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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-14 20:09:36 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Che cosa è l'amore? + +Author: Alfredo Panzini + +Release Date: November 26, 2011 [EBook #38140] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? *** + + + + +Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + CHE COSA È L'AMORE? + + + + + CHE COSA È + L'AMORE? + + + Novelle di ALFREDO PANZINI + + + + MILANO Società Editoriale Italiana + + + Diritti letterari ed artistici riservati per tutti i paesi alla + SOCIETÀ EDITORIALE ITALIANA--MILANO + + Copyright 1912, by SOCIETÀ EDITORIALE ITALIANA--Milano. + + + =A Titiritì= + + + + + INDICE + + I.--Che cosa è l'amore? Pag. 9 + + II.--Le olimpiadi e la signorina Olimpia » 21 + + III.--Abito nero e abito bianco » 33 + + IV.--Le mosche e la Polonia » 47 + + V.--La busecca » 59 + + VI.--Ahi, quel povero colonnello! » 71 + + VII.--La bambola fatale » 85 + + VIII.--Vuoi sapere come ho fatto il milione? » 97 + + IX.--Un piccolo bacio, qui! » 107 + + X.--Giacominus Giacomini » 119 + + XI.--Come la lingua della signora si calmò » 133 + + XII.--La morte di un re » 145 + + + + +CHE COSA È L'AMORE? + + +Il signor Aurelio, uomo di abitudini mentali alquanto filosofiche, e +perciò mediocre accumulatore di denaro, viaggiava in uno scompartimento +di terza classe. + +D'estate si viaggia meglio in terza classe che in prima, specialmente +oggi che la democrazia ha attaccato dei carrozzoni belli e inverniciati +di terza ai diretti, così che poveri e ricchi hanno la soddisfazione +fraterna di trovarsi a breve distanza, trascinati dalla stessa forza; e +più specialmente si viaggia bene in terza classe quando non si gode di +nessun diritto a biglietti gratuiti, come era il caso del signor +Aurelio. + +La campagna, verde e rosea, fuggiva davanti al finestrino, e quel +movimento di tutte le cose suggeriva al signor Aurelio quest'idea +peregrina: «tutto è mobile in questo mondo.» Ma poi considerando che gli +oggetti si movevano soltanto nell'apparenza, meditò quest'altra idea, +anche più peregrina: «tutto è stabile ed immobile in questo mondo. +Dormi, Pina, Pinuccia bella! sì, il _lacu_...» + +Il signor Aurelio non viaggiava solo, ma con una sua bambina, gracilina +e bionda come l'oro. L'aveva posta a giacere sopra un cuscino: aveva +steso un lenzuoletto candido per evitare il contatto coi microbi: ma la +non voleva dormire. Oltre che gracilina, nervosa, eccitabile! Dio, che +disgrazia essere nati da un padre di abitudini filosofiche! + +«Sì, cara, il _lacu_!» Ella aveva un suo linguaggio, tutto fatto di +strane analogie, che lui solo, il padre, intendeva. Ogni corso d'acqua +era _lacu_, cioè, lago. Ogni oggetto, fuori del finestrino, destava in +lei enorme meraviglia. «Eppure un poco di ricchezza e di proprietà per +queste povere creaturine, non è mica un delitto!» (Il signor Aurelio già +pensava alle teorie collettiviste che oggi sono così in vista +sull'orizzonte umano, e per le quali egli simpatizzava un giorno sì, e +un altro giorno no). + + * * * * * + +Cadeva il vespero; ed una grande città sfumava enorme, rossiccia, +turrita in fondo al piano: il diretto vi si approssimava rapidamente. + +--Ci fermeremo qui--pensò il signor Aurelio dopo molte +considerazioni.--Proseguire col treno della notte e col freddo che fa +alla notte, non conviene. + +Lungo la notte fredda vegliano le bronchiti, le polmoniti, ed altre +cose feroci che la Natura sparge e contro cui la sua povera mimma aveva +le più limitate difese. + +Per tutte queste ragioni il signor Aurelio instituì questo bilancio, se +era più dispendioso proseguire, mutando la terza in una seconda classe, +o pernottare in un albergo molto pulito, quasi in un _hôtel_, non per +sè--si intende--ma per la Pina; un _hôtel_ dove i microbi fossero meno +visibili. Vinse la scelta dell'_hôtel_, anche perchè si correva il +rischio di trovare una seconda classe piena zeppa di gente, e allora la +Pina? Non dobbiamo meravigliarci di questi dubbi, considerando che il +signor Aurelio aveva per le altre questioni un colpo d'occhio fulmineo, +ma per le piccole operazioni quotidiane era spesso impicciato in una +maniera troppo vergognosa per un uomo della sua barba, della sua età. + +Scese, dunque, e si fece condurre in un albergo dove i camerieri hanno +l'abitudine di portare la camicia bianca e si assicura che la biancheria +del letto è di bucato. Il naso del signor Aurelio fece, tuttavia, +parecchie esperienze. + +Disse il babbo alla sua mimma: + +--Una felice idea, adesso, Pina. Andiamo fuori di porta io e te. +Troviamo un bel _restaurant_, e facciamo un bel pranzo. + +E richiamò alla Pina tutte le cose che le piacevano: latte, _purée_, +pappa, e le fragole rosse, queste soltanto da vedere e da ammirare. + +--Ah! sì!--faceva la Pina con gran serietà e convinzione. + +Ma poi, lavata che ebbe la sua mimma, un grave pensiero si affacciò alla +mente del signor Aurelio: «Le metterò il berretto di lana o il +cappellino di velo?» Il pomeriggio era tiepido, ma calato che fosse il +sole, probabilmente l'aria si sarebbe fatta fredda. Dunque mise alla +Pina il cappello di velo, e nella tasca si tenne la berretta di lana e +sul braccio prese la mantellina di lei. + +Uscì: il corso era tutto elegante, fastoso, signorile, nella rossa luce +del tramonto, che stendeva come un pulviscolo di porpora fra la gente, +ed anche di microbi. + +«Oh, io prendo la mia Pina in braccio, e chi vuol guardare, guardi», +così deliberò il signor Aurelio. + +Pensare che vent'anni addietro, quando lui abitava in quella città, da +studente, si sarebbe messo a ridere vedendo un uomo con la barba come +lui ora aveva, andare, a modo di una balia, con una mimma in braccio! + +Fece il corso. Giunse nella piazza dove erano i tram. Scelse un tram che +conduceva verso la collina, fuori di porta. Si attraversò un altro gran +corso, poi con diletto si vide che le case diradavano, ed i pioppi +sorgevano verdi con un fremito già di frescura vespertina. Il tram +correva oramai per la campagna, nella bianchezza della via, tagliata +netta, ai margini, dal verde dei campi. Il tram cominciò a salire verso +i primi colli, e quando fu giunto ad un piccolo alberghetto o +ristorante, quivi le rotaie finivano ed il tram si fermò. + +L'alberghetto era pulito, ed aveva una bella cucina. La padrona, in bel +grembiale bianco vi troneggiava fra i fornelli e le casseruole, e due +minuscoli garzoncelli, in berrettino bianco, la aiutavano a sbucciare +pisellini e tagliare una gran spoglia gialla e grande come luna +nascente. + +--Buona sera, signore--e--oh, che bella mimma--disse la padrona venendo +incontro agli ospiti.--Vuol restare servito qua? o vuole invece andar di +sopra, che c'è una bella terrazza? C'è pronta una minestrina di pasta +battuta coi piselli che è una bontà, e dei maccheroncini che aspettano +che l'acqua bolla: poi ci sono bistecche, costolette. Oh, vuole un mezzo +pollastrino alla diavola? E da bere desidera vino o birra? + +Anche qui non era facile decidere: ma quanto alla terrazza, sì, fu +deciso: per il resto avrebbe pensato poi, ma certamente, intanto, una +minestrina minuta, e ben cotta per la mimma. + +--E il brodo leggero, leggero, quasi acqua, mi raccomando! + +--Per questo non dubiti, Signore--disse l'ostessa. + +Salì dove c'era la bella terrazza. + +Essa era rossa di gerani in gran fiore e punteggiata di campanelle che +già chiudevano i loro petali iridescenti. La sera imminente alitava la +sua pace e la sua frescura, oramai, nell'aria calda del giorno. + +La Pina vide le belle tavole preparate, e fece un «oh» di felicità. + +--Guarda, nei campi, mimma--disse il babbo sollevandola--, ecco il +grano. Esso è biondo oramai. Guarda sopra la collina quei bei draghi e +serpenti grandi d'oro che vi si posano: le nuvole. Vedi come si rompono, +come si snodano; dileguano, impallidiscono! E vedi tutti quei cipressi +neri come una processione? Oh, ma quelli non li guardare! + +--Oh, la luna!--fece la mimma che aveva scoperto anche la luna, una +falce pallida, pallida di luna nel cielo d'oriente. + +--Già, anche la luna: tutto tuo, mimma! + +--Oh sì, e la pappa... + + * * * * * + +Parlavano forte il babbo e la fanciullina perchè nella terrazza non +c'era alcuno. + +Ma no! Nella stanzetta che precedeva la terrazza, c'era un giovane: un +elegante aitante giovane di primo pelo. Pareva solo: ma anche uno meno +distratto del signor Aurelio, subito si sarebbe accorto che non era +solo. Egli stava dritto e guardava i due nuovi venuti, mentre con una +mano accarezzava una rotondità provocante che terminava in due +scarpette alte e lucide. Era una _grisette_ graziosa, nascosta dalla +figura del giovane ed appoggiata al davanzale. Si voltò: apparve un +volto birichino di giovanetta, con un nasetto all'insù. Curva sul +davanzale, la cara fanciulla si lasciava lisciare molto dilettosamente. + +«Anch'io, se ben mi ricordo, vent'anni fa devo aver fatto qualcosa di +simile--pensò senza rancore il barbuto signore--e certamente era una +cosa molto piacevole. Anzi si può affermare che le osterie suburbane +sono una succursale del paradiso; ed un'ostessa che tiene pronte le +tagliatelle e delle uova e delle bistecche, l'estate specialmente che fa +gonfiare i papaveri, ella è una benemerita del genere umano; e tutte +quelle buone cose da mangiare in due, fra il verde, rappresentano come +degli zeri aggiunti all'esponente ben miserabile della felicità.» + +Queste cose pensò il signor Aurelio mentre la Pina contemplava nella sua +innocenza un piccolo gnomo di terracotta, che la guardava dalla sua gran +faccia di satiro ridente. + +«--La presenza delle terze persone--continuò il signor Aurelio--non è +piacevole, e noi certo non siamo piacevoli e bene accetti a quei due +innamorati». + +Per questa ragione, dopo aver disegnato sulle labbra un garbato sorriso, +il signor Aurelio non esitò a parlare così: + +--Proseguano pure le loro occupazioni, come se noi non ci fossimo: la +piccina, come ben vedono, è ancora innocente; e, per conto mio, ciò che +non fa male alla piccina, non mi disturba affatto. + +Disse ciò da filosofo e insieme da persona educata: così come si suole +dire per cortesia: «Seguiti, o signore, a fumare lo stesso! A me non +disturba il fumo, anzi...» + +Probabilmente i due innamorati avrebbero seguitato a fumare, anche senza +permesso. + +La ragazza sorrise, cioè distese in su le estremità delle rosse labbra e +socchiuse i suoi grassi occhietti. Il giovane, invece, aggrottò le +ciglia, e parve pensare se quelle parole contenevano l'offesa di una +ironia. Ma no! Allora sorrise anche lui, e ringraziò. + +Poi si stabilì un certo scambio di parole fra le due coppie di +commensali. + +Aspettando che il cameriere portasse in tavola, la ragazza fece +conoscere meglio alla mimma quei gnomi di terracotta che ornavano la +terrazza, in figura di vecchietti ridenti, barbuti ed incappucciati; e +le spiegò che quei coboldi incappucciati non mangiano le bambine, nè +buone nè cattive; ed infine le mostrò l'imagine sua di angeletta +deformata nelle spere di vetro. Ciò fece molto ridere la mimma. E il +signor Aurelio fu molto riconoscente alla graziosa _grisette_. + +Poi vennero i maccheroncini fumanti nel pomidoro nuovo e nel burro: +venne la minestrina leggera per la mimma, ed allora ognuno badò ai fatti +suoi. + +Ma poi accesa la sigaretta, lui e anche lei, lui, il bel giovane, disse +al signor Aurelio: + +--Eppure, veda, caro signore, vi sono dei brontoloni, specie certi +vecchi barbogi e puritani, che in una sala di albergo si scandalizzano +se trovano una coppia, così come noi, _tête-à-tête_, che fa all'amore. È +invidia. Creda, tutto invidia. + +--Certo è invidia, invidia dormente--rispose l'uomo filosofico.--Io però +non la provo affatto. Io provo un altro ben diverso sentimento quando +vedo due giovani, come voi due, avidi,... avidi di confondere il loro +essere in un essere solo. + +--Mi piace la frase--disse il giovane.--Ma tu, Argia, non ne hai capito +niente, vero? + +L'Argia sosteneva che aveva capito benissimo, e poi, disse: + +--Il sentimento, mi dica il sentimento che lei, signore, prova quando +vede due giovani che si vogliono bene. + +L'uomo filosofico meditò e poi disse: + +--Oh, una gran cosa, sublime e terribile! Veda, signorina, comunemente +il pubblico, quando osserva due amanti camminare su e giù per i luoghi +solitari; o, a tavola, negli alberghi, come può essere qui, li vede +alternare un boccone e un sospiro; e lasciare in pace la bistecca per +appiccicarsi per mano; e fare sbocciare piccoli baci dalle labbra +socchiuse, ebbene allora il pubblico grossolano crede e giudica che ciò +sia cosa immorale. Ma niente affatto... + +--Ma sicuro...--disse l'Argia con molta approvazione. + +--Adagio: la mi lasci finire, signorina. Per me i due innamorati non +sono due che si divertono; ma due meschinelli, due inconsapevoli +lavoratori e servi di quella grande autocrate che si chiama Natura, i +quali, poveretti, ubbidiscono a certe leggi che impone questa fatal +Natura. A me è accaduto lo stesso come accade a voi. Ho amato, ho +baciato e poi..., e poi e poi è nata quella lì. Allora ho sentito la mia +giovinezza morire, ed ho sentito che la mia vita non aveva più altro +ufficio che quello di difendere questo piccolo debole fiore delle mie +carni. + +L'uomo filosofico prese la Pina sulle ginocchia e la guardò con grandi +occhi, umidi e dolci; e domandò: + +--Lei non ha mai pensato a queste cose, signorina? + +La graziosa Argia questa volta non rise. + +Ma il giovane, recingendo alla sua bella amica il fianco, disse: + +--Lei deve essere filosofo, caro signore. Ma in verità ella è troppo +filosofo, e perciò non è più filosofo. Anch'io sono filosofo e come +studente di medicina, è quasi un dovere essere tale. Certamente io +convengo che la natura imponga queste leggi. Ma il nostro dovere di +uomini civili è di non pigliarlo sul serio il codice semi-barbaro della +natura. Frodarle fin dove si può queste leggi! Questo sì è il segreto +della vita! + +--E se non si può?--richiese il signore. + +--Se non si può--disse in tono di suprema rassegnazione il giovane,--si +è dei deboli, cioè bisogna accettare di essere infelici. Ecco tutto. Ma +bisogna potere! Pensi, caro signore: non abbiamo mica noi, nascendo, +approvato, firmato e sottoscritto il contratto feroce che la Natura ci +ha imposto! È lei che ce lo ha imposto. Chi non lo sa? È una delle prime +nozioni di fisiologia: _alla natura brutale niente importa di noi, ma la +conservazione di noi come specie_. Invece a me importa moltissimo di me +e niente affatto della conservazione della specie. Io perciò come +persona intelligente, mi ribello ai decreti imperiali della natura, o +quanto meno cerco di raccogliere le rose e buttare via le spine. +L'Argia, quest'amabile fanciulla, possiede anche lei un'intelligenza +filosofica istintiva e condivide queste mie idee; e perciò tutti e due +facciamo un amore facile, piacevole, direi così, sportivo; e molti +giovani fanno come noi, e fanno saviamente. E lei che mi risponde ora, +caro signore? + +L'uomo chinò il capo. + +--Lei è destinato ad essere più felice di me, e perciò a vivere di +più--disse e guardò a lungo la sua piccola Pina. + +Poi sospirando aggiunse: + +--Tutto il mio mondo è qui, in questi quattordici chili di carne! Qui +stanno tutte le leggi della vita, per me! + +Era sera oramai. + +Mise alla Pina la berretta di lana e la mantellina. + + * * * * * + +Altre coppie intanto dall'amore «sportivo» cominciavano ad occupare +rumorosamente qua e là i tavoli. Col nascere delle tenebre cominciava la +giornata gaia del piacere per gli amanti più saggi. Per lui si chiudeva. + + * * * * * + +Ricondusse la Pina all'albergo, voltò la chiave della luce elettrica, e +la bella stanza si illuminò di bianchezza con gran piacere della Pina. + +Il signor Aurelio le tolse poi le vestine, e la mise sotto le coltri; +dicendole che stesse buona e dormisse. + +Ella dormiva. E lui guardava con occhi di infinita domanda quella strana +imagine che era sopra il letto: Maria Vergine, vestita di azzurro, con +gli occhi in su, sopra un arco di stelle! + +--Quella lì--mormorò il signor Aurelio--è destinata a correggere i +tremendi decreti di Dio o della Natura. Ma che ne sai tu, povera +imagine? + + + + +LE OLIMPIADI E LA SIGNORINA OLIMPIA. + + +--Lei faccia i suoi libri e vada via!--scoppiò a dire il signor +professore contro di me.--E via subito, subito, subito. Fuori da +quest'aula! + +E la mia giovinezza fu tutt'ad un tratto investita, assalita da +quell'uomo congestionato in faccia, che mi respingeva con parole di +minaccia, coi gesti, con la persona, finchè l'uscio della scuola fu +ribattuto contro di me. + +E ancora sento e vedo lo stupore e il silenzio dei miei compagni. Ma che +misfatto mai avevo commesso? Quale malefizio avevo mai perpetrato contro +quell'uomo? Quale lebbra era apparsa in me, giovinetto, per essere +espulso a quel modo? + +Io mi trovai solo, nella strada, coi miei libri di greco: le tempie che +mi martellavano, il pensiero che non si fissava più se non in un'unica +idea: la licenza liceale perduta, il mio avvenire distrutto, il mio +povero babbo... E allora cominciai a lagrimare. + +E così lagrimando mi accorsi che non ero più tra le vie tumultuose +della città; ma seduto su di una banchetta solitaria dei giardini +pubblici, e sopra di me i tronchi protesi e neri di un'antica pianta si +aprivano pudicamente, meravigliosamente con le loro infinite gemme di +petali rosa, e più sopra ancora splendeva l'azzurro del cielo. + +Era il dolce maggio. + +Ma quale misfatto avevo io commesso? + +Lo dirò candidamente ora che la tranquillità è ritornata nel mio +spirito, e molto tempo è trascorso. + +Io avevo allora diciotto anni ed ero un buon scolaro di greco e di +latino. Ero ossequiente alla mitologia greca, credevo alle virtù dei +Greci e dei Romani. Credevo, senza che il mio pensiero avesse sino +allora sollevato alcun dubbio, in Giove Tonante, nei Titani, nelle Muse, +nelle regole di grammatica e di retorica. Ero, insomma, un bravo +figliuolo, un buon figliuolo, ed anche un gentile ingenuo figliuolo. + +Ma il vero è che in quel giorno io avevo inconsapevolmente offeso il mio +professore di greco in ciò che di più delicato e sensibile ha l'uomo, +cioè nella sua vanità. + +Ma quale colpa ne avevo io se ignoravo nella mia candida anima +l'esistenza di questo punto vulnerabile nell'epidermide coriacea +dell'uomo? Se lo studio delle virtù greche e romane mi avevano quasi +instillato la convinzione che dire la verità fosse il miglior modo di +mettere in pratica quelle illustri virtù? + +Dunque in quel giorno si spiegava un passo di autore greco e vi si +trattava delle Olimpiadi. Io sostenevo che le Olimpiadi erano uno spazio +di quattro anni nel complicato Calendario dei Greci; il professore +sosteneva che esso era di cinque anni. E certo io avevo più ragione di +lui! Ma poi la disputa si inacerbì e, non so come, mi vennero fuori +queste vere ma infelici parole, cioè che anche i professori di greco si +preparano sulle versioni letterali dal greco. + +Non l'avessi mai detto! + +Quel maestro di umanità perdette d'un tratto ogni sua umanità, divenne +furente e mi scacciò, come ho detto. + + * * * * * + +Dunque io lagrimavo silenziosamente sulla banchetta dei giardini +pubblici, sotto quella dolce fiorita di rose, e un cantare lontano di +uccelletti pareva come aiutasse le timide gemme a sbocciare. + +Allora mi accorsi di non essere solo sulla banchetta. + +Una giovane donna sedeva presso di me. + +Io fino a quel giorno avevo conosciuto, anzi avevo combattuto con i tre +generi, maschile, femminile e neutro; ma ignoravo che cosa fosse +quell'essere delizioso e perfidamente saggio che è la femmina. + +Era bella? era elegante colei che sedeva presso di me? Io ben sentivo il +languore di due grandi pupille nere che sempre più si venivano scostando +da un fine libro e si posavano, quasi avvolgendomi, sulla mia giovinezza +lagrimante. + +Alla fine udii una voce pietosa e quasi materna che mi rivolse queste +parole: + +--Perchè piange, se è lecito domandare? + +Così cominciammo a parlare, ed io raccontai tutta la mia disavventura, +dalla questione delle Olimpiadi a quell'espulsione feroce, la prima +grande sventura della mia vita. + +Ella ascoltava. Un grazioso sorriso di meraviglia e di pietà balenava +sulle sue labbra. Il volto, un po' chinato, mi si faceva sempre più da +presso: un volto pallido, ambrato, fine, strano, delimitato da un velo +nero che si inarcava sulla fronte: perchè all'infuori di quel volto +bianco, di due nude bianche mani, tutto era nero: tutta chiusa ella era +in una veste nera. Ma non ne emanava alcun fantasma di morte o di lutto; +ma come un profumo esotico e forte. + +A quel profumo anzi io sentivo sobbalzare l'anima mia stranamente, e +quasi sbocciare come sbocciavano le gemme della pianta che si allargava +sopra il mio capo. E ciò mi dava un senso di nuovo piacere, che nasceva +dal mio dolore. + +Diceva ella ogni tanto: + +--Oh, che roba! Che orrore! _Pauvre enfant!_ + +Poi con volubilità che quasi mi offese, mi pregò che le spiegassi quella +storia delle Olimpiadi. + +Che cosa le potevano interessare le Olimpiadi? + +--Così--disse con un sorriso ambiguo--, è perchè anch'io mi chiamo +Olimpia. + +Allora io cominciai a raccontare. + +--Ella deve sapere, signora--dissi--che nell'anno 776 avanti Cristo, +cioè 23 anni prima del 753, anno della fondazione di Roma... + +A queste mie parole la signora strabiliò, e inarcò le grandi ciglia. + +--E lei, così giovane,--disse--deve ricordare tutte le cose dai secoli +delle Olimpiadi sino ad oggi? Ma se io non ricordo più nemmeno quello +che è avvenuto ieri! _Ah, pauvre enfant!_ + +E mi guardò con intensa pietà. + +Io andai avanti e le spiegai tutta la storia dei giuochi Olimpici: +cominciando da quel re briccone di Enomao, che sfidava alla corsa dei +cocchi tutti i pretendenti alla mano della bella sua figlia +Ippodamia,--ma siccome l'asse dei cocchi era di cera, veda, signora, +così tutti cadevano vinti. + +--Oh, che birbante!--disse la signora Olimpia.--Ma oggi sarebbe +squalificato quel signore! + +--Ma un bel giorno--proseguii--nella terra Apia arrivò Pelope, figlio di +Tantalo.--La storia di Pelope e dei suoi cavalli fatati interessò +moltissimo la signora, specialmente quando imparò la sua vittoria su +Enomao, il suo sposalizio con Ippodamia.--E da queste nozze poi nacque +Atreo, che fu padre di Agamennone e di Menelao. + +--Oh, guarda--disse la signora Olimpia, e sorrise in modo che mi +sconcertò. + +--Ho detto qualche sciocchezza forse, signora? + +--Ma niente del tutto--e rideva gaiamente. + +Ma poi si fece seria e mi domandò: + +--E lei deve sapere tutte queste cose? + +--Ah sì, e altre ancora. + +La signora si strinse le tempie con le mani, come fosse stata colta da +un accesso improvviso di emicrania. + +Domandò: + +--E cosa prendono di paga i vostri professori, che insegnano tutte +queste cose? + +--Due o tremila lire, credo, signora. + +--All'anno? + +--Sì, signora, all'anno. + +La signora parve sbalordire. + +--E anche lei, se volesse fare il professore, prenderebbe lo stesso? + +--Così credo--risposi. + +I grandi occhi della signora Olimpia espressero una grande pietà. + +Disse: + +--Ma se io ne spendo quasi altrettanto per le calze...! + +Allora stupii io: + +--Per le calze, signora? + +--Sì, calze e accessori--si affrettò correggendo. Ma poi parve pentita +delle sue parole. + +Domandò di vedere i miei libri greci: li girò in alto, in basso come una +cosa nuova. + +Dissi io allora: + +--Anche lei leggeva, signora. + +--Ah, il mio libro non si può vedere: e sigillò il libro, posando sulla +busta di cuoio la mano. + +Io non insistetti e tacqui. + +Ma dopo un poco mutò pensiero.--Guardi--mi disse audacemente. + +Guardai. Era un libro francese, un romanzo. Non lo avevo mai letto; ma +il titolo non mi era nuovo. Poi ricordai. Ricordai che un giorno mio +padre, parlando con un magistrato di quel libro, aveva detto: «Finchè +non riuscirete a togliere dalla circolazione questo genere di libri, le +vostre leggi non rappresenteranno che un'ipocrisia sociale di più». + +--Non ha letto mai questo libro? + +Io arrossii grandemente. + +Per me? per lei arrossii che leggeva quel deplorevole libro? Non so: mi +sentivo un gran calore nelle vene. + +--Davvero non l'avete mai letto?--chiese socchiudendo maliziosamente le +sue grandi pupille. + +--Davvero!--e arrossivo anche di più. + +Mutò discorso. + +--Dunque il vostro caso è disperato? + +--Sì, signora. + +--Ma io non credo--disse ad un tratto assumendo un'aria ben strana di +serietà.--Anzi è un affare rimediabile. Dunque il greco, voi dite, è +molto difficile. E deve essere così! E voi assicurate che anche i +professori si aiutano con le traduzioni? + +--Sì, signora, con le traduzioni letterali dal francese. Io non dico che +tutti i professori facciano così, ma il mio fa così. + +--E voi gliel'avete detto? + +--Pur troppo, signora--sospirai--, e magari potessi rimediare al +malfatto! + +--Semplice--disse.--Carta, penna e calamaio. Vi detto io. + + * * * * * + +Ora io non ricordo più come avvenne, ma so per certo che per trovare +carta, penna e calamaio, io salii con lei, da lei, nel suo appartamento. + +Venne ad aprire una cameriera. Non ricordo l'appartamento. Mi parve +strano e diverso da quello di casa mia. Perchè diverso, non so. + +La camera da letto dove mi introdusse, era misteriosamente elegante, con +un lettuccio piccolo, grazioso, tutto a trine. + +Ma non conservo percezioni nette; soltanto ricordo che un brivido +morboso si veniva impadronendo di me, mentre ella con calma esacerbante +si toglieva, allo specchio, tutti quegli strani armamenti della testa. + +Mi pareva che qualcosa di inusitato, di enorme dovesse fra poco +succedere. + +--Ma sapete--disse--che l'abito nero dà un bel caldo! Deve essere caldo, +oggi. + +--Sì, caldo!--dissi, e ricordai non so quanti gradi di temperatura. + +--Oh, anche di più!--disse ridendo.--Permettete? + +Uscì. Rimasi solo. Rientrò poco dopo. Era uscita dalla guaina nera: era +tutta vestita di una gran veste rosea. Mi parve più magnifica. Stupii +come sotto quelle maniche dell'abito nero ci fossero state nascoste due +braccia così bianche! Ebbi l'impressione di una energia occulta e +deliziosa in quelle braccia nude. + +--Oh, che cattiveria, che cattiveria, che cattiveria--disse ridendo e +venendomi sempre più vicino, quasi rasente--tormentare col greco e con +tutti quei libracci un povero bambino!--e così dicendo crollava la +testa, e si appressava di più. + +--Povero bamboccione--disse d'un tratto, e mi prese con le due mani +adunche per i capelli ed accostò il mio volto alle sue grosse labbra. + +Io impallidii. Ella parve godere del mio pallore. Non parlava più. + +Probabilmente la mia faccia era diventata una mela o una pesca di +luglio: una pesca sugosa e fresca che ben si morde. + + * * * * * + +--Ora, ragazzo, _s'il te plait_, torniamo alle Olimpiadi e al tuo +professore--disse. + +A me parve come di essere desto dal sogno in cui il Veglio della +Montagna immergeva coloro che gli dovevano essere devoti sino alla +morte. + +Io non ne volevo più sapere nè di Olimpiadi, nè di scuole. + +--Voi siete ben goloso, _mon petit_. Torniamo alle Olimpiadi. + +In quell'ampia vestaglia ella si era rannicchiata in fondo ad una +poltroncina. + +--Mettetevi lì, e buono. Già bisognerà fare così!--Prese un tavolino e +lo collocò fra la sua persona e la mia a guisa di bastione.--Posso +offrirvi? + +Mi porse una sigaretta: ne accese una per sè. + +Devo confessare che la mia mente era così annebbiata che se colei mi +avesse detto: «manda i padrini al tuo professore, e battiti a duello», +io avrei trovato il consiglio naturalissimo. + +Invece il suo consiglio fu molto savio e rivelò molto acume. Aggrottò le +ciglia e disse: + +--Tu capirai che lui dovrà pensarci due volte prima di formulare l'atto +di accusa contro di te. In fondo è un atto di accusa contro di sè. + +--To', è vero! + +--Ma non basta: la sua rabbia è appunto in relazione alla impossibilità +in cui l'hai messo di punirti... + +--To', è vero! Ma può vendicarsi--aggiunsi. + +--Perfettamente. Ma tu prendi dal «secrétaire» carta e busta e scrivi. +Scrivi: detto io. No, quel foglio lì.--Guardai il foglio. Vi era +impresso in azzurro, «Olympie». + +Oh, Olimpia, dolce pingue nome! Tutto azzurro, tutto fresco come la +grande acqua del mare. + +--Su, andiamo, scrivi! Eri così «savio» poco fa. + +Io scrissi: «Signor Professore, in un momento di vera aberrazione +mentale ho osato formulare contro di lei un'accusa che tanto più mi +tormenta di rimorso quanto più riconosco la sua dottrina e il suo +sapere. Come posso rimediare se non facendo piena dichiarazione della +mia colpa e supplicandola di volermi perdonare?» + +--È tutta una bugia--dissi. + +--E la bugia si trova dentro la vita o fuori della vita?--mi chiese +l'adorabile Olimpia. + +È vero: la menzogna è nella vita. E allora perchè soffrire per +combattere quello che è nella vita, che è la vita? + +Guardò l'orologio. + +--Presto, pòrtala subito al tuo professore. + + * * * * * + +O me, miserabile! Mi feci quasi scacciare da quella stanza da cui non +volevo più uscire. + + * * * * * + +Il giorno dopo il professore annunziò la mia lettera alla scolaresca; la +lesse anzi; poi pronunciò un discorso di elogio alla mia persona. Ma io +rimasi molto indifferente. + + * * * * * + +Dopo due mesi ero in possesso della licenza, ma senza troppo studiare. +Me ne era andata via la voglia di studiare. Mio padre forse se ne +accorse, specialmente quando gli manifestai la intenzione di darmi a +tutt'altri studi che quelli classici. + +Abbandonai le Olimpiadi per sempre e tutti i secoli di cultura classica +prima di Cristo e tutti quelli dopo Cristo, fino ai tempi nostri. + +Bisogna conquistare la vita, e non servire ai morti. + +E se i Greci avessero dovuto studiare il greco, e i Romani studiare il +latino, quei due popoli non sarebbero stati i grandi popoli che furono. + +Di questa semplice verità io devo la conoscenza alla signorina Olimpia, +artista di caffè-concerto e stella di prima grandezza. + + + + +ABITO NERO ED ABITO BIANCO. + + +--Ecco, veda, io non domando di far carriera: io domando, prima che +questa barba diventi grigia, di poter respirare un poco d'aria igienica. + +E il signor Foresti mi presentava sul dorso della mano, dall'alto della +sua statura atletica, la sua barba, dove il grigio già minacciava una +invasione generale: ed io credo che fosse questo grigio, in aumento, +combinato con la speranza, sempre più in diminuzione, di potere +respirare «un poco d'aria igienica», che rendeva il signor Foresti +piuttosto irritabile, anzi molto irritabile, nel suo ufficio di +capo-stazione della piccola stazione di S... Egli era capace di +avvertire dal suo buco di distribuzione dei biglietti: «Questa bottega è +diversa dalle altre: meno avventori vengono, più piacere mi fanno!»; era +capace di dire, percorrendo il treno con le braccia aperte e con un +sorriso tremendamente ironico: «Ma quei baci, ma quei saluti, ma se li +distribuiscano prima!» Capace, nella spedizione delle merci, di +attaccarsi a tutti i rampini di quei regolamenti che odiava di un odio +così profondo. + +Un orco! La più docile ed umile pasta di questo mondo: tanto è vero che +non aveva fatto carriera. Certo, in quei momenti, era bene non +avvicinarlo, non parlargli. + +Ma io avevo trovato un mezzo per esasperarlo in modo soave ed atroce. +Chiudevo le pupille dolcemente, dicevo con voce sentimentale: + +--Ecco qui il suo piccolo giardino, i garofani, l'insalata; ecco la sua +piccola stazione, beata come un eremo, baciata dal primo raggio del sole +e salutata dalle rondini... Ah, se io fossi come lei, capo-stazione, +come lo terrei coltivato, inaffiato, fiorito, il piccolo giardino: e +come ci farei una capannetta per leggere, per istudiare... + +--Badi bene come parla, sa! Non si prenda mica giuoco di me!... + +--Scusi, capo, io dico sul serio. Per me, costretto a vivere in una +grande città, questa vita idillica sarebbe l'ideale... Lei qui, intanto, +è padrone assoluto... + +In verità, in verità, era un reclusorio quella piccola stazione: e lui, +il capo, un coatto, costretto a vivere fra un disco al nord e un disco +al sud; giacchè l'amministrazione lo aveva bensì elevato al grado di +signore assoluto, essendo egli, bigliettaio, spedizioniere, +telegrafista; ma non aveva chi lo sostituisse o lo aiutasse fuorchè uno +scambista e un facchino. + +--Quanto ai libri da leggere, eccoli qui!--e prese un ammasso enorme di +libri e carte. Io temetti che me li scaraventasse sulla testa: si +accontentò di accatastarmeli davanti: erano regolamenti, circolari, +istruzioni. + +--Questa è la mia letteratura!--Aveva gli occhi feroci.--Creda--mi +diceva poi acquietandosi con la subitaneità della sua indole buona--io +odio questo sole, io odio quest'aria balsamica; io, democratico, +considero questa sudicia umanità di campagna come una razza inferiore. +Persino le donne, capisce lei? persino le donne non mi sembrano donne! + +L'aria balsamica, l'aria igienica pel signor capo era quella che si +respira nel fondo di quei pozzi grigi che sono le vie, le piazze di una +grande città. + +«Ah, a mezzanotte--sospirava--un teatro illuminato! per le vie lucide +dei tram lucidi! uomini col colletto pulito, donne all'ultima moda; +donne autentiche, lavate; _bars_, _buvettes_, scintillanti di luce +elettrica, vetrine messe con gusto: lavorare sì anche, ma almeno potere +un'ora al giorno sedere entro un caffè, godere lo spettacolo +dell'umanità che passa davanti al vostro tavolino, al vostro calice di +birra autentica! Macchè sole, macchè mare, macchè alberi, fiori, +verdura, insalata, garofani!» + +Oh, allora sì, il signor capo si sarebbe «arrangiata» la barba che +oramai diventava grigia, ed avrebbe speso allegramente il capitale +esuberante della salute che rifioriva nel suo corpo. + +Da anni ed anni tempestava la direzione per un trasferimento in una +città grande: era lì, rimaneva lì, e non aveva più altra speranza che +quella di ammalarsi sul serio e poter ottenere un congedo. + +Ma come fare ad ammalarsi? In quella piccola stazione dall'aria +balsamica, la gente ci veniva per salute all'estate, ed egli aveva la +soddisfazione di vedere bensì in quel tempo aumentato il suo lavoro, ma +senza potere avere la consolazione di ammalarsi. + + * * * * * + +Una mattina di luglio, una ben calda e serena mattina, io presenziavo +l'arrivo di un piccolo treno, che usurpa il nome di diretto. + +Il signor Capo, tra spedizione merci e spedizione viaggiatori, ne aveva +sino oltre al berretto paonazzo. Tempo di villeggiatura per la restante +umanità! Un piccolo rossore alla fronte, un parlar secco allo sportello +dei biglietti, un saluto glaciale a me, mi avevano fatto capire che +quella mattina la caldaia cerebrale del signor Capo era in uno stato di +ebollizione pericolosa. + +Il treno si era appena fermato che un piccolo signore, da uno +scompartimento di prima classe, si era affrettato a chiamare: + +--Aprite, presto, presto!--Poi si era calato da sè, come se la carrozza +fosse in fiamme: ma un po' impediva il ventre che sporgeva dagli +svolazzi di un giacchetto di _orléans_ nero; un poco era colpa delle +gambine esili, che non riuscivano a toccare il predellino.--Dove sono i +carabinieri? i due carabinieri regolamentari? + +Le guardie del treno, la gente si affollò subito d'intorno a quel +signore, invocante l'intervento di quegli uomini neri e rossi, i quali, +benchè siano da alcuni considerati come un arcaismo nella società +moderna, tuttavia costituiscono la più visibile manifestazione della +giustizia umana. Essi però erano assenti. + +--Ma non si faccia compatire; ma non faccia ridere il pubblico--gli +gridava dal treno, come dall'alto di una tribuna, un giovane signore, +tutto vestito di bianco che pareva un sorbetto vanigliato. + +--Lei ha violato la mia personalità! Quel signore ha violato la mia +personalità!--denunciava il piccolo signore nero con gli occhi fuori +dalla testa, con una voce così irosa, che guai per l'elegante giovinotto +se il vecchiotto avesse avuto il resto del suo fisico così bellicoso +come la voce. + +Un professionista del furto nei treni? Mai più! L'elegantissimo giovane +scese anche lui per dare spiegazione al pubblico che si affollava. + +Semplicemente uno che voleva chiuso il finestrino. Invece il vecchio +signore lo voleva aperto. + +--Soffro d'asma!--diceva, e questo era evidente, chè pareva minacciato +da una congestione. + +--E se soffre d'asma? Io non posso mica sacrificare il mio vestito e il +mio panama (il panama che il giovane aveva in testa era veramente +bellissimo ed immacolato) alla sua asma! + +Così si riaccese la disputa lì sul marciapiede, con l'intervento +giuridico dei signori ferrovieri e dei signori viaggiatori. La questione +giuridica sui finestrini aperti o chiusi fu dibattuta con +quell'entusiasmo del tutto italico per le questioni bizantine. «Esiste +un articolo del regolamento...!» «Non esiste niente, invece! Chi è +immediatamente vicino al finestrino, è padrone del medesimo». «Sì, ma i +finestrini laterali sono piombati. Esiste solo il finestrino di mezzo. +Quello di mezzo è collettivo!» «Ma nel caso specifico erano due soli +nello scompartimento e perciò non si poteva invocare l'appello alla +collettività.» «Esisteva però sotto la vecchia Mediterranea un articolo +che dava diritto di chiudere dalla parte del vento!» «Ma oggi la +Mediterranea è scomparsa: non esiste che lo Stato.» «Le ferrovie di +Stato hanno creato un subbisso di regolamenti: ma nessuna regola +specifica oggi esiste in relazione ai finestrini aperti o chiusi.» + +L'elegantissimo giovane con calma imperturbabile dimostrava la assoluta +inferiorità delle ferrovie di Stato italiane, rispetto alle ferrovie +estere. «Chi ha viaggiato all'estero, sa che nei vagoni-_salons_ è +diffusa l'abitudine di tenere chiusi i finestrini in qualunque stagione; +e se quel signore non sa fare a viaggiare...» «Io non so fare a +viaggiare? È il mio mestiere viaggiare...--fremeva il vecchio +signore.--Del resto, qui è unicamente questione di essere gentiluomini o +mascalzoni». + +--Be'--disse il capo-stazione intervenendo--a che punto siamo? +Sciocchezze, sciocchezze! Capo-treno, dia la partenza. + +--Io rimango--disse il vecchio, immobile, lì, coi suoi occhietti irosi +fissi sull'avversario. + +--Io parto--disse il giovane, arrampicandosi, ma con la testa rivolta +all'avversario.--Del resto, sa, se vuole riparazione... + +Squillò la cornetta; e il treno si mosse; e il vecchio signore già +emetteva, con tutto il suo fiato disponibile: «Prepotente!», quando +l'elegante giovane signore fu colto da un fremito di spavento. Che era +accaduto? + +Il suo abito candido, il suo cappello splendido non erano più bianchi +che davanti. + +L'uomo era diventato bicromatico. + +Durante la sosta e la disputa, la macchina, seccata, aveva fumato +vigorosamente, e tutto il fumo aveva investito in modo irreparabile +l'abito bianco. + +Non era il giovane signore più presentabile alla prossima stazione +balnearia, dove era diretto e dove probabilmente gli stava a cuore di +giungere perfettamente candido. + +Già il treno era in moto, ed egli, aperto lo sportello, era balzato a +terra con la sua valigetta. + +Il vecchio signore, all'improvvisa discesa del suo avversario, galoppò, +come potè veloce, nella sala d'aspetto. Senonchè il giovane non lo +inseguì. Affrontò alteramente il capo-stazione Foresti, dicendo: + +--Favorisca presentarmi il libro dei Reclami. + +--Cosa vuol reclamare?--domandò il Capo, con un certo fare un po' +bonario, un po' canzonatorio all'aspetto bicromatico del signore.--Io +piuttosto potrei reclamare contro di lei che è sceso dal treno in moto. + +--La sua macchina mi ha rovinato!--esclamò il giovane con voce +esasperata. + +Il capo-stazione lo guardò: le sue labbra sorrisero, tutta la barba +sorrise. + +--Infatti--disse--è un pochino sudicio. + +--E lo dice in questo tono? + +--Pretende forse che mi metta a piangere? + +--Pretendo che lei faccia il suo dovere. Intendo elevare formale reclamo +contro la sua macchina, intendo domandare risarcimento del danno +subìto... Esiste un articolo del regolamento ferroviario che vieta alle +macchine di fare fumo... + +--Infatti--disse il signor Capo--articolo decimo, paragrafo sesto delle +_Istruzioni pel servizio dei macchinisti e fuochisti_: _«i macchinisti +devono astenersi da qualsiasi operazione che possa produrre fumo, o, +comunque, riuscire molesta od incomoda ai viaggiatori, come...»_ + +--Perfettamente, e allora perchè lei rifiuta di accogliere il mio +reclamo? + +--Perchè è stupido--disse il capo-stazione accendendo in tutta pace una +sigaretta. + +--Ma chi, stupido? + +--Il reclamo, il regolamento, la causa per il risarcimento dei danni... +Il mondo è pieno di cose stupide... + +--Ma io le posso citare--disse il giovane signore eccitandosi +visibilmente--il caso del barone Y..., segretario dell'ambasciata +germanica, mio buon amico, che fece causa ed ottenne un risarcimento +dignitoso dallo Stato perchè una macchina aveva, come nel caso mio, +rovinato una _toilette_ della sua signora... + +--Ma cosa vuole che me ne importi del suo barone, della _toilette_ di +quella signora? Bella novità che lo Stato paga! Non paga mica, però, chi +dovrebbe essere pagato! Oh, vada a farsi benedire e favorisca di +lasciarmi libero... + +Il giovane signore, invece, gli sbarrò il passo e con voce insolente +esclamò: + +--E chi crede di essere lei? Un tirapiedi del Governo, forse? + +La parola «tirapiedi» ebbe la virtù di trasformare il signor Foresti. + +--Le pare che io abbia una faccia di tirapiedi? + +Si era drizzato sulla persona, aveva buttato via la sigaretta. + +--Tirapiedi del Governo,--confermò il giovane signore andandogli col +viso contro il viso--la metterò io a posto! + +--Ma non lo dica neanche per ridere!...--e proferendo queste parole, +distese quella sua larga mano, prese tutto il disgraziato signore per +l'abito e con violenza inaudita lo tirò a sè; poi lo allontanò usando +del braccio come fosse stato un'asta di stantuffo; quindi lo proiettò +sconciamente lontano. + +Per sua mala sorte lì presso c'era un carretto delle merci, e il giovane +vi urtò in malo modo, cadendo. + +Sanguinava. + +Il facchino accorse e lo rizzò a stento. + +Fu condotto al pozzo: rimase lì un po', fra un secchio d'acqua e un +asciugamano. + +--La caserma dei carabinieri? dov'è la caserma dei +carabinieri?--domandava angosciosamente. + +Gli fu indicata. Due chilometri di distanza. + +Il signor Capo, intanto, aveva riaccesa la sigaretta: andava fra un +disco e l'altro: la sua galera. + +--Ci rivedremo in tribunale!--gli disse il gentiluomo salendo in una +carrozzella. + +Il Capo non voltò nemmeno la testa. Ma vide me che attendevo, e allora, +un po' ridendo, un po' fremendo: + +--Bel mestiere il capo-stazione!--disse. + +--Bravo Capo! Bel colpo! Ma lei ha una forza... + +--Da facchino, caro. Doveva vedermi dieci anni fa! Povero giovane, mi +dispiace, ma che vuole? Ho perso il lume degli occhi. Mi poteva dire +tutte le brutte parole che voleva: è un corollario del mestiere: non ci +bado più. Andò proprio a trovare quella parola _tirapiedi_. Io tirapiedi +del Governo! Io che per dire a tutti, superiori e inferiori, quello che +va detto, ho fatto questa bella carriera dopo venti anni di servizio! +Adesso il meno che mi possa capitare è una sospensione. + + * * * * * + +Ma non fu propriamente così. + +Mezz'ora dopo, il signor Capo stava consumando la sua modesta colazione +fra un treno e l'altro, in una piccola osteria, vicina al disco, quando +precipitò nella stanzetta quel signore vestito di nero. Il suo aspetto +era esilarante, luccicante: saltellava sulle piccole gambe. + +--Ah, finalmente la ritrovo! Ma dove è il signor Capo, quell'egregio +signor Capo, quel grande uomo del signor Capo? ho chiesto e mi hanno +indicato qui. Permetta che io stringa quella valorosa mano! Lei è la +perla dei funzionari dello Stato! + +--Grazie--disse il signor Capo, Foresti--è la prima volta che mi sento +fare un simile elogio. Peccato che lei non sia un ispettore dello Stato. + +Il piccolo signore sorrideva con aria olimpica; volle nelle sue piccole +mani prendere la grossa mano del signor Foresti; la voltò, la rivoltò, +la esaminò. + +--Una mano simile--disse con profonda convinzione--vale tutto un codice +di legislazione sociale. Pensi che questa mano mi ha risparmiato un +mezzo accidente. Io schiattavo dalla bile. Pensi che in treno quel +prepotente si è permesso di fermarmi il braccio che voleva tirare il +campanello di allarme: il suo vestito bianco gli premeva più della mia +soffocazione! Io voglio proporre per una ricompensa quell'egregio +macchinista che alimentava così vigorosamente il fuoco, che usava con +tanta opportunità il soffiante... Ma lei, lei poi come ha risposto +bene, che dignità, che correttezza! Oh, se tutti i funzionari dello +Stato sentissero la responsabilità del proprio ufficio; considerassero +lo Stato come, come dire? come la rocca Capitolina delle istituzioni +sociali, e non come la vacca da mungere...! Ma che cosa posso fare io +per lei? Mi esprima un suo desiderio, io sarei ben lieto, ben onorato... + +Il signor Capo aveva smesso di levare la pelle a certe infami fette di +mortadella e fissava il suo interlocutore. Il suo aspetto era molto +autorevole. + +--Oh, io--disse quell'incognito autorevole signore--proporrò per prima +cosa tutto un regolamento sull'uso dei finestrini: infatti la +legislazione delle ferrovie dello Stato è muta a questo proposito. E +lei, scusi, mi viene un'idea splendida, possederebbe per caso una +qualche laurea in legge? No? Peccato! Io la proponevo subito all'Ufficio +centrale per le contestazioni legali... + +--Ma scusi--fece molto turbato il capostazione Foresti--lei chi è? + +--Chi sono? Ah, sì, chi sono?