summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/37054-8.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '37054-8.txt')
-rw-r--r--37054-8.txt8016
1 files changed, 8016 insertions, 0 deletions
diff --git a/37054-8.txt b/37054-8.txt
new file mode 100644
index 0000000..a82b85b
--- /dev/null
+++ b/37054-8.txt
@@ -0,0 +1,8016 @@
+The Project Gutenberg EBook of Ciarle e macchiette, by Luigi Arnaldo Vassallo
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Ciarle e macchiette
+
+Author: Luigi Arnaldo Vassallo
+
+Release Date: August 12, 2011 [EBook #37054]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CIARLE E MACCHIETTE ***
+
+
+
+
+Produced by Emanuela Piasentini, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive/Canadian
+Libraries)
+
+
+
+
+
+
+
+ CIARLE
+ E
+ MACCHIETTE
+
+
+ di
+ Gandolin
+
+
+
+ Milano
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ =Quinto migliaio.=
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+ _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati_
+ _per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
+
+ Milano, Tip. Treves--1919.
+
+
+ ----
+
+ CIARLE E MACCHIETTE
+
+
+
+
+Un bel caso.
+
+
+Il marchese Alfonso Orlandi, uomo di tatto se non di spirito, subito
+si era accorto che ci faceva la parte del terzo incomodo: per ciò,
+passati neppure dieci minuti in ciarle inconcludenti, si alzò dalla
+poltrona, e con l'inchino misurato del gentiluomo corretto, porse la
+mano guantata alla bella padrona di casa.
+
+--Contessa: a rivederci.
+
+--Così presto!
+
+--Si figuri con che piacere rimarrei: ma ho ancora cinque o sei visite
+da fare e alle sei devo trovarmi al municipio, col conte....
+
+--Questo municipio!
+
+--Salute pubblica, contessa!--esclamò il marchese, sorridendo.
+
+--Ma, dunque, c'è pericolo!
+
+--Dicono.
+
+--Dio! quel mio marito è tanto preoccupato!... da che lo hanno
+delegato all'igiene, è diventato proprio un uomo impossibile; son due
+giorni, si figuri, che lo vedo e non lo vedo. Stamane, m'ha fatto
+sapere che farebbe nottata al municipio. Ma, dico io, bisogna essere
+matti!
+
+--Ah, contessa, non ci condanni!
+
+--Che? anche lei?
+
+--Sì; anch'io passerò la notte al municipio.
+
+--A vegliare sulla salute pubblica?
+
+--Dica.... a dormire sopra un sofà.
+
+Il marchese Orlandi fece un mezzo giretto e s'inchinò alla baronessa
+Manassero, poi strinse la mano a un giovinotto seduto presso il
+pianoforte, dicendogli:
+
+--_Ciao_, Eugenio: ci vediamo, stasera, al circolo?
+
+--Sì.... cioè, non so.
+
+--Se vieni, mi ci trovi di certo; non tornerò al municipio che verso
+mezzanotte.
+
+Il marchese andò via; non così la baronessa Manassero, vecchia
+pettegola, che s'accorgeva benissimo quanto la sua presenza fosse
+d'imbarazzo, ma ci pigliava gusto appunto per ciò.
+
+La conversazione languiva e la contessa Emilia aveva soffocato più
+d'un leggero sbadiglio sotto il fazzoletto di pizzo di Fiandra: ma la
+baronessa si mostrava inesorabile.
+
+Alla fine, la contessa si alzò, dicendo alla vecchia:
+
+--Ah! lei ancora non ha visto gli acquerelli del povero De Nittis,
+comprati ier l'altro da Ottavio? venga, venga.... stanno di là.
+
+Era un congedo in piena regola e la baronessa, passando davanti al
+marchese Eugenio Jung, gli porse la mano, in segno di saluto, con un
+risolino sarcastico di vecchia maligna.
+
+Due minuti dopo, la contessa rientrava, sola, nel salotto, e con le
+belle braccia incrociate si fermava davanti a Eugenio Jung.
+
+--Dunque, tu mi vuoi compromettere?
+
+--Ma che fo, io?
+
+--Sfido! Son già passate quattro visite e tu sei sempre là, come un
+mobile di casa. Che figura ci fo, io?
+
+--Colpa tua! se tu m'avessi detto un sì....
+
+--Ma ripensaci meglio; sono idee da matti.
+
+--Ma no, vedi. Tuo marito passa la notte al municipio. Alle otto, tu
+dici d'andare a teatro e io t'accompagno. Non c'è nulla di strano, mi
+pare! ti ci ho accompagnata cento volte. Invece di andare in legno, si
+va a piedi: il teatro è così vicino! Io preparo un legno qualunque,
+alla prima svoltata, e andiamo alla palazzina In cinque minuti....
+
+--Non tentarmi, te ne prego. Ma se qualcuno ci vedesse!
+
+--Impossibile: a quell'ora, la strada è deserta; nella palazzina, non
+c'è anima viva; ho io le chiavi in tasca. Dunque?
+
+E le prendeva le mani, baciandole.
+
+--Senti: vado subito a preparare una cenetta da innamorati. Non mi
+dire di no!... Delle frutta, dei biscotti, dello _Champagne_!
+
+--Ci penserò.
+
+--No, no.... devi dire di sì.
+
+--Sta zitto, che vien gente!
+
+--Ma dimmi di sì, allora!
+
+--Ho paura.... non so.... vien gente davvero....
+
+--Alle otto io son qua.
+
+--E sia.... ma non te l'assicuro.... vieni alle otto.... se mi vedrai
+vestita per uscire, allora....
+
+Il cavalier Clemente Mascagni entrò nel salotto, e la contessa gli
+mosse incontro col più amabile dei sorrisi.
+
+Il marchesino Eugenio Jung salutò e andò via con passo leggero e il
+viso raggiante.
+
+Appena fu nella strada, subito si occupò dei preparativi della
+cenetta: comperò del pasticcio di Strasburgo con tartufi, delle
+pastine inglesi alla vainiglia, delle _pralines_ di Boissier, delle
+scatole di frutti canditi di Napoli, dei barattoletti di conserva di
+ribes, dello Chablis, dell'Johannisberg, dello Champagne da venti lire
+la bottiglia, e lui medesimo, con una vettura da nolo, portò
+quell'ammasso di ghiottonerie nella misteriosa palazzina, in via dei
+Colli, dicendo a sè stesso:
+
+--Emilia verrà! oh, verrà!
+
+La sera, alle sette e tre quarti, tornò al palazzo Reginaldi e la
+cameriera gli disse:
+
+--La signora contessa finisce di vestirsi e subito è da lei: ma già,
+c'è tempo più di mezz'ora al teatro!
+
+--Ah, sicuro!--fece Eugenio, e un lampo di trionfo e di piacere gli
+balenò negli occhi:--e Ottavio?
+
+--È già andato al municipio.
+
+ * * * * *
+
+Ah! quella cenetta, col pungolo dello paure, coi misteri piccanti del
+frutto proibito, era veramente incantevole!
+
+Donna Emilia, raggiante in un pittoresco disordine, rovesciava spesso
+la testa sulla spalliera, mostrava i denti bianchi come il gelsomino e
+diceva:
+
+--Pare la scena del terz'atto del _Divorçons_!... è il secondo o il
+terzo? non me ne ricordo più.
+
+Eugenio, con gli occhi lustri e le guancie accese, non faceva che
+stappare bottiglie, e i vini giallicci spumavano, ondeggiavano,
+brillando al chiarore dei candelabri, come una pioggia di topazi.
+
+--Oh, Dio! come farò per tornare a casa?--esclamò la contessa, e
+intanto le sue dita stringevano il calice di Murano, colmo di vin del
+Reno.
+
+A un tratto, la contessa si fece terribilmente pallida.
+
+--Come mi sento male!... apri un po' le finestre.... no, non
+aprirle.... Oh, Dio!
+
+Eugenio, spaventato, con la testa confusa, l'abbracciava, la baciava,
+piangeva.
+
+--Che hai? che ti senti?
+
+--Oh, Dio! se continua, muoio!
+
+E lui, fuori di sè, le versava acqua, aceto sulla testa, la slacciava,
+le faceva vento; ma il malessere si sviluppava con un crescendo
+spaventevole.
+
+--Ma che è, mio Dio?--gemeva la povera contessa:--qualcuno.... un
+medico!...
+
+--Corro io.....
+
+--No! non lasciarmi sola.
+
+Che fare? che fare?
+
+--Come ti senti?
+
+La contessa non poteva rispondere: i suoi lineamenti stravolti,
+contraffatti, facevano paura e pietà.
+
+Eugenio escì di corsa, senza cappello: entrò nel primo portone che
+trovò e disse alla portinaia:
+
+--Cinque lire per voi, se mi trovate un medico o lo conducete subito
+qui accanto: che prenda una carrozza, mi raccomando!... presto!...
+
+Dieci minuti dopo la portinaia tornava con un medico addetto al
+servizio notturno dello spedale. Eugenio stava sulla porta della
+palazzina: diede le cinque lire alla donna e la mandò via; disse al
+cocchiere di aspettare e introdusse il medico. Il quale trovò la
+contessa in uno stato deplorevole. La esaminò ben bene e crollò la
+testa. Poi chiese al marchese:
+
+--È sua moglie?
+
+--Sì.... signore.
+
+--Scusi, come si chiama lei?
+
+--Io?... Eugenio.... Martini.
+
+--Andrò io--rispose il medico--a preparare una pozione di laudano:
+cinque minuti, neppure, e son di ritorno: intanto, pigli delle pezzo
+di lana, e faccia delle frizioni.... forti: m'intende?
+
+Dopo cinque minuti, il dottore infatti tornava con una pozione di
+laudano e con.... due guardie municipali.
+
+--Scusi, signor Martini--disse al marchesino--scusi, se faccio il mio
+dovere. Non sarà niente, spero, ma intanto, abbiamo i sintomi d'un
+caso sospetto.
+
+Eugenio impallidì come un morto.
+
+Uno degli agenti municipali si pose di sentinella al portone e l'altro
+rimase nella sala, in aiuto del medico.
+
+Il marchesino pareva una statua, e il suo terrore crebbe, quando udì
+che il medico diceva alla guardia:
+
+--Chi è andato al municipio?
+
+--Il nostro brigadiere, signor dottore.
+
+--Sta bene.
+
+Sonavano le dieci, quando la contessa tornò pienamente in sè, ma con
+gli occhi ancora smarriti, infossati, le labbra livide, profondamente
+abbattuta.
+
+In quel momento, per la via deserta, s'udì un gran rullìo di carrozze,
+e due legni si fermarono davanti al portone della palazzina. Eugenio,
+con gli occhi fuori della testa, si lanciò giù per le scale e nel
+portone s'incontrò col conte Ottavio Reginaldi, seguìto da un
+segretario di prefettura, da un sanitario municipale e da quattro
+guardie.
+
+--Eugenio!--esclamò il conte:--e tu che ci fai, qua?
+
+--Ti dirò.... appunto....
+
+Intanto, il segretario di prefettura ascendeva i primi scalini.
+Eugenio l'afferrò per le falde del soprabito, gridando al conte:
+
+--Te ne supplico! che nessuno salga, se prima non ho parlato con te.
+
+Il segretario stupito si fermò e il marchese, traendo il conte in un
+angolo del portone, gli disse con voce bassa, tremante, rotta
+dall'emozione:
+
+--Sai.... mi succede un caso tremendo.... Io, ero qui con una
+signora....
+
+--Con la signora Martini?
+
+--Ma che Martini!... è un nome falso: è una signora....
+
+--Maritata?
+
+--Già: che forse quel signore là conosce; che forse tu stesso
+conosci.... capisci? sarebbe uno scandalo.... io.... lei.... morirebbe
+di certo.
+
+--Oh, corpo di.... ma guarda che cosa va a succedere! e come si fa
+adesso? io devo prendere le misure che.... capisci bene! il primo
+_caso_, il primo _caso_!
+
+--Ma che caso! non è niente, ti ripeto: è un disturbo passeggero; non
+capisco come quell'asino di dottore!...
+
+--In realtà non ha denunciato un caso di colera; ma semplicemente un
+caso sospetto....
+
+--E allora che serve tanto apparato? dal momento che già vi son due
+guardie, basta! stiamo almeno un po' a vedere: che ne dici?
+
+--Pensa un po' se io voglio compromettere un amico come te.... Ma
+guarda in che razza d'impicci ti sei messo!... però, almeno,
+bisognerebbe sentire il dottore.
+
+--Aspetta, che lo porto subito qua e sentiremo.
+
+Eugenio ascese gli scalini a quattro a quattro; entrò nella sala come
+una bomba, chiamò il dottore in disparte e gli disse all'orecchio:
+
+--Senta: giù c'è l'autorità municipale, ma se lei dice che è un caso
+di colera, io, parola d'onore, lo strangolo! Parola d'onore!
+
+E il dottore, intontito:
+
+--Ma che colera! non era che un'indigestione e la signora adesso sta
+meglio, tanto che, tra un'oretta, ci scommetterei, non avrà più nulla.
+
+Eugenio lo abbracciò con effusione.
+
+--Davvero? ma allora, santo Dio, perchè tanto chiasso?
+
+--Capirà bene! i sintomi erano quelli!
+
+Il dottore, con la guardia e col marchesino, scese nel portone e
+dichiarò, sul suo onore, essersi dileguato qualunque sospetto di morbo
+epidemico. Poi, si ritirarono tutti, mentre il conte Ottavio
+Reginaldi, stringendo la mano al marchesino Jung, gli diceva,
+strizzando gli occhi:
+
+--Perdoni il disturbo, signor Martini!
+
+Un'ora dopo, la contessa Emilia, pallida, sfinita, mal reggendosi in
+gambe, rientrava nel suo palazzo, al braccio di Eugenio, quasi più
+pallido di lei.
+
+--Ma che ha?--le chiese, premurosa, la cameriera:--si sente male?
+
+--No.... sono ancora tutta commossa.... era tanto straziante, quel
+dramma!... ho pianto dalla prima all'ultima scena.
+
+--Me ne vergogno--soggiunse il marchesino--ma ho pianto anch'io.
+
+Quando la contessa fu a letto, la cameriera riferì il caso al
+portiere, che le faceva un po' di corte.
+
+--Davvero?--disse lui;--ma che diavolo di dramma facevano? voglio un
+po' vedere.
+
+E fece un salto alla prima cantonata, dove lesse sul manifesto
+teatrale:
+
+ IL MONDO DELLA NOIA!
+
+--Oh, questi drammacci francesi!--esclamò.
+
+E tornò a palazzo.
+
+La sera appresso, nel circolo serale intimo della contessa, non si
+parlava che dell'argomento del giorno.
+
+Tutti avevano letto nel foglio del mattino che, in un palazzina di via
+dei Colli, era successo--come dicono i cronisti--un "falso allarme".
+
+--Ma si trattava davvero d'una indigestione?--chiese la baronessa
+Manassero al conte Ottavio Reginaldi;--perchè, già, voi altri del
+municipio siete capacissimi di nascondere la verità.
+
+--Oh, giuro che si trattava d'una indigestione!--rispose l'ottimo
+Ottavio.
+
+Poi, guardando con la coda dell'occhio il marchesino Jung e ridendo
+come un matto:
+
+--Sebbene si trattasse d'un caso sospetto.... oh, molto sospetto!
+
+
+
+
+I lampioni.
+
+
+.... Quella sera, seduto sopra una colonnina di Monte Cavallo--nella
+poetica posa di tutti i grandi uomini _giovanetti_, derivati dal
+Colombo del Monteverde--me la godevo un mondo, alla vista di quel
+vasto ondeggiamento di folla in letizia, mentre i lanternini
+variopinti tremolavano su cappelli e cheppì, mentre i due simulacri
+dei Dioscuri, _di oscuri_ si facevan luminosi, per la luce dei
+bengali, tingendosi in rosso, in verde, in viola--e l'acqua della
+fontana, mormorando insieme alla folla, pareva ora una pioggia di
+smeraldi, or di topazi. Quel formicolare gigantesco di luci e d'ombre,
+quel festoso gridìo che si spandeva nella serenità della notte romana,
+infondeva in me come negli altri un senso di giocondo entusiasmo e gli
+occhi si fermavano, con orgogliosa tenerezza, su quel gruppo di vecchi
+reduci dai patrii eserciti, da cui sorgeva una fila di lampioni
+oscuri, con lettere bianche e luminose, combinate in modo che
+risaltava in aria la scritta:
+
+ I VETERANI.
+
+Per quanto fu lungo il tragitto, quelle radianti lettere non si
+scomposero mai, come se coloro che le portavano si ricordassero ancora
+l'antica esattezza militare e, nel passare tra le fitte spalliere di
+popolo, provocavano un saluto e un plauso dalla moltitudine.
+
+Mentre anch'io, come tutti gli altri, ammiravo la bella riuscita del
+corteo e lo stupendo insieme del gruppo dei veterani, per via
+d'antitesi ricordavo un caso di luminaria andata a male--saranno ormai
+quattordici o quindici anni--nel modesto quanto ignoto comune di
+Crescimbeni, sul Nervia.
+
+Da tempo immemorabile, era sindaco di Crescimbeni il cavaliere
+Procopio De Collepranis, uomo illetterato e integerrimo, il quale, nel
+commercio dei semi oleosi, aveva riunito con felice abilità un
+patrimonio considerevole e la fiducia amministrativa de' suoi
+concittadini.
+
+In seguito a otto giorni di pioggia, il Nervia si gonfiò in modo
+straordinario e minacciò una inondazione nei bassi fondi sociali di
+Crescimbeni. Il sindaco--raccogliendo tutta la sua energia nelle
+misure precauzionali--chiamò a sè un abile falegname e gli ordinò
+dodici cassette pensili, destinate a raccogliere le oblazioni a pro
+degli inondati, e poi aspettò.
+
+Ma il Nervia--con la malignità pettegola dei fiumi di
+provincia--deluse la generosa antiveggenza del sindaco e il cavaliere
+Procopio De Collepranis, facendo riporre le dodici cassette nelle
+cantine municipali, disse all'usciere:
+
+--Ricordatevi che i romani conquistarono il mondo con sole dodici
+tavole.
+
+La frase fece il giro della farmacia di Crescimbeni e il maestro
+comunale disse, con accento d'autorità:
+
+--Il cavaliere De Collepranis è un.... parallelo di Plutarco;
+bisognerebbe far qualche cosa in onor suo; un arco di trionfo.... un
+sonetto.... una serenata.... sei bottiglie di Barolo con le firme
+degli elettori.... qualche cosa, insomma.
+
+La sera medesima s'adunò in solenne assemblea il _Club dei
+caciocavalli_ e, dopo lunga discussione, fu decisa una fiaccolata in
+onore del cavaliere Procopio, con incarico al maestro comunale di
+fissarne il programma: anzi, facesse pure di sua testa quel che
+credesse meglio.
+
+Il maestro comunale, Diodato Ciuffetti, rimuginando l'alfabeto,
+pascolo abituale dei giovanissimi idioti ai quali impartiva la luce
+dell'anima, ebbe un'idea originale, un concetto felice e
+straordinario. Fece fare venticinque lampioni di carta oliata e di
+forma ovoidale: ognuno dei quali con lettera trasparente: in tutto
+venticinque lettere che, disposte abilmente su tre file, si
+presentavano così:
+
+ VIVA
+ PROCOPIO
+ DE COLLEPRANIS.
+
+E non basta. I lampioni, ogni tanto, avrebbero dovuto mutar posto con
+precisione matematica, per comporre delle nuove scritte, in onore del
+sindaco, degli anagrammi più o meno riusciti, come sarebbe questo:
+
+ VIVA
+ IL SINDACO EROE.
+
+Fatti i lanternoni, il maestro riunì attorno a sè venticinque
+analfabeti di buona volontà e li educò militarmente con la pazienza
+d'un vecchio sergente istruttore che ha da insegnare a reclute di
+montagna quale sia la man destra e quale la sinistra.
+
+Il maestro Ciuffetti, venuto il gran giorno (era una domenica,
+sull'avemaria) tenne i suoi militi sotto le armi per sei ore di
+seguito, poi dichiarò al comitato ch'egli era pronto a scendere in
+piazza.
+
+Sull'imbrunire, si formò il corteo che dai casotti del dazio,
+attraversando la via principale, si mosse lentamente verso la piazza
+del municipio.
+
+I lampioni, ordinati con cura dal maestro Ciuffetti, partirono insieme
+come un lampione solo, facendo vedere sopra una linea le parole:
+
+ VIVA PROCOPIO DE COLLEPRANIS.
+
+Ma, dopo cento passi, l'ondeggiamento irregolare della folla aveva già
+sensibilmente alterato la situazione dei lampioni, senza contare che
+un'R s'era fermata a un'osteria per berne un quintino, e tentava
+inutilmente di raggiungere il suo posto già invaso da un'N.
+
+Quando si fu vicini alla chiesa parrocchiale, il prevosto--nemico
+politico del maestro--apparve, con un sorriso sarcastico, sulla
+gradinata.
+
+--Voglio che crepi di bile!--pensò il maestro, e volgendosi ai
+lampionai gridò:
+
+--Componete il primo anagramma.
+
+La massa dei lampioni si scompose come i pezzi d'un caleidoscopio, poi
+parve riordinarsi, ma la prima fila non mostrò che questa misteriosa,
+indecifrabile parola:
+
+ PERACOLDENI
+
+mentre, proprio nel passare davanti al prevosto, una seconda fila si
+presentò con questa combinazione:
+
+ VIVA IL PORCOPIO
+
+Il prevosto si ritirò, gridando al maestro:
+
+--Canaglia! me la pagherà.
+
+Diodato Ciuffetti ebbe un leggero brivido di paura, ma poi si strinse
+nelle spalle e tirò innanzi, gridando ai lampionai:
+
+--State attenti, somaracci infami! Adesso passiamo sotto la casa del
+sindaco e, a un mio segnale, farete quel primo anagramma che non vi
+riuscì: _Viva il sindaco eroe_.... avete capito? Attenti, che c'è
+appunto la sua signora alla finestra.
+
+E salutando ossequiosamente la moglie del sindaco, il maestro
+Ciuffetti diede il segnale e tosto i lampioni si presentarono così
+
+ VIVA
+ LE CORNA
+ DEL CAPRO....SI
+
+--Schifosi!--urlò il povero maestro, scagliandosi contro i lampioni e,
+nel suo cieco furore, diede un pugno sugli occhi al D, uno schiaffo
+per uno ai tre P e un calcio all'N, calcio che a dirittura sfondò
+l'ANIS del nome sindacale.
+
+Intanto, il corteo, tra bene e male, più male che bene, giungeva sulla
+piazza del municipio; il maestro Ciuffetti si strappava i suddetti a
+dozzine dalla testa, e si spolmonava gridando ai lampionai:
+
+--Ma non vi ricordate quel che vi ho insegnato, brutti infami?
+
+E poi, con voce carezzevole:
+
+--Da bravi, figlioli miei, un po' di buona volontà! componetemi _Viva
+il sindaco eroe!_ Non vedete che si arriva davanti al municipio? Noi
+siamo disonorati!...
+
+Tra i gemiti del maestro, i lampioni fecero una sosta, s'incrociarono,
+si confusero, parvero riordinarsi e finalmente si formarono così:
+
+ CREPI IL RIO SCARPONE....
+
+Il maestro Ciuffetti, con gli occhi fuori della testa, prende per le
+orecchie il primo V che, trascinato dalla folla, gli capita tra le
+mani e lo scaraventa contro un muricciolo. Proprio in quel momento,
+ecco trafelato il presidente del _Club dei caciocavalli_, che strilla
+al maestro:
+
+--Presto! presto!... il cavaliere De Collepranis scende le scale del
+municipio.... presto!
+
+--_Viva il sindaco eroe!_ lampioni, riabilitatevi!
+
+Il sindaco appare maestosamente sulla porta del municipio e i lampioni
+si combinano così:
+
+ ARRIVA
+ IL VIL POPCONE
+
+IL SINDACO (_cominciando il discorso_). Grazie, o fratelli....
+
+
+
+
+Testolina sventata.
+
+
+Il tramonto è soave: il mare è di un turchino intenso cupo, e il cielo
+è d'oro: le torri della fortezza si profilano in grigio scuro
+sull'orizzonte, che ha i riflessi dei grandi mosaici bisantini; sulla
+rotonda del _Pirgo_ è un elegante ronzìo di signore che, nella
+penombra crepuscolare, sgranocchiano amorucci, mode, piccole
+maldicenze e scioccherie. I fredduristi, i manipolatori di _colmi_,
+gli amatori di logogrifi passano da un gruppo all'altro, spacciando
+come possono la chincaglieria dello spirito. Secondo l'indole, i
+gusti, l'età, il temperamento o l'abitudine, si formano i piccoli
+crocchi dell'intimità che negli stabilimenti dei bagni sono sempre
+composti di quattro persone: la coppia balnearia è, invariabilmente,
+una duplice coppia: si è in due soltanto a patto d'essere in quattro.
+
+ESEMPI
+
+(_non si citano che le categorie principali_).
+
+_Gruppo di corte lecita con avviamento al matrimonio_: la
+figlia--l'innamorato--la mamma--l'amico che fa discorrere la mamma.
+
+_Gruppo eventuale, senza avviamento probabile allo stato civile_: la
+figlia--l'amante--la mamma della suddetta--una vecchia signora che
+distoglie l'attenzione della mamma e ne salva la dignità.
+
+_Gruppo di famiglia_: la moglie e il marito--l'amico--il viceamico che
+gioca a tarocchi col marito.
+
+_Gruppo autorevole_; la moglie del prefetto--l'amico della moglie del
+prefetto--il prefetto--l'amica del prefetto.
+
+ * * * * *
+
+La coppia in quattro è, ripeto, inevitabile in uno stabilimento di
+bagni: pure c'è, per il momento, una coppia in due, ma non si tratta
+che di due dame e il caso è tanto raro quanto temporaneo.
+
+La coppia è formata dalla contessa di Mallare e dalla marchesa di
+Santelmo, due graziose donnine inseparabili, le quali, senza dirselo,
+non aspettano altro che il momento di formare anche loro la famosa
+coppia balneare in quattro, e intanto passeggiano su e giù a
+braccetto, bisbigliando confidenze e sparlando, con garbo e spirito,
+delle amiche intime.
+
+Ma, ogni tanto, anche senza volerlo, gli occhi loro guardano verso
+l'ingresso e le labbra vermiglie fanno qualche smorfiettina
+d'impazienza. La contessa di Mallare non sa capire come il capitano
+Trocchi di Costigliole ancora non sia venuto, mentre per solito a
+quell'ora non manca mai; la marchesa Santelmo, a sua volta, domanda a
+sè stessa dove diamine si sia cacciato il giovine baroncino di
+Cherasco, e sente il cuore tenagliato da un'indistinta gelosia.
+
+Ciascuna ha il suo pensiero fisso, ma si parla di tutt'altro e il
+discorso corre lo stesso, tanto più che non ha soggetto determinato e
+va a capriccio, come il volo delle farfalle.
+
+La Santelmo, per dir qualche cosa, domanda alla contessa di Mallare:
+
+--Che fa la Gabrielli? È tanto tempo che non l'ho vista.
+
+--Che cosa vuoi che faccia? Fa.... paura.
+
+--Come?... È tanto brutta?
+
+--Bruttissima: quasi quanto la De Sottaz.
+
+--Quale De Sottaz! io non la conosco.
+
+--Come, non la conosci?
+
+--Per niente.
+
+--Ma che! tu la conosci benissimo. Non ti ricordi.... il male che ne
+abbiam detto ieri?
+
+ * * * * *
+
+Un giovanotto attraversa la sala da ballo, avviandosi verso la rotonda
+e la contessa di Mallare dice, con accento maliziosetto:
+
+--Ecco finalmente il di Cherasco!
+
+La marchesa Santelmo trasalisce e guarda per poi soggiungere:
+
+--No, non è lui.
+
+--Però, guarda, come gli somiglia! non ti pare?
+
+--Non mi pare: in ogni caso, non me ne rallegro con lui, perchè quel
+povero baroncino ha una figura tutt'altro che simpatica.
+
+--Ma che dici?
+
+--E poi è così stupido, così noioso, così pretenzioso, Dio mio!
+
+--Fai male, vedi, a dire di queste malignità.
+
+--Ho detto di peggio iersera, nella sala, e c'erano più di venti
+persone. Che me ne importa?
+
+--Hai fatto anche peggio: non bisogna che il pubblico prenda parte a
+questi malumori.
+
+--E perchè?
+
+--Perchè il pubblico, cara mia, fa un mondo di supposizioni perfide e
+maligne sui rancori di due persone che si sono amate.
+
+--Ma come! anche tu, come altra gente, credi che io sia stata l'amante
+del di Cherasco?
+
+--Sicuro!
+
+--Ma questo è un abominio; questa è una calunnia! io ti posso provare
+che non c'è niente di vero, che non c'è mai stata neppur l'ombra di
+una relazione fra me e lui.
+
+E qui la bella e stordita marchesa di Santelmo si mette a sciorinare,
+dirò così, tutti i documenti umani secondo i quali resta assodata la
+purità della sua condotta.
+
+La contessa ascolta freddamente questa apologia con un sorrisetto di
+scetticismo.
+
+--Non sei dunque persuasa?--conchiude la marchesa.
+
+--No: per niente.
+
+--Ma in base a che ti ostini a credere ch'egli sia stato amante mio?
+
+--In base a che?!...ma se, mia cara, sei proprio tu che me lo hai
+detto!
+
+--Davvero?
+
+--Davvero.
+
+--Guarda un po'! me n'ero scordata.
+
+
+
+
+Alla ricerca dell'infelicità.
+
+
+--È inutile! più mi ci provo, a farmi un po' di coraggio, e più sento
+d'avere una paura maledetta di questa epidemia.
+
+--Carissimo Macario!--soggiunse il dottore, alzando le spalle,--io
+non so davvero che razza di consiglio darvi: siete troppo affezionato
+alla vita, voi!... se non foste così fortunato, così felice, la morte,
+vicina o lontana, non vi farebbe tanto spavento: credete a me.
+
+--Dunque: contro la paura non c'è rimedio?
+
+--Oh sì: ce ne sarebbe uno: ma non so se il rimedio sia preferibile
+alla malattia.
+
+--Dite pure: io non tremo, davanti alle medicine: la paura.... mi darà
+un coraggio di leone. Che devo fare?
+
+--Una cosa dolorosa, ma facilissima.
+
+--Sentiamo.
+
+--Procurarvi.... molta infelicità....
+
+Macario Tuccimei fece un par d'occhi bovini e guardò fisso la faccia
+pallida e canzonatrice del dottor Giulio Sottani, come per chiedere:
+
+--Da burla o sul serio!
+
+Il dottore sorrise e continuò, con la sua voce flemmatica:
+
+--Siate molto infelice, Macario mio, se volete essere meno infelice di
+quel che siete adesso. Quando vi sarete convinto che la vita è un
+soffrire continuo, poco più vi premerà morire di colera o di
+tubercolosi....
+
+--E dite queste cose voi? un medico!
+
+--Appunto. Più vado innanzi e più mi persuado che anche la vita è una
+malattia. Forse è la sola da cui si possa guarire.... col tempo.
+
+L'onesto Macario Tuccimei escì, pensoso, dalla casa del dottore.
+
+--E se, poi, avesse ragione lui? pure è curiosa che un uomo, per
+essere tranquillo, si deva procurare una certa dose d'infelicità!... e
+se mi ci provassi?
+
+L'eccellente Macario Tuccimei passò, mentalmente, in rassegna le fonti
+principali della propria felicità: una salute di ferro, un solido
+patrimonio, una moglie virtuosa e adorabile.
+
+Mentre andava ruminando, fu fermato da suo cugino Augusto Marinelli,
+libero ma ozioso cittadino, scioperato, pieno di debiti e di vizi.
+
+--Senti, Macario mio: mi dovresti fare un gran favore: ho giocato e ho
+perso sulla parola....
+
+--Non mi parlare di queste faccende!
+
+--Se non m'aiuti, parola, mi brucio le cervella.
+
+Macario pensò:
+
+--E se, per cominciare, buttassi via dei quattrini?
+
+Poi, come uno che prenda una risoluzione, chiese al cugino:
+
+--Meno ciarle: quanto t'abbisogna?
+
+--Diecimila lire.
+
+--Corbezzoli!
+
+--Ma ti giuro che, dentro il mese, te le renderò.
+
+Macario Tuccimei andò, col cugino, dal suo banchiere e gli fece
+consegnare dieci biglietti da mille: poi, quando rimase solo, esclamò:
+
+--È come se m'avesse strappato un pezzo di cuore. Quanto mi fa piacere
+d'essere così scontento di quello che ho fatto!
+
+Così, mentre adagino adagino tornava a casa, Macario s'abbandonava
+alle più dolci riflessioni.
+
+--Adesso dirò a Celestina che ho prestato diecimila lire ad Augusto, e
+son sicuro che mi farà una scena terribile!--e si stropicciava le
+mani:--sarà la prima volta, ma son certo che, appena lei lo sa, mi
+carica di improperi. Ci tiene tanto al denaro!
+
+Appena deposto il cappello e consegnato alla moglie il bastone di
+bambù, Macario prese un aspetto contrito e cominciò:
+
+--Sai, moglie mia: mezz'ora fa ho commesso una corbelleria tale....
+
+E le raccontò il caso; poi, conchiuse:
+
+--Sì: a quello scioperato d'Augusto, che non potrà restituirmele mai
+più.
+
+E abbassò il capo, aspettando la tempesta.
+
+Celestina, invece, gli si buttò al collo, tutta intenerita:
+
+--Che cuore che hai! dopo tutto, bisogna aiutarli, i propri
+parenti!...
+
+Il giorno appresso, Augusto Marinelli, con un dispaccio in mano, entrò
+come una bomba in casa Tuccimei e gridò a Macario:
+
+--È morto di colèra alla Spezia lo zio Luciano e m'ha lasciato
+ventimila lire di rendita. Che fortuna! che fortuna!
+
+Poi, correggendo:
+
+--E che tremenda, irreparabile disgrazia!
+
+Tre giorni dopo, Augusto restituiva le diecimila lire al cugino,
+più--a titolo di regalo--due magnifici anelli di brillanti, che
+facevano parte dell'asse ereditario.
+
+--Scommetto,--pensava il povero Macario,--che, se butto in mare
+centomila lire, il giorno dopo il cuoco me le riporta a casa dentro un
+pesce. E sia! non ci pensiamo più....
+
+Poi, guardando Celestina, che ricamava un orrendo paio di pantofole:
+
+--E se mi procurassi delle infelicità coniugali? che idea!... Ma
+intendiamoci! non già che lei.... io piuttosto potrei.... sicuro!
+perchè no?...
+
+Andò nello studio e, alterando un poco la calligrafia, fece una mezza
+dozzina di lettere amorose dirette a sè medesimo, le firmò _Clorinda_
+e le pose nella tasca interna del soprabito, che poi appese
+all'attaccapanni.
+
+Sulla fine del pranzo, disse a Celestina:
+
+--Vedi un po' nella tasca interna del mio soprabito: ci devo avere dei
+sigari.
+
+--Dove sta?
+
+--Sta appeso nello studio.
+
+Celestina, premurosa, andò e tornò subito.
+
+--Nella tasca interna, hai detto?
+
+--Sì.
+
+--Non c'è niente.
+
+--Come: non c'è niente!
+
+--Non ci hai che una quantità di carte.... mi son parse lettere....
+
+--Spero che non le avrai lette?--gridò Macario, fingendo quasi
+terrore.
+
+--Ma ti pare!
+
+La sera, Macario provò a lasciare quelle lettere sparse sul comò; ma
+la mattina, Celestina stessa le radunò, guardandosi bene dall'aprirle,
+ne fece un bel pacchetto, che legò con un nastrino, e lo presentò al
+marito, dicendo:
+
+--Hai scordato queste carte sul comò: ti servono o le devo riporre?
+
+--Buttale magari via!--rispose Macario, profondamente
+deluso.--Arriverò fino all'eroismo!--pensò il desolato
+Tuccimei--esporrò Celestina alle seduzioni della colpa....
+L'esperimento è doloroso, ma necessario!
+
+Eh, a dirlo ci vuol poco! ma come si fa? non è mica facile fermare un
+amico o il primo venuto per dirgli: mi farebbe il piacere di?...
+
+Tra l'altro il salotto di casa Tuccimei era frequentato da pochissime
+persone e tutta gente matura che aveva altro per la testa.
+
+Mediante un processo d'eliminazione, Macario arrivò a conchiudere che,
+tra tutti gli amici di casa, non ce n'era che uno solo capace di
+rendergli quel servizio: vale a dire Cesare Marchini, non tanto bello,
+poco spiritoso, ma non antipatico: oltre a ciò robusto e giovane
+ancora, poichè non aveva, a sentir lui, che trentasei anni. Tuccimei
+lo aveva conosciuto assai prima del matrimonio e tra di loro c'era
+intimità. Quando Celestina entrò in casa Tuccimei, l'amico Cesare
+Marchini fu, per così dire, il convitato abituale, ch'era a pranzo o a
+cena un giorno sì e l'altro no, giocando poi a tarocchi con Macario e
+tre volte la settimana facendo--gratuitamente, si capisce--lezione di
+pianoforte a Celestina, che aveva pur troppo delle tendenze organiche
+alle romanze per camera.
+
+--Sicuro!--pensò il buon Tuccimei, a guisa di corollario:--se Cesare
+si prestasse!... ma come faccio io a introdurli in.... questa corrente
+d'idee? sono due anime così pure, così ingenue!
+
+A ogni modo, volle tentare e fece del suo meglio. Certe volte, tra la
+moglie e l'amico, faceva certi discorsi che pareva.... cerco un
+paragone possibile!... pareva (l'ho trovato) un suocero intento a
+gonfiare ben bene il suo futuro genero: quando, poi, si trovava solo
+con Cesare, si lasciava andare a certe descrizioni curiose così da
+rammentare quel re di Lidia che, a furia di vantare all'amico Gige le
+belle qualità della consorte, si fece togliere la moglie, il trono e
+la vita.
+
+Ma Celestina era sempre la stessa donna insignificante e Cesare non
+capiva niente.
+
+A pranzo, faceva bere molto vino spumante a lei e a lui, poi li
+lasciava soli, con un pretesto qualunque, dicendo magari che doveva
+partire per un giorno o due: tornava invece d'improvviso dopo un par
+d'orette, e li trovava seri, composti, accigliati, come sempre, seduti
+davanti al pianoforte, con l'eterna romanza _Vorrei morir_ sopra il
+leggìo.
+
+--Dopo tutto--pensava--non sarò infelice, poichè Dio non vuole; ma è
+una cosa che tocca proprio il core. Oh, la felicità, l'amicizia non
+sono vane parole!
+
+E abbracciava Celestina con tenerezza e stringeva caldamente la mano a
+Cesare.
+
+Una sera, nell'alzare la tenda per entrare nel salotto, Macario si
+fermò.
+
+Celestina stava sopra un sofà e Cesare ai suoi piedi....
+
+Ridevano tutti e due, ridevano forte.
+
+--Che fanno?--e Macario stette nella penombra ad osservare, poi rise
+anche lui silenziosamente dentro di sè.
+
+Cesare non faceva che allacciarle innocentemente il cappio delle
+scarpine, che s'era snodato.
+
+--Son due fanciulloni!--pensò Macario, dolcemente commosso:--ma,
+adesso, voglio fare una bella burletta.
+
+E inoltrandosi con passo tragico nel salotto, incrociò formidabilmente
+le braccia sul petto e tuonò con voce stentorea:
+
+--Ah! vi ho sorpreso, finalmente!
+
+Cesare si alzò pallido, esterrefatto, e mormorò:
+
+--Potresti uccidermi, lo so: ma non fare scandali.... sono ai tuoi
+ordini!
+
+--Come!?..
+
+Macario sentì un tuffo al cervello, gli si annebbiarono gli occhi, gli
+si piegarono le gambe e cadde sopra una sedia.
+
+--E pensare che sono stato io! io!
+
+Poi, a Celestina, che si nascondeva la faccia:
+
+--No: la colpa è mia! non ho diritto di vendicarmi: non temere.... ma
+voglio una confessione schietta, schietta. Da quanto è che?..
+
+Celestina, singhiozzando:
+
+--Da cinque anni.
+
+--Da cinque anni??..
+
+Il dottor Giulio Sottani incontrò Macario Tuccimei con la valigia,
+alla stazione.
+
+--Come va la vita, carissimo Macario?
+
+--La vita?.. la vita è una malattia da cui si guarisce col tempo.
+
+--Oh, diamine! e siete di partenza?
+
+Macario, con voce sepolcrale, al bigliettaro:
+
+--Un biglietto di prima classe.
+
+Il bigliettaro, brusco brusco:
+
+--Ma dove va?
+
+--Vado all'inferno. Che ha da sapere, lei?
+
+
+
+
+L'avaro fastoso.
+
+
+Pochi hanno conosciuto il marchese Attilio Pancaro, pochissimi sanno
+come egli fosse d'una fenomenale avarizia; e questo peccato capitale,
+forse a lui trasmesso per atavismo, poichè suo nonno era un arpagone
+di prima forza, era continuamente in conflitto con la sua educazione
+di gentiluomo, col suo spirito di persona colta, coi suoi medesimi
+istinti un tantino epicurei.
