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- La Giovine Italia
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: La Giovine Italia
-
-Author: Giuseppe Mazzini
-
-Release Date: January 06, 2012 [EBook #38509]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- BIBLIOTECA STORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO
- pubblicata da _T. Casini_ e _V. Fiorini_. -- _Serie III, N. 6_
-
- LA
- _Giovine Italia_
-
-
- NUOVA EDIZIONE
- A CURA
- DI
- MARIO MENGHINI
-
-
- ROMA
- SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI
- --
- 1902
-
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-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI
-
-
-_Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della Società si
- ritengono per contraffatti._
-
-
- (01-621) Roma, Tipografia Enrico Voghera.
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- INDICE
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- INTRODUZIONE.
- DELLA GIOVINE ITALIA
- ORAZIONE per Cosimo Damiano Delfante
- ROMAGNA
- _Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA,_ benemerito
- italiano, gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli,
- nel 1821.
- LA VOCE DELLA VERITÀ
- SOCIETÀ DEGLI AMICI DEL POPOLO.
- DISCORSO PRONUNCIATO DA RASPAIL, PRESIDENTE DEGLI AMICI DEL
- POPOLO.
- 1831.
- RIVOLUZIONE DI PARIGI
- AGLI ITALIANI.
-
- ----
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-
-
- INTRODUZIONE.
-
-
-Il giornale _La Giovine Italia_, indicato nel frontispizio come una
-«serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria
-della Italia, tendenti alla sua rigenerazione», è un de' rappresentanti
-maggiori, se non il migliore, di quella raccolta di periodici
-mazziniani, che s'inizia con l'_Indicatore Genovese_, che si chiude con
-la _Roma del Popolo_, e che aspetta sempre uno studioso di coscienza, il
-quale ne indaghi le vicende e ne stabilisca l'importanza, certamente
-moltissima, che tiene tra la stampa periodica italiana negli anni piú
-splendidi del nostro Risorgimento[1]. Divenuto raro sin da' primi anni
-della sua pubblicazione, tanto per le difficoltà che incontrava nel
-diffondersi all'interno ed all'estero, quanto per il pericolo che
-minacciava tutti coloro che ne possedessero qualche fascicolo, dacché,
-una volta scoperti, avrebbero scontato «l'errore con una vita di
-dolore[2]», il periodico si sarebbe dovuto ristampare per le cure stesse
-del Mazzini, di modo che, ristretto nel materiale, sfrondato degli
-articoli di minore importanza, avrebbe potuto ancor degnamente
-rappresentare l'eco di nobilissimi propositi, i quali, anche sette anni
-dopo, possedevano il pregio dell'attualità: inerte, torpido, prostrato
-sotto il vigile occhio dell'Austria e dei governi d'Italia essendo
-sempre il paese, che il grande apostolo tentava ancora una volta di
-galvanizzare, uscente da quella tremenda _tempesta del dubbio_ dapprima,
-e dal doloroso raccoglimento di poi, in cui rimase per oltre anni,
-quando una persecuzione senza tregua lo ebbe obbligato ad abbandonare la
-Svizzera e avere un piú sicuro asilo in Inghilterra.
-
- [1] Un saggio notevole è però quello di _Piero Cironi_, _La stampa
- nazionale in Italia_ (in _Piovano Arlotto_, a. III (1860), pp.
- 381-414 e 563-581).
-
- [2] Avuta notizia che la _Giovine Italia_, nonostante le molte
- persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare
- ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione
- omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a
- regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:
-
- _Carlo Alberto, ecc._
-
- «La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che
- s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri
- Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto
- conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la
- necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e
- reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa
- scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di
- Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:
-
- _Art. 1._ -- L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri,
- giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a
- mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della
- nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit.
- 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2
- del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale
- di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà
- estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel
- numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che
- fossero introdotti per essere disseminati.
-
- Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o
- promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4
- delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib.
- 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero
- cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.
-
- _Art. 2._ -- Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi
- stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i
- detti libri, giornali, scritti o disegni.
-
- _Art. 3._ -- Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo,
- anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di
- rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e
- nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al
- Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta
- fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del
- Senato, col carcere fino a due anni.
-
- _Art. 4._ -- Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento
- antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali
- Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del
- Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore
- o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà
- tenuto segreto.»
-
- In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante
- nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i
- possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza
- del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere,
- era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a
- qualche soldato la _Giovine Italia_»; con altra del 13 giugno 1833
- si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa
- ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo
- catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano,
- sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso
- intitolato la _Giovine Italia_»: con altra del 20 successivo il
- causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a
- scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne
- con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui
- arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione»,
- distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente la
- _Giovine Italia_.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il
- Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a
- Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo,
- artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni
- per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo
- Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli
- della _Giovine Italia_ e varie carte settarie. E il Pezzini, con
- sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che
- gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a
- vita.» Cfr. _A. Sorbelli_, _La congiuria Mattioli_; Roma, Soc. Ed.
- Dante Alighieri, 1901, p. 140.
-
-La ristampa doveva compiersi a Parigi, per i tipi della vedova Lacombe,
-casa editrice ben nota agli studiosi del nostro Risorgimento, in quanto
-ad essa gli esuli italiani di Francia affidarono gran parte de' loro
-scritti, perché fossero divulgati per le stampe. Alla fine di maggio del
-1840 uscì infatti il seguente manifesto che annunciava la nuova edizione
-del periodico: "L'edizione della _Giovine Italia_ essendo da piú anni
-esaurita, alcuni italiani hanno pensato che una ristampa potrebbe
-riuscire giovevole all'educazione della gioventú italiana ed avviamento
-a nuovi lavori. Ma tra gli scritti contenuti in quella raccolta, molti
-uscirono dettati dall'impulso di circostanze oggi modificate, e non
-importa ripubblicarli; altri, dotati di valore storico piú che teorico,
-spetterebbero ad una collezione ordinata con intento diverso da quello
-degli editori di quest'annunzio. L'intento è quello di presentare agli
-Italiani, raccolti in un libro, que' scritti soli che contengono il
-programma primo della _Giovine Italia_, e insegnano nello spirito
-dell'associazione il fine da prefiggersi agli sforzi della nazione, e i
-mezzi opportuni a raggiungerlo. E que' scritti spettano presso che tutti
-a un solo fra i collaboratori, Giuseppe Mazzini. Gli editori si sono
-dunque rivolti a lui richiedendolo d'ordinar quegli articoli, condurre a
-termine quei ch'erano rimasti, pe' casi de' tempi, imperfetti,
-modificare e aggiungere dov'ei credesse. Risultato di un lavoro siffatto
-è il libro che qui si propone alla sottoscrizione, col titolo: _La_
-_Giovine Italia_, _raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da
-Giuseppe Mazzini._ Oltre un'introduzione e un articolo scritto ora
-espressamente dall'autore, ecco i titoli degli argomenti che entreranno
-in questa ristampa: La _Giovine Italia_, programma politico; D'alcune
-cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia; --
-Dell'Unità Italiana; -- Della guerra d'insurrezione; -- Ai preti
-Italiani; -- Ai poeti, pensieri; -- Fratellanza de' popoli; -- Cose di
-Savoia; -- Lettera alla Gioventú Italiana, ecc. ecc. -- Due volumi.
-Prezzo 6 franchi per i sottoscrittori, 8 per gli altri, ecc. Parigi». Ma
-il periodico aveva suscitato troppo fermento in Italia, perché tutti i
-governi non si commovessero all'annuncio che ancora una volta si
-tentasse diffonderlo nel popolo. Cominciarono quindi i preparativi per
-impedirgli l'entrata all'interno, tanto piú che la pubblicazione di esso
-segnava il cominciamento d'un nuovo periodo di riscossa, alla quale il
-Mazzini s'accingeva con metodi piú pratici, migliori ad ogni modo di
-quelli che già gli aveano procurate due amare delusioni, lanciando quel
-memorando invito agli Italiani, perché s'aggregassero alla _Giovane
-Italia_ e operassero «tutti concordemente colla massima attività pel
-conseguimento del divisato intento». Una circolare a tutti i commissari
-superiori di polizia nel Lombardo-Veneto avvertiva il 25 luglio dello
-stesso anno: «Con apposito avviso a stampa la tipografia di Madama
-Lacombe di Parigi ha pubblicato da poco tempo la comparsa d'una nuova
-opera divisa in due volumi in ottavo, ed accordata in via di
-associazione in Parigi al prezzo di sei franchi, quale porta per titolo:
-_La Giovine Italia_, raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da
-Giuseppe Mazzini. Collo stesso avviso si avverte che l'opera suddetta,
-compilata dietro quanto si potea ora esigere dal già seguito mutamento
-di tempi e di circostanze, tende specialmente ad istruire la gioventú
-nelle massime professate dalle società segrete.
-
-«Rendendone perciò consapevole cotesto..... lo s'invita simultaneamente
-a voler attivare le piú energiche ed avvedute misure di sorveglianza,
-all'uopo di possibilmente scoprire ed impedire la clandestina
-introduzione delle preaccennate diaboliche produzioni, quali nel caso di
-scoperta dovrebbero essere tantosto sequestrate e rimesse a questa
-Direzione Generale, cui dovrebbero essere scortati anche quegli
-individui che mai ne fossero trovati in possesso, onde procedere in loro
-confronto, a norma delle superiori istruzioni»[3].
-
- [3] _Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia
- dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848_; Capolago, tip. Elvetica, 1852,
- vol. III, p. 52.
-
-Tuttavia la ristampa della _Giovine Italia_, per ragioni che ora ci
-sfuggono, non poté effettuarsi, come era sfumato il disegno, concepito
-cinque anni prima, di pubblicare il giornale in una traduzione francese,
-che avrebbe dovuto compiersi a Losanna[4]. Probabilmente, le
-persecuzioni de' governi d'Italia, le rimostranze de' gabinetti esteri a
-quello di Luigi Filippo, subdolo quanto mai in quegli atti del suo
-governo che si riferivano alle mene contro i rifugiati politici,
-contribuirono a fare abortire il nobile proposito, il quale forse non fu
-aiutato abbastanza da' sottoscrittori. La _Giovine Italia_ rimase quindi
-ciò che si dice una vera rarità bibliografica, sconosciuta ai più, anche
-a coloro che ne parlarono di proposito, ma che ne ignorarono gran parte
-del contenuto, perché, ad eccezione di quegli scritti, che il Mazzini
-inserì nella raccolta delle sue opere, e che poterono quindi consultarsi
-con più agio, l'altra parte, certamente meno importante, ma forse più
-curiosa e più utile allo studioso, in quanto riflette le passioni del
-momento, e abbonda di particolari di grande interesse per la storia del
-Risorgimento, seguitò a rimanere inaccessibile. Onde parve a noi che
-ripigliando il proposito del Mazzini, allargandolo in quei concetti che
-nel 1840 potevano essere più plausibili, e ristampando integralmente i
-sei fascicoli della _Giovine Italia_, riproducendo esattamente, o almeno
-fin dove era possibile, le caratteristiche esterne ed interne del
-periodico, si sarebbe reso, come si dice, un utile servigio agli
-studiosi della nostra storia nazionale.
-
- [4] Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'_Europa
- Centrale_ del 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione,
- che forse fu inserito anche in altri periodici:
-
- «Le journal, la _Giovine Italia_, fondé par les plus nobles débris
- de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir
- de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge
- serait superflu dans notre bouche.
-
- «Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si
- puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là
- mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la
- plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à
- l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si
- remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et
- la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis
- longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous
- l'avons rempli.
-
- «Nous avons pensé que nous devions retrancher de la _Giovine
- Italia_, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui
- serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous
- n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement
- connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité
- sanglante.
-
- «Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les
- productions à venir de la _Jeune Italie_. La traduction de ce qui a
- paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de
- 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un
- supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire
- de la _Revue républicaine_ quelques-uns des articles dont M.
- Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette
- publication.
-
- «Les livraisons auront lieu par volume.
-
- «Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et
- les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette
- époque.
-
- «Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement,
- a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.
-
- «La souscription sera close au 20 avril prochain.
-
- «On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes
- villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à
- Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de
- réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les
- frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront
- lieu».
-
-Il còmpito al quale ci siamo assunti è stato poi agevolato dal fatto che
-una copia completa della _Giovine Italia_ è conservata nel fondo
-_Risorgimento_ della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. La
-grande cortesia del bibliotecario, conte Domenico Gnoli, ci permise di
-trascriverla tutta, dando agio a me e al tipografo di riprodurre
-esattamente il frontespizio e tutte quelle particolarità che possono
-offrire al possessore di questa ristampa l'illusione di aver presso di
-sé l'originale, dal quale ad ogni modo, non riproducemmo, liberandoci
-d'una soverchia pedanteria di editore diplomatico, gli errori di stampa
-e l'errata-corrige. Diremo di più che a piede di pagina abbiamo notato
-le varianti degli scritti mazziniani risultate dal confronto tra la
-_Giovine Italia_ e la prima edizione degli _Scritti editi e inediti_
-intrapresa per le cure stesse dell'autore nel 1861, perché ci parve che
-il Mazzini, grande stilista, più di quanto ai più non sembri, abbia
-sempre prediletto di tormentare la forma classica del periodo. Abbiamo
-di più posto alla fine della pubblicazione un indice analitico, che
-servirà allo studioso per orientarsi e indagare per entro il periodico.
-
- ***
-
-Sono abbastanza note, perché le narrò, forse con troppo parsimonia, lo
-stesso Mazzini in alcuni di quei preziosi _Ricordi autobiografici_
-sparsi ne' primi volumi dei suoi _Scritti editi e inediti_, le origini
-del periodico. Esso fu ideato, insieme con l'associazione omonima, nel
-forte di Savona, dove il Mazzini era stato rinchiuso, dopo che la
-delazione di Raimondo Doria aveva rivelate al governo sardo le deboli
-fila della Carboneria genovese, alla quale aveva aderito qualche tempo
-prima il grande Italiano, allora agli inizii della sua carriera di
-cospiratore, «Ideai -- dice egli stesso -- in quei mesi
-d'imprigionamento in Savona, il disegno della _Giovine Italia_; meditai
-i principii sui quali doveva fondarsi l'ordinamento del partito, e
-l'intento che dovevamo dichiaratamente prefiggerci: pensai al modo
-d'impianto, ai primi ch'io avrei chiamato ad iniziarlo con me,
-all'inanellamento possibile del lavoro cogli elementi rivoluzionari
-Europei»[5]. Liberato dal carcere, a condizione che scegliesse tra un
-soggiorno, che non fosse Genova, né Torino, né un punto qualsiasi delle
-spiagge liguri, e l'esilio, preferì quest'ultimo. E nell'esilio, dopo la
-lettera a Carlo Alberto, che gli procurò l'ira del governo sardo, dopo
-tante delusioni ch'ebbe per l'abortita insurrezione dell'Italia centrale
-e per la mancata prima spedizione in Savoia, mise ad effetto il disegno
-che avea maturato nel forte di Savona, cioè «la fondazione della
-_Giovine Italia_» a cui provvide quando dalla Corsica ritornò a
-Marsiglia, e «fermo nell'idea d'iniziare la doppia missione segreta e
-pubblica, insurrezionale e educatrice», s'affrettò a stampare il
-manifesto del periodico, che fu divulgato sul finire del 1831, a poca
-distanza dalla pubblicazione del primo fascicolo[6].
-
- [5] _Scritti editi e inediti_, vol. I, p. 38.
-
- [6] Questo manifesto fu in seguito ristampato in _Scritti_, ecc., I,
- 122 e segg.
-
-Ben modesti furono gl'inizi del giornale, perché quasi tutti gli esuli
-erano «dissestati in finanza». Tuttavia Giacomo Ciani, un de' due
-fratelli che tanto diedero d'opera e di danaro in que' primi movimenti
-patriottici, fece «guarentigia per ottomila franchi al periodico»[7]; il
-Mazzini «andava economizzando quanto più poteva sul trimestre che _gli_
-veniva dalla famiglia»[8]; altri aiutarono in diverse guise, come quel
-La Cecilia «allora dirittamente buono», che giunto in Marsiglia dalla
-Corsica, dove s'era rifugiato dopo l'infelice tentativo di Lione, si
-fece compositore di caratteri, e ad un tempo collaboratore; come
-Giuseppe Lamberti, l'amico, il segretario fidato del Mazzini, che
-assunse la correzione delle bozze. Insomma fu un affratellamento de' più
-eroici, accesi tutti del nobile entusiasmo di divulgare scritti che
-avrebbero infiammato i giovani italiani del santo amore della patria.
-«Vivevamo uguali e fratelli davvero -- assicura il grande cospiratore,
--- d'un solo pensiero, d'una sola speranza, d'un solo culto all'ideale
-dell'anima; amati, ammirati per tenacità di proposito e facoltà di
-lavoro continuo dai repubblicani stranieri; spesso -- dacché spendevamo,
-per ogni cosa, del nostro, -- fra le strette della miseria, ma giulivi a
-un modo e sorridenti d'un sorriso di fede nell'avvenire. Furono, dal
-1831 al 1833, due anni di vita giovine, pura e lietamente devota, com'io
-la desidero alla generazione che sorge. Avevamo la guerra accanita
-abbastanza e pericoli, com'ora dirò, ma da nemici dai quali
-l'aspettavamo. La misera tristissima guerra d'invidie, di ingratitudini,
-di sospetti, e calunnie da uomini di patria e spesso di parte nostra,
-l'abbandono immeritato d'antichi amici, la diserzione della Bandiera,
-non per nuovo convincimento, ma per fiacchezza, vanità offesa e peggio,
-di quasi una intera generazione che giurava in quegli anni con noi, non
-aveva ancora non dirò sfrondato o disseccato l'anime nostre, amorevoli
-oggi e credenti siccome allora, ma insegnato a noi pochi
-
- La vïolenta e disperata pace,
-
-il lavoro senza conforto di speranza individuale, per sola riverenza al
-freddo, inesorabile, sacro dovere»[9].
-
- [7] Lettera del Pecchio al Panizzi in _Lettere ad Antonio Panizzi_;
- Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.
-
- [8] _Scritti_, ecc., vol. I, pp. 122.
-
- [9] _Scritti_, ecc., vol. I, p. 395-396.
-
-Ma a questi pericoli i quali il Mazzini poteva prevedere, agli altri,
-che pur troppo furono un fatto compiuto e si chiusero, tragicamente, col
-sangue, altri ancora s'addensavano sui capi di quei magnanimi, dacché la
-vigile polizia sarda a Marsiglia ne spiava attentamente i più riposti
-propositi, riferendoli al governo centrale di Torino. Infatti, nel
-dicembre del '31 il consolato sardo a Marsiglia era in grado di scrivere
-al suo governo: «Mi annunziano che una società di rifugiati italiani,
-alla testa dei quali si trova l'avvocato Mazzini, si sta attualmente
-occupando per trovar mezzo di pubblicare un giornale sotto il titolo di
-_Giovine Italia_, proprio ad esaltare gli spiriti e indurli alla
-rivolta, coll'idea poi di spanderlo a profusione per tutta Italia»[10];
-il mese dopo, il Morra, governatore d'una città di frontiera del
-Piemonte, scriveva al ministro Tonduti della Scarena: «Coll'ultimo
-corriere di posta m'è pervenuto dal solito corrispondente di Marsiglia
-una nota contenente in ispecie alcune ben interessanti indicazioni sia
-riguardo alla società sotto il titolo di _Giovine Italia_, quanto
-principalmente sui corrispondenti, che li capi di detta Società trovansi
-avere tanto in Genova che a Bologna. Il solito corrispondente, essendo
-non senza difficoltà pervenuto a procurarsi il manoscritto del prospetto
-di quel giornale sotto il nome di _Giovine Italia_, che alcuni
-fuorusciti hanno intenzione di stampare in Marsiglia, me ne ha
-coll'ultimo corriere trasmessa copia. Da quanto egli mi annunzia, il
-primo numero di quel tal giornale verrà senza fallo pubblicato il 1º del
-prossimo mese di febbraio, e non ostante tutte le precauzioni che i
-redattori prendono, perché non capiti nelle mani che dei soli loro, mi
-lusingo nulladimeno di averne regolarmente un esemplare. Sto altresì
-occupandomi per conoscere di quali altri mezzi, oltre li indicati,
-potranno per avventura prevalersi li detti redattori dello stesso
-giornale in Italia»[11]. Prosa, come si vede, sporca e negletta, come
-l'abito della spia. La quale, seguendo il suo ufficio con assai
-diligenza, scriveva da Marsiglia alla Polizia torinese nel marzo dello
-stesso anno: «Enfin l'ouvrage périodique vient de paraître, et il a été
-distribué hier matin à tous les abonnés..... Il m'a été assuré par
-quelqu'un qui est à même de le savoir que le principal envoie en Italie
-aura lieu par le bateau à vapeur le _Francesco Primo_, commandé par le
-capitaine De Martino, qui partira de cette ville le 31 de ce mois. Le
-capitaine est l'intime ami de Mazzini, et ce qui est cause qu'on compte
-plus sur lui qui tout autre. Mais indépendemment de celà, on se propose
-de profiter de toutes les occasions favorables qui peuvent se présenter.
-Ils ont des abonnés à Gènes, à Milan, mais sortout dans les quatres
-légations»[12].
-
-[10] Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su
- l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino da _Nicomede Bianchi_,
- che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume: _Vicende del
- Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854_; Savona, tip.
- Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.
-
-[11] _N. Bianchi_, op. cit., pp. 18-19.
-
-[12] _N. Bianchi_, op. cit., p. 19.
-
-Ma, nonostante le molte persecuzioni che forse si saranno usate per
-impedirne la pubblicazione, il 18 marzo del 1832 era pronto, per essere
-irraggiato su tutta la penisola, come un astro nuovo, puro, virgineo,
-che riscaldava di calore insolito l'intorpidita coscienza degl'Italiani,
-il primo fascicolo di quella raccolta periodica di scritti, i quali,
-osserva uno storico che fu tra' piú temuti avversari del Mazzini, e qui
-intendo accennare a Nicomede Bianchi, «col battesimo in fronte di
-_Giovine Italia_, erano indirizzati dal Mazzini a preparare una
-rivoluzione popolare di concorso e di attuamento; comecché invero essi
-dettati fossero in una lingua ardua non solo alle plebi, ma a molti
-eziandio che non si stimano plebe»[13]. Ma, questa, che nella mente del
-Bianchi (e non del solo storico della _Diplomazia europea in Italia_)
-potè sembrare un difetto della _Giovine Italia_, era invece una delle
-sue forze. Sino allora, se ne togli qualche rarissimo opuscolo, ad
-esempio il tremendo libello del Panizzi contro il Duca di Modena, la
-letteratura patriottica dal 1821 in poi deve considerarsi una specie di
-accademia; sembra, infatti, che gli scrittori, piú del contenuto!, si
-preoccupino della forma nelle loro argomentazioni; piú della patria,
-delle persone; e questo effetto produce la lettura di quella miriade di
-libri, di opuscoli, di fogli volanti usciti pro e contro coloro che
-avevano partecipato ai moti rivoluzionari del 1831 nell'Italia Centrale.
-Invece la _Giovine Italia_, sotto l'impulso del suo direttore, che volse
-e diresse le coscienze italiane ad altri ideali, con la santissima
-formula che non finí mai di ripetere, essere la vita una missione, una
-virtú il sacrifizio, che alla distanza di settanta anni sono oggi sempre
-gli stessi, o almeno dovrebbero esser tali, ebbe un diverso obbiettivo.
-«A principio -- scrive il Mazzini nel settembre del 1832 a Pietro
-Giannone, -- volendo pure cacciare innanzi il sistema nostro, ho dovuto
-esaltare la gioventú, e ingigantirla a' suoi proprii occhi. Vinto oggi,
-o quasi, quel primo tumulto ch'io prevedeva, ch'io suscitai
-deliberatamente, perché mi pareva necessaria una separazione fra chi
-vuole esser forte, e chi è debole, o peggio, io scemerò gradatamente le
-mie lodi a' giovani, serbandole a' fatti». E qui sta tutto il segreto
-della potenza di Giuseppe Mazzini; né alcuno meglio di lui, che aveva la
-parola dell'ispirato, la purezza di costumi d'un angelo, la tenacia di
-proposito d'un uomo veramente superiore, le predizioni d'un profeta,
-alcuno meglio di lui, ripetiamo, con buona pace di Nicomede Bianchi, che
-destinò molte pagine d'un suo libro per dimostrare il contrario, poteva
-degnamente prestarsi al nobile assunto.
-
-[13] Id., p. 19.
-
- ***
-
-Il primo fascicolo della _Giovine Italia_ uscí, insieme col secondo[14],
-il 18 marzo 1832. Tipografo ne era Giulio Barile, amministratore e
-gerente Vittorio Vian. Parecchi illustri esuli, quali Guglielmo Libri,
-Antonio Benci, Giovanni Berchet, Giuseppe Pecchio, avevano promesso la
-loro collaborazione, che poi non effettuarono mai, onde il Mazzini si
-lamentava giustamente d'essere rimasto quasi solo[15]. Egli però doveva
-essere molto contento del successo ottenuto, poiché nel novembre del
-1832 scriveva a Carlo Didier, l'autore della _Rome Souterraine_: «Le
-journal a suscité une telle clameur, dès sa première apparition qui,
-inexplicable pour tout étranger non initié à nos querelles
-d'organisation politique, ne l'est pas pour moi. Cette clameur je
-l'avais prévue et calculée d'avance. Elle se rattache aux évènements
-politiques qui ont agité l'Italie à la surface en 1831. Je dis à la
-surface, parce que là gît tout le levain de discorde entre nous et les
-vieillards; c'est à la surface qu'ils agitent et agiteront toujours
-l'Italie, car ils craignent l'orage, ils ont peur de soulever de
-tempêtes au milieu desquelles leurs faibles mains ne puissent pas
-gouverner; nous nous voulons remuer cette terre jusqu'aux entrailles;
-nous voulons bouleverser cette eau morte, soulever le flot de l'activité
-populaire; que si le débordement nous entraînera nous les premiers, peu
-importe; nous en sommes à ce point, auquel il faut prononcer le grand
-mot, dût-il coûter la vie à celui qui le prononce»[16]. Ma quante
-fatiche per metterlo insieme e quante astuzie perché potesse circolare
-in Italia! «Eravamo, Lamberti, Usiglio, un Lustrini, G. B. Ruffini ed
-altri cinque o sei modenesi, quasi tutti soli, senza ufficio, senza
-subalterni, immersi l'intero giorno e gran parte della notte nella
-bisogna, scrivendo articoli e lettere, interrogando viaggiatori,
-affratellando marinai, piegando fogli di stampa, legando involti,
-alternando tra occupazioni intellettuali e funzioni di operai»[17].
-Tuttavia il lavoro di contrabbando, vitale per la _Giovine Italia_, irto
-di pericoli e di responsabilità per chi lo compieva e per chi lo
-commetteva, era mirabile. «Un giovane, Montanari, -- scrive il Mazzini
-ne' suoi _Ricordi autobiografici_, -- che viaggiava sui vapori di Napoli
-rappresentandone la Società, e morí poi di colèra nel mezzogiorno di
-Francia, altri, impiegati sui vapori francesi, ci giovarono moltissimo.
-E finché l'ira dei governi non fu convertita in furore, affidavamo ad
-essi gli involti, contentandoci di scrivere sull'involto destinato per
-Genova un indirizzo di casa commerciale non sospetta in Livorno, su
-quello che spettava a Livorno un indirizzo di Civitavecchia e via cosí:
-sottratto in questo modo l'involto alla giurisdizione doganale e
-poliziesca del primo punto toccato, l'involto serbavasi
-dall'affratellato sul battello, finché i nostri, avvertiti, non si
-recavano a bordo dove si ripartivano le stampe celandole intorno alla
-persona. Ma quando, svegliata l'attenzione, crebbe la vigilanza e furono
-assegnate ricompense a chi sequestrasse, e pronunziato minacce tremende
-agli introduttori -- quando la guerra inferocí per modo che Carlo
-Alberto, con editti firmati dai ministri Caccia, Pansa, Barbaroux,
-Lascarène, intimò, a chi non _denunzierebbe_, due anni di prigione e una
-ammenda, promettendo al _delatore_ metà della somma e il segreto --
-cominciò fra noi e i governucci d'Italia un duello che ci costava sudori
-e spese, ma che proseguimmo con buona ventura. Mandammo i fascicoli
-dentro barili di pietra pomice, poi nel centro di botti di pece intorno
-alle quali lavoravamo, in un magazzinuccio affittato, la notte: le
-botti, dieci dodici, si spedivano numerate per mezzo d'agenti
-commerciali ignari a commissionari egualmente ignari ne' luoghi diversi,
-dove taluno dei nostri, avvertiti dell'arrivo, si presentava a
-mercanteggiare la botte che indicava col numero il contenuto. Cito un
-solo dei molti ripieghi che andavamo ideando»[18].
-
-[14] «Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno
- alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo
- uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini
- al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume
- dell'_Epistolario di G. M._, Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.
-
-[15] Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia
- scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi
- mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di
- scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta
- sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un
- buon giornale possa giovar molto all'Italia.» _Epistolario_ cit.,
- I, 6.
-
-[16] Questa lettera fu pubblicata nell'_Avvenire_ di Novara, a. X, 9
- marzo 1889, e ristampata nell'_Epistolario_ cit., vol. I, pp.
- 36-40.
-
-[17] _Scritti_, ecc., vol. I, p. 395.
-
-[18] _Scritti_ ecc., vol. I, pag. 396-397.
