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- San Pantaleone
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-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: San Pantaleone
-
-Author: Gabriele D'Annunzio
-
-Release Date: August 18, 2011 [EBook #37123]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SAN PANTALEONE ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
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-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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- GABRIELE D'ANNUNZIO.
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- SAN PANTALEONE.
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- FIRENZE,
- G. BARBÈRA, EDITORE.
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- 1886.
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- Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti di
- riproduzione e traduzione sono riservati.
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- INDICE
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- - SAN PANTALEONE.
-
- - ANNALI D'ANNA.
-
- - L'IDILLIO DELLA VEDOVA.
-
- - LA SIESTA.
-
- - LA MORTE DI SANCIO PANZA.
-
- - IL COMMIATO.
-
- - LA CONTESSA D'AMALFI.
-
- - TURLENDANA RITORNA.
-
- - LA FINE DI CANDIA.
-
- - I MARENGHI.
-
- - MUNGIÀ.
-
- - LA FATTURA.
-
- - IL MARTIRIO DI GIALLUCA.
-
- - LA GUERRA DEL PONTE. CAPITOLO DI CRONACA PESCARESE.
-
- - L'EROE.
-
- - TURLENDANA EBRO.
-
- - SAN LÀIMO NAVIGATORE.
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- SAN PANTALEONE.
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- I.
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-La gran piazza sabbiosa scintillava come sparsa di pomice in polvere.
-Tutte le case a torno imbiancate di calce avevano una singolare
-luminosità metallica, parevano come muraglie d'una immensa fornace
-presso ad estinguersi. In fondo, i pilastri di pietra della chiesa
-riverberavano l'irradiamento delle nuvole e si facevano rossi come di
-granito; le vetrate balenavano quasi contenessero lo scoppio d'un
-incendio interno; le figurazioni sacre prendevano un'aria viva di colori
-e di attitudini; tutta la mole ora, sotto lo splendore del nuovo
-fenomeno crepuscolare, assumeva una più alta potenza di dominio su le
-case dei Radusani.
-
-Volgevano dalle strade alla piazza gruppi d'uomini e di femmine
-vociferando e gesticolando. In tutti li animi il terrore superstizioso
-ingigantiva rapidamente; da tutte quelle fantasie incolte mille imagini
-terribili di castigo divino si levavano; i commenti, le contestazioni
-ardenti, le scongiurazioni lamentevoli, i racconti sconnessi, le
-preghiere, le grida si mescevano in un romorío cupo d'uragano presso ad
-irrompere. Già da più giorni quei rossori sanguigni indugiavano nel
-cielo dopo il tramonto, invadevano le tranquillità della notte,
-illuminavano tragicamente i sonni delle campagne, suscitavano li urli
-dei cani.
-
-"Giacobbe! Giacobbe!" gridavano, agitando le braccia, alcuni che fin
-allora avevano parlato a voce bassa, innanzi alla chiesa, stretti in
-torno a un pilastro del vestibolo. "Giacobbe!"
-
-Usciva dalla porta madre e si accostava alli appellanti un uomo lungo e
-macilento che pareva infermo di febbre etica, calvo su la sommità del
-cranio e coronato alle tempie e alla nuca di certi lunghi capelli
-rossicci. I suoi piccoli occhi cavi erano animati come dall'ardore di
-una passione profonda, un po' convergenti verso la radice del naso, d'un
-colore incerto. La mancanza dei due denti d'avanti nella mascella
-superiore dava all'atto della sua bocca nel profferire le parole e al
-moto del mento aguzzo sparso di peli una singolare apparenza di senilità
-faunesca. Tutto il resto del corpo era una miserabile architettura di
-ossa mal celata nei panni; e su le mani, su i polsi, su 'l riverso delle
-braccia, su 'l petto la cute era piena di segni turchini, di incisioni
-fatte a punta di spillo e a polvere d'indaco, in memoria de' santuari
-visitati, delle grazie ricevute, dei voti sciolti.
-
-Come il fanatico giunse presso al gruppo del pilastro, una confusione di
-domande si levò da quelli uomini ansiosi. -- Dunque? Che aveva detto Don
-Cònsolo? Facevano uscire soltanto il braccio d'argento? E tutto il busto
-non era meglio? Quando tornava Pallura con le candele? Erano cento
-libbre di cera? Soltanto cento libbre? E quando cominciavano le campane
-a sonare? Dunque? Dunque? --
-
-I clamori aumentarono in torno a Giacobbe; i più lontani si strinsero
-verso la chiesa; da tutte le strade la gente si riversò su la piazza e
-la riempì. E Giacobbe rispondeva alli interroganti, parlava a voce
-bassa, come se rivelasse dei segreti terribili, come se apportasse delle
-profezie da lontano. Egli aveva veduto nell'alto, in mezzo al sangue,
-una mano minacciosa, e poi un velo nero, o poi una spada e una
-tromba....
-
-
-"Racconta! racconta!" incitavano li altri, guardandosi in faccia, presi
-da una strana avidità di ascoltare cose meravigliose; mentre la favola
-di bocca in bocca si spandeva rapidamente per la moltitudine assembrata.
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-La gran plaga vermiglia dall'orizzonte saliva lentamente verso lo zenit,
-tendeva ad occupare tutta la cupola del cielo. Un vapore di metallo in
-fusione pareva ondeggiare su i tetti delle case; e nel chiarore
-discendente dal crepuscolo raggi gialli e violetti si mescolavano con un
-tremolío d'iridescenza. Una lunga striscia più luminosa fuggiva verso
-una strada sboccante su l'argine del fiume; e s'intravedeva al fondo il
-fiammeggiamento delle acque tra i fusti lunghi e smilzi dei pioppetti;
-poi un lembo di campagna asiatica, dove le vecchie torri saracene si
-levavano confusamente come isolotti di pietra fra le caligini. Le
-emanazioni affocanti del fieno mietuto si spandevano nell'aria; era a
-tratti come un odore di bachi putrefatti tra la frasca. Stuoli di
-rondini attraversavano lo spazio con molto schiamazzo di stridi,
-trafficando dai greti del fiume alle gronde. Nella moltitudine il
-mormorío era interrotto da silenzi di aspettazione. Il nome di Pallura
-circolava per le bocche; impazienze irose scoppiavano qua e là. Lungo la
-strada del fiume non si vedeva ancora apparire il traino; le candele
-mancavano; Don Cònsolo indugiava per questo ad esporre le reliquie, a
-fare li esorcismi; e il pericolo soprastava. Il pánico invadeva tutta
-quella gente ammassata come una mandra di bestie, non osante più di
-sollevare li occhi al cielo. Dai petti delle femmine cominciarono a
-rompere i singhiozzi; e una costernazione suprema oppresse e istupidì le
-coscienze al suono di quel pianto.
-
-Allora le campane finalmente squillarono. Come i bronzi stavano a poca
-altezza, il fremito cupo del rintocco sfiorò tutte le teste; e una
-specie di ululato continuo si propagava nell'aria, tra un colpo e
-l'altro.
-
-"San Pantaleone! San Pantaleone!"
-
-Fu un immenso grido unanime di disperati che chiedevano aiuto. Tutti, in
-ginocchio, con le mani tese, con la faccia bianca, imploravano.
-
-"San Pantaleone!"
-
-Apparve sulla porta della chiesa, in mezzo al fumo di due turiboli, Don
-Cònsolo scintillante in una pianeta violetta a ricami d'oro. Egli teneva
-in alto il sacro braccio d'argento, e scongiurava l'aria gridando le
-parole latine:
-
-"_Ut fidelibus tuis aeris serenitatem concedere digneris. Te rogamus,
-audi nos._"
-
-L'apparizione della reliquia mise un delirio di tenerezza nella
-moltitudine. Scorrevano lagrime da tutti li occhi; e a traverso il velo
-lucido delle lagrime li occhi vedevano un miracoloso fulgore celeste
-emanare dalle tre dita in alto atteggiate a benedire. La figura del
-braccio pareva ora più grande nell'aria accesa; i raggi crepuscolari
-suscitavano barbagli variissimi nelle pietre preziose; il balsamo
-dell'incenso si spargeva rapidamente per le nari devote.
-
-"_Te rogamus, audi nos!_"
-
-Ma, quando il braccio rientrò e le campane si arrestarono, nel
-momentaneo silenzio un tintinnío prossimo di sonagli si udì, che veniva
-dalla strada del fiume. E avvenne allora un repentino movimento di
-concorso verso quel lato; e molti dicevano:
-
-"È Pallura con le candele! È Pallura che arriva! Ecco Pallura!"
-
-Il traino si avanzava scricchiolando su la ghiaia, al passo di una
-pesante cavalla grigia a cui il gran corno d'ottone lucido brillava,
-simile a una bella mezzaluna, su la groppa. Come Giacobbe e li altri si
-fecero in contro, la pacifica bestia si fermò soffiando forte dalle
-narici. E Giacobbe, che s'accostò primo, subito vide disteso in fondo al
-traino il corpo di Pallura tutto sanguinante, e si mise a urlare
-agitando le braccia verso la folla: "È morto! È morto!"
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-La trista novella si propagò in un baleno. La gente si accalcava in
-torno al traino, tendeva il collo per vedere qualche cosa, non pensava
-più alle minacce dell'alto, colpita dal nuovo caso inaspettato, invasa
-da quella natural curiosità feroce che li uomini hanno in conspetto del
-sangue.
-
-"È morto? Come è morto?"
-
-Pallura giaceva supino sulle tavole, con una larga ferita in mezzo alla
-fronte, con un orecchio lacerato, con delli strappi per le braccia, nei
-fianchi, in una coscia. Un rivo tiepido gli colava per il cavo delli
-occhi giù giù sino al mento ed al collo, gli chiazzava la camicia, gli
-formava dei grumi nerastri e lucenti su 'l petto, sulla cintola di
-cuoio, fin sulle brache. Giacobbe stava chino sopra quel corpo; tutti li
-altri a torno attendevano; una luce d'aurora illuminava i volti
-perplessi; e, in quel momento di silenzio, dalla riva del fiume si
-levava il cantico delle rane, e i pipistrelli passavano e ripassavano
-rasente le teste.
-
-D'improvviso Giacobbe drizzandosi, con una gota macchiata di sangue,
-gridò:
-
-"Non è morto. Respira ancora."
-
-Un mormorío sordo corse per la folla, e i più vicini si protesero per
-guardare; e l'inquietudine dei lontani cominciò a rompere in clamori.
-Due donne portarono un boccale d'acqua, un'altra portò de' brandelli di
-tela; un giovinetto offerse una zucca piena di vino. Fu lavata la faccia
-al ferito, fu fermato il flusso del sangue alla fronte, fu rialzato il
-capo. Sorsero quindi alte le voci, chiedendo le cause del fatto. -- Le
-cento libbre di cera mancavano; appena pochi frantumi di candela
-rimanevano tra li interstizi delle tavole nel fondo del traino.
-
-I giudizi, in mezzo al sommovimento, di più in più si accendevano e
-s'inasprivano e cozzavano. E come un antico odio ereditario ferveva
-contro il paese di Mascálico, posto di contro su l'altra riva del fiume,
-Giacobbe disse con la voce rauca, velenosamente:
-
-"Che i ceri sieno serviti a San Gonselvo?"
-
-
-Allora fu come una scintilla d'incendio. Lo spirito di chiesa si
-risvegliò d'un tratto in quella gente abbrutita per tanti anni nel culto
-cieco e feroce del suo unico idolo. Le parole del fanatico di bocca in
-bocca si propagarono. E sotto il rossore tragico del crepuscolo, la
-moltitudine tumultuante aveva apparenza d'una tribù di zingari
-ammutinati.
-
-Il nome del santo rompeva da tutte le gole, come un grido di guerra. I
-più ardenti gittavano imprecazioni contro la parte del fiume, agitando
-le braccia, tendendo i pugni. Poi, tutti quei volti accesi dalla collera
-e dalla luce, larghi e possenti, a cui i cerchi d'oro delli orecchi e il
-gran ciuffo della fronte davano uno strano aspetto di barbarie, tutti
-quei volti si tesero verso il giacente, si addolcirono di misericordia.
-Ci fu in torno al traino una sollecitudine pietosa di femmine che
-volevano rianimare l'agonizzante: tante mani amorevoli gli cambiarono le
-strisce di tela su le ferite, gli spruzzarono d'acqua la faccia, gli
-accostarono alle labbra bianche la zucca del vino, gli composero una
-specie di guanciale più molle sotto la testa.
-
-"Pallura, povero Pallura, non rispondi?"
-
-Egli stava supino, con gli occhi chiusi, con la bocca semiaperta, con
-una lanugine bruna sulle gote e su 'l mento, con una mite beltà di
-giovinezza ancora trasparente dai tratti tesi nella convulsione del
-dolore. Di sotto alla fasciatura della fronte gli colava un fil di
-sangue giù per la tempia; alli angoli della bocca apparivano piccole
-bolle di schiuma rossigna; e dalla gola gli usciva una specie di sibilo
-fioco, interrotto, come il suono del gargarismo d'un malato. In torno a
-lui le cure, le domande, li sguardi febbrili crescevano. La cavalla ogni
-tanto scoteva la testa e nitriva verso le case. Un'atmosfera come
-d'uragano imminente pesava su tutto il paese.
-
-S'intesero allora grida femminili verso la piazza, grida di madre, che
-parvero più alte in mezzo al subitaneo ammutolimento di tutte le altre
-voci. E una donna enorme, tutta soffocata di adipe, attraversò la folla,
-giunse gridando presso il traino. Come ella era grave e non poteva
-salirvi, s'abbattè su i piedi del figlio, con parole d'amore tra i
-singhiozzi, con laceramenti così acuti di voce rotta e con una
-espressione di dolore così terribilmente comica che per tutti li astanti
-corse un brivido e tutti rivolsero altrove la faccia.
-
-"Zaccheo! Zaccheo! cuore mio! gioia mia!..." gridava la vedova, senza
-finire, baciando i piedi del ferito, attraendolo a sè verso terra.
-
-
-Il ferito si rimosse, torse la bocca per lo spasimo, aprì li occhi verso
-l'alto; ma certo non potè vedere, perchè una specie di pellicola umida
-gli copriva lo sguardo. Grosse lacrime cominciarono a sgorgargli dalli
-angoli delle palpebre e a scorrere giù per le guance e pe 'l collo; la
-bocca gli rimase torta; nel sibilo fioco della gola si sentì un vano
-sforzo di favella. E in torno incalzavano:
-
-"Parla, Pallura! Chi t'ha ferito? Chi t'ha ferito? Parla! Parla!"
-
-E sotto la domanda fremevano le ire, si addensavano i furori, un sordo
-tumulto di vendicazione si riscoteva, e l'odio ereditario ribolliva
-nell'animo di tutti.
-
-"Parla! Chi t'ha ferito? Dillo a noi! Dillo a noi!"
-
-Il moribondo aprì li occhi un'altra volta; e come gli tenevano serrate
-ambo le mani, forse per quel vivo contatto di calore li spiriti un
-istante gli si ridestarono, lo sguardo si illuminò, egli ebbe su le
-labbra un balbettamento vago, tra la schiuma che sopravveniva più
-copiosa e più sanguigna. Non si capivano ancora le parole. Si udì nel
-silenzio la respirazione della moltitudine anelante, e li occhi ebbero
-in fondo una fiamma, poichè tutti li animi attendevano una parola sola.
-
-
-".... Ma.... Ma.... Ma.... scálico...."
-
-"Mascálico! Mascálico!" urlò Giacobbe che stava chino, con l'orecchio
-teso, ad afferrare le sillabe fievoli da quella bocca di morente.
-
-Un fragore immenso accolse il grido. Nella moltitudine fu da prima un
-mareggiamento confuso di tempesta. Poi, quando una voce soverchiante il
-tumulto gittò l'allarme, la moltitudine a furia si sbandò. Un pensiero
-solo incalzava quelli uomini, un pensiero che parea fosse balenato a
-tutte le menti in un attimo: armarsi di qualche cosa per colpire. Su
-tutte le coscienze instava una specie di fatalità sanguinaria, sotto il
-gran chiaror torvo del crepuscolo, in mezzo all'odore elettrico emanante
-dalla campagna ansiosa.
-
-
-
-
- IV.
-
-
-
-E la falange, armata di falci, di ronche, di scuri, di zappe, di
-schioppi, si riunì su la piazza, dinanzi alla chiesa. E tutti gridavano:
-
-"San Pantaleone!"
-
-Don Cònsolo, atterrito dallo schiamazzo, s'era rifugiato in fondo a uno
-stallo, dietro l'altare. Un manipolo di fanatici, condotto da Giacobbe,
-penetrò nella cappella maggiore, forzò le grate di bronzo, giunse nel
-sotterraneo, dove il busto del santo si custodiva. Tre lampade,
-alimentate d'olio d'oliva, ardevano dolcemente nell'aria umida del
-sacrario; dietro un cristallo, l'idolo cristiano scintillava con la
-testa bianca in mezzo a un gran disco solare; e le pareti sparivano
-sotto la ricchezza dei doni.
-
-Quando l'idolo, portato su le spalle da quattro ercoli, si mostrò alfine
-tra i pilastri del vestibolo, e s'irraggiò alla luce aurorale, un lungo
-anelito di passione corse il popolo aspettante, un fremito come d'un
-vento di gioia volò sopra tutte le fronti. E la colonna si mosse; e la
-testa enorme del santo oscillava in alto, guardando innanzi a sè dalle
-due orbite vuote.
-
-Nel cielo ora, in mezzo all'accensione eguale e cupa, a tratti passavano
-de' solchi di meteore più vive; gruppi di nuvole sottili si distaccavano
-dall'orlo della zona, e galleggiavano lentamente dissolvendosi. Tutto il
-paese di Radusa appariva dietro come un monte di cenere che covasse il
-fuoco; e, dinanzi, le masse della campagna si perdevano con un luccichío
-indistinto. Un gran cantico di rane empiva la sonorità della solitudine.
-
-Sulla strada del fiume il traino di Pallura fece ostacolo all'incedere.
-Era vuoto, ma conservava tracce di sangue in più parti. Imprecazioni
-irose scoppiarono d'improvviso nel silenzio. Giacobbe gridò:
-
-"Mettiamoci il santo!"
-
-E il busto fu posato su le tavole e tirato a forza di braccia nel guado.
-La processione di battaglia così attraversava il confine. Lungo le file
-correvano lampi metallici; le acque invase rompevano in sprazzi
-luminosi, e tutta una corrente rossa fiammeggiava fra i pioppetti, nel
-lontano, verso le torri quadrangolari. Mascálico si scorgeva su una
-piccola altura, in mezzo alli olivi, dormente. I cani abbaiavano qua e
-là, con una furiosa persistenza di risposte. La colonna, uscita dal
-guado, abbandonando la via comune, avanzava a passi rapidi per una linea
-diretta che tagliava i campi. Il busto d'argento era portato di nuovo
-sulle spalle, dominava le teste delli uomini tra il grano altissimo,
-odorante e tutto stellante di lucciole vive.
-
-D'improvviso, un pastore, che stava dentro un covile di paglia a
-guardare il grano, invaso da un pazzo sbigottimento in cospetto di tanta
-gente armata, si diede a fuggire su per la costa, strillando a
-squarciagola:
-
-"Aiuto! aiuto!"
-
-E li strilli echeggiavano nell'oliveto.
-
-
-Allora fu che i Radusani fecero impeto. Fra i tronchi delli alberi, fra
-le canne secche, il santo di argento traballava, dava tintinni sonori
-alli urti dei rami, s'illuminava di lampi vivissimi ad ogni accenno di
-precipizio. Dieci, dodici, venti schioppettate grandinarono in un
-balenío vibrante, una dopo l'altra su la massa delle case. Si udirono
-dei crepiti, poi delle grida; poi si udì un gran sommovimento clamoroso:
-alcune porte si aprirono, altre si chiusero; caddero dei vetri in
-frantumi, caddero dei vasi di basilico, spezzati su la via. Un fumo
-bianco si levava nell'aria placidamente, dietro la corsa delli
-assalitori, su per l'incandescenza celeste. Tutti, accecati, in una
-furia bestiale, gridavano:
-
-"A morte! A morte!"
-
-Un gruppo di fanatici si manteneva in torno a san Pantaleone. Vituperii
-atroci contro san Gonselvo irrompevano tra l'agitazione delle falci e
-delle ronche brandite.
-
-"Ladro! Ladro! Pezzente! Le candele! Le candele!"
-
-Altri gruppi prendevano d'assalto le porte delle case, a colpi
-d'accetta. E come le porte sgangherate e scheggiate cadevano, i
-Pantaleonidi saltavano nell'interno urlando, per uccidere. Femmine
-seminude si rifugiavano nelli angoli, implorando pietà; si difendevano
-dai colpi, afferrando le armi e tagliandosi le dita; rotolavano distese
-su 'l pavimento, in mezzo a mucchi di coperte e di lenzuoli da cui
-uscivano le loro flosce carni nutrite di rape.
-
-Giacobbe alto, agile e rossastro come un canguro, duce della
-persecuzione, si arrestava ad ogni tratto per fare dei larghi gesti
-imperatorii sopra tutte le teste con una gran falce fienaia. Andava
-innanzi, impavido, senza più cappello, nel nome di san Pantaleone. Più
-di trenta uomini lo seguivano. E tutti avevano la sensazione confusa e
-ottusa di camminare in mezzo a un incendio, sopra un terreno oscillante,
-sotto una vôlta ardente che fosse per crollare.
-
-Ma da ogni parte cominciarono ad accorrere i difensori, i Mascalicesi
-forti e neri come mulatti, sanguinari, che si battevano con lunghi
-coltelli a scatto, e tiravano al ventre e alla gola, accompagnando di
-voci gutturali il colpo. La mischia si ritraeva a poco a poco verso la
-chiesa; dai tetti di due o tre case già scoppiavano le fiamme; un'orda
-di femmine e di fanciulli fuggiva a precipizio tra li olivi, presa dal
-pánico, senza più lume nelli occhi.
-
-Allora tra i maschi, senza impedimento di lagrime e di lamenti, la lotta
-a corpo a corpo si strinse più feroce. Sotto il cielo color di ruggine,
-il terreno si copriva di cadaveri. Stridevano vituperii mozzi tra i
-denti dei colpiti; e continuo tra i clamori persisteva il grido dei
-Radusani:
-
-"Le candele! Le candele!"
-
-Ma la porta della chiesa restava sbarrata, enorme, tutta di quercia,
-stellante di chiodi. I Mascalicesi la difendevano contro li urti e
-contro le scuri. Il santo d'argento, impassibile e bianco, oscillava nel
-folto della mischia, ancora sostenuto su le spalle dei quattro ercoli
-che sanguinavano tutti dalla testa ai piedi, non volendo cadere. Ed era
-nel supremo voto delli assalitori mettere l'idolo su l'altare del
-nemico.
-
-Ora mentre i Mascalicesi si battevano da leoni, prodigiosamente, su 'l
-gradino di pietra, Giacobbe disparve all'improvviso, girò il fianco
-dell'edifizio, cercando un varco non difeso per penetrare nel sacrario.
-E come vide un'apertura a poca altezza da terra, vi si arrampicò, vi
-rimase tenuto ai fianchi dall'angustia, vi si contorse, fin che non
-giunse a far passare il suo lungo corpo giù per lo spiraglio. Il
-cordiale aroma dell'incenso vaniva nella solitudine della casa di Dio. A
-tentoni nel buio, guidato dal fragore della pugna esterna, quell'uomo
-camminò verso la porta, inciampando nelle sedie, ferendosi alla faccia,
-alle mani. Rimbombava già il lavorío furioso delle accette radusane su
-la durezza della quercia, quando egli cominciò con un ferro a forzare le
-serrature, anelante, soffocato da una violenta palpitazione di ambascia
-che gli diminuiva la forza, con de' bagliori fatui nella vista, con le
-ferite che gli dolevano e gli mettevano un'onda tiepida giù per la cute.
-
-"San Pantaleone! San Pantaleone!" gridarono di fuori le voci rauche de'
-suoi che sentivano cedere lentamente la porta, raddoppiando li urti e i
-colpi di scure. A traverso il legno giungeva lo schianto grave dei corpi
-che stramazzavano, il colpo secco del coltello che inchiodava là
-qualcuno per le reni. E un gran sentimento, simile alla divina
-sollevazione d'animo d'un eroe che salvi la patria, ferveva allora in
-quel pitocco bestiale.
-
-
-
-
- V.
-
-
-
-Dopo un ultimo sforzo, la porta si aprì. I Radusani si precipitarono con
-un immenso urlo di vittoria, passando su i corpi delli uccisi, traendo
-il santo d'argento all'altare. E una viva oscillazione di riverberi
-invase d'un tratto l'oscurità della navata, fece brillare l'oro dei
-candelabri, le canne dell'organo, in alto. E in quel chiaror fulvo che
-or sì or no dall'incendio delle prossime case vibrava dentro, una
-seconda lotta si strinse. I corpi avviluppati rotolavano su i mattoni,
-non si distaccavano più, balzavano insieme qua e là nei divincolamenti
-della rabbia, urtavano e finivano sotto le panche, su i gradini delle
-cappelle, contro li spigoli dei confessionali. Nella concavità raccolta
-della casa di Dio, il suono agghiacciante del ferro che penetra nelle
-carni o che scivola su le ossa, quell'unico gemito rotto dell'uomo che è
-colpito in una parte vitale, quello scricchiolío che dà la cassa del
-cranio nell'infrangersi al colpo, il ruggito di chi non vuol morire,
-l'ilarità atroce di chi è giunto ad uccidere, tutto distintamente si
-ripercoteva. E un mite odore svanito d'incenso vagava su 'l conflitto.
-
-L'idolo d'argento non anche aveva attinto la gloria dell'altare, poichè
-un cerchio ostile ne precludeva l'accesso. Giacobbe si batteva con la
-falce, ferito in più parti, senza cedere un palmo del gradino che primo
-aveva conquistato. Non rimanevano che due a sorreggere il santo:
-l'enorme testa bianca barcollava in un ondeggiamento grottesco di
-maschera ubriaca. I Mascalicesi imperversavano.
-
-
-Allora san Pantaleone cadde su 'l pavimento, dando un tintinno vivo e
-vibrante. Come Giacobbe si slanciò per rialzarlo, un gran diavolo d'uomo
-con un colpo di ronca stese il nemico su la schiena. Due volte questi si
-rialzò, e altri due colpi lo rigettarono. Il sangue gl'inondava tutta la
-faccia e il petto e le mani; ma pure egli si ostinava a riavventarsi.
-Inviperiti da quella feroce tenacità di vita, tre, quattro, cinque
-bifolchi insieme gli diedero a furia nel ventre d'onde le viscere
-sgorgarono. Il fanatico cadde riverso, battè la nuca su 'l busto
-d'argento, si rivoltò d'un tratto bocconi con la faccia contro il
-metallo, con le braccia distese innanzi, con le gambe contratte. E san
-Pantaleone fu perduto.
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-
-
-
- ANNALI D'ANNA.
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-
-
- I.
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-
-Luca Minella, nato nel 1789 a Ortona in una delle case di Porta-Caldara,
-fu marinaio. Nella prima giovinezza navigò per qualche tempo su 'l
-trabaccolo _Santa Liberata_, dalla rada di Ortona ai porti della
-Dalmazia, caricando legnami, frumento e frutta secche. Poi, per vaghezza
-di cambiar padrone, si mise al servizio di Don Rocco Panzavacante, e su
-una tanecca nuova fece molti viaggi in commercio d'agrumi al promontorio
-di Roto, che è una grande e dilettosa altura su la costa italica, tutta
-coperta da una selva di aranci e di limoni.
-
-Su i ventisette anni egli si accese d'amore per Francesca Nobile; e dopo
-alcuni mesi strinse le nozze.
-
-Luca, uomo di statura bassa e fortissimo, aveva una dolce barba bionda
-intorno al viso colorito; e, come le femmine, alli orecchi portava due
-cerchietti d'oro. Amava il vino e il tabacco; professava una devozione
-ardente per il santo apostolo Tommaso; e, poichè era di natura
-superstizioso e inchinevole allo stupore, raccontava singolari avventure
-e meraviglie dei paesi d'oltremare e novellava delle genti dálmate e
-delle isole adriatiche come di tribù e di terre prossime al polo.
-
-Francesca, donna di gioventù già schiusa, aveva della razza ortonese la
-floridissima carne e i lineamenti molli. Ella amava la chiesa, le
-funzioni religiose, le pompe sacre, le musiche dei tridui; viveva in
-gran semplicità di costumi; e, poichè la sua intelligenza era fievole,
-credeva le più incredibili cose e lodava in ogni suo atto il Signore.
-
-Dal congiungimento nacque Anna; e fu nel mese di giugno del 1817.
-Siccome il parto veniva difficile e si temeva di qualche sventura, il
-sacramento del battesimo fu amministrato su 'l ventre della madre, prima
-che uscisse alla luce l'infante. Dopo molto travaglio il parto si compì.
-La creatura bevve il latte dalle mammelle materne e crebbe in salute e
-in letizia. Francesca scendeva verso sera alla marina, con la poppante
-su le braccia, quando la tanecca doveva tornare carica da Roto; e Luca
-sbarcando aveva la camicia tutta odorosa dei frutti meridionali.
-Risalendo insieme verso le case alte, si fermavano allora un momento
-alla chiesa e s'inginocchiavano. Nelle cappelle già ardevano le lampade
-votive; e in fondo, a traverso i sette cancelli di bronzo, il busto
-dell'Apostolo luccicava come un tesoro. Le preghiere invocavano la
-benedizione celeste su 'l capo della figliuola. Nell'uscire, quando la
-madre bagnava la fronte di Anna con l'acqua della pila, li strilli
-infantili echeggiavano a lungo per quelle navate sonanti come grandi
-conche di metallo puro.
-
-L'infanzia di Anna passava pianamente, senza alcuno avvenimento
-notevole. Nel maggio del 1823 ella fu vestita da cherubino, con una
-corona di rose e un velo bianco; e confusa in mezzo allo stuolo
-angelico, seguì la processione tenendo in mano un cero sottile. La madre
-nella chiesa volle sollevarla su le braccia per farle baciare il santo
-protettore. Ma, come le altre madri sorreggenti li altri cherubini
-spingevano in folla, uno dei ceri appiccò il fuoco al velo di Anna e
-d'improvviso la fiamma avvolse il corpo tenerello. Un moto di paura si
-propagò allora nella moltitudine, e ciascuno tentava essere primo ad
-uscire. Francesca, se bene aveva le mani quasi impedite dal terrore,
-riuscì a strappare la veste ardente; si strinse contro il petto la
-figliuola nuda e tramortita, e gittandosi dietro ai fuggenti invocava
-Gesù con alte grida.
-
-Per le ustioni Anna stette inferma lungo tempo in pericolo. Ella giaceva
-nel letto, con l'esile faccia esangue, senza parlare, come fosse
-diventata muta; e aveva nelli occhi aperti e fissi un'espressione di
-stupore immemore più tosto che di dolore. Dopo quel tempo, ogni
-commovimento troppo vivo le produceva nei nervi una convulsione.
-
-Quando la temperie era dolce, la famiglia scendeva nella barca pe 'l
-pasto della sera. Sotto la tenda, Francesca accendeva il fuoco e su 'l
-fuoco metteva i pesci: l'odor cordiale delli alimenti si spandeva lungo
-il Molo mescendosi al profumo derivante dai verzieri della Villa
-Onofrii. Il mare dinanzi era così tranquillo che si udiva a pena tra li
-scogli il risucchio, e l'aria così limpida che la punta di San Vito si
-vedeva in lontananza emergere con tutto il cumulo delle case. Luca si
-metteva a cantare, insieme con li altri uomini; Anna faceva atto di
-aiutare la madre. Dopo il pasto, come la luna saliva il cielo, i marinai
-apprestavano la tanecca per salpare. Intanto Luca, nel calore del vino e
-del cibo, preso da quella sua naturale avidità di narrazioni mirabili,
-cominciava a parlare dei litorali lontani. -- C'era, più in là di Roto,
-una montagna tutta abitata dalle scimmie e da _uomini dell'India_,
-altissima, con piante che producevano le pietre preziose.... -- La
-moglie e la figlia ascoltavano, in silenzio, attonite. Poi le vele si
-spiegavano lungo li alberi lentamente, tutte segnate di figure nere e di
-simboli cattolici, come vecchi gonfaloni della patria. E Luca partiva.
-
-Nel febbraio del 1826 Francesca si sgravò d'un bimbo morto. Nella
-primavera del 1830 Luca volle condurre Anna al promontorio. Anna era
-allora su l'adolescenza. Il viaggio fu felice. Nell'alto mare
-incontrarono una nave di mercanti, una gran nave che faceva cammino per
-forza di immense vele bianche. I delfini nuotavano nella scía; l'acqua
-si moveva dolcemente in torno, scintillando, come se sopra vi
-galleggiassero tappeti di penne di paone. Anna seguì a lungo con li
-occhi pieni di stupore la nave in lontananza. Poi una specie di nuvola
-azzurra sorse su la linea dell'orizzonte; ed era la montagna fruttifera.
-Le coste della Puglia si designavano a poco a poco. sotto il sole. Il
-profumo delli agrumi veniva spandendosi nell'aria gioviale. Quando Anna
-discese su la riva, fu presa da un senso di letizia; e stette curiosa a
-guardare le piantagioni e li uomini nativi del luogo. Il padre la
-condusse nella casa di una donna non giovane che parlava con una lieve
-balbuzie. Restarono là due giorni. Anna vide una volta il padre baciare
-la donna ospite su la bocca; ma non comprese. Al ritorno la tanecca era
-carica di aranci; e il mare era ancora mite.
-
-Anna conservò di quel viaggio un ricordo come di sogno; e, poichè per
-natura era taciturna, raccontò non molte cose alle coetanee che la
-incalzavano d'interrogazioni.
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-Nel maggio seguente, alle feste dell'Apostolo intervenne l'arcivescovo
-di Orsogna. La chiesa era tutta parata di drappi rossi e di fogliami
-d'oro; dinanzi ai cancelli di bronzo ardevano undici lampade d'argento
-lavorate dalli orefici per religione; e tutte le sere l'orchestra sonava
-un oratorio solenne con un bel coro di voci bianche. Il sabato si doveva
-esporre il busto dell'Apostolo. I devoti peregrinavano da tutti i paesi
-marittimi e interni; salivano la costa cantando e portando in mano i
-voti, nel conspetto del mare.
-
-Anna il venerdì fece la prima comunione. L'arcivescovo era un vecchio
-venerando e mite: quando sollevava la mano per benedire, la gemma
-dell'anello risplendeva simile a un occhio divino. Anna, a pena sentì su
-la lingua l'ostia eucaristica, smarrì la vista per un'improvvisa onda di
-gaudio che le irrigò i capelli con la dolcezza d'un bagno tiepido e
-odoroso. Dietro di lei un sussurro correva nella moltitudine; allato,
-altre verginelle prendevano il sacramento e chinavano la faccia su 'l
-gradino, in gran compunzione.
-
-La sera Francesca volle dormire, com'è costume dei fedeli, su 'l
-pavimento della basilica, aspettando l'ostensione matutina del santo.
-Ella era incinta da sette mesi, e molto l'affaticava il peso del ventre.
-Su 'l pavimento i pellegrini giacevano accumulati; dai loro corpi
-esalava il calore e montava nell'aria. Alcune voci confuse uscivano a
-tratti da qualche bocca inconscia nel sonno; le fiammelle tremolavano e
-si riflettevano su l'olio nei bicchieri sospesi tra li archi; e nei vani
-delle larghe porte aperte scintillavano le stelle alla notte
-primaverile.
-
-Francesca vegliò per due ore in travaglio, poichè l'esalazione dei
-dormienti le dava la nausea. Ma, determinata a resistere e a soffrire pe
-'l bene dell'anima, vinta dalla stanchezza, piegò alfine il capo. Su
-l'alba si destò. L'aspettazione cresceva nelli animi delli astanti e
-altra gente sopraggiungeva: in ciascuno ardeva il desiderio d'essere
-primo a vedere l'Apostolo. Fu aperto il cancello esterno; e il romore
-dei cardini risonò nitidamente nel silenzio, si ripercosse in tutti i
-cuori. Fu aperto il secondo cancello, poi il terzo, poi il quarto, il
-quinto, il sesto, l'ultimo. Parve allora come una tromba d'uragano
-investisse la moltitudine. La massa delli uomini si precipitò verso il
-tabernacolo: grida acute squillarono nell'aria mossa da quell'impeto;
-dieci, quindici persone rimasero schiacciate e soffocate; una preghiera
-tumultuaria si levò.
-
-I morti furono tratti fuori all'aperto. Il corpo di Francesca, tutto
-contuso e livido, fu portato alla famiglia. Molti curiosi in torno si
-accalcarono; e i parenti gemevano compassionevolmente.
-
-Anna, quando vide la madre distesa su 'l letto tutta violacea nella
-faccia e macchiata di sangue, cadde a terra senza conoscenza. Poi, per
-molti mesi fu tormentata dall'epilessia.
-
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-Nell'estate del 1835 Luca partiva per un porto della Grecia su 'l
-trabaccolo _Trinità_ di Don Giovanni Camaccione. Siccome egli aveva
-nell'animo un segreto pensiero, prima di navigare vendè le masserizie e
-pregò i parenti d'accogliere Anna nella casa fin che egli non tornasse.
-Di là a qualche tempo il trabaccolo tornò carico di fichi secchi e d'uva
-di Corinto, dopo aver toccata la spiaggia di Roto. Luca non era tra la
-ciurma; e si vociferò poi ch'egli fosse rimasto nel _paese dei
-portogalli_ con una femmina amorosa.
-
-Anna si ricordava dell'antica ospite balbuziente. Una gran tristezza
-allora discese nella sua vita. La casa dei parenti era sotto la strada
-orientale, in vicinanza del Molo. I marinai venivano a bere il vino in
-una stanza bassa, ove quasi tutto il giorno le canzoni sonavano tra il
-fumo delle pipe. Anna passava in mezzo ai bevitori portando i boccali
-colmi; e il primo istinto de' suoi pudori si risvegliava a quel contatto
-assiduo, a quell'assidua comunione di vita con uomini bestiali. Ad ogni
-momento ella doveva soffrire i motti inverecondi, le risa crudeli, i
-gesti ambigui, la malvagità delle ciurme inasprite dalle fatiche della
-navigazione. Ella non osava lamentarsi, poichè mangiava il pane nella
-casa delli altri. Ma quel supplizio di tutte le ore la rendeva ebete:
-una imbecillità grave le opprimeva a poco a poco l'intelligenza
-indebolita.
-
-Per una naturale inclinazione affettiva dell'animo, ella poneva amore
-alli animali. Un asino di molta età era ricoverato sotto una tettoia di
-paglia e di argilla, dietro la casa. Il quadrupede mansueto portava
-cotidianamente some di vino da Sant'Apollinare alla tavernella; e se
-bene i suoi denti cominciavano a ingiallire e le sue unghie a sfaldarsi,
-e se bene il suo cuoio era già secco e non aveva quasi più pelo,
-talvolta nel conspetto d'una fiorita di cardi ridirizzava le orecchie e
-si metteva a ragliar vivacemente in un'attitudine giovenile.
-
-Anna empiva di profenda la greppia e d'acqua l'abbeveratoio. Quando il
-calore era grande, ella veniva sotto la tettoia a meriggiare. L'asino
-triturava i fili di paglia tra le mandibole laboriose, ed ella con un
-ramo fronzuto faceva opera di pietà liberandogli la schiena dalla
-molestia delli insetti. Di tanto in tanto l'asino volgeva la testa
-orecchiuta, per un rincrespamento delle labbra flosce mostrando le
-gencive quasi in un rossastro riso animalesco di gratitudine e mostrando
-per un moto obliquo dell'occhio nell'orbita il globo giallognolo e
-venato di paonazzo come una vescica di fiele. Li insetti turbinavano con
-un ronzio pesante su 'l fimo; non dalla terra nè dal mare venivano
-romori o voci; e un senso vago di pace occupava allora l'animo della
-donna.
-
-Nell'aprile del 1842 Pantaleo, l'uomo che guidava il somiere al viaggio
-cotidiano, morì di coltello. Da quel tempo ad Anna fu commesso
-l'ufficio. Ed ella partiva su l'alba e tornava su 'l mezzogiorno, o
-partiva su 'l mezzogiorno e tornava su la sera. La strada volgeva per
-una collina solatía piantata d'olivi, discendeva per una terra irrigua
-messa a pasture, e risalendo tra i vigneti giungeva alle fattorie di
-Sant'Apollinare. L'asino camminava innanzi, con le orecchie basse, a
-fatica: una frangia verde tutta logora e stinta gli batteva le coste e i
-lombi; nel basto luccicavano alcuni frammenti di lámine d'ottone.
-
-Quando l'animale si soffermava per riprender fiato, Anna gli dava
-qualche piccolo urto carezzevole su 'l collo e l'eccitava con la voce;
-poichè ella aveva misericordia di quella decrepitezza. Ogni tanto
-strappando dalle siepi un pugno di foglie, le porgeva in ristoro; e
-s'inteneriva sentendo su la palma il movimento molle delle labbra che
-ricevevano l'offerta. Le siepi erano fiorite; e i fiori del bianco spino
-avevano un sapore di mandorle amare.
-
-Su 'l confine dell'oliveto stava una gran cisterna, e accanto alla
-cisterna un lungo canale di pietra dove le vacche venivano ad
-abbeverarsi. Tutti i giorni Anna faceva sosta in quel luogo; ed ella e
-l'asino si dissetavano prima di seguire il cammino. Una volta ella
-s'incontrò co 'l custode dell'armento, che era nativo di Tollo e aveva
-la guardatura un poco losca e il labbro leporino. L'uomo le volse il
-saluto; e ambedue cominciarono a ragionare dei pascoli e dell'acqua, e
-poi dei santuari e dei miracoli religiosi. Anna ascoltava con benignità
-e con frequenza di sorriso. Ella era macilente e bianca; aveva li occhi
-chiarissimi e la bocca stragrande, e i capelli castanei pieganti in
-dietro tutti senza spartizione. Nel collo le si vedevano le cicatrici
-rossicce delle bruciature e le si vedevano le arterie battere d'un
-palpito incessante.
-
-Da allora i colloqui si reiterarono. Per l'erba le vacche stavano
-sparse; e giacevano ruminando o pascolavano in piedi. Quelle moventi
-forme pacifiche aumentavano la tranquillità della solitudine pastorale.
-Anna, seduta su l'orlo della cisterna, ragionava semplicemente; e l'uomo
-dal labbro fesso pareva preso d'amore. Un giorno ella, per un improvviso
-spontaneo rifiorir del ricordo, narrò la navigazione alla montagna di
-Roto. E, poichè la lontananza del tempo le ingannava la memoria, ella
-diceva con suono di verità cose meravigliose. L'uomo stupefatto
-ascoltava senza batter le palpebre. Quando Anna tacque, ad ambedue il
-silenzio e la solitudine d'in torno parvero più grandi; ed ambedue
-restarono in pensiero. Venivano le vacche, tratte dalla consuetudine,
-all'abbeveratoio; e a tutte penzolava fra le gambe il gruppo delle
-mammelle rifornite di latte dalla pastura. Come esse avanzavano il muso
-nel canale, l'acqua diminuiva ai loro sorsi lenti e regolari.
-
-
-
-
- IV.
-
-
-
-Su li ultimi giorni di giugno l'asino infermò. Non prendeva cibo nè
-bevanda da quasi una settimana. I viaggi s'interruppero. Una mattina che
-Anna discese alla tettoia, scorse la bestia tutta ripiegata su lo strame
-in un avvilimento miserevole. Una specie di tosse roca e tenace scoteva
-di tratto in tratto la gran carcassa malcoperta di cuoio; su li occhi
-s'erano formate due cavità profonde, come due orbite vacue; e li occhi
-parevano due grosse bolle gonfie di siero. Quando l'asino udì le voci di
-Anna, tentò levarsi: il corpo gli traballava su le zampe e il collo gli
-si abbatteva giù dalle spalle acute e le orecchie gli penzolavano con i
-movimenti involontari e incomposti di un enorme giocattolo che avesse
-guaste le commessure. Un liquido mucoso gli colava dalle nari, talvolta
-allungandosi in filamenti sino ai ginocchi. Le chiazze nude nel pelame
-avevano il colore azzurrognolo e quasi cangiante della lavagna. I
-guidaleschi qua e là sanguinavano.
-
-Anna, allo spettacolo, si sentì stringere da una angoscia pietosa; e,
-poichè ella per natura e per uso non provava alcuna repugnanza fisica in
-contatto della materia immonda, si accostò a toccare l'animale. Con una
-mano gli sorreggeva la mascella inferiore, con l'altra una spalla; e
-così tentava fargli muovere i passi, sperando in una qualche virtù
-dell'esercizio. L'animale prima esitava, squassato da nuovi sussulti di
-tosse; poi finalmente prese a camminare per la china dolce che scendeva
-al lido. Le acque, dinanzi, nella natività del giorno biancheggiavano; e
-i calafati verso la Penna spalmavano una carena. Come Anna levò il
-sostegno delle mani e trasse la corda della cavezza, l'asino per un
-fallo de' piedi anteriori stramazzò d'improvviso. La gran macchina delle
-ossa ebbe uno scricchiolío interno di rotture, e la pelle del ventre e
-dei fianchi risonò sordamente e palpitò. Le gambe fecero l'atto di
-correre; per l'urto, dalla genciva uscì un poco di sangue e tra i denti
-si diffuse.
-
-Allora la donna si mise a gridare andando verso la casa. Ma i calafati,
-sopraggiunti, in conspetto dell'asino giacente ridevano e motteggiavano.
-Uno di loro percosse co 'l piede il ventre del moribondo. Un altro gli
-afferrò le orecchie e gli sollevò il capo che ricadde pesantemente a
-terra. Li occhi si chiusero; qualche brivido corse fra il pelame bianco
-del ventre aprendone le spighe, come un soffio; una delle gambe di
-dietro battè due o tre volte nell'aria. Poi tutto fu immobile; se non
-che nella spalla ov'era un'ulcera, si produsse un lieve tremito, simile
-a quello che per la molestia d'un insetto avveniva dianzi volontario
-nella carne vivente. Quando Anna tornò su 'l luogo, trovò i calafati che
-tiravano per la coda la carogna, e cantavano un _Requiem_ con false voci
-asinine.
-
-Così Anna rimase in solitudine; e per lungo tempo ancora visse nella
-casa dei parenti ed ivi appassì, adempiendo umili uffici, e sopportando
-con molta pazienza cristiana le vessazioni. Nel 1845 li accessi
-epilettici riapparvero con violenza; sparvero dopo alcuni mesi. La fede
-religiosa in quell'epoca divenne in lei più profonda e più calda. Ella
-saliva alla basilica tutte le mattine e tutte le sere; e s'inginocchiava
-abitualmente in un angolo oscuro protetto da una gran pila di marmo
-dov'era figurata con rozza opera di bassorilievo la fuga della Sacra
-Famiglia in Egitto. Da prima scelse ella forse quell'angolo attratta dal
-docile asinello trasportante il pargolo Gesù e la Madre alla terra
-dell'idolatria? Una quietudine d'amore le discendeva su lo spirito,
-quando aveva piegate le ginocchia nell'ombra; e la preghiera le sgorgava
-puramente dal petto come da una fonte natale, poichè ella pregava
-soltanto per la voluttà cieca dell'adorazione, non per la speranza
-d'ottener grazia di beni nella vita terrena. In lei il desiderio del
-miglioramento, questo universal desiderio umano, s'era andato spegnendo
-via via che l'intelligenza svaniva, e che per le condizioni
-consuetudinarie si semplificavano nell'organismo i bisogni. Ella
-pregava, con la testa china sulla sedia; e come i cristiani
-nell'accedere e nell'uscire attingevano con le dita l'acqua della pila,
-e si segnavano, ella a quando a quando trasaliva, sentendo su' capelli
-qualche stilla benedetta cadere.
-
-
-
-
- V.
-
-
-
-Quando nel 1851 Anna venne la prima volta al paese di Pescara, era
-prossima la festa del Rosario, che si celebra nella prima domenica di
-ottobre. La donna si mosse da Ortona a piedi, per sciogliere un voto; e
-portando chiuso in un fazzoletto di seta un piccolo cuore d'argento,
-camminò religiosamente lungo la riva del mare; poichè la strada
-provinciale non ancora in quel tempo era praticata, e un bosco di pini
-occupava molta estensione di terreno vergine. La giornata pareva dolce,
-se non che nel mare le onde andavano crescendo, ed all'estremo limite
-andavano crescendo in forma di trombe i vapori. Anna avanzava tutta
-assorta in pensieri di santità. Nel far della sera, come ella fu su 'l
-luogo delle Saline, cadde d'improvviso la pioggia, da prima pianamente e
-dopo in grande abbondanza; così che, non essendovi in torno riparo
-alcuno, ella n'ebbe le vesti tutte molli. Più in qua, la foce
-dell'Alento portava acqua; ed ella si scalzò per guadare. In vicinanza
-di Vallelonga la pioggia restò: ed il bosco dei pini rinasceva serenante
-nell'aria con odor quasi d'incenso. Anna, rendendo grazie nell'animo al
-Signore, seguì il cammino del litorale ma con più rapidi passi, poichè
-sentiva penetrarsi nelle ossa l'umidità malsana, e cominciava a battere
-i denti pe 'l ribrezzo.
-
-A Pescara, ella fu subito presa dalla febbre palustre, e ricoverata per
-misericordia nella casa di Donna Cristina Basile. Dal letto, udendo i
-cantici della pompa sacra, e vedendo le cime delli stendardi ondeggiare
-all'altezza della finestra, ella si mise a dire le preghiere e a
-invocare la guarigione. Quando passò la Vergine, ella scorse soltanto la
-corona gemmata, e fece atto di mettersi in ginocchio su i guanciali per
-adorare.
-
-Dopo tre settimane guarì; e, avendole Donna Cristina offerto di
-rimanere, ella rimase in qualità di domestica. Ebbe allora una piccola
-stanza guardante su 'l cortile. Le pareti erano imbiancate di calce; un
-vecchio paravento coperto di figure profane chiudeva un angolo; e fra i
-travicelli del soffitto molti ragni tendevano in pace le tele laboriose.
-Sotto la finestra sporgeva un tetto breve, e più giù s'apriva il cortile
-pieno di volatili mansueti. Su 'l tetto vegetava, da un mucchio di terra
-chiuso fra cinque tegole, una pianta di tabacco. Il sole vi s'indugiava
-dalle prime ore antimeridiane alle prime ore del pomeriggio. Ogni estate
-la pianta dava fiori.
-
-Anna, nella nuova vita, nella nuova casa, a poco a poco si sentì
-sollevare e rivivere. La sua naturale inclinazione all'ordine si
-dispiegò. Ella attendeva a tutti i suoi uffici tranquillamente, senza
-far parole. Anche, in lei la credenza nelle cose sopranaturali
-ingigantì. Due o tre leggende s'erano per antico formate su due o tre
-luoghi della casa Basile e di generazione in generazione si
-tramandavano. Nella _camera gialla_ del secondo piano abbandonato viveva
-l'anima di Donna Isabella. In un ricettacolo ingombro, dove una scala
-discendeva a gomito sino a una porta che non s'apriva da tempo, viveva
-l'anima di Don Samuele. Quei due nomi esercitavano un singolar fascino
-su i nuovi abitatori, e diffondevano per tutto il vecchio edificio una
-specie di solennità conventuale. Come poi il cortile interno era
-circondato di molti tetti, i gatti su la loggia si riunivano in
-conciliaboli e miagolavano con una dolcezza inquietante, chiedendo ad
-Anna li avanzi del pasto familiare.
-
-Nel marzo del 1853 il marito di Donna Cristina morì d'una malattia
-urinaria, dopo lunghe settimane di spasimi. Egli era un uomo timorato di
-Dio, casalingo e caritatevole; era capo d'una congrega di possidenti
-religiosi; leggeva le opere dei teologi, e sapeva sonare su 'l
-gravicembalo alcune semplici arie di antichi maestri napolitani. Quando
-venne il viatico, magnifico per numero di ministri e per ricchezza
-d'arnesi, Anna s'inginocchiò su la porta, e si mise a pregare ad alta
-voce. La stanza si empì d'un vapor d'incenso, in mezzo a cui il ciborio
-raggiava e raggiavano i turiboli, oscillando come lampade accese. Si
-udirono singhiozzi; poi le voci dei ministri, raccomandando l'anima
-all'Altissimo, si sollevarono. Anna, rapita dalla solennità di quel
-sacramento, perdè ogni orrore della morte, e da allora pensò che la
-morte dei cristiani fosse un trapasso dolce e gaudioso.
-
-Donna Cristina tenne chiuse tutte le finestre della casa, durante un
-mese intero. Continuava a piangere il marito nell'ora del pranzo e
-nell'ora della cena; faceva in nome di lui le elemosine ai mendicanti;
-e, più volte nel giorno, con una coda di volpe levava la polvere dal
-gravicembalo come da una reliquia, emettendo sospiri. Ella era una donna
-di quarant'anni, tendente alla pinguedine, ancora fresca nelle sue forme
-che la sterilità aveva conservate. E poichè ereditava dal defunto una
-dovizia considerevole, i cinque più maturi celibi del paese cominciarono
-a tenderle insidie e ad allettarla alle nuove nozze con arti
-lusingatrici. I campioni furono: Don Ignazio Cespa, persona dolcigna, di
-sesso ambiguo, con una faccia di vecchia pettegola butterata dal vaiuolo
-e una capellatura impregnata di olii cosmetici, con le dita cariche di
-anelli e li orecchi forati da due minuscoli cerchi d'oro; Don Paolo
-Nervegna, dottor di legge, uomo parlatore e accorto, che aveva le labbra
-sempre increspate come se masticasse l'erba sardonica e su la fronte una
-specie di crescimento rossastro innascondibile; Don Fileno d'Amelio,
-nuovo capo della congrega, uomo pieno d'unzione e di compunzione, un po'
-calvo, con la fronte sfuggente indietro e l'occhio pecorinamente opaco;
-Don Pompeo Pepe, uomo giocondo, amante del vino e delle donne e
-dell'ozio, ubertoso in tutta la corporatura e più nella faccia, sonoro
-nelle risa e nelle parole; Don Fiore Ussorio, uomo di spiriti pugnaci,
-gran leggitore di opere politiche e citator trionfante di esempi storici
-in ogni disputa, pallido d'un pallor terrigno, con una sottil corona di
-barba intorno alli zigomi e una bocca singolarmente atteggiata in linea
-obliqua. A costoro si aggiungeva, ausiliare della resistenza di Donna
-Cristina, l'abate Egidio Cennamele che volendo trarre l'erede ai
-benefizi della chiesa, osteggiava con ben coperta astuzia d'impedimenti
-le lusinghe.
-
-La gran contesa, che sarà un giorno narrata dal cronista per diffuso,
-durò molto tempo ed ebbe molta varietà di vicende. E principal teatro
-della prima azione fu il cenacolo, sala rettangolare dove su la carta
-francese delle pareti erano francescamente rappresentati i fatti di
-Ulisse naufragante all'isola di Calipso. Quasi tutte le sere i campioni
-si riunivano, in torno all'inclita vedova; e facevano il giuoco della
-briscola e il giuoco dell'amore alternativamente.
-
-
-
-
- VI.
-
-
-
-Anna fu candida testimone. Introduceva i visitatori, tendeva il tappeto
-su la tavola, e a mezzo della veglia portava i bicchierini pieni d'un
-rosolio verdognolo composto dalle monache con droghe speciali. Una volta
-ella sentì su per le scale Don Fiore Ussorio gridare nel calor della
-disputa un'ingiuria contro l'abate Cennamele che parlava sommesso; e,
-poichè l'irreverenza le parve mostruosa, ella da allora in poi tenne Don
-Fiore per un uomo diabolico e al comparir di lui si faceva rapidamente
-il segno della croce e mormorava un _Pater_.
-
-Nella primavera del 1856, un giorno, mentre su 'l greto della Pescara
-ella sbatteva i panni lavati, vide una flotta di barche passare la foce
-e navigar lentamente contro la forza dell'acqua. Il sole era sereno; le
-due rive si rispecchiavano in fondo abbracciandosi; alcuni ramoscelli
-verdi e alcune ceste di giunchi natavano nel mezzo della corrente, come
-simboli pacifici, verso il mare; e le barche, aventi quasi tutte la
-mitria di san Tommaso dipinta per insegna in un angolo della vela,
-avanzavano così nel bel fiume santificato dalla leggenda di san Cetteo
-Liberatore. I ricordi del paese natale si svegliarono nell'animo della
-donna con un tumulto improvviso, a quello spettacolo; ed ella, pensando
-al padre, fu invasa da un gran tenerezza.
-
-Le barche erano tanecche ortonesi e venivano dal promontorio di Roto con
-un carico di agrumi. Anna, come le ancore furono gettate, si avvicinò ai
-marinai; e li guardava con una curiosità benevola e trepidante, senza
-far parole. Uno di loro, colpito dalla insistenza, la ravvisò e la
-interrogò familiarmente. -- Chi cercava? Che voleva? -- Allora Anna,
-tratto in disparte l'uomo, gli chiese se non per caso egli avesse veduto
-al _paese dei portogalli_ Luca Minella, il padre. -- Non l'aveva veduto?
-Non stava ancora con _quella femmina_? -- L'uomo rispose che Luca era
-morto da qualche tempo. -- Era vecchio. Poteva campar di più? -- Allora
-Anna contenne le lacrime; volle sapere molte cose. L'uomo le disse molte
-cose. -- Luca aveva strette le nozze con _quella femmina_; ne aveva
-avuti due figliuoli. Il maggiore dei due navigava sopra un trabaccolo e
-veniva qualche volta a Pescara per negozi. -- Anna trasalì. Un
-turbamento indeterminato, una specie di smarrimento confuso le occupava
-l'animo. Ella non giungeva a ritrovar l'equilibrio e la lucidità del
-giudizio dinanzi a quel fatto troppo complesso. Ella aveva ora due
-fratelli dunque? Doveva amarli? Doveva cercare di vederli? Ora che
-doveva dunque fare?
-
-Così, titubante, tornò a casa. E dopo, per molte sere, quando entravano
-nel fiume le barche, ella andava lungo lo scalo a guardare i marinai.
-Qualche trabaccolo portava dalla Dalmazia un carico di asinelli e di
-cavalli nani: le bestie prendendo terra scalpitavano; l'aria sonava di
-ragli e di nitriti. Anna, nel passare, batteva con la mano le grosse
-teste delli asinelli.
-
-
-
-
-
- VII.
-
-
-
-Verso quel tempo ebbe in dono dal fattore di campagna una testuggine. Il
-nuovo ospite tardo e taciturno fu diletto e cura della donna nelle ore
-d'ozio. Camminava da un punto all'altro della stanza sollevando a stento
-dal suolo il grave peso del corpo su le zampe simili a moncherini
-olivastri, e, come era giovine, le piastre del suo scudo dorsale, gialle
-maculate di nero, tralucevano talvolta al sole con un nitor d'ambra. La
-testa coperta di scaglie, compressa nel muso, giallognola, sporgeva
-tentennando con una mansuetudine timorosa; e pareva talvolta la testa di
-un vecchio serpe estenuato che uscisse dal guscio di un crostaceo. Anna
-prediligeva nell'animale i costumi: il silenzio, la frugalità, la
-modestia, l'amor della casa. Gli dava per cibo foglie di verdura, radici
-e vermi, restando estatica a osservare il moto delle piccole mandibole
-cornee dentellate nel lor duplice margine. Ella, in quell'atto, provava
-quasi un sentimento di maternità: eccitava pianamente l'animale con le
-voci e sceglieva per lui le erbe più tenere e più dolci.
-
-Fu la testuggine allora auspice d'un idillio. Il fattore, venendo più
-volte al giorno nella casa, s'intratteneva su la loggia a ragionare con
-Anna. Ed essendo egli uomo d'umili spiriti, divoto, prudente e giusto,
-godeva veder riflesse le sue pie virtù nell'animo della donna. Per la
-consuetudine sorse quindi tra i due a poco a poco una familiarità
-amorevole. Ella aveva già qualche capello bianco su le tempie, ed in
-tutta la faccia diffuso un placido candore. Egli, Zacchiele, superava di
-alcuni anni l'età di lei; aveva una gran testa dalla fronte sporgente e
-due miti e rotondi occhi di coniglio. Tutt'e due, nei colloqui, sedevano
-per lo più su la loggia. Sopra di loro, fra i tetti, il cielo pareva una
-cupola luminosa; e ad intervalli i voli dei colombi domestici, bianchi
-come il Paraclito, traversavano la quiete celestiale. I colloqui
-volgevano su le raccolte, su la bontà dei terreni, su le semplici norme
-della coltivazione; ed erano pieni di esperienza e di rettitudine.
-
-Poichè Zacchiele amava talvolta, per una ingenua vanità naturale, di far
-pompa del suo sapere in conspetto della donna ignorante e credula,
-questa concepì per lui una stima ed un'ammirazione senza limiti. Ella
-imparò che la terra è divisa in cinque parti e che cinque sono le razze
-delli uomini: la bianca, la gialla, la rossa, la nera e la bruna. Imparò
-che la terra è di forma rotonda, che Romolo e Remo furono nutricati da
-una lupa, e che le rondini su l'autunno vanno oltremare nell'Egitto dove
-anticamente regnavano i Faraoni. -- Ma li uomini non avevano tutti un
-colore, a imagine e somiglianza di Dio? Potevamo noi camminare sopra una
-palla? Chi erano i re Faraoni? -- Ella non riusciva a comprendere, e
-rimaneva così tutta smarrita. Però da allora ella considerò le rondini
-con reverenza e le tenne per uccelli dotati di saggezza umana.
