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authorRoger Frank <rfrank@pglaf.org>2025-10-14 20:09:36 -0700
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+The Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Che cosa è l'amore?
+
+Author: Alfredo Panzini
+
+Release Date: November 26, 2011 [EBook #38140]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? ***
+
+
+
+
+Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+ CHE COSA È L'AMORE?
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+ CHE COSA È
+ L'AMORE?
+
+
+ Novelle di ALFREDO PANZINI
+
+
+
+ MILANO Società Editoriale Italiana
+
+
+ Diritti letterari ed artistici riservati per tutti i paesi alla
+ SOCIETÀ EDITORIALE ITALIANA--MILANO
+
+ Copyright 1912, by SOCIETÀ EDITORIALE ITALIANA--Milano.
+
+
+ =A Titiritì=
+
+
+
+
+ INDICE
+
+ I.--Che cosa è l'amore? Pag. 9
+
+ II.--Le olimpiadi e la signorina Olimpia » 21
+
+ III.--Abito nero e abito bianco » 33
+
+ IV.--Le mosche e la Polonia » 47
+
+ V.--La busecca » 59
+
+ VI.--Ahi, quel povero colonnello! » 71
+
+ VII.--La bambola fatale » 85
+
+ VIII.--Vuoi sapere come ho fatto il milione? » 97
+
+ IX.--Un piccolo bacio, qui! » 107
+
+ X.--Giacominus Giacomini » 119
+
+ XI.--Come la lingua della signora si calmò » 133
+
+ XII.--La morte di un re » 145
+
+
+
+
+CHE COSA È L'AMORE?
+
+
+Il signor Aurelio, uomo di abitudini mentali alquanto filosofiche, e
+perciò mediocre accumulatore di denaro, viaggiava in uno scompartimento
+di terza classe.
+
+D'estate si viaggia meglio in terza classe che in prima, specialmente
+oggi che la democrazia ha attaccato dei carrozzoni belli e inverniciati
+di terza ai diretti, così che poveri e ricchi hanno la soddisfazione
+fraterna di trovarsi a breve distanza, trascinati dalla stessa forza; e
+più specialmente si viaggia bene in terza classe quando non si gode di
+nessun diritto a biglietti gratuiti, come era il caso del signor
+Aurelio.
+
+La campagna, verde e rosea, fuggiva davanti al finestrino, e quel
+movimento di tutte le cose suggeriva al signor Aurelio quest'idea
+peregrina: «tutto è mobile in questo mondo.» Ma poi considerando che gli
+oggetti si movevano soltanto nell'apparenza, meditò quest'altra idea,
+anche più peregrina: «tutto è stabile ed immobile in questo mondo.
+Dormi, Pina, Pinuccia bella! sì, il _lacu_...»
+
+Il signor Aurelio non viaggiava solo, ma con una sua bambina, gracilina
+e bionda come l'oro. L'aveva posta a giacere sopra un cuscino: aveva
+steso un lenzuoletto candido per evitare il contatto coi microbi: ma la
+non voleva dormire. Oltre che gracilina, nervosa, eccitabile! Dio, che
+disgrazia essere nati da un padre di abitudini filosofiche!
+
+«Sì, cara, il _lacu_!» Ella aveva un suo linguaggio, tutto fatto di
+strane analogie, che lui solo, il padre, intendeva. Ogni corso d'acqua
+era _lacu_, cioè, lago. Ogni oggetto, fuori del finestrino, destava in
+lei enorme meraviglia. «Eppure un poco di ricchezza e di proprietà per
+queste povere creaturine, non è mica un delitto!» (Il signor Aurelio già
+pensava alle teorie collettiviste che oggi sono così in vista
+sull'orizzonte umano, e per le quali egli simpatizzava un giorno sì, e
+un altro giorno no).
+
+ * * * * *
+
+Cadeva il vespero; ed una grande città sfumava enorme, rossiccia,
+turrita in fondo al piano: il diretto vi si approssimava rapidamente.
+
+--Ci fermeremo qui--pensò il signor Aurelio dopo molte
+considerazioni.--Proseguire col treno della notte e col freddo che fa
+alla notte, non conviene.
+
+Lungo la notte fredda vegliano le bronchiti, le polmoniti, ed altre
+cose feroci che la Natura sparge e contro cui la sua povera mimma aveva
+le più limitate difese.
+
+Per tutte queste ragioni il signor Aurelio instituì questo bilancio, se
+era più dispendioso proseguire, mutando la terza in una seconda classe,
+o pernottare in un albergo molto pulito, quasi in un _hôtel_, non per
+sè--si intende--ma per la Pina; un _hôtel_ dove i microbi fossero meno
+visibili. Vinse la scelta dell'_hôtel_, anche perchè si correva il
+rischio di trovare una seconda classe piena zeppa di gente, e allora la
+Pina? Non dobbiamo meravigliarci di questi dubbi, considerando che il
+signor Aurelio aveva per le altre questioni un colpo d'occhio fulmineo,
+ma per le piccole operazioni quotidiane era spesso impicciato in una
+maniera troppo vergognosa per un uomo della sua barba, della sua età.
+
+Scese, dunque, e si fece condurre in un albergo dove i camerieri hanno
+l'abitudine di portare la camicia bianca e si assicura che la biancheria
+del letto è di bucato. Il naso del signor Aurelio fece, tuttavia,
+parecchie esperienze.
+
+Disse il babbo alla sua mimma:
+
+--Una felice idea, adesso, Pina. Andiamo fuori di porta io e te.
+Troviamo un bel _restaurant_, e facciamo un bel pranzo.
+
+E richiamò alla Pina tutte le cose che le piacevano: latte, _purée_,
+pappa, e le fragole rosse, queste soltanto da vedere e da ammirare.
+
+--Ah! sì!--faceva la Pina con gran serietà e convinzione.
+
+Ma poi, lavata che ebbe la sua mimma, un grave pensiero si affacciò alla
+mente del signor Aurelio: «Le metterò il berretto di lana o il
+cappellino di velo?» Il pomeriggio era tiepido, ma calato che fosse il
+sole, probabilmente l'aria si sarebbe fatta fredda. Dunque mise alla
+Pina il cappello di velo, e nella tasca si tenne la berretta di lana e
+sul braccio prese la mantellina di lei.
+
+Uscì: il corso era tutto elegante, fastoso, signorile, nella rossa luce
+del tramonto, che stendeva come un pulviscolo di porpora fra la gente,
+ed anche di microbi.
+
+«Oh, io prendo la mia Pina in braccio, e chi vuol guardare, guardi»,
+così deliberò il signor Aurelio.
+
+Pensare che vent'anni addietro, quando lui abitava in quella città, da
+studente, si sarebbe messo a ridere vedendo un uomo con la barba come
+lui ora aveva, andare, a modo di una balia, con una mimma in braccio!
+
+Fece il corso. Giunse nella piazza dove erano i tram. Scelse un tram che
+conduceva verso la collina, fuori di porta. Si attraversò un altro gran
+corso, poi con diletto si vide che le case diradavano, ed i pioppi
+sorgevano verdi con un fremito già di frescura vespertina. Il tram
+correva oramai per la campagna, nella bianchezza della via, tagliata
+netta, ai margini, dal verde dei campi. Il tram cominciò a salire verso
+i primi colli, e quando fu giunto ad un piccolo alberghetto o
+ristorante, quivi le rotaie finivano ed il tram si fermò.
+
+L'alberghetto era pulito, ed aveva una bella cucina. La padrona, in bel
+grembiale bianco vi troneggiava fra i fornelli e le casseruole, e due
+minuscoli garzoncelli, in berrettino bianco, la aiutavano a sbucciare
+pisellini e tagliare una gran spoglia gialla e grande come luna
+nascente.
+
+--Buona sera, signore--e--oh, che bella mimma--disse la padrona venendo
+incontro agli ospiti.--Vuol restare servito qua? o vuole invece andar di
+sopra, che c'è una bella terrazza? C'è pronta una minestrina di pasta
+battuta coi piselli che è una bontà, e dei maccheroncini che aspettano
+che l'acqua bolla: poi ci sono bistecche, costolette. Oh, vuole un mezzo
+pollastrino alla diavola? E da bere desidera vino o birra?
+
+Anche qui non era facile decidere: ma quanto alla terrazza, sì, fu
+deciso: per il resto avrebbe pensato poi, ma certamente, intanto, una
+minestrina minuta, e ben cotta per la mimma.
+
+--E il brodo leggero, leggero, quasi acqua, mi raccomando!
+
+--Per questo non dubiti, Signore--disse l'ostessa.
+
+Salì dove c'era la bella terrazza.
+
+Essa era rossa di gerani in gran fiore e punteggiata di campanelle che
+già chiudevano i loro petali iridescenti. La sera imminente alitava la
+sua pace e la sua frescura, oramai, nell'aria calda del giorno.
+
+La Pina vide le belle tavole preparate, e fece un «oh» di felicità.
+
+--Guarda, nei campi, mimma--disse il babbo sollevandola--, ecco il
+grano. Esso è biondo oramai. Guarda sopra la collina quei bei draghi e
+serpenti grandi d'oro che vi si posano: le nuvole. Vedi come si rompono,
+come si snodano; dileguano, impallidiscono! E vedi tutti quei cipressi
+neri come una processione? Oh, ma quelli non li guardare!
+
+--Oh, la luna!--fece la mimma che aveva scoperto anche la luna, una
+falce pallida, pallida di luna nel cielo d'oriente.
+
+--Già, anche la luna: tutto tuo, mimma!
+
+--Oh sì, e la pappa...
+
+ * * * * *
+
+Parlavano forte il babbo e la fanciullina perchè nella terrazza non
+c'era alcuno.
+
+Ma no! Nella stanzetta che precedeva la terrazza, c'era un giovane: un
+elegante aitante giovane di primo pelo. Pareva solo: ma anche uno meno
+distratto del signor Aurelio, subito si sarebbe accorto che non era
+solo. Egli stava dritto e guardava i due nuovi venuti, mentre con una
+mano accarezzava una rotondità provocante che terminava in due
+scarpette alte e lucide. Era una _grisette_ graziosa, nascosta dalla
+figura del giovane ed appoggiata al davanzale. Si voltò: apparve un
+volto birichino di giovanetta, con un nasetto all'insù. Curva sul
+davanzale, la cara fanciulla si lasciava lisciare molto dilettosamente.
+
+«Anch'io, se ben mi ricordo, vent'anni fa devo aver fatto qualcosa di
+simile--pensò senza rancore il barbuto signore--e certamente era una
+cosa molto piacevole. Anzi si può affermare che le osterie suburbane
+sono una succursale del paradiso; ed un'ostessa che tiene pronte le
+tagliatelle e delle uova e delle bistecche, l'estate specialmente che fa
+gonfiare i papaveri, ella è una benemerita del genere umano; e tutte
+quelle buone cose da mangiare in due, fra il verde, rappresentano come
+degli zeri aggiunti all'esponente ben miserabile della felicità.»
+
+Queste cose pensò il signor Aurelio mentre la Pina contemplava nella sua
+innocenza un piccolo gnomo di terracotta, che la guardava dalla sua gran
+faccia di satiro ridente.
+
+«--La presenza delle terze persone--continuò il signor Aurelio--non è
+piacevole, e noi certo non siamo piacevoli e bene accetti a quei due
+innamorati».
+
+Per questa ragione, dopo aver disegnato sulle labbra un garbato sorriso,
+il signor Aurelio non esitò a parlare così:
+
+--Proseguano pure le loro occupazioni, come se noi non ci fossimo: la
+piccina, come ben vedono, è ancora innocente; e, per conto mio, ciò che
+non fa male alla piccina, non mi disturba affatto.
+
+Disse ciò da filosofo e insieme da persona educata: così come si suole
+dire per cortesia: «Seguiti, o signore, a fumare lo stesso! A me non
+disturba il fumo, anzi...»
+
+Probabilmente i due innamorati avrebbero seguitato a fumare, anche senza
+permesso.
+
+La ragazza sorrise, cioè distese in su le estremità delle rosse labbra e
+socchiuse i suoi grassi occhietti. Il giovane, invece, aggrottò le
+ciglia, e parve pensare se quelle parole contenevano l'offesa di una
+ironia. Ma no! Allora sorrise anche lui, e ringraziò.
+
+Poi si stabilì un certo scambio di parole fra le due coppie di
+commensali.
+
+Aspettando che il cameriere portasse in tavola, la ragazza fece
+conoscere meglio alla mimma quei gnomi di terracotta che ornavano la
+terrazza, in figura di vecchietti ridenti, barbuti ed incappucciati; e
+le spiegò che quei coboldi incappucciati non mangiano le bambine, nè
+buone nè cattive; ed infine le mostrò l'imagine sua di angeletta
+deformata nelle spere di vetro. Ciò fece molto ridere la mimma. E il
+signor Aurelio fu molto riconoscente alla graziosa _grisette_.
+
+Poi vennero i maccheroncini fumanti nel pomidoro nuovo e nel burro:
+venne la minestrina leggera per la mimma, ed allora ognuno badò ai fatti
+suoi.
+
+Ma poi accesa la sigaretta, lui e anche lei, lui, il bel giovane, disse
+al signor Aurelio:
+
+--Eppure, veda, caro signore, vi sono dei brontoloni, specie certi
+vecchi barbogi e puritani, che in una sala di albergo si scandalizzano
+se trovano una coppia, così come noi, _tête-à-tête_, che fa all'amore. È
+invidia. Creda, tutto invidia.
+
+--Certo è invidia, invidia dormente--rispose l'uomo filosofico.--Io però
+non la provo affatto. Io provo un altro ben diverso sentimento quando
+vedo due giovani, come voi due, avidi,... avidi di confondere il loro
+essere in un essere solo.
+
+--Mi piace la frase--disse il giovane.--Ma tu, Argia, non ne hai capito
+niente, vero?
+
+L'Argia sosteneva che aveva capito benissimo, e poi, disse:
+
+--Il sentimento, mi dica il sentimento che lei, signore, prova quando
+vede due giovani che si vogliono bene.
+
+L'uomo filosofico meditò e poi disse:
+
+--Oh, una gran cosa, sublime e terribile! Veda, signorina, comunemente
+il pubblico, quando osserva due amanti camminare su e giù per i luoghi
+solitari; o, a tavola, negli alberghi, come può essere qui, li vede
+alternare un boccone e un sospiro; e lasciare in pace la bistecca per
+appiccicarsi per mano; e fare sbocciare piccoli baci dalle labbra
+socchiuse, ebbene allora il pubblico grossolano crede e giudica che ciò
+sia cosa immorale. Ma niente affatto...
+
+--Ma sicuro...--disse l'Argia con molta approvazione.
+
+--Adagio: la mi lasci finire, signorina. Per me i due innamorati non
+sono due che si divertono; ma due meschinelli, due inconsapevoli
+lavoratori e servi di quella grande autocrate che si chiama Natura, i
+quali, poveretti, ubbidiscono a certe leggi che impone questa fatal
+Natura. A me è accaduto lo stesso come accade a voi. Ho amato, ho
+baciato e poi..., e poi e poi è nata quella lì. Allora ho sentito la mia
+giovinezza morire, ed ho sentito che la mia vita non aveva più altro
+ufficio che quello di difendere questo piccolo debole fiore delle mie
+carni.
+
+L'uomo filosofico prese la Pina sulle ginocchia e la guardò con grandi
+occhi, umidi e dolci; e domandò:
+
+--Lei non ha mai pensato a queste cose, signorina?
+
+La graziosa Argia questa volta non rise.
+
+Ma il giovane, recingendo alla sua bella amica il fianco, disse:
+
+--Lei deve essere filosofo, caro signore. Ma in verità ella è troppo
+filosofo, e perciò non è più filosofo. Anch'io sono filosofo e come
+studente di medicina, è quasi un dovere essere tale. Certamente io
+convengo che la natura imponga queste leggi. Ma il nostro dovere di
+uomini civili è di non pigliarlo sul serio il codice semi-barbaro della
+natura. Frodarle fin dove si può queste leggi! Questo sì è il segreto
+della vita!
+
+--E se non si può?--richiese il signore.
+
+--Se non si può--disse in tono di suprema rassegnazione il giovane,--si
+è dei deboli, cioè bisogna accettare di essere infelici. Ecco tutto. Ma
+bisogna potere! Pensi, caro signore: non abbiamo mica noi, nascendo,
+approvato, firmato e sottoscritto il contratto feroce che la Natura ci
+ha imposto! È lei che ce lo ha imposto. Chi non lo sa? È una delle prime
+nozioni di fisiologia: _alla natura brutale niente importa di noi, ma la
+conservazione di noi come specie_. Invece a me importa moltissimo di me
+e niente affatto della conservazione della specie. Io perciò come
+persona intelligente, mi ribello ai decreti imperiali della natura, o
+quanto meno cerco di raccogliere le rose e buttare via le spine.
+L'Argia, quest'amabile fanciulla, possiede anche lei un'intelligenza
+filosofica istintiva e condivide queste mie idee; e perciò tutti e due
+facciamo un amore facile, piacevole, direi così, sportivo; e molti
+giovani fanno come noi, e fanno saviamente. E lei che mi risponde ora,
+caro signore?
+
+L'uomo chinò il capo.
+
+--Lei è destinato ad essere più felice di me, e perciò a vivere di
+più--disse e guardò a lungo la sua piccola Pina.
+
+Poi sospirando aggiunse:
+
+--Tutto il mio mondo è qui, in questi quattordici chili di carne! Qui
+stanno tutte le leggi della vita, per me!
+
+Era sera oramai.
+
+Mise alla Pina la berretta di lana e la mantellina.
+
+ * * * * *
+
+Altre coppie intanto dall'amore «sportivo» cominciavano ad occupare
+rumorosamente qua e là i tavoli. Col nascere delle tenebre cominciava la
+giornata gaia del piacere per gli amanti più saggi. Per lui si chiudeva.
+
+ * * * * *
+
+Ricondusse la Pina all'albergo, voltò la chiave della luce elettrica, e
+la bella stanza si illuminò di bianchezza con gran piacere della Pina.
+
+Il signor Aurelio le tolse poi le vestine, e la mise sotto le coltri;
+dicendole che stesse buona e dormisse.
+
+Ella dormiva. E lui guardava con occhi di infinita domanda quella strana
+imagine che era sopra il letto: Maria Vergine, vestita di azzurro, con
+gli occhi in su, sopra un arco di stelle!
+
+--Quella lì--mormorò il signor Aurelio--è destinata a correggere i
+tremendi decreti di Dio o della Natura. Ma che ne sai tu, povera
+imagine?
+
+
+
+
+LE OLIMPIADI E LA SIGNORINA OLIMPIA.
+
+
+--Lei faccia i suoi libri e vada via!--scoppiò a dire il signor
+professore contro di me.--E via subito, subito, subito. Fuori da
+quest'aula!
+
+E la mia giovinezza fu tutt'ad un tratto investita, assalita da
+quell'uomo congestionato in faccia, che mi respingeva con parole di
+minaccia, coi gesti, con la persona, finchè l'uscio della scuola fu
+ribattuto contro di me.
+
+E ancora sento e vedo lo stupore e il silenzio dei miei compagni. Ma che
+misfatto mai avevo commesso? Quale malefizio avevo mai perpetrato contro
+quell'uomo? Quale lebbra era apparsa in me, giovinetto, per essere
+espulso a quel modo?
+
+Io mi trovai solo, nella strada, coi miei libri di greco: le tempie che
+mi martellavano, il pensiero che non si fissava più se non in un'unica
+idea: la licenza liceale perduta, il mio avvenire distrutto, il mio
+povero babbo... E allora cominciai a lagrimare.
+
+E così lagrimando mi accorsi che non ero più tra le vie tumultuose
+della città; ma seduto su di una banchetta solitaria dei giardini
+pubblici, e sopra di me i tronchi protesi e neri di un'antica pianta si
+aprivano pudicamente, meravigliosamente con le loro infinite gemme di
+petali rosa, e più sopra ancora splendeva l'azzurro del cielo.
+
+Era il dolce maggio.
+
+Ma quale misfatto avevo io commesso?
+
+Lo dirò candidamente ora che la tranquillità è ritornata nel mio
+spirito, e molto tempo è trascorso.
+
+Io avevo allora diciotto anni ed ero un buon scolaro di greco e di
+latino. Ero ossequiente alla mitologia greca, credevo alle virtù dei
+Greci e dei Romani. Credevo, senza che il mio pensiero avesse sino
+allora sollevato alcun dubbio, in Giove Tonante, nei Titani, nelle Muse,
+nelle regole di grammatica e di retorica. Ero, insomma, un bravo
+figliuolo, un buon figliuolo, ed anche un gentile ingenuo figliuolo.
+
+Ma il vero è che in quel giorno io avevo inconsapevolmente offeso il mio
+professore di greco in ciò che di più delicato e sensibile ha l'uomo,
+cioè nella sua vanità.
+
+Ma quale colpa ne avevo io se ignoravo nella mia candida anima
+l'esistenza di questo punto vulnerabile nell'epidermide coriacea
+dell'uomo? Se lo studio delle virtù greche e romane mi avevano quasi
+instillato la convinzione che dire la verità fosse il miglior modo di
+mettere in pratica quelle illustri virtù?
+
+Dunque in quel giorno si spiegava un passo di autore greco e vi si
+trattava delle Olimpiadi. Io sostenevo che le Olimpiadi erano uno spazio
+di quattro anni nel complicato Calendario dei Greci; il professore
+sosteneva che esso era di cinque anni. E certo io avevo più ragione di
+lui! Ma poi la disputa si inacerbì e, non so come, mi vennero fuori
+queste vere ma infelici parole, cioè che anche i professori di greco si
+preparano sulle versioni letterali dal greco.
+
+Non l'avessi mai detto!
+
+Quel maestro di umanità perdette d'un tratto ogni sua umanità, divenne
+furente e mi scacciò, come ho detto.
+
+ * * * * *
+
+Dunque io lagrimavo silenziosamente sulla banchetta dei giardini
+pubblici, sotto quella dolce fiorita di rose, e un cantare lontano di
+uccelletti pareva come aiutasse le timide gemme a sbocciare.
+
+Allora mi accorsi di non essere solo sulla banchetta.
+
+Una giovane donna sedeva presso di me.
+
+Io fino a quel giorno avevo conosciuto, anzi avevo combattuto con i tre
+generi, maschile, femminile e neutro; ma ignoravo che cosa fosse
+quell'essere delizioso e perfidamente saggio che è la femmina.
+
+Era bella? era elegante colei che sedeva presso di me? Io ben sentivo il
+languore di due grandi pupille nere che sempre più si venivano scostando
+da un fine libro e si posavano, quasi avvolgendomi, sulla mia giovinezza
+lagrimante.
+
+Alla fine udii una voce pietosa e quasi materna che mi rivolse queste
+parole:
+
+--Perchè piange, se è lecito domandare?
+
+Così cominciammo a parlare, ed io raccontai tutta la mia disavventura,
+dalla questione delle Olimpiadi a quell'espulsione feroce, la prima
+grande sventura della mia vita.
+
+Ella ascoltava. Un grazioso sorriso di meraviglia e di pietà balenava
+sulle sue labbra. Il volto, un po' chinato, mi si faceva sempre più da
+presso: un volto pallido, ambrato, fine, strano, delimitato da un velo
+nero che si inarcava sulla fronte: perchè all'infuori di quel volto
+bianco, di due nude bianche mani, tutto era nero: tutta chiusa ella era
+in una veste nera. Ma non ne emanava alcun fantasma di morte o di lutto;
+ma come un profumo esotico e forte.
+
+A quel profumo anzi io sentivo sobbalzare l'anima mia stranamente, e
+quasi sbocciare come sbocciavano le gemme della pianta che si allargava
+sopra il mio capo. E ciò mi dava un senso di nuovo piacere, che nasceva
+dal mio dolore.
+
+Diceva ella ogni tanto:
+
+--Oh, che roba! Che orrore! _Pauvre enfant!_
+
+Poi con volubilità che quasi mi offese, mi pregò che le spiegassi quella
+storia delle Olimpiadi.
+
+Che cosa le potevano interessare le Olimpiadi?
+
+--Così--disse con un sorriso ambiguo--, è perchè anch'io mi chiamo
+Olimpia.
+
+Allora io cominciai a raccontare.
+
+--Ella deve sapere, signora--dissi--che nell'anno 776 avanti Cristo,
+cioè 23 anni prima del 753, anno della fondazione di Roma...
+
+A queste mie parole la signora strabiliò, e inarcò le grandi ciglia.
+
+--E lei, così giovane,--disse--deve ricordare tutte le cose dai secoli
+delle Olimpiadi sino ad oggi? Ma se io non ricordo più nemmeno quello
+che è avvenuto ieri! _Ah, pauvre enfant!_
+
+E mi guardò con intensa pietà.
+
+Io andai avanti e le spiegai tutta la storia dei giuochi Olimpici:
+cominciando da quel re briccone di Enomao, che sfidava alla corsa dei
+cocchi tutti i pretendenti alla mano della bella sua figlia
+Ippodamia,--ma siccome l'asse dei cocchi era di cera, veda, signora,
+così tutti cadevano vinti.
+
+--Oh, che birbante!--disse la signora Olimpia.--Ma oggi sarebbe
+squalificato quel signore!
+
+--Ma un bel giorno--proseguii--nella terra Apia arrivò Pelope, figlio di
+Tantalo.--La storia di Pelope e dei suoi cavalli fatati interessò
+moltissimo la signora, specialmente quando imparò la sua vittoria su
+Enomao, il suo sposalizio con Ippodamia.--E da queste nozze poi nacque
+Atreo, che fu padre di Agamennone e di Menelao.
+
+--Oh, guarda--disse la signora Olimpia, e sorrise in modo che mi
+sconcertò.
+
+--Ho detto qualche sciocchezza forse, signora?
+
+--Ma niente del tutto--e rideva gaiamente.
+
+Ma poi si fece seria e mi domandò:
+
+--E lei deve sapere tutte queste cose?
+
+--Ah sì, e altre ancora.
+
+La signora si strinse le tempie con le mani, come fosse stata colta da
+un accesso improvviso di emicrania.
+
+Domandò:
+
+--E cosa prendono di paga i vostri professori, che insegnano tutte
+queste cose?
+
+--Due o tremila lire, credo, signora.
+
+--All'anno?
+
+--Sì, signora, all'anno.
+
+La signora parve sbalordire.
+
+--E anche lei, se volesse fare il professore, prenderebbe lo stesso?
+
+--Così credo--risposi.
+
+I grandi occhi della signora Olimpia espressero una grande pietà.
+
+Disse:
+
+--Ma se io ne spendo quasi altrettanto per le calze...!
+
+Allora stupii io:
+
+--Per le calze, signora?
+
+--Sì, calze e accessori--si affrettò correggendo. Ma poi parve pentita
+delle sue parole.
+
+Domandò di vedere i miei libri greci: li girò in alto, in basso come una
+cosa nuova.
+
+Dissi io allora:
+
+--Anche lei leggeva, signora.
+
+--Ah, il mio libro non si può vedere: e sigillò il libro, posando sulla
+busta di cuoio la mano.
+
+Io non insistetti e tacqui.
+
+Ma dopo un poco mutò pensiero.--Guardi--mi disse audacemente.
+
+Guardai. Era un libro francese, un romanzo. Non lo avevo mai letto; ma
+il titolo non mi era nuovo. Poi ricordai. Ricordai che un giorno mio
+padre, parlando con un magistrato di quel libro, aveva detto: «Finchè
+non riuscirete a togliere dalla circolazione questo genere di libri, le
+vostre leggi non rappresenteranno che un'ipocrisia sociale di più».
+
+--Non ha letto mai questo libro?
+
+Io arrossii grandemente.
+
+Per me? per lei arrossii che leggeva quel deplorevole libro? Non so: mi
+sentivo un gran calore nelle vene.
+
+--Davvero non l'avete mai letto?--chiese socchiudendo maliziosamente le
+sue grandi pupille.
+
+--Davvero!--e arrossivo anche di più.
+
+Mutò discorso.
+
+--Dunque il vostro caso è disperato?
+
+--Sì, signora.
+
+--Ma io non credo--disse ad un tratto assumendo un'aria ben strana di
+serietà.--Anzi è un affare rimediabile. Dunque il greco, voi dite, è
+molto difficile. E deve essere così! E voi assicurate che anche i
+professori si aiutano con le traduzioni?
+
+--Sì, signora, con le traduzioni letterali dal francese. Io non dico che
+tutti i professori facciano così, ma il mio fa così.
+
+--E voi gliel'avete detto?
+
+--Pur troppo, signora--sospirai--, e magari potessi rimediare al
+malfatto!
+
+--Semplice--disse.--Carta, penna e calamaio. Vi detto io.
+
+ * * * * *
+
+Ora io non ricordo più come avvenne, ma so per certo che per trovare
+carta, penna e calamaio, io salii con lei, da lei, nel suo appartamento.
+
+Venne ad aprire una cameriera. Non ricordo l'appartamento. Mi parve
+strano e diverso da quello di casa mia. Perchè diverso, non so.
+
+La camera da letto dove mi introdusse, era misteriosamente elegante, con
+un lettuccio piccolo, grazioso, tutto a trine.
+
+Ma non conservo percezioni nette; soltanto ricordo che un brivido
+morboso si veniva impadronendo di me, mentre ella con calma esacerbante
+si toglieva, allo specchio, tutti quegli strani armamenti della testa.
+
+Mi pareva che qualcosa di inusitato, di enorme dovesse fra poco
+succedere.
+
+--Ma sapete--disse--che l'abito nero dà un bel caldo! Deve essere caldo,
+oggi.
+
+--Sì, caldo!--dissi, e ricordai non so quanti gradi di temperatura.
+
+--Oh, anche di più!--disse ridendo.--Permettete?
+
+Uscì. Rimasi solo. Rientrò poco dopo. Era uscita dalla guaina nera: era
+tutta vestita di una gran veste rosea. Mi parve più magnifica. Stupii
+come sotto quelle maniche dell'abito nero ci fossero state nascoste due
+braccia così bianche! Ebbi l'impressione di una energia occulta e
+deliziosa in quelle braccia nude.
+
+--Oh, che cattiveria, che cattiveria, che cattiveria--disse ridendo e
+venendomi sempre più vicino, quasi rasente--tormentare col greco e con
+tutti quei libracci un povero bambino!--e così dicendo crollava la
+testa, e si appressava di più.
+
+--Povero bamboccione--disse d'un tratto, e mi prese con le due mani
+adunche per i capelli ed accostò il mio volto alle sue grosse labbra.
+
+Io impallidii. Ella parve godere del mio pallore. Non parlava più.
+
+Probabilmente la mia faccia era diventata una mela o una pesca di
+luglio: una pesca sugosa e fresca che ben si morde.
+
+ * * * * *
+
+--Ora, ragazzo, _s'il te plait_, torniamo alle Olimpiadi e al tuo
+professore--disse.
+
+A me parve come di essere desto dal sogno in cui il Veglio della
+Montagna immergeva coloro che gli dovevano essere devoti sino alla
+morte.
+
+Io non ne volevo più sapere nè di Olimpiadi, nè di scuole.
+
+--Voi siete ben goloso, _mon petit_. Torniamo alle Olimpiadi.
+
+In quell'ampia vestaglia ella si era rannicchiata in fondo ad una
+poltroncina.
+
+--Mettetevi lì, e buono. Già bisognerà fare così!--Prese un tavolino e
+lo collocò fra la sua persona e la mia a guisa di bastione.--Posso
+offrirvi?
+
+Mi porse una sigaretta: ne accese una per sè.
+
+Devo confessare che la mia mente era così annebbiata che se colei mi
+avesse detto: «manda i padrini al tuo professore, e battiti a duello»,
+io avrei trovato il consiglio naturalissimo.
+
+Invece il suo consiglio fu molto savio e rivelò molto acume. Aggrottò le
+ciglia e disse:
+
+--Tu capirai che lui dovrà pensarci due volte prima di formulare l'atto
+di accusa contro di te. In fondo è un atto di accusa contro di sè.
+
+--To', è vero!
+
+--Ma non basta: la sua rabbia è appunto in relazione alla impossibilità
+in cui l'hai messo di punirti...
+
+--To', è vero! Ma può vendicarsi--aggiunsi.
+
+--Perfettamente. Ma tu prendi dal «secrétaire» carta e busta e scrivi.
+Scrivi: detto io. No, quel foglio lì.--Guardai il foglio. Vi era
+impresso in azzurro, «Olympie».
+
+Oh, Olimpia, dolce pingue nome! Tutto azzurro, tutto fresco come la
+grande acqua del mare.
+
+--Su, andiamo, scrivi! Eri così «savio» poco fa.
+
+Io scrissi: «Signor Professore, in un momento di vera aberrazione
+mentale ho osato formulare contro di lei un'accusa che tanto più mi
+tormenta di rimorso quanto più riconosco la sua dottrina e il suo
+sapere. Come posso rimediare se non facendo piena dichiarazione della
+mia colpa e supplicandola di volermi perdonare?»
+
+--È tutta una bugia--dissi.
+
+--E la bugia si trova dentro la vita o fuori della vita?--mi chiese
+l'adorabile Olimpia.
+
+È vero: la menzogna è nella vita. E allora perchè soffrire per
+combattere quello che è nella vita, che è la vita?
+
+Guardò l'orologio.
+
+--Presto, pòrtala subito al tuo professore.
+
+ * * * * *
+
+O me, miserabile! Mi feci quasi scacciare da quella stanza da cui non
+volevo più uscire.
+
+ * * * * *
+
+Il giorno dopo il professore annunziò la mia lettera alla scolaresca; la
+lesse anzi; poi pronunciò un discorso di elogio alla mia persona. Ma io
+rimasi molto indifferente.
+
+ * * * * *
+
+Dopo due mesi ero in possesso della licenza, ma senza troppo studiare.
+Me ne era andata via la voglia di studiare. Mio padre forse se ne
+accorse, specialmente quando gli manifestai la intenzione di darmi a
+tutt'altri studi che quelli classici.
+
+Abbandonai le Olimpiadi per sempre e tutti i secoli di cultura classica
+prima di Cristo e tutti quelli dopo Cristo, fino ai tempi nostri.
+
+Bisogna conquistare la vita, e non servire ai morti.
+
+E se i Greci avessero dovuto studiare il greco, e i Romani studiare il
+latino, quei due popoli non sarebbero stati i grandi popoli che furono.
+
+Di questa semplice verità io devo la conoscenza alla signorina Olimpia,
+artista di caffè-concerto e stella di prima grandezza.
+
+
+
+
+ABITO NERO ED ABITO BIANCO.
+
+
+--Ecco, veda, io non domando di far carriera: io domando, prima che
+questa barba diventi grigia, di poter respirare un poco d'aria igienica.
+
+E il signor Foresti mi presentava sul dorso della mano, dall'alto della
+sua statura atletica, la sua barba, dove il grigio già minacciava una
+invasione generale: ed io credo che fosse questo grigio, in aumento,
+combinato con la speranza, sempre più in diminuzione, di potere
+respirare «un poco d'aria igienica», che rendeva il signor Foresti
+piuttosto irritabile, anzi molto irritabile, nel suo ufficio di
+capo-stazione della piccola stazione di S... Egli era capace di
+avvertire dal suo buco di distribuzione dei biglietti: «Questa bottega è
+diversa dalle altre: meno avventori vengono, più piacere mi fanno!»; era
+capace di dire, percorrendo il treno con le braccia aperte e con un
+sorriso tremendamente ironico: «Ma quei baci, ma quei saluti, ma se li
+distribuiscano prima!» Capace, nella spedizione delle merci, di
+attaccarsi a tutti i rampini di quei regolamenti che odiava di un odio
+così profondo.
+
+Un orco! La più docile ed umile pasta di questo mondo: tanto è vero che
+non aveva fatto carriera. Certo, in quei momenti, era bene non
+avvicinarlo, non parlargli.
+
+Ma io avevo trovato un mezzo per esasperarlo in modo soave ed atroce.
+Chiudevo le pupille dolcemente, dicevo con voce sentimentale:
+
+--Ecco qui il suo piccolo giardino, i garofani, l'insalata; ecco la sua
+piccola stazione, beata come un eremo, baciata dal primo raggio del sole
+e salutata dalle rondini... Ah, se io fossi come lei, capo-stazione,
+come lo terrei coltivato, inaffiato, fiorito, il piccolo giardino: e
+come ci farei una capannetta per leggere, per istudiare...
+
+--Badi bene come parla, sa! Non si prenda mica giuoco di me!...
+
+--Scusi, capo, io dico sul serio. Per me, costretto a vivere in una
+grande città, questa vita idillica sarebbe l'ideale... Lei qui, intanto,
+è padrone assoluto...
+
+In verità, in verità, era un reclusorio quella piccola stazione: e lui,
+il capo, un coatto, costretto a vivere fra un disco al nord e un disco
+al sud; giacchè l'amministrazione lo aveva bensì elevato al grado di
+signore assoluto, essendo egli, bigliettaio, spedizioniere,
+telegrafista; ma non aveva chi lo sostituisse o lo aiutasse fuorchè uno
+scambista e un facchino.
+
+--Quanto ai libri da leggere, eccoli qui!--e prese un ammasso enorme di
+libri e carte. Io temetti che me li scaraventasse sulla testa: si
+accontentò di accatastarmeli davanti: erano regolamenti, circolari,
+istruzioni.
+
+--Questa è la mia letteratura!--Aveva gli occhi feroci.--Creda--mi
+diceva poi acquietandosi con la subitaneità della sua indole buona--io
+odio questo sole, io odio quest'aria balsamica; io, democratico,
+considero questa sudicia umanità di campagna come una razza inferiore.
+Persino le donne, capisce lei? persino le donne non mi sembrano donne!
+
+L'aria balsamica, l'aria igienica pel signor capo era quella che si
+respira nel fondo di quei pozzi grigi che sono le vie, le piazze di una
+grande città.
+
+«Ah, a mezzanotte--sospirava--un teatro illuminato! per le vie lucide
+dei tram lucidi! uomini col colletto pulito, donne all'ultima moda;
+donne autentiche, lavate; _bars_, _buvettes_, scintillanti di luce
+elettrica, vetrine messe con gusto: lavorare sì anche, ma almeno potere
+un'ora al giorno sedere entro un caffè, godere lo spettacolo
+dell'umanità che passa davanti al vostro tavolino, al vostro calice di
+birra autentica! Macchè sole, macchè mare, macchè alberi, fiori,
+verdura, insalata, garofani!»
+
+Oh, allora sì, il signor capo si sarebbe «arrangiata» la barba che
+oramai diventava grigia, ed avrebbe speso allegramente il capitale
+esuberante della salute che rifioriva nel suo corpo.
+
+Da anni ed anni tempestava la direzione per un trasferimento in una
+città grande: era lì, rimaneva lì, e non aveva più altra speranza che
+quella di ammalarsi sul serio e poter ottenere un congedo.
+
+Ma come fare ad ammalarsi? In quella piccola stazione dall'aria
+balsamica, la gente ci veniva per salute all'estate, ed egli aveva la
+soddisfazione di vedere bensì in quel tempo aumentato il suo lavoro, ma
+senza potere avere la consolazione di ammalarsi.
+
+ * * * * *
+
+Una mattina di luglio, una ben calda e serena mattina, io presenziavo
+l'arrivo di un piccolo treno, che usurpa il nome di diretto.
+
+Il signor Capo, tra spedizione merci e spedizione viaggiatori, ne aveva
+sino oltre al berretto paonazzo. Tempo di villeggiatura per la restante
+umanità! Un piccolo rossore alla fronte, un parlar secco allo sportello
+dei biglietti, un saluto glaciale a me, mi avevano fatto capire che
+quella mattina la caldaia cerebrale del signor Capo era in uno stato di
+ebollizione pericolosa.
+
+Il treno si era appena fermato che un piccolo signore, da uno
+scompartimento di prima classe, si era affrettato a chiamare:
+
+--Aprite, presto, presto!--Poi si era calato da sè, come se la carrozza
+fosse in fiamme: ma un po' impediva il ventre che sporgeva dagli
+svolazzi di un giacchetto di _orléans_ nero; un poco era colpa delle
+gambine esili, che non riuscivano a toccare il predellino.--Dove sono i
+carabinieri? i due carabinieri regolamentari?
+
+Le guardie del treno, la gente si affollò subito d'intorno a quel
+signore, invocante l'intervento di quegli uomini neri e rossi, i quali,
+benchè siano da alcuni considerati come un arcaismo nella società
+moderna, tuttavia costituiscono la più visibile manifestazione della
+giustizia umana. Essi però erano assenti.
+
+--Ma non si faccia compatire; ma non faccia ridere il pubblico--gli
+gridava dal treno, come dall'alto di una tribuna, un giovane signore,
+tutto vestito di bianco che pareva un sorbetto vanigliato.
+
+--Lei ha violato la mia personalità! Quel signore ha violato la mia
+personalità!--denunciava il piccolo signore nero con gli occhi fuori
+dalla testa, con una voce così irosa, che guai per l'elegante giovinotto
+se il vecchiotto avesse avuto il resto del suo fisico così bellicoso
+come la voce.
+
+Un professionista del furto nei treni? Mai più! L'elegantissimo giovane
+scese anche lui per dare spiegazione al pubblico che si affollava.
+
+Semplicemente uno che voleva chiuso il finestrino. Invece il vecchio
+signore lo voleva aperto.
+
+--Soffro d'asma!--diceva, e questo era evidente, chè pareva minacciato
+da una congestione.
+
+--E se soffre d'asma? Io non posso mica sacrificare il mio vestito e il
+mio panama (il panama che il giovane aveva in testa era veramente
+bellissimo ed immacolato) alla sua asma!
+
+Così si riaccese la disputa lì sul marciapiede, con l'intervento
+giuridico dei signori ferrovieri e dei signori viaggiatori. La questione
+giuridica sui finestrini aperti o chiusi fu dibattuta con
+quell'entusiasmo del tutto italico per le questioni bizantine. «Esiste
+un articolo del regolamento...!» «Non esiste niente, invece! Chi è
+immediatamente vicino al finestrino, è padrone del medesimo». «Sì, ma i
+finestrini laterali sono piombati. Esiste solo il finestrino di mezzo.
+Quello di mezzo è collettivo!» «Ma nel caso specifico erano due soli
+nello scompartimento e perciò non si poteva invocare l'appello alla
+collettività.» «Esisteva però sotto la vecchia Mediterranea un articolo
+che dava diritto di chiudere dalla parte del vento!» «Ma oggi la
+Mediterranea è scomparsa: non esiste che lo Stato.» «Le ferrovie di
+Stato hanno creato un subbisso di regolamenti: ma nessuna regola
+specifica oggi esiste in relazione ai finestrini aperti o chiusi.»
+
+L'elegantissimo giovane con calma imperturbabile dimostrava la assoluta
+inferiorità delle ferrovie di Stato italiane, rispetto alle ferrovie
+estere. «Chi ha viaggiato all'estero, sa che nei vagoni-_salons_ è
+diffusa l'abitudine di tenere chiusi i finestrini in qualunque stagione;
+e se quel signore non sa fare a viaggiare...» «Io non so fare a
+viaggiare? È il mio mestiere viaggiare...--fremeva il vecchio
+signore.--Del resto, qui è unicamente questione di essere gentiluomini o
+mascalzoni».
+
+--Be'--disse il capo-stazione intervenendo--a che punto siamo?
+Sciocchezze, sciocchezze! Capo-treno, dia la partenza.
+
+--Io rimango--disse il vecchio, immobile, lì, coi suoi occhietti irosi
+fissi sull'avversario.
+
+--Io parto--disse il giovane, arrampicandosi, ma con la testa rivolta
+all'avversario.--Del resto, sa, se vuole riparazione...
+
+Squillò la cornetta; e il treno si mosse; e il vecchio signore già
+emetteva, con tutto il suo fiato disponibile: «Prepotente!», quando
+l'elegante giovane signore fu colto da un fremito di spavento. Che era
+accaduto?
+
+Il suo abito candido, il suo cappello splendido non erano più bianchi
+che davanti.
+
+L'uomo era diventato bicromatico.
+
+Durante la sosta e la disputa, la macchina, seccata, aveva fumato
+vigorosamente, e tutto il fumo aveva investito in modo irreparabile
+l'abito bianco.
+
+Non era il giovane signore più presentabile alla prossima stazione
+balnearia, dove era diretto e dove probabilmente gli stava a cuore di
+giungere perfettamente candido.
+
+Già il treno era in moto, ed egli, aperto lo sportello, era balzato a
+terra con la sua valigetta.
+
+Il vecchio signore, all'improvvisa discesa del suo avversario, galoppò,
+come potè veloce, nella sala d'aspetto. Senonchè il giovane non lo
+inseguì. Affrontò alteramente il capo-stazione Foresti, dicendo:
+
+--Favorisca presentarmi il libro dei Reclami.
+
+--Cosa vuol reclamare?--domandò il Capo, con un certo fare un po'
+bonario, un po' canzonatorio all'aspetto bicromatico del signore.--Io
+piuttosto potrei reclamare contro di lei che è sceso dal treno in moto.
+
+--La sua macchina mi ha rovinato!--esclamò il giovane con voce
+esasperata.
+
+Il capo-stazione lo guardò: le sue labbra sorrisero, tutta la barba
+sorrise.
+
+--Infatti--disse--è un pochino sudicio.
+
+--E lo dice in questo tono?
+
+--Pretende forse che mi metta a piangere?
+
+--Pretendo che lei faccia il suo dovere. Intendo elevare formale reclamo
+contro la sua macchina, intendo domandare risarcimento del danno
+subìto... Esiste un articolo del regolamento ferroviario che vieta alle
+macchine di fare fumo...
+
+--Infatti--disse il signor Capo--articolo decimo, paragrafo sesto delle
+_Istruzioni pel servizio dei macchinisti e fuochisti_: _«i macchinisti
+devono astenersi da qualsiasi operazione che possa produrre fumo, o,
+comunque, riuscire molesta od incomoda ai viaggiatori, come...»_
+
+--Perfettamente, e allora perchè lei rifiuta di accogliere il mio
+reclamo?
+
+--Perchè è stupido--disse il capo-stazione accendendo in tutta pace una
+sigaretta.
+
+--Ma chi, stupido?
+
+--Il reclamo, il regolamento, la causa per il risarcimento dei danni...
+Il mondo è pieno di cose stupide...
+
+--Ma io le posso citare--disse il giovane signore eccitandosi
+visibilmente--il caso del barone Y..., segretario dell'ambasciata
+germanica, mio buon amico, che fece causa ed ottenne un risarcimento
+dignitoso dallo Stato perchè una macchina aveva, come nel caso mio,
+rovinato una _toilette_ della sua signora...
+
+--Ma cosa vuole che me ne importi del suo barone, della _toilette_ di
+quella signora? Bella novità che lo Stato paga! Non paga mica, però, chi
+dovrebbe essere pagato! Oh, vada a farsi benedire e favorisca di
+lasciarmi libero...
+
+Il giovane signore, invece, gli sbarrò il passo e con voce insolente
+esclamò:
+
+--E chi crede di essere lei? Un tirapiedi del Governo, forse?
+
+La parola «tirapiedi» ebbe la virtù di trasformare il signor Foresti.
+
+--Le pare che io abbia una faccia di tirapiedi?
+
+Si era drizzato sulla persona, aveva buttato via la sigaretta.
+
+--Tirapiedi del Governo,--confermò il giovane signore andandogli col
+viso contro il viso--la metterò io a posto!
+
+--Ma non lo dica neanche per ridere!...--e proferendo queste parole,
+distese quella sua larga mano, prese tutto il disgraziato signore per
+l'abito e con violenza inaudita lo tirò a sè; poi lo allontanò usando
+del braccio come fosse stato un'asta di stantuffo; quindi lo proiettò
+sconciamente lontano.
+
+Per sua mala sorte lì presso c'era un carretto delle merci, e il giovane
+vi urtò in malo modo, cadendo.
+
+Sanguinava.
+
+Il facchino accorse e lo rizzò a stento.
+
+Fu condotto al pozzo: rimase lì un po', fra un secchio d'acqua e un
+asciugamano.
+
+--La caserma dei carabinieri? dov'è la caserma dei
+carabinieri?--domandava angosciosamente.
+
+Gli fu indicata. Due chilometri di distanza.
+
+Il signor Capo, intanto, aveva riaccesa la sigaretta: andava fra un
+disco e l'altro: la sua galera.
+
+--Ci rivedremo in tribunale!--gli disse il gentiluomo salendo in una
+carrozzella.
+
+Il Capo non voltò nemmeno la testa. Ma vide me che attendevo, e allora,
+un po' ridendo, un po' fremendo:
+
+--Bel mestiere il capo-stazione!--disse.
+
+--Bravo Capo! Bel colpo! Ma lei ha una forza...
+
+--Da facchino, caro. Doveva vedermi dieci anni fa! Povero giovane, mi
+dispiace, ma che vuole? Ho perso il lume degli occhi. Mi poteva dire
+tutte le brutte parole che voleva: è un corollario del mestiere: non ci
+bado più. Andò proprio a trovare quella parola _tirapiedi_. Io tirapiedi
+del Governo! Io che per dire a tutti, superiori e inferiori, quello che
+va detto, ho fatto questa bella carriera dopo venti anni di servizio!
+Adesso il meno che mi possa capitare è una sospensione.
+
+ * * * * *
+
+Ma non fu propriamente così.
+
+Mezz'ora dopo, il signor Capo stava consumando la sua modesta colazione
+fra un treno e l'altro, in una piccola osteria, vicina al disco, quando
+precipitò nella stanzetta quel signore vestito di nero. Il suo aspetto
+era esilarante, luccicante: saltellava sulle piccole gambe.
+
+--Ah, finalmente la ritrovo! Ma dove è il signor Capo, quell'egregio
+signor Capo, quel grande uomo del signor Capo? ho chiesto e mi hanno
+indicato qui. Permetta che io stringa quella valorosa mano! Lei è la
+perla dei funzionari dello Stato!
+
+--Grazie--disse il signor Capo, Foresti--è la prima volta che mi sento
+fare un simile elogio. Peccato che lei non sia un ispettore dello Stato.
+
+Il piccolo signore sorrideva con aria olimpica; volle nelle sue piccole
+mani prendere la grossa mano del signor Foresti; la voltò, la rivoltò,
+la esaminò.
+
+--Una mano simile--disse con profonda convinzione--vale tutto un codice
+di legislazione sociale. Pensi che questa mano mi ha risparmiato un
+mezzo accidente. Io schiattavo dalla bile. Pensi che in treno quel
+prepotente si è permesso di fermarmi il braccio che voleva tirare il
+campanello di allarme: il suo vestito bianco gli premeva più della mia
+soffocazione! Io voglio proporre per una ricompensa quell'egregio
+macchinista che alimentava così vigorosamente il fuoco, che usava con
+tanta opportunità il soffiante... Ma lei, lei poi come ha risposto
+bene, che dignità, che correttezza! Oh, se tutti i funzionari dello
+Stato sentissero la responsabilità del proprio ufficio; considerassero
+lo Stato come, come dire? come la rocca Capitolina delle istituzioni
+sociali, e non come la vacca da mungere...! Ma che cosa posso fare io
+per lei? Mi esprima un suo desiderio, io sarei ben lieto, ben onorato...
+
+Il signor Capo aveva smesso di levare la pelle a certe infami fette di
+mortadella e fissava il suo interlocutore. Il suo aspetto era molto
+autorevole.