--e trasse e presentò al capo-stazione il +suo biglietto da visita: _Cav. Comm. X. Y.--Ispettore capo delle +Ferrovie dello Stato._ + + * * * * * + +E fu così che il signor capo-stazione Foresti fu trasferito in una +grande città, dove potè respirare l'aria balsamica dei grandi corsi, +l'aria igienica dei teatri scintillanti, dei caffè-concerto; dove i suoi +occhi poterono contemplare delle donne pulite, autentiche, all'ultima +moda; dove potè consumare tutto il suo capitale di salute prima che la +barba diventasse totalmente grigia. + + + + +LE MOSCHE E LA POLONIA. + + +Non mi accusate di essere positivista, scettico o come meglio vi piace +chiamarmi. Io, alla vostra età--parlavo con un giovane amico--ero +terribilmente romantico ed idealista. Combattere per la infelice Polonia +era il mio sogno... + +--Non per il Proletariato? + +--No, mio giovane amico; allora non era ancora di moda quella cosa che +voi dite. + +--Non c'era il Socialismo ai vostri tempi? + +--Sì, c'era; ma era--come dire?--ancora a balia: un grosso, tozzo +marmocchio di una voracità incredibile che lasciava indovinare uno +sviluppo prodigioso: un po' bruttino, sia espresso col dovuto rispetto, +ma marmocchio ancora, come vi dicevo. Ah, morire con una palla in fronte +e il sole polacco davanti agli occhi, centuplicava l'ebbrezza della mia +gioventù! La mia gioventù è fiorita agli ultimi bagliori del +Romanticismo. Ma anche senza Romanticismo, sta il fatto che pei giovani +la Morte spesso si presenta come una forma eroica di Vita. Se la natura +non ci usasse questo lugubre scherzo, le guerre sarebbero finite da un +pezzo! Ma io non voglio tediarvi con la filosofia. Vi dirò, dunque, che +allora vi erano comitati per la Polonia, conferenziere polacche, come +oggi vi sono le suffragette. Sapete chi mi ha guarito della mia malattia +romantica? Le mosche! + +--Le mosche? + +--Sì, come ho il piacere di dirvi: se non c'erano le mosche, io sarei +rimasto--forse--ancora romantico ed idealista, e non avrei fatto la +discreta carriera politica che voi, bontà vostra, esaltavate poco fa. +Quel lurido e petulante animale mi ha inoculato il _virus_ del +positivismo. Una reazione, quasi fulminea, è sopravvenuta, ed +improvvisamente la mia vita ha deviato come un treno, a cui lo scambista +toglie, con un colpo di leva, la direzione: dà un sobbalzo e poi fila, +precipita verso nord invece che verso sud. Vi può interessare? + +Il mio giovane amico rispose gentilmente: + +--Moltissimo. + +Io allora gli offersi una sedia, una sigaretta e, richiamando alla +memoria cose antiche, proseguii. Alla vostra età io amavo una signora +polacca, di Varsavia, anzi di _Varsovì_, come ella diceva in un suo +gergo, mescolato di polacco, di francese e di italiano. + +--Ci siamo col solito amore!--disse l'amico. + +--Ma, benedetto Iddio, questo dovreste saperlo: senza l'amore e senza la +donna non esisterebbe nè romanticismo, nè positivismo, nè lirica, nè +epopea, e tutto questo benchè la donna sia un fenomeno triste. Ricordate +la conclusione dei Nibelunghi? + +--Nemmeno per sogno. + +--È un'espressione notevole. I Nibelunghi terminano con queste parole: +«perchè l'amore porta in fine disgrazia». + +--Era questa vostra signora una conferenziera Pro-Polonia? + +--Mai più. In che lingua doveva conferire? Era una splendida, lattea, +placida creatura bionda, di quel biondo tenero come di spiga non baciata +bene dal sole; anzi vi dirò che quella bellezza nordica aveva così +conquistato il mio animo che non soltanto il color bruno ardente delle +bellezze nazionali, ma lo stesso color falbo delle nostre donne, mi +pareva un'imperfezione di natura. Ella era inoltre così squisitamente +monda e detersa che dalle sue carni lattee io sentivo esalare un +perpetuo profumo di pervinca e di mughetto; e gli occhi suoi grandi, +quasi squarciati, di un azzurro dolcissimo, sotto due archi di ciglia +perfetti ed evanescenti, mi immergevano nello stupore di un sogno, da +cui uscivo talora fremente e con queste terribili domande: «E come +finirà questo amore? Come farò io a palesarle il mio affetto? E palesato +pur anche il mio amore, dopo che avverrà?» + +--Allora un amore ideale... + +--Altro che ideale, romantico, vi dico: anzi nessuna dichiarazione +d'amore era avvenuta. Ella era donna per bene, madre di due graziosi +bambini a cui io facevo da bambinaio, perchè la servetta era una +smemorata, un'arfasatta, come sovente sono nei nostri paesi. + +Suo marito, uomo di molti affari, viaggiava per l'Europa, ed aveva +lasciata la sua signora a curarsi in una piccola, modesta stazione +balnearia, dove ella aveva preso a pigione una villetta solinga presso +il mare, e dove io l'avevo, naturalmente, seguita. Permettete che +continui la descrizione: Il suo mento era di un ovale perfetto e la sua +piccola bocca, a cuore, era la sola cosa rosea in quel volto. Il naso, +quello sì, era poco perfetto: un piccolo nasetto rivolto in su, ma vi +dirò: i nasi aquilini e forti delle nostre donne, con sopra le dense +corrusche ciglia nere, spesso congiunte, che sono così caratteristiche +fra noi, mi spiacevano tanto al confronto che mi chiamavano in mente il +becco delle civette e le ciglia dei bachi da seta. + +--Parlavate della Polonia? + +--Mai più: ella era una donna placida, come vi dissi, e si parlava di +cose placide: delle mie cacce, dei bagni, di cose da mangiare, tanto più +che io la aiutavo nelle compere presso gli avidi e zotici nostri +rivenditori, che avevano, anche allora, l'abitudine di mettere sugli +stranieri una tassa di soggiorno mediante un sovrapprezzo sui +commestibili. Del resto, la cucina italiana le gradiva moltissimo, e se +ne parlava. I _pròcoli_ (broccoli) fritti le piacevano assai. I nostri +vini leggeri, razzanti, erano una deliziosa _pìpita_ (bibita). Sospirava +Napoli dove era stata parecchio tempo. _A Naple semper trovate tante +buone gente_. Ma le pizze di Napoli la turbavano, al ricordo. + +Ella mi affidava il suo _portmonè_ (portamonete), e andavamo coi bimbi a +far la spesa. Si comperava la _pulpa_ di manzo per fare il _buglione_ +(brodo); e trasaliva di gioia con tutta la chioma flava, come una +fanciullina, quando vedeva nei panieri: _Keste pikkel cose fini fini_ +(queste piccole cose fine fine), le _ziligi_ (ciliege). + +--Dio, come era volgare! + +--Tutto è relativo; e poi a quel tempo non era di moda l'estetica. Vi ho +detto che era placida, ma aveva anche lei i suoi momenti di lagrime e di +commozione: per esempio quando il marito la avvertiva che lui non poteva +tornare, perchè era chiamato per affari a Parigi. Lambiva con le belle +mani i suoi piccini: «_Povres enfants! Kante_ (quando) un _ome_ (uomo) +promette, deve _mantenire_» (mantenere). E diceva ciò assai gravemente. + +Aveva molti scatti di sdegno contro la fanticella _très-laide_, e +peggio: chè, spesso di giorno, spesso anche di notte, era trovata +assente, sotto il pretesto delle danze campestri al lume della luna. Le +diceva sempre: _Vergognati gli occhi fuori della testa!_ Doveva essere +una espressione polacca. + +Per conforto io dovevo cantare. + +--Voi cantavate? + +--Certo, come italiano io avevo il dovere di sapere cantare e cantare +canzoni napoletane.--Canta, bell'italiano!--diceva. + +--Anche «bello» vi diceva? + +Era nient'altro che un epiteto ornativo: tutto ciò che era in Italia +godeva di questo aggettivo, eccezione fatta dei bottegai. Povera e buona +signora! Del resto io ero assai bello, nè mi vergogno, oggi, di dirlo: +bello di quella bellezza maschile, forte, che io non so se l'esotismo +della moda, oppure il positivismo hanno fatto perdere a voialtri, +giovani moderni. Concedetemi la divagazione: voi moderni siete brutti: +la virtù fisica maschile è appena sostenuta oggi dagli ufficiali; +e quelle signore che oggi sono così fiere propagandiste +dell'antimilitarismo, dovranno creare, forse, un militarismo pacifico ed +artificiale in omaggio alla bellezza virile. Ma sapete che siete ben +goffi, ben menci coi vostri abiti razionali? Noi, romantici, eravamo +belli. Alto io ero, nerboruto, con due calzoni assaettati, stretti sì +che i muscoli delle cosce guizzavano: voi oggi portate le gonnelle, non +i calzoni, e qual meraviglia se le donne vogliono adottare i calzoni? +Portavo io, allora, coturni da cacciatore, feltro grigio, giacca stretta +al busto e così cantavo, come potevo, ed ella diceva: _Canta, canta, +mio core mi fa male! tanto dispecere col core malato!_ + +Ma il cuore, malato veramente, era il mio. + + * * * * * + +Avevo cantato tutta quella mattina stringendo appena la sua pallida +mano, odorante di giunchiglia, fresca della sua primavera. Avevo +mangiato un boccone all'osteria; mi ero chiuso nella mia stanza. Era un +giorno ardente, e il sudore, con la passione, grondava dalla mia fronte. +Come concludere quell'amore? Rapirla, e poi? E dove andare? Come vivere? +E quei figli? Sappiate che io ero povero, allora. Volli almeno, +qualunque fosse stato il nostro destino, che ella sapesse almeno tutto +il mio amore. Non ci saremmo, forse, mai più riveduti, ma del mio amore +ella doveva avere notizia certa e memoria perpetua. + +Per tutto questo, benchè mi paresse cosa disonesta ed audace rivolgere +dirette e vere parole d'amore a donna che apparteneva ad altro uomo, +pure la passione vinse e scrissi. Timidezze dei venti anni! + +Suo marito, forse--io pensavo--mi avrebbe ucciso. Ebbene? Non ero già io +disposto a dar la vita per la Polonia? Guardai per la misera stanza +d'albergo: non c'era calamaio nè penna, istrumenti poco usati nelle +locande campestri, anche oggi che siamo così evoluti. E poi, che +calamaio, che penna! Trassi il coltello, mi denudai il braccio, vi +immersi la punta della lama. Più profondamente premetti che non fosse +necessario; ed un forte rivoletto di sangue, del mio sangue, rutilò. Lo +contemplai con occhi sbarrati: scendeva giù per l'avambraccio, scuro, e +si veniva grumando nella mano. Poi che l'ebbi deterso alquanto, scrissi +col mio sangue. Che cosa scrissi? Non ve lo saprei ripetere. Poche +parole, ma parole di sangue; ma degne di essere scritte col sangue. Poi +mi si appannò la vista; mi parve che un'aria, quasi gelida, asciugasse +il sudore della fronte. Un gran languore mi colse. Caddi riverso sul +letto, e mi addormentai profondamente. + + * * * * * + +Cadeva il vespero quando i miei occhi si riapersero. I bagliori +sanguigni del tramonto sereno entravano nella stanzetta muta. Mi +ricordai. Balzai per prendere il foglio dove avevo consegnato al mio +sangue la confessione del mio amore. + +Il foglio era scomparso! + +V'erano bensì sul pavimento due o tre fogli del mio taccuino, ma quello +con la lettera era scomparso. + +Qualcosa di terribile balenò allora nel mio cervello. Io non vi ho detto +di alcune gelosie che nutrivo in segreto per la bellissima donna. Ella +ne era del tutto innocente: ma un barbuto signore del luogo, assai +prepotente e ricco, e di sospetti costumi, troppo spesso e troppo da +vicino, e con aria troppo beffarda soleva passare presso di noi, lungo +la spiaggia del mare. Io vi assicuro che più volte ero stato preso da un +impeto folle di affrontarlo, e soltanto per riguardo alla dama me ne era +trattenuto, per timore che egli beffardamente mi dicesse: «E lei chi è? +che c'entra?» Ora il sospetto che colui, o altri per lui, avesse, +durante il mio sonno, fatto rapire il foglio, mi si presentò come cosa +certa, per effetto dell'immaginare mio fallace; tanto più che l'uscio +della stanza era rimasto aperto. Misi in tasca il coltello, stavo per +lanciarmi fuori, quando rassettando rapidamente le cose mie e +raccogliendo quei fogli sparsi, m'avvidi con stupore profondo di una +cosa non sospettata. + +Ecco: durante il mio sonno, le mosche avevano fatto colazione con la mia +lettera. Avevano mangiato col sangue le mie parole d'amore. + +Il foglio non era stato rapito; era stato succhiato dalle mosche. Ecco +perchè esso era tornato bianco come prima. Quali pensieri mi +germogliarono in mente, non vi saprei dire: ma ricordo che guardai le +molte mosche appollaiate sui vetri: esse parevano godere di una +eccellente digestione. La mia idealità era stata divorata dalle mosche! + +Allora avvenne quel disorientamento nel mio spirito di cui vi parlavo in +principio; o se vi pare, un nuovo orientamento. + +--Avete rifatta la lettera con l'inchiostro? + +--Nè con l'inchiostro, nè col sangue: avevo trovato la soluzione +semplice, naturale del problema che mi tormentava. Il violino dell'oste +faceva già _zin-zin_ e un contrabbasso faceva _zun-zun_: le danze sotto +l'imminente luna erano cominciate. + +Attesi: Quando fu notte alta, vidi fra le ballerine apparire la servetta +della mia signora polacca a cui la frase, _vergognati con gli occhi +fuori della testa_, non produceva alcun effetto morale. + +La Polonia, dunque, era sola in casa. + +Allora mi avviai, ed ero ben risoluto: il cancelletto era aperto e la +sabbia del viale non produceva alcun rumore. + +Povera e buona signora! Me ne rimorde un po' ancora il cuore: ella aveva +messo a letto i suoi piccini e si preparava in abito molto notturno a +seguirli, dolce, placida, indifesa e per nulla presaga dell'avvenire di +quella strana notte. Quando mi vide scavalcare la finestra a piano +terreno mandò un grido... + +--Di paura o di piacere? + +--Chi se ne ricorda più? Ricordo che rimase immobile, paralizzata. Io +ero ben gagliardo allora, e le mie braccia e tutto il mio essere si +affondò in quella profumata tenerezza bianca della Polonia. + +La sentii più tardi mezza dormiente sussurrare alle mie orecchie:--Da +quanto tempo ti aspettavo bell'italiano!--E la mattina mi diceva quasi +piangendo: _Mon Dieu_, come mi potevo difendere? Voi siete entrato come +un _véritabile_ brigante _et une femme quand est en toilette de nuit ne +peut absolumment se défendre_. + +Non mi rimase che l'ufficio di confortare la sua coscienza, +assicurandola che la colpa non era sua, ma della _toilette_ che vestiva +in quell'ora. + + * * * * * + +Il dì seguente io mi ricordo che ebbi una discussione con l'oste e con +alcuni avventori di campagna. Le mosche erano a nembi per la cucina in +quella mattina d'estate; e quella gente ragionava, per effetto di quella +disposizione filosofica che è connaturata nell'uomo, sui misteri della +Creazione. + +Essi sostenevano, ad esempio, la inutilità assoluta delle mosche nella +economia della vita. + +Io ero di opinione contraria. + +Sventuratamente non potevo spiegarmi, se non col dire che anch'esse +erano creature di Dio. Certo io ero guarito dell'orgasmo della mia +passione. Avevo trovato quella base morale che Archimede, come sapete, +propone come giusto fulcro delle operazioni umane, nessuna esclusa. Sono +diventato positivista; ho abbandonato la Polonia al suo destino storico; +mi sono dato anch'io al Proletariato, del quale, come esempio vi +dimostra, si vive, ma non si muore. + + + + +LA BUSECCA. + + +Vedi questa mia barba selvatica? Vedi queste mie scarpe e questi calzoni +inconciliabili nemici di ogni elementare eleganza? + +E d'altra parte vedi quella automobile laccata di verde con quella bella +signora? con quei due bambini, compresi già della loro posizione +privilegiata? Vedi quella governante che conserva tutta la dignità della +razza britannica a dispetto della bianca cuffia servile? Vedi tutto +questo? + +--Sì, vedo, ma andiamo oltre. + +Il mio amico pittore--artista molto delicato e fine, ma pur troppo, +oramai fallito per la gloria--si trovava in quell'ora del pomeriggio nel +suo stato abituale di saturazione lucida di assenzio. + +--Niente affatto «andiamo oltre», rimaniamo qui. Contempla soprattutto +quella signora. Ti pare bella, sì o no? + +--Sì, bella, ma andiamo oltre. + +--Niente «oltre», perchè tu devi sapere che io, se non fossi nato +imbecille, potrei essere seduto su quella _limousine_: quei figliuoli, +cioè no quei figliuoli, insomma alcuni figliuoli li avrei potuti fare +io, cioè lei; lei ed io _in marital nodo congiunti_. Tu ne dubiti? tu +credi ad una mia allucinazione verde? Guarda! Sono stato avvistato. La +signora ha dato ordine al meccanico di allontanarsi. + +La signora, infatti, volgendosi a caso verso di noi, ci aveva scorti: +aveva fatto un impercettibile segno di spiacevole sorpresa e poco dopo +la automobile si allontanava per il viale del Parco. + +L'amico pittore continuò: + +--Ci credi ora? Vuoi sapere la storia? Vuoi venire a casa mia a vedere i +documenti? no? Bene, paga un assenzio e ti racconto la storia +inverosimile. Essa è fatta di niente. + +È il dramma psicologico di un cretino: e il cretino, lo intuisci subito, +sono io. Credi tu che uno, perchè è artista, non possa essere +profondamente cretino? Credi tu che uno, perchè è pittore e sente il +colore, non possa essere un cieco della vita reale? + +Io sono un cieco della vita. Ascolta. + +Dieci anni addietro questa barba orribile non era nata: fra le mie +scarpe ed i miei calzoni esisteva un'intesa di eleganza e la mia +cravatta svolazzante era come una bandiera di giovinezza. Ero astemio. I +miei capelli fiorivano sul mio capo dolcemente al tepore della mia anima +sciocca, ma sensitiva. Io giungevo per la prima volta a Milano così +sicuro di essere accolto nel Grande Hôtel della gloria, come il mio +primo quadro era stato accolto all'Esposizione di Brera: le poche +centinaia di lire che avevo in tasca, mi parevano un capitale a fondo +illimitato, come si legge nelle Società di banca, «capitale a fondo +illimitato». La prima impressione di Milano non fu piacevole. Era un +mattino grigio di febbraio; e già quel verde crudo della campagna sotto +il cielo basso che gemeva di pioggia, mi pareva un colore stonato, +disteso da un cattivo pittore. Le case, le strade, tutto mi pareva +precipitare verso una tinta unica: un grigio caffè e latte. Perchè uno è +imbecille? Perchè ha i sensi che fanno vedere e sentire tutto falso. + +Era il mattino. Avevo negli occhi il risveglio nel mattino della mia +Venezia, in piazza San Marco. San Marco balena d'oro; è tutto animato +come una trireme antica in voga piena. Poi abituato al fetore delle +alghe e di altre cose stagnanti, l'assenza di quel profumo mi pareva +rendere l'atmosfera priva di un elemento necessario alla respirazione. +Vi sentivo invece un indistinto lezzo di coloniali, droghe, zafferano; +come un odore dell'anima mercantile della città. Il dialetto, questo +terribile dialetto lombardo con quelle desinenze cupe, in _oeu_, _u_, +_uh_, _uuh_, mi scoteva i nervi, e mi pareva che tutti si fossero +divertiti a rivolgermi delle parole scortesi. Oh, invece, il risveglio +della mia Venezia! batter di zoccoletti, scandere di parole cadenzate, +musicali, come su di un'antica spinetta. Provai un bisogno di fuggire +ancora, di imbarcarmi sul primo treno in partenza. Ma poi pensai: E la +conquista della gloria? e il mio quadro all'Esposizione? + +Avevo una fame da poeta; e proprio in quell'ora un ristorante si apriva. + +--Avete niente di pronto? + +--La busecca. + +--Ah sì, la busecca! + +Mi stava in mente l'idea che la busecca fosse una sorta di manicaretto +raro; un cibreo delicato, aristocratico, asciutto, finamente rosato, +servito in un piattino, o tegamino di bel metallo. + +Mi vidi portare davanti una tazza da brodo, soverchiata da un liquido +giallastro purulento. Dentro vi nuotavano delle anse intestinali +lardacee. Ne concepii un terrore macabro. + +Guardai il cameriere: esso stava col naso in su, soddisfatto di sè, +intento alla disinfezione mattutina del detto naso. Questa non è una +specialità milanese, ma dei lavoratori della mensa in genere. Ma allora +mi parve una specialità milanese, come la busecca. Uscii naturalmente +senza toccare cibo. + + * * * * * + +Girai tutto il giorno per trovare una stanza d'affitto che non avesse +l'apparenza atroce di essere io in balìa di un'affittacamere. Ebbi la +fortuna di trovare una cameretta pulita, in una via relativamente +silenziosa. La mia finestra dava in un cortile grigio, quadrato. Quattro +pareti grige, ma pulite, si innalzavano per altri tre piani e +sprofondavano per altri due. In fondo, alcune piante di bambù si +allungavano nella nostalgia dell'azzurro. Io le guardai con un affetto +fraterno. + + * * * * * + +Passavo lunghe ore alla finestra a dipingere, ed ero così assorto nel +mio lavoro che non mi accorsi che di fronte a me, a venti metri di +distanza, una figura di giovinetta passava, ripassava, era intenta a +fissarmi. La guardai anch'io. Essa si era messa con la testolina +appoggiata sulle palme della mano, e mi pareva che le sue labbra +mormorassero: «Cattivo, non vi accorgete che da tanti giorni vi guardo?» + +Certamente--pensai--è una cameriera, una sartina, una ballerina, io non +so bene. Ma qualcosa di volgare deve essere per fissarmi con tanta +insistenza. + +Risposi tuttavia al saluto. Un giorno mi fece un cenno vivace, come a +dire: «Abbiate la cortesia di aspettare». + +Aspettai. + +Scomparve un momento, riapparve: diede una occhiata rapida per osservare +se dalle altre finestre poteva essere scorta, se vi era qualcuno; poi +rapida, risoluta, graziosissima, sollevò un foglio grande come quelli da +disegno. Se lo collocò davanti alla faccia. + +C'era disegnato in nero un gran V geometrico. + +Subito il V è buttato via; ed è sollevato un altro foglio con un I della +stessa proporzione. + +Seguì un breve cenno molto calmo, molto grazioso con la testa, come a +chiedere: «Avete capito? Quello che vi ho fatto vedere è un VI. Ora +attento.» + +Ed allora sfilarono fulmineamente tre lettere, sostenute da un colossale +ammirativo: esse formavano la parola _Amo!_ Vi amo! + +E rimase lì imperterrita. Io rimasi lì. La rivedo ancora fare un gesto +così grazioso, così disperato di impazienza! Certo deve aver detto: +_Dio, come l'è bell, ma come l'è stupid. El capiss no!?_ + +Allora io, cretino, meditai come avrei dovuto fare per comunicarle la +risposta, che era questa: «Io sono straordinariamente stupìto». + +Mi posai la mano sulla fronte, e la allontanai con un gesto +melodrammatico. «Ah! Ah, io sono straordinariamente stupìto». + +Lei, la cara fanciulla, interpretò quel gesto come un'espressione +romantica, come avessi detto: «Il vostro amore mi dà alla testa, e mi +toglie la facoltà, per ora, di rispondervi.» + +Parve soddisfatta; prese dalle sue labbra un bacio e me lo consegnò +deliziosamente. + +Scomparve. + + * * * * * + +Noi abbiamo tenuto corrispondenza epistolare per quasi un mese. Le sue +lettere erano scritte tutte con alti caratteri in punta; esatte, +regolari, e contenevano un loro profumino delicato, e la loro +immancabile enorme viola fresca del pensiero, fermata con uno spillo e +un nastrino all'angolo superiore sinistro. La sua ortografia era +precisa, la sua prosa non priva di fioriture letterarie, nate non da +lei, ma appiccicatele dalla maestra di letteratura. Le espressioni sue, +sue di lei, invece balzavano fuori da quelle convenzionali, misurate, +calme, positive, concludenti: tutto il contrario di quello che si poteva +supporre dopo quell'assalto di torpedine: Vi amo! + +La prima lettera fu naturalmente la sua, ed il ragionamento, così della +prima come delle seguenti, seguiva questa linea di logica: +«Voi--parliamoci chiaro--non mi amate se non forse un pochino per +vanità. Io vi amo invece davvero, e ve l'ho dichiarato. Per quante prove +io vi portassi che sono una signorina per bene, voi non ci credereste: +non negate. È una disgrazia; ma mi crederete in seguito. Siete disposto +a sposarmi? I miei genitori sono molto severi, ma mi vogliono anche +molto bene. Io ho ventidue anni, ma non intendo di fare niente senza +l'approvazione dei miei genitori. Potete dare, come non dubito dal caro +volto che avete e che amo tanto, buone referenze di voi? Se sì, ditelo +presto e l'affare è fatto». + +Era stata allieva di qualche scuola di ragioneria, la signorina, per +trattare l'amore così alla spiccia? + +La signorina era carina: e ti confesso che se l'avessi veduta su di un +balcone di marmo a Venezia, intenta a interpretare l'azzurro +interminabile della laguna, io mi sarei chiamato felice di una così rara +ventura. Invece io la vidi un giorno, quasi da vicino, in un grande +negozio: slanciata, bella, elegante in un grembiuletto di seta, tutto +quello che vuoi; ma ritta accanto ad un libro mastro. Era il negozio +paterno. Esso era immenso, pieno di commessi, e ne esalava quell'odore +di droghe, caucciù, medicinali che mi pareva l'odore di Milano. Il +sorriso, che lei mi lanciò dietro il libro mastro, si impregnò di +drogheria, di ragioneria. Ma che importa la ricchezza! Che importa la +miseria!--dissi fra me--Non è la Miseria la divina introduttrice nel +vestibolo della Gloria? Almeno così avevo imparato nei romanzi e anche +nei libri di scuola. + +Allora avrei dovuto lasciarla: una bella lettera d'addio, e tutto +finito. Ma io, uomo inconcludente, oltrechè cretino, non sapevo +decidermi. Non per amore, sai, ma così, per quella impotenza morale, che +ho alfine riconosciuta come mia proprietà inalienabile: e un po' per +egoismo, perchè mi confortava il sapere che, nella città tumultuosa e +grande, esisteva un piccolo cuore che palpitava per me; fosse pure un +cuore di ragioniera. + +Un giorno mi scrisse e diceva così: «Sentite, per lettera vedo che non +c'intendiamo. Proviamo ad intenderci a voce: mi vedrete così anche da +vicino. Alle ore sette trovatevi nella chiesa di via X***. Entrate in +chiesa: a quell'ora la chiesa è deserta; potremo parlare.» + + * * * * * + +Un piccolo raggio di sole si riverberava sulle alte cime delle piante +allora rifiorenti nei giardini pubblici per cui lei doveva passare per +recarsi in quella chiesa. La vidi arrivare in fatti. Era in compagnia di +una sua governante o domestica che fosse. Vestita di scuro con una +veletta scura sul volto: dietro turgeva la massa bionda dei capelli. Mi +vide. La sua testolina si inchinò insensibilmente, ed un piccolo cenno +della mano mi fece capire: «Seguitemi a distanza». Le sue scarpette +facevano scricchiolare i sassolini dei viali, deserti a quell'ora. + +Allora vidi bene i suoi piedi. Io, l'essere più sprovvisto di +fondamento, avevo delle idee estetiche assolute, sui piedi delle donne. +Io pensavo ai piedi di lei e ad un'altra cosa che mi si era fissa in +mente. + +«Piedi troppo lunghi--sospirai--: irremissibilmente piedi troppo lunghi. +È orribile: queste donne lombarde hanno tutte i piedi lunghi.» + +Ella scomparve dietro la portiera della chiesa. + +Io entrai. + +La chiesa era deserta, infatti. Lei mi affrontò. Due bianche belle mani +sollevarono la veletta. + +--Voi non mi avete veduta mai da vicino--disse.--Voi siete artista e +questo pensiero mi turba un po'. Sono quello che sono, così: guardatemi. +Vi piaccio? + +Dio, che caro volto, che tremore nelle pupille, che candore nei denti! +Ma io pensavo a quei piedi, e poi aveva quell'altra idea fissa in testa. +Vedi, quando io ricordo tutte queste cose, io corro alla _buvette_ a +bere assenzio e domando: + +«Un assenzio per questo cretino.» + +--E la voce?--io domandai. + +--Ma deliziosa, amico mio: tutto delizioso. + +--E cosa ti disse? + +--Cosa vuoi che possa ricordarmi io che vivevo dentro un'idea fissa? Mi +fece, ecco, capire che bisognava che mi decidessi: o prendere o +lasciare. Quella insistenza mi turbava. Io mi ricordo che sentivo il suo +piccolo tacco battere impazientemente come tu faresti se fossi un +maestro di musica e udissi delle stonature. + +--Ma di positivo che cosa hai detto tu? + +--Di positivo? ho domandato: Signorina, lei mangia la busecca? + +Mi guardò trasognata. + +Io ripetei imperterrito la domanda. + +--Ma certamente--rispose.--Il sabato è d'uso, in casa, fare la busecca: +a papà piace tanto. Perchè? + +Vedi, amico, allora l'idea di sposare una donna che mangiava la busecca, +mi incuteva un senso di orrore! + + * * * * * + +Poi non ricordo più nulla. + +La rividi attraversare ancora i giardini. Aveva la testa abbassata, come +se una ferita la avesse offesa nel petto. + +Le sue finestre non si aprirono più. + +La grande Arte non mi aprì nemmeno l'anticamera del suo palazzo; e +l'Arte del tanto per cento mi scacciò a calci nel sedere. + +Ma nelle trattorie di infimo ordine sono felice oggi quando mi +annunciano che c'è una busecca con cui riscaldarmi e sfamarmi con poco +prezzo. Allora penso: Cretino, che ti era capitata una donna col +cervello sano e forte, col cervello di ragioniera, che avrebbe pensato +anche per te... E tu...! Via, via, amico, pagami l'assenzio. + + + + +AHI, QUEL POVERO COLONNELLO! + + +Polifemo--come sanno quasi tutti--era un mostro della specie oggi +scomparsa dei Ciclopi, cioè che avevano un solo grand'occhio tondo in +mezzo la fronte. + +Questo Polifemo era innamorato di Galatea, la quale era una bella ninfa +del mare, bella e bianca come il latte. Aveva un solo occhio, Polifemo, +ma le lagrime che pioveva per la passione di Galatea non erano per ciò +meno abbondanti, e i sospiri che mandava su la zampogna silvestre +facevano tremare le foreste dell'Etna. + +Ma Galatea veniva su dal mare e gli faceva, _maramao!_ e poi con le +compagne vezzosamente rideva del rozzo amatore, e tratta dai delfini, +gli facea davanti scorribande pel glauco mare. + +Queste cose, assai vecchie, sono consegnate nei libri degli antichi +poeti. + +Ma i poeti hanno trascurato di dirci che guai per Galatea se fosse +giunta a tiro di mano di Polifemo! + +Per troppa furia d'amore se la sarebbe messa in bocca come un _fondant_ +e se la sarebbe ingoiata, per goderne tutto il sapore. + + * * * * * + +Ebbene, qualche cosa di simile accadde tra il signor conte Guido Ubaldo +e la signora Fanny, o donna Fanny, come ella amava chiamarsi; perchè +ella era una dama molto aristocratica. «A Roma--e sospirava--andavo ai +balli di Corte!» + +Ci fu un giorno che il signor conte si trovò al contatto della mano +della signora Fanny, e dopo la mano venne il braccio e dopo il braccio +venne il resto, finchè... «Finchè il signor conte ingoiò così come +stava la signora Fanny...?» Per l'appunto: finchè la sposò, così come +stava. + + * * * * * + +Ma non bisogna dimenticare che le mani della signora Fanny erano +deliziose e rare; e un po' i profumi, un po' la pelle, un po' lo +splendore languido delle turchesi e degli anelli, accoppiato col pallido +corallo delle unghie, fatto è che quelle mani esercitavano una tale +seduzione, che il signor conte fu più che scusabile se ne subì il +fascino irresistibile. + +Gentiluomo campagnolo, il signor conte, bruciato dal sole, riarso dalla +vita faticosa dei campi e della caccia, col sangue grosso e caldo di un +uomo che--quando arrivava a sedere nel tinello della sua villa--li +faceva suonare sì gli ossicini dei pollastri, e un fiasco di vino della +sua vigna (oh che vino!) gli andava giù come ridere; un uomo--dico--in +quelle condizioni, al posar le sue grosse e arse labbra su quelle mani, +aveva provato l'impressione indimenticabile di ingoiare un sorbetto di +vaniglia o di ananasso. + +Ora, tutto il resto della signora Fanny era--almeno per gli occhi e pei +sensi del signor conte--nella relazione di quella mano: una donnina +profumata, signorile, languida, che pareva avesse la virtù di attaccare +alle vesti la emanazione carnale di se stessa. Ora se una mano soltanto +dava questa sensazione di piacere, che cosa avrebbe dato l'intera +signora Fanny? + +Il signor conte si ammalò di questa malattia di assaporare la signora +Fanny per intero, e l'infezione giunse a tal punto che fu necessario +l'intervento del matrimonio. + +Ma ci furono dei guai seri e delle difficoltà da superare. + +Il signor conte, ohimè! rasentava il peso di un quintale: ora appariva +da molti segni poco probabile che la signora Fanny volesse accettare il +matrimonio con un uomo di quelle proporzioni. Inoltre il signor conte +portava le camicie di flanella coi colletti rovesciati: aveva +l'antiestetica abitudine di legare le mutande su le calze, per modo che +bene spesso si scorgevano giù pendere i legacci: ignorava--almeno a +giudicar dall'esterno--l'uso degli stiracalzoni; e non soltanto fumava +degli orribili mezzi toscani, ma, quel che è peggio, giungeva al punto +di tagliuzzare con un coltello da tasca un mezzo toscano, ne imbottiva +la pipa e fumava come un plebeo. + +Aveva altre abitudini rozze e contadinesche, che non concordavano niente +con la sua nobiltà. Per esempio, fra le otto e le nove del mattino, dopo +tre o quattro ore di caccia o di sorveglianza ai lavori agricoli, era +per lui un gran piacere far colazione, all'ombra se era estate, al sole +se era inverno, nelle più umili osteriuzze di campagna in cui +s'imbatteva, e mangiava quello che c'era, come un muratore: quattro +soldi di tonno cosparso di pepe e un mazzo di cipolline fresche, e, se +v'erano operai, manovali, carrettieri, villani, parlava con loro da pari +a pari, tranne che a lui aggiungevano un _signor conte_, ma un _signor +conte_ così alla buona e consuetudinario che passava inavvertito. E +d'altronde se quel tonno con la cipolla piaceva tanto a lui come a +quegli altri, che bisogno c'era di far tante distinzioni anche nel +resto? + +Nella casa del signor conte non esisteva una _table à the_, anzi credo +che quanto al tè preferisse una buona tazza di camomilla; e infine +attorno alla sua mensa non girava nessun muto e impassibile cameriere, +ma la stessa cuciniera si staccava dai fornelli per mettere in tavola, +così com'era, con il grembiule. Ed essendo oramai solo e senza nessuno, +arrivava d'estate al punto da mangiare anche in maniche di camicia. + +Però di tutte queste ultime cose la signora Fanny non aveva che un +lontano sospetto, come ignorava la predilezione di lui per la minestra +di fagiuoli col lardo; o di ceci, con i quadrettoni di cruschello ben +grossi, che si sentono sotto i denti. + +La signora Fanny era in quell'estate ospite in villa di una cospicua +famiglia, la quale era in buoni rapporti di vicinato e confinante per +proprietà coi beni del signor conte; e per tal modo si erano conosciuti. + +La signora Fanny aveva appena da un anno smesso l'abito di lutto per il +suo primo marito: anzi si può quasi assicurare che era stato lui, il +signor conte, a farla sorridere la prima volta dopo quella gran +disgrazia; lui, con quel suo fare bonario, semplice, con quel suo largo +riso sano e felice, con quei suoi occhi celesti, senza ombre e senza +malizie. + +--Pare un grosso bambino, ed ha la barba che qua e là è grigia--aveva +detto agli ospiti la signora Fanny. + +--Un uomo felice--avevano detto gli ospiti. + + * * * * * + +La signora Fanny non aveva appetito, perchè aveva troppo sofferto per la +morte del suo povero colonnello, chè tale era il grado del defunto +consorte. Ma ci pensò lui, il conte, a stuzzicarglielo l'appetito, chè +da un laghetto sull'Alpe lontana faceva venir giù certe trotelle, certi +panierini di fragole selvatiche, certi formaggi che fanno i pastori, +certi funghi...! Tutta roba che si trova sul remoto Appennino, e non è +facile conoscere la via, i mezzi, il tempo per acquistarla. Ma il signor +conte, gran cacciatore, conosceva la montagna a palmo a palmo, e sapeva +in quale gorgo di fiume matura la trota, in quale selva cresce il +lampone e la fragola. + +E che dire della caccia? O, quanti pennuti, già felici fra i ginepri e +le forre montane, quante gallinelle, quante starne, quante quaglie +furono dal micidiale piombo del conte sottratti alla libertà ed alla +vita e presentati come omaggio alla inappetenza della signora Fanny! + +Fu così che la signora Fanny cominciò ad acquistare l'appetito; ma il +signor conte cominciò a perderlo. + +Un giorno gli caddero molte lagrime sopra due quaglie, le cui compagne +erano state consegnate alla cuoca della signora Fanny, e allora pensò: + +--Ma perchè piango io, sciocco che sono mai? Se quel povero colonnello +fosse in vita, allora sì avrei da disperarmi; ma poichè il colonnello è +morto..., io ben la posso sposare. + +Pensar questo fu cosa facile. + +Ma se il conte ci riusciva ad offrire le quaglie e le starne, ad offrir +se stesso non ci riusciva: trattare con donna Fanny era per lui +un'impresa seria: si imagini come offrire la scomposizione e +ricomposizione di un orologio alle dita di un carrettiere. Ne parlò ai +comuni amici, i quali ne parlarono alla signora Fanny. + +--Rimaritarmi, io? + +La signora Fanny non faceva questione del conte o di altri: faceva +questione semplicemente del verbo _rimaritarsi_. Come è naturale, donna +Fanny faceva presente l'ombra di Sicheo, voglio dire del defunto +colonnello, il quale era inutile che fosse stato così buono, così +cavaliere, così compiacente di morire, se la vedova si doveva legare con +altri. Il vero è che lei non vedeva nessuna necessità di queste seconde +nozze. Sarebbe come offrire una seconda licenza ad uno scolaro: ma è la +prima quella che è necessaria, il _porro unum_ della carriera. + +Così per le donne: è il primo marito che è necessario. + +E poi quel dover rinunciare alla pensione che quel povero colonnello le +aveva lasciata, a lei pareva quasi un delitto di ingratitudine. + +E infine, perchè non dirlo? Il suo primo marito era stato troppo buono, +troppo cavaliere, troppo delicato in tutto, così che lei si sentiva come +un pochino viziata. + +--No, amico, credetelo, vi farei infelice--diceva al conte. + +Ma se tutti gli impedimenti erano questi, egli, il conte, poteva +garantire che sarebbe stato tanto buono, tanto docile, tanto delicato +anche lui. + +--Sì, ma poi voi siete troppo colossale, mio Dio! Vi pare che staremmo +bene vicini l'una all'altro? + +A questa terribile domanda, il povero conte non sapeva che rispondere; +ed era tanta la desolazione che si dipingeva sul suo viso, che donna +Fanny ridea di gusto, e da allora cominciò a pensarci su. Le donne--come +è ben noto--hanno l'istinto della redenzione, e fu appunto per questo +che nel cervello della signora Fanny entrò, non l'amore propriamente, ma +l'idea di redimere quel povero conte: compiere come una missione di +bene. + +Senza cominciare da Beatrice Portinari, che gettò nella mente del suo +pallido amico l'idea della _Divina Commedia_, quante donne potrebbe +registrare la storia che furono cagione dell'opera egregia di tanti +uomini illustri! + +Ora la signora Fanny non si proponeva certo di far comporre al conte una +_Divina Commedia_, e nemmeno di iniziarlo alla vita politica. Ma le +pareva opera degna della sua muliebre intellettualità e di quell'istinto +materno che fu depositato dalla natura nel segreto di ciascuna +discendente di Eva, richiamare alla vita quel disgraziato conte. + +Perchè io non ho detto tutto: ma il vero è che il conte Guido Ubaldo +portava un bel nome storico, che il suo patrimonio era cospicuo, e il +castello che abitava era stato testimone di antiche storie. Con questi +requisiti, un uomo si doveva seppellire in campagna? vestire a quel +modo? condurre l'esistenza di un fattore? + +«Ma salva e redimi quell'infelice nostro discendente», pareva dicessero +alcuni ritratti antichi a donna Fanny, il giorno che il conte la +condusse a visitare il castello. + +Fu così che donna Fanny si decise, perchè oltre a richiamare il conte +Guido Ubaldo a vita conforme al proprio grado, c'era tutto il castello e +le sue adiacenze da riformare. + +Riformare la mobilia, se non in tutto almeno in parte: tutte quelle sale +tetre con quei mobili neri, roba d'altri secoli, consunti dai tarli, +roba da antiquari, sostituirli con aerei, azzurri, rosei mobili di stile +floreale; e bianco e oro alle pareti; e su la spianata invece di quei +funebri cipressi, spianarvi un _lawn-tennis_, e perchè no? sostituire il +vecchio e geometrico giardino all'italiana con tutti quei vasi di +limoni, con tutti quei corridoi di verdura, con un vago e vario giardino +all'inglese. + +C'era insomma da consumare l'attività di una donna anche meno +intraprendente della signora Fanny. Ma più che il castello, stava a +cuore a donna Fanny di riaprire e rimodernare il palazzo comitale di +città; e più che il castello e più che il palazzo, le stava a cuore di +rimodernare e aprire alla vita il suo volonteroso secondo consorte. + + * * * * * + +Così adunque vennero celebrate le nozze. + +Gli sposi partirono, e si racconta che, nei primi tempi, molto +viaggiassero, e in grandi città facessero loro dimora. + +Se non che, dopo qualche anno, ritornarono al castello perchè il povero +conte non istava proprio bene. Infatti non si riconosceva più. + +Lasciamo stare l'abitudine delle minestre col cece e delle colazioni da +cacciatore con il tonno, il pepe e la cipolla: ma voglio dire che lui +non si conosceva più. Era diventato di un colore che ricordava il grano +che è cresciuto in cantina; e, mentre prima stava ritto, ora era tutto +cascante, e quella sua barba veramente fiorita, in cui i fili d'argento +già facevano bizzarro contrasto con il color primitivo del rame, era +stata trasformata in una barbetta in punta, d'un colore tutto eguale, un +colore sporco fra il cenere e il biondo. + +Parlava mansuetamente e assicurava tutti che stava bene di salute; ma +quel suo sorriso stirato, dava a vedere che non lo diceva con +convinzione. + +Anche l'aria nativa non gli giovò: e come molti avranno osservato che +gli uomini prima di impazzire, prima di ammalarsi di incurabili mali, +ovverosia prima di morire, mettono fuori certi loro sentimenti sigillati +nel cuore da anni ed anni, così si racconta che il povero conte +esclamasse una volta: + +--Ah, perchè è morto quel povero colonnello! + + * * * * * + +Quando anche il conte morì, fu osservato che la sua barba era tutta +bianca e così i capelli; e così si osservò che il suo volume e il suo +peso non erano diminuiti. + +Ahi, come si dolse donna Fanny della morte del povero conte! Dopo il +colonnello ella credeva impossibile di trovare un uomo più cavaliere, +più gentile. Eppure ella lo aveva trovato nella persona del conte Guido +Ubaldo; ed era morto! + +Tutto ella aveva fatto per lui: lo aveva abituato a portare i colletti +alti; a gustare il tè, che prima non poteva soffrire, a fumare le +sigarette invece dei toscani. Aveva smesso l'abuso dei farinacei, del +fiasco di vino; s'era adattato benissimo ai ricevimenti del venerdì, a +coricarsi dopo il teatro, a stare in letto al mattino sino alle otto per +lo meno: insomma, in tutto si era incivilito, dirozzato quel povero +conte; in una sola cosa non era riuscita donna Fanny: nel farlo +dimagrare. Perchè quello di ridurlo magro era stato il principale +pensiero di donna Fanny. Ma invano! + +Cure sopra cure, aveva fatto: non vino rosso, non farinacei di cui era +sì ghiotto; molto tè, molto digiuno, massaggio, cura elettrica ad alta +frequenza, idroterapia, cura di Montecatini, di Carlsbad, tabloidi di +tiroidina. Macchè! Diventava pallido, ma magro niente! + +Così, ma molto più in lungo spiegava donna Fanny al dottore, il vecchio +dottore di condotta, che la stava ad ascoltare a fronte bassa e con gli +occhi chiusi dalla mano. + +--Pensi--seguitava donna Fanny--che vedendo l'impossibilità di ottenere +alcun dimagramento, mi sono raccomandata ad un celebre specialista +omeopatico, il quale mi consigliò come infallibile una cura assai rara e +costosa, fornitami--noti bene--da quella stessa casa--una delle case più +accreditate--da cui io da anni faccio venire i miei articoli da +_toilette_. + +A questo punto il vecchio dottore si tolse la mano dagli occhi, e, +levando il volto, affissò attentamente il volto della contessa Fanny, +chè tale ora si poteva a buon diritto chiamare; e poichè qualche cosa +era necessario rispondere, così il dottore disse: + +--Io sono della vecchia scuola, signora contessa; ma io credo che chi è +nato grasso e grosso non potrà mai diventare snello e magro. Credo +piuttosto che una vita libera ed all'aperto, piena di attività, quale +era quella che spontaneamente conduceva prima il defunto signor conte, +avesse virtù di mantenere l'equilibrio organico meglio che le cure +specifiche escogitate al proposito e a cui ella testè mi accennava. La +ragione ci consiglia spesso di violentare la natura, ma una più acuta +ragione ci avverte che è bene usare le maggiori cautele in quest'opera +di violenza. + +Così parlò il vecchio dottore. + +Ma alla sera, avendo osservato il volto imbiutato e lisciato di +cosmetici della signora contessa--cosa di cui forse il conte Guido +Ubaldo non si era mai interamente accorto--scrisse in un suo libro di +memorie mediche, accanto al nome del defunto, questa nota in latino, +come soleva: + +E le parole sono queste:«_Ex eodem unguentario unde causas nuptiarum, +idem, miser comes Guidobaldus, mortis emit causam_.» (Dal medesimo +venditore di cosmetici, da cui il misero conte Guidobaldo tolse la +_causa_ del matrimonio, comperò pure la _causa_ della sua morte.) + + + + +LA BAMBOLA FATALE. + + +--_Patà! Canca Imma_. + +--Cosa vuol dire _patà_? + +--_Patà_ vuol dire, _in braccio_. E _canca_ vuol dire, che _Irma è +stanca_. + +La prese in braccio. + +Dopo un po' egli disse: + +--Ma, cara mia, capirai che valigia, pastrano, ombrello e la bambina, +anche, per giunta... è impossibile. + +La signora, allora, lo alleggerì della valigia, una di quelle valigette +di cuoio, leggere leggere; poi gli prese anche il pastrano e l'ombrello, +e non gli rimase che la mimma. + +--Auf!