-
-Un giorno Zacchiele le mostrò una Storia sacra dell'Antico Testamento,
-illustrata di figure. Anna guardava con lentezza, ascoltando le
-spiegazioni. Ed ella vide Adamo ed Eva tra le lepri ed i cervi, Noè
-seminudo inginocchiato innanzi ad un altare, i tre angeli di Abramo,
-Mosè salvato dalle acque; vide con gioia finalmente un Faraone nel
-conspetto della verga di Mosè cangiata in serpe, e la regina di Saba, la
-festa dei Tabernacoli, il martirio dei Maccabei. Il fatto dell'asina di
-Balaam la empì di meraviglia e di tenerezza. Il fatto della coppa di
-Giuseppe nel sacco di Beniamino la fece rompere in lacrime. Ed ella
-imaginava li Israeliti camminanti per un deserto tutto coperto di
-quaglie, sotto una rugiada che si chiamava la manna ed era bianca come
-la neve e più dolce del pane.
-
-Dopo la Storia sacra, preso da una singolare ambizione Zacchiele
-cominciò a leggerle le imprese dei Reali di Francia da Costantino
-imperatore sino ad Orlando conte d'Anglante. Un gran tumulto sconvolse
-allora la mente della donna: le battaglie dei Filistei e dei Siriaci si
-confusero con le battaglie dei Saraceni, Oloferne si confuse con
-Rizieri, il re Saul col re Mambrino, Eleazaro con Balante, Noemi con
-Galeana. Ed ella, affaticata, non seguiva più il filo delle narrazioni,
-ma si riscoteva soltanto ad intervalli quando udiva passare nella voce
-di Zacchiele i suoni di qualche nome prediletto. E predilesse Dusolina e
-il duca Bovetto che prese tutta l'Inghilterra innamorandosi della
-figliuola del re di Frisia.
-
-Erano le calende di settembre. Nell'aria temperata dalla pioggia
-recente, si andava diffondendo una placida chiarità autunnale. La stanza
-di Anna divenne il luogo delle letture. Un giorno Zacchiele, seduto,
-leggeva _come Galeana, figliuola del re Galafro, s'innamorò di Mainetto
-e volle da lui la ghirlanda dell'erba_. Anna, poichè la favola pareva
-semplice e campestre e poichè la voce del lettore pareva addolcirsi di
-accenti novelli, ascoltava con visibile assiduità. La testuggine si
-traeva in mezzo ad alcune foglie di lattuga, pianamente; il sole su la
-finestra illuminava una gran tela di ragno, e li ultimi fiori rosei del
-tabacco si vedevano a traverso la sottile opera di filo d'oro.
-
-Quando il capitolo fu finito, Zacchiele depose il libro; e, guardando la
-donna, sorrise d'uno di quei sorrisi fatui che solevano increspargli le
-tempie e li angoli della bocca. Poi cominciò a parlarle vagamente, con
-la peritanza di colui che non sa in qual modo giungere al punto
-desiderato. Finalmente ardì. -- Ella non aveva pensato mai al
-matrimonio? -- Anna alla domanda non rispose. Stettero ambedue in
-silenzio ed ambedue sentivano nell'animo una dolcezza confusa, quasi un
-risveglio inconsciente della giovinezza sepolta e un umano richiamo
-dell'amore. E n'erano turbati come dal fumo d'un vino troppo forte che
-montasse al loro cervello indebolito.
-
-
-
-
- VIII.
-
-
-
-Ma una tacita promessa di nozze fu data molti giorni dopo, in ottobre,
-nella prima natività dell'olio d'oliva e nell'ultima migrazione delle
-rondini. Con licenza di Donna Cristina, un lunedì Zacchiele condusse
-Anna alla fattoria dei Colli, dov'era il frantoio. Uscirono da
-Portasale, a piedi, e presero la via Salaria, volgendo le spalle al
-fiume. Dal giorno della favola di Galeana e di Mainetto, essi provavano
-l'un verso l'altra una specie di trepidazione, un misto di temenza,
-vergogna e rispetto. Avevano perduta quella bella familiarità d'una
-volta; parlavano poco insieme e sempre con un tal riserbo esitante,
-senza mai guardarsi nel volto, con incerti sorrisi, confondendosi talora
-per una subitanea espansion di rossore, indugiando così in questi timidi
-bamboleggiamenti d'innocenza.
-
-Camminarono in silenzio, da prima, ciascuno seguendo lo stretto sentiero
-asciutto che i passi dei viandanti avevano praticato su i due margini
-della via; e li divideva il mezzo della via fangoso e segnato di solchi
-profondi dalle ruote dei veicoli. Una libera gioia vendemmiale occupava
-le campagne: i canti del mosto per la pianura si avvicendavano.
-Zacchiele si teneva un poco in dietro, rompendo a tratti a tratti il
-silenzio con qualche parola su la temperie, su le vigne, su la raccolta
-delle olive. Anna guardava curiosa tutti i cespugli rosseggianti di
-bacche, i campi lavorati, le acque dei fossi; e a poco a poco le nasceva
-nell'animo una letizia vaga, quale di chi dopo lungo tempo sia dilettato
-da sensazioni già innanzi conosciute. Come il cammino prese a volgere su
-pe 'l declivio tra i ricchi oliveti di Cardirusso, chiaramente le sorse
-nell'animo il ricordo di Sant'Apollinare e dell'asino e del custode
-delli armenti. Ed ella sentì quasi rifluirsi al cuore tutto il sangue,
-d'improvviso. Avvenne allora in lei un fenomeno. Quell'episodio obliato
-della sua giovinezza le si coordinò nella memoria con una perspicuità
-meravigliosa; l'imagine dei luoghi le si formò dinanzi; e nella scena
-illusoria ella rivide l'uomo dal labbro leporino, ne riudì la voce,
-provando un turbamento nuovo senza sapere perchè.
-
-La fattoria si avvicinava; fra li alberi soffiava il vento facendo
-cadere le ulive mature; una zona di mare sereno si scopriva
-dall'altitudine. Zacchiele s'era messo a fianco della donna e la
-guardava di tratto in tratto con una pia supplicazione di tenerezza. --
-A che pensava ella dunque? -- Anna si volse, con un'aria quasi di
-sbigottimento, come fosse stata colta in fallo. -- A niente pensava. --
-
-Giunsero al frantoio, dove i coloni macinavano la prima raccolta delle
-olive cadute precocemente dall'albero. La stanza delle macine era bassa
-e oscura; dalla vôlta luccicante di salnitro pendevano lucerne di ottone
-e fumigavano; un giumento bendato girava una mola gigantesca, con passo
-regolare; e i coloni, vestiti di certe lunghe tuniche simili a sacchi,
-nudi le gambe e le braccia, muscolosi, oleosi, versavano il liquido
-nelle giare, nelle conche, nelli orci.
-
-Anna si mise a considerare l'opera, attentamente; e, come Zacchiele
-impartiva ordini ai faticatori, e girava tra le macine, osservando la
-qualità delle olive con una grave sicurezza di giudice, ella sentì per
-lui in quel momento crescere l'ammirazione. Poi, come Zacchiele dinanzi
-a lei prese un gran boccale colmo e versando nell'orcio quell'olio
-purissimo e luminoso nominò la grazia di Dio, ella si fece il segno
-della croce, tutta compresa di venerazione per l'opulenza della terra.
-
-Venivano intanto su la porta le due femmine della fattoria; e ciascuna
-teneva contro il seno un poppante, e si traeva un bel grappolo di
-figliuoli dietro le gonne. Si misero a conversare placidamente; e,
-poichè Anna tentava accarezzare i fanciulli, ciascuna si compiaceva
-della propria fecondità, e con una ridente onestà di parole ragionava
-dei parti. La prima aveva avuti sette figliuoli; la seconda undici. --
-Era la volontà di Gesù Cristo; e per la campagna poi ci volevano
-braccia. Allora la conversazione volse in materie familiari. Albarosa,
-una delle madri, fece molte domande ad Anna. -- Ella non aveva avuto mai
-figliuoli? -- Anna, nel rispondere che non s'era maritata, provò per la
-prima volta una specie di umiliazione e di rammarico, dinanzi a quella
-possente e casta maternità. Poi, cambiando il discorso, ella tese la
-mano sul più vicino dei bimbi. Li altri guardavano con li occhi ampi che
-pareva avessero assunto un limpido color vegetale dallo spettacolo
-continuo delle cose verdi. L'odore delle olive infrante si spandeva
-nell'aria, ed entrava nelle fauci ad eccitare il palato. I gruppi dei
-faticatori apparivano e sparivano sotto il rossore delle lucerne.
-
-Zacchiele, che fino a quel momento aveva invigilato su la misura
-dell'olio, si accostò alle donne. Albarosa lo accolse con un volto
-festevole. -- Quanto voleva aspettare Don Zacchiele a prender moglie? --
-Zacchiele sorrise con un po' di confusione, a quella domanda; e diede
-un'occhiata sfuggente ad Anna che accarezzava ancora il bimbo selvatico
-e fingeva di non avere inteso. Albarosa, per una benevola arguzia
-contadinesca, riunendo visibilmente con l'ammiccar delli occhi bovini il
-capo di Anna e quello di Zacchiele, seguitò le incitazioni. -- Erano una
-coppia benedetta da Dio. Che aspettavano? -- I coloni, avendo sospesa
-l'opera per attendere al pasto, facevano in torno cerchia. E la coppia,
-anche più confusa per quella testimonianza, restava muta in
-un'attitudine tra di sorriso tremulo e di pudica modestia. Qualcuno dei
-giovini fra i testimoni, esilarato dalla faccia amorosamente compunta di
-Don Zacchiele, sospingeva con urti di gomito i compagni. Il giumento
-nitrì, per fame.
-
-Fu apprestato il pasto. Un'attività diligente invase la gran famiglia
-rustica. Su lo spiazzo, all'aperto, tra li olivi pacifici e in conspetto
-del sottostante mare, li uomini sedevano alla mensa. I piatti dei legumi
-conditi d'olio novello fumavano; il vino scintillava nelle semplici
-forme liturgiche dei vasi; e il cibo frugale dispariva rapidamente entro
-li stomachi dei faticatori.
-
-Anna ora si sentiva come assalire da un tumulto di giubilo, e si sentiva
-d'un tratto quasi legata da una specie di dimestichezza amichevole con
-le due donne. Queste la condussero nell'interno della casa, dove le
-stanze erano larghe e luminose benchè antichissime: su le pareti le
-imagini sacre si alternavano con le palme pasquali; provvigioni di carni
-suine pendevano dai soffitti, i talami dal pavimento si elevavano ampi
-ed altissimi con a canto le culle; da tutto emanava la serenità della
-concordia familiare. Anna, considerando quell'ordine, sorrideva
-timidamente a una dolcezza interiore; e in un punto fu presa da una
-strana commozione, quasi che tutte le sue latenti virtù di madre
-casalinga e i suoi istinti di allevatrice fremessero e insorgessero
-d'improvviso.
-
-Quando le donne ridiscesero su lo spiazzo, li uomini stavano ancora in
-torno alla tavola; Zacchiele parlava con loro. Albarosa prese un piccolo
-pane di frumento, lo divise nel mezzo, lo consperse d'olio e di sale, e
-l'offerì ad Anna. L'olio novello, allora allora gemuto dal frutto,
-spandeva nella bocca un saporoso aroma asprino; ed Anna allettata mangiò
-tutto il pane. Bevve anche vino. Poi, come il vespro cadeva, ella e
-Zacchiele ripresero il cammino del declivio.
-
-Dietro di loro i coloni cantarono. Molti altri canti sorsero dalla
-campagna, e si dispiegarono nella sera con la piana larghezza di un
-salmo gregoriano. Il vento soffiava fra li oliveti più umido; un
-chiarore moriente tra roseo e violaceo indugiava effuso pe 'l cielo.
-
-Anna camminò innanzi, con passo celere, rasente i tronchi. Zacchiele la
-seguì, pensando alle parole ch'egli voleva dire. Ambedue, da poi che si
-sentivano soli, provavano una trepidazione infantile, quasi un timore. A
-un punto Zacchiele chiamò la donna per nome; ed ella si volse umile e
-palpitante. -- Che voleva? -- Zacchiele non disse più altro; fece due
-passi, giunse al fianco di lei. E così continuarono il cammino, in
-silenzio, finchè la via Salaria non li divise. Come nell'andare, essi
-presero ciascuno il sentiero del margine, a destra e a manca. E
-rientrarono a Portasale.
-
-
-
-
- IX.
-
-
-
-Per una nativa irresolutezza, Anna differiva continuamente il
-matrimonio. Dubbi religiosi la tormentavano. Ella aveva sentito dire che
-soltanto le vergini sarebbero ammesse a far corona in torno alla Madre
-di Dio, nel paradiso. Dunque? Doveva ella rinunziare a quella dolcezza
-celeste per un bene terreno? Un più vivo ardore di devozione allora la
-invase. In tutte le ore libere ella andava alla chiesa del Rosario;
-s'inginocchiava innanzi al gran confessionale di quercia, e rimaneva
-immobile in quell'attitudine di preghiera. La chiesa era semplice e
-povera; il pavimento era coperto di lapidi mortuarie; una sola lampada
-di metallo vile ardeva innanzi all'altare. E la donna rimpiangeva
-nell'animo il fasto della sua basilica, la solennità delle cerimonie, le
-undici lampade d'argento, i tre altari di marmo prezioso.
-
-Ma nella Settimana Santa del 1857, sorse un grande avvenimento. Tra la
-Confraternita capitanata da Don Fileno d'Amelio e l'abate Cennamele,
-coadiuvato dai satelliti parrocchiali, scoppiò la guerra; e ne fu causa
-un contrasto per la processione di Gesù morto. Don Fileno voleva che la
-pompa, fornita dai congregati, uscisse dalla chiesa della Confraternita;
-l'abate voleva che la pompa uscisse dalla chiesa parrocchiale. La guerra
-attrasse e avviluppò tutti i cittadini e le milizie del Re di Napoli,
-residenti nel forte. Nacquero tumulti popolari; le vie furono occupate
-da assembramenti di gente fanatica; pattuglie armigere andarono in volta
-per impedire i disordini; il conte arcivescovo di Chieti fu assediato da
-innumerevoli messi d'ambo le parti; corse molta pecunia per corruzioni;
-un mormorío di congiure misteriose si sparse nella città. Focolare delli
-odii la casa di Donna Cristina Basile. Don Fiore Ussorio sfolgorò per
-mirabili stratagemmi e per audacie novissime, in quei giorni di lotta.
-Don Paolo Nervegna ebbe un grave spargimento di bile. Don Ignazio Cespa
-adoperò in vano tutto le sue blande arti conciliative e i suoi sorrisi
-melliflui. La vittoria fu contrastata con un accanimento implacabile,
-fino all'ora rituale della pompa funeraria. Il popolo fremeva
-nell'aspettazione; il comandante delle milizie, partigiano dell'abbadia,
-minacciava castighi ai facinorosi della Confraternita. La rivolta stava
-per irrompere. Quand'ecco giungere su la piazza un soldato a cavallo
-latore di un messaggio episcopale che dava la vittoria ai congregati.
-
-L'ordine della pompa si dispiegò allora con insolita magnificenza per le
-vie sparse di fiori. Un coro di cinquanta voci bianche cantò gl'inni
-liturgici della Passione; e dieci turiferari incensarono tutta la città.
-I baldacchini, li stendardi, i ceri per la nuova ricchezza empirono li
-astanti di meraviglia. L'abate sconfitto non intervenne; ed in sua vece
-Don Pasquale Carabba, il Gran Coadiutore, vestito dei paramenti badiali,
-seguì con molta solennità d'incesso il feretro di Gesù.
-
-Anna, nel frangente, aveva fatto voti per la vittoria dell'abate. Ma la
-suntuosità della cerimonia la abbagliò; una specie di stupore la invase,
-allo spettacolo; ed ella sentì gratitudine anche per Don Fiore Ussorio
-che passava reggendo nel pugno un cero immane. Poi, come l'ultima
-schiera dei celebranti le giunse dinanzi, ella si mescolò alla turba
-fanatica delli uomini, delle donne e de' fanciulli; e andò così, quasi
-senza toccar terra, tenendo sempre li occhi fissi al serto culminante
-della _Mater dolorosa_. In alto, dall'uno all'altro balcone, stavano
-tesi i drappi signorili consecutivamente; dalle case dei panettieri
-pendevano rustiche forme d'agnelli materiate di fromento; ad intervalli,
-nei trivi, nei quadrivi, un braciere acceso spandeva fumo di aròmati.
-
-La processione non passò sotto le finestre dell'abate. Di tratto in
-tratto una specie di movimento irregolare correva lungo le file, come se
-la schiera antesignana incontrasse un ostacolo. E n'era causa il
-contrasto tra il crocifero della Confraternita e il luogotenente delle
-milizie, i quali ambedue avevano ricevuto il comando di seguire un
-itinerario diverso. Poichè il luogotenente non poteva usar violenza
-senza commetter sacrilegio, vinse il crocifero. I congregati esultavano;
-il comandante generale ardeva d'ira; il popolo s'empiva di curiosità.
-
-Quando la pompa, in vicinanza dell'arsenale, si rivolse per rientrare
-nella chiesa di San Giacomo, Anna prese un vicolo obliquo e in pochi
-passi fu su la porta madre. S'inginocchiò. Giungeva primo verso di lei
-l'uomo portante il crocifisso gigantesco; seguivano li stendardi che
-tenevano l'altissima asta in equilibrio su la fronte o su 'l mento,
-atteggiandosi con dotto giuoco di muscoli. Poi, quasi in mezzo a una
-nuvola d'incenso, venivano le altre schiere, i cori angelici, li
-incappati, le vergini, i signori, il clero, le milizie. Lo spettacolo
-era grande. Una specie di terrore mistico teneva l'animo della donna.
-
-Si avanzò su 'l vestibolo, secondo la consuetudine, un accolito munito
-d'un largo piatto d'argento per ricevere i ceri. Anna guardava. Allora
-fu che il comandante, spezzando tra i denti aspre parole contro la
-Confraternita, gittò violentemente il suo cero nel piatto e voltò le
-spalle con piglio minaccioso. Tutti rimasero allibiti. E nel momentaneo
-silenzio si udì tintinnare la spada di colui che si allontanava. Solo
-Don Fiore Ussorio ebbe la temerità di sorridere.
-
-
-
-
- X.
-
-
-
-I fatti per moltissimo tempo occuparono l'attività vocale dei cittadini
-e furono causa di turbolenze. Come Anna era stata testimone dell'ultima
-scena, alcuni vennero a lei per ragguagli. Ella raccontava sempre con le
-stesse parole, pazientemente. La sua vita da allora fu tutta spesa tra
-le pratiche religiose, li uffici domestici e l'amore della testuggine.
-Ai primi tepori d'aprile la testuggine uscì dal letargo. Un giorno,
-d'improvviso, sbucò di sotto allo scudo la testa serpentina e tentennò
-debolmente mentre i piedi erano ancora immersi nel torpore. I piccoli
-occhi rimasero coperti a mezzo dalla palpebra. E l'animale, forse non
-più consapevole d'essere captivo, si mosse finalmente con un moto pigro
-e incerto, tastando co' i piedi il suolo, spinto dal bisogno di trovarsi
-il cibo come nella sabbia del suo bosco natale.
-
-Anna, innanzi a quel risveglio fu invasa da una tenerezza ineffabile e
-stette a guardare con li occhi umidi di lacrime. Poi prese la
-testuggine, la mise sul letto, le offerì alcune foglie verdi. La
-testuggine esitava a toccare le foglie, e nell'aprire le mandibole
-mostrava la lingua carnosa come quella dei pappagalli. Li indumenti del
-collo e delle zampe parevano membrane flosce e giallognole di un corpo
-estinto. La donna a quella vista si sentiva stringere da una gran
-misericordia; ed eccitava al ristoro il bene amato, con le blandizie di
-una madre pe 'l figliuolo convalescente. Unse d'olio dolce lo scudo
-osseo; e, come il sole vi percoteva sopra, le piastre pulite
-risplendevano più belle.
-
-
-In queste cure passarono i mesi della primavera. Ma Zacchiele,
-consigliato dalla stagione novella a maggiori impeti di amore, incalzò
-la donna con così tenere supplicazioni che n'ebbe alfine una promessa
-solenne. Le nozze si sarebbero celebrate il giorno precedente la
-Natività di Gesù Cristo.
-
-Allora l'idillio rifiorì. Mentre Anna attendeva alle opere dell'ago pe
-'l corredo nuziale, Zacchiele leggeva ad alta voce la storia del Nuovo
-Testamento. Le nozze di Cana, i prodigi del Redentore in Cafarnao, il
-morto di Naim, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la liberazione
-della figliuola della Cananea, i dieci lebbrosi, il cieco nato, la
-resurrezione di Lazzaro, tutte quelle narrazioni miracolose rapirono
-l'animo della donna. Ed ella pensò lungamente a Gesù che entrava in
-Gerusalemme cavalcando un'asina, mentre i popoli stendevano su la sua
-via le vesti e spargevano fronde.
-
-Nella stanza l'erbe di timo odoravano su da un vaso di terra. La
-testuggine veniva talvolta alla cucitrice e le tentava con la bocca il
-lembo delle tele o le morsicchiava il cuoio sporgente delle scarpe. Un
-giorno Zacchiele, nel leggere la parabola del Figliuol Prodigo,
-sentendosi d'improvviso qualche cosa di mobile tra i piedi, per un
-involontario moto di ribrezzo diede co' i piedi un urto; e la testuggine
-urtata andò a battere contro la parete e rimase capovolta. Il guscio
-dorsale si scheggiò in più parti; un po' di sangue apparve in una delle
-zampe che l'animale agitava inutilmente per riprendere la posizione
-primitiva.
-
-Se bene l'infelice amante si mostrò atterrito del fatto e inconsolabile,
-Anna dopo quel giorno si chiuse in una specie di severità diffidente,
-non parlò più, non volle più ascoltare la lettura. E così il figliuol
-prodigo rimase per sempre sotto li alberi delle ghiande a guardare i
-porci del suo signore.
-
-
-
-
- XI.
-
-
-
-Nella grande alluvione dell'ottobre (1857) Zacchiele morì. La cascina
-dov'egli abitava, nei dintorni dei Cappuccini, fuori di Porta-Giulia, fu
-invasa dalle acque. Le acque inondarono tutta la campagna, dal colle
-d'Orlando fino al colle di Castellammare; e poichè avevano attraversato
-vastissimi sedimenti d'argilla, erano sanguigne come nella favola
-antica. Le cime delli alberi emergevano qua e là su quel sangue melmoso
-ed estuoso. Per intervalli, dinanzi al forte passavano in precipizio
-tronchi enormi con tutte le radici, masserizie, materie di forme
-irriconoscibili, gruppi di bestiami non ancora morti che urlavano e
-sparivano e riapparivano e si perdevano in lontananza. I branchi dei
-bovi, in ispecie, davano uno spettacolo mirabile: i grossi corpi
-biancastri s'incalzavano l'un l'altro, le teste si ergevano
-disperatamente fuori dell'acqua, furiosi intrecciamenti di corna
-avvenivano nell'impeto del terrore. Come il mare era di levante, le onde
-alla foce rigurgitavano. Il lago salso della Palata e li estuari si
-riunirono co 'l fiume. Il forte divenne un'isola perduta.
-
-Nell'interno le vie si sommersero; la casa di Donna Cristina ebbe la
-linea delle acque sino a metà della scala. Il fragore cresceva di
-continuo, mentre le campane sonavano a distesa. I forzati, dentro le
-carceri, urlavano.
-
-Anna, credendo in qualche supremo castigo dell'Altissimo, ricorse alla
-salvezza delle preghiere. Il secondo giorno, come salì su la sommità
-della colombaia, non vide che acque e acque in torno sotto le nuvole, e
-scorse poi de' cavalli sbigottiti che galoppavano in furia su le
-troniere di San Vitale. Discese, stupida, con la mente sconvolta; e la
-persistenza del fragore e l'oscurità dell'aria le fecero smarrire ogni
-nozione del luogo e del tempo.
-
-Quando l'alluvione cominciò a decrescere, la gente del contado entrò
-nella città per mezzo di scialuppe. Uomini, donne e fanciulli avevano su
-la faccia e nelli occhi una stupefazione dolorosa. Tutti narravano fatti
-tristi. E un bifolco dei Cappuccini venne alla casa Basile per
-annunziare che Don Zacchiele se n'era andato _a marina_. Il bifolco
-parlava semplicemente, narrando la morte. Disse che in vicinanza dei
-Cappuccini certe femmine avevano legato i figliuoli lattanti su la cima
-di un grande albero per salvarli dall'acqua e che i vortici avevano
-sradicato l'albero trascinandosi le cinque creature. Don Zacchiele stava
-su 'l tetto con altri cristiani in un mucchio compatto, urlando; e il
-tetto stava già per sommergersi; e cadaveri d'animali e rami rotti
-venivano già a urtare contro i disperati. Quando finalmente l'albero dei
-lattanti passò di là sopra, la violenza fu così terribile che dopo il
-passaggio non si vide più traccia di tetto nè di cristiani.
-
-Anna ascoltò, senza piangere; e nella sua mente percossa, il racconto di
-quella morte, con quell'albero dei cinque bambini e con quelli uomini
-ammucchiati tutti sopra un tetto e con quei cadaveri di bestie che
-andavano a urtar contro, suscitò una specie di meraviglia superstiziosa
-simile a quella suscitatale un tempo da certe narrazioni del Vecchio
-Testamento. Ella salì con lentezza alla sua stanza, e cercò di
-raccogliersi. Il sole modesto splendeva su 'l davanzale; la testuggine
-in un angolo dormiva ricoverata sotto il suo scudo; un cinguettío di
-passeri veniva dalli émbrici. Tutte queste cose naturali, questa usuale
-tranquillità della vita circonstante, a poco a poco la rasserenarono.
-Dal fondo di quella momentanea calma della conscienza alfine sorse
-chiaro il dolore; ed ella chinò la testa su 'l petto, in un grande
-sconforto.
-
-Allora quasi un rimorso le punse l'animo, il rimorso d'aver serbato
-contro Zacchiele quella specie di muto rancore per tanto tempo; e i
-ricordi a uno a uno vennero ad assalirla; e le virtù del defunto le
-rifulgevano ora nella memoria più religiosamente. Poichè l'onda del
-dolore cresceva, ella si alzò, andò verso il letto, vi si distese
-bocconi. E i suoi singhiozzi risonavano tra il cinguettío delli uccelli.
-
-Dopo, quando le lacrime si arrestarono, la quiete della rassegnazione
-cominciò a discenderle nell'animo; ed ella pensò che tutte le cose della
-terra sono caduche, e che noi dobbiamo conformarci alla volontà del
-Signore. L'unzione di questo semplice atto d'abbandono le sparse su 'l
-cuore un'abbondanza di dolcezza. Ella si sentì libera da ogni
-inquietudine, e trovò il riposo in quell'umile e ferma confidenza. Da
-allora nella sua regola non fu che questa clausula: -- La soprana
-volontà di Dio, sempre giusta, sempre adorabile, sia fatta in tutte le
-cose, sia lodata ed esaltata per tutta l'eternità. --
-
-
-
-
- XII.
-
-
-
-Così alla figlia di Luca fu aperta la vera strada del paradiso. E il
-giro del tempo per lei non fu determinato che dalle ricorrenze
-ecclesiastiche. Quando il fiume rientrò nell'alveo, uscirono per ordine
-consecutivo di giorni molte processioni nella città e nelle campagne.
-Ella le seguì tutte, insieme con il popolo, cantando il _Te Deum_. Le
-vigne in torno erano devastate; il terreno era molle e l'aria pregna di
-vapori biondi, singolarmente luminosa, come nelle primavere palustri.
-
-Poi venne la festa d'Ognissanti; poi, la solennità dei Morti. Grandi
-messe furono celebrate in suffragio delle vittime dell'alluvione. Nel
-Natale Anna volle fare il presepe; comprò un bambino di cera, Maria, san
-Giuseppe, il bove, l'asino, i re Magi e i pastori. Accompagnata dalla
-figlia del sagrestano, ella andò per i fossati della via Salaria a
-cercare il musco. Sotto la vitrea serenità iemale i latifondi riposavano
-pingui di limo; la fattoria d'Albarosa si vedeva su 'l colle, tra li
-olivi; nessuna voce turbava il silenzio. Anna, come scorgeva il musco,
-si chinava e con un coltello tagliava la zolla. Al contatto delle fredde
-erbe le sue mani divenivano lievemente violacee. Di tratto in tratto,
-alla vista di una zolla più verde, le sfuggiva una esclamazione di
-contentezza. Quando il canestro fu pieno, ella sedette su 'l ciglio del
-fossato, con la fanciulla. I suoi occhi salirono pe 'l sentiero
-dell'oliveto, lentamente, e si fermarono alle mura bianche della
-fattoria che pareva un edifizio claustrale. Allora ella chinò la fronte,
-assalita da un pensiero. Poi d'un tratto si volse alla compagna. -- Non
-aveva mai veduto macinare le olive? -- E cominciò a figurar l'opera
-delle macine con molta prolissità di parole; e, come parlava, a poco a
-poco le salivano dall'animo altri ricordi, le venivano su la bocca
-spontaneamente a uno a uno, e le passavano nella voce con un piccolo
-tremito.
-
-Quella fu l'ultima debolezza. Nell'aprile del 1858, poco dopo la Pasqua
-maggiore, ella infermò. Stette nel letto quasi durante un mese,
-tormentata dall'infiammazione pulmonare. Donna Cristina veniva la
-mattina e la sera nella stanza a visitarla. Una vecchia fantesca, che
-faceva pubblica professione d'assistere i malati, le somministrava i
-medicamenti. Poi la testuggine le rallegrò i giorni della convalescenza.
-E come l'animale era estenuato dal digiuno, ed era tutto aridamente
-pelloso, Anna vedendosi macilente, e sentendosi anch'essa affievolita,
-provava quella specie di appagamento interiore che noi proviamo, quando
-una stessa sofferenza ci accomuna alla persona diletta. Un tepore molle
-saliva dalli émbrici coperti di licheni, verso i convalescenti; dal
-cortile i galli cantavano; e una mattina due rondini entrarono
-d'improvviso, batterono l'ali in torno alla stanza e fuggirono.
-
-Quando Anna tornò la prima volta nella chiesa, dopo la guarigione, era
-la Pasqua delle rose. Ella, nell'entrare, aspirò il profumò dell'incenso
-cupidamente. Camminò piano lungo la navata per ritrovare il posto dove
-soleva prima inginocchiarsi; e si sentì prendere da una súbita gioia,
-quando scorse finalmente tra le lapidi mortuarie quella che portava nel
-mezzo un bassorilievo tutto consunto. Vi piegò i ginocchi sopra, e si
-mise a pregare. La gente aumentava. A un certo punto della cerimonia due
-accoliti scesero dal coro con due bacini d'argento colmi di rose, e
-cominciarono a spargere i fiori su le teste dei prostrati, mentre
-l'organo sonava un inno giocondo. Anna era rimasta china, in una specie
-di estasi che la beatitudine del misterio celebrato e il senso vagamente
-voluttuoso della guarigione le davano. Come alcune rose vennero a
-caderle su la persona, ella n'ebbe un fremito. E la povera donna nulla
-aveva provato nella sua vita di più dolce che quel fremito di sensualità
-mistica e il susseguito sfinimento di languore.
-
-La Pasqua rosata rimase perciò la festività prediletta di Anna, e
-ritornò periodicamente senza alcun episodio notevole. Nel 1860 la città
-fu turbata da gravi agitazioni. Si udivano spesso nella notte i rulli
-dei tamburi, li allarmi delle sentinelle, i colpi della moschetteria.
-Nella casa di Donna Cristina si manifestò un più vivo fervore di azione
-tra i cinque proci. Anna non si sbigottì; ma visse in un raccoglimento
-profondo, non prendendo conoscenza delli avvenimenti pubblici nè di
-quelli domestici, adempiendo ai suoi uffici con un'esattezza macchinale.
-
-Nel mese di settembre la fortezza di Pescara fu evacuata; le milizie
-borboniche si sbandarono, gittando armi e bagagli nelle acque del fiume;
-stuoli di cittadini corsero le vie con liberali acclamazioni di gioia.
-Anna, come seppe che l'abate Cennamele era fuggito precipitosamente,
-pensò che i nemici della Chiesa di Dio avessero ottenuto il trionfo; e
-n'ebbe molto dolore.
-
-Dopo, la sua vita si svolse in pace, lungo tempo. Lo scudo della
-testuggine crebbe in latitudine e divenne più opaco; la pianta del
-tabacco annualmente sorse, fiorì e cadde; le sagge rondini in ogni
-autunno partirono per la terra dei Faraoni. Nel 1865 alfine la gran
-contesa dei proci terminò con la vittoria di Don Fileno d'Amelio. Le
-nozze si celebrarono nel mese di marzo, con solenne giocondità di
-conviti. E vennero allora ad ammannire vivande preziose due padri
-cappuccini, Fra Vittorio, e Fra Mansueto.
-
-Erano costoro i due che di tutta la compagnia rimanevano, dopo la
-soppressione, a custodire il cenobio. Fra Vittorio era un sessagenario
-invermigliato, fortificato e letificato dal succo dell'uva. Una piccola
-benda verde gli copriva l'infermità dell'occhio destro, e il sinistro
-gli scintillava pieno di vivezza penetrante. Egli esercitava fin dalla
-gioventù l'arte farmaceutica; e, come aveva pratica molta di cucina, i
-signori solevano chiamarlo in occasione di festeggiamenti. Nell'opere
-aveva gesti rudi che gli scoprivano fuor delle ampie maniche le braccia
-villose; la sua barba si moveva tutta ad ogni moto della bocca; la sua
-voce si frangeva in stridori. Fra Mansueto in vece era un vecchio
-macilente, con una testa caprina da cui pendeva una barbicola candida,
-con due occhi giallognoli pieni di sommissione. Egli coltivava l'orto, e
-questuando portava l'erbe mangerecce per le case. Nell'aiutare il
-compagno prendeva attitudini modeste, zoppicava da un piede; parlava nel
-molle idioma patrio di Ortona, e, forse in memoria della leggenda di san
-Tommaso, esclamava: -- _Pe' li Turchi!_ -- ad ogni momento, lisciandosi
-con una mano il cranio polito.
-
-Anna attendeva a porgere i piatti, li arnesi, i vasellami di rame. Le
-pareva ora che la cucina assumesse una sorta di solennità sacra per la
-presenza dei due frati. Ella restava intenta a guardare tutti li atti di
-Fra Vittorio, presa da quella trepidazione che le persone semplici
-provano in conspetto delli uomini dotati di qualche virtù superiore.
-Ammirava ella in ispecie il gesto infallibile con cui il gran cappuccino
-spargeva su li intingoli certe sue droghe segrete, certi suoi aromi
-particolari. Ma l'umiltà, la mitezza, la modesta arguzia di Fra Mansueto
-a poco a poco la conquistarono. E i legami della comune patria e quelli
-più sensibili del comune idioma strinsero l'una e l'altro d'amicizia.
-
-Come essi conversavano, i ricordi del passato pullulavano nelle loro
-parole. Fra Mansueto aveva conosciuto Luca Minella e si trovava nella
-basilica quando accadde la morte di Francesca Nobile tra i pellegrini.
--- _Pe' li Turchi!_... -- Egli aveva anzi dato aiuto a trasportare il
-cadavere fino alle case di Porta-Caldara; e si ricordava che la morta
-aveva addosso una veste di seta gialla e tante collane d'oro....
-
-Anna divenne triste. Nella sua memoria il fatto fino a quel momento era
-rimasto confuso, vago, quasi incerto, poichè forse la prima impressione
-reale le era stata attenuata nel cervello dal lunghissimo stupore inerte
-che aveva susseguito i primi accessi epilettici. Ma quando Fra Mansueto
-disse che la morta stava in paradiso perchè chi muore per causa di
-religione va fra i santi, Anna provò una dolcezza indicibile e si sentì
-d'un tratto crescere nell'animo una immensa adorazione per la santità
-della madre.
-
-Allora, per un bisogno di rammentare i luoghi del paese nativo, ella si
-mise a discorrere su la basilica dell'Apostolo, minutamente,
-determinando le forme delli altari, la positura delle cappelle, il
-numero delli arredi, le figurazioni della cupola, le attitudini delle
-imagini, le divisioni del pavimento, i colori delle vetrate. Fra
-Mansueto la secondava con benignità; e, poichè egli era stato ad Ortona
-alcuni mesi innanzi, raccontò le nuove cose vedute. -- L'arcivescovo di
-Orsogna aveva donato alla basilica un ciborio d'oro con incrostature di
-pietre preziose. La Confraternita del SS. Sacramento aveva rinnovato
-tutti i legnami e i corami delli stalli. Donna Blandina Onofrii aveva
-fornito una intera muta di parati consistente in pianete, dalmatiche,
-stole, piviali, cotte.
-
-Anna ascoltava avidamente; e il desiderio di vedere le nuove cose e di
-rivedere le antiche cominciò a tormentarla. Ella, quando il cappuccino
-tacque, si rivolse a lui con un'aria tra di letizia e di timidezza. --
-La festa di maggio si avvicinava. Se andassero? --
-
-
-
-
- XIII.
-
-
-
-Alle calende di maggio la donna, avuta licenza da Donna Cristina, fece
-li apparecchi. Una inquietudine le nacque nell'animo per la testuggine.
--- Doveva lasciarla? o portarla seco? -- Stette lungamente in forse; e
-alfine decise di portarla, per sicurezza. La pose dentro un canestro,
-tra i panni suoi e le scatole di confetture che Donna Cristina inviava a
-Donna Veronica Monteferrante, abadessa del monastero di Santa Caterina.
-
-Su l'alba Anna e Fra Mansueto si misero in cammino. Anna aveva su 'l
-principio il passo spedito, l'aspetto gaio: i capelli, già quasi tutti
-canuti, le si piegavano lucidi sotto il fazzoletto. Il frate zoppicava
-reggendosi a una mazza, e le bisacce vuote gli penzolavano dalle spalle.
-Come essi giunsero al bosco dei pini, fecero la prima sosta.
-
-Il bosco, al mattino di maggio, ondeggiava immerso nel suo profumo
-natale, voluttuosamente, tra il sereno del cielo e il sereno del mare. I
-tronchi gemevano la ragia. I merli fischiavano. Tutte le fonti della
-vita parevano aperte su la transfigurazione della terra.
-
-Anna sedette sopra l'erba; offerse al cappuccino pane e frutta; e si
-mise a discorrere della festività, ad intervalli, mangiando. La
-testuggine tentava con le zampe anteriori l'orlo del canestro, e la sua
-timida testa serpigna sporgeva e si ritraeva nelli sforzi. Poi che Anna
-l'aiutò a discendere, la bestia prese ad avanzare su 'l musco verso un
-cespuglio di mirto, con minor lentezza, forse sentendo in sè levarsi
-confusamente la gioia della primitiva libertà. E il suo scudo tra il
-verde pareva più bello.
-
-Allora Fra Mansueto fece alcune riflessioni morali e lodò la Provvidenza
-che dà alla testuggine una casa e le dà il sonno durante la stagione
-dell'inverno. Anna raccontò alcuni fatti che dimostravano nella
-testuggine un gran candore e una gran rettitudine. Poi soggiunse: "Che
-penserà?" E dopo un poco: "Li animali che penseranno?"
-
-Il frate non rispose. Ambedue rimasero perplessi. Scendeva giù per la
-corteccia di un pino una fila di formiche e si dilungava su 'l terreno:
-ciascuna formica trascinava un frammento di cibo e tutta l'innumerevole
-famiglia compiva il lavoro con ordine diligente. Anna guardava, e le si
-svegliavano nella mente le credenze ingenue dell'infanzia. Ella parlò di
-abitazioni meravigliose che le formiche scavano sotto la terra. Il frate
-disse, con un accento di fede intensa: "Dio sia lodato!" E ambedue
-rimasero cogitabondi, sotto i verdi alberi, adorando nel loro cuore
-Iddio.
-
-Nella prima ora del pomeriggio arrivarono al paese di Ortona. Anna battè
-alla porta del monastero e chiese di vedere l'abadessa. All'entrare si
-presentava un piccolo cortile con nel mezzo una cisterna di pietra
-bianca e nera. Il parlatorio era una stanza bassa, con poche sedie in
-torno: due pareti erano occupate dalle grate, le altre due da un
-crocifisso e da imagini. Anna fu subito presa da un senso di venerazione
-per la pace solenne che regnava in quel luogo. Quando la madre Veronica
-apparve d'improvviso dietro le grate, alta e severa nell'abito
-monastico, ella provò un turbamento indicibile come dinanzi
-all'apparizione di una forma soprannaturale. Poi, rianimata dal buon
-sorriso dell'abadessa, ella compì il messaggio in brevi parole; depose
-nel cavo della ruota le scatole, ed attese. La madre Veronica le si
-rivolse con benignità, guardandola dalli occhi ampi e castanei; le donò
-un'effigie della Vergine; nel licenziarla le tese la man signorile pe 'l
-bacio, a traverso la grata, e disparve.
-
-Anna uscì trepidante. Mentre passava il vestibolo, le giunse un coro di
-litanie, un canto che veniva forse da una cappella sotterranea,
-ugualissimo e dolce. Mentre passava il cortile vide a sinistra in cima
-al muro sporgere un ramo carico di aranci. E, come pose il piede su la
-via, le parve di aver lasciato dietro di sè un giardino di beatitudine.
-
-Allora si diresse verso la strada Orientale per cercare i parenti. Su la
-porta della vecchia casa una donna sconosciuta stava appoggiata allo
-stipite. Anna le si avvicinò timidamente e le chiese novelle della
-famiglia di Francesca Nobile. La donna la interruppe: -- Perchè? Perchè?
-Che voleva? -- con una voce dura e uno sguardo investigante. Poi, quando
-Anna si palesò, ella le permise di entrare.
-
-I parenti erano quasi tutti o morti o emigrati. Restava nella casa un
-vecchio infermo, zi' Mingo, che aveva sposato in seconde nozze _la
-figlia di Sblendore_ e viveva con lei quasi in miseria. Il vecchio da
-prima non riconobbe Anna. Egli stava seduto su un'alta sedia
-ecclesiastica di cui la stoffa rossastra pendeva a brandelli: le sue
-mani posavano su i braccioli, contorte ed enormi per la mostruosità
-della chiragra; i suoi piedi con un moto ritmico percotevano il terreno;
-un continuo tremore paralitico gli agitava i muscoli del collo, i
-gomiti, le ginocchia. Ed egli guardò Anna, tenendo a fatica dischiuse le
-palpebre infiammate. Finalmente si risovvenne.
-
-Come Anna andava esponendo il proprio stato, la figlia di Sblendore
-odorando il denaro cominciava a concepire nell'animo speranze di
-usurpazione e per virtù delle speranze diveniva in volto più benigna.
-Subito che Anna terminò, ella le offerse l'ospitalità per la notte; le
-prese il canestro dei panni e lo ripose; promise di aver cura della
-testuggine; poi fece alcune querele compassionevoli su la infermità del
-vecchio e su la miseria della casa, non senza lacrime. Ed Anna uscì, con
-l'animo pieno di riconoscenza e di misericordia; risalì per la costa,
-verso lo scampanío della basilica, provando un'ansia crescente
-nell'appressarsi.
-
-In torno al palazzo Farnese il popolo rigurgitava tumultuario; e quella
-gran reliquia di pietra sovrastava ornata di paramenti, magnificata dal
-sole. Anna passò in mezzo alla folla, lungo i banchi delli argentari
-artefici di arredi sacri e di oggetti votivi. A tutto quel candido
-scintillare di forme liturgiche il cuore le si dilatava per allegrezza;
-ed ella si faceva il segno della croce dinanzi a ogni banco come dinanzi
-a un altare. Quando giunse alla porta della basilica e intravide la
-luminaria e traudì il cantico del rito, ella non più contenne la
-veemenza della gioia; si avanzò fin presso il pulpito, con passi quasi
-vacillanti. Le ginocchia le si piegarono; le lacrime le sgorgarono dalli
-occhi allucinati. Ella rimase là, in contemplazione dei candelabri,
-dell'ostensorio, di tutte le cose che erano su l'altare, con la testa
-vacua, poichè dalla mattina non aveva più mangiato. E le prendeva le
-vene una debolezza immensa; la conscienza le veniva meno in una specie
-di annientamento.
-
-Sopra di lei, lungo la nave centrale le lampade di vetro componevano una
-triplice corona di fuochi. In fondo, quattro massicci tronchi di cera
-fiammeggiavano ai lati del tabernacolo.
-
-
-
-
- XIV.
-
-
-
-I cinque giorni della festa Anna visse così, dentro la chiesa, dall'ora
-mattutina fino all'ora in cui le porte si chiudevano, fedelissima,
-respirando quell'aria calda che le metteva nei sensi un torpore
-beatifico, nell'anima una felicità piena di umiltà. Le orazioni, le
-genuflessioni, le salutazioni, tutte quelle formule, tutti quei gesti
-rituali ripetuti incessantemente, le avevano dato una specie di ottusità
-contro ogni altra sensazione che non fosse religiosa.
-
-Rosaria, la figlia di Sblendore, intanto ne traeva profitto, movendo la
-pietà di lei con false querimonie e con lo spettacolo miserevole del
-vecchio paralitico. Ella era una femmina malvagia, esperta nelle frodi,
-dedita alla crapula; aveva tutta la faccia sparsa di umori vermigli e
-serpiginosi, i capelli canuti, il ventre obeso. Legata al paralitico dai
-comuni vizi e dalle nozze, ella insieme con lui aveva disperse in breve
-tempo le già scarse sostanze, bevendo e gozzovigliando. Ambedue nella
-miseria, inveleniti dalla privazione, arsi da sete di vino e di liquori
-ignei, affranti da infermità senili, ora espiavano il loro lungo
-peccato.
-
-Anna, con uno spontaneo moto caritatevole, diede a Rosaria tutto il
-denaro tenuto per le elemosine, tutti i panni superflui; si tolse li
-orecchini, due anelli d'oro, la collana di corallo; promise altri
-soccorsi. E riprese quindi il cammino di Pescara, in compagnia di Fra
-Mansueto, portando nel canestro la testuggine.
-
-In cammino, come le case di Ortona si allontanavano, una gran tristezza
-scendeva su l'animo della donna. Stuoli di pellegrini volgevano per
-altre vie, cantando: e i loro canti rimanevano a lungo nell'aria,
-monotoni e lenti. Anna li ascoltava, e un desiderio senza fine la traeva
-a raggiungerli, a seguirli, a vivere così pellegrinando di santuario in
-santuario, di terra in terra, per esaltare i miracoli d'ogni santo, le
-virtù d'ogni reliquia, le bontà d'ogni Maria.
-
-
-"Vanno a Cocullo," le disse Fra Mansueto, accennando co 'l braccio a un
-paese lontano. E ambedue si misero a parlare di san Domenico che
-protegge dal morso dei serpenti li uomini e le semenze dai bruchi; poi
-d'altri patroni. -- A Bugnara, su 'l Ponte del Rivo, più di cento
-giumenti, tra cavalli, asini e muli, carichi di frumento vanno in
-processione alla Madonna della Neve: i devoti cavalcano su le some, con
-serti di spighe in capo, con tracolle di pasta; e depongono ai piedi
-dell'imagine i doni cereali. A Bisenti, molte giovinette, con in capo
-canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa
-una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna delli
-Angeli, per l'offerta, cantando. A Torricella Peligna, uomini e
-fanciulli, coronati di rose e di bacche rosee, salgono in pellegrinaggio
-alla Madonna delle Rose, sopra una rupe dov'è l'orma di Sansone. A
-Loreto Aprutino un bue candido, impinguato durante l'anno con abbondanza
-di pastura, va in pompa dietro la statua di san Zopito. Una gualdrappa
-vermiglia lo copre, e lo cavalca un fanciullo. Come il santo rientra
-nella chiesa, il bue s'inginocchia su 'l limitare; poi si rialza
-lentamente, e segue il santo tra il plauso del popolo. Giunto nel mezzo
-della chiesa, manda fuora li escrementi del cibo; e i devoti da quella
-materia fumante traggono li auspicii per l'agricultura.
-
-Di queste usanze religiose Anna e Fra Mansueto parlavano, quando
-giunsero alla foce dell'Alento. L'alveo portava le acque di primavera
-tra le vitalbe non anche fiorenti. E il cappuccino disse della Madonna
-dell'Incoronata, dove per la festa di san Giovanni i devoti si cingono
-il capo di vitalbe, e nella notte vanno su 'l fiume Gizio a _passar
-l'acqua_ con grandi allegrezze.
-
-Anna si scalzò per guadare. Ella sentiva ora nell'animo un'immensa
-venerazione d'amore per tutte le cose, per li alberi, per le erbe, per
-li animali, per tutte le cose che quelle usanze cattoliche avevano
-santificato. E dal fondo della sua ignoranza e della sua semplicità
-l'instinto dell'idolatria insorgeva ora, per un fenomeno naturale,
-pienamente.
-
-Alcuni mesi dopo il ritorno, scoppiò nel paese un'epidemia colerica; e
-la mortalità fu grande. Anna prestò le sue cure alli infermi poveri. Fra
-Mansueto morì. Anna n'ebbe molto dolore; e nel 1866, per la ricorrenza
-della festa, volle prendere congedo e rimpatriare per sempre, poichè
-vedeva in sogno tutte le notti san Tommaso che le comandava di partire.
-Ella prese la testuggine, le sue robe e i suoi risparmi; baciò le mani
-di Donna Cristina, piangendo; e partì questa volta sopra un carretto,
-insieme con due monache questuanti.
-
-A Ortona ella abitò nella casa dello zio paralitico; dormì su un
-pagliericcio; non si cibò che di pane e di legumi. Dedicava tutte le ore
-del giorno alle pratiche della chiesa, con un fervore meraviglioso; e la
-sua mente vie più perdeva ogni altra facoltà che non fosse quella di
-contemplare i misteri cristiani, di adorare i simboli, d'imaginare il
-paradiso. Ella era tutta rapita nella carità divina, era tutta compresa
-di quella divina passione che i sacerdoti manifestano sempre con li
-stessi segni o con le stesse parole. Ella non comprendeva che
-quell'unico linguaggio; non aveva che quell'unico ricovero, tiepido e
-solenne, dove tutto il cuore le si dilatava in una pia securtà di pace,
-e li occhi le s'inumidivano in un'ineffabile soavità di lacrime.
-
-Soffrì, per amor di Gesù, le miserie domestiche; fu dolce e sommessa;
-non mai profferì un lamento, un rimprovero, o una minaccia. Rosaria le
-sottrasse a poco a poco tutti i risparmi; e cominciò quindi a farle
-patire la fame, ad angariarla, a chiamarla con nomi disonesti, a
-perseguitarle la testuggine con insistenza feroce. Il vecchio paralitico
-omai non faceva che emettere una specie di mugolío rauco, aprendo la
-bocca entro cui la lingua tremava, e da cui colava in abbondanza la
-saliva continuamente. Un giorno, poichè la moglie avida beveva innanzi a
-lui un liquore e gli negava il bicchiere sfuggendo, egli si levò dalla
-sedia con uno sforzo, e si mise a camminare verso di lei: le gambe gli
-oscillavano, i piedi si posavano su 'l terreno con un'involontaria
-percussione ritmica. D'un tratto egli si accelerò, co 'l tronco
-inclinato in avanti, saltellando a piccoli passi incalzanti, come spinto
-da un impulso progressivo irresistibile, finchè cadde bocconi su l'orlo
-delle scale, fulminato....
-
-
-
-
- XV.
-
-
-
-Allora Anna, afflitta, prese la testuggine, e andò a chieder soccorso a
-Donna Veronica Monteferrante. Come la povera donna già nelli ultimi
-tempi faceva alcuni servizi pe 'l monastero, l'abadessa misericordiosa
-le diede l'ufficio di conversa.
-
-Anna, se bene non aveva li ordini, vestì l'abito monacale: la tunica
-nera, il soggólo, la cuffia dalle ampie tese candide. Le parve, in
-quell'abito, di essere santificata. E, da prima, quando all'aria le tese
-le sbattevano in torno al capo con un fremito d'ali, ella trasaliva per
-un turbamento improvviso di tutto il suo sangue. E, da prima, quando le
-tese percosse dal sole le riflettevano nella faccia un vivo chiaror di
-neve, ella d'improvviso credevasi illuminata da un baleno mistico.
-
-Con l'andar del tempo, queste allucinazioni, queste sensazioni illusorie
-a poco a poco aumentavano di frequenza, diventavano più gravi;
-palesavano nella divota la crescente decadenza dell'attività cerebrale,
-in specie della volontà e della ragione, e il predominio dell'attività
-spinale, di un'attività inordinata e involontaria che produceva fenomeni
-singolarissimi. Pareva che l'antica epilessia risorgesse ora in quel
-corpo esaurito, unendosi a un nuovo morbo e manifestandosi con forme più
-mirabilmente complesse, dopo il lungo intervallo. I disturbi di
-sensibilità avvenivano di preferenza nella vista, nell'udito e
-nell'olfatto. L'inferma era colpita a quando a quando da suoni angelici,
-da echi lontani d'organo, da romori e voci non percettibili alli orecchi
-altrui. Figure luminose le si presentavano dinanzi, nel buio. Odori la
-rapivano.
-
-Così pe 'l monastero una specie di stupore e insieme d'inquietudine
-cominciò a diffondersi, come per la presenza di una qualche deità
-occulta, come per l'imminenza di un qualche avvenimento soprannaturale.
-Per cautela, la nuova conversa fu dispensata da ogni obbligo d'opere
-servili. Tutte le attitudini di lei, tutte le parole, tutti li sguardi
-furono osservati, comentati con superstizione. E alcuni eccezionali
-fatti morbosi in ultimo concorsero a formare la leggenda della santità.
-
-Su le calende di febbraio 1873, per un'alterazione dei muscoli della
-laringe la voce di Anna divenne singolarmente rauca e profonda. Come
-l'alterazione crebbe fino a una totale paralisi dell'organo vocale, Anna
-perdè la virtù della parola, d'un tratto.
-
-Questo fenomeno inaspettato sbigottì li animi delle religiose. E tutte,
-stando in torno alla conversa, ne consideravano con una trepidazione di
-terrore li atteggiamenti estatici, i movimenti vaghi della bocca áfona,
-la immobilità delli occhi, d'onde a tratti, per una pura causa
-meccanica, sgorgavano profluvi di lacrime. I lineamenti dell'inferma,
-estenuati dai lunghi digiuni, avevano ora assunto una purità quasi
-eburnea; e tutte le trame delle vene e delle arterie, tutte quelle
-glauche reticole sottocutanee, ora trasparivano così visibili, e
-sporgevano con così forti rilievi, e così incessantemente palpitavano
-che dinanzi a quella palesata vibrazione della vitalità interiore una
-sofferenza strana prendeva le monache, una specie di raccapriccio simile
-forse in parte a quello che si prova al conspetto di un corpo umano, in
-cui le escoriazioni abbiano messo a nudo i tessuti.
-
-Quando fu prossimo il _mese mariano_, un'amorosa diligenza sollecitò le
-Benedettine al paramento dell'oratorio. Si spargevano esse nel verziere
-claustrale tutto fiorente di rose e fruttificante di aranci,
-raccogliendo la messe del maggio novello per deporla ai piedi
-dell'altare. Anna, tornata nella calma, discendeva anch'ella ad aiutare
-la pia opera; e significava talvolta con i gesti il pensiero che la
-perdurante afonía le toglieva di esprimere. Una mollezza tepidissima
-insidiava tutte quelle spose del Signore, incedenti tra le fonti
-letifiche del profumo. Fuggiva lungo un lato del verziere un portico; e
-come nell'animo delle vergini i profumi risvegliavano imagini sopite,
-così il sole penetrando sotto li archi bassi ravvivava nell'intonico i
-residui dell'oro bizantino.
-
-L'oratorio fu pronto per il giorno del primo ufficio. La cerimonia ebbe
-principio dopo il vespro. Una suora salì su l'organo. Subitamente dalle
-canne armoniche il fremito della passione si propagò in tutte le cose;
-tutte le fronti s'inclinarono; i turiboli diedero fumi di belgiuino; le
-fiammelle dei ceri palpitarono tra corone di fiori. Poi sorsero i
-cantici, le litanie piene di appellazioni simboliche e di supplichevole
-tenerezza. Come le voci salivano con forza crescente, Anna nell'immenso
-impeto del fervore gridò. Colpita dal prodigio, cadde supina; agitò le
-braccia, volle rialzarsi. Le litanie s'interruppero. Delle suore,
-alcune, quasi atterrite, erano rimaste un istante nell'immobilità; altre
-davano soccorso all'inferma. Il miracolo appariva inopinato,
-fulgidissimo, supremo.
-
-Allora a poco a poco allo stupore, al murmure incerto, alle titubanze
-successe un giubilo senza limiti, un coro di esaltazioni clamorose, un
-fanatismo d'adorazione. Anna, in ginocchio, ancora assorta nel rapimento
-del miracolo, non aveva forse conscienza di quel che in torno avveniva.
-Ma quando i cantici con una maggior veemenza furono ripresi, ella cantò.
-La sua nota su dalla cadente onda del coro ad intervalli emerse; poichè
-le divote diminuivano la forza delle loro voci per ascoltare quella
-unica che dalla grazia divina era stata riconcessa. E la Vergine nei
-cantici a volta a volta fu l'incensiere d'oro, d'onde esalavano i
-balsami più dolci, la lampada che dì e notte rischiarava il santuario,
-l'urna che racchiudeva la manna del cielo, il roveto che ardeva senza
-consumarsi, lo stelo di Jesse che portava il più bello di tutti i fiori.
-
-Dopo, la fama del miracolo si sparse dal monastero in tutto il paese di
-Ortona, e dal paese in tutte le terre finitime, aumentando nel viaggio.
-E il monastero sorse in grande onore. Donna Blandina Onofrii, la
-magnifica, offerse alla Madonna dell'oratorio una veste di broccato
-d'argento e una rara collana di turchesie venuta dall'isola di Smirne.
-Le altre gentildonne ortonesi offersero altri minori doni. L'arcivescovo
-d'Orsogna fece con pompa una visita gratulatoria, in cui rivolse parole
-di edificante eloquenza ad Anna che "con la purità della vita si era
-resa degna dei doni celesti."
-
-Da quel tempo la degradazione intellettuale nell'inferma andò sempre
-crescendo, fino ad assumere per lunghi intervalli una forma completa
-d'imbecillità inerte. E pareva che dalla sua persona una profonda
-influenza s'irraggiasse su le conviventi; poichè in alcune fra queste si
-manifestarono disordini psichici non lievi, e in tutte la divozione
-raggiunse l'apice del fervore.
-
-Nell'agosto del 1876 sopravvennero nuovi fenomeni che avevano anche una
-più grave apparenza di cause divine. L'inferma, quando si avvicinava il
-vespro, senza alcun sintomo iniziale di attacco convulsivo cadeva in uno
-stato di estasi con catalessia che si prolungava per una mezz'ora o poco
-più. Da quell'estasi ella sorgeva quasi con impeto; e in piedi,
-conservando sempre la medesima attitudine, cominciava a parlare, da
-prima lentamente, e quindi gradatamente accelerando, come sotto
-l'urgenza di un'ispirazione mistica. Il suo eloquio non era che un
-miscuglio tumultuario di parole, di frasi, di interi periodi già innanzi
-appresi, che ora per un inconsciente meccanismo si riproducevano,
-frammentandosi o combinandosi senza legge. Le native forme dialettali
-s'innestavano alle forme auliche, s'insinuavano nelle iperboli del
-linguaggio biblico; e mostruosi congiungimenti di sillabe, inauditi
-accordi di suoni avvenivano nel disordine. Ma il profondo tremito della
-voce, ma i cangiamenti repentini dell'inflessione, l'alterno ascendere e
-discendere del tono, la spiritualità della figura estatica, il mistero
-dell'ora, tutto concorreva a soggiogare li animi delle astanti.
-
-Li effetti si ripeterono cotidianamente, con una regolarità periodica.
-Su 'l vespro, nell'oratorio si accendevano le lampade; le monache
-facevano cerchia inginocchiandosi; e la rappresentazione sacra
-incominciava. Come l'inferma entrava nell'estasi catalettica, i preludi
-vaghi dell'organo rapivano li animi delle religiose in una sfera
-superiore. Il lume delle lampade si diffondeva fievole dall'alto, dando
-un'incertitudine aerea e quasi una morente dolcezza all'apparenza delle
-cose. A un punto l'organo taceva. La respirazione nell'inferma diveniva
-più profonda; le braccia le si distendevano così che nei polsi
-scarnificati i tendini vibravano simili alle corde di uno stromento.
-Poi, d'un tratto, l'inferma balzava in piedi, incrociava le braccia su
-'l petto, restando nell'atteggiamento mistico delle cariatidi d'un
-battistero. E la sua voce risonava nel silenzio, ora dolce, ora lugubre,
-ora quasi canora, il più delle volte incomprensibile.
-
-Su i principii del 1877 questi accessi diminuirono di frequenza; si
-presentarono due o tre volte la settimana; poi disparvero totalmente,
-lasciando il corpo della donna in uno stato miserevole di debolezza. E
-allora alcuni anni passarono, in cui la povera idiota visse tra
-sofferenze atroci, con le membra rese inerti dalli spasimi articolari.