+
+L'avarizia era per lui come un vizio segreto, e metteva ogni cura
+possibile nel nasconderlo agli occhi della gente; solo i suoi intimi
+ne sapevano qualcosa, o piuttosto indovinavano per via di certi
+incidenti ch'erano come improvvisi sprazzi di luce sul carattere
+singolare del marchese Attilio Pancaro.
+
+Egli aveva trentamila lire di rendita e il suo patrimonio, quando
+morì, era considerevolmente aumentato, poichè egli aveva trovato il
+modo di vivere signorilmente, senza spendere neppure un quinto....
+che dico!... neppure un ottavo delle sue rendite. La spesa maggiore
+era quella del sarto, poichè amava di vestire con una certa eleganza,
+ma pure in fatto di vestiario aveva pensato a risorse incredibili. Per
+esempio, non si faceva mai fare un paio di scarpe, ma voleva invece
+tre scarpe uguali, tutte a un piede e numerate coi numeri 1, 2 e 3 per
+poi calzarle alternativamente in quest'ordine fisso:
+
+_lunedì_:--n. 1 al piede destro--n. 2 al sinistro.
+
+_martedì_:--n. 2 al piede sinistro--n. 3 al destro.
+
+_mercoledì_:--n. 3 al piede destro--n. 1 al sinistro....
+
+e via di questo passo, in modo che, per confessione sua, le tre scarpe
+gli duravano, per lo meno, come due paia.
+
+Portava sempre abiti di mezza stagione, uno tutto grigio e l'altro
+tutto caffè scuro, che combinava in modo sapiente, come le scarpe,
+allo scopo di far credere avesse un corredo di vestiario fornito
+quanto quello d'un principe. Anche per le vesti aveva una specie di
+programma di questo genere:
+
+_lunedì_:--calzoni grigi--gilè e soprabito caffè.
+
+_martedì_:--gilè e calzoni grigi--soprabito caffè.
+
+_mercoledì_:.--calzoni caffè--gilè e soprabito grigi.
+
+_giovedì_:--gilè e calzoni caffè--soprabito grigio.... ecc.
+
+Era amico intimo di sei nobili famiglie, presso ciascuna delle quali,
+commensale amabile e ricercato, godeva di un pranzo ebdomadario, così
+che era provvisto per sei giorni; il settimo, che spesso era domenica,
+pranzava in un'osteriaccia suburbana, ma prendeva il caffè nel primo
+_restaurant_ della città.
+
+Abitava in un quartiere elegante, che costava tremila lire d'affitto,
+ma ne subaffittava due terzi per duemila seicento lire. Il figlio del
+portiere, per dieci lire il mese, fingeva d'essere il suo domestico,
+ma non poteva indossare la livrea che in caso di qualche visita, caso
+del resto rarissimo, perchè il marchese passava fuori tutta la
+giornata. Viveva da scapolo, ma era vedovo; la marchesa, una brava
+figliuola, era morta dopo un anno di matrimonio e lui, bisogna dire la
+verità, l'aveva pianta assai; ma, quando gli portarono la nota delle
+spese per i funerali, che ascendevano a più di quattromila lire,
+esclamò:
+
+--Quattromila! quattromila!... perdinci: avrei preferito che non fosse
+morta!--
+
+ * * * * *
+
+Non c'era caso che gli venisse l'idea di dare un soldo a un povero;
+pure, qualche volta, trovandosi insieme con persone di riguardo, se un
+mendicante si accostava, era capace perfino di lasciar cadere nel
+cappellaccio una moneta da due soldi. Ma con che strazio!
+
+Un giorno, passeggiava con un amico intimo, quando al cantone d'una
+via, una voce querula disse:
+
+--Fate la carità al povero orbo.--
+
+L'amico diede al cieco cinque o sei soldi; il marchese fece finta di
+non darsene per inteso, tanto più che l'amico era una persona così di
+confidenza, che non gli dava soggezione di sorta.
+
+--Ma perchè,--. gli osservò l'amico,--non dài un soldino a quel povero
+diavolo? un signore come te?
+
+--Che vuoi,--rispose;--io seguo i precetti del Vangelo.
+
+--Come?
+
+--Già, non fare agli altri quel che non vorresti.... eccetera. Ora
+siccome io non vorrei che nessuno mi facesse la limosina....--
+
+ * * * * *
+
+Pure, come ho detto, davanti al pubblico amava passare per un uomo
+piuttosto filantropico. Ricordo che, quando si fece la gran fiera
+degli inondati del Veneto, il marchese passeggiava cautamente tra i
+banchi, carico di oggettini, di ninnoli, che aveva portato da casa, ma
+per fingere d'avere fatto di grandi acquisti: e con tutti quei curiosi
+impiccetti tra le mani, si pavoneggiava, tra il professore Massei e
+l'avvocato Bonfigli, il quale era appunto uno dei pochi che sapessero
+dell'avarizia del marchese.
+
+S'accosta la bella contessina Manayra, con un bussolotto e grida,
+agitandolo:
+
+--Per i poveri inondati!--
+
+L'avvocato e il professore si mettono la mano in tasca e danno cinque
+lire.
+
+Il marchese, con meraviglia grande dell'avvocato Bonfigli, cava
+solennemente il portafogli e getta nel bussolotto un biglietto da
+dieci lire.
+
+La contessina ringrazia e va via.
+
+Fatti pochi passi, ecco la contessa madre, anche lei armata di
+bussolotto....
+
+--Per i poveri inondati.
+
+--Ho già dato;--le risponde cortesemente il marchese.
+
+--Non ho visto;--dice la contessa inchinandosi;--ma lo credo.
+
+--E io--borbotta l'avvocato--ho visto.... ma non lo credo.--
+
+La sera, facendo il resoconto cumulativo, si trovò un biglietto di
+dieci lire falso.
+
+ * * * * *
+
+Un anno prima della sua morte, toccò al marchese la disgrazia più
+grossa che mai gli potesse capitare: l'arrivo, cioè, d'un suo lontano
+parente, al quale naturalmente era costretto, diciam così, a far gli
+onori di casa e il cicerone per la città. Non rimase con lui che tre
+giorni, ma, come potete figurarvi, quello fu un triduo di torture
+segrete e inenarrabili.
+
+Col pretesto di "godere un po' di fresco e di verde"--era la metà del
+maggio--il marchese portò il parente a desinare in una osteria
+suburbana, ove, a parte i ragni, le mosche e le formiche che
+infestavano pane e vino, si mangiava proprio in una maniera
+detestabile.
+
+Si mettono a tavola e viene servita una zuppa che non solo non ha il
+sapore del brodo, ma neppure il colore a dirittura.
+
+Il convitato ne ingoia due o tre cucchiaiate facendo le boccaccie, ma
+il marchese si ostina a dirgli:
+
+--Come ti pare questo brodo?
+
+--Oh, eccellente!
+
+--Non è vero che è buono assai? sentirai, adesso, il lesso!
+
+Viene il lesso, non più grosso di un tappo di sughero, ma molto più
+duro del medesimo.
+
+--Adesso, faremo fare due buone costolette!
+
+Tosto l'untuoso cameriere, in capo a cinque o sei minuti, serve in
+tavola due pezzetti nauseabondi di cuoio carbonizzato.
+
+Il povero convitato, internamente, moriva di fame e di rabbia.
+
+--Caro mio!--gli dice, in ultimo, il marchese;--ti piace una bella
+bistecca ai ferri, con patate; ma proprio una bistecca di filetto?
+
+--Perdinci!--esclama il convitato, che sente rinascere la speranza;--è
+la mia passione.
+
+--Benissimo;--soggiunse freddamente il marchese;--tornando in città,
+ti farò vedere un macellaio che vende il primo filetto dell'universo.
+Non c'è che quello!
+
+
+
+
+La tribuna della stampa.
+
+
+Tanto era noiosa, quella seduta della Camera, che non ricordo più
+affatto su che diavolo di soggetto l'onorevole Nervo infliggesse
+all'umanità uno del suoi più splendidi discorsi.
+
+Un giornalista solo, martire del dovere, faceva quattro righe di
+resoconto, seminato di sbadigli eroici e di sbagli d'ortografia; gli
+altri dormicchiavano, sdraiati alla meglio sui cuscini di cuoio.
+
+In mezzo a quella monotonia, ecco, si spalanca l'uscio con una certa
+solennità e appare la faccia onesta e sorridente dell'usciere Gaetano,
+che precede un cosetto vestito di nero, una specie di Leopardi in
+preparazione, un giovanottino un po' gobbo, paffutello e giallognolo,
+con piccoli occhi e grandi occhiali, con due labbra infantili, senza
+ombra di baffi, col mento rotondetto affondato in un solino
+magistrale, corredato di enorme cravatta nera; soprabito di panno
+abbottonato, stile del risorgimento nazionale: un tipo: un _nuovo_.
+
+--Scusi,--dice con voce commossa all'usciere,--dove mi posso sedere?
+
+--Si metta pure dove crede lei, chè tanto, a queste sedute, non viene
+quasi nessuno.
+
+--Grazie.
+
+--Di niente, s'immagini.
+
+Il neofita, con due orecchi rossi come due pomodori, guarda con la
+coda dell'occhio a destra e a sinistra, e non vede che individui
+sdraiati comodamente, i quali lo fissano con curiosità e con un fare
+leggermente canzonatorio.
+
+Dopo aver meditato a lungo e arrossito parecchie volte, finalmente si
+decide e, a piccoli passi fatti con cautela straordinaria, quasi
+camminasse sulle ova, si accosta al primo banco e siede vicino a me,
+non prima d'avermi detto, con fare cerimonioso:
+
+--Scusi tanto: posso sedere a questo posto?
+
+--Se non hai male alle reni, si, figlio mio!--gli risponde con paterna
+e incoraggiante bonomia.
+
+Lui si rifà rosso, si mette a sedere e cava fuori un quinternino di
+carta da lettere e un lapis Faber numero 2. Tanto per darsi un po' di
+contegno guarda giù nell'aula, con occhi maravigliati, finge di
+prendere qualche appuntino, poi mi domanda, con voce velata da un
+leggero tremolìo:
+
+--Perdoni, se la disturbo.... mi farebbe il favore di dirmi chi parla
+in questo momento?
+
+--Parla il compianto P. C. Boggio.
+
+--Boggio!--esclama lui, esterrefatto;--ma non dicevano che è morto a
+Lissa?
+
+--Eh, caro mio, si diceva in provincia;--ma se tu badi ai discorsi
+della gente!...
+
+ * * * * *
+
+Il neofita fa sforzi enormi per capire almeno una frase dell'arringa
+dell'on. Nervo, ma non c'è caso; alla fine, si rivolge nuovamente a
+me:
+
+--Dirà che sono seccante.... mi fa il piacere di dirmi il soggetto
+della discussione?
+
+--Ma tu chi sei?
+
+--Sono Prospero Martucci, corrispondente della _Campana_ di
+Valdinievole, organo del comizio agrario di Pescia....
+
+--Non mi confondere la testa! è una campana o un organo?
+
+--_Campana, Campana!_
+
+--Ma tu fai il giornalista per campare, o semplicemente per
+_campanare_?
+
+--Ecco: io sono studente di liceo qui, a Roma; ma siccome mi diletto a
+scrivere, mando una corrispondenza al mese alla _Campana_: il
+direttore mi ha scritto di occuparmi anche di politica, e io le
+confesserò schiettamente che non me ne intendo: vengo qui a
+_formarmi_; intende? se lei fosse tanto buono....
+
+--Non seccarmi l'anima con questo _lei_; alla tribuna della stampa,
+per tua regola, non si usa che il _tu_.
+
+--Sa; io non conosco nessuno....
+
+--E io neppure: tutti questi colleghi che dormono, li vedo oggi per la
+prima volta, poichè tutti i giorni qui si cambia personale. Del resto,
+le conoscenze alla tribuna son presto fatte. Vieni abbasso, nel
+salottino ove si fuma, e conoscerai subito una ventina di colleghi.
+
+Lo presi per mano, lo trascinai nel salottino dove si faceva un
+baccano d'inferno e, intimando silenzio, dissi:
+
+--Signori: ho l'onore di presentarvi un chiarissimo nostro collega,
+l'illustre scrittore... Scusa: come ti chiami?
+
+--Prospero Martucci.
+
+--Diciamo, dunque, Martucci, corrispondente della _Campana_ di
+Valdinievole.
+
+A queste parole, tutti gli si precipitano addosso, gli stringono le
+mani fino a storpiarle, lo abbracciano, gli si appendono al collo, lo
+baciano sugli occhiali, lo soffocano letteralmente di dimostrazioni
+d'affetto, di tenerezze, l'assordano con un diluvio di esclamazioni di
+questo genere:
+
+--Ma dunque è proprio lei, Prospero Martucci?
+
+--Così giovane e già così Martucci!
+
+--Noi tutti non leggiamo altro che la _Campana_! è il nostro vangelo!
+
+--Che splendido giornale! io sono così abbonato che non cesserò mai di
+abbonarmi finchè non sarò abbo.... morto.
+
+--Ma perchè.... perchè non fa cinque o sei _campane_ il giorno?
+
+ * * * * *
+
+Il Martucci, intontito, baciucchiato, ballottato dall'uno all'altro,
+con un sorriso idiota sulle labbra, risponde a monosillabi, mentre uno
+gli strappa il cappello di mano, dicendogli:
+
+--Dia qua: non stia con quell'impiccio tra le mani.
+
+--Fa tanto caldo!--grida un altro:--si levi pure anche il soprabito.
+
+E in tre o quattro lo sbottonano e lo mettono in maniche di camicia.
+
+--Dica la verità: si sente meglio?
+
+--S'accomodi.
+
+--Facciamolo sedere.
+
+--Dategli un seggiolone d'onore.
+
+Due lo pigliano sotto le ascelle e lo buttano di peso sopra una
+poltrona.
+
+--Ma no, su quella!--grida un redattore della _Gazzetta ufficiale del
+regno_;--è una poltrona che ha le molle rotte: fatelo sedere invece
+sul sofà.
+
+--Ma io garantisco che sto benissimo....
+
+--Non fare complimenti, pagliaccio!
+
+E lo ripigliano di peso, in due o tre, e lo gettano a sedere sul sofà.
+
+--Non vedete, che resta tra due correnti d'aria? Starai meglio su
+questa sediolina, invece, qui nel cantone.
+
+--Ma no; prego.... su questo sofà si....
+
+È inutile: vien tolto di peso dal sofà e portato sulla sediolina.
+
+--Stai bene?
+
+--Benone.
+
+--Ma avrai un po' di freddo?
+
+--Per niente.
+
+--Ridategli il soprabito.
+
+Gli rimettono, con premura, il soprabito alla rovescia e poi gli
+domandano:
+
+--Hai ancora freddo?
+
+--No, davvero.
+
+--Ma sì, che hai freddo! non vedete che ha già le scarpe violacee?...
+bisogna mettergli un tappeto sui ginocchi.
+
+E tosto metà della figura di Martucci sparisce sotto un tappeto, così
+che, a una certa distanza pare un idolo egizio.
+
+ * * * * *
+
+Succede un po' di calma relativa, in cui Martucci ci scambia ancora
+qualche stretta di mano, balbettando:
+
+--Ma loro mi confondono di cortesie, ma loro....
+
+--Sta zitto;--interrompe il cronista della _Riforma_;--e invece di far
+dei complimenti stupidi narra la tua biografia.
+
+--Non saprei.
+
+--Come!--esclama un redattore della _Tribuna_,--tu non hai una
+biografia?
+
+E tutti gli altri--sull'aria _Egli non ha parrucca bionda!_ della
+_Figlia di M. Angot_--in coro:
+
+ _Egli non ha biografia!_
+
+--Te ne faremo una!--ripiglia il redattore della _Tribuna_, e
+volgendosi gravemente all'uditorio comincia:
+
+--Signori! egli nacque da poveri ma onesti genitori e fin dalla più
+tenera infanzia....
+
+In quel punto, la voce dell'usciere Gaetano grida dall'alto della
+scala:
+
+--Signori: Nervo ha finito; parla Minghetti.
+
+Tutti si precipitano alla tribuna e Prospero Martucci resta solo come
+un cane, suda peggio di un facchino per liberarsi del tappeto e
+finalmente sale alla tribuna anche lui e si trova tra il redattore
+della _Tribuna_ e me.
+
+Visto che io stavo scrivendo, si rivolge al collega della _Tribuna_ e
+gli domanda:
+
+--Chi parla, adesso?
+
+--Lanza.
+
+--Oh!... io lo credevo morto.
+
+--È il fratello.
+
+--Quale?
+
+--Quello delle candele steariche.
+
+--Ah, ho capito! e quel signore grasso e calvo che sta al banco dei
+ministri chi è?--domanda, indicando l'onorevole Berti.
+
+--Quello?... diavolo! quello è Brofferio.
+
+--Scusi,--dice Martucci un po' risentito;--quanto a Brofferio, mi
+ricordo perfettamente di avere letto che è morto tanti anni fa.
+
+--Ma tu, caro mio, confondi con Guerrazzi.
+
+--Domando scusa: mi ricordo bene; il morto è proprio Brofferio.
+
+--Hai ragione, perbacco; sono io che confondo. Quel ministro calvo
+allora è Guerrazzi.
+
+--Ah, dicevo bene!
+
+ * * * * *
+
+Verso la fine della seduta, il Martucci domanda al suo cicerone:
+
+--Mi farebbe proprio un gran favore, se avesse la compiacenza di
+mostrarmi il duca di Sandonato.
+
+--Vedi quell'omino con la barbetta nera?--dice il cicerone,
+indicando la figura sparuta dell'on. Barazzuoli, soprannominato
+_Agonia_;--ebbene: quello è il duca di Sandonato.
+
+--Davvero?!... e pensare che me l'avevano dipinto come un omaccione
+cinque volte più grosso!
+
+--Infatti, è appunto cinque volte più grosso; ma oggi quanti ne
+abbiamo del mese?
+
+--Quindici.
+
+--Ah, ecco, si spiega! Nei giorni dispari, invece, è così.
+
+
+
+
+Gigi Micocci.
+
+
+Si stava nel caffè principale d'Albano, giocando al biliardo e facendo
+dei _colmi_, tra tazze di birra e nugoli di mosche.
+
+Gigi Micocci--un pittore che, a soli ventiquattr'anni, già è
+celebre.... come giocatore di _carolina_--aveva strappato due volte il
+panno e consumato, con incredibile cinismo, un _colmo_ di questo
+genere:
+
+--Il _colmo_ dell'umiliazione da infliggere a un giocatore di prima
+forza?
+
+Sgomento nell'uditorio.
+
+Gigi Micocci, con sorriso idiota:
+
+--Stracciargli il soprabito, per obbligarlo.... a farsi dare due
+punti.
+
+La notoria ferocia di Gigi Micocci, in fatto di freddure, è tale che
+quanti discorrono con lui sono sempre in apprensione e cercano di
+scoprire il doppio senso delle frasi, anche quando doppio senso
+assolutamente non c'è.
+
+Così, gli è accaduto un giorno di dire a un suo zio:
+
+--Buongiorno, zio: come va la salute?
+
+Lo zio rimase perplesso, mentalmente indagò quale freddura potesse
+nascondersi sotto tali parole e, dopo una pausa, conchiuse crollando
+la testa:
+
+--Sarà bella, questa; ma io.... non la capisco.
+
+--Ma non è freddura, caro zio! è la frase più semplice, più naturale
+di questo mondo.
+
+Il buon uomo aggrotta i sopraccigli, ripensa daccapo e.... crolla di
+nuovo la testa, dicendo:
+
+--È curiosa! non capisco neppure questa.
+
+ * * * * *
+
+Gigi Micocci, sotto un urlo di esecrazione, dava il gesso alla stecca
+e preparava un altro _colmo_ più scellerato ancora, quand'ecco entra
+nel caffè il dottor Malachia Pelasquez e tutti gli corrono incontro,
+gridandogli tra il serio e il faceto:
+
+--I nostri mirallegro!... un mondo di complimenti! se lo meritava, un
+uomo com'è lei.... davvero, davvero!
+
+--Ma che gli è successo?--domanda Gigi Micocci.
+
+--Non sai? lo hanno nominato commendatore.
+
+--Oh, diavolo!
+
+--Già, già!--dice il dottore, facendosi avanti e barattando strette di
+mano;--ho avuto la notizia proprio adesso.
+
+--Come, adesso?--domanda Micocci.
+
+--Appunto: discendevo dalla diligenza di porto d'Anzio, quando mi è
+venuto incontro il mio fattore, con la _Gazzetta ufficiale_....
+
+--Allora, permetta!... mi rallegro tanto tanto anch'io: è un
+bell'onore!
+
+--Sì.... sì.... ma, pure, mi ha fatto specie una cosa: nella lista
+dei nuovi commendatori, non ho visto che tre soli casati di gente
+nobile: il duca Sarteschi, il conte di Melissano e me.
+
+--Voi?
+
+--Io, sì!... ignorate dunque che io discendo, nientemeno, dai principi
+di Castiglia?
+
+--Ma, allora, perchè un momento fa avete detto che discendevate....
+dalla diligenza di porto d'Anzio?
+
+
+
+
+Ninì.
+
+
+Tranne il dormire, facevano tutto in comune. Parlo di due vecchi
+procuratori--Lucio Paglia e Alfonso Errera--i quali avevano saputo
+mettere da parte un bel po' di quattrini, tanto da godersi, nella pace
+beata dell'ozio, il resto della loro esistenza. Come avevano lavorato
+assieme per tanti anni, nello stesso studio, così adesso passeggiavano
+insieme, insieme leggevano, fumavano insieme, mangiavano insieme,
+insieme bevevano.... Anzi, bevevano fin troppo e si può dire che sei
+giorni della settimana si alzavano brilli da tavola; allora, gai e
+ciarlieri, accendevano i sigari e andavano a fare una passeggiata sul
+Corso. Era, per solito, in quell'oretta gioconda, che nel cervello di
+Alfonso Errera pullulavano bizzarrie originali, che tosto metteva in
+esecuzione, senza che il compagno gli si opponesse mai. Anzi,
+diventava il suo compare, il suo complice.
+
+ * * * * *
+
+Certe volte, entrava in tutti i negozi d'orologiaio per chiedere:
+
+--Scusi: ce l'avrebbe una ventina d'ore pomeridiane, magari usate, ma
+da spender poco?
+
+Un'altra sera, con passo maestoso, s'introducevano in un caffè e, con
+un mazzo di chiavine, battevano fortemente sopra una tavola. Un
+cameriere accorreva di corsa e chiedeva a Lucio Paglia:
+
+--Che cosa beve il signore?
+
+--Io nulla.
+
+E Alfonso Errera:
+
+--A me pure: ma con acqua di Seltz.
+
+ * * * * *
+
+Quando c'era molta gente e il tabaccaio era in gran faccende, l'Errera
+entrava in bottega, guardava sul banco, nelle vetrine, dentro le
+scatole magari e crollava la testa, ripetendo malinconicamente:
+
+--Non ce n'ha!
+
+E il Paglia stando sull'uscio:
+
+--Ce n'ha?
+
+--No: non ce n'ha.
+
+Il tabaccaio, credendo cercassero qualche pipa di vera radica e
+qualche pacco di sigarette estere, piantava lì ogni altro negozio,
+esciva dal banco e chiedeva premurosamente all'Errera:
+
+--Che cosa desidera?
+
+--Eh, non ce ne avete!
+
+--Dica: che cosa desidera?--insisteva il tabaccaio.
+
+--Io niente: ma è quel mio amico là fuori che....
+
+Il tabaccaio si dirigeva allora al Paglia:
+
+--Il signore desiderava?...
+
+--Ma se lui dice che non ce ne avete!
+
+--Sentiamo che è, almeno, santo Dio!
+
+--Ecco qua: mi si è rotto un bono da due lire e volevo un po' di
+margine di francobolli per attaccarlo.
+
+ * * * * *
+
+Spesso l'Errera si divertiva a contraffare lo scemo, l'idiota, che si
+crede un bimbo di quattro o cinque anni.
+
+Tutto dinoccolato e piagnucoloso, si avvicinava a qualche signore
+dall'apparenza ingenua, gli si appendeva al braccio e, con voce rotta
+dai singulti, cominciava a tartagliare:
+
+--Ninì! Ninì bello! ha pe_d_duto sua mammà: _ci ci_, pe_d_duto
+mammà!... tu tanto bono, a_tt_ompagna povero Ninì, _t_asetta bella di
+mammà sua!
+
+Quel povero signore, con occhi spaventati, guardava esterrefatto quel
+bimbo barbuto di sessant'anni. Allora l'Errera pestava i piedi e si
+avvicinava a Lucio Paglia per dire sottovoce all'incognito:
+
+--Abbia pazienza! è un povero matto, che la sua famiglia lascia
+vagabondare, perchè assolutamente innocuo. Veda un po': abbia la bontà
+di ricondurlo a casa: abita a piazza di Spagna.... lo conoscon tutti.
+E non lo contraddica mai; prego. Sa come sono, 'sti poveri scemi!
+
+Preso da un senso di viva compassione, la vittima consentiva
+pietosamente a fingersi la bambinaia dell'Errera e spingeva la bontà
+fino a dirgli:
+
+--Vieni, vieni, Ninuccio bello, che andiamo da mammina tua.
+
+L'Errera si faceva trascinare, tutto pendoloni, poi si fermava,
+inevitabilmente, davanti le vetrine di Cagiati e non c'era più verso
+di smuoverlo:
+
+--Voglio un pulcinella: _t_ompera un bel pulcinella a Ninì!
+
+A scanso di piagnistei, il signore gli comperava un pulcinella da
+venti soldi; poi l'Errera s'arrestava davanti a un pasticciere:
+
+--Voglio una _t_aramella! Ninì vuole tante _t_aramelle! _T_ómpramene
+tante tante!
+
+E il signore comprava un'incartata di paste o di biscotti e l'offriva
+al vecchio bambinone, che si metteva a piangere mugolando:
+
+--Ninì tanta sete! voglio un _t_affè e latte!
+
+E il paziente signore lo faceva entrare nel caffè più vicino; ma
+proprio, quando erano in mezzo alla gente che li guardava, l'Errera si
+portava le mani alla pancia, pestava i piedi e gridava:
+
+--Ah, tanto male qui! non ne posso più! Ninì vuol fare la....
+
+
+
+
+Il cordone sanitario.
+
+
+Quando le dissero che la casa era cinta da un cordone militare, Amalia
+fece una grossa risata, rovesciandosi come una matta sulla seggiola a
+sdraio: non così Mario, la cui faccia s'abbuiò, come se un dispaccio
+della borsa di Parigi gli avesse annunciato essere la rendita calata
+di tre _punti_.
+
+--Accidenti ai cordoni!--borbottò, buttando via, con aria di stizza,
+la sigaretta.
+
+--Ed io ci ho gusto, invece.
+
+--Bel gusto! già, era meglio che non venissi, questa sera: qualche
+cosa mi diceva che mi sarebbe successo un guaio.
+
+--Ma sai, caro, che sei d'una sgarberia unica?
+
+--Oh: non mi seccare!
+
+--Quand'è così... ci ho gusto due volte. Domenica scorsa m'avevi
+promesso di passar due giorni interi con me e invece poi, al solito,
+ti sei squagliato. Vedi: è l'amore che si vendica.
+
+--Chi sa in che impicci mi vado a trovare adesso!
+
+--Sì, che ora c'è da spaccarsi la testa contro il muro. Affari non ne
+hai....
+
+--E che ne sai, te?
+
+--Oh, bella! m'hai detto, sì o no, che in borsa non fai più nulla da
+un mese in qua? Tua moglie è lontana...
+
+--Ma che lontana! in Arenzano: non c'è che un'oretta di ferrovia.
+
+--Insomma: a casa tua sei solo...
+
+--Niente affatto, perchè c'è il servitore.
+
+--È forse tuo zio, tuo suocero, tuo tutore? con cinque lire, dirà
+quello che vorrai e ciao.
+
+--Sta bene: ma mia moglie può tornare da un momento all'altro...
+sabato sera m'aspetta.... tutti i giorni le devo mandare un dispaccio
+sulla mia salute...
+
+--Il cordone non t'impedisce mica di spedire quanti dispacci vuoi.
+
+--Sì, ma io conosco bene Giacinta: se sabato sera non mi vede, sta pur
+sicura che domenica mattina, alle sette e nove minuti, ecco che arriva
+a Genova. Eh, la conosco, io.
+
+--Anche a questo c'è rimedio: perchè non fingi una partenza
+improvvisa? un viaggio?
+
+--Ci avevo pensato: ma lei, se le dico che sono andato, mettiamo il
+caso, a Milano, aspetterà i miei dispacci quotidiani da Milano;
+capisci?
+
+--Ma che sei diventato? un mammalucco? e ci vuol tanto a scrivere a un
+amico a Milano che spedisca dispacci a nome tuo? non ce l'hai un amico
+a Milano?
+
+--Sicuro, che ce l'ho: per esempio.... il prefetto. Ma ti pare che mi
+possa rivolgere a una persona così seria, per una faccenda di questo
+genere? Ci sarebbe Augusto, ma....
+
+--Chi? Augusto Tebaldi? benissimo: sarebbe quello che fa proprio al
+caso nostro.
+
+--Lo so: ma è un giovanotto sventato, capace di giocarmi un tiro.
+
+--Ah, questo poi no: siete tanto amici!
+
+--Tanto amici! tanto amici!--ciangottò Mario Ricciarelli, aggrottando
+i sopraccigli:--l'amicizia non gli ha impedito di fare una gran corte
+a Giacinta!
+
+--Sul serio?
+
+--Tanto sul serio che, confidenzialmente, l'ho pregato di sospendere
+le sue visite troppo assidue.
+
+--Ah, dunque sei geloso?
+
+--Geloso, no, ma diavolo! appena lui sapeva che stavo fuori, taffete!
+in casa mia. Capirai che...
+
+--Capisco: quand'è così, pensa un po' te a qualcun altro.
+
+--Eh, ci penso, sì: ma non trovo.
+
+A furia di pensare, Mario Ricciarelli si convinse che non c'era da
+scegliere e finì col mandare un telegramma all'amico Augusto, per
+dirgli press'a poco così:--l'autorità, per misure igieniche, che il
+diavolo se la pigli, mi ha sequestrato in casa d'Amalia; figurati un
+po' se lo sapesse mia moglie! Tu solo puoi salvarmi, telegrafando a
+Giacinta, in Arenzano e a nome mio, per dirle che sto presso di te un
+po' di giorni per affari importantissimi: ogni mattina, poi, fino a
+nuovo avviso, le manderai un dispaccio _sui generis_, sempre a nome
+mio, per dirle che sto bene: apri pure i dispacci suoi che ti
+arriveranno, sebbene diretti a me; inoltre, siccome sto sulle spine,
+ti prego di ragguagliarmi di quanto può succedere, per mezzo sempre di
+dispacci a questo indirizzo: _Amalia Trevisan, casa Lambruschini, via
+Minerva_. E non mi fare brutti scherzi, mi raccomando!
+
+Poi, mandò un dispaccio alla moglie in Arenzano per annunciarle la sua
+partenza improvvisa, e una lettera a Menico, il servitore, per dargli
+le istruzioni necessarie, casomai.
+
+Così aggiustate alla meglio le proprie faccende, Mario smise un po'
+il broncio, e disse alla divina Amalia:
+
+--Se, intanto, si cenasse?
+
+Al tocco dopo la mezzanotte arrivò un dispaccio, in cui non si leggeva
+altro che questo:
+
+ _Amalia Trevisan, casa Lambruschini, via Minerva, Genova._
+
+ --BIRBONE!
+
+ _Augusto Tebaldi._
+
+Dopo tutto, Mario si rassegnò facilmente al suo destino. Giovane,
+ricco, spensierato, quella quarantena, insieme con una donnina
+adorabile, come la Trevisan, non era poi un supplizio tanto
+spaventevole. Un demonio, quell'Amalia! Non la conoscete? Ma che:
+l'avrete vista cento volte a spasso per via Roma, con l'ombrellino
+giallognolo guernito in pizzo di Venezia, o nelle poltrone del
+Politeama, sorridente sotto un gran cappellone d'una forma singolare,
+che a lei sola sta bene tanto e non può essere portato che da lei.
+
+Tutti dicono che Mario ci abbia speso di gran quattrini e sarà: è
+giusto che egli faccia dimenticare l'avarizia del padre, che in mezzo
+ai milioni è morto di miseria. E poi, Mario non è un minchione: sa
+spendere e sa guadagnare, poichè, a sentire gli amici, nessuno ha come
+lui un colpo d'occhio sicuro, nei giuochi di borsa.
+
+Così ci avesse pure un po' più di esperienza nei giochi del
+matrimonio! Invece, ha il torto di trascurare troppo la signora
+Giacinta, sua moglie; una creatura che, se la vedeste, pare proprio
+venuta
+
+ Di cielo in terra a miracol mostrare.
+
+Le male lingue dicono ch'è un po' civetta, ma quando s'ha un marito
+scapato come il Ricciarelli, sfido!
+
+Il domani, per tempo, la signora Giacinta, nel suo villino d'Arenzano,
+ricevette questo dispaccio:
+
+ _Giacinta Ricciarelli_
+
+ _Arenzano_.
+
+ _--Sono arrivato ottima salute--Augusto fecemi accoglienza
+ cordialissima.--Spero sbrigare affari prestissimo--mandami
+ tue notizie._
+
+ MARIO.
+
+La sera, Mario--o piuttosto Amalia per lui--non ricevette nessun
+dispaccio dall'amico di Milano, Augusto Tebaldi.
+
+--È strano--pensò.
+
+Il dispaccio atteso arrivò invece la mattina appresso, in casa
+Trevisan, ma non era precisamente quello che Mario aspettava, poichè,
+non senza un brividìo per le vene, lesse quanto segue:
+
+ _--Giacinta, impaurita inoltrarsi epidemia, ebbe idea
+ recarsi teco Svizzera. Malgrado molti dispacci firmati nome
+ tuo tentassi dissuaderla, ella venne Milano; trovasi
+ attualmente in casa mia. Dissile tu eri andato Bologna
+ affari urgenti; torneresti presto. Rispose aspetteratti.
+ Come devo regolarmi? Telegrafa. O piuttosto: vieni appena
+ puoi!_
+
+ AUGUSTO.
+
+Non è possibile descrivere l'effetto psicologico prodotto nell'animo
+di Mario da quelle due tremende parole: _Rispose aspetteratti_, quasi
+eco crudele a quelle anteriori: _trovasi attualmente in casa mia!_
+
+Amalia gli volgeva le spalle per sorridere con malignità; lui si
+mordeva i baffi e, bestemmiando sottovoce, dava di gran pugni sulla
+scrivania.
+
+--Oh, questa è grossa! e come si fa, ora? potessi calarmi da una
+finestra senza esser visto! ma chi è quel porco che ha inventato i
+cordoni sanitari?
+
+Telegrafare a quel galeotto d'Augusto? ma che cosa telegrafargli? che
+il diavolo se lo porti via?
+
+Amalia, tacita, sorrideva nella penombra del saloncino e Mario si
+torceva furiosamente i baffi. Poi, preso il cappello, se lo ficcò in
+testa e s'avviò verso l'uscio, borbottando:
+
+--In qualche modo, perdinci, escirò.
+
+Amalia lo lasciò andar via, senza dirgli nulla.
+
+Mario scese le scale e sul portone si trovò davanti a due guardie
+municipali sì, ma inesorabili.
+
+--Arrivo un momento dal tabaccaio e torno.
+
+--Ma lei scherza: non vede che c'è il cordone?
+
+--E quanto durerà questo cordone maledetto?
+
+--Non si riscaldi: pare che domani saranno messi tutti quanti in
+libertà.
+
+Mario risalì, sbuffando, le scale e rientrò nel saloncino d'Amalia,
+buttandosi a sedere, con le gambe accavallate, in un cantone.
+
+--Perchè,--gli disse Amalia con voce di flauto e leggero accento
+canzonatorio--perchè non telegrafi a Tebaldi?
+
+--Eh, non mi rompere l'anima anche te!
+
+Dopo ventiquattr'ore d'angoscia, finalmente era libero! Il prefetto
+aveva rintascato il suo cordone sanitario e i casigliani preparavano
+un po' di luminaria per festeggiare il fausto avvenimento.
+
+Mario corse a casa sua, diede dell'imbecille e dell'asino a Menico
+senza un perchè, fece in fretta e in furia una valigietta e, col primo
+treno, sebbene fosse _omnibus_, partì per Milano. Ne masticò della
+bile, su quel convoglio! Quando, finalmente, arrivò in piazza
+Beccaria, ove abitava quell'amico birbone, era verde a dirittura. Si
+fermò mezzo minuto sul portone, quasi a riprendere fiato: poi, col
+gesto di Cesare al Rubicone, salì le scale e bussò al terzo piano. Gli
+aprì una cameriera belloccia, col naso in su.
+
+--Chi cerca?
+
+--Cerco... mia moglie.
+
+--Ah, lei è dunque il signor... come si chiama... di Genova: è vero?
+
+--Sì, son io.
+
+--C'è una lettera per lei.
+
+--Una lettera?
+
+Mario rimase lì come la statua d'un viaggiatore con la valigia in
+mano, mentre la cameriera, svelta svelta, spariva e tornava con una
+busta verdognola. Mario, macchinalmente, la prese e guardò la
+soprascritta.
+
+ MARIO RICCIARELLI
+
+ _S. P. M._
+
+Era il carattere d'Augusto.
+
+L'infelice strappò l'involucro, coi sudori freddi e lesse:
+
+ --_Tu m'hai messo in un pasticcio tale che non so come
+ uscirne. Per aver detto a tua moglie che sei all'_Hôtel
+ d'Italie, _ella ti ha mandato a Bologna tre dispacci, senza
+ avere, naturalmente, risposta. Allora, ha voluto a ogni
+ costo partire per Bologna, e io devo fare il sacrifizio
+ d'accompagnarla, per impedire una tragedia. Vieni subito a
+ Bologna. In qualche modo, vedremo di aggiustarla._
+
+ AUGUSTO.
+
+La data era quella del giorno avanti.
+
+--Sacr....
+
+--Che ha? si sente male?
+
+--Eh, ho.... un gran mal di testa!
+
+--S'accomodi.
+
+--Ma che accomodarmi! son già bello e accomodato....
+
+E giù, senz'altro aspettare, giù a precipizio per le scale; un
+_fiacre_ e via di corsa alla stazione.
+
+Ecco Mario sul treno di Bologna: anche questa volta, naturalmente, un
+treno _omnibus_, che non arrivava mai.... mai!
+
+Dall'_omnibus_ ferroviario, lo sciagurato Ricciarelli salì su quello
+dell'_Hôtel d'Italie_ e--non sapendo dominare le sue smanie--chiese
+al conduttore:
+
+--Scusate: c'è all'albergo un signore e una signora, così e così?
+
+--Ah, lei è dunque il signor.... come si chiama?... vien da Genova,
+lei?
+
+--Sì, son io; ma quel signore e quella signora?
+
+--Sono partiti questa mattina.
+
+--Partiti!
+
+--Ma hanno lasciata una lettera per lei.
+
+Povero Mario! gli parve di sentire in sè, più che la collera, i
+sintomi del colera fulminante.
+
+L'_omnibus_ giunse all'_hôtel_ e il conduttore gridò al segretario:
+
+--C'è qua quel signore....
+
+Quel signore!
+
+Il segretario accorse con una letterina, che Mario appena ebbe forza
+di leggere:
+
+ --_Ma che fai? dove sei? appena giunti a Bologna, mi misi
+ d'accordo con l'albergatore, perchè dicesse che tu eri
+ andato a Firenze per ventiquattr'ore. Non abbiamo passato
+ che una notte a Bologna. Spirate le ventiquattr'ore,
+ Giacinta volle partire per Firenze. Vieni, ci troverai
+ alloggiati, all'_Hôtel Washington.
+
+ AUGUSTO.
+
+--_Ci_ troverai!...
+
+--Vuol riposare?--chiese cortesemente il segretario;--sono ancora
+libere io camere dei suoi amici: il 14 e il 15. Quale desidera?
+
+--I miei amici!--ripetè Mario, con voce sepolcrale:--no.... non sono
+stanco e poi devo ripartire adesso, adesso: fate venire un legno.
+
+Questa volta, lo sventurato Mario acchiappò il _diretto_ e giunse a
+Firenze alle nove e venti di sera; alle dieci, le sue gambe, tremanti
+sotto un corpo affranto, salivano le scale dell'_Hôtel Washington_.
+
+Sul primo ripiano c'era Augusto con le braccia aperte: dalla
+ringhiera, al secondo ripiano, si spenzolava Giacinta, che gridava con
+tenerezza:
+
+--Mario! Mariuccio!
+
+Augusto abbracciò fortemente l'amico e gli bisbigliò all'orecchio:
+
+--Bada: che lei crede che tu arrivi da Orvieto.
+
+--Grazie!--mormorò Mario, coi denti stretti, e salì ancora.
+
+Giacinta gli buttò le braccia al collo, baciucchiando quella faccia
+smunta e intrisa di fuliggine.
+
+--Cattivaccio!--gli disse, poi--ne ho passato delle inquietudini!...