+
+--Oh, io--disse quell'incognito autorevole signore--proporrò per prima
+cosa tutto un regolamento sull'uso dei finestrini: infatti la
+legislazione delle ferrovie dello Stato è muta a questo proposito. E
+lei, scusi, mi viene un'idea splendida, possederebbe per caso una
+qualche laurea in legge? No? Peccato! Io la proponevo subito all'Ufficio
+centrale per le contestazioni legali...
+
+--Ma scusi--fece molto turbato il capostazione Foresti--lei chi è?
+
+--Chi sono? Ah, sì, chi sono?--e trasse e presentò al capo-stazione il
+suo biglietto da visita: _Cav. Comm. X. Y.--Ispettore capo delle
+Ferrovie dello Stato._
+
+ * * * * *
+
+E fu così che il signor capo-stazione Foresti fu trasferito in una
+grande città, dove potè respirare l'aria balsamica dei grandi corsi,
+l'aria igienica dei teatri scintillanti, dei caffè-concerto; dove i suoi
+occhi poterono contemplare delle donne pulite, autentiche, all'ultima
+moda; dove potè consumare tutto il suo capitale di salute prima che la
+barba diventasse totalmente grigia.
+
+
+
+
+LE MOSCHE E LA POLONIA.
+
+
+Non mi accusate di essere positivista, scettico o come meglio vi piace
+chiamarmi. Io, alla vostra età--parlavo con un giovane amico--ero
+terribilmente romantico ed idealista. Combattere per la infelice Polonia
+era il mio sogno...
+
+--Non per il Proletariato?
+
+--No, mio giovane amico; allora non era ancora di moda quella cosa che
+voi dite.
+
+--Non c'era il Socialismo ai vostri tempi?
+
+--Sì, c'era; ma era--come dire?--ancora a balia: un grosso, tozzo
+marmocchio di una voracità incredibile che lasciava indovinare uno
+sviluppo prodigioso: un po' bruttino, sia espresso col dovuto rispetto,
+ma marmocchio ancora, come vi dicevo. Ah, morire con una palla in fronte
+e il sole polacco davanti agli occhi, centuplicava l'ebbrezza della mia
+gioventù! La mia gioventù è fiorita agli ultimi bagliori del
+Romanticismo. Ma anche senza Romanticismo, sta il fatto che pei giovani
+la Morte spesso si presenta come una forma eroica di Vita. Se la natura
+non ci usasse questo lugubre scherzo, le guerre sarebbero finite da un
+pezzo! Ma io non voglio tediarvi con la filosofia. Vi dirò, dunque, che
+allora vi erano comitati per la Polonia, conferenziere polacche, come
+oggi vi sono le suffragette. Sapete chi mi ha guarito della mia malattia
+romantica? Le mosche!
+
+--Le mosche?
+
+--Sì, come ho il piacere di dirvi: se non c'erano le mosche, io sarei
+rimasto--forse--ancora romantico ed idealista, e non avrei fatto la
+discreta carriera politica che voi, bontà vostra, esaltavate poco fa.
+Quel lurido e petulante animale mi ha inoculato il _virus_ del
+positivismo. Una reazione, quasi fulminea, è sopravvenuta, ed
+improvvisamente la mia vita ha deviato come un treno, a cui lo scambista
+toglie, con un colpo di leva, la direzione: dà un sobbalzo e poi fila,
+precipita verso nord invece che verso sud. Vi può interessare?
+
+Il mio giovane amico rispose gentilmente:
+
+--Moltissimo.
+
+Io allora gli offersi una sedia, una sigaretta e, richiamando alla
+memoria cose antiche, proseguii. Alla vostra età io amavo una signora
+polacca, di Varsavia, anzi di _Varsovì_, come ella diceva in un suo
+gergo, mescolato di polacco, di francese e di italiano.
+
+--Ci siamo col solito amore!--disse l'amico.
+
+--Ma, benedetto Iddio, questo dovreste saperlo: senza l'amore e senza la
+donna non esisterebbe nè romanticismo, nè positivismo, nè lirica, nè
+epopea, e tutto questo benchè la donna sia un fenomeno triste. Ricordate
+la conclusione dei Nibelunghi?
+
+--Nemmeno per sogno.
+
+--È un'espressione notevole. I Nibelunghi terminano con queste parole:
+«perchè l'amore porta in fine disgrazia».
+
+--Era questa vostra signora una conferenziera Pro-Polonia?
+
+--Mai più. In che lingua doveva conferire? Era una splendida, lattea,
+placida creatura bionda, di quel biondo tenero come di spiga non baciata
+bene dal sole; anzi vi dirò che quella bellezza nordica aveva così
+conquistato il mio animo che non soltanto il color bruno ardente delle
+bellezze nazionali, ma lo stesso color falbo delle nostre donne, mi
+pareva un'imperfezione di natura. Ella era inoltre così squisitamente
+monda e detersa che dalle sue carni lattee io sentivo esalare un
+perpetuo profumo di pervinca e di mughetto; e gli occhi suoi grandi,
+quasi squarciati, di un azzurro dolcissimo, sotto due archi di ciglia
+perfetti ed evanescenti, mi immergevano nello stupore di un sogno, da
+cui uscivo talora fremente e con queste terribili domande: «E come
+finirà questo amore? Come farò io a palesarle il mio affetto? E palesato
+pur anche il mio amore, dopo che avverrà?»
+
+--Allora un amore ideale...
+
+--Altro che ideale, romantico, vi dico: anzi nessuna dichiarazione
+d'amore era avvenuta. Ella era donna per bene, madre di due graziosi
+bambini a cui io facevo da bambinaio, perchè la servetta era una
+smemorata, un'arfasatta, come sovente sono nei nostri paesi.
+
+Suo marito, uomo di molti affari, viaggiava per l'Europa, ed aveva
+lasciata la sua signora a curarsi in una piccola, modesta stazione
+balnearia, dove ella aveva preso a pigione una villetta solinga presso
+il mare, e dove io l'avevo, naturalmente, seguita. Permettete che
+continui la descrizione: Il suo mento era di un ovale perfetto e la sua
+piccola bocca, a cuore, era la sola cosa rosea in quel volto. Il naso,
+quello sì, era poco perfetto: un piccolo nasetto rivolto in su, ma vi
+dirò: i nasi aquilini e forti delle nostre donne, con sopra le dense
+corrusche ciglia nere, spesso congiunte, che sono così caratteristiche
+fra noi, mi spiacevano tanto al confronto che mi chiamavano in mente il
+becco delle civette e le ciglia dei bachi da seta.
+
+--Parlavate della Polonia?
+
+--Mai più: ella era una donna placida, come vi dissi, e si parlava di
+cose placide: delle mie cacce, dei bagni, di cose da mangiare, tanto più
+che io la aiutavo nelle compere presso gli avidi e zotici nostri
+rivenditori, che avevano, anche allora, l'abitudine di mettere sugli
+stranieri una tassa di soggiorno mediante un sovrapprezzo sui
+commestibili. Del resto, la cucina italiana le gradiva moltissimo, e se
+ne parlava. I _pròcoli_ (broccoli) fritti le piacevano assai. I nostri
+vini leggeri, razzanti, erano una deliziosa _pìpita_ (bibita). Sospirava
+Napoli dove era stata parecchio tempo. _A Naple semper trovate tante
+buone gente_. Ma le pizze di Napoli la turbavano, al ricordo.
+
+Ella mi affidava il suo _portmonè_ (portamonete), e andavamo coi bimbi a
+far la spesa. Si comperava la _pulpa_ di manzo per fare il _buglione_
+(brodo); e trasaliva di gioia con tutta la chioma flava, come una
+fanciullina, quando vedeva nei panieri: _Keste pikkel cose fini fini_
+(queste piccole cose fine fine), le _ziligi_ (ciliege).
+
+--Dio, come era volgare!
+
+--Tutto è relativo; e poi a quel tempo non era di moda l'estetica. Vi ho
+detto che era placida, ma aveva anche lei i suoi momenti di lagrime e di
+commozione: per esempio quando il marito la avvertiva che lui non poteva
+tornare, perchè era chiamato per affari a Parigi. Lambiva con le belle
+mani i suoi piccini: «_Povres enfants! Kante_ (quando) un _ome_ (uomo)
+promette, deve _mantenire_» (mantenere). E diceva ciò assai gravemente.
+
+Aveva molti scatti di sdegno contro la fanticella _très-laide_, e
+peggio: chè, spesso di giorno, spesso anche di notte, era trovata
+assente, sotto il pretesto delle danze campestri al lume della luna. Le
+diceva sempre: _Vergognati gli occhi fuori della testa!_ Doveva essere
+una espressione polacca.
+
+Per conforto io dovevo cantare.
+
+--Voi cantavate?
+
+--Certo, come italiano io avevo il dovere di sapere cantare e cantare
+canzoni napoletane.--Canta, bell'italiano!--diceva.
+
+--Anche «bello» vi diceva?
+
+Era nient'altro che un epiteto ornativo: tutto ciò che era in Italia
+godeva di questo aggettivo, eccezione fatta dei bottegai. Povera e buona
+signora! Del resto io ero assai bello, nè mi vergogno, oggi, di dirlo:
+bello di quella bellezza maschile, forte, che io non so se l'esotismo
+della moda, oppure il positivismo hanno fatto perdere a voialtri,
+giovani moderni. Concedetemi la divagazione: voi moderni siete brutti:
+la virtù fisica maschile è appena sostenuta oggi dagli ufficiali;
+e quelle signore che oggi sono così fiere propagandiste
+dell'antimilitarismo, dovranno creare, forse, un militarismo pacifico ed
+artificiale in omaggio alla bellezza virile. Ma sapete che siete ben
+goffi, ben menci coi vostri abiti razionali? Noi, romantici, eravamo
+belli. Alto io ero, nerboruto, con due calzoni assaettati, stretti sì
+che i muscoli delle cosce guizzavano: voi oggi portate le gonnelle, non
+i calzoni, e qual meraviglia se le donne vogliono adottare i calzoni?
+Portavo io, allora, coturni da cacciatore, feltro grigio, giacca stretta
+al busto e così cantavo, come potevo, ed ella diceva: _Canta, canta,
+mio core mi fa male! tanto dispecere col core malato!_
+
+Ma il cuore, malato veramente, era il mio.
+
+ * * * * *
+
+Avevo cantato tutta quella mattina stringendo appena la sua pallida
+mano, odorante di giunchiglia, fresca della sua primavera. Avevo
+mangiato un boccone all'osteria; mi ero chiuso nella mia stanza. Era un
+giorno ardente, e il sudore, con la passione, grondava dalla mia fronte.
+Come concludere quell'amore? Rapirla, e poi? E dove andare? Come vivere?
+E quei figli? Sappiate che io ero povero, allora. Volli almeno,
+qualunque fosse stato il nostro destino, che ella sapesse almeno tutto
+il mio amore. Non ci saremmo, forse, mai più riveduti, ma del mio amore
+ella doveva avere notizia certa e memoria perpetua.
+
+Per tutto questo, benchè mi paresse cosa disonesta ed audace rivolgere
+dirette e vere parole d'amore a donna che apparteneva ad altro uomo,
+pure la passione vinse e scrissi. Timidezze dei venti anni!
+
+Suo marito, forse--io pensavo--mi avrebbe ucciso. Ebbene? Non ero già io
+disposto a dar la vita per la Polonia? Guardai per la misera stanza
+d'albergo: non c'era calamaio nè penna, istrumenti poco usati nelle
+locande campestri, anche oggi che siamo così evoluti. E poi, che
+calamaio, che penna! Trassi il coltello, mi denudai il braccio, vi
+immersi la punta della lama. Più profondamente premetti che non fosse
+necessario; ed un forte rivoletto di sangue, del mio sangue, rutilò. Lo
+contemplai con occhi sbarrati: scendeva giù per l'avambraccio, scuro, e
+si veniva grumando nella mano. Poi che l'ebbi deterso alquanto, scrissi
+col mio sangue. Che cosa scrissi? Non ve lo saprei ripetere. Poche
+parole, ma parole di sangue; ma degne di essere scritte col sangue. Poi
+mi si appannò la vista; mi parve che un'aria, quasi gelida, asciugasse
+il sudore della fronte. Un gran languore mi colse. Caddi riverso sul
+letto, e mi addormentai profondamente.
+
+ * * * * *
+
+Cadeva il vespero quando i miei occhi si riapersero. I bagliori
+sanguigni del tramonto sereno entravano nella stanzetta muta. Mi
+ricordai. Balzai per prendere il foglio dove avevo consegnato al mio
+sangue la confessione del mio amore.
+
+Il foglio era scomparso!
+
+V'erano bensì sul pavimento due o tre fogli del mio taccuino, ma quello
+con la lettera era scomparso.
+
+Qualcosa di terribile balenò allora nel mio cervello. Io non vi ho detto
+di alcune gelosie che nutrivo in segreto per la bellissima donna. Ella
+ne era del tutto innocente: ma un barbuto signore del luogo, assai
+prepotente e ricco, e di sospetti costumi, troppo spesso e troppo da
+vicino, e con aria troppo beffarda soleva passare presso di noi, lungo
+la spiaggia del mare. Io vi assicuro che più volte ero stato preso da un
+impeto folle di affrontarlo, e soltanto per riguardo alla dama me ne era
+trattenuto, per timore che egli beffardamente mi dicesse: «E lei chi è?
+che c'entra?» Ora il sospetto che colui, o altri per lui, avesse,
+durante il mio sonno, fatto rapire il foglio, mi si presentò come cosa
+certa, per effetto dell'immaginare mio fallace; tanto più che l'uscio
+della stanza era rimasto aperto. Misi in tasca il coltello, stavo per
+lanciarmi fuori, quando rassettando rapidamente le cose mie e
+raccogliendo quei fogli sparsi, m'avvidi con stupore profondo di una
+cosa non sospettata.
+
+Ecco: durante il mio sonno, le mosche avevano fatto colazione con la mia
+lettera. Avevano mangiato col sangue le mie parole d'amore.
+
+Il foglio non era stato rapito; era stato succhiato dalle mosche. Ecco
+perchè esso era tornato bianco come prima. Quali pensieri mi
+germogliarono in mente, non vi saprei dire: ma ricordo che guardai le
+molte mosche appollaiate sui vetri: esse parevano godere di una
+eccellente digestione. La mia idealità era stata divorata dalle mosche!
+
+Allora avvenne quel disorientamento nel mio spirito di cui vi parlavo in
+principio; o se vi pare, un nuovo orientamento.
+
+--Avete rifatta la lettera con l'inchiostro?
+
+--Nè con l'inchiostro, nè col sangue: avevo trovato la soluzione
+semplice, naturale del problema che mi tormentava. Il violino dell'oste
+faceva già _zin-zin_ e un contrabbasso faceva _zun-zun_: le danze sotto
+l'imminente luna erano cominciate.
+
+Attesi: Quando fu notte alta, vidi fra le ballerine apparire la servetta
+della mia signora polacca a cui la frase, _vergognati con gli occhi
+fuori della testa_, non produceva alcun effetto morale.
+
+La Polonia, dunque, era sola in casa.
+
+Allora mi avviai, ed ero ben risoluto: il cancelletto era aperto e la
+sabbia del viale non produceva alcun rumore.
+
+Povera e buona signora! Me ne rimorde un po' ancora il cuore: ella aveva
+messo a letto i suoi piccini e si preparava in abito molto notturno a
+seguirli, dolce, placida, indifesa e per nulla presaga dell'avvenire di
+quella strana notte. Quando mi vide scavalcare la finestra a piano
+terreno mandò un grido...
+
+--Di paura o di piacere?
+
+--Chi se ne ricorda più? Ricordo che rimase immobile, paralizzata. Io
+ero ben gagliardo allora, e le mie braccia e tutto il mio essere si
+affondò in quella profumata tenerezza bianca della Polonia.
+
+La sentii più tardi mezza dormiente sussurrare alle mie orecchie:--Da
+quanto tempo ti aspettavo bell'italiano!--E la mattina mi diceva quasi
+piangendo: _Mon Dieu_, come mi potevo difendere? Voi siete entrato come
+un _véritabile_ brigante _et une femme quand est en toilette de nuit ne
+peut absolumment se défendre_.
+
+Non mi rimase che l'ufficio di confortare la sua coscienza,
+assicurandola che la colpa non era sua, ma della _toilette_ che vestiva
+in quell'ora.
+
+ * * * * *
+
+Il dì seguente io mi ricordo che ebbi una discussione con l'oste e con
+alcuni avventori di campagna. Le mosche erano a nembi per la cucina in
+quella mattina d'estate; e quella gente ragionava, per effetto di quella
+disposizione filosofica che è connaturata nell'uomo, sui misteri della
+Creazione.
+
+Essi sostenevano, ad esempio, la inutilità assoluta delle mosche nella
+economia della vita.
+
+Io ero di opinione contraria.
+
+Sventuratamente non potevo spiegarmi, se non col dire che anch'esse
+erano creature di Dio. Certo io ero guarito dell'orgasmo della mia
+passione. Avevo trovato quella base morale che Archimede, come sapete,
+propone come giusto fulcro delle operazioni umane, nessuna esclusa. Sono
+diventato positivista; ho abbandonato la Polonia al suo destino storico;
+mi sono dato anch'io al Proletariato, del quale, come esempio vi
+dimostra, si vive, ma non si muore.
+
+
+
+
+LA BUSECCA.
+
+
+Vedi questa mia barba selvatica? Vedi queste mie scarpe e questi calzoni
+inconciliabili nemici di ogni elementare eleganza?
+
+E d'altra parte vedi quella automobile laccata di verde con quella bella
+signora? con quei due bambini, compresi già della loro posizione
+privilegiata? Vedi quella governante che conserva tutta la dignità della
+razza britannica a dispetto della bianca cuffia servile? Vedi tutto
+questo?
+
+--Sì, vedo, ma andiamo oltre.
+
+Il mio amico pittore--artista molto delicato e fine, ma pur troppo,
+oramai fallito per la gloria--si trovava in quell'ora del pomeriggio nel
+suo stato abituale di saturazione lucida di assenzio.
+
+--Niente affatto «andiamo oltre», rimaniamo qui. Contempla soprattutto
+quella signora. Ti pare bella, sì o no?
+
+--Sì, bella, ma andiamo oltre.
+
+--Niente «oltre», perchè tu devi sapere che io, se non fossi nato
+imbecille, potrei essere seduto su quella _limousine_: quei figliuoli,
+cioè no quei figliuoli, insomma alcuni figliuoli li avrei potuti fare
+io, cioè lei; lei ed io _in marital nodo congiunti_. Tu ne dubiti? tu
+credi ad una mia allucinazione verde? Guarda! Sono stato avvistato. La
+signora ha dato ordine al meccanico di allontanarsi.
+
+La signora, infatti, volgendosi a caso verso di noi, ci aveva scorti:
+aveva fatto un impercettibile segno di spiacevole sorpresa e poco dopo
+la automobile si allontanava per il viale del Parco.
+
+L'amico pittore continuò:
+
+--Ci credi ora? Vuoi sapere la storia? Vuoi venire a casa mia a vedere i
+documenti? no? Bene, paga un assenzio e ti racconto la storia
+inverosimile. Essa è fatta di niente.
+
+È il dramma psicologico di un cretino: e il cretino, lo intuisci subito,
+sono io. Credi tu che uno, perchè è artista, non possa essere
+profondamente cretino? Credi tu che uno, perchè è pittore e sente il
+colore, non possa essere un cieco della vita reale?
+
+Io sono un cieco della vita. Ascolta.
+
+Dieci anni addietro questa barba orribile non era nata: fra le mie
+scarpe ed i miei calzoni esisteva un'intesa di eleganza e la mia
+cravatta svolazzante era come una bandiera di giovinezza. Ero astemio. I
+miei capelli fiorivano sul mio capo dolcemente al tepore della mia anima
+sciocca, ma sensitiva. Io giungevo per la prima volta a Milano così
+sicuro di essere accolto nel Grande Hôtel della gloria, come il mio
+primo quadro era stato accolto all'Esposizione di Brera: le poche
+centinaia di lire che avevo in tasca, mi parevano un capitale a fondo
+illimitato, come si legge nelle Società di banca, «capitale a fondo
+illimitato». La prima impressione di Milano non fu piacevole. Era un
+mattino grigio di febbraio; e già quel verde crudo della campagna sotto
+il cielo basso che gemeva di pioggia, mi pareva un colore stonato,
+disteso da un cattivo pittore. Le case, le strade, tutto mi pareva
+precipitare verso una tinta unica: un grigio caffè e latte. Perchè uno è
+imbecille? Perchè ha i sensi che fanno vedere e sentire tutto falso.
+
+Era il mattino. Avevo negli occhi il risveglio nel mattino della mia
+Venezia, in piazza San Marco. San Marco balena d'oro; è tutto animato
+come una trireme antica in voga piena. Poi abituato al fetore delle
+alghe e di altre cose stagnanti, l'assenza di quel profumo mi pareva
+rendere l'atmosfera priva di un elemento necessario alla respirazione.
+Vi sentivo invece un indistinto lezzo di coloniali, droghe, zafferano;
+come un odore dell'anima mercantile della città. Il dialetto, questo
+terribile dialetto lombardo con quelle desinenze cupe, in _oeu_, _u_,
+_uh_, _uuh_, mi scoteva i nervi, e mi pareva che tutti si fossero
+divertiti a rivolgermi delle parole scortesi. Oh, invece, il risveglio
+della mia Venezia! batter di zoccoletti, scandere di parole cadenzate,
+musicali, come su di un'antica spinetta. Provai un bisogno di fuggire
+ancora, di imbarcarmi sul primo treno in partenza. Ma poi pensai: E la
+conquista della gloria? e il mio quadro all'Esposizione?
+
+Avevo una fame da poeta; e proprio in quell'ora un ristorante si apriva.
+
+--Avete niente di pronto?
+
+--La busecca.
+
+--Ah sì, la busecca!
+
+Mi stava in mente l'idea che la busecca fosse una sorta di manicaretto
+raro; un cibreo delicato, aristocratico, asciutto, finamente rosato,
+servito in un piattino, o tegamino di bel metallo.
+
+Mi vidi portare davanti una tazza da brodo, soverchiata da un liquido
+giallastro purulento. Dentro vi nuotavano delle anse intestinali
+lardacee. Ne concepii un terrore macabro.
+
+Guardai il cameriere: esso stava col naso in su, soddisfatto di sè,
+intento alla disinfezione mattutina del detto naso. Questa non è una
+specialità milanese, ma dei lavoratori della mensa in genere. Ma allora
+mi parve una specialità milanese, come la busecca. Uscii naturalmente
+senza toccare cibo.
+
+ * * * * *
+
+Girai tutto il giorno per trovare una stanza d'affitto che non avesse
+l'apparenza atroce di essere io in balìa di un'affittacamere. Ebbi la
+fortuna di trovare una cameretta pulita, in una via relativamente
+silenziosa. La mia finestra dava in un cortile grigio, quadrato. Quattro
+pareti grige, ma pulite, si innalzavano per altri tre piani e
+sprofondavano per altri due. In fondo, alcune piante di bambù si
+allungavano nella nostalgia dell'azzurro. Io le guardai con un affetto
+fraterno.
+
+ * * * * *
+
+Passavo lunghe ore alla finestra a dipingere, ed ero così assorto nel
+mio lavoro che non mi accorsi che di fronte a me, a venti metri di
+distanza, una figura di giovinetta passava, ripassava, era intenta a
+fissarmi. La guardai anch'io. Essa si era messa con la testolina
+appoggiata sulle palme della mano, e mi pareva che le sue labbra
+mormorassero: «Cattivo, non vi accorgete che da tanti giorni vi guardo?»
+
+Certamente--pensai--è una cameriera, una sartina, una ballerina, io non
+so bene. Ma qualcosa di volgare deve essere per fissarmi con tanta
+insistenza.
+
+Risposi tuttavia al saluto. Un giorno mi fece un cenno vivace, come a
+dire: «Abbiate la cortesia di aspettare».
+
+Aspettai.
+
+Scomparve un momento, riapparve: diede una occhiata rapida per osservare
+se dalle altre finestre poteva essere scorta, se vi era qualcuno; poi
+rapida, risoluta, graziosissima, sollevò un foglio grande come quelli da
+disegno. Se lo collocò davanti alla faccia.
+
+C'era disegnato in nero un gran V geometrico.
+
+Subito il V è buttato via; ed è sollevato un altro foglio con un I della
+stessa proporzione.
+
+Seguì un breve cenno molto calmo, molto grazioso con la testa, come a
+chiedere: «Avete capito? Quello che vi ho fatto vedere è un VI. Ora
+attento.»
+
+Ed allora sfilarono fulmineamente tre lettere, sostenute da un colossale
+ammirativo: esse formavano la parola _Amo!_ Vi amo!
+
+E rimase lì imperterrita. Io rimasi lì. La rivedo ancora fare un gesto
+così grazioso, così disperato di impazienza! Certo deve aver detto:
+_Dio, come l'è bell, ma come l'è stupid. El capiss no!?_
+
+Allora io, cretino, meditai come avrei dovuto fare per comunicarle la
+risposta, che era questa: «Io sono straordinariamente stupìto».
+
+Mi posai la mano sulla fronte, e la allontanai con un gesto
+melodrammatico. «Ah! Ah, io sono straordinariamente stupìto».
+
+Lei, la cara fanciulla, interpretò quel gesto come un'espressione
+romantica, come avessi detto: «Il vostro amore mi dà alla testa, e mi
+toglie la facoltà, per ora, di rispondervi.»
+
+Parve soddisfatta; prese dalle sue labbra un bacio e me lo consegnò
+deliziosamente.
+
+Scomparve.
+
+ * * * * *
+
+Noi abbiamo tenuto corrispondenza epistolare per quasi un mese. Le sue
+lettere erano scritte tutte con alti caratteri in punta; esatte,
+regolari, e contenevano un loro profumino delicato, e la loro
+immancabile enorme viola fresca del pensiero, fermata con uno spillo e
+un nastrino all'angolo superiore sinistro. La sua ortografia era
+precisa, la sua prosa non priva di fioriture letterarie, nate non da
+lei, ma appiccicatele dalla maestra di letteratura. Le espressioni sue,
+sue di lei, invece balzavano fuori da quelle convenzionali, misurate,
+calme, positive, concludenti: tutto il contrario di quello che si poteva
+supporre dopo quell'assalto di torpedine: Vi amo!
+
+La prima lettera fu naturalmente la sua, ed il ragionamento, così della
+prima come delle seguenti, seguiva questa linea di logica:
+«Voi--parliamoci chiaro--non mi amate se non forse un pochino per
+vanità. Io vi amo invece davvero, e ve l'ho dichiarato. Per quante prove
+io vi portassi che sono una signorina per bene, voi non ci credereste:
+non negate. È una disgrazia; ma mi crederete in seguito. Siete disposto
+a sposarmi? I miei genitori sono molto severi, ma mi vogliono anche
+molto bene. Io ho ventidue anni, ma non intendo di fare niente senza
+l'approvazione dei miei genitori. Potete dare, come non dubito dal caro
+volto che avete e che amo tanto, buone referenze di voi? Se sì, ditelo
+presto e l'affare è fatto».
+
+Era stata allieva di qualche scuola di ragioneria, la signorina, per
+trattare l'amore così alla spiccia?
+
+La signorina era carina: e ti confesso che se l'avessi veduta su di un
+balcone di marmo a Venezia, intenta a interpretare l'azzurro
+interminabile della laguna, io mi sarei chiamato felice di una così rara
+ventura. Invece io la vidi un giorno, quasi da vicino, in un grande
+negozio: slanciata, bella, elegante in un grembiuletto di seta, tutto
+quello che vuoi; ma ritta accanto ad un libro mastro. Era il negozio
+paterno. Esso era immenso, pieno di commessi, e ne esalava quell'odore
+di droghe, caucciù, medicinali che mi pareva l'odore di Milano. Il
+sorriso, che lei mi lanciò dietro il libro mastro, si impregnò di
+drogheria, di ragioneria. Ma che importa la ricchezza! Che importa la
+miseria!--dissi fra me--Non è la Miseria la divina introduttrice nel
+vestibolo della Gloria? Almeno così avevo imparato nei romanzi e anche
+nei libri di scuola.
+
+Allora avrei dovuto lasciarla: una bella lettera d'addio, e tutto
+finito. Ma io, uomo inconcludente, oltrechè cretino, non sapevo
+decidermi. Non per amore, sai, ma così, per quella impotenza morale, che
+ho alfine riconosciuta come mia proprietà inalienabile: e un po' per
+egoismo, perchè mi confortava il sapere che, nella città tumultuosa e
+grande, esisteva un piccolo cuore che palpitava per me; fosse pure un
+cuore di ragioniera.
+
+Un giorno mi scrisse e diceva così: «Sentite, per lettera vedo che non
+c'intendiamo. Proviamo ad intenderci a voce: mi vedrete così anche da
+vicino. Alle ore sette trovatevi nella chiesa di via X***. Entrate in
+chiesa: a quell'ora la chiesa è deserta; potremo parlare.»
+
+ * * * * *
+
+Un piccolo raggio di sole si riverberava sulle alte cime delle piante
+allora rifiorenti nei giardini pubblici per cui lei doveva passare per
+recarsi in quella chiesa. La vidi arrivare in fatti. Era in compagnia di
+una sua governante o domestica che fosse. Vestita di scuro con una
+veletta scura sul volto: dietro turgeva la massa bionda dei capelli. Mi
+vide. La sua testolina si inchinò insensibilmente, ed un piccolo cenno
+della mano mi fece capire: «Seguitemi a distanza». Le sue scarpette
+facevano scricchiolare i sassolini dei viali, deserti a quell'ora.
+
+Allora vidi bene i suoi piedi. Io, l'essere più sprovvisto di
+fondamento, avevo delle idee estetiche assolute, sui piedi delle donne.
+Io pensavo ai piedi di lei e ad un'altra cosa che mi si era fissa in
+mente.
+
+«Piedi troppo lunghi--sospirai--: irremissibilmente piedi troppo lunghi.
+È orribile: queste donne lombarde hanno tutte i piedi lunghi.»
+
+Ella scomparve dietro la portiera della chiesa.
+
+Io entrai.
+
+La chiesa era deserta, infatti. Lei mi affrontò. Due bianche belle mani
+sollevarono la veletta.
+
+--Voi non mi avete veduta mai da vicino--disse.--Voi siete artista e
+questo pensiero mi turba un po'. Sono quello che sono, così: guardatemi.
+Vi piaccio?
+
+Dio, che caro volto, che tremore nelle pupille, che candore nei denti!
+Ma io pensavo a quei piedi, e poi aveva quell'altra idea fissa in testa.
+Vedi, quando io ricordo tutte queste cose, io corro alla _buvette_ a
+bere assenzio e domando:
+
+«Un assenzio per questo cretino.»
+
+--E la voce?--io domandai.
+
+--Ma deliziosa, amico mio: tutto delizioso.
+
+--E cosa ti disse?
+
+--Cosa vuoi che possa ricordarmi io che vivevo dentro un'idea fissa? Mi
+fece, ecco, capire che bisognava che mi decidessi: o prendere o
+lasciare. Quella insistenza mi turbava. Io mi ricordo che sentivo il suo
+piccolo tacco battere impazientemente come tu faresti se fossi un
+maestro di musica e udissi delle stonature.
+
+--Ma di positivo che cosa hai detto tu?
+
+--Di positivo? ho domandato: Signorina, lei mangia la busecca?
+
+Mi guardò trasognata.
+
+Io ripetei imperterrito la domanda.
+
+--Ma certamente--rispose.--Il sabato è d'uso, in casa, fare la busecca:
+a papà piace tanto. Perchè?
+
+Vedi, amico, allora l'idea di sposare una donna che mangiava la busecca,
+mi incuteva un senso di orrore!
+
+ * * * * *
+
+Poi non ricordo più nulla.
+
+La rividi attraversare ancora i giardini. Aveva la testa abbassata, come
+se una ferita la avesse offesa nel petto.
+
+Le sue finestre non si aprirono più.
+
+La grande Arte non mi aprì nemmeno l'anticamera del suo palazzo; e
+l'Arte del tanto per cento mi scacciò a calci nel sedere.
+
+Ma nelle trattorie di infimo ordine sono felice oggi quando mi
+annunciano che c'è una busecca con cui riscaldarmi e sfamarmi con poco
+prezzo. Allora penso: Cretino, che ti era capitata una donna col
+cervello sano e forte, col cervello di ragioniera, che avrebbe pensato
+anche per te... E tu...! Via, via, amico, pagami l'assenzio.
+
+
+
+
+AHI, QUEL POVERO COLONNELLO!
+
+
+Polifemo--come sanno quasi tutti--era un mostro della specie oggi
+scomparsa dei Ciclopi, cioè che avevano un solo grand'occhio tondo in
+mezzo la fronte.
+
+Questo Polifemo era innamorato di Galatea, la quale era una bella ninfa
+del mare, bella e bianca come il latte. Aveva un solo occhio, Polifemo,
+ma le lagrime che pioveva per la passione di Galatea non erano per ciò
+meno abbondanti, e i sospiri che mandava su la zampogna silvestre
+facevano tremare le foreste dell'Etna.
+
+Ma Galatea veniva su dal mare e gli faceva, _maramao!_ e poi con le
+compagne vezzosamente rideva del rozzo amatore, e tratta dai delfini,
+gli facea davanti scorribande pel glauco mare.
+
+Queste cose, assai vecchie, sono consegnate nei libri degli antichi
+poeti.
+
+Ma i poeti hanno trascurato di dirci che guai per Galatea se fosse
+giunta a tiro di mano di Polifemo!
+
+Per troppa furia d'amore se la sarebbe messa in bocca come un _fondant_
+e se la sarebbe ingoiata, per goderne tutto il sapore.
+
+ * * * * *
+
+Ebbene, qualche cosa di simile accadde tra il signor conte Guido Ubaldo
+e la signora Fanny, o donna Fanny, come ella amava chiamarsi; perchè
+ella era una dama molto aristocratica. «A Roma--e sospirava--andavo ai
+balli di Corte!»
+
+Ci fu un giorno che il signor conte si trovò al contatto della mano
+della signora Fanny, e dopo la mano venne il braccio e dopo il braccio
+venne il resto, finchè... «Finchè il signor conte ingoiò così come
+stava la signora Fanny...?» Per l'appunto: finchè la sposò, così come
+stava.
+
+ * * * * *
+
+Ma non bisogna dimenticare che le mani della signora Fanny erano
+deliziose e rare; e un po' i profumi, un po' la pelle, un po' lo
+splendore languido delle turchesi e degli anelli, accoppiato col pallido
+corallo delle unghie, fatto è che quelle mani esercitavano una tale
+seduzione, che il signor conte fu più che scusabile se ne subì il
+fascino irresistibile.
+
+Gentiluomo campagnolo, il signor conte, bruciato dal sole, riarso dalla
+vita faticosa dei campi e della caccia, col sangue grosso e caldo di un
+uomo che--quando arrivava a sedere nel tinello della sua villa--li
+faceva suonare sì gli ossicini dei pollastri, e un fiasco di vino della
+sua vigna (oh che vino!) gli andava giù come ridere; un uomo--dico--in
+quelle condizioni, al posar le sue grosse e arse labbra su quelle mani,
+aveva provato l'impressione indimenticabile di ingoiare un sorbetto di
+vaniglia o di ananasso.
+
+Ora, tutto il resto della signora Fanny era--almeno per gli occhi e pei
+sensi del signor conte--nella relazione di quella mano: una donnina
+profumata, signorile, languida, che pareva avesse la virtù di attaccare
+alle vesti la emanazione carnale di se stessa. Ora se una mano soltanto
+dava questa sensazione di piacere, che cosa avrebbe dato l'intera
+signora Fanny?
+
+Il signor conte si ammalò di questa malattia di assaporare la signora
+Fanny per intero, e l'infezione giunse a tal punto che fu necessario
+l'intervento del matrimonio.
+
+Ma ci furono dei guai seri e delle difficoltà da superare.
+
+Il signor conte, ohimè! rasentava il peso di un quintale: ora appariva
+da molti segni poco probabile che la signora Fanny volesse accettare il
+matrimonio con un uomo di quelle proporzioni. Inoltre il signor conte
+portava le camicie di flanella coi colletti rovesciati: aveva
+l'antiestetica abitudine di legare le mutande su le calze, per modo che
+bene spesso si scorgevano giù pendere i legacci: ignorava--almeno a
+giudicar dall'esterno--l'uso degli stiracalzoni; e non soltanto fumava
+degli orribili mezzi toscani, ma, quel che è peggio, giungeva al punto
+di tagliuzzare con un coltello da tasca un mezzo toscano, ne imbottiva
+la pipa e fumava come un plebeo.
+
+Aveva altre abitudini rozze e contadinesche, che non concordavano niente
+con la sua nobiltà. Per esempio, fra le otto e le nove del mattino, dopo
+tre o quattro ore di caccia o di sorveglianza ai lavori agricoli, era
+per lui un gran piacere far colazione, all'ombra se era estate, al sole
+se era inverno, nelle più umili osteriuzze di campagna in cui
+s'imbatteva, e mangiava quello che c'era, come un muratore: quattro
+soldi di tonno cosparso di pepe e un mazzo di cipolline fresche, e, se
+v'erano operai, manovali, carrettieri, villani, parlava con loro da pari
+a pari, tranne che a lui aggiungevano un _signor conte_, ma un _signor
+conte_ così alla buona e consuetudinario che passava inavvertito. E
+d'altronde se quel tonno con la cipolla piaceva tanto a lui come a
+quegli altri, che bisogno c'era di far tante distinzioni anche nel
+resto?
+
+Nella casa del signor conte non esisteva una _table à the_, anzi credo
+che quanto al tè preferisse una buona tazza di camomilla; e infine
+attorno alla sua mensa non girava nessun muto e impassibile cameriere,
+ma la stessa cuciniera si staccava dai fornelli per mettere in tavola,
+così com'era, con il grembiule. Ed essendo oramai solo e senza nessuno,
+arrivava d'estate al punto da mangiare anche in maniche di camicia.
+
+Però di tutte queste ultime cose la signora Fanny non aveva che un
+lontano sospetto, come ignorava la predilezione di lui per la minestra
+di fagiuoli col lardo; o di ceci, con i quadrettoni di cruschello ben
+grossi, che si sentono sotto i denti.
+
+La signora Fanny era in quell'estate ospite in villa di una cospicua
+famiglia, la quale era in buoni rapporti di vicinato e confinante per
+proprietà coi beni del signor conte; e per tal modo si erano conosciuti.
+
+La signora Fanny aveva appena da un anno smesso l'abito di lutto per il
+suo primo marito: anzi si può quasi assicurare che era stato lui, il
+signor conte, a farla sorridere la prima volta dopo quella gran
+disgrazia; lui, con quel suo fare bonario, semplice, con quel suo largo
+riso sano e felice, con quei suoi occhi celesti, senza ombre e senza
+malizie.
+
+--Pare un grosso bambino, ed ha la barba che qua e là è grigia--aveva
+detto agli ospiti la signora Fanny.
+
+--Un uomo felice--avevano detto gli ospiti.
+
+ * * * * *
+
+La signora Fanny non aveva appetito, perchè aveva troppo sofferto per la
+morte del suo povero colonnello, chè tale era il grado del defunto
+consorte. Ma ci pensò lui, il conte, a stuzzicarglielo l'appetito, chè
+da un laghetto sull'Alpe lontana faceva venir giù certe trotelle, certi
+panierini di fragole selvatiche, certi formaggi che fanno i pastori,
+certi funghi...! Tutta roba che si trova sul remoto Appennino, e non è
+facile conoscere la via, i mezzi, il tempo per acquistarla. Ma il signor
+conte, gran cacciatore, conosceva la montagna a palmo a palmo, e sapeva
+in quale gorgo di fiume matura la trota, in quale selva cresce il
+lampone e la fragola.
+
+E che dire della caccia? O, quanti pennuti, già felici fra i ginepri e
+le forre montane, quante gallinelle, quante starne, quante quaglie
+furono dal micidiale piombo del conte sottratti alla libertà ed alla
+vita e presentati come omaggio alla inappetenza della signora Fanny!
+
+Fu così che la signora Fanny cominciò ad acquistare l'appetito; ma il
+signor conte cominciò a perderlo.
+
+Un giorno gli caddero molte lagrime sopra due quaglie, le cui compagne
+erano state consegnate alla cuoca della signora Fanny, e allora pensò:
+
+--Ma perchè piango io, sciocco che sono mai? Se quel povero colonnello
+fosse in vita, allora sì avrei da disperarmi; ma poichè il colonnello è
+morto..., io ben la posso sposare.
+
+Pensar questo fu cosa facile.
+
+Ma se il conte ci riusciva ad offrire le quaglie e le starne, ad offrir
+se stesso non ci riusciva: trattare con donna Fanny era per lui
+un'impresa seria: si imagini come offrire la scomposizione e
+ricomposizione di un orologio alle dita di un carrettiere. Ne parlò ai
+comuni amici, i quali ne parlarono alla signora Fanny.
+
+--Rimaritarmi, io?
+
+La signora Fanny non faceva questione del conte o di altri: faceva
+questione semplicemente del verbo _rimaritarsi_. Come è naturale, donna
+Fanny faceva presente l'ombra di Sicheo, voglio dire del defunto
+colonnello, il quale era inutile che fosse stato così buono, così
+cavaliere, così compiacente di morire, se la vedova si doveva legare con
+altri. Il vero è che lei non vedeva nessuna necessità di queste seconde
+nozze. Sarebbe come offrire una seconda licenza ad uno scolaro: ma è la
+prima quella che è necessaria, il _porro unum_ della carriera.
+
+Così per le donne: è il primo marito che è necessario.
+
+E poi quel dover rinunciare alla pensione che quel povero colonnello le
+aveva lasciata, a lei pareva quasi un delitto di ingratitudine.
+
+E infine, perchè non dirlo? Il suo primo marito era stato troppo buono,
+troppo cavaliere, troppo delicato in tutto, così che lei si sentiva come
+un pochino viziata.
+
+--No, amico, credetelo, vi farei infelice--diceva al conte.
+
+Ma se tutti gli impedimenti erano questi, egli, il conte, poteva
+garantire che sarebbe stato tanto buono, tanto docile, tanto delicato
+anche lui.
+
+--Sì, ma poi voi siete troppo colossale, mio Dio! Vi pare che staremmo
+bene vicini l'una all'altro?
+
+A questa terribile domanda, il povero conte non sapeva che rispondere;
+ed era tanta la desolazione che si dipingeva sul suo viso, che donna
+Fanny ridea di gusto, e da allora cominciò a pensarci su. Le donne--come
+è ben noto--hanno l'istinto della redenzione, e fu appunto per questo
+che nel cervello della signora Fanny entrò, non l'amore propriamente, ma
+l'idea di redimere quel povero conte: compiere come una missione di
+bene.
+
+Senza cominciare da Beatrice Portinari, che gettò nella mente del suo
+pallido amico l'idea della _Divina Commedia_, quante donne potrebbe
+registrare la storia che furono cagione dell'opera egregia di tanti
+uomini illustri!
+
+Ora la signora Fanny non si proponeva certo di far comporre al conte una
+_Divina Commedia_, e nemmeno di iniziarlo alla vita politica. Ma le
+pareva opera degna della sua muliebre intellettualità e di quell'istinto
+materno che fu depositato dalla natura nel segreto di ciascuna
+discendente di Eva, richiamare alla vita quel disgraziato conte.
+
+Perchè io non ho detto tutto: ma il vero è che il conte Guido Ubaldo
+portava un bel nome storico, che il suo patrimonio era cospicuo, e il
+castello che abitava era stato testimone di antiche storie. Con questi
+requisiti, un uomo si doveva seppellire in campagna? vestire a quel
+modo? condurre l'esistenza di un fattore?
+
+«Ma salva e redimi quell'infelice nostro discendente», pareva dicessero
+alcuni ritratti antichi a donna Fanny, il giorno che il conte la
+condusse a visitare il castello.
+
+Fu così che donna Fanny si decise, perchè oltre a richiamare il conte
+Guido Ubaldo a vita conforme al proprio grado, c'era tutto il castello e
+le sue adiacenze da riformare.
+
+Riformare la mobilia, se non in tutto almeno in parte: tutte quelle sale
+tetre con quei mobili neri, roba d'altri secoli, consunti dai tarli,
+roba da antiquari, sostituirli con aerei, azzurri, rosei mobili di stile
+floreale; e bianco e oro alle pareti; e su la spianata invece di quei
+funebri cipressi, spianarvi un _lawn-tennis_, e perchè no? sostituire il
+vecchio e geometrico giardino all'italiana con tutti quei vasi di
+limoni, con tutti quei corridoi di verdura, con un vago e vario giardino
+all'inglese.
+
+C'era insomma da consumare l'attività di una donna anche meno
+intraprendente della signora Fanny. Ma più che il castello, stava a
+cuore a donna Fanny di riaprire e rimodernare il palazzo comitale di
+città; e più che il castello e più che il palazzo, le stava a cuore di
+rimodernare e aprire alla vita il suo volonteroso secondo consorte.
+
+ * * * * *
+
+Così adunque vennero celebrate le nozze.
+
+Gli sposi partirono, e si racconta che, nei primi tempi, molto
+viaggiassero, e in grandi città facessero loro dimora.
+
+Se non che, dopo qualche anno, ritornarono al castello perchè il povero
+conte non istava proprio bene. Infatti non si riconosceva più.
+
+Lasciamo stare l'abitudine delle minestre col cece e delle colazioni da
+cacciatore con il tonno, il pepe e la cipolla: ma voglio dire che lui
+non si conosceva più. Era diventato di un colore che ricordava il grano
+che è cresciuto in cantina; e, mentre prima stava ritto, ora era tutto
+cascante, e quella sua barba veramente fiorita, in cui i fili d'argento
+già facevano bizzarro contrasto con il color primitivo del rame, era
+stata trasformata in una barbetta in punta, d'un colore tutto eguale, un
+colore sporco fra il cenere e il biondo.
+
+Parlava mansuetamente e assicurava tutti che stava bene di salute; ma
+quel suo sorriso stirato, dava a vedere che non lo diceva con
+convinzione.
+
+Anche l'aria nativa non gli giovò: e come molti avranno osservato che
+gli uomini prima di impazzire, prima di ammalarsi di incurabili mali,
+ovverosia prima di morire, mettono fuori certi loro sentimenti sigillati
+nel cuore da anni ed anni, così si racconta che il povero conte
+esclamasse una volta:
+
+--Ah, perchè è morto quel povero colonnello!
+
+ * * * * *
+
+Quando anche il conte morì, fu osservato che la sua barba era tutta
+bianca e così i capelli; e così si osservò che il suo volume e il suo
+peso non erano diminuiti.
+
+Ahi, come si dolse donna Fanny della morte del povero conte! Dopo il
+colonnello ella credeva impossibile di trovare un uomo più cavaliere,
+più gentile. Eppure ella lo aveva trovato nella persona del conte Guido
+Ubaldo; ed era morto!
+
+Tutto ella aveva fatto per lui: lo aveva abituato a portare i colletti
+alti; a gustare il tè, che prima non poteva soffrire, a fumare le
+sigarette invece dei toscani. Aveva smesso l'abuso dei farinacei, del
+fiasco di vino; s'era adattato benissimo ai ricevimenti del venerdì, a
+coricarsi dopo il teatro, a stare in letto al mattino sino alle otto per
+lo meno: insomma, in tutto si era incivilito, dirozzato quel povero
+conte; in una sola cosa non era riuscita donna Fanny: nel farlo
+dimagrare. Perchè quello di ridurlo magro era stato il principale
+pensiero di donna Fanny. Ma invano!
+
+Cure sopra cure, aveva fatto: non vino rosso, non farinacei di cui era
+sì ghiotto; molto tè, molto digiuno, massaggio, cura elettrica ad alta
+frequenza, idroterapia, cura di Montecatini, di Carlsbad, tabloidi di
+tiroidina. Macchè! Diventava pallido, ma magro niente!
+
+Così, ma molto più in lungo spiegava donna Fanny al dottore, il vecchio
+dottore di condotta, che la stava ad ascoltare a fronte bassa e con gli
+occhi chiusi dalla mano.
+
+--Pensi--seguitava donna Fanny--che vedendo l'impossibilità di ottenere
+alcun dimagramento, mi sono raccomandata ad un celebre specialista
+omeopatico, il quale mi consigliò come infallibile una cura assai rara e
+costosa, fornitami--noti bene--da quella stessa casa--una delle case più
+accreditate--da cui io da anni faccio venire i miei articoli da
+_toilette_.
+
+A questo punto il vecchio dottore si tolse la mano dagli occhi, e,
+levando il volto, affissò attentamente il volto della contessa Fanny,
+chè tale ora si poteva a buon diritto chiamare; e poichè qualche cosa
+era necessario rispondere, così il dottore disse:
+
+--Io sono della vecchia scuola, signora contessa; ma io credo che chi è
+nato grasso e grosso non potrà mai diventare snello e magro. Credo
+piuttosto che una vita libera ed all'aperto, piena di attività, quale
+era quella che spontaneamente conduceva prima il defunto signor conte,
+avesse virtù di mantenere l'equilibrio organico meglio che le cure
+specifiche escogitate al proposito e a cui ella testè mi accennava. La
+ragione ci consiglia spesso di violentare la natura, ma una più acuta
+ragione ci avverte che è bene usare le maggiori cautele in quest'opera
+di violenza.
+
+Così parlò il vecchio dottore.
+
+Ma alla sera, avendo osservato il volto imbiutato e lisciato di
+cosmetici della signora contessa--cosa di cui forse il conte Guido
+Ubaldo non si era mai interamente accorto--scrisse in un suo libro di
+memorie mediche, accanto al nome del defunto, questa nota in latino,
+come soleva:
+
+E le parole sono queste:«_Ex eodem unguentario unde causas nuptiarum,
+idem, miser comes Guidobaldus, mortis emit causam_.» (Dal medesimo
+venditore di cosmetici, da cui il misero conte Guidobaldo tolse la
+_causa_ del matrimonio, comperò pure la _causa_ della sua morte.)
+
+
+
+
+LA BAMBOLA FATALE.
+
+
+--_Patà! Canca Imma_.
+
+--Cosa vuol dire _patà_?
+
+--_Patà_ vuol dire, _in braccio_. E _canca_ vuol dire, che _Irma è
+stanca_.
+
+La prese in braccio.
+
+Dopo un po' egli disse:
+
+--Ma, cara mia, capirai che valigia, pastrano, ombrello e la bambina,
+anche, per giunta... è impossibile.
+
+La signora, allora, lo alleggerì della valigia, una di quelle valigette
+di cuoio, leggere leggere; poi gli prese anche il pastrano e l'ombrello,
+e non gli rimase che la mimma.
+
+--Auf!--soffiò ancora il giovane.
+
+--Ti pesa?
+
+--Piuttosto: ma vedremo di rimediare. Di'? tu, oilà, vuoi andare più in
+alto, al terzo piano, che ti porto meglio?
+
+--_Tì!_--rispose la piccola mimma con quella sua languida voce di
+cantilena.
+
+--_Tì_ lo capisco: vuol dire _sì_--disse il babbo.
+
+--Eppure pesa così poco, pesa: magari pesasse di più--disse la madre.