-Ella non aveva più alcuna cura della nettezza; non si cibava che di pane
-molle e di pochi erbaggi; teneva in torno al collo, su 'l petto, una
-gran quantità di piccole croci, di reliquie, d'imagini, di corone;
-parlava balbettando per la mancanza dei denti; e i suoi capelli
-cadevano, i suoi occhi erano già torbidi come quelli dei vecchi giumenti
-che stanno per morire.
-
-Una volta, di maggio, mentre ella soffriva deposta sotto il portico e le
-suore in torno coglievano per Maria le rose, le passò dinanzi la
-testuggine che ancora traeva la sua vita pacifica e innocente nel
-verziere claustrale. La vecchia vide quella forma muoversi e a poco a
-poco allontanarsi. Nessun ricordo le si destò nella conscienza. La
-testuggine si perse tra i cespi dei timi.
-
-Ma le suore consideravano la imbecillità e la infermità della donna come
-una di quelle supreme prove di martirio a cui il Signore chiama li
-eletti per santificarli e glorificarli poi nel paradiso; e circondavano
-di venerazione e di cure l'idiota.
-
-Nell'estate del 1881 alcune sincopi precedettero la morte. Consunto dal
-marasmo, quel miserabile corpo omai nulla più conservava di umano. Lente
-deformazioni avevano viziata la positura delle membra; tumori grossi
-come pomi sporgevano sotto un fianco, su una spalla, dietro la nuca.
-
-La mattina del 10 settembre, verso l'ottava ora, un sussulto della terra
-scosse dalle fondamenta Ortona. Molti edifici precipitarono, altri
-furono offesi nei tetti e nelle pareti, altri s'inclinarono e
-s'abbassarono. E tutta la buona gente di Ortona, con pianti, con grida,
-con invocazioni, con gran chiamare di santi e di madonne, uscì fuori
-delle porte, e si raunò su 'l piano di San Rocco, temendo maggiori
-pericoli. Le monache, prese dal pánico, infransero la clausura;
-irruppero sulla via, scarmigliate, cercando la salvezza. Quattro di loro
-portavano Anna sopra una tavola. E tutte trassero al piano, verso il
-popolo incolume.
-
-Come esse giunsero in vista del popolo, unanimi clamori si levarono,
-poichè la presenza delle religiose parve propizia. In ogni parte, d'in
-torno, giacevano infermi, vecchi impediti, fanciulli in fasce, donne
-stupide per la paura. Un bellissimo sole mattutino illustrava le teste
-tumultuanti, il mare, i vigneti; e accorrevano dalla spiaggia inferiore
-i marinai, cercando le mogli, chiamando i figli per nome, ansanti per la
-salita, rochi; e da Caldara cominciavano a venire mandre di pecore e di
-bovi con i pastori, branchi di gallinacci con le femmine guardiane,
-giumenti; poichè tutti temevano la solitudine, e tutti, uomini e bestie,
-nel frangente si accomunavano.
-
-Anna, adagiata su 'l suolo, sotto un olivo, sentendo prossima la morte,
-si rammaricava con un balbettío fievole, perchè non voleva morire senza
-i sacramenti; e le monache d'in torno le davano conforto; e li astanti
-la guardavano con pietà. Ora, d'improvviso, tra il popolo una voce si
-sparse, che da Porta-Caldara sarebbe uscito il busto dell'Apostolo. Le
-speranze risorgevano; canti di rogazione risorgevano nell'aria. Come da
-lungi vibrò un luccichío, le donne s'inginocchiarono; e con i capelli
-disciolti, lacrimose, si misero a camminare su le ginocchia, in contro
-al luccichío, salmodiando.
-
-Anna agonizzava. Sostenuta da due suore, udì le preghiere, udì
-l'annunzio; e forse in un'ultima illusione travide l'Apostolo veniente,
-poichè nella faccia cava le passò quasi un sorriso di gaudio. Alcune
-bolle di saliva le apparvero su le labbra; un'ondulazione brusca le
-corse e ricorse, visibile, la parte inferiore del corpo; su li occhi le
-palpebre le caddero, rossastre come per sangue stravasato; il capo le si
-ritrasse nelle spalle. Ed ella così alfine spirò.
-
-Quando il luccichío si fece più da presso alle donne adoranti, si chiarì
-nel sole la forma di un giumento che portava in bilico su la groppa,
-secondo il costume, una banderuola di metallo.
-
-
-
-
-
-
- L'IDILLIO DELLA VEDOVA.
-
-
-
-Il cadavere del sindaco Biagio Mila, già tutto vestito e con la faccia
-coperta d'una pezzuola umida d'acqua e d'aceto, stava disteso nel letto,
-quasi in mezzo alla stanza. Vegliavano, nella stanza, la moglie e il
-fratello del morto ai due lati.
-
-Rosa Mila poteva avere circa venticinque anni. Era una donna fiorita, di
-carnagione chiara, con la fronte un po' bassa, le sopracciglia
-lungamente arcuate, li occhi grigi e larghi e nell'iride variegati come
-agate. Possedendo in grande abbondanza capelli, ella quasi sempre aveva
-la nuca e le tempie e li occhi nascosti da molte ciocche ribelli. In
-tutta la persona le splendeva una certa nitidezza di sanità e quella
-vivace freschezza che danno alla cute femminile le lavande d'acqua
-ghiaccia abituali. Un profumo allettante le emanava dalle vesti.
-
-
-Emidio Mila, il cherico, poteva avere circa la stessa età. Era magro,
-con nel volto il colore bronzino di chi vive nella campagna al pieno
-sole. Una molle lanugine rossiccia gli copriva le guance; i denti forti
-e bianchi davano al suo sorriso una bellezza virile; e li occhi suoi
-giallognoli lucevano talvolta come due zecchini nuovi.
-
-Ambedue tacevano: l'una scorrendo con le dita un rosario di vetro,
-l'altro guardando il rosario scorrere. Ambedue avevano l'indifferenza
-che la nostra gente campestre suole avere dinanzi al mistero della
-morte.
-
-Emidio disse, con un lungo respiro:
-
-"Fa caldo, stanotte."
-
-Rosa sollevò li occhi, per assentire.
-
-Nella stanza un poco bassa la luce oscillava secondo i moti della
-fiammella che ardeva nell'olio d'una lampada di ottone. Le ombre si
-raccoglievano ora in un angolo ora in una parete, variando di forme e di
-intensità. Le vetrate della finestra erano aperte, ma le persiane
-restavano chiuse. Di tratto in tratto le tende di mussolo bianco si
-movevano come per un fiato. Su 'l candore del letto il corpo di Biagio
-pareva dormire.
-
-Le parole di Emidio caddero nel silenzio. La donna chinò di nuovo la
-testa, e ricominciò a scorrere il rosario lentamente. Alcune stille di
-sudore le imperlavano la fronte, e la respirazione le era faticosa.
-
-Emidio, dopo un poco, domandò:
-
-"A che ora verranno a prenderlo, domani?"
-
-Ella rispose, nel natural suono della sua voce:
-
-"Alle dieci, con la congregazione del Sacramento."
-
-Quindi ancora tacquero. Dalla campagna giungeva il gracidare assiduo
-delle rane, giungevano a quando a quando li odori delle erbe. Nella
-tranquillità perfetta Rosa udì una specie di gorgoglio roco escir dal
-cadavere, e con un atto di orrore si levò dalla sedia, e fece per
-allontanarsi.
-
-"Non abbiate paura, Rosa. Sono umori," disse il cognato, tendendole la
-mano per rassicurarla.
-
-Ella prese la mano, istintivamente; e la tenne, stando in piedi. Tendeva
-li orecchi per ascoltare, ma guardava altrove. I gorgoglíi si
-prolungavano dentro il ventre del morto, e parevano salire verso la
-bocca.
-
-"Non è nulla, Rosa. Quietatevi," soggiunse il cognato, accennandole di
-sedere sopra un cassone da nozze coperto d'un lungo cuscino a fiorami.
-Ella sedette, a canto a lui, tenendolo ancora per mano, nel turbamento.
-Come il cassone non era molto grande, i gomiti dei seduti si toccavano.
-
-Il silenzio tornò. Un canto di trebbiatori sorse di fuori in lontananza.
-
-"Fanno le trebbie di notte, al lume della luna," disse la donna, volendo
-parlare per ingannar la paura o la stanchezza.
-
-Emidio non aprì bocca. E la donna ritrasse la mano, poichè quel contatto
-ora cominciava a darle un senso vago d'inquietudine.
-
-Ambedue ora erano occupati da uno stesso pensiero che li aveva colti
-d'improvviso; ambedue ora erano tenuti da uno stesso ricordo, da un
-ricordo di amori agresti nel tempo della pubertà.
-
- ----
-
-Essi, in quel tempo, vivevano nelle case di Caldore, su la collina
-solatía, al quadrivio. Sul limite d'un campo di fromento sorgeva un muro
-alto costruito di sassi e di terra argillosa. Dal lato di mezzodì, che i
-parenti di Rosa possedevano, come ivi era più lento e dolce il calor del
-sole, una famiglia di alberi fruttiferi prosperava e moltiplicavasi.
-Alla primavera tutti li alberi fiorivano in comunione di letizia; e le
-cupole argentee o rosee o violacee s'incurvavano sul cielo coronando il
-muro e dondolavano come per inalzarsi nell'aria e facevano insieme un
-ronzío sonnifero come d'api mellificanti.
-
-Dietro il muro, dalla parte delli alberi Rosa in quel tempo soleva
-cantare.
-
-La voce limpida e fresca zampillava come una fontana, sotto le corone
-dei fiori.
-
-Per una lunga stagione di convalescenza Emidio aveva udito quel canto.
-Egli era debole e famelico. Per sfuggire alla dieta, scendeva dalla casa
-furtivamente, celando sotto li abiti un gran pezzo di pane, e camminava
-lungo il muro, nell'ultimo solco del grano, fin che non giungeva al
-luogo della beatitudine.
-
-Allora si sedeva, con le spalle contro i sassi riscaldati, e cominciava
-a mangiare. Mordeva il pane e sceglieva una spiga tenera: ogni granello
-aveva in sè una minuta stilla di succo simile a latte e aveva un fresco
-sapore di farina. Per un singolar fenomeno, la voluttà
-dell'alimentazione e la voluttà dell'udito nel convalescente si
-confondevano quasi in una sola sensazione infinitamente dilettosa.
-Cosicchè in quell'ozio, tra quel calore, tra quelli odori che davano
-all'aria quasi la cordial saporita del vino, anche la voce femminile
-diveniva per lui un naturale alimento di rinascenza e come un nutrimento
-fisico ch'egli assimilava.
-
-
-Il canto di Rosa era dunque una causa di guarigione. E, quando la
-guarigione fu compiuta, la voce di Rosa ebbe sempre sul beneficato una
-virtù di fascinazione sensuale.
-
-Dopo d'allora, poichè tra le due famiglie la dimestichezza divenne
-grande, sorse in Emidio uno di quei taciturni e timidi e solitari amori
-d'adolescenza.
-
-Di settembre, prima che Emidio partisse pel seminario, le due famiglie
-riunite andarono in un pomeriggio a merendare nel bosco, lungo il fiume.
-
-La giornata era molle, e i tre carri tirati dai bovi avanzavano lungo i
-canneti fioriti.
-
-Nel bosco la merenda fu fatta sull'erba, in una radura circolare
-limitata da fusti di pioppi giganteschi. L'erba corta era tutta piena di
-certi piccoli fiori violacei che esalavano un profumo sottile; qua e là
-nell'interno discendevano tra il fogliame larghe zone di sole; e la
-riviera in basso pareva ferma, aveva una tranquillità lacustre, una pura
-trasparenza ove le piante acquatiche dormivano.
-
-Dopo la merenda, alcuni si sparpagliarono per la riva, altri rimasero
-distesi supini.
-
-Rosa ed Emidio si trovarono insieme; si presero a braccio e cominciarono
-a camminare per un sentiero segnato tra i cespugli.
-
-Ella si appoggiava tutta su lui; rideva, strappava le foglie ai virgulti
-nel passaggio, morsicchiava li steli amari, rovesciava la testa in
-dietro per guardar le ghiandaie fuggiasche. Nel moto il pettine di
-tartaruga le scivolò dai capelli che d'un tratto le si diffusero su le
-spalle con una stupenda ricchezza.
-
-Emidio si chinò insieme a lei per raccogliere il pettine. Nel rialzarsi,
-le due teste si urtarono un poco. Rosa, reggendosi la fronte tra le
-mani, gridava tra le risa:
-
-"Ahi! Ahi!"
-
-Il giovinetto la guardava, sentendosi fremere sin nelle midolle e
-sentendosi impallidire e temendo di tradirsi.
-
-Ella distaccò con l'unghie da un tronco una lunga spirale d'edere, se
-l'avvolse alle trecce con un attorcigliamento rapido e fermò la
-ribellione su la nuca con i denti del pettine. Le foglie verdi, talune
-rossastre, mal contenute rompevano fuori irregolarmente. Ella chiese:
-
-"Così vi piaccio?"
-
-Ma Emidio non aprì bocca; non seppe che rispondere.
-
-
-"Ah, non va bene! Siete forse muto?"
-
-Egli sentiva la voglia di cadere in ginocchio. E, come Rosa rideva d'un
-riso scontento, egli si sentiva quasi salire il pianto alli occhi per
-l'angoscia di non poter trovare una parola sola.
-
-Seguitarono a camminare. In un punto una alberella abbattuta impediva il
-passaggio. Emidio con ambo le mani sollevò il fusto, e Rosa passò di
-sotto ai rami verdeggianti che un istante la incoronarono.
-
-Più in là incontrarono un pozzo ai cui fianchi stavano due bacini di
-pietra rettangolari. Li alberi densi formavano in torno e sopra il pozzo
-una chiostra di verdura. Ivi l'ombra era profonda, quasi umida. La vôlta
-vegetale si rispecchiava perfettamente nell'acqua che giungeva a metà
-dei parapetti di mattone.
-
-Rosa disse, distendendo le braccia:
-
-"Come si sta bene qui!"
-
-Poi raccolse l'acqua nel concavo della palma, con un'attitudine di
-grazia, e sorseggiò. Le gocciole le cadevano di tra le dita, e le
-imperlavano la veste.
-
-Quando fu dissetata, con tutt'e due le palme raccolse altr'acqua, e
-l'offerse al compagno lusinghevolmente:
-
-"Bevete!"
-
-
-"Non ho sete," balbettò Emidio istupidito.
-
-Ella gli gettò l'acqua in viso, facendo con il labbro inferiore una
-smorfia quasi di dispregio. Poi si distese dentro uno dei bacini
-asciutti, come in una culla, tenendo i piedi fuori dell'orlo, e
-scotendoli irrequietamente. A un tratto si rialzò, guardò Emidio con uno
-sguardo singolare:
-
-"Dunque? Andiamo."
-
-Si rimisero in cammino, tornarono al luogo della riunione, sempre in
-silenzio. I merli fischiavano su le loro teste; fasci orizzontali di
-raggi attraversavano i loro passi; e il profumo del bosco cresceva in
-torno a loro.
-
-Alcuni giorni dopo, Emidio partiva.
-
-Alcuni mesi dopo, il fratello d'Emidio prendeva in moglie Rosa.
-
-Nei primi anni di seminario il cherico aveva pensato spesso alla nuova
-cognata. Nella scuola, mentre i preti spiegavano l'_Epitome historiæ
-sacræ_, egli aveva fantasticato di lei. Nello studio, mentre i suoi
-vicini, nascosti dai leggíi aperti, si davano fra loro a pratiche
-oscene, egli aveva chiusa la faccia tra le mani, e s'era abbandonato ad
-immaginazioni impure. Nella chiesa, mentre le litanie alla Vergine
-sonavano, egli dietro l'invocazione alla _Rosa mystica_ era fuggito
-lontano.
-
-
-E come aveva appreso dai condiscepoli la corruzione, la scena del bosco
-gli era apparsa in una nuova luce. E il sospetto di non avere
-indovinato, il rammarico di non aver saputo cogliere un frutto che gli
-si offriva, allora lo tormentarono stranamente.
-
-Dunque era così? Dunque Rosa un giorno lo aveva amato? Dunque egli era
-passato inconsapevole a canto a una grande gioia?
-
-E questo pensiero ogni giorno si faceva più acuto, più insistente, più
-incalzante, più angustioso. E ogni giorno egli se ne pasceva con
-maggiore intensità di sofferenza; finchè, nella lunga monotonia della
-vita sacerdotale, questo pensiero divenne per lui una specie di morbo
-immedicabile, e dinanzi alla irremediabilità della cosa egli fu preso da
-uno scoramento immenso, da una melanconia senza fine.
-
--- Dunque egli non aveva saputo! --
-
- ----
-
-Nella stanza ora il lume oscillava con più lentezza. Di tra le stecche
-delle persiane chiuse entravano soffi di vento meno lievi, e facevano un
-poco inarcare le tende.
-
-Rosa, invasa pianamente da un sopore, chiudeva di tanto in tanto le
-palpebre; e come la testa le cadeva sul petto, le riapriva subitamente.
-
-
-"Siete stanca?" chiese con molta dolcezza il cherico.
-
-"Io, no," rispose la donna, riprendendo li spiriti, ed ergendosi su la
-vita.
-
-Ma nel silenzio di nuovo il sopore le occupò i sensi. Ella teneva la
-testa appoggiata alla parete: i capelli le empivano tutto il collo,
-dalla bocca semiaperta le usciva la respirazione lenta e regolare. Così
-ella era bella; e nulla in lei era più voluttuoso che il ritmo del seno
-e la visibile forma dei ginocchi sotto la gonna leggiera.
-
--- S'io la baciassi? -- pensò Emidio, per una suggestione improvvisa
-della carne guardando l'assopita.
-
-Ancora i canti umani si propagavano nella notte di giugno, con una certa
-solennità di cadenze liturgiche; e sorgevano di lontananza in lontananza
-le risposte in diversi toni, senza compagnia di stromenti. Poichè il
-plenilunio doveva essere alto, il fioco lume interno non valeva a
-vincere l'albore che pioveva copioso su le persiane, e si versava fra li
-intervalli del legno.
-
-Emidio si volse verso il letto mortuario. I suoi occhi, scorrendo la
-linea rigida e nera del cadavere, si fermarono involontariamente su la
-mano, su una mano gonfia e giallastra, un po' adunca, solcata di trame
-livide nel dorso; e prestamente si ritrassero. Piano piano,
-nell'incoscienza del sonno, la testa di Rosa, quasi segnando su la
-parete un semicerchio, si chinò verso il cherico turbato. La
-reclinazione della bella testa muliebre fu in atto dolcissima; e, poichè
-il movimento alterò un poco il sonno, tra le palpebre a pena a pena
-sollevate apparve un lembo d'iride e scomparve nel bianco, quasi come
-una foglia di viola nel latte.
-
-Emidio rimase immobile, tenendo contro l'omero il peso. Egli frenava il
-respiro per tema di destare la dormiente, e un'angoscia enorme
-l'opprimeva per il battito del cuore e dei polsi e delle terapie, che
-pareva empire tutta la stanza. Ma, come il sonno di Rosa continuava, a
-poco a poco egli si sentì illanguidire e mancare in una mollezza
-invincibile, guardando quella gola femminea che le collane di Venere
-segnavano di voluttà, aspirando quell'alito caldo e l'odor dei capelli.
-
-Allora senza più pensare, senza più temere, abbandonandosi tutto alla
-tentazione, egli baciò la donna in bocca.
-
-Al contatto, ella si destò di soprassalto; aprì li occhi stupefatti in
-faccia al cognato, divenne pallida pallida.
-
-Poi, lentamente si raccolse i capelli su la nuca; e stette là, con il
-busto eretto, tutta vigile, guardando dinanzi a sè nelle ombre varianti,
-muta, quasi immobile.
-
-Anche Emidio taceva. Ambedue rimanevano sul cassone da nozze, come
-prima, seduti a canto, sfiorandosi con i gomiti, in un'incertezza
-penosa, evitando con una specie di artificio mentale che la loro
-coscienza giudicasse il fatto e lo condannasse. Spontaneamente ambedue
-rivolsero l'attenzione alle cose esteriori, in quest'operazione dello
-spirito mettendo un'intensità fittizia, concorrendovi pure con
-l'attitudine della persona. E a poco a poco una specie di ebrietà li
-conquistava.
-
-I canti, nella notte, seguitavano e s'indugiavano per l'aria
-lunghissimamente, e s'ammolivano lusinghevolmente di risposta in
-risposta. Le voci maschili e le voci femminili facevano un componimento
-amoroso. Talvolta una sola voce emergeva su le altre altissima, dando
-una nota unica, in torno a cui li accordi concorrevano come onde in
-torno al medio filo d'una corrente fluviatile. Ora, ad intervalli, sul
-principio di ciascun canto, si udiva la vibrazione metallica di una
-chitarra accordata in diapente; e tra una ripresa e l'altra si udivano
-li urti misurati delle trebbio in sul terreno.
-
-I due ascoltavano.
-
-
-Forse per una vicenda del vento, ora li odori non erano più li stessi.
-Veniva, forse dalla collina d'Orlando, il profumo dei limoni, così
-possente e così dolce e così sottilmente instigatore. Forse dai giardini
-di Scalia originavano i profumi delle rose, i profumi zuccherini che
-davano all'aria il sapore d'un'essenza aromale. Montavano forse dal
-padùle della Farnia le fragranze umide dei gigli fiorentini, che
-respirate deliziavano come un sorso d'acqua.
-
-I due rimanevano ancora taciturni, sul cassone, immobili, oppressi dalla
-voluttà della notte lunare. Dinanzi a loro la fiammella della lampada
-oscillava rapidamente, e curvavasi fino a lambire l'esilissimo cerchio
-d'olio, sul quale ancora galleggiava alimentandosi. Come la fiammella
-ebbe un primo stridore, i due si volsero; e stettero così, ansiosi, con
-li occhi dilatati e fissi, a guardare la fiammella che finiva di beversi
-le ultime stille. D'improvviso la fiammella si spense. Allora, tutt'a un
-tratto, con un'avidità concorde, nel tempo medesimo, essi si strinsero
-l'uno all'altra, si allacciarono, si cercarono con la bocca,
-perdutamente, ciecamente, senza parlare, soffocandosi di carezze.
-
-
-
-
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- LA SIESTA.
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-
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-
- I.
-
-
-
-Donna Laura Albónico stava nel giardino, sotto la pergola, prendendo il
-fresco all'ora meridiana.
-
-La villa taceva, tutta grigia, con le persiane chiuse tra le piante
-delli agrumi. Il sole raggiava un calore e un fulgore immensi. Era la
-metà di giugno; e i profumi delli aranci e dei limoni fioriti si
-mescolavano all'odor delle rose, nell'aria tranquilla. Le rose
-crescevano da per tutto, nel giardino, con una forza indomabile. Le
-masse magnifiche delle rose bianche si movevano, lungo i viali, ad ogni
-soffio di vento, coprendo il terreno con l'abbondanza della loro neve
-odorante. In certi momenti l'aria, pregna dell'aroma, aveva un sapore
-dolce e possente come quello di un vino prelibato. Le fontane,
-invisibili tra la verzura, mormoravano. A tratti, la cima mobile
-scintillante delli zampilli appariva fuor del fogliame, scompariva,
-riappariva, con vari giochi; e alcuni zampilli bassi producevano nei
-fiori e nelle erbe un fruscio e uno scompiglio singolari, sembrando
-bestie vive che vi corressero a traverso o vi pascolassero o vi
-scavassero tane. Li uccelli, invisibili, cantavano.
-
-Donna Laura, seduta sotto la pergola, meditava.
-
-Ella era una donna già vecchia. Aveva il profilo fine e signorile; il
-naso lungo, lievemente aquilino, la fronte un po' troppo ampia, la bocca
-perfetta, ancora fresca, piena di benignità. I capelli, tutti bianchi,
-le si piegavano su le tempie e le facevano intorno al capo una specie di
-corona. Doveva essere stata molto bella, nella gioventù, ed amabile.
-
-Era venuta da due soli giorni in quella casa solitaria, col marito e con
-pochi servi. Aveva rinunziato alla villa magnatizia che sorgeva, sopra
-un colle del Piemonte, abituale soggiorno estivo; aveva rinunziato al
-mare, per quella campagna deserta e quasi arida.
-
-"Ti prego, andiamo a Penti," aveva detto al marito.
-
-Il barone settuagenario era rimasto da prima un po' sorpreso e
-stupefatto, a quello strano desiderio della moglie.
-
-
-"Perchè a Penti? Che s'andava a fare a Penti?"
-
-"Ti prego, andiamo. Per mutare," aveva insistito Donna Laura.
-
-Il barone, come sempre, s'era lasciato persuadere.
-
-"Andiamo."
-
-Ora, Donna Laura custodiva un segreto.
-
-Nella giovinezza, la sua vita era stata attraversata da una passione. A
-diciotto anni aveva sposato il barone Albónico, per ragioni di
-convenienza familiare. Il barone militava sotto il primo Napoleone, con
-molta prodezza; egli stava quasi sempre assente dalla sua casa, poichè
-seguiva ovunque il volo delle aquile imperiali. In una di quelle lunghe
-assenze, il marchese di Fontanella, un giovine signore che aveva moglie
-e figliuoli, fu preso d'amore per Donna Laura; e, come egli era
-bellissimo ed ardente, vinse alfine ogni resistenza dell'amata.
-
-Allora pe' i due amanti una stagione, passò nella felicità più dolce.
-Essi vivevano nell'oblio di tutte le cose.
-
-Ma un giorno Donna Laura s'accorse d'essere incinta; pianse, si disperò,
-rimase in una terribile angoscia, non sapendo che risolvere, come
-salvarsi. Per consiglio del marchese di Fontanella, partì alla volta
-della Francia; si nascose in un piccolo paese della Provenza, in una di
-quelle terre solatie piene di verzieri, dove le donne parlano l'idioma
-dei trovatori.
-
-Abitava una casa di campagna, circondata da un grande orto. Li alberi
-fiorivano: era la primavera. Fra i terrori e le nere malinconie, ella
-aveva intervalli d'una indefinita dolcezza. Passava lunghe ore seduta
-all'ombra, in una specie d'inconscienza, mentre il sentimento vago della
-maternità le dava a tratti a tratti un brivido profondo. I fiori in
-torno a lei emanavano un profumo acuto: leggiere nausee le salivano alla
-gola e le mettevano per tutte le membra una lassitudine immensa. Che
-giorni indimenticabili!
-
-E, quando il momento solenne si avvicinava, giunse, desiderato,
-Fontanella. La povera donna soffriva. Egli le stava a canto, pallido in
-viso, parlando poco, baciandole spesso le mani. Ella partorì di notte;
-gridava, fra li spasimi; si afferrava convulsamente alla lettiera;
-credeva di morire. I primi vagiti dell'infante la gittarono in una
-stupefazione di gioia. Ella, supina, con la testa un po' arrovesciata
-oltre i guanciali, bianca bianca, senza più voce, senza più forza per
-tenere aperte le palpebre, agitava dinanzi a sè le mani esangui,
-debolmente, in certi piccoli movimenti vaghi, come fanno talvolta i
-moribondi verso la luce.
-
-Il giorno dopo, tutto il giorno, ella tenne seco, nel medesimo letto,
-sotto la medesima coperta, il bambino. Era un essere fragile, molle, un
-po' rossiccio, che vibrava d'una palpitazione incessante, di una vita
-palese, e in cui le forme umane non avevano certezza. Li occhi stavano
-ancora chiusi, un po' gonfi; e dalla bocca usciva un lamento fioco,
-quasi un miagolio indistinto.
-
-La madre, rapita, non si saziava di riguardare, di toccare, di sentirsi
-su la guancia l'alito filiale. Dalla finestra entrava una luce bionda e
-si vedevano le terre provenzane tutte coperte di mèssi. Il giorno aveva
-una specie di santità. I canti dal fromento si avvicendavano, nell'aria
-quieta.
-
-Dopo, il bambino le fu tolto, fu nascosto, fu portato chi sa dove. Ella
-non lo rivide più. Ella tornò alla sua casa; e visse col marito la vita
-di tutte le donne, senza che nessun altro avvenimento sopraggiungesse a
-turbarla. Non ebbe altri figliuoli.
-
-Ma il ricordo, ma l'adorazione ideale di quella creatura ch'ella non
-vedeva più, ch'ella non sapeva più dove fosse, le occuparono l'anima per
-sempre. Ella non aveva che quel pensiero; rammentava tutte le minime
-particolarità di quei giorni; rivedeva chiaramente il paese, la forma di
-certi alberi che stavano dinanzi alla casa, la linea d'una collina che
-chiudeva l'orizzonte, il colore e i disegni del tessuto che copriva il
-letto, una macchia che stava nella vôlta della stanza, un piccolo piatto
-figurato su cui le portavano il bicchiere, tutto, tutto, chiaramente,
-minutamente. Ad ogni momento il fantasma di quelle cose lontane le
-sorgeva nella memoria, così, senza ordine, senza legame, come nei sogni.
-A volte ella ne rimaneva quasi stupita. Le tornavano dinanzi, precisi e
-viventi, i volti di certe persone vedute laggiù, i loro moti, un loro
-gesto insignificante, una loro attitudine, un loro sguardo. Le pareva di
-avere nelli orecchi il vagito della creatura, di toccare le mani
-esilissime, rosee, molli, quelle manine che forse erano la sola parte
-già tutta formata perfettamente, simile alla miniatura d'una mano
-d'uomo, con le vene quasi impercettibili, con le falangi segnate di
-pieghe sottili, con le unghie trasparenti, tenere, appena appena suffuse
-di viola. Oh, quelle mani! Con che strano brivido la madre pensava alla
-loro carezza inconsciente! Come ne sentiva l'odore, l'odore singolare
-che ricorda quello dei colombi nella prima piuma!
-
-
-Così Donna Laura, chiusa in questa specie di mondo interiore che ogni
-giorno più assumeva le apparenze della vita, passò li anni, molti anni,
-sino alla vecchiezza. Tante volte aveva chiesto all'antico amante
-notizie del figliuolo. Ella avrebbe voluto rivederlo, sapere il suo
-stato.
-
-"Ditemi dov'è, almeno. Vi prego."
-
-Il marchese, temendo un'imprudenza, si rifiutava. -- Ella non doveva
-vederlo. Ella non avrebbe saputo contenersi. Il figlio avrebbe
-indovinato tutto; si sarebbe valso del segreto per i suoi fini; avrebbe
-forse rivelato ogni cosa.... No, no, ella non doveva vederlo.
-
-Donna Laura, dinanzi a queste argomentazioni d'uomo pratico, rimaneva
-smarrita. Ella non sapeva imaginarsi che la sua creatura fosse
-cresciuta, fosse già adulta, fosse già presso al limitare della
-vecchiaia. Oramai erano passati circa quarant'anni dal giorno della
-nascita; eppure ella nel suo pensiero non vedeva che un bambino, roseo,
-con li occhi ancora chiusi.
-
-Ma il marchese di Fontanella venne a morire.
-
-Quando Donna Laura seppe la malattia del vecchio, fu presa da
-un'angoscia così penosa che una sera, non potendo più resistere allo
-spasimo, uscì sola, si diresse verso la casa dell'infermo, perchè un
-pensiero tenace la sospingeva, il pensiero del figlio. Prima che il
-vecchio morisse, ella voleva conoscere il segreto.
-
-Camminò lungo i muri, tutta raccolta, come per non farsi vedere. Le
-strade erano piene di gente; l'ultimo chiarore del tramonto faceva rosee
-le case; tra una casa e l'altra un giardino appariva tutto violaceo di
-lilla in fiore. Voli di rondini, rapidi e circolari, s'intrecciavano nel
-cielo luminoso. Frotte di bambini passavano a corsa, con grida e con
-richiami. Talvolta passava una femmina incinta, a braccio del marito; e
-l'ombra della sua gonfiezza si disegnava su 'l muro.
-
-Donna Laura pareva incalzata da tutta quella gioconda vitalità delle
-cose e delle persone. Ella affrettava il passo, fuggiva. Li splendori
-vari delle vetrine, delle botteghe aperte, dei caffè le davano alli
-occhi un senso acuto di dolore. A poco a poco una specie di stordimento
-le occupava la testa; una specie di sbigottimento le prendeva lo
-spirito. -- Che faceva? Dove andava? -- In quel disordine della
-conscienza, le pareva quasi di commettere una colpa; le pareva che tutti
-la guardassero, la indagassero, indovinassero il suo pensiero.
-
-Ora la città s'invermigliava alli ultimi rossori del sole. Qua e là,
-dentro le cantine, i cori del vino si levavano.
-
-
-Come Donna Laura giunse alla porta, non ebbe forza di entrare. Passò
-oltre, fece venti passi; poi ritornò in dietro, ripassò. Finalmente
-varcò la soglia, salì le scale; si fermò, sfinita, nell'anticamera.
-
-Nella casa c'era quell'animazione silenziosa di cui i familiari
-circondano il letto di un infermo. I domestici camminavano in punta dì
-piedi, portando qualche cosa fra le mani. Avvenivano dialoghi a bassa
-voce, nel corridoio. Un signore calvo, tutto vestito di nero, attraversò
-la sala, s'inchinò a Donna Laura, ed uscì.
-
-Donna Laura chiese a un domestico, con la voce omai ferma:
-
-"La marchesa?"
-
-Il domestico indicò rispettosamente col gesto un'altra stanza a Donna
-Laura. Quindi corse ad annunziare la visita.
-
-La marchesa apparve. Era una signora piuttosto pingue, con i capelli
-grigi. Aveva li occhi pieni di lacrime. Aperse le braccia all'amica,
-senza parlare, soffocata da un singulto.
-
-Dopo un poco, Donna Laura chiese, non alzando li occhi:
-
-"Si può vedere?"
-
-Profferite le parole, strinse le mascelle per reprimere un tremito
-violento.
-
-
-La marchesa disse:
-
-"Vieni."
-
-Le due donne entrarono nella stanza dell'infermo. La luce ivi era mite;
-l'odore di un farmaco, un odore singolare, empiva l'aria; li oggetti
-segnavano grandi e strane ombre. Il marchese di Fontanella, disteso nel
-letto, pallido, pieno di rughe, sorrise a Donna Laura, vedendola. Disse
-lentamente:
-
-"Grazie, baronessa."
-
-E le tese la mano ch'era umidiccia e tiepida.
-
-Egli pareva aver ripreso li spiriti d'un tratto, per uno sforzo di
-volontà. Parlò di varie cose, curando le parole, come quando stava sano.
-
-Ma Donna Laura, dall'ombra, lo fissava con uno sguardo così ardente di
-supplicazione che egli, indovinando, si volse alla moglie.
-
-"Giovanna, ti prego, preparami tu la pozione, come stamattina."
-
-La marchesa chiese licenza, ed uscì, inconsapevole. Nel silenzio della
-casa si udirono i passi di lei allontanarsi su i tappeti.
-
-Allora Donna Laura, con un moto indescrivibile, si chinò su 'l vecchio,
-gli prese le mani, gli strappò le parole con li occhi.
-
-"A Penti.... Luca Marino.... ha moglie, figli.... una casa.... Non lo
-vedere! Non lo vedere!" balbettò il vecchio, a fatica, preso quasi da un
-terrore che gli dilatava le pupille. "A Penti.... Luca Marino.... Non ti
-svelare.... mai!..."
-
-Già la marchesa veniva, con il medicamento.
-
-Donna Laura sedette; si contenne. L'infermo bevve; e i sorsi scendevano
-nella gola con un gorgoglio, a uno a uno, distinti, regolari.
-
-Poi successe un silenzio. E l'infermo parve preso da sopore: tutta la
-faccia gli si fece più cava; ombre più profonde, quasi nere, gli
-occuparono le occhiaie, le guance, le narici, la gola.
-
-Donna Laura si accommiatò dall'amica; se ne andò, trattenendo il
-respiro, pianamente.
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-Tutte queste vicende ripensava la vecchia signora, sotto la pergola, nel
-giardino tranquillo. Che cosa ora dunque la tratteneva dal rivedere il
-figlio? Ella avrebbe avuto la forza di reprimersi; ella non si sarebbe
-svelata, no. Le bastava di rivederlo, il figlio suo, quello ch'ella
-aveva tenuto sulle braccia un giorno solo, tanti anni a dietro, tanti,
-tanti anni! Era cresciuto? Era grande? Era forte? Era bello? Com'era?
-
-
-E mentre così interrogava sè stessa, nel fondo del suo spirito ella non
-giungeva a raffigurarsi l'uomo. Sempre in lei l'imagine dell'infante
-persisteva, si sovrapponeva ad ogni altra imagine, vinceva con la nitida
-chiarezza delle sue forme ogni altra forma fantastica che tentasse di
-sorgere. Ella non preparava l'animo, si abbandonava debolmente al
-sentimento indeterminato. Il senso della realtà in quel momento le
-mancava.
-
--- Io lo vedrò! Io lo vedrò! -- ripeteva in sè stessa, inebriandosi.
-
-Le cose in torno tacevano. Il vento faceva incurvare i roseti che,
-passato il soffio, seguitavano a muoversi pesantemente. Li zampilli
-scintillavano e guizzavano, tra il verde, come stocchi.
-
-Donna Laura stette un poco in ascolto. Dal silenzio sorgeva non so qual
-grandezza che le infuse nell'animo quasi uno sgomento. Ella esitò. Poi
-si mise pe 'l viale, da prima con passi rapidi; giunse al cancello tutto
-abbracciato dalle piante e dai fiori; sostò, per guardarsi in dietro:
-aprì. Dinanzi a lei la campagna si stendeva deserta sotto il meriggio.
-Le case di Penti in lontananza biancheggiavano su l'azzurro del cielo,
-con un campanile, con una cupola, con due o tre pini. Il fiume si
-svolgeva nella pianura, tortuoso e lucentissimo, toccando le case.
-
-
-Donna Laura pensò: -- Egli è là. -- E tutte le sue fibre di madre
-vibrarono. Animata, riprese a camminare, guardando dinanzi a sè con li
-occhi che il sole fastidiva, non curando il calore. A un certo punto
-della strada cominciarono li alberi, magri pioppetti tutti canori di
-cicale. Due femmine scalze, ciascuna con un cesto su 'l capo, venivano
-incontro.
-
-"Sapete la casa di Luca Marino?" chiese la signora, presa da una voglia
-irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.
-
-Le femmine la guardarono, stupefatte, soffermandosi.
-
-Una rispose, con semplicità:
-
-"Noi non siamo di Penti."
-
-Donna Laura, malcontenta, seguitò la via, provando già un poco di
-stanchezza nelle povere membra senili. Li occhi, offesi dalla luce
-intensa, le facevano vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un
-leggero principio di vertigine le turbava il cervello.
-
-Penti si avvicinava sempre più. I primi tuguri apparvero tra molte
-piante di girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta
-sopra una soglia; ed aveva su quel gran corpo una testa infantile, li
-occhi dolci, i denti schietti, il sorriso placidissimo.
-
-
-"O signora, dove andate?" chiese la femmina, con un accento ingenuo di
-curiosità.
-
-Donna Laura si accostò. Aveva il volto tutto infiammato e la
-respirazione corta. Le forze erano per mancarle.
-
-"Mio Dio! Oh mio Dio!" gemeva ella, reggendosi le tempie con le palme.
-"Oh mio Dio!"
-
-"Signora, riposatevi," diceva la femmina ospitale, invitandola ad
-entrare.
-
-La casa era bassa ed oscura; ed aveva quell'odor particolare che hanno
-tutti i luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini
-nudi, anch'essi col ventre così gonfio che parevano idropici, si
-trascinavano su 'l suolo, borbottando, brancicando, portando alla bocca
-per istinto qualunque cosa capitasse loro sotto le mani.
-
-Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze, la femmina parlava
-oziosamente, tenendo fra le braccia un quinto bambino, tutto coperto di
-croste nerastre tra mezzo a cui si aprivano due grandi occhi, puri ed
-azzurri, come due fiori miracolosi.
-
-Donna Laura domandò:
-
-"Qual è la casa di Luca Marino?"
-
-L'ospite co 'l gesto indicò una casa rossiccia, all'estremità del paese,
-in vicinanza del fiume, circondata quasi da un colonnato di alti pioppi.
-
-
-"È quella. Perchè?"
-
-La vecchia signora si sporse per guardare.
-
-Li occhi le dolevano, feriti dalla luce solare, e le palpebre le
-battevano forte. Ma ella stette qualche minuto in quell'attitudine,
-respirando con fatica, senza rispondere, quasi soffocata da una
-sollevazione di sentimento materno. -- Quella dunque era la casa del suo
-figliuolo? -- Subitamente, per una involontaria operazion dello spirito,
-le apparvero dinanzi l'interno della stanza lontana, il paese di
-Provenza, le persone, le cose, come nel bagliore di un lampo, ma
-evidenti, nettissimi. Ella si lasciò ricadere su la sedia, e rimase
-muta, confusa, in una specie di ottusità fisica proveniente forse
-dall'azione del sole. Nelli orecchi aveva un ronzio continuo.
-
-Disse l'ospite:
-
-"Volete passare il fiume?"
-
-Donna Laura fece un cenno inconsciente, incantata da un turbinio di
-circoli rossi che gli si producevano nella retina.
-
-"Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca e
-una chiatta," seguitò l'ospite. "Se no, bisogna andare fino a Prezzi a
-cercare il guado. È tant'anni che fa il mestiere! È sicurissimo,
-signora."
-
-
-Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere tutte le
-sue facoltà sensorie che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle
-novelle del figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.
-
-"Luca non è del paese," riprese la femmina grassa, trascinata dalla
-nativa loquacità. "L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli.
-E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive bene;
-lavora; ma ha il vizio del vino."
-
-La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza
-malizia per l'origine sconosciuta di Luca.
-
-"Addio, addio," fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore
-fittizio. "Grazie, buona donna."
-
-Porse a uno dei bimbi una moneta: ed uscì alla luce.
-
-"Per quella viottola!" le gridò dietro, indicando, l'ospite.
-
-Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel
-silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti e
-nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.
-
-"Ooh, La Martinaaa!" chiamò una voce, in lontananza, dalla parte del
-fiume.
-
-
-Quella voce umana d'improvviso fece a Donna Laura un'impressione
-singolare. Ella guardò. Su 'l fiume navigava una barca, a pena visibile
-tra il vapor luminoso; e un'altra barca, ma a vela, biancheggiava a
-maggior distanza. Nella prima barca si scorgevano forme d'animali: erano
-forse cavalli.
-
-"Ooh, La Martinaaa!" richiamò la voce.
-
-Le due barche si avvicinavano l'una all'altra. Quello era il punto delle
-secche, dove i barcaiuoli pericolavano quando il carico pesava.
-
-Donna Laura, ferma sotto un olivo, appoggiata al tronco, seguiva con lo
-sguardo la vicenda. Il cuore le palpitava con tanta violenza che le
-pareva i battiti empissero tutta la campagna circostante. Il fruscio dei
-rami, il canto delle cicale, il lampeggio delle acque, tutte le
-sensazioni esteriori la turbavano, le mettevano nello spirito un
-disordine quasi di demenza. L'accumulamento lento del sangue nel
-cervello, per l'azione del sole, le dava ora una visione leggermente
-rossa, un principio di vertigine.
-
-Le due barche, giunte a un gomito del fiume, non si videro più.
-
-Allora Donna Laura riprese a camminare, un po' barcollante, come
-un'ebra. Le si presentò dinanzi un gruppo di case riunite in torno a una
-specie di corte. Sei o sette mendicanti meriggiavano ammucchiati in un
-angolo: le loro carni rossastre, maculate dalle malattie della cute,
-uscivano di tra i cenci; nei loro volti deformi il sonno aveva una
-pesantezza bestiale. Qualcuno dormiva bocconi, con la faccia nascosta
-tra le braccia piegate a cerchio. Qualche altro dormiva supino, con le
-braccia aperte, nell'attitudine del Cristo crocifisso. Un nuvolo di
-mosche turbinava e ronzava su quelle povere carcasse umane, denso e
-laborioso, come sopra un cumulo di fimo. Dalle porte socchiuse veniva un
-romore di telai.
-
-Donna Laura attraversò la piazzetta. Il suono de' suoi passi su le
-pietre fece risvegliare un mendicante che si levò su i gomiti e, tenendo
-li occhi ancora chiusi, balbettò macchinalmente:
-
-"La carità, per l'amore di Dio!"
-
-A quella voce tutti i mendicanti si risvegliarono, e tutti sorsero.
-
-"La carità, per l'amore di Dio!"
-
-"La carità, per l'amore di Dio!"
-
-La torma cenciosa si mise a seguitare la passante, chiedendo
-l'elemosina, tendendo le mani. Uno era storpio e camminava a piccoli
-salti, come una scimmia ferita. Un altro si trascinava su 'l sedere
-puntellandosi con ambo le braccia, come fanno con le zampe le locuste,
-poichè aveva tutta la parte inferiore del corpo morta. Un altro aveva un
-gran gozzo paonazzo e rugoso che ad ogni passo ondeggiava come una
-giogaia. Un altro aveva un braccio ritorto come una grossa radice.
-
-"La carità, per l'amore di Dio!"
-
-Le loro voci erano varie, alcune cavernose e roche, altre acute e
-femminine come quelle delli evirati. Ripetevano sempre le stesse parole,
-con lo stesso accento, in un modo accorante.
-
-"La carità, per l'amore di Dio!"
-
-Donna Laura, così inseguita da quella gente mostruosa, provava una
-voglia istintiva di fuggire, di salvarsi. Uno sbigottimento cieco la
-teneva. Avrebbe forse gridato, se avesse avuta la voce nella gola. I
-mendicanti le instavano da presso, le toccavano le braccia, con le mani
-tese. Volevano l'elemosina, tutti.
-
-La vecchia signora si cercò nella veste, prese delle monete, le lasciò
-cadere dietro di sè. Li affamati si fermarono, si gittarono avidamente
-su le monete, lottando, stramazzando sul terreno, dando calci,
-calpestandosi. Bestemmiavano.
-
-Tre rimasero con le mani vuote; e ripresero a seguitare la vecchia
-incattiviti.
-
-"Noi non l'abbiamo avuta! Noi non l'abbiamo avuta!"
-
-
-Donna Laura, disperata per quella persecuzione, diede altre monete,
-senza volgersi. La lotta fu tra lo storpio e il gozzuto. Ambedue
-presero. Ma un povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e
-dileggiavano, non ebbe nulla; e si mise a piagnucolare, leccandosi le
-lacrime e il moccio che gli colava dal naso, con un verso ridicolo:
-
-"Ahu, ahu, ahuuu!"
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-Donna Laura infine era giunta alla casa dei pioppi.
-
-Ella si sentiva sfinita: le si offuscava la vista, le tempie le
-battevano forte, la lingua le ardeva; le gambe sotto le si piegavano.
-Dinanzi a lei, un cancello stava aperto. Ella entrò.
-
-L'aia circolare era limitata da pioppi altissimi. Due delli alberi
-sostenevano un cumulo di paglia di fromento, tra mezzo a cui uscivano i
-rami fronzuti. Poichè in giro l'erba cresceva, due vacche falbe vi
-pascolavano pacificamente battendosi con la coda i fianchi nutriti; e
-tra le gambe a loro penzolavano le mammelle gonfie di latte, colorite
-come frutti succulenti. Molti arnesi di agricoltura stavano sparsi pe 'l
-suolo. Le cicale, in su li alberi, cantavano. Nel mezzo, tre o quattro
-cuccioli giocavano abbaiando verso le vacche o inseguendo le galline.
-
-"O signora, che cerchi?" chiese un vecchio, uscendo dalla casa. "Vuoi
-_passare_?"
-
-Il vecchio, calvo, con la barba rasa, teneva tutto il corpo in avanti su
-le gambe inarcate. Le sue membra erano deformate dalle rudi fatiche,
-dall'opera dell'arare che fa sorgere la spalla sinistra e torcere il
-busto, dall'opera del falciare che fa tenere le ginocchia discoste,
-dall'opera del potare che curva in due la persona, da tutte le opere
-lente e pazienti della coltivazione. Egli, dicendo l'ultima parola,
-accennava al fiume.
-
-"Sì, sì," rispose Donna Laura non sapendo che dire, non sapendo che
-fare, smarrita.
-
-"Allora vieni. Ecco Luca che torna," soggiunse il vecchio, volgendosi al
-fiume dove navigava a forza di pertiche una chiatta carica di pecore.
-
-Egli condusse la passeggiera, a traverso un orto irrigato, fin sotto a
-una pergola dove altri passeggieri attendevano. Camminando innanzi, egli
-lodava le verzure e faceva pronostici, per consuetudine di agricoltore
-invecchiato tra le cose della terra.
-
-Volgendosi a un tratto, poichè la signora restava muta come se non
-udisse, vide che ella aveva li occhi pieni di lacrime.
-
-"Perchè piangi, signora?" le chiese con la stessa tranquillità con cui
-parlava delle verzure. "Ti senti male?"
-
-"No, no.... niente...." mormorò Donna Laura che si sentiva morire.
-
-Il vecchio non disse altro. Egli era così indurato alla vita, che i
-dolori altrui non lo commovevano. Egli vedeva tutti i giorni, tanta
-gente diversa _passare_!
-
-"Siedi," fece, come giunse alla pergola.
-
-Là tre uomini della campagna attendevano, uomini giovani, carichi di
-fardelli. Tutt'e tre fumavano in grosse pipe, mettendo nel fumare una
-attenzione profonda, come per gustarne intera la voluttà, secondo il
-costume della gente campestre nei rari diletti. Ad intervalli, dicevano
-quelle lunghe cose insignificanti che l'agricoltore ripete senza fine e
-che appagano lo spirito di lui tardo ed angusto.
-
-Guardarono un poco, stupefatti, Donna Laura. Poi ripresero la loro
-impassibilità.
-
-Uno di loro avvertì, tranquillamente:
-
-"Ecco la chiatta."
-
-Un altro aggiunse:
-
-
-"Porta le pecore di Bidena."
-
-Il terzo:
-
-"Saranno quindici."
-
-E si levarono, insieme, intascando le pipe.
-
-Donna Laura era caduta in una specie di stupidimento inerte. Le lacrime
-le si erano fermate su i cigli. Ella avea perduto il senso della
-realità. Dov'era? Che faceva?
-
-La chiatta urtò leggermente contro la riva. Le pecore, strette le une
-contro le altre, belavano intimidite dall'acqua. Il conduttore, il
-traghettatore ed il figlio le aiutavano a discendere a terra. Le pecore,
-appena discese, facevano una piccola corsa; poi si fermavano, si
-riunivano e si mettevano a belare ancora. Due o tre agnelli saltellavano
-su le gambe lunghe e deformi, tentando i capezzoli materni.
-
-Compiuta la bisogna, Luca Marino fermò la chiatta. Poi a grandi passi
-lenti salì la riva, verso l'orto. Era un uomo di quarant'anni circa,
-alto, magro, con la faccia rossiccia, calvo alle tempie. Aveva baffi di
-colore incerto e una manata di peli sparsa disugualmente per il mento e
-per le guance; l'occhio un po' torbido, senza alcuna vivacità
-d'intelligenza, venato di sanguigno, come quello dei bevitori. La
-camicia aperta lasciava vedere il petto velloso; un berretto carico
-d'untume copriva la testa.
-
-"Ahuf!" esclamò egli d'un tratto, in faccia alla pergola, fermandosi su
-le gambe, aperte e nettandosi con le dita la fronte stillante di sudore.
-
-Passò dinanzi ai passeggieri, senza guardarli. In tutti i suoi gesti e
-in tutte le sue attitudini era incomposto e quasi brutale. Le mani,
-enormi, gonfie di vene sul dorso, le mani avvezze al remo parevano
-essergli d'impaccio. Egli le teneva penzoloni lungo i fianchi e le
-dondolava camminando.
-
-"Ahuf! Che sete!..."
-
-Donna Laura stava come impietrita, senza più parole, senza più
-conscienza, senza più volontà.
-
-Quello era il suo figliuolo! Quello era il suo figliuolo!
-
-Una femmina gravida, che aveva già una figura senile, disfatta dal
-lavoro e dalla fecondità, venne a porgere al marito assetato un boccale
-di vino. L'uomo bevve d'un fiato. Poi si asciugò le labbra col dorso
-della mano e fece schioccare la lingua. Disse, bruscamente, come se la
-nuova fatica gli fosse dura:
-
-"Andiamo."
-
-Insieme co 'l primogenito, ch'era un grosso fanciullo di quindici anni,
-preparò il legno; mise tra il bordo e la riva due tavole per rendere
-agevole ai passeggieri l'imbarco.
-
-"Perchè non monti, signora?" fece il vecchio di dianzi, vedendo che
-Donna Laura non si moveva e non parlava.
-
-Donna Laura si levò, macchinalmente, e seguì il vecchio che le diede
-aiuto nel salire. Perchè saliva ella? Perchè passava il fiume? Non
-pensò; non giudicò l'atto. Il suo spirito, così colpito, rimaneva ora
-inerte, quasi immobile in un punto. -- Quello era il figlio. -- E a poco
-a poco ella sentiva in se qualche cosa estinguersi, vanire: sentiva
-nella mente a poco a poco farsi una gran vacuità. Non comprendeva più
-niente. Vedeva, udiva, come in un sogno.
-
-Quando il primogenito di Luca venne a lei per chiedere la mercè del
-traghetto, prima che la barca si staccasse dalla riva, ella non intese.
-Il fanciullo scoteva nel concavo delle mani le monete ricevute da uno
-dei passeggieri; e ripeteva la domanda a voce più alta, credendo che la
-signora fosse sorda per la vecchiezza.
-
-Ella come vide li altri due uomini mettere la mano in tasca e pagare;
-imitò quell'atto, risovvenendosi. Ma diede un maggior valore.
-
-Il fanciullo volle farle intendere ch'egli non poteva renderle l'avanzo,
-perchè non l'aveva. Ella ebbe un gesto inconsciente. Il fanciullo prese
-tutto il danaro, con una smorfia di malizia. I presenti sorrisero, di
-quel sorriso astuto che hanno li uomini campestri in conspetto di un
-inganno.
-
-Uno disse:
-
-"Andiamo?"
-
-Luca, che fin allora stava intento a tirar l'áncora, spinse la barca che
-si mosse dolcemente su l'acqua gorgogliante. La riva parve fuggire, con
-le canne e con i pioppi, ed incurvarsi come una falce. Il sole
-incendiava tutto il fiume, appena inclinato verso il cielo occidentale
-dove sorgevano vapori violetti. Si vedeva ora su la riva un gruppo di
-gente che gesticolava; ed erano i mendicanti a torno all'idiota. A
-tratti, col vento giungevano anche lembi di parole e di risa simili a
-un'agitazione di flutti.
-
-I rematori, nudi il busto, vogavano a gran forza per superare il filo
-della corrente. Donna Laura vedeva il dorso di Luca, nero, dove, le
-costole si disegnavano e colava a rivoli il sudore. Teneva li occhi
-fissi, un po' dilatati, pieni d'ebetudine.
-
-Uno dei passeggieri avvertì, prendendo sotto il banco le sue robe:
-
-"Ci siamo."
-
-
-Luca afferrò l'áncora e la gittò alla riva. La barca ridiscese con la
-corrente per tutta la lunghezza della corda; quindi si fermò, con una
-stratta. I passeggieri furono a terra, d'un salto; ed aiutarono la
-vecchia signora, tranquillamente. Quindi si rimisero in cammino.
-
-La campagna da quella parte era coltivata a vigneti. Le viti, piccole e
-magre, verdeggiavano in filari. Alcuni alberi interrompevano qua e là il
-piano, con forme rotonde.
-
-Donna Laura si trovò sola, perduta, su quella riva senz'ombra, non
-avendo più conoscenza di sè che per il battito continuo delle arterie,
-per un romorío cupo ed assordante nelli orecchi. Il suolo sotto i piedi
-le mancava e pareva affondarsi come fango o arena, ad ogni passo. Tutte
-le cose in torno turbinavano e si dileguavano; tutte le cose, ed anche
-là sua esistenza, le apparivano vagamente, lontane, dimenticate, finite
-per sempre. La follia le prendeva la mente. Ella, d'un tratto, vide
-uomini, case, un altro paese, un altro cielo. Urtò in un albero, cadde
-su una pietra; si rialzò. E il suo povero corpo di vecchia traballava in
-moti terribili e insieme grotteschi.
-
-Ora, i mendicanti dall'altra riva avevano eccitato per dileggio l'idiota
-a passare il fiume a nuoto ed a raggiungere la donna per aver
-l'elemosina. Essi l'avevano spinto nell'acqua, dopo avergli strappati i
-cenci di dosso. E l'idiota nuotava come un cane, tra una pioggia di
-sassate che gl'impedivano di tornare a dietro. Quelli uomini deformi
-fischiavano e urlavano, prendendo diletto nella crudeltà. Essi, come la
-corrente traeva l'idiota, arrancavano lungo la sponda e imperversavano.
-
-"Affoga! Affoga!"
-
-L'idiota, con sforzi disperati, prese terra. E così ignudo, poichè in
-lui era morto con l'intelligenza il sentimento del pudore, si mise a
-camminare verso la donna, di traverso, com'era suo costume, tendendo la
-mano ad ogni tratto.
-
-La demente, rialzandosi, vide; e con un moto di orrore e con un grido
-acutissimo si diede a correre verso il fiume. Sapeva quel che faceva?
-Voleva morire? Che pensava ella, in quell'attimo?
-
-Giunta all'estremo limite, cadde nell'acqua. L'acqua gorgogliò, si
-chiuse pienamente; e tanti circoli successivi partirono dal luogo della
-caduta e si allargarono in lievi ondulazioni lucide e si dispersero.
-
-I mendicanti dall'altra riva gridavano verso una barca che si
-allontanava:
-
-"Oh Lucaaa! Oh Luca Marinooo!"
-
-
-E correvano verso la casa dei pioppi a dare la novella.
-
-Allora, come seppe il caso, Luca spinse la barca verso il luogo che
-gl'indicavano, e chiamò La Martina che se ne veniva placidamente con il
-suo legno in balia della corrente.
-
-Disse Luca:
-
-"C'è un'annegata, laggiù."
-
-Non si curò di raccontare il fatto o di parlare della persona, poichè
-non amava le molte parole.
-
-I due fiumátici misero i legni a paro e remigarono con calma.
-
-Disse La Martina:
-
-"Hai tu provato il vino nuovo di Chiachiù? Ti dico!..."
-
-E fece un gesto che rappresentava l'eccellenza della bevanda.
-
-Luca rispose:
-
-"Non ancora."
-
-Disse La Martina:
-
-"Ne prenderesti una goccia?"
-
-Luca rispose:
-
-"Io sì."
-
-La Martina:
-
-"Dopo. Ci aspetta Jannangelo"
-
-
-Luca:
-
-"Va bene."
-
-Giunsero al luogo. L'idiota, che poteva meglio indicare il punto, era
-fuggito, e in mezzo alle vigne era stato preso da un accesso di
-epilessia. All'altra riva i curiosi cominciavano a radunarsi.
-
-Disse Luca al compagno:
-
-"Tu ferma la tua barca e salta nella mia. Uno rema e l'altro cerca."
-
-La Martina così fece. Egli remava su e giù per una ventina di metri, e
-Luca tentava il fondo del fiume con una lunga pertica. Ogni tanto Luca,
-sentendo qualche resistenza, mormorava:
-
-"Ecco."
-
-Ma s'ingannava sempre. Finalmente, dopo molte ricerche. Luca disse:
-
-"Questa volta c'è'."
-
-E chinandosi e inarcando le gambe per far forza, sollevò piano piano il
-peso all'estremità della pertica. I bicipiti gli tremavano.
-
-La Martina chiese, lasciando il remo:
-
-"Vuoi che t'aiuti?"
-
-Luca rispose:
-
-"Non importa."
-
-
-
-
-
-
- LA MORTE DI SANCIO PANZA.
-
-
-
-Quando entrò Donna Letizia tenendo l'infermo su le belle braccia carnose
-con un'attitudine di misericordia lacrimevole, tutte le figlie accorsero
-a torno intenerite ed esalarono la gentil pietà dell'animo in querele
-gemebonde. Le voci femminili risonavano così nella stanza confusamente,
-tra i romori che dal traffico della strada salivano per le vetrate
-aperte; e al compianto delle fanciulle si mescevano in quel punto le
-interiezioni d'un cerretano magnificatore d'acque angelicali e di
-polveri mirifiche.
-
-Il cane, su le braccia della signora, ebbe allora un lieve tremito che
-gli corse per tutto il dorso fino alla estremità della coda; tentò di
-sollevare le palpebre, di volgere alle carezze que' suoi enormi occhi
-pieni di gratitudine. Moveva la testa in certi sforzi penosi, come se le
-corde del collo gli si fossero irrigidite; aveva la bocca semiaperta, da
-cui il lembo della lingua tenuta tra i due denti sporgenti usciva come
-una foglia vermiglia solcata di venature violacee. E una bava molle
-gl'inumidiva il mento, quella piccola parte della mandibola inferiore
-dove la rarezza dei peli lasciava apparire la pelle rosea. E la fatica
-del respiro a volte gli s'inaspriva in una specie di raucedine
-sibilante, mentre le narici d'ora in ora si disseccavano e prendevano
-l'aspetto duro e scabro di un tartufo.
-
-"Oh, Sancio, povero Sancio, che t'hanno fatto? Povero bibì, eh? Povero
-vecchio mio!..."