+se non era per Augusto che cercava distrarmi!... son finiti o no,
+questi affari benedetti? Io, poi, t'ho da raccontare tante cose....
+
+--Ah, sì?
+
+--Quel che è successo, in questi giorni!... figurati che, quando siamo
+arrivati a Bologna, ci hanno preso per marito e moglie....
+
+--Ah, questa è graziosa tanto,--esclamò Mario, con un riso cadaverico.
+
+
+
+
+Non si è mai abbastanza ignoranti.
+
+
+Fra i cavalieri della corona d'Italia, Ignazio Cipicchia era il più
+infelice di tutti, a causa del suo matrimonio con Felicetta Cobianchi,
+per quanto lei, poveraccia, osservasse scrupolosamente i suoi doveri
+di donna, di cittadina, di sposa e di futura madre di famiglia.
+
+Il cavaliere Ignazio Cipicchia, deponendo le sue sofferenze morali nel
+gilé d'un amico d'infanzia, gemeva con accento malinconico:
+
+--Ho sposato un'oca, credi, una vera oca.... ma che dico? Le oche
+hanno un'intelligenza qualsiasi, hanno perfino un posto nella
+storia.... Felicetta, invece, non è nemmeno un'oca.... io non ho il
+diritto di classificare questa santa donna in nessuna specie del regno
+animale, nè tra i vertebrati, nè tra gl'invertebrati....
+
+--Ma che fa, tutta la giornata, in casa? non fa niente? non sa far
+nulla?
+
+--Al contrario: purtroppo, ella sa far tutto: dalle calze allo
+stufatino d'agnello, dai più ignobili lavori all'uncinetto fino ai
+senapismi.... ma ella non sa dire quattro parole sopra un argomento
+qualsiasi, che non abbia relazione colle faccende domestiche. Tutto
+ciò che eleva lo spirito, per lei non esiste affatto. Vuoi escire? (le
+ho detto ieri) andremo alla _Società orchestrale_. Sai che mi ha
+risposto? (_contraffacendo la voce_): "Grazie! preferisco restare a
+casa a far la pulizia delle camere". Si direbbe, quasi, che lo scopo
+della sua esistenza, invece di uno scopo, non sia che una scopa....
+
+--Ma, caro mio, dopo tutto, mi pare una buona moglie.
+
+--Ecco, dove tu sbagli. Non è una moglie, quella è una serva, una
+serva eccellente, una serva inarrivabile, ma infine una serva. Credevo
+di sposare una signorina e invece ho sposato una cuoca. Invece di una
+luna, m'è toccata, amico mio, una frittata di miele. Io avrei voluto
+dare a Felicetta tutto il mio tesoro d'affetti; volevo aprirle il mio
+cuore, e invece lei non sa aprire che la credenza. In casa mia c'è una
+lindura, un ordine, atroci, detestabili. I pranzi sono regolati con
+una spaventosa regolarità. Alle otto di sera Felicetta sbadiglia:
+alle nove ha sonno: alle nove e un quarto dorme e russa. Ah, non ne
+posso più!
+
+--Perchè non la porti a teatro?
+
+--Ci ho pensato: ma s'addormenta lo stesso, alla metà del prim'atto.
+Non la posso neanche portare in società, perchè mi ci faccio rosso per
+lei. Figurati: non sa dire altro che _come sta?... grazie,
+altrettanto_.... Vedi? a certi momenti, preferirei quasi che non fosse
+tanto virtuosa, ma un po' meno bestia, perdinci!
+
+Questo intimo sfogo del cavaliere Ignazio Cipicchia, basta a spiegare,
+se non a giustificare, l'entusiasmo con cui, una sera, in casa
+Menichelli, fece conoscenza con la signora Eleonora Barbetti, vedova
+del sempre compianto professore Lorenzo Barbetti, che in suo vivente
+stampò dottissimi opuscoli, non conosciuti, come al solito, che in
+Germania.
+
+Dieci anni di convivenza matrimoniale erano stati sufficienti perchè
+la signora Eleonora si conformasse a quella misteriosa e comune legge
+psico-fisiologica, secondo la quale i coniugi finiscono a
+rassomigliarsi, così nel morale come nel fisico. La signora Eleonora,
+a trentaquattr'anni, riassumeva in sè la duplice personalità del
+professore Barbetti e di sua moglie: ella era come un'incarnazione
+buddistica del connubio Barbetti, col naso di Lorenzo, e la voce
+argentina di Eleonora, coi bei denti bianchi d'Eleonora e le citazioni
+classiche del professore defunto.
+
+Appena avvenuta la presentazione nelle forme consuete, donna Eleonora
+soggiunse:
+
+--Cipicchia!... lo scultore?
+
+--Nossignora: lo scultore è mio cugino.
+
+--Allora: avvocato?
+
+--Neppure: io non fo niente.
+
+--Niente? male. Schiller, il grande Schiller, dice: L'ozio non è che
+il disprezzo della vita.
+
+Il cavalier Cipicchia rimase dolcemente atterrito, davanti a questo
+miracolo di donna, che gli esplodeva freddamente una massima di
+Schiller come se niente fosse, e pensò:
+
+--Dio! che felicità passare la propria esistenza al fianco d'una
+signora, una vera signora, che ha il grande Schiller sulla punta delle
+dita! Felicetta al posto suo m'avrebbe detto: non fai niente? e perchè
+non mi gratti un po' di formaggio?
+
+Istintivamente il cavalier Cipicchia sentì nel cuore un misto
+d'ammirazione e d'affetto per la vedova Barbetti, provò un senso acuto
+di rispetto e di desiderio per quella donna così colta, e fece di
+tutto, anche delle vigliaccherie, per discorrere tutta intera la
+serata con lei....
+
+Ah, era proprio una donna che comandava l'ammirazione.
+
+A ogni momento, citava Seneca, Pascal, Leibnizio, Larochefoucauld,
+Hegel, Rousseau, Schopenhauer....
+
+Sì, o signori: persino Schopenhauer.
+
+Tornando a casa, il cavalier Cipicchia, nello slacciarsi la cravatta,
+guardò la paffuta Felicetta, che russava a bocca aperta, e mormorò con
+accento di profonda commiserazione:
+
+--Donna virtuosa ma inconsapevole, hai tu il più lontano sospetto che
+l'umanità abbia avuto un filosofo che si chiama Schopenhauer?... oh,
+anima confinata tra le matassine e la pignatta, tante cose non seppe
+Pico della Mirandola, quante tu ne ignori e ne ignorerai!
+
+Poi, si coricò anche lui, dormì e sognò che la signora Barbetti gli
+traduceva e gli spiegava, una per una, le settantamila pelli di bue
+dello _Zendavesta_.
+
+Per quindici giorni di seguito, il cavaliere Cipicchia fece una corte
+onesta sì, ma ostinata, implacabile, alla vedova Barbetti, che sera
+per sera lo seppelliva sotto cumuli enormi d'erudizione
+enciclopedica. A poco a poco, le relazioni divennero alquanto più
+intime, sebbene sempre nei limiti della convenienza, e per un momento
+parve che l'austera e dotta epidermide di donna Eleonora vibrasse di
+oscillazioni simpatiche all'avvicinarsi del cavalier Cipicchia.
+Occhiate languide, sorrisi, e piccole strette di mano s'intercalavano,
+per così dire, nel testo delle disquisizioni scientifiche o
+filosofiche di donna Eleonora: poichè Ignazio non era padrone di
+metter bocca sopra una cosa, o un coso, o un caso qualunque, che lei
+non avesse pronto il suo commento dottorale, d'un'erudizione
+inesorabile.
+
+Più che una donna, era una cattedra.
+
+La cosa, anzi, prese tal piede, che il cavalier Cipicchia, nelle
+espansioni versate nel solito gilé dell'amicizia, in capo a due
+settimane ebbe a dire:
+
+--È un portento, quella donna!... non ho mai sentito nulla che....
+anzi, se proprio l'ho a dire, è persino troppo.
+
+--Davvero?
+
+--Ah sì, troppo!
+
+Il grido partiva dal cuore, e Ignazio Cipicchia aveva ragione: per
+quanto varia, l'erudizione di donna Eleonora diventava assolutamente
+asfissiante.
+
+In una bella giornata di maggio, la signora Eleonora vedova Barbetti,
+piena di mellifluità sentimentale, invitò il cavaliere Cipicchia a un
+pranzetto intimo e idiliaco, in una modesta palazzina ch'ella aveva in
+affitto a Frascati.
+
+Il cavaliere rimase quasi spaventato da questa audace partita di
+piacere silvestre, ma in fin de' conti pensò:
+
+--Le mie intenzioni sono pure: non si tratta che d'un amore
+intellettuale: io sono un uomo serio: lei è una signora seria....
+troppo seria.... troppo!
+
+Così che, malgrado i perfidi lenocinii dell'ottobre e della campagna,
+il cavalier Cipicchia si recò a Frascati con la coscienza tranquilla e
+anche un pochino lusingato dal pensiero che forse un idilio platonico,
+sotto le olmate laziali, avrebbe finalmente elevato quelle due anime
+un tantino nell'azzurro, al disopra delle massime filosofiche e
+dell'archeologia scientifica.
+
+Quel giorno, c'era un po' di Catullo, un po' di Orazio, nel cavalier
+Cipicchia.
+
+Ma, tutto sommato, forse, un Orazio.... Fiacco.
+
+Alle tre, giunse al villino Barbetti, con un caldo formidabile, sotto
+il sole scottante, che lo faceva andare in acqua dal sudore. Donna
+Eleonora, insieme con una sua cognatina, femmina magra, muta e
+insignificante, lo accolse con un sorriso quasi angelico e fece
+portare dei rinfreschi nel salotto, ch'era a pianterreno.
+
+--Ah, qui si sta bene:--esclamò Ignazio, rifiatando e lasciandosi
+cadere sopra un sofà,--carino tanto, questo salotto! anche il
+pianoforte!
+
+--Il pianoforte prima di tutto, poichè la musica è il più dolce
+nutrimento dello spirito. La religione deve più a Sant'Ambrogio per i
+canti sacri, che a San Paolo per le sue lettere. Il quartetto del
+monaco Ubaldo, nel decimo secolo, è un'armonia di paradiso....
+
+Ignazio si sentì piccino piccino, davanti a una signora che osava
+rimontare al decimo secolo, e s'arrischiò a balbettare:
+
+--Ah, è vero: la musica sacra: ho inteso, in San Pietro, la famosa
+messa di Palestrina....
+
+--È bella sì, ma omai un po' volgaruccia. Ha sentito mai la messa che
+Guglielmo di Machault ha composto per la consacrazione di Carlo V?
+
+--Io no.
+
+--E io neppure: ma me la figuro. Mi parli dei canoni di Giovanni
+Tinctor, di Giacomo Hobrecht; mi parli dei _mottetti_ del Deprés,
+stampati a Venezia 1502, coi tipi d'Ottavio Petrucci: mi parli....
+
+Il cavalier Cipicchia non parlò dei _mottetti_, ma tentò abilmente
+sviare tanta onda musicale, guardando l'orologio a pendolo e dicendo:
+
+--Perbacco! son già le tre e mezzo, non credevo: ma andrà bene
+quell'orologio lì?
+
+--Si figuri! è nientemeno che un orologio di Wagner, del celebre
+Wagner, che non s'occupava che di grossa orologeria, ma poteva ben
+competere coi Lepaute, coi Bréguet, coi Romilly, coi Rivaz, coi
+Deturtre, eccetera, eccetera. Già, ho sempre avuto una passione per i
+buoni orologi, non m'è riuscito di trovarne uno lavorato da Galilei,
+ma mio nonno mi ha lasciato un orologio, fatto, nientemeno, da
+Huyghens.
+
+--Huyghens! nientemeno....--mormorò Ignazio, che sentiva questo nome
+per la prima volta.
+
+--Già: l'inventore della molla a spirale. Ne parla l'Hugenil
+nell'_Horologium oscillatorium_, e anche il Thiout, nel suo _Trattato
+d'orologeria_....
+
+--Ah, sì: è verissimo.
+
+Ignazio altro non disse per paura di compromettersi, e donna Eleonora
+visto che la conversazione languiva, soggiunse:
+
+--Qualche minuto ancora e andremo a tavola. Si sa: in campagna si
+pranza di buon'ora. Vuole, intanto, fare un giretto in giardino?
+
+--Ma si figuri! con tutto il piacere.
+
+E dato il braccio a donna Eleonora, il cavalier Cipicchia si trovò, da
+lei guidato, in un rettangolo di terreno, ornato di poche piante
+intisichite che facevano rabbia, ma per compenso dovette sorbire tutta
+una dissertazione sui giardini degli antichi greci e degli antichi
+romani, con l'inevitabile citazione dei _giardini odoriferi_
+d'Aristofane, e della lettera nella quale Plinio il giovane descrive
+la sua villa sulle pendici toscane. Tutto un corso completo di _ars
+topiaria_, con terribili divagazioni botaniche sulla famiglia delle
+piante dicotiledoni e monopetali, e una menzione speciale del
+_ligustrum japonicum_ e della _syringa vulgaris_ (fior di lilla) che
+fu introdotta in Europa verso la metà del settecento.
+
+Ah, quella donna era pratica di tutto, anche della _syringa vulgaris!_
+
+Come Dio volle, si diede in tavola: e Ignazio ebbe un po' di respiro
+fino al fritto. Ma una sua frase imprudente schiuse nel cervello di
+donna Eleonora il rubinetto dell'erudizione gastronomica, e non uno
+dei più valorosi mangioni, da Apicio a Brillat-Savarin, da Lucullo a
+Gioacchino Rossini, fu risparmiato allo sbalordito cavalier Cipicchia.
+Mancomale, verso le cinque venne il caffè.
+
+--Delizioso!--egli disse,--mi ricorda il caffè veramente orientale che
+si beve al _Florian_ di Venezia....
+
+--Oh, può essere ben sicuro che le servo il frutto genuino della
+_coffea arabica_: per questo lato, sento d'essere orientale anch'io e
+professo una specie di culto per Soliman-Agà, che lo mise alla moda in
+Parigi nel 1669. Del resto, oltre a una buona bevanda, io sono
+convinta che il caffè è una vera medicina. Esso contiene dell'olio
+volatile, dell'acido gallico, del tannino.... No: io non posso
+adattarmi all'opinione di Hahnemann, che pretendeva scorgere a
+dirittura un veleno nel caffè! e lei?
+
+--Anch'io sono d'un parere contrario a quello di Hahnemann!--soggiunse
+Ignazio; e si fermò, quasi per paura di essersi arrischiato fin
+troppo.
+
+Bevuto il caffè e dopo un lungo ragionamento sull'uso dei liquori
+presso i diversi popoli d'Europa, donna Eleonora propose di giocare a
+tarocchi.
+
+--È un gioco prediletto alle genti italiane,--continuò Eleonora
+rimescolando le carte,--e mi piace appunto per questo. Alcuni greci,
+esuli da Costantinopoli, presa poi da Maometto II, fecero conoscere le
+carte ai fiorentini e ai veneziani, e gli italiani introdussero il
+gioco in Francia nel 1370. Carlo VI faceva alluminare stupendi mazzi
+di tarocchi dal pittore Gringonneur....
+
+La lezione fu lunga, poichè da Carlo VI si venne giù giù fino alla
+riforma tentata da David nel ciclo rivoluzionario, e intanto il
+cavalier Cipicchia, per dire la verità, sudava freddo. Quelle tre ore
+consecutive d'erudizione implacabile cominciavano a produrre una
+reazione completa nell'animo suo, e non fu senza un sospiro di
+sollievo che udì donna Eleonora a dire:
+
+--Ah, ora facciamo l'ultimo giro, chè a momenti è l'ora del treno.
+
+L'ultimo giro fu ancora funestato da qualche reminiscenza dei giochi
+fenicii e ateniesi; ma, finalmente il cavalier Cipicchia, gentilmente
+accompagnato dalla vedova Barbetti e dalla cognatina, si avviò alla
+stazione di Frascati e pregustò internamente la prossima ora della sua
+liberazione.
+
+--Creda pure--diceva, col suo biglietto di prima classe nel nastrino
+del cappello--creda pure che in vita mia non ho mai passato una
+giornata più incantevole di questa.... Ah! ecco la campana, che
+annuncia la partenza del convoglio. Dunque, tante cose.... e
+grazie.... grazie!
+
+--Vogliamo accompagnarla fino al vagone.
+
+--Oh, non permetterò....
+
+Ma non ci fu verso, e prima che Ignazio potesse salire in un ammezzato
+di prima classe, donna Eleonora esclamò:
+
+--Pensare che la forza del vapore fu scoperta dal meccanico Antemio,
+nel sesto secolo (ne parla lo storico bisantino Agatias) e che non
+s'ebbe l'idea d'una locomotiva che sul finire del secolo nostro!...
+
+E mentre il convoglio si metteva in moto, il cavalier Cipicchia udì
+ancora confusamente questi nomi lanciati nell'aria:
+
+--Papin.... Watt.... Robinson.... Stephenson....
+
+Giunto a casa sua, Ignazio trovò Felicetta in cucina, e profondamente
+commosso, l'abbracciò due o tre volte.
+
+--Ti sei divertito?--le chiese lei, con la sua consueta espressione di
+stupido candore.
+
+--Non tanto, e tu che hai fatto?
+
+--Una quantità di cose. Vieni a vedere quante cipolle ho comprato,
+quasi per niente.
+
+Il marito, trascinato da lei davanti a un centinaio di cipolle, si
+sentì venire le lagrime agli occhi: e, intenerito, la baciò sulla
+bocca dicendo:
+
+--Tu almeno non mi dirai: la cipolla, presso gli antichi Egizii....
+
+
+
+
+Il mistificatore.
+
+
+Aveva un aspetto, per dir così, tondo, autorevole e venerando: Vestiva
+un po' all'antica, come conviene a un uomo che ha passato la
+cinquantina, ma non senza eleganza, sopratutto non senza un'estrema
+pulizia. I suoi alti solini inamidati, che quasi gli segavano il collo
+taurino, erano d'un candore così lustro che parevano di specchio.
+Estate e inverno, portava tuba e soprabito _marron_ cupo: tuba grigia
+l'estate, di feltro nero l'inverno. Si scopettava gli abiti da sè, più
+volte il giorno, con una cura minuziosa addirittura incontentabile: il
+suo vestiario, più che per l'uso, si logorava a furia di scopetta. Non
+aveva che questa duplice manìa: scopettarsi gli abiti e mistificare la
+gente. I suoi calzoni, d'una tinta chiara e immacolata, lasciavano
+scorgere le calze di colore e facevano risaltare le scarpine di
+coppale, ornate di un largo cappio di seta nera. Sulla sottoveste
+brillava una catenina d'oro piccola e massiccia, da cui dondolava una
+quantità di gingilli. Sull'addome prominente gli ciondolava un
+_pince-nez_ legato in oro, di forma quasi goldoniana. Egli, inoltre,
+portava sempre guanti scuri, in filo di Scozia, finissimi: poi, un
+bastoncino di canna d'India, con pomo liscio d'acciaio. Un aspetto,
+ripeto, autorevole tondo e venerando, tra il magistrato e il console
+d'una potenza europea, tra il ricco mercante di granaglie e il
+ricevitore delle gabelle, tra il banchiere ritirato dagli affari e il
+proprietario di vasti latifondi a mezzadria. Tale era, in pubblico, il
+signor Nicola Bonacci, che si godeva, in tranquillità solitaria, le
+sue rendite modeste sì, ma per lui più che sufficienti.
+
+Faceva la vita del vecchio scapolo, con ambizioni molto limitate, ma
+in una continua e invidiabile serenità, contentandosi del sole e della
+pioggia e ringraziando vivamente l'Eterno tutte le volte che riesciva
+a mistificare il prossimo.
+
+Per un pezzo, le sue persecuzioni furono dirette contro la categoria
+dei portinai.
+
+Entrava nel portone dei palazzi più aristocratici e, con fisonomia
+sorridente, affabile, chiedeva al portinaio:
+
+--Sta qua di casa il signor Geremia?
+
+--Nossignore.
+
+--Eppure!... non è questo il numero 43?
+
+--Sissignore.
+
+--Ma allora il signor Geremia sta proprio qua, al secondo piano!
+
+--Le dico di no: al secondo piano, c'è il conte di Santafiora.
+
+--Ma che conte di Santaflora! Vi dico che è Geremia. Non è un uomo
+sulla quarantina?
+
+--Nossignore; avrà forse trentadue anni.
+
+--Appunto come dicevo io: trentadue anni. Allora, caro mio, è proprio
+Geremia.
+
+--Si figuri! sta qui da cinque anni.
+
+--Cinque anni! non c'è più dubbio. Credete a me: egli è Geremia....
+Figuratevi se non lo so!... l'ho visto uscire io di carcere cinque
+anni fa.
+
+La faccia del portinaio.
+
+--A ogni modo,--proseguiva il Bonacci, imperturbabile,--non vorrei
+fare equivoco. Informatevi un po' se sia veramente lui: Nicodemo
+Geremia, condannato a sei anni, per falso in atto pubblico.... Domani,
+ripasserò.
+
+E usciva con passo veramente solenne.
+
+ * * * * *
+
+Certe volte, per le strade più frequentate si avvicinava a un signore
+d'apparenza ingenua, gli faceva tanto di cappello e gli diceva con
+voce insinuante:
+
+--Sarebbe tanto cortese da rendere un leggiero servizio a un
+galantuomo?... a me?
+
+Il signore, davanti a un signore d'aspetto così rispettabile,
+s'affrettava a rispondere:
+
+--Dica.... dica pure. Se è cosa ch'io possa fare!...
+
+--S'imagini: è la cosa più semplice di questo mondo. Vede: ho due
+fratelli che stanno in quella casa là, al primo piano.... e indicava
+una casa qualunque, a preferenza un palazzo; poi soggiungeva:--In
+questo momento, avrei bisogno urgente di parlare a mio fratello
+minore: Peppino. Proprio urgenza, creda! Lei mi dirà: e perchè non
+sale da suo fratello? Il perchè è semplicissimo. Sono in lite con
+l'altro mio fratello: Gerolamo, e tutte le volte che mi vede cerca di
+far parole, mentre io aborro i litigi, soprattutto fra parenti....
+
+--Niente di più lodevole, di più onesto!
+
+--Grazie. Ora, capisce, non vorrei incontrarmi per nulla con Gerolamo;
+neppure vorrei ch'egli sapesse che cerco di Peppino. Lei, dunque,
+dovrebbe farmi un piacere. Io resto abbasso, sul portone; lei sale,
+bussa e domanda: C'è Peppino Bonaiuti?...
+
+--Ho capito! lo fo chiamare e gli dico che lei è giù nel portone e
+che....
+
+--Ma mi raccomando! lo chiami da parte e gli parli sottovoce, chè non
+senta il domestico; perchè la servitù è tutta per mio fratello
+Gerolamo e non vorrei... mi capisce?
+
+--Ho capito, ho capito!
+
+--Bravo! le sarò tanto riconoscente.... Si ricorda? Peppino....
+
+--.... Bonaiuti! oh, non mi sbaglio.
+
+L'individuo entrava nel portone e cominciava a salire le scale; allora
+Nicola Bonacci chiudeva con violenza il portone e s'appendeva
+all'anello gridando:
+
+--Aiuto! aiuto!
+
+Accorrevano due o tre persone e qualche vicino s'affacciava alla
+finestra.
+
+--I ladri! un ladro!--gridava Nicola.
+
+--Dove?
+
+--Nelle scale.
+
+--Bisogna chiamare le guardie!
+
+--Chiamatele subito! oh, Dio, mi pare che dei ladri facciano forza dal
+di dentro per aprire....
+
+I cittadini zelanti s'affrettavano a prestare man forte a Nicola e
+s'appendevano in cinque o sei all'anello, puntando i piedi contro lo
+scalino e gli stipiti.
+
+--Tenete forte,--diceva lui, allora--chè io corro in questura.
+
+E via, di galoppo, svoltava subito per un vicoletto e andava in altro
+punto della via per godersi la scenetta di lontano.
+
+E la scenetta, come vi potete figurare, prendeva a poco a poco
+proporzioni fenomenali.
+
+Tutta la casa era in trambusto, mentre il disgraziato bussava
+all'uscio d'un Peppino Bonaiuti imaginario. L'infelice, guardato con
+diffidenza, veniva licenziato bruscamente da un servo che gli sbatteva
+l'uscio in faccia. Allora, scendeva per uscire e trovava il portone
+chiuso; si metteva per aprire e non poteva, mentre voci irate dal di
+fuori strillavano:
+
+--Forza! forza! che i ladri tentano di scappare!
+
+Allora, giù per le scale una irruzione di servidorame armato d'arnesi
+domestici; indi il portone si spalanca.... entrano guardie cumulative,
+trovano un individuo _in attitudine sospetta_, il quale non può
+giustificare la sua presenza in quel portone e.... prima che si
+chiariscano bene le cose!...
+
+ * * * * *
+
+Una domenica, d'accordo con un amico, Nicola va sul ponte di Carignano
+e, dopo avere tracciato, sui muriccioli, una quantità di segni
+cabalistici con un pezzo di gesso, svolge una lunga fettuccia rossa e
+corre lungo il ponte, verso Sarzano, mentre l'amico, con l'altro capo
+della fettuccia, corre verso la chiesa di Carignano. Intanto, i
+curiosi cominciano a fermarsi.
+
+--Che sarà?
+
+--Uhm!
+
+Nicola si ferma a un certo punto--dal quale non si vedeva più il suo
+compagno, grazie alla linea spezzata del ponte--e comincia ad alzare
+la fettuccia rossa, abbassarla, tirarla, allentarla, facendo col gesso
+delle croci e dei numeri sulle selci e sul muro. Tosto, si forma
+intorno a lui una straordinaria agglomerazione di curiosi.
+
+--Che faranno?
+
+--E chi ci capisce?
+
+--Che vogliano, rifare il ponte per diritto?
+
+--Ah! è probabile.
+
+Ma Nicola zitto; soltanto, a ogni po' dava strappate alla fettuccina
+con gesti di viva impazienza, borbottando:
+
+--Ma che fa quell'altro? più su, più su!... non capisce niente!....
+accid....
+
+Poi, dà un'occhiata in giro, vede un signore attempato che guarda
+tutto quell'armeggìo a bocca aperta e gli dice:
+
+--Mi farebbe il favore di tenere un minuto questa fettuccia? il mio
+compagno s'è sbagliato di posto e bisogna che vada io, se no!....
+
+--Subito! ma si figuri!--e il signore attempato prende in mano la
+fettuccina, tutto orgoglioso di prendere parte a quella inesplicabile
+cerimonia dicendo:
+
+--Devo tenerla alta o bassa?
+
+--Alta! alta!
+
+E Nicola attraversa rapidamente il ponte e scompare.
+
+All'altro capo, l'amico aveva ripetuto la stessa identica scena con un
+altro signore, così che due ignoti, senza saper che facessero,
+restavano là, tra quei due circoli di curiosi e di sfaccendati:
+restavano là col braccio teso, reggendo quella fettuccina rossa, con
+una grande importanza....
+
+Qualcuno chiedeva:
+
+--Ma che fanno?
+
+E loro, con supremazia e mistero:
+
+--Son cose del governo!
+
+ * * * * *
+
+Nicola, una sera, entra in uno di quei necessari e molto frequentati
+stabilimenti, ove c'è una serie di porticine come negli stabilimenti
+di bagni.
+
+Nicola si pianta in mezzo della sala e con voce stentorea grida:
+
+--In nome, della legge, fuori tutti!
+
+Tosto s'ode un sordo rimescolìo dietro quelle porticine, si schiudono
+e appaiono dei visi pallidi, inquieti....
+
+Nicola passa davanti a ogni porticina e guarda una per una quelle
+apparizioni spettrali, poi se ne va, dicendo con accento
+autorevolissimo:
+
+--Va bene, va bene! possono continuare!
+
+
+
+
+La Marchesina Soprani.
+
+(RICORDI D'UN ARTISTA.)
+
+
+.... Dunque, come dicevo, in quell'epoca ero già un imbecille, eppure
+non avevo che soli diciannove anni.
+
+La mia faccia era una faccia come tante ce n'è: una faccia quasi senza
+connotati. Segni indelebili, nessuno; tranne il vaccino, la cresima e
+la patente d'asinità, debitamente autenticata, ogni tanto, dal mio
+principale.
+
+Il quale poi, per la clemenza di Dio, fingeva di essere un buon
+pittore di soffitti, e non arrossiva di commettere certi affreschi
+che, in tempi di minor tirannide, gli avrebbero anche fruttato la
+galera.
+
+Aveva assoldato due o tre imbrattamuri della mia forza e ci faceva
+sgobbare come tanti negri, vituperando la nobiltà del nostro ingegno
+con la miseria di tre lire al giorno.
+
+Si dipingeva, allora, la palazzina del marchese Soprani. Voi la
+conoscete, nevvero?... Una palazzina di alabastro, in fondo a un
+prato, che mette voglia di ruzzolare sull'erba, fiancheggiata da
+boschetti di cedri, d'araucarie, di palmizi, d'acacie, di magnolie e
+di alberi del pepe, che, solo a guardarli, fanno sternutare ogni fedel
+cristiano.
+
+Il principale m'aveva affidato un fregio, che ricorreva torno torno ai
+lacunari del saloncino. Dipingevo una collezione di puttini, così
+paffuti e rosei, che facevano rabbia.
+
+Era la mia specialità, quella dei puttini, e il principale lo sapeva.
+Un amorino, condotto di mia mano, con rara diligenza, gli costava in
+media non più di settantacinque centesimi. Ci era anche uno sparagno,
+sulla dozzina. Eh, no!... non si potevano dir cari.
+
+Il marchese Soprani veniva, di quando in quando, a dare un'occhiata ai
+lavori. Era un bel pezzo d'uomo alto e tarchiato, con due baffi grigi
+e monumentali, appuntati alla soldatesca, e che disgraziatamente
+avevano preceduto l'istituzione della guardia nazionale. Un vero
+peccato!
+
+Del resto, il marchese era tagliato alla buona. Aveva modi affabili,
+non disgiunti dall'alterezza del gentiluomo e divideva onestamente il
+suo tabacco tra il naso e lo sparato della camicia. Non di rado,
+chiacchierava con noi altri, come un semplice mortale. Ma quel suo
+fare di uomo alla mano, m'ingrulliva del tutto, mi scompigliava idee,
+colori e pignattini.
+
+Anche la signora marchesa faceva, bontà sua, qualche rara apparizione.
+Immaginatevi una signora più lunga del vero, gialla, stecchita, sotto
+un abito di raso nero, pieno di anfrattuosità e di singolari
+dimenticanze.
+
+A mo' di compenso, erano frequenti le visite della marchesina. La
+marchesina! La marchesina!... un fiore di fanciulla, una figurina
+svelta e leggiadra, un profilo ideale, due occhi birboni. Due occhi
+grandi così.
+
+Si chiamava.... oh, non lo crederete!... si chiamava Veronica.
+
+La mamma, con pietosa finzione poetica, la chiamava abitualmente col
+vezzeggiativo di Nanola.
+
+La marchesina aveva un difetto: non era bionda. Difetto complicato
+dalla circostanza aggravante che non era neanche bruna. In fatto di
+capelli, non per colpa sua, era così così. Ma quanto al resto!...
+fate un po' il piacere; vi dico che di quelle ragazze lì, con tutte le
+vostre esposizioni di Parigi, non se ne fanno più.
+
+Come mai, da una ceppata così arrangolata come la marchesa, fosse
+sbucciato un pollone tanto gentile come Nanola, che non somigliava al
+babbo nè alla mamma, è uno di quei problemi di logismografia, che la
+religione ammira, ma non analizza. Io non son qui per calunniare!
+
+La marchesina era un occhio di sole e questo è positivo.
+
+Entrava nel saloncino, con tutta disinvoltura, andava alla finestra,
+guardava nel giardino, cinguettava qualche cosa, e poi si metteva a
+sedere, con seducente languore, sopra una poltroncina, fingendo
+dedicarsi a un lavoro all'uncinetto.
+
+I miei puttini, frattanto, crescevano su proprio per amor di Dio, come
+vitelli allevati a minuzzoli di pane. Le mie facoltà intellettuali
+erano tutte assorte nella contemplazione della marchesina. Tanto è
+vero che il principale in breve si accorse che gli amorini venivano a
+costare due lire l'uno e perfino due lire e venticinque. Cosa
+naturalissima: l'amore in rialzo.
+
+Il principale mi voleva un gran bene, ma ci teneva assai a non
+aumentare i prezzi di fabbrica. Messo in sull'avviso, mi sottopose a
+una muta sorveglianza, che in quei tempi non offendeva ancora la
+dignità di un libero cittadino. Ma l'occhio del padrone non ingrassò i
+miei puttini.
+
+L'effetto del sotto in su è noto da secoli parecchi; ma non potete
+ideare l'effetto strano che produce una bella creatura, vista dal
+sopra in giù. La teoria degli scorci ha, sotto questo punto di vista,
+una grave lacuna.
+
+E lei, la marchesina, s'era accorta della mia sordomuta ammirazione?
+
+Bontà divina! chi è quella figlia d'Eva che non se ne avveda subito?
+
+Le nostre occhiate s'incrociavano spesso, si chiappavano a volo, come
+i lepidotteri, e allora, mentre la marchesina abbassava le ciglia sul
+filondente, io, tutto rimminchionito, succhiavo il pennello, come si
+succhierebbe un bastoncino di cioccolatte.
+
+E gli amorini salivano a lire 2,65 l'uno, come in tempi di assoluta
+carestia.
+
+La sera d'un sabato, il principale, afflitto da un catarro che non mi
+prometteva niente di buono, mi diede la paga. Porgendomi le diciotto
+lire, che compendiavano i bisogni della vita, il brav'uomo mi disse
+con aria paterna:
+
+--Caro mio, ce la dobbiamo discorrere un pochino.
+
+Le mie gambe provarono un rilassamento molecolare, mentre il cuore si
+faceva piccino piccino.
+
+--Che stupido!--fece il principale, con accento bonario, nello
+scorgere il mio imbarazzo.--Ma va via: non farmi quella faccia lì. O
+che c'è forse qualche cosa di male? sei o non sei un artista? che cosa
+diavolo sei? ma che ti pare che ci sia da vergognarsi? che razza di
+uomo! Ebbene, signor sì, tu ami la marchesina.
+
+--Io?
+
+--Sì, tu; o chi dunque? Io forse? Capisci bene che le son cose da non
+potersi nascondere. Gli è come una flussione di denti. Ho visto tutto,
+ho visto.
+
+--Ma vi giuro.... parola d'onore....
+
+--Ma che parola d'Egitto! Quando ti dico che ho visto! O vieni un po'
+qui e ragiona: che male c'è? L'artista, mio caro, può pretendere alla
+mano d'una regina. Michelangelo non ha forse sposato la principessa
+Buonarroti?
+
+--Questo è vero!--risposi con maravigliosa sfrontatezza.
+
+--O dunque?
+
+--Ma io....
+
+--Ma tu non sei che un ragazzo. Lascia fare a me. La marchesina è
+pazza per te!
+
+--Oh questo poi!
+
+--È pazza, ti dico. Capisco io il valore di certe occhiate. Lascia
+fare a me, ti ripeto. Sono intimo del marchese e se a te manca il
+coraggio, domanderò io la mano della marchesina.
+
+--Ah questo no, principale, per amor di Dio!
+
+--Va là! Dà retta a me; tu non t'impicciare di nulla. Parlerò io al
+marchese. Anzi, vedi, voglio andar subito da lui. Chi s'addormenta su
+certe cose, resta con un pugno di mosche. Il marchese lo conosco come
+il palmo della mano; oggi appunto è d'un umore eccellente.
+
+--Sentite, principale!--gridai con voce straziante, afferrandolo per
+una manica;--oggi poi no!... davvero....
+
+--Lasciami fare, lasciami fare. Sento che ho vocazione per queste
+cose. Tutto sta nel saper cogliere il momento, e il momento è questo.
+Tu resta qui, e a momenti sarai l'uomo più felice della
+terra!--e, così dicendo, liberatosi con una strappata, si slanciò
+nell'appartamento del marchese Soprani.
+
+Dipingervi l'orgasmo dell'animo mio sarebbe cosa impossibile. Rimasi
+lì, come Tenete, senza conoscenza del mondo e delle sue pompe. Le
+visioni più bizzarre mi s'affollarono al cervello. Vedevo un centinaio
+di Veroniche, un centinaio di marchese, un centinaio di marchesi che
+ballavano la sarabanda, un'insalata di Nanole, una frittata di
+principali, e poi una folla di fantasmi neri che sembravano uscieri o
+mignatte, e pignattini colmi di marenghi, e sfingi alate che andavano
+a passeggio coll'ombrello sotto il braccio, e gentiluomini tutti
+coperti d'oro, e scope, e amorini, e pantofole ricamate, e lumini da
+notte, e chitarre che piangevano, e perfino una resta di cipolle che,
+senza dir nulla si trasformava in tanti abatini bigi, colla testa di
+malachite e le fibbie d'argento. Ero scemo.
+
+L'aria si abbrunava, e a poco a poco mi trovai nella più fitta
+oscurità. Mi sembrò, in allora, d'essere morto di meningite e di
+sorridere al maestro Rossini, che mi chiedeva gentilmente il permesso
+di scrivermi una _messa di requiem_. A un tratto parve per la stanza
+un brulicame di domestici in livrea che portavano in giro, su vassoi
+d'argento, i miei amorini paffuti, con tanto d'etichetta sulla pancia,
+che diceva: _Lire 50 l'uno_.
+
+Ripiombavo di poi nelle tenebre, e agli sprazzi d'un lucignolo fumoso,
+il fantasma di mia nonna (non mi vergogno a dirlo) mi correggeva
+dolcemente, come a quei tempi felici in cui la sede dell'intelligenza
+nei ragazzi era a un livello alquanto più basso del midollo spinale.
+
+Come Dio volle, un uscio si schiuse e un fiotto di luce balenò nella
+stanza. Era lui; era il principale.
+
+--Vieni! vieni!--mi bisbigliò con voce soffocata dall'emozione;--il
+marchese acconsente.... anzi, n'è felicissimo. Ma vieni, dunque! e mi
+prese per mano.
+
+Cari miei! se non mi venne un accidente, in quel punto, tutto il
+merito è del mio angelo custode.
+
+Barcollando mi lasciai trascinare alla presenza del marchese Soprani,
+che stava seduto nel gabinetto da lavoro, sopra un seggiolone
+patriarcale, fasciato di cuoio giallo.
+
+I suoi baffi grigi mi parevano cresciuti d'una spanna; ma la sua
+faccia era gioviale come quella del buon padre Abramo. Mi sembrava
+persino che i suoi occhi fossero umidi di qualche cosa.
+
+Figuratevi un uomo tratto al supplizio, mentre, per suo gusto,
+preferirebbe una gita sul tramvai; tale ero io, in quel momento
+supremo della vita.
+
+Al mio apparire, il marchese si alzò e mi corse incontro, stendendomi
+affettuosamente le mani. Non osavo credere ai miei occhi. Il sangue
+m'affluiva alla testa, le tempie scottavano, uno sbarbaglio di fuochi
+artificiali m'offendeva la vista. Il principale sorrideva con
+tenerezza paterna e materna.
+
+Ma, insomma--disse il marchese, scuotendomi la destra--ma, insomma,
+non c'è niente da vergognarsi!... Chè, anzi, io v'ammiro e vi stimo,
+come si deve stimare l'ingegno e l'onestà. Il principale m'ha detto
+tutto.
+
+--Creda, illustrissimo signor marchese....
+
+--Oh, sì! capisco benissimo la vostra confusione. Ma non c'era da far
+misteri. Si tratta di faccende intime, e quindi si spiega la generosa
+riluttanza d'un animo d'artista. Ma, del resto, potevate anche
+rivolgervi a me direttamente, chè, figuratevi!... Io amo tanto i
+giovani d'ingegno!... E voi, tra gli altri, siete simpatico a tutti
+noi.
+
+--Oh, signor marchese....
+
+--Ma sì, ma sì!... ve lo dico schiettamente; il vostro torto è quello
+di non esservi confidato prima d'ora, al vostro principale. La vostra
+condizione finanziaria non è a livello della mia, si sa, ma credete
+forse che il genio sia impotente a colmare molte lacune?
+
+--Io sono veramente confuso.... Non mi aspettavo.... E poi, capisce
+bene....
+
+--Sì, sì; capisco perfettamente!... Sempre un po' orgogliosetti,
+questi artisti, e sta bene. Che bravo figliuolo! Permettete....--e
+così dicendo, scosse il campanello.
+
+Un servitore accorse alla chiamata e sparì quasi subito, dopo che il
+marchese gli ebbe bisbigliato non so che cosa nell'orecchio.
+
+In quel mentre, la marchesina Nanola fece una gaia irruzione nel
+gabinetto, correndo a dare un bacio a papà. Capii subito che
+quell'uscita era fatta con malizia e divorai, con uno sguardo di
+profonda riconoscenza, quella fanciulla che stava per diventare la mia
+fidanzata. Il principale ammiccò degli occhi, con un sorriso paterno,
+materno e celestiale.
