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Fiorini_. -- _Serie III, N. 6_ - - LA - _Giovine Italia_ - - - NUOVA EDIZIONE - A CURA - DI - MARIO MENGHINI - - - ROMA - SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI - -- - 1902 - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA - DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI - - -_Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della Società si - ritengono per contraffatti._ - - - (01-621) Roma, Tipografia Enrico Voghera. - - ---- - - - - - INDICE - - - INTRODUZIONE. - DELLA GIOVINE ITALIA - ORAZIONE per Cosimo Damiano Delfante - ROMAGNA - _Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA,_ benemerito - italiano, gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli, - nel 1821. - LA VOCE DELLA VERITÀ - SOCIETÀ DEGLI AMICI DEL POPOLO. - DISCORSO PRONUNCIATO DA RASPAIL, PRESIDENTE DEGLI AMICI DEL - POPOLO. - 1831. - RIVOLUZIONE DI PARIGI - AGLI ITALIANI. - - ---- - - - - - INTRODUZIONE. - - -Il giornale _La Giovine Italia_, indicato nel frontispizio come una -«serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria -della Italia, tendenti alla sua rigenerazione», è un de' rappresentanti -maggiori, se non il migliore, di quella raccolta di periodici -mazziniani, che s'inizia con l'_Indicatore Genovese_, che si chiude con -la _Roma del Popolo_, e che aspetta sempre uno studioso di coscienza, il -quale ne indaghi le vicende e ne stabilisca l'importanza, certamente -moltissima, che tiene tra la stampa periodica italiana negli anni piú -splendidi del nostro Risorgimento[1]. Divenuto raro sin da' primi anni -della sua pubblicazione, tanto per le difficoltà che incontrava nel -diffondersi all'interno ed all'estero, quanto per il pericolo che -minacciava tutti coloro che ne possedessero qualche fascicolo, dacché, -una volta scoperti, avrebbero scontato «l'errore con una vita di -dolore[2]», il periodico si sarebbe dovuto ristampare per le cure stesse -del Mazzini, di modo che, ristretto nel materiale, sfrondato degli -articoli di minore importanza, avrebbe potuto ancor degnamente -rappresentare l'eco di nobilissimi propositi, i quali, anche sette anni -dopo, possedevano il pregio dell'attualità: inerte, torpido, prostrato -sotto il vigile occhio dell'Austria e dei governi d'Italia essendo -sempre il paese, che il grande apostolo tentava ancora una volta di -galvanizzare, uscente da quella tremenda _tempesta del dubbio_ dapprima, -e dal doloroso raccoglimento di poi, in cui rimase per oltre anni, -quando una persecuzione senza tregua lo ebbe obbligato ad abbandonare la -Svizzera e avere un piú sicuro asilo in Inghilterra. - - [1] Un saggio notevole è però quello di _Piero Cironi_, _La stampa - nazionale in Italia_ (in _Piovano Arlotto_, a. III (1860), pp. - 381-414 e 563-581). - - [2] Avuta notizia che la _Giovine Italia_, nonostante le molte - persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare - ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione - omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a - regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte: - - _Carlo Alberto, ecc._ - - «La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che - s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri - Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto - conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la - necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e - reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa - scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di - Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue: - - _Art. 1._ -- L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, - giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a - mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della - nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. - 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 - del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale - di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà - estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel - numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che - fossero introdotti per essere disseminati. - - Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o - promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 - delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. - 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero - cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite. - - _Art. 2._ -- Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi - stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i - detti libri, giornali, scritti o disegni. - - _Art. 3._ -- Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, - anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di - rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e - nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al - Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta - fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del - Senato, col carcere fino a due anni. - - _Art. 4._ -- Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento - antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali - Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del - Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore - o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà - tenuto segreto.» - - In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante - nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i - possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza - del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, - era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a - qualche soldato la _Giovine Italia_»; con altra del 13 giugno 1833 - si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa - ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo - catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, - sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso - intitolato la _Giovine Italia_»: con altra del 20 successivo il - causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a - scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne - con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui - arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», - distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente la - _Giovine Italia_.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il - Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a - Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, - artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni - per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo - Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli - della _Giovine Italia_ e varie carte settarie. E il Pezzini, con - sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che - gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a - vita.» Cfr. _A. Sorbelli_, _La congiuria Mattioli_; Roma, Soc. Ed. - Dante Alighieri, 1901, p. 140. - -La ristampa doveva compiersi a Parigi, per i tipi della vedova Lacombe, -casa editrice ben nota agli studiosi del nostro Risorgimento, in quanto -ad essa gli esuli italiani di Francia affidarono gran parte de' loro -scritti, perché fossero divulgati per le stampe. Alla fine di maggio del -1840 uscì infatti il seguente manifesto che annunciava la nuova edizione -del periodico: "L'edizione della _Giovine Italia_ essendo da piú anni -esaurita, alcuni italiani hanno pensato che una ristampa potrebbe -riuscire giovevole all'educazione della gioventú italiana ed avviamento -a nuovi lavori. Ma tra gli scritti contenuti in quella raccolta, molti -uscirono dettati dall'impulso di circostanze oggi modificate, e non -importa ripubblicarli; altri, dotati di valore storico piú che teorico, -spetterebbero ad una collezione ordinata con intento diverso da quello -degli editori di quest'annunzio. L'intento è quello di presentare agli -Italiani, raccolti in un libro, que' scritti soli che contengono il -programma primo della _Giovine Italia_, e insegnano nello spirito -dell'associazione il fine da prefiggersi agli sforzi della nazione, e i -mezzi opportuni a raggiungerlo. E que' scritti spettano presso che tutti -a un solo fra i collaboratori, Giuseppe Mazzini. Gli editori si sono -dunque rivolti a lui richiedendolo d'ordinar quegli articoli, condurre a -termine quei ch'erano rimasti, pe' casi de' tempi, imperfetti, -modificare e aggiungere dov'ei credesse. Risultato di un lavoro siffatto -è il libro che qui si propone alla sottoscrizione, col titolo: _La_ -_Giovine Italia_, _raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da -Giuseppe Mazzini._ Oltre un'introduzione e un articolo scritto ora -espressamente dall'autore, ecco i titoli degli argomenti che entreranno -in questa ristampa: La _Giovine Italia_, programma politico; D'alcune -cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia; -- -Dell'Unità Italiana; -- Della guerra d'insurrezione; -- Ai preti -Italiani; -- Ai poeti, pensieri; -- Fratellanza de' popoli; -- Cose di -Savoia; -- Lettera alla Gioventú Italiana, ecc. ecc. -- Due volumi. -Prezzo 6 franchi per i sottoscrittori, 8 per gli altri, ecc. Parigi». Ma -il periodico aveva suscitato troppo fermento in Italia, perché tutti i -governi non si commovessero all'annuncio che ancora una volta si -tentasse diffonderlo nel popolo. Cominciarono quindi i preparativi per -impedirgli l'entrata all'interno, tanto piú che la pubblicazione di esso -segnava il cominciamento d'un nuovo periodo di riscossa, alla quale il -Mazzini s'accingeva con metodi piú pratici, migliori ad ogni modo di -quelli che già gli aveano procurate due amare delusioni, lanciando quel -memorando invito agli Italiani, perché s'aggregassero alla _Giovane -Italia_ e operassero «tutti concordemente colla massima attività pel -conseguimento del divisato intento». Una circolare a tutti i commissari -superiori di polizia nel Lombardo-Veneto avvertiva il 25 luglio dello -stesso anno: «Con apposito avviso a stampa la tipografia di Madama -Lacombe di Parigi ha pubblicato da poco tempo la comparsa d'una nuova -opera divisa in due volumi in ottavo, ed accordata in via di -associazione in Parigi al prezzo di sei franchi, quale porta per titolo: -_La Giovine Italia_, raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da -Giuseppe Mazzini. Collo stesso avviso si avverte che l'opera suddetta, -compilata dietro quanto si potea ora esigere dal già seguito mutamento -di tempi e di circostanze, tende specialmente ad istruire la gioventú -nelle massime professate dalle società segrete. - -«Rendendone perciò consapevole cotesto..... lo s'invita simultaneamente -a voler attivare le piú energiche ed avvedute misure di sorveglianza, -all'uopo di possibilmente scoprire ed impedire la clandestina -introduzione delle preaccennate diaboliche produzioni, quali nel caso di -scoperta dovrebbero essere tantosto sequestrate e rimesse a questa -Direzione Generale, cui dovrebbero essere scortati anche quegli -individui che mai ne fossero trovati in possesso, onde procedere in loro -confronto, a norma delle superiori istruzioni»[3]. - - [3] _Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia - dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848_; Capolago, tip. Elvetica, 1852, - vol. III, p. 52. - -Tuttavia la ristampa della _Giovine Italia_, per ragioni che ora ci -sfuggono, non poté effettuarsi, come era sfumato il disegno, concepito -cinque anni prima, di pubblicare il giornale in una traduzione francese, -che avrebbe dovuto compiersi a Losanna[4]. Probabilmente, le -persecuzioni de' governi d'Italia, le rimostranze de' gabinetti esteri a -quello di Luigi Filippo, subdolo quanto mai in quegli atti del suo -governo che si riferivano alle mene contro i rifugiati politici, -contribuirono a fare abortire il nobile proposito, il quale forse non fu -aiutato abbastanza da' sottoscrittori. La _Giovine Italia_ rimase quindi -ciò che si dice una vera rarità bibliografica, sconosciuta ai più, anche -a coloro che ne parlarono di proposito, ma che ne ignorarono gran parte -del contenuto, perché, ad eccezione di quegli scritti, che il Mazzini -inserì nella raccolta delle sue opere, e che poterono quindi consultarsi -con più agio, l'altra parte, certamente meno importante, ma forse più -curiosa e più utile allo studioso, in quanto riflette le passioni del -momento, e abbonda di particolari di grande interesse per la storia del -Risorgimento, seguitò a rimanere inaccessibile. Onde parve a noi che -ripigliando il proposito del Mazzini, allargandolo in quei concetti che -nel 1840 potevano essere più plausibili, e ristampando integralmente i -sei fascicoli della _Giovine Italia_, riproducendo esattamente, o almeno -fin dove era possibile, le caratteristiche esterne ed interne del -periodico, si sarebbe reso, come si dice, un utile servigio agli -studiosi della nostra storia nazionale. - - [4] Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'_Europa - Centrale_ del 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, - che forse fu inserito anche in altri periodici: - - «Le journal, la _Giovine Italia_, fondé par les plus nobles débris - de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir - de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge - serait superflu dans notre bouche. - - «Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si - puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là - mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la - plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à - l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si - remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et - la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis - longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous - l'avons rempli. - - «Nous avons pensé que nous devions retrancher de la _Giovine - Italia_, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui - serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous - n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement - connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité - sanglante. - - «Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les - productions à venir de la _Jeune Italie_. La traduction de ce qui a - paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de - 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un - supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire - de la _Revue républicaine_ quelques-uns des articles dont M. - Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette - publication. - - «Les livraisons auront lieu par volume. - - «Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et - les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette - époque. - - «Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, - a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception. - - «La souscription sera close au 20 avril prochain. - - «On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes - villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à - Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de - réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les - frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront - lieu». - -Il còmpito al quale ci siamo assunti è stato poi agevolato dal fatto che -una copia completa della _Giovine Italia_ è conservata nel fondo -_Risorgimento_ della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. La -grande cortesia del bibliotecario, conte Domenico Gnoli, ci permise di -trascriverla tutta, dando agio a me e al tipografo di riprodurre -esattamente il frontespizio e tutte quelle particolarità che possono -offrire al possessore di questa ristampa l'illusione di aver presso di -sé l'originale, dal quale ad ogni modo, non riproducemmo, liberandoci -d'una soverchia pedanteria di editore diplomatico, gli errori di stampa -e l'errata-corrige. Diremo di più che a piede di pagina abbiamo notato -le varianti degli scritti mazziniani risultate dal confronto tra la -_Giovine Italia_ e la prima edizione degli _Scritti editi e inediti_ -intrapresa per le cure stesse dell'autore nel 1861, perché ci parve che -il Mazzini, grande stilista, più di quanto ai più non sembri, abbia -sempre prediletto di tormentare la forma classica del periodo. Abbiamo -di più posto alla fine della pubblicazione un indice analitico, che -servirà allo studioso per orientarsi e indagare per entro il periodico. - - *** - -Sono abbastanza note, perché le narrò, forse con troppo parsimonia, lo -stesso Mazzini in alcuni di quei preziosi _Ricordi autobiografici_ -sparsi ne' primi volumi dei suoi _Scritti editi e inediti_, le origini -del periodico. Esso fu ideato, insieme con l'associazione omonima, nel -forte di Savona, dove il Mazzini era stato rinchiuso, dopo che la -delazione di Raimondo Doria aveva rivelate al governo sardo le deboli -fila della Carboneria genovese, alla quale aveva aderito qualche tempo -prima il grande Italiano, allora agli inizii della sua carriera di -cospiratore, «Ideai -- dice egli stesso -- in quei mesi -d'imprigionamento in Savona, il disegno della _Giovine Italia_; meditai -i principii sui quali doveva fondarsi l'ordinamento del partito, e -l'intento che dovevamo dichiaratamente prefiggerci: pensai al modo -d'impianto, ai primi ch'io avrei chiamato ad iniziarlo con me, -all'inanellamento possibile del lavoro cogli elementi rivoluzionari -Europei»[5]. Liberato dal carcere, a condizione che scegliesse tra un -soggiorno, che non fosse Genova, né Torino, né un punto qualsiasi delle -spiagge liguri, e l'esilio, preferì quest'ultimo. E nell'esilio, dopo la -lettera a Carlo Alberto, che gli procurò l'ira del governo sardo, dopo -tante delusioni ch'ebbe per l'abortita insurrezione dell'Italia centrale -e per la mancata prima spedizione in Savoia, mise ad effetto il disegno -che avea maturato nel forte di Savona, cioè «la fondazione della -_Giovine Italia_» a cui provvide quando dalla Corsica ritornò a -Marsiglia, e «fermo nell'idea d'iniziare la doppia missione segreta e -pubblica, insurrezionale e educatrice», s'affrettò a stampare il -manifesto del periodico, che fu divulgato sul finire del 1831, a poca -distanza dalla pubblicazione del primo fascicolo[6]. - - [5] _Scritti editi e inediti_, vol. I, p. 38. - - [6] Questo manifesto fu in seguito ristampato in _Scritti_, ecc., I, - 122 e segg. - -Ben modesti furono gl'inizi del giornale, perché quasi tutti gli esuli -erano «dissestati in finanza». Tuttavia Giacomo Ciani, un de' due -fratelli che tanto diedero d'opera e di danaro in que' primi movimenti -patriottici, fece «guarentigia per ottomila franchi al periodico»[7]; il -Mazzini «andava economizzando quanto più poteva sul trimestre che _gli_ -veniva dalla famiglia»[8]; altri aiutarono in diverse guise, come quel -La Cecilia «allora dirittamente buono», che giunto in Marsiglia dalla -Corsica, dove s'era rifugiato dopo l'infelice tentativo di Lione, si -fece compositore di caratteri, e ad un tempo collaboratore; come -Giuseppe Lamberti, l'amico, il segretario fidato del Mazzini, che -assunse la correzione delle bozze. Insomma fu un affratellamento de' più -eroici, accesi tutti del nobile entusiasmo di divulgare scritti che -avrebbero infiammato i giovani italiani del santo amore della patria. -«Vivevamo uguali e fratelli davvero -- assicura il grande cospiratore, --- d'un solo pensiero, d'una sola speranza, d'un solo culto all'ideale -dell'anima; amati, ammirati per tenacità di proposito e facoltà di -lavoro continuo dai repubblicani stranieri; spesso -- dacché spendevamo, -per ogni cosa, del nostro, -- fra le strette della miseria, ma giulivi a -un modo e sorridenti d'un sorriso di fede nell'avvenire. Furono, dal -1831 al 1833, due anni di vita giovine, pura e lietamente devota, com'io -la desidero alla generazione che sorge. Avevamo la guerra accanita -abbastanza e pericoli, com'ora dirò, ma da nemici dai quali -l'aspettavamo. La misera tristissima guerra d'invidie, di ingratitudini, -di sospetti, e calunnie da uomini di patria e spesso di parte nostra, -l'abbandono immeritato d'antichi amici, la diserzione della Bandiera, -non per nuovo convincimento, ma per fiacchezza, vanità offesa e peggio, -di quasi una intera generazione che giurava in quegli anni con noi, non -aveva ancora non dirò sfrondato o disseccato l'anime nostre, amorevoli -oggi e credenti siccome allora, ma insegnato a noi pochi - - La vïolenta e disperata pace, - -il lavoro senza conforto di speranza individuale, per sola riverenza al -freddo, inesorabile, sacro dovere»[9]. - - [7] Lettera del Pecchio al Panizzi in _Lettere ad Antonio Panizzi_; - Firenze, Barbèra, 1880, p. 109. - - [8] _Scritti_, ecc., vol. I, pp. 122. - - [9] _Scritti_, ecc., vol. I, p. 395-396. - -Ma a questi pericoli i quali il Mazzini poteva prevedere, agli altri, -che pur troppo furono un fatto compiuto e si chiusero, tragicamente, col -sangue, altri ancora s'addensavano sui capi di quei magnanimi, dacché la -vigile polizia sarda a Marsiglia ne spiava attentamente i più riposti -propositi, riferendoli al governo centrale di Torino. Infatti, nel -dicembre del '31 il consolato sardo a Marsiglia era in grado di scrivere -al suo governo: «Mi annunziano che una società di rifugiati italiani, -alla testa dei quali si trova l'avvocato Mazzini, si sta attualmente -occupando per trovar mezzo di pubblicare un giornale sotto il titolo di -_Giovine Italia_, proprio ad esaltare gli spiriti e indurli alla -rivolta, coll'idea poi di spanderlo a profusione per tutta Italia»[10]; -il mese dopo, il Morra, governatore d'una città di frontiera del -Piemonte, scriveva al ministro Tonduti della Scarena: «Coll'ultimo -corriere di posta m'è pervenuto dal solito corrispondente di Marsiglia -una nota contenente in ispecie alcune ben interessanti indicazioni sia -riguardo alla società sotto il titolo di _Giovine Italia_, quanto -principalmente sui corrispondenti, che li capi di detta Società trovansi -avere tanto in Genova che a Bologna. Il solito corrispondente, essendo -non senza difficoltà pervenuto a procurarsi il manoscritto del prospetto -di quel giornale sotto il nome di _Giovine Italia_, che alcuni -fuorusciti hanno intenzione di stampare in Marsiglia, me ne ha -coll'ultimo corriere trasmessa copia. Da quanto egli mi annunzia, il -primo numero di quel tal giornale verrà senza fallo pubblicato il 1º del -prossimo mese di febbraio, e non ostante tutte le precauzioni che i -redattori prendono, perché non capiti nelle mani che dei soli loro, mi -lusingo nulladimeno di averne regolarmente un esemplare. Sto altresì -occupandomi per conoscere di quali altri mezzi, oltre li indicati, -potranno per avventura prevalersi li detti redattori dello stesso -giornale in Italia»[11]. Prosa, come si vede, sporca e negletta, come -l'abito della spia. La quale, seguendo il suo ufficio con assai -diligenza, scriveva da Marsiglia alla Polizia torinese nel marzo dello -stesso anno: «Enfin l'ouvrage périodique vient de paraître, et il a été -distribué hier matin à tous les abonnés..... Il m'a été assuré par -quelqu'un qui est à même de le savoir que le principal envoie en Italie -aura lieu par le bateau à vapeur le _Francesco Primo_, commandé par le -capitaine De Martino, qui partira de cette ville le 31 de ce mois. Le -capitaine est l'intime ami de Mazzini, et ce qui est cause qu'on compte -plus sur lui qui tout autre. Mais indépendemment de celà, on se propose -de profiter de toutes les occasions favorables qui peuvent se présenter. -Ils ont des abonnés à Gènes, à Milan, mais sortout dans les quatres -légations»[12]. - -[10] Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su - l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino da _Nicomede Bianchi_, - che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume: _Vicende del - Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854_; Savona, tip. - Sambolino, MDCCCLIV, p. 18. - -[11] _N. Bianchi_, op. cit., pp. 18-19. - -[12] _N. Bianchi_, op. cit., p. 19. - -Ma, nonostante le molte persecuzioni che forse si saranno usate per -impedirne la pubblicazione, il 18 marzo del 1832 era pronto, per essere -irraggiato su tutta la penisola, come un astro nuovo, puro, virgineo, -che riscaldava di calore insolito l'intorpidita coscienza degl'Italiani, -il primo fascicolo di quella raccolta periodica di scritti, i quali, -osserva uno storico che fu tra' piú temuti avversari del Mazzini, e qui -intendo accennare a Nicomede Bianchi, «col battesimo in fronte di -_Giovine Italia_, erano indirizzati dal Mazzini a preparare una -rivoluzione popolare di concorso e di attuamento; comecché invero essi -dettati fossero in una lingua ardua non solo alle plebi, ma a molti -eziandio che non si stimano plebe»[13]. Ma, questa, che nella mente del -Bianchi (e non del solo storico della _Diplomazia europea in Italia_) -potè sembrare un difetto della _Giovine Italia_, era invece una delle -sue forze. Sino allora, se ne togli qualche rarissimo opuscolo, ad -esempio il tremendo libello del Panizzi contro il Duca di Modena, la -letteratura patriottica dal 1821 in poi deve considerarsi una specie di -accademia; sembra, infatti, che gli scrittori, piú del contenuto!, si -preoccupino della forma nelle loro argomentazioni; piú della patria, -delle persone; e questo effetto produce la lettura di quella miriade di -libri, di opuscoli, di fogli volanti usciti pro e contro coloro che -avevano partecipato ai moti rivoluzionari del 1831 nell'Italia Centrale. -Invece la _Giovine Italia_, sotto l'impulso del suo direttore, che volse -e diresse le coscienze italiane ad altri ideali, con la santissima -formula che non finí mai di ripetere, essere la vita una missione, una -virtú il sacrifizio, che alla distanza di settanta anni sono oggi sempre -gli stessi, o almeno dovrebbero esser tali, ebbe un diverso obbiettivo. -«A principio -- scrive il Mazzini nel settembre del 1832 a Pietro -Giannone, -- volendo pure cacciare innanzi il sistema nostro, ho dovuto -esaltare la gioventú, e ingigantirla a' suoi proprii occhi. Vinto oggi, -o quasi, quel primo tumulto ch'io prevedeva, ch'io suscitai -deliberatamente, perché mi pareva necessaria una separazione fra chi -vuole esser forte, e chi è debole, o peggio, io scemerò gradatamente le -mie lodi a' giovani, serbandole a' fatti». E qui sta tutto il segreto -della potenza di Giuseppe Mazzini; né alcuno meglio di lui, che aveva la -parola dell'ispirato, la purezza di costumi d'un angelo, la tenacia di -proposito d'un uomo veramente superiore, le predizioni d'un profeta, -alcuno meglio di lui, ripetiamo, con buona pace di Nicomede Bianchi, che -destinò molte pagine d'un suo libro per dimostrare il contrario, poteva -degnamente prestarsi al nobile assunto. - -[13] Id., p. 19. - - *** - -Il primo fascicolo della _Giovine Italia_ uscí, insieme col secondo[14], -il 18 marzo 1832. Tipografo ne era Giulio Barile, amministratore e -gerente Vittorio Vian. Parecchi illustri esuli, quali Guglielmo Libri, -Antonio Benci, Giovanni Berchet, Giuseppe Pecchio, avevano promesso la -loro collaborazione, che poi non effettuarono mai, onde il Mazzini si -lamentava giustamente d'essere rimasto quasi solo[15]. Egli però doveva -essere molto contento del successo ottenuto, poiché nel novembre del -1832 scriveva a Carlo Didier, l'autore della _Rome Souterraine_: «Le -journal a suscité une telle clameur, dès sa première apparition qui, -inexplicable pour tout étranger non initié à nos querelles -d'organisation politique, ne l'est pas pour moi. Cette clameur je -l'avais prévue et calculée d'avance. Elle se rattache aux évènements -politiques qui ont agité l'Italie à la surface en 1831. Je dis à la -surface, parce que là gît tout le levain de discorde entre nous et les -vieillards; c'est à la surface qu'ils agitent et agiteront toujours -l'Italie, car ils craignent l'orage, ils ont peur de soulever de -tempêtes au milieu desquelles leurs faibles mains ne puissent pas -gouverner; nous nous voulons remuer cette terre jusqu'aux entrailles; -nous voulons bouleverser cette eau morte, soulever le flot de l'activité -populaire; que si le débordement nous entraînera nous les premiers, peu -importe; nous en sommes à ce point, auquel il faut prononcer le grand -mot, dût-il coûter la vie à celui qui le prononce»[16]. Ma quante -fatiche per metterlo insieme e quante astuzie perché potesse circolare -in Italia! «Eravamo, Lamberti, Usiglio, un Lustrini, G. B. Ruffini ed -altri cinque o sei modenesi, quasi tutti soli, senza ufficio, senza -subalterni, immersi l'intero giorno e gran parte della notte nella -bisogna, scrivendo articoli e lettere, interrogando viaggiatori, -affratellando marinai, piegando fogli di stampa, legando involti, -alternando tra occupazioni intellettuali e funzioni di operai»[17]. -Tuttavia il lavoro di contrabbando, vitale per la _Giovine Italia_, irto -di pericoli e di responsabilità per chi lo compieva e per chi lo -commetteva, era mirabile. «Un giovane, Montanari, -- scrive il Mazzini -ne' suoi _Ricordi autobiografici_, -- che viaggiava sui vapori di Napoli -rappresentandone la Società, e morí poi di colèra nel mezzogiorno di -Francia, altri, impiegati sui vapori francesi, ci giovarono moltissimo. -E finché l'ira dei governi non fu convertita in furore, affidavamo ad -essi gli involti, contentandoci di scrivere sull'involto destinato per -Genova un indirizzo di casa commerciale non sospetta in Livorno, su -quello che spettava a Livorno un indirizzo di Civitavecchia e via cosí: -sottratto in questo modo l'involto alla giurisdizione doganale e -poliziesca del primo punto toccato, l'involto serbavasi -dall'affratellato sul battello, finché i nostri, avvertiti, non si -recavano a bordo dove si ripartivano le stampe celandole intorno alla -persona. Ma quando, svegliata l'attenzione, crebbe la vigilanza e furono -assegnate ricompense a chi sequestrasse, e pronunziato minacce tremende -agli