-
-Nonostante, quindi, le immense difficoltà e la vigilanza quasi febbrile
-della polizia, la _Giovine Italia_ entrava di soppiatto ne' luoghi dove
-poteva maggiormente riscaldare e far palpitare. Da Marsiglia e da
-Lugano, co' metodi indicati dal Mazzini e con altri che usavano i
-patriotti, facendo a gara d'astuzia con la polizia, il verbo della nuova
-associazione si diffondeva per la penisola. «Fra le risultanze
-processuali apparve che la filatura di cotone di Castiglione, presso
-Lecco, era una fucina contro lo straniero, e che ivi i fratelli Grassi
-ricevevano i pacchi della _Giovine Italia_ e del _Tribuno_»[19]. Da
-Genova, dove giungevano per la via di Marsiglia, i fascicoli erano
-distribuiti ad Alessandria, Casale, Vercelli «per il tramite
-Ruffini-Pianavia-Girardenghi-Bossi-Stara»[20]; né valse che una volta,
-il 4 luglio 1832, la polizia, avutane notizia da qualche vile delatore,
-scoprisse a colpo sicuro molte copie del periodico nel doppio fondo di
-un barile diretto dal Mazzini alla madre: perché, se vigili e talvolta
-bene informate, erano le polizie italiane, audacissimi si dimostravano
-gli affigliati della _Giovine Italia_.
-
-[19] _De Castro_, _Cospirazioni e processi in Lombardia_ (1830-35),
- nella _Rivista Storica Italiana_, an. IX [1894], pag. 439.
-
-[20] _Faldella_, _I fratelli Ruffini e la_ Giovine Italia; Torino, Roux,
- pag. 221-222.
-
- ***
-
-Ma non erano solo i governi a combattere ad oltranza il periodico, in
-quanto i giornali, apparsi nell'Italia centrale subito dopo la
-rivoluzione del 1831, quasi a distruggere le idee liberali che si
-andavano sempre piú sviluppando, si fecero paladini e corifei de'
-governi reazionari, comprendendo subito che il nemico col quale doveano
-cimentarsi era veramente terribile. «Che cosa è la _Giovine Italia_?» si
-domandava un di questi giornali[21], il piú feroce di tutti, la _Voce
-della Verità_ di Modena, diretto apparentemente da Cesare Galvani,
-dacché gl'ispiratori erano il Canosa e il balí Sanminiatelli, i due piú
-ascoltati consiglieri del Duca di Modena. E rispondeva: «La _Giovine
-Italia_ è un magazzino di sferravecche del filosofismo del secolo
-passato, è una compilazione alla vecchia moda rivoluzionaria di Francia
-scritta nel vecchio gergo del 1793.
-
-[21] Prima del direttore della _Giovine Italia_, la _Voce della Verità_
- avea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da
- certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo
- nel 1831 un _Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti_. Nel num.
- 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:
-
- «È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha
- guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:
- _Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti_. I Redattori della
- _Voce della Verità_ avean pensato prima di abbandonarlo al
- disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo
- vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie
- conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà
- risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.
-
- «Intanto il Direttore della _Voce della Verità_, Cesare Galvani,
- Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della
- Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome
- ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che
- l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima
- sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue
- provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è
- consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi
- Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori della
- _Gazzetta dell'Italia Centrale_ [il sotto titolo della _Voce della
- Verità_] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta,
- come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque
- degli _Eroi della Libertà_.»
-
-«La _Giovine Italia_ ha per iscopo di ricondurre fra noi l'anarchia,
-gettando in mezzo al popolo il vecchio balocco dell'_indipendenza_ e
-dell'_eguaglianza_, sotto il patronato dei vecchi nostri Bassà a tre
-colori, e dei nostri vecchi espilatori.
-
-«La _Giovine Italia_ ha per sistema la vecchia tattica dei sofisti
-oltremontani, di mettere a traffico la credulità dei gonzi, obbligandoli
-a giurare _in verba magistri_ sopra una quantità di cose incredibili,
-l'inesperienza dei giovani, allontanandoli dall'investigazione delle
-cose passate, e l'accidia degli adulti, dispensandoli dal peso incomodo
-dei doveri per trattenerli continuo di una quantità di diritti
-fabbricati nella vecchia fucina del 1789.
-
-«La _Giovine Italia_ infine ha per ausiliarî tutti i vecchi miscredenti,
-i vecchi giacobini, i vecchi bonapartisti, i vecchi mercanti di
-rivoluzioni, e tutte le vecchie arpie della tirannide forestiera, che
-aspirano a gettarsi di bel nuovo sulla nostra penisola e ad ingrassare,
-giusta la vecchia usanza, colle rapine pubbliche e private»[22].
-
-[22] _Voce della Verità_ del 12 febbraio 1833, n. 238.
-
-Ma ben piú villane, piú gesuiticamente esposte, erano le ingiurie della
-_Voce della Verità_, prima e dopo che i fascicoli uscissero alla luce.
-Avuta infatti notizia, dalle spie assoldate a proprie spese, o pure da
-comunicazioni del governo sardo, il quale, come vedemmo, poteva averle
-piú direttamente, che il periodico si stava preparando, pubblicava nel
-num. 70 del 17 gennaio 1832 una dichiarazione che vale la pena di
-riportare qui: «Un'empia associazione si è formata in Marsiglia dal
-rifiuto e dalla feccia degli emigrati italiani, e la quale
-impudentemente si dà il titolo di _Giovine Italia_. Essa non accetta nel
-suo novero che quelli i quali sono nati entro il secolo corrente, o
-quelli al piú che non oltrepassano i 40 anni, onde esser certa che il
-foco della gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una
-età corrotta e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di
-disinganno. Essa ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa
-alcuna e pericolo personale per portare di nuovo in Italia il fuoco
-della discordia e della rivoluzione: essa ha per secondo quello di
-pubblicare un giornale, e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il
-quale serva alla _Propaganda Infernale_, e susciti di nuovo alla rivolta
-ed al sangue. Essa spera di restare occulta fra noi, e di operare in
-segreto: ma noi sappiamo che sono alla sua testa Mazzini di Genova,
-Santi di Rimini e il Piemontese conte Bianco: noi conosciamo i nomi de'
-suoi corrispondenti in Ginevra, in Genova ed in Bologna: noi
-compiangiamo la rovina che essi vogliono trarre sul loro capo e
-sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché
-si sappia che la _Voce della Verità_ raccoglie il guanto che costoro
-gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino
-essi nel campo: noi stiamo Mantenitori della lizza. Operino essi in
-segreto: noi in pieno sole, e con alzata visiera».
-
-È noto che il Mazzini, nel primo fascicolo della _Giovine Italia_,
-ribatté con la sua prosa alta e vibrata quella degli _uomini del Canosa
-e del Duca_, rimproverandoli alla sua volta di ravvolgersi nel velo
-dell'anonimo nell'atto di lanciar contumelie; onde parve al Galvani un
-atto di grande coraggio sottoscrivere il seguente articolo, che il
-Mazzini sdegnò di ribattere.
-
-«Ai Redattori della _Giovine Italia_, i Redattori della _Voce della
-Verità_».
-
-«Noi scrivevamo nel nostro num. 70...[23].
-
-[23] Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina
- antecedente.
-
-«Il giornale è uscito alla luce col 1 marzo; noi ce ne siamo procacciato
-un esemplare, ed abbiamo scorti che non ci eravamo ingannati nel nostro
-giudizio; essi hanno tenuta la loro promessa, e noi terremo la nostra.
-
-«Ma vi è di piú. A pagina 91 del primo fascicolo è uno scritto del
-Mazzini in risposta alla nostra disfida. Che in esso egli accumuli il
-veleno e la rabbia bene gli sta: noi non compreremo né aspetteremo
-giammai le carezze dell'inimico. Ch'egli ci maledica, gliel perdoniamo
-agevolmente; perché la parola maledizione è la chiusa consueta d'ogni
-periodo dei liberali, e perché ci tornano in gioia i loro anatemi.
-Soltanto, come egli ignora o finge di ignorare quali noi siamo
-veramente, cosí noi vorremo svelargli il piú intimo del nostro cuore.
-
-«Sí, noi professiamo odio per le opinioni che sovvertono il mondo. Le
-combattiamo, le combatteremo; e consacrammo a sí nobile fine quelle
-forze, che, qualunque esse siano, ci furono largite da Dio. Sí, noi
-dunque professiamo di odiare e di combattere le opinioni della _Giovine
-Italia_, né cesseremo finché si possa di sclamare e di ragionare contro
-di esse. Questo è l'odio che abbiamo nell'anima, questa è la vendetta
-che ci lusinga. Odio agli errori, vendetta della verità sull'errore...
-Ma in queste anime nostre che temono Iddio, che a lui si volgono, e che
-ardentemente desiderano amarlo e servirlo; in queste anime nostre l'odio
-e la vendetta non passa oltre le dottrine e i delitti. Gl'incorreggibili
-autori del disordine si compiangono, si lasciano all'arbitrio della
-giustizia, e si bramerebbe il ravvedimento degli sciagurati, anziché il
-necessario castigo.
-
-«Voi che in queste pagine stesse della _Giovine Italia_ santificate
-l'assassinio e il veleno, potete voi dirci altrettanto a fronte sicura?
-
-«Voi sfrontatamente accumulando, come piú vi giova, parole di lode o di
-disprezzo, di apoteosi o di vitupero, lusingando le passioni, liberando
-da ogni freno gli affetti, spargendo il dubbio e l'incertezza sovra ogni
-principio piú santo, ponendo in campo una nuova filosofia di
-disperazione che porta il vuoto del sepolcro sull'aurora della vita,
-togliendo di mezzo ogni idea di placida virtú, di vergine innocenza, di
-gratitudine, di pure dolcezze, per sostituirvi immagini di sangue e
-deliri di un fanatismo fatale; voi rivestendo questi fantasmi con
-ampollosità di suoni, con ebbrezza di vaticini, con terrizioni di
-minacce e di bestemmie; voi travolgete le incaute fantasie de' giovani,
-e dalla vita reale le trasportate ai sogni affannosi di un tumulto di
-vicende decretato da destino inesorabile, a un'ansia di perigli e di
-licenza, a un desiderio di vendetta, a un'impazienza d'indugi, di
-ostacoli, di leardi e di doveri. Miserabili! E se voi rinunziaste alle
-speranze di un beato eterno avvenire, perché trascinare nel vostro
-abisso tanti infelici? Se voi contristaste le canizie de' vostri
-genitori, se portaste lo sconvolgimento fra le mura della patria, per
-quale infernal gioia volete che questi peccati si moltiplichino, e si
-perpetuino?
-
-«Se invece (e noi pure siam giovani, e la _Voce della Verità_ è stesa
-per la piú parte da scrittori non anco maturi), noi invece chiamiamo i
-nostri fratelli di studi e di età a quei principî di vero immutabile, di
-ordine eterno, di provata rettitudine, di consolata coscienza, coi quali
-solo l'uomo vive tranquillo in sé, utile ai simili suoi. Né sia chi ci
-accusi di voler raffreddare qualsiasi affetto forte e generoso, ché a
-noi Dio concesse cuori che sentono quant'altri mai, che rispondono ad
-ogni energico eccitamento, che vorrebbero tutta la gioventú italiana
-gagliarda e magnanima, ma gagliarda e magnanima quale conviensi al
-cristiano e al soldato d'onore; non feroce e arrabbiata quale è
-l'assassino e il settario. Noi amiamo la patria nostra, e perché
-l'amiamo, la vorremmo grande, bella, felice; e tale sarà sempre
-all'ombra dei legittimi troni. E voi, miserabili, voi che profanate ad
-ogni istante il suo nome, voi la vorreste veder di nuovo dibattersi
-prima fra le convulsioni intestine e le stragi cittadinesche, poi
-doversi necessariamente incurvare di nuovo alle falangi straniere. Voi,
-voi siete i veri nemici, i veri sicari della Patria.
-
-«Qui potremmo por fine alle nostre parole, e lasciare il giudizio a
-chiunque conosca e le reciproche dottrine, e le scambievoli azioni. Ma
-voi ci avete dati dei consigli, e noi vogliamo rispondervi.
-
-«Voi volete atterrirci gridando che già il decreto della nostra rovina è
-segnato dal secolo, dallo sviluppo degli intelletti, dall'odio alla
-tirannide, dai volti che impallidendo al vederci ci rivelano un nemico,
-dalle tante famiglie che sono un centro di congiura contro di noi. Voi
-volete atterrirci? Disingannatevi! Il terrore nasce dal rimorso o dalla
-vigliaccheria, e il Cielo ci ha scampati finora dall'uno e dall'altra.
-Cosí ne fossero immuni i nostri nemici!
-
-«Voi ci chiamate al Tribunale di Dio? Oh, non provocate questo giudizio!
-Noi crediamo in questo Scrutatore cui nulla è occulto, e appunto il
-timore di lui ci fa difendere la causa sua contro la rabbiosa vostra
-guerra. Cosí ci donasse Egli coscienza in tutto, come in ciò,
-tranquilla: cosí ci doni di non invanire perché noi deboli ha scelti a
-strumenti della sua pugna. Ma voi... Deh possano gli anni ed i casi
-mutarvi innanzi quell'ora tremenda!
-
-«Voi ci consigliate a tenere il nostro _compianto per quella dinastia in
-oggi errante in cerca d'asilo sulla quale fondavamo tutte le nostre
-speranze_. E che! insultereste ancora con empia ironia alla virtú
-sventurata? Sorridereste dunque di infame letizia all'esiglio, e alle
-amarezze di quelli che dai fratelli vostri furono cacciati di soglio per
-non poter sopportare i continui loro benefici, e il loro perdono?
-Vigliacchi! è questa la maggiore delle villane codardie. Io che scrivo
-queste linee stenderei, lo giuro, la mano al Mazzini, se percosso dalle
-meritate sciagure, mi chiedesse un soccorso; ed egli gode delle pene di
-un vecchio che ha per sé otto secoli di gloria domestica, e il trionfo
-di Algeri; di una principessa che bevve fin dall'infanzia tutto il
-calice de' dolori, e incanutisce tra nuovi affanni; di una madre cui il
-pugnale del liberalismo tolse il marito, e avrebbe tolto il figlio, se
-l'inferno vomitava due Louvel; di un innocente fanciullo ch'era l'amore
-della Francia, come ne è ora la sola speranza! Ma noi ci gloriamo di
-ammirare e di amare questa eroica famiglia. Potessimo così offrirle
-qualche tributo più efficace del solo affetto.
-
-«Voi ci chiamate _uomini di Canosa e del Duca_. Sia pure: noi avremo ad
-onore di esser riconosciuti degni seguaci del Principe più Religioso ed
-Intrepido: dell'Uom di Stato più irremovibile del secol nostro.
-
-«Voi dite che millantiamo di combattervi a visiera alzata, mentre
-abbiamo le _baionette d'intorno, e il carnefice a fianco_. Ipocriti!
-Forse che ignoriamo la morte di Kotzebue? Forse che le baionette e il
-carnefice ci difenderebbero da quelle coltella che voi invocate e dite
-sante; se non ce ne facesse sicuri Dio, e quel coraggio che ci viene da
-lui?
-
-«Voi finalmente imputate chi vi svelò nel n. 70 di _ravvolgersi nel velo
-dell'anonimo_, mentre voi segnate il vostro nome. Voi mentite, Cesare
-Galvani che allora scrisse di voi, e qui scrive di nuovo, non si è
-occultato, né si occulterà mai, perché non vi teme. Egli fin dal n. 30
-del suo Giornale pubblicava in simile circostanza il suo nome; egli si
-fa gloria della propria opinione, e degli insulti che gli versano sopra
-i nemici di Dio e dei legittimi Re»[24].
-
-[24] _Voce della Verità_ del 12 aprile 1832, n. 107.
-
-Né qui sostarono gli eroici redattori della _Voce della Verità_, perché
-nel supplemento al n. 106 il Canosa volle farsi anche paladino di quei
-Borboni di Napoli, che aveva così ben serviti, meritandosi poi, come
-premio, la via dell'esilio, e precisamente polemizzando col La Cecilia,
-il quale, nel _Cenno storico ad onore dell'estinto Pietro Colletta_
-aveva affermato esser la ferocia il «primo attributo dei Borboni».
-
-L'articolo, che non ristampiamo, perché edito già molte volte, era
-preceduto da questa dichiarazione: «Pubblichiamo una lettera scritta da
-un valente difensore dell'Altare e del Trono, in confutazione del primo
-fascicolo della _Giovine Italia_, riserbandoci di pubblicare ancora le
-nostre osservazioni sopra questa sozza insolente, che per comando della
-sediziosa _propaganda_ di Parigi tiene i suoi torchi nei bordelli di
-Marsiglia». Ed infatti il periodico tenne la sua parola. Quattro giorni
-dopo, nel n. 108, pubblicava «_Alcune riflessioni sopra un articolo
-della_ Giovine Italia, _firmato_ U. D. F.», cioè sull'_Elogio di Cosimo
-Delfante_ scritto dal Guerrazzi, elogio alla lettura del quale l'autore
-delle _Riflessioni_ provò un fremito paragonabile «a quello che agitava
-il _suo_ cuore quando una mesta curiosità _lo_ condusse a por piede, ad
-osservare, a dar ascolto nel reclusorio d'Aversa», dove, come si sa,
-stanno i pazzi delinquenti. Al Canosa successe il balí Cosimo Andrea
-Sanminiatelli, nel n. 149 del 19 luglio 1832, con un articolo intitolato
-_Brevi parole agli scrittori e partigiani della_ «Giovine Italia»[25]; e
-di nuovo, nel supplemento al n. 180 del 29 settembre, il feroce
-consigliere di Francesco IV, che prese la difesa de' Borboni contro gli
-attacchi ripetuti del La Cecilia.
-
-[25] Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:
-
- «Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo
- celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di
- riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita
- o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può
- raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma
- concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è
- il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati
- da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più
- fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano
- di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie
- della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale
- pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla,
- corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone
- le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti,
- vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti
- dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono
- i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari,
- gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia
- all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità
- non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo
- divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il
- miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei
- banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentre
- _Solatium est miseris socios habere poenarum_. Vandali novelli, nel
- secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata
- eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro,
- ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai
- tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri
- titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra
- propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri
- concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di
- trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro
- ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri
- paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde
- scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non
- meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della
- legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i
- progetti degli scrittori e partigiani della così detta _Giovine
- Italia_. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o
- repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non
- ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato
- (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di
- constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché
- Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e
- carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta
- rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo, _ad instar_
- delle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il
- grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini
- illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai
- bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno
- l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due
- tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca
- di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione,
- appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni
- scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un
- contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto,
- il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il
- suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa
- santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti
- principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte
- dell'uomo, della sola adorazione al _dio natura_, conciliando, in
- tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali
- beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli
- col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni,
- o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più
- benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in
- bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata
- schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate
- di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni
- nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà,
- tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione
- riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno
- perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo
- celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica
- segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri
- balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite
- gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque
- cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata!
- Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi
- volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi
- sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il
- fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù,
- che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le
- mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle
- barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla
- filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei
- Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al
- cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se
- noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri
- progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il
- dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema
- d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi
- legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un
- medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale
- vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di
- questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa
- dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e
- prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in
- mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una
- parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato
- ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri
- ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno
- dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta
- dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache,
- essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla
- agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste,
- per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie,
- ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse
- riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea
- di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce
- in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede)
- l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e
- se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano,
- non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una
- assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano,
- per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate
- contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto
- piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio
- benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica
- cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi
- rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.
-
- «E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí detta _Giovine
- Italia_, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che
- avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli
- antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri
- libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della
- misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida
- gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete,
- che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi
- italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno,
- questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei
- protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto: _Quidquid
- delirant Galli plectuntur Itali._
-
- _«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»_
-
- ***
-
-Abbiamo detto che, nonostante la guerra feroce che gli si muoveva, il
-periodico continuava le sue pubblicazioni, alle quali il Mazzini
-sorvegliava con grande cura, rimediando alle mille difficoltà che
-sorgevano per la compilazione di esso, resa ancor più difficile quando
-il grande Italiano, espulso da Marsiglia, dové nascondersi ne' pressi
-della città, e colà vivere intanato come una bestia feroce, sino al
-giorno in cui, cedendo alle infinite persecuzioni, fu costretto a
-rifugiarsi nella Svizzera. Seguitò a pubblicarsi anche dopo il tentativo
-d'invasione savoiardo, anzi nel sesto fascicolo trovarono luogo que'
-preziosi documenti con i quali il Mazzini rese conto presso gli Italiani
-della sua parte di responsabilità; ma questo sesto fascicolo uscito nel
-giugno 1834, fu l'ultimo della serie; e cosí veniva a spegnersi la
-«prima rassegna del Partito Nazionale Italiano, ispirata, dal bisogno di
-ordinare a sistema le idee sconnesse ed isolate frementi
-nell'associazione»[26]. «Stamperemo anche il settimo -- scriveva il
-Mazzini al Rosales il 20 luglio di questo anno; -- appunto perché i
-governi non vogliono; ma per non aver vincoli, non riceveremo
-abbonamenti. Faremo pagare a volumi»[27]; nondimeno il proposito non
-ebbe effetto per molte ragioni, finanziarie e politiche. Alle prime il
-Mazzini accenna in varie sue lettere alla madre e al Rosales; le seconde
-crediamo riconoscere nel fatto che altri orizzonti, piú vasti,
-lumeggiati di ben altre tinte, si erano aperti alla mente di questo
-«sultano della libertà», rischiarando il cammino ad altre mète piú
-gloriose, se bene irte di pericoli ancor piú insormontabili; egli stava
-vagheggiando la fratellanza dei popoli europei, dapprima con la _Giovine
-Svizzera_, poi con la _Giovine Europa_, antiveggendo fin d'allora, in
-momenti di tristissimo servaggio per tutte le popolazioni europee, una
-nuova epoca di progresso sociale. Credette quindi troppo inadeguato allo
-scopo il giornale di Marsiglia, come mezzo di diffusione delle sue idee;
-un anno dopo il _Proscrit_, quindi la _Jeune Suisse_ e nel 1840
-l'_Apostolato Popolare_ erano gli organi della nuova generazione, la
-quale, sia pure indirettamente, assorbiva la parola calda, e
-fascinatrice del Mazzini, e si preparava alle grandi lotte del
-Risorgimento, non solo, ma di tutta Europa, dalle rive della Senna, a
-quelle del Danubio, della Sprea, e di là per altri paesi, dovunque la
-feroce catena del dispotismo tenesse avvinti i popoli, sviandoli dal
-pensiero di liberi sensi.
-
-[26] _P. Gironi_, op. cit., p. 388.
-
-[27] _Epistolario_ di _G. Mazzini_, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp.
- 245-46.
-
- Roma, 10 marzo 1902.
-
- _M. Menghini._
-
- ----
-
-
-
-
- La
-
- GIOVINE ITALIA.
-
- SERIE DI SCRITTI INTORNO ALLA CONDIZIONE POLITICA,
- MORALE, E LETTERARIA DELLA ITALIA, TENDENTI
- ALLA SUA RIGENERAZIONE.
-
-
- Italiam! Italiam!..
- _Virg._
-
- Ma voi, che solitari, o perseguitati sulle antiche sciagure
- della nostra patria fremente, perché, non raccontate alla
- posterità i nostri mali? Alzate la voce in nome di tutti, e dite
- al mondo, che siamo sfortunati, ma né ciechi, né vili.....
- Scrivete. Perseguitate con la verità i vostri persecutori.
-
- _Foscolo._
-
-
- MARSIGLIA.
- TIPOGRAFIA MILITARE DI GIULIO BARILE.
- 1832.
-
- ----
-
-
-
-
- DELLA GIOVINE ITALIA
-
-
- Les jeunes gens de vingt à trente-cinq ans ont grandi dans la
- révolution..... Eux seuls sont notre espérance[28].
-
- _Victor Cousin._
-
-
-Le parole di Cousin, poste in fronte all'articolo, racchiudevano, parmi,
-un alto senso politico, e compendiavano in certo modo la scienza del
-moto sociale nel secolo XIX. Egli le proferiva parlando allo Zschokke, e
-Zschokke, canuto, ma d'anima giovine e repubblicana, le raccoglieva con
-amore, e le registrava in fronte a un suo libro, intravvedendovi una
-profezia di vittoria e di civiltà.
-
-Quando Cousin parlava quelle parole, la Francia era schiava a un
-dipresso, com'oggi noi siamo. I miracoli repubblicani tornati in nulla,
-le corruttele de' governi nulli, intermedi fra la Convenzione e
-Bonaparte, le servilità dell'Impero, che trasparivano attraverso il
-manto di gloria steso dal genio dell'uomo del destino, poi la tirannide
-del _ristoramento_, le brighe sacerdotali e gesuitiche, le delusioni e
-la cortigianeria prevalente avevano diffuso un sonno sulle menti degli
-uomini dell'89, una pace stanca, un silenzio di rovina, che vietava ogni
-speranza di meglio. Le forze della generazione nata fra i due secoli
-XVIII e XIX, s'erano consumate nei quaranta anni di guerra ostinata e di
-sagrifici, spesi a ricadere nel fango d'onde avea voluto levarsi. Gli
-uomini che aveano veduto il primo e l'ultimo giorno d'una rivoluzione
-destinata a mutare le sorti europee, disperavano del progresso. Tante
-credenze s'erano accumulate in quello spazio di tempo, e tante volte la
-prepotenza de' fatti le avea soffocate, che gli animi erano giunti a
-rinnegare ogni fede, e gl'intelletti giacevano sconfortati, avviliti,
-sfiduciati dell'avvenire. Le teoriche filosofiche, perduta ogni attività
-d'esame, ogni eccitamento di contrasto, dormivano nel materialismo del
-secolo XVIII, e confinavano l'uomo nell'esercizio delle facoltà
-individuali. Letteratura non v'era, tranne nelle accademie, vendute al
-potere, qualunque si fosse, e inerti per natura d'ogni collegio
-privilegiato. Era quel momento di riposo, che segna l'ultimo moto d'una
-razza la cui missione è compiuta, e il primo d'un'altra che raccoglie le
-proprie forze a incominciare lo sviluppo di quella, che ogni nuovo
-secolo affida a' suoi figli.
-
-[28] L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza
- riserva, -- e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto
- resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un
- giudizio pronunciato da uno de' primi padri della _dottrina_, che
- contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.
-
-Il secolo XIX sentiva la propria missione. I fatti accumulati dal secolo
-passato erano troppi, perché le conseguenze potessero cancellarsi con un
-trattato. L'elemento _giovane_ fermentava tacitamente. Troppo debole
-ancora per combattere a visiera levata la tirannide politica, ne' suoi
-dominii, s'agitava intorno al vecchio edificio sociale novamente
-puntellato, avvezzandosi a guardarlo, a misurarlo senza paura e
-venerazione, studiandone il lato piú fragile, logorandolo, poiché al
-centro non poteva, per ogni dove all'intorno. Mancava la unione, mancava
-la concordia in alcuni principii fondamentali allo sviluppo dei quali si
-concentrassero gli sforzi individuali; mancava un _simbolo_ alla
-religione che cominciava a farsi via tra le rovine d'un culto perduto,
-che i re tentavano rinvigorire col terrore delle baionette; ma lo
-studio, non foss'altro, che gl'ingegni nati col secolo ponevano nelle
-diverse molle sociali, la tendenza che spingeva le menti alle scienze
-storico-filosofiche, l'affetto che viveva nelle grandi memorie,
-protestavano contro agli inetti, che negavano il progresso o
-s'attentavano d'arrestarlo. Allora sorsero alcuni uomini, potenti
-d'intelletto e di dottrina, che avevano desunta dalle pagine di Vico e
-d'altri la teorica d'un perfezionamento progressivo indefinito, e si
-consecrarono apostoli del rinnovamento morale. Rinnegarono l'autorità,
-rinnegarono quanto d'esclusivo si racchiudeva nei mille sistemi,
-creazione e pascolo dello spirito umano. Guardarono con occhio d'aquila
-le linee storiche del passato, risuscitarono la idea spirituale,
-eressero un altare alla civiltà nel santuario della coscienza, e
-chiamarono la _giovine Francia_ a sagrificare su quell'altare
-salutandola speranza della patria, potente, rigeneratrice. La _giovine
-Francia_ rispose a quel grido: La _giovine Francia_ ardita, impaziente,
-fiduciosa, e spronata dall'entusiasmo, non aveva raccolto del passato
-che i sommi principii, risultati de' fatti, senza aver subíta
-l'iniziazione spesso funesta dei fatti stessi, e si slanciò dietro a
-quella bandiera. Tentò quante vie s'affacciavano: assunse a tempo quante
-forme si offrivano interpreti del pensiero generoso. Fu romantica,
-ecclettica, protestante. Si arrestò, appassionandosi, intorno al medio
-evo, sulle teoriche trascendentali, nelle incertezze del misticismo. Ma
-sempre, attraverso tutte le fasi, sotto le varie gradazioni che
-avviavano l'intelletto alla verità, nelle lettere, nell'arti, nella
-filosofia, traspariva la coscienza d'una forza indipendente da' vincoli
-materiali, traspariva lo spirito di libertà, solo eterno, solo
-onnipotente a mutare in meglio le condizioni civili; ma dietro a quella
-gioventú desiosa, insisteva una voce che gridava: innanzi! innanzi! --
-Protestantismo, Romanticismo, Ecclettismo erano tendenze di transizione:
-preludi nei quali l'intelletto sviluppava, esercitava le proprie forze
-prima d'intraprendere dirittamente la via del rinnovamento. Bensí, quei
-primi, che il caso avea cacciati a condottieri di tanta impresa[29],
-avevano forze ineguali all'ufficio. Piú eloquenti che logici, piú vasti
-che profondi nelle loro osservazioni, piú ambiziosi forse che caldi
-veramente della fiamma santa che crea il genio protettore delle razze
-umane, avevano intravveduto un istante la missione del secolo, e s'erano
-smarriti davanti alla sua grandezza. Come Pietro Eremita, avevano
-sollevato lo stendardo d'una Crociata senza ammetterne, senza intenderne
-le inevitabili conseguenze. Tentennavano fra diversi sistemi,
-malcontenti di tutti, non rifiutandone alcuno, senz'ardire per
-distruggerli, senza fede o potenza per crearne un nuovo. Rivelati alcuni
-principii, procedevano paurosi nelle applicazioni, titubavano nello
-sviluppo delle proposizioni che avevano prefisso a' loro libri, a' loro
-insegnamenti, a' loro giornali. Volevano insomma rovinare il passato, ma
-senza creare l'avvenire, senza accettare l'eredità de' padri, senza
-sacrificarsi per essa.
