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diff --git a/37054-8.txt b/37054-8.txt new file mode 100644 index 0000000..a82b85b --- /dev/null +++ b/37054-8.txt @@ -0,0 +1,8016 @@ +The Project Gutenberg EBook of Ciarle e macchiette, by Luigi Arnaldo Vassallo + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Ciarle e macchiette + +Author: Luigi Arnaldo Vassallo + +Release Date: August 12, 2011 [EBook #37054] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CIARLE E MACCHIETTE *** + + + + +Produced by Emanuela Piasentini, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive/Canadian +Libraries) + + + + + + + + CIARLE + E + MACCHIETTE + + + di + Gandolin + + + + Milano + FRATELLI TREVES, EDITORI + =Quinto migliaio.= + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati_ + _per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ + + Milano, Tip. Treves--1919. + + + ---- + + CIARLE E MACCHIETTE + + + + +Un bel caso. + + +Il marchese Alfonso Orlandi, uomo di tatto se non di spirito, subito +si era accorto che ci faceva la parte del terzo incomodo: per ciò, +passati neppure dieci minuti in ciarle inconcludenti, si alzò dalla +poltrona, e con l'inchino misurato del gentiluomo corretto, porse la +mano guantata alla bella padrona di casa. + +--Contessa: a rivederci. + +--Così presto! + +--Si figuri con che piacere rimarrei: ma ho ancora cinque o sei visite +da fare e alle sei devo trovarmi al municipio, col conte.... + +--Questo municipio! + +--Salute pubblica, contessa!--esclamò il marchese, sorridendo. + +--Ma, dunque, c'è pericolo! + +--Dicono. + +--Dio! quel mio marito è tanto preoccupato!... da che lo hanno +delegato all'igiene, è diventato proprio un uomo impossibile; son due +giorni, si figuri, che lo vedo e non lo vedo. Stamane, m'ha fatto +sapere che farebbe nottata al municipio. Ma, dico io, bisogna essere +matti! + +--Ah, contessa, non ci condanni! + +--Che? anche lei? + +--Sì; anch'io passerò la notte al municipio. + +--A vegliare sulla salute pubblica? + +--Dica.... a dormire sopra un sofà. + +Il marchese Orlandi fece un mezzo giretto e s'inchinò alla baronessa +Manassero, poi strinse la mano a un giovinotto seduto presso il +pianoforte, dicendogli: + +--_Ciao_, Eugenio: ci vediamo, stasera, al circolo? + +--Sì.... cioè, non so. + +--Se vieni, mi ci trovi di certo; non tornerò al municipio che verso +mezzanotte. + +Il marchese andò via; non così la baronessa Manassero, vecchia +pettegola, che s'accorgeva benissimo quanto la sua presenza fosse +d'imbarazzo, ma ci pigliava gusto appunto per ciò. + +La conversazione languiva e la contessa Emilia aveva soffocato più +d'un leggero sbadiglio sotto il fazzoletto di pizzo di Fiandra: ma la +baronessa si mostrava inesorabile. + +Alla fine, la contessa si alzò, dicendo alla vecchia: + +--Ah! lei ancora non ha visto gli acquerelli del povero De Nittis, +comprati ier l'altro da Ottavio? venga, venga.... stanno di là. + +Era un congedo in piena regola e la baronessa, passando davanti al +marchese Eugenio Jung, gli porse la mano, in segno di saluto, con un +risolino sarcastico di vecchia maligna. + +Due minuti dopo, la contessa rientrava, sola, nel salotto, e con le +belle braccia incrociate si fermava davanti a Eugenio Jung. + +--Dunque, tu mi vuoi compromettere? + +--Ma che fo, io? + +--Sfido! Son già passate quattro visite e tu sei sempre là, come un +mobile di casa. Che figura ci fo, io? + +--Colpa tua! se tu m'avessi detto un sì.... + +--Ma ripensaci meglio; sono idee da matti. + +--Ma no, vedi. Tuo marito passa la notte al municipio. Alle otto, tu +dici d'andare a teatro e io t'accompagno. Non c'è nulla di strano, mi +pare! ti ci ho accompagnata cento volte. Invece di andare in legno, si +va a piedi: il teatro è così vicino! Io preparo un legno qualunque, +alla prima svoltata, e andiamo alla palazzina In cinque minuti.... + +--Non tentarmi, te ne prego. Ma se qualcuno ci vedesse! + +--Impossibile: a quell'ora, la strada è deserta; nella palazzina, non +c'è anima viva; ho io le chiavi in tasca. Dunque? + +E le prendeva le mani, baciandole. + +--Senti: vado subito a preparare una cenetta da innamorati. Non mi +dire di no!... Delle frutta, dei biscotti, dello _Champagne_! + +--Ci penserò. + +--No, no.... devi dire di sì. + +--Sta zitto, che vien gente! + +--Ma dimmi di sì, allora! + +--Ho paura.... non so.... vien gente davvero.... + +--Alle otto io son qua. + +--E sia.... ma non te l'assicuro.... vieni alle otto.... se mi vedrai +vestita per uscire, allora.... + +Il cavalier Clemente Mascagni entrò nel salotto, e la contessa gli +mosse incontro col più amabile dei sorrisi. + +Il marchesino Eugenio Jung salutò e andò via con passo leggero e il +viso raggiante. + +Appena fu nella strada, subito si occupò dei preparativi della +cenetta: comperò del pasticcio di Strasburgo con tartufi, delle +pastine inglesi alla vainiglia, delle _pralines_ di Boissier, delle +scatole di frutti canditi di Napoli, dei barattoletti di conserva di +ribes, dello Chablis, dell'Johannisberg, dello Champagne da venti lire +la bottiglia, e lui medesimo, con una vettura da nolo, portò +quell'ammasso di ghiottonerie nella misteriosa palazzina, in via dei +Colli, dicendo a sè stesso: + +--Emilia verrà! oh, verrà! + +La sera, alle sette e tre quarti, tornò al palazzo Reginaldi e la +cameriera gli disse: + +--La signora contessa finisce di vestirsi e subito è da lei: ma già, +c'è tempo più di mezz'ora al teatro! + +--Ah, sicuro!--fece Eugenio, e un lampo di trionfo e di piacere gli +balenò negli occhi:--e Ottavio? + +--È già andato al municipio. + + * * * * * + +Ah! quella cenetta, col pungolo dello paure, coi misteri piccanti del +frutto proibito, era veramente incantevole! + +Donna Emilia, raggiante in un pittoresco disordine, rovesciava spesso +la testa sulla spalliera, mostrava i denti bianchi come il gelsomino e +diceva: + +--Pare la scena del terz'atto del _Divorçons_!... è il secondo o il +terzo? non me ne ricordo più. + +Eugenio, con gli occhi lustri e le guancie accese, non faceva che +stappare bottiglie, e i vini giallicci spumavano, ondeggiavano, +brillando al chiarore dei candelabri, come una pioggia di topazi. + +--Oh, Dio! come farò per tornare a casa?--esclamò la contessa, e +intanto le sue dita stringevano il calice di Murano, colmo di vin del +Reno. + +A un tratto, la contessa si fece terribilmente pallida. + +--Come mi sento male!... apri un po' le finestre.... no, non +aprirle.... Oh, Dio! + +Eugenio, spaventato, con la testa confusa, l'abbracciava, la baciava, +piangeva. + +--Che hai? che ti senti? + +--Oh, Dio! se continua, muoio! + +E lui, fuori di sè, le versava acqua, aceto sulla testa, la slacciava, +le faceva vento; ma il malessere si sviluppava con un crescendo +spaventevole. + +--Ma che è, mio Dio?--gemeva la povera contessa:--qualcuno.... un +medico!... + +--Corro io..... + +--No! non lasciarmi sola. + +Che fare? che fare? + +--Come ti senti? + +La contessa non poteva rispondere: i suoi lineamenti stravolti, +contraffatti, facevano paura e pietà. + +Eugenio escì di corsa, senza cappello: entrò nel primo portone che +trovò e disse alla portinaia: + +--Cinque lire per voi, se mi trovate un medico o lo conducete subito +qui accanto: che prenda una carrozza, mi raccomando!... presto!... + +Dieci minuti dopo la portinaia tornava con un medico addetto al +servizio notturno dello spedale. Eugenio stava sulla porta della +palazzina: diede le cinque lire alla donna e la mandò via; disse al +cocchiere di aspettare e introdusse il medico. Il quale trovò la +contessa in uno stato deplorevole. La esaminò ben bene e crollò la +testa. Poi chiese al marchese: + +--È sua moglie? + +--Sì.... signore. + +--Scusi, come si chiama lei? + +--Io?... Eugenio.... Martini. + +--Andrò io--rispose il medico--a preparare una pozione di laudano: +cinque minuti, neppure, e son di ritorno: intanto, pigli delle pezzo +di lana, e faccia delle frizioni.... forti: m'intende? + +Dopo cinque minuti, il dottore infatti tornava con una pozione di +laudano e con.... due guardie municipali. + +--Scusi, signor Martini--disse al marchesino--scusi, se faccio il mio +dovere. Non sarà niente, spero, ma intanto, abbiamo i sintomi d'un +caso sospetto. + +Eugenio impallidì come un morto. + +Uno degli agenti municipali si pose di sentinella al portone e l'altro +rimase nella sala, in aiuto del medico. + +Il marchesino pareva una statua, e il suo terrore crebbe, quando udì +che il medico diceva alla guardia: + +--Chi è andato al municipio? + +--Il nostro brigadiere, signor dottore. + +--Sta bene. + +Sonavano le dieci, quando la contessa tornò pienamente in sè, ma con +gli occhi ancora smarriti, infossati, le labbra livide, profondamente +abbattuta. + +In quel momento, per la via deserta, s'udì un gran rullìo di carrozze, +e due legni si fermarono davanti al portone della palazzina. Eugenio, +con gli occhi fuori della testa, si lanciò giù per le scale e nel +portone s'incontrò col conte Ottavio Reginaldi, seguìto da un +segretario di prefettura, da un sanitario municipale e da quattro +guardie. + +--Eugenio!--esclamò il conte:--e tu che ci fai, qua? + +--Ti dirò.... appunto.... + +Intanto, il segretario di prefettura ascendeva i primi scalini. +Eugenio l'afferrò per le falde del soprabito, gridando al conte: + +--Te ne supplico! che nessuno salga, se prima non ho parlato con te. + +Il segretario stupito si fermò e il marchese, traendo il conte in un +angolo del portone, gli disse con voce bassa, tremante, rotta +dall'emozione: + +--Sai.... mi succede un caso tremendo.... Io, ero qui con una +signora.... + +--Con la signora Martini? + +--Ma che Martini!... è un nome falso: è una signora.... + +--Maritata? + +--Già: che forse quel signore là conosce; che forse tu stesso +conosci.... capisci? sarebbe uno scandalo.... io.... lei.... morirebbe +di certo. + +--Oh, corpo di.... ma guarda che cosa va a succedere! e come si fa +adesso? io devo prendere le misure che.... capisci bene! il primo +_caso_, il primo _caso_! + +--Ma che caso! non è niente, ti ripeto: è un disturbo passeggero; non +capisco come quell'asino di dottore!... + +--In realtà non ha denunciato un caso di colera; ma semplicemente un +caso sospetto.... + +--E allora che serve tanto apparato? dal momento che già vi son due +guardie, basta! stiamo almeno un po' a vedere: che ne dici? + +--Pensa un po' se io voglio compromettere un amico come te.... Ma +guarda in che razza d'impicci ti sei messo!... però, almeno, +bisognerebbe sentire il dottore. + +--Aspetta, che lo porto subito qua e sentiremo. + +Eugenio ascese gli scalini a quattro a quattro; entrò nella sala come +una bomba, chiamò il dottore in disparte e gli disse all'orecchio: + +--Senta: giù c'è l'autorità municipale, ma se lei dice che è un caso +di colera, io, parola d'onore, lo strangolo! Parola d'onore! + +E il dottore, intontito: + +--Ma che colera! non era che un'indigestione e la signora adesso sta +meglio, tanto che, tra un'oretta, ci scommetterei, non avrà più nulla. + +Eugenio lo abbracciò con effusione. + +--Davvero? ma allora, santo Dio, perchè tanto chiasso? + +--Capirà bene! i sintomi erano quelli! + +Il dottore, con la guardia e col marchesino, scese nel portone e +dichiarò, sul suo onore, essersi dileguato qualunque sospetto di morbo +epidemico. Poi, si ritirarono tutti, mentre il conte Ottavio +Reginaldi, stringendo la mano al marchesino Jung, gli diceva, +strizzando gli occhi: + +--Perdoni il disturbo, signor Martini! + +Un'ora dopo, la contessa Emilia, pallida, sfinita, mal reggendosi in +gambe, rientrava nel suo palazzo, al braccio di Eugenio, quasi più +pallido di lei. + +--Ma che ha?--le chiese, premurosa, la cameriera:--si sente male? + +--No.... sono ancora tutta commossa.... era tanto straziante, quel +dramma!... ho pianto dalla prima all'ultima scena. + +--Me ne vergogno--soggiunse il marchesino--ma ho pianto anch'io. + +Quando la contessa fu a letto, la cameriera riferì il caso al +portiere, che le faceva un po' di corte. + +--Davvero?--disse lui;--ma che diavolo di dramma facevano? voglio un +po' vedere. + +E fece un salto alla prima cantonata, dove lesse sul manifesto +teatrale: + + IL MONDO DELLA NOIA! + +--Oh, questi drammacci francesi!--esclamò. + +E tornò a palazzo. + +La sera appresso, nel circolo serale intimo della contessa, non si +parlava che dell'argomento del giorno. + +Tutti avevano letto nel foglio del mattino che, in un palazzina di via +dei Colli, era successo--come dicono i cronisti--un "falso allarme". + +--Ma si trattava davvero d'una indigestione?--chiese la baronessa +Manassero al conte Ottavio Reginaldi;--perchè, già, voi altri del +municipio siete capacissimi di nascondere la verità. + +--Oh, giuro che si trattava d'una indigestione!--rispose l'ottimo +Ottavio. + +Poi, guardando con la coda dell'occhio il marchesino Jung e ridendo +come un matto: + +--Sebbene si trattasse d'un caso sospetto.... oh, molto sospetto! + + + + +I lampioni. + + +.... Quella sera, seduto sopra una colonnina di Monte Cavallo--nella +poetica posa di tutti i grandi uomini _giovanetti_, derivati dal +Colombo del Monteverde--me la godevo un mondo, alla vista di quel +vasto ondeggiamento di folla in letizia, mentre i lanternini +variopinti tremolavano su cappelli e cheppì, mentre i due simulacri +dei Dioscuri, _di oscuri_ si facevan luminosi, per la luce dei +bengali, tingendosi in rosso, in verde, in viola--e l'acqua della +fontana, mormorando insieme alla folla, pareva ora una pioggia di +smeraldi, or di topazi. Quel formicolare gigantesco di luci e d'ombre, +quel festoso gridìo che si spandeva nella serenità della notte romana, +infondeva in me come negli altri un senso di giocondo entusiasmo e gli +occhi si fermavano, con orgogliosa tenerezza, su quel gruppo di vecchi +reduci dai patrii eserciti, da cui sorgeva una fila di lampioni +oscuri, con lettere bianche e luminose, combinate in modo che +risaltava in aria la scritta: + + I VETERANI. + +Per quanto fu lungo il tragitto, quelle radianti lettere non si +scomposero mai, come se coloro che le portavano si ricordassero ancora +l'antica esattezza militare e, nel passare tra le fitte spalliere di +popolo, provocavano un saluto e un plauso dalla moltitudine. + +Mentre anch'io, come tutti gli altri, ammiravo la bella riuscita del +corteo e lo stupendo insieme del gruppo dei veterani, per via +d'antitesi ricordavo un caso di luminaria andata a male--saranno ormai +quattordici o quindici anni--nel modesto quanto ignoto comune di +Crescimbeni, sul Nervia. + +Da tempo immemorabile, era sindaco di Crescimbeni il cavaliere +Procopio De Collepranis, uomo illetterato e integerrimo, il quale, nel +commercio dei semi oleosi, aveva riunito con felice abilità un +patrimonio considerevole e la fiducia amministrativa de' suoi +concittadini. + +In seguito a otto giorni di pioggia, il Nervia si gonfiò in modo +straordinario e minacciò una inondazione nei bassi fondi sociali di +Crescimbeni. Il sindaco--raccogliendo tutta la sua energia nelle +misure precauzionali--chiamò a sè un abile falegname e gli ordinò +dodici cassette pensili, destinate a raccogliere le oblazioni a pro +degli inondati, e poi aspettò. + +Ma il Nervia--con la malignità pettegola dei fiumi di +provincia--deluse la generosa antiveggenza del sindaco e il cavaliere +Procopio De Collepranis, facendo riporre le dodici cassette nelle +cantine municipali, disse all'usciere: + +--Ricordatevi che i romani conquistarono il mondo con sole dodici +tavole. + +La frase fece il giro della farmacia di Crescimbeni e il maestro +comunale disse, con accento d'autorità: + +--Il cavaliere De Collepranis è un.... parallelo di Plutarco; +bisognerebbe far qualche cosa in onor suo; un arco di trionfo.... un +sonetto.... una serenata.... sei bottiglie di Barolo con le firme +degli elettori.... qualche cosa, insomma. + +La sera medesima s'adunò in solenne assemblea il _Club dei +caciocavalli_ e, dopo lunga discussione, fu decisa una fiaccolata in +onore del cavaliere Procopio, con incarico al maestro comunale di +fissarne il programma: anzi, facesse pure di sua testa quel che +credesse meglio. + +Il maestro comunale, Diodato Ciuffetti, rimuginando l'alfabeto, +pascolo abituale dei giovanissimi idioti ai quali impartiva la luce +dell'anima, ebbe un'idea originale, un concetto felice e +straordinario. Fece fare venticinque lampioni di carta oliata e di +forma ovoidale: ognuno dei quali con lettera trasparente: in tutto +venticinque lettere che, disposte abilmente su tre file, si +presentavano così: + + VIVA + PROCOPIO + DE COLLEPRANIS. + +E non basta. I lampioni, ogni tanto, avrebbero dovuto mutar posto con +precisione matematica, per comporre delle nuove scritte, in onore del +sindaco, degli anagrammi più o meno riusciti, come sarebbe questo: + + VIVA + IL SINDACO EROE. + +Fatti i lanternoni, il maestro riunì attorno a sè venticinque +analfabeti di buona volontà e li educò militarmente con la pazienza +d'un vecchio sergente istruttore che ha da insegnare a reclute di +montagna quale sia la man destra e quale la sinistra. + +Il maestro Ciuffetti, venuto il gran giorno (era una domenica, +sull'avemaria) tenne i suoi militi sotto le armi per sei ore di +seguito, poi dichiarò al comitato ch'egli era pronto a scendere in +piazza. + +Sull'imbrunire, si formò il corteo che dai casotti del dazio, +attraversando la via principale, si mosse lentamente verso la piazza +del municipio. + +I lampioni, ordinati con cura dal maestro Ciuffetti, partirono insieme +come un lampione solo, facendo vedere sopra una linea le parole: + + VIVA PROCOPIO DE COLLEPRANIS. + +Ma, dopo cento passi, l'ondeggiamento irregolare della folla aveva già +sensibilmente alterato la situazione dei lampioni, senza contare che +un'R s'era fermata a un'osteria per berne un quintino, e tentava +inutilmente di raggiungere il suo posto già invaso da un'N. + +Quando si fu vicini alla chiesa parrocchiale, il prevosto--nemico +politico del maestro--apparve, con un sorriso sarcastico, sulla +gradinata. + +--Voglio che crepi di bile!--pensò il maestro, e volgendosi ai +lampionai gridò: + +--Componete il primo anagramma. + +La massa dei lampioni si scompose come i pezzi d'un caleidoscopio, poi +parve riordinarsi, ma la prima fila non mostrò che questa misteriosa, +indecifrabile parola: + + PERACOLDENI + +mentre, proprio nel passare davanti al prevosto, una seconda fila si +presentò con questa combinazione: + + VIVA IL PORCOPIO + +Il prevosto si ritirò, gridando al maestro: + +--Canaglia! me la pagherà. + +Diodato Ciuffetti ebbe un leggero brivido di paura, ma poi si strinse +nelle spalle e tirò innanzi, gridando ai lampionai: + +--State attenti, somaracci infami! Adesso passiamo sotto la casa del +sindaco e, a un mio segnale, farete quel primo anagramma che non vi +riuscì: _Viva il sindaco eroe_.... avete capito? Attenti, che c'è +appunto la sua signora alla finestra. + +E salutando ossequiosamente la moglie del sindaco, il maestro +Ciuffetti diede il segnale e tosto i lampioni si presentarono così + + VIVA + LE CORNA + DEL CAPRO....SI + +--Schifosi!--urlò il povero maestro, scagliandosi contro i lampioni e, +nel suo cieco furore, diede un pugno sugli occhi al D, uno schiaffo +per uno ai tre P e un calcio all'N, calcio che a dirittura sfondò +l'ANIS del nome sindacale. + +Intanto, il corteo, tra bene e male, più male che bene, giungeva sulla +piazza del municipio; il maestro Ciuffetti si strappava i suddetti a +dozzine dalla testa, e si spolmonava gridando ai lampionai: + +--Ma non vi ricordate quel che vi ho insegnato, brutti infami? + +E poi, con voce carezzevole: + +--Da bravi, figlioli miei, un po' di buona volontà! componetemi _Viva +il sindaco eroe!_ Non vedete che si arriva davanti al municipio? Noi +siamo disonorati!... + +Tra i gemiti del maestro, i lampioni fecero una sosta, s'incrociarono, +si confusero, parvero riordinarsi e finalmente si formarono così: + + CREPI IL RIO SCARPONE.... + +Il maestro Ciuffetti, con gli occhi fuori della testa, prende per le +orecchie il primo V che, trascinato dalla folla, gli capita tra le +mani e lo scaraventa contro un muricciolo. Proprio in quel momento, +ecco trafelato il presidente del _Club dei caciocavalli_, che strilla +al maestro: + +--Presto! presto!... il cavaliere De Collepranis scende le scale del +municipio.... presto! + +--_Viva il sindaco eroe!_ lampioni, riabilitatevi! + +Il sindaco appare maestosamente sulla porta del municipio e i lampioni +si combinano così: + + ARRIVA + IL VIL POPCONE + +IL SINDACO (_cominciando il discorso_). Grazie, o fratelli.... + + + + +Testolina sventata. + + +Il tramonto è soave: il mare è di un turchino intenso cupo, e il cielo +è d'oro: le torri della fortezza si profilano in grigio scuro +sull'orizzonte, che ha i riflessi dei grandi mosaici bisantini; sulla +rotonda del _Pirgo_ è un elegante ronzìo di signore che, nella +penombra crepuscolare, sgranocchiano amorucci, mode, piccole +maldicenze e scioccherie. I fredduristi, i manipolatori di _colmi_, +gli amatori di logogrifi passano da un gruppo all'altro, spacciando +come possono la chincaglieria dello spirito. Secondo l'indole, i +gusti, l'età, il temperamento o l'abitudine, si formano i piccoli +crocchi dell'intimità che negli stabilimenti dei bagni sono sempre +composti di quattro persone: la coppia balnearia è, invariabilmente, +una duplice coppia: si è in due soltanto a patto d'essere in quattro. + +ESEMPI + +(_non si citano che le categorie principali_). + +_Gruppo di corte lecita con avviamento al matrimonio_: la +figlia--l'innamorato--la mamma--l'amico che fa discorrere la mamma. + +_Gruppo eventuale, senza avviamento probabile allo stato civile_: la +figlia--l'amante--la mamma della suddetta--una vecchia signora che +distoglie l'attenzione della mamma e ne salva la dignità. + +_Gruppo di famiglia_: la moglie e il marito--l'amico--il viceamico che +gioca a tarocchi col marito. + +_Gruppo autorevole_; la moglie del prefetto--l'amico della moglie del +prefetto--il prefetto--l'amica del prefetto. + + * * * * * + +La coppia in quattro è, ripeto, inevitabile in uno stabilimento di +bagni: pure c'è, per il momento, una coppia in due, ma non si tratta +che di due dame e il caso è tanto raro quanto temporaneo. + +La coppia è formata dalla contessa di Mallare e dalla marchesa di +Santelmo, due graziose donnine inseparabili, le quali, senza dirselo, +non aspettano altro che il momento di formare anche loro la famosa +coppia balneare in quattro, e intanto passeggiano su e giù a +braccetto, bisbigliando confidenze e sparlando, con garbo e spirito, +delle amiche intime. + +Ma, ogni tanto, anche senza volerlo, gli occhi loro guardano verso +l'ingresso e le labbra vermiglie fanno qualche smorfiettina +d'impazienza. La contessa di Mallare non sa capire come il capitano +Trocchi di Costigliole ancora non sia venuto, mentre per solito a +quell'ora non manca mai; la marchesa Santelmo, a sua volta, domanda a +sè stessa dove diamine si sia cacciato il giovine baroncino di +Cherasco, e sente il cuore tenagliato da un'indistinta gelosia. + +Ciascuna ha il suo pensiero fisso, ma si parla di tutt'altro e il +discorso corre lo stesso, tanto più che non ha soggetto determinato e +va a capriccio, come il volo delle farfalle. + +La Santelmo, per dir qualche cosa, domanda alla contessa di Mallare: + +--Che fa la Gabrielli? È tanto tempo che non l'ho vista. + +--Che cosa vuoi che faccia? Fa.... paura. + +--Come?... È tanto brutta? + +--Bruttissima: quasi quanto la De Sottaz. + +--Quale De Sottaz! io non la conosco. + +--Come, non la conosci? + +--Per niente. + +--Ma che! tu la conosci benissimo. Non ti ricordi.... il male che ne +abbiam detto ieri? + + * * * * * + +Un giovanotto attraversa la sala da ballo, avviandosi verso la rotonda +e la contessa di Mallare dice, con accento maliziosetto: + +--Ecco finalmente il di Cherasco! + +La marchesa Santelmo trasalisce e guarda per poi soggiungere: + +--No, non è lui. + +--Però, guarda, come gli somiglia! non ti pare? + +--Non mi pare: in ogni caso, non me ne rallegro con lui, perchè quel +povero baroncino ha una figura tutt'altro che simpatica. + +--Ma che dici? + +--E poi è così stupido, così noioso, così pretenzioso, Dio mio! + +--Fai male, vedi, a dire di queste malignità. + +--Ho detto di peggio iersera, nella sala, e c'erano più di venti +persone. Che me ne importa? + +--Hai fatto anche peggio: non bisogna che il pubblico prenda parte a +questi malumori. + +--E perchè? + +--Perchè il pubblico, cara mia, fa un mondo di supposizioni perfide e +maligne sui rancori di due persone che si sono amate. + +--Ma come! anche tu, come altra gente, credi che io sia stata l'amante +del di Cherasco? + +--Sicuro! + +--Ma questo è un abominio; questa è una calunnia! io ti posso provare +che non c'è niente di vero, che non c'è mai stata neppur l'ombra di +una relazione fra me e lui. + +E qui la bella e stordita marchesa di Santelmo si mette a sciorinare, +dirò così, tutti i documenti umani secondo i quali resta assodata la +purità della sua condotta. + +La contessa ascolta freddamente questa apologia con un sorrisetto di +scetticismo. + +--Non sei dunque persuasa?--conchiude la marchesa. + +--No: per niente. + +--Ma in base a che ti ostini a credere ch'egli sia stato amante mio? + +--In base a che?!...ma se, mia cara, sei proprio tu che me lo hai +detto! + +--Davvero? + +--Davvero. + +--Guarda un po'! me n'ero scordata. + + + + +Alla ricerca dell'infelicità. + + +--È inutile! più mi ci provo, a farmi un po' di coraggio, e più sento +d'avere una paura maledetta di questa epidemia. + +--Carissimo Macario!--soggiunse il dottore, alzando le spalle,--io +non so davvero che razza di consiglio darvi: siete troppo affezionato +alla vita, voi!... se non foste così fortunato, così felice, la morte, +vicina o lontana, non vi farebbe tanto spavento: credete a me. + +--Dunque: contro la paura non c'è rimedio? + +--Oh sì: ce ne sarebbe uno: ma non so se il rimedio sia preferibile +alla malattia. + +--Dite pure: io non tremo, davanti alle medicine: la paura.... mi darà +un coraggio di leone. Che devo fare? + +--Una cosa dolorosa, ma facilissima. + +--Sentiamo. + +--Procurarvi.... molta infelicità.... + +Macario Tuccimei fece un par d'occhi bovini e guardò fisso la faccia +pallida e canzonatrice del dottor Giulio Sottani, come per chiedere: + +--Da burla o sul serio! + +Il dottore sorrise e continuò, con la sua voce flemmatica: + +--Siate molto infelice, Macario mio, se volete essere meno infelice di +quel che siete adesso. Quando vi sarete convinto che la vita è un +soffrire continuo, poco più vi premerà morire di colera o di +tubercolosi.... + +--E dite queste cose voi? un medico! + +--Appunto. Più vado innanzi e più mi persuado che anche la vita è una +malattia. Forse è la sola da cui si possa guarire.... col tempo. + +L'onesto Macario Tuccimei escì, pensoso, dalla casa del dottore. + +--E se, poi, avesse ragione lui? pure è curiosa che un uomo, per +essere tranquillo, si deva procurare una certa dose d'infelicità!... e +se mi ci provassi? + +L'eccellente Macario Tuccimei passò, mentalmente, in rassegna le fonti +principali della propria felicità: una salute di ferro, un solido +patrimonio, una moglie virtuosa e adorabile. + +Mentre andava ruminando, fu fermato da suo cugino Augusto Marinelli, +libero ma ozioso cittadino, scioperato, pieno di debiti e di vizi. + +--Senti, Macario mio: mi dovresti fare un gran favore: ho giocato e ho +perso sulla parola.... + +--Non mi parlare di queste faccende! + +--Se non m'aiuti, parola, mi brucio le cervella. + +Macario pensò: + +--E se, per cominciare, buttassi via dei quattrini? + +Poi, come uno che prenda una risoluzione, chiese al cugino: + +--Meno ciarle: quanto t'abbisogna? + +--Diecimila lire. + +--Corbezzoli! + +--Ma ti giuro che, dentro il mese, te le renderò. + +Macario Tuccimei andò, col cugino, dal suo banchiere e gli fece +consegnare dieci biglietti da mille: poi, quando rimase solo, esclamò: + +--È come se m'avesse strappato un pezzo di cuore. Quanto mi fa piacere +d'essere così scontento di quello che ho fatto! + +Così, mentre adagino adagino tornava a casa, Macario s'abbandonava +alle più dolci riflessioni. + +--Adesso dirò a Celestina che ho prestato diecimila lire ad Augusto, e +son sicuro che mi farà una scena terribile!--e si stropicciava le +mani:--sarà la prima volta, ma son certo che, appena lei lo sa, mi +carica di improperi. Ci tiene tanto al denaro! + +Appena deposto il cappello e consegnato alla moglie il bastone di +bambù, Macario prese un aspetto contrito e cominciò: + +--Sai, moglie mia: mezz'ora fa ho commesso una corbelleria tale.... + +E le raccontò il caso; poi, conchiuse: + +--Sì: a quello scioperato d'Augusto, che non potrà restituirmele mai +più. + +E abbassò il capo, aspettando la tempesta. + +Celestina, invece, gli si buttò al collo, tutta intenerita: + +--Che cuore che hai! dopo tutto, bisogna aiutarli, i propri +parenti!... + +Il giorno appresso, Augusto Marinelli, con un dispaccio in mano, entrò +come una bomba in casa Tuccimei e gridò a Macario: + +--È morto di colèra alla Spezia lo zio Luciano e m'ha lasciato +ventimila lire di rendita. Che fortuna! che fortuna! + +Poi, correggendo: + +--E che tremenda, irreparabile disgrazia! + +Tre giorni dopo, Augusto restituiva le diecimila lire al cugino, +più--a titolo di regalo--due magnifici anelli di brillanti, che +facevano parte dell'asse ereditario. + +--Scommetto,--pensava il povero Macario,--che, se butto in mare +centomila lire, il giorno dopo il cuoco me le riporta a casa dentro un +pesce. E sia! non ci pensiamo più.... + +Poi, guardando Celestina, che ricamava un orrendo paio di pantofole: + +--E se mi procurassi delle infelicità coniugali? che idea!... Ma +intendiamoci! non già che lei.... io piuttosto potrei.... sicuro! +perchè no?... + +Andò nello studio e, alterando un poco la calligrafia, fece una mezza +dozzina di lettere amorose dirette a sè medesimo, le firmò _Clorinda_ +e le pose nella tasca interna del soprabito, che poi appese +all'attaccapanni. + +Sulla fine del pranzo, disse a Celestina: + +--Vedi un po' nella tasca interna del mio soprabito: ci devo avere dei +sigari. + +--Dove sta? + +--Sta appeso nello studio. + +Celestina, premurosa, andò e tornò subito. + +--Nella tasca interna, hai detto? + +--Sì. + +--Non c'è niente. + +--Come: non c'è niente! + +--Non ci hai che una quantità di carte.... mi son parse lettere.... + +--Spero che non le avrai lette?--gridò Macario, fingendo quasi +terrore. + +--Ma ti pare! + +La sera, Macario provò a lasciare quelle lettere sparse sul comò; ma +la mattina, Celestina stessa le radunò, guardandosi bene dall'aprirle, +ne fece un bel pacchetto, che legò con un nastrino, e lo presentò al +marito, dicendo: + +--Hai scordato queste carte sul comò: ti servono o le devo riporre? + +--Buttale magari via!--rispose Macario, profondamente +deluso.--Arriverò fino all'eroismo!--pensò il desolato +Tuccimei--esporrò Celestina alle seduzioni della colpa.... +L'esperimento è doloroso, ma necessario! + +Eh, a dirlo ci vuol poco! ma come si fa? non è mica facile fermare un +amico o il primo venuto per dirgli: mi farebbe il piacere di?... + +Tra l'altro il salotto di casa Tuccimei era frequentato da pochissime +persone e tutta gente matura che aveva altro per la testa. + +Mediante un processo d'eliminazione, Macario arrivò a conchiudere che, +tra tutti gli amici di casa, non ce n'era che uno solo capace di +rendergli quel servizio: vale a dire Cesare Marchini, non tanto bello, +poco spiritoso, ma non antipatico: oltre a ciò robusto e giovane +ancora, poichè non aveva, a sentir lui, che trentasei anni. Tuccimei +lo aveva conosciuto assai prima del matrimonio e tra di loro c'era +intimità. Quando Celestina entrò in casa Tuccimei, l'amico Cesare +Marchini fu, per così dire, il convitato abituale, ch'era a pranzo o a +cena un giorno sì e l'altro no, giocando poi a tarocchi con Macario e +tre volte la settimana facendo--gratuitamente, si capisce--lezione di +pianoforte a Celestina, che aveva pur troppo delle tendenze organiche +alle romanze per camera. + +--Sicuro!--pensò il buon Tuccimei, a guisa di corollario:--se Cesare +si prestasse!... ma come faccio io a introdurli in.... questa corrente +d'idee? sono due anime così pure, così ingenue! + +A ogni modo, volle tentare e fece del suo meglio. Certe volte, tra la +moglie e l'amico, faceva certi discorsi che pareva.... cerco un +paragone possibile!... pareva (l'ho trovato) un suocero intento a +gonfiare ben bene il suo futuro genero: quando, poi, si trovava solo +con Cesare, si lasciava andare a certe descrizioni curiose così da +rammentare quel re di Lidia che, a furia di vantare all'amico Gige le +belle qualità della consorte, si fece togliere la moglie, il trono e +la vita. + +Ma Celestina era sempre la stessa donna insignificante e Cesare non +capiva niente. + +A pranzo, faceva bere molto vino spumante a lei e a lui, poi li +lasciava soli, con un pretesto qualunque, dicendo magari che doveva +partire per un giorno o due: tornava invece d'improvviso dopo un par +d'orette, e li trovava seri, composti, accigliati, come sempre, seduti +davanti al pianoforte, con l'eterna romanza _Vorrei morir_ sopra il +leggìo. + +--Dopo tutto--pensava--non sarò infelice, poichè Dio non vuole; ma è +una cosa che tocca proprio il core. Oh, la felicità, l'amicizia non +sono vane parole! + +E abbracciava Celestina con tenerezza e stringeva caldamente la mano a +Cesare. + +Una sera, nell'alzare la tenda per entrare nel salotto, Macario si +fermò. + +Celestina stava sopra un sofà e Cesare ai suoi piedi.... + +Ridevano tutti e due, ridevano forte. + +--Che fanno?--e Macario stette nella penombra ad osservare, poi rise +anche lui silenziosamente dentro di sè. + +Cesare non faceva che allacciarle innocentemente il cappio delle +scarpine, che s'era snodato. + +--Son due fanciulloni!