-
-Le commiserazioni delle fanciulle sensibili si facevano via via più
-tenere, finivano in un balbettío pargoleggiante di parole senza
-significato, di suoni lamentevoli, di lezi carezzevoli. Tutte volevano
-passar la mano su la testa dell'animale, prendere una delle zampe,
-toccare le narici. Donna Letizia sorreggeva il dolce peso maternamente;
-e le sue dita grasse e bianche, di cui le falangi parevano gonfie quasi
-per un morbo, le sue dita vellicavano pianamente il ventre di Sancio,
-s'insinuavano tra il pelo.
-
-Nella stanza entrava la luce del pomeriggio e il fresco della marina, a
-traverso le tende verdognole. Otto stampe colorite, chiuse in cornici
-nere, adornavano le pareti coperte di una carta a fiorami gialli. Sopra
-un vecchio canterale del secolo XVIII, con la lastra di marmo roseo e le
-borchie di ottone, posava tra due piccoli specchi retti da sostegni
-d'argento un trionfo di fiori di cera in una campana di cristallo. Sopra
-il caminetto scintillava una coppia di candelabri dorati, con le candele
-intatte. Un automa di cartapesta, raffigurante un macacco in abito
-moresco, meditava immobile dall'alto d'uno di quei tavolini intarsiati
-che vengono di Sorrento. Molte seggiole con su fa spalliera vignette di
-favole pastorali, un canapè di stile _Empire_, due poltrone moderne,
-concorrevano alla discordia delle forme e dei colori.
-
- ----
-
-Come l'infermo venne adagiato in grembo di una delle poltrone, ci fu
-nella stanza un intervallo di silenzio. Sancio si levò un momento in
-piedi tremando, si rigirò più volte cercando una positura meno dolorosa,
-nella irrequietudine della sofferenza, tentò di poggiare la testa su uno
-dei bracciuoli, si piegò su le gambe di dietro; stette così alfine con
-le palpebre socchiuse, respirando a fatica, come preso da una sonnolenza
-improvvisa. Su 'l petto largo la pelle abbondante gli faceva, con tre o
-quattro crespe, quasi una piccola giogaia; sopra la collottola le crespe
-erano più grandi e più tonde; i lembi delle labbra ai lati della
-mandibola superiore pendevano flosciamente; e il povero animale aveva
-ora nella malattia quel non so che di grottesco insieme e di
-compassionevole che hanno gli uomini nani oppressi dall'adipe e
-dall'asma.
-
-Le fanciulle dinanzi a quell'abbattimento restavano mute, invase da un
-rammarico immenso, colpite da un presentimento della sventura; poichè
-Sancio era stato per molti anni la loro cura amorosa, l'oggetto delle
-loro blandizie e dei loro vezzi, lo sfogo innocuo delle loro mollezze e
-delle loro tenerezze di adolescenti clorotiche. Sancio era nato e
-cresciuto nella casa: e con quelle forme tozze e pesanti di razza
-imbastardita, con quelle rotondità di bestia eunuca oziosa e golosa, a
-poco a poco aveva nelli occhi tondi uno sguardo pieno di umanità e di
-devozione; agitava vivamente il tronco della coda nelle ore di gioia,
-reggendosi su tre gambe sole e tutto raggomitolandosi con un singolare
-tremolio del pelame e trotterellando con la grazia d'un porcellino
-d'India in mezzo all'erbe primaverili.
-
-I belli ricordi ora travagliavano li animi delle fanciulle.
-
-
-"E il medico quando viene?" chiese, con la voce impaziente, Vittoria, la
-figlia minore; che aveva una faccia di giovine bertuccia, tutta bianca
-di cipria e su la fronte una larga frangia di capelli rossi.
-
-L'infermo a tratti metteva una specie di gemito fioco aprendo li occhi e
-volgendo in torno lo sguardo supplichevole, uno sguardo lento e dolce,
-fatto più umano dall'increspamento nervoso delli angoli delle palpebre e
-da due linee brune che li umori sgorganti avevano segnato sotto le
-orbite. E come Donna Letizia tentava fargli prendere un cucchiaio di
-zuppa ristoratrice, egli agitava fuor della bocca la lingua flessibile
-in tutti i sensi per lo sforzo dell'inghiottire è non poteva chiudere le
-mascelle irrigidite.
-
-Allora si udì nell'anticamera la voce del dottore Zenzuino che era
-finalmente salito. Ed entrò nella stanza un signore dalla bella faccia
-lucida di giovialità e di sanità.
-
-"Oh Don Giovanni, guarite Sancio! Sta per morire" esclamò una voce
-flebile.
-
-Il medico guardò in torno tutta quella dolente famiglia che egli aveva
-nutrita d'arsenico, di ferro e d'olio ferruginoso e d'acqua di Levico
-per tanti anni in vano; ed ebbe un lieve lampo di sorriso a traverso li
-occhiali d'oro. Poi, osservando l'infermo con una curiosità d'uomo
-ricercatore, disse molto lentamente:
-
-"Credo sia un caso di paralisi della mandibola e delle glandole salivari
-sotto-mascellari. La malattia che ha sede in un'alterazione nervosa
-centrale probabilmente delle meningi e che per la sua eziologia può
-dipendere da una causa ereditaria parassitaria, è d'indole progressiva.
-Il processo che tende a diffondersi, andrà parzialmente e
-progressivamente privando il corpo, organo per organo, della sua
-funzionalità; finchè giunto in breve ad agire su 'l centro di una delle
-funzioni vitali, sia della circolazione che della respirazione, produrrà
-la morte...."
-
-Le terribili parole barbare misero un'ambascia suprema nelli animi; e le
-guance floride di Donna Letizia in un momento impallidirono.
-
-"Io credo che abbia influito su lo sviluppo del morbo l'alimentazione,"
-soggiunse Don Giovanni, senza pietà.
-
-A quella specie di accusa, il rimorso cominciò a tormentare le fanciulle
-che sempre per la golosità di Sancio erano state piene d'indulgenza
-colpevole. E Vittoria, con un atto di sconforto ineffabile, chiese:
-
-
-"Non c'è' dunque rimedio?"
-
-"Tentiamo. Io consiglio l'applicazione di un cerotto vescicatorio alla
-nuca," rispose il dottore licenziandosi in ultimo amabilmente.
-
- ----
-
-Sancio voleva discendere dalla poltrona. Esitava su l'orlo, non avendo
-la forza di spiccare il salto, implorava l'aiuto con li occhi fievoli
-che già si velavano come due acini d'uva nera suffusi dalla pruina
-argentea della maturità. Ne' suoi tratti il dolore a poco a poco metteva
-dei cavi e delle ombre senili; le tinte rosee del muso, dove i peli
-erano lunghi e radi, pareva si corrompessero divenendo quasi giallastre;
-le orecchie mozze avevano di tratto in tratto un tremolio leggerissimo;
-e nello stesso tempo un brivido passava a traverso il pelame bianco
-visibilmente.
-
-Allora Isabella, la più eterea delle cinque fanciulle, che per crudeltà
-della sorte ereditava dal padre il pio naso borbonico e la fronte
-leprina, si accostò tutta commossa e prese l'infermo fra le mani
-delicate per posarlo a terra.
-
-Sancio prima rimase fermo un istante, senza poter muovere i passi, con
-il dorso arcuato, e la testa in alto, oppresso dall'affanno del respiro;
-poi cominciò a trascinarsi, barcollando, con lo stento doloroso di un
-animale ferito alle due cosce. Forse aveva sete, perchè quando gli fu
-accostata la scodella tentò di lambire con la lingua il liquido. Ma,
-come la paralisi crescente già gl'impediva anche quell'atto, dopo sforzi
-inutili ed irosi egli volse piegando su le gambe posteriori e con una
-delle zampe davanti cominciò a battersi la mascella, quasi per rimuovere
-alfine di là quell'ostacolo che gli faceva tanto dolore.
-
-E l'attitudine era così vivamente umana e li occhi erano così pieni di
-supplicazione e di disperazione umana, che d'un tratto Donna Letizia
-scoppiò in un pianto:
-
-"Oh, povero bibì! Chi te l'avesse mai detto, povero bibì mio!..."
-
-In tutte le fanciulle la commozione raggiunse il supremo grado. Vittoria
-raccolse il morituro, lo portò su 'l canapè, chiese le forbici; era
-necessario un eroismo; bisognava infine esperimentare il rimedio, ad
-ogni costo.
-
-"Isabella, Maria, le forbici! Venite!"
-
-Tutte trepide e pallide, si chinarono in torno a Sancio, che aveva di
-nuovo socchiuse le palpebre e alitava il fiato ardente nelle mani della
-soccorritrice. E questa, vinta la prima ripugnanza, cominciò a tagliare
-il pelo sulla nuca dell'animale, pianamente, arrestandosi di tratto in
-tratto, mettendo via via un soffio sulla parte rasa. Una specie di
-cherica irregolare si veniva allargando nella grassezza della
-collottola; e il tonsurato assumeva così un nuovo aspetto miserevolmente
-buffonesco. Le tende del balcone, investite dalla brezza, s'inarcavano
-come due vele. I clamori della strada salivano in confuso, vivi e
-giulivi; una prospettiva di case plebee s'intravedeva al fondo in una
-doratura pallida di tramonto; e un merlo fischiava.
-
- ----
-
-Allora discese dalle camere superiori Natalia, la bella nuora di Donna
-Letizia, con un bimbo sulle braccia; ed entrò nella stanza. Ella aveva
-la faccia ovale, la pelle fine e rosea, solcata di vene, li occhi
-chiarissimi, le narici diafane, tutta in somma la dolcezza di sangue
-d'una donna bionda, tra una nera ribellione di capelli; e aveva nella
-persona, nelle vesti, nell'incedere, quella negligenza semplice, quella
-felice placidità quasi direi bovina, quella specie di freschezza lattea
-delle giovani madri che nutriscono con la propria mammella il figliuolo.
-
-A pena ella vide il cane tonsurato, un impeto così spontaneo d'ilarità
-la invase, che non potè ritenere le risa entro la chiostra dei denti:
-
-
-"Ah, ah, ah, ah, ah!..."
-
-Come? Natalia osava ridere, mentre quel povero Sancio moriva? -- Le
-innupte sensibili volsero un acre sguardo d'indignazione alla cognata
-irreverente e crudele. Ma questa, con una lieta incuranza, si appressò
-per tendere il bimbo verso l'animale. E il bimbo seminudo agitava le
-piccole mani irrequiete, cercando toccare, tutto vibrando di naturale
-gioia e barbugliando suoni incomprensibili nella bocca rorida ancora
-della bevanda materna. E l'animale, uso già a sottomettere la testa
-mansueta a quei cercamenti, aveva ancora nelle membra inferme una
-esitazione di festevolezza e nelli occhi un supremo barlume di bontà
-conoscente.
-
-"Povero Sancio Panza!" mormorò alfine Natalia ritraendo il figliuolo che
-stava per bagnarsi di bava le dita. E, come il bimbo rincrespava le
-labbra per piangere, ella fece due o tre giri nella stanza, cullandolo e
-palleggiandolo; poi, fermatasi dinanzi all'automa, volse la chiave del
-meccanismo.
-
-Il macacco aprì la bocca, battè le palpebre, attorcigliò la coda, tutto
-animandosi internamente al suono della gavotta _Louis XIII_, di Victor
-Felix. Quel voluttuoso ondeggiamento di danza d'amore moveva l'aria e la
-testa di Natalia, per ritmo. La luce nella stanza era dolce; il profumo
-squisito dei pelargonii entrava dai vasi del balcone aperto.
-
-Sancio non udiva forse più. Al bruciore caustico del vescicante su la
-nuca, egli scoteva di tratto in tratto il dorso, e piegava la testa in
-basso, con un lamentio fievole. La lingua, ritirata fra i denti,
-violacea, quasi anzi nerastra, aveva già perduta ogni facoltà di moto.
-Li occhi, ora, coperti da una specie di membrana turchiniccia e
-umidiccia, non conservavano altra espressione di spasimo che quella
-dell'apparir rapido d'un lembo bianco alli angoli delle orbite. La bava
-si produceva più copiosa e più densa. L'asfissia pareva imminente.
-
-"Oh, Natalia, cessa! Ma non vedi che Sancio muore?" proruppe, con la
-voce piena d'acredine e di lagrime, Isabella.
-
-La gavotta non si poteva interrompere prima che la forza data dalla
-chiave alla macchina fosse esaurita. Le note continuavano, lente e
-molli, a spandersi sull'agonia del cane. Le ombre del crepuscolo,
-intanto, cominciavano a penetrare nell'interno e le tende sbattevano
-nella frescura.
-
-Allora, Donna Letizia, soffocata dai singhiozzi, non reggendo più allo
-strazio, uscì. Tutte le figlie la seguirono, a una a una, piangendo, con
-i teneri petti oppressi dal dolore. Soltanto Natalia per curiosità si
-fece da presso al moribondo.
-
-E, mentre la gavotta era su la ripresa, il buon Sancio spirò, _in
-musica_, come l'eroe di un melodramma italiano.
-
-
-
-
-
-
- IL COMMIATO.
-
-
-
-La visione del paesaggio nomentano gli si apriva dinanzi ora in una luce
-ideale, come uno di quei paesaggi sognati in cui le cose paiono essere
-visibili di lontano per un irradiamento che si prolunga dalle loro
-forme. La carrozza chiusa scorreva con un rumore eguale, al trotto: le
-muraglie delle antiche ville patrizie passavano dinanzi alli sportelli,
-biancastre, quasi oscillanti, con un movimento continuo e dolce. Di
-tratto in tratto si presentava un gran cancello di ferro, a traverso il
-quale si vedeva un viale fiancheggiato di alti bussi, un chiostro di
-verdura abitato da statue latine, o un lungo portico vegetale dove qua e
-là raggi di sole ridevano pallidamente.
-
-Elena taceva, avvolta nell'ampio mantello di lontra, con un velo su la
-faccia, con le mani chiuse nel camoscio. Egli aspirava con delizia il
-sottile odore di eliotropio esalante dalla pelliccia preziosa, mentre
-sentiva contro il suo braccio la forma del braccio di lei. Ambedue si
-credevano lontani dalli altri, soli; ma d'improvviso passava la carrozza
-nera di un prelato, o un buttero a cavallo una torma di chierici
-violacei, o una mandra di bestiame.
-
-A mezzo chilometro dal ponte ella disse:
-
-"Scendiamo."
-
-Nella campagna la luce fredda e chiara pareva un'acqua sorgiva; e, come
-li alberi al vento ondeggiavano, pareva per un'illusione visuale che
-l'ondeggiamento si comunicasse a tutte le cose.
-
-Ella disse, stringendosi a lui e vacillando su 'l terreno ineguale:
-
-"Io parto stasera. Questa è l'ultima volta...."
-
-Poi tacque; poi di nuovo parlò, a intervalli, su la necessità della
-partenza, su la necessità della rottura, con un accento pieno di
-tristezza. Il vento furioso le rapiva le parole di su le labbra. Ella
-seguitava. Egli interruppe, prendendole la mano e con le dita cercando
-tra i bottoni la carne del polso:
-
-"Non più! Non più!"
-
-Si avanzavano lottando contro le folate incalzanti. Ed egli, presso alla
-donna, in quella solitudine alta e grave, si sentì d'improvviso entrar
-nell'anima come l'orgoglio d'una vita più libera, una sovrabbondanza di
-forze.
-
-"Non partire! Non partire! Io ti voglio ancora...."
-
-Le nudò il polso e insinuò le dita nella manica tormentandole la pelle
-con un moto inquieto in cui era il desiderio di possessi maggiori.
-
-Ella gli volse uno di quelli sguardi che lo ubriacavano come calici di
-vino. Il ponte era da presso, rossastro, nell'illuminazione del sole. Il
-fiume pareva immobile e metallico in tutta la lunghezza della sua
-sinuosità. De' giunchi s'incurvavano su la riva, e le acque urtavano
-leggermente alcune pertiche infitte nella creta per reggere forse le
-lenze.
-
-Allora egli cominciò ad incitarla con i ricordi. Le parlava dei primi
-giorni, del ballo al palazzo Farnese, della caccia nella campagna del
-Divino Amore, delli incontri matutini nella piazza di Spagna lungo le
-vetrine delli orefici o per la via Sistina tranquilla e signorile,
-quando ella usciva dal palazzo Zuccheri seguita dalle ciociare che le
-offerivano nei canestri le rose.
-
-"Ti ricordi? Ti ricordi?..."
-
-"Sì."
-
-
-"E quella sera dei fiori, quando io venni con tanti fiori.... Tu eri
-sola, a canto alla finestra: leggevi. Ti ricordi?"
-
-"Sì, sì."
-
-"Io entrai. Tu ti volgesti a pena, tu mi accogliesti duramente. Che
-avevi? Io non so. Posai il mazzo sopra il tavolino e aspettai. Tu
-incominciasti a parlare di cose inutili, senza volontà e senza piacere.
-Ma il profumo era grande: tutta la stanza già n'era piena. Io ti veggo
-ancora, quando afferrasti con le due mani il mazzo e dentro ci
-affondasti tutta la faccia, aspirando. La faccia risollevata, pareva
-esangue, e li occhi parevano alterati come da una specie di ebrietà...."
-
-"Segui, segui!" disse Elena, con la voce fievole, china su 'l parapetto,
-incantata dal fáscino delle acque correnti.
-
-"Poi, su 'l divano: ti ricordi? Io ti ricoprivo il petto, le braccia, la
-faccia, con i fiori, opprimendoti. Tu risorgevi continuamente, porgendo
-la bocca, la gola, le palpebre socchiuse. Tra la tua pelle e le mie
-labbra sentivo le foglie fredde e molli. Se io ti baciavo il collo, tu
-rabbrividivi per tutto il corpo, e tendevi le mani per tenermi lontano.
-Oh, allora.... Avevi la testa affondata nel gran cuscino del mostro
-d'oro, il petto nascosto dalle rose, le braccia nude sino al gomito; e
-nulla era più amoroso e più dolce che il piccolo tremito delle tue mani
-pallide su le mie tempie.... Ti ricordi?"
-
-"Sì. Segui!"
-
-Egli seguiva, crescendo nella tenerezza. Inebriato delle sue parole,
-egli giungeva a credere ciò che diceva. Elena, con le spalle volte alla
-luce, andavasi chinando all'amante. Ambedue sentivano a traverso le
-vesti il contatto indeciso dei corpi. Sotto di loro, le acque del fiume
-passavano lente e fredde alla vista; i grandi giunchi sottili, come
-capigliature, vi s'incurvavano entro ad ogni soffio e fluttuavano
-largamente.
-
-Poi non parlarono più; ma guardandosi, sentivano nelli orecchi un remore
-continuo che si prolungava indefinitamente portando seco una parte
-dell'essere loro, come se qualche cosa di sonoro sfuggisse dall'intimo
-del loro cervello e si spandesse ad empire tutta la campagna
-circostante.
-
-Elena, sollevandosi, disse:
-
-"Andiamo. Ho sete. Dove si può chiedere acqua?"
-
-Si diressero allora verso l'osteria romanesca, passato il ponte. Alcuni
-carrettieri staccavano i giumenti, imprecando ad alta voce. Il chiarore
-dell'occaso feriva il gruppo umano ed equino, con viva forza.
-
-Come i due entrarono, nella gente dell'osteria non avvenne alcun moto di
-meraviglia. Tre o quattro uomini febbricitanti stavano in torno a un
-braciere quadrato, taciturni e giallastri. Un bovaro, di pelo rosso,
-sonnecchiava in un angolo, tenendo ancora fra i denti la pipa spenta.
-Due giovinastri, scarni e biechi, giocavano a carte, fissandosi nelli
-intervalli con uno sguardo pieno d'ardore bestiale. E l'ostessa, una
-femmina pingue, teneva fra le braccia un bambino, cullandolo
-pesantemente.
-
-Mentre Elena beveva l'acqua nel bicchiere di vetro, la femmina le
-mostrava il bambino, lamentandosi.
-
-"Guardate, signora mia! Guardate, signora mia!"
-
-Tutte le membra della povera creatura erano di una magrezza miserevole;
-le labbra violacee erano coperte di punti bianchicci; l'interno della
-bocca era coperto come di grumi lattosi. Pareva quasi che la vita fosse
-di già fuggita da quel piccolo corpo, lasciando una materia su cui ora
-le muffe vegetavano.
-
-"Sentite, signora mia, le mani come sono fredde. Non può più bere: non
-può più inghiottire; non può più dormire...."
-
-La femmina singhiozzava. Li uomini febbricitanti guardavano con occhi
-pieni di una immensa prostrazione. Ai singhiozzi i due giovinastri
-fecero un atto d'impazienza.
-
-"Venite, venite!" disse Andrea ad Elena, prendendole il braccio, dopo
-aver lasciato su 'l tavolo una moneta. E la trasse fuori.
-
-Insieme, tornarono verso il ponte. Il corso dell'Aniene ora andavasi
-accendendo ai fuochi dell'occaso. Una linea scintillante attraversava
-l'arco; e in lontananza le acque prendevano un color bruno ma pur
-lucido, come se sopra vi galleggiassero chiazze d'olio o di bitume. La
-campagna accidentata, simile ad una immensità di rovine, aveva una
-general tinta violetta. Verso l'Urbe il cielo cresceva in rossore.
-
-"Povera creatura!" mormorò Elena con suono profondo di misericordia,
-stringendosi al braccio d'Andrea.
-
-Il vento imperversava. Una torma di cornacchie passò nell'aria accesa,
-in alto, schiamazzando.
-
-Allora, d'improvviso, una specie di esaltazione sentimentale prese
-l'anima di quei due, in conspetto della solitudine. Pareva che qualche
-cosa di tragico e di eroico entrasse nella loro passione. I culmini del
-sentimento fiammeggiarono sotto l'influenza del tramonto tumultuoso.
-Elena si arrestò.
-
-"Non posso più," ella disse, ansando.
-
-La carrozza era ancora lontana, immobile, nel punto dove essi l'avevano
-lasciata.
-
-"Ancora un poco, Elena! Ancora un poco! Vuoi ch'io ti porti?"
-
-Andrea, preso da un impeto lirico infrenabile, si abbandonò alle parole.
-
--- Perchè ella voleva partire? Perchè ella voleva ora spezzare
-l'incanto? I loro _destini_ omai non erano legati per sempre? Egli aveva
-bisogno di lei per vivere, delli occhi, della voce, del pensiero di
-lei.... Egli era tutto penetrato da quell'amore; aveva tutto il sangue
-alterato come da un veleno, senza rimedio. Perchè ella voleva fuggire?
-Egli si sarebbe avviticchiato a lei, l'avrebbe prima soffocata sul suo
-petto. No, non poteva essere. Mai! Mai! --
-
-Elena ascoltava, a testa bassa, affaticata contro il vento, senza
-rispondere. Dopo un poco, ella sollevò il braccio per far cenno al
-cocchiere di avanzarsi. I cavalli scalpitarono.
-
-
-"Fermatevi a Porta Pia," gridò la signora, salendo nella carrozza
-insieme all'amante.
-
-E con un movimento subitaneo si offerse al desiderio di lui che le baciò
-la bocca, la fronte, i capelli, li occhi, la gola, avidamente,
-rapidamente, senza più respirare.
-
-"Elena! Elena!"
-
-Un vivo bagliore rossastro entrò nella carrozza, riflesso dalle case
-color di mattone. Si avvicinava nella strada il trotto sonante di molti
-cavalli.
-
-Elena, piegandosi sulla spalla dell'amante con una immensa dolcezza di
-sommessione, disse:
-
-"Addio, amore! Addio! Addio!"
-
-Come ella si risollevò, a destra e a sinistra passarono a gran trotto
-dieci o dodici cavalieri scarlatti tornanti dalla caccia della volpe. Il
-duca Grazioli, passando rasente, si curvò in arcione per guardare nello
-sportello.
-
-Andrea non parlò più. Egli sentiva ora tutto il suo essere mancare in un
-abbattimento infinito. La puerile debolezza della sua natura, sedata la
-prima sollevazione, gli dava ora un bisogno di lacrime. Egli avrebbe
-voluto piegarsi, umiliarsi, pregare, muovere la pietà della donna con le
-lacrime. Aveva la sensazione confusa e ottusa d'una vertigine; e un
-freddo sottile gli assaliva la nuca, gli penetrava la radice dei
-capelli.
-
-"Addio," ripetè Elena.
-
-Sotto l'arco di Porta Pia la carrozza si fermava, perchè il signore
-discendesse.
-
-
-
-
-
-
- LA CONTESSA D'AMALFI.
-
-
-
-
-
- I.
-
-
-
-Quando, verso le due del pomeriggio, Don Giovanni Ussorio stava per
-mettere il piede su la soglia della casa di Violetta Kutufà, Rosa Catana
-apparve in cima alle scale e disse a voce bassa, tenendo il capo chino:
-
-"Don Giovà, la signora è partita."
-
-Don Giovanni, alla novella improvvisa, rimase stupefatto; e stette un
-momento, con li occhi spalancati, con la bocca aperta, a guardare in su,
-quasi aspettando altre parole esplicative. Poichè Rosa taceva, in cima
-alle scale, torcendo fra le mani un lembo del grembiule e un poco
-dondolandosi, egli chiese:
-
-"Ma come? ma come?..."
-
-E salì alcuni gradini, ripetendo con una lieve balbuzie:
-
-"Ma come? ma come?"
-
-
-"Don Giovà, che v'ho da dire? È partita."
-
-"Ma come?"
-
-"Don Giova, io non saccio, mo."
-
-E Rosa fece qualche passo nel pianerottolo, verso l'uscio
-dell'appartamento vuoto. Ella era una femmina piuttosto magra, con i
-capelli rossastri, con la pelle del viso tutta sparsa di lentiggini. I
-suoi larghi occhi cinerognoli avevano però una vitalità singolare. La
-eccessiva distanza tra il naso e la bocca dava alla parte inferiore del
-viso un'apparenza scimmiesca.
-
-Don Giovanni spinse l'uscio socchiuso ed entrò nella prima stanza, poi
-entrò nella seconda, poi nella terza; fece il giro di tutto
-l'appartamento, a passi concitati; si fermò nella piccola camera del
-bagno. Il silenzio quasi lo sbigottì; un'angoscia enorme gli prese
-l'animo.
-
-"È vero! È vero!" balbettava, guardandosi a torno, smarrito.
-
-Nella camera i mobili erano al loro posto consueto. Mancavano però su 'l
-tavolo, a piè dello specchio rotondo, le fiale di cristallo, i pettini
-di tartaruga, le scatole, le spazzole, tutti quei minuti oggetti che
-servono alla cura della bellezza muliebre. Stava in un angolo una specie
-di gran bacino di zinco in forma di chitarra; e dentro il bacino l'acqua
-traluceva, tinta lievemente di roseo da una essenza. L'acqua esalava un
-profumo sottile che si mesceva nell'aria col profumo della cipria.
-L'esalazione aveva in sè qualche cosa di carnale.
-
-"Rosa! Rosa!" chiamò Don Giovanni, con la voce soffocata, sentendosi
-invadere da un rammarico immenso.
-
-La femmina comparve.
-
-"Racconta com'è stato! Per dove è partita? E quando è partita? E perchè?
-E perchè?" chiedeva Don Giovanni, facendo con la bocca una smorfia
-puerile e grottesca, come per rattenere il pianto per respingere il
-singhiozzo. Egli aveva presi ambedue i polsi di Rosa; e così la
-sollecitava a parlare, a rivelare.
-
-"Io non saccio, signore.... Stamattina ha messa la roba nelle valige; ha
-mandato a chiamare la carrozza di Leone; e se n'è andata senza dire
-niente. Che ci volete fare? Tornerà."
-
-"Torneràaa?" piagnucolò Don Giovanni, sollevando li occhi dove già le
-lacrime incominciavano a sgorgare. "Te l'ha detto? Parla!"
-
-E quest'ultimo verbo fu uno strillo quasi minaccioso e rabbioso.
-
-"Eh.... veramente.... a me m'ha detto: -- Addio, Rosa. Non ci vediamo
-più.... -- Ma.... in somma.... chi lo sa!... Tutto può essere."
-
-Don Giovanni si accasciò sopra una sedia, a queste parole; e si mise a
-singhiozzare con tanto impeto di dolore che la femmina ne fu quasi
-intenerita.
-
-"Don Giovà, mo che fate? Non ci stanno altre femmine a questo mondo? Don
-Giovà, mo vi pare?..."
-
-Don Giovanni non intendeva. Seguitava a singhiozzare come un bambino,
-nascondendo la faccia nel grembiule di Rosa Catana; e tutto il suo corpo
-era scosso dai sussulti del pianto.
-
-"No, no, no.... Voglio Violetta! Voglio Violetta!"
-
-A quello stupido pargoleggiare, Rosa non potè tenersi di sorridere. E si
-diede a lisciare il cranio calvo di Don Giovanni, mormorando parole di
-consolazione:
-
-"Ve la ritrovo io Violetta; ve la ritrovo io.... Zitto! Zitto! Non
-piangete più, Don Giovannino. La gente che passa può sentire. Mo vi
-pare, mo?"
-
-Don Giovanni a poco a poco, sotto la carezza amorevole, frenava le
-lacrime: si asciugava li occhi al grembiule.
-
-"Oh! Oh! che cosa!" esclamò, dopo essere stato un momento con lo sguardo
-fisso al bacino di zinco, dove l'acqua scintillava ora sotto un raggio.
-"Oh! Oh! che cosa! Oh!"
-
-E si prese la testa fra le mani, e due o tre volte oscillò come fanno
-talora li _chimpanzè_ prigionieri.
-
-"Via, Don Giovannino, via!" diceva Rosa Catana, prendendolo pianamente
-per un braccio e tirandolo.
-
-Nella piccola camera il profumo pareva crescere. Le mosche ronzavano
-innumerevoli in torno a una tazza dov'era un residuo di caffè. Il
-riflesso dell'acqua nella parete tremolava come una sottil rete di oro.
-
-"Lascia tutto così!" raccomandò Don Giovanni alla femmina, con una voce
-interrotta dai singulti mal repressi. E discese le scale, scotendo il
-capo su la sua sorte. Egli aveva li occhi gonfi e rossi, a fior di
-testa, simili a quelli di certi cani di razza impura. Il suo corpo
-rotondo, dal ventre prominente, gravava su due gambette un poco volte in
-dentro. In torno al suo cranio calvo girava una corona di lunghi capelli
-arricciati, che parevano non crescere dalla cotenna ma dalle spalle e
-salire verso la nuca e le tempie. Egli con le mani inanellate, di tanto
-in tanto, soleva accomodare qualche ciocca scomposta: li anelli preziosi
-e vistosi gli rilucevano perfino nel pollice, e un bottone di corniola
-grosso come una fragola gli fermava lo sparato della camicia a mezzo il
-petto.
-
-Come uscì alla luce viva della piazza, provò di nuovo uno smarrimento
-invincibile. Alcuni ciabattini attendevano all'opera loro, lì accanto,
-mangiando fichi. Un merlo in gabbia fischiava l'inno di Garibaldi,
-continuamente, ricominciando sempre da capo, con una persistenza
-accorante.
-
-"Servo suo. Don Giovanni!" disse Don Domenico Oliva passando e
-togliendosi il cappello con quella sua gloriosa cordialità napoletana.
-E, mosso a curiosità dall'aspetto sconvolto del signore, dopo poco
-ripassò e risalutò con maggior larghezza di gesto e di sorriso. Egli era
-un uomo che aveva il busto lunghissimo e le gambe corte e
-l'atteggiamento della bocca involontariamente irrisorio. I cittadini di
-Pescara lo chiamavano Culinterra.
-
-"Servo suo!"
-
-Don Giovanni, in cui un'ira velenosa cominciava a fermentare poichè le
-risa dei mangiatori di fichi e i sibili del merlo lo irritavano, al
-secondo saluto voltò dispettoso le spalle e si mosse, credendo quel
-saluto un'irrisione.
-
-
-Don Domenico, stupefatto, lo seguiva.
-
-"Ma.... Don Giovà!... sentite.... ma...."
-
-Don Giovanni non voleva ascoltare. Camminava innanzi, a passi lesti,
-verso la sua casa. Le fruttivendole e i maniscalchi lungo la via
-guardavano, senza capire, l'inseguimento di quei due uomini affannati e
-gocciolanti di sudore sotto il solleone.
-
-Giunto alla porta. Don Giovanni, che quasi stava per scoppiare, si voltò
-come un aspide, giallo e verde per la rabbia.
-
-"Don Domè, o Don Domè, io ti do in capo!"
-
-Ed entrò, dopo la minaccia; e chiuse la porta dietro di sè con violenza.
-
-Don Domenico, sbigottito, rimase senza parole in bocca. Poi rifece la
-via, pensando quale potesse essere la causa del fatto. Matteo Verdura,
-uno dei mangiatori di fichi, chiamò:
-
-"Venite! venite! Vi debbo dire 'na cosa grande."
-
-"Che cosa?" chiese l'uomo di schiena lunga, avvicinandosi.
-
-"Non sapete niente?"
-
-"Che?"
-
-"Ah! Ah! Non sapete niente ancora?"
-
-"Ma che?"
-
-Verdura si mise a ridere; e li altri ciabattini lo imitarono. Un momento
-tutti quelli uomini sussultarono d'uno stesso riso rauco e incomposto,
-in diverse attitudini.
-
-"Pagate tre soldi di fichi se ve lo dico?"
-
-Don Domenico, ch'era tirchio, esitò un poco. Ma la curiosità lo vinse.
-
-"Be', pago."
-
-Verdura chiamò una femmina e fece ammonticchiare sul suo desco le
-frutta. Poi disse:
-
-"Quella signora che stava là sopra, Donna Viuletta, sapete?... Quella
-del teatro, sapete?..."
-
-"Be'?"
-
-"Se n'è scappata stamattina. Tombola!"
-
-"Da vero?"
-
-"Da vero, Don Domè."
-
-"Ah, mo capisco!" esclamò Don Domenico, ch'era un uomo fino,
-sogghignando crudelissimamente.
-
-E, come voleva vendicarsi della contumelia di Don Giovanni e rifarsi dei
-tre soldi spesi per la notizia, andò subito verso il _casino_ per
-divulgare la cosa, per ingrandire la cosa.
-
-Il _casino_, una specie di bottega del caffè, stava immerso nell'ombra;
-e su dal tavolato sparso di acqua saliva un singolare odore di polvere e
-di muffii. Il dottore Panzoni russava abbandonato sopra una sedia con le
-braccia penzoloni. Il barone Cappa, un vecchio appassionato per i cani
-zoppi e per le fanciulle tenerelle, sonnecchiava discretamente su una
-gazzetta. Don Ferdinando Giordano moveva le bandierine su una carta
-rappresentante il teatro della guerra franco-prussiana. Don Settimio De
-Marinis discuteva di Pietro Metastasio col dottor Fiocca, non senza
-molti scoppi di voce e non senza una certa eloquenza fiorita di
-citazioni poetiche. Il notaro Gajulli, non sapendo con chi giocare,
-maneggiava le carte da giuoco solitariamente e le metteva in fila sul
-tavolino. Don Paolo Seccia girava in torno al quadrilatero del biliardo,
-con passi misurati per favorire la digestione.
-
-Don Domenico Oliva entrò con tale impeto che tutti si voltarono verso di
-lui, tranne il dottore Panzoni il quale rimase tra le braccia del sonno.
-
-"Sapete? sapete?"
-
-Don Domenico era così ansioso di dire la cosa e così affannato che da
-prima balbettava senza farsi intendere. Tutti quei galantuomini in torno
-a lui pendevano dalle sue labbra, presentivano con gioia un qualche
-strano avvenimento che alimentasse alfine le loro chiacchiere
-pomeridiane.
-
-Don Paolo Seccia, che era un poco sordo da un orecchio, disse
-impazientito:
-
-
-"Ma che v'hanno legata la lingua, Don Domè?"
-
-Don Domenico ricominciò da capo la narrazione, con più calma e più
-chiarezza. Disse tutto; ingrandì i furori di Don Giovanni Ussorio;
-aggiunse particolarità fantastiche; s'inebriò delle parole, "Capite?
-capite? E poi questo; e poi quest'altro...."
-
-Il dottore Panzoni al clamore aperse le palpebre, volgendo i grossi
-globi visivi ancora stupidi di sonno e russando ancora pe 'l naso tutto
-vegetante di nei mostruosi. Disse o russò, nasalmente:
-
-"Che c'è'? Che c'è'?"
-
-E con fatica puntellandosi al bastone, si levò piano piano e venne nel
-crocchio per udire.
-
-Il barone Cappa ora narrava, con alquanta saliva nella bocca, una
-storiella grassa a proposito di Violetta Kutufà. Nelle pupille delli
-ascoltatori intenti passava un luccicore, a tratti. Li occhiolini
-verdognoli di Don Paolo Seccia scintillavano come immersi in un umore.
-Alla fine, le risa sonarono.
-
-Ma il dottor Panzoni, così ritto, s'era riaddormentato; poichè a lui
-sempre il sonno, grave come un morbo, siedeva dentro le nari. E rimase a
-russare, solo nel mezzo, con il capo chino sul petto: mentre li altri si
-disperdevano per tutto il paese a divulgare la novella, di famiglia in
-famiglia.
-
-E la novella, divulgata, mise a remore Pescara. Verso sera, co 'l fresco
-della marina e con la luna crescente, tutti i cittadini uscirono per le
-vie e per le piazzette. Il chiaccherío fu infinito. Il nome di Violetta
-Kutufà correva su tutte le bocche. Don Giovanni Ussorio non fu veduto.
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-Violetta Kutufà era venuta a Pescara nel mese di gennaio, in tempo di
-carnevale, con una compagnia di cantatori. Ella diceva d'essere una
-greca dell'Arcipelago, di aver cantato in un teatro di Corfù al
-conspetto del re delli Elleni e di aver fatto impazzire d'amore un
-ammiraglio d'Inghilterra. Era una donna di forme opulente, di pelle
-bianchissima. Aveva due braccia straordinariamente carnose e piene di
-piccole fosse che apparivano rosee ad ogni moto; e le piccole fosse e le
-anella e tutte le altre grazie proprie di un corpo infantile rendevano
-singolarmente piacevole e fresca e quasi ridente la sua pinguedine. I
-lineamenti del volto erano un po' volgari: li occhi castanei, pieni di
-pigrizia; le labbra grandi, piatte e come schiacciate. Il naso non
-rivelava l'origine greca: era corto, un poco erto, con le narici larghe
-e respiranti. I capelli, neri, abbondavano su 'l capo. Ed ella parlava
-con un accento molle, esitando ad ogni parola, ridendo quasi sempre. La
-sua voce spesso diventava roca, d'improvviso.
-
-Quando la compagnia giunse, i Pescaresi smaniavano nell'aspettazione. I
-cantatori forestieri furono ammirati per le vie, nei loro gesti, nel
-loro incedere, nel loro vestire, e in ogni loro attitudine. Ma la
-persona su cui tutta l'attenzione converse fu Violetta Kutufà.
-
-Ella portava una specie di giacca scura orlata di pelliccia e chiusa da
-alamari d'oro; e su 'l capo una specie di tôcco tutto di pelliccia,
-chino un po' da una parte. Andava sola, camminando speditamente; entrava
-nelle botteghe, trattava con un certo disdegno i bottegai, si lagnava
-della mediocrità delle merci, usciva senza aver nulla comprato:
-cantarellava, con noncuranza.
-
-Per le vie, nelle piazzette, su tutti i muri, grandi scritture a mano
-annunziavano la rappresentazione della _Contessa d'Amalfi_. Il nome di
-Violetta Kutufà risplendeva in lettere vermiglie. Li animi dei Pescaresi
-si accendevano. La sera aspettata giunse.
-
-
-Il teatro era in una sala dell'antico ospedal militare, all'estremità
-del paese, verso la marina. La sala era bassa, stretta e lunga, come un
-corridoio: il palco scenico, tutto di legname e di carta dipinta,
-s'inalzava pochi palmi da terra; contro le pareti maggiori stavano le
-tribune, costruite d'assi e di tavole, ricoperte di bandiere tricolori,
-ornate di festoni. Il sipario, opera insigne di Cucuzzitto figlio di
-Cucuzzitto, raffigurava la Tragedia, la Commedia e la Musica allacciate
-come le tre Grazie e trasvolanti su 'l ponte a battelli sotto cui
-passava la Pescara turchina. Le sedie, tolte alle chiese, occupavano
-metà della platea. Le panche, tolte alle scuole, occupavano il resto.
-
-Verso le sette la banda comunale prese a sonare in piazza e sonando fece
-il giro del paese; e si fermò quindi al teatro. La marcia fragorosa
-sollevava li animi al passaggio. Le signore fremevano d'impazienza, nei
-loro belli abiti di seta. La sala rapidamente si empì.
-
-Su le tribune raggiava una corona di signore e di signorine
-gloriosissima. Teodolinda Pumèrici, la filodrammatica sentimentale e
-linfatica, sedeva a canto a Fermina Memma, la _mascula_. Le Fusilli,
-venute da Castellammare, grandi fanciulle dalli occhi nerissimi, vestite
-di una eguale stoffa rosea, tutte con i capelli stretti in treccia giù
-per la schiena, ridevano forte e gesticolavano. Emilia D'Annunzio
-volgeva a torno i belli occhi castanei con un'aria di tedio infinito.
-Mariannina Cortese faceva segni col ventaglio a Donna Rachele Profeta
-che stava di fronte. Donna Rachele Bucci con Donna Rachele Carabba
-ragionava di tavolini parlanti e di apparizioni. Le maestre Del Gado,
-vestite tutt'e due di seta cangiante, con mantellette di moda
-antichissima e con certe cuffie luccicanti di pagliuzze d'acciaio,
-tacevano, compunte, forse stordite dalla novità del caso, forse pentite
-d'esser venute a uno spettacolo profano. Costanza Lesbii tossiva
-continuamente, rabbrividendo sotto lo scialle rosso; bianca bianca,
-bionda bionda, sottile sottile.
-
-Nelle prime sedie della platea sedevano li ottimati. Don Giovanni
-Ussorio primeggiava, bene curato nella persona, con magnifici calzoni a
-quadri bianchi e neri, con soprabito di castoro lucido, con alle dita e
-alla camicia una gran quantità di oreficeria chietina. Don Antonio
-Brattella, membro dell'Areopago di Marsiglia, un uomo spirante la
-grandezza da tutti i pori e specialmente dal lobo auricolare sinistro
-ch'era grosso come un'albicocca acerba, raccontava a voce alta, il
-dramma lirico di Giovanni Peruzzini; e le parole, uscendo dalla sua
-bocca, acquistavano una rotondità ciceroniana. Li altri sulle sedie si
-agitavano con maggiore o minore importanza. Il dottore Panzoni lottava
-in vano contro le lusinghe del sonno e di tanto in tanto faceva un
-remore che si confondeva con il _la_ delli stromenti preludianti.
-
--- Pss! psss! pssss! --
-
-Nel teatro il silenzio divenne profondo. All'alzarsi della tela, la
-scena era vuota. Il suono d'un violoncello veniva di tra le quinte. Uscì
-Tilde, e cantò. Poi uscì Sertorio, e cantò. Poi entrò una torma di
-allievi e di amici, e intonò un coro. Poi Tilde si avvicinò pianamente
-alla finestra.
-
- Oh! come lente l'ore
- Sono al desio!...
-
-Nel pubblico incominciava la commozione, poichè doveva essere imminente
-un duetto di amore. Tilde, in verità, era un _primo soprano_ non molto
-giovine; portava un abito azzurro; aveva una capellatura biondastra che
-le ricopriva insufficientemente il cranio; e, con la faccia bianca di
-cipria, rassomigliava a una costoletta cruda e infarinata che fosse
-nascosta dentro una parrucca di canapa.
-
-
-Egidio venne. Egli era il tenore giovine. Come aveva il petto
-singolarmente incavato, le gambe un po' curve, rassomigliava un
-cucchiaio a doppio manico, su 'l quale fosse appiccicata una di quelle
-teste di vitello raschiate e pulite che si veggono talvolta nelle mostre
-dei beccai.
-
- Tilde! il tuo labbro è muto,
- Abbassi al suol gli sguardi.
- Un tuo gentil saluto,
- Dimmi, perchè mi tardi?
- È la tua man tremante....
- Fanciulla mia, perchè?
-
-E Tilde, con un impeto di sentimento:
-
- In sì solenne istante
- Tu lo domandi a me?
-
-Il duetto crebbe in tenerezza. Le melodie del cavaliere Petrella
-deliziavano le orecchie delli uditori. Tutte le signore stavano chinate
-su 'l parapetto delle tribune, immobili, attente; e i loro volti,
-battuti dal riflesso del verde delle bandiere, impallidivano.
-
- Un cangiar di paradiso
- Il morir ci sembrerà!
-
-Tilde uscì; ed entrò, cantando, il duca Carnioli ch'era un uomo
-corpulento e truculento e zazzeruto come ad un baritono si addice. Egli
-cantava fiorentinamente, aspirando i _c_ iniziali, anzi addirittura
-sopprimendoli talvolta.
-
- Non sai tu che piombo è a ippiede
- La atena oniugale?
-
-Ma quando nel suo canto nominò alfine _d'Amalfi la contessa_, corse nel
-pubblico un fremito. La contessa era desiderata, invocata.
-
-Chiese Don Giovanni Ussorio a Don Antonio Brattella:
-
-"Quando viene?"
-
-Rispose Don Antonio, lasciando cadere dall'alto la risposta:
-
-"Oh, mio Dio, Don Giovà! Non sapete? Nell'atto secondo! Nell'atto
-secondo!"
-
-Il sermone di Sertorio fu ascoltato con una certa impazienza. Il sipario
-calò fra applausi deboli. Il trionfo di Violetta Kutufà così
-incominciava. Un mormorio correva per la platea, per le tribune,
-crescendo, mentre si udivano dietro il sipario i colpi di martello dei
-macchinisti. Quel lavorio invisibile aumentava l'aspettazione.
-
-Quando il sipario si alzò, una specie di stupore invase li animi.
-L'apparato scenico parve meraviglioso. Tre arcate si prolungavano in
-prospettiva, illuminate; e quella di mezzo terminava in un giardino
-fantastico. Alcuni paggi stavano sparsi qua e là, e s'inchinavano. La
-contessa d'Amalfi, tutta vestita di velluto rosso, con uno strascico
-regale, con le braccia e le spalle nude, rosea nella faccia, entrò a
-passi concitati.
-
- Fu una sera d'ebrezza, e l'alma mia
- N'è piena ancor....
-
-La sua voce era disuguale, talvolta stridula, ma spesso poderosa,
-acutissima. Produsse nel pubblico un effetto singolare, dopo il miagolio
-tenero di Tilde. Subitamente il pubblico si divise in due fazioni: le
-donne stavano per Tilde; li uomini, per Leonora.
-
- A' vezzi miei resistere
- Non è si facil giuoco....
-
-Leonora aveva nelle attitudini, nei gesti, nei passi, una procacità che
-inebriava ed accendeva i celibi avvezzi alle flosce Veneri del vico di
-Sant'Agostino e i mariti stanchi delle scipitezze coniugali. Tutti
-guardavano, ad ogni volgersi della cantatrice, le spalle grasse e
-bianche, dove al gioco delle braccia rotonde due fossette parevano
-ridere.
-
-Alla fine dell'_a solo_ li applausi scoppiarono con un fragore immenso.
-Poi lo svenimento della contessa, le simulazioni dinanzi al duca
-Carnioli, il principio del duetto, tutte le scene suscitarono applausi.
-Nella sala s'era addensato il calore; per le tribune i ventagli
-s'agitavano confusamente, e nello sventolio le facce femminili
-apparivano e sparivano. Quando la contessa si appoggiò a una colonna, in
-un'attitudine d'amorosa contemplazione, e fu rischiarata dalla luce
-lunare d'un _bengala_, mentre Egidio cantava la romanza soave, Don
-Antonio Brattella disse forte:
-
-"È grande!"
-
-Don Giovanni Ussorio, con un impeto subitaneo; si mise a battere le
-mani, solo. Li altri imposero silenzio, poichè volevano ascoltare. Don
-Giovanni rimase confuso.
-
- Tutto d'amore, tutto ha favella:
- La luna, il zeffiro, le stelle, il mar....
-
-Le teste delli uditori, al ritmo della melodia petrelliana,
-ondeggiavano, se bene la voce di Egidio era ingrata; e li occhi si
-deliziavano, se bene la luce della luna era fumosa e un po' giallognola.
-Ma quando, dopo un contrasto di passione e di seduzione, la contessa
-d'Amalfi incamminandosi verso il giardino riprese la romanza, la romanza
-che ancora vibrava nelle anime, il diletto delli uditori fu tanto che
-molti sollevavano il capo e l'abbandonavano un poco in dietro quasi per
-gorgheggiare insieme con la sirena perdentesi tra i fiori.
-
- La barca è presta..... deh vieni, o bella!
- Amor c'invita.... vivere è amar.
-
-In quel punto Violetta Kutufà conquistò intero Don Giovanni Ussorio che,
-fuori di sè, preso da una specie di furore musicale ed erotico,
-acclamava senza fine:
-
-"Brava! Brava! Brava!"
-
-Disse Don Paolo Seccia, forte:
-
-"'O vi', 'o vi', s'è 'mpazzito Ussorio!"
-
-Tutte le signore guardavano Ussorio, stordite, smarrite. Le maestre Del
-Gado scorrevano il rosario, sotto le mantelline. Teodolinda Pumèrici
-rimaneva estatica. Soltanto le Fusilli conservavano la loro vivacità e
-cinguettavano, tutte rosee, facendo guizzare nei movimenti le trecce
-serpentine.
-
-Nel terzo atto, non i morenti sospiri di Tilde che le donne
-proteggevano, non le rampogne di Sertorio a Carnioli, non le canzonette
-dei popolani, non il monologo del malinconico Egidio, non le allegrezze
-delle dame e dei cavalieri ebbero virtù di distrarre il pubblico dalla
-voluttà antecedente. -- Leonora! Leonora! --
-
-E Leonora ricomparve a braccio del conte di Lara, scendendo da un
-padiglione. E toccò il culmine del trionfo.
-
-Ella aveva ora un abito violetto, ornato di galloni d'argento e di
-fermagli enormi. Si volse verso la platea, dando un piccolo colpo di
-piede allo strascico e scoprendo nell'atto la caviglia. Poi,
-inframezzando le parole di mille vezzi e di mille lezi, cantò fra
-giocosa e beffarda:
-
- Io son la farfalla che scherza tra i fiori....
-
-Quasi un delirio prese il pubblico, a quell'aria già nota. La contessa
-d'Amalfi, sentendo salire fino a sè l'ammirazione ardente delli uomini e
-la cupidigia, s'inebriò; moltiplicò le seduzioni del gesto e del passo;
-salì con la voce a supreme altitudini. La sua gola carnosa, segnata
-dalla collana di Venere, palpitava ai gorgheggi, scoperta.
-
- Son l'ape che solo di mèle si pasce;
- M'inebrio all'azzurro d'un limpido ciel....
-
-Don Giovanni Ussorio, rapito, guardava con tale intensità che li occhi
-parevano volergli uscir fuori delle orbite. Il barone Cappa faceva un
-po' di bava, incantato. Don Antonio Brattella, membro dell'Areopago di
-Marsiglia, gonfiò, gonfiò, fin che disse, in ultimo:
-
-"Colossale!"
-
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-E Violetta Kutufà così conquistò Pescara.
-
-Per oltre un mese le rappresentazioni dell'opera del cavaliere Petrella
-si seguirono con favore crescente. Il teatro era sempre pieno, gremito.
-Le acclamazioni a Leonora scoppiavano furiose ad ogni fine di romanza.
-Un singolar fenomeno avveniva: tutta la popolazione di Pescara pareva
-presa da una specie di manía musicale; tutta la vita pescarese pareva
-chiusa nel circolo magico di una melodia unica, di quella ov'è la
-farfalla che scherza tra i fiori. Da per tutto, in tutte le ore, in
-tutti i modi, in tutte le possibili variazioni, in tutti li stromenti,
-con una persistenza stupefacente, quella melodia si ripeteva; e
-l'imagine di Violetta Kutufà collegavasi alle note cantanti, come, Dio
-mi perdoni, alli accordi dell'organo l'imagine del Paradiso. Le facoltà
-musiche e liriche, le quali nel popolo aternino sono nativamente
-vivissime, ebbero allora una espansione senza limiti. I monelli
-fischiavano per le vie; tutti i dilettanti sonatori provavano. Donna
-Lisetta Memma sonava l'aria su 'l gravicembalo, dall'alba al tramonto;
-Don Antonio Brattella la sonava su 'l flauto; Don Domenico Quaquino su
-'l clarinetto; Don Giacomo Palusci, il prete, su una sua vecchia
-spinetta rococò; Don Vincenzo Rapagnetta su 'l violoncello; Don Vincenzo
-Ranieri su la tromba; Don Nicola D'Annunzio su 'l violino. Dai bastioni
-di Sant'Agostino all'Arsenale e dalla Pescheria alla Dogana, i vari
-suoni si mescolavano e contrastavano e discordavano. Nelle prime ore del
-pomeriggio il paese pareva un qualche grande ospizio di pazzi
-incurabili. Perfino li arrotini, affilando i coltelli alla ruota,
-cercavano di seguire con lo stridore del ferro e della cote il ritmo.
-
-Com'era tempo di carnevale, nella sala del teatro fu dato un festino
-pubblico.
-
-Il giovedì grasso, alle dieci di sera, la sala fiammeggiava di candele
-steariche, odorava di mortelle, risplendeva di specchi. Le maschere
-entravano a stuoli. I pulcinella predominavano. Sopra un palco, fasciato
-di veli verdi e constellato di stelle di carta d'argento, l'orchestra
-incominciò a sonare. Don Giovanni Ussorio entrò.
-
-Egli era vestito da gentiluomo spagnuolo, e pareva un conte di Lara più
-grasso. Un berretto azzurro con una lunga piuma bianca gli copriva la
-calvizie; un piccolo mantello di velluto rosso gli ondeggiava su le
-spalle, gallonato d'oro. L'abito metteva più in vista la prominenza del
-ventre e la picciolezza delle gambe. I capelli, lucidi di olii
-cosmetici, parevano una frangia artificiale attaccata intorno al
-berretto ed erano più neri del consueto.
-
-Un pulcinella impertinente, passando, strillò con la voce falsa:
-
-"Mamma mia!"
-
-E fece un gesto di orrore così grottesco, dinanzi al travestimento di
-Don Giovanni, che in torno molte risa scampanellarono. La Ciccarina,
-tutta rosea dentro il cappuccio nero della bautta, simile a un bel fiore
-di carne, rideva d'un riso luminosissimo, dondolandosi fra due
-arlecchini cenciosi.
-
-Don Giovanni si perse tra la folla, con dispetto. Egli cercava Violetta
-Kutufà; voleva prendersi Violetta Kutufà. I sarcasmi delle altre
-maschere lo inseguivano e lo ferivano. D'un tratto egli s'incontrò in un
-secondo gentiluomo di Spagna, in un secondo conte di Lara. Riconobbe Don
-Antonio Brattella, ed ebbe una fitta al cuore. Già tra quei due uomini
-la rivalità era scoppiata.
-
-"Quanto 'sta nespola?" squittì Don Donato Brandimarte, velenosamente,
-alludendo all'escrescenza carnosa che il membro dell'Areopago di
-Marsiglia aveva nell'orecchio sinistro.
-
-
-Don Giovanni esultò di una gioia feroce. I due rivali si guardarono e si
-osservarono dal capo alle piante; e si mantennero sempre l'uno poco
-discosto dall'altro, pur girando tra la folla.
-
-Alle undici, nella folla corse una specie di agitazione. Violetta Kutufà
-entrava.
-
-Ella era vestita diabolicamente, con un dominò nero a lungo cappuccio
-scarlatto e con una mascherina scarlatta su la faccia. Il mento rotondo
-e niveo, la bocca grossa e rossa si vedevano a traverso un sottil velo.
-Li occhi allungati e resi un po' obliqui dalla maschera, parevano
-ridere.
-
-Tutti la riconobbero, subito; e tutti quasi fecero ala al passaggio di
-lei. Don Antonio Brattella si avanzò, leziosamente, da una parte.
-Dall'altra si avanzò Don Giovanni. Violetta Kutufà ebbe un rapido
-sguardo per li anelli che brillavano alle dita di quest'ultimo. Indi
-prese il braccio dell'Areopagita. Ella rideva, e camminava con un certo
-vivace ondeggiare de' lombi. L'Areopagita, parlandole e dicendole le sue
-solite gonfie stupidezze, la chiamava contessa, e intercalava nel
-discorso i versi lirici di Giovanni Peruzzini. Ella rideva e si piegava
-verso di lui e premeva il braccio di lui, ad arte, perchè li ardori e li
-sdilinquimenti di quel brutto e vano signore la dilettavano. A un certo
-punto, l'Areopagita, ripetendo le parole del conte di Lara nel
-melodramma petrelliano, disse, anzi sommessamente cantò:
-
-"Poss'io dunque sperarrrr?"
-
-Violetta Kutufà rispose, come Leonora:
-
-"Chi ve lo vieta?... Addio."
-
-E, vedendo Don Giovanni poco discosto, si staccò dal cavaliere
-affascinato e si attaccò all'altro che già da qualche tempo seguiva con
-occhi pieni d'invidia e di dispetto li avvolgimenti della coppia tra la
-folla danzante.
-
-Don Giovanni tremò, come un giovincello al primo sguardo della fanciulla
-adorata. Poi, preso da un impeto glorioso, trasse la cantatrice nella
-danza. Egli girava affannosamente, con il naso su 'l seno della donna; e
-il mantello gli svolazzava dietro, la piuma gli si piegava, rivi di
-sudore misti ad olii cosmetici gli colavano giù per le tempie. Non
-potendo più, si fermò. Traballava per la vertigine. Due mani lo
-sorressero; e una voce beffarda gli disse nell'orecchio:
-
-"Don Giovà, riprendete fiato!"
-
-Era la voce dell'Areopagita. Il quale a sua volta trasse la bella nella
-danza.
-
-Egli ballava tenendo il braccio sinistro arcuato su 'l fianco, battendo
-il piede ad ogni cadenza, cercando parer leggero e molle come una piuma,
-con atti di grazia così goffi e con smorfie così scimmiescamente mobili
-che in torno a lui le risa e i motti dei pulcinella cominciarono a
-grandinare.
-
-"Un soldo si paga, signori!"
-
-"Ecco l'orso della Polonia, che balla come un cristiano! Mirate,
-signori!"
-
-"Chi vuol nespoleeee? Chi vuol nespoleeee?"
-
-"'O vi'! 'O vi'! L'urangutango!"
-
-Don Antonio fremeva, dignitosamente, pur seguitando a ballare.
-
-In torno a lui altre coppie giravano. La sala si era empita di gente
-variissima; e nel gran calore le candele ardevano con una fiamma
-rossiccia, tra i festoni di mortella. Tutta quell'agitazione multicolore
-si rifletteva nelli specchi. La Ciccarina, la figlia di Montagna, la
-figlia di Suriano, le sorelle Montanaro apparivano e sparivano, mettendo
-nella folla l'irraggiamento della loro fresca bellezza plebea. Donna
-Teodolinda Pumèrici, alta e sottile, vestita di raso azzurro, come una
-madonna, si lasciava portare trasognata; e i capelli sciolti in anella
-le fluttuavano su li omeri. Costanzella Caffè, la più agile e la più
-infaticabile fra le danzatrici e la più bionda, volava da un'estremità
-all'altra in un baleno. Amalia Solofra, la rossa dai capelli quasi
-fiammeggianti, vestita da forosetta, con audacia senza pari, aveva il
-busto di seta sostenuto da un solo nastro che contornava l'appiccatura
-del braccio; e, nella danza, a tratti le si vedeva una macchia scura
-sotto le ascelle. Amalia Gagliano, la bella dalli occhi cisposi, vestita
-da maga, pareva una cassa funeraria che camminasse verticalmente. Una
-specie di ebrietà teneva tutte quelle fanciulle. Esse erano alterate
-dall'aria calda e densa, come da un falso vino. Il lauro e la mortella
-formavano un odore singolare, quasi ecclesiastico.
-
-La musica cessò. Ora tutti salivano i gradini conducenti alla sala dei
-rinfreschi.
-
-Don Giovanni Ussorio venne ad invitare Violetta a cena. L'Areopagita,
-per mostrare d'essere in grande intimità con la cantatrice, si chinava
-verso di lei e le susurrava qualche cosa all'orecchio e poi si metteva a
-ridere. Don Giovanni non si curò del rivale.
-
-"Venite, contessa?" disse, tutto cerimonioso, porgendo il braccio.
-
-Violetta accettò. Ambedue salirono i gradini, lentamente, con Don
-Antonio dietro.
-
-"Io vi amo!" avventurò Don Giovanni, tentando di dare alla sua voce un
-accento di passione appreso dal _primo amoroso giovine_ d'una compagnia
-drammatica di Chieti.
-
-Violetta Kutufà non rispose. Ella si divertiva a guardare il concorso
-della gente verso il banco di Andreuccio che distribuiva rinfreschi
-gridando il prezzo ad alta voce, come in una fiera campestre. Andreuccio
-aveva una testa enorme, il cranio polito, un naso che si curvava su la
-sporgenza del labbro inferiore poderosamente; e somigliava una di quelle
-grandi lanterne di carta, che hanno la forma d'una testa umana. I
-mascherati mangiavano e bevevano con una cupidigia bestiale, spargendosi
-su li abiti le briciole delle paste dolci e le gocce dei liquori.
-
-Vedendo Don Giovanni, Andreuccio gridò:
-
-"Signò, comandate?"
-
-Don Giovanni aveva molte ricchezze, era vedovo, senza parenti prossimi;
-cosicchè tutti si mostravano servizievoli per lui e lo adulavano.