-
-[29] [_Scritti_, ecc.: _intrapresa_].
-
-Ma la eredità de' padri era tale, e santa di tanta solennità di
-sventura, che i figli non potevano rinunziarvi per amor de' maestri. Per
-venti anni d'eroismo, e di sagrificio non v'è fiume d'oblio, e la
-gioventú ridestata una volta, trascorse altre ai confini che le
-segnavano. I padri avevano predicata una fede, i padri l'avevano
-suggellata col sangue; ma, come il secondo Gracco, avevano cacciata una
-stilla di quel sangue verso il Cielo, sclamando: frutti il vendicatore!
--- Quel sangue ardeva nelle vene dei figli, e la fede dei padri
-s'affacciava ad essi raggiante, pura, piú cara, perché incoronata della
-palma del martirio, bella di speranze, o d'un'eterna promessa. La
-rivoluzione dell'89 aveva mostrato in compendio tutta la carriera di
-riforma che dovea corrersi. Una generazione l'aveva divorata coll'ansia
-di chi scopre una nuova terra, a balzi, a slanci, senza arrestarsi. I
-primi intraprenditori delle rivoluzioni sono vittime consecrate, e si
-muoiono; ma i principii non muoiono, e le generazioni che tengono dietro
-s'assumono d'educarli, di svolgerli, di trarre da' primi contorni un
-quadro immortale, di ricorrere piú lentamente, ma piú stabilmente la via
-che i primi hanno segnata. La grande rivoluzione sociale, della quale la
-rivoluzione francese aveva dato il programma, incominciava appena,
-quand'altri s'illudeva d'averla spenta. E la gioventú, fatta accorta
-della propria potenza, accettò la missione: si strinse, si raggruppò,
-stette attenta, vegliando il momento che dovea sorgere nello spazio. Il
-momento sorse, la gioventú lo afferrò. Il cannone dell'_Hôtel de Ville_
-tuonò la chiamata. La gioventú si levò come un sol uomo: la gioventú
-vinse. Cortigiani, baionette, trono, tutto rovinò davanti all'impeto
-d'un principio. Il sole del 27 aveva diffusa la luce sopra ogni cosa: il
-sole del 29 non salutò che una bandiera: -- la bandiera del secolo. Gli
-uomini, che alcuni anni addietro avevano comunicato l'impulso
-senz'antivederne gli effetti, s'erano ritratti atterriti; poi, quando la
-gioventú riposò dalla sua creazione, si cacciarono addosso al cadavere
-d'una monarchia, usurparono la gloria d'averla morta, e giudicarono
-l'ossa de' sette mila essere convenevole base al sistema ch'essi avevano
-predicato utilmente, viva e prepotente la tirannide. Ora, parlano
-tuttavia di progresso, -- e vorrebbero che s'arrestasse dove essi
-s'arrestano: magnificano le glorie del Luglio, -- e vorrebbero che una
-nazione non si fosse levata se non a mutare un nome nella sua storia:
-protestano del loro amore alla libertà, -- e l'hanno rivestita d'un
-manto d'infamia, -- l'hanno cacciata ludibrio a' re, sospetto mortale ai
-popoli. Due secoli, il XVIII, e XIX, li rinnegano: come que' codardi che
-Dante pone alle porte del suo Inferno, si stanno tra l'infamia e
-l'oblio: l'oblio per la loro eloquenza che prima eccitava i giovani,
-oggi s'è prostituita al potere: -- per la loro letteratura, campo di
-prova agli ingegni, ove essi vorrebbero confinare per sempre l'anelito
-al moto perenne, che affatica lo spirito umano; -- pel loro ecclettismo,
-sistema di transizione, che intendono perpetuare: la infamia per la
-gretta e fredda politica individuale, alla quale hanno sacrificate le
-grandi speranze sociali suscitate per essi -- pel sangue de' popoli che
-hanno pattuito coi re a mendicare una pace che non otterranno -- pel
-loro trovato del _giusto medio_, ecclettismo politico, senza passato,
-senz'avvenire, senza logica, senza sviluppo, sistema paralitico, che non
-s'attenta rifiutare i principii rigeneratori, ma s'industria a
-strozzarli in fasce. E sia cosí, poi che vogliono! -- il secolo li aveva
-circondati dell'affetto giovenile e di plauso: poi tentarono sostituirsi
-al secolo, e il secolo li affogherà. -- Chi può cacciare un principio, e
-voler che non frutti? -- Chi può dar moto all'intelletto, e gridargli:
-arrestati dov'io m'arresto?
-
-In Italia, siccome in Francia, la tirannide, tanto piú esosa quanto piú
-impudente, produsse il suo effetto di reazione, e l'anime inferocirono
-nell'odio, crebbero smaniose d'indipendenza. -- In Italia, prima che in
-Francia, gl'ingegni intolleranti di freno versarono nella scienza la
-idea di progresso che non potevano applicare agli ordini civili, e
-levarono il grido di libertà del pensiero nel campo delle lettere[30].
--- In Italia, siccome in Francia, gli uomini che cacciarono i primi semi
-di libertà furono oltrepassati da chi venne dopo, però che la sventura è
-maestra piú potente d'ogni teorica, e ogni anno, ogni evento, ogni
-tentativo fecondò la Italia di nuova rabbia, di sangue e di
-insegnamenti. Ed oggi, gli uni contendono per la eccellenza dei metodi
-che predominarono soli, e fruttarono negli anni addietro: gli altri,
-cresciuti col secolo, predicano la parola del secolo, e si assumono di
-esserne interpreti. Bensí la differenza sta in questo, che in Francia,
-gli uomini ch'or vorrebbero arrestare il moto, addotrinarono la
-crescente generazione, e i loro sforzi furono talvolta coronati dalla
-vittoria: in Italia, le circostanze, avverse sempre e prepotentemente
-fin'ora, vietarono a ogni uomo di convalidare il proprio sistema
-coll'autorità del trionfo, e gl'Italiani non raccolsero ammaestramento a
-fare che dai rovesci, e da quel tanto di sviluppo che i fatti continui
-impongono all'intelletto. -- Però, ogni questione s'agita fra due
-opinioni, nessuna delle quali ha generato finora risultati positivi. Noi
-siamo schiavi: per quali mezzi si riacquista da schiavi la libertà? -- e
-stabile? -- ed efficace? Quali principii hanno a reggere i tentativi? --
-Gli antichi, recentemente praticati, fallirono. Fu legge di cose,
-necessità di tempi, o vizio inerente al sistema, che, mutati gli
-elementi, dovea mutarsi? Forse fu la prima cagione; non pare a ogni modo
-che a favorir quei sistemi giovi il mal esito. La tendenza del secolo ne
-predica altri; e le tendenze non nascono a caso, non prevalgono per
-capriccio di pochi: emergono da' bisogni, trionfano col voto dei piú.
-
-[30] Il _Conciliatore_, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò
- il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola
- avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese
- meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale,
- perseguitandone gli scrittori.
-
-A noi, dovendo spesso nelle pagine della _Giovine Italia_, occorrere di
-combattere il sistema che i casi -- e non le nostre parole, --
-dimostrano ogni dí piú sistema vecchio e impotente a rigenerare una
-nazione caduta in fondo, corre obbligo, corre necessità di spiegarci una
-volta per tutte sulle nostre intenzioni a riguardo d'un partito
-politico, che rappresenta cotesto sistema, e che pur numera -- forse a
-torto -- ne' suoi ranghi molti uomini puri, incorrotti e deliberati
-nemici d'ogni tirannide, a' quali la Italia, comunque spinta dalla forza
-delle cose per altre vie, serberà gran tempo venerazione e affetto di
-gratitudine. Le denominazioni di _Giovine Italia_ e d'_uomini del
-passato_ increscono a primo tratto a que' molti che non s'addentrano
-nelle cose. La mediocrità è sospettosa, e intravvede offese per ogni
-dove. Gli uomini che invecchiarono in un sistema d'idee, che hanno
-combattuto e sofferto per esso, mutano difficilmente. La educazione
-politica non si rifà, se non ne' pochissimi creati a camminare fino alle
-esequie cogli anni, immedesimati col moto progressivo della civiltà; e
-l'affetto che si genera dall'abitudine è potente quant'altro mai.
-D'altra parte la gioventú, fervida, impaziente s'affaccia briosa alla
-vita dell'avvenire, si sente fremere dentro potente il concetto
-d'emancipazione, e rompe guerra al passato: nol guarda, o se il fa,
-guarda dispettosa, o sprezzando. Quindi l'ire aspreggiate dalla
-sventura: quindi le accuse reciproche, e ciò che spesso è colpa di fati,
-attribuito all'una o all'altra opinione. Da siffatte guerre non esce che
-danno alla patria. E però vogliamo interpretare que' termini, che
-potrebbero prestare alimento a gare funeste: vogliamo snudare tutta
-intera l'anima nostra, perch'altri non vi sospetti un pensiero che ogni
-Italiano rifiuta. È duro dover discendere a spiegazione di ciò che tutti
-dovrebbero intendere: è duro l'esser tratto a scolparsi di tacce che tra
-noi nessuno avrebbe sognato. Bensí, la unione[31] anzi tutto -- e
-v'hanno tali materie, nelle quali giova rimovere anche il nudo sospetto.
-
-[31] [_Scritti_, ecc.: _Ma l'unione_].
-
-Noi lo dichiariamo solennemente: -- _Per Giovine Italia_ noi non
-intendiamo che un _sistema_, voluto dal secolo: quando noi combattiamo,
-la _vecchia_, noi non intendiamo combattere che un _sistema_, rifiutato
-dal secolo.
-
-Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_ non sono nostre; e perché
-vorremmo noi gravarci l'anima d'un rimorso, creando una divisione, dove
-i fatti non ci strozzassero[32] a riconoscerla, dove il progresso
-inerente alle umane cose non ci soggiogasse col mostrarcela inevitabile?
-Abbiamo dieci secoli d'oltraggi a vendicare[33]: abbiamo a distruggere
-un servaggio di cinque secoli. I padri, i padri de' padri, e gli avi
-remoti ebbero tutti la loro parte di quell'oltraggio: tutti hanno bevuto
-a quel calice che Dio serbava all'Italia, e del quale la fortuna
-assegnava a noi l'ultime goccie -- e le piú amare forse. E noi gemiamo
-per tutti, fremiamo per tutti; e se a rigenerare una terra guasta da
-cinquecento anni di servitú muta bastasse levarsi e combattere[34] gli
-uomini del passato, quanti insorsero e morirono per la patria da
-Crescenzio fino al Menotti, sarebbero nostri fratelli alla pugna, dove
-alcuno potesse evocarli dalla loro polvere. -- Ma il sangue solo
-santifica, non rigenera una nazione. Stanno contro di noi non le sole
-baionette straniere, ma le discordie cittadine inveterate per lunga
-memoria di stragi, rieccitate sordamente dalla tirannide
-artificiosamente ineguale e corrompitrice: stanno i vizi, che si
-generano nelle catene, e la intolleranza di freno, ottimo elemento per
-distruggere, pessimo per fondare, e piú ch'altro sta la mancanza di
-fede: di quella fede, che sola crea le forti anime e le grandi imprese,
-di quella fede che sorride tranquilla nel sagrificio, perché trae seco
-sul palco, o nel campo la promessa della vittoria nell'avvenire. Queste
-cagioni di servitú durano tuttavia prepotenti, e a superarle conviene
-giovarsi di quanti elementi, di quante forze fermentano tacitamente in
-Italia, ridurle a centro, calcolarle colla maggiore esattezza -- e ogni
-anno le modifica, le tramuta, le aumenta -- poi mormorare ad esse la
-parola di fede, spirarvi dentro l'alito d'una vita potente, animarle di
-quello spirito che dagli elementi inerti crea il moto d'un mondo, e vi
-stampa sopra l'orma di Dio. Ma il segreto del secolo sta nelle mani dei
-nati col secolo. -- Né il linguaggio che suscita le passioni, e le
-dirige a grandi cose, e insegna a santificarle consecrandole
-coll'altezza d'un intento sociale, si rivela ad altri che a coloro, i
-quali hanno sorbito[35] col primo alito le passioni del secolo, e
-l'ansia di moto che affatica l'anime de' fratelli. Or, perché illuderci,
-quando ogni illusione frutta rovine? -- e che giovamento può nascere dal
-rinnegare la nostra potenza e dissimularci la missione d'intelletto che
-la natura ci assegnava cacciando la nostra culla alla sorgente delle
-rivoluzioni, per paura che l'ossa de' padri s'agitino irrequiete ne'
-loro sepolcri, irate ai figli perché intraprendono franchi e deliberati
-la via ch'essi calcarono incerti e timidamente? -- Oh! da que' grandi
-ch'ora dormono l'ultimo sonno, non viene fremito a noi se non
-d'incoraggiamento e di conforto ad osare: -- da que' sepolcri non esce
-voce che non esclami: -- «siate migliori di noi! siate grandi, come la
-vostra sciagura, come l'epoca nella quale vivete: grandi nell'atto come
-noi nel pensiero! Noi fummo a tempi, ne' quali il solo concetto di
-rigenerazione era un trionfo sulla tiranide; la rivoluzione sociale era
-un'alba[36], e noi, avvezzi alle tenebre, non potevamo misurare la luce
-del giorno venturo, né oprare risolutamente animosi, quando fiacchi e
-forti, tranne pochissimi, stavano contro di noi, e la esperienza era
-muta. Ma voi nasceste ne' moti, e v'allevaste tra i moti: ammaestratevi
-nelle nostre disavventure: abbiate le nostre virtú, ma rinnegate i
-nostri errori».
-
-[32] [_Scritti_, ecc.: _sforzassero_].
-
-[33] [_Scritti_, ecc.: _da vendicare_].
-
-[34] [_Scritti_, ecc.: _a combattere_].
-
-[35] [_Scritti_, ecc.: _assorbito_].
-
-[36] [_Scritti_, ecc.: _sociale un'alba_].
-
-Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_, non sono nostre: noi non le
-abbiamo create: le ha create una tal potenza contro la quale non valgono
-né ciance d'uomini, che sentono sfuggirsi di mano una influenza già
-consumata da' fatti, né rancori e sospetti d'inetti maligni, che
-vorrebbero occupare il secolo delle loro meschine ambizioni, e della
-loro vita incognita al mondo. E la potenza de' fatti: -- la potenza che
-mutava alcuni anni addietro nella Germania il _Tugenbund_[37]
-(fratellanza della virtú) in _Jugenbund_ (fratellanza di gioventú): --
-la potenza che concentrava in Polonia poco tempo avanti la rivoluzione
-le molte società patriottiche nella grande associazione della gioventú
-condotta da Lelewel: -- la potenza che commettendo alla _giovine
-Francia_ la impresa di luglio e i fati Europei, strappava di bocca a
-Cousin le parole che noi ponemmo in capo allo scritto -- e Cousin
-eccitatore un tempo della gioventú francese, è pure in oggi un di que'
-tanti che s'industriano a distruggere l'opera loro, tentando confinare
-nel cerchio angusto d'una _dottrina_ immutabile e inapplicata gli uomini
-del progresso; ma la verità vuole il suo dritto, e si fa via tra'
-sistemi. La verità si rivela continua e progressiva attraverso gli
-eventi; e se gli eventi ci sono propizii d'ispirazioni politiche: -- se
-il secolo ci suggerisce una nuova via di successo, perché rifiuteremo
-noi di seguirla?[38] perché diremo al secolo: tu se' diseredato di
-mente: trascorri inutile alla umanità?
-
-[37] [Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. Nella _Giovine
- Italia_ si legge invece: _il_ Tugenbund].
-
-[38] [_Scritti_, ecc.: _seguirlo_].
-
-Bensí, dalla nostra credenza non esce spregio, o biasimo assoluto alle
-vecchie credenze politiche, né perché abbiamo opinione che le cose nuove
-debbano trattarsi con metodi nuovi, gittiamo l'anatema dell'ingrato alle
-teoriche applicate sinora. Quelle teoriche sono storia, e come storia le
-veneriamo: come storia vi leggiamo dentro una manifestazione del
-principio adattata a' tempi e alle circostanze. Soltanto in oggi le
-vicende, le sciagure, e gl'insegnamenti de' fatti hanno svolti nuovi
-elementi, hanno messa in luce chiarissima la _idea_, che prima giaceva
-oscura ne' simboli. Allora conveniva accennare il principio; ora ci par
-giunta l'epoca d'una manifestazione solenne. -- Ogni cosa ha il suo
-tempo: ogni sistema ha la propria necessità d'esistenza nella condizione
-morale dell'epoca. Chi schernisce o maledice al passato, è stolto o
-maligno: egli dimentica come dai vagiti e da' modi informi e plebei di
-Guittone Aretino esciva la bella lingua dell'Alighieri, di Petrarca e
-Boccaccio, né senza quei primi e timidi tentativi politici, non
-parleremmo[39] in oggi queste parole. Ma noi non malediciamo al passato,
-se non quando c'incontriamo in uomini, i quali s'ostinano a farne[40]
-presente, e quel ch'è peggio, avvenire. Le rivoluzioni son tali fatti
-che non si compiono in un istante o con un solo sistema, perché non v'è
-momento nello spazio, o sistema nella mente umana che valga a
-raccogliere, a concentrare in una unità potente d'azione tutti quanti
-gli elementi che mutano faccia agli stati. I sistemi politici non sono
-per noi che i risultati degli elementi d'azione che stanno a un dato
-tempo in un popolo, calcolati e ordinati pel meglio. Se ogni popolo
-potesse rassegnarsi ad attendere in pace il momento nel quale l'elemento
-_morale_ rivoluzionario equabilmente diffuso e coordinato fosse giunto a
-tale un grado di potenza che assorbisse l'elemento _materiale_, le
-rivoluzioni non avrebbero che un sistema. -- Ma la natura non ha voluto
-che dalla morte nascesse a un tratto la vita; e la rigenerazione d'un
-popolo non balza fuori nella sfera de' fatti, potente e compiuta, come
-Minerva dal capo di Giove. La natura non ha voluto che le rivoluzioni si
-operassero senza lunghe fatiche, forse perché i popoli imparassero a
-gradi e attraverso le delusioni il prezzo della libertà; né una nazione
-cresce grande davvero, se non è consecrata all'eternità della missione
-sociale nel sacramento del dolore. E d'altra parte, la tirannide
-soverchiante, e inquieta per coscienza d'infamia, non concede che la
-guerra fra gli elementi del progresso e la inerzia si consumi sordamente
-e mutamente nella società, e l'urto non si manifesti che quando il
-trionfo è sicuro; ma inferocita nei sospetti e nei terrori che
-l'affaticano, caccia nell'arena, come un guanto a' popoli, qualche testa
-di prode -- e i forti di sdegno e d'audacia titanica traggono anzi tempo
-le moltitudini incerte al giudicio di Dio. Quindi le vittorie brevi, e
-le dubbie vicende, e gli errori. E dalle dubbie vicende e dai molti
-errori hanno vita, incremento e perfezione i sistemi.
-
-[39] [_Scritti_, ecc.: _politici, noi parleremmo_].
-
-[40] [_Scritti_, ecc.: _farlo_].
-
-E v'è un periodo nella vita de' popoli, come in quella degli individui,
-nel quale le nazioni s'affacciano alla libertà, come l'anime giovani
-all'amore: per istinto -- per bisogno indefinito e segreto -- perché la
-natura creando l'uomo gli scrisse nel petto _libertà e amore_ -- ma
-senza conoscenza intima della cosa bramata, senza studio de' mezzi,
-senza determinazione irrevocabile di volontà, senza fede. Allora la
-libertà è passione di pochi privilegiati a sentire e soffrire per tutta
-una generazione, a spiare il progresso e il voto de' popoli, a intendere
-il gemito segreto che va dalle moltitudini al trono di Dio -- a vivere
-profeti e morire martiri; per gli altri è desiderio, sospiro, pensiero,
-e null'altro. Allora le rivoluzioni si tentano artificialmente colle
-congiure: gli uomini liberi si raccolgono a metodi d'intelligenza
-misteriosa: s'ordinano a fratellanze segrete: costituiscono setta
-educatrice, e procedono tortuosi. Però che le moltitudini durano inerti,
-e i piú vivono astiosi al presente, ma spensierati dell'avvenire -- e se
-taluno rompe guerra al tempo, e tenta rivelarlo a' milioni, i milioni lo
-ammirano onesto, ma la scherniscono sognatore di belle utopie. Il
-sagrificio solenne è venerato anche allora, perché nel core degli uomini
-v'è un istinto di verità che mormora: quel sangue è sparso per voi;
-quelle vittime si stanno espiatrici delle vostre colpe; que' martiri
-equilibrano a poco a poco la bilancia tra le creature ed il creatore. È
-venerato, perché v'è un sublime nel sagrificio, che sforza i nati di
-donna a curvare la testa davanti ad esso, e adorare; perché s'intravvede
-confusamente che da quel sangue, come dal sangue di un Cristo, escirà un
-dí o l'altro la seconda vita, la vita vera d'un popolo -- ma la
-venerazione si consuma sterile e solitaria, nel profondo del core, nel
-gemito dell'impotenza; non crea imitatori; non risplende maestosa e
-fidente intorno al simbolo della nuova fede, ma soggiorna paurosa nelle
-iniziazioni d'un culto proscritto, e piange d'un pianto che non ha
-conforto neppur di fremito. -- La condizione de' tempi impone allora
-doveri particolari ai pochi che s'assumono l'opera rigeneratrice; allora
-il voler sanare gli estremi mali cogli estremi rimedi è piú follia che
-virtú; perché dove il male è inviscerato nella società e ti preme d'ogni
-lato predominante, o tenti struggerlo alla radice, e cadi tra via deriso
-da' tristi; o fai guerra ineguale a' rami, e tu sei[41] gridato tiranno
-da' buoni. -- Allora l'ostinarsi a fondar la vittoria su forze proprie e
-sui miracoli del valor nazionale frutta disinganno amaro e talora pure
-rimorso, perché le nazioni si _rigenerano colla virtú o colla morte_; ma
-dove non è virtú di sagrificio né furore di gloria, dove nei cuori non
-vive un'eco alle grandi passioni, i vasti concetti falliti e le molte
-vittime infondono la inerzia, non il coraggio della disperazione. Quindi
-la moderazione nell'applicazione de' principii piú scaltrezza che
-inconseguenza; quindi la speranza e l'aiuto accettato dello straniero
-necessità deplorabile piuttosto che codardia; e l'arti diplomatiche
-usate a tempo, pericolose sempre, pure talvolta efficaci a smembrare le
-forze nemiche. Ad ogni operazione politica è base prima il calcolo delle
-proprie forze; e dove queste non reggono, è forza cercarne altrove, o
-ristarsi[42]. Siffatti mezzi non danno libertà mai alle nazioni, bensí
-conquistano anime alla santa causa, e insegnano a intendere la libertà
-ed amarla dolce, tollerante, incontaminata. -- Poi le vicende
-ammaestrano a conseguirla.
-
-[41] [_Scritti_, ecc.: _e sei_].
-
-[42] [_Scritti_, ecc.: _ritrarsi_].
-
-Ma poi che il pensiero concentrato ne' pochi s'è diffuso alle
-moltitudini, e la libertà è fatta sorella dell'anime -- quando il voto
-segreto s'è convertito in anelito irrefrenabile, e la speranza in fede,
-e il gemito in fremito -- quando il sangue delle migliaia grida vendetta
-agli uomini e a Dio, ed ogni famiglia conta un martire o un iniziato
-alla religione del martirio -- quando le madri non hanno piú sonni,
-l'amplesso delle mogli ha il tremore e il presagio della separazione, e
-un pensiero di rancore, un pensiero di cupa vendetta solca le fronti de'
-giovani nati all'amore, e al sorriso spensierato degli anni vergini
-sottentrano anzi tempo le cure e le gravi apparenze dell'ultima età --
-allora -- l'ora di risurrezione è suonata. Guai a chi non si assume
-tutto il dolore, tutto il dritto di vendetta solenne, che spetta ai suoi
-fratelli di patria! Guai a chi non sente il ministero che le circostanze
-gli affidano, e reca le idee mal certe del tentativo nella lotta
-estrema, decisiva, tremenda! -- Allora la tirannide ha consumato il suo
-tempo; le _transizioni_, e i sistemi di _transizione_ diventano passi
-retrogradi; la guerra è tant'oltre che tra la distruzione e il trionfo
-non è via di mezzo, e gli ostacoli che un tempo si logoravano coll'arti
-della lentezza, vanno atterrati rapidamente. -- Allora la iniziazione è
-compiuta; alla religione del martirio sottentra la religione della
-vittoria; la croce modesta e nascosta s'innalza[43] nell'alto convertita
-in _Labarum_; la parola della fede segreta fiammeggia segno di potenza
-scritto sulla bandiera de' forti -- e una voce grida: _in questo segno
-voi vincerete!_
-
-[43] [_Scritti_, ecc.: _si svolge_].
-
-E allora la gioventú si leva -- raggiante, concorde, serrata a una lega
-di pensieri e fatti magnanimi, aspirante un'aura di vittoria, spinta da
-una forza di progresso e di moto che insiste sovr'essa, che la purifica
-in un oblio d'ogni affetto individuale, che la ingigantisce nella
-potenza d'un desiderio sublime. Salute a quella gioventú! -- Date il
-varco alla generazione, che venne col secolo, e maledetto colui che la
-guardasse con occhio d'invidia, o gittasse dietro ad essa il motto dello
-scherno amaro, però ch'essa ha intesa la voce del passato e quella
-dell'avvenire, ha raccolti gl'insegnamenti dell'esperienza dalla bocca o
-sulle tombe dei padri, e s'è ispirata al soffio della civiltà
-progressiva, all'armonia della umanità, che ogni secolo, ogni anno, ogni
-giorno rivela all'anime nuove un arco del proprio orizzonte!
-
-Ora -- è il tempo, o non è? Siam noi giunti al punto in cui una nuova
-rivelazione[44] politica dia moto alle menti, e gli antichi sistemi
-esauriti abbiano a cedere davanti a' nuovi suggeriti dalla esperienza,
-voluti dai piú, potenti a struggere ed a creare?
-
-[44] [_Scritti_, ecc.: _rivoluzione_].
-
-La questione è codesta -- e noi, uomini del secolo XIX, la riteniamo
-decisa.
-
-Noi stiamo sul limitare d'un'epoca, e non è l'epoca de' sistemi di
-_transizione_, che gli uomini delle rivoluzioni hanno predicato finora.
-L'epoca de' sistemi di _transizione_ è il gradino che la necessità
-impone alle nazioni, perché salgano dal muto servaggio alla libertà. La
-libertà è troppo santa cosa, perché l'anima dello schiavo la intenda e
-il suo cuore possa farsene santuario, se prima non s'è riconsecrato alla
-_vita morale_ nelle lunghe prove e nel lungo dolore. Ma noi l'abbiamo
-consumata quest'epoca: quaranta anni di tentativi, il battesimo del
-pianto e del sangue, e la vicenda europea che s'è svolta davanti a'
-nostri occhi, hanno fruttato sapienza ed ardire; e noi siamo d'una
-terra, che ha dato celerità singolare agli ingegni, e un battito piú
-concitato al cuore de' suoi figli.
-
-Noi guardammo all'Europa. Dappertutto è sorto un grido di nuove cose, un
-appello alle nuove passioni, una chiamata a' nuovi elementi, che il
-secolo ha posto in fermento. Dappertutto due bandiere hanno diviso i
-combattenti per una medesima causa; e la guerra oggimai non riconosce
-altro arbitro che la vittoria, però che gli uni contendono per
-arrestarsi a' primi sviluppi della _idea_ rigeneratrice, gli altri per
-inoltrarsi e spingere i principii alle legittime conseguenze: i primi
-avvalorati dal silenzio delle moltitudini, naturalmente cieche,
-naturalmente inerti, magnificano il riposo supremo de' beni, non
-avvertendo che anche la morte è riposo; i secondi, forti di logica e di
-fede negli umani destini, intimano il moto, come legge, necessità, vita
-delle nazioni. -- La guerra è implacabile, perché tra il sistema che da
-noi s'intitola _vecchio_ e la nuova generazione sta, come pegno d'eterno
-divorzio, una rivoluzione portentosa ed europea negli effetti, divorata
-in un giorno da pochi codardi e venali, ridotta a un mutamento di nome,
-e non altro -- sta l'_Associazione universale_ costretta a retrocedere
-d'un passo davanti a delusioni siffatte[45], che un secolo di strage non
-basterebbe a scontarle, se un'ora di libertà non avesse potenza di
-cancellare il passato. La guerra è implacabile, però che le sorti di
-mezza Europa sono strette al successo, e non v'è pace possibile, poiché
-l'Europa ha imparato fin dove meni la ostinazione d'un sistema d'inerzia
-a fronte d'una volontà irrevocabile. L'Europa ne ha lette le conseguenze
-al lume degl'incendi di Bristol, e scritte col sangue de' Lionesi -- e
-noi vorremmo, per la speranza d'una transazione impossibile, dissimulare
-la verità ai nostri fratelli, rinnegare la bandiera che il secolo ci
-pone alle mani, contrastare ad un fatto universale, evidente, che sgorga
-dai minimi incidenti, da' giornali, da' libri, dai tentativi, da ogni
-popolo, da ogni lato? La unione! noi la vogliamo; ma tra buoni, e
-fondata sul vero. L'altra, che alcuni paurosi od inetti gridano
-tuttavia, senza insegnare il come si stringa, è unione di cadavere colla
-creatura vivente: spegne il lume della vita dov'è, senza infonderlo
-dov'è morte.