--pensò Macario, dolcemente commosso:--ma, +adesso, voglio fare una bella burletta. + +E inoltrandosi con passo tragico nel salotto, incrociò formidabilmente +le braccia sul petto e tuonò con voce stentorea: + +--Ah! vi ho sorpreso, finalmente! + +Cesare si alzò pallido, esterrefatto, e mormorò: + +--Potresti uccidermi, lo so: ma non fare scandali.... sono ai tuoi +ordini! + +--Come!?.. + +Macario sentì un tuffo al cervello, gli si annebbiarono gli occhi, gli +si piegarono le gambe e cadde sopra una sedia. + +--E pensare che sono stato io! io! + +Poi, a Celestina, che si nascondeva la faccia: + +--No: la colpa è mia! non ho diritto di vendicarmi: non temere.... ma +voglio una confessione schietta, schietta. Da quanto è che?.. + +Celestina, singhiozzando: + +--Da cinque anni. + +--Da cinque anni??.. + +Il dottor Giulio Sottani incontrò Macario Tuccimei con la valigia, +alla stazione. + +--Come va la vita, carissimo Macario? + +--La vita?.. la vita è una malattia da cui si guarisce col tempo. + +--Oh, diamine! e siete di partenza? + +Macario, con voce sepolcrale, al bigliettaro: + +--Un biglietto di prima classe. + +Il bigliettaro, brusco brusco: + +--Ma dove va? + +--Vado all'inferno. Che ha da sapere, lei? + + + + +L'avaro fastoso. + + +Pochi hanno conosciuto il marchese Attilio Pancaro, pochissimi sanno +come egli fosse d'una fenomenale avarizia; e questo peccato capitale, +forse a lui trasmesso per atavismo, poichè suo nonno era un arpagone +di prima forza, era continuamente in conflitto con la sua educazione +di gentiluomo, col suo spirito di persona colta, coi suoi medesimi +istinti un tantino epicurei. + +L'avarizia era per lui come un vizio segreto, e metteva ogni cura +possibile nel nasconderlo agli occhi della gente; solo i suoi intimi +ne sapevano qualcosa, o piuttosto indovinavano per via di certi +incidenti ch'erano come improvvisi sprazzi di luce sul carattere +singolare del marchese Attilio Pancaro. + +Egli aveva trentamila lire di rendita e il suo patrimonio, quando +morì, era considerevolmente aumentato, poichè egli aveva trovato il +modo di vivere signorilmente, senza spendere neppure un quinto.... +che dico!... neppure un ottavo delle sue rendite. La spesa maggiore +era quella del sarto, poichè amava di vestire con una certa eleganza, +ma pure in fatto di vestiario aveva pensato a risorse incredibili. Per +esempio, non si faceva mai fare un paio di scarpe, ma voleva invece +tre scarpe uguali, tutte a un piede e numerate coi numeri 1, 2 e 3 per +poi calzarle alternativamente in quest'ordine fisso: + +_lunedì_:--n. 1 al piede destro--n. 2 al sinistro. + +_martedì_:--n. 2 al piede sinistro--n. 3 al destro. + +_mercoledì_:--n. 3 al piede destro--n. 1 al sinistro.... + +e via di questo passo, in modo che, per confessione sua, le tre scarpe +gli duravano, per lo meno, come due paia. + +Portava sempre abiti di mezza stagione, uno tutto grigio e l'altro +tutto caffè scuro, che combinava in modo sapiente, come le scarpe, +allo scopo di far credere avesse un corredo di vestiario fornito +quanto quello d'un principe. Anche per le vesti aveva una specie di +programma di questo genere: + +_lunedì_:--calzoni grigi--gilè e soprabito caffè. + +_martedì_:--gilè e calzoni grigi--soprabito caffè. + +_mercoledì_:.--calzoni caffè--gilè e soprabito grigi. + +_giovedì_:--gilè e calzoni caffè--soprabito grigio.... ecc. + +Era amico intimo di sei nobili famiglie, presso ciascuna delle quali, +commensale amabile e ricercato, godeva di un pranzo ebdomadario, così +che era provvisto per sei giorni; il settimo, che spesso era domenica, +pranzava in un'osteriaccia suburbana, ma prendeva il caffè nel primo +_restaurant_ della città. + +Abitava in un quartiere elegante, che costava tremila lire d'affitto, +ma ne subaffittava due terzi per duemila seicento lire. Il figlio del +portiere, per dieci lire il mese, fingeva d'essere il suo domestico, +ma non poteva indossare la livrea che in caso di qualche visita, caso +del resto rarissimo, perchè il marchese passava fuori tutta la +giornata. Viveva da scapolo, ma era vedovo; la marchesa, una brava +figliuola, era morta dopo un anno di matrimonio e lui, bisogna dire la +verità, l'aveva pianta assai; ma, quando gli portarono la nota delle +spese per i funerali, che ascendevano a più di quattromila lire, +esclamò: + +--Quattromila! quattromila!... perdinci: avrei preferito che non fosse +morta!-- + + * * * * * + +Non c'era caso che gli venisse l'idea di dare un soldo a un povero; +pure, qualche volta, trovandosi insieme con persone di riguardo, se un +mendicante si accostava, era capace perfino di lasciar cadere nel +cappellaccio una moneta da due soldi. Ma con che strazio! + +Un giorno, passeggiava con un amico intimo, quando al cantone d'una +via, una voce querula disse: + +--Fate la carità al povero orbo.-- + +L'amico diede al cieco cinque o sei soldi; il marchese fece finta di +non darsene per inteso, tanto più che l'amico era una persona così di +confidenza, che non gli dava soggezione di sorta. + +--Ma perchè,--. gli osservò l'amico,--non dài un soldino a quel povero +diavolo? un signore come te? + +--Che vuoi,--rispose;--io seguo i precetti del Vangelo. + +--Come? + +--Già, non fare agli altri quel che non vorresti.... eccetera. Ora +siccome io non vorrei che nessuno mi facesse la limosina....-- + + * * * * * + +Pure, come ho detto, davanti al pubblico amava passare per un uomo +piuttosto filantropico. Ricordo che, quando si fece la gran fiera +degli inondati del Veneto, il marchese passeggiava cautamente tra i +banchi, carico di oggettini, di ninnoli, che aveva portato da casa, ma +per fingere d'avere fatto di grandi acquisti: e con tutti quei curiosi +impiccetti tra le mani, si pavoneggiava, tra il professore Massei e +l'avvocato Bonfigli, il quale era appunto uno dei pochi che sapessero +dell'avarizia del marchese. + +S'accosta la bella contessina Manayra, con un bussolotto e grida, +agitandolo: + +--Per i poveri inondati!-- + +L'avvocato e il professore si mettono la mano in tasca e danno cinque +lire. + +Il marchese, con meraviglia grande dell'avvocato Bonfigli, cava +solennemente il portafogli e getta nel bussolotto un biglietto da +dieci lire. + +La contessina ringrazia e va via. + +Fatti pochi passi, ecco la contessa madre, anche lei armata di +bussolotto.... + +--Per i poveri inondati. + +--Ho già dato;--le risponde cortesemente il marchese. + +--Non ho visto;--dice la contessa inchinandosi;--ma lo credo. + +--E io--borbotta l'avvocato--ho visto.... ma non lo credo.-- + +La sera, facendo il resoconto cumulativo, si trovò un biglietto di +dieci lire falso. + + * * * * * + +Un anno prima della sua morte, toccò al marchese la disgrazia più +grossa che mai gli potesse capitare: l'arrivo, cioè, d'un suo lontano +parente, al quale naturalmente era costretto, diciam così, a far gli +onori di casa e il cicerone per la città. Non rimase con lui che tre +giorni, ma, come potete figurarvi, quello fu un triduo di torture +segrete e inenarrabili. + +Col pretesto di "godere un po' di fresco e di verde"--era la metà del +maggio--il marchese portò il parente a desinare in una osteria +suburbana, ove, a parte i ragni, le mosche e le formiche che +infestavano pane e vino, si mangiava proprio in una maniera +detestabile. + +Si mettono a tavola e viene servita una zuppa che non solo non ha il +sapore del brodo, ma neppure il colore a dirittura. + +Il convitato ne ingoia due o tre cucchiaiate facendo le boccaccie, ma +il marchese si ostina a dirgli: + +--Come ti pare questo brodo? + +--Oh, eccellente! + +--Non è vero che è buono assai? sentirai, adesso, il lesso! + +Viene il lesso, non più grosso di un tappo di sughero, ma molto più +duro del medesimo. + +--Adesso, faremo fare due buone costolette! + +Tosto l'untuoso cameriere, in capo a cinque o sei minuti, serve in +tavola due pezzetti nauseabondi di cuoio carbonizzato. + +Il povero convitato, internamente, moriva di fame e di rabbia. + +--Caro mio!--gli dice, in ultimo, il marchese;--ti piace una bella +bistecca ai ferri, con patate; ma proprio una bistecca di filetto? + +--Perdinci!--esclama il convitato, che sente rinascere la speranza;--è +la mia passione. + +--Benissimo;--soggiunse freddamente il marchese;--tornando in città, +ti farò vedere un macellaio che vende il primo filetto dell'universo. +Non c'è che quello! + + + + +La tribuna della stampa. + + +Tanto era noiosa, quella seduta della Camera, che non ricordo più +affatto su che diavolo di soggetto l'onorevole Nervo infliggesse +all'umanità uno del suoi più splendidi discorsi. + +Un giornalista solo, martire del dovere, faceva quattro righe di +resoconto, seminato di sbadigli eroici e di sbagli d'ortografia; gli +altri dormicchiavano, sdraiati alla meglio sui cuscini di cuoio. + +In mezzo a quella monotonia, ecco, si spalanca l'uscio con una certa +solennità e appare la faccia onesta e sorridente dell'usciere Gaetano, +che precede un cosetto vestito di nero, una specie di Leopardi in +preparazione, un giovanottino un po' gobbo, paffutello e giallognolo, +con piccoli occhi e grandi occhiali, con due labbra infantili, senza +ombra di baffi, col mento rotondetto affondato in un solino +magistrale, corredato di enorme cravatta nera; soprabito di panno +abbottonato, stile del risorgimento nazionale: un tipo: un _nuovo_. + +--Scusi,--dice con voce commossa all'usciere,--dove mi posso sedere? + +--Si metta pure dove crede lei, chè tanto, a queste sedute, non viene +quasi nessuno. + +--Grazie. + +--Di niente, s'immagini. + +Il neofita, con due orecchi rossi come due pomodori, guarda con la +coda dell'occhio a destra e a sinistra, e non vede che individui +sdraiati comodamente, i quali lo fissano con curiosità e con un fare +leggermente canzonatorio. + +Dopo aver meditato a lungo e arrossito parecchie volte, finalmente si +decide e, a piccoli passi fatti con cautela straordinaria, quasi +camminasse sulle ova, si accosta al primo banco e siede vicino a me, +non prima d'avermi detto, con fare cerimonioso: + +--Scusi tanto: posso sedere a questo posto? + +--Se non hai male alle reni, si, figlio mio!--gli risponde con paterna +e incoraggiante bonomia. + +Lui si rifà rosso, si mette a sedere e cava fuori un quinternino di +carta da lettere e un lapis Faber numero 2. Tanto per darsi un po' di +contegno guarda giù nell'aula, con occhi maravigliati, finge di +prendere qualche appuntino, poi mi domanda, con voce velata da un +leggero tremolìo: + +--Perdoni, se la disturbo.... mi farebbe il favore di dirmi chi parla +in questo momento? + +--Parla il compianto P. C. Boggio. + +--Boggio!--esclama lui, esterrefatto;--ma non dicevano che è morto a +Lissa? + +--Eh, caro mio, si diceva in provincia;--ma se tu badi ai discorsi +della gente!... + + * * * * * + +Il neofita fa sforzi enormi per capire almeno una frase dell'arringa +dell'on. Nervo, ma non c'è caso; alla fine, si rivolge nuovamente a +me: + +--Dirà che sono seccante.... mi fa il piacere di dirmi il soggetto +della discussione? + +--Ma tu chi sei? + +--Sono Prospero Martucci, corrispondente della _Campana_ di +Valdinievole, organo del comizio agrario di Pescia.... + +--Non mi confondere la testa! è una campana o un organo? + +--_Campana, Campana!_ + +--Ma tu fai il giornalista per campare, o semplicemente per +_campanare_? + +--Ecco: io sono studente di liceo qui, a Roma; ma siccome mi diletto a +scrivere, mando una corrispondenza al mese alla _Campana_: il +direttore mi ha scritto di occuparmi anche di politica, e io le +confesserò schiettamente che non me ne intendo: vengo qui a +_formarmi_; intende? se lei fosse tanto buono.... + +--Non seccarmi l'anima con questo _lei_; alla tribuna della stampa, +per tua regola, non si usa che il _tu_. + +--Sa; io non conosco nessuno.... + +--E io neppure: tutti questi colleghi che dormono, li vedo oggi per la +prima volta, poichè tutti i giorni qui si cambia personale. Del resto, +le conoscenze alla tribuna son presto fatte. Vieni abbasso, nel +salottino ove si fuma, e conoscerai subito una ventina di colleghi. + +Lo presi per mano, lo trascinai nel salottino dove si faceva un +baccano d'inferno e, intimando silenzio, dissi: + +--Signori: ho l'onore di presentarvi un chiarissimo nostro collega, +l'illustre scrittore... Scusa: come ti chiami? + +--Prospero Martucci. + +--Diciamo, dunque, Martucci, corrispondente della _Campana_ di +Valdinievole. + +A queste parole, tutti gli si precipitano addosso, gli stringono le +mani fino a storpiarle, lo abbracciano, gli si appendono al collo, lo +baciano sugli occhiali, lo soffocano letteralmente di dimostrazioni +d'affetto, di tenerezze, l'assordano con un diluvio di esclamazioni di +questo genere: + +--Ma dunque è proprio lei, Prospero Martucci? + +--Così giovane e già così Martucci! + +--Noi tutti non leggiamo altro che la _Campana_! è il nostro vangelo! + +--Che splendido giornale! io sono così abbonato che non cesserò mai di +abbonarmi finchè non sarò abbo.... morto. + +--Ma perchè.... perchè non fa cinque o sei _campane_ il giorno? + + * * * * * + +Il Martucci, intontito, baciucchiato, ballottato dall'uno all'altro, +con un sorriso idiota sulle labbra, risponde a monosillabi, mentre uno +gli strappa il cappello di mano, dicendogli: + +--Dia qua: non stia con quell'impiccio tra le mani. + +--Fa tanto caldo!--grida un altro:--si levi pure anche il soprabito. + +E in tre o quattro lo sbottonano e lo mettono in maniche di camicia. + +--Dica la verità: si sente meglio? + +--S'accomodi. + +--Facciamolo sedere. + +--Dategli un seggiolone d'onore. + +Due lo pigliano sotto le ascelle e lo buttano di peso sopra una +poltrona. + +--Ma no, su quella!--grida un redattore della _Gazzetta ufficiale del +regno_;--è una poltrona che ha le molle rotte: fatelo sedere invece +sul sofà. + +--Ma io garantisco che sto benissimo.... + +--Non fare complimenti, pagliaccio! + +E lo ripigliano di peso, in due o tre, e lo gettano a sedere sul sofà. + +--Non vedete, che resta tra due correnti d'aria? Starai meglio su +questa sediolina, invece, qui nel cantone. + +--Ma no; prego.... su questo sofà si.... + +È inutile: vien tolto di peso dal sofà e portato sulla sediolina. + +--Stai bene? + +--Benone. + +--Ma avrai un po' di freddo? + +--Per niente. + +--Ridategli il soprabito. + +Gli rimettono, con premura, il soprabito alla rovescia e poi gli +domandano: + +--Hai ancora freddo? + +--No, davvero. + +--Ma sì, che hai freddo! non vedete che ha già le scarpe violacee?... +bisogna mettergli un tappeto sui ginocchi. + +E tosto metà della figura di Martucci sparisce sotto un tappeto, così +che, a una certa distanza pare un idolo egizio. + + * * * * * + +Succede un po' di calma relativa, in cui Martucci ci scambia ancora +qualche stretta di mano, balbettando: + +--Ma loro mi confondono di cortesie, ma loro.... + +--Sta zitto;--interrompe il cronista della _Riforma_;--e invece di far +dei complimenti stupidi narra la tua biografia. + +--Non saprei. + +--Come!--esclama un redattore della _Tribuna_,--tu non hai una +biografia? + +E tutti gli altri--sull'aria _Egli non ha parrucca bionda!_ della +_Figlia di M. Angot_--in coro: + + _Egli non ha biografia!_ + +--Te ne faremo una!--ripiglia il redattore della _Tribuna_, e +volgendosi gravemente all'uditorio comincia: + +--Signori! egli nacque da poveri ma onesti genitori e fin dalla più +tenera infanzia.... + +In quel punto, la voce dell'usciere Gaetano grida dall'alto della +scala: + +--Signori: Nervo ha finito; parla Minghetti. + +Tutti si precipitano alla tribuna e Prospero Martucci resta solo come +un cane, suda peggio di un facchino per liberarsi del tappeto e +finalmente sale alla tribuna anche lui e si trova tra il redattore +della _Tribuna_ e me. + +Visto che io stavo scrivendo, si rivolge al collega della _Tribuna_ e +gli domanda: + +--Chi parla, adesso? + +--Lanza. + +--Oh!... io lo credevo morto. + +--È il fratello. + +--Quale? + +--Quello delle candele steariche. + +--Ah, ho capito! e quel signore grasso e calvo che sta al banco dei +ministri chi è?--domanda, indicando l'onorevole Berti. + +--Quello?... diavolo! quello è Brofferio. + +--Scusi,--dice Martucci un po' risentito;--quanto a Brofferio, mi +ricordo perfettamente di avere letto che è morto tanti anni fa. + +--Ma tu, caro mio, confondi con Guerrazzi. + +--Domando scusa: mi ricordo bene; il morto è proprio Brofferio. + +--Hai ragione, perbacco; sono io che confondo. Quel ministro calvo +allora è Guerrazzi. + +--Ah, dicevo bene! + + * * * * * + +Verso la fine della seduta, il Martucci domanda al suo cicerone: + +--Mi farebbe proprio un gran favore, se avesse la compiacenza di +mostrarmi il duca di Sandonato. + +--Vedi quell'omino con la barbetta nera?--dice il cicerone, +indicando la figura sparuta dell'on. Barazzuoli, soprannominato +_Agonia_;--ebbene: quello è il duca di Sandonato. + +--Davvero?!... e pensare che me l'avevano dipinto come un omaccione +cinque volte più grosso! + +--Infatti, è appunto cinque volte più grosso; ma oggi quanti ne +abbiamo del mese? + +--Quindici. + +--Ah, ecco, si spiega! Nei giorni dispari, invece, è così. + + + + +Gigi Micocci. + + +Si stava nel caffè principale d'Albano, giocando al biliardo e facendo +dei _colmi_, tra tazze di birra e nugoli di mosche. + +Gigi Micocci--un pittore che, a soli ventiquattr'anni, già è +celebre.... come giocatore di _carolina_--aveva strappato due volte il +panno e consumato, con incredibile cinismo, un _colmo_ di questo +genere: + +--Il _colmo_ dell'umiliazione da infliggere a un giocatore di prima +forza? + +Sgomento nell'uditorio. + +Gigi Micocci, con sorriso idiota: + +--Stracciargli il soprabito, per obbligarlo.... a farsi dare due +punti. + +La notoria ferocia di Gigi Micocci, in fatto di freddure, è tale che +quanti discorrono con lui sono sempre in apprensione e cercano di +scoprire il doppio senso delle frasi, anche quando doppio senso +assolutamente non c'è. + +Così, gli è accaduto un giorno di dire a un suo zio: + +--Buongiorno, zio: come va la salute? + +Lo zio rimase perplesso, mentalmente indagò quale freddura potesse +nascondersi sotto tali parole e, dopo una pausa, conchiuse crollando +la testa: + +--Sarà bella, questa; ma io.... non la capisco. + +--Ma non è freddura, caro zio! è la frase più semplice, più naturale +di questo mondo. + +Il buon uomo aggrotta i sopraccigli, ripensa daccapo e.... crolla di +nuovo la testa, dicendo: + +--È curiosa! non capisco neppure questa. + + * * * * * + +Gigi Micocci, sotto un urlo di esecrazione, dava il gesso alla stecca +e preparava un altro _colmo_ più scellerato ancora, quand'ecco entra +nel caffè il dottor Malachia Pelasquez e tutti gli corrono incontro, +gridandogli tra il serio e il faceto: + +--I nostri mirallegro!... un mondo di complimenti! se lo meritava, un +uomo com'è lei.... davvero, davvero! + +--Ma che gli è successo?--domanda Gigi Micocci. + +--Non sai? lo hanno nominato commendatore. + +--Oh, diavolo! + +--Già, già!--dice il dottore, facendosi avanti e barattando strette di +mano;--ho avuto la notizia proprio adesso. + +--Come, adesso?--domanda Micocci. + +--Appunto: discendevo dalla diligenza di porto d'Anzio, quando mi è +venuto incontro il mio fattore, con la _Gazzetta ufficiale_.... + +--Allora, permetta!... mi rallegro tanto tanto anch'io: è un +bell'onore! + +--Sì.... sì.... ma, pure, mi ha fatto specie una cosa: nella lista +dei nuovi commendatori, non ho visto che tre soli casati di gente +nobile: il duca Sarteschi, il conte di Melissano e me. + +--Voi? + +--Io, sì!... ignorate dunque che io discendo, nientemeno, dai principi +di Castiglia? + +--Ma, allora, perchè un momento fa avete detto che discendevate.... +dalla diligenza di porto d'Anzio? + + + + +Ninì. + + +Tranne il dormire, facevano tutto in comune. Parlo di due vecchi +procuratori--Lucio Paglia e Alfonso Errera--i quali avevano saputo +mettere da parte un bel po' di quattrini, tanto da godersi, nella pace +beata dell'ozio, il resto della loro esistenza. Come avevano lavorato +assieme per tanti anni, nello stesso studio, così adesso passeggiavano +insieme, insieme leggevano, fumavano insieme, mangiavano insieme, +insieme bevevano.... Anzi, bevevano fin troppo e si può dire che sei +giorni della settimana si alzavano brilli da tavola; allora, gai e +ciarlieri, accendevano i sigari e andavano a fare una passeggiata sul +Corso. Era, per solito, in quell'oretta gioconda, che nel cervello di +Alfonso Errera pullulavano bizzarrie originali, che tosto metteva in +esecuzione, senza che il compagno gli si opponesse mai. Anzi, +diventava il suo compare, il suo complice. + + * * * * * + +Certe volte, entrava in tutti i negozi d'orologiaio per chiedere: + +--Scusi: ce l'avrebbe una ventina d'ore pomeridiane, magari usate, ma +da spender poco? + +Un'altra sera, con passo maestoso, s'introducevano in un caffè e, con +un mazzo di chiavine, battevano fortemente sopra una tavola. Un +cameriere accorreva di corsa e chiedeva a Lucio Paglia: + +--Che cosa beve il signore? + +--Io nulla. + +E Alfonso Errera: + +--A me pure: ma con acqua di Seltz. + + * * * * * + +Quando c'era molta gente e il tabaccaio era in gran faccende, l'Errera +entrava in bottega, guardava sul banco, nelle vetrine, dentro le +scatole magari e crollava la testa, ripetendo malinconicamente: + +--Non ce n'ha! + +E il Paglia stando sull'uscio: + +--Ce n'ha? + +--No: non ce n'ha. + +Il tabaccaio, credendo cercassero qualche pipa di vera radica e +qualche pacco di sigarette estere, piantava lì ogni altro negozio, +esciva dal banco e chiedeva premurosamente all'Errera: + +--Che cosa desidera? + +--Eh, non ce ne avete! + +--Dica: che cosa desidera?--insisteva il tabaccaio. + +--Io niente: ma è quel mio amico là fuori che.... + +Il tabaccaio si dirigeva allora al Paglia: + +--Il signore desiderava?... + +--Ma se lui dice che non ce ne avete! + +--Sentiamo che è, almeno, santo Dio! + +--Ecco qua: mi si è rotto un bono da due lire e volevo un po' di +margine di francobolli per attaccarlo. + + * * * * * + +Spesso l'Errera si divertiva a contraffare lo scemo, l'idiota, che si +crede un bimbo di quattro o cinque anni. + +Tutto dinoccolato e piagnucoloso, si avvicinava a qualche signore +dall'apparenza ingenua, gli si appendeva al braccio e, con voce rotta +dai singulti, cominciava a tartagliare: + +--Ninì! Ninì bello! ha pe_d_duto sua mammà: _ci ci_, pe_d_duto +mammà!... tu tanto bono, a_tt_ompagna povero Ninì, _t_asetta bella di +mammà sua! + +Quel povero signore, con occhi spaventati, guardava esterrefatto quel +bimbo barbuto di sessant'anni. Allora l'Errera pestava i piedi e si +avvicinava a Lucio Paglia per dire sottovoce all'incognito: + +--Abbia pazienza! è un povero matto, che la sua famiglia lascia +vagabondare, perchè assolutamente innocuo. Veda un po': abbia la bontà +di ricondurlo a casa: abita a piazza di Spagna.... lo conoscon tutti. +E non lo contraddica mai; prego. Sa come sono, 'sti poveri scemi! + +Preso da un senso di viva compassione, la vittima consentiva +pietosamente a fingersi la bambinaia dell'Errera e spingeva la bontà +fino a dirgli: + +--Vieni, vieni, Ninuccio bello, che andiamo da mammina tua. + +L'Errera si faceva trascinare, tutto pendoloni, poi si fermava, +inevitabilmente, davanti le vetrine di Cagiati e non c'era più verso +di smuoverlo: + +--Voglio un pulcinella: _t_ompera un bel pulcinella a Ninì! + +A scanso di piagnistei, il signore gli comperava un pulcinella da +venti soldi; poi l'Errera s'arrestava davanti a un pasticciere: + +--Voglio una _t_aramella! Ninì vuole tante _t_aramelle! _T_ómpramene +tante tante! + +E il signore comprava un'incartata di paste o di biscotti e l'offriva +al vecchio bambinone, che si metteva a piangere mugolando: + +--Ninì tanta sete! voglio un _t_affè e latte! + +E il paziente signore lo faceva entrare nel caffè più vicino; ma +proprio, quando erano in mezzo alla gente che li guardava, l'Errera si +portava le mani alla pancia, pestava i piedi e gridava: + +--Ah, tanto male qui! non ne posso più! Ninì vuol fare la.... + + + + +Il cordone sanitario. + + +Quando le dissero che la casa era cinta da un cordone militare, Amalia +fece una grossa risata, rovesciandosi come una matta sulla seggiola a +sdraio: non così Mario, la cui faccia s'abbuiò, come se un dispaccio +della borsa di Parigi gli avesse annunciato essere la rendita calata +di tre _punti_. + +--Accidenti ai cordoni!--borbottò, buttando via, con aria di stizza, +la sigaretta. + +--Ed io ci ho gusto, invece. + +--Bel gusto! già, era meglio che non venissi, questa sera: qualche +cosa mi diceva che mi sarebbe successo un guaio. + +--Ma sai, caro, che sei d'una sgarberia unica? + +--Oh: non mi seccare! + +--Quand'è così... ci ho gusto due volte. Domenica scorsa m'avevi +promesso di passar due giorni interi con me e invece poi, al solito, +ti sei squagliato. Vedi: è l'amore che si vendica. + +--Chi sa in che impicci mi vado a trovare adesso! + +--Sì, che ora c'è da spaccarsi la testa contro il muro. Affari non ne +hai.... + +--E che ne sai, te? + +--Oh, bella! m'hai detto, sì o no, che in borsa non fai più nulla da +un mese in qua? Tua moglie è lontana... + +--Ma che lontana! in Arenzano: non c'è che un'oretta di ferrovia. + +--Insomma: a casa tua sei solo... + +--Niente affatto, perchè c'è il servitore. + +--È forse tuo zio, tuo suocero, tuo tutore? con cinque lire, dirà +quello che vorrai e ciao. + +--Sta bene: ma mia moglie può tornare da un momento all'altro... +sabato sera m'aspetta.... tutti i giorni le devo mandare un dispaccio +sulla mia salute... + +--Il cordone non t'impedisce mica di spedire quanti dispacci vuoi. + +--Sì, ma io conosco bene Giacinta: se sabato sera non mi vede, sta pur +sicura che domenica mattina, alle sette e nove minuti, ecco che arriva +a Genova. Eh, la conosco, io. + +--Anche a questo c'è rimedio: perchè non fingi una partenza +improvvisa? un viaggio? + +--Ci avevo pensato: ma lei, se le dico che sono andato, mettiamo il +caso, a Milano, aspetterà i miei dispacci quotidiani da Milano; +capisci? + +--Ma che sei diventato? un mammalucco? e ci vuol tanto a scrivere a un +amico a Milano che spedisca dispacci a nome tuo? non ce l'hai un amico +a Milano? + +--Sicuro, che ce l'ho: per esempio.... il prefetto. Ma ti pare che mi +possa rivolgere a una persona così seria, per una faccenda di questo +genere? Ci sarebbe Augusto, ma.... + +--Chi? Augusto Tebaldi? benissimo: sarebbe quello che fa proprio al +caso nostro. + +--Lo so: ma è un giovanotto sventato, capace di giocarmi un tiro. + +--Ah, questo poi no: siete tanto amici! + +--Tanto amici! tanto amici!--ciangottò Mario Ricciarelli, aggrottando +i sopraccigli:--l'amicizia non gli ha impedito di fare una gran corte +a Giacinta! + +--Sul serio? + +--Tanto sul serio che, confidenzialmente, l'ho pregato di sospendere +le sue visite troppo assidue. + +--Ah, dunque sei geloso? + +--Geloso, no, ma diavolo! appena lui sapeva che stavo fuori, taffete! +in casa mia. Capirai che... + +--Capisco: quand'è così, pensa un po' te a qualcun altro. + +--Eh, ci penso, sì: ma non trovo. + +A furia di pensare, Mario Ricciarelli si convinse che non c'era da +scegliere e finì col mandare un telegramma all'amico Augusto, per +dirgli press'a poco così:--l'autorità, per misure igieniche, che il +diavolo se la pigli, mi ha sequestrato in casa d'Amalia; figurati un +po' se lo sapesse mia moglie! Tu solo puoi salvarmi, telegrafando a +Giacinta, in Arenzano e a nome mio, per dirle che sto presso di te un +po' di giorni per affari importantissimi: ogni mattina, poi, fino a +nuovo avviso, le manderai un dispaccio _sui generis_, sempre a nome +mio, per dirle che sto bene: apri pure i dispacci suoi che ti +arriveranno, sebbene diretti a me; inoltre, siccome sto sulle spine, +ti prego di ragguagliarmi di quanto può succedere, per mezzo sempre di +dispacci a questo indirizzo: _Amalia Trevisan, casa Lambruschini, via +Minerva_. E non mi fare brutti scherzi, mi raccomando! + +Poi, mandò un dispaccio alla moglie in Arenzano per annunciarle la sua +partenza improvvisa, e una lettera a Menico, il servitore, per dargli +le istruzioni necessarie, casomai. + +Così aggiustate alla meglio le proprie faccende, Mario smise un po' +il broncio, e disse alla divina Amalia: + +--Se, intanto, si cenasse? + +Al tocco dopo la mezzanotte arrivò un dispaccio, in cui non si leggeva +altro che questo: + + _Amalia Trevisan, casa Lambruschini, via Minerva, Genova._ + + --BIRBONE! + + _Augusto Tebaldi._ + +Dopo tutto, Mario si rassegnò facilmente al suo destino. Giovane, +ricco, spensierato, quella quarantena, insieme con una donnina +adorabile, come la Trevisan, non era poi un supplizio tanto +spaventevole. Un demonio, quell'Amalia! Non la conoscete? Ma che: +l'avrete vista cento volte a spasso per via Roma, con l'ombrellino +giallognolo guernito in pizzo di Venezia, o nelle poltrone del +Politeama, sorridente sotto un gran cappellone d'una forma singolare, +che a lei sola sta bene tanto e non può essere portato che da lei. + +Tutti dicono che Mario ci abbia speso di gran quattrini e sarà: è +giusto che egli faccia dimenticare l'avarizia del padre, che in mezzo +ai milioni è morto di miseria. E poi, Mario non è un minchione: sa +spendere e sa guadagnare, poichè, a sentire gli amici, nessuno ha come +lui un colpo d'occhio sicuro, nei giuochi di borsa. + +Così ci avesse pure un po' più di esperienza nei giochi del +matrimonio! Invece, ha il torto di trascurare troppo la signora +Giacinta, sua moglie; una creatura che, se la vedeste, pare proprio +venuta + + Di cielo in terra a miracol mostrare. + +Le male lingue dicono ch'è un po' civetta, ma quando s'ha un marito +scapato come il Ricciarelli, sfido! + +Il domani, per tempo, la signora Giacinta, nel suo villino d'Arenzano, +ricevette questo dispaccio: + + _Giacinta Ricciarelli_ + + _Arenzano_. + + _--Sono arrivato ottima salute--Augusto fecemi accoglienza + cordialissima.--Spero sbrigare affari prestissimo--mandami + tue notizie._ + + MARIO. + +La sera, Mario--o piuttosto Amalia per lui--non ricevette nessun +dispaccio dall'amico di Milano, Augusto Tebaldi. + +--È strano--pensò. + +Il dispaccio atteso arrivò invece la mattina appresso, in casa +Trevisan, ma non era precisamente quello che Mario aspettava, poichè, +non senza un brividìo per le vene, lesse quanto segue: + + _--Giacinta, impaurita inoltrarsi epidemia, ebbe idea + recarsi teco Svizzera. Malgrado molti dispacci firmati nome + tuo tentassi dissuaderla, ella venne Milano; trovasi + attualmente in casa mia. Dissile tu eri andato Bologna + affari urgenti; torneresti presto. Rispose aspetteratti. + Come devo regolarmi? Telegrafa. O piuttosto: vieni appena + puoi!_ + + AUGUSTO. + +Non è possibile descrivere l'effetto psicologico prodotto nell'animo +di Mario da quelle due tremende parole: _Rispose aspetteratti_, quasi +eco crudele a quelle anteriori: _trovasi attualmente in casa mia!_ + +Amalia gli volgeva le spalle per sorridere con malignità; lui si +mordeva i baffi e, bestemmiando sottovoce, dava di gran pugni sulla +scrivania. + +--Oh, questa è grossa! e come si fa, ora? potessi calarmi da una +finestra senza esser visto! ma chi è quel porco che ha inventato i +cordoni sanitari? + +Telegrafare a quel galeotto d'Augusto? ma che cosa telegrafargli? che +il diavolo se lo porti via? + +Amalia, tacita, sorrideva nella penombra del saloncino e Mario si +torceva furiosamente i baffi. Poi, preso il cappello, se lo ficcò in +testa e s'avviò verso l'uscio, borbottando: + +--In qualche modo, perdinci, escirò. + +Amalia lo lasciò andar via, senza dirgli nulla. + +Mario scese le scale e sul portone si trovò davanti a due guardie +municipali sì, ma inesorabili. + +--Arrivo un momento dal tabaccaio e torno. + +--Ma lei scherza: non vede che c'è il cordone? + +--E quanto durerà questo cordone maledetto? + +--Non si riscaldi: pare che domani saranno messi tutti quanti in +libertà. + +Mario risalì, sbuffando, le scale e rientrò nel saloncino d'Amalia, +buttandosi a sedere, con le gambe accavallate, in un cantone. + +--Perchè,--gli disse Amalia con voce di flauto e leggero accento +canzonatorio--perchè non telegrafi a Tebaldi? + +--Eh, non mi rompere l'anima anche te! + +Dopo ventiquattr'ore d'angoscia, finalmente era libero! Il prefetto +aveva rintascato il suo cordone sanitario e i casigliani preparavano +un po' di luminaria per festeggiare il fausto avvenimento. + +Mario corse a casa sua, diede dell'imbecille e dell'asino a Menico +senza un perchè, fece in fretta e in furia una valigietta e, col primo +treno, sebbene fosse _omnibus_, partì per Milano. Ne masticò della +bile, su quel convoglio! Quando, finalmente, arrivò in piazza +Beccaria, ove abitava quell'amico birbone, era verde a dirittura. Si +fermò mezzo minuto sul portone, quasi a riprendere fiato: poi, col +gesto di Cesare al Rubicone, salì le scale e bussò al terzo piano. Gli +aprì una cameriera belloccia, col naso in su. + +--Chi cerca? + +--Cerco... mia moglie. + +--Ah, lei è dunque il signor... come si chiama... di Genova: è vero? + +--Sì, son io. + +--C'è una lettera per lei. + +--Una lettera? + +Mario rimase lì come la statua d'un viaggiatore con la valigia in +mano, mentre la cameriera, svelta svelta, spariva e tornava con una +busta verdognola. Mario, macchinalmente, la prese e guardò la +soprascritta. + + MARIO RICCIARELLI + + _S. P. M._ + +Era il carattere d'Augusto. + +L'infelice strappò l'involucro, coi sudori freddi e lesse: + + --_Tu m'hai messo in un pasticcio tale che non so come + uscirne. Per aver detto a tua moglie che sei all'_Hôtel + d'Italie, _ella ti ha mandato a Bologna tre dispacci, senza + avere, naturalmente, risposta. Allora, ha voluto a ogni + costo partire per Bologna, e io devo fare il sacrifizio + d'accompagnarla, per impedire una tragedia. Vieni subito a + Bologna. In qualche modo, vedremo di aggiustarla._ + + AUGUSTO. + +La data era quella del giorno avanti. + +--Sacr.... + +--Che ha? si sente male? + +--Eh, ho.... un gran mal di testa! + +--S'accomodi. + +--Ma che accomodarmi! son già bello e accomodato.... + +E giù, senz'altro aspettare, giù a precipizio per le scale; un +_fiacre_ e via di corsa alla stazione. + +Ecco Mario sul treno di Bologna: anche questa volta, naturalmente, un +treno _omnibus_, che non arrivava mai.... mai! + +Dall'_omnibus_ ferroviario, lo sciagurato Ricciarelli salì su quello +dell'_Hôtel d'Italie_ e--non sapendo dominare le sue smanie--chiese +al conduttore: + +--Scusate: c'è all'albergo un signore e una signora, così e così? + +--Ah, lei è dunque il signor.... come si chiama?... vien da Genova, +lei? + +--Sì, son io; ma quel signore e quella signora? + +--Sono partiti questa mattina. + +--Partiti! + +--Ma hanno lasciata una lettera per lei. + +Povero Mario! gli parve di sentire in sè, più che la collera, i +sintomi del colera fulminante. + +L'_omnibus_ giunse all'_hôtel_ e il conduttore gridò al segretario: + +--C'è qua quel signore.... + +Quel signore! + +Il segretario accorse con una letterina, che Mario appena ebbe forza +di leggere: + + --_Ma che fai? dove sei? appena giunti a Bologna, mi misi + d'accordo con l'albergatore, perchè dicesse che tu eri + andato a Firenze per ventiquattr'ore. Non abbiamo passato + che una notte a Bologna. Spirate le ventiquattr'ore, + Giacinta volle partire per Firenze. Vieni, ci troverai + alloggiati, all'_Hôtel Washington. + + AUGUSTO. + +--_Ci_ troverai!... + +--Vuol riposare?--chiese cortesemente il segretario;--sono ancora +libere io camere dei suoi amici: il 14 e il 15. Quale desidera? + +--I miei amici!--ripetè Mario, con voce sepolcrale:--no.... non sono +stanco e poi devo ripartire adesso, adesso: fate venire un legno. + +Questa volta, lo sventurato Mario acchiappò il _diretto_ e giunse a +Firenze alle nove e venti di sera; alle dieci, le sue gambe, tremanti +sotto un corpo affranto, salivano le scale dell'_Hôtel Washington_. + +Sul primo ripiano c'era Augusto con le braccia aperte: dalla +ringhiera, al secondo ripiano, si spenzolava Giacinta, che gridava con +tenerezza: + +--Mario! Mariuccio! + +Augusto abbracciò fortemente l'amico e gli bisbigliò all'orecchio: + +--Bada: che lei crede che tu arrivi da Orvieto. + +--Grazie!--mormorò Mario, coi denti stretti, e salì ancora. + +Giacinta gli buttò le braccia al collo, baciucchiando quella faccia +smunta e intrisa di fuliggine. + +--Cattivaccio!