-
-"'Na cenetta," rispose. "Ma!..."
-
-E fece un segno espressivo per indicare che la cosa doveva essere
-eccellente e rara.
-
-Violetta Kutufà sedette e con un gesto pigro si tolse la mascherina dal
-volto ed aprì un poco su 'l seno il dominò. Dentro il cappuccio
-scarlatto la sua faccia, animata dal calore, pareva più procace. Per
-l'apertura del dominò si vedeva una specie di maglia rosea che dava
-l'illusione della carne viva.
-
-"Salute!" esclamò Don Pompeo Nervi fermandosi dinanzi alla tavola
-imbandita e sedendosi, attirato da un piatto di aragoste succulente.
-
-E allora sopraggiunse Don Tito De Sieri e prese posto, senza
-complimenti; sopraggiunse Don Giustino Franco insieme con Don Pasquale
-Virgilio e con Don Federico Sicoli. La tavola s'ingrandì. Dopo molto
-rigirare tortuoso, venne anche Don Antonio Brattella. Tutti costoro
-erano per lo più i convitati ordinari di Don Giovanni; gli formavano in
-torno una specie di corte adulatoria; gli davano il voto nelle elezioni
-del Comune; ridevano ad ogni sua facezia; lo chiamavano, per
-antonomasia, _il principale_.
-
-Don Giovanni disse i nomi di tutti a Violetta Kutufà. I parassiti si
-misero a mangiare, chinando sui piatti le bocche voraci. Ogni parola,
-ogni frase di Don Antonio Brattella veniva accolta con un silenzio
-ostile. Ogni parola, ogni frase di Don Giovanni veniva applaudita con
-sorrisi di compiacenza, con accenni del capo. Don Giovanni, tra la sua
-corte, trionfava. Violetta Kutufà gli era benigna, poichè sentiva l'oro;
-e, ormai liberata dal cappuccio, con i capelli un po' in ribellione per
-la fronte e per la nuca, si abbandonava alla sua naturale giocondità un
-po' clamorosa e puerile.
-
-D'in torno, la gente movevasi variamente. In mezzo alla folla tre o
-quattro arlecchini camminavano su 'l pavimento, con le mani e con i
-piedi; e si rotolavano, simili a grandi scarabei. Amalia Solofra, ritta
-sopra una sedia, con alte le braccia ignude, rosse ai gomiti, agitava un
-tamburello. Sotto di lei una coppia saltava alla maniera rustica,
-gittando brevi gridi; e un gruppo di giovini stava a guardare con li
-occhi levati, un poco ebri di desio. Di tanto in tanto dalla sala
-inferiore giungeva la voce di Don Ferdinando Giordano che comandava le
-quadriglie con gran bravura:
-
-"_Balancez! Tour de mains! Rond à gauche!_"
-
-A poco a poco la tavola di Violetta Kutufà diveniva amplissima. Don
-Nereo Pica, Don Sebastiano Pica, Don Grisostomo Troilo, altri della
-corte ussoriana, sopraggiunsero; poi anche Don Cirillo D'Amelio, Don
-Camillo D'Angelo, Don Rocco Mattace. Molti estranei d'in torno stavano a
-guardar mangiare, con volti stupidi. Le donne invidiavano. Di tanto in
-tanto, dalla tavola si levava uno scoppio di risa rauche; e, di tanto in
-tanto, saltava un turacciolo e le spume del vino si riversavano.
-
-Don Giovanni amava spruzzare i convitati, specialmente i calvi, per far
-ridere Violetta. I parassiti levavano le facce arrossite; e sorridevano,
-ancora masticando, al _principale_, sotto la pioggia nivea. Ma Don
-Antonio Brattella s'impermalì e fece per andarsene. Tutti li altri,
-contro di lui, misero un clamore basso che pareva un abbaiamento.
-
-Violetta disse:
-
-"Restate."
-
-Don Antonio restò. Poi fece un brindisi poetico in quinari.
-
-Don Federico Sicoli, mezzo ebro, fece anche un brindisi a gloria di
-Violetta e di Don Giovanni, in cui si parlava persino di _sacre tede_ e
-di _felice imene_. Egli declamò a voce alta. Era un uomo lungo e smilzo
-e verdognolo come un cero. Viveva componendo epitalami e strofette per
-li onomastici e laudazioni per le festività ecclesiastiche. Ora,
-nell'ebrietà, le rime gli uscivano dalla bocca senza ordine, vecchie
-rime e nuove. A un certo punto egli, non reggendosi su le gambe, si
-piegò come un cero ammollito dal calore; e tacque.
-
-Violetta Kutufà si diffondeva in risa. La gente accalcavasi in torno
-alla tavola, come ad uno spettacolo.
-
-"Andiamo," disse Violetta, a un certo punto, rimettendosi la maschera e
-il cappuccio.
-
-Don Giovanni, al culmine dell'entusiasmo amoroso, tutto invermigliato e
-sudante, porse il braccio. I parassiti bevvero l'ultimo bicchiere e si
-levarono confusamente, dietro la coppia.
-
-
-
-
- IV.
-
-
-
-Pochi giorni dopo, Violetta Kutufà abitava un appartamento in una casa
-di Don Giovanni, su la piazza comunale; e una gran diceria correva
-Pescara. La compagnia dei cantori partì, senza la contessa d'Amalfi, per
-Brindisi. Nella grave quiete quaresimale, i Pescaresi si dilettarono
-della mormorazione e della calunnia, modestamente. Ogni giorno una
-novella nuova faceva il giro della città, e ogni giorno dalla fantasia
-popolare sorgeva una favola.
-
-La casa di Violetta Kutufà stava proprio dalla parte di Sant'Agostino,
-in contro al palazzo di Brina, accosto al palazzo di Memma. Tutte le
-sere le finestre erano illuminate. I curiosi, sotto, si assembravano.
-
-
-Violetta riceveva i visitatori in una stanza tappezzata di carta
-francese su cui erano francescamente rappresentati taluni fatti
-mitologici. Due canterali panciuti del secolo XVIII occupavano i due
-lati del caminetto. Un canapè di damasco di lana oscuro stendevasi lungo
-la parete opposta, tra due portiere di stoffa simile. Su 'l caminetto
-s'alzava una Venere di gesso, una piccola Venere de' Medici, tra due
-candelabri dorati. Su i canterali posavano vari vasi di porcellana, un
-gruppo di fiori artificiali sotto una campana di cristallo, un canestro
-di frutta di cera, una casetta svizzera di legno, un blocco d'allume,
-alcune conchiglie, una noce di cocco.
-
-Da prima i signori avevano esitato, per una specie di pudicizia, a
-salire le scale della cantatrice. Poi, a poco a poco, avevano vinta ogni
-esitazione. Anche li uomini più gravi facevano di tanto in tanto la loro
-comparsa nel salotto di Violetta Kutufà, anche li uomini di famiglia; e
-ci andavano quasi trepidando, con un piacere furtivo, come se andassero
-a commettere una piccola infedeltà alle mogli loro, come se andassero in
-un luogo di dolce perdizione e di peccato. Si univano in due, in tre;
-formavano leghe, per maggior sicurezza e per giustificarsi; ridevano tra
-loro e si spingevano i gomiti l'un l'altro, per incoraggiamento. Poi la
-luce delle finestre e i suoni del pianoforte e il canto della contessa
-d'Amalfi e le voci e li applausi delli altri visitatori li inebriavano.
-Essi erano presi da un entusiasmo improvviso; ergevano il busto e la
-testa, con un moto giovanile; salivano risolutamente, pensavano che
-infine bisognava godersi la vita e cogliere le occasioni del piacere.
-
-Ma i ricevimenti di Violetta avevano un'aria di grande convenienza,
-erano quasi cerimoniosi. Violetta accoglieva con gentilezza i nuovi
-venuti ed offriva loro sciroppi nell'acqua e rosolii. I nuovi venuti
-rimanevano un po' attoniti, non sapevano come muoversi, dove sedere, che
-dire. La conversazione si versava su 'l tempo, su le notizie politiche,
-su la materia delle prediche quaresimali, su altri argomenti volgari e
-tediosi. Don Giuseppe Postiglione parlava della candidatura del principe
-prussiano di Hohenzollern al trono di Spagna; Don Antonio Brattella
-amava talvolta discutere dell'immortalità dell'anima e d'altre cose
-edificanti. La dottrina dell'Areopagita era grandissima. Egli parlava
-lento e rotondo, di tanto in tanto pronunziando rapidamente una parola
-difficile e mangiandosi qualche sillaba. Egli fu che una sera, prendendo
-una bacchetta e piegandola, disse: "Com'è _flebile!_" per dire
-flessibile; un'altra sera, indicando il palato e scusandosi di non poter
-sonare il flauto, disse: "Mi s'è infiammata tutta la _platea!_" e
-un'altra sera, indicando l'orificio di un vaso, disse che, perchè i
-fanciulli prendessero la medicina, bisognava spargere di qualche materia
-dolce tutta l'_oreficeria_.
-
-Di tratto in tratto, Don Paolo Seccia, spirito incredulo, udendo
-raccontare fatti troppo singolari, saltava su:
-
-"Ma, Don Antò, voi che dite?"
-
-Don Antonio assicurava, con una mano su 'l cuore:
-
-"Testimone _oculista!_ Testimone _oculista!_"
-
-Una sera egli venne, camminando a fatica; e piano piano si mise a
-sedere: aveva un reuma _lungo il reno_. Un'altra sera venne, con la
-guancia destra un po' illividita: era caduto _di soppiatto_, cioè aveva
-sdrucciolato battendo la guancia su 'l terreno.
-
-"Come mai, Don Antò?" chiese qualcuno.
-
-"Eh guardate! Ho perfino un _impegno_ rotto," egli rispose, indicando il
-tomaio che nel dialetto nativo si chiama _'mbígna_, come nel proverbio
-_Senza 'mbígna nen ze mandé la scarpe_.
-
-Questi erano i belli ragionari di quella gente. Don Giovanni Ussorio,
-presente sempre, aveva delle arie padronali; ogni tanto si avvicinava a
-Violetta e le mormorava qualche cosa nell'orecchio, con familiarità, per
-ostentazione. Avvenivano lunghi intervalli di silenzio, in cui Don
-Grisostomo Troilo si soffiava il naso e Don Federico Sicoli tossiva come
-un macacco tisico portando ambo le mani alla bocca ed agitandole.
-
-La cantatrice ravvivava la conversazione narrando i suoi trionfi di
-Corfù, di Ancona, di Bari. Ella a poco a poco si eccitava, si
-abbandonava tutta alla fantasia; con reticenze discrete, parlava di
-amori principeschi, di favori regali, di avventure romantiche; evocava
-tutti i suoi tumultuari ricordi di letture fatte in altro tempo:
-confidava largamente nella credulità delli ascoltatori. Don Giovanni in
-quei momenti le teneva addosso li occhi pieni d'inquietudine, quasi
-smarrito, pur provando un orgasmo singolare che aveva una vaga e confusa
-apparenza di gelosia.
-
-Violetta finalmente s'interrompeva, sorridendo d'un sorriso fatuo.
-
-Di nuovo, la conversazione languiva.
-
-Allora Violetta si metteva al pianoforte e cantava. Tutti ascoltavano,
-con attenzione profonda. Alla fine, applaudivano.
-
-
-Poi sorgeva l'Areopagita, col flauto. Una malinconia immensa prendeva li
-uditori, a quel suono, uno sfinimento dell'anima e del corpo. Tutti
-stavano col capo basso, quasi chino su 'l petto, in attitudini di
-sofferenza.
-
-In ultimo, uscivano in fila, l'uno dietro l'altro. Come avevano presa la
-mano di Violetta, un po' di profumo, d'un forte profumo muschiato,
-restava loro nelle dita; e n'erano turbati alquanto. Allora, nella via
-si riunivano in crocchio, tenevano discorsi libertini, si rinfocolavano,
-cercavano d'immaginare le occulte forme della cantatrice; abbassavano la
-voce o tacevano, se qualcuno s'appressava. Pianamente se ne andavano
-sotto il palazzo di Brina, dall'altra parte della piazza. E si mettevano
-a spiare le finestre di Violetta ancora illuminate. Su i vetri passavano
-delle ombre indistinte. A un certo punto, il lume spariva, attraversava
-due tre stanze; e si fermava nell'ultima, illuminando l'ultima finestra.
-Dopo poco, una figura veniva innanzi a chiudere le imposte. E i
-riguardanti credevano riconoscere la figura di Don Giovanni. Seguitavano
-ancora a discorrere, sotto le stelle; e di tanto in tanto ridevano,
-dandosi delle piccole spinte a vicenda, gesticolando. Don Antonio
-Brattella, forse per effetto della luce d'un lampione comunale, pareva
-di color verde. I parassiti, a poco a poco, nel discorso, cacciavan
-fuori una certa animosità contro la cantatrice che spiumava con tanto
-garbo il loro anfitrione. Essi temevano che i larghi pasti corressero
-pericolo. Già Don Giovanni era più parco d'inviti. "Bisognava aprire li
-occhi a quel poveretto. Un'avventuriera!... Puah! Ella sarebbe stata
-capace di farsi sposare. Come no? E poi lo scandalo...."
-
-Don Pompeo Nervi, scotendo la grossa testa vitulina, assentiva:
-
-"È vero! È vero! Bisogna pensarci."
-
-Don Nereo Pica, la faina, proponeva qualche mezzo, escogitava
-stratagemmi, egli uomo pio, abituato alle secrete e laboriose guerre
-della sacrestia, scaltro nel seminar le discordie.
-
-Così quei mormoratori s'intrattenevano a lungo; e i discorsi grassi
-ritornavano nelle loro bocche amare. Come era la primavera, li alberi
-del giardino pubblico odoravano e ondeggiavano bianchi di fioriture,
-dinanzi a loro; e pei vicoli vicini si vedevano sparire figure di donne.
-
-
-
-
- V.
-
-
-
-Quando dunque Don Giovanni Ussorio, dopo aver saputa da Rosa Catana la
-partenza di Violetta Kutufà, rientrò nella casa vedovile e sentì il suo
-pappagallo modulare l'aria della farfalla e dell'ape, fu preso da un
-nuovo più profondo sgomento.
-
-Nell'andito, tutto candido, entrava una zona di sole. A traverso il
-cancello di ferro si vedeva il giardino tranquillo, pieno di eliotropi.
-Un servo dormiva sopra una stuoia, co 'l cappello di paglia su la
-faccia.
-
-Don Giovanni non risvegliò il servo. Salì con fatica le scale, tenendo
-li occhi fissi ai gradini, soffermandosi, mormorando:
-
-"Oh, che cosa! Oh, oh, che cosa!"
-
-Giunto alla sua stanza, si gettò su 'l letto, con la bocca contro i
-guanciali; e ricominciò a singhiozzare. Poi si sollevò. Il silenzio era
-grande. Li alberi del giardino, alti sino alla finestra, ondeggiavano a
-pena, nella quiete dell'ora. Nulla di straordinario avevano le cose in
-torno. Egli quasi n'ebbe meraviglia.
-
-Si mise a pensare. Stette lungo tempo a rammentarsi le attitudini, i
-gesti, le parole, i minimi cenni della fuggitiva. La forma di lei gli
-appariva chiara, come se fosse presente. Ad ogni ricordo, il dolore
-cresceva; fino a che una specie di ebetudine gli occupò il cervello.
-
-
-Egli rimase a sedere su 'l letto, quasi immobile, con li occhi rossi,
-con le tempie tutte annerite dalla tintura dei capelli mista al sudore,
-con la faccia solcata da rughe diventate più profonde all'improvviso,
-invecchiato di dieci anni in un'ora; grottesco e miserevole.
-
-Venne Don Grisostomo Troilo, che aveva saputa la novella; ed entrò. Era
-un uomo d'età, di piccola statura, con una faccia rotonda e gonfia,
-d'onde uscivan fuori due baffi acuti e sottili, bene incerati, simili a
-due aculei. Disse:
-
-"Be', Giovà, che è questo?"
-
-Don Giovanni non rispose; ma scosse le spalle come per rifiutare ogni
-conforto. Don Grisostomo allora si mise a riprenderlo amorevolmente, con
-unzione, senza parlare di Violetta Kutufà.
-
-Sopraggiunse Don Cirillo D'Amelio con Don Nereo Pica. Tutt'e due,
-entrando, avevano quasi un'aria trionfante.
-
-"Hai visto? Hai visto, Giovà? Noi lo dicevaaamo! Noi lo dicevaaamo!"
-
-Essi avevano ambedue una voce nasale e una cadenza acquistata dalla
-consuetudine del cantare su l'organo, poichè appartenevano alla
-Congregazione del Santissimo Sacramento. Cominciarono a imperversare
-contro Violetta, senza misericordia. "Ella faceva questo, questo e
-quest'altro."
-
-Don Giovanni, straziato, tentava di tanto in tanto un gesto per
-interrompere, per non udire quelle vergogne. Ma i due seguitavano.
-Sopraggiunsero anche Don Pasquale Virgilio, Don Pompeo Nervi, Don
-Federico Sicoli, Don Tito De Sieri, quasi tutti i parassiti, insieme.
-Essi, così collegati, diventavano feroci. "Violetta Kutufà s'era data a
-Tizio, a Caio, a Sempronio.... Sicuro! Sicuro!" Esponevano particolarità
-precise, luoghi precisi.
-
-Ora Don Giovanni ascoltava, con li occhi accesi, avido di sapere, invaso
-da una curiosità terribile. Quelle rivelazioni, in vece di disgustarlo,
-alimentavano in lui la brama. Violetta gli parve più desiderabile ancora
-e più bella; ed egli si sentì mordere dentro da una gelosia furiosa che
-si confondeva col dolore. Subitamente, la donna gli apparve nel ricordo
-atteggiata ad una posa molle. Egli non la vide più che così.
-Quell'imagine permanente gli dava le vertigini. "Oh Dio! Oh Dio! Oh!
-Oh!" Egli ricominciò a singhiozzare. I presenti si guardarono in volto e
-contennero il sorriso. In verità, il dolore di quell'uomo pingue, calvo
-e deforme aveva un'espressione così ridicola che non pareva reale.
-
-
-"Andatevene ora! Andatevene!" balbettò tra le lacrime Don Giovanni.
-
-Don Grisostomo Troilo diede l'esempio. Li altri seguirono. E per le
-scale cicalavano.
-
-Come venne la sera, l'abbandonato si sollevò, a poco a poco. Una voce
-femminile chiese, all'uscio:
-
-"È permesso, Don Giovanni?"
-
-Egli riconobbe Rosa Catana e provò d'un tratto una gioia istintiva.
-Corse ad aprire. Rosa Catana apparve, nella penombra della stanza.
-
-Egli disse:
-
-"Vieni! Vieni!"
-
-La fece sedere a canto a sè, la fece parlare, l'interrogò in mille modi.
-Gli pareva di soffrir meno, ascoltando quella voce familiare in cui egli
-per illusione trovava qualche cosa della voce di Violetta. Le prese le
-mani.
-
-"Tu la pettinavi; è vero?"
-
-Le accarezzò le mani ruvide, chiudendo li occhi, co 'l cervello un po'
-svanito, pensando all'abbondante capellatura disciolta che quelle mani
-avevano tante volte toccata. Rosa, da prima, non comprendeva; credeva a
-qualche subitaneo desiderio di Don Giovanni, e ritirava le mani
-mollemente, dicendo delle parole ambigue, ridendo. Ma Don Giovanni
-mormorò:
-
-
-"No, no!.... Zitta! Tu la pettinavi; è vero? Tu la mettevi nel bagno; è
-vero?"
-
-Egli si mise a baciare le mani di Rosa, quelle mani che pettinavano, che
-lavavano, che vestivano Violetta. Tartagliava, baciandole; faceva versi
-così strani che Rosa a fatica poteva ritenere le risa. Ma ella
-finalmente comprese; e da femmina accorta, sforzandosi di rimanere in
-serietà, calcolò tutti i vantaggi ch'ella avrebbe potuto trarre dalla
-melensa commedia di Don Giovanni. E fu docile; si lasciò accarezzare; si
-lasciò chiamare Violetta; si servì di tutta l'esperienza acquistata
-guardando pel buco della chiave ed origliando tante volte all'uscio
-della padrona; cercò anche di rendere la voce più dolce.
-
-Nella stanza ci si vedeva appena. Dalla finestra aperta entrava un
-chiarore roseo; e li alberi del giardino, quasi neri, stormivano. Dai
-pantani dell'Arsenale giungeva il gracidare lungo delle rane. Il romorío
-delle strade cittadine era indistinto.
-
-Don Giovanni attirò la donna su le sue ginocchia; e, tutto smarrito,
-come se avesse bevuto qualche liquore troppo ardente, balbettava mille
-leziosaggini puerili, pargoleggiava, senza fine, accostando la sua
-faccia a quella di lei.
-
-
-"Violettuccia bella! Cocò mio! Non te ne vai, Cocò!.... Se te ne vai,
-Ninì tuo muore. Povero Nini!... Baubaubaubauuu!"
-
-E seguitava ancora, stupidamente, come faceva prima con la cantatrice. E
-Rosa Catana, paziente, gli rendeva le piccole carezze, come a un bambino
-malaticcio e viziato; gli prendeva la testa e se la teneva contro la
-spalla; gli baciava li occhi gonfi e lacrimanti; gli palpava il cranio
-calvo; gli ravviava i capelli untuosi.
-
-Così Rosa Catana a poco a poco guadagnò l'eredità di Don Giovanni
-Ussorio, che nel marzo del 1871 moriva di paralisía.
-
-
-
-
-
-
- TURLENDANA RITORNA.
-
-
-
-La compagnia camminava lungo il mare.
-
-Già pei chiari poggi litorali ricominciava la primavera; l'umile catena
-era verde, e il verde di varie verdure distinto; e ciascuna cima aveva
-una corona d'alberi fioriti. Allo spirar del maestro quelli alberi si
-movevano; e nel moto forse si spogliavano di molti fiori, poichè alla
-breve distanza le alture parevano coprirsi d'un colore tra il roseo e il
-violaceo, e tutta la veduta un istante pareva tremare e impallidire come
-un'imagine a traverso il vel dell'acqua o come una pittura che lavata si
-stinge.
-
-Il mare si distendeva in una serenità quasi verginale, lungo la costa
-lievemente lunata verso austro, avendo nello splendore la vivezza d'una
-turchese della Persia. Qua e là, segnando il passaggio delle correnti,
-alcune zone di più cupa tinta serpeggiavano.
-
-
-Turlendana, in cui la conoscenza dei luoghi per i molti anni d'assenza
-era quasi intieramente smarrita e in cui per le lunghe peregrinazioni il
-sentimento della patria era quasi estinto, andava innanzi senza volgersi
-a riguardare, con quel suo passo affaticato e claudicante.
-
-Come il camello indugiava ad ogni cespo d'erbe selvatiche, egli gittava
-un breve grido rauco d'incitamento. E il gran quadrupede rossastro
-risollevava il collo lentamente, triturando fra le mandibole laboriose
-il cibo.
-
--- Hu, Barbarà! --
-
-L'asina, la piccola e nivea Susanna, di tratto in tratto, sotto li
-assidui tormenti del macacco si metteva a ragliare in suono lamentevole,
-chiedendo d'esser liberata del cavaliere. Ma Zavalì, instancabile, senza
-tregua, con una specie di frenesía di mobilità, con gesti rapidi e corti
-ora di collera e ora di gioco, percorreva tutta la schiena dell'animale,
-saltava su la testa afferrandosi alle grandi orecchie, prendeva fra le
-due mani la coda sollevandola e scotendone il ciuffo dei crini, cercava
-tra il pelo grattando con l'unghie vivamente e recandosi quindi l'unghie
-alla bocca e masticando con mille vari moti di tutti i muscoli della
-faccia. Poi, d'improvviso, si raccoglieva su 'l sedere, tenendosi in una
-delle mani il piede ritorto simile a una radice d'arbusto, immobile,
-grave, fissando verso le acque i tondi occhi color d'arancio che gli si
-empivano di meraviglia, mentre la fronte gli si corrugava e le orecchie
-fini e rosee gli tremavano quasi per inquietudine. Poi, d'improvviso,
-con un gesto di malizia ricominciava la giostra.
-
--- Hu, Barbarà! --
-
-Il camello udiva; e si rimetteva in cammino.
-
-Quando la compagnia giunse al bosco dei salci, presso la foce della
-Pescara, su la riva sinistra (già si scorgevano i galli sopra le antenne
-delle paranze ancorate allo scalo della Bandiera), Turlendana si arrestò
-poichè voleva dissetarsi al fiume.
-
-Il patrio fiume recava l'onda perenne della sua pace al mare. Le rive,
-coperte di piante fluviatili, tacevano e si riposavano, come affaticate
-dalla recente opera della fecondazione. Il silenzio era profondo su
-tutte le cose. Li estuarii risplendevano al sole tranquilli, come spere,
-chiusi in una cornice di cristalli salini. Secondo le vicende del vento,
-i salci verdeggiavano o biancheggiavano.
-
-"La Pescara!" disse Turlendana soffermandosi, con un accento di
-curiosità e di riconoscimento istintivo. E stette a riguardare.
-
-
-Poi discese al margine, dove la ghiaia era polita; e si mise in
-ginocchio per attingere l'acqua con il concavo delle palme. Il camello
-curvò il collo, e bevve a sorsi lenti e regolari. L'asina anche bevve. E
-la scimmia imitò l'attitudine dell'uomo, facendo conca con le esili mani
-ch'erano violette come i fichi d'India acerbi.
-
--- Hu, Barbarà! --
-
-Il camello udì e cessò di bere. Dalle labbra molli gli gocciolava
-l'acqua abbondantemente su le callosità del petto, e gli si vedevano le
-gencive pallidicce e i grossi denti giallognoli.
-
-Per il sentiero, segnato nel bosco dalla gente di mare, la compagnia
-riprese il viaggio. Cadeva il sole, quando giunse all'Arsenale di
-Rampigna.
-
-A un marinaio, che camminava lungo il parapetto di mattone, Turlendana
-domandò:
-
-"Quella è Pescara?"
-
-Il marinaio, stupefatto alla vista delle bestie, rispose:
-
-"È quella."
-
-E tralasciò la sua faccenda per seguire il forestiero.
-
-Altri marinai si unirono al primo. In breve una torma di curiosi si
-raccolse dietro Turlendana che andava innanzi tranquillamente, non
-curandosi dei diversi comenti popolari. Al ponto delle barche il camello
-si rifiutò di passare.
-
--- Hu, Barbarà! Hu, hu! --
-
-Turlendana prese ad incitarlo con le voci, pazientemente, scotendo la
-corda della cavezza con cui ora egli lo conduceva. Ma l'animale ostinato
-si coricò a terra e posò la testa nella polvere, come per rimanere ivi
-lungo tempo.
-
-I plebei d'in torno, riavutisi dalla prima stupefazione, schiamazzavano
-gridando in coro:
-
-"Barbarà! Barbarà!"
-
-E, come avevano dimestichezza con le scimmie perchè talvolta i marinai
-dalle lunghe navigazioni le riportavano in patria insieme ai pappagalli
-e ai cacatua, provocavano Zavalì in mille modi e gli porgevano certe
-grosse mandorle verdi che il macacco apriva per mangiarne il seme fresco
-e dolce golosamente.
-
-Dopo molta persistenza di urti e di urli, alla fine Turlendana riuscì a
-vincere la tenacità del camello. E quella mostruosa architettura d'ossa
-e di pelle si risollevò barcollante, in mezzo alla folla che incalzava.
-
-Da tutte le parti i soldati e i cittadini accorrevano allo spettacolo,
-sopra il ponte delle barche. Dietro il Gran Sasso il sole cadendo
-irradiava per tutto il cielo primaverile una viva luce rosea; e, come
-dalle campagne umide e dalle acque del fiume e del mare e dalli stagni
-durante il giorno erano sorti molti vapori, le case e le vele e le
-antenne e le piante e tutte le cose apparivano rosee; e le forme,
-acquistando una specie di trasparenza, perdevano la certezza dei
-contorni e quasi fluttuavano sommerse in quella luce.
-
-Il ponte, sotto il peso, scricchiolava su le barche incatramate, simile
-ad una vastissima zattera galleggiante. La popolazione tumultuava
-giocondamente. Per la ressa, Turlendana con le sue bestie rimase fermo a
-mezzo il ponte. E il camello, enorme, sovrastante a tutte le teste,
-respirava contro il vento, movendo tardo il collo simile a un qualche
-favoloso serpente coperto di peli.
-
-Poichè già nella curiosità delli accorsi s'era sparso il nome
-dell'animale, tutti, per un nativo amore delli schiamazzi e per una
-concorde letizia che sorgeva a quella dolcezza del tramonto e della
-stagione, tutti gridavano:
-
-"Barbarà! Barbarà!"
-
-Al clamore plaudente, Turlendana, che stava stretto contro il petto del
-camello, si sentiva invadere da un compiacimento quasi paterno.
-
-Ma l'asina d'un tratto prese a ragliare con sì alte ed ingrate
-variazioni di voci e con tanta sospirevole passione che un'ilarità
-unanime corse il popolo. E le schiette risa plebee si propagavano da un
-capo all'altro del ponte, come uno scroscio di scaturigine cadente giù
-pe' i sassi d'una china.
-
-Allora Turlendana ricominciò a muoversi attraverso la folla, non
-conosciuto da alcuno.
-
-Quando fu su la porta della città, dove le femmine vendevano la pesca
-recente dentro ampi canestri di giunco, Binchi-Banche, l'omiciattolo dal
-viso giallognolo e rugoso come un limone senza succo, gli si fece
-innanzi, e, secondo soleva con tutti i forestieri che capitavano nel
-paese, gli offerse i suoi servigi per l'alloggiamento.
-
-Prima chiese, accennando a Barbarà:
-
-"È feroce?"
-
-Turlendana rispose che no, sorridendo.
-
-"Be'!" riprese Binchi-Banche, rassicurato, "ci sta la casa di Rosa
-Schiavona."
-
-Ambedue volsero per la Pescería e quindi per Sant'Agostino, seguiti dal
-popolo. Alle finestre e ai balconi le donne e i fanciulli si
-affacciavano guardando con stupore il passaggio del camello e ammiravano
-le minute grazie dell'asinetta bianca e ridevano ai lezi di Zavalì.
-
-A un punto Barbarà, vedendo pendere da una loggia bassa un'erba mezzo
-secca, tese il collo e sporse le labbra per giungerla, e la strappò. Un
-grido di terrore ruppe dalle donne che stavano su la loggia chine; e il
-grido si propagò nelle logge prossime. La gente della via rideva forte,
-gridando come in carnovale dietro le maschere:
-
-"Viva! Viva!"
-
-Tutti erano inebriati dalla novità dello spettacolo e dall'aria della
-primavera.
-
-Dinanzi alla casa di Rosa Schiavona, in vicinanza di Portasale,
-Binchi-Banche accennò di sostare.
-
-"È qua," disse.
-
-La casa, molto umile, a un solo ordine di finestre, aveva le mura
-inferiori tutte segnate d'iscrizioni e di figurazioni oscene. Una fila
-di pipistrelli crocifissi ornava l'architrave; e una lanterna coperta di
-carta rossa pendeva sotto la finestra media.
-
-Ivi alloggiava ogni sorta di gente avveniticcia e girovaga; dormivano
-mescolati i carrettieri di Letto Manoppello grandi e panciuti, i zingari
-di Sulmona, mercanti di giumenti e restauratori di caldaie, i fusari di
-Bucchianico, le femmine di Città Sant'Angelo venute a far pubblica
-professione d'impudicizia tra i soldati, li zampognari di Atina, i
-montagnuoli domatori d'orsi, i cerretani, i falsi mendicanti, i ladri,
-le fattucchiere.
-
-Gran mezzano della marmaglia era Binchi-Banche. Giustissima
-proteggitrice, Rosa Schiavona.
-
-Come udì i romori, la femmina venne su 'l limitare. Ella pareva in
-verità un essere generato da un uomo nano e da una scrofa.
-
-Chiese, da prima, con un'aria di diffidenza:
-
-"Che c'è'?"
-
-"C'è qua 'stu cristiano che vuo' alloggio co' le bestie, Donna Rosa."
-
-"Quante bestie?"
-
-"Tre, vedete, Donna Rosa: 'na scimmia, 'n'asina e 'nu camelo."
-
-Il popolo non badava al dialogo. Alcuni incitavano Zavalì. Altri
-palpavano le gambe di Barbarà, osservando su le ginocchia e su 'l petto
-i duri dischi callosi. Due guardie del sale, che avevano viaggiato sino
-ai porti dell'Asia Minore, dicevano ad alta voce le varie virtù dei
-camelli e narravano confusamente d'averne visti taluni fare un passo di
-danza portando il lungo collo carico di musici e di femmine seminude.
-
-Li ascoltatori, avidi di udire cose meravigliose, pregavano:
-
-"Dite! dite!"
-
-
-Tutti stavano a torno, in silenzio, con li occhi un po' dilatati,
-bramando quel diletto.
-
-Allora una delle guardie, un uomo vecchio che aveva le palpebre
-arrovesciate dai venti del mare, cominciò a favoleggiare dei paesi
-asiatici. E a poco a poco le parole sue stesse lo trascinavano e lo
-inebriavano.
-
-Una specie di mollezza esotica pareva spargersi nel tramonto. Sorgevano,
-nella fantasia popolare, le rive favoleggiate e luminavano. A traverso
-l'arco della Porta, già occupato dall'ombra, si vedevano le tanecche
-coperte di sale ondeggiar su 'l fiume; e, come il minerale assorbiva
-tutta la luce del crepuscolo, le tanecche sembravano materiate di
-cristalli preziosi. Nel cielo un po' verde saliva il primo quarto della
-luna.
-
-"Dite! dite!" ancora chiedevano i più giovini.
-
-Turlendana intanto aveva ricoverate le bestie e le aveva provviste di
-cibo; e quindi era uscito in compagnia di Binchi-Banche, mentre la gente
-rimaneva accolta innanzi all'uscio della stalla, dove la testa del
-camello appariva e spariva dietro le alte grate di corda.
-
-Per la via, Turlendana domandò:
-
-"Ci stanno cantine?".
-
-
-Binchi-Banche rispose:
-
-"Sì, segnore; ci stanno."
-
-Poi, sollevando le grosse mani nerastre e prendendosi co 'l pollice e
-l'indice della destra successivamente la punta d'ogni dito della
-sinistra, enumerava:
-
-"La caudina di Speranza, la caudina di Buono, la caudina di Assaù, la
-candina di Matteo Puriello, la candina della cecata di Turlendana...."
-
-"Ah," fece tranquillamente l'uomo.
-
-Binchi-Banche sollevò i suoi acuti occhiolini verdognoli.
-
-"Ci sei stato 'n'altra volta a qua, segnore?"
-
-E, non aspettando la risposta, con la nativa loquacità della gente
-pescarese, seguitava:
-
-"La candina della cecata è grande e ci si vende lu meglio vino. La
-cecata è la femmina delli quattro mariti...."
-
-Si mise a ridere, con un riso che gl'increspava tutta la faccia
-gialliccia come il centopelle d'un ruminante.
-
-"Lu primo marito fu Turlendana, ch'era marinaro e andava su li
-bastimenti del re di Napoli, all'Indie basse e alla Francia e alla
-Spagna e infino all'America. Quello si perse in mare, e chi sa a dove,
-con tutto il legno; e non s'è trovato più. So' trent'anni. Teneva la
-forza di Sansone: tirava l'áncore co' un dito.... Povero giovane! Eh,
-chi va pe' mare quella fine fa."
-
-Turlendana ascoltava, tranquillamente.
-
-"Lu secondo marito, doppo cinqu'anni di vedovanza, fu 'n'ortonese, lu
-figlio di Ferrante, 'n'anima dannata, che s'er'unito co' li
-contrabbandieri, a tempo che Napolione stava contro l'Inglesi. Facevano
-contrabbando, da Francavilla infino a Silvi e a Montesilvano, di
-zucchero e di cafè, co' li legni inglesi. C'era, vicino a Silvi, 'na
-torre delli Saracini, sotto il bosco, da dove si facevano li segnali.
-Come passava la pattuglia, plon plon, plon plon, noi 'scivamo
-dall'alberi...." Ora il parlatore accendevasi al ricordo; ed obliandosi
-descriveva con prolissità di parole tutta l'operazion clandestina, ed
-aiutava di gesti e di interiezioni vive il racconto. La sua piccola
-persona coriacea si raccorciava e si distendeva nell'atto. "In fine, il
-figlio di Ferrante era morto d'una schioppettata nelle reni, per mano
-de' soldati di Gioachino Murat, di notte, su la costiera.
-
-"Lu terzo marito fu Titino Passacantando che morì nel letto suo, di male
-cattivo. Lu quarto vive. Ed è Verdura, bonomo, che no' mestura li vini.
-Sentarai, segnore."
-
-
-Quando giunsero alla cantina lodata, si separarono.
-
-"F'lice sera, segnore!"
-
-"F'lice sera."
-
-Turlendana entrò, tranquillamente, fra la curiosità dei bevitori che
-sedevano a certe lunghe tavole in giro.
-
-Avendo chiesto da mangiare, egli fu da Verdura invitato a salire in una
-stanza superiore ove i deschi erano già pronti per le cene.
-
-Nessun cliente ancora stava nella stanza. Turlendana sedette e
-incominciò a mangiare a grandi bocconi, con la testa su 'l piatto, senza
-intervalli, come un uomo famelico. Egli era quasi intieramente calvo:
-una profonda cicatrice rossiccia gli solcava per lungo la fronte e gli
-scendeva fino a mezzo la guancia; la barba folta e grigia gli saliva
-fino ai pomelli emergenti; la pelle, bruna, secca, piena di asperità,
-corrosa dalle intemperie, riarsa dal sole, incavata dalle sofferenze,
-pareva non conservare più alcuna vivezza umana; li occhi e tutti i
-lineamenti erano, da tempo, come pietrificati nell'impassibilità.
-
-Verdura, curioso, sedette di contro; e stette a riguardare il
-forestiero. Egli era piuttosto pingue, con la faccia d'un color roseo
-sottilissimamente venato di vermiglio come la milza dei buoi.
-
-Alla fine, domandò:
-
-"Da che paese venite?"
-
-Turlendana, senza levar la faccia, rispose semplicemente:
-
-"Vengo di lontano."
-
-"E dove andate?" ridomandò Verdura.
-
-"Sto qua."
-
-Verdura, stupefatto, tacque. Turlendana levava ai pesci la testa e la
-coda; e li mangiava così a uno a uno, triturando le lische. Ad ogni due
-o tre pesci, beveva un sorso di vino.
-
-"Qua ci conoscete qualcuno?" riprese Verdura, bramoso di sapere.
-
-"Forse," rispose l'altro semplicemente.
-
-Sconfitto dalla brevità dell'interlocutore, il vinattiere una seconda
-volta ammutolì. Udivasi la masticazione lenta ed elaborata di Turlendana
-tra l'inferior clamore dei bevitori.
-
-Dopo un poco, Verdura riaprì la bocca.
-
-"Il camello in che siti nasce? Quelle, due gobbe sono naturali? Una
-bestia così grande e forte come può essere mai addomesticata?"
-
-Turlendana lasciava parlare, senza rimuoversi.
-
-"Il vostro nome, signor forestiere?"
-
-
-L'interrogato sollevò il capo dal piatto; e rispose, semplicemente:
-
-"Io mi chiamo Turlendana."
-
-"Che?"
-
-"Turlendana."
-
-"Ah!"
-
-La stupefazione dell'oste non ebbe più limiti. E insieme una specie di
-vago sbigottimento cominciava a ondeggiare in fondo all'animo di lui.
-
-"Turlendana!... Di qua?"
-
-"Di qua."
-
-Verdura dilatò i grossi occhi azzurri in faccia all'uomo.
-
-"Dunque non siete morto?"
-
-"Non sono morto."
-
-"Dunque voi siete il marito di Rosalba Catena?"
-
-"Sono il marito di Rosalba Catena."
-
-"E ora?" esclamò Verdura, con un gesto di perplessità. "Siamo due."
-
-"Siamo due."
-
-Un istante rimasero in silenzio. Turlendana masticava l'ultima crosta
-d'un pane, tranquillamente; e si udiva nel silenzio lo scricchiolio
-leggero. Per una naturale benigna incuranza dell'animo e per una fatuità
-gloriosa, Verdura non era compreso d'altro che della singolarità
-dell'avvenimento. Un improvviso impeto d'allegrezza lo prese, salendo
-spontaneo dai precordi.
-
-"Andiamo da Rosalba! andiamo! andiamo! andiamo!"
-
-Egli traeva il reduce per un braccio, a traverso il fondaco dei
-bevitori, agitandosi, gridando:
-
-"Ecc'a qua Turlendana, Turlendana marinaro, lu marito de mógliema,
-Turlendana che s'era: morto! Ecc'a qua Turlendana! Ecc'a qua
-Turlendana!"
-
-
-
-
-
-
- LA FINE DI CANDIA.
-
-
-
-
-
- I.
-
-
-
-Donna Cristina Lamonica, tre giorni dopo il convito pasquale che in casa
-Lamonica soleva essere grande per tradizione e magnifico e frequente di
-convitati, numerava la biancheria e l'argenteria delle mense e con
-perfetto ordine riponeva ogni cosa nei canterani e nei forzieri pe' i
-conviti futuri.
-
-Erano presenti, per solito, alla bisogna, e porgevano aiuto, la
-cameriera Maria Bisaccia e la lavandaia Candida Marcanda detta
-popolarmente Candia. Le vaste canestre ricolme di tele fini giacevano in
-fila su 'l pavimento. I vasellami di argento e li altri strumenti da
-tavola rilucevano sopra una spasa; ed erano massicci, lavorati un po'
-rudemente da argentari rustici, di forme quasi liturgiche, come sono
-tutti i vasellami che si trasmettono di generazione in generazione nelle
-ricche famiglie provinciali. Una fresca fragranza di bucato spandevasi
-nella stanza.
-
-Candia prendeva dalle canestre i mantili, le tovaglie, le salviette;
-faceva esaminare alla signora la tela intatta; e porgeva via via ciascun
-capo a Maria che riempiva i tiratoi, mentre la signora spargeva nelli
-interstizi un aroma e segnava nel libro la cifra. Candia era una femmina
-alta, ossuta, segaligna, di cinquant'anni; aveva la schiena un po'
-curvata dall'attitudine abituale del suo mestiere, le braccia molto
-lunghe, una testa d'uccello rapace sopra un collo di testuggine. Maria
-Bisaccia era un'ortonese, un po' pingue, di carnagione lattea, d'occhi
-chiarissimi; aveva la parlatura molle, e i gesti lenti e delicati come
-colei ch'era usa esercitar le mani quasi sempre tra la pasta dolce, tra
-li sciroppi, tra le conserve e tra le confetture. Donna Cristina, anche
-nativa di Ortona, educata nel monastero benedettino, era piccola di
-statura, con il busto un po' abbandonato su 'l davanti; aveva i capelli
-tendenti al rosso, la faccia sparsa di lentiggini, il naso lungo e
-grosso, i denti cattivi, li occhi bellissimi e pudichi, somigliando un
-cherico vestito d'abiti muliebri.
-
-
-Le tre donne attendevano all'opera con molta cura; e spendevano così
-gran parte del pomeriggio.
-
-Ora, una volta, come Candia usciva con le canestre vuote, Donna Cristina
-numerando le posate trovò che mancava un cucchiaio.
-
-"Maria! Maria!" ella gridò, con una specie di spavento. "Conta! Manca
-_'na cucchiara_.... Conta tu!"
-
-"Ma come? Non può essere, signó," rispose Maria. "Mo' vediamo."
-
-E si mise a riscontrare le posate, dicendo il numero ad alta voce. Donna
-Cristina guardava, scotendo il capo. L'argentò tintinniva chiaramente.
-
-"È vero!" esclamò alla fine Maria, con un atto di disperazione. "E mo'
-che facciamo?"
-
-Ella era sicura da ogni sospetto. Aveva dato prove di fedeltà e di
-onestà per quindici anni, in quella famiglia. Era venuta da Ortona
-insieme con Donna Cristina, all'epoca delle nozze, quasi facendo parte
-dell'appannaggio matrimoniale; ed oramai nella casa aveva acquistata una
-certa autorità, sotto la protezione della signora. Ella era piena di
-superstizioni religiose, devota al suo santo e al suo campanile,
-astutissima. Con la signora aveva stretta una specie di alleanza ostile
-contro tutte le cose di Pescara, e specialmente contro il santo dei
-Pescaresi. Ad ogni occasione nominava il paese natale, le bellezze e le
-ricchezze del paese natale, li splendori della sua basilica, i tesori di
-San Tommaso, la magnificenza delle cerimonie ecclesiastiche, in
-confronto alle miserie di San Cetteo che possedeva un solo piccolo
-braccio d'argento.
-
-Donna Cristina disse:
-
-"Guarda bene di là."
-
-Maria uscì dalla stanza per andare a cercare. Rovistò tutti li angoli
-della cucina e della loggia, inutilmente. Tornò con le mani vuote.
-
-"Non c'è! Non c'è!"
-
-Allora ambedue si misero a pensare, a far delle congetture, a
-investigare nella loro memoria. Uscirono su la loggia che dava nel
-cortile, su la loggia del lavatoio, per fare l'ultima ricerca. Come
-parlavano a voce alta, alle finestre delle case in torno si affacciarono
-le comari.
-
-"Che v'è successo, Donna Cristí? Dite! dite!"
-
-Donna Cristina e Maria raccontarono il fatto, con molte parole, con
-molti gesti.
-
-"Gesù! Gesù! Dunque ci stanno i ladri?"
-
-In un momento il remore del furto si sparse pel vicinato, per tutta
-Pescara. Uomini e donne si misero a discutere, a imaginare chi potesse
-essere il ladro. La novella, giungendo alle ultime case di
-Sant'Agostino, s'ingrandì: non si trattava più di un semplice cucchiaio,
-ma di tutta l'argenteria di casa Lamonica.
-
-Ora, come il tempo era bello e su la loggia le rose cominciavano a
-fiorire e due lucherini in gabbia cantavano, le comari si trattennero
-alle finestre per il piacere di ciarlare al bel tempo, con quel dolce
-calore. Le teste femminili apparivano tra i vasi di basilico e il
-ciaramellío pareva dilettare i gatti in su le gronde.
-
-Donna Cristina disse, congiungendo le mani:
-
-"Chi sarà stato?"
-
-Donna Isabella Sertale, detta la Faina, che aveva i movimenti lesti e
-furtivi di un animaletto predatore, chiese con la voce stridula:
-
-"Chi ci stava con voi, Donna Cristí? Mi pare che ho visto ripassare
-Candia...."
-
-"Aaaah!" esclamò donna Felicetta Margasanta, detta la Pica per la sua
-continua garrulità.
-
-"Ah!" ripeterono le altre comari.
-
-"E non ci pensavate?"
-
-"E non ve n'accorgevate?"
-
-"E non sapete chi è Candia?"
-
-"Ve lo diciamo noi chi è Candia!"
-
-"Sicuro!"
-
-"Ve lo diciamo noi!"
-
-
-"I panni li lava bene, non c'è che dire. È la meglio lavandaia che sta a
-Pescara, non c'è che dire. Ma tiene lu difetto delle cinque dita.... Non
-lo sapevate, commà?"
-
-"A me 'na volta mi mancò due mantili."
-
-"A me 'na tovaglia."
-
-"A me 'na camicia."
-
-"A me tre paia di calzette."
-
-"A me due fédere."
-
-"A me 'na sottana nuova."
-
-"Io non ho potuto riavere niente."
-
-"Io manco."
-
-"Io manco."
-
-"Ma non l'ho cacciata; perchè chi prendo? Silvestra?"
-
-"Ah! ah!"
-
-"Angelantonia? L'Africana?"
-
-"Una peggio dell'altra!"
-
-"Bisogna ave' pazienza."
-
-"Ma 'na cucchiara, mo'!"
-
-"È troppo, mo'!"
-
-"Non vi state zitta, Donna Cristí; non vi state zitta!"
-
-"Che zitta e non zitta!" proruppe Maria Bisaccia che, quantunque avesse
-l'aspetto placido e benigno, non si lasciava sfuggire nessuna occasione
-per opprimere o per mettere in mala vista li altri serventi della casa.
-"Ci penseremo noi, Donn'Isabbé, ci penseremo!"
-
-E le ciarle dalla loggia alle finestre seguitarono. E l'accusa di bocca
-in bocca si propalò per tutto il paese.
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-La mattina vegnente, mentre Candia Marcanda teneva le braccia nella
-lisciva, comparve su la soglia la guardia comunale Biagio Pesce
-soprannominato _il Caporaletto_.
-
-Egli disse alla lavatrice.
-
-"Ti vuole il signor Sindaco sopra il Comune, súbito."
-
-"Che dici?" domandò Candia aggrottando le sopracciglia, ma senza
-tralasciare la sua bisogna.
-
-"Ti vuole il signor Sindaco sopra il Comune, súbito."
-
-"Mi vuole? E perchè?" seguitò a domandare Candia, con un modo un po'
-brusco, non sapendo a che attribuire quella chiamata improvvisa,
-inalberandosi come fanno le bestie caparbie dinanzi a un'ombra.
-
-"Io non posso sapere perchè," rispose il Caporaletto. "Ho ricevuto
-l'ordine."
-
-
-"Che ordine?"
-
-La donna, per una ostinazione naturale in lei, non cessava dalle
-domande. Ella non sapeva persuadersi della cosa.
-
-"Mi vuole il Sindaco? E perchè? E che ho fatto io? Non ci voglio venire.
-Io non ho fatto nulla."
-
-Il Caporaletto, impazientito, disse:
-
-"Ah, non ci vuoi venire? Bada a te!"
-
-E se ne andò, con la mano su l'elsa della vecchia daga, mormorando.
-
-Intanto per il vico alcuni che avevano udito il dialogo uscirono su li
-usci e si misero a guardare Candia che agitava la lisciva con le
-braccia. E, poichè sapevano del cucchiaio d'argento, ridevano tra loro e
-dicevano motti ambigui che Candia non comprendeva. A quelle risa e a
-quei motti, un'inquietudine prese l'animo della donna. E l'inquietudine
-crebbe quando ricomparve il Caporaletto accompagnato dall'altra guardia.
-
-"Cammina," disse il Caporaletto, risolutamente.
-
-Candia si asciugò le braccia, in silenzio; e andò. Per la piazza la
-gente si fermava. Rosa Panara, una nemica, dalla soglia della bottega
-gridò con una risata feroce:
-
-"Posa l'osso!"
-
-
-La lavandaia, smarrita, non imaginando la causa di quella persecuzione,
-non seppe che rispondere.
-
-Dinanzi al Comune stava un gruppo di persone curiose che la volevano
-veder passare. Candia, presa dall'ira, salì le scale rapidamente; giunse
-in conspetto del Sindaco, affannata; chiese:
-
-"Ma che volete da me?"
-
-Don Silla, uomo pacifico, rimase un momento turbato dalla voce aspra
-della lavandaia, e volse uno sguardo ai due fedeli custodi della dignità
-sindacale. Quindi disse, prendendo il tabacco nella scatola di corno:
-
-"Figlia mia, sedetevi."
-
-Candia rimase in piedi. Il suo naso ricurvo era gonfio di collera, e le
-sue guance rugose avevano una palpitazion singolare.
-
-"Dite, Don Sí."
-
-"Voi siete stata ieri a riportà' la biancheria a Donna Cristina
-Lamonica?"
-
-"Be', che c'è? che c'è? Manca qualche cosa? Tutto contato, capo per
-capo.... Non manca nulla. Che c'è, mo'?"
-
-"Un momento, figlia mia! C'era nella stanza l'argenteria...."
-
-Candia, indovinando, si voltò come un falchetto inviperito che stia per
-ghermire. E le labbra sottili le tremavano.
-
-"C'era nella stanza l'argenteria, e Donna Cristina trova mancante 'na
-cucchiara.... Capite, figlia mia? L'avete presa voi.... pe' sbaglio?"
-
-Candia saltò come una locusta, a quell'accusa immeritata. Ella non aveva
-preso nulla, in verità.
-
-"Ah, io? Ah, io? Chi lo dice? Chi m'ha vista? Mi faccio meraviglia di
-voi, Don Sí! Mi faccio meraviglia di voi! Io ladra? io? io?..."
-
-E la sua indignazione non aveva fine. Ella più era ferita dall'ingiusta
-accusa perchè si sentiva capace dell'azione che le addebitavano.
-
-"Dunque voi non l'avete presa?" interruppe Don Silla, ritirandosi in
-fondo alla sua grande sedia curule, prudentemente.
-
-"Mi faccio meraviglia!" garrì di nuovo la donna, agitando le lunghe
-braccia come due bastoni.
-
-"Be', andate. Si vedrà."
-
-Candia uscì, senza salutare, urtando contro lo stipite della porta. Ella
-era diventata verde: era fuori di sè. Mettendo il piede nella via,
-vedendo tutta la gente assembrata, comprese che oramai l'opinione
-popolare era contro di lei; che nessuno avrebbe creduto alla sua
-innocenza. Nondimeno si mise a gridare le sue discolpe. La gente rideva,
-dileguandosi. Ella, furibonda, tornò a casa; si disperò; si mise a
-singhiozzare su la soglia.
-
-Don Donato Brandimarte, che abitava a canto, le disse per beffa:
-
-"Piangi forte, piangi forte, che mo' passa la gente."
-
-Come i panni ammucchiati aspettavano il ranno, ella finalmente si
-acquetò; si nudò le braccia, e si rimise all'opera. Lavorando, pensava
-alla discolpa, architettava un metodo di difesa, cercava nel suo
-cervello di femmina astuta un mezzo artifizioso per provare l'innocenza;
-arzigogolando sottilissimamente, si giovava di tutti li spedienti della
-dialettica plebea per mettere insieme un ragionamento che persuadesse li
-increduli.
-
-Poi, quando ebbe terminata la bisogna, uscì; volle andare prima da Donna
-Cristina.
-
-Donna Cristina non si fece vedere. Maria Bisaccia ascoltò le molte
-parole di Candia scotendo il capo, senza risponder niente; e si ritrasse
-con dignità.
-
-Allora Candia fece il giro di tutte le sue clienti. Ad ognuna raccontò
-il fatto, ad ognuna espose la discolpa, aggiungendo sempre un nuovo
-argomento, aumentando le parole, accalorandosi, disperandosi dinanzi
-alla incredulità e alla diffidenza; e inutilmente. Ella sentiva che
-oramai non era più possibile la difesa. Una specie di abbattimento cupo
-le prese l'animo. -- Che più fare! Che più dire!
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-Donna Cristina Lamonica intanto mandò a chiamare la Cinigia, una femmina
-del volgo, che faceva professione di magia e di medicina empirica con
-molta fortuna. La Cinigia già qualche altra volta aveva scoperta la roba
-rubata; e si diceva ch'ella avesse segrete pratiche con i ladroncelli.
-
-Donna Cristina le disse:
-
-"Ritrovami la cucchiara, e ti darò 'na regalía forte."
-
-La Cinigia rispose:
-
-"Va bene. Mi bastano ventiquattr'ore."
-
-E, dopo ventiquattr'ore, ella portò la risposta. -- Il cucchiaio si
-trovava in una buca, nel cortile, vicino al pozzo.
-
-Donna Cristina e Maria discesero nel cortile, cercarono e trovarono, con
-grande meraviglia.
-
-Rapidamente, la novella si sparse per Pescara.
-
-Allora, trionfante, Candia Marcanda si diede a percorrere le vie. Ella
-pareva più alta; teneva la testa eretta: sorrideva, guardando tutti
-nelli occhi come per dire:
-
-"Avete visto? Avete visto?"
-
-La gente su le botteghe, vedendola passare, mormorava qualche parola e
-poi rompeva in uno sghignazzío significativo. Filippo La Selvi, che
-stava bevendo un bicchiere d'acquavite fine nel caffè d'Angeladea,
-chiamò Candia.
-
-"'Nu bicchiere pe' Candia, di questo qua!"
-
-La donna, che amava i liquori ardenti, fece con le labbra un atto di
-cupidigia.
-
-Filippo La Selvi soggiunse:
-
-"Te lo meriti, non c'è che di'."
-
-Una torma di oziosi erasi ragunata innanzi al caffè. Tutti avevano su la
-faccia un'aria burlevole.
-
-Filippo La Selvi, rivoltosi all'uditorio, mentre la donna beveva:
-
-"L'ha saputa fa'; è vero? Volpe vecchia...."
-
-E battè familiarmente la spalla ossuta della lavandaia.
-
-Tutti risero.
-
-Magnafave, un piccolo gobbo, scemo e bleso, unendo insieme l'indice
-della mano destra con quello della sinistra, in un'attitudine grottesca,
-e impuntandosi su le sillabe, disse:
-
-"Ca... ca... ca... Candia... la... la... Cinigia..."
-
-
-E seguitò a far de' gesti e a balbettare con un'aria furbesca, per
-indicare che Candia e la Cinigia erano comari. Tutti, a quella vista, si
-contorcevano nell'ilarità.
-
-Candia rimase un momento smarrita, co 'l bicchiere in mano. Poi, d'un
-tratto, comprese. -- Non credevano alla sua innocenza. L'accusavano di
-aver riportato il cucchiaio d'argento segretamente, d'accordo con la
-strega, per non aver guai.
-
-Un impeto cieco di collera allora la invase. Ella non trovava parole. Si
-gittò su 'l più debole, su 'l piccolo gobbo, a tempestarlo di pugni e di
-graffi. La gente, con una gioia crudele, in cospetto di quella lotta,
-schiamazzava a torno in cerchio, come dinanzi a un combattimento
-d'animali; ed aizzava le due parti con le voci e con le gesticolazioni.
-
-Magnafave, sbigottito da quella furia improvvisa, cercava di fuggire,
-sgambettando come uno scimmiotto; e, tenuto dalle mani terribili della
-lavandaia, girava con rapidità crescente, come un sasso nella fionda,
-sinchè cadde con gran veemenza bocconi.
-
-Alcuni corsero a rialzarlo. Candia si allontanò tra i sibili; andò, a
-chiudersi in casa; si gittò a traverso il letto, singhiozzando e
-mordendosi le dita, pe 'l gran dolore. La nuova accusa le coceva più
-della prima, tanto più ch'ella si sentiva capace di quel sotterfugio.
-"Come discolparsi ora? Come chiarire la verità?" Ella si disperava,
-pensando di non poter addurre in discolpa difficoltà materiali che
-avessero potuto impedire l'esecuzione dell'inganno. L'accesso al cortile
-era facilissimo: una porta, non chiusa, corrispondeva al primo
-pianerottolo della scalinata grande; per togliere l'immondizie o per
-altre bisogne una quantità di gente entrava ed usciva liberamente da
-quella porta. Dunque ella non poteva chiudere la bocca alli accusatori
-dicendo: "Come avrei fatto ad entrare?" I mezzi per condurre a termine
-l'impresa erano molti ed agevoli; e su questa agevolezza si fondava la
-credenza popolare.
-
-Candia allora cercò differenti argomenti di persuasione; aguzzò
-l'astuzia; imaginò tre, quattro, cinque casi diversi per spiegare come
-mai si trovasse il cucchiaio nella buca del cortile; ricorse ad artifizi
-e a cavilli d'ogni genere; sottilizzò con una ingegnosità singolare. Poi
-si mise a girare per le botteghe, per le case, cercando in tutti i modi
-di vincere l'incredulità delle persone. Le persone ascoltavano quei
-ragionamenti capziosi, dilettandosi. In ultimo dicevano:
-
-"Va bene! Va bene!"
-
-
-Ma con tal suono di voce che Candia rimaneva annichilita. -- Tutte le
-sue fatiche dunque erano inutili! Nessuno credeva! Nessuno credeva! --
-Ella, con una pertinacia mirabile, tornava all'assalto. Passava le notti
-intere pensando sempre a trovar nuove ragioni, a costruire nuovi
-edifizi, a superare nuovi ostacoli. E a poco a poco, in questo continuo
-sforzo, la sua mente s'indeboliva, non sosteneva più altro pensiero che
-non fosse quello del cucchiaio, non avea quasi più coscienza delle cose
-della vita comune. Più tardi, per la crudeltà della gente, una vera
-manía prese il cervello della povera donna.
-
-Ella, trascurando le sue bisogne, s'era ridotta quasi alla miseria.
-Lavava male i panni, li perdeva, li faceva strappare. Quando scendeva
-alla riva del fiume, sotto il ponte di ferro, dove erano raccolte le
-altre lavandaie, a volte si lasciava fuggir di mano le tele che rapiva
-per sempre la corrente. Parlava continuamente, senza stancarsi mai,
-della medesima cosa. Per non udirla, le lavandaie giovani si mettevano a
-cantare e la beffavano nei canti con rime improvvise. Ella gridava e
-gesticolava, come una pazza.
-
-Nessuno più le dava lavoro. Per compassione le antiche clienti le
-mandavano qualche cosa da mangiare. A poco a poco ella si abituò a
-mendicare. Andava per le strade, tutta cenciosa, curva e disfatta. I
-monelli le gridavano dietro:
-
-"Mo' dicci la storia de la cucchiara, che nun la sapemo, zi' Ca'!"
-
-Ella fermava i passanti sconosciuti, talvolta, per raccontare la storia
-e per arzigogolare su la discolpa. I giovinastri la chiamavano e per un
-soldo le facevano fare tre, quattro volte la narrazione; sollevavano
-difficoltà contro li argomenti; ascoltavano sino alla fine, per poi
-ferirla con una sola parola. Ella scoteva il capo; passava oltre; si
-univa alle altre femmine mendicanti e ragionava con loro, sempre,
-sempre, infaticabile, invincibile. Prediligeva una femmina sorda, che
-aveva su la pelle una sorta di lebbra rossastra e zoppicava da un piede.
