summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/38578-8.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '38578-8.txt')
-rw-r--r--38578-8.txt11925
1 files changed, 0 insertions, 11925 deletions
diff --git a/38578-8.txt b/38578-8.txt
deleted file mode 100644
index 3933bf8..0000000
--- a/38578-8.txt
+++ /dev/null
@@ -1,11925 +0,0 @@
- Fame usurpate
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Fame usurpate
-
-Author: Vittorio Imbriani
-
-Release Date: January 15, 2012 [EBook #38578]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FAME USURPATE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- FAME USURPATE
-
- QUATTRO STUDII
- DI
- VITTORIO IMBRIANI
- CON VARIE GIUNTE
-
-
- SECONDA EDIZIONE
-
-
- NAPOLI
- CAV. ANTONIO MORANO, EDITORE
- 371, Via Roma, 372.
- --
- M.DCCC.LXXXVIII.
-
- ----
-
- Proprietà Letteraria
-
- ----
-
-
-
-
- INDICE
-
-
- QUALCHE SPIEGAZIONE
- AVVERTENZA
- IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA
- A TOMMASO GAR
- I.
- II
- III.
- IV.
- V.
- VI.
- VII.
- VIII.
- IX.
- X.
- XI.
- XII.
- POSCRITTA
- UN CAPOLAVORO SBAGLIATO
- I. -- _Impressione e Giudizio._
- II. -- _Imparzialità Italiana._
- III. -- _Digressione._
- IV. -- _Importanza storica e concetto filosofico._
- V. -- _Tre esempli._
- VI. -- _Ulteriori conseguenze._
- VII. -- _Fausto è l'uomo._
- VIII. -- _Triplice contenuto._
- IX. -- _L'epopea del Fausto._
- X. -- _Seconda Digressione._
- XI. -- _Una ballata di Vittorio Hugo ed il_ prologo in cielo.
- XII. -- _L'antica Leggenda di Fausto._
- XIII. -- _Modo in cui il Goethe poetava._
- XIV. -- _Genesi del Fausto e la Dedica._
- XV. -- _La novella del_ Fausto _ed una romanza di Federico
- Schiller_.
- XVI. -- _Incertezze._
- XVII. -- _Disocchiatezza e la scena della maliarda._
- XVIII. -- _Intervento diabolico._
- XIX. -- _I caratteri de' protagonisti._
- XX. -- _Conclusione._
- UN PRETESO POETA
- POSCRITTA
- TRADUTTORE, TRADITORE
- POSCRITTA
- DANIELE MANIN
- II.
- III.
- È GALANTUOMO IL CAIROLI?
- APPENDICE
-
- ----
-
-
-
-
- QUALCHE SPIEGAZIONE
-
-
-Affidatomi il grato compito di curar la ristampa di questo volume, ho
-cercato di riprodurre fedelmente la edizione eseguita sotto gli occhi
-dell'autore pei tipi di A. Trani, -- Napoli, 1877; ed ormai resa
-irreperibile. Solo, mi son permesso mutare, dove si vedeva chiaro,
-trattarsi di mende tipografiche. Nel resto, ho spinto la fedeltà, fino
-allo scrupolo, specie per la punteggiatura, la quale, -- quantunque un
-po' diversa da quella adoperata dall'Imbriani, negli ultimi anni, --
-pure, giova a spiegarci, come, dopo maturo esame, a poco a poco, era
-venuto formandosi il suo metodo ortografico.
-
-Certo, io non potevo far diversamente... Ma l'autore, -- che non si
-stancava mai d'adoperar la lima, -- vi avrebbe trovato da modificare e
-da correggere, come, del resto, ce ne fa fede una copia del libro, che
-egli andava preparando per la futura edizione, nelle prime pagine con
-ritocchi e mutamenti, di tutt'i quali ho tenuto conto.
-
-Ai quattro studî si sono aggiunti due altri, l'uno sul Manin e l'altro
-sul Cairoli, secondo era divisamento dell'istesso Imbriani, tanto da
-esserne in trattative con qualche editore; trattative non conchiuse per
-ragioni, che, qui, è inutile specificare. In fine, ho raccolto, in
-appendice, tre o quattro altre cosette, che, altrimenti, sarebbero
-andate smarrite; e che, (se non m'inganno) giovano alcun poco a meglio
-chiarire il suo pensiero.
-
-E godo commemorare il secondo anniversario, (che ricorre oggi) della
-morte immatura del povero Imbriani, con la pubblicazione di un'opera, la
-quale maggiormente giovò a farlo conoscere che è tanta parte di lui.
-Anzi, fo voti, che questo sia l'inizio d'una serie di ristampe de' tanti
-suoi lavori, perchè ritengo, non potersi meglio onorare la memoria, se
-non divulgandone gli scritti, in cui rivive la sua simpatica ed
-originale personalità, e contribuire, in tal guisa, a fargli rendere
-giustizia dalla coscienza nazionale.
-
- Capodanno, M.DCCC.LXXXVIII.
-
- _Gaetano Amalfi._
-
- ----
-
-
-
-
- AVVERTENZA
-
-
-Ripubblico, ritoccati, ma senza alterazioni sostanziali, quattro studî
-critici, scritti parecchi anni fa. Vennero stampati dapprima in giornali
-o riviste; e conservano sempre la macchia originale, essendo conditi di
-capestrerie, che dovevano, secondo me, renderli tollerabili al palato
-de' lettori di _Appendici_, Se non erro però, sotto all'intingolo più o
-men pruriginoso, v'è cibo sano e nutriente.
-
-Ho intitolato il volume _Fame Usurpate_. Un birrichino d'un pretazzuolo
-schiericato, mi fece un casa del diavolo addosso, perchè avevo
-adoperato, in non so che versucciacci, _Fame_, plurale di _Fama_. M'ero
-servito di quel vocabolo pensatamente e confortato anche da esempli
-numerosi del Petrarca e del Boccaccio. Quindi, invece di recitarne il
-_mea culpa_, colgo con piacere l'occasione di ripeter la parola sopra un
-frontespizio, per mostrare in qual conto tenga le riprensioni delle
-birbe, degli sciocchi e degl'ignoranti, che s'imponeano a parlar di
-lingua, senz'aver neppur letto i migliori nostri scrittori.
-
-Non c'è cosa, ch'io aborra quanto le riputazioni scroccate d'ogni
-genere; quanto le virtù posticce, gli eroi (_façon_ Sapri) finti ed i
-falsi dei. Nulla di più dannoso per un popolo de' culti irrazionali, di
-ogni venerazione inconsistente. Ho cercato sempre di purgarne l'animo
-mio; ed ho sempre consigliato altrui di tenersene immune, di resistere
-agli andazzi, di non venerare od amar checchessia, se non a ragion
-veduta. Da sedici anni, in questa Italia, che mi riesce tanto diversa
-dal mio desiderio, veggo invece l'impostura e la ciarlataneria riscuoter
-plauso e trionfare; farabutti e dappochi incensarsi a vicenda; le
-fabbriche di grandi uomini artificiali ingombrare il mercato politico e
-letterario, e cattedre e parlamento, di prodotti di scarto. Non
-inchinandomi ad alcun vitello, nè di carne nè d'oro; non comperando io
-lodi bugiarde con encomî menzogneri; dicendo sempre quel, che io stimo
-vero; mi son procacciato nemici e malevoli senza fine, molti dolori e
-non ho fatto gli affari miei. Ma non me ne duole; ch'io so d'aver fatto
-il dover mio, ch'è meglio.
-
-Potrà darsi, che la pubblicazione di questo volumetto stuzzichi un
-vespaio. Che m'importa? Ad un Italiano, amante della patria e devoto
-alla dinastia, che può importare di persecuzioncelle letterarie in
-questo momento? Qual pettegolezzo o briga o dissapore privato può
-aggiungere all'amarezza, ch'io provo, vedendo il potere in mani abjette
-e malfide, scorgendo i pericoli, che corrono la Monarchia e l'Unità,
-prevedendo l'avvenire, che ci minaccia?
-
- . . . . La cruda e iniqua
- Ragion di parte vinse
- Valor, senno e virtù; sì che in segreto
- Ne geme Italia, rossa di vergogna[1].
-
- [1] _A' Moderati_, vinti ne' Comizi del 5 Novembre 1876. Canzone di
- Matteo Raeli. -- Noto Tip. di Fr. Zammit. 1876.
-
-Uomini peggiori e più scadenti no, che non è possibile l'immaginarne, ma
-uomini ugualmente malvagi ed insipienti, son forse giunti qualche rara
-volta altrove al potere: però sempre in tempo di rivoluzione, ne'
-parossismi della massima perturbazion morale, quando la canaglia
-prevaleva e sopraffaceva armata mano. Che il santuario dello Stato
-potesse venir profanato in tempi ordinarî e per le vie legali da tanta
-dappocaggine ed iniquità; che, per un voto delle Camere, ratificato
-dagli elettori, dovessimo subire questo obbrobrio di Ministero; mi
-spaventa e sgomenta. Qual è dunque mai lo stato morale e sociale
-dell'Italia, se qui è possibile e si tollera pazientemente quel, che
-altrove non si ammetterebbe neppure come ipotesi?
-
-Per la patria e la dinastia, inseparabili nel cuor mio, nulla posso: non
-posso nè lavar la macchia, nè rimuovere il pericolo. Ma stimando, che
-chiunque, comunque, ancorchè per un solo istante abbia potuto acquetarsi
-ed anche solo mentalmente consentire ad un tanto vitupero e scempio,
-debba arrossirne; voglio almeno, a tutela della fama mia, dichiarare,
-pure innanzi a questo volumetto, ch'io non ho nulla di comune con la
-banda de' sedicenti progressisti.
-
- Roma, 7 Gennaio 1877.
-
- *Imbriani.*
-
-
-
-
- IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA
-
-
- (ALEARDO ALEARDI)
- --
- M.DCCC.LXIV.
-
-
-
- A TOMMASO GAR
-
-
--- «_Mesi fa, Ella, per ispronarmi, a scrivere, sulle poesie d'Aleardo
-Aleardi, mi fu cortese dell'ultima edizione fiorentina, impressa da
-Gaspare Barbèra, nel MDCCCLXIV. Veramente, percorse, io le aveva, già,
-non tutte, altra volta, e quando la fama dell'autore era bambina,
-accogliendone un'impressione, ma senza badare a formarmene un criterio
-proprio. Non mi pareva roba da badarci più che tanto. Stavolta,... La lo
-sa, La lo sa, son fanatico per l'incisione: baratterei tutta l'incolore
-scuola pittorica lombarda, per un'acquaforte del Rembrandt! Oh
-s'immagini, dunque! Quel ritrattaccio dell'Aleardi impomatato e
-stregghiato, che sta rimpetto al frontespizio, come drago sul sogliare
-d'orti incantati. All'adocchiarlo, raccapricciai; ed il volume ruzzolò,
-per le terre._» --
-
--- «_Sicchè, non ha letto?_» --
-
--- «_Anzi! Raccattai l'opera; la spolverai; tagliai, con la stecca, i
-fogli; e, poi, mi dissi: Coraggio! Avanti, marsc'! E lessi, rilessi,
-studiai, postillai, da cima a fondo, il cosiddetto e sedicente poeta
-civile. Ma..._». --
-
--- «_Ma che?_». --
-
--- «_Ferma un'opinione in capo, esito a porla in carta! L'impegno
-assunto, duolmi, oltre ogni dire, per un giusto riguardo. Maledettissimi
-riguardi! Inceppano, precludono qualunque libero moto, al malcapitato
-estetico. Sono mostri, che_ non lasciano altrui passar per la sua via.
-_Stai, per isnocciolare quattro verità, forse, dure, ma che stimi utili
-e che ti costan fatica, quando ti si para davanti una considerazione,
-uno scrupolo di convenienza; ed o t'imbavaglia o ti sforza a balbettare
-qualche scempiaggine menzognera e lusinghiera. Non se la pigli, con
-l'amico, che ommise d'avvertirla, quand'Ella, ierdassera, sedette a
-carteggiare, con quel baro: caspita! egli tacque, per onesti riguardi.
-E, sempre, per qualche buon riguardo, che mogli e drude c'infinocchiano;
-e che i ministri.... ne sballan tante. Qual meraviglia, quindi, se, per
-convenienza, per delicatezza, un critico anch'esso s'inducesse a mentire
-od almanco ad ammutolire?_». --
-
--- «_Pure, abbiamo dietro le spalle i tempi, quando si pagava in busse
-od a pugnalate le giuste riprensioni. Ma comprendo! Il quieto vivere è
-desiderabile; e, talvolta, si teme, che gli scrittori
-biasimati....._». --
-
--- «_No, giuraddio! Temere? Un corno. Temere chi? La mi farebbe attaccar
-moccoli e ceri! O ch'io mi spiego male o ch'Ella m'ha franteso. Potrà
-darsi, che, altrove, allignino, tuttavia, scribacchini, a' quali imporre
-silenzio, con l'intimidazione; ma quì, tra noi, mi giova crederne spenta
-la razza. I riguardi ci s'impongono non dalla violenza, anzi dalla
-seduzione, ch'è vera forma di violenza, come sclama l'Emilia Gallotti,
-nel povero dramma lessinghiano. Sempronio ci pare un imbrattacarte:
-foss'egli efferato e potente, al pari del tiranno siracusano, glielo
-spiattelleremmo, sul muso, lì. Ma c'è, che, quantunque imbrattacarte, ha
-congiunti e congiunte, amici ed amiche, ammiratori ed ammiratrici; ed il
-critico meschinello (guarda combinazione!) sarà congiunto, ammiratore od
-amico od altro di alcuna od alcuno fra loro. C'è, che visceri d'uomo, ne
-abbiamo, ancor, noi, checchè blaterino gli scrittorelli tartassati.
-Abbiamo le debolezze della carne; ed_, al postutto, non siamo angeli,
-_come piagnucolava l'anima candida di Tartufo. Crocifiggeteci e non
-ritratteremo la menoma scioccheriuola, rivaleggiando coi fanatici
-(politici e religiosi), i quali si saranno, pur, talvolta, accorti delle
-assurdità, che perfidiavano nel confessare, per amor proprio malinteso.
-Ma non oseremmo affermare, che, a mezzogiorno, il sole sta, nel punto
-zenitale, ove dubitassimo di contristare persona cui ci leghi affetto;
-di attirarci, puta, occhiatacce bieche, da quel par d'occhi bruni, tanto
-gentili quando sorridono..... Ecco, io mi trovo, ad un simil bivio: o
-non dar parola al mio concetto d'Aleardo Aleardi; o calpestare riguardi
-e rispetti di non piccol momento_». --
-
--- «_Che? Un par d'occhi bruni.... eh?_» --
-
--- «_Nossignore: una barba grigia. Si tratta d'uno di que' pochi
-Italiani, esuli, tuttora, sul territorio del Regno d'Italia; d'un uomo,
-che ha mezza logora la vita negli studî e mezza per la patria;
-ambasciadore della seconda efimera repubblica veneta alla seconda
-efimera repubblica gallica; del quale ho sperimentata la solerte
-benevolenza. Come non volergli bene? Ed egli, intimo dell'Aleardi lo ha
-incuorato a poetare; ne ha ricorretti gli stracciafogli; e si compiace
-della celebrità, che altri, forse, chiamerà facile ed usurpata, ch'egli
-rèputa, appena, adeguata, a' meriti dell'amico. Quest'uomo è la Signoria
-Sua. So, che Le dorrà, ch'io scriva, come sto per iscrivere. Me ne
-spiace, assai; pure....._» --
-
--- «_Pure?_» --
-
--- «_Scrivo! certo, ch'Ella mi perdonerà. Le debbe esser noto a pruova,
-che, per l'onesto scrittore, quando ha la penna in mano, è giuocoforza
-scarabocchiare sotto la dettatura di quell'accattabrighe della
-coscienza. Il solo giornalista di qualche merito in Italia, Ruggiero
-Bonghi, dice (non so se sinceramente, ma, certo, congruamente):_ Io non
-vedo altro compenso dello scrivere, che giovare, dicendo il vero. Quando
-lo scrittore o non sa o non può vincere le difficoltà, che gli si
-oppongono a ciò, meglio tacere; e scegliere soggetti, ne' quali non
-debba mentire o dissimulare, a sè medesimo. _Ma il galantuomo, la penna
-non può non recarsela in mano, quando ha qualcosa da bandire. Chi stima
-di posseder la verità e non si sbraccia per acquistarle fautori,
-aderenti, proseliti, partigiani, mi fa schifo. Al levita, capitato in
-mezzo ad un sinedrio di crisomoscolatri e che si sa provvisto di saldi
-muscoli abduttori ed adduttori, la sindèresi non concederebbe, mai, pace
-o tregua, s'egli non iconoclasteggiasse un tantino. Conoscendo quanto io
-La riverisca, Ella comprenderà, quanto mi affligga, il dover porre alla
-berlina un verseggiatore mediocre, ma protetto da Lei. E da un tale atto
-e dalla presente dedica, che ad uomo volgare parrebbe impertinenza,
-trarrà motivo, per confermarmi quella Sua stima, che tanto ambisco_». --
-
- Angosce finse e simulò letizie
- Con quell'accento che non vien dal core.
-
- _Aleardo Aleardi_ -- _Accanto a Roma_.
-
-
-
- I.
-
-
-Discuto il poeta, non l'uomo. Osservazioni, epiteti, giudizî s'hanno a
-riferire, alla personalità dello scrittore Aleardo Aleardi, ente
-astratto; non allo Aleardi, uomo in carne ed ossa, che, da taluni, mi si
-afferma essere una cara persona. Se questo è, debbo rimpiangere di non
-aver avuto seco relazione di sorta, tranne una sola stretta di mano e
-momentanea. Potrà darsi, ch'io paja talvolta _troppo acerbo_, (com'ebbe
-a dire Alessandro Manzoni;) e mi spiacerebbe, se l'irruenza del dire
-scemasse credito alla cosa detta; prometto d'avere ogni riguardo,
-ogn'indulgenza possibile. Ma so scriver solo, fotografando i sentimenti
-miei: la rettorica mia consiste nell'esprimere quantunque io pensi,
-comunque il pensi. Ora, basta il barlume d'intelligenza, largito a'
-cretini, per comprendere, come un Italiano non possa ragionar di quanto,
-a parer suo, ammorba la nostra letteratura contemporanea,
-accademicamente, spassionatamente, in quella guisa, che discorrerebbe
-d'un cattivo andazzo antico, degli Arcadi o de' Frugoniani. Altro è il
-passato, altro il presente. Mentre ferve la mischia, io me n'infischio
-di mostrarmi garbato e cavalleresco. Che un pessimo verseggiatore,
-dugent'anni sono soddisfacesse, perfettamente, a' bisogni estetici della
-nazione, è fenomeno storico, che ci aveva la sua ragion d'essere;
-giudicarlo o discuterlo, non serve; bisogna rendersene conto. Al male
-odierno, invece, conviene ostare, rimediare, aprendo gli occhi agli
-illusi, mostrando alla gente di facile contentatura quel, che, pure,
-avrebbe il dritto di pretendere. Questa norma vale e per la politica e
-per le lettere. Nel combattere un error divulgato e radicato, sarò,
-quasi chirurgo, che intende a guarire una cancrena profonda e diffusa,
-adoperando, senza alcun ritegno, tutti i ferri del mestiere: chi l'ha
-per mal, si scinga. Si sbaglia, addirittura, ritenendo la calma
-contrassegno dell'aver ragione, e l'irruenza per indizio dell'aver
-torto: è faccenda di temperamento. Chi s'appassiona (già, si sa!)
-facilmente, trasmoda: ed io non nego di parlare, appassionatamente. Son
-certo, che l'Aleardi, lui, me ne saprà grado. Lo sdegnarsi di qualcosa
-parmi un renderle omaggio, prendendola sul serio. Una volta,
-trattenendosi il Goethe, in una cittaducola di bagni, nel passeggiar,
-per un viottolo, che conduceva, ad un mulino, incontrò non so qual
-principe: sopravvennero alcuni muli carichi di sacca di farina, e
-bisognò ricoverarsi in una casipola. I due intavolarono discussioni
-profonde sulle cose umane e divine. Ed essendosi mentovati _I
-Masnadieri_ dello Schiller, quel principe sclamò: -- «S'io fossi stato
-messer Domineddio, nell'accingermi a creare il mondo, prevedendo, che vi
-si sarebbero scritti _I Masnadieri_, io non l'avrei creato.» -- Il
-giudizio era, passionalmente, esagerato: lo Schiller, però, avrebbe
-avuto torto di lagnarsene, perchè attribuiva tanta importanza, ad una
-sconciatura da collegiale. E, poi, distinguiamo: c'è passione e
-passione. C'è la passione, che rampolla da un interesse personale,
-esclusivo e, quindi, irrazionale, o illogico; e la passione monda,
-razionale, che mira al vantaggio universale. E di quale altro genere
-potrebb'essere l'affetto immenso, che ho riposto nella Letteratura
-Italiana, reputandola la incarnazione più sublime del bello poetico?
-Questo, a scanso d'equivoci.
-
-
-
- II
-
-
- _Ire bollenti e fuggitive; santa_
- _Ignoranza dell'odio e dell'oblio;...._
- _Carità di perdoni; una serena_
- _Purezza di pensier, mista a febbrile_
- _Sperïenza di cupide carezze;_
- _Ingenue fedi; desiderî audaci_
- _E insazïati; avidità di arcane_
- _Ebrezze; del martirio e de la tomba_
- _Uno sprezzo magnanimo; un perenne_
- _Vagheggiamento dell'eterna idea;_
- _Ecco, Elisa, il poeta...._
-
-No, cara ed ignota Elisa, non creder, mica, da gonza, quanto
-scarabocchia l'Aleardi in una delle peggiori fra le sue _Ore cattive_.
-Dato e non concesso, che questa addizione impoetica di qualità
-sopraccariche d'epiteti, abbia, per prodotto, una persona, io,
-francamente, non saprei ravvisare, nelle poste, le _membra disjecta_
-d'un poeta, anzi, piuttosto, quelle d'un frate. Non i requisiti
-politici, fisici, morali o religiosi costituiscono il poeta; anzi la
-virtù di sentire ogni pensiero, in modo da trasformarlo in fantasma:
-tutto il resto è puro ammenicolo, quando non guasta. Che il viceconte
-Vittorio Hugo viva fra gli adulterî o che il conte Giacomo Leopardi
-muoja vergine; che il consigliere intimo Gian Lupo di Goethe strisci,
-nella corte d'un principato lillipuziano, o che Giorgio Byron aspetti,
-imperterrito, il naufragio imminente, sulle coste della Corsica; che
-Alessandro Manzoni sia capace di perdonar finanche a que' tedeschi, i
-quali fustigarono in pubblica piazza le sue milanesi, o che Dante
-Allaghieri sia uomo, da non perdonarla, neppure al suo Brunetto Latini;
-gua', sono accidenti! ci spiegano le peculiarità di que' valenti;
-bisogna conoscerli, per rendersene conto e del contenuto delle
-scritture; ma, con essi e senz'essi, e' si puole essere poeta. Un Byron
-impotente e leccazampe, un Allaghieri codardo e perdonevole, un Manzoni
-scettico e donnajuolo, un Goethe patriota e tribuneggiatore, un Leopardi
-ignorante e spensierato, un Hugo che non fosse banderuola politica,
-avrebber possedute le istessissime facoltà poetiche, la medesima
-immaginativa. Sia di creta, di bronzo o di oro la lampade, il valore
-della luce, che ne scaturisce, non cambia. Sia rosso o verde o bianco il
-vetro del cartoccio o della palla, non importa; importa, bensì, che
-l'intensità della luce valga ad illuminare e adombrare gli oggetti, nel
-microcosmo della stanza, per modo, che acquistino fisonomia. Ogni
-determinazione, che non è essenziale alla fantasia, non influisce sul
-valore poetico dello scrittore. Il sentimento del poeta, trasfuso nella
-cosa vagheggiata (impressione, riflessione, idea, fatto, eccetera,) ne
-trasfigura l'effettività in guisa, ch'essa implichi un cotal concetto
-dell'Universo, la cui special forma è indifferente, il cui pregio
-artistico dipende, da tutt'altre ragioni, che non è il merito
-intrinseco. E, nel mondo ideale, dove il caso, il fortuito sono
-sconosciuti, ogni parte implica il tutto, ogni individuo contiene la
-legge generica, più, ancora, che nel mondo effettivo. La
-rappresentazione d'un'onda può rendermi l'immensità de' mari. Gli adagi
-veneti m'insegnano, che _do' done e un'oca fa un marcà e che tre femene
-e un pignato e 'l marcà ex fato_. E, se una rondine non fa primavera nel
-proverbio, in quante poesie popolari è il contrario! Un uomo raffigura
-l'umanità; e nelle vicissitudini d'un amore si espongono le vicende
-dell'universo. In pittura, in iscultura, nella musica, è lo stesso.
-
-Il poeta porta (o conscia od inconsciamente) un mondo, in sè: cioè, un
-sistema; cioè un concetto. Mondo, che, apparirà tanto più poeticamente
-perfetto, quanto più risponderà a tutte le peculiarità dell'animo suo,
-quanto più sarà subjettivo. Difatti, allora, esso poeta saprà infondere
-più vita e più caldo alle singole parti. Che s'egli, invece, non ha
-sentite e trovate, nel proprio petto, le leggi del suo mondo, questo
-mancherà di spontaneità e di originalità, potremo chiamarlo rettorico.
-Vi sorprende, neh, ch'io parli, così, avvezzi a sentir lodare gli
-antichi pel loro objettivismo poetico? Ma bisogna distinguere! Il
-concetto vuol essere subjettivo, specifico dell'artista; e la sua
-fantasia deve aver tanto vigore, da rappresentarglielo come piena e
-perfetta objettività.
-
-Intendiamoci bene, però! Si tratta non d'un sistema o d'un concetto
-scientifico o filosofico, anzi di un concetto poetico. Poco monta, ch'e'
-sia falso, in sè, purchè bello; e, quando risponda, onninamente, al
-cuore del poeta, non potrà non rappresentarci un momento dello spirito
-dell'epoca; il modo di sentire sempre conforme a sè stesso (_sibi
-constat_) fa sì che egli in ogni immagine ti lascia sfolgorare dinanzi
-l'intero concetto, perchè ogni suo fantasma contiene l'universale.
-Quella unità, che la scienza dimostra, vien sentita dalla Poesia; e per
-questo Scienza e Poesia s'invadono a vicenda, come due larghe fiumane,
-che provengano da giogaje discostissime, ma scorrano vicine, e delle
-quali or l'una or l'altra straripando allaghi l'alveo della contigua. Di
-fatti: -- «senza immaginazione non vi è nessuna specie di scienza; e chi
-non ha fantasia può a sua posta chiamarsi uno scienziato, ma in realtà
-non è che un'eco esterna, un pappagallo senza ragione; e noi, per non
-privarlo di un'illusione che gli procura un piacere, lo tratteremo a
-tutto pasto di naturalista, ma fra noi non possiamo dissimularci che
-egli non è che un copista, perchè non riconcepisce e non comprende la
-Natura. Comprendere è rifare il fatto, e ricreare il creato; fare o
-rifare, creare o ricreare, è sempre immaginare». -- Dice il De Meis e
-dice benone; e quando mai no?
-
-Or bene, qual'è l'idea logica del mondo poetico di Aleardo Aleardi?
-l'occhiale ch'egli adopera per guardare i fatti e le idee? il sentimento
-dominante sustrato del suo carattere poetico?
-
-
-
- III.
-
-
-Quel sentimento che nel mondo delle cose si chiama fatuità.
-
-L 'Aleardi non giunge mai a percepire chiaro e spiccato il fantasma, ad
-infondergli autonomia, perchè tra 'l fantasma contemplato e lui
-contemplatore s'inframmette sempre un'altra immagine: quella della sua
-propria riverita persona. Non ci ricorda l'attore interamente assorbito
-dal personaggio, anzi il burattinajo che ti dimena sugli occhi de'
-fantoccini di legno, e quasi gli dolesse di dar campo all'illusione,
-caccia di tempo in tempo la propria zucca sul palcoscenico. Sembra
-preoccupato da paura che l'opera faccia dimenticare il poeta; e
-s'interrompe, al meglio, e si lascia cader la maschera per rettificare
-il vostro abbaglio, caso aveste supposto daddovero in iscena altri che
-lui. Siffatta relazione fra l'autore e le sue creazioni è giustificata
-nell'umoristico, quando lo scrittore intende appunto ad uccidere la
-poesia, riducendola a fantasmagoria col dimostrare la nullità
-intrinseca, la dipendenza del fantasma dal suo capriccio; ma dovunque è
-serietà diventa incompatibile. Pare che di ciò l'Aleardi non abbia
-sospetto: per lui, temi e concetti non sono qualcosa d'essenziale, anzi
-lo svariato scenario che il farà figurare, innanzi al quale ei potrà
-pavoneggiarsi ora in una, ora in altra veste. L'universo esiste soltanto
-per suscitargli un'emozione ch'egli esprime con più civetteria che
-poesia. Il Giusti scriveva ad un amico celiando: -- «sa, che l'Io è come
-le mosche; più lo scacci, più ti ronza d'intorno, e per questo non ti
-maravigliare se _io_ comincio dal mio signor me.» -- L'Aleardi comincia
-e finisce da sè. E sì, pretende che l'ammiriate, com'egli si ammira;
-registra ogni suo moto, ogni gesto, ogni atteggiamento, quasi che
-importassero molto; ed esagera ed ostenta e vuol che guardiate
-attraverso una lente magnificativa tutte le miserie di una vita
-prosaica, d'un animo comune: tepidi amorazzi, peccadigli che non son
-delitti, le solite lacrimette, le solite orazioncelle. Questo per
-mostrarsi uomo di carattere, dopo detto _Che l'angoscia profonda ha il
-suo pudor_, dopo affermato di sdegnare l'indiscreto verso _Che pubblica
-gli affetti intimi al volgo_. L'effetto non può non essere comico.
-Scartabellando il suo volume sei indotto in tentazione di credere che
-nelle brigate le belle signore invitate da lui per la contraddanza gli
-rispondano: -- «Tropp'onore, mio poeta;» -- che scarrozzando col
-virginia in bocca alle Cascine, tremi per l'_olimpia febbre de' carmi_;
-e che pappandosi il mezzo sorbetto la sera, innanzi al Caffè d'Italia
-su' deschetti in via Santa-Trìnita, ad ogni cucchiaino rimastichi
-qualche _acre reminiscenza del passato pianto_.
-
-L'idea, ridicolamente eccessiva, della sua importanza come poeta, si
-manifesta in modo presso che io non dissi scandaloso nelle dediche
-premesse ad ogni singolo componimento, dove la forma epigrafica le dà
-spicco e la scusanda del verso è svanita. Citerò qualche esempio
-caratteristico.
-
- _A. Te._
- _Nina. Sarego-Alighieri-Gozzadini._
- _Che. Comprendi. Più. Che. Non. Dico._
-
-Il rivolgersi ad una donna, ad una giovane sposa, accennando in nube ad
-una secreta intelligenza, è una impertinenza tanto fatta, una
-incontrovertibil pruova di fatuità indelicata. Inoltre il poeta sembra
-alludere ad un senso profondo, remoto d'ogni sua parola, senso
-intelligibile soltanto a pochi eletti: ed oltre i miracoli espressi ne'
-versi, ci ha le mirabilia taciute, i portenti rimasti chiusi nell'animo
-di lui ed i quali non gli è dato manifestarci, senza dubbio perchè: --
-«quantunque v'ha di meglio nel cuore, non n'esce mai» -- per dirla col
-Lamartine, ingegno della stessa tempra, ma di ben altre proporzioni.
-Bella frase! gentil pensiero! se non che l'ammetterlo per vero
-equivarrebbe ad una sentenza capitale contro la poesia. Il contrario è
-vero, come dice Ludovico Börne: -- «In quella forma che ogni spirito
-trova la propria glorificazione in un corpo, anche ogni pensiero vede
-nella parola la sua perfezione». -- Certo, qualche volta, si pruova una
-giusta renitenza a pubblicare od anche scrivere de' versi che rivelano
-alcune parti o piaghe segrete dell'animo nostro. Il Musset, parlando in
-una lettera confidenziale di certe stanze ad una suora della Carità che
-lo avea accudito, dice: -- «I versi per suor Marcellina, io li finirò
-uno di questi giorni, l'anno prossimo, fra dieci anni, quando mi piacerà
-e se mi piacerà. Ma non li pubblicherò mai e non voglio neppure
-scriverli. È già troppo l'averteli recitati. Ho detto tante cose a'
-gonzi e ne dirò loro ancor tante, che ho pure il dritto, una volta in
-vita mia, di comporre qualche strofa per uso mio particolare. La mia
-ammirazione e la mia riconoscenza per quella santa ragazza non saran mai
-impiastricciate d'inchiostro da' rulli del torcoliere. Cosa fatta capo
-ha; non toccar più questo tasto. La Signora Di-Castries m'approva,
-asserendo: che giova aver nell'animo un cassetto segreto, purchè vi si
-nasconda solo roba salubre.» -- Benone, ma non bisogna andar decantando
-il contenuto del ripostiglio occulto; nèd il Musset pretese mai d'essere
-ammirato per que' versi alla Marcellina che nessuno avea visti. Chi si
-vanta di ciò che non mostra, induce a credere di non aver che mostrare;
-appunto come uno che non ispendesse mai e parlasse delle sue ricchezze
-le farebbe credere immaginarie.
-
- _Pongo. Sul. Sepolcro._
- _Di._
- __Carlo Troja__
- _Questo. Canto._
- _Che. Vivendo. Ebbe. Caro._
-
-Non appurandosi altro di questo Carlo Troja (da non confondersi col
-grande istorico napolitano) che l'aver egli ammirato i versi d'Aleardo
-Aleardi, e' ci si para davanti come un uomo il quale non abbia fatto
-altro vita natural durante (vita bene spesa affè!); come una ristampa
-peggiorata di quel Jacopo Boswell; che per la prona ammirazione verso
-Samuele Johnson s'è lucrata una ridicola immortalità fra gl'inglesi,
-tanto che Tommaso Babington Macaulay chiama spiritosamente _lue
-boswelliana_ ogni venerazione inconsulta, irragionata, inintelligente.
-
- _A. Giuseppe. Garibaldi._
- _Aleardo. Aleardi._
-
-Da pari a pari. Narrano che Goffredo Augusto Bürger visitasse una volta
-il Goethe, col quale non s'era per anco incontrato personalmente, e che
-per farsi conoscere gli dicesse: -- «Voi siete il Goethe, io sono il
-Bürger;» -- ma soggiungono che il Goethe gli voltasse le spalle,
-lasciandolo in asso.
-
-La fatuità non è l'orgoglio, rimpicciolisce: quindi (se m'han detto il
-vero: ma, se non è vero, è ben trovato!) quindi la debolezza
-dell'Aleardi di mutarsi il prenome di Gaetano, che veramente è un po'
-volgare, in quello inaudito d'Aleardo, che è d'un buffo, ma d'un
-buffo!...... Vergognarsi d'essere l'omonimo dell'autore della _Scienza
-della Legislazione_! Ma il Foscolo si vergognò di portare lo stesso
-prenome dell'autore del _Principe_, -- «quando in Ugo cambiò ser
-Nicoletto!» -- Piccolezze umane! Il volgo si preoccupa molto de' nomi, e
-da essi giudica gli uomini: non del tutto irrazionalmente, s'e' si
-trattasse de' cognomi, i quali indicano la schiatta, sebbene la
-fragilità delle mogli cagioni molte perturbazioncelle note ed ignote; ma
-scioccamente affatto, per quanto concerne i prenomi, dipendendo questi
-dall'arbitrio de' genitori, de' parenti, de' compari. Un critico inglese
-a proposito di alcuni verseggiatori americani scriveva: -- «C'era o c'è
-un certo Dwight, il quale ha stampato un poema in forma d'epopea; ed il
-nome suo di battesimo era Timoteo». -- Il lettore volgare sogghigna d'un
-poema epico che ha per autore un Timoteo e l'opera gli par giudicata.
-Sarebbe come se un napoletano per confutar la filosofia del Gioberti, si
-limitasse a dire-: -- «Che razza di filosofia volete che stampi uno che
-si chiama _Si Vicienzo_?» -- Ma se l'Aleardi fosse davvero quello
-_sdegnoso_ pel quale e' si spaccia, avrebbe pensato l'uomo illustrar il
-nome, non il nome l'uomo.
-
- _What's in a name? That which we call a rose,_
- _By any other name would smell as sweet._
-
-Questa idiosincrasia, che nell'Aleardi ci stomaca, non è punto rara
-nella colonia europea del Parnaso. Splendido esempio presso i francesi
-Alfonso di Lamartine, pertinace a descrivere se dovunque ed ognora, nel
-parossismo dell'effusione lirica, quasi nel momento dell'affetto avesse
-avuto uno specchio davanti ed equanimità da studiarvi le mosse, il nodo
-della cravatta e la discriminatura. Finanche quando da una sua parola
-dipendono le sorti della patria, quando volgo ed assemblea aspettano che
-egli decida, per proclamare o la repubblica o la reggenza della duchessa
-d'Orléans, ha tempo da pensare all'atteggiamento, da notare i gesti
-propri. Finanche piangendo una figliuola unica, perduta per sua colpa!
-
- _Le front dans mes deux mains, je m'assis sur la pierre,_
- _Pensant à ce qu'avait pensé ce front divin,_
- _Et repassant en moi de leur source à leur fin,_
- _Ces larmes dont le cours a creusé ma carrière._
-
-Or bene, Aleardo Aleardi ha trovato modo di superare Alfonso di
-Lamartine! Allegramente, pècori giobertiani! ecco un nuovo documento del
-nostro primato! Anche rivedendo la madre in cielo, egli pensa solo a
-coglier l'occasione per esaltar sè, calunniando un popolo ed un secolo,
-dei quali non possiede e non comprende la robusta virtù:
-
- _Nuovamente accorrâi questo sdegnoso_
- _Che partorivi con fatica tanta,_
- _O troppo presto o troppo tardi, in mezzo_
- _A le viltadi d'una fiacca stirpe._
-
-Ogni quadro gli sembrerebbe imperfetto s'egli non vi occupasse il primo
-piano. In un _canto_ profetizza l'ingresso trionfale del Re nella patria
-Verona, la dimane d'una vittoria sugli Austriaci: benchè la descrizione
-sia mediocrissimamente favoleggiata, pure il semplice pensiero della
-cosa descritta esercita tal potenza su d'un patriota Italiano, ch'e' si
-riman compunti fino alle lacrime. Quand'ecco, sul più bello, l'autore,
-quasi arrovellato che veronesi e leggitori, assorti nell'immagine
-simpatica del Re, dimentichino lui, scappa fuori così:
-
- _Emanuele, Re d'Italia, anch'io_
- _Non ultimo poeta,_
- _Un saluto t'invio. Certo mia madre,_
- _Santa com'era, divinando il figlio,_
- _Me al nascere di panni_
- _Tricolori fasciò. Sin da fanciullo...._
-
-eccetera. E così giù per ventun verso farnetica di sè, finchè gli paia
-tempo, dopo essersi ricordato e raccomandato all'attenzione del
-rispettabil pubblico e dell'inclita guarnigione, di riprendere
-l'interminabile pittura, slavata in guisa da sembrare quel che ahimè!
-non puol essere, copiata dalle gazzette.
-
-In una _poesia volante_ (dichiaro fra parentesi di non capire come
-possano volare le poesie) troviamo il Nostro prigione oltr'Alpi. Una
-giovanetta, _fior di cortesia, ch'ei non vide mai, nè vedrà forse in
-terra mai_, gli ha usato di quelle benevolenze che scendono tanto dolci
-al cuor dell'esule e del captivo. Come ringraziare una donna se non
-lodandola? e che lodare credibilmente in una ignota ed incognita? Il
-nome: questo nome fu anche della madre di lui e par quasi che stabilisca
-una parentela fra' due. Benone! chi non ha talvolta profittato di simile
-coincidenze, chi non le ha spesso astutamente mentite, per trovare punti
-di contatto con qualcuna che gli premeva? Fin qui la poesia riesce
-gentile, affettuosa; la situazione è felice: commuove daddovero
-quell'uomo costretto ad accettare alcunchè da una donna ed il quale può
-rimeritarnela solo con poche strofette. Ma l'Aleardi non si ferma su
-questo motivo; non può rassegnarsi a rimaner nella mente della giovane
-Fraile un carcerato qualunque; vuol darsi importanza; gli manca la
-sublime verecondia che nel _Conte di Carmagnola_ del Manzoni induce il
-Pergola figlio a confondersi con gli altri prigionieri volgari e tacere;
-quindi termina:
-
- _Ma siccome ho giurato alla mia Musa_
- _Di non cantar fuor dell'Italia mai,_
- _Se la incontri per via_
- _Non le dir ch'io cantai, bella Maria._
-
-Ecco sfumata la gentile impressione. Non vedi più che la fatuità poetica
-di chi si fa correre dietro per lo mondo una personificazione della
-Poesia, quasi uscito lui d'Italia, ne sia svanito ogni lume d'Arte. E
-_siccome_, nel senso di _poichè_, non è Italiano; gallicismo,
-barbarismo.
-
-Come ultima sciagura a Genova ed a Pisa, _scellerate nipoti di Caino_,
-il Nostro annunzia loro che il Vate le maledice: se le perpetue
-guerricciuole delle repubblichette medievali non avesser procacciato
-altro danno che le imprecazioni dell'Aleardi!... Convien rileggere
-intero il brano per rendersi ragione di tutto il prepotente effetto
-comico della scappata. L'autore, per rappresentarmi le due città, le
-personifica: Pisa, _in sella ad una prua spumante_, scende a giostrare
-con Genova, _leonessa saettatrice_: e non si capisce punto perchè non
-abbia all'incontrario fatta inforcar la prora a Genova e chiamata luna
-sagittaria Pisa. Il Poeta passa di lì, forse camminando sulle acque come
-san Pietro, probabilmente qual ei vien descritto altrove: _l'astro del
-genio in fronte_, e senza dubbio coi baffi e col pizzo dell'Aleardi; e
-si ferma a recitare con qualche opportuna variante i versi di Ugo
-Foscolo sulla battaglia di Maratona. Perchè un anatema conturbi chi
-l'ascolta, si richiede autorità in chi lo profferisce: quest'autorità si
-acquista dal moralista persuadendoci dell'altezza del suo ideale etico,
-dal poeta impossessandosi della nostra fantasia con immagini che ci
-sforzino a sentire come lui. Chi non impreca con l'Allighieri alla
-crudeltà di Pisa contro la famiglia del conte Ugolino? chi non accetta,
-nel leggerlo, il giudizio che Dante fa de' contemporanei e de' passati?
-e non dura fatica poi a rettificarlo in modo conforme alla verità
-storica, tanto è il fascino di quella poesia? onde il Settembrini ha in
-somma parte ragione scrivendo che: -- «il giudizio che si fa di queste
-anime, a ciascuna delle quali si assegna il suo _stato_ è il gran
-giudizio fatto da dio nella coscienza dell'uomo libero ragionante; è il
-giudizio che si aspettava nel Mille e non venne ed ora è fatto....» --
-Ma l'Aleardi non avendo saputo trascinarci con le immagini sue, rimane
-un declamatore esautorato.
-
-Vorrei finirla su questo capitolo; ma mi accorgo d'una conseguenza della
-fatuità poetica; sulla quale m'incombe il dovere di richiamar
-l'attenzione delle signore Italiane. Badate, care dilette, a non
-annaspare nessun amoretto con chi pizzica del poeta, senz'averci prima
-pensato bene. Non è cosa da farsi alla cieca: al primo bisticcio sarebbe
-capace di mandarvi a casa l'intera penisola, sana sana, acciò rendiate
-conto delle vostre bizze:
-
- _.... Oh sconsigliata_
- _L'Itala donna cui fu dato in sorte_
- _Stringersi al petto un'amorosa testa_
- _Nata agli allori, che la cinge invece_
- _Di domestiche spine! A lei di contro_
- _La penisola sorga, e le domandi_
- _Terribil conto del perchè la inerte_
- _Stella non manda lume...._
-
-Avete inteso? Pare che non avesse tanto torto quell'amico di Gian
-Cristiano Kestner, che gli scriveva, quando il Goethe con leggerezza
-inescusabile lo ebbe posto alla berlina insieme con la moglie nei
-_Patimenti del giovane Werther_: -- «Salvo il rispetto dovuto all'amico
-vostro, ma gli è pericoloso d'avere un autore per amico.» -- Per me,
-fossi femmina ed avessi letto que' versi, e poi l'Aleardi mi richiedesse
-di amore, non lo promuoverei mai da patito a drudo. E poichè mi trovo
-maschio, quantunque non la pretenda a poeta, prevedendo il caso in cui
-mi venga in sèguito un simile ghiribizzo, chieggo il permesso di
-dichiarar qui solennemente e dichiaro: _che in ogni mio futuro dissidio
-con qualsivoglia Italiana non sarà mai chiamata ad immischiarsi la
-penisola, intendendo io rinunziare e rinunziando esplicitamente ad
-invocarne l'intervento._ Ce la vedremo a tu per tu, da solo a sola. E
-consiglio le mie care compatriote di fare scrivere e sottoscrivere una
-dichiarazione identica a tutti gli adoratori loro presenti ed avvenire,
-che, registrata e bollata, si depositerà presso pubblico notaio. Sia
-quest'atto una formalità indispensabile (sennò, no) per chiunque vuol
-rendersi loro aggiudicatario, come la cauzione provvisoria per chiunque
-concorre ad un pubblico appalto.
-
-Ma riconosciuto, pure, che la fatuità sia il più spiccato sentimento
-dell'Aleardi poeta, non sarà certo il solo, neh? Giulio Cesare venne
-accusato d'esser un bell'imbusto, anzi un finocchio: nè siffatte colpe
-il rimpicciolivano. O se questo fosse il caso d'un Giulio Cesare della
-poesia? La fatuità, la vanità si condona volentieri al merito. Quali
-sono le altre parti dell'animo di lui? quali sono i concetti nei quali
-ha dato opera ad incarnarle?
-
-
-
- IV.
-
-
-Aleardo Aleardi ha scombiccherati parecchi componimenti in cui parla
-della madre e d'Italia e di libertà e d'amore e di religione: cose tutte
-le quali sono state e saranno in eterno fonte ricchissima di vera
-poesia. Ad un patto però: che siano sentite, che divengano passione, che
-si concretino in fantasmi autonomi. Sono poesia nelle loro
-manifestazioni, non già nella loro astrattezza. Spieghiamoci con un
-paragone: i paragoni, se non provano, rischiarano; ed in casi molti,
-rischiarare val quanto provare.
-
-Nelle _due pagine autobiografiche_ preposte ai suoi Canti il nostro
-autore vi dice: _Ho considerato la poesia come la perla del pensiero:
-chè nasce anche ella da una febbre dell'animo, come la perla da un
-malessere della conchiglia: chè l'aceto della scurrilità e della
-malvagità la distrugge come l'aceto dissolve la perla._ A dirla, io non
-so se l'aceto dissolva le perle, e mi ho annodato la cocca della
-pezzuola per ricordarmi di chiederne a Sebastiano De Luca la prima volta
-ch'io l'incontri; so bensì di certo, che la scurrilità è, quanto ogni
-altro, schietto e legittimo elemento di poesia: e se l'Aleardi non si
-trova in grado di comprenderlo, suo danno. Non sarebbe il solo;
-moltissimi, tutte le nature fiacche sono negate all'intelligenza delle
-categorie comiche. Ma lasciamo star ciò, ch'io non intendeva citare il
-paragone per biasimarlo, anzi per farlo mio. La perla si produce dalla
-secrezione sovrabbondante della materia che fodera la conchiglia, la
-quale, agglomerandosi in alcuni punti a mo' di bernoccolo, senza dubbio
-ingenera nell'ostrica un piacevol prurito; e tante volte l'ostrica
-ricopre di sostanza madreperlare qualche corpo estraneo, che gli dava
-noia con la sua forma irregolare, ma poi arrotondito dagli strati che
-gli si sovrappongono, non torna più d'incomodo. Se non che più
-l'escrescenza ed il corpo estraneo stanno e più divengono voluminosi; la
-protuberanza si stacca dal guscio e diventa una cosa per se, la
-pallottola ingigantisce, e dànno peso e dànno molestia all'animale,
-finchè questi non trovi modi di sbarazzarsene. Con simile appunto si
-ravvisa il processo poetico nella mente dello scrittore dalla percezione
-all'espressione. Il percepire avidamente l'objetto, (fatto, sentimento,
-eccetera) l'assumerlo in sè, l'appropriarselo, procaccia dapprima una
-piacevole impressione: l'è quel diletto che noi precisamente cerchiamo
-nella lettura od in teatro. Anche quando la percezione è tornata
-dolorosa o per la sua veemenza o per la sua natura, lavorandoci intorno
-con l'immaginazione, togliendone le asperità, finisce per essere ospite
-gradita della memoria. Poi, mano mano che procede la traduzione
-dell'objetto in immagine interna, e quanto più questa divien viva e
-potente, _id est_ autonoma, s'ingenera e cresce un malessere nell'animo
-del poeta, cagionato dalla presenza del fantasma. Malessere del quale si
-guarisce incarnando esso fantasma in un lavoro, estrinsecandolo. La
-stessissima successione di momenti si percorre nella generazione fisica
-dal concepire allo sgravo. Più il pensiero diventa perfetto in sè, tutto
-immagine, cioè artistico, e più diventa estraneo allo scrittore, che
-quindi è angosciato dalla sua presenza, come donna negli ultimi mesi
-della gravidanza. Il fantasma s'impone allo scrittore, che non gli
-comanda, anzi il subisce. Molti anni dopo la pubblicazione delle
-_Affinità Elettive_, il Goethe leggendo il carteggio di Ferdinando
-Solger trovò una lettera su quel romanzo, la quale gli parve il meglio
-che se ne fosse scritto. Il Solger, riconoscendo che il fatto era il
-prodotto di tutti i caratteri, pur biasimava quello d'Eduardo: -- «Non
-saprei volergliene» -- disse il Goethe -- «nemmanco io posso soffrirlo,
-benchè pieno di verità... Ma, mi piacesse o mi spiacesse, dovetti farlo
-a quel modo.» -- Notatevi quel _dovetti_. Ecco perchè diceva che tutti
-quei santi e gentili affetti, i quali rendono caro un uomo nella vita
-empirica ordinaria, per mutarsi in poesia han bisogno prima di _diventar
-passione_, cioè di crescere in intensità, e poi di _trasformarsi in
-fantasmi autonomi_, cioè in immagini che abbiano in sè la ragion di loro
-vita e non siano mero prodotto dell'arbitrio di chi scrive.
-
-Tanto la passione, quanto l'autonomia del fantasma, sono rese
-impossibili per Aleardo Aleardi dall'idiosincrasia che chiamammo fatuità
-poetica. Il fantasma non acquista mai effettività objettiva nella sua
-mente; l'affetto non diventa mai cosa seria pel suo cuore; anzi egli se
-ne fregia, come una civettuola di finte trecce e di nastri
-nell'acconciarsi. Egli non può mai profondarsi nell'objetto, poichè
-questo al postutto non ha importanza intrinseca agli occhi suoi, anzi è
-solo un mezzo per farlo figurare. L'amor patrio, l'amor filiale, l'amor
-divino e finalmente ciò che dicesi amore per eccellenza e per
-antonomasia, sono nel freddo animo e morto di lui piante esotiche, le
-quali non fioriscono mai come passione.
-
-Aleardo Aleardi ne si protesta buon cristiano: s'adonterebbe se lo
-chiamassimo, come Lisandro chiamava Aristodemo nella prima e men cattiva
-tragedia del Monti:
-
- _..... Uomo_
- _Non sottoposto all'opinar del volgo_
- _.... che questi dei, quest'ombre_
- _De l'umano timor, guarda e sorride._
-
-Ma un vero credente forse temerebbe che quel suo cristianesimo rettorico
-e sbiadito voglia conferir tanto poco alla sua salvezza eterna quanto
-poco giova al suo merito letterario. Quel dio, così spesso apostrofato,
-non è persona, anzi personificazione; e neppure: è una mera occasione,
-un pretesto, per rammodernare in fragorosi versi il cianciume delle
-immagini bibliche. Una vecchia protestantaccia importunava sempre la
-fantesca cattolica, acciò ne andasse al tempio ed ascoltasse i sermoni
-del pastore. La domestica v'andò una domenica per arrendevolezza; e si
-sciroppò la predica, attenta e devotamente. A casa poi la padrona
-l'accolse con una sfuriata d'interrogazioni. -- «Neh, ch'è una gran
-bella cosa? Neh, che vi si parla benissimo e pertinentissimamente di
-iddio?» -- La servetta, dopo aver ascoltato un pezzo, poi rispose: --
-«Ne parlan molto, ma nol mostran punto». -- L'Aleardi nomina sempre dio;
-ma non cel mostra mai. Ma non ha la più remota idea dell'ardente
-religiosità ed appassionata, che cerca sfogo irreperibile nella
-penitenza, nelle stravaganze de' riti, nella preghiera; che guasta tante
-belle ginocchia e consuma tanti animi gentili sul genuflessorio o nel
-confessionile; che fa piangere; che fa sperare e sperare e disperare;
-che ci fa vedere il nostro ideale morale come una personalità distinta
-da noi, o amico perdonevole o giudice inesorabile. Egli non ha mai
-provato e neppure intelletto cose siano la paurosa preoccupazione
-dell'eternità, gli scrupoli severi, quei dubbi che schiantano il cuore,
-gl'imperativi categorici, i delirî sublimi di san Tommaso d'Aquino o di
-santa Teresa d'Avila, che udivano esterrefatti parlare i Cristi di
-legno, che si accorgevano con isbigottimento d'essere stati rapiti al
-cielo. Cheh! la religione dell'Aleardi non è neppure una cosa eterna,
-come la concepisce e pratica certa brava gente che va puntualmente a
-sentir messa la domenica e tutti i giorni crocesegnati nel calendario;
-che mangia di magro mercoledì, venerdì e sabato; che obbedisce al
-decalogo ed ai precetti di santa madre chiesa: ma nei quali dio non
-vive. Questa religione rifredda, alla Don Abbondio, desta almeno il riso
-o il disgusto: è cosa da commedia, è cosa scurrile; ma lo scurrile è
-categoria del comico ed il comico è forma di poesia. Invece il
-cristianesimo dell'Aleardi sembra un abito stanco, una vuota
-consuetudine di professarsi cristiano, com'usa pur troppo da molti in
-Italia, quantunque in fondo non si sia più cristiani che turchi o
-scettici od hegeliani e s'ignorino affatto gli spasimi e le voluttà del
-sentimento religioso, e non si pratichino neppure i riti del culto. Da
-questa disposizion d'animo può solo emergere l'ironia, e quando l'autore
-non sa o non può ironizzare, e vuol fingersi cristiano come Vincenzo
-Monti si fingeva pagano, rimarrà sempre nel declamatorio e nel
-rettorico.
-
-
-
- V.
-
-
-Nè diversamente accade all'Aleardi quando ragiona d'amor patrio o di
-libertà.
-
--- «Come, come? cos'ha detto? Forse abbiamo franteso. Il patriottismo,
-il liberalismo non sarebbero passione in Aleardo Aleardi? E le sue
-persecuzioni? E l'esilio? E Iosephstadt? Ed i tempi passati.... _su lo
-strame De le prigion, col trave Del patibolo in faccia?_» --
-
-Io non dico dell'uomo: che importa dell'uomo a me ed a voi? Ma
-dall'Aleardi poeta anche l'amor patrio si ostenta sol per dare un
-qualche spicco alla personalità del poeta, rassomigliando alla foglietta
-d'argento che l'orafo sottopone ad un mediocre plasma di smeraldo acciò
-sfolgori quanto una vera gemma. Il patriottismo del cittadino rimane
-sterile per lo scrittore: ne parla, nol mostra. Cos'è l'Italia per lui?
-Si scartabellano senza frutto i canti in cerca d'un concetto della
-patria, della libertà, espresso in una immagine ammodo: per l'autore,
-come per quei filosofanti medievali, sono meri _flatus vocis_. Leggi la
-famosa canzone del Petrarca: _Italia mia, benchè il parlar sia indarno_;
-leggi la invettiva dantesca: _Ahi serva Italia di dolore ostello_; leggi
-le _Fantasie_ di Giovanni Berchet; leggi fin que' miseri epigrammuzzi di
-Vittorio Alfieri; ed innanzi alla tua mente starà chiara e viva
-un'immagine di questa tua patria; ognuno di que' sommi me l'ha
-rappresentata com'e' l'ha sentita, come la sua fantasia gliela
-raffigurava o presente o futura. Ma non sente, non ha viva in sè
-l'Italia nostra, colui che parlandone a Gesù Cristo in paradiso, la
-chiama:
-
- _La terra tua, però che là su un_ (ahi!) _sacro_
- _Colle, di voti e di laureti adorno,_
- _La verginella ebrea,_
- _Che ti fu madre, un giorno_
- _La poveretta casa deponea._
-
-Ma che? tutta l'istoria e la gloria nostra non è dunque nulla per
-l'animo di costui? La bellezza di questa terra, la virtù di questo
-popolo, sono cose tanto estranee alla sua coscienza, che per
-raffigurarmi l'Italia ei dà di piglio alla casa della Madonna? E se
-almeno fosse un picchiapetto, un bigotto, un uomo religioso; e ci
-credesse davvero alla alleata casa! se fosse di quelli che, andandovi in
-pellegrinaggio, piangendovi di tenerezza, stimano gloria maggiore per la
-patria l'esserne depositaria, anzichè di tutti i trofei romani! Ma,
-nossignori, rettorica pretta! e' se ne ride e tutt'al più concede con lo
-Astigiano che sia _Pur men risibil delle antiche dee_. Quanto alla
-cacofonia del _su un_, so che potrebbe tentare di scusarla, citando il
-_Furioso_ (Canto II. Stanza XLI.)
-
- _Che nel mezzo, su un sasso, avea un castello_
- _Forte e ben posto e a meraviglia bello._
-
-Allora si pronunziava e taluno scriveva _s'un_; contrazione che non so
-quanto si ammetterebbe adesso.
-
-Pure queste parole dolcissime _Italia_ e _Libertà_, per quanto sia vuoto
-di sentimento chi le pronuncia, possedevano e posseggono una strana
-virtù: di strappar lacrime agli occhi, di strappar plauso alle mani;
-come il nome della diletta che circonfonde per noi d'un'aureola le più
-schifose creature. La più stupida uscita contro i tedeschi, procaccia
-agli attori una sfuriata di battimani: ed insomma la popolarità della
-_Francesca da Rimini_ di Silvio Pellico per tre quarte parti si deve
-alla fragorosa apostrafe all'Italia. Ogni strimpellator di violino che
-scortichi pe' caffè l'Inno di Garibaldi è sicuramente applaudito e
-raccoglie soldi assai nel vassoino; prima, perchè ricorda agli
-acculattatori delle panche una persona che loro è simpatica; poi e
-soprattutto perchè sanno di fare un dispetto ai questurini. Ed il
-ripeter sempre _Italia_ e _Libertà_, ha procacciato il favor popolare
-all'Aleardi; ha coperto d'un pampano la sua nudità poetica.
-
-Riguardo poi all'ostentarci di continuo il martirio di quei pochi mesi
-di prigionia.... cazzica! io non sono tanto offeso esteticamente dal
-modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall'udir tanto baccano per
-tanta parvità di materia: _much ado about nothing_. Ma venne osservato
-già da un pezzo, come ne' rivolgimenti politici chi meno si lamenta è
-sempre chi più perde; e viceversa chi fa più bordello è sempre chi meno
-ha sofferta. Noi, giovani della nuova Italia, educati negli esilî
-all'odio aperto od in patria all'odio coperto delle tirannidi; avvezzi a
-considerare come avvenire inevitabile e desiderabile gli ergastoli ed i
-patiboli sortiti da' nostri maggiori; noi, che tutti, tranne pochi
-dappochi e gl'impediti da forza superiore, abbiamo indossato o la tunica
-del soldato o la camicia del volontario; noi, consueti a non calcolar
-mai per ostacoli le minacce ed i pericoli; noi, che s'è mostrato di
-essere uomini e di meritare d'esser liberi; noi, ci perdoni
-l'illustrissimo signor commendatore Aleardo Aleardi; non siamo, noi
-commossi da chi guaisce quasi femminetta per breve carcerazione o non
-lungo sbandeggiamento, consolato da stipendî malguadagnati. Forse
-nell'epoca slombata anteriore al milleottocenquarantotto, nell'epoca
-frustata da quel Giuseppe Giusti che il signor commendatore Aleardo
-Aleardi fatuamente chiama il _suo povero Beppe_, forse allora si
-scroccava un brevetto d'eroe, di martire, mercè d'una visita domiciliare
-o d'una detenzioncella preventiva. Ma ora!... Quanti hanno sofferto
-viemmaggiormente; e, quel che più monta, operato qualcosa; ed illustri
-non ci rompono gli stivali col raccontarcela sempre daccapo
-magnificando; oscuri, non pensano neppure a farsi valere! E che direbbe
-il signor commendatore Aleardo Aleardi se avesse vissuto come Luigi
-Settembrini metà della vita fra 'l carcere e la galera e settantadue ore
-in confortatorio? sempre uomo ed allora e prima e dopo? Ed il
-Settembrini di tutto parla e fors'anche (anzi senza forse) non di tutto
-tutto a proposito; ma degli anni e delle ore in cui fu eroe, mai. E che
-direbbe il signor commendatore Aleardo Aleardi se a lui giovanetto
-fossero toccate dalla polizia austriaca le vessazioni che il pittore
-leccese Gioacchino Toma sofferse dalla borbonica e mercè le quali
-rischiava di crepar di fame? Autodidatta, egli era venuto da Tricase a
-Napoli pedestremente per amor dell'arte e campava facendo l'ornamentista
-il giorno e studiando il nudo la sera: sbandirlo dalla metropoli era un
-precludergli ogn'avvenire artistico ed un togliergli ogni mezzo di
-sostentarsi nel presente. Ed ha penato con impassibilità, s'è
-onestamente ingegnato, ha preso le armi nel momento opportuno, ha
-pugnato con coraggio, senza poi mendicare il riconoscimento delle sue
-spalline insurrezionali. Ed il Toma non chiacchiera mai corampopulo de'
-suoi fatti, non si dipinge da protagonista ne' suoi quadri; ed è uomo
-che dopo aver pennelleggiato quel capolavoro dello _Esame rigoroso del
-Sant'Uffizio_, perchè sente altamente dell'Arte, perchè sente
-pudicamente di sè, teme d'aver mal fatto, appoggia la tela con la
-superficie dipinta rivolta al muro, la guarda di tempo in tempo
-dubitando sempre e finalmente, sforzato dagli amici e dal bisogno, la
-porta di contraggenio all'Esposizione, dove la intera Napoli la ammira.
-Non tutti siamo da tanto, nè per valore nè per modestia: sappiamcelo! Ma
-tutti o sommi o minimi, o scrittori od artisti, riguarderemmo come
-insultante una legge sul tenore dell'Ateniese, che il commendatore
-Aleardo Aleardi sembra rimpiangere, la quale vietasse agli scrittori od
-agli artisti di avventurarsi in battaglia. E se mai legge analoga
-ricevesse l'approvazione de' due rami del Parlamento e venisse sancita e
-promulgata dal Re, non ci casca un dubbio al mondo, che malgrado la
-nostra devozione al Parlamento ed al Re, la trasgrediremmo.
-
-Ben inteso che ho parlato sempre non dell'Aleardi uomo, anzi
-dell'Aleardi poeta. Dunque non ha sentito nè la religione, ned il
-patriottismo. Vediamo se per avventura abbia sentito l'amore.
-
-
-
- VI.
-
-
-L'amore è per le letterature de' popoli moderni quel che la vôlta è per
-le loro architetture. E l'uno e l'altra acquistarono valore per l'Arte
-appo i Romani e signoria presso che esclusiva nel Medio-Evo. Allora la
-vôlta divenne principio e norma di ogni costruzione artistica, anche
-nelle contrade dalle quali il clima e la natura del materiale in uso
-avrebbero dovuto apparentemente escluderla. Inesauribile nelle forme e
-nelle combinazioni; pieghevole ad ogni scopo, ad ogni bizzarria;
-capricciosamente complicata nel gotico e nel barocco; miracolosa nelle
-cupole, ne' ponti, negli acquedotti; perchè cominciasse a perdere del
-suo d'impero, conveniva che questo matto secolo decimonono desse di
-piglio a due materiali sin'oggi trascurati dall'arte edificatoria: al
-ferro ed al vetro, rivaleggiando con lo Atlante dell'Ariosto e con le
-fate de' conti popolari.
-
-Parlavamo di amore. Non v'ha passione più spontanea, più universale, più
-comprensibile: ogni uomo, che sia uomo, ogni animale, che abbia anima,
-debbe averla sentita o sott'una o sott'altra forma; se finanche le
-cieche forze di natura sembrano sciogliersi in rapporti amorosi! --
-«Niuno effetto ovvero accidente, qualunque ei si sia, è tanto universale
-e comune a tutte le cose. Perciocchè egli non è cosa nessuna in luogo
-nessuno, nè tanto bassa e ignobile, nè così alta ed eccellente, la quale
-non abbia in sè qualche amore; anzi quanto è più nobile ciascuna cosa e
-più perfetta, tanto ha senz'alcun fallo più perfetto amore e più
-nobile.» -- Così Benedetto Varchi. Foggiandosi l'amore
-diversissimamente, secondo le più minute e nascose parti della
-personalità amante e dell'amata, esso è inesauribile nelle sue
-modificazioni: e quindi, tanti poeti, tanti amori. Sel sanno e conscii
-di quanto lor giovi quest'affetto, non possono pensarvi senza entusiasmo
-e riconoscenza, -- «sono innamorati dell'amore; -- _Applaudissez du
-moins pour l'amour de l'amour_, conchiude una volta Teodoro di Banville.
-Hanno adoperato le più vaghe parole ed efficaci per rappresentarcelo
-vivamente; hanno sfruttato le cave delle metafore e degli epiteti per
-caratterizzarlo. L'hanno chiamato fiamma, catena, sospiro, piaga, luce,
-guerra, martoro, follia, raggio; ed ognuno di questi termini indica ed
-implica già di per sè ed _in nuce_ un concetto della passione; sebbene
-col tempo, pur troppo, rimettendo della efficacia primitiva, siano
-precipitati nell'uso volgare della lingua, e sappiano del rettorico
-quando lo scrittore indifferentemente li adopera. Ed Aleardo Aleardi in
-busca di novità chiama l'amore.... voi non vorrete credermi, ed è pur
-così.... chiama l'amore: _assillo!_ Dunque non è per lui la fiamma
-divoratrice del vivicomburio; nè la piaga onde sgorga il sangue e la
-cancrena si diffonde; nè la catena obbrobriosa, fatale e pur cara; ned
-il martirio immeritato e sofferto imperturbatamente, grazie alla buona
-speranza che lo allevia; ned il raggio implorato che dissipa gli errori
-della tenebria; no! chêh! anzi una delle innumerevoli noje della vita,
-seccatura inevitabile che ci sforziamo di scacciare come l'importuno
-tafano, bestemmiando la santa volontà di messer domineddio. L'amore è un
-disturbo della nostra pace; distrae Narciso che si specchia al fonte, e
-sparpaglia e fa diventar frenetica con le sue punture la povera mandra
-umana che rumina tranquillamente all'ombra. Nè si scusi l'Aleardi
-allegando il tropo esser tolto di peso dall'ode terza d'Anacreonte tejo.
-Perchè rubare quando non si sa utilizzare il furto? In quello scherzo
-umoristico dello amico di Policrate samio, un puro paragone simile,
-fatto di volo, sta bene; ma chi ne fa una metafora e l'adopera sul
-serio, non sa quel che si faccia. E la passione amorosa che in Omero
-esiste appena come accessorio e sotto la forma quasi brutale d'affetto
-conjugale; che l'Erissimaco di Platone confessa con istupore di non
-trovare encomiata da alcuno de' tanti innografi; che in Virgilio,
-quantunque essenziale d'importanza, è puramente episodica nella
-composizione: diventa dalla poesia provenzale in poi fondamento e
-condizione d'ogni poesia. Sembra che ormai l'ideale possa incarnarsi
-solo in forme femminili; e che la via fatta, o prosperamente od indarno,
-per raggiungerlo, l'Iliade combattuta e l'Odissea sostenuta, possa
-ritrarsi unicamente dipingendo le vicende di un amore. Diceva il Goethe:
--- «Rassomiglio le donne a patere d'argento, in cui noi poniamo frutta
-d'oro. L'idea, ch'io ne ho, non l'astraggo dalle parvenze effettive,
-anzi m'è innata, od è sorta in me dio sa come. I caratteri femminili,
-che ho rappresentati, se ne sono avvantaggiati: sono meglio sempre che
-nella effettività... La donna è l'unico vaso, che rimanga a' moderni,
-per versarvi la loro idealità. Degli uomini non c'è, che farne. Omero ha
-tutto preso anticipatamente in Achille ed Ulisse, nel più forte e nel
-più saggio.»
-
-Questo modo di concepir l'amore apparterrebbe al più basso comico, al
-buffonesco. Quando il monaco medievale raffigurava nella miglior
-passione umana il demonio tentatore e si crocesignava scorgendo una
-bella ragazza, era ridicolo; ma latitava pur sempre uno strazio
-altamente serio in fondo a quell'apparenza comica: tutto il fàscino
-della tentazione, tutto l'intenso desiderio del frutto vietato, tutta
-l'ebbrezza d'una gioia momentanea fruita a prezzo d'eterni tormenti.
-Quando l'alverniate Sebastian-Rocco-Nicolò Chamfort definiva l'amore: --
-«scambio di due capricci e contatto di due epidermidi» -- era
-ignobilmente prosaico; eppure si ravvisa qualcosa di tragico in
-quest'uomo costretto dal ragionamento e dall'esperienza a negare la
-maggior dolcezza della vita. Epperò quel comico spontaneo e questo
-comico dottrinario serbano una certa dignità. Invece il comico del
-concetto implicito nella espressione aleardesca, risiede nell'incapacità
-del subjetto, il quale si dimostra disadatto a gustar l'amore. È una
-comicità nauseosa, come quella dell'eunuco innamorato delle sultane che
-attuffa nel bagno o conduce al talamo del padrone, nelle _Lettere
-persiane_ di Carlo di Secondat, barone della Brède e di Montesquieu.
-
-Ho detto _è_, doveva dire _sarebbe_, se fosse sentita ed enucleata, il
-che non è. Meno forse d'ogni altra cosa l'Aleardi concepisce l'amore:
-qui proprio non ha mai barlume di vera tenerezza o di vera disperazione,
-qui dove l'infimo degli scrivacchiatori coglie spesso qualche felice
-momento. S'egli ostenta d'essere amato, non commette un'indiscrezione
-scusabile dall'affetto sovrabbondante, anzi una calcolata
-scimmieggiatura di Vittor Hugo per propalare che una signora _comiffò_
-il chiama: _mio poeta_. Se impreca ad una ritrosa, non accade pel
-crepacuore della passione insoddisfatta, anzi per tradire, imitando
-Giacomo Leopardi nell'_Aspasia_, dispetto e meraviglia che una donna
-abbia potuto non istimarsi onorata e beata d'esser prescelta ad appagar
-le voglie d'un tanto vate. Ripeto, tutto questo tornerebbe sublimemente
-disgustoso, se il comico ne fosse sentito e svolto: ma l'autore parla
-con la massima serietà e senza evidenza.
-
-Non sente l'amore. Descrivendo due amanti, i quali godono: -- «quel
-soave fin d'amor, che pare All'ignorante vulgo un grave eccesso,» -- il
-signor Aleardi ha osato chiamare i momenti di voluttuosa ebbrezza:
-
- _........ ore di cielo,_
- _Che ne l'inferno echeggiano.......;_
-
-e peggiora nell'ultima edizione questo pessimo brano, correggendo:
-
- _Ore di ciel, che il ciel condanna._
-
-Corpo di Bacco! ed io crederei che questo uomo abbia potuto amare mai?
-Oh quegli cui una gentile desideratissima è stata quandochessia benigna
-una ora; quegli che almeno con la fantasia cupidamente ha bramato un'ora
-di felicità; sente nel ritrarla, non casca in freddure, in concettini,
-in antitesi; non pensa ned al cielo, ned all'inferno: quel presente è
-tale che spreoccupa del futuro.
-
--- «Ma l'Aleardi ha forse voluto manifestare la sua riprovazione per gli
-amori illeciti, che ne offendono il senso morale....»
-
--- Poverino! Davvero? E gli uomini dal senso morale conturbato, gli
-uomini ripieni di santo sdegno contro il peccato, a' tempi nostri il
-rivelano coi bisticci; come un secentista, come il cappuccino nel _Campo
-di Wallenstein_, del quale lo Schiller coadjuvato dal Goethe compilò la
-parlata sulle opere di Abramo da Santa Chiara? Che tanfo da don Pirlone!
-L'Aleardi ha voluto mentire una riprovazione che non sentiva, e non gli
-è riuscito. Non potremmo che commiserarlo se davvero sentita l'avesse:
-Dante era un carattere moralmente severissimo, come non ce n'è più, e
-colloca Francesca col cognato nella bufera infernale; eppure piange al
-vederli, eppure gliene duole, eppure s'impietosisce fino a cadere in
-deliquio: condanna e non impreca, perchè la mente gl'impone di
-condannare, ma il cuore scusa; invidia que' meschini, ma la fantasia,
-ritraendogliene la dolce colpa, lo invaghisce di essa.
-
-Ma lasciamo Dante: i paragoni sono odiosi. Il Nostro dichiara di amare
-ardentemente non so che Maria, ed in pruova le propone.....
-
--- «Cosa? Badiamo, veh, di moderare le espressioni!....» --
-
--- Non c'è da moderar nulla; non fu mai vista più moderazione in alcun
-amadore. Le propone di andarsene soli scorrazzando senza saper
-dove......
-
--- «Scarrozzando?» --
-
--- No, scorrazzando, a piedi.
-
--- «E non sarebbe meglio prender la ferrovia e scapparsene per un
-mesetto a Parigi, ch'è il luogo più acconcio per godersi lietamente la
-luna di miele di qualsivoglia amore?» --
-
--- Crederei, ma i giudizî differiscono. Le promette di raccogliere
-muschio e fargliene un guanciale, senza federa; di _suaderle il sonno
-cantando la sua canzon più bella_; e di meriggiarle accanto sotto
-_all'odorosa tenda d'un'acacia tardiva_ perchè non diventi mora....
-
--- «Vedi bàlia e ninna-nanna! non sarebbe meglio andare all'albergo e
-farle preparare un buon letto sprimacciato, magari a due piazze?» --
-
--- A parer nostro, ma i gusti variano. Caso sopravvenisse un temporale;
-_di freschi allori le farà ghirlanda_; acciò vada: _rispettata dai
-fulmini le chiome_......
-
--- «O non sarebbe meglio aprire il paracqua?» --
-
--- Secondo gli usi odierni, ma i costumi cambiano. Quando poi la Maria
-avrà sete le
-
- _..... corrà pei solchi,_
- _L'onda del ciel nel calice dei fiori._
- _Che dio prepara all'uccellin che migra...._
-
--- «E quando l'avrà fame?» --
-
--- Una creatura tanto eterea non ha mai fame; ad ogni modo _le frangerà
-il suo pane sovra un desco di rose e di viole_;
-
--- «Magro pranzo e desco incomodo!» --
-
--- Quistion d'abito. Malgrado la etereità, pure a queste offerte
-seducenti, la Maria va
-
- _..... celando, con la man di neve,_
- _L'esistenza che in porpora la tinge._
-
--- «La _man di neve_? scommetterei che il _braccio eburneo_ e le _labbra
-coralline_ son poco discoste. Una ciliegia tira l'altra». --
-
--- Zitto, che adesso viene il bello. L'amante per assicurar lei che
-tituba, le dice:
-
- _Rea non sarai: però che sempre è mesta_
- _Quella letizia che di colpa odora._
-
--- «Odore di colpa? somiglierà all'odore di becco, m'immagino. Un amante
-chiama reato e colpa lo scopo dell'amor suo? Mi burli? O che nuovo modo
-di sedurre? che nuova razza d'amanti è codesta?» --
-
--- Una esotica, rinvenuta dall'Aleardi, che han fatto probabilmente
-commendatore in grazia della preziosa scoperta zoologica, e non già,
-come si buccina dalle male lingue, in mercede de' versi scarabocchiati
-nell'albo del ministro Natoli. Egli prosegue: -- «Al fondo non ci separa
-che un pregiudizio stolto. La progenie umana
-
- _ai capricciosi_
- _Moti del suo pensier diede il superbo_
- _Nome di legge._
-
-Ma non importa: rispetteremo lo stolto pregiudizio, perchè... lo
-rispetteremo. Vivremo come fratello e sorella, placidamente insieme.
-_Mia non sarai. Fidati_». -- E descrive gli amori di due isolette
-vicine, consorti, ma separate da mare profondissimo: _Si guardan sempre
-e non si toccan mai_; della luna e del globo, che fanno all'amore,
-quantunque
-
- _...... una infinita_
- _Lontananza di freddo aer le parte:_
- _Si guardan sempre e non si toccan mai,_
-
-e conchiude:
-
- _Così noi due, soletti pellegrini,_
- _In vicinanza coraggiosa e monda,_
- _Malinconicamente esuleremo;_
-
-sicchè nojaltri lettori si finisce col fargli l'atroce ingiuria di
-credere che la Maria potesse fidarsi daddovero! Chieggo scusa dello
-scherzo, che convengo esser di pessimo gusto. Ma sfido io di rimanere in
-contegno leggendo questa robaccia e ricordando che pur c'è chi l'ammira
-_bona fide_.
-
-Chiunque ha un po' di mondo sa che nella vita si dànno casi analoghi;
-due infelici, due miserrimi possono trovarsi in una posizione falsa
-siffatta; ma se amano veramente, sinceramente, uno strazio catartico,
-una tragica colluttazione debbe verificarsi negli animi loro. Et, od il
-travaglio interno, cresciuto al punto -- «che sostener nol può forza
-mortale» -- gentilmente uccide i travagliati; oppure, vincendo ogni
-ritegno, sforzandoli a violare i dettami della coscienza, apparecchia la
-necessità della espiazione. Tale sarebbe il caso d'un fratello e d'una
-sorella che si amassero d'amore non fraterno, come il Renato e l'Amalia
-di Francesco-Augusto, visconte di Chateaubriand. Ma una rassegnazione
-placida, come questa dell'Aleardi, che non fa presentire nessuna
-catastrofe, è non meno psicologicamente assurda, che poeticamente
-incapace di soddisfarci. Verso la fine dello squarcio che ho riassunto
-si notano alcune descrizioncelle indovinate, almeno come intenzione: la
-rosa,
-
- _All'amoroso rosignuol contesa;_
- Le isole, che
- _..... l'una all'altra_
- _Sorridon liete;_
- La luna e la terra, che:
- _..... nelle notti,_
- _Si scambiano un saluto alternamente_
- _Con favella di luce;_
-
-ma perchè riuscissero poetiche qui, avrebbe da ogni parola dovuto
-trapelare la meraviglia, che a dispetto d'ogni legge naturale, il fiore
-e l'augello, le due isole, i due astri non si costringano in amplesso,
-ingenerando negli uditori il convincimento, che malgrado tutte le belle
-promesse, dopo la prima giornata di viaggio, il poeta sarà uomo e la
-Maria sarà donna, e la categoria morale violata preparerà la sua
-vendetta e la loro rovina. Allora avremmo biasimato l'aberrazione pur
-commiserando quei traviati, come nella _Mirra_ dello _Allobrogo feroce_
-(che fu allobrogo solo ne' versi del Foscolo) per quanto s'inorridisca
-delle brame incestuose è pur forza compatire la vittima infelice della
-Nemesi. Ma così, come l'Aleardi li ha rappresentati: primo,
-l'impedimento, rimanendo troppo nel vago, sa del capriccio
-irragionevole; e, secondo, la rassegnazione sa d'impotenza. Il poeta non
-ha sentito: non v'è strazio di sorta in lui.
-
-Non v'è di che stupire. L'amore è abnegazione, oblio di sè: come può
-dunque amare un autolatra? Chi non vede che sè solo dappertutto, non può
-provare alcuna maniera di affetto. E questo è il caso nell'Aleardi anche
-per l'amor filiale: più lo decanta, più ne ostenta, e meno ci commuove.
-Se fra' cani ci fosser de' verseggiatori, forse a qualche o bracco o
-levriere o barbone od alano o mastino o molosso potrebbe condonarsi il
-dire:
-
- _..... ne la deserta_
- _Mia cameretta ancor sento il celeste_
- _Tuo profumo di santa;_
-
-ma per la _genitura_ o meglio progenitura di Giapeto, un figliuolo che
-fiuta od annusa la madre è una immagine ridicola, ed un profumo di santa
-non si sa cosa sia. Nè mi si citi la Novella sesta della seconda
-giornata del _Decameron_, dov'è detto: -- «Il figliuolo, quantunque
-molto si maravigliasse, ricordandosi di averla molte volte avanti in
-quel castello medesimo veduta e mai non riconosciutola, pur nondimeno
-conobbe incontanente l'odor materno e sè medesimo della sua preterita
-trascuraggine biasimando, lei nelle braccia ricevuta lagrimando
-teneramente basciò.» -- Che _odore_ in questo brano non indichi cosa che
-agisce sull'olfatto, è chiaro. La Crusca registra lo squarcio come
-esempio di odore nel senso d'indizio o sentore; e dopo -- «conobbe
-incontanente l'odor materno» -- aggiunge parenteticamente -- «cioè la
-raffigurò.» -- La spiegazione letterale non parmi soddisfacente, ma non
-importa. La brutal metafora del Boccaccio non era da prendersi per
-ingemmarne una lirica.
-
-
-
- VII.
-
-
-La passione è femmina, il concetto è maschio; quella vuol esser
-fecondata da questo per produrre un portato poetico. L'animo dello
-scrittore il paragono ad un areme, un gineceo, un serraglio; i suoi
-affetti mi rappresentano le odalische; ed il concetto figura il pascià
-che gitta il fazzoletto a qual più gli aggrada. Nella Real Casa
-dell'Annunziata di Napoli, (_di squallida risorta ampliata_, come vi
-dice una lapide insulsa, che ricorda il celebre: _L'un era padovano e
-l'altro laico_) dove con pochissima carità si diseducano le projette,
-v'era e v'è forse ancora una usanza singolare: stretta clausura tutto
-l'anno, ma il giorno della festa del luogo, le porte si spalancano o
-spaparanzano (come s'esprime energicamente il dialetto partenopeo, con
-parola, che secondo il Manzoni, la lingua Italiana gl'invidia). Chiunque
-voglia entrare e visitare il brefotrofio, padrone. Le educande, in gran
-montura, stanno impalate lì come tanti capi di merci in vendita; e se
-alcuna mi dà nel genio, posso scegliermela e sposarla su due piedi e
-crearne una madre-famiglia: non c'è memoria che un'esposita avesse
-rifiutato un pretendente per quanto laido, scontraffatto, decrepito e
-scostumato, che una cosa anelano esse tutte più che lo Ebreo la venuta
-del Messia: di liberarsi dalla bolgia, dalla tomba, in cui gemono; in
-cui sono oppressi i polmoni, depressi gli spiriti; dove non si può nè
-respirare nè sperar bene. Appunto quelle innocentine somigliano alle
-disposizioni dell'animo nostro, che si precipiterebbero col più
-scapestrato concetto, pur di uscire da' muti claustri della mente, e
-vivere nella luce e nello splendore della parola. Ogni componimento
-implica un concetto, che n'è l'anima, ch'è il pensiero il quale in esso
-risiede e s'incentra, facendone un microcosmo. Sparito il concetto, ogni
-poesia sfigurerebbe; la più zeppa e ridondante d'immagini vaghe sarebbe
-soltanto un mucchietto di preziose gemme. Perchè le gioie si spietrino;
-e, come nel mito indiano sotto la mano prepotente della divinità,
-divengano membra di sommo splendore e fattezze d'impareggiata avvenenza
-e vita: bisogna che il signor concetto sopprima con un colpo di stato
-l'autonomia delle singole parti ed immagini, subordinandole ad una unità
-superiore. Allora il componimento addiventa un tutto organico, acquista
-coscienza e significato. Il Carteromaco, nel sesto canto del
-_Ricciardetto_, ha un bel paragone che qui quadrerebbe:
-
- _Come il pittor ch'a mosaico si dice,_
- _Dev'esser il poeta a mio parere;_
- _E quegli è riputato il più felice,_
- _Che meglio accoppia pietre bianche e nere_
- _E rosse e gialle: e poi di tutte elice_
- _Una fera, una donna, un cavaliere._
- _Così deve il poeta, se sa fare,_
- _Di varie cose il suo poema ornare._
-
-Le pietruzze variopinte son le immagini singole, il concetto è appunto
-quella figura che risulta dal compaginarle. Il concetto pare dunque la
-più capace affermazione in cui si concreti il sentito dal poeta: se lo
-scrittore avesse male o deficientemente sentito, la riflessione
-genitrice del concetto, mancherebbe di sustrato, di un objetto sul quale
-esercitarsi. Nè mi si opponga il trovarsi qualche rara volta alti
-concetti senza punto sentimento, puta, nelle liriche di Giovambattista
-Vico. È vero, quindi nol nego. Ma non essendo stati sentiti, anzi solo
-pensati, que' concetti non si trasformarono di scienza in poesia;
-commuovono forse l'intelletto ma non la fantasia. Ed occorre non
-dimenticar mai, che scienza e poesia, quantunque spesso coincidano, sono
-essenzialmente due. Esaminiamo un po' qualche concetto de' componimenti
-di Aleardo Aleardi.
-
-Chi non ripensa frequentemente un'_Ora della sua giovinezza_, divenuta
-momentosa per l'intera esistenza? Od anche le ore più volgari della
-prima età? Il trovarsi oppresso e stanco dalla ricchezza di contenuto
-della vita; il guardarsi indietro vagheggiando l'insulso tempo
-infantile, quando e' si vegetava; è umana cosa. Accade talvolta
-momentaneamente alle anime più robuste, vieppiù spesso alle fiacche ed
-imbecilli. Questo rimpianto, manifestato sotto forme adatte ad esprimere
-ciò che può esser solo un sentimento passaggiero, un accesso acuto, ha
-la sua ragion d'essere come ogni sentimento, e ci appaga negl'Idilli,
-nelle Romanze, nell'Elegie, che so! Se vien adoperato umoristicamente,
-meglio ancora. Ma non puole affermarsi con serietà in un lavoro a
-pretensioni e proporzioni colossali, che appena l'approfondisci, salta
-agli occhi quanto ha in sè di buffo, di ignobile, d'antipoetico, di
-gretto. Ed è così facile il cadere nell'indeterminato e nel
-declamatorio! -- «Gli animi della fanciullezza» -- scriveva il Leopardi
--- «sono, nella memoria di ciascheduno, quasi i tempi favolosi della
-vita; come, nella memoria delle nazioni, i tempi favolosi sono quelli
-della fanciullezza delle medesime.» -- In quel modo che il popolo Romano
-a' tempi di Augusto non poteva rimpianger sul serio il Regno di Saturno,
-in quel modo che il collegio de' cardinali non brama sul serio d'esser
-ricondotto a' tempi degli apostoli; ciascun di noi non vagheggia sul
-serio com'ideale l'adolescenza, neppure i più scontenti della propria
-vita posteriore. Che, badate, particolarmente poetica, non è la
-giovinezza in sè, bensì quel grande sperare che si fa in essa ed il cui
-risolversi in fumo è tanto tragico. Dunque non m'hai da diffonderti
-troppo ne' particolari, non hai da infilzarmi prolisse querimonie da
-donnicciuola; anzi devi sapermi evocare splendidamente ma sobriamente
-con qualche immagini potenti, quell'epoca di beata inscienza ed
-incoscienza; farneticare di ciò che avrebbe potuto essere, che saresti
-potuto divenire; e poi con un tratto, con una parola, richiamarmi,
-revocarmi al presente amaro, nudo, sconsolato. Così mi seduci;
-t'impossessi dell'animo mio; e non mi lasci campo di riflettere e dirti:
--- «Che diamine! Non t'avvilire! Sii uomo!» -- Aleardo Aleardi, invaso
-dalla stanchezza della virilità, rimpiange la quietitudine dell'animo
-puerile, il babbo, la mamma; racconta come una fiata, cavalcando a
-diporto, gli paresse di vedere co' proprî occhi ricombatter la battaglia
-di Rivoli; come, nel tornare a casa, pensasse alla Polonia; e, giunto
-alla tomba d'una fanciulla scannata dal ganzo, le imponesse di apparire
-per dargli notizie dell'insurrezione di allora (MDCCCXXXI); e come la
-donzella emergesse dal sepolcro per dirgli:
-
- _..... la vergine polacca...,_
- _Or che ti parlo è già meco sotterra;_
-
-e come quindi una femmina vestita tricolore, _velata tutta d'iridi
-sacre_, nientemeno che l'Itala Musa in persona, intervenisse e
-sclamasse:
-
- _No. T'inganni, fanciulla. Ella è sepolta,_
- _Ma non è morta. Un popolo non muore;_
-
-affermando cosa che ogni alunno di ginnasio dovrebbe saper falsa, chè di
-popoli ne son morti tanti tanti; e come poi quest'_Itala Musa_ si
-mettesse a baciucchiar lui, che da quel giorno ha sempre cantato.... non
-dice però se da basso, tenore, baritono o soprano.