--gli disse, poi--ne ho passato delle inquietudini!... +se non era per Augusto che cercava distrarmi!... son finiti o no, +questi affari benedetti? Io, poi, t'ho da raccontare tante cose.... + +--Ah, sì? + +--Quel che è successo, in questi giorni!... figurati che, quando siamo +arrivati a Bologna, ci hanno preso per marito e moglie.... + +--Ah, questa è graziosa tanto,--esclamò Mario, con un riso cadaverico. + + + + +Non si è mai abbastanza ignoranti. + + +Fra i cavalieri della corona d'Italia, Ignazio Cipicchia era il più +infelice di tutti, a causa del suo matrimonio con Felicetta Cobianchi, +per quanto lei, poveraccia, osservasse scrupolosamente i suoi doveri +di donna, di cittadina, di sposa e di futura madre di famiglia. + +Il cavaliere Ignazio Cipicchia, deponendo le sue sofferenze morali nel +gilé d'un amico d'infanzia, gemeva con accento malinconico: + +--Ho sposato un'oca, credi, una vera oca.... ma che dico? Le oche +hanno un'intelligenza qualsiasi, hanno perfino un posto nella +storia.... Felicetta, invece, non è nemmeno un'oca.... io non ho il +diritto di classificare questa santa donna in nessuna specie del regno +animale, nè tra i vertebrati, nè tra gl'invertebrati.... + +--Ma che fa, tutta la giornata, in casa? non fa niente? non sa far +nulla? + +--Al contrario: purtroppo, ella sa far tutto: dalle calze allo +stufatino d'agnello, dai più ignobili lavori all'uncinetto fino ai +senapismi.... ma ella non sa dire quattro parole sopra un argomento +qualsiasi, che non abbia relazione colle faccende domestiche. Tutto +ciò che eleva lo spirito, per lei non esiste affatto. Vuoi escire? (le +ho detto ieri) andremo alla _Società orchestrale_. Sai che mi ha +risposto? (_contraffacendo la voce_): "Grazie! preferisco restare a +casa a far la pulizia delle camere". Si direbbe, quasi, che lo scopo +della sua esistenza, invece di uno scopo, non sia che una scopa.... + +--Ma, caro mio, dopo tutto, mi pare una buona moglie. + +--Ecco, dove tu sbagli. Non è una moglie, quella è una serva, una +serva eccellente, una serva inarrivabile, ma infine una serva. Credevo +di sposare una signorina e invece ho sposato una cuoca. Invece di una +luna, m'è toccata, amico mio, una frittata di miele. Io avrei voluto +dare a Felicetta tutto il mio tesoro d'affetti; volevo aprirle il mio +cuore, e invece lei non sa aprire che la credenza. In casa mia c'è una +lindura, un ordine, atroci, detestabili. I pranzi sono regolati con +una spaventosa regolarità. Alle otto di sera Felicetta sbadiglia: +alle nove ha sonno: alle nove e un quarto dorme e russa. Ah, non ne +posso più! + +--Perchè non la porti a teatro? + +--Ci ho pensato: ma s'addormenta lo stesso, alla metà del prim'atto. +Non la posso neanche portare in società, perchè mi ci faccio rosso per +lei. Figurati: non sa dire altro che _come sta?... grazie, +altrettanto_.... Vedi? a certi momenti, preferirei quasi che non fosse +tanto virtuosa, ma un po' meno bestia, perdinci! + +Questo intimo sfogo del cavaliere Ignazio Cipicchia, basta a spiegare, +se non a giustificare, l'entusiasmo con cui, una sera, in casa +Menichelli, fece conoscenza con la signora Eleonora Barbetti, vedova +del sempre compianto professore Lorenzo Barbetti, che in suo vivente +stampò dottissimi opuscoli, non conosciuti, come al solito, che in +Germania. + +Dieci anni di convivenza matrimoniale erano stati sufficienti perchè +la signora Eleonora si conformasse a quella misteriosa e comune legge +psico-fisiologica, secondo la quale i coniugi finiscono a +rassomigliarsi, così nel morale come nel fisico. La signora Eleonora, +a trentaquattr'anni, riassumeva in sè la duplice personalità del +professore Barbetti e di sua moglie: ella era come un'incarnazione +buddistica del connubio Barbetti, col naso di Lorenzo, e la voce +argentina di Eleonora, coi bei denti bianchi d'Eleonora e le citazioni +classiche del professore defunto. + +Appena avvenuta la presentazione nelle forme consuete, donna Eleonora +soggiunse: + +--Cipicchia!... lo scultore? + +--Nossignora: lo scultore è mio cugino. + +--Allora: avvocato? + +--Neppure: io non fo niente. + +--Niente? male. Schiller, il grande Schiller, dice: L'ozio non è che +il disprezzo della vita. + +Il cavalier Cipicchia rimase dolcemente atterrito, davanti a questo +miracolo di donna, che gli esplodeva freddamente una massima di +Schiller come se niente fosse, e pensò: + +--Dio! che felicità passare la propria esistenza al fianco d'una +signora, una vera signora, che ha il grande Schiller sulla punta delle +dita! Felicetta al posto suo m'avrebbe detto: non fai niente? e perchè +non mi gratti un po' di formaggio? + +Istintivamente il cavalier Cipicchia sentì nel cuore un misto +d'ammirazione e d'affetto per la vedova Barbetti, provò un senso acuto +di rispetto e di desiderio per quella donna così colta, e fece di +tutto, anche delle vigliaccherie, per discorrere tutta intera la +serata con lei.... + +Ah, era proprio una donna che comandava l'ammirazione. + +A ogni momento, citava Seneca, Pascal, Leibnizio, Larochefoucauld, +Hegel, Rousseau, Schopenhauer.... + +Sì, o signori: persino Schopenhauer. + +Tornando a casa, il cavalier Cipicchia, nello slacciarsi la cravatta, +guardò la paffuta Felicetta, che russava a bocca aperta, e mormorò con +accento di profonda commiserazione: + +--Donna virtuosa ma inconsapevole, hai tu il più lontano sospetto che +l'umanità abbia avuto un filosofo che si chiama Schopenhauer?... oh, +anima confinata tra le matassine e la pignatta, tante cose non seppe +Pico della Mirandola, quante tu ne ignori e ne ignorerai! + +Poi, si coricò anche lui, dormì e sognò che la signora Barbetti gli +traduceva e gli spiegava, una per una, le settantamila pelli di bue +dello _Zendavesta_. + +Per quindici giorni di seguito, il cavaliere Cipicchia fece una corte +onesta sì, ma ostinata, implacabile, alla vedova Barbetti, che sera +per sera lo seppelliva sotto cumuli enormi d'erudizione +enciclopedica. A poco a poco, le relazioni divennero alquanto più +intime, sebbene sempre nei limiti della convenienza, e per un momento +parve che l'austera e dotta epidermide di donna Eleonora vibrasse di +oscillazioni simpatiche all'avvicinarsi del cavalier Cipicchia. +Occhiate languide, sorrisi, e piccole strette di mano s'intercalavano, +per così dire, nel testo delle disquisizioni scientifiche o +filosofiche di donna Eleonora: poichè Ignazio non era padrone di +metter bocca sopra una cosa, o un coso, o un caso qualunque, che lei +non avesse pronto il suo commento dottorale, d'un'erudizione +inesorabile. + +Più che una donna, era una cattedra. + +La cosa, anzi, prese tal piede, che il cavalier Cipicchia, nelle +espansioni versate nel solito gilé dell'amicizia, in capo a due +settimane ebbe a dire: + +--È un portento, quella donna!... non ho mai sentito nulla che.... +anzi, se proprio l'ho a dire, è persino troppo. + +--Davvero? + +--Ah sì, troppo! + +Il grido partiva dal cuore, e Ignazio Cipicchia aveva ragione: per +quanto varia, l'erudizione di donna Eleonora diventava assolutamente +asfissiante. + +In una bella giornata di maggio, la signora Eleonora vedova Barbetti, +piena di mellifluità sentimentale, invitò il cavaliere Cipicchia a un +pranzetto intimo e idiliaco, in una modesta palazzina ch'ella aveva in +affitto a Frascati. + +Il cavaliere rimase quasi spaventato da questa audace partita di +piacere silvestre, ma in fin de' conti pensò: + +--Le mie intenzioni sono pure: non si tratta che d'un amore +intellettuale: io sono un uomo serio: lei è una signora seria.... +troppo seria.... troppo! + +Così che, malgrado i perfidi lenocinii dell'ottobre e della campagna, +il cavalier Cipicchia si recò a Frascati con la coscienza tranquilla e +anche un pochino lusingato dal pensiero che forse un idilio platonico, +sotto le olmate laziali, avrebbe finalmente elevato quelle due anime +un tantino nell'azzurro, al disopra delle massime filosofiche e +dell'archeologia scientifica. + +Quel giorno, c'era un po' di Catullo, un po' di Orazio, nel cavalier +Cipicchia. + +Ma, tutto sommato, forse, un Orazio.... Fiacco. + +Alle tre, giunse al villino Barbetti, con un caldo formidabile, sotto +il sole scottante, che lo faceva andare in acqua dal sudore. Donna +Eleonora, insieme con una sua cognatina, femmina magra, muta e +insignificante, lo accolse con un sorriso quasi angelico e fece +portare dei rinfreschi nel salotto, ch'era a pianterreno. + +--Ah, qui si sta bene:--esclamò Ignazio, rifiatando e lasciandosi +cadere sopra un sofà,--carino tanto, questo salotto! anche il +pianoforte! + +--Il pianoforte prima di tutto, poichè la musica è il più dolce +nutrimento dello spirito. La religione deve più a Sant'Ambrogio per i +canti sacri, che a San Paolo per le sue lettere. Il quartetto del +monaco Ubaldo, nel decimo secolo, è un'armonia di paradiso.... + +Ignazio si sentì piccino piccino, davanti a una signora che osava +rimontare al decimo secolo, e s'arrischiò a balbettare: + +--Ah, è vero: la musica sacra: ho inteso, in San Pietro, la famosa +messa di Palestrina.... + +--È bella sì, ma omai un po' volgaruccia. Ha sentito mai la messa che +Guglielmo di Machault ha composto per la consacrazione di Carlo V? + +--Io no. + +--E io neppure: ma me la figuro. Mi parli dei canoni di Giovanni +Tinctor, di Giacomo Hobrecht; mi parli dei _mottetti_ del Deprés, +stampati a Venezia 1502, coi tipi d'Ottavio Petrucci: mi parli.... + +Il cavalier Cipicchia non parlò dei _mottetti_, ma tentò abilmente +sviare tanta onda musicale, guardando l'orologio a pendolo e dicendo: + +--Perbacco! son già le tre e mezzo, non credevo: ma andrà bene +quell'orologio lì? + +--Si figuri! è nientemeno che un orologio di Wagner, del celebre +Wagner, che non s'occupava che di grossa orologeria, ma poteva ben +competere coi Lepaute, coi Bréguet, coi Romilly, coi Rivaz, coi +Deturtre, eccetera, eccetera. Già, ho sempre avuto una passione per i +buoni orologi, non m'è riuscito di trovarne uno lavorato da Galilei, +ma mio nonno mi ha lasciato un orologio, fatto, nientemeno, da +Huyghens. + +--Huyghens! nientemeno....--mormorò Ignazio, che sentiva questo nome +per la prima volta. + +--Già: l'inventore della molla a spirale. Ne parla l'Hugenil +nell'_Horologium oscillatorium_, e anche il Thiout, nel suo _Trattato +d'orologeria_.... + +--Ah, sì: è verissimo. + +Ignazio altro non disse per paura di compromettersi, e donna Eleonora +visto che la conversazione languiva, soggiunse: + +--Qualche minuto ancora e andremo a tavola. Si sa: in campagna si +pranza di buon'ora. Vuole, intanto, fare un giretto in giardino? + +--Ma si figuri! con tutto il piacere. + +E dato il braccio a donna Eleonora, il cavalier Cipicchia si trovò, da +lei guidato, in un rettangolo di terreno, ornato di poche piante +intisichite che facevano rabbia, ma per compenso dovette sorbire tutta +una dissertazione sui giardini degli antichi greci e degli antichi +romani, con l'inevitabile citazione dei _giardini odoriferi_ +d'Aristofane, e della lettera nella quale Plinio il giovane descrive +la sua villa sulle pendici toscane. Tutto un corso completo di _ars +topiaria_, con terribili divagazioni botaniche sulla famiglia delle +piante dicotiledoni e monopetali, e una menzione speciale del +_ligustrum japonicum_ e della _syringa vulgaris_ (fior di lilla) che +fu introdotta in Europa verso la metà del settecento. + +Ah, quella donna era pratica di tutto, anche della _syringa vulgaris!_ + +Come Dio volle, si diede in tavola: e Ignazio ebbe un po' di respiro +fino al fritto. Ma una sua frase imprudente schiuse nel cervello di +donna Eleonora il rubinetto dell'erudizione gastronomica, e non uno +dei più valorosi mangioni, da Apicio a Brillat-Savarin, da Lucullo a +Gioacchino Rossini, fu risparmiato allo sbalordito cavalier Cipicchia. +Mancomale, verso le cinque venne il caffè. + +--Delizioso!--egli disse,--mi ricorda il caffè veramente orientale che +si beve al _Florian_ di Venezia.... + +--Oh, può essere ben sicuro che le servo il frutto genuino della +_coffea arabica_: per questo lato, sento d'essere orientale anch'io e +professo una specie di culto per Soliman-Agà, che lo mise alla moda in +Parigi nel 1669. Del resto, oltre a una buona bevanda, io sono +convinta che il caffè è una vera medicina. Esso contiene dell'olio +volatile, dell'acido gallico, del tannino.... No: io non posso +adattarmi all'opinione di Hahnemann, che pretendeva scorgere a +dirittura un veleno nel caffè! e lei? + +--Anch'io sono d'un parere contrario a quello di Hahnemann!--soggiunse +Ignazio; e si fermò, quasi per paura di essersi arrischiato fin +troppo. + +Bevuto il caffè e dopo un lungo ragionamento sull'uso dei liquori +presso i diversi popoli d'Europa, donna Eleonora propose di giocare a +tarocchi. + +--È un gioco prediletto alle genti italiane,--continuò Eleonora +rimescolando le carte,--e mi piace appunto per questo. Alcuni greci, +esuli da Costantinopoli, presa poi da Maometto II, fecero conoscere le +carte ai fiorentini e ai veneziani, e gli italiani introdussero il +gioco in Francia nel 1370. Carlo VI faceva alluminare stupendi mazzi +di tarocchi dal pittore Gringonneur.... + +La lezione fu lunga, poichè da Carlo VI si venne giù giù fino alla +riforma tentata da David nel ciclo rivoluzionario, e intanto il +cavalier Cipicchia, per dire la verità, sudava freddo. Quelle tre ore +consecutive d'erudizione implacabile cominciavano a produrre una +reazione completa nell'animo suo, e non fu senza un sospiro di +sollievo che udì donna Eleonora a dire: + +--Ah, ora facciamo l'ultimo giro, chè a momenti è l'ora del treno. + +L'ultimo giro fu ancora funestato da qualche reminiscenza dei giochi +fenicii e ateniesi; ma, finalmente il cavalier Cipicchia, gentilmente +accompagnato dalla vedova Barbetti e dalla cognatina, si avviò alla +stazione di Frascati e pregustò internamente la prossima ora della sua +liberazione. + +--Creda pure--diceva, col suo biglietto di prima classe nel nastrino +del cappello--creda pure che in vita mia non ho mai passato una +giornata più incantevole di questa.... Ah! ecco la campana, che +annuncia la partenza del convoglio. Dunque, tante cose.... e +grazie.... grazie! + +--Vogliamo accompagnarla fino al vagone. + +--Oh, non permetterò.... + +Ma non ci fu verso, e prima che Ignazio potesse salire in un ammezzato +di prima classe, donna Eleonora esclamò: + +--Pensare che la forza del vapore fu scoperta dal meccanico Antemio, +nel sesto secolo (ne parla lo storico bisantino Agatias) e che non +s'ebbe l'idea d'una locomotiva che sul finire del secolo nostro!... + +E mentre il convoglio si metteva in moto, il cavalier Cipicchia udì +ancora confusamente questi nomi lanciati nell'aria: + +--Papin.... Watt.... Robinson.... Stephenson.... + +Giunto a casa sua, Ignazio trovò Felicetta in cucina, e profondamente +commosso, l'abbracciò due o tre volte. + +--Ti sei divertito?--le chiese lei, con la sua consueta espressione di +stupido candore. + +--Non tanto, e tu che hai fatto? + +--Una quantità di cose. Vieni a vedere quante cipolle ho comprato, +quasi per niente. + +Il marito, trascinato da lei davanti a un centinaio di cipolle, si +sentì venire le lagrime agli occhi: e, intenerito, la baciò sulla +bocca dicendo: + +--Tu almeno non mi dirai: la cipolla, presso gli antichi Egizii.... + + + + +Il mistificatore. + + +Aveva un aspetto, per dir così, tondo, autorevole e venerando: Vestiva +un po' all'antica, come conviene a un uomo che ha passato la +cinquantina, ma non senza eleganza, sopratutto non senza un'estrema +pulizia. I suoi alti solini inamidati, che quasi gli segavano il collo +taurino, erano d'un candore così lustro che parevano di specchio. +Estate e inverno, portava tuba e soprabito _marron_ cupo: tuba grigia +l'estate, di feltro nero l'inverno. Si scopettava gli abiti da sè, più +volte il giorno, con una cura minuziosa addirittura incontentabile: il +suo vestiario, più che per l'uso, si logorava a furia di scopetta. Non +aveva che questa duplice manìa: scopettarsi gli abiti e mistificare la +gente. I suoi calzoni, d'una tinta chiara e immacolata, lasciavano +scorgere le calze di colore e facevano risaltare le scarpine di +coppale, ornate di un largo cappio di seta nera. Sulla sottoveste +brillava una catenina d'oro piccola e massiccia, da cui dondolava una +quantità di gingilli. Sull'addome prominente gli ciondolava un +_pince-nez_ legato in oro, di forma quasi goldoniana. Egli, inoltre, +portava sempre guanti scuri, in filo di Scozia, finissimi: poi, un +bastoncino di canna d'India, con pomo liscio d'acciaio. Un aspetto, +ripeto, autorevole tondo e venerando, tra il magistrato e il console +d'una potenza europea, tra il ricco mercante di granaglie e il +ricevitore delle gabelle, tra il banchiere ritirato dagli affari e il +proprietario di vasti latifondi a mezzadria. Tale era, in pubblico, il +signor Nicola Bonacci, che si godeva, in tranquillità solitaria, le +sue rendite modeste sì, ma per lui più che sufficienti. + +Faceva la vita del vecchio scapolo, con ambizioni molto limitate, ma +in una continua e invidiabile serenità, contentandosi del sole e della +pioggia e ringraziando vivamente l'Eterno tutte le volte che riesciva +a mistificare il prossimo. + +Per un pezzo, le sue persecuzioni furono dirette contro la categoria +dei portinai. + +Entrava nel portone dei palazzi più aristocratici e, con fisonomia +sorridente, affabile, chiedeva al portinaio: + +--Sta qua di casa il signor Geremia? + +--Nossignore. + +--Eppure!... non è questo il numero 43? + +--Sissignore. + +--Ma allora il signor Geremia sta proprio qua, al secondo piano! + +--Le dico di no: al secondo piano, c'è il conte di Santafiora. + +--Ma che conte di Santaflora! Vi dico che è Geremia. Non è un uomo +sulla quarantina? + +--Nossignore; avrà forse trentadue anni. + +--Appunto come dicevo io: trentadue anni. Allora, caro mio, è proprio +Geremia. + +--Si figuri! sta qui da cinque anni. + +--Cinque anni! non c'è più dubbio. Credete a me: egli è Geremia.... +Figuratevi se non lo so!... l'ho visto uscire io di carcere cinque +anni fa. + +La faccia del portinaio. + +--A ogni modo,--proseguiva il Bonacci, imperturbabile,--non vorrei +fare equivoco. Informatevi un po' se sia veramente lui: Nicodemo +Geremia, condannato a sei anni, per falso in atto pubblico.... Domani, +ripasserò. + +E usciva con passo veramente solenne. + + * * * * * + +Certe volte, per le strade più frequentate si avvicinava a un signore +d'apparenza ingenua, gli faceva tanto di cappello e gli diceva con +voce insinuante: + +--Sarebbe tanto cortese da rendere un leggiero servizio a un +galantuomo?... a me? + +Il signore, davanti a un signore d'aspetto così rispettabile, +s'affrettava a rispondere: + +--Dica.... dica pure. Se è cosa ch'io possa fare!... + +--S'imagini: è la cosa più semplice di questo mondo. Vede: ho due +fratelli che stanno in quella casa là, al primo piano.... e indicava +una casa qualunque, a preferenza un palazzo; poi soggiungeva:--In +questo momento, avrei bisogno urgente di parlare a mio fratello +minore: Peppino. Proprio urgenza, creda! Lei mi dirà: e perchè non +sale da suo fratello? Il perchè è semplicissimo. Sono in lite con +l'altro mio fratello: Gerolamo, e tutte le volte che mi vede cerca di +far parole, mentre io aborro i litigi, soprattutto fra parenti.... + +--Niente di più lodevole, di più onesto! + +--Grazie. Ora, capisce, non vorrei incontrarmi per nulla con Gerolamo; +neppure vorrei ch'egli sapesse che cerco di Peppino. Lei, dunque, +dovrebbe farmi un piacere. Io resto abbasso, sul portone; lei sale, +bussa e domanda: C'è Peppino Bonaiuti?... + +--Ho capito! lo fo chiamare e gli dico che lei è giù nel portone e +che.... + +--Ma mi raccomando! lo chiami da parte e gli parli sottovoce, chè non +senta il domestico; perchè la servitù è tutta per mio fratello +Gerolamo e non vorrei... mi capisce? + +--Ho capito, ho capito! + +--Bravo! le sarò tanto riconoscente.... Si ricorda? Peppino.... + +--.... Bonaiuti! oh, non mi sbaglio. + +L'individuo entrava nel portone e cominciava a salire le scale; allora +Nicola Bonacci chiudeva con violenza il portone e s'appendeva +all'anello gridando: + +--Aiuto! aiuto! + +Accorrevano due o tre persone e qualche vicino s'affacciava alla +finestra. + +--I ladri! un ladro!--gridava Nicola. + +--Dove? + +--Nelle scale. + +--Bisogna chiamare le guardie! + +--Chiamatele subito! oh, Dio, mi pare che dei ladri facciano forza dal +di dentro per aprire.... + +I cittadini zelanti s'affrettavano a prestare man forte a Nicola e +s'appendevano in cinque o sei all'anello, puntando i piedi contro lo +scalino e gli stipiti. + +--Tenete forte,--diceva lui, allora--chè io corro in questura. + +E via, di galoppo, svoltava subito per un vicoletto e andava in altro +punto della via per godersi la scenetta di lontano. + +E la scenetta, come vi potete figurare, prendeva a poco a poco +proporzioni fenomenali. + +Tutta la casa era in trambusto, mentre il disgraziato bussava +all'uscio d'un Peppino Bonaiuti imaginario. L'infelice, guardato con +diffidenza, veniva licenziato bruscamente da un servo che gli sbatteva +l'uscio in faccia. Allora, scendeva per uscire e trovava il portone +chiuso; si metteva per aprire e non poteva, mentre voci irate dal di +fuori strillavano: + +--Forza! forza! che i ladri tentano di scappare! + +Allora, giù per le scale una irruzione di servidorame armato d'arnesi +domestici; indi il portone si spalanca.... entrano guardie cumulative, +trovano un individuo _in attitudine sospetta_, il quale non può +giustificare la sua presenza in quel portone e.... prima che si +chiariscano bene le cose!... + + * * * * * + +Una domenica, d'accordo con un amico, Nicola va sul ponte di Carignano +e, dopo avere tracciato, sui muriccioli, una quantità di segni +cabalistici con un pezzo di gesso, svolge una lunga fettuccia rossa e +corre lungo il ponte, verso Sarzano, mentre l'amico, con l'altro capo +della fettuccia, corre verso la chiesa di Carignano. Intanto, i +curiosi cominciano a fermarsi. + +--Che sarà? + +--Uhm! + +Nicola si ferma a un certo punto--dal quale non si vedeva più il suo +compagno, grazie alla linea spezzata del ponte--e comincia ad alzare +la fettuccia rossa, abbassarla, tirarla, allentarla, facendo col gesso +delle croci e dei numeri sulle selci e sul muro. Tosto, si forma +intorno a lui una straordinaria agglomerazione di curiosi. + +--Che faranno? + +--E chi ci capisce? + +--Che vogliano, rifare il ponte per diritto? + +--Ah! è probabile. + +Ma Nicola zitto; soltanto, a ogni po' dava strappate alla fettuccina +con gesti di viva impazienza, borbottando: + +--Ma che fa quell'altro? più su, più su!... non capisce niente!.... +accid.... + +Poi, dà un'occhiata in giro, vede un signore attempato che guarda +tutto quell'armeggìo a bocca aperta e gli dice: + +--Mi farebbe il favore di tenere un minuto questa fettuccia? il mio +compagno s'è sbagliato di posto e bisogna che vada io, se no!.... + +--Subito! ma si figuri!--e il signore attempato prende in mano la +fettuccina, tutto orgoglioso di prendere parte a quella inesplicabile +cerimonia dicendo: + +--Devo tenerla alta o bassa? + +--Alta! alta! + +E Nicola attraversa rapidamente il ponte e scompare. + +All'altro capo, l'amico aveva ripetuto la stessa identica scena con un +altro signore, così che due ignoti, senza saper che facessero, +restavano là, tra quei due circoli di curiosi e di sfaccendati: +restavano là col braccio teso, reggendo quella fettuccina rossa, con +una grande importanza.... + +Qualcuno chiedeva: + +--Ma che fanno? + +E loro, con supremazia e mistero: + +--Son cose del governo! + + * * * * * + +Nicola, una sera, entra in uno di quei necessari e molto frequentati +stabilimenti, ove c'è una serie di porticine come negli stabilimenti +di bagni. + +Nicola si pianta in mezzo della sala e con voce stentorea grida: + +--In nome, della legge, fuori tutti! + +Tosto s'ode un sordo rimescolìo dietro quelle porticine, si schiudono +e appaiono dei visi pallidi, inquieti.... + +Nicola passa davanti a ogni porticina e guarda una per una quelle +apparizioni spettrali, poi se ne va, dicendo con accento +autorevolissimo: + +--Va bene, va bene! possono continuare! + + + + +La Marchesina Soprani. + +(RICORDI D'UN ARTISTA.) + + +.... Dunque, come dicevo, in quell'epoca ero già un imbecille, eppure +non avevo che soli diciannove anni. + +La mia faccia era una faccia come tante ce n'è: una faccia quasi senza +connotati. Segni indelebili, nessuno; tranne il vaccino, la cresima e +la patente d'asinità, debitamente autenticata, ogni tanto, dal mio +principale. + +Il quale poi, per la clemenza di Dio, fingeva di essere un buon +pittore di soffitti, e non arrossiva di commettere certi affreschi +che, in tempi di minor tirannide, gli avrebbero anche fruttato la +galera. + +Aveva assoldato due o tre imbrattamuri della mia forza e ci faceva +sgobbare come tanti negri, vituperando la nobiltà del nostro ingegno +con la miseria di tre lire al giorno. + +Si dipingeva, allora, la palazzina del marchese Soprani. Voi la +conoscete, nevvero?... Una palazzina di alabastro, in fondo a un +prato, che mette voglia di ruzzolare sull'erba, fiancheggiata da +boschetti di cedri, d'araucarie, di palmizi, d'acacie, di magnolie e +di alberi del pepe, che, solo a guardarli, fanno sternutare ogni fedel +cristiano. + +Il principale m'aveva affidato un fregio, che ricorreva torno torno ai +lacunari del saloncino. Dipingevo una collezione di puttini, così +paffuti e rosei, che facevano rabbia. + +Era la mia specialità, quella dei puttini, e il principale lo sapeva. +Un amorino, condotto di mia mano, con rara diligenza, gli costava in +media non più di settantacinque centesimi. Ci era anche uno sparagno, +sulla dozzina. Eh, no!... non si potevano dir cari. + +Il marchese Soprani veniva, di quando in quando, a dare un'occhiata ai +lavori. Era un bel pezzo d'uomo alto e tarchiato, con due baffi grigi +e monumentali, appuntati alla soldatesca, e che disgraziatamente +avevano preceduto l'istituzione della guardia nazionale. Un vero +peccato! + +Del resto, il marchese era tagliato alla buona. Aveva modi affabili, +non disgiunti dall'alterezza del gentiluomo e divideva onestamente il +suo tabacco tra il naso e lo sparato della camicia. Non di rado, +chiacchierava con noi altri, come un semplice mortale. Ma quel suo +fare di uomo alla mano, m'ingrulliva del tutto, mi scompigliava idee, +colori e pignattini. + +Anche la signora marchesa faceva, bontà sua, qualche rara apparizione. +Immaginatevi una signora più lunga del vero, gialla, stecchita, sotto +un abito di raso nero, pieno di anfrattuosità e di singolari +dimenticanze. + +A mo' di compenso, erano frequenti le visite della marchesina. La +marchesina! La marchesina!... un fiore di fanciulla, una figurina +svelta e leggiadra, un profilo ideale, due occhi birboni. Due occhi +grandi così. + +Si chiamava.... oh, non lo crederete!... si chiamava Veronica. + +La mamma, con pietosa finzione poetica, la chiamava abitualmente col +vezzeggiativo di Nanola. + +La marchesina aveva un difetto: non era bionda. Difetto complicato +dalla circostanza aggravante che non era neanche bruna. In fatto di +capelli, non per colpa sua, era così così. Ma quanto al resto!... +fate un po' il piacere; vi dico che di quelle ragazze lì, con tutte le +vostre esposizioni di Parigi, non se ne fanno più. + +Come mai, da una ceppata così arrangolata come la marchesa, fosse +sbucciato un pollone tanto gentile come Nanola, che non somigliava al +babbo nè alla mamma, è uno di quei problemi di logismografia, che la +religione ammira, ma non analizza. Io non son qui per calunniare! + +La marchesina era un occhio di sole e questo è positivo. + +Entrava nel saloncino, con tutta disinvoltura, andava alla finestra, +guardava nel giardino, cinguettava qualche cosa, e poi si metteva a +sedere, con seducente languore, sopra una poltroncina, fingendo +dedicarsi a un lavoro all'uncinetto. + +I miei puttini, frattanto, crescevano su proprio per amor di Dio, come +vitelli allevati a minuzzoli di pane. Le mie facoltà intellettuali +erano tutte assorte nella contemplazione della marchesina. Tanto è +vero che il principale in breve si accorse che gli amorini venivano a +costare due lire l'uno e perfino due lire e venticinque. Cosa +naturalissima: l'amore in rialzo. + +Il principale mi voleva un gran bene, ma ci teneva assai a non +aumentare i prezzi di fabbrica. Messo in sull'avviso, mi sottopose a +una muta sorveglianza, che in quei tempi non offendeva ancora la +dignità di un libero cittadino. Ma l'occhio del padrone non ingrassò i +miei puttini. + +L'effetto del sotto in su è noto da secoli parecchi; ma non potete +ideare l'effetto strano che produce una bella creatura, vista dal +sopra in giù. La teoria degli scorci ha, sotto questo punto di vista, +una grave lacuna. + +E lei, la marchesina, s'era accorta della mia sordomuta ammirazione? + +Bontà divina! chi è quella figlia d'Eva che non se ne avveda subito? + +Le nostre occhiate s'incrociavano spesso, si chiappavano a volo, come +i lepidotteri, e allora, mentre la marchesina abbassava le ciglia sul +filondente, io, tutto rimminchionito, succhiavo il pennello, come si +succhierebbe un bastoncino di cioccolatte. + +E gli amorini salivano a lire 2,65 l'uno, come in tempi di assoluta +carestia. + +La sera d'un sabato, il principale, afflitto da un catarro che non mi +prometteva niente di buono, mi diede la paga. Porgendomi le diciotto +lire, che compendiavano i bisogni della vita, il brav'uomo mi disse +con aria paterna: + +--Caro mio, ce la dobbiamo discorrere un pochino. + +Le mie gambe provarono un rilassamento molecolare, mentre il cuore si +faceva piccino piccino. + +--Che stupido!--fece il principale, con accento bonario, nello +scorgere il mio imbarazzo.--Ma va via: non farmi quella faccia lì. O +che c'è forse qualche cosa di male? sei o non sei un artista? che cosa +diavolo sei? ma che ti pare che ci sia da vergognarsi? che razza di +uomo! Ebbene, signor sì, tu ami la marchesina. + +--Io? + +--Sì, tu; o chi dunque? Io forse? Capisci bene che le son cose da non +potersi nascondere. Gli è come una flussione di denti. Ho visto tutto, +ho visto. + +--Ma vi giuro.... parola d'onore.... + +--Ma che parola d'Egitto! Quando ti dico che ho visto! O vieni un po' +qui e ragiona: che male c'è? L'artista, mio caro, può pretendere alla +mano d'una regina. Michelangelo non ha forse sposato la principessa +Buonarroti? + +--Questo è vero!--risposi con maravigliosa sfrontatezza. + +--O dunque? + +--Ma io.... + +--Ma tu non sei che un ragazzo. Lascia fare a me. La marchesina è +pazza per te! + +--Oh questo poi! + +--È pazza, ti dico. Capisco io il valore di certe occhiate. Lascia +fare a me, ti ripeto. Sono intimo del marchese e se a te manca il +coraggio, domanderò io la mano della marchesina. + +--Ah questo no, principale, per amor di Dio! + +--Va là! Dà retta a me; tu non t'impicciare di nulla. Parlerò io al +marchese. Anzi, vedi, voglio andar subito da lui. Chi s'addormenta su +certe cose, resta con un pugno di mosche. Il marchese lo conosco come +il palmo della mano; oggi appunto è d'un umore eccellente. + +--Sentite, principale!--gridai con voce straziante, afferrandolo per +una manica;--oggi poi no!... davvero.... + +--Lasciami fare, lasciami fare. Sento che ho vocazione per queste +cose. Tutto sta nel saper cogliere il momento, e il momento è questo. +Tu resta qui, e a momenti sarai l'uomo più felice della +terra!--e, così dicendo, liberatosi con una strappata, si slanciò +nell'appartamento del marchese Soprani. + +Dipingervi l'orgasmo dell'animo mio sarebbe cosa impossibile. Rimasi +lì, come Tenete, senza conoscenza del mondo e delle sue pompe. Le +visioni più bizzarre mi s'affollarono al cervello. Vedevo un centinaio +di Veroniche, un centinaio di marchese, un centinaio di marchesi che +ballavano la sarabanda, un'insalata di Nanole, una frittata di +principali, e poi una folla di fantasmi neri che sembravano uscieri o +mignatte, e pignattini colmi di marenghi, e sfingi alate che andavano +a passeggio coll'ombrello sotto il braccio, e gentiluomini tutti +coperti d'oro, e scope, e amorini, e pantofole ricamate, e lumini da +notte, e chitarre che piangevano, e perfino una resta di cipolle che, +senza dir nulla si trasformava in tanti abatini bigi, colla testa di +malachite e le fibbie d'argento. Ero scemo. + +L'aria si abbrunava, e a poco a poco mi trovai nella più fitta +oscurità. Mi sembrò, in allora, d'essere morto di meningite e di +sorridere al maestro Rossini, che mi chiedeva gentilmente il permesso +di scrivermi una _messa di requiem_. A un tratto parve per la stanza +un brulicame di domestici in livrea che portavano in giro, su vassoi +d'argento, i miei amorini paffuti, con tanto d'etichetta sulla pancia, +che diceva: _Lire 50 l'uno_. + +Ripiombavo di poi nelle tenebre, e agli sprazzi d'un lucignolo fumoso, +il fantasma di mia nonna (non mi vergogno a dirlo) mi correggeva +dolcemente, come a quei tempi felici in cui la sede dell'intelligenza +nei ragazzi era a un livello alquanto più basso del midollo spinale. + +Come Dio volle, un uscio si schiuse e un fiotto di luce balenò nella +stanza. Era lui; era il principale. + +--Vieni! vieni!--mi bisbigliò con voce soffocata dall'emozione;--il +marchese acconsente.... anzi, n'è felicissimo. Ma vieni, dunque! e mi +prese per mano. + +Cari miei! se non mi venne un accidente, in quel punto, tutto il +merito è del mio angelo custode. + +Barcollando mi lasciai trascinare alla presenza del marchese Soprani, +che stava seduto nel gabinetto da lavoro, sopra un seggiolone +patriarcale, fasciato di cuoio giallo. + +I suoi baffi grigi mi parevano cresciuti d'una spanna; ma la sua +faccia era gioviale come quella del buon padre Abramo. Mi sembrava +persino che i suoi occhi fossero umidi di qualche cosa. + +Figuratevi un uomo tratto al supplizio, mentre, per suo gusto, +preferirebbe una gita sul tramvai; tale ero io, in quel momento +supremo della vita. + +Al mio apparire, il marchese si alzò e mi corse incontro, stendendomi +affettuosamente le mani. Non osavo credere ai miei occhi. Il sangue +m'affluiva alla testa, le tempie scottavano, uno sbarbaglio di fuochi +artificiali m'offendeva la vista. Il principale sorrideva con +tenerezza paterna e materna. + +Ma, insomma--disse il marchese, scuotendomi la destra--ma, insomma, +non c'è niente da vergognarsi!... Chè, anzi, io v'ammiro e vi stimo, +come si deve stimare l'ingegno e l'onestà. Il principale m'ha detto +tutto. + +--Creda, illustrissimo signor marchese.... + +--Oh, sì! capisco benissimo la vostra confusione. Ma non c'era da far +misteri. Si tratta di faccende intime, e quindi si spiega la generosa +riluttanza d'un animo d'artista. Ma, del resto, potevate anche +rivolgervi a me direttamente, chè, figuratevi!... Io amo tanto i +giovani d'ingegno!... E voi, tra gli altri, siete simpatico a tutti +noi. + +--Oh, signor marchese.... + +--Ma sì, ma sì!... ve lo dico schiettamente; il vostro torto è quello +di non esservi confidato prima d'ora, al vostro principale. La vostra +condizione finanziaria non è a livello della mia, si sa, ma credete +forse che il genio sia impotente a colmare molte lacune? + +--Io sono veramente confuso.... Non mi aspettavo.... E poi, capisce +bene.... + +--Sì, sì; capisco perfettamente!... Sempre un po' orgogliosetti, +questi artisti, e sta bene. Che bravo figliuolo! Permettete....