quali sarebbe vano e stolto -l'affliggersi, si trova in un'epoca di raccoglimento, ossia -d'improduttività artistica e massime poetica; da queste epoche -_maggesi_, si ripete la fecondità delle seguenti; e quindi ora forse più -che mai, importa il dare lo sfratto ad ogni critica superficiale ed -arbitraria e il diffondere idee vere sulla poesia, acciò l'epoca -produttiva, che deve seguire, che non può non seguire, che seguirà, non -trascorra in insanie, non ristagni in angiporti mefitici; come -esempligrazia è accaduto a quell'epoca produttiva, che per la -letteratura francese succedette alla sterilità della fine del secolo -scorso, e de' due primi decennî di questo; epoca che comincia colla -pubblicazione delle poesie postume di Andrea Chenier nel 1821. Ed io ho -consacrato e spero utilizzare la mia poca virtù all'opera di formulare -per la coscienza di tutti quel concetto del poetico che è nel sentimento -di ognuno, di mostrare come questo concetto si svolga e s'affermi -storicamente ne' nostri capo-lavori letterarî. Il difficile dell'impresa -è nella necessità di dedurre ogni principio della critica dalla scienza -estetica, quando i cari nostri compatrioti hanno più avversione pe' -_succhi amari_ della filosofia, che gli idrofobi per _chiare, fresche e -dolci acque_. Ma Torquato e prima di lui Lucrezio, ci hanno insegnato a -superare queste difficoltà, - - _..... porgendo aspersi_ - _Di soave licor gli orli del vaso._ - -Quindi, volendo dire che sia la _poesia_, che si richieda per formare un -capolavoro poetico, io non ho scritta una lista d'ingredienti, una -ricetta, come si suol fare. Anzi, partendo dal principio che ogni -critica deve contenere un intero concetto della poesia, _alias_ tutta -un'estetica, appunto come ogni lavoro poetico deve contenere un intero -concetto dell'universo, ho preso Aleardo Aleardi, ed ho cercato di -dimostrare com'egli non incarnasse _alcun momento dell'idea poetica_. -Sapevo di dir cosa che a molti parrebbe eresia, ma ho dovuto convincermi -con piacere, che moltissimi la pensavano come me, e che parecchi si sono -lasciati convincere da' miei argomenti; alcuni hanno contradetto, -nessuno ha confutato. - - ---- - -(Dal _Fanfulla_, Domenica 13 Aprile, 1879). - - Pomigliano d'Arco, 5 aprile. - - _Caro Fanfulla_, - -Nel numero del 2 corrente, parlando delle traduzioni del Maffei, le -giudichi _troppo e burbanzosamente e ingiustamente dispregiate da -altri_. Ch'io sappia, a dispregiarle fummo in tre: il Mazzini, (ahi -fiera compagnia!), la Percoto ed un tuo servo. Se il Mazzini e la -Percoto fossero burbanzosi ed ingiusti, non so nè mi curo indagare. Il -servo tuo non si limitò a spigolare qua e là qualche errore; anzi -confrontando tutta la prima scena della seconda parte del _Fausto_, ch'è -lunghetta, tradotta dal Maffei con l'originale, a parola a parola, -conchiuse il Maffei tradire, non tradurre. Sarò stato ingiusto; e molti -me l'hanno detto, sebbene nessuno abbia dimostrato insussistente un mio -appunto; ma come può chiamarsi _burbanzoso_ un raffronto lungo, -paziente, coscienzioso? Burbanza sarebbe stato lo affermare, senza -ragionamento e senza allegar fatti. Ti prego dunque di eccettuare da -quegli _altri_, che _burbanzosamente_ dispregiarono e dispregiano le -versioni del Maffei, il tuo - - _Vittorio Imbriani._ - - ---- - -(Dal _Supplemento della Gazzetta d'Italia_, Domenica 17 Giugno, 1877). - - A proposito di una critica di D. Gnoli. - - _Pregiatissimo Signor Direttore_, - -Molti si sono spassati a fulminarmi con articolesse, pel mio libro _Fame -usurpate_; e tutti, manifestando un santo orrore per l'iconoclasta il -quale non ammira pecorinamente, nè gli eroi _façon_ Sapri, ned i poeti -sul genere