--soffiò ancora il giovane. + +--Ti pesa? + +--Piuttosto: ma vedremo di rimediare. Di'? tu, oilà, vuoi andare più in +alto, al terzo piano, che ti porto meglio? + +--_Tì!_--rispose la piccola mimma con quella sua languida voce di +cantilena. + +--_Tì_ lo capisco: vuol dire _sì_--disse il babbo. + +--Eppure pesa così poco, pesa: magari pesasse di più--disse la madre. + +Il babbo sollevò la bambina sua al terzo piano: cioè a cavalluccio sopra +le spalle. + + * * * * * + +Il babbo e la mamma erano assai giovani: lei una donna scialba, +delicata, lunga, troppo lunga. Doveva essere stata vezzosissima pochi +anni prima: ma la maternità intensa aveva fatto quasi repentinamente +sfiorire la sua giovinezza; aveva deformata la sua persona. Le mani +erano lunghe, trasparenti: le orecchie, il naso mostravano le +cartilagini. Lui, sì, era un bruno, aitante, esuberante, forte maschio. +Pareva che la sua giovinezza fosse ancora sorpresa del laccio +ineffabilmente tenue e infrangibile del matrimonio, rappresentato da +quella mimma esile come la mamma, da quella sposa patita. Eleganti erano +l'uno e l'altra: ma di diversa eleganza: in lui era l'eleganza che cerca +il piacere, in lei l'eleganza che non va oltre il decoro e la nettezza. + +Dunque la sollevò, la sua mimma, sulle spalle, al terzo piano. + +--_Pimpala, Imma!_--fece la bimba spaurita. + +--Cos'ha, adesso, con questo _pimpala?_--chiese lui alla moglie. + +--_Pimpala_--spiegò ancora la moglie con una sua voce di +rassegnazione--vuol dire che l'Irma cade, che lei cade. + +--Ma dio--disse lui alla bimba--dammi le manine. Con tutte le cose che +hai in mano!... + +Ed egli prese le cose che aveva nelle sue mani di giglio, e se le pose +in tasca; poi strinse l'una e l'altra mano dell'Irma; e ci stavano per +intero, la manina ed il piccolo braccio della bimba, nella sua forte +mano. + +--_Oh, lulù, lulù!_--esclamò ad un tratto gioiosamente la bimba, +dondolando con la voce la testa e le chiome. + +--_Lulù_, vuol dire?--chiese lui. + +--_Lulù_ vuol dire il _lago_. + +--Perchè? + +--Mah! lei dice così. + +Infatti, dall'alto del terzo piano anche lei, la piccola mimma, vedeva +il lago. + + * * * * * + +I giovani sposi con la loro bambina scendevano verso il lago. Il +paesaggio era immobile nella lucidità del mattino di giugno: il lago +giaceva laggiù così in fondo che i battelli bianchi a vapore che lo +attraversavano, parevano balocchi. + +Al di là dei muriccioli di pietra che costeggiavano il sentieruolo, si +occultavano le villette; e qua e là tutti i fiori, tanto quelli dalle +aiuole ben rasate delle villette, quanto quelli dalle rocce e dai dirupi +erbosi, si occhieggiavano nella rivista del sole: bocche di leone, +giaggioli, rose, viole, contesse e duchesse della specie, pettinate dal +giardiniere, fiori aristocratici, insomma; e poi umili fiori di campo. + +--Bella mattina, eh, Irma?--domandò il babbo. + +La bambina non rispose niente. + +Da due mesi erano brutte mattine per lei: non si destava più ridendo e +gorgheggiando, ma tediata e piangente. Perchè prima il riso ed ora il +pianto, ella non sapeva. Lo sapevano i genitori ed il medico. Per ciò +era stata condotta sul lago, fuori della città afosa. Era pallida +pallida; era magra, non pesava più nulla. La pelle le cadeva giù per le +coscie come due borse vuote: il collo era uno stelo venato d'azzurro. +Piangeva spesso per niente. Ora però si veniva rimettendo in meglio, ed +i suoi genitori spiavano il suo volto, il suo colore, il suo appetito, +il suo umore ed altre cose, come i marinai fanno col cielo quando temono +la burrasca. + + * * * * * + +--Ma ha un bel colorito stamane, vero?--chiese lui. + +--Non c'è male. + +--Irma, mi vuoi bene, oh Irma, dimmi, mi vuoi bene?--chiese lui. + +--Sì, tanto, papà. + +La voce veniva da sopra il suo capo, dal terzo piano. Ma che voce! +Accorata, profonda. Pareva venisse come da un mondo crepuscolare, ove +non è lago, non sono fiori, non è sole. Un mondo crepuscolare ove +abitano quelli che furono, ove abiteremo noi, che siamo. + +Sorrise a quel--_sì tanto_;--lo fece ripetere e disse: + +--Ah, questo sì, Irma, è un linguaggio chiaro. + +E poi, come... come non so, la tolse dal terzo piano, la accostò alle +labbra, la baciò. + +--To'! e tu perchè piangi?--domandò alla moglie. + +--Perchè non ci vuoi bene a questa povera bimba. Ogni momento tu te ne +vai via. + +--Ma, amica mia, sii ragionevole; gli affari in prima linea, dopo voi +altre, si intende! Sto fuori, qualche volta mi assento. Ma che vuoi? Un +artista è come un uomo politico: non può allontanarsi dalla società. Son +capaci di dire: «Lo scultore Taliedo com'è che non si vede? Mah! È +ammalato, è neurastenico, è etico, non può più lavorare. Che peccato, un +artista così bravo!» Ora io non voglio dare queste soddisfazioni ai miei +amici. Per esempio, l'affare per cui vado oggi a Genova mi è venuto +d'_emblée_, al Grand Hôtel Excelsior a Roma. Senti, è buffa: un +americano è venuto in Italia per farsi fare la statua di sua moglie +morta. Egli è felicissimo che sua moglie sia morta, ma vuole eternare in +marmo la sua gratitudine. + +Il giovane scultore Taliedo parlava così con volubilità allegra, ma la +giovane donna ascoltava come fossero cose estranee e lontane: la piccina +aveva reclinata la testa bionda sull'esile stelo del suo collo esangue. + + * * * * * + +Un'ora dopo il giovane scultore Taliedo correva in diretto--ben +rincantucciato e accomodato--verso Genova. + +La felicità della vita consiste, come tutti sanno, di diversi capitali, +come la salute, i denari, il buon umore; ma consiste anche nel sapere +mutare, nel cinematografo del cervello, la serie delle imagini. + +Un'imagine è lugubre, per lo meno sconsolante? Sostituiamola con un +_film_ tutto da ridere. + +Mentre il treno correva, lo scultore Taliedo faceva passare con +vertiginosa rapidità le ultime imagini di sua moglie: «Cara, brava, +buona, virtuosa, tutto quello che volete: ma è strano come con +l'apparire delle virtù morali, siano scomparse le virtù corporali. +Poverina, non è colpa sua, ma è troppo lunga, troppo affilata: troppe +cartilagini visibili.» + +Lo scultore Taliedo era pienamente giustificato davanti ai suoi occhi se +lasciava il lago e correva a Genova in un treno diretto. + +--Mia moglie--proseguiva dal delizioso angolo ove stava +rincantucciato--andrebbe bene come modello per Maria Vergine! Ma non se +ne fanno più ordinazioni di Marie Vergini in questi tempi sacrileghi; e +quei positivisti di parroci le comprano già bell'e fatte, inverniciate e +vestite, dalle case di commercio. Ah, poveri artisti! + +Però l'idea di modellare sua moglie con Irma in braccio lo seduceva: una +visione soave. Irma che ride, pargoletta, dalle braccia materne: una +visione secolare: la maternità e il figlio o la figlia, cioè il germe +della vita! + +È il grande motivo dell'arte che fu. E Taliedo vide, nel corso dei +secoli, artefici canuti e barbuti che gareggiavano nell'esprimere sulla +tela o con la creta il tema meraviglioso della Donna vergine e madre; e +di mano in mano che creavano, adoravano la loro creazione. + +Sì, ma erano tutte cose che si potevano fare al tempo di Giotto e del +Beato Angelico, perchè è un fatto che nell'evo medio a Venere erano +riusciti a dare una bella batosta. Un po' con l'_asperges_, un po' col +_vade retro, Satana_, l'avevano spaventata, povera Venere! Ah, l'evo +medio aveva ridotto Venere in uno stato ben deplorevole. Una età senza +bagni in casa, senza calze di seta, senza saponi, senza tela batista. +Imaginare Beatrice con una camicia storica color Isabella; Laura con un +paio di calze di bigello affezionate alle gambe per delle settimane; +madonna Isotta con le unghie non spazzolate! Che orrore! La voluttà era +allora condita in salsa naturale, come quella che gli offriva sua +moglie. + + * * * * * + +La dama che lo attendeva a Genova pareva invece avere la specialità +delle salse più rare e raffinate. Non le aveva ancora assaggiate, è +vero: ma se il treno fosse arrivato a Genova, tutto, tutto dava a +credere che le avrebbe assaggiate. + +Era una dama americana. Gli era stata presentata ad un grande albergo in +Roma. Lui le era stato di guida in qualche gita artistica ed ella si era +persuasa che lui solo aveva le qualità richieste per eseguire il busto +del suo defunto marito, da collocare onoratamente nel cimitero di***. A +Genova, diceva lei di avere alcuni ritratti del morto: ripassando per +Genova avrebbe telegrafato a Taliedo. Così avvenne: così egli era +partito. + +Dopo tutto Taliedo non aveva mentito a sua moglie che nel genere: +un'americana, invece di un americano. + +Il treno arrivò. + +La dama attendeva. + +Anch'ella era magra come sua moglie, ma di una magrezza diversa e +provocata da ben altro genere di sofferenze. + +Si parlò molto del defunto marito: un uomo pieno di capacità e di +ragionevolezza, come dimostravano i suoi ritratti. Egli aveva provato +tutte le gioie del matrimonio e perciò Dio lo aveva fatto morire a +tempo. Non era stato un re dell'ottone, o del ferro, o del grano; ma un +onorevole vassallo al servizio di un re del petrolio: tuttavia un uomo +di grande valore. Si trattava di far rilevare, nel monumento funebre, i +simboli del suo commercio. + +--Sempre felice con lui: mai divorziata--ella diceva. + +Anche questo doveva apparire dal monumento. + +--Come, voi non avete ancora legge del divorzio in Italy?--ella chiese. + +Taliedo atteggiò il volto alla più infantile meraviglia: non conoscendo +il matrimonio, come poteva conoscere il divorzio? + +Così conversando del defunto marito, quella dama magra e ardente gli si +era venuta accostando, da buona compagna, lì, sul sofà. + +La sua _toilette_ da casa era in quel caldo giorno il perfetto contrario +dell'infagottamento rigoroso e sudicio in cui erano imprigionate le +Laure, le Beatrici e le Isotte del tempo antico. + +Ridendo gaiamente delle virtù del defunto marito, le parti molli del suo +lungo corpo, parevano sussultare di gioia. I denti erano lupigni. Un +braccio pallido, terminava in una deliziosa mano rapace. Taliedo se lo +sentì svolgere dietro le sue spalle: apparire dall'altra parte della sua +testa, dietro la spalliera del divano. + +Che enorme caldo! Egli era assai pallido, come avviene nei casi di +insolazione. Era il momento di reagire: egli lo intuì. + +Mosse per levare il fazzoletto di tasca ad asciugarsi il sudore gelido. + +--Oh, Taliedo, cosa avete lì? + +--Dove lì? + +--In vostra tasca. + +Taliedo non ebbe il tempo di guardare che cosa avesse in tasca, che la +dama con l'altra sua mano rapace gli aveva estratto, per la testolina +sporgente, una piccola bambola. + +Essa, la pupa, non era scostumatamente in camicia, come sogliono essere +le pupe che si espongono e si fanno comperare nei negozi; ma era +rigorosamente e virtuosamente vestita come le Laure, le Isotte antiche. + +Aveva le calze, le scarpe, le doppie sottane con la cintura, un +giubboncino: tutto in regola. + +Era la pupa di Irma che Taliedo si era messa in tasca quando aveva +elevata la sua mimma al terzo piano. + +Si era dimenticato di renderla alla mimma: gli era rimasta in tasca. + +--Oh, _a little doll!_--fece la dama accostandola molto da vicino ai +suoi grandi occhi miopi. + +--Date qui--disse Taliedo di scatto--è un piccolo regalo, un piccolo +modello... + +--Oh no!--disse la dama come non rispondendo a lui,--oh no! + +--Molto _pretty, very pretty_--diceva intanto lei, gravemente. + +--Già, molto _pretty_. Piccolo modello artistico. + +--Oh, no. + +--Dico di sì, modello artistico. Date qua, via. + +--Niente dare qua, niente modello, niente via. + +--Giuro! + +Ella fece una brutta, severa smorfia a quel «giuro». + +--Avete visto? Vi piace? Adesso datemi il mio piccolo modello. + +--No, non dare. + +--Io non capisco cosa vi troviate di straordinario... + +Ella guardava ora non più la pupa, ma gli abiti, le cuciture: le faceva +passare al contatto delle sue lucide unghie crudeli. + +--Dove vendono in Italy le _poupées_ così vestite?--domandò, +seccamente. + +--In tutti i magazzini. + +--Falso! + +--Giuro. + +--Falso! + +Taliedo comprese che il suo volto tradiva che realmente egli diceva il +falso: infatti la vestizione della pupa era stata opera paziente di sua +moglie, sotto le più precise ed esigenti indicazioni di Irma. + +--A me non piacere uomini maritati: uomini senza dedizione +assoluta--disse ella infine come ritraendosi, come rimettendosi nella +credenza tutte le salse che aveva preparato, compresa la deliziosa mano +rapace. + +--Ma io non capisco, scusate. + +--Voi capite benissimo. + +--No! + +--Voi avere moglie e _little baby_. + +--Giuro di no! + +--Allora lasciate fare così! + +Prese la pupa e fece atto di collocarla sotto il nero, americano tallone +della perfetta sua scarpa. + +--Ah, no!--fece Taliedo balzando. + +--Non bambola italiana io: donna americana--disse la dama levandosi in +piedi e restituendo la pupa con disprezzo. + + * * * * * + +E fu così che, per colpa di quella malaugurata pupa, dimenticata lì in +tasca, Taliedo perdette l'occasione di guadagnare una bella somma +facendo il monumento a Mister George Paddy, mercante defunto di +petrolio, e anche--ciò che gli lasciò una grande amarezza, un vuoto +strano--l'occasione di gustare quella salsa esotica di cui aveva gran +desiderio. + + + + +VUOI SAPERE COME HO FATTO IL MILIONE? + + +Eravamo nel palco: io, Ballesio, l'universale Ballesio, il famoso +Ballesio il cui nome è da per tutto, il cui ritratto onora persino le +scatole dei cerini, la cui _réclame_ splende, scintilla dalle quarte +pagine dei giornali alle proiezioni luminose sui tetti; e con noi c'era +il colonnello, personaggio assai decorativo, e infine la signora +dell'immortale Ballesio. + +La signora dell'immortale Ballesio sedeva al parapetto con la guardia +d'onore del colonnello. + +Io non conosco di preciso l'età della signora Ballesio, ma certamente +fra i quaranta ed i cinquanta: però si può dire di lei «è ancora una +bella donna». Ma il cav. Ballesio afferma invece che la sua signora è, +tuttora, la più bella donna della città. Esagerazioni! Certo è che a +teatro tutti gli occhi girano, e poi si fermano su di lei. Perchè? +Perchè è la moglie dell'immortale Ballesio? Perchè osa esporre, contro +la maldicenza, uno scollato autentico ed inaudito in un teatro di +provincia? Perchè i due solitari che le adornano gli orecchi sono +calcolati a lire diecimila l'uno? + +Il cav. Ballesio mi disse piano: + +--Senti: ho sonno, e poi mi annoio. Sono stanco di _Vedova allegra_. +Vieni con me a prendere un altro caffè? Permetti, cara?--chiese alla +signora. + +--Sì, caro. + +E ci allontanammo. + +--Questa sera tua moglie è, come dire?, superlativa,--dissi versando il +caffè all'amico. + +--Questa sera? Puoi dire «sempre», mia moglie, la Trebbiatrice. + +--Perchè la chiami così? + +--È un vezzeggiativo. Non hai mai visto le trebbiatrici? Ingoiano tutto. +Così mia moglie, in fine d'anno, ha il coraggio di trebbiare dalle venti +alle trentamila lire per le sue spese personali. A Parigi, a New York +sarebbe un'inezia; ma qui in provincia, bada che ci vuol del genio per +trebbiare trentamila lire l'anno! Mia moglie è straordinaria! Ma come +fai ad ingoiare tanti biglietti da mille? le domando. È un suo segreto! +Capisci tu? Ma sta sicuro che li ingoia. + +L'immortale Ballesio, quando ha mangiato e bevuto bene--quella sera egli +aveva onorato il colonnello con un magnifico desinare--non si riconosce +più: non è più la solita mutria: parla, ha dello spirito. Capace poi, +domani, di negare villanamente tutto quello che si è lasciato sfuggire: +ma per quella volta, parla. + +--Così che, così che--chiesi io--la tua casa privata ti porta ad una +spesa equivalente ad un milione circa di capitale. Non è così? + +--Un piccolo milionario--rispose Ballesio--un modesto milionario... Il +milione, vedi, sarà in avvenire come quel tale pollastro che quel Re di +Francia voleva nella pentola dei più poveri fra i suoi sudditi. +L'avvenire della società è sbalorditivo... + +--E tu intanto principi... + +--Bisogna ben dare l'esempio... + +--A parte gli scherzi--dissi,--ma spiegami come va questa faccenda; come +va che tu che sei un modello di esosità, spendi, senza protestare, +ventimila lire e più per la tua signora... + +--Mettiamo le cose a posto: prima di tutto, modello sì, ma non di +esosità. Quanto alla mia signora, è evidente; io devo tutta a lei la mia +fortuna. Lei non lo sa, ma è così! + +--Ma se non ti ha portato un centesimo di dote!... + +--Ti sbagli: mi portò il padre, la madre e quattro fratelli da +mantenere, che oggi sono tutti impiegati nell'azienda. + +--E allora? + +--È un problema psicologico. Tutti i problemi umani hanno un fondamento +psicologico occulto. Senti il mio: ma prima di tutto guardami bene in +faccia: non quale mi vedi nelle fotografie, nei quadri, nei _tablò_; ma +quale sono realmente: sono bello o brutto? + +Esitai. + +--Di' pure brutto, piccolo, rincagnato, pelato fino dalle origini, e +senza l'onor del mento. Ma devi aggiungere che a ventidue anni, quando +la sposai, ero anche più brutto: lo dico io, e mi puoi credere. Mi sono +fatto un po' bello in seguito. Immagina invece che cosa doveva essere +mia moglie allora! Tu dirai: Una dea! Io aggiungo: Una carica di +cavalleria! Dopo la quale tu non sapevi più in che mondo eri. Sono cose +che a dirle non ci si crede. Bisogna provarle. + +--Provare per credere--dissi io--come per le tue pillole. + +--Precisamente--disse con gravità Ballesio.--Senonchè Mariuccia allora +non era Giunone; era Ebe; Giunone, quale tu la ammiri adesso, diventò un +poco per volta. Ebbene io, a differenza di molti uomini, inconsapevoli +della verità, intuii subito che avrei fatta una deplorevole fine nella +mia qualità di marito. Bada bene però, e vedi di non confondere: mia +moglie era, come è adesso, l'esemplare delle mogli; ma tu devi sapere +che le facoltà ragionative della donna non hanno sempre la stessa sede +di quelle dell'uomo. Supponi, per modo di dire, che in mia moglie le +facoltà ragionative risiedano nell'epidermide, e che la sua epidermide +dicesse allora: «io ho bisogno di vestirmi--quando mi vesto--di seta e +di pietre preziose», e poi di' quale doveva essere la mia sorte che non +potevo comperarle che un abito di cotonina! Io sentivo la necessità di +diventare ricco appunto per non diventare un marito, come dire? +infelice. Ma come si faceva a diventare ricco? Lo sai tu? + +Io sospirai. + +L'immortale Ballesio mi spiegò e disse: + +--La donna è la glandola della ricchezza. Pare un assurdo, ma è così. La +donna è come la pituitaria, la tiroide, la surrenale, glandole superflue +in apparenza. Ma tu portale via, e l'uomo diventa l'ombra di un uomo. +Sopprimi la donna, e tu hai l'uomo che ritorna allo stato selvaggio e +cretino. + +Dopo ciò Ballesio bevve un cognac, e seguitò: + +--A quei tempi io reggevo una farmacia a Montefalco. Guarda che per +andare giovane di farmacia in quel paese bisogna essere morti di fame. +In una settimana tu non fai cinque lire di banco. Il mio predecessore +era scappato via per disperazione, portando con sè quel po' di chinino +che c'era e una mezza dozzina di barattoli antichi. + +Io, appena arrivato lassù, avevo messo fuori un gran cartello: _Farmacia +uso Roma_. Sai tu cosa vuol dire _farmacia uso Roma_? Io no. +Probabilmente era uno sfogo di quel genio della _réclame_ che mi si +sviluppò in seguito. Una sera d'inverno, dopo l'avemaria, stavo al buio +pensando al mio avvenire di marito infelice. Sentivo nella stanza di +sopra, ogni tanto, il passo di Mariuccia. Ella bubbolava dal freddo, +poverina! e doveva tenere sotto le sue adorabili sottane un vile +scaldino di carbonella. Sai tu quali orrendi pensieri devono passare per +la mente di una bella giovane costretta a bubbolare dal freddo in un +paese come Montefalco? Io sentivo già i brividi sul mio capo. +O Mariuccia--esclamai--o io morirò, o tu avrai un camino grande come una +fornace; e quando vorrai andare a spasso, avrai una carrozza con quattro +cavalli che ti tireranno dove vuoi. Allora, capirai, di automobili non +si parlava dalle nostre parti; non esistevano le mie pillole; il +termosifone era una cosa sconosciuta. + +Ed ecco che un Marcantonio di montanaro, grosso e alto come la bottega, +mi spalanca la vetrina, entra e butta sul banco una cosa, e dice con +disprezzo: + +--Questa tientela per te. + +Guardo. Era una carta senapata. + +--Non ha fatto effetto, galantuomo?--dico io. + +--E che effetto vuoi tu che abbia fatto?--mi dice. Non mi ha grattato +nemmeno la pelle.--Ora, prosegue l'ineffabile Ballesio, tu sai la storia +dell'uovo di Colombo, della lampada di Galileo, del pomo fradicio di +Newton! Ebbene, quell'uomo è stato la mia lampada, il mio uovo, il mio +pomo marcio. Sentii, come farti capire? una luce trapassare la mia +mente, un lampo; ma avevo trovato! + +--Amico--dissi con effusione a quel villano--vieni fra due ore e avrai, +ti giuro, il cerotto che tu vuoi e che ti guarirà. + +Due giorni dopo l'uomo tornò. Mi mostrò la sua schiena che era tutta una +piaga; ma lui era esultante: era guarito! + +Io avevo inventato il famoso cerotto di Sant'Antonio. Nelle nostre +campagne chi non conosce adesso il cerotto di Sant'Antonio? I farmacisti +delle città avevano dimenticato la esistenza dei forti lavoratori della +terra, la cui epidermide, perchè sa--come si dice oggi--il lavoro dei +campi, è insensibile ai comuni revulsivi. Avevano dimenticato questa +elementare psicologia della medicina popolare che un farmaco è creduto +tanto più efficace quanto più si sente e fa male. + +--Ma tu dici delle bestialità, Ballesio. + +--Mai più! È affare di autosuggestione. Il villano si sente bruciare e +pensa: «ecco, io guarisco!» Pensare di guarire spesso vuol dire guarire. +Aggiungi poi dietro il cerotto l'imagine di Sant'Antonio, del grande +taumaturgo, e tu hai la spiegazione dell'immenso successo del mio +specifico. Devi poi notare che nelle nostre campagne c'è ancora un po' +di religione e i parroci, con una piccola percentuale sulle vendite, +hanno fatto una _réclame_ strepitosa a questo revulsivo che cura +sciatiche, lombaggini, raffreddori e, dopo usato per l'uomo, tu non lo +butti via, ma ne incolli la immagine nelle stalle per la protezione +delle bestie. + +Dopo il cerotto di Sant'Antonio, la via era aperta. Un giorno +contemplando la mia signora che si svestiva allo specchio, esclamai: +«Dio, che tesori! ma perchè devono esistere fanciulle clorotiche, +smunte, senza l'onore di quel seno e perciò prive della venerazione +degli uomini e della santa gioia della maternità?» Pensare questo ed +inventare le mie pillole fu un attimo. Ah, tu ridi? saresti buono anche +tu di far le mie pillole, eh? Ma di persuadere l'umanità che con le mie +pillole si guarisce, fui capace io solo. + +E Ballesio assunse la sua aria di grand'uomo. E aggiunse gravemente: + +--Al bene di tutte le classi sociali io ho provveduto: ai neurastenici, +agli stitici, agli ipocondriaci; e poi mi chiamano--qui in quest'idiota +paese--avaro, esoso, tirchio; imbecille mi chiamano anche! pucinella +politico, perchè, ora--dicono loro--sto coi preti, ora sto coi +socialisti. Io sto con chi soffre, e il mio nome è universale: _Vos +omnes qui laboratis et «ammalati» estis, venite ad me!_ Questa è la mia +divisa. Non vi sono che i medici ed i preti che preferiscono la +percentuale sui miei specifici agli specifici medesimi: ma si tratta di +una classe, direi quasi cinica, senza fede, destinata a scomparire. Ma +tutto il resto del mondo è basato sulla fede! Come ha progredito il +Cristianesimo? Con la fede. Come progredisce il Socialismo? Con la fede. +Che cosa è il _sole dell'avvenire_ che gli increduli deridono? Una forma +allotropica della fede. Come si diffondono per il mondo le mie +boccettine, le mie scatoline? Con la fede. La fede è l'ossigeno della +vita. La fede genera il dogma: il categorico imperativo di Massimiliano +Kant. Chi non crede al dogma, _anathema sit!_ Scomunicò la Chiesa, +quando potè! Scomunico io chi non crede a me! Ti pare? Senza fede, che +cosa hai? Hai la ribellione, hai la critica, hai individui pallidi, +stitici, dolorosi, senza vigore di volontà; hai degli irregolari della +vita. Ora--sta bene attento--dall'incontro di un atomo di fede negli +altri con un atomo di genio tuo, si ottiene il protoplasma intorno a cui +si verrà poi innucleando il milione. Hai capito adesso come si fa a +diventare milionari? + +--Ma tu hai fede nei tuoi specifici?--chiesi io. + +--Immensa! Essi valgono quello che valgono gli altri specifici. Tieni +bene a mente: nel campo terapeutico, tranne l'olio di ricino, il chinino +per la malaria, il bicarbonato pel bruciore di stomaco, tu non hai che +dei medicamenti illusori: bastoncini di carta su cui l'ammalato si +appoggia disperatamente per passare dallo stato egrotante a quello di +sanità. La sola terapia vera è l'igiene, l'aria, il sole e, moralmente, +essere un poco bestia. Ma che colpa ne ho io se l'uomo non può e non +potrà mai essere uomo igienico? se la sua anima non è sempre bestiale? + + * * * * * + +E quell'imbecille di Ballesio chi sa per quanto avrebbe durato, se in +quel punto il rumore del pubblico non avesse avvertito che la _Vedova +allegra_ era finita. + +Ballesio corse a prendere la sua signora: giacchè questo onore egli non +lo cede a nessuno. + +Sarà ridicolo questo minuscolo uomo, in grande sparato bianco, dare +maestosamente il braccio alla giunonica sua signora; ma è uno spettacolo +che tutti ammirano. + +Quella sera la signora aveva un manto di ermellino arrivato da Parigi. + +Si può chiamarlo imbecille finchè si vuole, ma bisogna fargli largo. La +sua automobile ha l'ordine di rombare spaventosamente, ed i suoi fari +devono essere i più luminosi. La luce ed il suono tengono viva la fede. +Ammirabile uomo, dopo tutto, che conserva inalterabile, assoluta la +fede, anche nella sua signora. + + + + +UN PICCOLO BACIO, QUI! + + +--Riservato per dame?--domandò la dama al conduttore indicando l'interno +di uno scompartimento di seconda classe, dove otto corpi di grosso sesso +maschile si stavano pigiati. + +--Viaggiamo in condizioni eccezionali, signora. + +--Ah!--fece la dama--e le sue pupille grige sotto il velo rialzato, e +che scendeva giù da una gran falda di cappello, fulminarono gli otto +grossi corpi; fulminarono il conduttore, e con lui il suo colletto un +pochino lercio, le sue mani quasi nere; fulminarono il treno in +disordine, la stazione in disordine; e, più largamente, fulminarono +l'Italia e le ferrovie in disordine: anzi in quel giorno in completa +disorganizzazione per effetto della neve; una neve enorme, paurosa, +strana, la quale pareva avesse un suo linguaggio di morte, come dire: io +ti voglio coprire, congelare, vecchio mondo! + +--Venga con me, signora: la metterò in prima--disse il conduttore, e +precedette la dama attraverso un ingombro immenso del treno: bagagli, +gente. + +--Qui è interamente vuoto--disse infine, indicando uno scompartimento di +prima classe. + +--Se permette, ci sono io--disse al conduttore un signore che era lì, in +piedi, nel corridoio; ed indicò il suo grosso sciallo buttato +nell'angolo. + + * * * * * + +Questo signore era piccolo, anzianotto, sbarbato e fiorito nel volto: +però aveva un bellissimo naso grosso, ed un bellissimo ventre, sporgente +da un bellissimo pastrano da viaggio. La sua testa pelata era difesa da +un cupolino di seta. Egli stava a guardare dietro la grossa lastra di +cristallo ciò che avveniva nella stazione, e con una mano grassoccia, +adorna di un pesante anello, fumava un vile toscano: da che si poteva +arguire che quel signore era italiano, non straniero. + +All'avvicinarsi della dama egli ritirò con bel garbo il ventre, e la +dama passò; passò perchè era sottile, ma la si contorse come per evitare +il contatto di quel ventre, di quel naso, di quel puzzo di vile toscano. +Ma per entrare, la sua alterezza dovette piegarsi da una banda perchè il +cappello non entrava. + +Tranne il cappello, che fra veli e piume e spilloni, era di una +complicazione ammirabile, tutto il resto era semplice: una gonna nera, +un'ampia giacca di lontra, nel cui mezzo era posato un cespuglio di +violette finte: finte, ma non importa! Tutta la leggiadra creatura +odorava di viva viola, di fresco mughetto, di pura lavanda. Ma le narici +del suo nasetto impertinente si dilatarono e parvero aspirare in quello +scompartimento come un malvagio odore: le delicatissime labbra si +storsero: poi si sedette come rassegnata. Lentamente, con due sottili +mani inguantate, alti i cubiti, si toglieva veli, spilloni, cappello, +come fosse una funzione sacra. Apparve allora una leggiadra testa dai +capelli cinerei. Con un rapido moto trasse poi da una borsetta uno +zendado, vi ravvolse in un attimo il capo nella foggia languida in cui è +effigiata Beatrice Cenci; distese sul velluto un gran lino bianco; vi si +adagiò con la testa; vi si immobilizzò: forse dormiva se non fosse stato +un piccolo piede a dichiarare che ella era pur desta. + +Il grosso signore si rivoltò ancora, lui e il suo naso, contro la +stazione. Era interessante guardare quello che vi succedeva. Un grigio +enorme, un umidore intenso, una folla sconvolta era sotto la tettoia: +ogni tanto passava qualche macchina fumida, gemebonda che trainava +vagoni lenti grondanti da una impellicciatura mostruosa di neve: dentro +si vedeva sfilare un ingombro di umanità. + +Si va? si sta? cosa si fa? chi lo sa? Dall'interno del treno immobile, +dal di fuori giungeva un ininterrotto suono di voci: + +«Ritardo di due, sei, dieci ore! La neve! macchè la neve: il +«sabotaggio». Ci vuole un ferroviere impiccato per ogni stazione! Ma si +impicchi lei per primo! Le ferrovie ai ferrovieri! Alle società private +le ferrovie. Senti il compare! È un deputato forse lei? Vi sono delle +donne, dei bambini nelle sale d'aspetto che strillano, che si disperano, +che hanno fame.» + +Il vecchio signore faceva: _up, là!_ sollevandosi ritmicamente sulle +punte dei piedi, poi ricadendo sui talloni. Ad un tratto abbassò il +vetro: un signore era uscito dall'ufficio del capostazione; agitava +furibondo le braccia; dietro di lui erano altri signori furenti; dietro, +due capo-aggiunti, ma avviliti, poveretti; la barba di tre giorni, i +baffi in giù, il bavero in su, l'orgoglioso berretto color granata, +pesto, avvilito anche lui. Quel signore aveva tutta la bocca aperta e le +sue parole dovevano essere terribili: ma non si sentivano: ecco perchè +il vecchio che faceva _up, là!_ aveva abbassato il vetro. + +Allora si udì la voce di quell'energumeno che urlava: + +--Ma dove è quel capostazione? Ha finito il suo turno ed è andato a +casa? Già loro signori capi non sanno niente, loro non capiscono niente, +tutto un giuoco a scaricabarile. Al telegrafo, al telegrafo! Mangiapani +a tradimento. Vi concio io, ora! Un dispaccio al ministro. + +Chi poteva essere quell'autorevole e furibondo personaggio? + +Tutta la folla si volta, al galoppo, verso il telegrafo, e dietro +corrono le lucerne di due carabinieri. Ma tornano tutti subito indietro. +Una imprecazione collettiva, enorme: Il telegrafo non funziona più! + +Ma che succede adesso? Un altro signore rompe la calca, affronta +l'energumeno e strilla come un'aquila: + +--Prima di tutto, lei che grida tanto, fuori il biglietto! + +Era il più bello della scena, quando la dama, levando appena il dito, +disse laconicamente: + +--Prego, chiudere. + +Il vecchio grasso gentiluomo udì, si voltò, guardò la dama. Ella diceva +proprio a lui. Lui parve meditare: dopo tutto la signora di seconda +classe era come sua ospite nel compartimento di prima. + +--Prego chiudere--ripetè la signora in tono che non era affatto di +preghiera. + +Allora il signore alzò lentamente e come a malincuore il cristallo. + +Intanto un lento moto avvertiva che il diretto, forse, stava per +partire: uscì dalla tettoia, infatti. Allora brillò una gran luce: ma +non dal cielo uniforme di piombo scendeva quella luce; ma dalla immensa +candidezza della terra, e fuori di quel candore, tutto era ugualmente +plumbeo: le fiumane, le piccole case, disperse, livide, sepolte: un +paesaggio immobile, desolato, bianco su cui avanzava, quasi immersa, la +linea nera del convoglio. + + * * * * * + +Però era oramai mezzogiorno e il signore si preparò a far colazione: +l'apparecchio o viatico che levò da una cestina e dispose bene bene, +rivelava l'esistenza di un cuoco di casa, o forse anche di una di quelle +mogli rare e preziose che preparano tutto per il marito che viaggia. +Quel viatico rivelava inoltre che egli era un buongustaio e anche uno +stomaco solido. Guardò con occhio commosso un'anca di cappone a lesso; +pallida, piena, gelatinosa, accuratamente priva di bordoni e di piume, +oh non come sono le ali e le ànche scheletriche nei disingannevoli +cestini da viaggio! Guardò un bellissimo, brunito, rosato, profumato +arrosto di filetto, disposto in ordinate fette. Esitò: finalmente prese +delicatamente una fetta d'arrosto, aperse la bocca, mise un po' fuori la +lingua... In quel punto la dama fece una smorfia di supremo disgusto. + +Il signore fissò: depose la fetta su le altre, non sulla lingua, e in +tono di persona seccata disse: + +--Oh, senta, cara signora, che lei mi voglia impedire di fumare, vada +anche, benchè questo è scompartimento per fumatori; che non mi permetta +di aprire il finestrino per un momento, sia pure; ma mangiare, ah, +mangiare... + +--Non parlare con voi. + +--Allora io parlare con voi... oh, corpo di Bacco! E dire che quando noi +andiamo all'estero, stiamo, si può dire, col cappello in mano; e questa +razza prepotente quando viene in Italia... + +Ma la signora con una mossa sdegnosa, appena detto «non parlare con +voi», si era rifugiata nell'angolo opposto, e d'altra parte, +quell'arrosto era così buono, così persuasivo che pareva dire: «Perchè +ti vuoi guastare la digestione?» Le fette sparivano tranquillamente, +alcuni panini scricchiolarono, una bottiglia nera versò una volta e due +il suo contenuto luminoso giù per la gola dell'amabile signore. Non +rimaneva che la frutta, e questa era rappresentata da grossi mandarini +dalla buccia ben sciolta. + +A questo punto il treno, che già andava lento, rallentò: la macchina +mandò un gran sbuffo, poi un sibilo flebile, lugubre, morente: il treno +si fermò. Un silenzio profondo, poi un'agitazione paurosa per tutto il +treno. Il treno era sotto la neve. Stazione vicina? No. In aperta +campagna. Si sentivano sportelli e vetri aprirsi. Un individuo o due +saltarono giù. Rimasero confitti come cialdoni nel lattemiele: la neve +rasentava la banchina. Terrapieno, siepe, tutto era livellato in una +desolazione bianca: la macchina--la si scorgeva in curva--era quasi +tutta immersa. Nevicava ancora. + +La signora si scosse. + +--Cosa succede?--chiese voltando la testa verso il compagno di viaggio. + +--Probabilmente bloccati. + +--Ah! Verranno a sbloccare. + +--Speriamo bene, signora. + +Può fare sempre piacere ad un filosofo il constatare che la piccola +graziosa neve ha forza di arrestare una macchina enorme e nera, simbolo +del progresso; come la pudica acqua di affondare un transatlantico; come +un microbio invisibile di uccidere un uomo: ma è bene non trovarci in +simili casi. + +La verità cruda non tardò a farsi strada: treno bloccato in aperta +campagna: avanzare e retrocedere impossibile: segnalazioni +insufficienti: telegrafo rotto: macchina spenta. + +Prospettiva certa: cinque ore di blocco, almeno, cioè il tempo da +permettere alle guardie di percorrere i venti chilometri lungo la linea +sino ad arrivare alla stazione da cui erano partiti: poi aspettare la +locomotiva liberatrice. Altra prospettiva molto più probabile: la notte +in treno, senza calore e senza luce perchè la caldaia era già spenta. + +Quando la signora seppe questo, fece anche lei come tutti nel treno: +protestò: il treno era un coro di proteste. La signora aggiunse la sua +voce esotica al coro, con speciale sintesi diffamatoria verso l'Italia. + +--Viaggiato molto--diceva--ma mai visto qualche cosa così orribile. +Russia, Norway, Svizzera, paesi avanzati avere _puf_, _uf_ (soffiava). +Avere, come dicete voi? _Avere rotery-snow-plough_ per soffiare via +neve.--E con la manina vorticosa faceva un molinello che buttava via +tutta la neve. + +--Vuol dire--spiegava il capotreno ai circostanti, un giovanotto quasi +elegante--che all'estero adoperano un tipo nuovo di spazzaneve a +ventilatore per liberare i binari. Qui siamo ancora al vecchio tipo che +non è buono se non a buttare la neve da un binario sull'altro; e poi con +una neve come questa non va. + +La signora, dopo avere protestato, si dovette anche lei adattare al +fatto reale; aspettare, pazientare, tacere. + +Passava, interminabile, il tempo. + +Quando la superba umanità intuisce una forza che non può vincere, con +cui non può lottare, si abbatte avvilita, muta. I carrozzoni, specie +quelli di terza classe, potevano richiamare in mente certi +carri-bestiame, pieni di corpi immoti, attoniti. + +Ma i bambini si udivano gemere: qualche donna piangeva. La fame! Qualche +vigoroso, qualche ardito discese: dal casello vicino, da una cascina si +potè avere un poco di pane: ma era una disputa feroce: la si +intravvedeva nei vagoni di testa. + +Calava la sera. + +--Signora, posso offrire? + +La signora pareva sofferente: era scossa come da brividi. + +Il signore aveva tolto dalla grossa valigia di cuoio una fialetta di +essenze. + +--Veda, signora--disse--quando io viaggio, ho l'abitudine di prevedere +tutto. Ecco qui, oltre al resto, una candela: è probabile che fra poco +torni a proposito. + +--Grazie, ma avere anch'io _petit flacon_. Piuttosto ho fame. + +--Ah--fece il signore--e presa la cestina, ne trasse ancora quella +deliziosa anca di cappone. Poi fissò la signora: sorrise dolcemente con +i suoi denti bianchi nella faccia rubiconda, un po' ironica, e senza +muoversi punto, appena movendo le labbra:--Sì--disse--ma pagare! + +«No, no denaro--disse fermando il gesto della signora.--Soltanto un +piccolo bacino, qui!» + +E indicò la punta del grosso naso. + +--Ah!... _Fy, old satyr!_ + +--Niente, vecchio satiro, _madam_. Ho dato addio da tempo alla carne: +non però alle ànche di cappone. Ma quest'oggi mi sento americano +anch'io, cioè molto originale--e così dicendo fece atto di riporre la +preziosa anca superstite. + +Allora con un moto rapido, la dama si appressò: il signore sentì cose +molli, profumate, deliziose appressarsi a lui: la lontra, le viole. + +I labbruzzi di lei sfiorarono il suo grosso naso. Poi tutta si ritrasse +indietro, coprendosi il volto per non vedere quella orribile cosa che +aveva baciata. + + * * * * * + +--Dire--ruminava tra sè il signore allontanandosi nel corridoio, e +riacceso un toscano per lasciare che la dama affondasse in pace i suoi +dentini in quella anca rosata--dire che circa vent'anni fa questa triste +avventura della neve poteva essere fra i più saporiti ricordi della +vita! + +Un mezzo toscano è spesso una grande consolazione, nella miseria. + + + + +GIACOMINUS GIACOMINI. + + +Quella volta la mamma, per quanto pietosa, non potè nascondere il grave +fallo di Giacomino: il babbo venne, seppe, e quella sera grandinò. + +Una grandine alla vigilia di Natale? + +Sì, una grandine di busse, ma non sui campi: bensì sulla persona di +Giacomo Giommi, ovvero Giacominus Giacomini, come lo chiamavano +beffardamente i compagni di scuola, figlio legittimo ed unico del signor +cav. Antonio e della signora Palmira, scolaro ginnasiale +scioperatissimo. + +La signora Palmira conosceva del non egregio suo Giacomino tutte le +prodezze: dalla vendita della grammatica latina per acquistare il +diritto di copiare i problemi, alle lezioni marinate con superba +disinvoltura; sapeva perchè diminuiva lo zucchero ed aumentava in modo +anormale la lista del calzolaio e del sarto. Il padre, cav. Antonio, +ignorava tutte queste cose: prima perchè nessuno gli diceva niente, +secondo perchè dalle sette del mattino--ora in cui si levava--a +mezzanotte e anche all'una talvolta--ora in cui rincasava--non compariva +nel domestico focolare che per le due ore del pranzo. Però se ignorava +l'analisi, intuiva la sintesi: + +--Quel ragazzo non ha voglia di far niente di bene! + +--Ha ingegno, e farà bene--risponde la signora Palmira che più si +avvicinava alle nozze d'argento e meno veniva dividendo le idee del +marito. + +--Ingegno a dir le bugie, ingegno a sgraffignare se trova, ingegno ad +inventare tutte le scuse per faticare meno che si può e godersela più +che può. Credete che io non me ne accorga? + +--E anche in ciò si richiede ingegno--rispondeva la signora Palmira, la +quale si riserbava almeno il diritto di parlare sempre per ultima. + +Chi possedeva l'analisi e la sintesi sul conto di Giacomino era la donna +di servizio: ella sapeva tutti i progressi fatti da lui nel _folklore_ +delle ingiurie plebee ad una umile fantesca: da _servaccia_, _sguattera_ +sino a certe parole che offendevano la dignità del sesso. Ella aveva +anche imparato la differenza che passa tra l'impressione di una scarpa +coi chiodi e un'altra senza chiodi: i modi con cui Giacomino comandava +potevano ricordare un linguaggio non più ammesso dalla democrazia. Vero +è che, quanto a termini ingiuriosi, la domestica disponeva di un +vocabolario ricchissimo. In questi casi Giacomino, leso nel suo onore, +riferiva alla mamma. + +La mamma allora interveniva come giudice e diceva: «Mettiamo bene le +cose a posto. Tu sei la serva e lui è il padroncino, tu sei una donna +fatta e lui è un bambino ancora ingenuo.» + +«Per me l'è un barabba!» diceva con profonda convinzione la donna, e +allora Giacomino assisteva ad un'altra varietà di diverbio, quello fra +la donna di servizio e la mamma: diverbio molto più clamoroso e lungo +perchè la donna di servizio si credeva in diritto di pretendere per sè +l'ultima parola. + +Dunque quella antivigilia di Natale la signora Palmira aveva dovuto +recarsi alla direzione del Ginnasio, chiamatavi d'urgenza da un laconico +biglietto del signor Direttore. + +Veramente il biglietto era per il padre e non per lei. + +Il signor Direttore, anzitutto rilevata questa sostituzione, accolse la +signora Palmira con un contegno così solenne ed enigmatico che la detta +signora perdette la sua abituale sicurezza. + +--Abbia ad ogni modo la bontà di accomodarsi. + +«Non avrà mica ammazzato qualcuno!» pensò la signora Palmira. + +Il signor Direttore torna a sedere sul suo seggiolone: preme il bottone +elettrico: compare il bidello: ordine di far comparire Giacomino Giommi, +e Giacomino compare. + +«Povero figlio mio--palpitò la signora Palmira come lo vide con un +aspetto così compunto come mai gli era accaduto--questa volta ne hai +fatto una grossa!» + +Il Direttore con una crudele lentezza estrasse un foglietto e lo +presentò alla signora. + +--È questo--domandò--il carattere del suo signor consorte? + +--Veramente...--disse la signora. + +--Questo è un falso; ieri il suo signor figliuolo ha presentata questa +giustificazione. Del resto guardi--e col dito fulminò lo +scolaro--_habemus confitentem reum!_--Per tutto questo ed altro io +desidero la presenza del padre. + +--Ma...--obbiettò la signora Palmira. + +--Assolutamente: intanto la avverto che il suo figliuolo, per deliberato +consiglio dei professori, è sospeso dalle lezioni. Questo come +preavviso: il resto verrà poi! + +Il signor Direttore fece capire che non aveva altro da esporre, almeno a +lei, signora Palmira. + +La signora Palmira inchinò, uscì, con Giacomino dietro. + +«Si può essere più imbecilli? E si può essere più villani con una +signora? Un falso! a quell'età!» e rideva verde: tuttavia come giunse a +casa, ordinò con un cenno al rampollo di seguirla. La signora elevò il +_tu_ alla potenza del _lei_. + +--Ha inteso, bel signorino? + +--È stato Finotti...!