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- LA FAMIGLIA BONIFAZIO
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: La famiglia Bonifazio
-
-Author: Antonio Caccianiga
-
-Release Date: June 11, 2011 [EBook #36379]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAMIGLIA BONIFAZIO ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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-
- LA FAMIGLIA
- BONIFAZIO
-
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- RACCONTO
- DI
- ANTONIO CACCIANIGA
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- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1886.
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
- _Riservati i diritti di traduzione._
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- Milano. Tip. Treves.
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- INDICE
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-
-
- - I.
-
- - II.
-
- - III.
-
- - IV.
-
- - V.
-
- - VI.
-
- - VII.
-
- - VIII.
-
- - IX.
-
- - X.
-
- - XI.
-
- - XII.
-
- - XIII.
-
- - XIV.
-
- - XV.
-
- - XVI.
-
- - XVII.
-
- - XVIII.
-
- - XIX.
-
- - XX.
-
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- ----
-
-
-
-
-
- I.
-
-
-
-Il capitano Bonifazio e il maestro Zecchini erano sempre insieme, ma non
-andavano mai d'accordo. Il primo era un uomo d'azione e non da ciarle;
-ligio alla disciplina militare si era abituato ad obbedire ciecamente;
-il secondo avvezzo alla cattedra voleva sempre ragionare a diritto o a
-torto, come faceva alla scuola. Egli la pretendeva a filosofo, e amava
-la discussione; l'altro si schermiva girando la posizione con tattica;
-come nelle evoluzioni militari.
-
-Ogni giorno alla stessa ora andavano a fare la passeggiata per le strade
-più remote e tortuose dei campi. Il capitano serio e silenzioso, il
-maestro col sorriso sarcastico sulle labbra, coll'idea fissa nel
-principio fondamentale d'una sua particolare filosofia, che soleva
-riassumere in queste poche parole:--l'uomo è un asino. Egli difendeva
-questa teoria a spada tratta ad ogni occasione, e colla storia alla
-mano, cominciando a citare la condotta di Adamo nel paradiso terrestre,
-e proseguendo coll'esame di tutte le vicende umane, dalla più remota
-antichità fino ai nostri giorni.--Leggete la storia, egli ripeteva
-sovente, non troverete che sommissioni di popoli intieri alle violenze
-d'un solo individuo, o di pochi; non vedrete che guerre, stragi,
-menzogne, utopie delle quali gli uomini furono vittime. I selvaggi hanno
-un capo che li comanda; in tutte le antiche nazioni si trova la
-schiavitù, questa degradazione dello stato umano; e perfino i popoli
-moderni, i cittadini che si credono liberi, portano sulle spalle un tal
-peso di obblighi e di tasse, che supera di gran lunga la soma del grano
-portata dall'asino del mugnaio.
-
-I potenti, i padroni, quelli che mettono il basto e la cavezza agli
-altri, hanno mandato alla tortura la scienza, hanno arsa sul rogo la
-ragione, hanno condannata al patibolo la giustizia e la verità. E quegli
-stessi che si credono superiori e indipendenti dalle potenze della terra
-sono schiavi delle loro passioni, sono vittime dell'amore e dell'odio,
-dell'avidità o dell'orgoglio. L'uomo è un asino! nessuno eccettuato, e
-non vi sarà mai possibile di provarmi il contrario.
-
-Il capitano crollava le spalle, e gli rispondeva in francese:--_Mauvaise
-plaisanterie!_... e poi traduceva:--Scherzi senza sugo! e rivolto al
-maestro gli faceva le osservazioni seguenti:
-
---Voi avete sempre vissuto in questo villaggio, come un ragno nel buco;
-io ho girato il mondo a tappe militari, ho vissuto nelle grandi
-capitali, ho ammirato le meraviglie del genio umano, e la vostra assurda
-teoria mi fa ridere di compassione.
-
---Voi mi parlate di eccezioni, le quali non fanno che confermare la
-regola, gli rispondeva il maestro. L'uomo di genio è tanto raro quanto
-l'uomo felice. Conoscete la storiella della camicia dell'uomo felice? Si
-voleva trovare questa camicia, e pagarla a qualunque prezzo. Si andò a
-cercarla in tutti i paesi della terra, la difficoltà pareva
-insormontabile, quando finalmente si è trovato l'uomo felice.... ma era
-senza camicia!...
-
---Voi uscite dall'argomento. Ritorniamo alla vostra assurda teoria. Io
-non avrei che a snocciolarvi una lunga filza di genii per vedere se
-avreste il coraggio di trattarli da asini; ma mi basterà citarvene uno
-solo;--e così dicendo, il capitano Bonifazio si tolse la pipa dalla
-bocca, si levò il cappello, alzò la testa, e sfolgorando il compagno
-cogli occhi scintillanti, esclamò imperiosamente:--Ditemi se Napoleone
-il grande fu un asino?...
-
-Il maestro pareva esitante, il capitano alzò il bastone in atto di
-minaccia, l'altro ebbe paura di quell'argomento perentorio e rispose in
-fretta:
-
---È un'eccezione!... un'eccezione!
-
-Il capitano si calmò, fecero qualche passo in silenzio, poi il maestro
-tirandosi alquanto in disparte, soggiunse:
-
---Napoleone è un'eccezione!... tuttavia....
-
---Tuttavia?...
-
---Ma sì, tuttavia, dopo d'aver conquistata quasi intieramente l'Europa,
-ha tutto perduto, ed è andato a morire prigioniero, sopra uno scoglio in
-mezzo dell'oceano!
-
-La bomba era slanciata, e andò a colpire la lingua del capitano che
-restò morta sul colpo. Per salvare il resto dovette raccogliere tutte le
-sue forze disperse, e quel giorno non parlarono più della teoria
-prediletta del maestro.
-
-Il capitano Bonifazio aveva militato sotto Napoleone, ed era uno dei
-pochi reduci della catastrofe della Beresina. Testimonio dell'eroismo
-degli Italiani nelle guerre del primo regno d'Italia non poteva
-rassegnarsi alla dominazione austriaca, e viveva ritirato in campagna,
-per non vedere i Tedeschi, ed anche per incontrare il meno che fosse
-possibile i suoi compatriotti che disprezzava per la pecoraggine colla
-quale subivano il giogo straniero.
-
-Il maestro Zecchini era figlio d'un ricco signore, il quale dopo di aver
-consumato quasi tutto l'avito censo, era morto lasciandolo povero, e con
-una educazione incompleta, per cui fu costretto di fare il maestro
-comunale per vivere. Dallo sfacello della sostanza paterna si era
-salvata una fattoria, con pochi campi annessi, che divennero il
-domicilio stabile del maestro, della cui modica rendita viveva, colla
-giunta d'un misero stipendio.
-
-Il capitano aveva ereditato dalla sua famiglia parecchie buone terre ed
-una bella villa signorile, nello stesso villaggio del maestro, vicino a
-Treviso, nella pianura lodata fino dai tempi antichi che ha per
-orizzonte le cime nevose delle Alpi, e una verde cintura di colline
-sparse di castelli, d'abazie a di villaggi.
-
-Erano diventati entrambi agricoltori per forza; uno avrebbe preferito il
-mestiere delle armi l'altro i piaceri della città, ma i casi della vita
-li avevano costretti a rinunziare ai loro gusti e a ritirarsi in
-campagna. L'amore dei campi venne più tardi, dopo la lunga consuetudine,
-dopo le attrattive della natura e la necessità del lavoro. Il suolo
-coltivato attira il coltivatore il quale vi si fissa, come l'albero
-colle radici.
-
-Il capitano visse i primi anni nella solitudine; dopo lo sbalordimento
-delle guerre napoleoniche, dopo le prove ardimentose de' suoi
-commilitoni, dopo i gloriosi fatti d'armi che onorarono gl'Italiani in
-varie parti d'Europa, egli si trovava sorpreso ed umiliato di dover
-sopportare la dipendenza d'un popolo che giudicava inferiore, per meriti
-militari e civili, ai suoi compatriotti; ridotti in schiavitù da
-trattati diplomatici, non contratti da essi anzi contrari alla loro
-volontà, e pur troppo tollerati, con colpevole indifferenza ed inerzia
-nei momenti decisivi.
-
-L'antica repubblica veneta degenerata nel lungo ozio e nella vita molle
-e gaudente, aveva lasciato i caratteri fiacchi, e dopo le rapide prove
-dei vari governi succeduti al suo dominio, i nobili e i preti
-preferivano l'Austria: il grosso della popolazione restava indifferente,
-mancava d'educazione politica e di energia. I pochi avanzi degli
-eserciti napoleonici sentivano troppo tardi il dolore della patria
-perduta, ed il bisogno dell'indipendenza nazionale.
-
-Il governo austriaco entrato come liberatore, si era fissato
-stabilmente, passando dalle promesse alle minaccie, perseguitando e
-condannando come un delitto di Stato l'amore di patria, ispirato dalla
-natura e dalla storia.
-
-Agli ufficiali delle guerre europee, lasciati in disparte, non rimaneva
-altro partito che quello di consolarsi della schiavitù colla memoria dei
-fatti compiuti, e colla lontana speranza di ritornare in campo, a tempo
-propizio.
-
-Erano rari superstiti di grandi avventure, ma bastavano a tener viva la
-scintilla del patriottismo, a spargere le idee, ad apparecchiare le
-forze necessarie a rivendicare i diritti conculcati della patria. E
-intanto raccontavano quella storia di rapide e meravigliose conquiste,
-così precipitosamente perdute, e ne raccoglievano le immagini con
-religiosa devozione.
-
-Tutte le pareti della casa del capitano Bonifazio, erano ornate di
-gloriosi ricordi. Statue, busti, ritratti di Napoleone, in tutti i
-costumi, dal costume adamitico scolpito da Canova, fino a quello col
-manto e la corona; ce n'erano a piedi, a cavallo, e sul trono. Ma la
-preferita era la statuetta di gesso, colla semplice divisa dei
-cacciatori della guardia, col piccolo cappello senza galloni, cogli
-stivali alla scudiera, le braccia incrociate sul petto, in atto
-d'osservazione.
-
-C'erano grandi e piccoli quadri delle battaglie più gloriose.
-
-Montenotte, Lodi, Arcole, Rivoli, Marengo, Cairo, Austerlitz, Jena,
-Wagram, Moskowa.
-
-C'era una camera coi ritratti dei generali francesi che ebbero titoli
-italiani. Massena duca di Rivoli, Augeran duca di Castiglione, Victor
-duca di Belluno, Moncey duca di Conegliano, Savary duca di Rovigo,
-Mortier duca di Treviso.
-
-Pochi ritratti di generali italiani, perchè molti erano entrati
-nell'esercito austriaco.
-
-In apposita stanza aveva raccolto le tremende memorie della Russia. Un
-quadro rappresentava l'incendio di Mosca; un altro una marcia di feriti
-sulla neve, inseguiti dai Cosacchi; nel terzo si vedeva la presa di
-Malo-Jeroslawetz eseguita dalla divisione Pino, sostenuta dai cacciatori
-della Guardia reale italiana. Il quarto era il passaggio della Beresina.
-Fra le vedute c'erano i ritratti, dei generali che più si distinsero in
-Russia, Davout, Murat, Ney, il principe Eugenio, e qualche altro.
-
-Nelle lunghe ore delle giornate piovose, il capitano Bonifazio faceva il
-giro delle stanze, si arrestava davanti ai suoi quadri, riviveva in quel
-passato, e nelle rare volte che era costretto di recarsi a Treviso pe'
-suoi affari, si fermava per le strade dove passavano i soldati
-austriaci, e guardava con pietà quei poveri Croati negri e segaligni, e
-le faccie bonarie dei Boemi, e alzava le spalle pensando che Massena con
-50,000 Francesi non esitava ad attaccare 80,000 Austriaci, comandati
-dall'arciduca Carlo, e li vinceva a Caldiero; e nutriva un fastidioso
-disprezzo pei suoi concittadini, che non si accorgevano nemmeno di
-appartenere ad una nazione eroica, nella quale gli pareva che un uomo
-con uno spiedo avrebbe infilzato come tanti polli quattro o cinque di
-quei poveri diavolacci, ma invece bastavano due uomini e un caporale per
-scortare a Vienna i furgoni delle svanziche, colle quali gli Italiani
-del regno Lombardo-Veneto pagavano all'Austria il diritto di possedere i
-propri campi e le case dove erano nati.
-
-E il capitano Bonifazio tornava alla sua villa fosco annuvolato, e guai
-a chi gli capitava fra i piedi.
-
-Per soddisfare, almeno in parte, a quel bisogno che sentiva di attività
-e di lavoro, vangava e potava, piantava alberi e arbusti, vigneti e
-frutteti, disegnava viali, sconvolgeva la terra, seminava, trapiantava e
-mieteva.
-
-
-A poco a poco si avvide d'aver fatto un parco magnifico, troppo
-superiore alla sua modesta condizione, ma davanti allo stupendo
-spettacolo della natura, dimenticava le umane miserie. E talvolta
-combatteva la umiliante teorica del maestro Zecchini, per semplice
-impulso della propria dignità; ma pensando al doloroso destino della
-patria, non poteva in tutto dar torto al suo vicino di campagna, almeno
-nel fondo dell'anima.
-
-Allora diventava più indulgente pel povero maestro, sturava una
-bottiglia di vino vecchio, e lo invitava a bere alla salute della
-patria. Zecchini correva a chiudere l'uscio e le finestre, perchè
-nessuno potesse udire la loro imprudenza. Il capitano si accorgeva della
-paura del compagno, stralunava gli occhi, atteggiava tutti i suoi
-lineamenti al più profondo disprezzo, ritornava bisbetico e dispettoso e
-pensava fra sè: «tacere le proprie opinioni, nascondere come un delitto
-i più naturali sentimenti, è una delle tristi necessità di chi è
-costretto di vivere sotto il giogo» e tracannando in fretta il suo
-bicchiere di vino, suonava il campanello.
-
-Poco dopo compariva Mosè per fare la solita partita a terziglio col
-padrone, e il vicino. Mosè fu uno degli ultimi coscritti di Napoleone,
-aveva servito il capitano al reggimento, e continuava a servirlo
-fedelmente dal tempo che deposte le armi, si erano ritirati in campagna.
-Era il vero amico, e il più fido compagno del padrone, gli faceva da
-segretario e da castaldo, da giardiniere e da cuoco. Passavano la sera
-colle carte in mano per evitare le questioni estranee al giuoco; il
-capitano diffidava del maestro, il maestro aveva paura del capitano; si
-guardavano in cagnesco, e Mosè collocato fra loro rappresentava il
-terreno neutro, e teneva in riguardo i due amici.... nemici.
-
-Del resto non era possibile di indovinare il maestro Zecchini; nessuno
-poteva dire con certezza se fosse buono o cattivo; nessuno aveva potuto
-leggere nel fondo della sua anima. I furbi sono un prodotto della
-schiavitù. Colle autorità superiori non mostrava che umiltà e riverenza,
-cogli uomini indipendenti si lasciava sfuggire delle espressioni
-liberali, col parroco era religioso, cogli increduli scettico, chi lo
-diceva sciocco e chi sapiente: il fatto sta che non aveva mai fatto male
-a nessuno, ed anzi in varie occasioni si era mostrato utile ai suoi
-scolari e ai loro parenti, col consiglio e coll'opera.
-
-Il capitano lo trovava nullo in politica, astuto in società, utile in
-famiglia, pericoloso negli affari delicati, indispensabile per giocare
-alle carte; e sapeva servirsene secondo i casi, perchè egli aveva una
-tattica magistrale per utilizzare le varie attitudini, senza
-compromettersi con nessuno.
-
-Il maestro si prestava con premura a rendergli parecchi servigi, andava
-a pagargli le prediali, lo rappresentava negli affari di ufficio,
-chiamava alla Pretura gli affittuali che non pagavano il fitto, gli
-faceva ottenere il passaporto quando ne aveva bisogno.
-
-Ottenere il passaporto sotto il governo austriaco non era impresa troppo
-facile. Nessuno aveva il diritto di viaggiare, nemmeno all'interno dello
-Stato, senza che il governo ne conoscesse il motivo, e lo trovasse
-plausibile. Per raggiungere l'intento giovava molto la prestazione d'un
-amico che fosse in buona vista della polizia. In simili casi, e in varie
-occasioni, l'amicizia di Zecchini riuscì utilissima al capitano, il
-quale vivendo incognito, ed essendo rappresentato sovente da un
-individuo giudicato come suddito sommesso e fedele, passava presso le
-autorità per uomo inoffensivo, dal quale il governo nulla aveva a
-temere.
-
-E così il capitano Bonifazio congiurava senza pericoli, e senza
-suscitare il minimo sospetto faceva parte d'una vendita di carbonari. La
-sua corrispondenza politica non era mai affidata alla posta, e gli
-arrivava sempre per mezzo di amici, o di messi speciali. Nel mese di
-maggio del 1820 il capitano Bonifazio dovette recarsi in Polesine per
-intelligenze con quei Carbonari, e poi a Milano per riferire ai capi
-della setta lombarda. Domandò il passaporto pel regno Lombardo-Veneto
-col pretesto di fare un viaggio agricolo, nel quale si proponeva lo
-studio di alcune colture speciali, che facevano difetto nella provincia
-di Treviso, come quelle del canape e dei prati a marcita. Il maestro
-Zecchini fu chiamato alla Polizia per le necessarie informazioni. Egli
-assicurò il commissario che il signor Bonifazio era un appassionato
-agricoltore, che aveva già introdotto nella sua campagna delle
-eccellenti migliorie, e che si disponeva a fare delle altre riforme, le
-quali avrebbero senza dubbio aumentato il prodotto delle terre, e
-servito di esempio ai vicini.
-
-Il commissario assentiva col capo, e pensava: «migliorando le terre si
-potranno accrescere le imposte! questo è un uomo utile all'Impero!» Poi
-domandava conto del carattere, delle abitudini, delle relazioni del
-petente; e il maestro rispondeva:
-
---È un po' bisbetico, si occupa tutto il giorno della coltura dei campi,
-del giardino, dell'orto; vive solo con un domestico, non riceve mai
-nessuno, ha dell'ottimo vino, e fa un eccellente cucina; io solo come
-vicino di campagna ho l'onore di frequentarlo, e di profittare de' suoi
-cortesi inviti.
-
-«Chi mangia bene e beve meglio non fa l'umanitario, e non si occupa di
-politica, pensava il commissario; un uomo civile che vive ritirato in
-campagna non può essere che un misantropo.»
-
---Andate pure, egli disse al maestro, non occorre altro.
-
-Il maestro curvò la schiena, che quasi toccava col naso lo scrittoio,
-presentò all'impiegato superiore i più rispettosi ossequi, uscì dalla
-stanza con ripetuti inchini, salutò gentilmente anche l'usciere, che
-aveva un'aria da sbirro, poi scese le scale lentamente, col collo torto,
-e un beato sorriso sulle labbra, pensando fra sè stesso: «l'uomo è un
-asino, è un asino, è un asino!...»
-
-E questo suo pensiero non proveniva dal benchè minimo sospetto sulle
-intenzioni e la condotta del capitano, che anzi teneva per vero quanto
-aveva asserito; ma vedendo che occorrevano tante cerimonie per ottenere
-il permesso di circolare a proprie spese nel proprio paese, e che tali
-cerimonie erano vane, perchè generalmente la polizia veniva ingannata
-dalle domande, dai pretesti, e dalle informazioni, la sua teoria
-prediletta gli tornava alla mente, e si compiaceva di poter dare
-dell'asino al commissario nell'intimità del suo cuore.
-
-Pochi giorni dopo, il capitano Bonifazio, col suo passaporto in piena
-regola, partiva pel Polesine, visitava alcune fattorie rinomate,
-procurando che l'I. R. Delegato Provinciale di Rovigo venisse a saperlo,
-e poi senza che nessuno l'avesse visto entrava in una casa colonica,
-nella campagna deserta, e s'intratteneva per un paio d'ore coi Carbonari
-venuti apposta da Ferrara, per intendersi con lui sulle armi e le
-munizioni da introdursi, per distruggere i governi dispotici, dare
-all'Italia un governo costituzionale, o almeno unire in vincolo
-federativo i varii governi italiani, tutti però aventi per basi
-costituzione, libertà di stampa e di culto, parità di leggi, monete e
-misure.
-
-Predisposta accuratamente la prossima rivolta del Polesine, passava in
-Lombardia, visitava i corsi d'acqua, i prati irrigatori e le marcite,
-facendo parlare di lui come d'un veneto appassionato agricoltore; poi
-scompariva per qualche ora, si abboccava coi patriotti malcontenti,
-stringeva la mano ai Carbonari lombardi, comunicava le disposizioni
-delle vendite del Veneto, e veniva informato degli accordi presi coi
-fratelli del Piemonte.
-
-Dopo quei ritrovi della setta, scriveva qualche lettera al maestro
-Zecchini e la gettava alla posta colla certezza che sarebbe aperta dalla
-Polizia la quale violava tutti i segreti. Egli si godeva a corbellare i
-commissari e il governo, parlando di prati e di vacche svizzere, di
-canape e di bachi da seta. Raccomandava all'amico le zucche e le patate,
-e gli prometteva al ritorno le più utili informazioni sulla coltura
-delle rape.
-
-Dagli amici di Milano ebbe lettere di raccomandazione per qualche
-coltivatore, e per qualche possidente austriacante della Brianza, sempre
-collo scopo d'ingannare la vigilanza della polizia; e si recò a
-visitarli, occupandosi di vigneti e di stalle, benedicendo i benefizii
-della pace, che si godevano a merito del regime paterno dei buoni
-Tedeschi. Prese alloggio in un grande albergo, assunse delle
-informazioni che lo fecero conoscere per esperto agricoltore.
-
-Poi lasciando gran parte del suo bagaglio all'albergo, e raccomandando
-all'albergatore le sue preziose sementi di bietole, cavoli e carote,
-annunziò una gita nei dintorni per visitare le colture, e partì solo e
-pedestre, munito d'una semplice valigietta alla mano. Prese la direzione
-opposta a quella che intendeva di seguire, e girando per certi viottoli
-deserti, assicurandosi che nessuno lo vedeva, trovò la sua strada, che
-lo condusse in un angolo romito delle colline, ove sorgeva una modesta
-casa di campagna quasi nascosta dai tigli, dai platani, e dalle robinie.
-
-Abitava in quella dimora un suo antico commilitone, un valoroso
-colonnello degli eserciti napoleonici, un fiero soldato, un ardente
-patriotta, che non aveva mai potuto comprendere come gl'Italiani si
-fossero rassegnati a subire l'umiliazione d'un governo straniero.
-Acerrimo nemico dell'Austria, egli congiurava come capo carbonaro contro
-l'aborrito governo, ma sapeva operare con tale avvedutezza che non
-comprometteva mai nessuno, apparecchiava le riunioni, dirigeva la
-congiura con sommo accorgimento, e metteva tanta astuzia nel gabbare i
-sospetti del governo, nello sviare le ricerche della polizia,
-nell'abbindolare le commissioni speciali, che il suo grande maestro, il
-generale Napoleone, non avrebbe impiegata tanta avvedutezza
-nell'apparecchiare il piano d'una battaglia.
-
-Odone Palanzo era un antico cospiratore, ancora giovinetto si era acceso
-di entusiasmo al primo raggio della nascente libertà. La portentosa
-discesa del San Bernardo, compiuta dall'esercito francese condotto dal
-generale Buonaparte, la sua improvvisa comparsa in Italia, la battaglia
-di Marengo che liberava il Piemonte e la Lombardia dagli Austriaci,
-esaltarono lo spirito liberale del giovane italiano, il quale detestava
-il regime debilitante del governo straniero che conservava sotto il
-giogo una popolazione rassegnata, e non curante della sua sorte nè
-dell'onore del paese.
-
-Egli non rifiniva di ammirare e celebrare l'eroica difesa di Genova, il
-carattere e le prodezze dei vincitori dei Tedeschi, l'impassibilità di
-Massena durante l'assedio, la fermezza di Lannes sul campo di battaglia,
-la carica di cavalleria di Kellermann, la risoluzione fortunata di
-Desaix. E quando tre giorni dopo di quella famosa battaglia Buonaparte
-entrava in Milano sul far della sera, il giovane lombardo si trovava fra
-quella folla plaudente che gettava fiori nella carrozza del primo
-Console, che procedeva lentamente nelle strade accalcate e illuminate a
-giorno.
-
-Allora si arruolò come semplice soldato, quantunque avesse moglie e una
-bambina, fece il giro d'Europa, guadagnò i suoi gradi ad uno ad uno, da
-caporale a colonnello, fu ferito in varie battaglie, e non depose le
-armi che dopo l'ultima campagna di Russia, dove ridotto all'estrema
-miseria, lacero, esausto dalla fame, e quasi cieco, sarebbe morto sulla
-neve se non avesse incontrato il capitano Bonifazio che lo sostenne, lo
-guidò, lo nutrì di crusca bollita e di carne di cavallo; e attraverso a
-mille pericoli poterono entrambi ripassare la Beresina, dopo le più
-strane venture. Giunti in Polonia come due fantasmi da far paura a
-vederli, fecero una lunga dimora negli ospitali, fino che ristabiliti in
-salute, ritornarono a Parigi, e ripresero servigio fino alla caduta di
-Napoleone.
-
-Rimandati in patria, il capitano Bonifazio accompagnò l'amico alla
-casetta di Brianza, dove il colonnello lo presentò alla famiglia come il
-suo salvatore.
-
-La moglie era un'ottima donna; e la figlia Maddalena, una bella ragazza,
-con due grandi occhi che ne rivelavano la bontà, era stata allevata
-dalla madre alle cure domestiche e rurali. Entrambe vivevano
-modestamente colle rendite di alcune terre che stavano intorno
-all'abitazione. Vedevano poca gente, e assai di rado il loro capo di
-casa, il quale di tratto in tratto compariva all'improvviso, si fermava
-alquanti giorni, e spariva. Scriveva poche lettere e laconiche, sempre
-da nuovi paesi, da varie parti d'Europa. Il colonnello aveva un fratello
-più giovane, che si fece parimenti soldato, e questi alla caduta di
-Napoleone prese servizio nel piccolo esercito piemontese.
-
-Quando furono di ritorno dalla Francia invasa dagli stranieri di varie
-regioni, il colonnello volle che il capitano si riposasse alcuni giorni
-nella sua casa, dove si godeva una pace serena, in quel paradiso della
-Brianza. Quel silenzio, quella solitudine sotto gli alberi, producevano
-l'effetto d'un delizioso calmante negli animi ardenti di quei soldati
-avezzi a tanti frastuoni e a tante stragi. A poco a poco il loro spirito
-esaltato dalle lotte si raddolciva, il loro sangue rallentava il suo
-corso, il loro cuore si apriva a nuove aspirazioni verso la tranquilla
-felicità della pace domestica. Finalmente il colonnello sentiva il
-bisogno di riposo, in quel nido fortunato, fra il sorriso sereno d'una
-buona moglie, e la fiorente gioventù d'una diletta figliuola.
-
-Il capitano Bonifazio che aveva perduto tutti i suoi parenti, si
-arrestava ben volentieri in quel ridente soggiorno, prima di rientrare
-nella solitudine e nell'isolamento che lo attendevano nella sua casa
-deserta.
-
-Gli occhi profondi di Maddalena lo colpivano vivamente, la sua voce gli
-penetrava nell'animo, i suoi lineamenti gli lasciavano nel cuore una
-indelebile impressione, ma egli non osava guardarla che di soppiatto,
-quando era sicuro di non esser veduto da lei; quella soave fanciulla gli
-pareva cosa divina, e si giudicava troppo ruvido soldato per credersi
-degno di meritare il suo affetto.
-
-I due commilitoni passavano alcune ore seduti sopra un banco rustico del
-giardino, colla pipa in bocca, rammentando le loro geste, e quando
-passava Maddalena, Bonifazio si alzava in piedi, ritirava in fretta la
-pipa, e faceva il saluto militare come davanti un generale.
-
-Alla sera quando si ritirava nella sua camera, invece di andare a letto
-a dormire si sdraiava sul canapè, pensava lungamente alla Maddalena, ne
-faceva il paragone colle altre donne che aveva incontrate nei vari stati
-d'Europa, e la trovava più bella, più interessante e più adorabile di
-tutte. Era stato piuttosto libertino, intraprendente, audacissimo col
-bel sesso, e poteva vantarsi di ardite conquiste tanto sui campi di
-battaglia che nelle alcove; ma quelle erano donne, e questa era un
-angelo, ed egli si trovava ospite da un amico, del quale gli era sacra
-ogni cosa, e più di tutto la famiglia.
-
-Così passavano i giorni, e Bonifazio si lasciava vivere in pace, in una
-specie di allucinazione, e di ebbrezza felice, e chi sa quando avrebbe
-pensato di andarsene allorchè la lettera d'un avvocato di Treviso lo
-chiamò al suo paese per affari urgenti.
-
-Il colonnello non voleva lasciarlo partire, le signore lo pregavano di
-non abbandonarle, e gli parve perfino di scorgere una lagrima che
-brillava come un diamante nei grandi occhi di Maddalena; ma la lettera
-era pressante, e poi sentiva anche il bisogno di fuggire da quell'amore
-soffocato che quasi quasi gli pareva un insulto alla casa dell'ospite e
-dell'amico; e partì.
-
-L'ultima parola del colonnello fu questa:--Siamo intesi, _facite
-judicium et justitiam_.... e l'altro rispose:
-
---_Pubblice felicitatis incrementum_....
-
-Erano parole del diploma guelfo dei Carbonari.
-
-Pochi giorni prima si erano abboccati coi fratelli della setta, in un
-sito deserto, e avevano giurato nuovamente di liberare la patria dal
-giogo straniero, o di morire.
-
-Nel viaggio di ritorno si arrestò a Brescia, Verona, Vicenza, Padova;
-fece una scappata a Rovigo e a Venezia, e in tutte queste provincie
-s'incontrava coi federati, faceva dei proseliti, formava nuovi centri
-carbonari, allargava le diramazioni nei principali villaggi, e stringeva
-i nodi d'un'ampia rete che doveva serrare nelle sue maglie l'aquila a
-due teste.
-
-Poi rientrò tranquillamente nella casa paterna, solo e disarmato, ma
-profondamente convinto che presto o tardi ma di certo, l'Italia sarebbe
-unita, libera e indipendente.
-
-
-
-
-
-
- II.
-
-
-
-Erano passati sei anni da quella prima dimora in Brianza, quando nel
-maggio 1820, il capitano Bonifazio ricomparve per la seconda volta
-davanti la casa del suo vecchio commilitone.
-
-Non era ancora guarito della profonda ferita ricevuta dai grandi occhi
-di Maddalena, e stupiva che una così bella ragazza non si fosse ancora
-maritata. Ma in quella solitudine!... egli pensava, è come un fiore
-delle Alpi che sboccia, profuma l'aria d'intorno, e muore senza che
-nessuno lo veda.
-
-Le accoglienze furono cordialissime. Il colonnello e sua moglie lo
-abbracciarono come un fratello.... Maddalena impallidì.
-
-Bonifazio vide il pallore della fanciulla, sentì la mano di lei tremante
-nella sua, lesse ne' suoi grandi occhi un sentimento di tenera
-affezione, della quale non si era accorto al primo incontro.
-
-E come poteva avvedersene se non osava guardarla? non era lei che doveva
-confessargli il suo amore! Era partito all'improvviso, ed era rimasto
-sei anni senza ritornare in Brianza; anzi aveva paura di ritornarvi, e
-non sarebbe tornato senza la politica.
-
-La luce entrata per uno spiraglio non tardò a diffondersi. Venne a
-sapere che non mancarono alla fanciulla ottimi partiti, ma essa aveva
-respinto inesorabilmente ogni domanda di matrimonio. Si fece coraggio,
-incominciò a guardarla negli occhi: essa non evitava quegli sguardi,
-anzi vi corrispondeva con tale espressione che era il linguaggio
-dell'anima, un linguaggio eloquente per il cuore del capitano.
-
-Egli aveva 34 anni, otto anni di vita militare lo avevano reso robusto,
-sei anni di vita rurale lo avevano ringiovanito. Ella ne aveva 25, era
-un frutto maturo, conservato perfettamente dall'aria pura dei campi. La
-sorte li riavvicinava, e tutto li spingeva ad amarsi, le affinità
-naturali e domestiche, la riconoscenza, le memorie e le abitudini della
-vita.
-
-Le dichiarazioni furono franche, e soldatesche.
-
---Maddalena, le disse un giorno il capitano, l'immensa amicizia che
-sento per vostro padre, è superata dall'amore che ho per voi; se vi
-degnate di concedermi la vostra mano io sarò l'uomo più felice del
-mondo,--e così dicendo le sporse la destra.
-
-Essa depose, senza esitazione, la sua mano in quella del capitano
-dicendogli:
-
---Per la vita!....
-
---Per la vita!... egli soggiunse, stringendosi al petto quella mano, e
-vi depose un bacio rispettoso, come suggello della santa promessa.
-
-Poi si presentò subito al colonnello, rigido, diritto, come quando
-andava a presentare il rapporto nella vita militare, e gli disse:
-
---Mio colonnello, sono innamorato!
-
---Per la cinquantesima volta! gli rispose l'amico.
-
---Per la prima volta! mio colonnello.
-
-Il vecchio soldato sorpreso da uno scoppio improvviso di risa, fece
-un'aspirazione così rapida, che il fumo della pipa gli entrò in gola, lo
-fece tossire, sputare, e bestemmiare con tanta violenza, che pareva
-soffocarsi.
-
-Quando tornò in calma, Bonifazio gli fece il solenne giuramento, che la
-sua asserzione era la pura verità. Era verissimo che aveva conosciuto
-molte donne, ma non ne aveva amata seriamente nessuna, o perchè nessuna
-aveva saputo meritarlo, o perchè le continue marcie forzate non gli
-lasciavano il tempo di dare l'importanza d'una passione ai suoi capricci
-passeggieri. Se n'era persuaso nel 1814, quando s'era innamorato
-seriamente per la prima volta, ma aveva amato in silenzio per sei anni
-consecutivi, e finalmente si era risolto di parlare....
-
---Ci hai messo del tempo!... gli rispose il colonnello, hai perduto
-l'abitudine della furia francese, hai contratto il contagio della flemma
-tedesca....
-
---Non mi credevo degno della donna amata, non osavo alzare gli occhi
-fino a lei....
-
---E adesso li hai alzati?....
-
---E adesso domando la sua mano....
-
-Il colonnello lo guardava fisso, e cominciava a comprendere.
-
-Allora il capitano riprendendo la sua posa militare soggiunse:
-
---Ho l'onore di domandare al colonnello Odone Palanzo la mano di sua
-figlia Maddalena.
-
-Il colonnello si gettò nelle braccia dell'amico, ridendo e piangendo, e
-gli mancava la parola per la commozione.
-
-Si recarono insieme dalla buona madre che accolse la domanda con vera
-soddisfazione, e concertarono ogni cosa di comune accordo. E quando nei
-giorni successivi, e negli intimi colloqui colla fidanzata, essa
-confessò a Bonifazio che lo amava fino dal loro primo incontro, e lo
-aspettava rassegnata, colla speranza di rivederlo, risoluta di non
-volere che lui o nessuno, egli non sapeva darsi pace della sua
-dabbenaggine, e del tempo perduto.
-
-E scrisse una lettera al maestro Zecchini che cominciava con le seguenti
-parole: «Faccio adesione piena ed intiera alla vostra prediletta teoria;
-sì, l'uomo è un asino! e me ne sono accorto in questi giorni, studiando
-la verità sopra me stesso.» Non si spiegava di più, passava ad altri
-argomenti, raccomandava le sue coltivazioni, ma le ultime parole del
-foglio confondevano il maestro, il quale restava sbalordito da questa
-conclusione: «ho il piacere di annunziarvi che prendo moglie.»
-
-Il povero Zecchini non sapeva che cosa pensare.
-
-Intanto l'amore del capitano Bonifazio andava di pari passo colla
-congiura. Al giorno godevano il sole di maggio sotto la pergola dei
-gelsomini, e vagavano per le colline, soffermandosi ad ammirare i
-lontani orizzonti, e il sorriso di primavera sulle rive dei laghi.
-
-Alla sera il colonnello e il capitano uscivano insieme col pretesto
-d'una lunga passeggiata militare, e invece si recavano ai convegni
-notturni dei Carbonari, tenuti in luogo sicuro.
-
-
-Era stato scelto a tale scopo un casolare incendiato nella campagna
-deserta, vicino a un bosco. I contadini rimasti senza tetto si erano
-rifuggiati altrove. Dietro alcune macchie di alberi i giovani
-apprendenti stavano in sentinella per dare il segnale convenuto in caso
-di bisogno, ai capi che si raccoglievano fra le rovine, al lume delle
-stelle. Ciascuno portava un nome romano, Sallustio, Orazio, Livio,
-Nerone, e molti di loro non si conoscevano che con questo nome. La
-parola di passo era: _libertà vendicata_. Colà il deputato veneto dei
-_cavalieri guelfi_ combinava gli accordi coi _federali lombardi_, i
-quali corrispondevano coi capi dirigenti degli _Adelfi_ del Piemonte. La
-_Costituzione latina_ era il loro statuto, che conteneva il piano
-fissato per effettuare una rivolta armata. Fra gli ufficiali del
-disperso esercito italiano i Carbonari si contavano a migliaia. Il
-colonnello si teneva in corrispondenza segreta con suo fratello
-Aristide, che annodava le relazioni della setta di Lombardia colle
-società segrete di Torino.
-
-La rivoluzione piemontese doveva scoppiare nei primi mesi del 1821,
-d'accordo coi Napoletani e i Lombardi.
-
-Esauriti gli argomenti da trattarsi i congiurati fissavano la notte pel
-successivo ritrovo, poi uscivano dal nascondiglio alla spicciolata.
-
-
-Il colonnello e il capitano ritornavano a casa fumando la pipa, parlando
-delle glorie passate, delle presenti vergogne, e dell'immensa sventura
-di vivere senza patria.
-
-All'alba il capitano era alla finestra a respirare l'aria mattutina e le
-soavi esalazioni dei campi. Poi passava delle ore deliziose conversando
-colla promessa sposa, e ammirando la perizia che dimostrava nel
-disimpegno delle faccende domestiche.
-
-L'amore e l'amicizia gli avrebbero fatto dimenticare la sua casa, e i
-suoi affari, se la politica non lo avesse costretto alla partenza, per
-apportare nel Veneto le decisioni prese dalle assemblee dei Carbonari, e
-provvedere con ogni sollecitudine ai prossimi avvenimenti.
-
-Furono presto d'accordo nel fissare il tempo delle nozze. Le donne
-chiesero sei mesi per apparecchiare il corredo, gli uomini assentirono
-volontieri, colla tacita speranza che fra sei mesi l'Italia sarebbe
-libera dal dominio straniero, e che per allora, la nuova famiglia
-italiana avrebbe una patria.
-
-La separazione fu dolorosa, abbracci e lagrime da ambe le parti, ma
-l'addio fu raddolcito dalla promessa d'una assidua corrispondenza
-epistolare, e dal ritorno nel novembre per celebrare le nozze.
-
-Il viaggiatore non distolse gli occhi da quella casa diletta che
-all'ultima svolta lontana della strada, e vide ancora un fazzoletto
-bianco che sventolava fra quel gruppo d'alberi, dove aveva lasciato il
-suo cuore. Rientrò all'albergo di Brianza raccontando le meraviglie
-vedute nelle sue gite agricole, nominò tutti i paesi, meno quello dove
-aveva soggiornato, e partì per Milano carico di sementi. Di là colle
-solite fermatine perfettamente dissimulate, e colle relative conferenze
-segrete coi principali centri carbonari, si diresse a piccole giornate
-verso il Veneto.
-
-Il maestro Zecchini e il fedele Mosè lo aspettavano con curiosa ansietà.
-Forse ritornava colla sposa! Era vero che non aveva dato alcuna
-disposizione in proposito, ma la casa era in ordine, e il parco era
-degno di ricevere qualunque signora. Mosè non voleva credere a questo
-precipizio, ma il maestro Zecchini non si sorprendeva di niente, anzi si
-aspettava ogni bizzarria da quell'originale, che gli aveva annunziato il
-suo matrimonio con tanto laconismo.
-
-Finalmente giunse una lettera che fissava il giorno preciso del ritorno,
-e siccome il capitano era esatto come un cronometro, così il domestico e
-l'amico stavano ad aspettarlo sulla porta quando si udirono i sonagli
-della vettura che riconduceva il pellegrino.
-
-
-Le disposizioni da prendersi per il prossimo matrimonio furono nuovo
-argomento di conversazioni e di diverbi fra il maestro e il capitano.
-Zecchini metteva fuori degli utili consigli per gli arredi, Bonifazio lo
-canzonava; Mosè dava sempre ragione al padrone, il quale dopo di aver
-ripetutamente disapprovato i piani dell'amico finiva qualche volta
-coll'adottare quei consigli che aveva respinti con ironia e
-indignazione. Ma si conchiudeva sempre la pace al tavolo del terziglio,
-ovvero si cambiava argomento di discussione raccogliendo le diatribe
-sulle carte da giuoco.
-
-
-
-
-
-
- III.
-
-
-
-Durante l'estate venne apparecchiata la stanza nuziale, e furono
-acquistati tutti gli arredi necessari per abbellire la casa, e renderla
-degna di accogliere una donna gentile. La corrispondenza correva
-regolare fra gli sposi, e il capitano seguitava ad occuparsi di
-agricoltura, e faceva delle gite a Venezia e altrove, per completare i
-mobili della casa, mascherando con studiate apparenze le trame della
-congiura, e i ritrovi dei Carbonari.
-
-Non riceveva mai nessuno, e solamente in una sera di settembre,
-sull'imbrunire, un signore smilzo, in occhiali, si presentò al cancello
-della villa, e chiese del capitano. Gli fu aperto da Mosè che lo
-introdusse nel salotto, e corse a chiamare il padrone.
-
-Il capitano parve sorpreso assai di quella visita. Rimasero un'ora in
-conferenza; poi, fatto attaccare il cavallo, partirono insieme col legno
-di casa. Il padrone prendendo in mano le redini e la sferza, avvisò Mosè
-che non sarebbe tornato che dopo la mezzanotte, e dicesse al maestro che
-era andato a ricondurre un amico, venuto a fargli visita.
-
-Un mese dopo questo fatto, insignificante in apparenza, successero dei
-casi che impressionarono fortemente il Bonifazio. Il maestro capitava
-ogni sera colle novità del giorno: arresti di persone stimate ed
-illustri di Milano, e in altre parti di Lombardia, e del Polesine.
-
-Si parlava dovunque di società segrete scoperte, di Carbonari fuggiti o
-messi in prigione. Il capitano crollava le spalle, tentennava la testa,
-brontolava, voleva mostrarsi indifferente, ma poi domandava le più
-minute informazioni. Quando suonavano il campanello stava sopra pensiero
-fino che non sapeva chi fosse; sbagliava le carte e ne dava la causa al
-maestro, il quale sbalordito dall'accusa fissava tanto d'occhi in faccia
-del capitano, che lo rimbrottava di guardarlo in quel modo, con quello
-sguardo da inquisitore. E si bisticciavano più del solito.
-
-Il giorno dopo, il capitano si chiudeva in camera, lo si sentiva aprire
-degli armadi, scartabellare delle carte, nelle ore che era solito di
-stare in giardino.
-
-
-Quella sera, il maestro che veniva come il solito a fare la partita,
-fiutava l'aria della stanza, guardando intorno con inquietudine.
-
---Che cosa avete, che torcete il naso? gli chiedeva il capitano.
-
---Sento un odore di bruciaticcio, gli rispondeva, e guardo se c'è
-qualche cosa che prenda fuoco.
-
---Sono delle vostre solite idee!... io non sento niente.... non c'è
-niente.
-
---Eppure c'è qualche cosa di bruciato! insisteva l'altro, andiamo a
-vedere.
-
-Il capitano s'impazientava, montava in collera, lo accusava d'essere un
-visionario, lo sgridava e lo consigliava a desistere dalle sue
-inquietudini, e l'obbligava a sedere in quiete, colle carte in mano.
-
-Ma la partita era turbata dalle insistenti aspirazioni nasali del
-maestro, che continuava a dimenarsi sulla seggiola, e a mostrarsi
-pauroso del fuoco. Il capitano fremente lo tacciava d'uomo ostinato,
-fino alla cocciutaggine.
-
-Ma quando il maestro partì fece spalancare tutte le finestre e le porte,
-affinchè uscisse ogni odore sospetto, e volle che Mosè tirasse fuori
-dalla stufa delle carte bruciate incompletamente, e che le riducesse in
-cenere, ma persisteva nel sostenere che non ci poteva essere nessun
-odore da fumo.
-
---Ma quel benedetto uomo, egli ripeteva, vuol mettere il suo naso da per
-tutto!
-
-Mosè, come al solito, dava ragione al padrone, e vuotando la stufa delle
-carte bruciate, continuava a dire che non c'era il minimo odore di fumo.
-
-Poi il capitano diede degli ordini precisi e segretissimi, per delle
-possibili contingenze. «Che il cancello del giardino sia sempre chiuso a
-chiave, anche di giorno, in modo che se qualche persona vi si
-presentasse per entrare, sia costretta ad aspettare che si vada a
-prender la chiave, da lui stesso tenuta in saccoccia. La porticina in
-fondo del brolo, che mette ai campi, sia sempre aperta di giorno e di
-notte.»
-
-Il matrimonio che doveva aver luogo in novembre fu rimandato di comune
-accordo a tempo più opportuno.
-
-C'era pericolo imminente da ogni parte. Furono prese infinite
-precauzioni per non entrare nelle trappole tese dai nemici, ma non tutti
-i sorci hanno gli accorgimenti necessari per evitare le insidie, e
-burlarsi degli insidiosi; molti furono accalappiati, ed era
-indispensabile di non muoversi, di non dar segno di vita, per non
-eccitare sospetti.
-
-
-Il maestro che ignorava la dilazione del matrimonio aveva apparecchiato
-il suo bravo sonetto per le nozze dell'amico, nel quale non mancò di
-rammentare le prodezze guerriere dello sposo, e la bellezza della sposa
-(che non aveva mai veduta) per tirar fuori il solito paragone di Venere
-e Marte. Gli pareva di aver fatto un lavoretto abbastanza degno
-dell'occasione, e portò il manoscritto alla I. R. Censura per ottenere
-il permesso di stamparlo.
-
-Non lo avesse mai fatto! il censore lo fece chiamare in ufficio, gli
-diede una solenne lavata di testa, e gli osservò:
-
---Anche senza badare all'indole sovversiva di tutto il sonetto non
-potrei lasciar passare alcune parole proibite, come Italia, patria,
-libertà; e poi che diavolo si è messo in mente di parlare di Buonaparte
-e di chiamare l'Italia una nazione? dove vede la nazione?... mi dica....
-
-Il maestro tutto confuso gli rispose:
-
---Sono stato trascinato dalle rime: Marte Buonaparte; Napoleone-Nazione.
-Sapeva di far piacere allo sposo che fu soldato di Napoleone.
-
---Peggio che peggio! Ella ignora dunque che Napoleone Buonaparte fu
-nemico dell'Austria?...
-
---Fu genero del nostro venerato Sovrano, di Sua Maestà l'Imperatore!...
-
-
---Senta, le dò un consiglio da padre, lasci la politica agli uomini di
-Stato.... e a chi ha voglia di andare in prigione; e se vuol fare il
-poeta, quantunque io non ne veda la necessità, lasci stare i cavalli di
-battaglia, e salga al Parnaso col modesto ronzino che serve al suo
-pievano per andare alla congrega, e cavalchi tranquillamente nella
-pacifica Arcadia, che non ha mai fatto male a nessuno.
-
-E così dicendo lacerò il sonetto incriminato, lo gettò nel cesto, e
-congedò il poeta con uno sguardo severo accompagnato da queste poche
-parole:
-
---Si tenga per avvertito!
-
-Il maestro Zecchini uscì dall'ufficio di Censura annichilato.
-
-Gli tremavano le gambe, si riteneva fortemente compromesso, vedeva già
-il commissario di polizia e gli sbirri che picchiavano alla sua porta,
-che lo perquisivano, lo arrestavano, lo conducevano in prigione.
-
-Corse difilato dal capitano a confessargli la sua imprudenza, e a
-domandargli consiglio.
-
---Che cosa vi è passato per la mente? gli domandò il Bonifazio, in
-collera. Ignorate dunque che senza patria non si ha il diritto nè di
-scrivere, nè di pensare? Avete commesso una vigliaccheria degnandovi di
-sottomettere i vostri concetti alla censura, avete commesso una
-asinaggine gettandovi volontariamente in bocca al lupo. Non sapete che a
-Milano hanno soppresso il _Conciliatore_? che hanno chiuso le scuole di
-mutuo insegnamento?... Vi siete cacciato in un vespaio.... potreste
-essere arrestato.
-
---Ma io non ho fatto niente!...
-
---Appunto per questo siete in pericolo. Tutti quelli che furono
-arrestati in questi giorni non hanno fatto niente.... qualche
-leggerezza, qualche imprudenza, qualche fanciullaggine come la vostra;
-ma saranno condannati, perchè coloro che agiscono seriamente, sanno
-farlo colle dovute precauzioni, e l'Austria ne prenderà pochi. I
-generali muoiono raramente in battaglia, sono i semplici gregari che
-pagano per tutti. Ma pazienza che voi andiate in prigione, il peggio si
-è che compromettete gli amici con la pazzia dei sonetti, che non servono
-a niente. Non siete uomo da esporvi alle conseguenze d'un atto
-coraggioso, la vostra tempra frolla non vi permette di sfidare le
-crudeltà del dispotismo. Guai se vi manca ogni mattina il vostro caffè
-nero, e i calzerotti di lana l'inverno, il pancotto la sera, guai se vi
-togliessero l'aria e il sole dei campi, e vi chiudessero in un
-camerotto, colle balze agli stinchi per finire i giorni sul tavolaccio
-del carcere duro!...
-
-
-Il povero Zecchini si coricò colla febbre, e battendo i denti andava
-borbottando la sua massima prediletta, come una giaculatoria in
-_articulo mortis_, e questa volta intendeva parlare di sè stesso, quando
-ripeteva con compunzione:--l'uomo è un asino, un asino, un asino!...
-
-Gli volle molto tempo prima di ricuperare una discreta salute; e quando
-leggeva sulla _Gazzetta di Venezia_ dei nuovi arresti, sentiva un
-brivido fra carne e pelle, gli pareva di vedersi in mezzo ai Carbonari,
-e se li figurava tutti neri, le vesti, il viso, e le mani, e faceva il
-più solenne giuramento di mai più esporsi a simili pericoli, e per
-evitare ogni occasione di compromettersi, non voleva più vedere nessuno,
-e non frequentava che una sola casa, quella del suo vicino, il capitano
-Bonifazio.
-
-Intanto i processi di Milano e di Venezia continuavano le inchieste, e
-sempre nuove vittime cadevano in mano dell'Austria.
-
-Il capitano Bonifazio e il colonnello Palanzo erano costretti di
-protrarre continuamente il matrimonio nell'interesse di Maddalena,
-perchè nè un fidanzato nè un padre potevano condannare una giovane sposa
-a vincolarsi per la vita con un uomo minacciato dalla prigione o
-dall'esilio. E attendevano silenziosi e cauti che fosse cessato il
-pericolo, cercando di giustificare il ritardo con facili pretesti,
-ammessi facilmente da chi non vedeva altri motivi.
-
-Ma tutto non isfuggiva alla perspicace penetrazione delle donne; alcune
-parole colte a volo, alcuni fatti sospetti che coincidevano coi dolorosi
-avvenimenti del giorno le illuminavano abbastanza, da renderle
-rassegnate al destino, come ad una necessità ineluttabile.