-
-Maledetta! debbo di nuovo chiedere scusa al leggitore per una facezia di
-cattivo gusto! Ma lo scherno s'impone a chi si vede imbandir
-prosuntuosamente queste... via, scavizzoliamo una parola blanda: questo
-pasticciotto insulso. Non basta il più saldo proposito di rimaner serio,
-quando si leggono ridicolaggini. L'Aleardi non s'abbandona ingenuamente
-alle reminiscenze giovanili, cheh! non racconta alla buona fatti
-accaduti o possibili; le sue invenzioni stravaganti e pretensiose
-debbono voler dire qualcosa; e noi abbiamo il diritto di appurare che
-significhino tante bizzarrie? che simboleggia quella visione? perchè
-invece di entrare nel caffè a dare un'occhiatina alle gazzette, scappa
-ad evocare una monella uccisa dal damo? eccetera. Ahimè, tutto ciò non
-significa, non dice nulla nulla; è un pretesto per descrivere gl'inverni
-irlandesi, una personificazione battezzata dea Vittoria, e che so io! un
-puro pretesto per isciorinare cognizioni di nomenclatura botanica e
-versi e versi e versi, ed informarci ch'egli è _l'enfant chéri des
-dames_, che fa girare il capo alle signore, ma che soprattutto la Musa
-travede per lui:
-
- _Mesto crebbe e virile il nostro amore;_
- _E di te indarno ingelosir le belle_
- _Creature, che un dì mi seminâro_
- _Di vipere e di fior la primavera_
- _Della mia vita; e stettero per anni_
- _Del mio riso signore e del mio pianto._
-
-Che malora sia l'_Itala Musa_, non so troppo, io. Forse il nostro casto
-verseggiatore avrà davvero incontrato ed abbracciato in sul far bruzzo
-qualcuna vestita tricolore; ma cosa fosse quest'una, il dirò con una
-parola, quantunque m'abbiano a leggere occhi più sicuramente pudichi de'
-suoi.... Eppure, no; meglio una perifrasi.... E nemmanco di questa c'è
-bisogno: ci siamo intesi.
-
-Nelle _Prime Storie_ il poetino suppone gl'Italiani immemori e
-svergognati, visto ch'e' ne ha mendicato invano un po' d'attenzione:
-quindi cerca consolazione tornando alla Musa e vuol cantare, non però
-dei vieti e vuoti numi d'Olimpo: altri tempi! La Grecia non favoleggia
-più, anzi compie grandi gesta (si vede!) e noi com'essa abbiamo per
-Ippocrene la patria. Speriamo e cantiamo. La Musa, comincia a cantare; e
-per iscegliere un tema _palpitante d'attualità_, parafrasa il Genesi,
-ciarla delle repubblichette Italiane, delle crociate, della scoperta
-delle Americhe, eccetera. E quanti popoli furono indarno! La civiltà
-segue il corso del sole: ma prima dell'egemonia americana, e non si sa
-perchè, dovrà sorgere e tramontare un nuovo periodo egemonico Italiano.
-Sfido io a pescare un concetto in questo guazzabuglio, in questo cibreo
-di volgarità e d'amenità. L'autore voleva rifare poeticamente la storia
-universale? Dunque, bisognava cavarne una somma, identificarla in
-personaggi ne' quali il pensiero filosofico diventasse vita, dando alle
-grette scrupolosità d'esattezza, bando alle inimmaginose nomenclature.
-Già, se vi limitate a riversificarmi per la millesima volta le storielle
-della mitologia biblica, non filosoferete, nè poeterete. Invece,
-infondendo nuovo contenuto al mito, potrete produrre splendide
-creazioni, come l'_Inno ai Patriarchi_ di Giacomo Leopardi; o per
-iscegliere un esempio che non sembri all'Aleardi una caricatura, come
-_Il Prigioniero_ di Francesco De-Sanctis, che senza dubbio è il _non
-plus ultra_ di quanto può fare chi non è nato poeta.
-
-Che serve esaminare ad uno ad uno questi titoli d'una pretesa infondata?
-Quando l'Aleardi accusa l'_Itala Musa_ d'esserglisi prostituita, è un
-calunniatore; e basta dimostrar falsa una parte del suo racconto, uno
-de' documenti presentati, perchè ragionevolmente non sia più da
-credergli in nulla. Due sole parole sul _Canto politico in morte della
-Contessa Marianna Giusti, nata Marchesa Saibante_, dedicato _Al Venturo
-Pontefice_, perchè le ingiuste contumelie e facili e senza pericolo e
-codarde quindi e plebee, contro la canizie veneranda del pontefice
-vivente mi cagionano un tal disgusto, che avrei preferito passare senza
-ragionarne. Qui era balenato all'Autore un gran concetto. Egli chiede
-alla morta: -- «Perchè morire? ora che riacquistiamo una patria! esser
-cittadina d'un gran popolo, non è meglio forse, che diventare abitatrice
-del cielo?» -- Quanta profondità in questo ingenuo pensiero! come
-esprime acconciamente le idee moderne dell'uman genere adulto, che pago
-della sua sfera, conscio del suo significato, rinunzia volontariamente
-ad ogni speranza oltremondana! l'uomo si sente dappiù del santo, del
-dio, parti del suo spirito; la vita con le sue vicissitudini vien
-anteposta alla beatitudine immobile. Somiglia il concetto del _Prometeo_
-del Goethe, che in quel frammento del francofortese rimane troppo
-astratto e filosofico, non si anima in tutto, non acquista vita piena e
-salda. Ebbene, di questo gran concetto che inciampava, messer Aleardo
-Aleardi non s'è nemmeno accorto! anzi giunge a tale eccesso di
-platealità da mandare la sua morte in cielo a pregare per l'Italia, come
-farebbe ogni scolaretto, come si legge su tutte le lapidi, come han
-fatto millantamila altri imbrattacarte prima di lui; eccetera, eccetera.
-
-
-
- VIII.
-
-
-Bastino codesti esempli: quando esaminassi tutti i canti, dovrei
-perennemente ripetermi. Vi è però, giustizia vuole ch'io 'l confessi,
-una maniera di componimenti, nella quale Aleardo Aleardi riesce egregio,
-poichè vi si può fare ammeno di concetto e di sentimento, vi basta
-un'emozioncella momentanea, un pensiero isolato. Intendo parlare di
-quelle, che volgarmente si chiamano _poesie d'occasione_; che i francesi
-denominano _fuggitive_; ch'egli addimanda, con un epiteto abbastanza
-incongruo, _volanti_; e che suppergiù corrispondono agli _Epigrammi_
-degli antichi.
-
-Ho già notate alcune gentili strofuzze per una Maria Wagner; e non
-tacerò delle stanze per le venete, che mandano all'emigrazione i loro
-vezzi. Le misere hanno sentito
-
- _..... come un lamento_
- _Di nota voce languida per fame,_
- _Che vereconda dimandasse a stento_
- _La carità d'un obolo di rame._
-
-Ed in questi versi e' s'avverte qualcosa di strascinato, che s'attaglia
-stupendamente al pensiero espresso e fa sentire la languidezza ed il
-ritegno col quale la voce chiede; ma perchè _obolo di rame_? tanto vale
-un obolo di rame quanto un obolo di argento, come tanto pesa un
-chilogramma di ferro, quanto un chilogramma di penne. Le Venete hanno
-udito; e commosse pregano un barcaiuolo di recare que' pochi giojelli
-scampati alla rapina tedesca sull'altra riva del fiume: _Riva gioconda e
-pur riva d'esilio_; e di rammentare agli esuli che Venezia aspetta.
-Convien far la tara a queste esagerazioni: se le Venete ci avessero
-mandate tutte le gemme, tutta l'oreficeria loro, gli emigrati sarebber
-divenuti tanti signoroni; ma, preso con discrezione, il pensiero è
-semplice e vero, e nelle poche quartine e' ci ha momenti indovinati e
-riboccanti di poesia. Esempligrazia, quando parla del
-
- _..... cor degli stranieri,_
- _Bersaglio eterno all'Itale vendette,_
-
-l'Aleardi dice meglio e più sull'odio fra la razza germanica e la
-schiatta latina, esprime vieppiù robusta e vivacemente l'astio
-accumulato dalle sofferenze, che non faccia con prolisse filastrocche
-nel _Canto politico_, ne' _Sette Soldati_ ed altrove. Nondimeno anche
-qui non mancano dissonanze. Le Venete han la parola:
-
- _A noi meschine, in questi dì supremi_
- _Fra la speme e lo spasimo ondeggianti,_
- _Non si confanno anelli o dïademi,_
- _Perle non si confanno o dïamanti._
-
-strofa tollerabile, quantunque la smania dell'antitesi e del
-parallelismo vi giunga fino al bisticcio: _speme e spasimo_, _diademi e
-diamanti_, scherzi aliterativi, artifiziucoli, che la passione
-traboccante e sincera non comporta forse, ma che qui dove si tratta
-soltanto di formulare un'emozioncella in modo spiccato, facile a
-ritenersi, musicale anzichè poetico, sono forse non immeritevoli
-d'indulto. Approvo anche la dieresi, sebbene di solito _diamante_ sia
-trissillabo, e nello italianizzar vocaboli greci che cominciano per
-_dià_, come _diavolo_, _diadema_, si soglia restringere la particella in
-una sola sillaba, facendo dell'i una _j_ consonante; così Dante: _Che
-questi lasciò un diavolo in sua vece._ Ma l'Aleardi fa seguire
-immediatamente quest'altro tetrastico:
-
- _Abbiam catene in cambio di smaniglie,_
- _La fune al collo in cambio di monili;_
- _Le nostre fronti gocciano vermiglie_
- _Sotto un serto di rie spine servili;_
-
-che è pura rettorica: immagini false e quindi inefficaci e poi vengono
-questi versi:
-
- _Noi pur, se giova, taglierem le chiome;_
- _E, con le trecce de' capelli neri,_
- _Tenderem corde da avventar saette;_
-
-elle sono rettorica pretta. Care, non fate, che non giova. Vi svisereste
-senza scopo. Solo gl'indigeni della Nuova-Zelanda adoprano saette, ora;
-nel secolo dei cannoni rigati e de' fucili ad ago. All'Aleardi, strano
-fenomeno, sembra prosaico il caratteristico, ch'è il vero poetico, e
-quindi s'attuffa nei luoghi comuni. Anch'egli Francesco Dall'Ongaro
-(altra bella cima e cara gioia!) ne' suoi _Stornelli_ (che non sono
-altrimenti _stornelli_, anzi _rispetti_) fa offrire dalle livornesi il
-sacrificio di questa bellezza muliebre. La Maria Antonietta (dice egli)
-aveva giurato (_credat Judaeus Apella, non ego_) tornando, d'imbottirsi
-le materassa e gli origlieri con le trecce delle livornesi; e queste
-rispondono, ricordando come in altri secoli le loro capellature
-servissero a tender gli archi, e promettendo d'impiegarle ora a fasciar
-le ferite ai volontarî. Reminiscenza del Tasso: ma non si comprende,
-come nel caso dell'Erminia e di Tancredi, la necessità di ricorrere a
-tali fasciature poco igieniche e molto disadatte: manca pezze, bindelli
-e sfilacci?
-
- _Altezza, queste trecce, o brune o bionde,_
- _Le abbiam già tronche un dì di propria mano,_
- _Per tender gli archi e risarcir le fionde_
- _Ai difensori dell'onor toscano._
- _Or fascerem le margini profonde_
- _Ai volontarî del lombardo piano...._
- _Ma voi non ci godrete ore tranquille,_
- _Vi pungeranno, Altezza, al par di spille...._
-
-Ma questa freddura è roba vecchia, vieta, stantia, rancida, barba di
-cassone e di scaffale, fritta e rifritta, trita e ritrita, detta e
-ridetta le mille volte e meglio assai da scrittori precedenti, e con più
-spirito, Per esempio, il secentista Antonio Muscettola ha composta una
-canzone concettosa intitolata, _La chioma recisa_, dedicata al signor
-Mario Rota, in cui scrive:
-
- _IV. Già di recisa chioma_
- _Fabricarsi mirò bellico arnese,_
- _Perchè fusser difese_
- _L'eccelse rocche sue, l'antica Roma;_
- _Et or nove armi architettando Amore,_
- _Troncò quel crin per saettarmi il core._
- _XI.... Et, o beata sorte,_
- _Se la crudel che mi ferì sdegnosa,_
- _Divenuta pietosa_
- _Di mia vicina irreparabil morte,_
- _Troncasse del suo crin le fila vaghe_
- _Del sen trafitto per fasciar le piaghe._
-
-Le tre ottave _Alle Donne Milanesi_ sono indovinate, meno la seconda. Il
-componimento venne recitato in una festa data a Milano nel MDCCCLX, da
-signore veneziane abbrunate, che presentavano dei mazzolini di fiori
-alle lombarde e che invece di darsi in ispettacolo con simili commedie,
-avrebber servito meglio assai la patria standosene costumatamente in
-casa a rinacciare o far conserve od insegnare a compitare a' figliuoli.
-Come è ben sentito il verso onomatopeico, che rappresenta l'austriaco,
-_Ululando la lingua di Lutero!_ magnifico e caratteristico in bocca
-d'Italiane cattoliche. L'ultima ottava poi è un capolavoro tecnico e
-poetico: quanta gentilezza nella chiusa:
-
- _E voi, lombarde memori sorelle,_
- _Se mai trovate tra i soavi odori_
- _Qualche stilla rimasta per incanto,_
- _Badate, o pie, non è rugiada, è pianto._
-
-Nel madrigale _A Re Vittorio Emmanuele_ finalmente, col quale Venezia
-serva è supposta accompagnare un bucchè, la personificazione è così
-spontanea e ben riuscita, che non oso condannarla; l'antitesi è così
-gentile e ben trattata, così franco e ben maneggiato il verso, che
-neppure un pedante osa chiedere da quando in qua le parti sono invertite
-e le spose mandino ramiglietti (mi si perdoni il napoletanesimo
-autorizzato da un esempio del Tansillo) mandino ramaglietti agli sposi,
-ed un napolitano stesso leggendo non pensa all'equivoco osceno che nel
-suo dialetto offre l'ultimo verso e quella parolaccia _mazzo_. Quando si
-giunge a preoccupare un napolitano fino al punto di non fargli avvertire
-una porcheria, è tutto dire. _C'est un joli rien_, come dicono
-oltr'Alpi. Per questi nulla, per queste inezie solo, aveva disposizione
-e capacità l'Aleardi: ed è veramente da rimpiangere ch'e' non ne abbia
-scritto in maggior numero.
-
-Nulla? inezie? Sbaglio, ho mal detto. Non è mica la mole che fa il
-merito d'una poesia, anzi la perfezione: e parecchi rimangono immortali
-per siffatte gemme epigrammatiche. L'impressione momentanea ha dritto ad
-essere espressa dal vate; e molti poeti non possono, per idiosincrasia
-loro, ammucchiare i pensieri, le immagini, i sentimenti che
-quotidianamente si presentano alla fantasia, ammucchiarli, dico, ne'
-magazzini della memoria pe' casi in cui occorrano; se non li esitassero
-subito, li perderebbero. Così pure alcune frutta bisogna coglierle e
-mangiarle; la dimane non sarebber più commestibili. Così pure alcune
-pietanze vogliono esser trangugiate calde; a Napoli dicono: _friggi e
-servi_. Aggiungerò che l'eccellenza si raggiunge più agevolmente in
-queste bagattelle, che ne' lavori di lunga lena. S'è sempre freschi; non
-s'è sopraggiunti da quelle stanchezze micidiali, che inducono spesso a
-buttar giù l'opera di anni od a lasciare interrotte minacce di lavori
-ingenti; non si rischia di riuscir mediocre in qualche parte, che
-sbagliata fa scomparire il rimanente quantunque ottimo; non si è
-costretti a sacrificare, ad eliminare mille bellezze, che non servono
-per lo schema concepito. Maestro del genere è l'Arouet: e dire che il
-signor di Ferney se n'è compiaciuto equivale al ragionare la bontà del
-genere; l'istinto inconscio d'un tanto genio è infallibile.
-
- _Chè intelletto divin, celeste ingegno,_
- _Nulla a caso giammai forma e dispone._
- (Adone. VI. 8.)
-
-Il Goethe opinava: -- «Quantunque scriva un Voltaire, mi par buono,
-sebbene io protesti contro alcune temerità; ma le poesie d'occasione
-sono fra le sue cose più aggraziate: non v'incontri verso, che non
-ridondi di chiarezza, di spirito, di venustà, d'ilarità. Non visse mai
-poeta che al par di lui comandasse a bacchetta l'ingegno proprio. Una
-volta, mentre egli, dopo lunga visita alla Du-Chatelet, stava per
-incarrozzarsi, sopraggiunge un messaggio dalle educande del vicino
-convento; le quali, volendo recitare pel natalizio della Badessa _la
-Morte di Cesare_, pregavano l'autore d'un prologo apposta. L'occasione
-era tanto amena, che l'uomo non potea lasciarsela sfuggire. E' si fa
-recare penna, carta e calamajo; e verga il prologo richiesto sul
-caminetto, in piedi. Saran venti versi: la poesia è pensatissima e
-perfetta, appropriatissima al caso, d'ottimo gusto. Ma non mi pare
-inserita nella raccolta delle sue opere.» -- Un genere, ripeto, che lo
-amante della dotta Urania, che il Proteo multiforme della Francia ha
-coltivato con amore, non può disprezzarsi da chicchessia
-ragionevolmente.
-
-
-
- IX.
-
-
--- «Ma, chi scrive, bisogna pur che dica qualcosa; e gli ha da essere un
-impiccio indiavolato quando manca sentimento e concetto!» --
-
--- Gnornò. Anzi, stimala per la cosa del mondo più comoda: si
-scarabocchia carta e carta senza fatica, senza palpiti, senza patemi,
-senza sciuparsi, come amavano la Veneranda ed il Taddeo dell'_Amor
-pacifico_. Grazie a' tanti secoli di vita che l'uman genere conta,
-grazie alla lunga esplicazione letteraria della mente Italiana, v'è una
-sterminata quantità di formolato a disposizione delle fantasie sterili:
-espressioni consacrate, immagini proverbiali, concetti volgari, luoghi
-comuni, parole e pensieri che furono forse un tempo roba poetica e
-sentita, ormai ridotta dall'uso a mere cifre, a segni convenzionali,
-come quelle monetacce, che circolando a lungo pèrdono l'impronta del
-conio. -- «La lingua verseggia per lui,» -- diceva il Goethe a proposito
-de' componimenti dilettanteschi d'un Re bavaro. In somma delle somme,
-v'ha il mare inesauribile del rettorico (faccio per non nominarlo); di
-ciò che alcuni in Economia Politica addimandano ricchezza comune e
-gratuita, e che appunto perchè gratuita e comune, mal si spaccia per
-ricchezza nella scienza sociale e mal si battezzerebbe poesia nell'Arte.
-Ci è il sol di luglio del proverbio; e molti se ne fan belli, e molti il
-vendono, e molti dabbenuomini il comprano a caro prezzo, come cosa di
-valore e rara. All'oceano del rettorico, del formolato, attinge,
-senz'ombra di scrupolo, copiosamente Aleardo Aleardi: ne' suoi canti non
-ravvisi la manifestazione immaginosa di concetti sentiti, anzi un
-sèguito di formole, de' lunghi polinomî di cosiddette imagini poetiche.
-Ed il lettore ne riman commosso suppergiù come lo spettatore da una
-pergamena istoriata di rebeschi o da un papiro coperto di geroglifici.
-
-Quindi non vien freddato un tanghero nelle sue battaglie, del quale non
-si deplori la solita madre o l'immancabile sposa che ne aspettano il
-ritorno conteso in eterno! Se una fanciulletta od una contessucola
-sparenta, consoliamoci, anzi rallegriamoci: le sono ite ad acculattar
-qualche panca in cielo alla destra di dio padre onnipotente ed
-intercedono per nojaltri! Se accade una mischia, ecco subito i
-singhiozzi obbligati delle mamme e delle sorelline! I sepolti, ci
-s'intende, aspettano vendetta ed invocano l'ira del nume sul carnefice!
-I mondi danzano. (Ho l'imbarazzo della scelta fra mille esempli di
-questa immagine più vecchia del brodetto. Antonio Muscettola, nella
-canzone a don Giuseppe de' Medici, Prencipe di Ottaiano, in cui narra
-come _danzando con la sua donna, da molti diamanti, ch'ella avea nelle
-dita, gli fu in gran parte scemato il diletto_, scrive:
-
- _Stanco il mondo godea_
- _Tranquille piume in fra gli orror segreti:_
- _E scintillanti e belle_
- _Tessean lucidi balli in ciel le stelle)._
-
-La natura inneggia al creatore. I firmamenti sono una tenda. La terra è
-un granel di polvere, chi la guardi dal cielo. (Vedi, per restringermi
-ad una citazione, la parlata d'Amore, in fine del quint'atto dello
-_Endimone_ del Guidi:
-
- _E la terra, che appare immensa mole,_
- _Dall'uno all'altro polo_
- _Sarà, sott'un tuo sguardo, un punto solo.)_
-
-I vespri tuonano come quegli arcangeli, de' quali nessuno ha udito la
-musica mai. Il Byron ha lasciato _l'ossa ad Albione ed i poemi al
-mondo_. (Di simili divisioni della eredità degli uomini grandi o
-spacciati per tali, potrei addurne centomila esempli. Mi basti
-rammentare la iscrizione sulla tomba del cardinal Parisio in Santa Maria
-degli Angeli a Roma ed il sonetto in morte di Torquato Tasso, che
-leggesi nelle _Tre Grazie_ del seicentista Antonio Bruni da Manduria:
-
- _Morto il gran Tasso, anzi avvivato in dio_
- _Quei, che già riportò fra' cigni il vanto;_
- _Tra la Fama e la Terra e 'l Ciel s'udio_
- _Bella gara d'onor fra 'l lutto e 'l pianto._
- _Il Ciel diceva: «Il gran Torquato è mio,_
- _Poi ch'apprese da me celeste il canto»._
- _Dicea la Terra: «A me si dee, perch'io_
- _Di me stessa gli ordii caduco il manto»._
- _Ma soggiunse la Fama: «Anzi, a me sola_
- _Dèssi il cantor che vinse il dio di Delo,_
- _Perchè in Pindo per me chiaro sen vola»._
- _Indi Febo parlò da un aureo velo:_
- _«La Fama il nome, or che all'obblio s'invola,_
- _S'abbia; il corpo la Terra; e l'alma il Cielo».)_
-
-Quel destriero barbaro, di cui già Orazio, scalpita nei canti
-dell'Aleardi per mille millesime volte sulle tombe Italiane:
-
- _Barbarus heu! cineres insistet victor et urbem_
- _Eques sonante verberabit ungula;_
-
-eccetera, eccetera. Non vi si cansa un platealità demagogica o
-rivoluzionaria. Beninteso, che l'eminente statista, il quale in Austria
-si chiamava Clemente-Vincislao-Nepomuceno-Lotario Principe di Metternich
-e nel Reame delle Due-Sicilie, Duca di Portella vien gratificato
-dall'epiteto di assassino, e l'Austria riceve il predicato _perfida_,
-eccetera eccetera. Insomma ad ogni personaggio, ad ogni stato è
-conservato l'aggettivo in uso presso i politicanti da caffè ed i
-gazzettieri di trivio: l'Aleardi potrà servire di repertorio, quando una
-più giusta cognizione ed estimazione della storia li avrà fatti
-dimenticare agli avvenire. La Polonia cos'è? La terra di Giovanni
-Sobieschi, ben inteso, abbandonata dalla ingratitudine di questa Europa,
-che essa salvò dalla barbarie musulmana.... (Vedi i compendî di Storia
-ad uso delle scuole; tutti gli articoli di fondo scombiccherati da'
-politicanti sentimentali sulla Polonia; e tutte le insulse filastrocche
-verseggiate su di essa da' poetonzoli Italiani, cominciando da Giuseppe
-Ricciardi e terminando a Pasquale Turiello, o s'altri v'ha più da meno,
-miseri stemperatori delle tumide parole dello Châteaubriand nella
-biografia del Rancé: _Sobieski entra dans Vienne par la bréche qu'avait
-ouverte le canon des Turcs. Les Polonais sauvèrent l'Europe, qui laisse
-exterminer aujourd'hui la Pologne. L'histoire n'est pas plus
-reconnaissante que les hommes;_ goffi parafrasatori delle belle strofe
-del Poerio per l'arrivo in Sicilia dello autocrate Niccolò).
-
-Che dirò delle reminiscenze mitologiche, pagane e cristiane, eccletica e
-rettoricamente adoperate; delle personificazioni, che ti agghiacciono ad
-ogni piè sospinto? Bacco piange sulla crittogama; _l'insidioso Satana
-vola largamente con l'ale sul tenebroso tetto del Quirinale;_ le anime
-vengono _assunte al glorioso bacio del Cristo_; e via discorrendo. Non
-crediate già che il merito d'una battaglia trionfata spetti a' nostri
-prodi! Ohibò!
-
- _..... Il derisore_
- _Dio de le fughe visita le file_
- _Degli stranieri e il core._
-
-La convenzione di Vilagos ed il preteso tradimento sono bell'e spiegati
-col matrimonio di Arturo Görgey.
-
--- «Che forse amoreggiava con la figliuola del conte Rüdiger?» --
-
--- Nossignore, anzi.....
-
- _..... l'infamia..... su lo aborrito_
- _Campo di Ieno a lui pose nel dito_
- _Il suo vipereo anello nuziale._
-
-Chieggo a voi che avete combattuto, o come mi rappresentereste un
-combattimento, una vittoria? M'immagino che porreste in luce un tratto
-caratteristico, il quale lasciasse indovinare il tumulto, le vicende
-della battaglia, del trionfo; che vi regolereste insomma press'a poco
-come Giovanni Berchet nelle _Fantasie_, quando sua mercè riviviamo a'
-tempi di Legnano, divenuti ne' suoi carmi più belli che non fossero
-nella torbida realtà. Ecco invece in qual guisa l'Aleardi si lusinga di
-pormi una vittoria sott'occhi, una vittoria del Bonaparte sull'Alvinczy;
-
- _Un giorno, immansueta e bella_
- _Dea, la vittoria scese; e per quei poggi_
- _Danzò la danza pirrica su metro_
- _Repubblicano...._
-
-eccetera, eccetera. Veggo con la mente una sgualdrina scambiettare, non
-mica combattersi una mischia. Vien proprio voglia di esclamare, come i
-contadini bresciani, quando per la calura sorgono vapori da' campi
-acquitrinosi, ch'essi addimandano _nidi della vecchia_, di sclamare:
-_Bala, pör vecia!... che gh'ho in cul el to balà!_
-
-Chiunque è avvezzo a non creare le immagini che adopera e ci è avvezzo
-per l'ottima ragione che non sente poeticamente; chiunque è avvezzo a
-servirsi del formolato: non potrà cansare, nel prendere delle _res
-nullius_, di por talvolta la mano anche su qualcosa che abbia un
-padrone, che non sia ancor divenuto patrimonio pubblico. E l'immagine od
-il pensiero accattato da uno scrittore, costituisce ciò che con blanda
-parola si addimanda reminiscenza e con altre più dure o meno ipocrite
-plagio o furto. Volere o non volere, alla mente senz'utero, inetta a
-fantasticare o favoleggiare con indipendenza, si affacciano que'
-pensieri forniti e forbiti, perfetti, potenti; e non avendo essa virtù
-di trasformarli specificamente, le s'impongono. Quindi niente
-meraviglia, se percorrendo il Nostro, l'orecchio è percosso ogni tanto
-da un'eco languida d'altri scrittori contemporanei, massime del Foscolo,
-del Manzoni, del Leopardi e de' franzesi Hugo e Lamartine. Anche su
-codesto capitolo io mi pregio d'essere frammanicone: nulla di più lecito
-che il riprendere l'opera d'altri. V'è del vero in quelle parole del
-Beroaldo di Verville: _Ceux qui disent «j'ai vu ceci et cela autre part»
-sont des chetifs averlans. Quand on mange d'un chapon, est-ce le chapon
-qu'il y a plus de cent ans qui fut mangé et chié?_ In Arte
-l'appropriarsi l'altrui non è rubare. Ad un patto però: che tu faccia
-tuo quel che t'appropri, che e' imprima il tuo suggello, che vi
-scolpisca la tua marca, te, la tua personalità; che ne ricavi miglior
-partito dello inventore; che tu faccia come l'occupatore, l'usurpatore
-d'un terreno demaniale inculto ed insalubre, il quale il dissodi ed il
-bonifichi. Ingenerandosi ogni immagine da un'impressione, importa ben
-poco al fondo se questa prima impressione sia naturale affatto, oppure
-una immagine artistica anch'essa. -- «Il mondo riman sempre il medesimo;
-le condizioni si ripetono; l'un popolo vive, ama e sente come l'altro; o
-perchè un poeta non dovrebbe favoleggiar come l'altro? Se le situazioni
-della vita sono simili, perchè pretendere dissimili le situazioni della
-poesia?» -- Così diceva una volta il Goethe, chiaccherando su' motivi
-delle poesie popolari serbe, tradotte in tedesco dalla Talvj; mentre
-Federigo-Guglielmo Riemer e Giampietro Eckermann osservavano: avere il
-Goethe, aver essi stessi, adoperati parecchi di quei motivi senza saper
-di serbo. C'era stato incontro. Ma come li avevano esplicati? a modo
-loro, non alla serba. Ogni tema, ogni situazione, ogni personaggio,
-ogn'idea, ogn'immagine, ogni metafora vive in ogni letteratura una lunga
-enucleazione poetica; le differenti fantasie di molti poeti guardano
-quegli elementi diversamente, successivamente e li esplicano, enucleano,
-svolgono, sinchè se ne sia cavato il cavabile; anzi, queste
-manifestazioni successive procedono storica e logicamente l'una
-dall'altra: si presuppongono e s'implicano. Gustave Pianelle ha
-compilato un libro: _Echi poetiche_, in cui registra molte imitazioni di
-squarci latini fatti da classici francesi: ce ne ha, che sono
-trasformazioni, ce ne ha, che rimangono semplici copie. Negli _Annali
-per le letterature romanze ed inglese_, un tedesco stampava testè non so
-che saggio sulle imitazioni degli antichi nell'Ariosto; e per citarne
-una, l'episodio di Cloridano e Medoro è ispirato evidentemente
-dall'episodio di Eurialo e Niso: ma quanto diverso! Giampietro
-D'Alessandro pubblicò verso il M.DC.IV uno scritto sugli accatti
-analoghi del Tasso; non ho vista l'opera, ma il Mannerini la rivendica
-per cosa propria od almeno afferma di aver messo insieme un lavoro
-consimile, nella prefazione al _Pastor costante_. Quante immagini
-l'Allighieri non desume da Virgilio! diremo che il saccheggi? Le famose
-ottave di Torquato Tasso sulla rosa presuppongono quelle di Ludovico
-Ariosto, che non ci sarebbero senza le stanze d'Angiolo Poliziano,
-imitate dagli esametri di Catullo: ma il Poliziano non ruba Catullo; nè
-l'Ariosto il Poliziano; ned il Tasso l'Ariosto: hanno esplicato e
-trasformato il concetto, sempre. Invece, nel _Cantore Sciaculi_,
-l'Aleardi manomette il _Bertrano dal Bornio_ di Ludovico Uhland; nel
-paragone che chiude le _Lettere a Maria_, ruba il _Mazeppa_ di Vittor
-Hugo; qui la trasformazione, l'esplicazione ulteriore del concetto
-manca. Nel _Triste Dramma_, nelle _Città Italiane_, nell'_È morta_,
-nella _Viola_, nel _Giuoco di Palla_, eccetera, eccetera; ecco dovunque
-reminiscenze del Foscolo e del Leopardi. Evidentemente Aleardo Aleardi
-non è infetto della delicatezza morbosa che spingeva Alfredo di Musset
-ad avvertire in nota ai lettori come qualmente egli avesse accattata
-questa o quella metafora del tale o tal altro. Non ha la franchezza con
-cui il De-Iouy diceva nella prefazione ad una commedia: -- «Un generale
-estero, noto pe' suoi fiaschi nella guerra d'America, il quale si
-consolava con trionfucoli teatrali a Londra delle batoste solenni
-buscate a Saratoga, il Bourgoyne, aveva già ideato di rappresentare una
-ereditiera circondata da proci avidi. Non avrei avuto scrupolo alcuno,
-il confesso, d'accattar da lui un motto arguto, un carattere nuovo, una
-scena od anche una situazione interessante, se ne avessi trovati nel suo
-lavoro: gl'imprestiti fatti agli stranieri non venner mai tenuti per
-plagi. Ma seguendo in ciò l'esempio dato spessissimo dagli autori
-inglesi, non li avrei imitati anche nel tacere gl'imprestiti da me fatti
-e nel disconoscere i miei debiti». -- Insomma, per non uscir fuori della
-Italia, anzi per rimanere nel Veneto, lo Aleardi non ha l'ingenuità
-simpatica di Pietro Michieli, che dichiarava al lettore della sua _Benda
-di Cupido_: -- «L'autore non ne ricerca lode, che di fatica; essendone
-la minor parte di sua inventione, e la maggiore trasportata da autori
-d'altre lingue. L'esser egli il maggiore nemico che possa haver l'otio è
-cagione di ciò: poichè, quando egli non si sente così pronta la vena
-poetica per comporre del proprio ingegno, s'ingegna almeno d'affaticarsi
-intorno alle compositioni da altri in altre lingue scritte, per non
-passare il corso della sua vita (per quanto può) in altro, che in
-attioni virtuose. In altri è stato stimato lodevole simile esercitio, e
-forse anco in lui non verrà biasimato. Tanto più, che avendo fino ad
-hora consignato alle stampe molti volumi di sua propria et assoluta
-inventione, da quelli si viene in cognitione, che non ha bisogno di
-mendicare dagli altri, essendo dovitioso nel proprio capriccio». -- Ma
-del Nostro non abbiamo volumi _di sua propria et assoluta inventione_.
-
-Giovanni Berchet scrisse una volta:
-
- Come il mar su cui si posa
- Sono immensi i guai d'Italia,
- Inesausto è il suo dolor. --
-
-ed Aleardo Aleardi augura con cristiana carità al comunista francese di
-venir deportato in isole lontane:
-
- _Dove lo cinga un lutto_
- _Perpetuo come il flutto._
-
-Alessandro Poerio ha detto parlando de' suoi dolorosi tempi:
-
- Nel seno del poeta
- Non s'agita il profeta;
- Gli è chiuso l'avvenir; --
-
-ed Aleardo Aleardi ripete:
-
- _..... E nel poeta_
- _Il profeta morì._
-
-Il Marino disse:
-
- Così dunque cangiar sinistra sorte
- Può maniglie in manette? anella in nodi?
- Gli aurei monili in ruvide ritorte?
- _Adone_ XIV. 299.
-
-Ed Aleardo Aleardi, come abbiam visto, scimmiotta:
-
- _Abbiam catene in cambio di smaniglie,_
- _La fune al collo in cambio di monili._
-
-Alessandro Manzoni ha posto in bocca al suo Adelchi certi versi, che lo
-Adelchi storico ripudierebbe, ma che tutti sanno a mente:
-
- ..... Una feroce
- Forza il mondo possiede e fa nomarsi
- Dritto: la man degli avi insanguinata
- Seminò l'ingiustizia; i padri l'hanno
- Coltivata col sangue, e ormai la terra
- Altra messe non dà; --
-
-versi che Aleardo Aleardi copia così:
-
- _L'odio fu sparso, il postero_
- _Raccoglierà vendetta._
-
-Lo stesso Manzoni vi rappresenta Alboino che sale sopra 'l monte,
-rivolge in giù lo sguardo all'Italia e sclama: -- «Questa terra è mia!»
--- Ed Aleardo Aleardi imita:
-
- _.... Or su que' sassi... si sdraja_
- _Il vïennese sordido gregario:_
- _Stende le membra, del bastone esperte,_
- _Plebeamente, e, accesa l'acre foglia_
- _Americana, guarda in ver le pingui_
- _Venete valli e le lombarde e dice:_
- _«Quelli son miei poderi.»_
-
-E, (salta agli occhi) imita con ben poco discernimento. La esclamazione,
-dal Manzoni acconciamente suggerita ad Alboino Re, non istà bene sulle
-labbra dei poveri soldati tedeschi, i quali, come gli avrebbe dovuto
-insegnare _il suo povero Beppe_:
-
- .... Re pauroso
- Degl'Italici moti e degli slavi
- Strappa a' lor tetti e qua senza riposo
- Schiavi li spinge per tenerci schiavi!
-
-Ci vuole anche un po' di criterio per utilizzare ammodo gli spogli è gli
-_excerpta_ fatti nello scartabellare i buoni autori: non foss'altro per
-non somigliare alla moglie del tintore. Un giorno che aveva bisogno di
-cenere per le stoviglie o pel bucato, dà di piglio ad una catasta di
-guado e di verzino, credendo fosse roba di scarto; e con buona alchimia
-da cinquecento lire di droghe trasse cinquazei centesimi di cenere.
-
-Il Byron, sclamando:
-
- _Know ye the land where the cypress and myrtle_
- _Are emblems of deeds that are done in their clime?_
-
-con quel che segue, ha imitato il Goethe, che nel _Guglielmo Maestri_ fa
-dire alla sua Mignon:
-
- _Kennst Du das Land? wo die Citronen blühn_
-
-eccetera. Il fatto è innegato: quella splendida introduzione ad uno dei
-più cari poemetti dello irrequieto inglese, venne aggiunta sulle bozze
-di stampa; è da lodarsi di non avere rifuggito dall'imitare. Ed il
-Goethe ed il Byron han date stupende descrizioni, idealizzando la natura
-di due contrade a loro cognite e memorande. E la forma interrogativa ne'
-loro versi non è arbitraria, anzi ha un significato: indica la nostalgia
-degl'interlocutori, quel desiderio intensamente appassionato, il quale
-non può credere ignoto ad alcuno l'oggetto dell'affezione nostra, e
-chiama tutti a testimoni che si ha ragione di amare. Ma quando Aleardo
-Aleardi sul serio ti chiede:
-
- _..... Hai tu veduto_
- _Ne la convalle di Siddim profonda,_
- _Sotto il nitido ciel di Palestina,_
- _Hai veduto brillar sinistramente_
- _La laguna d'Asfalte?_
-
-questa interrogazione è rettorica, perchè senza ragione d'essere, mera
-scimmieggiatura. Quando il Nostro, parlandoci d'un prigioniero che
-ritrae sulle mura del carcere la sua ganza, chiama _arte di Giotto_ la
-pittura; questa denominazione parafrastica è rettorica, perchè il povero
-Ambrogio Bondone qui non c'entra: il richiamarcelo in mente ci distrae
-dal prigioniero e dal suo triste sollazzo; mentre invece altrove, come
-ho avvertito, il tedesco è stupenda e caratteristicamente chiamato
-_lingua di Lutero_, rammentando così tutto l'odio che ogni Italiano vuoi
-cattolico, vuoi incredulo, deve alla nazione che generò quel secondo
-periodo di barbarie e di recrudescenza fanatica addimandato Riforma. Le
-descrizioni dell'inverno islandese e simili, sono rettorica
-nell'Aleardi, perchè il paragone serve solo a determinare e
-caratterizzare il termine principale, a compierne il fantasma; ed ove
-diventi un tutto per sè, una cosa autonoma: ove lo scrittore nel
-pennelleggiarlo ecceda i limiti e dimentichi il principale, dobbiamo
-conchiudere che il poeta patisce di distrazioni, _id est_ che non è
-potentemente preoccupato dall'essenziale, che non ne è quindi commosso.
-Ecco perchè tali strampalataggini convengono agli umoristi, a' quali
-importa mostrarsi fuori et al disopra della poesia. La scelta de'
-paragoni non è concessa all'arbitrio del poeta; non gli è mica lecito di
-adoperar questo o quello, a capriccio, perchè nuovo, perchè gli va a
-sangue, per una sua fisima, perchè così gli pare e piace. Gnornò: le
-similitudini hanno una necessità logica derivata dal sentimento, dal
-soggetto, dal carattere che volete esprimere; e quell'Italiano, il
-quale, per mostrare come l'anima sua, risalendo i tempi, migri agli anni
-della giovinezza, descrive in trentun versi i cigni che migrano
-d'Islanda in Grecia, doveva proprio aver l'animo più freddo del naso
-d'un gatto o vogliam dire (per non incorrere nella colpa che
-riprendiamo) più fredda delle ghiacciaje che circondan l'Ecla.
-
-
-
- X.
-
-
-Mai non disse Aleardo Aleardi la più giusta cosa, che quando fece
-reclamare dalla sua musa come proprio retaggio
-
- _..... Fucate fantasie, vestite_
- _D'arte caduca._
-
-Infatti, chi, per mancanza di concetti e di sentimenti, nonchè di forma
-e di pensieri proprî, è costretto a vivacchiare di accatto e
-d'impostura, cerca per istinto necessario o per necessità istintiva, di
-nasconder questa menda esaggerando[2], spaccando e rinvergando in cose
-estranee alla poesia le quali egli falsamente giudica fregi ed
-ornamenti, l'originalità, la virtù di piacere, che la steril sua
-fantasia è impotente a dargli. Questi mezzucci riescono spesso ad
-illudere e si scrocca fama di poeta; ma, trascorso il primo bollore,
-vien riconosciuto che lo scrittore è precipitato nel goffo, nel
-mostruoso ed ha sconfinato dalla poesia. Così talvolta una vecchiaccia,
-o rinsecchita od adiposa, a furia di perrucchini, di belletto, di
-bambace, di fascette, di polvere di riso e d'altri simili ordigni e
-cosmetici, giunge a simulare un'apparenza di grazia e di gioventù; e
-(l'uomo è fragile!) può farti scusabilmente girare il capo come un
-arcolajo per minuti cinque. Ma dopo i cinque minuti di capogiro
-scusabili, come la ti ha concesso un favore e l'effervescenza del sangue
-calmandosi toglie il momentaneo velo all'occhio, saresti inescusabile se
-non sapessi vederla nella schifosa realtà sua ed abborrirla.
-
- [2] _Esaggero_, con due _gg_, per conservare al vocabolo la forza del
- valore etimologico. Viene da _Ex-aggero_. Gherardinianismo
- sporadico.
-
-Il nuovo piace anche a me: cui non piace? Pure, cosa intendete per
-nuovo? La novità non istà per Aleardo Aleardi nell'incarnare ne' suoi
-componimenti concetti e sentimenti così connaturati, che diano una
-impronta particolare, singolare a' pensieri, alle immagini, alla lingua,
-al verso. Egli spesso si figura di ringiovanire il triviale e l'altrui
-che costituiscono il fondo della sua poesia, aggiungendovi de' ghirigori
-superflui, degli ammennicoli inutili, frammischiandovi qualche barbaro o
-strano vocabolaccio. Ha molto del secentista, come del resto quasi tutti
-i più vantati del secolo fra gli stranieri. Del pari Bernardino di
-San-Pietro non ravvisava il merito del suo _Paolo e Virginia_ nello aver
-creato delle persone vive o nell'importanza del concetto poetico e
-sociale; bensì nell'aver posta la coppia innamorata fra gli insoliti
-banani e palmizî, invece di collocarla fra le querce e le ficaje
-consuete.
-
-Esemplifichiamo.
-
-Il poeta non è botanico, nè la botanica è poesia. L'insopportabile
-abuso, che fa l'Aleardi di termini tecnici, i quali talvolta mi
-mascherano stranamente le più note pianticelle, non ha senso, ed
-esaspera il lettore. Mi ricorda la rabbia del vecchio cortigiano
-Behrisch, il quale avea riempita una delle stanze assegnategli per
-alloggio nella duchesca di Dessavia, con graste di geranî, pianta di
-moda, allora. Ma i botanici in Lamagna fecero distinzioni e suddivisioni
-tra geranî e geranî, attribuendo il nome di pelargonie ad alcune
-varietà. Ed il Behrisch li malediva: -- «Imbecilli! io mi rallegravo di
-aver la stanza piena di geranî, e loro vengono e dicono che, nossignore,
-son pelargonie. Ed io cos'ho da farmene se non sono geranî? delle
-pelargonie a me cos'importa?» -- Que' nomacci eterocliti non ci stanno
-mica per una necessità poetica; vi son tirati pe' capelli a documento
-della scienza botanica dell'autore. Ad Alessandro Manzoni, che si guarda
-ben dal farla, noi perdoneremmo quest'ostentazion di sapere, la quale in
-lui potrebbe psicologicamente giustificarsi. Difatti, il descrittore del
-giardino inselvatichito di Renzo Tramaglini non è un dilettante di
-botanica, anzi un filologo di primissim'ordine, che ha ideato una
-classificazione delle piante originalissima, e, come mi asseverano
-uomini competenti, scientificamente superiore a quelle dello svezzese
-Carlo di Linneo o del ginevrino Augustino-Piramo Decandolle. Ma la
-scienza dell'Aleardi probabilmente si riduce a qualche reminiscenza
-scolastica, all'aver isfogliato un manuale od all'aver passeggiato in
-qualche giardino de' semplici, leggendo su' polizzini attaccati alle
-piante od impalati lungo le ajuole: _conifere_, _lonicere_, _ottonie_,
-_bromelie_, _benisterie_, _ninfee_, _napelli_, _solatro_, _ranuncolo
-scellerato_, _lemna_, eccetera, eccetera. Propongo un'ipotesi: forse il
-Nostro fa ciò per mero esercizio mnemonico. Diceva il Goethe: -- Degli
-studî ci rimane sol quanto praticamente applichiamo, il resto va
-perduto.» -- L'autore adopera que' termini, perchè gli rimanga impressa
-qualche cognizioncella botanica racimolata qua e là. Non sarei punto
-sorpreso, che non avendole mentovate mai, ignori cosa sono la
-vellintonia, l'eucalitto, la zeodaria, lo xilosteo, le alimacee, il
-liriodentro tulipifero, l'asimina triloba, eccetera, eccetera.
-
-Il poeta non è topografo; nè la natura per sè stessa poetica. Mancando
-l'uomo che vi si agita, non ci commuove. Il mondo senza uomini, come
-dice Piersippe Giusti, ossia il Marchese Giuseppe Spiriti, nella _Salace
-trasformata_:
-
- ..... ancorchè spettacolo giocondo
- Di meraviglie sia egli a sè stesso,
- Pur fora qual teatro a cui sian tolti
- Chi vi giuochi la sera e chi l'ascolti.
-
-Dunque, volendo rappresentarmi, puta caso, una valle, basta dipingermela
-come scena di un avvenimento caratteristico, ed è perfettamente inutile
-che tu spenda un cinquanta versi a particolareggiarmene la pianta, i
-nomi antichi e moderni, le produzioni e che so io; minuzie
-interessantissime in una _Guida novissima del Viaggiatore_, ma che non
-suscitano immagini commoventi, così da dar vita al fantasma di quella
-valle. Più analizzi, più distingui, più sminuzzi, più _dettagli_ e meno
-veggo l'insieme. Dimmi che i monti son cinerei, che la consolare è
-candida (l'avran forse lastricata di carrara lustro), che il fiume è
-verde (cosa da stagno), e mi avrai unicamente posto sotto gli occhi tre
-immobili macchiacce: verdognola cinerognola e biancastra. Dimmi che
-passano poane pel cielo e zattere pel fiume; ed io potrò solo fondare
-meditazioni ornitologiche e commerciali su codesti fatti. Dimmi che
-l'Adice reca a Verona un sorriso di Trento, ed io rispondo sbadigliando:
--- «rettorica!» -- Dimmi che un fortino veneto è trasformato in fortezza
-austriaca, ed io ti ringrazio della notizia archeologica.
-
--- «Ma» -- scappa fuori l'Aleardi, indispettito come un bambino, al
-quale si vieti di fare ogni impertinenza -- «questo no, quello no; corpo
-dell'ostia, come aveva io a fare per dipinger poeticamente la
-Chiusa?» --
-
--- Come, eh? Semplicissimo! Cancellar tutta la descrizione salvo queste
-parole:
-
- _..... Il loco ha somiglianza_
- _Di Termopile, e forse alcuno attende_
- _Leonida venturo._
-
-Ma sa Ella, che questa immagine è degnissima del maggior poeta? Illumina
-la personalità dell'autore; suscita l'objetto innanzi alla fantasia;
-promuove un tumulto di pensieri. Ecco qua, senza corredo
-d'annotanzioncelle prosentuose, senza imprecazioni, senza contorsioni o
-scontorcimenti, lo scrittore si dimostra, io m'accorgo, ch'egli è
-patriota; m'accorgo, ch'egli è di una terra serva sì, ma ognor fremente,
-e fiduciosa nella vicina riscossa, e certa di non mancare al proprio
-dovere: onesta baldanza! Ch'è d'un paese insomma, _eo immitior quia
-toleraverat_, che ha dato i Mille come la Grecia i Trecento. Quella sola
-immagine mi dipinge la valle nella fantasia così vivace e
-caratteristicamente, come s'io l'avessi vista co' proprî occhi miei: vi
-ha pochi esempli d'una descrizione poetica tanto vera e perfetta. Ma
-perduta questa geniale oasi in un deserto d'inconcludenze e di
-rettorica, passa inavvertita e fallisce l'effetto. Quel che più importa
-allo scrittore ambizioso, non dico di eccellenza, anzi solo di serietà,
-è il saper cancellare. Un componimento esce dalla fantasia, come la
-statua di bronzo dalla forma, tutto sbavature; bisogna limare e
-cesellare, cesellare e limare senza mai stancarsi. Dicon che lo Schiller
-fosse maestro di cosiffatte potagioni. Gli avevano mandato una volta pel
-suo _Almanacco delle Muse_ non so che oda pomposa in ventidue strofe: a
-furia di cancellazioni e' la ridusse a sette, e sì che mediante le
-crudeli amputazioni il prodotto ci guadagnò, rimanendo intatto nelle
-sette strofe il buono sparpagliato per le ventidue. Pirro Lallebasque,
-ossia Pasquale Borrelli da Tornareccio, osservò bene, quantunque
-barbaramente si esprimesse, scrivendo: -- «Noi non siamo prolissi, se
-non perchè ci manca il tempo o la pazienza di esser brevi.» -- Voleva
-dire: _Siamo prolissi, sol perchè_, eccettera. Come disse il Metternich
-al Varnhagen? -- «Se scorgo qualche oscurità nel mio dettato o sento che
-qualche brano potrebbe non riuscir chiaro ai lettori, seguo il consiglio
-datomi una volta dal vecchio barone di Thugut, uomo pratico che
-m'insegnò di non ingegnarmi a dare un altro giro al pensiero, a
-modificarlo, anzi di studiarmi solo di cancellare quanto vi ha di
-superfluo nel luogo oscuro; il rimanente esprime compiutamente e
-sicuramente il senso. E trovo di fatto che il semplice si regge da sè, i
-puntelli e gli aiuti oscurano per lo più». --
-
-Il poeta non è delegato di questura: non gli è concesso, mal presume di
-raffigurarmi una persona, enumerandone i connotati, perchè con essi
-posso solo al più arrabbattarmi a costruirmi nella mente un insieme di
-venti parti; ma l'immagine non mi balza viva nella fantasia, non vi
-s'affaccia repentinamente, non _Fa di sè bella et improvvisa mostra_,
-come _Diana in scena o Citerea si mostra_. Che vita nelle Silvie e nelle
-Nerine del Leopardi! eppure il recanatese non le esamina membro per
-membro dal vertice alle piante come in una visita medica, come usa con
-le meretrici. L'Elvira, la bellissima donna amata da Consalvo, era alta
-un metro e settanta, oppure un metro e sessanta centimetri? La Nerina
-era bruna o bionda? L'occhio della Silvia era nero od azzurro? Solo
-incidentalmente apprendiamo che quest'ultima era di capel nero:
-
- Non ti molceva il core,
- La dolce lode, or delle negre chiome,
- Or degli sguardi innamorati e schivi;
- Nè teco le compagne, a' di festivi,
- Ragionavan d'amore.
-
-In prosa, si può ammettere qualche latitudine nel descrivere i
-protagonisti; eppure Alfredo di Vigny (ch'è tra' quattro o cinque
-francesi di questo secolo, i quali abbiano saputo scrivere) sclamava: --
-«Non ho punto bisogno d'un ritratto in miniatura d'ogni vostro
-personaggio. Credetemi, a chiunque sia per poco immaginoso, basta uno
-schizzo. Un tratto indovinato vai più di tanti particolari. Se vi lascio
-fare, mi direte la manifattura de' nastri di seta adoperati per la
-coccarda degli scarpini. Abito pernicioso di narrare, che si diffonde
-spaventevolmente.» -- Chi si lascia vincere dalla smania, dalla mania di
-descrivere, non ha più freno, e sacrifica tutto pur di soddisfarla. Mi
-ricordo, in un romanzo francese, che un tale dà un'occhiata, una
-occhiata fugace in una stanza e vede.... vede i più minuti oggetti, che
-ne vengono minutamente enumerati e descritti; vede e nota ciò, che
-un'ora di esame attento non sarebbe sufficiente a vedere e notare.
-Diceva il Goethe di Gualtiero Scotto: -- «Strano che appunto la
-virtuosità nel particolareggiare, lo induca in errore! Nell'_Ivanhoe_
-descrive l'apparenza e le vesti d'un forestiero, che entra durante la
-mensa nel tinello d'un maniere, e sta bene; ma che ne descriva i piedi,
-le calze e la calzatura è uno sproposito. Quando siedi a mensa di sera,
-se qualcuno entra, ne scorgi solo la parte superiore del corpo.
-Descrivendo i piedi, entra subito in ballo la luce del giorno, e così la
-scena perde il carattere notturno.» -- La poesia, impotente a darmi la
-forma esterna, mi dà la coscienza o l'azione del personaggio, che la
-fantasia del lettore riveste in un battibaleno di forme corrispondenti:
-in chi vuol gustarla, si richieggono alcune attitudini d'immaginazione,
-come in chi vuol gustar musica si richiede orecchio. Le Belle Arti,
-esse, invece, mi presentano le forme esterne, sotto le quali indovino
-una coscienza. Indarno lo scrittore sgobba per distinguere e determinare
-con parole i più minuti particolari od accidenti di forma e di colore:
-più s'affacchina, più l'oggetto sfugge. La vita del fantasma poetico non
-istà in un occhio piuttosto azzurro che nero, in un braccio più o men
-bianco, in questa o quella linea.
-
- _Avea riccia la chioma e colorata_
- _Come la buccia di castagna alpina_
- _Molti fior di giardino avrian voluto_
- _Paragonarsi coll'aerea tinta_
- _Che azzurreggiava nella sua pupilla:_
- _Ma ciò che forse le venia più presso_
- _Era il lin che fiorisce o il ciel di sera._
-
-Misericordia! eccoci alla più ridicola materialità, al passaporto in
-versi: capelli castagni e ricci; occhi cilestri. Eppoi questi occhi non
-ci guardano, non ci splendono, non ci ridono; sono vuoti di sentimento,
-due immobili macchie azzurregianti, sulla cui gradazione un tintore
-ragiona (l'Alfieri direbbe _dissertaziona_) in guisa da fare andare in
-solluchero l'autore del _Dialogo sui colori che si danno alle sete_. È
-Maria Luisa, Porcellana, Isabella, Minerva, Turchino del Re, Turchino
-Ghimè, Turchino della Regina, Turchino màmmola, Turchino di cobalto,
-Azzurro o Lapislazzuli? Sarà forse Celeste blù, Blù Raimond, Blù
-porcellana. Blù Isabella, Blù Maria Luisa, Blù Napoleone? O non
-piuttosto Aria, Celeste cielo, Latticino, Celeste chiaro, Celestino,
-Celeste Laudon, Celeste cupo o Celeste Lumiera?
-
--- «O come aveva a fare» -- sclama l'Aleardi con l'accento indispettito
-dello scolare, che nell'esame non giunge a soddisfare con alcuna
-risposta i pedagoghi, -- «come avevo a fare, per dipingere la mia
-Caterina Cavalieri di Monte? Me lo insegna Lei?» --
-
--- Perchè no, caro? Lo insegnare agl'ignoranti è opera di misericordia.
-O se a quel nome dolcissimo di Caterina si congiungesse daddovero in
-mente vostra una immagine, di tutta la lunga descrizione avreste scritto
-que' soli versi:
-
- _... da ch'ella era nata..._
- _... Mai sovra il paterno_
- _Camperello la grandine non cadde_
- _Nè al_ (cacofonia) _mandorlo imprudente arse la brina_
- _I frutti; nè verun maggior dolore_
- _Osò varcarne la vegliata soglia._
-
-Versi, che mi ricordano questi altri nell'_Ardelia_ d'Olympo degli
-Alessandri da Sassoferrato, il quale, parlando d'una bella donna,
-scrive:
-
- -- «E contra lei non giova dura sorte,
- Che vince il ciel con sue piacevolezze...
- La donna e 'l ciel e 'l mar governa e muove
- L'aer la terra e l'universo clima;
- Et son sopra natura le sue prove.» --
-
-Similmente il Maresciallo di Francia, Biagio di Monteluco, scrive di
-Andrea Doria; -- «parca che il mare ne ridottasse e quindi non si dovea
-scontentarlo od irritarlo senza grande occasione.» -- Similmente il
-cavalier Marino:
-
- Di tai chimere vo' che tu ti rida,
- Ancor che d'empio ciel raggio ti tocchi:
- Qual sì cruda sarà stella omicida
- Che rigor non deponga ai tuoi begli occhi?
-
-Quanta gentilezza in questa fanciulla dell'Aleardi, che ne impone alle
-stesse inesorabili leggi di natura, al fato stesso, il quale le
-risparmia il dolore debito ad ogni carne umana! Deh come può essere, che
-chi inciampa siffatte bellezze, non le comprenda, non ne abbia
-coscienza; e trovi requie solo quando ne ha distrutto l'effetto con
-mille aggiunte stolte? -- «Vojaltri dilettanti» -- scriveva presso a
-poco il Mozart a non so che barone, il quale gli avea mandate alcune
-composizioni: -- «o non avete pensieri propri e rubate gli altrui; o ne
-avete e non sapete cavarne partito.» --
-
-Simili baleni di poesia s'incontrano veramente nell'Aleardi; ma pur
-troppo son baleni fugacissimi, che fanno meglio avvertire la tenebria
-circostante, come gli spiragli nel sotterraneo di Montezuma, a detta
-d'Antonio de Solis, _permitian solamente la (luz) que bastava, para que
-se viesse la obscuridad_. È uffizio, è gioia, è dovere del critico
-richiamar sempre l'attenzione su queste belle parti; e specialmente poi
-quando in uno scrittore sono rare, mi sembra più che dovere, carità
-fiorita. Quanto è viva la nobil-donna ungherese, frustata dagli sgherri
-austriaci!
-
- _.... La gentil ribelle_
- _Sentì infamarsi le patrizie terga_
- _Dal vitupero dell'austriaca verga,_
- _E odiò la vita. E, dato_
- _L'ultimo bacio a le atterrite ancelle,_
- _Sotto la pietra del sepolcro ascose_
- _Le membra vergognose._
-
-T'impietosisci e parteggi per quella infelice ribelle, benchè il senno
-ti dica la legge dover essere sempre obbedita e la ribellione punita e
-soppressa a qualunque costo ed in tutti i modi, e che i governi
-costituiti hanno autorità suprema ed assoluta in chi sorge a
-combatterli. Quant'è sentito quel dire con enfasi, affermando Roma esser
-nostra, solo nostra:
-
- _Se cosa alcuna di straniero è in essa,_
- _Sono il pianto e le ceneri de' servi,_
- _Ch'ivi traemmo dalla vinta terra._
-
-Spiove, l'atmosfera si rasserena:
-
- _Scuote i fogliami, che gli fero ombrello,_
- _L'augelletto e giocondo vola via:_
- _Manda il ramo una stilla, e par che pianga_
- _Dell'ospite cantor la dipartita._
-
-Questo si chiama animar la natura, e l'immagine non sarebbe mai venuta
-in capo, a chi non avesse provato lo strazio di crudeli addii. -- «È
-precetto d'Aristotile» -- diceva un retore egregio del seicento -- che
-quelle sono le ottime traslazioni, le quali _cat'enérgian_ sono
-appellate; cioè, quando le cose inanimate s'inducono ad operare, come se
-fussero animate; quale, per esempio, è quella di Omero, che attribuisce
-il desiderio alla saetta di Panduro, dicendo, che ella desiderasse di
-volare fra gl'inimici; e quell'altra, che dice delle onde, _cyrtà
-phalerióonta_, cioè gobbe e che s'imbiancavano o incanutivano. Di questa
-sorta di traslazioni così parla Quintiliano: _Praecipueque ex iis oritur
-mira sublimitas, quae audaciae proxima periculo translationis attolitur,
-cum rebus sensu carentibus actuni quandam et animos damus. Qualis est:_
-_pontem indignatus Araxes;_ _et illa Ciceronis:_ _Quid enim tuus ille
-districtus in acie Pharsalica gladius agebat? cuius latus ille mucro
-petebat? qui sensus erat armorum tuorum._» -- Eccone un altro esempio
-Aleardesco: gli austriaci hanno innalzato la forca sugli spaldi
-mantovani per appiccarvi un patriota:
-
- _.... In mezzo a un campo_
- _Scellerato, spingea le immonde braccia_
- _Un patibolo al ciel, quasi pregasse_
- _D'essere fulminato._
-
-Un letteratuolo, premiato nello scorso secolo dall'Accademia francese,
-ha scritto: _Les dieux ont un Olympe et nous une patrie._ Nell'Aleardi,
-il poeta assunto a' cieli, li percorre, se ne inebbria, dipinge la terra
-come un meschino granello di sabbia e poscia con poca logica, ma con
-infinita poesia sclama:
-
- _Oh! potess'io, poscia che avrò veduto_
- _Sì addentro l'universo, un'ora sola_
- _Rinascere alla terra Itala e sciorre_
- _Rivelator di meraviglie un carme,_
- _Nobile, forte, non caduco e nuovo._
-
-Quant'è vero quest'uomo che stima un'ora di vita in patria, più che
-l'eternità in cielo! quanto è vero questo letterato che apprezza più la
-fama terrena della beatitudine paradisiaca! Ma l'ultimo verso stona;
-l'impressione sublime de' precedenti è ammorzata da quella gelida filza
-d'aggettivi qualificativi, che terminerebbe degnamente l'allocuzione
-d'un professor di quarta ginnasiale nell'assegnare agli allievi un tema
-di esercitazione rettorica. Nè si scusi l'Aleardi citando Dante:
-
- Pareva a me che nube ne coprisse
- Lucida, spessa, solida e pulita.
-
-In una descrizione di cosa materiale, que' quattro aggettivi, che ne
-determinano le qualità essenziali, sono necessari; ma i quattro
-aggettivi appiccati da lui al carme, _rivelator di meraviglie_ inaudite,
-ne indicano qualità, che si sottintendevano e ch'egli escogita con la
-riflessione.
-
-Nell'_Ardelia di Messer Baldessar Olympo da Sassoferrato Nella quale si
-contiene Sonetti Capitoli Dialoghi Frottole et Strambotti Et di nuovo
-con ogni diligentia Stampata et ridotta in una bella e nuova forma_;
-opera pubblicata, come in calce all'ultima pagina: _In Venetia per
-Dominico de' Franceschi al segno della Regina 1569_; trovo parecchie
-Ottave di _Epitetti_ (sic) _bellissimi di Baldessare Olympo da
-Sassoferrato in laude di Leontia_. Sono una sfuriata prima di aggettivi
-e poi di sostantivi; e veramente questo genere di poesia, che si direbbe
-imitata dall'Aleardi, non richiede isforzo grande di fantasia. Eccone
-per saggio una stanza:
-
- -- «Unica, eccelsa, singulare, grata,
- Gentil, soave, gratiosa e honesta;
- Piacevole, gioconda, accostumata,
- Inclita, saggia, famosa, modesta;
- Ingeniosa, accorta, vaga, ornata,
- Humil, pietosa, dolce, pia e presta;
- Celeste, amena, ludibonda e lieta,
- Tepida, pura, angelica e discreta.» --
-
-Deh, perchè tutti i _canti_ non sono pari a' pochi brani surriferiti?
-Allora l'estetico saluterebbe con gioia in Aleardo Aleardi, se non il --
-«quinto gran poeta Italiano,» -- come ha detto qualche imbecille, che
-non conosceva di certo ne l'Alfieri, ned il Leopardi, ned il Manzoni, di
-certo una nostra nuova gloria. Mentre invece ora queste gemme, _rari
-nantes in gurgite vasto_, servono solo a dimostrare non esserci
-letamajo, nel quale non possano scavizzolarsi perle. Basterebbe aver
-pazienza e stomaco da razzolarvi, e chi sa? potrebbero trovarsi dei
-galantuomini sugli stalli della sinistra parlamentare. Ma quando in un
-tutto artistico qualcosa non riesce, esso è sbagliato come tutto, per
-quanto alcune singole parti possano essere buone in sè, e quindi
-l'autore ha prodotto un'opera senza pregio e valore. Un'immagine
-indovinata non può salvare un componimento pessimo del resto; giacchè
-una sola immagine basta unicamente a formare l'epigramma, genere di
-componimento, pel quale riconoscemmo gran disposizione nell'Aleardi.
-
-Il poeta non è dotto, ned istoriografo; dottrina e poesia son due:
-possono coincidere, possono divergere. Non so immaginar cosa più
-ridicola del pretendere ad un merito poetico versificando nozioni
-geologiche od isteriche o rendendo inintelligibili i versi senza un buon
-corredo di noterelle. Ma non è poi lecito, quando uno vuol darsi l'aria
-del dottore, d'incorrere in quegli svarioni, che fanno scoppiare i
-precordi dalle risa e giustificano lo scherzo: _doctores a docendo,
-sicut montes a movendo_. Estendere la passione delle reminiscenze e del
-rettorico fino ai farfalloni, l'è un po' troppo. Nè vale per iscusa il
-provare che l'errore fu tenuto ieri per verità inconcussa: oh bella! tu
-vivi oggi; e, se se' savio, hai da vivere com'usa oggi. Se tutto muta!
-Non più d'un dieci anni fa, quando ottenevi da una signora il ritratto,
-potevi tenerti sicuro dal fatto tuo, anzi le belle facevano quasi quasi
-più difficoltà per accordarti la miniatura, che per concederti i sommi
-favori: adesso, invece, possediamo la fotografia di chi ci pare, e
-nessuna l'ha per male e non implica nulla. Fosse del pari agevole l'aver
-gli originali in braccio! Se quindi uno scrittore, ora, facesse andare
-in bestia qualcuno, solo perchè scopre il ritratto della sua donna in
-mano ad altri, farebbe una castroneria. In simili castronerie incorre
-parecchie volte il Nostro.
-
-È egli lecito d'impiegare ben sedici versi a maledire quel valentuomo,
-anzi grand'uomo, che fu Omar ed a compianger l'uman genere per lo
-incendio della biblioteca alessandrina, che i bimbi a scola imparano il
-prelodato Omar non aver mai bruciata, perchè già distrutta prima di lui?
-Stupisco che l'Aleardi calunni un nimico melensamente, uniformandosi a'
-suggerimenti di Don Basilio. È egli permesso di chiamare il tedesco
-
- _..... ispido nipote_
- _Dei Nibelungi da la fulva chioma,_
-
-quando non c'è uomo colto, che ignori i Nibelungi essere stati Franchi?
-appartenevano cioè al ramo meno incolto e men barbaro del tronco
-germanico, che si staccò da esso e si fuse interamente con la
-popolazione gallica stedescandosi. Non farei certo un carico
-d'ignorarlo, a chi non s'occupa di Letteratura germanica; ma perchè
-voler far mostra di intendersene, quando se n'è digiuni? E egli
-ammessibile di celebrare il magiaro come una
-
- _..... gentil favella,_
- _Che non ha madre, che non ha sorella,_
-
-creando un nuovo fenomeno filologico? Una lingua prima e senza
-parentele! È egli perdonabile di battezzare per _Cimbri_ i tedeschi?
-Mah! e dire che Aleardo Aleardi sprofessoreggia, la fa da professore in
-Firenze! Sia però notato a lode de' fiorentini, l'uditorio di lui
-comporsi di qualche inglesaccia sfiancata, di qualche damina emancipata,
-del loro codazzo e degli amici del professore. L'Italia impiega pur bene
-i danari, che gli snocciola! Pagherei una lauta mancia, sborserei una
-larga cortesia, a chi potesse dimostrarmi, che l'insegnamento di lui è
-stato fecondo del benchè menomo frutto.
-
-
-
- XI.
-
-
-Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò
-brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad
-ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio
-grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli
-adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono
-manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli
-retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle
-bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò
-sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò
-poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo
-spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse
-il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde
-una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al
-giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un
-villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne
-trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi.
-Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.
-
-Da quando in qua la stirpe de' cigni è _battagliera_? Qual popolo ha gli
-occhi _crocei_, se il croco è il _carthamus tinctorius_ de' botanici?
-Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati da _omerici fanti_?
-Il _sapiente legno del Nazereno_ è una sciarada, che s'indovina a
-scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsi _le cupole
-intemerate di neve_, e quindi mi affretto ad aggiungere che s'intendono
-le montagne. Che diavolerie sieno la _febbre lionina del trionfo_, le
-_cento febbri de' vent'anni_, _l'olimpia febbre de' carmi_, _il febbril
-zampillo della vena_, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate
-ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo
-Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino: _nova
-febrium terris incubuit cohors!_ Come vedete, manca pure una certa
-varietà. L'amore è un _assillo_, l'indipendenza è un altro _assillo_...
-Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel
-loro genere:
-
- _...... E dalla rada ove Colombo nacque_
- _Volò san Giorgio a cavalcar sull'acque._
-
-Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci
-vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è un _tour de force_ da
-santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare
-cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di
-quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a
-fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola
-è scortese, mutiamola; neppure questa _frase poetica_ è originale!
-Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò
-Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni
-agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il
-distico seguente:
-
- Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.
- Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.
-
-Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, che _cavalcare
-il mare_ (e non _cavalcare sulle acque_) è stato adoperato semplicemente
-per _navigare_, (se pure non è errore di stampa per _travalicare_), per
-esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle
-sue _Tredici piacevoli notti_: -- «Alchia, veduta la volontà di Fortunio
-ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo rimuovere dal
-suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se
-gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla
-Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e
-gonfiate onde marine.» --
-
-Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù
-manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate le
-_ore di ciel, che il ciel condanna_. Persio è chiamato un _giovanetto
-incolpabile, vissuto in colpevoli tempi_. Per dire che un galantuomo è
-ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:
-
- _....... già sul.... petto,_
- _Esercitato da sì lunghe croci,_
- _L'ultima croce sta._
-
-I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano
-trascinati
-
- _..... nei densi circhi a sazïar le tigri_
- _D'Affrica, ad allegar l'inclite noje_
- _De le tigri di Roma._
-
-Io non aspiro a pedanteggiare; _nil humani a me alienum puto_, e non
-condanno _a priori_ ogni bisticcio. Quando ci quadra, _optume_.
-Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che
-nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di
-que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è
-cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo.
-Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non
-l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie
-vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devi _a priori_
-aspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio
-discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion
-manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie
-buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il
-tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione
-ufficiale sulla vittoria di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando. _Et
-dum castrametatì sunt juxta_ _Lolium_ _perditionis filii, ut rationem
-segetis perderent, zizaniae, quae a vulgo_ _Lolium_ _dicitur, semina
-seminarunt._ E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse,
-scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria
-della _Francesca da Rimini_, scarabocchiata (o che pare apposta per
-render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad
-apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della
-parola _vergeben_ (perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli
-dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme
-Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:
-
- _Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,_
- _Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben._
-
--- «Il bisticcio» -- diceva un secentista, notate, bene, un secentista!
--- «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è,
-quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta
-lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che
-quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio,
-che _chi bisticcia è una bestiaccia_.» --
-
-Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri
-verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo
-Fusinato, per esempio. Ma _carriaggi_ non è, nè puol essere trissillabo;
-_viaggiatrice_ non è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente un
-_sottile ravignan patrizio_ nello -- «Epitaffio di Cesare, in opposto
-sentimento a quello del Sannazzaro,» -- ha posto questo verso:
-
- Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...
-
-Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo
-Costa? _Espiazione_ bruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il
-mal esempio dato da qualcuno per le parole in _ione_. -- «Non dichiamo
-noi _compassione_ con quattro e i poeti con cinque sillabe? Non
-_intentione_, _operatione_, _devotione_, _invidioso_, _litigioso_ e
-mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» -- Così
-messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci
-vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un
-errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche
-gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella
-lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una
-consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa
-trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre
-un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha
-prodotto il raddoppiamento: (confronta _vezzo_ da _vitium_, _mezzo_ da
-_medium_, _ragione_ da _ratio_, _rabbia_ da _rabies_, _figlio_ da
-_filius_, _ingegno_ da _ingenium_ e via discorrendo).
-
-Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe
-senza rimorso un trissillabo di _Beatrice_, quantunque Dante istesso
-abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in
-lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentina _Biatrice_ ossia
-_Bjatrice_: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da'
-dannati dallo accento:
-
- ...... ma fiorentino
- Mi sembri veramente, _quand'io t'odo_.
-
-Ma con sei sillabe, _espiazione_, per la giacitura degli accenti, non
-entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i
-vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli
-epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.
-
- Nomen nobile, molle, delicatum,
- Versu dicere non rudi volebam:
- Sed tu, syllaba contumax repugnas!
- Dicunt Earinon tamen Poetae,
- Sed Graeci, quibus est nihil negatum,
- Et quos _áres áres_ decet sonare:
- Nobis non licet esse tam disertis,
- Qui Musas colimus severiores.
-
-A' quali versi un commentatore annota: _Jocatur hic noster... in nomine
-Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen
-quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enim_ ear _ver
-sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri
-neque_ hendecasyllabon _rhythmo congruant. Hi enim versus dactylos
-tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusce_
-_Earinus_ _tres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim,
-quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?_ Il giambo tragico
-tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una
-lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi
-è valente.
-
-Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda
-que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi
-termini, schisato.[3] Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico,
-sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è mica un pregio. I
-nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi:
-il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia
-perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per
-sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio
-verseggiato, gli uditori esclameranno: -- «che be' versi!» -- dite pure,
-che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia
-il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del
-verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota
-lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali
-orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti
-endecasillabi:
-
- ..... Sarai del Cristo, anima di Maria....
- ..... E passò. Io stetti in disperato pianto....
- ..... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;
-
-o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa
-filza di liquide: _Vela la nebbia de le stelle il lume._
-
- [3] Ho visto con piacere seguito questo giudizio dal Barrili, uno de'
- pochi, se non il solo scrittor di novelle contemporaneo, che mostri
- istruzione e buon gusto. Egli non vi parlerebbe di cavalli
- _amburghesi_, come il Tarchetti; non vi porrebbe Rouen, la patria
- del Cornelio, sul mare, come Salvatore Farina nel _Tesoro di
- Donnina_; egli non farebbe, come il Guerzoni, scrivere da una
- bennata fanciulla alla madre la dimane delle nozze. -- «Ti mando
- tutti i baci che mio marito mi lascia disponibili,» -- frase che
- non adoprerebbe una donna da conio. Eccone le parole: -- «Luisa!
- Bel nome! Egli lo sapeva finalmente, e stava con fanciullesca cura
- a pronunziarlo, non come si fa a Genova, ma scandendolo in tre
- sillabe: _Lu-i-sa_, e sibilando un tal poco l'esse alla maniera
- toscano. E' non era un nome strano, di quelli, che certi
- capiscarichi impongono alle bambine, per dare importanza di eroine
- da romanzo o da dramma alle loro creature grame. Gli era un nome
- quieto, gentile, dolce a pronunziarsi e dolce a udirsi: Luisa! E'
- non era _Elisa_, nome da mettere in endecasillabi morbidi e flosci
- come quelli di... acqua in bocca per non farci maledire dal secolo,
- che li ha in gran pregio. Non era neppure _Eloisa_, nome da far
- ricordare la badessa del Paracleto, innamorata d'un teologo, o la
- svizzera di Giangiacomo Rousseau, innamorata d'un astrologo
- sconclusionato. Era _Luisa_: modestamente, unicamente e soavemente
- _Luisa_.» --
-
-La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. La
-_genitura de' giusti_ è frase di pessimo gusto. _Zillo_ è un vocabolo
-che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nella
-_Ornitologia toscana_, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI,
-dica, che i rampichini propriamente _mettan zilli_ (I, 188.) Sarà
-probabilmente una corruzione idiomatica di _zirlo_; io non la
-ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che
-importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare
-da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o
-dei rampichini. Il _ne_ spesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che
-rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio
-pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articolo
-_lo_; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con intenzione
-d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori,
-come:
-
- ..... E il scintillio de le fraterne spade...
- ..... Ma al scintillar de le serene stelle...
-
-Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile,
-l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un
-candidato alla licenza liceale, che conosco: -- «L'articolo _lo_ si
-adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articolo _il_, quando si
-parla villanamente.» -- _Opinione_ (chiamiamola così) che fe' sclamare a
-Diomede Marvasi: -- «Dunque, se dicessi ad uno: _ti darò un calcio nello
-sedere_, sarei cortese.»
-
-
-
- XII.
-
-
-Conchiudiamo, che n'è tempo. Ho dimostrato, come Aleardo Aleardi non
-senta in verità gli affetti, che pretende ritrarre; tutto il resto è
-conseguenza necessaria di codesta premessa. Chi non sente, difficilmente
-ha grandi concetti; e, se per avventura ne capita uno, non ha virtù
-d'incarnarlo. E chi, senza proprio concetto e sentimento delle cose,
-s'incaponisce a scrivere, dovrà prenderli ad accatto: o da una massa
-comune e casca nel rettorico; e da un altro scrittore e.... ed ha delle
-reminiscenze. In ambo i casi cercherà di nascondere la sua nullità
-esagerando, spaccando, sfoggiando meriti non poetici; e le immagini
-particolari ed i tropi e le figure e la lingua ed il verso dimostreranno
-di non essere un tutto, l'espressione di un pensiero organico, sibbene
-un composto artifiziale, senza significato. Ed al critico avanzerà solo
-da spiegare un fenomeno frequentissimo nella Storia Letteraria: come un
-retore possa usurpar fama di gran poeta.
-
-Nel caso nostro speciale, le cagioni del fenomeno sono due soprattutto:
-prima la dappocaggine, la pecoraggine della critica ordinaria; e poi, le
-condizioni politiche, le quali trasformavano le parole _patria_ e
-_libertà_ in parafulmini estetici per le più inette scritture. In
-Italia, al presente, critica non può dirsi, che ve ne sia: giudichiamo
-con l'utero, cerebrinamente, per ragioni subjettive e psicologiche, per
-simpatia ed antipatia, per ispirito di parte, per motivi personali. Si
-fischia un dramma, perchè il padre dell'autore era poliziotto austriaco;
-si leva al cielo una colascionata, perchè lo scrittore è stato in
-carcere a Iosephstadt, o lusinga le passioni popolari (o meglio plebee)
-piaggiando l'_eroe di Caprera_, insultando Pio IX. Aveva ragione il De
-Vigny nel dire. -- «che i tempi di rivoluzione sono comodi e propizi
-alle mediocrità» -- ed aveva sovranamente torto il Goethe di affermare:
--- «che un grande effetto presuppone sempre una gran causa; che una
-poesia popolare e diffusa deve aver qualità eminenti; che un dramma il
-quale si mantiene per venti anni ed ha le simpatie del pubblico
-dev'essere qualcosa in sè.» -- Le opere stesse a proposito delle quali
-parlava così, le poesie dell'Uhland ed i drammi del Kotzebue provano il
-contrario. Son ormai roba morta e stramorta; e riesce malagevole il
-comprendere, come incontrasser tanto un tempo. Insomma, il plauso non
-guarentisce bontà. Pe' versi dell'Aleardi si rinnoverà quel che da
-Tacito impariamo esser pure avvenuto a' zibaldoni di Vejentone: _Nero
-Vejentonis libros exuri jussit, conquisibos lectitatosque donec cum
-periculo parabantur; mox licentia habendi oblivionem attulit._ Ora
-Aleardo Aleardi, destituito d'ogni valore intrinseco, è di moda a
-dispetto della ragione; è un andazzo, che deve finire come tutti i
-dirizzoni, ma del quale ho stimato utile affrettar la fine: buona cosa è
-lo accelerar la suppurazione degli ascessi. Non c'è maggior pena per chi
-si dà all'estetica del lavorare su scrittori d'ultim'ordine e senza
-importanza; il critico si compiace nell'esporvi perchè i grandi son
-grandi e non può trovar diletto a dimostrare perchè i piccoli sono
-piccoli; allo storico letterario giova occuparsi de' protagonisti, non
-delle comparse. Se non che, spesso bisogna sacrificare le inclinazioni
-all'utilità comune: l'innalzare una Reggia, un teatro, un arco trionfale
-è più gradevole, appaga più lo amor proprio, dello scavare una cloaca;
-ma, quando v'è necessità d'una cloaca, il miglior architetto non le
-negherà l'opera sua. Era ormai tempo di atterrare un idolo vano; ed io
-ho studiato e parlato coscienziosamente, senza tacer la lode dove andava
-amministrata. Spero d'aver convinto chiunque m'ha letto e d'aver
-dimostrato il mio assunto, cioè, che Aleardo Aleardi:
-
- _Angosce finse e simulò letizie,_
- _Con quell'accento, che non vien dal core._
-
-Del rimanente, poichè _nolenti non fit beneficium_, padronissimo pure
-chiunque di non accettare la mano, ch'io gli offro e porgo per
-ispastojarsi da una indecorosa ammirazione; e di perseverare
-nell'errore. Ma mi permetterò di paragonarlo al giudeo, del quale un
-amico mi raccontò la tragicomica avventura.
-
-Poveraccio! Figurarsi un dotto rabbino, esimio talmudista, oracolo delle
-sinagoghe, arbitro del sinedrio, non so come capitombolato in una fossa
-piena, colma, riboccante di....... chi m'insegna una circonlocuzione
-decente? insomma in una fossa simile alla bolgia secondo dell'inferno
-dantesco, dove stanno e si accasciano Alessio Interminei da Lucca e la
-Taide; in una fossa -- «che con gli occhi e col naso facea zuffa.» --
-Francamente, non avrei voluto essere ne' panni del meschinello: confitto
-in quella fetida poltiglia fino al mento, con le braccia impegolate così
-da non potersi nemmanco schermire dagl'innumerevoli sciami di mosche e
-tafani, che suscitati da uno splendido sole, gli mangiavano quasi la
-testa. La bellezza appunto della giornata, aveva indotto Benedetto
-Spinosa, già combattuto dalla tisi, che doveva ucciderlo l'anno di poi,
-a fare una passeggiatina in campagna; il caso volle, ch'ei capitasse di
-lì e scorgesse quel capo, che emergeva dallo sterco. Subito si accinse a
-cavare il rabbino da quell'angoscia; ma il tentativo non gli riuscì
-meglio degli altri fatti per isfrancar l'uman genere dalla fogna
-dell'errore. Lo Spinosa, sceso sul margine della fossa, afferrandosi con
-la manca ad un salcio, sporse con la destra il bastoncello al talmudista
-confitto nel giulebbe, gridandogli, che facesse uno sforzo per
-agguantarlo. Ma quel giudeo non si mosse, non diè crollo: era un sabato
-e la sacrosanta sua religione, ch'ei ritenea per unica vera, gl'imponeva
-di astenersi da qualsivoglia lavoro. Serenamente, superbamente, rispose
-allo Spinosa:
-
- _Sabbatha sancta colo_
- _Et de stercore exire nolo._
-
-Ed il filosofo, accortosi d'avere a fare con un individuo da'
-convincimenti robusti, dalla fede incrollabile, gli replicò non senza
-l'onesto dispetto di chi suo malgrado si lava le mani dell'altrui
-sciocchezza:
-
- _Sabbatha sancta quidem_
- _Remanebis ibidem._
-
-E ripulitesi le punte delle scarpe, già contaminate alcun poco,
-nell'erba fresca e folta, s'avviò verso casa, ripensando
-all'incorregibilità dell'uman genere, che, pur di non contraddire ad
-un'idea ricevuta, consente a rimaner sepolto vivo nelle chiaviche.
-
-
-
- POSCRITTA
-
-
- (M.DCCC.LXXII.)
-
- SCORSA BIBLIOGRAFICA
-
- _In morte di Donna Bianca Rebizzo. Lettera a Raffaele Rubattino
- di Aleardo Aleardi. -- Roma, Tipografia Barbèra, Via de'
- Crociferi, 44. -- M.DCCC.LXXI._
-
--- «Chi scrisse questi poveri versi amerebbe, che tutti gli uomini, i
-quali hanno seriamente meditato sulle cose di religione e su quello, che
-sarà per essere di noi al di là della tomba, prima di lasciar la vita,
-facessero il loro atto di fede e lo manifestassero alla gente. Egli
-penserebbe, che, in tanta confusione di concetti e di credenze, nella
-quale ogni di più si versa e miseramente si ondeggia, questa lunga serie
-di onesti documenti frutterebbe un gran bene all'Umanità.» -- Così
-l'autore in una nota.
-
-Siamo dunque avvisati: l'Aleardi ha scritto questi poveri versi per
-beneficare l'uman genere; questi poveri versi sono un credo, via, sono
-il testamento religioso e filosofico d'un pensatore, e quasi un
-bollettino d'un plebiscito sull'esistenza di messer domineddio e
-sull'immortalità dell'anima. La gente ascoltino con reverenza e
-riconoscenza la parola meditata, ponderata, che rischiarerà la
-confusione universale. Si procede alla chiama: ed, a scorno solenne
-degli scettici, nientemeno che Aleardo Aleardi vota pel sì: sì, c'è un
-dio; sì, l'anima è immortale. Ritengo, che questo effato non abbia punto
-meno autorità del celebre decreto sul medesimo argomento, suggerito dal
-Robespierre alla Convenzione francese. L'Italia brulica, formicola di
-persone, che in fondo non hanno punto sentimento religioso, che non
-adempiono per conto proprio alle prescrizioni di nessun culto; ma che
-pure affettano di dare molta importanza alla religione, perchè credono,
-che lo scettico inculcator di religiosità, che l'incredulo, il quale
-raccomandi agli altri la fede, acquisti fama di testa politica e
-machiavellica. Laida genia si è codesta, pei quali la religione serve a
-soddisfare una fatuità sacrilega. Costoro, adesso, applaudiscono al
-_gran poeta, che tratta argomenti morali, filosofici, civili_; anzi un
-certo P. P. in un'Appendice dell'_Opinione_, vorrebbe persino, che ne
-ammirassimo _il coraggio_... Ah! certo, se l'Aleardi ha coscienza della
-ridicolezza di quella Nota e della povertà de' suoi versi, non può
-negarsi la grandezza del coraggio suo nello stampar l'una e gli altri!
-Ma lasciamo la burletta.
-
-Le quistioni filosofiche non si risolvono col passare a' voti. Gli atti
-di fede, i _credi_, non importano un corno alla scienza. Le affermazioni
-immotivate, sia _pro_, sia _contra_, sono cosa fatua e vana. Io mi fo
-beffe tanto di chi superstiziosamente crede senza saper ragionare la
-credenza sua, quanto del sedicente libero pensatore, che nega, senza
-saper dimostrare la sua negazione. Lo scherzare dilettantescamente co'
-problemi più ardui mostra la presunzione e la leggerezza dell'individuo,
-non altro. Meditare, pensare, non è da tutti. L'Aleardi s'immagina di
-aver detto qualcosa, scrivendo:
-
- _.... s'io vivente unico, in vetta_
- _D'una rupe restassi, esterrefatto_
- _Testimone dell'ultima ruina_ (del mondo),
- _Oh! non ancor dimetterei la salda_
- _Fede nella immortale anima e in dio._
-
-Orazio ha ben detto:
-
- _Si fractus illalatur orbis_
- _Impavidum ferient ruinae;_
-
-e l'Aleardi non fa, se non parafrasare e stemperare questo concetto;
-inopportunamente: giacchè bene è alta immagine dell'audacia d'un uomo il
-dire, che neppure il finimondo lo impaurirebbe; ma un cataclisma non
-sarebbe argomento nè favorevole nè contrario alle ipotesi dell'esistenza
-di dio o dell'immortalità dell'anima. Tanto è vero che anche il
-cristianesimo ammette il mondo dover finire; e solo alcune generazioni
-d'atei ne hanno sostenuta la immortalità.
-
-Eppure, se gli domandate: -- «Ma cos'è dunque l'anima? cos'è dio?» --
-l'Aleardi sa dirvi soltanto: -- «_Tutto è mistero._ Io non so in fondo
-nulla nulla e dell'uno e dell'altra. _Nè per lagrime mai, nè per
-scienza, Quaggiù al mortale indovinar fia dato Il destin de le cose....
-Qua dentro, immortale Ti sento, anima, sì; ma veramente Altro di te non
-so; so che a me stesso Sono un mistero._» -- Gli è presso a poco il modo
-di ragionare di quel frate predicatore: -- «Fratelli miei dilettissimi
-in Cristo: o dio c'è, o non c'è. Di qua non si scappa. Se c'è, qual sarà
-mai lo sbigottimento vostro, nel trovarvi un giorno ignudi, inermi,
-colpevoli, di fronte al giudice adirato ed onnipotente; che vi scruterà
-i lombi, che vi rinfaccerà le colpe vostre più secrete: quelle che
-avevate nascoste a tutti; quelle, che avevate dimenticate voi medesimi.