-
-Nell'inverno del 1874 la colse un male. Fu assistita dalla femmina
-lebbrosa. Donna Cristina Lamonica le mandò un cordiale e un cassetto di
-brace.
-
-L'inferma, distesa su 'l giaciglio, farneticava del cucchiaio; si levava
-su i gomiti, tentava di far de' gesti, per secondare la perorazione. La
-lebbrosa le prendeva le mani e la riadagiava pietosamente.
-
-
-Nell'agonia, quando già li occhi ingranditi si velavano come per
-un'acqua torbida che vi salisse dall'interno, Candia balbettava:
-
-"Non so' stata io, signó.... vedete.... perchè.... la cucchiara...."
-
-
-
-
-
-
- I MARENGHI.
-
-
-
-Passacantando entrò, sbattendo forte le vetrate malferme. Scosse
-rudemente dalle spalle le gocce di pioggia; poi si guardò in torno,
-togliendosi dalla bocca la pipa e lasciando andare contro il banco
-padronale un lungo getto di saliva, con un atto di noncuranza
-sprezzante.
-
-Nella taverna il fumo del tabacco faceva come una gran nebbia
-turchiniccia, di mezzo a cui s'intravedevano le facce varie dei bevitori
-e delle male femmine. C'era Pachiò, il marinaro invalido, a cui una
-untuosa benda verde copriva l'occhio destro infermo d'una infermità
-ributtante. C'era Binchi-Banche, il servitore dei finanzieri, un
-omiciattolo dal viso giallognolo e rugoso come un limone senza succo,
-curvo nella schiena, con le magre gambe sprofondate nelli stivali fino
-ai ginocchi. C'era Magnasangue, il mezzano dei soldati, l'amico delli
-attori comici, dei giocolieri, dei saltimbanchi, delle sonnambule, dei
-domatori d'orsi, di tutta la gentaglia famelica e girovaga che si ferma
-nel paese per carpire alli oziosi un quattrino. E c'erano le belle del
-Fiorentino; tre o quattro femmine affloscite nel vizio, con le guance
-tinte di un color di mattone, li occhi bestiali, la bocca flaccida e
-quasi paonazza come un fico troppo maturo.
-
-Passacantando attraversò la taverna e andò a sedersi su una panca, tra
-la Pica e Peppuccia, contro il muro segnato di figure e di scritture
-invereconde. Egli era un giovinastro lungo e smilzo, tutto dinoccolato,
-con una faccia pallidissima da cui sporgeva il naso grosso, rapace,
-piegato molto da una parte. Le orecchie gli si spandevano ai due lati
-come cartocci sinuosi, l'uno più grande dell'altro; le labbra,
-sporgenti, vermiglie, e d'una certa mollezza di forma, avevano sempre
-alli angoli alcune piccole bolle di saliva bianchicce. Un berretto che
-l'untuosità rendeva consistente e malleabile come la cera, gli copriva i
-capelli bene curati, di cui una ciocca foggiata ad uncino scendeva fin
-su la radice del naso ed un'altra arrotondavasi su la tempia. Una specie
-di oscenità e di lascivia naturale emanava da ogni attitudine, da ogni
-gesto, da ogni modulazion di voce, da ogni sguardo di costui.
-
-
-"Ohe," gridò egli, "l'Africana, una fujetta!" percotendo il tavolo con
-la pipa d'argilla che al colpo s'infranse.
-
-L'Africana, la padrona della taverna, si mosse dal banco verso il
-tavolo, barcollando per la sua corpulenza grave; e posò dinanzi a
-Passacantando il vaso di vetro colmo di vino. Ella guardava l'uomo con
-uno sguardo pieno di supplicazione amorosa.
-
-Passacantando d'un tratto, dinanzi a lei, cinse co 'l braccio il collo
-di Peppuccia costringendola a bere, e quindi attaccò la bocca a quella
-bocca che ancora teneva il sorso del vino e fece atto di suggere.
-Peppuccia rideva, schermendosi; e per le risa il vino mal tracannato
-spruzzava la faccia del provocatore.
-
-L'Africana divenne livida. Si ritrasse dietro il banco. Di mezzo al fumo
-denso del tabacco le giungevano li schiamazzi e le mozze parole di
-Peppuccia e della Pica.
-
-Ma la vetrata si aprì. E comparve su la soglia il Fiorentino, tutto
-avvolto in un pastrano, come uno sbirro.
-
-"Ehi, ragazze!" fece con la voce rauca. "È ora."
-
-Peppuccia, la Pica, le altre si levarono di tra li uomini che le
-perseguitavano con le mani e con le parole; se ne uscirono, dietro il
-loro padrone, mentre pioveva e tutto il Bagno era un lago melmoso.
-Pachiò, Magnasangue, li altri anche se ne uscirono, a uno a uno.
-Binchi-Banche rimase disteso sotto un tavolo, immerso nel torpore
-dell'ebrietà. Il fumo nella taverna a poco a poco vaniva verso l'alto.
-Una tortora spennacchiata andava qua e là beccando le briciole del pane.
-
- ----
-
-Allora, come Passacantando fece per alzarsi, l'Africana gli mosse in
-contro, lentamente, con la persona deforme atteggiata a una lusinghevole
-mollezza d'amore. Il gran seno le ondeggiava da una parte all'altra; ed
-una smorfia grottesca le rincrespava la faccia plenilunare. Su la faccia
-ella aveva due o tre piccoli ciuffi di peli crescenti dai nei; una
-lanugine densa le copriva il labbro superiore e le guance; i capelli
-corti, crespi e duri le formavano su 'l capo una specie di casco; le
-sopracciglia le si riunivano alla radice del naso camuso folte; cosicchè
-ella pareva non so qual mostruoso ermafrodito affetto di elefanzia o di
-idrope.
-
-Quando fu presso all'uomo, ella gli prese la mano per trattenerlo.
-
-"Oh, Giuvà!"
-
-
-"Che volete?"
-
-"I' che t'hajie fatte?"
-
-"Voi? Niende."
-
-"E allora pecche me dai pene e turmende?"
-
-"Io? Me facce meravijia.... Bona sere! Nen tenghe tembe da perde, mo."
-
-E l'uomo, con un moto brutale, fece per andarsene. Ma l'Africana gli si
-gettò alla persona, stringendogli le braccia, e mettendogli il volto
-contro il volto, ed opprimendolo con tutta la mole delle carni, per un
-impeto di passione e di gelosia così terribilmente incomposto che
-Passacantando ne rimase atterrito.
-
-"Che vuo'? Che vuo'? Dimmele! Che vuo'? Che te serve? Tutte te denghe;
-ma statte' nghe me, statte' nghe me. Nen me fa muri di passijone.... nen
-me fa ì 'n pazzía.... Che te serve? Viene! Píjiate tutte quelle che
-truove...." Ed ella lo trasse verso il banco; aprì il cassetto; gli
-offerse tutto, con un gesto solo.
-
-Nel cassetto, lucido di untume, erano sparse alcune monete di rame tra
-cui luccicavano tre o quattro piccole monete d'argento. Potevano essere,
-insieme, cinque lire.
-
-Passacantando, senza dir nulla, raccolse le monete e si mise a contarle
-su 'l banco, lentamente, tenendo la bocca atteggiata al dispregio.
-L'Africana guardava ora le monete, ora la faccia dell'uomo, ansando come
-una bestia stracca. Si udiva il tintinno del rame, il russare aspro di
-Binchi-Banche, il saltellare della tortora, in mezzo al continuo rumore
-della pioggia e del fiume giù per il Bagno e per la Bandiera.
-
-"Nen m'abbaste," disse finalmente Passacantando. "Ce vo' l'autre. Cacce
-l'autre, se no i' me ne vajie."
-
-Egli s'era schiacciato il berretto su la nuca. Il ciuffo rotondo gli
-copriva la fronte, e sotto il ciuffo li occhi bianchicci, pieni
-d'impudenza e d'avarizia, guardavano l'Africana intentamente, involgendo
-quella femmina in una specie di fascinazione malefica.
-
-"I' nen tenghe chiù niende. Tu mi siè spujate. Quelle che truove,
-pijiatele...." balbettava l'Africana, supplichevole, carezzevole, mentre
-la pappagorgia e le labbra le tremavano, e le lagrime le sgorgavano
-dalli occhietti porcini.
-
-"'Mbé," fece Passacantando, a voce bassa, chinandosi verso di lei.
-"'Mbé, e t'acride che i' nen sacce che maritete tene li marenghe d'ore?"
-
-"Oh, Giuvanne.... E coma facce pover'ammè?"
-
-"Tu, mo, súbbito, vall'a pijà. I' t'aspett'a qua. Maritete dorme.
-Quest'è lu momende. Va; se no nen m'arvide chiù, pe' Sant'Andonie!"
-
-"Oh, Giuvanne.... I' tenghe pahure."
-
-"Che pahure e nen pahure!" strillò Passacantando. "Mo ce venghe pure i'.
-'Jame!"
-
-L'Africana si mise a tremare. Indicò Binchi-Banche che stava ancora
-disteso sotto la tavola, nel sonno pesante.
-
-"Chiudème prime la porte," ella consigliò, con sommessione.
-Passacantando destò con un calcio Binchi-Banche, che per lo spavento
-improvviso cominciò a urlare e a dimenarsi entro i suoi stivali finchè
-non fu quasi trascinato fuori, nella mota e nelle pozzanghere. La porta
-si chiuse. La lanterna rossa, che stava appiccata ad una delle imposte,
-illuminò la taverna d'un rossore sudicio; li archi massicci si
-disegnarono in ombra profonda; la scala nell'angolo divenne misteriosa;
-tutta l'architettura prese un'apparenza di scenario romantico ove
-dovesse rappresentarsi un qualche dramma feroce.
-
-"'Jame!" ripetè Passacantando all'Africana che ancora tremava.
-
- ----
-
-Ambedue salirono adagio per la scala di mattoni che sorgeva nell'angolo
-più oscuro, la femmina innanzi, l'uomo indietro. In cima alla scala era
-una stanza bassa, impalcata di travature. Sopra una parete era
-incrostata una madonna di maiolica azzurrognola; e davanti le ardeva in
-un bicchiere pieno d'acqua e d'olio un lume, per voto. Le altre pareti
-copriva, come una lebbra multicolore, una quantità d'imagini di carta in
-brandelli. L'odore della miseria, l'odore del calore umano nei cenci,
-empiva la stanza.
-
-I due ladri si avanzavano verso il letto cautamente.
-
-Stava su 'l letto maritale il vecchio, immerso nel sonno, respirante con
-una specie di sibilo fioco a traverso le gengive senza denti, a traverso
-il naso umido e dilatato dal tabacco. La testa calva posava di sbieco
-sopra un guanciale di cotone rigato; su la bocca cava, simile a un
-taglio fatto su una zucca infracidita, si rizzavano i baffi ispidi e
-ingialliti dal tabacco; e uno delli orecchi visibile rassomigliava
-all'orecchio rovesciato di un cane, essendo pieno di peli, coperto di
-bolle, lucido di cerume. Un braccio usciva fuori delle coperte, nudo,
-scarno, con grossi rilievi di vene simili alle gonfiezze delle varici.
-La mano adunca teneva un lembo del lenzuolo, per abitudine di prendere.
-
-Ora, questo vecchio ebete possedeva da tempo due marenghi avuti in
-lascito non si sa da qual parente usuraio; e li conservava con gelosa
-cura dentro una tabacchiera di corno in mezzo al tabacco, come alcuni
-fanno di certi insetti muschiati. Erano due marenghi gialli e lucenti;
-ed il vecchio vedendoli ad ogni momento e ad ogni momento palpandoli nel
-prendere tra l'indice e il pollice l'aroma, sentiva in sè crescere la
-passione dell'avarizia e la voluttà del possesso.
-
-L'Africana si accostò pianamente, trattenendo il respiro, mentre
-Passacantando la incitava con i gesti al furto. Si udì per le scale un
-rumore. Ambedue ristettero. La tortora spennacchiata e zoppa entrò
-saltellando nella stanza; trovò il nido in una ciabatta, a piè del letto
-maritale. Ma come ancora, nell'accomodarsi, faceva strepito, l'uomo con
-un moto rapido la serrò nel pugno, con una stretta la soffocò.
-
-"Ci sta?" chiese all'Africana.
-
-"Sì, ci sta, sott'a lu cuscine...." rispose quella mentre insinuava
-sotto il guanciale la mano.
-
-Il vecchio, nel sonno, si mosse, mettendo un gemito involontario, ed
-apparve tra le sue palpebre un po' del bianco delli occhi. Poi ricadde
-nell'ottusità del sopore senile.
-
-L'Africana, per l'immensa paura, divenne audace; spinse la mano d'un
-tratto, afferrò la tabacchiera; e, con un moto di fuga, si rivolse verso
-le scale; discese seguita da Passacantando.
-
-"O Die! O Die! Vide che so fatte pe' te!..." balbettava, abbandonandosi
-addosso all'uomo.
-
-Ed ambedue si misero insieme, con le mani malferme, ad aprire la
-tabacchiera, a cercare fra il tabacco, le monete d'oro. L'acuto aroma
-saliva loro per le narici; ed ambedue, come sentivano l'eccitazione a
-starnutire, furono invasi d'improvviso da un impeto d'ilarità. E,
-soffocando il rumore delli sternuti barcollavano e si sospingevano. Al
-gioco, la lussuria nella pinguedine dell'Africana insorgeva. Ella amava
-d'essere amorosamente morsicata e bezzicata e sballottata e qua e là
-percossa da Passacantando; fremeva tutta e tutta si ribrezzava nella sua
-bestiale orridezza. Ma, a un punto, prima si udì un brontolio indistinto
-e poi gridi rauchi proruppero su nella stanza. E il vecchio comparve in
-cima alla scala, livido alla luce rossastra della lanterna, magro
-scheletrito, con le gambe nude, con una camicia a brandelli. Guardava in
-giù la coppia ladra; ed agitando le braccia gridava come un'anima
-dannata:
-
-"Li marenghe! Li marenghe! Li marenghe!"
-
-
-
-
-
-
- MUNGIÀ.
-
-
-
-In tutto il contado pescarese, e a San Silvestro, a Fontanella, a San
-Rocco, perfino a Spoltore e nelle fattorie di Vallelonga oltre l'Alento
-e più specialmente nei piccoli borghi dei marinai presso la foce del
-fiume e in tutte quelle case di creta e di canne, dove si accende il
-fuoco con i rifiuti del mare, fiorisce da gran tempo la fama di un
-rapsodo cattolico che ha un nome di pirata barbaresco ed è cieco a
-simiglianza dell'antico Omero.
-
-Mungià comincia le sue peregrinazioni su i principii della primavera e
-le termina nel mese di ottobre, ai primi rigori. Va per le campagne,
-guidato da una femmina o da un fanciullo. Tra la grandezza e la forte
-serenità della coltivazione, reca ora i lamentevoli canti cristiani, le
-antifone, li invitatorii, i responsorii, i salmi dell'officio pe' i
-defunti. Come la sua figura a tutti è familiare, i cani dell'aia non
-latrano contro di lui. Egli dà l'annunzio con un trillo del clarinetto;
-ed al segnale ben noto le vecchie madri escono in su la soglia,
-accolgono onestamente il cantore, gli pongono una sedia all'ombra di
-qualche albero, gli chiedono le nuove della salute. Tutti i coloni
-cessano dal lavoro e si dispongono in cerchia, ancora alenanti,
-tergendosi il sudore con un gesto semplice della mano. Rimangono fermi,
-in attitudini di reverenza, tenendo li stromenti dell'agricultura. Nelle
-braccia, nelle gambe, nei piedi ignudi essi hanno la deformità che le
-fatiche lente e pazienti danno alle membra esercitate. I loro corpi
-nodosi, di cui la pelle assume il color delle glebe, sorgendo dal suolo
-nella luce del giorno paiono quasi avere comuni con li alberi le radici.
-
-Spandesi allora dall'uomo cieco su quella gente e su le cose in torno
-una solennità di religione. Non il sole, non i presenti frutti della
-terra, non la letizia dell'opera alimentaria, non le canzoni dei cori
-lontani bastano a difendere li animi dal raccoglimento e dalla tristezza
-della religione. Una delle madri indica il nome del parente morto a cui
-ella offre i cantici in suffragio. Mungià si scopre il capo.
-
-
-Appare il suo cranio largo e splendente, cinto di canizie; e tutta la
-faccia, simigliante nella quiete a una maschera corrosa, si raggrinza e
-vive nel movimento del prendere a bocca il clarinetto. Su le tempie,
-sotto la cavità delli occhi, lungo li orecchi, e poi d'in torno alle
-narici e alli angoli delle labbra mille grinze sottili e fitte si
-compongono e si scompongono a seconda dell'inspirazione ritmica del
-fiato nello stromento. Rimangono tesi e lucidi e salienti li zigomi,
-solcati da venature sanguigne simili a quelle che traspariscono in
-autunno nelle foglie della vite. E delli occhi, in fondo alle orbite,
-non si vede che il segno rossiccio della palpebra inferiore rivolta. E
-su tutte le scabrosità della pelle, su tutta quella meravigliosa opera
-d'incisione e di rilievo fatta dalla magrezza e dalla vecchiezza, e di
-tra i peli duri e corti d'una barba mal rasa, e nei cavi e nelle corde
-del collo lungo e rigido la luce si frange, sfugge, si divide quasi
-direi per stille, come una rugiada su una zucca piena di porri e di
-muffe, gioca in mille maniere, vibra, si spenge, esita, dà talvolta a
-quella umile testa inaspettate arie di nobiltà.
-
-Dal clarino di bossolo, a seconda dei movimenti delle dita su le
-chiavette malferme, escono suoni. Lo stromento ha in sè quasi direi una
-vita e quella inesprimibile apparenza di umanità che acquistano le cose
-per l'assiduo uso in servigio dell'uomo. Il bossolo ha una lucentezza
-untuosa; i buchi, che nei mesi d'inverno divengono nidi di piccoli
-ragni, sono ancora occupati dalle tele o dalla polvere; le chiavette,
-lente, sono macchiate di verderame; e qua e là la cera vergine e la pece
-chiudono i guasti; e la carta e il filo stringono le commessure; e
-ancora si veggono in torno all'orlo li ornamenti della gioventù. Ma la
-voce è debole e incerta. Le dita del cieco si muovono macchinalmente,
-poichè non fanno che ricercare quel preludio e quell'interludio da gran
-tempo.
-
-Le mani lunghe, deformate, con grossi nodi alla prima falange
-dell'anulare e del medio, con l'unghia del pollice depressa e violetta,
-somigliano le mani d'una scimmia decrepita; hanno su 'l dorso le tinte
-di certi frutti malsani, un misto di roseo, di giallognolo e di
-turchiniccio; su la palma hanno una laboriosa rete di solchi, e tra dito
-e dito la pelle escoriata.
-
-Come il preludio finisce, Mungià prende a cantare il _Libera me Domine_
-e il _Ne recorderis_, lentamente, su una modulazione di cinque sole
-note. Nel canto, le terminazioni latine si congiungono alle forme
-dell'idioma natale; di tratto in tratto, quasi con un ritorno metrico,
-passa un avverbio in _ente_ seguito da molte gravi rime; e la voce ha
-una momentanea elevazion di tono; poi l'onda si riabbassa e segue a
-battere le linee men faticose. Il nome di Gesù ricorre spesso nella
-rapsodia; e la Passione di Gesù è tutta narrata in strofe irregolari di
-settenari e di quinari, non senza un certo movimento drammatico.
-
-I coloni in torno ascoltano con animo devoto, guardando il cantore nella
-bocca. Viene talvolta dai campi su 'l vento un coro di vendemmiatrici o
-di mietitori, secondo la stagione, a contendere con la pia laude; e
-l'albero al vento si fa tutto musicale. Mungià, che ha fioco l'udito,
-continua a cantare i misteri della morte. Le labbra gli stanno aderenti
-alle gengive deserte, e gli comincia a colar giù pe 'l mento la saliva.
-Egli imbocca il clarinetto, suona l'intermezzo; poi riprende le strofe.
-Così va sino alla fine. Sua ricompensa è una piccola misura di frumento,
-o una caraffa di mosto, o una resta di cipolle, o anche una gallina.
-
-Egli s'alza dalla sedia. Ha una figura alta e macilenta, la schiena
-curva, i ginocchi volti un poco in dentro. Porta in capo una grande
-berretta verde e, in ogni stagione, su le spalle un mantello chiuso alla
-gola da due fermagli di ottone e cadente a mezza coscia. Cammina a
-fatica, talvolta soffermandosi per tossire.
-
- ----
-
-Quando, nell'ottobre, le vigne sono vendemmiate e le strade sono piene
-di fango o di ghiaia, egli si ritira in una soffitta; e là vive insieme
-con un sartore che ha la moglie paralitica e con uno spazzino che ha
-nove figliuoli afflitti dalla scrofola o dalla rachitide. Nei giorni
-sereni, egli si fa condurre sotto l'arco di Portanova; siede al sole,
-sopra un macigno; e si mette a cantare il _De profundis_, sommessamente,
-per esercizio della gola. Quasi sempre i mendicanti allora gli fanno
-cerchia. Uomini con le membra slogate, gobbi, storpi, epilettici,
-lebbrosi; vecchie piene di piaghe, o di croste, di cicatrici, senza
-denti, senza cigli, senza capelli; fanciulli verdognoli come locuste,
-scarni, con li occhi vivi delli uccelli di rapina, con la bocca già
-appassita, taciturni, che covano nel sangue un morbo ereditato; tutti
-quei mostri della povertà, tutti quei miserevoli avanzi d'una razza
-disfatta, quelle cenciose creature di Gesù, vengono a fermarsi in torno
-al cantore e gli parlano come a un eguale.
-
-Allora Mungià solleva la voce, per benignità verso li ascoltanti.
-Giunge, trascinandosi a fatica per terra con l'aiuto delle palme munite
-d'un disco di cuoio, Chiachiù, il nativo di Silvi; e si ferma, tenendosi
-tra le mani il piede destro ritorto come una radice. Giunge la Cinigia,
-una figura ambigua, repugnante, di ermafrodito senile, che ha il collo
-pieno di forunculi vermigli, su le tempie alcuni riccioli grigi di cui
-ella par vana, e tutto l'occipite coperto di peluria come quello delli
-avvoltoi. Giungono i Mammalucchi, i tre fratelli idioti che paiono
-essere nati dall'accoppiamento di un uomo con una pecora, così manifeste
-ne' loro volti sono le fattezze ovine. -- Il maggiore ha i bulbi visivi
-sgorganti fuor delle orbite, degenerati, molli, d'un colore
-azzurrognolo, simili al sacco ovale di un polpo che sia prossimo a
-putrefarsi. Il minore ha il lobo di un'orecchia smisuratamente gonfio, e
-paonazzo, simile a un fico. Tutti e tre vanno in comune, con le bisacce
-di corda dietro la schiena.
-
-Giunge l'Ossesso, un uomo scarno e serpentino, avente le palpebre
-arrovesciate come quelle dei piloti che navigano per mari ventosi,
-olivastro nella faccia, camuso, con un singolare aspetto di malizia e di
-fraudolenza palesante in lui l'origine zingaresca. Giunge la Catalana di
-Gissi, una femmina d'età incognita, con lunghi cernecchi rossicci, con
-su la pelle della fronte alcune macchie simili quasi a monete di rame,
-sfiancata come una cagna dopo il parto: la Venere dei mendicanti,
-l'amorosa fonte a cui va a dissetarsi chi patisce la sete. E giunge
-Jacobbe di Campli, il gran vecchio dal pelame verdastro come quello di
-certi artefici che lavorano l'ottone. Giunge l'industre Gargalà su 'l
-veicolo costrutto con rottami di barche ancora incatramati. Giunge
-Costantino di Corròpoli, il cinico, che, per una crescenza del labbro
-inferiore, pare tenga sempre fra i denti uno straccio di carne cruda.
-Altri giungono. Tutti gl'iloti che hanno emigrato lungo il corso del
-fiume, dalli altipiani al mare, si raccolgono in torno al rapsodo, sotto
-il comun sole.
-
-Mungià canta allora con una più varia ricerca di modi, tentando
-altitudini insolite. Una specie di orgoglio, un'aura di gloria gl'invade
-l'animo, poichè egli allora esercita l'arte liberalmente, senza prender
-mercede. Sale dalla turba dei mendicanti, a tratti, un clamore di plauso
-ch'egli a pena ode.
-
-Al termine del canto, come il dolcissimo sole abbandonando quel luogo
-ascende su per le colonne corintie dell'Arco, i mendicanti salutano il
-cieco e si sbandano per le terre vicine. Rimangono, per consuetudine,
-Chiachiù di Silvi, con il piede ritorto fra le mani, e i fratelli
-Mammalucchi. Costoro chiedono ad alta voce l'elemosina a chi passa;
-mentre Mungià taciturno forse ripensa i trionfi della giovinezza, quando
-Lucicappelle, il Golpo di Gasoli e Quattòrece erano vivi.
-
- ----
-
-Oh gloriosa _paranzella_ di Mungià!
-
-La piccola orchestra aveva conquistata, in quasi tutta la valle
-inferiore della Pescara, una inclita fama.
-
-Sonava la viola ad arco il Golpo di Cásoli, un omuncolo tutto grigiastro
-come le lucertole dei tetti, con la pelle del volto e del collo tutta
-rugosa e membranosa come i tegumenti d'una testuggine cotta nell'acqua.
-Egli portava una specie di berretto frigio che per due ali aderiva alli
-orecchi; giocava d'arco con gesti rapidi, premendo su 'l piè della viola
-il mento aguzzo, martellando le corde con le dita contratte, ostentando
-un visibile sforzo nell'azione del sonare, come fanno i macacchi dei
-saltimbanchi nòmadi.
-
-Dopo di lui, Quattòrece veniva co 'l violone appeso in su 'l ventre per
-mezzo d'una correggia di pelle d'asino. Lungo e smilzo come una candela
-di cera, Quattòrece aveva in tutta la persona un singolar predominio dei
-colori aranciati. Pareva una di quelle figure monocromatiche dipinte, su
-certi rustici vasi castellesi, in attitudini rigide. Ne' suoi occhi,
-come in quelli dei cani da pastore, brillava una trasparenza tra
-castanea ed aurea; la cartilagine delle sue grandi orecchie, aperte come
-quelle dei vipistrelli, contro la luce tingevasi d'un giallo roseo; le
-sue vesti erano di quel panno color tabacco chiaro, che per solito
-adoperano i cacciatori; e il vecchio violone, ornato di penne, di fili
-d'argento, di fiocchi, d'imaginette, di medaglie, di conterie, aveva
-l'aspetto di non so quale artifizioso stromento barbarico d'onde
-dovessero escire novissimi suoni.
-
-Ma Lucicappelle, tenendo a traverso il petto la sua immane chitarra a
-due corde accordate in diapente, veniva ultimo con un passo di danza e e
-di baldanza, come un Figaro rusticale. Egli era il giocondo spirito
-della _paranzella_, il più verde d'anni e di forze, il più mobile, il
-più arguto. Un gran ciuffo di capelli crespi gli sporgeva su la fronte,
-di sotto a una specie di tòcco scarlatto; gli brillavano alli orecchi
-femminilmente due cerchi d'argento: le linee della sua faccia formavano
-un natural componimento di riso. Egli amava il vino, i brindisi in
-musica, le serenate in onor della bellezza, le danze all'aperto, i
-conviti larghi e clamorosi.
-
-Ovunque si celebrasse uno sposalizio, un battesimo, una festa votiva, un
-funerale, un triduo, correva la _paranzella_ di Mungià, desiderata,
-acclamata. Precedeva i cortei nuziali, per le vie tutte sparse di fiori
-di giunco e d'erbe odorifere, tra le salve di gioia e le salutazioni.
-Cinque mule inghirlandate recavano i doni. Un carro, tratto da due paia
-di bovi con le corna avvolte di nastri e con i dorsi coperti di
-gualdrappe, recava _la soma_. Le caldaie, le conche, i vasellami di rame
-tintinnivano alli scotimenti dell'incedere; li scanni, le tavole, le
-arche, tutte quelle rudi forme antiche delle suppellettili casalinghe,
-oscillavano scricchiolando; le coperte di damasco, le gonne ricche di
-fiorami, i busti trapunti, i grembiali di seta, tutte quelle fogge di
-vestimenta muliebri risplendevano al sole in un miscuglio di gaiezza; e
-una conocchia, simbolo delle virtù famigliari, eretta su 'l culmine,
-carica di lino, pareva su 'l cielo azzurro una mazza d'oro.
-
-Le donne della parentela, con su 'l capo un canestro di grano e su 'l
-grano un pane e su 'l pane un fiore, si avanzavano per ordine, tutte in
-una stessa attitudine semplice e quasi jeratica, simili alle canèfore
-dei bassorilievi ateniesi, cantando. Come giungevano alla casa, presso
-il talamo, si toglievano il canestro da 'l capo, prendevano un pugno di
-grano e, a una a una, lo spargevano su la sposa, pronunziando una
-formola d'augurio rituale in cui la fecondità e l'abbondanza erano
-invocate. Anche la madre compiva la cerimonia frumentaria, fra molte
-lacrime; e con un panello toccava alla figlia il petto, la fronte, le
-spalle, dicendole parole di dolente amore.
-
-Poi, nella corte, sotto un'ampia stuoia di canne o sotto un tetto di
-rami, incominciava il convito. Mungià, a cui non anche la virtù visiva
-era venuta meno nè eran sopraggiunti i mali della vecchiezza, diritto
-nella magnificenza di una sua zimarra verde, e tutto sudante e fiammante
-e soffiante entro il clarinetto la maggior forza dei pulmoni, incitava i
-compagni con battere di piedi su 'l terreno. Il Golpo di Cásoli
-fustigava la viola irosamente; Quattòrece con fatica teneva dietro alla
-crescente furia della moresca, sentendosi aspri traverso il ventre
-passar li stridori dell'arco e delle corde. Lucicappelle, erto la testa
-in aria, stringendo con la sinistra in alto le chiavi della chitarra e
-con la destra pizzicando le due forti corde metalliche, sogguardava le
-femmine che ridevano luminose al fondo in tra la letizia delle
-fioriture.
-
-Allora il _Mastro delle cerimonie_ recava le vivande in amplissimi
-piatti dipinti; i vapori salivano come una nebbia disperdendosi nel
-fogliame; i vasi del vino, dalle anse bene usate, passavano d'uomo in
-uomo; le braccia allungandosi e intrecciandosi su la mensa, tra i pani
-cosparsi d'anice e i formaggi più tondi che il disco della luna,
-prendevano aranci, mandorle, olive; li odori delle spezie si mescevano
-ai freschi effluvi vegetali; e di qua, di là, entro bicchieri di liquori
-limpidi i commensali offerivano alla sposa piccoli gioielli o collane
-dai grossi acini avvolte come grappoli d'oro. Su 'l finire, nelli animi
-una gran gioia bacchica si accendeva; i clamori crescevano; fin che
-Mungià, avanzandosi, a capo scoperto, con in mano un bicchiere colmo,
-cantava il bel distico rituale che nei conviti della patria suol
-dischiudere ai brindisi le bocche amiche:
-
- Quistu vino è dòlige e galante;
- A la saluta de tutti quante!
-
-
-
-
-
- LA FATTURA.
-
-
-
-Quando nella piazza comunale strepitavano consecutivamente i sette
-starnuti di Mastro Peppe De Sieri, detto La Bravetta, tutti li abitanti
-di Pescara sedevano alle mense e incominciavano il pasto. Subito dopo,
-la maggiore campana vibrava i tocchi del mezzodì. Un'ilarità unanime
-propagavasi nelle case.
-
-Per molti anni La Bravetta diede al popolo pescarese questo giocondo
-segnale cotidiano; e la fama delle sue meravigliose starnutazioni si
-sparse per il contado in torno e per le terre finitime. Ancora tra il
-buon volgo la memoria n'è viva e fermata in un proverbio, durerà
-lungamente nei tempi a venire.
-
-
-
-
- I.
-
-
-
-Mastro Peppe La Bravetta era un plebeo di qualche corpulenza, tozzo, con
-la faccia piena di una prospera stupidezza, con li occhi simili a quelli
-d'un vitello poppante, con mani e piedi di straordinaria espansione. E
-come aveva un naso molto lungo e carnoso e singolarmente mobile, e come
-aveva le mascelle forti, egli nel ridere e nello starnutire pareva una
-di quelle foche a proboscide, che in conseguenza della pinguedine
-tremano tutte come una gelatina, secondo narrano i marinai. Anche di
-quelle foche egli aveva la pigrizia, la lentezza dei movimenti, la
-ridicolezza delle attitudini, l'amore del sonno. Non poteva passare
-dall'ombra al sole o dal sole all'ombra, senza che un irresistibile
-impeto d'aria gli rompesse per la bocca e per le narici. Lo strepito, in
-ispecie nelle ore tranquille, udivasi a gran distanza; e poichè si
-produceva in periodi determinati, serviva d'orario a quasi tutti i
-cittadini.
-
-Mastro Peppe nella sua gioventù aveva tenuto negozio di maccheroni; ed
-era cresciuto in una dolce balordaggine, tra le belle frange di pasta,
-tra il romore eguale dei buratti e delle ruote, fra il tepore dell'aria
-invasa dal polverío delle farine. Nella maturità egli s'era legato in
-nozze con una tal Donna Pelagia, del comune dei Castelli, e da allora,
-abbandonato il mestiere alimentario, aveva preso a rivendere stoviglie
-di maiolica e di terracotta, orci, piatti, boccali, tutto lo schietto
-vasellame fiorito di cui li artefici castellesi allietano le mense della
-terra d'Abruzzi. Tra la rusticità e quasi direi la religiosità di quelle
-forme immutate da secoli e immutabili, egli viveva molto semplicemente,
-starnutando. E come la moglie era avara, a poco a poco l'avarizia
-conquistava e avviluppava anche l'animo di lui.
-
-Ora, possedeva egli su la destra riva del fiume un podere con una casa
-rurale, proprio in quel punto dove la corrente rivolgesi formando quasi
-un verde anfiteatro lacustre. Ivi il terreno irriguo rendeva, più che
-uve e cereali, gran copia d'erbaggi; il frutteto si moltiplicava; e un
-porco si impinguava annualmente, sotto una quercia ricca di ghiande. In
-ogni gennaio La Bravetta andava insieme con la moglie al podere,
-trattenendovisi co 'l favore di sant'Antonio, per assistere
-all'occisione e alla salatura del porco.
-
-Avvenne una volta che, essendo la moglie alquanto inferma, La Bravetta
-andò solo ad invigilare il supplicio.
-
-Sopra una tavola ampia l'animale, tenuto da due o tre coloni, fu
-scannato con un coltello forbitissimo. Risonarono i grugniti per tutta
-la solitudine fluviatile; poi subitamente divennero fiochi, si persero
-nel gorgogliare caldo e vermiglio del sangue che sgorgava dalla ferita
-slabbrante, mentre il gran corpo dava li ultimi tratti. Il sole del
-novello anno beveva dalla riviera e dalle terre umide la nebbia. La
-Bravetta guardava, con una sorta di dilettosa ferocia, l'occisor
-Lepruccio bruciare con un ferro rovente li occhi del porco profondati
-nel grasso; e gioiva, udendo stridere i bulbi, al pensiero del molto
-lardo e del molto prosciutto futuro.
-
-L'ucciso fu sollevato, a forza di braccia, sino all'uncino d'una sorta
-di forca rusticale, e rimase pèndulo con la testa in basso. Ivi con
-fasci di canne accese i coloni arsero tutte le setole; le fiamme
-crepitavano quasi invisibili alla maggior luce del giorno. Lepruccio in
-ultimo con una lama lucida si diede a raschiar quel corpo nerastro che
-un altr'uomo intanto aspergeva d'acqua bollente. La pelle, a mano a mano
-divenendo netta e tutta di un dubbio pallor roseo, fumigava nel sole. E
-Lepruccio, che aveva una faccia rugosa e untuosa di vecchia femmina con
-le campanelle d'oro alli orecchi, stringeva le labbra nella bisogna,
-allungandosi ed accorciandosi, giocando su i ginocchi.
-
-Quando l'opera fu fornita, Mastro Peppe ordinò che i coloni deponessero
-il porco in un luogo coperto. Mai, nelli altri anni, più meravigliosa
-mole di carni egli aveva veduto; e si rammaricava in cuor suo che la
-moglie non ivi fosse a rallegrarsene.
-
-Allora (cadeva il pomeriggio) sopraggiunsero Matteo Puriello e Biagio
-Quaglia, amici, i quali venivano dalla prossima casa di Don Bergamino
-Camplone, prete dato alla mercatura. Erano costoro gente di gaia vita,
-ricchi di consiglio, dediti alla crapula, vaghi d'ogni sollazzo; e,
-poichè avean saputo l'occisione del porco e l'assenza di Donna Pelagia,
-sperando in una qualche bella avventura venivano a tentar La Bravetta.
-
-Matteo Puriello, detto Ciávola, era un uomo in su i quarant'anni;
-cacciatore clandestino; alto e segaligno, con i capelli biondastri, la
-pelle del viso giallognola, i baffi duri e tagliati come una spazzola,
-tutta la testa avente l'aspetto di una effige di legno su cui fosse
-rimasta una traccia lievissima dell'antica doratura. I suoi occhi,
-tondi, vivi e mobili quasi per inquietudine come quelli delle bestie
-corritrici, lucevano simili a due monete nuove. In tutta la persona,
-vestita quasi sempre di un certo panno di color terrigno, egli aveva le
-attitudini, i movimenti, il passo dondolante di quei lunghi cani
-barbareschi che pigliano le lepri a corsa per le pianure.
-
-Biagio Quaglia, detto il Ristabilito, era in vece di statura mediocre,
-d'alcuni anni più giovine, rubicondo nella faccia e tutto gemmante come
-un mandorlo a primavera. Egli aveva una singolar virtù scimiatica di
-muovere indipendentemente li orecchi e la pelle della fronte e la pelle
-del cranio, per non so che vivacità di muscoli: e aveva una tale
-versatilità di aspetti e una tal felice potenza vocale di contraffazioni
-e così prontamente sapeva cogliere il lato ridevole delli uomini e delle
-cose e in un sol gesto o in un sol motto rappresentarlo che tutte le
-brigate pescaresi per amor di allegria lo chiamavano e convitavano.
-Egli, in questa dolce vita parassitica, prosperava, sonando la chitarra
-alle mense nuziali e alle pompe dei battesimi. I suoi occhi brillavano
-come quelli d'un furetto. Il suo cranio era coperto d'una sorta di
-lanugine simile a quella del corpo spiumato di un'oca grassa che ancora
-sia da abbrustolire.
-
-Or dunque La Bravetta, come vide i due amici, li accolse con cera
-festevole, dicendo loro:
-
-"Qualu vente ve porte?"
-
-E quindi, poi che le accoglienze oneste e liete furono iterate, egli
-traendoli nella stanza dove su una tavola giaceva il mirabile porco,
-soggiunse:
-
-"Che dicete de 'sta bellezze? Eh? Mo che ve pare?"
-
-
-I due amici contemplavano il porco con una silenziosa meraviglia; e il
-Ristabilito faceva un cotal suo romore con la lingua contro il palato.
-Ciávola chiese:
-
-"E che ce ne vuo' fa'?"
-
-"Le vuojie salà," rispose La Bravetta con una voce in cui sentivasi
-fremere tutta la ghiotta gioia per le future delizie della gola.
-
-"Le vuo' salà?" gridò d'improvviso il Ristabilito. "Le vuo' salà? Ma, o
-Cià, si viste ma' 'n'ommene chiù stupide di custù? A farse scappà
-l'uccasïone!"
-
-La Bravetta, stupito, guardava con i suoi occhi vitulini ora l'uno ora
-l'altro delli interlocutori.
-
-"Donna Pelagge t'ha sempre tenute assuggette," continuò il Ristabilito.
-"Sta vote che esse nen te guarde, vínnete lu porche; e magnémece li
-quatrine."
-
-"Ma Pelagge? Ma Pelagge?" balbettava La Bravetta, a cui il fantasma
-della moglie irata dava già uno sbigottimento immenso.
-
-"E tu dijie ca lu porche te se l'hanne arrubbate," fece il biondo
-Ciávola, con un vivo gesto d'impazienza.
-
-La Bravetta inorridì.
-
-"E coma facce a riì a la case nghe sa nutizie? Pelagge nen me crede; me
-cacce, me mene.... Vu nen le sapete chi è Pelagge?"
-
-"Uh, Pelagge! Uh, uh, Donna Pelagge!" squittirono in coro motteggiando i
-due insidiatori. E il Ristabilito, subito, imitando la voce piagnucolosa
-di Peppe e la voce acuta e stridula della donna, rappresentò una scena
-di commedia in cui Peppe era garrito e sculacciato come un bamboletto.
-
-Ciávola rideva sgambettando in torno al porco, senza potersi reggere. Il
-beffato, preso da un violento impeto di sternuti, agitava le braccia
-verso l'atto, volendo forse interrompere. Al frastuono i vetri della
-finestra tremavano. I fuochi dell'occaso percotevano i tre diversi volti
-umani.
-
-Come il Ristabilito tacque, Ciávola disse:
-
-"'Mbè, jamocénne!"
-
-"Se vulete cenà nghe me...," offerse, a bocca stretta, Mastro Peppe.
-
-"No, no, bello mio," interruppe Ciávola, volgendosi verso l'uscio. "Tu
-súghete Pelagge e sálate lu porche."
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-Camminarono li amici lungo la riva del fiume.
-
-In lontananza le barche di Barletta cariche di sale scintillavano come
-edifizi di preziosi cristalli; e da Montecorno un serenissimo albore
-spandevasi nella rigidità delle aure, ripercotevasi dalla limpidità
-delle acque.
-
-Disse il Ristabilito a Ciávola, soffermandosi:
-
-"Cumbà, ce vuléme arrubbà sstanotte lu porche?"
-
-Disse Ciávola:
-
-"Eccome?"
-
-Disse il Ristabilito:
-
-"Le sacce i' come, si lu porche arremane addó l'averne viste."
-
-Disse Ciávola:
-
-"Embé, facémele! Ma, dapù?"
-
-Il Ristabilito si soffermò di nuovo. I suoi piccoli occhi brillavano
-come due carbuncoli schietti; la sua faccia florida e rubiconda tra le
-orecchie faunesche vibrava tutta in una smorfia di gioia. Egli fece,
-laconico:
-
-"Le sacce i'."
-
-Veniva da lungi in contro ai due Don Bergamino Campione, nero in tra la
-pioppaia ignuda e argentea. Subito che i due lo scorsero, sollecitarono
-il passo verso di lui. E il prete, veduta la lor cera giuliva, dimandò
-sorridendo:
-
-"Che me dicéte de bbelle?"
-
-
-Comunicarono li amici in brevi parole il lor proposito a Don Bergamino,
-il quale assentì con molto rallegramento. E il Ristabilito soggiunse, a
-bassa voce:
-
-"Aqquà avéme da fa' li cose a la furbesca maniere. Vu sapete ca Peppe,
-da quande s'ha pijiate chella brutta vijecchie de Donna Pelagge, s'ha
-fatte avare; e lu vine je piace assa'. 'Mbé, jémele a pijà e purtémele a
-la taverne d'Assaù. Vu, Don Bergamine, détece a beve a tutte e paghete
-sempre vu. Peppe bevarrà quante chiù putarrà, senza caccià quatrine; e
-se pijarà 'na bona parrucche. Accuscì nu, dapù, putéme fa' mejie
-l'affare nuostre...."
-
-Lodò Ciávola il consiglio del Ristabilito, e il prete vi s'accordò.
-Andarono insieme verso la casa dell'uomo, distante due tiri di fucile; e
-quando furono da presso, Ciávola diede la voce:
-
-"Ohe, La Bravettaa! Vuo' venì a la taverne d'Assaù? Ce sta lu prévete
-aqquà che ce paghe na carráfe. Oheee!"
-
-La Bravetta non pose indugio a discendere su 'l sentiero. E tutti e
-quattro camminarono in fila, motteggiando, sotto il chiarore della nuova
-luna. Nella serenità il miagolío de' gatti presi d'amore saliva ad
-intervalli. E il Ristabilito fece:
-
-"O Pe', nen siente Pelagge che t'archiame?"
-
-
-In su la sinistra riva splendevano i lumi della taverna d'Assaù
-ripercossi dall'acqua. Ora, come il corso del fiume era ivi per solito
-assai dolce, Assaù teneva un paliscalmo per traghettare li avventori.
-Alle voci, si mosse in fatti il paliscalmo e venne per l'acqua luminosa
-a prendere i sopraggiunti. Quando tutti i quattro salirono, tra
-amichevoli clamori, Ciávola con le sue lunghe gambe prese a far
-traballare e scricchiolare il legno per atterrire La Bravetta che in
-mezzo all'umidità fluviale fu assalito da un nuovo impeto di
-starnutazioni.
-
-Ma nella taverna, in torno a un desco di quercia, li amici
-moltiplicarono le risa e i clamori. Ognuno mesceva da bere
-all'insidiato, a cui quel buon vermiglio succo delle vigne spoltoresi,
-brusco, quasi frizzante, ricco di sapore e di colore, scendeva
-agevolmente nel gorgozzúle.
-
-"'N'atra carráfe!" ordinava Don Bergamino, battendo il pugno in su 'l
-desco.
-
-Assaù, un uomo tutto bestialmente villoso fin sotto li occhi e di gambe
-storto, recava le caraffe arrubinate. Ciávola canticchiava una canzone
-di molta libertà bacchica, percotendo in ritmo il vetro dei bicchieri.
-La Bravetta, con la lingua già impedita, con li occhi già natanti nella
-favolosa gioia del vino, balbettava non so che laudi del suo bel porco e
-teneva il prete per la manica affinchè ascoltasse. Sopra di loro
-pendevano dalla vôlta lunghe corone di poponelle d'acqua verdegialle; le
-lucerne mal nutrite d'olio fumigavano.
-
-Era buona ora di notte quando li amici ripassarono il fiume, alla luna
-occidua. Nel discendere su la riva Mastro Peppe fu lì lì per cadere tra
-la melma, tanto egli avea le gambe malferme e la vista torbida.
-
-Disse il Ristabilito:
-
-"Facéme 'n'ópera bbone. Arpurtéme a la case custù."
-
-E il ricondussero, sorreggendolo alle ascelle, su per la pioppaia.
-Balbettava l'ebbro, travedendo i tronchi biancicanti nella notte:
-
-"Uh, quanta frate duminicane!..."
-
-E Ciávola:
-
-"Vann'a la cerche pe' sant'Antuone."
-
-E l'ebro, dopo un poco:
-
-"O Leprucce, Leprucce, sette rótole de sale n'abbaste. Coma facéme?"
-
-Giunti all'uscio di casa, i tre congiuratori se ne andarono. Mastro
-Peppe salì a grande stento la scaletta, sempre farneticando di Lepruccio
-e del sale. Poi, senza rammemorarsi d'aver lasciato aperto l'uscio, si
-gittò in su 'l letto pesantemente tra le braccia del sonno, e inerte vi
-rimase.
-
-Ciávola e il Ristabilito, come ebbero avuto ristoro alla cena di Don
-Bergamino, muniti di certi ordigni ritorti, se ne vennero cautamente
-all'impresa. Era il cielo, dopo l'occaso della luna, tutto smagliante di
-stelle; e un maestraletto gelido andava soffiando per la solitudine. I
-due avanzarono in silenzio, tendendo l'orecchio, soffermandosi ad ora ad
-ora; e tutte le virtù venatorie e le agilità di Matteo Puriello in
-quell'occorrenza si esercitavano.
-
-Quando essi giunsero alla mèta, il Ristabilito a pena potè trattenere
-una esclamazione di gioia accorgendosi dell'uscio aperto. Una perfetta
-quiete regnava nella casa, se non che si udiva il profondo russare del
-dormiente. Ciávola salì primo le scale, seguíto dall'altro. Ambedue, al
-fievolissimo lume che entrava pe' i vetri, scorsero subito la forma vaga
-del porco in su 'l tavolo. Con infinita cautela sollevarono il peso e
-pianamente lo trassero fuori a gran forza di braccia. Stettero quindi in
-ascolto. Un gallo d'improvviso cantò e altri galli risposero dalle aie,
-consecutivamente.
-
-Allora i due gai ladroni si misero pe 'l sentiero, con il porco in su le
-spalle, ridendo d'un riso lungo e silenzioso; e a Ciávola pareva
-d'essere giù per una bandita recando un grosso capo di selvaggina
-predata. Come il porco era assai greve, essi giunsero alla casa del
-prete alenanti.
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-La mattina Mastro Peppe, avendo digerito il vino, si risvegliò; e stette
-su 'l letto un poco ad allungar le membra e ad ascoltare le campane che
-salutavan la vigilia di Sant'Antonio. Egli già, in mezzo alla confusione
-del primo risvegliarsi, sentiva nell'animo espandersi la contentezza del
-possesso, e pregustava il diletto di veder Lepruccio mettere in pezzi e
-coprir con sale le pingui carni suine.
-
-Spinto da questo pensiero, egli si levò; e con sollecitudine uscì su 'l
-pianerottolo, stropicciandosi li occhi per meglio guardare. Su 'l tavolo
-non rimaneva che qualche macchia sanguigna, e sopra vi rideva il sole
-virginalmente.
-
-"Lu porche? Addó sta lu porche?" gridò, con una voce rauca, il derubato.
-
-Una furibonda agitazione l'invase. Egli discese le scale, vide l'uscio
-aperto, si percosse la fronte, irruppe fuori urlando, chiamando in torno
-a sè i lavoratori, chiedendo a tutti se avevano visto il porco, se
-l'avevano preso. Egli moltiplicava le querele, sollevava ognora più le
-voci; e il doloroso schiamazzo, risonando per tutta la riviera, giunse
-fino alli orecchi di Ciávola e del Ristabilito.
-
-Se ne vennero dunque costoro placidamente, in accordo, per godersi lo
-spettacolo e per continuar la beffa. E come furono giunti in vista,
-Mastro Peppe, rivolgendosi a loro, tutto dolente e lacrimante, esclamò:
-
-"Uh, pover'a me! Me l'hann'arrubbate lu porche! Uh, pover'a me! E coma
-facce mo? E coma facce?"
-
-Biagio Quaglia stette un poco a considerare l'aspetto
-dell'infelicissimo, con socchiusi li occhi tra la canzonatura e
-l'ammirazione, con china la testa verso una spalla, quasi in atto di
-giudicare un effetto d'arte mimetica. Poi, accostatosi, fece:
-
-"Eh, sì, sì.... nen ze po' di' de no.... Tu le fi' bbone la parte."
-
-Peppe, non comprendendo, levò la faccia tutta solcata di gocciole.
-
-"Eh, sì, sì.... sta vote li si fatte propie da furbe," seguitò il
-Ristabilito, con una cert'aria di confidenza amichevole.
-
-Peppe, non comprendendo ancora, levò di nuovo la faccia; e le lacrime
-nelli occhi pieni di stupore gli si arrestarono.
-
-"Ma, pe' di' la veretà, accuscì maleziose nen te credeve," riprese a
-dire il Ristabilito. "Brave! brave! Me rallegre!"
-
-"Ma tu che dice?" dimandò tra i singhiozzi La Bravetta. "Ma tu che dice?
-Uh, pover'a me! E coma facce mo a rijì a la case?"
-
-"Brave! brave! Bena!" incalzava il Ristabilito. "Dajie mo! Strilla
-forte! Piagne forte! Tírete li capille! Fatte sentì! Accuscì! Falle
-créde'."
-
-E Peppe, piangendo:
-
-"Ma i' diche addavére ca me se l'hann'arrubbate. Uh die! Pover'a me!"
-
-"Dajie! Dajie! Nen te fermà. Quante chiù tu strille, chiù te nome créde.
-Dajie! Angore! Angore!"
-
-Peppe, fuor di sè pe 'l dispetto e pe 'l dolore, sacramentava ripetendo:
-
-"I' diche addavére. Che me pozza murì, mo, súbbite, se lu porche nen me
-se l'hann'arrubbate!"
-
-"Uh, povere 'nnucende!" squittì per ischerno Ciávola. "Mettéteje lu
-ditucce 'mmocche. Coma putéme fa' a crédete, se jere avéme viste lu
-porche a là? Sant'Andonie j'ha date li 'scelle pe' vulà?"
-
-"Sant'Andonie bbenedette! È coma diche i'."
-
-
-"Ma po' esse?".
-
-"Accuscì è."
-
-"Ma nen è cuscì."
-
-"È cuscì."
-
-"No."
-
-"Uh, uh, uh! È cuscì! È cuscì! I' so' mmorte. I' nen sacce coma pozze
-fa' a rijì a la case. Pelagge nen me crede", e se ppure me crede, nen me
-dà chiù pace.... I' so' mmorte!"
-
-"'Mbé, ce vuléme créde," concluse il Ristabilito. "Ma bbade, Pe', ca
-Ciávule a jere t'ha 'nzegnate lu juchette. E i' nen vulesse ca tu
-gabbísse a Pelagge e a nu, tutte 'na vote. Tu fusse capace...."
-
-Allora La Bravetta ricominciò a piangere, a gridare, a disperarsi con
-una così pazza irruzion di dolore, che il Ristabilito per pietà
-soggiunse:
-
-"'Mbè, statte zitte. Te credéme. Ma, se è vere su fatte, s'ha da truvà
-'na maniere pe' armedià."
-
-"Quala maniere?" dimandò subito, rasserenandosi tra le lacrime, La
-Bravetta, nel cui animo la speranza risorgeva.
-
-"Ecc'a qua," propose Biagio Quaglia. "Certe, une di quille che stanne
-pe' qua attorne ha avute da esse; pecché certe n'hanne vinute dall'India
-bbasse a pijarse lu porche a te. No, Pe'?"
-
-"Va bbone, va bbone," assentì l'uomo, che stava trepido a udire, co 'l
-naso in alto tutto ancor pieno d'umor lacrimale.
-
-"Mo dunque (statte attende)," continuò il Ristabilito che a quella
-credula attenzione prendeva diletto, "mo dunque se nisciune ha vinute
-dall'India bbasse pe' venirte a rubbà, cert'è che quaccune di quille che
-stanne pe' qua attorno ha avute da esse lu latro. No, Pe'?"
-
-"Va bbone, va bbone."
-
-"Mo che s'ha da fa'? S'ha da raunà tutte sti cafune e s'ha da sprementà
-cacche fatture pe' scuprì lu latro. Scuperte lu latre, scuperte lu
-porche."
-
-Li occhi di Mastro Peppe brillarono di desiderio; ed egli si fece più da
-presso, poichè l'accenno alla fattura aveva risvegliate in lui le native
-superstizioni.
-
-"Tu le sié; ce stanne tre specie de maggíe: la bianche, la rosce e la
-nere, e ce stanne, tu le sié, a lu paese tre femmene dell'arte: Rosa
-Schiavona, Rusaria Pajara e la Ciniscia. Sta a te a scejie."
-
-Peppe stette un momento in forse. Poi si decise per Rosaria Pajara che
-aveva gran fama d'incantatrice e aveva operato in altri tempi cose
-mirabili.
-
-
-"'Mbè, su," concluse il Ristabilito, "nen ce sta tembe da pérde. I' pe'
-te, propie pe' farte nu piacere, vajie sine a lu paese a pijà quelle che
-ce serve. Parle 'nghe Rusarie, me facce da' tutte cose, e me n'arvenghe,
-dentr'a sta matine. Damme li quatrine."
-
-Peppe si tolse dalla tasca del panciotto tre carlini ed esitando li
-porse.
-
-"Tre carline?" gridò l'altro, rifiutandoli. "Tre carline? Ma ce ne vo'
-pe' lu mene diece."
-
-A sentir questo il marito di Pelagia ebbe quasi uno sbigottimento.
-
-"Come? Pe' na fatture, diece carline?", balbettò egli cercandosi con le
-dita tremule nella tasca. "Ècchetene otte. Nen ne tenghe chiù."
-
-Disse il Ristabilito, secco:
-
-"Va bbone. Quelle che posse fa' facce. Viene pure tu, Cià?"
-
-I due compagni s'incamminarono verso Pescara, di buon passo, pe 'l
-sentiero delli alberi, l'uno innanzi, l'altro dietro. E Ciávola
-picchiava de' gran colpi di pugno su la schiena del Ristabilito, per
-dimostrare la sua allegrezza. Come essi giunsero al paese, si recarono
-nella bottega di un tal Don Daniele Pacentro speziale con cui erano in
-familiarità; ed ivi comperarono certi aròmati e droghe, facendone quindi
-comporre pallottole a guisa di pillole grosse come noci, ben coperte di
-zucchero, sciloppate e cotte. Subito che lo speziale ebbe compiuta
-l'operazione, Biagio Quaglia (il quale nel frattempo era stato assente)
-tornò con una carta piena d'escrementi secchi di cane; e di quelli
-escrementi volle che lo speziale componesse due belle pillole, in tutto
-simili alle altre per la forma, se non che confettate prima in áloe e
-poi coperte leggermente di zucchero. Così lo speziale fece; e, perchè
-queste dalle altre si riconoscessero, vi mise, per consiglio del
-Ristabilito, un piccolo segno.
-
-I due ciurmadori ripresero la via della campagna, e furono alla casa di
-Mastro Peppe in su l'ora di mezzodì. Mastro Peppe stava con molto
-affanno aspettando. A pena vide sbucare di tra le alberelle il corpo
-lungo e sottile di Ciávola, gridò:
-
-"'Mbé?"
-
-"Tutte è all'ordene," rispose in suon di trionfo il Ristabilito,
-mostrando il cofano delle confetture incantate. "Mo tu, già che ogge è
-la viggilie de Sant'Andonie e li cafune fanne feste, arhunisce tutte
-quante all'are per dajie a beve. Tu hi da tené na certe butticelle de
-Montepulciane. Mitte mane a quelle pe' ogge! E quande tutte stanne bene
-arhunite, penze i' a fa' e a dice tutte quelle che s'ha da fa' e s'ha da
-di'."
-
-
-
-
- IV.
-
-
-
-Dopo due ore, come il pomeriggio era tiepido e chiarissimamente sereno,
-avendo La Bravetta fatto correre la voce, se ne vennero all'invito i
-coltivatori e i massai dei dintorni. Nell'aia si levavano alti mucchi di
-paglia, che percossi dal sole ornavansi d'un glorioso colore d'oro;
-quivi una torma di oche andava schiamazzando, bianca, lenta, con larghi
-becchi aranciati, chiedendo di nuotare; li odori dello stabbio
-giungevano ad intervalli. E tutti quelli uomini rusticani, aspettando di
-bere, motteggiavano, tranquilli, su le loro gambe in arco difformate
-dalle rudi fatiche: alcuni con volti rugosi e rossastri come vecchi
-pomi, con occhi resi miti dalla lunga pazienza o resi vivi dalla lunga
-malizia; altri con barbe nascenti, con attitudini di gioventù, con nelle
-vesti rinnovate una manifesta cura d'amore.
-
-Ciávola e il Ristabilito non si fecero molto attendere. Tenendo in una
-mano la scatola delle confetture, il Ristabilito ordinò che tutti si
-mettessero in cerchio; e, stando egli nel mezzo, fece una breve
-concione, non senza una certa gravità di voce e di gesti.
-
-"Bon'uómmene!" disse, "nisciune de vu, certe, sa pecché propie Mastre
-Peppe De Siere v'ha chiamate a qua...."
-
-Un moto di stupore, a questo strano preambolo, si propagò in tutte le
-bocche delli ascoltanti; e la letizia pe 'l promesso vino si mutò in una
-inquietudine di diversa espettazione. Continuava l'oratore:
-
-"Ma, seccome po' succéde caccosa bbrutte e vu ve putassáte lagna de me,
-ve vojie dice de che se tratte, prime de fa' la spirienze."
-
-Li ascoltanti si guardavano l'un l'altro nelli occhi, con un'aria
-smarrita; e quindi rivolgevano lo sguardo curioso e incerto al cofanetto
-che l'oratore teneva in una mano. Un d'essi, poichè il Ristabilito
-faceva pausa per considerare l'effetto delle parole, esclamò impaziente:
-
-"Ebbè?"
-
-"Mo, mo, bell'uómmene mi'. La notta passate s'hann'arrubbate a Mastre
-Peppe nu bbone porche che s'ave' da salà. Chi ha state lu latre, nen ze
-sa; ma cert'è ca s'ha da truvà miezze a vu' áutre, pecché nisciune
-venéve dall'India bbasse p'arrubbarse lu porche a Mastre Peppe!"
-
-Fosse un giocondo effetto di questo peregrino argomento dell'India o
-fosse l'azione del tiepido sole, La Bravetta cominciò a starnutire. I
-villici si fecero in dietro; la tribù delle oche si disperse,
-sbigottita; e sette starnutazioni consecutive risonarono liberamente
-nell'aria, turbando la pace rurale. L'ilarità risorse nelli animi, a
-quel fragore. L'adunanza, dopo un poco, si ricompose. Il Ristabilito
-continuò, sempre grave:
-
-"Pe' scuprì lu latre Mastre Peppe ha pensate de darve a magnà certe
-bbone cunfette e de darve a bere nu certe Montepulciano viecchie che j'
-ha messe mane ogge apposte. Ma pirò v'ajie da dice na cose. Lu latre,
-appone se mette mmocche lu cunfette, se sente la vocche accuscì amare,
-accuscì amare c'ha da sputà pe' fforze. Vulete sprementà? O pure lu
-latre, pe' nen esse sbruvegnate, se vo' cunfessà a lu prévete? Bell'uó,
-arspunnéte!"