-
-Il più difficile per Bonifazio consisteva nel giustificare il ritardo
-delle sue nozze presso il maestro Zecchini, il quale s'interessava
-vivamente alla sorte dell'amico, trovava opportunissimo il matrimonio,
-si riprometteva dal medesimo una conversazione più geniale, e non poteva
-credere nè rassegnarsi ai pretesti che gli venivano presentati dal
-capitano come i veri motivi della prolungata dilazione.
-
-E questo era nuovo argomento di dissenzione fra i due vicini, per le
-osservazioni noiose da una parte, e le risposte bisbetiche dall'altra.
-
-Così passavano i mesi dolorosi pei fidanzati, pieni di angoscie per le
-famiglie, con maneggi segreti dei congiurati per stornare le minacce, e
-per disperdere tutte le prove compromettenti per coloro che erano
-liberi.
-
-Tutto il 1821 trascorse nella caccia accanita degli inquisitori in cerca
-di congiurati, e nella somma destrezza dei capi della setta per
-sottrarre nuove vittime alla vendetta degli usurpatori, e alla insidiosa
-procedura di giudici arrabbiati per non poter cogliere nei loro tranelli
-che un numero assai limitato di Carbonari.
-
-In febbraio 1822 il lungo processo degli arrestati era finalmente
-finito, e interessava ai capi di assistere alla lettura delle sentenze
-delle povere vittime, che si faceva sulla pubblica piazza.
-
-A tale scopo il capitano Bonifazio partì per Venezia col suo domestico,
-potendo aver bisogno d'un uomo fidato, in quella dolorosa circostanza.
-
-Era il 22 febbraio, una bella giornata serena, il sole rallegrava la
-laguna e illuminava le case e le botteghe in assetto di festa.
-
-Mosè che ignorava il motivo del viaggio del padrone, essendo libero fino
-a mezzogiorno, chè a quell'ora doveva trovarsi in piazza, girovagò tutta
-la mattina intorno a Rialto.
-
-Passeggiando per la pescheria si fermava davanti i banchi ad ammirare i
-pesci di tutte le dimensioni e di tutti i colori, dal roseo al verde,
-dal bianco al bruno, tutti brillanti di squamme metalliche; e passando
-per l'erberia stava colla bocca aperta davanti le botteghe rigurgitanti
-di commestibili d'ogni genere, ornati di verdi fronde, e contemplava
-estatico i cestoni di frutta e di erbaggi, le piramidi di aranci e di
-limoni, le valanghe di bietole e patate, i mucchi di polli e di
-selvaggina, i monti di carubbe, i barili d'uva calabrese e di fichi
-secchi.
-
-I mercanti vantavano ad alta voce le loro merci ad eccessivo buon
-mercato, e invitavano i passanti a non lasciarsi sfuggire la bella
-occasione; chi cantava e chi urlava i nomi degli oggetti messi in
-vendita, chi alzava in aria i campioni, chi metteva il cesto sotto il
-naso dei passanti. E una folla allegra e ciarlona di curiosi e di
-acquirenti andava e veniva per la via fra quella babilonia di gente e di
-prodotti di tutti i colori e di tutti gli odori. Quando fu vicina l'ora
-fissata dal padrone, Mosè dovette allontanarsi da quel bizzarro e
-rumoroso spettacolo, e si avviò verso la piazza.
-
-Percorrendo le Mercerie si trovò fra gente affatto diversa, che
-camminava in fretta, colla testa bassa, verso un altro spettacolo.
-
-Sotto l'arco dell'orologio si stentava a passare, tutti andavano verso
-la piazzetta dove sorgeva la berlina, un palco alto, con una colonna
-tronca nel centro intorno alla quale girava una panca. Una folla immensa
-si stipava al sole in mezzo ai magnifici edifizi, davanti lo specchio
-della laguna. Tutta la guarnigione austriaca era sotto le armi, non si
-vedevano che teste e baionette.
-
-Comparvero fra gli sbirri, alcuni Italiani ammanettati, salirono sul
-palco, e rivolti verso il palazzo dei Dogi si udirono condannare a
-morte, e al carcere duro per aver osato sognare l'indipendenza della
-patria dallo straniero; e questa sentenza veniva letta da un curiale
-austriaco da quel palazzo, in quella piazza eretti da un popolo libero,
-ove tutto attestava quattordici secoli di indipendenza, contro un
-dominio usurpato da circa nove anni senza l'assenso dei veri padroni.
-
-Il terrore dominava quella folla, che assisteva in silenzio all'orribile
-spettacolo. Alle parole «condannati a morte» un fremito di sorpresa, di
-pietà, di sdegno sorse dalla folla, ma subito dopo ritornò il silenzio
-della paura.
-
-Mosè non potendo trovare il padrone in quella calca ritornò all'albergo,
-e quando vide il capitano gli andò incontro con aria misteriosa e gli
-domandò:
-
---Ha veduto sulla berlina quel signore magrolino cogli occhiali che è
-venuto a farle visita una sera d'autunno, or son quasi due anni?!
-
---Non dirlo nemmeno all'aria, se un giorno non vuoi vedermi al suo
-posto. Tutti quei condannati sono veri galantuomini, vittime d'una
-imprudenza. Volevano fare il bene, ma non sapevano farlo colla finezza
-indispensabile nella lotta del diritto inerme contro la forza armata.
-
-Mosè restò sbalordito, e pensava agli ordini ricevuti dal padrone poco
-dopo la visita di quel signore: il cancello del parco sempre chiuso, il
-cancello del brolo sempre aperto! e cominciava a capire qualche cosa, ma
-il capitano poteva essere sicuro che il segreto delicato starebbe
-sepolto per sempre in fondo al cuore dell'onesto e fedele domestico.
-
-Abortite le rivoluzioni di Napoli e del Piemonte e terminato l'infame
-processo dei Carbonari colle barbare condanne, il paese, seminato di
-spie, scoraggiato per le prove fallite, parve immerso in un silenzio di
-morte. I vecchi patriotti rimasero prostrati, scoraggiati di tentare
-nuove imprese; i giovani si gettarono negli stravizi, nella vita molle
-effeminata, che il governo straniero incoraggiava in molte maniere per
-facilitarsi il dominio d'uomini fiacchi e di anime corrotte.
-
-Quella fu l'epoca fortunata dei teatri, delle ballerine e delle mime,
-dei veglioni mascherati, dei carnevali rumorosi, degli intrighi galanti,
-della vita allegra e spensierata.
-
-Duravano tuttavia le proteste contro il dominio straniero, ma si
-limitavano a maledire o beffare il governo, eludere le leggi, burlarsi
-della dabbenaggine di qualche Tedesco, degli spropositi italiani dei
-Croati, a canzonare la ingenua semplicità d'un soldato, a guardare in
-aria sprezzante gli ufficiali dell'esercito austriaco.
-
-Poi sorsero nuove sétte, ma coi capi cospiratori viventi all'estero,
-pieni d'illusioni sulle condizioni locali del paese, con forze
-immaginarie, e con tentativi arrischiati che esponevano le vite dei
-cittadini, moltiplicando le piccole sollevazioni impotenti, e producendo
-nuove vittime.
-
-Che cosa potevano fare i prodi soldati degli eserciti napoleonici
-lasciati in disparte? i patriotti intelligenti rimasti senza patria?
-Crearsi una famiglia, educarla coi sani principii della giustizia,
-vivere ritirati, apparecchiare i figli per l'avvenire, attendere e
-sperare.
-
-E così fece il capitano Bonifazio.
-
-Andò in Brianza a sposare la sua Maddalena. Le nozze ebbero luogo in
-primavera del 1822, con semplicità patriarcale, senza feste, senza
-chiassi, e senza sonetti, come conveniva in tempi tristi, dopo dolorosi
-avvenimenti.
-
-La sposa che aveva sempre vissuto in campagna si trovò benissimo nella
-sua nuova dimora nei dintorni di Treviso. La casa era più grande, il
-possesso più esteso e più ricco; l'aspetto della pianura era meno
-pittoresco delle colline di Brianza, ma l'orizzonte più ampio ed aperto,
-la campagna bagnata da acque correnti, e l'aria pura ed elastica che
-viene dalle Alpi e passa per l'immenso letto del Piave apporta la
-salute, esilara lo spirito, ed eccita l'appetito.
-
-Il capitano riprese i suoi lavori agricoli e di giardinaggio, la
-Maddalena assistita da Mosè e da una fantesca, ordinò la casa; e così
-ebbe origine la nuova famiglia Bonifazio, della quale abbiamo raccolto
-la semplice istoria in queste povere pagine.
-
-
-
-
-
-
- IV.
-
-
-
-Talvolta i filosofi hanno il torto di ritenere troppo assolute le loro
-teorie, se si contentassero di limitarle al circolo ristretto della loro
-visualità, avrebbero perfettamente ragione.
-
-Per esempio: se il maestro Zecchini avesse proclamato, che l'uomo è un
-asino, senza uscire dalla sua scuola, nessuna autorità competente
-avrebbe trovato un argomento valido per confutarlo: e forse nemmeno lo
-stesso maestro avrebbe presentata un'eccezione.
-
-E infatti, studiando sè stesso, egli aveva sovente l'occasione di
-confermarsi nel suo principio.
-
-Appena ritornato dalla Brianza, il capitano Bonifazio invitò a pranzo il
-maestro Zecchini per presentarlo alla sposa, come amico e vicino di
-casa. Il maestro rimase colpito dalla bellezza lombarda della signora
-Maddalena, e per esprimere la sua ammirazione in modo che gli pareva
-molto appropriato, cominciò a raccontare a tutti i suoi amici e
-conoscenti che la sposa del capitano aveva due occhi da carbonara. E
-questa fu vera imprudenza, in un tempo, nel quale gli stessi mercanti di
-carbone non avrebbero osato chiamarsi col loro nome.
-
-Guai se il capitano lo avesse udito! ma il maestro contemplando quegli
-occhi bruciava in silenzio, nascondeva le brace sotto la cenere, e
-pensando al carattere vivace dell'amico celibe, aveva doppia paura
-dell'amico ammogliato quantunque costui avesse dei pensieri molto più
-gravi di quello di sospettare del maestro Zecchini.
-
-Malgrado tutte le precauzioni passibili, il primo tempo di quel
-matrimonio non poteva essere tranquillo e sereno, come sogliono essere
-tutte le lune di miele. A certe suonate di campanello il capitano
-lasciava trasparire un'involontaria apprensione, come al tempo degli
-arresti, a certi rumori notturni egli si alzava dal letto e andava a
-spiare attraverso le gelosie. La giovane sposa indovinava la causa di
-quelle inquietudini, e ne divideva le ansietà.
-
-Tale condizione di cose rendeva il capitano più bisbetico del solito, e
-avendo ripreso le partite serali delle carte, ad ogni errore commesso il
-maestro andava soggetto a dei rabuffi che lo intimidivano; la buona
-signora si studiava di consolarlo dei modi bruschi del marito con
-indulgenti sorrisi, e sguardi incoraggianti, e l'asino bruciava.
-
-Dopo qualche tempo la partita di terziglio fu abbandonata pel tresette.
-Il maestro pregato dal capitano aveva trovato un quarto giuocatore;
-certo Giacomo Pigna, fittaiuolo del paese, un po' rozzo, ma galantuomo,
-laborioso ed allegro, e gran bevitore. Egli capitava ogni sera
-fedelmente, anche attraverso la neve e le bufere, per fare la solita
-partita. Gettava il suo tabarro e il cappellaccio a cencio sopra una
-seggiola dell'anticamera, ed entrava intrepidamente nel salotto coi
-capelli sulla fronte, l'occhio brillante, il naso violetto, i zigomi
-accesi, un buon sorriso sulla bocca, il ventre proeminente, e gli
-stivali sopra i calzoni. Il capitano gli dava la mano, che egli non
-osava stringere che debolmente, per riguardosa modestia.
-
-Prima di giuocare una carta si bagnava il pollice in bocca, e alla fine
-d'ogni partita tirava fuori la scatola di tabacco colla Madonna sul
-coperchio, ne offriva agli uomini, diceva le sue barzellette alla
-signora, e tirava su pel naso la sua presa, con una profonda
-aspirazione.
-
-Il parco diventava sempre più rigoglioso, abbellito di nuove piantagioni
-di alberi e di arbusti ornamentali, le macchie si arricchivano di fiori
-elegantissimi, l'orto aveva degli erbaggi stupendi, e il cortile
-sorvegliato dalla padrona di casa era popolato di numerosi pollami,
-d'anitre, tacchini e colombi.
-
-Un anno dopo le nozze un fortunato avvenimento allietò la famiglia, i
-parenti e gli amici, la nascita d'un figlio maschio, al quale venne
-imposto il nome di Gervasio. Due anni dopo ne nacque un altro, che fu
-chiamato Stefano; e così la famiglia cresceva, e viveva abbastanza
-felice, una vita tranquilla e regolare, come un paese senza storia.
-
-I bambini vennero allevati all'aria aperta, con una semplice
-vesticciuola, un cappello di paglia, e gli zoccoletti di legno:
-giuocavano tutto il giorno sotto i boschetti e sull'erba, e correvano
-incontro alla madre, colla bocca aperta, come i pulcini.
-
-Ebbero i primi insegnamenti dal maestro Zecchini sempre innamorato
-platonicamente della loro mamma, ed essa educava i loro cuori all'amore
-di Dio, dei genitori e del prossimo, con elevati sentimenti. Il babbo li
-voleva robusti e patriotti e li indirizzava per questa via. Divenuti
-grandicelli frequentarono le scuole di Treviso, modificate
-dall'insegnamento domestico. Il governo austriaco per assicurarsi dei
-soggetti rispettosi faceva leggere e imparare a memoria nelle scuole il
-libriccino intitolato _I doveri dei sudditi_.
-
-Il capitano faceva osservare ai suoi figli che la stessa natura ci
-ispira l'amore della patria, che la patria non può essere felice senza
-la libertà e la giustizia, e se non era giusto che un cittadino
-comandasse in casa altrui, così non poteva esser giusto che un popolo
-s'imponesse ad un'altra nazione. Ristabilita la vera base del diritto,
-dimostrava che quei pretesi _doveri dei sudditi_ non erano altro che gli
-_obblighi degli schiavi_, ed indicava la prudenza necessaria per
-condursi alla scuola, eccitandoli a farsi uomini per vendicare la
-patria.
-
-E invece di limitare le loro conoscenze alle nozioni di storia imposte
-dal programma austriaco, spiegava ai suoi figli la storia universale,
-ove l'Austria faceva una figura secondaria e insignificante, e talvolta
-odiosa; poi li voleva istrutti minutamente sulla storia d'Italia, dalla
-più remota antichità fino ai nostri giorni, perchè imparassero a
-conoscere i grandi avvenimenti, i fatti gloriosi che onorano il nome
-della patria davanti al mondo, rilevando in pari tempo tutti gli errori,
-tutti i torti, i vizii, i delitti che conducono i popoli alla schiavitù.
-E si fermava con somma compiacenza a certi nomi, e spiegava le azioni
-generose che li avevano resi immortali.
-
-Li addestrava a tutti gli esercizii del corpo, alla scherma, al tiro a
-segno, alla ginnastica.
-
---Verrà il giorno che potrete utilizzare tutte le vostre conoscenze e
-tutte le vostre forze,--egli diceva loro;--impiegatele sempre a favore
-della giustizia e della libertà, a vantaggio dei buoni contro i
-malvagi,--e rivolto a sua moglie soggiungeva:--Questa è la migliore
-congiura che possa riescire a liberarci dal governo straniero.
-
-E scriveva ai parenti di Brianza i progressi dell'educazione dei figli,
-i loro costumi intemerati, e gli animi audaci, ma onesti. È facile
-immaginare come egli spiegasse la storia di Napoleone, davanti i
-ritratti e i quadri di casa. Erano racconti che facevano venire la pelle
-d'oca; ma a poco a poco lo spirito bellicoso li metteva in voglia di
-menar le mani, sentivano vergogna di vedersi dominati dagli stranieri, e
-ascoltavano a bocca aperta le geste di quei generali che rotta la spada
-prendevano in mano un fucile e trascinavano i soldati contro la
-mitraglia, mettevano in fuga il nemico colla baionetta, e restavano
-illesi in mezzo alla mischia.
-
-Gervasio, secondando il gusto dominante del padre si era dato con
-passione all'agricoltura e al giardinaggio. Coltivava dei bei fiori, ne
-faceva dei mazzi magnifici, e li presentava a sua madre nei giorni delle
-feste natalizie ed onomastiche. Piantava degli alberi nelle occasioni
-solenni, come modesti monumenti della vita domestica.
-
-Stefano amava lo studio, leggeva molto, annotando le cose che gli
-parevano degne d'essere rilette.
-
-Il maestro Zecchini li amava come figliuoli, ringiovaniva giuocando con
-loro; talvolta lo canzonavano per la sua teoria, ma con maniere
-scherzose che non potevano offenderlo.
-
---Aspettate, e mi darete ragione col tempo,--egli diceva;--siete giovani
-senza esperienza, e giudicate le bestie dal pelo. È un errore! bisogna
-che la bestia sia morta per pronunziare un giudizio esatto delle sue
-qualità. Ci sono degli animali di tutti i colori, ma senza la pelle
-tutte le bestie sono eguali.
-
-Giacomo Pigna aveva un figlio, Giuseppe, col quale i ragazzi andavano a
-caccia, ora in montagna ed ora in palude, e così si esercitavano alle
-marcie e al tiro, con grande soddisfazione del capitano.
-
-Di tratto in tratto si facevano degli inviti alla villa, per mangiare
-cogli amici il lepre o la selvaggina. In quelle occasioni il vecchio
-Pigna alzava il gomito fuor di misura, e quando era brillo ne diceva
-delle grosse, che facevano ridere la brigata. Allora il maestro guardava
-gli amici strizzando un occhio, per dimostrare che l'occasione era
-favorevole all'applicazione della sua teoria.
-
-Questa vita semplice e laboriosa, rallegrata da festicciuole di
-famiglia, durò parecchi anni, senza che nessun avvenimento importante
-venisse a turbarla. Le aspirazioni liberali crescevano nel silenzio, lo
-spirito nazionale era coltivato dalle letture di buoni libri, ma lo si
-teneva nascosto nell'intimità, come un'arma proibita. Il bisogno
-d'indipendenza era penetrato anche nel popolo, e le condizioni d'Europa
-lo favorivano. Nel giorno memorabile 22 marzo 1848, fu scosso il giogo
-per la prima volta, con unanime slancio, nella Lombardia e nella
-Venezia.
-
-L'insurrezione di Milano fu irresistibile, gli Austriaci dovettero
-ritirarsi nelle fortezze del quadrilatero; il resto del paese fu libero
-per quella serie di fatti complessi che fecero cadere rapidamente il
-dominio austriaco, con poco spargimento di sangue.
-
-A Venezia pochi cittadini audaci, secondati dalla popolazione, ottennero
-il medesimo risultato. Pareva una corrente elettrica che gettasse a
-terra il governo sbalordito. Ma esso raccolse l'esercito e si
-apparecchiò alla rivincita; mentre la nazione esaltata dalla facile
-vittoria, priva d'esperienza e di senno politico si abbandonava alla
-gioia del trionfo, e non pensava ai pericoli imminenti. Sorsero dovunque
-i governi provvisori, incominciarono le pacifiche dimostrazioni, i
-proclami ampollosi, seguiti da tutte le esitazioni della inesperienza.
-
-Il capitano Bonifazio era soddisfatto della caduta del governo
-straniero, ma desolato delle declamazioni che mantenevano il paese nelle
-più pericolose illusioni.
-
---Armi, disciplina ed unità di comando ci vogliono, egli esclamava, non
-vane ciarle, e mal fondate speranze. Gli Austriaci si concentrano per
-organizzarsi, attenderanno dei rinforzi da Vienna, e un giorno usciranno
-dalle fortezze, e riprenderanno il terreno perduto. Bisogna circondarli,
-combatterli e vincerli. Bisogna abbandonare le questioni accademiche
-sulla forma di governo più opportuna all'Italia, mentre il paese è
-ancora occupato da un esercito agguerrito di stranieri tenaci alla
-preda. Bisogna ripudiare la rettorica, è inutile scrivere degli
-indirizzi umanitari ai fratelli Ungheresi, ai fratelli Boemi, ai
-fratelli Croati, i quali non domanderebbero di meglio che tornarsene a
-casa in santa pace, ma che la mano ferrea dell'Austria saprà conservare
-sotto le armi, e slanciarli alla facile riconquista d'un popolo
-disarmato.
-
-Il maestro Zecchini che era stato pronto a metter fuori del balcone la
-bandiera tricolore, ascoltava attentamente i discorsi del capitano
-Bonifazio, li trovava molto ragionevoli, si pentiva dell'entusiasmo
-dimostrato nei primi giorni, ed alla prima pioggia ritirò la bandiera
-per non sciuparla, ma dopo tornato il sole finse di dimenticarla in un
-angolo della casa; avrebbe voluto anche sopprimere la coccarda, ma chi
-non la portava era creduto una spia, ed arrischiava la pelle. Egli prese
-il suo partito; si mostrava taciturno coi sospetti, modesto coi timidi,
-audace cogli esaltati, gridava cogli urloni, declamava coi barbassori, e
-abbondava nel senso di tutti per vivere d'accordo con ciascheduno.
-
-Il capitano Bonifazio si recò a Treviso coi figli per prendere le armi
-contro il nemico.
-
-Trovò il governo provvisorio composto di tredici persone (cattivo
-numero!). Mancava il denaro, quantunque ci fossero due ministri di
-_contabilità_ e _finanze_; mancavano le armi e i soldati, ma c'erano due
-incaricati alla _milizia_ e un ministro di _diplomazia e guerra_, un
-abate all'_istruzione pubblica_, un canonico al _culto_, un avvocato
-alla _consulta_, due ingegneri alle _pubbliche costruzioni_, un avvocato
-all'_amministrazione comunale_, un altro alla _Polizia_, e l'avvocato
-Presidente del governo, per mettere in moto questa gran macchina
-provinciale, e governare un popolo che non contava novantamila abitanti.
-
-E pubblicavano, dice uno storico contemporaneo, «annunzi, disposizioni,
-decreti, proclami, consigli a tenore delle circostanze, mostrandosi però
-sempre sicuri nel buon esito dell'impresa.» (_Semenzi_).
-
-La città era in festa, le case pavesate, le contrade illuminate,
-l'entusiasmo dei cittadini si manifestava in mille forme diverse. E così
-avvenne in ogni città e borgata del Lombardo-Veneto liberato dagli
-stranieri. Ma le aberrazioni della gioia furono brevi, sufficienti però
-a dimostrare all'Europa l'odio degli Italiani per il dominio straniero.
-
-Provenienti da varie regioni d'Italia entravano in città le più bizzarre
-milizie, in costumi pittoreschi: elmi romani e medioevali, pennacchi
-napoleonici, durlindane dell'Orlando furioso, fiocchi, galloni, giacche
-di tutte le parti del mondo, cappelli calabresi, romagnoli,
-trasteverini, napolitani e siciliani.
-
-
-Il capitano Bonifazio fu subito nominato istruttore e organizzatore
-della milizia, i suoi figli si arruolarono nei volontari, i quali
-ignoravano ancora il mestiere del soldato, quando furono mandati ad
-affrontare i primi scontri dell'esercito austriaco che scendeva dal
-Friuli, preceduto dei soliti Croati.
-
-Giovani studenti trasformati repentinamente in artiglieri, operai
-divenuti fantaccini in pochi giorni, resistettero intrepidamente al
-primo fuoco, si batterono con coraggio, e sparsero il loro sangue per la
-libertà.
-
-I Tedeschi bombardarono Treviso, che dopo la coraggiosa resistenza
-ottenne una delle capitolazioni più onorevoli delle guerre di
-indipendenza. Quei giovani soldati uscirono dalla città cogli onori
-militari, conservando le armi e i bagagli, con due pezzi di cannone,
-regalati dal generale austriaco «in contrassegno della particolare sua
-stima per la buona condotta durante il combattimento, e perizia nel
-maneggio delle armi.» (_Capitolo III della Capitolazione_). «I sudditi
-austriaci arruolati nelle truppe italiane, saranno considerati come
-emigrati.»
-
-Ed ecco che cominciava una nuova iliade di mali per gli Italiani, e la
-nazione tornava ad essere invasa ed oppressa dalle forze preponderanti
-degli invasori stranieri.
-
-Mentre le milizie italiane uscivano dalla porta Santi quaranta (ora
-Cavour), gli Austriaci entravano dalla porta di San Tommaso (ora
-Mazzini).
-
-Nella villa suburbana del capitano Bonifazio la povera Maddalena restava
-sola a piangere la partenza del marito e dei figli, che non aveva potuto
-abbracciare.
-
-Il maestro Zecchini e Mosè cercavano invano di consolarla facendole
-credere che sarebbero presto ritornati, ma il suo cuore di donna la
-avvertiva che i suoi cari starebbero assenti lungamente, esposti a mille
-pericoli; e al suo dolore di moglie e di madre si aggiungeva quello di
-buona italiana, che vedeva la patria rioccupata dagli stranieri.
-
-Quale solitudine, qual vuoto in quella casa, e in quel parco dopo la
-partenza de' suoi cari! Una parte della cavalleria austriaca aveva preso
-alloggio nelle case di campagna intorno la città, le scuderie erano
-piene dei cavalli nemici, e i soldati inquieti andavano e venivano con
-volti arcigni e truce aspetto.
-
-Ecco il santuario domestico invaso dagli stranieri, che non hanno nulla
-di sacro nel paese conquistato. Si prendevano le frutta come fossero in
-casa propria, calpestavano le colture, legavano agli alberi i cavalli
-che coi denti rosicchiavano le corteccie.
-
-Maddalena che conosceva la passione del marito e dei figli per quelle
-belle piante, allevate con tante cure, piangeva disperata per non poter
-arrestare quella devastazione.
-
-Il maestro Zecchini trovò il modo di rendersi utile alla povera donna ed
-agli amici assenti, andando a parlare ad un colonnello che cercava un
-comodo alloggio in mezzo ai suoi soldati. Gli si presentò col cappello
-in mano, in attitudine riverente, e gli disse:
-
---Se Vostra Eccellenza desidera un magnifico alloggio non ha che
-comandarmi; io sono il maestro del villaggio, e non ho altro desiderio
-che quello di servirla bene.
-
-Il colonnello volle vedere, lo seguì, e fu soddisfattissimo; e quando fu
-bene installato accolse con benevolenza un rispettoso reclamo che gli fu
-fatto dal maestro in favore degli alberi del giardino.
-
-I soldati coi cavalli ricevettero l'ordine di sgombrare immediatamente,
-e di ritirarsi nelle adiacenze, con l'obbligo di mai più mettere i piedi
-nel parco, e una sentinella fu collocata in sito opportuno colla
-consegna di non lasciar passare alcuno, e di sorvegliare la proprietà.
-
-
-Partito quell'ufficiale superiore ne venne un altro dello stesso grado,
-e così di seguito. La tradizione conservò l'abitudine dell'alloggio
-riservato, e così fu preservato dalla devastazione quel delizioso
-soggiorno.
-
-Ma intanto i proprietari vagavano raminghi per le terre d'Italia, invase
-per ogni parte da eserciti nemici.
-
-Milano ricadeva in mano dell'Austria, e tutto il sangue sparso dagli
-Italiani in quei mesi di lotta e di ansietà non valse a liberarli dalla
-invasione.
-
-La sola Venezia resisteva eroicamente, e i Bonifazio si recarono colà,
-per contribuire alla difesa.
-
-Le vicende dell'assedio di Venezia sono forse la più bella pagina nella
-storia della nostra emancipazione.
-
-Questa gloriosa città, tradita ed oppressa, che si ridesta alla libertà,
-dopo l'umiliazione del dominio straniero, che lacera e insanguinata si
-difende contro un nemico potente, combatte valorosamente, intrepida fra
-le rovine delle fortificazioni, che estenuata dalla fame, decimata dal
-coléra e dalle bombe, decide di _resistere ad ogni costo_, offerse un
-esempio di tale fermezza indomabile, che le guadagnò l'ammirazione del
-mondo.
-
-
-I Bonifazio furono fra quelli eroi che presero parte alla sortita di
-Mestre, e che difesero Marghera fino che fu ridotta ad un mucchio di
-rovine. Ma il vecchio soldato di Napoleone fu il solo che potè ritirarsi
-incolume in città dopo di aver combattuto per tanti giorni in mezzo ad
-un diluvio di palle.
-
-Gervasio rimasto fra gli ultimi sulla breccia fu ferito alla mano destra
-e Stefano ebbe una gamba traforata da una palla; e passarono gli ultimi
-tempi dell'assedio all'ambulanza.
-
-Finito l'ultimo pane nero, e l'ultima carica di cannone, Venezia dovette
-cedere senza esser vinta.
-
-Al momento della capitolazione i due fratelli erano ancora
-convalescenti. Tennero consiglio col padre, il quale pensando alla
-povera donna che non li aveva visti da più d'un anno, desiderava che
-volessero tornare entrambi a casa con lui. Per Stefano non ci poteva
-esser dubbio, poichè non era in caso di tenersi in piedi senza l'aiuto
-d'un bastone, ma Gervasio storpiato alla mano destra si rifiutò
-recisamente di ritornare a vivere sotto il governo austriaco, preferì di
-condannarsi all'esilio. Il padre non volle insistere, nella speranza
-d'un pronto risveglio della nazione e d'un ritorno alle armi.
-
-
-La separazione fu dolorosa. Gervasio s'imbarcò in un bastimento
-francese, e il vecchio soldato, sostenendo sotto il braccio il più
-giovane dei suoi figli ferito, ritornò alla sua villa.
-
-Povera Maddalena!... quando li vide entrare pallidi e magri, col suo
-Stefano ferito, e senza Gervasio, fu costretta di sostenersi ad un
-albero per non cadere; poi fatto animo e ripreso fiato si gettò nelle
-braccia loro esclamando:
-
---Dove è Gervasio?...
-
---È partito.... risposero, ma speriamo di rivederlo fra poco....
-
---È morto! essa gridò con accento straziante, il mio povero Gervasio è
-morto!... sarebbe qui di sicuro se non fosse morto!...
-
-Non voleva persuadersi che fosse partito, che avesse preferito l'esilio
-alla casa paterna, alle cure di sua madre!
-
---Ha preferito l'esilio all'umiliazione di vivere sotto il giogo dei
-nostri nemici, come tanti altri suoi compagni, le disse il marito; ma le
-cose non possono durare a questo modo,--e manifestando tutte le
-illusioni di quel tempo, si studiava di provare l'impossibilità d'un
-lungo dominio austriaco in Italia, perchè i popoli coraggiosi possono
-tutto quello che vogliono; ma Maddalena non lo ascoltava più, baciava
-teneramente il suo Stefano, lo interrogava ansiosamente sulla ferita che
-gl'impediva di camminare, lo fece sedere in una poltrona, apportò dei
-ristori ai poveri viaggiatori sfiniti dai lunghi patimenti, dalla fame,
-dalla fatica del viaggio, in quello stato.
-
-Appena saputo il loro ritorno accorse anche il maestro Zecchini, e non
-finiva mai d'interrogarli sui più minuti particolari del memorabile
-assedio; si mostrò desolato per tante sventure, e voleva sostenere che
-bisognava rassegnarsi al destino, che era finita per sempre, che sarebbe
-assolutamente impossibile di vincere la potenza austriaca. Il capitano
-lasciò andare un pugno così violento sul tavolo che fece saltare i
-piatti e i bicchieri, e così incominciarono nuovamente le diatribe fra i
-due vecchi amici, che dopo l'assenza ritornavano a vivere insieme,
-sempre inseparabili, e sempre discordi.
-
-Intanto il Gervasio navigava verso la Francia, e pochi giorni dopo
-sbarcava a Marsiglia coi molti esiliati di Venezia, i quali si
-dispersero in vari paesi.
-
-Egli partì per Parigi colla speranza di trovare un'occupazione per non
-vivere a carico della famiglia. Ma in quel tempo la capitale francese
-rigurgitava di emigrati d'ogni parte d'Europa; le varie rivoluzioni del
-quarant'otto vi avevano gettato i loro naufraghi, che cercavano un
-rifugio. Tutte le passioni umane, e i diversi partiti politici si
-concentravano nel cervello del mondo; la vita era una lotta di forze
-contrarie che si agitavano convulse fra gli amari disinganni del
-passato, e le più esagerate illusioni dell'avvenire.
-
-Ad un'anima mite e senza ambizioni, come quella di Gervasio, la vita
-tumultuosa rendeva più doloroso l'esilio. Dopo lunga aspettativa gli
-venne offerta una cattedra di lingua italiana in Bretagna. Non esitò ad
-accettarla perchè sentiva anche il bisogno di quella pace campestre
-nella quale era stato allevato, e che gli mancava affatto nel movimento
-turbinoso della moderna babilonia.
-
-Ma il clima umido e triste della Bretagna accresceva la sua malinconia,
-e la vita solitaria gli faceva sentire doppiamente tutte le amarezze
-della nostalgìa. Non vide mai sorgere quel sole opaco dietro le nebbie,
-senza che il suo pensiero non lo trasportasse alla casa paterna; e la
-vedeva da lontano, illuminata dallo splendido sole d'Italia, e gli
-pareva di udire lo stormir delle fronde dei suoi boschetti, il pigolìo
-dei passeri al crepuscolo, credeva di respirare l'olezzo di quelle
-piante, e sentiva l'aria pura dei monti e del Piave, che gli sbatteva il
-viso, quando appariva il balcone della sua cameretta così piena di
-ricordi. La modesta stanza di Bretagna non aveva nulla che sorridesse
-alla memoria dell'emigrato; e i prospetti, l'aria, gli accenti, le
-esalazioni, tutto gli rammentava l'isolamento, e la lontananza della
-patria.
-
-I giorni delle feste solenni erano i più dolorosi. Tutti si
-raccoglievano lietamente alla mensa di famiglia, il povero emigrato
-viveva solo, colla memoria delle affettuose cure materne, delle
-abitudini domestiche del padre e del fratello, e della perduta compagnia
-degli amici.
-
-Bisognava cercare degli altri derelitti per fare insieme società.
-
-Conobbe allora i Ravelli, emigrati lombardi. La famigliuola si componeva
-del padre vedovo, del figlio Battistino, che fu ferito al Tonale
-difendendo quel passo alpino coi volontari, e di sua sorella Angelina,
-una buona ragazza di diciotto anni. Scambiavano fra loro le amarezze e i
-conforti comuni, dividevano i timori e le speranze, e quelle eterne
-illusioni degli esuli, sempre distrutte dagli avvenimenti, e sempre
-rinascenti dalle stesse rovine. Ogni primavera speravano il ritorno in
-patria per il prossimo autunno, ogni autunno per la ventura primavera;
-ma ogni volta che si credevano vicini al porto, una burrasca inaspettata
-li rigettava in alto mare. Tornato il cielo sereno, esaminavano
-l'orizzonte, e ad ogni nuvoletta lontana pronosticavano l'uragano che
-doveva sconvolgere l'Europa, far trionfare la libertà, e restituirli al
-loro paese; ma un venticello importuno rasserenava il cielo. Si
-lamentavano della indifferenza di tutte le nazioni per ciò che violava i
-loro diritti e il loro onore, vedevano in ogni piccolo alterco
-diplomatico un'offesa sanguinosa che rendeva indispensabile la guerra,
-aspettavano ansiosamente la dichiarazione desiderata; ma la pace si
-andava consolidando a loro dispetto, e l'esilio temporaneo diventava
-domicilio stabile degli emigrati. E così passavano gli anni, e intanto
-l'amicizia e l'amore fiorivano anche sulla terra straniera.
-
-Gervasio divenne intimo di casa Ravelli, fu il compagno inseparabile di
-Battistino, e non tardò a sentire per l'Angelina una profonda simpatia
-che a poco a poco si trasformò in reciproca affezione.
-
-Allora la primavera di Bretagna parve più bella ai giovani innamorati,
-che aprendo l'animo ai sentimenti e ai pensieri concordi, si creavano
-una nuova patria sul suolo straniero, la patria dell'amore, e così
-trovavano più ridenti quelle verdi campagne, più vaghi i fiori, meno
-fosco l'orizzonte, meno pallido il sole, e le notti azzurre e brillanti
-di stelle più belle delle notti italiane.
-
-Vivere insieme per amarsi sempre, e dimenticare tutto il resto, questa
-divenne l'unica aspirazione dei loro cuori.
-
-Dopo uno scambio di lettere colle rispettive famiglie in Italia, furono
-fidanzati; pochi mesi dopo si celebrò il matrimonio, e la terra di
-Bretagna parve un paradiso terrestre ai due sposi, nell'ebbrezza
-dell'amore soddisfatto.
-
-Passati dieci mesi venne alla luce un bel maschio, che per comune
-consenso dei due nonni fu battezzato col nome di Silvio, in segno di
-simpatia verso l'amico carbonaro, che fu prigioniero allo Spielberg, e
-di protesta contro il dominio straniero.
-
-Pareva che la felicità sorridesse pienamente alla nuova famiglia, quando
-una febbre insidiosa assalì la puerpera, e mise subito in dubbio ogni
-speranza. I sintomi più minacciosi si succedettero con terribile
-rapidità, e la malattia finì in pochi giorni con un lutto spaventoso.
-
-L'infelicissimo marito perdette la sua diletta compagna nel primo anno
-di matrimonio, il neonato perdette la madre nel primo mese di vita.
-
-Sotto il colpo inaspettato dell'improvvisa sventura, lontano dai cari
-parenti, fra il suocero e il cognato al pari di lui disperati, Gervasio
-risentì tutto il peso dell'esilio e dell'isolamento.
-
-La donna morta fu portata al cimitero colla sua candida veste di sposa;
-il bambino fu messo a balia; i Ravelli affranti dal dolore abbandonarono
-il paese, il povero esule rimase solo, fra una culla e una tomba, a
-piangere la sua cara compagna scomparsa;--solo senza patria, e senza
-famiglia!...
-
-
-
-
-
-
- V.
-
-
-
-Anche la famiglia Bonifazio si sentì colpita crudelmente dalla sventura
-del figlio. Alle lagrime dell'esule corrisposero da lontano le lagrime
-dei parenti, privi del conforto di stringere fra le loro braccia
-affettuose il povero orfanello e il padre desolato.
-
-Così l'esilio colpisce sempre da due parti; tanto chi resta, che chi si
-allontana soffre egualmente, senza il sollievo del reciproco conforto,
-senza l'amara consolazione di piangere assieme.
-
-Stefano guarito dalla sua ferita, andava spesso a Treviso, ove aveva
-molti amici. Un bel giorno girovagando per le strade della città, fu
-colpito dall'aspetto di una di quelle ragazze del popolo, tanto famose
-in tutto il Veneto per la rara bellezza dei lineamenti, per l'abbondanza
-dei capelli, la grazia della persona e l'eleganza del vestito. Si
-direbbero nate in mezzo al lusso d'uno splendido appartamento, e invece
-non sono che una curiosa aristocrazia della classe operaia, le
-contessine del popolo. Dove abbiano imparato a darsi quell'aspetto
-disinvolto, ed alzare quegli sguardi alteri di principesse, nessuno lo
-sa. Escono dalle povere catapecchie ove abitano, come da un palazzo
-signorile, scendono maestosamente dalle loro scalette di legno, come se
-fossero gli scalini del trono, raccogliendo, colla piccola mano coperta
-di guanti, e con flessuosa destrezza, gli svolazzi della veste, per
-lasciar vedere la elegante calzatura a talloni, portando con certa
-alterigia la testina graziosamente pettinata, e adorna d'un velo nero
-puntato con grandi spilloni. Camminano con franca andatura, portando
-l'ombrellino di seta, e il ventaglio, e vanno dalla sarta o dalla
-modista, ove dopo una lunga pratica giungono a guadagnare venti soldi
-per dodici ore di lavoro.
-
-La ragazza seguìta da Stefano, aveva sulla nuca una treccia di morbidi
-capelli color castagno, acconciata in molti giri, da destare l'invidia
-dei più avveduti parrucchieri che le offersero invano molto denaro per
-acquistarla, dicendole che una treccia posticcia avrebbe prodotto lo
-stesso effetto, e che i capelli crescendo più rigogliosi, essa poteva
-farsene una rendita lucrosa, senza che nessuno se ne accorgesse. Era la
-povera figlia d'un falegname, ma non volle mai tagliare i suoi capelli
-per nessun prezzo; quella era la sola sua ricchezza, la sua corona, e
-non l'avrebbe ceduta per tutto l'oro del mondo. Suo padre le dava torto,
-perchè i parrucchieri lo avevano sedotto colla promessa irresistibile di
-certe bottiglie d'un vino delizioso, che gli avevano fatto assaggiare in
-un bicchierino, e che gli era sembrato un balsamo di lunga vita.
-
-Ogni mattina la ragazza si metteva allo specchio coi capelli disciolti
-giù per le spalle, che arrivavano fino al ginocchio, e quella ricchezza
-la rendeva orgogliosa, perchè la più gran signora della città non poteva
-comperarli per nessun prezzo.
-
-Poi faceva colazione con due soldi di pane e latte, si vestiva con
-eleganza, e correva al suo magazzino. Lungo la strada tutti si voltavano
-a guardarla, ed essa era beata.
-
-Stefano non fece attenzione a quei capelli, che potevano anche essere
-posticci, ma fu sedotto dal sorriso degli occhi, dalla dolce espressione
-dei lineamenti, dalla bocca attraente, che indicava somma bontà e cuor
-contento, quantunque fosse un po' troppo grande in proporzione delle
-altre linee del viso.
-
-La seguì parecchie volte dal magazzino alla casa, essa se ne avvide, e
-gli fece comprendere con uno sguardo che non disdegnava quell'omaggio, e
-che trovava il giovinotto di suo gusto. Egli non tardò molto ad
-esprimerle modestamente la sua rispettosa ammirazione, e le oneste
-intenzioni che lo animavano. Essa in principio si mostrò molto
-incredula, gli fece capire che era povera, e lo pregò di lasciarla in
-pace, di non voler renderla infelice per un capriccio.
-
-Stefano la rassicurò con solenni promesse, e così non tardarono a
-prendere la dolce abitudine di vedersi spesso, di passeggiare insieme in
-luoghi solitari, nella più cordiale intimità, coll'espansione di
-pensieri e sentimenti che sono il melodioso linguaggio dell'amore.
-
-L'affetto che i Bonifazio provavano pel figlio assente, pareva che
-volesse manifestarsi con doppie cure sul figlio vicino; l'indole soave e
-il carattere onesto del giovane lo rendevano degno della loro affezione.
-
-Egli non tardò molto a rivelare alla madre il suo amore per la Beppina,
-mostrandole il desiderio di farla sua moglie, e la buona madre
-predispose favorevolmente il marito.
-
-Il capitano Bonifazio, al contrario di molti padri, era sempre
-preoccupato dal timore che suo figlio potesse innamorarsi d'una signora.
-L'educazione delle ragazze nelle ricche famiglie cittadine gli metteva
-spavento, e diceva a sua moglie:
-
---Se Stefano vorrà prender moglie, la nostra quiete sarà in pericolo.
-Che cosa faremo noi di una sposa cittadina colle nostre abitudini
-campagnuole? Vorrà essa adattarsi alla semplicità di questa vita? che
-cosa farà tutto il giorno alla villa? vorrà essa occuparsi delle cure
-domestiche recando qualche sollievo alle tue fatiche, quando la età
-avanzata ti farà sentire il bisogno di riposo? Avvezza alle visite
-oziose, ai teatri, agli spettacoli, alla società elegante, potrà essa
-sopportare senza noia la solitudine, le sciocchezze del maestro
-Zecchini, le asinaggini dei Pigna, padre e figlio?
-
-La povera Maddalena lo consolava facendogli osservare che la città era
-vicina, che i giovani avrebbero potuto fare una vita conforme ai loro
-gusti, e i vecchi si sarebbero dedicati ad allevare i bimbi, e a
-governare la casa, senza cambiare le abitudini di nessuno. Ma il
-capitano non era persuaso e pronosticava mille disturbi, in tal modo che
-quando Stefano gli annunciò il suo progetto, ne fu lietissimo, e volle
-subito vedere la ragazza.
-
-La Beppina avvertita in tempo di questa visita aveva messo in ordine la
-povera dimora, e li aspettava ansiosamente fingendo di lavorare, seduta
-davanti al balcone, adorno di alcuni vasi di fiori, che le erano stati
-regalati da Stefano.
-
-La visita fu breve, ma decisiva. Pareva che il capitano ne fosse più
-innamorato del figlio, tanto si mostrava entusiasta del soave sorriso di
-quel bel volto. Esso la trovò modesta e gentile, graziosa e
-intelligente, e ritornò a casa contento per darne l'annunzio a sua
-moglie, pronosticandole dei giorni felici, ed una vecchiaia tranquilla,
-con una figlia di più, la più cara e simpatica che si potesse mai
-desiderare, e diceva a Stefano:
-
---Facciamo presto; a domani la domanda al padre, e quanto prima le
-nozze.
-
-E fu secondato in ogni suo desiderio. Al giorno seguente il falegname
-Morato non andò a bottega, e attese il capitano, dopo di essersi rasa la
-barba e vestito da festa, secondo gli ordini della figlia.
-
-All'ora fissata i Bonifazio furono esatti, e in poche parole si
-trovarono d'accordo. Alla cortese domanda del capitano, il Morato
-rispose:
-
---Sono anni cattivi, siamo povera gente, mia figlia non ha nè dote, nè
-corredo....
-
---A questo ci pensiamo noi, soggiunse il capitano. Facciamo presto; io
-non vi domando altro, prima di tutto perchè non mi piacciono le cose
-lunghe, e poi perchè sono vecchio, e vorrei vedere un nipotino, prima di
-chiudere gli occhi per sempre.
-
---Non parliamo di malinconie, gli rispose il falegname, con naturale
-buon senso. Siamo a vostra disposizione, riconoscenti dell'onore.
-
-Fissarono l'epoca delle nozze, il capitano baciò in fronte la Beppina, e
-i due giovani si mostrarono molto lieti degli accordi.
-
-Stefano scrisse al fratello, raccontandogli minutamente tutti i
-particolari del suo amore, vantandogli le buone qualità della sposa,
-senza nascondere la sua povertà.
-
-Poco tempo dopo arrivava dalla Francia una cassa pieni di arredi da
-donna con una lettera di Gervasio, nella quale egli si congratulava col
-fratello per il prossimo matrimonio, e gli faceva mille scuse se osava
-spedirgli il corredo della sua povera defunta, ancora nuovo, per
-l'immatura sua morte. «Non saprei farne un uso migliore, egli scriveva,
-la tua sposa non se ne offenda se la tratto fino da questo momento come
-sorella; fra fratelli che si amano quello che è dell'uno è anche
-dell'altro. Vivi felice in famiglia, intanto io pregherò il cielo che ci
-conceda di rivederci presto, per poter vivere tutti uniti in casa
-nostra, nella nostra patria, colla nostra famiglia, tutte cose preziose
-che ci vennero tolte dalla usurpazione straniera.»
-
-Al tempo fissato si fecero le nozze. Il capitano accompagnò Stefano a
-Treviso di buon mattino, e dopo la celebrazione del matrimonio,
-montarono in carrozza colla sposa e suo padre e tornarono alla villa. La
-buona Maddalena li aspettava sulla porta, Beppina si gettò nelle sue
-braccia.
-
---Hai trovato la madre che ti mancava, disse alla nuora, baciandola in
-fronte.
-
-Dopo una breve refezione fra soli parenti, Stefano condusse la sposa a
-fare un giro pel parco. Avvezza al chiuso ambiente della sua cameretta
-in una casa vecchia di città, in una contrada di povera gente, le parve
-di passeggiare in paradiso. Attraverso le fronde passavano pochi raggi
-di sole, che segnavano degli sprazzi d'oro sulla sabbia dei viali. Il
-silenzio dei boschetti era rallegrato da qualche gorgheggio d'un
-capinero, accompagnato dal mormorio delle acque cadenti d'una cascatella
-sul lago. Dalle macchie di rose, dai caprifogli e dai gelsomini che si
-arrampicavano sui muri emanava un soave profumo che imbalsamava l'aria.
-La ricca vegetazione nel suo pieno vigore esalava degli aliti vitali,
-raccolti da tutte le forze unite della natura, dalla terra e dall'acqua,
-dalla luce, dalle foglie e dai fiori. Un'arcana voluttà serpeggiava
-nelle vene e inebbriava i sensi.
-
-Vagarono, ora bisbiglianti ed ora silenziosi, nella soave armonia delle
-commozioni e dei pensieri, sotto ai boschetti e sui prati di
-quell'incantevole giardino fino che udirono le campane dei villaggi
-vicini che suonavano il mezzogiorno. Era l'ora destinata al pranzo di
-famiglia coi parenti, e pochi amici. La stanza era adorna di fiori, la
-tavola apparecchiata con garbo, ma a quella mensa c'era un vuoto
-doloroso che ricordava la tristezza dell'esule lontano, gettava un velo
-di malinconia sulla gaiezza delle nozze, e faceva spuntare una lagrima
-sugli occhi della madre, mentre si atteggiava al sorriso.
-
-Tuttavia gli amici festeggiando gli sposi con ripetute libazioni fecero
-echeggiare un po' d'allegria alla fine del pranzo. Il maestro Zecchini
-diventava loquace, papà Morato, volendo sostenersi con gravità, si
-teneva diritto con uno sforzo, e pareva diffidente delle sue gambe, il
-vecchio Pigna aveva due occhietti rossi e brillanti come rubini, suo
-figlio, con un sorriso immobile e costante, cogli occhi fissi, e due
-macchie rosse sulle guancie, mostrava il volto d'un ebete colla testa di
-legno. Dopo il caffè gli sposi presero congedo dai parenti e dagli
-ospiti e partirono per Venezia ove avevano fissato di passare i primi
-giorni del matrimonio.
-
-Ritornati in famiglia presero le abitudini regolari, e la giovane si
-mostrò degna della sua buona ventura. Affettuosa coi suoceri, gentile
-cogli amici, d'indole facile e allegra, si faceva amare da tutti.
-Stefano ne era più innamorato di prima, e le buone qualità che le aveva
-trovate gli facevano giudicare con indulgenza quei piccoli nonnulla che
-saltano fuori col tempo e colla intimità. L'amore è un vetro appannato
-attraverso il quale appariscono le figure piane come nelle ombre; il
-matrimonio è un cristallo trasparente che lascia vedere gli oggetti in
-rilievo, con tutti i loro pregi e difetti.
-
-Le belle qualità dell'animo, scoperte nella Beppina, compensarono
-Stefano della educazione incompleta, e la vista di quei capelli
-meravigliosi, che credeva prima un ornamento aggiunto alla natura, lo
-rese indulgente sull'ortografia e la grammatica, che mancavano alla
-sposa come il corredo.
-
-
-
-
-
-
- VI.
-
-
-
-Dopo un anno circa di matrimonio la Beppina diede alla luce una bella
-bimba, che somigliava alla mamma. Furono tutti contenti. La nonna
-ringiovaniva per fare la bambinaia, il nonno era beato che non fosse
-nato un maschio in quei tempi funesti, quando si richiedeva il sangue di
-nuove vittime per riscattare la patria.
-
---Abbiamo già un nipote, nato in esilio, diceva il capitano, che un
-giorno dovrà fare il soldato, non sarà dunque mai al nostro fianco;
-questa bambina che è una vera delizia, sarà il sostegno della nostra
-vecchiaia.
-
---E poi l'uomo è un asino! soggiungeva il maestro.
-
-Il capitano alzava le spalle indispettito, corrugava la fronte, faceva
-gli occhi severi, atteggiava la bocca all'ironia, e interrogava:
-
---Se l'uomo è un asino, che cosa sono le donne?... che cosa sono le
-mogli, le figlie, le sorelle degli asini?...
-
-E il maestro rispondeva tranquillamente:
-
---L'uomo è un asino, e le donne sono donne!... La storia ce lo insegna;
-essa ci parla di sovrani che furono belve, di guerrieri che furono eroi,
-e non dice che le loro mogli fossero nè bestie, nè eroine, erano donne.