introduttori -- quando la guerra inferocí per modo che Carlo -Alberto, con editti firmati dai ministri Caccia, Pansa, Barbaroux, -Lascarène, intimò, a chi non _denunzierebbe_, due anni di prigione e una -ammenda, promettendo al _delatore_ metà della somma e il segreto -- -cominciò fra noi e i governucci d'Italia un duello che ci costava sudori -e spese, ma che proseguimmo con buona ventura. Mandammo i fascicoli -dentro barili di pietra pomice, poi nel centro di botti di pece intorno -alle quali lavoravamo, in un magazzinuccio affittato, la notte: le -botti, dieci dodici, si spedivano numerate per mezzo d'agenti -commerciali ignari a commissionari egualmente ignari ne' luoghi diversi, -dove taluno dei nostri, avvertiti dell'arrivo, si presentava a -mercanteggiare la botte che indicava col numero il contenuto. Cito un -solo dei molti ripieghi che andavamo ideando»[18]. - -[14] «Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno - alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo - uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini - al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume - dell'_Epistolario di G. M._, Firenze, Sansoni, 1902, p. 7. - -[15] Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia - scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi - mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di - scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta - sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un - buon giornale possa giovar molto all'Italia.» _Epistolario_ cit., - I, 6. - -[16] Questa lettera fu pubblicata nell'_Avvenire_ di Novara, a. X, 9 - marzo 1889, e ristampata nell'_Epistolario_ cit., vol. I, pp. - 36-40. - -[17] _Scritti_, ecc., vol. I, p. 395. - -[18] _Scritti_ ecc., vol. I, pag. 396-397. - -Nonostante, quindi, le immense difficoltà e la vigilanza quasi febbrile -della polizia, la _Giovine Italia_ entrava di soppiatto ne' luoghi dove -poteva maggiormente riscaldare e far palpitare. Da Marsiglia e da -Lugano, co' metodi indicati dal Mazzini e con altri che usavano i -patriotti, facendo a gara d'astuzia con la polizia, il verbo della nuova -associazione si diffondeva per la penisola. «Fra le risultanze -processuali apparve che la filatura di cotone di Castiglione, presso -Lecco, era una fucina contro lo straniero, e che ivi i fratelli Grassi -ricevevano i pacchi della _Giovine Italia_ e del _Tribuno_»[19]. Da -Genova, dove giungevano per la via di Marsiglia, i fascicoli erano -distribuiti ad Alessandria, Casale, Vercelli «per il tramite -Ruffini-Pianavia-Girardenghi-Bossi-Stara»[20]; né valse che una volta, -il 4 luglio 1832, la polizia, avutane notizia da qualche vile delatore, -scoprisse a colpo sicuro molte copie del periodico nel doppio fondo di -un barile diretto dal Mazzini alla madre: perché, se vigili e talvolta -bene informate, erano le polizie italiane, audacissimi si dimostravano -gli affigliati della _Giovine Italia_. - -[19] _De Castro_, _Cospirazioni e processi in Lombardia_ (1830-35), - nella _Rivista Storica Italiana_, an. IX [1894], pag. 439. - -[20] _Faldella_, _I fratelli Ruffini e la_ Giovine Italia; Torino, Roux, - pag. 221-222. - - *** - -Ma non erano solo i governi a combattere ad oltranza il periodico, in -quanto i giornali, apparsi nell'Italia centrale subito dopo la -rivoluzione del 1831, quasi a distruggere le idee liberali che si -andavano sempre piú sviluppando, si fecero paladini e corifei de' -governi reazionari, comprendendo subito che il nemico col quale doveano -cimentarsi era veramente terribile. «Che cosa è la _Giovine Italia_?» si -domandava un di questi giornali[21], il piú feroce di tutti, la _Voce -della Verità_ di Modena, diretto apparentemente da Cesare Galvani, -dacché gl'ispiratori erano il Canosa e il balí Sanminiatelli, i due piú -ascoltati consiglieri del Duca di Modena. E rispondeva: «La _Giovine -Italia_ è un magazzino di sferravecche del filosofismo del secolo -passato, è una compilazione alla vecchia moda rivoluzionaria di Francia -scritta nel vecchio gergo del 1793. - -[21] Prima del direttore della _Giovine Italia_, la _Voce della Verità_ - avea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da - certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo - nel 1831 un _Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti_. Nel num. - 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti: - - «È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha - guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo: - _Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti_. I Redattori della - _Voce della Verità_ avean pensato prima di abbandonarlo al - disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo - vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie - conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà - risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie. - - «Intanto il Direttore della _Voce della Verità_, Cesare Galvani, - Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della - Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome - ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che - l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima - sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue - provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è - consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi - Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori della - _Gazzetta dell'Italia Centrale_ [il sotto titolo della _Voce della - Verità_] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, - come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque - degli _Eroi della Libertà_.» - -«La _Giovine Italia_ ha per iscopo di ricondurre fra noi l'anarchia, -gettando in mezzo al popolo il vecchio balocco dell'_indipendenza_ e -dell'_eguaglianza_, sotto il patronato dei vecchi nostri Bassà a tre -colori, e dei nostri vecchi espilatori. - -«La _Giovine Italia_ ha per sistema la vecchia tattica dei sofisti -oltremontani, di mettere a traffico la credulità dei gonzi, obbligandoli -a giurare _in verba magistri_ sopra una quantità di cose incredibili, -l'inesperienza dei giovani, allontanandoli dall'investigazione delle -cose passate, e l'accidia degli adulti, dispensandoli dal peso incomodo -dei doveri per trattenerli continuo di una quantità di diritti -fabbricati nella vecchia fucina del 1789. - -«La _Giovine Italia_ infine ha per ausiliarî tutti i vecchi miscredenti, -i vecchi giacobini, i vecchi bonapartisti, i vecchi mercanti di -rivoluzioni, e tutte le vecchie arpie della tirannide forestiera, che -aspirano a gettarsi di bel nuovo sulla nostra penisola e ad ingrassare, -giusta la vecchia usanza, colle rapine pubbliche e private»[22]. - -[22] _Voce della Verità_ del 12 febbraio 1833, n. 238. - -Ma ben piú villane, piú gesuiticamente esposte, erano le ingiurie della -_Voce della Verità_, prima e dopo che i fascicoli uscissero alla luce. -Avuta infatti notizia, dalle spie assoldate a proprie spese, o pure da -comunicazioni del governo sardo, il quale, come vedemmo, poteva averle -piú direttamente, che il periodico si stava preparando, pubblicava nel -num. 70 del 17 gennaio 1832 una dichiarazione che vale la pena di -riportare qui: «Un'empia associazione si è formata in Marsiglia dal -rifiuto e dalla feccia degli emigrati italiani, e la quale -impudentemente si dà il titolo di _Giovine Italia_. Essa non accetta nel -suo novero che quelli i quali sono nati entro il secolo corrente, o -quelli al piú che non oltrepassano i 40 anni, onde esser certa che il -foco della gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una -età corrotta e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di -disinganno. Essa ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa -alcuna e pericolo personale per portare di nuovo in Italia il fuoco -della discordia e della rivoluzione: essa ha per secondo quello di -pubblicare un giornale, e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il -quale serva alla _Propaganda Infernale_, e susciti di nuovo alla rivolta -ed al sangue. Essa spera di restare occulta fra noi, e di operare in -segreto: ma noi sappiamo che sono alla sua testa Mazzini di Genova, -Santi di Rimini e il Piemontese conte Bianco: noi conosciamo i nomi de' -suoi corrispondenti in Ginevra, in Genova ed in Bologna: noi -compiangiamo la rovina che essi vogliono trarre sul loro capo e -sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché -si sappia che la _Voce della Verità_ raccoglie il guanto che costoro -gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino -essi nel campo: noi stiamo Mantenitori della lizza. Operino essi in -segreto: noi in pieno sole, e con alzata visiera». - -È noto che il Mazzini, nel primo fascicolo della _Giovine Italia_, -ribatté con la sua prosa alta e vibrata quella degli _uomini del Canosa -e del Duca_, rimproverandoli alla sua volta di ravvolgersi nel velo -dell'anonimo nell'atto di lanciar contumelie; onde parve al Galvani un -atto di grande coraggio sottoscrivere il seguente articolo, che il -Mazzini sdegnò di ribattere. - -«Ai Redattori della _Giovine Italia_, i Redattori della _Voce della -Verità_». - -«Noi scrivevamo nel nostro num. 70...[23]. - -[23] Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina - antecedente. - -«Il giornale è uscito alla luce col 1 marzo; noi ce ne siamo procacciato -un esemplare, ed abbiamo scorti che non ci eravamo ingannati nel nostro -giudizio; essi hanno tenuta la loro promessa, e noi terremo la nostra. - -«Ma vi è di piú. A pagina 91 del primo fascicolo è uno scritto del -Mazzini in risposta alla nostra disfida. Che in esso egli accumuli il -veleno e la rabbia bene gli sta: noi non compreremo né aspetteremo -giammai le carezze dell'inimico. Ch'egli ci maledica, gliel perdoniamo -agevolmente; perché la parola maledizione è la chiusa consueta d'ogni -periodo dei liberali, e perché ci tornano in gioia i loro anatemi. -Soltanto, come egli ignora o finge di ignorare quali noi siamo -veramente, cosí noi vorremo svelargli il piú intimo del nostro cuore. - -«Sí, noi professiamo odio per le opinioni che sovvertono il mondo. Le -combattiamo, le combatteremo; e consacrammo a sí nobile fine quelle -forze, che, qualunque esse siano, ci furono largite da Dio. Sí, noi -dunque professiamo di odiare e di combattere le opinioni della _Giovine -Italia_, né cesseremo finché si possa di sclamare e di ragionare contro -di esse. Questo è l'odio che abbiamo nell'anima, questa è la vendetta -che ci lusinga. Odio agli errori, vendetta della verità sull'errore... -Ma in queste anime nostre che temono Iddio, che a lui si volgono, e che -ardentemente desiderano amarlo e servirlo; in queste anime nostre l'odio -e la vendetta non passa oltre le dottrine e i delitti. Gl'incorreggibili -autori del disordine si compiangono, si lasciano all'arbitrio della -giustizia, e si bramerebbe il ravvedimento degli sciagurati, anziché il -necessario castigo. - -«Voi che in queste pagine stesse della _Giovine Italia_ santificate -l'assassinio e il veleno, potete voi dirci altrettanto a fronte sicura? - -«Voi sfrontatamente accumulando, come piú vi giova, parole di lode o di -disprezzo, di apoteosi o di vitupero, lusingando le passioni, liberando -da ogni freno gli affetti, spargendo il dubbio e l'incertezza sovra ogni -principio piú santo, ponendo in campo una nuova filosofia di -disperazione che porta il vuoto del sepolcro sull'aurora della vita, -togliendo di mezzo ogni idea di placida virtú, di vergine innocenza, di -gratitudine, di pure dolcezze, per sostituirvi immagini di sangue e -deliri di un fanatismo fatale; voi rivestendo questi fantasmi con -ampollosità di suoni, con ebbrezza di vaticini, con terrizioni di -minacce e di bestemmie; voi travolgete le incaute fantasie de' giovani, -e dalla vita reale le trasportate ai sogni affannosi di un tumulto di -vicende decretato da destino inesorabile, a un'ansia di perigli e di -licenza, a un desiderio di vendetta, a un'impazienza d'indugi, di -ostacoli, di leardi e di doveri. Miserabili! E se voi rinunziaste alle -speranze di un beato eterno avvenire, perché trascinare nel vostro -abisso tanti infelici? Se voi contristaste le canizie de' vostri -genitori, se portaste lo sconvolgimento fra le mura della patria, per -quale infernal gioia volete che questi peccati si moltiplichino, e si -perpetuino? - -«Se invece (e noi pure siam giovani, e la _Voce della Verità_ è stesa -per la piú parte da scrittori non anco maturi), noi invece chiamiamo i -nostri fratelli di studi e di età a quei principî di vero immutabile, di -ordine eterno, di provata rettitudine, di consolata coscienza, coi quali -solo l'uomo vive tranquillo in sé, utile ai simili suoi. Né sia chi ci -accusi di voler raffreddare qualsiasi affetto forte e generoso, ché a -noi Dio concesse cuori che sentono quant'altri mai, che rispondono ad -ogni energico eccitamento, che vorrebbero tutta la gioventú italiana -gagliarda e magnanima, ma gagliarda e magnanima quale conviensi al -cristiano e al soldato d'onore; non feroce e arrabbiata quale è -l'assassino e il settario. Noi amiamo la patria nostra, e perché -l'amiamo, la vorremmo grande, bella, felice; e tale sarà sempre -all'ombra dei legittimi troni. E voi, miserabili, voi che profanate ad -ogni istante il suo nome, voi la vorreste veder di nuovo dibattersi -prima fra le convulsioni intestine e le stragi cittadinesche, poi -doversi necessariamente incurvare di nuovo alle falangi straniere. Voi, -voi siete i veri nemici, i veri sicari della Patria. - -«Qui potremmo por fine alle nostre parole, e lasciare il giudizio a -chiunque conosca e le reciproche dottrine, e le scambievoli azioni. Ma -voi ci avete dati dei consigli, e noi vogliamo rispondervi. - -«Voi volete atterrirci gridando che già il decreto della nostra rovina è -segnato dal secolo, dallo sviluppo degli intelletti, dall'odio alla -tirannide, dai volti che impallidendo al vederci ci rivelano un nemico, -dalle tante famiglie che sono un centro di congiura contro di noi. Voi -volete atterrirci? Disingannatevi! Il terrore nasce dal rimorso o dalla -vigliaccheria, e il Cielo ci ha scampati finora dall'uno e dall'altra. -Cosí ne fossero immuni i nostri nemici! - -«Voi ci chiamate al Tribunale di Dio? Oh, non provocate questo giudizio! -Noi crediamo in questo Scrutatore cui nulla è occulto, e appunto il -timore di lui ci fa difendere la causa sua contro la rabbiosa vostra -guerra. Cosí ci donasse Egli coscienza in tutto, come in ciò, -tranquilla: cosí ci doni di non invanire perché noi deboli ha scelti a -strumenti della sua pugna. Ma voi... Deh possano gli anni ed i casi -mutarvi innanzi quell'ora tremenda! - -«Voi ci consigliate a tenere il nostro _compianto per quella dinastia in -oggi errante in cerca d'asilo sulla quale fondavamo tutte le nostre -speranze_. E che! insultereste ancora con empia ironia alla virtú -sventurata? Sorridereste dunque di infame letizia all'esiglio, e alle -amarezze di quelli che dai fratelli vostri furono cacciati di soglio per -non poter sopportare i continui loro benefici, e il loro perdono? -Vigliacchi! è questa la maggiore delle villane codardie. Io che scrivo -queste linee stenderei, lo giuro, la mano al Mazzini, se percosso dalle -meritate sciagure, mi chiedesse un soccorso; ed egli gode delle pene di -un vecchio che ha per sé otto secoli di gloria domestica, e il trionfo -di Algeri; di una principessa che bevve fin dall'infanzia tutto il -calice de' dolori, e incanutisce tra nuovi affanni; di una madre cui il -pugnale del liberalismo tolse il marito, e avrebbe tolto il figlio, se -l'inferno vomitava due Louvel; di un innocente fanciullo ch'era l'amore -della Francia, come ne è ora la sola speranza! Ma noi ci gloriamo di -ammirare e di amare questa eroica famiglia. Potessimo così offrirle -qualche tributo più efficace del solo affetto. - -«Voi ci chiamate _uomini di Canosa e del Duca_. Sia pure: noi avremo ad -onore di esser riconosciuti degni seguaci del Principe più Religioso ed -Intrepido: dell'Uom di Stato più irremovibile del secol nostro. - -«Voi dite che millantiamo di combattervi a visiera alzata, mentre -abbiamo le _baionette d'intorno, e il carnefice a fianco_. Ipocriti! -Forse che ignoriamo la morte di Kotzebue? Forse che le baionette e il -carnefice ci difenderebbero da quelle coltella che voi invocate e dite -sante; se non ce ne facesse sicuri Dio, e quel coraggio che ci viene da -lui? - -«Voi finalmente imputate chi vi svelò nel n. 70 di _ravvolgersi nel velo -dell'anonimo_, mentre voi segnate il vostro nome. Voi mentite, Cesare -Galvani che allora scrisse di voi, e qui scrive di nuovo, non si è -occultato, né si occulterà mai, perché non vi teme. Egli fin dal n. 30 -del suo Giornale pubblicava in simile circostanza il suo nome; egli si -fa gloria della propria opinione, e degli insulti che gli versano sopra -i nemici di Dio e dei legittimi Re»[24]. - -[24] _Voce della Verità_ del 12 aprile 1832, n. 107. - -Né qui sostarono gli eroici redattori della _Voce della Verità_, perché -nel supplemento al n. 106 il Canosa volle farsi anche paladino di quei -Borboni di Napoli, che aveva così ben serviti, meritandosi poi, come -premio, la via dell'esilio, e precisamente polemizzando col La Cecilia, -il quale, nel _Cenno storico ad onore dell'estinto Pietro Colletta_ -aveva affermato esser la ferocia il «primo attributo dei Borboni». - -L'articolo, che non ristampiamo, perché edito già molte volte, era -preceduto da questa dichiarazione: «Pubblichiamo una lettera scritta da -un valente difensore dell'Altare e del Trono, in confutazione del primo -fascicolo della _Giovine Italia_, riserbandoci di pubblicare ancora le -nostre osservazioni sopra questa sozza insolente, che per comando della -sediziosa _propaganda_ di Parigi tiene i suoi torchi nei bordelli di -Marsiglia». Ed infatti il periodico tenne la sua parola. Quattro giorni -dopo, nel n. 108, pubblicava «_Alcune riflessioni sopra un articolo -della_ Giovine Italia, _firmato_ U. D. F.», cioè sull'_Elogio di Cosimo -Delfante_ scritto dal Guerrazzi, elogio alla lettura del quale l'autore -delle _Riflessioni_ provò un fremito paragonabile «a quello che agitava -il _suo_ cuore quando una mesta curiosità _lo_ condusse a por piede, ad -osservare, a dar ascolto nel reclusorio d'Aversa», dove, come si sa, -stanno i pazzi delinquenti. Al Canosa successe il balí Cosimo Andrea -Sanminiatelli, nel n. 149 del 19 luglio 1832, con un articolo intitolato -_Brevi parole agli scrittori e partigiani della_ «Giovine Italia»[25]; e -di nuovo, nel supplemento al n. 180 del 29 settembre, il feroce -consigliere di Francesco IV, che prese la difesa de' Borboni contro gli -attacchi ripetuti del La Cecilia. - -[25] Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota: - - «Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo - celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di - riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita - o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può - raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma - concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è - il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati - da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più - fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano - di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie - della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale - pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, - corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone - le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, - vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti - dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono - i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, - gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia - all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità - non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo - divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il - miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei - banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentre - _Solatium est miseris socios habere poenarum_. Vandali novelli, nel - secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata - eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, - ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai - tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri - titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra - propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri - concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di - trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro - ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri - paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde - scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non - meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della - legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i - progetti degli scrittori e partigiani della così detta _Giovine - Italia_. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o - repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non - ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato - (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di - constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché - Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e - carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta - rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo, _ad instar_ - delle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il - grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini - illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai - bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno - l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due - tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca - di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, - appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni - scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un - contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, - il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il - suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa - santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti - principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte - dell'uomo, della sola adorazione al _dio natura_, conciliando, in - tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali - beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli - col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, - o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più - benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in - bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata - schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate - di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni - nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, - tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione - riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno - perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo - celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica - segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri - balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite - gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque - cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! - Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi - volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi - sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il - fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, - che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le - mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle - barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla - filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei - Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al - cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se - noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri - progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il - dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema - d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi - legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un - medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale - vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di - questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa - dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e - prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in - mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una - parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato - ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri - ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno - dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta - dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, - essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla - agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, - per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, - ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse - riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea - di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce - in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) - l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e - se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, - non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una - assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, - per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate - contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto - piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio - benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica - cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi - rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori. - - «E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí detta _Giovine - Italia_, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che - avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli - antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri - libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della - misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida - gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, - che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi - italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, - questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei - protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto: _Quidquid - delirant Galli plectuntur Itali._ - - _«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»_ - - *** - -Abbiamo detto che, nonostante la guerra feroce che gli si muoveva, il -periodico continuava le sue pubblicazioni, alle quali il Mazzini -sorvegliava con grande cura, rimediando alle mille difficoltà che -sorgevano per la compilazione di esso, resa ancor più difficile quando -il grande Italiano, espulso da Marsiglia, dové nascondersi ne' pressi -della città, e colà vivere intanato come una bestia feroce, sino al -giorno in cui, cedendo alle infinite persecuzioni, fu costretto a -rifugiarsi nella Svizzera. Seguitò a pubblicarsi anche dopo il tentativo -d'invasione savoiardo, anzi nel sesto fascicolo trovarono luogo que' -preziosi documenti con i quali il Mazzini rese conto presso gli Italiani -della sua parte di responsabilità; ma questo sesto fascicolo uscito nel -giugno 1834, fu l'ultimo della serie; e cosí veniva a spegnersi la -«prima rassegna del Partito Nazionale Italiano, ispirata, dal bisogno di -ordinare a sistema le idee sconnesse ed isolate frementi -nell'associazione»[26]. «Stamperemo anche il settimo -- scriveva il -Mazzini al Rosales il 20 luglio di questo anno; -- appunto perché i -governi non vogliono; ma per non aver vincoli, non riceveremo -abbonamenti. Faremo pagare a volumi»[27]; nondimeno il proposito non -ebbe effetto per molte ragioni, finanziarie e politiche. Alle prime il -Mazzini accenna in varie sue lettere alla madre e al Rosales; le seconde -crediamo riconoscere nel fatto che altri orizzonti, piú vasti, -lumeggiati di ben altre tinte, si erano aperti alla mente di questo -«sultano della libertà», rischiarando il cammino ad altre mète piú -gloriose, se bene irte di pericoli ancor piú insormontabili; egli stava -vagheggiando la fratellanza dei popoli europei, dapprima con la _Giovine -Svizzera_, poi con la _Giovine Europa_, antiveggendo fin d'allora, in -momenti di tristissimo servaggio per tutte le popolazioni europee, una -nuova epoca di progresso sociale. Credette quindi troppo inadeguato allo -scopo il giornale di Marsiglia, come mezzo di diffusione delle sue idee; -un anno dopo il _Proscrit_, quindi la _Jeune Suisse_ e nel 1840 -l'_Apostolato Popolare_ erano gli organi della nuova generazione, la -quale, sia pure indirettamente, assorbiva la parola calda, e -fascinatrice del Mazzini, e si preparava alle grandi lotte del -Risorgimento, non solo, ma di tutta Europa, dalle rive della Senna, a -quelle del Danubio, della Sprea, e di là per altri paesi, dovunque la -feroce catena del dispotismo tenesse avvinti i popoli, sviandoli dal -pensiero di liberi sensi. - -[26] _P. Gironi_, op. cit., p. 388. - -[27] _Epistolario_ di _G. Mazzini_, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. - 245-46. - - Roma, 10 marzo 1902. - - _M. Menghini._ - - ---- - - - - - La - - GIOVINE ITALIA. - - SERIE DI SCRITTI INTORNO ALLA CONDIZIONE POLITICA, - MORALE, E LETTERARIA DELLA ITALIA, TENDENTI - ALLA SUA RIGENERAZIONE. - - - Italiam! Italiam!.. - _Virg._ - - Ma voi, che solitari, o perseguitati sulle antiche sciagure - della nostra patria fremente, perché, non raccontate alla - posterità i nostri mali? Alzate la voce in nome di tutti, e dite - al