-
-"Nu vuléme magnà e beve," risposero quasi in coro li adunati. E un
-movimento corse fra quella gente semplice. Ognuno, guardando il
-compagno, aveva nelli occhi una punta d'investigazione. Ognuno,
-naturalmente, poneva nel ridere una tal quale ostentazione di
-spontaneità.
-
-Disse Ciávola:
-
-"V'avete da mette tutt'a ffile, pe' la sprïenze. Nisciune s'ha da puté
-nnascónne."
-
-
-Ed egli, quando tutti furono disposti, prese il fiasco e i bicchieri,
-apprestandosi a mescere. Il Ristabilito si fece dall'un de' capi, e
-cominciò a distribuire pianamente i confetti che sotto le gagliarde
-dentature dei villani scricchiolavano e sparivano in un attimo. Come
-egli giunse a Mastro Peppe, prese uno dei confetti canini e glielo
-porse; e seguitò oltre, senza nulla dare a divedere.
-
-Mastro Peppe, che fin allora era stato con grandissimi occhi intenti a
-cogliere in fallo qualcuno, si gittò in bocca il confetto prestamente,
-quasi con cupidigia di goloso, e prese a masticare. D'un tratto i
-pomelli delle gote gli salirono vivamente verso li occhi, li angoli
-della bocca e le tempie gli si empirono di crespe, la pelle del naso gli
-si arricciò, il mento gli si torse un poco, tutti i lineamenti della sua
-faccia ebbero una comune mimica involontaria di orrore; e una specie di
-brivido visibile gli corse dalla nuca per le spalle. E subito, poichè la
-lingua non poteva sostenere l'amaro dell'áloe e una resistenza
-invincibile saliva dallo stomaco per la gola ad impedire
-l'inghiottimento, il malcapitato fu costretto a sputare.
-
-"Ohe, Mastre Pé, tu che ccazze fiè?" garrì Tulespre dei Passeri, un
-vecchio capraro verdastro e pelloso come una tartaruga di palude.
-
-
-Si rivòlse, a quella voce agra, il Ristabilito che non anche aveva
-terminato di distribuire. Però, vedendo La Bravetta tutto contorcersi,
-disse con suon di benevolenza:
-
-"'Mbé, quelle forse ere troppe cotte. To'! Ècchene n'áutre. 'Nglutte,
-Peppe!"
-
-E con due dita gli cacciò in bocca la seconda pillola canina.
-
-Il pover'uomo la prese; e, sentendo sopra di sè fissi li occhi maligni e
-acuti del capraro, fece un supremo sforzo per sostener l'amarezza; non
-masticò, non inghiottì; stette con la lingua immobile contro i denti.
-Ma, come al calore dell'alito e all'umidore della saliva l'aloe si
-discioglieva, egli non poteva più reggere: le labbra gli si torsero come
-dianzi; il naso gli si empì di lacrime; e certe gocciole grosse gli
-cominciarono a sgorgare dal cavo delli occhi e a rimbalzar, come perle
-scaramazze, giù per le gote. Alfine, sputò.
-
-"Ohe, Mastre Pé, e mo che ccazze fiè?" garrì di nuovo il capraro,
-mostrando in un suo ghigno le gencive bianchicce e vacue. "Ohe, e queste
-mo che signífeche?" Tutti i villici ruppero l'ordine, e attorniarono La
-Bravetta: alcuni con risa di beffa, altri con parole irose. Le
-ribellioni di orgoglio subitanee e brutali che ha l'onore della gente
-campestre, le severità implacabili della superstizione scoppiarono
-d'improvviso in una tempesta di contumelie.
-
-"Pecché ci si' fatte venì a qua? Pe' jettà la cólepe a une de nu 'nghe
-'na fatture fánze? Pe' cujunà a nu? Pecché? Si' fatta male li cunde!
-Latre, bbuciarde, naso, fijie de cane, fijie de p...! A nu vu cujunà?
-Pezze de fesse! Latre! Nasó! Te vuleme rompe tutte li pignate 'n cocce.
-Fijie de p...! Sangue de Criste, tu!"
-
-E si dispersero, dopo aver rotto il fiasco e i bicchieri, gridando le
-ultime ingiurie di tra i pioppi.
-
-Allora rimasero nell'aia Ciávola, il Ristabilito, le oche e La Bravetta.
-Questi, pieno di vergogna, di rabbia, di confusione, con il palato
-ancora morso dalla perversità dell'aloe, non poteva profferire parola.
-Il Ristabilito stette a considerarlo crudelmente, percotendo il terreno
-con la punta del piede poggiato in su 'l tacco, scotendo per ironia il
-capo. Ciávola squittì, con un indescrivibile suon di dileggio:
-
-"Ah, ah, ah, ah! Brave! Brave La Bbravette! Dicco nu poche: quante ci
-si' fatte? Diece ducate?"
-
-
-
-
-
-
- IL MARTIRIO DI GIALLUCA.
-
-
-
-Il trabaccolo _Trinità_, carico di fromento, salpò alla volta della
-Dalmazia, verso sera. Navigò lungo il fiume tranquillo, fra le paranze
-di Ortona ancorate in fila, mentre su la riva si accendevano fuochi e i
-marinai reduci cantavano. Passando quindi pianamente la foce angusta,
-uscì nel mare.
-
-Il tempo era benigno. Nel cielo di ottobre, quasi a fior delle acque, la
-luna piena pendeva come una dolce lampada rosea. Le montagne e le
-colline, dietro, avevano forma di donne adagiate. In alto, passavano le
-oche selvatiche, senza gridare, e si dileguavano.
-
-I sei uomini e il mozzo prima manovrarono d'accordo per prendere il
-vento. Poi come le vele si gonfiarono nell'aria tutte colorate in rosso
-e segnate di figure rudi, i sei uomini si misero a sedere e cominciarono
-a fumare tranquillamente. Il mozzo prese a cantarellare una canzone
-della patria, a cavalcioni su la prua.
-
-Disse Talamonte maggiore, gittando un lungo sprazzo di saliva su l'acqua
-e rimettendosi in bocca la pipa gloriosa:
-
-"Lu tembe n'n ze mandéne."
-
-Alla profezia, tutti guardarono verso il largo; e non parlarono, Erano
-marinai forti e indurati alle vicende del mare. Avevano altre volte
-navigato alle isole dalmate, a Zara, a Trieste, a Spálatro; e sapevano
-la via. Alcuni anche rammentavano con dolcezza il vino di Dignano, che
-ha il profumo delle rose, e i frutti delle isole.
-
-Comandava il trabaccolo Ferrante La Selvi. I due fratelli Talamonte,
-Cirù, Massacese e Gialluca formavano l'equipaggio, tutti nativi di
-Pescara. Nazareno era il mozzo.
-
-Essendo il plenilunio, indugiarono su 'l ponte. Il mare era sparso di
-paranze che pescavano. Ogni tanto una coppia di paranze passava a canto
-al trabaccolo; e i marinai si scambiavano voci, familiarmente. La pesca
-pareva fortunata. Quando le barche si allontanarono e le acque
-ridivennero deserte, Ferrante e i Talamonte discesero sotto coperta per
-riposare. Massacese e Gialluca, poi ch'ebbero finito di fumare,
-seguirono l'esempio. Cirù rimase di guardia.
-
-Prima di scendere, Gialluca, mostrando al compagno una parte del collo,
-disse:
-
-"Guarda che tenghe a qua."
-
-Massacese guardò e disse:
-
-"'Na cosa da niente. N'n ce penzà."
-
-C'era un rossore simile a quello che produce la puntura di un insetto, e
-in mezzo al rossore un piccolo nodo.
-
-Gialluca soggiunse:
-
-"Me dole."
-
-Nella notte si mutò il vento; e il mare cominciò ad ingrossare. Il
-trabaccolo si mise a ballare sopra le onde, trascinato a levante,
-perdendo cammino. Gialluca, nella manovra, gittava ogni tanto un piccolo
-grido, perchè ad ogni movimento brusco del capo sentiva dolore.
-
-Ferrante La Selvi gli domandò:
-
-"Che tieni?"
-
-Gialluca, alla luce dell'alba, mostrò il suo male. Su la cute il rossore
-era cresciuto, ed un piccolo tumore aguzzo appariva nel mezzo.
-
-Ferrante, dopo avere osservato, disse anche lui:
-
-"'Na cosa da niente. N'n ce penzà."
-
-
-Gialluca prese un fazzoletto e si fasciò il collo. Poi si mise a fumare.
-
-Il trabaccolo, scosso dai cavalloni e trascinato dal vento contrario,
-fuggiva ancora verso levante. Il romore del mare copriva le voci.
-Qualche ondata si spezzava sul ponte, ad intervalli, con un suono sordo.
-
-Verso sera la burrasca si placò; e la luna emerse come una cupola di
-fuoco. Ma poichè il vento cadde, il trabaccolo rimase quasi fermo nella
-bonaccia; le vele si afflosciarono. Di tanto in tanto sopravveniva un
-soffio passeggiero.
-
-Gialluca si lamentava del dolore. Nell'ozio, i compagni cominciarono ad
-occuparsi del suo male. Ciascuno suggeriva un rimedio differente. Cirù,
-ch'era il più anziano, si fece innanzi e suggerì un empiastro di mele e
-di farina. Egli aveva qualche vaga cognizione medica, perchè la moglie
-sua in terra esercitava la medicina insieme con l'arte magica e guariva
-i mali con i farmachi e con le cabale. Ma la farina e le mele mancavano.
-La galletta non poteva essere efficace.
-
-Allora Cirù prese una cipolla e un pugno di grano; pestò il grano,
-tagliuzzò la cipolla, e compose l'empiastro. Al contatto di quella
-materia, Gialluca sentì crescere il dolore. Dopo un'ora si strappò dal
-collo la fasciatura e gittò ogni cosa in mare, invaso da un'impazienza
-irosa. Per vincere il fastidio, si mise al timone e resse la sbarra
-lungo tempo. S'era levato il vento, e le vele palpitavano gioiosamente.
-Nella chiara notte un'isoletta, che doveva essere Pelagosa, apparve in
-lontananza come una nuvola posata su l'acqua.
-
-Alla mattina Cirù, che omai aveva impreso a curare il male, volle
-osservare il tumore. La gonfiezza erasi dilatata occupando gran parte
-del collo ed aveva assunta una nuova forma ed un colore più cupo che su
-l'apice diveniva violetto.
-
-"E che è quesse?" egli esclamò, perplesso, con un suono di voce che fece
-trasalire l'infermo. E chiamò Ferrante, i due Talamonte, li altri.
-
-Le opinioni furono varie. Ferrante imaginò un male terribile da cui
-Gialluca poteva rimanere soffocato. Gialluca, con li occhi aperti
-straordinariamente, un po' pallido, ascoltava i prognostici. Come il
-cielo era coperto di vapori e il mare appariva cupo e stormi di gabbiani
-si precipitavano verso la costa gridando, una specie di terrore scese
-nell'animo di lui.
-
-Alla fine Talamonte minore sentenziò:
-
-"È 'na fava maligna."
-
-Li altri assentirono:
-
-
-"Eh, po ésse'."
-
-Infatti, il giorno dopo, la cuticola del tumore fu sollevata da un siero
-sanguigno e si lacerò. E tutta la parte prese l'apparenza di un nido di
-vespe, d'onde sgorgavano materie purulente in abbondanza.
-L'infiammazione e la suppurazione si approfondivano e si estendevano
-rapidamente.
-
-Gialluca, atterrito, invocò san Rocco che guarisce le piaghe. Promise
-dieci libbre di cera, venti libbre. Egli s'inginocchiava in mezzo al
-ponte, tendeva le braccia verso il cielo, faceva i voti con un gesto
-solenne, nominava il padre, la madre, la moglie, i figliuoli. D'in
-torno, i compagni si facevano il segno della croce, gravemente, ad ogni
-invocazione.
-
-Ferrante La Selvi, che sentì giungere un gran colpo di vento, gridò con
-la voce rauca un comando, in mezzo al romorío del mare. Il trabaccolo si
-piegò tutto sopra un fianco. Massacese, i Talamonte, Cirù si gittarono
-alla manovra. Nazareno strisciò lungo un albero. Le vele in un momento
-furono ammainate: rimasero i due fiocchi. E il trabaccolo, barcollando
-da banda a banda, si mise a correre a precipizio su la cima dei flutti.
-
-"Sante Rocche! Sante Rocche!" gridava con più fervore Gialluca, eccitato
-anche dal tumulto circostante, curvo su le ginocchia e su le mani per
-resistere al rullío.
-
-Di tratto in tratto un'ondata più forte si rovesciava su la prua:
-l'acqua salsa invadeva il ponte da un capo all'altro.
-
-"Va a basse!" gridò Ferrante a Gialluca.
-
-Gialluca discese nella stiva. Egli sentiva un calore molesto e
-un'aridezza per tutta la pelle; e la paura del male gli chiudeva lo
-stomaco. Là sotto, nella luce fievole, le forme delle cose assumevano
-apparenze singolari. Si udivano i colpi profondi del flutto contro i
-fianchi del naviglio e li scricchiolii di tutta quanta la compagine.
-
-Dopo mezz'ora, Gialluca riapparve su 'l ponte, smorto come se uscisse da
-un sepolcro. Egli amava meglio stare all'aperto, esporsi all'ondata,
-vedere li uomini, respirare il vento.
-
-Ferrante, sorpreso da quel pallore, gli domandò:
-
-"E mo' che tieni?"
-
-Li altri marinai, dai loro posti, si misero a discutere i rimedi; ad
-alta voce, quasi gridando, per superare il fragore della burrasca. Si
-animavano. Ciascuno aveva un metodo suo. Ragionavano con sicurezza di
-dottori. Dimenticavano il pericolo, nella disputa. Massacese aveva
-visto, due anni avanti, un vero medico operare su 'l fianco di Giovanni
-Margadonna, in un caso simile. Il medico tagliò, poi strofinò con pezzi
-di legno intinti in un liquido fumante, bruciò così la piaga. Levò con
-una specie di cucchiaio la carne arsa che somigliava fondiglio di caffè.
-E Margadonna fu salvo.
-
-Massacese ripeteva, quasi esaltato, come un cerusico feroce:
-
-"S'ha da tajià! S'ha da tajià!"
-
-E faceva l'atto del taglio, con la mano, verso l'infermo.
-
-Cirù fu del parere di Massacese. I due Talamonte anche convennero.
-Ferrante La Selvi scoteva il capo.
-
-Allora Cirù fece a Gialluca la proposta. Gialluca si rifiutò.
-
-Cirù, in un impeto brutale ch'egli non potè trattenere, gridò:
-
-"Muòrete!"
-
-Gialluca divenne più pallido e guardò il compagno con due larghi occhi
-pieni di terrore.
-
-Cadeva la notte. Il mare nell'ombra pareva che urlasse più forte. Le
-onde luccicavano, passando nella luce gittata dal fanale di prua. La
-terra era lontana. I marinai stavano afferrati a una corda per resistere
-contro i marosi. Ferrante governava il timone, lanciando di tratto in
-tratto una voce nella tempesta:
-
-"Va a basse, Giallù!"
-
-Gialluca, per una strana ripugnanza a trovarsi solo, non voleva
-discendere, quantunque il male lo travagliasse. Anch'egli si teneva alla
-corda, stringendo i denti nel dolore. Quando veniva una ondata, i
-marinai abbassavano la testa e mettevano un grido concorde, simile a
-quello con cui sogliono accompagnare un comune sforzo nella fatica.
-
-Uscì la luna da una nuvola, diminuendo l'orrore. Ma il mare si mantenne
-grosso tutta la notte.
-
-La mattina Gialluca, smarrito, disse ai compagni:
-
-"Tajiáte."
-
-I compagni prima s'accordarono, gravemente; tennero una specie di
-consulto decisivo. Poi osservarono il tumore ch'era eguale al pugno di
-un uomo. Tutte le aperture, che dianzi gli davano l'apparenza di un nido
-di vespe o di un crivello, ora ne formavano una sola.
-
-Disse Massacese:
-
-"Curagge! Avande!"
-
-Egli doveva essere il cerusico. Provò su l'unghia la tempra delle lame.
-Scelse infine il coltello di Talamonte maggiore, ch'era affilato di
-fresco. Ripetè:
-
-"Curagge! Avande!"
-
-Quasi un fremito d'impazienza scoteva lui e li altri.
-
-L'infermo ora pareva preso da uno stupidimento cupo. Teneva li occhi
-fissi su 'l coltello, senza dire niente, con la bocca semiaperta, con le
-mani penzoloni lungo i fianchi, come un idiota.
-
-Cirù lo fece sedere, gli tolse la fasciatura, mettendo con le labbra
-quei suoni istintivi che indicano il ribrezzo. Un momento, tutti si
-chinarono su la piaga, in silenzio, a guardare. Massacese disse:
-
-"Cusì e cusì," indicando con la punta del coltello la direzione dei
-tagli.
-
-Allora, d'un tratto, Gialluca ruppe in un gran pianto. Tutto il suo
-corpo veniva scosso dai singhiozzi.
-
-"Curagge! Curagge!" gli ripetevano i marinai, prendendolo per le
-braccia.
-
-Massacese incominciò l'opera. Al primo contatto della lama, Gialluca
-gittò un urlo; poi, stringendo i denti, metteva quasi un muggito
-soffocato.
-
-Massacese tagliava lentamente, ma con sicurezza; tenendo fuori la punta
-della lingua, per una abitudine ch'egli aveva nel condur le cose con
-attenzione. Come il trabaccolo barcollava, il taglio riusciva ineguale;
-il coltello ora penetrava più, ora meno. Un colpo di mare fece affondare
-la lama dentro i tessuti sani. Gialluca gittò un altro urlo,
-dibattendosi, tutto sanguinante, come una bestia tra le mani dei beccai.
-Egli non voleva più sottomettersi.
-
-"No, no, no!"
-
-"Vien' a qua! Vien' a qua!" gli gridava Massacese, dietro, volendo
-seguitare la sua opera perchè temeva che il taglio interrotto fosse più
-pericoloso.
-
-Il mare, ancora grosso, romoreggiava in torno, senza fine. Nuvole in
-forma di trombe sorgevano dall'ultimo termine ed abbracciavano il cielo
-deserto d'uccelli. Oramai, in mezzo a quel frastuono, sotto quella luce,
-una eccitazione singolare prendeva quelli uomini. Involontariamente,
-essi, nel lottare col ferito per tenerlo fermo, s'adiravano.
-
-"Vien' a qua!"
-
-Massacese fece altre quattro o cinque incisioni, rapidamente, a caso.
-Sangue misto a materie biancastre sgorgava dalle aperture. Tutti n'erano
-macchiati, tranne Nazareno che stava a prua, tremante, sbigottito
-dinanzi all'atrocità della cosa.
-
-
-Ferrante La Selvi, che vedeva la barca pericolare, diede un comando a
-squarciagola:
-
-"Molla le scòtteee! Butta 'l timone a l'ôrsa!"
-
-I due Talamonte, Massacese, Cirù manovrarono. Il trabaccolo riprese a
-correre beccheggiando. Si scorgeva Lissa in lontananza. Lunghe zone di
-sole battevano su le acque, sfuggendo di tra le nuvole; e variavano
-secondo le vicende celesti.
-
-Ferrante rimase alla sbarra. Li altri marinai tornarono a Gialluca.
-Bisognava nettare le aperture, bruciare, mettere le filacce.
-
-Ora il ferito era in una prostrazione profonda. Pareva che non capisse
-più nulla. Guardava i compagni, con due occhi smorti, già torbidi come
-quelli delli animali che stanno per morire. Ripeteva, ad intervalli,
-quasi fra sè:
-
-"So' morto! So' morto!"
-
-Cirù, con un po' di stoppa grezza, cercava di pulire; ma aveva la mano
-rude, irritava la piaga. Massacese, volendo fino all'ultimo seguire
-l'esempio del cerusico di Margadonna, aguzzava certi pezzi di legno
-d'abete, con attenzione. I due Talamonte si occupavano del catrame,
-poichè il catrame bollente era stato scelto per bruciare la piaga. Ma
-era impossibile accendere il fuoco su 'l ponte che ad ogni momento
-veniva allagato. I due Talamonte discesero sotto coperta.
-
-Massacese gridò a Cirù:
-
-"Lava nghe l'acqua de mare!"
-
-Cirù seguì il consiglio. Gialluca si sottometteva a tutto, facendo un
-lagno continuo, battendo i denti. Il collo gli era diventato enorme,
-tutto rosso, in alcuni punti quasi violaceo. In torno alle incisioni
-cominciavano ad apparire alcune chiazze brunastre. L'infermo provava
-difficoltà a respirare, a inghiottire; e lo tormentava la sete.
-
-"Arcummánnete a sante Rocche," gli disse Massacese che aveva finito di
-aguzzare i pezzi di legno e che aspettava il catrame.
-
-Spinto dal vento, il trabaccolo ora deviava in su, verso Sebenico,
-perdendo di vista l'isola. Ma, quantunque le onde fossero ancora forti,
-la burrasca accennava a diminuire. Il sole era a mezzo del cielo, tra
-nuvole color di ruggine.
-
-I due Talamonte vennero con un vaso di terra pieno di catrame fumante.
-
-Gialluca s'inginocchiò, per rinnovare il voto al santo. Tutti si fecero
-il segno della croce.
-
-"Oh sante Rocche, sálveme! Te 'mprumette 'na lampa d'argente e l'uoglie
-pe' tutte l'anne e trenta libbre de ciere. Oh sante Rocche, sálveme tu!
-Tenghe la mojie e li fijie.... Pietà! Misericordie, sante Rocche mi'!"
-
-Gialluca teneva congiunte le mani; parlava con voce che pareva non fosse
-più la sua. Poi si rimise a sedere, dicendo semplicemente a Massacese:
-
-"Fa."
-
-Massacese avvolse in torno ai pezzi di legno un po' di stoppa; e a mano
-a mano ne tuffava uno nel catrame bollente e con quello strofinava la
-piaga. Per rendere più efficace e profonda la bruciatura, versò anche il
-liquido nelle ferite. Gialluca non mosse un lamento. Li altri
-rabbrividivano, in conspetto di quello strazio.
-
-Disse Ferrante La Selvi, dal suo posto, scotendo il capo:
-
-"L'avet'accise!"
-
-Li altri portarono sotto coperta Gialluca semivivo; e l'adagiarono sopra
-una branda. Nazareno rimase a guardia, presso l'infermo. Si udivano di
-là le voci gutturali di Ferrante che comandava la manovra e i passi
-precipitati dei marinai. La _Trinità_ virava, scricchiolando. A un
-tratto Nazareno si accorse d'una falla da cui entrava acqua; chiamò. I
-marinai discesero, in tumulto. Gridavano tutti insieme, provvedendo in
-furia a riparare. Pareva un naufragio.
-
-
-Gialluca, benchè prostrato di forze e d'animo, si rizzò su la branda,
-immaginando che la barca andasse a picco; e s'aggrappò disperatamente a
-uno dei Talamonte. Supplicava, come una femmina:
-
-"Nen me lasciate! Nen me lasciate!"
-
-Lo calmarono; lo riadagiarono. Egli ora aveva paura; balbettava parole
-insensate; piangeva; non voleva morire. Poichè l'infiammazione crescendo
-gli occupava tutto tutto il collo e la cervice e si diffondeva anche pe
-'l tronco a poco a poco, e la gonfiezza diveniva ancora più mostruosa,
-egli si sentiva strozzare. Spalancava ogni tanto la bocca per bevere
-l'aria.
-
-"Portateme sopra! A qua me manghe l'arie; a qua me more...."
-
-Ferrante richiamò li uomini sul ponte. Il trabaccolo ora bordeggiando
-cercava di acquistare cammino. La manovra era complicata. Ferrante
-spiava il vento e dava il comando utile, stando al timone. Come più il
-vespro si avvicinava, le onde si placavano.
-
-Dopo qualche tempo, Nazareno venne sopra, tutto sbigottito, gridando:
-
-"Gialluca se more! Gialluca se more!"
-
-I marinai corsero; e trovarono il compagno già morto su la branda, in
-un'attitudine scomposta, con li occhi aperti, con la faccia tumida, come
-un uomo strangolato.
-
-Disse Talamonte maggiore:
-
-"È mo'?"
-
-Li altri tacquero, un po', smarriti, dinanzi al cadavere.
-
-Risalirono su 'l ponte, in silenzio. Talamonte ripeteva:
-
-"È mo'?"
-
-Il giorno si ritirava lentamente dalle acque. Nell'aria veniva la calma.
-Un'altra volta le vele si afflosciavano e il naviglio rimaneva senza
-avanzare. Si scorgeva l'isola di Solta.
-
-I marinai, riuniti a poppa, ragionavano del fatto. Un'inquietudine viva
-occupava tutti li animi: Massacese era pallido e pensieroso. Egli
-osservò:
-
-"Avéssene da dice che l'avéme fatte murì nu áutre? Avasséme da passà
-guai?"
-
-Questo timore già tormentava lo spirito di quelli uomini superstiziosi e
-diffidenti. Essi risposero:
-
-"È lu vere."
-
-Massacese incalzò:
-
-"Mbè? Che facéme?"
-
-Talamonte maggiore disse, semplicemente:
-
-"È morte? Jettámele a lu mare. Facéme vedé ca l'avéme pirdute 'n mezz'a
-lu furtunale.... Certe, n'arrièsce."
-
-Li altri assentirono. Chiamarono Nazareno.
-
-"Oh, tu.... mute come nu pesce."
-
-E gli suggellarono il segreto nell'animo, con un segno minaccioso.
-
-Poi discesero a prendere il cadavere. Già le carni del collo davano
-odore malsano; le materie della suppurazione gocciolavano, ad ogni
-scossa.
-
-Massacese disse:
-
-"Mettémele dentr'a nu sacche."
-
-Presero un sacco; ma il cadavere ci entrava per metà. Legarono il sacco
-alle ginocchia, e le gambe rimasero fuori. Si guardavano d'in torno,
-istintivamente, facendo l'operazione mortuaria. Non si vedevano vele; il
-mare aveva un ondeggiamento largo e piano, dopo la burrasca; l'isola di
-Solta appariva tutt'azzurra, in fondo.
-
-Massacese disse:
-
-"Mettémece pure 'na preta."
-
-Presero una pietra fra la zavorra, e la legarono ai piedi di Gialluca.
-
-Massacese disse:
-
-"Avande!"
-
-Sollevarono il cadavere fuori del bordo e lo lasciarono scivolare nel
-mare. L'acqua si richiuse gorgogliando; il corpo discese da prima con
-una oscillazione lenta; poi si dileguò.
-
-I marinai tornarono a poppa, ed aspettarono il vento. Fumavano, senza
-parlare. Massacese ogni tanto faceva un gesto inconsciente, come fanno
-talora li uomini cogitabondi.
-
-Il vento si levò. Le vele si gonfiarono, dopo avere palpitato un
-istante. La _Trinità_ si mosse nella direzione di Solta. Dopo due ore di
-buona rotta, passò lo stretto.
-
-La luna illuminava le rive. Il mare aveva quasi una tranquillità
-lacustre. Dal porto di Spálatro uscivano due navigli, e venivano
-incontro alla _Trinità_. Le due ciurme cantavano.
-
-Udendo la canzone, Cirù disse:
-
-"Toh! So' di Piscare."
-
-Vedendo le figure e le cifre delle vele, Ferrante disse:
-
-"So' li trabaccule di Raimonde Callare."
-
-E gittò la voce.
-
-I marinai paesani risposero con grandi clamori. Uno dei navigli era
-carico di fichi secchi, e l'altro di asinelli.
-
-Come il secondo dei navigli passò a dieci metri dalla _Trinità_, vari
-saluti corsero. Una voce gridò:
-
-"Oh Giallù! Addò sta Gialluche?"
-
-
-Massacese rispose:
-
-"L'avéme pirdute a mare, 'n mezz'a lu furtunale. Dicétele a la mamme."
-
-Alcune esclamazioni allora sorsero dal trabaccolo delli asinelli; poi li
-addii.
-
-"Addio! Addio! A Piscare! A Piscare!"
-
-E allontanandosi le ciurme ripresero la canzone, sotto la luna.
-
-
-
-
-
-
- LA GUERRA DEL PONTE. CAPITOLO DI CRONACA PESCARESE.
-
-
-
-Verso gl'idi d'agosto (per tutte le campagne il grano lavato si
-asciugava felicemente al sole), Antonio Mengarino, un vecchio
-agricoltore pieno di probità e di saggezza, stando nel Consiglio del
-Comune a giudicare sulle cose pubbliche, come udì taluni consiglieri
-cittadini discorrere a voce bassa del _cholèra_ che in qualche provincia
-d'Italia andavasi ampliando e udì altri proporre ordini a conservazion
-della salute ed altri esporre timori, si fece innanzi con un'aria tra di
-incredulità e di curiosità ad ascoltare.
-
-Erano con lui nel Consiglio, agricoltori, Giulio Citrullo della pianura
-e Achille di Russo dei colli; e il vecchio, mentre ascoltava, volgevasi
-di tratto in tratto a quei due con cenni delle palpebre e delle labbra
-come per avvertirli dell'inganno ch'egli credeva si celasse nelle parole
-dei consiglieri signori e del sindaco.
-
-Finalmente, non più potendo trattenersi, disse, con la sicurtà di un
-uomo che sa e vede molto:
-
-"'Mbè, levàme ssti chiacchiere in tra di nu áutre. Le vuleme fa' veni nu
-poche de culere, u ne le vuleme fa' veni? Dicémecele 'n segrete, mo."
-
-A queste inaspettate parole, tutti i consiglieri furono da prima presi
-dalla meraviglia, e quindi dal riso.
-
-"Vatténne, Mengarì! Che ti mitte a dice, sangue de Crimie!" esclamò don
-Aiace, il grande assessore, spingendo con la mano una spalla del
-vecchio. E li altri, scotendo il capo o battendo il pugno in su 'l
-tavolo sindacale, commentavano la pertinace ignoranza dei cafoni.
-
-"'Mbè, ma ve pare mo ca nu credeme a ssi chiacchiera quisse?" fece
-Antonio Mengarino, con un gesto vivo, poichè sentivasi punto
-dall'ilarità che le sue parole avevano suscitata. Nell'animo di lui e in
-quello delli altri due agricoltori la diffidenza e la nativa ostilità
-contro _la signoria_ insorgevano. -- Dunque essi erano esclusi dai
-segreti del Consiglio? Dunque ancora erano considerati come cafoni? Ah,
-brutte cose, per la Majella!... --
-
-
-"Facéte vu, Nu ce ne jame," concluse il vecchio, acre, coprendosi il
-capo. E i tre villici uscirono dalla sala, con un passo pieno di
-dignità, in silenzio.
-
-Come furono fuori del paese, nella campagna opulenta di vigne e di gran
-ciciliano, Giulio Citrullo, soffermatosi per accender la pipa,
-sentenziò:
-
-"Ocche bádene a isse! Ca ssta vote sa coma va sgrizzenrie li cocce, pe'
-la Majelle!... I nin vulesse esse lu sínnache."
-
- ----
-
-Intanto nel territorio contadino il timore del morbo imminente
-sconvolgeva tutti li animi. In torno alli alberi fruttiferi, in torno
-alle viti, in torno alle cisterne, in torno ai pozzi, li agricoltori
-vigilavano, sospettosi e minacciosi, con una costanza instancabile.
-Nella notte colpi di fucile frequenti turbavano il silenzio; i cani,
-aizzati, latravano fino all'alba. Le imprecazioni contro i _Governanti_
-scoppiavano di giorno in giorno con maggior violenza d'ira. Tutte le
-pacifiche ed auguste fatiche agresti erano intraprese con una sorta
-d'incuria e d'insofferenza. Sorgevano dai campi le canzoni di ribellione
-rimate all'improvviso.
-
-Poi, i vecchi rinnovavano i ricordi delle passate mortalità, confermando
-la credenza nei veleni. Un giorno, nel 54, alcuni vendemmiatori di
-Fontanella, avendo colto un uomo in cima a un albero di fico e avendolo
-costretto a discendere, videro che questi nascondeva una fiala piena di
-un unguento gialliccio. Con minacce essi gli fecero inghiottire tutto
-l'unguento; e d'un tratto l'uomo (ch'era uno dei Paduani) stramazzò,
-torcendo le membra su 'l terreno, livido, con li occhi fissi, con il
-collo teso, con alla bocca una schiuma. A Spoltore, nel 37, Zinicche, un
-fabbro, uccise in mezzo alla piazza il cancelliere Don Antonio Rapino; e
-le morti cessarono subitamente, il paese fu salvo.
-
-Poi, a poco a poco, le leggende si formavano e di bocca in bocca
-variavano, e, se bene recenti, divenivano meravigliose. Una diceva che
-al Palazzo del Comune erano giunte sette casse di veleno distribuito dai
-_Governanti_ perchè fosse sparso nelle campagne e mescolato nel sale. Le
-casse erano verdi, cerchiate di ferro, con tre serrature. Il sindaco
-aveva dovuto pagare settemila ducati per sotterrar le casse e liberare
-il paese. Un'altra voce recava che al sindaco i _Governanti_ davano
-cinque ducati per ogni morto. La popolazione era troppo grande: toccava
-ai poveri morire. Il sindaco stava facendo le liste. Ah, si arricchiva,
-_il figlio di Sciore_, questa volta!
-
- ----
-
-Così il fermento cresceva. Li agricoltori al mercato di Pescara nulla
-compravano, nè portavano mercanzia in traffico. I fichi dalli alberi,
-giunti a maturità, cadevano e si corrompevano su 'l suolo. I grappoli
-rimanevano intatti fra i pampini. I ladroneggi notturni più non
-seguivano, poichè i ladri temevano di cogliere frutti attossicati. Il
-sale, l'unica merce presa nelle botteghe della città, era prima offerto
-ai cani e ai gatti, per esperimento.
-
-Giunse quindi un giorno la novella che a Napoli i cristiani morivano in
-gran numero. E al nome di Napoli, di quel gran reame lontano dove
-_Ggiuanne senza pahure_ un dì trovò fortuna, le immaginazioni si
-accendevano.
-
-Sopravvennero le vendemmie. Ma, come i mercanti di Lombardia compravano
-le uve nostrali e le portavano nei paesi del settentrione per trarne
-vini artifiziosi, la letizia del rinato mosto fu scarsa e poco le gambe
-dei vendemmiatori si esercitarono a danzare nel tino e poco si
-esercitarono al canto la bocche femminili.
-
-Ma, quando tutte le opere della raccolta furono terminate e tutti li
-alberi furono spogliati dei loro frutti, cominciarono i timori e i
-sospetti a dileguarsi; poichè oramai eran diminuite pe' i _Governanti_
-le opportunità di spargere il veleno.
-
-Grandi piogge beneficatrici caddero su le campagne. Il terreno ora,
-nutrito d'acqua, andavasi temperando pe 'l lavoro dell'aratro e per la
-seminazione, co 'l favore dei dolci soli autunnali; e la luna ne 'l
-primo quarto influiva su la virtù dei semi.
-
- ----
-
-Una mattina, per tutto il territorio si sparse d'improvviso la voce che
-a Villareale, presso le querci di Don Settimio, su la riva destra del
-fiume, tre femmine erano morte dopo aver mangiato in comune una minestra
-di pasta comprata; nella città. L'indignazione irruppe da tutti li
-animi; e con maggior veemenza, poichè tutti oramai s'erano pacificati in
-una securtà fiduciosa.
-
-"Ah, va bbone; lu fije de Sciore nen ci ha vulute arnunzià a li
-ducato.... Ma a nu nen ce po fa' niente mo, pecché frutte nen ce ne sta,
-e a Pescare nen ci jeme."
-
-"Lu fije de Sciore joca na mala carte."
-
-"A nu ce vo fa' muri? 'Mbè, esse ha sbajate lu tombe, povere
-Sciurione...."
-
-"Addò le po mette la pruvelette? A la paste, a lu sale.... Ma la paste
-nu ne la magneme; e lu sale le deme prime a pruvà a li hatte e a li
-cane."
-
-"Ah, Signure birbune! Ch'aveme fatte nu, puveritte? Mannajia Crimie, ha
-da venì chilu journe...."
-
-Così le mormorazioni si levavano da ogni parte, miste ai dileggi e alle
-contumelie contro li uomini del Comune e contro i _Governanti_.
-
-A Pescara, d'un tratto, tre, quattro, cinque persone del volgo furono
-prese dal male. Cadeva la sera; e su tutte le case discendeva una grande
-paura funerea, insieme con l'umidità del fiume. Per le vie la gente si
-agitava correndo verso il Palazzo comunale; dove il sindaco e i
-consiglieri e i gendarmi, avvolti in una confusion miserevole, salivano
-e scendevano le scale parlando tutti insieme ad alta voce, dando
-contrari ordini, non sapendo che risolvere, dove andare, come
-provvedere. Per un naturai fenomeno, il commovimento dell'animo si
-propagava al ventre.
-
-Tutti, sentendo dentro le viscere romorii cupi, si mettevano a tremare e
-a battere i denti; si guardavano in volto l'un l'altro; si allontanavano
-a rapidi passi; si chiudevano nelle case. Le cene rimasero intatte.
-
-Poi, a tarda ora, quando il primo tumulto del pánico fu sedato, le
-guardie cominciarono ad accendere su i canti delle vie fuochi di zolfo e
-di catrame. Il rossore delle fiamme illustrava i muri e le finestre; e
-l'inutile odore del bitume spandevasi per la città sbigottita. Da
-lontano, come la luna era serena, pareva che i calafati verso il mare
-spalmassero carene allegramente.
-
- ----
-
-Tale fu in Pescara l'entrata dell'Asiatico.
-
-E il male, serpeggiando lungo il fiume, s'insinuò nei borghi della
-Marina, in quelli adunamenti di casupole basse dove vivono i marinai e
-alcuni vecchi dediti a piccole industrie.
-
-Li infermi morirono quasi tutti, poichè non volevano prendere i rimedi.
-Nessuna ragione e nessuna esperienza valse a persuaderli. Anisafine, un
-gobbo che vendeva ai soldati acqua mista a spirito di ánace, quando vide
-il bicchiere del medicamento, strinse forte le labbra e cominciò a
-scuotere il capo in segno di rifiuto. Il dottore prese ad eccitarlo con
-parole di persuasione; bevve egli pe 'l primo la metà del liquido; e,
-dopo, quasi tutti li assistenti accostarono la bocca all'orlo del
-bicchiere. Anisafine seguitava a scuotere il capo.
-
-"Ma vedi," esclamò il dottore, "abbiamo bevuto prima noi...."
-
-
-Anisafine si mise a ridere per beffa:
-
-"Ah, ah, ah! Ma vu, mo che arreuscite, ve pijate lu contravvelene,"
-disse. E, poco dopo, morì.
-
-Cianchine, un macellaio idiota, fece la stessa cosa. Il dottore, per
-ultima prova, gli versò a forza tra i denti il medicinale. Cianchine
-sputò tutto, con ira e con orrore. Poi si mise a scagliar vituperii
-contro li astanti; tentò due o tre volte di levarsi per fuggire; e morì
-rabbiosamente, dinanzi a due gendarmi esterrefatti.
-
-Le cucine pubbliche, instituite per concorso spontaneo d'uomini
-caritatevoli, furono in su 'l principio credute dal volgo un laboratorio
-di tossici. I mendicanti pativano la fame più tosto che mangiare la
-carne cotta in quelle pentole. Costantino di Corròpoli, il cinico,
-andava spargendo i dubbi tra la sua tribù. Egli vagava in torno alle
-cucine, dicendo a voce alta, con un gesto indescrivibile:
-
-"A me nen mi ci acchiappo!"
-
-La Catalana di Gissi fu la prima a vincere il timore. Ella, un poco
-esitante, entrò; mangiò a piccoli bocconi, esaminando in sè stessa
-l'effetto del cibo; bevve il vino a piccoli sorsi. Poi, sentendosi tutta
-ristorata e fortificata, sorrise di meraviglia e di piacere. Tutti i
-mendicanti attendevano ch'ella uscisse. Quando la rividero incolume, si
-precipitarono per la porta; vollero anch'essi bere e mangiare.
-
-Le cucine sono in un vecchio teatro scoperto, nelle vicinanze di
-Portanova. Le caldaie bollono nel luogo dell'orchestra, il fumo invade
-il palco scenico: tra il fumo si vedono al fondo le scene raffiguranti
-un Castel feudale illuminato dal plenilunio. Quivi, su 'l mezzodì si
-raccoglie in torno a una mensa rustica la tribù dei poveri. Prima che
-l'ora scocchi, nella platea s'agita un brulichio multicolore di cenci e
-si leva un mormorio di voci roche. Alcune figure nuove appaiono tra le
-figure già cognite. Io amo una tal Liberata Lotta di Montenerodòmo, che
-ha una mirabile testa di Minerva ottuagenaria, piena di regalità e di
-austerità nella fronte, con i capelli tutti tesi in su 'l cranio come un
-casco aderente. Ella tiene fra le mani un vaso di vetro verde; e resta
-in disparte, taciturna, aspettando d'essere chiamata.
-
- ----
-
-Ma il grande episodio epico di questa cronaca del _cholèra_ è la Guerra
-del Ponte.
-
-Un'antica discordia dura tra Pescara e Castellammare Adriatico, tra i
-due comuni che il bel fiume divide.
-
-
-Le parti nemiche si esercitano assiduamente in offese e in rappresaglie,
-l'una osteggiando con tutte le forze il fiorire dell'altra. E poichè
-oggi è prima fonte di prosperità la mercatura, e poichè Pescara ha già
-molta dovizia d'industrie, i Castellammaresi da tempo mirano a trarre i
-mercanti su la loro riva con ogni sorta di astuzie e di allettamenti.
-
-Ora, un vecchio ponte di legname cavalca il fiume su grossi battelli
-tutti incatramati e incatenati e trattenuti da ormeggi. I canapi e le
-gómene s'intrecciano nell'aria artifiziosamente, scendendo dalle antenne
-alte dell'argine ai parapetti bassissimi; e dànno imagine di un qualche
-barbarico attrezzo ossidionale. Le tavole mal connesse scricchiolano al
-peso dei carri. Al passaggio delle schiere militari, tutta la mostruosa
-macchina acquatica oscilla e balza da un capo all'altro e risuona come
-un tamburo.
-
-Sorse un dì da questo ponte la popolar leggenda di san Cetteo
-liberatore; e il santo annualmente vi si ferma nel mezzo, con gran pompa
-cattolica, a ricevere le salutazioni che dalle barche ancorate mandano i
-marinai.
-
-Così, tra la vista di Montecorno e la vista del mare, l'umile
-costruzione sta quasi come un monumento della patria, ha quasi in sè la
-santità delle cose antiche e dà alli estranei indizio di genti che
-ancora vivano in una semplicità primordiale.
-
-Li odii tra i Pescaresi e i Castellamaresi cozzano su quelle tavole che
-si consumano sotto i laboriosi traffici cotidiani. E, come per di là le
-industrie cittadine si riversano su la provincia teramana e vi si
-spandono felicemente, oh con qual gioia la parte avversa taglierebbe i
-canapi e respingerebbe i sette rei battelli a naufragare!
-
-Sopraggiunta dunque la bella opportunità, il gonfaloniere nemico con
-molto apparato di forze campestri impedì ai Pescaresi il passaggio
-nell'ampia strada che dal ponte si dilunga per gran tratto congiungendo
-innumerevoli paesi.
-
-Era nell'intendimento di colui chiudere la città rivale in una specie
-d'assedio, toglierle ogni modo di traffico ed interno ed esterno,
-attrarne al suo mercato i venditori e i compratori che per consuetudine
-praticavano su la destra riva; e, quindi, dopo avere ivi oppressa in una
-forzosa inerzia ogni arte di lucro, sorgere trionfatore. Offerse egli ai
-padroni delle paranze pescaresi venti carlini per ogni cento libbre di
-pesce, mettendo come patto che tutte le paranze approdassero e
-scaricassero alla sua riva e che la convenzion del prezzo durasse fino
-al giorno della Natività di Cristo.
-
-Ora, nella settimana precedente la Natività, il prezzo del pesce suol
-salire a più che quindici ducati per ogni cento libbre. Manifesta
-appariva dunque l'insidia.
-
-I padroni rifiutarono ogni offerta, preferendo tenere inoperose le reti.
-
-Lo scaltro nemico fece ad arte spargere voce che una mortalità grande
-affliggeva Pescara. Si adoperò per via d'amicizia a sollevare tutti li
-animi della provincia teramana e li animi anche dei Chietini contro la
-pacifica città dove il morbo già era scomparso.
-
-Respinse con violenza o ritenne prigionieri alcuni onesti viandanti che,
-usando d'un comun diritto, prendevano la strada provinciale per recarsi
-altrove. Lasciò che sulla linea di confine un branco di suoi
-lanzichenecchi stesse dall'alba al tramonto schiamazzando contro
-chiunque si avvicinava.
-
-La ribellione cominciò allora a fermentare nei Pescaresi, contro li
-ingiusti arbitrii; poichè sopraggiungeva la miseria e tutta la numerosa
-classe dei lavoratori languiva nell'inerzia e tutti i mercanti
-incorrevano in gravissimi danni. Il _cholèra_, scomparso dalla città,
-accennava a scomparire anche dalla marina dove soltanto alcuni vecchi
-invalidi erano morti. Tutti i cittadini, fiorenti di salute, amavano
-riprendere le consuete fatiche.
-
-I tribuni sorsero: Francesco Pomárice, Antonio Sorrentino, Pietro
-D'Amico. Per le vie la gente si divideva in gruppi, ascoltava la parola
-tribunizia, applaudiva, proponeva, gittava gridi. Un gran tumulto
-andavasi preparando fra il popolo. Per eccitazione, taluni raccontavano
-il fatto eroico del Moretto di Claudia. Il quale, preso dai
-lanzichenecchi a forza e imprigionato nel lazzeretto ed ivi trattenuto
-per cinque giorni senz'altro cibo che pane, riuscì a fuggire dalla
-finestra; passò a nuoto il fiume, e giunse tra i suoi grondante di
-acqua, alenante, famelico, raggiante di gloria e di gioia.
-
-Il sindaco, nel frattempo, sentendo il mugolío precursore della
-tempesta, si accinse a parlamentare co 'l Gran Nimico castellammarese. È
-il sindaco un picciolo dottor di legge cavaliere, tutto untuosamente
-ricciutello, con omeri sparsi di forfora, con chiari occhietti
-esercitati alle dolci simulazioni. È il Gran Nimico un degenere nepote
-del buon Gargantuasso; enorme, sbuffante, tonante, divorante. Il
-colloquio avvenne in terra neutrale; e presenti vi furono li illustri
-prefetti di Teramo e di Chieti.
-
-Ma, verso il tramonto, un lanzichenecco, entrato in Pescara per recare
-un messaggio a un consiglier del Comune, si mise in cantina con atti
-bravi a bevere; e quindi prese bravamente a girovagare. Come lo videro i
-tribuni, gli corsero sopra. Tra le grida e le acclamazioni della plebe
-lo spinsero lungo la riva, sino al lazzeretto. Era il tramonto su le
-acque luminosissimo; e il bèllico rossore dell'aria inebriava li animi
-plebei.
-
-Allora dall'opposta riva ecco una torma di Castellammaresi, uscente di
-tra i salici ed i vimini, darsi con molta veemenza di gesti ad inveire
-contro l'oltraggio.
-
-Rispondevano i nostri con eguale furia. E il lanzichenecco imprigionato
-percoteva con tutta la forza dei piedi e delle mani la porta della
-prigione, gridando:
-
-"Apríteme! Apríteme!"
-
-"Tu adduòrmete a esse, e nen te n'incaricà," gli gridavano per beffa i
-popolani. E qualcuno crudelmente aggiungevagli:
-
-"Ah, si sapisse quante se n'hanne muorte a esse dendre! Siente l'uddore?
-Nen te s'ha cumenzate a smove nu poche la panze?"
-
-
-"Urrà! Urrà!"
-
-Verso la Bandiera scorgevasi un luccichio di canne di fucile. Il
-sindachetto veniva a capo di un manipolo militare per liberar dal
-carcere il lanzichenecco, a fin di non incorrere nelle ire del Gran
-Nimico.
-
-Subitamente la plebe, irritata, tumultuò; grida altissime si levarono
-contro quel vil liberatore di Castellammaresi.
-
-Per tutta la via, dal lazzeretto alla città, fu un clamoroso
-accompagnamento di sibili e di contumelie. Al lume delle torce, la
-gazzarra durò fin che le voci non furon roche.
-
- ----
-
-Dopo quel primo impeto, la rivolta si andò svolgendo a mano a mano con
-nuove peripezie. Tutte le botteghe si chiusero. Tutti i cittadini si
-raccolsero su la strada, ricchi e poveri, in famigliarità, presi da una
-furiosa smania di parlare, di gridare, di gesticolare, di manifestare in
-mille diversi modi un unico pensiero.
-
-Ad ogni tratto giungeva un tribuno recando una notizia. I gruppi si
-scioglievano, si ricomponevano, variavano, secondo le correnti delle
-opinioni. E, poichè su tutte le teste la libertà del giorno era vitale e
-i sorsi dell'aria letificavano come sorsi di vino, si ridestò nei
-Pescaresi la nativa giocondità beffarda; ed essi seguitarono a far
-ribellione in una maniera gaia ed ironica, così, per il diletto, per il
-dispetto, per l'amore delle cose nuove.
-
-Li stratagemmi del Gran Nimico si moltiplicavano. Qualunque accordo
-rimaneva inosservato a causa di abili temporeggiamenti che la debolezza
-del piccolo sindaco favoriva.
-
- ----
-
-Il mattino d'Ognissanti, verso la settima ora, mentre nelle chiese si
-celebravano i primi uffici festivi, i tribuni si misero in giro per la
-città, seguiti da una turba che ad ogni passo accrescevasi e diveniva
-più clamorosa. Quando l'intero popolo fu raccolto, Antonio Sorrentino
-arringò. La processione, in ordine, quindi si diresse al Palazzo
-comunale. Le strade erano ancora azzurre nell'ombra e le case erano
-coronate dal sole.
-
-In vista del Palazzo un immenso grido scoppiò. Tutte le bocche
-scagliavano vituperii contro il leguleio; tutti i pugni si levavano in
-attitudine di minaccia; tra un grido e l'altro, certe lunghe
-oscillazioni sonore rimanevano nell'aria, come prodotte da uno
-stromento; e su la confusion delle teste e delle vesti i lembi vermigli
-delle bandiere sbattevano, come agitati dal largo soffio popolare.
-
-
-Su 'l comunal balcone non appariva alcuno. Il sole discendeva a poco a
-poco dal tetto verso la gran meridiana tutta nera di cifre e di linee su
-cui lo gnomone vibrava l'ombra indicatrice. Dalla Torretta dei
-D'Annunzio al campanil badiale torme di colombi svolazzavano
-nell'azzurro superiore.
-
-Le grida si moltiplicarono. Una mano di animosi diede l'assalto alle
-scale del Palazzo. Il piccolo sindaco, pallido e pavido, si arrese al
-volere del popolo; lasciò il seggio; rinunziò all'ufficio; discese su la
-strada, tra i gendarmi, seguito dai consiglieri. Uscì quindi dalla
-città; si ritrasse su 'l colle di Spoltore.
-
-Le porte del Palazzo furono chiuse. Un'anarchia provvisoria si stabilì
-nella città. Le milizie, per impedire l'imminente lotta tra i
-Castellammaresi e i Pescaresi, fecero argine su l'estremità sinistra del
-ponte. La turba, deposte le bandiere, si avviò alla strada di Chieti;
-poichè di là era per giungere il Prefetto chiamato in furia da un
-Commissario reale. I proponimenti parevano feroci.
-
-Ma la mite virtù del sole a poco a poco pacificò le ire. Nell'ampia
-strada venivano, uscenti dalla chiesa, le femmine del contado tutte in
-vesti di seta multicolori e coperte di gioielli giganteschi, di
-filigrane d'argento, di collane d'oro. Lo spettacolo di quelle facce,
-rubiconde e gioconde come grandi pomi, rasserenava ogni animo. I motti e
-le risa nacquero spontaneamente; ed il non breve tempo dell'aspettazione
-parve quasi dilettevole.
-
-Su 'l mezzodì la vettura prefettizia giunse in vista. Il popolo si
-dispose in semicerchio per chiuderle la via. Antonio Sorrentino arringò,
-non senza un certo sfoggio d'eloquenza fiorita. Li altri, fra le pause
-dell'arringa, chiedevano in vari modi giustizia contro li abusi,
-sollecitudine e validità di provvedimenti nuovi. Due grandi scheletri
-equini, ancora animati, scotevano di tratto in tratto le sonagliere,
-mostrando ai ribelli le gencive pallidicce, con una smorfia di
-derisione. E il delegato di polizia, simile non so a qual vecchio
-cantator di teatro che ancora portasse per divozione in torno al volto
-una finta barba di druido, moderava dall'altitudine del serpe l'ardor
-del tribuno, con cenni gravi della mano.
-
-Come il perorante nella foga saliva a culmini di eloquenza troppo
-audaci, il Prefetto, sorgendo su 'l predellino, colse il momento per
-interrompere. Proferì una frase ambigua e timida che le grida del popolo
-copersero.
-
-"A Pescara! A Pescara!"
-
-La vettura camminò quasi sospinta dall'onda popolare ed entrò in città;
-e, poichè il Palazzo era chiuso, si fermò dinanzi alla Delegazione.
-Dieci nominati a voce dal popolo salirono insieme col Prefetto, per
-parlamentare. La turba occupò tutta la via. Impazienze qua e là
-scoppiavano.
-
-La via era angusta. Le case riscaldate dal sole irraggiavano un tepor
-dilettoso; e non so qual lenta mollezza emanava dal cielo oltremarino,
-dall'erbe fluttuanti lungo le gronde, dalle rose delle finestre, dalle
-mura bianche, dalla fama stessa del luogo. Ha il luogo fama d'albergare
-le più belle popolane pescaresi: vive e di generazione in generazione
-nella contrada si va perpetuando una tradizion di beltà. La immensa casa
-decrepita di Don Fiore Ussorio è un vivaio di bimbi floridi e di
-fanciulle leggiadre; ed è tutta coperta di piccole logge che sono
-esuberanti di garofani e che si reggono su rozze mènsole scolpite di
-mascheroni procaci.
-
-A poco a poco, le impazienze della folla si placavano. I parlari oziosi
-propagavansi da un capo all'altro; dall'uno all'altro bivio.
-
-Domenico di Matteo, una specie di Rodomonte villereccio, motteggiava ad
-alta voce sull'asinità e l'avidità dei dottori che facevano morire li
-infermi per prendere dal Comune una maggior mercede. Egli narrava certe
-sue cure mirabili. Una volta egli aveva un gran dolore al petto ed era
-quasi prossimo all'agonia. Poichè il medico gli proibì di bere acqua,
-egli ardeva di sete. Una notte, mentre tutti dormivano, si levò piano
-piano, cercò a tentoni la conca, vi tuffò la testa e rimase lì a bevere
-come un giumento, fin che la conca non fu vuota. La mattina dopo egli
-era guarito. Un'altra volta egli ed un suo compare, avendo da lungo
-tempo la febbre terzana contro cui ogni virtù di chinino pareva inutile,
-decisero di fare una esperienza. Si trovavano su la riva del fiume, ed
-alla riva opposta una vigna solatía li allettava con i grappoli. Si
-spogliarono, si gittarono nelle fredde acque, tagliarono la corrente,
-toccarono l'altra riva, si saziarono d'uva; poi di nuovo attraversarono.
-La terzana disparve. Un'altra volta, essendo egli infermo di mal
-francioso ed avendo speso più di quindici ducati vanamente in opera di
-medici e di medicine, come vide la madre attendere al bucato, fu colto
-da un pensiero felice. Tracannò, l'un dopo l'altro, cinque bicchieri di
-lisciva; e si liberò.
-
-Ma ai balconi, alle finestre, alle logge la bella tribù muliebre si
-affacciava tumultuariamente. Tutti li uomini dalla via levavano li occhi
-a quelle apparizioni e restavano con la faccia al sole per guardare; e
-tutti, poichè la consueta ora del pasto era già trascorsa, si sentivano
-la testa un poco vacua e nello stomaco un languore infinito. Brevi
-dialoghi dalla via alle finestre si intrecciavano. I giovini gittarono
-motti salaci alle belle. Le belle risposero con gesti schivi, con
-scuotere di capo; o si ritrassero, o forte risero. Le fresche risa di
-quelle bocche si sgranellavano come collane di cristallo, cadendo su li
-uomini che già il desio incominciava a pungere. Dalle mura il calore
-s'irradiava più largo e mescevasi al calor dei corpi agglomerati. I
-riverberi bianchissimi abbarbagliavano. Qualche cosa di snervante e di
-stupefacente discendeva su quella turba digiuna.
-
-Apparve su una loggia, d'improvviso, la Ciccarina, la bella delle belle,
-la rosa delle rose, l'amorosa pèsca, colei che tutti han desiato. Per un
-moto unanime, li sguardi si volsero verso di lei. Ella, nel trionfo,
-stava semplicemente, sorridendo, come una dogaressa dinanzi al suo
-popolo. Il sole le illuminava la piena faccia di cui la carne è simile
-alla polpa di un frutto succulento. I capelli, di quel color castaneo di
-sotto a cui par trasparisca una fiamma d'oro aranciato, le invadevano la
-fronte, le tempia, il collo, mal frenati. Un nativo fáscino afrodisiaco
-le emanava da tutta la persona. Ed ella stava semplicemente, tra due
-gabbie di merli, sorridendo, non sentendosi offesa dalle brame che
-lucevano in tutti quelli occhi intenti a lei.
-
-I merli fischiarono. I madrigali rustici batterono l'ali verso la
-loggia. La Ciccarina si ritrasse, sorridendo. La turba rimase nella via,
-quasi abbacinata dai riverberi, dalla vista di quella femmina, dalle
-prime vertigini della fame.
-
-Allora uno dei parlamentari, affacciatosi a una finestra della
-Delegazione, disse con voce squillante:
-
-"Cittadini, si deciderà la cosa fra tre ore!"
-
-
-
-
-
- L'EROE.
-
-
-
-Già i grandi stendardi di san Gonselvo erano usciti su la piazza ed
-oscillavano nell'aria pesantemente. Li reggevano in pugno uomini di
-statura erculea, rossi in volto e con il collo gonfio di forza, che
-facevano giuochi.
-
-Dopo la vittoria su i Radusani, la gente di Mascalico celebrava la festa
-di settembre con magnificenza nuova. Un meraviglioso ardore di religione
-teneva li animi. Tutto il paese sacrificava la recente ricchezza del
-fromento a gloria del patrono. Su le vie, da una finestra all'altra, le
-donne avevano tese le coperte nuziali. Li uomini avevano inghirlandato
-di verzura le porte e infiorato le soglie. Come soffiava il vento, per
-le vie era un ondeggiamento immenso e abbarbagliante di cui la turba
-s'inebriava.
-
-Dalla chiesa la processione seguitava a svolgersi e ad allungarsi su la
-piazza. Dinanzi all'altare, dove san Pantaleone era caduto, otto uomini,
-i privilegiati, aspettavano il momento di sollevare la statua di san
-Gonselvo; e si chiamavano: Giovanni Curo, l'Ummálido, Mattalà, Vincenzio
-Guanno, Rocco di Céuzo, Benedetto Galante, Biagio di Clisci, Giovanni
-Senzapaura. Essi stavano in silenzio, compresi della dignità del loro
-ufficio, con la testa un po' confusa. Parevano assai forti; avevano
-l'occhio ardente dei fanatici; portavano alli orecchi, come le femmine,
-due cerchi d'oro. Di tanto in tanto si toccavano i bicipiti e i polsi,
-come per misurarne, la vigoria; o tra loro si sorridevano fuggevolmente.
-
-La statua del patrono era enorme, di bronzo vuoto, nerastra, con la
-testa e con le mani d'argento, pesantissima.
-
-Disse Mattalà:
-
-"Avande!"
-
-In torno, il popolo tumultuava per vedere. Le vetrate della chiesa
-romoreggiavano ad ogni colpo di vento. La navata s'empiva di fumo
-d'incenso e di belzuino. I suoni delli stromenti giungevano ora sì ora
-no. Una specie di esaltazione cieca prendeva li otto uomini, in mezzo a
-quella turbolenza religiosa. Essi tesero le braccia, pronti.
-
-
-Disse Mattalà:
-
-"Una!... Dua!... Trea!..."
-
-Concordemente, li uomini fecero lo sforzo per sollevare la statua di su
-l'altare. Ma il peso era soverchiante: la statua barcollò a sinistra. Li
-uomini non avevan potuto ancora bene accomodare le mani in torno alla
-base per prendere. Si curvavano tentando di resistere. Biagio di Clisci
-e Giovanni Curo, meno abili, lasciarono andare. La statua piegò tutta da
-una parte, con violenza. L'Ummálido gittò un grido.
-
-"Abbada! Abbada!" vociferavano in torno, vedendo pericolare il patrono.
-Dalla piazza veniva un frastuono grandissimo che copriva le voci.
-
-L'Ummálido era caduto in ginocchio; e la sua mano destra era rimasta
-sotto il bronzo. Così, in ginocchio, egli teneva li occhi fissi alla
-mano che non poteva liberare, due occhi larghi, pieni di terrore e di
-dolore; ma non gridava più. Alcune gocce di sangue rigavano l'altare.