-La donna non è simile all'uomo, sono gli uomini stessi che la
-giudicarono un essere inferiore, e fecero le leggi in conseguenza di
-tale giudizio.... ed anche in questo si mostrarono asini per
-eccellenza!...
-
-Il capitano gli voltava le spalle brontolando, e gli teneva il broncio
-fino all'ora della solita partita a tresette.
-
-Stefano era felice di vedere sua moglie ristabilita in salute, ed era
-soddisfatto della contentezza degli altri. E quando vedeva la sua
-Beppina allattare la neonata, la gli pareva una delle più belle madonne
-di Rafaello. La bimba fu battezzata col nome di Maria. Ma anche in seno
-d'una esistenza felice, Stefano non dimenticava mai i principii
-succhiati col latte, e sviluppati in tutta la loro forza dalla
-educazione paterna, dalle lotte del quarant'otto, e dai successivi
-avvenimenti della patria. Nessun galantuomo viveva indifferente alle
-faccende del giorno, nè si chiudeva in casa con sentimenti da egoista,
-abbandonando l'avvenire della patria alla fatalità del destino. Tutti i
-buoni Italiani apportavano la loro pietra, e apparecchiavano le
-fondamenta della futura nazione.
-
-Stefano andava a Treviso a vedere gli amici, e s'informava esattamente
-di tutto quello che veniva tentato per l'emancipazione del paese.
-
-Era il tempo dei Comitati secreti e del prestito di Mazzini.
-
-Come in tutte le parti soggette all'Austria, così anche a Treviso i
-patriotti corrispondevano segretamente cogli emigrati in Piemonte e in
-Francia, e apparecchiavano l'avvenire.
-
-La piccola Maria cominciava a camminar sola, correva incontro ai nonni,
-balbettava le prime parole, era la tenerezza di tutti.
-
-Venuto l'inverno la famiglia raccolta passava le sere nel salotto,
-ciarlando, giuocando alle carte e leggendo, la bambina dormiva
-tranquillamente nella sua cunetta di vimini, perchè la madre voleva
-tenersela sotto gli occhi fino all'ora di andare a letto, e allora se la
-portava in braccio, nella stanza, e la metteva nel suo letticino senza
-svegliarla.
-
-Se venivano gli amici facevano la partita alle carte e il capitano
-litigava col maestro. Maddalena cercava di mitigare le irritazioni, di
-giustificare gli errori, non si lamentava mai degli sbagli di Pigna che
-giuocava con lei, molto peggio del maestro col capitano; Stefano stava a
-guardarli, la Beppina lavorava nei vestitini della sua bimba. Quando
-erano soli il capitano giuocava agli scacchi con Stefano, o metteva in
-ordine i cartocci delle sementi, mentre suo figlio leggeva ad alta voce
-un buon libro, e le donne agucchiavano. Una sera di gennaio la pioggia
-cadeva a scrosci, il vento fischiava fra gli alberi, la famiglia era
-sola, raccolta nel tepore della stufa, quando si udì una scampanellata
-che indicava molta fretta.
-
---Sarà il maestro Zecchini che si bagna, disse il capitano.
-
-Mosè corse ad aprire. Due sconosciuti domandarono se il signor Stefano
-Bonifazio era in casa.
-
---Sì, signori, rispose il domestico, vengano avanti; e dopo di averli
-introdotti nell'atrio, domandò chi doveva annunziare.
-
-Uno di loro rispose:
-
---Pregatelo di uscire un momento, abbiamo bisogno di dirgli una parola.
-
-Mosè entrò nel salotto col volto turbato, dicendo che c'erano di fuori
-due figure antipatiche che volevano parlare col signor Stefano.
-
-
-Stefano impallidì, il capitano se ne avvide e gli disse:
-
---Andiamo a vedere.
-
-Uscirono insieme, lasciando le donne inquiete, nell'ansietà di un
-pensiero sospettoso.
-
-Erano due impiegati di Polizia, un commissario col suo assistente.
-
-Il primo mostrò l'ordine superiore, l'altro uscì a cercare le guardie
-che aspettavano dietro al cancello. Fecero una rigorosa perquisizione,
-misero sottosopra la casa, raccolsero varie lettere di Gervasio, dei
-documenti, delle carte varie, ne fecero un pacco e vi apposero il
-sigillo, raccolsero tutte le armi e ne fecero un fascio, poi intimarono
-l'arresto di Stefano.
-
-Ogni opposizione era vana. Il capitano frenava a stento lo sdegno che lo
-agitava. Le signore sulla porta del salotto, guardate a vista,
-supplicavano invano che a motivo della burrasca, aspettassero fino al
-mattino. Il commissario fu irremovibile, e intimò la partenza.
-
-Stefano corse a dare un bacio alla sua bambina, che dormiva
-tranquillamente, poi si gettò nelle braccia della moglie che svenne.
-
-La adagiarono sul canapè. Maddalena che voleva soccorrerla, non sapeva
-quello che si facesse; era fuori di sè, e barcollava.
-
-
-Il capitano cercava un'arma per fare un massacro, ma erano già tutte
-scomparse; le avevano portato fuori col pacco delle carte. Nella
-confusione generale, due sbirri presero Stefano sotto le braccia e lo
-trascinarono, seguiti dagli altri poliziotti, fino ad una vettura che
-aspettava a piccola distanza della casa. Lo fecero entrare nel calesse,
-tutti si collocarono nello stesso veicolo, chi dentro e chi fuori, e
-sferzati i cavalli partirono.
-
-In casa la desolazione e lo squallore erano succeduti alla pace d'un'ora
-prima. Beppina colle mani nei capelli, coricata sul canapè, chiamava il
-suo Stefano, mandando dei singhiozzi convulsi che parevano soffocarla.
-Maddalena in ginocchio se la stringeva al seno, piangendo dirottamente,
-il capitano col volto sconvolto, girava per la casa come un pazzo, senza
-sapere dove andava; Mosè lo seguiva col lume in mano senza parlare.
-
-Il primo a riprendere il dominio di sè stesso, fu il vecchio soldato, ma
-tutti i suoi ragionamenti riuscirono vani; nè la madre, nè la moglie,
-potevano consolarsi di tanta sventura; ascoltando gli scrosci della
-pioggia e i sibili del vento di quella orribile notte, pensavano ai
-patimenti fisici e morali del povero arrestato durante il viaggio, e poi
-negli orrori della prigione; conoscevano i processi lunghi e insidiosi
-dell'Austria, paventavano delle sue crudeltà; i genitori erano rimasti
-senza figlio, la moglie senza marito, la figlia senza padre! ogni
-felicità era scomparsa da quella casa, quella gente onesta e tranquilla
-non aveva diritto di amare il suo paese, nè di volerlo libero dagli
-stranieri, i quali si credevano in diritto di punire severamente i più
-nobili sentimenti della natura e dell'umana dignità.
-
-Quella notte tutti vegliarono, oppressi dall'angoscia, spaventati
-dall'avvenire.
-
-Il giorno seguente si sparse la notizia di molti arresti fatti nella
-stessa notte. Accorsero gli amici, ma nessun conforto poteva consolare
-quegli infelici caduti vittime di tale sventura.
-
-I prigionieri erano partiti per Mantova. Stefano fu gettato solo in una
-cella angusta, umida, oscura ed infetta, e pensava ai suoi cari, alla
-disperazione della moglie e della madre, all'afflizione del padre, alla
-bambina, alla casa, alle dolci abitudini domestiche. Quel cambiamento
-repentino di vita, quel rapido trapasso dalle gioie serene della
-famiglia, alle torbide agitazioni d'un processo pericoloso, dall'aria
-profumata d'un parco all'afa nauseabonda del carcere, era un colpo
-troppo violento per restare senza conseguenze sopra un giovane felice ed
-avvezzo all'aria libera dei campi.
-
-Quando i patemi d'animo, che lacerano il cuore, sono accompagnati da
-tutte le angustie del corpo, la natura umana soccombe.
-
-Dopo un accesso violento di disperazione, di furore e di lagrime,
-Stefano cadde sfinito sul fetido pagliericcio della prigione, e gli
-parve di essere stato sepolto vivo. Pensava alla vita passata come ad un
-altro mondo, abitato in un'epoca lontana, prima d'essere precipitato in
-fondo d'un precipizio. Provava una sete ardente accompagnata da affanni
-e da nausea.
-
-Fu trascinato davanti il giudice inquisitore colla febbre; le arterie
-delle tempie gli battevano come due martelli. Non intendeva le domande
-che gli venivano indirizzate, rispondeva con sdegnoso disprezzo, con
-pungente ironia, gli pareva di trovarsi fra le unghie adunche d'una
-belva feroce che stesse per divorarlo.
-
-Ritornato nella sordida cella fu visitato dal medico che lo trovò coi
-lineamenti immobili, colla lingua e i denti fuliginosi, in una
-prostrazione di forze completa; rispondeva lentamente, con parole
-insensate. Il medico conobbe i primi sintomi d'una febbre tifoide, e
-ordinò che fosse subito trasportato all'infermeria. Il povero infermo
-non se ne avvide nemmeno. Gli comparvero sul volto delle macchie rosse
-che sparivano sotto la pressione delle dita.
-
-Passò più d'un mese in questo stato, poi cominciò a peggiorare, e aveva
-perduto i sensi da qualche giorno, quando alle ripetute istanze della
-famiglia fu concesso di visitarlo.
-
-I parenti partirono subito per Mantova. Il giorno dopo del loro arrivo,
-il capitano colla faccia sparuta, ma fiera, conduceva la moglie e la
-nuora, che parevano uscite da una tomba, e camminavano sostenendosi
-reciprocamente, attraverso gli squallidi e infetti corridoi della
-prigione, sotto la scorta d'un attuario e d'un secondino. Il malato non
-conobbe nessuno, i poveri parenti non videro che una faccia cadaverica,
-coperta da un sudore viscido, con un respiro affannoso, che era il solo
-segnale di vita che gli restava.
-
-La Beppina cadde su quel sordido pagliericcio, perdendo i sensi, ed
-anche la povera madre stava per venir meno. Uscirono dalla infermeria,
-Maddalena sostenuta dal marito, e la Beppina trasportata da due
-infermieri. Adagiarono le misere donne in una carrozza che le condusse
-all'albergo. Chiamato subito un medico, la Maddalena fece uno sforzo
-sovrumano per assistere la nuora, reggendosi appena sulle gambe.
-
-
-Beppina era incinta di quattro mesi. Quando giunse alla villa il
-permesso di visitare il moribondo, i genitori pronti a partire, avevano
-fatto una vivissima opposizione al viaggio della nuora, della quale
-conoscevano la condizione pericolosa, peggiorata dalla disperazione per
-la prigionia del marito, e dalle gravi notizie sulla sua malattia, che
-erano state comunicate da Mantova. Ma ogni resistenza fu vana; non
-valsero nè le ragioni persuasive del medico, nè i più affettuosi
-consigli dei suoceri, essa si irritava talmente contro chiunque volesse
-impedirle di rivedere il suo Stefano, che in fine parve meno pericoloso
-il condurla con loro che il lasciarla a casa in preda della
-disperazione.
-
-Partì in uno stato di grande debolezza, con violente palpitazioni di
-cuore, ma si sostenne durante il viaggio a forza d'energia, la quale la
-resse fino alla porta dell'infermeria, ma la abbandonò totalmente
-all'aspetto dell'ammalato, ridotto in tale stato che era appena
-riconoscibile.
-
-Coricata nel letto dell'albergo, all'arrivo del medico la misera donna
-aveva già abortito, e la violenta emorragia cominciava a svenarla. Non
-le mancarono le cure più sollecite ed affettuose, ma il medico non
-dissimulava la gravità del pericolo, e diceva al capitano:
-
-
---Caro signore, le carceri politiche hanno ucciso più donne che
-prigionieri. Questi resistono con vigore alle prove tremende, perchè
-sono animati da un altissimo sentimento che sostiene il loro coraggio,
-ma le madri e le spose soccombono colle viscere straziate dalla violenza
-che le privò dei figli e dei mariti. Nella condizione di vostra nuora
-colpita atrocemente nel giorno dell'arresto, quest'ultima scossa
-terribile fu un colpo mortale.
-
-E pur troppo riuscirono vani tutti i tentativi fatti per salvarla.
-
-L'anemia progrediente andò esaurendo d'ora in ora tutte le forze vitali,
-e alfine dovette soccombere.
-
-L'ultima mattina la povera inferma, sentendo la morte imminente, volle
-baciare i suoi cari, raccomandò caldamente all'affetto della suocera la
-sua piccola Maria, mostrò il più vivo desiderio di ricongiungersi al suo
-Stefano, in una vita di oltre tomba, e rivolti al cielo gli occhi
-languenti spirò.
-
-Il volto della povera morta pareva di marmo greco, il suo pallore
-risaltava maggiormente sulle morbide treccie di capelli che furono il
-suo diadema di sposa, e la sua corona di martire. Pochi giorni dopo
-moriva anche Stefano nel Castello di San Giorgio, e così sfuggiva al
-patibolo di Belfiore ove sarebbe perito con tanti eroi della patria.
-
-Il vecchio carbonaro accompagnava al sepolcro i due figli morti alla
-distanza di pochi giorni, e li faceva collocare uno presso dell'altro,
-piangendo di dolore, fremendo di sdegno, e invocando dal cielo la pace
-ai defunti, il castigo di Dio sui despoti della terra; e la libertà alle
-nazioni, che hanno saputo guadagnarsela con tanti sacrifizi di vittime
-umane.
-
-
-
-
-
-
- VII.
-
-
-
-La notizia di questa catastrofe colpì tutta Italia come una calamità
-nazionale; si sparse dovunque, ridestò l'odio degli esuli che soffrivano
-lontani dal focolare domestico, portò la desolazione a Treviso e in
-Brianza, ove i parenti e gli amici appresero con orrore la rapida morte
-dei loro cari, che parve a tutti lo schianto di due fiori prodotto dalla
-violenza d'un uragano. A tale sventura si aggiunsero le relazioni
-dell'infame processo, i patimenti di chi languiva nel carcere, i
-supplizi che lo seguirono, e tutto insieme accumulava le maledizioni
-degli oppressi sugli oppressori.
-
-I due poveri vecchi che in così breve spazio di tempo avevano perduto i
-due diletti figliuoli involati violentemente alla pace domestica,
-compiute le onoranze funebri, ritornarono piangenti alla loro casa, ove
-un'orfanella innocente li aspettava colle braccia protese invocando il
-ritorno della sua buona mamma, e del babbo.
-
-La nonna Maddalena dovette assumere gli uffici di madre, e dissimulare
-la grave disgrazia all'infelice bambina, essa che aveva tanto bisogno di
-piangere.
-
-Il capitano scriveva lettere di fuoco al figlio superstite, perchè gli
-esuli si agitassero anche in Francia, e spingessero quella nazione a non
-tollerare più oltre in Italia la infamia della dominazione straniera, e
-aiutassero gli schiavi ad infrangere quelle catene che li rendeva
-impotenti alla rivendicazione dei loro diritti.
-
-Da ogni parte venivano voci di speranza, ma il frutto non era maturo.
-
-Intanto le disgrazie accasciavano i vecchi. Il capitano curvava la
-schiena sotto il peso degli anni aggravati dal dolore. Soffriva delle
-vertigini che lo esponevano a cadere, se non trovava un sostegno. Il
-maestro Zecchini lo consigliava a consultare un medico, il Bonifazio
-alzava le spalle con dispetto e non gli dava retta.
-
---Avete bisogno d'un salasso, insisteva a dirgli il maestro.
-
---Il salasso bisogna farlo all'esercito austriaco, abbondante fino allo
-svenimento, e allora sarò sicuro di guarire.
-
-
-La piccola Maria cresceva in salute ed in grazia, sotto quegli alberi
-maestosi che colle loro ombre avevano protetta l'infanzia di suo padre,
-ed avevano consolato i giorni più lieti della breve esistenza di sua
-madre. La bimba giuocava coi fanciulli della sua età, e coglieva fiori e
-farfalle intorno a quei viali tortuosi che erano stati percorsi dai suoi
-genitori nel tempo felice.
-
-Il maestro Zecchini le insegnava a leggere sui vecchi libri che avevano
-servito al suo babbo ed allo zio Gervasio; ma quando la bambina si
-rifuggiava sui ginocchi della nonna, mostrandosi annoiata della monotona
-cantilena del maestro, implorando la grazia di ritornare ai suoi diletti
-infantili, la buona donna la liberava subito dal peso della lezione, e
-la rimandava libera ai boschetti del parco.
-
---A che cosa serve l'istruzione per chi non ha patria? essa diceva a
-Zecchini, a che cosa hanno servito tanti studi al mio povero Stefano? se
-fosse stato un ignorante, sarebbe ancora con noi.
-
---È vero! pur troppo è vero! rispondeva il maestro, il diritto, la
-ragione, la scienza sono impotenti contro la forza brutale. Contro le
-baionette non valgono che i cannoni, e il nostro popolo subisce la dura
-tirannide senza rivoltarsi.--L'uomo è un asino!... condotto colla
-cavezza e spinto col bastone, cammina rassegnato da vera bestia da
-soma.--E dopo qualche sospiro, riprendeva:--Tuttavia l'istruzione è
-l'unica arma che ci resta. Bisogna istruirsi per saper distinguere il
-male dal bene, l'intelligenza e la coltura aprono tutte le strade, è un
-dovere di tutti istruirsi; non solo gli uomini, ma anche le donne. Avete
-torto di incoraggiare la bimba a trascurare lo studio....
-
---Che sia felice almeno nella infanzia, interrompeva la Maddalena; chi
-sa a quale sorte è riservata nell'avvenire!... i pochi giorni felici
-sono tutti guadagnati.
-
-Così la bambina, secondata dalla nonna, cresceva ignorante, ma bella
-come la sua mamma, della quale aveva i capelli abbondanti, il sorriso
-degli occhi, e la bocca un po' grande, ma affettuosa.
-
-Essa, che adorava la nonna, si prestava però volentieri per assisterla
-nelle faccende domestiche, le piaceva di stare in cucina ad ammannire le
-vivande, imparava prontamente ad apparecchiare a condire ed a cuocere le
-varie pietanze, e a sorvegliare i fornelli. Faceva grande attenzione
-alle faccende della casa, voleva che la nonna la lasciasse fare da sola,
-era contentissima quando riusciva bene, e che il nonno le faceva un
-elogio, per qualche manicaretto elaborato dalle sue tenere mani.
-
-E imparò presto a cucire, a rammendare la biancheria, a inamidarla e
-stirarla a dovere. Faceva bene la pulizia delle camere, metteva tutto in
-assetto con attenzione, le piaceva l'ordine in ogni cosa.
-
-Si annoiava soltanto quando le mettevano in mano un libro, o la facevano
-scrivere; allora sbadigliava, faceva delle smorfiette, e si rassegnava
-soltanto per contentare il nonno, che non divedeva l'opinione di sua
-moglie sull'istruzione, ed esigeva questo sacrifizio come un dovere
-indispensabile. La nonna difendeva sempre Maria, che non aveva voglia di
-studiare.
-
---Lasciala in pace, diceva a suo marito, lascia che sia felice, le donne
-più felici sono quelle che sanno meno.
-
---Non dir sciocchezze... rispondeva il capitano, una donna ignorante è
-una vera disgrazia!... il maestro ha ragione.
-
---Il maestro ha torto. Se l'uomo è un asino, come egli asserisce, non è
-necessario che la donna sia sapiente....
-
---Tanto gli uomini che le donne devono distinguersi dai bruti colla
-istruzione. Gli asini tirano il carretto carico, e i padroni li fanno
-camminare a legnate; se gli asini fossero istrutti caccierebbero a calci
-il padrone.
-
-E così dicendo se ne andava maneggiando il bastone come fosse una
-sciabola, usciva nel parco borbottando fra i denti le più tremende
-minaccie contro il governo, abbatteva furiosamente le capsule dei
-papaveri per dare uno sfogo a quella collera impotente, che avrebbe
-voluto tagliare in quel modo le teste dei nemici.
-
-La bambina gettava i libri, e correva in fondo al parco per sfuggire
-alla seccatura dello studio, ed alle prediche del nonno.
-
-Così passarono alcuni anni fino che un carbonaro di Bologna, entrato
-nell'Assemblea nazionale francese, e poi salito sul trono imperiale
-dello zio, alzava lo stendardo delle nazionalità, promettendo
-l'emancipazione d'Italia, alla quale aveva giurato di contribuire,
-facendo parte della setta italiana nella vendita bolognese nel 1831.
-
-È facile immaginare l'entusiasmo del capitano Bonifazio quando lesse il
-Proclama di Napoleone III che voleva l'Italia «libera dalle Alpi
-all'Adriatico.» Il carbonaro trivigiano andava ripetendo ad alta voce, e
-in uno stato di esaltazione, alcune frasi che lo avevano colpito:
-«Andiamo su questa terra classica, illustrata da tante vittorie, a
-ritrovare le traccie dei nostri padri.» Tutta la sua gioventù ritornava
-a rifiorire, tutte le aspirazioni della sua vita di cospiratore si
-avvicinavano al trionfo, tutto l'odio accumulato nel suo petto andava a
-sfogarsi colla vendetta del figlio e della nuora uccisi collo stesso
-colpo dall'aborrito governo austriaco.
-
-Il vecchio soldato di Napoleone I si sentiva ringagliardire alle parole
-di Napoleone III, e la spina dorsale curvata sotto il peso degli anni
-dolorosi, si rialzava rigogliosa alla scossa elettrica scoppiettante
-nelle solenni promesse. Egli era vicino ai settantatrè anni ma gli
-pareva di essere ancora abbastanza robusto da poter portare un fucile, e
-intanto nell'impazienza d'un primo assalto, egli percorreva le camere a
-passo di marcia, armato del suo bastone, la sola arma che gli era stata
-lasciata dall'Austria, e si arrestava davanti i ritratti di Napoleone I,
-facendogli il saluto militare. All'arrivo del maestro si gettò nelle sue
-braccia; questi fu sorpreso e beato di tanta intimità, che non aveva mai
-ottenuta nei lunghi anni della loro relazione, passati brontolando sopra
-ogni argomento.
-
-La vecchia Maddalena temeva che suo marito diventasse matto in quello
-stato d'orgasmo e di esaltazione irrefrenabile.
-
-Il vecchio Pigna, tenendo per mano il figlio di suo figlio, un bambino
-di otto anni, lo condusse per la prima volta in casa Bonifazio a vedere
-i quadri delle battaglie di Napoleone, per fargli capire che cosa fosse
-la guerra.
-
-Il capitano gli dava le spiegazioni necessarie. Il piccolo Andrea col
-naso in aria, gli occhi sbalorditi, la bocca aperta, guardava ora le
-battaglie ed ora il capitano, ed aveva più paura di costui, gesticolante
-con furore, che degli eserciti combattenti nei quadri fra i morti e i
-feriti.
-
-La Maria venne a prendere per mano il piccolo Andrea, che era circa
-della sua età, e lo condusse in giardino per liberarlo dagli assalti del
-nonno.
-
-Il vecchio Pigna si fregava le mani in segno di giubilo, pensando che il
-nuovo governo avrebbe diminuite le imposte e il prezzo del sale,
-sperando che la guerra avrebbe fatto aumentare il valore del frumento,
-dell'avena, del vino, del fieno, come al tempo della guerra in Crimea.
-
-Ogni momento entrava qualche nuovo curioso per aver notizie della
-Lombardia. Il capitano non salutava nessuno, ma gettava in aria il
-berretto, e lo metteva in cima al bastone, alzandolo in segno di
-tripudio, e diceva a Zecchini:
-
---È venuto il tempo del salasso!
-
-Assicurava tutti dell'imminente liberazione; ed esclamava:
-
-
---L'Austria è finita!.... fra poco saremo a Vienna!... Evviva i
-Napoleonidi!
-
-Al primo indizio di guerra Gervasio aveva fatto i bauli, e rinunziato
-alla cattedra, per ritornare in patria. Ma prima di lasciare la
-Bretagna, il padre ed il figlio erano andati a fare l'ultima visita al
-cimitero, e genuflessi sulla tomba della moglie e della madre, l'esule
-sentiva che l'affetto e il dolore ci fanno mettere le radici anche nella
-terra straniera, e non poteva staccarsi da quel mesto soggiorno senza
-lasciarvi un lembo del cuore. La povera defunta restava sola e non
-avrebbe più l'omaggio delle lagrime e dei fiori dei suoi superstiti. Pei
-morti sulla terra straniera, il giorno della liberazione della patria,
-l'esilio diventa isolamento. I parenti, gli amici, i compagni ritornano
-al loro paese, ed essi rimangono affatto soli.
-
-Gervasio e Silvio partirono piangendo, e deplorando di non poter portare
-con loro le ceneri sacre della loro povera morta.
-
-Erano anche dolenti di non poter rientrare in patria colle armi alla
-mano, ma il padre era rimasto storpio per la ferita del 48, e il figlio
-aveva appena otto anni.
-
-Il reduce difensore di Venezia anelava ardentemente di riabbracciare i
-vecchi genitori, di consolarli colla presentazione di suo figlio, che
-avrebbe occupato il posto del povero Stefano, e anelava ansiosamente di
-rimettere il piede nell'eroica città, alla quale aveva consacrata la
-vita, e della quale dipingeva gl'incanti e il prestigio al figliuolo che
-stava estatico ad ascoltarlo.
-
-Attraversando la Savoja gli pareva che le Alpi si fossero moltiplicate
-per ritardare il suo ritorno. Finalmente giunsero a Torino e lo
-trovarono in festa per la battaglia di Magenta che aveva aperta la porta
-della Lombardia. Visitarono la capitale del Piemonte con rispettosa
-riconoscenza, come il tempio santo della rigenerazione nazionale.
-
-Il 9 giugno, Gervasio scriveva a suo padre: «Jeri siamo entrati a
-Milano, dopo gli eserciti alleati che accompagnarono il re e
-l'imperatore, i quali furono accolti con indescrivibile entusiasmo dalla
-popolazione esultante. Silvio è felice di trovarsi in Italia, e desidera
-vivamente di abbracciare i suoi nonni; domani visiteremo quelli di
-Brianza, e in breve tempo saremo in seno della famiglia, per non
-dividerci mai più. E questo pensiero mi consola in modo tale da farmi
-dimenticare molti dolori sofferti nella troppo lunga lontananza.»
-
-Poi furono interrotte le comunicazioni, e non corsero più nè le lettere
-nè le notizie stampate.
-
-
-Il 24 giugno nella villa Bonifazio si udiva il rombo lontano del
-cannone. Tutti ascoltavano in silenzio, il capitano era in uno stato di
-esaltazione eccessiva, fremeva d'essere lontano dal combattimento, si
-agitava convulso all'idea della vicina liberazione, che gli
-rappresentava il trionfo delle sue idee di patriotta, il meritato
-compenso dei pericoli di cospiratore, la vendetta dei figli perduti, la
-gioia di rivedere il suo primogenito, lontano da tanti anni, e di
-conoscere alfine il nipote, che continuava la discendenza mascolina
-della famiglia. Maddalena sospirava fra le speranze consolanti e le
-apprensioni dolorose, pensando alla gioia di abbracciare il figlio e il
-nipote, e palpitando per le nuove vittime della guerra.
-
-Maria girava pel parco col suo amico Andrea Pigna, e i due ragazzi
-inconsci del solenne momento si trastullavano coi giuochi infantili.
-
-Il giorno seguente giunse la notizia della battaglia di Solferino. Il
-maestro Zecchini ritornò da Treviso con relazioni confuse, che
-lasciavano incerti i risultati. Il capitano montò sulle furie e lo
-coperse d'improperi, ma il povero diavolo aveva fatto la pelle dura,
-dopo la lunga abitudine col vicino. Maddalena, come al solito, cercava
-di metter pace, ma questa volta i suoi tentativi riuscivano vani, suo
-marito si esaltava sempre più e non voleva ammettere altro che vittorie
-e trionfi d'Italia e Francesi, e sole disfatte d'Austriaci.
-
-Più tardi giunsero alcuni particolari precisi. La battaglia era stata
-micidiale da ogni parte, il furore del cielo s'era aggiunto al valore
-degli alleati, e dopo la strage guerresca l'uragano aveva costretto gli
-Austriaci alla ritirata.
-
---Dunque fu una vittoria decisiva, esclamava il capitano, adesso i
-nostri devono girare le fortezze, ed entrare francamente nel Veneto; fra
-due o tre giorni saranno a Treviso!...
-
-E il maestro si arrischiava di rispondere:
-
---Taluno, che si pretende bene informato, asserisce che i nostri non si
-muovono, e che l'Austria riceve rinforzi.
-
---Baie! baie! urlava il capitano, baie fatte spargere apposta dal
-governo per persuadere i credenzoni e gli sciocchi....
-
---Ma a Treviso il governo non si muove, e a Venezia si aspettò invano
-l'arrivo delle flotte riunite...
-
---Mi pare che siate troppo soddisfatto!...
-
---Anzi al contrario sono dispiacentissimo, ma....
-
---Non ci devono essere dei ma!... nè ci possono essere altri dubbi,
-altre reticenze e incertezze che quelle dei nemici della patria... e
-delle spie!....
-
-
-Maddalena volgeva gli occhi supplichevoli verso il maestro per farlo
-tacere, ed egli che era sempre innamorato di quella santa donna,
-sopportava in pace le ingiurie, abbassava la testa, e si rassegnava al
-silenzio.
-
-Il capitano dava un gran pugno sul tavolo e usciva inviperito, per
-correre in traccia di più consolanti notizie. Ma camminava barcollando
-sorpreso dalle solite vertigini.
-
-Frattanto la buona Maddalena metteva in assetto le camere destinate al
-suo Gervasio, e a Silvio, che amava tanto senza averlo veduto mai altro
-che in fotografia, e raccoglieva con materna sollecitudine tutte quelle
-cose che potevano tornare gradite ad entrambi, per la memoria del
-passato e le tradizioni di famiglia.
-
-Il vecchio Mosè la secondava del suo meglio, e contemplando i ritratti
-di Gervasio e di Silvio si commoveva al pensiero di vederli giungere al
-cancello, incontrati dai genitori e dai parenti, fra il giubilo degli
-amici, dei concittadini, di tutti coloro che amavano e stimavano
-Gervasio, del quale gli chiedevano sempre le nuove.
-
-Passarono alcuni giorni nell'incertezza, fino che giunse la notizia
-dell'armistizio. La Maddalena pregò il maestro e tutti di casa di
-nascondere la brutta novità per non esacerbare i nervi di suo marito, ed
-anche colla speranza che fosse una delle tante menzogne che circolavano
-in quei giorni, e non avevano alcun fondamento.
-
-Il capitano inquieto di quel silenzio uscì per cercare delle notizie, ma
-appena giunto al cancello vide un ragazzetto che gli veniva incontro con
-un viglietto. Lo aperse rapidamente. Lo scritto gli veniva da un amico
-fidato, e conteneva queste poche parole: «Hanno firmata la pace. Il
-Veneto resta all'Austria.»
-
---Tradimento!...--urlò il capitano. Fece due passi, si fermò, voleva
-gridare ancora tradimento ma non riuscì che a balbettare poche sillabe
-interrotte. Alzò le braccia, e parve che cercasse d'intorno un sostegno
-che gli mancò, era barcollante, stramazzò a terra come se fosse colpito
-da un fulmine, battendo la testa sul pavimento. Il ragazzetto spaventato
-corse in tutta fretta a chiamar gente.
-
-Mosè si precipitò sul padrone, e mentre cercava di fargli riprendere i
-sensi, bagnandogli la fronte e ripetendo delle frizioni coll'aceto, gli
-altri domestici accorsero in cerca del medico, il quale non tardò a
-comparire. Il polso non batteva più, gli mise una mano sul cuore.... il
-capitano era morto.
-
-La violenta commozione gli aveva fatto salire il sangue al cervello;
-l'apoplessia, e il colpo ricevuto alla testa lo avevano ucciso.
-
-Gervasio aspettava il momento di passare il Mincio, quando ricevette la
-triste notizia. La pace di Villafranca che lo privava della patria, gli
-aveva rapito il padre.
-
-Maddalena che attendeva da un giorno all'altro il figlio e il nipote,
-perdette anche il marito; e si trovò isolata nel dolore, con una
-bambina, che le ricordava le passate sventure.
-
-Sono disinganni che vanno fino allo spasimo e al delirio. E non era la
-sola famiglia Bonifazio la vittima del prolungato dominio straniero, ma
-centinaia di famiglie venete restavano separate dai figli; e molte
-rimasero senza patria e senza figli, i quali erano morti sul campo di
-battaglia, difendendo l'indipendenza del loro paese.
-
-Furono giorni di lutto universale, da far disperare della libertà e
-della vita, se l'incrollabile fermezza degli Italiani non li avesse
-sostenuti in mezzo a tante minaccie, davanti a tanti pericoli, col voto
-costante di lottare sempre, senza contarsi, contro tutti, fino che fosse
-raggiunto lo scopo.
-
-Il maestro Zecchini tentò di consolare il profondo cordoglio della
-vedova, divenne la provvidenza della famiglia, e il tutore della
-bambina. Si occupò dei funerali del capitano, che riuscirono decorosi,
-dimenticò tutti i rabbuffi di lui, per non ricordarsi che delle buone
-qualità del vicino, faceva l'elogio del morto, con tutti gli amici e
-conoscenti, come si fa sempre in tutte le iscrizioni e in tutti i
-discorsi funebri.
-
-La nonna Maddalena e Maria rimasero sole in quella casa, che aveva tutto
-sacrificato pel paese, e il cómpito della povera vedova le era
-chiaramente definito: allevare Maria, conservare la modesta sostanza al
-figlio e ai due nipoti; e dato sfogo al dolore colle lagrime, dovette
-alfine rassegnarsi al destino, e si accinse con coraggio a fare il suo
-dovere.
-
-Il maestro Zecchini la consigliava di collocare la fanciulla in un buon
-collegio per educarla secondo la sua condizione, o almeno di mandarla in
-una buona scuola in città, ma la Maddalena vi si rifiutò recisamente.
-
---Le donne, essa diceva, basta che sieno buone padrone di casa.
-
-Il maestro tentennava la testa, e le rispondeva:
-
---No, cara signora, questo non basta; adesso si esige di più anche dalle
-donne, destinate alla vita sociale. Maria avrà una buona dote, può fare
-un buon matrimonio, e non deve restare ignorante.
-
---Io non soffrirò mai che Maria si allontani da casa, voglio averla
-sempre sotto gli occhi, non devo abbandonarla, nè essere abbandonata
-dalla sola creatura che mi resta....
-
---Ma qui in campagna, senza istruzione, non potrà sposare che un uomo al
-di sotto della sua condizione....
-
---Purchè sia felice che importa?.... credete che in città sarebbe più
-felice?... Io ho vissuto sempre in campagna, e non avrebbe mancato nulla
-alla mia felicità senza le disgrazie della politica....
-
---Ma se un giorno la stessa Maria vi facesse il rimprovero di averla
-privata d'educazione, come potreste consolarvi di questa accusa?...
-
---Non lo farà mai! Caro maestro, non si rimpiange quello che non si
-conosce....
-
---Domando scusa. Io non conosco i milioni, eppure deploro continuamente
-d'esserne privo. Quante belle cose avrei fatto, se fossi stato
-milionario....
-
---Credete che i milioni vi avrebbero reso felice? v'ingannate. Maria
-sarà felice, senza essere tanto ricca. Ci penso io, ve lo prometto, io
-saprò farne un'eccellente massaia; e suo marito, e i suoi figli saranno
-bene contenti d'averla per moglie e per madre.
-
---Lo voglia il cielo, ma non sono di questa opinione. Farete di Maria
-una brava massaia, ma sarà una donna incompleta....
-
---Nulla è perfetto sulla terra! concludeva la Maddalena.
-
-E così andavano discutendo sovente fra loro, e pareva destino che il
-migliore amico di casa Bonifazio fosse sempre in contradizione prima col
-marito e poi colla moglie, che non potevano star senza di lui,
-trovandosi continuamente discordi.
-
-Ma se le cure per la bambina erano incessanti ed affettuose, le cure del
-giardino e del parco erano totalmente abbandonate.
-
-Maddalena da brava padrona di casa amava il risparmio, e giudicava il
-lusso contrario all'economia, non rifiutava mai di fare le spese pei
-campi che aumentano la rendita, ma le ripugnava di spendere pel giardino
-e pel parco. Preferiva occuparsi dell'orto che forniva la cucina e la
-mensa di eccellenti prodotti, trascurava la coltura delle serre e dei
-fiori che le sembravano superflui. E al posto delle piante rare dietro
-le invetriate faceva distendere al sole le reste delle cipolle e
-dell'aglio; in luogo dei vasi di gerani, e di viole a ciocche che il
-capitano esponeva alle finestre, essa vi metteva le zucche. Si
-compiaceva di avere dei bei sedani bianchi, delle rape dolci, dei cavoli
-giganti, dei poponi profumati e saporiti.
-
-
-Il resto lo confidava alla natura, e lasciava tutte le piante
-ornamentali in piena libertà.
-
-Ma chi credesse rovinato il parco sarebbe in errore, esso non aveva
-fatto che cambiare di aspetto, acquistando, dall'assoluto abbandono, una
-bellezza artistica senza pari. Gli alberi che non furono più tormentati
-dal coltello e dalla forbice che limitavano la loro espansione, si erano
-vendicati della passata disciplina gettandosi con pieno vigore ad ogni
-eccesso di sfrenata vegetazione, gli arbusti avevano invase le strade,
-le sementi cadute da tutte le piante avevano germogliato in un caos
-indescrivibile che presentava l'aspetto d'una foresta vergine dove le
-bignonie, le edere, le clematidi, e tutte le ampelidee si arrampicavano
-sugli alberi e ricadevano in festoni.
-
-I fiori moltiplicandosi senza freno erano usciti dalle aiuole, avevano
-invaso il prato e i viali, crescevano confusamente, e fiorivano in
-abbondanza nell'anarchia. I rosai che non furono mai regolati da nessun
-freno, erano saliti sulle piante più robuste, andavano a cercare il sole
-fuori dei rami del loro tutore, e fiorivano in alto ricadendo pel loro
-peso naturale in nappe e frangie fiorite come se ne vedono sulle scene
-del teatro in qualche ballo fantastico. I venti e gli uragani scuotendo
-violentemente tutte le fronde avevano compiuta l'opera della natura,
-infrante le cime di qualche abete, lacerate alcune piante antiche, e
-data l'ultima pennellata al quadro stupendo.
-
-Per certi viali non si passava più, ma in compenso erano sorti dei
-boschetti rigogliosi, con tutto il vigore della natura indipendente, in
-un terreno divenuto fertilissimo dal terriccio prodotto da vari strati
-di foglie cadute e marcite al posto, e si formarono delle macchie con
-viluppi inestricabili di rami di varie piante, con foglie, fiori e
-sementi della più bizzarra e capricciosa complicazione, che formavano
-cupole e pergolati che la più strana fantasia architettonica non avrebbe
-saputo immaginare.
-
-In cambio delle strade a curve studiate c'erano dei sentieri formati
-naturalmente dal passaggio dei contadini che andavano a falciare il
-fieno, o attraversavano il parco per altri motivi; i padroni, gli amici,
-i domestici passando sempre sulle stesse traccie si formava la nuova
-strada.
-
-Maria andava ad appiattarsi sotto quelle ombre, e vi si faceva dei nidi
-fra i rami, per riposarsi in compagnia d'Argo, un enorme cane di
-Terranuova, più grande di lei, dal quale era amata colla tenera
-affezione d'un protettore formidabile, che secondava tutti i suoi
-capricci, intendeva le sue parole, le serviva di morbido origliere, le
-lavava il viso colla lingua, e la avrebbe difesa validamente da chiunque
-le si fosse avvicinato senza il suo permesso.
-
-Maria e il suo cane passavano delle ore deliziose in quei nascondigli,
-dormivano, rosicchiavano biscotti, giuocavano insieme, e talvolta si
-udiva lo scroscio cristallino di risa della fanciulla, eccitato da
-qualche ghiribizzo del suo fedele compagno.
-
-La nonna li lasciava in pace malgrado le censure del maestro Zecchini,
-il quale odiava quel cane, chè ora gli rubava il berretto per portarlo
-in giardino, ora gli posava le zampe sporche da fango sui calzoni nuovi,
-ora tornando dal bagno che aveva fatto nel laghetto andava ad asciugarsi
-il pelo al suo vestito. Ma la ricreazione della fanciulla non durava
-tutto il giorno, ed era sovente un meritato compenso alle ore impiegate
-nel disimpegno delle cure domestiche, delle quali diventava sempre più
-esperta. Dopo ammannita una vivanda, apparecchiato il pranzo, e messa in
-ordine la biancheria, fatte le mende, stirato il bucato, la nonna
-lasciava Maria in libertà, Argo saltava su dal suo giaciglio, abbaiando
-in segno di contentezza, e i due amici si mettevano a correre per il
-parco, entravano nel bosco, e sparivano.
-
-
-
-
-
-
- VIII.
-
-
-
-Così passavano i giorni, i mesi, gli anni, senza avvenimenti, in una
-vita semplice, e relativamente felice. Maria diventava una bella
-fanciulla, somigliava sempre più alla sua povera mamma, cresceva sana e
-rigogliosa come le piante del parco. La nonna diventava sempre più
-vecchia, nei suoi capelli grigi andavano crescendo i fili d'argento,
-qualche dente spariva dalla bocca, gli occhi le si offuscavano, e già
-non poteva più lavorare senza occhiali, le prime rughe increspavano la
-pelle delle tempie.
-
-Il vecchio Mosè dopo la morte del capitano non stava più bene, era come
-una marionetta alla quale si fossero rotti dei fili che la fanno
-muovere, egli che non aveva altra volontà che quella del padrone, pareva
-istupidito dopo la partenza della sua guida. Aveva perduto in gran parte
-la vista e la memoria, era divenuto sordo e si accasciava sempre più.
-
-
-Nella sua ultima malattia venne assistito dalle padrone come da due
-sorelle o da due figlie. La Maddalena insegnava alla Maria come si
-devono soccorrere i malati, con affezione, con intelligenza, in
-silenzio, senza far rumori intorno al letto. La fanciulla aveva imparato
-a fare un brodo speciale per quello stomaco debole, gli alzava la testa
-con delicata attenzione, lo aiutava a cibarsi, gli somministrava
-esattamente i rimedi prescritti dal medico.
-
-Dopo lunghe sofferenze, consolate dalle cure assidue e dall'affetto
-delle signore, il povero vecchio morì benedicendo la casa nella quale
-era vissuto tanti anni onesto e laborioso, benedicendo le sue padrone
-che amava teneramente, e lasciando un addio cordiale al suo Gervasio e a
-Silvio, che si doleva di non aver veduti prima di morire, ma
-profetizzava che sarebbero ritornati presto alla loro casa, in seno
-della madre affettuosa. E pronunziò queste parole poco prima di morire,
-quantunque in fondo non ci credesse gran fatto, ma per finire la vita
-con un'ultima consolazione e un augurio alla sua buona padrona. E morì
-povero, avendo sempre soccorso i parenti col frutto delle sue fatiche,
-senza aver mai abusato della fiducia illimitata dei padroni.
-
-Fu pianto come un fratello, ed ebbe dalla famiglia, che aveva servita
-fedelmente per tanti anni, gli onori dei funerali e del sepolcro, come
-se fosse stato uno stretto parente.
-
-Quando il maestro Zecchini, dopo di averlo accompagnato all'ultima
-dimora, fu di ritorno in casa Bonifazio, per rendere conto della sua
-mesta missione, la signora Maddalena asciugandosi gli occhi gli disse:
-
---Caro maestro, adesso tocca a voi di trovarci chi deve sostituirlo....
-
---È impossibile!... le rispose il maestro; quegli uomini non si
-sostituiscono più. Non ci sono più servitori.
-
---Ma dunque?!... che cosa dobbiamo fare?... ci è impossibile di restare
-senza un domestico.
-
---Cercheremo, investigheremo... ma è difficile! difficilissimo, non
-credo possibile di riuscire, come sarebbe mio desiderio.
-
---Fra i tanti scolari che avete avuti, in tanti anni di scuola?...
-
---Tutti asini, signora!... o birbanti.... o ladri.... o poltroni.... una
-generazione perversa!...
-
-Tre giorni dopo questo dialogo il maestro Zecchini entrava nella sala di
-casa Bonifazio, conducendo per un orecchio un giovinotto col naso
-camuso, coi capelli ricciuti sugli occhi, e lo presentava alla signora:
-
-
---Questa bestia fu mio scolaro per parecchi anni. Non ha mai imparato
-nulla, nemmeno a fare il male. L'ho perduto di vista da qualche tempo,
-mi disse che ha servito a Treviso, e che adesso è senza padroni. Se
-vuole provarlo posso assicurarla che è figlio di gente onesta, e deve
-essere incapace di fare delle cattive azioni, che nè io nè i suoi
-parenti gli abbiamo insegnate.
-
-Lo scimunito, lasciato libero all'orecchio, ridacchiava, ora guardando
-il maestro ora la signora, e facendosi girare il cappello fra le mani,
-attendeva d'essere interrogato.
-
-Dopo poche domande fu accettato a prova. Si chiamava Nicola.
-
-Mostrò un certificato che non lo asseriva nè carne nè pesce.
-
-In pochi giorni si avvidero che era proprio un cretino, e fu rimandato.
-
-Fatte nuove ricerche si presentò un certo Damiano, ciarlone disinvolto
-che vantava onestà a tutta prova. Raccomandandosi alla padrona che
-gl'insegnasse ciò che non sapeva, mostrò buona volontà d'imparare. Venne
-accolto a prova anche lui. Appena entrato in servizio si mostrò svelto e
-intelligente, ma Argo lo guardava con sospetto, lo fiutava sovente
-ringhiando, tanto che Maria disse al maestro:
-
-
---Argo non è contento di Damiano, se a lui non piace, vuol dire che non
-può fare per noi...
-
---Sicuro, le rispose il maestro; gli uomini possono ingannarsi, ma i
-cani non hanno mai preso un gatto per un lepre. State bene attente,
-siamo in un tempo che non bisogna fidarsi di nessuno.
-
-E così sorvegliando il nuovo domestico non tardarono ad avvedersi che
-vendeva l'avena, facendo digiunare il cavallo. Venne congedato. Subentrò
-Michele, uomo onesto, e abbastanza esperto nel servizio, ma un ubriacone
-di prima riga. Cesare lo seguì. Non si ubriacava mai, ma era un tal
-ghiottone che vuotava le casseruole sui fornelli, beveva il brodo e vi
-sostituiva dell'acqua. Anche questo fu messo alla porta. Ah! povero Mosè
-come fu rimpianto, come si deplorava la sua perdita ad ogni cambiamento!
-Finalmente venne Pasquale, un vero macaco, col muso delle scimmie
-antropomorfe: faccia rugosa, orecchie piatte, narici aperte, labbra
-sottili e bocca enorme, fronte ristretta, capelli neri ed irti come una
-spazzola. Aveva i difetti e le buone qualità delle bestie alle quali
-rassomigliava.
-
---Galantuomo?--puh! meno ladro degli altri.--intelligente?...--meno
-balordo.--Laborioso?...--meno pigro. Era suscettibile di qualche
-riconoscenza, non era impertinente, aveva infatti varie qualità
-negative, e si rendeva tollerabile per la grande necessità di non cadere
-dalla padella nelle bragie. E così si tirava avanti.
-
-Intanto Gervasio attendeva in Lombardia la ripresa delle armi, mentre
-che i diplomatici raccolti a Zurigo si studiavano di fabbricare una
-pace, come i fanciulli, quando innalzano dei castelli colle carte da
-giuoco.
-
-Dopo la brutta sorpresa di Villafranca, coll'anima lacerata da doppia
-sventura, la perdita del padre e della patria, stupido e sbalordito
-corse a rifugiarsi in Brianza col figlio per versare in seno dei vecchi
-parenti la piena delle amarezze. Trovò il nonno colonnello sdegnato
-contro Napoleone, lo diceva indegno di portare il nome dello zio,
-censurava aspramente la sua condotta come generale in capo, e come
-alleato. Diceva che l'atroce massacro di Solferino provava la sua
-inettitudine come strategico, perchè si poteva vincere senza quella
-immensa ecatombe, manovrando con tattica avveduta, risparmiando il
-sangue dei soldati, non precipitandoli come una valanga davanti i
-cannoni e le baionette del nemico. Ma dopo di aver vinto fermarsi a
-mezza via! non raggiungere la meta solennemente annunziata! era tale
-atto militare che non aveva nome. Il colonnello invidiava la sorte del
-genero suo commilitone, che era morto all'annunzio della fatale notizia,
-e oramai non sperava più di veder realizzato il bel sogno della sua
-vita, l'Italia indipendente dagli stranieri. Il vecchio soldato affranto
-dall'età avanzata e dai disinganni vedeva tutto nero, e dopo tanti
-tentativi falliti non aveva più fede nei suoi concittadini.
-
-Ma Gervasio non credeva possibile la assurda confederazione progettata
-coll'Austria e col Papa, e calmata l'esaltazione del primo momento,
-partì per Milano per provvedere all'educazione del figlio in attesa
-degli avvenimenti.
-
-Milano liberata dagli Austriaci si mostrava soddisfatta e si accingeva a
-trar partito dalla libertà, fidente nell'avvenire; e intanto si facevano
-le annessioni.
-
-Silvio si trovava in un nuovo mondo nel movimento elegante di Milano; e
-quando passeggiava pel Corso si rammentava con pietà i semplici costumi
-della Bretagna, i cappelli a larghe falde sulle lunghe chiome, i
-panciotti rossi, le giacchette lunghe, le uose fino al ginocchio, e
-ricordandosi il clima uggioso, le strade deserte piene di fango, i
-campanili acuminati sul fondo grigio e nebbioso, era tutto lieto e
-ambizioso della sua vera patria, e contemplava con viva soddisfazione le
-candide gugliette del duomo che spiccano con tanta leggiadria sul fondo
-azzurro del cielo lombardo.
-
-Papà Gervasio e il suo Silvio passarono le vacanze d'autunno in Brianza,
-in casa del nonno, bisnonno, il quale magro istecchito, rugoso, calvo,
-ma sempre colla pipa in bocca non era più che l'ombra dell'antico
-colonnello del primo Napoleone e del terribile Carbonaro del 1821. Però
-di tratto in tratto agitava ancora le sue vecchie ossa, e sprigionava
-qualche scintilla di quel fuoco che lo aveva riscaldato negli anni
-vigorosi.
-
-La politica era sempre il suo discorso prediletto, seguiva tutti gli
-avvenimenti, li giudicava severamente, ma ricominciava a sperare,
-prediceva al nipote l'avvenire, e diceva al giovinetto Silvio:
-
---Tu non avrai più da fare nè il soldato nè il cospiratore. La nostra
-generazione compirà fra breve l'indipendenza, oramai i destini d'Italia
-sono evidenti.
-
-Fu nella casetta del nonno in Brianza che Gervasio conobbe personalmente
-il cugino Alessandro, figlio di Aristide fratello del colonnello, che
-era morto da qualche anno in Piemonte, ufficiale nell'esercito.
-
-Alessandro aveva seguita la carriera del padre e dello zio, ed aveva
-fatte le sue prime armi alla battaglia di Solferino, col grado di
-tenente. Era un bravo giovane, col quale il cugino passava piacevolmente
-qualche ora, ciarlando dei parenti, e delle faccende del giorno, e poi
-ne scriveva a sua madre gli elogi. Silvio avrebbe potuto imparare dalla
-conversazione del giovine ufficiale come si deve servire il paese, ma
-preferiva giocare alle boccie coi birichini del villaggio.
-
-Invece il giovane Alessandro dava retta allo zio, con rispettosa
-deferenza, e così questi due individui, senza saperlo preludevano
-entrambi alla futura generazione del regno, che si mostrò seria
-nell'esercito; frivola, inquieta e malsana altrove.