--e +così dicendo, scosse il campanello. + +Un servitore accorse alla chiamata e sparì quasi subito, dopo che il +marchese gli ebbe bisbigliato non so che cosa nell'orecchio. + +In quel mentre, la marchesina Nanola fece una gaia irruzione nel +gabinetto, correndo a dare un bacio a papà. Capii subito che +quell'uscita era fatta con malizia e divorai, con uno sguardo di +profonda riconoscenza, quella fanciulla che stava per diventare la mia +fidanzata. Il principale ammiccò degli occhi, con un sorriso paterno, +materno e celestiale. + +Il marchese strinse la figlia tra le braccia, le appiccicò un bel +bacione sulle guance, e le disse, con finta severità, piena di +sottintesi: + +--Signorina bella! noi, si parla d'affari e la mamma vi aspetta! + +La marchesina diventò rossa rossa, come una fragola, susurrò qualche +parola, fece un inchino spigliato, e con passo di lodola sparì dal +gabinetto. Ma nel passarmi rasente, mi gettò una guardatina di sbieco, +che m'andò dritta al core, come una stoccata. + +Non m'ero per anco riavuto dallo stordimento di quell'occhiata, +allorchè rientrò il servitore, portando un involto voluminoso, che +consegnò al padrone. + +Il marchese, sempre affabile e sorridente, sotto i baffoni grigi, mi +venne incontro, mi pose l'involto tra le mani e mi disse: + +--Per ora non c'è che questo, giovanotto. Tra poco, ce ne avrò anche +delle migliori. Addio, ragazzo bello! Venite--soggiunse, rivolgendosi +al principale;--andiamo a fare i conti. + +E uscirono dal gabinetto. + +Io spiegazzai, con atto convulso, i giornali che costituivano +l'involucro, e con un batticuore inesplicabile, apersi il pacco +misterioso. + +C'erano tre paia di scarpe usate! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Il principale aveva pregato il marchese di regalarmi le sue scarpe +smesse, dicendogli che io non riuscivo a introdurre la spesa della +calzatura nel mio _budget_ particolare. + +Da quel giorno in poi, il listino della Borsa segnò gli amorini a +settantacinque centesimi cadauno. C'era anche uno sparagno, sulla +dozzina. Eh, no!... non si potevano dir cari. + + + + +I drammi del mare. + + +Tutto era pronto a Grotticella per degnamente accogliere la colonia +estiva. Non mancava più che non una cosa soltanto: la colonia. + +Ma la colonia dei bagnanti non poteva mancare: basti, dire che +l'albergatore all'insegna del _Cervo d'oro_ avea inserito persino un +pomposo annuncio sulla quarta pagina del _Calopinace_, annunzio che +terminava con una frase nuova e destinata a produrre sensazione +profonda: + +--_Il servizio inappuntabile e la modicità nei prezzi fanno sperare al +sottoscritto un numeroso concorso._ + +Il sindaco di Grotticella, stornando parte dei fondi destinati +all'istruzione pubblica s'era deciso a vestire in tela di Russia le +guardie, i concertisti municipali e finalmente anche l'unico +accalappiacani, affinchè--diceva il sindaco--facesse bella simmetria, +non si sa bene a che. + +Il _Circolo marittimo_--volgarmente detto _Società dei sigari +scelti_--nel quale si riuniva, in quotidiano idiotismo, l'elemento più +giovane e cospicuo di Grotticella, dopo discussioni turbolenti in +assemblea generale, aveva deliberato di cambiare il titolo in quello +esotico e pomposo di _Club International_, in omaggio ai forastieri +che sarebbero venuti dalle quattro parti del mondo, specialmente in +occasione delle feste di Sant'Elmo, che duravano tre giorni, con messa +cantata, corsa nei sacchi e fuochi artificiali appositamente +manifatturati dal famoso pirotecnico Gerolamo Forcella, premiato con +menzione onorevole al concorso di Poggibonsi. + +Sulla spiaggia incantevole, lungo la dolce insenatura di rena +finissima e morbida, sorgevano due dozzine di baracche in tela gialla +a liste turchine, allo scopo di rappresentare l'illusione di uno +stabilimento di bagni. Le baracche erano sorte per iniziativa +municipale e per sottoscrizione pubblica: inaugurate come un +monumento, al suono dell'inno reale e con un discorso del primo +magistrato che conchiuse tra i più vivi applausi: + +--E così, in questo giorno solenne, o padiglioni balnearii, a cui è +legato il prospero avvenire della nostra città, vi dichiaro +ufficialmente inaugurati e, a nome dell'intera cittadinanza, vi +stringo fraternamente la mano e vi dò l'estremo saluto, in attesa di +tempi migliori. + +Ma i tempi migliori si facevano attendere un po' al di là del confine +permesso alla gente per bene. Il mese di luglio era quasi per finire e +l'albergatore del _Cervo d'oro_, il quale s'era arrischiato +all'impresa con capitali molto meschini, si sentì alla vigilia del +fallimento. E le minaccie del fornitore dei mobili presto si +tradussero in atto. Un giorno il giovane Eligio Nasica, vicepresidente +dei _sigari scelti_, andò al _Cervo d'oro_, più per incoraggiare +l'industria paesana che per far colazione, e chiese a quell'unico +cameriere cui era commesso il _servizio inappuntabile_: + +--Avete dell'aragosta? + +--No. + +--Del rosbiffe? + +--No. + +--Del caciocavallo almeno? + +--Neppure. + +--Ma allora che roba avete? + +--Abbiamo.... due uscieri che mettono i sigilli. + +E precisamente in quel giorno, per amarissima ironia della fatalità, +giunse a Grotticella il primo bagnante. + +Era un uomo alto, robusto, miope, vestito con una certa eleganza +vistosa, con una spilla di diamanti sulla cravatta, con una grossa +catena d'oro, che gli ciondolava sulla sottoveste, e con bottoni +enormi d'oro massiccio, foggiati a ferro di cavallo, sui manichini +della camicia. Il suo bagaglio era composto di ben sei casse, tutte +borchiate d'ottone, di forma alquanto singolare e chiuse con lusso +straordinario di complicati congegni. Tal che, per cura +dell'albergatore del _Cervo d'oro_, si sparse la voce essere il +bagnante un principe indiano che tornava dal giubileo della regina +Vittoria e che quelle sei casse erano certamente il suo seguito. + +La voce in breve prese tale consistenza, fu talmente accreditata in +Grotticella, che bastò a sospendere persino l'applicazione dei sigilli +e indusse i membri della _Società dei sigari scelti_ a deliberare +d'urgenza una festa da ballo in onore della "colonia forastiera". + +Ma il bagnante, nella sua sincerità, si affrettò a distruggere le +illusioni dell'albergatore declinando le proprie generalità: _Enrico +Bertelli, commesso viaggiatore_ in _bigiotterie_ reduce da Milano, +diretto a Napoli. + +--Si fermerà molti giorni? + +--Dipende: se riescirò a far qualche cosa!.... + +--Creda alla mia esperienza! in questa settimana, non c'è nulla da +concludere: ma tra dieci giorni, non si saprà più, a Grotticella, dove +alloggiare i forastieri, tanti ne verranno, e allora lei farà Indie. +Intanto, qui lei starà come un principe. Con quattro lire al giorno, +lei è spesato di tutto, comprese le mancie. Senza contare che lei può +fare il suo bravo bagno di mare. Abbiamo uno stabilimento che non ne +trova un compagno neppure a Livorno! + +I patti economici, l'idea del bagno di mare, sedussero talmente Enrico +Bertelli, che l'albergatore del _Cervo d'oro_, giusto premio ai suoi +eloquenti lenocinii, vide il commesso viaggiatore di _bigiotterie_ +trasformarsi in un vero e proprio bagnante. Le persone cospicue di +Grotticella serbarono cautamente il silenzio sulla professione del +nuovo arrivato, che personificava la sospirata colonia, e che fu +ricevuto nel _Club International_ con onori veramente principeschi, +tanto che il cameriere dell'albergo, gli inservienti del circolo e il +bagnino gli davano dell'_eccellenza_ a tutto pasto, come a quei _re di +Prussia_ incogniti che passeggiano abbottonati lungo i cinque atti dei +drammi del Federici. + +Tre giorni dopo, la sorpresa e la felicità dell'albergatore del _Cervo +d'oro_ erano al colmo. Due veri bagnanti, due bagnanti autentici, +nonchè di sesso diverso, si presentavano a chiedere alloggio +all'albergo e per tutta la stagione. La sera stessa, il sindaco di +Grotticella, a spese dell'erario comunale, mandò al _Calopinace_ un +dispaccio di quindici parole, in cui con ingegnoso laconismo si +dipingeva la fiorente colonia e la città festante, non senza le debite +lodi alla banda e alle sue scelte melodie. + +Sì: veri bagnanti, senza alcun sospetto di nascoste _bigiotterie_. + +Egli era un vecchio d'aspetto venerando: diritto ancora e di sana +complessione, malgrado una lunga barba gialliccia che lo faceva +parere più maturo, anzi caschereccio, di quel che fosse in realtà. +Aveva l'aspetto e i modi d'un signore che vive, e bene, del suo. + +Quanto a lei, era quel che si dice un bel pezzo di ragazza, alta, +formosa, coi capelli folti e nerissimi, con occhi grandi irrequieti e +scintillanti sotto i lunghi sopraccigli: con un busto degno.... di +figurare al Pincio assai meglio di qualche grand'uomo: un insieme +d'energia e di grazia, di vitalità e di languore, pieno di seduzioni. +Quando le sue ciglia si abbassavano e il bel viso pallido e ovale +prendeva un'espressione pensosa, ricordava certe voluttuose madonne +del Gian. Bellini, che destano i pensieri più pagani nei cervelli +della cristianità. + +I due bagnanti chiesero all'albergatore se avesse un quartierino per +bene. + +--Ho appunto ciò che conviene a lor signori: due magnifiche stanze, al +primo piano, con un saloncino in mezzo che, garantisco, è un amore. + +E mentre i viaggiatori, visitavano l'alloggio, l'albergatore +linguacciuto continuava: + +--Guardino che vista! Sembra d'avere il mare in camera. E poi, pare un +quartierino fatto apposta per loro. Il numero 1 è la sua +camera--soggiungeva l'albergatore, rivolgendosi al vecchio--e vi starà +benone; non dia retta che vi sia la zanzariera, è messa per lusso, chè +non c'è una zanzara a pagarla un marengo. L'altra camera è il numero 3 +e la sua signora figlia, creda, vi si troverà come in casa sua. C'è +anche una loggetta piena di garofani. + +I due viaggiatori sorrisero e il vecchio, dopo avere scritto il nome +sul registro, congedò l'albergatore, per essere in libertà. + +L'albergatore, disceso al pianterreno lesse: + +--_Commendatore Fabio Torcello, da Firenze, e fam._ + +E tosto andò di corsa in piazza, per dare al sindaco in persona la +notizia che l'_Albergo del Cervo d'oro_ aveva l'onore d'ospitare un +collare della Nunziata. + +Quella sera, per festeggiare l'inaudito avvenimento, si fece allo +stabilimento la prima luminaria, con ventiquattro palloncini alla +veneziana, dodici dei quali ornati dai colori nazionali e con la +scritta trasparente + + W. L'ITALIA. + +Quando i due bagnanti autentici si trovarono soli nel saloncino, +occupati a slacciare le valigie, il commendatore Fabio Torcello andava +dicendo con voce monotona e cadenzata, quasi parlando tra sè: + +--Hai inteso, Cecilia?.... eccoti, dunque, bell'e battezzata per +figlia mia! Eh, non ha poi tutti i torti, l'albergatore. Tra noi due +c'è una differenza di diciannove anni e tre mesi: ma in apparenza ho +almeno trent'anni più di te. E l'apparenza, in questa faccenda, è +tutto!--aggiungeva, sospirando:--e qualche volta.... è anche la +sostanza! + +--Se ci siamo sposati--lo interruppe Cecilia, mentre rassettava certe +sue vesti elegantuccie--vuol dire che mi piaci così e che non amo col +calendario alla mano. Ti rincresce forse che l'albergatore?.... + +--Eh.... piacere non me l'ha fatto di certo! pure è un'idea.... forse +una buonissima idea. Ci siamo rifugiati in questa cittaduzza ignota +appunto per iscansare tutte le noie e tutto il pettegolume della +società e dei miei parenti che non hanno accolto il nostro matrimonio, +diciamolo pure, con entusiasmo. Ecco, dunque, un'occasione eccellente +per vivere due mesetti in pace, nel più perfetto incognito.... + +--Capisco: ma non sarà molto divertente Grotticella! + +--Oh, non dico già d'isolarci, di chiuderci come due orsi: anzi, ho +una certa curiosità di conoscere questo bocconcino di mondo nuovo. Ma +per evitare.... m'intendo io!.... non darò una smentita a quel buon +diavolo d'albergatore. Noi, per i grotticellini, saremo padre e +figlia. + +--Che idea! + +--Lascia fare.... vedrai che ci divertiremo quanto a una commedia. +Bada però a sostenere bene la tua parte! + +Cecilia diede in una forte risata argentina, ma poi si fece seria e si +lasciò sfuggire una lieve mossetta dispettosa, quasi pensando: + +--Eh, tu piuttosto farai anche troppo bene la tua! + +Da quel giorno in poi, per mutuo consenso, in tutta Grotticella e +dintorni Fabio Torcello fu conosciuto per "il commendatore e sua +figlia". + +Del resto, le regole della buona società, in Grotticella, erano state +assai modificate dagli usi e dai bisogni locali. Invece di farsi +presentare ai notabili, ai probiviri, alle celebrità mandamentali del +paese, il commendatore Fabio Torcello non ebbe altro disturbo che +quello di ricevere: tutti facevano a gara per presentarsi a vicenda: e +nel saloncino del _Cervo d'oro_ era una continua sfilata di +assessori, di capitani di lungo corso, di farmacisti, di dottori, di +notai, di ricevitori del registro. + +Per un momento fu eclissato lo splendore del principe indiano, reduce +dal giubileo della regina Vittoria. Tutti gli omaggi, tutte le feste +erano per la nuova effettiva colonia: il collare della Nunziata e la +figlia del collare medesimo. + +Anzi, il sindaco mandò al _Calopinace_ una cartolina d'ufficio, in +forma di corrispondenza balneare, in cui leggevasi: + +--Le nostre spiagge sono ormai gremite di bagnanti. L'altra sera vi fu +brillantissimo ricevimento, sino a notte inoltrata, nelle sfolgoranti +sale del nostro _Club International_. La colonia dei bagnanti era _au +grand complet_ e primeggiava un alto dignitario dello Stato, il +commendator F. T*** con la bella e gentilissima figliola, ch'è il +sospiro di tutta la nostra gioventù elegante. + +Fu appunto in tale ricevimento che, con intervento del sindaco, in +forma diplomatica, fu fatta la presentazione del principe indiano al +collare della Nunziata. Pareva il convegno di due potentati europei. + +Enrico Bertelli, convien dirlo a sua lode, non piacque al commendatore +Fabio: viceversa, riescì molto simpatico a Cecilia. Dal canto suo, per +tutta la serata, il commesso viaggiatore in bigiotterie non ebbe occhi +e parole che per Cecilia. In meno d'un'ora, discorrevano così +confidenzialmente, che parevano amici da vent'anni. + +Quella notte, il commendatore rientrò di malumore al _Cervo d'oro_, +senza capirne, o piuttosto senza osar di capirne il perchè. + +Eppure, Enrico Bertelli, che aveva dato il braccio a Cecilia fin nella +sala terrena dell'albergo, s'era mostrato d'una cortesia squisita, +quasi stomachevole. + +Maledetti i principi indiani! + +Da quel giorno, Enrico, dimenticate del tutto le _bigiotterie_, si +dedicò totalmente alla _signorina_ Cecilia. + +Il commendatore gli usava, in ogni occasione, un sacco di sgarbi, ma +il commesso viaggiatore non se ne dava per inteso: egli sapeva far +l'indiano se non il principe, e si sentiva largamente compensato dai +frequenti sorrisi dell'incantevole Cecilia. + +E quel ch'è peggio, il mare si faceva complice di quel duetto, poichè +al commendatore erano interdetti i bagni d'acqua salsa e doveva +contentarsi di sorvegliare, accigliato, dalla spiaggia, le +abbominevoli manovre di Enrico, fingendo di leggere un giornale. + +Cecilia frattanto s'illanguidiva e smagriva a vista d'occhio. + +Il commendatore, in un odioso accesso d'egoismo, si compiacque di tal +deperimento. Era evidente che i bagni di mare facevan danno a Cecilia: +bisognava smettere. Ma come darle da intendere che....? Fin dalle +prime parole, Cecilia recisamente dichiarò che i bagni le facevano +benissimo e che, privandosene, si sarebbe ammalata sul serio. Il +commendatore non s'arrese e, nella speranza d'essere assecondato dalla +scienza, pensò d'insistere sulla necessità d'un consulto. + +Subito dopo il bagno, fu chiamato all'albergo il dottore Elia +Scalaberni, uno dei luminari della città, il quale aveva persino +stampato una memoria sui _Micrococchi_. + +Il dottore, dopo avere aspirato un'autorevole presa di tabacco, tastò +il polso a Cecilia, si fece, mostrar la lingua, scosse alquanto la +testa, poi le chiese: + +--Soffre d'insonnia? + +--Al contrario: dormo profondamente. + +--Bene, bene! e dica: sente dei dolorini per la vita? + +--Affatto. + +--Bene, bene! naturalmente mangia pochino? + +--Al contrario: mangio di buon appetito. + +--Bene, bene! e.... ogni tanto ha dei capogiri? delle nausee? + +--Mai; assolutamente mai! + +--Bene, bene! allora le darò certe polverine che le faranno passar +tutto questo. + +Congedatosi da Cecilia, il dottore Scalaberni chiamò in disparte Fabio +Torcello e gli disse, a bassa voce, in un orecchio: + +--Non ho che un solo consiglio per lei, ma molto serio: commendatore, +dia marito a sua figlia e più presto che può. + +In ventiquattr'ore, grazie alle diramazioni della farmacia, superiori +al telefono, tutta Grotticella fu debitamente informata che la bella +Cecilia, la figlia del collare della Nunziata, aveva bisogno urgente +di marito e per poco il sindaco non mandò al _Calopinace_ un dispaccio +di quindici parole. + +Nel pomeriggio, tre personaggi influenti, nella _Società dei sigari +scelti_, affermavano che la ragazza aveva un milione di dote e forse +più, senza pregiudizio dell'imminente eredità del babbo, non essendo +cosa naturale che un uomo con quella barba avesse da campare ancora +molti anni. + +Tutte queste voci pervennero all'orecchio del principe indiano, il +quale ebbe un'idea talmente luminosa, che gli parve napoleonica. + +Enrico tornò d'improvviso al _Cervo d'oro_, indossò un abito nero, +infilò un paio di guanti grigio-perla, e si fece annunziare al +commendatore con una certa solennità. + +Il commendatore Fabio Torcello rimase mezzo stordito davanti a tante +cerimonie, ma più stordito ancora quando il principe indiano gli disse +a bruciapelo: + +--Signor commendatore illustrissimo: ho trentacinque anni e una salute +di ferro: guadagno ottomila lire l'anno e tra poco dodici: vuol farmi +l'onore di concedermi la mano di sua figlia? + +No; la testa di Medusa non avrebbe fatto al commendatore l'effetto di +quella bella testa di vetrina di barbiere! + +Pur, bisognava rispondere qualche cosa. Il commendatore balbettò, +ingrullito: + +--Ma io.... non credo.... che Cecilia sia disposta al matrimonio. + +--È dispostissima. + +--E che ne sa? + +--Me l'ha detto ella stessa. + +--Ma lei.... + +--Io l'adoro. + +--Ma essa.... + +--Ella mi adora. + +--Evvia: presume un po' troppo--bofonchiò il commendatore, facendosi +terreo. + +--Ne ho lo prove. + +--Quali prove?--gridò Fabio, sbarrando gli occhi. + +Enrico Bertelli, malgrado la sua sfacciataggine di commesso +viaggiatore in _bigiotterie_, rimase come sorpreso della propria +audacia e non seppe che rispondere. Il commendatore profittò di quella +pausa, per voltargli le spalle, dicendo asciutto asciutto: + +--È inutile; non le concederò mai la mano di Cecilia! + +--Ah no?--esclamò Enrico, con voce tremante di rabbia. + +Indi, stette un momento soprappensieri: poi, come uomo deliberato a +tutto, riprese: + +--Ella non può a meno di dare il suo consenso al nostro matrimonio. + +--Come sarebbe a dire? + +--Sarebbe a dire che il nostro dev'essere un matrimonio di.... +riparazione. + +--Si spieghi!--urlò il commendatore. + +--Un padre non può volere.... il disonore di sua figlia. + +Fabio, cieco dall'ira, afferrò una seggiola. + +Il principe indiano, a scanso d'una tragedia, si ritirò, gridando +ancora nel corridoio: + +--Oramai, siamo sposi dinanzi a Dio! + +.... Fatto sta ed è che, nel mistero della notte, il commendatore e +Cecilia partirono e non si seppe mai più nulla di loro, nè a Firenze, +nè a Grotticella, nè altrove. + + + + +Matematiche assorbenti. + + +Il cavaliere Alberto Cencetti--non soltanto è terribilmente miope--ma +professore di matematiche e dei migliori, senz'altro. Algebra, +geometria, trigonometria sono i cardini della sua esistenza; assorto +sempre nei problemi della scienza che adora con passione, con +frenesia, tutto il resto gli è indifferente; egli non è un uomo, ma un +organismo composto di formule, di logaritmi. In casa o fuori, egli non +pensa che alle sue cifre, alle sue equazioni, alle sue radici +quadrate, ai suoi binomii e trinomii; mentre passeggia, con le mani +incrociate sul dorso e gli occhi imbambolati, non vede nulla, non +sente nulla, non fa che ruminare i suoi quesiti e sarebbe rimasto più +volte sotto i legni e i carri, se i passanti caritatevoli non +l'avessero afferrato per un braccio. + +Spesso, per via Roma (l'ho visto io) finisce per battere la testa +contro un fanale e--senz'avvedersi mai di che si tratti--lui si +scansa, fa un leggiero inchino e mormora gentilmente: + +--_Pardon._ + +Giorni fa, stava, meditabondo, sulla rotonda dei bagni a Sestri, +seduto dietro una signora tutta vestita di bianco: una bella signora +con certe spalle tornite come il torso di una statua fidiaca. A un +certo punto, il professore alza gli occhi e li fissa sopra quelle +giunonie spalle, tanto che io supponevo eccitassero in lui la dovuta +ammirazione: ma invece cava di tasca un lapis e comincia a scrivere +sulla vita della signora: 4 × 7 + 12 ÷ 4 + 11.... + + * * * * * + +Per non essere disturbato dalla gente di casa, egli tiene due camere, +a uso di studio, in piazza Nova e quando si dà il caso che deva escire +da questo suo studiolo--ove spesso riceve visite d'alunni e di +colleghi,--scrive sopra un pezzetto di lavagna l'ora in cui sarà di +ritorno. + +Un giorno, esce alle due e scrive sopra la lavagna: + + _Cencetti è fuori: tornerà alle 4._ + +Un quarto d'ora prima delle tre, gli viene in mente che ha da far +visita all'avvocato Roselli, per certa sua causa civile, e tosto si +mette in cammino; ma strada facendo, viene a passare per piazza Nova +e, senz'altro, infila le scale del suo portone e arriva davanti +all'uscio del proprio studio. + +I suoi occhi distratti si fermano sulla lavagna, poi cava l'orologio, +borbottando: + +--Perdio: non torna che alle quattro e sono appena le tre!... +Pazienza, aspetterò. + +E si mette a sedere sopra uno scalino, sciogliendo una equazione di +terzo grado sopra il muro. + + * * * * * + +Una mattina, più distratto che mai, assisteva alla messa nuziale di +una sua nipote, che ha sposato un consigliere di prefettura. + +Finita la cerimonia, la folla degl'invitati muove per uscire e il +professore Cencetti si lascia trascinare, estatico, dalla corrente. + +Presso la porta, un parente della sposa gli si avvicina e gli dice: + +--È stanco, professore? + +--Un pochino: e lei? + +--Così, così. + +--Ah, io non ce la fo! + +--Via si faccia coraggio. + +--Ma lei.... va sino al cimitero? + + * * * * * + +Una volta stava sopra un sedile dei giardini pubblici, coprendo +rapidamente di cifre indiavolate quel grosso taccuino che ha +l'abitudine di portare sotto il braccio. + +Un suo vecchio amico lo vede di lontano, gli corre incontro e gli +stende affettuosamente la mano. + +Il professore, senza levar gli occhi dai geroglifici, fruga in tasca, +ne cava un soldo e lo depone in quella mano: + +--Non ho che questo. + +E continua i suoi scarabocchi. + + * * * * * + +Spesso accende un sigaro, poi butta il sigaro a terra e si mette il +cerino in bocca; introduce i bottoni del soprabito nelle asole del +gilè; s'infila due guanti a una stessa mano; imposta le lettere in uno +sportello di carrozza.... + +A proposito di lettere. Doveva scrivere al professore Manassei e +invece comincia: + +_Caro professor Cencetti...._ + +Poi firma, scrive sulla busta: _Al professor Alberto Cencetti_ e porta +alla posta. + +Il domani, un amico lo incontra, esterrefatto, nei pressi dell'ufficio +postale. + +--Che hai? + +--Ho.... che questa è curiosa, perdinci! ecco qua, capisci, un +Cencetti che scrive a un altro Cencetti e.... non sono io.-- + + * * * * * + +Nel guardare il calendario, vede che è l'onomastico del provveditore +agli studi. + +--Diamine!--pensa:--è necessario fargli una visita. + +Il povero provveditore era morto la sera innanzi. Un vecchio servo +malinconico apre l'uscio. + +--C'è il signor provveditore? + +Il vecchio servo, alzando gli occhi al cielo: + +--È passato a miglior vita! + +Lui: + +--Oh, non voglio disturbarlo.... + +E consegnando una cartolina di visita: + +--Cento di questi giorni! + + + + +I guitti. + + +Era il mese di luglio. + +A Frascati, un vasto cortile scoperto, a furia di carta dipinta, di +porte vecchie, d'assi tarlate e di stracci inverosimili, era stato +ridotto a teatro per uso di una compagnia di _guitti_, i quali, nella +giornata, per campare facevano qualche altro mestiere posticcio: il +_primo attor giovine_, per esempio, pestava pepe in una drogheria e il +_brillante_ s'ingegnava a raschiare i menti dei frascatani, in qualità +di aggiunto straordinario nella bottega del barbiere. + +Eppure, questi _guitti_, ogni sera, avevano un pubblico sceltissimo +davvero: un _parterre de têtes couronnées_ come la Rachel, un pubblico +straordinario, composto di belle signore, di ricche signore, di nobili +signore, di gentiluomini e di letterati, di banchieri e di bellimbusti +forti a quattrini e a vanità. Ci si andava con piacere, in quella +stamberga indescrivibile, e per più motivi: + +--Per passare un'oretta. + +--Per pigliare il fresco. + +--Per barattare quattro ciarle. + +Ma sopratutto ci si andava perchè.... la platea, con quei quattro +lampioncini a riverbero che parevano quattro cerini smarriti in una +foresta, era completamente e comodamente al buio. + +Si capisce! l'oscurità aveva il benefizio.... d'accrescere le +illusioni del palcoscenico. + +E, in verità, ce n'era bisogno. + +Una sera, si rappresentava _Napoleone I all'Isola d'Elba_. + +Napoleone I era vestito con una vecchia livrea di staffiere e un paio +di mutande incartocciate in un magnifico par di stivali di cartone +abilmente coperti di raso nero. Il grande imperatore teneva +costantemente la mano destra infilata nel panciotto e in fondo alla +schiena la mano sinistra, che stringeva un cannocchiale; un bel +cannocchiale da campo che restava sempre a quel punto retrospettivo, +per quanto durava l'azione, come se Napoleone I, al pari di Giano, +avesse avuto la straordinaria facoltà di vedere da ogni parte. + + * * * * * + +Una sera, al punto culminante dell'azione drammatica, Napoleone I, +seguìto dal generale, dal capitano, dall'aiutante--che formavano il +suo numeroso e brillante stato maggiore--passeggiava con grande +dignità sulla riva del mare. + +Una tela sporca di blu di Prussia, agitata da quattro monelli di +Frascati, che stavano sotto, doveva simulare, con rara illusione +ottica, le onde infuriate dell'oceano. + +Napoleone I, fedele alla sua parte, a un certo punto si volge +solennemente al suo stato maggiore e dice: + +--Non ho mai presenziato, in vita mia, una così terribile burrasca! + +Ma il mare di blu di Prussia, invece di agitarsi furiosamente, rimase +tranquillo come un lenzuolo che una lavandaia abbia sciorinato sul +greto del fiume. + +I quattro monelli, a cui non si dava che un soldo, mentre ne +pretendevano due, si sono dunque dichiarati in isciopero? + +Napoleone I comincia a stranirsi, ma, perchè il pubblico non rida, +s'affretta a soggiungere di testa sua: + +--Non v'illuda quell'apparente tranquillità.... ah! io conosco bene +questo perfido mare; a momenti avremo una burrasca come non se ne +videro mai in Europa. + +E intanto pesta forte un piede e dice sottovoce: + +--E fate le ondate grosse, birbaccioni! + +Una vocina acuta al disotto della tela grida: + +--Volete ondate da un soldo o da due soldi? + +--Da un soldo!--bisbiglia irritato Napoleone I e poi rivolgendosi più +solennemente ancora al suo stato maggiore: + +--I sintomi della burrasca già cominciano. + +Il generale, il capitano, l'aiutante fissano più che mai gli occhi +sulla tela, come assistessero a un esperimento chimico. + +La tela si muove appena. + +Allora, Napoleone I, con accento olimpico, grida: + +--Da due soldi! + +E subito, il mare si leva in burrasca tremenda, come non se ne vide +mai tra Scilla e Cariddi. + + * * * * * + +Intanto, l'azione prosegue e si arriva alla scena finale, alla scena +d'_effetto_, nella quale deve giungere un granatiere per invitare +Napoleone a tornare sul suolo francese. + +Ma l'attore che faceva il granatiere e che doveva giungere, notate +bene, inaspettato--per produrre il _colpo di scena_--è in ritardo, non +si sa perchè. + +Napoleone I, il generale, il capitano, l'aiutante hanno esaurito la +loro parte e guardano, inquieti, tra le quinte. + +Nessun indizio di granatiere. + +Allora, il grande imperatore, per non compromettere la situazione, si +volge verso il generale e, additando il mare, dice con accento +malinconico: + +--Questo mare mi ricorda il più bel giorno della mia vita. E a voi, +generale? + +Il generale, confuso, imbarazzato, risponde: + +--Anche a me, maestà. + +--E a voi, capitano? + +--Anche a me, maestà. + +Il pubblico comincia a ridere. Qualcuno, dalla platea, grida: + +--Anche a me! + +Il grande imperatore guarda tra due quinte e dice: + +--La solitudine è.... deserta. Eppure il cuore mi diceva che qualcuno +sarebbe venuto. Che ne dite, generale? + +Il generale, sopra pensiero, risponde: + +--Maestà, può essere che venga, forse, dalla parte opposta. + +--Avete ragione, generale!--conchiude l'Imperatore e riattraversa la +scena. + +Ma il granatiere non appare per niente. + + * * * * * + +In ultimo, Napoleone I si ferma di fronte al generale e gli dice: + +--Io mi ritiro: se arrivasse un granatiere, avvertitemi tosto. + +E con passo tragico va via. Lo stato maggiore resta lì, a guardarsi +uno con l'altro, come tanti scemi. Alla fine, il generale dice al +capitano: + +--Io mi ritiro; se arrivasse il granatiere, prevenitemi, per +avvertirne l'imperatore. + +E rientra fra le quinte anche lui. + +Il capitano, a sua volta, sfodera la spada e grida all'aiutante: + +--Il mio dovere mi chiama: se giunge il granatiere, avvisatemi subito. + +E via. + + * * * * * + +Il vero è che il granatiere tanto aspettato, briaco fradicio, senza +che nessuno ne sapesse niente, dormiva come una marmotta sotto il +palcoscenico. + +L'aiutante, pensoso, tra i mormorii e le risate del pubblico, +passeggia un po' su e giù, davanti alla buca del suggeritore, poi si +batte la fronte, come colpito da un'ispirazione, s'avvicina a una +quinta e grida: + +--Olà! corpo di guardia! presto un granatiere vada da sua maestà +l'imperatore.... passando per la via sotterranea. + +In questo mentre Napoleone I, che non ha afferrato simile trovata +d'ingegno, rientra in scena, seguito dal suo generale, e dice con +aspetto trionfale: + +--Il granatiere che aspettavo era di là e mi ha recato la notizia che +la Francia mi aspetta, la mia bella Francia!... + +L'aiutante, esterrefatto, si riavvicina alla quinta e grida: + +--Che il granatiere non si muova! oramai.... _la sua missione è +compiuta!_ + + + + +Celeste Spada in Barbosio. + + +Glielo dicevano tutti: + +--Non la sposare: non ti conviene: non è donna per te; e più giovane +assai e poi è troppo bella. Pasquale, non la sposare; se no, sarai.... + +E Pasquale Barbosio, incaponito: + +--Sarò! sarò.... quel che sarò! a ogni modo sarò sempre il marito +d'una bella donna. Se ne sposassi una brutta, sarei tradito lo stesso, +e mi resterebbe un canchero di moglie insopportabile. E poi, la +Celeste è così ingenua! + +--Ingenua! aspetta il giorno appresso e vedrai che razza d'ingenuità. + +Nulla valse a smuovere quel disgraziato e, un mese dopo, Pasquale +Barbosio, quarantenne e possidente, conduceva all'ara nuziale la +graziosa Celeste Spada, fragrante come un bottone di rosa, fiera de' +suoi occhi neri e dei suoi diciott'anni. + +La luna di miele fu breve ma dolcissima per Pasquale Barbosio. +Celestina era un angelo, secondo lui, e sopratutto aveva la passione +della casa e faceva ogni sforzo per parere un'eccellente massaia: per +ciò, Pasquale, gongolava spesso, nel vederla tanto assidua alle +faccende domestiche, ma in compenso aveva dei pranzi abominevoli, per +la ragione che Celeste, quand'era ragazza, non aveva mai messo piede +in cucina e non sapeva cuocere neppure un paio di ova al tegame. + +La sua inesperienza aumentava quando Pasquale ronzava per la cucina; +ella voleva far credere che s'intendeva di ogni cosa e dava ordini a +casaccio, al punto che la serva perdeva a dirittura la testa. + +--Maria:--diceva la padrona, con un fare di grande importanza:--avete +lavato l'insalata? + +--Signora no: non ho avuto tempo. + +--Io sola trovo tempo a tutto. + +Pasquale: + +--Sei un portento. + +--Laverò io l'insalata!... _datemi qua il sapone_. + + * * * * * + +Poi, Celeste si stancò di far la massaia: la cucina le sciupava le +mani: Pasquale si rannuvolò: allora lei diventò fastidiosa, bisbetica, +seccata e seccantissima. + +--Non sono mica la vostra serva. + +Maria, un'ignorantona di prima qualità, mandava tutto a male, +colazione e pranzo: Pasquale si sentiva offeso nel cuore e sopratutto +nello stomaco. Ma Celeste non si volle impicciare di nulla e chiamò la +madre, donna arcigna e strillona, a dirigere Maria con annessi e +connessi. Pasquale ne fu infelicissimo: quella suocera era +insopportabile, un vero demonio. + +Il povero Barbosio incontra un antico suo collega nella guardia +nazionale. + +--Sai! ho preso moglie. + +--Anch'io;--dice Pasquale. + +--Sei felice? + +--Lo sarei, se non fosse per la suocera.... Una suocera impossibile. + +--Tutti gli amici ammogliati si lagnano della suocera! + +--Ciò prova.... + +--Prova che siete una massa d'imbecilli, che non sapete fare. + +--E tu come hai fatto? + +--Ah! io non ho voluto nessuna suocera. + +--Ma che dici? + +--Niente di più semplice: ho sposato un'orfana. + + * * * * * + +Dopo cinque mesi di matrimonio, Celeste, arcistufa di Pasquale, +cercava distrazioni, frequentando assai la società e ricevendo in casa +molti amici d'ambo i sessi. Il più assiduo era un cugino, Rodolfo +Maggi, bel pezzo di giovanotto, con due baffi marziali e due occhi +birboni. Cominciò a far visite un giorno sì e l'altro no: poi tutti i +giorni; poi due volte al giorno. + +Pasquale masticava in silenzio la sua gelosia e aumentava di premure +intorno a Celeste, che non gli nascondeva una ripugnanza invincibile. + +Quando usciva, le diceva: + +--Me lo dai un bacio? + +--Con quella barbaccia ispida? perchè non porti soltanto i baffi? +guarda Rodolfo come sta meglio di te. + +Pasquale, per istrada, pensa di fare un'improvvisata alla moglie; +entra da un barbiere, e tagliata la barba, si fa appuntare i baffi, +come quelli di Rodolfo, tal quale. + +Torna a casa e suona. + +Sua moglie gli corre incontro, gli butta le braccia al collo e lo +copre di baci. + +--Ah, dunque, ti piaccio di più, coi baffi. + +--Dio mio!