+
+Il babbo sollevò la bambina sua al terzo piano: cioè a cavalluccio sopra
+le spalle.
+
+ * * * * *
+
+Il babbo e la mamma erano assai giovani: lei una donna scialba,
+delicata, lunga, troppo lunga. Doveva essere stata vezzosissima pochi
+anni prima: ma la maternità intensa aveva fatto quasi repentinamente
+sfiorire la sua giovinezza; aveva deformata la sua persona. Le mani
+erano lunghe, trasparenti: le orecchie, il naso mostravano le
+cartilagini. Lui, sì, era un bruno, aitante, esuberante, forte maschio.
+Pareva che la sua giovinezza fosse ancora sorpresa del laccio
+ineffabilmente tenue e infrangibile del matrimonio, rappresentato da
+quella mimma esile come la mamma, da quella sposa patita. Eleganti erano
+l'uno e l'altra: ma di diversa eleganza: in lui era l'eleganza che cerca
+il piacere, in lei l'eleganza che non va oltre il decoro e la nettezza.
+
+Dunque la sollevò, la sua mimma, sulle spalle, al terzo piano.
+
+--_Pimpala, Imma!_--fece la bimba spaurita.
+
+--Cos'ha, adesso, con questo _pimpala?_--chiese lui alla moglie.
+
+--_Pimpala_--spiegò ancora la moglie con una sua voce di
+rassegnazione--vuol dire che l'Irma cade, che lei cade.
+
+--Ma dio--disse lui alla bimba--dammi le manine. Con tutte le cose che
+hai in mano!...
+
+Ed egli prese le cose che aveva nelle sue mani di giglio, e se le pose
+in tasca; poi strinse l'una e l'altra mano dell'Irma; e ci stavano per
+intero, la manina ed il piccolo braccio della bimba, nella sua forte
+mano.
+
+--_Oh, lulù, lulù!_--esclamò ad un tratto gioiosamente la bimba,
+dondolando con la voce la testa e le chiome.
+
+--_Lulù_, vuol dire?--chiese lui.
+
+--_Lulù_ vuol dire il _lago_.
+
+--Perchè?
+
+--Mah! lei dice così.
+
+Infatti, dall'alto del terzo piano anche lei, la piccola mimma, vedeva
+il lago.
+
+ * * * * *
+
+I giovani sposi con la loro bambina scendevano verso il lago. Il
+paesaggio era immobile nella lucidità del mattino di giugno: il lago
+giaceva laggiù così in fondo che i battelli bianchi a vapore che lo
+attraversavano, parevano balocchi.
+
+Al di là dei muriccioli di pietra che costeggiavano il sentieruolo, si
+occultavano le villette; e qua e là tutti i fiori, tanto quelli dalle
+aiuole ben rasate delle villette, quanto quelli dalle rocce e dai dirupi
+erbosi, si occhieggiavano nella rivista del sole: bocche di leone,
+giaggioli, rose, viole, contesse e duchesse della specie, pettinate dal
+giardiniere, fiori aristocratici, insomma; e poi umili fiori di campo.
+
+--Bella mattina, eh, Irma?--domandò il babbo.
+
+La bambina non rispose niente.
+
+Da due mesi erano brutte mattine per lei: non si destava più ridendo e
+gorgheggiando, ma tediata e piangente. Perchè prima il riso ed ora il
+pianto, ella non sapeva. Lo sapevano i genitori ed il medico. Per ciò
+era stata condotta sul lago, fuori della città afosa. Era pallida
+pallida; era magra, non pesava più nulla. La pelle le cadeva giù per le
+coscie come due borse vuote: il collo era uno stelo venato d'azzurro.
+Piangeva spesso per niente. Ora però si veniva rimettendo in meglio, ed
+i suoi genitori spiavano il suo volto, il suo colore, il suo appetito,
+il suo umore ed altre cose, come i marinai fanno col cielo quando temono
+la burrasca.
+
+ * * * * *
+
+--Ma ha un bel colorito stamane, vero?--chiese lui.
+
+--Non c'è male.
+
+--Irma, mi vuoi bene, oh Irma, dimmi, mi vuoi bene?--chiese lui.
+
+--Sì, tanto, papà.
+
+La voce veniva da sopra il suo capo, dal terzo piano. Ma che voce!
+Accorata, profonda. Pareva venisse come da un mondo crepuscolare, ove
+non è lago, non sono fiori, non è sole. Un mondo crepuscolare ove
+abitano quelli che furono, ove abiteremo noi, che siamo.
+
+Sorrise a quel--_sì tanto_;--lo fece ripetere e disse:
+
+--Ah, questo sì, Irma, è un linguaggio chiaro.
+
+E poi, come... come non so, la tolse dal terzo piano, la accostò alle
+labbra, la baciò.
+
+--To'! e tu perchè piangi?--domandò alla moglie.
+
+--Perchè non ci vuoi bene a questa povera bimba. Ogni momento tu te ne
+vai via.
+
+--Ma, amica mia, sii ragionevole; gli affari in prima linea, dopo voi
+altre, si intende! Sto fuori, qualche volta mi assento. Ma che vuoi? Un
+artista è come un uomo politico: non può allontanarsi dalla società. Son
+capaci di dire: «Lo scultore Taliedo com'è che non si vede? Mah! È
+ammalato, è neurastenico, è etico, non può più lavorare. Che peccato, un
+artista così bravo!» Ora io non voglio dare queste soddisfazioni ai miei
+amici. Per esempio, l'affare per cui vado oggi a Genova mi è venuto
+d'_emblée_, al Grand Hôtel Excelsior a Roma. Senti, è buffa: un
+americano è venuto in Italia per farsi fare la statua di sua moglie
+morta. Egli è felicissimo che sua moglie sia morta, ma vuole eternare in
+marmo la sua gratitudine.
+
+Il giovane scultore Taliedo parlava così con volubilità allegra, ma la
+giovane donna ascoltava come fossero cose estranee e lontane: la piccina
+aveva reclinata la testa bionda sull'esile stelo del suo collo esangue.
+
+ * * * * *
+
+Un'ora dopo il giovane scultore Taliedo correva in diretto--ben
+rincantucciato e accomodato--verso Genova.
+
+La felicità della vita consiste, come tutti sanno, di diversi capitali,
+come la salute, i denari, il buon umore; ma consiste anche nel sapere
+mutare, nel cinematografo del cervello, la serie delle imagini.
+
+Un'imagine è lugubre, per lo meno sconsolante? Sostituiamola con un
+_film_ tutto da ridere.
+
+Mentre il treno correva, lo scultore Taliedo faceva passare con
+vertiginosa rapidità le ultime imagini di sua moglie: «Cara, brava,
+buona, virtuosa, tutto quello che volete: ma è strano come con
+l'apparire delle virtù morali, siano scomparse le virtù corporali.
+Poverina, non è colpa sua, ma è troppo lunga, troppo affilata: troppe
+cartilagini visibili.»
+
+Lo scultore Taliedo era pienamente giustificato davanti ai suoi occhi se
+lasciava il lago e correva a Genova in un treno diretto.
+
+--Mia moglie--proseguiva dal delizioso angolo ove stava
+rincantucciato--andrebbe bene come modello per Maria Vergine! Ma non se
+ne fanno più ordinazioni di Marie Vergini in questi tempi sacrileghi; e
+quei positivisti di parroci le comprano già bell'e fatte, inverniciate e
+vestite, dalle case di commercio. Ah, poveri artisti!
+
+Però l'idea di modellare sua moglie con Irma in braccio lo seduceva: una
+visione soave. Irma che ride, pargoletta, dalle braccia materne: una
+visione secolare: la maternità e il figlio o la figlia, cioè il germe
+della vita!
+
+È il grande motivo dell'arte che fu. E Taliedo vide, nel corso dei
+secoli, artefici canuti e barbuti che gareggiavano nell'esprimere sulla
+tela o con la creta il tema meraviglioso della Donna vergine e madre; e
+di mano in mano che creavano, adoravano la loro creazione.
+
+Sì, ma erano tutte cose che si potevano fare al tempo di Giotto e del
+Beato Angelico, perchè è un fatto che nell'evo medio a Venere erano
+riusciti a dare una bella batosta. Un po' con l'_asperges_, un po' col
+_vade retro, Satana_, l'avevano spaventata, povera Venere! Ah, l'evo
+medio aveva ridotto Venere in uno stato ben deplorevole. Una età senza
+bagni in casa, senza calze di seta, senza saponi, senza tela batista.
+Imaginare Beatrice con una camicia storica color Isabella; Laura con un
+paio di calze di bigello affezionate alle gambe per delle settimane;
+madonna Isotta con le unghie non spazzolate! Che orrore! La voluttà era
+allora condita in salsa naturale, come quella che gli offriva sua
+moglie.
+
+ * * * * *
+
+La dama che lo attendeva a Genova pareva invece avere la specialità
+delle salse più rare e raffinate. Non le aveva ancora assaggiate, è
+vero: ma se il treno fosse arrivato a Genova, tutto, tutto dava a
+credere che le avrebbe assaggiate.
+
+Era una dama americana. Gli era stata presentata ad un grande albergo in
+Roma. Lui le era stato di guida in qualche gita artistica ed ella si era
+persuasa che lui solo aveva le qualità richieste per eseguire il busto
+del suo defunto marito, da collocare onoratamente nel cimitero di***. A
+Genova, diceva lei di avere alcuni ritratti del morto: ripassando per
+Genova avrebbe telegrafato a Taliedo. Così avvenne: così egli era
+partito.
+
+Dopo tutto Taliedo non aveva mentito a sua moglie che nel genere:
+un'americana, invece di un americano.
+
+Il treno arrivò.
+
+La dama attendeva.
+
+Anch'ella era magra come sua moglie, ma di una magrezza diversa e
+provocata da ben altro genere di sofferenze.
+
+Si parlò molto del defunto marito: un uomo pieno di capacità e di
+ragionevolezza, come dimostravano i suoi ritratti. Egli aveva provato
+tutte le gioie del matrimonio e perciò Dio lo aveva fatto morire a
+tempo. Non era stato un re dell'ottone, o del ferro, o del grano; ma un
+onorevole vassallo al servizio di un re del petrolio: tuttavia un uomo
+di grande valore. Si trattava di far rilevare, nel monumento funebre, i
+simboli del suo commercio.
+
+--Sempre felice con lui: mai divorziata--ella diceva.
+
+Anche questo doveva apparire dal monumento.
+
+--Come, voi non avete ancora legge del divorzio in Italy?--ella chiese.
+
+Taliedo atteggiò il volto alla più infantile meraviglia: non conoscendo
+il matrimonio, come poteva conoscere il divorzio?
+
+Così conversando del defunto marito, quella dama magra e ardente gli si
+era venuta accostando, da buona compagna, lì, sul sofà.
+
+La sua _toilette_ da casa era in quel caldo giorno il perfetto contrario
+dell'infagottamento rigoroso e sudicio in cui erano imprigionate le
+Laure, le Beatrici e le Isotte del tempo antico.
+
+Ridendo gaiamente delle virtù del defunto marito, le parti molli del suo
+lungo corpo, parevano sussultare di gioia. I denti erano lupigni. Un
+braccio pallido, terminava in una deliziosa mano rapace. Taliedo se lo
+sentì svolgere dietro le sue spalle: apparire dall'altra parte della sua
+testa, dietro la spalliera del divano.
+
+Che enorme caldo! Egli era assai pallido, come avviene nei casi di
+insolazione. Era il momento di reagire: egli lo intuì.
+
+Mosse per levare il fazzoletto di tasca ad asciugarsi il sudore gelido.
+
+--Oh, Taliedo, cosa avete lì?
+
+--Dove lì?
+
+--In vostra tasca.
+
+Taliedo non ebbe il tempo di guardare che cosa avesse in tasca, che la
+dama con l'altra sua mano rapace gli aveva estratto, per la testolina
+sporgente, una piccola bambola.
+
+Essa, la pupa, non era scostumatamente in camicia, come sogliono essere
+le pupe che si espongono e si fanno comperare nei negozi; ma era
+rigorosamente e virtuosamente vestita come le Laure, le Isotte antiche.
+
+Aveva le calze, le scarpe, le doppie sottane con la cintura, un
+giubboncino: tutto in regola.
+
+Era la pupa di Irma che Taliedo si era messa in tasca quando aveva
+elevata la sua mimma al terzo piano.
+
+Si era dimenticato di renderla alla mimma: gli era rimasta in tasca.
+
+--Oh, _a little doll!_--fece la dama accostandola molto da vicino ai
+suoi grandi occhi miopi.
+
+--Date qui--disse Taliedo di scatto--è un piccolo regalo, un piccolo
+modello...
+
+--Oh no!--disse la dama come non rispondendo a lui,--oh no!
+
+--Molto _pretty, very pretty_--diceva intanto lei, gravemente.
+
+--Già, molto _pretty_. Piccolo modello artistico.
+
+--Oh, no.
+
+--Dico di sì, modello artistico. Date qua, via.
+
+--Niente dare qua, niente modello, niente via.
+
+--Giuro!
+
+Ella fece una brutta, severa smorfia a quel «giuro».
+
+--Avete visto? Vi piace? Adesso datemi il mio piccolo modello.
+
+--No, non dare.
+
+--Io non capisco cosa vi troviate di straordinario...
+
+Ella guardava ora non più la pupa, ma gli abiti, le cuciture: le faceva
+passare al contatto delle sue lucide unghie crudeli.
+
+--Dove vendono in Italy le _poupées_ così vestite?--domandò,
+seccamente.
+
+--In tutti i magazzini.
+
+--Falso!
+
+--Giuro.
+
+--Falso!
+
+Taliedo comprese che il suo volto tradiva che realmente egli diceva il
+falso: infatti la vestizione della pupa era stata opera paziente di sua
+moglie, sotto le più precise ed esigenti indicazioni di Irma.
+
+--A me non piacere uomini maritati: uomini senza dedizione
+assoluta--disse ella infine come ritraendosi, come rimettendosi nella
+credenza tutte le salse che aveva preparato, compresa la deliziosa mano
+rapace.
+
+--Ma io non capisco, scusate.
+
+--Voi capite benissimo.
+
+--No!
+
+--Voi avere moglie e _little baby_.
+
+--Giuro di no!
+
+--Allora lasciate fare così!
+
+Prese la pupa e fece atto di collocarla sotto il nero, americano tallone
+della perfetta sua scarpa.
+
+--Ah, no!--fece Taliedo balzando.
+
+--Non bambola italiana io: donna americana--disse la dama levandosi in
+piedi e restituendo la pupa con disprezzo.
+
+ * * * * *
+
+E fu così che, per colpa di quella malaugurata pupa, dimenticata lì in
+tasca, Taliedo perdette l'occasione di guadagnare una bella somma
+facendo il monumento a Mister George Paddy, mercante defunto di
+petrolio, e anche--ciò che gli lasciò una grande amarezza, un vuoto
+strano--l'occasione di gustare quella salsa esotica di cui aveva gran
+desiderio.
+
+
+
+
+VUOI SAPERE COME HO FATTO IL MILIONE?
+
+
+Eravamo nel palco: io, Ballesio, l'universale Ballesio, il famoso
+Ballesio il cui nome è da per tutto, il cui ritratto onora persino le
+scatole dei cerini, la cui _réclame_ splende, scintilla dalle quarte
+pagine dei giornali alle proiezioni luminose sui tetti; e con noi c'era
+il colonnello, personaggio assai decorativo, e infine la signora
+dell'immortale Ballesio.
+
+La signora dell'immortale Ballesio sedeva al parapetto con la guardia
+d'onore del colonnello.
+
+Io non conosco di preciso l'età della signora Ballesio, ma certamente
+fra i quaranta ed i cinquanta: però si può dire di lei «è ancora una
+bella donna». Ma il cav. Ballesio afferma invece che la sua signora è,
+tuttora, la più bella donna della città. Esagerazioni! Certo è che a
+teatro tutti gli occhi girano, e poi si fermano su di lei. Perchè?
+Perchè è la moglie dell'immortale Ballesio? Perchè osa esporre, contro
+la maldicenza, uno scollato autentico ed inaudito in un teatro di
+provincia? Perchè i due solitari che le adornano gli orecchi sono
+calcolati a lire diecimila l'uno?
+
+Il cav. Ballesio mi disse piano:
+
+--Senti: ho sonno, e poi mi annoio. Sono stanco di _Vedova allegra_.
+Vieni con me a prendere un altro caffè? Permetti, cara?--chiese alla
+signora.
+
+--Sì, caro.
+
+E ci allontanammo.
+
+--Questa sera tua moglie è, come dire?, superlativa,--dissi versando il
+caffè all'amico.
+
+--Questa sera? Puoi dire «sempre», mia moglie, la Trebbiatrice.
+
+--Perchè la chiami così?
+
+--È un vezzeggiativo. Non hai mai visto le trebbiatrici? Ingoiano tutto.
+Così mia moglie, in fine d'anno, ha il coraggio di trebbiare dalle venti
+alle trentamila lire per le sue spese personali. A Parigi, a New York
+sarebbe un'inezia; ma qui in provincia, bada che ci vuol del genio per
+trebbiare trentamila lire l'anno! Mia moglie è straordinaria! Ma come
+fai ad ingoiare tanti biglietti da mille? le domando. È un suo segreto!
+Capisci tu? Ma sta sicuro che li ingoia.
+
+L'immortale Ballesio, quando ha mangiato e bevuto bene--quella sera egli
+aveva onorato il colonnello con un magnifico desinare--non si riconosce
+più: non è più la solita mutria: parla, ha dello spirito. Capace poi,
+domani, di negare villanamente tutto quello che si è lasciato sfuggire:
+ma per quella volta, parla.
+
+--Così che, così che--chiesi io--la tua casa privata ti porta ad una
+spesa equivalente ad un milione circa di capitale. Non è così?
+
+--Un piccolo milionario--rispose Ballesio--un modesto milionario... Il
+milione, vedi, sarà in avvenire come quel tale pollastro che quel Re di
+Francia voleva nella pentola dei più poveri fra i suoi sudditi.
+L'avvenire della società è sbalorditivo...
+
+--E tu intanto principi...
+
+--Bisogna ben dare l'esempio...
+
+--A parte gli scherzi--dissi,--ma spiegami come va questa faccenda; come
+va che tu che sei un modello di esosità, spendi, senza protestare,
+ventimila lire e più per la tua signora...
+
+--Mettiamo le cose a posto: prima di tutto, modello sì, ma non di
+esosità. Quanto alla mia signora, è evidente; io devo tutta a lei la mia
+fortuna. Lei non lo sa, ma è così!
+
+--Ma se non ti ha portato un centesimo di dote!...
+
+--Ti sbagli: mi portò il padre, la madre e quattro fratelli da
+mantenere, che oggi sono tutti impiegati nell'azienda.
+
+--E allora?
+
+--È un problema psicologico. Tutti i problemi umani hanno un fondamento
+psicologico occulto. Senti il mio: ma prima di tutto guardami bene in
+faccia: non quale mi vedi nelle fotografie, nei quadri, nei _tablò_; ma
+quale sono realmente: sono bello o brutto?
+
+Esitai.
+
+--Di' pure brutto, piccolo, rincagnato, pelato fino dalle origini, e
+senza l'onor del mento. Ma devi aggiungere che a ventidue anni, quando
+la sposai, ero anche più brutto: lo dico io, e mi puoi credere. Mi sono
+fatto un po' bello in seguito. Immagina invece che cosa doveva essere
+mia moglie allora! Tu dirai: Una dea! Io aggiungo: Una carica di
+cavalleria! Dopo la quale tu non sapevi più in che mondo eri. Sono cose
+che a dirle non ci si crede. Bisogna provarle.
+
+--Provare per credere--dissi io--come per le tue pillole.
+
+--Precisamente--disse con gravità Ballesio.--Senonchè Mariuccia allora
+non era Giunone; era Ebe; Giunone, quale tu la ammiri adesso, diventò un
+poco per volta. Ebbene io, a differenza di molti uomini, inconsapevoli
+della verità, intuii subito che avrei fatta una deplorevole fine nella
+mia qualità di marito. Bada bene però, e vedi di non confondere: mia
+moglie era, come è adesso, l'esemplare delle mogli; ma tu devi sapere
+che le facoltà ragionative della donna non hanno sempre la stessa sede
+di quelle dell'uomo. Supponi, per modo di dire, che in mia moglie le
+facoltà ragionative risiedano nell'epidermide, e che la sua epidermide
+dicesse allora: «io ho bisogno di vestirmi--quando mi vesto--di seta e
+di pietre preziose», e poi di' quale doveva essere la mia sorte che non
+potevo comperarle che un abito di cotonina! Io sentivo la necessità di
+diventare ricco appunto per non diventare un marito, come dire?
+infelice. Ma come si faceva a diventare ricco? Lo sai tu?
+
+Io sospirai.
+
+L'immortale Ballesio mi spiegò e disse:
+
+--La donna è la glandola della ricchezza. Pare un assurdo, ma è così. La
+donna è come la pituitaria, la tiroide, la surrenale, glandole superflue
+in apparenza. Ma tu portale via, e l'uomo diventa l'ombra di un uomo.
+Sopprimi la donna, e tu hai l'uomo che ritorna allo stato selvaggio e
+cretino.
+
+Dopo ciò Ballesio bevve un cognac, e seguitò:
+
+--A quei tempi io reggevo una farmacia a Montefalco. Guarda che per
+andare giovane di farmacia in quel paese bisogna essere morti di fame.
+In una settimana tu non fai cinque lire di banco. Il mio predecessore
+era scappato via per disperazione, portando con sè quel po' di chinino
+che c'era e una mezza dozzina di barattoli antichi.
+
+Io, appena arrivato lassù, avevo messo fuori un gran cartello: _Farmacia
+uso Roma_. Sai tu cosa vuol dire _farmacia uso Roma_? Io no.
+Probabilmente era uno sfogo di quel genio della _réclame_ che mi si
+sviluppò in seguito. Una sera d'inverno, dopo l'avemaria, stavo al buio
+pensando al mio avvenire di marito infelice. Sentivo nella stanza di
+sopra, ogni tanto, il passo di Mariuccia. Ella bubbolava dal freddo,
+poverina! e doveva tenere sotto le sue adorabili sottane un vile
+scaldino di carbonella. Sai tu quali orrendi pensieri devono passare per
+la mente di una bella giovane costretta a bubbolare dal freddo in un
+paese come Montefalco? Io sentivo già i brividi sul mio capo.
+O Mariuccia--esclamai--o io morirò, o tu avrai un camino grande come una
+fornace; e quando vorrai andare a spasso, avrai una carrozza con quattro
+cavalli che ti tireranno dove vuoi. Allora, capirai, di automobili non
+si parlava dalle nostre parti; non esistevano le mie pillole; il
+termosifone era una cosa sconosciuta.
+
+Ed ecco che un Marcantonio di montanaro, grosso e alto come la bottega,
+mi spalanca la vetrina, entra e butta sul banco una cosa, e dice con
+disprezzo:
+
+--Questa tientela per te.
+
+Guardo. Era una carta senapata.
+
+--Non ha fatto effetto, galantuomo?--dico io.
+
+--E che effetto vuoi tu che abbia fatto?--mi dice. Non mi ha grattato
+nemmeno la pelle.--Ora, prosegue l'ineffabile Ballesio, tu sai la storia
+dell'uovo di Colombo, della lampada di Galileo, del pomo fradicio di
+Newton! Ebbene, quell'uomo è stato la mia lampada, il mio uovo, il mio
+pomo marcio. Sentii, come farti capire? una luce trapassare la mia
+mente, un lampo; ma avevo trovato!
+
+--Amico--dissi con effusione a quel villano--vieni fra due ore e avrai,
+ti giuro, il cerotto che tu vuoi e che ti guarirà.
+
+Due giorni dopo l'uomo tornò. Mi mostrò la sua schiena che era tutta una
+piaga; ma lui era esultante: era guarito!
+
+Io avevo inventato il famoso cerotto di Sant'Antonio. Nelle nostre
+campagne chi non conosce adesso il cerotto di Sant'Antonio? I farmacisti
+delle città avevano dimenticato la esistenza dei forti lavoratori della
+terra, la cui epidermide, perchè sa--come si dice oggi--il lavoro dei
+campi, è insensibile ai comuni revulsivi. Avevano dimenticato questa
+elementare psicologia della medicina popolare che un farmaco è creduto
+tanto più efficace quanto più si sente e fa male.
+
+--Ma tu dici delle bestialità, Ballesio.
+
+--Mai più! È affare di autosuggestione. Il villano si sente bruciare e
+pensa: «ecco, io guarisco!» Pensare di guarire spesso vuol dire guarire.
+Aggiungi poi dietro il cerotto l'imagine di Sant'Antonio, del grande
+taumaturgo, e tu hai la spiegazione dell'immenso successo del mio
+specifico. Devi poi notare che nelle nostre campagne c'è ancora un po'
+di religione e i parroci, con una piccola percentuale sulle vendite,
+hanno fatto una _réclame_ strepitosa a questo revulsivo che cura
+sciatiche, lombaggini, raffreddori e, dopo usato per l'uomo, tu non lo
+butti via, ma ne incolli la immagine nelle stalle per la protezione
+delle bestie.
+
+Dopo il cerotto di Sant'Antonio, la via era aperta. Un giorno
+contemplando la mia signora che si svestiva allo specchio, esclamai:
+«Dio, che tesori! ma perchè devono esistere fanciulle clorotiche,
+smunte, senza l'onore di quel seno e perciò prive della venerazione
+degli uomini e della santa gioia della maternità?» Pensare questo ed
+inventare le mie pillole fu un attimo. Ah, tu ridi? saresti buono anche
+tu di far le mie pillole, eh? Ma di persuadere l'umanità che con le mie
+pillole si guarisce, fui capace io solo.
+
+E Ballesio assunse la sua aria di grand'uomo. E aggiunse gravemente:
+
+--Al bene di tutte le classi sociali io ho provveduto: ai neurastenici,
+agli stitici, agli ipocondriaci; e poi mi chiamano--qui in quest'idiota
+paese--avaro, esoso, tirchio; imbecille mi chiamano anche! pucinella
+politico, perchè, ora--dicono loro--sto coi preti, ora sto coi
+socialisti. Io sto con chi soffre, e il mio nome è universale: _Vos
+omnes qui laboratis et «ammalati» estis, venite ad me!_ Questa è la mia
+divisa. Non vi sono che i medici ed i preti che preferiscono la
+percentuale sui miei specifici agli specifici medesimi: ma si tratta di
+una classe, direi quasi cinica, senza fede, destinata a scomparire. Ma
+tutto il resto del mondo è basato sulla fede! Come ha progredito il
+Cristianesimo? Con la fede. Come progredisce il Socialismo? Con la fede.
+Che cosa è il _sole dell'avvenire_ che gli increduli deridono? Una forma
+allotropica della fede. Come si diffondono per il mondo le mie
+boccettine, le mie scatoline? Con la fede. La fede è l'ossigeno della
+vita. La fede genera il dogma: il categorico imperativo di Massimiliano
+Kant. Chi non crede al dogma, _anathema sit!_ Scomunicò la Chiesa,
+quando potè! Scomunico io chi non crede a me! Ti pare? Senza fede, che
+cosa hai? Hai la ribellione, hai la critica, hai individui pallidi,
+stitici, dolorosi, senza vigore di volontà; hai degli irregolari della
+vita. Ora--sta bene attento--dall'incontro di un atomo di fede negli
+altri con un atomo di genio tuo, si ottiene il protoplasma intorno a cui
+si verrà poi innucleando il milione. Hai capito adesso come si fa a
+diventare milionari?
+
+--Ma tu hai fede nei tuoi specifici?--chiesi io.
+
+--Immensa! Essi valgono quello che valgono gli altri specifici. Tieni
+bene a mente: nel campo terapeutico, tranne l'olio di ricino, il chinino
+per la malaria, il bicarbonato pel bruciore di stomaco, tu non hai che
+dei medicamenti illusori: bastoncini di carta su cui l'ammalato si
+appoggia disperatamente per passare dallo stato egrotante a quello di
+sanità. La sola terapia vera è l'igiene, l'aria, il sole e, moralmente,
+essere un poco bestia. Ma che colpa ne ho io se l'uomo non può e non
+potrà mai essere uomo igienico? se la sua anima non è sempre bestiale?
+
+ * * * * *
+
+E quell'imbecille di Ballesio chi sa per quanto avrebbe durato, se in
+quel punto il rumore del pubblico non avesse avvertito che la _Vedova
+allegra_ era finita.
+
+Ballesio corse a prendere la sua signora: giacchè questo onore egli non
+lo cede a nessuno.
+
+Sarà ridicolo questo minuscolo uomo, in grande sparato bianco, dare
+maestosamente il braccio alla giunonica sua signora; ma è uno spettacolo
+che tutti ammirano.
+
+Quella sera la signora aveva un manto di ermellino arrivato da Parigi.
+
+Si può chiamarlo imbecille finchè si vuole, ma bisogna fargli largo. La
+sua automobile ha l'ordine di rombare spaventosamente, ed i suoi fari
+devono essere i più luminosi. La luce ed il suono tengono viva la fede.
+Ammirabile uomo, dopo tutto, che conserva inalterabile, assoluta la
+fede, anche nella sua signora.
+
+
+
+
+UN PICCOLO BACIO, QUI!
+
+
+--Riservato per dame?--domandò la dama al conduttore indicando l'interno
+di uno scompartimento di seconda classe, dove otto corpi di grosso sesso
+maschile si stavano pigiati.
+
+--Viaggiamo in condizioni eccezionali, signora.
+
+--Ah!--fece la dama--e le sue pupille grige sotto il velo rialzato, e
+che scendeva giù da una gran falda di cappello, fulminarono gli otto
+grossi corpi; fulminarono il conduttore, e con lui il suo colletto un
+pochino lercio, le sue mani quasi nere; fulminarono il treno in
+disordine, la stazione in disordine; e, più largamente, fulminarono
+l'Italia e le ferrovie in disordine: anzi in quel giorno in completa
+disorganizzazione per effetto della neve; una neve enorme, paurosa,
+strana, la quale pareva avesse un suo linguaggio di morte, come dire: io
+ti voglio coprire, congelare, vecchio mondo!
+
+--Venga con me, signora: la metterò in prima--disse il conduttore, e
+precedette la dama attraverso un ingombro immenso del treno: bagagli,
+gente.
+
+--Qui è interamente vuoto--disse infine, indicando uno scompartimento di
+prima classe.
+
+--Se permette, ci sono io--disse al conduttore un signore che era lì, in
+piedi, nel corridoio; ed indicò il suo grosso sciallo buttato
+nell'angolo.
+
+ * * * * *
+
+Questo signore era piccolo, anzianotto, sbarbato e fiorito nel volto:
+però aveva un bellissimo naso grosso, ed un bellissimo ventre, sporgente
+da un bellissimo pastrano da viaggio. La sua testa pelata era difesa da
+un cupolino di seta. Egli stava a guardare dietro la grossa lastra di
+cristallo ciò che avveniva nella stazione, e con una mano grassoccia,
+adorna di un pesante anello, fumava un vile toscano: da che si poteva
+arguire che quel signore era italiano, non straniero.
+
+All'avvicinarsi della dama egli ritirò con bel garbo il ventre, e la
+dama passò; passò perchè era sottile, ma la si contorse come per evitare
+il contatto di quel ventre, di quel naso, di quel puzzo di vile toscano.
+Ma per entrare, la sua alterezza dovette piegarsi da una banda perchè il
+cappello non entrava.
+
+Tranne il cappello, che fra veli e piume e spilloni, era di una
+complicazione ammirabile, tutto il resto era semplice: una gonna nera,
+un'ampia giacca di lontra, nel cui mezzo era posato un cespuglio di
+violette finte: finte, ma non importa! Tutta la leggiadra creatura
+odorava di viva viola, di fresco mughetto, di pura lavanda. Ma le narici
+del suo nasetto impertinente si dilatarono e parvero aspirare in quello
+scompartimento come un malvagio odore: le delicatissime labbra si
+storsero: poi si sedette come rassegnata. Lentamente, con due sottili
+mani inguantate, alti i cubiti, si toglieva veli, spilloni, cappello,
+come fosse una funzione sacra. Apparve allora una leggiadra testa dai
+capelli cinerei. Con un rapido moto trasse poi da una borsetta uno
+zendado, vi ravvolse in un attimo il capo nella foggia languida in cui è
+effigiata Beatrice Cenci; distese sul velluto un gran lino bianco; vi si
+adagiò con la testa; vi si immobilizzò: forse dormiva se non fosse stato
+un piccolo piede a dichiarare che ella era pur desta.
+
+Il grosso signore si rivoltò ancora, lui e il suo naso, contro la
+stazione. Era interessante guardare quello che vi succedeva. Un grigio
+enorme, un umidore intenso, una folla sconvolta era sotto la tettoia:
+ogni tanto passava qualche macchina fumida, gemebonda che trainava
+vagoni lenti grondanti da una impellicciatura mostruosa di neve: dentro
+si vedeva sfilare un ingombro di umanità.
+
+Si va? si sta? cosa si fa? chi lo sa? Dall'interno del treno immobile,
+dal di fuori giungeva un ininterrotto suono di voci:
+
+«Ritardo di due, sei, dieci ore! La neve! macchè la neve: il
+«sabotaggio». Ci vuole un ferroviere impiccato per ogni stazione! Ma si
+impicchi lei per primo! Le ferrovie ai ferrovieri! Alle società private
+le ferrovie. Senti il compare! È un deputato forse lei? Vi sono delle
+donne, dei bambini nelle sale d'aspetto che strillano, che si disperano,
+che hanno fame.»
+
+Il vecchio signore faceva: _up, là!_ sollevandosi ritmicamente sulle
+punte dei piedi, poi ricadendo sui talloni. Ad un tratto abbassò il
+vetro: un signore era uscito dall'ufficio del capostazione; agitava
+furibondo le braccia; dietro di lui erano altri signori furenti; dietro,
+due capo-aggiunti, ma avviliti, poveretti; la barba di tre giorni, i
+baffi in giù, il bavero in su, l'orgoglioso berretto color granata,
+pesto, avvilito anche lui. Quel signore aveva tutta la bocca aperta e le
+sue parole dovevano essere terribili: ma non si sentivano: ecco perchè
+il vecchio che faceva _up, là!_ aveva abbassato il vetro.
+
+Allora si udì la voce di quell'energumeno che urlava:
+
+--Ma dove è quel capostazione? Ha finito il suo turno ed è andato a
+casa? Già loro signori capi non sanno niente, loro non capiscono niente,
+tutto un giuoco a scaricabarile. Al telegrafo, al telegrafo! Mangiapani
+a tradimento. Vi concio io, ora! Un dispaccio al ministro.
+
+Chi poteva essere quell'autorevole e furibondo personaggio?
+
+Tutta la folla si volta, al galoppo, verso il telegrafo, e dietro
+corrono le lucerne di due carabinieri. Ma tornano tutti subito indietro.
+Una imprecazione collettiva, enorme: Il telegrafo non funziona più!
+
+Ma che succede adesso? Un altro signore rompe la calca, affronta
+l'energumeno e strilla come un'aquila:
+
+--Prima di tutto, lei che grida tanto, fuori il biglietto!
+
+Era il più bello della scena, quando la dama, levando appena il dito,
+disse laconicamente:
+
+--Prego, chiudere.
+
+Il vecchio grasso gentiluomo udì, si voltò, guardò la dama. Ella diceva
+proprio a lui. Lui parve meditare: dopo tutto la signora di seconda
+classe era come sua ospite nel compartimento di prima.
+
+--Prego chiudere--ripetè la signora in tono che non era affatto di
+preghiera.
+
+Allora il signore alzò lentamente e come a malincuore il cristallo.
+
+Intanto un lento moto avvertiva che il diretto, forse, stava per
+partire: uscì dalla tettoia, infatti. Allora brillò una gran luce: ma
+non dal cielo uniforme di piombo scendeva quella luce; ma dalla immensa
+candidezza della terra, e fuori di quel candore, tutto era ugualmente
+plumbeo: le fiumane, le piccole case, disperse, livide, sepolte: un
+paesaggio immobile, desolato, bianco su cui avanzava, quasi immersa, la
+linea nera del convoglio.
+
+ * * * * *
+
+Però era oramai mezzogiorno e il signore si preparò a far colazione:
+l'apparecchio o viatico che levò da una cestina e dispose bene bene,
+rivelava l'esistenza di un cuoco di casa, o forse anche di una di quelle
+mogli rare e preziose che preparano tutto per il marito che viaggia.
+Quel viatico rivelava inoltre che egli era un buongustaio e anche uno
+stomaco solido. Guardò con occhio commosso un'anca di cappone a lesso;
+pallida, piena, gelatinosa, accuratamente priva di bordoni e di piume,
+oh non come sono le ali e le ànche scheletriche nei disingannevoli
+cestini da viaggio! Guardò un bellissimo, brunito, rosato, profumato
+arrosto di filetto, disposto in ordinate fette. Esitò: finalmente prese
+delicatamente una fetta d'arrosto, aperse la bocca, mise un po' fuori la
+lingua... In quel punto la dama fece una smorfia di supremo disgusto.
+
+Il signore fissò: depose la fetta su le altre, non sulla lingua, e in
+tono di persona seccata disse:
+
+--Oh, senta, cara signora, che lei mi voglia impedire di fumare, vada
+anche, benchè questo è scompartimento per fumatori; che non mi permetta
+di aprire il finestrino per un momento, sia pure; ma mangiare, ah,
+mangiare...
+
+--Non parlare con voi.
+
+--Allora io parlare con voi... oh, corpo di Bacco! E dire che quando noi
+andiamo all'estero, stiamo, si può dire, col cappello in mano; e questa
+razza prepotente quando viene in Italia...
+
+Ma la signora con una mossa sdegnosa, appena detto «non parlare con
+voi», si era rifugiata nell'angolo opposto, e d'altra parte,
+quell'arrosto era così buono, così persuasivo che pareva dire: «Perchè
+ti vuoi guastare la digestione?» Le fette sparivano tranquillamente,
+alcuni panini scricchiolarono, una bottiglia nera versò una volta e due
+il suo contenuto luminoso giù per la gola dell'amabile signore. Non
+rimaneva che la frutta, e questa era rappresentata da grossi mandarini
+dalla buccia ben sciolta.
+
+A questo punto il treno, che già andava lento, rallentò: la macchina
+mandò un gran sbuffo, poi un sibilo flebile, lugubre, morente: il treno
+si fermò. Un silenzio profondo, poi un'agitazione paurosa per tutto il
+treno. Il treno era sotto la neve. Stazione vicina? No. In aperta
+campagna. Si sentivano sportelli e vetri aprirsi. Un individuo o due
+saltarono giù. Rimasero confitti come cialdoni nel lattemiele: la neve
+rasentava la banchina. Terrapieno, siepe, tutto era livellato in una
+desolazione bianca: la macchina--la si scorgeva in curva--era quasi
+tutta immersa. Nevicava ancora.
+
+La signora si scosse.
+
+--Cosa succede?--chiese voltando la testa verso il compagno di viaggio.
+
+--Probabilmente bloccati.
+
+--Ah! Verranno a sbloccare.
+
+--Speriamo bene, signora.
+
+Può fare sempre piacere ad un filosofo il constatare che la piccola
+graziosa neve ha forza di arrestare una macchina enorme e nera, simbolo
+del progresso; come la pudica acqua di affondare un transatlantico; come
+un microbio invisibile di uccidere un uomo: ma è bene non trovarci in
+simili casi.
+
+La verità cruda non tardò a farsi strada: treno bloccato in aperta
+campagna: avanzare e retrocedere impossibile: segnalazioni
+insufficienti: telegrafo rotto: macchina spenta.
+
+Prospettiva certa: cinque ore di blocco, almeno, cioè il tempo da
+permettere alle guardie di percorrere i venti chilometri lungo la linea
+sino ad arrivare alla stazione da cui erano partiti: poi aspettare la
+locomotiva liberatrice. Altra prospettiva molto più probabile: la notte
+in treno, senza calore e senza luce perchè la caldaia era già spenta.
+
+Quando la signora seppe questo, fece anche lei come tutti nel treno:
+protestò: il treno era un coro di proteste. La signora aggiunse la sua
+voce esotica al coro, con speciale sintesi diffamatoria verso l'Italia.
+
+--Viaggiato molto--diceva--ma mai visto qualche cosa così orribile.
+Russia, Norway, Svizzera, paesi avanzati avere _puf_, _uf_ (soffiava).
+Avere, come dicete voi? _Avere rotery-snow-plough_ per soffiare via
+neve.--E con la manina vorticosa faceva un molinello che buttava via
+tutta la neve.
+
+--Vuol dire--spiegava il capotreno ai circostanti, un giovanotto quasi
+elegante--che all'estero adoperano un tipo nuovo di spazzaneve a
+ventilatore per liberare i binari. Qui siamo ancora al vecchio tipo che
+non è buono se non a buttare la neve da un binario sull'altro; e poi con
+una neve come questa non va.
+
+La signora, dopo avere protestato, si dovette anche lei adattare al
+fatto reale; aspettare, pazientare, tacere.
+
+Passava, interminabile, il tempo.
+
+Quando la superba umanità intuisce una forza che non può vincere, con
+cui non può lottare, si abbatte avvilita, muta. I carrozzoni, specie
+quelli di terza classe, potevano richiamare in mente certi
+carri-bestiame, pieni di corpi immoti, attoniti.
+
+Ma i bambini si udivano gemere: qualche donna piangeva. La fame! Qualche
+vigoroso, qualche ardito discese: dal casello vicino, da una cascina si
+potè avere un poco di pane: ma era una disputa feroce: la si
+intravvedeva nei vagoni di testa.
+
+Calava la sera.
+
+--Signora, posso offrire?
+
+La signora pareva sofferente: era scossa come da brividi.
+
+Il signore aveva tolto dalla grossa valigia di cuoio una fialetta di
+essenze.
+
+--Veda, signora--disse--quando io viaggio, ho l'abitudine di prevedere
+tutto. Ecco qui, oltre al resto, una candela: è probabile che fra poco
+torni a proposito.
+
+--Grazie, ma avere anch'io _petit flacon_. Piuttosto ho fame.
+
+--Ah--fece il signore--e presa la cestina, ne trasse ancora quella
+deliziosa anca di cappone. Poi fissò la signora: sorrise dolcemente con
+i suoi denti bianchi nella faccia rubiconda, un po' ironica, e senza
+muoversi punto, appena movendo le labbra:--Sì--disse--ma pagare!
+
+«No, no denaro--disse fermando il gesto della signora.--Soltanto un
+piccolo bacino, qui!»
+
+E indicò la punta del grosso naso.
+
+--Ah!... _Fy, old satyr!_
+
+--Niente, vecchio satiro, _madam_. Ho dato addio da tempo alla carne:
+non però alle ànche di cappone. Ma quest'oggi mi sento americano
+anch'io, cioè molto originale--e così dicendo fece atto di riporre la
+preziosa anca superstite.
+
+Allora con un moto rapido, la dama si appressò: il signore sentì cose
+molli, profumate, deliziose appressarsi a lui: la lontra, le viole.
+
+I labbruzzi di lei sfiorarono il suo grosso naso. Poi tutta si ritrasse
+indietro, coprendosi il volto per non vedere quella orribile cosa che
+aveva baciata.
+
+ * * * * *
+
+--Dire--ruminava tra sè il signore allontanandosi nel corridoio, e
+riacceso un toscano per lasciare che la dama affondasse in pace i suoi
+dentini in quella anca rosata--dire che circa vent'anni fa questa triste
+avventura della neve poteva essere fra i più saporiti ricordi della
+vita!
+
+Un mezzo toscano è spesso una grande consolazione, nella miseria.
+
+
+
+
+GIACOMINUS GIACOMINI.
+
+
+Quella volta la mamma, per quanto pietosa, non potè nascondere il grave
+fallo di Giacomino: il babbo venne, seppe, e quella sera grandinò.
+
+Una grandine alla vigilia di Natale?
+
+Sì, una grandine di busse, ma non sui campi: bensì sulla persona di
+Giacomo Giommi, ovvero Giacominus Giacomini, come lo chiamavano
+beffardamente i compagni di scuola, figlio legittimo ed unico del signor
+cav. Antonio e della signora Palmira, scolaro ginnasiale
+scioperatissimo.
+
+La signora Palmira conosceva del non egregio suo Giacomino tutte le
+prodezze: dalla vendita della grammatica latina per acquistare il
+diritto di copiare i problemi, alle lezioni marinate con superba
+disinvoltura; sapeva perchè diminuiva lo zucchero ed aumentava in modo
+anormale la lista del calzolaio e del sarto. Il padre, cav. Antonio,
+ignorava tutte queste cose: prima perchè nessuno gli diceva niente,
+secondo perchè dalle sette del mattino--ora in cui si levava--a
+mezzanotte e anche all'una talvolta--ora in cui rincasava--non compariva
+nel domestico focolare che per le due ore del pranzo. Però se ignorava
+l'analisi, intuiva la sintesi:
+
+--Quel ragazzo non ha voglia di far niente di bene!
+
+--Ha ingegno, e farà bene--risponde la signora Palmira che più si
+avvicinava alle nozze d'argento e meno veniva dividendo le idee del
+marito.
+
+--Ingegno a dir le bugie, ingegno a sgraffignare se trova, ingegno ad
+inventare tutte le scuse per faticare meno che si può e godersela più
+che può. Credete che io non me ne accorga?
+
+--E anche in ciò si richiede ingegno--rispondeva la signora Palmira, la
+quale si riserbava almeno il diritto di parlare sempre per ultima.
+
+Chi possedeva l'analisi e la sintesi sul conto di Giacomino era la donna
+di servizio: ella sapeva tutti i progressi fatti da lui nel _folklore_
+delle ingiurie plebee ad una umile fantesca: da _servaccia_, _sguattera_
+sino a certe parole che offendevano la dignità del sesso. Ella aveva
+anche imparato la differenza che passa tra l'impressione di una scarpa
+coi chiodi e un'altra senza chiodi: i modi con cui Giacomino comandava
+potevano ricordare un linguaggio non più ammesso dalla democrazia. Vero
+è che, quanto a termini ingiuriosi, la domestica disponeva di un
+vocabolario ricchissimo. In questi casi Giacomino, leso nel suo onore,
+riferiva alla mamma.
+
+La mamma allora interveniva come giudice e diceva: «Mettiamo bene le
+cose a posto. Tu sei la serva e lui è il padroncino, tu sei una donna
+fatta e lui è un bambino ancora ingenuo.»
+
+«Per me l'è un barabba!» diceva con profonda convinzione la donna, e
+allora Giacomino assisteva ad un'altra varietà di diverbio, quello fra
+la donna di servizio e la mamma: diverbio molto più clamoroso e lungo
+perchè la donna di servizio si credeva in diritto di pretendere per sè
+l'ultima parola.
+
+Dunque quella antivigilia di Natale la signora Palmira aveva dovuto
+recarsi alla direzione del Ginnasio, chiamatavi d'urgenza da un laconico
+biglietto del signor Direttore.
+
+Veramente il biglietto era per il padre e non per lei.
+
+Il signor Direttore, anzitutto rilevata questa sostituzione, accolse la
+signora Palmira con un contegno così solenne ed enigmatico che la detta
+signora perdette la sua abituale sicurezza.
+
+--Abbia ad ogni modo la bontà di accomodarsi.
+
+«Non avrà mica ammazzato qualcuno!» pensò la signora Palmira.
+
+Il signor Direttore torna a sedere sul suo seggiolone: preme il bottone
+elettrico: compare il bidello: ordine di far comparire Giacomino Giommi,
+e Giacomino compare.
+
+«Povero figlio mio--palpitò la signora Palmira come lo vide con un
+aspetto così compunto come mai gli era accaduto--questa volta ne hai
+fatto una grossa!»
+
+Il Direttore con una crudele lentezza estrasse un foglietto e lo
+presentò alla signora.
+
+--È questo--domandò--il carattere del suo signor consorte?
+
+--Veramente...--disse la signora.
+
+--Questo è un falso; ieri il suo signor figliuolo ha presentata questa
+giustificazione. Del resto guardi--e col dito fulminò lo
+scolaro--_habemus confitentem reum!_--Per tutto questo ed altro io
+desidero la presenza del padre.
+
+--Ma...--obbiettò la signora Palmira.
+
+--Assolutamente: intanto la avverto che il suo figliuolo, per deliberato
+consiglio dei professori, è sospeso dalle lezioni. Questo come
+preavviso: il resto verrà poi!
+
+Il signor Direttore fece capire che non aveva altro da esporre, almeno a
+lei, signora Palmira.
+
+La signora Palmira inchinò, uscì, con Giacomino dietro.
+
+«Si può essere più imbecilli? E si può essere più villani con una
+signora? Un falso! a quell'età!» e rideva verde: tuttavia come giunse a
+casa, ordinò con un cenno al rampollo di seguirla. La signora elevò il
+_tu_ alla potenza del _lei_.
+
+--Ha inteso, bel signorino?
+
+--È stato Finotti...!--rispose Giacomino con un tono che non avrebbe per
+nulla indicato quel nobile sentimento «che fa l'uom di perdon talvolta
+degno»: indi dirotto pianto, ma di rabbia.
+
+--Finotti a far che? a scriver la lettera?
+
+--No, a dirmi come si doveva fare _la scusa_. La fanno tutti, mica io
+soltanto! Il direttore l'ha su con me, e mi castiga solamente me--così
+rispose Giacomino.
+
+--Va bene: lei vada intanto nella sua stanza.
+
+Giacomino non domandava di meglio e si rifugiò nella sua stanza dove
+tutto serbava traccia delle sue imprese: la tappezzeria stracciata per
+ornare il palazzo della regina nel teatrino dei burattini: le sedie
+adattate a biciclette e ad automobile: il lume meccanicamente contorto
+per costituire il fanale della detta automobile: le quali cose insieme a
+molte altre, se davano alla stanza un disordinatissimo aspetto,
+provavano le disposizioni congenite del giovanetto alla meccanica.
+
+Ma quel triste vespero Giacomino entrò assai turbato nella sua stanza:
+il gatto che lo vide--al rumor della porta aveva levato la pupilla dal
+suo vigile sonno--come saetta fuggì: negli esperimenti meccanici di
+Giacomino, o nelle rappresentazioni dei burattini, egli--onesto
+micio--era forzato a fare delle parti repugnanti alla sua indole
+tranquilla.
+
+ * * * * *
+
+Proprio in quell'ora il signor cav. Antonio tornava a casa.
+
+L'abitudine nei _paterfamilias_ è così forte che essi ricasano anche
+quando la dimora non è più asilo di pace.
+
+Il signor Antonio era bensì cavaliere per ragione del suo grado
+ufficiale, ma viceversa doveva sgobbare come un somiere. Giacchè se lo
+stipendio governativo era sufficiente per una famiglia di abitudini
+modeste, diveniva inadatto a sopperire al treno di casa quale era
+imposto dall'esempio delle altre famiglie e dalla filosofia della
+signora Palmira, la quale soleva dire: «Si vive una volta sola e perchè
+ci dovremo privare di qualche piccolo benessere?» Per soddisfare questo
+_piccolo benessere_, il cav. Antonio doveva «arrotondare» il suo
+stipendio.