mondo, che siamo sfortunati, ma né ciechi, né vili..... - Scrivete. Perseguitate con la verità i vostri persecutori. - - _Foscolo._ - - - MARSIGLIA. - TIPOGRAFIA MILITARE DI GIULIO BARILE. - 1832. - - ---- - - - - - DELLA GIOVINE ITALIA - - - Les jeunes gens de vingt à trente-cinq ans ont grandi dans la - révolution..... Eux seuls sont notre espérance[28]. - - _Victor Cousin._ - - -Le parole di Cousin, poste in fronte all'articolo, racchiudevano, parmi, -un alto senso politico, e compendiavano in certo modo la scienza del -moto sociale nel secolo XIX. Egli le proferiva parlando allo Zschokke, e -Zschokke, canuto, ma d'anima giovine e repubblicana, le raccoglieva con -amore, e le registrava in fronte a un suo libro, intravvedendovi una -profezia di vittoria e di civiltà. - -Quando Cousin parlava quelle parole, la Francia era schiava a un -dipresso, com'oggi noi siamo. I miracoli repubblicani tornati in nulla, -le corruttele de' governi nulli, intermedi fra la Convenzione e -Bonaparte, le servilità dell'Impero, che trasparivano attraverso il -manto di gloria steso dal genio dell'uomo del destino, poi la tirannide -del _ristoramento_, le brighe sacerdotali e gesuitiche, le delusioni e -la cortigianeria prevalente avevano diffuso un sonno sulle menti degli -uomini dell'89, una pace stanca, un silenzio di rovina, che vietava ogni -speranza di meglio. Le forze della generazione nata fra i due secoli -XVIII e XIX, s'erano consumate nei quaranta anni di guerra ostinata e di -sagrifici, spesi a ricadere nel fango d'onde avea voluto levarsi. Gli -uomini che aveano veduto il primo e l'ultimo giorno d'una rivoluzione -destinata a mutare le sorti europee, disperavano del progresso. Tante -credenze s'erano accumulate in quello spazio di tempo, e tante volte la -prepotenza de' fatti le avea soffocate, che gli animi erano giunti a -rinnegare ogni fede, e gl'intelletti giacevano sconfortati, avviliti, -sfiduciati dell'avvenire. Le teoriche filosofiche, perduta ogni attività -d'esame, ogni eccitamento di contrasto, dormivano nel materialismo del -secolo XVIII, e confinavano l'uomo nell'esercizio delle facoltà -individuali. Letteratura non v'era, tranne nelle accademie, vendute al -potere, qualunque si fosse, e inerti per natura d'ogni collegio -privilegiato. Era quel momento di riposo, che segna l'ultimo moto d'una -razza la cui missione è compiuta, e il primo d'un'altra che raccoglie le -proprie forze a incominciare lo sviluppo di quella, che ogni nuovo -secolo affida a' suoi figli. - -[28] L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza - riserva, -- e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto - resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un - giudizio pronunciato da uno de' primi padri della _dottrina_, che - contende alla nuova generazione la facoltà di progresso. - -Il secolo XIX sentiva la propria missione. I fatti accumulati dal secolo -passato erano troppi, perché le conseguenze potessero cancellarsi con un -trattato. L'elemento _giovane_ fermentava tacitamente. Troppo debole -ancora per combattere a visiera levata la tirannide politica, ne' suoi -dominii, s'agitava intorno al vecchio edificio sociale novamente -puntellato, avvezzandosi a guardarlo, a misurarlo senza paura e -venerazione, studiandone il lato piú fragile, logorandolo, poiché al -centro non poteva, per ogni dove all'intorno. Mancava la unione, mancava -la concordia in alcuni principii fondamentali allo sviluppo dei quali si -concentrassero gli sforzi individuali; mancava un _simbolo_ alla -religione che cominciava a farsi via tra le rovine d'un culto perduto, -che i re tentavano rinvigorire col terrore delle baionette; ma lo -studio, non foss'altro, che gl'ingegni nati col secolo ponevano nelle -diverse molle sociali, la tendenza che spingeva le menti alle scienze -storico-filosofiche, l'affetto che viveva nelle grandi memorie, -protestavano contro agli inetti, che negavano il progresso o -s'attentavano d'arrestarlo. Allora sorsero alcuni uomini, potenti -d'intelletto e di dottrina, che avevano desunta dalle pagine di Vico e -d'altri la teorica d'un perfezionamento progressivo indefinito, e si -consecrarono apostoli del rinnovamento morale. Rinnegarono l'autorità, -rinnegarono quanto d'esclusivo si racchiudeva nei mille sistemi, -creazione e pascolo dello spirito umano. Guardarono con occhio d'aquila -le linee storiche del passato, risuscitarono la idea spirituale, -eressero un altare alla civiltà nel santuario della coscienza, e -chiamarono la _giovine Francia_ a sagrificare su quell'altare -salutandola speranza della patria, potente, rigeneratrice. La _giovine -Francia_ rispose a quel grido: La _giovine Francia_ ardita, impaziente, -fiduciosa, e spronata dall'entusiasmo, non aveva raccolto del passato -che i sommi principii, risultati de' fatti, senza aver subíta -l'iniziazione spesso funesta dei fatti stessi, e si slanciò dietro a -quella bandiera. Tentò quante vie s'affacciavano: assunse a tempo quante -forme si offrivano interpreti del pensiero generoso. Fu romantica, -ecclettica, protestante. Si arrestò, appassionandosi, intorno al medio -evo, sulle teoriche trascendentali, nelle incertezze del misticismo. Ma -sempre, attraverso tutte le fasi, sotto le varie gradazioni che -avviavano l'intelletto alla verità, nelle lettere, nell'arti, nella -filosofia, traspariva la coscienza d'una forza indipendente da' vincoli -materiali, traspariva lo spirito di libertà, solo eterno, solo -onnipotente a mutare in meglio le condizioni civili; ma dietro a quella -gioventú desiosa, insisteva una voce che gridava: innanzi! innanzi! -- -Protestantismo, Romanticismo, Ecclettismo erano tendenze di transizione: -preludi nei quali l'intelletto sviluppava, esercitava le proprie forze -prima d'intraprendere dirittamente la via del rinnovamento. Bensí, quei -primi, che il caso avea cacciati a condottieri di tanta impresa[29], -avevano forze ineguali all'ufficio. Piú eloquenti che logici, piú vasti -che profondi nelle loro osservazioni, piú ambiziosi forse che caldi -veramente della fiamma santa che crea il genio protettore delle razze -umane, avevano intravveduto un istante la missione del secolo, e s'erano -smarriti davanti alla sua grandezza. Come Pietro Eremita, avevano -sollevato lo stendardo d'una Crociata senza ammetterne, senza intenderne -le inevitabili conseguenze. Tentennavano fra diversi sistemi, -malcontenti di tutti, non rifiutandone alcuno, senz'ardire per -distruggerli, senza fede o potenza per crearne un nuovo. Rivelati alcuni -principii, procedevano paurosi nelle applicazioni, titubavano nello -sviluppo delle proposizioni che avevano prefisso a' loro libri, a' loro -insegnamenti, a' loro giornali. Volevano insomma rovinare il passato, ma -senza creare l'avvenire, senza accettare l'eredità de' padri, senza -sacrificarsi per essa. - -[29] [_Scritti_, ecc.: _intrapresa_]. - -Ma la eredità de' padri era tale, e santa di tanta solennità di -sventura, che i figli non potevano rinunziarvi per amor de' maestri. Per -venti anni d'eroismo, e di sagrificio non v'è fiume d'oblio, e la -gioventú ridestata una volta, trascorse altre ai confini che le -segnavano. I padri avevano predicata una fede, i padri l'avevano -suggellata col sangue; ma, come il secondo Gracco, avevano cacciata una -stilla di quel sangue verso il Cielo, sclamando: frutti il vendicatore! --- Quel sangue ardeva nelle vene dei figli, e la fede dei padri -s'affacciava ad essi raggiante, pura, piú cara, perché incoronata della -palma del martirio, bella di speranze, o d'un'eterna promessa. La -rivoluzione dell'89 aveva mostrato in compendio tutta la carriera di -riforma che dovea corrersi. Una generazione l'aveva divorata coll'ansia -di chi scopre una nuova terra, a balzi, a slanci, senza arrestarsi. I -primi intraprenditori delle rivoluzioni sono vittime consecrate, e si -muoiono; ma i principii non muoiono, e le generazioni che tengono dietro -s'assumono d'educarli, di svolgerli, di trarre da' primi contorni un -quadro immortale, di ricorrere piú lentamente, ma piú stabilmente la via -che i primi hanno segnata. La grande rivoluzione sociale, della quale la -rivoluzione francese aveva dato il programma, incominciava appena, -quand'altri s'illudeva d'averla spenta. E la gioventú, fatta accorta -della propria potenza, accettò la missione: si strinse, si raggruppò, -stette attenta, vegliando il momento che dovea sorgere nello spazio. Il -momento sorse, la gioventú lo afferrò. Il cannone dell'_Hôtel de Ville_ -tuonò la chiamata. La gioventú si levò come un sol uomo: la gioventú -vinse. Cortigiani, baionette, trono, tutto rovinò davanti all'impeto -d'un principio. Il sole del 27 aveva diffusa la luce sopra ogni cosa: il -sole del 29 non salutò che una bandiera: -- la bandiera del secolo. Gli -uomini, che alcuni anni addietro avevano comunicato l'impulso -senz'antivederne gli effetti, s'erano ritratti atterriti; poi, quando la -gioventú riposò dalla sua creazione, si cacciarono addosso al cadavere -d'una monarchia, usurparono la gloria d'averla morta, e giudicarono -l'ossa de' sette mila essere convenevole base al sistema ch'essi avevano -predicato utilmente, viva e prepotente la tirannide. Ora, parlano -tuttavia di progresso, -- e vorrebbero che s'arrestasse dove essi -s'arrestano: magnificano le glorie del Luglio, -- e vorrebbero che una -nazione non si fosse levata se non a mutare un nome nella sua storia: -protestano del loro amore alla libertà, -- e l'hanno rivestita d'un -manto d'infamia, -- l'hanno cacciata ludibrio a' re, sospetto mortale ai -popoli. Due secoli, il XVIII, e XIX, li rinnegano: come que' codardi che -Dante pone alle porte del suo Inferno, si stanno tra l'infamia e -l'oblio: l'oblio per la loro eloquenza che prima eccitava i giovani, -oggi s'è prostituita al potere: -- per la loro letteratura, campo di -prova agli ingegni, ove essi vorrebbero confinare per sempre l'anelito -al moto perenne, che affatica lo spirito umano; -- pel loro ecclettismo, -sistema di transizione, che intendono perpetuare: la infamia per la -gretta e fredda politica individuale, alla quale hanno sacrificate le -grandi speranze sociali suscitate per essi -- pel sangue de' popoli che -hanno pattuito coi re a mendicare una pace che non otterranno -- pel -loro trovato del _giusto medio_, ecclettismo politico, senza passato, -senz'avvenire, senza logica, senza sviluppo, sistema paralitico, che non -s'attenta rifiutare i principii rigeneratori, ma s'industria a -strozzarli in fasce. E sia cosí, poi che vogliono! -- il secolo li aveva -circondati dell'affetto giovenile e di plauso: poi tentarono sostituirsi -al secolo, e il secolo li affogherà. -- Chi può cacciare un principio, e -voler che non frutti? -- Chi può dar moto all'intelletto, e gridargli: -arrestati dov'io m'arresto? - -In Italia, siccome in Francia, la tirannide, tanto piú esosa quanto piú -impudente, produsse il suo effetto di reazione, e l'anime inferocirono -nell'odio, crebbero smaniose d'indipendenza. -- In Italia, prima che in -Francia, gl'ingegni intolleranti di freno versarono nella scienza la -idea di progresso che non potevano applicare agli ordini civili, e -levarono il grido di libertà del pensiero nel campo delle lettere[30]. --- In Italia, siccome in Francia, gli uomini che cacciarono i primi semi -di libertà furono oltrepassati da chi venne dopo, però che la sventura è -maestra piú potente d'ogni teorica, e ogni anno, ogni evento, ogni -tentativo fecondò la Italia di nuova rabbia, di sangue e di -insegnamenti. Ed oggi, gli uni contendono per la eccellenza dei metodi -che predominarono soli, e fruttarono negli anni addietro: gli altri, -cresciuti col secolo, predicano la parola del secolo, e si assumono di -esserne interpreti. Bensí la differenza sta in questo, che in Francia, -gli uomini ch'or vorrebbero arrestare il moto, addotrinarono la -crescente generazione, e i loro sforzi furono talvolta coronati dalla -vittoria: in Italia, le circostanze, avverse sempre e prepotentemente -fin'ora, vietarono a ogni uomo di convalidare il proprio sistema -coll'autorità del trionfo, e gl'Italiani non raccolsero ammaestramento a -fare che dai rovesci, e da quel tanto di sviluppo che i fatti continui -impongono all'intelletto. -- Però, ogni questione s'agita fra due -opinioni, nessuna delle quali ha generato finora risultati positivi. Noi -siamo schiavi: per quali mezzi si riacquista da schiavi la libertà? -- e -stabile? -- ed efficace? Quali principii hanno a reggere i tentativi? -- -Gli antichi, recentemente praticati, fallirono. Fu legge di cose, -necessità di tempi, o vizio inerente al sistema, che, mutati gli -elementi, dovea mutarsi? Forse fu la prima cagione; non pare a ogni modo -che a favorir quei sistemi giovi il mal esito. La tendenza del secolo ne -predica altri; e le tendenze non nascono a caso, non prevalgono per -capriccio di pochi: emergono da' bisogni, trionfano col voto dei piú. - -[30] Il _Conciliatore_, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò - il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola - avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese - meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, - perseguitandone gli scrittori. - -A noi, dovendo spesso nelle pagine della _Giovine Italia_, occorrere di -combattere il sistema che i casi -- e non le nostre parole, -- -dimostrano ogni dí piú sistema vecchio e impotente a rigenerare una -nazione caduta in fondo, corre obbligo, corre necessità di spiegarci una -volta per tutte sulle nostre intenzioni a riguardo d'un partito -politico, che rappresenta cotesto sistema, e che pur numera -- forse a -torto -- ne' suoi ranghi molti uomini puri, incorrotti e deliberati -nemici d'ogni tirannide, a' quali la Italia, comunque spinta dalla forza -delle cose per altre vie, serberà gran tempo venerazione e affetto di -gratitudine. Le denominazioni di _Giovine Italia_ e d'_uomini del -passato_ increscono a primo tratto a que' molti che non s'addentrano -nelle cose. La mediocrità è sospettosa, e intravvede offese per ogni -dove. Gli uomini che invecchiarono in un sistema d'idee, che hanno -combattuto e sofferto per esso, mutano difficilmente. La educazione -politica non si rifà, se non ne' pochissimi creati a camminare fino alle -esequie cogli anni, immedesimati col moto progressivo della civiltà; e -l'affetto che si genera dall'abitudine è potente quant'altro mai. -D'altra parte la gioventú, fervida, impaziente s'affaccia briosa alla -vita dell'avvenire, si sente fremere dentro potente il concetto -d'emancipazione, e rompe guerra al passato: nol guarda, o se il fa, -guarda dispettosa, o sprezzando. Quindi l'ire aspreggiate dalla -sventura: quindi le accuse reciproche, e ciò che spesso è colpa di fati, -attribuito all'una o all'altra opinione. Da siffatte guerre non esce che -danno alla patria. E però vogliamo interpretare que' termini, che -potrebbero prestare alimento a gare funeste: vogliamo snudare tutta -intera l'anima nostra, perch'altri non vi sospetti un pensiero che ogni -Italiano rifiuta. È duro dover discendere a spiegazione di ciò che tutti -dovrebbero intendere: è duro l'esser tratto a scolparsi di tacce che tra -noi nessuno avrebbe sognato. Bensí, la unione[31] anzi tutto -- e -v'hanno tali materie, nelle quali giova rimovere anche il nudo sospetto. - -[31] [_Scritti_, ecc.: _Ma l'unione_]. - -Noi lo dichiariamo solennemente: -- _Per Giovine Italia_ noi non -intendiamo che un _sistema_, voluto dal secolo: quando noi combattiamo, -la _vecchia_, noi non intendiamo combattere che un _sistema_, rifiutato -dal secolo. - -Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_ non sono nostre; e perché -vorremmo noi gravarci l'anima d'un rimorso, creando una divisione, dove -i fatti non ci strozzassero[32] a riconoscerla, dove il progresso -inerente alle umane cose non ci soggiogasse col mostrarcela inevitabile? -Abbiamo dieci secoli d'oltraggi a vendicare[33]: abbiamo a distruggere -un servaggio di cinque secoli. I padri, i padri de' padri, e gli avi -remoti ebbero tutti la loro parte di quell'oltraggio: tutti hanno bevuto -a quel calice che Dio serbava all'Italia, e del quale la fortuna -assegnava a noi l'ultime goccie -- e le piú amare forse. E noi gemiamo -per tutti, fremiamo per tutti; e se a rigenerare una terra guasta da -cinquecento anni di servitú muta bastasse levarsi e combattere[34] gli -uomini del passato, quanti insorsero e morirono per la patria da -Crescenzio fino al Menotti, sarebbero nostri fratelli alla pugna, dove -alcuno potesse evocarli dalla loro polvere. -- Ma il sangue solo -santifica, non rigenera una nazione. Stanno contro di noi non le sole -baionette straniere, ma le discordie cittadine inveterate per lunga -memoria di stragi, rieccitate sordamente dalla tirannide -artificiosamente ineguale e corrompitrice: stanno i vizi, che si -generano nelle catene, e la intolleranza di freno, ottimo elemento per -distruggere, pessimo per fondare, e piú ch'altro sta la mancanza di -fede: di quella fede, che sola crea le forti anime e le grandi imprese, -di quella fede che sorride tranquilla nel sagrificio, perché trae seco -sul palco, o nel campo la promessa della vittoria nell'avvenire. Queste -cagioni di servitú durano tuttavia prepotenti, e a superarle conviene -giovarsi di quanti elementi, di quante forze fermentano tacitamente in -Italia, ridurle a centro, calcolarle colla maggiore esattezza -- e ogni -anno le modifica, le tramuta, le aumenta -- poi mormorare ad esse la -parola di fede, spirarvi dentro l'alito d'una vita potente, animarle di -quello spirito che dagli elementi inerti crea il moto d'un mondo, e vi -stampa sopra l'orma di Dio. Ma il segreto del secolo sta nelle mani dei -nati col secolo. -- Né il linguaggio che suscita le passioni, e le -dirige a grandi cose, e insegna a santificarle consecrandole -coll'altezza d'un intento sociale, si rivela ad altri che a coloro, i -quali hanno sorbito[35] col primo alito le passioni del secolo, e -l'ansia di moto che affatica l'anime de' fratelli. Or, perché illuderci, -quando ogni illusione frutta rovine? -- e che giovamento può nascere dal -rinnegare la nostra potenza e dissimularci la missione d'intelletto che -la natura ci assegnava cacciando la nostra culla alla sorgente delle -rivoluzioni, per paura che l'ossa de' padri s'agitino irrequiete ne' -loro sepolcri, irate ai figli perché intraprendono franchi e deliberati -la via ch'essi calcarono incerti e timidamente? -- Oh! da que' grandi -ch'ora dormono l'ultimo sonno, non viene fremito a noi se non -d'incoraggiamento e di conforto ad osare: -- da que' sepolcri non esce -voce che non esclami: -- «siate migliori di noi! siate grandi, come la -vostra sciagura, come l'epoca nella quale vivete: grandi nell'atto come -noi nel pensiero! Noi fummo a tempi, ne' quali il solo concetto di -rigenerazione era un trionfo sulla tiranide; la rivoluzione sociale era -un'alba[36], e noi, avvezzi alle tenebre, non potevamo misurare la luce -del giorno venturo, né oprare risolutamente animosi, quando fiacchi e -forti, tranne pochissimi, stavano contro di noi, e la esperienza era -muta. Ma voi nasceste ne' moti, e v'allevaste tra i moti: ammaestratevi -nelle nostre disavventure: abbiate le nostre virtú, ma rinnegate i -nostri errori». - -[32] [_Scritti_, ecc.: _sforzassero_]. - -[33] [_Scritti_, ecc.: _da vendicare_]. - -[34] [_Scritti_, ecc.: _a combattere_]. - -[35] [_Scritti_, ecc.: _assorbito_]. - -[36] [_Scritti_, ecc.: _sociale un'alba_]. - -Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_, non sono nostre: noi non le -abbiamo create: le ha create una tal potenza contro la quale non valgono -né ciance d'uomini, che sentono sfuggirsi di mano una influenza già -consumata da' fatti, né rancori e sospetti d'inetti maligni, che -vorrebbero occupare il secolo delle loro meschine ambizioni, e della -loro vita incognita al mondo. E la potenza de' fatti: -- la potenza che -mutava alcuni anni addietro nella Germania il _Tugenbund_[37] -(fratellanza della virtú) in _Jugenbund_ (fratellanza di gioventú): -- -la potenza che concentrava in Polonia poco tempo avanti la rivoluzione -le molte società patriottiche nella grande associazione della gioventú -condotta da Lelewel: -- la potenza che commettendo alla _giovine -Francia_ la impresa di luglio e i fati Europei, strappava di bocca a -Cousin le parole che noi ponemmo in capo allo scritto -- e Cousin -eccitatore un tempo della gioventú francese, è pure in oggi un di que' -tanti che s'industriano a distruggere l'opera loro, tentando confinare -nel cerchio angusto d'una _dottrina_ immutabile e inapplicata gli uomini -del progresso; ma la verità vuole il suo dritto, e si fa via tra' -sistemi. La verità si rivela continua e progressiva attraverso gli -eventi; e se gli eventi ci sono propizii d'ispirazioni politiche: -- se -il secolo ci suggerisce una nuova via di successo, perché rifiuteremo -noi di seguirla?[38] perché diremo al secolo: tu se' diseredato di -mente: trascorri inutile alla umanità? - -[37] [Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. Nella _Giovine - Italia_ si legge invece: _il_ Tugenbund]. - -[38] [_Scritti_, ecc.: _seguirlo_]. - -Bensí, dalla nostra credenza non esce spregio, o biasimo assoluto alle -vecchie credenze politiche, né perché abbiamo opinione che le cose nuove -debbano trattarsi con metodi nuovi, gittiamo l'anatema dell'ingrato alle -teoriche applicate sinora. Quelle teoriche sono storia, e come storia le -veneriamo: come storia vi leggiamo dentro una manifestazione del -principio adattata a' tempi e alle circostanze. Soltanto in oggi le -vicende, le sciagure, e gl'insegnamenti de' fatti hanno svolti nuovi -elementi, hanno messa in luce chiarissima la _idea_, che prima giaceva -oscura ne' simboli. Allora conveniva accennare il principio; ora ci par -giunta l'epoca d'una manifestazione solenne. -- Ogni cosa ha il suo -tempo: ogni sistema ha la propria necessità d'esistenza nella condizione -morale dell'epoca. Chi schernisce o maledice al passato, è stolto o -maligno: egli dimentica come dai vagiti e da' modi informi e plebei di -Guittone Aretino esciva la bella lingua dell'Alighieri, di Petrarca e -Boccaccio, né senza quei primi e timidi tentativi politici, non -parleremmo[39] in oggi queste parole. Ma noi non malediciamo al passato, -se non quando c'incontriamo in uomini, i quali s'ostinano a farne[40] -presente, e quel ch'è peggio, avvenire. Le rivoluzioni son tali fatti -che non si compiono in un istante o con un solo sistema, perché non v'è -momento nello spazio, o sistema nella mente umana che valga a -raccogliere, a concentrare in una unità potente d'azione tutti quanti -gli elementi che mutano faccia agli stati. I sistemi politici non sono -per noi che i risultati degli elementi d'azione che stanno a un dato -tempo in un popolo, calcolati e ordinati pel meglio. Se ogni popolo -potesse rassegnarsi ad attendere in pace il momento nel quale l'elemento -_morale_ rivoluzionario equabilmente diffuso e coordinato fosse giunto a -tale un grado di potenza che assorbisse l'elemento _materiale_, le -rivoluzioni non avrebbero che un sistema. -- Ma la natura non ha voluto -che dalla morte nascesse a un tratto la vita; e la rigenerazione d'un -popolo non balza fuori nella sfera de' fatti, potente e compiuta, come -Minerva dal capo di Giove. La natura non ha voluto che le rivoluzioni si -operassero senza lunghe fatiche, forse perché i popoli imparassero a -gradi e attraverso le delusioni il prezzo della libertà; né una nazione -cresce grande davvero, se non è consecrata all'eternità della missione -sociale nel sacramento del dolore. E d'altra parte, la tirannide -soverchiante, e inquieta per coscienza d'infamia, non concede che la -guerra fra gli elementi del progresso e la inerzia si consumi sordamente -e mutamente nella società, e l'urto non si manifesti che quando il -trionfo è sicuro; ma inferocita nei sospetti e nei terrori che -l'affaticano, caccia nell'arena, come un guanto a' popoli, qualche testa -di prode -- e i forti di sdegno e d'audacia titanica traggono anzi tempo -le moltitudini incerte al giudicio di Dio. Quindi le vittorie brevi, e -le dubbie vicende, e gli errori. E dalle dubbie vicende e dai molti -errori hanno vita, incremento e perfezione i sistemi. - -[39] [_Scritti_, ecc.: _politici, noi parleremmo_]. - -[40] [_Scritti_, ecc.: _farlo_]. - -E v'è un periodo nella vita de' popoli, come in quella degli individui, -nel quale le nazioni s'affacciano alla libertà, come l'anime giovani -all'amore: per istinto -- per bisogno indefinito e segreto -- perché la -natura creando l'uomo gli scrisse nel petto _libertà e amore_ -- ma -senza conoscenza intima della cosa bramata, senza studio de' mezzi, -senza determinazione irrevocabile di volontà, senza fede. Allora la -libertà è passione di pochi privilegiati a sentire e soffrire per tutta -una generazione, a spiare il progresso e il voto de' popoli, a intendere -il gemito segreto che va dalle moltitudini al trono di Dio -- a vivere -profeti e morire martiri; per gli altri è desiderio, sospiro, pensiero, -e null'altro. Allora le rivoluzioni si tentano artificialmente colle -congiure: gli uomini liberi si raccolgono a metodi d'intelligenza -misteriosa: s'ordinano a fratellanze segrete: costituiscono setta -educatrice, e procedono tortuosi. Però che le moltitudini durano inerti, -e i piú vivono astiosi al presente, ma spensierati dell'avvenire -- e se -taluno rompe guerra al tempo, e tenta rivelarlo a' milioni, i milioni lo -ammirano onesto, ma la scherniscono sognatore di belle utopie. Il -sagrificio solenne è venerato anche allora, perché nel core degli uomini -v'è un istinto di verità che mormora: quel sangue è sparso per voi; -quelle vittime si stanno espiatrici delle vostre colpe; que' martiri -equilibrano a poco a poco la bilancia tra le creature ed il creatore. È -venerato, perché v'è un sublime nel sagrificio, che sforza i nati di -donna a curvare la testa davanti ad esso, e adorare; perché s'intravvede -confusamente che da quel sangue, come dal sangue di un Cristo, escirà un -dí o l'altro la seconda vita, la vita vera d'un popolo -- ma la -venerazione si consuma sterile e solitaria, nel profondo del core, nel -gemito dell'impotenza; non crea imitatori; non risplende maestosa e -fidente intorno al simbolo della nuova fede, ma soggiorna paurosa nelle -iniziazioni d'un culto proscritto, e piange d'un pianto che non ha -conforto neppur di fremito. -- La condizione de' tempi impone allora -doveri particolari ai pochi che s'assumono l'opera rigeneratrice; allora -il voler sanare gli estremi mali cogli estremi rimedi è piú follia che -virtú; perché dove il male è inviscerato nella società e ti preme d'ogni -lato predominante, o tenti struggerlo alla radice, e cadi tra via deriso -da' tristi; o fai guerra ineguale a' rami, e tu sei[41] gridato tiranno -da' buoni. -- Allora l'ostinarsi a fondar la vittoria su forze proprie e -sui miracoli del valor nazionale frutta disinganno amaro e talora pure -rimorso, perché le nazioni si _rigenerano colla virtú o colla morte_; ma -dove non è virtú di sagrificio né furore di gloria, dove nei cuori non -vive un'eco alle grandi passioni, i vasti concetti falliti e le molte -vittime infondono la inerzia, non il coraggio della disperazione. Quindi -la moderazione nell'applicazione de' principii piú scaltrezza che -inconseguenza; quindi la speranza e l'aiuto accettato dello straniero -necessità deplorabile piuttosto che codardia; e l'arti diplomatiche -usate a tempo, pericolose sempre, pure talvolta efficaci a smembrare le -forze nemiche. Ad ogni operazione politica è base prima il calcolo delle -proprie forze; e dove queste non reggono, è forza cercarne altrove, o -ristarsi[42]. Siffatti mezzi non danno libertà mai alle nazioni, bensí -conquistano anime alla santa causa, e insegnano a intendere la libertà -ed amarla dolce, tollerante, incontaminata. -- Poi le vicende -ammaestrano a conseguirla. - -[41] [_Scritti_, ecc.: _e sei_]. - -[42] [_Scritti_, ecc.: _ritrarsi_]. - -Ma poi che il pensiero concentrato ne' pochi s'è diffuso alle -moltitudini, e la libertà è fatta sorella dell'anime -- quando il voto -segreto s'è convertito in anelito irrefrenabile, e la speranza in fede, -e il gemito in fremito -- quando il sangue delle migliaia grida vendetta -agli uomini e a Dio, ed ogni famiglia conta un martire o un iniziato -alla religione del martirio -- quando le madri non hanno piú sonni, -l'amplesso delle mogli ha il tremore e il presagio della separazione, e -un pensiero di rancore, un pensiero di cupa vendetta solca le fronti de' -giovani nati all'amore, e al sorriso spensierato degli anni vergini -sottentrano anzi tempo le cure e le gravi apparenze dell'ultima età -- -allora -- l'ora di risurrezione è suonata. Guai a chi non si assume -tutto il dolore, tutto il dritto di vendetta solenne, che spetta ai suoi -fratelli di patria! Guai a chi non sente il ministero che le circostanze -gli affidano, e reca le idee mal certe del tentativo nella lotta -estrema, decisiva, tremenda! -- Allora la tirannide ha consumato il suo -tempo; le _transizioni_, e i sistemi di _transizione_ diventano passi -retrogradi; la guerra è tant'oltre che tra la distruzione e il trionfo -non è via di mezzo, e gli ostacoli che un tempo si logoravano coll'arti -della lentezza, vanno atterrati rapidamente. -- Allora la iniziazione è -compiuta; alla religione del martirio sottentra la religione della -vittoria; la croce modesta e nascosta s'innalza[43] nell'alto convertita -in _Labarum_; la parola della fede segreta fiammeggia segno di potenza -scritto sulla bandiera de' forti -- e una voce grida: _in questo segno -voi vincerete!