dell'Aleardi. Non uno però, che abbia stimato debito suo, -oltre l'inorridire, anche il confutare; il provare, che io sragiono o -mentisco, il contrapporre raziocinio a raziocinio, dimostrazione a -dimostrazione, sebbene il cosiddetto Cigno dell'Avon affermi le ragioni -esser più comuni delle more lungo le siepi nell'agosto; i miei terribili -contradditori han preferito allo addurne, il sopraffarmi di contumelie. -Non una asserzione di fatto speciale, non un ragionamento m'han -confutato questi sedicenti critici. Buon pro faccia a' valentuomini ed a -chi giura nelle parole loro una critica siffatta. - -Ultimo, ma non diverso, è venuto fuori nella _Nuova Antologia_ lo -sproloquio d'un signore, il cui nome ricorda la voce del micio, Gnoli, -ed il quale mi fa persin dire quanto non ho mai sognato di dire, per -poter avere il destro di farmi rimproveri, apparentemente ragionevoli. -Basti un esempio; asserisce, ch'io chiami _birba e pretazzuolo -schiericato_ un messere _perchè_ mi aveva mosso un appunto; e si -scandalizza di tanta irruenza. Oh galantuomo! Io ho scritto che una -birba di pretazzuolo schiericato, mi aveva mosso uno sciocco appunto ed -erroneo, non che quel tale fosse birba per avermi censurato: la qualità -di birba, come quella di cattivo prete, preesistevano in lui. S'io -dicessi esempligrazia lo _svescione dell'autopseudo barone Nicotera è -tanto ignorante da scrivere maggistratura, così con due gg_, non -intenderei certo di stabilire un nesso di derivazione fra la ignoranza -supina del signor ministro e la sua smania esternativa e l'usurpazione -del titolo. Potrebbe anch'essere prode come Maurizio di Sassonia e -barone autenticissimo senza pratica maggiore di studi e di libri! S'io -dicessi _il prof. Gnoli stampa spropositi ed inezie_, non verrei mica a -dire, che egli è professore per le inezie e gli spropositi suoi, ch'io -conosco, anzi per quelle altre bellissime e sapientissime cose, ch'io -non conosco. - -Questo dotto signore, si meraviglia ch'io chiami il Goethe, _Gian Lupo_; -ed ammettendo, che dalla prima sillaba del nome Wolfgang possa ricavarsi -l'Italiano Lupo, non sa capire come dal _gang_ io abbia fatto _Gianni_. -Ahimè! Il Goethe si chiamava _Johannes Wolfgang_ ed io rendo _Johannes_ -con _Gianni_ e _Wolfgang_ con _Lupo_ e parmi tradur bene. Si noti, che -il Gnoli ha testè pubblicato un volume di circa quattrocento pagine, in -cui traduce ed illustra liriche del Goethe: con quanta coscienza e -competenza, può supporsi dall'ignorare egli persino il nome esatto del -francofortese! Non debbe averne lette nè le opere nè la vita! -Condizione, senza dubbio, ottima per tradurlo, illustrarlo e guardar -dall'alto in basso chi giudica capolavoro sbagliato il _Fausto_, dopo -lungo studio ed allegandone il _perchè_! Per norma del Gnoli, -gl'insegnerò esser costume alemanno, diverso dall'italiano, di chiamare -le persone dall'ultimo dei nomi di battesimo. Un Prosdocimo Bartolomeo -Zebedeo Gnoli, per esempio, nell'uso comune, se italiano, sarebbe -chiamato Prosdocimo Gnoli, se tedesco, Zebedeo Gnoli. - -Basti quest'unico esempio a dimostrare la levità e l'incompetenza del -Gnoli, ed esautorarne il giudicio. E mi creda, non è per proposito di -stravaganza, ch'io contraddico spesso alle opinioni ed alle consuetudini -volgari, ma bensì perchè il volgo è composto da un numero infinito di -Gnoli, a' quali non somiglio e non voglio somigliare, ecco! - -Non valeva certo la pena, egregio signor Direttore, d'importunar Lei ed -i suoi lettori per una miseria tale: nè di rompere lo sdegnoso silenzio, -che soglio osservare verso chi, invece di ragioni, m'affastella contro -solo chiacchiere o contumelie. Ma desideravo da gran tempo un pretesto, -per