+
+Questa necessità dell'arrotondare degli stipendi spesso rappresenta uno
+sgonfiamento del denaro pubblico, e qualche volta ha il suo epilogo
+nelle aule dei tribunali. Ma è proprio vero che il signor Antonio
+_arrotondava_ onestamente, cioè lavorando di più col tenere alcune
+amministrazioni private.
+
+Però con questa vita da bue lavoratore portare il titolo di cavaliere, è
+una ironia! Ma il cavalier Antonio non si accorgeva oramai più di questa
+ironia: il mondo era divenuto per lui un immenso cartafaccio con colonne
+di numeri lunghe lunghe da sommare, e non finivano mai, e non lo
+avrebbero mai abbandonato: lui sì avrebbe abbandonate le formiche delle
+cifre il dì della morte, ed esse--le cifre--sarebbero state prese sotto
+tutela da qualche altro: ma suo figliuolo--Giacomino--sarebbe divenuto
+non un impiegato, ma un libero professionista! ed ecco perchè Giacomino
+era entrato in Ginnasio e nella casa del cav. Antonio era entrato _Rosa
+Rosæ_, _genitivo_ e _dativo_, _Fedro_ e la _grammatica dello Schultz:_
+arnesi di pensieri, dei quali il più domestico e perito era, a tutto
+dire, _Giacominus ipse!_
+
+Il povero signor Antonio si confortava di respirare la libertà futura
+che avrebbe goduta il suo figliuolo, dottore, ingegnere, avvocato! Di
+altre soddisfazioni non ne aveva. Il _thè_ che la sua signora offriva
+alle amiche nel giorno di ricevimento, aveva per lui un sapore di
+amarezza stantìa: e quanto al buon gusto della sua signora nel vestire
+egli era forse il solo a non apprezzarne tutta la finezza. Tuttavia
+anche lui aveva le sue oasi, rappresentate dalle rare e necessarie
+vacanze, e fra queste la più dilettosa e lunga era quella del Natale.
+«Tre giorni di pace in casa!»--pensava il signor Antonio rincasando--e
+passando dal pasticcere ha ordinato un dolce di vaste proporzioni: dal
+pollivendolo un tacchino, due capponi e tre dozzine di uova, dal
+droghiere, marsala e liquori. Con queste liete disposizioni di spirito
+il cav. Antonio entra nel lare domestico.
+
+--Oimè! cos'è quest'aria di mistero? Perchè tutti si rimpiattano? dove è
+Giacomino?
+
+ * * * * *
+
+La signora deve pur raccontare.
+
+Il volto del cav. Antonio si offusca: insolitamente balena e lampeggia.
+La signora Palmira non ha mai assistito ad una burrasca di suo marito
+più improvvisa di quella. «Oh! come diventano neurastenici questi
+uomini! e poi chiamano isteriche, noi, donne!»
+
+Il cav. Antonio entra nella stanza di Giacomino.
+
+Giacomino lo sbircia.
+
+Svelto come uno scoiattolo, ha presentito la caccia e la tempesta. Cerca
+di fuggire, ma la porta è chiusa.
+
+Caccia, nella stanza, all'uomo, anzi a Giacomino!
+
+Giacomino salta sul letto, s'appiatta, s'arrampica. Ma il terrore di
+quell'uomo che non ha mai visto così adirato, paralizza la velocità
+delle sue gambe.
+
+Giacomino, infine, come un volgare malfattore, è preso da quell'uomo e
+per qualche tempo una grandine di pugni cade su di lui senza riguardo ad
+una parte piuttosto che ad un'altra della sua persona.
+
+Finalmente la grandine cessò.
+
+Al molto rumore di grida e di mobili smossi è successa una gran calma.
+
+Il bruciore dei pugni passò in breve. Giacomino mette fuori la punta di
+un occhio: sbircia, e torna ancora a nascondere la testa fra le braccia.
+Sì, perchè quell'uomo è ancor lì, anzi era lui--quell'uomo--che faceva
+quel curioso rumore--e non sapeva prima quello che fosse--col fiato.
+Giacomino non si muoveva perchè aspettava che quell'uomo andasse via; e
+torna a sbirciare con la coda dell'occhio: guarda meglio, e lo vede
+finalmente alzarsi, e andar via.
+
+Ma dietro la porta chiusa c'era la mamma che invano aveva forzato di
+aprire. E come i due si incontrarono, si appiccicarono: e Giacomino
+sentì che si dicevano fra loro quelle brutte parole che a lui erano
+interdette e per cui--per l'appunto--la serva lo chiamava barabba.
+
+Ma il babbo, a differenza della mamma e della serva, non ci doveva
+tenere al diritto della parola per ultimo, perchè poco dopo fu un gran
+silenzio e non si mosse più nulla.
+
+Però qualche piccola, impercettibile cosa si mosse. Dove? Dentro di
+Giacomino.
+
+La mamma aveva detto che lui, quell'uomo, lo voleva ammazzare con tante
+busse, ma Giacomino non ne sentiva più nemmeno l'indolitura.
+
+I pugni che pigliava talvolta, come incerto delle sue monellerie, da
+qualche condiscepolo, più robusto ed anziano, lasciavano un'impressione
+molto, oh molto più durevole. Eppure il babbo è molto più grosso di
+coloro!
+
+E allora perchè? Perchè ha meno forza? E perchè ha meno forza? perchè
+ha la barba quasi bianca? Sono i vecchi che hanno la barba quasi bianca.
+
+Dunque il babbo è vecchio!
+
+ * * * * *
+
+In quel punto la stanza si illuminò ma nessuno aveva portato il lume:
+era la lampada nella strada e la stanza appariva chiara, più chiara che
+mai, perchè oltre alla luce della lampada c'era la luce del tramonto, un
+tramonto di una luminosità trasparente e grande come suole d'inverno
+talvolta, con dei riflessi azzurrini.
+
+Le altre volte che Giacomino era stato messo agli arresti di rigore
+nella sua stanza, come si era fatto certo di esser ben solo, obliava il
+suo fallo, obliava il rimprovero, obliava la lieve percossa ricevuta, e
+levati alcuni ferri dal comodino, si sfogava esercitando l'arte del
+meccanico con ingiuria dei mobili, ovvero insegnava la parte di elefante
+al gattuccio quando doveva comparire su la scena dei burattini. Così
+operando, tutto facilmente obliava.
+
+Ma quella sera i mobili godettero della loro pace, e il
+micio--prudente--non c'era. In vece Giacomino pensò.
+
+Che cosa pensasse, non è facile a dire: ma qualche cosa pensò: non alla
+mancanza della scuola, oh no davvero!
+
+Ma il babbo, quell'uomo che vedeva così di rado; quell'uomo che per aver
+dato pochi pugni leggeri leggeri, tirava il fiato sul letto, poco fa;
+quell'uomo che la mattina si alzava col lume, e via; che la sera col
+boccone ancora in bocca, pioggia o bel tempo, inverno o estate, neve o
+afa, si alzava e via; quell'uomo che poco fa aveva detto «vergogna!» gli
+stava davanti: penosamente davanti.
+
+Oh, bella! anche il direttore aveva fatto la voce terribile e aveva
+detto a Giacomino «vergogna!» eppure quella stessa parola «vergogna!»
+detta dal babbo gli faceva un altro effetto: gli faceva un'impressione
+più dolorosa che i pugni che aveva presi.
+
+Giacomino voleva un gran bene alla sua mamma, mentre col babbo non aveva
+avuto mai gran relazione. Se ne riconosceva l'autorità, ciò era per il
+fatto che doveva dire «buon giorno, buona sera», per il fatto che era
+lui che metteva fuori i denari, era lui che per fare certe spese tirava
+fuori dal portafogli certi biglietti grossi che Giacomino avrebbe mutato
+così volentieri in tanti dolciumi; era lui, sempre lui.
+
+Se non che la gran differenza tra prima e adesso era questa: prima gli
+pareva una cosa naturale che tutto ciò dovesse avvenire per parte del
+babbo, nel modo medesimo che è naturale che colui il quale ha sete va al
+caffè e ordina il gelato: chi ha fame va al ristorante e ordina un bel
+piatto di maccheroni: chi ha freddo va presso alla stufa: chi vuol fare
+un viaggio monta in treno: chi vuol vivere in montagna, prende in
+affitto una villetta sui monti nel tempo dell'estate, ecc. Ora tutte
+queste cose così naturali e così semplici, anzi così abituali, erano
+abituali semplici e naturali perchè c'era quell'uomo che vi pensava:
+quell'uomo che si alzava al mattino col lume, che la sera andava via col
+boccone in bocca, che poco fa ansimava per aver dato a lui Giacomino,
+due piccoli pugni, che avea detto «vergogna!» e avea la barba quasi
+bianca.
+
+ * * * * *
+
+Congiunte queste due cose che prima erano disgiunte, Giacomino capì che
+aveva fatto male, molto male! Male a far la firma falsa? No. Ma se lo
+fanno tutti! Male a fare una cosa che dava dispiacere al babbo.
+
+E siccome questo dispiacere che dava dispiacere al babbo, dava anche un
+certo non so che a Giacomino che gli faceva venire la voglia di
+piangere, così Giacomino si mosse in punta di piedi alla ricerca del
+babbo. Giacomino sa camminare, quando vuole, con la prudenza di un
+pellirosso: esce di stanza, fiuta e, naturalmente, s'avanza verso il
+tinello. No, il babbo e la mamma non pranzano, come credeva. La tavola è
+bensì apparecchiata, anzi c'è in mezzo la zuppiera. Ma nessuno dei due
+l'ha toccata.
+
+Le posate sono al loro posto: sul canterano sono gli involti intatti dei
+doni di Natale.
+
+Giacomino sbircia: la mamma, seduta su la poltrona, legge il giornale.
+
+E il babbo?
+
+È andato via anche quella sera che è l'antivigilia del Natale? Io non
+saprei proprio dire se Giacomino ebbe la visione dolorosa di tante belle
+serate con dolci, castagne, panna levata e cialdoni, forse anche con
+teatro, andate maledettamente a male per colpa del direttore; certo ebbe
+il sentimento che nessuno più del babbo soffriva per la sua mancanza.
+
+ * * * * *
+
+C'era il lume nella stanza da letto. Giacomino spinse l'uscio. È il
+babbo che va a letto.
+
+Giacomino non si ricorda più--perchè adesso è diventato un giovanotto
+serio e bravo--non si ricorda più quello che disse, però si ricorda che
+il babbo, quando lo vide con quelle disposizioni, fu molto buono con
+lui: lo perdonò subito subito e diceva:--Non mi darai più dispiaceri,
+vero?--e lui Giacomino rispondeva di no! con una convinzione insolita, e
+il babbo non gli diede nessun bacio, ma con la mano gli toccava i
+capelli, e ciò gli faceva un gran piacere, e quando il babbo gli disse:
+«Adesso va a mangiare, che avrai fame!» Giacomino non andò a mangiare,
+ma prima andò nella sua stanza e acceso certo suo candeliere, cominciò a
+scrivere una lettera al babbo. La lettera fu tanto lunga che nessun
+compito raggiunse mai, a memoria di Giacomino, una così spontanea
+prolissità.
+
+Scritta la lettera, Giacomino la collocò in luogo tale che il babbo al
+mattino la scorse prima di ogni altra cosa.
+
+Di fatto il babbo la scorse, la aprì, la lesse e riconobbe che il suo
+Giacomino ha cominciato a pensare. Ah, se il signor Antonio sapesse il
+latino, come si rallegrerebbe ripetendo il motto di Cartesio: _cogito
+ergo sum_, cioè non più Giacomino birichino, ma _homo sum!_
+
+
+
+
+COME LA LINGUA DELLA SIGNORA SI CALMÒ.
+
+
+La signora entrò in casa, si gettò sul sofà, tacque, cioè no; si preparò
+a parlare: invocò il nome di Dio--riservato così spesso, ohimè! per gli
+attacchi d'emicrania--si levò di scatto, spalancò due o tre porte a
+vetri, e si precipitò, cioè scoppiò nello studio di suo marito.
+
+--Io non ne posso più, più, più! Capisci tu? intendi? fai il sordo?
+l'oca? lo stupido? il superuomo? Io soffro, ho dei dolori atroci, mi
+sento come svenire; non mangio più, non dormo più, non digerisco più.
+Sono diminuita di tre chili e mezzo. Capisci tu cosa vuol dire diminuita
+di tre chili e mezzo? Ho delle vampe, delle fiamme; poi un gran freddo,
+un gran gelo; poi tutto un formicolìo; il cuore si ferma, dà dei colpi,
+poi mi sfugge, non lo sento più, lo sento in gola: mi chiude, mi
+soffoca! Ho un vizio di circolazione, l'arteriosclerosi, capisci? È
+orribile l'arteriosclerosi, capisci? Orribile! E quest'uomo, questo
+marito, questo esseraccio spregevole che si chiama marito, si riempie
+l'epa, beve come un facchino, dorme come una talpa, va a spasso,
+digerisce stupendamente e non s'accorge d'una povera donna che soffre,
+che sta male, che muore; una donna tanto gentile, elegante, fine, buona,
+intelligente, sì, intelligente per un uomo che mi sappia intendere, una
+donna che avrebbe fatta la felicità di qualunque altro che non si
+chiamasse Marx Giraldi! Ah, la mia personalità, il mio io, ah, questo
+voi vorreste distruggere, annientare, calpestare; voi mi vorreste
+ridurre alla moglie che bada al soffritto e sorveglia i buchi delle
+vostre calze e serve per gli usi intimi! L'avete trovata, il mio uomo,
+la donna che si lascia calpestare! Vendicatevi, ora, fate la mummia, il
+papa di gesso, l'indifferente. Vi sveglierò io, vi sveglierò! Mi voglio
+distrarre, capite? Distrarre! Aspettate, aspettate che stia un po'
+meglio! Intanto fuori i soldi: cento lire! Chi rompe paga. Domani altra
+visita. Il professor Marchi non visita per meno. Se mi volete
+accompagnare, è al Grande Hôtel, se pure non riparte stasera.
+
+Qui si fermò, e allora una voce rispose dietro i cumuli delle carte
+della scrivania:
+
+--Io credo che cinquanta lire siano sufficienti.
+
+--Le figure grette, meschine, esose, le lascio tutte a voi.
+
+Allora si udì una chiavetta aprire un cassetto ed una mano porse un
+biglietto da cento lire.
+
+--Imbecille!--e la mano della signora prese il biglietto e rovesciò
+tutte le carte.
+
+Dietro di esse apparve un uomo di mezza età, barbuto, con la fronte
+posata in calma sulla mano: il marito.
+
+La signora uscì sbattendo l'uscio.
+
+Allora, dietro una specie di paravento, venne fuori un omarino mezzo
+spelato e con barbetta caprina, il quale subito si rivelava come
+appartenente alla nobile, antica classe degli scrivani, che le macchine
+da scrivere e le dattilografe vanno distruggendo in modo spietato.
+
+Pareva abituato a questa specie di cicloni familiari, perchè si mise
+senz'altro a raccogliere le carte e i libri.
+
+--Per un uomo d'affari però--osservava--è grave questo modo di sfogarsi
+con le carte. Pare, vero signor Giraldi? che vi sia nella signora una
+specie di crescendo. Ogni parola si accumula con l'altra, come in una
+pila elettrica, finchè avviene l'esplosione.
+
+--State buono--rispose il signore, aiutando anche lui a raccogliere le
+carte--oggi è andata abbastanza bene. È quando comincia dalle origini,
+dai tempi precedenti il matrimonio, quando prende a rivangare i vivi ed
+i morti. A proposito, cos'ha nominato? il prof. Marchi? Grande Hôtel?
+Che sia il Marchi, professore dell'Università di...? Voi che avete la
+specialità dei nomi, ve ne ricordate?
+
+--Sì, certo: Gian Franco Marchi, specialista per le malattie del
+cervello. Deve essere venuto qui apposta per un consulto al senatore
+X***. Sarà una visita _in extremis_, ma era d'obbligo.
+
+--Allora--disse il signore--noi ci siamo conosciuti, e molto bene, in
+collegio. Egli era di due corsi avanti di me. Un giovane di valore,
+ricordo benissimo: uno dei pochi che si son fatti strada senza
+ciarlataneria. Sapete, amico mio, che è una cosa curiosa?--e pareva un
+po' rasserenato.--Noi nella vita moderna ci perdiamo spesso di vista, di
+nome, di tutto, peggio che nel deserto. Accade poi, un bel giorno, di
+vedere nel giornale un necrologio e allora diciamo: Io l'ho conosciuto
+quell'uomo! Ma non siamo più a tempo per andare a stringergli la mano.
+
+--Lo dica a me che sono rimasto solo come un fungo...; e non me ne pento
+ormai più--sorrise fra sè l'omarino.
+
+--Vi dispiacerebbe di portare, ma subito, un biglietto al Grande Hôtel?
+Se il Marchi non c'è, aspettate. Se domattina presto non può, mi fissi a
+che ora vuole, stasera, un appuntamento.
+
+Il signore si mise a scrivere.
+
+L'omarino si levò la manica di lustrino e andò ad infilare il vecchio
+pastrano a pipistrello e ad avvolgere il collo, le orecchie, la nuca
+nella fascia di lana.
+
+--Si trova da per tutto quest'accidente! io domando come si fa a non
+avere male di testa con quest'accidente!
+
+Lo prese con delicatezza, come fosse stata una macchina infernale,
+diabolica.
+
+--Un chilo e mezzo deve pesare!
+
+Era il cappello della signora.
+
+ * * * * *
+
+Alle ore undici, nel Grande Hôtel, il prof. Gian Franco Marchi parlava
+ancora con la signora Giraldi. La signora si veniva riallacciando
+l'abito con mano tremante. Era una cosa terribilmente piena di
+mortificazione per la signora: quell'uomo, il prof. Marchi, gelido,
+meccanico, irreprensibile nel vestito, aveva esercitato su di lei
+un'impressione di paura, di soggezione e di ammirazione insieme. Eppure
+quell'uomo aveva parlato sempre con una voce soavissima, musicale, con
+un bellissimo accento italiano: appena, appena una sfumatura di amabile
+ironia. Aveva trattato con la verecondia di un asceta, con la
+delicatezza di una suora di carità. Oh, nulla di brutale, come certi
+medici; e nulla nemmeno di manierato, di dolcificato come altri medici
+alla moda. La signora Giraldi ne aveva fatti passare ormai parecchi di
+medici, e invano! Ma era quella specie di gelidezza interiore ad ogni
+influsso di passione, che la soggiogava.
+
+La signora, nei preliminari della visita, aveva cercato, come soleva, di
+celiare un po'. Bella donna, elegante, donna di spirito, poteva
+concedersi questo privilegio. «Non so, come chiedere: Lei ha moglie,
+dottore? ha provato mai questi incomodi? ha avuto casi consimili?» Ma
+poi le si congelò la voce e si trovò paurosamente nello stato di materia
+inerte nelle mani del prof. Gian Franco Marchi.
+
+La signora si veniva, dunque, riallacciando. Le stanze dell'Hôtel
+scintillavano di lampadine elettriche, perchè il sole esisteva forse
+ancora, benchè vedendo la città fasciata tuttora dalla caligine del
+dicembre, se ne potesse dubitare.
+
+Il dottore aveva escluso in modo assoluto l'arteriosclerosi, il vizio
+valvolare, il diabete, l'appendicite, il verme solitario ed altri mali
+proposti dalla signora.
+
+--Isterismo allora, come dice mio marito?
+
+Il dottore fece un nobile gesto per allontanare questa parola,
+«isterismo» ed anche «marito».
+
+--Ma allora cos'è il male che io ho? Almeno sapere il male che io ho.
+Perchè io sono ammalata, vero?
+
+Il dottore si fece serio, terribilmente serio.
+
+--Non mi guardi così! no! Mi fa paura! Devo forse morire?
+
+Finalmente il dottore domandò con voce lenta:
+
+--La signora ha paura di morire?
+
+La signora impallidì...
+
+--Quando penso che anch'io dovrò, molto probabilmente, morire... Ah,
+no, signore! E lei ride?...
+
+--Sorrido, signora.
+
+--Agli Stati Uniti--disse la signora--i medici vietano assolutamente di
+pensare a morte, a disgrazie, a malattie; ma assolutamente. Ecco perchè
+le Americane sono sempre belle, allegre, piene di vitalità.
+
+--E invecchiare, signora, è anche questo un pensiero che la
+turba?--domandò ancora il dottore, senza tener conto dell'America.
+
+Un fremito scosse la signora:
+
+--Mi pare impossibile di dovere invecchiare! Ogni sera, a letto, mi
+viene questo pensiero; ed allora il cuore comincia a precipitare. Faccio
+la luce: prego,--noti bene, prego--mio marito di sentirmi il cuore. Si
+rifiuta! Un brutale, mio marito!
+
+--I mariti sono quasi sempre brutali--sentenziò gravemente il dottore.
+
+--Ah, ecco un medico che capisce!--esclamò la signora.
+
+--Lei, invece--proseguì il dottore--è di indole dolce, amabile, ma ha la
+sua personalità...
+
+--Il mio io... Certamente!
+
+--Ella vede, per esempio, suo marito che divora beato una bistecca,
+mentre lei non può digerire, e allora in un impeto di giustificabile
+rivolta, scaglia la tovaglia per terra...
+
+--Come fa a saperlo?
+
+--Il suo male, signora--disse blandamente il dottore, e proseguì:--Lei
+deve possedere una memoria di ferro e quindi deve ricordare, enumerare
+tutti i torti di suo marito. Questo elenco, fatto quasi ogni giorno,
+supponiamo, porta all'autosuggestione, all'esacerbazione della voce,
+agli atti--diremo così--incoscienti. Poi segue un abbattimento, nausee,
+palpiti, cefalee...
+
+--Ah, sì, mio marito è la causa di tutto!--esclamò la signora.--Oh, come
+capisce, dottore! Ecco, bisognerebbe che lui si sopprimesse.
+
+--È un consiglio che non so se vorrà accettare, ed intanto veda, osservi
+gli effetti di questa iperestesia del suo «io subcosciente».
+
+--Ha detto?...
+
+--Oh, non importa che lei impari il nome! Osservi gli effetti! La
+pupilla ha già acquistato una disposizione strabica; le corde laringee
+per lo sforzo abnorme della voce, stanno producendo le matasse del
+collo; il quinto paio nervoso stira le labbra fuori della linea normale
+e produce le così dette rughe; la digestione, resa impossibile, genera
+macchie, acni, rossori.
+
+--Orribile! Ma quale il rimedio?
+
+--La calma assoluta e perciò il silenzio, signora. L'assoluto silenzio.
+
+--Allora, abolito l'«io», la personalità, la volontà, la libertà, tutto
+... In politica, in morale, in arte, nell'economia della casa non dovrò
+più avere le mie idee?
+
+--Sì, signora. Ma noi ne modifichiamo semplicemente le manifestazioni.
+Per esempio, invece di dire: Il giornale! il giornale! il giornale! lei
+dice: Favorisci il giornale? Invece di ricordare i torti passati di suo
+marito, lei ricorda soltanto i torti presenti. Anzi, faccia di meglio:
+glieli presenti in iscritto. Invece di dire: Voglio andare a teatro, lei
+dice: Avresti voglia questa sera, amico mio, di condurmi a teatro?
+
+--Anche «amico mio?»
+
+--Ma sì! Dopo tutto lo fa per la sua salute. Invece di domandare al
+cameriere: C'è lui? lei domanda: Mio marito, oppure Giulio, Jacopo, come
+si chiama?
+
+--Marx... pur troppo!
+
+--Ebbene, lei chiede: Marx è in casa? Invece di dire: «Ah, lo hanno
+impiccato quell'infame di... Così dovrebbero fare anche di te!» Lei si
+limita alla prima frase. Quanto alla politica, non se ne preoccupi. Io,
+per esempio, non me ne occupo affatto.
+
+--Allora tutta grazia, tutta gentilezza con un rospaccio, con un
+istrice, con un orso, un villanaccio di quella sorta.
+
+--Ecco, veda, troppe parole! rospetto, villanello tutt'al più. Si guardi
+come subito le rughe tirano in giù il labbro. Che cosa è la vecchiezza?
+Sono gli anni? Mai più! Sono i nervi che subiscono una lenta,
+irreparabile alterazione.
+
+--Allora io dovrò essere una moglie come una di quelle che esistevano
+prima della proclamazione dei diritti della donna?
+
+--Ecco, lei provi: e pensi che lo fa per suo bene e non per riguardo al
+marito: ma silenzio, assoluto silenzio. E come cura, moto, aria aperta,
+passeggiate in campagna, alla buona. Lei dice: Marx, mi conduci a
+spasso?
+
+--Ma se non è buono di cogliere un fiore, di aiutare a passare un fosso...
+
+--Glielo insegni, signora. La donna in queste cose è nata maestra.
+
+Sommessamente intanto il paggetto dell'hôtel aveva avvertito che
+l'automobile era pronta. Pian piano, garbatamente, giù per le belle
+scale di marmo, l'illustre dottore accompagnò la signora sino al
+vestibolo, assicurando la più completa guarigione. Fuori rombava
+l'automobile.
+
+La signora estrasse la busta col denaro.
+
+--Sì, va bene--disse il dottore--ma faremo tutto un conto. Io devo
+ripassare fra un mese; e respinse la busta con gesto che non ammetteva
+replica.
+
+ * * * * *
+
+Alla stazione, sotto la tettoia, era un grigio che mal si vedeva
+d'intorno: le macchine vi immettevano getti di fumo come nell'ultimo
+atto della _Valchiria_. Il dottore, in piedi, presso il montatoio di una
+vettura a letto, pareva in attesa di qualcuno.
+
+Un uomo si precipitò.
+
+--Ebbene?
+
+--Niente di grave, caro Giraldi; vizio organico nessuno: si tratta di
+difetti funzionali dovuti a forme isteriche, tipiche, ma di cui io ne so
+quanto te. Bada però che il non sapere o il non trovare noi, così detti
+scienziati, la causa del male, non vuol dire esclusione del male: il
+male esiste, ricordatene!
+
+--Allora i più grandi oratori--disse il signor Giraldi--devono essere
+stati tutti degli isterici perchè l'eloquenza di mia moglie è senza
+limiti.
+
+--Lascia le facezie: anzi abolisci assolutamente con tua moglie ogni
+genere di facezia, di ironia, sopra tutto abolisci il silenzio; parlale
+molto, molto, di molte cose buone ed allegre. È donna, cioè un essere
+meravigliosamente fine e complesso, che noi altri uomini, occupati negli
+studi o negli affari, giudichiamo spesso con una semplicità di criteri
+che ci fa veramente torto. Tienti a mente questa cosa, caro Giraldi: tu
+essendo freddo, sgarbato con tua moglie, commetti il delitto medesimo
+che molti commettono essendo crudeli verso i bambini, così detti
+cattivi. Sono bambini infermi! E non dimenticarti anche questo: la donna
+è un'infante di cui possiamo avere bisogno supremo. Il nostro orgoglio
+maschile ci nasconde questa verità. Ma se tale sventura dovesse
+avvenire, tu baceresti piangendo quella mano che ora allontani da te.
+
+--Ma quella spaventosa eloquenza..., quella lingua che non tace mai!...
+
+--Credo di averla curata o, almeno, mi lusingo. Basta, tu me ne
+scriverai...
+
+In quel punto il diretto si mise in moto.
+
+--Dimenticavo una cosa--aggiunse il dottore sforzando la voce,--se la
+conduci a spasso in campagna, misura il tuo passo col suo e qualche
+volta prendila per la vita; e se di notte vuol farti sentire il suo
+cuore, e tu sentilo. Esiste realmente un po' di cardiopalmo.
+
+
+
+
+LA MORTE DI UN RE.
+
+
+Quando io avevo dieci anni, o giù di lì, giocavo coi re, e fu il solo
+tempo in cui vissi in dimestichezza con gente di gran paraggio. Li avea
+fatti io stesso di cartone e dipinti di rosso e di azzurro con elmo e
+spada. L'ho a mente quella stanzaccia a soffitta, diroccata, con un odor
+di topi. Là i miei re conducevano un'esistenza da fare invidia ai veri
+re della terra. Si cavavano tutte le voglie, i miei nobili re. Ma in
+fondo ero io che mi cavavo simbolicamente le mie: ed era certamente per
+questa specie di incantamento che io non mi stancavo mai dal giocare a
+quel giuoco silenzioso e calmo, ma pieno di terribili cose: giacchè
+vendicarsi, sterminare i nemici e farne strage, e poi riportarne il
+trionfo era il più grande de' miei piaceri.
+
+Allora non era convinto amico della Società per la Pace e gli istinti
+atavici parlavano potentemente in me: ma forse più che atavici erano
+malvagi istinti naturali, che troviamo in tutti i bambini.
+
+I miei di casa si meravigliavano come io potessi stare per ore ed ore
+con un pupazzo in una mano e un pupazzo nell'altra, e non capivano che
+era un re che parlava ad un altro re suo rivale, vinto, stretto in
+catene davanti a lui.
+
+Ma in simili casi la concione avrebbe potuto durare delle giornate,
+tanti erano gli argomenti che il trionfatore avea a sua disposizione per
+ischiacciare e vilipendere il vinto re! Io non ero malvagio, ma i miei
+re erano terribilmente feroci, e inesorabili. Quali diritti esercitavano
+mai!
+
+Un'altra cosa ricordo ancora, cioè che i miei re riposavano delle
+fatiche belligere in grandi e sontuosi pranzi, i quali corrispondevano a
+punto a quelli che non si facevano a casa mia, ma erano bensì nel mio
+desiderio. Sua maestà di cartone era un principe molto vendicativo, ma
+era anche un goloso eminente.
+
+ * * * * *
+
+Un bel giorno, non ricordo da chi nè come, mi venne regalato un piccolo
+falco; un falchetto.
+
+Ora quando venne il falco, i re furono messi in riposo, anzi furono
+dimenticati. La polvere cadde su di loro; lo scudiero non venne ad
+avvertire i nobili signori che già il sole era levato e illuminava la
+nera foresta sonora; e i palafreni bardati scalpitavano e i mastini
+odoravano la caccia.
+
+Il senso di profonda soddisfazione che mi invase al nuovo possesso,
+evidentemente doveva provenire da questo: cioè che ora possedevo un re
+autentico, non di cartone, ma vivo; un re dell'aria; un re anzi
+prepotente e crudele, ma che adesso si trovava sotto la mia
+giurisdizione assoluta, astretto in catene e sul quale io certamente
+avrei avuto finale vittoria. Era il medesimo giuoco che continuava,
+soltanto che la finzione aveva una parvenza di realtà.
+
+ * * * * *
+
+Li avea visti spesso nel cielo i falchi o, più esattamente, me li
+avevano indicati.
+
+Nel cielo lucido del mattino aveva visto certi uccelli che un più
+trionfal giro volgevano nel cielo: poi si libravano in alto e
+disparivano nella superba profondità dell'azzurro. Ne avea chiesto ai
+villani e quelli, sospendendo il placido lavoro della vanga:--Son
+falchi!--dicevano,--tutta l'aria ubbidisce a loro: quando ci sono quei
+signori lassù, non vedrai altri uccelli volare e cantare.
+
+Ora un falco stava in mia balìa e lo contemplavo con avida curiosità per
+iscoprire il segreto della sua potenza. Lo avrei pensato più grande,
+come un tacchino almeno o un pavone. Era un piccolo re, grosso come una
+colomba. «Sei un piccolo re!» gli dissi.
+
+Piccolino era infatti, liscio, grigio, con due zampe aduste come due
+ferri da calza; immobile, con la testa piatta ritirata fra le penne.
+Immobile come una mummia, supremamente indifferente alle mie ispezioni.
+
+--Dico a lei, signor falco, ha inteso? le ho detto che lei è un piccolo,
+anzi ridicolo re!--e siccome quegli pareva non tener conto alcuno delle
+mie parole, tanto mi accostai col dito che lo toccai. Non lo avessi mai
+fatto! Quel re disprezzava le parole, ma non ammetteva scherzi di mano.
+Fulminee vidi aprirsi due alacce smisurate che pareva impossibile
+dovessero star rinchiuse in quel piccolo corpo, e in pari tempo mi
+ritrassi con la mano ferita; il dosso della mano portava l'impronta di
+cinque scalfitture, dove il sangue segnò cinque tracce di avvertimento.
+Come ebbi a lungo contemplata la mia ferita, mi riaccostai al falco, ma
+con molta prudenza, e lo vidi con regale solennità immobile come prima:
+solo l'ala rientrava come da per sè quasi serpe che rimbuca, e quattro
+lunghi e sottili aghi adunchi si ritraevano nei loro alveoli.
+
+I suoi occhietti gialli, tondi, si movevano solo essi, e seguivano ogni
+mio gesto, come l'immagine nello specchio segue chi vi si affaccia, e
+col muover delle pupille si moveva un becco breve ma uncinato, di cui
+prima non mi era accorto, e dava alla fisionomia un aspetto grifagno.
+
+Compresi allora come il piccolo animale, uguale nell'aspetto agli altri
+uccelli, ne fosse diverso per certe qualità segrete che prima non avea
+sospettate.
+
+Pensieri di rappresaglia si agitavano nel mio cervello.--Io ti punirò
+di morte,--dissi con voce di giudice che sentenzia, ma la mia voce
+risonò a vuoto nello stanzone melanconico, ma era una voce dolce la mia:
+egli invece mi aveva colpito senza emettere un suono.
+
+Gli enumerai con persuasione tutti i suoi torti:--Voi siete un violento,
+un rapace, un masnadiero dell'aria, voi avete, signor falco, spogliato
+tanti nidi, lacerato e ucciso tanti innocenti augelletti i quali
+cantavano la gloria del Signore e provvedevano il vitto ai loro piccini!
+Gran perfidia fu la vostra, signor falco, ma ora siete in mia balìa e ne
+sconterete bene la colpa senza alcuna remissione o pietà.
+
+Così fermato il proposito della pena, dopo essermi assicurato che il
+falco era ben legato, corsi in cerca di un bastoncello e feci per
+colpirlo.
+
+Ma il falco stette: solo si contorse nell'atto superbo e magnifico con
+cui sogliono effigiarsi le aquile negli stemmi dei re e le pupille
+perforanti saettarono un senso:--Vile!
+
+Ed io non lo percossi.
+
+ * * * * *
+
+Come la mia piccola anima si mutasse, io non so. Ma ricordo che, dopo
+essermi aggirato due o tre volte per la stanzaccia, sentii nascere in
+me per il prigioniero una grande pietà e una viva ammirazione; ma sopra
+tutto un indistinto desiderio di farmelo amico, di allearmi a quella sua
+indomita fierezza, a quella sua forte malvagità.
+
+--Ti faccio grazia della vita per ora, e ti porterò da mangiare,--gli
+dissi.
+
+E con tale proponimento mi recai da un certo tale, esperto di cacce con
+l'archibugio e con le panie, e gli richiesi quale fosse il nutrimento
+dei falchi.
+
+--Cuore e fegato,--mi fu risposto.
+
+Cuore e fegato ebbe, e ben lo seppero i polli della cucina che in quel
+giorno vennero trovati privi delle interiora, con gran dispetto della
+fantesca e sorpresa del gatto--un onestissimo e moderatissimo gatto--che
+mi guardava con le sue fosforescenti pupille come a dire:--ecco un altro
+che usurpa il mio mestiere di rubare!
+
+Corsi in soffitta e presentando quella superba imbandigione, mi
+lusingavo di ottenere almeno un cenno di ringraziamento. Non fu così.
+
+Non si degnò nemmeno di chinarsi per toccare quei cibi.--Quando avrai
+fame mangerai e quando avrai sete berrai,--dissi allora.
+
+ * * * * *
+
+Era azzurro il cielo fuori della finestra; un cielo fondo, pieno di
+libertà e di silenzi. Ma il falco aveva abbassato sulle terribili
+pupille le due palpebre gialle e grinzose e rimaneva ritto, rigido. Lo
+contemplai: non un atto per istrappare la catena!
+
+Piano piano, me gli accostai.--Povero falco,--dissi,--vuoi la
+libertà?--e feci per lisciarlo.
+
+Fu, come prima, un istante: si voltò, si rabbuffò, le ali si spiegarono,
+le cortine delle pupille si alzarono e folgorarono le pupille. Questa
+volta la mia mano portava, oltre ad un'altra copia di solchi, uno
+strappo sanguinoso. Mi aveva ferito col becco, in modo che mi fece
+subito conoscere senza aiuto di storia naturale quale differenza
+interceda tra il becco degli uccelli di rapina e gli altri suoi pennuti
+fratelli. La notte dormii con la mano fasciata, e al mattino corsi su in
+soffitta a vedere che ne fosse del falco.
+
+Il falco non aveva mangiato; il cuore e il fegato imputridivano ai suoi
+piedi.
+
+--Tu vuoi morire, bestiola mia, se non mangi,--gli dissi, ma ogni mia
+esortazione cadde a vuoto. Le palpebre gli si chiudevano con una non so
+quale solennità e pareva ed era immobile. Molta tristezza vinse la mia
+piccola anima infantile e quel dì non giocai.
+
+Andai nell'orto a trovare dei lombrichi i quali strisciavano i loro
+umili anelli sulla terra; presi larve di insetti, bachi, piccole
+lucertole, che godevano sul muricciuolo il dolce sole, e fatto di questi
+innocenti animaluzzi un cibreo che giudicai appetitoso, lo offersi al
+mio falco. Non mangiò nemmeno allora.
+
+ * * * * *
+
+Al mattino seguente era ancora lì, rigido, fermo. Ne ebbi pietà e gli
+dissi:--Vedi che ti voglio bene e solo desidero che tu ti faccia buono e
+che noi diventiamo amici!
+
+Ma poi vedendo che non dava alcun segno, e meravigliandomi come potesse
+vivere senza cibo, ne ebbi alquanto sgomento.
+
+E l'Ave Maria del terzo giorno cantava melanconicamente nel vespero
+dall'alto di un campanile, quando il falco cadde di botto; le gambe
+sottili non sorressero più l'esile corpo, e l'esile corpo si era
+rovesciato all'improvviso. Corsi e con trepidanza paurosa lo toccai;
+strinsi sotto le piume quel piccolo corpo che non si scosse. Era morto.
+
+Egli, il re dell'aria, aveva vinto su di me.
+
+Allora mi accostai alla finestra col falco fra le mani e, alla luce che
+ancor pendeva nell'aria, a lungo cercai tra quelle penne di scoprire il
+segreto della sua ferocia, come fanno i bimbi che cercano nei balocchi
+infranti il segreto del loro moto; ma non ve lo trovai, e da allora ne
+ebbi grande tristezza.
+
+FINE DELLE NOVELLE.
+Estate 1912.--_Laus Deo_.
+
+
+ Nota del Trascrittore:
+
+ Le variazioni ortografiche sono state mantenute.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? ***
+
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+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
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+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
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+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
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+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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+ Che cosa è l'amore? by Alfredo Panzini -- a Project Gutenberg eBook
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+The Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini
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+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
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+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Che cosa è l'amore?
+
+Author: Alfredo Panzini
+
+Release Date: November 26, 2011 [EBook #38140]
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+Language: Italian
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? ***
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+
+Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the
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+(This file was produced from images generously made
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+<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1"></a></span></p>
+
+<h1>CHE COSA È L'AMORE?</h1>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2"></a></span></p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3"></a></span></p>
+
+<h1 class="u p6">CHE COSA È<br />
+L'AMORE?</h1>
+
+<p class="center u p2">Novelle di</p>
+
+<h3 class="u">ALFREDO PANZINI</h3>
+
+<div class="figcenter p4" style="width: 43px;">
+<img src="images/003.png" width="43" height="31" alt="logo" />
+</div>
+
+<p class="center p4">MILANO</p>
+
+<p class="center">Società Editoriale Italiana
+</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4"></a></span></p>
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+<hr class="r5" />
+<p class="center">Diritti letterari ed artistici riservati per tutti i paesi alla
+<span class="smcap">Società Editoriale Italiana&mdash;Milano</span></p>
+<hr class="r5" />
+<p class="center">Copyright 1912, by <span class="smcap">Società Editoriale Italiana</span>&mdash;Milano.
+</p>
+<hr class="r5" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5"></a></span></p>
+<p class="center p6 x-large b6"><b>A Titiritì</b></p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6"></a></span></p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7"></a></span></p>
+
+
+<h2 class="p6"><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2>
+
+
+<div class="center">
+<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary="table of contents">
+<tr><td align="right"><a href="#CHE_COSA_E_LAMORE">I.</a></td><td align="left">&mdash;Che cosa è l'amore?</td><td align="right">Pag.</td><td align="right">9</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#LE_OLIMPIADI">II.</a></td><td align="left">&mdash;Le olimpiadi e la signorina Olimpia</td><td align="right">»</td><td align="right">21</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO">III.</a></td><td align="left">&mdash;Abito nero e abito bianco</td><td align="right">»</td><td align="right">33</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA">IV.</a></td><td align="left">&mdash;Le mosche e la Polonia</td><td align="right">»</td><td align="right">47</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#LA_BUSECCA">V.</a></td><td align="left">&mdash;La busecca</td><td align="right">»</td><td align="right">59</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#AHI">VI.</a></td><td align="left">&mdash;Ahi, quel povero colonnello!</td><td align="right">»</td><td align="right">71</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#LA_BAMBOLA_FATALE">VII.</a></td><td align="left">&mdash;La bambola fatale</td><td align="right">»</td><td align="right">85</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#VUOI_SAPERE">VIII.</a></td><td align="left">&mdash;Vuoi sapere come ho fatto il milione?</td><td align="right">»</td><td align="right">97</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#UN_PICCOLO_BACIO_QUI">IX.</a></td><td align="left">&mdash;Un piccolo bacio, qui!</td><td align="right">»</td><td align="right">107</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#GIACOMINUS_GIACOMINI">X.</a></td><td align="left">&mdash;Giacominus Giacomini</td><td align="right">»</td><td align="right">119</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#COME_LA_LINGUA">XI.</a></td><td align="left">&mdash;Come la lingua della signora si calmò</td><td align="right">»</td><td align="right">133</td></tr>
+<tr><td align="right"><a href="#LA_MORTE_DI_UN_RE">XII.</a></td><td align="left">&mdash;La morte di un re</td><td align="right">»</td><td align="right">145</td></tr>
+</table></div>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8"></a></span></p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9"></a></span></p>
+
+
+<h2><a name="CHE_COSA_E_LAMORE" id="CHE_COSA_E_LAMORE"></a>CHE COSA È L'AMORE?</h2>
+
+
+<p>Il signor Aurelio, uomo di abitudini mentali alquanto
+filosofiche, e perciò mediocre accumulatore
+di denaro, viaggiava in uno scompartimento
+di terza classe.</p>
+
+<p>D'estate si viaggia meglio in terza classe che
+in prima, specialmente oggi che la democrazia
+ha attaccato dei carrozzoni belli e inverniciati di
+terza ai diretti, così che poveri e ricchi hanno la
+soddisfazione fraterna di trovarsi a breve distanza,
+trascinati dalla stessa forza; e più specialmente
+si viaggia bene in terza classe quando
+non si gode di nessun diritto a biglietti gratuiti,
+come era il caso del signor Aurelio.</p>
+
+<p>La campagna, verde e rosea, fuggiva davanti
+al finestrino, e quel movimento di tutte le cose
+suggeriva al signor Aurelio quest'idea peregrina:
+«tutto è mobile in questo mondo.» Ma poi considerando
+che gli oggetti si movevano soltanto
+nell'apparenza, meditò quest'altra idea, anche
+più peregrina: «tutto è stabile ed immobile in
+questo mondo. Dormi, Pina, Pinuccia bella! sì,
+il <i>lacu</i>...»</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span></p>
+
+<p>Il signor Aurelio non viaggiava solo, ma con
+una sua bambina, gracilina e bionda come l'oro.
+L'aveva posta a giacere sopra un cuscino: aveva
+steso un lenzuoletto candido per evitare il contatto
+coi microbi: ma la non voleva dormire. Oltre
+che gracilina, nervosa, eccitabile! Dio, che
+disgrazia essere nati da un padre di abitudini
+filosofiche!</p>
+
+<p>«Sì, cara, il <i>lacu</i>!» Ella aveva un suo linguaggio,
+tutto fatto di strane analogie, che lui
+solo, il padre, intendeva. Ogni corso d'acqua era
+<i>lacu</i>, cioè, lago. Ogni oggetto, fuori del finestrino,
+destava in lei enorme meraviglia. «Eppure un
+poco di ricchezza e di proprietà per queste povere
+creaturine, non è mica un delitto!» (Il signor
+Aurelio già pensava alle teorie collettiviste
+che oggi sono così in vista sull'orizzonte umano,
+e per le quali egli simpatizzava un giorno sì, e
+un altro giorno no).</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Cadeva il vespero; ed una grande città sfumava
+enorme, rossiccia, turrita in fondo al
+piano: il diretto vi si approssimava rapidamente.</p>
+
+<p>&mdash;Ci fermeremo qui&mdash;pensò il signor Aurelio
+dopo molte considerazioni.&mdash;Proseguire
+col treno della notte e col freddo che fa alla
+notte, non conviene.</p>
+
+<p>Lungo la notte fredda vegliano le bronchiti, le<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span>
+polmoniti, ed altre cose feroci che la Natura
+sparge e contro cui la sua povera mimma aveva
+le più limitate difese.</p>
+
+<p>Per tutte queste ragioni il signor Aurelio instituì
+questo bilancio, se era più dispendioso proseguire,
+mutando la terza in una seconda classe,
+o pernottare in un albergo molto pulito, quasi in
+un <i>hôtel</i>, non per sè&mdash;si intende&mdash;ma per la
+Pina; un <i>hôtel</i> dove i microbi fossero meno visibili.
+Vinse la scelta dell'<i>hôtel</i>, anche perchè si
+correva il rischio di trovare una seconda classe
+piena zeppa di gente, e allora la Pina? Non dobbiamo
+meravigliarci di questi dubbi, considerando
+che il signor Aurelio aveva per le altre
+questioni un colpo d'occhio fulmineo, ma per le
+piccole operazioni quotidiane era spesso impicciato
+in una maniera troppo vergognosa per un
+uomo della sua barba, della sua età.</p>
+
+<p>Scese, dunque, e si fece condurre in un albergo
+dove i camerieri hanno l'abitudine di portare
+la camicia bianca e si assicura che la biancheria
+del letto è di bucato. Il naso del signor
+Aurelio fece, tuttavia, parecchie esperienze.</p>
+
+<p>Disse il babbo alla sua mimma:</p>
+
+<p>&mdash;Una felice idea, adesso, Pina. Andiamo
+fuori di porta io e te. Troviamo un bel <i>restaurant</i>,
+e facciamo un bel pranzo.</p>
+
+<p>E richiamò alla Pina tutte le cose che le piacevano:
+latte, <i>purée</i>, pappa, e le fragole rosse,
+queste soltanto da vedere e da ammirare.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ah! sì!&mdash;faceva la Pina con gran serietà
+e convinzione.</p>
+
+<p>Ma poi, lavata che ebbe la sua mimma, un
+grave pensiero si affacciò alla mente del signor
+Aurelio: «Le metterò il berretto di lana o il cappellino
+di velo?» Il pomeriggio era tiepido, ma
+calato che fosse il sole, probabilmente l'aria si
+sarebbe fatta fredda. Dunque mise alla Pina il
+cappello di velo, e nella tasca si tenne la berretta
+di lana e sul braccio prese la mantellina
+di lei.</p>
+
+<p>Uscì: il corso era tutto elegante, fastoso, signorile,
+nella rossa luce del tramonto, che stendeva
+come un pulviscolo di porpora fra la gente,
+ed anche di microbi.</p>
+
+<p>«Oh, io prendo la mia Pina in braccio, e chi
+vuol guardare, guardi», così deliberò il signor
+Aurelio.</p>
+
+<p>Pensare che vent'anni addietro, quando lui abitava
+in quella città, da studente, si sarebbe messo
+a ridere vedendo un uomo con la barba come
+lui ora aveva, andare, a modo di una balia, con
+una mimma in braccio!</p>
+
+<p>Fece il corso. Giunse nella piazza dove erano
+i tram. Scelse un tram che conduceva verso la
+collina, fuori di porta. Si attraversò un altro
+gran corso, poi con diletto si vide che le case diradavano,
+ed i pioppi sorgevano verdi con un
+fremito già di frescura vespertina. Il tram correva
+oramai per la campagna, nella bianchezza<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>
+della via, tagliata netta, ai margini, dal verde
+dei campi. Il tram cominciò a salire verso i primi
+colli, e quando fu giunto ad un piccolo alberghetto
+o ristorante, quivi le rotaie finivano ed
+il tram si fermò.</p>
+
+<p>L'alberghetto era pulito, ed aveva una bella
+cucina. La padrona, in bel grembiale bianco vi
+troneggiava fra i fornelli e le casseruole, e due
+minuscoli garzoncelli, in berrettino bianco, la aiutavano
+a sbucciare pisellini e tagliare una gran
+spoglia gialla e grande come luna nascente.</p>
+
+<p>&mdash;Buona sera, signore&mdash;e&mdash;oh, che bella
+mimma&mdash;disse la padrona venendo incontro agli
+ospiti.&mdash;Vuol restare servito qua? o vuole invece
+andar di sopra, che c'è una bella terrazza?
+C'è pronta una minestrina di pasta battuta coi
+piselli che è una bontà, e dei maccheroncini che
+aspettano che l'acqua bolla: poi ci sono bistecche,
+costolette. Oh, vuole un mezzo pollastrino
+alla diavola? E da bere desidera vino o birra?</p>
+
+<p>Anche qui non era facile decidere: ma quanto
+alla terrazza, sì, fu deciso: per il resto avrebbe
+pensato poi, ma certamente, intanto, una minestrina
+minuta, e ben cotta per la mimma.</p>
+
+<p>&mdash;E il brodo leggero, leggero, quasi acqua,
+mi raccomando!</p>
+
+<p>&mdash;Per questo non dubiti, Signore&mdash;disse l'ostessa.</p>
+
+<p>Salì dove c'era la bella terrazza.</p>
+
+<p>Essa era rossa di gerani in gran fiore e pun<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span>teggiata
+di campanelle che già chiudevano i loro
+petali iridescenti. La sera imminente alitava la
+sua pace e la sua frescura, oramai, nell'aria
+calda del giorno.</p>
+
+<p>La Pina vide le belle tavole preparate, e fece
+un «oh» di felicità.</p>
+
+<p>&mdash;Guarda, nei campi, mimma&mdash;disse il babbo
+sollevandola&mdash;, ecco il grano. Esso è biondo oramai.
+Guarda sopra la collina quei bei draghi e
+serpenti grandi d'oro che vi si posano: le nuvole.
+Vedi come si rompono, come si snodano;
+dileguano, impallidiscono! E vedi tutti quei cipressi
+neri come una processione? Oh, ma quelli
+non li guardare!</p>
+
+<p>&mdash;Oh, la luna!&mdash;fece la mimma che aveva
+scoperto anche la luna, una falce pallida, pallida
+di luna nel cielo d'oriente.</p>
+
+<p>&mdash;Già, anche la luna: tutto tuo, mimma!</p>
+
+<p>&mdash;Oh sì, e la pappa...</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Parlavano forte il babbo e la fanciullina perchè
+nella terrazza non c'era alcuno.</p>
+
+<p>Ma no! Nella stanzetta che precedeva la terrazza,
+c'era un giovane: un elegante aitante
+giovane di primo pelo. Pareva solo: ma anche
+uno meno distratto del signor Aurelio, subito si
+sarebbe accorto che non era solo. Egli stava
+dritto e guardava i due nuovi venuti, mentre
+con una mano accarezzava una rotondità pro<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>vocante
+che terminava in due scarpette alte e
+lucide. Era una <i>grisette</i> graziosa, nascosta dalla
+figura del giovane ed appoggiata al davanzale.