_ - -[43] [_Scritti_, ecc.: _si svolge_]. - -E allora la gioventú si leva -- raggiante, concorde, serrata a una lega -di pensieri e fatti magnanimi, aspirante un'aura di vittoria, spinta da -una forza di progresso e di moto che insiste sovr'essa, che la purifica -in un oblio d'ogni affetto individuale, che la ingigantisce nella -potenza d'un desiderio sublime. Salute a quella gioventú! -- Date il -varco alla generazione, che venne col secolo, e maledetto colui che la -guardasse con occhio d'invidia, o gittasse dietro ad essa il motto dello -scherno amaro, però ch'essa ha intesa la voce del passato e quella -dell'avvenire, ha raccolti gl'insegnamenti dell'esperienza dalla bocca o -sulle tombe dei padri, e s'è ispirata al soffio della civiltà -progressiva, all'armonia della umanità, che ogni secolo, ogni anno, ogni -giorno rivela all'anime nuove un arco del proprio orizzonte! - -Ora -- è il tempo, o non è? Siam noi giunti al punto in cui una nuova -rivelazione[44] politica dia moto alle menti, e gli antichi sistemi -esauriti abbiano a cedere davanti a' nuovi suggeriti dalla esperienza, -voluti dai piú, potenti a struggere ed a creare? - -[44] [_Scritti_, ecc.: _rivoluzione_]. - -La questione è codesta -- e noi, uomini del secolo XIX, la riteniamo -decisa. - -Noi stiamo sul limitare d'un'epoca, e non è l'epoca de' sistemi di -_transizione_, che gli uomini delle rivoluzioni hanno predicato finora. -L'epoca de' sistemi di _transizione_ è il gradino che la necessità -impone alle nazioni, perché salgano dal muto servaggio alla libertà. La -libertà è troppo santa cosa, perché l'anima dello schiavo la intenda e -il suo cuore possa farsene santuario, se prima non s'è riconsecrato alla -_vita morale_ nelle lunghe prove e nel lungo dolore. Ma noi l'abbiamo -consumata quest'epoca: quaranta anni di tentativi, il battesimo del -pianto e del sangue, e la vicenda europea che s'è svolta davanti a' -nostri occhi, hanno fruttato sapienza ed ardire; e noi siamo d'una -terra, che ha dato celerità singolare agli ingegni, e un battito piú -concitato al cuore de' suoi figli. - -Noi guardammo all'Europa. Dappertutto è sorto un grido di nuove cose, un -appello alle nuove passioni, una chiamata a' nuovi elementi, che il -secolo ha posto in fermento. Dappertutto due bandiere hanno diviso i -combattenti per una medesima causa; e la guerra oggimai non riconosce -altro arbitro che la vittoria, però che gli uni contendono per -arrestarsi a' primi sviluppi della _idea_ rigeneratrice, gli altri per -inoltrarsi e spingere i principii alle legittime conseguenze: i primi -avvalorati dal silenzio delle moltitudini, naturalmente cieche, -naturalmente inerti, magnificano il riposo supremo de' beni, non -avvertendo che anche la morte è riposo; i secondi, forti di logica e di -fede negli umani destini, intimano il moto, come legge, necessità, vita -delle nazioni. -- La guerra è implacabile, perché tra il sistema che da -noi s'intitola _vecchio_ e la nuova generazione sta, come pegno d'eterno -divorzio, una rivoluzione portentosa ed europea negli effetti, divorata -in un giorno da pochi codardi e venali, ridotta a un mutamento di nome, -e non altro -- sta l'_Associazione universale_ costretta a retrocedere -d'un passo davanti a delusioni siffatte[45], che un secolo di strage non -basterebbe a scontarle, se un'ora di libertà non avesse potenza di -cancellare il passato. La guerra è implacabile, però che le sorti di -mezza Europa sono strette al successo, e non v'è pace possibile, poiché -l'Europa ha imparato fin dove meni la ostinazione d'un sistema d'inerzia -a fronte d'una volontà irrevocabile. L'Europa ne ha lette le conseguenze -al lume degl'incendi di Bristol, e scritte col sangue de' Lionesi -- e -noi vorremmo, per la speranza d'una transazione impossibile, dissimulare -la verità ai nostri fratelli, rinnegare la bandiera che il secolo ci -pone alle mani, contrastare ad un fatto universale, evidente, che sgorga -dai minimi incidenti, da' giornali, da' libri, dai tentativi, da ogni -popolo, da ogni lato? La unione! noi la vogliamo; ma tra buoni, e -fondata sul vero. L'altra, che alcuni paurosi od inetti gridano -tuttavia, senza insegnare il come si stringa, è unione di cadavere colla -creatura vivente: spegne il lume della vita dov'è, senza infonderlo -dov'è morte. - -[45] [_Scritti_, ecc.: _tali_]. - -Noi guardammo alla Italia, -- alla Italia, scopo, anima, conforto de' -nostri pensieri, terra prediletta da Dio, conculcata dagli uomini, due -volte regina del mondo, due volte caduta per la infamia dello straniero -e per colpa de' suoi cittadini, pur bella ancora di tanto nella sua -polvere, che il dominio della fortuna non basta ad agguagliarle l'altre -nazioni, e il genio si volge a richiedere a quella polvere la parola di -vita eterna, e la scintilla che crea l'avvenire. Guardammo con quanta -freddezza d'osservazione può dare un desiderio concentrato, un bisogno -di afferrarne l'intima costituzione (e il core ci batteva forte nel -petto, perché abbiamo passioni giovani e l'orgoglio del nome italiano ci -solleva l'anima dentro); ma noi imponemmo silenzio al cuore, e la -vedemmo come era, vasta, forte, intelligente, feconda d'elementi di -risorgimento, bella di memorie tali da crearne un secondo universo, -popolata d'anime grandi nel sagrifizio, e nella vittoria -- ma guasta, -divisa, diffidente, ineducata, incerta fra la minaccia delle tirannidi e -le lusinghe perfide dei molti, che adulandola dell'antica grandezza, -l'addormentano sicch'ella non ne tenti una nuova -- e tutta la forza de' -suoi elementi controbbilanciata, annientata dalla mancanza d'unione e di -fede -- due virtú, che né dieci secoli di sventura derivata dalle -animosità provinciali, né potenza d'intelletto o fervore di fantasia -hanno potuto ancora far predominanti tra noi -- e a fondarle, volersi -piú che ogni altra cosa l'autorità d'un principio alto, rigeneratore, -universale, applicabile a tutti i rami della civiltà italiana, che li -riformi tutti purificandoli e dirigendoli ad un intento -- d'un -principio uno e potente a cui si concentrino tutti i raggi, tutti gli -elementi di vita; nella cui fede l'anime si rinverginino, e la coscienza -mormori una destinazione alle masse -- perché in oggi manchiamo non di -mezzi, ma d'accordo e di vincolo fra questi; non di materia, ma di moto -che la sospinga; non di potenza, ma di convinzione che noi siamo -potenti. Noi vedemmo la Italia, soffermata ai confini del mondo -_sociale_ dall'_individualismo_, rimanersi tuttavia sottoposta -all'influenza del medio-evo. La idea _personale_, il sentimento radicato -in ogni uomo della propria indipendenza, la ripugnanza a confondere la -unità singolare nella vasta unità del concetto nazionale, predominavano, -elementi ottimi in sé, ma avversi, quando sono spinti tropp'oltre, al -progresso comune. -- De' tristi non favelliamo; ma la tendenza -individuale traspariva fin nella passione di libertà, che assumeva ne' -migliori aspetto d'odio a' ceppi, di reazione forzata, di vendetta -suscitata dalle lunghe offese. Pochissimi amavano la libertà per amore; -perché fine prefisso all'uomo; perché mezzo unico di progresso sociale. -Pochissimi mostravano coscienza dell'alta missione, che ogni vivente ha -dalla natura verso la umanità. É la coscienza di questa missione che -creava giganti Mirabeau, gli uomini della Convenzione, Bonaparte, -Robespierre -- e finché la seguirono, furono grandi -- e perché mal si -scerne il punto in cui svaniva davanti ad altri moventi, la posterità li -griderà grandi. -- Ma all'Italia, come noi la vedemmo, il materialismo, -struggendo ogni dignità d'origine e di destino nell'uomo disseccava la -vita al cuore; o la indifferenza, sperdendo ogni sete di vero, rapiva -molte di quell'anime, piú frequenti in Italia che altrove, che vivono e -muoiono martiri d'una idea. Quindi la mancanza di fede, di fede in sé, -nel dritto, e nell'avvenire, perché l'uomo, confinato -dall'_individualismo_ dominatore nel cerchio ristretto della propria -influenza, schiacciato sotto la vastità del concetto, o si rassegna a -vivere schiavo, o si fa libero colla morte sul palco. -- E questi vizi, -che il lungo servaggio e Roma imposero alla Italia, stavano contro ad -ogni tentativo piú tremendi delle baionette tedesche. - -E guardammo al passato a vedere se potesse trarsene il rimedio. Ma il -passato c'insegnava a non disperare; il passato c'insegnava quante e -quali fossero l'arti della tirannide, e le reliquie del servaggio -nell'anime -- non altro. La scienza de' padri s'era esercitata intorno -ai principii piú che intorno alle applicazioni. Forse la fiamma di -patria e di libertà, che li ardeva, aveva illuminato ad essi quanto era -vasto l'arringo: ma le circostanze avevano affogato il concetto; e i -tentativi non avevano assunto né la energia, né la vastità, né l'armonia -che si richiedeva a tanta opera. Era necessaria una unità di principii e -d'operazioni -- e i moti prorompevano invece parziali, e -provincialmente. Ma senza un moto universale, riescirà impossibile -sempre il trionfo, senza la universalità dell'accordo precedente, il -moto non proromperà simultaneo e veramente italiano mai -- e per -consumare ad un tratto le invidie, e le animosità che vivono tuttora tra -le provincie, vuolsi affratellarle tutte nella fratellanza del tentativo -del pericolo e della vittoria. Era necessario il diffondere lo spirito -riformatore, il bisogno di rinovamento sovra tutti i rami -dell'incivilimento italiano -- e limitavano la riforma a un ramo solo -dell'umano intelletto; agli altri contendevano il progresso; e gli -uomini che predicavano libertà politica e indipendenza dalle vecchie -abitudini di sommessione, bandivano la crociata addosso agli ingegni -vogliosi d'emancipazione dalle teoriche antiche filosofiche e -letterarie; rubavano agli Inglesi la bilancia dei poteri e i principii -della monarchia costituzionale, mentre vilipendevano schiavi del nord e -traditori della patria quanti tentavano rivendicarsi negli studii e -nelle composizioni quella libertà che non s'era mai perduta nel -settentrione -- né badavano alla necessità di educare all'indipendenza -intellettuale gli uomini che volevano trarre al concetto -dell'indipendenza politica; però che l'uomo è _uno_, e l'intelletto non -s'educa a un tempo a due sistemi contrarii. La grande rigenerazione alla -quale intendevano, aveva bisogno d'alimentarsi di sagrificio sublime, di -forti esempli, di rinnegamento totale dell'individuo a prò d'un -principio. Conveniva levar l'uomo all'altezza d'una generalità, levarlo -a un concetto partito d'alto tanto[46], che potesse abbracciare tutta -quanta la umana natura. Conveniva scrivergli dentro la tavola de' suoi -diritti e de' suoi doveri, dargli la coscienza d'una grande origine, -prefiggergli una missione _sociale_, e rivelargliela nell'azzurro de' -cieli stellati, nella grande armonia del creato, nell'universo fisico -ridotto a simbolo d'un pensiero potente, nelle rovine del passato, nella -idea generatrice delle religioni, nella profezia de' poeti, nel raggio -onde il Genio solca la terra, ne' moti inquieti del cuore, perché egli -da tutte le cose imparasse sé essere nato libero, gigante di facoltà e -d'energia, re del mondo e della materia, non sottomesso mai ad altre -leggi, che alla eterna della ragione progressiva ed universale. -Conveniva purificarne le passioni, animarle d'amore, cacciargli a fianco -l'entusiasmo, ala dell'anima alle belle cose, e davanti a' suoi passi la -vergine speranza col suo sorriso che dura in faccia al martirio -- ed -essi lo trattenevano nel materialismo, credenza fredda, scoraggiante ed -individuale, rifugio a ogni uomo contro alla prepotenza delle -superstizioni e della tirannide sacerdotale, ma nella quale ei non può -durare senza che gli s'inaridisca il fiore dell'anima: -- lo indugiavano -nello sconforto d'una lotta eterna, avvezzandolo a contemplarsi dominato -alla cieca e inesorabilmente dai fatti, mentre bisognava convincerlo che -v'era tal forza dentro di lui indipendente da' fatti, padrona de' fatti, -dominatrice dell'istesso destino: -- lo angustiavano in una vicenda -alterna d'_azione_ e di _reazione_, mentr'era d'uopo stampargli in petto -una coscienza di _progresso_ invincibile e di trionfo. Irridevano le -vecchie credenze, né tentavano sostituirne altre nuove; spegnevano -l'entusiasmo, e volevano risvegliarlo con nomi: parlavano di patria alle -moltitudini, e struggevano la fede, patria dell'anime; la fede in una -legge superiore di miglioramento, in un concetto di moto perenne che -abbracci e promova tutta la serie dei fenomeni umani: -- la fede che -creò la potenza di Roma, la vasta dominazione del Maomettismo, i -diciotto secoli del Cristianesimo, la Convenzione, Sand[47], e la Grecia -risorta: -- la fede che ridona la dignità perduta allo schiavo, e gli -grida: _Va! va! Iddio lo vuole! Iddio, che t'ha creato a immagine sua, e -t'ha spirato una scintilla della sua onnipotenza!_ Questo avrebbero -dovuto tentare i primi riformatori d'una nazione caduta in fondo, se i -primi potessero far altro che intravvedere un rinnovamento e morire per -esso. Poi, scendendo alle applicazioni, era necessario avere il popolo, -suscitare le moltitudini: a farlo, bisognava convincerlo che i moti si -tentavano per esso, pel suo meglio, per la sua prosperità materiale, -perché i popoli ineducati non si movono per nudi vocaboli, ma per una -realtà; e a convincerlo di queste intenzioni, bisognava adoprarlo, -parlargli, cacciar nell'arena quel nome antico e temuto di Repubblica, -solo forse che parli ai popoli una parola di simpatia, una idea di -_utile_ positivo: -- ed essi tremavano del popolo; disperavano -- mosso -che fosse -- di poterlo dirigere; e lavoravano ad addormentarne il -ruggito, o a moverlo, gli esibivano teoriche astruse di poteri -equilibrati, idee metafisiche di lotta ordinata, sicché ne escisse -quiete permanente allo stato, e costituzioni accattate da altri paesi, -provate oggimai inefficaci a durare, e non adattate ai costumi, alle -abitudini, alle passioni. -- Le rivoluzioni si preparano colla -educazione, si maturano colla prudenza, si compiono colla energia, e si -fanno sante col dirigerle al bene comune. Ma le rivoluzioni, a questi -ultimi tempi, sorsero inaspettate, non preparate, artificialmente -connesse; furono dirette al trionfo d'una classe sovra un'altra, -d'un'aristocrazia nuova sovra una vecchia -- e del popolo non si -fece[48] pensiero -- poi, procedettero sulla fede di principii fittizi, -lasciati all'arbitrio di governi astuti che gl'interpretassero, paurose -di ogni cosa, disperate d'ogni soccorso, che non venisse dalla -diplomazia, o dallo straniero, l'una, arte essenzialmente menzognera, -l'altro, essenzialmente sospetto, amico talvolta dei forti, non mai de' -fiacchi. Noi vedemmo uomini insultare a re, imponendo loro leggi e patti -che insegnavano aperta la diffidenza, e dimezzavano il loro potere -- e -nello stesso tempo fidarsi illimitatamente nelle loro promesse e nei -loro giurí come se i tiranni avessero un Dio nel cui nome giurare. -Vedemmo assalita nelle costituzioni proposte l'aristocrazia, e non -pertanto venir chiamata alla somma delle cose, come se le caste -potessero mai suicidarsi. Leggemmo sulle bandiere il nome d'Italia, -mentre si rinnegavano ne' proclami e nelle operazioni i fratelli vicini -e insorti per la stessa causa, nell'ora stessa, in forza di concerto -comune. Udimmo gridare indipendenza di territorio, mentre il barbaro -guardava alle porte; e intanto l'andamento de' nuovi governi si fondava -sulla speranza d'evitare una guerra, che la natura ha posta eterna fra -il padrone, e lo schiavo, che rompe la sua catena -- e si frenavano i -giovani che volevano diffondersi in piú largo terreno -- e si -decretavano toghe, non armi. -- Errori che ci hanno fruttato taccia di -codardia dagli stessi che ci hanno illusi vilmente e traditi: errori -figli forse piú delle circostanze e della infamia de' gabinetti europei, -che degli uomini preposti alle cose nostre; ma tali che il sostenerli -avvedimenti politici di profonda esperienza è oggimai parte d'inetti o -di traditori. - -[46] [_Scritti_, ecc.: _concetto alto_]. - -[47] [_Scritti_, ecc.: _Convenzione, e la Grecia_]. - -[48] [_Scritti_, ecc.: _ebbe_]. - -E allora -- guardammo d'intorno a noi; allora ci lanciammo -nell'avvenire. L'anima sconfortata dalle lunghe delusioni si ritemprò -nella coscienza d'una eterna missione, si rinfiammò nel sentimento d'un -furore di patria, d'un voto di libertà ch'è la vita per noi. Gli errori -de' padri erano voluti dai tempi; ma noi perché dovevamo insistere sugli -errori de' padri? Gli anni maturano nuovi destini; e noi, contemplando -il moto del secolo, intravvedemmo una giovine generazione, fervida di -speranze -- e la speranza è il frutto in germoglio -- commossa a nuove -cose dall'alito _spirituale_ dell'epoca -- agitata da un bisogno -prepotente di forti scosse, e di sensazioni: e di mezzo ad essa, tra la -incertezza dei sistemi, tra l'anarchia de' principii, -dall'individualismo del medio evo, dal fango che fascia la vita -italiana,[49] sorgere qua e là uomini che vivono e muoiono per una idea; -levarsi anime che, come Prometeo, protestano contro la fatalità che li -opprime, e l'affrontano sole; apparire aspetti, che hanno una profezia -d'avvenire sulla fronte: esseri d'una natura superiore che la natura -caccia sempre sulla terra al finire d'un'epoca per congiungerla alla[50] -nuova -- e tutta la generazione, e que' pochi privilegiati non mancano, -ad esser grandi, che d'un riconcentramento d'opinioni e tendenze, d'una -unità nella direzione, d'una _parola_ feconda, energica, incontaminata -d'odio e paura, che riveli nudo e potente il voto del secolo. - -[49] [_Scritti_, ecc.: _italiana_, _vedemmo_]. - -[50] [_Scritti_, ecc.: _colla_]. - -Questa _parola_ noi la diremo. - -Questo voto noi tenteremo d'interpretarlo. Tutte le tendenze che ci -parve intravvedere nel secolo, e che abbiamo accennate nel corso di -quest'articolo, noi le svilupperemo nel nostro giornale coll'ardore di -gente che né spera, né teme dai partiti politici, e non vede sulla terra -se non uno scopo e una via per arrivarlo[51]. E da queste tendenze ch'or -sono in germe, da tutte le necessità che sgorgano innegabilmente dai -fatti trascorsi, dalle ispirazioni dell'epoca, escirà, noi lo speriamo, -un sistema che raccoglierà intorno a sé la generazione crescente. Non è -che un sistema, ripetiamolo anche una volta, che noi abbiamo voluto -accennare col nome di _Giovine Italia_; ma questo vocabolo noi lo -scegliemmo, perché con un solo vocabolo ci parea di schierare innanzi -alla gioventú italiana l'ampiezza de' suoi doveri, la solennità della -missione che le affidano, le circostanze, perch'essa intenda come l'ora -è suonata di levarsi dal sonno ad una vita operosa e rigeneratrice. -- E -lo scegliemmo, perché, scrivendolo, noi avevamo in animo mostrarci quali -siamo: combattere a visiera levata: portare in fronte la nostra -credenza, come i cavalieri del medio evo la tenevano sullo scudo -- però -che noi compiangiamo gli uomini che non sanno la verità, ma disprezziamo -coloro che, sapendola, non osano dirla. - -[51] [_Scritti_ ecc.: _raggiungerlo_]. - -Vergini di vincoli, e di rancori privati, con un cuore ardente di sdegno -generoso, ma schiuso all'amore, senz'altro desiderio fuorché di morire -pel progresso dell'umanità e per la libertà della patria, noi non -dovremmo essere sospetti d'ambizioni personali, o d'invidie. -- La -invidia non è passione di giovani. -- Fra noi chi cura gl'individui? chi -move guerra a' nomi? L'epoca de' nomi è consumata; siamo all'epoca de' -principii; non difendiamo, né assaliamo che questi, non siamo -inesorabili che su quel terreno. Là è il perno del futuro; là stanno le -nostre piú care speranze. -- Le generazioni passano; i nomi e le -battaglie intorno ad essi passeranno soffocate dal torrente popolare, -che sta per diffondersi. Stendiamo un velo sui fatti che furono: chi può -far che non siano? -- ma l'avvenire è nostro; le teoriche del passato -noi le rifiutiamo pel tempo che c'incalza. Noi cacciamo la nostra -bandiera tra il mondo vecchio, ed il nuovo -- chi vuole s'annodi intorno -a questa bandiera; chi non vuole, viva di memorie, ma non cerchi di -sollevarne un'altra, caduta, e lacera. - -Che se tra gli uomini a' quali l'esser nati in un'epoca anteriore alla -nostra ha stillato un dubbio nell'anima, che si voglia per noi e per le -nostre dottrine rimoverli dalla impresa, vi sono uomini[52] che abbiano -la canizie sul capo e l'entusiasmo nel core, uomini che procedendo col -tempo veglino[53] lo sviluppo progressivo degli elementi rivoluzionari, -e modifichino a seconda di questo sviluppo il loro piano d'operazione, -oh vengano a noi! guardino spassionatamente alle nostre teoriche, a' -nostri atti, ai nostri affetti -- e vengano a noi! Vengano, e ci snudino -le ferite onorate che ottennero nei campi delle patrie battaglie: noi -bacieremo quelle sante ferite; venereremo que' capegli canuti; -accetteremo il loro consiglio, e raunandoci intorno ad essi, li -mostreremo con orgoglio a' nostri nemici sclamando: noi abbiamo la voce -del passato, e quella dell'avvenire per la nostra causa! - -[52] [_Scritti_, ecc.: _alcuni_]. - -[53] [_Scritti_, ecc.: _vogliano_]. - -Sia dunque pace! -- Pace è il voto dell'anime nostre. In nome della -patria -- in nome di quanto v'è di piú sacro, noi gridiamo pace! -- -L'accusa di seminar la discordia ricada sulla testa degli uomini che si -gridano liberi e non ammettono progresso nelle cose umane -- che parlano -di concordia e accumulano le interpretazioni maligne e i sospetti sulle -parole proferite candidamente -- che predicano la unione, e schizzano il -veleno sulle intenzioni. -- Con questi, non è via d'accordo possibile. - -Giovani miei confratelli -- confortatevi, e siate grandi! -- Fede in -Dio, nel dritto, ed in noi! -- Era il grido di Lutero, e commosse una -metà dell'Europa. Innalzate quel grido -- e innanzi! I fatti mostreranno -se c'inganniamo, dicendo che l'avvenire era nostro. - - _Mazzini._ - - - - - ORAZIONE per Cosimo Damiano Delfante - - -Dentro povera tomba, in mezzo a un'isola lontana dal nostro emisfero -giace il _Fatale_, che nessuna altra cosa ebbe di comune con gli uomini -tranne il nascimento, e la morte. Chi mai vorrà giudicarlo, o chi -volendo potrà? Tremi la gente d'interrogare quel sepolcro, poiché le -sorgeranno nell'anima siffatti pensieri, che ella poi tenterà in vano -sostenere, o definire. Educato a dolentissima scuola, io da gran tempo -ho appreso a diffidare di coteste azioni, che i popoli chiamano virtú, e -delle altre che si vituperano pel mondo come delitti: conobbi l'uomo -stimare le imprese dall'evento, e ciò talvolta per ignoranza, spesso per -malignità, spessissimo per ambedue: -- vidi sempre l'infamia aggravarsi -sopra il caduto... Solo _perché caduto_, onde io e piansi, e risi, e -dubitai di tutto. -- Dunque con un cuore, che non si atterrisce, né -s'infiamma per cosa contemplata, anima grande, mediterò su di te. Molti -dei tuoi compagni ti posero in obblio; molti tra i tuoi servi ti -abbandonarono: molti ancora di quelli, che beneficasti ti hanno tradito: -la voce del poeta, che ti salutava Giove è spenta[54]; tu dormi polvere, -_e non coronata_, la tua potenza divenne di una memoria..., ma una -memoria piú durevole dei secoli, che dall'alto delle Piramidi stettero a -vederti vincere le battaglie egiziache![55]. Eterno tu avrai il dominio -dei tempi avvenire, perché la vittoria ha l'ale, non già la sapienza, né -si rapisce la fama come la corona. Tu fosti grande, e tale ti confessava -anche l'odio. Ora chi ti levò a sí stupenda altezza, la _pietà, o il -terrore_ dei viventi? Quel forte nel canto, scorta amorosa dei miei -pensieri, lord Byron sorge severo e ti domanda: «Spirito tenebroso! -perché conculcasti la stirpe, che umiliando ti si prostrava davanti? Tu -potevi salvare, e l'unico dono, che facesti ai tuoi adoratori è stata la -tomba. O Dio! doveva il mondo essere sgabello a cosí abbietta -creatura?»[56]. -- Difenderò la tua causa. Dimenticando, che veniva -dagli uomini la voce: _scegli la tua parte, e sii oppressore, o -vittima_[57]; non avvertendo al veleno, che si era posto dinanzi per -sottrarsi al patibolo, Giovanni di Condorcet irradiava di speranza il -tristo carcere e scriveva[58]: doversi migliorare i destini umani, gli -utili ammaestramenti non potere riuscire invano; averli la stampa -diffusi per modo, che una nuova barbarie non sarebbe sufficiente a -sopprimerli, e la luce della filosofia tanto penetrata nei misteri del -sapere da poterne un giorno derivare facoltà di vivere immortali, e -notate, uditori, che egli teneva il veleno davanti per fuggire il -patibolo. Io per me penso, che questo pur fosse lo scopo del _Fatale_, -sebbene piú moderato siccome conveniva all'indole di lui; e meditando -sopra le sue azioni sembra, che non repugnasse dal conseguirlo con le -armi, con le leggi, e con la religione. -- Quando la fortuna del mondo -lo condusse in Affrica finse costumi da profeta, e le turbe lo dissero -Sultano del fuoco, e Sultano giusto[59]; -- tornato in Europa non depose -il disegno, favellò di destini, accennò stelle[60], e forse si tenne -davvero un eletto di Dio, -- _e forse egli era_: temendo poi in queste -nostre contrade troppo scarso il frutto, che si ricava dalla fede, -attese il Sapiente a governare _con la ragione_, e compose un codice, -monumento di antica, e di moderna dottrina; ma le sorti non gli arrisero -del tutto in questo nuovo disegno, imperciocché lo stato singolare del -secolo presente voglia _che l'uomo non sia tanto scempio da lasciarsi -andare alle superstizioni, né tanto incivilito per soddisfarsi del nudo -ragionamento_. -- Gli valsero le armi, felicissime un tempo; una volta -avverse, funeste per sempre. Il caso lo pose in Francia, ve lo fermò -l'occasione, ve lo mantenne il destino; gli parve quel paese quasi un -centro donde muovere le fila della sua trama per la universa Europa... -furono queste fila di ferro, e di fuoco, eppure piú fragili del velo, -che l'insetto ordisce nell'angolo della sala: -- disperdi l'opera -dell'insetto, ed ei tornerà a rifarla piú animoso di prima; turba -l'opera dell'uomo, e questi o disperato si asterrà dal riprenderla, o -consumerà la vita in vani conati per nuovamente comporla; quindi se io -mal non veggo il paragone torna in vantaggio dell'insetto! - -[54] _Monti_, _Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi_. - -[55] Proclama di Napoleone. - -[56] _Ode to Napoleon Buonaparte._ - -[57] Versi di _Condorcet_. - -[58] _Esquisse sur les progrès de l'esprit humain._ - -[59] _Jomini_, _Vie de Napoléon_, etc., etc. - -[60] _Ségur_, _Histoire de la Grande-Armée_. - -Se tu dunque, o _Fatale_, concepisti il disegno di _emendare le colpe -della creazione_, nessun voto piú degno di essere adempito l'Angiolo -della preghiera presentò al trono dell'Eterno. -- Forse teco rimasero -sepolti i destini del mondo, forse l'aquila imperiale fuggendo dalle tue -bandiere si portava la speranza, e non pertanto alla gloria, che ti -circonda potrebbe aggiungersi altra gloria piú splendida, voglio dir -quella di benefattore della umanità, e il tuo sepolcro potrebbe -annoverarsi tra i sacri pellegrinaggi. - -Cosa importa, che il mio spirito contristato neghi l'umano -miglioramento, e dica: la guerra è in natura; notate _Austin_ inglese il -quale dopo diciassette anni di continue fatiche, giunge appena a -mantenere in vita comune quattordici animali di specie diversa -_pascendoli quotidianamente a sazietà_[61]; or dunque quanto piú dura -impresa fia quella di accordare gli uomini in pace poiché a loro non fu -concessa una somma di bene per soddisfarli tutti, o piuttosto un'anima -che si potesse soddisfare? Cosa importa, che dai climi, dai costumi, -dalle voglie contrarie io derivi argomento di guerra perpetua? Cosa -ch'io mostri le pagine della storia eternamente contaminate dalle stesse -rapine, dai misfatti medesimi? Cosa ch'io provi la civiltà aver giovato -agli uomini per commettere le colpe con sottigliezza maggiore, e per -cuoprirle con la ipocrisia togliendo loro quell'unica parte, che avevano -di buono, o almeno di non tristo, la sincerità? Cosa, che io dichiari il -pensiero di sottoporre, il mondo ad un medesimo reggimento doversi -lodare piuttosto come mosso da un cuore sensibile, che da tenersi come -uscito da un cervello sano? E quando ancora questa sapienza diffusa -producesse alcun bene, potrei dimostrare come non essendo perenne, né -dapertutto uguale le sue conseguenze diventerebbero nulle. Dove io -questi, ed altri argomenti prendessi ad esporre, avrei reso un mal -servigio alla società, né tu rimarresti meno il Benefattore degli -uomini, imperciocché io mi sia instruito a considerare il consiglio -disgiunto dall'opera, e quando per impotenza riesce inadempito ne -attribuisca il biasimo a Colui, che potendo, non concedeva facoltà -bastanti per conseguirlo, e la lode a chi volle, e non potè. -- Ma io ho -fede alla sentenza dell'_Ecclesiaste_: «Quello che è stato è lo stesso -che sarà, e quello che è stato fatto, è lo stesso, che si farà: e non -v'è nulla di nuovo sotto il sole. Evvi cosa alcuna della quale altri -possa dire: vedi questo, egli è nuovo? già è stato nei secoli, che sono -stati avanti di noi»[62]. E quella mano stessa, che apparve al convito -di Balthazar[63] sopra le rovine dei tempi trascorsi ha scritto la -legge: _Sii oppresso od oppressore._ Ho veduto la sapienza pellegrinare -attorno la terra, e non posarsi mai, e al suo partire sopprimere ogni -traccia della dimora; -- ho contemplato un popolo crescere, allargarsi, -e dominare per tutta la terra, divenuto poi debole cadere per infermità -interna, o per guerra di fuori; cosí tra le nazioni di cui conserviamo -memoria avvenne ai Romani, cosí ai Longobardi, cosí ai Francesi sotto -Carlo Magno, agli Spagnuoli sotto Carlo V, nuovamente ai Francesi sotto -Napoleone, e forse esistono adesso due popoli ai quali si apparecchiano -gli stessi destini nelle ragioni del declinare, e del sorgere. Quando io -considero l'assiduo alternare di siffatte vicende, esclamo dal profondo -dell'anima: oh! perché non si posava il tuo sguardo sopra la terra, che -ti dette la vita! Nel modo stesso col quale Dio creò la luce se -profferivi la parola: Italia sia, e