+
+Il marchese strinse la figlia tra le braccia, le appiccicò un bel
+bacione sulle guance, e le disse, con finta severità, piena di
+sottintesi:
+
+--Signorina bella! noi, si parla d'affari e la mamma vi aspetta!
+
+La marchesina diventò rossa rossa, come una fragola, susurrò qualche
+parola, fece un inchino spigliato, e con passo di lodola sparì dal
+gabinetto. Ma nel passarmi rasente, mi gettò una guardatina di sbieco,
+che m'andò dritta al core, come una stoccata.
+
+Non m'ero per anco riavuto dallo stordimento di quell'occhiata,
+allorchè rientrò il servitore, portando un involto voluminoso, che
+consegnò al padrone.
+
+Il marchese, sempre affabile e sorridente, sotto i baffoni grigi, mi
+venne incontro, mi pose l'involto tra le mani e mi disse:
+
+--Per ora non c'è che questo, giovanotto. Tra poco, ce ne avrò anche
+delle migliori. Addio, ragazzo bello! Venite--soggiunse, rivolgendosi
+al principale;--andiamo a fare i conti.
+
+E uscirono dal gabinetto.
+
+Io spiegazzai, con atto convulso, i giornali che costituivano
+l'involucro, e con un batticuore inesplicabile, apersi il pacco
+misterioso.
+
+C'erano tre paia di scarpe usate!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Il principale aveva pregato il marchese di regalarmi le sue scarpe
+smesse, dicendogli che io non riuscivo a introdurre la spesa della
+calzatura nel mio _budget_ particolare.
+
+Da quel giorno in poi, il listino della Borsa segnò gli amorini a
+settantacinque centesimi cadauno. C'era anche uno sparagno, sulla
+dozzina. Eh, no!... non si potevano dir cari.
+
+
+
+
+I drammi del mare.
+
+
+Tutto era pronto a Grotticella per degnamente accogliere la colonia
+estiva. Non mancava più che non una cosa soltanto: la colonia.
+
+Ma la colonia dei bagnanti non poteva mancare: basti, dire che
+l'albergatore all'insegna del _Cervo d'oro_ avea inserito persino un
+pomposo annuncio sulla quarta pagina del _Calopinace_, annunzio che
+terminava con una frase nuova e destinata a produrre sensazione
+profonda:
+
+--_Il servizio inappuntabile e la modicità nei prezzi fanno sperare al
+sottoscritto un numeroso concorso._
+
+Il sindaco di Grotticella, stornando parte dei fondi destinati
+all'istruzione pubblica s'era deciso a vestire in tela di Russia le
+guardie, i concertisti municipali e finalmente anche l'unico
+accalappiacani, affinchè--diceva il sindaco--facesse bella simmetria,
+non si sa bene a che.
+
+Il _Circolo marittimo_--volgarmente detto _Società dei sigari
+scelti_--nel quale si riuniva, in quotidiano idiotismo, l'elemento più
+giovane e cospicuo di Grotticella, dopo discussioni turbolenti in
+assemblea generale, aveva deliberato di cambiare il titolo in quello
+esotico e pomposo di _Club International_, in omaggio ai forastieri
+che sarebbero venuti dalle quattro parti del mondo, specialmente in
+occasione delle feste di Sant'Elmo, che duravano tre giorni, con messa
+cantata, corsa nei sacchi e fuochi artificiali appositamente
+manifatturati dal famoso pirotecnico Gerolamo Forcella, premiato con
+menzione onorevole al concorso di Poggibonsi.
+
+Sulla spiaggia incantevole, lungo la dolce insenatura di rena
+finissima e morbida, sorgevano due dozzine di baracche in tela gialla
+a liste turchine, allo scopo di rappresentare l'illusione di uno
+stabilimento di bagni. Le baracche erano sorte per iniziativa
+municipale e per sottoscrizione pubblica: inaugurate come un
+monumento, al suono dell'inno reale e con un discorso del primo
+magistrato che conchiuse tra i più vivi applausi:
+
+--E così, in questo giorno solenne, o padiglioni balnearii, a cui è
+legato il prospero avvenire della nostra città, vi dichiaro
+ufficialmente inaugurati e, a nome dell'intera cittadinanza, vi
+stringo fraternamente la mano e vi dò l'estremo saluto, in attesa di
+tempi migliori.
+
+Ma i tempi migliori si facevano attendere un po' al di là del confine
+permesso alla gente per bene. Il mese di luglio era quasi per finire e
+l'albergatore del _Cervo d'oro_, il quale s'era arrischiato
+all'impresa con capitali molto meschini, si sentì alla vigilia del
+fallimento. E le minaccie del fornitore dei mobili presto si
+tradussero in atto. Un giorno il giovane Eligio Nasica, vicepresidente
+dei _sigari scelti_, andò al _Cervo d'oro_, più per incoraggiare
+l'industria paesana che per far colazione, e chiese a quell'unico
+cameriere cui era commesso il _servizio inappuntabile_:
+
+--Avete dell'aragosta?
+
+--No.
+
+--Del rosbiffe?
+
+--No.
+
+--Del caciocavallo almeno?
+
+--Neppure.
+
+--Ma allora che roba avete?
+
+--Abbiamo.... due uscieri che mettono i sigilli.
+
+E precisamente in quel giorno, per amarissima ironia della fatalità,
+giunse a Grotticella il primo bagnante.
+
+Era un uomo alto, robusto, miope, vestito con una certa eleganza
+vistosa, con una spilla di diamanti sulla cravatta, con una grossa
+catena d'oro, che gli ciondolava sulla sottoveste, e con bottoni
+enormi d'oro massiccio, foggiati a ferro di cavallo, sui manichini
+della camicia. Il suo bagaglio era composto di ben sei casse, tutte
+borchiate d'ottone, di forma alquanto singolare e chiuse con lusso
+straordinario di complicati congegni. Tal che, per cura
+dell'albergatore del _Cervo d'oro_, si sparse la voce essere il
+bagnante un principe indiano che tornava dal giubileo della regina
+Vittoria e che quelle sei casse erano certamente il suo seguito.
+
+La voce in breve prese tale consistenza, fu talmente accreditata in
+Grotticella, che bastò a sospendere persino l'applicazione dei sigilli
+e indusse i membri della _Società dei sigari scelti_ a deliberare
+d'urgenza una festa da ballo in onore della "colonia forastiera".
+
+Ma il bagnante, nella sua sincerità, si affrettò a distruggere le
+illusioni dell'albergatore declinando le proprie generalità: _Enrico
+Bertelli, commesso viaggiatore_ in _bigiotterie_ reduce da Milano,
+diretto a Napoli.
+
+--Si fermerà molti giorni?
+
+--Dipende: se riescirò a far qualche cosa!....
+
+--Creda alla mia esperienza! in questa settimana, non c'è nulla da
+concludere: ma tra dieci giorni, non si saprà più, a Grotticella, dove
+alloggiare i forastieri, tanti ne verranno, e allora lei farà Indie.
+Intanto, qui lei starà come un principe. Con quattro lire al giorno,
+lei è spesato di tutto, comprese le mancie. Senza contare che lei può
+fare il suo bravo bagno di mare. Abbiamo uno stabilimento che non ne
+trova un compagno neppure a Livorno!
+
+I patti economici, l'idea del bagno di mare, sedussero talmente Enrico
+Bertelli, che l'albergatore del _Cervo d'oro_, giusto premio ai suoi
+eloquenti lenocinii, vide il commesso viaggiatore di _bigiotterie_
+trasformarsi in un vero e proprio bagnante. Le persone cospicue di
+Grotticella serbarono cautamente il silenzio sulla professione del
+nuovo arrivato, che personificava la sospirata colonia, e che fu
+ricevuto nel _Club International_ con onori veramente principeschi,
+tanto che il cameriere dell'albergo, gli inservienti del circolo e il
+bagnino gli davano dell'_eccellenza_ a tutto pasto, come a quei _re di
+Prussia_ incogniti che passeggiano abbottonati lungo i cinque atti dei
+drammi del Federici.
+
+Tre giorni dopo, la sorpresa e la felicità dell'albergatore del _Cervo
+d'oro_ erano al colmo. Due veri bagnanti, due bagnanti autentici,
+nonchè di sesso diverso, si presentavano a chiedere alloggio
+all'albergo e per tutta la stagione. La sera stessa, il sindaco di
+Grotticella, a spese dell'erario comunale, mandò al _Calopinace_ un
+dispaccio di quindici parole, in cui con ingegnoso laconismo si
+dipingeva la fiorente colonia e la città festante, non senza le debite
+lodi alla banda e alle sue scelte melodie.
+
+Sì: veri bagnanti, senza alcun sospetto di nascoste _bigiotterie_.
+
+Egli era un vecchio d'aspetto venerando: diritto ancora e di sana
+complessione, malgrado una lunga barba gialliccia che lo faceva
+parere più maturo, anzi caschereccio, di quel che fosse in realtà.
+Aveva l'aspetto e i modi d'un signore che vive, e bene, del suo.
+
+Quanto a lei, era quel che si dice un bel pezzo di ragazza, alta,
+formosa, coi capelli folti e nerissimi, con occhi grandi irrequieti e
+scintillanti sotto i lunghi sopraccigli: con un busto degno.... di
+figurare al Pincio assai meglio di qualche grand'uomo: un insieme
+d'energia e di grazia, di vitalità e di languore, pieno di seduzioni.
+Quando le sue ciglia si abbassavano e il bel viso pallido e ovale
+prendeva un'espressione pensosa, ricordava certe voluttuose madonne
+del Gian. Bellini, che destano i pensieri più pagani nei cervelli
+della cristianità.
+
+I due bagnanti chiesero all'albergatore se avesse un quartierino per
+bene.
+
+--Ho appunto ciò che conviene a lor signori: due magnifiche stanze, al
+primo piano, con un saloncino in mezzo che, garantisco, è un amore.
+
+E mentre i viaggiatori, visitavano l'alloggio, l'albergatore
+linguacciuto continuava:
+
+--Guardino che vista! Sembra d'avere il mare in camera. E poi, pare un
+quartierino fatto apposta per loro. Il numero 1 è la sua
+camera--soggiungeva l'albergatore, rivolgendosi al vecchio--e vi starà
+benone; non dia retta che vi sia la zanzariera, è messa per lusso, chè
+non c'è una zanzara a pagarla un marengo. L'altra camera è il numero 3
+e la sua signora figlia, creda, vi si troverà come in casa sua. C'è
+anche una loggetta piena di garofani.
+
+I due viaggiatori sorrisero e il vecchio, dopo avere scritto il nome
+sul registro, congedò l'albergatore, per essere in libertà.
+
+L'albergatore, disceso al pianterreno lesse:
+
+--_Commendatore Fabio Torcello, da Firenze, e fam._
+
+E tosto andò di corsa in piazza, per dare al sindaco in persona la
+notizia che l'_Albergo del Cervo d'oro_ aveva l'onore d'ospitare un
+collare della Nunziata.
+
+Quella sera, per festeggiare l'inaudito avvenimento, si fece allo
+stabilimento la prima luminaria, con ventiquattro palloncini alla
+veneziana, dodici dei quali ornati dai colori nazionali e con la
+scritta trasparente
+
+ W. L'ITALIA.
+
+Quando i due bagnanti autentici si trovarono soli nel saloncino,
+occupati a slacciare le valigie, il commendatore Fabio Torcello andava
+dicendo con voce monotona e cadenzata, quasi parlando tra sè:
+
+--Hai inteso, Cecilia?.... eccoti, dunque, bell'e battezzata per
+figlia mia! Eh, non ha poi tutti i torti, l'albergatore. Tra noi due
+c'è una differenza di diciannove anni e tre mesi: ma in apparenza ho
+almeno trent'anni più di te. E l'apparenza, in questa faccenda, è
+tutto!--aggiungeva, sospirando:--e qualche volta.... è anche la
+sostanza!
+
+--Se ci siamo sposati--lo interruppe Cecilia, mentre rassettava certe
+sue vesti elegantuccie--vuol dire che mi piaci così e che non amo col
+calendario alla mano. Ti rincresce forse che l'albergatore?....
+
+--Eh.... piacere non me l'ha fatto di certo! pure è un'idea.... forse
+una buonissima idea. Ci siamo rifugiati in questa cittaduzza ignota
+appunto per iscansare tutte le noie e tutto il pettegolume della
+società e dei miei parenti che non hanno accolto il nostro matrimonio,
+diciamolo pure, con entusiasmo. Ecco, dunque, un'occasione eccellente
+per vivere due mesetti in pace, nel più perfetto incognito....
+
+--Capisco: ma non sarà molto divertente Grotticella!
+
+--Oh, non dico già d'isolarci, di chiuderci come due orsi: anzi, ho
+una certa curiosità di conoscere questo bocconcino di mondo nuovo. Ma
+per evitare.... m'intendo io!.... non darò una smentita a quel buon
+diavolo d'albergatore. Noi, per i grotticellini, saremo padre e
+figlia.
+
+--Che idea!
+
+--Lascia fare.... vedrai che ci divertiremo quanto a una commedia.
+Bada però a sostenere bene la tua parte!
+
+Cecilia diede in una forte risata argentina, ma poi si fece seria e si
+lasciò sfuggire una lieve mossetta dispettosa, quasi pensando:
+
+--Eh, tu piuttosto farai anche troppo bene la tua!
+
+Da quel giorno in poi, per mutuo consenso, in tutta Grotticella e
+dintorni Fabio Torcello fu conosciuto per "il commendatore e sua
+figlia".
+
+Del resto, le regole della buona società, in Grotticella, erano state
+assai modificate dagli usi e dai bisogni locali. Invece di farsi
+presentare ai notabili, ai probiviri, alle celebrità mandamentali del
+paese, il commendatore Fabio Torcello non ebbe altro disturbo che
+quello di ricevere: tutti facevano a gara per presentarsi a vicenda: e
+nel saloncino del _Cervo d'oro_ era una continua sfilata di
+assessori, di capitani di lungo corso, di farmacisti, di dottori, di
+notai, di ricevitori del registro.
+
+Per un momento fu eclissato lo splendore del principe indiano, reduce
+dal giubileo della regina Vittoria. Tutti gli omaggi, tutte le feste
+erano per la nuova effettiva colonia: il collare della Nunziata e la
+figlia del collare medesimo.
+
+Anzi, il sindaco mandò al _Calopinace_ una cartolina d'ufficio, in
+forma di corrispondenza balneare, in cui leggevasi:
+
+--Le nostre spiagge sono ormai gremite di bagnanti. L'altra sera vi fu
+brillantissimo ricevimento, sino a notte inoltrata, nelle sfolgoranti
+sale del nostro _Club International_. La colonia dei bagnanti era _au
+grand complet_ e primeggiava un alto dignitario dello Stato, il
+commendator F. T*** con la bella e gentilissima figliola, ch'è il
+sospiro di tutta la nostra gioventù elegante.
+
+Fu appunto in tale ricevimento che, con intervento del sindaco, in
+forma diplomatica, fu fatta la presentazione del principe indiano al
+collare della Nunziata. Pareva il convegno di due potentati europei.
+
+Enrico Bertelli, convien dirlo a sua lode, non piacque al commendatore
+Fabio: viceversa, riescì molto simpatico a Cecilia. Dal canto suo, per
+tutta la serata, il commesso viaggiatore in bigiotterie non ebbe occhi
+e parole che per Cecilia. In meno d'un'ora, discorrevano così
+confidenzialmente, che parevano amici da vent'anni.
+
+Quella notte, il commendatore rientrò di malumore al _Cervo d'oro_,
+senza capirne, o piuttosto senza osar di capirne il perchè.
+
+Eppure, Enrico Bertelli, che aveva dato il braccio a Cecilia fin nella
+sala terrena dell'albergo, s'era mostrato d'una cortesia squisita,
+quasi stomachevole.
+
+Maledetti i principi indiani!
+
+Da quel giorno, Enrico, dimenticate del tutto le _bigiotterie_, si
+dedicò totalmente alla _signorina_ Cecilia.
+
+Il commendatore gli usava, in ogni occasione, un sacco di sgarbi, ma
+il commesso viaggiatore non se ne dava per inteso: egli sapeva far
+l'indiano se non il principe, e si sentiva largamente compensato dai
+frequenti sorrisi dell'incantevole Cecilia.
+
+E quel ch'è peggio, il mare si faceva complice di quel duetto, poichè
+al commendatore erano interdetti i bagni d'acqua salsa e doveva
+contentarsi di sorvegliare, accigliato, dalla spiaggia, le
+abbominevoli manovre di Enrico, fingendo di leggere un giornale.
+
+Cecilia frattanto s'illanguidiva e smagriva a vista d'occhio.
+
+Il commendatore, in un odioso accesso d'egoismo, si compiacque di tal
+deperimento. Era evidente che i bagni di mare facevan danno a Cecilia:
+bisognava smettere. Ma come darle da intendere che....? Fin dalle
+prime parole, Cecilia recisamente dichiarò che i bagni le facevano
+benissimo e che, privandosene, si sarebbe ammalata sul serio. Il
+commendatore non s'arrese e, nella speranza d'essere assecondato dalla
+scienza, pensò d'insistere sulla necessità d'un consulto.
+
+Subito dopo il bagno, fu chiamato all'albergo il dottore Elia
+Scalaberni, uno dei luminari della città, il quale aveva persino
+stampato una memoria sui _Micrococchi_.
+
+Il dottore, dopo avere aspirato un'autorevole presa di tabacco, tastò
+il polso a Cecilia, si fece, mostrar la lingua, scosse alquanto la
+testa, poi le chiese:
+
+--Soffre d'insonnia?
+
+--Al contrario: dormo profondamente.
+
+--Bene, bene! e dica: sente dei dolorini per la vita?
+
+--Affatto.
+
+--Bene, bene! naturalmente mangia pochino?
+
+--Al contrario: mangio di buon appetito.
+
+--Bene, bene! e.... ogni tanto ha dei capogiri? delle nausee?
+
+--Mai; assolutamente mai!
+
+--Bene, bene! allora le darò certe polverine che le faranno passar
+tutto questo.
+
+Congedatosi da Cecilia, il dottore Scalaberni chiamò in disparte Fabio
+Torcello e gli disse, a bassa voce, in un orecchio:
+
+--Non ho che un solo consiglio per lei, ma molto serio: commendatore,
+dia marito a sua figlia e più presto che può.
+
+In ventiquattr'ore, grazie alle diramazioni della farmacia, superiori
+al telefono, tutta Grotticella fu debitamente informata che la bella
+Cecilia, la figlia del collare della Nunziata, aveva bisogno urgente
+di marito e per poco il sindaco non mandò al _Calopinace_ un dispaccio
+di quindici parole.
+
+Nel pomeriggio, tre personaggi influenti, nella _Società dei sigari
+scelti_, affermavano che la ragazza aveva un milione di dote e forse
+più, senza pregiudizio dell'imminente eredità del babbo, non essendo
+cosa naturale che un uomo con quella barba avesse da campare ancora
+molti anni.
+
+Tutte queste voci pervennero all'orecchio del principe indiano, il
+quale ebbe un'idea talmente luminosa, che gli parve napoleonica.
+
+Enrico tornò d'improvviso al _Cervo d'oro_, indossò un abito nero,
+infilò un paio di guanti grigio-perla, e si fece annunziare al
+commendatore con una certa solennità.
+
+Il commendatore Fabio Torcello rimase mezzo stordito davanti a tante
+cerimonie, ma più stordito ancora quando il principe indiano gli disse
+a bruciapelo:
+
+--Signor commendatore illustrissimo: ho trentacinque anni e una salute
+di ferro: guadagno ottomila lire l'anno e tra poco dodici: vuol farmi
+l'onore di concedermi la mano di sua figlia?
+
+No; la testa di Medusa non avrebbe fatto al commendatore l'effetto di
+quella bella testa di vetrina di barbiere!
+
+Pur, bisognava rispondere qualche cosa. Il commendatore balbettò,
+ingrullito:
+
+--Ma io.... non credo.... che Cecilia sia disposta al matrimonio.
+
+--È dispostissima.
+
+--E che ne sa?
+
+--Me l'ha detto ella stessa.
+
+--Ma lei....
+
+--Io l'adoro.
+
+--Ma essa....
+
+--Ella mi adora.
+
+--Evvia: presume un po' troppo--bofonchiò il commendatore, facendosi
+terreo.
+
+--Ne ho lo prove.
+
+--Quali prove?--gridò Fabio, sbarrando gli occhi.
+
+Enrico Bertelli, malgrado la sua sfacciataggine di commesso
+viaggiatore in _bigiotterie_, rimase come sorpreso della propria
+audacia e non seppe che rispondere. Il commendatore profittò di quella
+pausa, per voltargli le spalle, dicendo asciutto asciutto:
+
+--È inutile; non le concederò mai la mano di Cecilia!
+
+--Ah no?--esclamò Enrico, con voce tremante di rabbia.
+
+Indi, stette un momento soprappensieri: poi, come uomo deliberato a
+tutto, riprese:
+
+--Ella non può a meno di dare il suo consenso al nostro matrimonio.
+
+--Come sarebbe a dire?
+
+--Sarebbe a dire che il nostro dev'essere un matrimonio di....
+riparazione.
+
+--Si spieghi!--urlò il commendatore.
+
+--Un padre non può volere.... il disonore di sua figlia.
+
+Fabio, cieco dall'ira, afferrò una seggiola.
+
+Il principe indiano, a scanso d'una tragedia, si ritirò, gridando
+ancora nel corridoio:
+
+--Oramai, siamo sposi dinanzi a Dio!
+
+.... Fatto sta ed è che, nel mistero della notte, il commendatore e
+Cecilia partirono e non si seppe mai più nulla di loro, nè a Firenze,
+nè a Grotticella, nè altrove.
+
+
+
+
+Matematiche assorbenti.
+
+
+Il cavaliere Alberto Cencetti--non soltanto è terribilmente miope--ma
+professore di matematiche e dei migliori, senz'altro. Algebra,
+geometria, trigonometria sono i cardini della sua esistenza; assorto
+sempre nei problemi della scienza che adora con passione, con
+frenesia, tutto il resto gli è indifferente; egli non è un uomo, ma un
+organismo composto di formule, di logaritmi. In casa o fuori, egli non
+pensa che alle sue cifre, alle sue equazioni, alle sue radici
+quadrate, ai suoi binomii e trinomii; mentre passeggia, con le mani
+incrociate sul dorso e gli occhi imbambolati, non vede nulla, non
+sente nulla, non fa che ruminare i suoi quesiti e sarebbe rimasto più
+volte sotto i legni e i carri, se i passanti caritatevoli non
+l'avessero afferrato per un braccio.
+
+Spesso, per via Roma (l'ho visto io) finisce per battere la testa
+contro un fanale e--senz'avvedersi mai di che si tratti--lui si
+scansa, fa un leggiero inchino e mormora gentilmente:
+
+--_Pardon._
+
+Giorni fa, stava, meditabondo, sulla rotonda dei bagni a Sestri,
+seduto dietro una signora tutta vestita di bianco: una bella signora
+con certe spalle tornite come il torso di una statua fidiaca. A un
+certo punto, il professore alza gli occhi e li fissa sopra quelle
+giunonie spalle, tanto che io supponevo eccitassero in lui la dovuta
+ammirazione: ma invece cava di tasca un lapis e comincia a scrivere
+sulla vita della signora: 4 × 7 + 12 ÷ 4 + 11....
+
+ * * * * *
+
+Per non essere disturbato dalla gente di casa, egli tiene due camere,
+a uso di studio, in piazza Nova e quando si dà il caso che deva escire
+da questo suo studiolo--ove spesso riceve visite d'alunni e di
+colleghi,--scrive sopra un pezzetto di lavagna l'ora in cui sarà di
+ritorno.
+
+Un giorno, esce alle due e scrive sopra la lavagna:
+
+ _Cencetti è fuori: tornerà alle 4._
+
+Un quarto d'ora prima delle tre, gli viene in mente che ha da far
+visita all'avvocato Roselli, per certa sua causa civile, e tosto si
+mette in cammino; ma strada facendo, viene a passare per piazza Nova
+e, senz'altro, infila le scale del suo portone e arriva davanti
+all'uscio del proprio studio.
+
+I suoi occhi distratti si fermano sulla lavagna, poi cava l'orologio,
+borbottando:
+
+--Perdio: non torna che alle quattro e sono appena le tre!...
+Pazienza, aspetterò.
+
+E si mette a sedere sopra uno scalino, sciogliendo una equazione di
+terzo grado sopra il muro.
+
+ * * * * *
+
+Una mattina, più distratto che mai, assisteva alla messa nuziale di
+una sua nipote, che ha sposato un consigliere di prefettura.
+
+Finita la cerimonia, la folla degl'invitati muove per uscire e il
+professore Cencetti si lascia trascinare, estatico, dalla corrente.
+
+Presso la porta, un parente della sposa gli si avvicina e gli dice:
+
+--È stanco, professore?
+
+--Un pochino: e lei?
+
+--Così, così.
+
+--Ah, io non ce la fo!
+
+--Via si faccia coraggio.
+
+--Ma lei.... va sino al cimitero?
+
+ * * * * *
+
+Una volta stava sopra un sedile dei giardini pubblici, coprendo
+rapidamente di cifre indiavolate quel grosso taccuino che ha
+l'abitudine di portare sotto il braccio.
+
+Un suo vecchio amico lo vede di lontano, gli corre incontro e gli
+stende affettuosamente la mano.
+
+Il professore, senza levar gli occhi dai geroglifici, fruga in tasca,
+ne cava un soldo e lo depone in quella mano:
+
+--Non ho che questo.
+
+E continua i suoi scarabocchi.
+
+ * * * * *
+
+Spesso accende un sigaro, poi butta il sigaro a terra e si mette il
+cerino in bocca; introduce i bottoni del soprabito nelle asole del
+gilè; s'infila due guanti a una stessa mano; imposta le lettere in uno
+sportello di carrozza....
+
+A proposito di lettere. Doveva scrivere al professore Manassei e
+invece comincia:
+
+_Caro professor Cencetti...._
+
+Poi firma, scrive sulla busta: _Al professor Alberto Cencetti_ e porta
+alla posta.
+
+Il domani, un amico lo incontra, esterrefatto, nei pressi dell'ufficio
+postale.
+
+--Che hai?
+
+--Ho.... che questa è curiosa, perdinci! ecco qua, capisci, un
+Cencetti che scrive a un altro Cencetti e.... non sono io.--
+
+ * * * * *
+
+Nel guardare il calendario, vede che è l'onomastico del provveditore
+agli studi.
+
+--Diamine!--pensa:--è necessario fargli una visita.
+
+Il povero provveditore era morto la sera innanzi. Un vecchio servo
+malinconico apre l'uscio.
+
+--C'è il signor provveditore?
+
+Il vecchio servo, alzando gli occhi al cielo:
+
+--È passato a miglior vita!
+
+Lui:
+
+--Oh, non voglio disturbarlo....
+
+E consegnando una cartolina di visita:
+
+--Cento di questi giorni!
+
+
+
+
+I guitti.
+
+
+Era il mese di luglio.
+
+A Frascati, un vasto cortile scoperto, a furia di carta dipinta, di
+porte vecchie, d'assi tarlate e di stracci inverosimili, era stato
+ridotto a teatro per uso di una compagnia di _guitti_, i quali, nella
+giornata, per campare facevano qualche altro mestiere posticcio: il
+_primo attor giovine_, per esempio, pestava pepe in una drogheria e il
+_brillante_ s'ingegnava a raschiare i menti dei frascatani, in qualità
+di aggiunto straordinario nella bottega del barbiere.
+
+Eppure, questi _guitti_, ogni sera, avevano un pubblico sceltissimo
+davvero: un _parterre de têtes couronnées_ come la Rachel, un pubblico
+straordinario, composto di belle signore, di ricche signore, di nobili
+signore, di gentiluomini e di letterati, di banchieri e di bellimbusti
+forti a quattrini e a vanità. Ci si andava con piacere, in quella
+stamberga indescrivibile, e per più motivi:
+
+--Per passare un'oretta.
+
+--Per pigliare il fresco.
+
+--Per barattare quattro ciarle.
+
+Ma sopratutto ci si andava perchè.... la platea, con quei quattro
+lampioncini a riverbero che parevano quattro cerini smarriti in una
+foresta, era completamente e comodamente al buio.
+
+Si capisce! l'oscurità aveva il benefizio.... d'accrescere le
+illusioni del palcoscenico.
+
+E, in verità, ce n'era bisogno.
+
+Una sera, si rappresentava _Napoleone I all'Isola d'Elba_.
+
+Napoleone I era vestito con una vecchia livrea di staffiere e un paio
+di mutande incartocciate in un magnifico par di stivali di cartone
+abilmente coperti di raso nero. Il grande imperatore teneva
+costantemente la mano destra infilata nel panciotto e in fondo alla
+schiena la mano sinistra, che stringeva un cannocchiale; un bel
+cannocchiale da campo che restava sempre a quel punto retrospettivo,
+per quanto durava l'azione, come se Napoleone I, al pari di Giano,
+avesse avuto la straordinaria facoltà di vedere da ogni parte.
+
+ * * * * *
+
+Una sera, al punto culminante dell'azione drammatica, Napoleone I,
+seguìto dal generale, dal capitano, dall'aiutante--che formavano il
+suo numeroso e brillante stato maggiore--passeggiava con grande
+dignità sulla riva del mare.
+
+Una tela sporca di blu di Prussia, agitata da quattro monelli di
+Frascati, che stavano sotto, doveva simulare, con rara illusione
+ottica, le onde infuriate dell'oceano.
+
+Napoleone I, fedele alla sua parte, a un certo punto si volge
+solennemente al suo stato maggiore e dice:
+
+--Non ho mai presenziato, in vita mia, una così terribile burrasca!
+
+Ma il mare di blu di Prussia, invece di agitarsi furiosamente, rimase
+tranquillo come un lenzuolo che una lavandaia abbia sciorinato sul
+greto del fiume.
+
+I quattro monelli, a cui non si dava che un soldo, mentre ne
+pretendevano due, si sono dunque dichiarati in isciopero?
+
+Napoleone I comincia a stranirsi, ma, perchè il pubblico non rida,
+s'affretta a soggiungere di testa sua:
+
+--Non v'illuda quell'apparente tranquillità.... ah! io conosco bene
+questo perfido mare; a momenti avremo una burrasca come non se ne
+videro mai in Europa.
+
+E intanto pesta forte un piede e dice sottovoce:
+
+--E fate le ondate grosse, birbaccioni!
+
+Una vocina acuta al disotto della tela grida:
+
+--Volete ondate da un soldo o da due soldi?
+
+--Da un soldo!--bisbiglia irritato Napoleone I e poi rivolgendosi più
+solennemente ancora al suo stato maggiore:
+
+--I sintomi della burrasca già cominciano.
+
+Il generale, il capitano, l'aiutante fissano più che mai gli occhi
+sulla tela, come assistessero a un esperimento chimico.
+
+La tela si muove appena.
+
+Allora, Napoleone I, con accento olimpico, grida:
+
+--Da due soldi!
+
+E subito, il mare si leva in burrasca tremenda, come non se ne vide
+mai tra Scilla e Cariddi.
+
+ * * * * *
+
+Intanto, l'azione prosegue e si arriva alla scena finale, alla scena
+d'_effetto_, nella quale deve giungere un granatiere per invitare
+Napoleone a tornare sul suolo francese.
+
+Ma l'attore che faceva il granatiere e che doveva giungere, notate
+bene, inaspettato--per produrre il _colpo di scena_--è in ritardo, non
+si sa perchè.
+
+Napoleone I, il generale, il capitano, l'aiutante hanno esaurito la
+loro parte e guardano, inquieti, tra le quinte.
+
+Nessun indizio di granatiere.
+
+Allora, il grande imperatore, per non compromettere la situazione, si
+volge verso il generale e, additando il mare, dice con accento
+malinconico:
+
+--Questo mare mi ricorda il più bel giorno della mia vita. E a voi,
+generale?
+
+Il generale, confuso, imbarazzato, risponde:
+
+--Anche a me, maestà.
+
+--E a voi, capitano?
+
+--Anche a me, maestà.
+
+Il pubblico comincia a ridere. Qualcuno, dalla platea, grida:
+
+--Anche a me!
+
+Il grande imperatore guarda tra due quinte e dice:
+
+--La solitudine è.... deserta. Eppure il cuore mi diceva che qualcuno
+sarebbe venuto. Che ne dite, generale?
+
+Il generale, sopra pensiero, risponde:
+
+--Maestà, può essere che venga, forse, dalla parte opposta.
+
+--Avete ragione, generale!--conchiude l'Imperatore e riattraversa la
+scena.
+
+Ma il granatiere non appare per niente.
+
+ * * * * *
+
+In ultimo, Napoleone I si ferma di fronte al generale e gli dice:
+
+--Io mi ritiro: se arrivasse un granatiere, avvertitemi tosto.
+
+E con passo tragico va via. Lo stato maggiore resta lì, a guardarsi
+uno con l'altro, come tanti scemi. Alla fine, il generale dice al
+capitano:
+
+--Io mi ritiro; se arrivasse il granatiere, prevenitemi, per
+avvertirne l'imperatore.
+
+E rientra fra le quinte anche lui.
+
+Il capitano, a sua volta, sfodera la spada e grida all'aiutante:
+
+--Il mio dovere mi chiama: se giunge il granatiere, avvisatemi subito.
+
+E via.
+
+ * * * * *
+
+Il vero è che il granatiere tanto aspettato, briaco fradicio, senza
+che nessuno ne sapesse niente, dormiva come una marmotta sotto il
+palcoscenico.
+
+L'aiutante, pensoso, tra i mormorii e le risate del pubblico,
+passeggia un po' su e giù, davanti alla buca del suggeritore, poi si
+batte la fronte, come colpito da un'ispirazione, s'avvicina a una
+quinta e grida:
+
+--Olà! corpo di guardia! presto un granatiere vada da sua maestà
+l'imperatore.... passando per la via sotterranea.
+
+In questo mentre Napoleone I, che non ha afferrato simile trovata
+d'ingegno, rientra in scena, seguito dal suo generale, e dice con
+aspetto trionfale:
+
+--Il granatiere che aspettavo era di là e mi ha recato la notizia che
+la Francia mi aspetta, la mia bella Francia!...
+
+L'aiutante, esterrefatto, si riavvicina alla quinta e grida:
+
+--Che il granatiere non si muova! oramai.... _la sua missione è
+compiuta!_
+
+
+
+
+Celeste Spada in Barbosio.
+
+
+Glielo dicevano tutti:
+
+--Non la sposare: non ti conviene: non è donna per te; e più giovane
+assai e poi è troppo bella. Pasquale, non la sposare; se no, sarai....
+
+E Pasquale Barbosio, incaponito:
+
+--Sarò! sarò.... quel che sarò! a ogni modo sarò sempre il marito
+d'una bella donna. Se ne sposassi una brutta, sarei tradito lo stesso,
+e mi resterebbe un canchero di moglie insopportabile. E poi, la
+Celeste è così ingenua!
+
+--Ingenua! aspetta il giorno appresso e vedrai che razza d'ingenuità.
+
+Nulla valse a smuovere quel disgraziato e, un mese dopo, Pasquale
+Barbosio, quarantenne e possidente, conduceva all'ara nuziale la
+graziosa Celeste Spada, fragrante come un bottone di rosa, fiera de'
+suoi occhi neri e dei suoi diciott'anni.
+
+La luna di miele fu breve ma dolcissima per Pasquale Barbosio.
+Celestina era un angelo, secondo lui, e sopratutto aveva la passione
+della casa e faceva ogni sforzo per parere un'eccellente massaia: per
+ciò, Pasquale, gongolava spesso, nel vederla tanto assidua alle
+faccende domestiche, ma in compenso aveva dei pranzi abominevoli, per
+la ragione che Celeste, quand'era ragazza, non aveva mai messo piede
+in cucina e non sapeva cuocere neppure un paio di ova al tegame.
+
+La sua inesperienza aumentava quando Pasquale ronzava per la cucina;
+ella voleva far credere che s'intendeva di ogni cosa e dava ordini a
+casaccio, al punto che la serva perdeva a dirittura la testa.
+
+--Maria:--diceva la padrona, con un fare di grande importanza:--avete
+lavato l'insalata?
+
+--Signora no: non ho avuto tempo.
+
+--Io sola trovo tempo a tutto.
+
+Pasquale:
+
+--Sei un portento.
+
+--Laverò io l'insalata!... _datemi qua il sapone_.
+
+ * * * * *
+
+Poi, Celeste si stancò di far la massaia: la cucina le sciupava le
+mani: Pasquale si rannuvolò: allora lei diventò fastidiosa, bisbetica,
+seccata e seccantissima.
+
+--Non sono mica la vostra serva.
+
+Maria, un'ignorantona di prima qualità, mandava tutto a male,
+colazione e pranzo: Pasquale si sentiva offeso nel cuore e sopratutto
+nello stomaco. Ma Celeste non si volle impicciare di nulla e chiamò la
+madre, donna arcigna e strillona, a dirigere Maria con annessi e
+connessi. Pasquale ne fu infelicissimo: quella suocera era
+insopportabile, un vero demonio.
+
+Il povero Barbosio incontra un antico suo collega nella guardia
+nazionale.
+
+--Sai! ho preso moglie.
+
+--Anch'io;--dice Pasquale.
+
+--Sei felice?
+
+--Lo sarei, se non fosse per la suocera.... Una suocera impossibile.
+
+--Tutti gli amici ammogliati si lagnano della suocera!
+
+--Ciò prova....
+
+--Prova che siete una massa d'imbecilli, che non sapete fare.
+
+--E tu come hai fatto?
+
+--Ah! io non ho voluto nessuna suocera.
+
+--Ma che dici?
+
+--Niente di più semplice: ho sposato un'orfana.
+
+ * * * * *
+
+Dopo cinque mesi di matrimonio, Celeste, arcistufa di Pasquale,
+cercava distrazioni, frequentando assai la società e ricevendo in casa
+molti amici d'ambo i sessi. Il più assiduo era un cugino, Rodolfo
+Maggi, bel pezzo di giovanotto, con due baffi marziali e due occhi
+birboni. Cominciò a far visite un giorno sì e l'altro no: poi tutti i
+giorni; poi due volte al giorno.
+
+Pasquale masticava in silenzio la sua gelosia e aumentava di premure
+intorno a Celeste, che non gli nascondeva una ripugnanza invincibile.
+
+Quando usciva, le diceva:
+
+--Me lo dai un bacio?
+
+--Con quella barbaccia ispida? perchè non porti soltanto i baffi?
+guarda Rodolfo come sta meglio di te.
+
+Pasquale, per istrada, pensa di fare un'improvvisata alla moglie;
+entra da un barbiere, e tagliata la barba, si fa appuntare i baffi,
+come quelli di Rodolfo, tal quale.
+
+Torna a casa e suona.
+
+Sua moglie gli corre incontro, gli butta le braccia al collo e lo
+copre di baci.
+
+--Ah, dunque, ti piaccio di più, coi baffi.
+
+--Dio mio!--esclama Celeste:--non t'avevo mica riconosciuto!
+
+ * * * * *
+
+A lungo andare, Pasquale si persuase d'essere.... quello che gli amici
+avevano vaticinato; ma soffriva in silenzio, per non farsi canzonare e
+per paura di peggio.
+
+Pure, non potè a meno di fare uno sfogo con un amico intimo,
+dicendogli:
+
+--Ah, caro mio, sono molto malcontento di mia moglie!
+
+--T'avrebbe fatto dei nuovi torti?
+
+--Oh, no! non lo soffrirei: ma.... sono sempre gli stessi che si
+rinnovano.
+
+ * * * * *
+
+Stanco delle amarezze continue, Pasquale stava lontano il più
+possibile dal domicilio coniugale e, per distrarsi, si era dato alla
+vita del circolo e del caffè, cercando le compagnie più scapigliate;
+ma invece di spassarsi, non faceva che litigi continui, poichè gli
+amici lo burlavano spietatamente sulle sue sventure coniugali; lui
+s'inquietava, voleva fare il rogantino, ingiuriava i canzonatori, e
+finiva sempre per pigliarsi qualche calcio e qualche schiaffo.
+
+Celeste lo seppe e cominciò a fargli delle scene, rimproverandolo di
+buttar via quattrini e fare delle figuraccie.
+
+Una sera, mogio mogio, Pasquale entra in casa.
+
+--Dove sei stato tutto il santo giorno?
+
+--Alla.... biblioteca.
+
+La moglie, sospettosa, gira intorno a Pasquale e vede.... la forma
+d'una suola di stivale sulle falde del soprabito.
+
+--Bugiardo! sei stato di nuovo _a divertirti_ coi tuoi amici!
+
+ * * * * *
+
+Dio fu misericordioso.
+
+Visto Pasquale tra una suocera e una moglie di quel genere, gli mandò
+una buona flussione di petto che, in capo a pochi giorni, lo sbrigò.
+
+Fece testamento e lasciò erede universale sua moglie, sotto condizione
+di rimaritarsi al più presto.
+
+--Non voglio,--disse,--che continui a far chiasso col nome mio.
+
+Eppure, la signora Celeste continuò e continua a chiamarsi Barbosio,
+poichè, passati appena quattro mesi, sposò il fratello di Pasquale,
+uomo fresco, robusto e piacevole.