+Si voltò: apparve un volto birichino di giovanetta,
+con un nasetto all'insù. Curva sul davanzale, la
+cara fanciulla si lasciava lisciare molto dilettosamente.</p>
+
+<p>«Anch'io, se ben mi ricordo, vent'anni fa
+devo aver fatto qualcosa di simile&mdash;pensò senza
+rancore il barbuto signore&mdash;e certamente era una
+cosa molto piacevole. Anzi si può affermare che
+le osterie suburbane sono una succursale del paradiso;
+ed un'ostessa che tiene pronte le tagliatelle
+e delle uova e delle bistecche, l'estate specialmente
+che fa gonfiare i papaveri, ella è una
+benemerita del genere umano; e tutte quelle buone
+cose da mangiare in due, fra il verde, rappresentano
+come degli zeri aggiunti all'esponente ben
+miserabile della felicità.»</p>
+
+<p>Queste cose pensò il signor Aurelio mentre la
+Pina contemplava nella sua innocenza un piccolo
+gnomo di terracotta, che la guardava dalla sua
+gran faccia di satiro ridente.</p>
+
+<p>«&mdash;La presenza delle terze persone&mdash;continuò
+il signor Aurelio&mdash;non è piacevole, e noi
+certo non siamo piacevoli e bene accetti a quei
+due innamorati».</p>
+
+<p>Per questa ragione, dopo aver disegnato sulle
+labbra un garbato sorriso, il signor Aurelio non
+esitò a parlare così:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Proseguano pure le loro occupazioni, come
+se noi non ci fossimo: la piccina, come ben vedono,
+è ancora innocente; e, per conto mio, ciò
+che non fa male alla piccina, non mi disturba
+affatto.</p>
+
+<p>Disse ciò da filosofo e insieme da persona educata:
+così come si suole dire per cortesia: «Seguiti,
+o signore, a fumare lo stesso! A me non
+disturba il fumo, anzi...»</p>
+
+<p>Probabilmente i due innamorati avrebbero seguitato
+a fumare, anche senza permesso.</p>
+
+<p>La ragazza sorrise, cioè distese in su le estremità
+delle rosse labbra e socchiuse i suoi grassi
+occhietti. Il giovane, invece, aggrottò le ciglia,
+e parve pensare se quelle parole contenevano l'offesa
+di una ironia. Ma no! Allora sorrise anche
+lui, e ringraziò.</p>
+
+<p>Poi si stabilì un certo scambio di parole fra
+le due coppie di commensali.</p>
+
+<p>Aspettando che il cameriere portasse in tavola,
+la ragazza fece conoscere meglio alla mimma
+quei gnomi di terracotta che ornavano la terrazza,
+in figura di vecchietti ridenti, barbuti ed
+incappucciati; e le spiegò che quei coboldi incappucciati
+non mangiano le bambine, nè buone nè
+cattive; ed infine le mostrò l'imagine sua di angeletta
+deformata nelle spere di vetro. Ciò fece
+molto ridere la mimma. E il signor Aurelio fu
+molto riconoscente alla graziosa <i>grisette</i>.</p>
+
+<p>Poi vennero i maccheroncini fumanti nel po<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>midoro
+nuovo e nel burro: venne la minestrina
+leggera per la mimma, ed allora ognuno badò
+ai fatti suoi.</p>
+
+<p>Ma poi accesa la sigaretta, lui e anche lei, lui,
+il bel giovane, disse al signor Aurelio:</p>
+
+<p>&mdash;Eppure, veda, caro signore, vi sono dei
+brontoloni, specie certi vecchi barbogi e puritani,
+che in una sala di albergo si scandalizzano se
+trovano una coppia, così come noi, <i>tête-à-tête</i>,
+che fa all'amore. È invidia. Creda, tutto invidia.</p>
+
+<p>&mdash;Certo è invidia, invidia dormente&mdash;rispose
+l'uomo filosofico.&mdash;Io però non la provo affatto.
+Io provo un altro ben diverso sentimento quando
+vedo due giovani, come voi due, avidi,... avidi
+di confondere il loro essere in un essere solo.</p>
+
+<p>&mdash;Mi piace la frase&mdash;disse il giovane.&mdash;Ma
+tu, Argia, non ne hai capito niente, vero?</p>
+
+<p>L'Argia sosteneva che aveva capito benissimo,
+e poi, disse:</p>
+
+<p>&mdash;Il sentimento, mi dica il sentimento che lei,
+signore, prova quando vede due giovani che si
+vogliono bene.</p>
+
+<p>L'uomo filosofico meditò e poi disse:</p>
+
+<p>&mdash;Oh, una gran cosa, sublime e terribile!
+Veda, signorina, comunemente il pubblico, quando
+osserva due amanti camminare su e giù per i
+luoghi solitari; o, a tavola, negli alberghi, come
+può essere qui, li vede alternare un boccone e
+un sospiro; e lasciare in pace la bistecca per
+appiccicarsi per mano; e fare sbocciare piccoli<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span>
+baci dalle labbra socchiuse, ebbene allora il pubblico
+grossolano crede e giudica che ciò sia cosa
+immorale. Ma niente affatto...</p>
+
+<p>&mdash;Ma sicuro...&mdash;disse l'Argia con molta approvazione.</p>
+
+<p>&mdash;Adagio: la mi lasci finire, signorina. Per me
+i due innamorati non sono due che si divertono;
+ma due meschinelli, due inconsapevoli lavoratori
+e servi di quella grande autocrate che
+si chiama Natura, i quali, poveretti, ubbidiscono
+a certe leggi che impone questa fatal Natura. A
+me è accaduto lo stesso come accade a voi. Ho
+amato, ho baciato e poi..., e poi e poi è nata
+quella lì. Allora ho sentito la mia giovinezza
+morire, ed ho sentito che la mia vita non aveva
+più altro ufficio che quello di difendere questo
+piccolo debole fiore delle mie carni.</p>
+
+<p>L'uomo filosofico prese la Pina sulle ginocchia
+e la guardò con grandi occhi, umidi e dolci; e
+domandò:</p>
+
+<p>&mdash;Lei non ha mai pensato a queste cose, signorina?</p>
+
+<p>La graziosa Argia questa volta non rise.</p>
+
+<p>Ma il giovane, recingendo alla sua bella amica
+il fianco, disse:</p>
+
+<p>&mdash;Lei deve essere filosofo, caro signore. Ma
+in verità ella è troppo filosofo, e perciò non è
+più filosofo. Anch'io sono filosofo e come studente
+di medicina, è quasi un dovere essere tale. Certamente
+io convengo che la natura imponga queste<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>
+leggi. Ma il nostro dovere di uomini civili è di
+non pigliarlo sul serio il codice semi-barbaro della
+natura. Frodarle fin dove si può queste leggi!
+Questo sì è il segreto della vita!</p>
+
+<p>&mdash;E se non si può?&mdash;richiese il signore.</p>
+
+<p>&mdash;Se non si può&mdash;disse in tono di suprema
+rassegnazione il giovane,&mdash;si è dei deboli, cioè
+bisogna accettare di essere infelici. Ecco tutto. Ma
+bisogna potere! Pensi, caro signore: non abbiamo
+mica noi, nascendo, approvato, firmato e sottoscritto
+il contratto feroce che la Natura ci ha imposto!
+È lei che ce lo ha imposto. Chi non lo sa?
+È una delle prime nozioni di fisiologia: <i>alla natura
+brutale niente importa di noi, ma la conservazione
+di noi come specie</i>. Invece a me importa
+moltissimo di me e niente affatto della conservazione
+della specie. Io perciò come persona intelligente,
+mi ribello ai decreti imperiali della natura,
+o quanto meno cerco di raccogliere le rose
+e buttare via le spine. L'Argia, quest'amabile
+fanciulla, possiede anche lei un'intelligenza filosofica
+istintiva e condivide queste mie idee; e
+perciò tutti e due facciamo un amore facile, piacevole,
+direi così, sportivo; e molti giovani fanno
+come noi, e fanno saviamente. E lei che mi risponde
+ora, caro signore?</p>
+
+<p>L'uomo chinò il capo.</p>
+
+<p>&mdash;Lei è destinato ad essere più felice di me,
+e perciò a vivere di più&mdash;disse e guardò a lungo
+la sua piccola Pina.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p>
+
+<p>Poi sospirando aggiunse:</p>
+
+<p>&mdash;Tutto il mio mondo è qui, in questi quattordici
+chili di carne! Qui stanno tutte le leggi
+della vita, per me!</p>
+
+<p>Era sera oramai.</p>
+
+<p>Mise alla Pina la berretta di lana e la mantellina.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Altre coppie intanto dall'amore «sportivo» cominciavano
+ad occupare rumorosamente qua e là
+i tavoli. Col nascere delle tenebre cominciava la
+giornata gaia del piacere per gli amanti più saggi.
+Per lui si chiudeva.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Ricondusse la Pina all'albergo, voltò la chiave
+della luce elettrica, e la bella stanza si illuminò
+di bianchezza con gran piacere della Pina.</p>
+
+<p>Il signor Aurelio le tolse poi le vestine, e la
+mise sotto le coltri; dicendole che stesse buona e
+dormisse.</p>
+
+<p>Ella dormiva. E lui guardava con occhi di infinita
+domanda quella strana imagine che era sopra
+il letto: Maria Vergine, vestita di azzurro,
+con gli occhi in su, sopra un arco di stelle!</p>
+
+<p>&mdash;Quella lì&mdash;mormorò il signor Aurelio&mdash;è
+destinata a correggere i tremendi decreti di Dio
+o della Natura. Ma che ne sai tu, povera imagine?</p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="LE_OLIMPIADI" id="LE_OLIMPIADI"></a>LE OLIMPIADI
+E LA SIGNORINA OLIMPIA.</h2>
+
+<p>&mdash;Lei faccia i suoi libri e vada via!&mdash;scoppiò
+a dire il signor professore contro di me.&mdash;E
+via subito, subito, subito. Fuori da quest'aula!</p>
+
+<p>E la mia giovinezza fu tutt'ad un tratto investita,
+assalita da quell'uomo congestionato in faccia,
+che mi respingeva con parole di minaccia,
+coi gesti, con la persona, finchè l'uscio della
+scuola fu ribattuto contro di me.</p>
+
+<p>E ancora sento e vedo lo stupore e il silenzio
+dei miei compagni. Ma che misfatto mai avevo
+commesso? Quale malefizio avevo mai perpetrato
+contro quell'uomo? Quale lebbra era apparsa in
+me, giovinetto, per essere espulso a quel modo?</p>
+
+<p>Io mi trovai solo, nella strada, coi miei libri
+di greco: le tempie che mi martellavano, il pensiero
+che non si fissava più se non in un'unica
+idea: la licenza liceale perduta, il mio avvenire
+distrutto, il mio povero babbo... E allora cominciai
+a lagrimare.</p>
+
+<p>E così lagrimando mi accorsi che non ero più<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span>
+tra le vie tumultuose della città; ma seduto su
+di una banchetta solitaria dei giardini pubblici,
+e sopra di me i tronchi protesi e neri di un'antica
+pianta si aprivano pudicamente, meravigliosamente
+con le loro infinite gemme di petali rosa,
+e più sopra ancora splendeva l'azzurro del
+cielo.</p>
+
+<p>Era il dolce maggio.</p>
+
+<p>Ma quale misfatto avevo io commesso?</p>
+
+<p>Lo dirò candidamente ora che la tranquillità
+è ritornata nel mio spirito, e molto tempo è trascorso.</p>
+
+<p>Io avevo allora diciotto anni ed ero un buon
+scolaro di greco e di latino. Ero ossequiente alla
+mitologia greca, credevo alle virtù dei Greci e dei
+Romani. Credevo, senza che il mio pensiero
+avesse sino allora sollevato alcun dubbio, in Giove
+Tonante, nei Titani, nelle Muse, nelle regole di
+grammatica e di retorica. Ero, insomma, un bravo
+figliuolo, un buon figliuolo, ed anche un gentile
+ingenuo figliuolo.</p>
+
+<p>Ma il vero è che in quel giorno io avevo inconsapevolmente
+offeso il mio professore di greco in
+ciò che di più delicato e sensibile ha l'uomo, cioè
+nella sua vanità.</p>
+
+<p>Ma quale colpa ne avevo io se ignoravo nella
+mia candida anima l'esistenza di questo punto
+vulnerabile nell'epidermide coriacea dell'uomo?
+Se lo studio delle virtù greche e romane mi avevano
+quasi instillato la convinzione che dire la<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span>
+verità fosse il miglior modo di mettere in pratica
+quelle illustri virtù?</p>
+
+<p>Dunque in quel giorno si spiegava un passo di
+autore greco e vi si trattava delle Olimpiadi. Io
+sostenevo che le Olimpiadi erano uno spazio di
+quattro anni nel complicato Calendario dei Greci;
+il professore sosteneva che esso era di cinque
+anni. E certo io avevo più ragione di lui! Ma poi
+la disputa si inacerbì e, non so come, mi vennero
+fuori queste vere ma infelici parole, cioè che anche
+i professori di greco si preparano sulle versioni
+letterali dal greco.</p>
+
+<p>Non l'avessi mai detto!</p>
+
+<p>Quel maestro di umanità perdette d'un tratto
+ogni sua umanità, divenne furente e mi scacciò,
+come ho detto.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Dunque io lagrimavo silenziosamente sulla banchetta
+dei giardini pubblici, sotto quella dolce
+fiorita di rose, e un cantare lontano di uccelletti
+pareva come aiutasse le timide gemme a sbocciare.</p>
+
+<p>Allora mi accorsi di non essere solo sulla banchetta.</p>
+
+<p>Una giovane donna sedeva presso di me.</p>
+
+<p>Io fino a quel giorno avevo conosciuto, anzi
+avevo combattuto con i tre generi, maschile, femminile
+e neutro; ma ignoravo che cosa fosse quel<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>l'essere
+delizioso e perfidamente saggio che è la
+femmina.</p>
+
+<p>Era bella? era elegante colei che sedeva presso
+di me? Io ben sentivo il languore di due grandi
+pupille nere che sempre più si venivano scostando
+da un fine libro e si posavano, quasi avvolgendomi,
+sulla mia giovinezza lagrimante.</p>
+
+<p>Alla fine udii una voce pietosa e quasi materna
+che mi rivolse queste parole:</p>
+
+<p>&mdash;Perchè piange, se è lecito domandare?</p>
+
+<p>Così cominciammo a parlare, ed io raccontai
+tutta la mia disavventura, dalla questione delle
+Olimpiadi a quell'espulsione feroce, la prima
+grande sventura della mia vita.</p>
+
+<p>Ella ascoltava. Un grazioso sorriso di meraviglia
+e di pietà balenava sulle sue labbra. Il volto,
+un po' chinato, mi si faceva sempre più da
+presso: un volto pallido, ambrato, fine, strano,
+delimitato da un velo nero che si inarcava sulla
+fronte: perchè all'infuori di quel volto bianco,
+di due nude bianche mani, tutto era nero: tutta
+chiusa ella era in una veste nera. Ma non ne
+emanava alcun fantasma di morte o di lutto; ma
+come un profumo esotico e forte.</p>
+
+<p>A quel profumo anzi io sentivo sobbalzare l'anima
+mia stranamente, e quasi sbocciare come
+sbocciavano le gemme della pianta che si allargava
+sopra il mio capo. E ciò mi dava un senso
+di nuovo piacere, che nasceva dal mio dolore.</p>
+
+<p>Diceva ella ogni tanto:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Oh, che roba! Che orrore! <i>Pauvre enfant!</i></p>
+
+<p>Poi con volubilità che quasi mi offese, mi pregò
+che le spiegassi quella storia delle Olimpiadi.</p>
+
+<p>Che cosa le potevano interessare le Olimpiadi?</p>
+
+<p>&mdash;Così&mdash;disse con un sorriso ambiguo&mdash;, è
+perchè anch'io mi chiamo Olimpia.</p>
+
+<p>Allora io cominciai a raccontare.</p>
+
+<p>&mdash;Ella deve sapere, signora&mdash;dissi&mdash;che
+nell'anno 776 avanti Cristo, cioè 23 anni prima
+del 753, anno della fondazione di Roma...</p>
+
+<p>A queste mie parole la signora strabiliò, e
+inarcò le grandi ciglia.</p>
+
+<p>&mdash;E lei, così giovane,&mdash;disse&mdash;deve ricordare
+tutte le cose dai secoli delle Olimpiadi sino
+ad oggi? Ma se io non ricordo più nemmeno quello
+che è avvenuto ieri! <i>Ah, pauvre enfant!</i></p>
+
+<p>E mi guardò con intensa pietà.</p>
+
+<p>Io andai avanti e le spiegai tutta la storia dei
+giuochi Olimpici: cominciando da quel re briccone
+di Enomao, che sfidava alla corsa dei cocchi
+tutti i pretendenti alla mano della bella sua
+figlia Ippodamia,&mdash;ma siccome l'asse dei cocchi
+era di cera, veda, signora, così tutti cadevano
+vinti.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, che birbante!&mdash;disse la signora Olimpia.&mdash;Ma
+oggi sarebbe squalificato quel signore!</p>
+
+<p>&mdash;Ma un bel giorno&mdash;proseguii&mdash;nella terra
+Apia arrivò Pelope, figlio di Tantalo.&mdash;La storia
+di Pelope e dei suoi cavalli fatati interessò moltissimo
+la signora, specialmente quando imparò<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span>
+la sua vittoria su Enomao, il suo sposalizio con
+Ippodamia.&mdash;E da queste nozze poi nacque
+Atreo, che fu padre di Agamennone e di Menelao.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, guarda&mdash;disse la signora Olimpia, e
+sorrise in modo che mi sconcertò.</p>
+
+<p>&mdash;Ho detto qualche sciocchezza forse, signora?</p>
+
+<p>&mdash;Ma niente del tutto&mdash;e rideva gaiamente.</p>
+
+<p>Ma poi si fece seria e mi domandò:</p>
+
+<p>&mdash;E lei deve sapere tutte queste cose?</p>
+
+<p>&mdash;Ah sì, e altre ancora.</p>
+
+<p>La signora si strinse le tempie con le mani,
+come fosse stata colta da un accesso improvviso
+di emicrania.</p>
+
+<p>Domandò:</p>
+
+<p>&mdash;E cosa prendono di paga i vostri professori,
+che insegnano tutte queste cose?</p>
+
+<p>&mdash;Due o tremila lire, credo, signora.</p>
+
+<p>&mdash;All'anno?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, signora, all'anno.</p>
+
+<p>La signora parve sbalordire.</p>
+
+<p>&mdash;E anche lei, se volesse fare il professore,
+prenderebbe lo stesso?</p>
+
+<p>&mdash;Così credo&mdash;risposi.</p>
+
+<p>I grandi occhi della signora Olimpia espressero
+una grande pietà.</p>
+
+<p>Disse:</p>
+
+<p>&mdash;Ma se io ne spendo quasi altrettanto per le
+calze...!</p>
+
+<p>Allora stupii io:</p>
+
+<p>&mdash;Per le calze, signora?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Sì, calze e accessori&mdash;si affrettò correggendo.
+Ma poi parve pentita delle sue parole.</p>
+
+<p>Domandò di vedere i miei libri greci: li girò in
+alto, in basso come una cosa nuova.</p>
+
+<p>Dissi io allora:</p>
+
+<p>&mdash;Anche lei leggeva, signora.</p>
+
+<p>&mdash;Ah, il mio libro non si può vedere: e sigillò
+il libro, posando sulla busta di cuoio la mano.</p>
+
+<p>Io non insistetti e tacqui.</p>
+
+<p>Ma dopo un poco mutò pensiero.&mdash;Guardi&mdash;mi
+disse audacemente.</p>
+
+<p>Guardai. Era un libro francese, un romanzo.
+Non lo avevo mai letto; ma il titolo non mi era
+nuovo. Poi ricordai. Ricordai che un giorno mio
+padre, parlando con un magistrato di quel libro,
+aveva detto: «Finchè non riuscirete a togliere
+dalla circolazione questo genere di libri, le vostre
+leggi non rappresenteranno che un'ipocrisia
+sociale di più».</p>
+
+<p>&mdash;Non ha letto mai questo libro?</p>
+
+<p>Io arrossii grandemente.</p>
+
+<p>Per me? per lei arrossii che leggeva quel deplorevole
+libro? Non so: mi sentivo un gran calore
+nelle vene.</p>
+
+<p>&mdash;Davvero non l'avete mai letto?&mdash;chiese socchiudendo
+maliziosamente le sue grandi pupille.</p>
+
+<p>&mdash;Davvero!&mdash;e arrossivo anche di più.</p>
+
+<p>Mutò discorso.</p>
+
+<p>&mdash;Dunque il vostro caso è disperato?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, signora.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ma io non credo&mdash;disse ad un tratto assumendo
+un'aria ben strana di serietà.&mdash;Anzi
+è un affare rimediabile. Dunque il greco, voi dite,
+è molto difficile. E deve essere così! E voi assicurate
+che anche i professori si aiutano con le
+traduzioni?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, signora, con le traduzioni letterali dal francese.
+Io non dico che tutti i professori facciano
+così, ma il mio fa così.</p>
+
+<p>&mdash;E voi gliel'avete detto?</p>
+
+<p>&mdash;Pur troppo, signora&mdash;sospirai&mdash;, e magari
+potessi rimediare al malfatto!</p>
+
+<p>&mdash;Semplice&mdash;disse.&mdash;Carta, penna e calamaio.
+Vi detto io.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Ora io non ricordo più come avvenne, ma so
+per certo che per trovare carta, penna e calamaio,
+io salii con lei, da lei, nel suo appartamento.</p>
+
+<p>Venne ad aprire una cameriera. Non ricordo
+l'appartamento. Mi parve strano e diverso da
+quello di casa mia. Perchè diverso, non so.</p>
+
+<p>La camera da letto dove mi introdusse, era
+misteriosamente elegante, con un lettuccio piccolo,
+grazioso, tutto a trine.</p>
+
+<p>Ma non conservo percezioni nette; soltanto ricordo
+che un brivido morboso si veniva impadronendo
+di me, mentre ella con calma esacerbante
+si toglieva, allo specchio, tutti quegli strani
+armamenti della testa.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span></p>
+
+<p>Mi pareva che qualcosa di inusitato, di enorme
+dovesse fra poco succedere.</p>
+
+<p>&mdash;Ma sapete&mdash;disse&mdash;che l'abito nero dà
+un bel caldo! Deve essere caldo, oggi.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, caldo!&mdash;dissi, e ricordai non so quanti
+gradi di temperatura.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, anche di più!&mdash;disse ridendo.&mdash;Permettete?</p>
+
+<p>Uscì. Rimasi solo. Rientrò poco dopo. Era
+uscita dalla guaina nera: era tutta vestita di
+una gran veste rosea. Mi parve più magnifica.
+Stupii come sotto quelle maniche dell'abito nero
+ci fossero state nascoste due braccia così bianche!
+Ebbi l'impressione di una energia occulta
+e deliziosa in quelle braccia nude.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, che cattiveria, che cattiveria, che cattiveria&mdash;disse
+ridendo e venendomi sempre più
+vicino, quasi rasente&mdash;tormentare col greco e
+con tutti quei libracci un povero bambino!&mdash;e
+così dicendo crollava la testa, e si appressava
+di più.</p>
+
+<p>&mdash;Povero bamboccione&mdash;disse d'un tratto,
+e mi prese con le due mani adunche per i
+capelli ed accostò il mio volto alle sue grosse
+labbra.</p>
+
+<p>Io impallidii. Ella parve godere del mio pallore.
+Non parlava più.</p>
+
+<p>Probabilmente la mia faccia era diventata una
+mela o una pesca di luglio: una pesca sugosa e
+fresca che ben si morde.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>&mdash;Ora, ragazzo, <i>s'il te plait</i>, torniamo alle
+Olimpiadi e al tuo professore&mdash;disse.</p>
+
+<p>A me parve come di essere desto dal sogno in
+cui il Veglio della Montagna immergeva coloro
+che gli dovevano essere devoti sino alla morte.</p>
+
+<p>Io non ne volevo più sapere nè di Olimpiadi,
+nè di scuole.</p>
+
+<p>&mdash;Voi siete ben goloso, <i>mon petit</i>. Torniamo
+alle Olimpiadi.</p>
+
+<p>In quell'ampia vestaglia ella si era rannicchiata
+in fondo ad una poltroncina.</p>
+
+<p>&mdash;Mettetevi lì, e buono. Già bisognerà fare
+così!&mdash;Prese un tavolino e lo collocò fra la sua
+persona e la mia a guisa di bastione.&mdash;Posso
+offrirvi?</p>
+
+<p>Mi porse una sigaretta: ne accese una per sè.</p>
+
+<p>Devo confessare che la mia mente era così annebbiata
+che se colei mi avesse detto: «manda i
+padrini al tuo professore, e battiti a duello», io
+avrei trovato il consiglio naturalissimo.</p>
+
+<p>Invece il suo consiglio fu molto savio e rivelò
+molto acume. Aggrottò le ciglia e disse:</p>
+
+<p>&mdash;Tu capirai che lui dovrà pensarci due volte
+prima di formulare l'atto di accusa contro di te.
+In fondo è un atto di accusa contro di sè.</p>
+
+<p>&mdash;To', è vero!</p>
+
+<p>&mdash;Ma non basta: la sua rabbia è appunto in
+relazione alla impossibilità in cui l'hai messo di
+punirti...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;To', è vero! Ma può vendicarsi&mdash;aggiunsi.</p>
+
+<p>&mdash;Perfettamente. Ma tu prendi dal «secrétaire»
+carta e busta e scrivi. Scrivi: detto io.
+No, quel foglio lì.&mdash;Guardai il foglio. Vi era
+impresso in azzurro, «Olympie».</p>
+
+<p>Oh, Olimpia, dolce pingue nome! Tutto azzurro,
+tutto fresco come la grande acqua del mare.</p>
+
+<p>&mdash;Su, andiamo, scrivi! Eri così «savio»
+poco fa.</p>
+
+<p>Io scrissi: «Signor Professore, in un momento
+di vera aberrazione mentale ho osato formulare
+contro di lei un'accusa che tanto più mi tormenta
+di rimorso quanto più riconosco la sua dottrina
+e il suo sapere. Come posso rimediare se non
+facendo piena dichiarazione della mia colpa e
+supplicandola di volermi perdonare?»</p>
+
+<p>&mdash;È tutta una bugia&mdash;dissi.</p>
+
+<p>&mdash;E la bugia si trova dentro la vita o fuori
+della vita?&mdash;mi chiese l'adorabile Olimpia.</p>
+
+<p>È vero: la menzogna è nella vita. E allora
+perchè soffrire per combattere quello che è nella
+vita, che è la vita?</p>
+
+<p>Guardò l'orologio.</p>
+
+<p>&mdash;Presto, pòrtala subito al tuo professore.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>O me, miserabile! Mi feci quasi scacciare da
+quella stanza da cui non volevo più uscire.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Il giorno dopo il professore annunziò la mia
+lettera alla scolaresca; la lesse anzi; poi pronunciò
+un discorso di elogio alla mia persona. Ma
+io rimasi molto indifferente.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Dopo due mesi ero in possesso della licenza,
+ma senza troppo studiare. Me ne era andata via
+la voglia di studiare. Mio padre forse se ne accorse,
+specialmente quando gli manifestai la intenzione
+di darmi a tutt'altri studi che quelli
+classici.</p>
+
+<p>Abbandonai le Olimpiadi per sempre e tutti i
+secoli di cultura classica prima di Cristo e tutti
+quelli dopo Cristo, fino ai tempi nostri.</p>
+
+<p>Bisogna conquistare la vita, e non servire ai
+morti.</p>
+
+<p>E se i Greci avessero dovuto studiare il greco,
+e i Romani studiare il latino, quei due popoli non
+sarebbero stati i grandi popoli che furono.</p>
+
+<p>Di questa semplice verità io devo la conoscenza
+alla signorina Olimpia, artista di caffè-concerto
+e stella di prima grandezza.</p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO" id="ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO"></a>ABITO NERO ED ABITO BIANCO.</h2>
+
+<p>&mdash;Ecco, veda, io non domando di far carriera:
+io domando, prima che questa barba diventi grigia,
+di poter respirare un poco d'aria igienica.</p>
+
+<p>E il signor Foresti mi presentava sul dorso
+della mano, dall'alto della sua statura atletica,
+la sua barba, dove il grigio già minacciava una
+invasione generale: ed io credo che fosse questo
+grigio, in aumento, combinato con la speranza,
+sempre più in diminuzione, di potere respirare
+«un poco d'aria igienica», che rendeva il signor
+Foresti piuttosto irritabile, anzi molto irritabile,
+nel suo ufficio di capo-stazione della piccola stazione
+di S... Egli era capace di avvertire dal suo
+buco di distribuzione dei biglietti: «Questa bottega
+è diversa dalle altre: meno avventori vengono,
+più piacere mi fanno!»; era capace di
+dire, percorrendo il treno con le braccia aperte
+e con un sorriso tremendamente ironico: «Ma
+quei baci, ma quei saluti, ma se li distribuiscano
+prima!» Capace, nella spedizione delle merci, di
+attaccarsi a tutti i rampini di quei regolamenti
+che odiava di un odio così profondo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span></p>
+
+<p>Un orco! La più docile ed umile pasta di questo
+mondo: tanto è vero che non aveva fatto carriera.
+Certo, in quei momenti, era bene non avvicinarlo,
+non parlargli.</p>
+
+<p>Ma io avevo trovato un mezzo per esasperarlo
+in modo soave ed atroce. Chiudevo le pupille
+dolcemente, dicevo con voce sentimentale:</p>
+
+<p>&mdash;Ecco qui il suo piccolo giardino, i garofani,
+l'insalata; ecco la sua piccola stazione, beata
+come un eremo, baciata dal primo raggio del
+sole e salutata dalle rondini... Ah, se io fossi
+come lei, capo-stazione, come lo terrei coltivato,
+inaffiato, fiorito, il piccolo giardino: e come ci
+farei una capannetta per leggere, per istudiare...</p>
+
+<p>&mdash;Badi bene come parla, sa! Non si prenda
+mica giuoco di me!...</p>
+
+<p>&mdash;Scusi, capo, io dico sul serio. Per me, costretto
+a vivere in una grande città, questa vita
+idillica sarebbe l'ideale... Lei qui, intanto, è padrone
+assoluto...</p>
+
+<p>In verità, in verità, era un reclusorio quella
+piccola stazione: e lui, il capo, un coatto, costretto
+a vivere fra un disco al nord e un disco
+al sud; giacchè l'amministrazione lo aveva bensì
+elevato al grado di signore assoluto, essendo egli,
+bigliettaio, spedizioniere, telegrafista; ma non
+aveva chi lo sostituisse o lo aiutasse fuorchè uno
+scambista e un facchino.</p>
+
+<p>&mdash;Quanto ai libri da leggere, eccoli qui!&mdash;e
+prese un ammasso enorme di libri e carte. Io<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span>
+temetti che me li scaraventasse sulla testa: si
+accontentò di accatastarmeli davanti: erano regolamenti,
+circolari, istruzioni.</p>
+
+<p>&mdash;Questa è la mia letteratura!&mdash;Aveva gli
+occhi feroci.&mdash;Creda&mdash;mi diceva poi acquietandosi
+con la subitaneità della sua indole buona&mdash;io
+odio questo sole, io odio quest'aria balsamica;
+io, democratico, considero questa sudicia
+umanità di campagna come una razza inferiore.
+Persino le donne, capisce lei? persino le donne
+non mi sembrano donne!</p>
+
+<p>L'aria balsamica, l'aria igienica pel signor
+capo era quella che si respira nel fondo di quei
+pozzi grigi che sono le vie, le piazze di una
+grande città.</p>
+
+<p>«Ah, a mezzanotte&mdash;sospirava&mdash;un teatro
+illuminato! per le vie lucide dei tram lucidi! uomini
+col colletto pulito, donne all'ultima moda;
+donne autentiche, lavate; <i>bars</i>, <i>buvettes</i>, scintillanti
+di luce elettrica, vetrine messe con gusto:
+lavorare sì anche, ma almeno potere un'ora al
+giorno sedere entro un caffè, godere lo spettacolo
+dell'umanità che passa davanti al vostro tavolino,
+al vostro calice di birra autentica! Macchè
+sole, macchè mare, macchè alberi, fiori, verdura,
+insalata, garofani!»</p>
+
+<p>Oh, allora sì, il signor capo si sarebbe «arrangiata»
+la barba che oramai diventava grigia, ed
+avrebbe speso allegramente il capitale esuberante
+della salute che rifioriva nel suo corpo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span></p>
+
+<p>Da anni ed anni tempestava la direzione per
+un trasferimento in una città grande: era lì, rimaneva
+lì, e non aveva più altra speranza che
+quella di ammalarsi sul serio e poter ottenere
+un congedo.</p>
+
+<p>Ma come fare ad ammalarsi? In quella piccola
+stazione dall'aria balsamica, la gente ci veniva
+per salute all'estate, ed egli aveva la soddisfazione
+di vedere bensì in quel tempo aumentato
+il suo lavoro, ma senza potere avere la consolazione
+di ammalarsi.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Una mattina di luglio, una ben calda e serena
+mattina, io presenziavo l'arrivo di un piccolo
+treno, che usurpa il nome di diretto.</p>
+
+<p>Il signor Capo, tra spedizione merci e spedizione
+viaggiatori, ne aveva sino oltre al berretto
+paonazzo. Tempo di villeggiatura per la restante
+umanità! Un piccolo rossore alla fronte, un parlar
+secco allo sportello dei biglietti, un saluto
+glaciale a me, mi avevano fatto capire che quella
+mattina la caldaia cerebrale del signor Capo era
+in uno stato di ebollizione pericolosa.</p>
+
+<p>Il treno si era appena fermato che un piccolo
+signore, da uno scompartimento di prima classe,
+si era affrettato a chiamare:</p>
+
+<p>&mdash;Aprite, presto, presto!&mdash;Poi si era calato
+da sè, come se la carrozza fosse in fiamme: ma
+un po' impediva il ventre che sporgeva dagli svolazzi<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>
+di un giacchetto di <i>orléans</i> nero; un poco
+era colpa delle gambine esili, che non riuscivano
+a toccare il predellino.&mdash;Dove sono i carabinieri?
+i due carabinieri regolamentari?</p>
+
+<p>Le guardie del treno, la gente si affollò subito
+d'intorno a quel signore, invocante l'intervento
+di quegli uomini neri e rossi, i quali, benchè siano
+da alcuni considerati come un arcaismo nella società
+moderna, tuttavia costituiscono la più visibile
+manifestazione della giustizia umana. Essi
+però erano assenti.</p>
+
+<p>&mdash;Ma non si faccia compatire; ma non faccia
+ridere il pubblico&mdash;gli gridava dal treno, come
+dall'alto di una tribuna, un giovane signore, tutto
+vestito di bianco che pareva un sorbetto vanigliato.</p>
+
+<p>&mdash;Lei ha violato la mia personalità! Quel signore
+ha violato la mia personalità!&mdash;denunciava
+il piccolo signore nero con gli occhi fuori
+dalla testa, con una voce così irosa, che guai
+per l'elegante giovinotto se il vecchiotto avesse
+avuto il resto del suo fisico così bellicoso come
+la voce.</p>
+
+<p>Un professionista del furto nei treni? Mai più!
+L'elegantissimo giovane scese anche lui per dare
+spiegazione al pubblico che si affollava.</p>
+
+<p>Semplicemente uno che voleva chiuso il finestrino.
+Invece il vecchio signore lo voleva aperto.</p>
+
+<p>&mdash;Soffro d'asma!&mdash;diceva, e questo era evidente,
+chè pareva minacciato da una congestione.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;E se soffre d'asma? Io non posso mica sacrificare
+il mio vestito e il mio panama (il panama
+che il giovane aveva in testa era veramente
+bellissimo ed immacolato) alla sua asma!</p>
+
+<p>Così si riaccese la disputa lì sul marciapiede,
+con l'intervento giuridico dei signori ferrovieri e
+dei signori viaggiatori. La questione giuridica sui
+finestrini aperti o chiusi fu dibattuta con quell'entusiasmo
+del tutto italico per le questioni bizantine.
+«Esiste un articolo del regolamento...!»
+«Non esiste niente, invece! Chi è immediatamente
+vicino al finestrino, è padrone del medesimo».
+«Sì, ma i finestrini laterali sono piombati. Esiste
+solo il finestrino di mezzo. Quello di mezzo è collettivo!»
+«Ma nel caso specifico erano due soli
+nello scompartimento e perciò non si poteva invocare
+l'appello alla collettività.» «Esisteva però
+sotto la vecchia Mediterranea un articolo che
+dava diritto di chiudere dalla parte del vento!»
+«Ma oggi la Mediterranea è scomparsa: non esiste
+che lo Stato.» «Le ferrovie di Stato hanno
+creato un subbisso di regolamenti: ma nessuna
+regola specifica oggi esiste in relazione ai finestrini
+aperti o chiusi.»</p>
+
+<p>L'elegantissimo giovane con calma imperturbabile
+dimostrava la assoluta inferiorità delle ferrovie
+di Stato italiane, rispetto alle ferrovie
+estere. «Chi ha viaggiato all'estero, sa che nei
+vagoni-<i>salons</i> è diffusa l'abitudine di tenere chiusi
+i finestrini in qualunque stagione; e se quel si<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span>gnore
+non sa fare a viaggiare...» «Io non so
+fare a viaggiare? È il mio mestiere viaggiare...&mdash;fremeva
+il vecchio signore.&mdash;Del resto, qui
+è unicamente questione di essere gentiluomini o
+mascalzoni».</p>
+
+<p>&mdash;Be'&mdash;disse il capo-stazione intervenendo&mdash;a
+che punto siamo? Sciocchezze, sciocchezze!
+Capo-treno, dia la partenza.</p>
+
+<p>&mdash;Io rimango&mdash;disse il vecchio, immobile,
+lì, coi suoi occhietti irosi fissi sull'avversario.</p>
+
+<p>&mdash;Io parto&mdash;disse il giovane, arrampicandosi,
+ma con la testa rivolta all'avversario.&mdash;Del
+resto, sa, se vuole riparazione...</p>
+
+<p>Squillò la cornetta; e il treno si mosse; e il
+vecchio signore già emetteva, con tutto il suo
+fiato disponibile: «Prepotente!», quando l'elegante
+giovane signore fu colto da un fremito di
+spavento. Che era accaduto?</p>
+
+<p>Il suo abito candido, il suo cappello splendido
+non erano più bianchi che davanti.</p>
+
+<p>L'uomo era diventato bicromatico.</p>
+
+<p>Durante la sosta e la disputa, la macchina,
+seccata, aveva fumato vigorosamente, e tutto il
+fumo aveva investito in modo irreparabile l'abito
+bianco.</p>
+
+<p>Non era il giovane signore più presentabile alla
+prossima stazione balnearia, dove era diretto e
+dove probabilmente gli stava a cuore di giungere
+perfettamente candido.</p>
+
+<p>Già il treno era in moto, ed egli, aperto lo<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span>
+sportello, era balzato a terra con la sua valigetta.</p>
+
+<p>Il vecchio signore, all'improvvisa discesa del
+suo avversario, galoppò, come potè veloce, nella
+sala d'aspetto. Senonchè il giovane non lo inseguì.
+Affrontò alteramente il capo-stazione Foresti,
+dicendo:</p>
+
+<p>&mdash;Favorisca presentarmi il libro dei Reclami.</p>
+
+<p>&mdash;Cosa vuol reclamare?&mdash;domandò il Capo,
+con un certo fare un po' bonario, un po' canzonatorio
+all'aspetto bicromatico del signore.&mdash;Io
+piuttosto potrei reclamare contro di lei che è
+sceso dal treno in moto.</p>
+
+<p>&mdash;La sua macchina mi ha rovinato!&mdash;esclamò
+il giovane con voce esasperata.</p>
+
+<p>Il capo-stazione lo guardò: le sue labbra sorrisero,
+tutta la barba sorrise.</p>
+
+<p>&mdash;Infatti&mdash;disse&mdash;è un pochino sudicio.</p>
+
+<p>&mdash;E lo dice in questo tono?</p>
+
+<p>&mdash;Pretende forse che mi metta a piangere?</p>
+
+<p>&mdash;Pretendo che lei faccia il suo dovere. Intendo
+elevare formale reclamo contro la sua
+macchina, intendo domandare risarcimento del
+danno subìto... Esiste un articolo del regolamento
+ferroviario che vieta alle macchine di
+fare fumo...</p>
+
+<p>&mdash;Infatti&mdash;disse il signor Capo&mdash;articolo
+decimo, paragrafo sesto delle <i>Istruzioni pel servizio
+dei macchinisti e fuochisti</i>: <i>«i macchinisti
+devono astenersi da qualsiasi operazione che possa<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span>
+produrre fumo, o, comunque, riuscire molesta od
+incomoda ai viaggiatori, come...»</i></p>
+
+<p>&mdash;Perfettamente, e allora perchè lei rifiuta di
+accogliere il mio reclamo?</p>
+
+<p>&mdash;Perchè è stupido&mdash;disse il capo-stazione
+accendendo in tutta pace una sigaretta.</p>
+
+<p>&mdash;Ma chi, stupido?</p>
+
+<p>&mdash;Il reclamo, il regolamento, la causa per il
+risarcimento dei danni... Il mondo è pieno di
+cose stupide...</p>
+
+<p>&mdash;Ma io le posso citare&mdash;disse il giovane signore
+eccitandosi visibilmente&mdash;il caso del barone
+Y..., segretario dell'ambasciata germanica,
+mio buon amico, che fece causa ed ottenne un
+risarcimento dignitoso dallo Stato perchè una
+macchina aveva, come nel caso mio, rovinato una
+<i>toilette</i> della sua signora...</p>
+
+<p>&mdash;Ma cosa vuole che me ne importi del suo
+barone, della <i>toilette</i> di quella signora? Bella novità
+che lo Stato paga! Non paga mica, però,
+chi dovrebbe essere pagato! Oh, vada a farsi benedire
+e favorisca di lasciarmi libero...</p>
+
+<p>Il giovane signore, invece, gli sbarrò il passo
+e con voce insolente esclamò:</p>
+
+<p>&mdash;E chi crede di essere lei? Un tirapiedi del
+Governo, forse?</p>
+
+<p>La parola «tirapiedi» ebbe la virtù di trasformare
+il signor Foresti.</p>
+
+<p>&mdash;Le pare che io abbia una faccia di tirapiedi?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span></p>
+
+<p>Si era drizzato sulla persona, aveva buttato
+via la sigaretta.</p>
+
+<p>&mdash;Tirapiedi del Governo,&mdash;confermò il giovane
+signore andandogli col viso contro il viso&mdash;la
+metterò io a posto!</p>
+
+<p>&mdash;Ma non lo dica neanche per ridere!...&mdash;e
+proferendo queste parole, distese quella sua
+larga mano, prese tutto il disgraziato signore per
+l'abito e con violenza inaudita lo tirò a sè; poi lo
+allontanò usando del braccio come fosse stato
+un'asta di stantuffo; quindi lo proiettò sconciamente
+lontano.</p>
+
+<p>Per sua mala sorte lì presso c'era un carretto
+delle merci, e il giovane vi urtò in malo modo,
+cadendo.</p>
+
+<p>Sanguinava.</p>
+
+<p>Il facchino accorse e lo rizzò a stento.</p>
+
+<p>Fu condotto al pozzo: rimase lì un po', fra un
+secchio d'acqua e un asciugamano.</p>
+
+<p>&mdash;La caserma dei carabinieri? dov'è la caserma
+dei carabinieri?&mdash;domandava angosciosamente.</p>
+
+<p>Gli fu indicata. Due chilometri di distanza.</p>
+
+<p>Il signor Capo, intanto, aveva riaccesa la sigaretta:
+andava fra un disco e l'altro: la sua galera.</p>
+
+<p>&mdash;Ci rivedremo in tribunale!&mdash;gli disse il
+gentiluomo salendo in una carrozzella.</p>
+
+<p>Il Capo non voltò nemmeno la testa. Ma vide
+me che attendevo, e allora, un po' ridendo, un
+po' fremendo:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Bel mestiere il capo-stazione!&mdash;disse.</p>
+
+<p>&mdash;Bravo Capo! Bel colpo! Ma lei ha una
+forza...</p>
+
+<p>&mdash;Da facchino, caro. Doveva vedermi dieci
+anni fa! Povero giovane, mi dispiace, ma che
+vuole? Ho perso il lume degli occhi. Mi poteva
+dire tutte le brutte parole che voleva: è un corollario
+del mestiere: non ci bado più. Andò proprio
+a trovare quella parola <i>tirapiedi</i>. Io tirapiedi
+del Governo! Io che per dire a tutti, superiori
+e inferiori, quello che va detto, ho fatto
+questa bella carriera dopo venti anni di servizio!
+Adesso il meno che mi possa capitare è una sospensione.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Ma non fu propriamente così.</p>
+
+<p>Mezz'ora dopo, il signor Capo stava consumando
+la sua modesta colazione fra un treno e
+l'altro, in una piccola osteria, vicina al disco,
+quando precipitò nella stanzetta quel signore vestito
+di nero. Il suo aspetto era esilarante, luccicante:
+saltellava sulle piccole gambe.</p>
+
+<p>&mdash;Ah, finalmente la ritrovo! Ma dove è il signor
+Capo, quell'egregio signor Capo, quel grande
+uomo del signor Capo? ho chiesto e mi hanno
+indicato qui. Permetta che io stringa quella valorosa
+mano! Lei è la perla dei funzionari dello
+Stato!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Grazie&mdash;disse il signor Capo, Foresti&mdash;è
+la prima volta che mi sento fare un simile elogio.
+Peccato che lei non sia un ispettore dello Stato.</p>
+
+<p>Il piccolo signore sorrideva con aria olimpica;
+volle nelle sue piccole mani prendere la grossa
+mano del signor Foresti; la voltò, la rivoltò, la
+esaminò.</p>
+
+<p>&mdash;Una mano simile&mdash;disse con profonda convinzione&mdash;vale
+tutto un codice di legislazione
+sociale. Pensi che questa mano mi ha risparmiato
+un mezzo accidente. Io schiattavo dalla bile. Pensi
+che in treno quel prepotente si è permesso di
+fermarmi il braccio che voleva tirare il campanello
+di allarme: il suo vestito bianco gli premeva
+più della mia soffocazione! Io voglio proporre
+per una ricompensa quell'egregio macchinista che
+alimentava così vigorosamente il fuoco, che usava
+con tanta opportunità il soffiante... Ma lei, lei
+poi come ha risposto bene, che dignità, che correttezza!
+Oh, se tutti i funzionari dello Stato sentissero
+la responsabilità del proprio ufficio; considerassero
+lo Stato come, come dire? come la
+rocca Capitolina delle istituzioni sociali, e non
+come la vacca da mungere...! Ma che cosa posso
+fare io per lei? Mi esprima un suo desiderio, io
+sarei ben lieto, ben onorato...</p>
+
+<p>Il signor Capo aveva smesso di levare la pelle
+a certe infami fette di mortadella e fissava il suo
+interlocutore. Il suo aspetto era molto autorevole.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Oh, io&mdash;disse quell'incognito autorevole
+signore&mdash;proporrò per prima cosa tutto un regolamento
+sull'uso dei finestrini: infatti la legislazione
+delle ferrovie dello Stato è muta a questo
+proposito. E lei, scusi, mi viene un'idea splendida,
+possederebbe per caso una qualche laurea
+in legge? No? Peccato! Io la proponevo subito all'Ufficio
+centrale per le contestazioni legali...</p>
+
+<p>&mdash;Ma scusi&mdash;fece molto turbato il capostazione
+Foresti&mdash;lei chi è?</p>
+
+<p>&mdash;Chi sono? Ah, sì, chi sono?&mdash;e trasse e
+presentò al capo-stazione il suo biglietto da visita:
+<i>Cav. Comm. X. Y.&mdash;Ispettore capo delle
+Ferrovie dello Stato.</i></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>E fu così che il signor capo-stazione Foresti fu
+trasferito in una grande città, dove potè respirare
+l'aria balsamica dei grandi corsi, l'aria igienica
+dei teatri scintillanti, dei caffè-concerto;
+dove i suoi occhi poterono contemplare delle donne
+pulite, autentiche, all'ultima moda; dove potè
+consumare tutto il suo capitale di salute prima
+che la barba diventasse totalmente grigia.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA" id="LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA"></a>LE MOSCHE E LA POLONIA.</h2>
+
+
+<p>Non mi accusate di essere positivista, scettico
+o come meglio vi piace chiamarmi. Io, alla vostra
+età&mdash;parlavo con un giovane amico&mdash;ero
+terribilmente romantico ed idealista. Combattere
+per la infelice Polonia era il mio sogno...</p>
+
+<p>&mdash;Non per il Proletariato?</p>
+
+<p>&mdash;No, mio giovane amico; allora non era ancora
+di moda quella cosa che voi dite.</p>
+
+<p>&mdash;Non c'era il Socialismo ai vostri tempi?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, c'era; ma era&mdash;come dire?&mdash;ancora
+a balia: un grosso, tozzo marmocchio di una voracità
+incredibile che lasciava indovinare uno sviluppo
+prodigioso: un po' bruttino, sia espresso
+col dovuto rispetto, ma marmocchio ancora, come
+vi dicevo. Ah, morire con una palla in fronte e
+il sole polacco davanti agli occhi, centuplicava
+l'ebbrezza della mia gioventù! La mia gioventù è
+fiorita agli ultimi bagliori del Romanticismo. Ma
+anche senza Romanticismo, sta il fatto che pei
+giovani la Morte spesso si presenta come una
+forma eroica di Vita. Se la natura non ci usasse
+questo lugubre scherzo, le guerre sarebbero finite<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span>
+da un pezzo! Ma io non voglio tediarvi con la
+filosofia. Vi dirò, dunque, che allora vi erano
+comitati per la Polonia, conferenziere polacche,
+come oggi vi sono le suffragette. Sapete chi mi
+ha guarito della mia malattia romantica? Le
+mosche!</p>
+
+<p>&mdash;Le mosche?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, come ho il piacere di dirvi: se non c'erano
+le mosche, io sarei rimasto&mdash;forse&mdash;ancora
+romantico ed idealista, e non avrei fatto la
+discreta carriera politica che voi, bontà vostra,
+esaltavate poco fa. Quel lurido e petulante animale
+mi ha inoculato il <i>virus</i> del positivismo.
+Una reazione, quasi fulminea, è sopravvenuta, ed
+improvvisamente la mia vita ha deviato come un
+treno, a cui lo scambista toglie, con un colpo
+di leva, la direzione: dà un sobbalzo e poi fila,
+precipita verso nord invece che verso sud. Vi può
+interessare?</p>
+
+<p>Il mio giovane amico rispose gentilmente:</p>
+
+<p>&mdash;Moltissimo.</p>
+
+<p>Io allora gli offersi una sedia, una sigaretta
+e, richiamando alla memoria cose antiche, proseguii.