Italia sarebbe stata. Se al volo -antico drizzavi l'aquila romana, meglio della tua francese avrebbe -conosciuto; e con la piú robusta percorso la via del firmamento; e se -avversa ti stava la fortuna, noi ti avremmo co' nostri petti difeso, -superati e non vinti giaceremmo insieme nella terra di Cammillo e degli -Scipioni... ma noi avremmo vinto perché la causa delle nazioni cimentata -dal sangue dei martiri termina sempre col trionfo, perché la parola del -forte, che spira in difesa della patria ha virtú di fecondare la sabbia -del deserto... e noi Italiani non siamo sabbia per Dio. -- Ahimè! forse -anche questo è un delirio, e la differenza, che passa tra il delirio del -sapiente, e quello dello stolto consiste in questo, che il primo ha -potere di troncarlo, con un _forse_, mentre il secondo deve continuarlo -all'infinito! Cominciai col dubbio, ho concluso col dubbio, valeva -meglio tacere... pure qual altra scienza oltre il dubbio conviene al -nato per morire? Gli umani ingegni non distinsero mai il bene, e il -male: vana, ed incerta ogni cosa, certa soltanto la morte; il periodo di -vita, che percorriamo è assai piú breve di quello, che sembra: due terzi -della infanzia, e della vecchiezza sono spesi nel sonno, un terzo ne -consumiamo nella pubertà, e nella virilità; l'uomo che vive ottant'anni, -ne ha dormiti quaranta![64] Gli occhi ne furono concessi per contemplare -la sciagura, e per piangerla! E nondimeno fra tanto estremo di miseria -vi han tali, che godono tormentare l'anima del fratello, e seminargli il -sentiero di triboli. Verseremo noi l'ira di uno spirito ardente sopra di -loro? Imprecheremo scongiuri su la testa abborrita di cui la ricordanza -gli spaventerà piú dei propri rimorsi? Dire parole insomma, che -suoneranno loro piú terribili della chiamata dell'angiolo al giudizio di -Dio? No. Voi non siete feroci come Catilina, né simulati come Tiberio, -né maligni come i Borgia; abbietti, schifosi, meschini non meritate né -anche la fama di Erostrato, vivete... io vi condanno a vivere, a rodervi -nella coscienza della vostra nullità. - -[61] _Revue encyclopédique._ - -[62] _Ecclesiaste_, cap. I, X, XI. - -[63] _Daniel_, cap. V. - -[64] Cav. _Palloni_, _Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo_. - -Lasciamo di coteste infamie, e di coteste miserie, leviamoci a respirare -un aere piú puro, e poiché di siffatta potenza ci erano i cieli cortesi, -sorgiamo a meditare le bellezze ideali, circondiamoci d'illusioni, -c'inebbriamo di gloria se di felicità non possiamo. - -Favelliamo di gloria. -- Napoleone Buonaparte tratto dalla volontà, e -dalle vicende muove in Egitto, lasciando la Francia temuta; e seco parte -la fortuna di Francia! Mentre egli vince alle Piramidi, al monte Tabor, -ad Aboukir, altri generali francesi le sue conquiste perdevano. -- -Mantova presa, l'Olanda di Russi e Inglesi ingombrata, la sconfitta -della Trebbia, -- l'altra di Novi -- Massena, già folgore di guerra, -adesso condottiero infelice, Scherer respinto, Joubert ucciso, -Macdonald, e Moreau superati, ogni cosa in rovina. -- Napoleone -Buonaparte udite le sinistre notizie, abbandonava Alessandria, si poneva -all'avventura sul mare; scampato dagli elementi, e dai nemici, tornava a -Parigi. Qui giunto, con tali parole favellava al Direttorio: «Che avete -voi fatto di questa Francia, che tanto prosperevole vi aveva lasciata! -Dov'era pace, rinvenni la guerra, dove lasciai vittorie, ho incontrato -sconfitte... perché tanta miseria quando io vi consegnai i milioni -d'Italia? Che avete voi fatto di cento mila Francesi tutti compagni -della mia gloria? -- Perirono»[65]. Cosí rampognava per ira, piú per -arte. -- Soppresso il Direttorio, ridotta in sue mani la somma della -Repubblica, pensa ristorarne la declinata fortuna, e agevolmente il -poteva, poiché seco era tornata la vittoria: gl'impedimenti, che gli -oppongono la natura, e gli uomini superava, con sottilissimo ingegno; il -forte Bard sfuggiva, a Chiusella, e a Montebello vinceva, le pianure -italiane occupava. Si affronta in mortale combattimento co' suoi nemici -nei campi di Marengo; cotesta fu una battaglia di giganti; -- l'Austria -cadde; -- l'Italia tutta in poche ore tornò nel dominio Francese, il -Genio del primo Console prevalendo costrinse gli avversari a supplicarlo -di pace. - -[65] _Jomini_, _Vie de Napoléon_. - -Questi fatti raccontava la fama per le città italiane, sicché forte se -ne infiammavano le menti di quelli, che le udivano. -- Era in que' tempi -nei giovani petti Italiani un desiderio, un anelito di accorrere sul -campo delle battaglie, che apertamente dimostrò, non anco in essi morto -l'antico valore, e santi furono allora i nostri voti, imperciocché -Napoleone fingendo amare le libertà italiane, richiamava in vita la -Repubblica Cisalpina. -- Ah! furono inganni cotesti... Ma l'Antomarchi -applicando al cranio di Buonaparte il sistema di Gall, lo trovò tanto -potente simulatore,[66] e il cuore dei giovani si lascia cosí di -leggieri prendere alle illusioni, ch'io davvero tremo pel giudizio, che -i posteri faranno su la memoria di quel Grande, malgrado le mie difese; --- pure se gl'Italiani si lamentano, che tu non li abbia amati, non però -ti maledicono mai; essi avrebbero voluto difenderti col proprio sangue, -e con quello dei figli, essi quantunque da te delusi pregano Dio, che ti -perdoni com'eglino ti hanno perdonato. -- - -[66] V. _Les derniers moments_, etc. - -Nato da poveri genitori nel 1781, viveva in questa nostra patria Cosimo -Damiano Delfante. L'anima caldissima del giovanetto, l'ingegno pronto ed -il sentirsi forte gli facevano mal comportare gli oscuri natali; -- e -l'esperienza insegna essere la ignobilità piú che la chiarezza del -linguaggio, stimolo acuto a ben meritare avendo la natura concesso -all'uomo maggiori potenze per acquistare, che non per mantenere. Ora -pervenuto Cosimo nostro al suo ventiduesimo anno, incapace a reprimere -il genio interno, si presentava al padre tutto tremante, e gli diceva: -«Chiamarlo la patria, né volere egli rimanersi inoperoso alla chiamata; -non badasse al momentaneo dolore, tra poco la fama dei suoi fatti lo -consolerebbe di mille doppi; gli desse intanto la paterna, benedizione». --- Qual core fosse il mio, mi parlava Giovacchino Delfante, il quale -ottuagenario si vive con la vecchia moglie Uliva Bujeri in Livorno, -«qual core fosse il mio nel sentire il disegno di Cosimo, pensatelo -voi...» e fissatomi in volto aggiungeva: « -- No, voi nol potete -immaginare perché dalla vostra giovanezza suppongo, che non siate anche -padre...» Il mio corpo fremé per ogni fibra, l'anima si sollevò in un -sospiro, e tacqui; -- egli riprese: «Dio me lo aveva dato per unico -figliuolo, e Dio non volle, che sostenesse la mia vecchiezza; -- Cosimo -fu di persona piú alto di voi, e piú robusto assai; di sguardo benigno, -se non che quando lo vinceva l'ira, ne tremavano tutti; e pure malgrado -il suo impeto, le amarezze piú forti, che mi abbia apportate sono -queste: nella notte in cui arse lo _Scipione_, -- voi avrete sentito da -vostro padre il caso dello _Scipione_, -- era un vascello Francese, che -incendiò nella nostra spiaggia, chi disse in que' tempi per negligenza, -chi per malizia, e veramente in quella occasione si commessero orribili -fatti, pochi salvarono le vite, il legno deserto lanciava da ogni parte -schegge, e ferramenti infocati, le artiglierie sparavano contro la -città; quando giunse la fiamma al magazzino delle polveri parve ne -subbissasse Livorno; in quella notte d'inferno, Cosimo non si ridusse a -casa, e si rimase con molto suo pericolo a contemplare dal molo cotesto -spavento. -- L'altro dolore me lo dette nel '98, allorché vennero i -Francesi a portarci un palo, e un berretto, che chiamavano la libertà, e -ci rapirono monumenti preziosi, ed averi. -- Il mio Cosimo non potendo -soffrire la superbia di uno tra costoro lo sfidava a duello; il -repubblicano non vergognò adoperare l'arme contro un fanciullo di -quindici anni, ma il figliuol mio per quello, che poi me ne raccontarono -se la cavò bene, perché senza che io ne sapessi nulla, aveva imparato di -scherma; -- in cuore n'ebbi piacere, ma lo rimproverai comandandogli per -quanto aveva caro l'affetto di suo padre non ne facesse piú, alle quali -rimostranze, egli scusandosi, rispose: «Che il sangue voleva la sua -parte, e chi soffriva in pace l'ingiuria meritava quella, ed altre -ancora». Per quanto le mie povere facoltà lo consentivano feci educarlo -come meglio potei; tutto egli apprendeva con prestezza maravigliosa in -ispecie le lingue, e quando si partí da Livorno sapeva il latino, il -francese, e l'inglese, di piú imparò il tedesco, lo svedese, e lo -spagnuolo. -- Io vedeva andare con lui le mie speranze; l'animo mi -presagiva male, rimaneva solo; pure egli affermava chiamarlo in sua -difesa la patria, sospirai considerando che non avevo altri figli, e -feci il sacrificio alla patria di questo unico mio; -- io lo benedissi: -la povera Uliva, che dopo la sua morte perdé alquanto del lume -dell'intelletto, univa alla mia la sua benedizione, piangendo come -piangono le madri quando si staccano da un figliuolo unico, e Cosimo -anch'egli tutto in lacrime si partí sul principiare dell'ottobre 1803». -Mentre l'ottimo vecchio questi casi mi raccontava, la madre udendo -com'io mi fossi quivi condotto per iscrivere la lode del suo figliuolo -defunto, mi si accostò vacillando, e con pianto dirotto prese a baciarmi -il lembo del mantello! -- Volli consolarla, e non trovai la parola. - -In questa maniera Cosimo Delfante, separatosi dai suoi genitori, -giungeva a Reggio, e quivi volontario il 22 ottobre 1803, indossava la -veste del soldato. -- Egli però non era uomo da starsi lungo tempo -confuso col volgo, e infatti da una patente autentica della Repubblica -italiana io ricavo come dopo tre giorni lo creassero caporale, dopo otto -sergente, dopo ventuno al grado di sotto-tenente, lo promovessero. Nel -14 aprile 1804, il Vice-presidente della Repubblica italiana Melzi di -Eril, innamorato delle ottime qualità del nostro concittadino, desiderò -che col grado medesimo passasse a far parte della guardia del Presidente -nel battaglione dei granatieri; e voglionsi qui riferire le onorate -parole con le quali il suo antico superiore Foresti gli accompagnava -quest'ordine: - -«Il capo non può abbastanza palesare il suo dispiacere per la perdita al -corpo di un ufficiale, a che per la sua moralità, zelo, ed intelligenza -si è distinto nei differenti gradi da lui occupati nella mezza brigata; -si compiace però di vederlo collocato in un corpo ove piú vasto campo -gli è aperto per dimostrare i suoi talenti, e non dubita, che saprà con -la sua condotta meritare la stima, e l'affetto dei nuovi superiori, e -camerata, e conservarsi cosí la vantaggiosa opinione, che lascia di lui -nella seconda mezza brigata». - -Esaminando le poche carte, che per fortuna avanzano di questo valoroso, -trovo una lettera del Ministro della guerra a lui diretta con la quale -gli raccomanda di trasferirsi nei _dipartimenti_ dell'Olona, del Lario e -del Serio _per accogliere que' giovani che mossi da entusiasmo volessero -militare per la patria_, e poco sotto aggiunge molto promettersi -dall'opera sua come quello, che aveva grandissima influenza per le sue -relazioni ne' mentovati _dipartimenti_, e pei suoi modi cortesi riusciva -gradito all'universale. -- Veramente Cosimo Delfante avrebbe con buone -parole persuaso i piú schivi, ma giova ripetere come la gioventú -italiana non abbia bisogno d'invito per correre alle armi. -- Ricorda la -Storia come nel 1812 essendo stata imposta l'estrazione su i -_conscritti_ del _cantone_ di Chivasso _dipartimento_ della Dora nel -giorno decimo di ottobre, i giovani di Chivasso, e Varlengo -comparissero, quelli di Brandizzo divisi dai torrenti Orco, e Malone -gonfi per insolita pioggia mancassero; non era da tentarsi il guado, che -l'acqua menava giú a furia, e non si trovavano barche. -- Il -Viceprefetto saputa la cosa aggiornava la estrazione al sabato venturo; --- appena egli aveva profferito il decreto, i giovani di Brandizzo -grondanti acqua gli appariscono davanti: -- non avevano quei magnanimi -sostenuto, che si fosse detto di loro: -- i Brandissesi mancarono alla -chiamata, dell'onore, e poiché tentati diversi argomenti per traghettare -il torrente riuscirono invano, il piú robusto tra essi si lanciò -nell'acqua, prese la mano al compagno, e questi a un altro, e cosí -procedendo formarono una catena da una sponda all'altra, e con molto -pericolo non meno, che con gloria immortale superarono la corrente[67]. -Tal era in que' tempi, e tale sarà, dove l'occasione si mostri, l'ardore -della gioventú italiana! -- - -[67] Cav. _Laugier_, _Gl'Italiani in Russia_. - -Tornando adesso al nostro concittadino Delfante ho narrato in qual modo -nel periodo di pochi giorni dal grado di semplice soldato a quello di -sotto-tenente nella guardia del Presidente pervenisse. A tanto gli -valsero l'ingegno pronto, le cognizioni acquistate; adesso ardeva -distinguersi con qualche bello atto di valore, né imperando Napoleone -Buonaparte era lungamente da aspettarsi il modo. - -Male comportarono gl'Inglesi la pace d'Amiens conchiusa il 23 maggio -1802, e fino da quel tempo Sheridan aveva dimostrato qual fosse -l'opinione del pubblico, intorno ai patti nella medesima stabiliti; -mandarono pertanto a lord Whitworth, ambasciatore a Parigi, perché -ordinasse al governo di Francia sgombrare immediatamente l'Olanda, -concedere per dieci anni all'Inghilterra il domino di Malta, e -Lampedosa; se no, rompesse la guerra. -- L'esercito inglese è fatto -prigioniero nell'Annover, il duca di Cambridge scampa malapena fuggendo, -l'Elettorato cade in potestà dei Francesi. -- Napoleone apparecchia a -Bologna sul mare le armi per condurre la guerra nelle Isole britanniche; -al punto stesso scuoprendo le lunghe arti, sopprime ogni apparenza di -uguaglianza, e desidera dominare solo su la Francia e l'Italia. - -In Francia lo acclamano Imperatore tutti, meno Carnot. - -L'Italia non può, né vuole contendergli il principato, egli prende di -sua mano la corona da gli altari; e se la cinge al capo, e reputando -fermare eterne sul capo la potenza, e la vita, esclama nell'orgoglio -dell'anima: guai a chi la toccherà! Dio la toccò, Dio, che distrusse con -la corona la testa che la portava. - -Adesso pensoso quel mirabile politico Guglielmo Pitt sopra i destini -della patria, volendo volgere altrove la tempesta, ordina nuova lega con -Russia, e con Austria. La Baviera sorpresa cede alle armi tedesche. -Muove Napoleone al soccorso e seco le milizie italiane, e il nostro -Delfante; seguendo le arme del _Fatale_ egli vide nemici con la -prestezza del desiderio dispersi, Ulma caduta, Vienna presa, lo -Imperatore fugato; e Russi, e Tedeschi apprestargli nei campi di -Osterlizza una nuova vittoria, nissuna forza pareva potesse resistere a -quel Terribile; dodici generali tra russi, e tedeschi spenti sul campo, -quarantacinque bandiere, centocinquanta cannoni ornarono il trionfo dei -Francesi, uno degl'Imperatori chiedeva pace, l'altro per soverchia -generosità lasciato andare. -- - -Cosimo Delfante operò in questa impresa prove di valore, e ne venne -ricompensato col grado di tenente. Su le pianure di Osterlizza -quantunque inebbriato dalla vittoria non obbliò i cari parenti, che -stavano lontani trepidando per la sua vita, e scrisse loro del nuovo -grado, delle azioni fatte, di quelle, che statuiva di fare. -- Chiesi le -lettere al padre, ed egli mi rispose, averle distrutte preso dal dolore -all'annunzio della sua morte. -- Siccome io credo, che l'affanno di un -padre per la perdita dell'unico figlio in qualsivoglia maniera si -manifesti sia cosa sacra, cosí mi tacqui sconfortato. -- - -A brevissima pace nuove guerre succedono. Insorge la Prussia. Vinta a -Schleitz, ed a Saalfeld, prostrata a Jena, e a Lubecca in quindici -giorni cessa di esistere quella potenza, che Federigo il Grande aveva -con tanto sangue, e con tanta politica instituita. -- Torna la Russia a -tentare la sorte delle armi, e le riescono infelici a Czarnuovo, a -Pultusk, a Calymin, e sempre; perde altri 25,000 uomini sul campo di -Eylau, oltre a 60,000 su quelli di Friedland. -- Veramente io dubito -forte, che i posteri vogliano aver fede in siffatti racconti, ed anche i -presenti gli stimerebbero esagerati dove la turba delle madri, e delle -vedove le quali tuttavia piangono, veri non glieli attestasse pur -troppo. -- Conchiusa la pace di Tilsith, Gustavo IV di Svezia ardiva -solo opporsi alla potenza di Buonaparte: a ciò lo inducevano le -istigazioni inglesi, e la cupidigia dell'acquisto della Norvegia. -- -Buonaparte sdegnando adoperare il suo ingegno per opprimere cotesto -avversario, manda Brune, e con Brune il Gen. Pino, condottiero delle -milizie italiane di cui faceva parte Delfante. Adesso si narra come Pino -procedendo alla volta di Stralsunda affidasse la condotta di un buon -numero di soldati al nostro cittadino ordinandogli aspettarlo in certo -luogo determinato: andava, e attendeva il Delfante; vedendo poi, che -tardava, e dubitando che se ne fosse andato oltre, s'incamminava animoso -alla volta di Stralsunda; lo raggiunse dopo alcune ore il suo Generale, -e turbato non poco pel pericolo a cui si era esposto, lo chiamò incauto, -gli disse imprudente. -- «Trovate dunque chi meglio adoperi prudenza di -me» rispose Cosimo, e se ne andava, senonché richiamatolo il buon -generale, dolcemente rimproverandolo lo confortava a deporre lo sdegno, -e a starsi di lieto animo, ch'egli avrebbe pensato, secondo i suoi -meriti, a ricompensarlo. -- Posto l'assedio intorno Stralsunda, certa -notte il generale gli commetteva portasse l'ordine ad un suo subalterno -di avvicinare i quartieri al forte dell'armata; provvedesse ad eseguirlo -celeremente, poiché quella stazione come troppo lontana, poteva da un -punto all'altro riuscire piena di pericolo. Andava Delfante, e trovato -che il superiore si era dipartito dai suoi soldati per darsi buon tempo, -egli desideroso di corrispondere alla fiducia, che in lui aveva riposto -l'ottimo Pino, con singolare perizia operò in modo, che il campo fosse -mutato. Il generale soddisfatto per quest'azione, appena n'ebbe inteso -il racconto, postagli la mano sulla spalla gli disse: «Tu sei un -valoroso capitano» e fino da quel punto Cosimo nostro tenne nella -milizia quel grado. -- Cadde Stralsunda, imperciocché Gustavo avesse per -difenderla la pertinacia, non l'ingegno di Carlo XII, e fu smantellata -da Brune; cadde ancora dopo pochi giorni l'isola di Rugen, e cosí ebbe -fine la guerra della Pomerania Svedese. - -Comincia la guerra spagnuola; guerra per la quale si conobbe quanto -possano i popoli sebbene inesperti dell'arte militare allorché abbiano -fermo di vincere, o seppellirsi sotto le rovine delle loro città: -- -ogni goccia di sangue versato per la patria produce nuovi difensori, e -quelli spenti, altri, e piú fieri risorgono finché l'oppressione non sia -superata. -- Ma da una parte non combatté sola la cupidigia d'impero; la -inquisizione soppressa, le barbare leggi abolite, gli errori o -distrutti, o diminuiti, le insolenze feudali raffrenate dimostrano come -ancora si volesse migliorare; né dall'altra fu tutto amore di patria, -ché vi si aggiunsero le ignoranze superstiziose, e le ferocie di uomini -di sangue. Ben fece Napoleone, se il suo genio lo chiamava a mutare i -destini degli uomini, a costringerli onde i beneficii della civiltà -ricevessero; meglio operarono gli spagnuoli a rigettarli perché -partecipati in modo, che parevano una pena, e il benefizio per forza -trasmesso equivale all'ingiuria. Forse da ambedue le parti stava la -ragione, da ambedue il torto. Nuova, eppure a mio senno, maniera unica è -questa per considerare le storie dove l'uomo non voglia ricercare i -fatti dei suoi simili per dedurne offese, o difese a coloro, che li -operarono, sibbene ammaestramenti di esperienze per giudicare le vicende -attuali. - -Il sig. cav. Laugier, nome carissimo alla gloria delle armi italiane, in -certa sua lettera scrivendo del nostro Delfante cosí si esprime: «Reduce -dai geli del settentrione, partiva alla volta di Catalogna, desideroso -d'imprendere geste maggiori. La battaglia di Trentapassos, quella di -Molinos del Rey, l'altra di Valz, la presa di Vique, l'assedio di -Girona, la caduta di Hostalrich, e finalmente un numero infinito di -fatti di arme levarono tra i piú distinti il nome dell'ottimo Delfante» -e poco sotto, «prode quanto buono, e generoso bisognava vedere con quale -tenerezza si occupasse degli amici, dei sottoposti, degli stessi nemici -tostoché cessava lo strepito della battaglia. -- Oh! quante famiglie a -cui egli salvava vita, onore, e sostanze innalzarono al cielo -fervidissime preci onde invocare la benedizione su quell'anima veramente -celeste; non v'era superiore, non compagno, non subalterno, che non lo -amasse, e lodasse. A lui davvero poteva applicarsi la divisa di Baiardo: --- il cavaliere senza rimprovero, e senza paura». E questo è elogio con -tanta pienezza di animo gentile tributato alla memoria del compagno -defunto, da meritare, che almeno per una metà ritorni in onore del cav. -Laugier. -- Il padre Giovacchino Delfante mi narrava siccome presa -Figueras il figliuol suo, capitanando una mano di soldati rimanesse -stretto all'improvviso da troppo maggior numero di milizie spagnuole, le -quali schernendo, e mostrando le armi, intimassero agl'Italiani nostri -la resa. -- Cosimo voleva animare i suoi con la voce, né, vinto -dall'ira, potendo, dava con la spada assai piú forte eccitamento, che -con la bocca; si cacciò a corpo perduto nella folla, lo seguitarono i -suoi, e ne accaddero molte, disuguali mischie particolari. Ma i nemici -si addensavano su quel drappelletto di valorosi, già molti ne avevano -uccisi, piú molti feriti; -- chiusa allo scampo ogni via. -- Delfante -volge attorno lo sguardo, e veduto in parte diradato il cerchio, si -avventa su quella, si sgombra il sentiero, e guadagna celerissimo co' -suoi una forra vicina: il nemico costretto a ridurre la fronte secondo -l'angustia del passo, perde ogni vantaggio, avvilito per le troppe morti -rallenta l'ardore,... cessa d'inseguire e il nostro cittadino cosparso -di sangue spagnuolo, e del suo, riconduce salvi i soldati al campo -italiano. Mentre cosí il vecchio padre esponeva le geste del figlio, il -sangue gli si era scaldato, e gli ornava il volto coi colori della -gioventú. - -Meritavano queste prodezze conveniente mercede, ed egli già fino dal -principio della guerra era stato promosso al grado di aiutante di campo -del general Pino; ora per decreto imperiale riceveva l'ordine della -corona di ferro; poco dopo la stella della legione di onore. Il cav. -Camillo Vaccani nella sua opera degl'Italiani in Ispagna rammenta -onoratamente il nostro Delfante, allorché il general Pino, circondato -dal colonnello Marsshal, su le alture dei monti Ramannà fece prigionieri -1500 Spagnuoli i quali accorrevano in soccorso di Girona.[68] Narrasi -ancora ch'egli fosse dei primi a salire la breccia del forte Monjoui -presso Girona, dove dagli assaliti, e dagli assalitori furono operate -prove di prodezza inaudita. - -[68] _Campagna del 1809_, p. 3. - -In questa guerra spagnuola, io lo avvertiva poc'anzi, si vide fino a -qual punto estremo possano giungere o la ferocia, o l'eroismo della -creatura umana. -- Agostina da Zaragozza, fortissima vergine, fuggiti i -difensori, abbattuta la porta Petrillo, non dubita dar fuoco ai cannoni, -sfolgorare i Francesi di mitraglia, e ributtarli fuori delle mura; e -quantunque l'obbligo mi costringa ad esser breve, a me non riesce -esserlo tanto, che lasci innominata per queste mie carte l'illustre -donna Lucia Fitz Gerard condottiera della crociata a difesa di -Girona[69]. Nuove battaglie, dico, furono queste, che vado raccontando, -né da Napoleone aspettate; e' bisognava a palmo a palmo conquistare il -terreno, dispersi oggi i nemici tornavano piú infesti e numerosi domani; -il pugnale, e il veleno spensero piú vite, che non le armi guerresche; -_ed è santo ogni mezzo purché ordinato alla salute della patria_. -Ridotte in mucchi di sassi le mura delle città, era mestieri combattere -di contrada in contrada, di casa in casa, di piano in piano; ardevano i -cittadini le proprie dimore, e le rovine, e sé stessi sopra gli odiosi -stranieri precipitavano, oppure scavavano buche, vi nascondevano -polveri, e con la propria, la morte di molti nemici procuravano. Le -malattie, la fame, la dura necessità, che domarono fin qui ogni ente -mortale, non vinsero gli Spagnuoli; -- morivano, non si arrendevano. -Alvarez, comandante di Girona vicino a spirare anziché scendere alla -capitolazione dismesse la carica. Solo un dolore era comune ai vinti, -quello di non esser morti; rimproverati della feroce loro ostinatezza -rispondevano: «Se volete svergognarci davvero, fateci rampogna del viver -nostro dopo che giurammo morire; mostrateci gli edifizi, che pur sorgono -illesi, non i caduti, i prigionieri non i cadaveri.» -- «Infelice -popolo, qual frutto ricavasti da tanti sagrifizi? Dove sono i tuoi -guerrieri? Quale hanno mercede nel riposo della patria? Come i tuoi -destini migliorasti? -- Mi valgano le parole del paterno mio amico -l'illustre generale Colletta[70]: «Alvarez morto in carcere, Bleke, -Fournays perseguiti, e disgraziati: O-Donnell, sentenziato come -traditore, schiva con la fuga la morte: Ballesteros, Morillo vivono -spatriati, o prigioni nella Francia: vive in Inghilterra da fuggiasco il -prode Mina: l'Empecinado è morto sul patibolo: ed in somma dei piú -chiari Spagnuoli chi fu spento per pena, o per nuovi sconvolgimenti, chi -piú infelice mena il remo, e chi (gli avventurosi) stan liberi ma -dimenticati, e mal visti». -- Oh! chiudete il volume della storia, -troppo vi soverchiano le memorie dei misfatti, e delle sventure onde -l'uomo possa percorrerlo senza sentirsi l'anima travagliata da infinita -tristezza. -- Salomone profeta apertamente lo insegna: «Non acquistate -sapienza, perché in essa si contiene altissimo affanno; non accrescete -la scienza, perché in essa è perturbazione di spirito: il ricercare per -molti libri non mena a nulla, e la frequente meditazione inaridisce la -carne»[71]. - -[69] _Southey_, _Guerra della Penisola_. - -[70] _Antologia_, n. 69. - -[71] _Ecclesia._, c. XII. - -Ora il mio subbietto mi stringe a raccontare altre guerre, altro dolore. -Due colossi si stringono in battaglia di morte. Pare, che potenza umana -non potesse superare il _Fatale_, perché i geli, il fuoco la fame si -unirono in lega co' suoi nemici, e allora soltanto ne rimase abbattuto, -né meno si voleva per abbatterlo. -- Nel giorno 22 giugno si apre la -impresa russa. Quante speranze affidavano la Francia! Un capitano, che -non conobbe mai fuga, un esercito provato di oltre 500,000 uomini -numeroso, generali valorosissimi; però sembravano le parole profferite -in quei tempi da Napoleone profezia del futuro: - -«Noi non ancora degenerammo, siamo gli stessi di Osterlizza, varchiamo -il Niemen, la seconda guerra contro la Russia sia non meno della prima -gloriosa alle armi francesi, e imponga termine alla influenza russa, la -quale da ben 50 anni turba le condizioni di Europa»[72]. Napoleone -traghettata la Dwina, espugna il campo trincerato di Drissa, rompe il -nemico, lo insegue fin presso Polotosk; -- proseguendo il cammino, -valica il Boristene, vince a Krasnoie, supera di nuovo i nemici a -Smolensko, arde la città; -- continua la via, giunge alla Moskowa. Le -storie moderne non ricordano battaglia piú sanguinosa di quella, che -s'ingaggiò su i campi di Borodino; vi piansero i russi morti 30,000 -soldati, 40 generali; non si contarono i feriti. Mi sia concesso -dilungarmi alquanto nella narrazione di questa battaglia, avvegnaché -gl'Italiani nostri la vincessero, e Cosimo Delfante vi operasse prove -mirabili. La somma delle cose si era ridotta su certa eminenza coronata -da fortini commessi alla difesa del generale Ostermann, e divisa dai -Francesi mediante il burrone di Goriskoi. -- Augusto Caulincourt, -generale, guidando la seconda divisione dei corazzieri, con imperterrito -animo si caccia giú del dirupo; fulminato dalle batterie nemiche perde -la vita; indietreggiano i suoi. Allora il rialzo parve convertirsi in -vulcano: ne uscí prima una tempesta di fuoco, poi i cavalieri russi per -calpestare i corazzieri respinti. Mentre in questa parte la fortuna -favorisce alle armi di Russia, il principe Eugenio con l'esercito -italico investe di fianco il fortino. I Russi capitanati dal general -Likaczen sostengono francamente l'assalto. Cosimo Delfante considerando -il poco frutto che si ricava da quel trarre di lontano, e l'indugio -mortale, dispone avventurare un urto disperato; accennato ai prodi -compagni, nulla badando alle schegge striscianti intorno al suo capo, si -spinge primo contro il ridotto: all'urto disperato oppongono i Russi -disperata resistenza, rifiutano i quartieri, antepongono la morte alla -resa; -- rimasero tutti miseramente trucidati. -- Likaczen, capitano -infelice non codardo, sdegnoso di sopravvivere ai suoi, si precipita tra -le file italiane cercando la bella morte, e gl'Italiani in quella -ebbrezza di sangue cupidi di vendetta gliel'avrebbero data, allorché -Delfante gridava: «si rimanessero, volere il russo un duello, e a lui -appartenere per diritto». Cosí dicendo lo affronta, e lo disarma. -Likaczen, fermo di finire la vita tratta una pistola se la volge alla -tempia, e qui pure Cosimo lo trattiene, e confortandolo con animose -parole, lo consigliava a vivere e gli rendeva la spada. Il principe -Eugenio lo creò aiutante comandante dello stato maggiore sul campo di -battaglia, dicendo ad alta voce: «Valoroso Delfante, quest'oggi ti sei -comportato da eroe»[73]. -- Vinta la battaglia di Borodino, Moscua viene -in potere dell'armata francese. Fin dove poteva salire la potenza del -_Fatale_ è ormai