-Ma, mentre voi commettevate e dimenticavate, un angelo le registrava
-lassù in un volume eterno ed indistruttibile. Quali scuse balbetterete
-allora? quali attenuanti accamperete? Lì non varranno i sofismi della
-eloquenza venale del foro, lì non potrete allegare compri testimonî, che
-vi discolpino e calunnino altri. Come rimpiangerete allora, fra le
-lagrime e lo stridor dei denti nella profonda geenna, di aver
-sacrificata la felicità eterna, di avere incontrata l'eterna dannazione,
-per poca e transitoria e monca voluttà! Ma il pentimento sarà tardo e
-vano, il danno irreparabile. Se poi dio non c'è... Oh! ma c'è!» -- Anima
-e dio, sono due parole: tutti le adoperiamo; ogni terminologia
-filosofica le ammette; ma bisogna scrutare un po' qual concetto
-adombrino secondo la bocca, che le profferisce. Dire: -- «io credo in
-dio;» -- equivale al non dir proprio nulla, se non mi spiegate cosa
-intendiate per dio; cioè, su quali argomenti fondato e quali deduzioni
-seguendo, siete giunto ad un concetto determinato. L'Hegel, Pio VII,
-Fraddiavolo, il Royer-Collard, credevano tutt'e quattro in dio: ma il
-dio dell'uno non era certo quello degli altri tre; il mio dio non è
-quello dell'abate Curci, nè quello del lustrastivali, che sta alla
-cantonata. Dio essendo infinito, nessuna mente umana finita può
-concepirlo tutto qual'è, ognuna ne vede solo una parte, uno aspetto, e
-crede però, che quell'aspetto sia il tutto. Quando l'Aleardi pretende di
-avere escogitata una panacea morale col dire, che crede in dio e
-nell'immortalità dell'anima, mi ricorda que' demagoghi ingenui, che
-stimerebbero felice la patria, purchè si proclamasse la repubblica,
-senz'avere alcuna idea precisa sul contenuto da darsi a questa
-repubblica futura. Fede, significa cognizione; cognizione forse
-inesatta, forse falsa, forse supposta, ma cognizione sempre. Pigliate la
-più melensa femminetta del volgo; interrogatela; e vedrete, vedrete
-com'ella conosce tutte le determinazioni del suo dio. Ne avrà un
-concetto grande o meschino, sublime o grottesco, alto od ignobile od
-anche irriverente: questa è un'altra quistione! ma un concetto ne ha e
-chiaro e preciso. La parola dio, nella mente di lei, suscita un
-pensiero, una rappresentazione: e rappresentazione e pensiero sono forme
-della cognizione. Invece l'Aleardi si contenta del semplice _flatus
-vocis_, rammentandomi quel motto arguto d'una franzese: -- «il vocabolo
-_dio_, maschera con la sua grandezza il vuoto del pensiero di chi 'l
-profferisce[4].» -- Sotto al cranio di questo messere non c'è dunque, ed
-egli stesso il confessa, idea di sorta, che risponda alla parola
-scarabocchiata dalla sua penna. Dunque non crede, affetta di credere.
-
- [4] Daniele Stern, il cui vero nome era Contessa d'Agoult, più nota
- veramente per le avventure galanti, che per le opere letterarie.
-
-Del resto, voglio dimenticare quella nota fatua: abbiamo qui de' versi;
-voler loro attribuire un'importanza scientifica è stolta cosa, ma ne
-potrebbero, ne dovrebbero avere una artistica. L'hanno?
-
-No, pur troppo. In questo carme _In morte di Donna Bianca Rebizzo_,
-ritroviamo peggiorato il vecchio Aleardi, senza fantasia, senza
-originalità, buono solo a rubacchiare altrui imagini e motivi ed a farne
-un centone innestandovi amenità, platealità e concettini. In fondo egli
-ha voluto soltanto rifare _L'Espoir en dieu_ di Alfredo di Musset;
-rappresentare un uomo straziato fra l'impossibilità di credere e
-l'impossibilità di discredere, (sarebbe poi lui); ed il quale, malgrado
-che la ragione abbia distrutto l'Olimpo, il ricrea col sentimento e con
-la fantasia, mosso dall'orrore della morte. Giacchè, non serve il
-dissimularlo: gli è appunto questo sentimento vigliacco, il prono amor
-della vita, il non sapervi rinunziare,
-
- _Il non saper nell'orba fantasia_
- _La morte immaginar, che cosa sia,_
-
-(come è detto ne' _Paralipomeni_ della _Batracomiomachia_,) da cui
-prende le mosse l'Aleardi. Non ha l'animo stoico; e rifugge dal voto
-altero d'un poeta romano, il quale augurava l'immortalità materiale a'
-codardi e la morte in premio a' prodi: _Mors utinam pavidos vitae
-subducere nolles; Sed virtus te sola daret!_ Non ha la mente epicurea,
-nè può capire Lucrezio, quando questi esclama, che l'idea della vita
-eterna distrugge ogni moralità, perturba ogni vita civile e la chiama...
-_metus... Acheruntis... humanam qui vitam turbat ab imo_, od il Bruno,
-quando dice, che le speranze di essa: _Humanam turbant pacem saeclique
-quietem, Extinguunt mentis lucem, neque moribus prosunt._ Tali concetti
-non sono pane pe' suoi denti. Egli ricorda Menandro aver detto: -- «Muor
-giovane colui, che al cielo è caro;» -- ma gli sovviene pure l'Achille
-dell'Odissea parlare altrimenti; ma pensa, che i giovani antichi certo
-non avran lasciato senza dolore la dolce consuetudine di vivere e di
-operare. Considera che i sacerdoti d'ogni generazione hanno un bel
-prometterci il paradiso: riman problematico, e la terra è tanto bella! E
-sclama: -- «Oh potere essere rassicurato sull'avvenire, ottenere
-certezza della durata nostra in tanto dubbio! Io voglio credere, io ho
-bisogno di credere, io credo!» -- Sta bene, con questa tela, su questi
-sentimenti, la fantasia può ricamare. Ma l'Aleardi non sa concretare in
-immagini l'amor della vita, la paura dell'òbito, il dubbio sulle
-promesse sacerdotali, la sua pretesa fede, il suo preteso dubbio; egli
-non sa creare un dio, cui prostrarsi; e la stessa ragione, che non dà
-valore filosofico al suo _credo_, gli toglie anche la possibilità di
-acquistar valore artistico. Voi non sentite lo strazio di un uomo in
-questi versi; la personalità del poeta è nulla e quindi il suo centone
-rettorico ci lascia freddi.
-
-Rammento un grazioso aneddoto, che lessi nelle Memorie della Contessa di
-Genlis; di quella Genlis, sulla quale fu fatto l'epigramma:
-
- _Comme tout renchérit_, disait un amateur.
- _Les oeuvres de Genlis à six francs par volume!_
- _Autrefrois, quand son poil valait mieux que sa plume,_
- _Pour la moitié j'avais l'auteur._
-
-Il signor di Louvois, figliuolo del marchese di Souvrè, giovane
-scapatissimo diciottenne, si trovava in Brest con molti debiti e punti
-quattrini. Scrisse al babbo per ottenerne; e, non ricevendo risposta,
-pensò di recarsi al castello di Louvois, dove il marchese rusticava
-nella state. (Apro una parentesi. Questa villeggiatura non era del tutto
-volontaria. Quando Ludovico XV esiliò il Maurepas, ministro della marina
-da trent'anni, perchè indiziato autore della quartina seguente contro la
-Pompadour;
-
- La Marquise a bien des appas:
- Ses traits sont vifs, ses grâces franches,
- Et les fleurs naissent sous ses pas...
- Mais, hèlas! ce sont des fleurs blanches!
-
-il marchese di Souvré disse ad alta voce nella camera da letto del Re:
--- «Per bacco, faceva accortamente il Maurepas, quando era in auge,
-portando sempre seco la berretta da notte: un cortigiano non sa mai dove
-può toccargli di dormire, e molto meno un ministro.» -- Spiacque al Re
-la facezia: e chiese in tono severo: -- «Signor Marchese, quando pensa
-di partire pe' suoi feudi?» -- «Domani, Maestà» -- rispose il Souvré
-alteramente. Chiudo la parentesi). Dunque, il povero Louvois conosceva
-la rustichezza del padre, inasprita dal dispetto di star lungi dalla
-corte, in provincia, a domicilio coatto. Era proprio il caso di
-rinnovare il Miracolo di Maometto; e, giacchè i danari non volevano
-venir a lui, andar lui da' denari. E, per fare le spese del viaggio, gli
-convenne vendere tutte le sue robe. Gli avanzò solo una giubbaccia
-consunta. Malissimo accolto dal genitore, ne' primi tempi non pensò
-neppure a salassarlo. Ma, una sera, il Marchese annunziò al figliuolo,
-che il posdomani sarebbero venute a pranzo le più nobili e più ricche
-signore del contado: -- «Spero» -- soggiunse, -- «che avrà la bontà di
-smettere questo sconcio abito da viaggio e di vestirsi decentemente.» --
-Il Marchesino, non osando confessare di non possederne proprio alcun
-altro, dichiarò di aver portato seco soltanto abiti vecchi; e, cogliendo
-la palla al balzo, chiese denari. Il padre rispose in modo, che non dava
-campo ad insistere od a sperare, poter'egli addivenire a più miti
-consigli; sicchè il giovane rispose: -- «Sarà obbedito. Metterò un altro
-abito.» -- Nella sua camera da letto, c'era una gran tappezzeria a
-figure; ne staccò un lembo, che rappresentava Rinaldo ed Armida; e,
-mandato pel sarto del villaggio, gl'impose, che in ventiquattr'ore
-ricavasse da quell'arazzo un vestito intero: giubba, panciotto e brache.
-Il sarto fece le maniche con le braccia di Armida; mise sul dorso la
-testa di Rinaldo, con elmo e pennacchio; due amoretti ed un frammento
-dello scudo formavano il resto della giubba, che il Marchesino indossò
-giubilando. E rimase tappato in camera ad aspettare pazientemente le
-visite. Come udì entrar le vetture nel cortile, giù per le scale,
-sudando pel peso degli abiti, reso anche più intollerabile dal caldo del
-luglio; balza e corre con tutta serietà a porger la mano alle signore,
-che scarrozzano. Queste, stupite, tempestavano indarno di domande il
-Marchesino, che le conduceva trionfalmente in salotto, quando
-sopraggiunse il padre. Scorgendo il figliuolo adorno delle spoglie opime
-della sua stanza e la _Gerusalemme Liberata_ ridotta a giubba e brache,
-rinculò di tre passi e chiese in tono fulmineo ragione della
-stravaganza, della mascherata intempestiva: -- «Non siamo di carnevale,
-ned al ballo dell'Opera, signore!» -- «Babbo» -- rispose il Louvois --
-«Ella mi ha imposto di mettere un abito nuovo; e, non potendo io
-disporre di altra stoffa, ho dovuto impiegar questa per obbedirle.» --
-
-Trattando la fantasia, madre dei poeti, trattando, dico, lo Aleardi da
-madrigna, dimostrandosi seco avarissima, non somministrandogli mezzi per
-rivestirsi ammodo, il poveraccio ha creduto lecitissimo di farsi cucire
-un bell'abito con brani tagliati dalla stoffa del Leopardi: e di questo,
-quando una volta si ammette, ch'egli sia spinto a perpetrar versi da una
-specie di forza irresistibile, non oserei fargli una colpa grave:
-
- ... il poverel digiuno
- Scende ad atto talor, che 'n miglior stato
- Avria in altri biasmato.
-
-Se non che, ciò ch'era bellissimo come tappezzeria, per quanto industre
-si dimostri il sarto, sfigura ridotto a giubba. La descrizione della
-gioventù è desunta dalle _Ricordanze_, e guasta[5]: l'orrore d'una
-giovinetta antica per la morte, è desunto dal canto _Sopra un
-bassorilievo antico sepolcrale_, e guasto; le interrogazioni alla
-natura, quel chiedere il perchè delle cose, son desunti dal _Canto
-notturno d'un pastore, errante nell'Asia_, e guasti. Fa proprio dolore;
-è uno strazio, il veder così manomessi que' pensieri, che siamo avvezzi
-a venerar da fanciulli, appunto come figure, che adornano da lunga pezza
-le stanze della fantasia, in cui solevamo andare a diporto. Il Voltaire
-leggeva un giorno la sua _Semiramide_, presente il Piron: c'erano
-intercalati nella tragedia versi del Cornelio e del Racine: quantunque
-volte se ne incontrava uno, il Piron faceva una gran reverenza con tutta
-serietà. Il Voltaire gliene chiese la ragione. -- «Oh prosegua pure! Non
-badi, sa? È un'usanza, ch'io mi ho, di salutar la gente, che
-conosco.» --
-
- [5] L'Aleardi dice, rimanendo sempre nell'indeterminato:
-
- ... Nell'April della vita, allor che varchi
- Quasi danzando il limitar del mondo
- Fiorito a festa e della tua venuta
- Si allegra ogni sembiante, e ad ogni giorno
- Mette le piume una speranza e vola
- Pe 'l novo aere cantando, poi che il Vero,
- Freddo saettator, nessuna ancora
- Ne uccise...
-
- Ed il Leopardi ha espresso in più poesie il rimpianto per la
- gioventù perduta, dicendo, che _la scena del mondo sorride in vista
- di paradiso al guardo giovanile_, e che
-
- _... s'accinge all'opra_
- _Di questa vita come a danza o gioco_
- _Il misero mortal..._ (La vita solitaria)
- _... Chi rimembrar vi può senza sospiri,_
- _O primo entrar di giovinezza, o giorni_
- _Vezzosi, inenarrabili, allor quando_
- _Al rapito mortal primieramente_
- _Sorridon le donzelle; a gara intorno_
- _Ogni cosa sorride: invidia tace,_
- _Non desta ancora ovver benigna...._ (Ricordanze)
- _... In sul fiorir d'ogni speranza, e molto_
- _Prima, che incontro alla festosa fronte_
- _I lùgubri suoi lampi il ver baleni._
- (Sopra un bassorilievo)
-
-Tanto è vuoto di fantasia, tanto è retore l'Aleardi, che, per
-rappresentarci la morte subitanea di gocciola d'una cara donna e
-venerata, (se non pregevole e veneranda,) nel giorno suo onomastico
-appunto, in mezzo ad una raccolta di persone, che le voglion bene e
-radunate per festeggiarla; scena, la quale avrebbe potuto essere
-straziante, sol che si fosse stati veri nel ritrarla; tanto è retore
-l'Aleardi, che ha bisogno, per ispiegarla, di fingersi un angelo, il
-quale scenda dallo empireo a dare un bacio alla donna! Cosa, cui non
-crede certo lui; cosa cui non ci può far credere, giacchè sappiamo
-benissimo le apoplessie fulminanti non venir cagionate da baci d'angeli,
-generazione d'esseri, la cui natura è del resto poco nota, quantunque
-nel dugento Brunetto Latini e l'abate Fornari a' dì nostri, ne abbian
-parlato _ex-professo_. Se uno scolaretto, al Liceo, introducesse una
-zeppa cosiffatta in un suo componimento, gli daremmo _zero_ punti! Ma
-cosa diremo, cosa diremo di coloro, che, leggendo tal minchioneria, più
-vecchia del brodetto, sclamano: -- «Non è inaspettata e nuova l'immagine
-della morte fatta apparire in forma d'angelo? E in quel freddo bacio non
-è forse espresso vivamente tutto l'orrore della morte?» -- L'incapacità
-del lettore corrisponde all'impotenza dello scrittore. Il quale, è da
-stupire, come non abbia avvertito, che, facendo supporre a Donna Bianca,
-lo angelo esser venuto a complirla pel suo onomastico, ci sforza a
-ridere alle spalle di costei, rappresentandocela per bamba e sciocca
-quanto Madonna Lisetta da ca' Quirina, che avea per intendimento l'Agnol
-Gabriello.
-
- ..... A un tratto apparve
- Un angiolo da lei sola distinto:
- Avea nere le chiome e l'ali nere,
- Punteggiate di _stelle_; e, _nelle_ nere
- Pupille, ardeagli un lume agonizzante,
- Che parea tremolar nello infinito (??).
- -- «Angiol» -- ella gli disse -- «Angiolo bello,
- Forse e tu pure a festeggiar venisti
- La mia giornata?» -- «A compierla» -- rispose;
- E in fronte la baciò...
-
-Le personificazioni sono sintomo di fantasia inerte, che sostituisce una
-cifra ad una immagine; e, per poco, che si prolunghino, divengono
-ridicolissime; e sfido io chicchessia a non isghignazzar delle
-_speranze, che mettono le piume e volano cantando pel novo aere_:
-
- _.... poi, che il Vero,_
- _Freddo saettator, nessuna ancora_
- _Ne uccise...._
-
-È ben naturale, che chi scrive senz'alcuna favoleggiativa si lasci
-distrarre da quanto incontra sotto la penna. Allorchè manca un
-sentimento, un pensiero dominante, che investa, che invasi lo scrittore;
-che determini le proporzioni d'ogni immagine, d'ogni metafora; che metta
-ogni cosa al posto: si cade nelle amplificazioni, nelle
-personificazioni, si adoperano mille frasi per dire una cosa, anfanando;
-si perde ogni temperanza. Allora non si sa più chiedere alla Natura,
-perchè c'è la terra, senza farne una descrizione geologica. Allora,
-nella crocifissione di Cristo, _i due legni in croce in cima ad un
-colle_ divengono l'importante; e dell'anima del crocifisso, di
-quell'anima ardente di amore operoso, non se ne parla neppure. Allora si
-dice, che, allo apparire del cristianesimo,
-
- .... per le sacre selve
- I fauni agonizzâro alle scontrose
- Driadi moribonde avviticchiati;
- E galleggiar sopra i flutti marini.
- Dell'estinte Nereidi le salme....
-
-E queste sono pure frasi, alcune sconce e ributtanti. L'Aleardi sa
-benissimo, e noi meglio di lui sappiamo, che il dire: _i fauni, le
-driadi e le nereidi son morti_, è una metafora; che, in realtà, non son
-morti, perchè non vissero mai; che soltanto l'uomo ha cessato di credere
-alla loro esistenza. Volendo precisar troppo la metafora e trattarla
-come cosa salda, si cade nel goffo e nel vuoto. _La primavera della
-vita_ è buona metafora; ma i _prati della primavera della vita_, e _la
-fanciulla, che col piè sedicenne va correndo lungo i prati della sua
-primavera_, sono goffaggini le quali non significan nulla. _La terra,
-che sprofonda perfidamente e scende a la riva squallida d'Acheronte_, è
-qualcosa, che non giungo a capire. Non ci può esser nulla di più
-antipatico del vedere sfilare una frotta di sostantivi a braccetto con
-altrettanti aggettivi, come ne' versi seguenti:
-
- .... lo stesso Achille
- _Deiforme_ avria tolto essere in terra
- Schiavo _affamato_ di signore _avaro_,
- Anzi che dominar _scettrata_ larva
- Sull'ombre _vane_ de la _morta_ gente.
-
-Che cascaggine! _Il moral cipresso_, è insulso. _Fondere in lagrime_,
-sarà francese, ma Italiano non è. _Metter risi_ per ridere, non si dice:
-quel _tutta mettea risi la casa_, fa credere, che tutta la famiglia,
-compresi la Bianca Rebizzo e Don Raffaele Rubattino, stessero
-affaccendati in cucina e mettessero a cuocere i risi, come dicono
-nell'Alta Italia.
-
- _L'acque mediterranee ululava..._
- _Se bionda scenda o argentea la chioma...._
- _Di dio, oppure fiammelle distinte..._
-
-sono versi cacofonici per lo sconcio incontrarsi delle vocali o per
-dieresi inopportuna. Del resto pare, che in alcuni casi l'Aleardi abbia
-profittato della lezione, ch'io gli ho data altra volta: quindi non usa
-in questa epistola nomi strampalati di piante; ed ha imparato, che
-_viaggia_ è trissillabo, non dissillabo, come usava adoperarlo prima. È
-qualcosa! Impari pure, che le lettere in versi si chiamano da noi:
-_Epistole_.
-
-Tutto questo, mel so, non impedisce, che molti contemporanei chiamino
-Aleardo Aleardi gran poeta, gran pittore; uomo, che ha una natura a sè;
-originale, nuovo nelle immagini; venusto nella forma; vivo e maestrevole
-nel colorito. Dican pure. Il plauso de' contemporanei sciocchi non vuol
-dir nulla. Chi conosce ora Ludovico Aleardi? Certo, nessuno. Or bene,
-costui dedicava il XXVIII marzo MDCXII a Giovanni Vendramino, podestà di
-Vicenza, una sua favola boschereccia, intitolata _Origine di
-Vicenza_[6], stampandovi in calce, come usava allora, _parecchi sonetti
-di diversi in lode dell'autore e dell'opera_. Usanza dismessa! A' di
-nostri, abbiamo invece i _soffietti_ su' giornali, sulle _Nuove
-Antologie_, sulle _Riviste Europee_, non meno inverecondi; opera
-d'anonimi per lo più, talvolta di salariati o compiacenti dello
-scrittore, il cui libro si giudica, ed in qualche caso di esso scrittore
-medesimo; _soffietti_, che poi taluni autori fan persino ristampare
-dietro alle loro sconciature od in opuscoli a parte o che gli editori
-riproducono su' loro cataloghi: _mutatis mutandis_ è la stessa cosa.
-Dunque, fra gli altri sonetti in lode di Ludovico Aleardi, ve n'è uno
-del Fervido, accademico Incerto, che scrive:
-
- Canti con stil sì chiaro e sì facondo,
- Aleardi, ch'estinta a terra cade
- La possanza del tempo; e la pietade
- Tua varca ardita oltre l'oblio profondo.
-
-Il Confuso, Accademico Inviato, ribadisce la lode:
-
- Forma sì dolce la tua musa il canto,
- Che non ha chi l'agguagli..... In Elicona
- Poggi sì ardito e con perpetuo onore
- Tessi fregi di glorie a le tue carte.
-
-E così tutti quanti: il Rinchiuso, l'Aggravato, l'Eccitato, l'Incolto,
-il Tardo, il Lucido, l'Illustrato, il Temperato. Nè basta; Giambattista
-Basile il Pigro, il gran Basile, dice di questo Aleardi seicentista nel
-_Teagene_ (Canto V; stanza LXI):
-
- L'Aleardi, ne l'ale aquila vera!
-
- [6] Ludovico Aleardi non era un volgarissimo fabbro di versi. Ecco in
- qual modo fa parlare Giove nel prologo delle _Origini di Vicenza_:
-
- Tra le parti, onde il mondo
- In ampio giro si dilata e spande,
- O che circonda co' suoi flutti il mare;
- O che cinga de' monti alta corona,
- O che in bel largo pian stenda le membra,
- Non ve n'è certo alcuna
- Che l'Italia pareggi.
- L'Italia è il fior di tutte e la bellezza,
- E d'ogni altra provincia è la Regina
- Così vols'io crearla
- Quando il profondo caos disciolsi e trassi
- Fuor dalle oscure tenebre la luce,
- Che poi sì bella machina scoperse
- E le celesti sfere agli occhi altrui.
- Volli quinci arrecar cocente arsura.
- Quindi algente rigor; sterile un loco,
- Altro fecondo far; ma, sotto un cielo
- Temperato e felice
- Locai l'Italia, quasi
- Unico de la terra almo giardino.
- Movi il passo onde vuoi: da un lato scorgi
- Colli sempre fioriti e sempre verdi;
- Da l'altro spaziose ampie campagne,
- Ove una Primavera eterna ride.
- Corron rivi d'argento in grembo a l'erbe;
- Sembra ogni prato un ciel cinto di stelle;
- Ogni cosa è divina, il tutto alletta, ecc. ecc.
-
-E, nelle _Odi e Madrigali_, esagera anche più la lode, esplicandola:
-
- Mentre spieghi, Aleardo,
- Con stile almo e sovrano
- De l'infelice Amida il caso strano,
- Chi ascolta il raro canto
- Forz'è, che rida al riso e pianga al pianto;
- Ami nel dolce amore;
- Gioisca nel gioire;
- Languisca nel languire;
- E si trasformi il core,
- Leggendo il suo dolor nel suo dolore;
- Mora ne la sua morte
- E corra seco una medesma sorte:
- Così pònno i tuoi detti
- Mover nostr'alme e dominar gli affetti.
-
-Sono passati due secoli e mezzo, e Ludovico Aleardi, Accademico Olimpico
-e Inviato detto l'Infecondo, è profondamente ignoto; così accadrà di
-certo anche infallibilmente del Professore Aleardo, dopo qualche tempo.
-Ve ne sto mallevadore. Il tempo è galantuomo.
-
-
-
-
- UN CAPOLAVORO SBAGLIATO
-
-
- (IL FAUSTO DEL GOETHE)
- --
- (M.DCCC.LXV.)
-
-
-
- I. -- _Impressione e Giudizio._
-
-
-La gente colta in Italia da lunga pezza era informata, che un certo Gian
-Lupo (Volfango, alla tedesca) di Goethe, nato in Francoforte sul Meno
-l'anno millesettecentoquarantanove e poi consigliere intimo dell'altezza
-serenissima del Granduca di Vimaria, avea dato alla luce una favola
-drammatica intitolata: _Fausto, tragedia_; e composta da una dedica, un
-preludio sul teatro, un prologo in cielo e due parti, delle quali la
-prima non è divisa in atti e la seconda ne comprende cinque. Ma,
-possedendone solo volgarizzamenti monchi, poco divulgati ed affatto
-illeggibili, l'inclito pubblico nostro, (avvezzo alla pecoraggine, alla
-inerzia intellettuale, a giurare _in verba magistri_ dalle istituzioni,
-che ha più care e più venera, non che dalla educazione,) faceva atto di
-fede in chi pretende sapere, ammirando universalmente l'ignoto poema,
-come l'ultimo sforzo d'ogni virtù poetica e nominandolo con cieca
-reverenza. E gran tempo, ch'io mi sono accorto di codesto pregiudizio,
-ma fin qui non ho curato di contraddirvi. La cosa mi pareva più buffa,
-che dannosa. L'opinione irragionata (si badi: per ora dico
-_irragionata_, non _irragionevole_) dell'eccellenza d'un objetto ignoto
-non ha, nè può avere importanza pratica. In che varrebbe a pervertire il
-nostro buon gusto in fatto di arti belle (supposto che ne avessimo) lo
-stimare capilavori architettonici que' due Teocalli di Teotihuacan, il
-Tonatiuh-Ytzaqual (casa del Sole) ed il Meztli-Ytzaqual (casa della
-Luna,) che gl'Italiani non conoscono neppur dipinti? Lo incognito
-s'immagina analogo al cognito: ce li figureremmo sul fare de' templi
-antichi. O forse che il proclamare pel _non plus ultra_ della musica
-l'armonia pitagorica delle sfere, che l'orecchio umano non ode, come
-assordato dal frastuono stesso, ci renderebbe disadatti a ben giudicare
-degli accordi di Giuseppe Verdi e d'altri, accordi ancora percepibili?
-
-La faccenda muterebbe aspetto, se una vergata magica trasportasse
-domattina nel bel mezzo di Roma o nel centro di Napoli que' due
-monumenti messicani; o se posdomani s'inventasse qualche cornetto
-acustico, col quale distinguere i suoni delle sette corde di quella gran
-lira, ch'è l'universo. Ed ora, che il Fausto, ripetutamente tradotto (in
-prosa, la prima parte da Giovita Scalvini e la seconda da Giuseppe
-Gazzino; ed in versi da Federigo Persico, Anselmo Guerrieri, Andrea
-Maffei); recitato ed applaudito nei nostri teatri, sicchè può dirsene
-con lo Stazio: _Itala iam studio discit memoratque inventus_; diventa
-per noi qualcosa più d'un gran nome: l'opinione, che il pubblico se ne
-forma, può aver conseguenze giovevoli o perniciose. Un giudizio, un
-parere sulla benchè menoma opera d'arte, sul più umile degli
-scritterelli o degli scrittorelli, implica necessariamente, quantunque
-spesso inconsciamente, un criterio, cioè niente meno che tutto un
-sistema estetico e quindi filosofico.
-
-Ho detto: _l'opinione, che il pubblico se ne forma_; e non già
-_l'impressione, che ne riceve_. Distinguiamo, prego. Scappo in teatro
-per divertirmi: purchè lo spettacolo mi fornisca quel solletico
-desiderato, ho raggiunto lo scopo, ed il come non m'importa; o si ripeta
-dalla maestria del poeta o dalla valentia del macchinista, è tutt'una
-per me. Ho riso? son disarmato! Ho dimenticato per poco il fascio delle
-mie cure, il peso delle mie catene? benedetto lo imbrattacarte!
-
- Sclamava un classicista furibondo:
- -- «Drammi francesi!... Poh! che beccheria!
- S'ammazzan nel prim'atto, nel secondo,
- E nel terzo e nel quarto e tira via!» --
- -- «Aggiungi» -- lo interruppi -- «se ti pare,
- Che il pubblico s'ammazza per entrare». --
-
-Così dice spiritosamente Luciano Montaspro; ma non dice, che han ragione
-tanto il suo classicista quanto il pubblico: quegli non trovando ne'
-drammi francesi ciò, che cercava: l'arte squisita; questo, trovandovi
-invece quanto bramava: un surrogato delle tauromachie e de' ludi
-gladiatori, soli spettacoli, che veramente piacer possano alle plebi.
-Spesso le più insulse produzioni ci valgono di passare un pajo d'orette
-piacevolmente: mi parrebbe pedanteria il rinunziare allo svago col
-pretesto, che l'opra non incarna degnamente il concetto dell'Arte. Santo
-diavolo! cosa c'entrano con l'Arte il dramma, che mi rassegno a subire
-per ammazzare una serata, ed il romanzuccio, che leggicchio in viaggio o
-prima di spegnere il lume a letto? Cavatone quel momentaneo sollazzo,
-_più di lor non si ragiona_. Hanno la vita efimera del giornale e senza
-avvenire, senza dimane.
-
-Se non che l'impressione poi dev'esser frenata dal turbare la serenità
-del nostro giudizio, quando un lavoro affaccia pretese artistiche:
-premiare con applausi lo spasso datoci dalla tal rappresentazione non
-implica punto l'attribuirle merito intrinseco. Piacevole e bello non si
-registrano mica quali sinonimi: ed il nostro buon pubblico pratica
-stupendamente questa distinzione, quando, con le palme rosse ancora de'
-battimani, continua a stimar l'autore un ridicolo e sentenzia, che il
-dramma è una minchioneria. È opportuno il premettere questi ricordi,
-acciò non s'interpreti il biasimo d'un capolavoro alla tedesca,
-esempligrazia del _Fausto_ del Goethe, per biasimo implicito o di chi
-s'è scomodato a tradurlo, o di chi s'è dispendiato a rappresentarlo, o
-di chi s'è indolenzito le mani ad applaudirlo; anzi dobbiamo
-riconoscenza a chiunque, rinserrando un nuovo objetto nella cerchia
-delle nostre nozioni, ci sforza a nuova attività mentale. Molto meno
-stimo poi da riprendersi chi l'ha potato e raffazzonato, con non maggior
-licenza di quella, che s'adopera tutto giorno nella buona Germania, dove
-pure viene stimato un miracolo; di quella, che l'autore in persona
-adoperò, quando volle rendere rappresentabile il suo bel parto:
-rinunzieremo quest'ufficio agli stradotti critici Icchese, Ipsilon e
-Zeta, che ne ciarlano con tanto sicura prosopopea, senza trovarsi in
-grado di leggerlo.
-
-In quanto alle traduzioni, che ho ricordate, poche parole. Ho udito
-decantar per ottima e bellissima quella del Guerrieri. Non so. Non m'è
-riuscito di procacciarmela. Ben può essere, ma non oserei affermarla
-tale sulla fede altrui, sul plauso de' giornali, perchè so lodarsi in
-Italia ogni cosaccia, ed il merito d'ogni lavoro esser generalmente da
-presupporsi in ragione inversa del plauso immediatamente riscosso. Fu
-detto di Ludovico XIV, che, se avesse voluto, i cortigiani suoi lo
-avrebbero adorato. Non c'è imbrattacarte nostro, il quale non si trovi
-nelle stesse condizioni e non voglia essere e non venga adorato.
-
-La versione del Persico fu pubblicata in Napoli nel M.DCCC.LXI. Nessuno
-vi ha badato. Chi ci colpa? L'epoca della stampa? Allora in verità c'era
-altro da fare, che badare a versi d'un Persico qualunque. Il muro
-chinese, che tuttora separa intellettualmente il Mezzogiorno d'Italia
-dal Settentrione e dal resto del mondo; e per cui le produzioni
-napoletane rimangon sempre oscure e depresse? Ogni napoletano, che ha
-fatto gemere i torchi senza emerger dalla oscurità, se la piglia con
-questo preteso muro chinese! O l'esserle mancato il plauso della setta,
-la quale, poichè il Persico s'imbrancò nelle sue file, ne leva al cielo
-ogni quisquilia e gli ha così fatto un certo nome? O finalmente il poco
-valore dell'opera? Scelga il lettore fra le quattro ipotesi. Vo' solo
-avvertirlo, che il Persico traduce il _Fausto_ in versi sciolti,
-togliendogli così quel carattere lirico, o meglio, melodrammatico,
-spiccatissimo nell'originale; ch'e' fa di _violento_ un trissillabo;
-ch'e' non rende spesso il testo e che spesso 'l frantende. Per esempio,
-nelle prime pagine, _un soffio magico, che tempestoso circonda uno
-stuolo_ di fantasmi, si trasforma in _aure scosse da' celesti vanni_.
-Gli amici del Goethe, _frodati di amene ore dal destino_, divengono pel
-Persico
-
- _... i cari, che ingannò il giocondo_
- _Fugace istante,...._
-
-Lo impresario del Goethe vorrebbe, che ne' drammi tutto fosse _nuovo e
-di momento, ma piacevole nel contempo_; il Persico gli fa desiderare che
-_tutto riesca nuovo e, che più monta, alletti_. Dice il tedesco:
-_mostratevi esemplari (musterhaft)_; e la versione: _fatevi innanzi
-maestrevolmente_ (come se nel testo fosse: _meisterhaft_). Poco più in
-là, nell'originale, l'impresario dichiara non esser _mortificato_ da un
-biasimo; nella traduzione egli non n'è _scosso_. Una _nottolata_ diventa
-una _notte selvaggia (sic!)_ Potrei continuare all'infinito: e nelle
-stesse sei prime paginette, onde io desumo questi esempli, c'è peggio.
-
-Il volgarizzamento del Maffei, ripetutamente annunziato, non era ancora
-di ragion pubblica, quando stampai per la prima volta questo lavoruccio
-sul Fausto. In qual conto debba tenersi potrà desumersi da un'altra mia
-dissertazioncella.
-
-Finalmente la traduzione dello Scalvini e del Gazzino, prescelta nella
-recita teatrale (e con poco avvedimento, perchè la soppressione del
-verso fa una gran tara alle bellezze del _Fausto_,) può servir solo a
-mostrare la ignoranza supina de' due traduttori, i quali, parmi, ne
-sapessero di tedesco quanto d'Italiano. A dare un saggio della lor
-buaggine, basti 'l dire, che traducono _Fliegengott_ (cioè: Belzebù)
-per -- «Moschedio» --; _Valpurgisnacht_ (tregenda) per -- «notte di
-Valburga[7]»; _Eröffne ich Räume vielen Millionen Nicht sicher zwar,
-doch thätig-frei zu wohnen_ (schiudo spazî dove molti milioni
-abiteranno, se non sicuri, operosamente liberi almeno) per -- «Io
-schiudo un territorio per miriadi d'uomini, i quali si trarranno ad
-abitarlo, se non rassicurati da certezza, che non ammetta dubbio alcuno,
-con isperanza almanco di godersi la libera attività dell'esistenza» --
-Chiaman poi oscuro il _Fausto_! Diamine, se l'imbrogliate di questa
-fatta! Fausto moribondo dice, che l'orma della sua vita non può _in
-Aeonen untergehen_. Il Gazzino non capisce quella parola greca _o aiòn_
-(epoca lunga, eternità); e traduce: -- «non può andar inghiottita
-dall'Eunoè[8]» -- Un paio di stivali calzati da Mefistofele, stivali
-magici, che fan far passi da sette leghe l'uno, diventano per lui una
-coppia di rospi, che saltellano. Ma che rospi! lunghi ben sette miglia!
-E nota, che un miglio tedesco da quindici al grado ne val quattro delle
-Italiane o geografiche. Rospi maggiori di quelli incontrati da Rinaldo
-nel secondo canto del _Ricciardetto_.
-
- A piè di questa smisurata pianta
- Vide legata una gentil donzella,
- Che i crini d'oro con la man si schianta,
- E si affligge, e si affanna, e si arrovella.
- Ma, come dir si suole, ai sordi canta;
- E quel, che par più cosa atroce e fella,
- Le vide star da dritta e da sinestra
- Due bestie, lunghe un tiro di balestra.
- Eran questi due rospi velenosi
- Grossi così, sì sporchi e disadatti,
- Che avrian fatto di loro timorosi
- Non pur la donna de gli angelici atti,
- Ma gli orsi ed i cinghiali setolosi,
- E s'altra è fera, che in boschi s'appiatti;
- Che ognun di loro egli era fatto in guisa,
- Che avria co' morsi una balena uccisa.
-
-Tutto il lavoro è su questo andare! Eppure si stampa e ristampa! e si
-loda e riloda! Il Lafontaine avea ragione: -- «Un minchione trova sempre
-un più minchione per ammirarlo.» -- _Un sot trouve toujours un plus sot
-qui l'admire._ Vedete l'abate Fornari quanti e quali ammiratori ha!
-
- [7] I tedeschi credevano che la tregenda più solenne delle streghe
- avesse luogo la notte di santa Valburga, quindi quella notte
- significava per loro _tregenda_, come, secondo le varie parti
- d'Italia, lo sgombero, ch'è un'altra specie di tragenda, si chiama
- _il san Michele_ od _il quattro Maggio_. E poi, quando indichiamo
- il giorno dal nome del santo, vi prefiggiamo sempre l'epiteto di
- _santo_: puta: -- «il giorno di sant'Anna fu un gran tremuoto;» --
- «alcuni dicono l'Imperatore Federico II morto il giorno di san Luca
- ed altri in quello di santa Lucia» -- Sicchè _notte di Valburga_
- non s'ha a dire in modo alcuno; ma, se si volesse pur dire,
- s'avrebbe a dir _notte di santa Valburga_. In questo errore cadono
- tutti i traduttori del Goethe.
-
- [8] Nè questo vocabolo si trova solo usato dal Goethe, nèd il Goethe fu
- il primo ad usarlo. _Musaeus_ (_Volksmaerchen. Stumme Liebe_) --
- «Denn du sollst wissen, dass wenn die Seele von dem Korper
- scheidet, sich nach dem Ort der Ruhe verlangt, und diese heisse
- Sehnsucht macht ihr die lahre zu Aeonen, so lange sie in einem
- fremden Eiemente schmachtet,» --_Museaus._ (_Volksmaerchen.
- Riehilde._): -- «Kein Wunsch war ihnen uebrig als der, aeonenlang
- ihr wechselseitiges Glück zu geniessen ohne Wandel.» --
-
-
-
- II. -- _Imparzialità Italiana._
-
-
-Turàti dunque gli orecchi alle blandie dell'impressione, ch'è una sirena
-fuorviatrice, giudicheremo il Fausto come va giudicato, e come (ch'io
-sappia) non fu per anco giudicato; vale a dire secondo l'essenza ed il
-valore intrinseco. Ci sarà norma e codice quella scienza critica, che
-procede ignara di riguardi per illustrazion di nomi; irrispettosa d'ogni
-autorità, che non è il vero; spiattellando alle riputazioni usurpate,
-come Don Giovanni De Vargas agli Stati Generali dei Paesi-Bassi, un
-franco: _non curamus previlegios vestros_, cui l'esser maccheronico non
-minora solennità. E la applicheremo con quella imparzialità Italiana,
-che può insuperbire di non aver mai degradata una quistione artistica a
-quistione di puntiglio nazionale. Ecco una delle non poche faccende,
-nelle quali, bisogna pur convenirne, siamo popolo esemplare. Più volte
-spropositammo, sollevando immeritevoli sugli altari; ma, sfumata
-l'ebbrezza momentanea, li abbiamo ricollocati tranquillamente al posto
-loro, guardandoci ben bene dall'imitare que' bravi tedeschi, cui non
-rimorde scrupolo di sublimare il consigliere aulico Federico di Schiller
-sopra l'Alfieri ed il Cornelio e d'esaltare la cornacchia Lessing per le
-penne rubacchiate al pavone Diderot, _torbo_ quanto volete ma
-_furibondo_ no. Invece l'Aretino ed il Cavalier Marini ed il Metastasio
-e tant'altri non caddero dal cuore e dall'estimazione di nessun altro
-popolo così prontamente e compiutamente come da quella del proprio;
-anzi, potrebbero giustamente lagnarsi della troppa severità dei
-concittadini e chiedere la revisione del loro processo. --
-«Gl'Italiani,» -- scriveva Michel Montagna -- «che ragionevolmente si
-vantano d'aver la mente più svelta e la parola più sana, che le nazioni
-contemporanee, han testè conferito il titolo di divino all'Aretino; in
-cui, salvo il parlar gonfio e tempestato d'arguzie, ingegnose certo, ma
-lambiccate e fantastiche, oltre l'eloquenza in somma, qual ch'ella sia,
-non veggo nulla al di sopra della comune degli scrittori del secolo, non
-ch'egli s'avvicini alla divinità antica di Platone.» -- Ma fu proprio
-sola la nazione Italiana a chiamar divino lo Aretino? E gli appiccicò
-quello epiteto sul serio? I versi dell'Ariosto mi pajon satirici. Le
-collane d'oro non gli venivan date da Italiani. Da noi, si applaudi
-principalmente, perchè _flagello de' Principi_, che non avevamo allora
-motivo alcuno di venerare od amare. E, del resto, quanto tempo serbammo
-sugli altari quell'idolo? Chi legge più lo Aretino in Italia? Ed altrove
-è pur tuttavia oggetto di studio e se ne stampano biografie. Il Marino
-fu più divinizzato in Francia, che tra noi: lì ebbe più solide
-testimonianze d'ammirazione. Ma nè gli uomini tutti, nè tutte le nazioni
-sanno praticar la giustizia verso di sè e verso degli altri. E, se la
-nostra è da noverarsi tra le fastidiose, che disprezzano con amore ogni
-cosa propria, che le valutano al disotto del pregio intrinseco, ce ne ha
-pure di buffamente presuntuose, sempre con lo _chez-nous_ a fior di
-labbra, capacissime, come la villana rifatta di Carlo Goldoni, di
-rammentare con rammarico i fagiuoli scaldati del tugurio paterno, mentre
-s'affrettano ad imbandirle ghiotte vivande,
-
- _..... in bianche spoglie...._
- _..... Prodi ministri; e lor sue leggi detta_
- _Una gran mente, del paese uscita,_
- _Ove Colberto e Riciliù fur chiari._
-
-L'Italia odierna versa in condizioni, che la privilegiano di rimanere
-immune da ogni invidia, come da ogni vanità in fatto d'Arte. Dopo aver
-incarnate spontaneamente tutte le categorie estetiche, adesso non si
-trova più in un'epoca produttiva. Siamo letterariamente nello stato di
-sicurezza e d'imparzialità, che risulta dal meritato possesso ed
-incontestabile di un'alta posizione; nello stato appunto, in cui
-politicamente si trova l'aristocrazia d'Inghilterra. Non possono tôrci
-d'aver fatto quel, che s'è fatto; e ci riposiamo sugli allori passati,
-e, sendo inerti al presente, nessuna rivalità viva può accecarci gli
-occhi della mente, annebbiarci lo intelletto. Stiamo per ora fuori della
-mischia; assistiamo come spettatori alle gare altrui; anzi, se si ha da
-dir proprio tutto il vero, neppure a queste gare altrui abbadiamo gran
-fatto. Ove il critico e l'estetico Italiano dovessero limitarsi ad
-esaminare le scritture pubblicate in patria alla giornata, potrebber
-chiudere bottega: son pochissime; e, le più, immeritevoli, che altri se
-ne occupi di proposito. Non oserei certo affermare, che una sola delle
-opere pubblicate da quando sono nato io fino adesso, possa scendere a'
-posteri, possa venir letta universalmente da qua a... non dico altro, ma
-un quindici o venti altri anni. La nostra letteratura sonnecchia; corre
-per lei un'epoca improduttiva, una stagione morta. Ed il poco alimento,
-che assorbe questo boa intorpidito, ch'è la fantasia Italiana, consiste
-in traduzionacce od in roba forestiera.
-
-Eppure, i verdi succhi sono in moto sotto la corteccia, che par secca;
-eppure, in questo raccoglimento della fantasia nazionale, durante questa
-apparente inerzia, questo sopore della favoleggiativa nostra, si
-prepara, si elabora il nuovo indirizzo, che poi andrà maturando per
-secoli; si accozzano e digeriscono dalla coscienza nazionale gli
-elementi del nuovo mondo poetico. L'Italia, ora, nol partorisce, gli è
-vero; ma non già perchè sterile, come giudica taluno, anzi perchè
-pregna. Il vulcano è addormentato, non ispento; e presagisco prossimo un
-nuovo periodo eruttivo. Ed, appunto per ciò, non s'offerse mai più largo
-campo e fecondo alle fatiche del critico. Possiamo non solo formolare il
-giudizio della nazione sulla sua attività letteraria ed artistica
-passata e contemporanea, anzi additarle pure, in certo modo, quel,
-ch'essa ha da fare; la via, nella quale s'ha a mettere. Spetta a noi lo
-sgombrare e dissodare il terreno; il collocar le guide, sulle quali
-scorrerà velocissima la nostra storia letteraria; il dare lo sfratto a'
-pregiudizî ed agli errori, che pur troppo ottenebrano le menti; il
-purificare ed aguzzare il senso del bello. Si può ripetere insomma ora
-in Italia, quanto fece la critica nel secolo scorso in Lamagna; alla cui
-opera essa Magna va debitrice della intera sua esplicazion letteraria,
-che è quanto di meglio si possa fare da un popolo come il tedesco,
-piuttosto scarso di attitudini artistiche. Ed otterremo l'intento,
-avvezzando il nostro popolo a rendersi conto d'ogni prodotto
-dell'attività umana nel campo dell'Arte; dandogli di questa e delle sue
-forme un pieno concetto e giusto.
-
-
-
- III. -- _Digressione._
-
-
-E qui mi permetterò una prima digressione: prima di parecchie. Io, mi
-piace, come dicono i francesi, di far la _scuola cespugliare_, d'andare
-a zonzo. Tanto non ho nessunissima fretta di rabescar la parola _fine_
-in calce al quaderno. E, quando al lettore dispiaccia il mio divagare,
-ha incontestabilmente il dritto di non leggermi: viva sicuro, che io non
-l'obbligherò, come fa pe' suoi madrigali il Rochester, nel _Cromuello_
-di Vittorio Hugo, a legger le mie critiche per ordine regio, _de par le
-Roi_. Dunque, basta guardarsi intorno e veder quanta roba ferve, bolle
-in questa caldaia, ch'è la patria nostra, per convincersi, come al
-momento opportuno dovrà pur sorgere l'ingegno destinato ad incarnare in
-qualche capolavoro poetico i subbugli, i garbugli ed i guazzabugli
-presenti, vene inesauste di tragico e di comico, le quali non deggiono
-rimanere inutili, inesplorate, non esercitate per l'Arte, non
-_arbitriate_, (per adoperar un sicilianesimo, del quale Vito
-D'Ondes-Reggio patrocinava l'uso; guardandosi però bene dall'usarlo pel
-primo per non farsi melare.) Sarebbe proprio peccato, che nessun poeta
-illustrasse questo Malebolge Italiano, che nessuno cavasse un mondo
-poetico da un tanto caos morale. Caos, Malebolge, che bisogna, questo
-sì, che bisogna guardare con quell'amore, il quale dischiude
-l'intendimento dell'objetto, e senza cui non si combina nulla di
-concludente. La baraonda, i vaneggiamenti, le agitazioni, le
-superstizioni, le follie, gli spropositi, le melensaggini, le
-chiacchiere, e persin le turpitudini nostre, debbono esserci cari: s'ha
-a fissare lo sguardo con compiacenza in essi. Non bisogna imitare
-alcuni, che si mettono in opposizione con l'intero indirizzo nazionale e
-gridano sperpetue e trovan tutto brutto, tutto sconcio, tutto male. E,
-piacendomi e garbandomi ed andandomi a sangue gli esempligrazia ed i
-fatti personali, quantunque (e forse perchè) proclamati odiosi dalla
-plebe e quantunque, come so per prova, procaccino alle palle di pistola
-ed alle lame di sciabola il gusto di assaggiare le nostre povere carni;
-dirò, per ribadire il mio pensiero, che disconviensi fare come il Cantù,
-per esempio. Aprendo la storia della Letteratura Italiana, ch'egli ha
-recentemente pubblicata, magra compilazione (al paro di ogni altra opera
-di lui) non avvivata da una scintilla di simpatia per le cose nostre;
-l'autore vi sembrerà uno di que' cagnacci ringhiosi, che impedito di
-addentare dalla catena, sfoga il dispetto latrando, e scombavando, e
-divorando almen con gli occhi rossi chiunque passi. Così questo
-jettatore pinzochero maledice non solo al presente nostro,
-intellettuale, morale e politico, ma (non senza logica, sendo il
-presente conseguenza del passato), anche a tutti i nostri grandi
-pensatori e scrittori disinvolti da Dante Allighieri a Giuseppe Giusti;
-e, non potendo, come il Caro fe' pel Castelvetro, raccomandarli _agli
-inquisitori, al bargello et al grandissimo diavolo_, li denunzia
-all'esecrazione delle plebi bigotte. Non sa quel, che si faccia; non
-comprende l'opera della mente poetica Italiana, perchè non l'ama: merita
-pietà, se non perdono, come l'eunuco, che ingenuamente confessasse di
-non sapersi capacitare de' gusti del padrone, di non capire cosa il
-pascià trovi da ammirare in una biondina od in una brunetta, in una
-guancia fresca ed in un seno colmo. Ma noi, (professando col
-commediografo latino di non ripudiare alcuna parte umana, protestando
-col francese di non venir più commossi dal vedere un uomo furbo,
-ingiusto, avido, che dal veder voraci gli avvoltoi, maligni gli
-scimmioni e rabbiosi i lupi,) noi (dico) osserveremo con benevoglienza
-tutti gli strani così venuti a galla nella rivoluzione, come il zoologo
-sorride con simpatia a' più schifosi rettili sorti dal fango, come il
-patologo saluta con interesse le ulceri più abominose. In ogni insetto
-v'è il tipo animale, in ogni morbo v'è la nosologia e la morte: ed essi
-sanno scorgere l'idea nel fenomeno, la forma tipica nel caso singolare.
-E così il critico ed il poeta sanno scorgere, esempligrazia in Giovanni
-Nicotera o Giacomo Tofano, qualcosa, che, idealizzata, potrà dare
-creazioni paragonabili a quel Conte di Culagna, che fu un Conte
-Brusantini, a quel _nuovo amico_ di Giuseppe Giusti, il quale, prima di
-vivere poeticamente in uno de' suoi scherzi, ch'è di moda il chiamare
-immortali, gli si era dato a conoscere nella prosa della vita, com'ebbe
-a narrare illustrando il proverbio: _sotto consiglio non richiesto,
-gatta ci cova._ Oh Nicotera, oh Tofano, che non potrà cavar da voi uno
-scrittore co' fiocchi!
-
-
-
- IV. -- _Importanza storica e concetto filosofico._
-
-
-Dall'importanza particolare, cui può pretendere il _Fausto_ nella storia
-letteraria d'Allemagna, prescinderemo affatto. Tra perchè non aggiunge
-ned un ette ned un acca al suo merito intrinseco; e perchè l'occuparcene
-renderebbe necessaria (parlando io ad un pubblico Italiano, il quale non
-è punto obbligato a conoscere le letterature forestiere ed esercita
-largamente questo dritto all'ignoranza) renderebbe necessaria una
-bagattella: l'analisi e l'esame dell'intera operosità poetica tedesca;
-lavoro, che non può farsi incidentalmente e di sbieco, anzi
-pretenderebbe, che uno vi si dedicasse di proposito e vi consacrasse più
-volumi. Ci vogliamo accingere ad esaminar l'opera del Goethe,
-dimenticando le condizioni psicologiche speciali dell'autore e le
-vicende, che gliela ispirarono, dimenticando lo ambiente, in cui fu
-prodotta, e dal quale fu suggerita, dimenticando quanto, col render
-ragione de' difetti di un componimento, c'induce spesso a non avvertirli
-od a scusarli, quando li avvertiamo. Che importa a noi, i quali non
-siamo tedeschi (la dio mercè,) che la condizion d'animo del signor
-Goethe ed anche lo stato della coltura in Lamagna vengano perfettamente
-rappresentate nel _Fausto_? Ci ha solo a premere, che il poema, il quale
-a nostra insaputa rappresenta tutta questa roba, sia un'opera d'Arte
-perfetta, finita, piena.
-
-Ci esonereremo altresì dallo indagare il concetto filosofico
-dell'autore; nè punto nè poco incaricandoci di quanto egli può aver
-_voluto dire_ o _voluto fare_. Investigheremo solo solo quanto egli ha
-detto o fatto artisticamente. Uno de' mille Hoffmann, che hanno
-costretto a gemere i torchi, fa parlar così un dipintore: -- «Mi
-dorrebbe per Lei, s'ella arzigogolasse qualche allegorìa per
-appiccicarla al mio quadro. Le pitture allegoriche son roba da fiacchi e
-dappochi; e le mie non debbon _significare_, anzi _essere_.» -- Da lunga
-pezza gli oracoli sono screditati in Italia ed imparammo, che la
-sibillinità è indizio e sintomo di spensierataggine, di vacuità.
-Ridiamo, leggendo la scusa, che il cavalier Marino fa de' suoi versi
-lascivi:
-
- Ombreggia il ver Parnaso e non rivela
- Gli alti misteri ai semplici profàni;
- Ma, con mentita scorza, asconde e cela
- (Quasi in rozzo Silen) celesti arcani.
- Però dal vel, che tesse or la mia tela
- In molli versi e favolosi e vani,
- Questo senso verace altri raccoglia:
- «Smoderato piacer termina in doglia».
-
-Ridiamo de' poeti del Medio Evo, i quali -- «così, com'è solito farsi
-col bambino, che, mostrandogli l'abbicì, si disgusta, e, se gli dite di
-provarsi a ritrovarlo, dov'è nascosto, si fa subito a ricercare;
-similmente, le verità morali, che, dichiarate semplicemente, avrebbero
-disgustato, ingegnavansi con grande artifizio di ricoprire, acciocchè
-forse la meraviglia della scoperta fosse stata di stimolo a riguardare.»
--- E ridiamo anche di Francesco Palermo, che trova ammirabile questo
-stratagemma. Ridiamo di Giulio Mosen, che (in riga d'encomio) definisce
-il _Fausto_: -- «il lavoro più misterioso, che mai venisse scritto.» --
-Ridiamo del Varnhagen d'Ense, che chiamava sordi e ciechi i
-contemporanei, i quali non si lasciavan commuovere dalla favola, secondo
-lui, grandiosa del _Fausto_; e trovava non esser Dante in nessun luogo
-più grande e potente del Goethe in fine della parte seconda, perchè
-«l'autore, con vanni cristiani vi s'innalza al di sopra della rozza fede
-ecclesiastica ad una considerazione serena del mondo e dell'esistenza,
-la quale veramente in un certo senso sconfina dal cristianesimo; ma
-questo appunto è il bello, che il cristianesimo stesso c'impenni l'ali
-per oltrepassarne le barriere.» -- Cosa importa, che il Goethe
-profetizzi nuove religioni, se ci vogliono i commenti per accorgersene e
-se non fa balzare il cuor nostro? Venga pure, in tal caso, la sua
-tragedia venerata dagli addetti della nuova fede, ma non proposta a noi
-per trovare un godimento estetico nel leggerla. Venga paragonata non
-alla _Commedia_ dantesca, anzi a' discorsi delle sorelle Cràtere e
-Pellopida, delle quali narra Celio Malespini, che: -- «ogni intelletto
-più sottile sarebbe rimasto conculcato da loro, poi che quasi tutte le
-parole, che loro uscivano di bocca (quando volevano però uscire dalle
-generalità del favellare) erano così oscure e fosche, che molti pochi le
-intendevano». -- Il Manzoni rispondeva ad un chiarissimo (senza esser
-omo,) il quale s'occupava a scrivacchiar non so che zibaldone in difesa
-degl'_Inni sacri_: -- «Si contenti, ch'io non dica nulla sul passo,
-dov'ella incontra difficoltà, giacchè le parole hanno a dire da sè, a
-prima giunta, quel, che voglion dire; e quelle, che hanno bisogno
-d'interpretazione, non la meritano». -- Non nego, che il dirizzone
-presente, esemplificando una volta più l'oraziano
-
- _... Multa renascentur quae iam cecidere, cadentque_
- _Quae nunc sunt in honore....._
-
-rifàccia della critica un Edipo, inteso ad interpretare le sciarade
-proposte dalla sfinge Poesia. La moda odierna pretende dagli scrittori
-profondi concetti morali, religiosi, scientifici, filosofici e presso
-ch'io non dissi, e si scervella ad affibbiarne loro degli strampalati.
-Ed in questo ha torto marcio: Arte e Scienza sono cose diverse, delle
-quali ciascuna ha una ragion d'essere tutta sua propria e distintissima:
-l'amalgamarle capricciosamente nuoce ad entrambe e non giova ad alcuna.
-L'impareggiata profondità delle indagini di Giambattista Vico non ne
-campa dall'oblio le liriche; le quali spesso rinchiudono un pensiero
-dotto ed arguto, ma non mai un pensiero, che commova gli affetti, ecciti
-la fantasia. La Commedia dantesca è poema majuscolo non perchè, anzi
-quantunque allegorico, filosofico, teologico ed il trentamila. La vita e
-l'importanza vien conferita a' lavori d'Arte dal concetto estetico, che
-incarnano; dal problema artistico o tecnico, che risolvono;
-essenzialmente diverso nelle diverse arti, giacchè il problema
-pittorico, che un pittore risolve con un quadro, il problema scultorio,
-che l'intagliatore risolve con una statua, ed il poetico, che un poeta
-risolve con un'opera letteraria, non han proprio nulla di patentemente
-comune: basti notare, che le arti del disegno e la musica si rivolgono
-principalmente e direttamente al senso ed alla fantasia solo
-mediatamente per mezzo del senso; mentre la poesia si dirige alla mente,
-e sol per mezzo della fantasia (nè sempre) eccita il senso. Il problema
-artistico, tecnico, lo scopo letterario, (che il poeta può prefiggersi a
-suo talento, che l'autore può liberamente scegliere, sebbene pure non ne
-abbia sempre piena coscienzia o non ne valuti tutta l'importanza,
-quando, scrivendo per qualche tendenza morale, religiosa, politica, bada
-solo allo scopo pratico o civile del suo lavoro,) è la sola cosa, che ci
-de' premere.
-
-Il concetto filosofico, (o per dirla più sulla generale: scientifico)
-non può se non rade volte esser chiaramente veduto e liberamente voluto
-dallo artista; non è concesso all'arbitrio ed alla potestà sua; ned egli
-può farne libera elezione: essendo esso un risultato necessario del
-primo, il quale non può non implicarlo, non determinarlo virtualmente. E
-questo diverrà chiaro e lampante al più ottuso cerebro, per poco, ch'e'
-degni riflettere, l'ecumenico manifestarsi nel singolare solo mediante
-il particolare; l'estetica non istar da sè, anzi fare parte d'un sistema
-enciclopedico; e quel bello, che essa rintracciando va, esser
-semplicemente una parvenza dell'assoluto, dell'universalissimo. Quindi
-suppergiù, senza grandi stiracchiature, in quel modo stesso, che con
-ogni religione o sistema si riesce a dare una spiegazione più o men
-plausibile del cosmo, in qualunque opera d'arte, ch'è un microcosmo, può
-trovarsi incarnato, (senza grandi stiracchiature, ripeto,) qualsivoglia
-concetto filosofico, e vi si può appiccicare un'allegoria.
-
-
-
- V. -- _Tre esempli._
-
-
-Valga ad esemplificare quanto ragionammo il mito di Prometeo, plasmator
-d'uomini e vittima de' numi. In questa, ch'è tra le più sublimi sue
-creazioni poetiche, la Grecia, implicita ed inconsciamente rappresentò
-la propria sorte e la propria missione artistica, di conferire forma
-ideale compiuta (e quindi umana) alle divine forze e creatrici della
-natura; adempiuta la qual missione, dovea fatalmente perire, come ormai
-supervacanea: e difatti cadde, vittima del cristianesimo e preda de'
-barbari, appunto come Prometeo fu trastullo di Giove e pascolo degli
-avoltoi. Certo, il popol greco, (non essendo, come
-
- _..... Il calavrese abate Giovacchino_
- _Di spirito profetico dotato...._)
-
-fu lontanissimo dal pensare a tanta roba nel comporre istintivamente il
-bel mito; e lontanissimo dal pensarvi fu l'Eschilo eleusino, che il
-concretò in forma d'Arte. Ma esso concetto balza naturalmente fuori da
-quel sentito idealizzamento di tutta la vita e di tutto il pensiero
-greco antico. Ed a noi garba ed accomoda vedere in esso il valore
-storico, il pregio maggiore del capolavoro. Siffatto valore, siffatto
-pregio non poteva scorgerlo, nè chi lo scriveva, ned il popolo, per cui
-fu scritto; poteva essergli attribuito sol dopo il volger di secoli,
-dopo avvenimenti posteriori.
-
-I critici moderni hanno arzigogolato tutta questa roba; ed ormai
-chiunque legge Eschilo s'è avvezzo ad andarvela cercando.
-
-Angelo Cammillo De Meis (del quale per ora, _more solito_, ignoriamo
-finanche l'esistenza; ed al _cui cener freddo_ un futuro Natoli _farà_
-certo _l'onor divino_ di battezzare dal suo nome un qualche liceo del
-Chietino od il futuro ginnasio di Bucchanico) il De Meis paragona l'Uomo
-e l'Universo, questi due contrarî identici, alla divina Commedia; eccone
-il raffronto riassunto: -- «L'uomo è in uno macrocosmo e microcosmo. E
-non per questo due esseri agglutinati; anzi un essere solo, graduato in
-sè, e fatto, come l'universo dantesco, di tre mondi: lo inferno è il
-corpo, il purgatorio è l'anima, il paradiso è il pensiero e
-l'intelletto. Il corpo, ch'egli tiene dal vegetabile, è un vegetabile,
-naturale, materiale; e perciò ci è il mio corpo ed il tuo corpo, come ci
-è questo vegetabile e quello, l'uno fuori dell'altro. L'anima, ch'egli
-ha dal bruto, è un'animale, ed è parte materiale e parte immateriale, ma
-sempre naturale; epperò ci è la tua e la mia, come ci è questo e quello
-animale. Il pensiero ch'egli ha da dio, è dio infinito in persona _et
-homo et caro factus est_. Il corpo è il primo estremo, l'inferno, il
-basso fondo dell'universo, in cui l'una bolgia dal pozzo di Lucifero al
-limbo dei bambini e de' granduomini è fuori dell'altra. L'anima è fra
-gli estremi, il purgatorio:
-
- _.... Ove l'umano spirito si purga_
- _E di salire al ciel divenga degno..._
-
-E come il dantesco purgatorio, che di scaglione in iscaglione arriva al
-terrestre paradiso, l'animale d'anima in anima giunge fino all'umana,
-che lo amore e la scienza spogliano a poco a poco della brutalità. Ma,
-se siamo molti corpi e molte anime, non siamo se non un pensiero, un
-solo infinito iddio, ed è ben questo il Paradiso. Quando Dante, ossia
-l'uomo non ancora battezzato, poeta in compagnia degli amati poeti, del
-buon Virgilio e del gentile Stazio, _oh dolce guida e cara_, saliva il
-faticoso purgatorio, quasi non era se non un animale. Quando poi la
-misteriosa visione gli apparve ed ei nel mistico grifone intravide _il
-suo aspetto stesso_, e si presentì, e conobbe ormai vicino il cielo. E
-quando all'antica Lia, sogno, ombra, figura, succedette la vera Matilde
-e l'ebbe immerso nelle pure onde del sacro Lete, ei dimenticò la pigra
-carne. Dopo quel salutare, ma esterno lavacro, aspirò solo alla vita
-eterna, alla vera infinita felicità del paradiso. E quando a Rachele
-antica si sostituì la nuova Beatrice, che lo manodusse al cielo; ed
-egli, ancora aggravato di anima e di natura, corse sulle facili ali
-della umana scienza per le celesti sfere, ei non era per questo ancora
-beato. Ma quando, giunto al vero empireo, ad un tratto si trovò allato
-san Bernardo; quando in lui all'umano succedette il divino ineffabile
-amore ed alla scienza umana delle cose divine la scienza divina, che
-penetrò il suo pensiero; e la grazia efficace scese nel suo cuore e lo
-sbrutì del tutto; ed il suo pensiero, naturale ancora e men che umano,
-fu fatto davvero umano; allora l'ombra ed il mistero sparve, il simbolo
-si disciolse e si confuse col vero, ed ei conobbe, che le superne sfere
-dell'intelletto erano tutte l'una nell'altra, e tutte erano una sfera,
-un Empireo, un Paradiso; e vide Beatrice, ormai non più quella, assisa
-nell'alto seggio, e affisa in dio, e tutta trasfigurata e indiata; e sè
-conobbe indiato in lei, e fu felice ed immortale». -- Evidentemente il
-De-Meis non pretende affatto, e sarebbe affatto indegno di lui il
-pretendere, che Dante premeditasse di simboleggiare nella Commedia un
-sistema filosofico, il quale, presupponendo tutta l'enucleazione della
-filosofia moderna, era impossibile a que' tempi. Anzi vuol dire, che il
-concetto poetico dell'Allighieri, che quella personalità umana, la
-quale, a poco a poco deponendo ad una ad una tutte le passioni, le
-qualità, le parti materiali e brutali, si assottiglia, si rarefà, o (se
-vi piace) s'innalza a personalità divina, implica di necessità, sebben
-certo inconsciamente, il medesimo concetto filosofico ch'egli De Meis
-espone disdacalicamente in veste contemporanea. E vedete, cos'accade. Il
-poema di Dante è tutto, come la sua _Vita Nuova_, un'allegoria: ma
-questa allegoria, essendo stata miracolosamente incarnata in un
-capolavoro, veramente indovinato, noi possiamo all'allegoria dantesca,
-che secondo la nostra filosofia moderna sarebbe insulsa, sostituirne
-un'altra, informata alla filosofia nostra; in quel modo appunto, che, al
-sistema tolomaico, il quale non ci appagava più, sostituimmo il
-copernicano spiegando anche meglio col secondo tutti que' fenomeni, che
-il giorno prima spiegavamo benissimo col primo.
-
-Un ultimo esempio, che mostri viemmeglio quanto poco sia da considerarsi
-il concetto scientifico, che il poeta si pensa d'infondere
-subjettivamente nell'opera sua e quanto poco abbia che fare con quel,
-che di necessità risulta dal poetico, (anzi come spesso il contraddica
-alla recisa, come spesso l'autore _tendenzioso_ faccia un'opera di
-_tendenza_ affatto contraria a quella, che lo ispirava,) cel
-somministrerà Alessandro Manzoni. Che il nipote di figlia dello
-incredulo Beccaria ci creda daddovero, non è da negarsi; un ateista
-sclamerebbe con Orazio:
-
- _.... Durum: sed levius fit patientia_
- _Quidquid corrigere est nefas;...._
-
-o col Tasso, che, nel _Torrismondo_, male imita questo luogo:
-
- _Duro: ma sofferir conviensi in terra_
- _Ciò, che necessità comanda e sforza._
-
-Ch'egli abbia la pia intenzione di glorificare la dottrina e la morale
-cristiana, sarebbe chiaro da mille e mille squarci del suo racconto,
-quand'anche non ne fossimo informati pienamente altronde. Eppure! chi
-non vede, la potente rappresentazione, che individua così bene _quel
-secolo_ e _questo paese_; la simpatia per la manifestazione storica, pe'
-costumi ed i caratteri e le istituzioni di un dato tempo; essere appunto
-salda e recisa negazione implicita del cristianesimo? Perchè il
-cristianesimo ha un ideale fisso ed immobile; pretenderebbe gettare e
-rimodellare tutti gli uomini in uno stampo; vorrebbe il semplice senza
-il molteplice; intenderebbe sopprimere tutte le varietà individuali,
-tutto il rigoglio della vita particolare, sottoponendo tutte le
-coscienze ad una regola, ad una disciplina, costringendo tutti i mortali
-alla imitazione dell'uomodio, esemplare di ogni virtù; onde il Goethe,
-ateo dichiarato, il chiamava irreverentemente _un furto, perpetrato a
-danno dell'uman genere, in quanto spennacchiava tutti gli uccelli, per
-comporre un più ricco penname all'uccello di paradiso_. Quella critica
-manzoniana così arguta e derisoria, quella gentile ironia così
-insinuante, rispettano invero la tradizione ed il domma religioso;
-professano anzi altamente di rispettarli: ma questo rispetto, sendo
-affatto arbitrario, dipendendo solo dal capriccio subjettivo dell'autore
-e non già dall'intimo organismo della sua scienza, non trova eco nel
-lettore. Altro è dire _io son cristiano_ e celebrare ad ogni istante il
-cristianesimo; ed altro esser cristiano davvero, naturalmente, senza
-sforzo, cristiano e credente sempre in ogni punto, su d'ogni quistione.
-E spesso sotto la pelle agnina del Manzoni picchiapetto, vedi apparire
-il pelame lupigno dello incredulo antico.
-
-Per esempio, quando l'autore de' _Promessi Sposi_ s'interrompe al
-meglio, nel descrivere il Vicario di provvisione, rannicchiato nel suo
-più sicuro e riposto nascondiglio, per dire: -- «Del resto, quel, che
-facesse, così appuntino non si può sapere, giacchè egli era solo; e la
-storia è costretta a indovinare. Fortuna, che la c'è avvezza!» -- chi
-generalizza, chi legge pensando, va subito con la mente alle tante cose,
-delle quali gli uomini non hanno nessuna sperienza o testimonianza
-autorevole, e che quindi _sono avvezzi ad indovinare_. E difatti il
-Manzoni, rimasto scettico dal tetto in giù, è di quelli, che poi voglion
-mostrare di creder tutto dai coppi in su. Ma l'uomo non può dimezzarsi;
-ed un tantino dello scetticismo primitivo ed organico trapela sempre
-sulla fede assunta e la contamina e la vizia e la neutralizza.
-
-
-
- VI. -- _Ulteriori conseguenze._
-
-
-Aggiungerò, che lo scrittore, pel quale le finzioni poetiche non
-posseggono vita propria e spontanea, il quale vede in esse solo de'
-portavoci de' suoi concetti, delle sue elucubrazioni scientifiche; il
-quale subordina il mito all'epimitio, la favola al _fabula docet_; non
-potrà creare capilavori. O, se vi spiacciono le affermazioni assolute,
-dirò con maggiore esattezza, che difficilmente potrà crearne. Le sue
-immagini, i suoi personaggi non acquisteranno mai e poi mai (od almeno
-rarissimamente ed arcidifficilissimamente) effettività objettiva;
-vedremo sempre il filo, udremo sempre lo stridere degl'ingegni, che
-muovono que' burattini. Lo scrittore, rimasto freddo, incommosso, sarà
-ridotto ad accozzare, a comporre delle _moralità_ (per dirla con
-l'antico termine tecnico francese) cioè delle azioni di persone
-allegoriche e simboliche, che durano nella vuota generalità del
-simbolismo e dell'allegoria, senza acquistare la ricchezza ed il
-contenuto poetico della vita individuale. E lo scrittore, deve
-fatalmente rimaner freddo ed incommosso, perchè di scaldarci e
-commuoverci la fantasia è dato solo al sensibile determinato; perchè da
-una impressione naturale solo può prendere le mosse la genesi d'un
-fantasma. Ripugna alla natura della fantasia umana il partire invece da
-un concetto astratto per determinarlo, circoscriverlo, concretarlo,
-individuarlo; questo concetto, dove prenderebbe l'elemento sensibile,
-che gli è indispensabile per essere poetico; ed indispensabile tanto,
-che la scienza del bello si chiama scienza del sensibile per eccellenza,
-_estetica_? Partendo all'opposto da una impressione naturale, io posso
-aggiungervi con la mente l'elemento ideale, e, depurandola dalla scoria
-prosaica e volgare, sollevarla a fantasma, ad immagine. Così fa tutto
-giorno la nostra immaginativa, così han sempre fatto le fantasie de'
-poeti e degli artisti.
-
-Pel solo Dante questa regola non vale in tutto. Dante solo, ch'io mi
-sappia, forma un'eccezione: ma era Dante. A lui solo è riuscito di dar
-tanta vita ad una personificazione, ad una mera allegoria, che la gente
-han potuto credere e perfidiano a credere, doversi assolutamente
-trattare di una persona salda, effettivamente vissuta. Onde, trovando
-qualche incerta testimonianza, che in que' tempi ha probabilmente
-mangiato, bevuto, vestito panni e fatto qualcos'altro in Firenze una
-pettegola, il cui nome si avvicina a quello, gravido di significato,
-evidentemente allegorico, della Beatrice beata dello Allighieri, s'han
-fitto in capo, che le sian tutt'una cosa! mentre dalla Bice Portinari
-(se tant'è, che ci sia mai stata) alla Beatrice dantesca, ci corre
-quanto dalle stellucce di pasta zafferanata alle stelle vivide e
-sfolgoranti del cielo. Nè le moralità, di cui parlava, cesseranno di
-esser tali, perchè le _dramatis personae_ invece di chiamarsi Amicizia,
-Ideale, Gioventù, s'addimanderanno, come nel primo dramma
-arrandellatamente versificato da Federigo Schiller: Marchese di Posa,
-Regina Isabella ed Infante Don Carlo. Non si sopperisce alla vacuità
-interna d'un carattere generico, imponendogli un vuoto nome e
-particolare; nè si nasconde la grettezza d'un concetto impoetico con
-l'orpello del _color locale_ e con l'ammucchiare facile erudizione ed
-indigesta. Il vero color locale (sia qui detto di volo) è nella
-riproduzione de' caratteri storici e non già nella pittura degli
-accessorî. Nella parte seconda del _Fausto_, c'è la scena di mezzanotte,
-in cui l'autore, stanco alla fine di scavizzolare de' nomi proprî per
-ammantellar figure allegoriche, ne manda finalmente fuori quattro coi
-loro nomi generici: Difetto, Debito, Cura e Bisogno. Io ne lo encomio,
-come lodo il calvo di non rimpiattar la zucca pelata sotto i ricciolini
-ipocriti di una parrucca. Meglio trovarsi fra tali freddure, che quando
-alla freddura si aggiunge l'inintelligibile e bisogna scaparsi per
-afferrare un occulto senso ed arcano, ed intender Giorgio Byron sotto
-Euforione, la Poesia sotto il Garzone Auriga, e nell'Omuncolo l'amor
-innato pel bello, il quale preluce all'uomo nel ricercare i Regni della
-fantasia. Nell'Allegorico lo scrittore rimane superiore a' personaggi,
-ch'egli evoca, e che non acquistano ragion propria, autonomia; egli può
-scherzare con essi senz'altra norma fuori del proprio capriccio; e
-questa è posizione favorevole solo all'umore. C'è stato, chi ha detto
-invece, l'Allegoria contraddistinguere e caratterizzar la vera poesia,
-che si sforza di raggiungere la nobiltà ed il sublime e può conseguir
-l'intento solo attribuendo un senso generale allo individuale. Qui si
-tratta d'un equivoco. Non è da negarsi il valore tipico, generico, anzi
-ecumenico d'ogni opera d'Arte; ne riparleremo subito. Ma cosa ci ha che
-fare questa condizione _sine qua non_ del lavoro artistico, indipendente
-da ogni volontà dello autore, con le allegorie, ch'egli arbitrariamente
-costruisce, fantastica, almanacca, arzigogola?
-
-
-
- VII. -- _Fausto è l'uomo._
-
-
-Noi dunque considereremo il _Fausto_ in sè, pura e semplicemente come
-lavoro d'Arte; ci brigheremo solo d'investigarne il concetto poetico e
-d'esaminare in che modo sia stato incarnato. Ma, prima d'inoltrarci in
-questo esame, lasciatemi dire un'altra cosa. Ci ha de' valentuomini, i
-quali stimano di aver emesso un grande oracolo, e d'aver confutata
-anticipatamente ogni objezione critica, con lo sclamare che -- «Fausto
-rappresenta l'uomo, l'umanità.» -- (Lascio il vocabolo, perchè, sebben
-loro l'adoperino barbaramente nel senso di _uman genere_, qui può
-rimanere come astratto di uomo). Quasi ciò conferisse un nuovo ed unico
-pregio al poema, oppure il sottraesse alla competenza della stregua
-comune! Lodi siffatte manifestano soltanto il poco valore, ch'è da
-attribuirsi ad ogni lode di chi le spiffera. Il rappresentare l'uomo e
-l'umanità in un'opera d'arte, non è mica effetto d'una risoluzione, d'un
-subjettivo proponimento ed arbitrario dell'Artista; anzi è conseguenza
-necessaria, è per così dire la riprova della produzione del Bello. Non
-che apparir dote speciale, privilegio esclusivo del tale o tal altro
-personaggio poetico, ci si rivela qualità essenziale, costitutiva, _sine
-qua non_ d'ognun d'essi, e sfido a disotterrarmene uno qualsiasi, che ne
-ostenti deficienza. L'uomo artistico (e quindi il poetico, ch'è un
-particolare determinarsi di quello), comunque caratterizzato, il
-_Consalvo_ di Giacomo Leopardi, il _Jacopo Ortis_ di Ugo Foscolo, il
-_Filippo_ di Vittorio Alfieri, il _Sardanapalo lombardo_ di Giuseppe
-Parini, il _Renzo Tramaglini_ di Alessandro Manzoni, l'_Esule di Parga_
-di Giovanni Berchet, il _Gingillino_ di Giuseppe Giusti, _tutti tutti_
-insomma (per esprimermi quanto più complessivamente posso, come il
-Goethe nell'indicare gl'innumerevoli cantori del coro finale della
-tregenda classica. E poi Salvator Rosa se la prendeva col Librettista,
-che indicava per iscena il _porto d'Aulide con mille navi_!....) Che
-stavo dicendo? Mi son distratto ed ho perduto il filo. Ah sì! Tutti gli
-uomini poetici, appunto perchè mi raffigurano ciascuno un dato uomo
-idealizzato al vivo, appunto per questo mi danno l'immagine dell'uomo
-assoluto; e le avventure loro, giusto perchè così idealizzati, mi
-simboleggiano la storia dell'Uman genere e le sorti dell'Universo.
-
-Difatti cos'è il Bello? Dice un proverbio: _Non è bello quel, ch'è
-bello, ma quel, che piace_; e questo proverbio significa solo, che il
-concetto del Bello varia come ogni concetto, da subjetto a subjetto; o
-per meglio dire, che varia il giudizio concreto, nei casi determinati.
-Un Universale, un Archètipo qualunque, non si effettiva immediatamente
-in nessun dato punto spaziale e temporale, in nessun luogo e momento
-determinato, non esaurisce il proprio contenuto in alcun individuo, anzi
-soltanto nella serie e nella successione, nel numero infinito e
-nell'operosità degli esseri, in cui si estrinseca. Esempligrazia, nel
-caso nostro, di quanti uomini furono e sono e saranno, nessuno è
-l'_Uomo_, ancorchè, anzi perchè l'Uomo è in tutti i passati, i presenti,
-i futuri. Ma, se l'effettività estrinseca degli Universali è incompiuta
-in qualsiasi luogo ed in qualsivoglia momento, essa però si compie (e
-può solo afferrarsi compiuta) dal pensiero, il quale sorvola e sovrasta
-al mar delle cose ed abbraccia più, che non vede, ed epiloga ed assomma
-le serie e le successioni. Sicchè, invece di una effettività, ne abbiamo
-due; o meglio, abbiamo due guise, due modi d'effettività: una
-(objettiva) nel mondo delle cose, nell'eterno ed universo avvicendarsi
-loro tumultuoso, nel _mare dell'essere_; l'altra (subjettiva) nella
-mente capace e cogitante; la vita e la filosofia; oppure, volendo
-prendere un paragone materiale, il carbone pesante, rozzo, sporco ed il
-carbonio fluido, aura pura, ma instabile ed artifiziale prodotto dalla
-scienza chimica. A queste due forme d'effettivazione è da farsi arrota
-d'una terza, che, proseguendo nella similitudine, compareremo al
-diamante. Carbone, Carbonio, Diamante, sono la cosa stessa, sono tre
-forme di un medesimo corpo primo: una la trovo in natura ad ogni passo;
-l'altra devi ricavarla con istudio dalla prima; la terza ti abbaglia col
-suo splendore ed è naturale come la prima ed è pura come la seconda. La
-mente umana praticamente è sperimentalista, procede dall'immediato al
-mediato, dal mero fatto all'idea pura, _nihil in intellectu quod non
-prius in sensu_; è quindi di tutta necessità, che gli Universali, gli
-Archetipi, prima ch'essa li comprenda assolutamente mediante il
-pensiero, le appariscano mediatamente ossia percettibilmente:
-
- _.... Così parlar conviensi al nostro ingegno,_
- _Però che solo da sensato apprende_
- _Ciò, che fa poscia d'intelletto degno...._
- _.... Nostre apprensiva da esser verace_
- _Tragge intenzione, e dentro a noi la spiega..._
-
-Al nostro ingegno, alla nostra apprensiva sembra la tale singola
-esistenza determinata, (esempligrazia, un uomo, il tal di tale,)
-rispondere in modo assoluto al proprio concetto; e quindi in essa
-esistenza incarnarsi perfettamente dapprima un Universale, (nel caso
-nostro l'Idea Uomo,) e mediatamente l'Universalissimo, l'Idea assoluta,
-che è presente nella serie degli Universali, appunto come ciascun
-Universale è presente ne' singoli individui del suo ciclo. La mente
-umana, _che sempre al suo fin sale, non vede cosa mortale_ nell'objetto
-vagheggiato,
-
- _..... Non pure intende al bel, ch'agli occhi piace,_
- _Ma, perchè è troppo debole e fallace,_
- _Trascende in ver la forma universale;_
- _.... che all'uom saggio quel, che muore,_
- _Porger quiete non può...._
-
-Questa sembianza è allucinazione, in quanto che nessun Universale, e
-quindi _a fortiori_ molto meno l'Universalissimo, può esaurire la
-propria epifania in qualsivoglia essere singolare e determinato, per
-quanto ricca se ne supponga la personalità; ma (non essendo gli
-Universali e l'Universalissimo arzigogoli meri, vuote intellezioni, anzi
-veramente effettivi negli esseri determinati, quantunque non in ciascun
-d'essi), la è un'allucinazione esatta (come dice spiritosamente il Taine
-della percezione esterna), una sembianza gravida di contenuto.
-Quest'allucinazione, questa sembianza è ciò, che addimandiamo il Bello;
-ossia l'Universale, l'Archetipo in forma d'apparenza limitata; ossia,
-nel caso nostro, un individuo umano, un carattere, che riassuma in sè
-tutte le parti umane, tutto _l'uomo_, sicchè nulla apparisca nel
-personaggio, che non sia espressione dell'Umanità; e questa non contenga
-parte alcuna, che non s'incarni nel personaggio -- «Il Bello è il
-prodursi d'un singolo sensibile, che in ogni sua parte sia espressione
-d'una Idea» -- dice il Tari. Nè questa è scoperta moderna; e suppergiù
-così la pensavano anche i nostri maggiori, sebbene formolassero
-diversamente il concetto. O che altro significano i versi del Marino,
-co' quali spiega l'amore?
-
- L'anima, nata infra l'eterne forme,
- Et avvezza a quel bel, che a sè la chiama,
- De la beltà celeste in terra l'orme
- Cerca; e ciò che l'alletta e segue e brama.
- E quando oggetto a' suoi pensier conforme
- Trova, vi corre ardentemente e l'ama.
-
-La forma eterna è il tipo, è l'idea; e quanto noi crediamo conforme a
-questo tipo, a questa idea, chiamiamo appunto bello.
-
-
-
- VIII. -- _Triplice contenuto._
-
-
-Dopo la più superficiale disamina, salta agli occhi del leggitore, il
-_Fausto_ del Goethe esser quasi una fiala, in cui si racchiudono liquidi
-di peso specifico diverso, come a dire mercurio, acqua ed olio, i quali
-formano tre strati varî per colore e per natura; e quasi uno di que'
-piatti indiavolati, che t'imbandiscono nelle tavole rotonde là di
-Germania, e ne' quali sono accatastate vivande eterogenee: lesso, rape e
-pere cotte; oppure _sarcraut_ (che in volgar nostro diremmo: cavolo
-fracido), sommommoli di carne e pezzuoli d'aringhe fritte. Nel _Fausto_,
-ravvisiamo: un'epopea, che ha l'_alter ego_ del sommommolo, una
-novellina, che mi rappresenta l'aringa, ed una leggenda, che dee
-collegarle e tener le veci del sarcraut.
-
-Due potenze sovrannaturali e sovrumane, il Bene assoluto ed il Male
-assoluto, che il Goethe personifica in domineddio e Mefistofele, si
-disputano l'egemonia cosmica; e, facendo del destino degli uomini
-l'oggetto delle scommesse loro, si trastullano con un'anima umana,
-debole, impotente a reagire; _enimvero dii nos homines quasi pilas
-habent_. Eppoi, quando il diavolo, non senza stento, è giunto a
-guadagnarla, il Padr'Eterno trova modo di trafugargli, di truffargli,
-_de lui escamoter_ la sudata ricompensa, l'anima del peccatore, abusando
-della propria prepotenza e della natura bestiale del demonio; il quale,
-tutto inteso (da quel satiro, ch'egli è) a vagheggiare i begli
-angiolètti ed a far loro proposte invereconde, greche, troppo tardi
-s'accorge di doversene rimanere col danno e con le beffe. Questa è
-l'epopea contenuta nel _Fausto_.
-
-Un giovane incontra in chiesa una cara ragazza; trova modo di
-avvicinarla con l'ajuto d'una ruffiana; le attossica la mamma con lo
-sbagliare la dose d'oppio, che doveva, addormentandola, assicurarli da
-ogni sorpresa; le ammazza il fratello in una rissa; e, dopo averla
-ingravidata, l'abbandona. La derelitta, sperando nascondere
-quell'accidente, commette un infanticidio; è processata e condannata nel
-capo; e, quando l'amante pentito viene per rapirla dal carcere, sfinita
-da' rimorsi e da' dolori, nonchè da una grossa febbraccia comatosa
-accompagnata da delirio, non ha forze da seguirlo e gli basisce fra le
-braccia. Questa è la novella inclusa nel _Fausto_.
-
-La leggenda è alquanto più complicata. Un vecchio dottoraccio scettico
-si volge alla magia, evoca il demonio e stringe seco un patto, col quale
-gli dà l'anima, purchè esso non solo gli serva umilmente, anzi giunga
-pure a procacciargli un momento di quella piena felicità, che
-Farfarello, malgrado la minaccia di Malambruno d'appiccarlo per la coda
-ad una trave, asseverava non essere ned in poter suo, ned in quel di
-Belzebù _con tutta la Giudecca e tutte le Bolge_ di accordargli. Il
-demonio il fa ringiovanire da una fatucchiera; e poi, standogli sempre
-a' panni, il sospinge di peccato in peccato, sicchè non gli debba
-sfuggire, quand'anche non ottenga la pattuita felicità:
-
- _.... E, ancorchè al diavol non si fosse dato,_
- _Pur sempre egli dovria finir dannato_[9].
-
- [9] _Fausto._ _Parte I. Soliloquio di Mefistofele:_
-
- _.... Und hætte er sich auch nicht dem Teufel uebergeben_
- _Er muesste doch zu Grunde gehen!_
-
-Così lo ajuta nel suo amorazzo per la Ghita ed il conduce alla tregenda
-delle streghe. Morta la sedotta, pare colma la misura e che lo spirito
-d'abisso si porti via l'anima del negromante. Questa, in poche parole,
-la leggenda contenuta nella prima parte del _Fausto_: dell'ulteriore
-svolgimento compreso nella seconda parte crediamo di dover dare una più
-minuta e particolareggiata analisi. Saremmo lieti di poterne agevolar
-l'intelligenza generale a' lettori; ma l'intelligenza letterale, veh!
-chè ci asterremo dall'investigare il senso o meglio i sensi remoti ed
-allegorici delle infinite stravaganze e (diciamola com'è) insulsaggini,
-che contiene, Messer Goethe in persona conveniva, cotesto guazzabuglio
--- «dover dar non poco da fare anche ad una buona testa, che voglia
-rendersi padrone di quanto v'è _insecrato_.» -- Ma perchè, ma che
-bisogno c'era di nasconder così ciò, ch'egli voleva manifestare? Chi,
-come il Rossetti, ha creduto, tutti i poeti del dugento e dei primi del
-trecento esser criptoghibellini ed adoperare un gergo convenzionale,
-(per mezzo del quale, fingendo parlar d'una cosa, parlavano d'un'altra,
-e così riuscivano a tener fra loro non interrotta comunicazione) almen
-giustificano (sebben male) la infelice ipotesi, con la paura, della
-quale asseriscono i ghibellini invasati allora. Ma il Goethe che motivo
-aveva di nascondere le sue idee geologiche, etnografiche e simili? Non
-era il caso di pensare col Bernia, che:
-
- Le cose belle, e preziose e care,
- Saporite, soavi e delicate,
- Scoperte in man non si debbon portare,
- Perchè da i porci non siano imbrattate.