+Alla vostra età io amavo una signora polacca,
+di Varsavia, anzi di <i>Varsovì</i>, come ella
+diceva in un suo gergo, mescolato di polacco, di
+francese e di italiano.</p>
+
+<p>&mdash;Ci siamo col solito amore!&mdash;disse l'amico.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, benedetto Iddio, questo dovreste saperlo:
+senza l'amore e senza la donna non esi<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>sterebbe
+nè romanticismo, nè positivismo, nè lirica,
+nè epopea, e tutto questo benchè la donna
+sia un fenomeno triste. Ricordate la conclusione
+dei Nibelunghi?</p>
+
+<p>&mdash;Nemmeno per sogno.</p>
+
+<p>&mdash;È un'espressione notevole. I Nibelunghi terminano
+con queste parole: «perchè l'amore porta
+in fine disgrazia».</p>
+
+<p>&mdash;Era questa vostra signora una conferenziera
+Pro-Polonia?</p>
+
+<p>&mdash;Mai più. In che lingua doveva conferire?
+Era una splendida, lattea, placida creatura bionda,
+di quel biondo tenero come di spiga non baciata
+bene dal sole; anzi vi dirò che quella bellezza
+nordica aveva così conquistato il mio animo
+che non soltanto il color bruno ardente delle bellezze
+nazionali, ma lo stesso color falbo delle
+nostre donne, mi pareva un'imperfezione di natura.
+Ella era inoltre così squisitamente monda
+e detersa che dalle sue carni lattee io sentivo
+esalare un perpetuo profumo di pervinca e di
+mughetto; e gli occhi suoi grandi, quasi squarciati,
+di un azzurro dolcissimo, sotto due archi
+di ciglia perfetti ed evanescenti, mi immergevano
+nello stupore di un sogno, da cui uscivo talora
+fremente e con queste terribili domande: «E
+come finirà questo amore? Come farò io a palesarle
+il mio affetto? E palesato pur anche il mio
+amore, dopo che avverrà?»</p>
+
+<p>&mdash;Allora un amore ideale...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Altro che ideale, romantico, vi dico: anzi
+nessuna dichiarazione d'amore era avvenuta. Ella
+era donna per bene, madre di due graziosi bambini
+a cui io facevo da bambinaio, perchè la servetta
+era una smemorata, un'arfasatta, come sovente
+sono nei nostri paesi.</p>
+
+<p>Suo marito, uomo di molti affari, viaggiava
+per l'Europa, ed aveva lasciata la sua signora
+a curarsi in una piccola, modesta stazione balnearia,
+dove ella aveva preso a pigione una villetta
+solinga presso il mare, e dove io l'avevo,
+naturalmente, seguita. Permettete che continui la
+descrizione: Il suo mento era di un ovale perfetto
+e la sua piccola bocca, a cuore, era la sola cosa
+rosea in quel volto. Il naso, quello sì, era poco
+perfetto: un piccolo nasetto rivolto in su, ma vi
+dirò: i nasi aquilini e forti delle nostre donne,
+con sopra le dense corrusche ciglia nere, spesso
+congiunte, che sono così caratteristiche fra noi,
+mi spiacevano tanto al confronto che mi chiamavano
+in mente il becco delle civette e le ciglia
+dei bachi da seta.</p>
+
+<p>&mdash;Parlavate della Polonia?</p>
+
+<p>&mdash;Mai più: ella era una donna placida, come
+vi dissi, e si parlava di cose placide: delle mie
+cacce, dei bagni, di cose da mangiare, tanto più
+che io la aiutavo nelle compere presso gli avidi
+e zotici nostri rivenditori, che avevano, anche
+allora, l'abitudine di mettere sugli stranieri una
+tassa di soggiorno mediante un sovrapprezzo sui<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span>
+commestibili. Del resto, la cucina italiana le gradiva
+moltissimo, e se ne parlava. I <i>pròcoli</i> (broccoli)
+fritti le piacevano assai. I nostri vini leggeri,
+razzanti, erano una deliziosa <i>pìpita</i> (bibita).
+Sospirava Napoli dove era stata parecchio tempo.
+<i>A Naple semper trovate tante buone gente</i>. Ma le
+pizze di Napoli la turbavano, al ricordo.</p>
+
+<p>Ella mi affidava il suo <i>portmonè</i> (portamonete),
+e andavamo coi bimbi a far la spesa. Si comperava
+la <i>pulpa</i> di manzo per fare il <i>buglione</i>
+(brodo); e trasaliva di gioia con tutta la chioma
+flava, come una fanciullina, quando vedeva nei
+panieri: <i>Keste pikkel cose fini fini</i> (queste piccole
+cose fine fine), le <i>ziligi</i> (ciliege).</p>
+
+<p>&mdash;Dio, come era volgare!</p>
+
+<p>&mdash;Tutto è relativo; e poi a quel tempo non
+era di moda l'estetica. Vi ho detto che era placida,
+ma aveva anche lei i suoi momenti di lagrime
+e di commozione: per esempio quando il
+marito la avvertiva che lui non poteva tornare,
+perchè era chiamato per affari a Parigi. Lambiva
+con le belle mani i suoi piccini: «<i>Povres
+enfants! Kante</i> (quando) un <i>ome</i> (uomo) promette,
+deve <i>mantenire</i>» (mantenere). E diceva ciò assai
+gravemente.</p>
+
+<p>Aveva molti scatti di sdegno contro la fanticella
+<i>très-laide</i>, e peggio: chè, spesso di giorno,
+spesso anche di notte, era trovata assente, sotto
+il pretesto delle danze campestri al lume della
+luna. Le diceva sempre: <i>Vergognati gli occhi fuori<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>
+della testa!</i> Doveva essere una espressione polacca.</p>
+
+<p>Per conforto io dovevo cantare.</p>
+
+<p>&mdash;Voi cantavate?</p>
+
+<p>&mdash;Certo, come italiano io avevo il dovere di
+sapere cantare e cantare canzoni napoletane.&mdash;Canta,
+bell'italiano!&mdash;diceva.</p>
+
+<p>&mdash;Anche «bello» vi diceva?</p>
+
+<p>Era nient'altro che un epiteto ornativo: tutto
+ciò che era in Italia godeva di questo aggettivo,
+eccezione fatta dei bottegai. Povera e buona signora!
+Del resto io ero assai bello, nè mi vergogno,
+oggi, di dirlo: bello di quella bellezza maschile,
+forte, che io non so se l'esotismo della
+moda, oppure il positivismo hanno fatto perdere
+a voialtri, giovani moderni. Concedetemi la divagazione:
+voi moderni siete brutti: la virtù fisica
+maschile è appena sostenuta oggi dagli
+ufficiali; e quelle signore che oggi sono così fiere
+propagandiste dell'antimilitarismo, dovranno
+creare, forse, un militarismo pacifico ed artificiale
+in omaggio alla bellezza virile. Ma sapete
+che siete ben goffi, ben menci coi vostri abiti razionali?
+Noi, romantici, eravamo belli. Alto io
+ero, nerboruto, con due calzoni assaettati, stretti
+sì che i muscoli delle cosce guizzavano: voi oggi
+portate le gonnelle, non i calzoni, e qual meraviglia
+se le donne vogliono adottare i calzoni?
+Portavo io, allora, coturni da cacciatore, feltro
+grigio, giacca stretta al busto e così cantavo,<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>
+come potevo, ed ella diceva: <i>Canta, canta, mio
+core mi fa male! tanto dispecere col core malato!</i></p>
+
+<p>Ma il cuore, malato veramente, era il mio.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Avevo cantato tutta quella mattina stringendo
+appena la sua pallida mano, odorante di giunchiglia,
+fresca della sua primavera. Avevo mangiato
+un boccone all'osteria; mi ero chiuso nella
+mia stanza. Era un giorno ardente, e il sudore,
+con la passione, grondava dalla mia fronte. Come
+concludere quell'amore? Rapirla, e poi? E dove
+andare? Come vivere? E quei figli? Sappiate che
+io ero povero, allora. Volli almeno, qualunque
+fosse stato il nostro destino, che ella sapesse almeno
+tutto il mio amore. Non ci saremmo, forse,
+mai più riveduti, ma del mio amore ella doveva
+avere notizia certa e memoria perpetua.</p>
+
+<p>Per tutto questo, benchè mi paresse cosa disonesta
+ed audace rivolgere dirette e vere parole
+d'amore a donna che apparteneva ad altro
+uomo, pure la passione vinse e scrissi. Timidezze
+dei venti anni!</p>
+
+<p>Suo marito, forse&mdash;io pensavo&mdash;mi avrebbe
+ucciso. Ebbene? Non ero già io disposto a dar la
+vita per la Polonia? Guardai per la misera stanza
+d'albergo: non c'era calamaio nè penna, istrumenti
+poco usati nelle locande campestri, anche
+oggi che siamo così evoluti. E poi, che calamaio,
+che penna! Trassi il coltello, mi denudai il brac<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>cio,
+vi immersi la punta della lama. Più profondamente
+premetti che non fosse necessario; ed un
+forte rivoletto di sangue, del mio sangue, rutilò.
+Lo contemplai con occhi sbarrati: scendeva giù
+per l'avambraccio, scuro, e si veniva grumando
+nella mano. Poi che l'ebbi deterso alquanto,
+scrissi col mio sangue. Che cosa scrissi? Non ve
+lo saprei ripetere. Poche parole, ma parole di
+sangue; ma degne di essere scritte col sangue.
+Poi mi si appannò la vista; mi parve che un'aria,
+quasi gelida, asciugasse il sudore della fronte.
+Un gran languore mi colse. Caddi riverso sul
+letto, e mi addormentai profondamente.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Cadeva il vespero quando i miei occhi si riapersero.
+I bagliori sanguigni del tramonto sereno
+entravano nella stanzetta muta. Mi ricordai. Balzai
+per prendere il foglio dove avevo consegnato
+al mio sangue la confessione del mio amore.</p>
+
+<p>Il foglio era scomparso!</p>
+
+<p>V'erano bensì sul pavimento due o tre fogli
+del mio taccuino, ma quello con la lettera era
+scomparso.</p>
+
+<p>Qualcosa di terribile balenò allora nel mio cervello.
+Io non vi ho detto di alcune gelosie che
+nutrivo in segreto per la bellissima donna. Ella
+ne era del tutto innocente: ma un barbuto signore
+del luogo, assai prepotente e ricco, e di
+sospetti costumi, troppo spesso e troppo da vi<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span>cino,
+e con aria troppo beffarda soleva passare
+presso di noi, lungo la spiaggia del mare. Io vi
+assicuro che più volte ero stato preso da un impeto
+folle di affrontarlo, e soltanto per riguardo
+alla dama me ne era trattenuto, per timore che
+egli beffardamente mi dicesse: «E lei chi è? che
+c'entra?» Ora il sospetto che colui, o altri per
+lui, avesse, durante il mio sonno, fatto rapire il
+foglio, mi si presentò come cosa certa, per effetto
+dell'immaginare mio fallace; tanto più che l'uscio
+della stanza era rimasto aperto. Misi in tasca il
+coltello, stavo per lanciarmi fuori, quando rassettando
+rapidamente le cose mie e raccogliendo
+quei fogli sparsi, m'avvidi con stupore profondo
+di una cosa non sospettata.</p>
+
+<p>Ecco: durante il mio sonno, le mosche avevano
+fatto colazione con la mia lettera. Avevano
+mangiato col sangue le mie parole d'amore.</p>
+
+<p>Il foglio non era stato rapito; era stato succhiato
+dalle mosche. Ecco perchè esso era tornato
+bianco come prima. Quali pensieri mi germogliarono
+in mente, non vi saprei dire: ma ricordo
+che guardai le molte mosche appollaiate
+sui vetri: esse parevano godere di una eccellente
+digestione. La mia idealità era stata divorata
+dalle mosche!</p>
+
+<p>Allora avvenne quel disorientamento nel mio
+spirito di cui vi parlavo in principio; o se vi
+pare, un nuovo orientamento.</p>
+
+<p>&mdash;Avete rifatta la lettera con l'inchiostro?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Nè con l'inchiostro, nè col sangue: avevo
+trovato la soluzione semplice, naturale del problema
+che mi tormentava. Il violino dell'oste faceva
+già <i>zin-zin</i> e un contrabbasso faceva <i>zun-zun</i>:
+le danze sotto l'imminente luna erano cominciate.</p>
+
+<p>Attesi: Quando fu notte alta, vidi fra le ballerine
+apparire la servetta della mia signora polacca
+a cui la frase, <i>vergognati con gli occhi
+fuori della testa</i>, non produceva alcun effetto morale.</p>
+
+<p>La Polonia, dunque, era sola in casa.</p>
+
+<p>Allora mi avviai, ed ero ben risoluto: il cancelletto
+era aperto e la sabbia del viale non produceva
+alcun rumore.</p>
+
+<p>Povera e buona signora! Me ne rimorde un po'
+ancora il cuore: ella aveva messo a letto i suoi
+piccini e si preparava in abito molto notturno a
+seguirli, dolce, placida, indifesa e per nulla presaga
+dell'avvenire di quella strana notte. Quando
+mi vide scavalcare la finestra a piano terreno
+mandò un grido...</p>
+
+<p>&mdash;Di paura o di piacere?</p>
+
+<p>&mdash;Chi se ne ricorda più? Ricordo che rimase
+immobile, paralizzata. Io ero ben gagliardo allora,
+e le mie braccia e tutto il mio essere si affondò
+in quella profumata tenerezza bianca della
+Polonia.</p>
+
+<p>La sentii più tardi mezza dormiente sussurrare
+alle mie orecchie:&mdash;Da quanto tempo ti aspettavo
+bell'italiano!&mdash;E la mattina mi diceva quasi<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span>
+piangendo: <i>Mon Dieu</i>, come mi potevo difendere?
+Voi siete entrato come un <i>véritabile</i> brigante <i>et
+une femme quand est en toilette de nuit ne peut
+absolumment se défendre</i>.</p>
+
+<p>Non mi rimase che l'ufficio di confortare la sua
+coscienza, assicurandola che la colpa non era
+sua, ma della <i>toilette</i> che vestiva in quell'ora.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Il dì seguente io mi ricordo che ebbi una discussione
+con l'oste e con alcuni avventori di
+campagna. Le mosche erano a nembi per la cucina
+in quella mattina d'estate; e quella gente
+ragionava, per effetto di quella disposizione filosofica
+che è connaturata nell'uomo, sui misteri
+della Creazione.</p>
+
+<p>Essi sostenevano, ad esempio, la inutilità assoluta
+delle mosche nella economia della vita.</p>
+
+<p>Io ero di opinione contraria.</p>
+
+<p>Sventuratamente non potevo spiegarmi, se non
+col dire che anch'esse erano creature di Dio. Certo
+io ero guarito dell'orgasmo della mia passione.
+Avevo trovato quella base morale che Archimede,
+come sapete, propone come giusto fulcro delle
+operazioni umane, nessuna esclusa. Sono diventato
+positivista; ho abbandonato la Polonia al
+suo destino storico; mi sono dato anch'io al Proletariato,
+del quale, come esempio vi dimostra,
+si vive, ma non si muore.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="LA_BUSECCA" id="LA_BUSECCA"></a>LA BUSECCA.</h2>
+
+
+<p>Vedi questa mia barba selvatica? Vedi queste
+mie scarpe e questi calzoni inconciliabili nemici
+di ogni elementare eleganza?</p>
+
+<p>E d'altra parte vedi quella automobile laccata
+di verde con quella bella signora? con quei due
+bambini, compresi già della loro posizione privilegiata?
+Vedi quella governante che conserva tutta
+la dignità della razza britannica a dispetto della
+bianca cuffia servile? Vedi tutto questo?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, vedo, ma andiamo oltre.</p>
+
+<p>Il mio amico pittore&mdash;artista molto delicato
+e fine, ma pur troppo, oramai fallito per la gloria&mdash;si
+trovava in quell'ora del pomeriggio nel
+suo stato abituale di saturazione lucida di assenzio.</p>
+
+<p>&mdash;Niente affatto «andiamo oltre», rimaniamo
+qui. Contempla soprattutto quella signora. Ti
+pare bella, sì o no?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, bella, ma andiamo oltre.</p>
+
+<p>&mdash;Niente «oltre», perchè tu devi sapere che
+io, se non fossi nato imbecille, potrei essere seduto
+su quella <i>limousine</i>: quei figliuoli, cioè no quei<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span>
+figliuoli, insomma alcuni figliuoli li avrei potuti
+fare io, cioè lei; lei ed io <i>in marital nodo congiunti</i>.
+Tu ne dubiti? tu credi ad una mia allucinazione
+verde? Guarda! Sono stato avvistato.
+La signora ha dato ordine al meccanico di allontanarsi.</p>
+
+<p>La signora, infatti, volgendosi a caso verso di
+noi, ci aveva scorti: aveva fatto un impercettibile
+segno di spiacevole sorpresa e poco dopo la
+automobile si allontanava per il viale del Parco.</p>
+
+<p>L'amico pittore continuò:</p>
+
+<p>&mdash;Ci credi ora? Vuoi sapere la storia? Vuoi
+venire a casa mia a vedere i documenti? no?
+Bene, paga un assenzio e ti racconto la storia
+inverosimile. Essa è fatta di niente.</p>
+
+<p>È il dramma psicologico di un cretino: e il
+cretino, lo intuisci subito, sono io. Credi tu che
+uno, perchè è artista, non possa essere profondamente
+cretino? Credi tu che uno, perchè è pittore
+e sente il colore, non possa essere un cieco
+della vita reale?</p>
+
+<p>Io sono un cieco della vita. Ascolta.</p>
+
+<p>Dieci anni addietro questa barba orribile non
+era nata: fra le mie scarpe ed i miei calzoni esisteva
+un'intesa di eleganza e la mia cravatta
+svolazzante era come una bandiera di giovinezza.
+Ero astemio. I miei capelli fiorivano sul mio capo
+dolcemente al tepore della mia anima sciocca,
+ma sensitiva. Io giungevo per la prima volta a
+Milano così sicuro di essere accolto nel Grande<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>
+Hôtel della gloria, come il mio primo quadro era
+stato accolto all'Esposizione di Brera: le poche
+centinaia di lire che avevo in tasca, mi parevano
+un capitale a fondo illimitato, come si legge
+nelle Società di banca, «capitale a fondo illimitato».
+La prima impressione di Milano non
+fu piacevole. Era un mattino grigio di febbraio;
+e già quel verde crudo della campagna sotto il
+cielo basso che gemeva di pioggia, mi pareva un
+colore stonato, disteso da un cattivo pittore. Le
+case, le strade, tutto mi pareva precipitare verso
+una tinta unica: un grigio caffè e latte. Perchè
+uno è imbecille? Perchè ha i sensi che fanno vedere
+e sentire tutto falso.</p>
+
+<p>Era il mattino. Avevo negli occhi il risveglio
+nel mattino della mia Venezia, in piazza San
+Marco. San Marco balena d'oro; è tutto animato
+come una trireme antica in voga piena. Poi abituato
+al fetore delle alghe e di altre cose stagnanti,
+l'assenza di quel profumo mi pareva rendere l'atmosfera
+priva di un elemento necessario alla
+respirazione. Vi sentivo invece un indistinto lezzo
+di coloniali, droghe, zafferano; come un odore
+dell'anima mercantile della città. Il dialetto, questo
+terribile dialetto lombardo con quelle desinenze
+cupe, in <i>oeu</i>, <i>u</i>, <i>uh</i>, <i>uuh</i>, mi scoteva i nervi,
+e mi pareva che tutti si fossero divertiti a rivolgermi
+delle parole scortesi. Oh, invece, il risveglio
+della mia Venezia! batter di zoccoletti, scandere
+di parole cadenzate, musicali, come su di<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span>
+un'antica spinetta. Provai un bisogno di fuggire
+ancora, di imbarcarmi sul primo treno in
+partenza. Ma poi pensai: E la conquista della
+gloria? e il mio quadro all'Esposizione?</p>
+
+<p>Avevo una fame da poeta; e proprio in quell'ora
+un ristorante si apriva.</p>
+
+<p>&mdash;Avete niente di pronto?</p>
+
+<p>&mdash;La busecca.</p>
+
+<p>&mdash;Ah sì, la busecca!</p>
+
+<p>Mi stava in mente l'idea che la busecca fosse
+una sorta di manicaretto raro; un cibreo delicato,
+aristocratico, asciutto, finamente rosato,
+servito in un piattino, o tegamino di bel metallo.</p>
+
+<p>Mi vidi portare davanti una tazza da brodo,
+soverchiata da un liquido giallastro purulento.
+Dentro vi nuotavano delle anse intestinali lardacee.
+Ne concepii un terrore macabro.</p>
+
+<p>Guardai il cameriere: esso stava col naso in
+su, soddisfatto di sè, intento alla disinfezione
+mattutina del detto naso. Questa non è una specialità
+milanese, ma dei lavoratori della mensa
+in genere. Ma allora mi parve una specialità milanese,
+come la busecca. Uscii naturalmente senza
+toccare cibo.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Girai tutto il giorno per trovare una stanza
+d'affitto che non avesse l'apparenza atroce di essere
+io in balìa di un'affittacamere. Ebbi la fortuna
+di trovare una cameretta pulita, in una via<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span>
+relativamente silenziosa. La mia finestra dava in
+un cortile grigio, quadrato. Quattro pareti grige,
+ma pulite, si innalzavano per altri tre piani e
+sprofondavano per altri due. In fondo, alcune
+piante di bambù si allungavano nella nostalgia
+dell'azzurro. Io le guardai con un affetto fraterno.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Passavo lunghe ore alla finestra a dipingere,
+ed ero così assorto nel mio lavoro che non mi
+accorsi che di fronte a me, a venti metri di distanza,
+una figura di giovinetta passava, ripassava,
+era intenta a fissarmi. La guardai anch'io.
+Essa si era messa con la testolina appoggiata
+sulle palme della mano, e mi pareva che le sue
+labbra mormorassero: «Cattivo, non vi accorgete
+che da tanti giorni vi guardo?»</p>
+
+<p>Certamente&mdash;pensai&mdash;è una cameriera, una
+sartina, una ballerina, io non so bene. Ma qualcosa
+di volgare deve essere per fissarmi con tanta
+insistenza.</p>
+
+<p>Risposi tuttavia al saluto. Un giorno mi fece
+un cenno vivace, come a dire: «Abbiate la cortesia
+di aspettare».</p>
+
+<p>Aspettai.</p>
+
+<p>Scomparve un momento, riapparve: diede una
+occhiata rapida per osservare se dalle altre finestre
+poteva essere scorta, se vi era qualcuno;<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span>
+poi rapida, risoluta, graziosissima, sollevò un
+foglio grande come quelli da disegno. Se lo collocò
+davanti alla faccia.</p>
+
+<p>C'era disegnato in nero un gran V geometrico.</p>
+
+<p>Subito il V è buttato via; ed è sollevato un
+altro foglio con un I della stessa proporzione.</p>
+
+<p>Seguì un breve cenno molto calmo, molto grazioso
+con la testa, come a chiedere: «Avete capito?
+Quello che vi ho fatto vedere è un VI. Ora
+attento.»</p>
+
+<p>Ed allora sfilarono fulmineamente tre lettere,
+sostenute da un colossale ammirativo: esse formavano
+la parola <i>Amo!</i> Vi amo!</p>
+
+<p>E rimase lì imperterrita. Io rimasi lì. La rivedo
+ancora fare un gesto così grazioso, così disperato
+di impazienza! Certo deve aver detto: <i>Dio, come
+l'è bell, ma come l'è stupid. El capiss no!?</i></p>
+
+<p>Allora io, cretino, meditai come avrei dovuto
+fare per comunicarle la risposta, che era questa:
+«Io sono straordinariamente stupìto».</p>
+
+<p>Mi posai la mano sulla fronte, e la allontanai
+con un gesto melodrammatico. «Ah! Ah, io sono
+straordinariamente stupìto».</p>
+
+<p>Lei, la cara fanciulla, interpretò quel gesto
+come un'espressione romantica, come avessi
+detto: «Il vostro amore mi dà alla testa, e mi
+toglie la facoltà, per ora, di rispondervi.»</p>
+
+<p>Parve soddisfatta; prese dalle sue labbra un
+bacio e me lo consegnò deliziosamente.</p>
+
+<p>Scomparve.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Noi abbiamo tenuto corrispondenza epistolare
+per quasi un mese. Le sue lettere erano scritte
+tutte con alti caratteri in punta; esatte, regolari,
+e contenevano un loro profumino delicato, e la
+loro immancabile enorme viola fresca del pensiero,
+fermata con uno spillo e un nastrino all'angolo
+superiore sinistro. La sua ortografia era precisa,
+la sua prosa non priva di fioriture letterarie,
+nate non da lei, ma appiccicatele dalla maestra
+di letteratura. Le espressioni sue, sue di lei, invece
+balzavano fuori da quelle convenzionali, misurate,
+calme, positive, concludenti: tutto il
+contrario di quello che si poteva supporre dopo
+quell'assalto di torpedine: Vi amo!</p>
+
+<p>La prima lettera fu naturalmente la sua, ed
+il ragionamento, così della prima come delle seguenti,
+seguiva questa linea di logica: «Voi&mdash;parliamoci
+chiaro&mdash;non mi amate se non forse
+un pochino per vanità. Io vi amo invece davvero,
+e ve l'ho dichiarato. Per quante prove io vi portassi
+che sono una signorina per bene, voi non
+ci credereste: non negate. È una disgrazia; ma
+mi crederete in seguito. Siete disposto a sposarmi?
+I miei genitori sono molto severi, ma mi vogliono
+anche molto bene. Io ho ventidue anni, ma non
+intendo di fare niente senza l'approvazione dei
+miei genitori. Potete dare, come non dubito dal
+caro volto che avete e che amo tanto, buone re<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span>ferenze
+di voi? Se sì, ditelo presto e l'affare è
+fatto».</p>
+
+<p>Era stata allieva di qualche scuola di ragioneria,
+la signorina, per trattare l'amore così alla
+spiccia?</p>
+
+<p>La signorina era carina: e ti confesso che se
+l'avessi veduta su di un balcone di marmo a
+Venezia, intenta a interpretare l'azzurro interminabile
+della laguna, io mi sarei chiamato felice
+di una così rara ventura. Invece io la vidi un
+giorno, quasi da vicino, in un grande negozio:
+slanciata, bella, elegante in un grembiuletto di
+seta, tutto quello che vuoi; ma ritta accanto ad
+un libro mastro. Era il negozio paterno. Esso
+era immenso, pieno di commessi, e ne esalava
+quell'odore di droghe, caucciù, medicinali che mi
+pareva l'odore di Milano. Il sorriso, che lei mi
+lanciò dietro il libro mastro, si impregnò di drogheria,
+di ragioneria. Ma che importa la ricchezza!
+Che importa la miseria!&mdash;dissi fra me&mdash;Non
+è la Miseria la divina introduttrice nel
+vestibolo della Gloria? Almeno così avevo imparato
+nei romanzi e anche nei libri di scuola.</p>
+
+<p>Allora avrei dovuto lasciarla: una bella lettera
+d'addio, e tutto finito. Ma io, uomo inconcludente,
+oltrechè cretino, non sapevo decidermi.
+Non per amore, sai, ma così, per quella impotenza
+morale, che ho alfine riconosciuta come mia
+proprietà inalienabile: e un po' per egoismo, perchè
+mi confortava il sapere che, nella città tu<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span>multuosa
+e grande, esisteva un piccolo cuore che
+palpitava per me; fosse pure un cuore di ragioniera.</p>
+
+<p>Un giorno mi scrisse e diceva così: «Sentite,
+per lettera vedo che non c'intendiamo. Proviamo
+ad intenderci a voce: mi vedrete così anche da
+vicino. Alle ore sette trovatevi nella chiesa di via
+X***. Entrate in chiesa: a quell'ora la chiesa
+è deserta; potremo parlare.»</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Un piccolo raggio di sole si riverberava sulle
+alte cime delle piante allora rifiorenti nei giardini
+pubblici per cui lei doveva passare per recarsi
+in quella chiesa. La vidi arrivare in fatti.
+Era in compagnia di una sua governante o domestica
+che fosse. Vestita di scuro con una veletta
+scura sul volto: dietro turgeva la massa
+bionda dei capelli. Mi vide. La sua testolina si
+inchinò insensibilmente, ed un piccolo cenno della
+mano mi fece capire: «Seguitemi a distanza».
+Le sue scarpette facevano scricchiolare i sassolini
+dei viali, deserti a quell'ora.</p>
+
+<p>Allora vidi bene i suoi piedi. Io, l'essere più
+sprovvisto di fondamento, avevo delle idee estetiche
+assolute, sui piedi delle donne. Io pensavo
+ai piedi di lei e ad un'altra cosa che mi si era
+fissa in mente.</p>
+
+<p>«Piedi troppo lunghi&mdash;sospirai&mdash;: irremissi<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span>bilmente
+piedi troppo lunghi. È orribile: queste
+donne lombarde hanno tutte i piedi lunghi.»</p>
+
+<p>Ella scomparve dietro la portiera della chiesa.</p>
+
+<p>Io entrai.</p>
+
+<p>La chiesa era deserta, infatti. Lei mi affrontò.
+Due bianche belle mani sollevarono la veletta.</p>
+
+<p>&mdash;Voi non mi avete veduta mai da vicino&mdash;disse.&mdash;Voi
+siete artista e questo pensiero mi
+turba un po'. Sono quello che sono, così: guardatemi.
+Vi piaccio?</p>
+
+<p>Dio, che caro volto, che tremore nelle pupille,
+che candore nei denti! Ma io pensavo a quei
+piedi, e poi aveva quell'altra idea fissa in testa.
+Vedi, quando io ricordo tutte queste cose, io
+corro alla <i>buvette</i> a bere assenzio e domando:</p>
+
+<p>«Un assenzio per questo cretino.»</p>
+
+<p>&mdash;E la voce?&mdash;io domandai.</p>
+
+<p>&mdash;Ma deliziosa, amico mio: tutto delizioso.</p>
+
+<p>&mdash;E cosa ti disse?</p>
+
+<p>&mdash;Cosa vuoi che possa ricordarmi io che vivevo
+dentro un'idea fissa? Mi fece, ecco, capire
+che bisognava che mi decidessi: o prendere o
+lasciare. Quella insistenza mi turbava. Io mi ricordo
+che sentivo il suo piccolo tacco battere impazientemente
+come tu faresti se fossi un maestro
+di musica e udissi delle stonature.</p>
+
+<p>&mdash;Ma di positivo che cosa hai detto tu?</p>
+
+<p>&mdash;Di positivo? ho domandato: Signorina, lei
+mangia la busecca?</p>
+
+<p>Mi guardò trasognata.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span></p>
+
+<p>Io ripetei imperterrito la domanda.</p>
+
+<p>&mdash;Ma certamente&mdash;rispose.&mdash;Il sabato è
+d'uso, in casa, fare la busecca: a papà piace
+tanto. Perchè?</p>
+
+<p>Vedi, amico, allora l'idea di sposare una donna
+che mangiava la busecca, mi incuteva un senso
+di orrore!</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Poi non ricordo più nulla.</p>
+
+<p>La rividi attraversare ancora i giardini. Aveva
+la testa abbassata, come se una ferita la avesse
+offesa nel petto.</p>
+
+<p>Le sue finestre non si aprirono più.</p>
+
+<p>La grande Arte non mi aprì nemmeno l'anticamera
+del suo palazzo; e l'Arte del tanto per
+cento mi scacciò a calci nel sedere.</p>
+
+<p>Ma nelle trattorie di infimo ordine sono felice
+oggi quando mi annunciano che c'è una busecca
+con cui riscaldarmi e sfamarmi con poco prezzo.
+Allora penso: Cretino, che ti era capitata una
+donna col cervello sano e forte, col cervello di
+ragioniera, che avrebbe pensato anche per te...
+E tu...! Via, via, amico, pagami l'assenzio.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="AHI" id="AHI"></a>AHI,
+QUEL POVERO COLONNELLO!</h2>
+
+
+<p>Polifemo&mdash;come sanno quasi tutti&mdash;era un
+mostro della specie oggi scomparsa dei Ciclopi,
+cioè che avevano un solo grand'occhio tondo in
+mezzo la fronte.</p>
+
+<p>Questo Polifemo era innamorato di Galatea, la
+quale era una bella ninfa del mare, bella e bianca
+come il latte. Aveva un solo occhio, Polifemo,
+ma le lagrime che pioveva per la passione di Galatea
+non erano per ciò meno abbondanti, e i
+sospiri che mandava su la zampogna silvestre facevano
+tremare le foreste dell'Etna.</p>
+
+<p>Ma Galatea veniva su dal mare e gli faceva,
+<i>maramao!</i> e poi con le compagne vezzosamente
+rideva del rozzo amatore, e tratta dai delfini, gli
+facea davanti scorribande pel glauco mare.</p>
+
+<p>Queste cose, assai vecchie, sono consegnate nei
+libri degli antichi poeti.</p>
+
+<p>Ma i poeti hanno trascurato di dirci che guai
+per Galatea se fosse giunta a tiro di mano di
+Polifemo!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span></p>
+
+<p>Per troppa furia d'amore se la sarebbe messa
+in bocca come un <i>fondant</i> e se la sarebbe ingoiata,
+per goderne tutto il sapore.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Ebbene, qualche cosa di simile accadde tra il
+signor conte Guido Ubaldo e la signora Fanny,
+o donna Fanny, come ella amava chiamarsi; perchè
+ella era una dama molto aristocratica. «A
+Roma&mdash;e sospirava&mdash;andavo ai balli di Corte!»</p>
+
+<p>Ci fu un giorno che il signor conte si trovò al
+contatto della mano della signora Fanny, e dopo
+la mano venne il braccio e dopo il braccio venne
+il resto, finchè... «Finchè il signor conte ingoiò
+così come stava la signora Fanny...?» Per l'appunto:
+finchè la sposò, così come stava.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Ma non bisogna dimenticare che le mani della
+signora Fanny erano deliziose e rare; e un po' i
+profumi, un po' la pelle, un po' lo splendore
+languido delle turchesi e degli anelli, accoppiato
+col pallido corallo delle unghie, fatto è che quelle
+mani esercitavano una tale seduzione, che il signor
+conte fu più che scusabile se ne subì il
+fascino irresistibile.</p>
+
+<p>Gentiluomo campagnolo, il signor conte, bruciato
+dal sole, riarso dalla vita faticosa dei campi
+e della caccia, col sangue grosso e caldo di un
+uomo che&mdash;quando arrivava a sedere nel tinello<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span>
+della sua villa&mdash;li faceva suonare sì gli ossicini
+dei pollastri, e un fiasco di vino della sua vigna
+(oh che vino!) gli andava giù come ridere; un
+uomo&mdash;dico&mdash;in quelle condizioni, al posar le
+sue grosse e arse labbra su quelle mani, aveva
+provato l'impressione indimenticabile di ingoiare
+un sorbetto di vaniglia o di ananasso.</p>
+
+<p>Ora, tutto il resto della signora Fanny era&mdash;almeno
+per gli occhi e pei sensi del signor conte&mdash;nella
+relazione di quella mano: una donnina
+profumata, signorile, languida, che pareva avesse
+la virtù di attaccare alle vesti la emanazione carnale
+di se stessa. Ora se una mano soltanto dava
+questa sensazione di piacere, che cosa avrebbe
+dato l'intera signora Fanny?</p>
+
+<p>Il signor conte si ammalò di questa malattia
+di assaporare la signora Fanny per intero, e
+l'infezione giunse a tal punto che fu necessario
+l'intervento del matrimonio.</p>
+
+<p>Ma ci furono dei guai seri e delle difficoltà da
+superare.</p>
+
+<p>Il signor conte, ohimè! rasentava il peso di un
+quintale: ora appariva da molti segni poco probabile
+che la signora Fanny volesse accettare il
+matrimonio con un uomo di quelle proporzioni.
+Inoltre il signor conte portava le camicie di flanella
+coi colletti rovesciati: aveva l'antiestetica
+abitudine di legare le mutande su le calze, per
+modo che bene spesso si scorgevano giù pendere
+i legacci: ignorava&mdash;almeno a giudicar dall'e<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>sterno&mdash;l'uso
+degli stiracalzoni; e non soltanto
+fumava degli orribili mezzi toscani, ma, quel che
+è peggio, giungeva al punto di tagliuzzare con
+un coltello da tasca un mezzo toscano, ne imbottiva
+la pipa e fumava come un plebeo.</p>
+
+<p>Aveva altre abitudini rozze e contadinesche, che
+non concordavano niente con la sua nobiltà. Per
+esempio, fra le otto e le nove del mattino, dopo
+tre o quattro ore di caccia o di sorveglianza ai
+lavori agricoli, era per lui un gran piacere far
+colazione, all'ombra se era estate, al sole se era
+inverno, nelle più umili osteriuzze di campagna
+in cui s'imbatteva, e mangiava quello che c'era,
+come un muratore: quattro soldi di tonno cosparso
+di pepe e un mazzo di cipolline fresche,
+e, se v'erano operai, manovali, carrettieri, villani,
+parlava con loro da pari a pari, tranne che a lui
+aggiungevano un <i>signor conte</i>, ma un <i>signor conte</i>
+così alla buona e consuetudinario che passava
+inavvertito. E d'altronde se quel tonno con la
+cipolla piaceva tanto a lui come a quegli altri,
+che bisogno c'era di far tante distinzioni anche
+nel resto?</p>
+
+<p>Nella casa del signor conte non esisteva una
+<i>table à the</i>, anzi credo che quanto al tè preferisse
+una buona tazza di camomilla; e infine attorno
+alla sua mensa non girava nessun muto e
+impassibile cameriere, ma la stessa cuciniera si
+staccava dai fornelli per mettere in tavola, così
+com'era, con il grembiule. Ed essendo oramai solo<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span>
+e senza nessuno, arrivava d'estate al punto da
+mangiare anche in maniche di camicia.</p>
+
+<p>Però di tutte queste ultime cose la signora
+Fanny non aveva che un lontano sospetto, come
+ignorava la predilezione di lui per la minestra
+di fagiuoli col lardo; o di ceci, con i quadrettoni
+di cruschello ben grossi, che si sentono sotto i
+denti.</p>
+
+<p>La signora Fanny era in quell'estate ospite in
+villa di una cospicua famiglia, la quale era in
+buoni rapporti di vicinato e confinante per proprietà
+coi beni del signor conte; e per tal modo
+si erano conosciuti.</p>
+
+<p>La signora Fanny aveva appena da un anno
+smesso l'abito di lutto per il suo primo marito:
+anzi si può quasi assicurare che era stato lui, il
+signor conte, a farla sorridere la prima volta
+dopo quella gran disgrazia; lui, con quel suo fare
+bonario, semplice, con quel suo largo riso sano
+e felice, con quei suoi occhi celesti, senza ombre
+e senza malizie.</p>
+
+<p>&mdash;Pare un grosso bambino, ed ha la barba
+che qua e là è grigia&mdash;aveva detto agli ospiti
+la signora Fanny.</p>
+
+<p>&mdash;Un uomo felice&mdash;avevano detto gli ospiti.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>La signora Fanny non aveva appetito, perchè
+aveva troppo sofferto per la morte del suo povero
+colonnello, chè tale era il grado del defunto<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span>
+consorte. Ma ci pensò lui, il conte, a stuzzicarglielo
+l'appetito, chè da un laghetto sull'Alpe lontana
+faceva venir giù certe trotelle, certi panierini
+di fragole selvatiche, certi formaggi che fanno i
+pastori, certi funghi...! Tutta roba che si trova sul
+remoto Appennino, e non è facile conoscere la
+via, i mezzi, il tempo per acquistarla. Ma il signor
+conte, gran cacciatore, conosceva la montagna
+a palmo a palmo, e sapeva in quale gorgo
+di fiume matura la trota, in quale selva cresce
+il lampone e la fragola.</p>
+
+<p>E che dire della caccia? O, quanti pennuti, già
+felici fra i ginepri e le forre montane, quante
+gallinelle, quante starne, quante quaglie furono
+dal micidiale piombo del conte sottratti alla libertà
+ed alla vita e presentati come omaggio alla
+inappetenza della signora Fanny!</p>
+
+<p>Fu così che la signora Fanny cominciò ad acquistare
+l'appetito; ma il signor conte cominciò
+a perderlo.</p>
+
+<p>Un giorno gli caddero molte lagrime sopra due
+quaglie, le cui compagne erano state consegnate
+alla cuoca della signora Fanny, e allora pensò:</p>
+
+<p>&mdash;Ma perchè piango io, sciocco che sono mai?
+Se quel povero colonnello fosse in vita, allora sì
+avrei da disperarmi; ma poichè il colonnello è
+morto..., io ben la posso sposare.</p>
+
+<p>Pensar questo fu cosa facile.</p>
+
+<p>Ma se il conte ci riusciva ad offrire le quaglie
+e le starne, ad offrir se stesso non ci riusciva:<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span>
+trattare con donna Fanny era per lui un'impresa
+seria: si imagini come offrire la scomposizione
+e ricomposizione di un orologio alle dita di un
+carrettiere. Ne parlò ai comuni amici, i quali ne
+parlarono alla signora Fanny.</p>
+
+<p>&mdash;Rimaritarmi, io?</p>
+
+<p>La signora Fanny non faceva questione del
+conte o di altri: faceva questione semplicemente
+del verbo <i>rimaritarsi</i>. Come è naturale, donna
+Fanny faceva presente l'ombra di Sicheo, voglio
+dire del defunto colonnello, il quale era inutile
+che fosse stato così buono, così cavaliere, così
+compiacente di morire, se la vedova si doveva legare
+con altri. Il vero è che lei non vedeva nessuna
+necessità di queste seconde nozze. Sarebbe
+come offrire una seconda licenza ad uno scolaro:
+ma è la prima quella che è necessaria, il <i>porro
+unum</i> della carriera.</p>
+
+<p>Così per le donne: è il primo marito che è necessario.</p>
+
+<p>E poi quel dover rinunciare alla pensione che
+quel povero colonnello le aveva lasciata, a lei
+pareva quasi un delitto di ingratitudine.</p>
+
+<p>E infine, perchè non dirlo? Il suo primo marito
+era stato troppo buono, troppo cavaliere,
+troppo delicato in tutto, così che lei si sentiva
+come un pochino viziata.</p>
+
+<p>&mdash;No, amico, credetelo, vi farei infelice&mdash;diceva
+al conte.</p>
+
+<p>Ma se tutti gli impedimenti erano questi, egli,<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span>
+il conte, poteva garantire che sarebbe stato tanto
+buono, tanto docile, tanto delicato anche lui.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, ma poi voi siete troppo colossale, mio
+Dio! Vi pare che staremmo bene vicini l'una all'altro?</p>
+
+<p>A questa terribile domanda, il povero conte non
+sapeva che rispondere; ed era tanta la desolazione
+che si dipingeva sul suo viso, che donna
+Fanny ridea di gusto, e da allora cominciò a
+pensarci su. Le donne&mdash;come è ben noto&mdash;hanno
+l'istinto della redenzione, e fu appunto
+per questo che nel cervello della signora Fanny
+entrò, non l'amore propriamente, ma l'idea di
+redimere quel povero conte: compiere come una
+missione di bene.</p>
+
+<p>Senza cominciare da Beatrice Portinari, che
+gettò nella mente del suo pallido amico l'idea
+della <i>Divina Commedia</i>, quante donne potrebbe
+registrare la storia che furono cagione dell'opera
+egregia di tanti uomini illustri!</p>
+
+<p>Ora la signora Fanny non si proponeva certo
+di far comporre al conte una <i>Divina Commedia</i>,
+e nemmeno di iniziarlo alla vita politica. Ma le
+pareva opera degna della sua muliebre intellettualità
+e di quell'istinto materno che fu depositato
+dalla natura nel segreto di ciascuna discendente
+di Eva, richiamare alla vita quel disgraziato
+conte.</p>
+
+<p>Perchè io non ho detto tutto: ma il vero è che
+il conte Guido Ubaldo portava un bel nome sto<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>rico,
+che il suo patrimonio era cospicuo, e il castello
+che abitava era stato testimone di antiche
+storie. Con questi requisiti, un uomo si doveva
+seppellire in campagna? vestire a quel modo? condurre
+l'esistenza di un fattore?</p>
+
+<p>«Ma salva e redimi quell'infelice nostro discendente»,
+pareva dicessero alcuni ritratti antichi
+a donna Fanny, il giorno che il conte la
+condusse a visitare il castello.</p>
+
+<p>Fu così che donna Fanny si decise, perchè
+oltre a richiamare il conte Guido Ubaldo a vita
+conforme al proprio grado, c'era tutto il castello
+e le sue adiacenze da riformare.</p>
+
+<p>Riformare la mobilia, se non in tutto almeno
+in parte: tutte quelle sale tetre con quei mobili
+neri, roba d'altri secoli, consunti dai tarli, roba
+da antiquari, sostituirli con aerei, azzurri, rosei
+mobili di stile floreale; e bianco e oro alle pareti;
+e su la spianata invece di quei funebri cipressi,
+spianarvi un <i>lawn-tennis</i>, e perchè no? sostituire
+il vecchio e geometrico giardino all'italiana con
+tutti quei vasi di limoni, con tutti quei corridoi
+di verdura, con un vago e vario giardino all'inglese.</p>
+
+<p>C'era insomma da consumare l'attività di una
+donna anche meno intraprendente della signora
+Fanny. Ma più che il castello, stava a cuore a
+donna Fanny di riaprire e rimodernare il palazzo
+comitale di città; e più che il castello e più che
+il palazzo, le stava a cuore di rimodernare e<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span>
+aprire alla vita il suo volonteroso secondo consorte.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Così adunque vennero celebrate le nozze.</p>
+
+<p>Gli sposi partirono, e si racconta che, nei primi
+tempi, molto viaggiassero, e in grandi città facessero
+loro dimora.</p>
+
+<p>Se non che, dopo qualche anno, ritornarono
+al castello perchè il povero conte non istava proprio
+bene. Infatti non si riconosceva più.</p>
+
+<p>Lasciamo stare l'abitudine delle minestre col
+cece e delle colazioni da cacciatore con il tonno,
+il pepe e la cipolla: ma voglio dire che lui non
+si conosceva più. Era diventato di un colore che
+ricordava il grano che è cresciuto in cantina; e,
+mentre prima stava ritto, ora era tutto cascante,
+e quella sua barba veramente fiorita, in cui i fili
+d'argento già facevano bizzarro contrasto con il
+color primitivo del rame, era stata trasformata
+in una barbetta in punta, d'un colore tutto eguale,
+un colore sporco fra il cenere e il biondo.</p>
+
+<p>Parlava mansuetamente e assicurava tutti che
+stava bene di salute; ma quel suo sorriso stirato,
+dava a vedere che non lo diceva con convinzione.</p>
+
+<p>Anche l'aria nativa non gli giovò: e come molti
+avranno osservato che gli uomini prima di impazzire,
+prima di ammalarsi di incurabili mali,
+ovverosia prima di morire, mettono fuori certi
+loro sentimenti sigillati nel cuore da anni ed<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span>
+anni, così si racconta che il povero conte esclamasse
+una volta:</p>
+
+<p>&mdash;Ah, perchè è morto quel povero colonnello!</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Quando anche il conte morì, fu osservato che
+la sua barba era tutta bianca e così i capelli;
+e così si osservò che il suo volume e il suo peso
+non erano diminuiti.</p>
+
+<p>Ahi, come si dolse donna Fanny della morte
+del povero conte! Dopo il colonnello ella credeva
+impossibile di trovare un uomo più cavaliere, più
+gentile. Eppure ella lo aveva trovato nella persona
+del conte Guido Ubaldo; ed era morto!</p>
+
+<p>Tutto ella aveva fatto per lui: lo aveva abituato
+a portare i colletti alti; a gustare il tè,
+che prima non poteva soffrire, a fumare le sigarette
+invece dei toscani. Aveva smesso l'abuso
+dei farinacei, del fiasco di vino; s'era adattato
+benissimo ai ricevimenti del venerdì, a coricarsi
+dopo il teatro, a stare in letto al mattino sino
+alle otto per lo meno: insomma, in tutto si era
+incivilito, dirozzato quel povero conte; in una
+sola cosa non era riuscita donna Fanny: nel
+farlo dimagrare. Perchè quello di ridurlo magro
+era stato il principale pensiero di donna Fanny.
+Ma invano!</p>
+
+<p>Cure sopra cure, aveva fatto: non vino rosso,
+non farinacei di cui era sì ghiotto; molto tè,<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>
+molto digiuno, massaggio, cura elettrica ad alta
+frequenza, idroterapia, cura di Montecatini, di
+Carlsbad, tabloidi di tiroidina. Macchè! Diventava
+pallido, ma magro niente!</p>
+
+<p>Così, ma molto più in lungo spiegava donna
+Fanny al dottore, il vecchio dottore di condotta,
+che la stava ad ascoltare a fronte bassa e con
+gli occhi chiusi dalla mano.</p>
+
+<p>&mdash;Pensi&mdash;seguitava donna Fanny&mdash;che vedendo
+l'impossibilità di ottenere alcun dimagramento,
+mi sono raccomandata ad un celebre specialista
+omeopatico, il quale mi consigliò come
+infallibile una cura assai rara e costosa, fornitami&mdash;noti
+bene&mdash;da quella stessa casa&mdash;una
+delle case più accreditate&mdash;da cui io da
+anni faccio venire i miei articoli da <i>toilette</i>.</p>
+
+<p>A questo punto il vecchio dottore si tolse la
+mano dagli occhi, e, levando il volto, affissò attentamente
+il volto della contessa Fanny, chè tale
+ora si poteva a buon diritto chiamare; e poichè
+qualche cosa era necessario rispondere, così il
+dottore disse:</p>
+
+<p>&mdash;Io sono della vecchia scuola, signora contessa;
+ma io credo che chi è nato grasso e grosso
+non potrà mai diventare snello e magro. Credo
+piuttosto che una vita libera ed all'aperto, piena
+di attività, quale era quella che spontaneamente
+conduceva prima il defunto signor conte, avesse
+virtù di mantenere l'equilibrio organico meglio
+che le cure specifiche escogitate al proposito e<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span>
+a cui ella testè mi accennava. La ragione ci consiglia
+spesso di violentare la natura, ma una più
+acuta ragione ci avverte che è bene usare le maggiori
+cautele in quest'opera di violenza.</p>
+
+<p>Così parlò il vecchio dottore.</p>
+
+<p>Ma alla sera, avendo osservato il volto imbiutato
+e lisciato di cosmetici della signora contessa&mdash;cosa
+di cui forse il conte Guido Ubaldo
+non si era mai interamente accorto&mdash;scrisse in
+un suo libro di memorie mediche, accanto al
+nome del defunto, questa nota in latino, come
+soleva:</p>
+
+<p>E le parole sono queste:«<i>Ex eodem unguentario
+unde causas nuptiarum, idem, miser comes
+Guidobaldus, mortis emit causam</i>.» (Dal medesimo
+venditore di cosmetici, da cui il misero
+conte Guidobaldo tolse la <i>causa</i> del matrimonio,
+comperò pure la <i>causa</i> della sua morte.)</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="LA_BAMBOLA_FATALE" id="LA_BAMBOLA_FATALE"></a>LA BAMBOLA FATALE.</h2>
+
+
+<p>&mdash;<i>Patà! Canca Imma</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Cosa vuol dire <i>patà</i>?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Patà</i> vuol dire, <i>in braccio</i>. E <i>canca</i> vuol
+dire, che <i>Irma è stanca</i>.</p>
+
+<p>La prese in braccio.</p>
+
+<p>Dopo un po' egli disse:</p>
+
+<p>&mdash;Ma, cara mia, capirai che valigia, pastrano,
+ombrello e la bambina, anche, per giunta...