+
+Al banchetto di nozze, uno del testimoni vide appeso al muro un
+ritratto di Pasquale, buon'anima, ch'egli non aveva conosciuto e
+chiese alla sposa:
+
+--È di qualche suo parente, quel ritratto?
+
+--Sì--rispose Celeste, sospirando--è quello del.... mio povero
+cognato.
+
+
+
+
+Cocò.
+
+
+La duchessa non voleva confessare che moriva di noia e invece andava
+dicendo che aveva i suoi nervi, che so io!... l'emicrania.
+
+Il duca, almeno, sdraiato in un cantone, con un giornale che gli
+copriva la faccia, si sfogava schiettamente in lunghi sbadigli,
+socchiudendo gli occhi.
+
+Per essere alla fine d'agosto, era una giornataccia impossibile, con
+rovescioni di pioggia che facevan paura, accompagnati da un ventaccio
+uggioso, che non permetteva neppure di tener le finestre aperte.
+
+Andare allo stabilimento dei bagni, manco a pensarci. Già: non c'era
+un'anima!
+
+Inoltre, nulla da leggere, tranne due o tre giornali insipidi e
+infarciti di quei _fatti diversi_ che poi son sempre gli stessi.
+
+Oh, i nervi della duchessa!
+
+Il duca non represse abbastanza un nuovo sbadiglio, che sonoramente
+echeggiò nel salone.
+
+--Eh, finiscila un po'!--gridò la duchessa infastidita:--non sai far
+altro!
+
+--E che ho da fare?--gemette il duca, dal fondo della sua poltrona.
+
+--Potresti ben dire quattro parole, mi pare!
+
+--Su che? non saprei.
+
+--Su che, su che! si parla, ecco!
+
+--Eh, non son mica il pappagallo della baronessa, io!
+
+--Così tu lo fossi! è tanto carino!... Sa dire delle coserelle tanto
+graziose!
+
+Nel suo impeto d'entusiasmo per il pappagallo, la duchessa appoggiò la
+mano sul campanello a scatto e comparve tosto il domestico.
+
+--Giacomo, andate subito dalla baronessa Collis e pregatela di
+mandarmi, per un'oretta, il suo _Cocò_. Badate a portarlo con tutte le
+precauzioni possibili e presto: avete capito?
+
+Giacomo s'inchinò e sparì, con la faccia non di chi abbia ricevuto un
+ordine, ma di un credente colpito dalla scomunica. Che idea! fargli
+fare un'ora di strada, nel fango, con quel tempaccio, per portare un
+pappagallo.
+
+La baronessa oppose qualche difficoltà, ma Giacomo fu insistentissimo,
+per paura che la padrona lo avesse da rimandare una seconda volta:
+tanto che il povero _Cocò_ fu messo nella gabbia, che venne coperta
+con un panno qualunque e legata con uno spago, attorno attorno.
+
+--Ve lo raccomando!--gridò la baronessa con accento materno.
+
+--Non dubiti!
+
+Appena uscito dal villino, Giacomo sbatacchiò rabbiosamente la gabbia,
+come faceva Renzo co' suoi capponi; al punto che l'infelice _Cocò_,
+sparnazzando le ali, suppose fosse il finimondo e rimase in guardia e
+sopratutto in ascolto.
+
+Tutte le volte che scivolava in una fangaia e metteva il piede entro
+le pozze d'acqua, Giacomo bestemmiava come un turco e mandava un sacco
+d'accidenti all'illustrissima signora duchessa, che per un uccellaccio
+d'inferno faceva infradiciare un cristiano a quel modo con un tempo
+simile.
+
+_Cocò_ ascoltava.
+
+Giunto presso il palazzo, Giacomo fece sforzi enormi per cambiare la
+sua fisonomia scombuiata con quella impassibile e corretta di un servo
+fedele; si pulì ben bene gli stivali sullo stuoino, indi entrò
+solennemente nel salone dicendo:
+
+--Signora duchessa, ecco il pappagallo.
+
+Tosto ella fece uscire _Cocò_ dalla sua prigione, accogliendolo con un
+mondo di carezze e di moinerie, che il pennuto accettava con un grave
+dimenare della sua testa intelligente e bonaria.
+
+--Come sta la tua padrona, _Cocò_ bello? dimmi qualche cosa, _Cocò_
+bello!
+
+E _Cocò_ dopo un momento di aspettativa e di silenzio:
+
+--Son diventato peggio d'una pozzanghera, e tutto per quella vecchia
+strega di duchessa! accid....
+
+--Ma che dici, _Cocò_?
+
+E _Cocò_ dopo una nuova pausa:
+
+--Che il diavolo si porti via la duchessa col suo grugno tinto! Guarda
+mo' se c'è umanità a mandare un povero servitore per un pappagallo. E
+che ne fa del pappagallo quella brutta birbona? Non le basta quel
+cornutaccio di suo marito?
+
+La duchessa, verdognola, sonando il campanello:
+
+--Portate via _Cocò_!
+
+
+
+
+Il signor Quiproquo.
+
+
+La scena è allo stabilimento Pancaldi. A destra, _caffè buffet_, con
+tenda e tavolini di fuori. Sopra venti persone, in media due pigliano
+il caffè caldo; e gli altri.... pigliano il fresco. Una donnina
+dall'abito vistoso e dallo sguardo equivoco, mangia tutta sola a un
+tavolino separato, servita da quattro camerieri, che le dicono delle
+freddure prese a prestito dalle conversazioni dei giocatori di
+biliardo.
+
+A sinistra: sala da ballo, con tre canottieri che dormono sopra i
+sofà. Nel centro il _bureau_ per gli abbonamenti e la vendita dei
+biglietti, con diramazioni laterali di casotti di tela per i bagnanti.
+
+Gruppi di signore qua e là, sopra sedie impagliate e spagliate, di
+costruzione solida, medievale, resistenti all'influenza corrosiva del
+mare.
+
+Gruppi di silenziosi e accaniti divoratori di giornali. Gruppi di
+fumatori, dediti alla coltura dello sbadiglio. Sciami di bimbi e di
+bimbe, tutte creatura belle come tanti angioletti, creature
+sorridenti, deliziose, noiosissime, insopportabili. Esse non fanno che
+divertirsi nell'innocenza dei loro giocarelli, facendovi arrivare un
+pallone sul cappello, una trottola sopra uno stinco, un manico di pala
+sopra un gomito, una canna da pesca dentro un occhio. Tutto ciò con
+l'incoraggiamento dei padri che, segretamente, eccitano la tenera e
+inconscia prole contro la categoria degli scapoli. Atroce e
+scellerata, ma legittima vendetta!
+
+Il cavaliere Ascanio Cacace, con le mani incrociate sull'osso sacro,
+passeggia pian piano, attraverso i crocchi, fumando una sigaretta
+_high-life_, e fermandosi, ogni tanto, per fare quattro ciarle con le
+sue nuove conoscenze.
+
+Il cavaliere Cacace è un proprietario piacentino, futuro candidato
+alle elezioni generali, avendo egli il maggior titolo per aspirare
+alla candidatura: l'età prescritta dalla legge.
+
+La sera avanti, un suo amico, che conosce tutti, lo ha presentato a
+una cinquantina di persone, tutte più o meno titolate, e il cavaliere
+Cacace, da venti ore, fa esercizi straordinari di Mnemotecnica, per
+non cascare in equivoci tra le sue nuove conoscenze.
+
+Il cavaliere s'avvicina a un uomo grassoccio, gli stende la mano e gli
+dice:
+
+--Ha fatto il suo bagno, barone?
+
+--No,--risponde l'altro con una cert'aria di sorpresa.
+
+--La baronessa è rimasta all'albergo?
+
+--Scusi: quale baronessa?
+
+--Sua moglie.
+
+--Le dirò.... mia moglie fa la modista e io sono il segretario dello
+stabilimento.
+
+--_Pardon!_--balbetta il cavaliere Cacace e retrocede inorridito.
+
+--Badi,--gli grida una signora piuttosto pingue e provocante.
+
+Il cavaliere si ferma e si vede passare tra le gambe un birichino di
+quattro anni che insegue un cerchio di legno. Dal bambino il cavaliere
+crede riconoscere la mamma, si inchina con fare galante e le dice:
+
+--Quanti ne ha, di questi angioletti? Come le somiglia!
+
+La signora si fa rossa, volta la testa dalla parte opposta e si mette
+a ciarlare sottovoce con un'amica, con frequenti scoppi di risa.
+
+Il cavaliere, per uscire d'impaccio:
+
+--Come si chiama quel caro bambino?
+
+--Le dirò: quel bambino non è mio.
+
+--Oh! guarda un po'! mi pareva tutto suo figlio; si somigliano in un
+modo strano: già i bambini belli si somigliano tutti.
+
+Le due signore ridono.
+
+Un uomo barbuto, alzando gli occhi dal giornale, dice secco al
+cavaliere:
+
+--Scusi, sa; ma mia sorella non è maritata e non ha figli.
+
+--_Pardon!_--borbotta il cavaliere,--è un equivoco: avevo preso la
+signorina per la contessa.... la contessa.... (_grattandosi la fronte
+e afferrando il primo nome che si ricorda_) la contessa Pampaloni.
+
+Le signore, ridendo:
+
+--Il figlio più piccino della contessa.... ha quarantadue anni.
+
+Il cavaliere Cacace saluta e s'allontana.
+
+--Questa volta poi non mi sbaglio!--esclama il cavaliere, scorgendo un
+giovanotto magro, con la caramella nell'occhio, una giacca di flanella
+bianca, e un piccolo _panama_ inclinato sull'orecchio,--questo è il
+direttore del _Maroso_, quel mattacchione, che iersera mi ha detto
+tante freddure (_correndogli incontro e stringendogli teneramente la
+mano_): Come va, caro direttore?
+
+--Vengo a prendere un bagno di mare, dopo averne preso uno di
+inchiostro, che io chiamo il mio bagno.... pennale.
+
+--Ah! ah! graziosa, bellissima; quante ce ne ha? ma come fa? dove le
+va a scavare? Ho letto il suo foglio di stamattina: creda, è una
+bellezza. Ho visto con piacere che la faccenda d'Egitto sta per
+aggiustarsi. Purchè li lascino liberi di fare a modo loro! Ah, gli
+inglesi rendono grandi servigi alla società.
+
+--Ma che dice? gl'inglesi non hanno fatto che atti di prepotenza, di
+barbarie....
+
+--In realtà la penso anch'io così: ma che vuole? quel brigante d'Araby
+pascià.... fortuna che ora la Turchia lo dichiarerà ribelle; io lo
+manderei sulla forca.
+
+--Chi? Araby? ma se è il Garibaldi dell'Egitto! se è il rivendicatore
+dei diritti di un popolo! un prode, un eroe!
+
+--Difatti, ha i suoi lati buoni.... buonissimi!... C'è nessuna novità?
+nessun dispaccio?
+
+--Ah! sì: c'è una grande novità: gli inglesi hanno operato uno sbarco
+sulle rive dei.... Balkani.
+
+Il cavaliere, con accento profetico:
+
+--Io l'avevo sempre detto che sarebbe finita così!
+
+Il direttore del _Maroso_ s'affretta a piantarlo, dicendo:
+
+--Scusi, sono chiamato al telefono.
+
+Il cavaliere dà un'occhiata in giro, poi s'avvicina a un signore calvo
+e panciuto, immerso nella lettura di un giornale. Il cavaliere siede
+accanto a lui e gli dice:
+
+--Che cosa legge di bello?
+
+--Leggo il _Gaulois_.
+
+--È un foglio interessante: che ci ha di curioso?
+
+--C'è il processo dell'attrice Minelli, contro il Damala, il marito di
+Sara Bernhardt.
+
+--Un processo?
+
+--Sicuro! La Minelli dice che ha dato spesso quattrini a Damala, che
+ha pagato conti del cappellaio, del sarto, del trattore, persino della
+lavandaia. Gli ha pagato anche il maestro di recitazione. Ora, poichè
+l'amante suo è marito di un'altra, vuole essere rimborsata e domanda
+35 mila lire.
+
+--Bella figura per il signor Damala. Già, questi greci....
+
+--Che vorrebbe dire?--gli chiede il vecchio signore, con voce molto
+risentita.--Anch'io sono greco (_scaldandosi_) son di Corfù.
+
+Il cavaliere, interdetto:
+
+--Ma lei....
+
+--Lei, che cosa?
+
+--Lei è un greco.... antico.
+
+--E lei mi pare uno sciocco moderno.
+
+Voltate le spalle, il vecchio signore si risprofonda nella lettura del
+_Gaulois_.
+
+Il cavaliere pensa un poco, fa una crollatina di spalle, s'alza e
+riaccende la sigaretta. Indi, con fare noiato, va a sedere a un
+tavolino del caffè, accavalla una gamba sull'altra, e domanda del
+_cognac_ con ghiaccio.
+
+Mentre aspetta, è colpito dalle maniere, assai disinvolte, della
+signora che pranza sola.
+
+Il cameriere porta il _cognac_, e il cavaliere dice, strizzando
+l'occhio:
+
+--Conosci quella signora?
+
+--Sì, signore.
+
+--Molto?
+
+--Moltissimo.
+
+--Senti: vai a dirle che sarei veramente felice di pagarle da pranzo e
+da cena.
+
+--Ma lei è matto; per chi l'ha presa? quella signora è.... mia
+sorella.
+
+Il cavaliere butta mezza lira sul vassoio e scappa.
+
+Al cancello dello Stabilimento, un giovane serio, posato, d'aspetto
+signorile, ferma il cavaliere.
+
+--Dove corre, con tanta furia?
+
+--Mi lasci stare, oggi è la giornata delle disgrazie.
+
+--Che le è successo?
+
+--Un'infinità di equivoci. Non sono ancora pratico dei luoghi, nè
+della società, e mi ci confondo. Si figuri, che per la prima cosa ho
+scambiato una bella e graziosa signora, per quella vecchia mummia, che
+è la contessa Pampaloni....
+
+--Mia madre!
+
+
+
+
+Il deputato in vacanza
+
+(Sfogo intimo epistolare).
+
+
+ Urbicaro, 26 marzo 19....
+
+ _Felicetta mia cara!_
+
+Ieri, due lettere. Questa mattina tre dispacci per domandarmi una
+risposta. Grazie di tanta premura; grazie di tanto affetto. Ma io ti
+consiglio, come marito, e come padre (forse) di famiglia, di
+restringere la tua espansività nei limiti dei francobolli postali.
+Quando l'affezione di una moglie degenera in dispaccio, la moglie
+stessa diventa molto cara, e ogni semplice espressione acquista un
+valore effettivo e decimale, che potrebbe turbare l'economia
+domestica. Rifletti, mia cara, che una frase abituale come questa: _io
+ti voglio tanto e tanto bene_, costa non meno di una lira. Un amore
+ardente come il tuo, lasciamelo dire, consumerebbe tesori. Noi non
+siamo abbastanza milionari.
+
+Vedi: nel caso che tu mi voglia assolutamente telegrafare che mi vuoi
+bene, potresti usare il nome d'un illustre capitano di guerra:
+Bentivoglio. Questo nome storico non costa che un soldo e pure, in
+grazia sua, mi comunicheresti tanto amore per novanta e più centesimi.
+
+I tuoi rimproveri per il mio silenzio,--cara Felicetta,--sono
+lusinghieri per me, non dico di no, ma sento di non meritarli.
+
+Non ho scritto perchè non ho avuto, credi, un minuto di tempo.
+Davvero, sai!
+
+Per darti un'idea della vita che fo, ecco in qual modo ho impiegato la
+mia giornata:
+
+ORE 4 ANTIMERIDIANE.--Vengo svegliato dalla serva delle _Tre corone_,
+la quale mi dice che sono atteso nel cortile dal sindaco di Gallossio.
+Bestemmio Gallossio e le sue tremilaquattrocento anime (sono tutti
+animali a Gallossio), mi vesto in fretta e scendo stropicciandomi gli
+occhi. Fo un sacco di gentilezze al signor sindaco, omaccione il quale
+puzza di stalla che appesta. Egli mi dice essere necessario che vada a
+far colazione dall'arciprete di Gallossio, che dispone di 300 voti.
+
+Partenza per Gallossio. C'è un'ora di salita in montagna; strada
+comunale obbligatoria e infame, che percorriamo dentro un _omnibus_
+tutto sgangherato, che con le sue scosse mi fa galleggiare lo stomaco.
+Il sindaco di Gallossio mi parla di focatico, di sovrimposta e mi
+sputa in faccia. A momenti lo strozzo. Siamo alle prime case del
+comune, e una salva di quaranta mortaretti spaventa i cavalli. Non è
+per paura, ma preferisco andare a piedi. L'arciprete ci aspetta sulla
+piazza, in mezzo a uno sciame di monelli cenciosi e di consiglieri
+comunali, che paiono assassini di strada. Distribuisco un centinaio di
+strette di mano con sorrisi analoghi. L'arciprete mi fa visitare la
+parrocchia e pretende che sia una costruzione del 1200. Finalmente si
+va in tavola. Mi fanno mangiare sei piatti, uno più osceno dell'altro.
+L'arciprete mi costringe a bere otto qualità di vino fabbricato da
+lui, credo, nel mortaio. Dico, per pura cortesia, che il vino è
+squisito, e lo scellerato s'affretta a propinarmene una seconda dose.
+
+Poi faccio un brindisi-discorso-politico-religioso e comunale, nel
+quale cito persino la fede tradizionale degli avi nostri. L'arciprete
+che ha strabevuto, vuole baciarmi a ogni costo. Lo dispenserei tanto
+volentieri perchè c'è non poco tabacco nella sua tenerezza.
+
+Mi portano a vedere le scuole comunali, dove fo un discorso sopra
+questo tema: _La battaglia di Waterloo fu vinta sulle panche delle
+scuole_. Prometto una croce di cavaliere al segretario comunale,
+perchè tutti i miei competitori hanno fatto altrettanto. L'_omnibus_,
+guidato dal vetturino briaco, mi porta a Urbicaro.
+
+ORE 10 ANTIMERIDIANE.--Mentre mi cambio la camicia, ricevo una
+deputazione di becchini municipali. Essi deplorano la povertà della
+mercede, e la scarsità di lavoro. Prometto di far aumentare e l'una e
+l'altro.
+
+Arriva il direttore della _Pulce_, brutto stortaccio maligno, che
+viene a collocare due azioni del suo giornale che non esce mai.
+
+Sono atteso al _Comitato di sorveglianza elettorale_ dove si pretende
+ch'io deva esporre le mie idee.
+
+Perdo mezz'ora per aspettare il barbiere. Il quale, finalmente, arriva
+senza ch'io gli possa fare il più piccolo rimprovero. Egli è
+vice-presidente della _Società di mutuo soccorso_ e membro del
+_Sottocomitato per l'educazione del popolo_. Si vede che ce l'ha data
+tutta al popolo perchè lui non ce ne ha più.
+
+ORE 11 ANTIMERIDIANE.--Eccomi davanti al _Comitato di sorveglianza
+elettorale_, in mezzo a quattro idioti che compongono il banco della
+presidenza. Fumano e ciarlano tutti con un baccano da stordire. Il
+segretario, con vocina da contralto, legge il verbale della seduta
+precedente. Indi il presidente dice: _Ho l'onore di presentare a
+quest'assemblea il commendator Gian Maria Cortopassi, nostro
+deputato, la quale sta per dirci come intende propugnare i vostri
+principî che vi raccomando il silenzio, per cui signor commendatore
+tocca a lei_.
+
+Per la decimaquinta volta espongo le mie idee, che, non fo per dire,
+sono sempre le stesse, meno qualcuna che, a furia d'esporre, non
+ricordo più.
+
+Una bestia d'elettore m'interrompe sul meglio, per domandarmi quali
+sono le mie idee intorno ai centesimi addizionali. Io, che non ho mai
+avuto la più piccola idea in proposito, rispondo con la massima
+sfrontatezza: _Le mie idee? le mie idee.... sono le vostre_.
+L'assemblea, per la prima volta da che parlo, applaude freneticamente.
+
+Profitto di questo effimero entusiasmo per così conchiudere il mio
+discorso: _Salute a te, o generosa e vetusta città di Urbicaro; culla
+di tanti splendidi ingegni! S'io non ebbi la fortuna d'aprire gli
+occhi alla luce nelle tue storiche mura, almeno mi sia concesso
+l'onore di respirare fra i tuoi gloriosi ricordi, e di chiamare i
+patriottici urbicarini col dolce nome di fratelli_. L'uditorio si
+mette a ridere. Che il mio grande elettore mi abbia ingannato? Che
+questi cretini abbiano dello spirito? Mi sento depresso.
+
+ORA 1 POMERIDIANA.--Sono costretto a fare una seconda colazione, in
+casa del dottor cavaliere Mignattelli, che mi legge un suo trattato
+botanico sulle _Orchidee_.
+
+Sono obbligato a fare la corte alla moglie, che è brutta e civetta e,
+nel tempo stesso, a nascondere le mie finte premure perchè lui è più
+geloso d'un turco. Non ho mai sofferto tanto, nemmeno al fianco
+dell'arciprete di Gallossio. La moglie del dottore non parla che delle
+pietanze, dicendo che è stata lei, personalmente, davanti i fornelli
+tutta la mattina. Il marito resta ferocemente in mezzo alle
+_Orchidee_.
+
+Un nipote del dottore, alle frutta, legge alcuni distici latini
+dedicati a me. Sono condannato a lasciar credere che io conosco il
+latino. Il dottore è incantato di questa mia erudizione e non mi parla
+più che in latino, per cui sono ridotto a rispondere con monosillabi
+gutturali che non hanno niente di umano.
+
+ORE 2 POMERIDIANE.--Il dottore mi parla in greco antico e in greco
+moderno. Che i miei nemici politici lo abbiano pagato per farmi
+impazzire?
+
+ORE 3 POMERIDIANE.--Nella sala dei _Reduci dalle patrie battaglie_. Un
+guercio, ma glorioso avanzo di Bezzecca, mi domanda: _E quante
+campagne ha lei?_ Arrossisco alquanto e rispondo: _Due_. Dovrei
+soggiungere che sono coperto d'ipoteche. Ancora un discorso su questo
+tema: _Le tradizioni della rivoluzione italiana_. In qual pelago mi
+sono mai cacciato!
+
+ORE 4 POMERIDIANE.--Sono ancora al 1848.
+
+ORE 5 POMERIDIANE.--Parlo della convenzione di settembre.
+
+ORE 6 POMERIDIANE.--Entro per Porta Pia e riesco a consolidare
+l'edificio nazionale.
+
+ORE 7 POMERIDIANE.--Banchetto amichevole in casa del presidente della
+_Società filarmonica_. Ha invitato lui, ma pago io. La roba esce dalle
+cucine delle _Tre corone_. Ogni piatto è più cattivo dell'altro. I
+convitati bisbigliano. Il presidente della _Filarmonica_ si mangia i
+baffi e mi dà occhiate di traverso. Ogni tanto mi dice con accento
+canzonatorio: _Perdoni, sa; capisco che, in casa sua, si mangerà molto
+meglio; ma io tratto gli amici alla buona_. Il vino è acido, il manzo
+è scotto. Il pranzo è una birbonata. Il cuoco delle _Tre corone_ mi fa
+perdere, almeno, cento voti.
+
+Arrischio un discorso su questa massima politica: _I popoli hanno il
+governo che si meritano_. Riflessioni d'un elettore, a chiara e
+intelligibile voce: _Questo pranzo, perdio, non ce l'avevamo
+meritato_.
+
+ORE 9 POMERIDIANE.--Concerto vocale e istrumentale presso la
+direttrice degli Asili Infantili. Tre _Caste dive_; un _Eri tu che
+macchiavi_; due _Vieni meco_; quattro _Vorrei morir_.... Eh, se non
+dipendesse che da me! Dio del cielo, ancora una _Casta diva_. Eppure
+non siamo mica nelle scuole.... normali!
+
+ORE 11 POMERIDIANE.--Ritorno all'Albergo, tra due fiaccole e quaranta
+birbaccioni che non conosco. Fo dar da bere a tutti. Arriva un
+concertino di quattro strumenti a fiato e suona: _Sento una forza
+indomita_. Ricevo una deputazione di falegnami, ai quali prometto un
+cantiere. Essi continuano a esporre i loro lamenti. Ne prometto due.
+Ancora! Se mi lasciassero andare a letto, ne prometterei tre.
+
+MEZZANOTTE.--Eccomi solo. La natura ha orrore del vôto. Provo,
+credimi, lo stesso orrore per i votanti.
+
+Vorrei essere elettore a mia volta per vendicarmi su qualche
+candidato. Domani mattina, alle 6 e un quarto, devo partire per la
+frazione di Cinquecelle. Due ore sopra il somaro! e tu mi fai, per
+lettera e per dispaccio, delle scene di gelosia.... Ma dove, dove ho
+io, dunque, il tempo necessario per tradirti? Ho giurato d'esserti
+fedele fino alla morte e manterrò la fede giurata. Non dubitare:
+conosco bene la differenza che passa tra la fede matrimoniale e la
+fede politica.
+
+Del resto, tu sai bene che sono costante anche in politica. Quando
+m'hai accordato la tua destra, io sono passato a sinistra, e sono
+oramai cinque mesi e mezzo che professo le medesime opinioni. E credi,
+è la professione più faticosa di tutte.
+
+ _Il tuo_
+
+ GIAN MARIA.
+
+
+
+
+Terzetto.
+
+
+Pioveva. E quando dico pioveva, intendo significare che pioveva da
+sette giorni e sette notti. Nel circondario di M.... non piove mai
+meno di venti giorni. È una delle consuetudini più inveterate della
+città di M...., città che fu fondata forse dagli etruschi.
+
+Pioveva. Un tempaccio cane, che avrebbe messo l'uggia in corpo a un
+pagliericcio elastico. I nervi dei cittadini di M.... erano tesi a un
+modo, che Paganini avrebbe potuto eseguire una variazione sugli
+stinchi dell'ultimo tra i conservatori d'ipoteche.
+
+Non erano che le sei di sera, ma per le vie non c'era anima viva,
+tranne i bruciatai, che, immobili e fuligginosi, sotto sdruscite
+tettoie di tela quasi incerata, abbellivano le cantonate delle piazze
+e delle vie. La città di M.... ha dei bruciatai come le prime capitali
+d'Europa.
+
+Tre persone stavano raccolte nello studio del pittore Raffaello
+Marchetti.
+
+Lui, Marchetti, quasi giovane e quasi biondo; pieno d'ingegno, di
+speranze, di zii facoltosi: romantico a tavola; seguace del realismo
+davanti al cavalletto; fortunato con tutte le donne più geroglifiche
+del mandamento; senza condanne criminali sulla coscienza; senza debiti
+cancrenosi, e sopratutto nemico irreconciliabile dei solini finti.
+Quando vi dico.... un pittore fenomenale!
+
+Il secondo, era l'avvocato Ludovico Bianchini: nome conosciutissimo
+nel foro; nome che ha sempre fatto una magnifica figura in tutti i
+processi celebri e in tutte le cambiali protestate. Trent'anni d'età,
+trenta denti in bocca, trenta capelli sul cranio. Non uno di più. Le
+sue difese, a effetto negativo, avevano il nobile scopo di liberare la
+società dai malviventi. Le sue tasche erano piene di paradossi, con i
+quali dava, di quando in quando, qualche acconto filosofico ai
+creditori impazienti. Professava per l'amicizia e per i sigari degli
+amici un culto speciale.
+
+Vi presento il mio terzo, come nelle sciarade: il signor Aristide
+Moreni, uomo spregiudicato, possessore di calli e di latifondi,
+elettore, libertino, giurato, tormentatore di pianoforti, freddurista,
+libero pensatore. Un uomo insopportabile, dilettante di fotografia.
+Ogni _negativa_ di più rappresentava un amico di meno; tra lui e i
+suoi conoscenti c'era un abisso di nitrato, un torrente d'odio e di
+collodio.
+
+Perchè mai la divina provvidenza aveva riunito, nello studio
+Marchetti, quei tre esseri di un temperamento e, sto per dire, d'un
+sesso così diverso? Mistero.
+
+Questo è positivo: che pioveva, che avevano pranzato assai bene tutti
+e tre e che ora fumavano un sigaro, sorbendo, negli intermezzi, il
+migliore tra i succedanei della cicoria: il caffè.
+
+Un'allegra fiammata crepitava nel caminetto.
+
+Raffaello, sdraiato sopra un mobile ermafrodita, tra l'ottomana e il
+sofà, incrociò una gamba sull'altra, sospirò, col mignolo scosse la
+cenere del sigaro, socchiuse gli occhi, fece fremere, sotto un soffio
+sarcastico, la membrana pituitaria, e cincischiò tra i denti:
+
+--C'è una cosa stupida molto: la pioggia. C'è qualche cosa di più
+stupido ancora: l'inventore della pioggia. Non potete figurarvi,
+neanche per sogno, che cosa mi faccia perdere questa giornataccia
+d'inferno!
+
+--La pioggia e le pandette sono pur troppo necessarie
+all'umanità!--esclamò Bianchini, con accento cretino e sentenzioso.
+
+--Io non capisco le pandette;--arrischiò Moreni;--preferirei le
+pan....scritte, sopratutto il pan....forte, magari il pan-slavismo.
+L'umidità è un controsenso; essa è seccante!
+
+Marchetti tollerò il bisticcio, con la rassegnazione d'un martire
+cristiano. Raccolto in sè stesso, aspirò parecchie boccate di fumo,
+indi riprese:
+
+--Ragazzi miei, se sapeste!
+
+--L'uomo che non sa, è felice.
+
+--Oh, tu.... sei felicissimo!
+
+--T'inganni: pur troppo ho studiato: ho studiato al punto che arrivo a
+distinguere uno stivalino di donna da un principio di diritto
+costituzionale.
+
+--Uno stivalino!
+
+--Andiamo, Raffaello;--saltò su a dire il Moreni;--cava fuori il tuo
+mistero e vediamo, se ci riesce, di cacciar la noia.
+
+--La noia è un elemento sociale.... Vuoi forse ch'io ti fumi un
+sigaro?
+
+--Fai pure. Davvero, c'è qualche cosa di misterioso in ciò che mi
+succede. Ve lo racconto, a patto che non mi prendiate in giro.
+
+--Ti pare!
+
+--E che non lo ridiciate a nessuno.
+
+--Neanche in tutta confidenza?
+
+--Meno che mai. Ascoltate. Due mesi addietro....
+
+--Una storia troppo vecchia.
+
+--Non tanto come i tuoi epigrammi. Dicevo dunque che due mesi fa, una
+bella sera, mi trovavo al teatro.
+
+--Ho già capito. C'era _lei_, nel suo palco; tu l'hai magnetizzata col
+binocolo; ella t'ha sorriso; vi siete visti fuori....
+
+--Hai capito un corno, abbi pazienza.
+
+--Lascialo dire.
+
+--Ero dunque al teatro. Si rappresentava non importa che; non l'ho mai
+saputo. Ero distrattissimo. Due giorni prima l'avevo rotta con Delia e
+capirete bene!... avevo ben altro per la testa che lo spettacolo.
+M'annoiavo, da uomo educato, pisolando a occhi aperti. Fantasticavo.
+M'ero sdraiato per bene nello scanno. Avevo meco il mio fido bastone
+che, in mancanza di figli, sarà il sostegno della mia vecchiaia.
+Reggevo il capo colla destra, mentre il bastone mi faceva da gruccia
+sotto l'ascella. A un tratto, sento che un corpo duro, ma delicato
+come un tentacolo, aveva urtato l'estremità inferiore del bastone
+della mia vecchiaia. Era la punta d'uno stivalino. Su questo, non
+c'era dubbio di sorta. Do una sbirciata con la coda dell'occhio, e di
+stivalini ne scorgo due. Uno maschio, l'altro femmina. L'amor proprio
+m'induce ad attribuire allo stivalino femmina quell'atto
+confidenziale. Facendo finta di nulla, proseguo a sbirciare lo
+stivalino sospetto. A un tratto, lo vedo fremere, arcuarsi, agitare
+impercettibilmente la punta e vibrare un secondo colpetto nervoso
+contro il sostegno dei miei giorni cadenti. "Sarà un caso!" suggerì la
+mia innata modestia. "È un caso pensato", bisbigliò il mio amor
+proprio. Attesi un altro minuto. Nuovi fremiti, nuova agitazione,
+nuovo colpetto. Non c'era più dubbio; quelle gentili pedate per di
+dietro erano al mio indirizzo. Mi venivano rispettosamente comunicate,
+in via gerarchica, pel tramite del bastone della mia vecchiaia.
+Esaminai con maggiore diligenza lo stivalino. Era uno stivalino
+aristocratico dal tacco alto, provocante. Un tacco che meritava un
+blasone. Lo stivaletto disegnava, come un guanto, un piedino
+irrequieto, capriccioso. Non era cinese, che Dio ce ne guardi. Io
+esecro i piedi cinesi. Era un piedino italiano, elegante, nervoso,
+pieno di reticenze, di sottintesi. Mentre lo stavo esaminando, quel
+piccolo e interessante personaggio si avvicinò, facendo sembiante di
+nulla, al mio bastone, e vi s'appoggiò, con delicata pressione, colla
+squisita disinvoltura d'una marchesa che metta il braccio sotto quello
+del cavaliere in una festa da ballo. Era un piedino sapiente; ve lo
+dico io.
+
+--Ti consiglio di scorciare con garbo questo tuo lirismo pedestre.
+
+--Sta zitto! In quel piede c'era tutto un poema. Una corrente di
+fluido magnetico percorse il bastone e mi serpeggiò per le vene,
+sottile, sottile....
+
+--Come un bicchierino di _cognac_.
+
+--Che bestia! Scusa, sai! Quel piede mi faceva provare sensazioni
+strane, voluttuose. Gli accordi dei violini mi giungevano agli orecchi
+come un debole, indistinto ronzìo. Il mio spirito vagava Dio sa dove.
+In quel momento dovevo avere (metterei la mano sul fuoco!) una faccia
+da idiota. La punta del piedino continuava a vellicare, a stuzzicare
+il bastone, conduttore del fluido. Quella era la musica!... A un
+tratto l'altra, la musica apocrifa, assurda, si arrestò bruscamente.
+Mi scossi di soprassalto. L'atto dell'opera era finito. Il piedino
+aveva operato una ritirata precipitosa. L'incantesimo era rotto, il
+fluido non correva più.
+
+--Fatalità!
+
+--Allora soltanto mi balenò l'idea di guardare in faccia la
+proprietaria legittima di quella pila voltaica, di quella bottiglia di
+Leyda.
+
+--M'aspetto la catastrofe. Era una vecchia?
+
+--Ma che! era una giovane.
+
+--Brutta?
+
+--Bellissima!
+
+--Un angelo?
+
+--Forse.
+
+--Colle ali.... ai piedi!--e Moreni rise da solo come tre stupidi
+insieme.
+
+--Era una donnina sui trent'anni, dalla carnagione perlata, dagli
+occhi profondi, fantasiosi, dai capelli neri che ombreggiavano la
+fronte con una cascatella di riccioli....
+
+--Fa il piacere, di' ch'era una bella donna e che la sia finita.
+
+--Bella donna, non basta. Voglio farvi capire ch'ella era affascinante
+a dirittura. Un bocchino, disegnato da Greuze, abbozzava sorrisetti
+indefinibili pieni di malizia e d'ingenuità. Una vita da vespa, da
+stringerla così: in una mano. E guanti a dieci bottoni, notate bene,
+guanti a dieci bottoni!
+
+--I bottoni,--borbottò Aristide,--sono una prova apodittica
+dell'esistenza dell'anima.
+
+--I nostri sguardi s'incrociarono.... Vi risparmio il resto. Finito lo
+spettacolo, m'avviai per uscire. Ella mi stava dietro.... sentivo il
+suo alito profumato.... _sentivo_ il suo sguardo; proprio così.
+Ritengo che il miglior modo di seguire una persona sia quello di
+precederla. Non si dà nell'occhio. Giunto nell'atrio, diedi una
+sbirciata indietro. Ella era scomparsa; era sgusciata non so dove.
+Figuratevi la mia disperazione!
+
+--Ce la figuriamo; tira via.
+
+--Passarono tre giorni.
+
+--Tre anni?
+
+--Tre secoli! Finalmente, un giorno, mentre passeggiavo per i giardini
+pubblici, m'imbattei nella bella sconosciuta. Era lontana venti passi
+da me. Ne avevo subito riconosciuto il piedino, quel piedino che m'era
+rimasto fotografato sul cuore.
+
+--Oh, decadenza della fotografia!
+
+--Anche lei m'aveva ravvisato, e mi guardava di traverso; mi faceva
+l'occhio di triglia, sorridendomi, al di sopra della spalla. E sempre
+con quel sorriso....
+
+--Già ce l'hai dipinto; vai pure avanti.
+
+--Tanto per darmi un po' di contegno, cavai di tasca un giornale.
+C'era un discorso di Gambetta; sei colonne di stampa minuta, minuta,
+me ne ricorderò finch'io viva. Ella si mosse lentamente e io dietro,
+fingendo di leggicchiare il discorso di Gambetta. Me lo perdoni
+l'illustre e compianto capo della maggioranza francese! Passo passo
+giungemmo in una viottola solitaria. Subivo una bizzarra
+allucinazione. I miei occhi s'erano smarriti tra le colonne del
+giornale.... tra una frase e l'altra del tribuno scorgevo un bastone e
+un piedino, un piedino e un bastone, un esercito di bastoni, un
+esercito di piedini.... Assorto in quella visione, non m'ero avvisto
+che la bella incognita s'era fermata e mi guardava sorridendo. Fui a
+un pelo di calpestarle lo strascico. Mi feci rosso come un gambero e
+borbottai non so che. Anch'ella arrossì.
+
+--Perdinci!
+
+--Sì, amici miei, ella arrossì e abbassò le ciglia....
+
+--Lunghe e vellutate?
+
+--Si sottintende. Il suo contegno era graziosamente impacciato; il
+mio, ridicolo a dirittura. Indovinate un po' come feci a cavarmela!
+
+--Con un madrigale?
+
+--Che! tutt'altro. Con un disgraziato e prosaico: _Come sta?_ a cui
+rispose uno scroscio di risa.
+
+--Sfido!
+
+--Le son cose che non sì dicono neanche a una suocera.
+
+--Eppure è così. A ogni modo, mi feci un coraggio da Quinto Curzio e
+presi una risoluzione: risi anch'io.
+
+--E in tanto riso?
+
+--La signora non desiderava di meglio che darmi piena e intera
+assoluzione.
+
+--Coll'_indulgenza_?
+
+--Con molta indulgenza. Ci separammo, con una stretta di mano, che
+valeva tutte le sei colonne del discorso di Gambetta.
+
+--Che scena commovente!
+
+--Un vero idillio.
+
+--Raffaello, ti regalerò una zampogna.
+
+--Aspettate. Non siamo che al principio....
+
+--Della fine?
+
+--Precisamente. L'indomani ero qui, nello studio, sdraiato come
+adesso, affumicando il tempo, a furia di sigari, per affrettare l'ora
+della passeggiata. Tutto in un momento odo un fruscìo di seta, su per
+le scale, e due colpetti all'uscio....
+
+--Era lei?
+
+--Era lei. Potete figurarvi....
+
+--Ci figuriamo, ci figuriamo!--borbottò Aristide, strozzando in fasce
+uno sbadiglio.
+
+--Ella entra, tutta tremante, come una cervetta spaurita; chiudo
+l'uscio e casca nelle mie braccia.
+
+--L'uscio?
+
+--Lei. Questa volta non le domando come sta, ma le appiccico un bel
+bacio sui ricci d'ebano e rincaro la dose, fino.... a guarigione
+completa. Trascorso un minuto, ella, con le sue manine affusolate, si
+stropiccia gli occhi ed esclama: _Sogno, o son desta?_
+
+L'avvocato Ludovico Bianchini si scosse di soprassalto.
+
+--_È una realtà, bella come un sogno!_--io le dissi, con accento
+patetico. Successe una pausa. Indi la bella incognita si ristropicciò
+gli occhi, e ripetè, con un'intonazione differente:
+
+--_Ma, sogno, o son desta?_
+
+L'avvocato Ludovico Bianchini si agitò sulla sedia, coi segni dello
+stupore più manifesto.
+
+--Con tutti quei sogni,--proseguì Raffaello,--ero lì lì per cavarci i
+numeri del lotto. Ma, dopo tutto, le passai un braccio intorno alla
+vita e la feci sedere accanto a me.
+
+--Furfante!--gridò Aristide, con una smorfia di vecchio satiro.
+
+--Ella riaperse le sue labbra divine, e sospirò: _Sogno, o son desta?_
+Questa frase era evidentemente un vizio organico di quella leggiadra,
+ma imperfetta creatura.
+
+--Ma sì, ma sì, proprio un vizio organico!--gridò l'avvocato
+Bianchini, levandosi in piedi;--è una cosa che fa orrore!
+
+--Ha però il suo lato poetico.
+
+--Ripeto; è una cosa che fa orrore. Ti posso ridire anche tutti gli
+altri intercalari di quella signora.
+
+--Come! la conosceresti?