- Da la natura si vuole imparare,
- Che ha le sue frutta e le sue cose, armate
- Di spine e reste ed ossa e buccia e scorza,
- Contra la violenza et a la forza
- Del ciel, degli animali e degli uccelli;
- Et ha nascosto sotto terra l'oro
- E le gioje e le perle e gli altri belli
- Secreti agli uomin, perchè costin loro:
- E son ben smemorati e pazzi quelli,
- Che, fuor portando palese il tesoro,
- Par, che chiamino i ladri e gli assassini
- E 'l diavol, che li spogli e li rovini.
-
-Si tratta qui d'un puro capriccio, anzi d'una beffa fatta al lettore. Ma
-noi non ci lasceremo beffare. Noi conveniamo con la massima modestia di
-sentirci inettissimi a sciogliere indovinelli e sciarade. Nè ci duole il
-convenirne, saldamente convinti, malgrado l'esempio di quel Cleobulo,
-che fu pure uno de' sette savi della Grecia, nonchè dell'avvenente sua
-figliuola Cleobulina (dico avvenente per l'abito preso di far sempre
-complimenti alle signore: ma chi sa che pezzo di tanghera la sarà
-stata!... ) Cosa dicevamo? Si parlava di enigmi. Dunque, io son convinto
-appieno, che l'occuparsi tanto a proporne quanto a sciôrne sia da
-inetti. L'unico enigma, che valga i pensieri d'una mente virile, è il
-cuore della donna: tutti tentiamo d'interpretarlo, ma... ma... tante
-volte si fa un bel fiasco, sicchè... torniamo alla seconda parte del
-_Fausto_, torniamo.
-
-Nel primo atto, Ariele (reminiscenza della _Tempesta_ shakespeariana)
-esorta sull'alba un coro di spiriti ad indur pace col canto nell'animo
-esagitato del dormiente Fausto, a discacciarne il rimorso, poichè essi
-compatiscono l'uomo della sventura, senza indagare se sia santo o
-malvagio. Il sorgere del sole prenunziato da enorme frastuono, li fa
-scappare. E Fausto si riscuote rinfrancato, come la terra dalla frescura
-notturna, capace ancora di godere e di operare; e risolve di proseguire
-ormai l'ideale, non già nella vuota astrattezza della cognizione
-scientifica, (oh Margherita, tu ed i tuoi dolori eravate dunque
-astrattezze!) anzi nell'immagine variopinta, che ne dà la vita, appunto
-come fruisce quella luce, ch'ei nel sole non può fissare, nell'immagine
-dell'iride rifratta dalla catadupa. La scena si tramuta nella Reggia
-imperiale, dove il Guardasigilli ed i Ministri della Guerra, delle
-Finanze e di Casa Reale si lagnan tutti, che le cose vadan proprio male
-assai. L'Imperante chiede consiglio a Mefistofele, che ora occupa _ad
-interim_ il posto di buffone palatino, e promette di procacciar denaro
-mediante le virtù della natura e dello spirito. Il bisogno persuade a
-lasciarlo fare, malgrado gli scrupoli del Guardasigilli, il quale (come
-buon Ministro del culto) opina, che -- «non si abbia a parlare a
-cristiani di natura e di spirito; discorsi pericolosissimi, pe' quali si
-abbruciano gli atei. La natura esser peccato, lo spirito demonio;
-generare insieme il dubbio. Difesa e sostegno dell'impero essere i santi
-ed i cavalieri, i quali poi si godono per salario la chiesa e lo stato.»
--- Segue uno strano ed interminabile sfilar di maschere (peggio d'una
-rassegna di candidati alla deputazione,) che recitano parti allegoriche:
-Araldi, Giardiniere, Libbie fruttifere, Serti di spighe, Serti
-fantastici, Mazzolini fantastici, Bocciuoli di rose, Madre e figlia,
-Pescatori ed Uccellatori, Spaccalegna, Pulcinella, Parasito, Ubbriachi,
-Satirici, Grazie, Parche, Virtù teologali, Zoilo-Tersite, il Garzoncello
-auriga, eccetera, eccetera: la sola enumerazione procaccia il capogiro.
-Quindi troviamo Fausto, ch'è stato l'ordinatore della festa, in giardino
-con l'imperiere, cui Mefistofele ha fatto firmare inconsciamente durante
-la mascherata un decreto per l'emissione di banconote, ipotecate su'
-tesori sotterranei delle terre imperiali: il popolo n'è contento, come
-pure il Sella di colà, che vede finalmente denaro in cassa. Fausto
-trascina Mefistofele in una galleria oscura e gli chiede il mezzo di
-mantenere una promessa fatta all'imperante, cioè di evocare Elena e
-Paride. Ma Mefistofele non può servirlo; i gentili hanno un inferno a
-loro, che non dipende dal demonio cristiano. O chi volesse trarne alcuno
-per poco? Un modo c'è: rapire il tripode rovente od incandescente, che
-sia, alle _Madri_. Queste le son dee: -- «ignote a' mortali, mal
-volentieri conosciute dagl'immortali; che hanno un trono sublime nella
-solitudine fuori e tempo e spazio. Non c'è via: si va per l'invalicato
-invalicando, all'impregato impregando. Le son visibili al chiarore d'un
-tripode arroventato: quale sta, quale va, quale siede, secondo ch'e' si
-dà. Veggono solo schime.» -- Armato d'una chiave magica, Fausto
-sprofonda per tentar la impresa. Mefistofele frattanto, come un tempo il
-Lass alla corte del Reggente, è assediato da una torma di dame e
-cortigiani, che vogliono filtri e cosmetici, segreti per innamorare e
-ricette per ismacchiar la carnagione, eccetera. Finalmente comincia lo
-spettacolo innanzi alla corte assembrata. Fausto evoca Paride, ammirato
-dalle spettatrici, biasimato dagli spettatori; e poi l'Elena, che gli
-astanti maschi trovan divina e la platea femminile brutta e sgualdrina.
-E, come, fra gli uomini politici il furfante di tre cotte, lo affarista,
-il mestatore suol ripetere fastidiosamente con più grossa voce o maggior
-enfasi: _onestà, onestà!_ così le più.... c'intendiamo neh? fanno le più
-schifiltose. Mefistofele riconosce bella sì la spartana, ma la non gli
-va a fagiuolo. Fausto invece se ne innamora e non sa più frenarsi; e,
-checchè gli gridi Mefistofele, ingelositosi delle carezze, che si fan le
-due ombre, tocca il fantasma: segue un'esplosione, gli spiriti sfumano,
-Fausto cade come corpo morto e Mefistofele, saltando fuori dal buco del
-suggeritore, dove s'era rimpiattato, perchè _i suggerimenti son
-l'eloquenza del diavolo_, sel carica sugli omeri ed il trafuga frammezzo
-il tumulto, che ha luogo in corte, e che pure non agguaglia a lunga
-pezza la confusione ingenerata da tante fantasmagorie nella mente del
-lettore; il quale, chiudendo il libro con una amara cefalalgia, sclama
-(appunto come Mefistofele all'udire le sconnessioni delle bestiacce
-nella cucina magica):
-
- _Quasi quasi anche a me gira la testa_[10].
-
-[10] _Nun fängt mir an fast selbst der Kopf zu schwanken._
-
-Nel secondo atto, il pasticcio aumenta. Ci ritroviamo nell'antico
-studiòlo di Fausto. Questi giace esanime sul letto; e Mefistofele,
-indossatone il pelliccione dottorale, conversa prima con gl'insetti,
-tarme e pidocchi, che vi si annidano, poi col domestico, poi con
-quell'ingenuo studente della prima parte, trasformato ora in un
-fichtiano, che sragiona a meraviglia sull'Io e sul Non-io, ed è
-villanissimo, perchè _in tedesco si mentisce, quando si è cortesi_.
-Finalmente il diavolo visita il Wagner nel laboratorio, ove questo dotto
-giunge a comporre l'Omuncolo chimicamente: così si sopprimerà il modo
-indecente di generar gli uomini, che prima era stato in uso: _Lucina
-sine concubitu_. (Non so quanto la scoperta piacerà alla Ghite ed alle
-Elene, le quali invece vorrebbero _concubitus sine Lucina_ e sogliono
-rivolgere questa preghiera alla Madonna: -- «Vergine Santissima, che
-concepisti senza peccare, facci peccare senza concepire!») L'Omuncolo,
-appena nato nella sua fiala, si mostra sconoscente come un figliuolo
-fatto col metodo ordinario o come Napoleone, secondo Casimiro Della
-Vigna: _Fils de la liberté, tu rénias ta mère!_ Di primo acchito pianta
-lì suo padre per guidare Mefistofele (che vi si lascia indurre per
-curiosità di conoscere le streghe tessale) e Fausto (che nel suo letargo
-sogna della Leda col cigno, genitori dell'Elena) alla tregenda classica
-ne' campi di Farsaglia, cioè alla riunione di tutte le figure
-mitologiche antiche, tranne i numi propriamente detti. La tregenda
-classica è ciò, che noi di Napoli s'addimanderebbe _mesca francesca_.
-C'è un pò di tutto: Grifoni filologi: sfingi, che propongono
-indovinelli, ma che non sanno dar conto dell'Elena, perchè le ultime di
-loro furono ammazzate da Ercole; formiconni colossali; Sirene; il Peneo
-e le sue Ninfe; Chirone, sul cui dosso siede Fausto e che il porta dalla
-Manto, la quale promette di assisterlo nel rintracciar la sua donna; un
-Tremuoto, che, dopo aver brontolato, parla ed alza una montagna; Lamie
-ed Empuse, che aggirano Mefistofele; Anassagora e Talete, che discutono
-sull'origine plutonica o nettunica del mondo; le tre Graje, che prestano
-la forma d'una di loro a Mefisto; il trionfo della Galatea, della quale
-innamoratosi l'Omuncolo, muore, rotta la fiala nel cozzo con la
-conchiglia del carro di lei, eccetera, eccetera. Il povero lettore
-rimane trasognato; e gli è forza di sclamare, come quel povero studente,
-quando Mefistofele in maschera di Fausto l'ingarbuglia:
-
- _... Ascolto tanta roba strabiliando_
- _Quasi in capo un mulin mi stia girando_[11].
-
-[11] _Mir Vird non alle dem so dumm, Als ging mir ein Muehlrad im Kopf
- herum._
-
-Nel terzo atto eccoci riportati un due o tre mila anni indietro; e
-questo non ci sorprenda, perchè: -- «la donna mitologica è una cosa _sui
-generis_; il poeta ve la presenta quando gli accomoda; non diventa mai
-maggiorenne, non invecchia; anzi sempre appetitosa di forma, è rapita
-giovinetta e corteggiata ancora nell'età provetta.» -- Deh, quante
-nostre donne fan di tutto per dimostrarsi mitologiche! L'Elena,
-rimpatriata col coro delle ancelle, torna in casa di Menelao, incaricata
-da questo di preparare un sacrifizio: vi trova Mefistofele sotto il vel
-corporeo d'una Graja, che fa da governante; la vecchia e le giovani si
-motteggiano e si rimpolpettano a vicenda, finchè si scuopre, le vittime
-destinate al sacrifizio dal Re essere appunto la Regina e le Coretidi.
-Allora a queste cadon le braccia e l'orgoglio; e, per salvarsi, le
-consentono a seguire la Graja da Fausto, il quale, con una schiera di
-compagni, s'è accastellato sur un monte ed ha reso tributaria la Grecia.
-Fausto (romanticismo) sposa la Elena (la poesia classica); le fa
-smettere i metri antichi e le insegna a parlare in rima; sconfigge
-Menelao, spartendo la Grecia a' suoi tedeschi; e si ritira con la bella
-in certe grotte, dove generano Euforione (Lord Byron); che, volendo
-volare come Icaro, cade al suolo inanimato. L'Elena abbraccia Fausto; il
-corporeo di lei svanisce; e le vestimenta, trasformandosi in nuvole,
-rapiscono l'amante nell'alto. Tralascio un maremagno d'episodiuzzi. Il
-povero lettore che dispera raccapezzarsi in questo guazzabuglio, è
-costretto a sclamare, come Mefistofele all'udire la tavola pitagorica
-della strega:
-
- _Pur ch'egli oda parlar, l'uom creder suole_
- _Che un senso includer debban le parole_[12].
-
-[12] _Gewoehnlich glaubt der Mensch, wenn er nur Worte hoert,_
- _Es muesse sich dabei doch auch was denken lassen._
-
- Versi, che sono semplice generalizzamento di que' due bellissimi
- del Voltaire su Federigo II di Prussia, detto dagli adulatori
- Magno:
-
- Il me dit: _Je vous aime;_ et je crus, comme un sot,
- Qu'il était quelqu' idée attachée a ce mot.
-
-Nell'atto quarto, quelle nuvole, che furono le vesti dell'Elena,
-depongono Fausto sur un'alpe rocciosa di Germania, dove Mefistofele il
-raggiunge con gli stivali di Leombruno. Dopo una discussione
-geognostica, Fausto dichiara di aver in mente di sottrarre per forza
-d'argini al mare quanto suolo rimane scoperto nel riflusso. Mefistofele
-gli consiglia di soccorrere l'Imperatore, che è a mal partito, contro i
-ribelli; e poi farsene dare l'investitura de' terreni da acquistare
-sulle acque; ed a quest'oggetto evoca i tre prodi di Davidde, de' quali
-parla Samuele, libro II, Capitolo XXIII. Segue una serie di scene, nelle
-quali, attraverso molte rappresentazioni simboliche dello Stato feudale,
-Fausto ottiene il suo intento; tanto è destino d'ogni tempo e d'ogni
-luogo, che le bonifiche abbiano per iscopo supremo lo arricchirne i
-direttori. Il povero critico, ancorchè provvisto di saldi nervi, non sa
-che debba pensarsi di questo tramenio, e mormora fra sè, come don
-Mefistofele, quando ricovera sul monte della frotta delle semistreghe:
-
- _Vediamo di sfuggir dal viavai;_
- _Nemmanco un pari mio reggervi può_[13].
-
-[13] _Lass uns aus dem Gedraeng'entweichen; Es ist zu toll sogar fuer
- meinesgleichen._
-
-Riassumiamo brevemente le scene del quint'atto. Fausto ha conquistato
-sul mare immensi terreni, fecondi pascoli, ma invidia la capannuccia ed
-i tigli di Filemone e Bauci, che Mefistofele co' suoi tre prodi biblici
-rovina per obbedire più che il padre non chiedeva; il Talleyrand non
-aveva ancor detto il suo: _surtout pas de zèle_. Ci si presentano
-quattro donnacce grige, tre delle quali, (il Difetto, il Debito ed il
-Bisogno) non possono nulla contro del vecchio peccatore e tiran dritto;
-ma la quarta ch'è la Cura, entra pel buco della chiave, e lo accieca.
-Pure, quantunque cieco, Fausto fa lavorare assiduamente ad un canale,
-che dovrà prosciugare i terreni guadagnati sul mare; e, nel pensiero
-dell'attività umana, che fiorirà sulle nuove terre da lui create, e che
-gli sembra il solo scopo degno della vita, prova quella tal pienezza di
-contento stipulata con Mefistofele, e muore. Mefistofele evoca tutti i
-demonî intorno alla tomba, appunto come il partito d'azione chiama i
-suoi intorno all'urna elettorale, per afferrare al varco l'anima del
-peccatore; _tot circa unum caput tumultuantes deos_, direbbe Seneca
-morale. Frattanto sopraggiungono una schiera d'angeli; i quali, mentre
-lo spirito d'abisso insatirito li vagheggia e fa loro proposte
-scandalosette (reminiscenze del secolo di Pericle e de' collegî
-gesuiteschi), gli rubano accortamente l'_immortale_ di Fausto, e poi lo
-lasciano lì come berlicche. E Fausto è ricevuto in cielo dalla madonna,
-ossia dall'_eterna muliebrità_. A questa scappata, il lettore butta in
-un canto il volume e conchiude, persuadendosi, che il Goethe la pensasse
-sull'ufficio del poeta appunto appuntino come il Direttore del Preludio:
-
- _T'ingegna solo d'imbrogliar la gente,_
- _Che l'appagarla avvien difficilmente_[14].
-
-[14] _Sucht nur die Menschen zu verwirren,_
- _Sie zu befriedigen ist schwer._
-
-Anche a questi enimmi insulsi, benchè inediti ancora, ed agli ammiratori
-di siffatti indovinelli scipiti dovea sicuramente pensare il Goethe,
-quando si lamentava degli ammiratori -- «che frantendevano tante sue
-parole sennate, ed attribuivano un senso a tante dissennate; che il
-riprendevano, dove aveva ragione, e lo approvavano, dov'era insulso.» --
-La senilità della seconda parte è evidente: in essa l'autore ha
-allegorizzata la propria vita e l'esplicazione della sua mente poetica,
-dacchè si sciolse dalle condizioni romantiche, che avevano ispirato il
-_Goffredo di Berlichinga_ ed il _Werther_. -- «Il peccato
-dell'ambiguità, dell'anfibolia» -- dice Antonio Tari -- «comincia, come
-ogni peccato, con la spensierataggine; diviene mortale e torreggia,
-nuova Babelle addirittura, nella seconda parte del _Fausto_ del Goethe;
-opera, che l'artista intenzionalmente rende enimmatica, e degna d'un
-Giove (che così lo chiamano) nefelogerete davvero, adunatore di nembi
-letteralmente ed in senso malo». -- Pare, che agli scrittori tedeschi in
-genere non sembri cosa vergognosa e peccato imperdonabile il non farsi
-capire. Il conte di Neuilly, che visse emigrato in Amburgo nel
-quadriennio MDCCXCV-MDCCXCVIII, dice: -- «Incontravo spesso il Klopstock
-in casa la Schroeder, sua nipote. Gli parlavo qualche volta de' suoi
-scritti, della sua _Messiade_; ed un giorno gli dissi, che, quantunque
-conoscessi bene il tedesco, faticavo molto a comprenderla, che anzi
-talora non la comprendeva affatto. Si pose a ridere e rispose: _Anche a
-me avviene il medesimo. Debbo cominciare ogni canto dal principio per
-capire. Se leggo nel mezzo, non raccapezzo più il senso e son costretto
-a tornare indietro per afferrare il mio proprio concetto._» -- Suppergiù
-lo stesso è a dirsi del _Fausto_, che il Goethe stesso ha riconosciuto
-per un lavoro sconnesso. L'Eckermann gli diceva: -- «In fondo ogni
-episodio, quasi ogni scena, sta per sè, come un microcosmo. L'uno
-influisce sull'altro, ma relazione ne han poca fra loro. Al poeta, come
-nell'_Odissea_ e nel _Gil-Blas_, importa di esprimere un mondo svariato;
-e s'avvale della favola di un eroe celebre, solo come d'un filo per
-infilzar quantunque gli aggrada.» -- Rispose il Goethe: --
-«Perfettamente! In una tal composizione importa solo che le singole
-masse sieno grandiose e chiare; mentre come insieme, riman sempre
-incommensurabile. Ed appunto per ciò, come problema insoluto, adesca gli
-uomini a nuove osservazioni e ripetute.» --
-
-Noi non intendiamo aggiungere neppur mezza pagina a tutti i commentarî
-scritti su quest'opera, e che già formano una discreta biblioteca. Quel,
-che c'importa di avvertire, si è, ch'essa non è se non esternamente
-agglutinata alla prima, sta per sè (dato e non concesso che stia); non
-ha acquistato valore per la coscienza del popolo tedesco, non ha data
-una di quelle figure, che vivono eternamente nella fantasia umana. Le
-due parti sono due tutti, che si contraddicono. Il vero Fausto, quello
-poetico e vivo, è il Fausto della prima: e noi di quello precipuamente,
-per non dire esclusivamente, intendiamo occuparci; così quegli, che
-esaminasse l'Orlando Furioso, trascurerebbe i cinque canti aggiunti.
-
-
-
- IX. -- _L'epopea del Fausto._
-
-
-Che il mondo sia sgovernato da due principî belligeranti, che, sgarati a
-vicenda, sono ambo eterni:
-
- _.... deux principes en guerre,_
- _Qui, vaincus tour à tour, sont tous deux immortels;_
-
-che sia da considerarsi come una scacchiera, sulla quale Ormuz ed
-Arimane, il Signore ed il demonio, muovono nojaltri come tanti re,
-regine, alfieri, cavalli, torri e pedine; è un antichissimo concetto,
-fondato sull'apparente dualismo fra il bene ed il male, e nel quale
-stupendamente si può esporre lo strazio disperato dell'umana vita; chè,
-quantunque abbia già servito a tutti e tanti poeti, non è ancora
-sfruttato. Nel libro di Giobbe e nel _Paradiso perduto_ di Giovanni
-Milton (altra riputazione in gran parte usurpata!) è veduto seriamente;
-è preso invece comicamente in una Ballata di Vittorio Hugo. Essa ballata
-contiensi nel capolavoro poetico del Besanzonese, nel solo volume, che
-gli prorompesse veracemente da precordî, in que' virulenti _Castighi_,
-cumolo d'ingiuste, assurde, ma appassionate invettive e diatribe contro
-il governo del non mai troppo laudato Due Dicembre, che documentano ad
-una la somma fantasia poetica dell'autore e la sua mancanza di criterio
-e dappocaggine politica. Non v'è opera in qualsiasi letteratura, che
-possa reggere al paragone di quest'alito infiammato: altro che i giambi
-archilochei; altro che la bile del vecchio Giovenale -- «turgido di
-urente lava» -- _gonflé de lave ardente_; altro che il Misogallo; o
-l'incalzante invettivare di Augusto Barbier! Un alemanno maestro di
-musica ed opuscolista di spirito, chiama i _Castighi_: -- «una colossale
-sinfonia dell'ira, dell'odio, dell'ironia; in onor della quale
-occorrerebbe supporre una decima figliuola al vecchio padre Apollo, ed
-insediare nella Mitologia una decima Musa, col ferro e col fuoco per
-attributi. Sono la miglior pruova della _mostruosità_ di Luigi
-Napoleone, dell'esser egli qualcosa di soprannaturale; però che ogni
-uomo mortale, straordinario e buono,[15] sarebbe stato di necessità
-moralmente e materialmente annichilito da quest'opera» -- come i tipi
-della vecchia Toscana dall'acre scherzare di Beppe da Monsummano. --
-«L'ho letta e riletta e divorata per ben dieci volte sussecutive, con
-entusiasmo ed edificazione; le debbo d'aver passate alcune ore
-impareggiabili, tanto più che l'ebbi presto ravvisata per una mera
-fantasia dell'autore. Peccato! ma il Napoleone de' _Castighi_, non
-esiste se non nella mente del poeta. Peccato? anzi, sbaglio, meglio
-così; ridonda a maggior gloria di Vittorio Hugo l'aver non solo dato
-forma d'arte al suo objetto, ma l'averlo inventato di pianta. E lo
-Imperator de' franzesi insuperbisca -- ed aggiunga all'elenco de'
-benefizî resi all'uman genere -- d'avere, quantunque indirettamente,
-ringiovanita la vena poetica dell'Hugo, che sarebbe finalmente
-isterilita a furia di chiacchiere nell'Assemblea.» -- L'autore di questi
-brani si chiama Giovanni di Buelow; ch'è diventato, più che pe' suoi
-concerti, celebre, perchè la moglie lo ha piantato lì per andarsene a
-star col Wagner.
-
- Spregiator del passato
- Dal presente spregiato....
- O musicante, che ci vieni a dire,
- Che le tue note son dell'avvenire?
- Che ne sai tu? Via, lascia a' nascituri
- Il vanto de' spropositi futuri.
-
-[15] Idiotismo Napoletano, del quale chieggo umilmente scusa alla
- memoria del marchese Puoti. Per chi non ebbe la ventura (o
- sciagura, secondo ch'e' si giudica) di nascere
-
- In quel corno d'Italia, che s'imborga
- Di Bari, di Gaeta o di Crotona;
- Da ove Tronto e Verde in mare sgorga;
-
- non comprendesse il significato e l'efficacia di quell'_e buono_,
- noto, che _straordinario e buono_ equivale al dire: _per quanto
- straordinario sia, ancora che sia straordinario_.
-
-L'opuscoletto, pubblicato anonimo in Berlino nel MDCCCLIX, s'intitola:
-_Critica di Napoleone III, modesto tentativo di operar la cataratta alla
-Democrazia_.
-
-
-
- X. -- _Seconda Digressione._
-
-
-E quì mi permetterò di sconfinare una seconda volta dal tema.
-
-Nel mondo, qual'è, ciascuno procura di uscir dal branco, di farsi avanti
-comecchessia, ad ogni costo, ben sapendo di contare per avversarii,
-congiurati a' suoi danni, tutti gli altri bipedi implumi. Lo Svarto
-dell'_Adelchi_ è l'uomo, perchè ambiziosi siam tutti di più o men degna
-ambizione; tutti aspiriamo ad essere de' _parvenus_, a rifarci, a
-poggiare, a sublimarci. Giulio Cesare ambisce la conquista del mondo, e
-la Carminella crestaina di portare il cappellino: l'objetto varia in
-infinito, ma la passione rimane sempre quella stessa. A tutti è innato
-il desiderio, anzi, il bisogno di sovrastare, di soperchiare e di godere
-quelle poche soddisfazioni della vita, che sono tanto infinitamente
-minori di numero alla richiesta. Sappiamo e dal proverbio, e, pur
-troppo, dall'esperienza: _i cani essere più delle lepri e le trappole
-più dei topi_; e quindi ciascun s'industria, o con la violenza o con
-l'astuzia, di sfollare, ritardare, sgarare, superare i competitori.
-Dovunque è proposto un tozzo di pane a cento affamati, ognun d'essi sarà
-cordiale e capital nimico de' novantanove rimanenti. Dovunque una corona
-è in disputa fra dieci pretendenti, ciascun di costoro farà quanto è in
-lui per sottrarla alla cupidigia degli altri ed imporla al proprio capo.
-Dovunque c'è una donna per gli amori d'un intero popolo, accadrà, come
-un poeta fa raccontare ad una certa Filomena essere intravvenuto, quando
-fu rapita da ladroni ghezzi:
-
- Ma di me sono tutti incaloriti:
- E mentre ognun mi chiede, ognun mi vuole,
- Vengon tra loro ad acerbe parole.
- Da le parole poi vengono ai fatti,
- E si dànno le sciable per la testa,
- Sicchè si sono omai quasi disfatti.
- Un drappello di pochi ancor ne resta,
- Ma questi pur si batton come matti.
- Che più? Con sommo mio piacere e festa,
- Veggo i nemici miei condotti a morte
- E il ciel ringrazio di sì bella sorte.
-
-Accadrà, insomma una battaglia _omnium in omnes_, di tutti contro tutti,
-e, quel ch'è peggio, l'infelice correrà il brutto rischio di non venire
-isforzata da nessuno, quando la cosa avesse a finire come
-nell'_arcisopratragichissima tragedia, Rutzvanscad il giovane_, dove
-nella chiusa, il suggeritore emerge dalla buca, col manoscritto sotto il
-braccio e col lanternino in mano, per dire:
-
- Uditori, m'accorgo, che aspettate,
- Che nuova della pugna alcun vi porti;
- Voi l'aspettate invan; son tutti morti.
-
-Ove un ambizioso con parole o con fatti si proponga candidato ad un
-impero, giurabbacco! dobbiamo tenerci avvisati, _id est_ mezzo salvati.
-Sarebbe arcadica semplicità l'aspettarsi, che gli scrupoli il distolgano
-dall'adoperare i mezzi conducenti allo scòpo; e buassaggine pretta il
-figurarci, che accordandogli dieci o cinquanta, cioè agevolandogli il
-modo d'ottener tutto, egli debba codardamente contentarsi a smettere dal
-proseguire il suo ideale. _Chi più ne ha, più ne vorrebbe_: somministrar
-denaro al biscazziere, non sembra il rimedio più opportuno per guarirlo
-dalla furia del giuoco; o care le mie fanciulle, ed a voi, che avete un
-tantin di malizia, io chieggo, se il concedere un baciuzzo
-all'innamorato, anzichè appagarlo, non serva ad istimolarne più e più le
-voglie?
-
-Ora quali sono i mezzi per conseguire l'impero?
-
-Studiate un po' di storia, leggete un po' il Machiavelli, datevi intorno
-un'occhiata, dimenticatevi la rettorica filantropinesca, che ci ammorba,
-e vedrete quali siano quelli ammessi da' costumi. Ed appunto, perchè
-ammessi da' _costumi_, il che importa corrispondenti e conformi alla
-coscienza, a' _bisogni etici_ de' popoli, (che altra origine non hanno i
-costumi) non possono, sotto pena d'incongruenza, chiamarsi _immorali_.
-Ma, direte, anche il segretario fiorentino li chiama _vie cattive_;
-anche secondo lui, le presupposizioni sarebbero contrarie al Bonaparte;
--- «Et perchè il riordinare una città al vivere politico presuppone un
-uomo buono et il diventare per violenza Principe di una repubblica
-presuppone un uomo cattivo; per questo si troverà, che radissime volte
-accaggia, che un uomo buono voglia diventar Principe per vie cattive,
-ancorchè il fine suo fosse buono; et che uno reo divenuto Principe
-voglia operare bene et che gli caggia nell'animo usare quella autorità
-bene, che egli ha male acquistata». -- Prima di tutto, l'autore dei
-_Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio_, qui parla secondo l'uso
-volgare: ma in politica non ci è veramente nulla di cattivo e di male,
-tranne ciò, che non serve a raggiungere lo scopo e contraddice
-apertamente alle consuetudini leali, appunto come nella guerra. E poi,
-se anche le azioni per le quali il terzo Bonaparte è giunto ad afferrare
-quel potere, ch'esercita pel bene universale, fossero triste, dovremmo
-ammirare ed amar di più quel generoso, il quale, pur di giovare agli
-altri, a' più, avrebbe consentito a macchiar la propria fama e la
-propria coscienza. Sacrificar la illibatezza propria alla salute
-pubblica è l'apice della virtù.
-
-Così va studiato quell'ardimento del Due Dicembre, che fondò l'impero
-francese, forse efimero; ed ha fondato il Regno d'Italia, certamente
-duraturo. Napoleone avea manifestato chiaro il proposito di continuare
-la quarta dinastia; la sua candidatura presidenziale fu posta ed
-interpretata come candidatura imperiale, e la maggioranza de' francesi
-l'approvò; l'Assemblea nazionale approvò le richieste di denaro e la
-condotta politica di lui presidente; il colpo di stato s'era udito
-annunziare e procrastinare più volte che la prima recita del _Fausto_
-dal Majeroni; il Thiers gridava: _l'impero è fatto_, ed il popolo
-applaudiva; l'intero popolo franzese, che avea nominato il presidente,
-gli fu complice per isgozzar la repubblica. Quanto vien fatto dal capo
-dello stato libero, è da ritenersi fatto da tutti i cittadini. _Si
-consentiunt homines plures, ut quidquid fecerit unus aliuquis, vel
-coetus ex pluribus, id se pro actione unuscujusque ipsorum habituros
-esse, erit unusquisque actionum quas is homo vel coetus faciet auctor.
-Neque ergo actionem ullam illorum accusare potest, quin se ipsum
-accuse:_ dice san Tommaso Hobbes. Ciò posto, come può chiamarsi
-tradimento, misfatto ed infamia quell'azione? Arretrandosi dal compiere
-il colpo di Stato, Napoleone avrebbe dato pruova d'essere non mica un
-galantuomo, veh, anzi il _casto Giuseppe_ del poter supremo, un
-quissimile del Pietro Morrone dantesco, _che fece per viltade il gran
-rifiuto_ ed è tanto differente dallo storico. Chiamatelo pure sfinge;
-dite pure di lui quanto Lorenzo Bellini diceva del bucchero:
-
- Non si direbbe mai, nè quel, ch'egli è,
- Nè quel, ch'ei fu, nè quel, ch'egli sarà;
- E molto men quel, ch'ei pensa fra sè,
- E quel, ch'egli ha pensato e penserà;
- Nè si direbbe mai quel, ch'egli fè,
- E quel, ch'ei va facendo e ch'ei farà:
- Perch'egli è un così stranio oltramontano,
- Che dio ne guardi ogni fedel cristiano.
-
-Che per questo? In fin de' conti poi l'incomprensibilità può essere in
-due modi: o per colpa dell'objetto, che non si lasci comprendere, o per
-colpa del subjetto, che non sappia comprendere: quand'io mi sono
-spiegato chiaro, chi non capisce, suo danno. È proprio il caso di dire
-come quel tale, cui s'enumeravano tutte le indegnità del Voltaire,
-conchiudendo, ch'e' non conosceva neppure l'ortografia: -- «Tanto peggio
-per Monna Ortografia.» -- «Dicendo Neri di Gino Capponi a Cosmo de'
-Medici: _Io vorrei, che tu mi dicessi le cose chiare, sì, ch'io le
-intendessi;_ gli rispose: _Impara il mio linguaggio._» -- Ludovico
-Domenichi nelle _Facezie_ (Venezia, Muschio, M.D.LXII. Libro III. pag.
-184). Allorchè Vittorio Hugo esorta a non pugnalare il terzo imperatore
-de' franzesi, perchè _le gogne infami han d'uopo talvolta d'esser
-fregiate da un imperadore_; e, rivolgendosi a' popoli, esclama: _Largo,
-largo, quest'uomo è segnato. Lasciate passar Caino, è cosa di dio_; che
-volete? io mi ricordo la iscrizione sotto il ritratto dello Spinosa,
-premesso alla biografia impastata stranamente di diatribe e panegirico,
-che ne compilò il buon Padre Gesuita Giovanni Colero. Dice: _Benedictus
-de Spinosa, Amstelodamensis, Gentis et professionis Judaeus, postea
-cetui Cristianorum se adiungens, primi systematis inter Atheos
-subtiliores Architectus, tandem, ut Atheorum nostrae aetatis Princeps,
-Hagae Comitum infelicem vitam clausit, characterem reprobationis in
-vultu gerens._ E l'Hegel, se non erro, sclamava press'a poco in tal
-forma: -- «Concedo. Sì! Porta quel carattere in volto, ma è segno di
-riprovazione attiva e non già passiva. Lui Spinoza, degno d'esser
-canonizzato almen quanto Tommaso d'Aquino per la vita immacolata e per
-que' miracoli delle sue scritture, dall'alto della sua mente riprova
-ogni menzogna, ogni iniquità; ed i reprobi, siete voi, RR. PP. e chi
-tiene della vostra, o parteggia per voi.» --
-
-Ma v'ha più. I cataclismi politici non derivano la ragion d'essere da'
-capricci o dalle passioni individuali di questo o quello ambizioso,
-checchè paja. Anzi hanno una maggiore e più remota necessità storica, la
-quale si manifesta negl'individui, ne' loro capricci e nelle loro
-passioni: _est deus in nobis_. A rimutare il governo di un popolo
-storico, non basta che ad un presso ch'io non dissi ne spunti in capo il
-pio desiderio. Grazie al cielo, le leggi dell'enucleazione civile sono
-fatali; e non possono venir contorte, falsate, impedite, arremorate, no,
-dalle pazzie d'un capoameno, dalle malvagità d'un farabutto, o dalle
-castronerie inique e da' misfatti buffoneschi d'un coso, che sia, come
-la tela del Negrotto, ordita di coglione e ripiena di baron con l'effe.
-Napoleone III, nel crearsi autocrata dei franzesi, adempiva una gran
-missione, incarnava un sogno popolare, soddisfaceva un bisogno
-sentitissimo; basta considerar le grandi conseguenze, delle quali è già
-stato fecondo quell'atto, e restringendomi a citarne una:
-l'_Unificazione d'Italia_, per benedirlo ed allelujarlo e chiamarlo:
-santo, santo, santo!
-
-Del resto, e' si sa, _notus lippis et tonsoribus_, che a fare un'opera
-benefica e di fiorita carità, conviene avere il cuore vieppiù duro e
-lapideo, che per non farla. Dicono spietato Napoleone, perchè macellò
-pochi facinorosi, e, fors'anche, per intimidire, alquanti non
-facinorosi. Ma se, con un animo di più molli tempre, avesse aborrito da
-ogni omicidio, quali carneficine, quali sciagure non avrebbero in breve
-flagellata la Francia ed il mondo, quando le parecchie sette monarchiche
-e le infinite più o men repubblicane, famose queste per la dappocaggine
-e perversità dei capi, si sarebbero disputata la signoria al suo uscir
-d'ufficio? Taccio di nojaltri Italiani, che forse ora saremmo ridotti
-allo stato di mandra; e della Siria, dove ogni anno si rinnoverebbero le
-solite stragi; e del Messico, che non avrebbe la prospettiva felice di
-diventare una Monarchia autonoma e senza pronunciamenti e senza guerre
-civili in permanenza. Taccio di Parigi e Lilla e Marsiglia e tante altre
-città micidiali, rese ormai saluberrime. Che importa, a petto a questi
-risultati, il sangue di qualche demagogo, di qualche monello, di qualche
-femminetta o di qualche frustamattone? Ah, se il due-dicembre è un
-misfatto, sarebbe capace di far rinnegare il culto della virtù ad
-Aristide in persona! Renda, chi può, frequenti questi benefici delitti;
-e noi, se pur siamo uomini e non pecore matte o donnicciuole isteriche,
-adoriamoli, esaltiamoli e proseguiamone gli autori d'immensa
-riconoscenza e pertinace[16].
-
-[16] Io scriveva così nel M.DCCC.LXV; undici anni fa. Ora l'impero
- francese è crollato; e delle creazioni di Napoleone avanza solo il
- Regno d'Italia, che durerà, ne vivo certo, malgrado i pericoli, che
- corre, affidato in mani indegne, incapaci e malsicure; soffrendo
- della vergogna e della jattura presente, confido nello avvenire.
- Avrei potuto sopprimere questo squarcio o rimutarlo; non ho voluto.
- L'ammirazione, la devozione, la riconoscenza, la reverenza, che
- sentivo allora per Napoleone, sono divenute forse anche maggiori,
- per la pietà della gran tragedia in cui cadde e sparve.
-
-Questa scappata semipolitica m'è sembrata buona ad intercalarsi, acciò
-la lode d'una poesia antinapoleonica non si scambiasse per sintomo
-d'antibonapartismo.
-
-
-
- XI. -- _Una ballata di Vittorio Hugo ed il_ prologo in cielo.
-
-
-Nella ballata, che accennavamo, il vecchio neodemagogo (il quale non può
-ormai più vantarsi;
-
- _.... fidèle au sang qu'ont versé dans sa veine_
- _Son père, vieux soldat, sa mère, vendéenne),_
-
-finge e suppone, che domineddio segga al tavoliere col diavolo,
-giuocandosi a carte, secondo il solito, l'uman genere odiosissimo ad
-entrambi. Ma quel giorno facevano proprio messe meschine: l'uno giocava
-un abatucolo sparutello, il Mastai; l'altro un monelluccio di un
-principotto squattrinato, il Bonaparte. Dio padre li lasciò vincere al
-diavolo, dicendogli: -- «Togli su, già non saprai farne checchessia.» --
-«La sbagli!» -- esclamò quegli; e, sghignazzando, li trasformò in un
-papasso ed un imperiere. Poniamo da banda la falsità intrinseca de'
-giudizî, così sputati intorno a due ottimi; badiamo solo al merito
-letterario della invenzione, dando e non concedendo, che sian giusti e
-veri. Certo, non venne mai con più fiele ed argutezza derisa, da alcun
-altro empio, l'apparente imprevidenza della cosiddetta Provvidenza, che
-fa strabiliare gli uomini _paucae fidei_, tanto poco è la sapienza con
-la quale par loro, che regga il mondo, e per isbizzarrirsi:
-
- _..... torca alla religione_
- _Tal, che fu nato a cingersi la spada,_
- _Facendo Re di tal ch'è da sermone._
-
-L'Hugo ha avuto innanzi alla mente un proposito ben chiaro; e con
-tremenda ironia colpisce non solo le persone del Mastai e del Bonaparte
-e le istituzioni del Papato e dello Impero, anzi pure tutte le credenze
-cristiane intorno alla bontà infinita ed alla onniscienza di dio.
-
-Ed ora apro il _Fausto_ ed inciampo nel _Prologo leste_. A leggerlo, mi
-persuado e convinco, che scopo del poema è di sciogliere con l'ironia
-l'intera mitologia cristiana, e dico fra me e me: -- «Bravo! L'idea,
-letterariamente, se non è nuova, non può neppur dirsi esausta; finchè
-durerà la fede, la caricatura di essa offrirà buoni motivi allo
-Artista.» -- E m'aspetto ad incontrare una composizione, tagliata sul
-genere dello _Scherno degli Dei_ del concittadino di Vanni Fucci bestia,
-un quissimile di quanto parecchi hanno tentato ed il Voltaire ha fatto
-
- _..... Con quella sua fanciulla a gli Angli infesta,_
- _Che il grande Enrico suo vince d'assai_
-
-è ch'è tra le più preziose gemma del serto poetico della Francia. E mi
-figuro e concepisco il dramma quale una sanguinolenta caricatura, in cui
-tanto le potenze infernali quanto le celestiali abbiano ad apparire come
-una fantasmagoria evocata dal poeta per distruggerla satiricamente dal
-punto di vista umano e materialista; riversando, travasando nelle forme
-impassibili, indeterminate e vacue delle divinità spirituali moderne,
-tutte le determinazioni della vita umana prosaica e volgare. Il lavoro,
-così fatto, sarebbe stata l'epopea della vittoria riportata dal comico
-sul sublime; avrebbe incarnato esplicitamente il concetto implicito nel
-Decameron, la ribellione della carne contro la tirannide dello spirito e
-dell'ascetismo, della spontaneità contro il formalismo; la conquista
-d'un presente. Concetto, ch'emergeva dall'indirizzo storico della
-Germania nel secolo scorso appunto com'era emerso con una anticipazione
-di quattro secoli dallo svolgimento della mente Italiana nel trecento.
-Ma io vi dico proprio quel, che il Goethe non ha fatto. Il prologo ci
-sta proprio a pigione; è uno scherzo buttato lì, senz'ombra d'intenzione
-seria, ancorchè remota; mera variazione rettorica sul libro di Giobbe,
-che può stimarsi eseguita con minore o con maggior virtuosità, ma non
-giunge ad affermarsi come creazione originale ed indipendente. Qui
-l'ironia del Goethe si manifesta qual'è sempre, per la natura
-dell'ingegno di lui, accidentale e non sostanziale, derivata da
-paragoni, che rimpiccioliscono, da giochetti sulle parole, da scambietti
-di spirito, da quanto è raffronto esterno, ma non mai dall'interno del
-subjetto e della situazione. Per esempio, quando il Signore se n'è
-andato, Mefistofele sclama, ed è il maggiore sforzo di spirito che
-faccia in quella scena:
-
- _Quel buon vecchiardo visitar dilettomi_
- _Di quando in quando; e seco in buoni termini_
- _Stommi; è pur bel, che un tal signor compiacciasi_
- _Sì_ umanamente _conversar col_ diavolo.
-
-Quanto sarebbe stato poetico il rappresentarci quegli arcangeli, quel
-dio, quel demonio crudelmente curiosi nella loro olimpica indifferenza
-delle passioni umane, curiosi di far vibrare in noi questa o quella
-corda, solo per isperimentarne l'effetto ad essi inconcepibile, appunto
-come fanno i bimbi, quando tormentano per disonesto passatempo il
-malcapitato uccelletto, che geme fra le mani loro! Quanto sarebbe stato
-felice ed originale, puta, il rappresentarceli attoniti e sorpresi ed
-invidiosi della vita umana ricca di contenuto, di gioje, di voluttà, di
-virtù, di passioni; ed intenti malvagiamente a distrugger negli altri
-quanto è loro impossibile acquistar per sè, simili a quella Latona, che,
-per vendetta de' suoi lombi poco fertili, faceva assaettare la
-figliuolanza della Niobe! Pare, che il Goethe avesse ideato il suo
-domineddio come un barbogio burbero pedante, che professa la massima
-indifferenza per gli affari di questo mondo e li concede volentieri alla
-provvida amministrazione del demonio, contentandosi di rimbrottarlo,
-quando le cose vanno male agli occhi suoi. Dico pare, perchè questo
-carattere è bensì abbozzato in poche parole, ma non già svolto in
-un'azione; e quindi non diventa vivo, non sussiste quale fantasma
-autonomo.
-
-In fine alla seconda parte, questo prologo acquista una tal quale
-conclusione; ma la persona di dio è sparita ed invece troviamo non so
-quale -- «eterna muliebrità,» -- che la surroga, scrocca l'anima di
-Fausto peccatore a Mefistofele. In che guisa? Distraendolo dal far la
-guardia al sepolcro del vecchio stregone. L'eterna muliebrità, assume, a
-buon fine, la parte di ruffiana... Fa scendere una gloria, ed il demonio
-si distrae, ammirando, vagheggiando, concupiscendo e cercando di sedurre
-gli angioletti di paradiso. Per ispiegarmi più chiaro, viene indotto in
-somma in tentazione del
-
- _..... vizio, per cui dio Sabaoth_
- _Fece Gomorra e i suoi vicin sì tristi;_
- _Che mandò il fuoco giù dal cielo, et quot_
- _Erant, tutti consunse, si che a pena_
- _Campò fuggendo un innocente Lot._
-
-Pensiero, artisticamente parlando, stupendo; per quanto possa sembrare
-immorale ed irreligioso! Oh se il Goethe ne avesse avuto coscienza! Qual
-partito poteva ricavarne! La divinità, che scende a sotterfugî, de'
-quali un capobrigante, un camorrista, che si rispetta, rifuggirebbe!
-Avremmo visto spuntare una passione brutale invero, ma pur sempre
-passione, in quel cinico diavolo, che fino allora le aveva ignorate
-tutte:
-
- _Et, comme un vieux soldat vous montre une blessure,_
- _Montrait avec orgueil le rocher de son coeur,_
- _Où n'avait pas germè la plus chétive fleur._
-
-Passione prepotente in modo, da fargli dimenticare la sua perpetua
-negazione. Mefistofele, divenendo più che mai disgustoso, avrebbe
-destato per la prima volta simpatia e compassione, perchè quel suo
-accesso di lussuria esce dalla vacuità demoniaca e ci mostra in lui
-finalmente una parte umana. Ma questo svolgimento dell'umano dal
-diabolico non era cosa da farsi in una scena ed incidentalmente, anzi
-bastava per tema d'un grandioso e degno lavoro, che avrebbe riconosciuto
-Mefistofele a protagonista. Del resto, la scena, che nell'intento del
-Goethe era allegorica, rimane una freddura slavata senza colore o
-calore.
-
-La parte epica del Fausto è appena accennata; nel lavoro ci sta per un
-dippiù, v'è appicicata arbitrariamente. È però gran segno di leggerezza
-in uno scrittore, quand'egli, non s'accorgendo del carattere
-dell'argomento, che ha fra le mani, non sapendone afferrar l'indole,
-crede di potersi sbrigare, in un pajo di scene incidentali, di
-vastissimi concetti, e di far balzare con quattro martellate
-all'impazzata un Mosè dal marmo.
-
-
-
- XII. -- _L'antica Leggenda di Fausto._
-
-
-Il tema della leggenda, contenuta nel Fausto Goethiano, è tolto da un
-mito popolare tedesco nel quale si riassume l'intero ciclo de' romanzi e
-delle facezie stregonesche, che fruirono grandissima voga presso la
-Germania del cinquecento, e di cui non andò immune nemmanco la nostra
-Italia; come documentano, per tacer d'altro, moltissime novelle di
-Giovanni Boccaccio e di Franco Sacchetti. Se ne conoscono parecchie
-versioni, ma la più antica e di combutta più compiuta si registra in un
-libercolo, edito a Francoforte sul Meno nel MDLXXXVII e ripubblicato per
-la prima volta, dopo dugencinquantanov'anni, in coda alla prima parte
-dell'opera faustologica dello Scheible. Ecco la succinta analisi di
-questa leggenda divulgatissima e mista d'elementi popolari e letterarî.
-
-Al dottor Fausto, figliuolo d'un villico di Rod presso Vimaria, che
-studia teologia nell'università vittemberghese[17] _concessa pudet ire
-via_, poichè:
-
- _..... ogni segnato calle_
- _Provò contrario alla tranquilla vita;_
-
-ed insofferente non del peso anzi dell'obbrobrio dell'evangelico _iugum
-suave_[18], bramando emular dio nella scienza, s'addice alla
-necromanzia; ovvero, per dirla nell'ingenuo linguaggio del testo: _prese
-ad amare ciò, che non è da amarsi; assunse ali d'aquila e volle conoscer
-fondo al cielo ed alla terra, emulando que' titani, de' quali i poeti
-favoleggiano, che ammucchiassero monti su monti e volessero guerreggiare
-con la divinità_. Ma presto s'avvede di non bastare a tanto; e che, in
-lui, come in Aldigier di Chiaromonte, quando trattavasi di liberar
-Malagigi e Viviano:
-
- _L'animo è pronto, ma il potere è zoppo._
-
-Epperò determina avvalersi all'uopo dello spirito più dotto e potente
-dopo domineddio, cioè del demonio. Ed evocatolo in una boscaglia, senza
-lasciarsene imporre dalle sue gherminelle e ciurmerie, il costringe a
-diventargli servo. Se non che, come l'uomo non ancora avvezzo, egli non
-si rassegna a considerarsi aggiudicato allo inferno; e, quando il
-diavolo gli assicura, che dopo morto avrà a scontare le debite pene, va
-in collera e lo scaccia da sè, dicendo: -- «Non vo' dannarmi per cagion
-tua.»
-
- _..... Così reso a sè stesso, altrui ritolto,_
- _Quasi servo fedel, che franco viva,_
- _Tutto lieto sen gìa libero e sciolto....._
-
-Ma ben presto s'accorge di non potersi _spesare_ (come diciamo a Napoli)
-de' servigi diabolici, che gli riempivano alquanto il vuoto dell'animo:
-
- _Car l'habitude est tout au pauvre coeur humain;_
-
-richiama il servo scacciato; ne impara il nome proprio, ch'è
-Mefistofele; e stringe seco e sottoscrive col sangue, cavatosi dalla
-sinistra, un patto solenne, in virtù del quale gli abbandona l'anima,
-purchè il serva fedelmente ventiquattr'anni e purchè non gli nasconda
-alcun vero: _tantulo impendio ingens victoria stetit!_
-
-[17] L'Università di Vittemberga è ora traslocata in Halle sulla Saale.
- Non sarà inutile, per determinare il carattere storico del mito
- Faustesco, il ridursi in mente la parte, avuta da Vittemberga nella
- infaustissima riforma e malauguratissima, che venne inopportuna a
- fermare per un pezzo ed a scontorcere lo svolgimento del pensiero
- Italiano.
-
-[18] _Non il pondo, è l'obbrobrio del giogo,_
- _Che m'incute un supremo terror!_
- _Meglio il batter dei denti ed il rogo,_
- _Che d'abbietto servaggio il rossor._
- _Non v'ha domma, che l'uom non apprenda_
- _Con impavido ghigno a schernir;_
- _Non v'ha pena tenace ed orrenda,_
- _Ch'ei non sappia in silenzio soffrir._
- _La cervice io non piego a una legge,_
- _Che il mio libero voto non ha;_
- _La virtù, che il pensier mi corregge,_
- _Contra i numi securo mi fa._
- _Patria e Prence, ho speranze ed affetto_
- _E di gloria mi schiudo il sentier;_
- _Ho le gioie del cielo a dispetto._
- _Come l'ombra, che simula il ver._
- _La mia fede a ogni fola negando,_
- _Io fra l'opre e i diletti vivrò;_
- _Voi dal ciel poi cacciatemi in bando....._
- _Questo gusto rapirvi io non vo'...._
-
-Mefistofele comincia dal divertire quel villan rifatto del padrone (che
-diventando erudito, non avea, come accade a' più, cessato d'esser uomo)
-con fantasmagorie di cacce e simili; poi lo veste di stoffe preziose e
-gl'imbandisce vivande e bevande squisitissime, rubate a cucine ed a
-cantine principesche. A Fausto (si vede proprio che non ha pensieri)
-vien subito voglia di ammogliarsi; e non consentendo il diavolo, ch'egli
-commetta questa scioccheria e celebri un sacramento, vengono a contesa.
-Il necromante vuol esser ubbidito,
-
- _Sic volo, sic iubeo, sit pro ratione voluntas:_
-
-ed il _veto_ assoluto del su' famiglio serve solo a maggiormente
-infervorarlo. _A chasque opposition on ne regar de pas si elle est
-iuste; mais a tort ou a droict comment on s'en desfera: au lieu d'y
-tendre les bras, nous y tendons les griffes_; e così appunto fa lo
-spirito infernale: apparisce per la prima volta a Fausto sotto la sua
-vera forma, orribile tanto che il poverino sbigottisce e scappa via. E
-quantunque, come dice Seneca, _omnium rerum voluptas ipso quo debet
-fugare periculo crescit_, non osa riparlar più di mogliazzo. Mefistofele
-però gli procaccia in compenso ogni notte una nuova e bellissima donna;
-basta, che egli si figuri a piacimento un tipo di avvenenza, perchè un
-succubo condiscendente assuma la forma desiderata. Negl'intervalli fra
-tanti piaceri, servo e padrone discutono su' quattro novissimi, come il
-neoconte Giuseppe Ricciardi fece anche più opportunamente, quando ebbe
-il coraggio di starsi tutta una santa nottata in una stanza d'albergo,
-provvista di un letto solo, insieme con una donnetta, che, senza
-conoscerlo altrimente, lo aveva accettato per cavalier servente, a
-chiacchierare sull'immortalità dell'anima; egli sul letto e quella
-buttata sur un materasso per terra. (Così racconta l'amico nelle sue
-scipitissime _Memorie d'un ribelle_, senz'accorgersi, ch'e' si mette
-alla berlina da sè.) Queste conversazioni mortificano talvolta un poco
-il dottore. Mefistofele gli dice fra le altre: -- «Io son diavolo e mi
-conduco alla diabolica e bene sta. Ma, fossi uomo come te, preferirei
-d'umiliarmi a domineddio e servir lui, anzi che le dimonia.» -- Fausto
-si stringe nelle spalle e risponde, press'a poco come il conte Almaviva
-al buon Figaro: _je n'aime pas les valets raisonneurs._
-
-Sazio di tali godimenti, stanco di siffatti colloquî, Fausto vuol
-brillare nel mondo; e, con ammirazione e stupore universale spiega dalla
-cattedra gli arcani della natura e predice l'avvenire; _tanto_, come
-scriveva il Voltaire al Maupertuis, _tanto i professori di ogni specie
-son lì per accalappiar gli uomini_. Insoddisfatto in breve anche di ciò:
-
- _..... Variam semper dant otia mentem;_
-
-dopo aver appurato dal suo Mefistofele quanto questi sa dall'altro
-mondo, delibera di conoscerlo _de visu_, facendovi una scorsa: cosa, per
-quanto impossibile a noi altri esseri effettivi, _grazia, che ad uom
-mortal raro si dona_, altrettanto agevole a' personaggi poetici,
-
- _Casus multis hic cognitus, ac iam_
- _Tritus, et e medio fortunae ductus acervo._
-
-Prima d'avviarsi, è visitato da una eletta di Satanassi, Draghignazzi,
-Libicocchi, Barbericce e Graffiacani, che nè l'arroncigliano nè
-l'assordano con _diverse cennamelle_, ma pure gli lascian partendo la
-casa zeppa d'un formicolio di vermicciattoli, sicchè gli è forza
-sgombrarne. Non per questo smette quel proponimento. Seduto in un
-seggiuolo d'ossa, sugli omeri di Belzebù, rigira con tutto comodo
-l'inferno, osservandone le fiamme, lo stridore ed il batter dei denti.
-Finita questa impresa, vuol vedere il cielo; e vola in un carro
-trascinato da draghi verso le stelle, che dappresso si presentano
-all'occhio come vastissimi mondi, mentre invece la terra sotto lui
-diventa piccolina piccolina quanto un tuorlo d'uovo. E giunge così fino
-alla soglia del Paradiso; ma l'ingresso gli è vietato da un cherubo.
-Appagata siffatta curiosità oltramondana, pensa a godersi la terra; e,
-seguendo il consiglio contenuto in due versi, che ricordo da bambino
-senza rammentarmene l'autore o dove gli abbia letti:
-
- _Linque tuas sedes, alienaque littora quaere,_
- _O iuvenis! maior rerum tibi nascitur ordo;_
-
-principia dal visitarne le contrade ed i popoli, cavalcando Mefistofele,
-trasformato in ippogrifo, _inippogrifato_. In Roma, si rammarica di non
-esser diventato papa, considerando come questi sciala! Sentimento degno
-del figliuolo d'un villano tedesco, a' cui occhi il sommo gerarca deve
-parere invidiabile non per la coscienza di essere stato prescelto dallo
-Spirito-Santo a rappresentar dio in terra ed a guidare il gregge de'
-fedeli; non pel potere e l'autorità ch'egli esercita; non per gli onori,
-che il circondano; non per l'immortalità storica assicurata; bensì per
-gli agi della vita, pe' comodi e pe' piaceri materiali, onde può godere,
-se invece d'esser natura ascetica e scrupolosa, vuol rifarsi in quegli
-ultimi anni delle astinenze precedenti. Fausto, stando invisibile
-accosto alla mensa del Pontefice, gli fa sparire dal piatto i migliori
-bocconi, come Leombruno a Madonna Aquilina; onde il dabben vicario di
-Cristo, figurandosi aleggiargli intorno qualche anima tribolata e
-commiserandola e cercando darle pace, ne' modi, che la liturgia insegna,
-muove a riso l'empio buffone. Fausto trasvola quindi a spacciarsi pel
-profeta nel serraglio del Gransultano. O che mancavan femmine di buona
-volontà in Europa? Gnornò, ma _furem signata sollicitant, aperta
-effractarius praeterit_, dice Seneca. E quelle mogli e concubine (è nota
-la vanità femminile!) si stimano beate, onorate di giacersi con lui,
-perchè si tratta del profeta, veh, non per alcun altro motivo, ohibò! La
-beffa dura da se' giorni, nei quali una fitta nebbia involge il
-serraglio; e poscia il Pseudomacometto sparisce, lasciando timoroso e
-contrito il Sultano, che se la beve, come ogni altro; e si riprende per
-belle e per buone mogli e concubine, degnate degli amplessi del profeta.
-Che perla e modello di marito! È la vecchia storia di Giove, Alcmena ed
-Anfitrione; è suppergiù la storia di Capelbruno del Batacchi.
-
-Rimpatriato, il Dottore si presenta alla Corte dello Imperador Carlo V,
-che gli chiede e ne ottiene di evocare il massimo (com'egli stima) fra'
-guerrieri e fra gli eroi dell'Antichità: Alessandro Magno. E quindi
-Fausto si acconcia a rimanere in corte, via, per trastullarla, (in
-posizione poco dignitosa, come quella occupata dal Goethe in Weimar, che
-gira e rigira, fu di giullare); e vien facendo molte burle e facezie,
-trasportate in questo mito da quelli di Simon Mago, d'Alberto Magno,
-dell'abate Fuldano Erlolfo, di Giovanni Teutonio, dello Scoto, del boemo
-Zitone e di Roberto di Normandia. Le buffonerie magiche, le celie
-negromantesche, ne formano anzi, secondo il Gervinus, la parte
-schiettamente popolare, che volgo e scolaresca si trasmettevano
-tradizionalmente; mentre i viaggi, la discesa all'inferno e l'ascensione
-al cielo, sono la parte elaborata da' dotti, tradizione letteraria e non
-popolare. Di genuinamente popolare, in questo mito tedesco, di creazione
-nazionale spontanea, ci sarebbe insomma solo, l'avere attribuito al
-personaggio di Fausto parecchie goffaggini: _La botte dà del vin,
-ch'ella ha_. Il popolo tedesco, abbandonato a sè medesimo, non piallato
-e levigato da un po' di coltura, straniera, non tirato e tenuto su dallo
-studio, non poteva concepir nulla di degno. Per contentare i faustologi
-e gli storici infatuati della letteratura alemanna, noteremo, che le
-facezie non vengon fatte spontaneamente da Fausto per alcuna necessità
-del suo carattere, non sono psicologicamente motivate; che anzi gli
-sembra produrle per ordine espresso, per compiacenza verso l'imperatore.
-Sono intruse nella favola. Dicono, che la somiglianza del suo nome col
-popolarissimo d'uno de' pretesi inventori tedeschi della stampa, i quali
-(come ora sembra provato da ricerche, a me note solo per fama) frodarono
-della debita gloria il nostro Panfilo Cataldo, abbia favorito la
-tendenza ad appiccare a Fausto tutte le tradizioni di quel genere.
-
-Finalmente (ed eccoci al più bello) Fausto vuole anche godere il passato
-in ciò, ch'ebbe di più prezioso e vago; come ha già goduto tutto il
-presente nello spazio e pregustato il futuro con la divinazione: ed
-evoca e trae dalla tomba secolare l'Elena greca formosissima, per la cui
-demonica avvenenza i vecchiardi trojani assiderati affermavan convenirsi
-che due popoli a vicenda si distruggessero e che la loro città perisse.
-Incantato della sua tanta leggiadria e fors'anche perchè nell'uomo vi è
-la passione per l'abnorme, pel mostruoso:
-
- _Quod licet, ingratum est; quod non licet, acrius urit:_
-
-non sa più separarsene o rinunziarvi; la vuol sempre compagna; e genera
-seco un figliuolo onniscio, che gli prenunzia l'avvenire d'ogni cosa.
-Frattanto, il tempo pattuito con Mefistofele stando per finire, il
-Dottore s'ammalinconisce ed il demonio lo schernisce, lo sbeffeggia, il
-deride. Ma non c'è rimedio:
-
- _Le livre de la vie est le livre suprême_
- _Qu'on ne peut ni fermer, ni rouvrir à son choix;_
- _Le passage attachant ne s'y lit pas deux fois;_
- _Mais le feuillet fatal se tourne de lui-même._
- _On voudrait revenir à la page où l'on aime_
- _Et la page où l'on meurt est déjà sous les doigts._
-
-Sulla mezzanotte dell'ultimo giorno, la studentesca odono un gran
-frastuono; e la dimane trovano Fausto sbranato dal demonio nelle sue
-stanze. L'Elena ed il figliuolo enno spariti.
-
-Eccovi il contenuto del mito di Fausto, con la scoria, con le
-escrescenze e co' bitorzoli, onde un vero poeta dovrebbe rimondarlo,
-volendogli dar forma artistica, come di più sordida zavorra Dante nostro
-ha depurato il mito della discesa agl'inferni, della visita all'altro
-mondo. L'uman genere non ha forse mai incarnata in più ampia e più larga
-tela, con inconscia ingenuità, le ribellioni contro i concetti
-cristiani, che l'Evo Medio comprimeva sì, ma non poteva sopprimere.
-Quanto potrebbe esser colossale un Fausto insaziabile non solo nel
-godere, anzi ancora più nell'apprendere; il quale deliberatamente
-incorresse nell'eterna dannazione, non sedotto da vane lusinghe, non per
-una momentanea impazienza, bensì per trovar modo di spiegar l'enimma
-supremo; il quale si desse al diavolo, pattuendo però che da questi non
-gli venga nascosta cosa, ch'egli esamini, e gli si risponda solo e
-sempre il vero, tutto il vero, non altro del vero! Quanta poesia nella
-febbre irrequieta di conoscer _fondo a tutto l'universo_, la quale
-spronerebbe Fausto a rifrugare ogni parte dell'interno animo suo e della
-natura esterna; la quale l'indurrebbe ad interrogar l'inferno, e, non
-ottenendone risposta soddisfacente, a volare sino sulla soglia del
-paradiso, e gli persuaderebbe di strapparsi alle voluttà per la gloria
-ed alla gloria per la scienza. Quanto sarebbe sublime il perseverare
-nella empiezza e nella ribellion mentale per senso di dignità, mentre il
-demonio stesso gli consiglierebbe di piegare, e dimostrerebbe la propria
-bestial natura, confessando di operare solo istintivamente! E finalmente
-quanto potrebb'esser profondo il non acquetarsi di Fausto se non nel
-godimento (ossia nella cognizione) dell'antichità storica, simboleggiata
-nell'Elena greca; poichè la scienza storica solo, checchè vaneggi il
-Lessing, vale a sciogliere tutti i conflitti e sedare tutti i turbamenti
-umani, ha virtù di dare sicurezza e verità e tregua e requie e forza di
-vaticinare (cioè di prevedere) l'avvenire delle universe cose al povero
-genere umano, inappagato dallo spensierato godimento materiale, che gli
-offre il naturalismo, dalle vacue speculazioni, e dal complesso ma
-sminuzzato sperimentalismo empirico. Ah! la storia è la vera Afrodite
-intellettuale, della quale viemmeglio che della fisica Tito Lucrezio
-Caro avrebbe potuto esametrare
-
- _Nam tu sola potes tranquilla pace iuvare_
- _Mortales; quoniam belli fere moenera Mavors_
- _Armipotens regit, in gremium qui saepe tuum se_
- _Reiicit, aeterno devincto vulnere amoris._
-
-
-
- XIII. -- _Modo in cui il Goethe poetava._
-
-
-Le idiosincrasie degli scrittori spiegano le peculiarità delle
-scritture.
-
-Cos'ha mai ricavato il Goethe da questo enorme tema, vasto in guisa che
-l'intera divina Comedia dantesca v'è inclusa in forma d'episodio? Qual'è
-il concetto del poema, o, come a lui piace scrivere, della _tragedia_,
-ch'egli ha bravamente architettata sul sustrato mitico? Spiattellamola
-com'ella è:
-
- _......... amphora coepit_
- _Institui; currente rota, cur urceus exit?..._
- _.... Anfora a far s'imprese; e perchè poi,_
- _Gira la ruota e n'esce orciuol?...._
-
-Perchè? Vel dirò. La mente dello scrittore non ha saputo cogliere e
-fermarsi ad esplicare un particolar lato poetico del subjetto vastissimo
-ed un po' indeterminato, anzi vi ha spaziato dentro quasi a diporto,
-senza nè volontà nè valore di abbracciarlo, comprenderlo, rimpastarlo ed
-imprimervi la propria immagine e similitudine; ha rimaneggiata la cera
-senza imprimervi alcun determinato suggello, senza volerne perdere il
-minimo avanzo; ha fatto come il proto, quando, rimaneggiando una
-composizione, cambia la giustificazione, cambia il formato, ma non muta
-i tipi, nè molto meno le espressioni od i pensieri. Il Goethe, che
-s'arrabatta col Fausto, mi ha l'aria d'un inquilino di locanda, il quale
-si permette al più più di sparpagliare qualche sua masseriziuola su'
-marmi de' cassettoni e del camminetto, di far appendere alla parete
-qualche ritrattino a lui caro, di far traslocare qualche suppellettile,
-ma che non ha nè dritto ned ardire di rimutare ogni cosa, di trasformare
-l'arredatura della cameretta a suo capriccio e di pianta; perchè insomma
-insomma poi non è il padron di casa. Faceva d'uopo d'un Atlante per
-suffolcere il mondo, il microcosmo del mito faustesco; ed il Goethe ha
-dimenticato, che quando si scardina un mondo, s'hanno da aver omeri da
-sorreggerlo. E sì, che non ha mai neppure ammessa la possibilità di far
-fiasco, neppure sospettato di essere impari a tanto tema; e che il mito
-di Fausto non era peso dalle sue braccia, _nè ovra da polir con la sua
-lima_. La mente sua non s'è mai agghiacciata estimandosi giustamente.
-Per ammirarlo, dobbiamo ammettere,
-
- _Qu'il est beau qu'un mortel jusques aux cieux s'élance,_
- _Qu'il est beau même d'en tomber!_
-
-Certo, se d'alcun'altra mai, ben potrà dirsi di questa fantastica
-leggenda popolare o letteraria, ch'essa circoscrive in sè qualunque
-concetto possa avere qualsivoglia ottimo artista: ma per arrivare a
-quello con _la man, che obbedisce all'intelletto_, e' si richiede senza
-meno, che un concetto sia nell'intelletto, sia nell'artista. Per fare lo
-spezzatino di lepre, ci vuole, prima di tutto, una lepre. Il mito è
-materia inerte come il marmo, come la donna amata; ed in esso si
-nasconde tanto il comico quanto il sublime;
-
- _... Il mal, ch'io fuggo; e 'l ben, ch'io mi prometto;_
- _In te, Donna leggiadra, altera e diva,_
- _Tal si nasconde;...._
-
-spetta all'ingegno mio di cavarne quel, che meglio m'aggrada. Ma
-concetti determinati poetici mancavano al Goethe. Parrà un paradosso! ma
-tant'è! prego il cortese lettore di rammentarsi la distinzione stabilita
-più su fra concetti scientifici e poetici. Un concetto poetico manca in
-presso che tutti i lavori di lunga lena del Goethe: ed il difetto si
-spiega agevolmente dal modo, in cui lavorava l'Eccellenza sua e dalla
-natura intima delle opere, le quali sono per lo più in un certo senso,
-mere poesie d'occasione. Non iscaturivano da potente esaltazione della
-fantasia favoleggiatrice; anzi servivano di sfogo momentaneo per ogni
-affetto, che ingombrasse, opprimesse l'animo dell'autore. Il poetare
-equivaleva pel Goethe ad un purgante morale. Gli è uno spingere un
-pocolino troppo in là o per dir meglio un prender troppo letteralmente
-l'aristotelico concetto della _catarsi_; gli è un abbassare la poesia
-nella cerchia dell'igiene e della dieta; gli è un dare all'attività
-poetica simiglianza un po' po' eccessiva ed indiscreta col ponzare.
-
-Io non conosco metodo più acconcio ad iscacciare il malumore, a dar
-l'ostracismo alla melanconia, nè so che altri abbia sperimentato rimedio
-più efficace a' maggiori turbamenti d'animo, alle passioni più
-tempestose, dello scapricciarsi da solo a solo con madama penna, del
-tentare di ritrarre e descrivere quel malumore, quella melancolia, que'
-turbamenti, quelle passioni. _Probatum est!_ E stimo di poter esser buon
-giudice in questo, perchè (o ch'io sia nato tale, o che tale io mi sia
-divenuto per colpa propria od altrui) fatto sta, che sono una bestia
-ipocondrica, ma come ce n'ha poche; ed appena ricordo d'aver riso di
-cuore qualche rara, rarissima volta tanto, tanto tempo fa. Caso patissi
-dello stesso malore, amico lettore, prova la mia ricetta: al primo
-accesso d'umor nero, presto, lesto, impugna la penna, siedi a tavolino e
-studiati di dire quel, che ti bolle in corpo. Doppio effetto benefico:
-tutta la parte indeterminata, vaga, il _flebile nescio quid_, il _nequeo
-quin fleam_ senza un perchè, il musicale dell'affetto insomma, svanisce,
-non potendo concretarsi in parole; riman solo la parte salda del dolore,
-la piaga vera davvero. Tenta di scandagliarla, auscultarla, specularla
-ben bene: e, dopo cinque minuti, l'interesse tuo sarà trasferito dalla
-passione alla descrizione della stessa, la guarderai objettivamente ed
-ormai con più curiosità che partecipazione. Sarai rasserenato, e da
-paragonarsi a que' studenti fanatici di medicina i quali inoculatosi il
-viro sifilitico o trangugiati farmachi mal noti, per istudiare le fasi
-vuoi dell'infezione, vuoi dell'attossicamento, tutti intenti nelle
-osservazioni, non provano più il dolore. S'è dato il caso, che vedeste
-di que' ritratti fotografici, venuti pur ora di moda, in cui la persona
-medesima è riprodotta du' volte sul medesimo fondo in due atteggiamenti
-diversi? esempligrazia, mentre vende guanti a sè stessa; mentre tocca il
-polso al suo signor sè coricato ed infermo; mentre, con la pistola
-ancora in pugno, urta col piede il cadavere della signoria propria, che
-ha uccisa in duello? Oh que' ritratti! Io non so guardarli senza un
-brivido strano! Dico bene? La più atroce fantasia, che possa assediar
-l'uomo in sogno, non è, che le cariatidi del portone scuotano il pondo
-dell'architrave e da que' robusti giganti, che pajono, salgono le scale
-o scrollino alla Sansonesca l'edificio, per far le tarde vendette
-dell'oppressione, _eo immitiores quia toleraverunt_; -- non è, che
-mentre tu riposi tranquillamente nella cameretta serrata con doppio giro
-di chiave, le figure lì dipinte, e penzolanti dalle pareti, abbiano a
-distaccarsi dal quadro e venire a sedere sul tuo letto; -- non è, che tu
-abbia a riscuoterti sepolto vivo nella tomba gentilizia, e schiattarvi
-rosicchiando per fame i pugni rinsecchiti, oppure rinvenire come l'abate
-Prévost, nel teatro anatomico, mezzo sezionato da una turba di pappini;
--- non è, che tutte le bestiacce del museo zoologico, pel quale conduci
-la tua signora, racquistino ad un tratto ossa e polpe e si scaraventino
-addosso a voi; -- non è, di cadere e cadere da una torre altissima giù,
-giù, nell'abisso, senza dar mai un picchio nel fondo; -- non è, di
-nuotare per un pelago sconfinato ed innavigato, spossandoti a fuggire da
-frotte, stuoli, morre, eserciti, caterve, moltitudini innumerevoli di
-que' paurosi mostri marini: orche, pescicani, caccialotti, balene; --
-no, c'è peggio assai da immaginare. Questi spaventi son nulla al
-paragone dell'orrendo sogno d'un Menecmo, d'un Simillimo, che vi sia
-cioè nel mondo altri _tutto al volto, ai costumi, alla favella_ simile a
-te; che porta il tuo nome; che da tutti è preso in fallo per te; che la
-tua donna riceve, come accorrebbe te, e compiace, credendo appagarti;
-delle azioni ree del quale tu innocente sei responsabile; che gode
-malignamente di frantumare e contaminare ogni gioja tua, e farti
-scontare il fio della sua perversità;..... Oh non v'ha pensiero più
-fecondo di raccapriccio! Ebbene, tal'è press'a poco l'effetto dello
-studio posto nel descrivere od analizzare le passioni proprie: l'animo
-si sdoppia, il paziente e l'indagante divengono due, e la carne e la
-mente, che soffrono, divengono estranee alla mente, che esamina e
-ritratta: sono due Simillimi. Se non che, in questo caso, il male è
-salubre, il _menecmismo ideale_ risana i corpi attossicati
-dall'ipocondria o dalle passioni.
-
-Certo, ogni commozion poetica prende innegabilmente le mosse da una
-commozione effettiva dell'animo, ma non perchè l'una procede dall'altra
-è da confondersi quella con questa. Anche il figliuolo si presuppone
-generato dal su' babbo; e non per ciò sono una persona. L'impressione
-naturale è _sempre scema_; semplice e cruda, non può chiamarsi poesia,
-mancando dell'elemento principale, dell'idealità. Il bello naturale, per
-diventare bello artistico e specialmente poetico, dev'essere elaborato
-per tutti gli stadî della fantasia; come un cibo, per diventare aumento
-e sussidio dell'organismo, deve subire tutte le operazioni meccaniche e
-chimiche, le aggiunzioni e separazioni, che si addimandano _processo
-digestivo_: l'intuizione di un objetto qualsiasi si trasforma mano mano
-in immaginazione e l'immaginazione finalmente è tradotta ed innalzata a
-fantasia pura e piena. Questa trasformazione e traduzione ha per iscopo
-e termine la creazione di fantasmi autonomi, i quali non ritengono più
-nulla di comune col fenomeno originale, che mise in moto la facoltà
-generativa del bello. Un figliuolo adulto non ha più nulla di comune co'
-genitori, nè la Madonna della Seggiola con la Fornarina, nè l'Aspasia
-del Leopardi con Madama Targioni.
-
-Il Goethe non isconfina mai mai dal primo stadio intuitivo; gli manca la
-virtù digestiva suprema, che trasfigura l'obietto sentito o percepito
-(cosa, persona, affetto, avvenimento) in fantasma: metamorfosi vieppiù
-strana di quella, per cui acqua ed aria si trasformano in legno e
-fronda, oppure asparagi e broccoli si tramutano in muscolatura ed ossame
-o pelame. Egli sa adornare, raffazzonare, compaginare il percepito, ma
-non può rimutarlo sostanzialmente, farne una cosa autonoma ed originale:
-quindi eccolo costretto a fluttuare fra la _copia del vero_ e
-_l'allegoria_, tra il fotografico ed il didascalico, forma incipiente
-questa, forma evanescente quella dell'Arte, ed in fondo a dirla, tanto
-l'una quanto l'altra estranee all'Arte. Ci dà quindi ritratti, relazioni
-particolareggiate, descrizioni minute; tutta roba, onde può mostrarmi il
-riscontro in natura, onde può rendermi scrupolosamente ragione: _ho
-scritto la tal cosa così e così, perchè ho visto questo, ho sentito
-questo_: se non che una bazzecola manca a tanta perfezione, quella
-minchioneria, costitutiva dell'artistico e del poetico, ch'è l'elemento
-fantastico, ideale.
-
-Persuadiamoci finalmente, che n'è pur tempo, d'una verità, la quale ha
-il sommo, (benchè non raro) pregio di non essere assiomatica, anzi di
-risultar quasi conclusione dall'esplicazione del concetto estetico, in
-Italia almeno. Quindi (è bene avvertirlo) potè ignorarsi o negarsi da'
-nostri predecessori, senza che meritino taccia di sconnessi, come
-sarebbe accaduto se avessero negato il quattr'e quattr'otto; ma non può
-disconoscersi da noi altri senza mostrarci dappochi quanto chi credesse
-ancora nel sistema tolomaico o nelle superstizioni medievali o nella
-eccellenza del governo repubblicano. Dunque il bello artistico e, per
-conseguenza, il poetico, non ti riuscirà mai di scavizzolarli nel mondo
-delle cose, anzi devi stimarli parti della fantasia. Quando esistessero
-effettivamente sceverati nella loro purezza; quanto il Bello naturale
-fosse identico al Bellissimo, a quel, che, a scanso d'equivoci, per
-adoperare una parola impregiudicata, monda d'idee accessorie, chiamerei
-il _Pulcherrimo_, cioè, al Bello assoluto; le arti sarebbero pleonasma,
-duplicato supervacaneo; ripeterebbero senz'alcun prò, peggiorando; a noi
-si converrebbe inchinar per vera l'opinione, che le condannava ad
-imitare servilmente la natura; e quelle divine idee si degraderebbero ad
-onesto passatempo senza degno scopo sufficiente. Se la macchia e la
-fattezza tipica e l'armonia ed il fantastico sfolgorassero nelle cose e
-negli uomini, nei suoni e nelle voci naturali, nella vita e nella
-storia, _in verbis, herbis et lapidibus_; oh guà! cesserebbe il perchè
-della Poesia, della Scultura, della Musica e della Pittura. Invece di
-spiroscafare sino in Toscana, _ch'è più in là dell'Abruzzo_, per
-ammirarvi quei miracoli di Arte, che vi sono accumulati, invece di
-arrampicarci su per le scale e degli Uffizî, (ripide tanto, ch'io ne
-disgrado le vie _diserte e scoscese_, di cui Dante, e stupisco che il
-_clubbe Alpino_ non le registri fra le più meritorie ascensioni!)
-invece, dico, basterebbe spalancar le impannate o scendere in istrada; e
-guardare i monti, il mare, le case, chi va, chi viene e chi sta. Invece
-di accalcarci ne' teatri micidialissimi, nelle afose sale da concerti,
-faremmo una passeggiatina lunghesso il marsonante o porgeremmo
-l'orecchio a' suoni confusi esalati dalle campagne. Invece di
-leggicchiare o scrivacchiare e poemetti e romanzucoli e drammonzoli,
-ripenseremmo i nostri casi e gli altrui. Ma che! per quanto vaga sia la
-femmina, che ti godi, ed il paese, in cui dimori, per quanto sia
-svariata la tua propria vita, non ti appagano, ti lascian sempre il
-desiderio di finzioni pittoriche e poetiche. Giacchè, ripetiamoci
-ancora, l'Artistico, il Poetico non hanno effettività naturale, sono
-anzi visioni della mente, quando concentra ed esaurisce tutto un dato
-Universale od Esemplare od Archetipo, che dir si voglia, tutta una data
-_Idea determinata_, in un particolar fantasma. Certo, conforme alle
-norme del processo empirico, la primissima spinta ce la dà un oggetto:
-ma veh, se non abbiamo succhi gastrici da digerir l'impressione, è vano
-il lusingarci di cogliere il Bello. Il tale e quale dell'effetto
-materiale non è poesia.
-
- _Ho un bastoncel di legno, ricoperto_
- _Di cuoio; ha nome marito: ma il legno_
- _È legno, sa?_
-
-dice cinicamente una donna poetica tedesca[19], la Maria della lirica di
-Arrigo Heine intitolata _Ratcliff_, da non confondersi con la tragedia,
-com'e' la chiama, intitolata _Guglielmo Ratcliff_[20]. Il legno riman
-sempre legno e l'effettivo naturale non sarà mai il Poetico.
-
-[19] _Hab' einen Stock von Holz, der ueberzogen Mit Leder ist; Gemahl
- sich nennt; doch Holz Ist Holz._
-
-[20] Non potevo prevedere, scrivendo questo studio, che ci sarebbe poi
- stato, chi avrebbe avuto il barbaro coraggio ed il pessimo gusto di
- voltare (molto infedelmente) in Italiano quelle sconciature
- giovanili dello Heine, che sono le due sue pretese tragedie; e che,
- nella nostra Italia, si sarebbero trovati pubblici babbei per
- applaudire, quando in Germania stessa nessuno pensò mai a
- rappresentare e nessuno le tenne rappresentabili.
-
-A questo poetico, il Goethe non è giunto, se non radissime volte nelle
-_Liriche_. I rimanenti scritti di lui sono da paragonarsi all'organismo
-vegetale, che non ha potuto progredire fino alla vitalità animale ed al
-pensiero umano, impigliato nel meglio della enucleazione. Noi seguiamo
-fase per fase la più o meno splendida vegetazione delle opere del
-Goethe; le vediamo germinare, crescere, fiorire, e rinsecchire; quel,
-che non vediamo mai, si è, che pur una volta staccandosi dal terreno,
-dalla melma del reale, che le ha prodotte, ed acquistando moto e ragion
-d'essere propria, progrediscano fino ad incarnare un concetto; ripeto,
-la vegetazione c'è, manca la vita, manca il pensiero.
-
-L'aver assodato questo fatto, cioè, che la sensazione poetica del Goethe
-è assolutamente identica con la sensazione materiale di lui, ci dà la
-chiave del perchè le scritture sue più sentite, più affascinanti siano
-appunto le giovanili, quando, ne' grandi poeti nostri, sogliono
-piuttosto essere, non le senili, chè la vecchiezza è morte comune di
-tutte le facoltà, anzi le vergate o dettate nell'età provetta. La
-potenza creativa, la virtù plastica e caratteristica del signor
-consigliere, fondandosi esclusivamente e dipendendo integralmente dalla
-freschezza e dall'ingenuità dell'impressione fisica o morale, dovea
-languire parallelamente all'infiacchirsi e al declinare di questa, con
-l'ottundersi de' sensi e con l'infracidire in quella pettegola corte
-granducale d'ultim'ordine, la quale egli avea per compito e per
-ambizione di mantenere allegra: compito ed ambizione da giullare.
-
-Non è lecito d'ignorare, in qual modo germogliassero i _Patimenti del
-giovane Werther_. Tutti sanno che quel romanzo è un mosaico sul genere
-della bandiera del piovano Arlotto, ricavato in gran parte da frammenti
-di lettere e di un giornale veramente scritto, composto d'impressioni
-effettivamente sentite, con personaggi conosciuti in società; che ha per
-sustrato, insomma un amoretto ed una situazione sperimentati
-dall'autore, nonchè un'avventura e la catastrofe d'un suo conoscente,
-d'un certo Jerusalem[21]. Non osiamo lagnarcene, chè questo
-essenzialissimo difetto estetico del libro, quando lo si consideri
-com'opera d'Arte, questo suo esser _vero_ quasi dalla prima all'ultima
-parola, questo suo esser prosa e non poesia appunto, gli conferisce
-tanta forza d'ossessione, tanta efficacia ed evidenza; rende impossibile
-lo scartabellarlo senza rimaner lì avvinti alla lettura, senza sclamare
-ogni tratto: -- «È vero! è vero! l'ho provato anch'io!» -- senza
-sognarne la notte. Sei stato mai a Pompei? Sì, eh? Dunque avrai ammirato
-que' simulacri di statue in gesso, ottenuti recentemente, ricolmando con
-iscagliola le cavità lasciate nella cenere impietrita da' cadaveri degli
-antichi pompejani sciolti in polvere? Or bè, che te ne pare? Son
-qualcosa d'informe, di orrendo, n'è vero? Giurabbacco, non
-t'arbitreresti a paragonarli nemmanco per burla al _Gladiatore
-moribondo_, al _Marsia scorticato_, all'_Anteo soffocato_ alla _Pietà_
-michelangiolesca? Pure, quanto maggiore ispavento e compatimento non
-incutono? quanto non è loro più facile commuoverci fino alle lacrime,
-farci rimaner di sasso, lì sbigottiti? Dico bene? O perchè? Per la
-materialità loro stessa: per quella potenza di espressione; per l'idea,
-che non sono una finzione d'artista. Ecco la maschera d'un uomo, che s'è
-buttato vinto per morire; ecco un volto umano vero, il volto d'un dato
-uomo, che ha vissuto davvero, eccolo sconvolto non da un dolore
-simulato, come la fisonomia dell'istrione, come il _marmo del trojan
-Laocoonte_, bensì da una stretta disperata e mortale. In quella
-scagliola, stanno impigliati gli ossami d'infelici, de' quali il gesso
-con l'arrendevole flusso ha surrogate le parti molli. Ed io, che guardo,
-non provo più un'emozione estetica, anzi un dolore effettivo e positivo.
-Non mi veggo più dinanzi un sasso scolpito ad immagine e similitudine
-della Niobe, madre infelicissima, anzi l'orrido scoglio appunto, che fu
-la Niobe ed ebbe vita al par di me. Non assisto ad un assalto di
-scherma, nel quale gusterei la disinvoltura e la pratica degli emuli;
-anzi son testimone in un duello, in cui ogni botta vien diretta a
-spillar sangue ed a trabalzar nel nulla la vita de' contendenti. Non
-intendo più ad una rappresentazione teatrale, dove mi si spiegano i varî
-moti delle passioni d'un moribondo, anzi contemplo un combattimento
-gladiatorio che non avrà fine, se non con la morte d'uno de'
-gareggianti. L'autore stesso, parlando del _Werther_ in vecchiaja, nel
-M.DCCC.XXIV, diceva: -- «È una creatura, che ho cibata, quasi pellicano,
-col sangue del mio cuore. V'è tanto del più intimo del mio petto,
-sentimenti e pensieri, quanto basterebbe per un romanzo in dieci di que'
-volumetti. Del resto, sol'una volta ho riletta l'opera; e mi guarderei
-bene dal ritentar la pruova. Sparge razzi incendiarî. Mi sbigottisco e
-temerei di sentir nuovamente lo stato patologico, che produsse lo
-scritto». -- Male, quando la produzione artistica è effetto d'uno stato
-o stadio patologico.
-
-[21] Vedi l'opera tedesca intitolata: _Goethe e Werther. Lettere del
- Goethe, le più giovanili, con documenti illustrativi, pubblicate da
- A. Kestner, Regio Consigliere d'Ambasciata Annoverese, Incaricato
- d'affari presso la Santità del Papa. Seconda Edizione. Stoccarda ed
- Augusta, presso il Cotta, M.DCCC.LV._
-
-Ma chi oserà biasimare il modo di comporre, cui dobbiamo il _Werther_?
-Arte o non Arte, è qualcosa di stupendo. Chi torcerebbe gli occhi da
-que' gessi pompejani, allegando l'irragionevol ragione, che non sono la
-Niobe? chi rifiuterebbe di presenziare ad una tauromachia, iscusandosi
-col dire, che non è il _Filippo_ o la _Mirra_? Quegli spettacoli ci
-commuovono potentemente; e basta. Ma badiamo però, veh! tal commozione
-non è punto estetica: è la commozione brutale, che produce lo aspetto
-del vero, non la commozione ideale, che vien generata dalla
-contemplazione dell'opera d'arte. Comico è quindi il plauso, che questo
-procedere indigesto ha incontrato in Germania, dove quasi quasi, invece
-di legger le biografie del Goethe per meglio comprenderne le scritture,
-se ne studiano anzi le opere come illustrazion della vita. I termini
-vengono invertiti. A noi, la _Vita di Vittorio Alfieri, scritta da
-esso_, ci dischiude l'intelligenza della poesia di quell'uomo
-miracoloso, che seppe tanto caratterizzar sè stesso in un verso:
-_Scrivo, perchè non m'è dato di fare_; ed i tedeschi si discervellano
-sul _Fausto_, sulla _Jfigenia in Aulide_, sul _Tasso_, sulle _Affinità
-elettive_, sul _Guglielmo Maestri_, eccetera sulle più insignificanti
-corbellerie vergate dal Goethe, per indagare che ci fosse nell'animo di
-lui in quel tal tempo, quali fossero allora le sue pratiche ed i suoi
-trastulli. Ed ove si consideri da una banda l'ignobiltà d'una vita di
-ottantatrè anni, sciupata in melensi amorazzi, in mille pettegolezzi,
-fra gli ozî insulsi ed istenterelleschi d'una corte granducale, in un
-ambiente accuratamente depurato d'ogni egregio affetto, patriottismo,
-grandi ambizioni, libertà politica e simili; dall'altra l'idolatria, con
-la quale i tedeschi l'han vagheggiata, quasi ultimo ideale di una vita
-virilmente spesa e felice; si potrà formolare sulle condizioni morali
-dell'intera Germania un giudizio, forse e senza forse poco lusinghiero,
-ma giusto e meritato. E, se volete ben comprendere la superiorità morale
-del popolo Italiano, rammentatevi quali furono i poeti, che
-vagheggiavamo per ideali; l'abisso, che separa l'anima sdegnosa d'un
-Vittorio Alfieri da' consiglieri aulici Federico di Schiller e Gian Lupo
-di Goethe, uomini di plebe nobilitati, vi dà la misura della distanza
-fra le due nazioni.