+è impossibile.</p>
+
+<p>La signora, allora, lo alleggerì della valigia,
+una di quelle valigette di cuoio, leggere leggere;
+poi gli prese anche il pastrano e l'ombrello, e
+non gli rimase che la mimma.</p>
+
+<p>&mdash;Auf!&mdash;soffiò ancora il giovane.</p>
+
+<p>&mdash;Ti pesa?</p>
+
+<p>&mdash;Piuttosto: ma vedremo di rimediare. Di'?
+tu, oilà, vuoi andare più in alto, al terzo piano,
+che ti porto meglio?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Tì!</i>&mdash;rispose la piccola mimma con quella
+sua languida voce di cantilena.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Tì</i> lo capisco: vuol dire <i>sì</i>&mdash;disse il babbo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Eppure pesa così poco, pesa: magari pesasse
+di più&mdash;disse la madre.</p>
+
+<p>Il babbo sollevò la bambina sua al terzo piano:
+cioè a cavalluccio sopra le spalle.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Il babbo e la mamma erano assai giovani:
+lei una donna scialba, delicata, lunga, troppo
+lunga. Doveva essere stata vezzosissima pochi
+anni prima: ma la maternità intensa aveva fatto
+quasi repentinamente sfiorire la sua giovinezza;
+aveva deformata la sua persona. Le mani erano
+lunghe, trasparenti: le orecchie, il naso mostravano
+le cartilagini. Lui, sì, era un bruno, aitante,
+esuberante, forte maschio. Pareva che la sua giovinezza
+fosse ancora sorpresa del laccio ineffabilmente
+tenue e infrangibile del matrimonio, rappresentato
+da quella mimma esile come la mamma,
+da quella sposa patita. Eleganti erano l'uno
+e l'altra: ma di diversa eleganza: in lui era l'eleganza
+che cerca il piacere, in lei l'eleganza che
+non va oltre il decoro e la nettezza.</p>
+
+<p>Dunque la sollevò, la sua mimma, sulle spalle,
+al terzo piano.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Pimpala, Imma!</i>&mdash;fece la bimba spaurita.</p>
+
+<p>&mdash;Cos'ha, adesso, con questo <i>pimpala?</i>&mdash;chiese
+lui alla moglie.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Pimpala</i>&mdash;spiegò ancora la moglie con
+una sua voce di rassegnazione&mdash;vuol dire che
+l'Irma cade, che lei cade.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ma dio&mdash;disse lui alla bimba&mdash;dammi le
+manine. Con tutte le cose che hai in mano!...</p>
+
+<p>Ed egli prese le cose che aveva nelle sue mani
+di giglio, e se le pose in tasca; poi strinse l'una
+e l'altra mano dell'Irma; e ci stavano per intero,
+la manina ed il piccolo braccio della bimba,
+nella sua forte mano.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Oh, lulù, lulù!</i>&mdash;esclamò ad un tratto
+gioiosamente la bimba, dondolando con la voce
+la testa e le chiome.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Lulù</i>, vuol dire?&mdash;chiese lui.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Lulù</i> vuol dire il <i>lago</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè?</p>
+
+<p>&mdash;Mah! lei dice così.</p>
+
+<p>Infatti, dall'alto del terzo piano anche lei, la
+piccola mimma, vedeva il lago.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>I giovani sposi con la loro bambina scendevano
+verso il lago. Il paesaggio era immobile
+nella lucidità del mattino di giugno: il lago giaceva
+laggiù così in fondo che i battelli bianchi a
+vapore che lo attraversavano, parevano balocchi.</p>
+
+<p>Al di là dei muriccioli di pietra che costeggiavano
+il sentieruolo, si occultavano le villette;
+e qua e là tutti i fiori, tanto quelli dalle aiuole
+ben rasate delle villette, quanto quelli dalle
+rocce e dai dirupi erbosi, si occhieggiavano nella
+rivista del sole: bocche di leone, giaggioli, rose,<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span>
+viole, contesse e duchesse della specie, pettinate
+dal giardiniere, fiori aristocratici, insomma; e poi
+umili fiori di campo.</p>
+
+<p>&mdash;Bella mattina, eh, Irma?&mdash;domandò il
+babbo.</p>
+
+<p>La bambina non rispose niente.</p>
+
+<p>Da due mesi erano brutte mattine per lei: non
+si destava più ridendo e gorgheggiando, ma tediata
+e piangente. Perchè prima il riso ed ora il
+pianto, ella non sapeva. Lo sapevano i genitori
+ed il medico. Per ciò era stata condotta sul lago,
+fuori della città afosa. Era pallida pallida; era
+magra, non pesava più nulla. La pelle le cadeva
+giù per le coscie come due borse vuote: il collo
+era uno stelo venato d'azzurro. Piangeva spesso
+per niente. Ora però si veniva rimettendo in meglio,
+ed i suoi genitori spiavano il suo volto, il
+suo colore, il suo appetito, il suo umore ed altre
+cose, come i marinai fanno col cielo quando temono
+la burrasca.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>&mdash;Ma ha un bel colorito stamane, vero?&mdash;chiese
+lui.</p>
+
+<p>&mdash;Non c'è male.</p>
+
+<p>&mdash;Irma, mi vuoi bene, oh Irma, dimmi, mi
+vuoi bene?&mdash;chiese lui.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, tanto, papà.</p>
+
+<p>La voce veniva da sopra il suo capo, dal terzo
+piano. Ma che voce! Accorata, profonda. Pareva<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span>
+venisse come da un mondo crepuscolare, ove non
+è lago, non sono fiori, non è sole. Un mondo crepuscolare
+ove abitano quelli che furono, ove abiteremo
+noi, che siamo.</p>
+
+<p>Sorrise a quel&mdash;<i>sì tanto</i>;&mdash;lo fece ripetere
+e disse:</p>
+
+<p>&mdash;Ah, questo sì, Irma, è un linguaggio chiaro.</p>
+
+<p>E poi, come... come non so, la tolse dal terzo
+piano, la accostò alle labbra, la baciò.</p>
+
+<p>&mdash;To'! e tu perchè piangi?&mdash;domandò alla
+moglie.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè non ci vuoi bene a questa povera
+bimba. Ogni momento tu te ne vai via.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, amica mia, sii ragionevole; gli affari
+in prima linea, dopo voi altre, si intende! Sto
+fuori, qualche volta mi assento. Ma che vuoi? Un
+artista è come un uomo politico: non può allontanarsi
+dalla società. Son capaci di dire: «Lo
+scultore Taliedo com'è che non si vede? Mah! È
+ammalato, è neurastenico, è etico, non può più
+lavorare. Che peccato, un artista così bravo!»
+Ora io non voglio dare queste soddisfazioni ai
+miei amici. Per esempio, l'affare per cui vado
+oggi a Genova mi è venuto d'<i>emblée</i>, al Grand
+Hôtel Excelsior a Roma. Senti, è buffa: un americano
+è venuto in Italia per farsi fare la statua
+di sua moglie morta. Egli è felicissimo che sua
+moglie sia morta, ma vuole eternare in marmo
+la sua gratitudine.</p>
+
+<p>Il giovane scultore Taliedo parlava così con<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span>
+volubilità allegra, ma la giovane donna ascoltava
+come fossero cose estranee e lontane: la piccina
+aveva reclinata la testa bionda sull'esile stelo
+del suo collo esangue.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Un'ora dopo il giovane scultore Taliedo correva
+in diretto&mdash;ben rincantucciato e accomodato&mdash;verso
+Genova.</p>
+
+<p>La felicità della vita consiste, come tutti sanno,
+di diversi capitali, come la salute, i denari, il
+buon umore; ma consiste anche nel sapere mutare,
+nel cinematografo del cervello, la serie delle
+imagini.</p>
+
+<p>Un'imagine è lugubre, per lo meno sconsolante?
+Sostituiamola con un <i>film</i> tutto da ridere.</p>
+
+<p>Mentre il treno correva, lo scultore Taliedo faceva
+passare con vertiginosa rapidità le ultime
+imagini di sua moglie: «Cara, brava, buona, virtuosa,
+tutto quello che volete: ma è strano come
+con l'apparire delle virtù morali, siano scomparse
+le virtù corporali. Poverina, non è colpa sua, ma
+è troppo lunga, troppo affilata: troppe cartilagini
+visibili.»</p>
+
+<p>Lo scultore Taliedo era pienamente giustificato
+davanti ai suoi occhi se lasciava il lago e correva
+a Genova in un treno diretto.</p>
+
+<p>&mdash;Mia moglie&mdash;proseguiva dal delizioso angolo
+ove stava rincantucciato&mdash;andrebbe bene
+come modello per Maria Vergine! Ma non se ne<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span>
+fanno più ordinazioni di Marie Vergini in questi
+tempi sacrileghi; e quei positivisti di parroci le
+comprano già bell'e fatte, inverniciate e vestite,
+dalle case di commercio. Ah, poveri artisti!</p>
+
+<p>Però l'idea di modellare sua moglie con Irma
+in braccio lo seduceva: una visione soave. Irma
+che ride, pargoletta, dalle braccia materne: una
+visione secolare: la maternità e il figlio o la
+figlia, cioè il germe della vita!</p>
+
+<p>È il grande motivo dell'arte che fu. E Taliedo
+vide, nel corso dei secoli, artefici canuti e barbuti
+che gareggiavano nell'esprimere sulla tela o
+con la creta il tema meraviglioso della Donna
+vergine e madre; e di mano in mano che creavano,
+adoravano la loro creazione.</p>
+
+<p>Sì, ma erano tutte cose che si potevano fare al
+tempo di Giotto e del Beato Angelico, perchè è
+un fatto che nell'evo medio a Venere erano riusciti
+a dare una bella batosta. Un po' con l'<i>asperges</i>,
+un po' col <i>vade retro, Satana</i>, l'avevano
+spaventata, povera Venere! Ah, l'evo medio aveva
+ridotto Venere in uno stato ben deplorevole. Una
+età senza bagni in casa, senza calze di seta,
+senza saponi, senza tela batista. Imaginare Beatrice
+con una camicia storica color Isabella;
+Laura con un paio di calze di bigello affezionate
+alle gambe per delle settimane; madonna Isotta
+con le unghie non spazzolate! Che orrore! La voluttà
+era allora condita in salsa naturale, come
+quella che gli offriva sua moglie.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>La dama che lo attendeva a Genova pareva invece
+avere la specialità delle salse più rare e raffinate.
+Non le aveva ancora assaggiate, è vero:
+ma se il treno fosse arrivato a Genova, tutto, tutto
+dava a credere che le avrebbe assaggiate.</p>
+
+<p>Era una dama americana. Gli era stata presentata
+ad un grande albergo in Roma. Lui le era
+stato di guida in qualche gita artistica ed ella si
+era persuasa che lui solo aveva le qualità richieste
+per eseguire il busto del suo defunto marito,
+da collocare onoratamente nel cimitero di***.
+A Genova, diceva lei di avere alcuni ritratti del
+morto: ripassando per Genova avrebbe telegrafato
+a Taliedo. Così avvenne: così egli era
+partito.</p>
+
+<p>Dopo tutto Taliedo non aveva mentito a sua
+moglie che nel genere: un'americana, invece di
+un americano.</p>
+
+<p>Il treno arrivò.</p>
+
+<p>La dama attendeva.</p>
+
+<p>Anch'ella era magra come sua moglie, ma di
+una magrezza diversa e provocata da ben altro
+genere di sofferenze.</p>
+
+<p>Si parlò molto del defunto marito: un uomo
+pieno di capacità e di ragionevolezza, come dimostravano
+i suoi ritratti. Egli aveva provato
+tutte le gioie del matrimonio e perciò Dio lo aveva
+fatto morire a tempo. Non era stato un re dell'ot<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span>tone,
+o del ferro, o del grano; ma un onorevole
+vassallo al servizio di un re del petrolio: tuttavia
+un uomo di grande valore. Si trattava di far rilevare,
+nel monumento funebre, i simboli del suo
+commercio.</p>
+
+<p>&mdash;Sempre felice con lui: mai divorziata&mdash;ella
+diceva.</p>
+
+<p>Anche questo doveva apparire dal monumento.</p>
+
+<p>&mdash;Come, voi non avete ancora legge del divorzio
+in Italy?&mdash;ella chiese.</p>
+
+<p>Taliedo atteggiò il volto alla più infantile meraviglia:
+non conoscendo il matrimonio, come
+poteva conoscere il divorzio?</p>
+
+<p>Così conversando del defunto marito, quella
+dama magra e ardente gli si era venuta accostando,
+da buona compagna, lì, sul sofà.</p>
+
+<p>La sua <i>toilette</i> da casa era in quel caldo giorno
+il perfetto contrario dell'infagottamento rigoroso
+e sudicio in cui erano imprigionate le Laure, le
+Beatrici e le Isotte del tempo antico.</p>
+
+<p>Ridendo gaiamente delle virtù del defunto marito,
+le parti molli del suo lungo corpo, parevano
+sussultare di gioia. I denti erano lupigni. Un braccio
+pallido, terminava in una deliziosa mano rapace.
+Taliedo se lo sentì svolgere dietro le sue
+spalle: apparire dall'altra parte della sua testa,
+dietro la spalliera del divano.</p>
+
+<p>Che enorme caldo! Egli era assai pallido, come
+avviene nei casi di insolazione. Era il momento
+di reagire: egli lo intuì.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p>
+
+<p>Mosse per levare il fazzoletto di tasca ad asciugarsi
+il sudore gelido.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, Taliedo, cosa avete lì?</p>
+
+<p>&mdash;Dove lì?</p>
+
+<p>&mdash;In vostra tasca.</p>
+
+<p>Taliedo non ebbe il tempo di guardare che cosa
+avesse in tasca, che la dama con l'altra sua mano
+rapace gli aveva estratto, per la testolina sporgente,
+una piccola bambola.</p>
+
+<p>Essa, la pupa, non era scostumatamente in camicia,
+come sogliono essere le pupe che si espongono
+e si fanno comperare nei negozi; ma era
+rigorosamente e virtuosamente vestita come le
+Laure, le Isotte antiche.</p>
+
+<p>Aveva le calze, le scarpe, le doppie sottane
+con la cintura, un giubboncino: tutto in regola.</p>
+
+<p>Era la pupa di Irma che Taliedo si era messa
+in tasca quando aveva elevata la sua mimma al
+terzo piano.</p>
+
+<p>Si era dimenticato di renderla alla mimma: gli
+era rimasta in tasca.</p>
+
+<p>&mdash;Oh, <i>a little doll!</i>&mdash;fece la dama accostandola
+molto da vicino ai suoi grandi occhi miopi.</p>
+
+<p>&mdash;Date qui&mdash;disse Taliedo di scatto&mdash;è
+un piccolo regalo, un piccolo modello...</p>
+
+<p>&mdash;Oh no!&mdash;disse la dama come non rispondendo
+a lui,&mdash;oh no!</p>
+
+<p>&mdash;Molto <i>pretty, very pretty</i>&mdash;diceva intanto
+lei, gravemente.</p>
+
+<p>&mdash;Già, molto <i>pretty</i>. Piccolo modello artistico.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Oh, no.</p>
+
+<p>&mdash;Dico di sì, modello artistico. Date qua, via.</p>
+
+<p>&mdash;Niente dare qua, niente modello, niente via.</p>
+
+<p>&mdash;Giuro!</p>
+
+<p>Ella fece una brutta, severa smorfia a quel
+«giuro».</p>
+
+<p>&mdash;Avete visto? Vi piace? Adesso datemi il mio
+piccolo modello.</p>
+
+<p>&mdash;No, non dare.</p>
+
+<p>&mdash;Io non capisco cosa vi troviate di straordinario...</p>
+
+<p>Ella guardava ora non più la pupa, ma gli
+abiti, le cuciture: le faceva passare al contatto
+delle sue lucide unghie crudeli.</p>
+
+<p>&mdash;Dove vendono in Italy le <i>poupées</i> così vestite?&mdash;domandò,
+seccamente.</p>
+
+<p>&mdash;In tutti i magazzini.</p>
+
+<p>&mdash;Falso!</p>
+
+<p>&mdash;Giuro.</p>
+
+<p>&mdash;Falso!</p>
+
+<p>Taliedo comprese che il suo volto tradiva che
+realmente egli diceva il falso: infatti la vestizione
+della pupa era stata opera paziente di sua moglie,
+sotto le più precise ed esigenti indicazioni
+di Irma.</p>
+
+<p>&mdash;A me non piacere uomini maritati: uomini
+senza dedizione assoluta&mdash;disse ella infine come
+ritraendosi, come rimettendosi nella credenza tutte
+le salse che aveva preparato, compresa la deliziosa
+mano rapace.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ma io non capisco, scusate.</p>
+
+<p>&mdash;Voi capite benissimo.</p>
+
+<p>&mdash;No!</p>
+
+<p>&mdash;Voi avere moglie e <i>little baby</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Giuro di no!</p>
+
+<p>&mdash;Allora lasciate fare così!</p>
+
+<p>Prese la pupa e fece atto di collocarla sotto il
+nero, americano tallone della perfetta sua scarpa.</p>
+
+<p>&mdash;Ah, no!&mdash;fece Taliedo balzando.</p>
+
+<p>&mdash;Non bambola italiana io: donna americana&mdash;disse
+la dama levandosi in piedi e restituendo
+la pupa con disprezzo.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>E fu così che, per colpa di quella malaugurata
+pupa, dimenticata lì in tasca, Taliedo perdette
+l'occasione di guadagnare una bella somma
+facendo il monumento a Mister George Paddy,
+mercante defunto di petrolio, e anche&mdash;ciò che
+gli lasciò una grande amarezza, un vuoto strano&mdash;l'occasione
+di gustare quella salsa esotica di
+cui aveva gran desiderio.</p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="VUOI_SAPERE" id="VUOI_SAPERE"></a>VUOI SAPERE
+COME HO FATTO IL MILIONE?</h2>
+
+<p>Eravamo nel palco: io, Ballesio, l'universale
+Ballesio, il famoso Ballesio il cui nome è da per
+tutto, il cui ritratto onora persino le scatole dei
+cerini, la cui <i>réclame</i> splende, scintilla dalle
+quarte pagine dei giornali alle proiezioni luminose
+sui tetti; e con noi c'era il colonnello, personaggio
+assai decorativo, e infine la signora dell'immortale
+Ballesio.</p>
+
+<p>La signora dell'immortale Ballesio sedeva al
+parapetto con la guardia d'onore del colonnello.</p>
+
+<p>Io non conosco di preciso l'età della signora
+Ballesio, ma certamente fra i quaranta ed i cinquanta:
+però si può dire di lei «è ancora una
+bella donna». Ma il cav. Ballesio afferma invece
+che la sua signora è, tuttora, la più bella donna
+della città. Esagerazioni! Certo è che a teatro
+tutti gli occhi girano, e poi si fermano su di lei.
+Perchè? Perchè è la moglie dell'immortale Ballesio?
+Perchè osa esporre, contro la maldicenza,
+uno scollato autentico ed inaudito in un teatro<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span>
+di provincia? Perchè i due solitari che le adornano
+gli orecchi sono calcolati a lire diecimila
+l'uno?</p>
+
+<p>Il cav. Ballesio mi disse piano:</p>
+
+<p>&mdash;Senti: ho sonno, e poi mi annoio. Sono
+stanco di <i>Vedova allegra</i>. Vieni con me a prendere
+un altro caffè? Permetti, cara?&mdash;chiese alla
+signora.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, caro.</p>
+
+<p>E ci allontanammo.</p>
+
+<p>&mdash;Questa sera tua moglie è, come dire?, superlativa,&mdash;dissi
+versando il caffè all'amico.</p>
+
+<p>&mdash;Questa sera? Puoi dire «sempre», mia moglie,
+la Trebbiatrice.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè la chiami così?</p>
+
+<p>&mdash;È un vezzeggiativo. Non hai mai visto le
+trebbiatrici? Ingoiano tutto. Così mia moglie, in
+fine d'anno, ha il coraggio di trebbiare dalle venti
+alle trentamila lire per le sue spese personali. A
+Parigi, a New York sarebbe un'inezia; ma qui
+in provincia, bada che ci vuol del genio per trebbiare
+trentamila lire l'anno! Mia moglie è straordinaria!
+Ma come fai ad ingoiare tanti biglietti
+da mille? le domando. È un suo segreto! Capisci
+tu? Ma sta sicuro che li ingoia.</p>
+
+<p>L'immortale Ballesio, quando ha mangiato e
+bevuto bene&mdash;quella sera egli aveva onorato il
+colonnello con un magnifico desinare&mdash;non si
+riconosce più: non è più la solita mutria: parla,
+ha dello spirito. Capace poi, domani, di negare<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span>
+villanamente tutto quello che si è lasciato sfuggire:
+ma per quella volta, parla.</p>
+
+<p>&mdash;Così che, così che&mdash;chiesi io&mdash;la tua
+casa privata ti porta ad una spesa equivalente
+ad un milione circa di capitale. Non è così?</p>
+
+<p>&mdash;Un piccolo milionario&mdash;rispose Ballesio&mdash;un
+modesto milionario... Il milione, vedi, sarà
+in avvenire come quel tale pollastro che quel Re
+di Francia voleva nella pentola dei più poveri
+fra i suoi sudditi. L'avvenire della società è sbalorditivo...</p>
+
+<p>&mdash;E tu intanto principi...</p>
+
+<p>&mdash;Bisogna ben dare l'esempio...</p>
+
+<p>&mdash;A parte gli scherzi&mdash;dissi,&mdash;ma spiegami
+come va questa faccenda; come va che tu che sei
+un modello di esosità, spendi, senza protestare,
+ventimila lire e più per la tua signora...</p>
+
+<p>&mdash;Mettiamo le cose a posto: prima di tutto,
+modello sì, ma non di esosità. Quanto alla mia
+signora, è evidente; io devo tutta a lei la mia
+fortuna. Lei non lo sa, ma è così!</p>
+
+<p>&mdash;Ma se non ti ha portato un centesimo di
+dote!...</p>
+
+<p>&mdash;Ti sbagli: mi portò il padre, la madre e
+quattro fratelli da mantenere, che oggi sono tutti
+impiegati nell'azienda.</p>
+
+<p>&mdash;E allora?</p>
+
+<p>&mdash;È un problema psicologico. Tutti i problemi
+umani hanno un fondamento psicologico occulto.
+Senti il mio: ma prima di tutto guardami bene<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span>
+in faccia: non quale mi vedi nelle fotografie, nei
+quadri, nei <i>tablò</i>; ma quale sono realmente: sono
+bello o brutto?</p>
+
+<p>Esitai.</p>
+
+<p>&mdash;Di' pure brutto, piccolo, rincagnato, pelato
+fino dalle origini, e senza l'onor del mento. Ma
+devi aggiungere che a ventidue anni, quando la
+sposai, ero anche più brutto: lo dico io, e mi
+puoi credere. Mi sono fatto un po' bello in seguito.
+Immagina invece che cosa doveva essere
+mia moglie allora! Tu dirai: Una dea! Io aggiungo:
+Una carica di cavalleria! Dopo la quale
+tu non sapevi più in che mondo eri. Sono cose che
+a dirle non ci si crede. Bisogna provarle.</p>
+
+<p>&mdash;Provare per credere&mdash;dissi io&mdash;come per
+le tue pillole.</p>
+
+<p>&mdash;Precisamente&mdash;disse con gravità Ballesio.&mdash;Senonchè
+Mariuccia allora non era Giunone;
+era Ebe; Giunone, quale tu la ammiri adesso, diventò
+un poco per volta. Ebbene io, a differenza
+di molti uomini, inconsapevoli della verità, intuii
+subito che avrei fatta una deplorevole fine nella
+mia qualità di marito. Bada bene però, e vedi di
+non confondere: mia moglie era, come è adesso,
+l'esemplare delle mogli; ma tu devi sapere che
+le facoltà ragionative della donna non hanno
+sempre la stessa sede di quelle dell'uomo. Supponi,
+per modo di dire, che in mia moglie le facoltà
+ragionative risiedano nell'epidermide, e che
+la sua epidermide dicesse allora: «io ho bisogno<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span>
+di vestirmi&mdash;quando mi vesto&mdash;di seta e di
+pietre preziose», e poi di' quale doveva essere
+la mia sorte che non potevo comperarle che un
+abito di cotonina! Io sentivo la necessità di diventare
+ricco appunto per non diventare un marito,
+come dire? infelice. Ma come si faceva a
+diventare ricco? Lo sai tu?</p>
+
+<p>Io sospirai.</p>
+
+<p>L'immortale Ballesio mi spiegò e disse:</p>
+
+<p>&mdash;La donna è la glandola della ricchezza. Pare
+un assurdo, ma è così. La donna è come la pituitaria,
+la tiroide, la surrenale, glandole superflue
+in apparenza. Ma tu portale via, e l'uomo
+diventa l'ombra di un uomo. Sopprimi la donna,
+e tu hai l'uomo che ritorna allo stato selvaggio
+e cretino.</p>
+
+<p>Dopo ciò Ballesio bevve un cognac, e seguitò:</p>
+
+<p>&mdash;A quei tempi io reggevo una farmacia a
+Montefalco. Guarda che per andare giovane di
+farmacia in quel paese bisogna essere morti di
+fame. In una settimana tu non fai cinque lire di
+banco. Il mio predecessore era scappato via per
+disperazione, portando con sè quel po' di chinino
+che c'era e una mezza dozzina di barattoli
+antichi.</p>
+
+<p>Io, appena arrivato lassù, avevo messo fuori
+un gran cartello: <i>Farmacia uso Roma</i>. Sai tu
+cosa vuol dire <i>farmacia uso Roma</i>? Io no. Probabilmente
+era uno sfogo di quel genio della <i>réclame</i>
+che mi si sviluppò in seguito. Una sera<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span>
+d'inverno, dopo l'avemaria, stavo al buio pensando
+al mio avvenire di marito infelice. Sentivo
+nella stanza di sopra, ogni tanto, il passo di Mariuccia.
+Ella bubbolava dal freddo, poverina! e
+doveva tenere sotto le sue adorabili sottane un
+vile scaldino di carbonella. Sai tu quali orrendi
+pensieri devono passare per la mente di una
+bella giovane costretta a bubbolare dal freddo in
+un paese come Montefalco? Io sentivo già i brividi
+sul mio capo. O Mariuccia&mdash;esclamai&mdash;o
+io morirò, o tu avrai un camino grande come
+una fornace; e quando vorrai andare a spasso,
+avrai una carrozza con quattro cavalli che ti tireranno
+dove vuoi. Allora, capirai, di automobili
+non si parlava dalle nostre parti; non esistevano
+le mie pillole; il termosifone era una cosa sconosciuta.</p>
+
+<p>Ed ecco che un Marcantonio di montanaro,
+grosso e alto come la bottega, mi spalanca la
+vetrina, entra e butta sul banco una cosa, e dice
+con disprezzo:</p>
+
+<p>&mdash;Questa tientela per te.</p>
+
+<p>Guardo. Era una carta senapata.</p>
+
+<p>&mdash;Non ha fatto effetto, galantuomo?&mdash;dico io.</p>
+
+<p>&mdash;E che effetto vuoi tu che abbia fatto?&mdash;mi
+dice. Non mi ha grattato nemmeno la pelle.&mdash;Ora,
+prosegue l'ineffabile Ballesio, tu sai la storia
+dell'uovo di Colombo, della lampada di Galileo,
+del pomo fradicio di Newton! Ebbene, quell'uomo
+è stato la mia lampada, il mio uovo, il mio pomo<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span>
+marcio. Sentii, come farti capire? una luce trapassare
+la mia mente, un lampo; ma avevo trovato!</p>
+
+<p>&mdash;Amico&mdash;dissi con effusione a quel villano&mdash;vieni
+fra due ore e avrai, ti giuro, il cerotto
+che tu vuoi e che ti guarirà.</p>
+
+<p>Due giorni dopo l'uomo tornò. Mi mostrò la
+sua schiena che era tutta una piaga; ma lui era
+esultante: era guarito!</p>
+
+<p>Io avevo inventato il famoso cerotto di Sant'Antonio.
+Nelle nostre campagne chi non conosce
+adesso il cerotto di Sant'Antonio? I farmacisti
+delle città avevano dimenticato la esistenza dei
+forti lavoratori della terra, la cui epidermide, perchè
+sa&mdash;come si dice oggi&mdash;il lavoro dei campi,
+è insensibile ai comuni revulsivi. Avevano dimenticato
+questa elementare psicologia della medicina
+popolare che un farmaco è creduto tanto più
+efficace quanto più si sente e fa male.</p>
+
+<p>&mdash;Ma tu dici delle bestialità, Ballesio.</p>
+
+<p>&mdash;Mai più! È affare di autosuggestione. Il villano
+si sente bruciare e pensa: «ecco, io guarisco!»
+Pensare di guarire spesso vuol dire guarire. Aggiungi
+poi dietro il cerotto l'imagine di Sant'Antonio,
+del grande taumaturgo, e tu hai la spiegazione
+dell'immenso successo del mio specifico.
+Devi poi notare che nelle nostre campagne c'è
+ancora un po' di religione e i parroci, con una
+piccola percentuale sulle vendite, hanno fatto una
+<i>réclame</i> strepitosa a questo revulsivo che cura<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span>
+sciatiche, lombaggini, raffreddori e, dopo usato
+per l'uomo, tu non lo butti via, ma ne incolli la
+immagine nelle stalle per la protezione delle
+bestie.</p>
+
+<p>Dopo il cerotto di Sant'Antonio, la via era
+aperta. Un giorno contemplando la mia signora
+che si svestiva allo specchio, esclamai: «Dio,
+che tesori! ma perchè devono esistere fanciulle
+clorotiche, smunte, senza l'onore di quel seno e
+perciò prive della venerazione degli uomini e
+della santa gioia della maternità?» Pensare questo
+ed inventare le mie pillole fu un attimo. Ah,
+tu ridi? saresti buono anche tu di far le mie pillole,
+eh? Ma di persuadere l'umanità che con le
+mie pillole si guarisce, fui capace io solo.</p>
+
+<p>E Ballesio assunse la sua aria di grand'uomo.
+E aggiunse gravemente:</p>
+
+<p>&mdash;Al bene di tutte le classi sociali io ho provveduto:
+ai neurastenici, agli stitici, agli ipocondriaci;
+e poi mi chiamano&mdash;qui in quest'idiota
+paese&mdash;avaro, esoso, tirchio; imbecille mi chiamano
+anche! pucinella politico, perchè, ora&mdash;dicono
+loro&mdash;sto coi preti, ora sto coi socialisti.
+Io sto con chi soffre, e il mio nome è universale:
+<i>Vos omnes qui laboratis et «ammalati» estis,
+venite ad me!</i> Questa è la mia divisa. Non vi sono
+che i medici ed i preti che preferiscono la percentuale
+sui miei specifici agli specifici medesimi:
+ma si tratta di una classe, direi quasi cinica,
+senza fede, destinata a scomparire. Ma tutto il<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span>
+resto del mondo è basato sulla fede! Come ha
+progredito il Cristianesimo? Con la fede. Come
+progredisce il Socialismo? Con la fede. Che cosa
+è il <i>sole dell'avvenire</i> che gli increduli deridono?
+Una forma allotropica della fede. Come si diffondono
+per il mondo le mie boccettine, le mie scatoline?
+Con la fede. La fede è l'ossigeno della
+vita. La fede genera il dogma: il categorico imperativo
+di Massimiliano Kant. Chi non crede al
+dogma, <i>anathema sit!</i> Scomunicò la Chiesa, quando
+potè! Scomunico io chi non crede a me! Ti
+pare? Senza fede, che cosa hai? Hai la ribellione,
+hai la critica, hai individui pallidi, stitici, dolorosi,
+senza vigore di volontà; hai degli irregolari
+della vita. Ora&mdash;sta bene attento&mdash;dall'incontro
+di un atomo di fede negli altri con un
+atomo di genio tuo, si ottiene il protoplasma intorno
+a cui si verrà poi innucleando il milione.
+Hai capito adesso come si fa a diventare milionari?</p>
+
+<p>&mdash;Ma tu hai fede nei tuoi specifici?&mdash;chiesi io.</p>
+
+<p>&mdash;Immensa! Essi valgono quello che valgono
+gli altri specifici. Tieni bene a mente: nel campo
+terapeutico, tranne l'olio di ricino, il chinino per
+la malaria, il bicarbonato pel bruciore di stomaco,
+tu non hai che dei medicamenti illusori: bastoncini
+di carta su cui l'ammalato si appoggia disperatamente
+per passare dallo stato egrotante a
+quello di sanità. La sola terapia vera è l'igiene,
+l'aria, il sole e, moralmente, essere un poco be<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span>stia.
+Ma che colpa ne ho io se l'uomo non può e
+non potrà mai essere uomo igienico? se la sua
+anima non è sempre bestiale?</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>E quell'imbecille di Ballesio chi sa per quanto
+avrebbe durato, se in quel punto il rumore del
+pubblico non avesse avvertito che la <i>Vedova allegra</i>
+era finita.</p>
+
+<p>Ballesio corse a prendere la sua signora: giacchè
+questo onore egli non lo cede a nessuno.</p>
+
+<p>Sarà ridicolo questo minuscolo uomo, in grande
+sparato bianco, dare maestosamente il braccio
+alla giunonica sua signora; ma è uno spettacolo
+che tutti ammirano.</p>
+
+<p>Quella sera la signora aveva un manto di ermellino
+arrivato da Parigi.</p>
+
+<p>Si può chiamarlo imbecille finchè si vuole, ma
+bisogna fargli largo. La sua automobile ha l'ordine
+di rombare spaventosamente, ed i suoi fari
+devono essere i più luminosi. La luce ed il suono
+tengono viva la fede. Ammirabile uomo, dopo
+tutto, che conserva inalterabile, assoluta la fede,
+anche nella sua signora.</p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="UN_PICCOLO_BACIO_QUI" id="UN_PICCOLO_BACIO_QUI"></a>UN PICCOLO BACIO, QUI!</h2>
+
+
+<p>&mdash;Riservato per dame?&mdash;domandò la dama
+al conduttore indicando l'interno di uno scompartimento
+di seconda classe, dove otto corpi di
+grosso sesso maschile si stavano pigiati.</p>
+
+<p>&mdash;Viaggiamo in condizioni eccezionali, signora.</p>
+
+<p>&mdash;Ah!&mdash;fece la dama&mdash;e le sue pupille
+grige sotto il velo rialzato, e che scendeva giù da
+una gran falda di cappello, fulminarono gli otto
+grossi corpi; fulminarono il conduttore, e con
+lui il suo colletto un pochino lercio, le sue mani
+quasi nere; fulminarono il treno in disordine, la
+stazione in disordine; e, più largamente, fulminarono
+l'Italia e le ferrovie in disordine: anzi in
+quel giorno in completa disorganizzazione per
+effetto della neve; una neve enorme, paurosa,
+strana, la quale pareva avesse un suo linguaggio
+di morte, come dire: io ti voglio coprire, congelare,
+vecchio mondo!</p>
+
+<p>&mdash;Venga con me, signora: la metterò in prima&mdash;disse
+il conduttore, e precedette la dama at<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span>traverso
+un ingombro immenso del treno: bagagli,
+gente.</p>
+
+<p>&mdash;Qui è interamente vuoto&mdash;disse infine, indicando
+uno scompartimento di prima classe.</p>
+
+<p>&mdash;Se permette, ci sono io&mdash;disse al conduttore
+un signore che era lì, in piedi, nel corridoio;
+ed indicò il suo grosso sciallo buttato nell'angolo.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Questo signore era piccolo, anzianotto, sbarbato
+e fiorito nel volto: però aveva un bellissimo
+naso grosso, ed un bellissimo ventre, sporgente
+da un bellissimo pastrano da viaggio. La sua
+testa pelata era difesa da un cupolino di seta.
+Egli stava a guardare dietro la grossa lastra di
+cristallo ciò che avveniva nella stazione, e con
+una mano grassoccia, adorna di un pesante anello,
+fumava un vile toscano: da che si poteva arguire
+che quel signore era italiano, non straniero.</p>
+
+<p>All'avvicinarsi della dama egli ritirò con bel
+garbo il ventre, e la dama passò; passò perchè
+era sottile, ma la si contorse come per evitare il
+contatto di quel ventre, di quel naso, di quel
+puzzo di vile toscano. Ma per entrare, la sua alterezza
+dovette piegarsi da una banda perchè il
+cappello non entrava.</p>
+
+<p>Tranne il cappello, che fra veli e piume e
+spilloni, era di una complicazione ammirabile,
+tutto il resto era semplice: una gonna nera,
+un'ampia giacca di lontra, nel cui mezzo era po<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span>sato
+un cespuglio di violette finte: finte, ma non
+importa! Tutta la leggiadra creatura odorava di
+viva viola, di fresco mughetto, di pura lavanda.
+Ma le narici del suo nasetto impertinente si dilatarono
+e parvero aspirare in quello scompartimento
+come un malvagio odore: le delicatissime
+labbra si storsero: poi si sedette come rassegnata.
+Lentamente, con due sottili mani inguantate, alti
+i cubiti, si toglieva veli, spilloni, cappello, come
+fosse una funzione sacra. Apparve allora una
+leggiadra testa dai capelli cinerei. Con un rapido
+moto trasse poi da una borsetta uno zendado, vi
+ravvolse in un attimo il capo nella foggia languida
+in cui è effigiata Beatrice Cenci; distese sul
+velluto un gran lino bianco; vi si adagiò con la
+testa; vi si immobilizzò: forse dormiva se non
+fosse stato un piccolo piede a dichiarare che ella
+era pur desta.</p>
+
+<p>Il grosso signore si rivoltò ancora, lui e il suo
+naso, contro la stazione. Era interessante guardare
+quello che vi succedeva. Un grigio enorme,
+un umidore intenso, una folla sconvolta era sotto
+la tettoia: ogni tanto passava qualche macchina
+fumida, gemebonda che trainava vagoni lenti grondanti
+da una impellicciatura mostruosa di neve:
+dentro si vedeva sfilare un ingombro di umanità.</p>
+
+<p>Si va? si sta? cosa si fa? chi lo sa? Dall'interno
+del treno immobile, dal di fuori giungeva un
+ininterrotto suono di voci:</p>
+
+<p>«Ritardo di due, sei, dieci ore! La neve! mac<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>chè
+la neve: il «sabotaggio». Ci vuole un ferroviere
+impiccato per ogni stazione! Ma si impicchi
+lei per primo! Le ferrovie ai ferrovieri!
+Alle società private le ferrovie. Senti il compare!
+È un deputato forse lei? Vi sono delle donne,
+dei bambini nelle sale d'aspetto che strillano,
+che si disperano, che hanno fame.»</p>
+
+<p>Il vecchio signore faceva: <i>up, là!</i> sollevandosi
+ritmicamente sulle punte dei piedi, poi ricadendo
+sui talloni. Ad un tratto abbassò il vetro: un signore
+era uscito dall'ufficio del capostazione; agitava
+furibondo le braccia; dietro di lui erano
+altri signori furenti; dietro, due capo-aggiunti,
+ma avviliti, poveretti; la barba di tre giorni, i
+baffi in giù, il bavero in su, l'orgoglioso berretto
+color granata, pesto, avvilito anche lui. Quel signore
+aveva tutta la bocca aperta e le sue parole
+dovevano essere terribili: ma non si sentivano:
+ecco perchè il vecchio che faceva <i>up, là!</i>
+aveva abbassato il vetro.</p>
+
+<p>Allora si udì la voce di quell'energumeno che
+urlava:</p>
+
+<p>&mdash;Ma dove è quel capostazione? Ha finito il
+suo turno ed è andato a casa? Già loro signori
+capi non sanno niente, loro non capiscono niente,
+tutto un giuoco a scaricabarile. Al telegrafo, al
+telegrafo! Mangiapani a tradimento. Vi concio io,
+ora! Un dispaccio al ministro.</p>
+
+<p>Chi poteva essere quell'autorevole e furibondo
+personaggio?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span></p>
+
+<p>Tutta la folla si volta, al galoppo, verso il telegrafo,
+e dietro corrono le lucerne di due carabinieri.
+Ma tornano tutti subito indietro. Una
+imprecazione collettiva, enorme: Il telegrafo non
+funziona più!</p>
+
+<p>Ma che succede adesso? Un altro signore rompe
+la calca, affronta l'energumeno e strilla come
+un'aquila:</p>
+
+<p>&mdash;Prima di tutto, lei che grida tanto, fuori il
+biglietto!</p>
+
+<p>Era il più bello della scena, quando la dama,
+levando appena il dito, disse laconicamente:</p>
+
+<p>&mdash;Prego, chiudere.</p>
+
+<p>Il vecchio grasso gentiluomo udì, si voltò,
+guardò la dama. Ella diceva proprio a lui. Lui
+parve meditare: dopo tutto la signora di seconda
+classe era come sua ospite nel compartimento di
+prima.</p>
+
+<p>&mdash;Prego chiudere&mdash;ripetè la signora in tono
+che non era affatto di preghiera.</p>
+
+<p>Allora il signore alzò lentamente e come a malincuore
+il cristallo.</p>
+
+<p>Intanto un lento moto avvertiva che il diretto,
+forse, stava per partire: uscì dalla tettoia, infatti.
+Allora brillò una gran luce: ma non dal
+cielo uniforme di piombo scendeva quella luce;
+ma dalla immensa candidezza della terra, e fuori
+di quel candore, tutto era ugualmente plumbeo:
+le fiumane, le piccole case, disperse, livide, sepolte:
+un paesaggio immobile, desolato, bianco<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span>
+su cui avanzava, quasi immersa, la linea nera
+del convoglio.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Però era oramai mezzogiorno e il signore si
+preparò a far colazione: l'apparecchio o viatico
+che levò da una cestina e dispose bene bene, rivelava
+l'esistenza di un cuoco di casa, o forse
+anche di una di quelle mogli rare e preziose che
+preparano tutto per il marito che viaggia. Quel
+viatico rivelava inoltre che egli era un buongustaio
+e anche uno stomaco solido. Guardò con occhio
+commosso un'anca di cappone a lesso; pallida,
+piena, gelatinosa, accuratamente priva di
+bordoni e di piume, oh non come sono le ali e
+le ànche scheletriche nei disingannevoli cestini da
+viaggio! Guardò un bellissimo, brunito, rosato,
+profumato arrosto di filetto, disposto in ordinate
+fette. Esitò: finalmente prese delicatamente una
+fetta d'arrosto, aperse la bocca, mise un po'
+fuori la lingua... In quel punto la dama fece
+una smorfia di supremo disgusto.</p>
+
+<p>Il signore fissò: depose la fetta su le altre,
+non sulla lingua, e in tono di persona seccata
+disse:</p>
+
+<p>&mdash;Oh, senta, cara signora, che lei mi voglia
+impedire di fumare, vada anche, benchè questo
+è scompartimento per fumatori; che non mi permetta
+di aprire il finestrino per un momento, sia
+pure; ma mangiare, ah, mangiare...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Non parlare con voi.</p>
+
+<p>&mdash;Allora io parlare con voi... oh, corpo di
+Bacco! E dire che quando noi andiamo all'estero,
+stiamo, si può dire, col cappello in mano; e
+questa razza prepotente quando viene in Italia...</p>
+
+<p>Ma la signora con una mossa sdegnosa, appena
+detto «non parlare con voi», si era rifugiata
+nell'angolo opposto, e d'altra parte, quell'arrosto
+era così buono, così persuasivo che pareva
+dire: «Perchè ti vuoi guastare la digestione?»
+Le fette sparivano tranquillamente, alcuni
+panini scricchiolarono, una bottiglia nera versò
+una volta e due il suo contenuto luminoso giù per
+la gola dell'amabile signore. Non rimaneva che
+la frutta, e questa era rappresentata da grossi
+mandarini dalla buccia ben sciolta.</p>
+
+<p>A questo punto il treno, che già andava lento,
+rallentò: la macchina mandò un gran sbuffo, poi
+un sibilo flebile, lugubre, morente: il treno si
+fermò. Un silenzio profondo, poi un'agitazione
+paurosa per tutto il treno. Il treno era sotto la
+neve. Stazione vicina? No. In aperta campagna.
+Si sentivano sportelli e vetri aprirsi. Un individuo
+o due saltarono giù. Rimasero confitti come cialdoni
+nel lattemiele: la neve rasentava la banchina.
+Terrapieno, siepe, tutto era livellato in
+una desolazione bianca: la macchina&mdash;la si
+scorgeva in curva&mdash;era quasi tutta immersa.
+Nevicava ancora.</p>
+
+<p>La signora si scosse.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Cosa succede?&mdash;chiese voltando la testa
+verso il compagno di viaggio.</p>
+
+<p>&mdash;Probabilmente bloccati.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! Verranno a sbloccare.</p>
+
+<p>&mdash;Speriamo bene, signora.</p>
+
+<p>Può fare sempre piacere ad un filosofo il constatare
+che la piccola graziosa neve ha forza di
+arrestare una macchina enorme e nera, simbolo
+del progresso; come la pudica acqua di affondare
+un transatlantico; come un microbio invisibile
+di uccidere un uomo: ma è bene non trovarci
+in simili casi.</p>
+
+<p>La verità cruda non tardò a farsi strada: treno
+bloccato in aperta campagna: avanzare e retrocedere
+impossibile: segnalazioni insufficienti: telegrafo
+rotto: macchina spenta.</p>
+
+<p>Prospettiva certa: cinque ore di blocco, almeno,
+cioè il tempo da permettere alle guardie
+di percorrere i venti chilometri lungo la linea sino
+ad arrivare alla stazione da cui erano partiti:
+poi aspettare la locomotiva liberatrice. Altra prospettiva
+molto più probabile: la notte in treno,
+senza calore e senza luce perchè la caldaia era
+già spenta.</p>
+
+<p>Quando la signora seppe questo, fece anche
+lei come tutti nel treno: protestò: il treno era
+un coro di proteste. La signora aggiunse la sua
+voce esotica al coro, con speciale sintesi diffamatoria
+verso l'Italia.</p>
+
+<p>&mdash;Viaggiato molto&mdash;diceva&mdash;ma mai visto<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span>
+qualche cosa così orribile. Russia, Norway, Svizzera,
+paesi avanzati avere <i>puf</i>, <i>uf</i> (soffiava).
+Avere, come dicete voi? <i>Avere rotery-snow-plough</i>
+per soffiare via neve.&mdash;E con la manina vorticosa
+faceva un molinello che buttava via tutta
+la neve.</p>
+
+<p>&mdash;Vuol dire&mdash;spiegava il capotreno ai circostanti,
+un giovanotto quasi elegante&mdash;che
+all'estero adoperano un tipo nuovo di spazzaneve
+a ventilatore per liberare i binari. Qui siamo ancora
+al vecchio tipo che non è buono se non a
+buttare la neve da un binario sull'altro; e poi
+con una neve come questa non va.</p>
+
+<p>La signora, dopo avere protestato, si dovette
+anche lei adattare al fatto reale; aspettare, pazientare,
+tacere.</p>
+
+<p>Passava, interminabile, il tempo.</p>
+
+<p>Quando la superba umanità intuisce una forza
+che non può vincere, con cui non può lottare,
+si abbatte avvilita, muta. I carrozzoni, specie
+quelli di terza classe, potevano richiamare in
+mente certi carri-bestiame, pieni di corpi immoti,
+attoniti.</p>
+
+<p>Ma i bambini si udivano gemere: qualche donna
+piangeva. La fame! Qualche vigoroso, qualche
+ardito discese: dal casello vicino, da una cascina
+si potè avere un poco di pane: ma era una disputa
+feroce: la si intravvedeva nei vagoni di
+testa.</p>
+
+<p>Calava la sera.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Signora, posso offrire?</p>
+
+<p>La signora pareva sofferente: era scossa come
+da brividi.</p>
+
+<p>Il signore aveva tolto dalla grossa valigia di
+cuoio una fialetta di essenze.</p>
+
+<p>&mdash;Veda, signora&mdash;disse&mdash;quando io viaggio,
+ho l'abitudine di prevedere tutto. Ecco qui,
+oltre al resto, una candela: è probabile che fra
+poco torni a proposito.</p>
+
+<p>&mdash;Grazie, ma avere anch'io <i>petit flacon</i>. Piuttosto
+ho fame.</p>
+
+<p>&mdash;Ah&mdash;fece il signore&mdash;e presa la cestina,
+ne trasse ancora quella deliziosa anca di cappone.
+Poi fissò la signora: sorrise dolcemente con
+i suoi denti bianchi nella faccia rubiconda, un
+po' ironica, e senza muoversi punto, appena movendo
+le labbra:&mdash;Sì&mdash;disse&mdash;ma pagare!</p>
+
+<p>«No, no denaro&mdash;disse fermando il gesto
+della signora.&mdash;Soltanto un piccolo bacino, qui!»</p>
+
+<p>E indicò la punta del grosso naso.</p>
+
+<p>&mdash;Ah!... <i>Fy, old satyr!</i></p>
+
+<p>&mdash;Niente, vecchio satiro, <i>madam</i>. Ho dato addio
+da tempo alla carne: non però alle ànche di
+cappone. Ma quest'oggi mi sento americano anch'io,
+cioè molto originale&mdash;e così dicendo fece
+atto di riporre la preziosa anca superstite.</p>
+
+<p>Allora con un moto rapido, la dama si appressò:
+il signore sentì cose molli, profumate,
+deliziose appressarsi a lui: la lontra, le viole.</p>
+
+<p>I labbruzzi di lei sfiorarono il suo grosso naso.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span>
+Poi tutta si ritrasse indietro, coprendosi il volto
+per non vedere quella orribile cosa che aveva baciata.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>&mdash;Dire&mdash;ruminava tra sè il signore allontanandosi
+nel corridoio, e riacceso un toscano
+per lasciare che la dama affondasse in pace i
+suoi dentini in quella anca rosata&mdash;dire che
+circa vent'anni fa questa triste avventura della
+neve poteva essere fra i più saporiti ricordi della
+vita!</p>
+
+<p>Un mezzo toscano è spesso una grande consolazione,
+nella miseria.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="GIACOMINUS_GIACOMINI" id="GIACOMINUS_GIACOMINI"></a>GIACOMINUS GIACOMINI.</h2>
+
+
+<p>Quella volta la mamma, per quanto pietosa,
+non potè nascondere il grave fallo di Giacomino:
+il babbo venne, seppe, e quella sera grandinò.</p>
+
+<p>Una grandine alla vigilia di Natale?</p>
+
+<p>Sì, una grandine di busse, ma non sui campi:
+bensì sulla persona di Giacomo Giommi, ovvero
+Giacominus Giacomini, come lo chiamavano beffardamente
+i compagni di scuola, figlio legittimo
+ed unico del signor cav. Antonio e della signora
+Palmira, scolaro ginnasiale scioperatissimo.</p>
+
+<p>La signora Palmira conosceva del non egregio
+suo Giacomino tutte le prodezze: dalla vendita
+della grammatica latina per acquistare il diritto
+di copiare i problemi, alle lezioni marinate con
+superba disinvoltura; sapeva perchè diminuiva
+lo zucchero ed aumentava in modo anormale la
+lista del calzolaio e del sarto. Il padre, cav. Antonio,
+ignorava tutte queste cose: prima perchè
+nessuno gli diceva niente, secondo perchè dalle
+sette del mattino&mdash;ora in cui si levava&mdash;a mezzanotte
+e anche all'una talvolta&mdash;ora in cui
+rincasava&mdash;non compariva nel domestico foco<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span>lare
+che per le due ore del pranzo. Però se ignorava
+l'analisi, intuiva la sintesi:</p>
+
+<p>&mdash;Quel ragazzo non ha voglia di far niente
+di bene!</p>
+
+<p>&mdash;Ha ingegno, e farà bene&mdash;risponde la signora
+Palmira che più si avvicinava alle nozze
+d'argento e meno veniva dividendo le idee del
+marito.</p>
+
+<p>&mdash;Ingegno a dir le bugie, ingegno a sgraffignare
+se trova, ingegno ad inventare tutte le scuse
+per faticare meno che si può e godersela più che
+può. Credete che io non me ne accorga?</p>
+
+<p>&mdash;E anche in ciò si richiede ingegno&mdash;rispondeva
+la signora Palmira, la quale si riserbava
+almeno il diritto di parlare sempre per ultima.</p>
+
+<p>Chi possedeva l'analisi e la sintesi sul conto di
+Giacomino era la donna di servizio: ella sapeva
+tutti i progressi fatti da lui nel <i>folklore</i> delle ingiurie
+plebee ad una umile fantesca: da <i>servaccia</i>,
+<i>sguattera</i> sino a certe parole che offendevano
+la dignità del sesso. Ella aveva anche imparato
+la differenza che passa tra l'impressione di una
+scarpa coi chiodi e un'altra senza chiodi: i modi
+con cui Giacomino comandava potevano ricordare
+un linguaggio non più ammesso dalla democrazia.