-
-[45] [_Scritti_, ecc.: _tali_].
-
-Noi guardammo alla Italia, -- alla Italia, scopo, anima, conforto de'
-nostri pensieri, terra prediletta da Dio, conculcata dagli uomini, due
-volte regina del mondo, due volte caduta per la infamia dello straniero
-e per colpa de' suoi cittadini, pur bella ancora di tanto nella sua
-polvere, che il dominio della fortuna non basta ad agguagliarle l'altre
-nazioni, e il genio si volge a richiedere a quella polvere la parola di
-vita eterna, e la scintilla che crea l'avvenire. Guardammo con quanta
-freddezza d'osservazione può dare un desiderio concentrato, un bisogno
-di afferrarne l'intima costituzione (e il core ci batteva forte nel
-petto, perché abbiamo passioni giovani e l'orgoglio del nome italiano ci
-solleva l'anima dentro); ma noi imponemmo silenzio al cuore, e la
-vedemmo come era, vasta, forte, intelligente, feconda d'elementi di
-risorgimento, bella di memorie tali da crearne un secondo universo,
-popolata d'anime grandi nel sagrifizio, e nella vittoria -- ma guasta,
-divisa, diffidente, ineducata, incerta fra la minaccia delle tirannidi e
-le lusinghe perfide dei molti, che adulandola dell'antica grandezza,
-l'addormentano sicch'ella non ne tenti una nuova -- e tutta la forza de'
-suoi elementi controbbilanciata, annientata dalla mancanza d'unione e di
-fede -- due virtú, che né dieci secoli di sventura derivata dalle
-animosità provinciali, né potenza d'intelletto o fervore di fantasia
-hanno potuto ancora far predominanti tra noi -- e a fondarle, volersi
-piú che ogni altra cosa l'autorità d'un principio alto, rigeneratore,
-universale, applicabile a tutti i rami della civiltà italiana, che li
-riformi tutti purificandoli e dirigendoli ad un intento -- d'un
-principio uno e potente a cui si concentrino tutti i raggi, tutti gli
-elementi di vita; nella cui fede l'anime si rinverginino, e la coscienza
-mormori una destinazione alle masse -- perché in oggi manchiamo non di
-mezzi, ma d'accordo e di vincolo fra questi; non di materia, ma di moto
-che la sospinga; non di potenza, ma di convinzione che noi siamo
-potenti. Noi vedemmo la Italia, soffermata ai confini del mondo
-_sociale_ dall'_individualismo_, rimanersi tuttavia sottoposta
-all'influenza del medio-evo. La idea _personale_, il sentimento radicato
-in ogni uomo della propria indipendenza, la ripugnanza a confondere la
-unità singolare nella vasta unità del concetto nazionale, predominavano,
-elementi ottimi in sé, ma avversi, quando sono spinti tropp'oltre, al
-progresso comune. -- De' tristi non favelliamo; ma la tendenza
-individuale traspariva fin nella passione di libertà, che assumeva ne'
-migliori aspetto d'odio a' ceppi, di reazione forzata, di vendetta
-suscitata dalle lunghe offese. Pochissimi amavano la libertà per amore;
-perché fine prefisso all'uomo; perché mezzo unico di progresso sociale.
-Pochissimi mostravano coscienza dell'alta missione, che ogni vivente ha
-dalla natura verso la umanità. É la coscienza di questa missione che
-creava giganti Mirabeau, gli uomini della Convenzione, Bonaparte,
-Robespierre -- e finché la seguirono, furono grandi -- e perché mal si
-scerne il punto in cui svaniva davanti ad altri moventi, la posterità li
-griderà grandi. -- Ma all'Italia, come noi la vedemmo, il materialismo,
-struggendo ogni dignità d'origine e di destino nell'uomo disseccava la
-vita al cuore; o la indifferenza, sperdendo ogni sete di vero, rapiva
-molte di quell'anime, piú frequenti in Italia che altrove, che vivono e
-muoiono martiri d'una idea. Quindi la mancanza di fede, di fede in sé,
-nel dritto, e nell'avvenire, perché l'uomo, confinato
-dall'_individualismo_ dominatore nel cerchio ristretto della propria
-influenza, schiacciato sotto la vastità del concetto, o si rassegna a
-vivere schiavo, o si fa libero colla morte sul palco. -- E questi vizi,
-che il lungo servaggio e Roma imposero alla Italia, stavano contro ad
-ogni tentativo piú tremendi delle baionette tedesche.
-
-E guardammo al passato a vedere se potesse trarsene il rimedio. Ma il
-passato c'insegnava a non disperare; il passato c'insegnava quante e
-quali fossero l'arti della tirannide, e le reliquie del servaggio
-nell'anime -- non altro. La scienza de' padri s'era esercitata intorno
-ai principii piú che intorno alle applicazioni. Forse la fiamma di
-patria e di libertà, che li ardeva, aveva illuminato ad essi quanto era
-vasto l'arringo: ma le circostanze avevano affogato il concetto; e i
-tentativi non avevano assunto né la energia, né la vastità, né l'armonia
-che si richiedeva a tanta opera. Era necessaria una unità di principii e
-d'operazioni -- e i moti prorompevano invece parziali, e
-provincialmente. Ma senza un moto universale, riescirà impossibile
-sempre il trionfo, senza la universalità dell'accordo precedente, il
-moto non proromperà simultaneo e veramente italiano mai -- e per
-consumare ad un tratto le invidie, e le animosità che vivono tuttora tra
-le provincie, vuolsi affratellarle tutte nella fratellanza del tentativo
-del pericolo e della vittoria. Era necessario il diffondere lo spirito
-riformatore, il bisogno di rinovamento sovra tutti i rami
-dell'incivilimento italiano -- e limitavano la riforma a un ramo solo
-dell'umano intelletto; agli altri contendevano il progresso; e gli
-uomini che predicavano libertà politica e indipendenza dalle vecchie
-abitudini di sommessione, bandivano la crociata addosso agli ingegni
-vogliosi d'emancipazione dalle teoriche antiche filosofiche e
-letterarie; rubavano agli Inglesi la bilancia dei poteri e i principii
-della monarchia costituzionale, mentre vilipendevano schiavi del nord e
-traditori della patria quanti tentavano rivendicarsi negli studii e
-nelle composizioni quella libertà che non s'era mai perduta nel
-settentrione -- né badavano alla necessità di educare all'indipendenza
-intellettuale gli uomini che volevano trarre al concetto
-dell'indipendenza politica; però che l'uomo è _uno_, e l'intelletto non
-s'educa a un tempo a due sistemi contrarii. La grande rigenerazione alla
-quale intendevano, aveva bisogno d'alimentarsi di sagrificio sublime, di
-forti esempli, di rinnegamento totale dell'individuo a prò d'un
-principio. Conveniva levar l'uomo all'altezza d'una generalità, levarlo
-a un concetto partito d'alto tanto[46], che potesse abbracciare tutta
-quanta la umana natura. Conveniva scrivergli dentro la tavola de' suoi
-diritti e de' suoi doveri, dargli la coscienza d'una grande origine,
-prefiggergli una missione _sociale_, e rivelargliela nell'azzurro de'
-cieli stellati, nella grande armonia del creato, nell'universo fisico
-ridotto a simbolo d'un pensiero potente, nelle rovine del passato, nella
-idea generatrice delle religioni, nella profezia de' poeti, nel raggio
-onde il Genio solca la terra, ne' moti inquieti del cuore, perché egli
-da tutte le cose imparasse sé essere nato libero, gigante di facoltà e
-d'energia, re del mondo e della materia, non sottomesso mai ad altre
-leggi, che alla eterna della ragione progressiva ed universale.
-Conveniva purificarne le passioni, animarle d'amore, cacciargli a fianco
-l'entusiasmo, ala dell'anima alle belle cose, e davanti a' suoi passi la
-vergine speranza col suo sorriso che dura in faccia al martirio -- ed
-essi lo trattenevano nel materialismo, credenza fredda, scoraggiante ed
-individuale, rifugio a ogni uomo contro alla prepotenza delle
-superstizioni e della tirannide sacerdotale, ma nella quale ei non può
-durare senza che gli s'inaridisca il fiore dell'anima: -- lo indugiavano
-nello sconforto d'una lotta eterna, avvezzandolo a contemplarsi dominato
-alla cieca e inesorabilmente dai fatti, mentre bisognava convincerlo che
-v'era tal forza dentro di lui indipendente da' fatti, padrona de' fatti,
-dominatrice dell'istesso destino: -- lo angustiavano in una vicenda
-alterna d'_azione_ e di _reazione_, mentr'era d'uopo stampargli in petto
-una coscienza di _progresso_ invincibile e di trionfo. Irridevano le
-vecchie credenze, né tentavano sostituirne altre nuove; spegnevano
-l'entusiasmo, e volevano risvegliarlo con nomi: parlavano di patria alle
-moltitudini, e struggevano la fede, patria dell'anime; la fede in una
-legge superiore di miglioramento, in un concetto di moto perenne che
-abbracci e promova tutta la serie dei fenomeni umani: -- la fede che
-creò la potenza di Roma, la vasta dominazione del Maomettismo, i
-diciotto secoli del Cristianesimo, la Convenzione, Sand[47], e la Grecia
-risorta: -- la fede che ridona la dignità perduta allo schiavo, e gli
-grida: _Va! va! Iddio lo vuole! Iddio, che t'ha creato a immagine sua, e
-t'ha spirato una scintilla della sua onnipotenza!_ Questo avrebbero
-dovuto tentare i primi riformatori d'una nazione caduta in fondo, se i
-primi potessero far altro che intravvedere un rinnovamento e morire per
-esso. Poi, scendendo alle applicazioni, era necessario avere il popolo,
-suscitare le moltitudini: a farlo, bisognava convincerlo che i moti si
-tentavano per esso, pel suo meglio, per la sua prosperità materiale,
-perché i popoli ineducati non si movono per nudi vocaboli, ma per una
-realtà; e a convincerlo di queste intenzioni, bisognava adoprarlo,
-parlargli, cacciar nell'arena quel nome antico e temuto di Repubblica,
-solo forse che parli ai popoli una parola di simpatia, una idea di
-_utile_ positivo: -- ed essi tremavano del popolo; disperavano -- mosso
-che fosse -- di poterlo dirigere; e lavoravano ad addormentarne il
-ruggito, o a moverlo, gli esibivano teoriche astruse di poteri
-equilibrati, idee metafisiche di lotta ordinata, sicché ne escisse
-quiete permanente allo stato, e costituzioni accattate da altri paesi,
-provate oggimai inefficaci a durare, e non adattate ai costumi, alle
-abitudini, alle passioni. -- Le rivoluzioni si preparano colla
-educazione, si maturano colla prudenza, si compiono colla energia, e si
-fanno sante col dirigerle al bene comune. Ma le rivoluzioni, a questi
-ultimi tempi, sorsero inaspettate, non preparate, artificialmente
-connesse; furono dirette al trionfo d'una classe sovra un'altra,
-d'un'aristocrazia nuova sovra una vecchia -- e del popolo non si
-fece[48] pensiero -- poi, procedettero sulla fede di principii fittizi,
-lasciati all'arbitrio di governi astuti che gl'interpretassero, paurose
-di ogni cosa, disperate d'ogni soccorso, che non venisse dalla
-diplomazia, o dallo straniero, l'una, arte essenzialmente menzognera,
-l'altro, essenzialmente sospetto, amico talvolta dei forti, non mai de'
-fiacchi. Noi vedemmo uomini insultare a re, imponendo loro leggi e patti
-che insegnavano aperta la diffidenza, e dimezzavano il loro potere -- e
-nello stesso tempo fidarsi illimitatamente nelle loro promesse e nei
-loro giurí come se i tiranni avessero un Dio nel cui nome giurare.
-Vedemmo assalita nelle costituzioni proposte l'aristocrazia, e non
-pertanto venir chiamata alla somma delle cose, come se le caste
-potessero mai suicidarsi. Leggemmo sulle bandiere il nome d'Italia,
-mentre si rinnegavano ne' proclami e nelle operazioni i fratelli vicini
-e insorti per la stessa causa, nell'ora stessa, in forza di concerto
-comune. Udimmo gridare indipendenza di territorio, mentre il barbaro
-guardava alle porte; e intanto l'andamento de' nuovi governi si fondava
-sulla speranza d'evitare una guerra, che la natura ha posta eterna fra
-il padrone, e lo schiavo, che rompe la sua catena -- e si frenavano i
-giovani che volevano diffondersi in piú largo terreno -- e si
-decretavano toghe, non armi. -- Errori che ci hanno fruttato taccia di
-codardia dagli stessi che ci hanno illusi vilmente e traditi: errori
-figli forse piú delle circostanze e della infamia de' gabinetti europei,
-che degli uomini preposti alle cose nostre; ma tali che il sostenerli
-avvedimenti politici di profonda esperienza è oggimai parte d'inetti o
-di traditori.
-
-[46] [_Scritti_, ecc.: _concetto alto_].
-
-[47] [_Scritti_, ecc.: _Convenzione, e la Grecia_].
-
-[48] [_Scritti_, ecc.: _ebbe_].
-
-E allora -- guardammo d'intorno a noi; allora ci lanciammo
-nell'avvenire. L'anima sconfortata dalle lunghe delusioni si ritemprò
-nella coscienza d'una eterna missione, si rinfiammò nel sentimento d'un
-furore di patria, d'un voto di libertà ch'è la vita per noi. Gli errori
-de' padri erano voluti dai tempi; ma noi perché dovevamo insistere sugli
-errori de' padri? Gli anni maturano nuovi destini; e noi, contemplando
-il moto del secolo, intravvedemmo una giovine generazione, fervida di
-speranze -- e la speranza è il frutto in germoglio -- commossa a nuove
-cose dall'alito _spirituale_ dell'epoca -- agitata da un bisogno
-prepotente di forti scosse, e di sensazioni: e di mezzo ad essa, tra la
-incertezza dei sistemi, tra l'anarchia de' principii,
-dall'individualismo del medio evo, dal fango che fascia la vita
-italiana,[49] sorgere qua e là uomini che vivono e muoiono per una idea;
-levarsi anime che, come Prometeo, protestano contro la fatalità che li
-opprime, e l'affrontano sole; apparire aspetti, che hanno una profezia
-d'avvenire sulla fronte: esseri d'una natura superiore che la natura
-caccia sempre sulla terra al finire d'un'epoca per congiungerla alla[50]
-nuova -- e tutta la generazione, e que' pochi privilegiati non mancano,
-ad esser grandi, che d'un riconcentramento d'opinioni e tendenze, d'una
-unità nella direzione, d'una _parola_ feconda, energica, incontaminata
-d'odio e paura, che riveli nudo e potente il voto del secolo.
-
-[49] [_Scritti_, ecc.: _italiana_, _vedemmo_].
-
-[50] [_Scritti_, ecc.: _colla_].
-
-Questa _parola_ noi la diremo.
-
-Questo voto noi tenteremo d'interpretarlo. Tutte le tendenze che ci
-parve intravvedere nel secolo, e che abbiamo accennate nel corso di
-quest'articolo, noi le svilupperemo nel nostro giornale coll'ardore di
-gente che né spera, né teme dai partiti politici, e non vede sulla terra
-se non uno scopo e una via per arrivarlo[51]. E da queste tendenze ch'or
-sono in germe, da tutte le necessità che sgorgano innegabilmente dai
-fatti trascorsi, dalle ispirazioni dell'epoca, escirà, noi lo speriamo,
-un sistema che raccoglierà intorno a sé la generazione crescente. Non è
-che un sistema, ripetiamolo anche una volta, che noi abbiamo voluto
-accennare col nome di _Giovine Italia_; ma questo vocabolo noi lo
-scegliemmo, perché con un solo vocabolo ci parea di schierare innanzi
-alla gioventú italiana l'ampiezza de' suoi doveri, la solennità della
-missione che le affidano, le circostanze, perch'essa intenda come l'ora
-è suonata di levarsi dal sonno ad una vita operosa e rigeneratrice. -- E
-lo scegliemmo, perché, scrivendolo, noi avevamo in animo mostrarci quali
-siamo: combattere a visiera levata: portare in fronte la nostra
-credenza, come i cavalieri del medio evo la tenevano sullo scudo -- però
-che noi compiangiamo gli uomini che non sanno la verità, ma disprezziamo
-coloro che, sapendola, non osano dirla.
-
-[51] [_Scritti_ ecc.: _raggiungerlo_].
-
-Vergini di vincoli, e di rancori privati, con un cuore ardente di sdegno
-generoso, ma schiuso all'amore, senz'altro desiderio fuorché di morire
-pel progresso dell'umanità e per la libertà della patria, noi non
-dovremmo essere sospetti d'ambizioni personali, o d'invidie. -- La
-invidia non è passione di giovani. -- Fra noi chi cura gl'individui? chi
-move guerra a' nomi? L'epoca de' nomi è consumata; siamo all'epoca de'
-principii; non difendiamo, né assaliamo che questi, non siamo
-inesorabili che su quel terreno. Là è il perno del futuro; là stanno le
-nostre piú care speranze. -- Le generazioni passano; i nomi e le
-battaglie intorno ad essi passeranno soffocate dal torrente popolare,
-che sta per diffondersi. Stendiamo un velo sui fatti che furono: chi può
-far che non siano? -- ma l'avvenire è nostro; le teoriche del passato
-noi le rifiutiamo pel tempo che c'incalza. Noi cacciamo la nostra
-bandiera tra il mondo vecchio, ed il nuovo -- chi vuole s'annodi intorno
-a questa bandiera; chi non vuole, viva di memorie, ma non cerchi di
-sollevarne un'altra, caduta, e lacera.
-
-Che se tra gli uomini a' quali l'esser nati in un'epoca anteriore alla
-nostra ha stillato un dubbio nell'anima, che si voglia per noi e per le
-nostre dottrine rimoverli dalla impresa, vi sono uomini[52] che abbiano
-la canizie sul capo e l'entusiasmo nel core, uomini che procedendo col
-tempo veglino[53] lo sviluppo progressivo degli elementi rivoluzionari,
-e modifichino a seconda di questo sviluppo il loro piano d'operazione,
-oh vengano a noi! guardino spassionatamente alle nostre teoriche, a'
-nostri atti, ai nostri affetti -- e vengano a noi! Vengano, e ci snudino
-le ferite onorate che ottennero nei campi delle patrie battaglie: noi
-bacieremo quelle sante ferite; venereremo que' capegli canuti;
-accetteremo il loro consiglio, e raunandoci intorno ad essi, li
-mostreremo con orgoglio a' nostri nemici sclamando: noi abbiamo la voce
-del passato, e quella dell'avvenire per la nostra causa!
-
-[52] [_Scritti_, ecc.: _alcuni_].
-
-[53] [_Scritti_, ecc.: _vogliano_].
-
-Sia dunque pace! -- Pace è il voto dell'anime nostre. In nome della
-patria -- in nome di quanto v'è di piú sacro, noi gridiamo pace! --
-L'accusa di seminar la discordia ricada sulla testa degli uomini che si
-gridano liberi e non ammettono progresso nelle cose umane -- che parlano
-di concordia e accumulano le interpretazioni maligne e i sospetti sulle
-parole proferite candidamente -- che predicano la unione, e schizzano il
-veleno sulle intenzioni. -- Con questi, non è via d'accordo possibile.
-
-Giovani miei confratelli -- confortatevi, e siate grandi! -- Fede in
-Dio, nel dritto, ed in noi! -- Era il grido di Lutero, e commosse una
-metà dell'Europa. Innalzate quel grido -- e innanzi! I fatti mostreranno
-se c'inganniamo, dicendo che l'avvenire era nostro.
-
- _Mazzini._
-
-
-
-
- ORAZIONE per Cosimo Damiano Delfante
-
-
-Dentro povera tomba, in mezzo a un'isola lontana dal nostro emisfero
-giace il _Fatale_, che nessuna altra cosa ebbe di comune con gli uomini
-tranne il nascimento, e la morte. Chi mai vorrà giudicarlo, o chi
-volendo potrà? Tremi la gente d'interrogare quel sepolcro, poiché le
-sorgeranno nell'anima siffatti pensieri, che ella poi tenterà in vano
-sostenere, o definire. Educato a dolentissima scuola, io da gran tempo
-ho appreso a diffidare di coteste azioni, che i popoli chiamano virtú, e
-delle altre che si vituperano pel mondo come delitti: conobbi l'uomo
-stimare le imprese dall'evento, e ciò talvolta per ignoranza, spesso per
-malignità, spessissimo per ambedue: -- vidi sempre l'infamia aggravarsi
-sopra il caduto... Solo _perché caduto_, onde io e piansi, e risi, e
-dubitai di tutto. -- Dunque con un cuore, che non si atterrisce, né
-s'infiamma per cosa contemplata, anima grande, mediterò su di te. Molti
-dei tuoi compagni ti posero in obblio; molti tra i tuoi servi ti
-abbandonarono: molti ancora di quelli, che beneficasti ti hanno tradito:
-la voce del poeta, che ti salutava Giove è spenta[54]; tu dormi polvere,
-_e non coronata_, la tua potenza divenne di una memoria..., ma una
-memoria piú durevole dei secoli, che dall'alto delle Piramidi stettero a
-vederti vincere le battaglie egiziache![55]. Eterno tu avrai il dominio
-dei tempi avvenire, perché la vittoria ha l'ale, non già la sapienza, né
-si rapisce la fama come la corona. Tu fosti grande, e tale ti confessava
-anche l'odio. Ora chi ti levò a sí stupenda altezza, la _pietà, o il
-terrore_ dei viventi? Quel forte nel canto, scorta amorosa dei miei
-pensieri, lord Byron sorge severo e ti domanda: «Spirito tenebroso!
-perché conculcasti la stirpe, che umiliando ti si prostrava davanti? Tu
-potevi salvare, e l'unico dono, che facesti ai tuoi adoratori è stata la
-tomba. O Dio! doveva il mondo essere sgabello a cosí abbietta
-creatura?»[56]. -- Difenderò la tua causa. Dimenticando, che veniva
-dagli uomini la voce: _scegli la tua parte, e sii oppressore, o
-vittima_[57]; non avvertendo al veleno, che si era posto dinanzi per
-sottrarsi al patibolo, Giovanni di Condorcet irradiava di speranza il
-tristo carcere e scriveva[58]: doversi migliorare i destini umani, gli
-utili ammaestramenti non potere riuscire invano; averli la stampa
-diffusi per modo, che una nuova barbarie non sarebbe sufficiente a
-sopprimerli, e la luce della filosofia tanto penetrata nei misteri del
-sapere da poterne un giorno derivare facoltà di vivere immortali, e
-notate, uditori, che egli teneva il veleno davanti per fuggire il
-patibolo. Io per me penso, che questo pur fosse lo scopo del _Fatale_,
-sebbene piú moderato siccome conveniva all'indole di lui; e meditando
-sopra le sue azioni sembra, che non repugnasse dal conseguirlo con le
-armi, con le leggi, e con la religione. -- Quando la fortuna del mondo
-lo condusse in Affrica finse costumi da profeta, e le turbe lo dissero
-Sultano del fuoco, e Sultano giusto[59]; -- tornato in Europa non depose
-il disegno, favellò di destini, accennò stelle[60], e forse si tenne
-davvero un eletto di Dio, -- _e forse egli era_: temendo poi in queste
-nostre contrade troppo scarso il frutto, che si ricava dalla fede,
-attese il Sapiente a governare _con la ragione_, e compose un codice,
-monumento di antica, e di moderna dottrina; ma le sorti non gli arrisero
-del tutto in questo nuovo disegno, imperciocché lo stato singolare del
-secolo presente voglia _che l'uomo non sia tanto scempio da lasciarsi
-andare alle superstizioni, né tanto incivilito per soddisfarsi del nudo
-ragionamento_. -- Gli valsero le armi, felicissime un tempo; una volta
-avverse, funeste per sempre. Il caso lo pose in Francia, ve lo fermò
-l'occasione, ve lo mantenne il destino; gli parve quel paese quasi un
-centro donde muovere le fila della sua trama per la universa Europa...
-furono queste fila di ferro, e di fuoco, eppure piú fragili del velo,
-che l'insetto ordisce nell'angolo della sala: -- disperdi l'opera
-dell'insetto, ed ei tornerà a rifarla piú animoso di prima; turba
-l'opera dell'uomo, e questi o disperato si asterrà dal riprenderla, o
-consumerà la vita in vani conati per nuovamente comporla; quindi se io
-mal non veggo il paragone torna in vantaggio dell'insetto!
-
-[54] _Monti_, _Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi_.
-
-[55] Proclama di Napoleone.
-
-[56] _Ode to Napoleon Buonaparte._
-
-[57] Versi di _Condorcet_.
-
-[58] _Esquisse sur les progrès de l'esprit humain._
-
-[59] _Jomini_, _Vie de Napoléon_, etc., etc.
-
-[60] _Ségur_, _Histoire de la Grande-Armée_.
-
-Se tu dunque, o _Fatale_, concepisti il disegno di _emendare le colpe
-della creazione_, nessun voto piú degno di essere adempito l'Angiolo
-della preghiera presentò al trono dell'Eterno. -- Forse teco rimasero
-sepolti i destini del mondo, forse l'aquila imperiale fuggendo dalle tue
-bandiere si portava la speranza, e non pertanto alla gloria, che ti
-circonda potrebbe aggiungersi altra gloria piú splendida, voglio dir
-quella di benefattore della umanità, e il tuo sepolcro potrebbe
-annoverarsi tra i sacri pellegrinaggi.
-
-Cosa importa, che il mio spirito contristato neghi l'umano
-miglioramento, e dica: la guerra è in natura; notate _Austin_ inglese il
-quale dopo diciassette anni di continue fatiche, giunge appena a
-mantenere in vita comune quattordici animali di specie diversa
-_pascendoli quotidianamente a sazietà_[61]; or dunque quanto piú dura
-impresa fia quella di accordare gli uomini in pace poiché a loro non fu
-concessa una somma di bene per soddisfarli tutti, o piuttosto un'anima
-che si potesse soddisfare? Cosa importa, che dai climi, dai costumi,
-dalle voglie contrarie io derivi argomento di guerra perpetua? Cosa
-ch'io mostri le pagine della storia eternamente contaminate dalle stesse
-rapine, dai misfatti medesimi? Cosa ch'io provi la civiltà aver giovato
-agli uomini per commettere le colpe con sottigliezza maggiore, e per
-cuoprirle con la ipocrisia togliendo loro quell'unica parte, che avevano
-di buono, o almeno di non tristo, la sincerità? Cosa, che io dichiari il
-pensiero di sottoporre, il mondo ad un medesimo reggimento doversi
-lodare piuttosto come mosso da un cuore sensibile, che da tenersi come
-uscito da un cervello sano? E quando ancora questa sapienza diffusa
-producesse alcun bene, potrei dimostrare come non essendo perenne, né
-dapertutto uguale le sue conseguenze diventerebbero nulle. Dove io
-questi, ed altri argomenti prendessi ad esporre, avrei reso un mal
-servigio alla società, né tu rimarresti meno il Benefattore degli
-uomini, imperciocché io mi sia instruito a considerare il consiglio
-disgiunto dall'opera, e quando per impotenza riesce inadempito ne
-attribuisca il biasimo a Colui, che potendo, non concedeva facoltà
-bastanti per conseguirlo, e la lode a chi volle, e non potè. -- Ma io ho
-fede alla sentenza dell'_Ecclesiaste_: «Quello che è stato è lo stesso
-che sarà, e quello che è stato fatto, è lo stesso, che si farà: e non
-v'è nulla di nuovo sotto il sole. Evvi cosa alcuna della quale altri
-possa dire: vedi questo, egli è nuovo? già è stato nei secoli, che sono
-stati avanti di noi»[62]. E quella mano stessa, che apparve al convito
-di Balthazar[63] sopra le rovine dei tempi trascorsi ha scritto la
-legge: _Sii oppresso od oppressore._ Ho veduto la sapienza pellegrinare
-attorno la terra, e non posarsi mai, e al suo partire sopprimere ogni
-traccia della dimora; -- ho contemplato un popolo crescere, allargarsi,
-e dominare per tutta la terra, divenuto poi debole cadere per infermità
-interna, o per guerra di fuori; cosí tra le nazioni di cui conserviamo
-memoria avvenne ai Romani, cosí ai Longobardi, cosí ai Francesi sotto
-Carlo Magno, agli Spagnuoli sotto Carlo V, nuovamente ai Francesi sotto
-Napoleone, e forse esistono adesso due popoli ai quali si apparecchiano
-gli stessi destini nelle ragioni del declinare, e del sorgere. Quando io
-considero l'assiduo alternare di siffatte vicende, esclamo dal profondo
-dell'anima: oh! perché non si posava il tuo sguardo sopra la terra, che
-ti dette la vita! Nel modo stesso col quale Dio creò la luce se
-profferivi la parola: Italia sia, e Italia sarebbe stata. Se al volo
-antico drizzavi l'aquila romana, meglio della tua francese avrebbe
-conosciuto; e con la piú robusta percorso la via del firmamento; e se
-avversa ti stava la fortuna, noi ti avremmo co' nostri petti difeso,
-superati e non vinti giaceremmo insieme nella terra di Cammillo e degli
-Scipioni... ma noi avremmo vinto perché la causa delle nazioni cimentata
-dal sangue dei martiri termina sempre col trionfo, perché la parola del
-forte, che spira in difesa della patria ha virtú di fecondare la sabbia
-del deserto... e noi Italiani non siamo sabbia per Dio. -- Ahimè! forse
-anche questo è un delirio, e la differenza, che passa tra il delirio del
-sapiente, e quello dello stolto consiste in questo, che il primo ha
-potere di troncarlo, con un _forse_, mentre il secondo deve continuarlo
-all'infinito! Cominciai col dubbio, ho concluso col dubbio, valeva
-meglio tacere... pure qual altra scienza oltre il dubbio conviene al
-nato per morire? Gli umani ingegni non distinsero mai il bene, e il
-male: vana, ed incerta ogni cosa, certa soltanto la morte; il periodo di
-vita, che percorriamo è assai piú breve di quello, che sembra: due terzi
-della infanzia, e della vecchiezza sono spesi nel sonno, un terzo ne
-consumiamo nella pubertà, e nella virilità; l'uomo che vive ottant'anni,
-ne ha dormiti quaranta![64] Gli occhi ne furono concessi per contemplare
-la sciagura, e per piangerla! E nondimeno fra tanto estremo di miseria
-vi han tali, che godono tormentare l'anima del fratello, e seminargli il
-sentiero di triboli. Verseremo noi l'ira di uno spirito ardente sopra di
-loro? Imprecheremo scongiuri su la testa abborrita di cui la ricordanza
-gli spaventerà piú dei propri rimorsi? Dire parole insomma, che
-suoneranno loro piú terribili della chiamata dell'angiolo al giudizio di
-Dio? No. Voi non siete feroci come Catilina, né simulati come Tiberio,
-né maligni come i Borgia; abbietti, schifosi, meschini non meritate né
-anche la fama di Erostrato, vivete... io vi condanno a vivere, a rodervi
-nella coscienza della vostra nullità.