testimoniarle pubblicamente la gratitudine, che io, come ogni -Italiano veramente devoto alla Dinastia ed alla Unità, sento per l'opera -santa del suo giornale, il quale dura imperterrito sulla breccia, senza -pensolare, senza curarsi delle insidie, dei tradimenti e delle -sconfessioni dei timidi ipocriti, che in cuor loro si rallegrano di -quanto fingono deplorare corampopulo. Ella, | _Sans chercher à savoir et -sans considérer | Si quelqu'un a penché, qu'on aurait cru plus ferme, | -Et si plusieurs s'en vont, qui devraient demeurer_, combatte i -farabutti, gli affaristi ed i demagoghi, mascherati per amor della -cuccagna, che minano la Monarchia e preparano la dissoluzione della -patria. Quanto Le invidio di potersi purgare quotidianamente e -pubblicamente d'ogni sospetto di rassegnazione; nonchè di complicità, -ne' vituperî presenti, nel disordine odierno delle cose! Prosegua nella -onesta via, dispregiando le furie degli smascherati ed il biasimo -gesuitico de' menni, anzi rallegrandosene ed insuperbendone. - -Mi creda dunque, con particolare ossequio - - Suo obbligatissimo e devotissimo - _Vittorio Imbriani_ - - ---- - -Fra le carte dell'Imbriani, si sono trovati questi appunti: - -Il Manin avea promesso di non accettar _mai_ condizioni lesive della -indipendenza, pronunziando quella brutta parola, _le mot le plus -antipolitique, dont tout ministre devrait s'abstenir_. Il popolo -naturalmente avea risposto dalla piazza: -- «No, non le accetteremo -mai!» -- Ed il buon presidente aveva accettato per denari contanti -quella promessa anonima e collettiva. Il Pepe una volta disse: -- «Vi -assicuro, che tutto il sangue, che ho nelle vene lo spargerò per la -Venezia, e tutti gli ufficiali che mi circondano faranno altrettanto; me -ne rendo mallevadore» -- Un'altra volta nell'Assemblea s'era proposta -una pena contro il primo che pronunciasse la parola _capitolazione_. Il -Manin vi si oppose; ma sapete perchè? -- «Non vi sarà chi parli di -capitolazione; ma se vi fosse, il popolo tutto, ed io primo, andremo ad -impedire quest'infamia, questo tradimento». -- In questo discorso c'è in -germe l'assassinio dello Stefani! - - ---- - -(Dal _Fanfulla_, Agosto, 1878). - - PAPA BARUCCABÀ - -Cicerone ha chiamata la storia _maestra della vita_, perchè c'informa -delle corbellerie delle generazioni precedenti, appunto come i maestri -c'insegnano gli spropositi fatti da loro... senza poter impedire, che se -ne faccia noi nuove edizioni ampliate e più scorrette. È una gran -consolazione il vedere, che, su per giù, gli uomini sono stati sempre -gli stessi ed il mondo è ito sempre ad un modo! Un galantuomo si -riconcilia co' suoi tempi e ci vive più rassegnato, scorgendo, che non -son da meno dei secoli precedenti. - -Dunque, in una vecchia cronaca anonima della badia di Grottaferrata, ho -trovata una bella storia! - -C'era una volta, _dove e quando dir non so_, un gran ricchissimo -mercante d'un ebreo. Il quale, o che fosse tocco dalla grazia divina; o -che venisse gentilmente _compulso_ alla conversione, come spesso usava -nel medio-evo; o che si seccasse, lui giovane, bello, facoltoso, di -abitare in ghetto, di portar la berretta gialla e d'essere trattato -peggio d'un cane; che non vedesse altro modo per salvar le proprie -ricchezze; o qual che se ne fosse la ragione; deliberò di farsi -cristiano. Nella sinagoga venne scomunicato, ed in chiesa accolto -trionfalmente. Nella Giudecca gli gridarono la croce addosso: _Racha!