-
-Quando i suoi tre nipoti, Gervasio, Alessandro e Silvio gli stavano
-intorno, il vecchio continuava le sue osservazioni, e i consigli, e
-diceva:
-
---Per uscire dalla schiavitù, per infrangere le catene, come Spartaco,
-ci voleva forza di muscoli, e audacia sfrontata, e non faceva male
-nemmeno un po' di pazzia. Bisognava arrischiare tutto! ma l'avvenire
-domanda più forze morali che materiali, e la più seria assennatezza per
-consolidare la conquista, e far uscire dalla libertà la potenza e la
-prosperità del paese.
-
-Il periodo eroico sarà fra breve finito, e comincierà l'epoca
-dell'educazione e dell'istruzione, e allora saranno necessari i
-caratteri probi e onesti. Al nostro tempo ci volevano dei rompicolli,
-dei cospiratori, dei furbi, dei maneschi, bastava di avere del sangue
-nelle vene. L'avvenire abbisogna d'uomini onesti e sapienti, di scienza
-e lealtà. Le conquiste si fanno colle mani, e si consolidano col
-cervello.
-
-E mentre passavano gli anni nell'aspettativa, i vecchi cominciavano a
-cedere il posto ai giovani. La nonna di Brianza morì di vecchiaia, il
-colonnello la seguì da vicino. La povera Maddalena legata al suo posto
-dalle cure domestiche, dall'affetto alla sua Maria, divisa dai genitori
-dal governo straniero, non ebbe la consolazione di rivedere per l'ultima
-volta i suoi cari vecchi, che passavano da questa vita senza malattie,
-come lampade che si spengono per mancanza d'alimento.
-
-Il testamento del colonnello fu l'equo complemento della sua vita.
-
-Lasciò la casa e pochi campi d'intorno al nipote Alessandro: «colla
-certezza che conserverà religiosamente le memorie e le tradizioni
-domestiche, servendo fedelmente il paese in guerra ed in pace, come i
-suoi padri, non chiedendo mai verun compenso per aver fatto il proprio
-dovere.»
-
-Tutto il resto della modesta sostanza spettava all'unica sua figlia
-Maddalena Bonifazio, rappresentata dal figlio Gervasio nella
-liquidazione ereditaria, che fu condotta a termine prontamente
-dall'amichevole accordo dei due cugini.
-
-Mentre avevano luogo questi piccoli avvenimenti di famiglia, un
-avvenimento clamoroso sorprendeva il mondo. Mille Italiani condotti da
-Garibaldi conquistavano il mezzogiorno d'Italia, e la patria andava
-rompendo le barriere che la dividevano in varie parti contro natura; e
-il famoso punto geografico di Metternich si andava allargando, affermava
-la sua volontà, e proclamava altamente i suoi diritti.
-
-La Massoneria si annetteva tutte le società segrete, riordinava le
-loggie disperse, ed esercitava la sua potente influenza sul Parlamento,
-che avendo dichiarato «Roma capitale d'Italia» attendeva il momento
-opportuno per occuparla. E dopo ceduta Nizza e la Savoja, in compenso
-dell'assistenza ricevuta dalla Francia, si trasportava anche la capitale
-da Torino a Firenze fra le minaccie e le adesioni, le aspirazioni, le
-proteste, e gli eccitamenti dei vari partiti che bollivano confusamente
-nella gran fornace della rivoluzione nazionale, per fare l'Italia; come
-si fondono i metalli di varie specie per ottenere il bronzo di Corinto,
-per una statua immortale. L'Austria chiusa nel quadrilatero, come un
-cane alla catena, non poteva più minacciare i vicini, e tutti pensavano
-che il suo dominio era vicino alla fine. I giornali parlavano con
-sicurezza dei futuri destini d'Italia, e il popolo manifestava i suoi
-voti scrivendo col carbone sui muri:--Vogliamo Roma e Venezia--viva
-Vittorio Emanuele--viva Garibaldi.
-
-L'anno 1866 cominciava con preludi d'inalterabile tranquillità. Si
-parlava di trattati secreti per la cessione del Veneto; Napoleone,
-aprendo il Parlamento francese, il 22 gennaio, assicurava che tutto
-prometteva la pace.
-
-A Milano si celebrava ogni giorno qualche lieto avvenimento, e la
-giovane generazione cresceva fra i piaceri e le feste. Era una vita
-allegra piena di musiche, di feste, di bandiere e di entusiasmi. Silvio
-frequentava di preferenza gli studenti più avanzati di lui, erano
-giovinotti pieni di grilli, che facevano i critici letterari prima di
-aver compiuti gli studi, e discutevano di politica andando alla scuola.
-
-Il giovane Bonifazio si sentiva elettrizzato dai suoi compagni, sognava
-avvenimenti felici per la patria e per sè stesso, si vedeva aperto
-l'adito a tutte le soddisfazioni, e pensava che un giorno avrebbe preso
-la sua parte nella vita pubblica, e sarebbe diventato senza fatica,
-deputato, segretario generale e ministro. Prendeva una posa grave come
-quella dei ritratti dei grandi personaggi, si guardava nello specchio
-per vedere se l'aspetto corrispondeva alle sue idee, e si doleva
-grandemente di non vedersi ancora spuntare i mustacchi. Si era scelto un
-buon sarto, guidato dal consiglio dei colleghi più eleganti, e pensava
-che un uomo mal vestito non avrebbe mai potuto raggiungere le altezze
-ambite nelle sue fantasticaggini. Esigeva dal parrucchiere che la
-scriminatura fosse netta e perfetta, dalla fronte fino al collo, perchè
-l'acconciatura del capo rivelasse la finezza del cervello. Il bastonello
-nella tasca del paletot, e il zigaro fra l'indice e il medio,
-completavano il giovinotto precoce.
-
-Il babbo lo trovava un po' troppo attillato, ma non osava contrariarlo,
-vedendo che i suoi compagni di scuola gli rassomigliavano quasi tutti, e
-non volendo che fosse meno degli altri. Ma non lo abbandonava mai;
-passavano insieme la sera al caffè ed al teatro, col cugino Alessandro;
-e il giovinotto doveva contentarsi di vedere il mondo alla superficie,
-perchè l'oculatezza paterna gl'impediva di seguire i compagni nei loro
-stravizi.
-
-Nelle ore di scuola Gervasio restava solo, e allora egli andava a
-passeggiare ai giardini, o visitava gli stabilimenti d'orticoltura,
-pensando alle terre di famiglia, che un giorno sperava di coltivare a
-suo modo, e faceva progetti di riduzioni, semine e piantagioni, per
-quando sarebbe tornato a casa sua. E questo felice avvenimento non
-poteva tardare.
-
-A tutte le proposte di congressi o di cessioni, gli Italiani
-rispondevano coll'accrescere e perfezionare l'armamento, e desiderosi di
-compiere l'indipendenza e l'unità della patria, contrariavano
-continuamente i segreti maneggi della politica, e i vani progetti della
-diplomazia, diffidavano delle scaltre blandizie, e non trovavano
-accettabile nessuna proposta, tranne quella della totale emancipazione
-dagli stranieri.
-
-Furono inutili le proposte d'un disarmo generale, inutili tutte le
-promesse e le minaccie, perchè la nazione fremente ed ansiosa si agitava
-per raggiungere il suo scopo finale, che oramai non avrebbe più
-abbandonato.
-
-Anche Vittorio Emanuele ambiva di terminare ogni agitazione colle armi
-alla mano, ed apparecchiava l'esercito; Garibaldi invocava armi e
-volontari; tutta la nazione voleva combattere. L'alleanza colla Prussia
-rese possibile la guerra, che finalmente venne dichiarata con generale
-contento il 20 giugno del 1866. In quel giorno tanto desiderato
-scomparvero tutte le dissenzioni, tutte le discordie, tutti i partiti;
-la nazione e il Parlamento furono unanimi. Il re annunziò che riprendeva
-la spada per la libertà del popolo e l'onore del nome italiano, facendo
-all'Europa questa solenne promessa: «L'Italia indipendente e sicura del
-suo territorio diventerà un pegno d'ordine e di pace, e ritornerà
-efficace strumento della civiltà universale.»
-
-Dopo la battaglia di Custoza l'esercito italiano passava il Po, ed
-occupava le provincie venete.
-
-Il primo drappello giunse a Treviso il 15 luglio, data incancellabile
-fra i ricordi più memorabili di questa città. La campana del Comune
-annunziò l'avvicinarsi dei soldati liberatori, la bandiera tricolore
-sventolava in ogni casa, le bande musicali suonavano l'inno nazionale,
-la folla immensa acclamava la libertà, l'esercito, il re con tale
-entusiasmo che pareva frenesia. Forse il capitano Bonifazio e i morti
-per la patria scossi dall'aria elettrizzata di quel giorno, trasalirono
-nelle tombe.
-
-
-
-
-
-
- IX.
-
-
-
-Pochi giorni dopo l'arrivo dei primi soldati italiani, si arrestava
-davanti il cancello della villa Bonifazio una carrozza da viaggio dalla
-quale scendevano inaspettati Gervasio e Silvio. Il telegrafo e la
-ferrovia essendo stati riservati all'esercito, non fu possibile agli
-esuli di annunziare la loro venuta. Le suonate di campanello e i latrati
-di Argo fecero accorrere Pasquale. Aperti i cancelli entrarono in casa
-commossi, si gettarono nelle braccia di Maddalena che se li strinse al
-seno, Maria venne subito dal giardino, e finalmente tutti i superstiti
-della famiglia si trovarono riuniti.
-
-Il primo effetto del loro incontro furono le lagrime, lagrime di gioia e
-di tenerezza, sgorgate dal rapido risveglio di tanti ricordi dolci e
-luttuosi, sereni e strazianti, da tante speranze lungamente nutrite
-invano, e alfine soddisfatte; lagrime miste ai baci e ai sorrisi. La
-vecchia madre che abbracciava il solo figlio ancora vivo, ma
-invecchiato, lontano da' suoi occhi, per diciotto anni di assenza, che
-vedeva per la prima volta il giovane nipote, il quale finalmente
-conosceva la nonna; il figlio che leggeva sul volto rugoso e sui capelli
-bianchi della madre tutte le angoscie sofferte, che trovava un vuoto
-doloroso prodotto dalla morte del padre, del fratello, della cognata, e
-d'un vecchio e fedele domestico; i due cugini che si vedevano per la
-prima volta, tutte queste affezioni, queste gioie, questi dolori, queste
-sorprese, confusi insieme si fondevano in una tenerezza che non aveva
-altra espressione che il pianto.
-
-A poco a poco vennero le confidenze, i racconti, le storie. Quante
-domande, quanto desiderio di espansione dopo sì lunga separazione, così
-grandi avvenimenti, così atroci dolori!
-
-Quante carezze, quanti dialoghi, che gli stranieri avevano troncati, e
-che la patria vendicata rendeva sacri e soavi nella intimità del
-santuario domestico.
-
-L'esule aspirava con sicurezza l'aria della sua casa, sentiva il noto
-odore di quelle camere, riconosceva quei mobili, quei quadri come
-antichi amici, amati fino dalla nascita; guardava d'intorno quelle
-pareti che gli raccontavano coi loro quadri le prime impressioni
-dell'infanzia, che gli rammentavano le gioie innocenti e le felicità
-della vita giovanile, gli anniversari, le feste, le ricompense. Tutto
-ciò era scomparso nell'esilio, si era dileguato nell'età matura, come
-una nebbia che svanisse quando il sole è già alto sull'orizzonte.
-
-La patria libera restituiva all'esule la sua casa, ma come una bandiera
-dopo le battaglie, lacerata dalle palle nemiche.
-
-Al di fuori la natura aveva continuato il suo lavoro. Gli alberi del
-parco erano diventati giganti, avevano sorpassato il tetto della casa,
-il loro vigore indicava chiaramente i lunghi anni trascorsi; gli
-arboscelli piantati in gioventù, dolci ricordi di giorni felici, s'erano
-fatti robusti, e portavano una bella chioma di rami rigogliosi.
-
-Ma quale miscuglio trasandato e confuso di fronde! quale abbandono di
-piante invadenti, quale arrufìo scapigliato di foglie e di fiori!
-
---Povera madre! esclamava Gervasio, ecco la storia delle burrasche della
-tua vita, scritta dalla natura!
-
-Tuttavia qualche angolo era conservato in buon ordine: l'ajuola dei
-fiori coi quali si facevano i mazzi per gli onomastici e i natalizi era
-ben coltivata e fiorita. La macchia dei crisantemi dove si tagliavano i
-fiori autunnali per le ghirlande del giorno dei morti era in ottimo
-stato; le tuberose predilette che profumavano la casa nel mese d'agosto
-erano ancora al loro posto. L'olivo odoroso che imbalsamava l'aria era
-cresciuto rigoglioso. Quel parco era proprio un libro scritto da una
-potenza superiore, ed era sublime per chi sapeva leggerlo come Gervasio,
-il quale si proponeva di rispettarlo come stava, in onoranza delle
-tradizioni domestiche.
-
---Ecco il sedile sotto la sofora ove il mio povero padre veniva a fumare
-la sua pipa; e mi pare di vederlo quando girava pei viali colla forbice
-in mano, visitando le piante come si fa coi soldati in un giorno
-d'ispezione; e nei tempi dolorosi quando camminava colle mani dietro la
-schiena, la testa bassa meditabonda. Ogni angolo di questo parco
-conserva le sue orme, la coltura del giardino era la sua occupazione
-prediletta, egli amava la sua patria, la sua famiglia, e la bella
-natura, non si curava del resto, trovava la solitudine migliore della
-società, e qualche volta anche gli animali migliori degli uomini.
-
-Appena si seppe nel villaggio il ritorno dell'esule, gli amici accorsero
-ad abbracciarlo. Il più vecchio di tutti era il maestro Zecchini; esso
-fu il primo a comparire, e stringendosi al seno Gervasio gli pareva di
-rivedere un figliuolo. Parlava del povero capitano come d'un fratello
-perduto, egli aveva dimenticato la loro discordia di opinioni, e non si
-ricordava più che le varie vicende d'una lunga intimità.
-
-Il vecchio precettore provò somma consolazione di riconoscere in Silvio
-un giovinotto che aveva compiuti gli studi ginnasiali, e che si
-destinava ad entrare in liceo.
-
---In natura l'uomo è un asino, egli ripeteva, ma l'educazione lo rende
-capace di grandi cose.
-
-Anche questa antica teoria del maestro risvegliava le più lontane
-memorie giovanili nell'animo commosso di Gervasio, il quale ammirava la
-fermezza del vecchio nel conservare i suoi convincimenti, e gli diceva:
-
---La lunga esperienza della vita, i grandi avvenimenti trascorsi non
-hanno ancora modificato le vostre idee filosofiche riguardo all'uomo!...
-
---Anzi, tutto mi conferma in questo principio, ma so bene che la mia
-teoria non verrà mai adottata nelle scuole come base filosofica, perchè
-vi sarà perpetuo ostacolo, l'orgoglio umano.
-
-Gervasio rideva come suo padre, e Silvio pensava: se fosse vero!... A
-interrompere la discussione vennero i tre Pigna, il vecchio beone, il
-babbo insignificante, e il giovane Andrea, l'amico di Maria.
-
-La prima visita di Gervasio e di Silvio fu fatta al Cimitero, ove
-portarono una ghirlanda sulla tomba del padre e del nonno. E quando
-Treviso celebrò nella cattedrale solenni esequie ai martiri della
-patria, tutta la famiglia Bonifazio assistette alla grandiosa cerimonia.
-Maddalena e Maria presero posto fra le donne vestito a lutto, col capo
-coperto da un velo nero, che occuparono sei file di banchi disposti ai
-lati della grande navata per tutta la lunghezza della chiesa. Gervasio e
-Silvio si collocarono in modo da veder bene le cerimonie e da udire il
-discorso che venne pronunziato in onore dei morti. La cattedrale era
-tutta parata di nero con bandiere nazionali e corone d'alloro, avvolte
-in neri crespi. Un immenso catafalco sorgeva nel centro, con analoghe
-iscrizioni, fra immenso numero di cerei, in mezzo a quattro grandi
-piramidi composte di canne di fucili, baionette ed altre armi, dalle
-quali pendevano degli scudi neri, intrecciati di fronde, coi nomi di
-tutte le battaglie nazionali dal 1848 al 1866.
-
-La messa funebre fu eseguita a grande orchestra, con degli a soli d'arpa
-che parevano voci del cielo, e produssero un effetto meraviglioso mentre
-suonavano le campane di tutte le chiese, si udivano le salve di
-moschetteria che partivano dalle truppe raccolte in piazza, e i colpi di
-cannone tirati a lunghi intervalli dalle mura.
-
-All'orazione che rammentava i dolori e le speranze d'Italia, e al suono
-dell'inno nazionale che chiuse la sacra funzione si sentiva nell'immensa
-folla raccolta un fremito di commozione.
-
-Dieci giorni dopo la festa funebre di Treviso ebbe luogo la cessione
-ufficiale di Venezia al governo italiano.
-
-Gervasio volle trovarsi presente anche a questo momento storico
-memorabile, e partì per Venezia con suo figlio, per fargli vedere per la
-prima volta la incantevole città, in così solenne occasione.
-
-Quale spettacolo! quei soldati austriaci che partivano erano rientrati
-dopo l'assedio fra lo squallore dei morti nella città bombardata, che
-dopo un anno d'eroica difesa, non fu vinta che dal coléra e dalla fame.
-
-Nella folla raccolta in piazza, che attendeva compatta la partenza degli
-stranieri c'erano ancora dei vecchi che avevano vissuto sotto la
-gloriosa repubblica, c'era molta gente che aveva veduto i patriotti del
-21, salire sulla berlina eretta in piazzetta per condannarli alla morte,
-c'erano molti cittadini che avevano sofferto nelle carceri e
-nell'esilio. Quando la bandiera italiana fu issata sulle tre antenne di
-Cipro, Candia e Morea, si udì un clamore che non era un grido
-d'entusiasmo, nè un gemito di commozione, nè un urlo selvaggio, nè un
-applauso di trionfo; era una voce strana, inaudita, unanime, di migliaia
-di persone, una voce che fondeva in una sola espressione tutte quelle
-passioni compresse, ed echeggiava ad un tratto nell'aria, come un grido
-dell'umanità che si espandeva fino alle stelle. Questo grido della
-liberazione d'un popolo, si poteva udirlo da tutti i pianeti che stanno
-intorno alla terra.
-
-Uno splendido sole illuminava le cupole moresche di San Marco, brillava
-sull'oro dei mosaici, e sulle invetriate rotonde della basilica, e
-rifletteva nella calma laguna l'azzurro del cielo. Si udivano per l'aria
-le più soavi melodie, non si vedevano che volti ridenti, che espressioni
-d'anime soddisfatte.
-
-Sono memorie indelebili che valgono cent'anni di vita, rinforzano le
-membra infiacchite dei vecchi, infondono vigore alla gioventù, fanno
-obliare le amarezze, le umiliazioni, i dolori del servaggio.
-
-Gervasio dimenticava i lunghi anni d'esilio, e conduceva il suo Silvio a
-visitare Venezia, colla devozione d'un pellegrino cristiano in Terra
-Santa. Gli faceva ammirare i monumenti, le opere d'arte, le chiese, i
-palazzi, i canali, e fino le casupole, e gli spiegava la storia locale.
-Gli mostrava quel popolo buono, ameno, bizzarro, quei ruvidi pescatori
-figli del mare, quelle donnette goldoniane, quelle gondole uniformi,
-quelle voci di venditori ambulanti che cantavano l'annunzio della loro
-merce, vantando i bei cavoli, le belle frutta, i canestrini del pesce
-fresco e delle ostriche.
-
-Ogni pietra di Venezia è degna d'osservazione, è una memoria famosa o
-una pennellata pittoresca; la tinta ardita di una insigne tavolozza.
-
-Ogni monumento, ogni palazzo vi ricorda un'epoca diversa, un'arte
-stupenda, dei nomi illustri di magistrati, di conquistatori o di
-artisti. Ogni prospetto presenta un quadro ammirabile e singolare, sia
-un tempio di marmo e di mosaici, sia un gruppo di case vecchie,
-scalcinate, o l'angolo d'un canale tortuoso coll'acqua verde nell'ombra,
-e i camini del tetto illuminati dal sole sul fondo turchino del cielo.
-Le calli più misere, i rii più sporchi, l'erba sulle screpolature dei
-marmi, o nelle giunture dei mattoni corrosi, le macchie d'umidità, e i
-licheni sulle colonne, sembrano tutti capricci fantastici d'un genio
-strambo, che si divertì a intingere il pennello in tutti i colori della
-tavolozza.
-
-La bicocca a canto al palazzo, gli stracci e gli sbrendoli che si
-mettono ad asciugare in fianco ai marmi preziosi, il pergolato di vite
-intorno alla Madonna dei Traghetti, coi gondolieri devoti che la
-adornano di fiori, vi accendono il fanaletto, e siedono bestemmiando ai
-piedi dell'altarino, sono tutte bizzarrie veneziane che armonizzano coi
-suoi prospetti, coi suoi odori, col lusso dei suoi edifizii e le rovine
-delle vecchie abitazioni. Tutto è bello a Venezia!... anche il brutto,
-ed anzi è preferito dagli artisti nazionali, i quali hanno una vera
-ripugnanza per le copie dei monumenti più insigni, che abbandonano agli
-artisti stranieri, riservandosi la riproduzione delle case rotte, delle
-catapecchie e dei canali tortuosi, che fanno ammirare dal mondo intiero.
-Chi desidera una copia della facciata o dell'interno di San Marco, una
-veduta della piazza, o della chiesa della Salute, deve ricorrere agli
-artisti d'altre nazioni che accettano la commissione lavorando
-pazientemente dei lunghi mesi davanti il loro modello, colla più
-minuziosa esattezza. L'artista veneziano non si presta a queste opere
-monotone, regolari, ed eterne, meravigliose di pazienza e di esattezza;
-egli vuole le linee interrotte, i colori smaglianti, le pennellate
-franche, la tavolozza svariata, il prospetto capriccioso e fantastico.
-
-Silvio divenne entusiasta di Venezia, colla guida del padre imparò ad
-ammirarla fino negli angoli più remoti, ignoti ai volgari, ma adorati da
-coloro che sanno scorgere le bellezze più misteriose di questa
-incantevole sirena.
-
-Un giorno s'incontrarono col cugino Alessandro che era divenuto
-capitano, e passarono insieme alcune ore girando per la città. Il buon
-lombardo si lamentava delle viottole anguste, deplorava le esalazioni
-dei canali, e l'incomodo dei ponti. Gervasio meravigliato gli osservò:
-
---Tu non ami Venezia!...
-
---Anzi mi piace moltissimo, ma.....
-
---Ma non la comprendi. Tu guardi Venezia con occhio profano; tu non la
-vedi!... Ciò che mi dava la nostalgia nell'esilio non erano i suoi
-monumenti, ma il suo odore, la sua voce, i suoi colori, le esalazioni
-che tu disprezzi!...
-
-Silvio che aveva amata Venezia prima di conoscerla, per le descrizioni
-che gli vennero fatte fino dalla infanzia, dopo d'averla veduta la
-ammirava alla maniera patema, e mostrava il desiderio di abitarla per
-qualche tempo.
-
-
-Il buon padre gli promise di contentarlo.
-
---Adesso, gli disse, devi pensare agli studi del liceo, ma quando avrai
-compiuto il corso legale, ed ottenuta la laurea, verrai a far la pratica
-di avvocato a Venezia.
-
-Silvio era beato, ma il capitano Alessandro non poteva comprenderlo;
-egli preferiva le ampie strade di Torino, e le lunghe passeggiate in
-campagna.
-
-Lo invitarono alla villa ove avrebbe potuto soddisfare i suoi gusti di
-cacciatore, ove sua cugina Maddalena desiderava vivamente di vederlo.
-Egli promise che avrebbe chiesto una licenza di qualche giorno, e con
-questa bella promessa il padre ed il figlio ritornarono a casa.
-
-Maria aspettava ansiosamente il cugino Silvio per metterlo al corrente
-delle abitudini di famiglia.
-
---Ti procurerò delle belle conoscenze, gli disse, ti metterò a parte di
-alcuni miei segreti che ti saranno utilissimi,--e precedendolo
-allegramente entrò nel parco, invitandolo a seguirla.
-
-Giunti ad un boschetto fitto di rami arruffati, che lasciavano verso
-terra una stretta apertura:
-
---Abbassa la testa, gli disse, ed entriamo.
-
---Dove si va? le chiese Silvio, che temeva di scompigliarsi i capelli
-ben pettinati.
-
-
---Hai paura? gli disse Maria, guardandolo cogli occhi ridenti, e
-prorompendo in uno scroscio di risa argentine.
-
---Dove mi conduci? le domandò Silvio.
-
---Nel mio nido prediletto, essa gli rispose, vieni e sarai contento.
-
---E che cosa faremo nel tuo nido?
-
---Oh bella! quello che si fa in tutti i nidi....
-
-Silvio la guardava fissamente, esitava ancora, non capiva, gli seccava
-molto di cacciarsi dentro quell'arruffio di rami intrecciati.
-
---Ma infine, che cosa faremo nel tuo nido.....
-
---E tu non sai quello che si fa dentro ai nidi?... Si mangia, si canta,
-si dorme, andiamo non aver paura, vieni con me;--e così dicendo si mise
-in ginocchio, abbassò la testa, e scomparve. E si udiva ancora la sua
-voce, che gli gridava dall'interno:--Vieni avanti. Silvio non voleva
-contrariarla, si rassegnò, si mise in ginocchio, abbassò la testa, ed
-entrò.
-
-Se l'ingresso era angusto il nido era comodo, e vi si stava benissimo
-tanto seduti che sdraiati. Era fatto come un casotto da uccellanda. I
-rami legati coi vimini formavano delle fitte pareti che non lasciavano
-penetrare il sole. Il sentore della terra e delle foglie fermentate,
-facevano esalare un profumo boschereccio.
-
-
-Silvio guardando d'intorno con aria sospettosa le disse:
-
---Dimmi un po' non ci sono delle biscie qui sotto?
-
---Ma no di certo, essa gli rispose ridendo, sta pur tranquillo. Le
-biscie stanno sotto terra o cercano il sole, io non ne ho mai vedute da
-questa parte.
-
---E che cosa facciamo qui?
-
---Adesso te lo dirò, abbi un po' di pazienza.
-
-Allora cominciò a frugarsi in tasca, ne trasse due pomi, ne offrì uno al
-cugino, e si mise subito a sbocconcellare l'altro con grande appetito.
-Silvio la ringraziò e tirato fuori il temperino voleva tagliarle il
-frutto.
-
---Non ne ho bisogno, essa gli disse, e spalancando la bocca, metteva in
-lavoro i bei denti bianchi che tagliavano meglio del temperino.
-
-Silvio pelò il pomo, ne tagliò quattro spicchi, ne infilò uno nella lama
-e glielo offerse. Essa che aveva divorato il suo pomo, gradì anche
-l'altra parte e se la mangiò tranquillamente. Poi rifrugò nelle tasche,
-e tirò fuori un cartoccio di biscottini, e si misero a sgranocchiarli.
-Silvio cominciava a prender piacere a quella merendina, a quell'ombra, a
-quella quiete, quando si udirono dei passi sulle foglie secche del
-viale, e poi tutto d'un tratto, Argo ansante balzò come una bomba nel
-nido, e colle sue goffe carezze apportò il disordine, la confusione, e
-lo scompiglio. Contento d'aver trovato la sua amica, si mise a
-esprimerne la gioia leccandole il viso, saltando, scodinzolando e
-abbaiando, sbattendo la coda in volto a Silvio, e appoggiandogli le
-zampe polverose sui calzoni.
-
-Il giovane disperato sgattaiolò rapidamente fuori dal buco, e cominciò a
-spolverarsi col fazzoletto, mandando al diavolo quella bestiaccia
-impertinente che gli aveva insudiciato il vestito. Maria lo seguì
-sgridando il cane, e ridendo della sorpresa inaspettata, e della
-impressione disgustosa che le pareva avesse prodotto sul cugino.
-
-Passarono insieme a visitare il frutteto, ove pendevano dagli alberi dei
-bei pomi rossi, delle pere di varie tinte.
-
-Sta bene attento, disse Maria al cugino, indicandogli un pero carico di
-frutta, queste non si mangiano crude, sono troppo dure, hanno un sapore
-erbaceo, ma cotte sono eccellenti e zuccherine.
-
-E seguitava: Ti raccomando quel pomo, è il migliore di tutti, almeno a
-mio gusto. Questo pomo ruggine ti sembrerà brutto, ma è squisito,
-quell'altro riesce benissimo nello _Strudel_, che il povero nonno non
-voleva mangiare, perchè diceva che è un piatto tedesco. Poi gl'indicava
-i ciliegi, ai quali cominciavano a cader le foglie, e gl'insegnava gli
-alberi ove si raccoglievano le frutta più belle. Fiancheggiando un
-filare di fichi glieli nominava tutti, gli faceva gustare i migliori.
-Prendi questo verdino, assaggia quello della goccia, e il nero di
-collina, e conchiudeva: Adesso conosci i più squisiti, ma l'esperienza
-ti renderà più esperto.
-
-Poi visitarono le vigne. C'erano delle uve eccellenti, il povero
-capitano ne aveva fatta una raccolta stupenda.
-
-Finita la passeggiata, Maria gli disse:
-
---Adesso passiamo alla presentazione dei miei amici. Non ho bisogno di
-dirti tutti i pregi di Argo, tu lo conosci abbastanza, questo fedele
-guardiano.
-
-Silvio torceva il muso, Maria rideva, e intanto si avviarono verso la
-scuderia. Prima di entrarvi si udì il nitrito di Falcone che aveva
-riconosciuto i passi e la voce della padrona, e la invitava ad entrare,
-un po' per affezione, e un poco anche per interesse, perchè essa andava
-sovente a trovarlo portandogli un pezzetto di pane e dello zucchero.
-
-
-Pasquale, il macaco che stava nettando i finimenti sotto al portico,
-quando s'avvide che i due giovani andavano a visitare il cavallo, corse
-ad aprire la porta, e li precedette. Egli aveva certamente qualche cosa
-da nascondere. Quando entrarono, si avvicinava al cavallo che ebbe un
-tremito di paura, ma poi scorgendo Maria la buona bestia ripetè
-l'allegro nitrito, le appoggiò la testa sulla spalla, guardandola
-affettuosamente coi suoi grandi occhi neri, e raspando il pavimento
-colla zampa, per domandare qualche cosa. Maria disse al cugino:
-
---Non gli manca che la parola. Egli distingue benissimo gli amici dai
-nemici,--e così dicendo fissava con disprezzo il domestico, che col suo
-grugno di scimmiotto faceva lo gnorri.
-
-La fanciulla si diffuse a vantare le ottime qualità di Falcone, e
-accarezzandolo si accorgeva che era stato strigliato male, e ne faceva
-l'osservazione a Pasquale, il quale si giustificava accusando il fieno
-d'essere pieno di polvere.
-
-Dalla scuderia passarono alla stalla delle mucche e dei vitelli. Maria
-le designava tutte per nome dicendone i pregi. _Mira_ è una grossa
-friburghese che fa un latte eccellente, _Macchia_ è sua figlia, è più
-bella della madre, ma meno lattifera. La _Tirolese_ con quell'occhio
-placido, sentimentale, è un bel tipo. _La Bianca_ non manca di buone
-qualità, ma la poverina cammina male.
-
-Le buone bestie voltavano la testa a guardare, e mettevano un lungo
-muggito, poi cacciavano il muso nella greppia, o stavano ruminando.
-
-Maria accarezzò i vitellini, poi uscì dalla stalla con un salto, dicendo
-al suo compagno:
-
---Andiamo a visitare il pollaio.
-
-Prima di entrarvi andò a prendere una manata di becchime, poi aperse la
-porta del cortile. Pareva di entrare nell'arca di Noè, c'era ogni sorta
-di volatili, oche, anitre, tacchini, galletti e galline, capponi dalla
-ricca coda di colori metallici, pollastre calzate e cappellute, e un
-gallo adulto, rosso nero ed azzurro, coi bargigli accesi, la cresta
-ritta, e due speroni da fare invidia a qualunque cavaliere. Egli andava
-ruzzolando fra la terra smossa, la crusca e le foglie verdi di cavolo,
-guardando intorno con occhio vigilante, chiamando le sue galline a
-beccare i granelli scoperti.
-
-Maria sparpagliò il becchime chiamando: _pire pire pitte pitte_.
-
-Al suono della sua voce si udì uno svolazzamento rumoroso accompagnato
-da accenti acuti, rauchi, sonori, uno squittire, un chiocciare confuso
-di chirichichì, di glu glu, di cocodè, si vide un accorrere ad ali
-spiegate, un saltellare, uno sparnazzare di zampe frettolose, un beccare
-furibondo di affamati. In coda alla svariata comitiva si avanzavano le
-anitre dondolanti sulle gambe corte, che ansiose di raggiungere i
-compagni annunziavano il loro arrivo: quà quà quà. Ultimi ad arrivare
-furono i tacchini, quei boriosi perdevano una così bella occasione di
-satollarsi per mettere in mostra la ruota della coda e le ciliegie
-scarlatte della loro pappagorgia, come i vanitosi della razza umana.
-
-Uno stormo di colombi di tutti i colori era disceso dalla colombaia, e
-svolazzava intorno alla fanciulla, arrestandosi sulle sue spalle o
-prendendole i granelli dalle mani.
-
-La campanella del pranzo richiamò in casa i due giovani. Il gatto che
-sapeva le ore meglio degli orologi, aspettava la sua parte sul balcone
-della cucina, e fu l'ultimo presentato. Maria corse ad accarezzarlo, ed
-egli arcuava il dorso e si fregava al viso della fanciulla, facendo le
-fusa.
-
---Ecco, disse Maria, il più furbo di tutti, Mumut viene a riposarsi sul
-mio panierino di lavoro, ma dorme con un occhio solo. Talvolta va a
-coricarsi fra le gambe di Argo, il quale non si muove più per non
-disturbarlo, e gli lava il muso colla lingua. Mumut fa la polizia della
-dispensa, visitata sovente da piccoli ladruncoli a coda lunga che
-rosicano il formaggio, mangiano la farina e il butirro. Ma qualche volta
-il briccone preferisce il vitello arrosto ai sorci crudi; allora è il
-gabelliere che fa il contrabbando, e la nonna va in collera.
-
-Durante il pranzo Silvio rese conto delle presentazioni della cuginetta,
-e degli ottimi consigli che gli aveva dati sulle varie qualità delle uve
-e delle frutta. Gervasio lodava le cure di suo padre che non aveva
-lasciato un angolo di terreno senza cultura. La nonna si asciugava una
-lagrima pensando al suo vecchio compagno, era soddisfatta di udirlo
-ricordare con riconoscenza dal figlio, e aveva un sorriso affettuoso pei
-due nipoti, che formavano l'unica consolazione della sua vita.
-
-Alla fine dell'autunno arrivò alla villa il capitano Alessandro, e fu
-accolto da tutti colle più cordiali dimostrazioni d'affetto. Maddalena
-non lo aveva più veduto dall'infanzia. Egli le apportò di quei cari
-ricordi domestici raccolti nella casa di Brianza, che sono i doni più
-preziosi che si possono fare a chi visse lungamente lontano dal tetto
-paterno.
-
-Un ritratto in miniatura del colonnello colle assise dei cacciatori
-della guardia imperiale, un ritratto di sua madre prima delle nozze.
-Alcuni lavoretti della sua infanzia, alcune lettere che suo padre
-scrisse alla moglie da varie parti d'Europa, nelle quali parlava con
-sommo affetto della loro bambina.
-
-Il mese che il capitano passò alla villa fu lieto per tutta quella buona
-famiglia, che rimase per tanto tempo dispersa. Si fecero delle belle
-gite nei siti più pittoreschi della provincia, ai colli d'Asolo e di
-Conegliano, ai monti ed ai laghetti di Ceneda e Serravalle, le due città
-congiunte in una sola dal Re liberatore, che le diede il nome famoso e
-immortale di Vittorio.
-
-Tutti andavano a gara per divertire l'ospite gradito, e intanto si
-divertivano con lui. Ai primi di novembre egli partì, e Gervasio
-condusse a Treviso suo figlio per cominciare gli studi liceali, gli
-raccomandò di studiare, e di tenere una buona condotta, e ritornò alla
-villa.
-
-Era la prima volta che Silvio si trovava affatto libero, e ne profittò
-subito per imparare il giuoco del bigliardo, pel quale si sentiva delle
-disposizioni incoraggianti. Fece una buona scelta d'amici, e di sigari;
-andava ogni sera al teatro e poi a cena, si coricava assai tardi, e alla
-mattina dormiva profondamente, dimenticandosi le ore delle lezioni, e
-così evitando la noia della scuola.
-
-
-Ritornò a casa per le feste di Natale e vi restò fino dopo il principio
-del nuovo anno; a carnevale nuove vacanze, e a Pasqua rimase in famiglia
-quasi un mese. In giugno celebrò la festa nazionale con una settimana
-d'ozio, e in luglio aveva finito il primo anno, ed esaurito a suo modo
-il programma dello studio, passando anche agli esami.... pel buco della
-chiave, come egli stesso confessava agli amici.
-
-Ad ogni vacanza regolare ad arbitraria andava a spasso per la città a
-farsi vedere come i tacchini della corte. Il cappello sull'orecchio
-destro, il sigaro in bocca, si dava un'aria spaccona da far ridere le
-mosche.
-
-Suo padre si stupiva di quelle incessanti vacanze, di quella vita
-dondolona, di non vederlo mai con un libro in mano, e si rammentava il
-sistema diverso del tempo nel quale egli andava alla scuola, l'appello
-dei professori, il rigore degli esami, il bisogno di studiare che
-sentivano gli studenti. Silvio gli rispondeva:
-
---Quello era un tempo di pedanti, adesso è l'epoca della libertà!...
-
---Libertà dell'ignoranza! soggiungeva suo padre. Noi ci siamo
-apparecchiati sui libri a liberare la patria....
-
---E avete fatta della retorica e delle famose corbellerie, che vanno
-celebri nella storia, col nome di _quarantottate_!
-
-Gervasio restava sbalordito. Le quarantottate!... il 1848 l'aveva
-lasciato storpio, aveva veduto coi suoi occhi i morti di Marghera, e del
-Ponte, gli pareva che le congiure, le carceri, i patiboli, la guerra non
-fossero retorica, ma forse si era ingannato. Egli pensava che la libertà
-ottenuta avesse bisogno di coltura per conservarla, ma suo figlio lo
-assicurava che il mondo cammina da sè, e che si diventa dottori anche
-senza dottrina.
-
-«Divento vecchio! pensava fra sè papà Gervasio, vivo troppo lontano dal
-mondo per essere in caso di giudicarlo. Non voglio parer rimbambito, nè
-dar noia colle mie prediche all'unico figlio.»
-
-Talvolta s'intratteneva di questi suoi dubbi, col vecchio maestro
-Zecchini, il quale gli rispondeva colla sua invariabile convinzione:
-
---L'uomo è un asino!... va avanti fino a un certo punto poi ritorna
-indietro; i figli sono sconoscenti, i popoli sono ingrati, e dimenticano
-facilmente i benefizii ottenuti con tanti dolori dai loro padri. Io sono
-un vecchio testimonio dei tempi trascorsi. Ho veduto il sangue e le
-lagrime che vennero sparse dalla nostra generazione per ottenere la
-indipendenza. Adesso che è raggiunto lo scopo, i neonati si burlano del
-passato, e si apparecchiano all'avvenire con fatua dabbenaggine. Ne
-vedremo col tempo le conseguenze.
-
-Gervasio abbassava la testa, e procurava di distrarsi colle cure del
-giardinaggio e dei campi, cercava di far conoscenza con delle persone
-che dividessero i suoi gusti, e vedeva nella associazione al lavoro, non
-solo un vantaggio, ma eziandio un vero piacere.
-
-I Pigna erano tutti agricoltori. Il vecchio era decrepito, il figlio gli
-pareva un uomo da nulla, ma il figlio del figlio era un giovinotto
-dell'età di Silvio, e frequentava la famiglia, e con lui cominciò ad
-intrattenersi di colture, e a metterlo a parte de' suoi progetti. Lo
-invitava a pranzo, e lavoravano insieme potando gli alberi, seminando, e
-trapiantando le pianticelle nei vasi. Era amico di Maria, e la nonna gli
-voleva bene. Per farsi un concetto preciso di questo giovane richiese il
-parere del maestro Zecchini.
-
---I Pigna, gli rispose, sono piccoli possidenti, e grandi ignoranti; il
-giovane Andrea fu mio scolaro, ed è un asino come tutti gli altri suoi
-pari. Tutti i nostri agricoltori coltivano il suolo da padre in figlio,
-senza sapere che cosa sia la terra, l'aria, l'acqua, la luce colle quali
-lavorano, contrariando la natura, e ricavando meschini prodotti.
-
-Gervasio cercava d'istruire questo giovane amico, ma gli trovava la
-testa dura, e si doleva col maestro di quella tarda intelligenza.....
-
---Sono ignoranti, ma furbi ed astuti, gli osservava il maestro. Contano
-sulle dita, ma non fallano mai a loro danno.....
-
---Mi pare che s'interessi alla coltura dei fiori..... diceva Gervasio.
-
---Perchè gli piacciono i desinari della signora Maddalena. È un
-ghiottone che ama i buoni bocconi, che per lui sono i veri prodotti dei
-vostri fiori.
-
-Papà Gervasio sorrideva del pessimismo del povero vecchio, che pareva
-nato con un paio di occhiali scuri sul naso, tanto vedeva tetro nel
-mondo.
-
-Tuttavia dopo d'aver passato un paio d'anni al contado, anche Gervasio
-era convinto che cittadini e contadini italiani sono due popoli affatto
-diversi, che vivono sullo stesso suolo, con idee e costumi differenti.
-Questa anomalia, questo dualismo della civiltà e dell'ignoranza
-selvaggia, del lusso e della miseria, è un gravissimo ostacolo alla vera
-unità nazionale.
-
-
-Tocca alla giovane generazione di fondere insieme queste diverse nature,
-egli pensava, e mio figlio sta apparecchiandosi all'ardua impresa.
-
-Suo figlio, in quello stesso momento, carambolava allegramente sul
-prediletto bigliardo, mentre il suo professore si sforzava a dimostrare
-agli scolari, che «la coltura d'una nazione è la più sicura garanzia
-della sua libertà.» Finiti gli studi liceali, Silvio andò a Padova a
-studiare la legge, e a giuocare al bigliardo, e ritornando alla villa
-dopo il secondo anno di studio cominciò ad accorgersi che sua cugina
-Maria era proprio una bella ragazza. Guardandola negli occhi gli
-sembrava di sprofondarsi in un lago senza fondo, e sommerso in quel
-pelago soave diventava muto come un pesce. Essa pure appariva più
-impacciata del solito.
-
-Correvano ancora come due fanciulli attraverso i prati del parco, o
-sotto i boschetti, mangiavano insieme le frutta seduti sull'erba, egli
-la contemplava in silenzio, gli pareva la più bella pesca matura della
-villa, l'avrebbe divorata viva e la invitava a fare una merendina nel
-nido come nei primi tempi, ma adesso ch'egli mostrava di andarci tanto
-volontieri, e senza paura delle biscie, essa non voleva andarci più, e
-furono vane tutte le preghiere.
-
-
-Silvio entrava nelle serre, raccoglieva i fiori più rari, ne faceva dei
-mazzetti eleganti e li presentava alla cugina che se ne mostrava lieta,
-e sapeva farli vivere lungamente, cambiando spesso l'acqua del vaso, e
-gettandovi dentro del carbone polverizzato.
-
-Ma la perfetta felicità non è pianta che attecchisca sul nostro pianeta;
-e appena s'intravede il paradiso terrestre, ecco che salta fuori il
-serpente. Silvio credette di vedere, con profondo rammarico, che quello
-stolido di Andrea Pigna gli vogava sul remo. Senza aver percorso gli
-studi universitari forse anche costui aveva fatta la stupenda scoperta
-del suo sapiente compagno; aveva trovato che Maria era una bella
-ragazza, e la contemplava con piacere. Allora il cuginetto si rammentò
-la storia di Cristoforo Colombo, e di Amerigo Vespucci, e pensando che
-non è sempre il primo scopritore che dà il nome alla scoperta, si sentì
-ferito nell'amor proprio, e cominciò a guardare di mal occhio il
-supposto rivale.
-
-Così ebbe principio una burrasca nell'ambiente ristretto della villa,
-prodotta dai nuvoloni che si alzavano dal cervello dello studente. Il
-suo odio per Andrea glielo faceva vedere più brutto del vero; ne
-sparlava con suo padre e con la nonna, ma tutti lo difendevano con
-simpatia, e giustificavano il suo carattere, che sotto la rozza scorza
-mostrava delle buone qualità. Allora Silvio parlando con Maria scherzava
-ironicamente sul bellimbusto, ed essa che lo aveva sempre guardato con
-indifferenza, si mosse a compassione, e si mise ad osservarlo con
-interesse.
-
---Povero Andrea! essa diceva al cugino, è così premuroso nel contentare
-lo zio, è così attento ai suoi consigli, ha tanta cura dei nostri fiori.
-
---Capisco, capisco, gli vuoi proprio bene a quel ragazzo.
-
---Ma sicuro gli voglio bene. Ci siamo conosciuti da piccini, abbiamo
-giuocato insieme, è figlio e nipote di vecchi amici di casa.
-
---Che il cielo vi benedica! e vi conservi lungamente concordi e felici,
-in questa valle di lagrime, che è per voi un vero giardino di
-delizie!...
-
---Non so cosa vuoi dire colle tue declamazioni enfatiche, ma hai torto
-di usare delle sgarbatezze a quel ragazzo inoffensivo, e compiacente.
-
-E si bisticciavano sovente sul medesimo argomento. Silvio guardava in
-cagnesco Andrea, il quale gli faceva degli occhiacci dispettosi. Tutti
-questi malumori furono causa di malintesi, di equivoci, di risentimenti
-e di corrucci.
-
-Silvio teneva il broncio acciecato dalla gelosia, e si credeva in
-dovere, per tutelare la propria dignità, di nascondere l'amore nascente
-che covava sotto la cenere. Maria indispettita del cambiamento di tono
-del cugino, del suo linguaggio bisbetico, delle sue ingiustizie, alzava
-le spalle e lo lasciava in disparte, e guardava il povero Andrea con
-compassione e indulgenza, e tutto ciò incoraggiava il giovine a
-contemplarla con riconoscenza, e a sentire i primi sintomi d'una sincera
-affezione.
-
-
-
-
-
-
- X.
-
-
-
-Fra queste e altre varie vicende di poco rilievo passarono gli ultimi
-anni di studio, e finalmente Silvio ebbe la laurea, e si dispose a fare
-la pratica. Papà Gervasio, secondo la sua promessa, e coll'aiuto degli
-amici, gli aveva trovato un avvocato di Venezia che consentì di
-riceverlo come praticante, lo accolse con cortesia, e lo presentò alla
-sua famiglia, composta della moglie e d'una figlia.
-
-L'avvocato Annibale Ruggeri aveva una buona clientela che faceva
-prosperare il suo studio. Silvio non tardò a persuadersi della somma
-utilità della pratica che andava facendo nella trattazione degli affari.
-Colla sua giovanile ingenuità egli credeva che il merito dell'avvocato
-dovesse consistere nella rapidità della procedura. Considerando le
-lungaggini della giurisprudenza italiana, colle infinite pratiche
-precauzionali per guarentire tutti i diritti, egli la trovava
-eccessivamente diffusa e prolissa e pensava che la condotta d'ogni causa
-dovesse studiarsi in modo da correggere il difetto delle leggi, per
-soddisfare le parti colla massima possibile sollecitudine. Ma era
-tutt'altro. Gli bastò poco tempo per accorgersi che l'avvedutezza
-dell'avvocato consiste nell'arte di non precipitare le sentenze, che
-potrebbero riuscire funeste senza le dovute precauzioni. Bisogna che
-l'istruttoria sia ponderata e completa, l'esame dei documenti
-scrupoloso, è necessario di moltiplicare le conferenze, di allargare le
-informazioni, di pesare gli atti, di prevedere i sotterfugi degli
-avversari, di cercare le prove, domandando proroghe sopra proroghe,
-suscitando incidenti, promovendo dilazioni, mettendo in campo tutti gli
-amminicoli possibili per tirare in lungo, e avere il tempo di complicare
-le faccende, come una matassa arruffata, che avvolga l'avversario in una
-rete di abilissimi cavilli, e di argomentazioni imprevedute da rendergli
-impossibile l'uscita.
-
-E nello studio Ruggeri si lavorava a fondo con tali principii,
-moltiplicando all'infinito la lista delle spese, per bolli,
-scritturazioni, consulti, copie, corrispondenze, ma con piena
-rassegnazione dei clienti che affluivano in gran numero attirati dalla
-rinomanza dell'avvocato, e dalla speranza che il suo merito e la sua
-esperienza troverebbero il modo di abbindolare i giudici, facendo
-trionfare i loro torti come se fossero buone ragioni. E facevano delle
-lunghe anticamere per attendere il loro turno, alle conferenze. Cosicchè
-il denaro pioveva in abbondanza ed avrebbe apportata la ricchezza se la
-casa fosse finita agli ammezzati; ma disgraziatamente aveva un altro
-piano, e se la scala del piano inferiore faceva salire l'oro alla cassa,
-la scala del piano superiore lo faceva discendere e sparire. Quella casa
-era una vera pompa aspirante e premente; gli affari la riempivano, il
-lusso la vuotava.
-
-L'avvocato impallidiva sulle carte e sui codici, ci perdeva gli occhi e
-i capelli, l'appetito ed il sonno; e si consumava in quella vita
-sedentaria e in quella atmosfera morbosa, mentre il frutto delle sue
-fatiche svaporava con prodigiosa rapidità, per pagare le polizze dei
-tappezzieri e dei merciai, degli orefici, delle modiste e delle sarte.
-Quella testa forense dell'avvocato era un vero vulcano che sconvolgendo
-le viscere del mondo giudiziario ne faceva uscire delle eruzioni di
-cappellini, di fiori, di pizzi, di abiti, di mantelli, nastri, fiori,
-svolazzi e gioielli. Il prodotto d'ogni conflitto di diritti, d'ogni
-contratto di nozze e d'ogni testamento finiva sempre in un capriccio di
-moda. Infine dei conti, marito e moglie, senza saperlo, lavoravano col
-medesimo risultato, quello di dar da intendere al mondo lucciole per
-lanterne. Mentre l'avvocato si scervellava sul codice e sul dizionario
-onde trovare un articolo favorevole, e un vocabolo opportuno per
-mascherare una verità pericolosa, la moglie davanti lo specchio cercava
-di raffusolarsi magistralmente per nascondere le sue rughe, per far
-passare il fintino per capelli effettivi, e i cuscinetti d'ovata per
-rotondità naturali.
-
-Silvio cominciò a frequentare la famiglia Ruggeri, e nelle conversazioni
-serali ebbe campo di studiare l'arte soprafina della signora Emilia,
-come durante la giornata aveva potuto ammirare l'abilità magistrale del
-dottore Annibale nel maneggio degli affari.
-
-Nell'ombra prodotta dal cappello della lucerna in un angolo romito del
-salotto il giovane praticante osservava attentamente quelle due figure
-caratteristiche; una testa calva piena di pensieri e una testa vuota
-fornita di ricciolini posticci, che vivevano nel lusso a spese dei
-litiganti. E pensava fra sè: «le discordie domestiche, l'ignoranza, la
-mala fede, gl'inganni, le frodi, le rapacità della nostra vita civile
-forniscono questi tappeti turchi, questi stipi eleganti, questi mobili
-artistici, scelti nelle sale di Guggenheim e nell'officina di Besarel,
-questi vetri di Murano, questi ninnoli artistici, e i fiori freschi che
-profumano il salotto in quel magnifico vaso di Ginori.»