-
-[61] _Revue encyclopédique._
-
-[62] _Ecclesiaste_, cap. I, X, XI.
-
-[63] _Daniel_, cap. V.
-
-[64] Cav. _Palloni_, _Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo_.
-
-Lasciamo di coteste infamie, e di coteste miserie, leviamoci a respirare
-un aere piú puro, e poiché di siffatta potenza ci erano i cieli cortesi,
-sorgiamo a meditare le bellezze ideali, circondiamoci d'illusioni,
-c'inebbriamo di gloria se di felicità non possiamo.
-
-Favelliamo di gloria. -- Napoleone Buonaparte tratto dalla volontà, e
-dalle vicende muove in Egitto, lasciando la Francia temuta; e seco parte
-la fortuna di Francia! Mentre egli vince alle Piramidi, al monte Tabor,
-ad Aboukir, altri generali francesi le sue conquiste perdevano. --
-Mantova presa, l'Olanda di Russi e Inglesi ingombrata, la sconfitta
-della Trebbia, -- l'altra di Novi -- Massena, già folgore di guerra,
-adesso condottiero infelice, Scherer respinto, Joubert ucciso,
-Macdonald, e Moreau superati, ogni cosa in rovina. -- Napoleone
-Buonaparte udite le sinistre notizie, abbandonava Alessandria, si poneva
-all'avventura sul mare; scampato dagli elementi, e dai nemici, tornava a
-Parigi. Qui giunto, con tali parole favellava al Direttorio: «Che avete
-voi fatto di questa Francia, che tanto prosperevole vi aveva lasciata!
-Dov'era pace, rinvenni la guerra, dove lasciai vittorie, ho incontrato
-sconfitte... perché tanta miseria quando io vi consegnai i milioni
-d'Italia? Che avete voi fatto di cento mila Francesi tutti compagni
-della mia gloria? -- Perirono»[65]. Cosí rampognava per ira, piú per
-arte. -- Soppresso il Direttorio, ridotta in sue mani la somma della
-Repubblica, pensa ristorarne la declinata fortuna, e agevolmente il
-poteva, poiché seco era tornata la vittoria: gl'impedimenti, che gli
-oppongono la natura, e gli uomini superava, con sottilissimo ingegno; il
-forte Bard sfuggiva, a Chiusella, e a Montebello vinceva, le pianure
-italiane occupava. Si affronta in mortale combattimento co' suoi nemici
-nei campi di Marengo; cotesta fu una battaglia di giganti; -- l'Austria
-cadde; -- l'Italia tutta in poche ore tornò nel dominio Francese, il
-Genio del primo Console prevalendo costrinse gli avversari a supplicarlo
-di pace.
-
-[65] _Jomini_, _Vie de Napoléon_.
-
-Questi fatti raccontava la fama per le città italiane, sicché forte se
-ne infiammavano le menti di quelli, che le udivano. -- Era in que' tempi
-nei giovani petti Italiani un desiderio, un anelito di accorrere sul
-campo delle battaglie, che apertamente dimostrò, non anco in essi morto
-l'antico valore, e santi furono allora i nostri voti, imperciocché
-Napoleone fingendo amare le libertà italiane, richiamava in vita la
-Repubblica Cisalpina. -- Ah! furono inganni cotesti... Ma l'Antomarchi
-applicando al cranio di Buonaparte il sistema di Gall, lo trovò tanto
-potente simulatore,[66] e il cuore dei giovani si lascia cosí di
-leggieri prendere alle illusioni, ch'io davvero tremo pel giudizio, che
-i posteri faranno su la memoria di quel Grande, malgrado le mie difese;
--- pure se gl'Italiani si lamentano, che tu non li abbia amati, non però
-ti maledicono mai; essi avrebbero voluto difenderti col proprio sangue,
-e con quello dei figli, essi quantunque da te delusi pregano Dio, che ti
-perdoni com'eglino ti hanno perdonato. --
-
-[66] V. _Les derniers moments_, etc.
-
-Nato da poveri genitori nel 1781, viveva in questa nostra patria Cosimo
-Damiano Delfante. L'anima caldissima del giovanetto, l'ingegno pronto ed
-il sentirsi forte gli facevano mal comportare gli oscuri natali; -- e
-l'esperienza insegna essere la ignobilità piú che la chiarezza del
-linguaggio, stimolo acuto a ben meritare avendo la natura concesso
-all'uomo maggiori potenze per acquistare, che non per mantenere. Ora
-pervenuto Cosimo nostro al suo ventiduesimo anno, incapace a reprimere
-il genio interno, si presentava al padre tutto tremante, e gli diceva:
-«Chiamarlo la patria, né volere egli rimanersi inoperoso alla chiamata;
-non badasse al momentaneo dolore, tra poco la fama dei suoi fatti lo
-consolerebbe di mille doppi; gli desse intanto la paterna, benedizione».
--- Qual core fosse il mio, mi parlava Giovacchino Delfante, il quale
-ottuagenario si vive con la vecchia moglie Uliva Bujeri in Livorno,
-«qual core fosse il mio nel sentire il disegno di Cosimo, pensatelo
-voi...» e fissatomi in volto aggiungeva: « -- No, voi nol potete
-immaginare perché dalla vostra giovanezza suppongo, che non siate anche
-padre...» Il mio corpo fremé per ogni fibra, l'anima si sollevò in un
-sospiro, e tacqui; -- egli riprese: «Dio me lo aveva dato per unico
-figliuolo, e Dio non volle, che sostenesse la mia vecchiezza; -- Cosimo
-fu di persona piú alto di voi, e piú robusto assai; di sguardo benigno,
-se non che quando lo vinceva l'ira, ne tremavano tutti; e pure malgrado
-il suo impeto, le amarezze piú forti, che mi abbia apportate sono
-queste: nella notte in cui arse lo _Scipione_, -- voi avrete sentito da
-vostro padre il caso dello _Scipione_, -- era un vascello Francese, che
-incendiò nella nostra spiaggia, chi disse in que' tempi per negligenza,
-chi per malizia, e veramente in quella occasione si commessero orribili
-fatti, pochi salvarono le vite, il legno deserto lanciava da ogni parte
-schegge, e ferramenti infocati, le artiglierie sparavano contro la
-città; quando giunse la fiamma al magazzino delle polveri parve ne
-subbissasse Livorno; in quella notte d'inferno, Cosimo non si ridusse a
-casa, e si rimase con molto suo pericolo a contemplare dal molo cotesto
-spavento. -- L'altro dolore me lo dette nel '98, allorché vennero i
-Francesi a portarci un palo, e un berretto, che chiamavano la libertà, e
-ci rapirono monumenti preziosi, ed averi. -- Il mio Cosimo non potendo
-soffrire la superbia di uno tra costoro lo sfidava a duello; il
-repubblicano non vergognò adoperare l'arme contro un fanciullo di
-quindici anni, ma il figliuol mio per quello, che poi me ne raccontarono
-se la cavò bene, perché senza che io ne sapessi nulla, aveva imparato di
-scherma; -- in cuore n'ebbi piacere, ma lo rimproverai comandandogli per
-quanto aveva caro l'affetto di suo padre non ne facesse piú, alle quali
-rimostranze, egli scusandosi, rispose: «Che il sangue voleva la sua
-parte, e chi soffriva in pace l'ingiuria meritava quella, ed altre
-ancora». Per quanto le mie povere facoltà lo consentivano feci educarlo
-come meglio potei; tutto egli apprendeva con prestezza maravigliosa in
-ispecie le lingue, e quando si partí da Livorno sapeva il latino, il
-francese, e l'inglese, di piú imparò il tedesco, lo svedese, e lo
-spagnuolo. -- Io vedeva andare con lui le mie speranze; l'animo mi
-presagiva male, rimaneva solo; pure egli affermava chiamarlo in sua
-difesa la patria, sospirai considerando che non avevo altri figli, e
-feci il sacrificio alla patria di questo unico mio; -- io lo benedissi:
-la povera Uliva, che dopo la sua morte perdé alquanto del lume
-dell'intelletto, univa alla mia la sua benedizione, piangendo come
-piangono le madri quando si staccano da un figliuolo unico, e Cosimo
-anch'egli tutto in lacrime si partí sul principiare dell'ottobre 1803».
-Mentre l'ottimo vecchio questi casi mi raccontava, la madre udendo
-com'io mi fossi quivi condotto per iscrivere la lode del suo figliuolo
-defunto, mi si accostò vacillando, e con pianto dirotto prese a baciarmi
-il lembo del mantello! -- Volli consolarla, e non trovai la parola.
-
-In questa maniera Cosimo Delfante, separatosi dai suoi genitori,
-giungeva a Reggio, e quivi volontario il 22 ottobre 1803, indossava la
-veste del soldato. -- Egli però non era uomo da starsi lungo tempo
-confuso col volgo, e infatti da una patente autentica della Repubblica
-italiana io ricavo come dopo tre giorni lo creassero caporale, dopo otto
-sergente, dopo ventuno al grado di sotto-tenente, lo promovessero. Nel
-14 aprile 1804, il Vice-presidente della Repubblica italiana Melzi di
-Eril, innamorato delle ottime qualità del nostro concittadino, desiderò
-che col grado medesimo passasse a far parte della guardia del Presidente
-nel battaglione dei granatieri; e voglionsi qui riferire le onorate
-parole con le quali il suo antico superiore Foresti gli accompagnava
-quest'ordine:
-
-«Il capo non può abbastanza palesare il suo dispiacere per la perdita al
-corpo di un ufficiale, a che per la sua moralità, zelo, ed intelligenza
-si è distinto nei differenti gradi da lui occupati nella mezza brigata;
-si compiace però di vederlo collocato in un corpo ove piú vasto campo
-gli è aperto per dimostrare i suoi talenti, e non dubita, che saprà con
-la sua condotta meritare la stima, e l'affetto dei nuovi superiori, e
-camerata, e conservarsi cosí la vantaggiosa opinione, che lascia di lui
-nella seconda mezza brigata».
-
-Esaminando le poche carte, che per fortuna avanzano di questo valoroso,
-trovo una lettera del Ministro della guerra a lui diretta con la quale
-gli raccomanda di trasferirsi nei _dipartimenti_ dell'Olona, del Lario e
-del Serio _per accogliere que' giovani che mossi da entusiasmo volessero
-militare per la patria_, e poco sotto aggiunge molto promettersi
-dall'opera sua come quello, che aveva grandissima influenza per le sue
-relazioni ne' mentovati _dipartimenti_, e pei suoi modi cortesi riusciva
-gradito all'universale. -- Veramente Cosimo Delfante avrebbe con buone
-parole persuaso i piú schivi, ma giova ripetere come la gioventú
-italiana non abbia bisogno d'invito per correre alle armi. -- Ricorda la
-Storia come nel 1812 essendo stata imposta l'estrazione su i
-_conscritti_ del _cantone_ di Chivasso _dipartimento_ della Dora nel
-giorno decimo di ottobre, i giovani di Chivasso, e Varlengo
-comparissero, quelli di Brandizzo divisi dai torrenti Orco, e Malone
-gonfi per insolita pioggia mancassero; non era da tentarsi il guado, che
-l'acqua menava giú a furia, e non si trovavano barche. -- Il
-Viceprefetto saputa la cosa aggiornava la estrazione al sabato venturo;
--- appena egli aveva profferito il decreto, i giovani di Brandizzo
-grondanti acqua gli appariscono davanti: -- non avevano quei magnanimi
-sostenuto, che si fosse detto di loro: -- i Brandissesi mancarono alla
-chiamata, dell'onore, e poiché tentati diversi argomenti per traghettare
-il torrente riuscirono invano, il piú robusto tra essi si lanciò
-nell'acqua, prese la mano al compagno, e questi a un altro, e cosí
-procedendo formarono una catena da una sponda all'altra, e con molto
-pericolo non meno, che con gloria immortale superarono la corrente[67].
-Tal era in que' tempi, e tale sarà, dove l'occasione si mostri, l'ardore
-della gioventú italiana! --
-
-[67] Cav. _Laugier_, _Gl'Italiani in Russia_.
-
-Tornando adesso al nostro concittadino Delfante ho narrato in qual modo
-nel periodo di pochi giorni dal grado di semplice soldato a quello di
-sotto-tenente nella guardia del Presidente pervenisse. A tanto gli
-valsero l'ingegno pronto, le cognizioni acquistate; adesso ardeva
-distinguersi con qualche bello atto di valore, né imperando Napoleone
-Buonaparte era lungamente da aspettarsi il modo.
-
-Male comportarono gl'Inglesi la pace d'Amiens conchiusa il 23 maggio
-1802, e fino da quel tempo Sheridan aveva dimostrato qual fosse
-l'opinione del pubblico, intorno ai patti nella medesima stabiliti;
-mandarono pertanto a lord Whitworth, ambasciatore a Parigi, perché
-ordinasse al governo di Francia sgombrare immediatamente l'Olanda,
-concedere per dieci anni all'Inghilterra il domino di Malta, e
-Lampedosa; se no, rompesse la guerra. -- L'esercito inglese è fatto
-prigioniero nell'Annover, il duca di Cambridge scampa malapena fuggendo,
-l'Elettorato cade in potestà dei Francesi. -- Napoleone apparecchia a
-Bologna sul mare le armi per condurre la guerra nelle Isole britanniche;
-al punto stesso scuoprendo le lunghe arti, sopprime ogni apparenza di
-uguaglianza, e desidera dominare solo su la Francia e l'Italia.
-
-In Francia lo acclamano Imperatore tutti, meno Carnot.
-
-L'Italia non può, né vuole contendergli il principato, egli prende di
-sua mano la corona da gli altari; e se la cinge al capo, e reputando
-fermare eterne sul capo la potenza, e la vita, esclama nell'orgoglio
-dell'anima: guai a chi la toccherà! Dio la toccò, Dio, che distrusse con
-la corona la testa che la portava.
-
-Adesso pensoso quel mirabile politico Guglielmo Pitt sopra i destini
-della patria, volendo volgere altrove la tempesta, ordina nuova lega con
-Russia, e con Austria. La Baviera sorpresa cede alle armi tedesche.
-Muove Napoleone al soccorso e seco le milizie italiane, e il nostro
-Delfante; seguendo le arme del _Fatale_ egli vide nemici con la
-prestezza del desiderio dispersi, Ulma caduta, Vienna presa, lo
-Imperatore fugato; e Russi, e Tedeschi apprestargli nei campi di
-Osterlizza una nuova vittoria, nissuna forza pareva potesse resistere a
-quel Terribile; dodici generali tra russi, e tedeschi spenti sul campo,
-quarantacinque bandiere, centocinquanta cannoni ornarono il trionfo dei
-Francesi, uno degl'Imperatori chiedeva pace, l'altro per soverchia
-generosità lasciato andare. --
-
-Cosimo Delfante operò in questa impresa prove di valore, e ne venne
-ricompensato col grado di tenente. Su le pianure di Osterlizza
-quantunque inebbriato dalla vittoria non obbliò i cari parenti, che
-stavano lontani trepidando per la sua vita, e scrisse loro del nuovo
-grado, delle azioni fatte, di quelle, che statuiva di fare. -- Chiesi le
-lettere al padre, ed egli mi rispose, averle distrutte preso dal dolore
-all'annunzio della sua morte. -- Siccome io credo, che l'affanno di un
-padre per la perdita dell'unico figlio in qualsivoglia maniera si
-manifesti sia cosa sacra, cosí mi tacqui sconfortato. --
-
-A brevissima pace nuove guerre succedono. Insorge la Prussia. Vinta a
-Schleitz, ed a Saalfeld, prostrata a Jena, e a Lubecca in quindici
-giorni cessa di esistere quella potenza, che Federigo il Grande aveva
-con tanto sangue, e con tanta politica instituita. -- Torna la Russia a
-tentare la sorte delle armi, e le riescono infelici a Czarnuovo, a
-Pultusk, a Calymin, e sempre; perde altri 25,000 uomini sul campo di
-Eylau, oltre a 60,000 su quelli di Friedland. -- Veramente io dubito
-forte, che i posteri vogliano aver fede in siffatti racconti, ed anche i
-presenti gli stimerebbero esagerati dove la turba delle madri, e delle
-vedove le quali tuttavia piangono, veri non glieli attestasse pur
-troppo. -- Conchiusa la pace di Tilsith, Gustavo IV di Svezia ardiva
-solo opporsi alla potenza di Buonaparte: a ciò lo inducevano le
-istigazioni inglesi, e la cupidigia dell'acquisto della Norvegia. --
-Buonaparte sdegnando adoperare il suo ingegno per opprimere cotesto
-avversario, manda Brune, e con Brune il Gen. Pino, condottiero delle
-milizie italiane di cui faceva parte Delfante. Adesso si narra come Pino
-procedendo alla volta di Stralsunda affidasse la condotta di un buon
-numero di soldati al nostro cittadino ordinandogli aspettarlo in certo
-luogo determinato: andava, e attendeva il Delfante; vedendo poi, che
-tardava, e dubitando che se ne fosse andato oltre, s'incamminava animoso
-alla volta di Stralsunda; lo raggiunse dopo alcune ore il suo Generale,
-e turbato non poco pel pericolo a cui si era esposto, lo chiamò incauto,
-gli disse imprudente. -- «Trovate dunque chi meglio adoperi prudenza di
-me» rispose Cosimo, e se ne andava, senonché richiamatolo il buon
-generale, dolcemente rimproverandolo lo confortava a deporre lo sdegno,
-e a starsi di lieto animo, ch'egli avrebbe pensato, secondo i suoi
-meriti, a ricompensarlo. -- Posto l'assedio intorno Stralsunda, certa
-notte il generale gli commetteva portasse l'ordine ad un suo subalterno
-di avvicinare i quartieri al forte dell'armata; provvedesse ad eseguirlo
-celeremente, poiché quella stazione come troppo lontana, poteva da un
-punto all'altro riuscire piena di pericolo. Andava Delfante, e trovato
-che il superiore si era dipartito dai suoi soldati per darsi buon tempo,
-egli desideroso di corrispondere alla fiducia, che in lui aveva riposto
-l'ottimo Pino, con singolare perizia operò in modo, che il campo fosse
-mutato. Il generale soddisfatto per quest'azione, appena n'ebbe inteso
-il racconto, postagli la mano sulla spalla gli disse: «Tu sei un
-valoroso capitano» e fino da quel punto Cosimo nostro tenne nella
-milizia quel grado. -- Cadde Stralsunda, imperciocché Gustavo avesse per
-difenderla la pertinacia, non l'ingegno di Carlo XII, e fu smantellata
-da Brune; cadde ancora dopo pochi giorni l'isola di Rugen, e cosí ebbe
-fine la guerra della Pomerania Svedese.
-
-Comincia la guerra spagnuola; guerra per la quale si conobbe quanto
-possano i popoli sebbene inesperti dell'arte militare allorché abbiano
-fermo di vincere, o seppellirsi sotto le rovine delle loro città: --
-ogni goccia di sangue versato per la patria produce nuovi difensori, e
-quelli spenti, altri, e piú fieri risorgono finché l'oppressione non sia
-superata. -- Ma da una parte non combatté sola la cupidigia d'impero; la
-inquisizione soppressa, le barbare leggi abolite, gli errori o
-distrutti, o diminuiti, le insolenze feudali raffrenate dimostrano come
-ancora si volesse migliorare; né dall'altra fu tutto amore di patria,
-ché vi si aggiunsero le ignoranze superstiziose, e le ferocie di uomini
-di sangue. Ben fece Napoleone, se il suo genio lo chiamava a mutare i
-destini degli uomini, a costringerli onde i beneficii della civiltà
-ricevessero; meglio operarono gli spagnuoli a rigettarli perché
-partecipati in modo, che parevano una pena, e il benefizio per forza
-trasmesso equivale all'ingiuria. Forse da ambedue le parti stava la
-ragione, da ambedue il torto. Nuova, eppure a mio senno, maniera unica è
-questa per considerare le storie dove l'uomo non voglia ricercare i
-fatti dei suoi simili per dedurne offese, o difese a coloro, che li
-operarono, sibbene ammaestramenti di esperienze per giudicare le vicende
-attuali.
-
-Il sig. cav. Laugier, nome carissimo alla gloria delle armi italiane, in
-certa sua lettera scrivendo del nostro Delfante cosí si esprime: «Reduce
-dai geli del settentrione, partiva alla volta di Catalogna, desideroso
-d'imprendere geste maggiori. La battaglia di Trentapassos, quella di
-Molinos del Rey, l'altra di Valz, la presa di Vique, l'assedio di
-Girona, la caduta di Hostalrich, e finalmente un numero infinito di
-fatti di arme levarono tra i piú distinti il nome dell'ottimo Delfante»
-e poco sotto, «prode quanto buono, e generoso bisognava vedere con quale
-tenerezza si occupasse degli amici, dei sottoposti, degli stessi nemici
-tostoché cessava lo strepito della battaglia. -- Oh! quante famiglie a
-cui egli salvava vita, onore, e sostanze innalzarono al cielo
-fervidissime preci onde invocare la benedizione su quell'anima veramente
-celeste; non v'era superiore, non compagno, non subalterno, che non lo
-amasse, e lodasse. A lui davvero poteva applicarsi la divisa di Baiardo:
--- il cavaliere senza rimprovero, e senza paura». E questo è elogio con
-tanta pienezza di animo gentile tributato alla memoria del compagno
-defunto, da meritare, che almeno per una metà ritorni in onore del cav.
-Laugier. -- Il padre Giovacchino Delfante mi narrava siccome presa
-Figueras il figliuol suo, capitanando una mano di soldati rimanesse
-stretto all'improvviso da troppo maggior numero di milizie spagnuole, le
-quali schernendo, e mostrando le armi, intimassero agl'Italiani nostri
-la resa. -- Cosimo voleva animare i suoi con la voce, né, vinto
-dall'ira, potendo, dava con la spada assai piú forte eccitamento, che
-con la bocca; si cacciò a corpo perduto nella folla, lo seguitarono i
-suoi, e ne accaddero molte, disuguali mischie particolari. Ma i nemici
-si addensavano su quel drappelletto di valorosi, già molti ne avevano
-uccisi, piú molti feriti; -- chiusa allo scampo ogni via. -- Delfante
-volge attorno lo sguardo, e veduto in parte diradato il cerchio, si
-avventa su quella, si sgombra il sentiero, e guadagna celerissimo co'
-suoi una forra vicina: il nemico costretto a ridurre la fronte secondo
-l'angustia del passo, perde ogni vantaggio, avvilito per le troppe morti
-rallenta l'ardore,... cessa d'inseguire e il nostro cittadino cosparso
-di sangue spagnuolo, e del suo, riconduce salvi i soldati al campo
-italiano. Mentre cosí il vecchio padre esponeva le geste del figlio, il
-sangue gli si era scaldato, e gli ornava il volto coi colori della
-gioventú.
-
-Meritavano queste prodezze conveniente mercede, ed egli già fino dal
-principio della guerra era stato promosso al grado di aiutante di campo
-del general Pino; ora per decreto imperiale riceveva l'ordine della
-corona di ferro; poco dopo la stella della legione di onore. Il cav.
-Camillo Vaccani nella sua opera degl'Italiani in Ispagna rammenta
-onoratamente il nostro Delfante, allorché il general Pino, circondato
-dal colonnello Marsshal, su le alture dei monti Ramannà fece prigionieri
-1500 Spagnuoli i quali accorrevano in soccorso di Girona.[68] Narrasi
-ancora ch'egli fosse dei primi a salire la breccia del forte Monjoui
-presso Girona, dove dagli assaliti, e dagli assalitori furono operate
-prove di prodezza inaudita.
-
-[68] _Campagna del 1809_, p. 3.
-
-In questa guerra spagnuola, io lo avvertiva poc'anzi, si vide fino a
-qual punto estremo possano giungere o la ferocia, o l'eroismo della
-creatura umana. -- Agostina da Zaragozza, fortissima vergine, fuggiti i
-difensori, abbattuta la porta Petrillo, non dubita dar fuoco ai cannoni,
-sfolgorare i Francesi di mitraglia, e ributtarli fuori delle mura; e
-quantunque l'obbligo mi costringa ad esser breve, a me non riesce
-esserlo tanto, che lasci innominata per queste mie carte l'illustre
-donna Lucia Fitz Gerard condottiera della crociata a difesa di
-Girona[69]. Nuove battaglie, dico, furono queste, che vado raccontando,
-né da Napoleone aspettate; e' bisognava a palmo a palmo conquistare il
-terreno, dispersi oggi i nemici tornavano piú infesti e numerosi domani;
-il pugnale, e il veleno spensero piú vite, che non le armi guerresche;
-_ed è santo ogni mezzo purché ordinato alla salute della patria_.
-Ridotte in mucchi di sassi le mura delle città, era mestieri combattere
-di contrada in contrada, di casa in casa, di piano in piano; ardevano i
-cittadini le proprie dimore, e le rovine, e sé stessi sopra gli odiosi
-stranieri precipitavano, oppure scavavano buche, vi nascondevano
-polveri, e con la propria, la morte di molti nemici procuravano. Le
-malattie, la fame, la dura necessità, che domarono fin qui ogni ente
-mortale, non vinsero gli Spagnuoli; -- morivano, non si arrendevano.
-Alvarez, comandante di Girona vicino a spirare anziché scendere alla
-capitolazione dismesse la carica. Solo un dolore era comune ai vinti,
-quello di non esser morti; rimproverati della feroce loro ostinatezza
-rispondevano: «Se volete svergognarci davvero, fateci rampogna del viver
-nostro dopo che giurammo morire; mostrateci gli edifizi, che pur sorgono
-illesi, non i caduti, i prigionieri non i cadaveri.» -- «Infelice
-popolo, qual frutto ricavasti da tanti sagrifizi? Dove sono i tuoi
-guerrieri? Quale hanno mercede nel riposo della patria? Come i tuoi
-destini migliorasti? -- Mi valgano le parole del paterno mio amico
-l'illustre generale Colletta[70]: «Alvarez morto in carcere, Bleke,
-Fournays perseguiti, e disgraziati: O-Donnell, sentenziato come
-traditore, schiva con la fuga la morte: Ballesteros, Morillo vivono
-spatriati, o prigioni nella Francia: vive in Inghilterra da fuggiasco il
-prode Mina: l'Empecinado è morto sul patibolo: ed in somma dei piú
-chiari Spagnuoli chi fu spento per pena, o per nuovi sconvolgimenti, chi
-piú infelice mena il remo, e chi (gli avventurosi) stan liberi ma
-dimenticati, e mal visti». -- Oh! chiudete il volume della storia,
-troppo vi soverchiano le memorie dei misfatti, e delle sventure onde
-l'uomo possa percorrerlo senza sentirsi l'anima travagliata da infinita
-tristezza. -- Salomone profeta apertamente lo insegna: «Non acquistate
-sapienza, perché in essa si contiene altissimo affanno; non accrescete
-la scienza, perché in essa è perturbazione di spirito: il ricercare per
-molti libri non mena a nulla, e la frequente meditazione inaridisce la
-carne»[71].
-
-[69] _Southey_, _Guerra della Penisola_.
-
-[70] _Antologia_, n. 69.
-
-[71] _Ecclesia._, c. XII.
-
-Ora il mio subbietto mi stringe a raccontare altre guerre, altro dolore.