--rispose Giacomino con un tono che non avrebbe per +nulla indicato quel nobile sentimento «che fa l'uom di perdon talvolta +degno»: indi dirotto pianto, ma di rabbia. + +--Finotti a far che? a scriver la lettera? + +--No, a dirmi come si doveva fare _la scusa_. La fanno tutti, mica io +soltanto! Il direttore l'ha su con me, e mi castiga solamente me--così +rispose Giacomino. + +--Va bene: lei vada intanto nella sua stanza. + +Giacomino non domandava di meglio e si rifugiò nella sua stanza dove +tutto serbava traccia delle sue imprese: la tappezzeria stracciata per +ornare il palazzo della regina nel teatrino dei burattini: le sedie +adattate a biciclette e ad automobile: il lume meccanicamente contorto +per costituire il fanale della detta automobile: le quali cose insieme a +molte altre, se davano alla stanza un disordinatissimo aspetto, +provavano le disposizioni congenite del giovanetto alla meccanica. + +Ma quel triste vespero Giacomino entrò assai turbato nella sua stanza: +il gatto che lo vide--al rumor della porta aveva levato la pupilla dal +suo vigile sonno--come saetta fuggì: negli esperimenti meccanici di +Giacomino, o nelle rappresentazioni dei burattini, egli--onesto +micio--era forzato a fare delle parti repugnanti alla sua indole +tranquilla. + + * * * * * + +Proprio in quell'ora il signor cav. Antonio tornava a casa. + +L'abitudine nei _paterfamilias_ è così forte che essi ricasano anche +quando la dimora non è più asilo di pace. + +Il signor Antonio era bensì cavaliere per ragione del suo grado +ufficiale, ma viceversa doveva sgobbare come un somiere. Giacchè se lo +stipendio governativo era sufficiente per una famiglia di abitudini +modeste, diveniva inadatto a sopperire al treno di casa quale era +imposto dall'esempio delle altre famiglie e dalla filosofia della +signora Palmira, la quale soleva dire: «Si vive una volta sola e perchè +ci dovremo privare di qualche piccolo benessere?» Per soddisfare questo +_piccolo benessere_, il cav. Antonio doveva «arrotondare» il suo +stipendio. + +Questa necessità dell'arrotondare degli stipendi spesso rappresenta uno +sgonfiamento del denaro pubblico, e qualche volta ha il suo epilogo +nelle aule dei tribunali. Ma è proprio vero che il signor Antonio +_arrotondava_ onestamente, cioè lavorando di più col tenere alcune +amministrazioni private. + +Però con questa vita da bue lavoratore portare il titolo di cavaliere, è +una ironia! Ma il cavalier Antonio non si accorgeva oramai più di questa +ironia: il mondo era divenuto per lui un immenso cartafaccio con colonne +di numeri lunghe lunghe da sommare, e non finivano mai, e non lo +avrebbero mai abbandonato: lui sì avrebbe abbandonate le formiche delle +cifre il dì della morte, ed esse--le cifre--sarebbero state prese sotto +tutela da qualche altro: ma suo figliuolo--Giacomino--sarebbe divenuto +non un impiegato, ma un libero professionista! ed ecco perchè Giacomino +era entrato in Ginnasio e nella casa del cav. Antonio era entrato _Rosa +Rosæ_, _genitivo_ e _dativo_, _Fedro_ e la _grammatica dello Schultz:_ +arnesi di pensieri, dei quali il più domestico e perito era, a tutto +dire, _Giacominus ipse!_ + +Il povero signor Antonio si confortava di respirare la libertà futura +che avrebbe goduta il suo figliuolo, dottore, ingegnere, avvocato! Di +altre soddisfazioni non ne aveva. Il _thè_ che la sua signora offriva +alle amiche nel giorno di ricevimento, aveva per lui un sapore di +amarezza stantìa: e quanto al buon gusto della sua signora nel vestire +egli era forse il solo a non apprezzarne tutta la finezza. Tuttavia +anche lui aveva le sue oasi, rappresentate dalle rare e necessarie +vacanze, e fra queste la più dilettosa e lunga era quella del Natale. +«Tre giorni di pace in casa!»--pensava il signor Antonio rincasando--e +passando dal pasticcere ha ordinato un dolce di vaste proporzioni: dal +pollivendolo un tacchino, due capponi e tre dozzine di uova, dal +droghiere, marsala e liquori. Con queste liete disposizioni di spirito +il cav. Antonio entra nel lare domestico. + +--Oimè! cos'è quest'aria di mistero? Perchè tutti si rimpiattano? dove è +Giacomino? + + * * * * * + +La signora deve pur raccontare. + +Il volto del cav. Antonio si offusca: insolitamente balena e lampeggia. +La signora Palmira non ha mai assistito ad una burrasca di suo marito +più improvvisa di quella. «Oh! come diventano neurastenici questi +uomini! e poi chiamano isteriche, noi, donne!» + +Il cav. Antonio entra nella stanza di Giacomino. + +Giacomino lo sbircia. + +Svelto come uno scoiattolo, ha presentito la caccia e la tempesta. Cerca +di fuggire, ma la porta è chiusa. + +Caccia, nella stanza, all'uomo, anzi a Giacomino! + +Giacomino salta sul letto, s'appiatta, s'arrampica. Ma il terrore di +quell'uomo che non ha mai visto così adirato, paralizza la velocità +delle sue gambe. + +Giacomino, infine, come un volgare malfattore, è preso da quell'uomo e +per qualche tempo una grandine di pugni cade su di lui senza riguardo ad +una parte piuttosto che ad un'altra della sua persona. + +Finalmente la grandine cessò. + +Al molto rumore di grida e di mobili smossi è successa una gran calma. + +Il bruciore dei pugni passò in breve. Giacomino mette fuori la punta di +un occhio: sbircia, e torna ancora a nascondere la testa fra le braccia. +Sì, perchè quell'uomo è ancor lì, anzi era lui--quell'uomo--che faceva +quel curioso rumore--e non sapeva prima quello che fosse--col fiato. +Giacomino non si muoveva perchè aspettava che quell'uomo andasse via; e +torna a sbirciare con la coda dell'occhio: guarda meglio, e lo vede +finalmente alzarsi, e andar via. + +Ma dietro la porta chiusa c'era la mamma che invano aveva forzato di +aprire. E come i due si incontrarono, si appiccicarono: e Giacomino +sentì che si dicevano fra loro quelle brutte parole che a lui erano +interdette e per cui--per l'appunto--la serva lo chiamava barabba. + +Ma il babbo, a differenza della mamma e della serva, non ci doveva +tenere al diritto della parola per ultimo, perchè poco dopo fu un gran +silenzio e non si mosse più nulla. + +Però qualche piccola, impercettibile cosa si mosse. Dove? Dentro di +Giacomino. + +La mamma aveva detto che lui, quell'uomo, lo voleva ammazzare con tante +busse, ma Giacomino non ne sentiva più nemmeno l'indolitura. + +I pugni che pigliava talvolta, come incerto delle sue monellerie, da +qualche condiscepolo, più robusto ed anziano, lasciavano un'impressione +molto, oh molto più durevole. Eppure il babbo è molto più grosso di +coloro! + +E allora perchè? Perchè ha meno forza? E perchè ha meno forza? perchè +ha la barba quasi bianca? Sono i vecchi che hanno la barba quasi bianca. + +Dunque il babbo è vecchio! + + * * * * * + +In quel punto la stanza si illuminò ma nessuno aveva portato il lume: +era la lampada nella strada e la stanza appariva chiara, più chiara che +mai, perchè oltre alla luce della lampada c'era la luce del tramonto, un +tramonto di una luminosità trasparente e grande come suole d'inverno +talvolta, con dei riflessi azzurrini. + +Le altre volte che Giacomino era stato messo agli arresti di rigore +nella sua stanza, come si era fatto certo di esser ben solo, obliava il +suo fallo, obliava il rimprovero, obliava la lieve percossa ricevuta, e +levati alcuni ferri dal comodino, si sfogava esercitando l'arte del +meccanico con ingiuria dei mobili, ovvero insegnava la parte di elefante +al gattuccio quando doveva comparire su la scena dei burattini. Così +operando, tutto facilmente obliava. + +Ma quella sera i mobili godettero della loro pace, e il +micio--prudente--non c'era. In vece Giacomino pensò. + +Che cosa pensasse, non è facile a dire: ma qualche cosa pensò: non alla +mancanza della scuola, oh no davvero! + +Ma il babbo, quell'uomo che vedeva così di rado; quell'uomo che per aver +dato pochi pugni leggeri leggeri, tirava il fiato sul letto, poco fa; +quell'uomo che la mattina si alzava col lume, e via; che la sera col +boccone ancora in bocca, pioggia o bel tempo, inverno o estate, neve o +afa, si alzava e via; quell'uomo che poco fa aveva detto «vergogna!» gli +stava davanti: penosamente davanti. + +Oh, bella! anche il direttore aveva fatto la voce terribile e aveva +detto a Giacomino «vergogna!» eppure quella stessa parola «vergogna!» +detta dal babbo gli faceva un altro effetto: gli faceva un'impressione +più dolorosa che i pugni che aveva presi. + +Giacomino voleva un gran bene alla sua mamma, mentre col babbo non aveva +avuto mai gran relazione. Se ne riconosceva l'autorità, ciò era per il +fatto che doveva dire «buon giorno, buona sera», per il fatto che era +lui che metteva fuori i denari, era lui che per fare certe spese tirava +fuori dal portafogli certi biglietti grossi che Giacomino avrebbe mutato +così volentieri in tanti dolciumi; era lui, sempre lui. + +Se non che la gran differenza tra prima e adesso era questa: prima gli +pareva una cosa naturale che tutto ciò dovesse avvenire per parte del +babbo, nel modo medesimo che è naturale che colui il quale ha sete va al +caffè e ordina il gelato: chi ha fame va al ristorante e ordina un bel +piatto di maccheroni: chi ha freddo va presso alla stufa: chi vuol fare +un viaggio monta in treno: chi vuol vivere in montagna, prende in +affitto una villetta sui monti nel tempo dell'estate, ecc. Ora tutte +queste cose così naturali e così semplici, anzi così abituali, erano +abituali semplici e naturali perchè c'era quell'uomo che vi pensava: +quell'uomo che si alzava al mattino col lume, che la sera andava via col +boccone in bocca, che poco fa ansimava per aver dato a lui Giacomino, +due piccoli pugni, che avea detto «vergogna!» e avea la barba quasi +bianca. + + * * * * * + +Congiunte queste due cose che prima erano disgiunte, Giacomino capì che +aveva fatto male, molto male! Male a far la firma falsa? No. Ma se lo +fanno tutti! Male a fare una cosa che dava dispiacere al babbo. + +E siccome questo dispiacere che dava dispiacere al babbo, dava anche un +certo non so che a Giacomino che gli faceva venire la voglia di +piangere, così Giacomino si mosse in punta di piedi alla ricerca del +babbo. Giacomino sa camminare, quando vuole, con la prudenza di un +pellirosso: esce di stanza, fiuta e, naturalmente, s'avanza verso il +tinello. No, il babbo e la mamma non pranzano, come credeva. La tavola è +bensì apparecchiata, anzi c'è in mezzo la zuppiera. Ma nessuno dei due +l'ha toccata. + +Le posate sono al loro posto: sul canterano sono gli involti intatti dei +doni di Natale. + +Giacomino sbircia: la mamma, seduta su la poltrona, legge il giornale. + +E il babbo? + +È andato via anche quella sera che è l'antivigilia del Natale? Io non +saprei proprio dire se Giacomino ebbe la visione dolorosa di tante belle +serate con dolci, castagne, panna levata e cialdoni, forse anche con +teatro, andate maledettamente a male per colpa del direttore; certo ebbe +il sentimento che nessuno più del babbo soffriva per la sua mancanza. + + * * * * * + +C'era il lume nella stanza da letto. Giacomino spinse l'uscio. È il +babbo che va a letto. + +Giacomino non si ricorda più--perchè adesso è diventato un giovanotto +serio e bravo--non si ricorda più quello che disse, però si ricorda che +il babbo, quando lo vide con quelle disposizioni, fu molto buono con +lui: lo perdonò subito subito e diceva:--Non mi darai più dispiaceri, +vero?--e lui Giacomino rispondeva di no! con una convinzione insolita, e +il babbo non gli diede nessun bacio, ma con la mano gli toccava i +capelli, e ciò gli faceva un gran piacere, e quando il babbo gli disse: +«Adesso va a mangiare, che avrai fame!» Giacomino non andò a mangiare, +ma prima andò nella sua stanza e acceso certo suo candeliere, cominciò a +scrivere una lettera al babbo. La lettera fu tanto lunga che nessun +compito raggiunse mai, a memoria di Giacomino, una così spontanea +prolissità. + +Scritta la lettera, Giacomino la collocò in luogo tale che il babbo al +mattino la scorse prima di ogni altra cosa. + +Di fatto il babbo la scorse, la aprì, la lesse e riconobbe che il suo +Giacomino ha cominciato a pensare. Ah, se il signor Antonio sapesse il +latino, come si rallegrerebbe ripetendo il motto di Cartesio: _cogito +ergo sum_, cioè non più Giacomino birichino, ma _homo sum!_ + + + + +COME LA LINGUA DELLA SIGNORA SI CALMÒ. + + +La signora entrò in casa, si gettò sul sofà, tacque, cioè no; si preparò +a parlare: invocò il nome di Dio--riservato così spesso, ohimè! per gli +attacchi d'emicrania--si levò di scatto, spalancò due o tre porte a +vetri, e si precipitò, cioè scoppiò nello studio di suo marito. + +--Io non ne posso più, più, più! Capisci tu? intendi? fai il sordo? +l'oca? lo stupido? il superuomo? Io soffro, ho dei dolori atroci, mi +sento come svenire; non mangio più, non dormo più, non digerisco più. +Sono diminuita di tre chili e mezzo. Capisci tu cosa vuol dire diminuita +di tre chili e mezzo? Ho delle vampe, delle fiamme; poi un gran freddo, +un gran gelo; poi tutto un formicolìo; il cuore si ferma, dà dei colpi, +poi mi sfugge, non lo sento più, lo sento in gola: mi chiude, mi +soffoca! Ho un vizio di circolazione, l'arteriosclerosi, capisci? È +orribile l'arteriosclerosi, capisci? Orribile! E quest'uomo, questo +marito, questo esseraccio spregevole che si chiama marito, si riempie +l'epa, beve come un facchino, dorme come una talpa, va a spasso, +digerisce stupendamente e non s'accorge d'una povera donna che soffre, +che sta male, che muore; una donna tanto gentile, elegante, fine, buona, +intelligente, sì, intelligente per un uomo che mi sappia intendere, una +donna che avrebbe fatta la felicità di qualunque altro che non si +chiamasse Marx Giraldi! Ah, la mia personalità, il mio io, ah, questo +voi vorreste distruggere, annientare, calpestare; voi mi vorreste +ridurre alla moglie che bada al soffritto e sorveglia i buchi delle +vostre calze e serve per gli usi intimi! L'avete trovata, il mio uomo, +la donna che si lascia calpestare! Vendicatevi, ora, fate la mummia, il +papa di gesso, l'indifferente. Vi sveglierò io, vi sveglierò! Mi voglio +distrarre, capite? Distrarre! Aspettate, aspettate che stia un po' +meglio! Intanto fuori i soldi: cento lire! Chi rompe paga. Domani altra +visita. Il professor Marchi non visita per meno. Se mi volete +accompagnare, è al Grande Hôtel, se pure non riparte stasera. + +Qui si fermò, e allora una voce rispose dietro i cumuli delle carte +della scrivania: + +--Io credo che cinquanta lire siano sufficienti. + +--Le figure grette, meschine, esose, le lascio tutte a voi. + +Allora si udì una chiavetta aprire un cassetto ed una mano porse un +biglietto da cento lire. + +--Imbecille!--e la mano della signora prese il biglietto e rovesciò +tutte le carte. + +Dietro di esse apparve un uomo di mezza età, barbuto, con la fronte +posata in calma sulla mano: il marito. + +La signora uscì sbattendo l'uscio. + +Allora, dietro una specie di paravento, venne fuori un omarino mezzo +spelato e con barbetta caprina, il quale subito si rivelava come +appartenente alla nobile, antica classe degli scrivani, che le macchine +da scrivere e le dattilografe vanno distruggendo in modo spietato. + +Pareva abituato a questa specie di cicloni familiari, perchè si mise +senz'altro a raccogliere le carte e i libri. + +--Per un uomo d'affari però--osservava--è grave questo modo di sfogarsi +con le carte. Pare, vero signor Giraldi? che vi sia nella signora una +specie di crescendo. Ogni parola si accumula con l'altra, come in una +pila elettrica, finchè avviene l'esplosione. + +--State buono--rispose il signore, aiutando anche lui a raccogliere le +carte--oggi è andata abbastanza bene. È quando comincia dalle origini, +dai tempi precedenti il matrimonio, quando prende a rivangare i vivi ed +i morti. A proposito, cos'ha nominato? il prof. Marchi? Grande Hôtel? +Che sia il Marchi, professore dell'Università di...? Voi che avete la +specialità dei nomi, ve ne ricordate? + +--Sì, certo: Gian Franco Marchi, specialista per le malattie del +cervello. Deve essere venuto qui apposta per un consulto al senatore +X***. Sarà una visita _in extremis_, ma era d'obbligo. + +--Allora--disse il signore--noi ci siamo conosciuti, e molto bene, in +collegio. Egli era di due corsi avanti di me. Un giovane di valore, +ricordo benissimo: uno dei pochi che si son fatti strada senza +ciarlataneria. Sapete, amico mio, che è una cosa curiosa?--e pareva un +po' rasserenato.--Noi nella vita moderna ci perdiamo spesso di vista, di +nome, di tutto, peggio che nel deserto. Accade poi, un bel giorno, di +vedere nel giornale un necrologio e allora diciamo: Io l'ho conosciuto +quell'uomo! Ma non siamo più a tempo per andare a stringergli la mano. + +--Lo dica a me che sono rimasto solo come un fungo...; e non me ne pento +ormai più--sorrise fra sè l'omarino. + +--Vi dispiacerebbe di portare, ma subito, un biglietto al Grande Hôtel? +Se il Marchi non c'è, aspettate. Se domattina presto non può, mi fissi a +che ora vuole, stasera, un appuntamento. + +Il signore si mise a scrivere. + +L'omarino si levò la manica di lustrino e andò ad infilare il vecchio +pastrano a pipistrello e ad avvolgere il collo, le orecchie, la nuca +nella fascia di lana. + +--Si trova da per tutto quest'accidente! io domando come si fa a non +avere male di testa con quest'accidente! + +Lo prese con delicatezza, come fosse stata una macchina infernale, +diabolica. + +--Un chilo e mezzo deve pesare! + +Era il cappello della signora. + + * * * * * + +Alle ore undici, nel Grande Hôtel, il prof. Gian Franco Marchi parlava +ancora con la signora Giraldi. La signora si veniva riallacciando +l'abito con mano tremante. Era una cosa terribilmente piena di +mortificazione per la signora: quell'uomo, il prof. Marchi, gelido, +meccanico, irreprensibile nel vestito, aveva esercitato su di lei +un'impressione di paura, di soggezione e di ammirazione insieme. Eppure +quell'uomo aveva parlato sempre con una voce soavissima, musicale, con +un bellissimo accento italiano: appena, appena una sfumatura di amabile +ironia. Aveva trattato con la verecondia di un asceta, con la +delicatezza di una suora di carità. Oh, nulla di brutale, come certi +medici; e nulla nemmeno di manierato, di dolcificato come altri medici +alla moda. La signora Giraldi ne aveva fatti passare ormai parecchi di +medici, e invano! Ma era quella specie di gelidezza interiore ad ogni +influsso di passione, che la soggiogava. + +La signora, nei preliminari della visita, aveva cercato, come soleva, di +celiare un po'. Bella donna, elegante, donna di spirito, poteva +concedersi questo privilegio. «Non so, come chiedere: Lei ha moglie, +dottore? ha provato mai questi incomodi? ha avuto casi consimili?» Ma +poi le si congelò la voce e si trovò paurosamente nello stato di materia +inerte nelle mani del prof. Gian Franco Marchi. + +La signora si veniva, dunque, riallacciando. Le stanze dell'Hôtel +scintillavano di lampadine elettriche, perchè il sole esisteva forse +ancora, benchè vedendo la città fasciata tuttora dalla caligine del +dicembre, se ne potesse dubitare. + +Il dottore aveva escluso in modo assoluto l'arteriosclerosi, il vizio +valvolare, il diabete, l'appendicite, il verme solitario ed altri mali +proposti dalla signora. + +--Isterismo allora, come dice mio marito? + +Il dottore fece un nobile gesto per allontanare questa parola, +«isterismo» ed anche «marito». + +--Ma allora cos'è il male che io ho? Almeno sapere il male che io ho. +Perchè io sono ammalata, vero? + +Il dottore si fece serio, terribilmente serio. + +--Non mi guardi così! no! Mi fa paura! Devo forse morire? + +Finalmente il dottore domandò con voce lenta: + +--La signora ha paura di morire? + +La signora impallidì... + +--Quando penso che anch'io dovrò, molto probabilmente, morire... Ah, +no, signore! E lei ride?... + +--Sorrido, signora. + +--Agli Stati Uniti--disse la signora--i medici vietano assolutamente di +pensare a morte, a disgrazie, a malattie; ma assolutamente. Ecco perchè +le Americane sono sempre belle, allegre, piene di vitalità. + +--E invecchiare, signora, è anche questo un pensiero che la +turba?--domandò ancora il dottore, senza tener conto dell'America. + +Un fremito scosse la signora: + +--Mi pare impossibile di dovere invecchiare! Ogni sera, a letto, mi +viene questo pensiero; ed allora il cuore comincia a precipitare. Faccio +la luce: prego,--noti bene, prego--mio marito di sentirmi il cuore. Si +rifiuta! Un brutale, mio marito! + +--I mariti sono quasi sempre brutali--sentenziò gravemente il dottore. + +--Ah, ecco un medico che capisce!--esclamò la signora. + +--Lei, invece--proseguì il dottore--è di indole dolce, amabile, ma ha la +sua personalità... + +--Il mio io... Certamente! + +--Ella vede, per esempio, suo marito che divora beato una bistecca, +mentre lei non può digerire, e allora in un impeto di giustificabile +rivolta, scaglia la tovaglia per terra... + +--Come fa a saperlo? + +--Il suo male, signora--disse blandamente il dottore, e proseguì:--Lei +deve possedere una memoria di ferro e quindi deve ricordare, enumerare +tutti i torti di suo marito. Questo elenco, fatto quasi ogni giorno, +supponiamo, porta all'autosuggestione, all'esacerbazione della voce, +agli atti--diremo così--incoscienti. Poi segue un abbattimento, nausee, +palpiti, cefalee... + +--Ah, sì, mio marito è la causa di tutto!--esclamò la signora.--Oh, come +capisce, dottore! Ecco, bisognerebbe che lui si sopprimesse. + +--È un consiglio che non so se vorrà accettare, ed intanto veda, osservi +gli effetti di questa iperestesia del suo «io subcosciente». + +--Ha detto?... + +--Oh, non importa che lei impari il nome! Osservi gli effetti! La +pupilla ha già acquistato una disposizione strabica; le corde laringee +per lo sforzo abnorme della voce, stanno producendo le matasse del +collo; il quinto paio nervoso stira le labbra fuori della linea normale +e produce le così dette rughe; la digestione, resa impossibile, genera +macchie, acni, rossori. + +--Orribile! Ma quale il rimedio? + +--La calma assoluta e perciò il silenzio, signora. L'assoluto silenzio. + +--Allora, abolito l'«io», la personalità, la volontà, la libertà, tutto +... In politica, in morale, in arte, nell'economia della casa non dovrò +più avere le mie idee? + +--Sì, signora. Ma noi ne modifichiamo semplicemente le manifestazioni. +Per esempio, invece di dire: Il giornale! il giornale! il giornale! lei +dice: Favorisci il giornale? Invece di ricordare i torti passati di suo +marito, lei ricorda soltanto i torti presenti. Anzi, faccia di meglio: +glieli presenti in iscritto. Invece di dire: Voglio andare a teatro, lei +dice: Avresti voglia questa sera, amico mio, di condurmi a teatro? + +--Anche «amico mio?» + +--Ma sì! Dopo tutto lo fa per la sua salute. Invece di domandare al +cameriere: C'è lui? lei domanda: Mio marito, oppure Giulio, Jacopo, come +si chiama? + +--Marx... pur troppo! + +--Ebbene, lei chiede: Marx è in casa? Invece di dire: «Ah, lo hanno +impiccato quell'infame di... Così dovrebbero fare anche di te!» Lei si +limita alla prima frase. Quanto alla politica, non se ne preoccupi. Io, +per esempio, non me ne occupo affatto. + +--Allora tutta grazia, tutta gentilezza con un rospaccio, con un +istrice, con un orso, un villanaccio di quella sorta. + +--Ecco, veda, troppe parole! rospetto, villanello tutt'al più. Si guardi +come subito le rughe tirano in giù il labbro. Che cosa è la vecchiezza? +Sono gli anni? Mai più! Sono i nervi che subiscono una lenta, +irreparabile alterazione. + +--Allora io dovrò essere una moglie come una di quelle che esistevano +prima della proclamazione dei diritti della donna? + +--Ecco, lei provi: e pensi che lo fa per suo bene e non per riguardo al +marito: ma silenzio, assoluto silenzio. E come cura, moto, aria aperta, +passeggiate in campagna, alla buona. Lei dice: Marx, mi conduci a +spasso? + +--Ma se non è buono di cogliere un fiore, di aiutare a passare un fosso... + +--Glielo insegni, signora. La donna in queste cose è nata maestra. + +Sommessamente intanto il paggetto dell'hôtel aveva avvertito che +l'automobile era pronta. Pian piano, garbatamente, giù per le belle +scale di marmo, l'illustre dottore accompagnò la signora sino al +vestibolo, assicurando la più completa guarigione. Fuori rombava +l'automobile. + +La signora estrasse la busta col denaro. + +--Sì, va bene--disse il dottore--ma faremo tutto un conto. Io devo +ripassare fra un mese; e respinse la busta con gesto che non ammetteva +replica. + + * * * * * + +Alla stazione, sotto la tettoia, era un grigio che mal si vedeva +d'intorno: le macchine vi immettevano getti di fumo come nell'ultimo +atto della _Valchiria_. Il dottore, in piedi, presso il montatoio di una +vettura a letto, pareva in attesa di qualcuno. + +Un uomo si precipitò. + +--Ebbene? + +--Niente di grave, caro Giraldi; vizio organico nessuno: si tratta di +difetti funzionali dovuti a forme isteriche, tipiche, ma di cui io ne so +quanto te. Bada però che il non sapere o il non trovare noi, così detti +scienziati, la causa del male, non vuol dire esclusione del male: il +male esiste, ricordatene! + +--Allora i più grandi oratori--disse il signor Giraldi--devono essere +stati tutti degli isterici perchè l'eloquenza di mia moglie è senza +limiti. + +--Lascia le facezie: anzi abolisci assolutamente con tua moglie ogni +genere di facezia, di ironia, sopra tutto abolisci il silenzio; parlale +molto, molto, di molte cose buone ed allegre. È donna, cioè un essere +meravigliosamente fine e complesso, che noi altri uomini, occupati negli +studi o negli affari, giudichiamo spesso con una semplicità di criteri +che ci fa veramente torto. Tienti a mente questa cosa, caro Giraldi: tu +essendo freddo, sgarbato con tua moglie, commetti il delitto medesimo +che molti commettono essendo crudeli verso i bambini, così detti +cattivi. Sono bambini infermi! E non dimenticarti anche questo: la donna +è un'infante di cui possiamo avere bisogno supremo. Il nostro orgoglio +maschile ci nasconde questa verità. Ma se tale sventura dovesse +avvenire, tu baceresti piangendo quella mano che ora allontani da te. + +--Ma quella spaventosa eloquenza..., quella lingua che non tace mai!... + +--Credo di averla curata o, almeno, mi lusingo. Basta, tu me ne +scriverai... + +In quel punto il diretto si mise in moto. + +--Dimenticavo una cosa--aggiunse il dottore sforzando la voce,--se la +conduci a spasso in campagna, misura il tuo passo col suo e qualche +volta prendila per la vita; e se di notte vuol farti sentire il suo +cuore, e tu sentilo. Esiste realmente un po' di cardiopalmo. + + + + +LA MORTE DI UN RE. + + +Quando io avevo dieci anni, o giù di lì, giocavo coi re, e fu il solo +tempo in cui vissi in dimestichezza con gente di gran paraggio. Li avea +fatti io stesso di cartone e dipinti di rosso e di azzurro con elmo e +spada. L'ho a mente quella stanzaccia a soffitta, diroccata, con un odor +di topi. Là i miei re conducevano un'esistenza da fare invidia ai veri +re della terra. Si cavavano tutte le voglie, i miei nobili re. Ma in +fondo ero io che mi cavavo simbolicamente le mie: ed era certamente per +questa specie di incantamento che io non mi stancavo mai dal giocare a +quel giuoco silenzioso e calmo, ma pieno di terribili cose: giacchè +vendicarsi, sterminare i nemici e farne strage, e poi riportarne il +trionfo era il più grande de' miei piaceri. + +Allora non era convinto amico della Società per la Pace e gli istinti +atavici parlavano potentemente in me: ma forse più che atavici erano +malvagi istinti naturali, che troviamo in tutti i bambini. + +I miei di casa si meravigliavano come io potessi stare per ore ed ore +con un pupazzo in una mano e un pupazzo nell'altra, e non capivano che +era un re che parlava ad un altro re suo rivale, vinto, stretto in +catene davanti a lui. + +Ma in simili casi la concione avrebbe potuto durare delle giornate, +tanti erano gli argomenti che il trionfatore avea a sua disposizione per +ischiacciare e vilipendere il vinto re! Io non ero malvagio, ma i miei +re erano terribilmente feroci, e inesorabili. Quali diritti esercitavano +mai! + +Un'altra cosa ricordo ancora, cioè che i miei re riposavano delle +fatiche belligere in grandi e sontuosi pranzi, i quali corrispondevano a +punto a quelli che non si facevano a casa mia, ma erano bensì nel mio +desiderio. Sua maestà di cartone era un principe molto vendicativo, ma +era anche un goloso eminente. + + * * * * * + +Un bel giorno, non ricordo da chi nè come, mi venne regalato un piccolo +falco; un falchetto. + +Ora quando venne il falco, i re furono messi in riposo, anzi furono +dimenticati. La polvere cadde su di loro; lo scudiero non venne ad +avvertire i nobili signori che già il sole era levato e illuminava la +nera foresta sonora; e i palafreni bardati scalpitavano e i mastini +odoravano la caccia. + +Il senso di profonda soddisfazione che mi invase al nuovo possesso, +evidentemente doveva provenire da questo: cioè che ora possedevo un re +autentico, non di cartone, ma vivo; un re dell'aria; un re anzi +prepotente e crudele, ma che adesso si trovava sotto la mia +giurisdizione assoluta, astretto in catene e sul quale io certamente +avrei avuto finale vittoria. Era il medesimo giuoco che continuava, +soltanto che la finzione aveva una parvenza di realtà. + + * * * * * + +Li avea visti spesso nel cielo i falchi o, più esattamente, me li +avevano indicati. + +Nel cielo lucido del mattino aveva visto certi uccelli che un più +trionfal giro volgevano nel cielo: poi si libravano in alto e +disparivano nella superba profondità dell'azzurro. Ne avea chiesto ai +villani e quelli, sospendendo il placido lavoro della vanga:--Son +falchi!--dicevano,--tutta l'aria ubbidisce a loro: quando ci sono quei +signori lassù, non vedrai altri uccelli volare e cantare. + +Ora un falco stava in mia balìa e lo contemplavo con avida curiosità per +iscoprire il segreto della sua potenza. Lo avrei pensato più grande, +come un tacchino almeno o un pavone. Era un piccolo re, grosso come una +colomba. «Sei un piccolo re!» gli dissi. + +Piccolino era infatti, liscio, grigio, con due zampe aduste come due +ferri da calza; immobile, con la testa piatta ritirata fra le penne. +Immobile come una mummia, supremamente indifferente alle mie ispezioni. + +--Dico a lei, signor falco, ha inteso? le ho detto che lei è un piccolo, +anzi ridicolo re!--e siccome quegli pareva non tener conto alcuno delle +mie parole, tanto mi accostai col dito che lo toccai. Non lo avessi mai +fatto! Quel re disprezzava le parole, ma non ammetteva scherzi di mano. +Fulminee vidi aprirsi due alacce smisurate che pareva impossibile +dovessero star rinchiuse in quel piccolo corpo, e in pari tempo mi +ritrassi con la mano ferita; il dosso della mano portava l'impronta di +cinque scalfitture, dove il sangue segnò cinque tracce di avvertimento. +Come ebbi a lungo contemplata la mia ferita, mi riaccostai al falco, ma +con molta prudenza, e lo vidi con regale solennità immobile come prima: +solo l'ala rientrava come da per sè quasi serpe che rimbuca, e quattro +lunghi e sottili aghi adunchi si ritraevano nei loro alveoli. + +I suoi occhietti gialli, tondi, si movevano solo essi, e seguivano ogni +mio gesto, come l'immagine nello specchio segue chi vi si affaccia, e +col muover delle pupille si moveva un becco breve ma uncinato, di cui +prima non mi era accorto, e dava alla fisionomia un aspetto grifagno. + +Compresi allora come il piccolo animale, uguale nell'aspetto agli altri +uccelli, ne fosse diverso per certe qualità segrete che prima non avea +sospettate. + +Pensieri di rappresaglia si agitavano nel mio cervello.--Io ti punirò +di morte,--dissi con voce di giudice che sentenzia, ma la mia voce +risonò a vuoto nello stanzone melanconico, ma era una voce dolce la mia: +egli invece mi aveva colpito senza emettere un suono. + +Gli enumerai con persuasione tutti i suoi torti:--Voi siete un violento, +un rapace, un masnadiero dell'aria, voi avete, signor falco, spogliato +tanti nidi, lacerato e ucciso tanti innocenti augelletti i quali +cantavano la gloria del Signore e provvedevano il vitto ai loro piccini! +Gran perfidia fu la vostra, signor falco, ma ora siete in mia balìa e ne +sconterete bene la colpa senza alcuna remissione o pietà. + +Così fermato il proposito della pena, dopo essermi assicurato che il +falco era ben legato, corsi in cerca di un bastoncello e feci per +colpirlo. + +Ma il falco stette: solo si contorse nell'atto superbo e magnifico con +cui sogliono effigiarsi le aquile negli stemmi dei re e le pupille +perforanti saettarono un senso:--Vile! + +Ed io non lo percossi. + + * * * * * + +Come la mia piccola anima si mutasse, io non so. Ma ricordo che, dopo +essermi aggirato due o tre volte per la stanzaccia, sentii nascere in +me per il prigioniero una grande pietà e una viva ammirazione; ma sopra +tutto un indistinto desiderio di farmelo amico, di allearmi a quella sua +indomita fierezza, a quella sua forte malvagità. + +--Ti faccio grazia della vita per ora, e ti porterò da mangiare,--gli +dissi. + +E con tale proponimento mi recai da un certo tale, esperto di cacce con +l'archibugio e con le panie, e gli richiesi quale fosse il nutrimento +dei falchi. + +--Cuore e fegato,--mi fu risposto. + +Cuore e fegato ebbe, e ben lo seppero i polli della cucina che in quel +giorno vennero trovati privi delle interiora, con gran dispetto della +fantesca e sorpresa del gatto--un onestissimo e moderatissimo gatto--che +mi guardava con le sue fosforescenti pupille come a dire:--ecco un altro +che usurpa il mio mestiere di rubare! + +Corsi in soffitta e presentando quella superba imbandigione, mi +lusingavo di ottenere almeno un cenno di ringraziamento. Non fu così. + +Non si degnò nemmeno di chinarsi per toccare quei cibi.--Quando avrai +fame mangerai e quando avrai sete berrai,--dissi allora. + + * * * * * + +Era azzurro il cielo fuori della finestra; un cielo fondo, pieno di +libertà e di silenzi. Ma il falco aveva abbassato sulle terribili +pupille le due palpebre gialle e grinzose e rimaneva ritto, rigido. Lo +contemplai: non un atto per istrappare la catena! + +Piano piano, me gli accostai.--Povero falco,--dissi,--vuoi la +libertà?--e feci per lisciarlo. + +Fu, come prima, un istante: si voltò, si rabbuffò, le ali si spiegarono, +le cortine delle pupille si alzarono e folgorarono le pupille. Questa +volta la mia mano portava, oltre ad un'altra copia di solchi, uno +strappo sanguinoso. Mi aveva ferito col becco, in modo che mi fece +subito conoscere senza aiuto di storia naturale quale differenza +interceda tra il becco degli uccelli di rapina e gli altri suoi pennuti +fratelli. La notte dormii con la mano fasciata, e al mattino corsi su in +soffitta a vedere che ne fosse del falco. + +Il falco non aveva mangiato; il cuore e il fegato imputridivano ai suoi +piedi. + +--Tu vuoi morire, bestiola mia, se non mangi,--gli dissi, ma ogni mia +esortazione cadde a vuoto. Le palpebre gli si chiudevano con una non so +quale solennità e pareva ed era immobile. Molta tristezza vinse la mia +piccola anima infantile e quel dì non giocai. + +Andai nell'orto a trovare dei lombrichi i quali strisciavano i loro +umili anelli sulla terra; presi larve di insetti, bachi, piccole +lucertole, che godevano sul muricciuolo il dolce sole, e fatto di questi +innocenti animaluzzi un cibreo che giudicai appetitoso, lo offersi al +mio falco. Non mangiò nemmeno allora. + + * * * * * + +Al mattino seguente era ancora lì, rigido, fermo. Ne ebbi pietà e gli +dissi:--Vedi che ti voglio bene e solo desidero che tu ti faccia buono e +che noi diventiamo amici! + +Ma poi vedendo che non dava alcun segno, e meravigliandomi come potesse +vivere senza cibo, ne ebbi alquanto sgomento. + +E l'Ave Maria del terzo giorno cantava melanconicamente nel vespero +dall'alto di un campanile, quando il falco cadde di botto; le gambe +sottili non sorressero più l'esile corpo, e l'esile corpo si era +rovesciato all'improvviso. Corsi e con trepidanza paurosa lo toccai; +strinsi sotto le piume quel piccolo corpo che non si scosse. Era morto. + +Egli, il re dell'aria, aveva vinto su di me. + +Allora mi accostai alla finestra col falco fra le mani e, alla luce che +ancor pendeva nell'aria, a lungo cercai tra quelle penne di scoprire il +segreto della sua ferocia, come fanno i bimbi che cercano nei balocchi +infranti il segreto del loro moto; ma non ve lo trovai, e da allora ne +ebbi grande tristezza. + +FINE DELLE NOVELLE. +Estate 1912.--_Laus Deo_. + + + Nota del Trascrittore: + + Le variazioni ortografiche sono state mantenute. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? *** + +***** This file should be named 38140-8.txt or 38140-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/8/1/4/38140/ + +Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Che cosa è l'amore? + +Author: Alfredo Panzini + +Release Date: November 26, 2011 [EBook #38140] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? *** + + + + +Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1"></a></span></p> + +<h1>CHE COSA È L'AMORE?</h1> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2"></a></span></p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3"></a></span></p> + +<h1 class="u p6">CHE COSA È<br /> +L'AMORE?</h1> + +<p class="center u p2">Novelle di</p> + +<h3 class="u">ALFREDO PANZINI</h3> + +<div class="figcenter p4" style="width: 43px;"> +<img src="images/003.png" width="43" height="31" alt="logo" /> +</div> + +<p class="center p4">MILANO</p> + +<p class="center">Società Editoriale Italiana +</p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4"></a></span></p> +<p class="p6"> </p> +<hr class="r5" /> +<p class="center">Diritti letterari ed artistici riservati per tutti i paesi alla +<span class="smcap">Società Editoriale Italiana—Milano</span></p> +<hr class="r5" /> +<p class="center">Copyright 1912, by <span class="smcap">Società Editoriale Italiana</span>—Milano. +</p> +<hr class="r5" /> +<p class="p6"> </p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5"></a></span></p> +<p class="center p6 x-large b6"><b>A Titiritì</b></p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6"></a></span></p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7"></a></span></p> + + +<h2 class="p6"><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2> + + +<div class="center"> +<table border="0" cellpadding="4" cellspacing="0" summary="table of contents"> +<tr><td align="right"><a href="#CHE_COSA_E_LAMORE">I.</a></td><td align="left">—Che cosa è l'amore?</td><td align="right">Pag.</td><td align="right">9</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#LE_OLIMPIADI">II.</a></td><td align="left">—Le olimpiadi e la signorina Olimpia</td><td align="right">»</td><td align="right">21</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO">III.</a></td><td align="left">—Abito nero e abito bianco</td><td align="right">»</td><td align="right">33</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA">IV.</a></td><td align="left">—Le mosche e la Polonia</td><td align="right">»</td><td align="right">47</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#LA_BUSECCA">V.</a></td><td align="left">—La busecca</td><td align="right">»</td><td align="right">59</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#AHI">VI.</a></td><td align="left">—Ahi, quel povero colonnello!</td><td align="right">»</td><td align="right">71</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#LA_BAMBOLA_FATALE">VII.</a></td><td align="left">—La bambola fatale</td><td align="right">»</td><td align="right">85</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#VUOI_SAPERE">VIII.</a></td><td align="left">—Vuoi sapere come ho fatto il milione?</td><td align="right">»</td><td align="right">97</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#UN_PICCOLO_BACIO_QUI">IX.</a></td><td align="left">—Un piccolo bacio, qui!</td><td align="right">»</td><td align="right">107</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#GIACOMINUS_GIACOMINI">X.</a></td><td align="left">—Giacominus Giacomini</td><td align="right">»</td><td align="right">119</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#COME_LA_LINGUA">XI.</a></td><td align="left">—Come la lingua della signora si calmò</td><td align="right">»</td><td align="right">133</td></tr> +<tr><td align="right"><a href="#LA_MORTE_DI_UN_RE">XII.</a></td><td align="left">—La morte di un re</td><td align="right">»</td><td align="right">145</td></tr> +</table></div> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8"></a></span></p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9"></a></span></p> + + +<h2><a name="CHE_COSA_E_LAMORE" id="CHE_COSA_E_LAMORE"></a>CHE COSA È L'AMORE?</h2> + + +<p>Il signor Aurelio, uomo di abitudini mentali alquanto +filosofiche, e perciò mediocre accumulatore +di denaro, viaggiava in uno scompartimento +di terza classe.</p> + +<p>D'estate si viaggia meglio in terza classe che +in prima, specialmente oggi che la democrazia +ha attaccato dei carrozzoni belli e inverniciati di +terza ai diretti, così che poveri e ricchi hanno la +soddisfazione fraterna di trovarsi a breve distanza, +trascinati dalla stessa forza; e più specialmente +si viaggia bene in terza classe quando +non si gode di nessun diritto a biglietti gratuiti, +come era il caso del signor Aurelio.</p> + +<p>La campagna, verde e rosea, fuggiva davanti +al finestrino, e quel movimento di tutte le cose +suggeriva al signor Aurelio quest'idea peregrina: +«tutto è mobile in questo mondo.» Ma poi considerando +che gli oggetti si movevano soltanto +nell'apparenza, meditò quest'altra idea, anche +più peregrina: «tutto è stabile ed immobile in +questo mondo. Dormi, Pina, Pinuccia bella! sì, +il <i>lacu</i>...»</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span></p> + +<p>Il signor Aurelio non viaggiava solo, ma con +una sua bambina, gracilina e bionda come l'oro. +L'aveva posta a giacere sopra un cuscino: aveva +steso un lenzuoletto candido per evitare il contatto +coi microbi: ma la non voleva dormire. Oltre +che gracilina, nervosa, eccitabile! Dio, che +disgrazia essere nati da un padre di abitudini +filosofiche!</p> + +<p>«Sì, cara, il <i>lacu</i>!» Ella aveva un suo linguaggio, +tutto fatto di strane analogie, che lui +solo, il padre, intendeva. Ogni corso d'acqua era +<i>lacu</i>, cioè, lago. Ogni oggetto, fuori del finestrino, +destava in lei enorme meraviglia. «Eppure un +poco di ricchezza e di proprietà per queste povere +creaturine, non è mica un delitto!» (Il signor +Aurelio già pensava alle teorie collettiviste +che oggi sono così in vista sull'orizzonte umano, +e per le quali egli simpatizzava un giorno sì, e +un altro giorno no).</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Cadeva il vespero; ed una grande città sfumava +enorme, rossiccia, turrita in fondo al +piano: il diretto vi si approssimava rapidamente.</p> + +<p>—Ci fermeremo qui—pensò il signor Aurelio +dopo molte considerazioni.—Proseguire +col treno della notte e col freddo che fa alla +notte, non conviene.</p> + +<p>Lungo la notte fredda vegliano le bronchiti, le<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span> +polmoniti, ed altre cose feroci che la Natura +sparge e contro cui la sua povera mimma aveva +le più limitate difese.</p> + +<p>Per tutte queste ragioni il signor Aurelio instituì +questo bilancio, se era più dispendioso proseguire, +mutando la terza in una seconda classe, +o pernottare in un albergo molto pulito, quasi in +un <i>hôtel</i>, non per sè—si intende—ma per la +Pina; un <i>hôtel</i> dove i microbi fossero meno visibili. +Vinse la scelta dell'<i>hôtel</i>, anche perchè si +correva il rischio di trovare una seconda classe +piena zeppa di gente, e allora la Pina? Non dobbiamo +meravigliarci di questi dubbi, considerando +che il signor Aurelio aveva per le altre +questioni un colpo d'occhio fulmineo, ma per le +piccole operazioni quotidiane era spesso impicciato +in una maniera troppo vergognosa per un +uomo della sua barba, della sua età.</p> + +<p>Scese, dunque, e si fece condurre in un albergo +dove i camerieri hanno l'abitudine di portare +la camicia bianca e si assicura che la biancheria +del letto è di bucato. Il naso del signor +Aurelio fece, tuttavia, parecchie esperienze.</p> + +<p>Disse il babbo alla sua mimma:</p> + +<p>—Una felice idea, adesso, Pina. Andiamo +fuori di porta io e te. Troviamo un bel <i>restaurant</i>, +e facciamo un bel pranzo.</p> + +<p>E richiamò alla Pina tutte le cose che le piacevano: +latte, <i>purée</i>, pappa, e le fragole rosse, +queste soltanto da vedere e da ammirare.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span></p> + +<p>—Ah! sì!—faceva la Pina con gran serietà +e convinzione.</p> + +<p>Ma poi, lavata che ebbe la sua mimma, un +grave pensiero si affacciò alla mente del signor +Aurelio: «Le metterò il berretto di lana o il cappellino +di velo?» Il pomeriggio era tiepido, ma +calato che fosse il sole, probabilmente l'aria si +sarebbe fatta fredda. Dunque mise alla Pina il +cappello di velo, e nella tasca si tenne la berretta +di lana e sul braccio prese la mantellina +di lei.</p> + +<p>Uscì: il corso era tutto elegante, fastoso, signorile, +nella rossa luce del tramonto, che stendeva +come un pulviscolo di porpora fra la gente, +ed anche di microbi.</p> + +<p>«Oh, io prendo la mia Pina in braccio, e chi +vuol guardare, guardi», così deliberò il signor +Aurelio.</p> + +<p>Pensare che vent'anni addietro, quando lui abitava +in quella città, da studente, si sarebbe messo +a ridere vedendo un uomo con la barba come +lui ora aveva, andare, a modo di una balia, con +una mimma in braccio!</p> + +<p>Fece il corso. Giunse nella piazza dove erano +i tram. Scelse un tram che conduceva verso la +collina, fuori di porta. Si attraversò un altro +gran corso, poi con diletto si vide che le case diradavano, +ed i pioppi sorgevano verdi con un +fremito già di frescura vespertina. Il tram correva +oramai per la campagna, nella bianchezza<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span> +della via, tagliata netta, ai margini, dal verde +dei campi. Il tram cominciò a salire verso i primi +colli, e quando fu giunto ad un piccolo alberghetto +o ristorante, quivi le rotaie finivano ed +il tram si fermò.</p> + +<p>L'alberghetto era pulito, ed aveva una bella +cucina. La padrona, in bel grembiale bianco vi +troneggiava fra i fornelli e le casseruole, e due +minuscoli garzoncelli, in berrettino bianco, la aiutavano +a sbucciare pisellini e tagliare una gran +spoglia gialla e grande come luna nascente.</p> + +<p>—Buona sera, signore—e—oh, che bella +mimma—disse la padrona venendo incontro agli +ospiti.