-
-Ma il più bel fiore era Metilde, quella bella bionda, leggiadra, snella
-ed eterea come un angelo dipinto da Morelli. Con quei capelli d'oro e
-quegli occhi turchini, quella vita di vespa, quell'incesso leggiero di
-silfide!... quando muoveva agilmente sul pianoforte le dita affusolate,
-Silvio restava estatico a contemplarla, quando in un giro di valzer essa
-scopriva gli stivalini arcuati che calzavano i suoi piedini eleganti,
-egli si tirava indietro per paura di toccarla, tanto gli pareva una
-divinità scesa dal cielo. La prima volta che essa si degnò
-d'indirizzargli la parola fu tanto confuso che le rispose una
-sciocchezza che la fece ridere mostrando due file di dentini
-meravigliosi per la regolarità ed il candore. Ed essa s'avvide subito
-che quella timidità proveniva da ammirazione, e ne fu soddisfatta. Suo
-padre aveva detto in famiglia che Silvio Bonifazio, nato in Francia, in
-esilio, era stato educato a Milano, pareva un giovinotto che accoppiasse
-le buone qualità francesi e italiane, mostrava spirito e ingegno, ed era
-audace come suo nonno, un antico soldato del primo Napoleone.
-
-Quell'aureola dell'esilio intorno ai capelli profumati, quei
-mustacchietti giovanili sulla freschezza del volto, quello spirito
-ecclissato dal semplice aspetto della bellezza gli guadagnò subito tutte
-le simpatie della fanciulla, e gli assicurò la più indulgente amicizia.
-
-A poco a poco venne anche il coraggio, e l'abitudine lo rese sempre più
-facile. Allora Metilde s'accorse che il giovinotto non mancava di brio,
-e non tardò a trattenersi seco lui con piacere in lunghe e geniali
-conversazioni, nelle quali essa pure faceva mostra d'eccellenti qualità
-intellettuali che raddoppiavano l'effetto della bellezza colla grazia
-d'un dialogo vivace, e dell'accento veneziano, che la rendevano
-incantevole. E davvero faceva onore al babbo che l'aveva fatta istruire
-dai migliori professori. Essa aveva corrisposto benissimo, imparando con
-pronta intelligenza, e continuando a coltivarsi con buone letture. E
-parlava con esatte cognizioni di storia e di letteratura, giudicando
-coll'acuto buon senso della donna accoppiato ad un gusto fine, istintivo
-e personale che rendeva interessanti i suoi giudizi. E faceva onore
-anche alla mamma che la vestiva a suo modo, come una bambola, ma con
-supremo buon gusto, e ben inteso, senza risparmio; non contentandosi di
-scegliere le stoffe e gli artefici migliori a Venezia o a Milano, ma
-ricorrendo anche a Parigi, mediante le grandi facilitazioni procurate
-dai Grandi Magazzini del Louvre, che spediscono gratis, disegni,
-modelli, campioni, e gli oggetti scelti senza domandare un soldo
-anticipato. A Venezia pagavano i clienti.
-
-La signora Emilia aveva squadrato con un colpo d'occhio il nuovo amico
-di casa, aveva veduto subito che la sua biancheria era di manifattura
-francese, che il taglio delle vesti era di Milano, aveva saputo dal
-marito che il giovinotto dimorava in una villa signorile nei dintorni di
-Treviso, un piccolo Trianon, un parco all'inglese, cogli alberi più alti
-del palazzo, con una vasta estensione di bosco, una cascata, un lago,
-dei frutteti, delle vigne, dei campi come se ne vedono pochi. Dunque non
-ci potevano essere inconvenienti a quella amicizia, quel giovane
-apparteneva evidentemente ad una famiglia molto ricca, e quindi era il
-ben venuto nella sua casa. Qualche interrogazione sagace fatta ai
-conoscenti e agli amici l'avevano anche perfettamente rassicurata sulla
-condotta di lui.
-
-Era un giovinotto che non frequentava che da Florian, non fumava che
-sigari d'avana, era carambolista di prima forza, non c'era pericolo che
-si rovinasse al giuoco, perchè perdeva di raro. Si poteva dunque
-ammetterlo nella più stretta intimità, ed invitarlo a pranzo senza
-riguardi.
-
-Frattanto papà Gervasio scriveva a suo figlio:
-
-«Ti raccomando l'economia. Tu mi assicuri che la biancheria che hai
-fatto venire da Parigi ti costa meno che se l'avessi acquistata a
-Venezia, sarà benissimo, ma la tua nonna mi ha fatto delle buone
-camicie, che mi vanno benissimo e costano meno della metà. In quanto
-alla polizza del sarto di Milano ti posso assicurare che è esorbitante,
-e la durata delle stoffe, che tu credi che deva compensarti del prezzo,
-è una vana illusione. La nonna voleva che Maria ti facesse un paio di
-guanti di lana, per star caldo, ma tua cugina pretende che tu non vuoi
-portare che guanti di pelle. Sai che non siamo ricchi, che il povero
-nonno ci ha lasciati molti debiti che aggravano le campagne, e con
-questi anni cattivi, colla malattia delle uve, la siccità, le grandini,
-il prezzo basso dei cereali, la miseria dei contadini, i possidenti si
-trovano in pessime condizioni. Capisco che la tua condizione esige una
-tenuta decorosa, e che la moderna società ha molte esigenze; ma procura
-di non passare i limiti, e pensa alle privazioni che ci siamo imposte
-per mantenerti a Venezia.
-
-«La mia salute non è perfetta, ho delle sofferenze intestinali, ma col
-tempo e le cure passeranno anche queste. Tutti gli altri di casa stanno
-benissimo, e ti mandano i più affettuosi saluti.»
-
-I giorni che gli capitavano di queste lettere Silvio si sentiva invaso
-da profonda malinconia, alzava gli occhi al soffitto ed esclamava:
-
---Ah! non essere milionario, è la più gran disgrazia che possa toccare
-ad un uomo che deve vivere in società!... Libertà, indipendenza, diritti
-dell'uomo e del cittadino!... sono frottole che fanno sbraitare
-gl'imbecilli, ma infine dei conti non esiste nè libertà, nè
-indipendenza, nè nulla di buono a questo mondo senza il denaro!... Mio
-padre non è mai stato splendido, ma adesso che è vecchio diventa avaro.
-Se la povera nonna non mi aiutasse colle sue economie, se il bigliardo
-non mi assicurasse dei vantaggi, colla sola mesata paterna non mi
-sarebbe possibile di vivere a Venezia nella buona società.
-
-Una domenica mattina se ne andò a passeggiare, solitario, sulle
-_fondamenta nuove_, in fondo della città, e in quel deserto fumava un
-sigaro da un soldo, e meditava sui destini dell'uomo.... senza soldi.
-
-
-L'acqua turchina batteva le rive, s'increspava intorno alle isole, si
-perdeva in un lontano orizzonte confuso col cielo. A diritta qualche
-barca peschereccia colla vela riflessa nella laguna filava orzando verso
-il mare; a sinistra i monti che fanno corona al territorio trivigiano,
-con una leggiera tinta violetta sfumavano nell'azzurro. L'aria fresca
-che batteva sul viso era pregna dei profumi iodiati delle alghe, e di
-sapori salini.
-
-Quella quiete, quella solitudine, quei sentori, quel prospetto che gli
-ricordava gli sfondi pittoreschi del suo parco, trasportavano il
-pensiero di Silvio alla casa paterna, alle cure serene, ai piaceri
-semplici della vita domestica. Si ricordò di Maria con tenerezza e con
-rimorso, pensò che in quel ritiro suo nonno giuocava la vita per
-l'emancipazione della patria, lo zio era stato sacrificato allo stesso
-intento, la zia era morta di dolore, suo padre era partito per la guerra
-e per l'esilio, la nonna aveva passata l'esistenza nella solitudine fra
-le ansie delle persecuzioni. Ah quei poveri vecchi non avevano mai
-pensato alla necessità dei milioni, non aspiravano che all'indipendenza
-del paese, e vivevano modesti e laboriosi sacrificando tutto a questo
-santo dovere!...
-
-Colla mente attristata e il cuore malcontento, con una burrasca di
-pensieri nel cervello, ove i progetti fantastici, lottavano colle idee
-sane, rivolse i passi verso l'interno della città. Camminava lentamente,
-col cappello sugli occhi e il sigaro da un soldo fra i denti, senza
-guardare in faccia la gente che incontrava per via, sempre pensieroso,
-girando per un labirinto di calli strette, nell'ombra umida fra le case,
-salendo e scendendo gli scalini verdognoli e smussati dei vecchi ponti,
-senza guardare nelle gondole che passavano sotto col tonfo monotono dei
-remi che rompevano il silenzio di quei poveri quartieri, e sparivano nei
-canali tortuosi.
-
-Dopo lunghi raggiri, giunse finalmente in calle larga San Marco, svoltò
-per la merceria, e si trovò sotto l'arco della Torre dell'Orologio. Il
-sole che gli battè sul viso tutto d'un tratto parve che lo destasse da
-una specie di letargo. Alzò la testa, abbracciò collo sguardo il
-prospetto della Piazzetta, il Palazzo ducale, le due colonne del leone e
-di San Teodoro, la laguna, le barche, l'isoletta di San Giorgio, tutto
-immerso in un lago di luce abbagliante.
-
-Una soave armonia echeggiava sulla piazza, un cantico soave di voci
-celestiali s'innalzava nell'aria, e dopo gli accenti variati d'un a solo
-melodioso, prorompeva in un solenne rimbombo di tutti gli istrumenti,
-che pareva un inno trionfale. Era l'ora della musica.
-
-La piazza presentava l'aspetto d'una sala immensa, percorsa da una fila
-di signore eleganti che passeggiavano fra un corteggio di ammiratori. Si
-udiva un fruscio di seriche vesti, si vedevano tutti i colori che
-brillavano al sole fra gli abiti scuri degli uomini. Si respirava
-un'atmosfera artificiale mista di esalazioni confuse di tabacco e di
-muschio.
-
-Un cappellino capriccioso sopra una testa bionda, fece evaporare
-immediatamente tutta la tristezza dal cervello di Silvio. Addio pensieri
-malinconici, addio progetti di severa resipiscenza. Alla vista delle
-signore Ruggeri il giovane praticante dello studio gettò in fretta il
-mozzicone del sigaro da un soldo, si atteggiò al più grazioso sorriso,
-abbassò rispettosamente il cappello fino al ginocchio, strinse la mano
-all'avvocato, presentò i suoi complimenti alla signora Emilia, un
-sorriso ed un'occhiata alla signorina Metilde, e si unì alla comitiva
-che passeggiava su e giù dal fondo della piazza alla basilica, andando e
-ritornando come tutti gli altri.
-
-La viva luce che illuminava la chiesa pareva che trasformasse i vetri
-rotondi delle grandi arcate in tante medaglie d'argento, e le figure dei
-mosaici, a colori smaglianti, nuotavano nel fondo d'oro, mentre le onde
-armoniose della musica passavano sulla folla. Davanti a quei prospetti e
-fra quelle melodie indistinte e confuse con altre voci, le parole umane
-acquistano una espressione singolare, specialmente fra la gioventù e la
-bellezza, fra le seduttrici e i sedotti. I suoni reboanti della musica
-incoraggiano le audacie del dialogo e talvolta lo interrompono a
-proposito, l'a solo sentimentale d'un soave istrumento serve a
-meraviglia per accompagnare una frase gentile, e ne rialza il valore.
-L'uomo può arrischiare una dimostrazione velata, meglio che in un
-salotto, perchè la donna può fingere di non udirla, e i mariti, i babbi
-e le mamme, assordati dalle trombe e dai tamburi, non l'odono di sicuro.
-
-
-
-
-
-
- XI.
-
-
-
-Tutto quell'inverno fu rallegrato dai più deliziosi passatempi. Le noie
-della pratica curiale venivano lautamente compensate dai passeggi, dalle
-conversazioni, dalle feste da ballo, dagli spettacoli dei migliori
-teatri. Durante il giorno, nello studio dell'avvocato, Silvio imparava
-come si guadagna il denaro a spese dei litiganti, ed ogni sera imparava
-a spenderlo nella buona società. Il bisogno dei milioni, o almeno almeno
-di qualche migliaia di lire, si faceva vivamente sentire. S'era fatto
-degli amici che la pensavano come lui, non erano ricchi, perdevano al
-giuoco, si divertivano, e tuttavia non mancavano di denaro. Dove diavolo
-andavano a trovarlo? Si mise a studiarli a fondo, e a interrogarli:
-
---Avete trovato una miniera?...
-
---Sicuro, gli rispondevano, la miniera inesauribile delle umane miserie,
-delle corbellerie, delle dabbenaggini, delle birbonate, e delle geste
-quotidiane del genere umano!...
-
---Che cosa volete dire!... non capisco niente! parlatemi più schietto,
-dove trovate il denaro per divertirvi?...
-
---Nella stampa! gli risposero, in questa lupa affamata, che divora ogni
-giorno tutte le nostre ciarle, che consuma delle montagne di carta
-manoscritta, ed è sempre insaziabile per quanto inghiotta, e domanda
-continuamente dei nuovi alimenti, ed è costretta di pagarli. Noi siamo i
-fornitori della sua cucina.
-
---Vorrei potervi imitare, ma non sono letterato, non so proprio nulla,
-non ho mai avuto il tempo di studiare.
-
---Ma che letterati d'Egitto!... noi non siamo più sapienti di te. Slamo
-del numero infinito dei corrispondenti, che mandano della materia
-brutta... ma molto brutta a tutti i giornali del mondo. Non siamo capaci
-di scriver bene, con ponderazione e misura, ma per improvvisare siamo
-eccellenti. Chi scrive bene muore di fame, meno rare eccezioni. La
-stampa paga sempre in ragione inversa del volume. Un grosso volume in
-ottavo produce meno d'un modesto in sedicesimo il quale è meno pagato
-d'un articolo. La letteratura mena direttamente al fallimento, il
-giornalismo è più promettente, e può condurre alla ricchezza. Noi
-mandiamo ogni giorno le notizie di Venezia alla capitale ed all'estero,
-e ne ricaviamo qualche profitto. Il nostro uffizio di redazione è la
-bottega di caffè, dove gettiamo sulla carta tutte le ciarle del giorno,
-e senza nemmeno rileggere lo scritto lo portiamo alla posta. Non si
-guadagnano tesori, ma con tre o quattro giornali quotidiani si vive.
-Basta scrivere ogni giorno qualche novità....
-
---E quando non ce ne sono?
-
---Ce ne sono sempre!... È impossibile che Venezia non fornisca qualche
-argomento alle nostre ciarle. Politica, amministrazione, belle arti,
-teatri, tutto ci serve. Quando non si sa parlare a fondo di niente, si
-può scrivere di tutto per sommi capi, degli articoletti divisi come le
-strofe d'un sonetto. È un genere che piace. È poi affatto impossibile
-che manchi un argomento piacevole alla cronaca del giorno, un
-assassinio, un fallimento, un furto, un suicidio, è impossibile che una
-buona ragazza non faccia uno scapuccio, e ci fornisca la materia per un
-articoletto verista, è impossibile che un camino non prenda fuoco, che
-la buon'anima d'uno spiantato non si getti in laguna, che un qualche
-cassiere non fugga, che il diavolo non metta la coda in qualche sito
-proibito. In caso disperato, anche senza essere letterati non siamo
-tanto scemi da non saper inventare una storiella spiritosa, che diverta
-il pubblico per qualche giorno. Diceva bene Balzac: «_pour le
-journaliste, tout ce qui est probable est vrai_.» Noi non abbiamo
-corrispondenze che con Roma e Milano, ma tu che sei nato in Francia, e
-scrivi il francese meglio dell'italiano, tu potresti guadagnare
-moltissimo mandando delle corrispondenze a Parigi.
-
-Silvio afferrò subito questa idea luminosa, scrisse un gran numero di
-lettere promettendo qualche cosa di nuovo e di interessante su Venezia,
-inesauribile argomento di osservazioni e di studi, che gli venivano in
-mente, ispirati dall'amore che suo padre gli aveva comunicato per questa
-città singolare. Portò le sue lettere alla posta pieno di illusioni, ma
-il giorno seguente dopo maturo esame, perdette ogni speranza di buona
-riuscita, e perplesso fra questi due estremi aspettò il risultato della
-sua prova.
-
-In quel tempo giunse alla villa Bonifazio l'annunzio del prossimo
-matrimonio del cugino Alessandro, che aveva lasciato il servizio
-nell'esercito per prender moglie, e invitava a nozze i cugini.
-«L'esempio della vostra vita tranquilla mi ha spinto a questo passo,
-egli scriveva, e l'esperienza del mondo mi ha persuaso che se vi sono
-dei giorni felici non si possono raggiungere che nella intimità della
-vita domestica, e nella pace della campagna. La casetta ereditata dallo
-zio mi facilita l'intento. La mia Enrichetta sarà come la Maddalena
-un'ottima moglie, e una brava padrona di casa. Venite dunque ad
-assistere al mio matrimonio, e la vostra cara presenza sarà il migliore
-augurio che io possa desiderare per l'avvenire.»
-
-Papà Gervasio soffriva troppo degli intestini per fare quel viaggio,
-Maddalena, come al solito, non voleva lasciare un solo giorno la sua
-Maria; scrissero dunque a Silvio di partire per la Brianza per
-rappresentare la famiglia alle nozze del cugino. Ma Silvio, che non
-voleva allontanarsi da Matilde in carnovale, prese il pretesto di affari
-urgentissimi dell'avvocato che non gli permettevano di assentarsi, si
-scusò col padre e col cugino, e non si mosse da Venezia, aspettando
-ansiosamente le risposte dei giornali. I primi riscontri gli vennero
-dalle provincie. Lo ringraziavano della sua ottima idea, accettavano la
-sua corrispondenza con sommo piacere, dolenti soltanto di non poterlo
-ricompensare che con una copia del giornale, il quale viveva della
-carità di qualche benemerito del partito, che però non bastava a
-salvarlo dai debiti, da cui era minacciata continuamente la sua
-esistenza.
-
-Un giornale di Parigi domandava un saggio degli scritti proposti, e se
-fosse riuscita la prova avrebbe accettato un articolo alla settimana,
-convenientemente retribuito.
-
-Un giornale di Roma accettava la corrispondenza senza prove, e
-assicurava un assegno mensile. Dagli altri nessuna risposta; le domande
-di corrispondenza erano state gettate nel cesto.
-
-Questo risultato gli parve inferiore alle prime speranze, ma di gran
-lunga migliore di quel fiasco completo, minacciatogli da troppa paura.
-
-Si accinse al lavoro, e non gli mancarono gli argomenti. Cominciò a
-parlare di feste e di spettacoli, intrecciando le relazioni del presente
-colle memorie del passato. Cercò di scoprire antiche origini d'usi
-sociali, mise le fabbriche antiche a paragone delle moderne, la basilica
-di San Marco colla stazione della ferrovia, i marmi antichi col gesso
-dei nostri giorni, il Ponte di Rialto coi ponti di ferro, che cancellano
-i palazzi del Canal Grande, come si cancella un conto sbagliato sopra un
-registro. Osservò nei ritratti dei musei e nelle medaglie le fisonomie
-degli antichi veneziani, e andò a cercarne le traccie nel popolo, e a
-forza di studi comparativi giunse a stabilire un sistema inverso di
-quello di Darwin, per dimostrare la degenerazione della razza veneziana.
-L'epoca del carnovale si prestava allo scherzo, ed alla scoperta dei
-discendenti degli antichi. Annunziò che il proprietario d'un caffè della
-piazza portava tutti i lineamenti d'un doge, che il gobbo che lustrava
-le scarpe scendeva sicuramente da un inquisitore di Stato, dipinto da
-Paolo Veronese. Il mercante di caramelli doveva essere un nipote del
-Cardinal Bembo, una fioraia che correva pei caffè era l'esatta
-riproduzione della Zulietta dipinta da Rousseau «in vestito di
-confidenza.»
-
-I famosi navigatori rispettati in tutti i mari del mondo erano
-tralignati nei gondolieri che non facevano che il giro dei canali,
-minacciandosi da lontano. I discendenti del _maggior Consiglio_ andavano
-in maschera da pagliacci, un erede di Marco Polo era vestito da
-Pantalone, e un pronipote di Gasparo Gozzi indossava l'abito appezzato
-dell'Arlecchino, i _Signori di notte_ suonavano nelle orchestre dei
-teatri, e i _Savi_ erano diventati matti.
-
-In ogni relazione introduceva degli aneddoti piccanti, e delle biografie
-piene di brio. Le sue corrispondenze facevano ridere, e questo fu un
-vero successo, per la stagione di carnevale. Quando venne la quaresima,
-volle che i suoi lettori facessero un poco di penitenza, e allora andò a
-spolverare gli antichi documenti degli archivi, e le pergamene tarlate,
-e si mise a parlare di storia. I suoi lettori si addormentavano col
-giornale in mano negli angoli dei caffè. Egli comprese subito che aveva
-trovato la chiave del vero corrispondente, e che disponeva a suo talento
-dell'animo dei lettori del giorno.
-
-Venne pregato di mandare anche delle notizie politiche, e fu l'inventore
-d'un nuovo genere di corrispondenze che ottenne un vero successo nel
-giornalismo, e fu prontamente imitato da vari periodici. Ecco in che
-cosa consisteva la sua invenzione.
-
-Egli raccoglieva le notizie di vari giornali francesi, sapeva ornarle
-d'una veste nuova, e le mandava a Roma, d'accordo col giornale, come
-corrispondenze di Parigi. E a Parigi mandava corrispondenze da Roma,
-eseguite sullo stesso stampo, coll'aggiunta di vari fatterelli curiosi
-raccolti da qualche deputato in vacanza, da persone che ritornavano da
-Roma, e da un signore che parlava ad alta voce in uno stanzino del caffè
-Florian, e che era sempre bene informato delle cose pubbliche, meglio
-del Questore e del Prefetto.
-
-In breve tempo Silvio divenne un vero _reporter_ di mestiere, curioso
-indagatore di novità, domandava conferenze e colloqui con personaggi
-illustri che giungevano a Venezia, commetteva le più audaci
-indiscrezioni, e le sue lettere acquistavano un credito, che gli veniva
-largamente retribuito. E così passò il primo anno di pratica, e
-l'inverno successivo, immerso nel lavoro, leggendo tutto, e studiandosi
-di perfezionare la forma letteraria per rendere più gradevoli i suoi
-scritti. Le ore della sera, prima del teatro, erano tutte dedicate alla
-famiglia dell'avvocato, a conversare con Metilde, ad ascoltare la musica
-delle sue parole, e del suo pianoforte, ad ammirare la sua grazia e la
-sua coltura. E non volle mai saperne di lasciare Venezia un solo giorno,
-giustificandosi colla famiglia col pretesto dei lavori legali che non
-gli lasciavano un'ora di libertà.
-
-Papà Gervasio, non potendo ottenere che suo figlio andasse a passare
-qualche giorno in campagna, gli faceva delle sorprese, recandosi a
-Venezia, ma per poche ore, con un viglietto di andata e ritorno.
-
-Arrivava colla prima corsa, entrava tutto ansante, carico di cestelle e
-di sporte, nella camera del figlio, che dormiva ancora.
-
-Gli dava un bacio e poi si metteva a sciogliere gl'involti, e sciorinava
-gli oggetti sul tavolo e sul cassettone, e metteva in mostra le frutta
-della stagione, e quelle che aveva saputo conservare. In primavera erano
-fragoloni più grandi delle noci, d'estate ciliege grosse come prugne,
-prugne grosse come persici, persici grossi come melagrani. D'autunno
-peri profumati meravigliosi, pomi d'ogni forma e d'ogni colore dal
-piccolo Appio dolce al _rainette_ grigio del Canadà. Tirando fuori i
-fragoloni, papà Gervasio diceva:
-
---Guarda _Mac-Mahon_, è una delle più grandi varietà! guarda la _Regina
-Vittoria_, è delle più saporite.
-
-Mettendo in riga le pera e i pomi li voltava sempre dalla parte più
-colorita, li puliva colla palma della mano, li lucidava colla manica del
-vestito e li nominava:
-
---Gnocco di Milano!--Generale Totleblen--Cardinale--Butirro Napoleone!
-
-Tutti di casa caricavano il povero papà Gervasio per spedire qualche
-dono al figliuol prodigo. D'inverno Maria gli mandava delle eccellenti
-conserve di frutta, in primavera le più belle varietà di rose, d'autunno
-delle uve moscate color d'oro. La nonna prodigava le calze, le mutande,
-i corpetti di lana, eseguiti colle sue mani, intrecciando infiniti
-pensieri e qualche lagrima all'eterna catena della maglia.
-
-Silvio si vestiva ammirando e ciarlando, ringraziava e domandava conto
-di tutti. Allora il papà gli raccontava le sue piccole sofferenze
-intestinali senza gravità, poi passava a narrargli i grandi avvenimenti
-della villa.--Mumut era scomparso improvvisamente di casa, Maria
-disperata lo fece cercare invano per molti giorni; è facile immaginarsi
-le sue angustie, i suoi sospetti su certa gente alla quale non ripugna
-il gatto in umido, purchè sia grasso. Non era possibile di ritrovarlo.
-Finalmente il maestro Zecchini lo vide accovacciato pacificamente in
-cima al muricciolo dell'orto della vicina masseria. Una passione
-sfrenata per una gatta dell'affittuale lo teneva schiavo in quel sito,
-immemore delle cure costanti di tua cugina, con ingratitudine colpevole.
-Venne portato a casa che non era più riconoscibile, magro consunto dalla
-passione, spelato per le lotte sostenute coi rivali. Ora si è abbastanza
-rifatto, ma conserva una morbosa malinconia che gli impedisce di
-ritornare alla sua naturale pinguedine. Ma adesso viene il più bello,
-ascolta anche questa. Pasquale incaricato di fare le più minute indagini
-per rinvenirlo, mancava ogni giorno di casa per lunghe ore, trascurando
-il servizio, ma abbiamo scoperto che invece di mettersi alla ricerca del
-gatto, egli andava a dormire sul fieno.
-
---Non mi sorprendo, disse Silvio, la malafede e la poltroneria sono del
-numero dei suoi difetti.
-
-Quando Silvio era pronto facevano un giretto per la piazza, andavano a
-respirare una boccata d'aria salina sul ponte della Paglia, tornavano
-alle Procuratie, e passavano al _Cavalletto_, ove Gervasio faceva una
-colazione di pesce fresco, in compagnia di suo figlio.
-
-Dopo colazione ritornavano all'alloggio di Silvio, facevano una scelta
-delle cose migliori portate dalla campagna, e andavano a presentarle
-alla famiglia dell'avvocato.
-
-La signora Emilia riceveva papà Gervasio con cordiali dimostrazioni di
-amicizia, gradiva moltissimo quelle frutta, ne faceva mille elogi,
-diceva di non averne mai vedute di eguali; e si riconfermava sempre più
-nell'idea della ricchezza dei Bonifazio, che potevano vantare simili
-prodotti.
-
-Papà Gervasio gongolava agli elogi delle sue colture, e rispondeva che,
-in fatto, quelle frutta non si trovano in commercio, sono cose da
-dilettanti; e invitava la signora a visitare la sua villa, e a passarvi
-alcuni giorni colla sua famiglia, senza complimenti.
-
---Mille grazie del cortese invito; una volta o l'altra ne profitteremo,
-prometteva la signora.
-
---Sarà un vero piacere, e un grande onore per la nostra casa.
-
-La bella Metilde ammirava i fiori, li disponeva artisticamente nei vasi
-del salotto, cacciava i suoi dentini d'avorio nei fragoloni, gustava un
-po' di tutto, e proclamava con tanta grazia le delizie di quelle frutta,
-che papà Gervasio le avrebbe dato un bacio assai volontieri, e sentiva
-il sapore di quei prodotti meglio che se li avesse mangiati.
-
-Capitava l'avvocato, ed erano nuove meraviglie, chiamavano anche i
-giovani dello studio ad ammirare quei prodotti della terra promessa.
-Dopo le lodi delle frutta venivano fuori gli elogi del figlio. Tutti ne
-dicevano un gran bene, meno la signorina Metilde, che lo pensava più
-degli altri, ma taceva per convenienza di ragazza bene educata.
-
-La signora Emilia parlava di Silvio come del più caro amico di casa, e
-il più fedele; l'avvocato mostrava di stimarlo un giovinotto di slancio,
-di spirito pronto, e che da qualche tempo s'era anche messo a studiare.
-
-
-Gervasio usciva da quella casa consolato, Silvio lo accompagnava alla
-ferrovia, e mentre la gondola li trasportava attraverso i canali, il
-padre mostrava al figlio la sua soddisfazione, e largheggiava di
-promesse e consigli.
-
---Continua a condurti bene, gli diceva, studia, lavora, e procura di
-fare delle economie, perchè gli anni sono sempre più cattivi, e cerca di
-contentare l'avvocato e le signore.
-
-Una volta, ritornato da una delle sue gite, beato degli elogi che
-l'avvocato aveva fatti a suo figlio, papà Gervasio andava ripetendo al
-maestro Zecchini, e gli osservava:
-
---Dovete convenire che la vostra teoria pessimista non è applicabile a
-mio figlio, e fregandosi le mani aggiungeva: non tutti gli uomini sono
-asini, caro maestro.
-
---Dipende.... gli rispondeva seriamente l'amico.
-
---Come dipende?... da che cosa dipende?...
-
---Dipende dal punto di vista dal quale partono le osservazioni....
-
---Come sarebbe a dire?
-
---Ogni cosa ha la sua luce e le sue ombre. Voi vedete vostro figlio
-dalla parte della luce, e vi presenta un bell'aspetto; se lo guardaste
-dall'altra parte, forse l'effetto sarebbe diverso.
-
-
---Ciò vuol dire in poche parole che non credete ai meriti di mio figlio.
-
---Parlo in generale. Credo poco a tutte le apparenze. La società impone
-ad ogni uomo una veste morale che nasconde la sua natura. Per conoscere
-a fondo un individuo bisogna esaminarlo come si fa coi coscritti.
-
---E come si spoglia un uomo dalla sua veste morale?
-
---È molto difficile, se non impossibile. L'unico partito per giudicare
-un uomo con probabilità di giustizia, è quello di aspettare che sia
-morto. Allora sulla tavola anatomica si spoglia il cadavere, si può
-fargli la sezione, si scoprono tutte le macchie e tutti i malanni
-nascosti. Sapete che pochissimi uomini muoiono di morte naturale, la
-maggior parte perisce per qualche.... asinaggine. Dunque aspettiamo a
-giudicare gli uomini dopo la morte.
-
---Caro maestro, conchiuse Gervasio, desidero di potervi giudicare più
-tardi che sia possibile.
-
---Grazie tante, caro Gervasio.
-
-Nella primavera del secondo anno Silvio ricevette una lettera della
-nonna, la quale gli annunziava che suo padre era a letto da qualche
-giorno, essendosi aggravate le sue sofferenze intestinali.
-
-
-Corse subito alla villa. La malattia non presentava alcun pericolo, ma
-vedendo che la sua visita era riuscita molto gradita a suo padre, egli
-decise di fermarsi qualche giorno in famiglia.
-
-La campagna gli pareva un altro mondo dopo il soggiorno prolungato di
-Venezia. Dai palazzi di marmo che si specchiano nell'acqua agli alberi
-del parco, dalla laguna solcata di barche ai campi arati dai buoi,
-dall'orizzonte infinito della marina al prospetto dei monti, la scena
-era intieramente cambiata, e tutto si presentava ai suoi sguardi con
-proporzioni diverse, e con aspetto modificato da quello d'altro tempo. È
-il solito effetto dei confronti. Chi visita Parigi per la prima volta
-resta sorpreso dell'ampiezza e del movimento delle strade, della
-larghezza della Senna, e dei ponti. Ma se ritorna a Parigi da Londra la
-città gli sembra più piccola e meno popolosa; le strade diritte, i
-parchi grandiosi, i bastimenti che passano sotto i ponti del Tamigi,
-diminuiscono le proporzioni dei _boulevards_ e fanno gran torto alla
-Senna. Tornando da Venezia dopo un lungo soggiorno e fermandosi in una
-città di terraferma si subisce lo stesso effetto, tanto quella città
-singolare non somiglia a nessun altro paese.
-
-
-Silvio trovava la sua casa più piccola, le stanze più basse e anguste, i
-mobili vecchi e di cattivo gusto, le battaglie di Napoleone ridicole, i
-ritratti dell'imperatore e dei suoi generali manierati come tante teste
-di legno, il parco troppo trascurato.
-
-E la bella Maria?... oh povera Maria, quale sorpresa!...
-
-Come pettinava goffamente quei capelli abbondanti! come vestiva senza
-garbo!... e quelle mani rosse e quei piedi così grandi e mal calzati, e
-quell'aspetto impacciato, e quella voce ingrata, e quei movimenti
-sguaiati, e quelle espressioni volgari!...
-
-Essa accolse il cugino con una lagrima nel sorriso, la bocca affettuosa,
-gli occhi ridenti, ogni lineamento del suo viso indicava una gioia mista
-di commozione trepidante.
-
---Dopo tanto tempo!... e forse per così poco!...
-
-E lo osservava con muta sorpresa perchè le pareva più serio, più
-elegante, più disinvolto, e non osava interrogarlo, ma pure tradiva la
-curiosità collo sguardo.
-
-La nonna era invecchiata assai, bianca, deperita, s'incurvava sempre più
-sotto il peso degli anni, le scemavano le forze.
-
-Maria, la sua brava allieva, faceva tutto da vera padrona di casa. Papà
-Gervasio vedendo che sua madre non era più in caso di sostenere la
-fatica, non voleva essere assistito che dalla nipote, era la sua cara
-suora di carità, e gli faceva anche da segretario, da cuoca, e da
-cassiera. Ed essa dalla mattina per tempo fino a notte inoltrata, saliva
-e scendeva rapidamente le scale, sempre d'ottimo umore e di buona
-volontà. Col suo mazzo di chiavi appeso alla cintura del grembiale
-bianco di bucato, correva qua e là, a somministrare l'occorrente a
-tutti, a dare gli ordini, ad eseguire colle sue mani le cose più
-delicate; il brodo ristretto pel povero ammalato, le minestrine leggiere
-per la nonna.
-
-Tutti la invocavano da ogni parte, chi domandava la panna per fare il
-butirro, chi voleva la crusca per le mucche, chi l'avena pel cavallo. Un
-affittuale veniva a fare un pagamento, un altro a domandare una
-sovvenzione, essa riceveva, pagava, notava, dava delle disposizioni
-opportune, e dei buoni consigli.
-
-Gli ammalati mandavano a chiedere un decotto, i poveri la supplicavano
-d'un soccorso, ed essa soddisfaceva tutti con bontà, e aveva sempre in
-saccoccia un crostino per Falcone, un pezzetto di zucchero per Argo,
-qualche seme di popone pei canarini. Uomini e bestie tutti le volevano
-bene.
-
-La nonna e Silvio in fianco al letto del malato gli facevano compagnia,
-e il giovinotto osservava attentamente le delicate attenzioni di Maria
-per suo padre, il quale lodava la nipote per tutte le sue buone qualità.
-
---Se tu sapessi come è buona, la mia Maria, gli diceva il padre, come è
-brava, previdente, solerte, peccato che non abbia avuto una bella
-educazione.... la poveretta sa appena leggere e scrivere, e fare un
-conto, ma non ha più un minuto di tempo per coltivarsi....
-
---Ne sa più di quanto basta per diventare un'ottima madre di famiglia,
-brontolava la nonna, e per rendere felice l'uomo che sarà suo marito.
-
-Osservandola minutamente, nei momenti che essa non poteva vederlo,
-Silvio si persuadeva che Maria era belloccia, buona, intelligente,
-operosa, ma non poteva dissimularsi che era incompleta, le mancava
-l'istruzione indispensabile a chi deve vivere in società, e quell'arte
-elegante che insegna alla donna a far valere i suoi pregi, o a
-nascondere e sostituire le sue mancanze, mercè gli indumenti esterni, e
-le cure speciali della persona. Una bella statua mal vestita fa più
-triste figura d'una marionetta uscita dalle mani esperte d'una modista
-eccellente; e qualche volta una prima impressione è decisiva per
-l'esistenza.
-
-È vero che quando ad un rapido sguardo succede un esame più
-coscienzioso, si finisce a discernere le apparenze dalla realtà, e il
-commercio della vita scopre tutti i segreti, e rivela tanto i vizii
-dissimulati che i pregi nascosti fra i quali primeggiano quelli
-dell'anima. E infatti era impossibile di vivere lungamente accanto a
-Maria senza volerle bene, e senza trovarla bella, perchè la bontà
-s'irradia sul volto e lo abbellisce meglio dell'arte più raffinata.
-
-Gli occhi ridenti e soavi di Maria penetravano insensibilmente nel cuore
-di Silvio già predisposto da quella simpatia che era nata nella intimità
-degli anni giovanili, e che si ridestava nelle abitudini della
-convivenza. Ma forse quell'affezione nascente si sarebbe assopita, o
-trasformata in amicizia, senza il soffio dell'invidia che nell'animo
-acceso del cugino, produceva l'effetto del mantice davanti il fuoco. Gli
-faceva rabbia quel sornione d'Andrea che continuava ad aspirare
-copertamente all'amore di Maria, dissimulando quanto poteva le sue
-tendenze, perchè sentiva di non essere corrisposto nè inteso, e non
-voleva accrescere le difficoltà dell'impresa, nè comprometterne il
-risultato, con intempestive dichiarazioni che lo esponessero ad essere
-allontanato dalla famiglia. Ma Silvio, memore del passato, e d'indole
-perspicace, non ebbe bisogno che d'una occhiata per accorgersi che
-l'amico di casa perseverava pazientemente nelle sue idee, le dissimulava
-con prudente astuzia, aspettando il momento opportuno per farsi avanti,
-con qualche probabilità di successo.
-
-Il giovane Bonifazio non poteva soffrire la ruvida natura di quel
-gaglioffo, gli pareva che la pretesa di farsi rimarcare da Maria fosse
-quasi una sfida verso di lui, lo trovava stupido e audace, e quei
-sentimenti gelosi gli rivelavano l'amore per la cugina, e l'odio per
-Andrea.
-
-A costui parve che Silvio volesse leggergli in fronte i pensieri, e
-guardava in cagnesco il giovinotto elegante, che contrariava la sua
-inclinazione. Parlavano di raro fra loro; Silvio gl'indirizzava la
-parola con sprezzante alterigia, Andrea gli rispondeva poche parole,
-cogli occhi torbidi, e i lineamenti contratti.
-
-Parlando colla nonna e con suo padre, Silvio pronunziò qualche parola
-sprezzante all'indirizzo d'Andrea, ma si sentì confutare, con sommo
-rammarico. Pareva anzi che il loro affetto per Pigna fosse cresciuto, e
-mostravano di crederlo degno di stima e di amicizia. Maria lo difendeva
-sempre colla più ingenua semplicità, e raccontava al cugino tutti i
-piccoli servigi che quel giovane rendeva alla famiglia, prestandosi
-cortesemente in tante brighe noiose. Essi lo impiegavano continuamente
-dentro e fuori di casa. Oltre l'assistenza che dava allo zio nelle cure
-delle serre e dei fiori, egli faceva acquisti e vendite per conto loro,
-sorvegliava i coloni e i domestici.
-
-Quest'ultima rivelazione illuminò lo spirito di Silvio, come un lampo.
-Se costui sorveglia i domestici, egli pensò, deve essere in uggia a
-Pasquale, che non vorrebbe essere sorvegliato; ecco dunque un alleato.
-Saprò qualche cosa da lui sul conto di Andrea, e potrò servirmene
-all'uopo. Silvio andò in scuderia a visitare Falcone al momento della
-strigliatura, disse qualche parola benevola al domestico per amicarselo,
-e cominciò a chiedergli conto di alcune persone che frequentavano la
-casa, per finire, con apparente indifferenza, a domandargli d'Andrea.
-
-Quel scimmiotto di Pasquale parlava del giovane come di un orso. Era
-evidente che l'orso e lo scimmiotto sentivano una ripulsione reciproca e
-si evitavano. Lo scimmiotto accusava l'orso di essere avaro: perchè non
-gli dava mai un soldo di mancia; d'essere traditore: perchè svelava ai
-padroni i suoi istinti rapaci; d'essere una spia: perchè sapendolo
-sciocco e rapace lo teneva d'occhio affinchè non danneggiasse la
-famiglia amica, verso la quale aveva delle obbligazioni e dei doveri.
-
-Anche dal maestro Zecchini non potè saperne di più. Secondo il maestro,
-Andrea era uno degli innumerabili asini usciti dalla sua scuola, nel
-lungo esercizio delle sue funzioni dalle quali si era finalmente
-ritirato, lasciando il mondo, poco su poco giù, come lo aveva trovato
-alla prima lezione.
-
---E credo fermamente, egli diceva, che gli uomini saranno sempre gli
-stessi. Chi vive contento di tutto e di tutti, chi non è mai contento di
-niente e di nessuno.
-
---Eppure, gli osservava Silvio, siete vissuto in epoche affatto diverse,
-e in tempi burrascosi, siete passato dalla schiavitù all'indipendenza,
-dal regime dispotico alla libertà, e anche gli uomini avranno mutato le
-loro tendenze, i loro vizii, le loro virtù....
-
---Niente affatto! gli uomini sono sempre gli stessi. Tanto all'epoca del
-dispotismo straniero quanto col regime della libertà si trovano i
-contenti e i malcontenti; adesso, come nella mia gioventù, ci sono
-società segrete e congiure, allora si voleva scacciare il governo
-austriaco, adesso si vorrebbe rovesciare la monarchia; più tardi si
-tenterà di mandare a rotoli la repubblica. Si ottennero delle cose che
-parevano impossibili, adesso se ne domandano delle altre che paiono
-utopie. Ma l'impossibile e l'utopia sono parole senza significato. Tutto
-è possibile a questo mondo!.... ma niente è perfetto. Quando c'erano i
-Tedeschi avevamo il vino in abbondanza e a buon mercato, ma non si
-poteva star allegri sotto la minaccia costante del carcere e della
-forca. Adesso che siamo liberi, si potrebbe stare allegri, ma non
-abbiamo più vino. Dispotismo o filossera, Austriaci o peronospora, c'è
-sempre qualche cosa che contrista la nostra esistenza! Adesso non c'è
-più pericolo d'andare in berlina, i galantuomini non sono più condannati
-al carcere ed all'esilio, ma i contadini devono esiliarsi
-spontaneamente, ed emigrare in America perchè la terra non dà più da
-vivere, i piccoli possidenti sono rovinati, i grandi sono minacciati dal
-petrolio e dalla dinamite, dai nichilisti e dagli anarchici che vogliono
-distruggere la società.
-
-E perchè tutto questo?... perchè l'uomo è un asino, che si lamenta
-quando è legato alla greppia colla cavezza, e appena lasciato libero
-mena calci da disperato e calpesta da stolto la terra, sulla quale non
-sa vivere, nè lasciar vivere in pace i suoi simili.
-
-Sono vecchio, sono vicino a lasciare il mondo, ho veduto delle cose
-tremende, ho assistito a degli avvenimenti meravigliosi, eppure non ho
-mai cambiato il criterio che mi sono formato alla prima lettura della
-storia:--l'uomo è un asino!...--Il vostro povero nonno andava in collera
-quando udiva questa verità, ma non ha mai saputo confutarla con validi
-argomenti. Vostro padre ha sempre riso della mia ostinazione, ma non ha
-mai osato discuterla sul serio; che cosa ne pensate voi, caro Silvio,
-che avete studiato tanto da diventare dottore, avvocato, e mi dicono
-anche giornalista, ditemi francamente che cosa pensate della mia teoria?
-
---Caro maestro, ho sempre udito dire che i vecchi la sanno più lunga dei
-giovani, quindi sono incompetente a pronunziare un giudizio sopra la
-vostra sentenza. Ho poi imparato nella mia pratica d'avvocato che tutto
-è possibile, anche l'impossibile; che nessuno a questo mondo può essere
-mai sicuro di avere completamente torto o ragione, in qualsiasi
-questione. L'ingegno può essere un'apparenza, la virtù un'opinione,
-l'utopia una futura realtà. L'ideale può essere una verità, il vero può
-essere un inganno; non c'è niente di positivo nè di sicuro nè di
-assoluto, e quindi anche la vostra teoria non può essere che
-relativa....
-
---Capisco, capisco, siete uno scettico, non credete nemmeno ad una delle
-verità più evidenti, come l'asinaggine umana!
-
---Non credo alla generalità della vostra teoria, ma non posso negare che
-credo all'asinaggine d'una grande maggioranza della razza umana....
-
---Ebbene, basta così, mi avete dato completamente ragione, senza
-accorgervene. Dopo immense tribolazioni, dopo le rivoluzioni e le guerre
-più sanguinose, abbiamo vinto, ci siamo liberati da tutte le
-oppressioni, e per conservare la libertà abbiamo adottato il sistema
-parlamentare, il governo della maggioranza!... cioè il dominio degli
-asini!!!...
-
-Silvio diede una sghignazzata solenne, prodottagli dalla logica del
-maestro. Ma vedendo che era uscito dalla questione che lo interessava
-maggiormente, e che non avrebbe potuto saperne di più sul conto
-d'Andrea, prese congedo dal maestro, il quale restando sempre serio, lo
-accompagnò fino alla porta, gli strinse amichevolmente la mano, e si
-ritirò.
-
-Il medico si mostrava soddisfatto dei miglioramenti progressivi della
-salute di papà Gervasio, la nonna e Maria se ne consolavano, il solo
-malato non era contento, e coi cenni del capo mostrava di non credere
-alle asserzioni del dottore. Pareva che non avesse più fede nella vita,
-l'avvenire lo preoccupava seriamente, faceva dei discorsi melanconici.
-Conversando con suo figlio si provò a persuaderlo delle magre risorse
-della professione di avvocato, specialmente per un giovane principiante,
-gli mostrò le amarezze e i pericoli del giornalismo, e contrapponeva a
-queste osservazioni le dolcezze della vita domestica, la quiete salutare
-dei campi, mostrando il più vivo desiderio che Silvio pensasse al sodo,
-prendesse moglie, venisse a stabilirsi in casa, gli procurasse questa
-consolazione prima di morire.
-
-Silvio opponeva le stesse parole che aveva udite altre volte da suo
-padre:--Oramai la terra non dà che rendite meschine ed incerte, gli anni
-diventano sempre peggiori, scarseggiano i prodotti, si vendono a prezzi
-disfatti, e il ricavato non basta per vivere, dopo pagate le imposte
-sempre crescenti, e il numero infinito delle tasse. Bisogna dunque avere
-una professione che supplisca ai redditi deficienti; ed egli ne aveva
-due: l'avvocatura e il giornalismo.
-
---Tutto questo va benissimo, rispondeva papà Gervasio; ma se guadagni
-per due, tu spendi per quattro. Ho dovuto fare dei debiti per soddisfare
-ai tuoi bisogni, ho incontrato dei mutui, ho gravato le terre di
-ipoteche. Qui le spese sono piccole e si possono limitare alle rendite;
-col risparmio si riparano le perdite, con un lavoro razionale si
-migliorano le terre, si accrescono i prodotti, e vivendo con parsimonia
-e giudizio, si possono attendere gli anni migliori, che dovrebbero
-venire.
-
-Silvio tentennava il capo, non pareva convinto delle parole paterne, nè
-desideroso di sacrificare la sua esistenza nella solitudine rurale, ma
-non voleva scoraggiare il povero malato togliendogli ogni speranza,
-distruggendo con una crudele negativa tutti quei bei sogni di tranquilla
-vita domestica. Prese tempo a riflettere, promise che ci avrebbe pensato
-seriamente, e con vera abnegazione.
-
-E quando sedeva dirimpetto a Maria, davanti al suo tavolinetto da
-lavoro, e la guardava negli occhi profondi, e la faceva sorridere colle
-sue ciarle, si sentiva avvolto come in un fluido misterioso, in
-un'atmosfera affascinante che lo spingeva all'adorazione, come un devoto
-in mezzo ai profumi d'incenso davanti all'altare della Madonna. Essa
-rammendava attentamente la biancheria, egli pigliava in mano le forbici,
-tagliuzzava un pezzetto di carta, e contemplava la cugina in silenzio.
-Argo ruzzava ai loro piedi, i canarini cantavano un duetto con trilli e
-variazioni, e Mumut faceva le fusa sulla finestra aperta, dalla quale
-entravano gli effluvi del giardino, e le onde odorose di primavera.
-
-In tali momenti gli pareva possibile di passare degli anni felici in
-quelle condizioni, in quell'aria, in mezzo a quelle armonie di luce, di
-suoni e di profumi, davanti a quella fanciulla vegeta e forte.
-
-Ciarlava di varie cose ora meste ora allegre, ammirando quei sopracigli
-che s'inarcavano dalla sorpresa, che si corrugavano all'idea del dolore,
-e la mobilità di quella bocca che atteggiandosi al sorriso scopriva i
-denti bianchi, o stringeva le labbra in segno di dispetto, mettendo in
-luce quella peluria di pesca matura.
-
-Al racconto d'un fatto toccante un'ansia affannosa le agitava il seno, e
-allora Silvio non badava più al taglio del vestito, nè guardava la
-calzatura, ma intendeva gli avidi sguardi dove batteva quel cuore.
-
-Il suono d'un campanello rompeva l'incanto, la nonna o lo zio avevano
-bisogno di lei, Maria scattava come una susta e spariva, e Silvio
-restava con un palmo di naso.
-
-
-Così passavano i giorni. Intanto papà Gervasio si alzò dal letto, e
-l'avvocato Ruggeri scriveva lettere sopra lettere per chiamare al dovere
-il suo praticante indiscreto.
-
-Lo stesso suo padre lo spinse a partire, e dovette rassegnarsi.
-Abbracciò la nonna e il papà, gli promise ancora di pensare
-all'avvenire, strinse affettuosamente la mano di Maria, salutò
-freddamente Andrea, che lo vedeva allontanarsi con somma soddisfazione,
-diede una mancia a Pasquale e partì.
-
-E strada facendo, sballottato nel carrozzone della ferrovia, andava
-pensando a quella vita silenziosa, a quelle buone creature che aveva
-lasciate, e che si dileguavano a poco a poco nella nebbia trasparente
-d'un passato vicino, e vedeva ancora, come fra le nuvole, in un fondo
-verdognolo, un convalescente ed una vecchierella, una fanciulla ed un
-cane, l'orso e il scimmiotto i quali lo accompagnavano con l'amore, con
-l'odio, coll'indifferenza, e lentamente sparivano da lontano; mentre gli
-si presentava davanti gli occhi la vista della laguna increspata dalle
-brezze marine, i gabbiani che volavano in giro rasentando l'acqua, il
-sole del tramonto che tingeva di porpora e d'oro gli alberi delle navi,
-le invetriate delle case, le cupole e i campanili di Venezia.
-
-
-
-
-
-
- XII.
-
-
-
-Metilde o Maria?... questa interrogazione martellava continuamente il
-cervello di Silvio, e gli toglieva la pace. Egli desiderava di
-contentare, almeno in parte, suo padre, e di seguirne i consigli. Nei
-vari disinganni della vita, ogni qual volta ad una speranza delusa gli
-succedeva uno scoraggiamento, quando vedeva una causa giusta perduta,
-un'opinione onesta derisa, un'intrigante che scavalcava un uomo di
-merito, si sentiva spinto a fuggire in un ritiro tutte le ingiustizie
-sociali, a ritornare a casa sua a piantar cavoli in famiglia, e a
-prender moglie. Ma guardandosi d'intorno non si trovava troppo
-incoraggiato al passo fatale; il matrimonio gli faceva paura.
-Passeggiando per Venezia incontrava dei fidanzati inseparabili, sotto
-l'occhio vigilante della mamma. Gli pareva che dovessero affrettare le
-nozze per liberarsi da quel caro cerbero che spiava i loro dialoghi e
-quasi i pensieri. Come si amano! egli pensava, come saranno felici di
-poter rifare queste passeggiate, senza quell'intollerante testimonio
-materno! Finalmente si celebrava il matrimonio, facevano il loro
-viaggetto di nozze, ma quando ritornavano a Venezia, il marito andava da
-una parte, e la moglie dall'altra, e nessuno li vedeva più insieme!