-Due colossi si stringono in battaglia di morte. Pare, che potenza umana
-non potesse superare il _Fatale_, perché i geli, il fuoco la fame si
-unirono in lega co' suoi nemici, e allora soltanto ne rimase abbattuto,
-né meno si voleva per abbatterlo. -- Nel giorno 22 giugno si apre la
-impresa russa. Quante speranze affidavano la Francia! Un capitano, che
-non conobbe mai fuga, un esercito provato di oltre 500,000 uomini
-numeroso, generali valorosissimi; però sembravano le parole profferite
-in quei tempi da Napoleone profezia del futuro:
-
-«Noi non ancora degenerammo, siamo gli stessi di Osterlizza, varchiamo
-il Niemen, la seconda guerra contro la Russia sia non meno della prima
-gloriosa alle armi francesi, e imponga termine alla influenza russa, la
-quale da ben 50 anni turba le condizioni di Europa»[72]. Napoleone
-traghettata la Dwina, espugna il campo trincerato di Drissa, rompe il
-nemico, lo insegue fin presso Polotosk; -- proseguendo il cammino,
-valica il Boristene, vince a Krasnoie, supera di nuovo i nemici a
-Smolensko, arde la città; -- continua la via, giunge alla Moskowa. Le
-storie moderne non ricordano battaglia piú sanguinosa di quella, che
-s'ingaggiò su i campi di Borodino; vi piansero i russi morti 30,000
-soldati, 40 generali; non si contarono i feriti. Mi sia concesso
-dilungarmi alquanto nella narrazione di questa battaglia, avvegnaché
-gl'Italiani nostri la vincessero, e Cosimo Delfante vi operasse prove
-mirabili. La somma delle cose si era ridotta su certa eminenza coronata
-da fortini commessi alla difesa del generale Ostermann, e divisa dai
-Francesi mediante il burrone di Goriskoi. -- Augusto Caulincourt,
-generale, guidando la seconda divisione dei corazzieri, con imperterrito
-animo si caccia giú del dirupo; fulminato dalle batterie nemiche perde
-la vita; indietreggiano i suoi. Allora il rialzo parve convertirsi in
-vulcano: ne uscí prima una tempesta di fuoco, poi i cavalieri russi per
-calpestare i corazzieri respinti. Mentre in questa parte la fortuna
-favorisce alle armi di Russia, il principe Eugenio con l'esercito
-italico investe di fianco il fortino. I Russi capitanati dal general
-Likaczen sostengono francamente l'assalto. Cosimo Delfante considerando
-il poco frutto che si ricava da quel trarre di lontano, e l'indugio
-mortale, dispone avventurare un urto disperato; accennato ai prodi
-compagni, nulla badando alle schegge striscianti intorno al suo capo, si
-spinge primo contro il ridotto: all'urto disperato oppongono i Russi
-disperata resistenza, rifiutano i quartieri, antepongono la morte alla
-resa; -- rimasero tutti miseramente trucidati. -- Likaczen, capitano
-infelice non codardo, sdegnoso di sopravvivere ai suoi, si precipita tra
-le file italiane cercando la bella morte, e gl'Italiani in quella
-ebbrezza di sangue cupidi di vendetta gliel'avrebbero data, allorché
-Delfante gridava: «si rimanessero, volere il russo un duello, e a lui
-appartenere per diritto». Cosí dicendo lo affronta, e lo disarma.
-Likaczen, fermo di finire la vita tratta una pistola se la volge alla
-tempia, e qui pure Cosimo lo trattiene, e confortandolo con animose
-parole, lo consigliava a vivere e gli rendeva la spada. Il principe
-Eugenio lo creò aiutante comandante dello stato maggiore sul campo di
-battaglia, dicendo ad alta voce: «Valoroso Delfante, quest'oggi ti sei
-comportato da eroe»[73]. -- Vinta la battaglia di Borodino, Moscua viene
-in potere dell'armata francese. Fin dove poteva salire la potenza del
-_Fatale_ è ormai salita, adesso sentirà come siano amari i passi della
-fuga, come lacrimose le vittorie peggiori delle sconfitte, come duro
-l'esilio! -- Gli storici di questa impresa scrivono che meno sfortunosa
-sarebbe riuscita la ritirata dove Napoleone avesse preso il sentiero di
-Kalouga, e di Toula per alla Lituania, e parve che a lui pure piacesse
-il disegno, e gl'Italiani con gloria eterna vincendo a Malo-Jarolavetz,
-gli sgombravano i passi, ma o il destino lo accecasse, o meglio di
-quello possiamo supporre noi prevedesse, ordinò la ritirata a Smolensko.
-Le sventure della grande armata furono descritte; qualcheduno, che le
-vide, vive tuttora per raccontarle, e i popoli atterriti conoscono come
-reggimenti interi abbracciatisi per ischermirsi dal freddo durante la
-notte fossero contemplati alla mattina vacillare, e cadere senza, che se
-ne rilevasse pure uno; udirono le genti come gli umani cadaveri
-servissero a mantenere il fuoco per riscaldare i mal vivi, e questi
-piegarsi avidissimi su quelle orribili fiamme, e venire al sangue onde
-ributtarne gli accorrenti, finché spinti sovr'esse mentre studiano
-fuggire la morte minacciata dal gelo, muoiono miseramente abbruciati:
-tali e piú tremende sventure ascoltammo, sí che i tormenti dell'inferno
-di Dante ci parvero fievole immaginazioni a confronto di queste verità.
--- Il 13 di novembre 1812, l'esercito d'Italia ridotto a 5000 ordinati,
-e due volte tanti tra donne, infermi per malattia naturale, o per
-ferite, ed altra gente di ogni maniera, lacerati senza posa ai fianchi,
-e alle spalle dai cosacchi, giungeva a grande stento su la sponda del
-Wop; due mesi prima era ruscello, adesso spaventoso torrente, vollero
-costruirvi un ponte co' legni delle case vicine, ma quelli, che vi si
-erano riparati, mostrarono contrastarle col ferro; tentarono traghettare
-i cannoni carreggiandoli su le acque gelate; il ghiaccio si ruppe,
-cannoni, e cannonieri sprofondando scomparvero per sempre; frattanto il
-giorno declinava, il freddo si faceva piú intenso, i cosacchi impazienti
-di strage e di rapina ingrossavano. Gli artiglieri italiani, quantunque
-presso al morire desiderano rallegrarsi il cuore con una qualche
-vendetta, e abbandonati i bagagli si ritirano; sopraggiungono le torme
-dei barbari, stendono le mani alla preda... una traccia di polvere
-accesa dai nostri artiglieri appicca il fuoco ai cassoni delle munizioni
-di guerra; -- rapitori, e rapine vengono con miserabile eccidio
-sbalestrati per aria. -- Animoso, non utile conforto; nuovi cosacchi piú
-inferociti di prima tornano all'assalto. -- Di su, di giú, come finsero
-gli antichi cantori dei dannati lungo la sponda dell'Acheronte andavano
-i nostri per la riva del Wop, ponevano un piede per iscendere e non si
-attentavano; que' ghiaccioli taglienti, le acque grosse, l'altra sponda,
-lontana atterrivano i piú forti; in questa le minaccie dei vincitori, e
-gli urli dei vinti cresceano, e si udiva all'intorno un suono di pianto,
-un gemere confuso, un invocare, e un imprecare il cielo, un chiedere, e
-non trovare soccorso, che rifiniva il cuore di acutissimo spasimo. -- Il
-Viceré pensoso non sapeva a qual partito appigliarsi; -- leva gli occhi,
-e guarda fisso Cosimo nostro; questi intende qual cosa gli domandasse il
-buon principe col guardo, dacché con la voce non osava manifestargliela,
-si trae il cappello, lo agita in segno di sicurezza, e si lancia nel
-fiume; molti come lui avventurosi toccarono la riva opposta, molti non
-la toccarono; -- ma senza Cosimo Delfante sarebbero morti tutti[74].
-
-[72] Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.
-
-[73] _Laugier_, op. cit.
-
-[74] _Ségur_, _Histoire de la Grande Armée_, l. IX, c. 13.
-
-Mi avvicino a descrivere la morte di questo valoroso. Correva il giorno
-15 di novembre, quando il principe Eugenio con alcuni dei suoi si
-dilungava da una torma di gente disordinata, infelice residuo
-dell'esercito d'Italia; all'improvviso lo circondano molte migliaia di
-Russi capitanate dal generale Miloradowitch, e gl'intimano la resa; --
-la gente, che seguitava Eugenio facendosegli intorno lo scongiurano ad
-allontanarsi finché n'è tempo, salvasse gli avanzi dell'armata, ella
-penserebbe di per sé stessa alla sua salute; repugnante, Eugenio
-abbandona quel pugno di prodi, raggiunge i suoi, ed ingaggia battaglia
-su i piani di Krasnoie. La colonna dei fuorviati rimasta priva di capo
-si ordina sotto il tempestare delle palle nemiche, e composta in
-drappelli serrati dà dentro alle file dei Russi; erano 1500 contro 15 e
-piú mila nemici; -- questi pensando, che volessero deporre le armi,
-aprono la fronte, e li lasciano entrare; quindi vedendo com'eglino non
-si disponessero a nessun atto di ossequio li pregano a dimettere ogni
-tentativo di resistenza; rispondevano combattendo; sdegnosi i Russi li
-fulminano con tutti i cannoni; meglio di mezzi cadono, gli altri
-continuano; i Russi sia maraviglia, o terrore non osano toccarli, ed
-essi orribilmente laceri si riparano entro le linee italiane, le quali
-gli accolsero con altissime grida di gioia. -- Ora i Russi inseguenti
-l'armata d'Italia appoggiano la destra a un bosco, la sinistra alla
-strada maestra. Eugenio studiando di sgombrare il cammino oppone la
-seconda divisione alla sinistra dei Russi, la prima alla destra, nel
-centro mette la guardia reale, la divisione Pino in riserva, gli
-sbrancati si celano in certe macchie dietro l'ala destra del generale
-Pino. -- I cavalieri russi dànno la carica; respinti dai nostri composti
-in battaglione quadrato cominciano a sfolgorare con la mitraglia, e
-gl'Italiani di tutto manchevoli mal potendo rispondere a que' fuochi,
-soffrono gravissimi danni. -- Eugenio si affanna a provvedere, e spinge
-la seconda divisione contro il fianco destro del nemico, ma oppressa da
-un fuoco terribile e da una cavalleria numerosa, si ripiega anch'ella in
-battaglione quadrato. Rimasta per siffatta maniera scoperta la sinistra
-della guardia reale, i dragoni di Kargonpoll e di Moscou si sforzano
-romperla; ributtati aspramente non replicano l'assalto. Il Viceré
-favellando agli ufficiali circostanti domandava a chi di loro con
-alquanti de' piú valorosi desse il cuore di procedere lungo la strada
-maestra, per raccogliere la prima divisione. Si offriva volenteroso
-Delfante, e seco lui 200 spontanei. Quasi presago esser coteste le sue
-ultime, operò prove di stupendo valore; lanciandosi con quel
-drappelletto contro la foga dei cavalieri russi li trattenne, e convertí
-la battaglia in molti combattimenti a corpo a corpo; ferito nella tempia
-non si rimosse, né fece sembiante di dolore, o di terrore; continuando
-la mischia venne di nuovo ferito sul ginocchio, e sebbene la virtú
-vitale per la perdita del sangue appoco appoco in lui si estinguesse,
-non pareva che pensasse a posarsi. Un generoso Francese, il signore di
-Ville-Blanche, vedutolo tutto sanguinoso lo tolse per le braccia, e
-facendogli forza lo trasse in disparte per fasciargli le piaghe. --
-Sopraggiunse Eugenio, e chiamatolo a nome lo conforta a darsi coraggio:
-«Altezza, risponde Cosimo, io mi sento morire, vi raccomando la mia
-famiglia». -- Compiute appena le parole, una palla di cannone gli rompe
-le spalle, e spicca la testa dal busto al Ville-Blanche. Il viceré si
-allontanava smarrito, i duecento compagni del nostro eroe morirono
-tutti, ma prima di cadere, nel sangue dei nemici lo vendicarono. --
-
-Dove giacciono le ossa di Cosimo Delfante, onde se qualche suo patriotto
-pellegrinasse in quelle remote contrade invochi sopra di loro la pace
-dei forti? -- La pianura di Krasnoie è grande, e va ingombra d'infinite
-altre ossa; eppure alle sacre reliquie manca, o Italiani, non solo
-l'onore del sepolcro, ma nessuno tra voi ebbe fin qui anima potente a
-diffondere su que' campi di gloria la luce del canto.
-
-O Italiani, non amate voi vostri morti? L'inno della lode tacerà dunque
-pei defunti perché questi non dieno né speranze, né doni? -- Sovente
-però il turpe lusinghiere del vivo null'altro consegue dalla sua viltà
-tranne una speranza delusa, mentre il celebratore dei morti nel
-compartirla altrui acquista fama. Pochi furono gl'Italiani scrittori i
-quali di conveniente elogio placassero le ombre dei nostri defunti, la
-qual cosa dimostra quanto vada ingombra la mente dei troppi di paura, e
-di viltà, quanto nei pochi sieno grandi e l'amore, e l'ardire; --
-benefizio estremo, che la fortuna o il destino concedono alle nazioni
-cadute di condensare le virtú antiche della massa del popolo in alcuni
-magnanimi, quasi scelti custodi di un deposito sacro; io poi non sono un
-magnanimo, ma nel mio cuore arde una fiamma di vita, e non temo con
-forti accenti rilevare le glorie dei nostri valorosi; -- e felice la
-patria quando la lode dei trapassati non vorrà considerarsi come
-esperimento d'immaginare arguto, o di ornato scrivere sibbene come
-ufficio cittadino. -- Veramente a noi non dovrebbe esser mestieri
-l'andare con tanto studio ricercando le geste dei nostri guerrieri se
-piú fosse stato generoso quel popolo di cui abbracciammo la causa; --
-sconoscente! ei rifiutò far menzione dei nostri, egli usurpò le nostre
-glorie[75]: italiano, e non francese fu il soldato il quale mezzo
-sepolto dalla neve nelle lande di Russia nessun'altro pensiero ebbe
-presso alla morte se non quello di porre in salvo la stella dei prodi,
-che acquistò combattendo sul campo di Vagria: popolo sconoscente!
-dimenticando, che noi col nostro sangue ti acquistammo potenza, e onde
-meglio ci gravasse il giogo francese pugnammo con mani italiane
-poiché[76] il _Fatale_, quantunque nato di questa terra temendo nella
-nostra libertà il tuo servaggio negò di rompere le antiche catene, tu
-applaudisti al sussurro poetico di uno tra i tuoi il quale, seguitando i
-canti del fanciullo Aroldo, come la iena i passi del leone, osò chiamar
-noi _polvere di uomini!_[77]. Oh! Aroldo si beava nel sorriso del cielo
-italiano, e gemé considerando, che cuopriva una terra addolorata, e quel
-suo gemito ci consolava di un secolo di sventura. -- Barbaro straniero,
-che insulti l'angoscia solenne di un popolo caduto, possano le tue
-parole tornarti amare su l'anima quanto la maledizione di tuo padre
-moribondo. -- Or non è molto, quasi in ammenda di tanto delitto mosse da
-quel paese una voce di conforto, e di lode a noi infelici Italiani,[78]
-ma la piaga fatta dall'orgoglio alla sventura non cosí di leggieri
-risana. Tenete per voi la lode, e l'oltraggio, noi né quella curiamo, né
-questo: _Il giudizio dei posteri veglia severo su le colpe dei popoli, e
-noi fidenti ci commettiamo a quel giudizio._
-
-[75] _Laugier_, op. cit.
-
-[76] _Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu._
-
-[77] _Lamartine_, _Dernier chant de Childe-Harold_.
-
-[78] _Revue Française, Art. sur l'Italie._
-
-Ora nuovamente mi è dolce volgermi a voi, giovani fratelli: -- vedete
-l'onore italiano come vilipeso! -- Sentite qual ne corra bisogno di
-provvedere alla fama nostra! -- una gente, che altra volta chiamammo
-barbara, come esempio di barbarie ci addita. -- Siate grandi! -- né mi
-rispondete: -- che giova affannarci? non hai tu scritto, che gli uomini
-saranno sempre infelici? -- Ma io ho scritto ancora, che voi potrete
-diventare potenti; -- e le mie parole erano di dubbio; -- assuefatto a
-dubitare di tutto per fuggire la pena di un sistema, pensate voi ch'io
-volessi assumere la parte dell'Apostolo del male? -- Operiamo
-magnanimamente, non ci curiamo del fine: -- forse l'antico agricoltore
-non pianterà l'ulivo perché le sue mani non ne raccorranno il frutto? --
-E forse io lessi male le pagine della storia; -- e forse l'affanno in
-cui andava sepolto il bel fiore dei miei anni giovanili mi fece temere
-ov'era sicurezza; -- chi sono io perché mi crediate come a Profeta? --
-Non vi sarò compagno nel sepolcro? -- Sia adunque con voi anche quella
-speranza, che la natura doveva avermi compartita; -- e dove la pietà dei
-superstiti, fornito questo terreno pellegrinaggio pel quale ho già
-stanche le membra, mi credesse degno di una lapide, che mi distingua dal
-volgo dei morti, possano i figli felici stender la mano su quella
-lapide, e dire: «Egli ha mentito». Essi però non oltraggino la mia
-polvere, perché se il decreto di mutare quelli, ch'io riputava destini
-si fosse dovuto scrivere col sangue, io avrei dato il sangue, e del piú
-puro del mio cuore -- e se a me, come a loro fossero corsi favorevoli i
-tempi, avrei forse agli antichi canti di questa nostra terra aggiunto
-nuove melodie, e la gioia avrebbe afforzato l'ale dell'alta fantasia,
-mentre ora di giorno in giorno s'illanguidisce nell'amarezza, e nel
-dolore.
-
-
-
-
- ROMAGNA
-
-
-Quando ideammo la _Giovane Italia_, le sorti della Romagna pendevano
-incerte. La nota presentata alla segreteria di stato di Gregorio XVI, la
-sera del 21 maggio 1831 assicurava agli stati pontificii riforme che
-costituissero un'era _affatto nuova e felice_. -- La corte romana dava
-invece illusioni e frodi, o minaccie. Ma le popolazioni forti del loro
-dritto, e d'una promessa europea avevano assunta una attitudine energica
-e deliberata, che avrebbe fruttato un miglioramento qualunque, se
-l'intervento d'una forza brutale non avesse troncato a mezzo le speranze
-autorizzate dalla diplomazia. -- Il popolo dall'impeto d'una
-_rivoluzione_ caduta era passato ad una _opposizione_ parziale che non
-varcava i confini di ciò che i gabinetti chiamano _legalità_. Il Papa
-esauriva tutte l'arti d'una politica perfida per suscitarlo a moti
-dichiaratamente rivoluzionarii. -- Ma il popolo s'avvedeva dell'inganno
-e non si dipartiva da un sistema d'azione lenta e pacifica, ch'escludeva
-ogni intervento straniero.
-
-Allora, noi avevamo in animo d'esporre in un quadro esatto la condizione
-di Bologna e della Romagna: i diritti che la espressione del voto comune
-avea posti in luce: le inchieste fatte, e non contrastate: e le vie che
-rimanevano alle potenze perché la rivoluzione inevitabile un dí o
-l'altro scoppiasse meno sanguinosa e irritata dalla intolleranza d'una
-parte e dalla impazienza dell'altra.
-
-Era un tributo che si pagava per noi ad una illusione di giustizia
-politica, che non esisteva se non nell'anime nostre. Guardando alla
-importanza della questione che s'agitava, guardando all'utile che
-sgorgava innegabilmente da un sistema di concessioni progressive, unico
-sistema che valesse a indurre una pace che i governi invocavano primi,
-guardando ai patti giurati, alla promessa sancita da una conferenza di
-ministri europei, ai principii banditi da una nazione grande a un tempo
-ed avida di tenere il primato della civiltà, noi cedevamo ad una
-speranza, ad una lusinga che non fosse spenta ogni generosità nei
-popoli. -- E però il linguaggio nostro era volto ad ammaestrarli delle
-condizioni nelle quali era posta una gente insorta per eccesso di
-tirannide, caduta in fondo per troppa credulità, schernita da quei
-medesimi, che l'avevano accarezzata di lusinghe mortali. -- Ci
-travolgeva un errore; e ne abbiamo rimorso; però che siamo a tale di
-sventura e d'esperienza nel passato che oggimai ogni errore è delitto.
-Questo errore noi lo scontammo amaramente; e il grido dei nostri
-fratelli scannati nel nome di Cristo dai soldati del pontefice a
-Ravenna, a Cesena, a Forlí, ci suona tremendo all'orecchio come un
-rimprovero. -- La diplomazia europea non vide nei reclami legittimi d'un
-popolo mille volte deluso che un pretesto all'intervento straniero. Le
-baionette tedesche ci recarono solenne risposta. -- Quattro potenze
-dichiararono nulle e intaccate di ribellione le pretese, ch'esse alcuni
-mesi prima aveano dichiarate giuste e fondate. Quattro potenze diffusero
-colle loro minaccie il terrore sovra una moltitudine inerme, incerta e
-divisa -- poi, quando lo stupore ebbe spento anche quel poco entusiasmo
-suscitato da una contesa civile -- quando l'oro ebbe stillata la
-seduzione ne' ranghi dei cittadini -- quando il mutamento improvviso
-ebbe scemata colla differenza delle opinioni la forza della concordia --
-le potenze diedero il segnale, e dissero alle bande romane: _ferite il
-cadavere._ -- Quattro mila soldati del pontefice s'affacciarono da un
-lato, dodici mila tedeschi dall'altro. -- I nostri erano 1603!
-
-Cosí doveva essere. -- Maledetto colui, che fida in altri che in se
-medesimo!
-
-Noi lacerammo lo scritto. -- Ogni sillaba ci pesava sull'anima come una
-condanna -- e da tutto quel cumulo di conghietture, da quelle parole di
-pace, da quella luce di speranza vilmente concetta, e stoltamente
-nudrita, sorgeva un grido: guai a chi si commette alla fede dello
-straniero! le illusioni della vittoria si convertono per lui in
-derisioni d'inferno: i frutti ch'egli immaginava cogliere colle altrui
-mani, si tramutano in cenere, come i frutti del lago Asfaltide. Oh! non
-impareremo mai nulla dalle nostre sciagure? Non impareremo mai, che lo
-schiavo non ha per sé e che il proprio braccio, e il proprio diritto?
-Noi calchiamo una terra la cui polvere è polvere d'uomini venduti dallo
-straniero. Non v'è pietra di tomba, non v'è rovina di monumento che non
-ci parli una delusione, che non c'insegni un tradimento de' potenti che
-ci sedussero alla confidenza per coglierci alla sprovveduta. E non
-faremo senno mai della lunga vicenda?
-
-Noi lacerammo lo scritto -- però che non avevamo mestieri di snudare
-agli oppressori la infamia loro, né volevamo levar la voce a
-giustificarci della sommessione apparente. Le infamie sono palesi, e la
-vera giustificazione d'un popolo oppresso è quella, che si scrive col
-sangue degli oppressori. Né maledizione, né gemito. -- Poi che non
-abbiamo saputo maturare il tempo della vendetta, soffriamo in silenzio:
-stiamo soli colla nostra rabbia: pasciamoci di furore muto: non lo
-sperdiamo in lamenti, che nulla fruttano -- è tesoro, che dobbiamo
-custodire gelosamente -- beviamo tutto il calice amaro: forse un giorno,
-quando avremo esaurite l'ultime stille, frangeremo quel calice.
-
-Perché, a chi rivolgerci? -- ai governi? cos'è per essi il gemito d'una
-gente tradita? Son cinque e piú secoli, ch'essi trafficano di noi come i
-mercanti de' poveri negri. Son cinque e piú secoli, ch'essi non guardano
-in noi che come in materia di negoziati e di protocolli. -- Alle
-nazioni? -- le nazioni stanno pei forti -- e noi non lo siamo: le
-nazioni non hanno finora simpatia per la sciagura, ma per l'attitudine
-dello sciagurato, scendono nell'arena talvolta a soccorrere al
-gladiatore morente senza batter palpebra -- e noi finora -- convien
-dirlo e arrossire -- abbiamo levata la mano prima di averla adoperata
-sul nemico. -- Da esse ci verrà forse un compianto sterile e breve. Che
-giova il compianto? Hanno pianto anche sulla Polonia. Hanno pianto,
-mentre un ministro d'un popolo libero ne decretava la perdita come pegno
-di pace. Ma quel pianto ha forse risparmiata una goccia sola del sangue
-dei prodi? Quel pianto ha forse fecondata di nuovi difensori la polvere,
-dove cadevano i primi? -- Lasciate star quella polvere! non agitate il
-lenzuolo de' morti! -- Possono esse le vostre lagrime rianimare il
-cadavere?
-
-Un giorno, quando convinti della onnipotenza d'un popolo che vuole
-rigenerarsi davvero, noi ci saremo levati di dosso la vergogna e
-l'oltraggio, alzeremo la voce, e narreremo a' popoli, che allora ci
-stenderanno la mano, l'arti adoprate del tedesco voglioso d'un nuovo
-dominio, per trascinarci a insurrezioni brevi, e non concertate -- e
-l'armi somministrate perfidamente, poche per la difesa, tante da
-invogliare gl'incauti ad osare -- e l'oro diffuso a promuovere le
-divisioni tra le guardie civiche e le moltitudini -- e le proteste di
-pace fatte ad illuderci, e illudere un popolo vicino, mentre un proclama
-pubblico imponeva la mossa alle truppe straniere -- poi le predicazioni
-furibonde de' preti che rinnegano ogni santità di ministero: le calunnie
-versate nell'orecchio delle ignare popolazioni: le stragi commesse sopra
-gente inerme, e tranquilla, preparate con astuzia, e bassamente
-scolpate. -- Quel giorno, verrà, però che nessuna forza può far
-retrocedere il secolo, e i delitti di sangue si scontano nel sangue -- e
-allora noi potremo narrar queste cose, e documentare la storia delle
-nostre sventure, senza astio, senz'odio, senza rancore per la inerzia
-delle nazioni, perché noi vagheggiamo da lungi la fratellanza europea, e
-serbiamo dentro tanta potenza d'amore da affogarvi molti secoli di
-memorie. Ma ora, fresche ancora le piaghe, calde le ceneri dei caduti a
-Forlí, noi non potremmo rivolgere la parola allo straniero, senza che un
-alito d'ira la facesse amara, e sdegnosa, senza che un fremito di deluso
-vi scorresse dentro a convertirla in suono di maledizione. Però, abbiamo
-risolto tacere per tutti, intorno agli ultimi eventi -- per tutti,
-fuorché pe' nostri.
-
-E ai nostri, traviati sovente ne' loro giudizi dalle menzogne, che i
-governi italiani astutamente diffondono, gioverà ridire, come dagli
-ultimi fatti della Romagna debbano trarre conforto a sperare ed osare,
-anziché scoraggiamento, o terrore. Gioverà convincerli, che gli ultimi
-fatti travisati da' nostri padroni a trarne un tentativo di rivoluzione
-assoluta, per millantare d'averla vinta una seconda volta non furono in
-sostanza che conseguenze d'una discussione municipale, d'una questione
-piú civile, che politica, questione che né si doveva né si volle
-sostenere coll'armi dalle moltitudini, però che la Romagna contempla,
-anzi i fati italiani che i propri! -- e non pertanto quel pugno di
-giovani, raccolto in armi, subitamente assalito, era tale, che i
-pontificii disperavano vincerlo, se non lo atterrivano colla minaccia di
-quattro nazioni, e colla mossa dell'Austriaco. Gioverà mostrar loro i
-due vantaggi che sgorgano da que' fatti, il primo riposto nella
-coscienza che ogni italiano può trarre dalla lotta durata dalle
-legazioni contro la oppressione papale; della unione universale in un
-solo voto di libertà; l'altro, che deriva dalla complicazione delle
-differenze che regnano tra gabinetti, aumentata dalla nuova occupazione
-tedesca e in oggi dalla francese. -- E noi ne parleremo forse
-distesamente nel secondo fascicolo della _Giovine Italia_, dacché in
-questo non possiamo per l'angustia dello spazio.
-
-Ma i nostri concittadini della Romagna veglino da forti, e accolgano la
-voce de' loro fratelli, che noi qui esprimiamo: vegliate, ed unitevi:
-ritemprate il vincolo dalla concordia nel servaggio comune: non vi
-lasciate sedurre a divisioni fatali da vanità meschine, da rancori di
-municipio. Strignetevi nella comunione della sventura: santificatevi nel
-pensiero della vendetta; però che la vendetta della patria è santa di
-religione, e di solenne dovere. E sopratutto non fidate nello straniero.
-Non fidate nello straniero, che vi reca speranze nuove, poiché v'ha
-travolto nel precipizio: ritrarre il ferro dalla ferita, poiché s'è
-immerso fino all'elsa, muta forse il feritore in proteggitore? Non,
-fidate nello straniero, che oggi sommoverà i soldati del pontefice a
-trucidarvi per ottener vanto il domani d'averli frenati, o puniti. Non
-vi lasciate sedurre da quell'arti: non vi lasciate adescare da quel
-finto sorriso. È il sorriso dell'assassino sulla sua vittima.
-Ricordatevi dei vostri padri. Ricordatevi che quei ferri, ch'ora
-s'ostenta di stendere a serbare intatto l'ordine pubblico, e a tutela
-degl'individui, hanno tal macchia di sangue fraterno, che veglia fra il
-tedesco, e voi, come un decreto di Dio tra l'innocente e lo scellerato.
--- Curvate la testa, poiché i fati lo vogliono, sotto il giogo
-abborrito; ma frementi, vivi nell'odio, e col sospiro a quel giorno, che
-darà moto in Italia al grido d'Unione, d'Indipendenza, e di Libertà.
-
- _Un Italiano._
-
- _P.S._ -- La occupazione francese, accaduta dopo scritto
- l'articolo, complica gravemente la questione politica: la
- complica di tanto, che forse a sciorla non varrà che la spada. E
- non pertanto noi non vogliamo cancellare parole dall'ultime
- linee dello scritto. L'Arti diplomatiche, e le paure de'
- gabinetti possono rimovere _momentaneamente_ le nuove speranze.