+
+--Se la conosco.... Dio dei cieli! È da due mesi che io la sento dire:
+_Sogno, o son desta?_ È da oltre due mesi che io la sento ripetere:
+_È un oblìo di me stessa!_ Oppure: _Io vivo d'illusioni!_
+
+--È vero, perdinci! e anche di frequente: _Una donna che ha avuto
+tanti dispiaceri...._
+
+--Sì!... _ha diritto di cercare qualche conforto!_ Le so tutte a
+memoria, come un buon dervis conosce tutti i versetti del Corano. Ho
+imparato la prima edizione, io.
+
+--Ed io la seconda. Ah, quest'è curiosa!
+
+--È magnifica!
+
+--È stupenda, è sbalorditoia: non ho mai sentito nulla di simile in
+vita mia!--urlò Aristide.
+
+--Insomma--soggiunse Marchetti--da due mesi e mezzo sto studiando
+quella donna per farle un ritratto....
+
+--Insomma--conchiuse Ludovico--da due mesi e mezzo sto studiando il
+tuo modello, allo scopo di capire qualche cosa in una lite di
+successione, che mi ha voluto affidare per forza. Figurati che gusto!
+
+--Successione di chi?
+
+--Del fu suo marito.
+
+--È dunque vedova?
+
+--All'incirca; credo bene sia così.
+
+--Ma via,--gridò Aristide col suo vocione,--poichè s'è scoperto, dirò
+così, questo binario, fuori il nome!
+
+--Io so appena che si chiama Natalina,--disse Raffaello, accendendo un
+fiammifero.
+
+Aristide trasalì.
+
+--Natalina Galimberti,--aggiunse l'avvocato.
+
+Aristide stralunò gli occhi, aperse la bocca, allargò le braccia, come
+un uomo assalito da reminiscenze apopletiche. Un grido rauco gli uscì,
+sibilando dalla strozza:
+
+--È la mia futura sposa!
+
+Fece alcuni passi barcollando e infilò l'uscio dello studio.
+
+Lodovico e Raffaello si guardarono in faccia, per due o tre minuti,
+senza trovar parola. Finalmente, l'avvocato si strinse nelle spalle e
+ruppe in uno scroscio di risa sardonico, esclamando:
+
+--Peggio per lui!
+
+Il giorno appresso, Aristide Morelli, con aspetto ilare e bonaccione,
+rientrava nello studio Marchetti.
+
+--So tutto, so tutto!--esclamava il proprietario di calli e di
+latifondi, stringendo all'inglese la mano di Raffaello.--Natalina mi
+ha svelato ogni cosa. Che burloni!... Ah, l'avete concertata graziosa,
+ah! ah! potete vantarvene.... ah! ah!... Cara, quella storia del
+piedino: ben ideata!... e quel birbaccione d'avvocato! che muso duro,
+quello lì!... Natalina, poi, è nata apposta per immaginare farsette
+di questo genere!... E io, imbecille, che ci son cascato!...
+
+--Sicuro; tu, imbecille, che.... ah! ah!
+
+Raffaello non sapeva che diavolo rispondere e rideva anche lui d'un
+riso da scimunito.
+
+Calmata la rumorosa ilarità, Aristide ripigliò:
+
+--Ma ora parliamo sul serio. Tra poco, si conchiuderà il matrimonio e
+io voglio che tu, per quell'epoca, mi consegni il ritratto di
+Natalina. Sai? voleva farmene una sorpresa!... Ma ora è inutile, già.
+
+--Lascia fare a me,--balbettò Raffaello.
+
+--Ora, poi, corro subito da Bianchini, affinchè solleciti la lite
+della successione. Non voglio impicci, io. Addio; stammi allegro!
+Ricordati che hai da essere uno de' miei testimoni. E anche Lodovico,
+quel caro matto!... A rivederci.
+
+Un mese dopo, il sindaco di M.... univa in matrimonio Aristide Moreni
+e Natalina Galimberti, alla presenza di Raffaello Marchetti, pittore,
+e Lodovico Bianchini, avvocato, nati e domiciliati in quella città.
+
+La sposa, entrando nella camera nuziale, si abbandonò tra le braccia
+del marito, si stropicciò gli occhi e mormorò languidamente:
+
+--Sogno, o son desta?
+
+
+
+
+Il bilancio dell'interno.
+
+
+Saloncino in casa dell'onorevole Erasmo commendatore Scacchetti,
+deputato di centro sinistro, rappresentante il collegio di Corpuscoli,
+nell'Emilia, giovanotto di quarantadue anni, confessati
+nell'espansione della gioia, il giorno in cui la Sinistra è andata al
+potere. Il quartiere è pulito, in via Frattina, ma è sempre un
+quartiere affittato con mobili, vale a dire una raccolta informe di
+stonature acquistate nei pubblici incanti, un'accozzaglia di oggetti
+provenienti dalle più disparate e strane regioni. Un seggiolone
+_rococò_ a grandi intagli quasi dorati, con spalliera enorme e velluto
+cremisi spelato, esce certamente dal vecchio palazzo polveroso di un
+cardinale. La poltroncina accanto, in stoffa gialla, proviene di certo
+dalla casa elegante d'una donnina equivoca. Il tappeto, rappezzato in
+vari punti, non ha niente che fare coi mobili, nè coi cortinaggi, nè
+con la tappezzeria. I _capricci_, sopra le tendine, sono di forma
+indescrivibile, e fanno terribilmente a pugni con tutto il resto.
+
+Un orologio, con base d'alabastro ingiallito, sopra cui si vede una
+scena arcadica veramente stomachevole, segna le undici e un quarto.
+
+Il commendatore Erasmo Scacchetti, già vestito per uscire,
+dissuggella, con mano nervosa, le tre ultime lettere delle
+cinquantasei che ha ricevuto in giornata dai suoi elettori, il più
+modesto dei quali non gli domanda che un'esattoria per sè, tre posti
+gratuiti in un buon collegio per i figli, collocamento di una donna di
+servizio, cugina alla larga, partita dal circondario di Corpuscoli per
+la capitale.
+
+La signora Diodata Magistri negli Scacchetti, donna di sesto acuto,
+d'animo retto e d'intelligenza ottusa, passeggia lentamente per il
+salotto, facendo, con moto febbrile, un lavoro all'uncinetto, assai
+bello, per coprire tutto un sofà di magnifico broccato antico, tanto
+antico che è una vera sudiceria.
+
+L'onorevole Scacchetti straccia le ultime lettere e le butta, come le
+altre, nel cestino, borbottando tra sè:
+
+--Di questo passo sarò costretto a stipendiare un uomo robustissimo,
+per dar la saliva ai francobolli.
+
+LA SIGNORA (_con sarcasmo_).--_Il faut payer sa gloire._
+
+IL COMMENDATORE (_allargando le braccia_).--Fammi il piacere, Diodata
+mia, non mi seccare anche te. È pronta la colazione?
+
+LA SIGNORA.--Che pronta d'Egitto! La donna non ha potuto uscire che
+alle dieci e mezzo: lo sai bene!
+
+IL COMMENDATORE (_con tremolìo convulso alla gamba destra, e occhi
+alzati al soffitto_).--Sempre così. Non c'è caso che mi si voglia
+capire. Quando dico le undici, intendo dire le undici: se comando la
+colazione per le undici, è proprio per le undici che voglio fare
+colazione. Come parlo? parlo turco? parlo indiano?
+
+LA SIGNORA.--Dopo tutto, non sono che le undici e venti, sai.
+
+IL COMMENDATORE.--Sì, ma la colazione non sarà pronta che a
+mezzogiorno; un'altra volta che dico alle undici, e non si dà proprio
+alle undici, vado alla trattoria.
+
+LA SIGNORA.--Già: il signore fa presto: lui se ne va alla trattoria.
+La moglie non gli viene neppure in mente. Si capisce!
+
+IL COMMENDATORE.--Ti ho mai fatto morir di fame? e dunque? che cosa
+strilli?
+
+LA SIGNORA.--E tu, di che strilli?
+
+IL COMMENDATORE.--Strillo perchè ci ho ragione di strillare. Alle
+dodici in punto, devo essere alla Camera, se no Morana si stranisce e
+mi fa il muso.
+
+LA SIGNORA.--E che mi preme del tuo Morana?
+
+IL COMMENDATORE.--Preme a me, se non a te: oggi appunto devo
+raccomandare il tetto della casa penale di Corpuscoli, articolo 78 del
+bilancio. Il tetto sarà rifatto ugualmente, ma importa che gli
+elettori lo credano rifatto per merito mio.
+
+LA SIGNORA (_smettendo di lavorare_).--La vera casa penale è questa,
+sì signore: è questa: e io sono la povera e unica condannata alla casa
+penale. La mattina (_contando sulle dita_) ti svegli di malumore,
+brontoli e te ne vai via. Dici che vai agli uffizi. Sarà. Il marito di
+Lilla non va mai mai agli uffizi, eppure è più deputato e più
+commendatore di te. Alle due ci hai la seduta, anzi, adesso c'è
+quest'altra bella novità delle commissioni. Fino alle sei, dici tu,
+stai alla Camera. Io sono stata cinque o sei volte alla tribuna (con
+biglietto che mi ha dato Pullè, perchè tu non ci pensi) e non ti ho
+visto mai, mai....
+
+IL COMMENDATORE (_arrossendo_).--Ero nel seno....
+
+LA SIGNORA.--.... d'una commissione, lo so.... m'hai sempre detto
+così. Vieni a casa alle sei.... altro brontolìo. Il pranzo non ti va.
+Tutto è cucinato male. Ti domando come si passa la serata, e tu mi
+dici che hai la riunione della maggioranza alla Minerva, o che so io.
+Io ti chiedo se si va al teatro, e tu mi dici che c'è la riunione del
+tuo gruppo. Ti prego d'accompagnarmi in casa Serafini, e tu mi dici
+che hai da chiedere schiarimenti d'urgenza al ministro d'industria e
+commercio. Ma è possibile ch'io continui questa vitaccia d'inferno?
+
+IL COMMENDATORE (_con voce glaciale_).--Diodata mia: questo discorso,
+oramai, lo so a memoria, come quelli dell'amico Guala sulla provincia
+di Vercelli. Tu hai ragione, ma io non ho torto. La politica mi
+assorbe. Il bilancio dell'interno.... capisci? porterà con sè una
+discussione vitale. Si tratta dei più gravi argomenti. Figurati ch'io
+devo prendere la parola sull'articolo 12: _Ricompense per azioni
+generose_, sul quale ho molte idee.... Un vero programma sociale....
+
+LA SIGNORA.--Dovresti avere piuttosto qualche idea sulle mie azioni
+generose e ricompensarle. In premio delle mie tribolazioni, t'ho
+chiesto un mantello di pelliccia e tu niente! Tutte le mie amiche
+hanno un mantello di pelliccia: io sola....
+
+IL COMMENDATORE.--L'inverno e così mite a Roma, che una pelliccia
+sarebbe un'offesa per il municipio. Te la comprerai un altro anno,
+purchè faccia freddo, cosa che non è possibile. Guarda, piuttosto, se
+la colazione sia pronta. Io, intanto, darò un'occhiata alle cartelle
+del mio discorso sulla _sanità interna_. Non si spende neppure un
+milione e mezzo.
+
+LA SIGNORA.--Io ti ho detto di spendere un centinaio di lire, in due
+piccole stufe, chè queste camere, con tutto il tuo inverno mite, sono
+una Siberia. Quando te ne parlo, dici sempre: _domani_. Non potresti
+fare un discorso sulla _salute interna_ di casa tua?
+
+IL COMMENDATORE.--Tu non hai bisogno di stufa. Ti basta il calore
+della discussione.
+
+LA SIGNORA.--E con chi devo discutere? col gatto? In casa, tu non ci
+sei mai! Certe volte, mi tocca aspettarti fino alle due dopo
+mezzanotte. Vergogna! E mi muoio dal freddo.
+
+IL COMMENDATORE.--Ma scusa, non potresti invece ardere d'impazienza?
+Senti, come scotto. Io ardo, adesso, per la colazione. Sono già le
+undici e cinquanta. E io, sciagurato, alle dodici e mezzo devo fare
+un discorso negli uffizi sulle _spese segrete_.
+
+LA SIGNORA (_diventando verde_).--Te lo farò io, un discorso sulle
+spese segrete! ah tu credi proprio ch'io sia una stupida? che non veda
+niente? Che non m'accorga di niente? Lunedì tu avevi tremila lire, nel
+tuo portafoglio; ieri, non ci avevi più che mille e settecento lire.
+
+IL COMMENDATORE (_turbato_).--Moglie mia, abbiamo deciso alla Minerva
+di non far quistioni di portafogli.
+
+LA SIGNORA.--Che ne hai fatto di 1300 lire in ventiquattr'ore? (_con
+amarezza_) Le hai forse versate nel seno della tua famosa commissione?
+mi hai comprato di nascosto la pelliccia? hai acquistato di nascosto
+ventisei stufe, per l'appartamento? Rispondi: che cosa ne hai fatto?
+
+IL COMMENDATORE (_balbettando_).--Prima di tutto.... ho prestate
+quindici lire a un amico.
+
+LA SIGNORA.--Ah! benissimo. La signora non ha pelliccia, ma il
+signore, presta quindici lire a un amico. La moglie non ha mai un
+palco, ma il signore presta quindici lire a un amico. Da due anni mi
+devo fare un abitino di raso nero, chè quello che ci ho è una cosa
+impossibile, ma il signore presta quindici lire a un amico. In casa si
+manca di tutto, non c'è neppure una macchinetta per l'acqua di Seltz,
+ma il signore presta quindici lire a un amico. Dovevo andare al
+concerto della Cognetti, e non ci sono andata, ma il signore presta
+quindici lire a un amico; l'ho pregato di portarmi all'esposizione di
+Torino, e non mi ci ha portato, ma il signore presta.... Ma poi,
+quindici lire sono quindici lire. Mancano ancora 1285 lire. Spero bene
+che non avrete dato tante quindici lire a un centinaio d'amici.
+
+IL COMMENDATORE (_prendendo il cappello_).--Senti: farò colazione
+questa sera. Morana mi aspetta.
+
+LA SIGNORA.--Ma le 1285 lire?
+
+IL COMMENDATORE (_scappando_).--Le ho mandate agli Asili d'infanzia.
+
+LA SIGNORA (_cavando con gesto drammatico un biglietto_).--E l'autrice
+di questo biglietto in cui vi scrive che le 1300 lire non bastano....
+questa Elvira Codarelli, che manca d'ortografia, è forse un Asilo
+d'infanzia?
+
+_Tableau!_
+
+
+
+
+Miserere mei.
+
+
+Le case vecchie e screpolate sono coperte di macchie d'umido e di
+salnitro: il cielo è plumbeo, e l'aria frizzante. L'acquerugiola, fine
+come nebbia e mista a un sottile nevischio, si converte in fango,
+prima ancora d'avere toccato le selci delle vie. Pochi passanti
+corrono freddolosi, infagottati, sotto gli ombrelli. Le serve
+stringono bene i capi dello scialle, rialzano le gonnelle poco pulite,
+e ciabattano rapidamente nella mota, avviandosi verso _campo de'
+Fiori_.
+
+Un convoglio funebre di monaci e di fratelloni alla spicciolata scende
+per _via del Governo Vecchio_, come una processione di fantasmi,
+muniti di fiaccole, e rauche salmodie, con puzzo greve di moccolaia,
+si spandono per l'aria tetra, confuse col rumore dei carri, delle
+carrozze, con le grida dei venditori di _pizza_, e degli strilloni dei
+giornali.
+
+Due fratelloni della buona morte, coi calzoni rimboccati, e la cappa
+tutta tigrata di pillacchere, si trovano con passo indolente alla coda
+del convoglio.
+
+--.... _Magnam misericordiam tuam_. Aspetta un po': fammi accendere la
+torcia. Accidenti alla pioggia e al diavolo che ce la manda.
+
+--_Ab iniquitate mea_.... Com'è che hai fatto così tardi?
+
+--_Amplius lava me_.... ho litigato con mia suocera, e ho finito per
+darle due sganassoni in faccia.... _et a peccato meo munda me_.
+
+--.... _Quoniam iniquitatem meam ego cognosco_..... Per crist....allo!
+mi sono preso una storta al piede. Questo minchione ha scelto proprio
+una giornata carina, per farsi seppellire.
+
+--_Tibi soli peccavi_.... Sai niente tu chi fosse questo sor
+Menichetti? m'hanno detto che faceva il droghiere a San Carlo a'
+Catinari.... _et malum coram_....
+
+--_Te feci_. Pare fosse un galantuomo, proprio una brava persona e che
+abbia messo da parte un po' di quattrini. La Nena m'ha detto, che,
+anni addietro, faceva anche lo strozzino, ma dopo tutto, pur di
+vivere onestamente, ognuno ha il diritto di fare il comodo suo....
+_iniquitatibus conceptus sum_....
+
+--_Et in peccatis concepit me mater mea_.... lascia famiglia?
+
+--_Incerta et occulta sapientia_.... una moglie bella e giovane con
+due figli.
+
+--Figùrati, la povera signora, che dispiacere.... _lavabis me, et
+super nivem_.
+
+--Poveretta! si sa che un marito fa sempre dispiacere.... _et
+exultabunt ossa humiliata_! ma troverà modo, credi a me, di
+consolarsi. Si racconta che quella lì n'abbia avuto parecchi a farle
+la corte.
+
+--_Et omnes iniquitates meas dele_.... Ne ho conosciuto delle civette,
+ma come le donne!
+
+--_Cor mundum crea in me Deus_.... prima ancora che si maritasse, la
+gente la vedeva sempre insieme con quel biondo, che fabbrica
+liquori.... Sai, quello che ha sposato Paolina, la bustara di Borgo.
+_Redde mihi laetitiam_....
+
+--Ah, sì: me ne ricordo sicuro! anche la Paolina, un gran pezzo di....
+_Docebo iniquos vias tuas_.
+
+--Dimmi, hai fatto colazione tu?
+
+--_Domine, labia mea aperies_.... Senti? all'osteria di Bartolomeo,
+c'è un arrostino d'abbacchio....
+
+--Sta zitto, se no pianto il morto.... _ut aedificentur muri
+Jerusalem_....
+
+--_Requiem aeternam!_ (a un birichino che vorrebbe staccare la
+sgocciolatura della torcia). _Va a morì ammazzato!_
+
+
+
+
+Il chellerino.
+
+
+Nella birreria del Tevere--con servizio di _chellerine_--c'è un
+cameriere che si chiamerebbe Menico se gli avventori non preferissero
+chiamarlo con un nome di nuovo conio: il _chellerino_.
+
+E in verità, a furia di strofinarsi con le gonnelle delle
+_chellerine_, alla melensaggine, al noto cretinismo di Menico, s'è
+aggiunto adesso un certo fare sdolcinato, mellifluo, quasi muliebre,
+che giustifica a sufficienza il nomignolo di _chellerino_, ormai
+passato nel sacro dominio della storia.
+
+Son molti anni che conosco il _chellerino_, poichè l'ho conosciuto
+anche nei tempi in cui si chiamava Menico. Era appena venuto di
+ciociaria e s'era adattato al servizio del barone di Cerami, passando
+alternativamente dalle funzioni di mozzo di stalla a quelle d'aiuto al
+cameriere di servizio alla tavola, quando a pranzo c'era più gente
+del solito.
+
+Circa il servizio da tavola, Menico ha esordito in una maniera
+splendidissima.
+
+Era un giovedì e nella bella sala da pranzo del barone di Cerami, coi
+mobili di noce intagliati e i grandi piatti arabo-siculi appesi alle
+pareti, c'era una decina di convitati, quasi tutti, per via della
+Camera o del Senato, appartenenti alla politica.
+
+Prima d'andare in tavola, il barone chiama Menico davanti a una
+credenza e gli dice:
+
+--Tu non avrai altro da fare che servire i vini. Sai leggere, nevvero?
+
+--Sissignore.
+
+--Bene: queste bottiglie hanno ciascuna la relativa etichetta. Vedi?
+questo è _Saint-Julien_, questo è _Pomard_, quest'altro è
+_Chambertin_, eccetera, eccetera. Tu prendi la bottiglia, ti avvicini
+alla destra d'ogni convitato, senza urtargli il braccio o la sedia,
+versi piano piano e, mentre versi, gli dici sotto voce il nome. Hai
+capito?
+
+--Non dubiti.
+
+Ci mettiamo a tavola e il pranzo comincia. Menico afferra una
+bottiglia, s'avvicina al deputato Colaianni, versa del vino e, nel
+versare, invece di dire: _Saint-Julien_, si curva all'orecchio del
+deputato e gli bisbiglia:
+
+--Onorevole Colaianni!
+
+L'on. Colaianni si volta e gli risponde:
+
+--Che vuoi?
+
+Ma Menico è già passato all'altro convitato e, nel mescere, gli
+susurra all'orecchio:
+
+--Onorevole Sidney Sonnino!...
+
+ * * * * *
+
+Una sera, verso le otto e mezzo, mentre si versava il caffè, fumando
+una sigaretta, il barone lo chiama e gli dice:
+
+--Menico: vai un po' a vedere che cosa fanno stasera al _Costanzi_.
+
+Menico sparisce e non rincasa che.... verso la mezzanotte.
+
+--Dove diavolo sei stato?--gli domanda il barone.
+
+--Dove mi ha mandato lei: al _Costanzi_.
+
+--Ah! e t'hai goduto, dunque, tutto quanto lo spettacolo?
+
+Menico quasi s'inginocchia:
+
+--No!... mi perdoni, signor barone! ce n'era ancora un atto, ma son
+venuto via, perchè cascavo dal sonno.
+
+ * * * * *
+
+Visto e considerato che l'idiotismo di Menico era cronico, il barone
+lo licenziò, ma il poveraccio lo assediò con tanti piagnistei, che il
+barone gli promise di trovargli un posto, e finì per trovargliene uno
+che gli parve adatto ai mezzi intellettuali del ciociaro.
+
+Si trattava unicamente di stare nell'anticamera d'una signora
+elegantissima, che riceveva molte visite e che aveva una bellissima
+casa, senz'avere un casato, poichè sopra le sue carte di visita non si
+leggeva che questo nome biblico e laconico: _Sara_. Sara è una delle
+più piacevoli etére del _demimonde_ romano, di quelle che hanno un
+certo contegno e riescono perfino, nelle grandi riunioni, a
+intrufolarsi nella cosidetta buona società.
+
+--Le tue funzioni,--aveva detto Sara a Menico,--sono semplicissime:
+devi rispondere a chi viene secondo gli ordini e le istruzioni che
+avrai: sopratutto, non devi vedere e non devi sentire che ciò ch'io
+voglio che tu veda o senta.
+
+--Stia tranquilla.
+
+Un'ora dopo, Sara si presenta in anticamera e chiama:
+
+--Menico.
+
+Menico la guarda, non si muove e non risponde.
+
+Sara lo richiama e gli fa segno d'avvicinarsi.
+
+--Non avevi sentito?
+
+--Sissignora: ma siccome aveva detto _Menico_ a bassa voce, ho
+creduto che la signora non volesse che io udissi.
+
+ * * * * *
+
+Sara, quasi tutti i giorni dalle dodici alle due, riceveva un
+dottorino giovane, biondo, bello e pieno di spirito. Era il suo
+dottore, ma nelle lunghe conversazioni la salute e l'igiene, per
+solito, non entravano per niente. Sapeva tante graziose storielle, il
+dottore biondo! E poi faceva la corte, con un garbo!
+
+Un giorno, Menico bussa all'uscio della camera della padrona, che
+risponde dall'interno:
+
+--Non si può.
+
+--Sono io, Menico.
+
+--Che vuoi?
+
+--C'è il dottore....
+
+--Non lo posso ricevere.
+
+--E che gli devo dire?
+
+--Digli.... quello che vuoi. Trova tu una scusa.
+
+Menico torna in anticamera:
+
+--Signor _dottore_, la padrona non lo può ricevere perchè.... è
+_malata_.
+
+ * * * * *
+
+Licenziato da Sara, Menico fu, per qualche settimana, servitore in un
+albergo di quarta o quinta classe.
+
+Suonano al n. 6 e Menico si presenta al forastiero.
+
+Il forastiero è a letto e, appena giunto il cameriere, si cava un
+occhio di cristallo e dice:
+
+--Mettilo con precauzione, sul comò.
+
+Menico eseguisce, poi torna a piantarsi davanti al forastiere.
+
+--Che fai?
+
+--Aspetto l'altro.
+
+ * * * * *
+
+Adesso, Menico--diventato il _chellerino_,--è addetto alla birreria
+del Tevere, ma le sue funzioni sono limitate a cambiare i piatti e le
+posate, nonchè a essere lo scaricatoio di tutte le bizze delle
+_chellerine_. Pure, certe volte ha la vanità di atteggiarsi a vero
+cameriere, e le _chellerine_ lo lasciano fare quando, nelle ultime ore
+della notte, non c'è più nulla in cucina, nè di caldo, nè di freddo:
+allora, anzi, mandano lui a sbrigarsela con l'avventore nottambulo,
+che per solito è nervoso e pien di malumori.
+
+Menico si presenta col più amabile dei sorrisi.
+
+--Il signore comanda?
+
+--Che c'è di pronto?
+
+--Vorrebbe una bistecca? una buona costoletta ai ferri? delle
+scaloppine....
+
+--Dammi la bistecca.
+
+--Mi rincresce.... ma il filetto è finito!
+
+--Allora, dammi la costoletta.
+
+--Oh, Dio!... l'ultima la ho servita dieci minuti fa.
+
+--Oh corpo di...! vengano, almeno, le scaloppine.
+
+--Si figuri se non gliele darei; ma in cucina non c'è più un solo
+boccone di carne.
+
+--Dunque, non mi dai niente?
+
+--Le potrei dare.... le posso dare....
+
+E finge di pensare.
+
+--Dunque? sentiamo!
+
+--Le posso dare.... l'indirizzo di un'altra trattoria.
+
+--Eh! va all'inferno.
+
+--Se, però, il signore si contentasse di qualche cosa di freddo!...
+
+--Cioè?
+
+--Per esempio.... una granita di limone.
+
+ * * * * *
+
+Uno degli avventori prese a proteggere Menico e a dargli qualche soldo
+di mancia.
+
+Menico era pieno di riconoscenza, per questo suo benefattore, ch'egli
+non conosceva di nome, ma che sapeva essere cugino d'un altro
+avventore quotidiano: dell'avvocato Placidi.
+
+E quando il suo mecenate giungeva in trattoria, Menico diceva alle
+_chellerine_:
+
+--Presto, presto, ragazze: che c'è il cugino dell'avvocato Placidi.
+
+Ma, sul principiare dell'autunno, il mecenate scomparve, con
+disperazione grande dell'infelice Menico, che non sapeva darsene pace
+e spesso esclamava a voce alta:
+
+--Ma che ne sarà successo del cugino dell'avvocato Placidi?
+
+Il mecenate ricomparve quattro mesi dopo, e Menico gli fece una festa
+da non descrivere.
+
+--Come va che non s'è più visto?
+
+--Ho viaggiato.
+
+--Come! non sta più in Roma?
+
+--No: non sto più a Roma.
+
+--Ah, no?... ma lo è sempre cugino dell'avvocato Placidi?
+
+
+
+
+L'avvocato Paolo Emilio Genuzio.
+
+
+Ben pochi avvocati hanno avuto la fortuna di salire a quel grado di
+miseria e di celebrità cui è salito Paolo Emilio Genuzio.
+
+Egli ha la specialità del cliente che non paga, ragion per cui è
+costretto a vivere di debiti, con un formidabile giro di cambiali in
+mano a strozzini d'infima categoria.
+
+E a proposito di queste cambiali, egli suol dire:
+
+--Le mie cause non producono che questi effetti!
+
+Quand'egli fa conoscenza d'uno strozzino, la prima cosa che gli
+domanda è questa:
+
+--Siete cattolico voi?
+
+--Sissignore.
+
+--E le vostre convinzioni religiose sono molto profonde?
+
+--Profondissime; ma perchè questa domanda?
+
+--Perchè io non amo affidare le mie cambiali a uomini di coscienza
+incerta, che oggi son cattolici e fra tre mesi.... _protestanti_!
+
+E gli strozzini, bisogna dirlo, finiscono per avere una certa
+simpatia per l'avvocato Genuzio. Ce n'è uno, per esempio, che non
+manca mai alle udienze in cui l'avvocato ha la parola e, finita la
+difesa, corre a stringergli la mano e a fargli un sacco di
+complimenti. L'altra settimana, l'avvocato Genuzio difendeva con
+calore un cassiere accusato di truffa. Finita l'arringa, l'usuraio
+ammiratore si precipita verso l'oratore, gli stringe calorosamente la
+mano e gli dice:
+
+--Stupendo.... stupendo discorso! l'assoluzione è certa e il vostro
+difeso vi farà certamente un bel regalo.
+
+--Oh, grazie!
+
+L'usuraio s'allontana.
+
+Un collega domanda all'avvocato:
+
+--Chi è quel signore che prende tanto interesse ai tuoi discorsi?
+
+--Tanto? no, poveraccio: si contenta del 25 per cento.
+
+ * * * * *
+
+Il cassiere fu assolto e, ringraziando con effusione l'avvocato, gli
+disse:
+
+--Vorrei essere ricco per dimostrarle la mia riconoscenza; ma le spese
+di famiglia, il carcere preventivo mi hanno ridotto al verde assoluto,
+quindi....
+
+--Ho capito! non fa nulla! già lo sapevo....--mormorò l'avvocato.
+
+E l'altro:
+
+--Ma verrà il giorno in cui potrò sdebitarmi; intanto mi permetta di
+dirle che la sua difesa è splendida, è commovente, è.... è.... come si
+dice?... è....
+
+--Dica pure.... impagabile!
+
+ * * * * *
+
+Lo studio dell'avvocato Genuzio, per giunta, è infestato dai
+contadini, che gli fanno perdere una quantità di tempo e di pagare non
+parlano mai. Qualche volta appena gli riesce di farsi pagare in
+natura, come dice lui, con ova, con formaggi, con bottiglie di vino,
+con canestre di frutta e d'ortaglie.
+
+Ho visto, nel suo studio, fino a sei canestre di fichi primaticci.
+
+--Ecco,--diceva--i frutti della mia professione!
+
+Un contadino, non so per qual diabolico litigio, ebbe con lui una
+lunga conferenza, poi conchiuse: quanto le devo?
+
+--Manco male!--pensò il Genuzio;--questo non è dei soliti.
+
+Poi a voce alta:
+
+--Fate voi.
+
+--No, signor avvocato: dica lei.... desidero sapere quanto le devo,
+perchè lì per lì non lo potrei pagare.
+
+--Oh, diavolo! datemi almeno qualche cosa per cominciare.
+
+--Eh, se, in acconto, lei volesse pigliare un lepre?...
+
+--Sicuro che lo piglierei.
+
+--Eh! se lo pigli pure.... se le riesce. Sarà più bravo del mio cane
+che ha corso tutta la notte, senza prendere nulla.
+
+ * * * * *
+
+Alcune arringhe dell'avvocato Paolo Emilio Genuzio in materia
+criminale sono rimaste celebri, nei corridoi della corte.
+
+Si trattava d'una rissa seguìta da omicidio.
+
+L'avvocato Genuzio si alza e grida, rivolgendosi ai giudici:
+
+--Voi siete tante bestie!
+
+Poi, rivolgendosi con gesto energico ai giurati:
+
+--E voi siete una massa di canaglia!
+
+Abbassando d'un tono la voce:
+
+--Così, secondo le deposizioni dei testimoni, cominciò la rissa
+funesta, che....
+
+ * * * * *
+
+Uno dei più potenti mezzi oratorii dell'avvocato Genuzio è quello di
+far piangere l'accusato, richiamandogli alla memoria il periodo onesto
+della sua vita anteriore alla colpa.
+
+Ma, un giorno, al momento d'impiegare questo mezzo oratorio, di molta
+efficacia davanti ai signori giurati, l'avvocato Genuzio si trovò
+imbarazzatissimo, poichè si trattava d'un recidivo incorreggibile che,
+dagli otto anni in poi, ne aveva commesso d'ogni risma e colore.
+
+Bisognava dunque risalire molto innanzi nell'esistenza dell'accusato,
+per trovare uno stadio di purità; ma l'avvocato Genuzio non si
+sgomentò e prese a dire, con voce patetica:
+
+--Sì, sì! ricordatevi i bei giorni che passavate.... tra le braccia
+della vostra nutrice, sobrio, morigerato, senza altri bisogni che
+quelli della natura!... l'idea di sopprimere il vostro simile, per
+procurarvi godimenti sfrenati, non pullulava ancora nel vostro
+innocente cervello! Ah.... perchè non rimaneste così?...
+
+ * * * * *
+
+Un altro artifizio oratorio a cui ricorre spesso il Genuzio è quello
+di dipingere il suo cliente come un mostro d'ingenuità facendo
+risaltare insieme l'ignoranza delle leggi a cui avrebbe
+inconsapevolmente contravvenuto....
+
+--Egli,--diceva d'un tale, accusato d'aver fatto a pezzi una
+donna,--egli, o signori, è forastiero: egli ignorava.... le
+suscettibilità della legislazione italiana!
+
+Così pure in una causa di bigamia, l'avvocato Paolo Emilio Genuzio
+così concludeva:
+
+--No, o signori: voi non condannerete quest'uomo così semplice di
+modi, proprio nel momento in cui una legislazione più umana prepara,
+in altra aula, la legge sul divorzio! Ma che dico? L'accusato, nella
+sua semplicità, la credeva già votata.
+
+E volgendosi verso l'accusato:
+
+--Non è vero che avevate l'intenzione di divorziare con una delle
+vostre mogli?
+
+L'accusato con voce rauca:
+
+--Oh!... con tutt'e due!
+
+ * * * * *
+
+Poche volte, l'avvocato Paolo Emilio Genuzio ha ricorso alla _forza
+irresistibile_, ma quelle poche volte son rimaste famose, una su
+tutte.
+
+Ecco il fatto.
+
+Un povero diavolo, nel trasportare una gelosia, sulle palafitte d'uno
+stabilimento di bagni, scivola, apre le braccia, la gelosia gli casca
+dalle spalle, urta contro un parapetto, balza in mare, colpisce un
+bagnante alla testa e lo uccide sulla botta.
+
+Quel poveromo viene tradotto sul banco dei rei, sotto l'accusa
+d'omicidio involontario.
+
+L'avvocato Genuzio, naturalmente, fa una calorosa e commovente difesa
+del disgraziato; tutto in un momento, con grande meraviglia di tutti,
+esce fuori con l'argomento della _forza irresistibile_.
+
+Il pubblico ministero non può frenare un sorriso di compassione.
+
+L'avvocato:
+
+--C'è poco da ridere, signor pubblico ministero! chi vorrà negare la
+_forza irresistibile_ in un fatto avvenuto durante un.... trasporto di
+gelosia?
+
+
+
+
+Il dottor Claudio Gemelli.
+
+
+Dei distratti ne ho conosciuti parecchi--dal Dondini che si
+dimenticava del suo casato al Desanctis che si scordava d'essere
+ministro--ma non ho incontrato mai un distratto perfezionato quanto il
+dottore Claudio Gemelli, mio compagno di studi, nel senso che non si
+studiava nessuno dei due.
+
+Presa la laurea, egli elesse domicilio in una graziosa città della
+riviera, ove i forastieri andati a male cercano, attratti dal dolce
+clima, un qualche ristoro alla propria salute.
+
+Il dottore Claudio Gemelli non è un'aquila, non è un'arca di
+scienza....
+
+Anzi ricordo che, a un esame, il professore gli chiese:
+
+--Che cosa è un'ombra?
+
+E lui pensando a tutt'altro:
+
+--L'ombra è.... un raggio di luce, che potrebbe attraversare un corpo,
+se questo non ci fosse.
+
+ * * * * *
+
+Dicevo, dunque, che il dottore Claudio Gemelli non è una celebrità, ma
+è tanto simpatico e provvisto di tale buon senso, che potrebbe
+guadagnare, in capo all'anno, un sacco di quattrini, se non fosse il
+guaio di quelle distrazioni, che compromettono la sua serietà
+professionale.
+
+Non c'è caso ch'egli badi a quanto gli esce di bocca e certe volte ne
+dice di quelle da far saltare i sassi.
+
+Una sera, lo chiamano all'ospedale, per curare un povero muratore, al
+quale un'asta di ferro era penetrata nella spalla, quasi passandolo da
+parte a parte.
+
+Il dottor Gemelli esamina la mostruosa ferita, poi dice al malato:
+
+--Fate veder la lingua.
+
+Il malato mostra la lingua. Il dottore, pensando a Dio sa che cosa,
+soggiunge macchinalmente:
+
+--Nella vostra famiglia.... andate soggetti a queste malattie?
+
+ * * * * *
+
+I poveri malati dell'ospedale avevano quasi terrore di questo medico
+distratto e non senza ragione. Un giorno, visita il malato giacente al
+letto N. 12 e borbotta:
+
+--Un vescicante basterà.
+
+Poi, chiede al malato:
+
+--Che numero siete, voi?
+
+--Numero 12.
+
+E il dottore scrive:
+
+--Numero.... 12 vescicanti al N. 1.
+
+ * * * * *
+
+Un amico ha la moglie ch'è incinta di sette mesi e che, appunto per
+trovarsi in quello stato interessante, soffre qualche disturbo; per
+ciò, manda a chiamare il dottor Gemelli.
+
+Il dottore s'avvicina alla sposa, che sta seduta sopra una poltrona,
+la guarda con occhio gentile, ma indagatore, poi le tasta il polso e
+le dice:
+
+--Va bene, va bene! sarà cosa di poco: ora mi dica esattamente.... in
+quali circostanze si è potuto sviluppare il fatto di cui è vittima.
+
+ * * * * *
+
+Due mesi dopo, nasce un maschietto di complessione delicata che,
+appena giunto all'età d'un anno, poverino, soffre di convulsioni.
+
+Il dottor Gemelli vien chiamato a consulto e constata una nevrosi
+pronunciata; suggerisce qualche rimedio, poi si mette a ciarlare
+d'altre cose di famiglia e, infine, guardando il bimbo che stava in
+culla, si alza e conclude:
+
+--Dunque, mi raccomando! evitare le preoccupazioni di qualunque
+genere; abbandonare il caffè e i liquori alcoolici; cercare
+distrazioni nei teatri e nei viaggi; sopratutto, fumare con
+moderazione.
+
+ * * * * *
+
+La moglie del sottoprefetto s'ammala di bronchite.
+
+Era una signora tanto carina, di curve molto pronunciate e provocanti.
+
+Il sottoprefetto manda, di buon mattino, a cercare in fretta del
+dottor Gemelli, che aveva perso la notte al circolo, al gioco del
+faraoncino, ch'era la sua perdizione.
+
+Il dottore si veste in fretta e, ancora stropicciandosi gli occhi,
+accorre alla sottoprefettura.
+
+La moglie del sottoprefetto sta, naturalmente, a letto e il marito,
+ansioso, assiste alla visita del medico.
+
+Dopo i soliti preliminari, il dottore dice:
+
+--Non sarà nulla di serio; ma per essere più sicuri, bisognerà
+procedere a una diligente auscultazione.
+
+--Faccia.... faccia pure!--dice il sottoprefetto.
+
+Il dottore, rivolgendosi alla bella malata:
+
+--Abbia la bontà di voltarmi le spalle: così.... e ora faccia il
+favore di togliersi la veste da camera.
+
+--Davvero?--chiede la signora, arrossendo.
+
+--È necessario.
+
+La signora eseguisce.
+
+Il dottore scansa un pochino la camicia, applica l'orecchio su quel
+dorso bianco e ben modellato, ascolta qualche minuto, poi si alza e
+dice:
+
+--Non è nulla d'inquietante: ma ora, per maggior precauzione,
+ascolteremo per davanti; si rimetta pure supina e respiri
+naturalmente, ma con un po' di forza.
+
+E il dottore, scostando un pochino i merletti della camicia di
+batista, applica l'orecchio sul seno abbondante della moglie del
+sottoprefetto.
+
+Ma, questa volta, il dottore ascolta sì a lungo, che la signora con
+gli occhi ammicca a suo marito, come per dirgli:
+
+--Ma che cosa fa? mi pare che si fermi un po' più del necessario.
+
+Il sottoprefetto fa un passo innanzi, ma il medico prosegue a restare
+immobile, con la testa appoggiata sul seno della bella ammalata.
+
+Il sottoprefetto abbassa il naso e osserva....
+
+Il dottore s'era addormentato.
+
+ * * * * *
+
+Le sue distrazioni gli procurarono anche altre noie, fuori della
+professione, come la rottura della sua amicizia con l'assessore
+anziano del comune.
+
+Nel calore d'una discussione di caffè, Claudio dice al suo vecchio
+amico:
+
+--Sei uno stupido!
+
+L'assessore se ne offende: gli amici si mettono in mezzo e danno torto
+a Claudio, che ne pare stupefatto.
+
+--Ma, infine, che cosa gli ho detto d'offensivo?
+
+--Sfido? gli hai dato dello _stupido_.
+
+--Dello _stupido_? oh, diavolo; perdona tanto;--grida correndogli
+incontro e porgendogli la mano;--te ne chiedo mille e mille scuse;
+l'ho detto senza badarci; e poi.... credevo che tu lo sapessi.
+
+ * * * * *
+
+È lui, che incontrando una signora di sua conoscenza, vestita a lutto
+per la morte del marito, le chiede, con accento di viva compassione:
+
+--Vedova?