—Vuol restare servito qua? o vuole invece +andar di sopra, che c'è una bella terrazza? +C'è pronta una minestrina di pasta battuta coi +piselli che è una bontà, e dei maccheroncini che +aspettano che l'acqua bolla: poi ci sono bistecche, +costolette. Oh, vuole un mezzo pollastrino +alla diavola? E da bere desidera vino o birra?</p> + +<p>Anche qui non era facile decidere: ma quanto +alla terrazza, sì, fu deciso: per il resto avrebbe +pensato poi, ma certamente, intanto, una minestrina +minuta, e ben cotta per la mimma.</p> + +<p>—E il brodo leggero, leggero, quasi acqua, +mi raccomando!</p> + +<p>—Per questo non dubiti, Signore—disse l'ostessa.</p> + +<p>Salì dove c'era la bella terrazza.</p> + +<p>Essa era rossa di gerani in gran fiore e pun<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span>teggiata +di campanelle che già chiudevano i loro +petali iridescenti. La sera imminente alitava la +sua pace e la sua frescura, oramai, nell'aria +calda del giorno.</p> + +<p>La Pina vide le belle tavole preparate, e fece +un «oh» di felicità.</p> + +<p>—Guarda, nei campi, mimma—disse il babbo +sollevandola—, ecco il grano. Esso è biondo oramai. +Guarda sopra la collina quei bei draghi e +serpenti grandi d'oro che vi si posano: le nuvole. +Vedi come si rompono, come si snodano; +dileguano, impallidiscono! E vedi tutti quei cipressi +neri come una processione? Oh, ma quelli +non li guardare!</p> + +<p>—Oh, la luna!—fece la mimma che aveva +scoperto anche la luna, una falce pallida, pallida +di luna nel cielo d'oriente.</p> + +<p>—Già, anche la luna: tutto tuo, mimma!</p> + +<p>—Oh sì, e la pappa...</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Parlavano forte il babbo e la fanciullina perchè +nella terrazza non c'era alcuno.</p> + +<p>Ma no! Nella stanzetta che precedeva la terrazza, +c'era un giovane: un elegante aitante +giovane di primo pelo. Pareva solo: ma anche +uno meno distratto del signor Aurelio, subito si +sarebbe accorto che non era solo. Egli stava +dritto e guardava i due nuovi venuti, mentre +con una mano accarezzava una rotondità pro<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>vocante +che terminava in due scarpette alte e +lucide. Era una <i>grisette</i> graziosa, nascosta dalla +figura del giovane ed appoggiata al davanzale. +Si voltò: apparve un volto birichino di giovanetta, +con un nasetto all'insù. Curva sul davanzale, la +cara fanciulla si lasciava lisciare molto dilettosamente.</p> + +<p>«Anch'io, se ben mi ricordo, vent'anni fa +devo aver fatto qualcosa di simile—pensò senza +rancore il barbuto signore—e certamente era una +cosa molto piacevole. Anzi si può affermare che +le osterie suburbane sono una succursale del paradiso; +ed un'ostessa che tiene pronte le tagliatelle +e delle uova e delle bistecche, l'estate specialmente +che fa gonfiare i papaveri, ella è una +benemerita del genere umano; e tutte quelle buone +cose da mangiare in due, fra il verde, rappresentano +come degli zeri aggiunti all'esponente ben +miserabile della felicità.»</p> + +<p>Queste cose pensò il signor Aurelio mentre la +Pina contemplava nella sua innocenza un piccolo +gnomo di terracotta, che la guardava dalla sua +gran faccia di satiro ridente.</p> + +<p>«—La presenza delle terze persone—continuò +il signor Aurelio—non è piacevole, e noi +certo non siamo piacevoli e bene accetti a quei +due innamorati».</p> + +<p>Per questa ragione, dopo aver disegnato sulle +labbra un garbato sorriso, il signor Aurelio non +esitò a parlare così:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p> + +<p>—Proseguano pure le loro occupazioni, come +se noi non ci fossimo: la piccina, come ben vedono, +è ancora innocente; e, per conto mio, ciò +che non fa male alla piccina, non mi disturba +affatto.</p> + +<p>Disse ciò da filosofo e insieme da persona educata: +così come si suole dire per cortesia: «Seguiti, +o signore, a fumare lo stesso! A me non +disturba il fumo, anzi...»</p> + +<p>Probabilmente i due innamorati avrebbero seguitato +a fumare, anche senza permesso.</p> + +<p>La ragazza sorrise, cioè distese in su le estremità +delle rosse labbra e socchiuse i suoi grassi +occhietti. Il giovane, invece, aggrottò le ciglia, +e parve pensare se quelle parole contenevano l'offesa +di una ironia. Ma no! Allora sorrise anche +lui, e ringraziò.</p> + +<p>Poi si stabilì un certo scambio di parole fra +le due coppie di commensali.</p> + +<p>Aspettando che il cameriere portasse in tavola, +la ragazza fece conoscere meglio alla mimma +quei gnomi di terracotta che ornavano la terrazza, +in figura di vecchietti ridenti, barbuti ed +incappucciati; e le spiegò che quei coboldi incappucciati +non mangiano le bambine, nè buone nè +cattive; ed infine le mostrò l'imagine sua di angeletta +deformata nelle spere di vetro. Ciò fece +molto ridere la mimma. E il signor Aurelio fu +molto riconoscente alla graziosa <i>grisette</i>.</p> + +<p>Poi vennero i maccheroncini fumanti nel po<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>midoro +nuovo e nel burro: venne la minestrina +leggera per la mimma, ed allora ognuno badò +ai fatti suoi.</p> + +<p>Ma poi accesa la sigaretta, lui e anche lei, lui, +il bel giovane, disse al signor Aurelio:</p> + +<p>—Eppure, veda, caro signore, vi sono dei +brontoloni, specie certi vecchi barbogi e puritani, +che in una sala di albergo si scandalizzano se +trovano una coppia, così come noi, <i>tête-à-tête</i>, +che fa all'amore. È invidia. Creda, tutto invidia.</p> + +<p>—Certo è invidia, invidia dormente—rispose +l'uomo filosofico.—Io però non la provo affatto. +Io provo un altro ben diverso sentimento quando +vedo due giovani, come voi due, avidi,... avidi +di confondere il loro essere in un essere solo.</p> + +<p>—Mi piace la frase—disse il giovane.—Ma +tu, Argia, non ne hai capito niente, vero?</p> + +<p>L'Argia sosteneva che aveva capito benissimo, +e poi, disse:</p> + +<p>—Il sentimento, mi dica il sentimento che lei, +signore, prova quando vede due giovani che si +vogliono bene.</p> + +<p>L'uomo filosofico meditò e poi disse:</p> + +<p>—Oh, una gran cosa, sublime e terribile! +Veda, signorina, comunemente il pubblico, quando +osserva due amanti camminare su e giù per i +luoghi solitari; o, a tavola, negli alberghi, come +può essere qui, li vede alternare un boccone e +un sospiro; e lasciare in pace la bistecca per +appiccicarsi per mano; e fare sbocciare piccoli<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span> +baci dalle labbra socchiuse, ebbene allora il pubblico +grossolano crede e giudica che ciò sia cosa +immorale. Ma niente affatto...</p> + +<p>—Ma sicuro...—disse l'Argia con molta approvazione.</p> + +<p>—Adagio: la mi lasci finire, signorina. Per me +i due innamorati non sono due che si divertono; +ma due meschinelli, due inconsapevoli lavoratori +e servi di quella grande autocrate che +si chiama Natura, i quali, poveretti, ubbidiscono +a certe leggi che impone questa fatal Natura. A +me è accaduto lo stesso come accade a voi. Ho +amato, ho baciato e poi..., e poi e poi è nata +quella lì. Allora ho sentito la mia giovinezza +morire, ed ho sentito che la mia vita non aveva +più altro ufficio che quello di difendere questo +piccolo debole fiore delle mie carni.</p> + +<p>L'uomo filosofico prese la Pina sulle ginocchia +e la guardò con grandi occhi, umidi e dolci; e +domandò:</p> + +<p>—Lei non ha mai pensato a queste cose, signorina?</p> + +<p>La graziosa Argia questa volta non rise.</p> + +<p>Ma il giovane, recingendo alla sua bella amica +il fianco, disse:</p> + +<p>—Lei deve essere filosofo, caro signore. Ma +in verità ella è troppo filosofo, e perciò non è +più filosofo. Anch'io sono filosofo e come studente +di medicina, è quasi un dovere essere tale. Certamente +io convengo che la natura imponga queste<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span> +leggi. Ma il nostro dovere di uomini civili è di +non pigliarlo sul serio il codice semi-barbaro della +natura. Frodarle fin dove si può queste leggi! +Questo sì è il segreto della vita!</p> + +<p>—E se non si può?—richiese il signore.</p> + +<p>—Se non si può—disse in tono di suprema +rassegnazione il giovane,—si è dei deboli, cioè +bisogna accettare di essere infelici. Ecco tutto. Ma +bisogna potere! Pensi, caro signore: non abbiamo +mica noi, nascendo, approvato, firmato e sottoscritto +il contratto feroce che la Natura ci ha imposto! +È lei che ce lo ha imposto. Chi non lo sa? +È una delle prime nozioni di fisiologia: <i>alla natura +brutale niente importa di noi, ma la conservazione +di noi come specie</i>. Invece a me importa +moltissimo di me e niente affatto della conservazione +della specie. Io perciò come persona intelligente, +mi ribello ai decreti imperiali della natura, +o quanto meno cerco di raccogliere le rose +e buttare via le spine. L'Argia, quest'amabile +fanciulla, possiede anche lei un'intelligenza filosofica +istintiva e condivide queste mie idee; e +perciò tutti e due facciamo un amore facile, piacevole, +direi così, sportivo; e molti giovani fanno +come noi, e fanno saviamente. E lei che mi risponde +ora, caro signore?</p> + +<p>L'uomo chinò il capo.</p> + +<p>—Lei è destinato ad essere più felice di me, +e perciò a vivere di più—disse e guardò a lungo +la sua piccola Pina.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p> + +<p>Poi sospirando aggiunse:</p> + +<p>—Tutto il mio mondo è qui, in questi quattordici +chili di carne! Qui stanno tutte le leggi +della vita, per me!</p> + +<p>Era sera oramai.</p> + +<p>Mise alla Pina la berretta di lana e la mantellina.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Altre coppie intanto dall'amore «sportivo» cominciavano +ad occupare rumorosamente qua e là +i tavoli. Col nascere delle tenebre cominciava la +giornata gaia del piacere per gli amanti più saggi. +Per lui si chiudeva.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Ricondusse la Pina all'albergo, voltò la chiave +della luce elettrica, e la bella stanza si illuminò +di bianchezza con gran piacere della Pina.</p> + +<p>Il signor Aurelio le tolse poi le vestine, e la +mise sotto le coltri; dicendole che stesse buona e +dormisse.</p> + +<p>Ella dormiva. E lui guardava con occhi di infinita +domanda quella strana imagine che era sopra +il letto: Maria Vergine, vestita di azzurro, +con gli occhi in su, sopra un arco di stelle!</p> + +<p>—Quella lì—mormorò il signor Aurelio—è +destinata a correggere i tremendi decreti di Dio +o della Natura. Ma che ne sai tu, povera imagine?</p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="LE_OLIMPIADI" id="LE_OLIMPIADI"></a>LE OLIMPIADI +E LA SIGNORINA OLIMPIA.</h2> + +<p>—Lei faccia i suoi libri e vada via!—scoppiò +a dire il signor professore contro di me.—E +via subito, subito, subito. Fuori da quest'aula!</p> + +<p>E la mia giovinezza fu tutt'ad un tratto investita, +assalita da quell'uomo congestionato in faccia, +che mi respingeva con parole di minaccia, +coi gesti, con la persona, finchè l'uscio della +scuola fu ribattuto contro di me.</p> + +<p>E ancora sento e vedo lo stupore e il silenzio +dei miei compagni. Ma che misfatto mai avevo +commesso? Quale malefizio avevo mai perpetrato +contro quell'uomo? Quale lebbra era apparsa in +me, giovinetto, per essere espulso a quel modo?</p> + +<p>Io mi trovai solo, nella strada, coi miei libri +di greco: le tempie che mi martellavano, il pensiero +che non si fissava più se non in un'unica +idea: la licenza liceale perduta, il mio avvenire +distrutto, il mio povero babbo... E allora cominciai +a lagrimare.</p> + +<p>E così lagrimando mi accorsi che non ero più<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span> +tra le vie tumultuose della città; ma seduto su +di una banchetta solitaria dei giardini pubblici, +e sopra di me i tronchi protesi e neri di un'antica +pianta si aprivano pudicamente, meravigliosamente +con le loro infinite gemme di petali rosa, +e più sopra ancora splendeva l'azzurro del +cielo.</p> + +<p>Era il dolce maggio.</p> + +<p>Ma quale misfatto avevo io commesso?</p> + +<p>Lo dirò candidamente ora che la tranquillità +è ritornata nel mio spirito, e molto tempo è trascorso.</p> + +<p>Io avevo allora diciotto anni ed ero un buon +scolaro di greco e di latino. Ero ossequiente alla +mitologia greca, credevo alle virtù dei Greci e dei +Romani. Credevo, senza che il mio pensiero +avesse sino allora sollevato alcun dubbio, in Giove +Tonante, nei Titani, nelle Muse, nelle regole di +grammatica e di retorica. Ero, insomma, un bravo +figliuolo, un buon figliuolo, ed anche un gentile +ingenuo figliuolo.</p> + +<p>Ma il vero è che in quel giorno io avevo inconsapevolmente +offeso il mio professore di greco in +ciò che di più delicato e sensibile ha l'uomo, cioè +nella sua vanità.</p> + +<p>Ma quale colpa ne avevo io se ignoravo nella +mia candida anima l'esistenza di questo punto +vulnerabile nell'epidermide coriacea dell'uomo? +Se lo studio delle virtù greche e romane mi avevano +quasi instillato la convinzione che dire la<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span> +verità fosse il miglior modo di mettere in pratica +quelle illustri virtù?</p> + +<p>Dunque in quel giorno si spiegava un passo di +autore greco e vi si trattava delle Olimpiadi. Io +sostenevo che le Olimpiadi erano uno spazio di +quattro anni nel complicato Calendario dei Greci; +il professore sosteneva che esso era di cinque +anni. E certo io avevo più ragione di lui! Ma poi +la disputa si inacerbì e, non so come, mi vennero +fuori queste vere ma infelici parole, cioè che anche +i professori di greco si preparano sulle versioni +letterali dal greco.</p> + +<p>Non l'avessi mai detto!</p> + +<p>Quel maestro di umanità perdette d'un tratto +ogni sua umanità, divenne furente e mi scacciò, +come ho detto.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Dunque io lagrimavo silenziosamente sulla banchetta +dei giardini pubblici, sotto quella dolce +fiorita di rose, e un cantare lontano di uccelletti +pareva come aiutasse le timide gemme a sbocciare.</p> + +<p>Allora mi accorsi di non essere solo sulla banchetta.</p> + +<p>Una giovane donna sedeva presso di me.</p> + +<p>Io fino a quel giorno avevo conosciuto, anzi +avevo combattuto con i tre generi, maschile, femminile +e neutro; ma ignoravo che cosa fosse quel<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>l'essere +delizioso e perfidamente saggio che è la +femmina.</p> + +<p>Era bella? era elegante colei che sedeva presso +di me? Io ben sentivo il languore di due grandi +pupille nere che sempre più si venivano scostando +da un fine libro e si posavano, quasi avvolgendomi, +sulla mia giovinezza lagrimante.</p> + +<p>Alla fine udii una voce pietosa e quasi materna +che mi rivolse queste parole:</p> + +<p>—Perchè piange, se è lecito domandare?</p> + +<p>Così cominciammo a parlare, ed io raccontai +tutta la mia disavventura, dalla questione delle +Olimpiadi a quell'espulsione feroce, la prima +grande sventura della mia vita.</p> + +<p>Ella ascoltava. Un grazioso sorriso di meraviglia +e di pietà balenava sulle sue labbra. Il volto, +un po' chinato, mi si faceva sempre più da +presso: un volto pallido, ambrato, fine, strano, +delimitato da un velo nero che si inarcava sulla +fronte: perchè all'infuori di quel volto bianco, +di due nude bianche mani, tutto era nero: tutta +chiusa ella era in una veste nera. Ma non ne +emanava alcun fantasma di morte o di lutto; ma +come un profumo esotico e forte.</p> + +<p>A quel profumo anzi io sentivo sobbalzare l'anima +mia stranamente, e quasi sbocciare come +sbocciavano le gemme della pianta che si allargava +sopra il mio capo. E ciò mi dava un senso +di nuovo piacere, che nasceva dal mio dolore.</p> + +<p>Diceva ella ogni tanto:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p> + +<p>—Oh, che roba! Che orrore! <i>Pauvre enfant!</i></p> + +<p>Poi con volubilità che quasi mi offese, mi pregò +che le spiegassi quella storia delle Olimpiadi.</p> + +<p>Che cosa le potevano interessare le Olimpiadi?</p> + +<p>—Così—disse con un sorriso ambiguo—, è +perchè anch'io mi chiamo Olimpia.</p> + +<p>Allora io cominciai a raccontare.</p> + +<p>—Ella deve sapere, signora—dissi—che +nell'anno 776 avanti Cristo, cioè 23 anni prima +del 753, anno della fondazione di Roma...</p> + +<p>A queste mie parole la signora strabiliò, e +inarcò le grandi ciglia.</p> + +<p>—E lei, così giovane,—disse—deve ricordare +tutte le cose dai secoli delle Olimpiadi sino +ad oggi? Ma se io non ricordo più nemmeno quello +che è avvenuto ieri! <i>Ah, pauvre enfant!</i></p> + +<p>E mi guardò con intensa pietà.</p> + +<p>Io andai avanti e le spiegai tutta la storia dei +giuochi Olimpici: cominciando da quel re briccone +di Enomao, che sfidava alla corsa dei cocchi +tutti i pretendenti alla mano della bella sua +figlia Ippodamia,—ma siccome l'asse dei cocchi +era di cera, veda, signora, così tutti cadevano +vinti.</p> + +<p>—Oh, che birbante!—disse la signora Olimpia.—Ma +oggi sarebbe squalificato quel signore!</p> + +<p>—Ma un bel giorno—proseguii—nella terra +Apia arrivò Pelope, figlio di Tantalo.—La storia +di Pelope e dei suoi cavalli fatati interessò moltissimo +la signora, specialmente quando imparò<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span> +la sua vittoria su Enomao, il suo sposalizio con +Ippodamia.—E da queste nozze poi nacque +Atreo, che fu padre di Agamennone e di Menelao.</p> + +<p>—Oh, guarda—disse la signora Olimpia, e +sorrise in modo che mi sconcertò.</p> + +<p>—Ho detto qualche sciocchezza forse, signora?</p> + +<p>—Ma niente del tutto—e rideva gaiamente.</p> + +<p>Ma poi si fece seria e mi domandò:</p> + +<p>—E lei deve sapere tutte queste cose?</p> + +<p>—Ah sì, e altre ancora.</p> + +<p>La signora si strinse le tempie con le mani, +come fosse stata colta da un accesso improvviso +di emicrania.</p> + +<p>Domandò:</p> + +<p>—E cosa prendono di paga i vostri professori, +che insegnano tutte queste cose?</p> + +<p>—Due o tremila lire, credo, signora.</p> + +<p>—All'anno?</p> + +<p>—Sì, signora, all'anno.</p> + +<p>La signora parve sbalordire.</p> + +<p>—E anche lei, se volesse fare il professore, +prenderebbe lo stesso?</p> + +<p>—Così credo—risposi.</p> + +<p>I grandi occhi della signora Olimpia espressero +una grande pietà.</p> + +<p>Disse:</p> + +<p>—Ma se io ne spendo quasi altrettanto per le +calze...!</p> + +<p>Allora stupii io:</p> + +<p>—Per le calze, signora?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p> + +<p>—Sì, calze e accessori—si affrettò correggendo. +Ma poi parve pentita delle sue parole.</p> + +<p>Domandò di vedere i miei libri greci: li girò in +alto, in basso come una cosa nuova.</p> + +<p>Dissi io allora:</p> + +<p>—Anche lei leggeva, signora.</p> + +<p>—Ah, il mio libro non si può vedere: e sigillò +il libro, posando sulla busta di cuoio la mano.</p> + +<p>Io non insistetti e tacqui.</p> + +<p>Ma dopo un poco mutò pensiero.—Guardi—mi +disse audacemente.</p> + +<p>Guardai. Era un libro francese, un romanzo. +Non lo avevo mai letto; ma il titolo non mi era +nuovo. Poi ricordai. Ricordai che un giorno mio +padre, parlando con un magistrato di quel libro, +aveva detto: «Finchè non riuscirete a togliere +dalla circolazione questo genere di libri, le vostre +leggi non rappresenteranno che un'ipocrisia +sociale di più».</p> + +<p>—Non ha letto mai questo libro?</p> + +<p>Io arrossii grandemente.</p> + +<p>Per me? per lei arrossii che leggeva quel deplorevole +libro? Non so: mi sentivo un gran calore +nelle vene.</p> + +<p>—Davvero non l'avete mai letto?—chiese socchiudendo +maliziosamente le sue grandi pupille.</p> + +<p>—Davvero!—e arrossivo anche di più.</p> + +<p>Mutò discorso.</p> + +<p>—Dunque il vostro caso è disperato?</p> + +<p>—Sì, signora.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p> + +<p>—Ma io non credo—disse ad un tratto assumendo +un'aria ben strana di serietà.—Anzi +è un affare rimediabile. Dunque il greco, voi dite, +è molto difficile. E deve essere così! E voi assicurate +che anche i professori si aiutano con le +traduzioni?</p> + +<p>—Sì, signora, con le traduzioni letterali dal francese. +Io non dico che tutti i professori facciano +così, ma il mio fa così.</p> + +<p>—E voi gliel'avete detto?</p> + +<p>—Pur troppo, signora—sospirai—, e magari +potessi rimediare al malfatto!</p> + +<p>—Semplice—disse.—Carta, penna e calamaio. +Vi detto io.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Ora io non ricordo più come avvenne, ma so +per certo che per trovare carta, penna e calamaio, +io salii con lei, da lei, nel suo appartamento.</p> + +<p>Venne ad aprire una cameriera. Non ricordo +l'appartamento. Mi parve strano e diverso da +quello di casa mia. Perchè diverso, non so.</p> + +<p>La camera da letto dove mi introdusse, era +misteriosamente elegante, con un lettuccio piccolo, +grazioso, tutto a trine.</p> + +<p>Ma non conservo percezioni nette; soltanto ricordo +che un brivido morboso si veniva impadronendo +di me, mentre ella con calma esacerbante +si toglieva, allo specchio, tutti quegli strani +armamenti della testa.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span></p> + +<p>Mi pareva che qualcosa di inusitato, di enorme +dovesse fra poco succedere.</p> + +<p>—Ma sapete—disse—che l'abito nero dà +un bel caldo! Deve essere caldo, oggi.</p> + +<p>—Sì, caldo!—dissi, e ricordai non so quanti +gradi di temperatura.</p> + +<p>—Oh, anche di più!—disse ridendo.—Permettete?</p> + +<p>Uscì. Rimasi solo. Rientrò poco dopo. Era +uscita dalla guaina nera: era tutta vestita di +una gran veste rosea. Mi parve più magnifica. +Stupii come sotto quelle maniche dell'abito nero +ci fossero state nascoste due braccia così bianche! +Ebbi l'impressione di una energia occulta +e deliziosa in quelle braccia nude.</p> + +<p>—Oh, che cattiveria, che cattiveria, che cattiveria—disse +ridendo e venendomi sempre più +vicino, quasi rasente—tormentare col greco e +con tutti quei libracci un povero bambino!—e +così dicendo crollava la testa, e si appressava +di più.</p> + +<p>—Povero bamboccione—disse d'un tratto, +e mi prese con le due mani adunche per i +capelli ed accostò il mio volto alle sue grosse +labbra.</p> + +<p>Io impallidii. Ella parve godere del mio pallore. +Non parlava più.</p> + +<p>Probabilmente la mia faccia era diventata una +mela o una pesca di luglio: una pesca sugosa e +fresca che ben si morde.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>—Ora, ragazzo, <i>s'il te plait</i>, torniamo alle +Olimpiadi e al tuo professore—disse.</p> + +<p>A me parve come di essere desto dal sogno in +cui il Veglio della Montagna immergeva coloro +che gli dovevano essere devoti sino alla morte.</p> + +<p>Io non ne volevo più sapere nè di Olimpiadi, +nè di scuole.</p> + +<p>—Voi siete ben goloso, <i>mon petit</i>. Torniamo +alle Olimpiadi.</p> + +<p>In quell'ampia vestaglia ella si era rannicchiata +in fondo ad una poltroncina.</p> + +<p>—Mettetevi lì, e buono. Già bisognerà fare +così!—Prese un tavolino e lo collocò fra la sua +persona e la mia a guisa di bastione.—Posso +offrirvi?</p> + +<p>Mi porse una sigaretta: ne accese una per sè.</p> + +<p>Devo confessare che la mia mente era così annebbiata +che se colei mi avesse detto: «manda i +padrini al tuo professore, e battiti a duello», io +avrei trovato il consiglio naturalissimo.</p> + +<p>Invece il suo consiglio fu molto savio e rivelò +molto acume. Aggrottò le ciglia e disse:</p> + +<p>—Tu capirai che lui dovrà pensarci due volte +prima di formulare l'atto di accusa contro di te. +In fondo è un atto di accusa contro di sè.</p> + +<p>—To', è vero!</p> + +<p>—Ma non basta: la sua rabbia è appunto in +relazione alla impossibilità in cui l'hai messo di +punirti...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span></p> + +<p>—To', è vero! Ma può vendicarsi—aggiunsi.</p> + +<p>—Perfettamente. Ma tu prendi dal «secrétaire» +carta e busta e scrivi. Scrivi: detto io. +No, quel foglio lì.—Guardai il foglio. Vi era +impresso in azzurro, «Olympie».</p> + +<p>Oh, Olimpia, dolce pingue nome! Tutto azzurro, +tutto fresco come la grande acqua del mare.</p> + +<p>—Su, andiamo, scrivi! Eri così «savio» +poco fa.</p> + +<p>Io scrissi: «Signor Professore, in un momento +di vera aberrazione mentale ho osato formulare +contro di lei un'accusa che tanto più mi tormenta +di rimorso quanto più riconosco la sua dottrina +e il suo sapere. Come posso rimediare se non +facendo piena dichiarazione della mia colpa e +supplicandola di volermi perdonare?»</p> + +<p>—È tutta una bugia—dissi.</p> + +<p>—E la bugia si trova dentro la vita o fuori +della vita?—mi chiese l'adorabile Olimpia.</p> + +<p>È vero: la menzogna è nella vita. E allora +perchè soffrire per combattere quello che è nella +vita, che è la vita?</p> + +<p>Guardò l'orologio.</p> + +<p>—Presto, pòrtala subito al tuo professore.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>O me, miserabile! Mi feci quasi scacciare da +quella stanza da cui non volevo più uscire.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Il giorno dopo il professore annunziò la mia +lettera alla scolaresca; la lesse anzi; poi pronunciò +un discorso di elogio alla mia persona. Ma +io rimasi molto indifferente.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Dopo due mesi ero in possesso della licenza, +ma senza troppo studiare. Me ne era andata via +la voglia di studiare. Mio padre forse se ne accorse, +specialmente quando gli manifestai la intenzione +di darmi a tutt'altri studi che quelli +classici.</p> + +<p>Abbandonai le Olimpiadi per sempre e tutti i +secoli di cultura classica prima di Cristo e tutti +quelli dopo Cristo, fino ai tempi nostri.</p> + +<p>Bisogna conquistare la vita, e non servire ai +morti.</p> + +<p>E se i Greci avessero dovuto studiare il greco, +e i Romani studiare il latino, quei due popoli non +sarebbero stati i grandi popoli che furono.</p> + +<p>Di questa semplice verità io devo la conoscenza +alla signorina Olimpia, artista di caffè-concerto +e stella di prima grandezza.</p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO" id="ABITO_NERO_ED_ABITO_BIANCO"></a>ABITO NERO ED ABITO BIANCO.</h2> + +<p>—Ecco, veda, io non domando di far carriera: +io domando, prima che questa barba diventi grigia, +di poter respirare un poco d'aria igienica.</p> + +<p>E il signor Foresti mi presentava sul dorso +della mano, dall'alto della sua statura atletica, +la sua barba, dove il grigio già minacciava una +invasione generale: ed io credo che fosse questo +grigio, in aumento, combinato con la speranza, +sempre più in diminuzione, di potere respirare +«un poco d'aria igienica», che rendeva il signor +Foresti piuttosto irritabile, anzi molto irritabile, +nel suo ufficio di capo-stazione della piccola stazione +di S... Egli era capace di avvertire dal suo +buco di distribuzione dei biglietti: «Questa bottega +è diversa dalle altre: meno avventori vengono, +più piacere mi fanno!»; era capace di +dire, percorrendo il treno con le braccia aperte +e con un sorriso tremendamente ironico: «Ma +quei baci, ma quei saluti, ma se li distribuiscano +prima!» Capace, nella spedizione delle merci, di +attaccarsi a tutti i rampini di quei regolamenti +che odiava di un odio così profondo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span></p> + +<p>Un orco! La più docile ed umile pasta di questo +mondo: tanto è vero che non aveva fatto carriera. +Certo, in quei momenti, era bene non avvicinarlo, +non parlargli.</p> + +<p>Ma io avevo trovato un mezzo per esasperarlo +in modo soave ed atroce. Chiudevo le pupille +dolcemente, dicevo con voce sentimentale:</p> + +<p>—Ecco qui il suo piccolo giardino, i garofani, +l'insalata; ecco la sua piccola stazione, beata +come un eremo, baciata dal primo raggio del +sole e salutata dalle rondini... Ah, se io fossi +come lei, capo-stazione, come lo terrei coltivato, +inaffiato, fiorito, il piccolo giardino: e come ci +farei una capannetta per leggere, per istudiare...</p> + +<p>—Badi bene come parla, sa! Non si prenda +mica giuoco di me!...</p> + +<p>—Scusi, capo, io dico sul serio. Per me, costretto +a vivere in una grande città, questa vita +idillica sarebbe l'ideale... Lei qui, intanto, è padrone +assoluto...</p> + +<p>In verità, in verità, era un reclusorio quella +piccola stazione: e lui, il capo, un coatto, costretto +a vivere fra un disco al nord e un disco +al sud; giacchè l'amministrazione lo aveva bensì +elevato al grado di signore assoluto, essendo egli, +bigliettaio, spedizioniere, telegrafista; ma non +aveva chi lo sostituisse o lo aiutasse fuorchè uno +scambista e un facchino.</p> + +<p>—Quanto ai libri da leggere, eccoli qui!—e +prese un ammasso enorme di libri e carte. Io<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span> +temetti che me li scaraventasse sulla testa: si +accontentò di accatastarmeli davanti: erano regolamenti, +circolari, istruzioni.</p> + +<p>—Questa è la mia letteratura!—Aveva gli +occhi feroci.—Creda—mi diceva poi acquietandosi +con la subitaneità della sua indole buona—io +odio questo sole, io odio quest'aria balsamica; +io, democratico, considero questa sudicia +umanità di campagna come una razza inferiore. +Persino le donne, capisce lei? persino le donne +non mi sembrano donne!</p> + +<p>L'aria balsamica, l'aria igienica pel signor +capo era quella che si respira nel fondo di quei +pozzi grigi che sono le vie, le piazze di una +grande città.</p> + +<p>«Ah, a mezzanotte—sospirava—un teatro +illuminato! per le vie lucide dei tram lucidi! uomini +col colletto pulito, donne all'ultima moda; +donne autentiche, lavate; <i>bars</i>, <i>buvettes</i>, scintillanti +di luce elettrica, vetrine messe con gusto: +lavorare sì anche, ma almeno potere un'ora al +giorno sedere entro un caffè, godere lo spettacolo +dell'umanità che passa davanti al vostro tavolino, +al vostro calice di birra autentica! Macchè +sole, macchè mare, macchè alberi, fiori, verdura, +insalata, garofani!»</p> + +<p>Oh, allora sì, il signor capo si sarebbe «arrangiata» +la barba che oramai diventava grigia, ed +avrebbe speso allegramente il capitale esuberante +della salute che rifioriva nel suo corpo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span></p> + +<p>Da anni ed anni tempestava la direzione per +un trasferimento in una città grande: era lì, rimaneva +lì, e non aveva più altra speranza che +quella di ammalarsi sul serio e poter ottenere +un congedo.</p> + +<p>Ma come fare ad ammalarsi? In quella piccola +stazione dall'aria balsamica, la gente ci veniva +per salute all'estate, ed egli aveva la soddisfazione +di vedere bensì in quel tempo aumentato +il suo lavoro, ma senza potere avere la consolazione +di ammalarsi.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Una mattina di luglio, una ben calda e serena +mattina, io presenziavo l'arrivo di un piccolo +treno, che usurpa il nome di diretto.</p> + +<p>Il signor Capo, tra spedizione merci e spedizione +viaggiatori, ne aveva sino oltre al berretto +paonazzo. Tempo di villeggiatura per la restante +umanità! Un piccolo rossore alla fronte, un parlar +secco allo sportello dei biglietti, un saluto +glaciale a me, mi avevano fatto capire che quella +mattina la caldaia cerebrale del signor Capo era +in uno stato di ebollizione pericolosa.</p> + +<p>Il treno si era appena fermato che un piccolo +signore, da uno scompartimento di prima classe, +si era affrettato a chiamare:</p> + +<p>—Aprite, presto, presto!—Poi si era calato +da sè, come se la carrozza fosse in fiamme: ma +un po' impediva il ventre che sporgeva dagli svolazzi<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span> +di un giacchetto di <i>orléans</i> nero; un poco +era colpa delle gambine esili, che non riuscivano +a toccare il predellino.—Dove sono i carabinieri? +i due carabinieri regolamentari?</p> + +<p>Le guardie del treno, la gente si affollò subito +d'intorno a quel signore, invocante l'intervento +di quegli uomini neri e rossi, i quali, benchè siano +da alcuni considerati come un arcaismo nella società +moderna, tuttavia costituiscono la più visibile +manifestazione della giustizia umana. Essi +però erano assenti.</p> + +<p>—Ma non si faccia compatire; ma non faccia +ridere il pubblico—gli gridava dal treno, come +dall'alto di una tribuna, un giovane signore, tutto +vestito di bianco che pareva un sorbetto vanigliato.</p> + +<p>—Lei ha violato la mia personalità! Quel signore +ha violato la mia personalità!—denunciava +il piccolo signore nero con gli occhi fuori +dalla testa, con una voce così irosa, che guai +per l'elegante giovinotto se il vecchiotto avesse +avuto il resto del suo fisico così bellicoso come +la voce.</p> + +<p>Un professionista del furto nei treni? Mai più! +L'elegantissimo giovane scese anche lui per dare +spiegazione al pubblico che si affollava.</p> + +<p>Semplicemente uno che voleva chiuso il finestrino. +Invece il vecchio signore lo voleva aperto.</p> + +<p>—Soffro d'asma!—diceva, e questo era evidente, +chè pareva minacciato da una congestione.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span></p> + +<p>—E se soffre d'asma? Io non posso mica sacrificare +il mio vestito e il mio panama (il panama +che il giovane aveva in testa era veramente +bellissimo ed immacolato) alla sua asma!</p> + +<p>Così si riaccese la disputa lì sul marciapiede, +con l'intervento giuridico dei signori ferrovieri e +dei signori viaggiatori. La questione giuridica sui +finestrini aperti o chiusi fu dibattuta con quell'entusiasmo +del tutto italico per le questioni bizantine. +«Esiste un articolo del regolamento...!» +«Non esiste niente, invece! Chi è immediatamente +vicino al finestrino, è padrone del medesimo». +«Sì, ma i finestrini laterali sono piombati. Esiste +solo il finestrino di mezzo. Quello di mezzo è collettivo!» +«Ma nel caso specifico erano due soli +nello scompartimento e perciò non si poteva invocare +l'appello alla collettività.» «Esisteva però +sotto la vecchia Mediterranea un articolo che +dava diritto di chiudere dalla parte del vento!» +«Ma oggi la Mediterranea è scomparsa: non esiste +che lo Stato.» «Le ferrovie di Stato hanno +creato un subbisso di regolamenti: ma nessuna +regola specifica oggi esiste in relazione ai finestrini +aperti o chiusi.»</p> + +<p>L'elegantissimo giovane con calma imperturbabile +dimostrava la assoluta inferiorità delle ferrovie +di Stato italiane, rispetto alle ferrovie +estere. «Chi ha viaggiato all'estero, sa che nei +vagoni-<i>salons</i> è diffusa l'abitudine di tenere chiusi +i finestrini in qualunque stagione; e se quel si<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span>gnore +non sa fare a viaggiare...» «Io non so +fare a viaggiare? È il mio mestiere viaggiare...—fremeva +il vecchio signore.—Del resto, qui +è unicamente questione di essere gentiluomini o +mascalzoni».</p> + +<p>—Be'—disse il capo-stazione intervenendo—a +che punto siamo? Sciocchezze, sciocchezze! +Capo-treno, dia la partenza.</p> + +<p>—Io rimango—disse il vecchio, immobile, +lì, coi suoi occhietti irosi fissi sull'avversario.</p> + +<p>—Io parto—disse il giovane, arrampicandosi, +ma con la testa rivolta all'avversario.—Del +resto, sa, se vuole riparazione...</p> + +<p>Squillò la cornetta; e il treno si mosse; e il +vecchio signore già emetteva, con tutto il suo +fiato disponibile: «Prepotente!», quando l'elegante +giovane signore fu colto da un fremito di +spavento. Che era accaduto?</p> + +<p>Il suo abito candido, il suo cappello splendido +non erano più bianchi che davanti.</p> + +<p>L'uomo era diventato bicromatico.</p> + +<p>Durante la sosta e la disputa, la macchina, +seccata, aveva fumato vigorosamente, e tutto il +fumo aveva investito in modo irreparabile l'abito +bianco.</p> + +<p>Non era il giovane signore più presentabile alla +prossima stazione balnearia, dove era diretto e +dove probabilmente gli stava a cuore di giungere +perfettamente candido.</p> + +<p>Già il treno era in moto, ed egli, aperto lo<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span> +sportello, era balzato a terra con la sua valigetta.</p> + +<p>Il vecchio signore, all'improvvisa discesa del +suo avversario, galoppò, come potè veloce, nella +sala d'aspetto. Senonchè il giovane non lo inseguì. +Affrontò alteramente il capo-stazione Foresti, +dicendo:</p> + +<p>—Favorisca presentarmi il libro dei Reclami.</p> + +<p>—Cosa vuol reclamare?—domandò il Capo, +con un certo fare un po' bonario, un po' canzonatorio +all'aspetto bicromatico del signore.—Io +piuttosto potrei reclamare contro di lei che è +sceso dal treno in moto.</p> + +<p>—La sua macchina mi ha rovinato!—esclamò +il giovane con voce esasperata.</p> + +<p>Il capo-stazione lo guardò: le sue labbra sorrisero, +tutta la barba sorrise.</p> + +<p>—Infatti—disse—è un pochino sudicio.</p> + +<p>—E lo dice in questo tono?</p> + +<p>—Pretende forse che mi metta a piangere?</p> + +<p>—Pretendo che lei faccia il suo dovere. Intendo +elevare formale reclamo contro la sua +macchina, intendo domandare risarcimento del +danno subìto... Esiste un articolo del regolamento +ferroviario che vieta alle macchine di +fare fumo...</p> + +<p>—Infatti—disse il signor Capo—articolo +decimo, paragrafo sesto delle <i>Istruzioni pel servizio +dei macchinisti e fuochisti</i>: <i>«i macchinisti +devono astenersi da qualsiasi operazione che possa<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span> +produrre fumo, o, comunque, riuscire molesta od +incomoda ai viaggiatori, come...»</i></p> + +<p>—Perfettamente, e allora perchè lei rifiuta di +accogliere il mio reclamo?</p> + +<p>—Perchè è stupido—disse il capo-stazione +accendendo in tutta pace una sigaretta.</p> + +<p>—Ma chi, stupido?</p> + +<p>—Il reclamo, il regolamento, la causa per il +risarcimento dei danni... Il mondo è pieno di +cose stupide...</p> + +<p>—Ma io le posso citare—disse il giovane signore +eccitandosi visibilmente—il caso del barone +Y..., segretario dell'ambasciata germanica, +mio buon amico, che fece causa ed ottenne un +risarcimento dignitoso dallo Stato perchè una +macchina aveva, come nel caso mio, rovinato una +<i>toilette</i> della sua signora...</p> + +<p>—Ma cosa vuole che me ne importi del suo +barone, della <i>toilette</i> di quella signora? Bella novità +che lo Stato paga! Non paga mica, però, +chi dovrebbe essere pagato! Oh, vada a farsi benedire +e favorisca di lasciarmi libero...</p> + +<p>Il giovane signore, invece, gli sbarrò il passo +e con voce insolente esclamò:</p> + +<p>—E chi crede di essere lei? Un tirapiedi del +Governo, forse?</p> + +<p>La parola «tirapiedi» ebbe la virtù di trasformare +il signor Foresti.</p> + +<p>—Le pare che io abbia una faccia di tirapiedi?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span></p> + +<p>Si era drizzato sulla persona, aveva buttato +via la sigaretta.</p> + +<p>—Tirapiedi del Governo,—confermò il giovane +signore andandogli col viso contro il viso—la +metterò io a posto!</p> + +<p>—Ma non lo dica neanche per ridere!...—e +proferendo queste parole, distese quella sua +larga mano, prese tutto il disgraziato signore per +l'abito e con violenza inaudita lo tirò a sè; poi lo +allontanò usando del braccio come fosse stato +un'asta di stantuffo; quindi lo proiettò sconciamente +lontano.</p> + +<p>Per sua mala sorte lì presso c'era un carretto +delle merci, e il giovane vi urtò in malo modo, +cadendo.</p> + +<p>Sanguinava.</p> + +<p>Il facchino accorse e lo rizzò a stento.</p> + +<p>Fu condotto al pozzo: rimase lì un po', fra un +secchio d'acqua e un asciugamano.</p> + +<p>—La caserma dei carabinieri? dov'è la caserma +dei carabinieri?—domandava angosciosamente.</p> + +<p>Gli fu indicata. Due chilometri di distanza.</p> + +<p>Il signor Capo, intanto, aveva riaccesa la sigaretta: +andava fra un disco e l'altro: la sua galera.</p> + +<p>—Ci rivedremo in tribunale!—gli disse il +gentiluomo salendo in una carrozzella.</p> + +<p>Il Capo non voltò nemmeno la testa. Ma vide +me che attendevo, e allora, un po' ridendo, un +po' fremendo:</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span></p> + +<p>—Bel mestiere il capo-stazione!—disse.</p> + +<p>—Bravo Capo! Bel colpo! Ma lei ha una +forza...</p> + +<p>—Da facchino, caro. Doveva vedermi dieci +anni fa! Povero giovane, mi dispiace, ma che +vuole? Ho perso il lume degli occhi. Mi poteva +dire tutte le brutte parole che voleva: è un corollario +del mestiere: non ci bado più. Andò proprio +a trovare quella parola <i>tirapiedi</i>. Io tirapiedi +del Governo! Io che per dire a tutti, superiori +e inferiori, quello che va detto, ho fatto +questa bella carriera dopo venti anni di servizio! +Adesso il meno che mi possa capitare è una sospensione.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Ma non fu propriamente così.</p> + +<p>Mezz'ora dopo, il signor Capo stava consumando +la sua modesta colazione fra un treno e +l'altro, in una piccola osteria, vicina al disco, +quando precipitò nella stanzetta quel signore vestito +di nero. Il suo aspetto era esilarante, luccicante: +saltellava sulle piccole gambe.</p> + +<p>—Ah, finalmente la ritrovo! Ma dove è il signor +Capo, quell'egregio signor Capo, quel grande +uomo del signor Capo? ho chiesto e mi hanno +indicato qui. Permetta che io stringa quella valorosa +mano! Lei è la perla dei funzionari dello +Stato!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span></p> + +<p>—Grazie—disse il signor Capo, Foresti—è +la prima volta che mi sento fare un simile elogio. +Peccato che lei non sia un ispettore dello Stato.</p> + +<p>Il piccolo signore sorrideva con aria olimpica; +volle nelle sue piccole mani prendere la grossa +mano del signor Foresti; la voltò, la rivoltò, la +esaminò.</p> + +<p>—Una mano simile—disse con profonda convinzione—vale +tutto un codice di legislazione +sociale. Pensi che questa mano mi ha risparmiato +un mezzo accidente. Io schiattavo dalla bile. Pensi +che in treno quel prepotente si è permesso di +fermarmi il braccio che voleva tirare il campanello +di allarme: il suo vestito bianco gli premeva +più della mia soffocazione! Io voglio proporre +per una ricompensa quell'egregio macchinista che +alimentava così vigorosamente il fuoco, che usava +con tanta opportunità il soffiante... Ma lei, lei +poi come ha risposto bene, che dignità, che correttezza! +Oh, se tutti i funzionari dello Stato sentissero +la responsabilità del proprio ufficio; considerassero +lo Stato come, come dire? come la +rocca Capitolina delle istituzioni sociali, e non +come la vacca da mungere...! Ma che cosa posso +fare io per lei? Mi esprima un suo desiderio, io +sarei ben lieto, ben onorato...</p> + +<p>Il signor Capo aveva smesso di levare la pelle +a certe infami fette di mortadella e fissava il suo +interlocutore. Il suo aspetto era molto autorevole.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span></p> + +<p>—Oh, io—disse quell'incognito autorevole +signore—proporrò per prima cosa tutto un regolamento +sull'uso dei finestrini: infatti la legislazione +delle ferrovie dello Stato è muta a questo +proposito. E lei, scusi, mi viene un'idea splendida, +possederebbe per caso una qualche laurea +in legge? No? Peccato! Io la proponevo subito all'Ufficio +centrale per le contestazioni legali...</p> + +<p>—Ma scusi—fece molto turbato il capostazione +Foresti—lei chi è?</p> + +<p>—Chi sono? Ah, sì, chi sono?—e trasse e +presentò al capo-stazione il suo biglietto da visita: +<i>Cav. Comm. X. Y.—Ispettore capo delle +Ferrovie dello Stato.</i></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>E fu così che il signor capo-stazione Foresti fu +trasferito in una grande città, dove potè respirare +l'aria balsamica dei grandi corsi, l'aria igienica +dei teatri scintillanti, dei caffè-concerto; +dove i suoi occhi poterono contemplare delle donne +pulite, autentiche, all'ultima moda; dove potè +consumare tutto il suo capitale di salute prima +che la barba diventasse totalmente grigia.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA" id="LE_MOSCHE_E_LA_POLONIA"></a>LE MOSCHE E LA POLONIA.</h2> + + +<p>Non mi accusate di essere positivista, scettico +o come meglio vi piace chiamarmi. Io, alla vostra +età—parlavo con un giovane amico—ero +terribilmente romantico ed idealista. Combattere +per la infelice Polonia era il mio sogno...</p> + +<p>—Non per il Proletariato?</p> + +<p>—No, mio giovane amico; allora non era ancora +di moda quella cosa che voi dite.</p> + +<p>—Non c'era il Socialismo ai vostri tempi?</p> + +<p>—Sì, c'era; ma era—come dire?—ancora +a balia: un grosso, tozzo marmocchio di una voracità +incredibile che lasciava indovinare uno sviluppo +prodigioso: un po' bruttino, sia espresso +col dovuto rispetto, ma marmocchio ancora, come +vi dicevo. Ah, morire con una palla in fronte e +il sole polacco davanti agli occhi, centuplicava +l'ebbrezza della mia gioventù! La mia gioventù è +fiorita agli ultimi bagliori del Romanticismo. Ma +anche senza Romanticismo, sta il fatto che pei +giovani la Morte spesso si presenta come una +forma eroica di Vita. Se la natura non ci usasse +questo lugubre scherzo, le guerre sarebbero finite<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +da un pezzo! Ma io non voglio tediarvi con la +filosofia. Vi dirò, dunque, che allora vi erano +comitati per la Polonia, conferenziere polacche, +come oggi vi sono le suffragette. Sapete chi mi +ha guarito della mia malattia romantica? Le +mosche!</p> + +<p>—Le mosche?