--esclama Celeste:--non t'avevo mica riconosciuto! + + * * * * * + +A lungo andare, Pasquale si persuase d'essere.... quello che gli amici +avevano vaticinato; ma soffriva in silenzio, per non farsi canzonare e +per paura di peggio. + +Pure, non potè a meno di fare uno sfogo con un amico intimo, +dicendogli: + +--Ah, caro mio, sono molto malcontento di mia moglie! + +--T'avrebbe fatto dei nuovi torti? + +--Oh, no! non lo soffrirei: ma.... sono sempre gli stessi che si +rinnovano. + + * * * * * + +Stanco delle amarezze continue, Pasquale stava lontano il più +possibile dal domicilio coniugale e, per distrarsi, si era dato alla +vita del circolo e del caffè, cercando le compagnie più scapigliate; +ma invece di spassarsi, non faceva che litigi continui, poichè gli +amici lo burlavano spietatamente sulle sue sventure coniugali; lui +s'inquietava, voleva fare il rogantino, ingiuriava i canzonatori, e +finiva sempre per pigliarsi qualche calcio e qualche schiaffo. + +Celeste lo seppe e cominciò a fargli delle scene, rimproverandolo di +buttar via quattrini e fare delle figuraccie. + +Una sera, mogio mogio, Pasquale entra in casa. + +--Dove sei stato tutto il santo giorno? + +--Alla.... biblioteca. + +La moglie, sospettosa, gira intorno a Pasquale e vede.... la forma +d'una suola di stivale sulle falde del soprabito. + +--Bugiardo! sei stato di nuovo _a divertirti_ coi tuoi amici! + + * * * * * + +Dio fu misericordioso. + +Visto Pasquale tra una suocera e una moglie di quel genere, gli mandò +una buona flussione di petto che, in capo a pochi giorni, lo sbrigò. + +Fece testamento e lasciò erede universale sua moglie, sotto condizione +di rimaritarsi al più presto. + +--Non voglio,--disse,--che continui a far chiasso col nome mio. + +Eppure, la signora Celeste continuò e continua a chiamarsi Barbosio, +poichè, passati appena quattro mesi, sposò il fratello di Pasquale, +uomo fresco, robusto e piacevole. + +Al banchetto di nozze, uno del testimoni vide appeso al muro un +ritratto di Pasquale, buon'anima, ch'egli non aveva conosciuto e +chiese alla sposa: + +--È di qualche suo parente, quel ritratto? + +--Sì--rispose Celeste, sospirando--è quello del.... mio povero +cognato. + + + + +Cocò. + + +La duchessa non voleva confessare che moriva di noia e invece andava +dicendo che aveva i suoi nervi, che so io!... l'emicrania. + +Il duca, almeno, sdraiato in un cantone, con un giornale che gli +copriva la faccia, si sfogava schiettamente in lunghi sbadigli, +socchiudendo gli occhi. + +Per essere alla fine d'agosto, era una giornataccia impossibile, con +rovescioni di pioggia che facevan paura, accompagnati da un ventaccio +uggioso, che non permetteva neppure di tener le finestre aperte. + +Andare allo stabilimento dei bagni, manco a pensarci. Già: non c'era +un'anima! + +Inoltre, nulla da leggere, tranne due o tre giornali insipidi e +infarciti di quei _fatti diversi_ che poi son sempre gli stessi. + +Oh, i nervi della duchessa! + +Il duca non represse abbastanza un nuovo sbadiglio, che sonoramente +echeggiò nel salone. + +--Eh, finiscila un po'!--gridò la duchessa infastidita:--non sai far +altro! + +--E che ho da fare?--gemette il duca, dal fondo della sua poltrona. + +--Potresti ben dire quattro parole, mi pare! + +--Su che? non saprei. + +--Su che, su che! si parla, ecco! + +--Eh, non son mica il pappagallo della baronessa, io! + +--Così tu lo fossi! è tanto carino!... Sa dire delle coserelle tanto +graziose! + +Nel suo impeto d'entusiasmo per il pappagallo, la duchessa appoggiò la +mano sul campanello a scatto e comparve tosto il domestico. + +--Giacomo, andate subito dalla baronessa Collis e pregatela di +mandarmi, per un'oretta, il suo _Cocò_. Badate a portarlo con tutte le +precauzioni possibili e presto: avete capito? + +Giacomo s'inchinò e sparì, con la faccia non di chi abbia ricevuto un +ordine, ma di un credente colpito dalla scomunica. Che idea! fargli +fare un'ora di strada, nel fango, con quel tempaccio, per portare un +pappagallo. + +La baronessa oppose qualche difficoltà, ma Giacomo fu insistentissimo, +per paura che la padrona lo avesse da rimandare una seconda volta: +tanto che il povero _Cocò_ fu messo nella gabbia, che venne coperta +con un panno qualunque e legata con uno spago, attorno attorno. + +--Ve lo raccomando!--gridò la baronessa con accento materno. + +--Non dubiti! + +Appena uscito dal villino, Giacomo sbatacchiò rabbiosamente la gabbia, +come faceva Renzo co' suoi capponi; al punto che l'infelice _Cocò_, +sparnazzando le ali, suppose fosse il finimondo e rimase in guardia e +sopratutto in ascolto. + +Tutte le volte che scivolava in una fangaia e metteva il piede entro +le pozze d'acqua, Giacomo bestemmiava come un turco e mandava un sacco +d'accidenti all'illustrissima signora duchessa, che per un uccellaccio +d'inferno faceva infradiciare un cristiano a quel modo con un tempo +simile. + +_Cocò_ ascoltava. + +Giunto presso il palazzo, Giacomo fece sforzi enormi per cambiare la +sua fisonomia scombuiata con quella impassibile e corretta di un servo +fedele; si pulì ben bene gli stivali sullo stuoino, indi entrò +solennemente nel salone dicendo: + +--Signora duchessa, ecco il pappagallo. + +Tosto ella fece uscire _Cocò_ dalla sua prigione, accogliendolo con un +mondo di carezze e di moinerie, che il pennuto accettava con un grave +dimenare della sua testa intelligente e bonaria. + +--Come sta la tua padrona, _Cocò_ bello? dimmi qualche cosa, _Cocò_ +bello! + +E _Cocò_ dopo un momento di aspettativa e di silenzio: + +--Son diventato peggio d'una pozzanghera, e tutto per quella vecchia +strega di duchessa! accid.... + +--Ma che dici, _Cocò_? + +E _Cocò_ dopo una nuova pausa: + +--Che il diavolo si porti via la duchessa col suo grugno tinto! Guarda +mo' se c'è umanità a mandare un povero servitore per un pappagallo. E +che ne fa del pappagallo quella brutta birbona? Non le basta quel +cornutaccio di suo marito? + +La duchessa, verdognola, sonando il campanello: + +--Portate via _Cocò_! + + + + +Il signor Quiproquo. + + +La scena è allo stabilimento Pancaldi. A destra, _caffè buffet_, con +tenda e tavolini di fuori. Sopra venti persone, in media due pigliano +il caffè caldo; e gli altri.... pigliano il fresco. Una donnina +dall'abito vistoso e dallo sguardo equivoco, mangia tutta sola a un +tavolino separato, servita da quattro camerieri, che le dicono delle +freddure prese a prestito dalle conversazioni dei giocatori di +biliardo. + +A sinistra: sala da ballo, con tre canottieri che dormono sopra i +sofà. Nel centro il _bureau_ per gli abbonamenti e la vendita dei +biglietti, con diramazioni laterali di casotti di tela per i bagnanti. + +Gruppi di signore qua e là, sopra sedie impagliate e spagliate, di +costruzione solida, medievale, resistenti all'influenza corrosiva del +mare. + +Gruppi di silenziosi e accaniti divoratori di giornali. Gruppi di +fumatori, dediti alla coltura dello sbadiglio. Sciami di bimbi e di +bimbe, tutte creatura belle come tanti angioletti, creature +sorridenti, deliziose, noiosissime, insopportabili. Esse non fanno che +divertirsi nell'innocenza dei loro giocarelli, facendovi arrivare un +pallone sul cappello, una trottola sopra uno stinco, un manico di pala +sopra un gomito, una canna da pesca dentro un occhio. Tutto ciò con +l'incoraggiamento dei padri che, segretamente, eccitano la tenera e +inconscia prole contro la categoria degli scapoli. Atroce e +scellerata, ma legittima vendetta! + +Il cavaliere Ascanio Cacace, con le mani incrociate sull'osso sacro, +passeggia pian piano, attraverso i crocchi, fumando una sigaretta +_high-life_, e fermandosi, ogni tanto, per fare quattro ciarle con le +sue nuove conoscenze. + +Il cavaliere Cacace è un proprietario piacentino, futuro candidato +alle elezioni generali, avendo egli il maggior titolo per aspirare +alla candidatura: l'età prescritta dalla legge. + +La sera avanti, un suo amico, che conosce tutti, lo ha presentato a +una cinquantina di persone, tutte più o meno titolate, e il cavaliere +Cacace, da venti ore, fa esercizi straordinari di Mnemotecnica, per +non cascare in equivoci tra le sue nuove conoscenze. + +Il cavaliere s'avvicina a un uomo grassoccio, gli stende la mano e gli +dice: + +--Ha fatto il suo bagno, barone? + +--No,--risponde l'altro con una cert'aria di sorpresa. + +--La baronessa è rimasta all'albergo? + +--Scusi: quale baronessa? + +--Sua moglie. + +--Le dirò.... mia moglie fa la modista e io sono il segretario dello +stabilimento. + +--_Pardon!_--balbetta il cavaliere Cacace e retrocede inorridito. + +--Badi,--gli grida una signora piuttosto pingue e provocante. + +Il cavaliere si ferma e si vede passare tra le gambe un birichino di +quattro anni che insegue un cerchio di legno. Dal bambino il cavaliere +crede riconoscere la mamma, si inchina con fare galante e le dice: + +--Quanti ne ha, di questi angioletti? Come le somiglia! + +La signora si fa rossa, volta la testa dalla parte opposta e si mette +a ciarlare sottovoce con un'amica, con frequenti scoppi di risa. + +Il cavaliere, per uscire d'impaccio: + +--Come si chiama quel caro bambino? + +--Le dirò: quel bambino non è mio. + +--Oh! guarda un po'! mi pareva tutto suo figlio; si somigliano in un +modo strano: già i bambini belli si somigliano tutti. + +Le due signore ridono. + +Un uomo barbuto, alzando gli occhi dal giornale, dice secco al +cavaliere: + +--Scusi, sa; ma mia sorella non è maritata e non ha figli. + +--_Pardon!_--borbotta il cavaliere,--è un equivoco: avevo preso la +signorina per la contessa.... la contessa.... (_grattandosi la fronte +e afferrando il primo nome che si ricorda_) la contessa Pampaloni. + +Le signore, ridendo: + +--Il figlio più piccino della contessa.... ha quarantadue anni. + +Il cavaliere Cacace saluta e s'allontana. + +--Questa volta poi non mi sbaglio!--esclama il cavaliere, scorgendo un +giovanotto magro, con la caramella nell'occhio, una giacca di flanella +bianca, e un piccolo _panama_ inclinato sull'orecchio,--questo è il +direttore del _Maroso_, quel mattacchione, che iersera mi ha detto +tante freddure (_correndogli incontro e stringendogli teneramente la +mano_): Come va, caro direttore? + +--Vengo a prendere un bagno di mare, dopo averne preso uno di +inchiostro, che io chiamo il mio bagno.... pennale. + +--Ah! ah! graziosa, bellissima; quante ce ne ha? ma come fa? dove le +va a scavare? Ho letto il suo foglio di stamattina: creda, è una +bellezza. Ho visto con piacere che la faccenda d'Egitto sta per +aggiustarsi. Purchè li lascino liberi di fare a modo loro! Ah, gli +inglesi rendono grandi servigi alla società. + +--Ma che dice? gl'inglesi non hanno fatto che atti di prepotenza, di +barbarie.... + +--In realtà la penso anch'io così: ma che vuole? quel brigante d'Araby +pascià.... fortuna che ora la Turchia lo dichiarerà ribelle; io lo +manderei sulla forca. + +--Chi? Araby? ma se è il Garibaldi dell'Egitto! se è il rivendicatore +dei diritti di un popolo! un prode, un eroe! + +--Difatti, ha i suoi lati buoni.... buonissimi!... C'è nessuna novità? +nessun dispaccio? + +--Ah! sì: c'è una grande novità: gli inglesi hanno operato uno sbarco +sulle rive dei.... Balkani. + +Il cavaliere, con accento profetico: + +--Io l'avevo sempre detto che sarebbe finita così! + +Il direttore del _Maroso_ s'affretta a piantarlo, dicendo: + +--Scusi, sono chiamato al telefono. + +Il cavaliere dà un'occhiata in giro, poi s'avvicina a un signore calvo +e panciuto, immerso nella lettura di un giornale. Il cavaliere siede +accanto a lui e gli dice: + +--Che cosa legge di bello? + +--Leggo il _Gaulois_. + +--È un foglio interessante: che ci ha di curioso? + +--C'è il processo dell'attrice Minelli, contro il Damala, il marito di +Sara Bernhardt. + +--Un processo? + +--Sicuro! La Minelli dice che ha dato spesso quattrini a Damala, che +ha pagato conti del cappellaio, del sarto, del trattore, persino della +lavandaia. Gli ha pagato anche il maestro di recitazione. Ora, poichè +l'amante suo è marito di un'altra, vuole essere rimborsata e domanda +35 mila lire. + +--Bella figura per il signor Damala. Già, questi greci.... + +--Che vorrebbe dire?--gli chiede il vecchio signore, con voce molto +risentita.--Anch'io sono greco (_scaldandosi_) son di Corfù. + +Il cavaliere, interdetto: + +--Ma lei.... + +--Lei, che cosa? + +--Lei è un greco.... antico. + +--E lei mi pare uno sciocco moderno. + +Voltate le spalle, il vecchio signore si risprofonda nella lettura del +_Gaulois_. + +Il cavaliere pensa un poco, fa una crollatina di spalle, s'alza e +riaccende la sigaretta. Indi, con fare noiato, va a sedere a un +tavolino del caffè, accavalla una gamba sull'altra, e domanda del +_cognac_ con ghiaccio. + +Mentre aspetta, è colpito dalle maniere, assai disinvolte, della +signora che pranza sola. + +Il cameriere porta il _cognac_, e il cavaliere dice, strizzando +l'occhio: + +--Conosci quella signora? + +--Sì, signore. + +--Molto? + +--Moltissimo. + +--Senti: vai a dirle che sarei veramente felice di pagarle da pranzo e +da cena. + +--Ma lei è matto; per chi l'ha presa? quella signora è.... mia +sorella. + +Il cavaliere butta mezza lira sul vassoio e scappa. + +Al cancello dello Stabilimento, un giovane serio, posato, d'aspetto +signorile, ferma il cavaliere. + +--Dove corre, con tanta furia? + +--Mi lasci stare, oggi è la giornata delle disgrazie. + +--Che le è successo? + +--Un'infinità di equivoci. Non sono ancora pratico dei luoghi, nè +della società, e mi ci confondo. Si figuri, che per la prima cosa ho +scambiato una bella e graziosa signora, per quella vecchia mummia, che +è la contessa Pampaloni.... + +--Mia madre! + + + + +Il deputato in vacanza + +(Sfogo intimo epistolare). + + + Urbicaro, 26 marzo 19.... + + _Felicetta mia cara!_ + +Ieri, due lettere. Questa mattina tre dispacci per domandarmi una +risposta. Grazie di tanta premura; grazie di tanto affetto. Ma io ti +consiglio, come marito, e come padre (forse) di famiglia, di +restringere la tua espansività nei limiti dei francobolli postali. +Quando l'affezione di una moglie degenera in dispaccio, la moglie +stessa diventa molto cara, e ogni semplice espressione acquista un +valore effettivo e decimale, che potrebbe turbare l'economia +domestica. Rifletti, mia cara, che una frase abituale come questa: _io +ti voglio tanto e tanto bene_, costa non meno di una lira. Un amore +ardente come il tuo, lasciamelo dire, consumerebbe tesori. Noi non +siamo abbastanza milionari. + +Vedi: nel caso che tu mi voglia assolutamente telegrafare che mi vuoi +bene, potresti usare il nome d'un illustre capitano di guerra: +Bentivoglio. Questo nome storico non costa che un soldo e pure, in +grazia sua, mi comunicheresti tanto amore per novanta e più centesimi. + +I tuoi rimproveri per il mio silenzio,--cara Felicetta,--sono +lusinghieri per me, non dico di no, ma sento di non meritarli. + +Non ho scritto perchè non ho avuto, credi, un minuto di tempo. +Davvero, sai! + +Per darti un'idea della vita che fo, ecco in qual modo ho impiegato la +mia giornata: + +ORE 4 ANTIMERIDIANE.--Vengo svegliato dalla serva delle _Tre corone_, +la quale mi dice che sono atteso nel cortile dal sindaco di Gallossio. +Bestemmio Gallossio e le sue tremilaquattrocento anime (sono tutti +animali a Gallossio), mi vesto in fretta e scendo stropicciandomi gli +occhi. Fo un sacco di gentilezze al signor sindaco, omaccione il quale +puzza di stalla che appesta. Egli mi dice essere necessario che vada a +far colazione dall'arciprete di Gallossio, che dispone di 300 voti. + +Partenza per Gallossio. C'è un'ora di salita in montagna; strada +comunale obbligatoria e infame, che percorriamo dentro un _omnibus_ +tutto sgangherato, che con le sue scosse mi fa galleggiare lo stomaco. +Il sindaco di Gallossio mi parla di focatico, di sovrimposta e mi +sputa in faccia. A momenti lo strozzo. Siamo alle prime case del +comune, e una salva di quaranta mortaretti spaventa i cavalli. Non è +per paura, ma preferisco andare a piedi. L'arciprete ci aspetta sulla +piazza, in mezzo a uno sciame di monelli cenciosi e di consiglieri +comunali, che paiono assassini di strada. Distribuisco un centinaio di +strette di mano con sorrisi analoghi. L'arciprete mi fa visitare la +parrocchia e pretende che sia una costruzione del 1200. Finalmente si +va in tavola. Mi fanno mangiare sei piatti, uno più osceno dell'altro. +L'arciprete mi costringe a bere otto qualità di vino fabbricato da +lui, credo, nel mortaio. Dico, per pura cortesia, che il vino è +squisito, e lo scellerato s'affretta a propinarmene una seconda dose. + +Poi faccio un brindisi-discorso-politico-religioso e comunale, nel +quale cito persino la fede tradizionale degli avi nostri. L'arciprete +che ha strabevuto, vuole baciarmi a ogni costo. Lo dispenserei tanto +volentieri perchè c'è non poco tabacco nella sua tenerezza. + +Mi portano a vedere le scuole comunali, dove fo un discorso sopra +questo tema: _La battaglia di Waterloo fu vinta sulle panche delle +scuole_. Prometto una croce di cavaliere al segretario comunale, +perchè tutti i miei competitori hanno fatto altrettanto. L'_omnibus_, +guidato dal vetturino briaco, mi porta a Urbicaro. + +ORE 10 ANTIMERIDIANE.--Mentre mi cambio la camicia, ricevo una +deputazione di becchini municipali. Essi deplorano la povertà della +mercede, e la scarsità di lavoro. Prometto di far aumentare e l'una e +l'altro. + +Arriva il direttore della _Pulce_, brutto stortaccio maligno, che +viene a collocare due azioni del suo giornale che non esce mai. + +Sono atteso al _Comitato di sorveglianza elettorale_ dove si pretende +ch'io deva esporre le mie idee. + +Perdo mezz'ora per aspettare il barbiere. Il quale, finalmente, arriva +senza ch'io gli possa fare il più piccolo rimprovero. Egli è +vice-presidente della _Società di mutuo soccorso_ e membro del +_Sottocomitato per l'educazione del popolo_. Si vede che ce l'ha data +tutta al popolo perchè lui non ce ne ha più. + +ORE 11 ANTIMERIDIANE.--Eccomi davanti al _Comitato di sorveglianza +elettorale_, in mezzo a quattro idioti che compongono il banco della +presidenza. Fumano e ciarlano tutti con un baccano da stordire. Il +segretario, con vocina da contralto, legge il verbale della seduta +precedente. Indi il presidente dice: _Ho l'onore di presentare a +quest'assemblea il commendator Gian Maria Cortopassi, nostro +deputato, la quale sta per dirci come intende propugnare i vostri +principî che vi raccomando il silenzio, per cui signor commendatore +tocca a lei_. + +Per la decimaquinta volta espongo le mie idee, che, non fo per dire, +sono sempre le stesse, meno qualcuna che, a furia d'esporre, non +ricordo più. + +Una bestia d'elettore m'interrompe sul meglio, per domandarmi quali +sono le mie idee intorno ai centesimi addizionali. Io, che non ho mai +avuto la più piccola idea in proposito, rispondo con la massima +sfrontatezza: _Le mie idee? le mie idee.... sono le vostre_. +L'assemblea, per la prima volta da che parlo, applaude freneticamente. + +Profitto di questo effimero entusiasmo per così conchiudere il mio +discorso: _Salute a te, o generosa e vetusta città di Urbicaro; culla +di tanti splendidi ingegni! S'io non ebbi la fortuna d'aprire gli +occhi alla luce nelle tue storiche mura, almeno mi sia concesso +l'onore di respirare fra i tuoi gloriosi ricordi, e di chiamare i +patriottici urbicarini col dolce nome di fratelli_. L'uditorio si +mette a ridere. Che il mio grande elettore mi abbia ingannato? Che +questi cretini abbiano dello spirito? Mi sento depresso. + +ORA 1 POMERIDIANA.--Sono costretto a fare una seconda colazione, in +casa del dottor cavaliere Mignattelli, che mi legge un suo trattato +botanico sulle _Orchidee_. + +Sono obbligato a fare la corte alla moglie, che è brutta e civetta e, +nel tempo stesso, a nascondere le mie finte premure perchè lui è più +geloso d'un turco. Non ho mai sofferto tanto, nemmeno al fianco +dell'arciprete di Gallossio. La moglie del dottore non parla che delle +pietanze, dicendo che è stata lei, personalmente, davanti i fornelli +tutta la mattina. Il marito resta ferocemente in mezzo alle +_Orchidee_. + +Un nipote del dottore, alle frutta, legge alcuni distici latini +dedicati a me. Sono condannato a lasciar credere che io conosco il +latino. Il dottore è incantato di questa mia erudizione e non mi parla +più che in latino, per cui sono ridotto a rispondere con monosillabi +gutturali che non hanno niente di umano. + +ORE 2 POMERIDIANE.--Il dottore mi parla in greco antico e in greco +moderno. Che i miei nemici politici lo abbiano pagato per farmi +impazzire? + +ORE 3 POMERIDIANE.--Nella sala dei _Reduci dalle patrie battaglie_. Un +guercio, ma glorioso avanzo di Bezzecca, mi domanda: _E quante +campagne ha lei?_ Arrossisco alquanto e rispondo: _Due_. Dovrei +soggiungere che sono coperto d'ipoteche. Ancora un discorso su questo +tema: _Le tradizioni della rivoluzione italiana_. In qual pelago mi +sono mai cacciato! + +ORE 4 POMERIDIANE.--Sono ancora al 1848. + +ORE 5 POMERIDIANE.--Parlo della convenzione di settembre. + +ORE 6 POMERIDIANE.--Entro per Porta Pia e riesco a consolidare +l'edificio nazionale. + +ORE 7 POMERIDIANE.--Banchetto amichevole in casa del presidente della +_Società filarmonica_. Ha invitato lui, ma pago io. La roba esce dalle +cucine delle _Tre corone_. Ogni piatto è più cattivo dell'altro. I +convitati bisbigliano. Il presidente della _Filarmonica_ si mangia i +baffi e mi dà occhiate di traverso. Ogni tanto mi dice con accento +canzonatorio: _Perdoni, sa; capisco che, in casa sua, si mangerà molto +meglio; ma io tratto gli amici alla buona_. Il vino è acido, il manzo +è scotto. Il pranzo è una birbonata. Il cuoco delle _Tre corone_ mi fa +perdere, almeno, cento voti. + +Arrischio un discorso su questa massima politica: _I popoli hanno il +governo che si meritano_. Riflessioni d'un elettore, a chiara e +intelligibile voce: _Questo pranzo, perdio, non ce l'avevamo +meritato_. + +ORE 9 POMERIDIANE.--Concerto vocale e istrumentale presso la +direttrice degli Asili Infantili. Tre _Caste dive_; un _Eri tu che +macchiavi_; due _Vieni meco_; quattro _Vorrei morir_.... Eh, se non +dipendesse che da me! Dio del cielo, ancora una _Casta diva_. Eppure +non siamo mica nelle scuole.... normali! + +ORE 11 POMERIDIANE.--Ritorno all'Albergo, tra due fiaccole e quaranta +birbaccioni che non conosco. Fo dar da bere a tutti. Arriva un +concertino di quattro strumenti a fiato e suona: _Sento una forza +indomita_. Ricevo una deputazione di falegnami, ai quali prometto un +cantiere. Essi continuano a esporre i loro lamenti. Ne prometto due. +Ancora! Se mi lasciassero andare a letto, ne prometterei tre. + +MEZZANOTTE.--Eccomi solo. La natura ha orrore del vôto. Provo, +credimi, lo stesso orrore per i votanti. + +Vorrei essere elettore a mia volta per vendicarmi su qualche +candidato. Domani mattina, alle 6 e un quarto, devo partire per la +frazione di Cinquecelle. Due ore sopra il somaro! e tu mi fai, per +lettera e per dispaccio, delle scene di gelosia.... Ma dove, dove ho +io, dunque, il tempo necessario per tradirti? Ho giurato d'esserti +fedele fino alla morte e manterrò la fede giurata. Non dubitare: +conosco bene la differenza che passa tra la fede matrimoniale e la +fede politica. + +Del resto, tu sai bene che sono costante anche in politica. Quando +m'hai accordato la tua destra, io sono passato a sinistra, e sono +oramai cinque mesi e mezzo che professo le medesime opinioni. E credi, +è la professione più faticosa di tutte. + + _Il tuo_ + + GIAN MARIA. + + + + +Terzetto. + + +Pioveva. E quando dico pioveva, intendo significare che pioveva da +sette giorni e sette notti. Nel circondario di M.... non piove mai +meno di venti giorni. È una delle consuetudini più inveterate della +città di M...., città che fu fondata forse dagli etruschi. + +Pioveva. Un tempaccio cane, che avrebbe messo l'uggia in corpo a un +pagliericcio elastico. I nervi dei cittadini di M.... erano tesi a un +modo, che Paganini avrebbe potuto eseguire una variazione sugli +stinchi dell'ultimo tra i conservatori d'ipoteche. + +Non erano che le sei di sera, ma per le vie non c'era anima viva, +tranne i bruciatai, che, immobili e fuligginosi, sotto sdruscite +tettoie di tela quasi incerata, abbellivano le cantonate delle piazze +e delle vie. La città di M.... ha dei bruciatai come le prime capitali +d'Europa. + +Tre persone stavano raccolte nello studio del pittore Raffaello +Marchetti. + +Lui, Marchetti, quasi giovane e quasi biondo; pieno d'ingegno, di +speranze, di zii facoltosi: romantico a tavola; seguace del realismo +davanti al cavalletto; fortunato con tutte le donne più geroglifiche +del mandamento; senza condanne criminali sulla coscienza; senza debiti +cancrenosi, e sopratutto nemico irreconciliabile dei solini finti. +Quando vi dico.... un pittore fenomenale! + +Il secondo, era l'avvocato Ludovico Bianchini: nome conosciutissimo +nel foro; nome che ha sempre fatto una magnifica figura in tutti i +processi celebri e in tutte le cambiali protestate. Trent'anni d'età, +trenta denti in bocca, trenta capelli sul cranio. Non uno di più. Le +sue difese, a effetto negativo, avevano il nobile scopo di liberare la +società dai malviventi. Le sue tasche erano piene di paradossi, con i +quali dava, di quando in quando, qualche acconto filosofico ai +creditori impazienti. Professava per l'amicizia e per i sigari degli +amici un culto speciale. + +Vi presento il mio terzo, come nelle sciarade: il signor Aristide +Moreni, uomo spregiudicato, possessore di calli e di latifondi, +elettore, libertino, giurato, tormentatore di pianoforti, freddurista, +libero pensatore. Un uomo insopportabile, dilettante di fotografia. +Ogni _negativa_ di più rappresentava un amico di meno; tra lui e i +suoi conoscenti c'era un abisso di nitrato, un torrente d'odio e di +collodio. + +Perchè mai la divina provvidenza aveva riunito, nello studio +Marchetti, quei tre esseri di un temperamento e, sto per dire, d'un +sesso così diverso? Mistero. + +Questo è positivo: che pioveva, che avevano pranzato assai bene tutti +e tre e che ora fumavano un sigaro, sorbendo, negli intermezzi, il +migliore tra i succedanei della cicoria: il caffè. + +Un'allegra fiammata crepitava nel caminetto. + +Raffaello, sdraiato sopra un mobile ermafrodita, tra l'ottomana e il +sofà, incrociò una gamba sull'altra, sospirò, col mignolo scosse la +cenere del sigaro, socchiuse gli occhi, fece fremere, sotto un soffio +sarcastico, la membrana pituitaria, e cincischiò tra i denti: + +--C'è una cosa stupida molto: la pioggia. C'è qualche cosa di più +stupido ancora: l'inventore della pioggia. Non potete figurarvi, +neanche per sogno, che cosa mi faccia perdere questa giornataccia +d'inferno! + +--La pioggia e le pandette sono pur troppo necessarie +all'umanità!--esclamò Bianchini, con accento cretino e sentenzioso. + +--Io non capisco le pandette;--arrischiò Moreni;--preferirei le +pan....scritte, sopratutto il pan....forte, magari il pan-slavismo. +L'umidità è un controsenso; essa è seccante! + +Marchetti tollerò il bisticcio, con la rassegnazione d'un martire +cristiano. Raccolto in sè stesso, aspirò parecchie boccate di fumo, +indi riprese: + +--Ragazzi miei, se sapeste! + +--L'uomo che non sa, è felice. + +--Oh, tu.... sei felicissimo! + +--T'inganni: pur troppo ho studiato: ho studiato al punto che arrivo a +distinguere uno stivalino di donna da un principio di diritto +costituzionale. + +--Uno stivalino! + +--Andiamo, Raffaello;--saltò su a dire il Moreni;--cava fuori il tuo +mistero e vediamo, se ci riesce, di cacciar la noia. + +--La noia è un elemento sociale.... Vuoi forse ch'io ti fumi un +sigaro? + +--Fai pure. Davvero, c'è qualche cosa di misterioso in ciò che mi +succede. Ve lo racconto, a patto che non mi prendiate in giro. + +--Ti pare! + +--E che non lo ridiciate a nessuno. + +--Neanche in tutta confidenza? + +--Meno che mai. Ascoltate. Due mesi addietro.... + +--Una storia troppo vecchia. + +--Non tanto come i tuoi epigrammi. Dicevo dunque che due mesi fa, una +bella sera, mi trovavo al teatro. + +--Ho già capito. C'era _lei_, nel suo palco; tu l'hai magnetizzata col +binocolo; ella t'ha sorriso; vi siete visti fuori.... + +--Hai capito un corno, abbi pazienza. + +--Lascialo dire. + +--Ero dunque al teatro. Si rappresentava non importa che; non l'ho mai +saputo. Ero distrattissimo. Due giorni prima l'avevo rotta con Delia e +capirete bene!... avevo ben altro per la testa che lo spettacolo. +M'annoiavo, da uomo educato, pisolando a occhi aperti. Fantasticavo. +M'ero sdraiato per bene nello scanno. Avevo meco il mio fido bastone +che, in mancanza di figli, sarà il sostegno della mia vecchiaia. +Reggevo il capo colla destra, mentre il bastone mi faceva da gruccia +sotto l'ascella. A un tratto, sento che un corpo duro, ma delicato +come un tentacolo, aveva urtato l'estremità inferiore del bastone +della mia vecchiaia. Era la punta d'uno stivalino. Su questo, non +c'era dubbio di sorta. Do una sbirciata con la coda dell'occhio, e di +stivalini ne scorgo due. Uno maschio, l'altro femmina. L'amor proprio +m'induce ad attribuire allo stivalino femmina quell'atto +confidenziale. Facendo finta di nulla, proseguo a sbirciare lo +stivalino sospetto. A un tratto, lo vedo fremere, arcuarsi, agitare +impercettibilmente la punta e vibrare un secondo colpetto nervoso +contro il sostegno dei miei giorni cadenti. "Sarà un caso!" suggerì la +mia innata modestia. "È un caso pensato", bisbigliò il mio amor +proprio. Attesi un altro minuto. Nuovi fremiti, nuova agitazione, +nuovo colpetto. Non c'era più dubbio; quelle gentili pedate per di +dietro erano al mio indirizzo. Mi venivano rispettosamente comunicate, +in via gerarchica, pel tramite del bastone della mia vecchiaia. +Esaminai con maggiore diligenza lo stivalino. Era uno stivalino +aristocratico dal tacco alto, provocante. Un tacco che meritava un +blasone. Lo stivaletto disegnava, come un guanto, un piedino +irrequieto, capriccioso. Non era cinese, che Dio ce ne guardi. Io +esecro i piedi cinesi. Era un piedino italiano, elegante, nervoso, +pieno di reticenze, di sottintesi. Mentre lo stavo esaminando, quel +piccolo e interessante personaggio si avvicinò, facendo sembiante di +nulla, al mio bastone, e vi s'appoggiò, con delicata pressione, colla +squisita disinvoltura d'una marchesa che metta il braccio sotto quello +del cavaliere in una festa da ballo. Era un piedino sapiente; ve lo +dico io. + +--Ti consiglio di scorciare con garbo questo tuo lirismo pedestre. + +--Sta zitto! In quel piede c'era tutto un poema. Una corrente di +fluido magnetico percorse il bastone e mi serpeggiò per le vene, +sottile, sottile.... + +--Come un bicchierino di _cognac_. + +--Che bestia! Scusa, sai! Quel piede mi faceva provare sensazioni +strane, voluttuose. Gli accordi dei violini mi giungevano agli orecchi +come un debole, indistinto ronzìo. Il mio spirito vagava Dio sa dove. +In quel momento dovevo avere (metterei la mano sul fuoco!) una faccia +da idiota. La punta del piedino continuava a vellicare, a stuzzicare +il bastone, conduttore del fluido. Quella era la musica!... A un +tratto l'altra, la musica apocrifa, assurda, si arrestò bruscamente. +Mi scossi di soprassalto. L'atto dell'opera era finito. Il piedino +aveva operato una ritirata precipitosa. L'incantesimo era rotto, il +fluido non correva più. + +--Fatalità! + +--Allora soltanto mi balenò l'idea di guardare in faccia la +proprietaria legittima di quella pila voltaica, di quella bottiglia di +Leyda. + +--M'aspetto la catastrofe. Era una vecchia? + +--Ma che! era una giovane. + +--Brutta? + +--Bellissima! + +--Un angelo? + +--Forse. + +--Colle ali.... ai piedi!--e Moreni rise da solo come tre stupidi +insieme. + +--Era una donnina sui trent'anni, dalla carnagione perlata, dagli +occhi profondi, fantasiosi, dai capelli neri che ombreggiavano la +fronte con una cascatella di riccioli.... + +--Fa il piacere, di' ch'era una bella donna e che la sia finita. + +--Bella donna, non basta. Voglio farvi capire ch'ella era affascinante +a dirittura. Un bocchino, disegnato da Greuze, abbozzava sorrisetti +indefinibili pieni di malizia e d'ingenuità. Una vita da vespa, da +stringerla così: in una mano. E guanti a dieci bottoni, notate bene, +guanti a dieci bottoni! + +--I bottoni,--borbottò Aristide,--sono una prova apodittica +dell'esistenza dell'anima. + +--I nostri sguardi s'incrociarono.... Vi risparmio il resto. Finito lo +spettacolo, m'avviai per uscire. Ella mi stava dietro.... sentivo il +suo alito profumato.... _sentivo_ il suo sguardo; proprio così. +Ritengo che il miglior modo di seguire una persona sia quello di +precederla. Non si dà nell'occhio. Giunto nell'atrio, diedi una +sbirciata indietro. Ella era scomparsa; era sgusciata non so dove. +Figuratevi la mia disperazione! + +--Ce la figuriamo; tira via. + +--Passarono tre giorni. + +--Tre anni? + +--Tre secoli! Finalmente, un giorno, mentre passeggiavo per i giardini +pubblici, m'imbattei nella bella sconosciuta. Era lontana venti passi +da me. Ne avevo subito riconosciuto il piedino, quel piedino che m'era +rimasto fotografato sul cuore. + +--Oh, decadenza della fotografia! + +--Anche lei m'aveva ravvisato, e mi guardava di traverso; mi faceva +l'occhio di triglia, sorridendomi, al di sopra della spalla. E sempre +con quel sorriso.... + +--Già ce l'hai dipinto; vai pure avanti. + +--Tanto per darmi un po' di contegno, cavai di tasca un giornale. +C'era un discorso di Gambetta; sei colonne di stampa minuta, minuta, +me ne ricorderò finch'io viva. Ella si mosse lentamente e io dietro, +fingendo di leggicchiare il discorso di Gambetta. Me lo perdoni +l'illustre e compianto capo della maggioranza francese! Passo passo +giungemmo in una viottola solitaria. Subivo una bizzarra +allucinazione. I miei occhi s'erano smarriti tra le colonne del +giornale.... tra una frase e l'altra del tribuno scorgevo un bastone e +un piedino, un piedino e un bastone, un esercito di bastoni, un +esercito di piedini.... Assorto in quella visione, non m'ero avvisto +che la bella incognita s'era fermata e mi guardava sorridendo. Fui a +un pelo di calpestarle lo strascico. Mi feci rosso come un gambero e +borbottai non so che. Anch'ella arrossì. + +--Perdinci! + +--Sì, amici miei, ella arrossì e abbassò le ciglia.... + +--Lunghe e vellutate? + +--Si sottintende. Il suo contegno era graziosamente impacciato; il +mio, ridicolo a dirittura. Indovinate un po' come feci a cavarmela! + +--Con un madrigale? + +--Che! tutt'altro. Con un disgraziato e prosaico: _Come sta?_ a cui +rispose uno scroscio di risa. + +--Sfido! + +--Le son cose che non sì dicono neanche a una suocera. + +--Eppure è così. A ogni modo, mi feci un coraggio da Quinto Curzio e +presi una risoluzione: risi anch'io. + +--E in tanto riso? + +--La signora non desiderava di meglio che darmi piena e intera +assoluzione. + +--Coll'_indulgenza_? + +--Con molta indulgenza. Ci separammo, con una stretta di mano, che +valeva tutte le sei colonne del discorso di Gambetta. + +--Che scena commovente! + +--Un vero idillio. + +--Raffaello, ti regalerò una zampogna. + +--Aspettate. Non siamo che al principio.... + +--Della fine? + +--Precisamente. L'indomani ero qui, nello studio, sdraiato come +adesso, affumicando il tempo, a furia di sigari, per affrettare l'ora +della passeggiata. Tutto in un momento odo un fruscìo di seta, su per +le scale, e due colpetti all'uscio.... + +--Era lei? + +--Era lei. Potete figurarvi.... + +--Ci figuriamo, ci figuriamo!