+
+--Sì! il povero Tommaso è morto.
+
+E Claudio, con voce malinconica:
+
+--E non aveva che quello, di maschi?
+
+
+
+
+Martino Cianchetti.
+
+
+Pochi artisti comici hanno avuto più miseria del povero Martino
+Cianchetti che, dopo avere tante volte indossato un'assisa di
+maresciallo, un manto reale, oggi è ridotto a fare il conduttore sopra
+una linea di tranvai.
+
+L'ho conosciuto nei suoi momenti di gloria, quando possedeva perfino
+un paio di stivaloni alla scudiera, quando fumava cinque _virginia_ al
+giorno, quando non pagava ma prendeva, ogni sera, un _punch_ nel primo
+caffè del circondario.
+
+La disdetta lo aveva perseguitato fin dalla serata in cui, trepidante
+di emozione, aveva esordito sulle scene d'una arena plebea di Rifredi,
+nella parte d'un paggio che doveva pronunciare nient'altro che questi
+due monosillabi:
+
+--Il re.
+
+Aveva provato tutta una settimana; inoltre, passeggiava spesso per vie
+solitarie, dicendo a voce alta, per trovare l'intonazione giusta:
+
+--Il re! il re! il re!
+
+Una sera, così gridando, dalla via deserta, sbucò, senza pensarci,
+sulla piazza del mercato, e quel suo grido bastò per metterlo alla
+testa d'una pubblica dimostrazione, che fu sciolta da un delegato di
+pubblica sicurezza davanti al portone del sottoprefetto.
+
+Viene la serata fatale del _debutto_.
+
+Martino, nel suo abito di paggio, si fa pallido e rosso, di cinque in
+cinque minuti; il cuore gli batte; il momento s'avvicina....
+
+Il direttore della compagnia gli dà uno spintone; lui esce dalle
+quinte traballando, corre fino alla ribalta e grida con voce
+acutissima:
+
+--Il re!
+
+Una voce di loggione:
+
+--E io tre assi!
+
+ * * * * *
+
+La seconda parte affidata a Martino fu di una importanza che quasi lo
+sgomentò, poichè si trattava di dodici parole di seguito.
+
+Studiò come un martire, ma la lingua doveva infamemente tradirlo.
+
+Alla metà del terz'atto, egli entra in scena e il primo attore, come
+vuole la parte, gli domanda:
+
+--Hai visto Roberto?
+
+--Sì: appunto in questo momento: stava seduto sulla _pipa_, fumando la
+_porta_.
+
+ * * * * *
+
+Poi, ebbe a sostenere una particina di secondo amoroso, un tipo
+cordialmente antipatico, che doveva assediare la prima donna con
+galanterie stupide e importune.
+
+A un certo punto, Martino, sotto le spoglie del suo personaggio, dice
+con passione:
+
+--Dite una parola, una sola parola, o io morrò di dolore!
+
+--Signore!--risponde la prima donna,--io sono stanca del vostro
+contegno.
+
+--Anch'io! anch'io!--gridano gli spettatori dalla platea e Martino è
+costretto a ritirarsi, senza poter esaurire le sue battute.
+
+ * * * * *
+
+Si diede alle parti di generico; ma sempre particine di poca
+importanza e di pochissime parole: eppure, quelle poche parole erano
+sufficienti a fargli dire cinque o sei bestialità. Una sera, faceva
+una parte di giudice istruttore, in un dramma giudiziario a forti
+tinte e nel momento più spettacoloso dell'azione, si rivolge
+all'eroina, per chiederle quanti anni aveva quando rimase orfana, e
+invece domanda:
+
+--Dite, Silvia: che età avevate, quando vostra madre si _maritò_?
+
+L'attrice resta interdetta.
+
+Martino s'accorge della papera, e cerca di correggere.
+
+--Scusate,--dice,--non mi sono espresso bene. Vorrei sapere quant'anni
+avevate, alla _nascita_ di vostra madre.
+
+_Silvia_, più trasognata che mai, balbetta:
+
+--Eccellenza! ero tanto piccina che non me ne ricordo più.
+
+ * * * * *
+
+Nello scambio delle parole, poveraccio, era terribile. Non c'era
+spettacolo in cui non facesse due o tre sbagli di questo genere:
+
+--Sciagurato! il _beleno vevesti_?
+
+--Signor conte: il _tranzo_ è in _pavola_.
+
+--Allora, io lo afferro per un braccio e gli dico: traditore? se ti
+sfugge un _morto_, sei _motto_!
+
+Ma il più famoso e stato questo:
+
+In un dramma a base di suicidio, Martino faceva la parte di un "servo
+devoto".
+
+Al quart'atto, il primo attore giovane usciva dalla scena, annunciando
+che andava a suicidarsi nella camera vicina. Il servo fedele gli
+correva appresso, per deviare il colpo e poi tornava in scena a
+rassicurare la madre con queste parole:
+
+--Calmatevi: è salvo!
+
+Così, infatti, procede l'azione.
+
+Il primo attor giovine rientra fra le quinte, con gesti disperati.
+
+La madre e la fidanzata restano sulla scena, in preda a contorcimenti
+strazianti.
+
+S'ode uno sparo.
+
+--Ah!--grida la madre--Arturo s'è ucciso!
+
+E cade in ginocchio.
+
+Martino si presenta sulla porta e grida con gioia:
+
+--_Salmatevi_.... egli è _calvo_!
+
+ * * * * *
+
+Costretto a lasciare le scene, prima di darsi alla professione di
+conduttore sul _tranvai_, Martino tentò di diventare autore comico e
+compose una farsetta, che volle, a tutti i costi, leggere al brillante
+d'una compagnia primaria.
+
+Il brillante fece di tutto per evitare questa rottura di scatole: ma
+un giorno in cui, per la centesima volta, Martino gli rimetteva il suo
+manoscritto alla gola, decise di farla finita e gli disse:
+
+--Sia pure: leggetela. Ma v'avverto che, secondo me, la lettura d'una
+farsa non deve durare più di quel che duri un sigaro. Perciò, accendo
+questo sigaro e, se avrete finito di leggere quando lo butto via,
+accetto la farsa, se no....
+
+Il brillante fuma e Martino legge rapidamente; ma tale è la rapidità
+della lettura e tanta la confusione, che tartaglia sempre in modo
+incredibile. A misura che il sigaro si consuma, egli aumenta la
+velocità e tartaglia più che mai.
+
+Il brillante aspira l'ultima boccata di fumo e Martino finisce
+l'ultima scena. Poi con un certo fare di aspettazione e di trionfo,
+domanda:
+
+--Ebbene: che ne dice?
+
+--Sì!--risponde il brillante;--c'è una buona trovata: quel padre,
+quella madre, quella figlia, quell'amoroso, quella cameriera che
+tartagliano tutti è un'idea abbastanza originale e mi piace.
+
+--Ma scusi, non son mica i personaggi che tartagliano.... sono io.
+
+--Ma allora, caro mio, non vale più niente!
+
+
+
+
+Gioco e iettatura.
+
+
+Tra le classi sociali che credono fermamente nella iettatura, dopo gli
+artisti di canto, vien certamente quella dei giocatori.
+
+Il giocatore, il vero giocatore, il giocatore di buona razza non può
+ammettere mai d'avere perduto per le combinazioni del gioco o per
+l'abilità dell'avversario; no, egli ha perduto unicamente per
+influenza d'una cosa o d'una persona che ha proiettato su lui tutto il
+fluido nefasto della iettatura.
+
+Tra i molti e bei tipi di giocatori che conosco, uno dei più singolari
+è il commendatore Leopoldo Bonicelli, bolognese, capo-sezione ai
+ministero della guerra. Tutte le sere, dalle nove alle due dopo la
+mezzanotte, egli va a giocare in casa del generale Gandolfi,
+appassionato cultore anche lui del picchetto e dell'_écarté_. Quando
+finisce il gioco in casa Gandolfi, il commendatore Bonicelli, non
+ancora sazio, va a passare il resto della nottata al _Club
+nazionale_, con giocatori incorreggibili della sua specie e vi resta,
+certe volte, fino alle cinque del mattino.
+
+L'iettatore è lo spavento segreto e continuo del commendator Bonicelli
+e i suoi amici, per farlo stranire, si divertono a mettergli intorno
+tutti quei tipi che gli sono antipatici e ch'egli ritiene capaci di
+iettatura. Quando fa un colpo cattivo o perde una partita, bestemmia
+tra i denti, dà un'occhiata torbida all'ingiro, dietro di sè, e appena
+vista una faccia nuova che a lui pare satura d'iettatura, esclama con
+sorriso pieno d'amara ironia:
+
+--Sfido!
+
+Poi, con affettazione di cortesia, ma con accento acre, si rivolge
+all'incognito:
+
+--Perdoni: ha proprio bisogno di sedere vicino a me, lei? ma che le ho
+fatto? non potrebbe andare a sedere dall'altra parte?
+
+ * * * * *
+
+Una notte, in casa Gandolfi, una disdetta inesorabile perseguitava il
+commendator Bonicelli che, malgrado la modestissima posta d'una
+liretta, già perdeva un cencinquanta lire all'_écarté_.
+
+Era furioso e non sapeva su chi rovesciare la sua bile, tanto più che
+nessuno dei supposti iettatori si era messo dalla sua parte e
+stavano, invece, tutt'intorno alla sedia del generale.
+
+Leopoldo sbuffava, borbottando:
+
+--Devo averla addosso io, la iettatura!
+
+A un tratto, sente qualche cosa che gli rotola sui piedi. Guarda e
+vede il figlio del generale, un bel ragazzino ricciuto, di nove anni,
+il quale si baloccava con un cagnolino maltese sopra il tappeto.
+
+L'idea che quel ragazzino porti la iettatura attraversa subito il
+cervello del commendatore, il quale comincia a dire, con rabbia
+repressa:
+
+--Che bel bambinone! guarda come si diverte! ah, mi fa tanto piacere,
+quando i ragazzini si spassano così! bravo, bravo!...
+
+E rivolgendosi al generale:
+
+--Perchè non lo fai mettere a letto?
+
+--A momenti, a momenti!
+
+Il commendatore ricomincia una partita col generale e la perde
+_tripla_. Allora guarda con occhio di terrore il ragazzo ricciuto,
+borbottando:
+
+--Perdinci! figuriamoci quando sarà grande!
+
+E poi risolutamente al generale:
+
+--O tu mandi a letto tuo figlio, o io smetto di giuocare!
+
+Il generale, che conosce il debole del commendatore, fa una risata, dà
+un bacio al figlio e lo manda a letto, mentre il Bonicelli dice:
+
+--Bravo, bel ragazzino! va a letto, va a letto e.... mi raccomando....
+piglia subito sonno. Buona notte!
+
+Il ragazzino scompare; il commendatore rimescola le carte e comincia
+una nuova partita, esclamando:
+
+--Mancomale!
+
+Ma ecco che, questa volta, riperde ancora una partita e doppia.
+
+--Fammi il piacere!--grida al generale--manda a vedere se tuo figlio
+dorme, se no è inutile!
+
+Il generale, per compiacenza, manda la cameriera per informazioni....
+
+Il figlio è già in un sonno profondo.
+
+Il commendatore questa volta, pienamente rassicurato, ricomincia la
+partita e.... la perde tripla come il solito. Allora, butta le carte
+sul tappeto, gridando:
+
+--È inutile! finchè quel macacco sarà in casa!...
+
+ * * * * *
+
+Una notte, il commendatore perdeva più di trecento lire e vi lascio
+figurare lo stato de' suoi nervi. Volendo rifarsi, comincia a giocare
+di grosso e, in pochi minuti, perde altre duecento lire. A questo
+colpo, si alza e va attorno per il salotto, cercando qualche cosa che
+non trova.
+
+--Che cerchi? Che vuoi?
+
+--Un paio di forbici.
+
+Un servitore gli porta un paio di cesoie: lui, allora, piglia una
+sedia, l'accosta alla parete, sale sopra la sedia e si mette.... a
+tagliare il naso d'una regina Ester dipinta a olio, grandezza
+naturale, dicendo furiosamente:
+
+--Sono due ore che questo vigliacco d'un naso mi porta sfortuna!
+
+ * * * * *
+
+Nei due mesi di luglio e agosto, il commendatore per solito è ai bagni
+di Civitavecchia e la sua manìa di giocare è talmente forte e
+invincibile, che si rassegna a giocare col primo che gli capita; così
+che certe volte gli succede di aver che fare, senza saperlo, con
+qualche figurotto, con qualche cavalier d'industria.
+
+Un anno fa, egli aveva incontrato un intrepido giocatore d'_écarté_,
+che nessuno sapeva chi fosse, nè donde venisse; a ogni modo, il
+commendatore giocò, perdette e gli parve di accorgersi che il gioco
+del suo compagno non fosse così limpido, così leale, come avrebbe
+dovuto essere. Nondimeno, piuttosto che non giocare, si rassegnò a un
+compagno simile, ma sottoponendolo a un'incessante vigilanza.
+
+A un certo punto d'una partita, il commendatore osservò bruscamente
+al compagno che segnava _quattro_, mentre non ne aveva che _tre_.
+
+--Ah! è vero;--rispose tranquillamente il giocatore
+sospetto;--m'ingannavo.
+
+--Domando scusa: non è voi, che ingannavate!...
+
+ * * * * *
+
+Il Bonicelli, che aspira al grado di capitano nella territoriale,
+viene esaminato dal colonnello. Ma la sua mente è fissa all'_écarté_.
+
+Il colonnello gli sottopone questo quesito:
+
+--La vostra compagnia è a _pied'arm_ sulla piazza del Quirinale. Esce
+il re. E voi?
+
+Lui, franco:
+
+--Il re?... segno un punto.
+
+
+
+
+Questi omacci.
+
+
+Saloncino della marchesa di T****--luce discreta--caffè, biscotti,
+maldicenza, thè, bastoncini, di cioccolatte, _marrons glacés_--membri
+più autorevoli del _petit comité_: il commendatore (il quale è anche
+consigliere d'appello), la contessa Y**** (due bellissimi occhi,
+e--dicono le male lingue--uno per amante), l'abate (stile reggenza,
+con tendenze spiccate al nottambulismo), il cavaliere (addetto
+all'ambasciata e anche alla padrona di casa), altri personaggi
+interessanti, compresa la tappezzeria.
+
+L'argomento è il divorzio chiesto dalla contessa H****.
+
+LA MARCHESA.--Sono bigotta io? No: religiosa, ah! questo sì, perchè un
+po' di religione tutti ce l'hanno; ma bigotta, no. Eppure il vostro
+divorzio non mi va. Ma figuratevi un po' che razza di pasticci! che ne
+dite, abate mio?
+
+L'ABATE.--Perdoni, signora marchesa; m'intendo così poco di queste
+cose....
+
+LA MARCHESA.--Ma i canoni ecclesiastici?
+
+L'ABATE.--Sacri, rispettabili, ma.... tanto noiosi!
+
+LA MARCHESA.--Io ripeto che se piglia piede questa faccenda del
+divorzio, nasceranno troppi pasticci.
+
+IL COMMENDATORE.--Già ce n'è tanti! io conosco la pratica per dovere
+d'ufficio; si figuri, marchesa, che 700 domande di separazione vennero
+presentate da coniugi che erano uniti solamente da un anno, anzi
+neppure.
+
+LA MARCHESA.--Che cosa sono poi 700 domande?
+
+IL COMMENDATORE.--Aspetti, marchesa, c'è dell'altro ancora; altre 1000
+domande furono presentate dai soli mariti.
+
+LA CONTESSINA.--Birboni!
+
+IL COMMENDATORE.--Non tanto; altre 3500 domande furono presentate da
+entrambi i coniugi.
+
+IL CAVALIERE.--Ma le cause?
+
+IL COMMENDATORE.--2000 per abbandono, o adulterio, che spesso è
+tutt'uno. Il resto per sevizie, per incompatibilità di carattere. Su
+1200 casi, la domanda di separazione fu accolta con queste
+proporzioni: 800 per colpa del marito, 300 per colpa della moglie, 100
+per colpa di tutti e due.
+
+LA CONTESSINA.--Lo dicevo io guardate questi omacci.... ottocento
+ottocento!
+
+IL COMMENDATORE.--Per carità, contessina bella! non facciamo quistione
+di sessi. Se un marito tradisce la moglie, la tradisce sempre.... con
+un'altra donna. È naturale! Vede dunque che le partite sono
+pareggiate. L'equilibrio è perfetto, gli uomini non tradirebbero, se
+le donne non li aiutassero a tradire.
+
+LA MARCHESA.--Le vostre cifre non mi persuadono ancora. Già me lo
+figuro! si tratterà di giovanotti oziosi, scapati, farfallini, stufi
+della moglie, perchè vogliosi d'altri piaceri.
+
+IL COMMENDATORE.--E anche viceversa.
+
+LA MARCHESA.--Ammettiamo pure il _viceversa_. Ma io sostengo che,
+nella più gran parte dei casi, l'aver denari molti da sciupare,
+l'abitudine a una vita galante, di facili amori, l'ozio che produce la
+noia, sono le cause principali di queste separazioni. Guardate,
+invece, quali radici profonde abbia il sentimento della famiglia nella
+gente che vive di lavoro.
+
+IL COMMENDATORE.--Domando scusa: le cifre dimostrano tutto il
+contrario: su 9000 domande di separazione, 4000 soltanto sono di
+possidenti, moltissimi dei quali piccoli possidenti; per le altre 5000
+si tratta di gente che non possiede nulla, nulla affatto. Senza
+contare poi che, in questa categoria, molto spesso la domanda di
+separazione è sostituita da una coltellata, oppure gli sposi vivono
+separati soltanto dalla lunghezza d'un bastone.
+
+LA CONTESSINA.--Con tutto questo, caro commendatore, sono sempre
+convinta che gli uomini.... Non mi parli degli uomini!... se ne
+sentono di quelle! C'è ora il caso della baronessa di N**** e una
+separazione, questa volta, è necessaria.
+
+L'ABATE.--Ah! è vero: ho sentito raccontare la faccenda. Oh! è un caso
+molto curioso.
+
+IL COMMENDATORE.--La baronessa di N****? quella bionda?... alta?...
+che va sempre vestita di nero?
+
+LA CONTESSINA.--Appunto: poveretta! è una grande amica mia: è tanto
+cara!
+
+LA MARCHESA.--Eppure, passa per noiosa.
+
+LA CONTESSINA.--Un pochino lo è.... anzi lo è molto. Ma, Dio buono,
+non è una ragione!
+
+IL CAVALIERE.--Ne ho sentito parlare anch'io, ma confusamente.
+
+L'ABATE.--È un soggetto da farsa.
+
+LA CONTESSINA.--Ma intanto lei ci piange, poverina.
+
+LA MARCHESA.--Sentiamo: che cosa è successo?
+
+L'ABATE E LA CONTESSINA.--Dovete sapere che il barone....
+
+L'ABATE.--_Pardon_, narri lei, contessina.
+
+LA CONTESSINA.--Si figuri! lei piuttosto. Conoscerà le cose con più
+precisione di me.
+
+L'ABATE.--Dica lei, dica lei, parla tanto bene.
+
+LA CONTESSINA.--Ma via, andiamo!
+
+L'ABATE.--Ubbidisco. Il barone dunque non è mai stato un modello di
+fedeltà. Eppure si circondava di mille precauzioni. La baronessa era
+felice perchè non sapeva niente. In questi casi l'apparenza fa lo
+stesso effetto della realtà. Fra le principali precauzioni del barone
+c'era questa: egli pregava le donnine da lui corteggiate di non
+scrivergli mai, se non in caso d'assoluta necessità, in ogni modo di
+firmare sempre con un nome maschile. L'altra sera un fattorino porta
+una lettera al palazzo. Il barone era fuori, la lettera casca in mano
+alla baronessa. La busta la insospettisce. Capite? Le solite zampine
+di mosca. Questo non può essere che un carattere di donna, dice tra
+sè.... Lacera la busta e apre la lettera. Ecco che cosa legge:
+
+ _--Caro amico--Iersera non siete venuto! mostro! dalla
+ rabbia ho rotto gli orecchini che mi avevi regalato. Pensa a
+ provvedermene d'un altro paio. E pensa pure che c'è da
+ pagare il conto del modisto. Se non vieni, guai. Il tuo
+ affezionatissimo amico...._
+
+ _Margherito._
+
+
+
+
+Ama il prossimo tuo.
+
+
+Piazza dell'Indipendenza, nel comune di Pignattelli-a-mare, con
+sottoprefettura e liceo.--A destra: il _Caffè nazionale_, con quattro
+tavolini fuori, sei dentro; bicchieri d'acqua fresca; cameriere col
+cimurro.--A sinistra: la _Farmacia Nottolini_, centro attivo delle
+migliori intelligenze della comunità. Segue la tabella:
+
+SAVERIO NOTTOLINI: farmacista, nano misterioso, calvo, panciuto,
+sempre nascosto dietro gli occhiali, sempre avvolto in una specie di
+toga nera, il cui tessuto è fortemente saturo di tutte le droghe di
+farmacia, con deposito speciale di pomate e d'unguenti sopra la manica
+sinistra.
+
+TOMASO PITTAFORMI: laureato in medicina, chirurgia, _briscola_ e
+_scopa_, calzoni gialli, soprabito nero, coscienza analoga, cravatta
+azzurra, occhiali verdognoli, naso violaceo; gesto vibrato, secco;
+parola umida, per ortografia di sputi, a getto circolare e continuo.
+
+GREGORIO SALISCENDI: forma sferoidale, mani pelose, bocca postale,
+vestito anteriore all'alba del risorgimento nazionale, camicia
+ebdomadaria, cappello a cencio, sorriso perpetuo con leggera tinta
+d'ironia e di tabacco: tutt'insieme un grosso proprietario di calli
+barometrici e di latifondi seminativi liberi d'ipoteca.
+
+OTTAVIO MENANDREI: giovane giureconsulto, giovane giocatore di
+_carolina_, giovane giornalista, giovane candidato a qualche cosa,
+giovane conquistatore, giovane debitore, giovane di nessuna speranza,
+di poca fede, di molta vanità.
+
+TEOBALDO BAGHER DEI NOBILI LEONNIS: capitano in ritiro, perpetuamente
+afflitto da discordie intestine, complicate da ipocondria e da gotta
+ereditaria; del resto, vasta erudizione, concentrata in una pipa
+puzzolente e nera, cui sono annesse tradizioni fantastiche d'imprese
+immaginarie.
+
+NOTTOLINI sta dietro il banco, manipolando abilmente un purgante
+destinato all'assessore anziano del comune.
+
+MENANDREI fa, sull'uscio, il colosso di Rodi, con le mani sui fianchi
+e la ciambella infissa nell'occhio destro.
+
+PITTAFORMI, rannicchiato in un cantone, sopra un vecchio seggiolone di
+cuoio, s'incretinisce sulla terza pagina dell'_Avvenire di
+Pignattelli_.
+
+SALISCENDI si dondola sopra uno sgabellotto, asciugandosi il sudore e
+pronunciando monosillabi privi di senso comune. TEOBALDO BAGHER DEI
+NOBILI LEONNIS giocherella col bastone, ponendo a repentaglio un
+infame Ippocrate di gesso, che forma l'orgoglio della dinastia
+Nottolini.
+
+MENANDREI.--Ah! eccola qui: sempre alla stessa ora (_guardando
+l'orologio_) come? le undici e sei minuti? il mio orologio va male;
+devono essere le undici: ella esce sempre all'ora precisa, oh! questa
+regolarità è indizio di una vita molto irregolare.
+
+TEOBALDO BAGHER (_avvicinandosi all'avvocato_).--Che cos'hai visto?
+
+MENANDREI.--La moglie del comandante dei pompieri. Bel pezzo di
+donnina! tutt'i giorni.... tutt'i giorni alle undici precise esce di
+casa. Gatta ci cova.
+
+BAGHER.--Mi pare impossibile! Sono ancora nella luna di miele.
+
+MENANDREI.--L'ultimo quarto, mio caro, una luna con due corna. Io non
+so nulla, veh! per conto mio, è la più onesta donna del mondo, ma
+perchè questa uscita solitaria a ora fissa?
+
+NOTTOLINI (_agitando il purgante_).--Glielo ha ordinato il medico:
+esercizio ginnastico.
+
+SALISCENDI.--Ha fatto senso anche a me; benchè io non m'impicci per
+niente nei fatti degli altri. Mia moglie, ch'è amica sua, un giorno le
+ha detto: _Come va?_ e lei: _ah! quanto sono felice, ci vogliamo tutti
+e due un bene dell'anima_. Dice mia moglie: _pure te ne vai spesso a
+passeggio senza di lui_. E lei: _Povero Nenuccio mio! ha tanto da
+fare.... e poi lo voglio abituare a vedermi escir sola.... non si sa
+mai_. Capite? lo vuole abituare.
+
+MENANDREI.--Ho paura che lo abbia già abituato; me ne voglio
+sincerare.... Aspettate: io sono destro, peggio di un poliziotto;
+adesso le tengo dietro, e poi verrò a informarvi di tutto quanto.
+Vogliamo ridere assai.
+
+(_Menandrei esce a passi lenti, e fermandosi un poco davanti a tutte
+le botteghe._)
+
+SALISCENDI.--Che mariuolo quest'avvocato: che naso fino! ha una gran
+bella intelligenza, quel ragazzo.
+
+BAGHER (_succiando il pomo del bastone_).--Bellissima, splendida
+intelligenza.
+
+NOTTOLINI (_agitando il purgante_).--È una delle prime intelligenze
+del paese.
+
+PITTAFORMI (_solfeggiando uno sbadiglio_).--Se fosse un pochino più
+serio, se ne potrebbe fare un deputato. A lui, del resto, converrebbe:
+tanto qui non trova a far niente. È vero che, come avvocato, è un po'
+somaro.
+
+BAGHER (_succiando il pomo_).--Oh! molto somaro.
+
+SALISCENDI.--Pieno di debiti.
+
+NOTTOLINI.--Indebitatissimo. Ha chiodi da per tutto. Anzi, per questo
+lato, la sua condotta è alquanto sporca.
+
+PITTAFORMI.--Del resto, non fa che seguire le pedate del padre.
+
+SALISCENDI.--Che ha schivato la prigione per miracolo.
+
+BAGHER.--State zitti, chè ritorna. (_a Menandrei, che rientra_)
+Ebbene?
+
+MENANDREI.--Ella è entrata al numero 46 di via delle Cornacchie, la
+casa con due uscite; ci vorrebbe adesso un altro che facesse la
+guardia dal vicolo del Pozzetto.
+
+BAGHER.--Vengo io: lascia fare a me. (_Escono tutti e due._)
+
+NOTTOLINI (_facendo un pacco di pastiglie anticatarrali_).--Stanno
+freschi! ci vuol altro, per dar la caccia alle donne.
+
+SALISCENDI.--Lasciate fare al capitano: egli se n'intende assai.
+
+PITTAFORMI.--Sicuro! un bel furbo, lui! avrebbe fatto meglio a
+sorvegliare sua moglie: tante gliene ha messe che non si contano più.
+
+NOTTOLINI (_ballottando nella polvere di licopodio le pillole
+anti-biliose_).--Mi ricordo ancora, io, quando ella faceva all'amore
+con l'impiegato postale.
+
+SALISCENDI.--Ditelo a me! e le passeggiate romantiche col giovane del
+barbiere?
+
+PITTAFORMI.--E il pittore tedesco?
+
+SALISCENDI.--E il commesso di Comparetti?
+
+NOTTOLINI.--Povero Bagher! mi fa compassione: un uomo così prode, così
+leale, così nobile!
+
+SALISCENDI.--Ah, sì, un bravo soldato che ha versato il sangue per il
+suo paese.
+
+PITTAFORMI.--Non esageriamo: egli non ha versato nulla.
+
+SALISCENDI.--Ma le battaglie che ci racconta?
+
+NOTTOLINI.--Non le ha mai viste, questo lo so io positivo, perchè in
+quell'epoca mio cugino era al campo. Il Bagher è sempre stato
+all'Intendenza, dietro i carri dei foraggi.
+
+SALISCENDI.--Ma.... insomma, o dietro o davanti, è un nobile, un
+gentiluomo.
+
+PITTAFORMI.--Ma che nobile d'Egitto! Io ho conosciuto tutta la sua
+famiglia. È inutile che sulle carte di visita metta tanto di Nobile
+Leonnis! Suo padre, Bartolomeo Leoni e non Leonnis--ditelo a
+me--faceva il calzolaio, a piazza de' Santi Nazaro e Celso; poi s'è
+messo a fare il barocciaio e non si sa bene il come il quando, è
+riuscito a fare un po' di quattrini. Era (vi posso dire anche la data
+precisa) era nel 31.... 32.... 33, quando, insomma, ogni tanto s'udiva
+parlare di persone svaligiate, sulla via maestra.
+
+SALISCENDI (_guardando l'orologio_).--To'! le undici e mezzo, e ancora
+non sono tornati.
+
+PITTAFORMI.--Le undici e mezzo? Accidempoli, lasciami andare, che c'è
+un banchiere che m'aspetta per morire. (_Prende il cappello e infila
+l'uscio._)
+
+NOTTOLINI (_passando al filtro una tintura madre, con profumi d'assa
+fetida_).--Un banchiere? chiamano proprio lui, i banchieri! a
+sentirlo, pare che tasti il polso a tutta l'aristocrazia; ma io ci
+vedo bene; qui, con ricette sue non vengono che straccioni cui non
+riesco a cavare dieci soldi neanche se li ammazzo.
+
+SALISCENDI.--Pure è uno dei primi medici.... ha studiato assai.
+
+NOTTOLINI.--Ha studiato, sì, ma non capisce niente. Mi spedisce certe
+ricette che fanno pietà. Sono obbligato a correggerle io, capite, se
+no, passerebbe per il primo somaro dell'universo.
+
+SALISCENDI.--Quanto a questo avete ragione. A rivederci, Nottolini
+mio: vado a vedere i listini.
+
+NOTTOLINI.--Buoni affari.
+
+SALISCENDI.--Eh! brutti tempi, per i galantuomini.
+
+(_Esce sospirando_).
+
+NOTTOLINI (_allineando, metodicamente, dodici cartine
+d'ipecacuana_).--Quand'è così, non possono essere brutti per lui: uno
+strozzino, e che strozzino! Quanti ne ha rovinati! Eppure, la sua
+famiglia, poveraccia, muore di fame. Ah! se Dio misericordioso lo
+facesse curare da quell'asino di Pittaformi!
+
+
+
+
+L'uccello del malaugurio.
+
+
+Mauro Mortori, degno del suo nome, è ipocondriaco e vede tutto in nero
+cupo. Anzichè nella camera da letto, egli dormirebbe più volentieri in
+una camera ardente. Il suo discorso è lugubre, i suoi gesti sono
+sepolcrali, la sua barba è funerea, il suo temperamento è cadaverico.
+Per via, se incontra un amico, gli domanda:
+
+--Che hai? ti senti qualche cosa?
+
+--Niente: sto benone.
+
+--Eppure, mi sembri smagrito assai.... e poi, sei giallo, giallo....
+si direbbe che stai per aver l'itterizia.
+
+--Ma va un po' all'inferno te e l'itterizia!
+
+--Dà retta a me: un buon purgante.... due oncie di sale inglese....
+
+ * * * * *
+
+In questi tempi di casi sospetti, Mauro è nel suo elemento.
+
+--Credete a me,--dice,--muoiono come tante mosche.
+
+E fa un certo movimento con le dita adunche quasi avesse in pugno una
+manata di moribondi da spargere al vento.
+
+Appena entra nella trattoria, è uno sgomento generale di tutte le sue
+conoscenze: poichè egli fa il giro delle tavole, guarda i piatti, e
+poi esce a dire:
+
+--Come! lei, signor Paolo, osa mangiare dei cardi al burro? ma se ne
+guardi bene! iersera, un giovane, più robusto di lei, ha mangiato i
+cardi al burro e stamane gli davano l'olio santo.
+
+Oppure:
+
+--Dell'arigusta! scommetto cento lire che vi resta sullo stomaco.
+
+ * * * * *
+
+Se va in teatro, sparge tosto l'inquietudine tra i vicini, cominciando
+a manifestare gravi dubbi sulla solidità delle corde che reggono
+l'enorme lampadario e assicurando poi che un architetto ha visto dei
+larghi crepacci nel soffitto.
+
+--Ancora un po' che piova--soggiunge--e casca giù a pezzi e bocconi;
+se poi casca intero di schianto, com'è probabile, felicissima notte!
+
+A sipario alzato:
+
+--Ma guarda dove han messo quei candelabri! a momenti dàn fuoco alla
+quinta.... è tutta carta.... farebbe un lampo come un barile di
+polvere.
+
+E se ciò non basta, ha cura di chiedere ogni cinque minuti:
+
+--Scusate, signori: non vi sembra di sentire una gran puzza di gaz?
+
+ * * * * *
+
+Peggio poi se viaggia in ferrovia: non parla che di disastri, di
+scontri, di frane che hanno sepolto interi convogli; sì che i
+compagni, specie poi se donne, si sentono venir la pelle di cappone.
+Se si dà il caso ch'egli abbia a traversare la galleria dei Giovi, non
+si dimentica di dire, appena entrati nel _tunnel_:
+
+--Se la facciamo franca, possiamo portare un voto alla madonna.
+
+Quando il treno rallenta, avvicinandosi a una stazione, Mauro
+s'affaccia allo sportello, e poi dice ai compagni:
+
+--Dio ce la mandi buona!
+
+--Che c'è?--
+
+--Il treno va piano, perchè si sta per passare un ponte che minaccia
+rovina.--
+
+ * * * * *
+
+Ierlaltro, vede in galleria un amico d'infanzia, gli corre incontro e
+lo abbraccia, dicendogli:
+
+--Vivo! tu sei vivo!
+
+--Eh.... pare di sì.
+
+--Oh Dio! m'avevano detto ch'eri morto di pleurite. Dev'essere stato
+un equivoco.
+
+--Probabilmente.
+
+--Ah, non ti puoi figurare il dolore che ho provato; ho pianto tutta
+la notte.
+
+--Grazie, di tanta amicizia!
+
+--Oh di niente!... sarà per un'altra volta.--
+
+
+
+
+Un vizio di educazione.
+
+
+Ginesio, da che campa, è vittima della sua cortesia. Se fosse
+maleducato, a quest'ora saprebbe Dio sa che. Invece, la sua famiglia
+lo ha dotato d'un'educazione talmente squisita ch'egli è diventato un
+essere sventurato e insopportabile. I cinesi d'antico stampo, i quali
+fanno sette inchini, prima di dare il buongiorno, in confronto di lui,
+son peggio dei visigoti e dei vandali.
+
+Ancora mi ricordo dei tempi in cui Ginesio era mio compagno
+d'accademia, curvi entrambi sullo stesso banco e sudanti sopra i
+cinque ordini d'architettura del Vignola, tra le modanature e i
+triglifi, tra le volute e i moduli.
+
+Ogni tanto, Ginesio perdeva il proprio lapis e mi diceva con la sua
+vocina giulebbata:
+
+--Scusi.... perdoni.... mi farebbe l'immenso favore di prestarmi il
+suo signor lapis?
+
+E così a proposito di qualunque oggetto.
+
+--Mi scusi tanto.... prego!... Avrebbe l'insigne cortesia di
+prestarmi il suo riverito compasso?
+
+Io lo ricambiavo dolcemente, tutte le volte che avevo da riaccendere
+la sigaretta, dicendogli:
+
+--Dammi un po' la tua signora scatola di riveriti fiammiferi.--
+
+Nell'uscire salutava, non solo il professore, ma tutte le statue,
+tutti i bassorilievi, tutti i gruppi di gesso, da _Ettore e Patroclo_
+al _Gladiatore ferito_ e riserbava l'ultima scappellata per il
+portinaio.
+
+Un giorno era a dirittura superbo, raggiante. Finalmente era riescito
+ad abbonarsi a un teatro di prosa per un mese. Ma proprio la prima
+sera, gli si ammalò una zia e lui non osò uscir di casa. La seconda
+sera, finalmente, fu padrone di sè stesso! Andò al teatro,
+s'introdusse nel vestibolo, s'inchinò profondamente ai bollettinai,
+dicendo:
+
+--Abbiano la bontà di scusarmi.... iersera non ho potuto venire a
+questo bellissimo teatro, poichè la mia signora zia era malata.
+
+Un bollettinaio lo guardò serio serio e:
+
+--Va bene! passi pure: ma.... che sia l'ultima volta.--
+
+ * * * * *
+
+Ginesio ha subìto i quindici giorni della _territoriale_. Non ci fu
+verso nè maniera di fargli apprendere il saluto militare. Egli si
+ostinò a cavarsi il berretto, cosa contraria alla disciplina, e a
+inchinarsi fino a terra davanti a ogni qualsiasi superiore, dal
+caporale al colonnello.
+
+Una notte, di sentinella, vide avvicinarsi la ronda e in luogo di dare
+l'_alt chi va là_, si cavò il berretto e disse all'ufficiale:
+
+--Felicissima sera, signor tenente; buona passeggiata: si copra bene,
+perchè stanotte fa un frescolino....
+
+Il tenente lo mise agli arresti.
+
+ * * * * *
+
+Una domenica, alla passeggiata pubblica, Ginesio vide da lontano il
+colonnello che portava a spasso il suo cane. Tosto gli corse incontro,
+si tolse il berretto, e fece tre inchini:
+
+--Riverito, illustrissimo signor colonnello.
+
+--Che cosa fate?--gridò il colonnello, burbero, davanti a quel tipo a
+lui sconosciuto:--copritevi, subito.
+
+--Coprirmi davanti a lei? oh, non oserò mai! lei è troppo buono!
+
+--Copritevi, perdinci.
+
+--Per ubbidirla, non per altro. E.... come sta la sua signora moglie?
+sempre bene? e i suoi graziosi figli? Me li riverisca tanto e poi
+tanto.... Oh, quanto è carino il suo signor cane!
+
+Ebbene: Ginesio ancora non sa capire perchè il colonnello lo abbia
+messo cinque giorni a pane e acqua.
+
+
+
+
+I drammi della gelosia.
+
+
+Ieri, tutta Roma pareva immersa in un doloroso stupore, a cagione
+d'una tragedia che ha privato l'elegante società di uno tra i più
+brillanti giovanotti dell'aristocrazia.
+
+Per fortuna, la tragedia è successa ieri; se, Dio liberi, fosse
+accaduta, per colmo di iettatura, domani, la città avrebbe dovuto
+immergersi contemporaneamente nella gioia, per lo Statuto, e nel
+dolore.
+
+Non dirò i nomi veri, perchè il dramma è dei più comuni, ma i
+protagonisti sono parenti prossimi dell'almanacco di Gotha; anzi
+l'eroina, quand'era ancora ragazza, amoreggiò a lungo con un principe
+ereditario e forse l'avrebbe anche sposato, se all'ultim'ora non si
+fosse scoperto che egli era un commesso viaggiatore in articoli di
+guttaperca.
+
+Da un mese, i bottegai di via del Babuino, nei momenti d'ozio (c'è un
+negoziante di pietre dure la cui vita è tutta composta di momenti
+d'ozio) notarono che un giovanotto assai conosciuto, che io chiamerò
+il duchino di Zagarolo, passeggiava su e giù, per un tratto di
+marciapiede, nell'atteggiamento del pizzardone in servizio, levando
+ogni tanto sguardi teneri a una loggetta, su cui stava affacciata una
+creatura deliziosa, un profilo incantevole, una silfide, una
+personcina ideale, la contessa Tomacelli.
+
+La contessa sarebbe una donna perfetta, se fosse riescita a farsi
+estirpare il marito, conte Ignazio Tomacelli, uomo brutale che, non
+avendo più nulla da perdere, perde le notti al banco del faraone,
+giocando sempre sulla parola, per cui, di parola in parola, ha un
+debito che ascende a parecchi vocabolari.
+
+Giovedì alle quattro, nel tornare al palazzo, il conte Tomacelli vide
+il duchino di Zagarolo, che passeggiava sotto le finestre, tenendo una
+rosa in mano, nella posa classica d'una _Primavera_ di gesso.
+
+Il conte Tomacelli, il quale è un uomo che non ischerza, entrò in casa
+e disse alla contessa:
+
+--Vogliamo andare a far due passi?
+
+La contessa non capì che il marito voleva portarla a passeggiare
+sull'orlo dell'abisso e accettò, nella dolce speranza di vedersi, un
+po' più da vicino, col giovane duca di Zagarolo. Ella indossò in furia
+un'elegantissima veste di _foulard_ delle Indie, mentre il marito
+pareva indiano quanto il _foulard_; si mise in testa un cappellino di
+Parigi ch'era un amore, una galanteria; e uscì per via del Babuino, a
+braccetto del conte.
+
+L'imprudente duchino di Zagarolo li seguì a breve distanza, odorando
+la rosa e baciandola ogni tanto, con certe occhiate languidissime, che
+parevano dire:
+
+--Questa rosa è il più bel marciapiede della mia vita!
+
+Il marito, intanto, mormorava fra sè:
+
+--La rosa l'è un bel fiore, come la gioventù; passa, bastona e
+muore.... e non ritorna più!