-
-I compagni, tutt'insieme, fecero forza un'altra volta per sollevare il
-peso. L'operazione era difficile. L'Ummálido, nello spasimo, torceva la
-bocca. Le femmine spettatrici rabbrividivano.
-
-Finalmente la statua fu sollevata; e l'Ummálido ritrasse la mano
-schiacciata e sanguinolenta che non aveva più forma.
-
-
-"Va a la casa, mo! Va a la casa!" gli gridava la gente, sospingendolo
-verso la porta della chiesa.
-
-Una femmina si tolse il grembiule e gliel'offerse per fasciatura.
-L'Ummálido rifiutò. Egli non parlava; guardava un gruppo d'uomini che
-gesticolavano in torno alla statua e contendevano.
-
-"Tocca a me!"
-
-"No, no! Tocca a me!"
-
-"No! A me!"
-
-Cicco Ponno, Mattia Scafarola e Tommaso di Clisci gareggiavano per
-sostituire nell'ottavo posto di portatore l'Ummálido.
-
-Costui si avvicinò ai contendenti. Teneva la mano rotta lungo il fianco,
-e con l'altra mano si apriva il passo.
-
-Disse semplicemente:
-
-"Lu poste è lu mi'."
-
-E porse la spalla sinistra a sorreggere il patrono. Egli soffocava il
-dolore stringendo i denti, con una volontà feroce.
-
-Mattalà gli chiese:
-
-"Tu che vuo' fa'?"
-
-Egli rispose:
-
-"Quelle che vo' sante Gunzelve."
-
-E, insieme con li altri, si mise a camminare.
-
-
-La gente lo guardava passare, stupefatta.
-
-Di tanto in tanto, qualcuno, vedendo la ferita che dava sangue e
-diventava nericcia, gli chiedeva al passaggio:
-
-"L'Ummá, che tieni?"
-
-Egli non rispondeva. Andava innanzi gravemente, misurando il passo al
-ritmo delle musiche, con la mente un po' alterata, sotto le vaste
-coperte che sbattevano al vento, tra la calca che cresceva.
-
-All'angolo d'una via cadde, tutt'a un tratto. Il santo si fermò un
-istante e barcollò, in mezzo a uno scompiglio momentaneo; poi si rimise
-in cammino. Mattia Scafarola subentrò nel posto vuoto. Due parenti
-raccolsero il tramortito e lo portarono nella casa più vicina.
-
-Anna di Céuzo, ch'era una vecchia femmina esperta nel medicare le
-ferite, guardò il membro informe e sanguinante; e poi scosse la testa.
-
-"Che ce pozze fa'?"
-
-Ella non poteva far niente con l'arte sua.
-
-L'Ummálido, che aveva ripreso li spiriti, non aprì bocca. Seduto,
-contemplava la sua ferita, tranquillamente. La mano pendeva, con le ossa
-stritolate, oramai perduta.
-
-Due tre vecchi agricoltori vennero a vederla.
-
-
-Ciascuno, con un gesto o con una parola, espresse lo stesso pensiero.
-
-L'Ummálido chiese:
-
-"Chi ha purtate lu Sante?"
-
-Gli risposero:
-
-"Mattia Scafarola."
-
-Di nuovo, chiese:
-
-"Mo che si fa?"
-
-Risposero:
-
-"Lu vespre 'n múseche."
-
-Li agricoltori salutarono. Andarono al vespro. Un grande scampanio
-veniva dalla chiesa madre.
-
-Uno dei parenti mise a canto al ferito un secchio d'acqua fredda,
-dicendo:
-
-"Ogne tante mitte la mana a qua. Nu mo veniamo. Jame a sentì lu vespre."
-
-L'Ummálido rimase solo. Lo scampanio cresceva, mutando metro. La luce
-del giorno cominciava a diminuire. Un ulivo, investito dal vento,
-batteva i rami contro la finestra bassa.
-
-L'Ummálido, seduto, si mise a bagnare la mano, a poco a poco. Come il
-sangue e i grumi cadevano, il guasto appariva maggiore.
-
-L'Ummálido pensò:
-
--- È tutt'inutile! È pirdute. Sante Gunzelve, a te le offre. --
-
-
-Prese un coltello, e uscì. Le vie erano deserte. Tutti i devoti erano
-nella chiesa. Sopra le case correvano le nuvole violacee del tramonto di
-settembre, come figure d'animali.
-
-Nella chiesa la moltitudine agglomerata cantava quasi in coro, al suono
-delli stromenti, per intervalli misurati. Un calore intenso emanava dai
-corpi umani e dai ceri accesi. La testa d'argento di san Gonselvo
-scintillava dall'alto come un faro.
-
-L'Ummálido entrò. Fra la stupefazione di tutti, camminò sino all'altare.
-
-Egli disse, con voce chiara, tenendo nella sinistra il coltello:
-
-"Sante Gunzelve, a te le offre."
-
-E si mise a tagliare in torno al polso destro, pianamente, in cospetto
-del popolo che inorridiva. La mano informe si distaccava a poco a poco,
-tra il sangue. Penzolò un istante trattenuta dalli ultimi filamenti. Poi
-cadde nel bacino di rame che raccoglieva le elargizioni di pecunia, ai
-piedi del patrono.
-
-L'Ummálido allora sollevò il moncherino sanguinoso; e ripetè, con voce
-chiara:
-
-"Sante Gunzelve, a te le offre."
-
-
-
-
-
-
- TURLENDANA EBRO.
-
-
-
-Quando egli bevve l'ultimo bicchiere, all'orologio del Comune stavano
-per iscoccare due ore dopo la mezzanotte.
-
-Disse Biagio Quaglia, con la voce intorbidata dal vino, come i tocchi
-squillarono nel silenzio della luna chiarissimi:
-
-"Mannaggia! Ce ne vulemo i'?"
-
-Ciávola, quasi disteso sotto la panca, agitando di tratto in tratto le
-lunghe gambe corritrici, farneticava di cacce clandestine nelle bandite
-del marchese di Pescara, poichè il sapor selvatico della lepre gli
-risaliva su per la gola e il vento recava l'odor resinoso dei pini dalla
-boscaglia marittima.
-
-Disse Biagio Quaglia, percotendo con i piedi il cacciatore biondo, e
-facendo atto di levarsi:
-
-"'Jamo, Purié."
-
-E Ciávola con molto sforzo si rizzò dondolandosi, smilzo e lungo come un
-cane levriere.
-
-
-"'Jamo; ca mo fanne lu passo," rispose, levando la mano verso l'alto,
-quasi in atto di auspicio, poichè forse pensava a una qualche migrazione
-di uccelli.
-
-Turlendana anche si mosse; e, vedendo dietro di sè la vinattiera
-Zarricante che aveva fresche le gote e acerbe le poma del petto, volle
-abbracciarla. Ma Zarricante gli sfuggì di tra le braccia, gridandogli
-una contumelia.
-
-Su la porta, Turlendana chiese ai due amici un po' di compagnia e di
-sostegno per un tratto di cammino. Ma Biagio Quaglia e Ciávola, che
-facevano un bel paio, gli volsero le spalle sghignazzando e si
-allontanarono sotto la luna.
-
-Allora Turlendana si fermò a guardare la luna che era tonda e rossa come
-una bolla pontificia. I luoghi in torno tacevano. Le case biancicavano
-in fila. Un gatto miagolava alla notte di maggio, su i gradini della
-porta.
-
-L'uomo, avendo nell'ebrietà una singolare inclinazione alla tenerezza,
-tese la mano pianamente per accarezzare l'animale. Ma l'animale, essendo
-di natura forastico, diede un balzo e disparve.
-
-Vedendo un cane errante avvicinarsi, l'uomo tentò di versare su quello
-la piena della sua benevolenza amorevole. Ma il cane passò oltre, senza
-rispondere al richiamo, e si mise in un canto del trivio a rosicare
-certe ossa. Il romore dei denti laboriosi udivasi distintamente nel
-silenzio.
-
-Come dopo poco la porta della cantina si chiuse, Turlendana rimase solo
-nel gran plenilunio popolato di ombre e di nuvole in viaggio. E la sua
-mente rimase colpita da quel rapido allontanarsi di tutti li esseri
-circostanti. Tutti dunque fuggivano? Che aveva egli fatto perchè tutti
-fuggissero?
-
-Cominciò a muovere i passi incertamente, verso il fiume. Il pensiero di
-quella fuga universale, a mano a mano ch'egli andava innanzi, gli
-occupava con maggiore profondità il cervello alterato dai fumi bacchici.
-Avendo incontrato altri due cani spersi, si fermò presso di loro quasi
-per esperimentare e li chiamò. Le due bestie ignobili seguitarono a
-strisciarsi lungo i muri, con la coda fra le gambe; e scantonarono. Poi,
-quando furono più lontani, si misero a latrare; e subitamente da tutti i
-punti del paese, dal Bagno, da Sant'Agostino, dall'Arsenale, dalla
-Pescheria, da tutti i luoghi luridi e oscuri i cani erranti accorsero,
-come a un suon di battaglia. E il coro ostile di quella tribù di zingari
-famelici saliva fino alla luna.
-
-Turlendana stupefatto, mentre una specie d'inquietudine gli si svegliava
-nell'animo vagamente, riprese il cammino con passi più spediti, di
-tratto in tratto incespicando su le asperità del terreno. Quando giunse
-al canto dei bottari, dove le ampie botti di Zazzetta formavano cumuli
-biancastri simili a monumenti, egli sentì un interrotto respirar
-bestiale. E, poichè il pensiero fisso dell'ostilità delle bestie omai lo
-teneva, egli si accostò da quella parte, con una ostinazione di ebro,
-per esperimentare di nuovo.
-
-Dentro una stalla bassa i tre vecchi cavalli di Michelangelo ansavano
-faticosamente su la mangiatoia. Erano bestie decrepite che avevano
-logorata la vita trascinando su per la strada di Chieti due volte al
-giorno la gran carcassa d'una diligenza piena di mercanti e di
-mercanzie. Sotto i loro peli bruni, qua e là rasati dalle bardature, le
-coste sporgevano come tante canne secche di una tettoia in rovina; le
-gambe anteriori piegate non avevano quasi più ginocchia; la schiena era
-dentata come una sega; e il collo spelato, dove a pena rimaneva qualche
-vestigio della criniera, si curvava verso terra così che talvolta le
-froge senza più soffio toccavano quasi le ugne consunte.
-
-Un cancello di legno, malfermo, sbarrava la porta.
-
-Turlendana cominciò a fare; -- Ush, ush, ush! Ush, ush, ush! --
-
-
-I cavalli non si movevano; ma respiravano insieme, umanamente. E le
-forme dei loro corpi apparivano confuse nell'ombra turchiniccia; e il
-fetore dei loro aliti si mesceva al fetore dello strame.
-
--- Ush, ush, ush! -- seguitava Turlendana, in suono lamentevole, come
-quando spingeva Barbarà ad abbeverarsi.
-
-I cavalli non si movevano.
-
--- Ush, ush, ush! Ush, ush, ush! --
-
-Uno dei cavalli si volse e venne a mettere la grossa testa deforme su 'l
-cancello, guardando dalli occhi che rilucevano alla luna come ripieni
-d'una acqua torbida. Il labbro inferiore gli penzolava simile a un lembo
-di pelle flaccida, scoprendo la gengiva. Le froge ad ogni soffio
-ripalpitavano nel tenerume umidiccio del muso, e si schiudevano talvolta
-con la stessa mollezza d'una bolla d'aria in una massa di lievito che
-fermenta, e si richiudevano.
-
-Alla vista di quella testa senile, l'ebro si risovvenne. Perchè dunque
-s'era empito di vino, egli così sobrio per consuetudine? Un momento, in
-mezzo all'ebrietà obliosa, la forma di Barbarà moribondo gli ricomparve
-dinanzi, la forma del camello che giaceva su 'l terreno e teneva su la
-paglia il lungo collo inerte e tossiva come un uomo e si agitava
-debolmente di tratto in tratto mentre ad ogni moto il ventre gonfio
-produceva il romore d'un barile a metà pieno d'acqua.
-
-Una gran tenerezza pietosa lo invase; e l'agonia del camello, con quelle
-scosse improvvise e quelli strani singhiozzi rauchi che facevano
-sussultare e vibrare sonoramente tutto l'enorme carcame semivivo, e con
-quelli sforzi affannosi del collo che si sollevava un istante per
-ricadere su la paglia dando un romor sordo e grave mentre le gambe si
-movevano quasi in atto di correre, e con quel tremore continuo delli
-orecchi e quell'immobilità del globo dell'occhio che pareva già spento
-prima d'ogni altra parte sensibile, l'agonia del camello gli ritornò
-nella memoria lucidamente in tutta la sua miseria umana. Ed egli,
-appoggiato al cancello, per un moto macchinale della bocca seguitava a
-fare verso il cavallo di Michelangelo:
-
--- Ush, ush, ush! Ush, ush, ush! --
-
-Con la persistenza inconscia delli ebri, con una ebetudine crescente,
-seguitava, seguitava; ed era una lamentazione monotona, accorante, quasi
-lugubre come il canto delli uccelli notturni.
-
--- Ush, ush, ush! --
-
-Allora Michelangelo, che dal suo letto udiva, d'improvviso si affacciò
-alla finestra soprastante; e in furia si diede a caricar di contumelie e
-di imprecazioni il disturbatore.
-
-"Fijie di.... vatt'a jettà a la Piscare! Vatténne da ecche! Vatténne, ca
-mo pijie na varre. Fijie di.... a turmendà li cristiani vuo' venì?
-'Mbriache 'vrette! Vatténne!"
-
-Turlendana si rimise a camminare, verso il fiume, barcollando. Al trivio
-dei fruttaiuoli una torma di cani stava in conciliabolo amoroso. Come
-l'uomo si appressò, la torma si disperse correndo verso il Bagno. Dal
-vicolo di Gesidio un'altra torma sbucò e prese la via dei Bastioni.
-Tutto il paese di Pescara, nel dolce plenilunio primaverile, era pieno
-di amori e di combattimenti canini. Il mastino di Madrigale, incatenato
-a guardia d'un bove ucciso, di tratto in tratto faceva sentire la sua
-voce profonda che dominava tutte le altre voci. Di tratto in tratto,
-qualche cane sbandato passava di gran corsa, solo, dirigendosi al luogo
-della mischia. Nelle case, i cani prigionieri ululavano.
-
-Ora, un turbamento più strano prendeva il cervello dell'ebro. Dinanzi a
-lui, dietro a lui, in torno a lui, la fuga imaginaria delle cose
-ricominciava più rapida. Egli si avanzava, e tutte le cose si
-allontanavano: le nuvole, li alberi, le pietre, le rive del fiume, le
-antenne delle barche, le case. Questa specie di repulsione e di
-reprobazione universale lo empì di terrore. Si fermò. Un gorgoglio
-prolungato gli moveva le viscere. Subito, nella mente scomposta, gli
-balenò un pensiero. -- Il lepre! Anche il lepre di Ciávola non voleva
-più restare con lui! -- Il terrore gli crebbe; un tremito gli prese le
-gambe e le braccia. Ma, incalzato, discese fra i salici teneri e le alte
-erbe su la riva.
-
-La luna piena, radiante, spandeva per tutto il cielo una dolce serenità
-nivale. Li alberi s'inclinavano in attitudini pacifiche alla
-contemplazione delle acque fuggitive. Quasi un respiro lento e solenne
-emanava dal sonno del fiume sotto la luna. Le rane cantavano.
-
-Turlendana stava quasi nascosto tra le piante. Le mani gli tremavano su
-i ginocchi. D'improvviso, egli sentì sotto di sè muoversi qualche cosa
-di vivo: una rana! Gittò un grido, si levò, si diede a correre
-traballando, per mezzo ai salici, in una corsa grottesca ed orrida. Pel
-disordine de' suoi spiriti, egli era atterrito come da un fatto
-soprannaturale.
-
-A un avvallamento del terreno cadde, bocconi, con la faccia su l'erba.
-Si rialzò a gran fatica, e stette un momento a riguardare in torno li
-alberi.
-
-Le forme argentee dei pioppi sorgevano immobili nell'aria, taciturne; e
-parevano inalzarsi fino alla luna, per un prolungamento chimerico delle
-loro cime. Le rive del fiume si dileguavano indefinite, quasi
-immateriali, come le imagini dei paesi nei sogni. Su la parte destra li
-estuari risplendevano d'una bianchezza abbagliante, d'una bianchezza
-salina, su cui ad intervalli le ombre gittate dalle nuvole migratrici
-passavano mollemente come veli azzurri. Più lungi, la selva chiudeva
-l'orizzonte. Il profumo della selva e il profumo del mare si
-mescolavano.
-
-"Oh Turlendana! ooooh!" gridò una voce, chiarissima.
-
-Turlendana, stupefatto, si volse.
-
-"Oh Turlendanaaaaa!"
-
-E Binchi-Banche apparve, in compagnia di un finanziere, su 'l principio
-di un sentiero praticato dai marinai tra il folto dei salci.
-
-"Addó vai a 'st'ora? A piagne lu camelo?" chiese Binchi-Banche
-avvicinandosi.
-
-Turlendana non rispose subito. Si reggeva con le mani le brache, teneva
-le ginocchia un po' piegate innanzi; e nella faccia aveva una così
-strana espression di stupidezza e balbettava così miserevolmente che
-Binchi-Banche e il finanziere scoppiarono in grasse risa.
-
-"Va, va," disse l'omiciattolo grinzoso, prendendo l'ebro per le spalle e
-incamminandolo verso la marina.
-
-Turlendana andò innanzi. Binchi-Banche ed il finanziere seguitavano a
-distanza, ridendo e parlando a voce bassa.
-
-Ora la verdura terminava e incominciavano le sabbie. Si udiva mormorare
-la maretta alla foce della Pescara.
-
-In una specie di bassura arenosa, tra due dune, Turlendana sì incontrò
-con la carogna di Barbarà non ancora sepolta. Il gran corpo, tutto
-spellato, era sanguinolento; le masse adipose della schiena anche erano
-scoperte ed apparivano d'un colore giallognolo; su le gambe e su le
-cosce la pelle rimaneva con tutti i peli e i dischi callosi; nella bocca
-si vedevano i due denti enormi, angolosi, ricurvi della mandibola
-superiore e la lingua bianchiccia; il labbro di sotto era, chi sa
-perchè, reciso; e il collo somigliava ad un tronco di serpente.
-
-Turlendana, in conspetto di quello strazio, si mise a gridare scotendo
-la testa. Faceva un verso singolare, che non pareva umano.
-
-
--- Ahò! Ahò! Ahò! --
-
-Poi, volendo chinarsi su 'l camello, stramazzò; si agitò invano per
-rialzarsi; e, vinto dal torpore del vino, rimase senza conoscenza.
-
-Binchi-Banche e il finanziere, come lo videro cadere, sopraggiunsero. Lo
-presero, l'uno da capo e l'altro da piedi; lo sollevarono, e lo
-adagiarono lungo su 'l corpo di Barbarà, atteggiandolo a un
-abbracciamento d'amore. Sghignazzavano i due operando.
-
-E così Turlendana giacque co 'l camello, sino all'aurora.
-
-
-
-
-
-
- SAN LÀIMO NAVIGATORE.
-
-
-
-In un giorno di sole un pescatore discese alla riva del mare con le
-nasse; e camminò così verso austro, a piedi nudi, su l'arena ove il
-fiore salino qua e là biancheggiava simile a un cristallo puro e
-raggiante. Il silenzio era grande nell'ora, e le acque a pena
-fluttuavano. Come l'uomo giunse al punto in cui un ramo di fiume metteva
-foce nel mare, si fermò per succingersi, poichè l'alveo qua e là
-scoperto rendeva facile il guado. Un altro ramo affluiva più lungi; e il
-paradiso del delta, pingue d'alluvioni, in mezzo prosperava di piante e
-di animali.
-
-Volarono sopra il capo del guadante molti uccelli ordinati in triangolo,
-giocondi al cantare, e discesero tra li alberi. Onde l'uomo, allettato
-da quella melodiosa delizia di richiami, sostò su l'altra sponda; e
-piacevolmente poi andò premendo la freschezza dell'erbe con le calcagna
-use alla sabbia torrida, mentre le sue pupille fastidite dal candor
-salino si riposavano nel verde.
-
-Una dolce deità di pace ora felicitava la selva: da un albero all'altro
-saglienti si comunicavano i cantici, s'aprivano a piè dei tronchi
-famiglie di fiori versando aromi, e in alto tra li intervalli stellanti
-delle fronde fioriva anche il cielo. Tutte le creature in quel rifugio
-esercitavano liberalmente la vita. Il suono de' passi tranquilli su i
-muschi meravigliava nell'animo l'uomo; il quale così procedendo per
-mezzo a quella mansuetudine di amori si sentiva come da una pia unzione
-di balsamo lenire la fatica delle membra e purificare.
-
-Ma quando giunse egli al centro della selva; un miracolo gli si offerse
-alli occhi. Giaceva su la natural cuna dell'erbe un infante e sorrideva,
-teneramente luminoso, in una forma tra di essere umano candidissima e di
-fiore. Le carni si piegavano in anella rosee ai polsi, ai malleoli, alla
-nuca; e i piedi terminavano in quelle vaghe arborescenze di cui li
-antichi artefici ornarono le statue di Dafne cangiata in lauro. Li
-arbusti aromatici facevano in torno al nato una musica d'orezzo, soave
-come il murmure delle prime api nella stagione del miele.
-
-Il pescatore, attonito, ristette. D'improvviso un vecchio con lunghe
-trecce di barba su 'l petto, con su 'l capo una mitra d'oro, simile in
-vista a un patriarca, sorse dalla terra.
-
-"Raccogli il fanciullo, e recalo al tuo signore. Tu vivrai lungamente in
-letizia, e i pesci riempiranno le tue reti."
-
-Disse il vecchio; e subito sparve come un'ombra nel sole.
-
-Il buon pescatore si guardò in torno, stupefatto. Li alberi stormivano,
-e un branco di caprioli passava tra i frútici.
-
-Egli riempì d'erbe uno de' suoi cesti, e sopra vi adagiò l'infante.
-Rifece il cammino, a traverso la selva, portando su la testa il peso. E
-poichè al moto dei passi la culla di vimini ondeggiava, l'infante si
-addormentò placidamente, lungo la riva del mare.
-
- ----
-
-Ora viveva nel suo gran palagio il signore delle terre marittime, su 'l
-declivio di un colle. Egli era benigno co' i sudditi, come un padre co'
-i figliuoli; prossimo al limitare della vecchiezza, egli era pacifico e
-saggio nel timore di Dio.
-
-Vasti pomari, pieni di tutti li alberi fruttiferi e odoriferi,
-prosperavano dietro il palagio; mule e cavalli nobili oziavano dinanzi
-alle greppie cariche di fieni e di biade; l'olio empiva i pozzi nei
-sotterranei; tanta era la copia del fromento che immensi granai stavano
-sempre aperti al piacere di ognuno, liberal cibo anche alli uccelli del
-cielo, e tanta era la copia delle uve che in autunno, nella natività del
-vino, lunghe file di bestie da soma partivano a traverso i dominii,
-recando la divizia del liquore letificante.
-
-Nell'interno i cortili marmorei, come li atrii di un re, erano giocondi
-d'acque vive, di aranci, di statue, di paggi e di cani. Corami preziosi
-incisi di chimere e di draghi, incrostature di agate e di diaspri, avori
-di liofanti e di liocorni ricoprivano le pareti delle stanze; le
-suppellettili materiate di legni, di metalli e di tessuti rari si
-riflettevano, come in lucidi specchi, ne' pavimenti di musaico polito.
-Grandi logge sorrette da ordini di colonne in pietra numidica, coperte
-da tappeti di fiori e da cortinaggi di foglie, si prolungavano in fuga
-giù pe 'l declivio sino al limite della rada frequente di pesci. Sotto
-una delle logge erano le mude, governate da buoni maestri: ogni anno
-Candiotti, Sarmati e Sassoni le provvedevano di cinquecento girifalchi,
-e poi d'astori bianchi d'Africa, di sagri tartari, di pellegrini
-d'Irlanda, di tunisenghi germanici, di lanieri provenzani in grande
-abbondanza. Nel lato di settentrione spaziava il parco ricchissimo di
-selvaggina, ove tra li altri animali prolificavano diecimila cervi e
-sessantamila fagiani.
-
-Uomini esperti in opera di canto e di stromenti armonici dilettavano
-l'animo del signore e della sua donna, serenavano le veglie, suscitavano
-gioia nei conviti. Un unguentario componeva profumi. Un monaco, che tra
-una gente d'Arabia aveva appreso ad usare le virtù dell'erbe, coltivava
-i semplici, e nei vegetali indigeni in vano cercava da tempo un succo
-che rompesse la sterilità della matrice.
-
-La donna del signore, infeconda, traeva i giorni assorta in una nativa
-mestizia. I suoi occhi splendevano come puro elettro. Sotto la tunica si
-designavano le forme verginali giovenilmente. E quando ella saliva i
-gradini di porfiro, levata le mani verso l'altare, i capelli disciolti
-le inondavano la figura estatica, e le davano un'apparenza di deità.
-
- ----
-
-Giunse al palagio l'infante, come un dono celeste. E per tutte le terre
-si sparse la novella; e tutte le genti soggette accorrevano.
-
-Allora il sire magnifico bandì una luminaria conviviale. In segno di
-felicità, corsero giù per il colle fiumi di vino biondi e vermigli; si
-vuotarono vasi di miele fragrante di timo; si assaporarono frutta grosse
-come una testa d'uomo; mille giovenchi furono colpiti in un giorno, e
-fumigarono su le brage; furono sgozzati settecento porci enormi come
-rinoceronti ma di carni più tenere che la coscia d'un agnello;
-cacciagioni e pescagioni furono prodigate su vastissimi piatti d'oro, e
-dal ventre dei volatili e dei pesci uscirono gemme, anelli, gioielli,
-monete insieme con l'uva di Corinto, co' i pistacchi d'Italia, con le
-noci, con le olive. Su 'l golfo arsero fuochi di legni odoriferi, e faci
-illuminanti per gran tratto il mare, così che galee veneziane e saettie
-di corsali barbareschi da lungi videro il rossore, e novellarono
-dell'incendio di una città favolosa. Il vapore delle gomme balsamiche
-salì al cielo in nembi; cantici di religione sonarono nell'aria, più
-dolci di ogni aroma; e tutte le fronti si cinsero di corone.
-
- ----
-
-L'infante si chiamò Làimo. Adagiato in una cuna mirabile, fatta di una
-conchiglia rara che due tritoni sorreggevano, egli volgeva in torno li
-occhi aventi nel riso l'umido splendore argenteo della polpa d'un fiore.
-Vennero le nutrici, femmine plebee dal seno opimo, vermiglie di salute;
-ed egli ritrasse dal loro latte la bocca. Soltanto una cerva fulva lo
-nutricò. Questa mammifera mansueta restava a lungo presso il fanciullo,
-coricata a piè della cuna; si cibava di fogliami teneri, di funghi, di
-fromento, e beveva in un vaso di murra linfe pure. Al suo bramito
-tremulo e dolce, una gioia di movimenti vivaci animava le membra del
-poppante, e il piccolo anello delle labbra si schiudeva spontaneamente
-nel riso.
-
-Con una prodigiosa rapidità ascese Làimo dall'infanzia alla puerizia.
-Egli ebbe la testa di un dioscuro tutta nera di ricci simili a grappoli
-di giacinti. Nel suo corpo rifulse la bellezza di un giovane Bacco,
-l'armonioso componimento di una statua fidiaca. Il torso era una viva
-opera di cesello, poichè le coste si palesavano sotto la forma nascente
-del torace; il gioco dei bicipiti nelle braccia perfette come quelle
-dell'Antinoo incideva su le spalle talune lievi cavità mobilissime; le
-reni si insertavano ai lombi con un'inflessione serpentina di gimnaste;
-le musculature delle gambe avevano la lunghezza agile di disegno d'un
-efebo ateniese; ai malleoli si collegavano piedi schietti e nervosi di
-atleta corridore, terminanti in dita simili a un gruppo di radici tenui;
-tutta la persona gioiva nell'equilibrio della grazia e della forza, con
-mollezze di cera ricoprenti fieri congegni di acciaio.
-
-Così l'effigiò, in una lega di metalli nobili, un artefice del quale
-ignoriamo la patria e il nome.
-
-
-Làimo non amò cavalli, nè falchi, nè cani. Egli fu esperto nel trar
-d'arco più che un saettatore parto; e pure giammai freccia d'argento
-della sua faretra ferì tra li alberi una preda. Ma i grandi
-combattimenti epici delli squali nel golfo, al tempo delli amori,
-l'attraevano. E come gli giungeva pe 'l silenzio meridiano il fragore,
-egli balzava di gioia; e, preso l'arco, pianamente, non visto da alcuno,
-scendeva giù per una corda di palmizio nel parco e attraversava la selva
-fino al promontorio.
-
-Due querci, simili a monumenti titanici dell'epoca favolosa, componevano
-una porta di trionfo alta duecento piedi. Il sole illustrava di candori
-argentei le scorze centenarie; e di là dalla porta i laberinti della
-foresta si inabissavano nell'ombra.
-
-Il fanciullo su 'l limitare sostava, rapito nella grandezza e nella
-dolcezza della solitudine. Poi, come il fragore lontano lo riscoteva,
-egli, con una agilità di veltro dietro un branco di lepri, insinuavasi
-tra fusto e fusto, strisciava tra le erbe altissime, saliva scalee fatte
-di radici, saltava ostacoli di arbusti, piegava sotto i rami pesanti. Il
-fragore del combattimento si faceva a mano a mano più vicino e più
-terribile. D'un tratto il mare chiuso in un vasto anfiteatro di granito
-appariva splendidissimo, e su le acque più di tremila squali
-battagliavano.
-
-Era un magnifico spettacolo. Dall'alto del promontorio il fanciullo
-seguiva con l'occhio tutte le vicende della strage illustrata pienamente
-dalla luce solare.
-
-I pesci, enormi chimere d'acqua salsa, violacei e verdi nel dorso,
-biancastri nel ventre, armati di scudi ossei e d'un gran dente di
-narvalo, formavano cumuli mobilissimi emergenti crollanti risollevantisi
-con una rapidità indescrivibile. Il balenío delle lunghe spade d'avorio,
-il luccichío dei corpi oleosi, li sprazzi d'iride nelle scaglie delle
-code, lo spumeggiamento immenso dell'acque, tutto quel cieco furore di
-ferite, quell'odore acuto di grasso e di sangue eccitavano il fanciullo.
-
-I cadaveri, galleggianti co 'l ventre riverso dentro cui l'avversario
-avea lasciato l'arma, erano sbattuti dall'onda contro le pareti di
-granito. Squali, con la mascella rotta e priva del dente, uscivano dal
-folto della zuffa e dibattendosi nelle scosse ultime della morte
-cangiavano i colori. Frammenti d'avorio nel cozzo erano lanciati a
-grandi altezze per l'aria. Avvenivano talvolta meravigliosi
-intrecciamenti su la vetta dei cumuli. Talvolta coppie di combattenti si
-distaccavano dalla falange e venivano a tenzone singolare, operando
-prodigi di ferocia. Larghe chiazze sanguigne si dilatavano in torno,
-dissipate poi dai colpi delle pinne e delle code; e il numero delli
-uccisi, crescendo rapidamente, avanzava quello dei superstiti.
-
-Allora Làimo, dinanzi alla enormità dell'eccidio, invaso da un fiero
-impeto tendeva l'arco e cominciava a saettare. Le frecce acutissime
-penetravano sino alla cocca nelle carni molli e un istante vi
-oscillavano. Ma, poichè li squali non curando le nuove ferite
-persistevano nell'accanimento dell'ira, in breve tempo lo sterminio era
-completo. La sollevazione delle acque placandosi, le schiume si
-dissolvevano: la tenacità della vita in quei corpi aveva ancora qualche
-battito supremo di coda e di pinne, qualche debole sussulto nella
-fessura delle branchie. Poi, dall'ondeggiar supino di tutti i cadaveri
-si levava un intenso folgorío di squame, e per li scoscendimenti
-dell'anfiteatro lunghi colli nudi d'avoltori si tendevano su 'l pasto.
-
- ----
-
-Così in Làimo li spiriti pugnaci si destarono; e un desiderio di
-avventure per le terre d'oltremare a lui crebbe nell'animo. Egli passava
-lunghe ore guardando la marea salire o le vele fuggire in distanza nella
-luminosità delle grandi acque.
-
-Talvolta seduto ai piedi della signora, in fondo a una loggia, seguiva
-sopra uno stromento di tre corde le canzoni dei marinari. Molte catene
-di fiori pendevano giù per li intercolonnii: e dinanzi, nel golfo calmo
-e tiepido, le testuggini marine dormivano su 'l fiore dell'acqua dando
-al sole i larghi scudi raggianti come un'ambra pura.
-
-Làimo, d'un tratto, gittava da sè lo strumento e scoppiava in lacrime,
-perchè avea visto apparire la prora di una galea nel lontano.
-
-Il sire e la sua donna, ignorando la causa di tanta tristezza, per
-letiziarlo chiamarono alla corte i più famosi buffoni e danzatori della
-cristianità; bandirono per lui conviti ove i più rari cibi si mangiarono
-tra suoni d'arpe e cori di fanciulle; gli donarono cavalli coperti di
-bardature gemmanti e ricchissime armi cesellate da orefici di gran nome;
-aprirono nel parco una caccia in cui durante tre giorni mille cervi
-furono uccisi e dugento capri e novanta cinghiali.
-
-Poi, quando Làimo alfine chiese un naviglio, il sire adunò artefici
-navali d'ogni patria, li provvide di legno di cedro, di lino d'Egitto e
-di metalli. L'opera fu compiuta in dieci mesi.
-
-
-Era una galea con cinque ordini di remi. L'antenna maggiore, più diritta
-e più inflessibile che un pino del monte Ida, cerchiata di argento,
-coronata d'un gran gallo fiammeggiante come un faro, portava una gran
-vela quadrata e due vele triangolari. Su la prua, dipinta ad encausto,
-il corpo magnifico di una nereide torcendosi a seconda della curvatura
-attingeva con i piedi la carena e in un gesto atteggiato di grazia
-tendeva all'alto le mani. Su per il bordo stavano scolpiti agili putti
-bacchici che tutti insieme facevano componimento di una danza. Il cedro
-immarcescibile risplendeva ovunque tra li intarsi d'avorio e di sandalo;
-tende di tessuti asiatici ondeggiavano su 'l ponte ombrando letti di
-piume; e tutta la galea aveva apparenza di un naviglio su cui qualche
-bel re felice volesse goder l'amore delle sue spose.
-
-Allora trassero molte genti dalle terre circonvicine, pe 'l giorno della
-prova; e Làimo era in vista luminoso di letizia, e il sire e la sua
-donna gioivano.
-
-Quando a forza di braccia la galea fu sospinta nel mare, un grido
-immenso di meraviglia eruppe dalla folla suscitando per tutto il golfo
-li echi. Il mattino splendeva come in una conca di cristallo e i fondi
-del mare trasparivano.
-
-
-Làimo dopo i teneri commiati salì su 'l ponte. Cinquanta remigatori
-ignudi, stropicciati d'olio di oliva e di polvere gialla, tutti vivi di
-muscoli, stretti d'una corda la testa a fin che nello sforzo le vene
-della fronte non scoppiassero, si curvarono su' loro banchi; e la nave
-guizzò. Le genti dalla riva e dai paliscalmi salutavano. Ma un subito
-presentimento di sventura corse nell'animo del sire e della sua donna,
-tra il lungo clamore delle salutazioni.
-
- ----
-
-La galea conquistava le lontananze, con una crescente celerità di
-remeggio, inseguita dalle torme dei delfini. Era il mare in calma; e i
-marinari, come sogliono per alloggiamento della lor fatica, a voce pari
-con la battuta dei remi cantavano. E Làimo, poichè si sentì ventar su 'l
-volto l'amarezza della salsuggine e ridere nell'animo a quei canti una
-forte gioia d'imprese, non lentò d'incitar con le voci e col gesto i
-remigatori. Egli dominava eretto su la sommità della prua: sotto di lui
-le schiene servili s'incurvavano come archi, i bicipiti delle cento
-braccia nel guizzo enorme parevano rompere la cute, le fronti si
-enfiavano di vene violacee, tutte le membra stillavano.
-
-Si mise il vento; fu spiegata la vela quadra che un istante palpitò
-malsicura: li uomini, rotti dalla fatica, si accasciarono sotto i banchi
-all'ombra. E il pilota, ch'era un erculeo vecchio della terra di
-Natolia, chiomato come un barbaro, scorse tre fuste di corsali
-appressarsi dalla parte di levante, e disse, piegando i ginocchi davanti
-al fanciullo:
-
-"Volgiamo il timone al ritorno, mio signore."
-
-Làimo non udì il consiglio. I triangoli di lino di Egitto furono
-liberati; la galea fece impeto. E come dalla parte di levante le tre
-fuste venivano in contro a gran forza di remi e si vedevano già fuor de'
-bordi le bieche figure dei corsali, un subito terrore invase la ciurma.
-Làimo, cinto da pochi valenti, su l'alto della prua, atteggiato d'ira
-aspettava che le fuste giungessero a un trar d'arco. Il fischio della
-prima freccia mise un gran moto di scompiglio tra i predatori: un d'essi
-precipitò nell'acqua, colpito a mezzo della fronte. Altri, nell'urto
-dell'investimento, precipitarono.
-
-Allora avvenne una breve zuffa. I corsali di Cifalonia vestivano cotte
-di maglia, erano agili come gatti pardi, e gittavano urli rauchi
-vibrando i colpi. Molti caddero per opera di Làimo, prima che le loro
-mani toccassero la galea; molti si abbrancarono alle corde e
-conquistarono a palmo a palmo il ponte. Qual vilissimo bestiame, la
-ciurma dei servi dinanzi a quell'irrompere fuggiva o si prostrava, con
-gemiti. Così che Làimo, sopraffatto dal numero, senza più arme nel
-pugno, fu preso e vincolato.
-
-Stettero i corsali lungamente poi a riguardarlo, attoniti in vista; e,
-sgombrando i cadaveri, di lui sommessi favellavano nel loro idioma.
-
- ----
-
-In breve tempo l'eroe soggiogò li animi di quella gente predace. Un
-giorno nelle acque di Brandizio egli, salito d'un balzo su una cocca di
-Genovesi e separato per un colpo di mare dal legno corsaresco, si tenne
-saldo su 'l ponte nemico combattendo solo contro quaranta armati,
-uccidendone buon numero in fascio con prodigiose ferite, tenendo in
-distanza i rimanenti fin che non giunse il soccorso a compir la
-vittoria. Dopo quella gran prova, le ciurme di Cifalonia con furiose
-acclamazioni lo elessero duce, e tutta la notte al lume del fuoco greco
-banchettarono su la nave conquistata e bevvero vino di Cipro tra molti
-canti bacchici.
-
-Rapidamente la fortuna di Làimo crebbe e fiorì. Tutti i corsali del
-Mediterraneo e del Mar Nero, attratti dalla sua fama, vennero a
-ingrossare la flotta. Egli divenne su i mari più potente dei re e delle
-repubbliche. Una terribile avidità di conflitti e di pericoli lo
-animava: per iattanza appiccò il fuoco alle galeazze del re di Spagna
-cariche d'oro e andò a gittar le sue frecce in Malamocco. Le ciurme gli
-obbedivano con impeti ciechi: per seguire il suo grido passavano a
-traverso gli incendi, si slanciavano contro selve di picche, si
-attaccavano con le mascelle ai parapetti delle galee, assaltavano mura
-sotto flutti d'olio bollente. Egli saccheggiò le isole dell'Arcipelago:
-predò mandre di bovi e di cavalli, camelli, tessuti, vini, fromenti,
-tesori di gemme e di metalli; nulla tenendo per sè, tutto prodigando ai
-seguaci.
-
-Una volta inseguì una nave carica di trecento fanciulle tra le più belle
-della Grecia e della Georgia, comprate ed educate pe 'l Califfo da un
-mercante di Bagdad; la raggiunse nelle acque di Scio, e la predò. Poi,
-nella sera, dinanzi a un promontorio coperto di pini, egli bandì per la
-sua flotta un convivio. La selva di pini incendiata illuminò e profumò
-di resina la festa; i corsali, che nelle continue fazioni avevano
-sofferto castità, fecero allora una furibonda orgia di amore. I
-bellissimi corpi delle fanciulle passarono di braccia in braccia, tra le
-risa roche e le diverse favelle, versando il piacere; si bevve il vino
-dalle stesse bocche delli otri, si bevve nel concavo delli scudi e nei
-caschi di rame; scoppiarono tra la gioia molte contese mortali; l'alba
-vide le ultime insanie. E all'alba la nave del mercatante, poichè fu
-novamente carica delle trecento femmine, portò la non più vergine merce
-al Califfo di Bagdad.
-
-Un'altra volta Làimo liberò una regina chiusa in una torre a cui le nubi
-cingevano la sommità. Tenne l'assedio per tre giorni e per tre notti,
-combattendo Saracini giganteschi armati di scimitarre lunate. Molti
-legni gli s'infransero contro le scogliere e molti uomini perirono prima
-che le porte di bronzo cedessero. Egli appiccò quei cani d'infedeli ai
-merli della torre e ricondusse la bella nel regno, in una città che
-aveva case con tetti d'oro e templi marmorei levantisi in alto come
-scale di fiori.
-
-Grandi festeggiamenti furono dati in gloria dell'armata liberatrice e
-banchetti in cui quei truci corsali mangiarono sotto rami di mirto e di
-lauro, bevvero in crateri coronati di rose, si asciugarono le mani in
-chiome di schiave asiatiche, si distesero su tappeti magnifici a piè di
-fontane che li deliziarono di una pioggia d'acque miste d'aromi. La
-regina, presa d'amore, allettò Làimo con una lenta mollezza di
-blandizie: era tutta luminosa ed odorosa naturalmente, le narici rosee
-le palpitavano ad ogni minimo desío, la bocca le fioriva di porpora, e i
-capelli le cadevano giù per il collo simili a grappoli d'uve mature.
-
-Ella provò tutti li incanti su 'l forte animo dell'eroe per trattenerlo:
-cieca, una notte gli offerse la gioia delle sue membra e all'alba rimase
-ebra tra i guanciali, con la testa pendula fuori della sponda, con li
-occhi spenti, le braccia morte. Ma poi, quando file di dromedari e di
-camelli con i lunghi colli carichi di musici e di danzatrici portando
-doni discesero dalla reggia al mare, le navi dell'eroe già dirigevano la
-prora per altri lidi.
-
- ----
-
-Così Làimo divenne grande e famoso; e fu celebrato nei canti dei poeti
-per le corti e nelle leggende dei marinari. Una repubblica d'Italia gli
-inviò messaggi offrendogli il supremo imperio della flotta col governo
-di due province. Il Cristianissimo di Francia fece segrete pratiche per
-assoldarlo, promettendogli alti uffici ed onori. I Selgiucidi gli
-spedirono ambasciatori recanti su una picca tre code di cavallo e gli
-offerirono la sultanía di Rum, da Laodicea di Siria al Bosforo di Tracia
-e dalle fonti dell'Eufrate all'Arcipelago.
-
-Egli oppose superbi rifiuti; andò in cerca di nuove terre, di nuovi
-pericoli, di nuovi conflitti. Navigò per mari tutti coperti di fuchi
-natanti, dove i remi s'impigliavano come in masse di gramigne tenaci.
-Traversò immensi spazi dove l'aria e l'acqua tacevano in una immobilità
-di sonno, in un calore umido e luminoso per mezzo a cui torme di uccelli
-ignoti passavano simili a meteore. Incontrò scogli deserti, lieti di
-piante vergini, cinti d'una candida corona di corallo. Approdò a una
-terra abitata da uomini scarni, co 'l ventre prominente, che si
-coprivano di fango per difendersi dalle punture delli insetti, si
-tingevano di cinabro i capelli, parlavano una lingua dolce e sonora, e
-nulla amavano più del ballo e delle canzoni. Vide paesi di cui li
-uomini, tutti dipinti co 'l frutto del genipo, ornati le labbra e li
-orecchi d'enormi dischi di legno, agilissimi, ferivano nell'acqua a
-colpi di frecce i pesci addormentati prima da succhi di radici velenose.
-Vide isolette piene di una gente infetta d'elefanzía, infingarda, che
-passava la vita fumando l'oppio, nutrendosi di riso, e prendendo diletto
-ai combattimenti dei galli e d'altri animali. Risalì correnti di fiumi
-dove scimmie innumerevoli tra le pacifiche forme delli ippopotami e
-delli elefanti schiamazzavano.
-
-Tutti li indigeni dinanzi a lui si prostrarono, offerendo in dono canne
-di bambù colme d'olio di cocco, frutti dell'albero del pane, legno di
-sandalo, ambra grigia, ignami, cera, banane e canne di zucchero. Alcuni
-portavano alli orecchi bastoni dipinti, su la pelle avevano incise molte
-figure di uccelli, e tenevano in mano archi lunghi dodici piedi e scudi
-di cuoio di bufalo. Altri erano cinti d'un perizoma di scorza, avevano
-la bocca e i denti neri come l'ebano per l'uso delli aromi, i capelli
-intrecciati di piume, e percotevano stromenti composti di sei vasi di
-rame gradanti entro un legno concavo.
-
-Ora, essendo Làimo nelle acque di una terra selvosa, i naturali in gran
-numero gli vennero in contro sui paliscalmi con suoni e con cantici per
-offerirgli i doni che si offrono agli dèi e per adorarlo. Vigeva in
-quella terra la profezia di un antico nume: "Io tornerò un giorno sopra
-un'isola galleggiante che porterà cocchi, porci e cani."
-
-Quando Làimo ebbe attinto il lido, il re tra i figli si avanzò verso di
-lui, gli gittò su le spalle il manto, gli porse un elmo di piume, un
-ventaglio, e innanzi gli depose pezzi d'oro, diamanti e perle. Tutto il
-popolo mise alte grida; femmine quasi ignude, dipinte d'ocra vermiglia,
-recarono piccoli porci, noci e banane. Poi i grandi sacerdoti lentamente
-uscirono dal folto delli alberi, portando i loro idoli coperti di drappi
-rossi. Erano questi idoli una sorta di statue di vimini, enormi, con
-occhi composti da gusci di noce neri, attorniati di madreperle, con
-mascelle irte di molti denti di cane in due ordini. Mentre le forme
-orride e nuove ondeggiavano nell'aria tra li inni della religione, una
-turba di danzatrici irruppe in torno all'eroe, e danzò rapidamente al
-suono di un flauto, lungo cinque piedi, che cinque uomini insieme
-sonavano.
-
- ----
-
-Làimo traversò tutta l'isola, in trionfo, come fosse un bel dio,
-tornante fra i suoi popoli. I re si inchinarono al passaggio, i
-sacerdoti prostrarono la fronte nella polvere; il seguito delli elefanti
-e dei cavalli carichi di doni si accrebbe a mano a mano lungo la via,
-divenne innumerabile, occupò la distesa di centosettanta miglia. Era la
-dovizia delle terre in torno meravigliosa: le foreste si erigevano ad
-eccelse altitudini, le urne dei fiori potevano in sè nascondere il corpo
-di un uomo, i profumi avevano la dolce forza letificante del vino e i
-colori la vivezza del fuoco.
-
-Su 'l limite di una boscaglia fluviatile le tigri balzando dalle erbe si
-gittarono al ventre dei cavalieri. Làimo, fulmineo, tese l'arco e con
-tal rapidità le trafisse che quelle caddero prima d'aver raggiunta la
-preda, giacquero sulla schiena dibattendosi. Un subito grido di gioia e
-di stupore corse per le genti; e tutte lungo il cammino, cantando nel
-loro idioma, ripetevano una parola: -- _Mahadewa! Mahadewa!_ --
-
-Come il trionfo giunse alle rive del gran fiume, ove mille templi
-facevano un immenso adunamento di colonne e di statue, al novello dio i
-sacerdoti mostrarono una scala di porfido sagliente per una reggia,
-costruita di mattoni e di calce.
-
-Era un edifizio quadrangolare, composto di tre piani con intervalli
-adorni di rilievi di pietra. I terrazzi, aventi una lunghezza di
-centocinquanta piedi, sostenuti da ventidue pilastri, portavano sculture
-di corpi umani, di tigri, di elefanti e di buoi. Ad ogni lato
-dell'edifizio stava confitta nel suolo una larga pietra in forma di
-testuggine: e alla sommità, in torno a un serbatoio di acque, si
-torcevano quattro tubi di bronzo in forma di serpi. Scale di porfido si
-slanciavano rapide a riunire le moli, discendevano, salivano, tra mille
-proboscidi zampillanti; le sale ricevevano il giorno dall'oro delle
-pareti; i giardini avevano fiori vermigli, larghi in giro più di otto
-piedi, che pesavano quindici libbre, e frutti di cui la polpa succulenta
-poteva far sazi tre schiavi.
-
-
-Làimo visse colà, in riposo, cibandosi di un aroma restaurante,
-ungendosi di olii odoriferi, vestendosi di morbidi tessuti vegetali, e
-ad ogni tramonto di sole inebriando con la presenza del suo corpo
-radioso una gente estatica nei mille templi. A lui cantavano i
-sacerdoti: -- Noi t'invochiamo, perchè tu sei il Signore degli dèi e
-delli uomini! --
-
-Fanciulle di tredici anni, che avevano la pelle diafana e gialla come
-l'ambra e lunghe sino ai calcagni le chiome, erano a lui offerte dai
-padri; ed egli molto si dilettava dell'amore. Bufali eccitati con
-ortiche venefiche e tigri furiose combattevano dinanzi a lui, dentro
-gabbie di bambù ampie come circhi. Anche uomini contro uomini dinanzi a
-lui combattevano con alte grida e con fragore di stromenti percossi.
-Egli così deificato viveva nell'oblio di tutte le melancolie umane.
-
- ----
-
-Ma un dì, mentre egli gioiva in diletti d'amore, discese sopra il suo
-capo la colomba del cielo; e un profondo fremito gli ricercò le viscere.
-Parvegli allora di destarsi dopo un lungo sogno: i suoi occhi si
-empirono di dolore, nelle sue forme perfette discese una scarna
-vecchiezza. Le fanciulle attonite lo riguardavano trascolorando, si
-coprivano le nudità con i capelli, poichè un'improvvisa vergogna le
-coglieva dinanzi a lui.
-
-Come il tramonto del sole era vicino, sotto la reggia un immenso popolo
-tumultuando si fece ad invocare il dio: -- _Mahadewa! Mahadewa!_ --
-
-Il sole, simile a un gran timpano polito, gittava scintille su le
-vestimenta dei sacerdoti, invermigliava le statue e le colonne, passando
-a traverso i pilastri dei terrazzi incendiava tutto l'edifizio.
-
--- _Mahadewa!_ --
-
-Apparve finalmente Làimo. Egli era trasfigurato. Un manto di scorza
-tessuta lo ricopriva, e si vedevano le corde dei nervi nei solchi delle
-sue braccia. Come egli tese le mani verso la folla, una mite aura di
-pace aliò da quel gesto su tutte le fronti. Li invocanti stupefatti si
-prosternarono; e nel silenzio si udivano le fontane scrosciare sopra le
-scale di porfido.
-
-"O popoli del fiume," gridò Làimo nel vivo idioma di quella terra.
-"Ascoltate la mia voce, poichè io vi reco una nuova legge."
-
-Un sussurro corse per tutte le genti, e nei dorsi fu come un
-sommovimento di porci. I sacerdoti sollevarono il capo.
-
-"I vostri idoli sono argento ed oro, opera di mani d'uomini; hanno
-bocca, e non parlano; hanno occhi, e non veggono; hanno orecchi, e non
-odono; ed anche non hanno fiato alcuno nella loro bocca. Simili ad essi
-sieno quelli che li fanno, chiunque in essi si confida...."
-
-"No, no, egli non è il nostro dio!" urlarono i sacerdoti al popolo,
-interrompendo il profeta di Gesù. E un gran tumulto agitò la folla:
-taluni balzarono in piedi, altri rimasero prosternati. La voce di Làimo
-crebbe, cadde dall'alto co 'l fragore del tuono, e li echi dei templi
-sonori la ripercossero.
-
-"Ascoltate la parola del vero Dio, uomini schernitori che signoreggiate
-questo popolo, razza di serpi, otri gonfiati, tamburi rimbombanti! Egli
-scenderà su voi simile ad un flagello, dilanierà le vostre carni,
-spargerà il vostro sangue su le pietre, spezzerà le vostre ossa come
-vasi d'argilla, come gusci di cocchi.
-
-"Li artefici delle sculture son tutti quanti vanità, e i loro idoli non
-giovano nulla; ed essi son testimoni a se stessi che quelli non veggono
-e non conoscono. Essi tagliano un tronco, ne prendono una parte, e se ne
-scaldano, ed anche ne accendono fuoco per cuocere il cibo; ed anche ne
-fanno un dio, e l'adorano; ne fanno una scultura, e le s'inchinano, e le
-volgono orazione, e dicono: -- Liberami, perchè tu sei il mio dio. --
-Essi non hanno conoscimento alcuno: e i loro occhi sono incrostati per
-non vedere; e i loro cuori per non intendere...."
-
-"Taci! taci!" imprecarono i sacerdoti, con gesti d'ira, minacciosi nella
-faccia. Li idolatri ascoltavano; altri da lungi accorrevano: ad ogni
-tratto un clamor cupo si levava dalla turba, come un ribollimento di
-flutti nel mare.
-
-Il profeta continuò. Egli diceva di un Dio vivente, di un Dio grande,
-giusto ed eterno.
-
-"La terra trema per la sua ira e le genti non possono sostenere il suo
-cruccio. Egli spande la sua ira sopra le genti che non lo conoscono, e
-sopra le nazioni che non invocano il suo nome. Ecco, il male passerà da
-un'isola all'altra, e un gran turbine si leverà dal fondo del mare; e in
-quel giorno li uccisi non saranno raccolti, nè seppelliti: saranno per
-letame sopra la faccia della terra."
-
-"Taci! taci!" gridavano li idolatri, tendendo le mani, atterriti dalla
-profezia.
-
-Ma la voce di Làimo divenne d'un tratto dolce come il suono d'uno
-stromento di corde, distesa come un canto di religione. Egli diceva
-d'una felicità senza fine, d'una giustizia imperante su tutte le genti,
-d'una grande letizia d'amore nel giardino dei cieli.
-
-"Scenderà il Dio, come pioggia sui campi di riso riarsi; farà ragione ai
-figliuoli del misero, ai poveri afflitti, e fiaccherà l'oppressore. Il
-giusto fiorirà; e vi sarà abbondanza di pace, fin che non vi sia più
-luna. Le correnti del fiume trarranno polvere d'oro; ruscelli d'acque
-vivificanti scorreranno per l'erbe; ciascun albero darà molte libbre di
-gomma odorifera e frutti; ciascun seme produrrà ricchezze; e le tigri
-saranno mansuete, i rettili non avranno più tossico, li elefanti e i
-bufali sosterranno le fatiche della coltivazione. Il Dio signoreggerà da
-un mare all'altro, e dal fiume fino alle estremità della terra. I re
-delle isole gli pagheranno tributo, tutte le nazioni gli daranno inni e
-incensi di belzuino; poichè egli libererà il bisognoso che grida, e il
-povero afflitto e colui che non ha alcuno aiutatore; egli riscoterà la
-vita delli schiavi da frode e da violenza, e il sangue loro sarà
-prezioso davanti a lui...."
-
-Così parlava il profeta, quasi cantando.
-
-Le turbe delli idolatri, soggiogate dal fáscino della voce, tacevano,
-con le fronti chine; e come la pacificazione della luna scendeva su le
-foreste, si spargeva per quelli animi un balsamo, una calma piena di
-freschezza e di profumi.
-
-Ora discese Làimo alla riva; e le genti lo seguitarono. Ed egli
-camminava innanzi ammaestrando, e diceva di Gesù, del Dio novello che
-nacque da una vergine, e che accomunò li uomini in una legge d'amore.
-
-"Egli è un Dio semplice e dolce: la sua faccia risplende come il sole, e
-i suoi vestimenti sono candidi come la luce. E tutto ciò che a lui verrà
-chiesto con preghiere, sarà fatto."
-
-"Orsù," gridò uno dei sacerdoti, "chiedi che questa lancia dia fiori."
-
-Prese Làimo, con un mite sorriso, la lancia dalle mani dell'uomo giallo,
-e la confisse dinanzi a sè nel terreno. Subitamente dal ferro
-sbocciarono fiori, per prodigio, e tutte le nari aspirarono l'effluvio.
-Confusi, li idolatri riguardavano. Uno di loro gridò:
-
-"Egli è protetto dai demoni! Egli ci farà morire!"
-
-Altri incalzarono:
-
-"Parla, parla; giustifica il tuo potere!"
-
-Un tumulto improvviso agitò di nuovo la turba. I lontani, che non aveano
-veduto il prodigio, fecero irruenza con grandi clamori; e i sacerdoti
-insinuandosi tra corpo e corpo andavano istigando le ire, ripetevano a
-gran voce:
-
-"Egli è protetto dai demoni! Sia gittato nel fiume!"
-
-"Parla! parla!"
-
-
-Il profeta tentò salire su uno delli idoli di pietra, per dominare la
-tempesta. Ma la profanazione audace inasprì li idolatri. Uno d'essi
-trasse a terra il profeta; altri si gittarono su di lui percotendolo;
-altri gridarono:
-
-"Al fiume! al fiume! Sia dato in pasto ai gaviali!"
-
-Làimo, lanciato nelle acque, riapparve incolume a mezzo della correntía;
-e le frecce cadevano innocue in torno a lui, come ramoscelli di
-belzuino.
-
- ----
-
-Ed egli così all'albeggiare giunse alla foce; e sopra un tronco tutto
-ancora lieto di fogliame navigò pe 'l mare, fino ad un'isola dove i
-naturali erano uomini pieni di tumori e di gozzi, coperti di pelle
-squamosa, infetti d'una serpigine biancastra e d'una sorta d'elefanzía.
-Questa gente povera e pacifica non faceva uso del fuoco; e per lo più si
-nutriva di miele selvatico, di gomme, e dei nidi di certe rondini
-indigene che prolificavano nelle caverne.
-
-Fu accolto Làimo con segni di gioia, e gli furono offerte patate dolci
-su foglie di palmizio. Ed egli, poi che per dono del Signore ebbe
-conoscenza di quell'idioma, parlava alli uomini e alle donne, come un
-apostolo, e pazientemente li ammaestrava in torno alle dottrine del
-Galileo. Molti infermi egli guarì per virtù di erbe e di fede; e a poco
-a poco andò liberando l'isola dal flagello della lebbra, purificò le
-scaturigini delle acque, diede insegnamenti su l'accensione del fuoco,
-su la coltivazione delle terre e su l'arte di edificare le case. Visse
-in grande umiltà e in grande sofferenza, espiando le antiche insanie,
-tormentato dai ricordi che per tutto gli facevano udire lamenti di
-feriti e di moribondi, vedere macchie di sangue su 'l suolo e ne 'l
-cielo.
-
-Dopo lunga serie d'anni, quando i popoli dell'isola prosperavano nel
-lavoro e nel buon culto di Jesus, Làimo, che fuggiva la vita e che nulla
-alla vita omai chiedeva, fu preso d'un tratto da un infinito desiderio
-della patria. E poichè il buon Dio per segni manifestò d'esaudire la
-preghiera, egli salì su un tronco di banano ancora carico di frutti, e
-si affidò alle onde.
-
-Dinanzi al debole sostegno si apriva il mare in calma; una torma di
-rondinelle indicava la via. E il vecchio santo veniva predicando ai
-pesci che tutti tenevano i capi fuori dell'acqua, e tutti in grandissima
-pace e mansuetudine e ordine lo seguivano. Diceva egli del Diluvio, e di
-Giona Profeta, e d'altri singolari misteri.
-
-Come dopo cinquanta giorni apparve la patria, vide Làimo con molto
-dolore una deserta aridità di arene su i luoghi anticamente ubertosi. Le
-rondini lo guidarono al paradiso del delta, ancora felice di piante e di
-animali.
-
-Colà, su 'l fiore dell'erbe, egli si mise in ginocchio, per meditare,
-con le braccia levate al cielo e le palme supine; e tenendo quella
-divota attitudine, visse in un dolce rapimento d'estasi. Il tempo gli
-consumava su le ossa le carni; e le edere verdi gli si attorcigliavano
-per i fianchi, per il petto, per le braccia; lentamente i caprifogli lo
-abbracciavano, gli fiorivano in torno al collo, in torno ai polsi, in
-torno alle caviglie sottili. I capelli di lui bianchi cadevano; li occhi
-prendevano una durezza di pietra; nelli orecchi i ragni in pace
-tessevano la tela, e nella palma delle mani due rondinelle avevano fatto
-il nido.
-
-Molte primavere così trascorsero; e il santo ancora viveva in estasi,
-poichè li uccelli pietosi scendevano dai rami a porgli le bacche
-selvagge nel cavo della bocca inaridita. Poi finalmente un giorno, su 'l
-vespero, l'anima volò al cielo tra i cantici delli angeli e il corpo si
-disfece in polvere come un'urna di creta.
-
-
- _Fine._
-
-
-
-
-
-
- Nota del Trascrittore
-
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i
-seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):
-
- 132 -- tentando [tentanto] i capezzoli materni
- 187 -- e si attaccò all'altro [all'all'altro]
- 245 -- per un impeto di passione e [a] di gelosia
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SAN PANTALEONE ***
-
-
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- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
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-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
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-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
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-
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- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
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-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
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-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
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-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
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- gbnewby@pglaf.org
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
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- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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