--borbottò Aristide, strozzando in fasce +uno sbadiglio. + +--Ella entra, tutta tremante, come una cervetta spaurita; chiudo +l'uscio e casca nelle mie braccia. + +--L'uscio? + +--Lei. Questa volta non le domando come sta, ma le appiccico un bel +bacio sui ricci d'ebano e rincaro la dose, fino.... a guarigione +completa. Trascorso un minuto, ella, con le sue manine affusolate, si +stropiccia gli occhi ed esclama: _Sogno, o son desta?_ + +L'avvocato Ludovico Bianchini si scosse di soprassalto. + +--_È una realtà, bella come un sogno!_--io le dissi, con accento +patetico. Successe una pausa. Indi la bella incognita si ristropicciò +gli occhi, e ripetè, con un'intonazione differente: + +--_Ma, sogno, o son desta?_ + +L'avvocato Ludovico Bianchini si agitò sulla sedia, coi segni dello +stupore più manifesto. + +--Con tutti quei sogni,--proseguì Raffaello,--ero lì lì per cavarci i +numeri del lotto. Ma, dopo tutto, le passai un braccio intorno alla +vita e la feci sedere accanto a me. + +--Furfante!--gridò Aristide, con una smorfia di vecchio satiro. + +--Ella riaperse le sue labbra divine, e sospirò: _Sogno, o son desta?_ +Questa frase era evidentemente un vizio organico di quella leggiadra, +ma imperfetta creatura. + +--Ma sì, ma sì, proprio un vizio organico!--gridò l'avvocato +Bianchini, levandosi in piedi;--è una cosa che fa orrore! + +--Ha però il suo lato poetico. + +--Ripeto; è una cosa che fa orrore. Ti posso ridire anche tutti gli +altri intercalari di quella signora. + +--Come! la conosceresti? + +--Se la conosco.... Dio dei cieli! È da due mesi che io la sento dire: +_Sogno, o son desta?_ È da oltre due mesi che io la sento ripetere: +_È un oblìo di me stessa!_ Oppure: _Io vivo d'illusioni!_ + +--È vero, perdinci! e anche di frequente: _Una donna che ha avuto +tanti dispiaceri...._ + +--Sì!... _ha diritto di cercare qualche conforto!_ Le so tutte a +memoria, come un buon dervis conosce tutti i versetti del Corano. Ho +imparato la prima edizione, io. + +--Ed io la seconda. Ah, quest'è curiosa! + +--È magnifica! + +--È stupenda, è sbalorditoia: non ho mai sentito nulla di simile in +vita mia!--urlò Aristide. + +--Insomma--soggiunse Marchetti--da due mesi e mezzo sto studiando +quella donna per farle un ritratto.... + +--Insomma--conchiuse Ludovico--da due mesi e mezzo sto studiando il +tuo modello, allo scopo di capire qualche cosa in una lite di +successione, che mi ha voluto affidare per forza. Figurati che gusto! + +--Successione di chi? + +--Del fu suo marito. + +--È dunque vedova? + +--All'incirca; credo bene sia così. + +--Ma via,--gridò Aristide col suo vocione,--poichè s'è scoperto, dirò +così, questo binario, fuori il nome! + +--Io so appena che si chiama Natalina,--disse Raffaello, accendendo un +fiammifero. + +Aristide trasalì. + +--Natalina Galimberti,--aggiunse l'avvocato. + +Aristide stralunò gli occhi, aperse la bocca, allargò le braccia, come +un uomo assalito da reminiscenze apopletiche. Un grido rauco gli uscì, +sibilando dalla strozza: + +--È la mia futura sposa! + +Fece alcuni passi barcollando e infilò l'uscio dello studio. + +Lodovico e Raffaello si guardarono in faccia, per due o tre minuti, +senza trovar parola. Finalmente, l'avvocato si strinse nelle spalle e +ruppe in uno scroscio di risa sardonico, esclamando: + +--Peggio per lui! + +Il giorno appresso, Aristide Morelli, con aspetto ilare e bonaccione, +rientrava nello studio Marchetti. + +--So tutto, so tutto!--esclamava il proprietario di calli e di +latifondi, stringendo all'inglese la mano di Raffaello.--Natalina mi +ha svelato ogni cosa. Che burloni!... Ah, l'avete concertata graziosa, +ah! ah! potete vantarvene.... ah! ah!... Cara, quella storia del +piedino: ben ideata!... e quel birbaccione d'avvocato! che muso duro, +quello lì!... Natalina, poi, è nata apposta per immaginare farsette +di questo genere!... E io, imbecille, che ci son cascato!... + +--Sicuro; tu, imbecille, che.... ah! ah! + +Raffaello non sapeva che diavolo rispondere e rideva anche lui d'un +riso da scimunito. + +Calmata la rumorosa ilarità, Aristide ripigliò: + +--Ma ora parliamo sul serio. Tra poco, si conchiuderà il matrimonio e +io voglio che tu, per quell'epoca, mi consegni il ritratto di +Natalina. Sai? voleva farmene una sorpresa!... Ma ora è inutile, già. + +--Lascia fare a me,--balbettò Raffaello. + +--Ora, poi, corro subito da Bianchini, affinchè solleciti la lite +della successione. Non voglio impicci, io. Addio; stammi allegro! +Ricordati che hai da essere uno de' miei testimoni. E anche Lodovico, +quel caro matto!... A rivederci. + +Un mese dopo, il sindaco di M.... univa in matrimonio Aristide Moreni +e Natalina Galimberti, alla presenza di Raffaello Marchetti, pittore, +e Lodovico Bianchini, avvocato, nati e domiciliati in quella città. + +La sposa, entrando nella camera nuziale, si abbandonò tra le braccia +del marito, si stropicciò gli occhi e mormorò languidamente: + +--Sogno, o son desta? + + + + +Il bilancio dell'interno. + + +Saloncino in casa dell'onorevole Erasmo commendatore Scacchetti, +deputato di centro sinistro, rappresentante il collegio di Corpuscoli, +nell'Emilia, giovanotto di quarantadue anni, confessati +nell'espansione della gioia, il giorno in cui la Sinistra è andata al +potere. Il quartiere è pulito, in via Frattina, ma è sempre un +quartiere affittato con mobili, vale a dire una raccolta informe di +stonature acquistate nei pubblici incanti, un'accozzaglia di oggetti +provenienti dalle più disparate e strane regioni. Un seggiolone +_rococò_ a grandi intagli quasi dorati, con spalliera enorme e velluto +cremisi spelato, esce certamente dal vecchio palazzo polveroso di un +cardinale. La poltroncina accanto, in stoffa gialla, proviene di certo +dalla casa elegante d'una donnina equivoca. Il tappeto, rappezzato in +vari punti, non ha niente che fare coi mobili, nè coi cortinaggi, nè +con la tappezzeria. I _capricci_, sopra le tendine, sono di forma +indescrivibile, e fanno terribilmente a pugni con tutto il resto. + +Un orologio, con base d'alabastro ingiallito, sopra cui si vede una +scena arcadica veramente stomachevole, segna le undici e un quarto. + +Il commendatore Erasmo Scacchetti, già vestito per uscire, +dissuggella, con mano nervosa, le tre ultime lettere delle +cinquantasei che ha ricevuto in giornata dai suoi elettori, il più +modesto dei quali non gli domanda che un'esattoria per sè, tre posti +gratuiti in un buon collegio per i figli, collocamento di una donna di +servizio, cugina alla larga, partita dal circondario di Corpuscoli per +la capitale. + +La signora Diodata Magistri negli Scacchetti, donna di sesto acuto, +d'animo retto e d'intelligenza ottusa, passeggia lentamente per il +salotto, facendo, con moto febbrile, un lavoro all'uncinetto, assai +bello, per coprire tutto un sofà di magnifico broccato antico, tanto +antico che è una vera sudiceria. + +L'onorevole Scacchetti straccia le ultime lettere e le butta, come le +altre, nel cestino, borbottando tra sè: + +--Di questo passo sarò costretto a stipendiare un uomo robustissimo, +per dar la saliva ai francobolli. + +LA SIGNORA (_con sarcasmo_).--_Il faut payer sa gloire._ + +IL COMMENDATORE (_allargando le braccia_).--Fammi il piacere, Diodata +mia, non mi seccare anche te. È pronta la colazione? + +LA SIGNORA.--Che pronta d'Egitto! La donna non ha potuto uscire che +alle dieci e mezzo: lo sai bene! + +IL COMMENDATORE (_con tremolìo convulso alla gamba destra, e occhi +alzati al soffitto_).--Sempre così. Non c'è caso che mi si voglia +capire. Quando dico le undici, intendo dire le undici: se comando la +colazione per le undici, è proprio per le undici che voglio fare +colazione. Come parlo? parlo turco? parlo indiano? + +LA SIGNORA.--Dopo tutto, non sono che le undici e venti, sai. + +IL COMMENDATORE.--Sì, ma la colazione non sarà pronta che a +mezzogiorno; un'altra volta che dico alle undici, e non si dà proprio +alle undici, vado alla trattoria. + +LA SIGNORA.--Già: il signore fa presto: lui se ne va alla trattoria. +La moglie non gli viene neppure in mente. Si capisce! + +IL COMMENDATORE.--Ti ho mai fatto morir di fame? e dunque? che cosa +strilli? + +LA SIGNORA.--E tu, di che strilli? + +IL COMMENDATORE.--Strillo perchè ci ho ragione di strillare. Alle +dodici in punto, devo essere alla Camera, se no Morana si stranisce e +mi fa il muso. + +LA SIGNORA.--E che mi preme del tuo Morana? + +IL COMMENDATORE.--Preme a me, se non a te: oggi appunto devo +raccomandare il tetto della casa penale di Corpuscoli, articolo 78 del +bilancio. Il tetto sarà rifatto ugualmente, ma importa che gli +elettori lo credano rifatto per merito mio. + +LA SIGNORA (_smettendo di lavorare_).--La vera casa penale è questa, +sì signore: è questa: e io sono la povera e unica condannata alla casa +penale. La mattina (_contando sulle dita_) ti svegli di malumore, +brontoli e te ne vai via. Dici che vai agli uffizi. Sarà. Il marito di +Lilla non va mai mai agli uffizi, eppure è più deputato e più +commendatore di te. Alle due ci hai la seduta, anzi, adesso c'è +quest'altra bella novità delle commissioni. Fino alle sei, dici tu, +stai alla Camera. Io sono stata cinque o sei volte alla tribuna (con +biglietto che mi ha dato Pullè, perchè tu non ci pensi) e non ti ho +visto mai, mai.... + +IL COMMENDATORE (_arrossendo_).--Ero nel seno.... + +LA SIGNORA.--.... d'una commissione, lo so.... m'hai sempre detto +così. Vieni a casa alle sei.... altro brontolìo. Il pranzo non ti va. +Tutto è cucinato male. Ti domando come si passa la serata, e tu mi +dici che hai la riunione della maggioranza alla Minerva, o che so io. +Io ti chiedo se si va al teatro, e tu mi dici che c'è la riunione del +tuo gruppo. Ti prego d'accompagnarmi in casa Serafini, e tu mi dici +che hai da chiedere schiarimenti d'urgenza al ministro d'industria e +commercio. Ma è possibile ch'io continui questa vitaccia d'inferno? + +IL COMMENDATORE (_con voce glaciale_).--Diodata mia: questo discorso, +oramai, lo so a memoria, come quelli dell'amico Guala sulla provincia +di Vercelli. Tu hai ragione, ma io non ho torto. La politica mi +assorbe. Il bilancio dell'interno.... capisci? porterà con sè una +discussione vitale. Si tratta dei più gravi argomenti. Figurati ch'io +devo prendere la parola sull'articolo 12: _Ricompense per azioni +generose_, sul quale ho molte idee.... Un vero programma sociale.... + +LA SIGNORA.--Dovresti avere piuttosto qualche idea sulle mie azioni +generose e ricompensarle. In premio delle mie tribolazioni, t'ho +chiesto un mantello di pelliccia e tu niente! Tutte le mie amiche +hanno un mantello di pelliccia: io sola.... + +IL COMMENDATORE.--L'inverno e così mite a Roma, che una pelliccia +sarebbe un'offesa per il municipio. Te la comprerai un altro anno, +purchè faccia freddo, cosa che non è possibile. Guarda, piuttosto, se +la colazione sia pronta. Io, intanto, darò un'occhiata alle cartelle +del mio discorso sulla _sanità interna_. Non si spende neppure un +milione e mezzo. + +LA SIGNORA.--Io ti ho detto di spendere un centinaio di lire, in due +piccole stufe, chè queste camere, con tutto il tuo inverno mite, sono +una Siberia. Quando te ne parlo, dici sempre: _domani_. Non potresti +fare un discorso sulla _salute interna_ di casa tua? + +IL COMMENDATORE.--Tu non hai bisogno di stufa. Ti basta il calore +della discussione. + +LA SIGNORA.--E con chi devo discutere? col gatto? In casa, tu non ci +sei mai! Certe volte, mi tocca aspettarti fino alle due dopo +mezzanotte. Vergogna! E mi muoio dal freddo. + +IL COMMENDATORE.--Ma scusa, non potresti invece ardere d'impazienza? +Senti, come scotto. Io ardo, adesso, per la colazione. Sono già le +undici e cinquanta. E io, sciagurato, alle dodici e mezzo devo fare +un discorso negli uffizi sulle _spese segrete_. + +LA SIGNORA (_diventando verde_).--Te lo farò io, un discorso sulle +spese segrete! ah tu credi proprio ch'io sia una stupida? che non veda +niente? Che non m'accorga di niente? Lunedì tu avevi tremila lire, nel +tuo portafoglio; ieri, non ci avevi più che mille e settecento lire. + +IL COMMENDATORE (_turbato_).--Moglie mia, abbiamo deciso alla Minerva +di non far quistioni di portafogli. + +LA SIGNORA.--Che ne hai fatto di 1300 lire in ventiquattr'ore? (_con +amarezza_) Le hai forse versate nel seno della tua famosa commissione? +mi hai comprato di nascosto la pelliccia? hai acquistato di nascosto +ventisei stufe, per l'appartamento? Rispondi: che cosa ne hai fatto? + +IL COMMENDATORE (_balbettando_).--Prima di tutto.... ho prestate +quindici lire a un amico. + +LA SIGNORA.--Ah! benissimo. La signora non ha pelliccia, ma il +signore, presta quindici lire a un amico. La moglie non ha mai un +palco, ma il signore presta quindici lire a un amico. Da due anni mi +devo fare un abitino di raso nero, chè quello che ci ho è una cosa +impossibile, ma il signore presta quindici lire a un amico. In casa si +manca di tutto, non c'è neppure una macchinetta per l'acqua di Seltz, +ma il signore presta quindici lire a un amico. Dovevo andare al +concerto della Cognetti, e non ci sono andata, ma il signore presta +quindici lire a un amico; l'ho pregato di portarmi all'esposizione di +Torino, e non mi ci ha portato, ma il signore presta.... Ma poi, +quindici lire sono quindici lire. Mancano ancora 1285 lire. Spero bene +che non avrete dato tante quindici lire a un centinaio d'amici. + +IL COMMENDATORE (_prendendo il cappello_).--Senti: farò colazione +questa sera. Morana mi aspetta. + +LA SIGNORA.--Ma le 1285 lire? + +IL COMMENDATORE (_scappando_).--Le ho mandate agli Asili d'infanzia. + +LA SIGNORA (_cavando con gesto drammatico un biglietto_).--E l'autrice +di questo biglietto in cui vi scrive che le 1300 lire non bastano.... +questa Elvira Codarelli, che manca d'ortografia, è forse un Asilo +d'infanzia? + +_Tableau!_ + + + + +Miserere mei. + + +Le case vecchie e screpolate sono coperte di macchie d'umido e di +salnitro: il cielo è plumbeo, e l'aria frizzante. L'acquerugiola, fine +come nebbia e mista a un sottile nevischio, si converte in fango, +prima ancora d'avere toccato le selci delle vie. Pochi passanti +corrono freddolosi, infagottati, sotto gli ombrelli. Le serve +stringono bene i capi dello scialle, rialzano le gonnelle poco pulite, +e ciabattano rapidamente nella mota, avviandosi verso _campo de' +Fiori_. + +Un convoglio funebre di monaci e di fratelloni alla spicciolata scende +per _via del Governo Vecchio_, come una processione di fantasmi, +muniti di fiaccole, e rauche salmodie, con puzzo greve di moccolaia, +si spandono per l'aria tetra, confuse col rumore dei carri, delle +carrozze, con le grida dei venditori di _pizza_, e degli strilloni dei +giornali. + +Due fratelloni della buona morte, coi calzoni rimboccati, e la cappa +tutta tigrata di pillacchere, si trovano con passo indolente alla coda +del convoglio. + +--.... _Magnam misericordiam tuam_. Aspetta un po': fammi accendere la +torcia. Accidenti alla pioggia e al diavolo che ce la manda. + +--_Ab iniquitate mea_.... Com'è che hai fatto così tardi? + +--_Amplius lava me_.... ho litigato con mia suocera, e ho finito per +darle due sganassoni in faccia.... _et a peccato meo munda me_. + +--.... _Quoniam iniquitatem meam ego cognosco_..... Per crist....allo! +mi sono preso una storta al piede. Questo minchione ha scelto proprio +una giornata carina, per farsi seppellire. + +--_Tibi soli peccavi_.... Sai niente tu chi fosse questo sor +Menichetti? m'hanno detto che faceva il droghiere a San Carlo a' +Catinari.... _et malum coram_.... + +--_Te feci_. Pare fosse un galantuomo, proprio una brava persona e che +abbia messo da parte un po' di quattrini. La Nena m'ha detto, che, +anni addietro, faceva anche lo strozzino, ma dopo tutto, pur di +vivere onestamente, ognuno ha il diritto di fare il comodo suo.... +_iniquitatibus conceptus sum_.... + +--_Et in peccatis concepit me mater mea_.... lascia famiglia? + +--_Incerta et occulta sapientia_.... una moglie bella e giovane con +due figli. + +--Figùrati, la povera signora, che dispiacere.... _lavabis me, et +super nivem_. + +--Poveretta! si sa che un marito fa sempre dispiacere.... _et +exultabunt ossa humiliata_! ma troverà modo, credi a me, di +consolarsi. Si racconta che quella lì n'abbia avuto parecchi a farle +la corte. + +--_Et omnes iniquitates meas dele_.... Ne ho conosciuto delle civette, +ma come le donne! + +--_Cor mundum crea in me Deus_.... prima ancora che si maritasse, la +gente la vedeva sempre insieme con quel biondo, che fabbrica +liquori.... Sai, quello che ha sposato Paolina, la bustara di Borgo. +_Redde mihi laetitiam_.... + +--Ah, sì: me ne ricordo sicuro! anche la Paolina, un gran pezzo di.... +_Docebo iniquos vias tuas_. + +--Dimmi, hai fatto colazione tu? + +--_Domine, labia mea aperies_.... Senti? all'osteria di Bartolomeo, +c'è un arrostino d'abbacchio.... + +--Sta zitto, se no pianto il morto.... _ut aedificentur muri +Jerusalem_.... + +--_Requiem aeternam!_ (a un birichino che vorrebbe staccare la +sgocciolatura della torcia). _Va a morì ammazzato!_ + + + + +Il chellerino. + + +Nella birreria del Tevere--con servizio di _chellerine_--c'è un +cameriere che si chiamerebbe Menico se gli avventori non preferissero +chiamarlo con un nome di nuovo conio: il _chellerino_. + +E in verità, a furia di strofinarsi con le gonnelle delle +_chellerine_, alla melensaggine, al noto cretinismo di Menico, s'è +aggiunto adesso un certo fare sdolcinato, mellifluo, quasi muliebre, +che giustifica a sufficienza il nomignolo di _chellerino_, ormai +passato nel sacro dominio della storia. + +Son molti anni che conosco il _chellerino_, poichè l'ho conosciuto +anche nei tempi in cui si chiamava Menico. Era appena venuto di +ciociaria e s'era adattato al servizio del barone di Cerami, passando +alternativamente dalle funzioni di mozzo di stalla a quelle d'aiuto al +cameriere di servizio alla tavola, quando a pranzo c'era più gente +del solito. + +Circa il servizio da tavola, Menico ha esordito in una maniera +splendidissima. + +Era un giovedì e nella bella sala da pranzo del barone di Cerami, coi +mobili di noce intagliati e i grandi piatti arabo-siculi appesi alle +pareti, c'era una decina di convitati, quasi tutti, per via della +Camera o del Senato, appartenenti alla politica. + +Prima d'andare in tavola, il barone chiama Menico davanti a una +credenza e gli dice: + +--Tu non avrai altro da fare che servire i vini. Sai leggere, nevvero? + +--Sissignore. + +--Bene: queste bottiglie hanno ciascuna la relativa etichetta. Vedi? +questo è _Saint-Julien_, questo è _Pomard_, quest'altro è +_Chambertin_, eccetera, eccetera. Tu prendi la bottiglia, ti avvicini +alla destra d'ogni convitato, senza urtargli il braccio o la sedia, +versi piano piano e, mentre versi, gli dici sotto voce il nome. Hai +capito? + +--Non dubiti. + +Ci mettiamo a tavola e il pranzo comincia. Menico afferra una +bottiglia, s'avvicina al deputato Colaianni, versa del vino e, nel +versare, invece di dire: _Saint-Julien_, si curva all'orecchio del +deputato e gli bisbiglia: + +--Onorevole Colaianni! + +L'on. Colaianni si volta e gli risponde: + +--Che vuoi? + +Ma Menico è già passato all'altro convitato e, nel mescere, gli +susurra all'orecchio: + +--Onorevole Sidney Sonnino!... + + * * * * * + +Una sera, verso le otto e mezzo, mentre si versava il caffè, fumando +una sigaretta, il barone lo chiama e gli dice: + +--Menico: vai un po' a vedere che cosa fanno stasera al _Costanzi_. + +Menico sparisce e non rincasa che.... verso la mezzanotte. + +--Dove diavolo sei stato?--gli domanda il barone. + +--Dove mi ha mandato lei: al _Costanzi_. + +--Ah! e t'hai goduto, dunque, tutto quanto lo spettacolo? + +Menico quasi s'inginocchia: + +--No!... mi perdoni, signor barone! ce n'era ancora un atto, ma son +venuto via, perchè cascavo dal sonno. + + * * * * * + +Visto e considerato che l'idiotismo di Menico era cronico, il barone +lo licenziò, ma il poveraccio lo assediò con tanti piagnistei, che il +barone gli promise di trovargli un posto, e finì per trovargliene uno +che gli parve adatto ai mezzi intellettuali del ciociaro. + +Si trattava unicamente di stare nell'anticamera d'una signora +elegantissima, che riceveva molte visite e che aveva una bellissima +casa, senz'avere un casato, poichè sopra le sue carte di visita non si +leggeva che questo nome biblico e laconico: _Sara_. Sara è una delle +più piacevoli etére del _demimonde_ romano, di quelle che hanno un +certo contegno e riescono perfino, nelle grandi riunioni, a +intrufolarsi nella cosidetta buona società. + +--Le tue funzioni,--aveva detto Sara a Menico,--sono semplicissime: +devi rispondere a chi viene secondo gli ordini e le istruzioni che +avrai: sopratutto, non devi vedere e non devi sentire che ciò ch'io +voglio che tu veda o senta. + +--Stia tranquilla. + +Un'ora dopo, Sara si presenta in anticamera e chiama: + +--Menico. + +Menico la guarda, non si muove e non risponde. + +Sara lo richiama e gli fa segno d'avvicinarsi. + +--Non avevi sentito? + +--Sissignora: ma siccome aveva detto _Menico_ a bassa voce, ho +creduto che la signora non volesse che io udissi. + + * * * * * + +Sara, quasi tutti i giorni dalle dodici alle due, riceveva un +dottorino giovane, biondo, bello e pieno di spirito. Era il suo +dottore, ma nelle lunghe conversazioni la salute e l'igiene, per +solito, non entravano per niente. Sapeva tante graziose storielle, il +dottore biondo! E poi faceva la corte, con un garbo! + +Un giorno, Menico bussa all'uscio della camera della padrona, che +risponde dall'interno: + +--Non si può. + +--Sono io, Menico. + +--Che vuoi? + +--C'è il dottore.... + +--Non lo posso ricevere. + +--E che gli devo dire? + +--Digli.... quello che vuoi. Trova tu una scusa. + +Menico torna in anticamera: + +--Signor _dottore_, la padrona non lo può ricevere perchè.... è +_malata_. + + * * * * * + +Licenziato da Sara, Menico fu, per qualche settimana, servitore in un +albergo di quarta o quinta classe. + +Suonano al n. 6 e Menico si presenta al forastiero. + +Il forastiero è a letto e, appena giunto il cameriere, si cava un +occhio di cristallo e dice: + +--Mettilo con precauzione, sul comò. + +Menico eseguisce, poi torna a piantarsi davanti al forastiere. + +--Che fai? + +--Aspetto l'altro. + + * * * * * + +Adesso, Menico--diventato il _chellerino_,--è addetto alla birreria +del Tevere, ma le sue funzioni sono limitate a cambiare i piatti e le +posate, nonchè a essere lo scaricatoio di tutte le bizze delle +_chellerine_. Pure, certe volte ha la vanità di atteggiarsi a vero +cameriere, e le _chellerine_ lo lasciano fare quando, nelle ultime ore +della notte, non c'è più nulla in cucina, nè di caldo, nè di freddo: +allora, anzi, mandano lui a sbrigarsela con l'avventore nottambulo, +che per solito è nervoso e pien di malumori. + +Menico si presenta col più amabile dei sorrisi. + +--Il signore comanda? + +--Che c'è di pronto? + +--Vorrebbe una bistecca? una buona costoletta ai ferri? delle +scaloppine.... + +--Dammi la bistecca. + +--Mi rincresce.... ma il filetto è finito! + +--Allora, dammi la costoletta. + +--Oh, Dio!... l'ultima la ho servita dieci minuti fa. + +--Oh corpo di...! vengano, almeno, le scaloppine. + +--Si figuri se non gliele darei; ma in cucina non c'è più un solo +boccone di carne. + +--Dunque, non mi dai niente? + +--Le potrei dare.... le posso dare.... + +E finge di pensare. + +--Dunque? sentiamo! + +--Le posso dare.... l'indirizzo di un'altra trattoria. + +--Eh! va all'inferno. + +--Se, però, il signore si contentasse di qualche cosa di freddo!... + +--Cioè? + +--Per esempio.... una granita di limone. + + * * * * * + +Uno degli avventori prese a proteggere Menico e a dargli qualche soldo +di mancia. + +Menico era pieno di riconoscenza, per questo suo benefattore, ch'egli +non conosceva di nome, ma che sapeva essere cugino d'un altro +avventore quotidiano: dell'avvocato Placidi. + +E quando il suo mecenate giungeva in trattoria, Menico diceva alle +_chellerine_: + +--Presto, presto, ragazze: che c'è il cugino dell'avvocato Placidi. + +Ma, sul principiare dell'autunno, il mecenate scomparve, con +disperazione grande dell'infelice Menico, che non sapeva darsene pace +e spesso esclamava a voce alta: + +--Ma che ne sarà successo del cugino dell'avvocato Placidi? + +Il mecenate ricomparve quattro mesi dopo, e Menico gli fece una festa +da non descrivere. + +--Come va che non s'è più visto? + +--Ho viaggiato. + +--Come! non sta più in Roma? + +--No: non sto più a Roma. + +--Ah, no?... ma lo è sempre cugino dell'avvocato Placidi? + + + + +L'avvocato Paolo Emilio Genuzio. + + +Ben pochi avvocati hanno avuto la fortuna di salire a quel grado di +miseria e di celebrità cui è salito Paolo Emilio Genuzio. + +Egli ha la specialità del cliente che non paga, ragion per cui è +costretto a vivere di debiti, con un formidabile giro di cambiali in +mano a strozzini d'infima categoria. + +E a proposito di queste cambiali, egli suol dire: + +--Le mie cause non producono che questi effetti! + +Quand'egli fa conoscenza d'uno strozzino, la prima cosa che gli +domanda è questa: + +--Siete cattolico voi? + +--Sissignore. + +--E le vostre convinzioni religiose sono molto profonde? + +--Profondissime; ma perchè questa domanda? + +--Perchè io non amo affidare le mie cambiali a uomini di coscienza +incerta, che oggi son cattolici e fra tre mesi.... _protestanti_! + +E gli strozzini, bisogna dirlo, finiscono per avere una certa +simpatia per l'avvocato Genuzio. Ce n'è uno, per esempio, che non +manca mai alle udienze in cui l'avvocato ha la parola e, finita la +difesa, corre a stringergli la mano e a fargli un sacco di +complimenti. L'altra settimana, l'avvocato Genuzio difendeva con +calore un cassiere accusato di truffa. Finita l'arringa, l'usuraio +ammiratore si precipita verso l'oratore, gli stringe calorosamente la +mano e gli dice: + +--Stupendo.... stupendo discorso! l'assoluzione è certa e il vostro +difeso vi farà certamente un bel regalo. + +--Oh, grazie! + +L'usuraio s'allontana. + +Un collega domanda all'avvocato: + +--Chi è quel signore che prende tanto interesse ai tuoi discorsi? + +--Tanto? no, poveraccio: si contenta del 25 per cento. + + * * * * * + +Il cassiere fu assolto e, ringraziando con effusione l'avvocato, gli +disse: + +--Vorrei essere ricco per dimostrarle la mia riconoscenza; ma le spese +di famiglia, il carcere preventivo mi hanno ridotto al verde assoluto, +quindi.... + +--Ho capito! non fa nulla! già lo sapevo....--mormorò l'avvocato. + +E l'altro: + +--Ma verrà il giorno in cui potrò sdebitarmi; intanto mi permetta di +dirle che la sua difesa è splendida, è commovente, è.... è.... come si +dice?... è.... + +--Dica pure.... impagabile! + + * * * * * + +Lo studio dell'avvocato Genuzio, per giunta, è infestato dai +contadini, che gli fanno perdere una quantità di tempo e di pagare non +parlano mai. Qualche volta appena gli riesce di farsi pagare in +natura, come dice lui, con ova, con formaggi, con bottiglie di vino, +con canestre di frutta e d'ortaglie. + +Ho visto, nel suo studio, fino a sei canestre di fichi primaticci. + +--Ecco,--diceva--i frutti della mia professione! + +Un contadino, non so per qual diabolico litigio, ebbe con lui una +lunga conferenza, poi conchiuse: quanto le devo? + +--Manco male!--pensò il Genuzio;--questo non è dei soliti. + +Poi a voce alta: + +--Fate voi. + +--No, signor avvocato: dica lei.... desidero sapere quanto le devo, +perchè lì per lì non lo potrei pagare. + +--Oh, diavolo! datemi almeno qualche cosa per cominciare. + +--Eh, se, in acconto, lei volesse pigliare un lepre?... + +--Sicuro che lo piglierei. + +--Eh! se lo pigli pure.... se le riesce. Sarà più bravo del mio cane +che ha corso tutta la notte, senza prendere nulla. + + * * * * * + +Alcune arringhe dell'avvocato Paolo Emilio Genuzio in materia +criminale sono rimaste celebri, nei corridoi della corte. + +Si trattava d'una rissa seguìta da omicidio. + +L'avvocato Genuzio si alza e grida, rivolgendosi ai giudici: + +--Voi siete tante bestie! + +Poi, rivolgendosi con gesto energico ai giurati: + +--E voi siete una massa di canaglia! + +Abbassando d'un tono la voce: + +--Così, secondo le deposizioni dei testimoni, cominciò la rissa +funesta, che.... + + * * * * * + +Uno dei più potenti mezzi oratorii dell'avvocato Genuzio è quello di +far piangere l'accusato, richiamandogli alla memoria il periodo onesto +della sua vita anteriore alla colpa. + +Ma, un giorno, al momento d'impiegare questo mezzo oratorio, di molta +efficacia davanti ai signori giurati, l'avvocato Genuzio si trovò +imbarazzatissimo, poichè si trattava d'un recidivo incorreggibile che, +dagli otto anni in poi, ne aveva commesso d'ogni risma e colore. + +Bisognava dunque risalire molto innanzi nell'esistenza dell'accusato, +per trovare uno stadio di purità; ma l'avvocato Genuzio non si +sgomentò e prese a dire, con voce patetica: + +--Sì, sì! ricordatevi i bei giorni che passavate.... tra le braccia +della vostra nutrice, sobrio, morigerato, senza altri bisogni che +quelli della natura!... l'idea di sopprimere il vostro simile, per +procurarvi godimenti sfrenati, non pullulava ancora nel vostro +innocente cervello! Ah.... perchè non rimaneste così?... + + * * * * * + +Un altro artifizio oratorio a cui ricorre spesso il Genuzio è quello +di dipingere il suo cliente come un mostro d'ingenuità facendo +risaltare insieme l'ignoranza delle leggi a cui avrebbe +inconsapevolmente contravvenuto.... + +--Egli,--diceva d'un tale, accusato d'aver fatto a pezzi una +donna,--egli, o signori, è forastiero: egli ignorava.... le +suscettibilità della legislazione italiana! + +Così pure in una causa di bigamia, l'avvocato Paolo Emilio Genuzio +così concludeva: + +--No, o signori: voi non condannerete quest'uomo così semplice di +modi, proprio nel momento in cui una legislazione più umana prepara, +in altra aula, la legge sul divorzio! Ma che dico? L'accusato, nella +sua semplicità, la credeva già votata. + +E volgendosi verso l'accusato: + +--Non è vero che avevate l'intenzione di divorziare con una delle +vostre mogli? + +L'accusato con voce rauca: + +--Oh!... con tutt'e due! + + * * * * * + +Poche volte, l'avvocato Paolo Emilio Genuzio ha ricorso alla _forza +irresistibile_, ma quelle poche volte son rimaste famose, una su +tutte. + +Ecco il fatto. + +Un povero diavolo, nel trasportare una gelosia, sulle palafitte d'uno +stabilimento di bagni, scivola, apre le braccia, la gelosia gli casca +dalle spalle, urta contro un parapetto, balza in mare, colpisce un +bagnante alla testa e lo uccide sulla botta. + +Quel poveromo viene tradotto sul banco dei rei, sotto l'accusa +d'omicidio involontario. + +L'avvocato Genuzio, naturalmente, fa una calorosa e commovente difesa +del disgraziato; tutto in un momento, con grande meraviglia di tutti, +esce fuori con l'argomento della _forza irresistibile_. + +Il pubblico ministero non può frenare un sorriso di compassione. + +L'avvocato: + +--C'è poco da ridere, signor pubblico ministero! chi vorrà negare la +_forza irresistibile_ in un fatto avvenuto durante un.... trasporto di +gelosia? + + + + +Il dottor Claudio Gemelli. + + +Dei distratti ne ho conosciuti parecchi--dal Dondini che si +dimenticava del suo casato al Desanctis che si scordava d'essere +ministro--ma non ho incontrato mai un distratto perfezionato quanto il +dottore Claudio Gemelli, mio compagno di studi, nel senso che non si +studiava nessuno dei due. + +Presa la laurea, egli elesse domicilio in una graziosa città della +riviera, ove i forastieri andati a male cercano, attratti dal dolce +clima, un qualche ristoro alla propria salute. + +Il dottore Claudio Gemelli non è un'aquila, non è un'arca di +scienza.... + +Anzi ricordo che, a un esame, il professore gli chiese: + +--Che cosa è un'ombra? + +E lui pensando a tutt'altro: + +--L'ombra è.... un raggio di luce, che potrebbe attraversare un corpo, +se questo non ci fosse. + + * * * * * + +Dicevo, dunque, che il dottore Claudio Gemelli non è una celebrità, ma +è tanto simpatico e provvisto di tale buon senso, che potrebbe +guadagnare, in capo all'anno, un sacco di quattrini, se non fosse il +guaio di quelle distrazioni, che compromettono la sua serietà +professionale. + +Non c'è caso ch'egli badi a quanto gli esce di bocca e certe volte ne +dice di quelle da far saltare i sassi. + +Una sera, lo chiamano all'ospedale, per curare un povero muratore, al +quale un'asta di ferro era penetrata nella spalla, quasi passandolo da +parte a parte. + +Il dottor Gemelli esamina la mostruosa ferita, poi dice al malato: + +--Fate veder la lingua. + +Il malato mostra la lingua. Il dottore, pensando a Dio sa che cosa, +soggiunge macchinalmente: + +--Nella vostra famiglia.... andate soggetti a queste malattie? + + * * * * * + +I poveri malati dell'ospedale avevano quasi terrore di questo medico +distratto e non senza ragione. Un giorno, visita il malato giacente al +letto N. 12 e borbotta: + +--Un vescicante basterà. + +Poi, chiede al malato: + +--Che numero siete, voi? + +--Numero 12. + +E il dottore scrive: + +--Numero.... 12 vescicanti al N. 1. + + * * * * * + +Un amico ha la moglie ch'è incinta di sette mesi e che, appunto per +trovarsi in quello stato interessante, soffre qualche disturbo; per +ciò, manda a chiamare il dottor Gemelli. + +Il dottore s'avvicina alla sposa, che sta seduta sopra una poltrona, +la guarda con occhio gentile, ma indagatore, poi le tasta il polso e +le dice: + +--Va bene, va bene! sarà cosa di poco: ora mi dica esattamente.... in +quali circostanze si è potuto sviluppare il fatto di cui è vittima. + + * * * * * + +Due mesi dopo, nasce un maschietto di complessione delicata che, +appena giunto all'età d'un anno, poverino, soffre di convulsioni. + +Il dottor Gemelli vien chiamato a consulto e constata una nevrosi +pronunciata; suggerisce qualche rimedio, poi si mette a ciarlare +d'altre cose di famiglia e, infine, guardando il bimbo che stava in +culla, si alza e conclude: + +--Dunque, mi raccomando! evitare le preoccupazioni di qualunque +genere; abbandonare il caffè e i liquori alcoolici; cercare +distrazioni nei teatri e nei viaggi; sopratutto, fumare con +moderazione. + + * * * * * + +La moglie del sottoprefetto s'ammala di bronchite. + +Era una signora tanto carina, di curve molto pronunciate e provocanti. + +Il sottoprefetto manda, di buon mattino, a cercare in fretta del +dottor Gemelli, che aveva perso la notte al circolo, al gioco del +faraoncino, ch'era la sua perdizione. + +Il dottore si veste in fretta e, ancora stropicciandosi gli occhi, +accorre alla sottoprefettura. + +La moglie del sottoprefetto sta, naturalmente, a letto e il marito, +ansioso, assiste alla visita del medico. + +Dopo i soliti preliminari, il dottore dice: + +--Non sarà nulla di serio; ma per essere più sicuri, bisognerà +procedere a una diligente auscultazione. + +--Faccia.... faccia pure!--dice il sottoprefetto. + +Il dottore, rivolgendosi alla bella malata: + +--Abbia la bontà di voltarmi le spalle: così.... e ora faccia il +favore di togliersi la veste da camera. + +--Davvero?