salita, adesso sentirà come siano amari i passi della -fuga, come lacrimose le vittorie peggiori delle sconfitte, come duro -l'esilio! -- Gli storici di questa impresa scrivono che meno sfortunosa -sarebbe riuscita la ritirata dove Napoleone avesse preso il sentiero di -Kalouga, e di Toula per alla Lituania, e parve che a lui pure piacesse -il disegno, e gl'Italiani con gloria eterna vincendo a Malo-Jarolavetz, -gli sgombravano i passi, ma o il destino lo accecasse, o meglio di -quello possiamo supporre noi prevedesse, ordinò la ritirata a Smolensko. -Le sventure della grande armata furono descritte; qualcheduno, che le -vide, vive tuttora per raccontarle, e i popoli atterriti conoscono come -reggimenti interi abbracciatisi per ischermirsi dal freddo durante la -notte fossero contemplati alla mattina vacillare, e cadere senza, che se -ne rilevasse pure uno; udirono le genti come gli umani cadaveri -servissero a mantenere il fuoco per riscaldare i mal vivi, e questi -piegarsi avidissimi su quelle orribili fiamme, e venire al sangue onde -ributtarne gli accorrenti, finché spinti sovr'esse mentre studiano -fuggire la morte minacciata dal gelo, muoiono miseramente abbruciati: -tali e piú tremende sventure ascoltammo, sí che i tormenti dell'inferno -di Dante ci parvero fievole immaginazioni a confronto di queste verità. --- Il 13 di novembre 1812, l'esercito d'Italia ridotto a 5000 ordinati, -e due volte tanti tra donne, infermi per malattia naturale, o per -ferite, ed altra gente di ogni maniera, lacerati senza posa ai fianchi, -e alle spalle dai cosacchi, giungeva a grande stento su la sponda del -Wop; due mesi prima era ruscello, adesso spaventoso torrente, vollero -costruirvi un ponte co' legni delle case vicine, ma quelli, che vi si -erano riparati, mostrarono contrastarle col ferro; tentarono traghettare -i cannoni carreggiandoli su le acque gelate; il ghiaccio si ruppe, -cannoni, e cannonieri sprofondando scomparvero per sempre; frattanto il -giorno declinava, il freddo si faceva piú intenso, i cosacchi impazienti -di strage e di rapina ingrossavano. Gli artiglieri italiani, quantunque -presso al morire desiderano rallegrarsi il cuore con una qualche -vendetta, e abbandonati i bagagli si ritirano; sopraggiungono le torme -dei barbari, stendono le mani alla preda... una traccia di polvere -accesa dai nostri artiglieri appicca il fuoco ai cassoni delle munizioni -di guerra; -- rapitori, e rapine vengono con miserabile eccidio -sbalestrati per aria. -- Animoso, non utile conforto; nuovi cosacchi piú -inferociti di prima tornano all'assalto. -- Di su, di giú, come finsero -gli antichi cantori dei dannati lungo la sponda dell'Acheronte andavano -i nostri per la riva del Wop, ponevano un piede per iscendere e non si -attentavano; que' ghiaccioli taglienti, le acque grosse, l'altra sponda, -lontana atterrivano i piú forti; in questa le minaccie dei vincitori, e -gli urli dei vinti cresceano, e si udiva all'intorno un suono di pianto, -un gemere confuso, un invocare, e un imprecare il cielo, un chiedere, e -non trovare soccorso, che rifiniva il cuore di acutissimo spasimo. -- Il -Viceré pensoso non sapeva a qual partito appigliarsi; -- leva gli occhi, -e guarda fisso Cosimo nostro; questi intende qual cosa gli domandasse il -buon principe col guardo, dacché con la voce non osava manifestargliela, -si trae il cappello, lo agita in segno di sicurezza, e si lancia nel -fiume; molti come lui avventurosi toccarono la riva opposta, molti non -la toccarono; -- ma senza Cosimo Delfante sarebbero morti tutti[74]. - -[72] Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812. - -[73] _Laugier_, op. cit. - -[74] _Ségur_, _Histoire de la Grande Armée_, l. IX, c. 13. - -Mi avvicino a descrivere la morte di questo valoroso. Correva il giorno -15 di novembre, quando il principe Eugenio con alcuni dei suoi si -dilungava da una torma di gente disordinata, infelice residuo -dell'esercito d'Italia; all'improvviso lo circondano molte migliaia di -Russi capitanate dal generale Miloradowitch, e gl'intimano la resa; -- -la gente, che seguitava Eugenio facendosegli intorno lo scongiurano ad -allontanarsi finché n'è tempo, salvasse gli avanzi dell'armata, ella -penserebbe di per sé stessa alla sua salute; repugnante, Eugenio -abbandona quel pugno di prodi, raggiunge i suoi, ed ingaggia battaglia -su i piani di Krasnoie. La colonna dei fuorviati rimasta priva di capo -si ordina sotto il tempestare delle palle nemiche, e composta in -drappelli serrati dà dentro alle file dei Russi; erano 1500 contro 15 e -piú mila nemici; -- questi pensando, che volessero deporre le armi, -aprono la fronte, e li lasciano entrare; quindi vedendo com'eglino non -si disponessero a nessun atto di ossequio li pregano a dimettere ogni -tentativo di resistenza; rispondevano combattendo; sdegnosi i Russi li -fulminano con tutti i cannoni; meglio di mezzi cadono, gli altri -continuano; i Russi sia maraviglia, o terrore non osano toccarli, ed -essi orribilmente laceri si riparano entro le linee italiane, le quali -gli accolsero con altissime grida di gioia. -- Ora i Russi inseguenti -l'armata d'Italia appoggiano la destra a un bosco, la sinistra alla -strada maestra. Eugenio studiando di sgombrare il cammino oppone la -seconda divisione alla sinistra dei Russi, la prima alla destra, nel -centro mette la guardia reale, la divisione Pino in riserva, gli -sbrancati si celano in certe macchie dietro l'ala destra del generale -Pino. -- I cavalieri russi dànno la carica; respinti dai nostri composti -in battaglione quadrato cominciano a sfolgorare con la mitraglia, e -gl'Italiani di tutto manchevoli mal potendo rispondere a que' fuochi, -soffrono gravissimi danni. -- Eugenio si affanna a provvedere, e spinge -la seconda divisione contro il fianco destro del nemico, ma oppressa da -un fuoco terribile e da una cavalleria numerosa, si ripiega anch'ella in -battaglione quadrato. Rimasta per siffatta maniera scoperta la sinistra -della guardia reale, i dragoni di Kargonpoll e di Moscou si sforzano -romperla; ributtati aspramente non replicano l'assalto. Il Viceré -favellando agli ufficiali circostanti domandava a chi di loro con -alquanti de' piú valorosi desse il cuore di procedere lungo la strada -maestra, per raccogliere la prima divisione. Si offriva volenteroso -Delfante, e seco lui 200 spontanei. Quasi presago esser coteste le sue -ultime, operò prove di stupendo valore; lanciandosi con quel -drappelletto contro la foga dei cavalieri russi li trattenne, e convertí -la battaglia in molti combattimenti a corpo a corpo; ferito nella tempia -non si rimosse, né fece sembiante di dolore, o di terrore; continuando -la mischia venne di nuovo ferito sul ginocchio, e sebbene la virtú -vitale per la perdita del sangue appoco appoco in lui si estinguesse, -non pareva che pensasse a posarsi. Un generoso Francese, il signore di -Ville-Blanche, vedutolo tutto sanguinoso lo tolse per le braccia, e -facendogli forza lo trasse in disparte per fasciargli le piaghe. -- -Sopraggiunse Eugenio, e chiamatolo a nome lo conforta a darsi coraggio: -«Altezza, risponde Cosimo, io mi sento morire, vi raccomando la mia -famiglia». -- Compiute appena le parole, una palla di cannone gli rompe -le spalle, e spicca la testa dal busto al Ville-Blanche. Il viceré si -allontanava smarrito, i duecento compagni del nostro eroe morirono -tutti, ma prima di cadere, nel sangue dei nemici lo vendicarono. -- - -Dove giacciono le ossa di Cosimo Delfante, onde se qualche suo patriotto -pellegrinasse in quelle remote contrade invochi sopra di loro la pace -dei forti? -- La pianura di Krasnoie è grande, e va ingombra d'infinite -altre ossa; eppure alle sacre reliquie manca, o Italiani, non solo -l'onore del sepolcro, ma nessuno tra voi ebbe fin qui anima potente a -diffondere su que' campi di gloria la luce del canto. - -O Italiani, non amate voi vostri morti? L'inno della lode tacerà dunque -pei defunti perché questi non dieno né speranze, né doni? -- Sovente -però il turpe lusinghiere del vivo null'altro consegue dalla sua viltà -tranne una speranza delusa, mentre il celebratore dei morti nel -compartirla altrui acquista fama. Pochi furono gl'Italiani scrittori i -quali di conveniente elogio placassero le ombre dei nostri defunti, la -qual cosa dimostra quanto vada ingombra la mente dei troppi di paura, e -di viltà, quanto nei pochi sieno grandi e l'amore, e l'ardire; -- -benefizio estremo, che la fortuna o il destino concedono alle nazioni -cadute di condensare le virtú antiche della massa del popolo in alcuni -magnanimi, quasi scelti custodi di un deposito sacro; io poi non sono un -magnanimo, ma nel mio cuore arde una fiamma di vita, e non temo con -forti accenti rilevare le glorie dei nostri valorosi; -- e felice la -patria quando la lode dei trapassati non vorrà considerarsi come -esperimento d'immaginare arguto, o di ornato scrivere sibbene come -ufficio cittadino. -- Veramente a noi non dovrebbe esser mestieri -l'andare con tanto studio ricercando le geste dei nostri guerrieri se -piú fosse stato generoso quel popolo di cui abbracciammo la causa; -- -sconoscente! ei rifiutò far menzione dei nostri, egli usurpò le nostre -glorie[75]: italiano, e non francese fu il soldato il quale mezzo -sepolto dalla neve nelle lande di Russia nessun'altro pensiero ebbe -presso alla morte se non quello di porre in salvo la stella dei prodi, -che acquistò combattendo sul campo di Vagria: popolo sconoscente! -dimenticando, che noi col nostro sangue ti acquistammo potenza, e onde -meglio ci gravasse il giogo francese pugnammo con mani italiane -poiché[76] il _Fatale_, quantunque nato di questa terra temendo nella -nostra libertà il tuo servaggio negò di rompere le antiche catene, tu -applaudisti al sussurro poetico di uno tra i tuoi il quale, seguitando i -canti del fanciullo Aroldo, come la iena i passi del leone, osò chiamar -noi _polvere di uomini!_[77]. Oh! Aroldo si beava nel sorriso del cielo -italiano, e gemé considerando, che cuopriva una terra addolorata, e quel -suo gemito ci consolava di un secolo di sventura. -- Barbaro straniero, -che insulti l'angoscia solenne di un popolo caduto, possano le tue -parole tornarti amare su l'anima quanto la maledizione di tuo padre -moribondo. -- Or non è molto, quasi in ammenda di tanto delitto mosse da -quel paese una voce di conforto, e di lode a noi infelici Italiani,[78] -ma la piaga fatta dall'orgoglio alla sventura non cosí di leggieri -risana. Tenete per voi la lode, e l'oltraggio, noi né quella curiamo, né -questo: _Il giudizio dei posteri veglia severo su le colpe dei popoli, e -noi fidenti ci commettiamo a quel giudizio._ - -[75] _Laugier_, op. cit. - -[76] _Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu._ - -[77] _Lamartine_, _Dernier chant de Childe-Harold_. - -[78] _Revue Française, Art. sur l'Italie._ - -Ora nuovamente mi è dolce volgermi a voi, giovani fratelli: -- vedete -l'onore italiano come vilipeso! -- Sentite qual ne corra bisogno di -provvedere alla fama nostra! -- una gente, che altra volta chiamammo -barbara, come esempio di barbarie ci addita. -- Siate grandi! -- né mi -rispondete: -- che giova affannarci? non hai tu scritto, che gli uomini -saranno sempre infelici? -- Ma io ho scritto ancora, che voi potrete -diventare potenti; -- e le mie parole erano di dubbio; -- assuefatto a -dubitare di tutto per fuggire la pena di un sistema, pensate voi ch'io -volessi assumere la parte dell'Apostolo del male? -- Operiamo -magnanimamente, non ci curiamo del fine: -- forse l'antico agricoltore -non pianterà l'ulivo perché le sue mani non ne raccorranno il frutto? -- -E forse io lessi male le pagine della storia; -- e forse l'affanno in -cui andava sepolto il bel fiore dei miei anni giovanili mi fece temere -ov'era sicurezza; -- chi sono io perché mi crediate come a Profeta? -- -Non vi sarò compagno nel sepolcro? -- Sia adunque con voi anche quella -speranza, che la natura doveva avermi compartita; -- e dove la pietà dei -superstiti, fornito questo terreno pellegrinaggio pel quale ho già -stanche le membra, mi credesse degno di una lapide, che mi distingua dal -volgo dei morti, possano i figli felici stender la mano su quella -lapide, e dire: «Egli ha mentito». Essi però non oltraggino la mia -polvere, perché se il decreto di mutare quelli, ch'io riputava destini -si fosse dovuto scrivere col sangue, io avrei dato il sangue, e del piú -puro del mio cuore -- e se a me, come a loro fossero corsi favorevoli i -tempi, avrei forse agli antichi canti di questa nostra terra aggiunto -nuove melodie, e la gioia avrebbe afforzato l'ale dell'alta fantasia, -mentre ora di giorno in giorno s'illanguidisce nell'amarezza, e nel -dolore. - - - - - ROMAGNA - - -Quando ideammo la _Giovane Italia_, le sorti della Romagna pendevano -incerte. La nota presentata alla segreteria di stato di Gregorio XVI, la -sera del 21 maggio 1831 assicurava agli stati pontificii riforme che -costituissero un'era _affatto nuova e felice_. -- La corte romana dava -invece illusioni e frodi, o minaccie. Ma le popolazioni forti del loro -dritto, e d'una promessa europea avevano assunta una attitudine energica -e deliberata, che avrebbe fruttato un miglioramento qualunque, se -l'intervento d'una forza brutale non avesse troncato a mezzo le speranze -autorizzate dalla diplomazia. -- Il popolo dall'impeto d'una -_rivoluzione_ caduta era passato ad una _opposizione_ parziale che non -varcava i confini di ciò che i gabinetti chiamano _legalità_. Il Papa -esauriva tutte l'arti d'una politica perfida per suscitarlo a moti -dichiaratamente rivoluzionarii. -- Ma il popolo s'avvedeva dell'inganno -e non si dipartiva da un sistema d'azione lenta e pacifica, ch'escludeva -ogni intervento straniero. - -Allora, noi avevamo in animo d'esporre in un quadro esatto la condizione -di Bologna e della Romagna: i diritti che la espressione del voto comune -avea posti in luce: le inchieste fatte, e non contrastate: e le vie che -rimanevano alle potenze perché la rivoluzione inevitabile un dí o -l'altro scoppiasse meno sanguinosa e irritata dalla intolleranza d'una -parte e dalla impazienza dell'altra. - -Era un tributo che si pagava per noi ad una illusione di giustizia -politica, che non esisteva se non nell'anime nostre. Guardando alla -importanza della questione che s'agitava, guardando all'utile che -sgorgava innegabilmente da un sistema di concessioni progressive, unico -sistema che valesse a indurre una pace che i governi invocavano primi, -guardando ai patti giurati, alla promessa sancita da una conferenza di -ministri europei, ai principii banditi da una nazione grande a un tempo -ed avida di tenere il primato della civiltà, noi cedevamo ad una -speranza, ad una lusinga che non fosse spenta ogni generosità nei -popoli. -- E però il linguaggio nostro era volto ad ammaestrarli delle -condizioni nelle quali era posta una gente insorta per eccesso di -tirannide, caduta in fondo per troppa credulità, schernita da quei -medesimi, che l'avevano accarezzata di lusinghe mortali. -- Ci -travolgeva un errore; e ne abbiamo rimorso; però che siamo a tale di -sventura e d'esperienza nel passato che oggimai ogni errore è delitto. -Questo errore noi lo scontammo amaramente; e il grido dei nostri -fratelli scannati nel nome di Cristo dai soldati del pontefice a -Ravenna, a Cesena, a Forlí, ci suona tremendo all'orecchio come un -rimprovero. -- La diplomazia europea non vide nei reclami legittimi d'un -popolo mille volte deluso che un pretesto all'intervento straniero. Le -baionette tedesche ci recarono solenne risposta. -- Quattro potenze -dichiararono nulle e intaccate di ribellione le pretese, ch'esse alcuni -mesi prima aveano dichiarate giuste e fondate. Quattro potenze diffusero -colle loro minaccie il terrore sovra una moltitudine inerme, incerta e -divisa -- poi, quando lo stupore ebbe spento anche quel poco entusiasmo -suscitato da una contesa civile -- quando l'oro ebbe stillata la -seduzione ne' ranghi dei cittadini -- quando il mutamento improvviso -ebbe scemata colla differenza delle opinioni la forza della concordia -- -le potenze diedero il segnale, e dissero alle bande romane: _ferite il -cadavere._ -- Quattro mila soldati del pontefice s'affacciarono da un -lato, dodici mila tedeschi dall'altro. -- I nostri erano 1603! - -Cosí doveva essere. -- Maledetto colui, che fida in altri che in se -medesimo! - -Noi lacerammo lo scritto. -- Ogni sillaba ci pesava sull'anima come una -condanna -- e da tutto quel cumulo di conghietture, da quelle parole di -pace, da quella luce di speranza vilmente concetta, e stoltamente -nudrita, sorgeva un grido: guai a chi si commette alla fede dello -straniero! le illusioni della vittoria si convertono per lui in -derisioni d'inferno: i frutti ch'egli immaginava cogliere colle altrui -mani, si tramutano in cenere, come i frutti del lago Asfaltide. Oh! non -impareremo mai nulla dalle nostre sciagure? Non impareremo mai, che lo -schiavo non ha per sé e che il proprio braccio, e il proprio diritto? -Noi calchiamo una terra la cui polvere è polvere d'uomini venduti dallo -straniero. Non v'è pietra di tomba, non v'è rovina di monumento che non -ci parli una delusione, che non c'insegni un tradimento de' potenti che -ci sedussero alla confidenza per coglierci alla sprovveduta. E non -faremo senno mai della lunga vicenda? - -Noi lacerammo lo scritto -- però che non avevamo mestieri di snudare -agli oppressori la infamia loro, né volevamo levar la voce a -giustificarci della sommessione apparente. Le infamie sono palesi, e la -vera giustificazione d'un popolo oppresso è quella, che si scrive col -sangue degli oppressori. Né maledizione, né gemito. -- Poi che non -abbiamo saputo maturare il tempo della vendetta, soffriamo in silenzio: -stiamo soli colla nostra rabbia: pasciamoci di furore muto: non lo -sperdiamo in lamenti, che nulla fruttano -- è tesoro, che dobbiamo -custodire gelosamente -- beviamo tutto il calice amaro: forse un giorno, -quando avremo esaurite l'ultime stille, frangeremo quel calice. - -Perché, a chi rivolgerci? -- ai governi? cos'è per essi il gemito d'una -gente tradita? Son cinque e piú secoli, ch'essi trafficano di noi come i -mercanti de' poveri negri. Son cinque e piú secoli, ch'essi non guardano -in noi che come in materia di negoziati e di protocolli. -- Alle -nazioni? -- le nazioni stanno pei forti -- e noi non lo siamo: le -nazioni non hanno finora simpatia per la sciagura, ma per l'attitudine -dello sciagurato, scendono nell'arena talvolta a soccorrere al -gladiatore morente senza batter palpebra -- e noi finora -- convien -dirlo e arrossire -- abbiamo levata la mano prima di averla adoperata -sul nemico. -- Da esse ci verrà forse un compianto sterile e breve. Che -giova il compianto? Hanno pianto anche sulla Polonia. Hanno pianto, -mentre un ministro d'un popolo libero ne decretava la perdita come pegno -di pace. Ma quel pianto ha forse risparmiata una goccia sola del sangue -dei prodi? Quel pianto ha forse fecondata di nuovi difensori la polvere, -dove cadevano i primi? -- Lasciate star quella polvere! non agitate il -lenzuolo de' morti! -- Possono esse le vostre lagrime rianimare il -cadavere? - -Un giorno, quando convinti della onnipotenza d'un popolo che vuole -rigenerarsi davvero, noi ci saremo levati di dosso la vergogna e -l'oltraggio, alzeremo la voce, e narreremo a' popoli, che allora ci -stenderanno la mano, l'arti adoprate del tedesco voglioso d'un nuovo -dominio, per trascinarci a insurrezioni brevi, e non concertate -- e -l'armi somministrate perfidamente, poche per la difesa, tante da -invogliare gl'incauti ad osare -- e l'oro diffuso a promuovere le -divisioni tra le guardie civiche e le moltitudini -- e le proteste di -pace fatte ad illuderci, e illudere un popolo vicino, mentre un proclama -pubblico imponeva la mossa alle truppe straniere -- poi le predicazioni -furibonde de' preti che rinnegano ogni santità di ministero: le calunnie -versate nell'orecchio delle ignare popolazioni: le stragi commesse sopra -gente inerme, e tranquilla, preparate con astuzia, e bassamente -scolpate. -- Quel giorno, verrà, però che nessuna forza può far -retrocedere il secolo, e i delitti di sangue si scontano nel sangue -- e -allora noi potremo narrar queste cose, e documentare la storia delle -nostre sventure, senza astio, senz'odio, senza rancore per la inerzia -delle nazioni, perché noi vagheggiamo da lungi la fratellanza europea, e -serbiamo dentro tanta potenza d'amore da affogarvi molti secoli di -memorie. Ma ora, fresche ancora le piaghe, calde le ceneri dei caduti a -Forlí, noi non potremmo rivolgere la parola allo straniero, senza che un -alito d'ira la facesse amara, e sdegnosa, senza che un fremito di deluso -vi scorresse dentro a convertirla in suono di maledizione. Però, abbiamo -risolto tacere per tutti, intorno agli ultimi eventi -- per tutti, -fuorché pe' nostri. - -E ai nostri, traviati sovente ne' loro giudizi dalle menzogne, che i -governi italiani astutamente diffondono, gioverà ridire, come dagli -ultimi fatti della Romagna debbano trarre conforto a sperare ed osare, -anziché scoraggiamento, o terrore. Gioverà convincerli, che gli ultimi -fatti travisati da' nostri padroni a trarne un tentativo di rivoluzione -assoluta, per millantare d'averla vinta una seconda volta non furono in -sostanza che conseguenze d'una discussione municipale, d'una questione -piú civile, che politica, questione che né si doveva né si volle -sostenere coll'armi dalle moltitudini, però che la Romagna contempla, -anzi i fati italiani che i propri! -- e non pertanto quel pugno di -giovani, raccolto in armi, subitamente assalito, era tale, che i -pontificii disperavano vincerlo, se non lo atterrivano colla minaccia di -quattro nazioni, e colla mossa dell'Austriaco. Gioverà mostrar loro i -due vantaggi che sgorgano da que' fatti, il primo riposto nella -coscienza che ogni italiano può trarre dalla lotta durata dalle -legazioni contro la oppressione papale; della unione universale in un -solo voto di libertà; l'altro, che deriva dalla complicazione delle -differenze che regnano tra gabinetti, aumentata dalla nuova occupazione -tedesca e in oggi dalla francese. -- E noi ne parleremo forse -distesamente nel secondo fascicolo della _Giovine Italia_, dacché in -questo non possiamo per l'angustia dello spazio. - -Ma i nostri concittadini della Romagna veglino da forti, e accolgano la -voce de' loro fratelli, che noi qui esprimiamo: vegliate, ed unitevi: -ritemprate il vincolo dalla concordia nel servaggio comune: non vi -lasciate sedurre a divisioni fatali da vanità meschine, da rancori di -municipio. Strignetevi nella comunione della sventura: santificatevi nel -pensiero della vendetta; però che la vendetta della patria è santa di -religione, e di solenne dovere. E sopratutto non fidate nello straniero. -Non fidate nello straniero, che vi reca speranze nuove, poiché v'ha -travolto nel precipizio: ritrarre il ferro dalla ferita, poiché s'è -immerso fino all'elsa, muta forse il feritore in proteggitore? Non, -fidate nello straniero, che oggi sommoverà i soldati del pontefice a -trucidarvi per ottener vanto il domani d'averli frenati, o puniti. Non -vi lasciate sedurre da quell'arti: non vi lasciate adescare da quel -finto sorriso. È il sorriso dell'assassino sulla sua vittima. -Ricordatevi dei vostri padri. Ricordatevi che quei ferri, ch'ora -s'ostenta di stendere a serbare intatto l'ordine pubblico, e a tutela -degl'individui, hanno tal macchia di sangue fraterno, che veglia fra il -tedesco, e voi, come un decreto di Dio tra l'innocente e lo scellerato. --- Curvate la testa, poiché i fati lo vogliono, sotto il giogo -abborrito; ma frementi, vivi nell'odio, e col sospiro a quel giorno, che -darà moto in Italia al grido d'Unione, d'Indipendenza, e di Libertà. - - _Un Italiano._ - - _P.S._ -- La occupazione francese, accaduta dopo scritto - l'articolo, complica gravemente la questione politica: la - complica di tanto, che forse a sciorla non varrà che la spada. E - non pertanto noi non vogliamo cancellare parole dall'ultime - linee dello scritto. L'Arti diplomatiche, e le paure de' - gabinetti possono rimovere _momentaneamente_ le nuove speranze. - Nuove combinazioni possono differire lo scoppio degli odi - celati, e giova, non obbliare come il ministero Perier è il - ministero della pace _à tout prix_, e come la esistenza sua è - stretta a questa pace, mercata finora l'Europa sa come. Chi - decise la occupazione, commise un errore contro il proprio - sistema; le conseguenze possono uscirne prepotenti, ed - irreparabili; ma gl'Italiani, noi lo ripetiamo, hanno a fidare - in sé, non in altri. - - ---- - - - - _Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA,_ benemerito italiano, - gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli, nel 1821. - - - Naturæ clamat ab ipso vox tumulo. - - -Ciascun giorno che si perde fra gl'immensi spazi del tempo, è per -l'Italia cinto di funereo lume; ciascuna contrada di quella miseranda -terra vede biancheggiare le ossa d'immensi martiri sacrificati -all'onnipotenza di un dispotismo contro del quale alzarono la voce, ed -osarono proclamare il diritto degli uomini: tutta la penisola che -dall'Alpi al mare siciliano si estende sembra un vasto sepolcro, ove tra -i gemiti de' traditi, e l'aggirarsi d'ombre squallide, tremenda -s'innalza la tirannide de' principi e de' sacerdoti, e degli stranieri. --- Da ogni regione Italiana sorge eziandio un grido lugubre che chiede -vendetta pel fiore de' suoi figli caduti sotto la scure, o spenti fra -ceppi, o finiti in doloroso esilio, pel solo delitto di avere amato la -patria...; o se qualche generoso, accostando la mano alle tombe di quei -trapassati osasse rimuoverne le ceneri, udrebbe un sol fremito dai monti -al mare, ascolterebbe da ogni avello invocar la vendetta, -- imperocché -vendetta chiedono quei che caddero nelle provincie napolitane, e -piemontesi, per aver dato fede alla parola dei Re, ed innalzati al sommo -impero due principi nutriti nel lezzo delle corti, e noti in Europa per -la sola infamia del tradimento: vendetta parimenti dimandano coloro che -un ministro di pace, mutato in carnefice di oltremontano sire, spegneva -sullo rive del Tevere, e nell'ubertosa Romagna: -- vendetta, fu l'ultima -voce de' morenti di Modena e di Sicilia: e vendetta infine invoca la -spoglia di Pietro Colletta, già consunta per tiranniche persecuzioni, -- -e del quale alla memoria io discorro breve cenno; e il discorso, non pur -depositato sul suo tumulo come fiore che abbellisce le urne degli -schiavi, -- ma qual pegno di animo libero ad uomo libero tributato, ma -quale invito a futuro riscatto. - -Nella città di Napoli, di Antonio, avvocato, e Maddalena Minervino, -nacque Pietro Colletta, nel 1780: ad una vivacissima infanzia tenne -dietro un'ingegnosa giovinezza, passata fra i profondi studi della -scuola militare di quella capitale: e quando la patria salutò l'aurora -di una repubblica (che si spense quasi sul meriggio) pria l'annoverarono -i patrioti fra le loro fila come officiale d'artiglieria, -- e poscia -l'ebbero a compagno della proscrizione che una corte sleale fulminava, -ad onta de' patti giurati e garantiti dai rappresentanti delle prime -potenze d'Europa: -- indi, mutatesi le fortune ed i tempi, e cacciati i -Borboni nell'ultima Sicilia dalla spada di Bonaparte, perveniva il -Colletta ai sommi onori civili e militari, e vi perveniva non senza fama -d'intelligente amministratore e di sagace militare. -- Nominato -Intendente nelle Calabrie, Consigliere di Stato, Tenente-generale dello -scientifico Corpo del genio, e Direttore generale di ponti-e-strade; -mostrossi sempre, qual era stato nella modesta giovinezza, cioè, -affettuoso con gli amici e coi propinqui, amorosissimo della patria, e -protettore de' talenti. -- Cadute poi l'armi dei Francesi, -- e -ritornati i Borboni a ricalcare i troni abbandonati per viltà, e -riottenuti per opera straniera, disponevasi il Colletta a girsene in -volontario esilio, sapendosi quanta e quale fosse la fede de' reali di -Napoli; ma non glielo permettevano quei principi, che allora fingevano -vezzeggiare i liberali, -- che anzi il destinavano al comando della -divisione territoriale di Salerno. -- Assumeva quell'impegno il -Colletta, e con franchi accenti consigliava il ministero di secondare il -voto de' popoli che già chiaro appariva per ottenere una Costituzione -tante volte promessa dall'esule Ferdinando; e poiché quei consigli non -spiacevano ai ministri (o almeno il dicevano), riteneva il comando, e -sperava di essere un giorno veramente utile alla patria; ma quando -ritornavasi a quella ferocia, ch'è il primo attributo dei Borboni, ed -esigevansi persecuzioni e rigori da ogni capo-politico o militare contra -i liberali, pria che contaminarsi e prestarsi ai voleri del dispotismo, -deponeva ogni pubblica cura, e ritornava alla vita privata per -continuare placidi studi che gli dovevano essere un giorno di conforto -nell'esilio. - -Pacifico e ritirato egli se ne viveva dunque, quando si appressarono i -nembi; -- né cariche occupava, allorché udissi l'accento della -rigenerazione sulla vetta di Monteforte -- accento al quale risposero -tutte le provincie del regno, -- e che fu poscia ripetuto su i santi -evangeli da un re, sulla tomba del quale pesa la maledizione de' popoli, -e 'l giudizio della Storia. -- Infranto in quella guisa il dispotismo, -ricomparivano i benemeriti cittadini ai pubblici ufficii, e con essi -riedeva il Colletta al Corpo del genio; indi ne andava Comandante -supremo delle armi nella Sicilia, e finalmente sul finir del gennaio -veniva chiamato al ministero della guerra; -- né in tutti quegl'impieghi -esercitati, smentiva le antecedenti pruove date alla patria; -- soltanto -era anch'esso aggirato nella cabala che il Principe-Vicario ordí onde -ingannare un popolo, il quale fidente ed ingenuo, erasi abbandonato -nelle sue mani, e che tardi comprese quanta simulazione e perfidia -allignasse nel cuore de' Borboni. - -Mancate