-
-Ma che parlo della corte di Vimaria e degli ozî insulsi ed
-istenterelleschi del nostro autore? Conveniva egli stesso di averci
-sciupato molto tempo facendo l'impresario: -- «Invece, avrei potuti
-scriver parecchi bravi drammi: ma non me ne pento. La mia attività e la
-mia produzione, io le ho sempre considerate simbolicamente; e mi è stato
-in fondo indifferentissimo il far pignate o scodelle». --
-
-Del resto, è vero, che il Goethe v'ebbe anche di serie di occupazioni:
-per tacer dell'altre, fu ministro della guerra. L'esercito vimariense si
-componeva di seicento uomini con una cavalleria di cinquanta usseri; ed
-il Ministero, d'un ministro e d'un segretario con uno scrivano. Esercito
-però sempre ragguardevole, se paragonato a quello del conte di
-Limburgo-Styrum, il quale possedeva uno stupendo reggimento di usseri,
-composto da un colonnello, sei uffiziali e due gregari[22].
-
-[22] Non c'era pericolo, che potesse vincer delle battaglie di Sadowa e
- di Sedan; ed era meglio per la pace e la felicità del mondo.
-
-In omaggio all'acume critico del tedesco, convien pure, ch'io dica, aver
-egli più d'una volta compreso questo suo stato d'inconcludenza morale.
-Non citerò autori moderni, anzi le parole, che il ladro conte palatino
-Gian Casimiro scriveva nel MDLXXVIII (nel tempo appunto in cui si
-elaborava dalla coscienza popolare il mito di Fausto) al Langravio di
-Assia: -- «Il Duca d'Alba mostrò di conoscerci per bene, quando
-trascorse a dire, i principi tedeschi esser come i leoni, i grifoni e
-l'aquile de' loro stemmi; grandi animalacci ben provveduti d'unghioni,
-d'artigli, di zanne e di rostri, ma inetti non che a mordere e
-graffiare, a morsecchiare e sgraffignare. Ad ogni straniero è notissimo
-che noi sappiamo scrivucchiare e consumar carta, e ragunar fatue
-assemblee, ma non già conchiuder checchessia; il che per fermo ridonda
-di sommo vilipendio alla nazione tedesca».
-
-
-
- XIV. -- _Genesi del Fausto e la Dedica._
-
-
-Appunto come i _Patimenti del giovane Werther_, quantunque in guisa meno
-apparente, maturarono presso che tutte (o perchè non dissi: tutte?) le
-opere del Goethe, ed il _Fausto_ anch'esso in capolista. Dell'_Affinità
-elettiva_ l'Autore diceva: -- «Non v'è rigo, ch'io non abbia _vissuto_;
-e v'è ficcata dentro più roba, che chicchessia valga ad assimilarsi in
-una sola lettera». -- Non vi pare di sentire un ciarlatano vantare il
-suo cerotto? Del _Fausto_ poi dice: -- È qualcosa di affatto
-incommensurabile. Si rifletta, che la prima parte fu prodotta da uno
-stato alquanto torbo, oscuro dell'individuo, del subjetto. Appunto
-questa oscurità adesca gli uomini, che vi si affaccendano volentieri
-intorno, come a tutti i problemi insolubili.» -- Dire, che l'autore vi
-si è dato da fare intorno da' diciannove agli ottantadue anni, gli è un
-dire appunto, che non ha mai saputo trovarne il bandolo. Tante volte
-l'innamorata, per farci un po' stare a segno con occhio e dita e lingua,
-è insusurrata dall'arcidiavolo ad incannarci sulle mani qualche
-matassaccia arruffata di filo, che vuol raggomitolare; e noi,
-perfidamente, invece di agevolarle il compito, facciamo il possibile per
-iscompigliar sempre più quel refe, acciò la prossima vicinanza si
-prolunghi e, nello inchinarsi per isbrigar qualche groppo, la
-maliziosetta possa portar la fronte quasi fino alle nostre labbra e far
-come se non si avvedesse del fuggitivo contatto. Fossimo ancora nei
-beati tempi de' paragoni mitologici, vi direi, il Goethe essersi
-imbertonato della Melpomene; e, mentre questa gli avea dato a tenere la
-matassa del mito faustesco, intendendo finalmente ravviarla e dipanarlo,
-farle quello appunto, ch'i' v'ho detto e che tutti abbiam fatto, ma con
-qualcosa d'un po' meno stantio della Melpomene. Ripeto, in un tema
-poetico c'è tutto; ma il tutto è il nulla, l'indifferenza, la
-neutralità, il caotico. Perchè da un caos risulti un cosmo, è d'uopo che
-si sviluppino in esso le forze chimiche e le fisiche e le dinamiche e
-poi la vita organica. Perchè un tema poetico si trasformi in opera
-d'arte, bisogna che l'autore vi trasfonda lo _spiritus dei_ biblico, il
-quale noi addimandiamo concetto, come più gli aggrada o comico o
-sublime, che poco importa. Pienissima libertà nella scelta del concetto,
-ma, una volta avvenuta questa scelta, ogni libertà sparisce; come già,
-in un paese benordinato, ci è largo campo a discuter le proposte, che,
-una volta convertite in leggi, sono da obbedirsi ciecamente senza
-recalcitrare od obbiettare, gua', sotto pena di far la zuppa nel
-paniere. Ove il poeta rimanga imparziale fra venti concetti attagliabili
-al tema, infraddue fra il tragico ed il buffonesco, tirato
-egualissimamente da _uno ed altro desio_,
-
- _..... sua cura_
- _Sè stessa lega sì che fuor non spira._
-
-Il tema, lo stoffo, il mito somiglia que' macigni de' conti di fate,
-sterili, brulli: Mosè, a spezzarvi su la verga, non ne stillerebbe un
-gocciol d'acqua; Columella, ad ararli e vangarli e zapparli, non vi
-farebbe venir su mezzo fil di erba; e tutti gl'ingegnieri del mondo, a
-sviscerarlo, non ne ricaverebbero un filone di metallo, un catollo di
-carbon fossile. Pure, basta pronunziar sommessamente la parola magica, e
-s'aprono di per sè, senz'altro; e dimostrano palagi d'incredibile fasto,
-in fondo in fondo dei quali, ne' gabinetti ben chiusi, su' letti nascosi
-da spessi cortinaggi, riposano quelle avvenenti principesse incantate,
-più belle del sole, simboli delle creazioni immortali di monna poesia.
-Il Goethe non seppe trovare la parola dell'incantesimo pel _Fausto_ suo:
-nè questo mi sorprende. Egli non potea rinvenire in fondo al bicchiere
-la virtù poetica, come vi trovava la sua amabilità nella conversazione,
-almeno secondo la competentissima Anna Maria Germana, Baronessa di
-Stael-Olsazia, nata Necker, ch'ebbe a dirgli ad un pranzo di corte: --
-«di non poterlo sopportare, se non quando avesse un par di bottiglie di
-Sciampagna in capo.» --
-
-Prego il lettore di avvertire, ch'io qui apro una parentesi.
-
-Al che l'Eccellenza del consiglier Di-Goethe replicò sotto voce in
-tedesco (e si noti, che l'autrice del libro _sull'Allemagna_, simile
-solo in questo al vecchio Tacito, non intendeva sillaba di tedesco):
-_bisogna dunque che ci siamo ubbriacati le parecchie volte insieme_. Il
-motto è riferito da lui stesso, se non isbaglio, negli _Annali_ (per
-quanto eccessiva sia la mia smania d'esattezza nelle citazioni, non
-m'incomoderò a scartabellare cinque o sei volumi per tale inezia). Io
-gliel credo ed ammiro: chè, in verità, neppure uno sguattero Italiano
-oserebbe dire ad una signora impertinenze, in lingua ad essa ignota. Ma
-nella corte granducale vimariense, questo si stimava un tratto di
-spirito: tra' ciechi il monocolo è Re. Ecco un fatterello (non oso
-chiamarlo _aneddoto_, ricavandolo da un libro a stampa) che dimostrerà
-il buon tono introdotto in quella corte microscopica da Carlo Augusto,
-granduca, e dal Goethe, favorito. Questi due monelli di quaranta o
-cinquant'anni, una sera, spengono il lume alla Gochhausen, dama di
-corte, soprannominata familiarmente Tusnelda (che galateo, chiamar le
-persone, le signore e sian pure signore da strapazzo, con soprannomi
-beffardi!) mentre saliva nella sua camera. Essa non ne fa caso, giunge
-al corridoio e cerca a tentone la porta. Ma che? non trova nè legname,
-nè toppe: con le mani tocca una parete liscia, continua. Comincia a
-turbarsi, a perdere il capo; e, sbigottita, vuol correre dalla
-Granduchessa, che ha serrato l'uscio a chiave e non risponde al picchio.
-Risale, ritasta le mura: indarno! Ed in quel buio d'una nottata
-freddissima, ebbe a morire fra il gelo e la paura. Lo spiritoso principe
-e l'arguto poeta avevan fatto tòrre l'uscio e murar la stanza!
-
-Prego il lettore di avvertire, ch'io qui chiudo la parentesi aperta più
-sopra.
-
-Dunque il Goethe ha fiutato, annasato, odorato per ogni banda, ma non ha
-studiato, come sarebbe stato il debito, quel miracoloso tema inciampato;
-appunto come la Tusnelda, ha toccato ogni cantuccio del muro, senza
-trovar la porticina per entrare in istanza. Ha fatto a mo' de'
-viaggiatori economi e prudenti, che, invece di ascendere il Monte
-Bianco, si contentano di circuirlo e guardarlo da mille punti diversi;
-come chi per conoscer Napoli non vi mettesse il piede sul lastrico, non
-vi dimorasse e praticasse, pago a guardarla dal mare e da Capodimonte e
-da Sammartino e da' Camaldoli e da Posillipo. Secondo che soffiava il
-vento o che gli ribolliva nell'animo, ha derivato dal mito faustesco il
-pretesto, l'occasione d'una scena, d'un soliloquio, d'una strofa, in
-cui, quando liricamente e quando allegoricamente, sfogarsi; e questo ad
-intervalli di tempo grandissimi, e più che sufficienti a render
-qualunque uomo, non che il leggerissimo e volubile Goethe, estraneo
-all'antico Adamo. Poi, di tempo in tempo, quando il materiale così
-accatastato ammontava a quantità ragguardevole, ci si è messo intorno
-una e due e tre volte con l'arco della schiena, pretendendo ridurlo ad
-unità d'animo e di corpo. Conoscete il palazzo così detto delle Finanze
-o di San Giacomo o de' Ministeri qui nella nostra Napoli, dove furono e
-sono ammucchiate tante e tante ladronaie? Prima sorgevano in quel luogo
-molti edifizî pubblici e privati, diversissimi d'epoca e di struttura e
-fra gli altri una chiesa, un monistero, un ospedale; ed il Borbone
-Ferdinando I commise all'architetto Stefano Gasse di comporre tutti que'
-pezzi diversi ad un conglomerato, a _monade_ di palazzo, aggiungendovi
-il necessario. Che pasticcio ne sia risultato e quanta poca relazione
-abbia la facciata della fabbrica con la disposizione interna, è inutile
-il dirlo.
-
-Non sarà però inutile il giustificare quel grecismo _monade_, che
-pensatamente ho scritto. La legge eufonica è suprema nella lingua
-Italiana, come la _salus patriae_ nella politica. Dicendo: _un'unità_,
-formi la più esosa cacofonia del mondo, anche a prescindere dalla
-monotonia, che in ogni volume un po' astratto, risulta fatalmente dalla
-sovrabbondanza dei sustantivi in _ità_. Ecco le ragioni buone o cattive,
-le quali m'inducono a proporre di sostituire al vocabolo _unità_, il
-vocabolo _monade_, che in greco vuol dire il medesimo; ch'è più
-armonico, ch'è già naturalizzato ed un po' più legalmente di Giuseppe
-Lazzaro; che ogni colta persona intende; e che, non appartenendo al
-linguaggio vulgare, è scevro da ogni amalgama d'idee accessorie, ha
-l'impassibilità, la neutralità, la spregiudicatezza, che tanto si confà
-per un termine scientifico e che il povero Geremia Bentham arrabbiava
-tanto di non trovare quasi mai nella nomenclatura legale ed economica.
-
-Ah queste benedette digressioni! Che dicevo prima della monade e delle
-Finanze? Mi rammento! Dunque, il Goethe, per comporre a monade i
-frammenti ponzati in parecchi anni, ha potato ed aggiunto ed ordinato! E
-qua una zeppa, e là un puntello, più su mastice, più giù colla; e
-dovunque e soprattutto intonaco e vernice di spirito, di frizzi,
-d'epigrammi; profusione d'immagini e sentenze ed illecebre! E poi
-allegoria in buon dato per nascondere le commettiture, perchè la statua,
-incollata da centomila scheggiuole, figuri scolpita in un ceppo, ed il
-Giove Olimpico rinacciato a forza d'oro e d'ebano e d'avorio apparisca
-ricavato da un masso o da una fusione! Non è d'uopo aggiungere, che,
-s'egli non è riuscito a fare tanto, era però impossibilissimo che
-chicchessia vi riuscisse. Tutti i ripieghi ed i ripeschi immaginabili e
-concepibili, sono impotenti, inefficaci a riparare ed anche a
-dissimulare il peccato originale della mancanza d'un concetto organico!
-E questo benedetto peccato originale è d'una razza, la quale, in poesia
-almeno, non si cancella con un risciacquo, con un battesimo
-
- _Heu, nimium faciles qui tristia crimina...._
- _Fluminea tolli posse putatis aqua!_
-
-Dicevo: _in poesia almeno_, perchè in patologia, gli idroterapisti
-sostengono il contrario, e guariscono con docce ed aspersioni e
-bagnature ogni malore ereditato più o men legittimamente. Di quanto si
-dice in teologia, mi astengo dal parlare: _haec neque affirmare neque
-refellere operæ pretium est... famæ rerum standum est_, dirò con Tito
-Livio _passim_.
-
-Di tal colpa il Goethe s'è reso confesso, ma non pentito nella _Dedica_,
-uno de' più discreti squarci lirici, che mai prorompessero da petto
-tedesco. Esso produce sull'animo del lettore lo stesso desolante effetto
-del _Commiato d'Haydn_; sinfonia, che (dicono) stringa il cuore, quando
-si ode ammutolire uno strumento dopo l'altro e si veggono uno per volta
-i sonatori finire la parte, spegnere il lume, ravvoltolare il quaderno
-ed accommiatarsi. In quelle quattr'ottave, c'è uno strazio da non dirsi
-del poeta e dell'uomo, che si ravvisa ormai solo e derelitto nel vasto
-mondo, tra la _folla sconosciuta_, poichè le _anime, alle quali avea
-cantato i primi, non ascoltano i versi seguenti_; cui ogni _incerto
-fantasma_ del suo poema è una reminiscenza _de' primi amori ed amicizie:
-e rinnovella il duolo; cui quanto sparve saldamente appare_. Il poeta
-stesso non vede in quelle forme se non mera nebbia; e per lui non hanno
-altra parte di saldo e d'efficace fuorchè l'allusione, la reminiscenza
-del sentito e del provato in altr'epoca.
-
-Difatti è accaduto il debito: l'opera sua è rimasta un seguito di
-frammenti senz'altro nesso oltre i nomi de' personaggi; e dico i nomi,
-perchè vedremo inconsistenti i caratteri. E prima scaltramente l'aveva
-pubblicata come frammentaria: ed allora stava, che non poteva star
-meglio, e non obbligava ad applicarle la stregua, con cui misuriamo i
-lavori poetici, che si presentano con mutria e sussiego, quasi
-incarnassero dio sa quali concetti profondissimi, altissimi, lunghissimi
-e larghissimi. Deposta l'idea di trovarceli, ed esaminando il _Fausto_
-scena per iscena, parlata per parlata, ciascuno squarcio per sè come
-cosa indipendente e compiuta, come tanti scapricciamenti dello
-scrittore; noi troviamo qua e là idillî passabili, non brutti brani
-lirici, discreti epigrammi. Salvo alcune bizzarrie senz'ombra di senso
-comune (ce ne ha pur troppo e troppe: frall'altre le scene della strega
-e della tregenda e soprattutto l'intermezzo delle _Nozze d'oro d'Oberone
-con Titania_) ogni cosa isolatamente andrebbe benino, si potrebbe
-tollerare: ma l'accozzaglia violenta di parti malconnesse, di suoni e
-tinte, che stonano, offende, assorda ed accieca. Ed il ricco ammanto
-stilistico, buttato su queste brutte conformazioni, sì che non giunge a
-nasconderle all'esame degli occhi, fa proprio l'effetto d'una preziosa
-veste sugli omeri d'uno scimmione:
-
- _Humani qualis simulator simius oris,_
- _Quem puer arridens pretioso stamine serum_
- _Velavit, nudasque nates ac terga reliquit_
- _Ludibrium mensis._
-
-Chi poi s'incuriosasse d'appurare, da quali particolari fatti della vita
-del Goethe risultasse il _Fausto_, si dia la pena di scartabellarne
-l'autobiografia e qualche biografia; e se non lo stomaca fin dalle prime
-pagine la fatuità di lui o la prona ammirazione del biografo, non
-tarderà a ravvisare ad uno ad uno tutti i personaggi della tragedia.
-
-
-
- XV. -- _La novella del_ Fausto _ed una romanza di Federico Schiller_.
-
-
-Questo modo, in cui s'è formato, o meglio (poichè si tratta d'un
-prodotto inorganico) cristallizzato il _Fausto_ nella mente del Goethe,
-ci dà l'intelligenza del come egli potesse confondere ed amalgamare due
-temi eterogenei: una leggenda epica ed una novella. Per lui non è stata
-mai incombenza seria lo svolgere il mito faustesco: ha pensato solo a
-prenderne, a derivarne occasioni più o meno propizie, per isfogare i
-proprî affetti, per esporre ed estrinsecare mille concetti suoi
-subjettivi, per isghiribizzarsi insomma. Quindi, ha indugiato di
-preferenza, non già dove ragion comandava, che il subjetto più
-largamente si esplicasse, anzi dov'egli più si compiaceva. Così l'asino
-_ricco e quartato_, che non viaggia mica pel minimo scopo, girovagando
-pel mondo, non si trattiene ne' luoghi, dove potrebbe lavorare od
-imparare di più, anzi là dove una qualunque momentanea capestreria
-l'arremori. Quindi si spiega, come l'incidentale sia spesso spesso
-svolto con accuratezza maggiore dell'essenziale; come un episodio possa
-acquistar proporzioni da rincantucciare il soggetto primitivo in un
-angoletto della tela. Quindi si capisce, perchè il Goethe non abbia
-avuto tanto discernimento critico o tanto istinto produttivo, da
-scernere i due temi d'indole diversa, affacciati contemporaneamente alla
-sua fantasia, e, per conseguenza, o da ottare fra' due, come un
-onorevole eletto in più collegi, o da lavorarli separatamente in due
-produzioni diverse. E sapete, che ha ottenuto dal congiungere in istrano
-nodo due composizioni di natura e di caratteri ripugnanti, eh? Il
-plasmare un mostro letterario, non dissimile da quel mostro
-teratologico, che furono Rita e Cristina: due testoline da' pensieri
-distinti, due corpicciattoli di temperamento differente, collegati
-eteroclitamente per le spine dorsali, i quali avevano alcune vertebre
-comuni in siffatta guisa, che dava loro ogni podestà, anzi necessità di
-nuocersi e nessunissima di giovarsi. La prima parte del _Fausto_, così
-com'è, si suddivide in due; come la luna, ha due emisferi: uno
-perpetuamente volto alla terra, l'altro eternamente sottratto alla
-nostra vista. Dal principio alla scena della strega, prevalgono
-esclusivamente gl'ingredienti leggendarî, dall'incontro della Margherita
-sino al fine, e' si naviga in piena novella. E, quel ch'è peggio, le due
-metà non sono organicamente congiunte, anzi arbitrariamente saldate; non
-vediamo prorompere la novella analitica e psicologica, che è il forte
-de' moderni, nel bel mezzo dell'ingenuo ed allegorico mondo della
-leggenda; non acquistar coscienza l'uomo, il quale prima si è creduto
-aggirato da potenze soprannaturali estrinseche ed ora finalmente
-riconosce di non aver seguito se non l'indole e le passioni proprie, di
-avere in sè le sue determinazioni. No, no: il prodotto di quest'unione
-non è mica la fusione organica de' due generi, come nel centauro la
-fusione del tipo umano col cavallino, anzi un impasto informe:
-
- _... turpiter atrum_
- _Desinet in piscem mulier formosa superne..._
- _... donna leggiadra_
- _Ne l'aspetto, si strema in atra coda_
- _Di sozzo pesce..._
-
-L'aquila che spiccava il volo verso l'Olimpo è impaniata! Una volta
-arrenato nella novella, per quanto poscia messer Goethe s'arrabattasse e
-sgobbasse e si sfacchinasse in ben sessantadue anni a sferrare la
-navicella dello ingegno da quel banco di sabbia, fu indarno.
-
-Ma, come c'è banco e banco, così pure c'è novella e novella; arrenare
-alle foci del Tevere è una bùzzera: alleviato d'un po' di zavorra, il
-bastimento si rialza di per sè; incagliare in un banco corallino a mezzo
-le solitudini del Pacifico, è qualcosa di più serio. Veramente, la
-novella è siffattamente connaturata, da tenere più o meno del prosaico;
-essendo solo l'esposizione artistica di un caso, che rompe la monotonia
-della vita ordinaria e vulgare, e quindi presupponendo la non esistenza
-d'un mondo poetico, la nessuna poesia dell'epoca e del luogo. Il fatto,
-da essa registrato, è una oasi, che presuppone il deserto; è la vita
-organica, che vellica appena la prima buccia dell'immensità inorganica,
-senza la quale sarebbe un impossibile; è uno sprazzo di luce nella
-tenebria prosaica. Come se l'universo fosse una di quelle sterminate
-basiliche, di quelle mostruose cattedrali buje buje nelle ore
-vespertine, e come se qua e là poche lampade rischiarassero sulle pareti
-o qualche affresco mezzo obliterato di Ambrogiotto Bondone o qualche
-bassorilievo mezzo adeguato di Niccolò Pisano. La poesia sparita, almeno
-agli occhi dello scrittore, dal corpo sociale, dalla vita complessa, si
-rintana in qualche individuo, in qualche avvenimento.
-
-Le forme artistiche e letterarie possono quasi quasi classificarsi come
-le malattie. Alcune felicitano l'uman genere solo in certe date epoche,
-sono _epidemiche_, come il signore o la signora Còlera o Colèra (non so
-come abbia a dirsi, che, grazie al cielo, fra di noi, non s'è giunti ad
-appurarne nemmanco il genere e la quantità!) Altre imperversano solo in
-determinate contrade e sono _locali_; come esempligrazia l'avvenente
-damigella Pellagra, buona ragazza, che, in Italia, non esce mai di casa
-sua, della pianura lombarda. Vediamo il tal secolo o la tal gente
-incapaci, incapacissimi di accozzare un dramma od un'epopea. Impossibile
-ad un poeta ebreo di combinare un'opera drammatica pur che fosse,
-ancorchè inferiore alle premiate dall'Accademia Pontaniana. Proverbiale,
-che il francese _non ha testa epica_, nè la _Franciade_ del Viennet
-(Potentissimo Sovrano, Gran Commendatore, Gran Maestro e Presidente del
-Supremo Consiglio della Frammassoneria Scozzese antica ed accettata per
-la Francia e sue dipendenze) smentisce il proverbio. Ma v'ha pure forme
-letterarie comuni a tutti i tempi, a tutti i luoghi, a tutti i popoli;
-che _mutatis mutandis, servatis servandis, ommissis ommittendis_,
-fioriscon sempre e dovunque. Fra queste, principalissima è la novella,
-genere tanto facile, da crescere, _sit venia verbo_, spontaneamente,
-come i fiorellini de' campi inculti, cui la mancanza d'innesto e
-d'educazione non toglie o riseca gentilezza. Spesso il novelliere non
-fece se non guardarsi intorno, intinger la penna: _Poi quel che vide ei
-scrisse_; e, tante volte, dopo che egli si fu scapato ad inventare un
-bel fatterello, eccolo accader tale e quale e' l'aveva immaginato: cosa
-da ammattire! Delle cento novelle del Certaldese, chi nol sa? ve n'ha
-tante, delle quali può provarsi ed un dabben uomo, il Manni, ha difatti
-prolissamente tentato di provar di molte, co' documenti in mano, la
-positività storica; ma forse non tutti sanno le più ritrovarsi nelle
-altre letterature, e non solo nelle coeve, anzi pure nelle antichissime,
-a cominciar dalla sanscrita: o che il medesimo fatto più volte
-accadesse, o che gli eventi commettessero un plagio verso la poesia. La
-credula zoologia d'un tempo ritenne le perle stille di rugiada
-purissima, raccolte in mare da qualche ostrica: or bene, il mare salso e
-sterile è questa vita umana; le stille di rugiada son quei rari e brevi
-eventi, che l'addolciscono; l'ostrica è il povero scrittore; e la perla
-è la novella, ch'egli forma in sè.
-
-Avrebbe quindi torto marcio, chi si dolesse di non trovare nella Novella
-l'idealità, che forma lo incanto di altre forme poetiche, putacaso dello
-Idillio. Ma c'è un più ed un meno; c'è la novella, che quasi raggiunge e
-tocca la pura atmosfera poetica, e ci ha quella, che riman fitta nella
-mota; dalla gentilezza squisita di _Paolo e Virginia_ al cinismo
-ributtante dell'_Angelo Gabriello_ o della _Pastorella_ del nostro
-Marini, oh! v'è che ire! E sfido, sì davvero, ad accennarmi fra le più
-oscene, di cui giustamente insuperbisce la Letteratura Italiana,
-malgrado le ciance di chi pretenderebbe degradar la poesia ad ancella
-della morale, sfido ad accennarmi una Novella più schifosamente prosaica
-di quella, in cui immette e si conchiude la prima parte del _Fausto_ del
-Goethe. Il protagonista seduce la Ghita non tanto con l'affetto, quanto
-co' doni: pensando quell'anima di fango della ragazza, che tutti _corron
-dietro all'oro, che dall'oro dipende tutto, che la beltà stessa del
-povero è inutile e si loda mezzo per compassione_ (scena serale nella
-cameretta della Ghita). Non basta, che Fausto ricorra ad una ruffiana
-per trovar modo di affiatarsi con la ganza; per cattivarsi la mezzana,
-commette una falsa testimonianza, cioè uno di quegli atti abjettissimi,
-che non possono redimersi, se non col proprio sacrificio per degno
-scopo, come accade nell'episodio di Olindo e Sofronia. Non basta, che la
-volgarissima Ghita si conduca da sua pari; bisogna di giunta, che
-avveleni la mamma; e, quel ch'è più, non intenzionalmente, anzi per
-isbaglio. Non basta, che Fausto disonori Valentino; è d'uopo che
-l'uccida, giovandosi slealmente delle arti diaboliche, e due persone
-contr'una. E poi non solo abbandonerà la druda, anzi l'abbandonerà
-incinta e nella miseria e senza che si capisca perchè; e la derelitta
-commetterà un infanticidio e la processeranno e l'impiccheranno...
-Ahimè, dove siamo cascati! Nella novella giudiziaria; anzi nel fatto
-diverso di cronaca, per servirmi del gergo giornalistico! E tutto ciò
-non è nemmanco, ultima speranza, non è nemmanco svolto con l'analisi
-psicologica severa, accurata; che sola può render tollerabili siffatti
-personaggi e cotali avvenimenti; che somministra tanta virtù
-d'ossessione alle figure del romanzo moderno, e, richiedendo
-imperiosamente i comodi dalla forma narrativa e la prolissità
-dell'orazione sciolta, esclude in modo assoluto que' fatti e que'
-caratteri dalla tragedia, anzi forse in genere ed in massima dalla forma
-drammatica. Dove siamo? fra gente e condizioni, che, nella vita salda,
-addimanderemmo svergognati e sozzure; e che, trattandosi d'Arte, ci
-basterà chiamare roba impoetica, perchè deficienti della motivazione ed
-esplicazione, che possono ancora destare un certo interesse estetico,
-ancorchè di bassa lega.
-
-Il Goethe, in un suo epigramma, si fa prima rimproverbiare d'aver
-rappresentato sempre istrioni e zingari e simil gentame, quasi che non
-conoscesse la buona società; e poi rimbecca la critica, rimpolpetta gli
-oppositori, rispondendo: -- «Ho visto anche troppa buona società; la
-chiaman buona, appunto perchè non dà il menomo appicco alla menoma
-poesiucola!» -- L'epigramma (caratteristico assai pel Goethe)
-sproposita, attribuendo al puro tematico vieppiù importanza, che non
-abbia. Un galantuomo in sè non è certo più, ma non è neppure manco
-poetico d'un furfante. La Poesia è arte assolutamente spirituale, che ci
-affranca in tutto e per tutto dalla tirannide della materia: non siamo
-più nella pittura, dove certamente una rovina incarna il concetto
-dell'Arte, viemmeglio del più splendido palagio, ed un cencio
-pidocchioso è incomparabilmente più pittoresco d'una _giamberga_
-conforme all'ultimo figurino. Il poetico è nell'intima ragione de'
-caratteri e non già nella pura apparenza del personaggio. Rappresentami
-il boja, se ti pare; ma non me n'hai da darmene le vesti, l'abituro e
-simili accessorî; anzi l'animo, che si dimostri nell'azione.
-
-In che abbiano attinenza col mito faustesco la falsa testimonianza, il
-matricidio involontario, lo infanticidio, l'alienazion mentale ed il
-processo, questo subisso di prosa prosaica insomma, lascio giudicare al
-benevolo lettore o malevolo. A me pare, che valga solo a diradare
-l'atmosfera poetica, a farci ripiombare dall'olimpo leggendario in
-galera e ne' postriboli: _Da tanta altezza in così basso loco._ Eppure,
-il Goethe era siffattamente innamorato dell'episodio della Ghita; il
-considerava qualcosa di tanto bello ed indovinato; che nella propria
-autobiografia (da lui con troppa ingenua sincerità intitolata: _Verità e
-favola_) si rammarica della facilità giovanile, con cui parlava de'
-lavori in corso e se ne consultava con gli amici. Facilità, che gli
-procacciò il dispetto di vedersi rubàto questo tema e sfruttato da
-molti, prima ancora della stampa de' suoi frammenti fausteschi. Oh!
-fatuità ingenua! Che c'è egli in questo episodio, che non sia triviale,
-che non possa venir in mente ad ogni fedel minchione? Fra le altre
-trattazioni, la men cattiva e più nota si è l'_Infanticida_, romanza
-giovanile di Gian Cristoforo Federico Schiller (ch'era di due lustri
-appunto minore del Goethe); cui nessun ingrediente, ch'è nella prima
-parte del _Fausto_, manca, tranne Mefistofele; e, non rappresentando
-Mefistofele nulla nulla nell'episodio della Margherita, ch'è po' poi
-tutta la prima parte del _Fausto_, non per questo vi manca cosa alcuna.
-Ma la forma di romanza è viemmaggiormente acconcia alla natura del
-subjetto, dando campo di concentrar tutta la luce e l'attenzione sul
-voluto momento poetico e facoltà di rincalzar nell'ombra i prosaici;
-facendo del componimento uno sfogo lirico (ciò, che il Byron chiamò
-poscia _monodia_) della rea nell'ascendere il patibolo. Chi non iscorge
-quanto una simile posizione è favorevole alla poesia, la quale ama di
-evocare, come una successione di lampi sempre più sfolgoreggianti, mille
-immagini del passato, acciò meglio si vegga la tenebria del vedovo
-presente? Cui non sovviene immediatamente lo strazio, che, da una
-posizione consimile, ha saputo distillare Giacomo Leopardi nelle sue
-_Ricordanze_? Chi non rammenta il soliloquio del Conte di Carmagnola,
-incarcerato e presso a morte? non è se non un seguito di esclamazioni,
-ma ogni esclamazione evoca un fantasma ed uno strazio. Se non che
-l'_Infanticida_, scritta con l'enfasi rettorica e la smania d'effetto,
-che lo Schiller non seppe o non volle ismetter mai e che gli fanno
-scambiare il frastuono col vero, l'idropico col pingue, i tropi e le
-figure (veste) col sentimento (corpo), non giunge (come fanno
-stupendamente il Leopardi ed il Manzoni, ch'eran ben altre paste di
-poeti) ad incarnare un'immagine ben contornata e viva; anzi si perde in
-un linguaggio vago, incerto, che nulla poteva rappresentarmi allo
-scrittore e nulla dice al lettore. Udite un po', come la Luisa ricorda i
-suoi tempi giovanili! -- «Addio, sogni tessuti di oro, figli del
-paradiso, fantasie! Ahi! che morirono nel bocciuolo, senza poter mai
-fiorire alla luce! Mi copriva l'abito di cigno dell'innocenza,
-leggiadramente adorno di rosei nastri,» -- eccetera. Questo è linguaggio
-idropico, che mi cuopre il vuoto. I sogni non sono prodotto botanico,
-del quale si abbiano a raccontar le vicissitudini; l'innocenza non è una
-sartina, della quale vogli descrivermi gli abiti! Anzi e quelli e questi
-sono stati contenuto della vita della Luisa, ed innanzi alla fantasia di
-lei dovrebbero non presentarsi nell'indeterminato del nome generico,
-bensì nella ricchezza del fatto speciale; come il _dato_ sogno, come la
-_data_ azione, in cui si esternava l'innocenza! Il reato è scoverto, la
-giustizia accorre: -- «Il bargello picchiava orribilmente, e più
-orribilmente il mio cuore; lieta, io mi affretto a spegnere le fiamme
-del mio dolore nella fredda morte.» -- Freddure e concettini invece di
-sentimento. Da ultimo si accorge di aver commosso ad inutil pietà gli
-astanti e finanche il boja. Qui dovrebbe balenarle la speranza
-momentanea della salute, tosto dolorosamente rintuzzata e strozzata
-dall'irremovibile realtà; ma invece essa dice: -- «Lacrime, lacrime
-nello sguardo del carnefice? Bendatemi tosto gli occhi. Manigoldo, non
-sai tu spezzare un giglio! pallido manigoldo, non tremare.» -- E
-quest'ultimo tratto bellissimo davvero, o perchè deve essere
-neutralizzato dalla ridicolaggine di quel pretensioso paragonarsi al
-giglio; che non fu del resto mai simbolo delle sgualdrinelle? Lo
-Schiller, come poeta lirico, è poco al disopra del nostro Parzanese; e,
-come poeta drammatico, rimane inferiore al Niccolini... Ma noi Italiani,
-passato il primo momento d'_engoûment_, siamo giusti estimatori del
-merito de' nostri e non faremo certo mai per Bista Niccolini tutte le
-pulcinellate, che i tedeschi han fatte per lo Schiller. Gli è pur vero,
-che abbiamo di meglio del Niccolini e gli alemanni non hanno nulla di
-superiore allo Schiller.
-
-
-
- XVI. -- _Incertezze._
-
-
-Le menti grandi si limitano, le limitate si gonfiano; ma _chi troppo
-abbraccia nulla stringe_. Il Goethe, come non ha saputo scegliere fra
-leggenda, epopea e novella, (anzi, volendo conservarle tutte, ha
-soffocate le tre teste di questa tragedia-cerbero, a mo' di chi per
-voler far allevar tutti i micini alla su' povera gatta li facesse morir
-di fame _en bloc_;) così pure non gli diè il cuore di sacrificare un
-solo di mille concetti, che poteva incarnare nel suo lavoro. Ognuno è
-stato ammesso ad inspirare un verso, una parlata, una scena, un
-avvenimento, secondo che una impressione od un affetto qualunque il
-suscitava; quindi appicco agli scoliasti per vederci quanto loro aggrada
-e ragion per noi di dire: _dov'è tutto, non è nulla._ Malgrado
-l'affezione, con cui il Goethe ha lavorato e rilavorato per anni ed anni
-i frammenti del _Fausto_, aggiungendone sempre di nuovi, non sembra
-prender tanto sul serio il lavoro, che non gli venga arcispesso il
-ghiribizzo di contemplarlo ironicamente, di satireggiarlo e parodiarlo.
-Ora, non c'è che ridire sul suo pieno, pienissimo diritto, di foggiare,
-come più gli andasse a sangue, il mito popolare; di ritrattarlo a suo
-piacimento; d'imporgli insomma lo stampo, che meglio a lui gradisse. Al
-poeta non è ristretta in modo alcuno la facoltà di concepire a suo
-beneplacito. Ma sapete perchè? Perchè non è nel suo arbitrio il far
-nulla d'arbitrario, anzi, se egli è poeta, non può concepire senza
-conformarsi alle necessità psicologiche e storiche. Assoluta libertà
-significa assoluta servitù, giacchè vuol dire essere soggetto,
-soggiacere piena ed esclusivamente alle determinazioni intrinseche, ciò
-sono le più necessarie e fatali. Ora, messer Goethe avea piena facoltà
-di scegliere fra ciò, che chiamerei il metodo umido, e ciò, che potrebbe
-dirsi il metodo secco della letteratura, fra 'l pianto ed il riso, fra
-'l tragico e l'umoristico; nulla ostava a che trattasse quell'argomento,
-che riassume in sè tutti i miti stregoneschi, come appunto Michele di
-Cervantes-Saavedra ed assai meglio e prima Ludovico Ariosto, avevano
-bistrattato il ciclo cavalleresco; o farne la caricatura esterna o
-svolgerne l'interna ironia. Poteva anche prenderlo sul serio (perchè no,
-gua'? c'è gente, che prende sul serio roba anche più bislacca!) e
-rinsanguinare la forma vuota oramai, riversandovi un concetto nuovo. Ma
-quel, che non potea far lui, che nessun poeta al mondo potrebbe mai
-fare, implicando inconcettosità, _id est_ mancanza d'un concetto
-definito, (ch'è in poesia quel medesimo, che la sprincipiatezza sarebbe
-in morale); quel che non era in poter del Goethe di fare, gli era
-appunto quel, ch'egli ha preteso fare: l'oscillare fral sublime ed il
-comico, fral tragico e l'umoristico, fra lo spiritoso e l'appassionato,
-fral buffonesco ed il dignitoso; e pretendere, che il lettore
-s'immedesimi talmente, non con l'andamento dell'opera, anzi con la
-capestreria dello scrittore, da seguirlo compiacentemente in tutte le
-disposizioni d'animo, in cui gli piace ingolfarsi per sue ragioni
-subjettive, che non c'entrano con le necessità e le determinazioni dello
-scritto. Ora, in Arte, il capriccio è inammessibile; ed ecco forse
-perchè le donne non sanno concludervi mai null'altro se non che fiaschi,
-per quanto la generosità virile le degni talora di plauso. Adottato un
-modo di vedere per un lavoro qualunque, il modo di trattare ne deriva
-con ferrea necessità: l'umore stesso, l'umore, scherzo supremo e sovrano
-con ogni objetto, sbrigliato è soltanto in apparenza; in fatto, ha norme
-invalicabili, nè può mai sconfinare da quel conflitto interno, da quella
-contraddizione sentita fra la forma tiranna e l'idea rubella, che ne
-costituiscono il fondo. (_Sconfinare da un conflitto_! Che frase! Non
-dirò _Intendami chi può che m'intend'io_; perchè so, che il lettore m'ha
-capito. Nè d'altro ho cura).
-
-Ma che? se _il prologo celeste_ del _Fausto_ mi fa supporre un'opera
-ironica, volto poi la facciata ed incontro l'arcisublime (almanco
-nell'intenzione) monologo del protagonista. A quale impressione dovrò
-confidarmi? a nessuna delle due: aspetterò, che una altra scena
-m'illumini sul carattere del lavoro. Ed avrò un bell'aspettare, si!
-_Sperando meglio, si divien veglio_, dice l'adagio toscano. Durante
-l'intero dramma, osserviamo un parallelismo incessante del sublime col
-comico: stanno lì eretti, l'uno a fronte dell'altro, l'uno accanto
-all'altro, ignorandosi e distruggendosi a vicenda, nello stess'atto,
-nella stessa scena, spesso nella parlata medesima, nel periodo medesimo,
-e presso ch'io non dissi nel vocabolo medesimo: non c'è mediazione fra'
-due termini, non c'è soluzione del contrasto crudissimo. L'onesto
-lettore non sa dove sbatter col capo, vedendo le scene dileggiar le
-scene, le parlate caricatureggiar le parlate, ed i personaggi fare
-perpetuamente le fiche ai personaggi; e rimane sbalordito, infraddue,
-senza sapere, se abbia da sciogliersi in lacrime o da smammarsi di risa.
-
-Mi rammento una serata, che io trascorsi non ha guari in campagna. Avevo
-pranzato non malaccio, e tutte le mie facoltà fisiche ed intellettuali
-erano assorbite dalle funzioni digestive. Mi trovava in uno di que'
-momenti d'apatia somma, ne' quali proprio l'uomo è materia inerte, non
-ha più sentimenti, non ha più pensieri suoi; in cui la mente sonnecchia,
-e le fibre si lasciano animalescamente andare. Dice il proverbio: _uomo
-solitario o bestia o angelo..._ (Nota, lettore, che l'angelo e la bestia
-hanno di comune la loro inferiorità estetica rispetto all'uomo; anzi
-l'angelo, poeticamente, artisticamente, è al di sotto assai della
-bestia; perchè questa possiede l'istinto almeno e l'individualità;
-mentre il signor angelo è pura neutralità, acqua fresca mera, carta
-bianca e non ha personalità). Dunque, ripeto, o bestia od angelo, ch'io
-mi fossi in quel punto, appartato dagli amici, percoreva su e giù al
-bujo una filza di stanze. In fondo, v'era una finestra, che affacciava
-sur un piazzale; e di lì sentivo risa lietissime ed il tintinnio d'un
-cembalo ed il tripudio d'una tarantella prolungata. Dirimpetto, si
-usciva sur una loggia; e di lì potevo ascoltar le grida disperate, che
-venivano da una casupola poco discosta, d'una madre, che frai singhiozzi
-ed il pianto, malgrado le vane ciance delle vicine, sclamava ogni
-tratto: -- «Povera Carmela mia! povera Carmela!» -- Se avessi sentito
-solo le risa od il pianto, l'impressione mi avrebbe trascinato ad un
-corso di pensieri o mestissimi o giulivi; ma così giungevano
-semplicemente a neutralizzarsi nell'animo ed a lasciarlo immerso
-nell'apatia poltrona digestiva _ut supra_.
-
-Appunto così rimane il lettore del _Fausto_; manca il tono generale,
-difetta il sentimento dominante. Non c'è scampo, mi bisogna ripeterlo
-tautologicamente su tutti i toni, a rischio di diventare importuno.
-Povero lettor mio, scusami; io mi raccomando all'indulgenza tua con le
-parole, che Piero, nel _Convitato di pietra_ del Molière, dice alla sua
-Carlottina in francese contadinesco: _Je te dis toujou la même chose,
-par ce que c'est toujou la même chose; et si ce n'était pas toujou la
-même chose, je ne te dirais pas toujou la même chose._
-
-Subito dopo che Fausto ha evocato il demonio, ecco Mefistofele, evocando
-il Re de' ratti, far la parodia della propria precedente incantazione.
-Nella scena del giardino, le conversazioni buffonesche di Mefistofele e
-della Marta, tramezzando i ragionari amorosamente idillici del
-protagonista, e della Margherita, li rendono burleschi: il poeta,
-intendendo augumentar l'effetto colla contrapposizione, non si avvide,
-che, ravvicinato il sentimentalismo dell'una coppia alla comica
-brutalità dell'altra, il momento più forte ed intenso dovea
-necessariamente distruggere ed assorbire il più fiacco. Il riso è un
-acido corrosivo, che non lascia intatto nulla, che tutto intacca: la
-negazione è da più della semplice affermazione. Così pure il Wagner
-ecclissa ed annulla Fausto. Così la scena dell'abbindolamento dello
-studente è il punto culminante della metà leggendaria della prima parte.
-Così, per finirla, Fausto e Mefistofele sono solo due semicaratteri, di
-qua tutto il sublime, di là tutto il comico, che si trovano composti e
-combinati normalmente nella stessa persona bella o poetica, ma che qui
-stanno disgiunti in due personaggi, rimasi imperfetti, invece di
-fondersi a monade in personalità viva ed intera.
-
-
-
- XVII. -- _Disocchiatezza e la scena della maliarda._
-
-
-Questo _infraddue_, quest'oscillare del poeta, questa indeterminatezza
-del sentimento, quando gli fa trascorrer dinanzi inavvertiti i più be'
-momenti originali offerti dal tema, quando il costringe a strozzarli e
-gl'impedisce di svolgerli, inforsandolo sul da fare. Ne prendo ad
-esempio gli amori di Fausto con l'Elena greca; amori, che formano la
-parte più suscettiva di un concettoso svolgimento poetico nell'antico
-libercolo. Due volte vi si parla dell'Elena greca: la prima, si racconta
-come Fausto l'evocasse, innanzi agli attoniti studenti, ragunati per
-cenare a lira e soldo in casa sua, e come tutti ne rimanessero talmente
-accesi, da non poter chiudere occhio nella nottata; la seconda, come
-Fausto ne facesse la propria concubina e l'ingravidasse, con quel che
-segue.
-
-Esclusa dal primo lavoro del Goethe intorno a Fausto, e rilegata nella
-seconda parte, quell'avventura, che avrebbe dovuto essere l'essenziale,
-anzi il fondamento dell'opera, è trasformata in un assurdo (in un _fuori
-del tempo_, come Vittorio Hugo intitola un suo canto, che differisce ben
-poco da un _fuori d'opera_;) diventa, come avemmo a dire, episodio
-inconcludente, senza scopo nell'economia totale dell'opera, senza
-influsso determinato sulla sua enucleazione. Per amor di brevità mi
-diffonderò solo sopra un altro esempio oltre a questo.
-
-Dopo la scena della cantina, stomachevolmente sciocca (mi servo de'
-termini adatti e proprî, e, come diceva il Boleo, _J'appelle chat un
-chat et Rolet un fripon_), nella scena della cucina stregonica,
-nauseosamente insulsa; nel bel mezzo d'un oceano di inconcludenza,
-salutiamo ad un tratto un concetto sublime con più frenesia, che non
-ingombrò le zucche de' compagni di Cristoforo Colombo, quando poteron
-gridare _terra, terra!_ o le menti de' compagni del greco Senofonte,
-quando poteron gridare _mare, mare!_ Fausto è un vecchio, che, per
-godere il mondo, la vita, da lui trascurati in gioventù fra _carcami di
-bestie ed ossa di morti, fra' mucchi di libri polverosi e tarlati_, si
-fa ringiovanire per virtù d'incantesimi. Al lettore s'apre issofatto una
-ridente prospettiva di poesia, come al nobiluomo svedese, di cui nel
-_Romito del Cenisio_, si scopre il _sorriso dell'Italica pianura_. Egli
-tripudia al pensiero di farla finita con le astruserie, di far punto e
-basta con le conversazioni inconcludenti e di vedersi balzar viva
-rimpetto un'azione; e gli scappa di bocca, come al pubblico napoletano,
-quando, alla prima recita del _Carmagnola_, vide, in una delle ultime
-scene del quinto atto, due femmine sul palcoscenico, un ingenuo:
-_finalmente!_ Mi par di vederlo, quel dabben lettore, sdraiato sulla
-poltrona a dondolo, cavarsi di bocca il sigaro, che fin allora avea
-masticacchiato dispettosamente anzichè fumato; di vederlo trarselo di
-bocca e scuoter col mignolo la cenere nella sputacchiera e fantasticare
-fra sè e sè. Ascoltiamolo, quand'anche dovessimo meritarci la taccia
-d'indiscreti: -- «Oh cattera, ci siamo! diceva ben io: non si può, non
-può scroccarsi di pianta una riputazion colossale, gigantesca,
-piramidale, come quella del Goethe! Bravo il mio Goethe! Comincio a
-comprenderti, t'indovino! Ora, i dubbî di Fausto cesseranno di
-presentarsi quale puro sfogo declamatorio, anzi si realizzano, si
-effettivano, si concretano in una situazione. Mo' sì, che Fausto
-simboleggerà davvero e da senno l'uomo moderno! e questo naturalmente,
-impremeditatamente, come semplice risultato dell'opera. Falcia, falcia
-il mio Goethe; qui c'è messe impareggiabile di poesia. Tocchiamo la
-terra ferma d'un subjetto concreto: gli amori d'un vecchiardo
-ringiovanito dagl'incantesimi; la senilità sconsolata del pensiero
-ammogliata alla gioventù corporale; il sozzo necromante, che ammalia e
-contamina la vergine innocente. Bell'intreccio! il quale mi rappresenta
-in modo stupendo la cognizione prematura d'ogni cosa, che ci cosperge
-d'amaro e di disgusto ogni gaudio, ogni momento della vita,
-spoetizzandoli sempre anticipatamente, non lasciando campo ad alcun
-inaspettato, ad alcuna lusinga, ad alcuna speranza, ad alcuna illusione,
-ad alcun errore, escludendo la _dolce e timida asinità giovanile_, come
-dice lo Heine.... e la felicità di meravigliarsi e stupire. Dura
-scienza, cognizione fatale, che in ogni voluttà ci lascia provar solo
-una reminiscenza di quanto sappiamo altri aver provato! Fausto diventa
-voi, me, noi tutti, stanchi come la Messalina giovenalesca prima d'esser
-sazi; che dico! prima di aver fatto checchessia, che possa stancarci!
-pe' quali le passioni, pregustate con la cognizione, non han più
-soavità; simili all'artista, che per aver troppo minutamente vagheggiate
-ed ultimate con la fantasia le sue creazioni, allorchè finalmente
-impugna lo scalpello od abbranca il pennello, è già nauseato dell'opera,
-non ha più che aggiungerci. Noi aspettiamo impazienti dall'infanzia il
-promesso destarsi de' sensi nella pubertà; e c'informiamo così
-minutamente quanto e quale avrà da essere, che, giunto, non ha più la
-verginità d'impressione, la quale principalmente gli avrebbe attribuita
-dolcezza, nè può fruttarci se non disinganni. Non facciamo un giuramento
-d'affetto, senza presentire, presapere, che il violeremo; non
-desideriamo una donna, senza prevedere, che ci disgusterà. Le passioni
-hanno perduta ogni spontaneità: ci sentiamo precondannati a far della
-vita un'esercitazion rettorica, a ricalcare le orme de' predecessori, a
-rifare e riprovare quanto altri han fatto e provato meglio assai di noi,
-perchè ingenuamente, senza modelli e maestri. Ed i men persuasi
-dell'autenticità della Bibbia, rimangon compresi dalla verità d'alcune
-parole dell'Ecclesiaste: _Quid est quod fuit? ipsum quod futurum est.
-Quid est quod faciendum est? ipsum quod factum est. Nihil sub sole
-novum, nec valet quisquam dicere: «Hoc recens est». Iam enim praecessit
-in saeculis quae fuerunt ante nos._ Magnifica occasione questa, che
-s'offre al Goethe, di darci perfetta la figura, onde il Renato dello
-Chateaubriand è abbozzo informe; e di darcela, rinsanguinando le forme
-mitologiche cristiane. E dal contrasto fra la gioventù e la vecchiezza
-nel medesimo petto, si ha da svolgere ogni parte della tragedia, e
-risulterà la catastrofe. Bravo il mio Goethe! evviva! grand'uomo!» --
-
-Piano, ingenuo il mio lettore, non far conti senza l'oste, prego. Non
-applaudire il Goethe pel pensiero, che tu gli supponi e ch'egli, ahimè!
-non ebbe. Non condurti come que' buoni Italiani del quarantotto, che
-stimarono Pio IX riformatore e liberale per certe idee, che al povero
-Papa non vennero in capo mai. Le leggerezze son brutta cosa; e noi non
-possediamo, come que' tedeschi, una tal riputazione di serietà, da
-permetterci di perpetrarne impunemente senza discapito. Il Goethe poteva
-fare, quel che tu dì', certo: ma non l'ha fatto. Poteva far anche
-altrimenti, e vo' dirti in che modo, io; come avrebber fatto forse
-Aristofane d'Atene o qualcuno de' troppo negletti nostri secentisti
-svolgendo ed incarnando il concetto, espresso nell'ultimo distico della
-scena dell'incantesimo:
-
- _Quel licor, ch'hai nel corpo, ti fa scorgere_
- _Elena greca in qualsivoglia femmina_[23].
-
-[23] _Du siehst, mit diesem Tranke in Leibe,_
- _Bald Helenen in jedem Weibe._
-
-Figurati Fausto, il grande, il dottissimo, l'arciscettico Fausto non
-pure innamorato di _non so che Gentucca_, (giacchè in fatto di
-volgarità, la Ghita lascia poco o nulla a desiderare) anzi Fausto inteso
-a venerare qualche decrepita sbilenca meretrice come le colonne di
-Ercole e del buono e del bello. A che prostituisce la sua scienza
-impareggiata? a giustificare con sofismi l'error suo. A che degrada la
-necromanzia e l'ajuto diabolico? ad obbligar cielo e terra a porsi in
-ginocchio dinanzi a quell'idolo abjettissimo; a soddisfarne i capricci
-dissennati:
-
- _Un cotal matto intrabescato, in aria,_
- _Puffete! e luna e sole ed ogni stella_
- _Scoppiar faria, per divertir la bella_[24].
-
-[24] _So ein verliebter Thor verpufft_
- _Euch Sonne, Mond und Sterne,_
- _Zum Zeitvertreib dem Liebchen in die Luft._
-
-In questa crociata per imporre al mondo il proprio errore, come
-l'Occidente medievale pretendeva imporgli le sue superstizioni, in
-questo conflitto, debbe fiaccarsi e succombere. Una situazione consimile
-è accennata da Guglielmo Shakespeare, quando, per virtù di succhi
-d'erbe, fa innamorare la Titania, Regina de' Genî, del rozzo tessitore
-Bossom, che di giunta uno spiritello maliziosetto ha _tradotto_, come
-gli gridano i compagni, trasformandogli il capo in una testa d'asino:
-ch'è presso a poco il modo di tradurre adoperato da' traduttori
-Italiani, ch'io conosco, col _Fausto_. Lo stesso Aristofane non avrebbe
-avuto nulla di più selvaggiamente derisorio: lo stesso Molière,
-nell'_Ammalato immaginario_ e nel _Borghese Gentiluomo_, non avrebbe
-tanto velenosamente sbuffoneggiate le traveggole umane. O la favola
-veramente acconcia a simboleggiare l'idolatria secolare del nostro uman
-genere per altre favole, portati dell'idealismo medievale, con tutte le
-loro parti brutte e laide e sconce; che destarono il cachinno sarcastico
-del Rabelais e del Machiavelli, quando esso uman genere, che stimava
-stringere al seno i pomi de' giardini esperî, si accorse _De presser
-tendrement un navet sur son coeur!_ Il Goethe non era forse incapace di
-accogliere simili concetti, per dir così, titanici; e ne fan fede, per
-tacer d'altro, le poche scene frammentarie intitolate _Satiro_, ben
-degne che qualche gran mente vi fiuti l'argomento d'un'opera colossale:
-ma la sua naturaccia molle e mutevole, quasi meretricia, (e questa sua
-conscia femminilità spiega, come al dio biblico virile del _Prologo
-celeste_ surrogasse un _eterno muliebre_ in fine alla seconda parte) non
-era atta a covarli con la costanza e l'esclusività, che solo potevano
-condurle a buon porto. E neppure nel _Satiro_, del resto, fu originale;
-giacchè l'argomento è preso dal _Fauno, finto dio_, favola boschereccia
-d'Illuminato Perazzoli da Imola (_Bologna_ M. DC. IV) e da' _Falsi dei_,
-favola pastorale _piacevolissima_ di Ercole Cimilotti, Estuante,
-accademico inquieto, dove Graziano, Pantalone, Burattino e Zani vengon
-presi per dei dagli abitanti di Arcadia.
-
-
-
- XVIII. -- _Intervento diabolico._
-
-
-Altro e maggior documento della leggerezza, della superficialità,
-dell'inconsistenza messa in questo lavoro, si è la parte, che vi
-rappresentano il diavolo e le streghe. I poeti hanno la nomea di
-taumaturghi, e sono anch'io qui per attestare miracoli di più d'uno, il
-quale mi ha fatto piovere
-
- _... amare lacrime dal viso_
- _Con un vento angoscioso di sospiri,_
-
-miracoli certo un pochetto men dubbî del vescovile, attestato da Gian
-Giacomo Rousseau, quando stava con la Warens; e del quale, giurerei,
-Monsignor Tipaldi non avrebbe tentato di far la seconda edizione, a
-proposito dell'incendio vuoi della Vicaria, vuoi dell'Arsenale. Ma,
-taumaturgheggi pur lo scrittore a sua posta, non gli riuscirà mai di far
-prendere sul serio agli uditori ed a' lettori, quanto difetta
-necessariamente di serietà intrinseca per esso lui. Ora, nel _Fausto_
-del Goethe, l'intervento diabolico non ha la benchè menoma ragion
-d'essere; in tutto il poema, niente accade, che il dimostri utile o
-necessario o concludente; è superfetazione mera; contatto infecondo, dal
-quale nulla può derivar di vivo, come dagli amplessi della lussuriosa
-figliuola di Cesare Augusto, che gli anneddotisti ci assicurano essersi
-più che mai sfrenatamente abbandonata agli amanti nel tempo delle
-gravidanze.
-
-Nel mito popolare, e' si trattava di compier cose più che impossibili ad
-ogni umana virtù: trasvolare, con la rapidità del pensiero, interminati
-spazî; prevedere e predire _quid sit futurum cras_; soprattutto poi
-sforzare le cancella di Dite, _irremeabilis unda_, ed amare e godere
-Elena greco-trojano-egiziaca, (_trojana_ soprattutto!) polvere ed ombra
-da trenta secoli; quindi ben si comprende, che, per soddisfare una
-potenza di desiderio, impaziente d'ogni limitazione antropologica,
-inappagabile ne' confini d'una contrada o d'un'epoca determinata, gli
-escogitatori della favola ricorressero ad inficcarci Mefistofele, _ut
-tragici poetae confugiunt ad deum, quum explicare argumenti exitum non
-possunt_. Anzi in esso mito l'intervento soprannaturale, (che la critica
-del settecento, gallicizzando, chiamava: _macchina_), è motore primo e
-precipuo, scopo ultimo ed essenziale, principio e fine, succo e sangue
-del lavoro. Ma gli amori di Fausto e della Ghita, che po' poi son tutta
-la prima parte del _Fausto_, chi vorrà stimarli qualcos'altro di una
-volgarissima avventura umana, di quelle, che quotidianamente
-intervengono, in cui il più dappoco fra nojaltri si fiderebbe di
-protagonisteggiare a dovere, senza bisogno che un principe infernale gli
-tenga il candeliere, purchè sapesse sbrigarsi degli scrupoli? certe cose
-piacciono più a vedersele in due, a quattr'occhi, fra te e me; ed un
-giovane fanatico ed una sempliciotta innamorata o pronta a vendersi non
-han bisogno che si scomodi Lucifero per metterli su. Togli Mefistofele
-di mezzo; affededdio, che tutto camminerebbe egualmente bene. E non c'è
-che dire, lo scrittore stesso ne ha piena coscienza, quando imbocca a
-Fausto que' tre versi:
-
- _Ah, se di requie io sol m'avessi un'otta!_
- _Del diavolo davver non saria d'uopo_
- _A raggirar cotesta sempliciotta_[25].
-
-[25] _Hätt' ich nur sieben Stunden Ruh'_
- _Brauchte den Teufel nicht dazu_
- _So ein Geschöpfchen zu verführen._
-
-O che altro fa egli, questo tizzon d'inferno messo in iscena con tanto
-fracasso, che altro fa egli di necessario all'azione, se non procacciar
-giojelli, abboccarsi con una ruffianaccia e preparar cavalli per la
-fuga? Ogni Figaro, ogni cameriere, ogni mozzo di stalla sarebbe da
-tanto. Per sì poco non si scomodano quegli angioli rubelli. Quanto al
-tempo abbreviato, può aver luogo solo mediante un imperfetto svolgimento
-psicologico.
-
-E poi! Il Fausto mitico è cristiano: patteggia col diavolo, perchè cerca
-un alleato contro quel dio personale e tirannico, che Pier Giuseppe
-Proudhon (un suo discendente, m'immagino) stimava di aver
-irrefutabilmente dimostrato sinonimo del male; e' crede nell'esistenza
-del diavolo e ne paventa il potere, e dio è per lui qualcosa
-d'effettivo, una persona viva, che egli odia, appunto come solo può
-odiarsi una persona ed un vivo. Ma un dottor Fausto scettico, anzi
-panteista (non si giunge ad appurare, ad assodare, a chiarire, che
-diamine sia; ora ti par questo, ora ti par quello!) un dottor Fausto, il
-quale si dà a quel diavolo, in cui non crede, rinnegando quel dio, che
-per lui è un _flatus vocis_,..... caspita! io non so due parole per
-indicare un'idea: è un bell'assurdo, anzi un brutt'assurdo. Il suo
-apostatare è una semplice simulazione di apostasia, giacchè rinnega
-iddio, ch'egli nega, per darsi al diavolo, cui logicamente non può
-credere, se discrede in dio. Dal momento che riconosce a pruova
-l'esistenza del diavolo, gli deve esser dimostra quella di dio, ed
-allora come può rimaner ateo?
-
-Insomma la sua apostasia è qualcosa di prosaico, di schifoso, come
-quella di certa gente, sapete, la quale, con nuova speculazione, si fa
-protestante in Italia nostra, _incredibile dictu!_ quasi che le
-burattinate del protestantesimo potessero allignare in una chiara mente
-Italiana ed abbarbagliarla! quasi che un Italiano potesse di buona fede
-rinnegar la religione cattolica per un'altra! E prima di tutto, vi
-rammenterò una bella parola di quel celebre Pietro Paolo Royer-Collard,
-che Don Ferrante, vivendo ai nostri dì, chiamerebbe senza dubbio come
-Giovanni Bottero: _galantuomo sì, ma acuto_. Eccola: _On ne divise pas
-l'homme, on ne fait pas au scepticisme sa part; dès qu'il a pénetré dans
-l'entendement, il l'envahit tout entier._ Comprendo, che un uomo creda
-la ragione impotente a scoprire il vero, e si sobarchi ad un'autorità, e
-s'inchini a tutta l'impalcatura dommatica della Chiesa Romana. Comprendo
-del pari, che uno creda nella virtù della mente umana, ed allora rifiuti
-ogni forma di cristianesimi. Quel che umilmente confesso di non
-comprendere, è il venire a patti del raziocinio e della fede, è una
-ragione, che ammetta qualcosa d'indimostrabile; è una tiepida fede, che
-accetta dieci dommi e repudia l'undecimo. O dentro o fuori, non c'è via
-di mezzo: _En présence du ciel il faut croire ou nier._ Il
-protestantesimo storpia ed inrachitichisce l'intellettiva: l'Italiano,
-che si sfranca della chiesa cattolica, non può credere in altra
-religione, anzi va difilato a prostrarsi agli altari negativi di San
-Razionalismo. Perchè? perchè non è nell'arbitrio nostro il creder quel,
-che ne pare, anzi l'individuo può solo digerir diversamente le credenze,
-le quali alimentano le facoltà morali dell'organismo nazionale, in cui
-rappresenta una cellula. Ora, il cattolicismo è prodotto Italiano, è
-manifattura nostra; è il velluto in cui abbiamo trasformato l'organzino
-giudaico; è l'oro in cui tramutammo alchimisticamente il piombo delle
-dottrine neoplatoniche miste di caldaismo; in esso è trasfuso gran parte
-del nostro antichissimo politeismo; e quindi ha profonde radici nella
-coscienza nazionale, contiene il concetto di dio, della religione, quali
-emergono storicamente dal nostro enucleamento religioso ed
-intellettuale. Ma tutte le sette protestanti son per noi qualcosa
-d'immediato, di estraneo al carattere, alla coscienza popolare; e quindi
-è un bell'impossibile che abbian presa sugl'individui.
-
-Ohimè, ch'io m'accorgo di aver nuovamente digredito! Il fatto è fatto;
-ma, credetemi, stavolta, non l'ho proprio fatto apposta e prometto di
-non farlo più. E, tornando a quanto dicevamo a proposito dell'essersi il
-Goethe discostato dal mito, trasformando il suo Fausto in uno scettico,
-soggiungeremo, che, in tale caso, v'era pur sempre modo da cavarne
-partito, ma non più ingenuamente. Bisognava rappresentarmelo volteriano,
-incredulo, pirronico, in mezzo alle più scompigliate taumaturgie
-diaboliche e celesti, occupato a discuterle ed a sofisticamente
-spiegarle co' mezzi semplici della natura; a provare al demonio, che sel
-porta via, che esso è una _vanità, che par persona_; all'inferno, che lo
-abbrucia, ch'esso non esiste e che quelle fiamme sono mera illusione; al
-Sabaot, che il percuote e castiga, ch'esso è un _nome vano, senza
-subjetto_. Bisognava insomma esplicare in Fausto il carattere, appena
-accennato nel _Proctofantasmista_ della tregenda.
-
-
-
- XIX. -- _I caratteri de' protagonisti._
-
-
-Il Fausto mitico è davvero insaziabile e non sai se più di passioni o di
-godimenti. Non lascia intentato alcun Regno del pensiero, alcun angolo
-della natura; anzi fruga, fruga dovunque e schianta da ogni albero
-scienza e voluttà, nè si appaga, se non dopo averne tocco l'apice in
-grembo alla sua famigliuola storica. Fausto è lo scienziato del
-rinascimento, che nega l'enciclopedia dommatica dell'epoca, e tenta di
-costituirne un'altra; però, potendosi con l'empirismo asseguir bensì
-cognizioni staccate, ma non già far corpo di scienza, Fausto rimane
-inappagato. Ecco perchè chiama il diavolo; e, condannato a creder solo
-_fatti_, vuole almanco verificarli tutti ad uno ad uno co' sensi proprî.
-Quindi le arti necromantiche, i viaggi per questo e per quell'altro
-mondo,
-
- _... monde étrange, absurde, inhabitable,_
- _Et qui, pour valoir mieux que le seul véritable,_
- _N'a pas même un instant eu besoin d'exister;_
-
-quindi le vaticinazioni, l'evocazioni, le fantasmagorie; quindi quel
-fare assumere al succubo la forma d'ogni bella, ch'ei pensa.
-L'insaziabilità non rimane parola vuota, anzi s'incarna in un seguito
-d'azioni, costituisce il carattere.
-
-Ed il Fausto del Goethe?
-
-Ben so, che mi si possono citare versi a centinaja ed in parte
-bellissimi, ne' quali si ragiona di scontento, d'irrequietezza,
-d'inappagabilità; ma le ciance son ciance, veniamo a' fatti. Ahimè, non
-corrispondono! Vittorio Alfieri dice aureamente sul carattere della
-Clitennestra nell'Oreste suo, che doveva essere: _Or madre, or moglie, e
-non mai moglie o madre_; dice aureamente, la cosa esser più facile ad
-esprimersi in un verso, che a rappresentarsi per cinque atti. So quel,
-che volete dire; vi s'affaccia sulle labbra il giudizio, che Mefistofele
-fa di Fausto:
-
- _... Gli diè la sorte irrefrenabil mente,_
- _Che ognor trascorre, e troppo impazïente_
- _Di questo mondo un sol piacer non gode_[26]:
-
-[26] _Ihm hat das Schicksal einen Geist gegeben,_
- _Der ungebändigt immer vorwärts dringt;_
- _Und dessen übereiltes Streben_
- _Der Erde Freuden überspringt._
-
-e quanto soggiunge altrove:
-
- _... Nè gioja il sazia, nè ventura appaga_
- _Per mutabili forme egli arde ognora_[27].
-
-[27] _Seconda parte, in fine:_
- _Ihn sättigt keine Lust, ihm gnügt kein Glück,_
- _So bühlt er fort nach wechselnden Gestalten._
-
-So quel, che volete dire: vi sovviene la parlata di Fausto nel
-sottoscrivere il patto: _Acchetiamo le ardenti passioni negli abissi
-della sensualità: ogni portento sia pronto in impenetrabile veste
-necromantica. Immergiamoci ne' vortici del tempo, nell'incalzare degli
-avvenimenti: e dolore e godimento, trionfo e noja si avvicendino
-celeremente._ Ma in quali fatti, in quali azioni si esplicano,
-s'incarnano queste rotonde parole?
-
-Sono un programma da deputato della sinistra, che gracchia su tutti i
-toni: _abbasso i consorti, onestà, disinteresse_; e poi? poi va al
-Parlamento per vendere il suo voto o le assenze od il silenzio, per
-isbrigar faccende avvocatescamente, per carpire impieghi e ricevitorie,
-non già per l'incorruttibile signoria sua, ohibò! anzi solo per una
-sesquiserqua di parenti prossimi o remoti; per ottenere un titolo
-buffonesco di conte, mentre repubblicaneggia... I democratici son
-ghiotti di titoli, oh assai! e quando manca loro una baronia legittima,
-ne usurpano persino da bravi qualcuna più o meno spuria, come vediamo
-farsi dall'autopseudo barone Nicotera.
-
-Se avesse operato a dovere Fausto, ed io allora senza il programma mi
-sarei accorto ben io come stavano le cose. L'assenza di misura e di
-scopo, la impazienza d'afferrar qualcosa a volo, il compiacersi ad
-intingere il muso in ogni salsa, conveniva rappresentare e raffigurarmi
-il tumulto della vita sociale per tuffarvi entro Fausto; il quasi aveva
-condursi davvero, come se il suo programma di vita fosse questo:
-
- Stender convien la destra ad ogni frutto,
- Abituarsi a qualsivoglia affetto;
- Gustare in questo mondo un po' di tutto
- Pisciando in molte nevi e in più d'un letto;
- Al caldo, al freddo, alla letizia, al lutto,
- Al bene, al male, assuefarsi il petto,
- Ne' rapidi momenti tra la culla
- E 'l cataletto. Ed appagarsi? In nulla.
-
-Ecco! Ma niente affatto: il Fausto del Goethe è la più contentabil
-persona, che immaginar si possa, vera figura comica. Gli è un bimbo,
-irrequieto finchè l'incateni allo scrittojo, ma che, come gli viene
-fatta licenza d'alzarsi dallo studio, trova subito da spassarsi quieto
-quieto e quatto quatto, allegro del più semplice giocattolo; gli è una
-cagnuola, che non sa trovar pace in casa, ma che, subito sguinzagliata
-per istrada, ci segue mogia mogia. Diamine, dove mai dimostra
-incontentabilità, insaziabilità? Non certo quando una brigatella
-d'ubbriaconi e la prima sgualdrinella inciampata, l'incantano. Non certo
-quando si compiace dello spettacolo plebeo (Dante avrebbe detto: _Il
-voler ciò mirare è bassa voglia_) d'una brutale gozzoviglia, la quale
-che non si fa amnistiare per la genialità e lo spirito de' stravizzanti;
-nè quando e' si diverte a fare il giocatore di bussolotti. Non quando,
-appena vista l'immagine dell'Elena nello specchio magico, va in estasi.
-E molto meno, quando, incontrata una fanciulla per via, subito spasima e
-s'acqueta in quell'amore e non chiede oltre. L'impazienza e
-l'intolleranza di ogni cosa conosciuta, ch'è il fondo caratteristico del
-Fausto mitico, e che questi ha di comune con Don Giovanni, non è più
-innata nel Fausto Goethiano, che ogn'istante ha d'uopo di essere
-spronato e rinzelato da quella pittima cordiale di Mefistofele.
-
-Ed infatti Mefistofele e Fausto non sono due personalità spiccate, anzi
-due spicchî d'una medesima e sola personalità. I loro colloquî si
-potrebbero arcibenone trasformare in un lungo soliloquio senza mutarvi
-presso che nulla: così, tante volte, noi nel ragionare con noi stessi,
-dialogizziamo il pensiero per maggior comodo. Mefistofele è formato da
-una costola di Fausto come l'Eva biblica da una costola d'Adamo: ma,
-quando la costola del padre putativo dell'uman genere divenne una
-persona autonoma, in Mefistofele non abbiamo ned autonomia, nè
-personalità, nè consistenza, qualità essenziali e _sine qua non_ del
-personaggio poetico. Sembra, che il Goethe si sia scritta una lista di
-tutte le parti più o men diaboliche; e che quindi ragionatamente abbia
-fabbricato il suo Mefistofele. E perchè il demonio ha da essere osceno e
-cinico, gli ficca di quando in quando una parolina poco decente in
-bocca; e perchè il demonio ha da essere bugiardo, gli suggerisce qua e
-là una bugiuola, e via discorrendo. Ma questo non è il modo nè di
-percepire, nè di rappresentare un personaggio poetico, un fantasma! Il
-cinismo non vien rappresentato da una porcheria, nè lo spirito da una
-spiritosaggine; ma e l'uno e l'altro debbon divenir fondamento del
-carattere, debbono informare ogni azione, ogni pensiero, ed esser sempre
-ugualmente presenti in ogni parola ed in ogni fatto. Il Diderot dice un
-gran bel vero, quando asserisce, che, dato un piede, un'ugna, la menoma
-parte di un certo corpo, la natura necessariamente non può farvi altre
-parti corrispondenti, se non ricostruendo quel dato corpo tale e quale
-ed in quella tale attitudine. Non c'è uomo, che abbia punto punto
-pratica di mondo, il quale non sappia immediatamente distinguere il vero
-cinico, che può avere un linguaggio compostissimo, da chi è
-semplicemente sboccato così per vezzo o per mal vezzo.
-
-Questo vale anche e più pel carattere di Fausto. Il poeta mi deve
-rivelare in ogni caso tutto il personaggio, e non già dimostrarmi
-separatamente in venti scene, in venti episodî, altrettante parti del
-suo carattere: che sarebbe lavoro d'anatomista non di artista, e gli
-anatomisti dell'opera d'Arte siamo in un certo senso noialtri critici.
-L'Arte sta appunto nel mostrarmi in ogni atto, in ogni parola, tutto
-l'uomo con ogni sua determinazione, talchè il percepisca ed il
-comprenda, lì, nella sua totalità complessa e mel veggia viver dinanzi;
-e non istà mica nello sciorinarmene successivamente queste
-determinazioni, _membra disjecta_. Che il procurator generale dimostri
-il tale imputato ubbriacone documentando un fatto, il manifesti
-giuocatore rendendo inconfutabile un altro, ed il convinca ladruncolo,
-provandone un terzo, sta bene; ma voi, poeta, raccontandomene un solo,
-siete in obbligo di rappresentarmi quel tale, (poniamo che sia Panurgo,
-e che voi siate Cecco Rabelais), ubbriacone e ladro e giuocatore e
-presso ch'io non dissi e tutto ad un tempo. Non dovete mostrarmi il
-Triboulent, come Vittorio Hugo nel suo _Roi s'amuse_, prima buffone e
-poi padre, ma sempre e poi sempre Triboulet, misto di padre e di
-buffone.
-
--- «Ma nella stessa Natura le manifestazioni delle parti di un carattere
-sono per lo più successive!»
-
--- Apparentemente, perchè nella Natura non c'è la concentrazione, la
-perfetta unità tra l'Idea e la immagine, che costituisce il _Bello_; ed
-appunto per questo l'Arte non è la Natura ed in lei sola si incontra
-perfettamente incarnato quel tal Bello. Ed è pur la strana cosa, che
-gente dotta in Italia disconosca una verità fondamentale di
-quest'importanza, alla quale le nostre plebi sono giunte per istinto da
-secoli. Infatti, quando i canti popolari vogliono sublimare oltre ogni
-dire la bellezza d'una innamorata, la chiamano _fatta con la penna, col
-pennello, di stucco, dipinta con vero pennello_.
-
- _Sei tanto bella, iddio ti benedica,_
- _Par che t'abbia dipinto Santo Luca._
-
-Quindi pur troppo noi, quando si parla di Fausto, abbiamo il dritto di
-chiedere: _qual Fausto? di quale scena?_ Certo, che quello del primo
-soliloquio non ha molto di comune con quello della cucina magica o con
-quello, che di soppiatto entra nella cameretta di Rita e che ne fugge,
-giurando di non riporvi il piede mai più. Non basta dire: _ho due anime
-in petto, che tendono a disgiungersi: l'una si avviticchia
-appassionatamente al mondo, l'altra vuole ad ogni costo innalzarsi
-all'empireo degli avi_[28]: bisogna esplicarne e realizzar questo
-contrasto. Ed è appunto ciò che Messer Goethe non ha fatto. Un giovane
-inglese gli confessava di trovare il _Fausto_ difficiletto; ed egli
-rispose -- :«Certo gliene avrei sconsigliata la lettura. Si tratta d'una
-stravaganza, che eccede il sentir comune. Ci si è impegolato senza
-consultarmi? Faccia di cavarsela! Fausto è un individuo singolarissimo:
-a pochissimi è dato compenetrarsi dello stato dell'animo di lui.
-Parimente il carattere di Mefistofele è difficile per l'ironia come
-risultato vivo di lungo studio del mondo. Vegga cosa le riesce capirne!»
--- Quanta fatua presunzione! Come uno scrittore può illudersi in tal
-forma sul valore delle cose proprie?
-
-[28] _Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust;_
- _Die eine will sich von der andern trennen:_
- _Die eine hält, in derber Liebeslust,_
- _Sich an die Welt mit klammernden Organen;_
- _Die andre hebt gewaltsam sich vom Dust_
- _Zu den Gefilden hoher Ahnen._
-
-Della Margherita non c'è troppo che dire: l'artistico in que' turpi
-caratteri sta nell'esplicazione psicologica, che qui veniva
-implicitamente esclusa dalla forma drammatica; forma ripugnante al
-contenuto.
-
-Il _Fausto_ del Goethe è un capolavoro sbagliato, è l'aborto d'un
-capolavoro: non è quindi meraviglia, se in esso trovi parti ben
-conformate, che, raggiungendo un più maturo sviluppo, avrebbero potuto
-ammaliare; come non è meraviglia, se in un aborto si ravvisano gli
-organi, che esplicati e compiuti avrebber composti un uomo od una donna
-bellissima. La fatuità e la vanagloria nazionale del tedesco, e la buona
-fede o dabbenaggine latina potranno accordargli una voga più o men
-duratura, ma il tempo ad ogni modo ne farà giustizia. E chi non guarda
-solo la buccia, può già accorgersene ed argomentarlo da più d'un
-fenomeno. Il mito di Fausto rimane ancora adoperabile, non ha ricevuto
-forma definitiva. Il popolo stesso del Goethe, che pure non ha una
-grande stregua estetica, non s'è appagato della forma da lui imposta al
-mito: e questo è già l'implicita condanna del suo poema. Parecchi, dopo
-di lui, hanno (ed inutilmente del pari) tentato d'incarnare quel grande
-e vastissimo argomento, che rimane fin qui come l'arco d'Ulisse, inutile
-a' Proci, aspettando forse che un genio Italiano sorga e compia anche
-per esso, ciò che è stato nostra missione di fare per gli altri grandi
-cicli poetici del Medio-Evo.
-
-Ma se, come parmi d'aver accennato, sfilando questo disacconcio collare,
-esaminiamo ogni scena per sè, ogni parlata a parte, ogni perla
-isolatamente, allora dobbiamo confessarci vinti anche noi, subir
-l'incanto come chicchessia, andare in estasi e perdonare la prona
-ammirazione de' fanatici del Goethe: ci sarà forza convenire, poche
-opere contener tante bellezze poetiche quante ne racchiude questo
-mostro. Abbiamo finora severamente biasimato, non perchè ciechi per
-esse; e se ora non le analizziamo ad una ad una e non le facciamo
-risaltare nel pieno loro fulgore, non è che si sia ingiusti. Ma chi non
-le conosce? sarebbe superflua ed interminabil cosa il dimostrarle ad una
-ad una; le son tante e tanto note, che han fatto velo a molti e
-tutt'altro che volgari uomini sul merito essenziale dell'opera stessa
-totale, e che, malgrado tutti e tutti i suoi difetti, la salveranno dal
-pieno obblio. A noi conviene non disconoscere questi meriti, ma non
-permettere altresì, che ci facciano velo all'intelletto. Non confondiamo
-l'impressione e il giudizio.
-
-
-
- XX. -- _Conclusione._
-
-
-Lettore, io mi sento un po' stanco; e debbo argomentarne e credere, che
-tu sia peggio stanco di me: potrei continuare un pezzo ancora per
-infastidirti, essendo il mio tema su per giù del genere di quelli
-mentovati dal Coleridge: _Soggetti, su' quali e' mi sarebbe malagevole
-non dir troppo, sebben certo al postutto di tacer sempre la miglior
-parte e di lasciar più da spigolare altrui che non avrò mietuto io_; ma
-per la meglio conchiuderemo. Una scrittura non deve aspirare ad esaurire
-qualsiasi argomento, anzi l'unica gloria, che le si convenga ambire, sta
-nell'eccitare la mente del lettore a pensarvi su, nel darle una buona
-spinta durevole per un pezzo; come quel gran calcio, col quale il Padre
-Eterno, secondo l'affresco di Raffaello, mise in moto le sfere celesti.
-Dunque, riassumiamoci; quantunque abbia camminato alquanto a sbalzi,
-quantunque abbia spesso fuorviato in digressioni, pure ho inteso di
-svolgere un ordine di pensieri logicamente concatenati.
-
-Facendo l'autopsia estetica dell'opera del Goethe, vi abbiamo ravvisato
-un triplice contenuto eterogeneo: epopea, leggenda e novella. Vedemmo
-l'epopea starvi proprio a pigione; e leggenda e novella, non fuse in una
-monade artistica, appaiono solo agglutinate esternamente. Esaminammo la
-novella, che rinvenimmo: nell'invenzione, prosaica e plebea;
-nell'esecuzione, difettosa dello sviluppo psicologico, il quale suol
-formare il poetico e la malia del genere. Notomizzata poi la leggenda,
-vi scoprimmo la deficienza d'un concetto organico, _caussa ex qua_ (per
-trasportare in estetica la vibrata espressione fisiologica del Van
-Helmonzio) necessariamente derivasse ogni membro, ogni scena, ogni
-verso; invece regnarvi sovrane le aspirazioni, ispirazioni, disperazioni
-ed esasperazioni momentanee dello scrittore, che ne desumeva pretesti ed
-occasioni per isfogare i suoi affetti subjettivi. Da queste circostanze,
-cioè dalla inconcettosità e dalla subjettività morbosa, sì dell'opera
-che dell'autore, giudicammo risultare tutti gli altri difetti organici
-della tragedia, l'incertezza del tono, l'ironia neutralizzata, la
-disocchiatezza pei migliori momenti poetici, la sproporzione delle
-parti, la disutilità della macchina, l'insussistenza dei caratteri, la
-mancanza d'idealità e la sovrabbondanza d'Allegorico: colpe artistiche,
-che non si ricomprano o compensano da bellezze particolari ed
-incidentali, per quanto grandi queste si vogliano benevolmente supporre,
-e noi le abbiamo supposte arcigrandissime, per dispensarci
-dall'esaminarle, senza incorrere nella taccia di parzialità.
-
--- «Ma come spieghi poi la fama gigantesca, conseguita dalle opere del
-Goethe in generale e dal _Fausto_ in particolare?» --
-
--- «Dove? in Lamagna o fuori?» --
-
--- «In Lamagna, presso di noi, dappertutto: il fenomeno è quel desso
-dovunque s'avveri.» --
-
--- «Piano, piano! Il fenomeno è sostanzialmente diverso secondo il dove.
-Distinguiamo, amico lettore stimatissimo.» --
-
--- «Distinguiamo pure; tanto non ci si perde nulla, tranne un po' di
-fiato. Dunque, in Germania?..» --
-
--- «In Germania?... Caro mio, l'è una gran bella virtù l'amor proprio e
-quel cosiddetto patriottismo, che n'è una forma particolare. Dice il
-proverbio veneziano: _a tutti ghe sa de bon la so scorezeta!_ I prodotti
-patrî sembran sempre portenti. Ricordati la gioia di Vittorio Alfieri,
-nell'incontrare un somarello a Gottinga, perchè il somaro gli rammentava
-l'Italia; ricordati il giubilo di Arrigo Heine nel rimpatriare: _la
-melma della strada consolare era fango patrio! I cavalli scodinzolavano
-confidenzialmente, come se fossimo stati antiche conoscenze, e le loro
-mete mi parean belle quanto i pomi di Atalanta!_ Quel fango e quello
-sterco eran la Germania! Qual che si sia il merito intrinseco del
-_Fausto_, dovremmo stimare il tedesco di ammirarlo, ancorchè questo
-feticcismo dipendesse dall'imperfezione delle sue facoltà estetiche,
-quistione etnografica ed antropologica, che qui non occorre sviscerare;
-da quella imperfezione, che gli fa attribuir tanta tanta esagerata
-importanza all'arte sua epigonica di stufa, e sentenziare tanto
-erroneamente sulle arti spontanee e di valore assoluto degli altri
-paesi. Ma! da palato avvezzo al pan di segala ed alla cervogia, non puoi
-pretendere fine giudicio sulla qualità de' vini annosi di bottiglia e
-del pan buffetto.» --
-
--- «Questo potrebbe correre, laddove la Germania fosse sola ad
-applaudire il _Fausto_! Ma il mondo intero non può errare: _voce di
-popolo, voce di dio!_»
-
--- «Ohi! tu dici gli spropositi a coppie, a paja; come chi prendesse due
-colombi ad una fava. _In primis_, non tutto il mondo consente, perchè,
-se non altri (dico come quel Greco) dissento io. E poi... supponendo che
-tu sappi di latino, eccoti una sentenza ciceroniana: _Ego hoc iudico, si
-quando turpe non sit, tamen non esse non turpe, quum id a moltitudine
-laudetur._ O, caso ti fossi in mal punto lasciato indurre da quel Mastro
-di scuola (eminente se vuoi, quel che ti piace, ma mastro di scuola e
-non altro) ch'è Teodoro Mommsen, a considerar Cicerone, _non più d'una
-vil succiola_ (per dirla col Redi), e quindi non attribuissi autorità
-alle sue parole, eccoti qualcosa di patavino: _nil tam inaestimable est
-quam animi multitudinis._ O, caso ti fossi lasciato sedurre da quel
-Bertoldo anzi Cacasenno del Niebuhr a valutar Tito Livio quanto una
-ghiarabaldana...»
-
--- «Amor mio, torniamo a bomba, che se ci avessimo a sperdere nuovamente
-in digressioni e citazioni, non la finiremmo più. Conosco i miei polli e
-la tua chiacchiera!» --
-
--- «Torniamo. Senti questa. Un certo brioso pittore, scapatello e
-bizzarro, fu chiamato in un paesucolo di provincia, sepolto fra gli
-Appennini, ad impiastricciar d'affreschi non so che cupola o parete o
-vôlta di chiesa o cappella o santuario consacrato all'Assunta. Que'
-bravi provincialoni, te lo pagano anticipatamente e profumatissimamente,
-te lo trattano come noi metropolinatacci fastidiosi non tratteremmo
-l'uomo, che pienamente incarnasse l'Universale del Pittore: feste e
-cortesie! Capirai che il giovinastro si dispensò dal toccare la calce od
-i colori in vista delle occupazioni maggiori, che il trattenevano notte
-e giorno vuoi nell'osteria a classificare i vini del contado per ordine
-di merito, e sentenziar quali potrebbero figurare nella prossima
-esposizione agronomica, vuoi presso qualche forese, che addottrinava non
-so se nella filantropia o nella filandria. Frattanto si avvicinava e
-finalmente aggiornò la vigilia della festa della signora de' cieli e
-patrona di quel borgo; ed il poverino si destò imbarazzatissimo: la
-dimane dovea scoprirsi la cupola o parete o volta, che si fosse, ahimè!
-bianca come ei l'avea trovata.» --
-
--- «Scusa, sai, se t'interrompo: l'aneddoto è patetico, niuno più alieno
-di me dal negarlo, commoventissimo, ma che c'entra?...»
-
--- «Col _Fausto_, eh? Ascolta ed impara. Ho riletto di fresco
-l'Evangelia e ne ho appreso il parlar per parabola. Dunque, il nostro
-pittore in imbarazzo, pensa, ripensa, escogitò una sottil malizia. Balza
-di letto, scapigliato, scamiciato, e _sit venia verbo_ allenzuolato,
-corre al terrazzino ed improvvisa un baccano del trentamila. Trae gente,
-si fa popolo; che è? che non è? L'uomo al balcone somiglia un invasato
-ed annunzia d'aver fruita una visione. Il pezzo più grosso tra'
-celicoli, l'Assunta in propria persona, gli si è manifestata in sogno
-(niente meno!) per ringraziarlo di averla così ben dipinta. E gli ha
-dato l'annunzio d'averlo posto all'ordine del giorno delle legioni
-celesti e proposto per non so qual paradisiaca decorazione (il Puoti mi
-correggerebbe: _onorificenza_). Ed ha soggiunto, che, per dargli
-maggiore e particolar segno della sua compiacenza, avea disposto, a nome
-della barbara logica divina ed ahi! pur troppo patologica, secondo la
-quale i figliuoli scontano pe' genitori.... Ma lasciami far punto a
-questo maledetto periodo; e' mi vuol mancare il fiato. Dunque, l'Assunta
-avea decretato e decretava, che nessun figliuolo di mignotta potesse
-veder quella pittura, che anzi a costoro la parete apparisse nuda e
-bianca. La fama della visione miracolosa si divulgò ratta qual lampo;
-sembrò segno patente della protezione concessa dall'Assunta al popolo
-suo; e, come ogni coglioneria, che venga sfrontatamente asserita, trovò
-credito. Que' foresi avrebbero piuttosto rinnegati tutti gli articoli di
-fede, che dubitato della sua verità. La dimane chiesa piena zeppa,
-popolo stivato, accalcato; tutti col naso in aria. Il pittore disammanta
-le pareti, supposte dipinte; ed un clamore unanime di ammirazione sorge
-e rimbomba per quelle vòlte: _Bello, stupendo! Oh ma il viso di quella
-madonnina! Oh gli angioletti! Oh quelle merite! Oh quella gloria! A me
-piaccion più que' santerelli! Capolavoro! Il nostro pittore è un Sanzio
-ed un Santo! Egli sarà cittadino de' cieli col favore della madonna,
-accordiamogli il diploma di cittadino onorario del comune, così vivremo
-sicuri che il nostro paese venga rappresentato in paradiso!_» --
-
--- «Ma dunque c'era dipinto qualcosa? o credevano di vedercela?