_ -ma la parte cristiana della città gridò _evviva_ ed illuminò le finestre -la sera del suo battesimo. Ed ebbe per compare un vecchio porporato, de' -più influenti. - -Baruccabà s'accorse presto, che chi teneva il mestolo in mano tra' -cristiani era il clero; il quale trattava il gregge popolare poco meglio -degli ebrei, oh, poco meglio assai! Volle imbrancarsi fra' dominatori; -ed entrò negli ordini. Ricco, audace, scaltro, protetto dal compare -cardinale, facendo mostre d'ingegno, ostendando virtù e devozione, -dispensando quattrini al bisogno, ed avendo cambiato paese, andò avanti, -salì rapidamente di grado in grado, di ufficio in ufficio. E, dopo molti -anni, quando il suo protettore era già morto, versando il Santo Padre di -allora in gravi difficoltà pecuniarie pe' molti cani e falconi da -mantenere, Baruccabà comperò un cappello cardinalizio per trentamila -scudi d'oro. Ed eccolo principe di Santa Chiesa. Nessuno a Roma -conosceva l'origine di lui; se no... Sapete pure, la Curia, che se ne -intende, non ha mai voluto ammettere il neofito negli alti gradi del suo -magistero, _ne in superbiam elatus, in judicium incidat diaboli_. - -Passarono molti altri anni; morirono molti pontefici, si tennero molti -conclavi. In uno, i cardinali non potevano mettersi d'accordo; c'erano -varie parti e discordi, parecchi pretendenti. Si stava chiusi da mesi, -senza combinar nulla. Che ti fa il bravo cardinale Baruccabà? Si ricorda -del modo, con cui era divenuto cardinale, e se ne serve per divenire -papa. Comperò un nucleo di colleghi disperati; promise mari e monti a -quanti per incapacità od indegnità erano stati tenuti in disparte da' -pontefici precedenti, ed eccolo proclamato successore di san Pietro. - -E fece da papa, come avrebbe fatto ogni altro in que' tempi, nè più, nè -meno. Predicò astinenze, bandì digiuni; istituì ordini religiosi; premiò -ed arricchì gli amici ed i fautori; si sbrigò dei nemici; scagliò -interdetti e fulminò scomuniche; edificò chiese; fece _abbruggiare_ vivi -gli eretici; conculcò gli antichi suoi fratelli giudei peggio che mai. -Ma, insomma, non c'era da dir niente sul suo zelo, nè da rimproverarlo -di poca e dubbia fede. - -Eppure, c'era chi della sua fede dubitava. Quando un uomo va molto in su -e vien posto in evidenza, subito se ne rifrugano gli antecedenti. Così -fecero per il nostro Baruccabà; ed i cardinali, che gli erano stati -contrari in conclave; e gli scontenti e gl'ingrati della dimane, -scoprirono, ch'egli era ebreo di nascita, ch'egli era divenuto cristiano -solo in età matura. - -Un papa ebreo! Com'è mai possibile, che sia degno vicario di Cristo? -Com'è mai possibile, che ci creda davvero davvero in tutto e per tutto? -Qualche magagna nella fede doveva averla! E deliberarono di farne la -prova. - -Un giorno, mentre papa Baruccabà faceva colezione e mangiava del -prosciutto squisito, perchè bisogna dirvi, che egli affettava una -predilezione singolare per la carne di maiale, appunto acciò non si -credesse aver egli gusti israelitici... dunque, un giorno, mentre il -papa asciolveva, ecco ad un tratto tutte le campane delle -trecentosessantasei chiese di Roma sonare a gloria. Uno scampanio -spaventevole! Non s'udì mai simil frastuono! Ne disgrado una salva di -trecento cannoni Armstrong! Baum! Baum! Baum! Din, din, din! Campanoni, -Campanini, campanelle, campanacce. Pareva il finimondo, a dir poco, -pareva! - -Al papa cadde dal pugno un bicchiere di vino, ch'ei portava alle labbra: - --- Che cos'è mai questo? Che nuova festa a mia insaputa? Che significa? -Chi ha dato ordine? Chi ha permesso? - --- Santità, non sappiamo. - --- Che qualcuno vada ad informarsi! Misericordia, che fracasso! - -Esce un prelato; e, frattanto, non essendoci cosa alla quale l'uomo non -s'abitui, malgrado quel diavoleto, il papa proseguì la colezione. - -Dopo un quarto d'ora, torna il prelato ansante: - --- Santità, Santità! - --- Che c'è? - --- Beatissimo Padre, non