</p> + +<p>—Sì, come ho il piacere di dirvi: se non c'erano +le mosche, io sarei rimasto—forse—ancora +romantico ed idealista, e non avrei fatto la +discreta carriera politica che voi, bontà vostra, +esaltavate poco fa. Quel lurido e petulante animale +mi ha inoculato il <i>virus</i> del positivismo. +Una reazione, quasi fulminea, è sopravvenuta, ed +improvvisamente la mia vita ha deviato come un +treno, a cui lo scambista toglie, con un colpo +di leva, la direzione: dà un sobbalzo e poi fila, +precipita verso nord invece che verso sud. Vi può +interessare?</p> + +<p>Il mio giovane amico rispose gentilmente:</p> + +<p>—Moltissimo.</p> + +<p>Io allora gli offersi una sedia, una sigaretta +e, richiamando alla memoria cose antiche, proseguii. +Alla vostra età io amavo una signora polacca, +di Varsavia, anzi di <i>Varsovì</i>, come ella +diceva in un suo gergo, mescolato di polacco, di +francese e di italiano.</p> + +<p>—Ci siamo col solito amore!—disse l'amico.</p> + +<p>—Ma, benedetto Iddio, questo dovreste saperlo: +senza l'amore e senza la donna non esi<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>sterebbe +nè romanticismo, nè positivismo, nè lirica, +nè epopea, e tutto questo benchè la donna +sia un fenomeno triste. Ricordate la conclusione +dei Nibelunghi?</p> + +<p>—Nemmeno per sogno.</p> + +<p>—È un'espressione notevole. I Nibelunghi terminano +con queste parole: «perchè l'amore porta +in fine disgrazia».</p> + +<p>—Era questa vostra signora una conferenziera +Pro-Polonia?</p> + +<p>—Mai più. In che lingua doveva conferire? +Era una splendida, lattea, placida creatura bionda, +di quel biondo tenero come di spiga non baciata +bene dal sole; anzi vi dirò che quella bellezza +nordica aveva così conquistato il mio animo +che non soltanto il color bruno ardente delle bellezze +nazionali, ma lo stesso color falbo delle +nostre donne, mi pareva un'imperfezione di natura. +Ella era inoltre così squisitamente monda +e detersa che dalle sue carni lattee io sentivo +esalare un perpetuo profumo di pervinca e di +mughetto; e gli occhi suoi grandi, quasi squarciati, +di un azzurro dolcissimo, sotto due archi +di ciglia perfetti ed evanescenti, mi immergevano +nello stupore di un sogno, da cui uscivo talora +fremente e con queste terribili domande: «E +come finirà questo amore? Come farò io a palesarle +il mio affetto? E palesato pur anche il mio +amore, dopo che avverrà?»</p> + +<p>—Allora un amore ideale...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span></p> + +<p>—Altro che ideale, romantico, vi dico: anzi +nessuna dichiarazione d'amore era avvenuta. Ella +era donna per bene, madre di due graziosi bambini +a cui io facevo da bambinaio, perchè la servetta +era una smemorata, un'arfasatta, come sovente +sono nei nostri paesi.</p> + +<p>Suo marito, uomo di molti affari, viaggiava +per l'Europa, ed aveva lasciata la sua signora +a curarsi in una piccola, modesta stazione balnearia, +dove ella aveva preso a pigione una villetta +solinga presso il mare, e dove io l'avevo, +naturalmente, seguita. Permettete che continui la +descrizione: Il suo mento era di un ovale perfetto +e la sua piccola bocca, a cuore, era la sola cosa +rosea in quel volto. Il naso, quello sì, era poco +perfetto: un piccolo nasetto rivolto in su, ma vi +dirò: i nasi aquilini e forti delle nostre donne, +con sopra le dense corrusche ciglia nere, spesso +congiunte, che sono così caratteristiche fra noi, +mi spiacevano tanto al confronto che mi chiamavano +in mente il becco delle civette e le ciglia +dei bachi da seta.</p> + +<p>—Parlavate della Polonia?</p> + +<p>—Mai più: ella era una donna placida, come +vi dissi, e si parlava di cose placide: delle mie +cacce, dei bagni, di cose da mangiare, tanto più +che io la aiutavo nelle compere presso gli avidi +e zotici nostri rivenditori, che avevano, anche +allora, l'abitudine di mettere sugli stranieri una +tassa di soggiorno mediante un sovrapprezzo sui<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span> +commestibili. Del resto, la cucina italiana le gradiva +moltissimo, e se ne parlava. I <i>pròcoli</i> (broccoli) +fritti le piacevano assai. I nostri vini leggeri, +razzanti, erano una deliziosa <i>pìpita</i> (bibita). +Sospirava Napoli dove era stata parecchio tempo. +<i>A Naple semper trovate tante buone gente</i>. Ma le +pizze di Napoli la turbavano, al ricordo.</p> + +<p>Ella mi affidava il suo <i>portmonè</i> (portamonete), +e andavamo coi bimbi a far la spesa. Si comperava +la <i>pulpa</i> di manzo per fare il <i>buglione</i> +(brodo); e trasaliva di gioia con tutta la chioma +flava, come una fanciullina, quando vedeva nei +panieri: <i>Keste pikkel cose fini fini</i> (queste piccole +cose fine fine), le <i>ziligi</i> (ciliege).</p> + +<p>—Dio, come era volgare!</p> + +<p>—Tutto è relativo; e poi a quel tempo non +era di moda l'estetica. Vi ho detto che era placida, +ma aveva anche lei i suoi momenti di lagrime +e di commozione: per esempio quando il +marito la avvertiva che lui non poteva tornare, +perchè era chiamato per affari a Parigi. Lambiva +con le belle mani i suoi piccini: «<i>Povres +enfants! Kante</i> (quando) un <i>ome</i> (uomo) promette, +deve <i>mantenire</i>» (mantenere). E diceva ciò assai +gravemente.</p> + +<p>Aveva molti scatti di sdegno contro la fanticella +<i>très-laide</i>, e peggio: chè, spesso di giorno, +spesso anche di notte, era trovata assente, sotto +il pretesto delle danze campestri al lume della +luna. Le diceva sempre: <i>Vergognati gli occhi fuori<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span> +della testa!</i> Doveva essere una espressione polacca.</p> + +<p>Per conforto io dovevo cantare.</p> + +<p>—Voi cantavate?</p> + +<p>—Certo, come italiano io avevo il dovere di +sapere cantare e cantare canzoni napoletane.—Canta, +bell'italiano!—diceva.</p> + +<p>—Anche «bello» vi diceva?</p> + +<p>Era nient'altro che un epiteto ornativo: tutto +ciò che era in Italia godeva di questo aggettivo, +eccezione fatta dei bottegai. Povera e buona signora! +Del resto io ero assai bello, nè mi vergogno, +oggi, di dirlo: bello di quella bellezza maschile, +forte, che io non so se l'esotismo della +moda, oppure il positivismo hanno fatto perdere +a voialtri, giovani moderni. Concedetemi la divagazione: +voi moderni siete brutti: la virtù fisica +maschile è appena sostenuta oggi dagli +ufficiali; e quelle signore che oggi sono così fiere +propagandiste dell'antimilitarismo, dovranno +creare, forse, un militarismo pacifico ed artificiale +in omaggio alla bellezza virile. Ma sapete +che siete ben goffi, ben menci coi vostri abiti razionali? +Noi, romantici, eravamo belli. Alto io +ero, nerboruto, con due calzoni assaettati, stretti +sì che i muscoli delle cosce guizzavano: voi oggi +portate le gonnelle, non i calzoni, e qual meraviglia +se le donne vogliono adottare i calzoni? +Portavo io, allora, coturni da cacciatore, feltro +grigio, giacca stretta al busto e così cantavo,<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span> +come potevo, ed ella diceva: <i>Canta, canta, mio +core mi fa male! tanto dispecere col core malato!</i></p> + +<p>Ma il cuore, malato veramente, era il mio.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Avevo cantato tutta quella mattina stringendo +appena la sua pallida mano, odorante di giunchiglia, +fresca della sua primavera. Avevo mangiato +un boccone all'osteria; mi ero chiuso nella +mia stanza. Era un giorno ardente, e il sudore, +con la passione, grondava dalla mia fronte. Come +concludere quell'amore? Rapirla, e poi? E dove +andare? Come vivere? E quei figli? Sappiate che +io ero povero, allora. Volli almeno, qualunque +fosse stato il nostro destino, che ella sapesse almeno +tutto il mio amore. Non ci saremmo, forse, +mai più riveduti, ma del mio amore ella doveva +avere notizia certa e memoria perpetua.</p> + +<p>Per tutto questo, benchè mi paresse cosa disonesta +ed audace rivolgere dirette e vere parole +d'amore a donna che apparteneva ad altro +uomo, pure la passione vinse e scrissi. Timidezze +dei venti anni!</p> + +<p>Suo marito, forse—io pensavo—mi avrebbe +ucciso. Ebbene? Non ero già io disposto a dar la +vita per la Polonia? Guardai per la misera stanza +d'albergo: non c'era calamaio nè penna, istrumenti +poco usati nelle locande campestri, anche +oggi che siamo così evoluti. E poi, che calamaio, +che penna! Trassi il coltello, mi denudai il brac<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>cio, +vi immersi la punta della lama. Più profondamente +premetti che non fosse necessario; ed un +forte rivoletto di sangue, del mio sangue, rutilò. +Lo contemplai con occhi sbarrati: scendeva giù +per l'avambraccio, scuro, e si veniva grumando +nella mano. Poi che l'ebbi deterso alquanto, +scrissi col mio sangue. Che cosa scrissi? Non ve +lo saprei ripetere. Poche parole, ma parole di +sangue; ma degne di essere scritte col sangue. +Poi mi si appannò la vista; mi parve che un'aria, +quasi gelida, asciugasse il sudore della fronte. +Un gran languore mi colse. Caddi riverso sul +letto, e mi addormentai profondamente.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Cadeva il vespero quando i miei occhi si riapersero. +I bagliori sanguigni del tramonto sereno +entravano nella stanzetta muta. Mi ricordai. Balzai +per prendere il foglio dove avevo consegnato +al mio sangue la confessione del mio amore.</p> + +<p>Il foglio era scomparso!</p> + +<p>V'erano bensì sul pavimento due o tre fogli +del mio taccuino, ma quello con la lettera era +scomparso.</p> + +<p>Qualcosa di terribile balenò allora nel mio cervello. +Io non vi ho detto di alcune gelosie che +nutrivo in segreto per la bellissima donna. Ella +ne era del tutto innocente: ma un barbuto signore +del luogo, assai prepotente e ricco, e di +sospetti costumi, troppo spesso e troppo da vi<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span>cino, +e con aria troppo beffarda soleva passare +presso di noi, lungo la spiaggia del mare. Io vi +assicuro che più volte ero stato preso da un impeto +folle di affrontarlo, e soltanto per riguardo +alla dama me ne era trattenuto, per timore che +egli beffardamente mi dicesse: «E lei chi è? che +c'entra?» Ora il sospetto che colui, o altri per +lui, avesse, durante il mio sonno, fatto rapire il +foglio, mi si presentò come cosa certa, per effetto +dell'immaginare mio fallace; tanto più che l'uscio +della stanza era rimasto aperto. Misi in tasca il +coltello, stavo per lanciarmi fuori, quando rassettando +rapidamente le cose mie e raccogliendo +quei fogli sparsi, m'avvidi con stupore profondo +di una cosa non sospettata.</p> + +<p>Ecco: durante il mio sonno, le mosche avevano +fatto colazione con la mia lettera. Avevano +mangiato col sangue le mie parole d'amore.</p> + +<p>Il foglio non era stato rapito; era stato succhiato +dalle mosche. Ecco perchè esso era tornato +bianco come prima. Quali pensieri mi germogliarono +in mente, non vi saprei dire: ma ricordo +che guardai le molte mosche appollaiate +sui vetri: esse parevano godere di una eccellente +digestione. La mia idealità era stata divorata +dalle mosche!</p> + +<p>Allora avvenne quel disorientamento nel mio +spirito di cui vi parlavo in principio; o se vi +pare, un nuovo orientamento.</p> + +<p>—Avete rifatta la lettera con l'inchiostro?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span></p> + +<p>—Nè con l'inchiostro, nè col sangue: avevo +trovato la soluzione semplice, naturale del problema +che mi tormentava. Il violino dell'oste faceva +già <i>zin-zin</i> e un contrabbasso faceva <i>zun-zun</i>: +le danze sotto l'imminente luna erano cominciate.</p> + +<p>Attesi: Quando fu notte alta, vidi fra le ballerine +apparire la servetta della mia signora polacca +a cui la frase, <i>vergognati con gli occhi +fuori della testa</i>, non produceva alcun effetto morale.</p> + +<p>La Polonia, dunque, era sola in casa.</p> + +<p>Allora mi avviai, ed ero ben risoluto: il cancelletto +era aperto e la sabbia del viale non produceva +alcun rumore.</p> + +<p>Povera e buona signora! Me ne rimorde un po' +ancora il cuore: ella aveva messo a letto i suoi +piccini e si preparava in abito molto notturno a +seguirli, dolce, placida, indifesa e per nulla presaga +dell'avvenire di quella strana notte. Quando +mi vide scavalcare la finestra a piano terreno +mandò un grido...</p> + +<p>—Di paura o di piacere?</p> + +<p>—Chi se ne ricorda più? Ricordo che rimase +immobile, paralizzata. Io ero ben gagliardo allora, +e le mie braccia e tutto il mio essere si affondò +in quella profumata tenerezza bianca della +Polonia.</p> + +<p>La sentii più tardi mezza dormiente sussurrare +alle mie orecchie:—Da quanto tempo ti aspettavo +bell'italiano!—E la mattina mi diceva quasi<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span> +piangendo: <i>Mon Dieu</i>, come mi potevo difendere? +Voi siete entrato come un <i>véritabile</i> brigante <i>et +une femme quand est en toilette de nuit ne peut +absolumment se défendre</i>.</p> + +<p>Non mi rimase che l'ufficio di confortare la sua +coscienza, assicurandola che la colpa non era +sua, ma della <i>toilette</i> che vestiva in quell'ora.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Il dì seguente io mi ricordo che ebbi una discussione +con l'oste e con alcuni avventori di +campagna. Le mosche erano a nembi per la cucina +in quella mattina d'estate; e quella gente +ragionava, per effetto di quella disposizione filosofica +che è connaturata nell'uomo, sui misteri +della Creazione.</p> + +<p>Essi sostenevano, ad esempio, la inutilità assoluta +delle mosche nella economia della vita.</p> + +<p>Io ero di opinione contraria.</p> + +<p>Sventuratamente non potevo spiegarmi, se non +col dire che anch'esse erano creature di Dio. Certo +io ero guarito dell'orgasmo della mia passione. +Avevo trovato quella base morale che Archimede, +come sapete, propone come giusto fulcro delle +operazioni umane, nessuna esclusa. Sono diventato +positivista; ho abbandonato la Polonia al +suo destino storico; mi sono dato anch'io al Proletariato, +del quale, come esempio vi dimostra, +si vive, ma non si muore.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="LA_BUSECCA" id="LA_BUSECCA"></a>LA BUSECCA.</h2> + + +<p>Vedi questa mia barba selvatica? Vedi queste +mie scarpe e questi calzoni inconciliabili nemici +di ogni elementare eleganza?</p> + +<p>E d'altra parte vedi quella automobile laccata +di verde con quella bella signora? con quei due +bambini, compresi già della loro posizione privilegiata? +Vedi quella governante che conserva tutta +la dignità della razza britannica a dispetto della +bianca cuffia servile? Vedi tutto questo?</p> + +<p>—Sì, vedo, ma andiamo oltre.</p> + +<p>Il mio amico pittore—artista molto delicato +e fine, ma pur troppo, oramai fallito per la gloria—si +trovava in quell'ora del pomeriggio nel +suo stato abituale di saturazione lucida di assenzio.</p> + +<p>—Niente affatto «andiamo oltre», rimaniamo +qui. Contempla soprattutto quella signora. Ti +pare bella, sì o no?</p> + +<p>—Sì, bella, ma andiamo oltre.</p> + +<p>—Niente «oltre», perchè tu devi sapere che +io, se non fossi nato imbecille, potrei essere seduto +su quella <i>limousine</i>: quei figliuoli, cioè no quei<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span> +figliuoli, insomma alcuni figliuoli li avrei potuti +fare io, cioè lei; lei ed io <i>in marital nodo congiunti</i>. +Tu ne dubiti? tu credi ad una mia allucinazione +verde? Guarda! Sono stato avvistato. +La signora ha dato ordine al meccanico di allontanarsi.</p> + +<p>La signora, infatti, volgendosi a caso verso di +noi, ci aveva scorti: aveva fatto un impercettibile +segno di spiacevole sorpresa e poco dopo la +automobile si allontanava per il viale del Parco.</p> + +<p>L'amico pittore continuò:</p> + +<p>—Ci credi ora? Vuoi sapere la storia? Vuoi +venire a casa mia a vedere i documenti? no? +Bene, paga un assenzio e ti racconto la storia +inverosimile. Essa è fatta di niente.</p> + +<p>È il dramma psicologico di un cretino: e il +cretino, lo intuisci subito, sono io. Credi tu che +uno, perchè è artista, non possa essere profondamente +cretino? Credi tu che uno, perchè è pittore +e sente il colore, non possa essere un cieco +della vita reale?</p> + +<p>Io sono un cieco della vita. Ascolta.</p> + +<p>Dieci anni addietro questa barba orribile non +era nata: fra le mie scarpe ed i miei calzoni esisteva +un'intesa di eleganza e la mia cravatta +svolazzante era come una bandiera di giovinezza. +Ero astemio. I miei capelli fiorivano sul mio capo +dolcemente al tepore della mia anima sciocca, +ma sensitiva. Io giungevo per la prima volta a +Milano così sicuro di essere accolto nel Grande<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span> +Hôtel della gloria, come il mio primo quadro era +stato accolto all'Esposizione di Brera: le poche +centinaia di lire che avevo in tasca, mi parevano +un capitale a fondo illimitato, come si legge +nelle Società di banca, «capitale a fondo illimitato». +La prima impressione di Milano non +fu piacevole. Era un mattino grigio di febbraio; +e già quel verde crudo della campagna sotto il +cielo basso che gemeva di pioggia, mi pareva un +colore stonato, disteso da un cattivo pittore. Le +case, le strade, tutto mi pareva precipitare verso +una tinta unica: un grigio caffè e latte. Perchè +uno è imbecille? Perchè ha i sensi che fanno vedere +e sentire tutto falso.</p> + +<p>Era il mattino. Avevo negli occhi il risveglio +nel mattino della mia Venezia, in piazza San +Marco. San Marco balena d'oro; è tutto animato +come una trireme antica in voga piena. Poi abituato +al fetore delle alghe e di altre cose stagnanti, +l'assenza di quel profumo mi pareva rendere l'atmosfera +priva di un elemento necessario alla +respirazione. Vi sentivo invece un indistinto lezzo +di coloniali, droghe, zafferano; come un odore +dell'anima mercantile della città. Il dialetto, questo +terribile dialetto lombardo con quelle desinenze +cupe, in <i>oeu</i>, <i>u</i>, <i>uh</i>, <i>uuh</i>, mi scoteva i nervi, +e mi pareva che tutti si fossero divertiti a rivolgermi +delle parole scortesi. Oh, invece, il risveglio +della mia Venezia! batter di zoccoletti, scandere +di parole cadenzate, musicali, come su di<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span> +un'antica spinetta. Provai un bisogno di fuggire +ancora, di imbarcarmi sul primo treno in +partenza. Ma poi pensai: E la conquista della +gloria? e il mio quadro all'Esposizione?</p> + +<p>Avevo una fame da poeta; e proprio in quell'ora +un ristorante si apriva.</p> + +<p>—Avete niente di pronto?</p> + +<p>—La busecca.</p> + +<p>—Ah sì, la busecca!</p> + +<p>Mi stava in mente l'idea che la busecca fosse +una sorta di manicaretto raro; un cibreo delicato, +aristocratico, asciutto, finamente rosato, +servito in un piattino, o tegamino di bel metallo.</p> + +<p>Mi vidi portare davanti una tazza da brodo, +soverchiata da un liquido giallastro purulento. +Dentro vi nuotavano delle anse intestinali lardacee. +Ne concepii un terrore macabro.</p> + +<p>Guardai il cameriere: esso stava col naso in +su, soddisfatto di sè, intento alla disinfezione +mattutina del detto naso. Questa non è una specialità +milanese, ma dei lavoratori della mensa +in genere. Ma allora mi parve una specialità milanese, +come la busecca. Uscii naturalmente senza +toccare cibo.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Girai tutto il giorno per trovare una stanza +d'affitto che non avesse l'apparenza atroce di essere +io in balìa di un'affittacamere. Ebbi la fortuna +di trovare una cameretta pulita, in una via<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span> +relativamente silenziosa. La mia finestra dava in +un cortile grigio, quadrato. Quattro pareti grige, +ma pulite, si innalzavano per altri tre piani e +sprofondavano per altri due. In fondo, alcune +piante di bambù si allungavano nella nostalgia +dell'azzurro. Io le guardai con un affetto fraterno.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Passavo lunghe ore alla finestra a dipingere, +ed ero così assorto nel mio lavoro che non mi +accorsi che di fronte a me, a venti metri di distanza, +una figura di giovinetta passava, ripassava, +era intenta a fissarmi. La guardai anch'io. +Essa si era messa con la testolina appoggiata +sulle palme della mano, e mi pareva che le sue +labbra mormorassero: «Cattivo, non vi accorgete +che da tanti giorni vi guardo?»</p> + +<p>Certamente—pensai—è una cameriera, una +sartina, una ballerina, io non so bene. Ma qualcosa +di volgare deve essere per fissarmi con tanta +insistenza.</p> + +<p>Risposi tuttavia al saluto. Un giorno mi fece +un cenno vivace, come a dire: «Abbiate la cortesia +di aspettare».</p> + +<p>Aspettai.</p> + +<p>Scomparve un momento, riapparve: diede una +occhiata rapida per osservare se dalle altre finestre +poteva essere scorta, se vi era qualcuno;<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +poi rapida, risoluta, graziosissima, sollevò un +foglio grande come quelli da disegno. Se lo collocò +davanti alla faccia.</p> + +<p>C'era disegnato in nero un gran V geometrico.</p> + +<p>Subito il V è buttato via; ed è sollevato un +altro foglio con un I della stessa proporzione.</p> + +<p>Seguì un breve cenno molto calmo, molto grazioso +con la testa, come a chiedere: «Avete capito? +Quello che vi ho fatto vedere è un VI. Ora +attento.»</p> + +<p>Ed allora sfilarono fulmineamente tre lettere, +sostenute da un colossale ammirativo: esse formavano +la parola <i>Amo!</i> Vi amo!</p> + +<p>E rimase lì imperterrita. Io rimasi lì. La rivedo +ancora fare un gesto così grazioso, così disperato +di impazienza! Certo deve aver detto: <i>Dio, come +l'è bell, ma come l'è stupid. El capiss no!?</i></p> + +<p>Allora io, cretino, meditai come avrei dovuto +fare per comunicarle la risposta, che era questa: +«Io sono straordinariamente stupìto».</p> + +<p>Mi posai la mano sulla fronte, e la allontanai +con un gesto melodrammatico. «Ah! Ah, io sono +straordinariamente stupìto».</p> + +<p>Lei, la cara fanciulla, interpretò quel gesto +come un'espressione romantica, come avessi +detto: «Il vostro amore mi dà alla testa, e mi +toglie la facoltà, per ora, di rispondervi.»</p> + +<p>Parve soddisfatta; prese dalle sue labbra un +bacio e me lo consegnò deliziosamente.</p> + +<p>Scomparve.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Noi abbiamo tenuto corrispondenza epistolare +per quasi un mese. Le sue lettere erano scritte +tutte con alti caratteri in punta; esatte, regolari, +e contenevano un loro profumino delicato, e la +loro immancabile enorme viola fresca del pensiero, +fermata con uno spillo e un nastrino all'angolo +superiore sinistro. La sua ortografia era precisa, +la sua prosa non priva di fioriture letterarie, +nate non da lei, ma appiccicatele dalla maestra +di letteratura. Le espressioni sue, sue di lei, invece +balzavano fuori da quelle convenzionali, misurate, +calme, positive, concludenti: tutto il +contrario di quello che si poteva supporre dopo +quell'assalto di torpedine: Vi amo!</p> + +<p>La prima lettera fu naturalmente la sua, ed +il ragionamento, così della prima come delle seguenti, +seguiva questa linea di logica: «Voi—parliamoci +chiaro—non mi amate se non forse +un pochino per vanità. Io vi amo invece davvero, +e ve l'ho dichiarato. Per quante prove io vi portassi +che sono una signorina per bene, voi non +ci credereste: non negate. È una disgrazia; ma +mi crederete in seguito. Siete disposto a sposarmi? +I miei genitori sono molto severi, ma mi vogliono +anche molto bene. Io ho ventidue anni, ma non +intendo di fare niente senza l'approvazione dei +miei genitori. Potete dare, come non dubito dal +caro volto che avete e che amo tanto, buone re<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span>ferenze +di voi? Se sì, ditelo presto e l'affare è +fatto».</p> + +<p>Era stata allieva di qualche scuola di ragioneria, +la signorina, per trattare l'amore così alla +spiccia?</p> + +<p>La signorina era carina: e ti confesso che se +l'avessi veduta su di un balcone di marmo a +Venezia, intenta a interpretare l'azzurro interminabile +della laguna, io mi sarei chiamato felice +di una così rara ventura. Invece io la vidi un +giorno, quasi da vicino, in un grande negozio: +slanciata, bella, elegante in un grembiuletto di +seta, tutto quello che vuoi; ma ritta accanto ad +un libro mastro. Era il negozio paterno. Esso +era immenso, pieno di commessi, e ne esalava +quell'odore di droghe, caucciù, medicinali che mi +pareva l'odore di Milano. Il sorriso, che lei mi +lanciò dietro il libro mastro, si impregnò di drogheria, +di ragioneria. Ma che importa la ricchezza! +Che importa la miseria!—dissi fra me—Non +è la Miseria la divina introduttrice nel +vestibolo della Gloria? Almeno così avevo imparato +nei romanzi e anche nei libri di scuola.</p> + +<p>Allora avrei dovuto lasciarla: una bella lettera +d'addio, e tutto finito. Ma io, uomo inconcludente, +oltrechè cretino, non sapevo decidermi. +Non per amore, sai, ma così, per quella impotenza +morale, che ho alfine riconosciuta come mia +proprietà inalienabile: e un po' per egoismo, perchè +mi confortava il sapere che, nella città tu<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span>multuosa +e grande, esisteva un piccolo cuore che +palpitava per me; fosse pure un cuore di ragioniera.</p> + +<p>Un giorno mi scrisse e diceva così: «Sentite, +per lettera vedo che non c'intendiamo. Proviamo +ad intenderci a voce: mi vedrete così anche da +vicino. Alle ore sette trovatevi nella chiesa di via +X***. Entrate in chiesa: a quell'ora la chiesa +è deserta; potremo parlare.»</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Un piccolo raggio di sole si riverberava sulle +alte cime delle piante allora rifiorenti nei giardini +pubblici per cui lei doveva passare per recarsi +in quella chiesa. La vidi arrivare in fatti. +Era in compagnia di una sua governante o domestica +che fosse. Vestita di scuro con una veletta +scura sul volto: dietro turgeva la massa +bionda dei capelli. Mi vide. La sua testolina si +inchinò insensibilmente, ed un piccolo cenno della +mano mi fece capire: «Seguitemi a distanza». +Le sue scarpette facevano scricchiolare i sassolini +dei viali, deserti a quell'ora.</p> + +<p>Allora vidi bene i suoi piedi. Io, l'essere più +sprovvisto di fondamento, avevo delle idee estetiche +assolute, sui piedi delle donne. Io pensavo +ai piedi di lei e ad un'altra cosa che mi si era +fissa in mente.</p> + +<p>«Piedi troppo lunghi—sospirai—: irremissi<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span>bilmente +piedi troppo lunghi. È orribile: queste +donne lombarde hanno tutte i piedi lunghi.»</p> + +<p>Ella scomparve dietro la portiera della chiesa.</p> + +<p>Io entrai.</p> + +<p>La chiesa era deserta, infatti. Lei mi affrontò. +Due bianche belle mani sollevarono la veletta.</p> + +<p>—Voi non mi avete veduta mai da vicino—disse.—Voi +siete artista e questo pensiero mi +turba un po'. Sono quello che sono, così: guardatemi. +Vi piaccio?</p> + +<p>Dio, che caro volto, che tremore nelle pupille, +che candore nei denti! Ma io pensavo a quei +piedi, e poi aveva quell'altra idea fissa in testa. +Vedi, quando io ricordo tutte queste cose, io +corro alla <i>buvette</i> a bere assenzio e domando:</p> + +<p>«Un assenzio per questo cretino.»</p> + +<p>—E la voce?—io domandai.</p> + +<p>—Ma deliziosa, amico mio: tutto delizioso.</p> + +<p>—E cosa ti disse?</p> + +<p>—Cosa vuoi che possa ricordarmi io che vivevo +dentro un'idea fissa? Mi fece, ecco, capire +che bisognava che mi decidessi: o prendere o +lasciare. Quella insistenza mi turbava. Io mi ricordo +che sentivo il suo piccolo tacco battere impazientemente +come tu faresti se fossi un maestro +di musica e udissi delle stonature.</p> + +<p>—Ma di positivo che cosa hai detto tu?</p> + +<p>—Di positivo? ho domandato: Signorina, lei +mangia la busecca?</p> + +<p>Mi guardò trasognata.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span></p> + +<p>Io ripetei imperterrito la domanda.</p> + +<p>—Ma certamente—rispose.—Il sabato è +d'uso, in casa, fare la busecca: a papà piace +tanto. Perchè?</p> + +<p>Vedi, amico, allora l'idea di sposare una donna +che mangiava la busecca, mi incuteva un senso +di orrore!</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Poi non ricordo più nulla.</p> + +<p>La rividi attraversare ancora i giardini. Aveva +la testa abbassata, come se una ferita la avesse +offesa nel petto.</p> + +<p>Le sue finestre non si aprirono più.</p> + +<p>La grande Arte non mi aprì nemmeno l'anticamera +del suo palazzo; e l'Arte del tanto per +cento mi scacciò a calci nel sedere.</p> + +<p>Ma nelle trattorie di infimo ordine sono felice +oggi quando mi annunciano che c'è una busecca +con cui riscaldarmi e sfamarmi con poco prezzo. +Allora penso: Cretino, che ti era capitata una +donna col cervello sano e forte, col cervello di +ragioniera, che avrebbe pensato anche per te... +E tu...! Via, via, amico, pagami l'assenzio.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="AHI" id="AHI"></a>AHI, +QUEL POVERO COLONNELLO!</h2> + + +<p>Polifemo—come sanno quasi tutti—era un +mostro della specie oggi scomparsa dei Ciclopi, +cioè che avevano un solo grand'occhio tondo in +mezzo la fronte.</p> + +<p>Questo Polifemo era innamorato di Galatea, la +quale era una bella ninfa del mare, bella e bianca +come il latte. Aveva un solo occhio, Polifemo, +ma le lagrime che pioveva per la passione di Galatea +non erano per ciò meno abbondanti, e i +sospiri che mandava su la zampogna silvestre facevano +tremare le foreste dell'Etna.</p> + +<p>Ma Galatea veniva su dal mare e gli faceva, +<i>maramao!</i> e poi con le compagne vezzosamente +rideva del rozzo amatore, e tratta dai delfini, gli +facea davanti scorribande pel glauco mare.</p> + +<p>Queste cose, assai vecchie, sono consegnate nei +libri degli antichi poeti.</p> + +<p>Ma i poeti hanno trascurato di dirci che guai +per Galatea se fosse giunta a tiro di mano di +Polifemo!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span></p> + +<p>Per troppa furia d'amore se la sarebbe messa +in bocca come un <i>fondant</i> e se la sarebbe ingoiata, +per goderne tutto il sapore.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Ebbene, qualche cosa di simile accadde tra il +signor conte Guido Ubaldo e la signora Fanny, +o donna Fanny, come ella amava chiamarsi; perchè +ella era una dama molto aristocratica. «A +Roma—e sospirava—andavo ai balli di Corte!»</p> + +<p>Ci fu un giorno che il signor conte si trovò al +contatto della mano della signora Fanny, e dopo +la mano venne il braccio e dopo il braccio venne +il resto, finchè... «Finchè il signor conte ingoiò +così come stava la signora Fanny...?» Per l'appunto: +finchè la sposò, così come stava.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Ma non bisogna dimenticare che le mani della +signora Fanny erano deliziose e rare; e un po' i +profumi, un po' la pelle, un po' lo splendore +languido delle turchesi e degli anelli, accoppiato +col pallido corallo delle unghie, fatto è che quelle +mani esercitavano una tale seduzione, che il signor +conte fu più che scusabile se ne subì il +fascino irresistibile.</p> + +<p>Gentiluomo campagnolo, il signor conte, bruciato +dal sole, riarso dalla vita faticosa dei campi +e della caccia, col sangue grosso e caldo di un +uomo che—quando arrivava a sedere nel tinello<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span> +della sua villa—li faceva suonare sì gli ossicini +dei pollastri, e un fiasco di vino della sua vigna +(oh che vino!) gli andava giù come ridere; un +uomo—dico—in quelle condizioni, al posar le +sue grosse e arse labbra su quelle mani, aveva +provato l'impressione indimenticabile di ingoiare +un sorbetto di vaniglia o di ananasso.</p> + +<p>Ora, tutto il resto della signora Fanny era—almeno +per gli occhi e pei sensi del signor conte—nella +relazione di quella mano: una donnina +profumata, signorile, languida, che pareva avesse +la virtù di attaccare alle vesti la emanazione carnale +di se stessa. Ora se una mano soltanto dava +questa sensazione di piacere, che cosa avrebbe +dato l'intera signora Fanny?</p> + +<p>Il signor conte si ammalò di questa malattia +di assaporare la signora Fanny per intero, e +l'infezione giunse a tal punto che fu necessario +l'intervento del matrimonio.</p> + +<p>Ma ci furono dei guai seri e delle difficoltà da +superare.</p> + +<p>Il signor conte, ohimè! rasentava il peso di un +quintale: ora appariva da molti segni poco probabile +che la signora Fanny volesse accettare il +matrimonio con un uomo di quelle proporzioni. +Inoltre il signor conte portava le camicie di flanella +coi colletti rovesciati: aveva l'antiestetica +abitudine di legare le mutande su le calze, per +modo che bene spesso si scorgevano giù pendere +i legacci: ignorava—almeno a giudicar dall'e<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>sterno—l'uso +degli stiracalzoni; e non soltanto +fumava degli orribili mezzi toscani, ma, quel che +è peggio, giungeva al punto di tagliuzzare con +un coltello da tasca un mezzo toscano, ne imbottiva +la pipa e fumava come un plebeo.</p> + +<p>Aveva altre abitudini rozze e contadinesche, che +non concordavano niente con la sua nobiltà. Per +esempio, fra le otto e le nove del mattino, dopo +tre o quattro ore di caccia o di sorveglianza ai +lavori agricoli, era per lui un gran piacere far +colazione, all'ombra se era estate, al sole se era +inverno, nelle più umili osteriuzze di campagna +in cui s'imbatteva, e mangiava quello che c'era, +come un muratore: quattro soldi di tonno cosparso +di pepe e un mazzo di cipolline fresche, +e, se v'erano operai, manovali, carrettieri, villani, +parlava con loro da pari a pari, tranne che a lui +aggiungevano un <i>signor conte</i>, ma un <i>signor conte</i> +così alla buona e consuetudinario che passava +inavvertito. E d'altronde se quel tonno con la +cipolla piaceva tanto a lui come a quegli altri, +che bisogno c'era di far tante distinzioni anche +nel resto?</p> + +<p>Nella casa del signor conte non esisteva una +<i>table à the</i>, anzi credo che quanto al tè preferisse +una buona tazza di camomilla; e infine attorno +alla sua mensa non girava nessun muto e +impassibile cameriere, ma la stessa cuciniera si +staccava dai fornelli per mettere in tavola, così +com'era, con il grembiule. Ed essendo oramai solo<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +e senza nessuno, arrivava d'estate al punto da +mangiare anche in maniche di camicia.</p> + +<p>Però di tutte queste ultime cose la signora +Fanny non aveva che un lontano sospetto, come +ignorava la predilezione di lui per la minestra +di fagiuoli col lardo; o di ceci, con i quadrettoni +di cruschello ben grossi, che si sentono sotto i +denti.</p> + +<p>La signora Fanny era in quell'estate ospite in +villa di una cospicua famiglia, la quale era in +buoni rapporti di vicinato e confinante per proprietà +coi beni del signor conte; e per tal modo +si erano conosciuti.</p> + +<p>La signora Fanny aveva appena da un anno +smesso l'abito di lutto per il suo primo marito: +anzi si può quasi assicurare che era stato lui, il +signor conte, a farla sorridere la prima volta +dopo quella gran disgrazia; lui, con quel suo fare +bonario, semplice, con quel suo largo riso sano +e felice, con quei suoi occhi celesti, senza ombre +e senza malizie.</p> + +<p>—Pare un grosso bambino, ed ha la barba +che qua e là è grigia—aveva detto agli ospiti +la signora Fanny.</p> + +<p>—Un uomo felice—avevano detto gli ospiti.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>La signora Fanny non aveva appetito, perchè +aveva troppo sofferto per la morte del suo povero +colonnello, chè tale era il grado del defunto<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span> +consorte. Ma ci pensò lui, il conte, a stuzzicarglielo +l'appetito, chè da un laghetto sull'Alpe lontana +faceva venir giù certe trotelle, certi panierini +di fragole selvatiche, certi formaggi che fanno i +pastori, certi funghi...! Tutta roba che si trova sul +remoto Appennino, e non è facile conoscere la +via, i mezzi, il tempo per acquistarla. Ma il signor +conte, gran cacciatore, conosceva la montagna +a palmo a palmo, e sapeva in quale gorgo +di fiume matura la trota, in quale selva cresce +il lampone e la fragola.</p> + +<p>E che dire della caccia? O, quanti pennuti, già +felici fra i ginepri e le forre montane, quante +gallinelle, quante starne, quante quaglie furono +dal micidiale piombo del conte sottratti alla libertà +ed alla vita e presentati come omaggio alla +inappetenza della signora Fanny!</p> + +<p>Fu così che la signora Fanny cominciò ad acquistare +l'appetito; ma il signor conte cominciò +a perderlo.</p> + +<p>Un giorno gli caddero molte lagrime sopra due +quaglie, le cui compagne erano state consegnate +alla cuoca della signora Fanny, e allora pensò:</p> + +<p>—Ma perchè piango io, sciocco che sono mai? +Se quel povero colonnello fosse in vita, allora sì +avrei da disperarmi; ma poichè il colonnello è +morto..., io ben la posso sposare.</p> + +<p>Pensar questo fu cosa facile.</p> + +<p>Ma se il conte ci riusciva ad offrire le quaglie +e le starne, ad offrir se stesso non ci riusciva:<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +trattare con donna Fanny era per lui un'impresa +seria: si imagini come offrire la scomposizione +e ricomposizione di un orologio alle dita di un +carrettiere. Ne parlò ai comuni amici, i quali ne +parlarono alla signora Fanny.</p> + +<p>—Rimaritarmi, io?</p> + +<p>La signora Fanny non faceva questione del +conte o di altri: faceva questione semplicemente +del verbo <i>rimaritarsi</i>. Come è naturale, donna +Fanny faceva presente l'ombra di Sicheo, voglio +dire del defunto colonnello, il quale era inutile +che fosse stato così buono, così cavaliere, così +compiacente di morire, se la vedova si doveva legare +con altri. Il vero è che lei non vedeva nessuna +necessità di queste seconde nozze. Sarebbe +come offrire una seconda licenza ad uno scolaro: +ma è la prima quella che è necessaria, il <i>porro +unum</i> della carriera.</p> + +<p>Così per le donne: è il primo marito che è necessario.</p> + +<p>E poi quel dover rinunciare alla pensione che +quel povero colonnello le aveva lasciata, a lei +pareva quasi un delitto di ingratitudine.</p> + +<p>E infine, perchè non dirlo? Il suo primo marito +era stato troppo buono, troppo cavaliere, +troppo delicato in tutto, così che lei si sentiva +come un pochino viziata.</p> + +<p>—No, amico, credetelo, vi farei infelice—diceva +al conte.</p> + +<p>Ma se tutti gli impedimenti erano questi, egli,<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span> +il conte, poteva garantire che sarebbe stato tanto +buono, tanto docile, tanto delicato anche lui.</p> + +<p>—Sì, ma poi voi siete troppo colossale, mio +Dio! Vi pare che staremmo bene vicini l'una all'altro?</p> + +<p>A questa terribile domanda, il povero conte non +sapeva che rispondere; ed era tanta la desolazione +che si dipingeva sul suo viso, che donna +Fanny ridea di gusto, e da allora cominciò a +pensarci su. Le donne—come è ben noto—hanno +l'istinto della redenzione, e fu appunto +per questo che nel cervello della signora Fanny +entrò, non l'amore propriamente, ma l'idea di +redimere quel povero conte: compiere come una +missione di bene.</p> + +<p>Senza cominciare da Beatrice Portinari, che +gettò nella mente del suo pallido amico l'idea +della <i>Divina Commedia</i>, quante donne potrebbe +registrare la storia che furono cagione dell'opera +egregia di tanti uomini illustri!</p> + +<p>Ora la signora Fanny non si proponeva certo +di far comporre al conte una <i>Divina Commedia</i>, +e nemmeno di iniziarlo alla vita politica. Ma le +pareva opera degna della sua muliebre intellettualità +e di quell'istinto materno che fu depositato +dalla natura nel segreto di ciascuna discendente +di Eva, richiamare alla vita quel disgraziato +conte.</p> + +<p>Perchè io non ho detto tutto: ma il vero è che +il conte Guido Ubaldo portava un bel nome sto<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>rico, +che il suo patrimonio era cospicuo, e il castello +che abitava era stato testimone di antiche +storie. Con questi requisiti, un uomo si doveva +seppellire in campagna? vestire a quel modo? condurre +l'esistenza di un fattore?</p> + +<p>«Ma salva e redimi quell'infelice nostro discendente», +pareva dicessero alcuni ritratti antichi +a donna Fanny, il giorno che il conte la +condusse a visitare il castello.</p> + +<p>Fu così che donna Fanny si decise, perchè +oltre a richiamare il conte Guido Ubaldo a vita +conforme al proprio grado, c'era tutto il castello +e le sue adiacenze da riformare.</p> + +<p>Riformare la mobilia, se non in tutto almeno +in parte: tutte quelle sale tetre con quei mobili +neri, roba d'altri secoli, consunti dai tarli, roba +da antiquari, sostituirli con aerei, azzurri, rosei +mobili di stile floreale; e bianco e oro alle pareti; +e su la spianata invece di quei funebri cipressi, +spianarvi un <i>lawn-tennis</i>, e perchè no? sostituire +il vecchio e geometrico giardino all'italiana con +tutti quei vasi di limoni, con tutti quei corridoi +di verdura, con un vago e vario giardino all'inglese.</p> + +<p>C'era insomma da consumare l'attività di una +donna anche meno intraprendente della signora +Fanny. Ma più che il castello, stava a cuore a +donna Fanny di riaprire e rimodernare il palazzo +comitale di città; e più che il castello e più che +il palazzo, le stava a cuore di rimodernare e<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span> +aprire alla vita il suo volonteroso secondo consorte.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Così adunque vennero celebrate le nozze.</p> + +<p>Gli sposi partirono, e si racconta che, nei primi +tempi, molto viaggiassero, e in grandi città facessero +loro dimora.</p> + +<p>Se non che, dopo qualche anno, ritornarono +al castello perchè il povero conte non istava proprio +bene. Infatti non si riconosceva più.</p> + +<p>Lasciamo stare l'abitudine delle minestre col +cece e delle colazioni da cacciatore con il tonno, +il pepe e la cipolla: ma voglio dire che lui non +si conosceva più. Era diventato di un colore che +ricordava il grano che è cresciuto in cantina; e, +mentre prima stava ritto, ora era tutto cascante, +e quella sua barba veramente fiorita, in cui i fili +d'argento già facevano bizzarro contrasto con il +color primitivo del rame, era stata trasformata +in una barbetta in punta, d'un colore tutto eguale, +un colore sporco fra il cenere e il biondo.</p> + +<p>Parlava mansuetamente e assicurava tutti che +stava bene di salute; ma quel suo sorriso stirato, +dava a vedere che non lo diceva con convinzione.</p> + +<p>Anche l'aria nativa non gli giovò: e come molti +avranno osservato che gli uomini prima di impazzire, +prima di ammalarsi di incurabili mali, +ovverosia prima di morire, mettono fuori certi +loro sentimenti sigillati nel cuore da anni ed<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span> +anni, così si racconta che il povero conte esclamasse +una volta:</p> + +<p>—Ah, perchè è morto quel povero colonnello!</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Quando anche il conte morì, fu osservato che +la sua barba era tutta bianca e così i capelli; +e così si osservò che il suo volume e il suo peso +non erano diminuiti.</p> + +<p>Ahi, come si dolse donna Fanny della morte +del povero conte! Dopo il colonnello ella credeva +impossibile di trovare un uomo più cavaliere, più +gentile. Eppure ella lo aveva trovato nella persona +del conte Guido Ubaldo; ed era morto!</p> + +<p>Tutto ella aveva fatto per lui: lo aveva abituato +a portare i colletti alti; a gustare il tè, +che prima non poteva soffrire, a fumare le sigarette +invece dei toscani. Aveva smesso l'abuso +dei farinacei, del fiasco di vino; s'era adattato +benissimo ai ricevimenti del venerdì, a coricarsi +dopo il teatro, a stare in letto al mattino sino +alle otto per lo meno: insomma, in tutto si era +incivilito, dirozzato quel povero conte; in una +sola cosa non era riuscita donna Fanny: nel +farlo dimagrare. Perchè quello di ridurlo magro +era stato il principale pensiero di donna Fanny. +Ma invano!</p> + +<p>Cure sopra cure, aveva fatto: non vino rosso, +non farinacei di cui era sì ghiotto; molto tè,<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span> +molto digiuno, massaggio, cura elettrica ad alta +frequenza, idroterapia, cura di Montecatini, di +Carlsbad, tabloidi di tiroidina. Macchè! Diventava +pallido, ma magro niente!</p> + +<p>Così, ma molto più in lungo spiegava donna +Fanny al dottore, il vecchio dottore di condotta, +che la stava ad ascoltare a fronte bassa e con +gli occhi chiusi dalla mano.</p> + +<p>—Pensi—seguitava donna Fanny—che vedendo +l'impossibilità di ottenere alcun dimagramento, +mi sono raccomandata ad un celebre specialista +omeopatico, il quale mi consigliò come +infallibile una cura assai rara e costosa, fornitami—noti +bene—da quella stessa casa—una +delle case più accreditate—da cui io da +anni faccio venire i miei articoli da <i>toilette</i>.</p> + +<p>A questo punto il vecchio dottore si tolse la +mano dagli occhi, e, levando il volto, affissò attentamente +il volto della contessa Fanny, chè tale +ora si poteva a buon diritto chiamare; e poichè +qualche cosa era necessario rispondere, così il +dottore disse:</p> + +<p>—Io sono della vecchia scuola, signora contessa; +ma io credo che chi è nato grasso e grosso +non potrà mai diventare snello e magro. Credo +piuttosto che una vita libera ed all'aperto, piena +di attività, quale era quella che spontaneamente +conduceva prima il defunto signor conte, avesse +virtù di mantenere l'equilibrio organico meglio +che le cure specifiche escogitate al proposito e<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span> +a cui ella testè mi accennava. La ragione ci consiglia +spesso di violentare la natura, ma una più +acuta ragione ci avverte che è bene usare le maggiori +cautele in quest'opera di violenza.