-illusione ottica, eh?».
-
--- «Nòe, fratel mio. Non c'era nulla, non vedevan nulla, ma nessuno
-ardiva confessarsi figliuolo di mignotta. Pari sorte a quegli affreschi
-è toccata al _Fausto_. I tedeschi han tanto asserito, ch'era un
-capolavoro e la più bella cosa, nonchè del Goethe (ciò potrebbe
-accordarsi) ma di quante letterature fur, sono e saranno, ed han tanto
-fama di gente ammodo e dabbene; che gli altri popoli, quantunque forse
-non vi scorgessero tante bellezze, non vi scoprissero tanta profondità,
-non volendo passare ad ogni modo per zotici, han fatto coro. Così va il
-mondo, amico; impara, impara. S'io fossi stato un di que' vecchi, de'
-quali il Veneto dice: _i nostri vecci i stava cent'ani col cul a la
-piova prima de far un proverbio_: ed anche: _i n'ha magnà la roba e i
-n'ha lassà i proverbi_; francamente, fossi stato un di loro, ne avrei
-fatto quest'uno, che mi par bellissimo e verissimo, (notalo nel tuo
-taccuino): _Faccia di mattone e cuor di leone, signor del mondo fanno
-ogni minchione._ Fa tesoro di quest'apoftegma, c'ha pochi d'ugualmente
-inconcussi».
-
-Questa è una ragione; ce n'ha poi du' altre, cioè _la nostra facilità ad
-ammirare l'esotico e l'esser di moda la tedescheria_; ragioni queste,
-che mi dispiace assegnare, perchè sembrerà a taluno, ch'io caschi nel
-rettorico dell'amor patrio, come certi farisei, che si crocesegnano nel
-sentir nominare cose forestiere. Ma non è colpa mia, se quel, ch'essi
-blaterano accademicamente per crassa ignoranza, concorda in parte, con
-quel, ch'io dirò, per saldo e maturo consiglio, frutto di parecchi begli
-anni impiegati nello studio di letterature straniere. Nè mi pento
-d'averveli consacrati, essendosi così rinvigorita la mia coscienza
-d'Italiano, tanto che una rivista filosofica tedesca ha pensato
-vituperarmi con l'epiteto ironico d'_Italianissimo_; suppongo che
-intendesse offendermi, nè poteva conferirmi titolo, che maggiormente mi
-solleticasse. A' tempi di fra Paolo si ripeteva nelle Lagune: _prima
-veneziani e poi cristiani_; io dico: _prima Italiano e poscia omo_; e
-m'appoggio al teorema filosofico che l'universale, il generico non può
-esprimersi nell'individuale, tranne mediante il particolare. L'Uomo è un
-tipo perfettamente astratto; di reale c'è solo l'uomo determinato come
-razza e patria e cittadinanza.
-
-Dunque, fonte dell'errore è l'ossequio eccessivo, l'ossequio pecorino ed
-irrazionale tributato alle cose germaniche, da chi in buona fede le
-ammira, senza conoscerle, come se lo svolgimento della stessa filosofia
-alemanna avesse per maggiore importanza oltre una dotta curiosità. Qui
-non è luogo a diffondermi sull'argomento; per conseguenza mi basta
-indicare, che una filosofia non può prendersi a prestanza da un altro
-popolo, ma bisogna ad una nazione saperla generar da sè. -- «Quand'anche
-potessimo esser dotti dell'altrui sapere, almeno savî possiamo esser
-solo della nostra propria saviezza» -- come ben dice Michele Eyquem di
-Montagna. Sottosopra, il lettore se n'è certo avveduto, io seguo
-l'estetica ed in genere la filosofia stessa, insegnata dallo
-hegelianismo. Ma le seguo perchè quella dottrina è dimostrabilmente
-conseguenza logica implicita, ancorchè non normale di tutta
-l'enucleazione filosofica del pensiero Italiano. Ed appunto per assodar
-questo punto non arrischio mai un teorema senza corroborarlo con una
-citazione letteraria de' nostri classici. Vorrei così aprir gli occhi a
-molti; e far loro toccar con mano da quanto tempo fossero retaggio
-comune, ricchezza gratuita appo noi, tante dottrine, ch'essi, per
-inscienza di storia letteraria ed artistica, reputano nuove di zecca,
-solo perchè oltr'alpi circolano da poco. Vorrei far lor comprendere
-quanto danno rechi il rendersi incomprensibile, adoperando formole
-algebriche, indegne della limpidità della nostra favella.
-Pappagalleggiando, non acquisteremo sicuro la stima degli stranieri,
-veh! Certamente non vi possono essere due assoluti, uno per noi, uno pe'
-tedeschi: ma vi possono essere centomila modi di conoscerlo quest'uno
-assoluto, anzi vi sono e si adattano alle coscienze nazionali ed alle
-individuali. Il Monte Bianco è sempre il medesimo, ondunque si guardi:
-ma qual differenza di aspetti, secondo che stai nella valle d'Aosta od
-in quella di Sciamuni, e secondo il punto della vallea, dal quale
-guardi! Nondimeno, finchè si rimane in Metafisica, la disputa è più
-terminologica che altro; ma quando si scende all'applicazione nelle
-singole scienze, _comincian le dolenti note_. La filosofia tedesca si
-propone esclusivamente (nèd oso basimarnela) di glorificare il
-germanismo, di mostrare, che quelle nazioni lì furono principalissime
-fra le storiche, che meglio delle altre incarnarono ed incarnano le
-parti civili, che la loro filosofia, le loro istituzioni, le loro arti,
-le loro letterature oscurano quelle de' rimanenti popoli. Parecchi
-babbei se l'han bevuta e predicano questo nuovo evangelo. Ma figuratevi
-l'impiccio d'ogni Italiano, che abbia mezza dramma di pudore e di buon
-senso (so cattedratici, che ne vivono sprovvisti) quando s'è trattato
-non più dell'importazione della metafisica hegeliana, anzi delle branche
-della filosofia applicata! E veramente riuscirà un po' difficile il
-persuaderci che la Riforma sia stata una bella cosa e buona, che tutti i
-nostri grandi operassero inconcludentemente, che la nostra letteratura
-non abbia importanza a petto alla tedesca, e che l'Arte nostra classica
-impallidisca a fronte agli impiastri di Monaco e Düsseldorf! Le credenze
-degl'individui sono il risultato dell'enucleazione intellettuale del
-popolo; il che rende le opinioni viemmen libere, che altri non creda. Ma
-quando ci faremo a studiare il nostro passato, ad indagarne le leggi?
-quando cercheremo di pensare la nostra vita nazionale? e di rivendicare
-a noi la gloria, che davvero ci spetta? quando ci avvedremo che chi più
-accanitamente grida: _Hegel, Hegel! Goethe, Goethe! Kaulbach, Kaulbach!_
-è d'ordinario chi men li conosce e meno può giudicarne, apostolo
-farabutto d'un falso messia, che egli stesso ignora?
-
-Il nutrir fastidio delle cose nostrali, e fanciullesca passione per
-l'esotico ci disonora. Studiatelo almeno seriamente e non
-dilettantescamente codesto forestierume; paragonatelo alle produzioni
-indigene e poi sputate pure sentenze e cujussi; non è male saper di che
-si parla. Volete miracoli da adorare? Io vi dirò, che pur è meglio non
-adorar nulla: ma, quando persistiate, neh dove trovereste maggiori
-miracoli dei vostri? Che se poi amate il subjetto della parola del
-Cambronne, io vi consiglierò di guarire questa depravazione di gusto, ma
-quando la coprofagia in voi si riconosca insanabile, beh! invece di
-raccorre preziosamente stronzi _per l'Alemanno barbaro paese
-discorrendo_ (come diceva Masuccio Salernitano) per minor male
-invaghitevi dello sterco Italiano: ce n'abbiamo tanto!
-
-
-
-
- UN PRETESO POETA
-
-
- (GIACOMO ZANELLA)
-
- M.DCCC.LXXI.
-
-Angelo Camillo De Meis racconta, in fine del suo _Dopo la Laurea_, delle
-scoperte paleontologiche, fatte da un certo Peppantonio, in una caverna
-a pochi passi dal polo australe: -- «Scava scava, se n'è venuto via con
-centoventiquattro sacca, piene piene di pezzettini d'ossi occipitali e
-frontali e parietali, tutti press'a poco umani; e ne ha formato circa
-ottocentottantotto generi; ed ha avuto la felice idea di dedicarli a'
-più eccellenti poeti epici e drammatici contemporanei. C'è la _Pratia
-epileptica_ e la _Chiossonia paralytica_; e, per non far torto a quelli,
-che si distinguono nel genere lirico, ha formato la _Vittorhughia
-atassica_ e la _Zanellia superflua_». --
-
-Queste due ultime parole sembran dapprima solo un frizzo garbato; ma le
-credo il miglior giudicio possibile su' versi dell'abate Giacomo
-Zanella, cavaliere dell'ordine de' Santi Maurizio e Lazzaro, uffiziale
-dell'ordine della Corona d'Italia, professore ordinario di lingua e
-letteratura Italiana presso lo studio filosofico della R. Università di
-Padova e condirettore del seminario filologico-storico, nonchè deputato
-provinciale nel consiglio provinciale per le scuole; e (se non erro)
-membro effettivo del R. Istituto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia.
-Quanta roba, eh! Può darsi, che egli sia un egregio sacerdote:
-bisognerebbe sentir l'opinione del suo vescovo. Può darsi, che riesca,
-ottimo amministratore: il Ministro della Pubblica Istruzione e gli
-amministrati sono giudici legittimi se non competenti. Può darsi ancora,
-ch'egli si dimostri professor valente; sebbene non nasconderò, che mi
-sorprende il vederlo cattedratico ordinario, senza che sia noto per
-alcun serio lavoro storico o critico; ma non è il solo in Italia, che
-non possegga titoli giustificativi, cui possa gridarsi: _fuori i libri!_
-Soliti favori! Qui però non dobbiamo occuparci nè dello insegnante, nè
-dell'accademico, nè dall'amministratore; bensì del verseggiatore. Come
-tale, è superfluo: non ha una ragion d'essere al mondo. Ed è superfluo,
-perchè le sue qualità poetiche sono affatte nulle; perchè non
-arricchisce il nostro mondo fantastico nè d'un concetto, nè d'una
-immagine. Il dico con dolorosa convinzione e dopo esame accurato del
-volume, per cui venne acclamato poeta da' birrichini, i quali in Italia
-fanno mercimonio di lodi e d'encomî. Il Zanella scrive versucciattoli,
-che in un albo od in occasione d'un onomastico, d'una festicciuola
-qualunque di famiglia, possono far buona figura; i molti di questo
-genere, da lui rivolti a' componenti della famiglia Lampertico, lo han
-fatto chiamare da qualche malevolo: _il poeta aulico di casa
-Lampertico._ Ma ben altro è l'ingraziarsi presso una famiglia doviziosa
-ed il diventarvi ospite desiderato ne' banchetti e nelle feste; e ben
-altro il segnare, il significare un nuovo passo della fantasia di un
-gran popolo, e del popolo, che ha, senza dubbio, il maggior passato
-poetico.
-
-Che dico! da pochi, arcipochi si può pretender tanto. Ci contenteremmo,
-ammireremmo, se il Zanella, anche senz'aprir vie nuove, fosse capace di
-crear di belle immagini e vivaci, fosse almeno capace di piegare il
-verso a nuove forme, lasciando pure ad altri di avvalersene a miglior
-uopo.
-
-Nondimeno gli encomiasti non son mancati. Da noi non fa mai difetto una
-penna compiacente (la parola propria sarebbe _ruffiana_; ma non s'ha a
-dire tra la gente ammodo. Non l'adoperiamo dunque!) che si presti a
-levare a cielo qualche chiarissimo; massime quando corrono
-raccomandazioni di persone influenti; quando un Lampertico, per esempio,
-ed un Giorgini commendano e vogliono. È così facil cosa il lodare a
-casaccio, l'appiccicare una selva di epiteti gentili a' nomi ed alle
-cose! il citare alcuni brani d'un autore ed andare in estasi senza dir
-perchè! Certo, lettori, che gustino così alla cieca, che ammirino senza
-rendersi e render conto delle ragioni, che li fanno strasecolare, ci
-vogliono e ce ne voglion molti. E' sono appunto quelli, che si
-addimandano il volgo; e senza grandi uomini e senza uomini di vaglia si
-potrebbe stare al mondo; senza volgo, no davvero. Ma uno scrittore, uno,
-che pretende d'intendersene, uno, che si arroga di spiegare al pubblico
-cosa debba approvare e biasimare, commette una vera indecenza,
-schiccherando insulse dicerie encomiastiche. Per articolesse di tal
-fatta, il gergo de' giornalisti adopera un bel nome: le chiamano
-_soffietti_. I francesi le dicon _reclames_. Ad ogni modo son brutture.
-
-Un certo Isidoro Del Lungo... sbaglio: il chiarissimo Isidoro Del Lungo,
-professore di Letteratura Italiana presso il Regio Liceo Dante di
-Firenze, cavaliere dell'Ordine de' Santi Maurizio e Lazzaro, Accademico
-residente della Crusca e di quelli deputati alla compilazione quotidiana
-del Vocabolario; prese l'assunto di annunziare a' quattro venti, ch'era
-sorto _un nuovo poeta_. Impiastricciò un dialogo, che incomincia con una
-lode all'editore del Zanella, della quale non può discernersi altro
-approposito od altro motivo, tranne il desiderio, naturalissimo in chi
-scrive, d'ingraziarsi con un editore accreditato. Prosegue, rivelando il
-suo dispettuzzo, per non essere stato nominato membro della commissione,
-che compila il vocabolario giorginiano. Quindi, ingiurie generali a
-tutti i verseggiatori moderni, perchè _verba generalia non sunt
-appiccicatoria_; ed un inchino particolare a' più dappochi, che gli
-avvenga di nominare. Una scappellata al Carducci, (ch'io non so come
-possa nominarsi da un galantuomo e da un buon cittadino, senza che
-l'indignazione morale trabocchi); un sorrisetto al Maccari ed al
-Castagnola e persino un saluto al Rapisardi ed una reverenza al Ventura.
-Cita titoli e brani de' componimenti del Zanella e loda e loda, senza
-ragionar mai le tante lodi; ed appena appena in fine, in via di
-concessione, ammette che non tutto sia perfetto nel volume; che la
-_poesia_ del Zanella abbia _certi difetti_.
-
-Veramente io ritengo le coserelle meschinissime del Zanella non meritare
-il fastidio di una disamina seria. Allorchè il volume venne in luce, gli
-detti una scorsa, quanto bastava a chiarirmi di che roba si trattasse,
-ed il buttai lì subito. Leggicchiate le lodi del Del Lungo, risi del
-maldestro incensatore; su conclusioni motivate in quel modo da un tale
-avvocato fiscale, stimai che il pubblico dovesse giudicare tutto
-all'incontrario. Ma il pubblico è pecora: il pubblico accetta i giudizî
-bell'e formolati, senza criterio, da chiunque gli vengan porti, purchè
-gli si porgano con improntitudine ed arroganza. Dorme all'udienza e
-sottoscrive la sentenza, che un qualunque, istituendosi cancelliere di
-autorità propria, gli pon sotto la penna. In fondo, il male poteva non
-sembrar grande: che un Zanella di più o di meno, sul falso giuramento
-d'un criticonzolo qualsiasi, scrocchi per venti o quindici anni un po'
-di mezza celebrità, non sembra affare capitale. Ma il vedere que' versi,
-così raccomandati, per le mani di tanti; il vederli studiati ed imparati
-a memoria; il vedere, in un programma ufficiale, parlato della
-_Letteratura Italiana da Dante al Zanella_; mi ha fatto impensierire. Il
-Zanella non appartiene alla storia, anzi alla teratologia letteraria; i
-suoi componimenti contengono cattiva poesia e concetti immorali; non è
-forse una cattiva azione tanto il commendarli contro-coscienza, quanto
-il tacerne un biasimo coscienzioso? -- «È insopportabile in un critico
-la tolleranza di componimenti mediocri,» -- scriveva Giovanni Berchet.
--- «La tolleranza è un dovere religioso, è una virtù sociale, ma in
-materia poetica non è comandata da nessuna filosofia.» -- Ed io posso
-soggiungere, come lui: -- «Eppure, sia detto in buona coscienza, non
-entra mai ne' disegni nostri una menoma intenzione di pigliare la penna
-in mano per muovere la bile ad una menoma persona.» -- Ma, chi ammira il
-Zanella, a me sembra aver perduta la intelligenza del bello poetico: chi
-ne accetta le dottrine, è forza che diventi cattivo cittadino ed uomo di
-sensi volgari. Il dimostrerò. Inoltre, per me l'arte è cosa seria; e non
-credo davvero, che intorno ad essa le opinioni sian libere: c'è una
-opinione giusta e ci ha le false; ed in affare di tanto momento, non
-saprei ostentare l'apatia, di cui fa mostra a proposito della castità
-della mogliera, Ulrico, cavalier boemo, appresso il Bandello (_Parte I,
-Novella XXI_); nè dirò mai: -- «Credete voi ciò, che vi pare, che io non
-ve lo divieto; e lasciate, che io creda quello, che più m'aggrada e mi
-cape nella mente; perciocchè il mio credere non vi può annojare, nè il
-vostro discredere mi reca danno alcuno, essendo libero a ciascuno, in
-simili avvenimenti, pensare e credere ciò, che più gli va per l'animo!»
--- Gli àpati son ébeti.
-
-Nel MDXCIII, corse voce, che fosse spuntato un dente molare d'oro ad un
-fanciullo slesiano. Il fatto commosse grandemente i dotti di Lamagna; ed
-un certo Horstius, professore di medicina in non so quale
-universitaducola di quel paese lì, in seguito a ricerche profonde,
-pubblicò, due anni dopo, la storia del dente, dichiarandolo di natura
-doppia come Gesù Cristo, cioè parte naturale, parte miracoloso; ed
-assicurando, che domineddio l'aveva collocato nell'alveolo mascellare
-del ragazzo, per consolare la Cristianità afflitta dalle vittorie
-turche. Dopo l'Horstius, scrisse sull'argomento il Rullandus; e, due
-anni dopo, l'Inglosterus (altro dotto alla tedesca d'allora) confutò il
-Rullandus; dal quale gli fu replicato sapientemente. Un quarto
-dottorone, in una monografia, raccolse tutte le opinioni già enunciate,
-aggiungendovi la sua. Sventuratamente capitò un orefice ad esaminare il
-dente miracoloso; e durò poco ad accorgersi, che non era altrimenti di
-metallo massiccio; che non era d'oro, anzi solo ad arte dorato,
-rivestito d'una fogliolina d'oro. Del ser Zanella han parlato gli
-Horstius, i Rullandus, e gl'Inglosterus; gli è ormai tempo, che un
-povero orefice lo esamini e dica la sua.
-
-L'Italia ha tanti verseggiatori, ch'è uno sgomento. Come distinguersi in
-mezzo a tal frotta o caterva di mediocrità? Come fare per far chiasso?
-come acquistare un po' di celebrità senza troppo affacchinarsi? Ecco il
-problema difficilissimo, che si presenta innanzi ad ogni sedicente poeta
-Italiano. Chi fosse artista daddovero, chi avesse una potente
-favoleggiativa, chi avesse qualcosa in corpo, il quesito non gli si
-affaccerebbe neppure alla mente. Porterebbe in sè un mondo poetico
-impaziente di esprimersi, di affermarsi. Ma questo è caso raro; i più,
-senza ispirazione, senza fantasia, non avendo un vero contenuto poetico,
-non sapendo in sostanza che dirci ed a che applicare la sciagurata
-facilità, l'improba smania d'imbrattar carte, cercano di essere
-originali o per qualche bizzarrie d'espressione, o pel tematico. Quindi
-abbiamo specialità poetiche come specialità mediche. In quella maniera
-appunto, che ci sono dentisti ed ostetrici ed ortopedisti ed
-oftalmoiatri; noi troviamo, che, per esempio, un novelliere non mette in
-iscena se non pupi in uniforme: ha la privativa dei racconti militari;
-il tale altro parla solo di delitti, di sangue, di stupri e di patiboli:
-ha la specialità delle storie giudiziarie; Meneghino si aggira sempre
-tra le tombe e promette di morire ad ogni ottava; il dottor Ballanzoni
-coltiva unicamente la bestemmia e l'imprecazione; Pulcinella ha il
-monopolio dell'umanitarietà e della filantropineria; ed un Zanni, ossia
-il Zanella, si è impossessato della natura e delle scienze naturali; e
-si è fatto il poeta del positivismo, del positivismo Italiano.
-
-Le origini del positivismo Italiano sono le più semplici del mondo. Non
-è sorto per necessità logica; non proviene da una esigenza del pensiero
-nazionale, da una evoluzione scientifica, cheh! In quel riffa raffa di
-cattedre, che ha luogo dal cinquantanove in poi, parecchie cattedre
-filosofiche vennero agguantate da chi stimo filosofo quanto io mi credo
-sinologo o jamatologo. Gli è accaduto, per esempio, che al gran lotto
-della pubblica istruzione guadagnasse l'ambo di una cattedra di
-Filosofia, chi era cognito soltanto per qualche monografia storica più o
-meno spropositata, più o meno monca, più o meno male scritta, piaggiando
-ogni partito. Posizione imbarazzante! ma più d'una volta s'è visto, e
-fuori e da noi, uomini coscienziosi, costretti dalla fame ad assumere
-l'insegnamento di materie non per anco da loro studiate, mettendocisi
-coll'arco della schiena, conchiuder qualcosa, e riuscir valenti; per più
-d'uno è stato vero, che _insegnando s'impara_. Invece coloro, cui
-alludo, pe' quali l'importante era lo stipendio, ritennero più comodo il
-negare la scienza, che venivano chiamati ad insegnare e che avrebber
-dovuto imparare; il dire: -- «La filosofia non c'è, la filosofia è un
-assurdo; le idee generali son ircocervi anzi ippotragelafi; non vi ha se
-non fatti singoli; il mondo è essenzialmente frammentario; tutto è
-accidente, o tutt'al più legge, che regola l'accidente; tutto è
-empirismo; la cognizione assoluta, il vero assoluto,
-
- Di fuor del qual nessun vero si spazia,
-
-è un'allucinazione dello intelletto. Limitiamoci alla cognizione di
-qualche fenomeno, di mille fenomeni, via, d'una serie infinita di
-fenomeni. Questo è il _non plus ultra_ dello sforzo intellettuale umano.
-E se una voce segreta, anzi un bisogno imperioso vi costringe a chieder
-qualcosaltro alla scienza, a riproporle ostinatamente i quesiti supremi,
-oggetto della filosofia, saggi mortali, castratevi l'intelletto! E se la
-ragione vi afferra e vi vuole fare entrare nel suo talamo, o casti
-Giuseppi del pensiero, lasciatele in mano il mantello e fuggitevene in
-farsetto, e rimanete involontariamente «ignari!» -- Il sacerdote
-predicava l'ateismo! il professore bandiva l'inesistenza della scienza,
-per insegnar la quale il pagavamo! Osceno spettacolo! Quando il prete od
-il maestro dubitano del loro credo o della loro dottrina, se son
-galantuomini scendano dal pulpito e dalla cattedra ed aprano bottega per
-conto proprio.
-
-E così la gioventù Italiana fece a gara ad evirarsi intellettualmente: e
-credè che fosse un merito di esser più eunuca. E fu certo un titolo per
-andare avanti ed aver plauso ed aver guadagno. Povera Italia!
-
-Di questa scuola ciarlatanesca è poeta il Zanella.
-
-Chi vuol rendersi ben ragione del suo valore artistico, del modo nel
-quale costui comprende la Natura, mi faccia il piacere di rileggere il
-_Dopo la Laurea_ del De-Meis; e dico rileggere, perchè non posso
-ammettere, che una persona colta non abbia letto quel volume. Vi trovi
-una lettera, la seconda, che, se non fosse stata stampata parecchi anni
-prima che il Zanella acquistasse qualche notorietà oltre la cerchia de'
-nobiluzzi veneti, si direbbe una continua allusione al poeta aulico di
-casa Lampertico. L'argomento della lettera di Giorgio a Filalete è
-assolutamente lo stesso della lirica zanelliana intitolata _Natura e
-Scienza_; ne la direi il miglior commento, se i componimenti del Zanella
-fossero tra le cose, che si commentano; ed essa ci abiliterà a
-giudicarne ammodo. Entrambe prendono le mosse dall'intuizione e
-divinazione ed interpretazione poetica, che l'umanità fanciulla, che la
-fantasia, fa de' fenomeni naturali. Verseggia così quel di Chiampo:
-
- Come ritrosa Vergine, t'involi,
- Discortese Natura, al guardo umano,
- Che, pel lento mutar di mille soli,
- Di cielo in terra t'ha cercato invano.
- Con giocondo terror vide talvolta
- Balenar dall'abisso il tuo sembiante;
- Ma tosto, di più nere ombre ravvolta,
- Scese la notte sul deluso amante.
-
-E quel di Bucchianico fa scrivere al suo Giorgio: -- «Quante volte,
-prima di abbandonare la mia casa e la mia patria, mentre m'aggirava per
-l'ameno boschetto, che circonda il mio tetto paterno, io era andato
-pensando alla mia inutile vita e alla cieca ignoranza, in cui la traeva!
-E poi, stanco, mi stendeva sopra un praticello smaltato di fiori,
-all'ombra di un gran mandorlo; e mi metteva a guardare il profondo cielo
-e i lontani campi; e talvolta mi curvava a terra e guardava lungamente
-le erbette e i fiorellini, che mi crescevano intorno! Alla vista di
-quelle cose sì belle, io era a poco a poco commosso. La giovane fantasia
-mi s'infiammava; ed io vedeva quell'erba animarsi, muoversi e voltare
-verso di me le loro punte; e da quelle tramandare un oscuro susurro, che
-mi pareva la voce della Natura e mi faceva palpitare o tremare. _O
-natura, o Natura_, io pensava fra me, _parla dunque, spiegati chiaro,
-dimmi chi sei! tu chiudi dentro di te qualche cosa, che i miei occhi non
-veggono; giacchè non sono quelle deboli foglie e quegli umili fiori, che
-potrebbero farmi palpitare e tremare; esce da loro una virtù arcana, ci
-è in loro qualche cosa d'infinito e di divino, cui risponde la mia
-anima, che in questo momento si sente anche essa infinita ed immortale;
-ci sei tu, o Natura. Ma io non so, chi tu possa essere: ed io ho bisogno
-di saperlo, ho bisogno di scuoter questo grave sonno e diradare questa
-così fitta oscurità, che mi copre la mente. Ma.... non è più il tempo
-delle rivelazioni, che si fanno al cuore dell'uomo; e cui l'alta
-fantasia presta le sue forme. Oh no! non è più il tempo dell'ispirato
-sentimento e della mistica immaginazione. È il tempo della profonda
-ragione e della severa scienza, alla quale si perviene solo per la via
-del lungo studio e della grave fatica. Non si ha dunque a fare come il
-nostro Giacomo,_» -- Leopardi, veh! non Zanella; -- «_che aspettava
-sempre l'ispirazione e stava con l'orecchio teso, se mai la risposta
-della diva Natura si facesse un giorno sentire dentro al suo cuore; e,
-non udendo mai nulla, s'affliggeva e si disperava. Io invece studierò;
-io ti cercherò, o Natura; io t'incalzerò dappertutto; ti frugherò piega
-per piega; ti rovisterò molecola per molecola. Avrò pazienza, ti starò
-intorno cinque, sei, otto, dieci anni, finchè non ti avrò strappato il
-tuo secreto: questo terribile secreto, di cui sei tanto gelosa, e che
-tieni sepolto, io non so se nel profondo o di te stessa o del mio
-cuore_.» --
-
-L'Uomo del Zanella; il Giorgio del De-Meis, simbolo dell'Uomo anch'esso,
-ambiscono tutt'e due di scoprire il segreto e l'essenza della Natura; e
-l'uno e l'altro ricorrono alle scienze naturali, sperimentali,
-empiriche, via. Il Zanella, che non è, come il De-Meis, un naturalista
-valente, rimpicciolisce il concetto della cosa, riducendola a mero
-affare di microscopio e telescopio; ma non vuol dire! Ecco l'Uomo dotto
-in botanica ed in mineralogia ed in zoologia ed in astronomia; eccolo
-fisico, chimico e meccanico; eccolo cristallografo e fisiologo: -- «Il
-secreto della Natura è scoperto!» -- sclama fanciullescamente lieto il
-Zanella; ed innalza un inno alla potenza dell'ingegno umano. Nondimeno,
-è costretto a soggiungere:
-
- ... Fuggon forse le tenebre di pria
- E palese di dio splende il disegno?
-
-è costretto a riproporsi gli antichi interrogativi: -- «A che tutto
-questo? cos'è il mondo? qual è lo scopo dell'Universo? dell'uman genere?
-ed io che sono?» -- E qui si stringe nelle spalle e vi dice tutto ciò
-essere il secreto di domineddio, e noi non dover presuntuosamente
-indagarlo. Cos'aveva egli dunque scoperto?
-
-Ed ora ascoltiamo Giorgio: -- «Mi gittai di lancio e a corpo perduto
-allo studio di quelle, che chiamano scienze naturali. Io sperava sempre
-di riudire un giorno la voce della Natura. Io era certo, che uscirebbe
-più chiara di dentro a que' vaghi cristalli, divenuti il mio più caro
-trastullo; dall'interno di quelle innumerevoli forme vegetali, con le
-quali tanto mi divertiva; dall'intimo di quelle ricche forme animali,
-che io curiosamente ricercava. Io diveniva di mano in mano più avido di
-farmivi sempre più addentro, per arrivare fino a quel sacro penetrale,
-dove m'aspettava, che l'oracolo avrebbe parlato. Ma sono dieci anni ed
-io non ho udito mai nulla.... Talvolta domandava i dotti, che aveva
-preso a guida in quegli ameni studî, se mai tenessero il grande
-secreto.... Ma que' grandi uomini non mi davano se non piccole risposte.
-Essi si ridevano della mia semplicità; o si rammaricavano e mi
-compiangevano del mio poco progresso nella scienza. Poichè, a sentirli,
-del vero progresso è segno, quando uno non fa altrui, nè si fa più a sè
-stesso di sì stolte quistioni, e più non vi pensa. _Ille se valde
-proficisse sciat_, quegli solo, che s'è ben finito di persuadere, che
-non solo non v'è la soluzione, ma non v'è nemmeno la quistione; la quale
-non è se non una nostra invenzione, una illusione ottica, che succede
-nel cervello dell'uomo fiacco e ignorante e non ha punto che far con la
-Natura. E severamente mi ammonivano, se progresso volevo fare e diventar
-davvero uno scienziato, che fossi ben persuaso e tenessi bene a mente,
-che quello era tutto: chimica, fisica, meccanica; e che al mondo altro
-non v'è fuorchè cristalli e cellule; e sì crittogame e fanerogame senza
-numero; e insetti piccoli e insetti grandi, come sarebbe a dire le
-scimie, che è quanto dire gli uomini; e che in tutti codesti amminnicoli
-consiste la scienza. _Possibile_! io diceva fra me: _la scienza della
-Natura sarebbe dunque la scienza degli amminnicoli!_ Io era tutt'altro
-che persuaso. Non era quello il progresso, che io voleva fare; non era
-il frutto, che io anelava di raccogliere da' miei studii. A quel prezzo
-io non avrei voluto giammai diventare uno scienziato.» --
-
-Un siffatto positivismo può benissimo accordarsi con qualunque e
-religione e superstizione. Ed invero, quanto è oggetto della religione
-(prescindendo dalla parte etica) e della vera scienza, rimane escluso
-dal campo delle investigazioni di questa ignoranza scientifica. Il
-Zanella vi rappresenta il tipo dello scienziato evirato nel suo Galileo;
-e gli fa recitare il credo e soggiungere:
-
- Tal mi detta una fe'; sull'alto arcano
- Tace scïenza. Dall'audaci inchieste,
- Che di qua dell'avel non han risposta,
- Tempo è ben, che si tolga; e di glossemi
- Più non faccia tesoro, a cui (_sic_) suggello
- Legittimo non pose esperïenza,
- Paragone del vero. Allor ch'io venni
- Ne' suoi giardini, a me disse Sofia:
- -- «Figlio, del mondo le riposte origini
- Non ricercar, nè a qual lontano termine
- L'universo si volve; impervie tenebre
- All'umana ragion, quando la fiaccola
- La fe' non alzi e l'atro calle illumini.
- Modesta più, ma men fallace indagine
- A te fia di Natura il libro svolgere,
- Che chiuso giace, di secrete sillabe
- Tutto vergato e d'incompresi numeri.» --
-
-Appunto la spiegazione di questi numeri e di queste sillabe chiede
-ansiosamente l'uman genere; la cui semplice cognizione non ha pregio
-alcuno od importanza. Che importa, che giova, conoscer l'alfabeto d'una
-lingua, ignorandone la grammatica e le parole, in modo da poter
-compitare un libro sanscrito o russo, puta, senza capir nulla? A che
-giova, per esempio, ad un contadino di poter materialmente legger la
-_Divina Comedia_ o gli _Eroici furori_, se non giunge ad afferrarne pure
-il senso? Questo _senso_ della Natura, la spiegazione delle sillabe
-secrete e degl'incompresi numeri, il De-Meis la fa chiedere a Giorgio,
-che lascia l'Italia per la Francia: -- «Lì vasti e bene ordinati musei;
-professori di spirito e scienziati con cervelli chiari e vasti, ben
-forniti e bene ordinati come i loro musei. Io era bramoso di vedere a
-qual punto ne fossero; e fin dove con la mente si fossero spinti di là
-da quell'ordine apparente de' loro due musei; e mi intendo quello del
-Giardino delle Piante e quell'altro, che se ne portano dentro il capo.
-Entro nel primo con loro: ed ecco i miei grandi uomini rapiti nella
-contemplazione di tanti oggetti naturali, convenuti in quel luogo da
-tutti i punti della terra; e andarne in estasi. -- § _C'est curieux!
-c'est singulier! c'est bizarre! c'est étrange! c'est joli! c'est
-merveilleux!_ -- § _Mais quelle est la raison de toutes ces belles
-choses? qu'est-ce donc que tout cela signifie?_ -- § _Monsieur, cela
-signifie que le bon dieu a voulu que cela fût ainsi; et nous n'avons
-qu'à dire: ainsi soit-il!_ -- Questo era l'ultimo costrutto, questa la
-definitiva conchiusione, alla quale i miei grandi naturalisti parevano
-giunti, e l'alto cacume, cui sembrava, che si fossero elevati. Io però
-non mi teneva niente soddisfatto di questa nuova e veramente singolare,
-curiosa e sorprendente scienza. Un buon dio senza ragione, che si mette
-a fare delle cose curiose e strane, per divertire il prossimo, e farsi
-particolarmente ammirare della sua abilità da qualche centinaio di
-naturalisti, che le studiano ne' loro amminnicoli, in verità gli è un
-dio troppo buono; ma non è cosa, di cui possa restar capace un
-onest'uomo, che abbia dramma di ragione» --
-
-Ma, se i naturalisti oltramontani interrogati da Giorgio, di buona fede
-si chiudono nelle scienze sperimentali e negano le virtù speculative
-alla mente umana, pel Zanella non è così in fondo. Egli ha notizia
-confusa del lavoro intellettuale umano; e ritiene, ch'esso abbia
-raggiunto la meta. Egli crede, che le _tenebre di pria_ siano svanite,
-che l'uomo non sia più deluso amante del vero, anzi, che lo abbia
-afferrato. Il crede, senza saper troppo perchè, perchè l'ha sentito
-dire; questa credenza è un pregiudizio per lui, un preconcetto, ma ce
-l'ha.
-
-Finora, quando veri credenti od ipocriti, apostoli o bacchettoni
-volevano distogliere dalle investigazioni _pericolose_ la mente umana e
-ricondurla in sacristia od all'ossequio per la rivelazione, cercavano di
-provare l'incertezza della scienza, l'impotenza dello ingegno nostro,
-cercavano di convincerci che la ragione e la scienza non valgono ad
-assodare alcun vero, che sola fonte di verità è la religione. Il
-Zanella, invece, cinicamente riconosce, che la scienza c'è e che può;
-confessa, che la ragione ci dà il vero; ma, dice lui, ci tolgon la pace
-del cuore; _ergo_, volgiam loro le spalle. La scissura nell'uomo morale
-moderno non è una scoverta del nostro dabben sacerdote; altri l'hanno
-cantata prima di lui; altri ha rappresentato il contrasto tra 'l cuore e
-la fantasia, che si riattaccano alla tradizione, al _dolce imaginare_, e
-la mente, la ragione, che impone, deducendole, verità incresciose, che
-pur non persuadono. Il Leopardi, il Musset hanno scritti versi duraturi:
-
- _Que me reste-t-il donc? Ma raison tourmentée_
- _Essaye en vain de croire et mon coeur de douter;_
- _Le Chrétien m'épouvante; et ce que dit l'Athée,_
- _En dépit de mes sens, je ne puis l'écouter._
-
-Il Zanella invece vi dirà, che il secolo:
-
- Stretti nel pugno i conquistati veri
- Sale superbo incontro al cielo: immensa
- Luce è ne' suoi pensieri....
-
-Qui non vi è più dubbio: certezza piena invece! Il secolo ha conquistato
-i veri; il secolo ha luce nei pensieri; la gigantomachia moderna, la
-scalata, che gli eroi del pensiero danno all'Olimpo, non è un atto di
-levità giovanile, di sconsigliatezza, di presunzione; è, pel Zanella, la
-pura e semplice estrinsecazione necessaria dell'attività del secolo. Il
-Musset dubitava de' risultati della scienza; e, dopo ascoltato
-Aristotele e Platone, diceva: _j'applaudis et poursuis mon chemin_; e
-quindi poteva anche tentare di sottrarsi alla filosofia e di ridiventar
-credenzone; sebbene, appunto perchè aveva saputo qualcosa, imparandola,
-acquistando quel sapere da sè, non potesse acquetarsi ne' dommi, che ci
-si presentano bell'e formolati, inassimilabili: la ragione si ribellava.
-Ma voi, Zanella, non dubitate più; voi, siete tanto XIX secolo (o lode o
-biasimo, che a voi paja ed altrui) da creder fermamente alla scienza.
-Perchè dunque mi parlate di notte del cuore, che si fa più densa? Vel
-dirò! Perchè avete un'anima fiacca e poltrona. Perchè
-
- .... dal dì, che lo scettro in sua man tolto,
- _Più non v'ha dio_, l'uom disse; e Re si assise
- Dell'Universo, il volto
- Scolorato abbassò, nè più sorrise.
-
-Vi manca serietà di propositi, forza di carattere, vigoria di mente,
-amore dello studio! La vostra personalità morale è nulla. Morta la
-speranza, che riconduce a dio, tutto per voi è notte, a detta vostra.
-Voi non avete dunque nè famiglia, nè patria, nè Principe? non leggi
-sacre ed amate? non avete doveri? non credete alla virtù? Avete tanto
-imparato e dal vostro sapere positivo non rampolla un ideale, un
-imperativo categorico, che dia norma e scopo al viver vostro! Tutte
-quelle sante parole per voi sono vuote di senso, se vi manca la speranza
-d'una ricompensa; e, come diceva l'Hegel allo Heine, vorreste esser
-premiato di non aver abbandonato la madre vecchia ed inferma e di non
-avere avvelenato vostro fratello! Delle due l'una: o le speranze, che
-dite morte, erano ingannevoli e fallaci. E perchè vi fermate a
-rimpiangerle? Animo, e createvi altre speranze, un altro ideale men
-fragile, più conforme alla coscienza vostra. O non erano ingannevoli e
-fallaci. Ed allora bisogna, che ricostruiate con lo studio e la critica
-la fede scrollata: la vera scienza l'ha a rifare, la vera scienza, che
-guarda l'essenza delle cose e non gli amminnicoli.
-
-Ma la scienza pretesa vostra, onde menate tanto scalpore, non è per voi
-qualcosa di serio, anzi una ricreazione, un ozio tutto al più; e vi ha
-momenti, in cui manifestamente l'odiate. Quindi le lodi dell'ignoranza,
-simboleggiata nella favola della Psiche:
-
- O dell'anima umana, a cui (_sic_) fatale
- È sovente del ver la conoscenza,
- Immagine gentil, Psiche immortale;
- O divina farfalla, a cui (_sic_) l'essenza
- Delle cose è nascosta, o sol si svela
- Quanto basti al gioir dell'innocenza;
- Lascia, Psiche, l'improvvida querela,
- Nè desiar conoscere lo sposo,
- Che la temuta oscurità ti cela.
- Men dolce, o semplicetta, è bacio ascoso?
- Dolci meno gli amplessi e le parole;
- Onde bea Quel non visto il tuo riposo?
-
-Eppure la favola stessa della Psiche, se a forza e' vuol cavarne un
-epimitio, dovrebbe insegnargli, che non vi ha godimento vero, schietto,
-sincero, senza conoscenza! Guardate quanto è più morale e gentile il
-pensiero della plebe pagana che quello di questo mezzoprete
-semicristiano! Certo di baci, che imitavan le colombe, e di bene scossi
-congiungimenti, avrebbe potuto appagarsi la Psiche, se... fosse stata
-contenta alla brutalità. Ma, contentandosene, sarebbe stata solo una
-meretrice volgarissima, degna che Amore le recesse addosso, come
-racconta il Machiavelli di aver fatto lui a non so qual vecchia scrofa,
-che gli si prostituiva al bujo. E finchè la Psiche tollera pazientemente
-gli amplessi dell'ignoto nume, perchè questi le scuote bene il
-pelliccione e le procaccia copia di grandi agi e comodi, essa Psiche è
-ben poco interessante, è una volgarissima mantenuta. Solo allora ci
-commuove, solo allora la stimiamo, quando prende la fiaccola ed il
-pugnale, per illuminarsi e distruggere anche le sue gioie ove turpe ne
-ravvisasse la fonte; quando è perseguitata e raminga ed infelice ed
-_amante_; ed è divenuta amante, dacchè ha saputo chi giacesse seco,
-dacchè ha conosciuto il suo rapitore. Solo questi suoi travagli son
-poetici e commoventi; solo in virtù di essi diventa degna dell'apoteosi.
-Ma, sacrosanti dei! chi di noi non istima orrendo e turpe, che una donna
-faccia copia di sè ad uno ignoto, fra le tenebre!
-
-Questa lode dell'ignoranza, dell'asinità volontaria, questo inculcar la
-ciucaggine, che accade metaforicamente qui, è altrove fatto a viso
-impudentemente scoperto. Leggasi la poesia intitolata: A _mia madre_,
-dove il Zanella dichiara di riconoscere, che la mamma gli ha dato ad
-intender da bimbo un mondo di corbellerie; eppure dichiara di antepor
-quelle, che e' dichiara falsità, imposture, corbellerie, a' portati
-della scienza, perchè questi _non appagano il core_. Insomma, lui alla
-scienza chiede pace dell'animo e piacere; chiede quel, che la scienza
-non ha missione di dare; riserbandosi di ripudiarne le conseguenze, ove
-non gli garbino:
-
- Madre! di dotte inchieste
- Tornan ben lagrimevoli gli allori,
- Se più crucciose e meste
- Fansi le vite e più gelati i cori.
- Se dal ver riedo meno eccelso e puro (!!??)
- Amo al tuo fianco riposarmi oscuro.
-
-Bella tempra d'uomo coscienzioso, il quale può chiudere volontariamente
-gli occhi al vero! La fede cristiana per lui non è un convincimento, non
-è una fiaccola potente; egli ha subaperte a mala pena le porte del
-sapere e ne è uscito un vento, che l'ha spenta: presto, il Zanella
-ritappa l'uscio e rimane al buio per paura d'infreddarsi. Ahimè! uno può
-rimpiangere le fedi e le illusioni svanite, ma non può, quando sieno
-state distrutte da un altro convincimento e più maturo, non può credervi
-unicamente, perchè fa proposito di credervi. V'è mai toccato d'esser
-tradito dalla ganza? Dopo le pruove del tradimento, si può fingere di
-ignorarlo, si può perdonarlo, si può continuare la relazione; una sola
-cosa è impossibile, credere ancora in colei, che vi ha mentito e che
-conoscete falsa. A nutrir fede in una persona non basta volere. E molto
-meno può credersi per un effetto della propria volontà arbitraria,
-quando il ragionamento e la ragione hanno scosso i vostri primi
-convincimenti; o discredere ciò, che saldi argomenti e stringenti vi
-dimostrano. Questo, ben inteso, per le anime oneste; coloro poi, la cui
-religione è una pura moda ed un semplice mezzo, possono veramente
-credere quel, che vogliono, pur che vogliano. Ma chiameremo fede la
-loro?
-
-Insomma il Zanella la pensa come Matteo Bandello, e con le parole del
-grande novelliere potremmo rendere il suo concetto della vita umana
-(_parte I, Novella XXV_): -- «Io non vo' già dire, che la investigazione
-della verità non sia cosa lodevolissima, anzi l'affermo e lodo; ma ben
-vo' dire, che tutti gli atti umani devono esser fatti a luogo e tempo...
-Noi siamo venuti qui, non per disputare od astrologare o far lite, ma
-per ricrearci, darci piacere e stare con gioja ed allegrezza.» -- Ma il
-Zanella ha torto marcio: e l'esempio de' secoli passati ci scaltrisce
-su' dolorosi frutti, che producono simili dottrine. Guai al popolo, che
-cade nello indifferentismo, nell'apatia filosofica o religiosa; che non
-pensa più alle dotte inchieste, anzi a ricrearsi e darsi piacere! Il
-vero è l'unica cosa meritevole d'amore. Non perchè ci possa esser
-baconianamente utile: anzi quell'idea di servirsene per un qualche scopo
-meschino e determinato, me lo sfata. Io amo il vero anche insalubre e
-velenoso; quello, che infelicita ed opprime. Amo quel vero, che mi fa
-soffrire; ed il preferisco all'errore utile, proficuo. Io ringrazierei
-colui, che mi provasse con documenti alla mano l'amico venerato essere
-un malvagio e la donna amata essere venale. Certo, da tali rivelazioni
-sarei reso infelicissimo e miserrimo più che nol sia ora, ma avrei un
-errore tolto dalla mia mente. Come dice stupendamente Tommaso Stigliani
-in principio del XX canto del suo _Mondo Nuovo_:
-
- Ben finsero a ragion gli antichi esperti,
- Che 'l sentier di virtù sia un aspro colle;
- E quel del vizio, con fioretti inserti,
- Una pianura delicata e molle:
- Poichè il volgare stuol de l'alme inerti
- Vive tranquillo e mai noja non tolle;
- E quei, che ad alte imprese opera dànno,
- Soggiaccion sempre ad infinito affanno.
-
-Ora nessuna impresa v'ha più alta della ricerca disinteressata del vero
-assoluto.
-
-Nel Zanella non c'è alcuna serietà. Questo fabbro di versi non ha ideale
-alcuno, non ha nulla di generoso. Scommetterei, ch'è un buontempone.
-Sicuro, qua e là, sotto alla misera porpora di pensieri accattati,
-trasparisce la natura del beone e del ghiottone, come si scorse
-l'orecchia dell'asino sotto la spoglia del Leone: sembra poeta
-_famelico_, anzi che _melico_. Qua e là una immagine gastronomica rivela
-l'indole vera dello scrittore: il soldato usa sempre immagini guerriere;
-il marinajo traslati marinareschi; ed il Zanella toglie con predilezione
-i paragoni e le metafore dal desco e dalla mensa. Parla del taglio
-dell'istmo di Suez, ne parla in via di paragone e quindi non avrebbe
-dovuto diffondervisi intorno; eppure egli non sa astenersi
-dall'aggiungere questi due versi, affatto superflui:
-
- E, sul desco de' popoli, il tributo
- Porran d'avversi climi Orto ed Occaso;
-
-sicchè, per lui, l'importante, il caratteristico, nel taglio dell'istmo
-di Suez, è la maggior facilità di procacciarsi taluni oggetti di
-buccolica. Altrove fa che Galileo deplori i guai, che accadono
-
- ... se custode de' celesti veri
- Autorità non siede; e sola il pane
- Di sapienza a' parvoli non frange.
-
-Quando vuol descrivere l'affratellamento degli uomini, sel raffigura
-sotto la forma d'un simposio:
-
- ..... convenuti
- A banchetto comun da tutti i venti,
- Varî di volto e d'abito, i mortali
- La prima volta si gridâr fratelli.
-
-Questo secolo XIX è grande, secondo lui, perchè migliora ed accresce le
-risorse culinarie, migliorando ed accrescendo le quali, le anime
-anch'esse si trovano migliorate:
-
- Lode all'età, che, migliorando il vitto
- E la veste e l'albergo all'umil volgo,
- L'alme ancor ne migliora....
-
-Sapevo, che qualche volta s'insegna a leggere ai bimbi con le chicche;
-ma, che si migliorasser le anime col buon vitto, mi giunge nuovo. Il
-contrario è vero: il benessere materiale corrompe, stempra. Lo scopo
-dell'uman genere, pel Nostro, è il mangiar bene:
-
- Or tanta luce di scoperte e tanta
- Fiamma di brame indefinite, immense.
- All'uom largite non avrebbe iddio;
- Se del pan, che matura il patrio solco,
- E del vestir, che la vellosa groppa
- Di domestica agnella gli consente,
- Dirsi pago dovea.
-
-Dunque, questo bisogno di scienza, che ci travaglia, questa sete
-misteriosa di sapere, ha per oggetto principale di trovar nuove salse ed
-intingoli, stoffe più leggiadre per adornarsi! Vergogna, a chi può
-contentarsi del pane, che matura il patrio sole o come dice il Giusti:
-_del fiasco paesano e del galletto!_ La nobiltà d'animo sta nel sentire
-una brama indefinita, immensa di leccornie esotiche e di bottiglie
-peregrine! Ned Apicio nè Sardanapalo giunsero mai a proclamar dottrine
-così turpi; e ciò, che vi ha di più turpe, è l'incoscienza, con cui le
-profferisce il Zanella, _sans s'en douter_. Anche descrivendo il
-mattino, la divina bellezza del sole, ispiratrice di tante teogonie a'
-popoli antichi, suscita nella fantasia del sor Abate idee di pranzo:
-
- Nell'umida zolla discende feconda
- Del sole la luce, che il germe matura;
- S'imporpora il grappo: la messe s'imbionda;
- Il desco a' mortali prepara Natura.
-
-Egli trova, che gl'Irlandesi debbono esser lietissimi di lasciar la
-patria, dove tocca loro (povera gente!) di mangiar solo patate, ossia il
-
- .... sordido pomo,
- Ne' (_sic, ahi!_) squallidi inverni miserrimo pasto;
-
-pe' pingui novali di
-
- .... un terreno, che accoglie la greggia,
- Al gelso benigno, benigno alla vite.
-
-Patate in Irlanda, manzo in Australia, c'è da rimaner sospesi forse un
-istante solo? Curioso, che gl'Irlandesi non emigrino però, se non col
-pianto agli occhi e col core straziato; e che i più preferiscano la
-miseria in patria a tanto bene lontano da essa! Tutta la poesia _Egoismo
-e Carità_ è su questo tono. Una madrefamiglia dev'essere, dice il
-Zanella,
-
- ... lieta, se miri
- Giulivo il suo drappello al desco accolto.
-
-Cornelia, lei, s'allegrava pensando a' trionfi oratorî futuri de'
-figliuoli! Un pellegrino va a visitare gli amici esuli, unicamente, dice
-lui:
-
- Per bevere un bicchier del loro vino.
-
-Per dio, solo s'io fossi vinattiere avrei gusto d'una visita, fatta con
-questo scopo dichiarato. Beninteso, che amor di patria nel Zanella non
-ne trasparisce, non ce n'è: si mangia anche in Australia e forse meglio
-e certo più mercato che in Italia. _Patria est ubi pasco, non ubi
-nasco_, mi diceva il mio primo maestro di matematica, emigrato spagnuolo
-carlista (valente maestro d'un pessimo scolare). Ed il Zanella:
-
- A' greppi divelta dell'Alpe natale,
- In rive migliori, la pianta si attrista;
- Ma sotto ogni cielo l'errante mortale
- Con vomero e pialla la patria conquista.
-
-Il Danton, gran farabutto, ci fa perdonare ogni sua colpa, od almeno si
-fa compatire, malgrado la sua perversità, quando rifiuta di fuggire per
-salvar la vita, dicendo la patria non portarsi via attaccata alle suola
-delle scarpe. Io confesso (anche a rischio d'essere paragonato ad una
-pianta) di farmi della patria un'idea un po' più alta e spirituale: e di
-non saper concepire come il vomero e la pialla possano conquistarla ad
-alcuno. Patria significa leggi, istituzioni, costumi, storia, lingua,
-abitudini, relazioni, affetti; e tutto ciò concretato in un dato luogo e
-fra date persone. Amo quest'Italia così fatta, così organata:
-mutatemela, e chi sa, se continuerei ad amarla ugualmente? Un'Italia
-repubblicana a me sarebbe ancor qualcosa? _Nescio._ Ma qual dottrina più
-immorale di questa, che consiglia e loda di sprezzare e spezzare i
-doveri, che s'hanno verso lo Stato, i vincoli, che legano alla patria ed
-al principe, per procacciare alla propria persona un benessere maggiore?
-Per un vescovado in Istiria od in Ungheria sarebbe dunque divenuto buono
-Austriaco il Zanella?
-
-Abbiamo visto, che la scienza, pel Zanella, è l'amminnicolo. Ma ci è
-almeno esattezza nelle minute particolarità scientifiche, ch'egli
-affastella? nel qual caso, i suoi versi, come quelli dello _Invito a
-Lesbia Cidonia_, potrebbero avere qualche utilità pedagogica. Niente
-affatto. Io, che sono pure il grand'asino in tutte le scienze
-sperimentali, che ne ho soltanto quelle nozioni imperfette e
-superficiali, le quali oggigiorno son patrimonio universale, io posso
-pur cogliere ad ogni piè sospinto il Zanella in fallo. Per esempio,
-scrive il sor abate del sole, chiamandolo:
-
- ..... l'astro gigante
- Che indura la quercia sul dorso del monte,
- Che spento carbone ralluma in diamante.
-
-Che il diamante sia puro carbonio, come il carbone stesso, sapevamcelo;
-ma che il carbone divenga diamante e divenga tale per azione del sole, è
-falso. Oh, se così fosse, quanti carboni spenti vedremmo esposti al sole
-su pe' tetti!
-
-Manca al Zanella il senso del vero. Udite un po', com'ei descrive
-Galileo Galilei, che, vecchio e cieco, siede a respirare un po' d'aria
-verso il tramonto, avendo a fianco una sua figliuola:
-
- .... Ei tenea sovra una sfera
- La manca mano; e, con la destra, in aria
- Scrive taciti cerchi...
-
-Questa è una mossa, un atteggio, una posa, alla quale il Zanella ha
-condannato il povero vecchio; non una posizione naturale e spontanea di
-lui.
-
-Sopraggiunge il Milton, chiamato dal Zanella: _anglico bardo_: il Milton
-non è mai stato bardo, nè bardato. La Maria Galilei gli chiede:
-
- Chi t'ha scorto quassù? che cerchi, incauto?
-
-Perchè incauto? perchè tanta rettorica? Sembra di legger le novelle
-delle balie, quando due incauti picchiano all'uscio dell'Orco e
-l'Orchessa li ammonisce di fuggir subito, subito, subito.
-
-Se il Zanella vuol descrivere le ore notturne, vi dirà:
-
- Appena è vespero.
- E già tranquilla
- Sovra le coltrici
- Posa la villa.
-
-Lasciando che qui _villa_ pe' _villani_ fa un bruttissimo effetto (_la
-villa, che posa sopra le coltrici!_), falso è, che al vespero già si
-dorma in villa; assolutamente fuor di proposito quel _coltrici_, pe'
-duri letti de' contadini; mera reminiscenza manzoniana: _Sulla diserta
-coltrice, Accanto a lui posò_. Ma coltrice è una delle parole predilette
-dal Zanella, come _transito_, _sonito_. Passiamo oltre: ecco come egli
-rappresenta una fanciulla, che fa toletta:
-
- Scalpita e smania
- La giovinetta,
- Che il velo roseo
- Del ballo aspetta.
-
-Che è fatta giumenta? Scalpitare è fuor di posto affatto e smaniare è
-fuor di luogo. Lassù, nell'Osservatorio:
-
- Sbadiglia, abbrivida,
- Scote di brine
- Vigile astronomo
- Rorido il crine;
-
-e questo nel momento in cui _Iadi e Pleiadi fansi più chiare_.
-Sbadiglia! è ignobile e comico; perchè cel rappresenta noiato e
-distratto. Andiamo avanti. Si festeggia l'onomastico d'una signora? La
-cognata defunta il festeggia in paradiso con gli angeli!
-
- Ella non viene. Il biondo capo adorno
- D'eterni fiori nell'eterna Reggia,
- Agli angioli confusa, ella festeggia
- Il tuo bel giorno.
-
-Sudicia adulazione ed empia; come se gli angeli di paradiso dovessero
-incaricarsi degli onomastici e de' pranzi di famiglia di casa
-Lampertico! Una suocera decanta al genero la merce, vo' dir la
-figliuola, ch'ella gli consegna:
-
- Fresche ghirlande arrecheratti in dono
- D'immutabile amore; in sulla sera
- Attenderà di tue pedate il suono....
-
-La seconda immagine è buona; ma che canchero sono le fresche ghirlande
-d'immutabile amore?
-
-Lo esprimere con verità ciò, che veramente si sente, con que' piccoli
-tratti, che testificano l'impressione originale, fa propriamente il
-grande scrittore. I volgari si servono sempre di frasi fritte e
-rifritte, bell'e fatte, senza il conio loro proprio, che somigliano alle
-vesti accattate da' rigattieri.
-
-Quindi tutte le vecchie ciarpe mitologiche, che credevamo da lunga pezza
-smesse, il Zanella le adopera ancora; e mille cifre morte e per sempre,
-che esprimono la freddezza assoluta, assiderante della sua mente. Quindi
-Apollo e Pindo ed Elicona tornano in ballo; quindi fa dire al Milton
-(che mi diventa un Alpinista).
-
- ...... In sogno
- A me spesso venian l'ombre de' vati
- E mi dicean: -- «Del glorioso monte
- Figlio, dispera guadagnar la cima...» --
-
-Quindi fa, che il Galilei gli risponda:
-
- -- «Se brama
- Del poetico allor, figlio, ti punge,
- Ben le tue chiome un dì n'andranno altere.» --
- .... «d'Elicona
- Alle velate finzïoni avvezzo.» --
-
-Quindi, altrove, vi assicurerà, che alcuni, se avessero sortito
-l'ingegno d'un suo amico:
-
- Chiaro di sè, nell'Apollineo Regno,
- Avrian levato ambizïoso suono.
-
-E ci darà la preziosa notizia, che Camillo Benso di Cavour si dedicava
-occultamente a pratiche di cerimonie pagane:
-
- A' cupi genî del Tirren custodi
- Serti offriva non visto....
-
-E parlerà così de' sogni:
-
- Con ala nivea,
- Per l'aure brune,
- I sogni or piovono
- Sopra le cune.
-
-E, per dare un ultimo esempio di queste ciarpe, ci apprenderà, che la
-gioventù fugge
-
- Su' veloci del tempo invidi vanni.
-
-Il Zanella pretende di essersi formato lo stile, traducendo dagli
-erotici latini; ed ha voluto comunicare al pubblico alcuni saggi di
-coteste sue versioni. Egli stima, essergli tornato utilissimo siffatto
-esercizio, abituandolo a non contentarsi della prima forma; e vuol darci
-quindi modestamente ad intendere, d'aver acquistate, mercè di esso,
-tutte le qualità, che ci vogliono per durare immortale: -- «Nelle cave
-di pietra, che sono in Chiampo, mio luogo natale, ho veduto, che i primi
-strati non hanno valore; come quelli, che facilmente si sfogliano e si
-sgretolano. Solamente dopo il secondo o il terzo, esce la lastra
-magnifica, che resiste alla forza dissolvente del sole e del ghiaccio».
--- Veramente, a me non pare, che lo stile del Zanella valga gran cosa;
-ma non posso recisamente negare, che l'esercizio di tradurre gli sia
-tornato giovevole, perchè può benissimo darsi, che prima egli facesse
-peggio. Quel, che discerno chiaro, è, che i suoi volgarizzamenti sono
-fatti senza intelligenza poetica del testo, senza gusto alcuno. Prendo a
-caso qualche esempio. Ecco, mi cade sott'occhi l'Elegia III del Libro I
-de' _Tristi_ di Publio Ovidio Nasone, voltata dal Zanella in istrofette
-savioliche. Gli è un metro, che spesso rende ammodo i distici latini,
-sebbene in questo caso non mi paia indicato, non mi sembri grave
-abbastanza e solenne; però, non oso biasimarne la scelta, giacchè non
-saprei proprio quale altro proporne in vece: la terzina, metro forse più
-acconcio per tradurre i distici, quando trattasi di Ovidio, riesce
-troppo lunga, perchè già Ovidio è un po' vuoto. Ma che dire del modo di
-volgarizzare?
-
- _Cum subit illius tristissima noctis imago_
- _Quae mihi supremum tempus in urbe fuit;_
- _Cum repeto noctem, qua tot mihi cara reliqui;_
- _Labitur ex oculis nunc quoque gutta meis._
-
- Quando alla notte orribile
- Io col pensier ritorno,
- Che sotto il ciel romuleo
- Fu l'ultimo mio giorno;
- Quando cotante io medito
- Dolcezze, che lasciai;
- Di subitana lagrima
- Molli ancor sento i rai.
-
-Una notte, ch'è l'ultimo giorno? O che scempiaggine è codesta? Ovidio ha
-scritto _supremum tempus_, rappresentandola quasi come un'agonia fatale.
-_Il ciel romuleo_ non vale quell'_Urbe_ tanto semplice e tanto
-eloquente. Non è mica Ovidio, che torna col pensiero alla sua partenza
-per l'esiglio, oh no! egli vorrebbe dimenticare, se fosse possibile, la
-ricordanza atroce; anzi l'immagine di quella notte si risveglia da sè
-nella fantasia di lui, dovunque, fatalmente; vi s'introduce quasi di
-soppiatto: _subiit_. Solo quando questa immagine si è già insignorita di
-lui, egli ne rianda tutti i momenti e l'abbandono di tante care cose.
-Questo secondo momento è del tutto pretermesso dal Zanella, che invece
-fa meditare le dilezioni lasciate. Il _tot mihi cara_ comprende mille
-cose, che non sono _dolcezze_: i lari, l'esercizio della cittadinanza,
-eccetera. Sopraffatto dall'amara ricordanza, Ovidio piange. Ma non
-confessa di piangere il superbo. Una stilla gli discorre dagli occhi. Ed
-è sorpreso, che ciò accada ancora: _nunc quoque_, in quella età! dopo
-tanto tempo del fatto! Dico _tanto tempo_, perchè il dolore lo ha fatto
-sembrar lunghissimo. Egli insomma vuol quasi dimostrarsi irresponsabile
-del pianto: è una cosa, che accade per forza maggiore. Come ci stia a
-pigione il _subitana_ è evidente; anzi è una lagrima stentata; anzi una
-stilla: il poeta si vergogna di chiamarla col nome proprio. Che dire poi
-di quel _rai_, per occhi! Un uomo, un cavalier romano, chiama raggi i
-proprî occhi? e quando? appunto quando il dolore li ha abbattuti, quando
-non hanno più nulla di radiante!
-
- _Jam prope lux aderat, qua me discedere Caesar_
- _Finibus extremae jusserat Ausoniae._
-
- Era il mattin già prossimo;
- E, per regale editto,
- Io dai confini Italici
- Uscir dovea proscritto.
-
-Qui è sparita l'antitesi fra l'_aderat_ e il _discedere_; fra il reddire
-della luce, che lascia l'Italia ogni sera per tornare ogni mattina, e la
-partenza senza reddita del poeta. La luce è giunta: _aderat_;
-soprapprende e sorprende l'infelice; la luce, che tutto abbella e che
-deve far palese a tutti il suo partire! Confesso di non capire il
-_regale editto_. Cesare non era Re: povera storia! Anche più bestiale è
-quel _proscritto_. Ovidio non era _proscritto_. Si allontanava per un
-semplice comando di un uomo; non dava noja se non ad un solo nella vasta
-città: ed il nomina; era mandato a domicilio coatto, via, confinato per
-_misura di polizia_, per un _provvedimento economico_; soggiaceva ad un
-arbitrio ed il fa capire senza espressamente dirlo. _Uscire da' confini
-Italici_ è frase, che non rende il _discedere finibus extremae
-Ausoniae_; quel _discedere_ ci dà lo strazio del distacco; quel _finibus
-extremae Ausoniae_ ci rappresenta tutto il dolore, che cresce a mano a
-mano che il profugo si allontana dalla Città. Vivere relegato in un
-cantuccio d'Italia, andare a Pianosa od alle Tremiti, sarebbe già duro e
-crudele; ma Cesare vuol di più: vuole che l'infelice vada tra' barbari.
-Son queste minuzie, che producono lo effetto poetico.
-
-Che dire del _torpuerant longa pectora nostra mora_, reso con:....
-_immenso Sbalordimento all'animo Moto avea tolto a senso_? Che dire di
-questa insulsa imitazione del Manzoni:
-
- Giacqui, percosso, attonito,
- Come percosso e domo
- Uom giace dalla folgore:
- Tronco vital, non uomo;
-
-che dovrebbe rendere il celeberrimo distico e citatissimo:
-
- _Non aliter stupui, quam qui Iovis ignibus ictus_
- _Vivit; et est vitae nescius ipse suae._
-
-_Disperato spasimo_, non traduce punto l'_imbre per indignas usque
-cadente genas_. _Fortuna amara_ è tutt'altra cosa del fato, che diamine!
-Cerco invano nel testo latino l'equivalente della zeppa: _lungi dal
-patrio Tevere_. Ovidio dice più in là, che ogni angolo della casa avea
-lagrime; ma gli si fa la parodia scrivendo:
-
- Non ha la casa un angolo,
- Che sia di pianto asciutto.
-
-_I Lari_, non son _le case_; e la serie d'idee, che suscitava nel
-lettore latino l'allusione agli dei domestici, è uccisa dalla
-espressione sostituita dal Zanella. Ned Ovidio ha mai detto, che la
-moglie irreligiosamente _assalisse di acre rimprovero i Penati_; anzi
-afferma, che li pregò prolissamente e indarno! Ma basta! Questo saggio è
-sufficiente per mostrare con quanta intelligenza letterale e poetica del
-testo e con quanto gusto traduca il Zanella. E si tratta d'Ovidio, vale
-a dire del più facile scrittore latino! d'uno, che sarei forse forse
-buono a tradurre anch'io, figuriamoci!
-
-So, che a molti queste mie parole sul Zanella sembreranno uno scandalo.
-So, che s'egli avesse a morire oppure ad impazzare, diranno che ci colpo
-io e che la mia penna è peggio del pugnale del sicario. Dicano!
-Sbraitino! Poco male! Padroni! Si servano! Se dovessimo preoccuparci de'
-falsi giudicî d'ogni dappoco o d'ogni farabutto, che si smaschera;
-d'ogni manutengolo letterario o politico, che si mette alla berlina, e
-cui si guastan l'ova nel paniere; d'ogni asino, che diventa nimico
-giurato di chiunque abbatte quegl'Idoli, ch'egli si compiaceva
-nell'adorare, si starebbe freschi! Col dimostrare irrazionale un
-ossequio, spero poco di ritrarne subito il volgo, perchè conosco la
-pecoraggine umana e l'irragionevolezza; ma voglio lavarmi le mani dello
-errore de' miei coevi. Ho bandito verità, che mi stavano a cuore,
-lealmente. E so di poter iscrivere su qualunque cosa mia le parole
-stesse, che ho lette sul frontespizio d'un manoscritto d'Alchimia
-mostratomi dal Minieri Riccio:
-
- QUI FRAUDEM
- QUAERIT ET
- HABET COR
- IMPURUM
- A ME RECEDAT.
-
-
-
- POSCRITTA
-
-
- (Agosto M.DCCC.LXXVI)
-
--- «Possibile, possibile, che a' giorni nostri non ci sia più alcuno,
-capace di scarabocchiar venti versi, senza commettere qualche svarione
-di prosodia, che farebbe perdere la pazienza a Sant'Ilarione, che
-farebbe andare Giobbe fuori della grazia di Dio, che farebbe salir la
-senapa al naso del più mite uomo del mondo?» --
-
-Così dicevo dianzi leggendo un componimento del Zanella nell'ultimo
-fascicolo della _Nuova Antologia_, giunto a' versi:
-
- E fantasia, coi facili colori
- Che l'ïeri (sic) ignorò, veste il domani.
-
--- «_Ieri_ è un dissillabo, che diamine! e mai mai e poi mai non si
-scisse, non potrà scindersi quel dittongamento _ie_, (ch'è semplice
-rinforzamento o _guna_ d'un _e_ accentata latina), per farne un
-trissillabo, corpo di Bacco! come mai non s'è detto, nè mai potrà dirsi
-_pïede_ invece di _piede_, _mïele_ invece di _miele_, _fïele_ invece di
-_fiele_, e via discorrendo, santo diavolo!» --
-
-E nel dire, _santo diavolo!_ detti un gran pugno sul tavolo e rovesciai
-malauguratamente il calamaio; cadde sul fascicolo dell'_Antologia_, che
-non è mio. La poesia del Zanella ne rimase tutta imbrattata, ed ora non
-può più leggersi in quell'esemplare. Così almeno chi l'avrà fra le mani,
-potrà, fingersi, figurarsi, immaginarsi, che la fosse una bella cosa.
-
-Si diventa intolleranti, si diventa villani, vedendo l'ignoranza e la
-ciarlataneria, gonfie, onorate ed applaudite! Ecco qua, un giornale
-annunzia un'_Ode classica_ per nozze Papasogli Remaggi, stampata a Pisa
-dal Nistri, opera -- «di N. F. Pelosini, il nome del quale, quando si
-parla di scrittori, che sanno la lingua e sanno adoperarla come va, non
-so perchè non venga subito alla mente di tutti gl'Italiani!» -- Perchè,
-caro giornalista? O non ne citi tu questo endecasillabo: Dilette
-_Pieridi le nuove Furie_? E ti pare, che gl'Italiani possan credere, che
-sappia la lingua loro, chi contrae il quadrisillabo _Pieridi_ in un
-trisillabo, quasi significasse: _le figliuole del sior Piero_? Oh
-Zanella, oh Pelosini, se v'accingeste bravamente a rifar gli studî
-scarsi e sbagliati?
-
-Ma che si burla, a stampare di questa robaccia? Dirò con le parole
-istesse del Zanella e sarà l'ultima frase, che io mai dica o scriva
-intorno a costui:
-
- Orecchie tanto pazïenti il mondo
- Oggi non ha...
-
-
-
-
- TRADUTTORE, TRADITORE
-
-
- (ANDREA MAFFEI)
-
- M.DCCC.LXIX.
-
-Andrea Maffei, da forse meglio che cinquant'anni, pubblica
-volgarizzamenti dal tedesco e dall'Inglese, in prosa ed in versi. I suoi
-componimenti originali hanno incontrato poco; ma le traduzioni, sebbene
-spesso e' s'arrabattasse intorno ad autori di pochissimo conto, come a
-dire Salomone Gessner e Gian Ladislao Pyrker, gli han valso fama. Oramai
-tutti lo stimano conoscitore profondo di quegl'idiomi, interprete
-felicissimo degli autori stranieri, ottimo verseggiatore. È una
-riputazione fatta; il pregiudizio sta in favor suo. Il nome di lui
-raccomanda una scrittura e le assicura spaccio. Il solo, per quanto io
-mi sappia, che contraddicesse all'opinione universale, fu Giuseppe
-Mazzini, il quale fin dal M.DCCC.XXXVII s'esprimeva così in un articolo
-sul _Moto letterario in Italia_: -- «Abbiamo alcune traduzioni di autori
-stranieri; ma, generalmente, il senso e lo spirito degli originali sono
-immolati a modi artificiali e di convenzione, nelle traduzioni di Maffei
-(_sic_) come in altre». -- Se non che, in letteratura ed in politica, il
-Mazzini persuade il contrario di ciò, che vorrebbe consigliare: è
-un'autorità alla rovescia. Quindi il suo biasimo, se pur venne letto ed
-avvertito, giovò all'incremento della celebrità del Maffei. Mi
-assicurano, anche la Caterina Percoto aver, molti anni fa, rivedute le
-bucce ad alcune traduzioni del Maffei: ma non nocque alla riputazione di
-lui; perchè quel lavoro critico è rimasto del tutto ignoto. Chi cura gli
-scarabocchi femminili?
-
-Ed, il confesso ingenuamente, fino all'altrieri, ho creduto anch'io
-ciecamente non immeritata tanta fama, sebbene poco m'andasse a sangue
-quel verseggiare fragoroso, che affatica il timpano, non diversamente da
-un cannoneggiar frequente e vicino: scuola di Vincenzo Monti. Per quanto
-malvolentieri uno si rassegni a giurare sulla fede altrui, torna
-impossibile a chiunque il verificare di per sè i titoli d'ogni
-celebrità. Un esame coscienzioso di qualsivoglia produzioncella
-artistica richiede tanto tempo e tanto sciupo di pensiero, che, in
-moltissimi casi, pare opportuno l'accettare indiscussa l'opinion
-volgare, quantunque volte la responsabilità propria non viene impegnata.
-Come verificare di per sè i titoli d'ogni celebrità, distinguendo i
-validi dagl'inammessibili?
-
-Ma l'altrieri m'è capitato un volume, che s'intitola: _Fausto, tragedia
-di Wolfango (sic) Goethe, tradotta da Andrea Maffei. Seconda edizione
-compiuta. Parte seconda. Firenze. Successori Le-Monnier. 1869_.
-(insedicesimo di IV-431 pagg. oltre bottello e frontespizio in principio
-e l'indice in fine). Parecchi svarioni, che notai scartabellandolo, mi
-resero attento. Per esempio, il Goethe (nell'atto V) scrive, facendo
-parlare Fausto de' terreni da lui dissodati ed inferiori al livello del
-mare: -- «che v'è spazio per milioni, _Nicht sicher zwar doch
-thätig-frei zu wohnen_ (per abitare malsicuri in vero, ma liberi ed
-operosi).» -- Ed il Maffei gli fa dire proprio l'opposto: -- «Non sol
-per abitarvi in sicurezza, Ma in operosa libertà». -- Tutto lo squarcio
-seguente è franteso. Il Goethe scrive: _Und so verbringt, umrungen von
-Gefahr, Hier Kindheit, Mann und Greis sein tüchtig Iahr_ (e così,
-fanciulli, uomini e vecchi, passeranno qui il lor buon tempo, cinti da
-pericolo); ed il Maffei a controsenso: -- «Tal che il giovane, il
-vecchio e l'uom maturo Giorni agiati conduca» -- Ora, il pericolo può
-tornare indifferente e persino aggradevole. Alfredo di Vigny ha scritto
-un capitolo stupendo sull'amore del pericolo, chiamandolo: -- «sorgente
-di mille voluttà incognite a' più; lotta, che ha trionfi intimi, pieni
-di magnificenza». -- (_Confronta_ _Leopardi_, _A un vincitore nel
-pallone_). Ma nessuno al mondo, ch'io sappia, ha mai pensato di chiamar
-comodo il pericolare. Il Goethe, almeno, di certo no. Nella traduzione
-del Maffei, trovo in bocca ad un coro questa sentenza: -- «Chi posseder
-la bella Fra le belle pretende, innanzi tutto Armisi di prudenza». --
-Ma, nell'originale, è detto tutto all'incontrario: -- «si provvegga
-prudentemente di armi». -- In un altro punto, secondo il Maffei,
-Mefistofele esclamerebbe: -- «Andiam così, noi sciocchi, Dal palagio
-alla cieca angusta casa». -- Per poco che il traduttore avesse
-riflettuto, Mefistofele essere il demonio e quindi immortale, avrebbe
-messo un indeterminato _si va_ invece di quella prima persona plurale,
-che qui riesce assurda e di cui non trovi traccia nell'originale. Subito
-dopo segue un coro di Lémuri, che il Maffei traduce: -- «Poi che la
-buccia Mi s'aggrinzò, Poi che la gruccia M'appuntellò, Vicino al
-_tumulo_ Mi cadde il piè... Perchè dischiudere Doveasi a me?» -- Nel
-testo non è fatta parola di bucce, che s'aggrinzano, nè di grucce, che
-appuntellano, nè di piedi, che cadono. Vi è detto: -- «Ora la perfida
-vecchiaia mi ha percossa con la sua gruccia; io incespicai sull'uscio
-della _fossa_...... perchè stava appunto aperta?» -- O quel _fossa_ reso
-per _tumulo_ non è stupendo? che direbbe un geologo il quale scrivesse
-il _cratere del Vesuvio_ e cui stampassero il _cono_, sotto pretesto,
-che, nell'uso volgare, i due termini s'usano promiscuamente? Altrove
-Fausto insegna all'Elena greca tutto l'incanto della rima; e quindi,
-essendo il lor castello minacciato dal povero Menelao, infiamma i
-guerrieri seguaci alla pugna, dividendo loro anticipatamente la Grecia,
-isminuzzandola loro in tanti feuduzzi, con briose quartine di trocaici
-rimati. Il Maffei ha la crudeltà di voltare la parlata in isciolti,
-contro ogni intenzione dell'autore. Altrove inciampo in
-quest'espressione: -- «dall'Hazio all'Ellade». -- La mia scienza
-geografica non bastava ad interpretarla. Sapeva Azio cosa fosse; ma quel
-promontorio è appunto in Ellade e non prese mai l'H in alcuna lingua.
-Non potevo supporre un _lapsus calami_ od uno errore tipografico per
-_dal Lazio all'Ellade_, che il nostro sacro Lazio c'entrava come il
-cavolo a merenda. Riscontro l'originale e trovo _Harz_, che vale quanto
-_Selva Ercinia_. Questo si chiama tradurre ad orecchio; e mi ricorda
-l'aneddoto volgare, che lessi in una collezione manoscritta di facezie
-popolari, gentilmente comunicatemi dal dottor Ludovico Paganelli da
-Castrocaro.
-
-Un vescovo visitava la chiesuola del più umile villaggio della diocesi.
-Sopra l'altarino d'una cappella, pendeva un quadro originale dell'esimio
-pittore Michelangelo Buonascopa, il più fecondo pennelleggiatore, che
-mai vivesse, (come dimostrano le opere di lui, sparse pel mondo ed in
-altri siti), tanto che se n'è fin voluto fare un personaggio mitico, al
-quale vengono attribuite le fatiche di molti, un Ercole ed un Omero
-della pittura. Monsignore si fermò a guardare il dipinto, che
-rappresentava il presepio. Vi vedevi la Vergine, inginocchiata innanzi
-al Bambino, entrambo con le loro brave corone di rame indorato sul capo;
-e sopra c'era la scritta: _Quem genuit adoravit_; che il Manzoni
-parafraserebbe:
-
- E l'adorò; beata!
- Innanzi al dio prostrata,
- Che il puro sen le aprì.
-
-Monsignore guardava; e lesse la scritta, e ripetè parecchie volte la
-frase latina a bassa voce, macchinalmente, come suole accadere, pensando
-forse a tutt'altro. Il secretario di su' Eminenza, stimando per
-avventura che il padrone non avesse inteso quel latinetto e volendo fare
-il saputello, scappò fuori a dire con la massima prosopopea: -- «Già
-monsignore, _que' di Genova l'indorarono_; chè qua, ed in tutta la
-provincia, non si scavizzolerebbe un operaio capace di far bene di
-questi lavori. Bisogna ricorrer sempre a' forestieri, quando si vuole
-un'indoratura ammodo.» -- Il povero Vescovo fece bocca da ridere, e si
-astenne per cristiana carità dal mortificare il prosuntuoso. Ma si
-persuase d'aver per segretario una gran bestia. I diocesani n'eran già
-persuasissimi da un pezzo.
-
-Insomma, dopo uno studio attento del volume, ho dovuto conchiudere, che
-la bella fama del Maffei l'è usurpata, giacchè sarebbe malagevole il
-tradurre con meno intelligenza, con più inesattezza, accumulando più
-spropositi. Duolmi il profferir queste parole, le quali potrebbero forse
-contristare una canizie; ma sarei timido amico al vero, se riguardi di
-tal fatta mi persuadessero di tacere. Della persona del Maffei, potrei
-astenermi dal parlare ancorchè fosse da dirne ogni male, perchè lo
-starne zitto non implicherebbe ned ignoranza nè complicità, non
-nuocerebbe ad alcuno. Delle opere gli è un altro par di maniche.
-L'interesse de' terzi, cioè degl'Italiani, che, ignorando il tedesco,
-credon proprio di leggere il Goethe, quando s'inghiottono la traduzione
-Maffei, mi obbliga a parlare. Del resto, non chieggo di venir creduto
-senza pruova: tolgo quindi a disaminare la prima scena, paragonando
-versione e testo. Chi avrà la pazienza di seguirmi, non potrà dissentir
-meco. Nel giorno di Sant'Andrea pescatore, che pesca l'anime al Signore,
-in Firenze, le famiglie sogliono giocare a cruscherella. Il babbo getta
-in un gran monte di crusca, che sta in mezzo al tavolo, intorno cui
-seggono i giocatori, vi getta una manciata di centesimi. Quindi si
-rimescola crusca e centesimi, come un popolo in rivoluzione; e poi si
-divide il gran monte in tanti monticelli quanti sono i ragunati, appunto
-in quella forma, che alcuni bassi ambiziosi vorrebbero federativamente
-sminuzzar l'Italia. Ognuno frunga nella crusca, che gli vien assegnata;
-e que' centesimi, ch'e' vi trova, son suoi; e, se nulla trova, i
-compagni tel fischiano. Il mio monticello di crusca è la versione del
-Maffei; i centesimi, che vi cerco, sono gli spropositi; per dio! ne
-trovo finchè voglio; son più gli errori che i periodi, più i centesimini
-che i granelli di crusca.
-
-Questa scena ha nel testo centoquindici versi, nella traduzione Maffei
-centrentaquattro: possiamo arguirne un po' di stemperamento, perchè, in
-regola generale, un verso Italiano analogo riesce più che sufficiente a
-renderne uno tedesco: se il vocabolo tedesco è di solito più breve
-dell'Italiano corrispondente, le nostre forme grammaticali sono
-viceversa più energiche, la nostra conjugazione è più ricca di tempi, le
-nostre ellissi ed i nostri sottintesi spigliano l'orazione; e d'infinite
-parole superflue ne facciamo a meno. Lo argomento della scena è presto
-detto. Ariele esorta sull'alba una torma di spiritelli ad indur pace
-nell'animo esagitato dello stanco Fausto, a discacciarne il rimorso, ad
-infondergli l'obblio del passato, l'amor della vita. Spunta il sole;
-spariscono i silfi. Il dormiente si ridesta, rinfrancato d'anima e di
-corpo, desideroso di godimento e di azione, convinto che ogni Ideale
-astratto perdura inasseguibile, e può solo fruirsi nel riflesso
-variopinto, che ce ne offre la vita. -- «L'attività è l'uomo,» -- dice
-il Barrili. -- «_Fare, fare_ è l'impresa gentilizia di questo credente
-nel cuore, scettico nella mente, che il Goethe ha incarnato» -- ossia,
-voluto incarnare -- «nel suo Fausto. Fare, fare: ed è perdonato anche
-l'errore; e i patti col diavolo, anco se scritti col proprio sangue, non
-tengono. Chi più ha operato, con la coscienza di voler giungere al vero,
-ha salvata l'anima sua (_L'Olmo e l'Edera._ X).» -- Del resto, questa
-prima scena della seconda parte del _Fausto_ è fredda: non parla nèd al
-cuore nèd alla fantasia; punta passione, punto sentimento, punta poesia;
-Ariele, i silfi; Fausto non sono personalità spiccate e pregnanti, anzi
-vuote rappresentazioni, portavoci adoperati dall'autore per esprimere un
-suo concetto; ed i concetti, ch'egli vuole esprimere non sono, come
-quelli del Voltaire di natura da appassionare per sè stessi,
-materialmente il lettore. L'intervento fantasmagorico rimane
-ingiustificato; il monologo del protagonista è rettorico e declamatorio.
-Ma, numi del cielo! ciò, che bisognava appunto rappresentarmi, era
-codesta guarigione, codesto incallimento di Fausto, codesto suo lento
-oblio e riscatto del passato, in tutte le gradazioncelle, che, un
-attento ed affettuoso esame del problema psicologico avrebbe fatto
-scoprire. Il mutamento, per tornar poetico, non dovrebb'esser miracoloso
-ed accadere in virtù de' canti soprannaturali delle _sifilidi_ (come
-avrebbe detto il Madoj-Albanese); bensì svolgersi sotto i nostri occhi,
-in modo da capacitarci, da sembrarci, nonchè possibile, necessario.
-Dovrebbe insomma essere l'argomento non d'una scena, anzi di tutta la
-seconda parte. Tanto il Goethe non ha visto; ned era forse in grado di
-eseguire. Ma la fattura e l'armonia de' versi è stupenda: bellezza
-questa musicale anzichè poetica, però sempre bellezza; e noialtri
-Italiani, indulgentissimi pe' versi, che suonano e non creano, saremmo
-ingiusti, rimproverando agli altri popoli di compiacersene. Onomatopea
-bene intesa, splendore di tropi, studio intelligente de' fenomeni
-naturali, lingua discretamente pura, finito tecnico, ecco i pregi, che,
-nell'originale tedesco, compensano in parte l'inane simbolismo e la
-deficienza di contenuto poetico, che questa scena ha comune con alcuni
-canti dell'Allighieri, i quali sono disquisizioni teologiche
-versificate. Difatti, l'opera de' Silfi verso Fausto rimane senza
-connessione, vuoi con la prima parte della Tragedia, vuoi con tutto il
-seguito. Convien dunque interpretarla simbolicamente e riferirla alla
-relazione, che han fra di loro le due parti della favola. Nella prima
-s'è incarnata l'irrequietezza intellettuale e morale della gioventù del
-poeta; nella seconda n'è ritratta la vecchiaja, serenamente
-contemplativa, universale, eclettica. Il Goethe stesso ha detto: -- «La
-prima parte è quasi tutta subjettiva, tutto vi è prodotto d'un uomo
-appassionato, preoccupato. Nella seconda parte non vi è quasi nulla di
-subjettivo; vi apparisce un mondo più alto, più vasto, più chiaro, più
-spassionato; e chi non ha molto visto e molto provato non sa che
-farsene». -- Il Coro de' Silfi rappresenta la virtù poetica, la quale,
-nella prima parte, evoca le lotte intime delle passioni e della
-coscienza, e, nella seconda, trasforma ogni cosa in un lieto scherzo
-della immaginativa. La catarsi e glorificazione, per mezzo degli spiriti
-della poesia, vuole esprimere una palingenesi poetica, che ci autorizza
-a prescindere dal precedente o cel mostra da un punto di vista, che la
-sola seconda parte può spiegarci. Ma tutto questo simbolismo, sempre
-riferibile alla vita ed alle vicende personali del Goethe, non potrebbe
-interessarci e commuoversi. L'accompagnamento di _arpe eolie_ al canto
-di Ariele è cosa stupidamente buffa; è una strampalataggine, che non fa
-nemmen ridere. Nè mancano i plagi: la idea di far consolare Fausto
-dormiente dal coro de' silfi è imitata dal Calderon, che fa consolare un
-suo protagonista svenuto dagli angeli. La pirateria era sistema pel
-Goethe: tutti sanno, ch'egli osò stampare come cosa propria una
-canzonetta popolare, mutandovi poche parole. C'è un suo epigramma,
-_Totalità_, che viene spesso citato: mi sono accorto, ch'è tolto dalla
-prosa francese del Beroaldo di Verville. Non la finirei: ma torniamo a
-bomba.
-
-I versi, rimati tutti, appartengono a diversi metri, scelti con
-accorgimento maestrevole, sempre adatti a' personaggi, alla materia.
-Giacchè, per dirla con Bione Crateo ossia Vincenzo Gravina: -- «il
-numero ha per primo e maggior vanto suo l'esser conforme ed imitare con
-la propria armonia il genio e la natura della cosa, che si rappresenta:
-perchè tanto il numero quanto la locuzione son tolti a fine di ben
-condurre e di partorir l'espressione, la quale dee essere regola e
-misura di tutti i colori poetici, che debbono avere stima ed
-approvazione proporzionata all'aiuto, che prestano alla rassomiglianza».
--- E Giuseppe Giusti scriveva a Silvio Giannini: -- «Questa analogia dei
-metri col subietto è trascurata e derisa: ma chi la deride e chi la
-trascura se ne accorgerà. Si può scherzare con tutti gl'istrumenti e
-sopra tutte le corde; ma l'accompagnarsi una Elegia col sistro e coi
-timpani è una facezia da carnevale». -- Il coro de' Silfi canta strofe
-di trocaici analoghi a' nostri ottonarî. Ariele dà l'intonazione al coro
-con una strofa consimile; ha poi un recitativo ne' soliti giambi tragici
-tedeschi, ed un altro canto di tredici ottonarî irregolarmente rimati.