le promesse, -- calpestati i giuramenti col sussidio del Capo -della chiesa, e ritornato il Re colle austriache bandiere, dilettavasi -il Principe-Vicario di scoprire al truce Canosa quei che credendo nella -sua lealtà, i veri sentimenti di patriottismo gli aveano svelati; -- né -fra coloro fu risparmiato il Colletta: egli era reo di amare la patria: -il principe adunque lo designava a Canosa, -- e quel sicario della -legittimità lo condannava senza verun processo, pria alla prigionia di -sette mesi, e poscia ad un perpetuo esilio nella gelida Moravia: in vano -un cadente genitore reclamava il figlio, -- in vano i fratelli -chiedevano, che davanti ai giudici si esponessero le sue colpe, -- tutto -fu negato; -- ei partí per la Moravia, ed ivi rimase due anni ad -attingervi il germe di quel funesto morbo che il trasse a morte. -- -Deposto egli dunque nell'esilio ogni pubblico pensiero, volgeva sovente -lo sguardo alla patria desolata, e desiava darle l'unico conforto che -rimane all'esule, -- quello di scrivere i suoi mali; -- e questo -pensiero mandava ad effetto, allorché, stabilitosi nella gentile -Firenze, addicevasi a scrivere le Napoletane Storie dai tempi di Carlo -III fino ai nostri giorni, e per fortuna dell'Italia compiva il lavoro -pria di morire: e noi diciamo per fortuna, poiché in esse sono -registrate le pagine fedeli delle turpitudini e de' delitti consumati -dai re e dai sacerdoti pel giro di 50 e più anni. -- Questo lavoro, che -tanti affetti destava nello scrittore, -- che tante memorie richiamava -al travagliato suo animo, consumava il di lui corpo, e già sin dall'anno -1829, ei mostrava nelle sparute gote non lontano il suo fine: allorché -le fasi del 1830, e le persecuzioni del Governo Toscano che di nuovo -esilio il minacciava, accrescevano le sue sofferenze, e quasi a spettro -vivente lo riducevano, ed ei trascinavasi appena nel cammino della vita, -quando in sull'alba del 12 novembre 1831, compivasi la sua carriera, e -spirava col pensiero alla patria, agli amici, -- ai congiunti. - -Udivasi allora un sol gemito fra la gioventú Toscana, che a loro padre -l'aveano: coprivansi di mestizia i volti de' dotti, che loro socio -l'ebbero nelle letterarie ricerche; ne ripeteva la fama il merito e la -perdita, -- gareggiavano Pisa e Livorno per accordare alla sua memoria, -i funebri onori: ciascun Italiano affrettavasi di offrire un tributo -alla virtú perseguitata: e un amico ancora (il generoso Capponi, che -nominiamo ad onore), offriva la tomba de' suoi padri, e raccoglieva i -resti inanimati di un chiarissimo uomo, -- d'un virtuoso cittadino, -- e -di un vero Italiano. In ogni contrada dunque della piú colta provincia -italiana compiangevasi il termine immaturo dell'illustre esule; ogni -cuor generoso ne sentiva l'affanno: -- solo i despoti sorridevano: -- e -mentre l'ipocrita governo Toscano instruiva un processo contro l'immensa -gioventú intervenuta ai funerali, rallegravasi la corte di Napoli, -lusingandosi entrambi, cioè, l'uno che le sue mascherate prepotenze, non -si scoprissero, -- sperando l'altra che la Storia non divenisse di -pubblica ragione, tanta ignavia per loro e pei discendenti vi ravvisano. --- Ma, noi proscritti, -- nel giurar la vendetta de' nostri perduti -fratelli, e nel pronunziare la lode sul loro sepolcro, smascheriamo -l'ipocrisia del dolcissimo imperare Austro-Toscano, ed imploriamo nel -tempo stesso dagli amici dell'estinto Colletta la pubblicazione di una -Storia, nella quale stanno scritte a carattere indelebile le note infami -de' nostri re; e noi erranti senza patria, traditi, venduti, lo dobbiamo -all'Italia, avida di conoscere le nequizie de' potenti che la opprimono; --- lo dobbiamo infine allo stesso Colletta, -- ai suoi sofferti -travagli, -- al suo cenere, che un giorno commisto a quello di tutt'i -martiri poseremo sull'altare della patria, ed all'ombra di quel vessillo -tricolore che dovrà sventolare un giorno dall'Alpi all'Etna, ed -innalzarsi glorioso sulle ruine degli scettri, de' troni, delle tiare e -delle corone. - - _Gio. La Cecilia._ - - - - - LA VOCE DELLA VERITÀ - - -Un giornale, pubblicato in Modena, intitolato _la Voce della Verità_, -conteneva in data de' 17 gennaio, nel numero 70, un articolo, del quale -ci piace riferire alcuni brani. - -L'articolo incomincia con queste parole: - -_Un'empia associazione s'è formata in Marsiglia del rifiuto e della -feccia degli emigrati italiani, la quale impudentemente si dà il titolo -di_ Giovine Italia. _Essa non accetta nel suo novero, che quelli i quali -son nati entro il secolo corrente... ond'esser certa che il fuoco della -gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una età corrotta -e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di disinganno. Essa -ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo -personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia, e -della rivoluzione; essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale -e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il quale serva alla -Propaganda Infernale, e susciti di nuovo alla rivolta ed al -sangue................................_ - -_Noi compiangiamo la rovina ch'essi vogliono trarre sul loro capo e -sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché -si sappia che la_ Voce della Verità _raccoglie il guanto, che costoro -gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino -essi nel campo: noi stiamo mantenitori della lizza. Operino essi in -segreto; noi in pieno sole, e con alzata visiera._ - -L'articolo cita i nomi de' pretesi capi dell'intrapresa -- e tra questi -il nome di chi scrive queste linee. - -Noi non avremmo insozzate le nostre pagine ricopiando coteste infamie, -se non ci fosse sembrato di rinvenire in esse la migliore testimonianza -delle nostre intenzioni, e del nostro dritto. Due gioje concesse Iddio -agli uomini liberi sulla terra: il plauso de' buoni, e la bestemmia de' -tristi -- e quando noi sacrammo anima, vita e braccio alla patria, -guardammo davanti a noi, né curammo di voci che si levassero dal fango a -insultarci, o di pericoli che ci venissero da' nemici alle spalle. -Giurammo a noi stessi silenzio -- e non moveremo parola d'ora innanzi -contro le mille accuse, e basse calunnie che ci lancieranno dietro que' -vili, la cui penna, come il corpo della meretrice, si vende a chi piú la -compra. Tra noi ed essi la lizza è troppo ineguale; né gli uomini liberi -s'hanno ad avvilire scendendo a discutere coi carnefici. -- Bensí, prima -di procedere sulla via, giova forse rompere una volta almeno il -silenzio, ond'altri non lo interpreti siccome paura. E d'altra parte, -chi può vedersi davanti la impudenza villana, e non maledirla? -- Chi -può passare dappresso al calunniatore coperto, e non dirgli: tu se' -noto: rimanti infame e per sempre dinanzi agli uomini, e a Dio? - -Uomini del Canosa, e del Duca! -- non v'illudete. Non tentate ridurre -ne' confini angusti d'una associazione segreta, d'un consorzio privato -il voto universale in Italia contro di voi -- contro la tirannide, che -promovete -- contro i delitti co' quali la puntellate. Non impicciolite -lo spirito di progresso, che vi minaccia, attribuendolo a pochi -individui. Il decreto della vostra rovina vien d'alto: vien dal secolo, -che v'incalza, vi preme, vi mina per ogni lato: viene dall'intelletto, -che ogni anno sviluppa, commove, suscita contro le vostre teoriche di -sommessione abbietta, e d'ineguaglianza: viene dall'odio alla tirannide -ch'esercitate tremenda contro ogni classe, che ponete a luce deforme in -ogni atto della vostra vita, che non tentate velare neppure colle cure -date alla prosperità materiale de' vostri sudditi. Quante sono le vostre -vittime? quante sono le famiglie che gemono sul destino d'un caro -proscritto? quante sono le madri, che balzano ne' sogni davanti alla -sembianza d'un figlio prigioniero, o spento per voi? quanti sono i -volti, che impallidiscono d'ira repressa al vedervi? -- Numerate que' -volti, quelle madri, quelle famiglie; perché ognuno di que' volti vi -rivela un nemico, ognuna di quelle madri vi scaglia un anatema, ognuna -di quelle famiglie è un centro di congiura contro di voi. Avete -sagrificata la virtú, che v'era rimprovero, negletto o perseguitato il -merito, che paventavate nemico, usurpato il frutto de' suoi sudori -all'agricoltore colle dogane, co' dazi, colle ruberie de' processi -- e -cercate la espressione de' pericoli, che v'accerchiano in una _forma_ di -fratellanza? -- Avete manomessa l'opera della creazione, avete travolta -nel fango la immagine di Dio, avete convertito in casa di pianto il -giardino della natura, punita la parola, inceppato il core ne' suoi -moti, tormentato il pensiero -- e vi perdete a dissotterrare i vostri -nemici all'estero -- e proferite tre nomi? - -Uomini di Canosa, e del Duca! -- Napoleone ha segnata a Sant'Elena la -vostra sentenza -- e chi siete voi per durare tiranni dopo Napoleone? Il -gigante de' secoli è caduto davanti all'urto della opinione -- e voi -vorreste reggervi in faccia ad essa? -- voi, forti soltanto della nostra -discordia? -- E seguite -- struggete -- mozzate alcune teste di martiri: -rinasceranno a migliaia -- spegnete i forti d'una città -- verranno -dall'altre -- ardete le case: edificatevi un trono sulle rovine: regnate -sovra deserti. -- Oh! non v'è Dio? -- non v'è il rimorso? -- non lo -sentite? -- non lo vedete simboleggiato fin nei volti di satellite che -v'errano attorno? -- e quando, la notte, fra i sospetti delle tenebre, -fra i terrori del silenzio, ricorrete al passato, o v'affacciate al -futuro, -- oh! dite, dite -- non intravvedete voi il rimorso? l'ultima -visione del passato, e la prima dell'avvenire non è forse la immagine -del tempo, che vi numera l'ore? - -Là, dovete rivolgere le vostre forze. Là -- ne' vostri delitti, e nel -tempo che premia, e punisce, è la _Giovine Italia_, che voi temete! - -Da quaranta anni voi combattete questi uomini liberi, che affettate di -disprezzare. -- Da quaranta anni avete lanciato lo spionaggio, la -baionetta straniera, il carnefice contro questa che voi chiamate -fazione, setta, congrega di pochi iniqui, _feccia e rifiuto_ degli -uomini -- avete troncate le fila presunte -- avete immolati i piú -ardenti tra essi -- e v'è forza ricominciare ad ogni ora -- e v'è forza -confessare che perdete terreno: che i _ribelli_ aumentano ogni dí piú: -che l'epoca è _corrotta, e corrompitrice_. Dieci anni addietro, cinque -anni addietro l'Europa era vostra: ed ora avete perduto il Belgio, -minacciato il Portogallo, la Germania, l'Italia. -- _E compiangete la -nostra rovina?_ -- Oh! tenete il compianto per quella dinastia in oggi -errante in cerca d'asilo, sulla quale fondavate tutte le vostre -speranze. -- Abbiate almeno la ferocia del leone ne' suoi ultimi -momenti, poiché la generosità non potete. -- Mostratevi a nudo, -mostratevi con tutto il furore che v'agita, con tutta la sete di strage, -che vi governa. Ma non versate calunnie, alle quali nessuno dà fede: non -ritorcete in noi, in noi caduti finora per dare al mondo lo spettacolo -delle rivoluzioni come noi le avevamo concetto, pure, innocenti, -pacifiche, l'accusa di delitto, e di _sangue_. Sangue! -- Assassini di -chi v'ha salva la vita, il sangue d'Andreoli, di Borelli, e di Menotti -v'affoga! - -Noi trascorriamo -- e sarà l'unica[79] volta -- in un linguaggio che non -è il nostro; ma il sangue si precipita nelle vene all'udire coteste -accuse, al pensare in che mani è caduta la nostra Italia. Oh! l'anima -nostra era un sorriso per tutte le creature: -- la vita s'affacciava -alla vergine fantasia come un sogno d'amore; e i moti piú concitati del -nostro cuore erano per la bella natura, per la donna, ideata ne' primi -anni giovenili, pel genio de' grandi trapassati. -- Chi ci ha messa la -parola dell'ira sul labbro, se non essi, gli oppressori delle nostre -contrade, i tormentatori de' nostri fratelli? -- Chi ci ha rapita[80] la -metà della esistenza, chi, se non essi, ci ha stillato l'odio -nell'anima? -- L'odio! ci è tale incarco, che vorremmo deporlo, anche -colla vita, se fosse nostra. Ma le teste de' nostri fratelli ci stanno -innanzi sanguinose, e l'ultime voci loro ci affidavano un tale deposito, -che nessuno può rinnegare senza delitto. - -[79] [_Scritti_, ecc.: _ultima_]. - -[80] [_Scritti_, ecc.: _rapito_]. - -Ed oggi che noi alziamo la voce, in nome di tutti, oggi che noi tentiamo -pagare parte almeno del nostro debito, gli scrittori della _Voce della -Verità_ ci accusano di operare in segreto, e millantano di combatterci -_a visiera levata_. -- A visiera levata! Sí; colle baionette d'intorno, -e il carnefice a fianco. -- A visiera levata! -- e chi s'attentasse di -serbare in Italia alcuna, di queste pagine, sconterebbe l'errore con una -vita di dolore. -- A visiera levata! -- Oh! noi l'alzammo la visiera: -noi ci levammo davanti a voi nella potenza della virtú, e della fede: ci -levammo grandi di amore, e di[81] confidenza delle moltitudini, che -c'intendevano -- e i troni, le tirannidi, e voi sfumaste al nostro -grido, però ch'esso era il grido dei milioni conculcati, il grido di Dio -che v'avvertiva dell'iniquità vostra -- e fuggiste vilmente -- e -mendicaste la spada straniera a rifarvi il trono, che soli eravate -impotenti a reggere; ma noi abbiamo, poich'altro non potevamo, -suggellata la nostra fede sul palco: abbiamo sagrificati gli affetti che -fanno cara la vita al pensiero che Dio c'impose -- ed oggi, proscritti, -innalziamo la nostra voce -- e segniamo -- e voi -- voi vi ravvolgete -nel velo dell'anonimo! - - _Mazzini._ - -[81] [_Scritti_, ecc.: _della_]. - - - - SOCIETÀ DEGLI AMICI DEL POPOLO. - - -Quando la rivoluzione di Luglio diede speranza agli uomini buoni, che il -tempo fosse giunto in cui ogni cittadino chiamato ad esercitare una -parte di sovranità, è in obbligo di contribuire co' lumi, col braccio, e -col senno allo sviluppo progressivo d'un sistema di libertà, e alla -educazione nazionale, alcune riunioni si formarono a Parigi, ed altrove, -che a poco a poco acquistarono carattere di Società popolari. Erano -unioni d'uomini giovani, che s'erano da gran tempo affratellati nella -comunione degli studi, dell'amicizia, e delle operazioni. Avevano -cospirato insieme contro la tirannide di Carlo X, dal momento in cui -s'erano avveduti della impossibilità di transigere, e che a rovesciare -la forza non valea che la forza. Avevano combattuto insieme nelle tre -giornate, quando Parigi non avea che un grido, e la bandiera tricolore -risuscitava le glorie della rivoluzione. Ottenuta la vittoria, il primo -loro pensiero fu quello di custodirla, e vegliarne i frutti; e bagnati -ancora di sangue, bruni di polvere e di fumo si costituirono di mezzo -alle barricate, trono popolare, amici, ed educatori del popolo. Certo: -il loro mandato non era meno valido di quello che allegavano a -impadronirsi della rivoluzione gli uomini d'una camera eletta prima, che -la nazione avesse ritirato il mandato, e risolto di far da sé: formata -sotto la influenza del potere caduto, votata da Collegi elettorali -sedotti dalle trame ministeriali, o atterriti dalle baionette, giusta -leggi coniate della dinastia fuggitiva. Quello _degli amici del popolo_ -era mandato segnato col sangue del popolo e il popolo un dí o l'altro se -ne sovverrà. - -In diritto, la riunione d'un certo numero di cittadini ad oggetto di -discutere i mezzi migliori per provvedere al buono stato della nazione, -non è delitto. Sotto l'impero d'una costituzione, che accorda ad ogni -cittadino il diritto di _pubblicare_ le proprie opinioni, la -soppressione delle società pubbliche è, in tesi generale, una -illegalità. La stampa non è che una forma di pubblicazione: la parola -costituisce l'altro. Or chi direbbe la parola dover essere piú serva -della stampa? e donde trarre ragione di differenza in faccia alla legge -tra una società che parla, e una società che stampa? - -Per noi, il principio d'un governo libero è uno, le applicazioni sono -moltiplici. Il diritto _individuale_ si stende, socialmente parlando, -fin dove incomincia il diritto altrui. I diritti politici de' cittadini -si stendono fin dove incomincia una violazione de' diritti politici -d'altri cittadini, una perturbazione nell'ordine pubblico. Se una forza -sottentra a interporsi fra questi due termini, prima che siano giunti a -un contatto di collisione, non v'è libertà. La possibilità che da -siffatte riunioni insorgano quando che sia inconvenienti, non basta a -discioglierle. Il principio di prevenzione, logicamente applicato, e -dedotto con tutte le sue conseguenze, trascinerebbe con sé il diritto di -sospendere ogni libertà pubblica, o individuale, senza motivo. Adottate -il principio nella sua estensione: voi precipitate nell'assurdo. -Ritenetelo in certi confini, e vietatelo in altri: eccovi ricaduto -nell'arbitrio; voi confidate un potere indeterminato al potere -esecutivo: voi lasciate ad esso la scelta de' casi ne' quali conviene -usarne; chi v'assicura della sapienza dell'uso? Il governo sopprimerà in -oggi una società, pericolosa davvero; chi vieterà che domani i suoi -satelliti non ne sciolgano una innocente, e virtuosa? -- La giustizia, -in uno stato ordinato con leggi stabili, non previene, reprime. La -riunione pone in pericolo la cosa pubblica? o commette azioni dichiarate -colpevoli? -- Punite le azioni: vegliate la condotta di que' cittadini: -intervenite, pacificamente quando vi pare ch'essi stiano presso a -traviare: convinceteli cogli stessi mezzi di pubblicità. Fino a quel -punto, stanno per voi diritti, e doveri. Piú oltre d'un passo, sta la -tirannide. In fatto, la Società degli _Amici del Popolo_, non pose, -sembra, in pericolo la cosa pubblica, né commise azioni colpevoli in -faccia alla legge, dacché la legge non la colpí. Disciolta violentemente -dal governo, appoggiato sopra una disposizione legislativa pugnante -coll'insieme dei diritti sanciti dalla rivoluzione, e riprovata da' suoi -organi stessi dinanzi alle Camere, la Società si giovò dell'altro mezzo -di pubblicità a esporre i suoi pensieri alla Francia: cotesti scritti -sono appunto quei che hanno dato moto al giudizio, dalla cui discussione -è tratto il discorso, che noi qui pubblichiamo; e questi furono -dichiarati innocenti; la condanna severa pronunciata contro alcuni degli -accusati, è desunta dalle difese parlate all'Udienza, non dagli scritti -citati in causa. Le opinioni, e gl'insegnamenti della Società non erano -dunque tali, che la legge, anziché proteggerne l'espressione, dovesse -punirla. La condotta del Governo, sciogliendo la Società, fu dunque -illegale. - -Comunque, la Società fu disciolta. Gli _Amici del Popolo_ hanno credenza -repubblicana; e que' molti, che confondono ancora la repubblica colla -scure del terrore, senza avvedersi che il _terrore_ non fu se non -conseguenza della guerra, mossa alla Francia da' nemici della -repubblica, plaudirono al governo. Bensí la opinione traviata dalle -calunnie insinuate contr'essi, s'è corretta di molto dopo il processo, -finito pochi giorni addietro. I quindici repubblicani tradotti in -giudizio, stettero davanti a' loro giudici, come accusatori, anziché -come colpevoli. Trelat, Raspail, Thouret, Blanqui, e gli altri esposero -candidamente il loro simbolo, le loro teoriche, i loro voti. E noi -abbiamo creduto far cosa utile alla nostra Italia, esponendo una di -queste arringhe, pronunciate colla coscienza, della verità, e colla fede -dell'avvenire. Siamo a guerra dichiarata, e giova, che tutti gli uomini -liberi simpatizzino gli uni cogli altri. - - - - DISCORSO PRONUNCIATO DA RASPAIL, PRESIDENTE DEGLI AMICI DEL POPOLO. - - -................ Sí: ogni qualvolta voi condannate un patriotto, il -popolo v'annovera fra i complici dell'usurpazione di que' padroni che a -principio chiamavansi nostri eguali, di quegl'ipocriti, i quali si -vantavano repubblicani e democratici per giugnere piú agevolmente alla -_quasi legittimità_, e piú tardi corruppero con mani impure la croce di -Luglio ponendola sul petto a quattrocento indegni, l'uniforme della -Guardia nazionale, assoldando fra le sue file colle croci d'onore, colle -indennità, persin col salario quindici mila ligi per lo meno al potere. -Infatti, osservate come dal Luglio 1830, appena una dell'arti loro è -svelata essi ne sostituiscono un'altra. Se la Guardia nazionale rifiuta -aderire ad alcune pretese, essi cercano corrompere, ed ubbriacare i -soldati, perocché il francese nell'ebbrezza soltanto può rinnegare -l'onore. Ed allora sotto gli occhi del vostro re, il sangue francese -bagnò le lastre del Palazzo Reale. Io m'arresto a quell'unico fatto che -Carlo IX solo potrebbe invidiare: quest'unico fatto può far tacere per -un momento le rimembranze di Menotti, della Spagna, dell'Italia, e di -Varsovia, di questa sorella della Francia, che la Francia, o per meglio -dire, gl'ingrati che la governano, hanno tradita nelle mani dei -carnefici stranieri; e il ferro dei carnefici stranieri ci minaccia -tuttora da lungi ad onta di concessioni tanto crudeli. Eccovi, signori -giurati, i fatti de' quali vi fate complici, allorquando voi condannate -gli scrittori che li manifestano. Oggimai v'è di mestieri aprire gli -occhi: il popolo vi accusa d'una colpevole solidarietà, -- respingetela, -separatevi da questi uomini che fanno traffico de' vostri giudizj, -separatevi dai diplomatici speculatori frodolenti, i quali han posto il -trono sopra una banca, la Francia nel fango... Via questi intrusi, e la -loro infamia. -- Cittadini francesi, cessate d'essere i loro complici. --- Essi lo sanno che voi pure nel profondo dell'anima nodrite, siccome -noi, un senso di dispregio, e d'ira contro di loro. -- Il sangue, che vi -corre nelle vene è sangue francese, e voi non potreste sentire -diversamente. Ma i Borboni son razza astuta, e da quindici anni si -giovano per ogni via della nostra credulità a soffocare le vostre -simpatie. Per cenno loro s'urlava nelle strade quel grido: i patrioti -vogliono reazioni: anelano alle vendette. I repubblicani cercan di -rinnovare il 93! Tremate, tremate, se non giugnete a schiacciarli. - -I repubblicani non anelano il sangue del 93, donde trarlo oggimai? Essi -non richiedono che le sue istituzioni modificate secondo i bisogni -dell'epoca attuale. Né io m'avvilirò ad accertarvi che i repubblicani -abborrono la devastazione, ed il saccheggio. Qual banchiere, agente -politico, o speculatore fraudolento oserebbe pronunziare siffatta -bestemmia contro il popolo del 1830? Venga -- io non risponderò che -volgendo le loro borse lorde del soldo ch'essi rapiscono a milioni al -povero popolo che poi opprimono di calunnie. - -Vi hanno detto, che noi bramiamo la caduta dell'attuale governo, -- -v'hanno detto il vero. Noi bramiamo la caduta d'un governo dato alla -nazione dai Dupin, dai Guizot, e da un centinajo di deputati egualmente -venali: d'un governo, che finora non fu riconosciuto che dalle -deputazioni d'impiegati o d'aspiranti a cariche, quando non si voglia -interpretare a segni d'adesione le insurrezioni di San Germano -d'Auxerre, ed altre, la vittoria dei Lionesi, e le mille sommosse, che -scoppiano successivamente in tutte le parti della Francia. Noi bramiamo -la rovina d'un governo di fatto che ha logorate in Francia tutto le -molle di gloria, e di libertà, che curva a piedi delle nazioni la patria -per ottenere una pace a prezzo d'infamia: che distrugge a proprio -profitto l'industria, ed il commercio: che a comprimere il popolo -richiama nelle file dell'esercito i regali già vinti dal popolo, ed -appunta i cannoni di Montmartre contro Parigi, cosí ubbidiente finora -alle sue inique pretese: infine un governo, che semina col tradimento -tanta sciagura da ridurre quasi il popolo illuso a piangere quella -dinastia, che mandataria dei re stranieri governò a loro nome per -quindici anni la Francia, dopo aver combattuto vent'anni contr'essa nel -campo dell'inimico. - -Ma noi non cospiriamo: noi vogliamo illuminare le masse, sottoporre i -nostri consigli al popolo sovrano, porci in somma alla testa -dell'influenza per seguire il movimento. Non punite oggi un diritto -riconosciuto da voi medesimi colla vostra adesione alla rivoluzione dal -1830. - -Ho rispinta la calunnia, è tempo ch'io parli alcune verità; v'esposi ciò -che non vogliamo, udite ora ciò che vogliamo. Se la vostra opinione sta -contro alla nostra, confutatela, ma non ci condannate, però che a nessun -uomo quaggiú fu dato il diritto di porre a tortura colle accuse, colle -prigioni, colle ammende un uomo onesto per diversità d'opinioni. - - ---- - -La _Società degli Amici del Popolo_ ebbe origine dalle barricate: tutti -i suoi primi membri aveano combattuto, ed i più appartenevano all'estesa -tela de' carbonari per ben quindici anni sostenitori della lotta contro -la restaurazione a prezzo del loro riposo, delle loro sostanze. Autori -immortali d'una incontaminata rivoluzione ne invocarono tutte le -conseguenze, e stettero in armi, quando seppero, che pochi aggiratori -usciti da un giorno da' nascondigli, ove la paura gli aveva cacciati, -s'annodavano intorno a un uomo venuto fuori da' suoi tranquilli giardini -a manomettere insieme la pubblica libertà, e profittare d'una -rivoluzione fatta senza l'opera loro. - -Ma il libero dire, ed il coraggio furono vinti dall'oro, e dalla -corruttela: i nostri sforzi si rimasero sterili: una camera senza -missione racconciò una costituzione, ed elesse all'improvviso un re. La -trama poteva sciogliersi col sangue. La Società preferí l'armi -dell'influenza, e della persuasione. Il potere, che in allora dava -principio alla sua carriera di delusioni, fece nascere una sommossa di -vili diretta da' suoi assoldati, e la Società, avendo in orrore la -guerra cittadina, rinnegò per quel giorno la sua potenza, si raccolse in -un asilo inaccessibile al pubblico, d'onde piú tardi ragionava col -popolo per mezzo della stampa. Ora piú che mai, ve ne accerto, la -Società anela a quanto voleva in allora. - -O ricchi, porgete orecchio alla nostra dottrina: io la ridurrò a somme -formole. Le leggi sinora furono coniate a vantaggio d'un potere -usurpato: il popolo non v'ebbe parte che a guisa di pecora da tosare. Le -meno inique tra quelle leggi trasudano ancora lo spirito aristocratico. - -Le imposte accresciute ogni anno dalla monarchia pesano esclusivamente -sull'infelice proletario che vende i suoi generi in proporzione degli -oneri, che li gravano. Io non vedo il popolo, che lavora, rappresentato -né alla camera, ne ai tribunali. L'oro, l'oro solo regola ovunque la -capacità elettorale. L'ignoranza, patrimonio del povero dalla culla, -l'accompagna al campo di battaglia, dove spende la vita per una classe -meno prode, o per un uomo piú astuto. Povero popolo! tu dopo la -vittoria, tutta tua veramente, contempli ancora con ebbrezza la tua -libertà di cui altri fa traffico, e la tua gloria, di cui altri -s'adorna. - -Eppure il popolo nacque al ben essere materiale; eppure la natura -beneficandoci della vita non dannava alcun uomo a perire nella miseria. -Il suolo della Francia coltivato con cura può bastare ai bisogni, ed -anco ai capricci di 60 milioni d'abitanti. In oggi tra noi non si -contano che 32 milioni, e i due terzi muoion di fame: dunque si sprecano -le risorse. Ecco il male: come rimediarvi? Questo è il problema: a noi -fa d'uopo d'un sistema politico in forza del quale non esista in -Francia, un solo «infelice che nol sia per colpa propria, o per vizio di -conformazione originale». O ricchi, aiutateci a sciogliere questo -problema: voi dovete avervi, credetelo, maggior interesse del povero, -che in silenzio divora gl'insulti profusi dal vostro egoismo. - -Gesú Cristo credeva trovarne la soluzione nell'ebbrezza delle illusioni -della speranza; ma il nostro clima è meno poetico, e noi abbiamo -carattere piú positivo, bisogno piú forte di reale. -- Però la morale di -Cristo produceva savî in Oriente, e fra noi ha generato quasi sempre -ipocriti. La monarchia stancò per quindici secoli a sciogliere cotesto -problema tutte le risorse della piú astuta diplomazia; -- il suo sistema -rovinò per sempre nell'89. La repubblica espose il proprio: lottò sei -anni coll'Europa congiurata a suo danno pria di farne l'applicazione, -dacché il Direttorio non ne diede che un breve saggio alla Francia. -- -Un Genio lo soffocò nel suo nascere, e compose un sistema misto -d'eguaglianza repubblicana, e di fasto monarchico: magica, ma perfida fu -la luce onde quel sistema fu splendido, e lo trascinò colla bella patria -sua sotto il giogo di piombo dei re vinti un tempo da lui. - -Allora risorse la monarchia pura col corteggio del diritto divino, de' -titoli ereditari, della _quasi feudalità_, quasi a convincere vieppiú la -Francia della sua impotenza a fronte dei bisogni d'un gran popolo. La -Francia la struggeva col suo seguito: la Francia ha cancellato il -vecchio sistema, ma la pagina è bianca, -- la Francia ha da scrivervi -ancora. - -La questione s'agita tutta in oggi davanti all'Europa: da un lato, la -monarchia cinta de' suoi vizi, e dei suoi seidi: -- dall'altro sta il -popolo con una disperazione che cova grandi disegni, guardando al -selciato delle sue strade. O bella Francia! quanto dolore ingombra il -tuo volto. Oh! i tuoi nemici gelosi stanno a' confini guardandoti con -gioia segreta! Qual tempesta è quella che pende sul capo tuo? Ah! -maladetto l'empio il quale a sbramare una sordida avarizia, e sostenere -un perfido sistema invoca la procella. Muoia il traditore, sopratutto se -porta nome di re. O popolo sovrano, affrettati, riprendi lo scettro ch'è -tuo, e noi detteremo le leggi. Tu solo puoi bandirle giuste, e rette, -perché tu solo puoi conoscere le tue risorse, e i tuoi bisogni. - -E però noi teniamo l'intima convinzione, che il popolo quando il -despotismo organizzato non comprimerà il suo entusiasmo, e non illuderà -il suo patriottismo, stabilirà egli stesso i seguenti principj, e noi -avremo il dí dopo la soluzione del problema. - -«Ogni cittadino