-
-E poi dove trovare una moglie che corrisponda a tutti gl'ideali del
-marito, che appaghi tutti i suoi desideri, che contenti tutti i bisogni
-della vita? Che sia amabile e brava in casa, che sia gentile ed onesta
-con tutti? E se non ha questi pregi, quali saranno le conseguenze di ciò
-che le manca?
-
-«Ne conosco tante delle ragazze, pensava Silvio, e quasi tutte belle, ma
-vedendole più volte, e studiandole con attenzione e perspicacia, vi si
-scopre sovente qualche difetto, invano dissimulato da false apparenze.
-Donnine appariscenti, ma senza profumo, come i fiori falsi del loro
-cappellino, cervellini vani e leggieri come le penne di struzzo, anime
-misteriose e furbette da far paura ai più intrepidi. Non ne ho trovate
-che due sole che mi attraggano con eguale prestigio, ma anche queste non
-sono perfette; a quale delle due devo dare la preferenza?--a Metilde o a
-Maria?...
-
-
-«Metilde mi rappresenta la grazia e la coltura, è la più bella bionda di
-Venezia, e la ragazza più intelligente e più colta che possa soddisfare
-il giusto orgoglio d'un marito. Essa mi inebbria come un vino spumante,
-i suoi occhi, la sua voce sono affascinanti, quando mi parla o si mette
-al pianoforte, mi rapisce in estasi, mi fa echeggiare nell'anima le più
-soavi melodie, io ho bisogno di tutta la forza della mia volontà per
-frenare quell'entusiasmo che mi spingerebbe a stringerla fra le braccia,
-e a coprirla di baci, e resto muto e immobile come un imbecille. Ma
-questo gioiello della società veneziana non acconsentirebbe mai di
-venirsi a nascondere ne' miei boschi, segregata dal mondo che la ammira,
-sacrificando la sua esistenza per un bellimbusto della mia specie,
-contentandosi della mia capanna e del mio cuore, nella solitudine del
-deserto domestico, come una monachella in un chiostro. Nemmeno per
-sogno!...
-
-«Maria è una bella figlia della natura; è un'anima sana in un corpo
-solido e scultorio. È donna positiva, senza ideali, ma utile e buona,
-come un'amandorla dolce dalla ruvida scorza. Ma santo Dio! che
-pettinature! che vestiti! che stivalini!... È un angelo in veste da
-camera!... Ma che sciocchezze! un parrucchiere, una sarta e un calzolaio
-dei migliori ne farebbero prontamente un'altra donna.... e che
-donna!...»
-
-E divagava tutto il giorno con simili pensieri, senza decidersi a nulla,
-senza saper sciogliere il più arduo problema della sua vita:--Metilde o
-Maria?...
-
-Papà Gervasio ristabilito in salute andò a trovarlo coi soliti doni.
-Silvio molto occupato nelle sue corrispondenze ai giornali non potè
-accompagnarlo in casa Ruggeri. Il babbo ci andò solo, depose un involto
-in anticamera, e si fece annunziare alle padrone nel salotto. La signora
-Emilia, tutta a svolazzi, scuotendo i cincinnoli della fronte, e
-dimenando i fianchi, con matronale dignità, gli andò incontro per
-presentargli le più gentili felicitazioni per la ricuperata salute.
-Metilde sorridente seguì la madre, e gli strinse cordialmente la mano.
-Finiti i soliti complimenti lo invitarono a sedere.
-
---Le prego di concedermi un momento, disse Gervasio, sederò dopo, prima
-di tutto ho una presentazione da fare.... il migliore dei miei figli!...
-
---Silvio! esclamò Metilde.
-
---Ma come? interruppe la signora Emilia, avete un altro figliuolo?...
-
-Papà Gervasio non le rispose, ma con un rapido sgambetto sguisciò in
-anticamera, e un momento dopo ricomparve, ripetendo:
-
---Vi presento il migliore dei miei figli!... era un enorme melone che
-teneva orgogliosamente fra le braccia, facendolo girare in modo che lo
-si vedesse da ogni parte.
-
-Risero di cuore della presentazione, lodarono ripetutamente la sua
-bellezza ed il profumo di quel portento, ed ascoltarono sorridendo una
-breve dissertazione sulla coltura dei cucurbitacei.
-
---È singolare, osservava la signora Emilia, la grandezza di tutti i
-vostri prodotti!
-
---Effetto dell'educazione, cara signora.
-
---Ma voi trasformate le vostre terre nel paese della cuccagna!
-
---Vengano dunque a vederci, almeno una volta....
-
---Verremo di sicuro, saremmo già venuti se l'avvocato avesse un solo
-giorno di libertà.
-
-In questo istante entrava nel salotto l'avvocato, gli additarono il
-frutto enorme, che egli credette una zucca. Ma questo equivoco che destò
-l'ilarità delle signore, fu accolto come un elogio dal donatore, che lo
-interpretò come un paragone di grandezza.
-
-Misero il melone sotto il naso dell'avvocato per farglielo conoscere
-dall'odore, e gli raccontarono la bizzarra presentazione. Anch'egli ne
-fece i più grandi elogi.
-
-Papà Gervasio non teneva più nella pelle dalla consolazione, il suo
-orgoglio era soddisfatto molto più di quel giorno che suo figlio fu
-fatto dottore. Tutti abbiamo le nostre passioni, egli aveva l'ambizione
-dell'orto. Raddoppiò le istanze per una gitarella alla sua villa, e per
-invogliarli alla visita enumerava i piaceri della giornata.
-
---Un giro pel parco, sulle rive del laghetto, e pei boschi, una
-colazione all'aperto, sotto la pergola dei gelsomini, una passeggiata al
-frutteto ed alla vigna. Quest'autunno sarà matura quell'uva d'oro,
-moscata, che piace tanto alla signora Metilde, dei bei pomi, delle pera,
-dei fichi d'ogni colore, un po' di tutto. Vedranno in orto delle altre
-meraviglie. Farò assaggiare al signor avvocato i miei vini, alle signore
-delle conserve. Non abbiamo da offrire nè spettacoli, nè teatri, ma
-prometto una giornata di riposo e di svago, un'accoglienza senza
-cerimonie, ma davvero cordiale.
-
-Metilde batteva le mani, e guardava suo padre con occhio supplichevole,
-mostrando il più vivo desiderio di passare una così bella giornata in
-campagna, in quel luogo di delizie. Lo avevano promesso tante volte, era
-giunto il momento di mantenere la parola. La signora Emilia secondava la
-figlia, l'avvocato assentì, e fu pattuito che nel prossimo autunno si
-manderebbe ad effetto quella visita.
-
-Papà Gervasio gongolante dalla gioia corse ad annunziare la buona
-notizia a suo figlio, che ne fu lieto, e s'incaricò di ribattere il
-chiodo perchè il progetto non andasse sventato, e d'informare a tempo la
-famiglia del giorno preciso dell'arrivo, per le disposizioni opportune.
-
-E anche questa volta papà Gervasio ripetè con insistenza il desiderio di
-vedere il figlio ammogliato, eccitandolo alla buona scelta d'una sposa,
-mostrando la più viva impazienza di vederlo stabilito prima di morire, e
-confortandolo con buoni consigli.
-
---La felicità della famiglia dipende in gran parte dalla donna, egli
-diceva; essa attira o allontana il marito dalla casa, secondo le sue
-buone o cattive qualità; essa procura il benessere o getta il disordine
-in famiglia, bisogna pensarci seriamente. I figli allevati con molta
-severità al tempo del governo austriaco, hanno saputo combattere e
-morire per la libertà; i figli che crescessero nell'abbandono ci
-condurrebbero all'anarchia. Non seccarti delle mie prediche, lasciami
-dire tutto quello che penso, tutto quello che ha diritto di pensare un
-padre che ha pagato la libertà con infiniti sacrifizi. I futuri
-cittadini saranno ottimi o pessimi secondo le loro madri, perchè le
-azioni umane dipendono in gran parte dall'indirizzo dei primi anni. La
-palla che corre, se non trova ostacoli che la deviano, arriva sempre
-dove la spinse la mano che le diede il primo impulso.
-
-Silvio gli promise di contentarlo, si mostrò disposto a risolversi a
-questo passo scabroso, facendo una buona scelta, e pensava fra sè: «La
-gita dei Ruggeri in campagna sarà una bella occasione per decidermi;
-Metilde e Maria trovandosi insieme, potrò osservarle con attenzione, e
-finalmente sarò in caso di giudicarle senza pericolo di ritrattarmi il
-giorno seguente. Fino che sono divise e lontane, preferisco sempre
-quella che mi sta più vicina, ne subisco l'influenza magnetica, e
-l'assente ha sempre torto.»
-
-Due mesi dopo l'ultima visita di papà Gervasio, venne stabilito dai
-Ruggeri il giorno preciso per fare la scampagnata. Silvio ne diede
-avviso alla sua famiglia, la quale prese le opportune disposizioni per
-accoglierli degnamente.
-
-Era d'autunno, la bella stagione delle vendemmie e delle frutta mature,
-della temperatura mite, e dell'abbondanza. Non si poteva scegliere
-un'epoca migliore.
-
-
-Quando la carrozza entrò nel parco dal cancello spalancato, papà
-Gervasio attendeva al vestibolo, Pasquale era pronto per aprire lo
-sportello, la nonna e Maria corsero a ricevere gli ospiti.
-
-Furono condotti nelle stanze del primo piano, per spolverarsi, e
-riparare ai piccoli disordini del viaggio. Passarono per brevi istanti
-al salotto, fino che vennero introdotti sotto la pergola dei gelsomini e
-dei caprifogli, ove era stata apparecchiata la colazione quasi tutta coi
-prodotti della villa. La tavola coperta da una bella tovaglia era adorna
-di fiori e di frutta, fra le quali spiccavano dei pomi color porpora, e
-dell'uva d'oro. E stavano intorno dei piatti piccoli e grandi col burro
-fresco, il miele dell'arnie, le uova del mattino, il prosciutto e il
-formaggio di casa. I ravanelli rossi e verdi uniti al sedano bianco
-mostravano i colori nazionali, che non mancavano mai in casa Bonifazio.
-Servirono una frittura di pollo che fece onore alla nonna, una torta di
-frutta che ottenne molti elogi, guadagnati da Maria, e il vino della
-cantina fu portato alle stelle, con somma soddisfazione di Gervasio.
-
-Pasquale in cravatta bianca, rasato a fondo, col muso in aria, la
-schiena curva, le gambe un poco storte, serviva in tavola, come le
-scimmie dei saltimbanchi alla fiera.
-
-
-L'aria mattinale ed il viaggio avevano messo gli ospiti in appetito,
-l'aspetto attraente dei piatti lo spronava. Mangiarono allegramente,
-prodigando gli elogi su tutte quelle ghiottonerie le più golose.
-
-Peccato che le signore Emilia e Metilde guastassero il vino, mescendovi
-dell'acqua, e che l'avvocato bevesse pochissimo. Papà Gervasio non
-poteva consolarsi che non lo lasciassero riempiere i bicchieri a suo
-talento, e gli pareva che non sapessero apprezzare degnamente gli aromi
-deliziosi delle sue vecchie bottiglie.
-
-Le due ragazze, sedute vicine, presentavano il più bel quadro che
-potesse desiderare un artista. Maria aveva una rosa fresca nei capelli
-morbidi e abbondanti, la semplice natura era bastata ad abbellire la sua
-testa giovanile, che rappresentava la salute e la freschezza dei campi,
-ravvivata dalla gaiezza degli occhi ridenti.
-
-Portava al collo un fazzoletto di seta di vari colori vivaci, messo alla
-rinfusa per difendersi dalle brezze autunnali. Ma questa semplice
-precauzione era bastata a mascherare i difetti del vestito, che solevano
-dispiacere al cugino.
-
-I capelli d'oro di Metilde un po' sviati dal viaggio e dall'aria,
-svolazzavano capricciosamente sulla fronte e sul viso candido della
-ragazza, con pittoresco disordine. La straordinaria levata mattiniera le
-aveva lasciati gli occhi un po' languidi, ciò che abbelliva la delicata
-espressione de' suoi lineamenti. Due grossi solitari di brillanti
-splendevano alle sue piccole orecchie come due stelle, e la somma
-semplicità del vestito accollato, che le disegnava il busto
-graziosamente digradante con curve eleganti fino ad una vita sottile di
-vespa, era rialzata da un'ampia cravatta bianca leggierissima di velo e
-pizzi, artisticamente annodata. Un mazzolino d'asclepie carnose
-introdotto in un occhiello dei bottoni, pallido come il suo volto,
-esalava un profumo penetrante.
-
-Metilde e Maria si sorridevano come due amiche, ma poi voltata la testa,
-si rivolgevano certe occhiate clandestine colla coda dell'occhio, che
-tradivano una reciproca diffidenza, ed una ripulsione istintiva.
-
-Silvio le divorava cogli occhi, contemplava attentamente le più minute
-agitazioni, i movimenti quasi impercettibili dei loro volti, la luce
-degli occhi, gli atteggiamenti di quelle rosee labbra che si studiavano
-di dissimulare il pensiero. Erano belle entrambe, d'una diversa
-bellezza, e dopo una lunga lotta di pensieri, e un grave imbarazzo nella
-scelta, egli volava col pensiero ai paesi della poligamia, che gli
-parevano più fortunati dei nostri, ove egli avrebbe sciolto agevolmente
-il quesito: Metilde o Maria? con queste sole parole: tutte due!...
-
-E stava appunto mulinando in segreto tali pensieri colpevoli, quando,
-finita la colazione, tutti mostrarono il desiderio di muoversi, di
-passeggiare pel parco, di visitare la villa.
-
-Uscirono dalla pergola, la nonna chiese il permesso di ritornare in casa
-per accudire alle faccende domestiche, papà Gervasio si mise in testa
-della comitiva per servire di guida, e cominciò subito le sue
-spiegazioni. Egli si mostrava entusiasta dei colori dell'autunno, e
-indicava le varie tinte delle foglie nelle grandi masse degli alberi di
-varie specie, e nelle macchie degli arbusti:
-
---Quale tavolozza!... egli esclamava, il nostro Tiziano, il grande
-colorista, non aveva tanti colori, nè un simile impasto! guardino quel
-rosso vivo delle foglie di cotogno della China, osservino il giallo
-d'ocra di quel platano, e il lionato oscuro del suo vicino.
-Quell'ipocastano ha una tinta tané come il guscio delle castagne, quella
-robinia è tutta d'oro! E quel verde cupo degli abeti come si stacca dal
-verde tenero degli _strobus_! Favoriscano un'occhiata a quella idrangea
-a foglie di quercia; mi dicano se quelli non sono i colori metallici dei
-bronzi antichi, e delle armature di ferro irrugginite?! Vogliono vedere
-uniti la porpora e l'oro?... contemplino quella ampelidea vergine che è
-salita sul _liriodendron tulipifera_!...
-
-Mentre il vecchio coltivatore si animava nella descrizione delle tinte
-autunnali, ed era assorto nella declamazione di quelle bellezze
-pittoresche, l'avvocato guardava intorno sbadatamente, non vedeva nulla,
-e si andava concentrando coi suoi soliti pensieri del contenzioso
-giuridico. La signora Emilia osservava in aria canzonatoria le pieghe
-assurde del vestito di Maria, e ne dava d'occhio a Metilde, mentre essa
-accennava alla madre la calzatura della ragazza. Silvio soffriva del
-fiato perduto di suo padre, che si spolmonava invano spiegando davanti
-ad occhi profani il gran libro della natura.
-
-Argo seguiva fedelmente la sua amica, e per starle più presso si fregava
-agli abiti di Metilde, che pareva poco contenta della compagnia di quel
-cane. Giunti al vigneto si ridestò l'attenzione di tutti, e
-approfittando del cortese invito del padrone di casa, ciascuno si mise a
-beccare i bei grappoli d'uva bianca e purpurea che brillavano al sole.
-Così fu fatto anche davanti al frutteto, ma la signora Emilia non volle
-che sua figlia mangiasse altre frutta, papà Gervasio le incoraggiò a
-farne almeno una bella scelta fra le migliori, per portarle a Venezia.
-Poi visitarono l'orto, fornito d'ogni varietà d'erbaggi, entrarono nelle
-serre, ammirarono le aiuole all'aria aperta, e ne raccolsero tanti fiori
-che le due ragazze ne erano cariche, e dovettero depositarli nel chiosco
-del giardino. Poi saliti sopra una torricella che si chiamava il
-belvedere, papà Gervasio fece vedere il panorama delle Alpi lontane, i
-verdi colli sottoposti, il bosco Montello, e tutti i paeselli bianchi
-disseminati nella vasta pianura. Additò anche i suoi poderi in blocco,
-colle relative case coloniche sparse per la campagna intorno alla villa,
-le praterie ove pascolavano i suoi armenti, e i campi coltivati a lunghi
-filari di gelsi e di viti.
-
-Frattanto erano giunti due altri invitati a pranzo che passeggiavano
-sulla spianata davanti la casa. Quando la comitiva si avanzò, Silvio
-fece le presentazioni.
-
---Il maestro Zecchini, Andrea Pigna.
-
-Il giovane che non era avvezzo alle cerimonie cercava di nascondersi
-dietro il maestro, il quale si avanzava con rispettose riverenze alle
-signore, col cappello basso nella destra, e la sinistra appoggiata al
-bastone, che lo aiutava a camminare.
-
-Papà Gervasio gli strinse la mano, dicendo all'avvocato;
-
-
---È un vecchio amico di casa, che si ricorda ancora di Napoleone I;
-amico fedele di mio padre, maestro di parecchie generazioni, pensionato
-dal Comune.
-
---Senza mio merito, rispose modestamente il maestro.
-
-Papà Gervasio volle condurre i suoi ospiti a visitare anche le stalle.
-
-Egli amava tutte le bestie per istinto di bontà che gli rendeva cari
-tutti gli esseri viventi, e poi come agricoltore, pei vantaggi che
-ricavava da queste valorose alleate.
-
-Il maestro faceva gli elogi delle mucche:
-
---Sono le più belle del paese, egli diceva all'avvocato, e ce ne sono
-poche di migliori in tutta la provincia.
-
-L'avvocato le guardava senza vederle, la signora Emilia si alzava
-l'abito e le sottane fino a mezza gamba, e storceva il naso, perchè
-l'odore della stalla le dava fastidio, Metilde si teneva dietro le
-colonne perchè aveva paura di tutto, e diceva:
-
---Guai se una di quelle bestie rompesse la catena che le tiene legate!
-
-Le mucche la guardavano con placidi sguardi, e alzavano il muso
-ruminando tranquillamente. Maria rideva clamorosamente, entrava nelle
-poste, accarezzava la Mira, che mostrava di conoscerla.
-
-Il maestro asseriva che le bestie hanno spesso più sentimento degli
-uomini, e molte buone qualità che scarseggiano nella vita sociale....
-
-Per somma fortuna Pasquale venne ad annunziare che il pranzo era
-servito, e così risparmiò la dissertazione del maestro, che dopo
-l'elogio delle bestie, sarebbe indubbiamente finita col solito atto di
-accusa dell'uomo.
-
-La sala da pranzo era stata apparecchiata dalla nonna con quelle cure
-che soddisfano la vista, e mettono gli ospiti in buone disposizioni. I
-cristalli brillavano sulla lucida tovaglia fra i piatti fermi e
-l'argenteria. Un bel vaso di fiori confondeva i suoi profumi colle
-esalazioni delle pietanze. In principio non si udiva che l'acciottolio
-dei piatti, tutti mangiavano in silenzio, ma la signora Emilia s'accorse
-subito che Maria soffiava sul cucchiaio colmo, e mangiava la minestra
-col pane. Una bottiglia di vino bianco lucido trasparente color
-dell'ambra animò la conversazione che divenne sempre più animata e
-briosa.
-
-Il maestro raccontava le sue paure al tempo dei Tedeschi, quando
-cominciò a sospettare che il capitano Bonifazio appartenesse alla setta
-dei Carbonari. Egli si trovava gravemente compromesso e sognava tutta la
-notte sbirri, catene, sotterranei, e la forca!
-
-Papà Bonifazio per eccitarlo a tenere allegri gli ospiti gli riempiva
-continuamente il bicchiere. Un'immensa trota del Piave fu trovata
-eccellente. Tutto era buono e servito in punto.
-
-Andrea teneva gli occhi fissi costantemente sulle due ragazze, Silvio
-fremente spandeva il vino sulla tovaglia.
-
-Maria prese colle dita uno stinco di pollo e si mise a rosicchiarlo e a
-succhiarlo con disinvoltura, tagliava le vivande a pezzettini, e parlava
-colla bocca piena, teneva la forchetta colla destra, e il coltello colla
-sinistra.
-
-La signora Emilia faceva dei segni a Metilde per indicarle questi
-scandali; Silvio se ne avvedeva e si sentiva umiliato.
-
-Ma il malanno più grande si manifestò nei dialoghi, ai quali la povera
-ragazza ebbe l'imprudenza di prender parte. Essa diceva con ingenuità
-degli spropositi madornali, che provocavano dei sorrisi male dissimulati
-dalle signore e dall'avvocato e facevano salire il rossore al volto
-dell'infelice cugino.
-
-Si parlava dei suicidi che si vanno moltiplicando, ed essa raccontò il
-caso d'un giovane speziale che si era ucciso colla _strachinina_.
-
-
-Il maestro sostenne che il suicidio è una viltà, che la morte non è un
-eroismo che quando si va ad incontrarla per la patria... e Maria
-soggiungeva:
-
---Come i mille che andarono in _Cicilia_!...
-
-Si parlò di Venezia, del lido, dei bagni d'Abano....
-
---Che sono eccellenti, osservò Maria, per le _irruzioni_ alla pelle.
-
---E pei dolori reumatici, disse il maestro.
-
---Ma questi, continuò l'intrepida fanciulla, si possono guarire anche
-coll'essenza di _Clementina_!
-
-Quest'ultima essenza spinse l'avvocato ad un irresistibile scroscio di
-risa, al quale fece eco la signora Emilia. Metilde arrossì. Silvio aveva
-gli occhi fuori della testa. Per consolarsi delle continue sciocchezze
-di sua cugina egli beveva senza misura, e fra il vino, gli spropositi e
-le umiliazioni perdeva il cervello. La nonna dissimulava, papà Gervasio
-nella sua bonarietà non capiva che una cosa sola, che gli ospiti stavano
-allegri, ed egli era soddisfatto. Il maestro si rammentava i consigli
-che aveva dati inutilmente per l'educazione della fanciulla, e deplorava
-vivamente la brutta figura che essa faceva a quella prima prova.
-
-L'arrosto delle lodole venne ad accrescere le sconvenienze di Maria.
-Curvata sul piatto, lacerava gli uccelli colle dita, ne cavava le polpe
-coi denti, poi ritirava le ossa dalla bocca sporca. Quando finì di
-divorarli, si versò un bicchiere di vino ben colmo, e se lo bevette d'un
-tratto lasciando il cristallo appannato dall'unto, e mettendo i gomiti
-sulla tavola, si riposò, guardando tranquillamente d'intorno.
-
-Le signore Ruggeri che avevano assistito a quello scandalo scambiando
-dei sogghigni ironici, abbassarono gli occhi per non lasciar scorgere la
-loro meraviglia. Alle frutta Maria sputava i noccioli sul piatto, e
-scherzava così insulsamente che gli ospiti ridevano per pietà. Il solo
-Andrea la trovava spiritosa, e s'innamorava sempre più di lei; mentre il
-cugino si vergognava d'aver preso sul serio una scioccherella, e la
-guardava con disprezzo.
-
-Dopo il caffè tutti sentivano bisogno d'aria aperta, e uscirono in
-giardino.
-
-Giunto il momento della partenza, papà Gervasio riempì i cassetti del
-calesse colle frutta raccolte alla mattina. Infiniti complimenti e
-strette di mano si andavano avvicendando con reciproca insistenza, tutti
-volevano ringraziare, nessuno voleva essere ringraziato. Quando le
-signore si accomodarono in calesse, furono coperte di fiori, l'avvocato
-e Silvio non trovavano il loro posto sotto quella valanga odorosa, ma
-finalmente si collocarono alla meno peggio. Papà Gervasio, il maestro,
-Andrea, la nonna e Maria circondavano la carrozza, reiterando i saluti e
-le strette di mano.
-
-Silvio slanciò un'occhiata sprezzante all'indirizzo di Maria, che voleva
-significare:--ti ripudio;--e salutò Andrea con un sorriso strano,
-accompagnato da un'alzata di spalle, che voleva dire:--prendila pure,
-che te la cedo volentieri.
-
-La signora Emilia partì dalla villa riportando la più ferma persuasione
-dell'opulenza della famiglia Bonifazio. Aveva veduto una bella casa, con
-tutti gli agi della vita, un parco principesco, e le campagne che aveva
-osservate dal belvedere le parevano immense. E infatti il padrone di
-casa non aveva trovato necessario d'indicarle i confini, nè di
-avvertirla che il verme dell'ipoteca rosicchiava quelle colture, e
-produceva gli effetti della filossera.
-
-
-
-
-
-
- XIII.
-
-
-
-Una volta si diceva che il ridicolo uccide, ma l'esperienza ci ha
-insegnato che in certi casi il ridicolo rende immortali. E infatti si
-conoscono dei ministri, che passeranno alla posterità piuttosto per le
-caricature del _Pasquino_ che per le pagine della storia, la quale non
-ha nulla da registrare sui meriti e sui profitti della loro autorità.
-
-Ma nell'amore se il ridicolo non uccide, certo ferisce crudelmente, e un
-uomo, che ha arrossito d'una donna amata, non vorrà più farla sua
-moglie. Così almeno pensava Silvio riguardo a Maria, bella e buona
-ragazza, ma tanto rozza da non poterla presentare nella buona società.
-
-Il problema: Metilde o Maria? era dunque sciolto a tutto vantaggio della
-prima, e oramai non mancava altro che di cavarne le conseguenze, e di
-finire la commedia come quelle del Goldoni, con un bel matrimonio.
-
-
-Il giovinotto vi si decise raddoppiando la sua assiduità nella famiglia
-Ruggeri, e cogliendo ogni occasione favorevole per dimostrare la sua
-crescente affezione verso Metilde. E queste occasioni non gli mancarono
-a Venezia, ove tutto è sempre predisposto per le scene d'amore. Questa
-città silenziosa presenta ad ogni passo degli spettacoli stupendi, che
-predispongono la mente ed il cuore ai più teneri affetti. Le rive
-solitarie sul mare infinito, un passeggio sotto gli alberi dei giardini
-col panorama incantevole che sta dinanzi, una gita in gondola sulla
-laguna in bonaccia, in un giorno sereno, quando il cielo azzurro si
-riflette nelle acque tranquille; una serenata notturna sul gran canale,
-quando l'eco lontano ripete mollemente le soavi melodie, e i fuochi di
-bengala trasformano quei palazzi in un mondo fantastico; un chiaro di
-luna sui marmi dei monumenti, una notte stellata davanti il molo quando
-gli astri si riflettono con tremula luce nella laguna, e si confondono
-colle strisce di luce oscillante riflessa dai fanali.
-
-In quei momenti, in quei siti Silvio e Metilde s'intendevano con uno
-sguardo, col tocco della punta d'un piede, e si sentivano beati d'essere
-insieme, senza rompere un silenzio tanto eloquente alle loro sensazioni.
-
-
-La signora Emilia vedeva con piacere i progressi di quella reciproca
-inclinazione, ne prevedeva il fortunato scioglimento, e cominciava a
-pensare al corredo. Per lei, a completare quella affezione, che verrà
-consacrata dalla religione e dalla legge, giudicava indispensabile...
-una mantiglia di velluto a pizzi di Brusselles per l'inverno, e un
-cappellino, modello di Parigi, e intanto studiava i figurini dei
-giornali di mode, e indicandone qualcuno a Metilde le diceva:
-
---Guarda questo come è grazioso e distinto. Se le cose si faranno
-presto, ti andrebbe a meraviglia.
-
---Abbiamo tempo da pensarci, mammina.
-
---Ma infine, bisogna pure che si decida... mi pare che ci abbia pensato
-abbastanza... non conviene prolungare troppo questo assiduo corteggio
-senza una domanda formale... per riguardi verso il mondo... e anche
-perchè è una vera schiavitù... e mi secca di starvi in guardia... tu
-devi fargli comprendere le convenienze, e che si spieghi.
-
-Quantunque ripugnasse a Metilde di uscire dall'ideale per entrare nei
-discorsi concreti, tuttavia dovette obbedire alla mamma, e fece
-comprendere all'innamorato la necessità di chiedere l'approvazione dei
-genitori, per avere la licenza di presentarsi in casa, con un titolo che
-giustificasse la sua assiduità, e rendesse legittima la loro affezione.
-Silvio decise di partire per la campagna, per comunicare al padre le sue
-intenzioni, e pregarlo di venire a Venezia a fare la domanda formale.
-
-Partì, promettendo un pronto ritorno; e intanto le signore visitarono
-alcuni negozi di mode, per informarsi delle ultime novità, prendere dei
-campioni, vedere le stoffe, i cappellini da città e da viaggio, e tutto
-quello che sarebbe indispensabile per una sposa elegante.
-
-Nello stesso tempo il giovinotto annunziava al padre la sua scelta, che
-veniva accolta con esitazioni e dubbiezze poco lusinghiere. Papà
-Gervasio, colla sua innata bonarietà, gli fece considerare tutti gli
-ostacoli che si frapponevano a quel matrimonio. Prima di tutto la
-ragazza non si sarebbe mai rassegnata a vivere in campagna; e questo era
-il sogno paterno, di raccogliere la famiglia d'intorno, di vivere e di
-morire fra una corona di nipoti.
-
---Per ora no, gli rispose il figliuolo, per ora mi sarebbe impossibile
-di obbligare Metilde a questa vita; ma io pure non intendo di rinunziare
-immediatamente alla città. Col tempo vedremo di combinare ogni cosa,
-intanto non voglio aver studiato per nulla, la professione e le
-corrispondenze ai giornali mi assicurano dei guadagni che sarebbero
-totalmente perduti, se io venissi ad oziare in campagna.
-
---Allora i tuoi proventi uniti alla dote ti basteranno per vivere?
-
---Questo non lo so, perchè ignoro l'importanza della dote. Se devo
-giudicare dai grossi guadagni dello studio, l'avvocato deve essere
-ricchissimo, ma non so come impieghi i suoi capitali, nè quanto profitto
-ne ricavi. Deve avere le cassette piene di rendita pubblica, ma non dice
-niente a nessuno, e forse nasconde i suoi tesori, per isfuggire
-all'avidità dell'agente delle tasse.
-
-Papà Gervasio sospirava, e diceva:
-
---Io avevo la speranza che tu avresti sposato una donna semplice; le
-ricchezze non mi hanno mai fatto voglia, non le credo necessarie per
-vivere felici. Una modesta agiatezza è più opportuna alla pace della
-casa, e avrei voluto vederti qui, occupato dei tuoi affari, nel seno
-d'una famiglia tranquilla, onesta, contenta....
-
---Questo potrà venire col tempo, gli rispondeva Silvio, passati i primi
-anni in città, potrò in seguito persuadere la mia Metilde a ritirarci in
-campagna. È così buona, ama tanto la bella natura! Quel giorno dello
-scorso autunno, che siamo venuti in campagna, nella ferrovia da Mestre a
-Treviso, essa guardava sempre fuori del finestrino, mi fece osservare
-una misera capannetta affumicata fra i campi in un luogo deserto, e mi
-disse:--due amanti sarebbero felici in quel sito!--Verrà un giorno che
-sarà più contenta di questa casa.
-
---Intanto io divento vecchio, osservò Gervasio.
-
---Vecchio alla tua età! hai tempo da aspettare, e poi da vivere con noi
-lungamente....
-
---Sono sempre sofferente, i miei benedetti intestini mi danno tante
-molestie, guai al minimo disordine....
-
---Affari nervosi.... affari nervosi.... me lo ha detto il medico....
-
---Ah i medici!... non mi parlare dei medici. Si servono sempre dei
-nervi.... dei loro malati, per dissimulare le verità affliggenti, e
-consolare chi soffre col balsamo della speranza.
-
---Non occupiamoci di malinconie....
-
---In conclusione non posso negarti che questo matrimonio non è quello
-che avrei desiderato per te e per noi tutti, ce n'era un altro
-migliore... senza andarlo a cercare lontano....
-
---Caro papà, i matrimoni sono quasi sempre un avvenimento improvviso,
-trascinato da circostanze imprevedibili e imprevedute, come i numeri del
-lotto, e tanto pel matrimonio che per il lotto bisogna lasciare i
-sogni....
-
---Non posso darti torto intieramente, e non intendo contrariare le tue
-inclinazioni, nè importi una sposa. Dimmi dunque che cosa devo fare per
-contentarti?
-
---Devi farmi il favore di venire a Venezia per domandare alla famiglia
-Ruggeri la mano di Metilde per tuo figlio, mostrandoti anche soddisfatto
-della mia scelta....
-
---Questo s'intende...
-
---Devi darmi una somma sufficiente al mio impianto, per comperare i
-mobili, ecc. ecc., e aggiungere qualche cosa alla mia mesata....
-
---Non hai fatto dunque nessuna economia, coi compensi dei giornali?
-
---Non ho il becco d'un quattrino!...
-
---Io pure ho le tasche vuote. Pare che la terra sia esaurita dopo tanti
-secoli di fecondità, e le meteore ci perseguitano con desolante
-persistenza. Brine, grandini, siccità, siamo ridotti agli sgoccioli; i
-coloni non sono più in caso di pagare il fitto, e mancano del necessario
-per vivere, le imposte sono esorbitanti, il possidente deve consegnare
-all'esattore tutte le sue rendite, e resta colle mani piene di
-mosche.... non posso offrirti che queste pel tuo matrimonio.
-
-
---Dunque ti opponi alla mia domanda?...
-
---No, ma ti domando alla mia volta come si fa?
-
---Se non abbiamo denaro abbiamo dei campi. Non potresti contrarre un
-mutuo?
-
---Sarà il terzo in pochi anni. Ci costerà il sette per cento con
-ipoteca, e la terra ci dà appena il tre, siamo dunque sull'orlo del
-precipizio!
-
---Verranno giorni migliori, io saprò farmi una posizione, pagherò tutti
-i debiti, toglierò tutte le ipoteche....
-
---Che il cielo te la mandi buona, intanto camminiamo a gran passi verso
-la rovina!...
-
-Anche la nonna trovava che la signorina Metilde era un poco pretenziosa,
-avrebbe forse una bella dote, ma con molte esigenze. Tuttavia la buona
-vecchia benediceva gli sposi, augurava ogni bene, e prometteva di
-pregare ogni giorno per loro, come faceva per tutti.
-
-Maria, con fiero cipiglio, presentò al cugino le sue congratulazioni,
-perchè sposava una gran signora, degna di lui, si studiava di
-dissimulare la stizza che la mordeva, ma tradiva lo sforzo coll'ironia
-del linguaggio, e le troppo affettate dimostrazioni d'indifferenza.
-
-Quando credeva di non essere veduta, accarezzando Argo con tenera
-sollecitudine, una lagrimetta le spuntava sul ciglio, e le scorreva
-sulle guancie; ma appena udiva rumore si ricomponeva, e continuava a
-mostrarsi tutta intenta alle solite occupazioni di casa.
-
-Papà Gervasio andò a Venezia a fare la domanda formale e fu ricevuto dai
-Ruggeri con mille cortesie. Fecero un bel pranzo di famiglia, e alla
-sera ebbe luogo la presentazione dei fidanzati agli amici, con
-profusione di rinfreschi, dolci, sorbetti e vini squisiti.
-
-Qualche giorno dopo papà Gervasio trovava anche il denaro e lo portava
-al figliuolo per le spese d'impianto, e venne fissata l'epoca precisa
-per la firma del contratto e le nozze.
-
-La signora Emilia e la figlia si misero in traccia dell'appartamento
-girando tutto il giorno per Venezia, salendo tutte le scale delle case
-dove c'erano locali d'appigionarsi.
-
-Silvio le pregava d'evitare le calli ristrette, e raccomandava un
-prospetto pittoresco ed aperto, che si vedesse la laguna ed il sole.
-
-La signora Emilia fingeva di volerlo contentare, ma non dava retta alle
-sue ciarle. Essa voleva che l'appartamento della figlia fosse vicino
-alla sua casa, e poco lontano dalla piazza.
-
-Pensava che l'idea di voler vedere la laguna era una vera mania senza
-costrutto, di quelle ubbie ridicole di giovinotto egoista che non pensa
-alla moglie, la quale restando molto in casa, deve preferire un sito
-frequentato, per godere il passaggio della gente, che distrae dai
-pensieri tristi nelle ore d'ozio, e nei giorni piovosi quando non si può
-uscire per le visite o pel passeggio. In quanto al sole non bisognava
-pensarci nemmeno per due motivi, prima per non salire sotto ai tetti, e
-poi perchè all'estate sarebbe troppo caldo, e nelle camere oscure si sta
-più freschi, e le donne ci guadagnano un maggiore prestigio; l'ombra è
-favorevole alla tinta del volto, nasconde i piccoli disordini, come il
-velo, e rialza l'aspetto della persona nell'ambiente misterioso. Metilde
-tentava di secondare i desideri del fidanzato, si sarebbe sacrificata
-volentieri per soddisfarlo, ma la signora Emilia era irremovibile nelle
-sue opinioni, e le imponeva con fermezza.
-
-L'appartamento venne appigionato senza consultare lo sposo, la signora
-Emilia si giustificò dicendogli che non c'era tempo di mezzo per
-avvertirlo; un'altra famiglia, innamorata del locale, attendeva alla
-porta impaziente per impadronirsene se non avessero subito chiuso il
-contratto. Non bisognava lasciarselo sfuggire, perchè non ce n'erano di
-migliori, e conveniva per varie ragioni.
-
-Silvio corse a vedere il suo nido futuro, e ne uscì mortificato.
-
-Era oscuro, con un prospetto di case opprimenti a breve distanza, era
-rumoroso e frequentatissimo, ed aveva dirimpetto le botteghe più
-antipatiche. Un salumiere, con una frangia di salsiccie sulla porta, che
-esponeva in vetrina una testa di maiale con un limone fra i denti, in
-mezzo a due colonne di formaggio; e un beccaio che metteva in mostra la
-sua merce sanguinolenta, dei pezzi di carne floscia, coi muscoli
-scorticati, delle testine pallide di vitello cogli occhi stravolti dalla
-morte, degli agnellini cogli occhi fuori dal cranio sanguinoso col
-ventre aperto, dei cuori, dei fegati, dei polmoni appesi ai ganci, come
-trofei d'un massacro.
-
-Si lagnò alquanto con Metilde, che gli diede ragione, ma non aveva osato
-contrariare la mamma. Osservò sommessamente alla futura suocera che il
-salumiere e il beccaio gli facevano orrore; ma essa lo confutò
-trionfalmente, burlandosi di lui che mangiava con molto appetito ciò che
-gli faceva ribrezzo. Secondo lei erano idee strane, debolezze, e
-pregiudizii ridicoli.
-
-Che cosa poteva fare? non c'era più rimedio, dovette rassegnarsi,
-riservandosi la scelta delle tendine destinate a nascondere quel
-nauseante spettacolo. Egli aveva paura che la signora Emilia gli
-mettesse davanti agli occhi qualche altra scena turpe o affliggente,
-come se ne vedono tante, dipinte sulle tendine, Otello che uccide
-Desdemona, Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, o il sotterraneo
-delle tombe con la morte di Giulietta e Romeo.
-
-Comperò due vedute della Svizzera: il castello di Chillon sul lago di
-Ginevra e un _châlet_ sulle rive d'un torrente, fiancheggiato d'abeti,
-con un fondo di montagne nevose, e due bei parchi con fiori e fontane
-sul davanti, e dei viali tortuosi che si perdevano nei boschi. Ma la
-signora Emilia lo criticò acerbamente, canzonandolo per la sua ingenuità
-puerile, dicendogli che non poteva fare una scelta peggiore, e cercava
-di persuaderlo che nessuno voleva di quelle tende, pel motivo delle
-tinte verdi che smaccano il colore della pelle, e fanno gran torto al
-viso delle donne.
-
-Era inutile lottare con quella signora, che sapeva difendersi meglio del
-marito avvocato; era più prudente capitolare alla prima, e lasciarla
-libera di fare alto e basso a suo piacimento. Così fu convenuto, ed essa
-si occupò dei mobili, delle tappezzerie, e di tutti gli arredi
-necessari, colla sola condizione di conservare le quattro tendine.
-
-Dopo questo patto, Silvio dichiarato inabile a simili imprese, venne
-escluso da ogni ingerenza nelle faccende domestiche, ed egli si
-consolava col giornalismo dando dei consigli alle grandi potenze
-d'Europa, sulla politica del giorno, e sosteneva delle polemiche coi
-giornali avversi, intorno alle sorti del mondo.
-
-Intanto alla villa Bonifazio si pensava al modo di riparare alla perdita
-delle speranze che si erano concepite sopra un matrimonio possibile fra
-i due cugini, che avrebbe tenuto unito il patrimonio domestico. Si
-chiamò anche il maestro Zecchini, per udire un suo parere, e fissare la
-condotta da tenersi per l'avvenire.
-
-Era evidente per tutti che Andrea aspirava alla mano di Maria, e giacchè
-Silvio vi rinunziava, bisognava occuparsene.
-
---Che cosa ne pensava il maestro?
-
-Egli rispondeva: Tocca a Maria la decisione, essa si è trovata fra due
-asini, e credo che preferisce quello che fugge a quest'altro che si
-lascerà mettere la cavezza, ma prima di tutto bisogna consultarla. Fino
-al giorno che ho conosciuto la veneziana ho creduto che Silvio amasse
-Maria, dopo quel giorno ho mutato parere. Forse nè l'una nè l'altra gli
-conveniva intieramente, ma piuttosto la prima che la seconda; ed è
-appunto per questo che la sposa, perchè l'uomo, o per meglio dire la
-bestia, si attiene sempre al peggiore partito. In quanto all'asino
-numero due, di merito assai inferiore al numero uno, è forse più
-conveniente alla ragazza, per la semplicità delle idee e dei costumi;
-entrambi sono privi d'istruzione, ma tutti due laboriosi; essa è più
-intelligente, egli è più ricco di lei, con minori apparenze. Ci sono
-dunque delle compensazioni delle quali si deve tener conto; e se Maria
-fosse contenta, l'asino scelto per marito andrebbe alle stelle, tanto è
-innamorato di lei, che mi pesa sullo stomaco da un pezzo, per le
-continue dichiarazioni d'amore colle quali mi perseguita, mancandogli il
-coraggio di farle direttamente, ed ostinandosi a voler prendermi per
-mezzano, malgrado le mie continue ripulse. Signor maestro, io non sono
-degno di quella ragazza, egli mi ripete con insistente cocciutaggine, ma
-se mi prendesse farei il possibile per contentarla in tutto e per tutto,
-e potrei dirmi l'uomo più felice del mondo.
-
-La nonna fu incaricata di scandagliarla. Maria rispose subito colle
-lagrime, e con un sdegnoso rifiuto. Si vedeva chiaramente che era
-innamorata di Silvio, che non poteva consolarsi del suo abbandono, e che
-la stessa notizia del matrimonio non era bastante a farglielo
-dimenticare. L'amarezza del disinganno chiuso dentro di sè la soffocava;
-piangendo in seno della nonna trovò qualche sollievo. Essa non
-insistette, la accarezzò con vera affezione, l'aveva già abituata fino
-dalla prima infanzia alla rassegnazione ed al coraggio. La confortò con
-ogni maniera d'argomenti, e a poco a poco la persuase che il cugino era
-irremissibilmente perduto per lei; lo zio Gervasio doveva recarsi a
-Venezia fra qualche giorno per firmare il contratto di matrimonio di suo
-figlio colla signora Metilde Ruggeri. Non bisognava pensarci più, per
-dovere d'onestà, ed anche per dignità personale. «Chi non mi vuole non
-mi merita, è un detto volgare, ma tu puoi dirlo con ragione, perchè sei
-migliore di lui.»
-
-Di tratto in tratto le diceva bene di Andrea, della sua semplicità, dei
-suoi gusti modesti, del suo amore per le faccende rurali, della sua vita
-onesta, perchè era un vero galantuomo. Eccitava il suo amor proprio
-offeso dalla condotta di Silvio, le mostrava l'umiliazione di restare
-donzella, condannata ad assistere alle feste che si sarebbero fatte agli
-sposi. Quest'ultimo argomento parve che la colpisse più di tutti.
-
-
---Se acconsenti di sposare Andrea, conchiuse la nonna, il tuo matrimonio
-potrà farsi prima dell'altro, e quando gli sposi di Venezia verranno qui
-tu sarai già partita, e potrai restare assente per tutto il tempo che
-essi si fermeranno in campagna. Tu avrai anche il vantaggio di non
-lasciare il paese ove sei nata, di non abbandonare la tua povera nonna,
-perchè saremo vicine di casa.
-
-Dopo lunghe esitazioni, e persistenti ripugnanze, finalmente si lasciò
-persuadere, e consentì di sposare Andrea, ma sempre piangendo, e ad una
-condizione soltanto, cioè che il suo matrimonio si farebbe prima
-dell'altro, e che per tutto quel tempo che Silvio e Metilde resterebbero
-alla villa, essa sarebbe assente dal paese.
-
-La nonna fu contenta, lo zio Gervasio fu soddisfatto, e Andrea
-nell'entusiasmo; gli pareva proprio di toccare il cielo colle dita. Il
-solo maestro Zecchini tentennava la testa, con evidente malcontento.
-
-Avvezzi alle sue continue obbiezioni non furono sorpresi dei dubbi,
-degli ostacoli, dei cavilli che avrebbe tirati fuori anche in questa
-circostanza, e lo pregarono di spiegarsi francamente.
-
---Ecco quello che penso, egli rispose, questo è un matrimonio per
-dispetto, è una vendetta di Maria, è una scappatoia che non potete
-approvare senza pericoli. Non mi aspettavo un matrimonio d'amore, ma di
-ragione; invece capisco che si apparecchia un precipizio. Chi può
-prevedere le funeste conseguenze d'un'imprudenza? chi può assumerne la
-responsabilità?...
-
-Papà Gervasio che aveva approvato il piano di sua madre, diede ragione
-anche al maestro che diceva tutto il contrario. La nonna si mise in
-pensiero, e restò esitante. Si esaminò nuovamente la condizione delle
-cose, si discusse a lungo senza intendersi; poi si risolse di ritardare
-ogni decisione assoluta, per pensarci meglio, per osservare, vedere,
-considerare, riflettere, e apparecchiare uno scioglimento plausibile al
-caso delicato.
-
-Intanto Andrea avvertito dal maestro degli ostacoli che si opponevano
-alla sua felicità, si raccomandava caldamente a tutti perchè non
-esitassero ad accettare l'assenso della ragazza, che avrebbe deciso
-della sua vita, che oramai gli pareva impossibile senza di lei,
-prometteva di fare dei miracoli per rendersi degno della sua fortuna, e
-gettava fiamme dagli occhi, manifestando sentimenti di assoluta
-sommissione e di devota riconoscenza.
-
-
---Ah! l'amore rende eloquenti anche gli asini, osservava il maestro
-Zecchini; l'amore sarebbe la più bella cosa del mondo... se non
-conducesse al matrimonio!...
-
---Sono discorsi da vecchio celibe, gli rispondeva la signora Maddalena,
-voi non avete diritto di parlare di matrimonio, perchè non lo avete
-provato....
-
---Ma ho provato l'amore!... esclamava il maestro, guardando in modo
-singolare la vecchietta rubizza, mentre una scintilla fugace gli
-brillava negli occhi resi opachi e cisposi dagli anni; tutte le rughe
-del volto gli si animavano con contrazioni spasmodiche; alzava le
-braccia in atto di disperazione, e poi le lasciava cadere d'un tratto,
-come i pali del telegrafo rotti da un colpo di vento.
-
-La nonna rideva con malizia, e gli diceva:
-
---Gli uomini sono matti, perfino nell'età del giudizio....
-
---No, sono asini fino all'estremo sospiro, gridava il maestro.
-
---E anche questo può darsi, essa conchiudeva... lo avete tanto ripetuto,
-che me ne sono quasi convinta.
-
-Poi i tre vecchi si raccolsero intorno al tavolo rotondo del salotto,
-come i diplomatici a congresso, per discutere un arduo problema, assai
-più scabroso di molti affari di Stato, l'eterna questione dell'amore e
-del matrimonio.
-
---Dobbiamo permettere il matrimonio di Maria con Andrea, o sarà meglio
-mandarlo a monte?... Essa non ama il futuro marito, eppure acconsente a
-prenderlo; esso è cieco d'amore e accetta il sacrifizio, ad ogni costo!
-Quali saranno le conseguenze d'una tale combinazione?
-
---Maria è semplice ed onesta, rispondeva la nonna, il dovere sarà la sua
-guida, l'amore verrà col tempo.
-
---E se non venisse mai? domandava il maestro, che cosa succederà?
-
---Ma!... che cosa succederà? ripeteva Gervasio.
-
---Se andassero a vivere in città, osservava la nonna, in mezzo a tutte
-le seduzioni e ai pericoli del mondo, bisognerebbe pensarci seriamente,
-ma nella semplicità della vita campagnuola, colle abitudini massaie di
-Maria, non c'è pericolo che succedano di quelle tragedie che fanno
-rabbrividire gli spettatori in teatro!...
-
---Possono succedere delle commedie, disse il maestro, che facciano
-ridere il pubblico a spese degli attori.
-
---Nelle mie lunghe notti insonni, continuò la nonna, ho pensato
-lungamente a tutte queste difficoltà, che ci amareggiano la vita, e non
-ho trovato altro termine possibile, che un matrimonio di ragione, che
-metta Maria in uno stato conveniente alla sua condizione, ed alle sue
-qualità; che le assicuri un'esistenza tranquilla ed agiata, e che ce la
-conservi vicina. Se voi avete trovato un migliore espediente, tanto
-meglio; mettetelo fuori, e vedremo.
-
-Gervasio dichiarò che non trovava nulla meglio del matrimonio
-progettato, e fissando gli occhi sul maestro, aspettava il responso
-dell'oracolo.
-
-Il maestro, dopo le opposizioni, le difficoltà, i cavilli messi in
-campo, non seppe formulare una proposta lodevole, nè trovare uno
-scioglimento che fosse più plausibile del matrimonio, e confessando la
-sua impotenza, conchiuse: che a questo mondo si fanno quasi sempre delle
-cose mediocri, perchè non se ne trovano di migliori, e che talvolta i
-risultati riescono contrari alle previsioni, che vi sono dei matrimoni
-bene assortiti che finiscono male, e dei connubi improvvisati, senza
-probabilità di buona riuscita, che diventano... non dirò buoni, ma
-tollerabili.
-
-E in tal maniera finiscono sovente molte ciarle delle pubbliche
-assemblee, e dei congressi diplomatici, cioè l'impotenza di ottenere la
-perfezione costringe per necessità ad accettare un partito qualunque,
-messo in campo dalle circostanze imprescrittibili della vita.
-
-Così venne risolto anche in quel consiglio di famiglia.
-
-Il consenso dei parenti fu annunziato agli sposi; Andrea lo accolse con
-un delirio d'amore, Maria con modesta bontà, che poteva sembrare anche
-rassegnazione, se coloro che avevano combinato quel matrimonio non
-avessero veduto più facilmente ciò che speravano di quello che era in
-realtà.