+
+La coppia infelice, pedinata dal duchino, arrivò a piazza del Popolo e
+salì al Pincio. Arrivati dinanzi al busto di Venturoli (ah! finalmente
+ho saputo ch'egli è un.... un coso.... come si dice?) il conte, con
+perfido e soave accento, disse alla contessa:
+
+--Ti lascio un momento sola: vado a vedere l'orologio ad acqua.
+
+Ma l'acqua non era che un vile pretesto come l'orologio. Il conte si
+ritirò bensì dietro una siepe, ma in atto vigilante, con un occhio
+alla moglie, un occhio al duchino e un occhio nello spazio intermedio.
+
+Il tranello riescì perfettamente. Il duchino si gettò ai piedi della
+contessa dicendole:
+
+--Oh! darei la mia vita.... per avere la vostra!
+
+ * * * * *
+
+Al domani, il marchese A. B.... e il cavaliere G. D....,
+rappresentanti del conte Tomacelli, decisero un duello a oltranza,
+insieme con l'onorevole E. F.... e il principe russo G. H...., padrini
+del duchino di Zagarolo.
+
+Il combattimento doveva cessare soltanto quando i dottori, commendator
+I. K.... e cavaliere L. M.... avrebbero dichiarato impossibile
+continuare il combattimento.
+
+Il marito e l'amante si trovarono di fronte armati, sui prati
+dell'Acquacetosa.
+
+Un po' in distanza, sopra un rialzo di terreno, stavano i signori A.
+B. C. D. E. F. G. H. I. K. L. M.
+
+Al primo assalto, la testa del duchino fu divisa in due come una
+persica spaccarella: metà cadde sopra una spalla e metà sull'altra.
+
+I medici, dopo lunga e matura discussione, dichiararono che sarebbe
+pericoloso continuare il combattimento.
+
+ * * * * *
+
+Rientrato nel suo palazzo, il conte disse alla contessa:
+
+--Vi ho da dare una notizia che ignorate: il duchino di Zagarolo....
+ha perduto la testa per voi!
+
+La contessa, sorridendo:
+
+--È più d'un mese, che me n'ero accorta!
+
+
+
+
+Il mercato degli stracci.
+
+
+Questo mercato degli stracci, per quanto un po' degenerato, ancora è
+una delle scene più caratteristiche di Roma. Un tempo era il ghetto,
+quando ancora esisteva, che una volta la settimana, il mercoledì,
+rovesciava al sole, sulla piazza della Cancelleria, traendoli dai
+fondachi saturi di muffa e sudiciume, tutti i rifiuti, tutti gli
+avanzi, tutti i rimasugli della capitale cristiana. Un'alluvione
+strana di cenci e di miseria si spingeva fin contro il superbo palazzo
+del Bramante, ch'è la sintesi pura e maravigliosa del gusto estetico
+del Rinascimento: e da quei cumuli di straccerie, quasi impelagati
+danteschi, sporgevano il busto lercio, troppo intonato con la merce
+loro, i mercanti di tutte quelle sozzure pittoresche, con certi tipi
+astuti, insinuanti, con quelle impronte secolari della stirpe
+semitica, che ricordavano le acqueforti del Rembrandt.
+
+Allora il mercato degli stracci non era frequentato che da due
+categorie: i poveri diavoli e gli antiquari. Il povero diavolo andava
+a comprarsi una camicia che l'antico proprietario non aveva creduto
+degna neppur delle funzioni di strofinacciolo di cucina, oppure
+scampoletti per toppe: l'antiquario, con un coraggio non comune, si
+sprofondava in quei cumuli di pulci e ragnateli, per cavarne qualche
+bel velluto stratagliato del Quattrocento, qualche cortinaggio di
+broccatello trapunto in oro, qualche prezioso arazzo fiammingo. Poichè
+c'è stato, non son neppure trent'anni, tale periodo d'ignoranza, di
+vera barbarie, che, nelle case più signorili, un vecchio arazzo magari
+serviva di scendiletto, e un bel cuoio cordovano istoriato andava a
+foderare il tendone della loggetta.
+
+In un palazzo gentilizio, una cameriera coltivava le sue piantine di
+basilico dentro una gran coppa di Urbino che fu venduta, non è molto,
+per dodicimila lire.
+
+ * * * * *
+
+Allora, di buon mattino, era una processione di gentuccia che andava a
+depositare, sulla piazza della Cancelleria, tutti gli ingombri
+domestici: e tra un paiolo sfondato e un tegame incrinato, si dava il
+caso di veder arrivare un bel piatto di Gubbio a riflessi dorati, una
+brocca ispano-moresca dai sottili meandri purpurei, un codice miniato,
+un bronzo del Pollaiolo o anche un gruppetto di vecchia di Sassonia.
+
+Ora, non c'è più quella sincerità di stracciaroli incoscienti. La
+malizia ha prodotto la degenerazione. Alle baracche dei _ghettaroli_
+autentici si sono sostituite quelle dei _ghettaroli_ falsi. Il finto
+stracciarolo è invece un modesto, ma esperto trafficante d'antichità,
+che ha bottega all'Orso o al Babuino, e che, il mercoledì, sfodera
+nella baracca, tutti i meno pregevoli fondi di negozio e sopratutto le
+imitazioni, che nel gergo degli antiquagliari, si chiamano _musica_.
+
+--Che cos'è quest'elmo?
+
+--È musica.
+
+È detto tutto.
+
+ * * * * *
+
+La finzione è una trappola per il forastiero. L'indigeno conosce e
+tira via. In aprile e maggio, è largo e proficuo il concorso dei merli
+esotici, la più parte signore, inglesi e tedesche. A vederle, sono
+divertentissime. Girano e guardano con avidità, quasi in procinto di
+scovare una statua di Prassitele per dieci baiocchi. Appena
+s'accostano a una baracca, mettono subito la mano sopra le cose brutte
+o false. Hanno una passione speciale per quelle vecchie lampade a
+olio, che non facevan luce, ma che in compenso mandavano un delizioso
+puzzo di moccolaia. E son capaci di pagarle una somma, mentre è roba
+che non val neppure il prezzo del metallo. La forma del contratto è
+ingenua. La forastiera sta sulle sue, perchè l'hanno avvisata.
+
+--Non si confonda: offra sempre la metà.
+
+L'uomo della baracca conosce questo debole e domanda il triplo. Ecco,
+la signora ha preso il famoso lume a olio che, trent'anni fa,
+quand'era nuovo, era brutto come adesso, lo guarda sopra e sotto,
+quasi volesse scoprire la firma dell'autore, poi chiede
+invariabilmente:
+
+--Essere antico?
+
+--Si figuri! è una lampada cristiana.
+
+--Quanto costare?
+
+--Per lei, non lo posso dare a meno di trenta lire.
+
+La signora, con sorriso ironico, ma arrossendo della propria audacia:
+
+--Troppo caro! quindici lire.
+
+--Creda, mi costa di più alla fabbrica.
+
+La signora, malizia suprema, finge allontanarsi, ripetendo:
+
+--Quindici lire, niente più!
+
+Il mercante l'afferra per la veste:
+
+--Gliela do perchè è lei, e voglio fare la prima vendita della
+giornata, ma ci rimetto!
+
+La signora sborsa e va via contenta, più che se avesse comprato una
+coppa di Benvenuto Cellini.
+
+ * * * * *
+
+L'indigeno passa indifferente davanti a queste baracche e va invece a
+frugacchiare in quelle due o tre d'antico stampo, tra cui primeggia
+quella dell'ottimo Jandolo. È un vecchietto arzillo e bonario, che ha
+una botteguccia presso il Foro Traiano. È così piena degli oggetti più
+fantastici che, a entrare, c'è quasi pericolo di vita. Prendete un
+libraccio e vi casca addosso un'alabarda; staccate un quadro e
+v'arriva sulle spalle un busto di Caracalla.
+
+La bancarella di Jandolo rispecchia ancora le vecchie tradizioni: vi
+si trova di tutto: una miniatura accanto a un bottone d'osso nero, una
+lama di Toledo sopra una sega di pompiere, una pergamena alluminata
+presso un mazzo di tarocchi, un niello fiorentino e una posata di
+stagno, una gemma incisa e una pallina della tombola.
+
+I suoi prezzi sono cervellotici, ma se ne rimette al compratore,
+purchè sia un cliente. Gli si chiede il prezzo d'un oggetto, e lui è
+capace di rispondere:
+
+--Quanto mi date? fate voi.
+
+ * * * * *
+
+Poco più lontano, c'è una piazzetta riservata ai libri vecchi.
+Sopratutto è frequentata dai preti, essendovi abbondanza spaventosa
+d'opere teologiche. C'è pure gran concorso di studenti, ma non si
+tratta di _bouquinistes_. Ci vanno per economia, sopratutto alla
+ricerca di traduzioni bell'e fatte dal latino o dal greco, o anche di
+qualche cattivo romanzo. Poi si vedono due o tre librai grossi e dieci
+o dodici amatori, che cercano le edizioni rare, o sperano comprare il
+_Poliphilo_ d'Aldo Manuzio per quindici soldi.
+
+ * * * * *
+
+Qua e là, s'incontrano pure tipi singolari di stracciarole autentiche,
+le quali mettono in mostra certi capi di vestiario che vi consigliano,
+istintivamente, di rimanere a rispettosa distanza.
+
+Pure, con due o tre lire, c'è modo d'acquistare un abito di stoffe
+molto varie, ma che, col tempo, la polvere e la miseria, è diventato
+un _tout-de-même_. Villici e manuali guardano con cupidigia quei panni
+indefinibili e vale la pena di assistere alla scenetta, quando si
+decidono a provarne qualcuno. La donna li veste con rapidità, li
+sbalordisce, a furia di cicalecci, tira da una parte, alza il bavero,
+rimbocca le maniche, e quando un nano è seppellito nel palamidone d'un
+gigante, gli dice, senza batter ciglio:
+
+--È proprio fatto a tuo dosso: ti va come un guanto.
+
+I prezzi, poi, son fuori del credibile. Ho visto un muratore
+contrattare un bel paio di calzoni di fustagno, tutti pieni di
+frittelle e con una gran pezza dietro d'altro colore.
+
+--E quanti ne vuoi?
+
+--Son nuovi, sai! te li lascio per diciotto soldi!
+
+--Ma ti dò i miei in cambio.
+
+La donna, con l'occhiata del perito:
+
+--Allora.... diciassette!
+
+ * * * * *
+
+Un'ultima categoria è quella degli ambulanti che vanno attorno con uno
+o due oggetti e soffrono stoicamente le persecuzioni delle guardie
+municipali. Questi zingari non hanno specialità: ora portano orologi
+sconquassati, ora scarpe vecchie e cappelli acciaccati: certe volte
+hanno ferracci di mestiere, certe altre degli strumenti idroterapici:
+ora offrono un ombrello, ora un quadro. S'intende, che il quadro è
+sempre d'_autore_. Per molti anni l'autore preferito fu il Guido Reni.
+Si aggiungeva, anzi:
+
+--È un _pagadebiti_.
+
+Perchè nel popolo c'è la leggenda che il Guido avesse l'abitudine
+d'improvvisare un quadro al giorno, per pagare i suoi debiti.
+
+L'altro ieri vidi uno di questi ambulanti, che portava gravemente una
+sacra, ma orrenda imagine, su cui aveva appiccicato questo cartellino:
+
+ _Guercino da Cento._
+
+Un collega maligno:
+
+--Dà retta a me: quello è un Guercino.... da cinque!
+
+
+
+
+Fate la carità....
+
+
+L'accattonaggio a Roma non è una piaga sociale: e invece un'industria,
+esercitata con le forme più ingegnose, da quel tali mendicanti che,
+come si sa, sono i veri nemici dei poveri.
+
+Tale industria ha tradizioni secolari e sto per dire una consacrazione
+ufficiale. Gli organici dello Stato pontificio si potevano dividere in
+tre grandi categorie: gli ecclesiastici, gli impiegati, i poveri.
+
+Oggi, a un disgraziato che non sappia come campare, purchè goda di
+forti protezioni, si elargisce un posto di scrivano straordinario.
+Vale a dire, non poca fame e molto lavoro. Il Governo papale, invece,
+dava un impiego di povero: ossia, l'ozio e parecchi baiocchi. La
+minestra dei frati era un di più: era la gratificazione, che lo
+scrivano straordinario, poveraccio, non ha.
+
+Il Dupaty, sullo scorcio del secolo passato, constatò che a Roma vi
+erano quarantamila poveri, che stavano abbastanza bene, e molti dei
+quali erano anche ricchi.
+
+Mutati gli ordinamenti, la tradizione viene oggi mantenuta, coi
+mendicanti dirò così _ufficiali_, alla porta delle chiese. Se c'è una
+festa religiosa, un ottavario, una novena, un mortorio, un panegirico
+o le quarant'ore, i poveri autorizzati, sto per dire, con regie
+patenti, formano, con le sedie, una specie di viale di mendicità,
+davanti la porta maggiore del tempio. La folla dei fedeli passa
+attraverso questa doppia fila di vecchiaia piagnolosa, che ciangotta
+in vario metro i suoi lai, e i soldini piovono a destra e a sinistra.
+
+ * * * * *
+
+Vi sono anche i poveri fissi, che hanno la funzione speciale d'alzare
+il tendone greve del bussolotto e dare ai devoti in ritardo la
+notizia _si la messa è bbona_. Anche questi poveri, come gli altri,
+hanno delle belle somme alla Cassa di risparmio.
+
+Corre fama, che certune, tra queste vecchie mendicanti, diano alle
+signore, oltre quelle della messa, altre e più interessanti notizie.
+Certo è, come ho potuto vedere nelle carte segrete del famoso
+Pasqualoni, direttore generale di polizia, che i poveri erano anche
+preziosi ausiliari della squadra politica, per il tramite dei parroci.
+
+Dati simili precedenti, mi par naturale che nelle vie romane
+infierisca e prosperi l'accattonaggio: tanto più che gli indigeni vi
+sono abituati e che i noiosi mendicanti mirano di preferenza a
+sfruttare l'elemento forastiero, che ignora gli artifizi e si lascia
+più facilmente commuovere.
+
+Nel centro della città, presso i Bocconi, c'è un grosso forno di pane
+viennese e di pasticcerie, la cui clientela è in maggioranza
+alimentata dalle colonie esotiche. Or bene, sul cantone di questo
+fornaio s'è formata un'intera banda di piccoli straccioni, i quali
+hanno immaginato questo effetto scenico. Appena vedono una figura
+forastiera, specie se è una signora, le corrono attorno, gemendo:
+
+--Signora, ho fame: mi dia un soldino, che vado qui a comprarmi un
+pezzo di pane.
+
+La suggestione è così potente, che i soldi fioccano: e basta restare
+un momento in osservazione, per vedere i pretesi famelici che si
+giocano i soldarelli a _carachè_, a test'arme, o li spendono in
+ghiottonerie e sigari lunghi un palmo. Ne ho visto uno che passava il
+_virginia_ acceso al compagno, e correva appresso a una tedesca con la
+solita antifona....
+
+--Ho fame.... qui c'è il fornaio....
+
+Altra forma industre è quella del padre di famiglia vergognoso e si
+esercita soltanto tra le undici e mezzanotte. Si tratta d'un uomo
+robusto che il giorno, magari, fa il facchino, il falegname, il
+lustrascarpe, e la notte si becca le due, le tre lire, certe volte
+anche più, facendo il padre di famiglia.
+
+La località varia, secondo la stagione e gli spettacoli. Il buon
+_padre_ sceglie sempre il teatro che faccia più affari e si apposta
+nelle vicinanze: a Sant'Eustacchio, se si tratta del _Valle_, o in via
+Minghetti, se si tratta del _Quirino_. Egli porta in braccio, protetta
+da uno scialle e dal cappottone paterno, una creaturina non sua, presa
+in affitto, quasi con partecipazione agli utili, e quando comincia la
+sfilata del pubblico che rincasa, egli sfodera la litania:
+
+--Povero padre.... con questa creatura.... che muore dal freddo!
+
+Anche l'altra notte, con un caldo sciroccale che levava il respiro, la
+povera creatura moriva sempre regolarmente di freddo.
+
+Ve ne potrei dire altri cento, di simili chiapparelli, ma mi limiterò
+a quello del fiasco rotto.
+
+Una sera, passavo per piazza di Sant'Ignazio e vidi un gruppetto di
+gente, presso la scalinata della chiesa, attorno a un monello, che
+mandava gemiti strazianti. E una donnetta diceva:
+
+--Poverino! se va a casa, chi sa quante legnate! è scivolato e ha
+rotto il fiasco.
+
+In due o tre, abbiamo messo insieme una lira di soldini, supplicando
+il ragazzino di andare a casa, chè la mamma non lo avrebbe picchiato.
+E la buona donnetta, pigliandolo per mano:
+
+--Vieni, Cocco, non aver paura, che t'accompagno io. Dove stai di
+casa?
+
+Mi fermai un minuto, per accendere la sigaretta, e vidi che la
+donnetta tornava addietro, raccoglieva i cocci del fiasco, poi
+raggiungeva il bimbo e spariva verso la Rotonda.
+
+La sera appresso, quasi alla stessa ora, ripasso di lì e che trovo?
+Ancora il bimbo che piange, il fiasco rotto a terra in un liquido
+scuro e sospetto, e la stessa donnetta che dice a due o tre pietosi:
+
+--È scivolato, poverino, e ha rotto il fiasco.... Se va a casa, suo
+padre lo scanna!
+
+ * * * * *
+
+Dalla lontana Ciociaria, nell'invernata, i mendicanti calano a sciami
+nella città. Come le ragazze dei monti emiliani scendono in Toscana o
+in Liguria, per mettersi a servizio, i ciociari d'ambo i sessi vengono
+invece per darsi alla strada. E vi sono, tra essi, nugoli di ragazze
+talvolta belloccie, che esercitano la mendicità, e dove capiti anche
+qualche altra cosa, unicamente per costituirsi una dote. Il fidanzato
+non sofistica sui mezzi, purchè la dote ci sia.
+
+E a proposito di dote.
+
+O in un volume del Valadier, o in altro congenere, ho letto un
+aneddoto storico. Un giovane pittore, tutte le mattine, andava in
+Borgo, a dipingere una di quello stradicciole pittoresche, presso
+Santa Maria Traspontina. Nel passare per ponte Sant'Angelo, dava
+abitualmente due soldi al povero di piantone, che lo salutava con
+speciale riguardo. Un pomeriggio, mentre il pittore tornava dal
+lavoro, col suo cavalletto, il povero si alzò e gli disse:
+
+--Verrebbe un momento con me?
+
+--E perchè no.
+
+Il povero s'avviò verso Porta Angelica, dicendo le cose più amabili al
+giovane, e poi lo introdusse in una porta di misera apparenza, passata
+la quale, il pittore si trovò in un quartiere assai signorilmente
+arredato.
+
+--Questa--disse il povero--è casa mia: la sera, mi vesto da signore e
+vado a spasso con mia figlia, uscendo dal portone che dà sull'altra
+via. Voi siete entrato.... dalla scaletta di servizio.
+
+In quel mentre, ecco sopraggiungere una stupenda signorina sedicenne.
+
+--E questa è la mia unica figlia. Voi siete un giovane talmente
+simpatico che, se volete la sua mano, son pronto a concludere. Le do
+cinquantamila scudi di dote. Qui si vive d'entrata. Anzi.... di due
+entrate.
+
+Adesso, non ricordo se si combinasse il matrimonio, ma mi pare di sì.
+L'artista avrà accettato, non foss'altro per la bizzarria del caso.
+Non accade tutti i giorni che un povero vi stenda la mano.... di sua
+figlia.
+
+
+
+
+Un profilo.
+
+
+Giacinto Ribera sarebbe davvero un buon giovane, se non avesse la
+manìa d'essere un perpetuo disastro finanziario. Non ha fatto mai, nè
+in commercio, nè in borsa, nè in banca, un'operazione di venti lire,
+eppure, a sentir lui, è vittima continua di speculazioni fantastiche.
+Appena furon messe le quarantene, disse agli amici, con accento di
+cupa disperazione:
+
+--Governo infame! mi fa perdere almeno quarantamila lire.
+
+--O come mai!
+
+--To'! avevo pensato di spedire in America mille tonnellate di
+castagne, che in America sono ricercatissime: le avrei rivendute
+quaranta lire di più la tonnellata e, capirete! eran quarantamila lire
+tonde tonde.
+
+--Ma chi te le vendeva, le castagne?
+
+--Chi ne ha.
+
+--E a chi le rivendevi?
+
+--Oh bella!... a chi non ne ha.
+
+ * * * * *
+
+La mattina incontra un antico condiscepolo e gli stringe la mano
+silenzioso, tenendo gli occhi a terra e sospirando a mantice.
+
+--Che hai, Giacinto?
+
+--Eh, ho che certe cose non succedono che a me.
+
+--Qualche disgrazia in famiglia!
+
+--Peggio: stamane ho perduto in borsa ventimila lire.
+
+--Ventimila lire!--esclama l'amico sbalordito, ben sapendo che
+d'ordinario a Giacinto mancano spesso venti soldi:--e come hai fatto a
+pagarle?
+
+--Pagarle sarebbe niente: è che invece non ho potuto intascarle. Vedi?
+(_estraendo un giornale_) la rendita è rialzata d'un punto. Se iersera
+avessi comprato centomila lire di rendita, oggi avrei ventimila lire
+nette di guadagno: ti capacita?
+
+ * * * * *
+
+Il sabato sera, d'ordinario, Giacinto ha la faccia d'un morto in
+permesso. I suoi conoscenti oramai ci han fatto l'abitudine e appena
+lo incontrano, fingono il più sincero compianto, e gli domandano:
+
+--Quanti ne sono usciti?
+
+--Eh, voi altri canzonate, ma intanto io perdo una fortuna. Stamane
+esco di casa e dico a me stesso; voglio giocare il 5, il 21, e il 90.
+Poi, con tutte le faccende che ho per la testa, me ne scordo e
+pàffete! 5, 90, 21.... escono tutti e tre. Anche se li avessi giocati
+di sole venti lire, terno secco, a quest'ora sarei milionario.
+
+ * * * * *
+
+Un giorno, dopo lunga assenza, entra al caffè con la faccia stravolta.
+
+--Qualche altra perdita enorme?--gridano gli amici.
+
+--Eh, lasciatemi stare! non me ne va una di bene. Torno adesso da
+Montecarlo. Sono rimasto un'ora nella sala da gioco e, ogni volta che
+girava la pallina, dicevo: adesso vien rosso--ora, vien nero....
+ebbene, ho indovinato trenta volte di seguito. Se avessi messo la
+posta di seimila lire, sarei tornato via con 180 mila lire in
+saccoccia. Son dunque novemila marenghi che ho perduto. Quel
+Montecarlo è una rovina, un inferno, un abisso!
+
+ * * * * *
+
+Lo sorpresi, una sera, immerso nelle più gravi meditazioni, come se
+macchinasse un vasto piano finanziario.
+
+Per più minuti non aperse bocca, sprofondato nelle sue fantasticherie.
+Finalmente esclamò:
+
+--Oh! se avessi centomila lire!
+
+--Che faresti?
+
+Egli, quasi stupefatto:
+
+--Che farei?... niente.
+
+
+
+
+INDICE.
+
+
+ Un bel caso Pag. 1
+ I lampioni 17
+ Testolina sventata 21
+ Alla ricerca dell'infelicità 26
+ L'avaro fastoso 36
+ La tribuna della stampa 43
+ Gigi Micocci 52
+ Ninì 55
+ Il cordone sanitario 60
+ Non si è mai abbastanza ignoranti 78
+ Il mistificatore 87
+ La marchesina Soprani 96
+ I drammi del mare 108
+ Matematiche assorbenti 125
+ I guitti 130
+ Celeste Spada in Barbosio 137
+ Cocò 144
+ Il signor Quiproquo 148
+ Il deputato in vacanza 156
+ Terzetto 165
+ Il bilancio dell'interno 180
+ _Miserere mei_ 188
+ _Il chellerino_ 192
+ L'avvocato Paolo Emilio Genuzio 200
+ Il dottor Claudio Gemelli 207
+ Martino Cianchetti 214
+ Gioco e jettatura 220
+ Questi omacci 226
+ Ama il prossimo tuo 232
+ L'uccello del malaugurio 240
+ Un vizio di educazione 244
+ I drammi della gelosia 248
+ Il mercato degli stracci 254
+ Fate la carità 263
+ Un profilo 271
+
+ OPERE DI L. A. VASSALLO (GANDOLIN).
+
+ _Guerra in tempo di bagni_ L. 3 --
+ _La signora Cagliostro_ 3 20
+ _Dodici monologhi_ 2 50
+ _La famiglia De-Tappetti_ 2 50
+ _Gli uomini che ho conosciuto_ 3 50
+ _Ciarle e macchiette_ 4 50
+ _Il pupazzetto tedesco_ 2 --
+ _Il pupazzetto spagnuolo_ 2 --
+ _Il pupazzetto francese_ 2 --
+ _Diana ricattatrice_ 2 50
+
+
+_Causa il rincaro della carta e di tutte le altre materie prime le
+pubblicazioni della Casa Treves sono provvisoriamente aumentate del
+25 % tranne i volumi della_ BIBLIOTECA AMENA _che da_ Una Lira _sono
+portati a_ =Due Lire=.
+
+Le legature formato bijou (Cent. 75), in-16 (Una Lira), e in-8 (Due
+Lire), sono aumentate del 100/100.
+
+
+ Opere di Edmondo De Amicis
+
+ (EDIZIONI TREVES).
+
+ LA VITA MILITARE (1868). 87.ª impressione dell'edizione del 1880
+ riveduta dall'autore. L. 4 --
+ Nel 1908, anno della morte dell'autore, e 40.º anno dell'opera
+ stessa, si è fatta un'_edizione popolare_ della _Vita Militare_
+ a [BA] 1 --
+ ed è giunta già al 75.º migliaio.
+ _Edizione_ in-8, _illustrata_ da E. Matania, D. Paolocci e G.
+ Amato 6 --
+ Anche di questa _edizione illustrata_ fu fatta una _edizione
+ popolare_ al prezzo di 2 50
+ Legata in stile _liberty_ 4 50
+
+ RICORDI DEL 1870-71 (1872). Prima edizione milanese, con prefazione
+ di Dino Mantovani. [BA] 1 --
+
+ NOVELLE (1872). 26.ª Impressione dell'ediz. del 1888, riveduta
+ dall'autore, con 7 dis. di V. Bignami. 4 --
+ Gli amici di collegio. Camilla. Furio. Un gran giorno. Alberto.
+ Fortezza. La casa paterna.
+ _Nuova edizione popolare_ [BA] 1 --
+ _Edizione illustrata_ in-8, con 100 disegni di A. Ferraguti 6 --
+ Legata in stile _liberty_. 8--In tela e oro. 10 10
+
+ SPAGNA (1873). Prima edizione Treves [BA] 1 --
+
+ OLANDA (1874). Nuova edizione econom. [BA] 1 --
+ Esistono ancora alcune copie dell'edizione di lusso a 4 --
+
+ RICORDI DI LONDRA (1874), seguiti da Una visita ai quartieri poveri
+ di Londra, di L. SIMONIN. In-8, illustrato da 22 disegni. 27.º
+ migliaio 1 50
+ Edizione economica in-16 [BA] 1 --
+
+ PAGINE SPARSE (1874). Prima edizione Treves con prefazione di
+ SALVATORE FARINA L. 2 --
+ Edizione economica [BA] 1 --
+ La mia padrona di casa. Scoraggiamenti. Ritratto di un'ordinanza.
+ Battaglia di tavolino. Un incontro. Emilio Castelar. Un caro
+ pedante. Una visita ad Alessandro Manzoni. La lettura del
+ vocabolario. Appunti. Una parola nuova. Consigli. Il vivente
+ linguaggio della Toscana. Quello che si può imparare a Firenze.
+ Un bel parlatore. Dall'album di un padre. Giovanni Ruffini. L'amore
+ dei libri. Manuel Menendez (racc.). In sogno.
+
+ MAROCCO (1876). 24.º migliaio 5 --
+ Edizione economica in-16 [BA] 1 --
+ Edizione in-8, con 171 disegni di Ussi e Biseo 10 --
+ Legata in tela e oro 15 95
+ Nuova ediz. pop. in-8, illustr. da Ussi e Biseo 6 --
+ Legata in tela e oro 8 --
+
+ COSTANTINOPOLI (1877-78). 34.º migliaio 5 --
+ Edizione in-8, con 202 disegni di C. Biseo 10 --
+ Legata in tela e oro 15 95
+ Nuova ediz. popol. in-8, illustr. da C. Biseo 6 --
+ Legata in tela e oro 8 --
+
+ RICORDI DI PARIGI (1879). 27.º migl. [BA] 1 --
+ Il primo giorno a Parigi. Uno sguardo all'Esposizione. Vittor
+ Hugo. Emilio Zola. Parigi.
+
+ POESIE (1880). 14.º migliaio 4 --
+ Legata in tela e oro 4 75
+
+ RITRATTI LETTERARII (1881). Nuova edizione popolare in-16,
+ illustrata da 6 fototipie di Zola, Daudet, Augier, Dumas, Coquelin
+ e Déroulède 2 --
+
+ GLI AMICI (1883). Due volumi. 27.º migl. [BA] 2--Ediz. illustrata
+ in-8, ridotta dall'autore, con disegni di Amato, Ximenes, Paolocci,
+ ecc. 18.º migl. 4 --
+
+ ALLE PORTE D'ITALIA (1884). 20.ª Impressione dell'edizione del 1888
+ completamente rifusa ed ampliata dall'autore 3 50
+ Edizione illustr., con 172 disegni di G. Amato 10 --
+ Legata in tela e oro 15 95
+
+ SULL'OCEANO (1889). 35.º migliaio 5 --
+ Edizione in-8, con 191 dis. di A. Ferraguti 10 --
+ Legata in tela e oro 15 95
+
+ IL ROMANZO D'UN MAESTRO (1890). 36.º migliaio 5 --
+ Ediz. economica in due vol. 36.º migl. [BA] 2 --
+
+ FRA SCUOLA E CASA (1892). 15.º migliaio. 4 --
+ _Racconti_: Un dramma nella scuola. Amore e ginnastica. La
+ maestrina degli operai.
+ _Bozzetti_: Il libraio dei ragazzi. 'Latinorum'. Ai fanciulli del
+ Rio della Plata. Il professor Padalocchi. Un poeta sconosciuto.
+ La scuola in casa.
+
+ LA MAESTRINA DEGLI OPERAI (1895), racconto. Un volume formato bijou.
+ 6.º migliaio 3 --
+
+ CUORE (1886). Libro per i ragazzi. 884.º migl. 3 --
+ Del 500.º migliaio fu fatta nel 1910 un'_edizione speciale_ 4 --
+ Questa che ha preso il nome di edizione del _mezzo milione_, è in
+ carta distinta, col ritratto dell'autore quando scriveva il
+ _Cuore_, e un fascicoletto che riproduce in facsimile i
+ frontispizi di _25 traduzioni del Cuore_.
+ La stessa con legatura speciale ed artistica, di gran lusso, in
+ marocchino, con taglio oro cesellato, 20--Nuova edizione
+ popolare in-8, con 110 disegni di Nardi, Ferraguti, Sartorio
+ 5 --
+ Legata in stile _liberty_. 7 -- In tela e oro. 10 10
+
+ AI RAGAZZI (1895), discorsi. 18.º migliaio 1--Edizione di lusso
+ legata in tela e oro 5 --
+ Edizione di gran lusso con legatura uso antico 8 --
+
+ LA LETTERA ANONIMA (1896). Nuova edizione, illustrata da M. Pagano
+ e Ettore Ximenes 4 --
+
+ LA CARROZZA DI TUTTI (1899). 30.º migl. 4 --
+
+ MEMORIE (1900). 13.º migliaio 3 50
+ _Memorie giovanili_: Un Garibaldino fallito. La capitale d'Italia
+ nel 1863. _Memorie di viaggiatori e d'artisti_: Carlo Piaggia. Il
+ capitano Bove. Un poeta vernacolo. Ulisse il Sanguinario.
+ Casimiro Teja. Una visita a Jules Verne. Una visita a Vittoriano
+ Sardou. Come nacque un poeta. _Memorie d'oltralpe e d'oltremare_:
+ Sul lago di Ginevra. Nella Pampa Argentina. Nella baia di Rio
+ Janeiro. _Memorie sacre_: In memoria di mia madre. In tua memoria,
+ figlio mio.
+
+ RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA (1901). 16.º migliaio 4 --
+ Questi deliziosi ricordi sono seguiti dai seguenti bozzetti:
+ Bambole e marionette. Gente minima. Piccoli studenti. Adolescenti.
+ Due di spade e due di cuore.
+
+ CAPO D'ANNO (Pagine parlate) (1902). 8.º m. 3 50
+ Capo d'anno. Confessioni di un conferenziere. Simpatia. Il Canto
+ XXV dell'_Inferno_, ed E. Rossi. Eloquenza convivale. Scrivendo
+ un libro. Così va il mondo. I nostri contadini in America. La
+ canaglia. Fantasie notturne. Il libro della spesa di Silvio
+ Pellico. Sul Moncenisio.
+
+ NEL REGNO DEL CERVINO (1904). Nuovi racconti e bozzetti. 12.º
+ migliaio 3 50
+ Nel regno del Cervino. Ricordi di Natale. La mia officina.
+ L'ultimo amico. Nel giardino della follia. La posta d'un poeta.
+ Un'illusione. Musica mendicante. Il segreto di Gigina. I vicini
+ d'albergo. La "prima elementare alla doccia". Sogno di Rio
+ Janeiro. La guerra. Il saluto.
+
+ L'IDIOMA GENTILE (1905). [V. Indice a pag. 6]. 3 50
+
+ PAGINE ALLEGRE (1906). 13.º migliaio 4 --
+ Il canto d'un lavoratore. I lavoratori del carbone. L'artista
+ del fuoco. La quarta pagina. Le esposizioni e il pubblico. La
+ tentazione della bicicletta. Le alpiniste tedesche. Il paradiso
+ degli Inglesi. Santa Margherita. Una visita all'Accademia della
+ Crusca. Musica fiorentina. Raccomandazioni ed esami. È uscito il
+ libro. La Sicilia in teatro. Piccole miserie dell'ospitalità
+ borghese. Il dottor Orazio. Casa di tutti. Gli azzurri e i rossi.
+ Un amore al giuoco del pallone. Il Vino.
+
+ NEL REGNO DELL'AMORE (1907). 14.º migl. 5 --
+ L'ora divina. Fiore del passato. Il numero 23. La quercia e il
+ fiore. Un colpo di fulmine. "Nichts". Lettore traditore. Sulla
+ scala del cielo. Casa Cirimiri. Il supplizio del geloso. Ochina.
+ Il cappotto clandestino. Paradiso e Purgatorio. Un Don Giovanni
+ innocente. L'addio d'Elvira. La signora Van der Werff.
+ Ediz. in-8, illustr. da Amato, Salvadori e Pellegrini, legata
+ alla bodoniana con coperta a colori. 7 --
+ Legata in tela e oro 9 --
+
+ ULTIME PAGINE: I. Nuovi Ritratti Letterari ed Artistici. II. Nuovi
+ racconti e bozzetti. III. Cinematografo cerebrale [Vedi pagina di
+ fronte].
+
+ LOTTE CIVILI (1910). Opera postuma. Con prefazione di DINO MANTOVANI
+ 2 --
+
+ SPERANZE E GLORIE.--LE TRE CAPITALI (Torino-Firenze-Roma) (1911).
+ [Vedi pag. di fronte] 2 --
+
+ ANTOLOGIA DE AMICIS (1908). [V. pag. 7] 2 --
+
+
+ ULTIME PAGINE.
+
+ I. NUOVI RITRATTI LETTERARII ED ARTISTICI (1908), con 47 fototipie.
+ 4.º migl. 3 50
+ Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870). Renato
+ Imbriani. Gabriele d'Annunzio. L'abate Perosi. Il tenore Tamagno.
+ Giuseppina Verdi. Il violinista Hubermann. Il pittore Gordigiani.
+
+ II. NUOVI RACCONTI E BOZZETTI (1908). 4 --
+ La città che dorme. La strada nuova e l'antica. Gli amici della
+ strada. La strada notturna. Alla finestra. _Montagne e Uomini_:
+ Alle falde del Cervino. La mia villeggiatura alpina. _Pagine di
+ viaggio_: Il Panteon. Siena. Bordighera. Montecarlo. _Racconti_:
+ Il primo amore di Pinetto. Galeotto fu il mare. 'In lacryma
+ Christi'. Lift. La serva del poeta. La vendetta d'uno scrittore.
+ La signorina "ne busca".
+
+ III. CINEMATOGRAFO CEREBRALE (1909). 3 50
+ Cinematografo cerebrale. Complimenti e convenevoli. La faccia.
+ Piccolo epistolario popolare. Quanti anni ha? Fra due mosche.
+ L'età penultima. Piccola pietà. Aggiunte e comenti al Galateo.
+ Quello che avverrebbe.... Caserma domestica. Camerieri e
+ avventori. Il professor Granditratti. Le memorie di Benvenuto
+ Cellini. In difesa dei critici. Il dialogo nell'arte e nella
+ realtà. I lettori di manoscritti. La tentazione del teatro. Le
+ "Pochades". Le lacune e le miserie della fama. La voce d'un libro.
+ Uno dei mille.
+
+_Dove non è indicato il prezzo della legatura in tela e oro s'intende
+di aggiungere L. 1 -- per ciascun volume._
+
+
+A completare la collezione Treves degli scritti di Edmondo De Amicis
+furono aggiunte (1911) raccolte in un volume le due opere:
+
+ SPERANZE E GLORIE.
+ LE TRE CAPITALI
+
+ Nella prima opera sono riuniti importanti discorsi d'argomenti
+ commemorativi e sociali, dei quali ecco l'indice.
+ Per una distribuzione di premi. Par l'inaugurazione di un circolo
+ universitario. Per la questione sociale. Per il 1.º Maggio. Per
+ Giuseppe Garibaldi. Per Gustavo Modena. Per Felice Cavallotti.
+ Nella seconda opera si trovano i tre meravigliosi scritti su le _Tre
+ Capitali_ (Torino, Firenze, Roma).
+
+ =Due Lire.= -- _In-16, di 330 pagine._ -- =Due Lire.=
+
+
+ Prezzo del presente volume: Lire 4,50.
+
+
+ PAGINE ALLEGRE
+
+ Pagine allegre, di =Edmondo DE AMICIS= 5 --
+ Nel regno dell'Amore, di =Edmondo DE AMICIS= 6 50
+ Novelle gaje, di =FOLCHETTO= (J. Caponi) 5 --
+ Donne e fanciulle, novelle di =Luciano ZÙCCOLI= 5 --
+ Guerra in tempo di bagni, racconto di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_)
+ 3 --
+ La famiglia De-Tappetti, racconto comico di =GANDOLIN= (L. A.
+ Vassallo) 3 50
+ I pupazzetti, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_).
+ Il pupazzetto tedesco 3 --
+ Il pupazzetto spagnolo 3 --
+ Il pupazzetto francese 3 --
+ Ciarle e macchiette, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_) 4 50
+ Dodici monologhi, di =GANDOLIN= (_L. A. Vassallo_) 3 50
+ Il fu Mattia Pascal, romanzo di =Luigi PIRANDELLO= 5 --
+ Donne, uomini e burattini, novelle di =Ugo OJETTI= 5 --
+ Il capitano Tremalaterra, romanzo giocoso di =G. BECHI= 5 --
+ Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati.... romanzo di =Luciano
+ ZÙCCOLI= 5 --
+ Gli uomini rossi, romanzo di =Antonio BELTRAMELLI= 2 --
+ Il confessionale, novelle di =Diego ANGELI= 4 --
+ La biondina, romanzo di =Marco PRAGA= 2 --
+ Come presi moglie, di =Carlo DADONE= 4 --
+ La casa delle chiacchiere, romanzo di =Carlo DADONE= 2 --
+ Gli allegri compagni di Borgodrolo, di =Mario VUGLIANO= 2 --
+ Novelle umoristiche, di =A. ALBERTAZZI= 2 --
+
+Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.
+
+
+
+
+
+NOTA DEL TRASCRITTORE
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
+le grafie alternative (vice-presidente/vicepresidente, colera/colèra
+e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
+Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo
+originale):
+
+ 18 -- Viva il sindaco [sindavo] eroe
+ 31 -- e lo presentò al [la] marito
+ 117 -- conoscere questo [quetso] bocconcino
+ 149 -- Mnemotecnica [Mnemotecnia]
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Ciarle e macchiette, by Luigi Arnaldo Vassallo
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CIARLE E MACCHIETTE ***
+
+***** This file should be named 37054-8.txt or 37054-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/3/7/0/5/37054/
+
+Produced by Emanuela Piasentini, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive/Canadian
+Libraries)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License (available with this file or online at
+http://gutenberg.org/license).
+
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
+all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
+a constant state of change. If you are outside the United States, check
+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
+before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
+creating derivative works based on this work or any other Project
+Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
+the copyright status of any work in any country outside the United
+States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
+access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
+whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
+phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
+copied or distributed:
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
+posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
+and distributed to anyone in the United States without paying any fees
+or charges. If you are redistributing or providing access to a work
+with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
+work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.