</p> + +<p>Così parlò il vecchio dottore.</p> + +<p>Ma alla sera, avendo osservato il volto imbiutato +e lisciato di cosmetici della signora contessa—cosa +di cui forse il conte Guido Ubaldo +non si era mai interamente accorto—scrisse in +un suo libro di memorie mediche, accanto al +nome del defunto, questa nota in latino, come +soleva:</p> + +<p>E le parole sono queste:«<i>Ex eodem unguentario +unde causas nuptiarum, idem, miser comes +Guidobaldus, mortis emit causam</i>.» (Dal medesimo +venditore di cosmetici, da cui il misero +conte Guidobaldo tolse la <i>causa</i> del matrimonio, +comperò pure la <i>causa</i> della sua morte.)</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="LA_BAMBOLA_FATALE" id="LA_BAMBOLA_FATALE"></a>LA BAMBOLA FATALE.</h2> + + +<p>—<i>Patà! Canca Imma</i>.</p> + +<p>—Cosa vuol dire <i>patà</i>?</p> + +<p>—<i>Patà</i> vuol dire, <i>in braccio</i>. E <i>canca</i> vuol +dire, che <i>Irma è stanca</i>.</p> + +<p>La prese in braccio.</p> + +<p>Dopo un po' egli disse:</p> + +<p>—Ma, cara mia, capirai che valigia, pastrano, +ombrello e la bambina, anche, per giunta... +è impossibile.</p> + +<p>La signora, allora, lo alleggerì della valigia, +una di quelle valigette di cuoio, leggere leggere; +poi gli prese anche il pastrano e l'ombrello, e +non gli rimase che la mimma.</p> + +<p>—Auf!—soffiò ancora il giovane.</p> + +<p>—Ti pesa?</p> + +<p>—Piuttosto: ma vedremo di rimediare. Di'? +tu, oilà, vuoi andare più in alto, al terzo piano, +che ti porto meglio?</p> + +<p>—<i>Tì!</i>—rispose la piccola mimma con quella +sua languida voce di cantilena.</p> + +<p>—<i>Tì</i> lo capisco: vuol dire <i>sì</i>—disse il babbo.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span></p> + +<p>—Eppure pesa così poco, pesa: magari pesasse +di più—disse la madre.</p> + +<p>Il babbo sollevò la bambina sua al terzo piano: +cioè a cavalluccio sopra le spalle.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Il babbo e la mamma erano assai giovani: +lei una donna scialba, delicata, lunga, troppo +lunga. Doveva essere stata vezzosissima pochi +anni prima: ma la maternità intensa aveva fatto +quasi repentinamente sfiorire la sua giovinezza; +aveva deformata la sua persona. Le mani erano +lunghe, trasparenti: le orecchie, il naso mostravano +le cartilagini. Lui, sì, era un bruno, aitante, +esuberante, forte maschio. Pareva che la sua giovinezza +fosse ancora sorpresa del laccio ineffabilmente +tenue e infrangibile del matrimonio, rappresentato +da quella mimma esile come la mamma, +da quella sposa patita. Eleganti erano l'uno +e l'altra: ma di diversa eleganza: in lui era l'eleganza +che cerca il piacere, in lei l'eleganza che +non va oltre il decoro e la nettezza.</p> + +<p>Dunque la sollevò, la sua mimma, sulle spalle, +al terzo piano.</p> + +<p>—<i>Pimpala, Imma!</i>—fece la bimba spaurita.</p> + +<p>—Cos'ha, adesso, con questo <i>pimpala?</i>—chiese +lui alla moglie.</p> + +<p>—<i>Pimpala</i>—spiegò ancora la moglie con +una sua voce di rassegnazione—vuol dire che +l'Irma cade, che lei cade.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span></p> + +<p>—Ma dio—disse lui alla bimba—dammi le +manine. Con tutte le cose che hai in mano!...</p> + +<p>Ed egli prese le cose che aveva nelle sue mani +di giglio, e se le pose in tasca; poi strinse l'una +e l'altra mano dell'Irma; e ci stavano per intero, +la manina ed il piccolo braccio della bimba, +nella sua forte mano.</p> + +<p>—<i>Oh, lulù, lulù!</i>—esclamò ad un tratto +gioiosamente la bimba, dondolando con la voce +la testa e le chiome.</p> + +<p>—<i>Lulù</i>, vuol dire?—chiese lui.</p> + +<p>—<i>Lulù</i> vuol dire il <i>lago</i>.</p> + +<p>—Perchè?</p> + +<p>—Mah! lei dice così.</p> + +<p>Infatti, dall'alto del terzo piano anche lei, la +piccola mimma, vedeva il lago.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>I giovani sposi con la loro bambina scendevano +verso il lago. Il paesaggio era immobile +nella lucidità del mattino di giugno: il lago giaceva +laggiù così in fondo che i battelli bianchi a +vapore che lo attraversavano, parevano balocchi.</p> + +<p>Al di là dei muriccioli di pietra che costeggiavano +il sentieruolo, si occultavano le villette; +e qua e là tutti i fiori, tanto quelli dalle aiuole +ben rasate delle villette, quanto quelli dalle +rocce e dai dirupi erbosi, si occhieggiavano nella +rivista del sole: bocche di leone, giaggioli, rose,<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span> +viole, contesse e duchesse della specie, pettinate +dal giardiniere, fiori aristocratici, insomma; e poi +umili fiori di campo.</p> + +<p>—Bella mattina, eh, Irma?—domandò il +babbo.</p> + +<p>La bambina non rispose niente.</p> + +<p>Da due mesi erano brutte mattine per lei: non +si destava più ridendo e gorgheggiando, ma tediata +e piangente. Perchè prima il riso ed ora il +pianto, ella non sapeva. Lo sapevano i genitori +ed il medico. Per ciò era stata condotta sul lago, +fuori della città afosa. Era pallida pallida; era +magra, non pesava più nulla. La pelle le cadeva +giù per le coscie come due borse vuote: il collo +era uno stelo venato d'azzurro. Piangeva spesso +per niente. Ora però si veniva rimettendo in meglio, +ed i suoi genitori spiavano il suo volto, il +suo colore, il suo appetito, il suo umore ed altre +cose, come i marinai fanno col cielo quando temono +la burrasca.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>—Ma ha un bel colorito stamane, vero?—chiese +lui.</p> + +<p>—Non c'è male.</p> + +<p>—Irma, mi vuoi bene, oh Irma, dimmi, mi +vuoi bene?—chiese lui.</p> + +<p>—Sì, tanto, papà.</p> + +<p>La voce veniva da sopra il suo capo, dal terzo +piano. Ma che voce! Accorata, profonda. Pareva<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span> +venisse come da un mondo crepuscolare, ove non +è lago, non sono fiori, non è sole. Un mondo crepuscolare +ove abitano quelli che furono, ove abiteremo +noi, che siamo.</p> + +<p>Sorrise a quel—<i>sì tanto</i>;—lo fece ripetere +e disse:</p> + +<p>—Ah, questo sì, Irma, è un linguaggio chiaro.</p> + +<p>E poi, come... come non so, la tolse dal terzo +piano, la accostò alle labbra, la baciò.</p> + +<p>—To'! e tu perchè piangi?—domandò alla +moglie.</p> + +<p>—Perchè non ci vuoi bene a questa povera +bimba. Ogni momento tu te ne vai via.</p> + +<p>—Ma, amica mia, sii ragionevole; gli affari +in prima linea, dopo voi altre, si intende! Sto +fuori, qualche volta mi assento. Ma che vuoi? Un +artista è come un uomo politico: non può allontanarsi +dalla società. Son capaci di dire: «Lo +scultore Taliedo com'è che non si vede? Mah! È +ammalato, è neurastenico, è etico, non può più +lavorare. Che peccato, un artista così bravo!» +Ora io non voglio dare queste soddisfazioni ai +miei amici. Per esempio, l'affare per cui vado +oggi a Genova mi è venuto d'<i>emblée</i>, al Grand +Hôtel Excelsior a Roma. Senti, è buffa: un americano +è venuto in Italia per farsi fare la statua +di sua moglie morta. Egli è felicissimo che sua +moglie sia morta, ma vuole eternare in marmo +la sua gratitudine.</p> + +<p>Il giovane scultore Taliedo parlava così con<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span> +volubilità allegra, ma la giovane donna ascoltava +come fossero cose estranee e lontane: la piccina +aveva reclinata la testa bionda sull'esile stelo +del suo collo esangue.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Un'ora dopo il giovane scultore Taliedo correva +in diretto—ben rincantucciato e accomodato—verso +Genova.</p> + +<p>La felicità della vita consiste, come tutti sanno, +di diversi capitali, come la salute, i denari, il +buon umore; ma consiste anche nel sapere mutare, +nel cinematografo del cervello, la serie delle +imagini.</p> + +<p>Un'imagine è lugubre, per lo meno sconsolante? +Sostituiamola con un <i>film</i> tutto da ridere.</p> + +<p>Mentre il treno correva, lo scultore Taliedo faceva +passare con vertiginosa rapidità le ultime +imagini di sua moglie: «Cara, brava, buona, virtuosa, +tutto quello che volete: ma è strano come +con l'apparire delle virtù morali, siano scomparse +le virtù corporali. Poverina, non è colpa sua, ma +è troppo lunga, troppo affilata: troppe cartilagini +visibili.»</p> + +<p>Lo scultore Taliedo era pienamente giustificato +davanti ai suoi occhi se lasciava il lago e correva +a Genova in un treno diretto.</p> + +<p>—Mia moglie—proseguiva dal delizioso angolo +ove stava rincantucciato—andrebbe bene +come modello per Maria Vergine! Ma non se ne<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span> +fanno più ordinazioni di Marie Vergini in questi +tempi sacrileghi; e quei positivisti di parroci le +comprano già bell'e fatte, inverniciate e vestite, +dalle case di commercio. Ah, poveri artisti!</p> + +<p>Però l'idea di modellare sua moglie con Irma +in braccio lo seduceva: una visione soave. Irma +che ride, pargoletta, dalle braccia materne: una +visione secolare: la maternità e il figlio o la +figlia, cioè il germe della vita!</p> + +<p>È il grande motivo dell'arte che fu. E Taliedo +vide, nel corso dei secoli, artefici canuti e barbuti +che gareggiavano nell'esprimere sulla tela o +con la creta il tema meraviglioso della Donna +vergine e madre; e di mano in mano che creavano, +adoravano la loro creazione.</p> + +<p>Sì, ma erano tutte cose che si potevano fare al +tempo di Giotto e del Beato Angelico, perchè è +un fatto che nell'evo medio a Venere erano riusciti +a dare una bella batosta. Un po' con l'<i>asperges</i>, +un po' col <i>vade retro, Satana</i>, l'avevano +spaventata, povera Venere! Ah, l'evo medio aveva +ridotto Venere in uno stato ben deplorevole. Una +età senza bagni in casa, senza calze di seta, +senza saponi, senza tela batista. Imaginare Beatrice +con una camicia storica color Isabella; +Laura con un paio di calze di bigello affezionate +alle gambe per delle settimane; madonna Isotta +con le unghie non spazzolate! Che orrore! La voluttà +era allora condita in salsa naturale, come +quella che gli offriva sua moglie.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>La dama che lo attendeva a Genova pareva invece +avere la specialità delle salse più rare e raffinate. +Non le aveva ancora assaggiate, è vero: +ma se il treno fosse arrivato a Genova, tutto, tutto +dava a credere che le avrebbe assaggiate.</p> + +<p>Era una dama americana. Gli era stata presentata +ad un grande albergo in Roma. Lui le era +stato di guida in qualche gita artistica ed ella si +era persuasa che lui solo aveva le qualità richieste +per eseguire il busto del suo defunto marito, +da collocare onoratamente nel cimitero di***. +A Genova, diceva lei di avere alcuni ritratti del +morto: ripassando per Genova avrebbe telegrafato +a Taliedo. Così avvenne: così egli era +partito.</p> + +<p>Dopo tutto Taliedo non aveva mentito a sua +moglie che nel genere: un'americana, invece di +un americano.</p> + +<p>Il treno arrivò.</p> + +<p>La dama attendeva.</p> + +<p>Anch'ella era magra come sua moglie, ma di +una magrezza diversa e provocata da ben altro +genere di sofferenze.</p> + +<p>Si parlò molto del defunto marito: un uomo +pieno di capacità e di ragionevolezza, come dimostravano +i suoi ritratti. Egli aveva provato +tutte le gioie del matrimonio e perciò Dio lo aveva +fatto morire a tempo. Non era stato un re dell'ot<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span>tone, +o del ferro, o del grano; ma un onorevole +vassallo al servizio di un re del petrolio: tuttavia +un uomo di grande valore. Si trattava di far rilevare, +nel monumento funebre, i simboli del suo +commercio.</p> + +<p>—Sempre felice con lui: mai divorziata—ella +diceva.</p> + +<p>Anche questo doveva apparire dal monumento.</p> + +<p>—Come, voi non avete ancora legge del divorzio +in Italy?—ella chiese.</p> + +<p>Taliedo atteggiò il volto alla più infantile meraviglia: +non conoscendo il matrimonio, come +poteva conoscere il divorzio?</p> + +<p>Così conversando del defunto marito, quella +dama magra e ardente gli si era venuta accostando, +da buona compagna, lì, sul sofà.</p> + +<p>La sua <i>toilette</i> da casa era in quel caldo giorno +il perfetto contrario dell'infagottamento rigoroso +e sudicio in cui erano imprigionate le Laure, le +Beatrici e le Isotte del tempo antico.</p> + +<p>Ridendo gaiamente delle virtù del defunto marito, +le parti molli del suo lungo corpo, parevano +sussultare di gioia. I denti erano lupigni. Un braccio +pallido, terminava in una deliziosa mano rapace. +Taliedo se lo sentì svolgere dietro le sue +spalle: apparire dall'altra parte della sua testa, +dietro la spalliera del divano.</p> + +<p>Che enorme caldo! Egli era assai pallido, come +avviene nei casi di insolazione. Era il momento +di reagire: egli lo intuì.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p> + +<p>Mosse per levare il fazzoletto di tasca ad asciugarsi +il sudore gelido.</p> + +<p>—Oh, Taliedo, cosa avete lì?</p> + +<p>—Dove lì?</p> + +<p>—In vostra tasca.</p> + +<p>Taliedo non ebbe il tempo di guardare che cosa +avesse in tasca, che la dama con l'altra sua mano +rapace gli aveva estratto, per la testolina sporgente, +una piccola bambola.</p> + +<p>Essa, la pupa, non era scostumatamente in camicia, +come sogliono essere le pupe che si espongono +e si fanno comperare nei negozi; ma era +rigorosamente e virtuosamente vestita come le +Laure, le Isotte antiche.</p> + +<p>Aveva le calze, le scarpe, le doppie sottane +con la cintura, un giubboncino: tutto in regola.</p> + +<p>Era la pupa di Irma che Taliedo si era messa +in tasca quando aveva elevata la sua mimma al +terzo piano.</p> + +<p>Si era dimenticato di renderla alla mimma: gli +era rimasta in tasca.</p> + +<p>—Oh, <i>a little doll!</i>—fece la dama accostandola +molto da vicino ai suoi grandi occhi miopi.</p> + +<p>—Date qui—disse Taliedo di scatto—è +un piccolo regalo, un piccolo modello...</p> + +<p>—Oh no!—disse la dama come non rispondendo +a lui,—oh no!</p> + +<p>—Molto <i>pretty, very pretty</i>—diceva intanto +lei, gravemente.</p> + +<p>—Già, molto <i>pretty</i>. Piccolo modello artistico.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span></p> + +<p>—Oh, no.</p> + +<p>—Dico di sì, modello artistico. Date qua, via.</p> + +<p>—Niente dare qua, niente modello, niente via.</p> + +<p>—Giuro!</p> + +<p>Ella fece una brutta, severa smorfia a quel +«giuro».</p> + +<p>—Avete visto? Vi piace? Adesso datemi il mio +piccolo modello.</p> + +<p>—No, non dare.</p> + +<p>—Io non capisco cosa vi troviate di straordinario...</p> + +<p>Ella guardava ora non più la pupa, ma gli +abiti, le cuciture: le faceva passare al contatto +delle sue lucide unghie crudeli.</p> + +<p>—Dove vendono in Italy le <i>poupées</i> così vestite?—domandò, +seccamente.</p> + +<p>—In tutti i magazzini.</p> + +<p>—Falso!</p> + +<p>—Giuro.</p> + +<p>—Falso!</p> + +<p>Taliedo comprese che il suo volto tradiva che +realmente egli diceva il falso: infatti la vestizione +della pupa era stata opera paziente di sua moglie, +sotto le più precise ed esigenti indicazioni +di Irma.</p> + +<p>—A me non piacere uomini maritati: uomini +senza dedizione assoluta—disse ella infine come +ritraendosi, come rimettendosi nella credenza tutte +le salse che aveva preparato, compresa la deliziosa +mano rapace.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span></p> + +<p>—Ma io non capisco, scusate.</p> + +<p>—Voi capite benissimo.</p> + +<p>—No!</p> + +<p>—Voi avere moglie e <i>little baby</i>.</p> + +<p>—Giuro di no!</p> + +<p>—Allora lasciate fare così!</p> + +<p>Prese la pupa e fece atto di collocarla sotto il +nero, americano tallone della perfetta sua scarpa.</p> + +<p>—Ah, no!—fece Taliedo balzando.</p> + +<p>—Non bambola italiana io: donna americana—disse +la dama levandosi in piedi e restituendo +la pupa con disprezzo.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>E fu così che, per colpa di quella malaugurata +pupa, dimenticata lì in tasca, Taliedo perdette +l'occasione di guadagnare una bella somma +facendo il monumento a Mister George Paddy, +mercante defunto di petrolio, e anche—ciò che +gli lasciò una grande amarezza, un vuoto strano—l'occasione +di gustare quella salsa esotica di +cui aveva gran desiderio.</p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="VUOI_SAPERE" id="VUOI_SAPERE"></a>VUOI SAPERE +COME HO FATTO IL MILIONE?</h2> + +<p>Eravamo nel palco: io, Ballesio, l'universale +Ballesio, il famoso Ballesio il cui nome è da per +tutto, il cui ritratto onora persino le scatole dei +cerini, la cui <i>réclame</i> splende, scintilla dalle +quarte pagine dei giornali alle proiezioni luminose +sui tetti; e con noi c'era il colonnello, personaggio +assai decorativo, e infine la signora dell'immortale +Ballesio.</p> + +<p>La signora dell'immortale Ballesio sedeva al +parapetto con la guardia d'onore del colonnello.</p> + +<p>Io non conosco di preciso l'età della signora +Ballesio, ma certamente fra i quaranta ed i cinquanta: +però si può dire di lei «è ancora una +bella donna». Ma il cav. Ballesio afferma invece +che la sua signora è, tuttora, la più bella donna +della città. Esagerazioni! Certo è che a teatro +tutti gli occhi girano, e poi si fermano su di lei. +Perchè? Perchè è la moglie dell'immortale Ballesio? +Perchè osa esporre, contro la maldicenza, +uno scollato autentico ed inaudito in un teatro<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span> +di provincia? Perchè i due solitari che le adornano +gli orecchi sono calcolati a lire diecimila +l'uno?</p> + +<p>Il cav. Ballesio mi disse piano:</p> + +<p>—Senti: ho sonno, e poi mi annoio. Sono +stanco di <i>Vedova allegra</i>. Vieni con me a prendere +un altro caffè? Permetti, cara?—chiese alla +signora.</p> + +<p>—Sì, caro.</p> + +<p>E ci allontanammo.</p> + +<p>—Questa sera tua moglie è, come dire?, superlativa,—dissi +versando il caffè all'amico.</p> + +<p>—Questa sera? Puoi dire «sempre», mia moglie, +la Trebbiatrice.</p> + +<p>—Perchè la chiami così?</p> + +<p>—È un vezzeggiativo. Non hai mai visto le +trebbiatrici? Ingoiano tutto. Così mia moglie, in +fine d'anno, ha il coraggio di trebbiare dalle venti +alle trentamila lire per le sue spese personali. A +Parigi, a New York sarebbe un'inezia; ma qui +in provincia, bada che ci vuol del genio per trebbiare +trentamila lire l'anno! Mia moglie è straordinaria! +Ma come fai ad ingoiare tanti biglietti +da mille? le domando. È un suo segreto! Capisci +tu? Ma sta sicuro che li ingoia.</p> + +<p>L'immortale Ballesio, quando ha mangiato e +bevuto bene—quella sera egli aveva onorato il +colonnello con un magnifico desinare—non si +riconosce più: non è più la solita mutria: parla, +ha dello spirito. Capace poi, domani, di negare<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span> +villanamente tutto quello che si è lasciato sfuggire: +ma per quella volta, parla.</p> + +<p>—Così che, così che—chiesi io—la tua +casa privata ti porta ad una spesa equivalente +ad un milione circa di capitale. Non è così?</p> + +<p>—Un piccolo milionario—rispose Ballesio—un +modesto milionario... Il milione, vedi, sarà +in avvenire come quel tale pollastro che quel Re +di Francia voleva nella pentola dei più poveri +fra i suoi sudditi. L'avvenire della società è sbalorditivo...</p> + +<p>—E tu intanto principi...</p> + +<p>—Bisogna ben dare l'esempio...</p> + +<p>—A parte gli scherzi—dissi,—ma spiegami +come va questa faccenda; come va che tu che sei +un modello di esosità, spendi, senza protestare, +ventimila lire e più per la tua signora...</p> + +<p>—Mettiamo le cose a posto: prima di tutto, +modello sì, ma non di esosità. Quanto alla mia +signora, è evidente; io devo tutta a lei la mia +fortuna. Lei non lo sa, ma è così!</p> + +<p>—Ma se non ti ha portato un centesimo di +dote!...</p> + +<p>—Ti sbagli: mi portò il padre, la madre e +quattro fratelli da mantenere, che oggi sono tutti +impiegati nell'azienda.</p> + +<p>—E allora?</p> + +<p>—È un problema psicologico. Tutti i problemi +umani hanno un fondamento psicologico occulto. +Senti il mio: ma prima di tutto guardami bene<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span> +in faccia: non quale mi vedi nelle fotografie, nei +quadri, nei <i>tablò</i>; ma quale sono realmente: sono +bello o brutto?</p> + +<p>Esitai.</p> + +<p>—Di' pure brutto, piccolo, rincagnato, pelato +fino dalle origini, e senza l'onor del mento. Ma +devi aggiungere che a ventidue anni, quando la +sposai, ero anche più brutto: lo dico io, e mi +puoi credere. Mi sono fatto un po' bello in seguito. +Immagina invece che cosa doveva essere +mia moglie allora! Tu dirai: Una dea! Io aggiungo: +Una carica di cavalleria! Dopo la quale +tu non sapevi più in che mondo eri. Sono cose che +a dirle non ci si crede. Bisogna provarle.</p> + +<p>—Provare per credere—dissi io—come per +le tue pillole.</p> + +<p>—Precisamente—disse con gravità Ballesio.—Senonchè +Mariuccia allora non era Giunone; +era Ebe; Giunone, quale tu la ammiri adesso, diventò +un poco per volta. Ebbene io, a differenza +di molti uomini, inconsapevoli della verità, intuii +subito che avrei fatta una deplorevole fine nella +mia qualità di marito. Bada bene però, e vedi di +non confondere: mia moglie era, come è adesso, +l'esemplare delle mogli; ma tu devi sapere che +le facoltà ragionative della donna non hanno +sempre la stessa sede di quelle dell'uomo. Supponi, +per modo di dire, che in mia moglie le facoltà +ragionative risiedano nell'epidermide, e che +la sua epidermide dicesse allora: «io ho bisogno<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span> +di vestirmi—quando mi vesto—di seta e di +pietre preziose», e poi di' quale doveva essere +la mia sorte che non potevo comperarle che un +abito di cotonina! Io sentivo la necessità di diventare +ricco appunto per non diventare un marito, +come dire? infelice. Ma come si faceva a +diventare ricco? Lo sai tu?</p> + +<p>Io sospirai.</p> + +<p>L'immortale Ballesio mi spiegò e disse:</p> + +<p>—La donna è la glandola della ricchezza. Pare +un assurdo, ma è così. La donna è come la pituitaria, +la tiroide, la surrenale, glandole superflue +in apparenza. Ma tu portale via, e l'uomo +diventa l'ombra di un uomo. Sopprimi la donna, +e tu hai l'uomo che ritorna allo stato selvaggio +e cretino.</p> + +<p>Dopo ciò Ballesio bevve un cognac, e seguitò:</p> + +<p>—A quei tempi io reggevo una farmacia a +Montefalco. Guarda che per andare giovane di +farmacia in quel paese bisogna essere morti di +fame. In una settimana tu non fai cinque lire di +banco. Il mio predecessore era scappato via per +disperazione, portando con sè quel po' di chinino +che c'era e una mezza dozzina di barattoli +antichi.</p> + +<p>Io, appena arrivato lassù, avevo messo fuori +un gran cartello: <i>Farmacia uso Roma</i>. Sai tu +cosa vuol dire <i>farmacia uso Roma</i>? Io no. Probabilmente +era uno sfogo di quel genio della <i>réclame</i> +che mi si sviluppò in seguito. Una sera<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span> +d'inverno, dopo l'avemaria, stavo al buio pensando +al mio avvenire di marito infelice. Sentivo +nella stanza di sopra, ogni tanto, il passo di Mariuccia. +Ella bubbolava dal freddo, poverina! e +doveva tenere sotto le sue adorabili sottane un +vile scaldino di carbonella. Sai tu quali orrendi +pensieri devono passare per la mente di una +bella giovane costretta a bubbolare dal freddo in +un paese come Montefalco? Io sentivo già i brividi +sul mio capo. O Mariuccia—esclamai—o +io morirò, o tu avrai un camino grande come +una fornace; e quando vorrai andare a spasso, +avrai una carrozza con quattro cavalli che ti tireranno +dove vuoi. Allora, capirai, di automobili +non si parlava dalle nostre parti; non esistevano +le mie pillole; il termosifone era una cosa sconosciuta.</p> + +<p>Ed ecco che un Marcantonio di montanaro, +grosso e alto come la bottega, mi spalanca la +vetrina, entra e butta sul banco una cosa, e dice +con disprezzo:</p> + +<p>—Questa tientela per te.</p> + +<p>Guardo. Era una carta senapata.</p> + +<p>—Non ha fatto effetto, galantuomo?—dico io.</p> + +<p>—E che effetto vuoi tu che abbia fatto?—mi +dice. Non mi ha grattato nemmeno la pelle.—Ora, +prosegue l'ineffabile Ballesio, tu sai la storia +dell'uovo di Colombo, della lampada di Galileo, +del pomo fradicio di Newton! Ebbene, quell'uomo +è stato la mia lampada, il mio uovo, il mio pomo<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span> +marcio. Sentii, come farti capire? una luce trapassare +la mia mente, un lampo; ma avevo trovato!</p> + +<p>—Amico—dissi con effusione a quel villano—vieni +fra due ore e avrai, ti giuro, il cerotto +che tu vuoi e che ti guarirà.</p> + +<p>Due giorni dopo l'uomo tornò. Mi mostrò la +sua schiena che era tutta una piaga; ma lui era +esultante: era guarito!</p> + +<p>Io avevo inventato il famoso cerotto di Sant'Antonio. +Nelle nostre campagne chi non conosce +adesso il cerotto di Sant'Antonio? I farmacisti +delle città avevano dimenticato la esistenza dei +forti lavoratori della terra, la cui epidermide, perchè +sa—come si dice oggi—il lavoro dei campi, +è insensibile ai comuni revulsivi. Avevano dimenticato +questa elementare psicologia della medicina +popolare che un farmaco è creduto tanto più +efficace quanto più si sente e fa male.</p> + +<p>—Ma tu dici delle bestialità, Ballesio.</p> + +<p>—Mai più! È affare di autosuggestione. Il villano +si sente bruciare e pensa: «ecco, io guarisco!» +Pensare di guarire spesso vuol dire guarire. Aggiungi +poi dietro il cerotto l'imagine di Sant'Antonio, +del grande taumaturgo, e tu hai la spiegazione +dell'immenso successo del mio specifico. +Devi poi notare che nelle nostre campagne c'è +ancora un po' di religione e i parroci, con una +piccola percentuale sulle vendite, hanno fatto una +<i>réclame</i> strepitosa a questo revulsivo che cura<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span> +sciatiche, lombaggini, raffreddori e, dopo usato +per l'uomo, tu non lo butti via, ma ne incolli la +immagine nelle stalle per la protezione delle +bestie.</p> + +<p>Dopo il cerotto di Sant'Antonio, la via era +aperta. Un giorno contemplando la mia signora +che si svestiva allo specchio, esclamai: «Dio, +che tesori! ma perchè devono esistere fanciulle +clorotiche, smunte, senza l'onore di quel seno e +perciò prive della venerazione degli uomini e +della santa gioia della maternità?» Pensare questo +ed inventare le mie pillole fu un attimo. Ah, +tu ridi? saresti buono anche tu di far le mie pillole, +eh? Ma di persuadere l'umanità che con le +mie pillole si guarisce, fui capace io solo.</p> + +<p>E Ballesio assunse la sua aria di grand'uomo. +E aggiunse gravemente:</p> + +<p>—Al bene di tutte le classi sociali io ho provveduto: +ai neurastenici, agli stitici, agli ipocondriaci; +e poi mi chiamano—qui in quest'idiota +paese—avaro, esoso, tirchio; imbecille mi chiamano +anche! pucinella politico, perchè, ora—dicono +loro—sto coi preti, ora sto coi socialisti. +Io sto con chi soffre, e il mio nome è universale: +<i>Vos omnes qui laboratis et «ammalati» estis, +venite ad me!</i> Questa è la mia divisa. Non vi sono +che i medici ed i preti che preferiscono la percentuale +sui miei specifici agli specifici medesimi: +ma si tratta di una classe, direi quasi cinica, +senza fede, destinata a scomparire. Ma tutto il<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span> +resto del mondo è basato sulla fede! Come ha +progredito il Cristianesimo? Con la fede. Come +progredisce il Socialismo? Con la fede. Che cosa +è il <i>sole dell'avvenire</i> che gli increduli deridono? +Una forma allotropica della fede. Come si diffondono +per il mondo le mie boccettine, le mie scatoline? +Con la fede. La fede è l'ossigeno della +vita. La fede genera il dogma: il categorico imperativo +di Massimiliano Kant. Chi non crede al +dogma, <i>anathema sit!</i> Scomunicò la Chiesa, quando +potè! Scomunico io chi non crede a me! Ti +pare? Senza fede, che cosa hai? Hai la ribellione, +hai la critica, hai individui pallidi, stitici, dolorosi, +senza vigore di volontà; hai degli irregolari +della vita. Ora—sta bene attento—dall'incontro +di un atomo di fede negli altri con un +atomo di genio tuo, si ottiene il protoplasma intorno +a cui si verrà poi innucleando il milione. +Hai capito adesso come si fa a diventare milionari?</p> + +<p>—Ma tu hai fede nei tuoi specifici?—chiesi io.</p> + +<p>—Immensa! Essi valgono quello che valgono +gli altri specifici. Tieni bene a mente: nel campo +terapeutico, tranne l'olio di ricino, il chinino per +la malaria, il bicarbonato pel bruciore di stomaco, +tu non hai che dei medicamenti illusori: bastoncini +di carta su cui l'ammalato si appoggia disperatamente +per passare dallo stato egrotante a +quello di sanità. La sola terapia vera è l'igiene, +l'aria, il sole e, moralmente, essere un poco be<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span>stia. +Ma che colpa ne ho io se l'uomo non può e +non potrà mai essere uomo igienico? se la sua +anima non è sempre bestiale?</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>E quell'imbecille di Ballesio chi sa per quanto +avrebbe durato, se in quel punto il rumore del +pubblico non avesse avvertito che la <i>Vedova allegra</i> +era finita.</p> + +<p>Ballesio corse a prendere la sua signora: giacchè +questo onore egli non lo cede a nessuno.</p> + +<p>Sarà ridicolo questo minuscolo uomo, in grande +sparato bianco, dare maestosamente il braccio +alla giunonica sua signora; ma è uno spettacolo +che tutti ammirano.</p> + +<p>Quella sera la signora aveva un manto di ermellino +arrivato da Parigi.</p> + +<p>Si può chiamarlo imbecille finchè si vuole, ma +bisogna fargli largo. La sua automobile ha l'ordine +di rombare spaventosamente, ed i suoi fari +devono essere i più luminosi. La luce ed il suono +tengono viva la fede. Ammirabile uomo, dopo +tutto, che conserva inalterabile, assoluta la fede, +anche nella sua signora.</p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="UN_PICCOLO_BACIO_QUI" id="UN_PICCOLO_BACIO_QUI"></a>UN PICCOLO BACIO, QUI!</h2> + + +<p>—Riservato per dame?—domandò la dama +al conduttore indicando l'interno di uno scompartimento +di seconda classe, dove otto corpi di +grosso sesso maschile si stavano pigiati.</p> + +<p>—Viaggiamo in condizioni eccezionali, signora.</p> + +<p>—Ah!—fece la dama—e le sue pupille +grige sotto il velo rialzato, e che scendeva giù da +una gran falda di cappello, fulminarono gli otto +grossi corpi; fulminarono il conduttore, e con +lui il suo colletto un pochino lercio, le sue mani +quasi nere; fulminarono il treno in disordine, la +stazione in disordine; e, più largamente, fulminarono +l'Italia e le ferrovie in disordine: anzi in +quel giorno in completa disorganizzazione per +effetto della neve; una neve enorme, paurosa, +strana, la quale pareva avesse un suo linguaggio +di morte, come dire: io ti voglio coprire, congelare, +vecchio mondo!</p> + +<p>—Venga con me, signora: la metterò in prima—disse +il conduttore, e precedette la dama at<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span>traverso +un ingombro immenso del treno: bagagli, +gente.</p> + +<p>—Qui è interamente vuoto—disse infine, indicando +uno scompartimento di prima classe.</p> + +<p>—Se permette, ci sono io—disse al conduttore +un signore che era lì, in piedi, nel corridoio; +ed indicò il suo grosso sciallo buttato nell'angolo.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Questo signore era piccolo, anzianotto, sbarbato +e fiorito nel volto: però aveva un bellissimo +naso grosso, ed un bellissimo ventre, sporgente +da un bellissimo pastrano da viaggio. La sua +testa pelata era difesa da un cupolino di seta. +Egli stava a guardare dietro la grossa lastra di +cristallo ciò che avveniva nella stazione, e con +una mano grassoccia, adorna di un pesante anello, +fumava un vile toscano: da che si poteva arguire +che quel signore era italiano, non straniero.</p> + +<p>All'avvicinarsi della dama egli ritirò con bel +garbo il ventre, e la dama passò; passò perchè +era sottile, ma la si contorse come per evitare il +contatto di quel ventre, di quel naso, di quel +puzzo di vile toscano. Ma per entrare, la sua alterezza +dovette piegarsi da una banda perchè il +cappello non entrava.</p> + +<p>Tranne il cappello, che fra veli e piume e +spilloni, era di una complicazione ammirabile, +tutto il resto era semplice: una gonna nera, +un'ampia giacca di lontra, nel cui mezzo era po<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span>sato +un cespuglio di violette finte: finte, ma non +importa! Tutta la leggiadra creatura odorava di +viva viola, di fresco mughetto, di pura lavanda. +Ma le narici del suo nasetto impertinente si dilatarono +e parvero aspirare in quello scompartimento +come un malvagio odore: le delicatissime +labbra si storsero: poi si sedette come rassegnata. +Lentamente, con due sottili mani inguantate, alti +i cubiti, si toglieva veli, spilloni, cappello, come +fosse una funzione sacra. Apparve allora una +leggiadra testa dai capelli cinerei. Con un rapido +moto trasse poi da una borsetta uno zendado, vi +ravvolse in un attimo il capo nella foggia languida +in cui è effigiata Beatrice Cenci; distese sul +velluto un gran lino bianco; vi si adagiò con la +testa; vi si immobilizzò: forse dormiva se non +fosse stato un piccolo piede a dichiarare che ella +era pur desta.</p> + +<p>Il grosso signore si rivoltò ancora, lui e il suo +naso, contro la stazione. Era interessante guardare +quello che vi succedeva. Un grigio enorme, +un umidore intenso, una folla sconvolta era sotto +la tettoia: ogni tanto passava qualche macchina +fumida, gemebonda che trainava vagoni lenti grondanti +da una impellicciatura mostruosa di neve: +dentro si vedeva sfilare un ingombro di umanità.</p> + +<p>Si va? si sta? cosa si fa? chi lo sa? Dall'interno +del treno immobile, dal di fuori giungeva un +ininterrotto suono di voci:</p> + +<p>«Ritardo di due, sei, dieci ore! La neve! mac<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>chè +la neve: il «sabotaggio». Ci vuole un ferroviere +impiccato per ogni stazione! Ma si impicchi +lei per primo! Le ferrovie ai ferrovieri! +Alle società private le ferrovie. Senti il compare! +È un deputato forse lei? Vi sono delle donne, +dei bambini nelle sale d'aspetto che strillano, +che si disperano, che hanno fame.»</p> + +<p>Il vecchio signore faceva: <i>up, là!</i> sollevandosi +ritmicamente sulle punte dei piedi, poi ricadendo +sui talloni. Ad un tratto abbassò il vetro: un signore +era uscito dall'ufficio del capostazione; agitava +furibondo le braccia; dietro di lui erano +altri signori furenti; dietro, due capo-aggiunti, +ma avviliti, poveretti; la barba di tre giorni, i +baffi in giù, il bavero in su, l'orgoglioso berretto +color granata, pesto, avvilito anche lui. Quel signore +aveva tutta la bocca aperta e le sue parole +dovevano essere terribili: ma non si sentivano: +ecco perchè il vecchio che faceva <i>up, là!</i> +aveva abbassato il vetro.</p> + +<p>Allora si udì la voce di quell'energumeno che +urlava:</p> + +<p>—Ma dove è quel capostazione? Ha finito il +suo turno ed è andato a casa? Già loro signori +capi non sanno niente, loro non capiscono niente, +tutto un giuoco a scaricabarile. Al telegrafo, al +telegrafo! Mangiapani a tradimento. Vi concio io, +ora! Un dispaccio al ministro.</p> + +<p>Chi poteva essere quell'autorevole e furibondo +personaggio?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span></p> + +<p>Tutta la folla si volta, al galoppo, verso il telegrafo, +e dietro corrono le lucerne di due carabinieri. +Ma tornano tutti subito indietro. Una +imprecazione collettiva, enorme: Il telegrafo non +funziona più!</p> + +<p>Ma che succede adesso? Un altro signore rompe +la calca, affronta l'energumeno e strilla come +un'aquila:</p> + +<p>—Prima di tutto, lei che grida tanto, fuori il +biglietto!</p> + +<p>Era il più bello della scena, quando la dama, +levando appena il dito, disse laconicamente:</p> + +<p>—Prego, chiudere.</p> + +<p>Il vecchio grasso gentiluomo udì, si voltò, +guardò la dama. Ella diceva proprio a lui. Lui +parve meditare: dopo tutto la signora di seconda +classe era come sua ospite nel compartimento di +prima.</p> + +<p>—Prego chiudere—ripetè la signora in tono +che non era affatto di preghiera.</p> + +<p>Allora il signore alzò lentamente e come a malincuore +il cristallo.</p> + +<p>Intanto un lento moto avvertiva che il diretto, +forse, stava per partire: uscì dalla tettoia, infatti. +Allora brillò una gran luce: ma non dal +cielo uniforme di piombo scendeva quella luce; +ma dalla immensa candidezza della terra, e fuori +di quel candore, tutto era ugualmente plumbeo: +le fiumane, le piccole case, disperse, livide, sepolte: +un paesaggio immobile, desolato, bianco<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span> +su cui avanzava, quasi immersa, la linea nera +del convoglio.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Però era oramai mezzogiorno e il signore si +preparò a far colazione: l'apparecchio o viatico +che levò da una cestina e dispose bene bene, rivelava +l'esistenza di un cuoco di casa, o forse +anche di una di quelle mogli rare e preziose che +preparano tutto per il marito che viaggia. Quel +viatico rivelava inoltre che egli era un buongustaio +e anche uno stomaco solido. Guardò con occhio +commosso un'anca di cappone a lesso; pallida, +piena, gelatinosa, accuratamente priva di +bordoni e di piume, oh non come sono le ali e +le ànche scheletriche nei disingannevoli cestini da +viaggio! Guardò un bellissimo, brunito, rosato, +profumato arrosto di filetto, disposto in ordinate +fette. Esitò: finalmente prese delicatamente una +fetta d'arrosto, aperse la bocca, mise un po' +fuori la lingua... In quel punto la dama fece +una smorfia di supremo disgusto.</p> + +<p>Il signore fissò: depose la fetta su le altre, +non sulla lingua, e in tono di persona seccata +disse:</p> + +<p>—Oh, senta, cara signora, che lei mi voglia +impedire di fumare, vada anche, benchè questo +è scompartimento per fumatori; che non mi permetta +di aprire il finestrino per un momento, sia +pure; ma mangiare, ah, mangiare...</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p> + +<p>—Non parlare con voi.</p> + +<p>—Allora io parlare con voi... oh, corpo di +Bacco! E dire che quando noi andiamo all'estero, +stiamo, si può dire, col cappello in mano; e +questa razza prepotente quando viene in Italia...</p> + +<p>Ma la signora con una mossa sdegnosa, appena +detto «non parlare con voi», si era rifugiata +nell'angolo opposto, e d'altra parte, quell'arrosto +era così buono, così persuasivo che pareva +dire: «Perchè ti vuoi guastare la digestione?» +Le fette sparivano tranquillamente, alcuni +panini scricchiolarono, una bottiglia nera versò +una volta e due il suo contenuto luminoso giù per +la gola dell'amabile signore. Non rimaneva che +la frutta, e questa era rappresentata da grossi +mandarini dalla buccia ben sciolta.</p> + +<p>A questo punto il treno, che già andava lento, +rallentò: la macchina mandò un gran sbuffo, poi +un sibilo flebile, lugubre, morente: il treno si +fermò. Un silenzio profondo, poi un'agitazione +paurosa per tutto il treno. Il treno era sotto la +neve. Stazione vicina? No. In aperta campagna. +Si sentivano sportelli e vetri aprirsi. Un individuo +o due saltarono giù. Rimasero confitti come cialdoni +nel lattemiele: la neve rasentava la banchina. +Terrapieno, siepe, tutto era livellato in +una desolazione bianca: la macchina—la si +scorgeva in curva—era quasi tutta immersa. +Nevicava ancora.</p> + +<p>La signora si scosse.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p> + +<p>—Cosa succede?—chiese voltando la testa +verso il compagno di viaggio.</p> + +<p>—Probabilmente bloccati.</p> + +<p>—Ah! Verranno a sbloccare.</p> + +<p>—Speriamo bene, signora.</p> + +<p>Può fare sempre piacere ad un filosofo il constatare +che la piccola graziosa neve ha forza di +arrestare una macchina enorme e nera, simbolo +del progresso; come la pudica acqua di affondare +un transatlantico; come un microbio invisibile +di uccidere un uomo: ma è bene non trovarci +in simili casi.</p> + +<p>La verità cruda non tardò a farsi strada: treno +bloccato in aperta campagna: avanzare e retrocedere +impossibile: segnalazioni insufficienti: telegrafo +rotto: macchina spenta.</p> + +<p>Prospettiva certa: cinque ore di blocco, almeno, +cioè il tempo da permettere alle guardie +di percorrere i venti chilometri lungo la linea sino +ad arrivare alla stazione da cui erano partiti: +poi aspettare la locomotiva liberatrice. Altra prospettiva +molto più probabile: la notte in treno, +senza calore e senza luce perchè la caldaia era +già spenta.</p> + +<p>Quando la signora seppe questo, fece anche +lei come tutti nel treno: protestò: il treno era +un coro di proteste. La signora aggiunse la sua +voce esotica al coro, con speciale sintesi diffamatoria +verso l'Italia.</p> + +<p>—Viaggiato molto—diceva—ma mai visto<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span> +qualche cosa così orribile. Russia, Norway, Svizzera, +paesi avanzati avere <i>puf</i>, <i>uf</i> (soffiava). +Avere, come dicete voi? <i>Avere rotery-snow-plough</i> +per soffiare via neve.—E con la manina vorticosa +faceva un molinello che buttava via tutta +la neve.</p> + +<p>—Vuol dire—spiegava il capotreno ai circostanti, +un giovanotto quasi elegante—che +all'estero adoperano un tipo nuovo di spazzaneve +a ventilatore per liberare i binari. Qui siamo ancora +al vecchio tipo che non è buono se non a +buttare la neve da un binario sull'altro; e poi +con una neve come questa non va.</p> + +<p>La signora, dopo avere protestato, si dovette +anche lei adattare al fatto reale; aspettare, pazientare, +tacere.</p> + +<p>Passava, interminabile, il tempo.</p> + +<p>Quando la superba umanità intuisce una forza +che non può vincere, con cui non può lottare, +si abbatte avvilita, muta. I carrozzoni, specie +quelli di terza classe, potevano richiamare in +mente certi carri-bestiame, pieni di corpi immoti, +attoniti.</p> + +<p>Ma i bambini si udivano gemere: qualche donna +piangeva. La fame! Qualche vigoroso, qualche +ardito discese: dal casello vicino, da una cascina +si potè avere un poco di pane: ma era una disputa +feroce: la si intravvedeva nei vagoni di +testa.</p> + +<p>Calava la sera.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span></p> + +<p>—Signora, posso offrire?</p> + +<p>La signora pareva sofferente: era scossa come +da brividi.</p> + +<p>Il signore aveva tolto dalla grossa valigia di +cuoio una fialetta di essenze.</p> + +<p>—Veda, signora—disse—quando io viaggio, +ho l'abitudine di prevedere tutto. Ecco qui, +oltre al resto, una candela: è probabile che fra +poco torni a proposito.</p> + +<p>—Grazie, ma avere anch'io <i>petit flacon</i>. Piuttosto +ho fame.</p> + +<p>—Ah—fece il signore—e presa la cestina, +ne trasse ancora quella deliziosa anca di cappone. +Poi fissò la signora: sorrise dolcemente con +i suoi denti bianchi nella faccia rubiconda, un +po' ironica, e senza muoversi punto, appena movendo +le labbra:—Sì—disse—ma pagare!</p> + +<p>«No, no denaro—disse fermando il gesto +della signora.—Soltanto un piccolo bacino, qui!»</p> + +<p>E indicò la punta del grosso naso.</p> + +<p>—Ah!... <i>Fy, old satyr!</i></p> + +<p>—Niente, vecchio satiro, <i>madam</i>. Ho dato addio +da tempo alla carne: non però alle ànche di +cappone. Ma quest'oggi mi sento americano anch'io, +cioè molto originale—e così dicendo fece +atto di riporre la preziosa anca superstite.</p> + +<p>Allora con un moto rapido, la dama si appressò: +il signore sentì cose molli, profumate, +deliziose appressarsi a lui: la lontra, le viole.</p> + +<p>I labbruzzi di lei sfiorarono il suo grosso naso.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span> +Poi tutta si ritrasse indietro, coprendosi il volto +per non vedere quella orribile cosa che aveva baciata.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>—Dire—ruminava tra sè il signore allontanandosi +nel corridoio, e riacceso un toscano +per lasciare che la dama affondasse in pace i +suoi dentini in quella anca rosata—dire che +circa vent'anni fa questa triste avventura della +neve poteva essere fra i più saporiti ricordi della +vita!</p> + +<p>Un mezzo toscano è spesso una grande consolazione, +nella miseria.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="GIACOMINUS_GIACOMINI" id="GIACOMINUS_GIACOMINI"></a>GIACOMINUS GIACOMINI.</h2> + + +<p>Quella volta la mamma, per quanto pietosa, +non potè nascondere il grave fallo di Giacomino: +il babbo venne, seppe, e quella sera grandinò.</p> + +<p>Una grandine alla vigilia di Natale?</p> + +<p>Sì, una grandine di busse, ma non sui campi: +bensì sulla persona di Giacomo Giommi, ovvero +Giacominus Giacomini, come lo chiamavano beffardamente +i compagni di scuola, figlio legittimo +ed unico del signor cav. Antonio e della signora +Palmira, scolaro ginnasiale scioperatissimo.