-Il monologo di Fausto ridesto è in terzine, imitate dalle italiane,
-sebbene vi si ripetano le rime senza scrupolo, in opposizione alla: --
-«Stolta legge, anche io 'l dico, ma pur legge Che il terzinante antico
-mastro ditta;» -- come, a torto, l'Astigiano. Questo metro, introdotto
-in Germania, nell'ultimo decennio del secolo scorso, da Augusto
-Guglielmo Schlegel, (che, se non erro, l'adoperò persino in una
-tragedia, quantunque non ci sia metro meno drammatico, come può
-convincersene chiunque ha letto anche le favole boscherecce e le
-tragedie in terzine Italiane, che son parecchie) vi ha poco incontrato:
-il Goethe non se n'è servito se non qui e nel carme sul Cranio dello
-Schiller. In Italiano sogliamo chiudere il periodo ad ogni terzina;
-invece il Goethe fa periodi, che abbracciano più terzetti; e, per lo
-più, mette il punto fermo dopo il primo verso di una terzina. Il Maffei,
-non ispirato male nel tradurre gli ottonarî degli spiritelli in
-decasillabi, e che ha voluto così accrescere od inconsciamente forse
-solo ne ha cresciuto il suono, non so come possa scolparsi di aver
-tradotta in altro metro, cioè in settenarî, la strofa d'Ariele. Oltre lo
-scàpito d'armonia, ne risultano due sconvenienze. In primo luogo, Ariele
-non prescrive più a' Silfi il tono, in cui debbono cantare; cessa
-d'esserne il corago; e quindi il metro, adoperato da questi, diventa
-immotivato, arbitrario. E poi, non s'avverte più distacco sufficiente
-fra la strofa ed il recitativo, tradotto dal Maffei con un libero
-intreccio di endecasillabi, settenarî e quinarî, quale usa ne'
-melodrammi. Come il recitativo di giambi, gli è parso di rendere anche
-gli ottonarî, che annunziano con armonia imitativa lo spuntare del sole;
-sicchè quel brano impallidisce al paragone delle strofe precedenti,
-invece di offuscarle per fragore ed altisonanza. Imperdonabile poi mi
-sembra, l'aver messo in isciolti le terzine di Fausto: bisognava
-assolutamente conservare il metro, che il Goethe non avea mica adoperato
-a casaccio. Lo sciolto qui non va, perchè troppo drammatico, perchè
-destituito della solennità compassata, serena del terzetto. La bellezza
-principale della scena, come ho avvertito, è musicale; l'armonia de'
-metri esprime mirabilmente, meglio delle parole, que' sentimenti, che
-erano nelle intenzioni dell'Autore. Il Maffei non ha saputo rendersene
-conto; quindi nella scelta de' metri è stato infelice, lasciandosi
-determinare dal comodo e dalla facilità, non dalla natura del soggetto.
-
-Scendiamo ora all'intelligenza letterale del testo.
-
- VERSI I-VIII. _Tedesco._
- _Ariele con accompagnamento d'arpe eolie:_
-
- Wenn der Blüthen Frühlings-Regen
- Ueber alle schwebend sinkt,
- Wenn der Felder grüner Segen
- Allen Erdgebornen blinkt,
- Kleiner Elfen Geistergrösse
- Eilet wo sie helfen kann,
- Ob er heilig? ob er böse?
- Iammert sie der Unglücksmann.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Quando a primavera una pioggia di fiori vien giù librandosi
- sopra tutti; quando la verde benedizione de' campi splende a
- tutti i terrigeni; la grandezza spirtale de' piccoli silfi
- accorre, dove può giovare; o santo o malvagio, (ch'e' sia),
- compatisce all'uomo della sventura.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Allor che la feconda
- Piova di maggio cade
- Sui campi, e delle biade
- La verde spica imbionda,
- Picciolo stuol di spiriti
- Volenteroso accorre,
- E dove possa, al misero
- O buono o reo, soccorre.
-
-Il Goethe non parlava degli acquazzoni benefici di maggio, anzi de'
-fiori, che, a maggio, cadono, piovono dagli alberi. Come va, che il
-Maffei non ha nè visto nè tradotto quel _Blüthen_? I versi tedeschi
-rammentano subito il petrarchesco: _Da' be' rami scendea.... Una pioggia
-di fior sovra 'l suo grembo... con un vago errore, Girando_;... e si
-direbbero tradotti dalla bella canzone di messer Francesco. Girolamo
-Benivieni nel suo _Amore_, verso il fine, ha questa ottava sdrucciola a
-proposito di certi alberi: _Da' vivi rami lor sospesi pendono Aurei
-pomi, onde gli augei si pascono. Poi dolci note al ciel cantando
-rendono; E quei, pasciuti, subito rinascono. Da le frondose lor chiome
-discendono. In dolce pioggia fior, che, mentre cascono (sic), Vaghe
-ghirlande alle fresch'erbe ordiscono, Onde di doppio umor liete
-fioriscono._ Il Marino (_Adone_ II. 25.) narra, che Amore, chiamato da
-Venere: _Corre ingordo a l'invito; e, colmo un lembo Di fioretti e di
-fronde in prima coglie; Poi, poggia in aria; e, sul materno grembo, In
-colorita grandine lo scioglie._ Alessandro Guidi in una canzone a
-Clemente IX (Giovan Francesco Albani) scrive: _E la dolce degl'inni
-aurea famiglia, Quasi d'eterni fior pioggia divina, Discenda in grembo
-alla città latina._ Cito siffatti esempî e ne citerò altri in seguito,
-ad ogni passo, per mostrare con tutta evidenza, come questa ed altre
-immagini, adoperate dal Goethe, non abbiano poi nulla d'insolito, di
-strano, nulla che possa confondere o perturbare un traduttore. Egli s'è
-avvalso dell'immagine trovata dal Petrarca, a lui ben noto pe' lavori di
-Carlo Ludovico Fernow, de' quali sappiamo da' dialoghi di Giampietro
-Eckermann, quanto studio e conto facesse; sebbene sia qui detto per
-incidenza non valgano agli occhi nostri un fico; ma al Goethe dovea
-parer diversamente, perchè gli aprivano in qualche modo l'intelligenza
-della poesia Italiana. E forse gli era nota eziandio la Canzone del
-Guidi, giacchè in Roma era stato ammesso sotto il nome di Megalio
-Melpomenio fra gli Arcadi, che veneravano quel gobbetto pavese come
-inventore d'un nuovo modo di poetare. Il Goethe non parla di messe, che
-imbionda; siamo in primavera e non in estate. Parla de' verdi campi, che
-splendono, ridono, suscitano speranze a tutti i terrigeni, tanto a'
-bruti, quanto agli uomini, quanto agli spiriti elementari, fra' quali
-sono da noverarsi Ariele ed i silfi. Questo sentimento sparisce nella
-versione del Maffei. Il Goethe non dice, lo stuolo degli spiritelli
-esser piccolo, chè anzi da tutta la scena risulta folto. Dice bensì, che
-i silfi sono nanerottoli; e marca l'antitesi fra la piccolezza delle
-forme e la grandezza spiritica o spirituale o spiritellesca, come a me
-parrebbe meglio, per la somiglianza con _istenterellesco_. Così il
-Bernia dice del demonio Scarampino: _Minuto il ghiottarello e piccolino,
-Ma bene è grande e grosso di malizia._ Così l'Imperiale nel _Casalino_:
-_Anco statura in noi par, che si vante, Se in vene anguste più, più
-furia spande; Più coraggio ha quel cor che meno è grande, Ed ha corpo
-pigmeo spirto gigante._ Così il Padre Carlo Casalicchio della Compagnia
-di Gesù dice (_L'Utile nel Dolce._ V. I. I.) che Sant'Antonio, vescovo
-di Firenze era: -- «detto così, perchè quanto era grande d'animo, di
-santità, di dottrina e di prudenza, tanto era piccolo di statura e di
-corpo». -- Così Vittorio Betteloni, dopo aver detto, che il Cavour era
-piccolo, sclama: _Oh fu pur grande il piccioletto conte!_ La magnanimità
-de' silfi li fa non solo soccorrere, anzi pur compatire allo infelice; e
-questo sentimento è significato con energia dallo intraducibile
-_jammern_ (eccitar compassione) che, avendo per soggetto il compatito e
-reggendo il compassionante all'accusativo, ci dimostra questi passivo.
-Ma tutte le siffatte intenzioni e gradazioni spariscono nel Maffei.
-Altro è _misero_, altro è _l'uomo della sventura_: codesta espressione
-all'ossianica indica un grande infelice; mentre il vocabolo, che il
-Maffei v'ha sostituito, s'attaglierebbe ad ogni sventurato volgare,
-anche ad un povero accattone. Ma probabilmente ned Ariele ned i silfi
-ned il Goethe si sarebbero tanto curato d'un tapinello qualunque. Le
-sono minuzie d'espressione, pure vuol dir molto non averle avvertite. Il
-Berchet ha chiamato i contadini d'Italia; _figli dell'affanno_: che
-miseria sarebbe il tradurre o l'interpretare come se dicesse soltanto
-_affannati_! Giorni fa, visitando la _bella villanella_ di Michelangelo,
-lessi scarabochiati col lapis su d'una lapide que' versi: _Amo la tomba,
-ove si dorme in pace; Ove all'eterno figlio del dolore È pio conforto
-una solinga face, Una stilla di pianto e un mesto fiore._ Sostituire in
-essi _addolorato_ a _figlio del dolore_, o non sarebbe un'insipienza
-imperdonabile? Del resto, quasi tutti questi spropositi del Maffei sono
-ripetizione de' commessi dal prof. Giuseppe Gazzino, che aveva tradotto
-così: _Appena vien, che cada Dal cielo in primavera Su' campi la
-rugiada; Appena è, che si veggia La messe, che biondeggia; Piccoli Silfi
-a stuolo Traggon per dare aita, A quanti son, che in duolo Menan quaggiù
-la vita. Sia tristo od innocente, Se da miseria afflitto, A lor pietade
-ha dritto._ Io non ho qui ad occuparmi de' farfalloni del Gazzino, che,
-nell'atto quarto, giunge sino a scambiare un paio di stivali con una
-coppia di rospi; quindi mi basterà di averlo mentovato una volta. E mi
-asterrò da ulteriori riscontri, che indurrebbero a sospettare, aver
-tanto egli quanto il Maffei tradotto non dall'originale anzi da una
-cattiva traduzion francese.
-
- VERSI IX-XIII. -- _Tedesco._
- _Segue Ariele._
-
- Die ihr diess Haupt umschwebt im luft'gen Kreise,
- Erzeigt euch hier nach edler Elfen-Weise,
- Besänftiget des Herzens grimmen Strauss;
- Entfernt des Vorwurfs glühend bittre Pfeile,
- Sein Innres reinigt von erlebtem Graus.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Voi, che circondate questo capo, librandovi nell'aerea ronda,
- dimostratevi qui secondo il degno costume de' silfi: sedate il
- bieco conflitto del cuore; allontanate gli ardenti dardi, ed
- amari del rimorso; purificate l'animo suo del sostenuto orrore.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Gentile, aereo stuolo,
- Che vai su quella mesta
- Fronte girando a volo,
- La virtù consueta or manifesta.
- Le cure irrequiete
- In quell'animo afflitto,
- Silfidi, raddolcite; e ne svellete
- L'igneo stral de' rimorsi ond'è trafitto.
- Fate che non molesti il suo riposo
- Ricordo tormentoso.
-
-Il _mesta_, l'_afflitto_, l'_ond'è trafitto_ son riempiture, imbottiture
-inutili, che attenuano l'effetto. Del rimanente, sembra, che il Maffei
-si sia proposto di mitigare le forti e vibrate espressioni
-dell'originale, di ringentirle. Altro che _raddolcire cure irrequiete_!
-si tratta di calmare le passioni scatenate, che atrocemente combattono
-fra di loro e contro la coscienza! Altro che _ricordo tormentoso_! si
-tratta di raccapriccio per la vita vissuta! Fausto ha rinnegato dio; ha
-patteggiato col diavolo; ha fatto falsa testimonianza intorno alla morte
-del marito della Marta ed avvelenato la madre della Ghita ed assassinato
-il fratello ed abbandonata e costretta al delitto quella povera sedotta;
-la memoria delle iniquità commesse è per lui qualcosa di più che un
-semplice _ricordo tormentoso_, come ogni galantuomo ne ha. Nè si tratta
-di far sì, ch'egli abbia un riposo non molestato; anzi si tratta di
-purificargli l'animo dell'orrenda rimembranza, d'infondergli l'obblio
-del passato, d'irrorarlo d'acqua di Lete, d'onda letea o _letale_ com'è
-meglio specificato in seguito. E perchè tôrre l'_amarezza_ agli ardenti
-rimorsi?
-
- VERSI XIV-XV. -- _Tedesco._
- _Segue Ariele._
-
- Vier sind die Pausen nächtlicher Weile,
- Nun ohne Säumen füllt sie freundlich aus.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Quattro sono gli spazî del tempo notturno (= La notte ha quattro
- vigilie); riempiteli ora senza indugio benignamente.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Quattro pause ha la notte. A lui tranquille
- Scorrano
-
-La notte non ha pause, è senza soluzioni di continuità, non si ferma
-mai. Si tratta di _stadii_, non di _pause_. Io rendo il _Pausen_ con lo
-_spazî_, ricordando Tommaso Stigliani da Matera: poeta _materiale_, come
-il chiamavano bisticciando i nemici. Nel _Mondo Nuovo_, egli dice di
-Cristoforo Colombo, che, la notte prima d'una battaglia con gli Aitini,
-_Stette egli inginocchiato, infin che il quinto Degli spazî notturni udì
-finirsi, Seguendo sempre il supplicar non finto Con percuotersi il petto
-ed empio dirsi_. Ben è vero, che da' Romani essa notte partivasi in
-quattro vigilie, ciascuna di tre ore nostre circa; ed il Goethe
-rappresenta in esse quattro momenti del sonno, come potrà vedersi.
-Dapprima lo spirito, appartandosi dal mondo, esterno ambiente, si ritira
-in sè stesso, si rannicchia, _sse requaquiglia_ (si rinconchiglia) come
-scrivevano i secentisti napoletaneschi con bel tropo ed energico; ma,
-quando gli occhi son chiusi e gli oggetti non agiscono più
-immediatamente sullo spirito, gli emblemi loro echeggiano nella mente e
-vi si specchiano nelle immagini de' sogni, finchè non illanguidiscano,
-spariscano e sottentri il vero sonno riparatore, la pace indisturbata
-dello spirito. Ma, come il sonno non succede immediatamente alla veglia,
-così pure rientra e si risolve nella veglia mediatamente e solo mediante
-il sogno: le immagini del mondo esteriore ricominciano a farsi sentire,
-ridivengono potenti e vivaci, finchè ci riconducano rinvigoriti alla
-piena coscienza di noi stessi. Sicchè il primo verso è tradotto con
-un'espressione falsa; ma il secondo poi è tradotto a contrassenso, come
-se alludesse a Fausto, mentre invece tratta de' silfi, a' quali
-raccomanda di cominciare senza indugio a spendere le ore notturne in
-quell'opera di carità.
-
- VERSI XVI-XXI. -- _Tedesco._
- _Segue Ariele._
-
- Erst senkt sein Haupt aufs kühle Polster nieder,
- Dann badet ihn im Thau aus Lethes Fluth;
- Gelenk sind bald die Krampferstarrten Glieder,
- Wenn er gestärkt dem Tag entgegen ruht.
- Vollbringt der Elfen schönste Pflicht,
- Gebt ihn zurück dem heiligen Licht.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Prima dechinategli il capo sul fresco guanciale; poscia
- immergetelo nella rugiada dell'onda letéa. Le membra
- convulsamente irrigidite si scioglieranno tosto, risponde egli
- rinvigorito sino al giorno. Compite il più bel dovere de' silfi:
- restituitelo alla santa luce.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- . . . . . Su guanciale
- Morbido lo adagiate, e colle stille
- Attinte alla fatale
- Onda di Lete,
- Ne irrorate le membra, e lo vedrete
- Sciogliersi dal letargo in picciol'ora.
- E poi, quando all'aurora
- S'appressi, caldo di vigor novello,
- Degli obblighi il più bello
- Compite; e dolcemente
- Riapritegli il ciglio al sol nascente.
-
-Ariele non manda mica i silfi in cerca d'un morbido guanciale: i silfi,
-che albergano nelle scoscenditure de' monti, fra' sassi, sotto le
-foglie, non hanno nè cuscini, nè materazza, nè coltrici, nè capezzali;
-Ariele parla del _fresco guanciale_ offerto naturalmente dall'erba.
-Difatti, Fausto è _auf blumigen Rasen gebettet_, -- «coricato sull'erba
-fiorita». -- Il Marini dice similmente di un suo personaggio: _Or,
-perchè 'l sol già poggia e i poggi inaura, Lascia i riposi de l'erboso
-letto_ (_Adone XV. 25._) ed anche: _Giacea sul piumacciuol d'un violeto
-Lungo un ruscel freschetto e cristallino, Corcato quasi in morbido
-tappeto Un pargoletto e tenero bambino_ (_Adone XV. 33._ Vedi pure, III.
-84: _Avventurosi fiori, erba felice, Che dell'Idolo mio languido e
-stanco, Siete guanciali al volto e piume al fianco_) -- Aleardo Aleardi
-ha voluto imitare questa imagine di erboso letto e di giaciglio fiorito,
-ed, al solito suo, è riuscito a renderla ridicola e grottesca, dicendo
-alla sua Maria; _coi molli Muschi, divelti a le natali ombrie, Farò
-sponda a la tua splendida testa D'Italiana_. Il _fatale_ è puro
-riempitivo in grazia della rima: il Goethe non ce l'avea messo; nè
-l'adoperò il pure ridondante Marini, in un luogo, in cui fa fare al
-sonno personificato, la parte, che qui fanno i silfi: _Già da l'ombrose
-sue riposte cave De la notte compagno, aprendo l'ali, Con lento e grato
-furto il sonno grave Tolse la luce ai pigri occhi mortali. E, con dolce
-tirannide e soave, Sparse le tempie altrui d'acque letali. I tranquilli
-riposi e lusinghieri S'insignorian de' senni e de' pensieri._ (_Adone
-XIV. 43_). Bei versi, ma per me guasti da quello equivocissimo _letale_,
-che propriamente vuol dir _mortale_, sebbene il Marino anche altrove ed
-altri pure l'abbiano adoperato nel senso di _leteo_; esempligrazia:
-L'_isola d'ogni intorno abbracia e chiude (Come scorger ben puoi) l'onda
-letale_. -- _Caldo di vigor novello_ è una frasca rettorica, un
-ghirigoro senza scopo, invece del semplice e schietto _rinvigorito_ del
-testo. _Sciogliersi dal letargo_, significa ridestarsi, rinvenire; ma il
-Goethe non dice mica, che Fausto si sveglierà presto, giacchè vuole,
-ch'e' dorma tutte l'ore notturne; dice bensì, che, riposando,
-rinvigorito dall'obblio del passato e del rimorso perturbatore de' sonni
-e de' sogni, nonchè dalla freschezza del giaciglio (siamo anima e
-corpo!) cesserà lo spasimo, che gl'irrigidisce le membra, si dileguerà
-la rigidità spasmodica. Il Maffei ha sbagliata la punteggiatura del
-tedesco, ponendo dopo _Glieder_ il punto, ch'è dopo _ruht_. Nella sua
-traduzione s'impara, che il più bello degli obblighi, assolutamente
-parlando, è il riaprire gli occhi di uno al sol nascente; sicchè la sora
-Maddalena, che mi sveglia il mattino, portandomi il caffè, adempirebbe
-con quest'atto solo alle più alte esigenze morali. Non discuto su
-codesta teorica: ma il Goethe non l'ha enunciata mai; e dice invece il
-_più bel dovere de' silfi_ (de' Silfi, si noti) essere il ridare lo
-sventurato alla santa luce, il ridargli la compiacenza di vivere (e non
-già, il riaprirne le ciglia al sol novello).
-
- VERSI XXII-XXIX. -- _Tedesco._
- _Coro di Silfi._
-
- Wenn sich lau die Lüfte füllen
- Um dem grünumschränkten Plan,
- Süsse Düfte, Nebelhüllen
- Senkt die Dämmerung heran;
- Lispelt leise süssen Frieden,
- Wiegt das Herz in Kindesruh,
- Und den Augen dieses Müden
- Schliesst des Tages Pforte zu.
-
- TRADUZIONE LETTERALE.
-
- Quando tepide l'aure si riversano sulla pianura cinta di verde,
- il crepuscolo diffonde soavi olezzi e velame di nebbia; mormora
- sommessamente di pace soave; culla il cuore come nel riposo
- infantile; e chiude innanzi agli occhi di questo stanco la porta
- del giorno (le ciglia).
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Quando l'aura leggera leggera
- L'erbe e i fiori al maggese accarezzi,
- E ne mandi la placida sera
- Ombre molli, dolcissimi olezzi,
- Quella calma spiratagli al core,
- Che il dormente fanciullo conforta:
- Poi chiudete del giorno, che more,
- Alle stanche sue ciglia la porta.
-
-Curioso è qui lo scambio di alcuni presenti dell'indicativo con
-altrettanti imperativi. Nella traduzione del Maffei, le silfidi si
-esortano ad operare ciò, che nell'originale decantano come effetto d'una
-sera di primavera: sichè l'ultimo distico diventa un logogrifo
-insolubile. Il Goethe esprime con impareggiabile armonia di verso questo
-pensiero semplicissimo: che il crepuscolo vespertino suade pace
-all'animo. Il Maffei si è ricordato del decasillabo del Berchet: _Una
-brezza leggera leggera_; ma la reminiscenza è qui inopportuna,
-trattandosi non di una fresca brezza mattutina e marina, anzi d'un
-tepido scirocco, grave di odori e di vapori. Quel _che more_ è un
-riempitivo inutile, che guasta la metafora: _chiudete la porta del
-giorno, che more, alle ciglia stanche!_ E, badiamo bene, _porte del
-giorno_, chiama il Goethe appunto le ciglia, con metafora imitata da
-Pitagora, che le addimandava _porte del sole_, secondo c'informa Diogene
-Laerzio (VIII, 29.); perchè, aperte, lasciano entrare in noi il giorno,
-il sole. Similmente _porte del desio_ ha chiamati gli occhi il de la
-Fontaine: _Que dirais-je des traits, où les ris sont logés? De ceux, que
-les amours ont entre eux partagés? Des yeux aux brillantes merveilles,
-Qui sont les portes du désir? Et surtout des lèvres vermeilles, Qui sont
-les sources du plaisir?_ Non mi sovviene, qui su due piedi, d'alcuno
-esempio Italiano di simile metafora, neppure in quel seicento, al quale
-mi giova ricorrere in questa occasione, perchè il Goethe non è, per lo
-stile e pe' concetti, se non un mediocre seicentista, e sebbene
-quell'espressione vi ricorra spesso. Per esempio, il Marino fa chiamar
-da Venere _porte del cielo_ le palpebre di Adone, (III. 89) ma perchè
-pone il suo paradiso negli occhi di Adone: _Sonno, ma tu, s'egli è pur
-ver, che sei Viva e verace immagine di morte, Anzi, di qualità simile a
-lei, Suo germano t'appelli e suo consorte; Come, come potesti a' danni
-miei, Entrar del ciel ne le beate porte? Con che licenza, oltre l'usato
-ardita, Puoi negli occhi abitar de la mia vita?_ (Vedi anche _Adone_, I,
-19). Tommaso Stigliani (Mondo Nuovo, VIII) fa descriver così al Cavalier
-del Sogno _la beltà falsa di sognate membra_, cioè la donna, per la
-quale Amore l'avea piagato in sogno: _Quei labbri, ch'avrian vinto, o
-ninfe, e stanco Qual più ardente corallo è nel mar vostro, Con vaghezza
-chiudean non vista unquanco Quanto oggi ha di gentile il secol nostro.
-Lasso! chiudean per miei perpetui mali Un bel tesor di perle orientali.
-Fra le quai se formava ella parola, Vista aperta del ciel la porta
-avresti._ Qui _porta del cielo_ è adoperata metaforicamente per
-felicità. Ma l'essere insolita tra noi codesta metafora del Goethe, non
-iscusa il Maffei, che non l'ha intesa.
-
- VERSI XXX-XXXVII. -- _Tedesco._
- _Segue il Coro:_
-
- Nacht ist schon hereingesunken,
- Schliesst sich heilig Stern an Stern;
- Grosse Lichter, kleine Funken,
- Glitzern nah und glänzen fern:
- Glitzern hier im See sich spiegelnd
- Glänzen droben klarer Nacht;
- Tiefsten Ruhens Glück besiegelnd
- Herrscht des Mondes volle Pracht.
-
- TRADUZIONE LETTERALE.
-
- La notte è già discesa: stella a stella santamente si affianca.
- Grandi luminari, piccole faville scintillano da presso e
- splendono da lunge; scintillan qui, specchiandosi nel lago;
- splendono lassù nella chiara notte. La piena magnificenza della
- luna regna suggellando la felicità dell'altissima quiete.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Sulla terra son l'ombre cadute,
- Astro ad astro nel ciel si congiunge;
- Ampie luci, scintille minute
- Van raggiando da presso, da lunge.
- Splendon là nella notte serena,
- Guizzan qui nel cristallo dell'onda.
- E la luna vivissima e piena
- È suggello alla pace profonda.
-
-Non c'è male; malgrado qualche imbellettatura sconveniente, come quel
-dire _le ombre_ invece del semplice _notte_; e sì, che nella strofa
-precedente _molli ombre_ significava i vapori che sorgono a sera. Si
-vede, che questa parola ed alcune altre, (per esempio _ciglio_, _onda_)
-sono predilette dal Maffei, unicamente pel suono armonioso; seicentismo,
-stile mariniano. _Onda_ può essere un fiume, un rivolo, una gora, un
-mare, un lago, una vasca; può esser l'oceano od una pozzanghera; ma qui
-il Goethe indica esplicitamente il pelaghetto, ove si raccolgon l'acque
-della cascata. L'antitesi fra lo splendere da lontano e lo scintillar
-velatamente dappresso, che poi viene meglio svolto in due versi,
-sparisce nel _Van raggiando da lunge, da presso_. E perchè mai togliere
-quell'avverbio _santamente_ o _pudicamente_ (come piacerà di rendere lo
-_heilig_), che attribuisce non so che di umano agli astri del cielo? Il
-Leopardi ha pur detto: _Più che mezze oramai l'ore notturne Eran
-passate; e il corso all'oceàno, Inchinavan pudiche e taciturne Le
-stelle, ardendo sul deserto piano._
-
- VERSI XXXVIII-XLV. -- _Tedesco._
- _Segue il Coro._
-
- Schon verloschen sind die Stunden,
- Hingeschwunden Schmerz und Glück;
- Fühl' es vor! Du wirst gesunden;
- Traue neuem Tagesblik.
- Thäler grünen, Hügel schwellen',
- Buschen sich zu Schattenzuh;
- Und in schwanken Silberschwellen
- Wogt die Saat der Ernte zu.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Già le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi
- presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli
- verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da
- offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del
- seminato ondeggiano verso la mietitura.
-
- TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
-
- Già veloci fuggirono l'ore,
- S'involarono i gaudii, i tormenti;
- Per le fibre, pei rivi del core
- Rifluir la salute non senti?
- Ti confida nel dì, che risorge!
- Già dal buio escon valli e colline,
- E lo sguardo pe' colli già scorge
- L'ondular delle spiche argentine.
-
-Le _fibre_, i _rivi del cuore_, il _rifluire della salute_ non esistono
-nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo: _tu
-risanerai_ (_du wirst gesunden_). Non so poi dove il Maffei abbia
-trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire,
-e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova
-luce manifesterà, deve servire a Fausto di augurio, di presentimento
-della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera:
-il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che
-offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il
-Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento;
-l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono.
-
- VERSI XLVI-LIII. -- _Tedesco._
- _Segue il Coro:_
-
- Wunsch um Wünsche zu erlangen
- Schaue nach dem Glanze dort!
- Leise bist du nur umfangen,
- Schlaf ist Schale, wirf sie fort!
- Säume nicht dich zu erdreisten
- Wenn die Menge zaudernd schweift;
- Alles kann der Edle leisten,
- Der versteht und rasch ergreift.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Per (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla
- lo splendore là. Sei solo lievemente allacciato: spoglia
- l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la
- moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso
- intelligente e pronto all'opera.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Vuoi la foga appagar delle brame?
- Guarda i raggi, che il sol ti saetta.
- T'avviluppa lievissimo stame;
- Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!
- Mentre il volgo s'indugia sgomento,
- Segui tu coraggioso la via:
- Chi conosce ed afferra il momento
- Non ha prova, che dura gli sia.
-
-_I raggi, che saetta il sole_, non va, perchè il sole non è ancora
-sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette
-in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro;
-anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i
-silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli
-occhi nel sole possa _appagar la foga delle brame_; nè Fausto può avere
-alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse
-pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo.
-Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte:
--- «Se dirò mai al momento: _deh indugia! sei tanto bello!_ allora
-potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora
-suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo
-servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il
-tempo!» -- E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia
-quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima
-sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi
-speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi
-rinvigorito a nuova ed incessante attività, poichè alla mente audace ed
-operosa tutto riesce: _audaces fortuna iuvat_. _Sgomento_ è troppo forte
-per _zaudernd_. Non mi piace quel _momento_, che rimpiccolisce e
-specializza troppo, e che non c'è nel testo.
-
- VERSI LIV-LXVI. -- _Tedesco._
-_Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole._
-
- Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;
- Tönend wird für Geistes-Ohren
- Schon der neue Tag geboren.
- Felsenthore knarren rasselnd,
- Phöbus Räder rollen prasselnd;
- Welch Getöse bringt das Licht!
- Es trommetet! es posaunet!
- Auge blinzt und Ohr erstaunet!
- Unerhörtes hört sich nicht!
- Schlüpfet zu den Blumenkronen,
- Tiefer, tiefer, still zu wohnen,
- In die Felsen, unters Laub:
- Trifft es euch, so seid ihr taub.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Ascoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno
- nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di
- macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano
- cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che
- clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode
- l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù,
- più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame:
- se vi coglie, insordirete.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Udite! udite! il turbine dell'ore
- V'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.
- Altissimo fragore
- Mandano e gioghi e valli.
- Cigola e stride il cocchio
- Del sole... Oh qual frastuono
- Spande il ritorno
- Della luce!... È di tube, è di timballi
- Romor confuso!... L'occhio,
- L'orecchio offesi, attoniti ne sono.
- Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...
- Celatevi tra' fiori!
- Giù, giù ne' fori
- Del monte o tra le foglie
- Della boscaglia!
- Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.
-
-Il meglio in questo _galimathias_ (parlo dell'originale) è l'onda del
-verso e l'armonia imitativa, che va perduta, come s'è notato, nella
-versione. Il _turbine dell'ore_ non comprendo, che sia; nè l'originale
-dice che annunzî il giorno. Quel _dem Sturm der Horen_ è un dativo,
-retto dal verbo _horchen_, ascoltare. E le Ore son qui una fredda
-reminiscenza omerica, giacchè nell'Iliade vengon dette custodi delle
-porte del cielo, che dovevan chiudere ed aprire secondo l'occorrenza.
-Tommaso Stigliani, parlando delle feste in Barcellona pel ritorno di
-Colombo (XXIV, 76): _Festeggiossi ogni dì, finchè l'aurora Schiuse al
-decimonono in ciel le porte_. Chiunque ha visto sorgere il sole, sa che
-il precede quasi una vibrazione dell'aria; il Goethe immagina, cotesta
-vibrazione essere effetto del rumore, fatto dalle Ore nello spalancare
-le porte dell'Olimpo e dal carro di Febo, che prorompe cigolando quasi
-di sotto una volta sonora. Questo suono è percettibile per gli spiriti
-superiori come Ariele, per l'orecchio loro è armonia; invece
-assorderebbe i silfi, gli spiritelli, che, secondo la mitologia
-germanica, sono pure anime naturali (per gli spiritelli, e la loro
-natura, ecc. Vedi _Adone_ XII, 135-145). Ciò che supera la forza
-percettiva (che il Goethe molto infelicemente chiama l'_inaudito_) non
-può udirsi. Monsignor Giovanni Guidiccioni ha detto in un suo
-sonettucolo: ....... _come vince l'armonia celeste, L'umano udir_. Sfido
-io d'indovinar tutto questo dalla versione del Maffei! _Le porte di
-macigno_, le termopili dell'Olimpo divengono presso lui _gioghi e
-valli_. Le reminiscenze classiche delle Ore e di Febo, spariscono;
-sparisce il parallelismo onomatopeico tra emistichio ed emistichio, tra
-verso e verso. Si ommette _per abitar tranquille_. _Tra' fiori_ è
-tutt'altro che _nelle corolle_; altro è stare _fra_, altro è stare _in_,
-che diamine! _Fogliame_ è diversa cosa da _foglie della boscaglia_: un
-albero isolato ha fogliame anche esso.
-
-S'introducono de' _timballi_, a' quali il Goethe non ha pensato, dicendo
-egli con quel verso _Es trommetet, es posaunet!_ precisamente nè più nè
-meno di quanto il Marini ha detto nel suo: _Già squilla il corno e già
-la tromba scoppia._ (_Adone._ XVI. 36).
-
-Nel Goethe però manca il soggetto, e non si capisce da chi venga
-prodotto lo strombettio ed il clangore; di quali strumenti si tratti, o
-chi vi soffia drento. Questi perfetti riscontri tra frasi del Goethe e
-frasi del Marino sono frequentissimi. Per esempio il _Brennst du nicht
-und fühlest mich entbrannt_ della _fidanzata di Corinto_, si ritrova in
-fine de' seguenti versi dell'_Adone_ (III. 96) _Fan con occhio loquace e
-muta bocca, Eco amorosa i tormentati cori, Dove, invece di voce, il vago
-sguardo, Quinci e quindi risponde: Ardi, ch'io ardo._
-
- VERSI LXVII-LXXIII. -- _Tedesco._
- _Fausto._
-
- Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendig
- Aetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,
- Du Erde warst auch diese Nacht beständig,
- Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;
- Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,
- Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,
- Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- I polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente
- il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche
- stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a
- circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di
- tendere incessantemente alla più alta esistenza.
-
- TRADUZIONE DI _Andrea Maffei_.
-
- Battono i polsi miei da nuova e fresca
- Vigoria confortati. Immota, o terra,
- Pur nella notte, che passò, tu fosti;
- Ed or sotto al mio pie' ringagliardita
- Respiri; ed incominci a circondarmi
- Di voluttà, svegliandomi nel petto
- Più bollente desio d'alzar le penne
- Ad un'alta esistenza.
-
-Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo,
-che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della
-terra; eppure nell'originale egli dice invece: -- «Tu, terra, se'
-rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la
-medesima!» -- ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui,
-si sente mutato. Il Goethe non dice _sotto al mio piè_; anzi, più
-gentilmente _a' miei piedi_. Non dice _ringagliardita_, anzi
-rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole
-più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che
-persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate
-dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una
-bellezza. _Lust_ qui non è nel senso di voluttà, anzi in quello di
-brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio
-espressa ne' due versi seguenti. _Nel petto_ è riempitura vacua. _Desio
-bollente_ o _più bollente_ è tutt'altra cosa d'un _proponimento
-energico_, d'una _salda risoluzione_, com'ha il testo. _Desiderare_ è un
-po' diverso da _risolvere_: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui
-risolve. _Alzar le penne_, è un cencio rettorico, che fa sorridere
-chiunque ricorda quel divino episodio del _Furioso_, laddove Ruggiero
-prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114).
-Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione
-latina del marchese Torquato Barbolani, dei conti di Montauto: _Fraenat
-ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum
-complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris
-Excierat, remanent._ Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese
-d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare
-in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche.
-Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di
-Alcina: _al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur_),
-o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere
-nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto: _Ai era in
-mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb
-bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular
-d' più allora 'n pinsava._ Il Maffei non è il solo cattivo traduttore,
-che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene. _Alta_ è positivo, _la più
-alta_ è superlativo; perchè sostituir quello a questo?
-
- VERSI LXXIV-LXXXII. -- _Tedesco._
- _Segue Fausto._
-
- In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,
- Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;
- Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;
- Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,
- Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossen
- Dem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;
- Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,
- Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,
- Ein Paradies wird um mich her die Runde.
-
- TRADUZIONE DAL TEDESCO
-
- Il mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco
- risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende
- una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende
- nelle profondità, e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano
- (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano immersi;
- anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo,
- dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze
- divengono un paradiso.
-
- TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
-
- . . . Il mondo irrompe
- Dal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;
- E si levano al ciel dalla foresta
- Le mille voci della vita. Un bianco
- Vapor su tutta la vallea si versa.
- Pure il lume del ciel nelle più basse
- Parti discende; e sbucano dal fondo,
- Ove occulti dormiano, e rami e tronchi
- Ristorati. I colori omai distinti
- Si ravvivano anch'essi, ove la perla
- Della rugiada i suoi tremuli veli
- Stende sui fiori e sulle foglie. Un vero
- Eden sorride agli occhi miei.
-
-Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti
-perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il
-suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi
-non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni
-dell'Autore. Il quale non ha punto scritto _il mondo irrompe dal
-crepuscolo_ (il complemento _incerto, in cui si chiuse_, è aggiunta
-gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è
-pure manifesto il mondo.» -- Fausto non dice le mille voci della foresta
-levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede,
-da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto di _bianco_ non viene
-attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere
-azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in
-Isvizzera. Quelle _parti basse_ sono un tantino indecenti e comiche. _La
-perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle
-foglie_, è una circonlocuzione affettata per quel semplice: _Fiori e
-foglie grondano di tremule perle._ Antonio Bruni da Manduria (in alcune
-ottave intorno a _Sant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il
-pane, destinato a' poveri, in rose_) ha lasciato scritto: _Queste, che
-ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio
-indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e
-di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e
-pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia
-erbosa._ Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori,
-sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe.
-Tutti sanno, che l'Autore del _Fausto_ ha pensato e scritto molto sulla
-natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in
-proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de'
-suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: --
-«Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una
-grande eredità. Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di
-Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca
-l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non
-sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che
-l'eredità mia non era punto cattiva.» -- Ed un'altra fiata al medesimo:
--- «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo
-universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio
-solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il
-naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si
-salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» -- E poi, un'altra
-volta ancora: -- «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco.
-Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran
-dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia
-il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza
-d'essere superiore a molti.» -- Scusate la modestia! Quando il Goethe,
-nella seconda parte del _Fausto_, parla di fenomeni relativi a' colori,
-adopera sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova
-teorica, nella quale il _fondo oscuro_ aveva un'importanza capitale. È
-qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa
-diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che
-alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali?
-
- VERSI LXXXIII-XCI. -- _Tedesco._
- _Segue Fausto._
-
- Hinaufgeschaut! -- Der Berge Gipfelriesen
- Verkünden schon die feierlichste Stunde;
- Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessen
- Das später sich zu uns hernieder wendet.
- Jetzt zu der Alpe grüngesenkten Wiesen
- Wird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,
- Und stufenweis herab ist es gelungen.
- Sie tritt hervor! -- und, leider schon geblendet
- Kehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Guarda in su! -- I cacùmi giganti de' monti prenunziano già
- l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna
- luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito
- nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul
- ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da
- noi. Apparisce (il sole)! -- E purtroppo, già abbacinato, mi
- volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.
-
- TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
-
- . . . Ti drizza
- Lassù! -- Gli ardui comignoli del monte
- Son dell'ora solenne avvisatori.
- Questi pònno gioir del primo raggio
- Che dardeggia la luce: ella si volge
- Più tarda a noi. Splendori ai verdi prati
- Dell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanza
- Di grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.
- Dell'acuto suo dardo il ciglio offeso
- Dolorando si chiude.
-
-Come a dire: _Ti drizza lassù?_ Non si tratta di mettersi in cammino,
-anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quel _comignolo_, con la sua
-desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a
-quella, che il Goethe voleva suscitare col _Gipfelriesen_. Il _dürfen_
-non esprime semplice possibilità, e quindi è mal reso col _pônno_; solo
-potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni
-s'illuminasse prima de' cacumi circostanti! _Il primo raggio, che
-dardeggia la luce_ e più giù _dell'acuto suo dardo il ciglio offeso_,
-sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale.
-Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe:
-perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto: _Guarda i
-raggi, che il sol ti saetta._ Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli
-ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer
-suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà.
-Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il
-traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che,
-come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo
-Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli
-appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se
-imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio,
-egli traduce _Alpe_ tedesco, con _alpe_ Italiano; e non posso
-mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne'
-dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla
-vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano;
-_Alpe_, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di
-selvatichezza ed impraticabilità, come dimostra l'aggettivo _alpestre_;
-idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca
-sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delle _utili
-alpi_, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti
-spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma
-neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di
-quella impudente impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come
-testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato
-imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagna _alpestra_
-(_Adone._ VI. 65), _Qui tace_ (la Psiche) _e già d'una montagna alpestra
-Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a
-destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci
-aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena
-s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha
-per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e
-rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre
-ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre
-foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi_. -- Tali sono le _Alpi_
-Italiane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cui _si
-contende il primato dell'inverno e della primavera_, fa dire a Tirsi: _E
-cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a
-cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui
-scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi
-cristalli._ Questa descrizione sconverrebbe ad un'_Alpe_ nel senso
-tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quel
-_grüngesenkt_, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro
-le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque
-egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel dire _apparisce_,
-sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: -- «Ei fu!» --
-sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con un _eccolo!_ parmi.
-Il Maffei riferisce quell'_apparisce_ alla luce, dimenticando che la è
-apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che un _sie_
-femminile (il sole in tedesco è femmino; _die Sonne_), non può riferirsi
-alla luce, ch'è un neutro: _das Licht_.
-
- VERSI XCII-CII. -- _Tedesco._
- _Segue Fausto._
-
- So ist es also, wenn ein sehnend Hoffen
- Dem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,
- Erfüllungspforten findet flügeloffen;
- Nun aber bricht aus jenen ew'gen Gründen
- Ein Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,
- Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,
- Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!
- Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,
- Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,
- So dass wir wieder nach der Erde blicken,
- Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Dunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi
- lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova
- spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que'
- fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi
- (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne
- circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne
- abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie;
- sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per
- nasconderci nel velo più giovanile?
-
- TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
-
- . . . È tale appunto
- La speranza dell'uomo, allor che stima
- Raggiunto il sommo de' suoi voti, e trova
- Schiuso il varco alla meta. Ah! ma s'eleva
- Da que' baratri eterni un mar di foco!
- Stupefatto n'è l'uomo, e della vita
- Vuol la face allumarvi... Immense fiamme
- Gli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!
- Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,
- Esagitato con fiera vicenda
- Fra la gioia e il dolore; a tal che gli occhi
- Di nuovo atterra per celar nel manto
- De' suoi primi innocenti anni la fronte.
-
-Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di
-contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato
-di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non
-avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta
-rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della
-prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta
-altrove: -- «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali,
-e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il
-crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti
-desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo
-spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore
-desiderato». -- Nella traduzione, non posso approvare quello _schiuso il
-varco alla meta_; altro che _schiuso_, spalancato, aperte ambo le bande!
-E _varco_, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi
-venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da
-quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno
-all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare
-finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora.
-Non è ammissibile neppure quell'_atterrar gli occhi_; che equivale pura
-e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece,
-che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel
-supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi
-nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di
-ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente
-desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo
-stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti
-giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento
-assolutamente falsato dalla frase _per celar nel manto de' suoi primi
-innocenti anni la fronte_, di cui sarei molto imbarazzato a dare la
-spiegazione.
-
- VERSI CIII-CXV -- _Tedesco._
- _Segue Fausto._
-
- So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!
- Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,
- Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.
- Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausend
- Dann aber tausend Strömen sich ergiessend
- Hoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.
- Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,
- Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,
- Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,
- Umher verbreitend duftig kühle Schauer.
- Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.
- Ihm sinne nach und du begreifst genauer;
- Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.
-
- TRADUZIONE LETTERALE
-
- Dunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente
- la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si
- precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille
- correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma.
- Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco
- variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente
- disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un
- raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano.
- Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso
- colorato abbiamo la vita.
-
- TRADUZIONE di _Andrea Maffei_.
-
- Dunque al sol diam le spalle. Il ruinoso
- Torrente, che devolvesi fremendo
- Per gli alpestri burroni, attrae con gioia
- Ognor crescente il guardo mio. Lo veggo
- Precipite avvallar di balzo in balzo.
- Frangersi in mille rivi, ed una nube
- Sgorgar per l'aere d'agitata spuma.
- Oh come da quel vortice si leva
- L'arcobaleno maestoso e spiega
- La settemplice curva! Ora è distinto,
- Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzo
- Vaporoso diffonde. E speglio forse
- Quell'iride non è de' nostri affetti?
- Pensavi e certo ne sarai. Nel lampo
- Di quei sette colori abbiam la vita.
-
-La descrizione della cataratta e dell'arcobaleno è stupenda
-nell'originale. Il Goethe s'era occupato per anni ed anni del fenomeno
-ottico, che produce l'iride. Nè queste sue descrizioni poetiche sono
-senza sustrato d'impressione naturale. Una volta, che il Goethe
-vecchissimo narrava, come ispirato dal bel paese intorno al lago de'
-Quattro Cantoni, avesse meditato nel MDCCXCVII un'epopea in esametri sul
-mito di Guglielmo Tell, (misericordia!) e come poi, distratto da
-occupazioni diverse, avesse ceduto il soggetto allo Schiller, che ne
-ricavò una tragedia (manco male!), Giampietro Eckerman osservò,
-sembrargli, che la descrizione in terzine nella prima scena della
-seconda parte del _Fausto_, dovess'essere una reminiscenza di quelle
-impressioni della natura svizzera. Rispose il Goethe: -- «Nol nego; non
-avrei mai potuto pensare il contenuto delle terzine, senza le fresche
-impressioni di quella natura portentosa. Ma questo è quanto ho coniato
-dell'oro di quelle località. Ho abbandonato il rimanente allo Schiller».
--- Ci abbiamo inoltre del Goethe una dipintura della cascata di
-Pissevache nel Vallese, la quale aveva senza dubbio contribuito a
-generare il fantasma nella sua immaginativa: -- «Ad un'altezza discreta,
-prorompe da un crepaccio del monte un forte rivolo, fiammeggiando, in un
-bacino, dove è ridotto in polvere e schiuma, che viene sparpagliata qua
-e là dal vento. Apparve il sole e dette doppia vita allo spettacolo.
-Giù, tra il vapore d'acqua, si ha dall'una e dall'altra parte, secondo
-che si cammina, un arcobaleno proprio vicino. Andando più su, si gode un
-fenomeno vieppiù bello ancora»; -- eccetera. Altrove parla della cascata
-del Reno presso Sciaffusa, com'ei la rivedesse illuminata dal sole: --
-«L'iride appariva nella sua maggior bellezza: poggiava tranquillamente
-nell'immensa schiuma, che ferve, e, mentre minaccia di violentemente
-distruggerla, è costretta a riprodurla di nuovo ogni istante». -- Ora,
-Fausto ravvisa nell'iride della caduta un'immagine de' godimenti umani.
-La fruizione piena, assoluta, non è per noi; ma ne abbiamo un riflesso
-nella vita, quando operosamente ci affermiamo ne' limiti, che la natura
-ci assegna. La traduzione sembra d'uomo, che non abbia mai viste
-cataratte ed archibaleni. Il _torrente ruinoso, che si revolve fremendo
-per gli alpestri burroni_ desta in Fausto estasi e non gioia: c'è di che
-rimanere estatico, ma non di che rallegrarsi nello spettacolo. Non
-capisco _la nube di spuma, che sgorga per l'aere_. Sembra, che il
-Goethe, massime invecchiando, prediligesse smodatamente le frasi, in cui
-si ripete un medesimo vocabolo; ne abbiamo incontrate parecchie in
-questa scena, ed ecco tre ripetizioni in un sol periodo in tre versi
-successivi: _Von Sturz zu Sturzen_; _in tausend dann aber tausend
-Strömen_; _Schaum an Schäume_. Perchè cancella il Maffei due di queste
-ripetizioni intenzionali? o che il nostro linguaggio non le ammette o
-non se ne compiace? _Das menschliche Bestreben_ non è _i nostri
-affetti_; _begreifen_ vuol dire _concepire_, _capire_ e non
-_certificarsi_. Tradur l'ultimo verso, come fa il Maffei, gli è un
-certificare di non aver capito ciò, che l'Autore intendeva dire. Antonio
-Bruni, volendo indicare un pensiero non dissimile da quello del Goethe,
-ha scritto: _Pria che vestisse in me spoglia mortale Quest'alma, o mio
-bel nume,... Nel Sole inaccessibile immortale Mirò il tuo Bello; e s'or
-pur l'ama e in voto Gli sacra il cor divoto, De l'eterno splendore ama
-un riflesso_. Nel tedesco leggo _riflesso colorato_ e non _lampo di que'
-sette colori_; riflesso non è il medesimo di lampo.
-
-Il lettore può giudicare ora, se ho disaminato ed analizzato con
-imparzialità questo brano di traduzione, scelto a caso, e tra' più
-facili. Avrei potuto giustamente sì, ma malignamente ricorrere a squarci
-malagevoli; e mostrare anche più chiaro, che ho ragione di chiamare
-usurpata la fama del Maffei. M'hanno appoggiato a volte l'incarico di
-esaminare alcuni pretendenti alla patente d'idoneità per insegnare il
-tedesco. Ebbene, in coscienza, se mi ritrovassi in quel ballo, ed i
-candidati traducessero come il Maffei, io non li riconoscerei mica
-idonei. -- «Una patente, a voialtri? Patente d'incapacità!» -- Invece
-quest'uomo, che tradisce in tal modo i malcapitati testi, conta tra di
-noi per una autorità in fatto di letteratura alemanna. Ha panegiristi
-ridicoli; giovanotti, i quali ignorando fin l'alfabeto tedesco,
-discorrono del _Fausto_, scarabocchiando cicalate inconcludenti,
-compilazioni eseguite sugli articoli della _Rivista de' Due Mondi_.
-Giuochi, che fanno i letterati oggi, come farebbero gli agenti di cambio
-od i capistazione, od altro, se sperassero di lucrar qualche soldarello
-di più. Buffoncelli, che chiamano il traduttore-traditore -- «ingegno
-poderoso, che ha padronanza sulle due lingue, e lunghi e pertinaci studî
-su tutta quanta la letteratura tedesca, e straordinaria felicità di
-sapere trovar sempre nella poesia e nell'idioma della sua patria la
-frase, la parola, il modo di dire, che corrispondano a ciò, che volle
-significare l'autore nella propria lingua». -- Il pubblico ignaro,
-sentendo affermare così ricisamente, crede alla competenza
-dell'encomiasta e plaude ingannato, senza sapere quel che si applauda.
-Ben inteso poi, che s'usa _ora in Italia un traffico di lodi, Pur che al
-lodato il lodator risponda; E l'adulazion va per vicenda_ (come scrisse
-nel secolo scorso il sedicente inventore de' versi martelliani, a
-proposito d'un altro Maffei, Scipione, assai da più). Quindi, imitando
-la carità di Giovanni da S. Giovanni, Andrea Maffei chiamerà -- «giovane
-d'alto ingegno» -- nella prefazione al secondo volume, chi gli ha
-dimenato sotto il naso quell'incenso smaccato in un discorso prefisso al
-primo. Non c'è cosa, che più ripugni alla dignità d'un principiante,
-dell'assumer l'incarico d'una prefazione all'opera d'un autore vivo e
-riputato; l'è un impegnarsi a lodare, a panegirizzare in tutto e per
-tutto. A questo non pensa il pubblico; e, sulla fede del Maffei, ritiene
-grand'uomo in erba anche quel ragazzo lì: _sic itur ad astra_.
-
-È triste a dirsi; ma da cinquant'anni, che il Maffei traduce e vien
-lodato, non un solo de' suoi lettori infiniti, non uno de' suoi
-panegiristi, s'è incomodato a riscontrarne le versioni con l'originale.
-Non uno ha sentito il bisogno, ha sospettato che fosse dovere, obbligo,
-di esaminare prima di applaudire! È una immoralità letteraria, che fa
-spavento! Per me, non voglio esserne complice.
-
-
-
- POSCRITTA
-
-
- LETTERA A LUIGI MORANDI
-
- _Caro Morandi_,
-
-So, che tornando con insistenza sopra un argomento, si risica di riuscir
-tediosi; ma non posso esimermi dallo aggiunger due postille al mio
-articolo sul Maffei, rilevando due errori, che trasandai di notare ne'
-versi disaminati.
-
-I. Nel soliloquio di Fausto, il Maffei ommette di pianta il secondo
-verso (sessagesimottavo della scena) che suona in tedesco: _Aetherische
-Dämmrung milde zu begrüssen._ Nella sua versione, non ci ha parola, che
-ne renda il senso o l'intenzione. Forse lo imbrogliava (e non dico ch'e'
-sia facile a tradursi!) ed ha girata la difficoltà.
-
-II. L'altro errore mi vien fatto notare dal prof. Felice Tocco; e
-trascriverò quindi le parole di lui: -- «Ne' versi XCII-CII credo, che
-ti sia sfuggito un altro errore del Maffei traducendo un imperfetto
-_wollten_ col presente (_vuol_) tradisce pienamente il testo. Nel
-tedesco è espressa una certa opposizione tra il desiderio ed il fatto.
-_Noi volevamo_ (semplicemente) _accendere la fiaccola della vita; ed_
-(invece) _un mare di fuoco ne circonda_. Nella traduzione del Maffei,
-questa opposizione scompare; e sembra, che il desiderio di accendere la
-face della vita succeda alla vista delle fiamme di fuoco: _Ah! ma
-s'eleva Da quei baratri eterni un mar di foco! Stupefatto n'è l'uomo; e,
-della vita Vuol la face allumarvi.... Immense fiamme Gli fan siepe
-d'intorno!_» --
-
-Ed ora, basta davvero. Non voglio spigolare altro, dov'ho mietuto;
-sebbene certo di aver lasciato cadere più spighe, che non ne abbia
-immagazzinate nel granaio, o, per parlar fuori metafora, trascurate un
-numero di spropositi e d'improprietà maggiore di quello che registro.
-Ah! mio caro, il mestiere del traduttore non è il più facile del mondo;
-e chi vi si mette con poca dottrina, con punto gusto e con molta
-presunzione, può scroccarsi fama, non meritarla. Diranno, ch'io parlo
-così per invidia. Invidia di chi, di che? Se non isdegnassi, se degnassi
-imbrancarmi con tutti i ciarlatani, che mutuamente s'incensano in
-Italia, se avessi anch'io una spina dorsale flessibile ed una penna
-cortigiana, come mi avrebber caro! che grand'uomo sarei! Ma la quistione
-non è lì. Dato e non concesso, che parlassi per astio e per rovello,
-allego fatti? somministro prove? Oh dicano allora!
-
- Forse di me con gloria si favella
- Dove d'essi o si tace o si maldice:
- Dico appo i buoni, a malgrado di quella
- Loro ignorante turba adulatrice,
- Che in presenza li adora e che li appella
- Con titoli di grandi e di felici.
-
-E poi l'intendo diversamente: per me l'è quistione di dovere, non di
-gloria. Che gloria può acquistarsi dimostrando inane un preteso
-miracolo, falsa una riparazione usurpata? Nessuna; ma si può rendere
-così un servigio a' concittadini. Sta sano e riama il tuo
-
- *Imbriani.*
-
- Firenze, 21. III. 70.
-
-
-
-
- DANIELE MANIN
-
-
-È stata pubblicata un'opera nuova, illustratrice delle vicende del
-M.DCCC.XLVIII. S'intitola: _Daniele Manin e Venezia_ (1804-1853).
-_Narrazione del prof. Alberto Errera di Venezia, corredata da documenti
-inediti, depositati dal generale Giorgio Manin al Museo Correr e da
-documenti del R. Archivio dei Frari. Firenze, successori Le Monnier_,
-1875. È un volume in sedicesimo di vi-524 pagine, oltre quattro
-innumerate, che contengono l'occhio ed il frontespizio. La correzione
-tipografica lascia molto a desiderare, nè corrisponde alla fama
-dell'officina. Per esempio, in una nota del Palmerston (pagina 180) si
-legge: _il governo d'Italia_; e deve dire: _d'Inghilterra_. In un
-resoconto (pag. 501 e segg.) si parla di _Rimanenza delle Corse
-camerali_ e di _Somministrazione di parte d'argento_, invece di _Casse_
-e _paste_; e v'è una trasposizione d'uno specchietto dell'attivo al
-passivo. Si fa dire a' giornali parigini, che, appena sbarcato il Manin
-in Francia, _le sol devenait tout-à-coup la meilleure part de son
-existence: sa femme mourait_. I giornali parigini avran detto molto
-probabilmente _dévorait_ e non _devenait_. Dico con l'Hugo: _j'en passe
-et des meilleurs._
-
-La lingua poi di questo volume patriottico ha spesso più del francese e
-dell'ebraico, che dello Italiano. L'autore si mostra inesperto della
-conjugazione e del regime de' verbi. Scrive: _se si avessero fatti
-ostacoli_ (pag. 27); _si aveva tentato di tener prigioniera_ (pag. 41);
-_si aveva pure cercato la maniera più energica_ (pag. 55); _ospedali che
-si avrebbero aperti in seguito_ (pag. 371), eccetera. Ed in tutti questi
-casi andava adoperato l'ausiliario _essere_, non _avere_. Scrive: _non
-curatevi_ (pag. 333). Ma s'ha a dire: _Non vi curate_; e la seconda
-persona plurale dello imperativo, quand'è preceduta dalla negazione, non
-tollera encliticbe pronominali. Scrive: _pregato il Palffy a concedere_
-(pag. 26). Ma il verbo _pregare_ regge la preposizione _di_; si prega
-_di fare_ e non _a fare_ alcunchè. Scrive: _non può che ripetere_ (pag.
-180); _non è che un'amplificazione_ (pagina 155); attribuendo al _che_
-valore di _se non_. Sconcio gallicismo e sozzo, invece di _può solo
-ripetere_, _è una mera amplificazione_, oppure _non può se non
-ripetere_, eccetera. Scrive: _Noi siamo liberi e possiamo doppiamente
-gloriarci di esserlo, giacchè lo siamo_ (pag. 33), eccetera. Barbarismo:
-_lo_ è pronome, non proaggettivo; chè proaggettivo sarebbe e non
-pronome, se tenesse le veci di un aggettivo, com'è _libero_. Scrive:
-_Siccome il piroscafo partiva_ (pag. 37); _siccome però il Cavedalis
-continuava_ (pag. 211); adoperando _siccome_ nel senso di _poichè_, là
-dove in italiano useremmo semplicemente il verbo al gerundio: _Partendo
-il piroscafo_; _ma continuando il Cavedalis_. Scrive: _notizie di
-maggior levatura_ (pag. IV). Ma la levatura è degli uomini; egli volea
-dire: _di maggior momento_. Scrive: _il via va_ (pag. 407); ma si dice
-_via vai_. Scrive _togliermi di dosso le anella_ (pag. 387), con quanta
-improprietà, non è chi non vegga. Le anella soglionsi portare alle dita:
-si potrebber torre di dosso solo a chi se le avesse nascoste in altre
-parti; ad un soldato, che le occultasse nel zaino, nella mucciglia, nel
-sacco, via. Scrive: _il di lui comando_ (pag. 273). Ma va detto: _il
-comando di lui_; o, come venne pure scritto (per esempio da ser Giovanni
-Fiorentino, nella Novella II della Giornata IV del _Pecorone_ -- «Era
-tanto ricco, che le lui ricchezze non avevano nè fine, nè fondo» -- ) ed
-a me piacerebbe, e gioverebbe alla chiarezza, ma non è prevalso
-nell'uso: _il lui comando_. Scrive d'un incendio: _nè si potè salvare il
-tetto ed una parte del primo piano_ (pag. 382). E probabilmente vuol
-dire dell'_ultimo piano_, ch'è il più vicino al tetto, giacchè,
-abbruciato il primo, anche i superiori sarebbero necessariamente
-crollati. Di simili sgrammaticature ed improprietà, potrei citarne:
-
- ... mille altre ancor, ch'io ne tralascio,
- Per restringer gran massa in picciol fascio.
-
-Piacemi solo di notare eziandio lo epiteto di _ideologo_ appiccato
-proprio a torto al Lamartine, _qui n'en peut mais_; ed uno sproposito
-enorme di geografia (pag. 423) commesso ponendo il campo di battaglia
-della Cernaja: _là nella Troade antica_. Mi giova credere, che lo Errera
-volesse dir _Tauride_; la Troade è altrove.
-
-Ma in libri simili, anzi in qualunque scrittura, gl'Italiani, a torto
-secondo me, non badano ora affatto alla purezza dello eloquio ed alla
-proprietà. Dalle ridicolaggini de' puristi, i quali riponevano tutta
-l'arte dello scrivere nello adoperar soltanto parole e locuzioni,
-autorizzate da esempli dal trecento e del cinquecento, siamo precipitati
-in una licenza stomachevole, che non si vergogna nè di barbarismi, nè di
-solecismi, nè di sgrammaticature, nè di spropositi ortografici.
-
-Prescindendo dunque dalla lingua e dallo stile, facciamoci ad esaminare
-il contenuto del volume. L'autore dice: -- «Il nostro ufficio è quello
-di scrivere la vita di un uomo in relazione ai tempi, nei quali visse,
-non l'epopea della resistenza (di Venezia).» -- Ma in realtà egli ha
-inteso scrivere una istoria discretamente minuta della città di Venezia
-nel biennio 1848-1849. Particolari nuovi sulla vita del Manin, ed in
-quel tempo e prima e dopo, non ce ne dà punti; almeno, che siano di
-qualche momento. Ma espone tutte le vicende della rivoluzione veneziana:
-le politiche, le militari, le finanziarie. Ed il tema era bello,
-attraente per la parte drammatica, utile per gl'insegnamenti, che
-possono ricavarsene:
-
- Le istorie nostre, in molte parti sparte,
- Andrien raccolte e farne una sustanza.
-
-Se non che, pur troppo, al narratore manca l'arte di ritrarre i fatti
-con evidenza; di esporli con ordine; di raggrupparli sapientemente; di
-delinearli co' particolari necessarî alla piena loro intelligenza; di
-colpirli, in quanto hanno di più caratteristico, in guisa da presentarci
-un quadro logicamente combinato, onde scaturisca una idea, un chiaro
-concetto e compiuto degli avvenimenti. La narrazione va sempre
-saltelloni, innanzi ed indietro; ora anticipa, ora retrocede; spesso si
-ripete; spesso s'interrompe, rimandando altrove; spesso tace quanto più
-c'importerebbe, od accenna, senza indicarli preciso, essere avvenuti
-fatti, che occorrerebbe almeno ricordarci per farci comprendere il
-seguito. Insomma, il difetto di economia nel disegno dello scritto e la
-esecuzione abborracciata sono evidenti.
-
-Per esempio... (A me non piace asserir checchessia senza corroborar con
-pruove ed esempli l'asserzione); dunque, per esempio, nel _Proemio_ si
-parla molto della _lotta legale_, sostenuta dal Manin e terminata col
-suo arresto, senza informarci in che propriamente consistesse, di quali
-mezzi si servisse, quale scopo si prefiggesse. Dunque, si parla de' suoi
-interrogatorî e di quelli del Tommasèo, tacendo gli argomenti di essi; e
-non ci si dice, che temesse e che bramasse sapere l'autorità austriaca
-da que' due. Dunque, le discussioni dell'Assemblea de' deputati della
-provincia di Venezia, che il quattro luglio M.DCCC.XLVIII votò la
-fusione col Piemonte, vengon narrate due volte, nel capitolo IV e
-nell'VIII, e parecchi altri simili duplicati ingrossano il volume e
-perturbano e stancano il lettore. Dunque, spessissimo l'autore se n'esce
-con un -- «Intanto erano accaduti fatti gravi in Italia;» -- e, sebbene
-la nozione di essi fatti sia indispensabile per capire quanto siegue, e
-quantunque basterebbe lo accennarli anche crudamente con quattro parole,
-preferisce lasciare al leggitore la fatica e l'impiccio di
-rammentarseli, se può. C'è un lungo capitolo sulla guerra; ebbene non
-una parola, che spieghi quale fosse il sistema di difesa prescelto da'
-difensori di Venezia. Una volta è detto che: -- «al 7 e l'8 (luglio
-1848) avvenivano ancora fatti, che tornano a lode di Venezia e del suo
-estuario». -- (E, sia detto fra parentesi, che un fatto possa tornare a
-lode di Venezia, il comprendo; ma a lode dell'_Estuario_? Per Venezia
-s'intende la cittadinanza veneziana e la guarnigione; ma per _Estuario_
-cosa s'intenderà? Chi direbbe, che la battaglie di Salamina tornò a lode
-dell'Egeo? Questo si chiama scrivere secondo la maniera di G. Vittorio
-Rovani, autore di un libello contro il Manin, pubblicato tra' _Documenti
-della Guerra Santa d'Italia. Capolago. Tipografia Elvetica. Gennaio
-1850_; il quale dice, d'un tale, ch'e' _correva da_ (sic) _Manin, ad
-imbandirgli grosse pastoje di menzogne, innestate sul vero_. Un
-imbandigione di pastoje! e delle pastoje innestate! Ma chiudiamo la
-parentesi e torniamo a bomba). Bene, c'incuriosiamo; ameremmo
-conoscerli, questi fatti onorevoli per Venezia e _per l'Estuario_, e non
-possiamo appurare di che si tratti; il libro è muto. La lotta dei
-partiti, la tenzone fra gli unionisti ed i repubblicani federalisti,
-traspare, si suppone, ma non viene narrata, non che particolareggiata.
-
-E talvolta sorge il sospetto, che le ommissioni, i silenzî, non siano
-senza malizia; e certo, riescono ad indurti in errore sullo stato della
-città assediata, sulle condizioni e lo _spirito_, come suol dirsi, della
-cittadinanza e della guarnigione. Per esempio, si accenna confusamente
-alla proposta del Tommasèo di porre una iscrizione in luogo pubblico --
-«ad Agostino Stefani muratore, che si offerse a dar fuoco là, dov'era il
-nemico sul ponte; e per isbaglio fu ucciso dai suoi.» -- Il fatto, che
-narrato così, sembra cosa innocente e comune, meritava d'essere spiegato
-meglio. Eccolo, come si legge nelle _Memorie Storiche dell'Artiglieria
-Bandiera-Moro_. -- «Agostino Stefani, muratore, erasi offerto il trenta
-di maggio (M.DCCC.XLIX) al colonnello Cosenz, allora comandante la
-batteria del Ponte, per accendere una mina sotto ad un arco presso gli
-avamposti nemici. Davagli il proprio nome, aggiungendo: _l'opera è
-ardita, potrei rimanervi_. Il Cosenz ne prese nota nel portafogli. Lo
-Stefani si spinse sopra leggiera barchetta dall'uno all'altro arco,
-cercando possibilmente nascondersi al nemico; ma, avendo la barca dato
-nel secco, messosi egli in acqua, se la spingeva dinanzi faticosamente.
-Due ore dopo i lavoranti, ignari della cosa, e sinistramente
-interpretando i segni, ch'egli facea col cappello verso di loro, a
-dimostrare, ch'era ancor vivo, vedendo quest'uomo così lontano da loro,
-il ritennero una spia del nemico e ne riferirono tosto all'ufficiale
-sorvegliante i lavori; il quale spedì alcune barche a quella volta.
-Ricondotto lo Stefani, disse a sua scusa, essere stato colà spedito da
-un ufficiale _in occhiali_ (i quali appunto il Cosenz portava). Intanto,
-ch'ei subiva l'interrogatorio dell'Ulloa, comandante il circondario,
-corre tra' lavoranti la voce, che fu ritrovato nella barca
-dell'arrestato l'occorrente per dar fuoco ad una mina, ch'egli era
-quindi un traditore, perchè voleva far saltare il piazzale. Lo Ulloa,
-essendo per disgrazia assente il colonnello Cosenz, non credendosi
-bastantemente istrutto a giudicarlo, il manda alla prefettura d'ordine
-pubblico». -- Fin qui tutto è naturale e va bene; ma ora viene il
-brutto. -- «Rimesso in barca lo Stefani in mezzo ai soldati, la
-moltitudine inferocita grida al traditore; e non vale all'infelice il
-protestarsi innocente ed Italiano, che il prendono a sassi. La barca
-avvicinatasi alla riva, sette od otto più furenti si slanciano in acqua,
-si avventano contro l'infelice, e, trattolo a terra, a furia di sassi e
-di badili il resero vittima d'un patriottico furore.» -- La narrazione
-del Carrano, meno particolareggiata, concorda sostanzialmente con
-questa, bench'egli, ufficiale, racconti la cosa in modo, che il lettore
-possa credere non essere stato nessun militare presente alla cattura ed
-allo scempio dello Stefani; tanto comprendeva la condotta della truppa
-non essere stata lodevole. Quali conseguenze ricaviamo da questo
-racconto? Che in Venezia, allora, non v'era più nè sicurezza pubblica,
-nè disciplina, nè giustizia. Non è detto, che i soldati di scorta
-difendessero il malcapitato, anche facendo fuoco contro la moltitudine
-inferocita, anche a costo della propria vita, com'era stretto dover
-loro. Non è detto, che alcuno fosse incriminato e punito per l'atto
-iniquo. Non si tratta di un semplice errore della giustizia militare
-sommaria, cosa triviale ed inevitabile nelle guerre; si tratta, che la
-plebe scatenata ammazzava i sospetti senza formalità di giudizio alcuno,
-e che non v'era nè forza per contrastare a misfatti siffatti, nè potere
-per punirli. Ma naturalmente allo Errera non fa conto di narrare e porre
-in luce questo avvenimento ed altri, che gli guasterebbono il quadro
-ideale d'una Venezia tranquilla internamente, malgrado le privazioni
-dell'assedio e la semianarchia; d'una popolazione non _demoralizzata_
-(scusate la brutta parola) da quindici mesi di rivoluzione! Quadro
-ideale, che sventuratamente non è vero e che, fortunatamente, non è
-possibile!
-
-Poichè il Manin doveva campeggiare nel suo libro, esserne il
-protagonista, ci aspetteremmo a trovarne ben caratterizzata e scolpita
-la figura; a trovarvi ritratto quel, ch'e' pensasse e sentisse e
-soffrisse in un tanto e strano incalzar di vicende; come e perchè le sue
-opinioni si modificassero per opera e degli eventi e della riflessione;
-come e perchè il repubblicano pervicace e diffidente facesse votar la
-fusione; e come e perchè poi l'esule divenisse monarchico. Che bel campo
-per l'artista ed il psicologo! Ma niente affatto: qui abbiamo un lavoro
-imperfetto di rappresentazione e nessun lavoro di analisi. L'operato ed
-il pensato dal Manin sono insufficientemente esposti, e ci rimangono
-poco chiari e precisi innanzi alla mente. Ed è peccato: perchè, senza
-essere idolatri del Manin, senza volerne esagerare i meriti e porgli
-sotto a' piedi un piedistallo sproporzionato; come pure senza attribuire
-al popolo ed alla guarnigione di Venezia virtù e meriti fantastici,
-senz'andare in estasi innanzi alla saviezza d'una Assemblea, che non
-fece rivivere il senno de' magnifici Senatori della Serenissima, senza
-prorompere in inni vacui sull'eroismo de' combattenti; dobbiamo
-freddamente riconoscere, che, tutto sommato, fra le vergogne e le
-ridicolaggini del quarantotto, la difesa di Venezia fu una discreta
-pagina e non disonorevole, una pagina, che può ricordarsi con qualche
-orgoglio. Certo nessun'altra città insorta, assediata, senza presidio di
-esercito regolare, senza governo ben fondato, ha fatto altrettanto in
-questo secolo, ha dato spettacolo simile, aveva uomini di tal tempra. E
-Parigi ed Argentina, investite dagli Alemanni negli anni scorsi ed in
-grado di far molto più, fecero in sostanza molto meno. Il tema
-meriterebbe d'esser trattato meglio, d'esser trattato ammodo, con buoni
-criteri e con buona grammatica; e speriamo, che sia per trovarsi chi il
-faccia, avvalendosi anche delle fonti austriache e de' rapporti
-consolari, che dovranno pure, quando che sia, divenire accessibili. E
-questo istorico futuro, che invoco, potrà anche ricavar qualche notizia
-opportuna da taluno degli ottanta documenti (fra' quali ve n'ha pure
-degl'inediti), che lo Errera ha radunati o piuttosto affastellati in
-fondo al suo volume e che ne sono l'unica parte in qualche modo
-pregevole.
-
-
-
- II.
-
-
-Certo, uno storico dev'essere innamorato del tema suo. Se egli non
-pruova una predilezione particolare per l'epoca, pe' fatti, per gli
-uomini, dei quali prende a narrare, non conchiuderà nulla di buono. --
-«Se, a detta di un ultimo estetico (lo Eckardt,) la scelta geniale della
-stoffa è per la fantasia una specie di scelta nuziale; que' capricciosi,
-che, alla guisa degli Spartani, ammogliansi a colei, che prima loro
-capitò dinanzi nelle tenebre, non rivelano gusto individuale e rimangono
-estranei alle loro opere». -- Così, benissimo, al solito suo, il nostro
-Antonio Tari. -- Ma questa simpatia non deve essere di tal fatta da far
-velo alla mente mai. Devi compiacerti di quegli uomini e di quegli
-eventi; non rappresentar gli uomini e gli eventi in modo, che a te
-piacciano; non fingerteli così e così per poi compiacerti della
-creazione della tua fantasia. Questa è opera da poeta, non da istorico,
-al quale nè l'amor di patria, nè l'amor di parte, che suol essere anche
-più forte, ahimè! debbono offuscar l'intelletto, cui nessuno affetto
-deve indurre a declinar minimamente dal vero.
-
-Io affermo presso i popoli moderni non conoscersi più cosa sia davvero
-patriottismo ed eroismo. L'eroismo ed il patriottismo non possono
-trovarsi nel cuore d'un popolo moderno in quel grado, in quella limpida
-schiettezza, che ammiriamo nelle pagine delle storie antiche. E sapete
-chi li ha uccisi, o per dir meglio, cionchi e monchi? Quella, che
-chiamano civiltà; la mitezza, anzi effeminatezza, anzi eviratezza de'
-costumi moderni; il rispetto delle persone e delle proprietà private,
-sancito dalle consuetudini della guerra; lo svolgimento del diritto
-internazionale; lo affratellamento degli uomini; e tanti altri pretesi
-progressi, invocati come una benedizione, iniziati da' filosofi e da'
-giuristi, che hanno risparmiato molte lagrime e molti misfatti, ma che,
-per fatale compenso, infiacchiscono, affievoliscono, debilitano i più
-nobili sentimenti dell'animo umano ed i più benefici.
-
-Per qual ragione i popoli antichi difendevano con tanta pertinacia la
-libertà loro; e, senza intempestivi giuramenti e ridicoli, combattevano
-davvero fino allo stremo? Perchè anteponevano comunemente la morte alla
-resa? Perchè ci dettero tanti esempli memorandi di città, che
-preferirono la distruzione all'aprir le porte? di castella, onde il
-nemico si impadronì solo, quando furono un mucchio di rovine; e nel
-senso letterale della espressione, non già per modo di dire e per
-iperbole, come avviene delle fortezze o delle città moderne? Perchè
-quella concordia, quella unanimità ne' partiti disperati? e plebaglia e
-femminelle e gaudenti e vegliardi e persino i fanciulli consenzienti nel
-proprio scempio, irridenti il vincitore? Perchè Sagunto, perchè
-Cartagine?
-
-La risposta è agevolissima: perchè allora la sorte del vinto era
-effettivamente e per ogni verso (non già solo metaforicamente e
-moralmente), peggior della morte. Il vinto diventava cosa: perdeva
-proprietà, famiglia, libertà individuale. Non si trattava della semplice
-libertà politica o della mutazione di principato, come nelle guerre
-moderne; non solo di interessi ideali e morali, che il volgo, le donne,
-i fanciulli, i doviziosi, i dediti al lucro comprendon poco. Il vinto
-vedeva confiscati gli averi suoi, farne bottino, ripartirli fra'
-vincitori; si vedeva contaminar sotto gli occhi le donne di casa ed i
-figliuoli e vendere e sparpagliare come un branco di pecore; lui stesso
-era fatto schiavo, venduto adoperato a fatiche esorbitanti, condannato a
-peggio, che un ergastolo. Qual meraviglia, se, per evitare tanti mali,
-per allontanarli almeno, anche i fiacchi ed i dappoco ostinatamente,
-pervicacemente durassero alla fame, alla prepotenza? se respingessero
-superbamente ogni patto? Le guerre navali fra turchi e cristiani erano
-accanite, perchè? perchè i prigioni od a fil di spada od incatenati sui
-banchi de' rèmigi. Se gli abitanti di Strasburgo, di Metz, di Parigi,
-eccetera, avessero avuto a temere quel fato, ch'era la sorte ammessa e
-convenuta dei vinti nelle guerre antiche, oh quali resistenze eroiche
-avremmo forse da ammirare! E chi sa? resistenza eroica vuol dir forse
-vittoria: di cosa nasce cosa. Ma invece ora, anche a' più indomiti,
-basta lo _aver soddisfatto all'esigenze dell'onor militare, basta aver
-fatto buona figura_, come dicono. La guerra diventa un torneo fra gli
-eserciti. Si fa di tutto per diminuirne gli orrori. E non si considera,
-se questa diminuzione di orrori non sia per caso con discapito della
-grandezza morale degli animi. Al Machiavelli sagacissimo non poteva
-isfuggire un tal fatto: -- «Il modo del vivere di oggi, rispetto alla
-cristiana religione, non impone quella necessità al difendersi, che
-anticamente era. Perchè allora gli uomini vinti in guerra o
-s'ammazzavano o rimanevano in perpetuo schiavi, dove menavano la loro
-vita miseramente; le terre vinte, o si desolavano, o n'erano cacciati
-gli abitatori, tolti i loro beni, mandati dispersi per il mondo, tanto
-che i superati in guerra pativano ogni ultima miseria. Da questo timore
-spaventati, gli uomini tenevano gli esercizî militari vivi, ed onoravano
-chi era eccellente in quelli. Ma oggi questa paura in maggior parte è
-perduta; de' vinti pochi se ne ammazza, niuno se ne tiene lungamente
-prigione, perchè con facilità si liberano. Le città, ancora che elle si
-sieno mille volte ribellate, non si disfanno; lasciansi gli uomini ne'
-beni loro, in modo, che il maggior male, che si teme, è una taglia;
-talmente, che gli uomini non vogliono sottomettersi agli ordini militari
-e stentare tutta vita sotto quelli, per fuggire quelli pericoli, de'
-quali temono poco». --
-
-L'assedio di Venezia riconduce naturalmente nella mente l'assedio di
-un'altra città, simile nella costruzione a Venezia, fabbricata anch'essa
-sovra isolette in mezzo alle acque ed accessibile solo per mezzo degli
-argini, dalla terra ferma, come Venezia solo pel ponte della Laguna. Io
-parlo di quella Temistitan asteca, (che sorgeva, dov'ora è la Messico
-castigliana), espugnata dal Cortese ne' M.D.XXI. E si noti, che i
-Temistitanesi si trovarono in condizioni peggiori de' Veneziani.
-L'estuario era sgombro di navi austriache, e solcato dalle nostre;
-mentre il lago di Messico era signoreggiato da' brigantini spagnuoli. La
-superiorità delle armi degl'invasori dell'America sulle difese degli
-indigeni, era infinita; l'agglomerazione di bocche inutili, stoltamente
-eccessiva. Le descrizioni de' patimenti de' poveri anaguachesi fanno
-raccapriccio. Terminate le provisioni, mangiavano insetti, mangiavan
-radici di piante lacustri; morivan d'inedia, antropofagheggiavano: _de
-los niños, no quedó nadie, que las mismas madres y padres los comían
-(que era gran lástima de ver, y mayormente de sufrir)._ Eppure, nè la
-fame giunta a tal segno, nè la pestilenza, nè l'inutilità della difesa,
-nè le morti (che il Cortez stimava a cendiciassettemile e l'Ixtlilxocitl
-fa ascendere a dugenquarantamila,) poterono indurre quel popolo, cui pur
-si offeriva una capitolazione onorevole, a cedere; e la città dovette
-essere conquistata a palmo a palmo, nello stretto significato della
-espressione, abbattendone a mano a mano gli edificî e ricolmandone i
-canali, ed ammazzando quanti s'incontravano. Se Guatimozino avesse avuto
-polvere da sparo, non c'è dubbio al mondo, ch'e' si sarebbe fatto
-saltare in aria; e non c'è dubbio al mondo; che i sudditi avrebbero
-acconsentito senza mormorare a perir tutti così. A' tempi nostri, nello
-stato della civiltà nostra, con le molli tempre nostre, sarebbe assurdo
-il pretendere, che si rinnovassero simili esempli. Ma questa
-impossibilità del pieno eroismo ed assoluto, non è forse da compiangere,
-da deplorare? Paragonato all'assedio di Temistitan, quello di Venezia
-sembra come un assalto di scherma di fronte al duello fra Achille ed
-Ettore.
-
-Comunque sia, l'assedio di Venezia è divenuto per gl'Italiani una
-leggenda, i cui santi protagonisti sono Guglielmo Pepe e Daniele Manin.
-Ma la fama del Manin ha oscurata quella del Pepe, quantunque,
-trattandosi d'un assedio, parrebbe giusto, che il primo alloro toccasse
-al capo militare e non già al capo civile, la cui sola missione doveva
-essere di somministrare al primo i mezzi di prolungare e sostener la
-difesa. Certo è, che il Pepe ha una sola statua, a Torino, e postagli
-dalla pietà della vedova; ed un busto a Catanzaro, che per esser posto
-nell'atrio dello Asilo Infantile, sembra una satira. E busto e statua
-sono opere infelici e non ritraggono adeguatamente la bellezza veneranda
-del vegliardo, ch'era stato un tempo il più bel giovane di Napoli e
-dello esercito di Gioacchino. -- Al Manin invece (se non è strettamente
-vero quel, che dice lo Errera, che -- «Torino, Milano, Firenze, Genova e
-quante sono le illustri città d'Italia, _gli_ eressero un monumento o
-una lapide, o del suo nome intitolarono una via o un Istituto» --
-perchè, per esempio, e tacendo di molte altre, nè Napoli, nè Bologna, nè
-Catania, città d'Italia anch'esse e tra le più illustri, gli han
-decretati onori siffatti); al Manin il plauso è più concorde, più
-prolungato. Ma perchè? Per gli atti delle sue dittature ed
-amministrazioni? Niente affatto. Il vero motivo di quegli onori,
-sproporzionati alle opere, ve lo accenna il dabben Cibrario, dicendo: --
-«Io ho sempre rispettato e rispetto tutte le opinioni, che muovono da
-intimo convincimento, e trovo naturalissimo, che a Venezia, con sì
-splendide memorie di repubblica, vi fossero repubblicani. Onorerei
-Daniele Manin di tutto cuore, quand'anche fosse morto repubblicano; ma
-più l'onoro e l'amo per avere con nobile e raro esempio riconosciuto più
-tardi e dichiarato, che la salvezza d'Italia stava nella bandiera e
-nella spada, che il Re di Sardegna avea consacrata a redimere questa
-_gran madre d'eroi, saturnia terra_.» --
-
-Così è. La popolarità Italiana del Manin comincia nel M.DCCC.LVI. Il
-presidente e dittatore di una effimera repubblichetta e microscopica,
-sarebbe ora dimenticato dalla nazione, se, come altri, avesse perfidiato
-nello sterile repubblicaneggiare (e mi si perdoni l'epiteto poco
-parlamentare) stolido; rimarrebbe al più al più venerato da un
-partitello, da un manipolo, da una chiesuola, da una setta. Noi non
-lodiamo ed onoriamo il presidente ed il dittatore; ma un poco il
-presidente, che, sebbene di mala grazia, seppe ripudiar la repubblica il
-tre luglio M.DCCC.XLVIII e far votare la fusione col Piemonte; e
-moltissimo l'esule, che essendo stato presidente e dittatore, ancorchè
-di repubblica effimera e microscopica, seppe passare bravamente il
-Rubicone, rinnegare il passato, rinnegare lo assurdo ideale giovanile,
-ravvedersi, distruggere il partito repubblicano, far tacere le
-discordie, che avevan cagionato in gran parte le catastrofi e le
-vergogne del quarantotto, persuadere tante teste deboli ed incolte,
-unite però a cuori generosi e braccia forti, della necessità e della
-bontà della Monarchia unitaria. Questo atto il rende caro alla nazione
-tutta e pregiato. Questo atto rivela più fortezza d'animo, che la presa
-dell'Arsenale e la difesa di Venezia, e giovò molto più all'unificazione
-d'Italia ed alla liberazione. Tolto questo, la vita di lui sarebbe
-quella di un agitatore e d'un rivoluzionario volgare, come ce n'ha
-tanti.
-
-
-
- III.
-
-
-Il Manin era un avvocato, d'origine israelitica, sentimentale ed ingenuo
-molto ed irrequieto amante di libertà non ben determinata, come accade
-agli schiavi, come quasi tutti gli uomini del quarantotto. Gli avvocati,
-gl'ingenui e quanti non hanno propositi ben chiari non sogliono esser
-gente adatta a fondare Stati. Facile parlatore, dallo istinto
-tribunizio, in ogni quistione ficcava in mezzo, chiamava in ballo la
-politica e l'onor nazionale, o c'entrasse o non c'entrasse, a proposito
-ed a sproposito. Così, per esempio, nella quistione della ferrovia
-ferdinandea tra Milano e Venezia. Si era dovuto ricorrere a' capitalisti
-esteri, cupidi, non di giovare alla Italia, anzi d'impiego proficuo; e
-credere, che i capitalisti possano esser cupidi d'altro, è ingenuità
-classica. Pare, che la immensa maggioranza degli azionisti non avesse
-fede alcuna nella direzione Italiana della società, non la stimasse
-capace e s'impensierisse dello avviamento preso dagli affari. Alcuni
-dunque proposero di cedere allo Stato la costruzione e la gestione della
-ferrovia sino al compimento de' lavori. Se fosse buon partito o cattivo,
-io, che di simili faccende non m'intendo, non oso affermare. Il Manin,
-che non credo se n'intendesse molto più di me, lo oppugnava. Voglio
-anche, ch'egli avesse ragione; ma, invece di addurre argomenti
-finanziarî, invece di provare all'adunanza, che la Direzione Italiana
-offriva loro più guarentige e migliori dello appoggiare al governo la
-costruzione, fece un'arringa declamatoria, che venne accolta a fischiate
-e di cui non possono rileggersi senza riso de' brani come questo: --
-«Accettare la proposta porterebbe una nuova e grande umiliazione
-nazionale.» -- L'umiliazione nazionale c'entrava come il cavolo a
-merenda, parlando ad un'assemblea cosmopolita di azionisti! La mancanza
-di approposito e di senso pratico venne redarguita dalla quasi
-unanimità, che approvò la proposta.
-
-Bene osserva il Rovani, che: -- «se ci facciamo a riandare il tempo
-speso prima della rivoluzione dal più degli Italiani, che nel
-M.DCCC.XLVIII si posero o furono posti a presiedere governi, e a
-capitanare popolazioni, noi troveremo per ciascuno tanta materia di
-racconto, di considerazioni e di giudizi, che la storia della lor vita
-di preparazione, potrebbe assorbire per avventura quella della loro vita
-di azione». -- Ciascuno di loro era divenuto celebre per iscritti. --
-«Tutti dal più al meno erano noti all'universale... gran tempo prima,
-che scoppiasse la rivoluzione. Tutti, fuorchè Daniele Manin. Ei si
-presenta all'ingresso della rivoluzione tutto solo e poco noto e quasi
-nudo di memorie e d'opere. Uomo senza passato». --
-
-Caratteristica del quarantotto fu la levità giovanile, anzi
-fanciullesca, con la quale la nazione credette affrancarsi e costituirsi
-a furia di chiacchiere, stimando, che il chiacchierare fosse operare.
-Gli uomini, che salivano repentinamente al potere o riempivano le
-assemblee o tumultuavano in piazza o sdottrineggiavano su pe' giornali o
-capitaneggiavano schiere, erano per lo più impari ed impreparati alle
-difficoltà politiche, economiche, amministrative, militari, le quali non
-possono risolversi con delle belle frasi. Ma credevano in buona fede,
-che si potesse governare, amministrare, guerreggiare per ispirazione,
-entusiasmo, estro ed afflato divino, appunto in quel modo com'ogni
-giovinotto crede di poter poetare. Ora, che la pratica della vita libera
-ha diffuso il senso politico, non c'è chi non rida di certe idee e di
-certe pensate, che solo gli impenitenti demagoghi ed i giovani, che fan
-fiasco negli esami liceali, perfidiano nell'ammirare e sognano d'imitare
-quandochessia (che mai non se ne dia loro l'occasione!)