--chiede la signora, arrossendo. + +--È necessario. + +La signora eseguisce. + +Il dottore scansa un pochino la camicia, applica l'orecchio su quel +dorso bianco e ben modellato, ascolta qualche minuto, poi si alza e +dice: + +--Non è nulla d'inquietante: ma ora, per maggior precauzione, +ascolteremo per davanti; si rimetta pure supina e respiri +naturalmente, ma con un po' di forza. + +E il dottore, scostando un pochino i merletti della camicia di +batista, applica l'orecchio sul seno abbondante della moglie del +sottoprefetto. + +Ma, questa volta, il dottore ascolta sì a lungo, che la signora con +gli occhi ammicca a suo marito, come per dirgli: + +--Ma che cosa fa? mi pare che si fermi un po' più del necessario. + +Il sottoprefetto fa un passo innanzi, ma il medico prosegue a restare +immobile, con la testa appoggiata sul seno della bella ammalata. + +Il sottoprefetto abbassa il naso e osserva.... + +Il dottore s'era addormentato. + + * * * * * + +Le sue distrazioni gli procurarono anche altre noie, fuori della +professione, come la rottura della sua amicizia con l'assessore +anziano del comune. + +Nel calore d'una discussione di caffè, Claudio dice al suo vecchio +amico: + +--Sei uno stupido! + +L'assessore se ne offende: gli amici si mettono in mezzo e danno torto +a Claudio, che ne pare stupefatto. + +--Ma, infine, che cosa gli ho detto d'offensivo? + +--Sfido? gli hai dato dello _stupido_. + +--Dello _stupido_? oh, diavolo; perdona tanto;--grida correndogli +incontro e porgendogli la mano;--te ne chiedo mille e mille scuse; +l'ho detto senza badarci; e poi.... credevo che tu lo sapessi. + + * * * * * + +È lui, che incontrando una signora di sua conoscenza, vestita a lutto +per la morte del marito, le chiede, con accento di viva compassione: + +--Vedova? + +--Sì! il povero Tommaso è morto. + +E Claudio, con voce malinconica: + +--E non aveva che quello, di maschi? + + + + +Martino Cianchetti. + + +Pochi artisti comici hanno avuto più miseria del povero Martino +Cianchetti che, dopo avere tante volte indossato un'assisa di +maresciallo, un manto reale, oggi è ridotto a fare il conduttore sopra +una linea di tranvai. + +L'ho conosciuto nei suoi momenti di gloria, quando possedeva perfino +un paio di stivaloni alla scudiera, quando fumava cinque _virginia_ al +giorno, quando non pagava ma prendeva, ogni sera, un _punch_ nel primo +caffè del circondario. + +La disdetta lo aveva perseguitato fin dalla serata in cui, trepidante +di emozione, aveva esordito sulle scene d'una arena plebea di Rifredi, +nella parte d'un paggio che doveva pronunciare nient'altro che questi +due monosillabi: + +--Il re. + +Aveva provato tutta una settimana; inoltre, passeggiava spesso per vie +solitarie, dicendo a voce alta, per trovare l'intonazione giusta: + +--Il re! il re! il re! + +Una sera, così gridando, dalla via deserta, sbucò, senza pensarci, +sulla piazza del mercato, e quel suo grido bastò per metterlo alla +testa d'una pubblica dimostrazione, che fu sciolta da un delegato di +pubblica sicurezza davanti al portone del sottoprefetto. + +Viene la serata fatale del _debutto_. + +Martino, nel suo abito di paggio, si fa pallido e rosso, di cinque in +cinque minuti; il cuore gli batte; il momento s'avvicina.... + +Il direttore della compagnia gli dà uno spintone; lui esce dalle +quinte traballando, corre fino alla ribalta e grida con voce +acutissima: + +--Il re! + +Una voce di loggione: + +--E io tre assi! + + * * * * * + +La seconda parte affidata a Martino fu di una importanza che quasi lo +sgomentò, poichè si trattava di dodici parole di seguito. + +Studiò come un martire, ma la lingua doveva infamemente tradirlo. + +Alla metà del terz'atto, egli entra in scena e il primo attore, come +vuole la parte, gli domanda: + +--Hai visto Roberto? + +--Sì: appunto in questo momento: stava seduto sulla _pipa_, fumando la +_porta_. + + * * * * * + +Poi, ebbe a sostenere una particina di secondo amoroso, un tipo +cordialmente antipatico, che doveva assediare la prima donna con +galanterie stupide e importune. + +A un certo punto, Martino, sotto le spoglie del suo personaggio, dice +con passione: + +--Dite una parola, una sola parola, o io morrò di dolore! + +--Signore!--risponde la prima donna,--io sono stanca del vostro +contegno. + +--Anch'io! anch'io!--gridano gli spettatori dalla platea e Martino è +costretto a ritirarsi, senza poter esaurire le sue battute. + + * * * * * + +Si diede alle parti di generico; ma sempre particine di poca +importanza e di pochissime parole: eppure, quelle poche parole erano +sufficienti a fargli dire cinque o sei bestialità. Una sera, faceva +una parte di giudice istruttore, in un dramma giudiziario a forti +tinte e nel momento più spettacoloso dell'azione, si rivolge +all'eroina, per chiederle quanti anni aveva quando rimase orfana, e +invece domanda: + +--Dite, Silvia: che età avevate, quando vostra madre si _maritò_? + +L'attrice resta interdetta. + +Martino s'accorge della papera, e cerca di correggere. + +--Scusate,--dice,--non mi sono espresso bene. Vorrei sapere quant'anni +avevate, alla _nascita_ di vostra madre. + +_Silvia_, più trasognata che mai, balbetta: + +--Eccellenza! ero tanto piccina che non me ne ricordo più. + + * * * * * + +Nello scambio delle parole, poveraccio, era terribile. Non c'era +spettacolo in cui non facesse due o tre sbagli di questo genere: + +--Sciagurato! il _beleno vevesti_? + +--Signor conte: il _tranzo_ è in _pavola_. + +--Allora, io lo afferro per un braccio e gli dico: traditore? se ti +sfugge un _morto_, sei _motto_! + +Ma il più famoso e stato questo: + +In un dramma a base di suicidio, Martino faceva la parte di un "servo +devoto". + +Al quart'atto, il primo attore giovane usciva dalla scena, annunciando +che andava a suicidarsi nella camera vicina. Il servo fedele gli +correva appresso, per deviare il colpo e poi tornava in scena a +rassicurare la madre con queste parole: + +--Calmatevi: è salvo! + +Così, infatti, procede l'azione. + +Il primo attor giovine rientra fra le quinte, con gesti disperati. + +La madre e la fidanzata restano sulla scena, in preda a contorcimenti +strazianti. + +S'ode uno sparo. + +--Ah!--grida la madre--Arturo s'è ucciso! + +E cade in ginocchio. + +Martino si presenta sulla porta e grida con gioia: + +--_Salmatevi_.... egli è _calvo_! + + * * * * * + +Costretto a lasciare le scene, prima di darsi alla professione di +conduttore sul _tranvai_, Martino tentò di diventare autore comico e +compose una farsetta, che volle, a tutti i costi, leggere al brillante +d'una compagnia primaria. + +Il brillante fece di tutto per evitare questa rottura di scatole: ma +un giorno in cui, per la centesima volta, Martino gli rimetteva il suo +manoscritto alla gola, decise di farla finita e gli disse: + +--Sia pure: leggetela. Ma v'avverto che, secondo me, la lettura d'una +farsa non deve durare più di quel che duri un sigaro. Perciò, accendo +questo sigaro e, se avrete finito di leggere quando lo butto via, +accetto la farsa, se no.... + +Il brillante fuma e Martino legge rapidamente; ma tale è la rapidità +della lettura e tanta la confusione, che tartaglia sempre in modo +incredibile. A misura che il sigaro si consuma, egli aumenta la +velocità e tartaglia più che mai. + +Il brillante aspira l'ultima boccata di fumo e Martino finisce +l'ultima scena. Poi con un certo fare di aspettazione e di trionfo, +domanda: + +--Ebbene: che ne dice? + +--Sì!--risponde il brillante;--c'è una buona trovata: quel padre, +quella madre, quella figlia, quell'amoroso, quella cameriera che +tartagliano tutti è un'idea abbastanza originale e mi piace. + +--Ma scusi, non son mica i personaggi che tartagliano.... sono io. + +--Ma allora, caro mio, non vale più niente! + + + + +Gioco e iettatura. + + +Tra le classi sociali che credono fermamente nella iettatura, dopo gli +artisti di canto, vien certamente quella dei giocatori. + +Il giocatore, il vero giocatore, il giocatore di buona razza non può +ammettere mai d'avere perduto per le combinazioni del gioco o per +l'abilità dell'avversario; no, egli ha perduto unicamente per +influenza d'una cosa o d'una persona che ha proiettato su lui tutto il +fluido nefasto della iettatura. + +Tra i molti e bei tipi di giocatori che conosco, uno dei più singolari +è il commendatore Leopoldo Bonicelli, bolognese, capo-sezione ai +ministero della guerra. Tutte le sere, dalle nove alle due dopo la +mezzanotte, egli va a giocare in casa del generale Gandolfi, +appassionato cultore anche lui del picchetto e dell'_écarté_. Quando +finisce il gioco in casa Gandolfi, il commendatore Bonicelli, non +ancora sazio, va a passare il resto della nottata al _Club +nazionale_, con giocatori incorreggibili della sua specie e vi resta, +certe volte, fino alle cinque del mattino. + +L'iettatore è lo spavento segreto e continuo del commendator Bonicelli +e i suoi amici, per farlo stranire, si divertono a mettergli intorno +tutti quei tipi che gli sono antipatici e ch'egli ritiene capaci di +iettatura. Quando fa un colpo cattivo o perde una partita, bestemmia +tra i denti, dà un'occhiata torbida all'ingiro, dietro di sè, e appena +vista una faccia nuova che a lui pare satura d'iettatura, esclama con +sorriso pieno d'amara ironia: + +--Sfido! + +Poi, con affettazione di cortesia, ma con accento acre, si rivolge +all'incognito: + +--Perdoni: ha proprio bisogno di sedere vicino a me, lei? ma che le ho +fatto? non potrebbe andare a sedere dall'altra parte? + + * * * * * + +Una notte, in casa Gandolfi, una disdetta inesorabile perseguitava il +commendator Bonicelli che, malgrado la modestissima posta d'una +liretta, già perdeva un cencinquanta lire all'_écarté_. + +Era furioso e non sapeva su chi rovesciare la sua bile, tanto più che +nessuno dei supposti iettatori si era messo dalla sua parte e +stavano, invece, tutt'intorno alla sedia del generale. + +Leopoldo sbuffava, borbottando: + +--Devo averla addosso io, la iettatura! + +A un tratto, sente qualche cosa che gli rotola sui piedi. Guarda e +vede il figlio del generale, un bel ragazzino ricciuto, di nove anni, +il quale si baloccava con un cagnolino maltese sopra il tappeto. + +L'idea che quel ragazzino porti la iettatura attraversa subito il +cervello del commendatore, il quale comincia a dire, con rabbia +repressa: + +--Che bel bambinone! guarda come si diverte! ah, mi fa tanto piacere, +quando i ragazzini si spassano così! bravo, bravo!... + +E rivolgendosi al generale: + +--Perchè non lo fai mettere a letto? + +--A momenti, a momenti! + +Il commendatore ricomincia una partita col generale e la perde +_tripla_. Allora guarda con occhio di terrore il ragazzo ricciuto, +borbottando: + +--Perdinci! figuriamoci quando sarà grande! + +E poi risolutamente al generale: + +--O tu mandi a letto tuo figlio, o io smetto di giuocare! + +Il generale, che conosce il debole del commendatore, fa una risata, dà +un bacio al figlio e lo manda a letto, mentre il Bonicelli dice: + +--Bravo, bel ragazzino! va a letto, va a letto e.... mi raccomando.... +piglia subito sonno. Buona notte! + +Il ragazzino scompare; il commendatore rimescola le carte e comincia +una nuova partita, esclamando: + +--Mancomale! + +Ma ecco che, questa volta, riperde ancora una partita e doppia. + +--Fammi il piacere!--grida al generale--manda a vedere se tuo figlio +dorme, se no è inutile! + +Il generale, per compiacenza, manda la cameriera per informazioni.... + +Il figlio è già in un sonno profondo. + +Il commendatore questa volta, pienamente rassicurato, ricomincia la +partita e.... la perde tripla come il solito. Allora, butta le carte +sul tappeto, gridando: + +--È inutile! finchè quel macacco sarà in casa!... + + * * * * * + +Una notte, il commendatore perdeva più di trecento lire e vi lascio +figurare lo stato de' suoi nervi. Volendo rifarsi, comincia a giocare +di grosso e, in pochi minuti, perde altre duecento lire. A questo +colpo, si alza e va attorno per il salotto, cercando qualche cosa che +non trova. + +--Che cerchi? Che vuoi? + +--Un paio di forbici. + +Un servitore gli porta un paio di cesoie: lui, allora, piglia una +sedia, l'accosta alla parete, sale sopra la sedia e si mette.... a +tagliare il naso d'una regina Ester dipinta a olio, grandezza +naturale, dicendo furiosamente: + +--Sono due ore che questo vigliacco d'un naso mi porta sfortuna! + + * * * * * + +Nei due mesi di luglio e agosto, il commendatore per solito è ai bagni +di Civitavecchia e la sua manìa di giocare è talmente forte e +invincibile, che si rassegna a giocare col primo che gli capita; così +che certe volte gli succede di aver che fare, senza saperlo, con +qualche figurotto, con qualche cavalier d'industria. + +Un anno fa, egli aveva incontrato un intrepido giocatore d'_écarté_, +che nessuno sapeva chi fosse, nè donde venisse; a ogni modo, il +commendatore giocò, perdette e gli parve di accorgersi che il gioco +del suo compagno non fosse così limpido, così leale, come avrebbe +dovuto essere. Nondimeno, piuttosto che non giocare, si rassegnò a un +compagno simile, ma sottoponendolo a un'incessante vigilanza. + +A un certo punto d'una partita, il commendatore osservò bruscamente +al compagno che segnava _quattro_, mentre non ne aveva che _tre_. + +--Ah! è vero;--rispose tranquillamente il giocatore +sospetto;--m'ingannavo. + +--Domando scusa: non è voi, che ingannavate!... + + * * * * * + +Il Bonicelli, che aspira al grado di capitano nella territoriale, +viene esaminato dal colonnello. Ma la sua mente è fissa all'_écarté_. + +Il colonnello gli sottopone questo quesito: + +--La vostra compagnia è a _pied'arm_ sulla piazza del Quirinale. Esce +il re. E voi? + +Lui, franco: + +--Il re?... segno un punto. + + + + +Questi omacci. + + +Saloncino della marchesa di T****--luce discreta--caffè, biscotti, +maldicenza, thè, bastoncini, di cioccolatte, _marrons glacés_--membri +più autorevoli del _petit comité_: il commendatore (il quale è anche +consigliere d'appello), la contessa Y**** (due bellissimi occhi, +e--dicono le male lingue--uno per amante), l'abate (stile reggenza, +con tendenze spiccate al nottambulismo), il cavaliere (addetto +all'ambasciata e anche alla padrona di casa), altri personaggi +interessanti, compresa la tappezzeria. + +L'argomento è il divorzio chiesto dalla contessa H****. + +LA MARCHESA.--Sono bigotta io? No: religiosa, ah! questo sì, perchè un +po' di religione tutti ce l'hanno; ma bigotta, no. Eppure il vostro +divorzio non mi va. Ma figuratevi un po' che razza di pasticci! che ne +dite, abate mio? + +L'ABATE.--Perdoni, signora marchesa; m'intendo così poco di queste +cose.... + +LA MARCHESA.--Ma i canoni ecclesiastici? + +L'ABATE.--Sacri, rispettabili, ma.... tanto noiosi! + +LA MARCHESA.--Io ripeto che se piglia piede questa faccenda del +divorzio, nasceranno troppi pasticci. + +IL COMMENDATORE.--Già ce n'è tanti! io conosco la pratica per dovere +d'ufficio; si figuri, marchesa, che 700 domande di separazione vennero +presentate da coniugi che erano uniti solamente da un anno, anzi +neppure. + +LA MARCHESA.--Che cosa sono poi 700 domande? + +IL COMMENDATORE.--Aspetti, marchesa, c'è dell'altro ancora; altre 1000 +domande furono presentate dai soli mariti. + +LA CONTESSINA.--Birboni! + +IL COMMENDATORE.--Non tanto; altre 3500 domande furono presentate da +entrambi i coniugi. + +IL CAVALIERE.--Ma le cause? + +IL COMMENDATORE.--2000 per abbandono, o adulterio, che spesso è +tutt'uno. Il resto per sevizie, per incompatibilità di carattere. Su +1200 casi, la domanda di separazione fu accolta con queste +proporzioni: 800 per colpa del marito, 300 per colpa della moglie, 100 +per colpa di tutti e due. + +LA CONTESSINA.--Lo dicevo io guardate questi omacci.... ottocento +ottocento! + +IL COMMENDATORE.--Per carità, contessina bella! non facciamo quistione +di sessi. Se un marito tradisce la moglie, la tradisce sempre.... con +un'altra donna. È naturale! Vede dunque che le partite sono +pareggiate. L'equilibrio è perfetto, gli uomini non tradirebbero, se +le donne non li aiutassero a tradire. + +LA MARCHESA.--Le vostre cifre non mi persuadono ancora. Già me lo +figuro! si tratterà di giovanotti oziosi, scapati, farfallini, stufi +della moglie, perchè vogliosi d'altri piaceri. + +IL COMMENDATORE.--E anche viceversa. + +LA MARCHESA.--Ammettiamo pure il _viceversa_. Ma io sostengo che, +nella più gran parte dei casi, l'aver denari molti da sciupare, +l'abitudine a una vita galante, di facili amori, l'ozio che produce la +noia, sono le cause principali di queste separazioni. Guardate, +invece, quali radici profonde abbia il sentimento della famiglia nella +gente che vive di lavoro. + +IL COMMENDATORE.--Domando scusa: le cifre dimostrano tutto il +contrario: su 9000 domande di separazione, 4000 soltanto sono di +possidenti, moltissimi dei quali piccoli possidenti; per le altre 5000 +si tratta di gente che non possiede nulla, nulla affatto. Senza +contare poi che, in questa categoria, molto spesso la domanda di +separazione è sostituita da una coltellata, oppure gli sposi vivono +separati soltanto dalla lunghezza d'un bastone. + +LA CONTESSINA.--Con tutto questo, caro commendatore, sono sempre +convinta che gli uomini.... Non mi parli degli uomini!... se ne +sentono di quelle! C'è ora il caso della baronessa di N**** e una +separazione, questa volta, è necessaria. + +L'ABATE.--Ah! è vero: ho sentito raccontare la faccenda. Oh! è un caso +molto curioso. + +IL COMMENDATORE.--La baronessa di N****? quella bionda?... alta?... +che va sempre vestita di nero? + +LA CONTESSINA.--Appunto: poveretta! è una grande amica mia: è tanto +cara! + +LA MARCHESA.--Eppure, passa per noiosa. + +LA CONTESSINA.--Un pochino lo è.... anzi lo è molto. Ma, Dio buono, +non è una ragione! + +IL CAVALIERE.--Ne ho sentito parlare anch'io, ma confusamente. + +L'ABATE.--È un soggetto da farsa. + +LA CONTESSINA.--Ma intanto lei ci piange, poverina. + +LA MARCHESA.--Sentiamo: che cosa è successo? + +L'ABATE E LA CONTESSINA.--Dovete sapere che il barone.... + +L'ABATE.--_Pardon_, narri lei, contessina. + +LA CONTESSINA.--Si figuri! lei piuttosto. Conoscerà le cose con più +precisione di me. + +L'ABATE.--Dica lei, dica lei, parla tanto bene. + +LA CONTESSINA.--Ma via, andiamo! + +L'ABATE.--Ubbidisco. Il barone dunque non è mai stato un modello di +fedeltà. Eppure si circondava di mille precauzioni. La baronessa era +felice perchè non sapeva niente. In questi casi l'apparenza fa lo +stesso effetto della realtà. Fra le principali precauzioni del barone +c'era questa: egli pregava le donnine da lui corteggiate di non +scrivergli mai, se non in caso d'assoluta necessità, in ogni modo di +firmare sempre con un nome maschile. L'altra sera un fattorino porta +una lettera al palazzo. Il barone era fuori, la lettera casca in mano +alla baronessa. La busta la insospettisce. Capite? Le solite zampine +di mosca. Questo non può essere che un carattere di donna, dice tra +sè.... Lacera la busta e apre la lettera. Ecco che cosa legge: + + _--Caro amico--Iersera non siete venuto! mostro! dalla + rabbia ho rotto gli orecchini che mi avevi regalato. Pensa a + provvedermene d'un altro paio. E pensa pure che c'è da + pagare il conto del modisto. Se non vieni, guai. Il tuo + affezionatissimo amico...._ + + _Margherito._ + + + + +Ama il prossimo tuo. + + +Piazza dell'Indipendenza, nel comune di Pignattelli-a-mare, con +sottoprefettura e liceo.--A destra: il _Caffè nazionale_, con quattro +tavolini fuori, sei dentro; bicchieri d'acqua fresca; cameriere col +cimurro.--A sinistra: la _Farmacia Nottolini_, centro attivo delle +migliori intelligenze della comunità. Segue la tabella: + +SAVERIO NOTTOLINI: farmacista, nano misterioso, calvo, panciuto, +sempre nascosto dietro gli occhiali, sempre avvolto in una specie di +toga nera, il cui tessuto è fortemente saturo di tutte le droghe di +farmacia, con deposito speciale di pomate e d'unguenti sopra la manica +sinistra. + +TOMASO PITTAFORMI: laureato in medicina, chirurgia, _briscola_ e +_scopa_, calzoni gialli, soprabito nero, coscienza analoga, cravatta +azzurra, occhiali verdognoli, naso violaceo; gesto vibrato, secco; +parola umida, per ortografia di sputi, a getto circolare e continuo. + +GREGORIO SALISCENDI: forma sferoidale, mani pelose, bocca postale, +vestito anteriore all'alba del risorgimento nazionale, camicia +ebdomadaria, cappello a cencio, sorriso perpetuo con leggera tinta +d'ironia e di tabacco: tutt'insieme un grosso proprietario di calli +barometrici e di latifondi seminativi liberi d'ipoteca. + +OTTAVIO MENANDREI: giovane giureconsulto, giovane giocatore di +_carolina_, giovane giornalista, giovane candidato a qualche cosa, +giovane conquistatore, giovane debitore, giovane di nessuna speranza, +di poca fede, di molta vanità. + +TEOBALDO BAGHER DEI NOBILI LEONNIS: capitano in ritiro, perpetuamente +afflitto da discordie intestine, complicate da ipocondria e da gotta +ereditaria; del resto, vasta erudizione, concentrata in una pipa +puzzolente e nera, cui sono annesse tradizioni fantastiche d'imprese +immaginarie. + +NOTTOLINI sta dietro il banco, manipolando abilmente un purgante +destinato all'assessore anziano del comune. + +MENANDREI fa, sull'uscio, il colosso di Rodi, con le mani sui fianchi +e la ciambella infissa nell'occhio destro. + +PITTAFORMI, rannicchiato in un cantone, sopra un vecchio seggiolone di +cuoio, s'incretinisce sulla terza pagina dell'_Avvenire di +Pignattelli_. + +SALISCENDI si dondola sopra uno sgabellotto, asciugandosi il sudore e +pronunciando monosillabi privi di senso comune. TEOBALDO BAGHER DEI +NOBILI LEONNIS giocherella col bastone, ponendo a repentaglio un +infame Ippocrate di gesso, che forma l'orgoglio della dinastia +Nottolini. + +MENANDREI.--Ah! eccola qui: sempre alla stessa ora (_guardando +l'orologio_) come? le undici e sei minuti? il mio orologio va male; +devono essere le undici: ella esce sempre all'ora precisa, oh! questa +regolarità è indizio di una vita molto irregolare. + +TEOBALDO BAGHER (_avvicinandosi all'avvocato_).--Che cos'hai visto? + +MENANDREI.--La moglie del comandante dei pompieri. Bel pezzo di +donnina! tutt'i giorni.... tutt'i giorni alle undici precise esce di +casa. Gatta ci cova. + +BAGHER.--Mi pare impossibile! Sono ancora nella luna di miele. + +MENANDREI.--L'ultimo quarto, mio caro, una luna con due corna. Io non +so nulla, veh! per conto mio, è la più onesta donna del mondo, ma +perchè questa uscita solitaria a ora fissa? + +NOTTOLINI (_agitando il purgante_).--Glielo ha ordinato il medico: +esercizio ginnastico. + +SALISCENDI.--Ha fatto senso anche a me; benchè io non m'impicci per +niente nei fatti degli altri. Mia moglie, ch'è amica sua, un giorno le +ha detto: _Come va?_ e lei: _ah! quanto sono felice, ci vogliamo tutti +e due un bene dell'anima_. Dice mia moglie: _pure te ne vai spesso a +passeggio senza di lui_. E lei: _Povero Nenuccio mio! ha tanto da +fare.... e poi lo voglio abituare a vedermi escir sola.... non si sa +mai_. Capite? lo vuole abituare. + +MENANDREI.--Ho paura che lo abbia già abituato; me ne voglio +sincerare.... Aspettate: io sono destro, peggio di un poliziotto; +adesso le tengo dietro, e poi verrò a informarvi di tutto quanto. +Vogliamo ridere assai. + +(_Menandrei esce a passi lenti, e fermandosi un poco davanti a tutte +le botteghe._) + +SALISCENDI.--Che mariuolo quest'avvocato: che naso fino! ha una gran +bella intelligenza, quel ragazzo. + +BAGHER (_succiando il pomo del bastone_).--Bellissima, splendida +intelligenza. + +NOTTOLINI (_agitando il purgante_).--È una delle prime intelligenze +del paese. + +PITTAFORMI (_solfeggiando uno sbadiglio_).--Se fosse un pochino più +serio, se ne potrebbe fare un deputato. A lui, del resto, converrebbe: +tanto qui non trova a far niente. È vero che, come avvocato, è un po' +somaro. + +BAGHER (_succiando il pomo_).--Oh! molto somaro. + +SALISCENDI.--Pieno di debiti. + +NOTTOLINI.--Indebitatissimo. Ha chiodi da per tutto. Anzi, per questo +lato, la sua condotta è alquanto sporca. + +PITTAFORMI.--Del resto, non fa che seguire le pedate del padre. + +SALISCENDI.--Che ha schivato la prigione per miracolo. + +BAGHER.--State zitti, chè ritorna. (_a Menandrei, che rientra_) +Ebbene? + +MENANDREI.--Ella è entrata al numero 46 di via delle Cornacchie, la +casa con due uscite; ci vorrebbe adesso un altro che facesse la +guardia dal vicolo del Pozzetto. + +BAGHER.--Vengo io: lascia fare a me. (_Escono tutti e due._) + +NOTTOLINI (_facendo un pacco di pastiglie anticatarrali_).--Stanno +freschi! ci vuol altro, per dar la caccia alle donne. + +SALISCENDI.--Lasciate fare al capitano: egli se n'intende assai. + +PITTAFORMI.--Sicuro! un bel furbo, lui! avrebbe fatto meglio a +sorvegliare sua moglie: tante gliene ha messe che non si contano più. + +NOTTOLINI (_ballottando nella polvere di licopodio le pillole +anti-biliose_).--Mi ricordo ancora, io, quando ella faceva all'amore +con l'impiegato postale. + +SALISCENDI.--Ditelo a me! e le passeggiate romantiche col giovane del +barbiere? + +PITTAFORMI.--E il pittore tedesco? + +SALISCENDI.--E il commesso di Comparetti? + +NOTTOLINI.--Povero Bagher! mi fa compassione: un uomo così prode, così +leale, così nobile! + +SALISCENDI.--Ah, sì, un bravo soldato che ha versato il sangue per il +suo paese. + +PITTAFORMI.--Non esageriamo: egli non ha versato nulla. + +SALISCENDI.--Ma le battaglie che ci racconta? + +NOTTOLINI.--Non le ha mai viste, questo lo so io positivo, perchè in +quell'epoca mio cugino era al campo. Il Bagher è sempre stato +all'Intendenza, dietro i carri dei foraggi. + +SALISCENDI.--Ma.... insomma, o dietro o davanti, è un nobile, un +gentiluomo. + +PITTAFORMI.--Ma che nobile d'Egitto! Io ho conosciuto tutta la sua +famiglia. È inutile che sulle carte di visita metta tanto di Nobile +Leonnis! Suo padre, Bartolomeo Leoni e non Leonnis--ditelo a +me--faceva il calzolaio, a piazza de' Santi Nazaro e Celso; poi s'è +messo a fare il barocciaio e non si sa bene il come il quando, è +riuscito a fare un po' di quattrini. Era (vi posso dire anche la data +precisa) era nel 31.... 32.... 33, quando, insomma, ogni tanto s'udiva +parlare di persone svaligiate, sulla via maestra. + +SALISCENDI (_guardando l'orologio_).--To'! le undici e mezzo, e ancora +non sono tornati. + +PITTAFORMI.--Le undici e mezzo? Accidempoli, lasciami andare, che c'è +un banchiere che m'aspetta per morire. (_Prende il cappello e infila +l'uscio._) + +NOTTOLINI (_passando al filtro una tintura madre, con profumi d'assa +fetida_).--Un banchiere? chiamano proprio lui, i banchieri! a +sentirlo, pare che tasti il polso a tutta l'aristocrazia; ma io ci +vedo bene; qui, con ricette sue non vengono che straccioni cui non +riesco a cavare dieci soldi neanche se li ammazzo. + +SALISCENDI.--Pure è uno dei primi medici.... ha studiato assai. + +NOTTOLINI.--Ha studiato, sì, ma non capisce niente. Mi spedisce certe +ricette che fanno pietà. Sono obbligato a correggerle io, capite, se +no, passerebbe per il primo somaro dell'universo. + +SALISCENDI.--Quanto a questo avete ragione. A rivederci, Nottolini +mio: vado a vedere i listini. + +NOTTOLINI.--Buoni affari. + +SALISCENDI.--Eh! brutti tempi, per i galantuomini. + +(_Esce sospirando_). + +NOTTOLINI (_allineando, metodicamente, dodici cartine +d'ipecacuana_).--Quand'è così, non possono essere brutti per lui: uno +strozzino, e che strozzino! Quanti ne ha rovinati! Eppure, la sua +famiglia, poveraccia, muore di fame. Ah! se Dio misericordioso lo +facesse curare da quell'asino di Pittaformi! + + + + +L'uccello del malaugurio. + + +Mauro Mortori, degno del suo nome, è ipocondriaco e vede tutto in nero +cupo. Anzichè nella camera da letto, egli dormirebbe più volentieri in +una camera ardente. Il suo discorso è lugubre, i suoi gesti sono +sepolcrali, la sua barba è funerea, il suo temperamento è cadaverico. +Per via, se incontra un amico, gli domanda: + +--Che hai? ti senti qualche cosa? + +--Niente: sto benone. + +--Eppure, mi sembri smagrito assai.... e poi, sei giallo, giallo.... +si direbbe che stai per aver l'itterizia. + +--Ma va un po' all'inferno te e l'itterizia! + +--Dà retta a me: un buon purgante.... due oncie di sale inglese.... + + * * * * * + +In questi tempi di casi sospetti, Mauro è nel suo elemento. + +--Credete a me,--dice,--muoiono come tante mosche. + +E fa un certo movimento con le dita adunche quasi avesse in pugno una +manata di moribondi da spargere al vento. + +Appena entra nella trattoria, è uno sgomento generale di tutte le sue +conoscenze: poichè egli fa il giro delle tavole, guarda i piatti, e +poi esce a dire: + +--Come! lei, signor Paolo, osa mangiare dei cardi al burro? ma se ne +guardi bene! iersera, un giovane, più robusto di lei, ha mangiato i +cardi al burro e stamane gli davano l'olio santo. + +Oppure: + +--Dell'arigusta! scommetto cento lire che vi resta sullo stomaco. + + * * * * * + +Se va in teatro, sparge tosto l'inquietudine tra i vicini, cominciando +a manifestare gravi dubbi sulla solidità delle corde che reggono +l'enorme lampadario e assicurando poi che un architetto ha visto dei +larghi crepacci nel soffitto. + +--Ancora un po' che piova--soggiunge--e casca giù a pezzi e bocconi; +se poi casca intero di schianto, com'è probabile, felicissima notte! + +A sipario alzato: + +--Ma guarda dove han messo quei candelabri! a momenti dàn fuoco alla +quinta.... è tutta carta.... farebbe un lampo come un barile di +polvere. + +E se ciò non basta, ha cura di chiedere ogni cinque minuti: + +--Scusate, signori: non vi sembra di sentire una gran puzza di gaz? + + * * * * * + +Peggio poi se viaggia in ferrovia: non parla che di disastri, di +scontri, di frane che hanno sepolto interi convogli; sì che i +compagni, specie poi se donne, si sentono venir la pelle di cappone. +Se si dà il caso ch'egli abbia a traversare la galleria dei Giovi, non +si dimentica di dire, appena entrati nel _tunnel_: + +--Se la facciamo franca, possiamo portare un voto alla madonna. + +Quando il treno rallenta, avvicinandosi a una stazione, Mauro +s'affaccia allo sportello, e poi dice ai compagni: + +--Dio ce la mandi buona! + +--Che c'è?-- + +--Il treno va piano, perchè si sta per passare un ponte che minaccia +rovina.-- + + * * * * * + +Ierlaltro, vede in galleria un amico d'infanzia, gli corre incontro e +lo abbraccia, dicendogli: + +--Vivo! tu sei vivo! + +--Eh.... pare di sì. + +--Oh Dio! m'avevano detto ch'eri morto di pleurite. Dev'essere stato +un equivoco. + +--Probabilmente. + +--Ah, non ti puoi figurare il dolore che ho provato; ho pianto tutta +la notte. + +--Grazie, di tanta amicizia! + +--Oh di niente!... sarà per un'altra volta.-- + + + + +Un vizio di educazione. + + +Ginesio, da che campa, è vittima della sua cortesia. Se fosse +maleducato, a quest'ora saprebbe Dio sa che. Invece, la sua famiglia +lo ha dotato d'un'educazione talmente squisita ch'egli è diventato un +essere sventurato e insopportabile. I cinesi d'antico stampo, i quali +fanno sette inchini, prima di dare il buongiorno, in confronto di lui, +son peggio dei visigoti e dei vandali. + +Ancora mi ricordo dei tempi in cui Ginesio era mio compagno +d'accademia, curvi entrambi sullo stesso banco e sudanti sopra i +cinque ordini d'architettura del Vignola, tra le modanature e i +triglifi, tra le volute e i moduli. + +Ogni tanto, Ginesio perdeva il proprio lapis e mi diceva con la sua +vocina giulebbata: + +--Scusi.... perdoni.... mi farebbe l'immenso favore di prestarmi il +suo signor lapis? + +E così a proposito di qualunque oggetto. + +--Mi scusi tanto.... prego!... Avrebbe l'insigne cortesia di +prestarmi il suo riverito compasso? + +Io lo ricambiavo dolcemente, tutte le volte che avevo da riaccendere +la sigaretta, dicendogli: + +--Dammi un po' la tua signora scatola di riveriti fiammiferi.-- + +Nell'uscire salutava, non solo il professore, ma tutte le statue, +tutti i bassorilievi, tutti i gruppi di gesso, da _Ettore e Patroclo_ +al _Gladiatore ferito_ e riserbava l'ultima scappellata per il +portinaio. + +Un giorno era a dirittura superbo, raggiante. Finalmente era riescito +ad abbonarsi a un teatro di prosa per un mese. Ma proprio la prima +sera, gli si ammalò una zia e lui non osò uscir di casa. La seconda +sera, finalmente, fu padrone di sè stesso! Andò al teatro, +s'introdusse nel vestibolo, s'inchinò profondamente ai bollettinai, +dicendo: + +--Abbiano la bontà di scusarmi.... iersera non ho potuto venire a +questo bellissimo teatro, poichè la mia signora zia era malata. + +Un bollettinaio lo guardò serio serio e: + +--Va bene! passi pure: ma.... che sia l'ultima volta.-- + + * * * * * + +Ginesio ha subìto i quindici giorni della _territoriale_. Non ci fu +verso nè maniera di fargli apprendere il saluto militare. Egli si +ostinò a cavarsi il berretto, cosa contraria alla disciplina, e a +inchinarsi fino a terra davanti a ogni qualsiasi superiore, dal +caporale al colonnello. + +Una notte, di sentinella, vide avvicinarsi la ronda e in luogo di dare +l'_alt chi va là_, si cavò il berretto e disse all'ufficiale: + +--Felicissima sera, signor tenente; buona passeggiata: si copra bene, +perchè stanotte fa un frescolino.... + +Il tenente lo mise agli arresti. + + * * * * * + +Una domenica, alla passeggiata pubblica, Ginesio vide da lontano il +colonnello che portava a spasso il suo cane. Tosto gli corse incontro, +si tolse il berretto, e fece tre inchini: + +--Riverito, illustrissimo signor colonnello. + +--Che cosa fate?