</p> + +<p>La signora Palmira conosceva del non egregio +suo Giacomino tutte le prodezze: dalla vendita +della grammatica latina per acquistare il diritto +di copiare i problemi, alle lezioni marinate con +superba disinvoltura; sapeva perchè diminuiva +lo zucchero ed aumentava in modo anormale la +lista del calzolaio e del sarto. Il padre, cav. Antonio, +ignorava tutte queste cose: prima perchè +nessuno gli diceva niente, secondo perchè dalle +sette del mattino—ora in cui si levava—a mezzanotte +e anche all'una talvolta—ora in cui +rincasava—non compariva nel domestico foco<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span>lare +che per le due ore del pranzo. Però se ignorava +l'analisi, intuiva la sintesi:</p> + +<p>—Quel ragazzo non ha voglia di far niente +di bene!</p> + +<p>—Ha ingegno, e farà bene—risponde la signora +Palmira che più si avvicinava alle nozze +d'argento e meno veniva dividendo le idee del +marito.</p> + +<p>—Ingegno a dir le bugie, ingegno a sgraffignare +se trova, ingegno ad inventare tutte le scuse +per faticare meno che si può e godersela più che +può. Credete che io non me ne accorga?</p> + +<p>—E anche in ciò si richiede ingegno—rispondeva +la signora Palmira, la quale si riserbava +almeno il diritto di parlare sempre per ultima.</p> + +<p>Chi possedeva l'analisi e la sintesi sul conto di +Giacomino era la donna di servizio: ella sapeva +tutti i progressi fatti da lui nel <i>folklore</i> delle ingiurie +plebee ad una umile fantesca: da <i>servaccia</i>, +<i>sguattera</i> sino a certe parole che offendevano +la dignità del sesso. Ella aveva anche imparato +la differenza che passa tra l'impressione di una +scarpa coi chiodi e un'altra senza chiodi: i modi +con cui Giacomino comandava potevano ricordare +un linguaggio non più ammesso dalla democrazia. +Vero è che, quanto a termini ingiuriosi, +la domestica disponeva di un vocabolario ricchissimo. +In questi casi Giacomino, leso nel suo +onore, riferiva alla mamma.</p> + +<p>La mamma allora interveniva come giudice e<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span> +diceva: «Mettiamo bene le cose a posto. Tu sei +la serva e lui è il padroncino, tu sei una donna +fatta e lui è un bambino ancora ingenuo.»</p> + +<p>«Per me l'è un barabba!» diceva con profonda +convinzione la donna, e allora Giacomino assisteva +ad un'altra varietà di diverbio, quello fra +la donna di servizio e la mamma: diverbio molto +più clamoroso e lungo perchè la donna di servizio +si credeva in diritto di pretendere per sè +l'ultima parola.</p> + +<p>Dunque quella antivigilia di Natale la signora +Palmira aveva dovuto recarsi alla direzione del +Ginnasio, chiamatavi d'urgenza da un laconico +biglietto del signor Direttore.</p> + +<p>Veramente il biglietto era per il padre e non +per lei.</p> + +<p>Il signor Direttore, anzitutto rilevata questa +sostituzione, accolse la signora Palmira con un +contegno così solenne ed enigmatico che la detta +signora perdette la sua abituale sicurezza.</p> + +<p>—Abbia ad ogni modo la bontà di accomodarsi.</p> + +<p>«Non avrà mica ammazzato qualcuno!» pensò +la signora Palmira.</p> + +<p>Il signor Direttore torna a sedere sul suo seggiolone: +preme il bottone elettrico: compare il +bidello: ordine di far comparire Giacomino Giommi, +e Giacomino compare.</p> + +<p>«Povero figlio mio—palpitò la signora Palmira +come lo vide con un aspetto così compunto<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span> +come mai gli era accaduto—questa volta ne hai +fatto una grossa!»</p> + +<p>Il Direttore con una crudele lentezza estrasse +un foglietto e lo presentò alla signora.</p> + +<p>—È questo—domandò—il carattere del +suo signor consorte?</p> + +<p>—Veramente...—disse la signora.</p> + +<p>—Questo è un falso; ieri il suo signor figliuolo +ha presentata questa giustificazione. Del resto +guardi—e col dito fulminò lo scolaro—<i>habemus +confitentem reum!</i>—Per tutto questo ed altro +io desidero la presenza del padre.</p> + +<p>—Ma...—obbiettò la signora Palmira.</p> + +<p>—Assolutamente: intanto la avverto che il suo +figliuolo, per deliberato consiglio dei professori, +è sospeso dalle lezioni. Questo come preavviso: +il resto verrà poi!</p> + +<p>Il signor Direttore fece capire che non aveva +altro da esporre, almeno a lei, signora Palmira.</p> + +<p>La signora Palmira inchinò, uscì, con Giacomino +dietro.</p> + +<p>«Si può essere più imbecilli? E si può essere +più villani con una signora? Un falso! a quell'età!» +e rideva verde: tuttavia come giunse a +casa, ordinò con un cenno al rampollo di seguirla. +La signora elevò il <i>tu</i> alla potenza del <i>lei</i>.</p> + +<p>—Ha inteso, bel signorino?</p> + +<p>—È stato Finotti...!—rispose Giacomino +con un tono che non avrebbe per nulla indicato +quel nobile sentimento «che fa l'uom di perdon<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span> +talvolta degno»: indi dirotto pianto, ma di +rabbia.</p> + +<p>—Finotti a far che? a scriver la lettera?</p> + +<p>—No, a dirmi come si doveva fare <i>la scusa</i>. +La fanno tutti, mica io soltanto! Il direttore l'ha +su con me, e mi castiga solamente me—così +rispose Giacomino.</p> + +<p>—Va bene: lei vada intanto nella sua stanza.</p> + +<p>Giacomino non domandava di meglio e si rifugiò +nella sua stanza dove tutto serbava traccia +delle sue imprese: la tappezzeria stracciata per +ornare il palazzo della regina nel teatrino dei +burattini: le sedie adattate a biciclette e ad automobile: +il lume meccanicamente contorto per +costituire il fanale della detta automobile: le +quali cose insieme a molte altre, se davano +alla stanza un disordinatissimo aspetto, provavano +le disposizioni congenite del giovanetto alla +meccanica.</p> + +<p>Ma quel triste vespero Giacomino entrò assai +turbato nella sua stanza: il gatto che lo vide—al +rumor della porta aveva levato la pupilla dal +suo vigile sonno—come saetta fuggì: negli esperimenti +meccanici di Giacomino, o nelle rappresentazioni +dei burattini, egli—onesto micio—era +forzato a fare delle parti repugnanti alla sua +indole tranquilla.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Proprio in quell'ora il signor cav. Antonio tornava +a casa.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span></p> + +<p>L'abitudine nei <i>paterfamilias</i> è così forte che +essi ricasano anche quando la dimora non è più +asilo di pace.</p> + +<p>Il signor Antonio era bensì cavaliere per ragione +del suo grado ufficiale, ma viceversa doveva +sgobbare come un somiere. Giacchè se lo +stipendio governativo era sufficiente per una famiglia +di abitudini modeste, diveniva inadatto a +sopperire al treno di casa quale era imposto dall'esempio +delle altre famiglie e dalla filosofia +della signora Palmira, la quale soleva dire: «Si +vive una volta sola e perchè ci dovremo privare +di qualche piccolo benessere?» Per soddisfare +questo <i>piccolo benessere</i>, il cav. Antonio doveva +«arrotondare» il suo stipendio.</p> + +<p>Questa necessità dell'arrotondare degli stipendi +spesso rappresenta uno sgonfiamento del denaro +pubblico, e qualche volta ha il suo epilogo nelle +aule dei tribunali. Ma è proprio vero che il signor +Antonio <i>arrotondava</i> onestamente, cioè lavorando +di più col tenere alcune amministrazioni +private.</p> + +<p>Però con questa vita da bue lavoratore portare +il titolo di cavaliere, è una ironia! Ma il cavalier +Antonio non si accorgeva oramai più di questa +ironia: il mondo era divenuto per lui un +immenso cartafaccio con colonne di numeri lunghe +lunghe da sommare, e non finivano mai, e +non lo avrebbero mai abbandonato: lui sì avrebbe +abbandonate le formiche delle cifre il dì della<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span> +morte, ed esse—le cifre—sarebbero state +prese sotto tutela da qualche altro: ma suo figliuolo—Giacomino—sarebbe +divenuto non +un impiegato, ma un libero professionista! ed +ecco perchè Giacomino era entrato in Ginnasio +e nella casa del cav. Antonio era entrato <i>Rosa +Rosæ</i>, <i>genitivo</i> e <i>dativo</i>, <i>Fedro</i> e la <i>grammatica +dello Schultz:</i> arnesi di pensieri, dei quali il +più domestico e perito era, a tutto dire, <i>Giacominus +ipse!</i></p> + +<p>Il povero signor Antonio si confortava di respirare +la libertà futura che avrebbe goduta il +suo figliuolo, dottore, ingegnere, avvocato! Di +altre soddisfazioni non ne aveva. Il <i>thè</i> che la +sua signora offriva alle amiche nel giorno di ricevimento, +aveva per lui un sapore di amarezza +stantìa: e quanto al buon gusto della sua signora +nel vestire egli era forse il solo a non apprezzarne +tutta la finezza. Tuttavia anche lui aveva +le sue oasi, rappresentate dalle rare e necessarie +vacanze, e fra queste la più dilettosa e lunga +era quella del Natale. «Tre giorni di pace in +casa!»—pensava il signor Antonio rincasando—e +passando dal pasticcere ha ordinato un dolce +di vaste proporzioni: dal pollivendolo un tacchino, +due capponi e tre dozzine di uova, dal droghiere, +marsala e liquori. Con queste liete disposizioni di +spirito il cav. Antonio entra nel lare domestico.</p> + +<p>—Oimè! cos'è quest'aria di mistero? Perchè +tutti si rimpiattano? dove è Giacomino?</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>La signora deve pur raccontare.</p> + +<p>Il volto del cav. Antonio si offusca: insolitamente +balena e lampeggia. La signora Palmira +non ha mai assistito ad una burrasca di suo marito +più improvvisa di quella. «Oh! come diventano +neurastenici questi uomini! e poi chiamano +isteriche, noi, donne!»</p> + +<p>Il cav. Antonio entra nella stanza di Giacomino.</p> + +<p>Giacomino lo sbircia.</p> + +<p>Svelto come uno scoiattolo, ha presentito la +caccia e la tempesta. Cerca di fuggire, ma la +porta è chiusa.</p> + +<p>Caccia, nella stanza, all'uomo, anzi a Giacomino!</p> + +<p>Giacomino salta sul letto, s'appiatta, s'arrampica. +Ma il terrore di quell'uomo che non ha +mai visto così adirato, paralizza la velocità delle +sue gambe.</p> + +<p>Giacomino, infine, come un volgare malfattore, +è preso da quell'uomo e per qualche tempo una +grandine di pugni cade su di lui senza riguardo +ad una parte piuttosto che ad un'altra della sua +persona.</p> + +<p>Finalmente la grandine cessò.</p> + +<p>Al molto rumore di grida e di mobili smossi è +successa una gran calma.</p> + +<p>Il bruciore dei pugni passò in breve. Giaco<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>mino +mette fuori la punta di un occhio: sbircia, +e torna ancora a nascondere la testa fra le braccia. +Sì, perchè quell'uomo è ancor lì, anzi era +lui—quell'uomo—che faceva quel curioso rumore—e +non sapeva prima quello che fosse—col +fiato. Giacomino non si muoveva perchè aspettava +che quell'uomo andasse via; e torna a sbirciare +con la coda dell'occhio: guarda meglio, e +lo vede finalmente alzarsi, e andar via.</p> + +<p>Ma dietro la porta chiusa c'era la mamma che +invano aveva forzato di aprire. E come i due si +incontrarono, si appiccicarono: e Giacomino sentì +che si dicevano fra loro quelle brutte parole che +a lui erano interdette e per cui—per l'appunto—la +serva lo chiamava barabba.</p> + +<p>Ma il babbo, a differenza della mamma e della +serva, non ci doveva tenere al diritto della parola +per ultimo, perchè poco dopo fu un gran silenzio +e non si mosse più nulla.</p> + +<p>Però qualche piccola, impercettibile cosa si +mosse. Dove? Dentro di Giacomino.</p> + +<p>La mamma aveva detto che lui, quell'uomo, lo +voleva ammazzare con tante busse, ma Giacomino +non ne sentiva più nemmeno l'indolitura.</p> + +<p>I pugni che pigliava talvolta, come incerto delle +sue monellerie, da qualche condiscepolo, più robusto +ed anziano, lasciavano un'impressione +molto, oh molto più durevole. Eppure il babbo +è molto più grosso di coloro!</p> + +<p>E allora perchè? Perchè ha meno forza? E per<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span>chè +ha meno forza? perchè ha la barba quasi +bianca? Sono i vecchi che hanno la barba quasi +bianca.</p> + +<p>Dunque il babbo è vecchio!</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>In quel punto la stanza si illuminò ma nessuno +aveva portato il lume: era la lampada nella strada +e la stanza appariva chiara, più chiara che mai, +perchè oltre alla luce della lampada c'era la luce +del tramonto, un tramonto di una luminosità trasparente +e grande come suole d'inverno talvolta, +con dei riflessi azzurrini.</p> + +<p>Le altre volte che Giacomino era stato messo +agli arresti di rigore nella sua stanza, come si +era fatto certo di esser ben solo, obliava il suo +fallo, obliava il rimprovero, obliava la lieve percossa +ricevuta, e levati alcuni ferri dal comodino, +si sfogava esercitando l'arte del meccanico con +ingiuria dei mobili, ovvero insegnava la parte di +elefante al gattuccio quando doveva comparire +su la scena dei burattini. Così operando, tutto +facilmente obliava.</p> + +<p>Ma quella sera i mobili godettero della loro +pace, e il micio—prudente—non c'era. In +vece Giacomino pensò.</p> + +<p>Che cosa pensasse, non è facile a dire: ma +qualche cosa pensò: non alla mancanza della +scuola, oh no davvero!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p> + +<p>Ma il babbo, quell'uomo che vedeva così di +rado; quell'uomo che per aver dato pochi pugni +leggeri leggeri, tirava il fiato sul letto, poco fa; +quell'uomo che la mattina si alzava col lume, +e via; che la sera col boccone ancora in bocca, +pioggia o bel tempo, inverno o estate, neve o +afa, si alzava e via; quell'uomo che poco fa +aveva detto «vergogna!» gli stava davanti: penosamente +davanti.</p> + +<p>Oh, bella! anche il direttore aveva fatto la +voce terribile e aveva detto a Giacomino «vergogna!» +eppure quella stessa parola «vergogna!» +detta dal babbo gli faceva un altro effetto: +gli faceva un'impressione più dolorosa che i pugni +che aveva presi.</p> + +<p>Giacomino voleva un gran bene alla sua mamma, +mentre col babbo non aveva avuto mai gran +relazione. Se ne riconosceva l'autorità, ciò era +per il fatto che doveva dire «buon giorno, buona +sera», per il fatto che era lui che metteva fuori +i denari, era lui che per fare certe spese tirava +fuori dal portafogli certi biglietti grossi che Giacomino +avrebbe mutato così volentieri in tanti +dolciumi; era lui, sempre lui.</p> + +<p>Se non che la gran differenza tra prima e +adesso era questa: prima gli pareva una cosa naturale +che tutto ciò dovesse avvenire per parte +del babbo, nel modo medesimo che è naturale che +colui il quale ha sete va al caffè e ordina il gelato: +chi ha fame va al ristorante e ordina un bel<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span> +piatto di maccheroni: chi ha freddo va presso +alla stufa: chi vuol fare un viaggio monta in +treno: chi vuol vivere in montagna, prende in +affitto una villetta sui monti nel tempo dell'estate, +ecc. Ora tutte queste cose così naturali e +così semplici, anzi così abituali, erano abituali +semplici e naturali perchè c'era quell'uomo che +vi pensava: quell'uomo che si alzava al mattino +col lume, che la sera andava via col boccone in +bocca, che poco fa ansimava per aver dato a lui +Giacomino, due piccoli pugni, che avea detto +«vergogna!» e avea la barba quasi bianca.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Congiunte queste due cose che prima erano disgiunte, +Giacomino capì che aveva fatto male, +molto male! Male a far la firma falsa? No. Ma +se lo fanno tutti! Male a fare una cosa che dava +dispiacere al babbo.</p> + +<p>E siccome questo dispiacere che dava dispiacere +al babbo, dava anche un certo non so che +a Giacomino che gli faceva venire la voglia di +piangere, così Giacomino si mosse in punta di +piedi alla ricerca del babbo. Giacomino sa camminare, +quando vuole, con la prudenza di un pellirosso: +esce di stanza, fiuta e, naturalmente, +s'avanza verso il tinello. No, il babbo e la mamma +non pranzano, come credeva. La tavola è bensì<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span> +apparecchiata, anzi c'è in mezzo la zuppiera. Ma +nessuno dei due l'ha toccata.</p> + +<p>Le posate sono al loro posto: sul canterano +sono gli involti intatti dei doni di Natale.</p> + +<p>Giacomino sbircia: la mamma, seduta su la +poltrona, legge il giornale.</p> + +<p>E il babbo?</p> + +<p>È andato via anche quella sera che è l'antivigilia +del Natale? Io non saprei proprio dire se +Giacomino ebbe la visione dolorosa di tante belle +serate con dolci, castagne, panna levata e cialdoni, +forse anche con teatro, andate maledettamente +a male per colpa del direttore; certo ebbe +il sentimento che nessuno più del babbo soffriva +per la sua mancanza.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>C'era il lume nella stanza da letto. Giacomino +spinse l'uscio. È il babbo che va a letto.</p> + +<p>Giacomino non si ricorda più—perchè adesso +è diventato un giovanotto serio e bravo—non +si ricorda più quello che disse, però si ricorda +che il babbo, quando lo vide con quelle disposizioni, +fu molto buono con lui: lo perdonò subito +subito e diceva:—Non mi darai più dispiaceri, +vero?—e lui Giacomino rispondeva di no! con +una convinzione insolita, e il babbo non gli diede +nessun bacio, ma con la mano gli toccava i ca<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span>pelli, +e ciò gli faceva un gran piacere, e quando +il babbo gli disse: «Adesso va a mangiare, che +avrai fame!» Giacomino non andò a mangiare, +ma prima andò nella sua stanza e acceso certo +suo candeliere, cominciò a scrivere una lettera +al babbo. La lettera fu tanto lunga che nessun +compito raggiunse mai, a memoria di Giacomino, +una così spontanea prolissità.</p> + +<p>Scritta la lettera, Giacomino la collocò in luogo +tale che il babbo al mattino la scorse prima di +ogni altra cosa.</p> + +<p>Di fatto il babbo la scorse, la aprì, la lesse e +riconobbe che il suo Giacomino ha cominciato a +pensare. Ah, se il signor Antonio sapesse il latino, +come si rallegrerebbe ripetendo il motto di Cartesio: +<i>cogito ergo sum</i>, cioè non più Giacomino +birichino, ma <i>homo sum!</i></p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="COME_LA_LINGUA" id="COME_LA_LINGUA"></a>COME LA LINGUA +DELLA SIGNORA SI CALMÒ.</h2> + + +<p>La signora entrò in casa, si gettò sul sofà, +tacque, cioè no; si preparò a parlare: invocò +il nome di Dio—riservato così spesso, ohimè! +per gli attacchi d'emicrania—si levò di scatto, +spalancò due o tre porte a vetri, e si precipitò, +cioè scoppiò nello studio di suo marito.</p> + +<p>—Io non ne posso più, più, più! Capisci tu? +intendi? fai il sordo? l'oca? lo stupido? il superuomo? +Io soffro, ho dei dolori atroci, mi sento +come svenire; non mangio più, non dormo più, +non digerisco più. Sono diminuita di tre chili e +mezzo. Capisci tu cosa vuol dire diminuita di tre +chili e mezzo? Ho delle vampe, delle fiamme; +poi un gran freddo, un gran gelo; poi tutto un +formicolìo; il cuore si ferma, dà dei colpi, poi +mi sfugge, non lo sento più, lo sento in gola: +mi chiude, mi soffoca! Ho un vizio di circolazione, +l'arteriosclerosi, capisci? È orribile l'arteriosclerosi, +capisci? Orribile! E quest'uomo,<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span> +questo marito, questo esseraccio spregevole che +si chiama marito, si riempie l'epa, beve come +un facchino, dorme come una talpa, va a spasso, +digerisce stupendamente e non s'accorge d'una +povera donna che soffre, che sta male, che muore; +una donna tanto gentile, elegante, fine, buona, +intelligente, sì, intelligente per un uomo che mi +sappia intendere, una donna che avrebbe fatta la +felicità di qualunque altro che non si chiamasse +Marx Giraldi! Ah, la mia personalità, il mio io, +ah, questo voi vorreste distruggere, annientare, +calpestare; voi mi vorreste ridurre alla moglie che +bada al soffritto e sorveglia i buchi delle vostre +calze e serve per gli usi intimi! L'avete trovata, +il mio uomo, la donna che si lascia calpestare! +Vendicatevi, ora, fate la mummia, il papa di +gesso, l'indifferente. Vi sveglierò io, vi sveglierò! +Mi voglio distrarre, capite? Distrarre! Aspettate, +aspettate che stia un po' meglio! Intanto fuori i +soldi: cento lire! Chi rompe paga. Domani altra +visita. Il professor Marchi non visita per meno. +Se mi volete accompagnare, è al Grande Hôtel, +se pure non riparte stasera.</p> + +<p>Qui si fermò, e allora una voce rispose dietro +i cumuli delle carte della scrivania:</p> + +<p>—Io credo che cinquanta lire siano sufficienti.</p> + +<p>—Le figure grette, meschine, esose, le lascio +tutte a voi.</p> + +<p>Allora si udì una chiavetta aprire un cassetto +ed una mano porse un biglietto da cento lire.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span></p> + +<p>—Imbecille!—e la mano della signora prese +il biglietto e rovesciò tutte le carte.</p> + +<p>Dietro di esse apparve un uomo di mezza età, +barbuto, con la fronte posata in calma sulla +mano: il marito.</p> + +<p>La signora uscì sbattendo l'uscio.</p> + +<p>Allora, dietro una specie di paravento, venne +fuori un omarino mezzo spelato e con barbetta +caprina, il quale subito si rivelava come appartenente +alla nobile, antica classe degli scrivani, +che le macchine da scrivere e le dattilografe +vanno distruggendo in modo spietato.</p> + +<p>Pareva abituato a questa specie di cicloni familiari, +perchè si mise senz'altro a raccogliere +le carte e i libri.</p> + +<p>—Per un uomo d'affari però—osservava—è +grave questo modo di sfogarsi con le carte. +Pare, vero signor Giraldi? che vi sia nella signora +una specie di crescendo. Ogni parola si accumula +con l'altra, come in una pila elettrica, finchè avviene +l'esplosione.</p> + +<p>—State buono—rispose il signore, aiutando +anche lui a raccogliere le carte—oggi è andata +abbastanza bene. È quando comincia dalle origini, +dai tempi precedenti il matrimonio, quando prende +a rivangare i vivi ed i morti. A proposito, cos'ha +nominato? il prof. Marchi? Grande Hôtel? Che sia +il Marchi, professore dell'Università di...? Voi che +avete la specialità dei nomi, ve ne ricordate?</p> + +<p>—Sì, certo: Gian Franco Marchi, specialista<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span> +per le malattie del cervello. Deve essere venuto +qui apposta per un consulto al senatore X***. +Sarà una visita <i>in extremis</i>, ma era d'obbligo.</p> + +<p>—Allora—disse il signore—noi ci siamo +conosciuti, e molto bene, in collegio. Egli era di +due corsi avanti di me. Un giovane di valore, +ricordo benissimo: uno dei pochi che si son fatti +strada senza ciarlataneria. Sapete, amico mio, +che è una cosa curiosa?—e pareva un po' rasserenato.—Noi +nella vita moderna ci perdiamo +spesso di vista, di nome, di tutto, peggio che nel +deserto. Accade poi, un bel giorno, di vedere nel +giornale un necrologio e allora diciamo: Io l'ho +conosciuto quell'uomo! Ma non siamo più a tempo +per andare a stringergli la mano.</p> + +<p>—Lo dica a me che sono rimasto solo come +un fungo...; e non me ne pento ormai più—sorrise +fra sè l'omarino.</p> + +<p>—Vi dispiacerebbe di portare, ma subito, un +biglietto al Grande Hôtel? Se il Marchi non c'è, +aspettate. Se domattina presto non può, mi fissi +a che ora vuole, stasera, un appuntamento.</p> + +<p>Il signore si mise a scrivere.</p> + +<p>L'omarino si levò la manica di lustrino e andò +ad infilare il vecchio pastrano a pipistrello e ad +avvolgere il collo, le orecchie, la nuca nella fascia +di lana.</p> + +<p>—Si trova da per tutto quest'accidente! io domando +come si fa a non avere male di testa con +quest'accidente!</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span></p> + +<p>Lo prese con delicatezza, come fosse stata una +macchina infernale, diabolica.</p> + +<p>—Un chilo e mezzo deve pesare!</p> + +<p>Era il cappello della signora.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Alle ore undici, nel Grande Hôtel, il prof. Gian +Franco Marchi parlava ancora con la signora Giraldi. +La signora si veniva riallacciando l'abito +con mano tremante. Era una cosa terribilmente +piena di mortificazione per la signora: quell'uomo, +il prof. Marchi, gelido, meccanico, irreprensibile +nel vestito, aveva esercitato su di lei un'impressione +di paura, di soggezione e di ammirazione +insieme. Eppure quell'uomo aveva parlato +sempre con una voce soavissima, musicale, con +un bellissimo accento italiano: appena, appena +una sfumatura di amabile ironia. Aveva trattato +con la verecondia di un asceta, con la delicatezza +di una suora di carità. Oh, nulla di brutale, come +certi medici; e nulla nemmeno di manierato, di +dolcificato come altri medici alla moda. La signora +Giraldi ne aveva fatti passare ormai parecchi +di medici, e invano! Ma era quella specie di +gelidezza interiore ad ogni influsso di passione, +che la soggiogava.</p> + +<p>La signora, nei preliminari della visita, aveva +cercato, come soleva, di celiare un po'. Bella +donna, elegante, donna di spirito, poteva conce<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>dersi +questo privilegio. «Non so, come chiedere: +Lei ha moglie, dottore? ha provato mai questi +incomodi? ha avuto casi consimili?» Ma poi le si +congelò la voce e si trovò paurosamente nello +stato di materia inerte nelle mani del prof. Gian +Franco Marchi.</p> + +<p>La signora si veniva, dunque, riallacciando. Le +stanze dell'Hôtel scintillavano di lampadine elettriche, +perchè il sole esisteva forse ancora, benchè +vedendo la città fasciata tuttora dalla caligine +del dicembre, se ne potesse dubitare.</p> + +<p>Il dottore aveva escluso in modo assoluto l'arteriosclerosi, +il vizio valvolare, il diabete, l'appendicite, +il verme solitario ed altri mali proposti +dalla signora.</p> + +<p>—Isterismo allora, come dice mio marito?</p> + +<p>Il dottore fece un nobile gesto per allontanare +questa parola, «isterismo» ed anche «marito».</p> + +<p>—Ma allora cos'è il male che io ho? Almeno +sapere il male che io ho. Perchè io sono ammalata, +vero?</p> + +<p>Il dottore si fece serio, terribilmente serio.</p> + +<p>—Non mi guardi così! no! Mi fa paura! Devo +forse morire?</p> + +<p>Finalmente il dottore domandò con voce lenta:</p> + +<p>—La signora ha paura di morire?</p> + +<p>La signora impallidì...</p> + +<p>—Quando penso che anch'io dovrò, molto probabilmente, +morire... Ah, no, signore! E lei ride?...</p> + +<p>—Sorrido, signora.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span></p> + +<p>—Agli Stati Uniti—disse la signora—i medici +vietano assolutamente di pensare a morte, +a disgrazie, a malattie; ma assolutamente. Ecco +perchè le Americane sono sempre belle, allegre, +piene di vitalità.</p> + +<p>—E invecchiare, signora, è anche questo un +pensiero che la turba?—domandò ancora il dottore, +senza tener conto dell'America.</p> + +<p>Un fremito scosse la signora:</p> + +<p>—Mi pare impossibile di dovere invecchiare! +Ogni sera, a letto, mi viene questo pensiero; ed +allora il cuore comincia a precipitare. Faccio la +luce: prego,—noti bene, prego—mio marito +di sentirmi il cuore. Si rifiuta! Un brutale, mio +marito!</p> + +<p>—I mariti sono quasi sempre brutali—sentenziò +gravemente il dottore.</p> + +<p>—Ah, ecco un medico che capisce!—esclamò +la signora.</p> + +<p>—Lei, invece—proseguì il dottore—è di +indole dolce, amabile, ma ha la sua personalità...</p> + +<p>—Il mio io... Certamente!</p> + +<p>—Ella vede, per esempio, suo marito che divora +beato una bistecca, mentre lei non può digerire, +e allora in un impeto di giustificabile rivolta, +scaglia la tovaglia per terra...</p> + +<p>—Come fa a saperlo?</p> + +<p>—Il suo male, signora—disse blandamente +il dottore, e proseguì:—Lei deve possedere una +memoria di ferro e quindi deve ricordare, enu<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span>merare +tutti i torti di suo marito. Questo elenco, +fatto quasi ogni giorno, supponiamo, porta all'autosuggestione, +all'esacerbazione della voce, +agli atti—diremo così—incoscienti. Poi segue +un abbattimento, nausee, palpiti, cefalee...</p> + +<p>—Ah, sì, mio marito è la causa di tutto!—esclamò +la signora.—Oh, come capisce, dottore! +Ecco, bisognerebbe che lui si sopprimesse.</p> + +<p>—È un consiglio che non so se vorrà accettare, +ed intanto veda, osservi gli effetti di questa +iperestesia del suo «io subcosciente».</p> + +<p>—Ha detto?...</p> + +<p>—Oh, non importa che lei impari il nome! +Osservi gli effetti! La pupilla ha già acquistato +una disposizione strabica; le corde laringee per +lo sforzo abnorme della voce, stanno producendo +le matasse del collo; il quinto paio nervoso stira +le labbra fuori della linea normale e produce le +così dette rughe; la digestione, resa impossibile, +genera macchie, acni, rossori.</p> + +<p>—Orribile! Ma quale il rimedio?</p> + +<p>—La calma assoluta e perciò il silenzio, signora. +L'assoluto silenzio.</p> + +<p>—Allora, abolito l'«io», la personalità, la +volontà, la libertà, tutto... In politica, in morale, +in arte, nell'economia della casa non dovrò più +avere le mie idee?</p> + +<p>—Sì, signora. Ma noi ne modifichiamo semplicemente +le manifestazioni. Per esempio, invece +di dire: Il giornale! il giornale! il giornale! lei<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span> +dice: Favorisci il giornale? Invece di ricordare +i torti passati di suo marito, lei ricorda soltanto +i torti presenti. Anzi, faccia di meglio: glieli presenti +in iscritto. Invece di dire: Voglio andare +a teatro, lei dice: Avresti voglia questa sera, +amico mio, di condurmi a teatro?</p> + +<p>—Anche «amico mio?»</p> + +<p>—Ma sì! Dopo tutto lo fa per la sua salute. +Invece di domandare al cameriere: C'è lui? lei +domanda: Mio marito, oppure Giulio, Jacopo, +come si chiama?</p> + +<p>—Marx... pur troppo!</p> + +<p>—Ebbene, lei chiede: Marx è in casa? Invece +di dire: «Ah, lo hanno impiccato quell'infame +di... Così dovrebbero fare anche di te!» Lei si +limita alla prima frase. Quanto alla politica, non +se ne preoccupi. Io, per esempio, non me ne occupo +affatto.</p> + +<p>—Allora tutta grazia, tutta gentilezza con un +rospaccio, con un istrice, con un orso, un villanaccio +di quella sorta.</p> + +<p>—Ecco, veda, troppe parole! rospetto, villanello +tutt'al più. Si guardi come subito le rughe +tirano in giù il labbro. Che cosa è la vecchiezza? +Sono gli anni? Mai più! Sono i nervi che subiscono +una lenta, irreparabile alterazione.</p> + +<p>—Allora io dovrò essere una moglie come una +di quelle che esistevano prima della proclamazione +dei diritti della donna?</p> + +<p>—Ecco, lei provi: e pensi che lo fa per suo<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span> +bene e non per riguardo al marito: ma silenzio, +assoluto silenzio. E come cura, moto, aria aperta, +passeggiate in campagna, alla buona. Lei dice: +Marx, mi conduci a spasso?</p> + +<p>—Ma se non è buono di cogliere un fiore, +di aiutare a passare un fosso...</p> + +<p>—Glielo insegni, signora. La donna in queste +cose è nata maestra.</p> + +<p>Sommessamente intanto il paggetto dell'hôtel +aveva avvertito che l'automobile era pronta. Pian +piano, garbatamente, giù per le belle scale di +marmo, l'illustre dottore accompagnò la signora +sino al vestibolo, assicurando la più completa +guarigione. Fuori rombava l'automobile.</p> + +<p>La signora estrasse la busta col denaro.</p> + +<p>—Sì, va bene—disse il dottore—ma faremo +tutto un conto. Io devo ripassare fra un mese; +e respinse la busta con gesto che non ammetteva +replica.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Alla stazione, sotto la tettoia, era un grigio +che mal si vedeva d'intorno: le macchine vi immettevano +getti di fumo come nell'ultimo atto +della <i>Valchiria</i>. Il dottore, in piedi, presso il montatoio +di una vettura a letto, pareva in attesa +di qualcuno.</p> + +<p>Un uomo si precipitò.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p> + +<p>—Ebbene?</p> + +<p>—Niente di grave, caro Giraldi; vizio organico +nessuno: si tratta di difetti funzionali dovuti +a forme isteriche, tipiche, ma di cui io ne +so quanto te. Bada però che il non sapere o il non +trovare noi, così detti scienziati, la causa del +male, non vuol dire esclusione del male: il male +esiste, ricordatene!</p> + +<p>—Allora i più grandi oratori—disse il signor +Giraldi—devono essere stati tutti degli +isterici perchè l'eloquenza di mia moglie è senza +limiti.</p> + +<p>—Lascia le facezie: anzi abolisci assolutamente +con tua moglie ogni genere di facezia, di +ironia, sopra tutto abolisci il silenzio; parlale +molto, molto, di molte cose buone ed allegre. È +donna, cioè un essere meravigliosamente fine e +complesso, che noi altri uomini, occupati negli +studi o negli affari, giudichiamo spesso con una +semplicità di criteri che ci fa veramente torto. +Tienti a mente questa cosa, caro Giraldi: tu essendo +freddo, sgarbato con tua moglie, commetti +il delitto medesimo che molti commettono essendo +crudeli verso i bambini, così detti cattivi. Sono +bambini infermi! E non dimenticarti anche questo: +la donna è un'infante di cui possiamo avere +bisogno supremo. Il nostro orgoglio maschile ci +nasconde questa verità. Ma se tale sventura dovesse +avvenire, tu baceresti piangendo quella +mano che ora allontani da te.</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p> + +<p>—Ma quella spaventosa eloquenza..., quella +lingua che non tace mai!...</p> + +<p>—Credo di averla curata o, almeno, mi lusingo. +Basta, tu me ne scriverai...</p> + +<p>In quel punto il diretto si mise in moto.</p> + +<p>—Dimenticavo una cosa—aggiunse il dottore +sforzando la voce,—se la conduci a spasso in +campagna, misura il tuo passo col suo e qualche +volta prendila per la vita; e se di notte vuol +farti sentire il suo cuore, e tu sentilo. Esiste realmente +un po' di cardiopalmo.</p> + +<div class="figcenter" style="width: 40px;"> +<img src="images/032.png" width="40" height="9" alt="" /> +<p class="p6"> </p> +</div> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span></p> + +<hr class="chap" /> + +<h2><a name="LA_MORTE_DI_UN_RE" id="LA_MORTE_DI_UN_RE"></a>LA MORTE DI UN RE.</h2> + + +<p>Quando io avevo dieci anni, o giù di lì, giocavo +coi re, e fu il solo tempo in cui vissi in dimestichezza +con gente di gran paraggio. Li avea fatti +io stesso di cartone e dipinti di rosso e di azzurro +con elmo e spada. L'ho a mente quella stanzaccia +a soffitta, diroccata, con un odor di topi. Là i +miei re conducevano un'esistenza da fare invidia +ai veri re della terra. Si cavavano tutte le voglie, +i miei nobili re. Ma in fondo ero io che mi cavavo +simbolicamente le mie: ed era certamente +per questa specie di incantamento che io non mi +stancavo mai dal giocare a quel giuoco silenzioso +e calmo, ma pieno di terribili cose: giacchè vendicarsi, +sterminare i nemici e farne strage, e poi +riportarne il trionfo era il più grande de' miei +piaceri.</p> + +<p>Allora non era convinto amico della Società per +la Pace e gli istinti atavici parlavano potentemente +in me: ma forse più che atavici erano +malvagi istinti naturali, che troviamo in tutti i +bambini.</p> + +<p>I miei di casa si meravigliavano come io po<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span>tessi +stare per ore ed ore con un pupazzo in una +mano e un pupazzo nell'altra, e non capivano +che era un re che parlava ad un altro re suo +rivale, vinto, stretto in catene davanti a lui.</p> + +<p>Ma in simili casi la concione avrebbe potuto +durare delle giornate, tanti erano gli argomenti +che il trionfatore avea a sua disposizione per +ischiacciare e vilipendere il vinto re! Io non ero +malvagio, ma i miei re erano terribilmente feroci, +e inesorabili. Quali diritti esercitavano mai!</p> + +<p>Un'altra cosa ricordo ancora, cioè che i miei +re riposavano delle fatiche belligere in grandi e +sontuosi pranzi, i quali corrispondevano a punto +a quelli che non si facevano a casa mia, ma +erano bensì nel mio desiderio. Sua maestà di cartone +era un principe molto vendicativo, ma era +anche un goloso eminente.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Un bel giorno, non ricordo da chi nè come, mi +venne regalato un piccolo falco; un falchetto.</p> + +<p>Ora quando venne il falco, i re furono messi +in riposo, anzi furono dimenticati. La polvere +cadde su di loro; lo scudiero non venne ad avvertire +i nobili signori che già il sole era levato +e illuminava la nera foresta sonora; e i palafreni +bardati scalpitavano e i mastini odoravano la +caccia.</p> + +<p>Il senso di profonda soddisfazione che mi invase<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span> +al nuovo possesso, evidentemente doveva +provenire da questo: cioè che ora possedevo un +re autentico, non di cartone, ma vivo; un re dell'aria; +un re anzi prepotente e crudele, ma che +adesso si trovava sotto la mia giurisdizione assoluta, +astretto in catene e sul quale io certamente +avrei avuto finale vittoria. Era il medesimo giuoco +che continuava, soltanto che la finzione aveva una +parvenza di realtà.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Li avea visti spesso nel cielo i falchi o, più esattamente, +me li avevano indicati.</p> + +<p>Nel cielo lucido del mattino aveva visto certi +uccelli che un più trionfal giro volgevano nel +cielo: poi si libravano in alto e disparivano nella +superba profondità dell'azzurro. Ne avea chiesto +ai villani e quelli, sospendendo il placido lavoro +della vanga:—Son falchi!—dicevano,—tutta +l'aria ubbidisce a loro: quando ci sono quei signori +lassù, non vedrai altri uccelli volare e cantare.</p> + +<p>Ora un falco stava in mia balìa e lo contemplavo +con avida curiosità per iscoprire il segreto +della sua potenza. Lo avrei pensato più grande, +come un tacchino almeno o un pavone. Era un +piccolo re, grosso come una colomba. «Sei un +piccolo re!» gli dissi.</p> + +<p>Piccolino era infatti, liscio, grigio, con due<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span> +zampe aduste come due ferri da calza; immobile, +con la testa piatta ritirata fra le penne. Immobile +come una mummia, supremamente indifferente +alle mie ispezioni.</p> + +<p>—Dico a lei, signor falco, ha inteso? le ho +detto che lei è un piccolo, anzi ridicolo re!—e +siccome quegli pareva non tener conto alcuno +delle mie parole, tanto mi accostai col dito che +lo toccai. Non lo avessi mai fatto! Quel re disprezzava +le parole, ma non ammetteva scherzi +di mano. Fulminee vidi aprirsi due alacce smisurate +che pareva impossibile dovessero star rinchiuse +in quel piccolo corpo, e in pari tempo mi +ritrassi con la mano ferita; il dosso della mano +portava l'impronta di cinque scalfitture, dove il +sangue segnò cinque tracce di avvertimento. Come +ebbi a lungo contemplata la mia ferita, mi +riaccostai al falco, ma con molta prudenza, e +lo vidi con regale solennità immobile come prima: +solo l'ala rientrava come da per sè quasi serpe +che rimbuca, e quattro lunghi e sottili aghi adunchi +si ritraevano nei loro alveoli.</p> + +<p>I suoi occhietti gialli, tondi, si movevano solo +essi, e seguivano ogni mio gesto, come l'immagine +nello specchio segue chi vi si affaccia, e col +muover delle pupille si moveva un becco breve +ma uncinato, di cui prima non mi era accorto, +e dava alla fisionomia un aspetto grifagno.</p> + +<p>Compresi allora come il piccolo animale, uguale +nell'aspetto agli altri uccelli, ne fosse diverso per<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span> +certe qualità segrete che prima non avea sospettate.</p> + +<p>Pensieri di rappresaglia si agitavano nel mio +cervello.—Io ti punirò di morte,—dissi con +voce di giudice che sentenzia, ma la mia voce +risonò a vuoto nello stanzone melanconico, ma +era una voce dolce la mia: egli invece mi aveva +colpito senza emettere un suono.</p> + +<p>Gli enumerai con persuasione tutti i suoi torti:—Voi +siete un violento, un rapace, un masnadiero +dell'aria, voi avete, signor falco, spogliato +tanti nidi, lacerato e ucciso tanti innocenti augelletti +i quali cantavano la gloria del Signore e +provvedevano il vitto ai loro piccini! Gran perfidia +fu la vostra, signor falco, ma ora siete in +mia balìa e ne sconterete bene la colpa senza alcuna +remissione o pietà.</p> + +<p>Così fermato il proposito della pena, dopo essermi +assicurato che il falco era ben legato, corsi +in cerca di un bastoncello e feci per colpirlo.</p> + +<p>Ma il falco stette: solo si contorse nell'atto superbo +e magnifico con cui sogliono effigiarsi le +aquile negli stemmi dei re e le pupille perforanti +saettarono un senso:—Vile!</p> + +<p>Ed io non lo percossi.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Come la mia piccola anima si mutasse, io non +so. Ma ricordo che, dopo essermi aggirato due<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span> +o tre volte per la stanzaccia, sentii nascere in +me per il prigioniero una grande pietà e una +viva ammirazione; ma sopra tutto un indistinto +desiderio di farmelo amico, di allearmi a quella +sua indomita fierezza, a quella sua forte malvagità.</p> + +<p>—Ti faccio grazia della vita per ora, e ti +porterò da mangiare,—gli dissi.</p> + +<p>E con tale proponimento mi recai da un certo +tale, esperto di cacce con l'archibugio e con le +panie, e gli richiesi quale fosse il nutrimento dei +falchi.</p> + +<p>—Cuore e fegato,—mi fu risposto.</p> + +<p>Cuore e fegato ebbe, e ben lo seppero i polli +della cucina che in quel giorno vennero trovati +privi delle interiora, con gran dispetto della fantesca +e sorpresa del gatto—un onestissimo e +moderatissimo gatto—che mi guardava con le +sue fosforescenti pupille come a dire:—ecco +un altro che usurpa il mio mestiere di rubare!</p> + +<p>Corsi in soffitta e presentando quella superba +imbandigione, mi lusingavo di ottenere almeno un +cenno di ringraziamento. Non fu così.</p> + +<p>Non si degnò nemmeno di chinarsi per toccare +quei cibi.—Quando avrai fame mangerai e +quando avrai sete berrai,—dissi allora.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Era azzurro il cielo fuori della finestra; un cielo +fondo, pieno di libertà e di silenzi. Ma il falco<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span> +aveva abbassato sulle terribili pupille le due palpebre +gialle e grinzose e rimaneva ritto, rigido. +Lo contemplai: non un atto per istrappare la +catena!</p> + +<p>Piano piano, me gli accostai.—Povero falco,—dissi,—vuoi +la libertà?—e feci per lisciarlo.</p> + +<p>Fu, come prima, un istante: si voltò, si rabbuffò, +le ali si spiegarono, le cortine delle pupille +si alzarono e folgorarono le pupille. Questa volta +la mia mano portava, oltre ad un'altra copia di +solchi, uno strappo sanguinoso. Mi aveva ferito col +becco, in modo che mi fece subito conoscere senza +aiuto di storia naturale quale differenza interceda +tra il becco degli uccelli di rapina e gli altri suoi +pennuti fratelli. La notte dormii con la mano fasciata, +e al mattino corsi su in soffitta a vedere +che ne fosse del falco.</p> + +<p>Il falco non aveva mangiato; il cuore e il fegato +imputridivano ai suoi piedi.</p> + +<p>—Tu vuoi morire, bestiola mia, se non mangi,—gli +dissi, ma ogni mia esortazione cadde a +vuoto. Le palpebre gli si chiudevano con una non +so quale solennità e pareva ed era immobile. +Molta tristezza vinse la mia piccola anima infantile +e quel dì non giocai.</p> + +<p>Andai nell'orto a trovare dei lombrichi i quali +strisciavano i loro umili anelli sulla terra; presi +larve di insetti, bachi, piccole lucertole, che godevano +sul muricciuolo il dolce sole, e fatto di +questi innocenti animaluzzi un cibreo che giudi<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>cai +appetitoso, lo offersi al mio falco. Non mangiò +nemmeno allora.</p> + +<p class="center p2"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub><br /><br /></p> + +<p>Al mattino seguente era ancora lì, rigido, fermo. +Ne ebbi pietà e gli dissi:—Vedi che ti voglio +bene e solo desidero che tu ti faccia buono +e che noi diventiamo amici!</p> + +<p>Ma poi vedendo che non dava alcun segno, e +meravigliandomi come potesse vivere senza cibo, +ne ebbi alquanto sgomento.</p> + +<p>E l'Ave Maria del terzo giorno cantava melanconicamente +nel vespero dall'alto di un campanile, +quando il falco cadde di botto; le gambe +sottili non sorressero più l'esile corpo, e l'esile +corpo si era rovesciato all'improvviso. Corsi e +con trepidanza paurosa lo toccai; strinsi sotto le +piume quel piccolo corpo che non si scosse. Era +morto.</p> + +<p>Egli, il re dell'aria, aveva vinto su di me.</p> + +<p>Allora mi accostai alla finestra col falco fra le +mani e, alla luce che ancor pendeva nell'aria, a +lungo cercai tra quelle penne di scoprire il segreto +della sua ferocia, come fanno i bimbi che cercano +nei balocchi infranti il segreto del loro moto; +ma non ve lo trovai, e da allora ne ebbi grande +tristezza.</p> + +<p class="center p2"> +<span class="smcap">Fine delle Novelle</span>.<br /> +Estate 1912.—<i>Laus Deo</i>.<br /> +</p><p><span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span></p> +<p class="p4"> </p> +<p class="transnote"> + Nota del Trascrittore:<br /> + <br /> + Le variazioni ortografiche sono state mantenute.</p> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Che cosa è l'amore?, by Alfredo Panzini + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CHE COSA È L'AMORE? *** + +***** This file should be named 38140-h.htm or 38140-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/8/1/4/38140/ + +Produced by Valentina, Rory OConor, Carlo Traverso and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. 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