+Vero è che, quanto a termini ingiuriosi,
+la domestica disponeva di un vocabolario ricchissimo.
+In questi casi Giacomino, leso nel suo
+onore, riferiva alla mamma.</p>
+
+<p>La mamma allora interveniva come giudice e<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span>
+diceva: «Mettiamo bene le cose a posto. Tu sei
+la serva e lui è il padroncino, tu sei una donna
+fatta e lui è un bambino ancora ingenuo.»</p>
+
+<p>«Per me l'è un barabba!» diceva con profonda
+convinzione la donna, e allora Giacomino assisteva
+ad un'altra varietà di diverbio, quello fra
+la donna di servizio e la mamma: diverbio molto
+più clamoroso e lungo perchè la donna di servizio
+si credeva in diritto di pretendere per sè
+l'ultima parola.</p>
+
+<p>Dunque quella antivigilia di Natale la signora
+Palmira aveva dovuto recarsi alla direzione del
+Ginnasio, chiamatavi d'urgenza da un laconico
+biglietto del signor Direttore.</p>
+
+<p>Veramente il biglietto era per il padre e non
+per lei.</p>
+
+<p>Il signor Direttore, anzitutto rilevata questa
+sostituzione, accolse la signora Palmira con un
+contegno così solenne ed enigmatico che la detta
+signora perdette la sua abituale sicurezza.</p>
+
+<p>&mdash;Abbia ad ogni modo la bontà di accomodarsi.</p>
+
+<p>«Non avrà mica ammazzato qualcuno!» pensò
+la signora Palmira.</p>
+
+<p>Il signor Direttore torna a sedere sul suo seggiolone:
+preme il bottone elettrico: compare il
+bidello: ordine di far comparire Giacomino Giommi,
+e Giacomino compare.</p>
+
+<p>«Povero figlio mio&mdash;palpitò la signora Palmira
+come lo vide con un aspetto così compunto<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span>
+come mai gli era accaduto&mdash;questa volta ne hai
+fatto una grossa!»</p>
+
+<p>Il Direttore con una crudele lentezza estrasse
+un foglietto e lo presentò alla signora.</p>
+
+<p>&mdash;È questo&mdash;domandò&mdash;il carattere del
+suo signor consorte?</p>
+
+<p>&mdash;Veramente...&mdash;disse la signora.</p>
+
+<p>&mdash;Questo è un falso; ieri il suo signor figliuolo
+ha presentata questa giustificazione. Del resto
+guardi&mdash;e col dito fulminò lo scolaro&mdash;<i>habemus
+confitentem reum!</i>&mdash;Per tutto questo ed altro
+io desidero la presenza del padre.</p>
+
+<p>&mdash;Ma...&mdash;obbiettò la signora Palmira.</p>
+
+<p>&mdash;Assolutamente: intanto la avverto che il suo
+figliuolo, per deliberato consiglio dei professori,
+è sospeso dalle lezioni. Questo come preavviso:
+il resto verrà poi!</p>
+
+<p>Il signor Direttore fece capire che non aveva
+altro da esporre, almeno a lei, signora Palmira.</p>
+
+<p>La signora Palmira inchinò, uscì, con Giacomino
+dietro.</p>
+
+<p>«Si può essere più imbecilli? E si può essere
+più villani con una signora? Un falso! a quell'età!»
+e rideva verde: tuttavia come giunse a
+casa, ordinò con un cenno al rampollo di seguirla.
+La signora elevò il <i>tu</i> alla potenza del <i>lei</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Ha inteso, bel signorino?</p>
+
+<p>&mdash;È stato Finotti...!&mdash;rispose Giacomino
+con un tono che non avrebbe per nulla indicato
+quel nobile sentimento «che fa l'uom di perdon<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span>
+talvolta degno»: indi dirotto pianto, ma di
+rabbia.</p>
+
+<p>&mdash;Finotti a far che? a scriver la lettera?</p>
+
+<p>&mdash;No, a dirmi come si doveva fare <i>la scusa</i>.
+La fanno tutti, mica io soltanto! Il direttore l'ha
+su con me, e mi castiga solamente me&mdash;così
+rispose Giacomino.</p>
+
+<p>&mdash;Va bene: lei vada intanto nella sua stanza.</p>
+
+<p>Giacomino non domandava di meglio e si rifugiò
+nella sua stanza dove tutto serbava traccia
+delle sue imprese: la tappezzeria stracciata per
+ornare il palazzo della regina nel teatrino dei
+burattini: le sedie adattate a biciclette e ad automobile:
+il lume meccanicamente contorto per
+costituire il fanale della detta automobile: le
+quali cose insieme a molte altre, se davano
+alla stanza un disordinatissimo aspetto, provavano
+le disposizioni congenite del giovanetto alla
+meccanica.</p>
+
+<p>Ma quel triste vespero Giacomino entrò assai
+turbato nella sua stanza: il gatto che lo vide&mdash;al
+rumor della porta aveva levato la pupilla dal
+suo vigile sonno&mdash;come saetta fuggì: negli esperimenti
+meccanici di Giacomino, o nelle rappresentazioni
+dei burattini, egli&mdash;onesto micio&mdash;era
+forzato a fare delle parti repugnanti alla sua
+indole tranquilla.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Proprio in quell'ora il signor cav. Antonio tornava
+a casa.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span></p>
+
+<p>L'abitudine nei <i>paterfamilias</i> è così forte che
+essi ricasano anche quando la dimora non è più
+asilo di pace.</p>
+
+<p>Il signor Antonio era bensì cavaliere per ragione
+del suo grado ufficiale, ma viceversa doveva
+sgobbare come un somiere. Giacchè se lo
+stipendio governativo era sufficiente per una famiglia
+di abitudini modeste, diveniva inadatto a
+sopperire al treno di casa quale era imposto dall'esempio
+delle altre famiglie e dalla filosofia
+della signora Palmira, la quale soleva dire: «Si
+vive una volta sola e perchè ci dovremo privare
+di qualche piccolo benessere?» Per soddisfare
+questo <i>piccolo benessere</i>, il cav. Antonio doveva
+«arrotondare» il suo stipendio.</p>
+
+<p>Questa necessità dell'arrotondare degli stipendi
+spesso rappresenta uno sgonfiamento del denaro
+pubblico, e qualche volta ha il suo epilogo nelle
+aule dei tribunali. Ma è proprio vero che il signor
+Antonio <i>arrotondava</i> onestamente, cioè lavorando
+di più col tenere alcune amministrazioni
+private.</p>
+
+<p>Però con questa vita da bue lavoratore portare
+il titolo di cavaliere, è una ironia! Ma il cavalier
+Antonio non si accorgeva oramai più di questa
+ironia: il mondo era divenuto per lui un
+immenso cartafaccio con colonne di numeri lunghe
+lunghe da sommare, e non finivano mai, e
+non lo avrebbero mai abbandonato: lui sì avrebbe
+abbandonate le formiche delle cifre il dì della<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span>
+morte, ed esse&mdash;le cifre&mdash;sarebbero state
+prese sotto tutela da qualche altro: ma suo figliuolo&mdash;Giacomino&mdash;sarebbe
+divenuto non
+un impiegato, ma un libero professionista! ed
+ecco perchè Giacomino era entrato in Ginnasio
+e nella casa del cav. Antonio era entrato <i>Rosa
+Rosæ</i>, <i>genitivo</i> e <i>dativo</i>, <i>Fedro</i> e la <i>grammatica
+dello Schultz:</i> arnesi di pensieri, dei quali il
+più domestico e perito era, a tutto dire, <i>Giacominus
+ipse!</i></p>
+
+<p>Il povero signor Antonio si confortava di respirare
+la libertà futura che avrebbe goduta il
+suo figliuolo, dottore, ingegnere, avvocato! Di
+altre soddisfazioni non ne aveva. Il <i>thè</i> che la
+sua signora offriva alle amiche nel giorno di ricevimento,
+aveva per lui un sapore di amarezza
+stantìa: e quanto al buon gusto della sua signora
+nel vestire egli era forse il solo a non apprezzarne
+tutta la finezza. Tuttavia anche lui aveva
+le sue oasi, rappresentate dalle rare e necessarie
+vacanze, e fra queste la più dilettosa e lunga
+era quella del Natale. «Tre giorni di pace in
+casa!»&mdash;pensava il signor Antonio rincasando&mdash;e
+passando dal pasticcere ha ordinato un dolce
+di vaste proporzioni: dal pollivendolo un tacchino,
+due capponi e tre dozzine di uova, dal droghiere,
+marsala e liquori. Con queste liete disposizioni di
+spirito il cav. Antonio entra nel lare domestico.</p>
+
+<p>&mdash;Oimè! cos'è quest'aria di mistero? Perchè
+tutti si rimpiattano? dove è Giacomino?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>La signora deve pur raccontare.</p>
+
+<p>Il volto del cav. Antonio si offusca: insolitamente
+balena e lampeggia. La signora Palmira
+non ha mai assistito ad una burrasca di suo marito
+più improvvisa di quella. «Oh! come diventano
+neurastenici questi uomini! e poi chiamano
+isteriche, noi, donne!»</p>
+
+<p>Il cav. Antonio entra nella stanza di Giacomino.</p>
+
+<p>Giacomino lo sbircia.</p>
+
+<p>Svelto come uno scoiattolo, ha presentito la
+caccia e la tempesta. Cerca di fuggire, ma la
+porta è chiusa.</p>
+
+<p>Caccia, nella stanza, all'uomo, anzi a Giacomino!</p>
+
+<p>Giacomino salta sul letto, s'appiatta, s'arrampica.
+Ma il terrore di quell'uomo che non ha
+mai visto così adirato, paralizza la velocità delle
+sue gambe.</p>
+
+<p>Giacomino, infine, come un volgare malfattore,
+è preso da quell'uomo e per qualche tempo una
+grandine di pugni cade su di lui senza riguardo
+ad una parte piuttosto che ad un'altra della sua
+persona.</p>
+
+<p>Finalmente la grandine cessò.</p>
+
+<p>Al molto rumore di grida e di mobili smossi è
+successa una gran calma.</p>
+
+<p>Il bruciore dei pugni passò in breve. Giaco<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>mino
+mette fuori la punta di un occhio: sbircia,
+e torna ancora a nascondere la testa fra le braccia.
+Sì, perchè quell'uomo è ancor lì, anzi era
+lui&mdash;quell'uomo&mdash;che faceva quel curioso rumore&mdash;e
+non sapeva prima quello che fosse&mdash;col
+fiato. Giacomino non si muoveva perchè aspettava
+che quell'uomo andasse via; e torna a sbirciare
+con la coda dell'occhio: guarda meglio, e
+lo vede finalmente alzarsi, e andar via.</p>
+
+<p>Ma dietro la porta chiusa c'era la mamma che
+invano aveva forzato di aprire. E come i due si
+incontrarono, si appiccicarono: e Giacomino sentì
+che si dicevano fra loro quelle brutte parole che
+a lui erano interdette e per cui&mdash;per l'appunto&mdash;la
+serva lo chiamava barabba.</p>
+
+<p>Ma il babbo, a differenza della mamma e della
+serva, non ci doveva tenere al diritto della parola
+per ultimo, perchè poco dopo fu un gran silenzio
+e non si mosse più nulla.</p>
+
+<p>Però qualche piccola, impercettibile cosa si
+mosse. Dove? Dentro di Giacomino.</p>
+
+<p>La mamma aveva detto che lui, quell'uomo, lo
+voleva ammazzare con tante busse, ma Giacomino
+non ne sentiva più nemmeno l'indolitura.</p>
+
+<p>I pugni che pigliava talvolta, come incerto delle
+sue monellerie, da qualche condiscepolo, più robusto
+ed anziano, lasciavano un'impressione
+molto, oh molto più durevole. Eppure il babbo
+è molto più grosso di coloro!</p>
+
+<p>E allora perchè? Perchè ha meno forza? E per<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span>chè
+ha meno forza? perchè ha la barba quasi
+bianca? Sono i vecchi che hanno la barba quasi
+bianca.</p>
+
+<p>Dunque il babbo è vecchio!</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>In quel punto la stanza si illuminò ma nessuno
+aveva portato il lume: era la lampada nella strada
+e la stanza appariva chiara, più chiara che mai,
+perchè oltre alla luce della lampada c'era la luce
+del tramonto, un tramonto di una luminosità trasparente
+e grande come suole d'inverno talvolta,
+con dei riflessi azzurrini.</p>
+
+<p>Le altre volte che Giacomino era stato messo
+agli arresti di rigore nella sua stanza, come si
+era fatto certo di esser ben solo, obliava il suo
+fallo, obliava il rimprovero, obliava la lieve percossa
+ricevuta, e levati alcuni ferri dal comodino,
+si sfogava esercitando l'arte del meccanico con
+ingiuria dei mobili, ovvero insegnava la parte di
+elefante al gattuccio quando doveva comparire
+su la scena dei burattini. Così operando, tutto
+facilmente obliava.</p>
+
+<p>Ma quella sera i mobili godettero della loro
+pace, e il micio&mdash;prudente&mdash;non c'era. In
+vece Giacomino pensò.</p>
+
+<p>Che cosa pensasse, non è facile a dire: ma
+qualche cosa pensò: non alla mancanza della
+scuola, oh no davvero!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p>
+
+<p>Ma il babbo, quell'uomo che vedeva così di
+rado; quell'uomo che per aver dato pochi pugni
+leggeri leggeri, tirava il fiato sul letto, poco fa;
+quell'uomo che la mattina si alzava col lume,
+e via; che la sera col boccone ancora in bocca,
+pioggia o bel tempo, inverno o estate, neve o
+afa, si alzava e via; quell'uomo che poco fa
+aveva detto «vergogna!» gli stava davanti: penosamente
+davanti.</p>
+
+<p>Oh, bella! anche il direttore aveva fatto la
+voce terribile e aveva detto a Giacomino «vergogna!»
+eppure quella stessa parola «vergogna!»
+detta dal babbo gli faceva un altro effetto:
+gli faceva un'impressione più dolorosa che i pugni
+che aveva presi.</p>
+
+<p>Giacomino voleva un gran bene alla sua mamma,
+mentre col babbo non aveva avuto mai gran
+relazione. Se ne riconosceva l'autorità, ciò era
+per il fatto che doveva dire «buon giorno, buona
+sera», per il fatto che era lui che metteva fuori
+i denari, era lui che per fare certe spese tirava
+fuori dal portafogli certi biglietti grossi che Giacomino
+avrebbe mutato così volentieri in tanti
+dolciumi; era lui, sempre lui.</p>
+
+<p>Se non che la gran differenza tra prima e
+adesso era questa: prima gli pareva una cosa naturale
+che tutto ciò dovesse avvenire per parte
+del babbo, nel modo medesimo che è naturale che
+colui il quale ha sete va al caffè e ordina il gelato:
+chi ha fame va al ristorante e ordina un bel<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span>
+piatto di maccheroni: chi ha freddo va presso
+alla stufa: chi vuol fare un viaggio monta in
+treno: chi vuol vivere in montagna, prende in
+affitto una villetta sui monti nel tempo dell'estate,
+ecc. Ora tutte queste cose così naturali e
+così semplici, anzi così abituali, erano abituali
+semplici e naturali perchè c'era quell'uomo che
+vi pensava: quell'uomo che si alzava al mattino
+col lume, che la sera andava via col boccone in
+bocca, che poco fa ansimava per aver dato a lui
+Giacomino, due piccoli pugni, che avea detto
+«vergogna!» e avea la barba quasi bianca.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Congiunte queste due cose che prima erano disgiunte,
+Giacomino capì che aveva fatto male,
+molto male! Male a far la firma falsa? No. Ma
+se lo fanno tutti! Male a fare una cosa che dava
+dispiacere al babbo.</p>
+
+<p>E siccome questo dispiacere che dava dispiacere
+al babbo, dava anche un certo non so che
+a Giacomino che gli faceva venire la voglia di
+piangere, così Giacomino si mosse in punta di
+piedi alla ricerca del babbo. Giacomino sa camminare,
+quando vuole, con la prudenza di un pellirosso:
+esce di stanza, fiuta e, naturalmente,
+s'avanza verso il tinello. No, il babbo e la mamma
+non pranzano, come credeva. La tavola è bensì<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span>
+apparecchiata, anzi c'è in mezzo la zuppiera. Ma
+nessuno dei due l'ha toccata.</p>
+
+<p>Le posate sono al loro posto: sul canterano
+sono gli involti intatti dei doni di Natale.</p>
+
+<p>Giacomino sbircia: la mamma, seduta su la
+poltrona, legge il giornale.</p>
+
+<p>E il babbo?</p>
+
+<p>È andato via anche quella sera che è l'antivigilia
+del Natale? Io non saprei proprio dire se
+Giacomino ebbe la visione dolorosa di tante belle
+serate con dolci, castagne, panna levata e cialdoni,
+forse anche con teatro, andate maledettamente
+a male per colpa del direttore; certo ebbe
+il sentimento che nessuno più del babbo soffriva
+per la sua mancanza.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>C'era il lume nella stanza da letto. Giacomino
+spinse l'uscio. È il babbo che va a letto.</p>
+
+<p>Giacomino non si ricorda più&mdash;perchè adesso
+è diventato un giovanotto serio e bravo&mdash;non
+si ricorda più quello che disse, però si ricorda
+che il babbo, quando lo vide con quelle disposizioni,
+fu molto buono con lui: lo perdonò subito
+subito e diceva:&mdash;Non mi darai più dispiaceri,
+vero?&mdash;e lui Giacomino rispondeva di no! con
+una convinzione insolita, e il babbo non gli diede
+nessun bacio, ma con la mano gli toccava i ca<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span>pelli,
+e ciò gli faceva un gran piacere, e quando
+il babbo gli disse: «Adesso va a mangiare, che
+avrai fame!» Giacomino non andò a mangiare,
+ma prima andò nella sua stanza e acceso certo
+suo candeliere, cominciò a scrivere una lettera
+al babbo. La lettera fu tanto lunga che nessun
+compito raggiunse mai, a memoria di Giacomino,
+una così spontanea prolissità.</p>
+
+<p>Scritta la lettera, Giacomino la collocò in luogo
+tale che il babbo al mattino la scorse prima di
+ogni altra cosa.</p>
+
+<p>Di fatto il babbo la scorse, la aprì, la lesse e
+riconobbe che il suo Giacomino ha cominciato a
+pensare. Ah, se il signor Antonio sapesse il latino,
+come si rallegrerebbe ripetendo il motto di Cartesio:
+<i>cogito ergo sum</i>, cioè non più Giacomino
+birichino, ma <i>homo sum!</i></p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="COME_LA_LINGUA" id="COME_LA_LINGUA"></a>COME LA LINGUA
+DELLA SIGNORA SI CALMÒ.</h2>
+
+
+<p>La signora entrò in casa, si gettò sul sofà,
+tacque, cioè no; si preparò a parlare: invocò
+il nome di Dio&mdash;riservato così spesso, ohimè!
+per gli attacchi d'emicrania&mdash;si levò di scatto,
+spalancò due o tre porte a vetri, e si precipitò,
+cioè scoppiò nello studio di suo marito.</p>
+
+<p>&mdash;Io non ne posso più, più, più! Capisci tu?
+intendi? fai il sordo? l'oca? lo stupido? il superuomo?
+Io soffro, ho dei dolori atroci, mi sento
+come svenire; non mangio più, non dormo più,
+non digerisco più. Sono diminuita di tre chili e
+mezzo. Capisci tu cosa vuol dire diminuita di tre
+chili e mezzo? Ho delle vampe, delle fiamme;
+poi un gran freddo, un gran gelo; poi tutto un
+formicolìo; il cuore si ferma, dà dei colpi, poi
+mi sfugge, non lo sento più, lo sento in gola:
+mi chiude, mi soffoca! Ho un vizio di circolazione,
+l'arteriosclerosi, capisci? È orribile l'arteriosclerosi,
+capisci? Orribile! E quest'uomo,<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span>
+questo marito, questo esseraccio spregevole che
+si chiama marito, si riempie l'epa, beve come
+un facchino, dorme come una talpa, va a spasso,
+digerisce stupendamente e non s'accorge d'una
+povera donna che soffre, che sta male, che muore;
+una donna tanto gentile, elegante, fine, buona,
+intelligente, sì, intelligente per un uomo che mi
+sappia intendere, una donna che avrebbe fatta la
+felicità di qualunque altro che non si chiamasse
+Marx Giraldi! Ah, la mia personalità, il mio io,
+ah, questo voi vorreste distruggere, annientare,
+calpestare; voi mi vorreste ridurre alla moglie che
+bada al soffritto e sorveglia i buchi delle vostre
+calze e serve per gli usi intimi! L'avete trovata,
+il mio uomo, la donna che si lascia calpestare!
+Vendicatevi, ora, fate la mummia, il papa di
+gesso, l'indifferente. Vi sveglierò io, vi sveglierò!
+Mi voglio distrarre, capite? Distrarre! Aspettate,
+aspettate che stia un po' meglio! Intanto fuori i
+soldi: cento lire! Chi rompe paga. Domani altra
+visita. Il professor Marchi non visita per meno.
+Se mi volete accompagnare, è al Grande Hôtel,
+se pure non riparte stasera.</p>
+
+<p>Qui si fermò, e allora una voce rispose dietro
+i cumuli delle carte della scrivania:</p>
+
+<p>&mdash;Io credo che cinquanta lire siano sufficienti.</p>
+
+<p>&mdash;Le figure grette, meschine, esose, le lascio
+tutte a voi.</p>
+
+<p>Allora si udì una chiavetta aprire un cassetto
+ed una mano porse un biglietto da cento lire.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Imbecille!&mdash;e la mano della signora prese
+il biglietto e rovesciò tutte le carte.</p>
+
+<p>Dietro di esse apparve un uomo di mezza età,
+barbuto, con la fronte posata in calma sulla
+mano: il marito.</p>
+
+<p>La signora uscì sbattendo l'uscio.</p>
+
+<p>Allora, dietro una specie di paravento, venne
+fuori un omarino mezzo spelato e con barbetta
+caprina, il quale subito si rivelava come appartenente
+alla nobile, antica classe degli scrivani,
+che le macchine da scrivere e le dattilografe
+vanno distruggendo in modo spietato.</p>
+
+<p>Pareva abituato a questa specie di cicloni familiari,
+perchè si mise senz'altro a raccogliere
+le carte e i libri.</p>
+
+<p>&mdash;Per un uomo d'affari però&mdash;osservava&mdash;è
+grave questo modo di sfogarsi con le carte.
+Pare, vero signor Giraldi? che vi sia nella signora
+una specie di crescendo. Ogni parola si accumula
+con l'altra, come in una pila elettrica, finchè avviene
+l'esplosione.</p>
+
+<p>&mdash;State buono&mdash;rispose il signore, aiutando
+anche lui a raccogliere le carte&mdash;oggi è andata
+abbastanza bene. È quando comincia dalle origini,
+dai tempi precedenti il matrimonio, quando prende
+a rivangare i vivi ed i morti. A proposito, cos'ha
+nominato? il prof. Marchi? Grande Hôtel? Che sia
+il Marchi, professore dell'Università di...? Voi che
+avete la specialità dei nomi, ve ne ricordate?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, certo: Gian Franco Marchi, specialista<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span>
+per le malattie del cervello. Deve essere venuto
+qui apposta per un consulto al senatore X***.
+Sarà una visita <i>in extremis</i>, ma era d'obbligo.</p>
+
+<p>&mdash;Allora&mdash;disse il signore&mdash;noi ci siamo
+conosciuti, e molto bene, in collegio. Egli era di
+due corsi avanti di me. Un giovane di valore,
+ricordo benissimo: uno dei pochi che si son fatti
+strada senza ciarlataneria. Sapete, amico mio,
+che è una cosa curiosa?&mdash;e pareva un po' rasserenato.&mdash;Noi
+nella vita moderna ci perdiamo
+spesso di vista, di nome, di tutto, peggio che nel
+deserto. Accade poi, un bel giorno, di vedere nel
+giornale un necrologio e allora diciamo: Io l'ho
+conosciuto quell'uomo! Ma non siamo più a tempo
+per andare a stringergli la mano.</p>
+
+<p>&mdash;Lo dica a me che sono rimasto solo come
+un fungo...; e non me ne pento ormai più&mdash;sorrise
+fra sè l'omarino.</p>
+
+<p>&mdash;Vi dispiacerebbe di portare, ma subito, un
+biglietto al Grande Hôtel? Se il Marchi non c'è,
+aspettate. Se domattina presto non può, mi fissi
+a che ora vuole, stasera, un appuntamento.</p>
+
+<p>Il signore si mise a scrivere.</p>
+
+<p>L'omarino si levò la manica di lustrino e andò
+ad infilare il vecchio pastrano a pipistrello e ad
+avvolgere il collo, le orecchie, la nuca nella fascia
+di lana.</p>
+
+<p>&mdash;Si trova da per tutto quest'accidente! io domando
+come si fa a non avere male di testa con
+quest'accidente!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span></p>
+
+<p>Lo prese con delicatezza, come fosse stata una
+macchina infernale, diabolica.</p>
+
+<p>&mdash;Un chilo e mezzo deve pesare!</p>
+
+<p>Era il cappello della signora.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Alle ore undici, nel Grande Hôtel, il prof. Gian
+Franco Marchi parlava ancora con la signora Giraldi.
+La signora si veniva riallacciando l'abito
+con mano tremante. Era una cosa terribilmente
+piena di mortificazione per la signora: quell'uomo,
+il prof. Marchi, gelido, meccanico, irreprensibile
+nel vestito, aveva esercitato su di lei un'impressione
+di paura, di soggezione e di ammirazione
+insieme. Eppure quell'uomo aveva parlato
+sempre con una voce soavissima, musicale, con
+un bellissimo accento italiano: appena, appena
+una sfumatura di amabile ironia. Aveva trattato
+con la verecondia di un asceta, con la delicatezza
+di una suora di carità. Oh, nulla di brutale, come
+certi medici; e nulla nemmeno di manierato, di
+dolcificato come altri medici alla moda. La signora
+Giraldi ne aveva fatti passare ormai parecchi
+di medici, e invano! Ma era quella specie di
+gelidezza interiore ad ogni influsso di passione,
+che la soggiogava.</p>
+
+<p>La signora, nei preliminari della visita, aveva
+cercato, come soleva, di celiare un po'. Bella
+donna, elegante, donna di spirito, poteva conce<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>dersi
+questo privilegio. «Non so, come chiedere:
+Lei ha moglie, dottore? ha provato mai questi
+incomodi? ha avuto casi consimili?» Ma poi le si
+congelò la voce e si trovò paurosamente nello
+stato di materia inerte nelle mani del prof. Gian
+Franco Marchi.</p>
+
+<p>La signora si veniva, dunque, riallacciando. Le
+stanze dell'Hôtel scintillavano di lampadine elettriche,
+perchè il sole esisteva forse ancora, benchè
+vedendo la città fasciata tuttora dalla caligine
+del dicembre, se ne potesse dubitare.</p>
+
+<p>Il dottore aveva escluso in modo assoluto l'arteriosclerosi,
+il vizio valvolare, il diabete, l'appendicite,
+il verme solitario ed altri mali proposti
+dalla signora.</p>
+
+<p>&mdash;Isterismo allora, come dice mio marito?</p>
+
+<p>Il dottore fece un nobile gesto per allontanare
+questa parola, «isterismo» ed anche «marito».</p>
+
+<p>&mdash;Ma allora cos'è il male che io ho? Almeno
+sapere il male che io ho. Perchè io sono ammalata,
+vero?</p>
+
+<p>Il dottore si fece serio, terribilmente serio.</p>
+
+<p>&mdash;Non mi guardi così! no! Mi fa paura! Devo
+forse morire?</p>
+
+<p>Finalmente il dottore domandò con voce lenta:</p>
+
+<p>&mdash;La signora ha paura di morire?</p>
+
+<p>La signora impallidì...</p>
+
+<p>&mdash;Quando penso che anch'io dovrò, molto probabilmente,
+morire... Ah, no, signore! E lei ride?...</p>
+
+<p>&mdash;Sorrido, signora.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Agli Stati Uniti&mdash;disse la signora&mdash;i medici
+vietano assolutamente di pensare a morte,
+a disgrazie, a malattie; ma assolutamente. Ecco
+perchè le Americane sono sempre belle, allegre,
+piene di vitalità.</p>
+
+<p>&mdash;E invecchiare, signora, è anche questo un
+pensiero che la turba?&mdash;domandò ancora il dottore,
+senza tener conto dell'America.</p>
+
+<p>Un fremito scosse la signora:</p>
+
+<p>&mdash;Mi pare impossibile di dovere invecchiare!
+Ogni sera, a letto, mi viene questo pensiero; ed
+allora il cuore comincia a precipitare. Faccio la
+luce: prego,&mdash;noti bene, prego&mdash;mio marito
+di sentirmi il cuore. Si rifiuta! Un brutale, mio
+marito!</p>
+
+<p>&mdash;I mariti sono quasi sempre brutali&mdash;sentenziò
+gravemente il dottore.</p>
+
+<p>&mdash;Ah, ecco un medico che capisce!&mdash;esclamò
+la signora.</p>
+
+<p>&mdash;Lei, invece&mdash;proseguì il dottore&mdash;è di
+indole dolce, amabile, ma ha la sua personalità...</p>
+
+<p>&mdash;Il mio io... Certamente!</p>
+
+<p>&mdash;Ella vede, per esempio, suo marito che divora
+beato una bistecca, mentre lei non può digerire,
+e allora in un impeto di giustificabile rivolta,
+scaglia la tovaglia per terra...</p>
+
+<p>&mdash;Come fa a saperlo?</p>
+
+<p>&mdash;Il suo male, signora&mdash;disse blandamente
+il dottore, e proseguì:&mdash;Lei deve possedere una
+memoria di ferro e quindi deve ricordare, enu<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span>merare
+tutti i torti di suo marito. Questo elenco,
+fatto quasi ogni giorno, supponiamo, porta all'autosuggestione,
+all'esacerbazione della voce,
+agli atti&mdash;diremo così&mdash;incoscienti. Poi segue
+un abbattimento, nausee, palpiti, cefalee...</p>
+
+<p>&mdash;Ah, sì, mio marito è la causa di tutto!&mdash;esclamò
+la signora.&mdash;Oh, come capisce, dottore!
+Ecco, bisognerebbe che lui si sopprimesse.</p>
+
+<p>&mdash;È un consiglio che non so se vorrà accettare,
+ed intanto veda, osservi gli effetti di questa
+iperestesia del suo «io subcosciente».</p>
+
+<p>&mdash;Ha detto?...</p>
+
+<p>&mdash;Oh, non importa che lei impari il nome!
+Osservi gli effetti! La pupilla ha già acquistato
+una disposizione strabica; le corde laringee per
+lo sforzo abnorme della voce, stanno producendo
+le matasse del collo; il quinto paio nervoso stira
+le labbra fuori della linea normale e produce le
+così dette rughe; la digestione, resa impossibile,
+genera macchie, acni, rossori.</p>
+
+<p>&mdash;Orribile! Ma quale il rimedio?</p>
+
+<p>&mdash;La calma assoluta e perciò il silenzio, signora.
+L'assoluto silenzio.</p>
+
+<p>&mdash;Allora, abolito l'«io», la personalità, la
+volontà, la libertà, tutto... In politica, in morale,
+in arte, nell'economia della casa non dovrò più
+avere le mie idee?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, signora. Ma noi ne modifichiamo semplicemente
+le manifestazioni. Per esempio, invece
+di dire: Il giornale! il giornale! il giornale! lei<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span>
+dice: Favorisci il giornale? Invece di ricordare
+i torti passati di suo marito, lei ricorda soltanto
+i torti presenti. Anzi, faccia di meglio: glieli presenti
+in iscritto. Invece di dire: Voglio andare
+a teatro, lei dice: Avresti voglia questa sera,
+amico mio, di condurmi a teatro?</p>
+
+<p>&mdash;Anche «amico mio?»</p>
+
+<p>&mdash;Ma sì! Dopo tutto lo fa per la sua salute.
+Invece di domandare al cameriere: C'è lui? lei
+domanda: Mio marito, oppure Giulio, Jacopo,
+come si chiama?</p>
+
+<p>&mdash;Marx... pur troppo!</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, lei chiede: Marx è in casa? Invece
+di dire: «Ah, lo hanno impiccato quell'infame
+di... Così dovrebbero fare anche di te!» Lei si
+limita alla prima frase. Quanto alla politica, non
+se ne preoccupi. Io, per esempio, non me ne occupo
+affatto.</p>
+
+<p>&mdash;Allora tutta grazia, tutta gentilezza con un
+rospaccio, con un istrice, con un orso, un villanaccio
+di quella sorta.</p>
+
+<p>&mdash;Ecco, veda, troppe parole! rospetto, villanello
+tutt'al più. Si guardi come subito le rughe
+tirano in giù il labbro. Che cosa è la vecchiezza?
+Sono gli anni? Mai più! Sono i nervi che subiscono
+una lenta, irreparabile alterazione.</p>
+
+<p>&mdash;Allora io dovrò essere una moglie come una
+di quelle che esistevano prima della proclamazione
+dei diritti della donna?</p>
+
+<p>&mdash;Ecco, lei provi: e pensi che lo fa per suo<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span>
+bene e non per riguardo al marito: ma silenzio,
+assoluto silenzio. E come cura, moto, aria aperta,
+passeggiate in campagna, alla buona. Lei dice:
+Marx, mi conduci a spasso?</p>
+
+<p>&mdash;Ma se non è buono di cogliere un fiore,
+di aiutare a passare un fosso...</p>
+
+<p>&mdash;Glielo insegni, signora. La donna in queste
+cose è nata maestra.</p>
+
+<p>Sommessamente intanto il paggetto dell'hôtel
+aveva avvertito che l'automobile era pronta. Pian
+piano, garbatamente, giù per le belle scale di
+marmo, l'illustre dottore accompagnò la signora
+sino al vestibolo, assicurando la più completa
+guarigione. Fuori rombava l'automobile.</p>
+
+<p>La signora estrasse la busta col denaro.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, va bene&mdash;disse il dottore&mdash;ma faremo
+tutto un conto. Io devo ripassare fra un mese;
+e respinse la busta con gesto che non ammetteva
+replica.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Alla stazione, sotto la tettoia, era un grigio
+che mal si vedeva d'intorno: le macchine vi immettevano
+getti di fumo come nell'ultimo atto
+della <i>Valchiria</i>. Il dottore, in piedi, presso il montatoio
+di una vettura a letto, pareva in attesa
+di qualcuno.</p>
+
+<p>Un uomo si precipitò.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ebbene?</p>
+
+<p>&mdash;Niente di grave, caro Giraldi; vizio organico
+nessuno: si tratta di difetti funzionali dovuti
+a forme isteriche, tipiche, ma di cui io ne
+so quanto te. Bada però che il non sapere o il non
+trovare noi, così detti scienziati, la causa del
+male, non vuol dire esclusione del male: il male
+esiste, ricordatene!</p>
+
+<p>&mdash;Allora i più grandi oratori&mdash;disse il signor
+Giraldi&mdash;devono essere stati tutti degli
+isterici perchè l'eloquenza di mia moglie è senza
+limiti.</p>
+
+<p>&mdash;Lascia le facezie: anzi abolisci assolutamente
+con tua moglie ogni genere di facezia, di
+ironia, sopra tutto abolisci il silenzio; parlale
+molto, molto, di molte cose buone ed allegre. È
+donna, cioè un essere meravigliosamente fine e
+complesso, che noi altri uomini, occupati negli
+studi o negli affari, giudichiamo spesso con una
+semplicità di criteri che ci fa veramente torto.
+Tienti a mente questa cosa, caro Giraldi: tu essendo
+freddo, sgarbato con tua moglie, commetti
+il delitto medesimo che molti commettono essendo
+crudeli verso i bambini, così detti cattivi. Sono
+bambini infermi! E non dimenticarti anche questo:
+la donna è un'infante di cui possiamo avere
+bisogno supremo. Il nostro orgoglio maschile ci
+nasconde questa verità. Ma se tale sventura dovesse
+avvenire, tu baceresti piangendo quella
+mano che ora allontani da te.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ma quella spaventosa eloquenza..., quella
+lingua che non tace mai!...</p>
+
+<p>&mdash;Credo di averla curata o, almeno, mi lusingo.
+Basta, tu me ne scriverai...</p>
+
+<p>In quel punto il diretto si mise in moto.</p>
+
+<p>&mdash;Dimenticavo una cosa&mdash;aggiunse il dottore
+sforzando la voce,&mdash;se la conduci a spasso in
+campagna, misura il tuo passo col suo e qualche
+volta prendila per la vita; e se di notte vuol
+farti sentire il suo cuore, e tu sentilo. Esiste realmente
+un po' di cardiopalmo.</p>
+
+<div class="figcenter" style="width: 40px;">
+<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" />
+<p class="p6">&nbsp;</p>
+</div>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span></p>
+
+<hr class="chap" />
+
+<h2><a name="LA_MORTE_DI_UN_RE" id="LA_MORTE_DI_UN_RE"></a>LA MORTE DI UN RE.</h2>
+
+
+<p>Quando io avevo dieci anni, o giù di lì, giocavo
+coi re, e fu il solo tempo in cui vissi in dimestichezza
+con gente di gran paraggio. Li avea fatti
+io stesso di cartone e dipinti di rosso e di azzurro
+con elmo e spada. L'ho a mente quella stanzaccia
+a soffitta, diroccata, con un odor di topi. Là i
+miei re conducevano un'esistenza da fare invidia
+ai veri re della terra. Si cavavano tutte le voglie,
+i miei nobili re. Ma in fondo ero io che mi cavavo
+simbolicamente le mie: ed era certamente
+per questa specie di incantamento che io non mi
+stancavo mai dal giocare a quel giuoco silenzioso
+e calmo, ma pieno di terribili cose: giacchè vendicarsi,
+sterminare i nemici e farne strage, e poi
+riportarne il trionfo era il più grande de' miei
+piaceri.</p>
+
+<p>Allora non era convinto amico della Società per
+la Pace e gli istinti atavici parlavano potentemente
+in me: ma forse più che atavici erano
+malvagi istinti naturali, che troviamo in tutti i
+bambini.</p>
+
+<p>I miei di casa si meravigliavano come io po<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span>tessi
+stare per ore ed ore con un pupazzo in una
+mano e un pupazzo nell'altra, e non capivano
+che era un re che parlava ad un altro re suo
+rivale, vinto, stretto in catene davanti a lui.</p>
+
+<p>Ma in simili casi la concione avrebbe potuto
+durare delle giornate, tanti erano gli argomenti
+che il trionfatore avea a sua disposizione per
+ischiacciare e vilipendere il vinto re! Io non ero
+malvagio, ma i miei re erano terribilmente feroci,
+e inesorabili. Quali diritti esercitavano mai!</p>
+
+<p>Un'altra cosa ricordo ancora, cioè che i miei
+re riposavano delle fatiche belligere in grandi e
+sontuosi pranzi, i quali corrispondevano a punto
+a quelli che non si facevano a casa mia, ma
+erano bensì nel mio desiderio. Sua maestà di cartone
+era un principe molto vendicativo, ma era
+anche un goloso eminente.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Un bel giorno, non ricordo da chi nè come, mi
+venne regalato un piccolo falco; un falchetto.</p>
+
+<p>Ora quando venne il falco, i re furono messi
+in riposo, anzi furono dimenticati. La polvere
+cadde su di loro; lo scudiero non venne ad avvertire
+i nobili signori che già il sole era levato
+e illuminava la nera foresta sonora; e i palafreni
+bardati scalpitavano e i mastini odoravano la
+caccia.</p>
+
+<p>Il senso di profonda soddisfazione che mi invase<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span>
+al nuovo possesso, evidentemente doveva
+provenire da questo: cioè che ora possedevo un
+re autentico, non di cartone, ma vivo; un re dell'aria;
+un re anzi prepotente e crudele, ma che
+adesso si trovava sotto la mia giurisdizione assoluta,
+astretto in catene e sul quale io certamente
+avrei avuto finale vittoria. Era il medesimo giuoco
+che continuava, soltanto che la finzione aveva una
+parvenza di realtà.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Li avea visti spesso nel cielo i falchi o, più esattamente,
+me li avevano indicati.</p>
+
+<p>Nel cielo lucido del mattino aveva visto certi
+uccelli che un più trionfal giro volgevano nel
+cielo: poi si libravano in alto e disparivano nella
+superba profondità dell'azzurro. Ne avea chiesto
+ai villani e quelli, sospendendo il placido lavoro
+della vanga:&mdash;Son falchi!&mdash;dicevano,&mdash;tutta
+l'aria ubbidisce a loro: quando ci sono quei signori
+lassù, non vedrai altri uccelli volare e cantare.</p>
+
+<p>Ora un falco stava in mia balìa e lo contemplavo
+con avida curiosità per iscoprire il segreto
+della sua potenza. Lo avrei pensato più grande,
+come un tacchino almeno o un pavone. Era un
+piccolo re, grosso come una colomba. «Sei un
+piccolo re!» gli dissi.</p>
+
+<p>Piccolino era infatti, liscio, grigio, con due<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span>
+zampe aduste come due ferri da calza; immobile,
+con la testa piatta ritirata fra le penne. Immobile
+come una mummia, supremamente indifferente
+alle mie ispezioni.</p>
+
+<p>&mdash;Dico a lei, signor falco, ha inteso? le ho
+detto che lei è un piccolo, anzi ridicolo re!&mdash;e
+siccome quegli pareva non tener conto alcuno
+delle mie parole, tanto mi accostai col dito che
+lo toccai. Non lo avessi mai fatto! Quel re disprezzava
+le parole, ma non ammetteva scherzi
+di mano. Fulminee vidi aprirsi due alacce smisurate
+che pareva impossibile dovessero star rinchiuse
+in quel piccolo corpo, e in pari tempo mi
+ritrassi con la mano ferita; il dosso della mano
+portava l'impronta di cinque scalfitture, dove il
+sangue segnò cinque tracce di avvertimento. Come
+ebbi a lungo contemplata la mia ferita, mi
+riaccostai al falco, ma con molta prudenza, e
+lo vidi con regale solennità immobile come prima:
+solo l'ala rientrava come da per sè quasi serpe
+che rimbuca, e quattro lunghi e sottili aghi adunchi
+si ritraevano nei loro alveoli.</p>
+
+<p>I suoi occhietti gialli, tondi, si movevano solo
+essi, e seguivano ogni mio gesto, come l'immagine
+nello specchio segue chi vi si affaccia, e col
+muover delle pupille si moveva un becco breve
+ma uncinato, di cui prima non mi era accorto,
+e dava alla fisionomia un aspetto grifagno.</p>
+
+<p>Compresi allora come il piccolo animale, uguale
+nell'aspetto agli altri uccelli, ne fosse diverso per<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span>
+certe qualità segrete che prima non avea sospettate.</p>
+
+<p>Pensieri di rappresaglia si agitavano nel mio
+cervello.&mdash;Io ti punirò di morte,&mdash;dissi con
+voce di giudice che sentenzia, ma la mia voce
+risonò a vuoto nello stanzone melanconico, ma
+era una voce dolce la mia: egli invece mi aveva
+colpito senza emettere un suono.</p>
+
+<p>Gli enumerai con persuasione tutti i suoi torti:&mdash;Voi
+siete un violento, un rapace, un masnadiero
+dell'aria, voi avete, signor falco, spogliato
+tanti nidi, lacerato e ucciso tanti innocenti augelletti
+i quali cantavano la gloria del Signore e
+provvedevano il vitto ai loro piccini! Gran perfidia
+fu la vostra, signor falco, ma ora siete in
+mia balìa e ne sconterete bene la colpa senza alcuna
+remissione o pietà.</p>
+
+<p>Così fermato il proposito della pena, dopo essermi
+assicurato che il falco era ben legato, corsi
+in cerca di un bastoncello e feci per colpirlo.</p>
+
+<p>Ma il falco stette: solo si contorse nell'atto superbo
+e magnifico con cui sogliono effigiarsi le
+aquile negli stemmi dei re e le pupille perforanti
+saettarono un senso:&mdash;Vile!</p>
+
+<p>Ed io non lo percossi.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Come la mia piccola anima si mutasse, io non
+so. Ma ricordo che, dopo essermi aggirato due<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span>
+o tre volte per la stanzaccia, sentii nascere in
+me per il prigioniero una grande pietà e una
+viva ammirazione; ma sopra tutto un indistinto
+desiderio di farmelo amico, di allearmi a quella
+sua indomita fierezza, a quella sua forte malvagità.</p>
+
+<p>&mdash;Ti faccio grazia della vita per ora, e ti
+porterò da mangiare,&mdash;gli dissi.</p>
+
+<p>E con tale proponimento mi recai da un certo
+tale, esperto di cacce con l'archibugio e con le
+panie, e gli richiesi quale fosse il nutrimento dei
+falchi.</p>
+
+<p>&mdash;Cuore e fegato,&mdash;mi fu risposto.</p>
+
+<p>Cuore e fegato ebbe, e ben lo seppero i polli
+della cucina che in quel giorno vennero trovati
+privi delle interiora, con gran dispetto della fantesca
+e sorpresa del gatto&mdash;un onestissimo e
+moderatissimo gatto&mdash;che mi guardava con le
+sue fosforescenti pupille come a dire:&mdash;ecco
+un altro che usurpa il mio mestiere di rubare!</p>
+
+<p>Corsi in soffitta e presentando quella superba
+imbandigione, mi lusingavo di ottenere almeno un
+cenno di ringraziamento. Non fu così.</p>
+
+<p>Non si degnò nemmeno di chinarsi per toccare
+quei cibi.&mdash;Quando avrai fame mangerai e
+quando avrai sete berrai,&mdash;dissi allora.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Era azzurro il cielo fuori della finestra; un cielo
+fondo, pieno di libertà e di silenzi. Ma il falco<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span>
+aveva abbassato sulle terribili pupille le due palpebre
+gialle e grinzose e rimaneva ritto, rigido.
+Lo contemplai: non un atto per istrappare la
+catena!</p>
+
+<p>Piano piano, me gli accostai.&mdash;Povero falco,&mdash;dissi,&mdash;vuoi
+la libertà?&mdash;e feci per lisciarlo.</p>
+
+<p>Fu, come prima, un istante: si voltò, si rabbuffò,
+le ali si spiegarono, le cortine delle pupille
+si alzarono e folgorarono le pupille. Questa volta
+la mia mano portava, oltre ad un'altra copia di
+solchi, uno strappo sanguinoso. Mi aveva ferito col
+becco, in modo che mi fece subito conoscere senza
+aiuto di storia naturale quale differenza interceda
+tra il becco degli uccelli di rapina e gli altri suoi
+pennuti fratelli. La notte dormii con la mano fasciata,
+e al mattino corsi su in soffitta a vedere
+che ne fosse del falco.</p>
+
+<p>Il falco non aveva mangiato; il cuore e il fegato
+imputridivano ai suoi piedi.</p>
+
+<p>&mdash;Tu vuoi morire, bestiola mia, se non mangi,&mdash;gli
+dissi, ma ogni mia esortazione cadde a
+vuoto. Le palpebre gli si chiudevano con una non
+so quale solennità e pareva ed era immobile.
+Molta tristezza vinse la mia piccola anima infantile
+e quel dì non giocai.</p>
+
+<p>Andai nell'orto a trovare dei lombrichi i quali
+strisciavano i loro umili anelli sulla terra; presi
+larve di insetti, bachi, piccole lucertole, che godevano
+sul muricciuolo il dolce sole, e fatto di
+questi innocenti animaluzzi un cibreo che giudi<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>cai
+appetitoso, lo offersi al mio falco. Non mangiò
+nemmeno allora.</p>
+
+<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p>
+
+<p>Al mattino seguente era ancora lì, rigido, fermo.
+Ne ebbi pietà e gli dissi:&mdash;Vedi che ti voglio
+bene e solo desidero che tu ti faccia buono
+e che noi diventiamo amici!</p>
+
+<p>Ma poi vedendo che non dava alcun segno, e
+meravigliandomi come potesse vivere senza cibo,
+ne ebbi alquanto sgomento.</p>
+
+<p>E l'Ave Maria del terzo giorno cantava melanconicamente
+nel vespero dall'alto di un campanile,
+quando il falco cadde di botto; le gambe
+sottili non sorressero più l'esile corpo, e l'esile
+corpo si era rovesciato all'improvviso. Corsi e
+con trepidanza paurosa lo toccai; strinsi sotto le
+piume quel piccolo corpo che non si scosse. Era
+morto.</p>
+
+<p>Egli, il re dell'aria, aveva vinto su di me.</p>
+
+<p>Allora mi accostai alla finestra col falco fra le
+mani e, alla luce che ancor pendeva nell'aria, a
+lungo cercai tra quelle penne di scoprire il segreto
+della sua ferocia, come fanno i bimbi che cercano
+nei balocchi infranti il segreto del loro moto;
+ma non ve lo trovai, e da allora ne ebbi grande
+tristezza.</p>
+
+<p class="center p2">
+<span class="smcap">Fine delle Novelle</span>.<br />
+Estate 1912.&mdash;<i>Laus Deo</i>.<br />
+</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span></p>
+<p class="p4">&nbsp;</p>
+<p class="transnote">
+ Nota del Trascrittore:<br />
+ <br />
+ Le variazioni ortografiche sono state mantenute.</p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? ***
+
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+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
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+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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+
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