sa... - --- Oh se avessi saputo, c'era da mandar te ad informarsi? - --- La Beatitudine Vostra non può immaginare... - --- Che sai tu quel ch'io immagino o posso immaginare? Oh insomma! la -dici o non la dici? parli o non parli? - --- Sommo Gerarca, Ella non vorrà credere... - --- Che cosa? - --- Sente questo scampanìo? - --- Fra poco nol sentirò più, che mi avrà assordato... - --- Mi lasci riprender fiato! Son fuor di me! Dicono... dicono che -suonano a festa, perchè... - --- Perchè? - --- Perchè è nato il Messia! - -A queste parole, Baruccabà, dimenticando luogo ed ufficio, salta come un -razzo malgrado la vecchiaia; e, rovesciando quasi col pugno il desco, -esclama: - --- Ma se lo dicevo sempre io, che ancora avea da nascere! - -Lo deposero! ed il nome suo non figura più neppure nel catalogo de' -papi. Povero Baruccabà! - - ---- - -Questa è la storia che ho letto nel manoscritto di Grottaferrata. -Manoscritto anonimo, di chiara scrittura monacale del XIV secolo, -segnato col numero 87 lettera F, che si conserva in quell'Archivio, -scaffale XVII; ed è curiosamente intitolato: _Memento Dierum -Reparationis._ - -Veniamo ora all'applicazione. C'è un regno nel mondo... un regno di -Madagascar o di Congo, dove un antico repubblicano, un bel giorno, si -trova, ministro degli interni! - -Il repubblicano, ben inteso, fa il ministro, come qualunque altro -ministro, che fosse stato sempre e solo monarchico sfegatato. Della sua -lealtà non c'è a dubitarne menomamente. Ce l'assicura lui, ce -l'assicurano i suoi. Ne' banchetti fa brindisi al Re, nelle lettere a' -principi si professa devoto alla dinastia; esagera la parte. - -Ma, che volete? che farci? chi rammenta gli antichi proclami, gli -antichi discorsi, gli antichi brindisi, le antiche lettere, ed il -passato di Sua Eccellenza, dubita! Non sa persuadersi! - -Non della lealtà, no, questo mai! Non delle intenzioni, oibò! Dubita -della fede! - -Se domani, per caso, in qualche angolo del Regno... di Madagascar o di -Congo, tutto ad un tratto, mentre il ministro siede a banchetto e porta -un brindisi agl'_inseparabili_, al Re ed alla patria, sonassero le -campane a gloria per la pretesa nascita della repubblica madagascarrese -o conghese? Se in un cantuccio del reame, un gruppo di antichi amici di -Sua Eccellenza trionfasse e inalberasse una bandiera non macchiata da -croce alcuna?... - -Son cose che si son vedute! - -Chi toglie dal capo a' memori il sospetto, che, in quel momento supremo, -il ministro del re di Madagascar o di Congo, ritornando suo malgrado, -involontariamente, alle antiche credenze, non balzi in piedi e non -esclami anche lui: - --- Ma se l'avevo detto sempre, che la repubblica aveva da venire. - - ---- - - - - - Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (madre-famiglia/madrefamiglia, allegoria/allegorìa, -Chateaubriand/Châteaubriand e simili), correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra -parentesi il testo originale): - - 32 -- e la galera e settantadue [settandue] - 36 -- e peggiora [pèggiora] nell'ultima edizione - 38 -- L'amante per assicurar [assicur] lei - 64 -- descrive in trentun versi [verso] i cigni - 123 -- opera d'arte, ch'è un microcosmo [microsmo] - 144 -- che il Goethe [Gothe] stesso ha riconosciuto - 163 -- l'avere attribuito [attributo] al personaggio - 255 -- non potrà scindersi quel dittongamento [dittogamento] - 272 -- sedate [se, date] il bieco conflitto - 334 -- non impossibile il ripigliarsi [ripiglirsi] più tardi - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FAME USURPATE *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38578 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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