-
-In casa Pigna diedero subito mano agli apparecchi delle prossime nozze,
-i quali furono assai più semplici di quelli di Venezia. Due mani d'acqua
-di calce tanto alla stanza nuziale che alla cucina, si fecero
-scardassare i materassi dell'immenso letto di matrimonio della famiglia,
-riempiere di cartocci nuovi il saccone, rinnovare le penne della
-coltrice, mettere due cortine bianche di cambrich ai balconi della
-camera degli sposi, lustrare a nuovo i mobili, lavare i pavimenti e le
-scale, ordinare la batteria di cucina, stagnare i rami e fregarli a
-fondo, strofinare gli alari, la catena, la paletta, le molle; infatti un
-bucato universale, un ripulimento memorabile, da poterlo citare
-all'occasione, dicendo per esempio: quel mobile è stato ripulito
-all'epoca del matrimonio di Andrea.
-
-
-La polvere e le macchie dimenticate da una intiera generazione sparivano
-davanti il rinnovamento della famiglia che doveva inaugurarsi colla più
-scrupolosa nettezza.
-
-In quanto alla partenza degli sposi nel giorno delle nozze era
-disapprovata da tutti i parenti Pigna e del vicinato. Una cosa simile
-non si era mai vista. Da padre in figlio tutti avevano celebrato il
-giorno delle nozze con un banchetto ed un ballo, restando al proprio
-villaggio, dove il corteggio accompagna la sposa alla casa nuziale. E
-questa volta criticavano Andrea di cambiare le vecchie abitudini rurali,
-perchè sposava una signora. Ma Maria aveva delle amiche che prendevano
-la sua difesa, e facevano osservare alle pettegole malcontente e ai
-ciarloni invidiosi, che se il viaggio di nozze non era un uso in casa
-Pigna, era una vecchia abitudine in casa Bonifazio, e che una sposa come
-Maria aveva diritto a dei riguardi.
-
-Più tardi si venne a sapere che gli sposi non sarebbero andati
-girovagando per gli alberghi, come si usa adesso con poca poesia, ma che
-si recavano direttamente in Brianza dal cugino Alessandro, nella
-famiglia della nonna, ove erano stati invitati; e tale determinazione fu
-generalmente applaudita. E infatti era vero; quando ricevettero in
-Brianza l'annunzio del prossimo matrimonio di Maria, i gentili cugini
-offersero subito la loro casa agli sposi, domandando come un favore che
-volessero passarvi i primi giorni delle nozze.
-
-Questa cortese esibizione parve alla nonna un benefizio della
-provvidenza, comunicò subito l'invito agli sposi, che venne accolto con
-piacere, e così veniva a togliersi ogni attrito disgustoso fra i due
-matrimoni che dovevano succedersi a pochi giorni di distanza.
-
-La povera nonna aveva le lagrime agli occhi quando pensava che la sua
-diletta Maria sarebbe andata ad abitare per qualche giorno in quella
-casa così piena di memorie per lei, ove era nata, e aveva passata
-l'infanzia e la prima gioventù, e narrava alla nipote la bellezza di
-quei siti, il pittoresco delle colline e dei laghi, le delizie delle
-prospettive e dei giardini, la pace e la solitudine di quella casetta
-romita, quasi nascosta sotto gli alberi. Le raccomandava di visitare le
-posizioni più ridenti, e di renderle conto delle sue impressioni. Ed era
-felice che Maria passasse quei giorni di vita nuova dove essa aveva
-conosciuto ed amato il capitano, e le raccontava la modestia di quel
-soldato, la timidezza di colui che non aveva paura dei nemici armati,
-dei Tedeschi e dei Cosacchi, e che non osava parlare ad una ragazza. E
-le descriveva i due nonni come se fossero ancora vivi, e anche giovani,
-perchè Maria ne aveva conosciuto uno solo, ed anche vecchio, quando essa
-era bambina.
-
-Ma quelli erano tempi terribili e pericolosi, le congiure dei Carbonari
-avevano ritardato il loro matrimonio; tanto suo padre che il fidanzato
-dovevano tenersi pronti a fuggire in caso di pericolo, per salvarsi
-dalla prigione e dalla forca.
-
-Andrea si andava civilizzando, si faceva vestire a Treviso da un sarto
-migliore di quello del villaggio, aveva imparato a pettinarsi, si
-metteva la cravatta con qualche attenzione, e pareva quasi un giovinotto
-della città.
-
-Il maestro gli dava qualche buon libro, e gli diceva:
-
---Per non parere un asino non basta cambiar la pelle, bisogna anche
-camminare con due gambe. L'uomo sta ritto perchè alza la testa; impara
-da Argo a stare in piedi e a farti amare da Maria; Argo è pieno di
-cortesie per la sua amica, e sa meritarsi la sua affezione. Cerca
-d'istruirti se non vuoi far ridere la gente quando apri la bocca. Se non
-impari qualche cosa farai una pessima figura nella famiglia di Brianza.
-Tuo nonno era un ubbriacone, ma pieno di buon senso; tuo padre sa fare
-il suo interesse, ma è un galantuomo; tu sei un bestione, ed hai bisogno
-di nascondere quella ruvida scorza che ti rende scabroso.
-
-Andrea non se ne aveva a male; conosceva le maniere del maestro,
-rispettava la sua vecchiaia, e non avrebbe mai osato di contraddire
-colui che aveva mostrato di proteggerlo, e gli dava dei buoni consigli.
-
-
-
-
-
-
- XIV.
-
-
-
-In quei giorni papà Gervasio fu invitato a recarsi a Venezia per la
-firma del contratto di matrimonio di Silvio, e partì subito insieme al
-maestro Zecchini, che ambì l'onore di servire da testimonio, e furono
-accolti con ogni cortesia dalla famiglia Ruggeri.
-
-L'avvocato annunziò la determinazione che aveva presa di conservare
-Silvio nel suo studio, come socio cointeressato in qualche parte degli
-affari. E questa era una rendita assicurata che rappresentava la dote.
-Alla morte dei genitori, Metilde figlia unica, restava la sola erede di
-tutta la loro sostanza. Per ora non potevano dare di più, per non
-privarsi delle loro abitudini; avevano però provveduto un ricco corredo
-che avrebbe reso inutile ogni altra spesa per molti anni. In
-corrispondenza di questi vantaggi, il futuro sposo prometteva un congruo
-assegnamento alla moglie, in caso di bisogno. Papà Gervasio e il maestro
-Zecchini restarono con un palmo di naso. Questo contratto era un vero
-disinganno, perchè in effetto la sposa non portava in dote che un
-corredo, il quale costituisce una pretesa proporzionale alla sua
-importanza. L'utile dello studio, limitato ad alcuni affari soltanto,
-non rappresentava altro che la giusta retribuzione al lavoro del marito.
-In quanto alla futura eredità essa poteva avverarsi a benefizio dei
-discendenti, in un tempo assai remoto, ed anche ridursi a nulla.
-
-Ma la domanda era stata fatta senza condizioni, tutte le apparenze
-lasciavano supporre una bella dote; si erano ingannati, ma la
-delicatezza e la dignità non permettevano osservazioni, e il contratto
-fu firmato in silenzio, dagli sposi, dai genitori e dai testimoni con
-tutta la solennità d'un atto gravissimo che decide la sorte d'una
-famiglia.
-
-I Bonifazio e Zecchini, dopo i convenevoli complimenti fra gli sposi e i
-congiunti, uscirono dallo studio in mezzo alle profonde riverenze dei
-commessi e degli scritturali che spalancavano le porte, e si
-allontanarono gravemente dalla casa, camminando silenziosi e pieni di
-dignità, perchè si sentivano osservati; ma appena svoltato l'angolo
-della strada e fatti pochi passi in sito sicuro, si fermarono tutti tre
-nello stesso momento, guardarono d'intorno se nessuno li ascoltava, e
-fissandosi in volto cogli occhi spalancati, ciascheduno espresse in
-poche parole le sue impressioni:
-
---Rimango trasecolato! esclamò papà Gervasio.
-
---Quale insigne asinità! disse Zecchini.
-
---È stata una solenne corbellatura! conchiuse Silvio.
-
-Il maestro pareva esitante fra l'afflizione di vedere gli amici delusi,
-e la soddisfazione per il nuovo trionfo della sua teoria. Il padre
-accusava il figlio di soverchia leggerezza, e il figlio tentava di
-giustificarsi col lusso della famiglia Ruggeri.
-
---Il lusso non è sempre prova di ricchezza, gli rispondeva il padre, può
-essere anche effetto di ambizione, di disordine, di sregolatezza.
-
---Fumo negli occhi, soggiungeva il maestro, per abbagliare i babbei.
-
-Alle sei in punto, ci fu gran pranzo di famiglia in casa Ruggeri, ed
-alla sera un pomposo ricevimento per festeggiare i promessi sposi.
-
-Poteva dirsi una vera festa mascherata, perchè ciascuno s'era formato
-una fisonomia apposta per dissimulare i propri pensieri. L'avvocato
-affettava la più ingenua bonarietà, la signora Emilia rappresentava
-perfettamente la tenerezza materna in lotta fra la consolazione per il
-collocamento della figlia, e il dolore di perderla. Papà Gervasio
-simulava il volto dell'uomo completamente soddisfatto, sorridente,
-contento della sua sorte; il maestro Zecchini li guardava tutti
-sott'occhio, e sentiva in fondo della coscienza di essere il più
-grand'uomo di quella società, il più profondo, il più giusto, il più
-sincero di tutti.
-
-Silvio fissava gli occhi negli occhi di Metilde, la vedeva bella come un
-angelo, e pensava che se la dote era svanita come il fumo, gli restava
-l'arrosto.
-
-Ci furono brindisi agli sposi e ai parenti, e allegria costante, che
-proprio non pareva un banchetto di corbellatori corbellati. Eppure era
-così; la sposa creduta ricca era senza dote; lo sposo creduto un gran
-signore, aveva una piccola sostanza coperta di debiti.
-
-In quello stesso giorno venne fissata l'epoca precisa del matrimonio, e
-al mattino seguente papà Gervasio e il maestro Zecchini ritornavano a
-casa a comunicare alla signora Maddalena le varie impressioni ricevute
-nella famiglia Ruggeri, prendendo poi il savio partito di dissimulare
-con dignità l'amara sorpresa, e di rassegnarsi al destino.
-
-I due matrimoni vennero celebrati al tempo stabilito. Prima quello di
-Maria con Andrea, che partirono subito per la Brianza; e pochi giorni
-dopo quello di Metilde con Silvio, che si recarono in Isvizzera a fare
-il loro viaggio di nozze.
-
-Dopo d'aver vagato per monti e per valli, ritornarono contenti del loro
-pellegrinaggio, e come avevano promesso si ritirarono alla villa
-Bonifazio, per vivere qualche giorno tranquilli in famiglia, prima di
-stabilirsi a Venezia.
-
-Papà Gervasio e la nonna ebbero le più delicate attenzioni per la sposa,
-Silvio la faceva passeggiare pel parco, e la conduceva a visitare le
-case coloniche e i campi. Egli si fermava davanti gli spazii aperti del
-giardino, le mostrava le Alpi lontane, il bosco Montello, e quella linea
-oscura sul monte di Serravalle con alcune macchie d'intorno che indicano
-la foresta del Cansiglio. Essa guardava sbadatamente come suo padre, e
-tirava avanti. La nonna la consigliava a uscire di buon mattino per
-respirare l'aria salubre del Piave; ma essa non voleva bagnarsi gli
-stivalini alla guazza; le dispiacevano le stradicciuole rurali perchè i
-sassi le ammaccavano i piedi, e nelle strade più battute c'era troppa
-polvere e si sporcava l'abito. Detestava l'odore delle stalle, e il fumo
-delle cucine dei contadini. Era dunque un po' difficile di passare le
-giornate, che le riuscivano lunghe. Leggeva qualche pagina sbadigliando,
-si doleva di non avere il pianoforte, e trovava la campagna monotona.
-Quando passeggiava sotto il portico delle adiacenze, Falcone nitriva
-invano per chiederle il pane che Maria gli portava sempre, e che gli
-mancava. Non voleva essere seguita da Argo, perchè quel grosso cagnaccio
-le faceva paura, e la povera bestia andava in giro colle orecchie
-penzoloni e la coda bassa, cercando invano la sua amica lontana;
-mangiava poco, con segni evidenti di profonda malinconia, non andava a
-coricarsi che sul tappeto davanti al tavolino di lavoro, dove Maria
-appoggiava i piedi, e guardava attorno cogli occhi tristi, interrogando
-alla sua maniera la gente di casa.
-
-Anche i colombi svolazzavano inquieti per la corte, cercando colei che
-mancava. Il solo Mumut continuava impassibile nelle sue abitudini,
-andava alla caccia dei sorci nel fienile e sui tetti, aspettava
-immobile, delle ore intiere, davanti il monticello d'una talpa, per
-spiare un movimento della terra e dare l'assalto alla tana; alla sera si
-arrampicava sugli alberi per abbrancare qualche povero uccelletto che
-andava a dormire, e all'ora della colazione e del pranzo non mancava mai
-dal balcone della cucina dove la nonna gli portava i residui della
-mensa.
-
-
-Silvio cercava invano di distrarre la sua sposa, conducendola in
-carrozza sulle rive del Sile o della Piave; essa preferiva recarsi a
-Treviso per mettere in mostra i cappellini e i vestiti, e fare invidia
-alle provinciali colla sua eleganza. Nei giorni piovosi trovava la
-campagna insopportabile, e non poteva comprendere come si potesse
-restarvi l'inverno senza morire di noia. Il tedio della solitudine la
-rendeva acre e mordace; si burlava collo sposo della dabbenaggine dei
-contadini, della goffaggine degli amici di casa, canzonava la semplicità
-dei Pigna, e non poteva soffrire le sentenze del maestro Zecchini.
-
-Silvio procurava di abbonirla, la pregava di non farsi sentire da suo
-padre e dalla nonna, lasciando che quei poveri vecchi conservassero le
-loro illusioni: la avvertiva che Pasquale aveva il difetto di ascoltare
-dietro gli usci, e la supplicava d'esser prudente.
-
-Essa non si consolava della solitudine della campagna che parlando di
-Venezia, e pensando ai piaceri che la aspettavano, ed alla libertà che
-avrebbe goduta nella sua nuova condizione di donna maritata.
-
-La nonna osservava, indovinava, taceva, e cercava di dissimulare la
-tristezza che provava per la lontananza di Maria, la quale aveva
-lasciato in casa un gran vuoto, che non trovava compensi cogli altri
-sposi.
-
-Le lettere di Brianza erano le sole consolazioni che la facessero
-pazientare. Maria si trovava benissimo coi cugini; Alessandro conduceva
-Andrea alla caccia, l'Enrichetta si accordava perfettamente coi gusti di
-Maria. Fecero delle gite a Milano e sul Lago di Como, e passavano in
-casa dei giorni lieti, apparecchiando dei buoni piatti ai cacciatori che
-ritornavano stanchi ed affamati. Qualche volta andavano tutti insieme a
-fare delle escursioni mattutine sui colli, apportando delle provvigioni
-per far colazione sull'erba, in qualche sito pittoresco, ove
-meriggiavano in pace sotto gli alberi.
-
-Enrichetta aveva una bella collezione di conigli, tenuti in gabbie di
-ferro, coi migliori sistemi d'allevamento. Maria se ne invaghì, gliene
-promisero parecchie coppie a sua scelta, le insegnarono le cure
-necessarie alla buona riuscita. Essa andava spesso a visitarli, carica
-d'erbe, di foglie di cavolo e di carote; adorava i piccini, non poteva
-risolversi a quali dovesse dare la preferenza. Il più bello di tutti le
-pareva il coniglio d'Angora, pel candore del lungo pelo, simile a quello
-dei cagnolini maltesi, cogli occhi rossi come bragie, affabilissimo,
-affettuoso coi figli, che appena nati parevano tante pallottole di penne
-di cigno. Il cenerino di Fiandra, con quel pelo _petit gris_ era una
-meraviglia, pareva un bel manicotto da signora; ma anche l'argentino era
-stupendo, un pelo nero di lavagna colla punta bianca! e quello di
-Normandia? e l'enorme Ariete con quelle orecchione lunghe? veri
-portenti!...
-
---Te ne daremo quanti ne vuoi, le dicevano i buoni cugini, e colle
-relative cassette pel trasporto in ferrovia, e oltre il piacere che
-avrai, sarai anche benemerita della classe rurale, introducendo nel tuo
-villaggio l'allevamento di questi animali che sono un cibo eccellente, e
-danno una buona rendita per la vendita delle pelli.
-
-Maria batteva le mani come una bambina, gettava uno sguardo
-interrogativo su Andrea, temendo che facesse opposizione, o trovasse
-qualche ostacolo; ma egli che l'adorava non aveva altro intento che
-quello di contentarla in tutto, e vederla felice, e avrebbe portato i
-conigli sulle spalle per farle piacere. Egli era beato, mangiava per
-quattro, e il capitano gli riempiva continuamente il bicchiere d'un
-certo vinetto frizzante di Montevecchia che sdrucciolava giù per la gola
-con una facilità sorprendente.
-
-
-Al dopo pranzo le donne lavoravano all'uncinetto, Andrea si gettava in
-una poltrona, e si addormentava immediatamente d'un sonno profondo.
-Quando russava troppo forte, Maria lo urtava col piede, ma invano allora
-si alzava per far rumore, gli dava delle scosse, e accusava il cugino di
-farlo bere un po' troppo. Alessandro la pregava che lo lasciasse dormire
-in santa pace, e si metteva a fumare, raccontando alle due donne certi
-aneddoti del bisnonno di Maria che la interessavano assai e provavano la
-ferrea tempra del colonnello.
-
-Quell'uomo coraggioso sapeva dirigere con suprema destrezza le più
-pericolose macchinazioni dei Carbonari; la polizia sentiva una mano
-potente che la stringeva da ogni parte, ma non poteva afferrarla. Seduto
-nella vecchia poltrona di cordovano, colla sua pipa di schiuma in bocca,
-in veste da camera e in pantofole, egli studiava il modo di far
-traballare il trono dell'imperatore, e ci riusciva, senza perdere la
-testa nè la libertà. Era audace, ma scaltro; la polizia, e le
-commissioni speciali si dibattevano nelle reti che egli aveva tese,
-facevano qualche vittima che non sapeva schivarsi, ma il caporione
-sfuggiva sempre ai loro conati, ed alla loro rabbia che si sfogava colle
-barbare condanne degli innocenti.
-
-
-La nonna scriveva lettere sopra lettere per sollecitare il ritorno della
-sua Maria, e al fine fu necessario di compiacerla, fissando il giorno
-della partenza, e dandole avviso dell'arrivo.
-
-Quando giunse a villa Bonifazio questa notizia, Silvio ne fu fortemente
-colpito. Egli non si sentiva ancora abbastanza forte da affrontare la
-cugina, per la quale gli restava nel profondo del cuore come un ricordo
-di gioventù pieno di tenerezza.
-
-Annunziò a Metilde il suo desiderio di ritornare a Venezia, parendogli
-che fosse tempo di prender possesso del loro appartamento, e di
-riprendere le abitudini di lavoro e di studio. Metilde non domandava
-meglio, accolse il desiderio del marito colla più sincera soddisfazione,
-quella vita di campagna le pareva davvero insopportabile, ma pel dovuto
-riguardo allo sposo ed ai parenti, non diceva la metà del male che ne
-pensava, e si studiava di dissimulare l'immenso tedio che la opprimeva.
-
-Quando fu sicura d'andarsene, le parve più facile di manifestare il
-dispiacere di lasciare i parenti del marito, così buoni per lei, e non
-mancò di mostrarsi afflitta di lasciare la villa, e vivamente
-riconoscente di tante cortesie ricevute.
-
-Partirono due giorni prima dell'arrivo degli altri sposi, e furono
-accolti alla stazione di Venezia dai Ruggeri che erano andati ad
-aspettarli per condurseli a pranzo in casa, dove trovarono una ragazza,
-pronta a servirli, che li attendeva, provveduta a tempo dalla signora
-Emilia, la quale l'aveva già messa alla prova, ed istruita sulla
-condotta che doveva tenere.
-
-La Betta era piaciuta alla signora Emilia pel suo aspetto di cameriera
-che faceva buona figura. Sapeva cucire e stirare la biancheria, e si
-adattava anche ad ogni più basso servizio.
-
---E per la cucina? domandò Silvio.
-
---Oh Dio, rispose la suocera, sulla cucina non è troppo esperta ma per
-mettere un pezzo di manzo in una pentola con dell'acqua e del sale tutti
-sanno farlo, e una minestra di riso non domanda studio. Col tempo e la
-pazienza potrà imparare anche il resto....
-
---Il resto!? pensò Silvio fra sè, il resto in questo caso vuol dir
-tutto.
-
---Capisco che non sa niente, ma al peggiore dei casi la metteremo alla
-porta, e ne prenderemo un'altra.
-
-Dopo pranzo mandarono la Betta ad aprire l'appartamento e ad aspettare i
-padroni. Più tardi la signora Emilia volle accompagnarli, per far vedere
-tutto quello che aveva operato per mettere in assetto ogni stanza con
-perfetto buon gusto.
-
-E infatti trovarono tutto in buon ordine. Dall'anticamera si entrava in
-una sala destinata alla conversazione, con belle tappezzerie e specchi
-alle pareti, e tappeto sul pavimento. Tutti gli arredi erano di perfetto
-buon gusto. Il pianoforte occupava il posto opportuno, il canapè, i
-divani, le seggiole formavano un semicerchio che aveva nel centro un
-tavolo elegante, con vasi di fiori, album, e strenne. Agli angoli
-stavano dei tavolini da giuoco, e degli scaffali da collocarvi degli
-oggetti d'arte.
-
-Seguivano due belle camere da letto, una per gli sposi, l'altra pei
-parenti e gli ospiti. Un salottino per Metilde, un gabinetto di studio
-per Silvio, una bella stanza da pranzo presso alla cucina, e poi degli
-altri locali per la domestica, e per sbarazzare la casa. Le famose
-tendine erano state collocate nella sala di ricevimento e nello studio;
-la camera da letto e il salottino avevano quelle acquistate dalla
-signora Emilia, con colori favorevoli al viso, ma con disegni assurdi.
-
-Metilde fu contentissima della nuova dimora, e Silvio dovette mostrarsi
-riconoscente verso la suocera che si era data tanti disturbi per
-ordinare i mobili, e dirigere gli operai che avevano messo ogni cosa al
-suo posto.
-
-Al mattino seguente apersero i bauli, Metilde e la Betta furono occupate
-tutto il giorno a riempiere gli armadi e i cassettoni, coll'assistenza
-di Silvio che piantava chiodi, si martellava le dita, bestemmiava fra i
-denti, e si protestava beato.
-
-Poi fecero i loro conti su quello che potevano spendere, cercando di
-proporzionare le spese alle rendite per avere una norma, e ciascuno
-prese le sue abitudini. Silvio si recava ogni mattina allo studio
-Ruggeri, e si occupava d'affari legali sotto la direzione dello suocero,
-e nelle ore libere continuava a scrivere nei giornali. Metilde attendeva
-sua madre o andava a trovarla, uscivano insieme quasi ogni giorno,
-facevano delle visite e delle spese imprevedute, e tanto delle prime che
-delle seconde ce n'erano sempre. La Betta si occupava a mettere in
-ordine l'appartamento, spazzettava gli abiti della padrona, stirava la
-biancheria, metteva la carne al fuoco, poi andava alla finestra a veder
-passare la gente o a fare delle lunghe conversazioni coi garzoni delle
-botteghe, informandosi esattamente di tutti i pettegolezzi della calle.
-
-Verso le cinque pranzavano, Silvio contemplava sua moglie da vero
-innamorato, la trovava sempre più bella, e non si accorgeva che la
-minestra era scipita, il manzo duro e poco cotto, ma Metilde chiamava la
-Betta e se ne lamentava, questa accusava il beccaio, e protestava d'aver
-soffiato tutto il giorno nel fuoco. Il primo giorno avevano ancora fame
-dopo finito il pranzo.
-
---Non c'è altro?... domandò Metilde al marito, e questi alla Betta:
-
---Non c'è altro?...
-
---Non mi hanno ordinato di più, rispose la domestica.
-
-Allora la mandarono a prendere un piatto dal trattore vicino, del
-presciutto dal pizzicagnolo, e delle frutta dal fruttivendolo.
-
---Si vede proprio, osservò Silvio, che il conto preventivo bisogna farlo
-dopo il pranzo. Non ci sono piani economici possibili, fino che non si
-ha mangiato il bisogno.
-
-Metilde rideva, e gli dava ragione. Così presero l'abitudine di non
-cuocere in casa che la minestra ed il lesso, acquistando gli altri
-piatti qua e là, dal pizzicagnolo o dal trattore, per non consumare
-troppa legna, e non far perdere il tempo alla serva. Ma l'accessorio
-costava il doppio del principale.
-
-Il cielo provvederà! pensava il marito, e la moglie non se ne occupava.
-
-
-Uscendo dallo studio dell'avvocato, Silvio girava per le strade
-occhiando le ghiottonerie esposte nelle vetrine, faceva qualche acquisto
-che nascondeva nel fazzoletto, e così portava a casa il complemento del
-pranzo; talvolta mandava la Betta a comperare il pesce fritto, o qualche
-manicaretto che gli aveva fatto gola, messo in mostra alla trattoria.
-
-In questo modo il conto preventivo del bilancio domestico riusciva una
-vera derisione; era facile convincersi che conveniva meglio di fare il
-pranzo in famiglia, ma chi se ne sarebbe occupato?
-
-La Betta non aveva nessuna attitudine alla cucina, e nessuna economia,
-per cuocere due uova in tegame metteva doppio burro del necessario, e le
-serviva crude o bruciate. Bisognava trovare una donna che sapesse fare
-un po' di cucina con economia, ma la signora non voleva privarsi della
-Betta che la pettinava di buon gusto, e per salvarla dalla noia le
-raccontava tutti i pettegolezzi del giorno, aveva imparato a vestirla, a
-metterle il velo sul cappellino, lavava benissimo in un attimo i colli,
-i polsini, i fazzoletti preferiti, e li stirava sul momento.
-
-Sapeva ricevere senza chiasso tutti gl'involti mandati dal merciaio, e
-consegnarli alla padrona, senza bisogno di disturbare il marito.
-
-
-Capiva in aria ogni cosa, bastava strizzare un occhio per avvertirla.
-Tuttavia consultarono la signora Emilia, la quale domandò se erano
-matti.
-
---È una vera ingenuità da ragazzi senza esperienza! essa esclamava. Ma
-sapete quale difficoltà s'incontri a trovare una donna fedele ed onesta
-in questi tempi di ladri e di sgualdrine. Non v'è in tutta Venezia
-un'altra donnetta come la Betta! essa fa un'ottima figura, si presenta
-benissimo a chi viene a far visita, conosce le cose più necessarie,
-meglio di qualunque cameriera, e la si adatta a fare ogni altro
-servizio.
-
---Ma non sa far niente in cucina; osservò Silvio con impazienza.
-
---Imparerà; rispondeva la suocera, bisogna istruirla, capisce subito.
-
---Ma chi deve istruirla? domandava il povero giovinotto, che cominciava
-a nausearsi di quei cibi mal fatti.
-
---Io no di sicuro, diceva Metilde, che ho orrore degli imbratti e degli
-intingoli, e l'odore del carbone mi fa male.
-
---Poveretta!... esclamava la signora Emilia con accento pietoso,
-poveretta! nemmeno per sogno, tu non sei stata allevata in cucina, nè
-per fare la serva!
-
-
-Silvio fremente non osava rispondere. Aveva paura di lasciarsi sfuggire
-qualche parola offensiva, ma pensava fra sè: «ed io dunque? ho forse
-imparato alla Università a fare il cuoco o il domestico?!... santa
-pazienza!... bisognerà pensare a qualche cosa, perchè così non si tira
-avanti.»
-
-Quel giorno non si disse di più, ciascuno s'era fermato al punto
-scabroso; Metilde andò a vestirsi, sua madre e la Betta la assistevano
-con grande attenzione; e finalmente si udì un fruscio di vesti di seta,
-si vide un'ondeggiare di piume e di svolazzi, e le signore facendo un
-grazioso inchino al marito sbalordito, lo lasciarono con un palmo di
-naso, e andarono al passeggio sulla riva degli Schiavoni.
-
-Egli aveva voluto una donna elegante, e l'aveva; non c'era da che dire,
-bisognava tirare avanti con rassegnazione e aspettare che il tempo e la
-necessità venissero a modificare le cose.
-
-Ma ogni giorno che passava cresceva le difficoltà, e portava nuove
-amarezze. Una volta papà Gervasio andò a passare una giornata coi figli.
-Giunse carico come il solito dei migliori prodotti dell'orto e della
-corte, fra i quali si trovavano due magnifici capponi.
-
-Uno di questi capponi fu lessato pel pranzo, e venne servito stracotto;
-le carni si distaccavano dalle ossa, in un brodo lungo, senza sapore. Il
-pesce fritto perdeva il sangue sul piatto.
-
---Fate una cucina detestabile! disse papà Gervasio, senza tanti
-complimenti. Figliuoli miei, la vostra Betta vi rovina lo stomaco. Colle
-mie solite sofferenze intestinali, io non potrei reggere a questi cibi
-malfatti. Dovete sapere che la cattiva cucina è un vero veleno!...
-
---Pur troppo! gli rispose Silvio, questo è quello che ripetiamo ogni
-giorno tutti due, ma Metilde non se ne intende, ed io meno di lei.
-
---Eppure, disse Gervasio, tu hai veduto in cucina, per tanti anni, la
-nonna e Maria, che qualche cosa avresti dovuto imparare.
-
---Non ho imparato che a mangiar bene, egli soggiunse con un profondo
-sospiro; e adesso ho la doppia afflizione di mangiar male e di non saper
-trovare un rimedio.
-
---Ma a me il rimedio mi sembra facile, cambiate la domestica.
-
---È impossibile!... gli rispose il figlio, e per non compromettere sua
-moglie e non parere un minchione, soggiunse: è tanto brava in tutto il
-resto, e ci conviene perfettamente.
-
---Ma la cucina è l'essenziale, si tratta della salute.... della vita!
-
-
---È verissimo, ma si può cadere in una ladra pericolosa, non si sente a
-parlare che di furti.
-
-Siccome Silvio gli aveva domandato un sussidio straordinario, perchè si
-trovava senza quattrini, essendosi sbilanciato per le spese d'impianto,
-papà Gervasio voleva rispondergli:--che cosa vuoi che ti rubino se sei
-sempre senza soldi?--ma temendo di offendere la nuora e di mettersi
-sopra un terreno pericoloso, si tacque, preferì di continuare il
-discorso, e disse:
-
---Se volete che venga qualche volta a trovarvi abbiate pietà del mio
-povero stomaco e dei miei intestini. Procurate d'istruirvi in quello che
-non sapete, ingegnatevi, imparate, chi non sa fare non sa comandare.
-Scommetto che avete dei romanzi, e delle poesie, e che vi manca un libro
-di cucina, il libro più utile della casa!...
-
-Aveva indovinato giusto, e tutti si misero a ridere di buon cuore.
-
---Aggiungete un'altra considerazione, continuò; se il non saper fare la
-cucina produce il malanno di mangiar male, il non sorvegliarla riesce
-ancora più dannoso. I padroni che non guardano mai nelle pentole, che
-non stanno in guardia contro la noncuranza o la sguaiataggine delle
-persone di servizio, non possono immaginarsi tutto quello che
-inghiottono: polvere, nero fumo, sabbia, verderame, muffe e corpuscoli
-d'ogni sorte, aggiungete il concime e i vermi che si trovano negli
-erbaggi. Questa insipienza di molti produce sovente dei terribili
-risultati, dei fermenti che guastano lo stomaco, dei dolori misteriosi,
-la cancrena e la morte!...
-
-I due giovani lo guardavano cogli occhi spalancati, pieni di ribrezzo.
-
-Dopo il caffè, papà Gervasio scomparve. Lo cercarono invano in tutte le
-camere; egli non era avvezzo ad uscir di casa al dopo pranzo, e restava
-coi suoi figli fino all'ora della partenza. Temettero che fosse
-indisposto, e furono inquieti.
-
---Si sarà dimenticato qualche piccola spesa, osservò Metilde; e si mise
-ad aspettarlo alla finestra. Silvio le tenne compagnia fumando il
-sigaro, guardando da lontano per non vedere le mostre del pizzicagnolo e
-del beccaio.
-
-Dopo una buona mezz'ora ecco papà Gervasio che spunta sull'angolo della
-via che mette alla piazza. Vedendo i figli alla finestra si mise a
-sorridere, alzando in aria un involto, con aria trionfale.
-
-Quel buon padre era andato a far l'acquisto del miglior libro di cucina
-che si trovasse in commercio. Entrò nel salotto dicendo:
-
-
---L'ho trovato! e ve lo dono. È il più bel regalo che un padre possa
-fare... ai figli che mangiano male.
-
-Lo andava scartabellando con vera soddisfazione, ne scorse l'indice
-delle materie e trovata la pagina che cercava, cominciò a leggere ad
-alta voce:
-
-«Dopo d'aver legato il cappone si deve metterlo in una pentola dove si
-trovi in ristretto. Aggiungete acqua, carote, una cipolla con due
-chiodetti di garofano, una foglia di lauro, sale, e pepe in grano. Due
-buone ore di cottura a fuoco dolce.»
-
---Chiamatemi la Betta, che venga qui colla pentola nella quale ha fatto
-bollire il cappone.
-
-La Betta comparve tutta confusa, portando in mano una marmitta di ghisa
-smaltata; era il corpo del delitto.
-
---È questa la marmitta dove avete fatto cuocere il cappone?
-
---Signor sì.
-
---Ebbene in quella marmitta ce ne stanno tre comodamente, era piena
-d'acqua?
-
---Signor sì.
-
---Ebbene quell'acqua era bastante per tre. Che cosa avete messo in
-quella laguna?
-
---Ho messo il cappone.
-
-
---E poi?
-
---Ho messo del sale.
-
---E poi?
-
---Non ho messo altro.
-
---Mancava dunque una cipolla, i chiodetti di garofano, le carote, il
-lauro ed il pepe. E quanto ha bollito?
-
---Ha bollito tre ore.
-
---Misericordia!!... ma questa è la cucina delle bettole, delle prigioni,
-e del seminario!
-
-Papà Gervasio voltò le spalle alla Betta, e rivolto a suo figlio gli
-disse:
-
---Brillat-Savarin nel suo classico trattato sulla _Fisiologia del gusto_
-mette fuori questa giusta sentenza: «_Dimmi che cosa mangi e ti dirò chi
-sei_.» Adesso che vedo come mangi io ti dico: Tu non sei un avvocato ma
-un galeotto, tu non sei un uomo libero, ma un seminarista!... Prendi
-questo libro di cucina, leggilo attentamente, consiglia tua moglie a
-impararlo a memoria, e se per disgrazia la vostra casa andasse in
-fiamme, lascia bruciare i tuoi codici, ma salva il libro di cucina. È un
-libro positivo, ma che non esclude una certa poesia e prosa preferibile
-a molti versi. Il codice civile è buono per gli accattabrighe, per chi
-vuol far debiti senza pagarli; il codice penale mostra ai bricconi come
-si possa rubare senza andare in galera; ma il codice della cucina
-insegna a conservare la salute dei galantuomini, e questo val meglio di
-tutto. Compera anche il volume di Brillat-Savarin e meditatelo
-seriamente.
-
-Papà Gervasio si era animato parlando, non aveva più riguardi, usciva
-dai gangheri; Metilde torceva il muso e s'attribuiva la predica:
-
-«Se la cucina val meglio di tutto, essa pensava dentro di sè, vuol dire
-che mio suocero mi considera come buona da nulla, ma la mia educazione
-non mi permette di scendere tanto basso, ed io resterò sempre al mio
-posto.»
-
-Oramai il pregiudizio morboso, che le faceva credere una volgarità ciò
-che è un sacro dovere, aveva messe le radici del tumore maligno, che il
-migliore chirurgo non può estirpare senza arrischiare la vita del
-malato.
-
-
-
-
-
-
- XV.
-
-
-
-Bisognava che Silvio si rassegnasse al destino per conservare la pace,
-egli vedeva chiaramente l'assoluta impossibilità di combattere le idee
-della moglie e della suocera, e prese l'eroica determinazione di seguire
-per suo conto i consigli paterni. Comperò e lesse con somma attenzione
-il libro sapiente e brioso di Brillat-Savarin, e avendovi trovato
-diletto si convinse che la sua ripugnanza per le operazioni
-gastronomiche, non era in fondo che un pretto pregiudizio senza
-fondamento. Se l'occuparsi della cucina fosse una vergogna o un
-disonore, il soldato non si farebbe da pranzo.
-
-E andava ripetendosi le massime del maestro che aveva studiato:
-
-«Che cosa sarebbe l'universo senza la vita? e tutto ciò che vive si
-nutre.»
-
-«Gli animali si pascono, l'uomo mangia, il solo uomo di spirito sa
-mangiare.»
-
-
-«Il destino delle nazioni dipende dalla maniera che si nutriscono.»
-
-«Il Creatore obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita
-coll'appetito e lo ricompensa col piacere.»
-
-«La scoperta d'un nuovo cibo è più vantaggiosa alla felicità del genere
-umano della scoperta d'una stella.»
-
-«Colui che ricevendo i suoi amici non dà nessuna cura personale al
-pranzo che viene preparato per loro, non è degno di avere degli amici.»
-
-Dunque necessità, dignità, spirito, riconoscenza, politica, filantropia,
-ospitalità, tutto esige che i padroni di casa s'intendano di cucina.
-
-Di qua non si sfugge!... senza ritornare selvaggi.
-
-Cominciò le più serie meditazioni sul libro di cucina, e qualche modesto
-tentativo riuscito abbastanza bene lo animò a proseguire la prova. E
-quando ritornava dallo studio entrava in cucina, ordinava i preparativi
-alla Betta e poi sorvegliava la cottura. Metilde mangiava con grande
-appetito i piattelli allestiti dal marito, e gliene faceva degli elogi
-che lo incoraggiavano sempre più a perfezionarsi in quest'arte benefica.
-
-Lo stomaco soddisfatto produce il buon umore, il quale mantiene la
-concordia, e la piccola famigliuola si trovava benissimo della riforma.
-Silvio ci prendeva gusto, cercava di far conoscenza con buoni cuochi,
-andava a vederli al fornello, domandava informazioni, suggerimenti,
-consigli, s'indirizzava ai parenti ed agli amici per ottenere delle
-ricette di piatti squisiti. Scrisse una lunga lettera a suo cugino di
-Brianza pregandolo di mandargli una informazione precisa sul modo di
-fare il risotto alla milanese e i maccheroni al sugo. Nelle lettere alla
-nonna non parlava d'altro che di cucina, la pregava d'insegnargli a fare
-i ravioli, i gnocchi, e la torta di lasagne.
-
-Quando l'avvocato Ruggeri era chiamato fuori di Venezia per qualche
-affare, Metilde invitava a pranzo la mamma, dicendogli:
-
---Vieni, e mangerai bene, adesso Silvio se ne intende, e ti farà gustare
-un pranzetto delizioso;--e poi s'indirizzava al marito:--Ti raccomando
-quella fritturetta che sai; il pollo in fricassea, e la _charlotte_.
-
---Basta che siate esatte per le sei in punto. Tutto sarà pronto.
-
-Alla solita ora del passeggio, le signore andavano a spasso nei più
-eleganti abbigliamenti, e il giovane avvocato, corrispondente di
-parecchi giornali nazionali e stranieri, deponeva la penna, e rientrava
-in casa prima del solito. Egli aveva capito che non poteva fidarsi della
-Betta nemmeno nelle cose secondarie, e preferiva di far tutto da sè. Si
-metteva in maniche di camicia, cingeva il grembiale, si avvolgeva in
-testa un fazzoletto per preservarsi i capelli dalla cenere e dalle
-faville. Puliva il tavolo con un cencio, gettava il carbone nei
-fornelli, e agitava la ventola per apparecchiarsi il fuoco necessario.
-Poi andava alla moscaiuola, prendeva le carni, le poneva sul ceppo, le
-tagliava e apparecchiava regolarmente, con tutte le cure e tutti
-gl'ingredienti indicati; prendeva la mezzaluna, faceva il battuto di
-cipolla, prezzemolo e presciutto, e lardellava lo stufato. Dopo
-ammannite le vivande e infilzati i polli allo spiedo approntava il
-girarrosto, e sorvegliava con occhio vigilante tutte le cotture. Le
-varie esalazioni della cucina spandevano intorno un odore eccitante; e
-tutte quelle voci sommesse o sonore che uscivano dai diversi recipienti,
-tutte le note basse od acute dell'ambiente armonizzavano fra loro e
-formavano una sinfonia gastronomica strana. Il crepitare del fuoco
-accompagnava come un pertichino il gorgogliare dell'acqua bollente nella
-marmitta; il friggere della cazzeruola, il grillettare dei tartufi
-nell'olio e lo scoppiettio pizzicato della legna si associavano al suono
-monotono del coltello che batteva sul tagliere, e ai colpi del pestello
-nel mortaio, e di tratto in tratto si udiva il ritornello della soneria
-del menarrosto che indicava la fermata.
-
-Le signore rientravano all'ora fissata; mettevano timidamente la testa
-entro la porta della cucina, ma scappavano via subito spaventate dagli
-odori. Silvio si avanzava per avvertirle che tutto era pronto, faceva il
-saluto militare colla mestola, e si metteva a passare il brodo dallo
-staccio per la minestra.
-
-Venuto il carnevale, la nonna annunziò il desiderio di Maria di passare
-qualche giorno a Venezia con suo marito.
-
-Silvio si mostrò poco lieto della notizia, e studiava dei pretesti per
-non alloggiare i cugini, ma Metilde gli fece comprendere la
-impossibilità di lasciarli andare all'albergo, e lo obbligò a rispondere
-che tutto era pronto per riceverli, e che tanto lui che sua moglie
-avrebbero un gran piacere a vederli.
-
-Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono
-una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio.
-Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i
-saluti e le solite domande, presentarono gli oggetti portati in dono. Un
-enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da
-Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di
-cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente
-conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio.
-
-Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono
-accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio
-non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo.
-
---Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre,
-disse Maria, o alla _gibelotte_ alla francese.
-
---Non conosco nè questa salsa nè la _gibelotte_, osservò Silvio in aria
-compunta.
-
---Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero
-piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti.
-
---Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde;
-ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare
-ad altro....
-
---C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate
-fare è segno che volete farmi partire più presto.
-
-
---Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto
-alla cugina, soggiunse:--Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un
-guattero distinto....
-
---Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora
-per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di
-assistenza avrei ricorso a Metilde....
-
---Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono
-buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco....
-
---Allora farò da me sola, conchiuse la cugina, e cambiarono discorso.
-
-Maria e Andrea furono condotti nella loro stanza, e mentre si
-spolveravano, e aprivano il bagaglio, Metilde afferrò il marito per un
-lembo dell'abito e lo trascinò nel salotto.
-
---Per carità, gli disse, non mischiarti in cose di cucina fino che i
-cugini sono qui. Hai udito che cosa ne pensa Maria!... tu mi faresti un
-gran torto lasciandole vedere che sei avvezzo ad occuparti di queste
-brighe....
-
---Ma se le hai detto tu stessa che non te ne intendi!...
-
---Sta bene, ma tu devi fingere di saperne meno di me....
-
---Sarà difficile.
-
-
---Vuoi dunque farmi vergognare davanti di loro?...
-
---Ma non ti rammenti che ho scritto varie lettere alla nonna per avere
-delle ricette di pietanze?
-
---Ma le ricette potevano esser per me....
-
---E il papà non ha veduto che non vuoi saperne?...
-
---Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una
-cuoca?...
-
-Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose:
-
---Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e
-per la nostra salute....
-
-Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti.
-
---Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con
-uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le
-rispose:--Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla.
-
-Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro
-per Venezia.
-
-Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio
-non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla
-trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in
-parte fredde, e in parte abbruciate.
-
-Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in
-silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non
-poteva a meno di lamentarsi.
-
---Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio.
-
-Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata
-dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva
-Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei
-negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando
-rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il
-pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La
-Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di
-lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze
-dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto
-lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di
-vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La
-signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che sua figlia
-non era libera, e che andavano ogni sera al teatro.
-
-Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per
-Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero
-potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con
-amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli
-dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle
-pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi
-nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una
-modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo
-cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso.
-
-Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di
-vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva
-accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia
-facesse ridere la gente.
-
-Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di
-ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero
-saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che
-sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse
-troppo ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini
-sociali.
-
-La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si
-sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso
-la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di
-resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva
-a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del
-cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere.
-
-Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della
-natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo
-torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e
-sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una
-volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge
-di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto
-della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di
-essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali
-dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione
-domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come
-un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere un pollo. Fino che
-abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una
-legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un
-uso od un abuso della nostra vita sociale!
-
---Silvio!...--gli chiedeva sua moglie,--perchè sei così pensieroso?...
-dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami
-più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi
-dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad
-abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col
-tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti
-confondi... e così mi rendi infelice!...--e si metteva a piangere e a
-singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli
-ospiti.
-
-Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che
-quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli
-non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei
-suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si
-animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla
-collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non
-giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una parte della notte a
-far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e
-Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva
-più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina.
-
-Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere
-l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu
-ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di
-Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e
-più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue
-funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice
-incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente
-colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci
-della politica, e i processi della cucina.
-
-
-
-
-
-
- XVI.
-
-
-
-Un fortunato avvenimento venne a rompere la monotonia della loro
-esistenza. Una gradita rivelazione annunziò a Metilde lo gioie della
-maternità. La buona notizia corse le poste, portò la contentezza a papà
-Gervasio ed alla nonna; destò l'invidia dei cugini, attirò le
-congratulazioni cordiali dei parenti di Brianza, e di tutti gli amici di
-casa.
-
-La signora Emilia stese subito una lunga lista di tutti gli oggetti
-indispensabili al futuro rampollo dei Bonifazio, e la mise sotto gli
-occhi del genero che ne restò sbalordito. E la suocera previdente tornò
-da capo a fare le solite peregrinazioni ai negozi, per esaminare,
-discutere, e consigliare gli acquisti più opportuni alla figlia. E
-intanto che lo due signore continuavano a girare per le botteghe, a casa
-piovevano i pacchi, le scatole, gli involti spediti dai negozianti,
-colla polizza relativa.
-
-
-La Betta lavorava tutto il giorno ad approntare fascie, bende,
-gonnellini, bavagli, camicine, e berrettini. Silvio fra la gioia di
-diventar padre, e lo spavento di non riuscire a pagarne tutte le spese,
-perdeva la testa. Moltiplicava le corrispondenze ai giornali, per
-accrescere i suoi guadagni, quando mancavano le notizie le inventava, e
-i lettori dei giornali nei quali scriveva erano avvertiti d'ogni minimo
-avvenimento, colla giunta di riflessioni, commenti, supposizioni e
-predizioni spaventose, che mettevano in pensiero i droghieri, e tutto
-questo per apparecchiare un corredo conveniente all'erede presuntivo....
-dei suoi debiti probabili.
-
-E a forza di scrivere nei giornali d'opposizione, con un pessimismo
-comandato, con l'obbligo di trovar tutto male, lamentando continuamente
-la mancanza degli uomini che sapessero governare, aveva finito per
-persuadersi ch'egli sarebbe riuscito colla più accurata educazione del
-figlio a farne l'uomo aspettato, quello che avrebbe guidate le future
-generazioni alla gloria, alla prosperità, alla potenza.
-
-Gli pareva di sentire un'intuizione che lo ammonisse d'un grande
-avvenire per la sua famiglia, e cercava attentamente sul lunario un nome
-che corrispondesse alle sue idee, e che fosse di buon augurio. Il nome
-di suo padre gli metteva un brivido, un grand'uomo non poteva chiamarsi
-Gervasio. Annibale il nome del suocero gli pareva troppo classico, gli
-richiamava alla memoria la noia delle traduzioni scolastiche. Andava
-enumerando con sua moglie tutte le illustrazioni della patria, ma
-trovava sempre degli ostacoli per adottare que' nomi. Vittorio era
-troppo guerresco, Giuseppe troppo comune, Massimo troppo pretendente,
-Urbano troppo modesto....
-
---E Camillo? gli chiese Metilde, non ti pare un bel nome!...
-
---Camillo!... è bello davvero! bravissima, l'hai trovato, nostro figlio
-si chiamerà Camillo.
-
-Un mese dopo di questa deliberazione, la signora Metilde metteva al
-mondo una bambina, che la puerpera voleva battezzare col nome di Emilia.
-Silvio si oppose, col pretesto che non voleva far torto a nessuna delle
-nonne, e quindi le escludeva entrambe; ma in fondo egli pensava che una
-sola Emilia in casa gli bastava, ed era anche troppo, e soggiunse:
-
---Se invece d'un maschio c'è nata una femmina, ciò vuol dire
-evidentemente che l'Italia ha più bisogno d'una donna che d'un uomo, mio
-padre me l'aveva già detto, ed è stato profeta. Si chiamerà Camilla, e
-se Camillo ha tanto contribuito a fare l'Italia, Camilla farà
-gl'Italiani... secondo la formula di Massimo d'Azeglio. Ne faremo una
-donna completa... secondo i diritti dell'uomo che aspira a conservarsi
-monogamo, dentro e fuori della legge.
-
-Metilde non capiva niente di questi discorsi strampalati, e non aveva la
-forza di domandare spiegazioni. Pallida, affranta nel suo letto ornato
-di pizzi, volgeva lo sguardo alla cuna, ove riposava la bimba, e la
-contemplava con affettuosa compiacenza.
-
-Nel lungo puerperio non riusciva a riacquistare le forze, l'allattamento
-la immagriva, il medico raccomandava ogni riguardo, e di risparmiarle la
-benchè minima fatica, e il più semplice disagio.
-
-Silvio era stato costretto dalla necessità a raddoppiare il lavoro per
-non mancare dei mezzi necessari a far fronte a tante spese. Lavorava
-allo studio ed in casa, trattava gli affari curiali, scriveva articoli,
-faceva il brodo ristretto e la pappa, e gli mancava anche il riposo
-della notte. Si coricava tardi, oppresso dalla stanchezza, ma dopo breve
-tempo il pianto della bimba lo risvegliava. Udiva dapprima fra la veglia
-e il sonno un lieve lamento, un piagnucolare sommesso, che a poco a poco
-si trasmutava in un piagnisteo e diventava un belato rumoroso e continuo
-che lo obbligava ad alzarsi. Andava a prendere la bambina, la portava
-alla mamma che la allattava, poi la riponeva in cuna, si gettava in
-letto e ritornava ad addormentarsi, ma poco dopo ricominciava la stessa
-solfa. Si alzava sudato, la riportava in giro sul suo guanciale per la
-camera fredda. La bimba aveva lo spasimo, gridava per molte ore
-consecutive, a brevi intervalli; consultarono il medico il quale osservò
-che la madre faceva poco latte, e trovò indispensabile di aggiungere il
-poppatoio alla alimentazione insufficiente. Ed ecco l'avvocato,
-giornalista, cuoco, diventato anche balia, incaricato di alimentare la
-bimba col poppatoio; e passava gran parte della notte in veste da
-camera, con un fazzoletto allacciato in testa, a cantare la ninna nanna
-colla bambina sulle braccia.
-
-Dopo lo spasimo e la fame vennero i vermi e la dentizione, e il buon
-babbo somministrava lo sciropetto di cicoria, fregava le gingive della
-bimba col dentaruolo di avorio; ma quelle tribolazioni di bambinaia e di
-balia aggiunte alle fatiche del foro, alle elucubrazioni del
-giornalismo, ed alle manipolazioni della cucina furono superiori alle
-sue forze, non tardarono a riuscirgli insopportabili, e volendo egli
-lottare con vani tentativi di resistenza, finirono per opprimerlo
-completamente e gettarlo in letto con una grave malattia.
-
-Meno male che Metilde cominciava a riaversi, si alzava dal letto, e
-poteva occuparsi della bimba. Il medico ordinò che la Betta andasse a
-dormire nella stanza della signora, e si cercasse qualche altra persona
-per l'assistenza del malato, passato in altra camera.