francese ha il diritto eterno, incontrastabile di -concorrere alla elezione de' suoi magistrati, de' capi della guardia -nazionale, e de' mandatari a' quali è commessa la rappresentanza del -popolo nel Congresso, che redige le leggi, e vota le imposte. - -«Ogni cittadino francese giunto all'età di venticinque anni è soldato, -dove un forte motivo non coonesti la sua esecuzione, dove il voto de' -suoi concittadini non lo chiami ad altri uffici. I pericoli dello Stato -modificano i quadri dell'esercito: alla sorte, e all'elezione è -riserbato il compirli. - -«Tutti gli uffici civili, scientifici, e militari saranno affidati per -concorso, o per elezione. Il giurí dei concorsi è nominato da un giurí -primario, e questo è formato dai cittadini competenti. La lista dei -giurati definitivi è determinata dalla sorte all'apertura della -sessione. Da questo punto incomincia l'inamovibilità degli uffici; -tuttavia un giudizio richiesto dalle parti interessate può romperla. -L'eredità de' titoli è follia: quella degli uffici usurpazione. I soli -rappresentanti del popolo hanno il diritto di nominare il potere -esecutivo: la sua missione spira dopo alcuni anni. Il membro, se il -potere esecutivo è in mano di molti, o il presidente se è in mano d'un -solo, finita la loro missione, ritorna privato, né può essere rieletto -che scorsi dieci anni.» - -Non piú accumulamento di pensioni e di beneficii: le retribuzioni degli -uffici hanno ad essere modiche. - -Perché dovrebbesi seppellir vivo sotto le rovine delle _Tuilleries_, -quel cittadino che richiedesse la povera Francia di 14 milioni per -mantenere la vita. - -Ogni affare contenzioso, civile, militare, politico e scientifico, verrà -sottomesso ad un giurí competente, a una specie di giudizio d'arbitri, -ed il magistrato, perduto per sempre ogni potere inerente alla sua -dignità, non interviene che a dirigere la discussione, e provvedere -l'esecuzione della sentenza. - -Non piú i giudici in causa propria avranno l'imprudenza di vendicare le -ingiurie personali. - -La stampa è libera in tutta l'estensione della parola. La legge punisce -le sole ingiurie alla morale pubblica, e all'onore de' cittadini -innocenti. - -La libertà individuale è inviolabile. Non v'è sentenza che possa -rapirla, quand'essa non minacci di grave pericolo tutta la società. - -La pena di morte, il marchio d'infamia, e la confisca sono abolite. La -prigione debb'essere una scuola di buoni costumi e non una tortura: il -prigioniero otterrà la remissione della pena col lavoro e la buona -condotta. Insomma la giustizia non si vendica piú, né infama; protegge e -migliora. - -Non piú cariche venali nella magistratura. Camere di magistrati a spese -dello Stato faranno le veci dei tabellioni, e procuratori pagati dalle -parti; quindi il retaggio della vedova, e dell'orfanello non sarà piú -divorato dall'ingordigia, dalle formule forensi, e da' riti di -processura. Un giurí composto d'operai, e di capi-lavoro e presieduto -dai magistrati stabilirà la tariffa de' prezzi al minimo dei lavori, -onde l'opera dell'esecutore, e l'intelletto dell'inventore abbiano la -dovuta parte nel guadagno che risulta dalle vendite. - -Nessuno deve chiedere invano lavoro per guadagnarsi la vita: lo Stato -provvede all'operaio senza lavoro, qualunque siasi il suo mestiere. -Gravar d'imposte gli oggetti necessari è furto, gravare il superfluo è -restituzione. Quindi l'abolizione delle imposte dirette, e personali, -perché alla fin dei conti, esse pesano soltanto sul povero. Il sistema -delle imposte progressive, stabilito bensí sovra basi tanto saggie, che -l'applicazione non serbi alcun carattere di legge agraria. Ogni -monopolio è vietato; all'agricoltura, all'industria e al commercio -s'aspettano gl'incoraggiamenti speciali del Governo, e punizioni severe -frenano i venditori di mala fede. - -L'insegnamento è libero; lo Stato veglia attivamente alla moralità degli -educatori. Ma un giurí composto di padri di famiglia ha solo il diritto -di scegliere le persone destinate ad adempiere questo ufficio. Ogni dolo -di speculazione concita la severità delle leggi. Amministrazioni dello -Stato, polizia, finanze, aggiudicazioni, imprese, tutto si compie -apertamente, senza mistero, e davanti agli occhi del popolo. - -Queste sono le principali basi della dottrina, la cui applicazione ci -sembra dover somministrare la soluzione del problema, concedendo alla -Francia un governo a buon mercato senza corruttele, e senza seidi, un -governo favorevole allo sviluppo delle facoltà morali, e fisiche -dell'uomo. - -Allora finirebbe ogni pericolo di rivoluzione, perché non vi sarebbero -usurpazioni: ogni miseria, perché non vi sarebbero monopoli: ogni -possibilità di lesioni perché non esisterebbero privilegi. - -Certo: adottando cotesto sistema avreste Repubblica. Ah! direte, la -Repubblica è impossibile in Francia! il primo saggio non riuscí felice. -Che? non fu che un saggio, e retrocedete? Oh! noi siamo oggimai al -settantesimo saggio della monarchia -- e _l'ultimo è il pessimo!_ Come -non disperare? come non rovesciare un sistema contro al quale grida lo -sdegno, la delusione di quindici secoli? - -Noi abbiamo cercato propagare queste dottrine pubblicando gli scritti -popolari, che in oggi sommettono alla vostra inquisizione. Noi abbiamo -voluto parlare al popolo: hanno voluto impedire al popolo che ci -ascoltasse. Hanno trattato noi, come seduttori, il popolo come un -fanciullo: il popolo raccoglieva avidamente i nostri stampati: la -polizia s'impadroniva de' poveri venditori, che traevano da quegli -opuscoli la sussistenza delle loro famiglie; il dí dopo questa deforme -polizia facea vendere essa pure, e impunemente nelle strade dei libelli -sozzi di scurrili calunnie contro i patriotti pacifici, ch'essa -tormentava. O pudore pubblico! la polizia s'arroga sola il diritto -d'insegnare al popolo, d'educargli lo spirito, e il cuore! - -La prova sta, dic'essa, nel diritto ch'io ho d'immergervi nelle carceri, --- e l'ha fatto. Ma sei mesi di prigione non bastano alla sua collera: -essa esige altri sei mesi dal vostro giudizio. La nostra pazienza -stancherà questo potere di fatto; ma né le sue carceri, né le ammende -stancheranno noi: noi sfideremo quest'armi come abbiamo sfidato i suoi -assassini assoldati e i suoi libelli. - -Abbiamo a compiere una grande missione: noi la compiremo, se è -necessario, per altri quindici anni sul banco delle Corti di giustizia. -La compiremo sull'orme di quelle giovani vittime della libertà, il -sangue delle quali grida vendetta qua dentro. La compiremo sotto la -scure della tirannide, perocché la nostra è piú che missione: è un culto -sacro, è un fuoco che abbrucia, è l'amore dell'umanità. Ora il potere -prosiegua: confuti le nostre teoriche colla prigione, colle catene, -colle ammende, mentre sotto l'egida dell'impunità, il forense aumenta i -suoi illeciti guadagni, il capo d'ufficio divide coll'impresario, il -commissionario cogli uomini del potere, finalmente, il segretario di -Stato dà marito alle sue Frini vendendo gl'impieghi. Un potere ladro, ed -imbecille per un solo grido venuto dal fondo della coscienza riversi -pure sul capo del giusto, che lo proferisce tutta la collera che -dovrebbe rovesciarsi pure sul carlista che si cela ne' ranghi della -guardia nazionale; e sul sergente di città, che col favor delle tenebre -ha intinto il suo ferro nel sangue de' nostri concittadini. Prosiegua: -il piú lieve pretesto basti a tenerci sei mesi sotto un'accusa, mentre -una donna contro la quale stanno terribili probabilità, e gravi -sospetti, gode di tutta la sua libertà, direi quasi, esulta del suo -trionfo, pendente ancora il giudizio di sangue. I nostri fratelli siano -lasciati al gemito della fame, e del freddo nelle carceri, mentre questa -baronessa sfoggia la sua veste rossa nei balli della corte, che non -serba neppur tanto pudore per rifiutare i frutti per lo meno equivoci -d'un'adultera compiacenza. Tutto questo è naturale, perocché tutto -questo è monarchico. - -Ma noi che non assistiamo ai balli di corte, noi che non offriamo al -guardo d'un re poc'anzi repubblicano i nostri abiti rozzi ma immacolati, -noi che non curviamo il ginocchio davanti ai cosacchi, né abbiamo -tradita la causa dei popoli, noi che abbiamo le mani pure d'ogni benché -menoma frazione dei 25 milioni prodigati in quest'anno dai traditori ai -venali: ah! noi siamo colpevoli. -- Condannateci, condannateci se siete -servili al potere. Condannateci, ma non isperate cangiarci. Bensí -cercate un popolo diverso da quello del 1830, per chiedere la ricompensa -dovuta a tali atti. Perocché il popolo, che punisce collo spregio, -rimunera colla stima, -- e non è alla pubblica estimazione che aspirano -gli autori di siffatte condanne[82]. - -[82] Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda - unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti - come _amici del popolo_, furono condannati per le arringhe - proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che - dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo - sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura - francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa - Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica - furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici - dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX! - - - - 1831. - - - Crescit in adversis virtus. - - -Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata -rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo -fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non -rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi -nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa -schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge -possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa -causa della Libertà? - -Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto -avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o -sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo -secondava. - -Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà -avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e -tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni -d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed -inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili per costume -nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re -dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava -a sancirne il principio di _non intervento_ proclamato a favorire gli -sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era -data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di -Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento -delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati -nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per -l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di -Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono -questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro -patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non -dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in -civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, -si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di -condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni -stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú -larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio -tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il -Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e -piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico -tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. -S'impegna quindi la lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, -sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza -bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e -ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj -senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' -Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan -coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle -perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di -cantici e lodi sol la sovvenne. - -Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a -procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate -quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era -la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la -vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la -rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e -si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e -respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col -grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i -sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva. - -Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose -in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi -alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un -governo che di liberale non avea che l'apparenze, che simulando -tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e -dispotico. - -Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si -volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute -legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora -volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea -succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata -età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan -l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire -né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di -liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si -collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col -tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati -un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. -Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani -preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il -destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi -prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco -tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto -vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú -saggio. - -Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea -scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella -nella sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi -principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: -non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai -loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non -ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla -Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. -Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco -al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a -rimanere in uno stato di _quasi barbarie_ mandavano gli Ungheri da ogni -circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine -alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei -loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua -rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale -all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria -inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione -dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i -Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata -degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di -parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal -gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle -istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La -scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni -classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio? - -Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del -Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è -aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta. - -Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando -anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una -debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron -finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò -l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con -disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi -l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti -infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto -assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un -desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai -teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che -l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei -giovanili petti sensi italiani infondevano. - -Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col -compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per -sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e -l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno -spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi -seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli -undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito -servaggio. Ma ogni stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai -despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli -- leggi e -libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se -tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona -e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral -magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è -comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio -distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il -progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse -di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' -settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva -attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi -all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle -ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte -imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il -secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, -procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno. - -Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere -divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in -una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una -patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non -dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo -all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava il Menotti morendo, di -non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non -piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, -là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati -solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il -nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del -secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di -sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per -coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. -Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi -non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, -- che -l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri -di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve -essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito -municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo -volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire -all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. -- -Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto? - - _Mon._ - - - - RIVOLUZIONE DI PARIGI - - - (LUGLIO 1830). - -I Parigini, sempre inquieti pel sistema retrogrado che il re Carlo X -voleva far prevalere in Francia, attendevano che una qualche favorevole -circostanza presentasse loro il mezzo di smettere il giogo dal quale -erano oppressi. Gli editti reali del 25 luglio infransero le barriere ed -il fantasma del diritto divino fu dissipato dal coraggio del popolo di -Parigi. La monarchia, imposta dal dispotismo d'un milione di baionette, -fu rovesciata da 50,000 coraggiosi che seppero anteporre l'acquisto -della libertà allo spargimento del loro sangue. Il popolo parigino, -nelle tre memorabili giornate di luglio, vendicò i suoi diritti, -maltrattati dalla forza, e dal dispotismo degli alleati. Questo popolo -portò al supremo comando l'uomo puro, l'uomo integerrimo, l'uomo della -libertà, Lafayette: il trionfo del popolo, la sera del 29 luglio -sembrava assicurato. - -Una frazione d'uomini, corrotti e perversa, immaginò d'impadronirsi di -questa rivoluzione e di farla valere a suo profitto. D'una rivoluzione -nazionale si fece una rivoluzione di palazzo. Con questa mira si -allontanarono gli amici della causa popolare, e si avvicinarono al trono -gl'intriganti e gli ambiziosi. Furono congedati Lafayette, Dupont de -l'Eure, Odillon, Barrot, ecc., e conservati Talleyrand, Sebastiani, -Perrier, Montalivet, ecc. La rivoluzione di palazzo fece aprire le -trattative coi re dell'Europa, riconoscere gl'ignominosi trattati del -1814 e del 1815, ricusare le offerte dei Belgi, abbandonare, disperdere -i patriotti di Spagna e dell'Italia, e commettere l'azione la piú -impolitica e la piú infame, nel lasciar perire l'eroica Polonia. La -rivoluzione di palazzo rimase tutta a profitto di quei vili che ambivano -gli onori, gli impieghi, e le ricchezze. Costoro non si occuparono che -di quello soltanto che poteva e doveva consolidare il loro ben essere -particolare. Nel mentre che la corte, i ministri, e la Camera dei pari -favorivano i propri interessi, la Camera dei deputati non intendeva il -proprio dovere. Questa Camera avrebbe dovuto vigorosamente opporsi al -sistema che voleva adottare il suo governo. Essa non poteva ignorare la -pubblica opinione. La stampa periodica non ha mai taciuto; questa -interprete del voto nazionale, a rischio de' suoi materiali interessi, e -del suo ben essere, ha svelato i misteri, ed ha combattuto -incessantemente i nemici del popolo. Anche i pochi buoni -dell'opposizione hanno con coraggio sostenuto gl'interessi della causa -popolare, hanno però dovuto essi pure soggiacere alla maggioranza. -Gl'interessi della nazione furono sagrificati. - -La libertà, per tutto circondata dal potente e baldanzoso dispotismo, -come potrà trionfare? Ai Pirenei, alle Alpi, al Reno stanno in agguato i -piú acerrimi nemici della Francia e della libertà. Come potrà prosperare -l'industria francese, avendo gl'Inglesi alla direzione delle manifatture -del Belgio? In caso di guerra, che disposizioni potrà dare un generale -francese, avendo un re inglese ad Ostenda, a Mons, ed a Lussemburgo? -Quando piú mai la Francia vedrà tre milioni di Polacchi, resi dal loro -coraggio indipendenti, combattere in favore della stessa causa, e -degl'interessi di lei! - -La gioventú francese, colla coscienza del suo vero bene, voleva correre -a Brusselles per aiutare quel popolo che spargeva il suo sangue, per -unirsi alla Francia. L'eroica difesa dei Polacchi trovava simpatia ed -ammirazione in ogni cuore. Allorché si è voluto rallegrare la guardia -nazionale di Parigi, e distrarla dai sinistri riflessi che potevano -esserle richiamati dall'anniversario delle tre giornate, si è immaginato -di far spargere la notizia di una vittoria riportata dai Polacchi. Il -machiavellismo del ministro francese credette utile di traviare il -pensiero dei Parigini, facendo trovar loro sulla Vistola quella -consolazione che non potevano avere sulla Senna. - -Gloria eterna al coraggio ed all'intrepidezza del popolo di Parigi, ed -esecrazione a coloro che fecero piegare il trionfo del popolo a -vantaggio d'una rivoluzione di palazzo. Esecrazione a coloro che -soffrono vilmente, che la causa della libertà perda il frutto di -circostanze cotanto favorevoli. - -Non tarderà no il giorno nel quale la Francia dovrà pentirsi di essere -stata spettatrice indifferente del sacrifizio della sua libertà, e di -avere lasciato nelle mani di pochi intriganti il destino della patria. -Sí; la Francia si pentirà di aver permesso che l'egoismo del traffico e -dell'ambizione abbiano prevalso al ben essere, alla gloria, ed all'onore -dell'intera nazione. - - _Articolo comunicato._ - - - - AGLI ITALIANI. - - -Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti -tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo -francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo -vincere tutte le difficoltà che s'attraversano -- non isvolgere -convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche, -politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente -- ma -noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani. - -Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli --- tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è -l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non -ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi -in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a' -governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi -pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose -agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a -snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni -giorno segna una vittima della tirannide -- e non v'è alcuno che ne -raccolga l'ultima maledizione. Ogni giorno genera un voto, una idea di -progresso nei giovani cuori -- e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i -voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si -perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità. --- E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma -solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non -s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente -in obblio. - -Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che -dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini, -dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in -un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a -reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate -contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano -quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perché -_l'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte_, e Maometto, che -proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una -mano, e il Corano nell'altra. -- E noi potremmo citare le circolari date -dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto -del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne -la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a -vedere se mai ne fossero portatori. - -Però, noi ci determinammo all'impresa. - -Ma siffatte imprese non giungono all'intento, se non durano ostinate, e -progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è -vasta, continua, ed universale. -- Di mille esemplari d'uno scritto, -cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le -paure degli uomini a' quali giungono. -- Gli altri circolano -generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado -alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e -dagli agi. -- Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è -parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. -- E -però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a -questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a' -parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. -- Ma -perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può -- è -d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente -- è -d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri, -nelle università, dappertutto la _parola libera_ s'affacci agli -oppressori, come il _Mane, Thecel, Phare_ di Balthazar. - -E perciò -- noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio -- a quanti -giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla -natura -- a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono -mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa -- Italiani, nostri -concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se -non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii --- se vi pare che noi non siamo indegni di assumerci questo ministero, -sta in voi di promuoverlo. -- Spiate la tirannide che v'opprime, ne' -suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie, -che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le -vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano -fino a noi -- additateci il linguaggio che trova la via dei cuori: -rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza, -gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il -terreno da noi. -- Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi -necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. -- -Abbiate fede in noi. -- Noi la richiediamo, perché sappiamo di -meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non -arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le -intenzioni sante, e il proposito deliberato. - -Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi -innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla -d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. -- Noi la -sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se -avranno a ricadere stanche sul petto -- ed altre braccia non -sottentreranno alle nostre -- noi ci racchiuderemo nel silenzio, -aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione. - - _Mazzini._ - - - - - ---- - - - - - Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza -annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti -refusi (tra parentesi il testo originale): - - xvi -- par le capitaine [capitain] De Martino - 13 -- voluto dal [del] secolo - 23 -- perché l'anima dello [della] schiavo - 23 -- e la vicenda [vicendo] europea - 53 -- mandarono pertanto a lord Whitworth [loro Wothworth] - 56 -- poteva da un punto all'altro riuscire [riusciere] - 87 -- e de' delitti consumati [consusumati] - 102 -- La riunione pone in pericolo [periricolo] - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38509 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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