-
-Nè l'inespertezza è scusa all'insipienza; scusa legittima, dico. Nèd in
-arte, nèd in politica meritano indulgenza alcuna i dilettanti. Direi a
-quelli, che s'impossessano del potere o vi aspirano, ignorando l'arte di
-governare, quanto è detto nel _Romanzo Borghese_ di Antonio Furetière di
-chi verseggia senza studio: -- «Belastre se hazarda de repondre que
-c'estoient des vernt faicts par des gentils hommes qui n'en sçavoient
-point les régles, qui les faisoient par pure galanterie sans avoir leu
-de livre et sans que ce fust leur mestier: _Hò par la mort, non pas da
-ma vie_, reprit chaudement Charrosselles _pourquoy diable s'en
-mes-lent-ils si ce n'est pas leur mestier? Un masson seroit-il excusé
-d'avoir fait une méchante marmite, ou un forgeron une pantoufle mal
-faicte, en disant que ce n'est pas son mestier d'en faire? Ne se
-mouqueroit-on pas d'un bon bourgeois, qui ne feroit point profession de
-valeur si, pour faire le galand, il allait monster à la bréche et
-monstrer là sa poltronnerie?_». -- Giustissime sono le osservazioni del
-Vitet: -- «La gioventù, che spolitica, non pensa affatto, che dalla sera
-al mattino può accaderle di veder crollare in un battibaleno per subita
-tempesta quanto esiste, quanto biasima, quanto oppugna; ed innalzarsi,
-quanto fantastica, e quindi di esser colta sprovveduta, d'esser chiamata
-alla manovra senza saperne boccata, e di non potere reggere il timone se
-non con mani inesperte. Dov'è chi si prepari e si eserciti
-anticipatamente alle funzioni, cui potrebbe esser chiamato, che indaga
-come correggere quanti censura, avido di particolari e nozioni pratiche
-invece di teoriche ampollose e di generalità vacue».
-
-Le costituzioni in tutta Italia, le speranze suscitate ed alimentate da
-Pio IX, la repubblica in Francia e finalmente i fatti di Vienna, il
-ritiro del Metternich e le concessioni imperiali, imbaldanzivano gli
-agitatori in Venezia e sgomentavano gli oppressori, che non osavan più
-reprimere, nè condursi risolutamente, ignorando se gli atti loro
-sarebbero poi approvati, dubitando della stabilità della Monarchia
-Austriaca. Il Palffy concedette la Guardia cittadina e distribuì le armi
-al popolo, quando appunto la libertà di stampa e di riunione rendevano
-più pericolosa quella concessione e quella distribuzione ai
-disaffezionati. Naturalmente i rivoluzionarî adopraron subito i fucili e
-le daghe contro di lui. Fu la ripetizione della storia d'Argante che
-grida a' guerrieri cristiani:
-
- Questa sanguigna spada è quella stessa.
- Che 'l signor vostro mi donò pur ieri.
- Ditegli, come in uso oggi l'ho messa,
- Ch'udirà la novella ei volentieri.
- E caro esser gli dee, che 'l suo bel dono
- Sia conosciuto al paragon sì buono.
- Ditegli, che vederne omai s'aspetti,
- Ne le viscere sue più certa pruova;
- E quando d'assalirne ei non s'affretti
- Verrò non aspettato ov'ei si truova.
-
-La disciplina si rilascia e la speranza della impunità, che balena agli
-occhi del volgo, il fa irrompere in atti di ferocia. Gli arsenalotti
-assassinano il loro capo, il colonnello Marinovich. Ed il presidio non
-impedisce il misfatto; e non se ne ricercano e puniscono incontanente,
-esemplarmente gli autori. Le guardie civiche, capitanate dal Manin ed
-assicurate senza dubbio della complicità della truppa, irrompono nello
-Arsenale. I soldati rimangono inerti; ed, ordinando loro un maggior
-Boday di operare, atto, che lo Errera qualifica di _trama subdola_
-(sic!), si ribellano, inferociscono contro il Boday, fanno causa comune
-col popolo, che riman quindi padron dell'Arsenale a molto buon mercato,
-non per virtù propria, non pe' discorsi del Manin, ma perchè la
-guarnigione infranse e trasgredì il giuramento militare, qual che se ne
-fosse il motivo. Il Palffy ed il Zichy perdono sempre più la testa e
-vien loro un po' di tremarella. A chi dice loro del Marinovich e del
-Boday e consiglia di operare, rispondono presso a poco come quel Re appo
-il Cornelio:
-
- Si ce désordre était sans chef et sans conducte
- Je voudrais, comme vous, en craindre moins la suite:
- Le peuple, par leur mort, pourrait s'être adouci.
- Mais un dessein formé ne tombe pas ainsi;
- Il suit toujours son but jusqu'à ce qu'il l'emporte;
- Le premier sang versé rend sa fureur plus forte;
- Il l'amorce, il l'acharne, il en éteint l'horreur,
- Et ne lui laisse plus ni pitié ni terreur.
-
-Non sapendo in chi fidare omai; temendo, per le poche forze fedeli
-ancora, il contagio della insubordinazione; sbigottito dalle notizie di
-Milano e delle Provincie; non aspettando ajuti e rinforzi; obbedendo
-forse ad ordini superiori; bramosi certo di salvar la pelle propria e
-de' compagni: capitolarono. Il prete siciliano Niccolò di Carlo, che ha
-avuto il coraggio di scrivere un poema in due volumoni ciclopici sulle
-rivoluzioni d'Italia, adombra così brevemente questi fatti, compendiando
-un discorso del Manin:
-
- .... Si scuote, si rinfiamma ed arde
- D'Adria il leon, che le sue glorie ambisce,
- Con l'opre nuove, che non son bugiarde.
- Ei rugghia, e rugghia sì, che ne stupisce
- L'austriaca possa; e quell'altier prestigio
- De' vanti austriaci in un balen svanisce.
- Bastan due giorni all'immortal prodigio.
- Vinse il leon, nè insanguinò l'artiglio;
- Italo è omai nè più dell'Austria è ligio.
-
-Venne immediatamente, lì per lì, su due piedi, senza troppo riflettere,
-proclamata una repubblica. Perchè la repubblica? -- «Perchè non basta
-avere «abbattuto l'antico governo, bisogna altresì sostituirne «uno
-nuovo; ed il più adatto ci _sembra_ quello «della repubblica, che
-_rammenti le glorie passate_». -- Così il Manin: ma la ragione _non ci
-sembra_ molto soda. Una forma di governo non si sceglie per amore di
-reminiscenze storiche, come il nome di un neonato; per memoria d'una
-gloria, che fu; di una gloria, per giunta, molto antica ed annebbiata
-dalle vergogne posteriori e dal fine ignobile della Serenissima. Dio mel
-perdoni, ma forse al Manin parve bello, d'essere il primo presidente
-d'una Venezia democratica, come un Manin era stato l'ultimo doge d'una
-Venezia aristocratica.
-
-Quest'atto d'improvvida leggerezza subito partorì tristi frutti. Parve
-ispirato da municipalismo, dal desiderio di scindersi da Milano e
-soverchiarla; suscitò diffidenze nella rimanente Italia e nelle
-provincie Venete singolarmente, dove la Serenissima non ha lasciate
-memorie molto care. Ed i Comitati dipartimentali di esse si credevano in
-obbligo di esortare il Governo provvisorio di Venezia -- «a manifestare
-sentimenti di larghissima nazionalità per togliere del tutto i motivi
-del malumore;» -- e nel subordinarglisi facevan riserve pel mantenimento
-della unione con la Lombardia, e dimostravano in mille modi la poca
-fiducia. Il Governo nominata dalla piazza si vedeva imporre dalla piazza
-e ministri e provvedimenti. Ne faceva anche parte, secondo gli usi
-quarantotteschi, un artigiano, il quale non so davvero, che lumi potesse
-portare sulle materie, che discutevansi, di tanto momento e premura.
-Perchè bracciante, lo avevan fatto ministro delle Arti e Mestieri! Ma
-forse, con un po' di buon senso, e non avendo la pretesa della scienza
-infusa, sarà riuscito almeno soltanto inutile, non dannoso, come il
-Tommaseo ed altri, incapaci del pari in fondo di reggere uno Stato e di
-condur gli affari, ministri ed ambasciadori _pour rire_, da commedia.
-Stava zitto almeno, e non iscriveva. Lo analfabeta taciturno evita di
-dire e di scrivere corbellerie: e quante se ne dicevano e scrivevano
-allora, uff! Lo stesso Errera è costretto a convenire, che parecchie
-note (leggi: quasi tutte) della repubblica del quarantotto, -- «sono
-ispirate ad una lirica e ad un sentimento, che poco si addicono alla
-ragion di Stato: per ciò soprattutto si distinguono gli scritti del
-Tommaseo». -- Dell'inopportunità delle cui proposte sovrabbondano gli
-esempli; e la cui leggerezza come diplomatico venne spesso redarguita
-persino dal Manin, che gli scriveva: -- «Ameremmo, che foste meno
-proclive ad ammettere come fatti molte dicerie dei giornali, destituite
-di verità». -- Ma veramente tutti peccarono: ed il Manin in questo caso
-ricorda chi rimprovera al compagno la festuca, senz'accorgersi della
-trave, ch'ha innanzi gli occhi; o, come suol dirsi più volgarmente la
-padella, che dice al tegame: _fatti in là, chè tu mi tengi._
-
-Un partito solo era da consigliarsi a Venezia, e diverso: subordinarsi
-ad un altro Stato Italiano già costituito, e preparare armi e denaro,
-denari ed armi, mantenendo l'ordine pubblico. Leve e tasse, tasse e leve
-ci volevano. Questo appunto non si seppe, appunto non si volle fare. E
-non si volle fare per non perdere la popolarità ed i plausi della
-piazza. Invece di far leve, si apersero arrolamenti volontarî, invece di
-far denari si abolirono e diminuirono e riscossero male le imposte,
-invocando poi doni patriottici e sovvenzioni nazionali, che poco potevan
-fruttare e poco fruttarono. Accadde come nelle repubbliche del Medio
-Evo:
-
- De tributo Caesaris nemo cogitabat,
- Omnes erant Caesares, nemo censum dabat.
-
-Invece di acquetare la plebaglia, si mantenne in agitazione continua co'
-circoli, con le piazzette, con le arringhe, distraendola dal lavoro,
-dandole un'idea falsa de' suoi diritti e del modo di esercitarli. Quanti
-guai, quante zizzanie, quanti torbidi cagionassero essi circoli ed esse
-piazzate, lo Errera tace od accenna appena: son la parte vergognosa
-dell'assedio di Venezia; ma giova non dimenticarla, non occultarla.
-L'indole festaiuola di tutte le plebi e sventuratamente in modo
-particolare delle Italiane, ebbe largo campo di sfogarsi sotto pretesto
-di patriottismo. Come se le passeggiate, le piazzate, le chiassate, le
-ubbriacate, le schiamazzate, le luminarie, le processioni, le rassegne,
-i _Te-Deum_, eccetera, eccetera, fossero azioni, con le quali si fonda
-la patria, o le si giova. Brevi feste, dopo la vittoria, che non
-distraggan troppo dal lavoro, che non ne disavvezzino ed il rendano
-increscevole; io le comprendo. Ma, cominciata appena l'opera di
-redenzione, quando non si è ancor definitivamente acquistato nulla,
-anticipar le allegrezze ed i panegirici, è per lo meno puerile. Il volgo
-si assuefaceva allo sciopero ed allo scialacquo; la gioventù a stimar le
-parate, le acclamazioni ed i giuramenti teatrali come atti eroici, che
-dispensano dalle battaglie, dalle privazioni, dal morir per la patria.
-Il libro dell'Errera v'indicherà più festicciuole, che fatti d'armi; più
-giuri di Annibale, che morti da eroi. Un prete, forse ubbriaco,
-(l'ubbriachezza sola può servirgli in certo modo di scusa, sebbene
-inescusabile essa stessa) a Chioggia, mettendo la testa sotto alla spada
-del Toffoli (quel tale artiere improvvisato statista) giurò _di morire
-per San Marco_. Non siamo informati, se fu uomo di parola: scommetterei
-di no. Ma, se un prete _guappo_ e sanguinario, può sembrar lodevole, a
-chi è avvezzo a considerar come ideale del sacerdote il levita del
-vecchio testamento; noi non dobbiamo dimenticare, che la religione
-cattolica imponeva a quel messere di non far differenza alcuna fra' suoi
-concittadini e lo straniero, di amarli del pari. Nè queste cerimonie
-ispiravan sensi di dignità alle popolazioni. In Belluno, il ventitrè
-marzo, espulsi gli austriaci, al giunger la notizia della liberazion di
-Vinegia: -- «le guardie civiche, fra l'allegrezza ed il plauso,
-trascinarono il cocchio, nel quale stavano il vescovo, il delegato, il
-podestà ed i capitani della guardia civica». -- Così pure Piersilvestro
-Leopardi narra: -- «che in Brescia, gli studenti (?) per onorare
-Gioberti, che viaggiava meco, vollero tirarci la carrozza per più di due
-miglia». -- Ecco gente, che, per festeggiar l'indipendenza, non sa far
-di meglio, che assumere l'ufficio de' bruti!
-
-Carlo Alberto era sceso in campo. Cuore magnanimo; mente turbata dalla
-fede religiosa ardentissima; uomo, desideroso sì d'ampliare il proprio
-Regno, ma più di acquistar gloria propugnando una causa, la quale gli
-sembrava santa. E non per quelle ragioni solo, che la fanno stimar tale
-a voi ed a me, anzi pure per argomenti teologici: difatti, nella Bibbia,
-nel Deuteronomio capo XVII, versetto XV, si legge: _Non poteris alterius
-gentis hominem Regem facere qui non sit frater tuus._ -- «Non potrai
-darti per Re lo straniero, che non t'è fratello». -- L'indipendenza
-nazionale, raccomandata dal pontefice, prescritta dalla scrittura, era
-un domma per quel generoso. Fu chiaro sin dal principio, che l'unità e
-soprattutto (chè d'unità non s'era ancor compreso il bisogno) che
-l'Indipendenza d'Italia non avrebbe campione, sostegno, propugnatore,
-speranza, oltre il Re di Sardegna. La causa nostra dovea vincer seco o
-cader seco, perchè lui solo scendeva in campo per essa con un esercito
-numeroso ed agguerrito, sebbene, come poi si vide, insufficiente per
-l'impresa. Del Re Bomba il malvolere fu sempre evidente; e ben presto ed
-al maggior uopo, confesso e dimostro. La rimanente Italia poteva dar
-solo forze tumultuarie e di poco conto.
-
-Non dico, che fosse vero, per esempio, delle truppe del Durando, quel
-che ne scriveva il Mérimée: _Un de mes amis qui revient d'Italie a été
-pillé par des volontaires romains, qui trouvent les voyageurs de
-meilleure composition que les croates. Il prétend qu'il est impossible
-de faire battre les Italiens, excepté les Piémontais qui ne peuvent être
-partout._ Credo, che lo amico del Mérimée fosse un mentitore; al
-postutto poi, un fatto particolare non vorrebbe dir nulla: in ogni
-esercito ci sono ladri e saccheggiatori e peggio; gente degna della
-forca e che finisce sulla forca. Ma pur troppo ned i volontarî romani,
-ned i toscani erano in grado di tener testa in campo aperto ad un
-esercito agguerrito. Si rilegga quel, che il D'Azeglio ne scriveva
-confidenzialmente alla mogliera.
-
-Chi vuole il fine, deve volere i mezzi. L'indipendenza d'Italia poteva
-aversi solo per opera di Re Carlo Alberto, dunque avrebbe dovuto volersi
-l'immediata fusione col Piemonte, anche da' Veneti, che fossero stati in
-fondo repubblicani, perchè in somma delle somme, se non altro, il _giogo
-piemontese_ sarebbe stato più lieve dell'austriaco, m'immagino; o perchè
-un po' di buon senso basta a suggerire, che le quistioni politiche
-s'hanno a risolvere una per volta. Ma gli uomini del Governo provvisorio
-di Venezia erano federalisti, sebbene si vergognassero di apertamente
-confessarlo; eran federalisti vergognosi, crittofederalisti.
-
-Il Tommaseo scriveva al Leopardi: -- «Potete ben credere, che l'unità
-vera della nazione è da me ardentemente desiderata; ma mi duole, che
-taluni si sforzino di ottenere una qualche aggregazione parziale, con
-modi o fraudolenti o violenti, i quali fanno al Piemonte torto o danno,
-e preparano nuove scissure, forse non meno deplorabili delle antiche».
--- Chi non _desidera_, anzi _vuole_, l'unità vera d'un popolo, ch'è la
-politica, affretta le aggregazioni parziali, le quali conducono ad essa,
-con tutti i modi: Roma non fu fatta in un dì; ned i carciofi si mangiano
-in un sol boccone, anzi a foglia a foglia. Ed il Tommaseo lesse poi
-nell'Assemblea veneta un discorso per provare, che: -- «decidere subito
-sulla condizione politica di Venezia non era inevitabile, non utile, non
-decoroso: non _inevitabile_, perchè l'immediata fusione non faceva
-sgombrare il nemico, nè forniva danari e milizie; non _utile_, perchè il
-decidere allora diceva timore, o sarebbe stato un peso e una umiliazione
-di più; non _decoroso_ per Re Carlo Alberto, cui si toglieva occasione
-di operare con magnanimità per farne un avventuriere che mercanteggi le
-battaglie, e cerchi non il premio, ma il prezzo». -- Da ultimo uscì in
-campo -- «con una generosa proposta, acciocchè il patriottico Trentino
-fosse unificato all'Italia» -- come dice l'Errera; proposta, la cui
-opportunità e serietà non può sfuggire ad alcuno; ma che almeno non era
-ignobile, come l'altra del Bellinato, il quale volea stipulare il
-mantenimento del portofranco per Venezia e dazî inferiori a quelli di
-Genova.
-
-Sapete l'ideale di questa gente? Una costituente a guerra finita e
-frattanto la continuazione di tanti governucoli, i quali, se fossero
-stati di devoti al Re e di provetti avrebber cagionato impaccio; essendo
-di gente dubbia ed inesperta, equivalevano all'anarchia. Carlo Alberto
-poi arrischiasse vita e corona, mettesse a repentaglio la dinastia,
-eccetera (mentre costoro, in casa propria, si sbizzarrivano facendo
-comoda e sicuramente a' ministri ed a' deputati), per esser quindi a
-guerra finita, congedato anche, se occorre, da una congrega di letterati
-e di avvocati, da un sinedrio di Totonno Tasso e Ciccio Trecquattrini!
-Beninteso, che i sacrificî delle antiche Provincie, grazie alla leva ed
-alle imposte, dovevano essere obbligatorî; ma quelli delle provincie
-poi, il cui fatto si decideva, semplicemente doni patriottici ed
-arrolamenti volontarî. Converrete, che le parti erano un po' leonine,
-fatte a questo modo; e la leoninità può scusarsi od almeno accettarsi,
-sol quando ci s'impone dal più forte.
-
-L'unione col Piemonte era una tal necessità, che, quando il mare
-cominciò a turbarsi, s'impose a quei retori, sebbene la volessero di
-malgarbo, come un ferito consente all'amputazione. Le provincie erano
-loro contrarie, e la volevano. La sola città di Venezia perfidiava
-nell'essere un po' autonomista. Il Manin stesso (ad un cui moto generoso
-pur si deve la quasi unanimità della votazione), scriveva poi: -- «Ciò
-in Venezia sembrava ai più essere _intempestivo_ e pericoloso:
-intempestivo, perchè stimavasi, che la quistione dovesse risolversi a
-territorio sgombro ed a guerra finita; _pericoloso_, perchè la guerra
-avrebbe assunto apparenza d'essere dinastica anzichè nazionale, e
-quindi, perdute le simpatie dei popoli italiani e di altri popoli liberi
-d'Europa e destate le apprensioni ed i sospetti dei principi». -- La
-miopia, di chi ragionava così, è chiara ora a tutti. L'Italia ha potuto
-costituirsi solo quando tutti si son ben persuasi, gl'interessi di una
-dinastia e della nazione essere identici, una cosa sola. Delle simpatie
-sterili non avevamo, che farci; come delle apprensioni inoperose non
-avevamo a curarci. Ma validi aiuti esteri potevano solo sperarsi da'
-negozianti d'un governo costituito, che avesse cosa offrire in compenso;
-ed il principio monarchico solo, altamente proclamato, poteva disarmare
-taluni sospetti e frenare le irruenze pericolose, contenere la piazza e
-far prevalere la volontà non degli schiamazzatori, anzi del vero popolo,
-che non è chiassone e piazzaiuolo, che non va scambiato con la folla, la
-quale s'accalca sotto i balconi de' Governi provvisorî, e tante volte è
-facile a disperdersi con l'offrir loro da bere. (Vedi Documento XLIII
-dello Errera).
-
-L'Unione francamente accettata da' Ducati, era francamente desiderata
-dalle Provincie Lombardo-Venete. Il municipio bresciano rispondeva al
-Gioberti ed al Leopardi, che raccomandavano di far marciare i coscritti
-della leva ordinata dal Governo Provvisorio: -- «Si fa di tutto; ma i
-Bresciani non vogliono servire i signori di Milano. Facciano la fusione
-col Piemonte; e, chiamati in nome del Re, marceranno subito». -- Qui
-lascio la parola al Cibrario: -- «Milano, già travagliata da una setta,
-che si sforzava di render sospetti i Piemontesi, retta con pensieri
-discordi e perciò con mano assai debole dal Governo provvisorio, vincolò
-la fusione a vari patti, fra gli altri quello d'un'Assemblea
-costituente, che ordinasse le forme del reggimento interno, non solo
-rispetto alla Lombardia, che abbisognava d'organizzazione, ma rispetto
-all'antica monarchia di Savoia, che appunto avea potuto impugnar le armi
-a pro d'Italia, perchè già _ab antico_ era fortemente organizzata.
-Condizione nuovissima nella storia, che portava in grembo una nuova ed
-intiera rivoluzione, le cui conseguenze potevano spingersi agli ultimi
-termini della democrazia e mutare di fatto, se non di nome, il Re in
-presidente di repubblica. Qualche membro del Governo provvisorio
-parteggiava per la repubblica. Il presidente invece e gli altri,
-opinavano, che la Costituente, eletta sulle basi del voto universale,
-presentasse una guarentigia immensa di moderazione. Il Re, sdegnando di
-scendere a mercato sulla maggiore o minore autorità, che gli si dovesse
-attribuire, egli, che combatteva per un principio e non certo per
-gl'interessi della Corona, accettò senza palese ripugnanza anche quella
-condizione, benchè molti savî, amici d'Italia e suoi, sostennero con
-gran calore, che dovea respingersi. Invece Urbano Rattazzi orò, perchè
-si accettasse. Egli dicea tra sè: _O saremo vincitori e col favor della
-vittoria il voto della maggioranza dell'Assemblea sarà continuamente per
-noi; o vinti, e non sarà più il caso d'un'Assemblea costituente_». --
-Lealtà rattazziana! Venezia mise le stesse condizioni di Milano.
-Veramente, quando si pensa a' guai, che sarebber venuti dopo, s'è quasi
-indotti a stimar provvidenziale la sconfitta, che fece metter senno a
-tante menti incomposte e confuse, preparando la concordia del
-cinquantanove e del sessanta. Di quali discordie, di quali
-ingratitudini, di quali irruenze non ci avrebbe dato lo spettacolo
-doloroso una costituente? Ci saremmo visti condotti ad un conflitto tra
-'l potere esecutivo ed essa, che avrebbe avuto per fine, od un colpo di
-Stato del primo, pericoloso, od una usurpazione del secondo, funesta,
-simile a quella dell'Assemblea nazionale francese sul fiacco Luigi XVI.
-
-Il Manin, mentre votava l'unione col Piemonte, si dichiarava
-antimonarchico e faceva prevedere qual parte si riserbasse nella futura
-costituente, rifiutando di continuare al potere e dicendo: -- «Fui, sono
-e resto repubblicano; in uno Stato monarchico io non posso esser niente;
-posso esser dell'opposizione, ma non di Governo». -- Insomma que'
-signori volevano, che Carlo Alberto ed i Piemontesi vincessero per loro;
-e poi dar lo sfratto al primo ed annettersi le antiche provincie, non
-lasciarsi annettere essi agli Stati Sardi.
-
-Succedette un altro Governo provvisorio e poi quello dei Commissari
-piemontesi, che durò quattro giorni. Venezia non poteva nulla da sè:
-tutto dipendeva dalle sorti dell'esercito Regio. Le vittorie di questo
-avrebbero avuto per conseguenza l'indipendenza del Veneto; ma, disfatti
-i piemontesi, per Venezia non sopravvanzava speranza alcuna. Frattanto
-giovava, occupando alcune forze nimiche, impedendo a' tedeschi l'uso del
-mare pe' trasporti, e preparando un nerbo di soldati, i quali però
-avevan bisogno di tempo, ma tempo assai, prima di poter riuscire utili
-in campo. Non c'illudiamo su quell'accoglienza. Il Tommaseo scriveva al
-Pepe: -- «Caro generale, questa truppa di gente oziosa, indisciplinata e
-diversa è a Venezia più pericolo, che salvezza. Traetenela, vi
-preghiamo, fuori al più presto». -- Il Pepe al Leopardi: -- «Ascendono
-queste truppe a diciottomila uomini e forse più, nelle quali manca la
-disciplina e più tra gli ufficiali che tra soldati. Gli ufficiali
-superiori sono quasi tutti ignari del mestiere». -- «Sono qui
-combattendo difficoltà d'ogni genere. Vi basti sapere, che ho dovuto far
-partire con la forza de' gendarmi il generale duca Lante. Ciò vi mostra
-la disciplina, che ho qui trovata. Non ho meno di diciottomila e
-seicento uomini; ma bisognava riordinarli, disciplinarli e provvederli
-di mille cose, che mancano». -- Si chiedevan sempre denari ed uomini al
-Re, (che non poteva mandarne e distrarne dallo esercito, perchè, come
-dice il Machiavello, non s'ha mai a mettere a repentaglio tutta la
-fortuna e sol parte delle forze); e frattanto gli s'imponevano patti!
-L'insipienza amministrativa del Manin e compagni, e nei provvedimenti e
-nella scelta del personale, era stata proprio troppa. Basti citare lo
-aver quasi obbligato il Zucchi ad accettare un comando, quel Zucchi, che
-firmava poi la capitolazione di Palmanova, portante, che _la città
-riconosceva di avere errato e che la fortezza, sprovvista ancora di
-munizioni da bocca e da guerra, si rendeva spontanea_. Ed i repubblicani
-milanesi accoglievano quindi con ovazioni e -- «levavano alle stelle
-quel pover uomo rimbambito, col fine altamente proclamato di farne un
-competitore al Re Carlo Alberto per la liberazione d'Italia» -- come
-testimonia, con giusto raccapriccio, il Leopardi.
-
-Del resto il Manin non seppe mai sceglier gli uomini; prodigo di
-fiducia, facile ad esser ingannato. Venezia formicolava di spie
-austriache. -- «E che sia il vero» -- scrive il Carrano -- «venne in
-mano del Pepe un ordine scritto dal Mitis, col quale, disponendo le
-difese, faceva noto quel, che a sei ore della sera del ventisei ottobre
-avea saputo, cioè, che la domane i veneziani farebbero una sortita da
-Marghera. Dopo la caduta di Venezia fu detto, che un tenente-colonnello
-Juin, comandante di piazza in Venezia, serviva di spia agli austriaci...
-
-Proteggevalo il Cavedalis, ministro della guerra. Era poi a capo della
-polizia un certo Renzowich, il quale si aveva tutta guadagnata la
-confidenza del Manin; e sì quegli, come il detto Juin, dopo la caduta di
-Venezia, furono veduti in gran dimestichezza col nemico. Così quel
-brav'uomo, che era l'amato presidente del Governo veneziano, si faceva
-canzonare da simili furfanti». -- Aggiungerò ancor quanto del Cavedalis
-stesso scriveva il Rovani nel M.DCCC.L: -- «Il Cavedalis, anima
-dell'anima di (_sic_) Manin, senza di cui egli non osava portare più
-innanzi il peso della dittatura; quel Cavedalis, dopo essere stato
-triumviro del Governo libero della risorta Venezia, sta ora come
-direttore della strada ferrata Lombardo-Veneta agli stipendî
-dell'Austria». --
-
-Il Castelli ed i nuovi suoi compagni volevano mettere un po' d'ordine e
-tirare innanzi; non s'illudevano, non avevan cieche fiducie. Lo Errera
-dice, che a furia d'_errori_ si alienava l'animo de' cittadini; e fra
-questi _errori_ pone: l'aver dato lo sfratto a gente malsicura; l'aver
-ingiunto, che le armi militari fossero consegnate da' privati sotto pena
-di multa; l'avere ristampato le leggi contro gli attruppamenti
-tumultuosi; l'aver vietato -- «ai giovani delle scuole di esercitarsi
-nelle armi più che una volta per settimana, mentre urgeva, che il paese
-fosse agguerrito» -- eccetera. Dove siano gli errori, non so. Agguerrir
-si dovevano gli uomini, non i bimbi, il cui còmpito era di far latinetti
-ed imparar la grammatica. I battaglioni della speranza e simili
-ragazzate, per le quali _inorgogliva_ e _s'inteneriva_ il Manin, sono
-trastulli da tempi sereni e non vinsero mai battaglie. O vogliam dire,
-che lo errore fosse nel permettere quella esercitazione settimanale? nel
-non proclamar lo stato d'assedio per reprimere i tumulti e pene
-personali severissime per ricuperar le armi?
-
-Alla notizia dello armistizio Salasco, che pattuiva, non la rinunzia
-alla sovranità di Venezia, anzi solo lo sgombero di essa dalle forze
-piemontesi, la plebe gridò tradimento, il Manin prese la dittatura e
-proclamò la repubblica di nuovo. Dittatura ci voleva, ma dittatura
-militare, perchè se dittatura è riunione di tutti i poteri in una
-persona per raggiunger meglio uno scopo determinato[29], e se in Venezia
-si trattava unicamente della difesa, non era senno dar la somma delle
-cose in mano a chi del difender piazze e dell'arte della guerra era
-ignaro affatto. E della ingerenza del Manin nelle cose militari si duol
-di continuo il Carrano. Fu persino coniata una moneta con quella data
-funesta dell'_XI agosto_, quasi a ricordanza d'un fausto evento, quasi
-da quel giorno, che per ogni avveduto era il principio della fine,
-cominciasse la redenzione di Venezia! Oh, quella coniazione fu una
-cattiva azione. A' repubblicani rincresceva il breve rinsavimento. La
-città avrebbe dovuto, anche perdendo l'assistenza della flotta e del
-battaglione piemontese, che le circostanze della guerra allontanavano,
-ostinatamente riaffermare sino allo stremo il voto della unione. Sarebbe
-proprio bella, se una piazza evacuata dal presidio, per ciò solo avesse
-il diritto di costituirsi in istato indipendente! Ottima cosa fu l'idea
-di proseguir nella difesa, -- «perocchè non impossibile il ripigliarsi
-più tardi la guerra sul Ticino o altro accidente all'Italia propizio; e
-all'uopo Venezia forte, con esercito meglio intanto agguerrito, poteva
-essere di grande aiuto e sostegno» -- come dice il Carrano; ed anche per
-semplice pruova di valore Italiano, per ispirare stima di noi, per non
-far cadere una seconda volta il leone di San Marco _senza mandar
-ruggito_. Gli armaiuoli franzesi solevano iscrivere sulle lame delle
-spade: _Non isguainarmi senza giusto motivo; non rinfoderarmi senza
-onore._ Ma non c'era bisogno di proclamar la repubblica: questa parola
-non dava forza, tutt'altro.
-
-[29] «Il dittatore era fatto a tempo e non in perpetuo; e per ovviare
- solamente a quella cagione, mediante la quale era creato. E la sua
- autorità si estendeva in poter deliberare per sè stesso circa i
- modi di quello urgente pericolo, e fare ogni cosa senza consulte, e
- punire ciascuno senza appellazione; ma non poteva far cosa, che
- fosse in diminuzione dello Stato, come sarebbe stato tòrre autorità
- al Senato o al Popolo, disfare gli ordini vecchi della città o
- farne di nuovi». -- _Mach._ _Deche._ c. XXXIX.
-
-Pure la proclamazione fece gridare il Manin: _Salvatore della patria_,
-che non salvò, nè poteva salvare. I titoli anticipati son di malaugurio.
-Il triumvirato Manin-Graziani-Cavedalis scrisse indirizzi, mandò
-messaggi, declamò arringhe, e cominciò a vivere sulla speranza d'una
-mediazione o d'un intervento estero, che andò mendicando in tutti i
-modi, fino offrendo di far votare la dedizione alla Francia. Bisogna
-rendere al Manin la giustizia, ch'egli era sincero nelle sue illusioni,
-che non ingannò scientemente la popolazione con lusinghe, alle quali
-fosse estraneo; credeva davvero, che la sua città natia per -- «aver
-destate simpatie speciali nella diplomazia d'Europa, potesse esser
-appoggiata dalle potenze e difesa contro le pretese dell'Austria; e,
-anche a peggior riuscita, aver titolo e rango e diritti di città
-anseatica». -- Ma se tanta ingenuità sia scusabile in un uomo di Stato,
-nel capo d'un governo, non so. L'Inghilterra sempre lealmente rispose:
-_Accomodatevi con l'Austria; degli affari vostri non me ne impiccio._ Le
-risposte della Francia erano meno esplicite, ma in fondo poi suonavan lo
-stesso. Non si voleva dire ciò, che si lasciava capire! E se gli
-ambasciatori veneti non avessero avuto una benda sugli occhi, se
-avessero avuto più pratica di mondo, diamine se l'avrebbero capito! E
-poi, via, per che ragione avrebbe dovuto muoversi la Francia ed
-impegnare una guerra? Che doveva importarle o giovarle la indipendenza
-di Venezia? Il Manin diceva: -- «Intervenite per lavar l'onta di
-Campoformio». -- Il diceva sul serio, lui: ma la Francia di quell'onta
-arrossisce, quanto l'Inghilterra d'aver cagionato il fallimento de'
-Peruzzi. E poi, via, che c'è davvero da arrossire per essa di
-Campoformio? Da arrossire c'è solo per noi Italiani, de' quali si poteva
-disporre in quel modo: chi è pecora suo danno. Se onta ci fu, ce ne fu
-solo pel Veneto, per l'Italia: l'obbrobrio è per lo schiavo mercato, non
-per chi vende o per chi compra. -- «Intervenite» -- dicevano i Veneziani
--- «in nome della umanità». -- Questi interventi filantropici son cosa
-da cavalieri erranti: ma l'uomo di Stato deve procurar solo il bene ed
-il vantaggio del proprio paese: e solo in questo modo può giovare
-indirettamente alla intera umanità, di cui come tale, nulla de'
-premergli. I retori, che sgovernavan Venezia, ripetevano: -- «Noi
-abbiamo un diritto storico, anzi naturale alla indipendenza. Vel
-dimostreremo». -- E giù chiacchiere e sillogismi. Avete un diritto? E
-voi fatelo valere! Un popolo ha diritti solo quando ha forze sufficienti
-per farli rispettare; solo allora la storia, ch'è il giudicio divino gli
-dà ragione. Gl'imbelli, i deboli non hanno dritti: persuadiamocene bene,
-perchè guai alla nazione, che il dimentichi!
-
-Tutte le altre illusioni ingenue chi potrebbe raccontarle ed enumerarle?
-Una di queste era la inespugnabilità di Venezia. «È certo, che l'Austria
-questa fortezza inespugnabile non potrà prenderla mai colle armi, ma può
-prenderla con le astuzie e con le sue arti infernali;» -- diceva il
-Manin. Le arti infernali poi furono quell'arte umanissima, ch'è la
-prevalenza del numero e della forza, de' mezzi e della scienza militare.
--- «Il giornale del Mazzini dice, che la laguna basta a difendere la
-Venezia coi suoi ventinove forti,» -- scriveva il Pepe -- «e intanto il
-generale, che ho in Chioggia, scrivemi, di non poter difendere quel
-distretto con meno di sei mila uomini; ed al comandante di Malghera non
-ne bastano tremila.» -- È doloroso a dirsi e so, che dispiacerà il
-sentirlo dire; ma, se Venezia fece moltissimo, Venezia non fece (come
-pretendono) quanto era possibile fare. Taccio della inerzia
-inesplicabile della piccola flottiglia. Dar battaglia, certo non poteva:
-ma rompere il blocco, ma corseggiare, ma recare gravi danni al commercio
-austriaco, acquistar prede e vettovaglie, avrebbe potuto. Dice il
-Carrano: -- «E se a tempo avessero i primi governanti il naviglio
-accresciuto di un paio di fregate a vapore, e fatto più abbondante
-provvisione di vettovaglie, Venezia sarebbesi difesa fino al mese di
-novembre; stagione in cui i nemici avrebbero dovuto interrompere il
-blocco da mare. Quindi onore più grande all'Italia. E poi da cosa non
-nasce cosa?» -- Non tutti gli uomini atti alle armi si armarono per la
-difesa: molti e molti preferirono -- «le facili dimostrazioni di piazza
-e le sterili proteste»; -- e moltissimi emigrarono o stettero tranquilli
-alle case loro. Ed è naturale, non poteva accadere altrimenti; ned
-altrimenti accadrebbe ovunque, se non si obbligassero i cittadini poco
-zelanti al servizio militare.
-
-Non tutti i Veneziani del quarantotto la pensavano come il Navagero:
-
- Non ego sum pugnae assuetus nec fortibus armis
- Et tamen audaci pectore bella geram.
- Confertas turbabo acies: densosque per hostes
- Deferar et praeceps in media arma ruam.
- Vivere quippe aliis; Venetis ea denique vera
- Vita est, pro patria decubuisse sua.
-
-Si trattava di presidiar Malghera e difenderla. Il popolo gridava: --
-«Vi andremo tutti,» -- (e giurerei e scommetterei, che degli
-schiamazzatori non v'andò a morire un solo); ma chiedeva armi. Il Manin
-rispose: -- «Ad un popolo, che vuole difendersi, tutto serve di arma».
--- Parole, che parvero sublimi e si applaudirono; che oggi verrebbero
-fischiate. E questa diversità di accoglienza mostrerebbe i progressi
-fatti dagl'Italiani nel senso politico e nel senso comune, e quanto sia
-già sfatata appo noi la rettorica di piazza. Corbellerie simili non le
-direbbe più neppure frate Pantaleo.
-
-Anche il denaro mancava; ed in parte per colpa de' governanti. Ho già
-detto delle abolizioni o riduzioni di imposte. Vi si aggiunse: quel
-mezzo inefficacissimo di popolarità, ch'è la restituzione gratuita de'
-piccoli pegni; le gratificazioni; lo spreco. Non abbiamo la distinta
-minuta delle spese, ma quando si legge di tre mila ed una lira pagata
-all'albergo Daniele per un pranzo all'ufficialità della flotta
-napolitana, di tremila lire elargite al padre Gavazzi, non si acquista
-un'alta idea dello accorgimento, di chi disponeva tali spese. Certo, le
-forze d'una città erano impari a tanti bisogni. Ma i mezzi co' quali si
-credeva potervi sopperire: le oblazioni volontarie in Venezia e fuori;
-_l'elemosina per la patria_, (che doveva essere raccolta da' parrochi in
-persona girando per la chiesa, trasformati così in agenti delle tasse);
-il viaggio circolare ideato dal Tommasèo per gli Stati italiani a
-raggruzzolarvi quattrini, (intorno al quale il Manin gli scriveva: --
-«siamo certi, che l'illustre vostro nome, la potenza del vostro ingegno
-e la magia dell'affettuosa vostra parola ne assicurerebbero una
-copiosissima messe;» -- ) l'accettazione della carta veneta dalle casse
-degli altri governi Italiani e via dicendo, fanno sorridere. Chi avrebbe
-mai accettato quella carta, di cui non poteva sorvegliarsi la emissione
-e che non aveva credito, se non dove era imposta con la forza? Sarebbe
-piovuta nelle casse, che le si fossero aperte; e, come quelle monete,
-con le quali il diavolo comperava le anime, vi si sarebbe convertita in
-foglie secche. Fa ridere il leggere nominata una commissione _per
-istudiare e presentare un progetto tendente a menomare e possibilmente
-togliere gl'inconvenienti, che derivano dalle frequenti oscillazioni
-della carta_. Il rimedio era pur semplice: ispirar fiducia nell'esito
-della resistenza. Questa fiducia sembra, che non vi fosse; e la carta
-scapitava. Scapitava come gli assegnati francesi. Sicchè, mentre la
-miseria cresceva, diminuivano i pegni al Monte; fatto, che allo Errera
-sembra indizio di prosperità ed a noi di diffidenza. I pegni
-diminuivano, non perchè la povera gente aveva denari in copia; ma perchè
-le ripugnava di affidar le sue masserizie preziose alle casse pubbliche.
-
-La giornata di Novara (ventitrè marzo del quarantanove) condannò
-Venezia. E non posso non notare cosa, che fa torto al cuore ed alla
-mente del Manin, aver egli creduto _preparati a Torino i casi di
-Novara_! Fu il suo primo pensiero all'annunzio di quel disastro,
-partecipatogli dall'Haynau, all'annunzio dell'abdicazione di Re Carlo
-Alberto. Le stesse accuse stolide, che poi sono state ripetute nel
-sessantasei; e che anche nel sessantasei han trovato molti creduli,
-perchè _infinita è la turba degli sciocchi_! Tanto egli era lontano,
-nonchè dal possedere il _senso profetico_, che l'Errera vorrebbe
-attribuirgli, ma dal saper estimare equamente i fatti politici più
-semplici. Aveva la diffidenza dell'uomo nuovo agli affari, che ha sempre
-sentito parlare de' Re e della diplomazia come di mostri; che vede e
-sospetta sempre non so che atroce machiavellismo in ogni azione, in ogni
-fatto! Egli avea sempre temuto, dacchè le sorti della guerra avevan
-cominciato a volgere in peggio, che la Venezia fosse lasciata
-all'Austria ed il Milanese rimanesse libero ed unito al Regno di
-Sardegna insieme co' Ducati. Combinazione, alla quale in un dato momento
-l'Austria avrebbe consentito e che si vuole anzi da essa proposta e
-respinta da Carlo Alberto e da' suoi Ministri, i quali appunto si misero
-paura d'essere accusati d'aver fatto una guerra nell'interesse
-dinastico. _O tutto in una volta, o nulla_; e non si ebbe nulla. Se si
-fosse fatto il medesimo nel cinquantanove, l'Italia sarebbe ancora di là
-da venire! E quel Manin, cui pareva desiderabile ed onesto di salvar
-Venezia dal giogo austriaco, separandone le sorti da quelle della
-rimanente Lombardia e facendone una imbelle città anseatica, ludibrio di
-tutti; era pronto nel quarantotto a gridar _tradimento, tradimento_, se
-il Re, per salvare almeno la Lombardia, fosse stato costretto, come nel
-cinquantanove, a procrastinar l'impresa di Venezia.
-
-Dal fin qui detto, dalla esposizione semplice e non fucata de' fatti,
-sorge, ned è mia colpa, un'idea del Manin diversissima da quella, che lo
-Errera vorrebbe darci. Non abbiamo più dinanzi un grand'uomo, che fa
-grandi cose, nemmen per sogno. Abbiamo un avvocato, il quale in virtù
-d'una facondia non sempre di buon gusto, s'impone alla plebe ed alle
-assemblee rivoluzionarie. Uomo del resto personalmente integerrimo e
-pieno di buone intenzioni, ma senz'alcuna serietà e capacità politica ed
-amministrativa, nonchè militare, credulo, ingenuo, ammucchia spropositi
-su spropositi. Della resistenza efficace e prolungata il merito spetta
-principalmente al Pepe ed a' suoi ufficiali, i quali avrebber forse
-fatto meglio e più, se non fossero stati vincolati ad ogni passo; e
-certamente avrebbero fatto di più, se l'Autorità civile fosse stata più
-capace. Giacchè il decretare la resistenza ad ogni costo, torna facile;
-si fa presto a proporre e votare un ordine del giorno od un decreto. Ma
-nell'obbedire ad un tal decreto, nell'eseguirlo, sta la difficoltà; e ci
-vuole non solo prudenza, anzi pure scienza militare, antiveggenza
-amministrativa, solerzia per preparare i mezzi, abilità nello
-impiegarli. So benissimo, che mi accuseranno di volere sfrondare gli
-allori d'un uomo benemerito, di voler malignamente distruggere una
-gloria Italiana. Non mi curo di tali addebiti. Credo, che il vero, il
-pretto vero, sia sempre meglio di una illusione o d'una menzogna: la
-storia non debb'esser nè fiaba, nè leggenda, se pur si vuole, che ne
-ammaestri e ne scaltrisca. -- «Tagliar la verità, come un vestito, al
-dosso della passione, non fa per noi;» -- «Bisogna aver faccia di dir la
-verità ai principi, ma anche al popolo; bisogna sapere andare contro la
-mitraglia, ma anche contro le fischiate; bisogna saper esporre la vita,
-ma anche la popolarità; bisogna esser pronto, altero, ardito e quando
-occorre, saper contrastar alla passione;» -- diceva il d'Azeglio. Troppo
-sarebbe pericoloso il rappresentare alla nazione le quarantottate,
-esaltandole, magnificandole, mostrandone solo la parte ingannevolmente
-brillante: ci prepareremmo così nuove quarantottate per l'avvenire: e
-dove conduca i popoli il quarantotteggiare continuo, ce 'l mostrano la
-Francia, la Spagna, le repubbliche americane. Della difesa militare di
-Venezia, possiamo contentarci, perchè la migliore operazione di tal
-genere, che sia riuscita a farsi, ne' molli tempi nostri, da un esercito
-irregolare. Della condotta politica dei suoi uomini di Stato invece non
-possiamo appagarci in alcun modo. Fu perniciosa ed insipiente. E
-basterebbe anche a dimostrarla tale, il ravvedimento, ch'è la maggior
-gloria de' principali; il ravvedimento, con cui riconobbero poi, solo
-una guerra dinastica poter salvare ossia creare l'Italia e con cui
-portarono alla dinastia ed a' valentuomini, che la circondavano, l'aiuto
-prezioso della concordia nazionale.
-
-
-
-
- È GALANTUOMO IL CAIROLI?
-
-
-L'Editore ha rivolte insistenti preghiere alla Signora Vedova Imbriani,
-perchè desistesse dalla pubblicazione dello scritto su B. Cairoli,
-incluso nel presente volume delle _Fame Usurpate_. Ma la nobil Donna s'è
-recisamente negata, tenendo essa sommamente a riprodurre, con
-l'integrità degli scritti, intera, la personalità del compianto marito,
-senza mutilazioni od apposite omissioni di alcuno di essi, ed
-attenendosi allo stipulato contratto d'includervi, cioè, gli articoli su
-_Manin_ e _B. Cairoli_.
-
- _L'Editore._
-
-
-
-
-Essendosi, il dieci Decembre MDCCC.LXXVIII, nel Consiglio Comunale di
-Pomigliano d'Arco, proposto di concedere la cittadinanza onoraria al
-signor Benedetto Cairoli; il Consigliere Vittorio Imbriani parlò contro
-siffatta proposta, dicendo presso a poco quanto segue:
-
-Ho visto con sorpresa convocato straordinariamente, previa _licenza de'
-superiori_, il nostro Consiglio Comunale, per conferire non so che
-cittadinanza onoraria al signor Benedetto Cairoli; ed eccomi qui per
-combatter la proposta e votar contro. Secco molto di rado il Consiglio
-con gli sproloquî miei: prego quindi, in vista della rarità della cosa,
-quand'anche dovessi urtare alcuno, di lasciarmi dire con tolleranza, se
-non con benevolenza.
-
-Prima di tutto, io non ho mai capito cosa significhi cittadinanza
-onoraria. Le nostre leggi parlano di una cittadinanza sola,
-effettivissima e non onoraria: quella, che si gode nello Stato.
-Legalmente, il termine _cittadino_ non ha altro senso, se non quello di
-regnicolo, che gode i diritti politici e civili. Nel linguaggio comune
-ha bensì quello di abitante d'una città, in opposizione ad abitante del
-contado, _contadino_. Ma Pomigliano d'Arco non ha titolo di città. Le
-cittadinanze onorarie di date città sono cose di que' tempi e di que'
-luoghi, in cui le singole città hanno privilegî, hanno rendite
-patrimoniali, che si dividono in danaro, o terreni, i cui prodotti si
-ripartiscono in natura fra' cittadini. Allora la cittadinanza onoraria
-significa qualcosa: il diritto di partecipare a tali benefizî, ancorchè
-non si soggiaccia a' pesi della cittadinanza effettiva. Ma qual
-privilegio ha un pomiglianese, di cui qualunque cittadino Italiano venga
-a dimorare fra noi, non fruisca? E, ripeto, se non c'è una cittadinanza
-pomiglianese effettiva, come può esserci l'onoraria? Sarebbe un titolo
-arbitrario e _sine re_, non procacciando nè diritti ned onori.
-
-Ma, s'anche questo titolo significasse qualcosa, nol conferirei mai ad
-un ministro in carica. Sarebbe o parrebbe (che val poi l'istesso) atto
-di servilità, di cortigianeria o di speculazione. Si crederebbe, che
-qualche consigliere, promovendo questo voto, aspirasse ad ottenere in
-ricambio una croce di cavaliere, un ciondolo. Si crederebbe, che la
-dimostrazione fosse inculcata, suggerita, per un fine qualunque, dal
-prefetto o dal sottoprefetto. Nessuno crederebbe alla spontaneità od al
-disinteresse nostro. Brutte supposizioni, e, ch'è peggio, ancorchè
-erronee, non dimostrabili tali! Ci macchierebbero tutti.
-
-C'è di più. Dubito forte della legalità della cosa; e metto innanzi la
-quistion pregiudiziale. Questa onorificenza ad un ministro è, in fondo,
-un voto politico: mascherato sì, ma tale evidentemente; ed i voti
-politici a noi son vietati. Noi dobbiamo occuparci solo della stretta
-cerchia degl'interessi municipali. Non si tratta d'accordare
-un'onorificenza al Cairoli, per benemerenze particolari verso il comune
-nostro, anzi per sue pretese benemerenze verso l'Italia intiera, per
-benemerenze d'ordine generale. A queste, forse, all'ora presente, il
-solo giudice autorizzato e legale, dopo il Re, vale a dire il
-Parlamento, avrà probabilmente dato il debito guiderdone... un voto di
-sfiducia! tante esse sono e così grandi e sfavillanti! E noi, che non
-abbiamo sott'occhi gli atti del processo, noi cui la legge vieta di
-occuparci di queste faccende, noi Consiglio Comunale di Pomigliano
-d'Arco, ci metteremmo a lodare, dove forse il Parlamento condanna!
-Faremmo un atto illegale e ridicolo, al quale arrossirei di avere avuto
-la benchè menoma parte. Vedendosi in pericolo nel Parlamento, gli uomini
-funesti, che ci sgovernano, vorrebbero promuovere un'agitazione fittizia
-ed estraparlamentare. Saremmo noi tanto buoni da lasciarci condurre pel
-naso e servirli? Mi sembra offensiva per me come per noi tutti la
-supposizione.
-
-Che se poi anche voleste, uscendo dalla cerchia delle vostre
-attribuzioni, fare un voto politico; fatelo apertamente, ma fatelo in
-modo da non offendere il senso morale. Mi spiego. Io non credo che a
-Benedetto Cairoli spettino plausi od onori. Alieno da riguardi
-vigliacchi, asserisco che quest'uomo non merita ned affetto nè stima:
-tutt'altro!
-
-Che si onorerebbe in lui? L'uomo politico, già; chè meriti di altro
-genere, letterarî, scientifici, militari, gli mancano. Ma, come uomo
-politico, il Cairoli non ha dimostra nè capacità nè (rincresce il dirlo)
-lealtà. Mi arieggia molto la tela del Negrotto, come dicono i toscani
-proverbialmente.
-
-Scarso d'ingegno, vergine di studî severi, nudo di pratica
-amministrativa, ha manifestato la dappocaggine piramidale e l'ingenuità
-preadamitica del politicante da caffè e da mittinghi, ne' discorsi fatti
-alla Camera in questi diciotto anni, goffamente retorici, ampollosi e
-senza costrutto. È giunto, per raggiri parlamentari e perchè la sua
-parte aveva bisogno d'una testa di legno non volgarmente disonesta, alla
-direzione delle cose pubbliche. Ed ha avuto la sfacciataggine di
-accettare il potere, quantunque, col non incaricarsi di nessun
-particolar dicastero, abbia implicitamente riconosciuta la inettezza
-propria. Cosa dite d'un tale uomo, il quale si pappa lo stipendio di
-ministro senza portafogli, cioè: di ministro, che non presta servigi
-effettivi, amministrativi, utili? e per di più pretende quel, che nessun
-ministro di destra ebbe mai, l'alloggio _gratis_? Non vi pare, che
-scrocchi quel soldo? Cosa direste di un uomo, ignaro di marineria, che,
-pericolando il vascello, s'impadronisse del timone o si lasciasse
-persuadere ad accettarlo, e, con le sue manovre, necessariamente false,
-di necessità conducesse la nave e l'equipaggio a perdizione? In
-coscienza, potreste chiamarlo onest'uomo? Pazzo furioso, sì, e
-pericoloso; tristo perverso, sì: che, con la sua presunzione e boria,
-reca danni esiziali.
-
-Difatti, vedete a che n'è il paese per la insipienza colossale di questo
-dappoco presuntuoso!
-
-Una politica da bettole ci ha condotto al trattato di Berlino, ch'è per
-noi umiliante e funesto. Ma, poco male sarebbe. I guai peggiori sono
-all'interno. I repubblicani, gl'internazionalisti e simili ribaldi,
-tutte le generazioni di malfattori insomma sono rimbaldanzite: ormai
-confessano arditamente, persino ne' Licei governativi, i loro pravi
-disegni, che traducono in atto al largo Carriera Grande. La diserzione,
-la ribellione, il regicidio sono levati impunemente a cielo e molto
-rimessamente puniti. L'ordine pubblico non è più tutelato a sufficienza.
-
-Finanziariamente siamo al caos, proprio! L'Italia cammina a passi di
-gigante verso una catastrofe: in fondo alle amenità presenti non c'è se
-non il fallimento od un nuovo aggravamento d'imposte. Questi finanzieri
-di strapazzo hanno ferito a morte ed esautorata una tassa, che gettava
-molto e che, immedesimandosi col prezzo d'un oggetto di consumo
-universale, non era troppo fastidiosa pe' contribuenti, i quali ci si
-andavano a poco a poco avvezzando, dico il macinato; mentre propongono
-spese nuove di miliardi, e mentre falsano le cifre de' bilanci ed il
-sistema di contabilità, per far credere i gonzi negli avanzi
-inesistenti. Per poco colti e molto sciocchi, che siano, il Cairoli e
-complici non possono illudersi e non iscorgere l'inanità e l'assurdità
-del loro sistema. Ma le proposte contemporanee di disgravî e di
-ferrovie, debbono servire come strumento elettorale, per abbindolare i
-credenzoni. Abbacinando con tante grazie gli elettori, che non
-s'accorgono della impossibilità delle promesse, sperano que' messeri
-nuovi trionfi dalle urne. Ed il giorno, in cui i nodi venissero al
-pettine? In quel giorno, questi ciarlatani si ritirerebbero; e
-lascierebbero il paese ne' guai, e negl'imbrogli i successori, a
-raccôrre l'impopolarità e l'odiosità de' provvedimenti terribili od
-incresciosi, che essi ora preparano e rendono inevitabili. Si
-ritirerebbero con la popolarità scroccata. No, questo non è condursi da
-galantuomini! L'onest'uomo politico, l'uomo leale, dice tutto il vero,
-tutto il duro vero ed amaro al paese, e predica i sacrifizî, che possono
-rimediare al male, anche a rischio di farsi aborrire e lapidare. Gli
-onest'uomini non promettono miracoli inattendibili per ottenere grazia
-nel giorno del rendimento de' conti o per procrastinarlo, perpetuandosi
-al ministero, dove sono indegni di stare!
-
-La capacità del Cairoli! Sta nell'aver reso possibile il misfatto del
-Passannante, nel mentire senza pudore al paese per ingannarlo, nel
-gettare i semi della guerra civile. Volete onorare queste belle opere e
-buone?
-
-Capacità, dunque, da premiare ed onorare, nessuna; ma v'è forse in lui,
-come altri vuole, un carattere da ammirare ed esaltare? una tempra
-d'uomo da proporre come esemplare e modello?
-
-Nemmanco. Chi non sa, che questo Cairoli ha fatta sempre professione di
-repubblicanismo anzi di mazzinianismo? Non era egli, non è tuttora,
-presidente, vicepresidente o membro onorario obligato di qualunque
-sodalizio demagogico? Non è di quelli, che hanno assoldato gli assassini
-Monti e Tognetti? Non è di quelli, che hanno per profeta il Mazzini, il
-quale mandò un sicario ad ammazzare l'avolo di Re Umberto? Non è
-promotore d'un monumento a quell'uomo iniquo, che ha vissuto lautamente
-per anni alle spese de' gonzi d'Italia? Non è tuttora amico intimo de'
-repubblicani più sfacciati? e non sorgon questi concordi in Parlamento e
-ne' giornali a difenderlo? L'anno scorso, alla commemorazione de' morti
-di Mentana, non camminava egli con la bandiera rossa? Ammirate
-consistenza di carattere! pochi mesi di poi, era ministro del Re
-d'Italia! S'ha il diritto di chiedergli, vedendolo accarezzato in Corte
-ed applaudito dalle sette, a chi serva davvero e chi inganni. Stare con
-Cristo o col diavolo ad un tempo non si può: fare gl'interessi del Re
-Umberto e della repubblica contemporaneamente, è impossibile. Chi
-tradisce il Cairoli? L'antico suo partito, cui lo avvincono complicità
-criminose di setta; o la dinastia, cui testè giurava fedeltà? o tradisce
-e quello e questa, pensando solo alla propria esaltazione ed al proprio
-profitto?
-
-I Rabagas, giungendo al potere, rinnegano veramente per lo più la
-feccia, che ve li ha portati. Finchè pappan essi lo stipendio
-ministeriale; finchè il fumo e l'arrosto del potere sono per essi; non
-pensano a rovesciar la dinastia, che li tien ritti: la voglion
-conservata, perchè la sfruttano. Verissimo: ma ne preparano la caduta,
-ma ne menomano il prestigio, ma le tolgono a poco a poco ogni puntello,
-per rendersi indispensabili e per mettersi in grado di sfruttarne anche
-la caduta. Il loro ideale è quel Zorrilla, che incarrozza il suo Re per
-l'estero, dopo averlo obbligato ad abdicare; e continua a far da
-ministro, dopo proclamata la repubblica. Il Cairoli ha un brutto nome:
-_Cairoeu_, in lombardo, è il tarlo; ho paura, paura, che questo tarlo
-del Cairoli non rovini la Monarchia.
-
-Per credere nella fede monarchica del Cairoli, mi ci vorrebbero pruove
-palpabili, evidenti della sua rottura con la setta. Esse mancano; anzi
-egli è sempre il cucco de' settarî; ed i faziosi suoi sostenitori ci
-minacciano persino la guerra civile, caso questo servitore malfido e
-dappoco venga rimandato dal Re, dietro un voto delle Camere!
-
-Onorando il Cairoli, si onorerebbero i Rabagas; si onorerebbero gli
-uomini, che mascherano ipocritamente la loro fede politica per giungere
-al potere; e che insidiano il Principe, al quale han giurato di servire,
-od almeno lo disservono, augurandosi di dargli o di vedergli dare lo
-sfratto.
-
--- «Ma,» -- direte; -- «qual, ch'e' sia, quest'uomo, ha testè reso un
-gran servigio personale al Re, lo ha difeso ed è stato ferito
-difendendolo: vogliamo onorarlo per quest'atto; e, sulla ferituzza,
-sulla scalfittura, ch'ha alla coscia, applicare come empiastro la nostra
-cittadinanza onoraria.» --
-
-Io aborro le fame usurpate comunque e di qualunque genere. Ora, se ben
-guardo, il Cairoli non ha fatto il proprio dovere nè prima, nè durante
-l'attentato; e non ha reso alcun servigio vero al Re, checchè giovi ad
-altri far credere.
-
-Il Passannante è stato autore materiale, esecutore di un misfatto
-esecrando; ma non vi pare, che un po' di responsabilità morale pesi
-anche su chi gli ha guasta la mente? Chiunque implicita od esplicita,
-diretta od indirettamente, ha predicato la legittimità dell'assassinio
-politico, esaltandone i fautori e gli esecutori ed i teoretici; chiunque
-fu amico e lodatore del Mazzini o dell'Orsini; chiunque fu stipendiatore
-del Monti e del Tognetti: ha la sua parte di responsabilità in questo
-misfatto esecrando. A perturbar la testa del cuoco di Salvia han
-contribuito i mormoratori contro Vittorio Emanuele, quanti hanno
-sparlato delle istituzioni monarchiche, quanti hanno apertamente o
-copertamente insinuato, che si starebbe meglio da' popoli, tolti di
-mezzo i Re. Indirettamente adunque ci ha la sua parte di responsabilità
-anche il Cairoli. Lui ha creduto ben fare, pagando il Monti ed il
-Tognetti, anni sono, per commettere un codardo misfatto ed inutile; e se
-n'è vantato; ed altri lo han ritenuto ciò non ostante un galantuomo.
-Qual meraviglia, che il Passannante e la setta, che lo ha stipendiato,
-credessero ben fare e meritar lodi? Quando si negano i principî morali,
-è ragazzata meravigliarsi poi delle conseguenze, che derivano dal caos
-sussecutivo.
-
-Se il Passannante ha potuto salire sulla predella della carrozza reale;
-se questa non era guardata, scortata da persone di fiducia; se la vita
-del Re è stata quindi posta a serio repentaglio, e con essa l'esistenza
-del Regno d'Italia; o non ci colpa in tutto od almeno in somma parte la
-cattiva polizia? Della sorveglianza monca, della nessuna tutela o
-cautela, è responsabile il Governo; e per conseguenza il capo di esso,
-ch'è il Cairoli, invece di segni d'onore, meriterebbe biasimo e castigo.
-
-Un assassino si scaglia sul Re, ha tempo di vibrargli un colpo e due. Il
-Re si difende. Che fa frattanto il Cairoli? Dov'erano gli occhi suoi?
-dove la sua attenzione? dove il suo coraggio? Per iscuotersi, ha
-bisogno, che una Donna, che l'adorata nostra Regina, più virilmente
-sentendo, che lui, gli si volga con tuono d'amaro rimprovero e gli dica:
--- «Cairoli, salvi il Re!...» -- Allora egli afferra non il braccio,
-anzi i capelli dell'assassino.... E volete onorare questo servo pigro e
-tardo, che ha bisogno d'un rimprovero muliebre, d'un augusto rimbrotto,
-per fare il dover suo, per far ciò, ch'era semplice dovere d'umanità in
-favore anche d'un incognito, anche d'un nimico, nonchè d'un buon Re,
-d'un benefattore? Ma i Cairoli sempre così! Ragazzi, sono teatralmente
-condotti ad arruolarsi dalla mamma; ministri, sono a stento indotti
-dall'amara rampogna della Regina ad aiutare il loro Re, che lotta
-personalmente col sicario! Ammiro la generosità di Re Umberto, che
-fregia il ministro scalfito alla coscia della medaglia d'oro al valor
-militare! riguardi politici ve lo hanno obbligato, come riguardi
-politici obbligavano Ludovico XVIII a tollerare il regicida Fouchè.
-
-Io non avrei dette queste cose, se non ci fossi proprio stato tirato co'
-capelli. Non le avrei dette qui, se non si fosse tentato di farci
-esorbitare dalla nostra competenza per solleticare la vanità di uomini
-screditati, per servir loro di strumento. Se dispiacerà ad alcuno di
-veder così messa a nudo la nullità intellettuale e morale del Cairoli,
-se la prenda non con me, ma con chi ha fatto la mala proposta, sulla
-quale io propongo la pregiudiziale, trattandosi d'una proposta politica.
-E contro la quale voterò, qualora la pregiudiziale non venga accettata.
-
-Il Consiglio Comunale approvò con sette voti contro quattro la
-pregiudiziale; e si rifiutò quindi ad accordare l'onorificenza proposta
-al signor Benedetto Cairoli.
-
-
-
-
- APPENDICE
-
-
-L'Imbriani, permettendo la ristampa del suo _studio letteraturografico_
-sull'Aleardi, nel giornale di Foligno, _L'Umbria_, (30 Gennaio, 1866) vi
-premetteva la seguente avvertenza.
-
-L'Italia, per necessità storiche, delle quali sarebbe vano e stolto
-l'affliggersi, si trova in un'epoca di raccoglimento, ossia
-d'improduttività artistica e massime poetica; da queste epoche
-_maggesi_, si ripete la fecondità delle seguenti; e quindi ora forse più
-che mai, importa il dare lo sfratto ad ogni critica superficiale ed
-arbitraria e il diffondere idee vere sulla poesia, acciò l'epoca
-produttiva, che deve seguire, che non può non seguire, che seguirà, non
-trascorra in insanie, non ristagni in angiporti mefitici; come
-esempligrazia è accaduto a quell'epoca produttiva, che per la
-letteratura francese succedette alla sterilità della fine del secolo
-scorso, e de' due primi decennî di questo; epoca che comincia colla
-pubblicazione delle poesie postume di Andrea Chenier nel 1821. Ed io ho
-consacrato e spero utilizzare la mia poca virtù all'opera di formulare
-per la coscienza di tutti quel concetto del poetico che è nel sentimento
-di ognuno, di mostrare come questo concetto si svolga e s'affermi
-storicamente ne' nostri capo-lavori letterarî. Il difficile dell'impresa
-è nella necessità di dedurre ogni principio della critica dalla scienza
-estetica, quando i cari nostri compatrioti hanno più avversione pe'
-_succhi amari_ della filosofia, che gli idrofobi per _chiare, fresche e
-dolci acque_. Ma Torquato e prima di lui Lucrezio, ci hanno insegnato a
-superare queste difficoltà,
-
- _..... porgendo aspersi_
- _Di soave licor gli orli del vaso._
-
-Quindi, volendo dire che sia la _poesia_, che si richieda per formare un
-capolavoro poetico, io non ho scritta una lista d'ingredienti, una
-ricetta, come si suol fare. Anzi, partendo dal principio che ogni
-critica deve contenere un intero concetto della poesia, _alias_ tutta
-un'estetica, appunto come ogni lavoro poetico deve contenere un intero
-concetto dell'universo, ho preso Aleardo Aleardi, ed ho cercato di
-dimostrare com'egli non incarnasse _alcun momento dell'idea poetica_.
-Sapevo di dir cosa che a molti parrebbe eresia, ma ho dovuto convincermi
-con piacere, che moltissimi la pensavano come me, e che parecchi si sono
-lasciati convincere da' miei argomenti; alcuni hanno contradetto,
-nessuno ha confutato.
-
- ----
-
-(Dal _Fanfulla_, Domenica 13 Aprile, 1879).
-
- Pomigliano d'Arco, 5 aprile.
-
- _Caro Fanfulla_,
-
-Nel numero del 2 corrente, parlando delle traduzioni del Maffei, le
-giudichi _troppo e burbanzosamente e ingiustamente dispregiate da
-altri_. Ch'io sappia, a dispregiarle fummo in tre: il Mazzini, (ahi
-fiera compagnia!), la Percoto ed un tuo servo. Se il Mazzini e la
-Percoto fossero burbanzosi ed ingiusti, non so nè mi curo indagare. Il
-servo tuo non si limitò a spigolare qua e là qualche errore; anzi
-confrontando tutta la prima scena della seconda parte del _Fausto_, ch'è
-lunghetta, tradotta dal Maffei con l'originale, a parola a parola,
-conchiuse il Maffei tradire, non tradurre. Sarò stato ingiusto; e molti
-me l'hanno detto, sebbene nessuno abbia dimostrato insussistente un mio
-appunto; ma come può chiamarsi _burbanzoso_ un raffronto lungo,
-paziente, coscienzioso? Burbanza sarebbe stato lo affermare, senza
-ragionamento e senza allegar fatti. Ti prego dunque di eccettuare da
-quegli _altri_, che _burbanzosamente_ dispregiarono e dispregiano le
-versioni del Maffei, il tuo
-
- _Vittorio Imbriani._
-
- ----
-
-(Dal _Supplemento della Gazzetta d'Italia_, Domenica 17 Giugno, 1877).
-
- A proposito di una critica di D. Gnoli.
-
- _Pregiatissimo Signor Direttore_,
-
-Molti si sono spassati a fulminarmi con articolesse, pel mio libro _Fame
-usurpate_; e tutti, manifestando un santo orrore per l'iconoclasta il
-quale non ammira pecorinamente, nè gli eroi _façon_ Sapri, ned i poeti
-sul genere dell'Aleardi. Non uno però, che abbia stimato debito suo,
-oltre l'inorridire, anche il confutare; il provare, che io sragiono o
-mentisco, il contrapporre raziocinio a raziocinio, dimostrazione a
-dimostrazione, sebbene il cosiddetto Cigno dell'Avon affermi le ragioni
-esser più comuni delle more lungo le siepi nell'agosto; i miei terribili
-contradditori han preferito allo addurne, il sopraffarmi di contumelie.
-Non una asserzione di fatto speciale, non un ragionamento m'han
-confutato questi sedicenti critici. Buon pro faccia a' valentuomini ed a
-chi giura nelle parole loro una critica siffatta.
-
-Ultimo, ma non diverso, è venuto fuori nella _Nuova Antologia_ lo
-sproloquio d'un signore, il cui nome ricorda la voce del micio, Gnoli,
-ed il quale mi fa persin dire quanto non ho mai sognato di dire, per
-poter avere il destro di farmi rimproveri, apparentemente ragionevoli.
-Basti un esempio; asserisce, ch'io chiami _birba e pretazzuolo
-schiericato_ un messere _perchè_ mi aveva mosso un appunto; e si
-scandalizza di tanta irruenza. Oh galantuomo! Io ho scritto che una
-birba di pretazzuolo schiericato, mi aveva mosso uno sciocco appunto ed
-erroneo, non che quel tale fosse birba per avermi censurato: la qualità
-di birba, come quella di cattivo prete, preesistevano in lui. S'io
-dicessi esempligrazia lo _svescione dell'autopseudo barone Nicotera è
-tanto ignorante da scrivere maggistratura, così con due gg_, non
-intenderei certo di stabilire un nesso di derivazione fra la ignoranza
-supina del signor ministro e la sua smania esternativa e l'usurpazione
-del titolo. Potrebbe anch'essere prode come Maurizio di Sassonia e
-barone autenticissimo senza pratica maggiore di studi e di libri! S'io
-dicessi _il prof. Gnoli stampa spropositi ed inezie_, non verrei mica a
-dire, che egli è professore per le inezie e gli spropositi suoi, ch'io
-conosco, anzi per quelle altre bellissime e sapientissime cose, ch'io
-non conosco.
-
-Questo dotto signore, si meraviglia ch'io chiami il Goethe, _Gian Lupo_;
-ed ammettendo, che dalla prima sillaba del nome Wolfgang possa ricavarsi
-l'Italiano Lupo, non sa capire come dal _gang_ io abbia fatto _Gianni_.
-Ahimè! Il Goethe si chiamava _Johannes Wolfgang_ ed io rendo _Johannes_
-con _Gianni_ e _Wolfgang_ con _Lupo_ e parmi tradur bene. Si noti, che
-il Gnoli ha testè pubblicato un volume di circa quattrocento pagine, in
-cui traduce ed illustra liriche del Goethe: con quanta coscienza e
-competenza, può supporsi dall'ignorare egli persino il nome esatto del
-francofortese! Non debbe averne lette nè le opere nè la vita!
-Condizione, senza dubbio, ottima per tradurlo, illustrarlo e guardar
-dall'alto in basso chi giudica capolavoro sbagliato il _Fausto_, dopo
-lungo studio ed allegandone il _perchè_! Per norma del Gnoli,
-gl'insegnerò esser costume alemanno, diverso dall'italiano, di chiamare
-le persone dall'ultimo dei nomi di battesimo. Un Prosdocimo Bartolomeo
-Zebedeo Gnoli, per esempio, nell'uso comune, se italiano, sarebbe
-chiamato Prosdocimo Gnoli, se tedesco, Zebedeo Gnoli.
-
-Basti quest'unico esempio a dimostrare la levità e l'incompetenza del
-Gnoli, ed esautorarne il giudicio. E mi creda, non è per proposito di
-stravaganza, ch'io contraddico spesso alle opinioni ed alle consuetudini
-volgari, ma bensì perchè il volgo è composto da un numero infinito di
-Gnoli, a' quali non somiglio e non voglio somigliare, ecco!
-
-Non valeva certo la pena, egregio signor Direttore, d'importunar Lei ed
-i suoi lettori per una miseria tale: nè di rompere lo sdegnoso silenzio,
-che soglio osservare verso chi, invece di ragioni, m'affastella contro
-solo chiacchiere o contumelie. Ma desideravo da gran tempo un pretesto,
-per testimoniarle pubblicamente la gratitudine, che io, come ogni
-Italiano veramente devoto alla Dinastia ed alla Unità, sento per l'opera
-santa del suo giornale, il quale dura imperterrito sulla breccia, senza
-pensolare, senza curarsi delle insidie, dei tradimenti e delle
-sconfessioni dei timidi ipocriti, che in cuor loro si rallegrano di
-quanto fingono deplorare corampopulo. Ella, | _Sans chercher à savoir et
-sans considérer | Si quelqu'un a penché, qu'on aurait cru plus ferme, |
-Et si plusieurs s'en vont, qui devraient demeurer_, combatte i
-farabutti, gli affaristi ed i demagoghi, mascherati per amor della
-cuccagna, che minano la Monarchia e preparano la dissoluzione della
-patria. Quanto Le invidio di potersi purgare quotidianamente e
-pubblicamente d'ogni sospetto di rassegnazione; nonchè di complicità,
-ne' vituperî presenti, nel disordine odierno delle cose! Prosegua nella
-onesta via, dispregiando le furie degli smascherati ed il biasimo
-gesuitico de' menni, anzi rallegrandosene ed insuperbendone.
-
-Mi creda dunque, con particolare ossequio
-
- Suo obbligatissimo e devotissimo
- _Vittorio Imbriani_
-
- ----
-
-Fra le carte dell'Imbriani, si sono trovati questi appunti:
-
-Il Manin avea promesso di non accettar _mai_ condizioni lesive della
-indipendenza, pronunziando quella brutta parola, _le mot le plus
-antipolitique, dont tout ministre devrait s'abstenir_. Il popolo
-naturalmente avea risposto dalla piazza: -- «No, non le accetteremo
-mai!» -- Ed il buon presidente aveva accettato per denari contanti
-quella promessa anonima e collettiva. Il Pepe una volta disse: -- «Vi
-assicuro, che tutto il sangue, che ho nelle vene lo spargerò per la
-Venezia, e tutti gli ufficiali che mi circondano faranno altrettanto; me
-ne rendo mallevadore» -- Un'altra volta nell'Assemblea s'era proposta
-una pena contro il primo che pronunciasse la parola _capitolazione_. Il
-Manin vi si oppose; ma sapete perchè? -- «Non vi sarà chi parli di
-capitolazione; ma se vi fosse, il popolo tutto, ed io primo, andremo ad
-impedire quest'infamia, questo tradimento». -- In questo discorso c'è in
-germe l'assassinio dello Stefani!
-
- ----
-
-(Dal _Fanfulla_, Agosto, 1878).
-
- PAPA BARUCCABÀ
-
-Cicerone ha chiamata la storia _maestra della vita_, perchè c'informa
-delle corbellerie delle generazioni precedenti, appunto come i maestri
-c'insegnano gli spropositi fatti da loro... senza poter impedire, che se
-ne faccia noi nuove edizioni ampliate e più scorrette. È una gran
-consolazione il vedere, che, su per giù, gli uomini sono stati sempre
-gli stessi ed il mondo è ito sempre ad un modo! Un galantuomo si
-riconcilia co' suoi tempi e ci vive più rassegnato, scorgendo, che non
-son da meno dei secoli precedenti.
-
-Dunque, in una vecchia cronaca anonima della badia di Grottaferrata, ho
-trovata una bella storia!
-
-C'era una volta, _dove e quando dir non so_, un gran ricchissimo
-mercante d'un ebreo. Il quale, o che fosse tocco dalla grazia divina; o
-che venisse gentilmente _compulso_ alla conversione, come spesso usava
-nel medio-evo; o che si seccasse, lui giovane, bello, facoltoso, di
-abitare in ghetto, di portar la berretta gialla e d'essere trattato
-peggio d'un cane; che non vedesse altro modo per salvar le proprie
-ricchezze; o qual che se ne fosse la ragione; deliberò di farsi
-cristiano. Nella sinagoga venne scomunicato, ed in chiesa accolto
-trionfalmente. Nella Giudecca gli gridarono la croce addosso: _Racha!_
-ma la parte cristiana della città gridò _evviva_ ed illuminò le finestre
-la sera del suo battesimo. Ed ebbe per compare un vecchio porporato, de'
-più influenti.
-
-Baruccabà s'accorse presto, che chi teneva il mestolo in mano tra'
-cristiani era il clero; il quale trattava il gregge popolare poco meglio
-degli ebrei, oh, poco meglio assai! Volle imbrancarsi fra' dominatori;
-ed entrò negli ordini. Ricco, audace, scaltro, protetto dal compare
-cardinale, facendo mostre d'ingegno, ostendando virtù e devozione,
-dispensando quattrini al bisogno, ed avendo cambiato paese, andò avanti,
-salì rapidamente di grado in grado, di ufficio in ufficio. E, dopo molti
-anni, quando il suo protettore era già morto, versando il Santo Padre di
-allora in gravi difficoltà pecuniarie pe' molti cani e falconi da
-mantenere, Baruccabà comperò un cappello cardinalizio per trentamila
-scudi d'oro. Ed eccolo principe di Santa Chiesa. Nessuno a Roma
-conosceva l'origine di lui; se no... Sapete pure, la Curia, che se ne
-intende, non ha mai voluto ammettere il neofito negli alti gradi del suo
-magistero, _ne in superbiam elatus, in judicium incidat diaboli_.
-
-Passarono molti altri anni; morirono molti pontefici, si tennero molti
-conclavi. In uno, i cardinali non potevano mettersi d'accordo; c'erano
-varie parti e discordi, parecchi pretendenti. Si stava chiusi da mesi,
-senza combinar nulla. Che ti fa il bravo cardinale Baruccabà? Si ricorda
-del modo, con cui era divenuto cardinale, e se ne serve per divenire
-papa. Comperò un nucleo di colleghi disperati; promise mari e monti a
-quanti per incapacità od indegnità erano stati tenuti in disparte da'
-pontefici precedenti, ed eccolo proclamato successore di san Pietro.
-
-E fece da papa, come avrebbe fatto ogni altro in que' tempi, nè più, nè
-meno. Predicò astinenze, bandì digiuni; istituì ordini religiosi; premiò
-ed arricchì gli amici ed i fautori; si sbrigò dei nemici; scagliò
-interdetti e fulminò scomuniche; edificò chiese; fece _abbruggiare_ vivi
-gli eretici; conculcò gli antichi suoi fratelli giudei peggio che mai.
-Ma, insomma, non c'era da dir niente sul suo zelo, nè da rimproverarlo
-di poca e dubbia fede.
-
-Eppure, c'era chi della sua fede dubitava. Quando un uomo va molto in su
-e vien posto in evidenza, subito se ne rifrugano gli antecedenti. Così
-fecero per il nostro Baruccabà; ed i cardinali, che gli erano stati
-contrari in conclave; e gli scontenti e gl'ingrati della dimane,
-scoprirono, ch'egli era ebreo di nascita, ch'egli era divenuto cristiano
-solo in età matura.
-
-Un papa ebreo! Com'è mai possibile, che sia degno vicario di Cristo?
-Com'è mai possibile, che ci creda davvero davvero in tutto e per tutto?
-Qualche magagna nella fede doveva averla! E deliberarono di farne la
-prova.
-
-Un giorno, mentre papa Baruccabà faceva colezione e mangiava del
-prosciutto squisito, perchè bisogna dirvi, che egli affettava una
-predilezione singolare per la carne di maiale, appunto acciò non si
-credesse aver egli gusti israelitici... dunque, un giorno, mentre il
-papa asciolveva, ecco ad un tratto tutte le campane delle
-trecentosessantasei chiese di Roma sonare a gloria. Uno scampanio
-spaventevole! Non s'udì mai simil frastuono! Ne disgrado una salva di
-trecento cannoni Armstrong! Baum! Baum! Baum! Din, din, din! Campanoni,
-Campanini, campanelle, campanacce. Pareva il finimondo, a dir poco,
-pareva!
-
-Al papa cadde dal pugno un bicchiere di vino, ch'ei portava alle labbra:
-
--- Che cos'è mai questo? Che nuova festa a mia insaputa? Che significa?
-Chi ha dato ordine? Chi ha permesso?
-
--- Santità, non sappiamo.
-
--- Che qualcuno vada ad informarsi! Misericordia, che fracasso!
-
-Esce un prelato; e, frattanto, non essendoci cosa alla quale l'uomo non
-s'abitui, malgrado quel diavoleto, il papa proseguì la colezione.
-
-Dopo un quarto d'ora, torna il prelato ansante:
-
--- Santità, Santità!
-
--- Che c'è?
-
--- Beatissimo Padre, non sa...
-
--- Oh se avessi saputo, c'era da mandar te ad informarsi?
-
--- La Beatitudine Vostra non può immaginare...
-
--- Che sai tu quel ch'io immagino o posso immaginare? Oh insomma! la
-dici o non la dici? parli o non parli?
-
--- Sommo Gerarca, Ella non vorrà credere...
-
--- Che cosa?
-
--- Sente questo scampanìo?
-
--- Fra poco nol sentirò più, che mi avrà assordato...
-
--- Mi lasci riprender fiato! Son fuor di me! Dicono... dicono che
-suonano a festa, perchè...
-
--- Perchè?
-
--- Perchè è nato il Messia!
-
-A queste parole, Baruccabà, dimenticando luogo ed ufficio, salta come un
-razzo malgrado la vecchiaia; e, rovesciando quasi col pugno il desco,
-esclama:
-
--- Ma se lo dicevo sempre io, che ancora avea da nascere!
-
-Lo deposero! ed il nome suo non figura più neppure nel catalogo de'
-papi. Povero Baruccabà!
-
- ----
-
-Questa è la storia che ho letto nel manoscritto di Grottaferrata.
-Manoscritto anonimo, di chiara scrittura monacale del XIV secolo,
-segnato col numero 87 lettera F, che si conserva in quell'Archivio,
-scaffale XVII; ed è curiosamente intitolato: _Memento Dierum
-Reparationis._
-
-Veniamo ora all'applicazione. C'è un regno nel mondo... un regno di
-Madagascar o di Congo, dove un antico repubblicano, un bel giorno, si
-trova, ministro degli interni!
-
-Il repubblicano, ben inteso, fa il ministro, come qualunque altro
-ministro, che fosse stato sempre e solo monarchico sfegatato. Della sua
-lealtà non c'è a dubitarne menomamente. Ce l'assicura lui, ce
-l'assicurano i suoi. Ne' banchetti fa brindisi al Re, nelle lettere a'
-principi si professa devoto alla dinastia; esagera la parte.
-
-Ma, che volete? che farci? chi rammenta gli antichi proclami, gli
-antichi discorsi, gli antichi brindisi, le antiche lettere, ed il
-passato di Sua Eccellenza, dubita! Non sa persuadersi!
-
-Non della lealtà, no, questo mai! Non delle intenzioni, oibò! Dubita
-della fede!
-
-Se domani, per caso, in qualche angolo del Regno... di Madagascar o di
-Congo, tutto ad un tratto, mentre il ministro siede a banchetto e porta
-un brindisi agl'_inseparabili_, al Re ed alla patria, sonassero le
-campane a gloria per la pretesa nascita della repubblica madagascarrese
-o conghese? Se in un cantuccio del reame, un gruppo di antichi amici di
-Sua Eccellenza trionfasse e inalberasse una bandiera non macchiata da
-croce alcuna?...
-
-Son cose che si son vedute!
-
-Chi toglie dal capo a' memori il sospetto, che, in quel momento supremo,
-il ministro del re di Madagascar o di Congo, ritornando suo malgrado,
-involontariamente, alle antiche credenze, non balzi in piedi e non
-esclami anche lui:
-
--- Ma se l'avevo detto sempre, che la repubblica aveva da venire.
-
- ----
-
-
-
-
- Nota del Trascrittore
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
-grafie alternative (madre-famiglia/madrefamiglia, allegoria/allegorìa,
-Chateaubriand/Châteaubriand e simili), correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra
-parentesi il testo originale):
-
- 32 -- e la galera e settantadue [settandue]
- 36 -- e peggiora [pèggiora] nell'ultima edizione
- 38 -- L'amante per assicurar [assicur] lei
- 64 -- descrive in trentun versi [verso] i cigni
- 123 -- opera d'arte, ch'è un microcosmo [microsmo]
- 144 -- che il Goethe [Gothe] stesso ha riconosciuto
- 163 -- l'avere attribuito [attributo] al personaggio
- 255 -- non potrà scindersi quel dittongamento [dittogamento]
- 272 -- sedate [se, date] il bieco conflitto
- 334 -- non impossibile il ripigliarsi [ripiglirsi] più tardi
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FAME USURPATE ***
-
-
-
-
- A Word from Project Gutenberg
-
-
-We will update this book if we find any errors.
-
-This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38578
-
-Creating the works from public domain print editions means that no one
-owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and
-you!) can copy and distribute it in the United States without permission
-and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the
-General Terms of Use part of this license, apply to copying and
-distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the
-Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a
-registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks,
-unless you receive specific permission. If you do not charge anything
-for copies of this eBook, complying with the rules is very easy. You may
-use this eBook for nearly any purpose such as creation of derivative
-works, reports, performances and research. They may be modified and
-printed and given away - you may do practically _anything_ with public
-domain eBooks. Redistribution is subject to the trademark license,
-especially commercial redistribution.
-
-
-
- The Full Project Gutenberg License
-
-
-_Please read this before you distribute or use this work._
-
-To protect the Project Gutenberg(tm) mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work (or
-any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg(tm) License available with this file or online at
-http://www.gutenberg.org/license.
-
-
- Section 1. General Terms of Use & Redistributing Project Gutenberg(tm)
- electronic works
-
-
-*1.A.* By reading or using any part of this Project Gutenberg(tm)
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all the
-terms of this agreement, you must cease using and return or destroy all
-copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in your possession. If
-you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg(tm) electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-*1.B.* "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few things
-that you can do with most Project Gutenberg(tm) electronic works even
-without complying with the full terms of this agreement. See paragraph
-1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg(tm) electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg(tm) electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-*1.C.* The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of
-Project Gutenberg(tm) electronic works. Nearly all the individual works
-in the collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you
-from copying, distributing, performing, displaying or creating
-derivative works based on the work as long as all references to Project
-Gutenberg are removed. Of course, we hope that you will support the
-Project Gutenberg(tm) mission of promoting free access to electronic
-works by freely sharing Project Gutenberg(tm) works in compliance with
-the terms of this agreement for keeping the Project Gutenberg(tm) name
-associated with the work. You can easily comply with the terms of this
-agreement by keeping this work in the same format with its attached full
-Project Gutenberg(tm) License when you share it without charge with
-others.
-
-*1.D.* The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg(tm) work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-*1.E.* Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-*1.E.1.* The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg(tm) License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg(tm) work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
- almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away
- or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License
- included with this eBook or online at http://www.gutenberg.org
-
-*1.E.2.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-derived from the public domain (does not contain a notice indicating
-that it is posted with permission of the copyright holder), the work can
-be copied and distributed to anyone in the United States without paying
-any fees or charges. If you are redistributing or providing access to a
-work with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on
-the work, you must comply either with the requirements of paragraphs
-1.E.1 through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg(tm) trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-*1.E.3.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-posted with the permission of the copyright holder, your use and
-distribution must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and
-any additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg(tm) License for all works posted
-with the permission of the copyright holder found at the beginning of
-this work.
-
-*1.E.4.* Do not unlink or detach or remove the full Project
-Gutenberg(tm) License terms from this work, or any files containing a
-part of this work or any other work associated with Project
-Gutenberg(tm).
-
-*1.E.5.* Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg(tm) License.
-
-*1.E.6.* You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg(tm) work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg(tm) web site
-(http://www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or
-expense to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a
-means of obtaining a copy upon request, of the work in its original
-"Plain Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include
-the full Project Gutenberg(tm) License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-*1.E.7.* Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg(tm) works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-*1.E.8.* You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg(tm) electronic works
-provided that
-
- - You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg(tm) works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
- - You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg(tm)
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg(tm)
- works.
-
- - You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
- - You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg(tm) works.
-
-
-*1.E.9.* If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg(tm) electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3. below.
-
-*1.F.*
-
-*1.F.1.* Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg(tm) collection.
-Despite these efforts, Project Gutenberg(tm) electronic works, and the
-medium on which they may be stored, may contain "Defects," such as, but
-not limited to, incomplete, inaccurate or corrupt data, transcription
-errors, a copyright or other intellectual property infringement, a
-defective or damaged disk or other medium, a computer virus, or computer
-codes that damage or cannot be read by your equipment.
-
-*1.F.2.* LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg(tm) trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg(tm) electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal fees.
-YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT LIABILITY,
-BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE PROVIDED IN
-PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE TRADEMARK OWNER, AND
-ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE LIABLE TO YOU FOR
-ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR INCIDENTAL DAMAGES
-EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH DAMAGE.
-
-*1.F.3.* LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-*1.F.4.* Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS,' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-*1.F.5.* Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-*1.F.6.* INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg(tm) electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg(tm)
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg(tm) work, and (c) any Defect you cause.
-
-
- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
-a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
-in compliance with any particular paper edition.
-
-Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
-number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
-compressed (zipped), HTML and others.
-
-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
-_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving
-new filenames and etext numbers.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg(tm),
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.