- Nuove combinazioni possono differire lo scoppio degli odi
- celati, e giova, non obbliare come il ministero Perier è il
- ministero della pace _à tout prix_, e come la esistenza sua è
- stretta a questa pace, mercata finora l'Europa sa come. Chi
- decise la occupazione, commise un errore contro il proprio
- sistema; le conseguenze possono uscirne prepotenti, ed
- irreparabili; ma gl'Italiani, noi lo ripetiamo, hanno a fidare
- in sé, non in altri.
-
- ----
-
-
-
- _Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA,_ benemerito italiano,
- gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli, nel 1821.
-
-
- Naturæ clamat ab ipso vox tumulo.
-
-
-Ciascun giorno che si perde fra gl'immensi spazi del tempo, è per
-l'Italia cinto di funereo lume; ciascuna contrada di quella miseranda
-terra vede biancheggiare le ossa d'immensi martiri sacrificati
-all'onnipotenza di un dispotismo contro del quale alzarono la voce, ed
-osarono proclamare il diritto degli uomini: tutta la penisola che
-dall'Alpi al mare siciliano si estende sembra un vasto sepolcro, ove tra
-i gemiti de' traditi, e l'aggirarsi d'ombre squallide, tremenda
-s'innalza la tirannide de' principi e de' sacerdoti, e degli stranieri.
--- Da ogni regione Italiana sorge eziandio un grido lugubre che chiede
-vendetta pel fiore de' suoi figli caduti sotto la scure, o spenti fra
-ceppi, o finiti in doloroso esilio, pel solo delitto di avere amato la
-patria...; o se qualche generoso, accostando la mano alle tombe di quei
-trapassati osasse rimuoverne le ceneri, udrebbe un sol fremito dai monti
-al mare, ascolterebbe da ogni avello invocar la vendetta, -- imperocché
-vendetta chiedono quei che caddero nelle provincie napolitane, e
-piemontesi, per aver dato fede alla parola dei Re, ed innalzati al sommo
-impero due principi nutriti nel lezzo delle corti, e noti in Europa per
-la sola infamia del tradimento: vendetta parimenti dimandano coloro che
-un ministro di pace, mutato in carnefice di oltremontano sire, spegneva
-sullo rive del Tevere, e nell'ubertosa Romagna: -- vendetta, fu l'ultima
-voce de' morenti di Modena e di Sicilia: e vendetta infine invoca la
-spoglia di Pietro Colletta, già consunta per tiranniche persecuzioni, --
-e del quale alla memoria io discorro breve cenno; e il discorso, non pur
-depositato sul suo tumulo come fiore che abbellisce le urne degli
-schiavi, -- ma qual pegno di animo libero ad uomo libero tributato, ma
-quale invito a futuro riscatto.
-
-Nella città di Napoli, di Antonio, avvocato, e Maddalena Minervino,
-nacque Pietro Colletta, nel 1780: ad una vivacissima infanzia tenne
-dietro un'ingegnosa giovinezza, passata fra i profondi studi della
-scuola militare di quella capitale: e quando la patria salutò l'aurora
-di una repubblica (che si spense quasi sul meriggio) pria l'annoverarono
-i patrioti fra le loro fila come officiale d'artiglieria, -- e poscia
-l'ebbero a compagno della proscrizione che una corte sleale fulminava,
-ad onta de' patti giurati e garantiti dai rappresentanti delle prime
-potenze d'Europa: -- indi, mutatesi le fortune ed i tempi, e cacciati i
-Borboni nell'ultima Sicilia dalla spada di Bonaparte, perveniva il
-Colletta ai sommi onori civili e militari, e vi perveniva non senza fama
-d'intelligente amministratore e di sagace militare. -- Nominato
-Intendente nelle Calabrie, Consigliere di Stato, Tenente-generale dello
-scientifico Corpo del genio, e Direttore generale di ponti-e-strade;
-mostrossi sempre, qual era stato nella modesta giovinezza, cioè,
-affettuoso con gli amici e coi propinqui, amorosissimo della patria, e
-protettore de' talenti. -- Cadute poi l'armi dei Francesi, -- e
-ritornati i Borboni a ricalcare i troni abbandonati per viltà, e
-riottenuti per opera straniera, disponevasi il Colletta a girsene in
-volontario esilio, sapendosi quanta e quale fosse la fede de' reali di
-Napoli; ma non glielo permettevano quei principi, che allora fingevano
-vezzeggiare i liberali, -- che anzi il destinavano al comando della
-divisione territoriale di Salerno. -- Assumeva quell'impegno il
-Colletta, e con franchi accenti consigliava il ministero di secondare il
-voto de' popoli che già chiaro appariva per ottenere una Costituzione
-tante volte promessa dall'esule Ferdinando; e poiché quei consigli non
-spiacevano ai ministri (o almeno il dicevano), riteneva il comando, e
-sperava di essere un giorno veramente utile alla patria; ma quando
-ritornavasi a quella ferocia, ch'è il primo attributo dei Borboni, ed
-esigevansi persecuzioni e rigori da ogni capo-politico o militare contra
-i liberali, pria che contaminarsi e prestarsi ai voleri del dispotismo,
-deponeva ogni pubblica cura, e ritornava alla vita privata per
-continuare placidi studi che gli dovevano essere un giorno di conforto
-nell'esilio.
-
-Pacifico e ritirato egli se ne viveva dunque, quando si appressarono i
-nembi; -- né cariche occupava, allorché udissi l'accento della
-rigenerazione sulla vetta di Monteforte -- accento al quale risposero
-tutte le provincie del regno, -- e che fu poscia ripetuto su i santi
-evangeli da un re, sulla tomba del quale pesa la maledizione de' popoli,
-e 'l giudizio della Storia. -- Infranto in quella guisa il dispotismo,
-ricomparivano i benemeriti cittadini ai pubblici ufficii, e con essi
-riedeva il Colletta al Corpo del genio; indi ne andava Comandante
-supremo delle armi nella Sicilia, e finalmente sul finir del gennaio
-veniva chiamato al ministero della guerra; -- né in tutti quegl'impieghi
-esercitati, smentiva le antecedenti pruove date alla patria; -- soltanto
-era anch'esso aggirato nella cabala che il Principe-Vicario ordí onde
-ingannare un popolo, il quale fidente ed ingenuo, erasi abbandonato
-nelle sue mani, e che tardi comprese quanta simulazione e perfidia
-allignasse nel cuore de' Borboni.
-
-Mancate le promesse, -- calpestati i giuramenti col sussidio del Capo
-della chiesa, e ritornato il Re colle austriache bandiere, dilettavasi
-il Principe-Vicario di scoprire al truce Canosa quei che credendo nella
-sua lealtà, i veri sentimenti di patriottismo gli aveano svelati; -- né
-fra coloro fu risparmiato il Colletta: egli era reo di amare la patria:
-il principe adunque lo designava a Canosa, -- e quel sicario della
-legittimità lo condannava senza verun processo, pria alla prigionia di
-sette mesi, e poscia ad un perpetuo esilio nella gelida Moravia: in vano
-un cadente genitore reclamava il figlio, -- in vano i fratelli
-chiedevano, che davanti ai giudici si esponessero le sue colpe, -- tutto
-fu negato; -- ei partí per la Moravia, ed ivi rimase due anni ad
-attingervi il germe di quel funesto morbo che il trasse a morte. --
-Deposto egli dunque nell'esilio ogni pubblico pensiero, volgeva sovente
-lo sguardo alla patria desolata, e desiava darle l'unico conforto che
-rimane all'esule, -- quello di scrivere i suoi mali; -- e questo
-pensiero mandava ad effetto, allorché, stabilitosi nella gentile
-Firenze, addicevasi a scrivere le Napoletane Storie dai tempi di Carlo
-III fino ai nostri giorni, e per fortuna dell'Italia compiva il lavoro
-pria di morire: e noi diciamo per fortuna, poiché in esse sono
-registrate le pagine fedeli delle turpitudini e de' delitti consumati
-dai re e dai sacerdoti pel giro di 50 e più anni. -- Questo lavoro, che
-tanti affetti destava nello scrittore, -- che tante memorie richiamava
-al travagliato suo animo, consumava il di lui corpo, e già sin dall'anno
-1829, ei mostrava nelle sparute gote non lontano il suo fine: allorché
-le fasi del 1830, e le persecuzioni del Governo Toscano che di nuovo
-esilio il minacciava, accrescevano le sue sofferenze, e quasi a spettro
-vivente lo riducevano, ed ei trascinavasi appena nel cammino della vita,
-quando in sull'alba del 12 novembre 1831, compivasi la sua carriera, e
-spirava col pensiero alla patria, agli amici, -- ai congiunti.
-
-Udivasi allora un sol gemito fra la gioventú Toscana, che a loro padre
-l'aveano: coprivansi di mestizia i volti de' dotti, che loro socio
-l'ebbero nelle letterarie ricerche; ne ripeteva la fama il merito e la
-perdita, -- gareggiavano Pisa e Livorno per accordare alla sua memoria,
-i funebri onori: ciascun Italiano affrettavasi di offrire un tributo
-alla virtú perseguitata: e un amico ancora (il generoso Capponi, che
-nominiamo ad onore), offriva la tomba de' suoi padri, e raccoglieva i
-resti inanimati di un chiarissimo uomo, -- d'un virtuoso cittadino, -- e
-di un vero Italiano. In ogni contrada dunque della piú colta provincia
-italiana compiangevasi il termine immaturo dell'illustre esule; ogni
-cuor generoso ne sentiva l'affanno: -- solo i despoti sorridevano: -- e
-mentre l'ipocrita governo Toscano instruiva un processo contro l'immensa
-gioventú intervenuta ai funerali, rallegravasi la corte di Napoli,
-lusingandosi entrambi, cioè, l'uno che le sue mascherate prepotenze, non
-si scoprissero, -- sperando l'altra che la Storia non divenisse di
-pubblica ragione, tanta ignavia per loro e pei discendenti vi ravvisano.
--- Ma, noi proscritti, -- nel giurar la vendetta de' nostri perduti
-fratelli, e nel pronunziare la lode sul loro sepolcro, smascheriamo
-l'ipocrisia del dolcissimo imperare Austro-Toscano, ed imploriamo nel
-tempo stesso dagli amici dell'estinto Colletta la pubblicazione di una
-Storia, nella quale stanno scritte a carattere indelebile le note infami
-de' nostri re; e noi erranti senza patria, traditi, venduti, lo dobbiamo
-all'Italia, avida di conoscere le nequizie de' potenti che la opprimono;
--- lo dobbiamo infine allo stesso Colletta, -- ai suoi sofferti
-travagli, -- al suo cenere, che un giorno commisto a quello di tutt'i
-martiri poseremo sull'altare della patria, ed all'ombra di quel vessillo
-tricolore che dovrà sventolare un giorno dall'Alpi all'Etna, ed
-innalzarsi glorioso sulle ruine degli scettri, de' troni, delle tiare e
-delle corone.
-
- _Gio. La Cecilia._
-
-
-
-
- LA VOCE DELLA VERITÀ
-
-
-Un giornale, pubblicato in Modena, intitolato _la Voce della Verità_,
-conteneva in data de' 17 gennaio, nel numero 70, un articolo, del quale
-ci piace riferire alcuni brani.
-
-L'articolo incomincia con queste parole:
-
-_Un'empia associazione s'è formata in Marsiglia del rifiuto e della
-feccia degli emigrati italiani, la quale impudentemente si dà il titolo
-di_ Giovine Italia. _Essa non accetta nel suo novero, che quelli i quali
-son nati entro il secolo corrente... ond'esser certa che il fuoco della
-gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una età corrotta
-e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di disinganno. Essa
-ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo
-personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia, e
-della rivoluzione; essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale
-e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il quale serva alla
-Propaganda Infernale, e susciti di nuovo alla rivolta ed al
-sangue................................_
-
-_Noi compiangiamo la rovina ch'essi vogliono trarre sul loro capo e
-sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché
-si sappia che la_ Voce della Verità _raccoglie il guanto, che costoro
-gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino
-essi nel campo: noi stiamo mantenitori della lizza. Operino essi in
-segreto; noi in pieno sole, e con alzata visiera._
-
-L'articolo cita i nomi de' pretesi capi dell'intrapresa -- e tra questi
-il nome di chi scrive queste linee.
-
-Noi non avremmo insozzate le nostre pagine ricopiando coteste infamie,
-se non ci fosse sembrato di rinvenire in esse la migliore testimonianza
-delle nostre intenzioni, e del nostro dritto. Due gioje concesse Iddio
-agli uomini liberi sulla terra: il plauso de' buoni, e la bestemmia de'
-tristi -- e quando noi sacrammo anima, vita e braccio alla patria,
-guardammo davanti a noi, né curammo di voci che si levassero dal fango a
-insultarci, o di pericoli che ci venissero da' nemici alle spalle.
-Giurammo a noi stessi silenzio -- e non moveremo parola d'ora innanzi
-contro le mille accuse, e basse calunnie che ci lancieranno dietro que'
-vili, la cui penna, come il corpo della meretrice, si vende a chi piú la
-compra. Tra noi ed essi la lizza è troppo ineguale; né gli uomini liberi
-s'hanno ad avvilire scendendo a discutere coi carnefici. -- Bensí, prima
-di procedere sulla via, giova forse rompere una volta almeno il
-silenzio, ond'altri non lo interpreti siccome paura. E d'altra parte,
-chi può vedersi davanti la impudenza villana, e non maledirla? -- Chi
-può passare dappresso al calunniatore coperto, e non dirgli: tu se'
-noto: rimanti infame e per sempre dinanzi agli uomini, e a Dio?
-
-Uomini del Canosa, e del Duca! -- non v'illudete. Non tentate ridurre
-ne' confini angusti d'una associazione segreta, d'un consorzio privato
-il voto universale in Italia contro di voi -- contro la tirannide, che
-promovete -- contro i delitti co' quali la puntellate. Non impicciolite
-lo spirito di progresso, che vi minaccia, attribuendolo a pochi
-individui. Il decreto della vostra rovina vien d'alto: vien dal secolo,
-che v'incalza, vi preme, vi mina per ogni lato: viene dall'intelletto,
-che ogni anno sviluppa, commove, suscita contro le vostre teoriche di
-sommessione abbietta, e d'ineguaglianza: viene dall'odio alla tirannide
-ch'esercitate tremenda contro ogni classe, che ponete a luce deforme in
-ogni atto della vostra vita, che non tentate velare neppure colle cure
-date alla prosperità materiale de' vostri sudditi. Quante sono le vostre
-vittime? quante sono le famiglie che gemono sul destino d'un caro
-proscritto? quante sono le madri, che balzano ne' sogni davanti alla
-sembianza d'un figlio prigioniero, o spento per voi? quanti sono i
-volti, che impallidiscono d'ira repressa al vedervi? -- Numerate que'
-volti, quelle madri, quelle famiglie; perché ognuno di que' volti vi
-rivela un nemico, ognuna di quelle madri vi scaglia un anatema, ognuna
-di quelle famiglie è un centro di congiura contro di voi. Avete
-sagrificata la virtú, che v'era rimprovero, negletto o perseguitato il
-merito, che paventavate nemico, usurpato il frutto de' suoi sudori
-all'agricoltore colle dogane, co' dazi, colle ruberie de' processi -- e
-cercate la espressione de' pericoli, che v'accerchiano in una _forma_ di
-fratellanza? -- Avete manomessa l'opera della creazione, avete travolta
-nel fango la immagine di Dio, avete convertito in casa di pianto il
-giardino della natura, punita la parola, inceppato il core ne' suoi
-moti, tormentato il pensiero -- e vi perdete a dissotterrare i vostri
-nemici all'estero -- e proferite tre nomi?
-
-Uomini di Canosa, e del Duca! -- Napoleone ha segnata a Sant'Elena la
-vostra sentenza -- e chi siete voi per durare tiranni dopo Napoleone? Il
-gigante de' secoli è caduto davanti all'urto della opinione -- e voi
-vorreste reggervi in faccia ad essa? -- voi, forti soltanto della nostra
-discordia? -- E seguite -- struggete -- mozzate alcune teste di martiri:
-rinasceranno a migliaia -- spegnete i forti d'una città -- verranno
-dall'altre -- ardete le case: edificatevi un trono sulle rovine: regnate
-sovra deserti. -- Oh! non v'è Dio? -- non v'è il rimorso? -- non lo
-sentite? -- non lo vedete simboleggiato fin nei volti di satellite che
-v'errano attorno? -- e quando, la notte, fra i sospetti delle tenebre,
-fra i terrori del silenzio, ricorrete al passato, o v'affacciate al
-futuro, -- oh! dite, dite -- non intravvedete voi il rimorso? l'ultima
-visione del passato, e la prima dell'avvenire non è forse la immagine
-del tempo, che vi numera l'ore?
-
-Là, dovete rivolgere le vostre forze. Là -- ne' vostri delitti, e nel
-tempo che premia, e punisce, è la _Giovine Italia_, che voi temete!
-
-Da quaranta anni voi combattete questi uomini liberi, che affettate di
-disprezzare. -- Da quaranta anni avete lanciato lo spionaggio, la
-baionetta straniera, il carnefice contro questa che voi chiamate
-fazione, setta, congrega di pochi iniqui, _feccia e rifiuto_ degli
-uomini -- avete troncate le fila presunte -- avete immolati i piú
-ardenti tra essi -- e v'è forza ricominciare ad ogni ora -- e v'è forza
-confessare che perdete terreno: che i _ribelli_ aumentano ogni dí piú:
-che l'epoca è _corrotta, e corrompitrice_. Dieci anni addietro, cinque
-anni addietro l'Europa era vostra: ed ora avete perduto il Belgio,
-minacciato il Portogallo, la Germania, l'Italia. -- _E compiangete la
-nostra rovina?_ -- Oh! tenete il compianto per quella dinastia in oggi
-errante in cerca d'asilo, sulla quale fondavate tutte le vostre
-speranze. -- Abbiate almeno la ferocia del leone ne' suoi ultimi
-momenti, poiché la generosità non potete. -- Mostratevi a nudo,
-mostratevi con tutto il furore che v'agita, con tutta la sete di strage,
-che vi governa. Ma non versate calunnie, alle quali nessuno dà fede: non
-ritorcete in noi, in noi caduti finora per dare al mondo lo spettacolo
-delle rivoluzioni come noi le avevamo concetto, pure, innocenti,
-pacifiche, l'accusa di delitto, e di _sangue_. Sangue! -- Assassini di
-chi v'ha salva la vita, il sangue d'Andreoli, di Borelli, e di Menotti
-v'affoga!
-
-Noi trascorriamo -- e sarà l'unica[79] volta -- in un linguaggio che non
-è il nostro; ma il sangue si precipita nelle vene all'udire coteste
-accuse, al pensare in che mani è caduta la nostra Italia. Oh! l'anima
-nostra era un sorriso per tutte le creature: -- la vita s'affacciava
-alla vergine fantasia come un sogno d'amore; e i moti piú concitati del
-nostro cuore erano per la bella natura, per la donna, ideata ne' primi
-anni giovenili, pel genio de' grandi trapassati. -- Chi ci ha messa la
-parola dell'ira sul labbro, se non essi, gli oppressori delle nostre
-contrade, i tormentatori de' nostri fratelli? -- Chi ci ha rapita[80] la
-metà della esistenza, chi, se non essi, ci ha stillato l'odio
-nell'anima? -- L'odio! ci è tale incarco, che vorremmo deporlo, anche
-colla vita, se fosse nostra. Ma le teste de' nostri fratelli ci stanno
-innanzi sanguinose, e l'ultime voci loro ci affidavano un tale deposito,
-che nessuno può rinnegare senza delitto.
-
-[79] [_Scritti_, ecc.: _ultima_].
-
-[80] [_Scritti_, ecc.: _rapito_].
-
-Ed oggi che noi alziamo la voce, in nome di tutti, oggi che noi tentiamo
-pagare parte almeno del nostro debito, gli scrittori della _Voce della
-Verità_ ci accusano di operare in segreto, e millantano di combatterci
-_a visiera levata_. -- A visiera levata! Sí; colle baionette d'intorno,
-e il carnefice a fianco. -- A visiera levata! -- e chi s'attentasse di
-serbare in Italia alcuna, di queste pagine, sconterebbe l'errore con una
-vita di dolore. -- A visiera levata! -- Oh! noi l'alzammo la visiera:
-noi ci levammo davanti a voi nella potenza della virtú, e della fede: ci
-levammo grandi di amore, e di[81] confidenza delle moltitudini, che
-c'intendevano -- e i troni, le tirannidi, e voi sfumaste al nostro
-grido, però ch'esso era il grido dei milioni conculcati, il grido di Dio
-che v'avvertiva dell'iniquità vostra -- e fuggiste vilmente -- e
-mendicaste la spada straniera a rifarvi il trono, che soli eravate
-impotenti a reggere; ma noi abbiamo, poich'altro non potevamo,
-suggellata la nostra fede sul palco: abbiamo sagrificati gli affetti che
-fanno cara la vita al pensiero che Dio c'impose -- ed oggi, proscritti,
-innalziamo la nostra voce -- e segniamo -- e voi -- voi vi ravvolgete
-nel velo dell'anonimo!
-
- _Mazzini._
-
-[81] [_Scritti_, ecc.: _della_].
-
-
-
- SOCIETÀ DEGLI AMICI DEL POPOLO.
-
-
-Quando la rivoluzione di Luglio diede speranza agli uomini buoni, che il
-tempo fosse giunto in cui ogni cittadino chiamato ad esercitare una
-parte di sovranità, è in obbligo di contribuire co' lumi, col braccio, e
-col senno allo sviluppo progressivo d'un sistema di libertà, e alla
-educazione nazionale, alcune riunioni si formarono a Parigi, ed altrove,
-che a poco a poco acquistarono carattere di Società popolari. Erano
-unioni d'uomini giovani, che s'erano da gran tempo affratellati nella
-comunione degli studi, dell'amicizia, e delle operazioni. Avevano
-cospirato insieme contro la tirannide di Carlo X, dal momento in cui
-s'erano avveduti della impossibilità di transigere, e che a rovesciare
-la forza non valea che la forza. Avevano combattuto insieme nelle tre
-giornate, quando Parigi non avea che un grido, e la bandiera tricolore
-risuscitava le glorie della rivoluzione. Ottenuta la vittoria, il primo
-loro pensiero fu quello di custodirla, e vegliarne i frutti; e bagnati
-ancora di sangue, bruni di polvere e di fumo si costituirono di mezzo
-alle barricate, trono popolare, amici, ed educatori del popolo. Certo:
-il loro mandato non era meno valido di quello che allegavano a
-impadronirsi della rivoluzione gli uomini d'una camera eletta prima, che
-la nazione avesse ritirato il mandato, e risolto di far da sé: formata
-sotto la influenza del potere caduto, votata da Collegi elettorali
-sedotti dalle trame ministeriali, o atterriti dalle baionette, giusta
-leggi coniate della dinastia fuggitiva. Quello _degli amici del popolo_
-era mandato segnato col sangue del popolo e il popolo un dí o l'altro se
-ne sovverrà.
-
-In diritto, la riunione d'un certo numero di cittadini ad oggetto di
-discutere i mezzi migliori per provvedere al buono stato della nazione,
-non è delitto. Sotto l'impero d'una costituzione, che accorda ad ogni
-cittadino il diritto di _pubblicare_ le proprie opinioni, la
-soppressione delle società pubbliche è, in tesi generale, una
-illegalità. La stampa non è che una forma di pubblicazione: la parola
-costituisce l'altro. Or chi direbbe la parola dover essere piú serva
-della stampa? e donde trarre ragione di differenza in faccia alla legge
-tra una società che parla, e una società che stampa?
-
-Per noi, il principio d'un governo libero è uno, le applicazioni sono
-moltiplici. Il diritto _individuale_ si stende, socialmente parlando,
-fin dove incomincia il diritto altrui. I diritti politici de' cittadini
-si stendono fin dove incomincia una violazione de' diritti politici
-d'altri cittadini, una perturbazione nell'ordine pubblico. Se una forza
-sottentra a interporsi fra questi due termini, prima che siano giunti a
-un contatto di collisione, non v'è libertà. La possibilità che da
-siffatte riunioni insorgano quando che sia inconvenienti, non basta a
-discioglierle. Il principio di prevenzione, logicamente applicato, e
-dedotto con tutte le sue conseguenze, trascinerebbe con sé il diritto di
-sospendere ogni libertà pubblica, o individuale, senza motivo. Adottate
-il principio nella sua estensione: voi precipitate nell'assurdo.
-Ritenetelo in certi confini, e vietatelo in altri: eccovi ricaduto
-nell'arbitrio; voi confidate un potere indeterminato al potere
-esecutivo: voi lasciate ad esso la scelta de' casi ne' quali conviene
-usarne; chi v'assicura della sapienza dell'uso? Il governo sopprimerà in
-oggi una società, pericolosa davvero; chi vieterà che domani i suoi
-satelliti non ne sciolgano una innocente, e virtuosa? -- La giustizia,
-in uno stato ordinato con leggi stabili, non previene, reprime. La
-riunione pone in pericolo la cosa pubblica? o commette azioni dichiarate
-colpevoli? -- Punite le azioni: vegliate la condotta di que' cittadini:
-intervenite, pacificamente quando vi pare ch'essi stiano presso a
-traviare: convinceteli cogli stessi mezzi di pubblicità. Fino a quel
-punto, stanno per voi diritti, e doveri. Piú oltre d'un passo, sta la
-tirannide. In fatto, la Società degli _Amici del Popolo_, non pose,
-sembra, in pericolo la cosa pubblica, né commise azioni colpevoli in
-faccia alla legge, dacché la legge non la colpí. Disciolta violentemente
-dal governo, appoggiato sopra una disposizione legislativa pugnante
-coll'insieme dei diritti sanciti dalla rivoluzione, e riprovata da' suoi
-organi stessi dinanzi alle Camere, la Società si giovò dell'altro mezzo
-di pubblicità a esporre i suoi pensieri alla Francia: cotesti scritti
-sono appunto quei che hanno dato moto al giudizio, dalla cui discussione
-è tratto il discorso, che noi qui pubblichiamo; e questi furono
-dichiarati innocenti; la condanna severa pronunciata contro alcuni degli
-accusati, è desunta dalle difese parlate all'Udienza, non dagli scritti
-citati in causa. Le opinioni, e gl'insegnamenti della Società non erano
-dunque tali, che la legge, anziché proteggerne l'espressione, dovesse
-punirla. La condotta del Governo, sciogliendo la Società, fu dunque
-illegale.
-
-Comunque, la Società fu disciolta. Gli _Amici del Popolo_ hanno credenza
-repubblicana; e que' molti, che confondono ancora la repubblica colla
-scure del terrore, senza avvedersi che il _terrore_ non fu se non
-conseguenza della guerra, mossa alla Francia da' nemici della
-repubblica, plaudirono al governo. Bensí la opinione traviata dalle
-calunnie insinuate contr'essi, s'è corretta di molto dopo il processo,
-finito pochi giorni addietro. I quindici repubblicani tradotti in
-giudizio, stettero davanti a' loro giudici, come accusatori, anziché
-come colpevoli. Trelat, Raspail, Thouret, Blanqui, e gli altri esposero
-candidamente il loro simbolo, le loro teoriche, i loro voti. E noi
-abbiamo creduto far cosa utile alla nostra Italia, esponendo una di
-queste arringhe, pronunciate colla coscienza, della verità, e colla fede
-dell'avvenire. Siamo a guerra dichiarata, e giova, che tutti gli uomini
-liberi simpatizzino gli uni cogli altri.
-
-
-
- DISCORSO PRONUNCIATO DA RASPAIL, PRESIDENTE DEGLI AMICI DEL POPOLO.
-
-
-................ Sí: ogni qualvolta voi condannate un patriotto, il
-popolo v'annovera fra i complici dell'usurpazione di que' padroni che a
-principio chiamavansi nostri eguali, di quegl'ipocriti, i quali si
-vantavano repubblicani e democratici per giugnere piú agevolmente alla
-_quasi legittimità_, e piú tardi corruppero con mani impure la croce di
-Luglio ponendola sul petto a quattrocento indegni, l'uniforme della
-Guardia nazionale, assoldando fra le sue file colle croci d'onore, colle
-indennità, persin col salario quindici mila ligi per lo meno al potere.
-Infatti, osservate come dal Luglio 1830, appena una dell'arti loro è
-svelata essi ne sostituiscono un'altra. Se la Guardia nazionale rifiuta
-aderire ad alcune pretese, essi cercano corrompere, ed ubbriacare i
-soldati, perocché il francese nell'ebbrezza soltanto può rinnegare
-l'onore. Ed allora sotto gli occhi del vostro re, il sangue francese
-bagnò le lastre del Palazzo Reale. Io m'arresto a quell'unico fatto che
-Carlo IX solo potrebbe invidiare: quest'unico fatto può far tacere per
-un momento le rimembranze di Menotti, della Spagna, dell'Italia, e di
-Varsovia, di questa sorella della Francia, che la Francia, o per meglio
-dire, gl'ingrati che la governano, hanno tradita nelle mani dei
-carnefici stranieri; e il ferro dei carnefici stranieri ci minaccia
-tuttora da lungi ad onta di concessioni tanto crudeli. Eccovi, signori
-giurati, i fatti de' quali vi fate complici, allorquando voi condannate
-gli scrittori che li manifestano. Oggimai v'è di mestieri aprire gli
-occhi: il popolo vi accusa d'una colpevole solidarietà, -- respingetela,
-separatevi da questi uomini che fanno traffico de' vostri giudizj,
-separatevi dai diplomatici speculatori frodolenti, i quali han posto il
-trono sopra una banca, la Francia nel fango... Via questi intrusi, e la
-loro infamia. -- Cittadini francesi, cessate d'essere i loro complici.