--gridò il colonnello, burbero, davanti a quel tipo a +lui sconosciuto:--copritevi, subito. + +--Coprirmi davanti a lei? oh, non oserò mai! lei è troppo buono! + +--Copritevi, perdinci. + +--Per ubbidirla, non per altro. E.... come sta la sua signora moglie? +sempre bene? e i suoi graziosi figli? Me li riverisca tanto e poi +tanto.... Oh, quanto è carino il suo signor cane! + +Ebbene: Ginesio ancora non sa capire perchè il colonnello lo abbia +messo cinque giorni a pane e acqua. + + + + +I drammi della gelosia. + + +Ieri, tutta Roma pareva immersa in un doloroso stupore, a cagione +d'una tragedia che ha privato l'elegante società di uno tra i più +brillanti giovanotti dell'aristocrazia. + +Per fortuna, la tragedia è successa ieri; se, Dio liberi, fosse +accaduta, per colmo di iettatura, domani, la città avrebbe dovuto +immergersi contemporaneamente nella gioia, per lo Statuto, e nel +dolore. + +Non dirò i nomi veri, perchè il dramma è dei più comuni, ma i +protagonisti sono parenti prossimi dell'almanacco di Gotha; anzi +l'eroina, quand'era ancora ragazza, amoreggiò a lungo con un principe +ereditario e forse l'avrebbe anche sposato, se all'ultim'ora non si +fosse scoperto che egli era un commesso viaggiatore in articoli di +guttaperca. + +Da un mese, i bottegai di via del Babuino, nei momenti d'ozio (c'è un +negoziante di pietre dure la cui vita è tutta composta di momenti +d'ozio) notarono che un giovanotto assai conosciuto, che io chiamerò +il duchino di Zagarolo, passeggiava su e giù, per un tratto di +marciapiede, nell'atteggiamento del pizzardone in servizio, levando +ogni tanto sguardi teneri a una loggetta, su cui stava affacciata una +creatura deliziosa, un profilo incantevole, una silfide, una +personcina ideale, la contessa Tomacelli. + +La contessa sarebbe una donna perfetta, se fosse riescita a farsi +estirpare il marito, conte Ignazio Tomacelli, uomo brutale che, non +avendo più nulla da perdere, perde le notti al banco del faraone, +giocando sempre sulla parola, per cui, di parola in parola, ha un +debito che ascende a parecchi vocabolari. + +Giovedì alle quattro, nel tornare al palazzo, il conte Tomacelli vide +il duchino di Zagarolo, che passeggiava sotto le finestre, tenendo una +rosa in mano, nella posa classica d'una _Primavera_ di gesso. + +Il conte Tomacelli, il quale è un uomo che non ischerza, entrò in casa +e disse alla contessa: + +--Vogliamo andare a far due passi? + +La contessa non capì che il marito voleva portarla a passeggiare +sull'orlo dell'abisso e accettò, nella dolce speranza di vedersi, un +po' più da vicino, col giovane duca di Zagarolo. Ella indossò in furia +un'elegantissima veste di _foulard_ delle Indie, mentre il marito +pareva indiano quanto il _foulard_; si mise in testa un cappellino di +Parigi ch'era un amore, una galanteria; e uscì per via del Babuino, a +braccetto del conte. + +L'imprudente duchino di Zagarolo li seguì a breve distanza, odorando +la rosa e baciandola ogni tanto, con certe occhiate languidissime, che +parevano dire: + +--Questa rosa è il più bel marciapiede della mia vita! + +Il marito, intanto, mormorava fra sè: + +--La rosa l'è un bel fiore, come la gioventù; passa, bastona e +muore.... e non ritorna più! + +La coppia infelice, pedinata dal duchino, arrivò a piazza del Popolo e +salì al Pincio. Arrivati dinanzi al busto di Venturoli (ah! finalmente +ho saputo ch'egli è un.... un coso.... come si dice?) il conte, con +perfido e soave accento, disse alla contessa: + +--Ti lascio un momento sola: vado a vedere l'orologio ad acqua. + +Ma l'acqua non era che un vile pretesto come l'orologio. Il conte si +ritirò bensì dietro una siepe, ma in atto vigilante, con un occhio +alla moglie, un occhio al duchino e un occhio nello spazio intermedio. + +Il tranello riescì perfettamente. Il duchino si gettò ai piedi della +contessa dicendole: + +--Oh! darei la mia vita.... per avere la vostra! + + * * * * * + +Al domani, il marchese A. B.... e il cavaliere G. D...., +rappresentanti del conte Tomacelli, decisero un duello a oltranza, +insieme con l'onorevole E. F.... e il principe russo G. H...., padrini +del duchino di Zagarolo. + +Il combattimento doveva cessare soltanto quando i dottori, commendator +I. K.... e cavaliere L. M.... avrebbero dichiarato impossibile +continuare il combattimento. + +Il marito e l'amante si trovarono di fronte armati, sui prati +dell'Acquacetosa. + +Un po' in distanza, sopra un rialzo di terreno, stavano i signori A. +B. C. D. E. F. G. H. I. K. L. M. + +Al primo assalto, la testa del duchino fu divisa in due come una +persica spaccarella: metà cadde sopra una spalla e metà sull'altra. + +I medici, dopo lunga e matura discussione, dichiararono che sarebbe +pericoloso continuare il combattimento. + + * * * * * + +Rientrato nel suo palazzo, il conte disse alla contessa: + +--Vi ho da dare una notizia che ignorate: il duchino di Zagarolo.... +ha perduto la testa per voi! + +La contessa, sorridendo: + +--È più d'un mese, che me n'ero accorta! + + + + +Il mercato degli stracci. + + +Questo mercato degli stracci, per quanto un po' degenerato, ancora è +una delle scene più caratteristiche di Roma. Un tempo era il ghetto, +quando ancora esisteva, che una volta la settimana, il mercoledì, +rovesciava al sole, sulla piazza della Cancelleria, traendoli dai +fondachi saturi di muffa e sudiciume, tutti i rifiuti, tutti gli +avanzi, tutti i rimasugli della capitale cristiana. Un'alluvione +strana di cenci e di miseria si spingeva fin contro il superbo palazzo +del Bramante, ch'è la sintesi pura e maravigliosa del gusto estetico +del Rinascimento: e da quei cumuli di straccerie, quasi impelagati +danteschi, sporgevano il busto lercio, troppo intonato con la merce +loro, i mercanti di tutte quelle sozzure pittoresche, con certi tipi +astuti, insinuanti, con quelle impronte secolari della stirpe +semitica, che ricordavano le acqueforti del Rembrandt. + +Allora il mercato degli stracci non era frequentato che da due +categorie: i poveri diavoli e gli antiquari. Il povero diavolo andava +a comprarsi una camicia che l'antico proprietario non aveva creduto +degna neppur delle funzioni di strofinacciolo di cucina, oppure +scampoletti per toppe: l'antiquario, con un coraggio non comune, si +sprofondava in quei cumuli di pulci e ragnateli, per cavarne qualche +bel velluto stratagliato del Quattrocento, qualche cortinaggio di +broccatello trapunto in oro, qualche prezioso arazzo fiammingo. Poichè +c'è stato, non son neppure trent'anni, tale periodo d'ignoranza, di +vera barbarie, che, nelle case più signorili, un vecchio arazzo magari +serviva di scendiletto, e un bel cuoio cordovano istoriato andava a +foderare il tendone della loggetta. + +In un palazzo gentilizio, una cameriera coltivava le sue piantine di +basilico dentro una gran coppa di Urbino che fu venduta, non è molto, +per dodicimila lire. + + * * * * * + +Allora, di buon mattino, era una processione di gentuccia che andava a +depositare, sulla piazza della Cancelleria, tutti gli ingombri +domestici: e tra un paiolo sfondato e un tegame incrinato, si dava il +caso di veder arrivare un bel piatto di Gubbio a riflessi dorati, una +brocca ispano-moresca dai sottili meandri purpurei, un codice miniato, +un bronzo del Pollaiolo o anche un gruppetto di vecchia di Sassonia. + +Ora, non c'è più quella sincerità di stracciaroli incoscienti. La +malizia ha prodotto la degenerazione. Alle baracche dei _ghettaroli_ +autentici si sono sostituite quelle dei _ghettaroli_ falsi. Il finto +stracciarolo è invece un modesto, ma esperto trafficante d'antichità, +che ha bottega all'Orso o al Babuino, e che, il mercoledì, sfodera +nella baracca, tutti i meno pregevoli fondi di negozio e sopratutto le +imitazioni, che nel gergo degli antiquagliari, si chiamano _musica_. + +--Che cos'è quest'elmo? + +--È musica. + +È detto tutto. + + * * * * * + +La finzione è una trappola per il forastiero. L'indigeno conosce e +tira via. In aprile e maggio, è largo e proficuo il concorso dei merli +esotici, la più parte signore, inglesi e tedesche. A vederle, sono +divertentissime. Girano e guardano con avidità, quasi in procinto di +scovare una statua di Prassitele per dieci baiocchi. Appena +s'accostano a una baracca, mettono subito la mano sopra le cose brutte +o false. Hanno una passione speciale per quelle vecchie lampade a +olio, che non facevan luce, ma che in compenso mandavano un delizioso +puzzo di moccolaia. E son capaci di pagarle una somma, mentre è roba +che non val neppure il prezzo del metallo. La forma del contratto è +ingenua. La forastiera sta sulle sue, perchè l'hanno avvisata. + +--Non si confonda: offra sempre la metà. + +L'uomo della baracca conosce questo debole e domanda il triplo. Ecco, +la signora ha preso il famoso lume a olio che, trent'anni fa, +quand'era nuovo, era brutto come adesso, lo guarda sopra e sotto, +quasi volesse scoprire la firma dell'autore, poi chiede +invariabilmente: + +--Essere antico? + +--Si figuri! è una lampada cristiana. + +--Quanto costare? + +--Per lei, non lo posso dare a meno di trenta lire. + +La signora, con sorriso ironico, ma arrossendo della propria audacia: + +--Troppo caro! quindici lire. + +--Creda, mi costa di più alla fabbrica. + +La signora, malizia suprema, finge allontanarsi, ripetendo: + +--Quindici lire, niente più! + +Il mercante l'afferra per la veste: + +--Gliela do perchè è lei, e voglio fare la prima vendita della +giornata, ma ci rimetto! + +La signora sborsa e va via contenta, più che se avesse comprato una +coppa di Benvenuto Cellini. + + * * * * * + +L'indigeno passa indifferente davanti a queste baracche e va invece a +frugacchiare in quelle due o tre d'antico stampo, tra cui primeggia +quella dell'ottimo Jandolo. È un vecchietto arzillo e bonario, che ha +una botteguccia presso il Foro Traiano. È così piena degli oggetti più +fantastici che, a entrare, c'è quasi pericolo di vita. Prendete un +libraccio e vi casca addosso un'alabarda; staccate un quadro e +v'arriva sulle spalle un busto di Caracalla. + +La bancarella di Jandolo rispecchia ancora le vecchie tradizioni: vi +si trova di tutto: una miniatura accanto a un bottone d'osso nero, una +lama di Toledo sopra una sega di pompiere, una pergamena alluminata +presso un mazzo di tarocchi, un niello fiorentino e una posata di +stagno, una gemma incisa e una pallina della tombola. + +I suoi prezzi sono cervellotici, ma se ne rimette al compratore, +purchè sia un cliente. Gli si chiede il prezzo d'un oggetto, e lui è +capace di rispondere: + +--Quanto mi date? fate voi. + + * * * * * + +Poco più lontano, c'è una piazzetta riservata ai libri vecchi. +Sopratutto è frequentata dai preti, essendovi abbondanza spaventosa +d'opere teologiche. C'è pure gran concorso di studenti, ma non si +tratta di _bouquinistes_. Ci vanno per economia, sopratutto alla +ricerca di traduzioni bell'e fatte dal latino o dal greco, o anche di +qualche cattivo romanzo. Poi si vedono due o tre librai grossi e dieci +o dodici amatori, che cercano le edizioni rare, o sperano comprare il +_Poliphilo_ d'Aldo Manuzio per quindici soldi. + + * * * * * + +Qua e là, s'incontrano pure tipi singolari di stracciarole autentiche, +le quali mettono in mostra certi capi di vestiario che vi consigliano, +istintivamente, di rimanere a rispettosa distanza. + +Pure, con due o tre lire, c'è modo d'acquistare un abito di stoffe +molto varie, ma che, col tempo, la polvere e la miseria, è diventato +un _tout-de-même_. Villici e manuali guardano con cupidigia quei panni +indefinibili e vale la pena di assistere alla scenetta, quando si +decidono a provarne qualcuno. La donna li veste con rapidità, li +sbalordisce, a furia di cicalecci, tira da una parte, alza il bavero, +rimbocca le maniche, e quando un nano è seppellito nel palamidone d'un +gigante, gli dice, senza batter ciglio: + +--È proprio fatto a tuo dosso: ti va come un guanto. + +I prezzi, poi, son fuori del credibile. Ho visto un muratore +contrattare un bel paio di calzoni di fustagno, tutti pieni di +frittelle e con una gran pezza dietro d'altro colore. + +--E quanti ne vuoi? + +--Son nuovi, sai! te li lascio per diciotto soldi! + +--Ma ti dò i miei in cambio. + +La donna, con l'occhiata del perito: + +--Allora.... diciassette! + + * * * * * + +Un'ultima categoria è quella degli ambulanti che vanno attorno con uno +o due oggetti e soffrono stoicamente le persecuzioni delle guardie +municipali. Questi zingari non hanno specialità: ora portano orologi +sconquassati, ora scarpe vecchie e cappelli acciaccati: certe volte +hanno ferracci di mestiere, certe altre degli strumenti idroterapici: +ora offrono un ombrello, ora un quadro. S'intende, che il quadro è +sempre d'_autore_. Per molti anni l'autore preferito fu il Guido Reni. +Si aggiungeva, anzi: + +--È un _pagadebiti_. + +Perchè nel popolo c'è la leggenda che il Guido avesse l'abitudine +d'improvvisare un quadro al giorno, per pagare i suoi debiti. + +L'altro ieri vidi uno di questi ambulanti, che portava gravemente una +sacra, ma orrenda imagine, su cui aveva appiccicato questo cartellino: + + _Guercino da Cento._ + +Un collega maligno: + +--Dà retta a me: quello è un Guercino.... da cinque! + + + + +Fate la carità.... + + +L'accattonaggio a Roma non è una piaga sociale: e invece un'industria, +esercitata con le forme più ingegnose, da quel tali mendicanti che, +come si sa, sono i veri nemici dei poveri. + +Tale industria ha tradizioni secolari e sto per dire una consacrazione +ufficiale. Gli organici dello Stato pontificio si potevano dividere in +tre grandi categorie: gli ecclesiastici, gli impiegati, i poveri. + +Oggi, a un disgraziato che non sappia come campare, purchè goda di +forti protezioni, si elargisce un posto di scrivano straordinario. +Vale a dire, non poca fame e molto lavoro. Il Governo papale, invece, +dava un impiego di povero: ossia, l'ozio e parecchi baiocchi. La +minestra dei frati era un di più: era la gratificazione, che lo +scrivano straordinario, poveraccio, non ha. + +Il Dupaty, sullo scorcio del secolo passato, constatò che a Roma vi +erano quarantamila poveri, che stavano abbastanza bene, e molti dei +quali erano anche ricchi. + +Mutati gli ordinamenti, la tradizione viene oggi mantenuta, coi +mendicanti dirò così _ufficiali_, alla porta delle chiese. Se c'è una +festa religiosa, un ottavario, una novena, un mortorio, un panegirico +o le quarant'ore, i poveri autorizzati, sto per dire, con regie +patenti, formano, con le sedie, una specie di viale di mendicità, +davanti la porta maggiore del tempio. La folla dei fedeli passa +attraverso questa doppia fila di vecchiaia piagnolosa, che ciangotta +in vario metro i suoi lai, e i soldini piovono a destra e a sinistra. + + * * * * * + +Vi sono anche i poveri fissi, che hanno la funzione speciale d'alzare +il tendone greve del bussolotto e dare ai devoti in ritardo la +notizia _si la messa è bbona_. Anche questi poveri, come gli altri, +hanno delle belle somme alla Cassa di risparmio. + +Corre fama, che certune, tra queste vecchie mendicanti, diano alle +signore, oltre quelle della messa, altre e più interessanti notizie. +Certo è, come ho potuto vedere nelle carte segrete del famoso +Pasqualoni, direttore generale di polizia, che i poveri erano anche +preziosi ausiliari della squadra politica, per il tramite dei parroci. + +Dati simili precedenti, mi par naturale che nelle vie romane +infierisca e prosperi l'accattonaggio: tanto più che gli indigeni vi +sono abituati e che i noiosi mendicanti mirano di preferenza a +sfruttare l'elemento forastiero, che ignora gli artifizi e si lascia +più facilmente commuovere. + +Nel centro della città, presso i Bocconi, c'è un grosso forno di pane +viennese e di pasticcerie, la cui clientela è in maggioranza +alimentata dalle colonie esotiche. Or bene, sul cantone di questo +fornaio s'è formata un'intera banda di piccoli straccioni, i quali +hanno immaginato questo effetto scenico. Appena vedono una figura +forastiera, specie se è una signora, le corrono attorno, gemendo: + +--Signora, ho fame: mi dia un soldino, che vado qui a comprarmi un +pezzo di pane. + +La suggestione è così potente, che i soldi fioccano: e basta restare +un momento in osservazione, per vedere i pretesi famelici che si +giocano i soldarelli a _carachè_, a test'arme, o li spendono in +ghiottonerie e sigari lunghi un palmo. Ne ho visto uno che passava il +_virginia_ acceso al compagno, e correva appresso a una tedesca con la +solita antifona.... + +--Ho fame.... qui c'è il fornaio.... + +Altra forma industre è quella del padre di famiglia vergognoso e si +esercita soltanto tra le undici e mezzanotte. Si tratta d'un uomo +robusto che il giorno, magari, fa il facchino, il falegname, il +lustrascarpe, e la notte si becca le due, le tre lire, certe volte +anche più, facendo il padre di famiglia. + +La località varia, secondo la stagione e gli spettacoli. Il buon +_padre_ sceglie sempre il teatro che faccia più affari e si apposta +nelle vicinanze: a Sant'Eustacchio, se si tratta del _Valle_, o in via +Minghetti, se si tratta del _Quirino_. Egli porta in braccio, protetta +da uno scialle e dal cappottone paterno, una creaturina non sua, presa +in affitto, quasi con partecipazione agli utili, e quando comincia la +sfilata del pubblico che rincasa, egli sfodera la litania: + +--Povero padre.... con questa creatura.... che muore dal freddo! + +Anche l'altra notte, con un caldo sciroccale che levava il respiro, la +povera creatura moriva sempre regolarmente di freddo. + +Ve ne potrei dire altri cento, di simili chiapparelli, ma mi limiterò +a quello del fiasco rotto. + +Una sera, passavo per piazza di Sant'Ignazio e vidi un gruppetto di +gente, presso la scalinata della chiesa, attorno a un monello, che +mandava gemiti strazianti. E una donnetta diceva: + +--Poverino! se va a casa, chi sa quante legnate! è scivolato e ha +rotto il fiasco. + +In due o tre, abbiamo messo insieme una lira di soldini, supplicando +il ragazzino di andare a casa, chè la mamma non lo avrebbe picchiato. +E la buona donnetta, pigliandolo per mano: + +--Vieni, Cocco, non aver paura, che t'accompagno io. Dove stai di +casa? + +Mi fermai un minuto, per accendere la sigaretta, e vidi che la +donnetta tornava addietro, raccoglieva i cocci del fiasco, poi +raggiungeva il bimbo e spariva verso la Rotonda. + +La sera appresso, quasi alla stessa ora, ripasso di lì e che trovo? +Ancora il bimbo che piange, il fiasco rotto a terra in un liquido +scuro e sospetto, e la stessa donnetta che dice a due o tre pietosi: + +--È scivolato, poverino, e ha rotto il fiasco.... Se va a casa, suo +padre lo scanna! + + * * * * * + +Dalla lontana Ciociaria, nell'invernata, i mendicanti calano a sciami +nella città. Come le ragazze dei monti emiliani scendono in Toscana o +in Liguria, per mettersi a servizio, i ciociari d'ambo i sessi vengono +invece per darsi alla strada. E vi sono, tra essi, nugoli di ragazze +talvolta belloccie, che esercitano la mendicità, e dove capiti anche +qualche altra cosa, unicamente per costituirsi una dote. Il fidanzato +non sofistica sui mezzi, purchè la dote ci sia. + +E a proposito di dote. + +O in un volume del Valadier, o in altro congenere, ho letto un +aneddoto storico. Un giovane pittore, tutte le mattine, andava in +Borgo, a dipingere una di quello stradicciole pittoresche, presso +Santa Maria Traspontina. Nel passare per ponte Sant'Angelo, dava +abitualmente due soldi al povero di piantone, che lo salutava con +speciale riguardo. Un pomeriggio, mentre il pittore tornava dal +lavoro, col suo cavalletto, il povero si alzò e gli disse: + +--Verrebbe un momento con me? + +--E perchè no. + +Il povero s'avviò verso Porta Angelica, dicendo le cose più amabili al +giovane, e poi lo introdusse in una porta di misera apparenza, passata +la quale, il pittore si trovò in un quartiere assai signorilmente +arredato. + +--Questa--disse il povero--è casa mia: la sera, mi vesto da signore e +vado a spasso con mia figlia, uscendo dal portone che dà sull'altra +via. Voi siete entrato.... dalla scaletta di servizio. + +In quel mentre, ecco sopraggiungere una stupenda signorina sedicenne. + +--E questa è la mia unica figlia. Voi siete un giovane talmente +simpatico che, se volete la sua mano, son pronto a concludere. Le do +cinquantamila scudi di dote. Qui si vive d'entrata. Anzi.... di due +entrate. + +Adesso, non ricordo se si combinasse il matrimonio, ma mi pare di sì. +L'artista avrà accettato, non foss'altro per la bizzarria del caso. +Non accade tutti i giorni che un povero vi stenda la mano.... di sua +figlia. + + + + +Un profilo. + + +Giacinto Ribera sarebbe davvero un buon giovane, se non avesse la +manìa d'essere un perpetuo disastro finanziario. Non ha fatto mai, nè +in commercio, nè in borsa, nè in banca, un'operazione di venti lire, +eppure, a sentir lui, è vittima continua di speculazioni fantastiche. +Appena furon messe le quarantene, disse agli amici, con accento di +cupa disperazione: + +--Governo infame! mi fa perdere almeno quarantamila lire. + +--O come mai! + +--To'! avevo pensato di spedire in America mille tonnellate di +castagne, che in America sono ricercatissime: le avrei rivendute +quaranta lire di più la tonnellata e, capirete! eran quarantamila lire +tonde tonde. + +--Ma chi te le vendeva, le castagne? + +--Chi ne ha. + +--E a chi le rivendevi? + +--Oh bella!... a chi non ne ha. + + * * * * * + +La mattina incontra un antico condiscepolo e gli stringe la mano +silenzioso, tenendo gli occhi a terra e sospirando a mantice. + +--Che hai, Giacinto? + +--Eh, ho che certe cose non succedono che a me. + +--Qualche disgrazia in famiglia! + +--Peggio: stamane ho perduto in borsa ventimila lire. + +--Ventimila lire!--esclama l'amico sbalordito, ben sapendo che +d'ordinario a Giacinto mancano spesso venti soldi:--e come hai fatto a +pagarle? + +--Pagarle sarebbe niente: è che invece non ho potuto intascarle. Vedi? +(_estraendo un giornale_) la rendita è rialzata d'un punto. Se iersera +avessi comprato centomila lire di rendita, oggi avrei ventimila lire +nette di guadagno: ti capacita? + + * * * * * + +Il sabato sera, d'ordinario, Giacinto ha la faccia d'un morto in +permesso. I suoi conoscenti oramai ci han fatto l'abitudine e appena +lo incontrano, fingono il più sincero compianto, e gli domandano: + +--Quanti ne sono usciti? + +--Eh, voi altri canzonate, ma intanto io perdo una fortuna. Stamane +esco di casa e dico a me stesso; voglio giocare il 5, il 21, e il 90. +Poi, con tutte le faccende che ho per la testa, me ne scordo e +pàffete! 5, 90, 21.... escono tutti e tre. Anche se li avessi giocati +di sole venti lire, terno secco, a quest'ora sarei milionario. + + * * * * * + +Un giorno, dopo lunga assenza, entra al caffè con la faccia stravolta. + +--Qualche altra perdita enorme?--gridano gli amici. + +--Eh, lasciatemi stare! non me ne va una di bene. Torno adesso da +Montecarlo. Sono rimasto un'ora nella sala da gioco e, ogni volta che +girava la pallina, dicevo: adesso vien rosso--ora, vien nero.... +ebbene, ho indovinato trenta volte di seguito. Se avessi messo la +posta di seimila lire, sarei tornato via con 180 mila lire in +saccoccia. Son dunque novemila marenghi che ho perduto. Quel +Montecarlo è una rovina, un inferno, un abisso! + + * * * * * + +Lo sorpresi, una sera, immerso nelle più gravi meditazioni, come se +macchinasse un vasto piano finanziario. + +Per più minuti non aperse bocca, sprofondato nelle sue fantasticherie. +Finalmente esclamò: + +--Oh! se avessi centomila lire! + +--Che faresti? + +Egli, quasi stupefatto: + +--Che farei?... niente. + + + + +INDICE. + + + Un bel caso Pag. 1 + I lampioni 17 + Testolina sventata 21 + Alla ricerca dell'infelicità 26 + L'avaro fastoso 36 + La tribuna della stampa 43 + Gigi Micocci 52 + Ninì 55 + Il cordone sanitario 60 + Non si è mai abbastanza ignoranti 78 + Il mistificatore 87 + La marchesina Soprani 96 + I drammi del mare 108 + Matematiche assorbenti 125 + I guitti 130 + Celeste Spada in Barbosio 137 + Cocò 144 + Il signor Quiproquo 148 + Il deputato in vacanza 156 + Terzetto 165 + Il bilancio dell'interno 180 + _Miserere mei_ 188 + _Il chellerino_ 192 + L'avvocato Paolo Emilio Genuzio 200 + Il dottor Claudio Gemelli 207 + Martino Cianchetti 214 + Gioco e jettatura 220 + Questi omacci 226 + Ama il prossimo tuo 232 + L'uccello del malaugurio 240 + Un vizio di educazione 244 + I drammi della gelosia 248 + Il mercato degli stracci 254 + Fate la carità 263 + Un profilo 271 + + OPERE DI L. A. VASSALLO (GANDOLIN). + + _Guerra in tempo di bagni_ L. 3 -- + _La signora Cagliostro_ 3 20 + _Dodici monologhi_ 2 50 + _La famiglia De-Tappetti_ 2 50 + _Gli uomini che ho conosciuto_ 3 50 + _Ciarle e macchiette_ 4 50 + _Il pupazzetto tedesco_ 2 -- + _Il pupazzetto spagnuolo_ 2 -- + _Il pupazzetto francese_ 2 -- + _Diana ricattatrice_ 2 50 + + +_Causa il rincaro della carta e di tutte le altre materie prime le +pubblicazioni della Casa Treves sono provvisoriamente aumentate del +25 % tranne i volumi della_ BIBLIOTECA AMENA _che da_ Una Lira _sono +portati a_ =Due Lire=. + +Le legature formato bijou (Cent. 75), in-16 (Una Lira), e in-8 (Due +Lire), sono aumentate del 100/100. + + + Opere di Edmondo De Amicis + + (EDIZIONI TREVES). + + LA VITA MILITARE (1868). 87.ª impressione dell'edizione del 1880 + riveduta dall'autore. L. 4 -- + Nel 1908, anno della morte dell'autore, e 40.º anno dell'opera + stessa, si è fatta un'_edizione popolare_ della _Vita Militare_ + a [BA] 1 -- + ed è giunta già al 75.º migliaio. + _Edizione_ in-8, _illustrata_ da E. Matania, D. Paolocci e G. + Amato 6 -- + Anche di questa _edizione illustrata_ fu fatta una _edizione + popolare_ al prezzo di 2 50 + Legata in stile _liberty_ 4 50 + + RICORDI DEL 1870-71 (1872). Prima edizione milanese, con prefazione + di Dino Mantovani. [BA] 1 -- + + NOVELLE (1872). 26.ª Impressione dell'ediz. del 1888, riveduta + dall'autore, con 7 dis. di V. Bignami. 4 -- + Gli amici di collegio. Camilla. Furio. Un gran giorno. Alberto. + Fortezza. La casa paterna. + _Nuova edizione popolare_ [BA] 1 -- + _Edizione illustrata_ in-8, con 100 disegni di A. Ferraguti 6 -- + Legata in stile _liberty_. 8--In tela e oro. 10 10 + + SPAGNA (1873). Prima edizione Treves [BA] 1 -- + + OLANDA (1874). Nuova edizione econom. [BA] 1 -- + Esistono ancora alcune copie dell'edizione di lusso a 4 -- + + RICORDI DI LONDRA (1874), seguiti da Una visita ai quartieri poveri + di Londra, di L. SIMONIN. In-8, illustrato da 22 disegni. 27.º + migliaio 1 50 + Edizione economica in-16 [BA] 1 -- + + PAGINE SPARSE (1874). Prima edizione Treves con prefazione di + SALVATORE FARINA L. 2 -- + Edizione economica [BA] 1 -- + La mia padrona di casa. Scoraggiamenti. Ritratto di un'ordinanza. + Battaglia di tavolino. Un incontro. Emilio Castelar. Un caro + pedante. Una visita ad Alessandro Manzoni. La lettura del + vocabolario. Appunti. Una parola nuova. Consigli. Il vivente + linguaggio della Toscana. Quello che si può imparare a Firenze. + Un bel parlatore. Dall'album di un padre. Giovanni Ruffini. L'amore + dei libri. Manuel Menendez (racc.). In sogno. + + MAROCCO (1876). 24.º migliaio 5 -- + Edizione economica in-16 [BA] 1 -- + Edizione in-8, con 171 disegni di Ussi e Biseo 10 -- + Legata in tela e oro 15 95 + Nuova ediz. pop. in-8, illustr. da Ussi e Biseo 6 -- + Legata in tela e oro 8 -- + + COSTANTINOPOLI (1877-78). 34.º migliaio 5 -- + Edizione in-8, con 202 disegni di C. Biseo 10 -- + Legata in tela e oro 15 95 + Nuova ediz. popol. in-8, illustr. da C. Biseo 6 -- + Legata in tela e oro 8 -- + + RICORDI DI PARIGI (1879). 27.º migl. [BA] 1 -- + Il primo giorno a Parigi. Uno sguardo all'Esposizione. Vittor + Hugo. Emilio Zola. Parigi. + + POESIE (1880). 14.º migliaio 4 -- + Legata in tela e oro 4 75 + + RITRATTI LETTERARII (1881). Nuova edizione popolare in-16, + illustrata da 6 fototipie di Zola, Daudet, Augier, Dumas, Coquelin + e Déroulède 2 -- + + GLI AMICI (1883). Due volumi. 27.º migl. [BA] 2--Ediz. illustrata + in-8, ridotta dall'autore, con disegni di Amato, Ximenes, Paolocci, + ecc. 18.º migl. 4 -- + + ALLE PORTE D'ITALIA (1884). 20.ª Impressione dell'edizione del 1888 + completamente rifusa ed ampliata dall'autore 3 50 + Edizione illustr., con 172 disegni di G. Amato 10 -- + Legata in tela e oro 15 95 + + SULL'OCEANO (1889). 35.º migliaio 5 -- + Edizione in-8, con 191 dis. di A. Ferraguti 10 -- + Legata in tela e oro 15 95 + + IL ROMANZO D'UN MAESTRO (1890). 36.º migliaio 5 -- + Ediz. economica in due vol. 36.º migl. [BA] 2 -- + + FRA SCUOLA E CASA (1892). 15.º migliaio. 4 -- + _Racconti_: Un dramma nella scuola. Amore e ginnastica. La + maestrina degli operai. + _Bozzetti_: Il libraio dei ragazzi. 'Latinorum'. Ai fanciulli del + Rio della Plata. Il professor Padalocchi. Un poeta sconosciuto. + La scuola in casa. + + LA MAESTRINA DEGLI OPERAI (1895), racconto. Un volume formato bijou. + 6.º migliaio 3 -- + + CUORE (1886). Libro per i ragazzi. 884.º migl. 3 -- + Del 500.º migliaio fu fatta nel 1910 un'_edizione speciale_ 4 -- + Questa che ha preso il nome di edizione del _mezzo milione_, è in + carta distinta, col ritratto dell'autore quando scriveva il + _Cuore_, e un fascicoletto che riproduce in facsimile i + frontispizi di _25 traduzioni del Cuore_. + La stessa con legatura speciale ed artistica, di gran lusso, in + marocchino, con taglio oro cesellato, 20--Nuova edizione + popolare in-8, con 110 disegni di Nardi, Ferraguti, Sartorio + 5 -- + Legata in stile _liberty_. 7 -- In tela e oro. 10 10 + + AI RAGAZZI (1895), discorsi. 18.º migliaio 1--Edizione di lusso + legata in tela e oro 5 -- + Edizione di gran lusso con legatura uso antico 8 -- + + LA LETTERA ANONIMA (1896). Nuova edizione, illustrata da M. Pagano + e Ettore Ximenes 4 -- + + LA CARROZZA DI TUTTI (1899). 30.º migl. 4 -- + + MEMORIE (1900). 13.º migliaio 3 50 + _Memorie giovanili_: Un Garibaldino fallito. La capitale d'Italia + nel 1863. _Memorie di viaggiatori e d'artisti_: Carlo Piaggia. Il + capitano Bove. Un poeta vernacolo. Ulisse il Sanguinario. + Casimiro Teja. Una visita a Jules Verne. Una visita a Vittoriano + Sardou. Come nacque un poeta. _Memorie d'oltralpe e d'oltremare_: + Sul lago di Ginevra. Nella Pampa Argentina. Nella baia di Rio + Janeiro. _Memorie sacre_: In memoria di mia madre. In tua memoria, + figlio mio. + + RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA (1901). 16.º migliaio 4 -- + Questi deliziosi ricordi sono seguiti dai seguenti bozzetti: + Bambole e marionette. Gente minima. Piccoli studenti. Adolescenti. + Due di spade e due di cuore. + + CAPO D'ANNO (Pagine parlate) (1902). 8.º m. 3 50 + Capo d'anno. Confessioni di un conferenziere. Simpatia. Il Canto + XXV dell'_Inferno_, ed E. Rossi. Eloquenza convivale. Scrivendo + un libro. Così va il mondo. I nostri contadini in America. La + canaglia. Fantasie notturne. Il libro della spesa di Silvio + Pellico. Sul Moncenisio. + + NEL REGNO DEL CERVINO (1904). Nuovi racconti e bozzetti. 12.º + migliaio 3 50 + Nel regno del Cervino. Ricordi di Natale. La mia officina. + L'ultimo amico. Nel giardino della follia. La posta d'un poeta. + Un'illusione. Musica mendicante. Il segreto di Gigina. I vicini + d'albergo. La "prima elementare alla doccia". Sogno di Rio + Janeiro. La guerra. Il saluto. + + L'IDIOMA GENTILE (1905). [V. Indice a pag. 6]. 3 50 + + PAGINE ALLEGRE (1906). 13.º migliaio 4 -- + Il canto d'un lavoratore. I lavoratori del carbone. L'artista + del fuoco. La quarta pagina. Le esposizioni e il pubblico. La + tentazione della bicicletta. Le alpiniste tedesche. Il paradiso + degli Inglesi. Santa Margherita. Una visita all'Accademia della + Crusca. Musica fiorentina. Raccomandazioni ed esami. È uscito il + libro. La Sicilia in teatro. Piccole miserie dell'ospitalità + borghese. Il dottor Orazio. Casa di tutti. Gli azzurri e i rossi. + Un amore al giuoco del pallone. Il Vino. + + NEL REGNO DELL'AMORE (1907). 14.º migl. 5 -- + L'ora divina. Fiore del passato. Il numero 23. La quercia e il + fiore. Un colpo di fulmine. "Nichts". Lettore traditore. Sulla + scala del cielo. Casa Cirimiri. Il supplizio del geloso. Ochina. + Il cappotto clandestino. Paradiso e Purgatorio. Un Don Giovanni + innocente. L'addio d'Elvira. La signora Van der Werff. + Ediz. in-8, illustr. da Amato, Salvadori e Pellegrini, legata + alla bodoniana con coperta a colori. 7 -- + Legata in tela e oro 9 -- + + ULTIME PAGINE: I. Nuovi Ritratti Letterari ed Artistici. II. Nuovi + racconti e bozzetti. III. Cinematografo cerebrale [Vedi pagina di + fronte]. + + LOTTE CIVILI (1910). Opera postuma. Con prefazione di DINO MANTOVANI + 2 -- + + SPERANZE E GLORIE.--LE TRE CAPITALI (Torino-Firenze-Roma) (1911). + [Vedi pag. di fronte] 2 -- + + ANTOLOGIA DE AMICIS (1908). [V. pag. 7] 2 -- + + + ULTIME PAGINE. + + I. NUOVI RITRATTI LETTERARII ED ARTISTICI (1908), con 47 fototipie. + 4.º migl. 3 50 + Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870). Renato + Imbriani. Gabriele d'Annunzio. L'abate Perosi. Il tenore Tamagno. + Giuseppina Verdi. Il violinista Hubermann. Il pittore Gordigiani. + + II. NUOVI RACCONTI E BOZZETTI (1908). 4 -- + La città che dorme. La strada nuova e l'antica. Gli amici della + strada. La strada notturna. Alla finestra. _Montagne e Uomini_: + Alle falde del Cervino. La mia villeggiatura alpina. _Pagine di + viaggio_: Il Panteon. Siena. Bordighera. Montecarlo. _Racconti_: + Il primo amore di Pinetto. Galeotto fu il mare. 'In lacryma + Christi'. Lift. La serva del poeta. La vendetta d'uno scrittore. + La signorina "ne busca". + + III. CINEMATOGRAFO CEREBRALE (1909). 3 50 + Cinematografo cerebrale. Complimenti e convenevoli. La faccia. + Piccolo epistolario popolare. Quanti anni ha? Fra due mosche. + L'età penultima. Piccola pietà. Aggiunte e comenti al Galateo. + Quello che avverrebbe.... Caserma domestica. Camerieri e + avventori. Il professor Granditratti. Le memorie di Benvenuto + Cellini. In difesa dei critici. Il dialogo nell'arte e nella + realtà. I lettori di manoscritti. La tentazione del teatro. Le + "Pochades". Le lacune e le miserie della fama. La voce d'un libro. + Uno dei mille. + +_Dove non è indicato il prezzo della legatura in tela e oro s'intende +di aggiungere L. 1 -- per ciascun volume._ + + +A completare la collezione Treves degli scritti di Edmondo De Amicis +furono aggiunte (1911) raccolte in un volume le due opere: + + SPERANZE E GLORIE. + LE TRE CAPITALI + + Nella prima opera sono riuniti importanti discorsi d'argomenti + commemorativi e sociali, dei quali ecco l'indice. + Per una distribuzione di premi. Par l'inaugurazione di un circolo + universitario. Per la questione sociale. Per il 1.º Maggio. Per + Giuseppe Garibaldi. Per Gustavo Modena. Per Felice Cavallotti. + Nella seconda opera si trovano i tre meravigliosi scritti su le _Tre + Capitali_ (Torino, Firenze, Roma). + + =Due Lire.= -- _In-16, di 330 pagine._ -- =Due Lire.= + + + Prezzo del presente volume: Lire 4,50. + + + PAGINE ALLEGRE + + Pagine allegre, di =Edmondo DE AMICIS= 5 -- + Nel regno dell'Amore, di =Edmondo DE AMICIS= 6 50 + Novelle gaje, di =FOLCHETTO= (J. Caponi) 5 -- + Donne e fanciulle, novelle di =Luciano ZÙCCOLI= 5 -- + Guerra in tempo di bagni, racconto di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_) + 3 -- + La famiglia De-Tappetti, racconto comico di =GANDOLIN= (L. A. + Vassallo) 3 50 + I pupazzetti, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_). + Il pupazzetto tedesco 3 -- + Il pupazzetto spagnolo 3 -- + Il pupazzetto francese 3 -- + Ciarle e macchiette, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_) 4 50 + Dodici monologhi, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_) 3 50 + Il fu Mattia Pascal, romanzo di =Luigi PIRANDELLO= 5 -- + Donne, uomini e burattini, novelle di =Ugo OJETTI= 5 -- + Il capitano Tremalaterra, romanzo giocoso di =G. BECHI= 5 -- + Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati.... romanzo di =Luciano + ZÙCCOLI= 5 -- + Gli uomini rossi, romanzo di =Antonio BELTRAMELLI= 2 -- + Il confessionale, novelle di =Diego ANGELI= 4 -- + La biondina, romanzo di =Marco PRAGA= 2 -- + Come presi moglie, di =Carlo DADONE= 4 -- + La casa delle chiacchiere, romanzo di =Carlo DADONE= 2 -- + Gli allegri compagni di Borgodrolo, di =Mario VUGLIANO= 2 -- + Novelle umoristiche, di =A. ALBERTAZZI= 2 -- + +Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. + + + + + +NOTA DEL TRASCRITTORE + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come +le grafie alternative (vice-presidente/vicepresidente, colera/colèra +e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. +Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo +originale): + + 18 -- Viva il sindaco [sindavo] eroe + 31 -- e lo presentò al [la] marito + 117 -- conoscere questo [quetso] bocconcino + 149 -- Mnemotecnica [Mnemotecnia] + + + + + +End of Project Gutenberg's Ciarle e macchiette, by Luigi Arnaldo Vassallo + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CIARLE E MACCHIETTE *** + +***** This file should be named 37054-8.txt or 37054-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/7/0/5/37054/ + +Produced by Emanuela Piasentini, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive/Canadian +Libraries) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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