--- Essi lo sanno che voi pure nel profondo dell'anima nodrite, siccome
-noi, un senso di dispregio, e d'ira contro di loro. -- Il sangue, che vi
-corre nelle vene è sangue francese, e voi non potreste sentire
-diversamente. Ma i Borboni son razza astuta, e da quindici anni si
-giovano per ogni via della nostra credulità a soffocare le vostre
-simpatie. Per cenno loro s'urlava nelle strade quel grido: i patrioti
-vogliono reazioni: anelano alle vendette. I repubblicani cercan di
-rinnovare il 93! Tremate, tremate, se non giugnete a schiacciarli.
-
-I repubblicani non anelano il sangue del 93, donde trarlo oggimai? Essi
-non richiedono che le sue istituzioni modificate secondo i bisogni
-dell'epoca attuale. Né io m'avvilirò ad accertarvi che i repubblicani
-abborrono la devastazione, ed il saccheggio. Qual banchiere, agente
-politico, o speculatore fraudolento oserebbe pronunziare siffatta
-bestemmia contro il popolo del 1830? Venga -- io non risponderò che
-volgendo le loro borse lorde del soldo ch'essi rapiscono a milioni al
-povero popolo che poi opprimono di calunnie.
-
-Vi hanno detto, che noi bramiamo la caduta dell'attuale governo, --
-v'hanno detto il vero. Noi bramiamo la caduta d'un governo dato alla
-nazione dai Dupin, dai Guizot, e da un centinajo di deputati egualmente
-venali: d'un governo, che finora non fu riconosciuto che dalle
-deputazioni d'impiegati o d'aspiranti a cariche, quando non si voglia
-interpretare a segni d'adesione le insurrezioni di San Germano
-d'Auxerre, ed altre, la vittoria dei Lionesi, e le mille sommosse, che
-scoppiano successivamente in tutte le parti della Francia. Noi bramiamo
-la rovina d'un governo di fatto che ha logorate in Francia tutto le
-molle di gloria, e di libertà, che curva a piedi delle nazioni la patria
-per ottenere una pace a prezzo d'infamia: che distrugge a proprio
-profitto l'industria, ed il commercio: che a comprimere il popolo
-richiama nelle file dell'esercito i regali già vinti dal popolo, ed
-appunta i cannoni di Montmartre contro Parigi, cosí ubbidiente finora
-alle sue inique pretese: infine un governo, che semina col tradimento
-tanta sciagura da ridurre quasi il popolo illuso a piangere quella
-dinastia, che mandataria dei re stranieri governò a loro nome per
-quindici anni la Francia, dopo aver combattuto vent'anni contr'essa nel
-campo dell'inimico.
-
-Ma noi non cospiriamo: noi vogliamo illuminare le masse, sottoporre i
-nostri consigli al popolo sovrano, porci in somma alla testa
-dell'influenza per seguire il movimento. Non punite oggi un diritto
-riconosciuto da voi medesimi colla vostra adesione alla rivoluzione dal
-1830.
-
-Ho rispinta la calunnia, è tempo ch'io parli alcune verità; v'esposi ciò
-che non vogliamo, udite ora ciò che vogliamo. Se la vostra opinione sta
-contro alla nostra, confutatela, ma non ci condannate, però che a nessun
-uomo quaggiú fu dato il diritto di porre a tortura colle accuse, colle
-prigioni, colle ammende un uomo onesto per diversità d'opinioni.
-
- ----
-
-La _Società degli Amici del Popolo_ ebbe origine dalle barricate: tutti
-i suoi primi membri aveano combattuto, ed i più appartenevano all'estesa
-tela de' carbonari per ben quindici anni sostenitori della lotta contro
-la restaurazione a prezzo del loro riposo, delle loro sostanze. Autori
-immortali d'una incontaminata rivoluzione ne invocarono tutte le
-conseguenze, e stettero in armi, quando seppero, che pochi aggiratori
-usciti da un giorno da' nascondigli, ove la paura gli aveva cacciati,
-s'annodavano intorno a un uomo venuto fuori da' suoi tranquilli giardini
-a manomettere insieme la pubblica libertà, e profittare d'una
-rivoluzione fatta senza l'opera loro.
-
-Ma il libero dire, ed il coraggio furono vinti dall'oro, e dalla
-corruttela: i nostri sforzi si rimasero sterili: una camera senza
-missione racconciò una costituzione, ed elesse all'improvviso un re. La
-trama poteva sciogliersi col sangue. La Società preferí l'armi
-dell'influenza, e della persuasione. Il potere, che in allora dava
-principio alla sua carriera di delusioni, fece nascere una sommossa di
-vili diretta da' suoi assoldati, e la Società, avendo in orrore la
-guerra cittadina, rinnegò per quel giorno la sua potenza, si raccolse in
-un asilo inaccessibile al pubblico, d'onde piú tardi ragionava col
-popolo per mezzo della stampa. Ora piú che mai, ve ne accerto, la
-Società anela a quanto voleva in allora.
-
-O ricchi, porgete orecchio alla nostra dottrina: io la ridurrò a somme
-formole. Le leggi sinora furono coniate a vantaggio d'un potere
-usurpato: il popolo non v'ebbe parte che a guisa di pecora da tosare. Le
-meno inique tra quelle leggi trasudano ancora lo spirito aristocratico.
-
-Le imposte accresciute ogni anno dalla monarchia pesano esclusivamente
-sull'infelice proletario che vende i suoi generi in proporzione degli
-oneri, che li gravano. Io non vedo il popolo, che lavora, rappresentato
-né alla camera, ne ai tribunali. L'oro, l'oro solo regola ovunque la
-capacità elettorale. L'ignoranza, patrimonio del povero dalla culla,
-l'accompagna al campo di battaglia, dove spende la vita per una classe
-meno prode, o per un uomo piú astuto. Povero popolo! tu dopo la
-vittoria, tutta tua veramente, contempli ancora con ebbrezza la tua
-libertà di cui altri fa traffico, e la tua gloria, di cui altri
-s'adorna.
-
-Eppure il popolo nacque al ben essere materiale; eppure la natura
-beneficandoci della vita non dannava alcun uomo a perire nella miseria.
-Il suolo della Francia coltivato con cura può bastare ai bisogni, ed
-anco ai capricci di 60 milioni d'abitanti. In oggi tra noi non si
-contano che 32 milioni, e i due terzi muoion di fame: dunque si sprecano
-le risorse. Ecco il male: come rimediarvi? Questo è il problema: a noi
-fa d'uopo d'un sistema politico in forza del quale non esista in
-Francia, un solo «infelice che nol sia per colpa propria, o per vizio di
-conformazione originale». O ricchi, aiutateci a sciogliere questo
-problema: voi dovete avervi, credetelo, maggior interesse del povero,
-che in silenzio divora gl'insulti profusi dal vostro egoismo.
-
-Gesú Cristo credeva trovarne la soluzione nell'ebbrezza delle illusioni
-della speranza; ma il nostro clima è meno poetico, e noi abbiamo
-carattere piú positivo, bisogno piú forte di reale. -- Però la morale di
-Cristo produceva savî in Oriente, e fra noi ha generato quasi sempre
-ipocriti. La monarchia stancò per quindici secoli a sciogliere cotesto
-problema tutte le risorse della piú astuta diplomazia; -- il suo sistema
-rovinò per sempre nell'89. La repubblica espose il proprio: lottò sei
-anni coll'Europa congiurata a suo danno pria di farne l'applicazione,
-dacché il Direttorio non ne diede che un breve saggio alla Francia. --
-Un Genio lo soffocò nel suo nascere, e compose un sistema misto
-d'eguaglianza repubblicana, e di fasto monarchico: magica, ma perfida fu
-la luce onde quel sistema fu splendido, e lo trascinò colla bella patria
-sua sotto il giogo di piombo dei re vinti un tempo da lui.
-
-Allora risorse la monarchia pura col corteggio del diritto divino, de'
-titoli ereditari, della _quasi feudalità_, quasi a convincere vieppiú la
-Francia della sua impotenza a fronte dei bisogni d'un gran popolo. La
-Francia la struggeva col suo seguito: la Francia ha cancellato il
-vecchio sistema, ma la pagina è bianca, -- la Francia ha da scrivervi
-ancora.
-
-La questione s'agita tutta in oggi davanti all'Europa: da un lato, la
-monarchia cinta de' suoi vizi, e dei suoi seidi: -- dall'altro sta il
-popolo con una disperazione che cova grandi disegni, guardando al
-selciato delle sue strade. O bella Francia! quanto dolore ingombra il
-tuo volto. Oh! i tuoi nemici gelosi stanno a' confini guardandoti con
-gioia segreta! Qual tempesta è quella che pende sul capo tuo? Ah!
-maladetto l'empio il quale a sbramare una sordida avarizia, e sostenere
-un perfido sistema invoca la procella. Muoia il traditore, sopratutto se
-porta nome di re. O popolo sovrano, affrettati, riprendi lo scettro ch'è
-tuo, e noi detteremo le leggi. Tu solo puoi bandirle giuste, e rette,
-perché tu solo puoi conoscere le tue risorse, e i tuoi bisogni.
-
-E però noi teniamo l'intima convinzione, che il popolo quando il
-despotismo organizzato non comprimerà il suo entusiasmo, e non illuderà
-il suo patriottismo, stabilirà egli stesso i seguenti principj, e noi
-avremo il dí dopo la soluzione del problema.
-
-«Ogni cittadino francese ha il diritto eterno, incontrastabile di
-concorrere alla elezione de' suoi magistrati, de' capi della guardia
-nazionale, e de' mandatari a' quali è commessa la rappresentanza del
-popolo nel Congresso, che redige le leggi, e vota le imposte.
-
-«Ogni cittadino francese giunto all'età di venticinque anni è soldato,
-dove un forte motivo non coonesti la sua esecuzione, dove il voto de'
-suoi concittadini non lo chiami ad altri uffici. I pericoli dello Stato
-modificano i quadri dell'esercito: alla sorte, e all'elezione è
-riserbato il compirli.
-
-«Tutti gli uffici civili, scientifici, e militari saranno affidati per
-concorso, o per elezione. Il giurí dei concorsi è nominato da un giurí
-primario, e questo è formato dai cittadini competenti. La lista dei
-giurati definitivi è determinata dalla sorte all'apertura della
-sessione. Da questo punto incomincia l'inamovibilità degli uffici;
-tuttavia un giudizio richiesto dalle parti interessate può romperla.
-L'eredità de' titoli è follia: quella degli uffici usurpazione. I soli
-rappresentanti del popolo hanno il diritto di nominare il potere
-esecutivo: la sua missione spira dopo alcuni anni. Il membro, se il
-potere esecutivo è in mano di molti, o il presidente se è in mano d'un
-solo, finita la loro missione, ritorna privato, né può essere rieletto
-che scorsi dieci anni.»
-
-Non piú accumulamento di pensioni e di beneficii: le retribuzioni degli
-uffici hanno ad essere modiche.
-
-Perché dovrebbesi seppellir vivo sotto le rovine delle _Tuilleries_,
-quel cittadino che richiedesse la povera Francia di 14 milioni per
-mantenere la vita.
-
-Ogni affare contenzioso, civile, militare, politico e scientifico, verrà
-sottomesso ad un giurí competente, a una specie di giudizio d'arbitri,
-ed il magistrato, perduto per sempre ogni potere inerente alla sua
-dignità, non interviene che a dirigere la discussione, e provvedere
-l'esecuzione della sentenza.
-
-Non piú i giudici in causa propria avranno l'imprudenza di vendicare le
-ingiurie personali.
-
-La stampa è libera in tutta l'estensione della parola. La legge punisce
-le sole ingiurie alla morale pubblica, e all'onore de' cittadini
-innocenti.
-
-La libertà individuale è inviolabile. Non v'è sentenza che possa
-rapirla, quand'essa non minacci di grave pericolo tutta la società.
-
-La pena di morte, il marchio d'infamia, e la confisca sono abolite. La
-prigione debb'essere una scuola di buoni costumi e non una tortura: il
-prigioniero otterrà la remissione della pena col lavoro e la buona
-condotta. Insomma la giustizia non si vendica piú, né infama; protegge e
-migliora.
-
-Non piú cariche venali nella magistratura. Camere di magistrati a spese
-dello Stato faranno le veci dei tabellioni, e procuratori pagati dalle
-parti; quindi il retaggio della vedova, e dell'orfanello non sarà piú
-divorato dall'ingordigia, dalle formule forensi, e da' riti di
-processura. Un giurí composto d'operai, e di capi-lavoro e presieduto
-dai magistrati stabilirà la tariffa de' prezzi al minimo dei lavori,
-onde l'opera dell'esecutore, e l'intelletto dell'inventore abbiano la
-dovuta parte nel guadagno che risulta dalle vendite.
-
-Nessuno deve chiedere invano lavoro per guadagnarsi la vita: lo Stato
-provvede all'operaio senza lavoro, qualunque siasi il suo mestiere.
-Gravar d'imposte gli oggetti necessari è furto, gravare il superfluo è
-restituzione. Quindi l'abolizione delle imposte dirette, e personali,
-perché alla fin dei conti, esse pesano soltanto sul povero. Il sistema
-delle imposte progressive, stabilito bensí sovra basi tanto saggie, che
-l'applicazione non serbi alcun carattere di legge agraria. Ogni
-monopolio è vietato; all'agricoltura, all'industria e al commercio
-s'aspettano gl'incoraggiamenti speciali del Governo, e punizioni severe
-frenano i venditori di mala fede.
-
-L'insegnamento è libero; lo Stato veglia attivamente alla moralità degli
-educatori. Ma un giurí composto di padri di famiglia ha solo il diritto
-di scegliere le persone destinate ad adempiere questo ufficio. Ogni dolo
-di speculazione concita la severità delle leggi. Amministrazioni dello
-Stato, polizia, finanze, aggiudicazioni, imprese, tutto si compie
-apertamente, senza mistero, e davanti agli occhi del popolo.
-
-Queste sono le principali basi della dottrina, la cui applicazione ci
-sembra dover somministrare la soluzione del problema, concedendo alla
-Francia un governo a buon mercato senza corruttele, e senza seidi, un
-governo favorevole allo sviluppo delle facoltà morali, e fisiche
-dell'uomo.
-
-Allora finirebbe ogni pericolo di rivoluzione, perché non vi sarebbero
-usurpazioni: ogni miseria, perché non vi sarebbero monopoli: ogni
-possibilità di lesioni perché non esisterebbero privilegi.
-
-Certo: adottando cotesto sistema avreste Repubblica. Ah! direte, la
-Repubblica è impossibile in Francia! il primo saggio non riuscí felice.
-Che? non fu che un saggio, e retrocedete? Oh! noi siamo oggimai al
-settantesimo saggio della monarchia -- e _l'ultimo è il pessimo!_ Come
-non disperare? come non rovesciare un sistema contro al quale grida lo
-sdegno, la delusione di quindici secoli?
-
-Noi abbiamo cercato propagare queste dottrine pubblicando gli scritti
-popolari, che in oggi sommettono alla vostra inquisizione. Noi abbiamo
-voluto parlare al popolo: hanno voluto impedire al popolo che ci
-ascoltasse. Hanno trattato noi, come seduttori, il popolo come un
-fanciullo: il popolo raccoglieva avidamente i nostri stampati: la
-polizia s'impadroniva de' poveri venditori, che traevano da quegli
-opuscoli la sussistenza delle loro famiglie; il dí dopo questa deforme
-polizia facea vendere essa pure, e impunemente nelle strade dei libelli
-sozzi di scurrili calunnie contro i patriotti pacifici, ch'essa
-tormentava. O pudore pubblico! la polizia s'arroga sola il diritto
-d'insegnare al popolo, d'educargli lo spirito, e il cuore!
-
-La prova sta, dic'essa, nel diritto ch'io ho d'immergervi nelle carceri,
--- e l'ha fatto. Ma sei mesi di prigione non bastano alla sua collera:
-essa esige altri sei mesi dal vostro giudizio. La nostra pazienza
-stancherà questo potere di fatto; ma né le sue carceri, né le ammende
-stancheranno noi: noi sfideremo quest'armi come abbiamo sfidato i suoi
-assassini assoldati e i suoi libelli.
-
-Abbiamo a compiere una grande missione: noi la compiremo, se è
-necessario, per altri quindici anni sul banco delle Corti di giustizia.
-La compiremo sull'orme di quelle giovani vittime della libertà, il
-sangue delle quali grida vendetta qua dentro. La compiremo sotto la
-scure della tirannide, perocché la nostra è piú che missione: è un culto
-sacro, è un fuoco che abbrucia, è l'amore dell'umanità. Ora il potere
-prosiegua: confuti le nostre teoriche colla prigione, colle catene,
-colle ammende, mentre sotto l'egida dell'impunità, il forense aumenta i
-suoi illeciti guadagni, il capo d'ufficio divide coll'impresario, il
-commissionario cogli uomini del potere, finalmente, il segretario di
-Stato dà marito alle sue Frini vendendo gl'impieghi. Un potere ladro, ed
-imbecille per un solo grido venuto dal fondo della coscienza riversi
-pure sul capo del giusto, che lo proferisce tutta la collera che
-dovrebbe rovesciarsi pure sul carlista che si cela ne' ranghi della
-guardia nazionale; e sul sergente di città, che col favor delle tenebre
-ha intinto il suo ferro nel sangue de' nostri concittadini. Prosiegua:
-il piú lieve pretesto basti a tenerci sei mesi sotto un'accusa, mentre
-una donna contro la quale stanno terribili probabilità, e gravi
-sospetti, gode di tutta la sua libertà, direi quasi, esulta del suo
-trionfo, pendente ancora il giudizio di sangue. I nostri fratelli siano
-lasciati al gemito della fame, e del freddo nelle carceri, mentre questa
-baronessa sfoggia la sua veste rossa nei balli della corte, che non
-serba neppur tanto pudore per rifiutare i frutti per lo meno equivoci
-d'un'adultera compiacenza. Tutto questo è naturale, perocché tutto
-questo è monarchico.
-
-Ma noi che non assistiamo ai balli di corte, noi che non offriamo al
-guardo d'un re poc'anzi repubblicano i nostri abiti rozzi ma immacolati,
-noi che non curviamo il ginocchio davanti ai cosacchi, né abbiamo
-tradita la causa dei popoli, noi che abbiamo le mani pure d'ogni benché
-menoma frazione dei 25 milioni prodigati in quest'anno dai traditori ai
-venali: ah! noi siamo colpevoli. -- Condannateci, condannateci se siete
-servili al potere. Condannateci, ma non isperate cangiarci. Bensí
-cercate un popolo diverso da quello del 1830, per chiedere la ricompensa
-dovuta a tali atti. Perocché il popolo, che punisce collo spregio,
-rimunera colla stima, -- e non è alla pubblica estimazione che aspirano
-gli autori di siffatte condanne[82].
-
-[82] Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda
- unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti
- come _amici del popolo_, furono condannati per le arringhe
- proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che
- dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo
- sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura
- francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa
- Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica
- furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici
- dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!
-
-
-
- 1831.
-
-
- Crescit in adversis virtus.
-
-
-Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata
-rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo
-fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non
-rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi
-nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa
-schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge
-possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa
-causa della Libertà?
-
-Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto
-avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o
-sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo
-secondava.
-
-Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà
-avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e
-tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni
-d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed
-inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili per costume
-nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re
-dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava
-a sancirne il principio di _non intervento_ proclamato a favorire gli
-sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era
-data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di
-Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento
-delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati
-nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per
-l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di
-Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono
-questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro
-patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non
-dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in
-civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione,
-si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di
-condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni
-stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú
-larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio
-tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il
-Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e
-piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico
-tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro.
-S'impegna quindi la lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore,
-sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza
-bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e
-ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj
-senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de'
-Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan
-coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle
-perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di
-cantici e lodi sol la sovvenne.
-
-Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a
-procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate
-quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era
-la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la
-vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la
-rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e
-si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e
-respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col
-grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i
-sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.
-
-Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose
-in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi
-alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un
-governo che di liberale non avea che l'apparenze, che simulando
-tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e
-dispotico.
-
-Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si
-volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute
-legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora
-volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea
-succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata
-età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan
-l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire
-né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di
-liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si
-collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col
-tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati
-un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta.
-Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani
-preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il
-destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi
-prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco
-tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto
-vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú
-saggio.
-
-Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea
-scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella
-nella sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi
-principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono:
-non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai
-loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non
-ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla
-Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata.
-Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco
-al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a
-rimanere in uno stato di _quasi barbarie_ mandavano gli Ungheri da ogni
-circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine
-alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei
-loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua
-rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale
-all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria
-inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione
-dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i
-Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata
-degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di
-parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal
-gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle
-istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La
-scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni
-classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?
-
-Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del
-Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è
-aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.
-
-Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando
-anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una
-debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron
-finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò
-l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con
-disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi
-l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti
-infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto
-assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un
-desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai
-teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che
-l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei
-giovanili petti sensi italiani infondevano.
-
-Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col
-compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per
-sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e
-l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno
-spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi
-seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli
-undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito
-servaggio. Ma ogni stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai
-despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli -- leggi e
-libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se
-tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona
-e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral
-magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è
-comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio
-distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il
-progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse
-di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de'
-settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva
-attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi
-all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle
-ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte
-imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il
-secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita,
-procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.
-
-Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere
-divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in
-una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una
-patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non
-dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo
-all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava il Menotti morendo, di
-non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non
-piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base,
-là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati
-solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il
-nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del
-secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di
-sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per
-coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono.
-Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi
-non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, -- che
-l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri
-di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve
-essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito
-municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo
-volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire
-all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. --
-Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?
-
- _Mon._
-
-
-
- RIVOLUZIONE DI PARIGI
-
-
- (LUGLIO 1830).
-
-I Parigini, sempre inquieti pel sistema retrogrado che il re Carlo X
-voleva far prevalere in Francia, attendevano che una qualche favorevole
-circostanza presentasse loro il mezzo di smettere il giogo dal quale
-erano oppressi. Gli editti reali del 25 luglio infransero le barriere ed
-il fantasma del diritto divino fu dissipato dal coraggio del popolo di
-Parigi. La monarchia, imposta dal dispotismo d'un milione di baionette,
-fu rovesciata da 50,000 coraggiosi che seppero anteporre l'acquisto
-della libertà allo spargimento del loro sangue. Il popolo parigino,
-nelle tre memorabili giornate di luglio, vendicò i suoi diritti,
-maltrattati dalla forza, e dal dispotismo degli alleati. Questo popolo
-portò al supremo comando l'uomo puro, l'uomo integerrimo, l'uomo della
-libertà, Lafayette: il trionfo del popolo, la sera del 29 luglio
-sembrava assicurato.
-
-Una frazione d'uomini, corrotti e perversa, immaginò d'impadronirsi di
-questa rivoluzione e di farla valere a suo profitto. D'una rivoluzione
-nazionale si fece una rivoluzione di palazzo. Con questa mira si
-allontanarono gli amici della causa popolare, e si avvicinarono al trono
-gl'intriganti e gli ambiziosi. Furono congedati Lafayette, Dupont de
-l'Eure, Odillon, Barrot, ecc., e conservati Talleyrand, Sebastiani,
-Perrier, Montalivet, ecc. La rivoluzione di palazzo fece aprire le
-trattative coi re dell'Europa, riconoscere gl'ignominosi trattati del
-1814 e del 1815, ricusare le offerte dei Belgi, abbandonare, disperdere
-i patriotti di Spagna e dell'Italia, e commettere l'azione la piú
-impolitica e la piú infame, nel lasciar perire l'eroica Polonia. La
-rivoluzione di palazzo rimase tutta a profitto di quei vili che ambivano
-gli onori, gli impieghi, e le ricchezze. Costoro non si occuparono che
-di quello soltanto che poteva e doveva consolidare il loro ben essere
-particolare. Nel mentre che la corte, i ministri, e la Camera dei pari
-favorivano i propri interessi, la Camera dei deputati non intendeva il
-proprio dovere. Questa Camera avrebbe dovuto vigorosamente opporsi al
-sistema che voleva adottare il suo governo. Essa non poteva ignorare la
-pubblica opinione. La stampa periodica non ha mai taciuto; questa
-interprete del voto nazionale, a rischio de' suoi materiali interessi, e
-del suo ben essere, ha svelato i misteri, ed ha combattuto
-incessantemente i nemici del popolo. Anche i pochi buoni
-dell'opposizione hanno con coraggio sostenuto gl'interessi della causa
-popolare, hanno però dovuto essi pure soggiacere alla maggioranza.
-Gl'interessi della nazione furono sagrificati.
-
-La libertà, per tutto circondata dal potente e baldanzoso dispotismo,
-come potrà trionfare? Ai Pirenei, alle Alpi, al Reno stanno in agguato i
-piú acerrimi nemici della Francia e della libertà. Come potrà prosperare
-l'industria francese, avendo gl'Inglesi alla direzione delle manifatture
-del Belgio? In caso di guerra, che disposizioni potrà dare un generale
-francese, avendo un re inglese ad Ostenda, a Mons, ed a Lussemburgo?
-Quando piú mai la Francia vedrà tre milioni di Polacchi, resi dal loro
-coraggio indipendenti, combattere in favore della stessa causa, e
-degl'interessi di lei!
-
-La gioventú francese, colla coscienza del suo vero bene, voleva correre
-a Brusselles per aiutare quel popolo che spargeva il suo sangue, per
-unirsi alla Francia. L'eroica difesa dei Polacchi trovava simpatia ed
-ammirazione in ogni cuore. Allorché si è voluto rallegrare la guardia
-nazionale di Parigi, e distrarla dai sinistri riflessi che potevano
-esserle richiamati dall'anniversario delle tre giornate, si è immaginato
-di far spargere la notizia di una vittoria riportata dai Polacchi. Il
-machiavellismo del ministro francese credette utile di traviare il
-pensiero dei Parigini, facendo trovar loro sulla Vistola quella
-consolazione che non potevano avere sulla Senna.
-
-Gloria eterna al coraggio ed all'intrepidezza del popolo di Parigi, ed
-esecrazione a coloro che fecero piegare il trionfo del popolo a
-vantaggio d'una rivoluzione di palazzo. Esecrazione a coloro che
-soffrono vilmente, che la causa della libertà perda il frutto di
-circostanze cotanto favorevoli.
-
-Non tarderà no il giorno nel quale la Francia dovrà pentirsi di essere
-stata spettatrice indifferente del sacrifizio della sua libertà, e di
-avere lasciato nelle mani di pochi intriganti il destino della patria.
-Sí; la Francia si pentirà di aver permesso che l'egoismo del traffico e
-dell'ambizione abbiano prevalso al ben essere, alla gloria, ed all'onore
-dell'intera nazione.
-
- _Articolo comunicato._
-
-
-
- AGLI ITALIANI.
-
-
-Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti
-tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo
-francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo
-vincere tutte le difficoltà che s'attraversano -- non isvolgere
-convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche,
-politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente -- ma
-noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani.
-
-Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli
--- tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è
-l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non
-ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi
-in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a'
-governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi
-pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose
-agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a
-snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni
-giorno segna una vittima della tirannide -- e non v'è alcuno che ne
-raccolga l'ultima maledizione. Ogni giorno genera un voto, una idea di
-progresso nei giovani cuori -- e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i
-voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si
-perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità.
--- E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma
-solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non
-s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente
-in obblio.
-
-Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che
-dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini,
-dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in
-un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a
-reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate
-contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano
-quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perché
-_l'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte_, e Maometto, che
-proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una
-mano, e il Corano nell'altra. -- E noi potremmo citare le circolari date
-dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto
-del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne
-la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a
-vedere se mai ne fossero portatori.
-
-Però, noi ci determinammo all'impresa.
-
-Ma siffatte imprese non giungono all'intento, se non durano ostinate, e
-progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è
-vasta, continua, ed universale. -- Di mille esemplari d'uno scritto,
-cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le
-paure degli uomini a' quali giungono. -- Gli altri circolano
-generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado
-alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e
-dagli agi. -- Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è
-parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. -- E
-però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a
-questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a'
-parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. -- Ma
-perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può -- è
-d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente -- è
-d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri,
-nelle università, dappertutto la _parola libera_ s'affacci agli
-oppressori, come il _Mane, Thecel, Phare_ di Balthazar.
-
-E perciò -- noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio -- a quanti
-giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla
-natura -- a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono
-mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa -- Italiani, nostri
-concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se
-non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii
--- se vi pare che noi non siamo indegni di assumerci questo ministero,
-sta in voi di promuoverlo. -- Spiate la tirannide che v'opprime, ne'
-suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie,
-che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le
-vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano
-fino a noi -- additateci il linguaggio che trova la via dei cuori:
-rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza,
-gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il
-terreno da noi. -- Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi
-necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. --
-Abbiate fede in noi. -- Noi la richiediamo, perché sappiamo di
-meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non
-arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le
-intenzioni sante, e il proposito deliberato.
-
-Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi
-innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla
-d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. -- Noi la
-sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se
-avranno a ricadere stanche sul petto -- ed altre braccia non
-sottentreranno alle nostre -- noi ci racchiuderemo nel silenzio,
-aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione.
-
- _Mazzini._
-
-
-
-
- ----
-
-
-
-
- Nota del Trascrittore
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
-grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza
-annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti
-refusi (tra parentesi il testo originale):
-
- xvi -- par le capitaine [capitain] De Martino
- 13 -- voluto dal [del] secolo
- 23 -- perché l'anima dello [della] schiavo
- 23 -- e la vicenda [vicendo] europea
- 53 -- mandarono pertanto a lord Whitworth [loro Wothworth]
- 56 -- poteva da un punto all'altro riuscire [riusciere]
- 87 -- e de' delitti consumati [consusumati]
- 102 -- La riunione pone in pericolo [periricolo]
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***
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