-
-La signora Emilia si dichiarava troppo sensibile, e poco pratica per
-assistere gl'infermi; fece venire una donna provvisoria, e consigliò
-Metilde di scrivere al signor Gervasio, pregandolo che mandasse la
-nonna.
-
-Ma per disgrazia di tutti, in quello stesso giorno era successo un
-brutto accidente anche alla villa Bonifazio. La povera nonna era stata
-colpita da un insulto apoplettico, e se le fossero mancati i pronti
-soccorsi del medico, avrebbe dovuto soccombere. Portata in letto priva
-dei sensi era alquanto rinvenuta dopo il salasso, ma la paralisi le
-toglieva i movimenti e la favella. Borbottava delle parole confuse, e
-non poteva muoversi senza aiuto. Maria chiamata in fretta accorse subito
-al letto della povera paralitica, e non la abbandonava un momento. Papà
-Gervasio per l'improvvisa afflizione sentiva aggravate le sue sofferenze
-agli intestini, non si allontanava che per brevi istanti dalla camera
-della madre, non era in caso di accorrere a Venezia, e non poteva
-mandare nessuno in assistenza del figlio.
-
-Queste desolanti notizie afflissero grandemente le due famiglie di
-Venezia, che si trovavano in grave imbarazzo. La signora Emilia
-affaccendata correva dalla sua casa a quella della figlia, si consultava
-con tutti, ma non ascoltava nessuno, si lamentava sulla sua sorte,
-gemeva per lo stato di debolezza di Metilde, le raccomandava la quiete e
-il riposo, deplorava il colpo apoplettico che aveva colpito la signora
-Bonifazio fuori di tempo, confondeva le cose, sgridava la Betta, voleva
-insegnarle a fare il brodo per gli ammalati, lo lasciava cadere sul
-fuoco e infettava la casa col fumo dell'unto bruciato, e concludeva con
-un atto di accusa contro quel benedetto omo di suo genero, che non aveva
-preveduto nulla, che colle sue imprudenze s'era guadagnato quella
-malattia, che metteva in iscompiglio tutta la casa in un momento
-importuno. Metilde cercava invano di giustificare il marito, il povero
-diavolo si era troppo affaticato per assisterla, aveva preso freddo di
-notte, e lavorava soverchiamente pei bisogni della famiglia...
-
---Tu taci, che non sai nulla, le rispondeva sua madre; gli uomini sono
-testardi, e non sanno mai regolarsi, avrà mangiato troppo di quella sua
-cucina pesante.... avrà fatto qualche disordine. Tutti i mariti, o quasi
-tutti assistono le mogli puerpere; è il loro dovere; non ci mancherebbe
-altro che si rifiutassero... nessuno si ammala per questo!...
-
---Povero Silvio! esclamava Metilde, adesso è inutile di cercare i motivi
-del suo male; adesso è ammalato e non dobbiamo pensare ad altro che a
-guarirlo. Il medico dice che quella donna non basta; se potesse bastare
-almeno per la notte che io ci ho la bimba che non posso abbandonare,
-farei il possibile anch'io per assisterlo durante il giorno.
-
---Sei matta! non sai proprio quello che dici. Non si conosce ancora la
-sua malattia; pare che sarà tifo, una malattia contagiosa! Tu non devi
-nemmeno entrare nella sua stanza, non devi esporti al pericolo, non hai
-forze bastanti per resistere a tante fatiche, devi pensare prima di
-tutto alla tua salute, è il tuo dovere di madre!...
-
---E così, chi assisterà mio marito!
-
---Un infermiere!... di qua non si scappa; costerà di sicuro del denaro,
-ma il vecchio Gervasio pagherà; senza infermiere non è possibile di
-andare avanti. Ne ho già parlato al medico... mi sono intesa con lui,
-che ha promesso di trovarlo.
-
-
---Ah! povero Silvio, quando si vedrà assistito da un estraneo, come
-resterà crudelmente colpito; si crederà abbandonato da tutti, e questa
-amarezza potrebbe peggiorare il suo male.
-
---Non aver paura di questo, egli non conosce più chi gli sta intorno,
-non risponde alle domande che con un gemito insignificante, forse non
-capisce più nulla!...
-
-Metilde piangeva, sua madre la sgridava, facendole osservare che le
-lagrime in questi casi non servono a nulla, e rovinano gli occhi.
-
-Il medico venne con l'infermiere, esaminò nuovamente il malato, e non
-seppe dissimulare la sua inquietudine. Era giovane anche lui, amico di
-Silvio, molto studioso, ma esercitava da poco tempo la professione, e ne
-sentiva la grave responsabilità. Mostrò desiderio di consultarsi con un
-medico provetto, e propose il celebre dottor Pellegrini. Le signore
-acconsentirono subito, ed alla sera ebbe luogo il consulto.
-
-Il dottor Pellegrini, dopo d'aver ascoltato una relazione del medico
-curante, esaminò attentamente l'infermo e volle essere informato
-esattamente delle condizioni fisiche dei parenti, perchè era convinto
-che ogni individuo riceve coi germi della vita anche quelli della morte.
-
---Le buone e le cattive qualità del sangue, egli diceva, producono la
-salute o le malattie, predispongono le azioni del galantuomo e del
-birbone, le opere dell'uomo di genio e dell'imbecille. Cerchiamo dunque
-prima di tutto, di conoscere le origini, di studiare negli ascendenti le
-tendenze del nostro soggetto. È certo che l'ambiente, la professione, il
-genere di vita, gli alimenti, le cure igieniche o i disordini,
-esercitano la loro influenza, modificano le tendenze, le accelerano o le
-ritardano secondo i casi. Ma tanto l'albero che l'uomo non possono dare
-che ciò che hanno nel sugo vegetale e nel sangue. È certo che il
-castagno non farà mai pesche; nè un prossimo parente dell'ultimo doge di
-Venezia si metterà alla testa di mille uomini per liberare la Sicilia;
-nè un letterato avrà le stesse malattie d'un cuoco!...
-
-A queste parole Metilde arrossì, e subiva nella coscienza una lotta fra
-la vergogna e il rimorso. «Se parlo,--essa pensava,--faccio palese la
-mia inettitudine come padrona di casa; se taccio arrischio la vita di
-mio marito! Mio Dio! che devo fare?...» Le parve di trovare un
-espediente e chiese al medico:
-
---Mi dica un poco, dottore, se un uomo solo facesse il letterato ed il
-cuoco, quali sarebbero le sue malattie?
-
-
-Il medico sorrise alquanto, e le rispose, con grande meraviglia di
-Metilde.
-
---Ne ho conosciuti moltissimi anche di questi, un mio amico
-improvvisatore, faceva una famosa cucina!... In questo caso, vede mia
-cara signora, le opere letterarie diventano pasticci, e i pasticci
-diventano poemi.... cioè sono composti dei più svariati ingredienti....
-Ciò non vuol dire che riescano sempre deliziosi come l'Orlando Furioso;
-anzi talvolta sono indigesti come qualche altro poema... che le auguro
-di non leggere.
-
-Allora Metilde si fece coraggio, e confessò:
-
---Devo avvertirla per sua norma, dottore, che mio marito si diverte a
-far la cucina....
-
---Ah! bravissimo, disse il dottore, conosco anche qualche avvocato che
-sa arrostire a meraviglia i suoi polli, e li fa mangiare in tutte le
-salse....
-
---Forse il fuoco dei fornelli, avrà fatto male a mio marito?...
-
---Se fosse così, si consoli; questo fuoco non è micidiale come quello
-delle battaglie, non domanda eroismo per affrontarlo, e si guarisce
-facilmente da' suoi effetti. Non abbia timore, ripareremo a tutti i
-malanni. Il sangue dei Bonifazio è buono, la patria ha tutto l'interesse
-di conservarlo.
-
-
-E fatte le sue prescrizioni, prese commiato dalla signora, ed uscì
-seguito dal suo collega.
-
-Quando furono in istrada il dottore Pellegrini continuava a fare quelle
-domande, che non dovevano udirsi dalla famiglia.
-
---Quali sono le condizioni morali dell'ammalato? ha dei pensieri gravi?
-delle preoccupazioni attristanti?...
-
---Credo, gli rispondeva il collega, che abbia molti debiti....
-
---Lo purghi con perseveranza.... Ha forse dei patemi d'animo?
-
---Ha una suocera... vecchia elegante....
-
---Vi aggiunga del rabarbaro....
-
-La malattia procedeva regolarmente, senza nuovi accidenti; ma pochi
-giorni dopo cominciò ad ammalarsi anche la bambina, e il medico non
-sapeva che ordinarle. L'ammalato se ne accorse per la confusione della
-casa, sospettò che le mancassero i dovuti riguardi, e se ne lamentava
-coll'infermiere, dicendo:
-
---La Betta non avrà la pazienza di cambiarla spesso, ed io credo che mia
-moglie non se ne intenda; la mia malattia è una doppia disgrazia!...
-
-Raccomandava al medico di esaminare il contenuto del poppatoio, che non
-si fidasse della mala fede della domestica, e che insegnasse alla
-signora tutte le cure necessarie, perchè non è stata mai avvezza ad
-assistere malati. Così gli crescevano le inquietudini, anche per le
-notizie poco soddisfacenti che venivano dalla villa, e quando avrebbe
-dovuto star meglio la malattia si aggravava.
-
-
-
-
-
-
- XVII.
-
-
-
-Alla villa Bonifazio succedevano dei fatti importanti. La nonna non
-aveva riacquistato nè il movimento, nè la favella, pareva che intendesse
-ciò che le dicevano, dai movimenti della testa e degli occhi, ma non
-poteva che borbottare poche parole incomplete e confuse. Papà Gervasio
-era sempre sofferente, e malgrado l'assiduità di Maria si mostrava
-desolato ogni qual volta essa era costretta di ritornare al domicilio
-coniugale. Senza una donna di cuore in casa, con quell'egoista di
-Pasquale, che veniva tollerato per la somma difficoltà di sostituirlo, e
-di ammettere un nuovo domestico in momenti disgraziati, senza la
-direzione della padrona di casa resa impotente dal malore, col figlio
-ammalato a Venezia, che non poteva giovarlo in nessuna maniera, il
-povero Gervasio si sentiva disperato, e prevedeva che il disordine
-crescente e l'abbandono di tutti, avrebbero portato agli estremi le sue
-disgrazie.
-
-
-Il vecchio maestro Zecchini che si studiava di confortarlo ebbe una
-buona idea.
-
---Perchè non v'intendete coi Pigna, gli disse, per prendere in casa i
-nipoti, e non fate padrona di casa la Maria!...
-
---Per riguardo verso mio figlio e la nuora, rispose Gervasio, che
-potrebbero offendersi della preferenza....
-
---Non è una preferenza, è una necessità inevitabile. Vostro figlio e
-vostra nuora non verranno mai più a stabilirsi in campagna; che cosa
-farete voi solo e malescio con vostra madre resa impotente
-dall'infermità? Non abbiate riguardi ed anzi per l'interesse stesso di
-vostro figlio e della sua famiglia, chiamate Maria a dirigere la vostra
-casa, e avrete, oltre la sua valente assistenza, anche l'aiuto e la
-sorveglianza di suo marito.
-
-Non fu difficile convincerlo, perchè questo era il suo stesso desiderio.
-Ogni cosa fu prontamente combinata; i vecchi Pigna aderirono subito
-perchè ci vedevano il loro interesse; la famiglia di Venezia non ebbe
-motivo di sorprendersi d'un avvenimento suggerito dalla necessità a
-vantaggio di tutti. I giovani sposi trasportarono prontamente i loro
-arredi in casa dello zio e della nonna e vi presero stabile domicilio.
-
-
-Andrea aveva prese le abitudini dei Bonifazio, e vi si era affezionato;
-Maria che sentiva tanto bisogno di non abbandonare la nonna, era
-lietissima di rientrare in casa della sua famiglia ove era nata, ove
-aveva tante memorie e tanti amici, ove i bisogni del cuore, e tutte le
-necessità della vita la rendevano indispensabile.
-
-Essa riprese con bontà ed energia il suo antico dominio, e papà Gervasio
-ne fu così lieto che gli parve anche di star meglio di salute, e si
-propose di seguire i consigli del medico, ai quali non faceva più
-attenzione per le afflizioni che gli amareggiavano l'esistenza.
-
-Le sue sofferenze esigevano un esercizio moderato; l'immobilità gli
-riusciva dannosa quanto l'esercizio violento. Non poteva camminare senza
-incomodo, non poteva subire le scosse della vettura senza inconvenienti.
-Si fidava benissimo di Falcone, cavallo onorato e tranquillo; ma era
-ancora troppo brioso per lui, perchè restando lungamente in scuderia,
-quando lo attaccavano al legno salutava l'aria aperta dei campi con
-ripetuti nitriti, e faceva dei salti d'allegria.
-
-Il medico lo aveva consigliato di acquistare un somarello e un
-carrettino relativo, e di farsi trascinare senza scosse per le vie
-battute. Aveva seguito il consiglio, e l'asinello seppe meritarsi
-facilmente le simpatie di Maria, che gli aveva messo nome Martino.
-
-Collocato in scuderia nella posta vicina al Falcone, i due animali si
-facevano buona compagnia, si strinsero prontamente in amicizia, e
-vennero ammessi alle stesse profende d'avena, alle stesse largizioni di
-pane e di zucchero, ed alle carezze della mano affettuosa di Maria.
-
-Quando uno dei due era tirato fuori dalla stalla, l'altro mandava dei
-lamenti dolorosi, e continuava a dolersi durante l'assenza del compagno,
-e al ritorno si udivano i reciproci saluti, gli allegri nitriti del
-cavallo e i ragli ripetuti dell'asino.
-
-Martino aveva imparato da Falcone a poggiare il muso sulle spalle della
-signora, a frugarle le tasche colla bocca, a dimostrare in diversi modi
-il piacere di vederla, e la riconoscenza dei doni ricevuti.
-
-Maria ne faceva l'elogio al maestro Zecchini, lo conduceva in scuderia a
-fare conoscenza col nuovo amico.
-
-Papà Gervasio li seguiva insieme con Andrea, si lodava moltissimo
-dell'onestà e della intelligenza dell'animale, che gli si rendeva così
-utile, Pasquale voleva convincerli che il somaro era migliore del
-cavallo; guai se egli tardava un momento a somministrare l'avena a
-Falcone, appena trascorsa l'ora il cavallo si dimenava impaziente, e
-batteva le zampe in segno di collera. Martino aspettava rassegnato, non
-si lamentava mai, si contentava d'ogni cibo, ed anche in piccola
-porzione.
-
-Uscendo dalla scuderia Andrea confermò i detti di Pasquale e ne fece i
-commenti; egli asserì che il cocchiere rubava la avena, e preferiva il
-somaro, perchè la povera bestia non si lamentava d'esserne intieramente
-privata, quando a Falcone era obbligato di darne almeno una parte per
-farlo tacere. Pasquale va in furia, disse Andrea, per questa esigenza
-del cavallo, bestemmia, e lo bastona. L'ho veduto io coi miei occhi.
-
-Alcuni giorni dopo questa visita alla scuderia papà Gervasio si trovò in
-salotto col maestro Zecchini che stava seduto sulla poltrona in aspetto
-malinconico, silenzioso, cogli occhi bassi, rispondendo appena alle
-interrogazioni con parole tronche e recise. Si mostrò sorpreso di quei
-laconismi, e gli domandò se qualche afflizione lo rendeva così triste e
-pensieroso.
-
---Sicuro, ho una grande afflizione, gli rispose il maestro, e si può
-averne per motivi meno gravi del mio. Che cosa pensereste voi se
-un'opinione sostenuta in tutto il corso della vita, e costantemente
-confermata dalla esperienza, cominciasse a mostrarvisi erronea nell'età
-più avanzata?
-
-
---Avete dunque da deplorare un simile disinganno?
-
---Pur troppo!... pur troppo!... Voi sapete benissimo che ho ripetuto
-sempre la stessa cosa, per un lungo corso di anni, ho sempre detto che
-l'uomo è un asino!
-
---Ebbene?...
-
---Ebbene, ho gran paura d'aver calunniato l'asino!...
-
---Ma come vi vengono questi scrupoli?
-
---Dall'attenta osservazione. Ho fatto un esatto studio comparativo fra
-il vostro domestico e il vostro somaro, e mi risulta che Martino è
-superiore a Pasquale in tutti i punti. L'asino è buono e Pasquale è
-crudele: l'asino è sobrio e Pasquale è un ghiottone; l'asino è paziente
-e Pasquale è violento; l'asino è onesto e Pasquale è un briccone;
-l'asino è pacifico e Pasquale è un accattabrighe; l'asino è utile e
-Pasquale è dannoso, l'asino è riconoscente e Pasquale è un ingrato....
-
---Queste sono tutte verità indiscutibili!
-
---Dunque la mia teoria è stata un errore! che ha ingannato una lunga
-esistenza....
-
---Consolatevi, forse la vostra teoria non è sbagliata quanto può
-sembrare a prima vista. Voi conoscete la legge delle compensazioni.
-Applicate questa legge al vostro caso; se vi sono degli uomini che si
-possono mettere senza scrupoli al di sotto degli asini, ve ne sono di
-quelli che bisogna metterli molto al di sopra, molto più in alto, ed è
-forse per questo che si chiamano uomini superiori! Ebbene le due
-eccezioni si compensano fra loro; e resta la grande maggioranza del
-genere umano, che dà perfettamente ragione alla vostra teoria.
-
-La loro conversazione fu interrotta da un rumore della stanza vicina.
-Poco dopo Pasquale spalancò la porta che metteva al piano superiore, e
-videro entrare Andrea e Maria che portavano in un seggiolone la nonna
-paralitica. Il medico aveva ordinato di farla alzare dal letto, di
-vestirla, di trasportarla al pian terreno, ove l'aria balsamica del
-giardino, le avrebbe fatto del bene. E infatti essa guardava attorno con
-sguardo curioso, e meno triste. Pareva che la povera donna sorgesse dal
-sepolcro, tanto era pallida e magra, e che ritornando fra suoi diletti,
-rivedesse con piacere i cari volti del figlio, dei nipoti, dell'amico, e
-quelle pareti che le raccontavano una lunga storia di ansie e di dolori,
-di affanni, di lagrime, temperate appena da qualche raggio fuggitivo di
-gioia, da qualche bel giorno sereno fra le burrasche della vita.
-
-Tutti le furono intorno con congratulazioni ed auguri. Essa ascoltava e
-mostrava di comprendere, ma non poteva rispondere che con un sorriso ed
-una lagrima, muoveva anche le labbra, ma la parola usciva confusa e
-incomprensibile. La mano paralitica era sostenuta da un fazzoletto
-assicurato alla spalla, l'altra che poteva muoversi la teneva appoggiata
-affettuosamente sulla testa di Maria, come una santa benedizione che
-invocasse il cielo per lei.
-
---Povera donna! esclamava Gervasio, asciugandosi una lagrima col dorso
-della mano, tanta operosità, tanta vita, ridotte in questo stato!...
-
---Se possiamo conservarla così, rispose Maria, tenerla con noi,
-consolarla ed assisterla, non abbiamo diritto di lamentarci. Quando
-penso che potevamo perderla per sempre, ringrazio Iddio di avercela
-conservata, anche in questo stato.
-
-Pasquale che era uscito, ritornò poco dopo con una lettera.
-
-Metilde teneva informata esattamente la famiglia, sulla salute dei suoi
-ammalati che andavano migliorando. La febbre e le sofferenze di Silvio
-erano assai più miti, egli domandava continuamente della sua famiglia
-lontana. Chiamava suo padre, la nonna, Maria, e li pregava di scrivere.
-La piccola Camilla ricominciava a zampettare, e rideva quando le
-facevano il bausette, ma talvolta la sua faccina si alterava tutto ad un
-tratto, e le uscivano dagli occhi dei lucciconi che mostravano le sue
-sofferenze. Saranno i vermi, il medico non sa che cosa ordinarle, ma ci
-dice di sperar bene. «Questa parola _sperare_, che dovrebbe consolarmi,
-mi fa paura, scriveva Metilde; ogni speranza ammette un dubbio, che nel
-mio caso è spaventoso. La povera bimba è molto esile, delicata, i suoi
-lamenti che non posso tradurre nè intendere mi mettono alla
-disperazione. Ah! se potessi indovinare che cosa domanda! le darei
-l'anima mia. Sento che se dovessi perderla non avrei più la forza di
-vivere. Se Maria potesse darmi un consiglio, aspetto ansiosamente le sue
-lettere.»
-
-Maria cercava di risponderle il meno male che fosse possibile, ma questa
-corrispondenza le riusciva un poco imbarazzante. Tuttavia, avvezza a
-molti sacrifizi non osava rifiutarsi al più grande di tutti. Stava al
-tavolo delle ore intiere per mettere insieme una pagina tutta piena di
-strambotti; cancellava, tornava a provare, sostituiva uno sproposito ad
-un altro, poi ricopiava varie volte, e finiva sospirando, tutta rossa in
-viso, e colle dita sporche d'inchiostro.
-
-Quando Metilde leggeva queste lettere a suo marito cercava di
-dissimulare, per quanto le era possibile, la soddisfazione che provava
-della inferiorità della cugina, ma un certo sorriso sarcastico svelava i
-suoi pensieri e attristava Silvio.
-
-Papà Gervasio scriveva più raramente, per sollevare Maria, si limitava a
-far coraggio a' suoi figli, dava le notizie precise della famiglia, e
-basta.
-
-Quando c'erano buone nuove, Metilde scriveva con brio, e pareva che il
-suo buon umore, pieno di grazia, si spandesse per la casa, come una
-consolazione soave. Quando il marito o la bimba peggioravano, le sue
-espressioni prendevano un senso così doloroso che stringevano il cuore.
-Aveva delle frasi nuove, originali, tutte sue, che riuscivano balsami o
-frecce, secondo i casi.
-
-Quando leggevano quelle lettere, tutti stavano attenti ad ammirarle, e
-papà Gervasio esclamava:
-
---Scrive come una fata! si vede che ha ricevuto una educazione
-letteraria perfetta!...
-
---Peccato, osservava il maestro, ma proprio peccato che non sappia
-cuocere due uova al burro!...
-
-Un giorno Metilde ricevette una lettera di Maria con tali errori,
-sconcordanze, ed equivoci burleschi, che leggendola a suo marito, senza
-essersi apparecchiata, non le fu possibile di frenare uno scoppio di
-risa argentine che parvero colpire l'ammalato come tante laminette
-taglienti. Essa lo vide sconvolto, si pentì subito della sua imprudenza,
-gliene fece mille scuse colle lagrime agli occhi, ma fu peggio di tutto.
-Egli chiuse in sè stesso quella dolorosa impressione, ma sulla sera fu
-ripreso dai brividi della febbre con acute sofferenze d'intestini.
-
-Il medico alla cura, fortemente impressionato dalla impreveduta
-recrudescenza della malattia, volle udire nuovamente l'opinione del
-dottore Pellegrini, il quale comparve per la seconda volta al letto
-dell'infermo.
-
-Il medico alla cura chiese alla signora che cosa aveva mangiato suo
-marito.
-
---Un semplice brodo con un tuorlo d'uovo, essa rispose.
-
---Nemmeno se fosse stato un uovo di serpente! esclamò il medico, e volle
-sapere che cosa avesse bevuto.
-
---La solita acqua di limone allungata.
-
---Ha preso aria? Hanno aperte le finestre!
-
---Mai! mai, mai....
-
-Intanto il dottor Pellegrini taceva. Seduto in fianco al letto colla
-mano al polso dell'ammalato, cogli occhi intenti nel volto di lui, lo
-andava guardando con profonda attenzione, come volesse scrutarne i
-pensieri. Quando il medico alla cura ebbe finito il suo esame, il medico
-consulente cominciò colla interrogazione seguente:
-
---Chi è venuto oggi a trovarlo?...
-
---Nessuno affatto... rispose Metilde.
-
---La signora, o la domestica gli avranno data qualche notizia?...
-
---Gli ho letto una lettera della famiglia
-
---Ah!... fece il dottor Pellegrini, poi rivolto al collega gli disse:
-Ecco il motore!... ecco l'agente! e rivolto alla signora gli domandò:
-
---Erano forse notizie attristanti?...
-
---Tutt'altro.... erano buone notizie.... tutti stanno un po' meglio.
-
---Allora ha sorriso per la gioia, o ha pianto di consolazione?
-
---Non ha nè riso nè pianto.
-
---Chi scriveva quella lettera?
-
---Nostra cugina....
-
---Una cugina.... nubile?... maritata?...
-
---Maritata, maritata, rispose Metilde con un po' di dispetto, tanto la
-seccavano quelle interrogazioni indiscrete.
-
---Vedo che la signora mi trova troppo curioso, osservò il dottore; ella
-crede certamente inutili le mie domande. Ebbene, io voglio giustificarmi
-perchè parlo con persona che intende. Ella deve dunque sapere, cara
-signora, che ogni uomo obbedisce come uno schiavo ad un complesso di
-leggi che non conosce. Molte ispirazioni elevate, molti sentimenti
-generosi non sono che effetti d'un alimento o d'una bevanda, e così pure
-molti dolori intestinali sono prodotti da un'impressione morale. Se
-nessun cibo e nessuna bevanda hanno fatto male a suo marito, bisogna
-cercarne la causa nel cervello o nel cuore, perchè questi organi sono
-strettamente legati agli intestini, come il telegrafo di Venezia è
-legato a quello di Roma. Tutte le parti del nostro corpo corrispondono
-fra loro, e comunicano cogli agenti esterni non solo colla bocca, ma
-ancora cogli occhi e colle orecchie, quello che si vede e che si sente
-può produrre gli stessi effetti di quello che si mangia; una lettura può
-agire come un veleno; un paesaggio come un calmante. La collera, il
-disinganno, l'invidia alterano il fegato, i debiti fanno dolere la
-testa, la paura agisce sulla vescica e sugli intestini.... Ella vede
-dunque chiaramente che è stata quella lettera, che avendo trovato suo
-marito in uno stato di profonda debolezza, ha prodotto gli effetti
-dolorosi che ora dobbiamo risanare.
-
-A queste parole, Silvio si scosse dal letargo nel quale lo aveva gettato
-la febbre, e disse:
-
---È verissimo quello che dice il dottore, l'inasprimento delle mie
-sofferenze è una conseguenza di quella lettera; essa mi ha fortemente
-contrariato ed afflitto.
-
---Ecco trovata la causa, conchiuse il dottor Pellegrini, adesso tocca a
-noi a modificarne gli effetti, e a riparare i danni prodotti.
-
-Metilde in piedi davanti il letto guardava il marito con occhio torvo,
-mentre il dottor Pellegrini scriveva una ricetta, parlando sotto voce
-col collega, che mostrava di approvarlo col movimento del capo.
-
-Il giorno seguente toccò alla piccola Camilla d'essere molto sofferente.
-Il medico la trovò aggravatissima. La madre afflitta ed inquieta era
-poco fiduciosa nel dottore, ma non voleva nemmeno consultare quel famoso
-Pellegrini che cominciava a diventarle antipatico. Pregò sua madre di
-mandarle il loro vecchio medico di casa, che non faceva tante domande
-suggestive, che ordinava ai bimbi dei biscottini, ed agli adulti quei
-beveroni di fieno filtrato, i quali contenendo tutte le erbe medicinali
-conosciute, dovevano giovare a tutte le malattie. Ma il povero vecchio
-era morto da qualche tempo, senza lasciare degli allievi. La piccola
-ammalata peggiorava, il giovane medico consigliò la signora di chiamare
-ancora il Pellegrini, e nell'interesse della bambina dovette rassegnarsi
-al nuovo consulto.
-
-
-Quando udì il campanello che annunziava la visita all'ora fissata, la
-signora agitata da diverse sensazioni andò ad incontrare i medici in
-anticamera; li ricevette con un certo sussiego, e quando furono davanti
-la cuna, s'indirizzò al dottore Pellegrini, e gli disse con aria di mal
-dissimulata ironia:
-
---La povera bimba non ha ricevuto nessuna lettera da un cugino, dove
-andremo adesso a trovare il movente dei suoi dolori?...
-
---Nel sangue dei genitori: le rispose pacatamente il medico, in un
-qualche vizio, in qualche disgrazia degli antenati, in una debolezza o
-in un peccato della nonna o della bisnonna. Nella vita sociale i debiti
-restano alcune volte insoluti. Il benefizio d'inventario è un'invenzione
-umana, come ne ebbero sempre i legislatori; ma la natura non transige, e
-se i parenti contraggono dei debiti, tocca ai discendenti a pagarli.
-
---I nostri parenti morirono tutti vecchi, rispose Metilde; il nonno di
-mio marito, il capitano Bonifazio ha fatta la campagna di Russia ed è
-morto da pochi anni; sua moglie invecchiò come lui; i miei nonni
-morirono vecchioni; i miei genitori, grazie al cielo, stanno benissimo;
-mia suocera è morta da parto; mio suocero fu fra i difensori di Venezia:
-è una famiglia ricca di sangue generoso....
-
-
---Cerchiamo dunque nel sangue degenerato della generazione presente,
-soggiunse il dottore; i vecchi resistettero ai disagi della guerra,
-affrontarono impavidi tutti i pericoli; i discendenti minacciano di
-morire per la lettera d'una cugina! la ricchezza è diventata la povertà,
-la pletora degli eroi si è ridotta all'anemia d'un fisico fiacco.
-
-Non c'era caso d'aver ragione con quell'implacabile scrutatore delle
-umane miserie. Metilde si fece buona, alzò le mani congiunte in atto di
-preghiera verso il medico, e cogli occhi velati di pianto, gli disse:
-
---Per carità, dottore, mi salvi questa creaturina innocente di tutti i
-torti degli avi; dalla sua vita dipende la mia esistenza!...
-
-Il dottore Pellegrini le rispose in tuono raddolcito:
-
---Mia cara signora, gli alberi si puntellano contro gli uragani; ma
-basta un soffio d'aria leggiera per abbattere un fiore. La scienza che
-ha costruite le macchine a vapore non è capace di creare un insetto. La
-natura è il solo medico dei deboli; la loro tenuità sfugge alla nostra
-ruvidezza. Cerchiamo di secondare la natura nella sua opera benefica;
-non possiamo sperare che nella sua potenza. Stia bene attenta ai più
-lievi movimenti della bimba, cerchi d'indovinare i suoi desideri, la
-aiuti a conseguirli; invece di consultare i medici, consulti il suo
-cuore, il cuore di una madre è il miglior medico dei bambini; se una
-madre, che abbia intelletto d'amore, non salva il suo bimbo ammalato,
-nessun altro lo può. Eccole il mio consiglio.
-
-Questa volta parve a Metilde che il medico avesse ragione; se ne mostrò
-riconoscente, lo ricondusse fino alla porta dell'appartamento,
-stringendogli la mano in modo affettuoso. Avevano fatto la pace.
-
-La malattia rimase stazionaria per due giorni, poi andò peggiorando.
-
-Metilde non abbandonava la bambina nemmeno un istante, la vegliava
-assiduamente tutta la notte, le dava quei soccorsi che le venivano
-indicati dal cuore in osservazione continua; ma la natura del male si
-mostrava ribelle ad ogni cura.
-
-Silvio inquieto, fremente nel suo letto di dolore, andava fantasticando
-con mille sogni d'infermo. Conoscendo sua moglie inetta a tutte le
-faccende domestiche, confondeva la padrona di casa colla madre, e
-pensava che una donna incapace di preparare una bevanda, non poteva
-essere capace nemmeno di assistere con intelligenza la sua bambina
-ammalata, e la rendeva ingiustamente responsabile dell'esito della
-malattia. È certo che vedendosi assistito da un infermiere l'animo
-irritato e malcontento lo spingeva a cattivi giudizii.
-
-Ma la natura fu spietata e inesorabile, ogni più delicata cura materna
-fu vana; e dopo parecchi giorni di atroci sofferenze, la povera Camilla
-morì. E nessuno avrebbe mai potuto cavar dalla mente di Silvio che fosse
-morta per mancanza di cure.
-
-Per riguardo al dolore della madre che fu grandissimo, il marito
-desolato nascose il triste pensiero, ma gliene rimase sempre un punto
-nero nel fondo dell'anima.
-
-Ne diedero subito l'annunzio funebre alla famiglia, e ricevettero le più
-affettuose condoglianze, e un cassetto contenente i più bei fiori del
-giardino, raccolti e spediti da Maria per ornare di belle ghirlande la
-candida bara della morticina.
-
-L'uscita della bara dall'appartamento fu uno schianto atroce pel cuore
-di Metilde, che cadde priva di sensi nelle braccia di suo padre, accorso
-colla signora Emilia per assisterla, e calmare il suo dolore. Si temette
-assai anche pel povero Silvio che quantunque in via di guarigione si
-trovava tanto abbattuto di forze da non poter sopportare una sensazione
-violenta. Ma il medico prevedendo la gravità del pericolo gli aveva
-somministrato degli oppiati soporiferi che attutivano il suo dolore.
-
-Nel giorno dei funerali i signori Ruggeri rimasero colla figlia,
-lasciando libero sfogo alle sue lagrime; ma il giorno seguente la
-signora Emilia la ammonì in aria solenne di fare uno sforzo di
-rassegnazione, per occuparsi di quelle cure affliggenti che sono
-l'immediata conseguenza della morte dei nostri cari, e le diceva con
-aria compunta:
-
---Il mondo, mia cara, ha le sue terribili esigenze, dopo le lagrime c'è
-un'altra cosa, assai dolorosa, ma indispensabile; bisogna occuparsi del
-lutto, bisogna vestire le gramaglie.--La sarta e la modista attendevano
-in anticamera, la signora Emilia accennò alla Betta d'introdurle.
-
-Allora distesero sul tavolo i figurini della moda in lutto, i fiori, e
-le perline nere di vetro, e le stoffe.
-
-Metilde guardava sbadatamente, cogli occhi gonfi iniettati di sangue;
-prendeva in mano un figurino, con aria distratta, languente; si
-asciugava le guancie bagnate di lagrime, rispondeva sì e no coi semplici
-cenni della testa. La signora Emilia osservava le figure, le stoffe,
-consultava la sarta, discuteva, si animava parlando, e diceva a sua
-figlia:
-
-
---Ti consiglio la sottana di casimiro, a pieghe nella parte superiore, e
-a sboffi dal ginocchio in giù. Deve terminare con uno sboffo, una gala a
-cannoni e un pieghettato. Poi prendendo un altro figurino, le indicava:
-questa sarebbe la tunica....
-
---Mi piacerebbe più il giacchettino attillato, soggiungeva Metilde, con
-voce fioca e sommessa, ma la madre con voce insinuante, riprendeva:
-
---Creatura mia, quei giacchettini non si portano più dalle signore
-ammodo, sono troppo comuni, ne hanno perfino le cameriere; invece guarda
-bene questa tunica, si compone di due panierini sui lati; per di dietro
-si guerniscono di crespo e formano il puff....
-
-Il disegno del puff sul didietro la persuase. Allora fissarono la forma
-del cappellino, scelsero i fiori neri, e il lungo velo crespo d'un
-effetto funebre meraviglioso. La sarta, la modista e la signora Emilia
-ciarlavano, criticavano certe mode; un mezzo sorriso velato sfiorò anche
-le labbra della madre, accennando con aria di profondo disprezzo alcuni
-aggiustamenti del giornale di mode, che le spiacevano.
-
-Poi passarono alla scelta delle golette, dei polsini, dei fazzoletti di
-battista, a larghe righe nere....
-
---Mi occorrono anche dei guanti, disse Metilde, con un profondo sospiro,
-un ombrellino, e un ventaglio...
-
---Tutte queste cose le compreremo insieme alla prima uscita, le rispose
-la madre. Ho veduto da Fana dei ventagli da lutto, deliziosi!... te li
-farò vedere.
-
-Dopo la partenza della sarta e della modista entrarono nella stanza di
-Silvio; si avvicinarono al letto; la signora Emilia gli parlò dei
-preparativi del lutto, e gli domandò se desiderava che mandassero il suo
-cappello dal cappellaio, perchè vi mettesse il velo crespo.
-
-Silvio guardò la suocera cogli occhi stupiditi, poi tutto d'un tratto le
-voltò le spalle e proruppe in uno scoppio di pianto. Metilde gli si
-avvicinò, gli appoggiò una mano sulla fronte, e piansero insieme.
-
-La signora Emilia si ritirava scuotendo la testa, mettendo in moto i
-ricciolini della fronte, e dimenando i fianchi in aria disinvolta, si
-affacciava alla finestra, e guardava se il macellaio aveva aperta la
-bottega, per mandare la Betta a far la spesa. Tutte quelle scene le
-vuotavano lo stomaco, e sentiva il bisogno di rintonarsi le forze.
-
-Incominciata la convalescenza, gli amici di Silvio venivano a vederlo, e
-a fargli un po' di compagnia; la signora Metilde faceva la sua comparsa
-in gran lutto, e prendeva parte alla conversazione.
-
-Quei giovinotti, quando uscivano dalla casa, si comunicavano le loro
-impressioni.
-
-Chi diceva che Metilde era una donna molto elegante e gentile; chi
-lodava la sua intelligenza e coltura; e chi trovava che il lutto andava
-bene a tutte le donne, ma specialmente alle bionde. Silvio si accorgeva
-della rispettosa ammirazione degli amici, e ne andava superbo. Aveva già
-congedato l'infermiere da qualche giorno, e non si rammentava più quanto
-gli fossero mancati i soccorsi del cuore nei giorni delle sofferenze.
-
-Erano privi da qualche giorno di notizie della villa, quando giunse
-inaspettata una lettera del maestro Zecchini, il quale non scriveva che
-nelle grandi occasioni. Ruppero prontamente la busta per vedere che cosa
-c'era di nuovo, e cominciarono a leggere una lunga filastrocca che
-preparava l'annunzio d'una nuova disgrazia.
-
-Tutte quelle frasi lambiccate potevano riassumersi in poche parole; ma
-egli divagava lungamente per persuadere che a questo mondo bisogna
-morire, specialmente dopo qualche insulto apoplettico. La morte della
-nonna era tutt'altro che inaspettata, anzi tutti erano sorpresi che la
-povera paralitica potesse tirare più in lungo. Ma la vita le fu
-prolungata per le cure affettuose di Maria. Alfine dovette soccombere ad
-un ultimo attacco decisivo. Maria poteva dire di aver perduto sua madre,
-e infatti nessuno tentava di consolarla.
-
-La povera vecchietta paralitica era più che rimbambita, ma la nipote la
-sorvegliava con tenerezza, e sperava che le sue cure affettuose
-l'avrebbero conservata ancora per lungo tempo. Il sorriso benevolo della
-nonna la ricompensava largamente di tante fatiche, e la sua morte
-lasciava un vuoto spaventoso nella casa Bonifazio, e nel cuore figliale
-della nipote.
-
-La perdita della madre adorata, la desolazione straziante di Maria, le
-lagrime e il lutto di tutti diedero l'ultimo crollo anche a papà
-Gervasio, già infiacchito dagli anni e dalle amarezze, e consunto dalle
-sofferenze intestinali, che lo molestavano da lungo tempo.
-
-Si mise a letto, fece chiamare il maestro Zecchini, come il più vecchio
-amico di casa, e colla sincera effusione d'un animo affranto, gli
-confidò i suoi presentimenti e le sue disposizioni.
-
---Mi sono tenuto in piedi colla forza della volontà, egli disse; fino
-che viveva mia madre le dissimulava le mie sofferenze, perchè leggevo
-l'inquietudine nel suo sguardo incerto e vagante, e non volevo aggravare
-il suo stato mostrandole di star male. Ma sento che la mia fine si
-avvicina, ho dei doveri da compiere, vi prego di farmi venire un notaio.
-
---Appunto perchè soffrite da molti anni io spero che il male non sia
-grave, e che la vostra vita sarà prolungata per il bene di tutti, gli
-rispose il maestro; ma siccome il far testamento non fa morire nessuno,
-così io vado a cercare il notaio, e vi approvo; ma lo condurrò senza che
-la povera Maria se ne avveda; essa non ha bisogno d'altri dolori.
-
-E così fu fatto. Papà Gervasio dettò il suo testamento, e dopo la
-partenza del notaio, pregò l'amico Zecchini di scrivere un'altra lettera
-a suo figlio, annunziandogli che le sue sofferenze si erano aggravate,
-che desiderava vederlo ancora una volta prima di morire per dargli
-l'ultimo bacio e la sua benedizione.
-
-Il maestro sapeva che Silvio cominciava appena la convalescenza della
-grave malattia sofferta, e vedeva d'altronde che le apprensioni di
-Gervasio erano esagerate; scrisse dunque in modo da non spaventare
-nessuno, annunziando il desiderio del padre, facendo vedere che non
-c'era urgenza, e che sarebbe stato bene di prendere delle misure per
-restare in campagna qualche mese colla moglie, per tener compagnia al
-padre infermo, e in pari tempo per rimettere perfettamente in salute
-anche Silvio, coll'aria pura ed elastica della villa, durante la bella
-stagione.
-
-Questa lettera giunse a Venezia qualche giorno dopo di quella che
-annunziava la morte della povera nonna, e aggravò il dolore sofferto,
-lasciando sospettare, malgrado le attenuazioni del maestro, la minaccia
-d'una perdita ancora più dolorosa.
-
---Le disgrazie sono come le ciliegie, diceva Silvio; non vengono mai
-sole, e quando cominciano non finiscono più!
-
-Il medico venne informato minutamente di tutte queste circostanze, e in
-considerazione della gravità del fatto permise a Silvio di lasciarlo
-partire fra pochi giorni, quantunque non fosse ancora intieramente
-ristabilito, e che le forze continuassero a fargli difetto. Tuttavia la
-brevità del viaggio, fatto con ogni precauzione possibile non poteva
-recargli danno. Avrebbe continuato la sua cura ricostituente anche nella
-casa paterna, col vantaggio dell'aria della campagna, e della quiete
-tanto benefica ai convalescenti, che gli restituirebbero prontamente le
-forze indebolite, e il vigore perduto.
-
-Marito e moglie furono concordi per seguire il consiglio medico; ma la
-signora Emilia vi trovava delle grandi difficoltà, e non poteva
-persuadersi della necessità d'un soggiorno prolungato in campagna.
-
---Pazienza per qualche giorno, essa diceva a sua figlia, ma al tempo dei
-bagni! nella stagione più brillante per Venezia; e se passasse
-l'autunno, e se venisse il novembre e che tuo suocero fosse ancora
-ammalato? Se si trattasse d'una malattia acuta che si sbrigasse in
-qualche giorno, ma quel pover'uomo mi pare un cronico, e vi sono dei
-cronici che vivono più dei sani!...
-
---Intanto per adesso ci vuol pazienza, le rispondeva Metilde, in seguito
-si vedrà, la campagna farà bene anche a Silvio....
-
---Che cosa ti sogni? essa riprendeva, l'aria di Venezia non lascia nulla
-a desiderare; cosa pensi? di sacrificarti per una chimera, di
-seppellirti in un deserto, in mezzo a quei boschi, fra gente rozza, alla
-tua età, colla tua educazione?!...
-
---Bisogna andarci per la disgrazia della nonna, e per la malattia di mio
-suocero....
-
---Lascia che ci vada lui, tuo marito, tu già non sei in caso nè di
-assistere gl'infermi, nè di resuscitare i morti!....
-
---Oh mamma! Silvio è ancora ammalato, vuoi che lo lasci solo!
-
---Ma, creatura mia, egli non ha bisogno di nessuno per guarire, il tuo
-sacrifizio mi pare affatto inutile. Adesso poi che ti sei fatta quel bel
-vestito di lutto, vuoi andarlo a sfoggiare fra i contadini?... non
-valeva la pena di sceglierlo con tanto buon gusto. Che tuo marito vada
-pure a trovare suo padre, lo trovo giusto, e che ritorni quando vorrà.
-Se suo padre starà meglio, tu non sei in dovere di andargli a far
-visita; se per sua disgrazia dovesse morire, io non posso permettere che
-un nuovo dolore ti riapra una piaga recente, con gravissimo pericolo per
-la tua salute.
-
---Ma io gli ho promesso d'accompagnarlo, ed è tanto contento!...
-
---Gli farai osservare che io non approvo la tua promessa, che la tua
-salute esige dei riguardi, che in seguito, se starai meglio.... si
-vedrà.
-
---Ma io sto benissimo....
-
---Che importa!... gli dirai che ti senti male.... gli uomini credono
-tutto.... oh, non ti fa spavento quella vita noiosa, al letto d'un
-malato bisbetico, senza una distrazione nè uno svago, in quella perpetua
-solitudine?!...
-
-Ma nessun argomento poteva persuaderla a rimanere, perchè oltre
-all'affetto del marito, e al sentimento del dovere, un altro motivo
-imperioso la spingeva alla partenza. Essa pensava a Maria che le pareva
-pericolosa, disprezzava Andrea, non ignorava il primo amore di Silvio, e
-non era disposta di abbandonarlo al pericolo, per non esporsi al rimorso
-di non averlo preveduto.
-
-Partì dunque insieme al marito, malgrado il malcontento e la
-disapprovazione della madre, che fino all'ultimo momento la scongiurava
-a non abbandonarla.
-
-E accompagnando alla stazione il genero e la figlia, mandava i suoi
-saluti e quelli di suo marito al caro signor Gervasio, e a tutta la
-famiglia, cogli auguri d'una perfetta guarigione, e le più calde
-raccomandazioni d'un pronto ritorno.
-
-
-
-
-
-
- XVIII.
-
-
-
-Durante il viaggio in ferrovia Silvio guardava fuori dal finestrino del
-carrozzone il fumo nero della vaporiera che scendeva sui campi e si
-disperdeva nell'aria, e aspirava con voluttà i sentori della campagna
-che gli facevano bene. Era la fine d'agosto, dei nuvoloni bianchi
-correvano nell'azzurro del cielo. I grappoli d'uva cominciavano a
-rosseggiare sui tralci, il sole d'estate aveva tinto le foglie di vari
-colori, il granoturco mostrava le pannocchie colle barbe mature, le
-quaglie cantavano nella saggina, i pettirossi e le cingallegre nelle
-siepi, le rane gracidavano nei fossi. Tutte quelle piante, e quelle
-voci, rammentavano a Silvio la sua prima gioventù, il tempo felice delle
-vacanze, quando correva pei campi in compagnia della cugina. Come erano
-cambiate le cose col corso degli anni!...
-
-Metilde pensierosa teneva gli occhi abbassati sul ventaglio chiuso nella
-destra, e batteva le stecche colle dita della sinistra, come sulla
-tastiera del pianoforte. La gente che entrava ed usciva dalle diverse
-stazioni, i giardinetti dei guardiani, le carrozze che attendevano i
-viaggiatori non giungevano a distrarla dai suoi pensieri; la madre
-l'aveva tanto impaurita sulla vita che la attendeva, che ne presentiva
-tutte le tristezze, e rimpiangeva la sua Venezia.
-
-Immersa nelle cupe meditazioni, passò senza avvedersene dalle stazioni
-di Mestre, Mogliano, Preganziol, ma quando il treno correva in fianco ai
-laghetti formati dalle curve del Sile, fra le canne palustri, e vide
-apparire la chiesa di San Nicolò di Treviso, come uno spettro severo e
-grandioso davanti le casupole che lo circondano, sentì una stretta al
-cuore che le annunziava l'arrivo. Alla stazione trovarono il legno che
-li aspettava. Fecero caricare il loro bagaglio, e domandarono subito a
-Pasquale le notizie del malato.
-
---Sempre lo stesso!--rispose il cocchiere, e queste parole suonarono
-all'orecchio della signora, come la condanna d'un lungo martirio.
-
-Silvio accarezzò il collo di Falcone, che mostrò di riconoscerlo, e
-partirono subito per la villa.
-
-Quando entrarono nel parco, Argo che stava sdraiato sulla porta di casa,
-balzò in piedi, ed annunziò il loro arrivo coi soliti abbaiamenti.
-
-Comparve subito Maria che si gettò piangendo nelle braccia di Metilde,
-la quale corrispose colle sue lagrime a quelle della cugina. Scambiarono
-dolenti condoglianze sulla povera nonna, sulla bimba tanto desiderata, e
-tutti insieme si recarono direttamente al letto di papà Gervasio.
-
-Parve che un raggio di sole entrasse nella camera alla vista del figlio.
-
-Si abbracciarono teneramente piangendo, a ciascheduno mancava la parola,
-le strette di mano supplivano alla voce, nell'espansione di quegli
-affetti domestici.
-
-Dopo tanto tempo che non si erano veduti, tutti avevano sofferto, tutti
-avevano bisogno di aprire il cuore riboccante di dolori e di lutto.
-Sedettero intorno al letto, il figlio accarezzava la mano del padre,
-Maria raccontava singhiozzando gli ultimi momenti della povera nonna,
-che si era spenta senza sofferenze apparenti, come tutte le anime buone,
-che dopo una vita laboriosa e faticata, si addormentano dolcemente nel
-sonno eterno.
-
-Metilde si asciugava le lagrime col fazzoletto listato di nero che
-esalava un odore soave, e colla coda dell'occhio esaminava i vestiti di
-Maria, che non le parevano ammodo. Si vedeva che aveva scelto il più
-oscuro dei suoi abiti, e portava annodato al collo un fazzoletto di seta
-nera.
-
-La seta nei primi mesi del lutto!...--pareva una cosa scandalosa agli
-occhi di Metilde, ligia alla prammatica che non ammette che la lana ed
-il crespo.
-
-Quando Metilde si trovò sola col marito, gli segnalò subito quella
-vergogna.
-
-Silvio con faccia da scimunito non capiva niente, non poteva penetrarsi
-della gravità di quello scandalo, e le rispose in aria sprezzante che la
-sua osservazione era una vera sciocchezza.
-
-Metilde lo guardò con sorpresa, non insistette; era perfettamente
-convinta che suo marito avrebbe sempre approvati tutti gli errori della
-cugina, diventando anche impertinente; quella indulgenza non aveva
-limiti, e lo rendeva cieco.
-
-Papà Gervasio, passato il primo momento di soddisfazione, che pareva
-avergli giovato, ricadde subito in profondo abbattimento. Il medico non
-dissimulava il lento, ma inesorabile progresso del male.
-
-L'inappetenza completa rendeva difficilissima la conservazione delle
-forze che andavano scemando. Maria si scervellava nella ricerca di tutti
-gli artifizi possibili per ammannirgli qualche cibo che non ripugnasse
-al suo stomaco delicato. Faceva dei brodi ristretti dorati, trasparenti,
-delle gelatine che mettevano appetito al solo vederle.
-
-Anche Silvio dopo la malattia era macilento, aveva il viso smunto,
-affilato, si sentiva molto debole.
-
---Mangia della carne, gli diceva Metilde, se vuoi riprender le forze.
-
-Maria non era di questa opinione.
-
---I convalescenti, essa osservava, digeriscono male, bisogna sostenerli
-con cibi sostanziosi, ma leggieri,--e gli apparecchiava dei tuorli
-d'uova sbattuti nel Marsala; gli dava di quelle gelatine e di quei brodi
-che apparecchiava per papà Gervasio.
-
-Quando Silvio cominciò a sentire appetito, Maria lo teneva a stecchetto,
-non lo lasciava mai mangiare il suo bisogno. Gli apparecchiava delle
-cervelline fritte, in agro-dolce, e delle salse piccanti che gli
-facilitavano la digestione. Lo teneva corto di pane, gli mescea
-dell'acqua nel vino, malgrado la sua opposizione, portava via il
-formaggio dalla tavola, ad onta dei suoi spergiuri.
-
-Metilde trovava quelle attenzioni esagerate e ridicole, li canzonava
-tutti due; diceva ch'egli simulava le smorfie del bambino per farsi
-medicare dalla dottoressa di cucina.
-
-
-Una febbriciattola insidiosa continuava a minare la vita del povero papà
-Gervasio, il suo ventre si gonfiava, aveva la pelle e le mani secche,
-era angustiato da una sete continua, e la nausea gli rendeva odioso
-anche il brodo migliore. Maria gli faceva gustare delle conserve di
-frutta, delle gelatine profumate di ribes e lampone, trasparenti come il
-cristallo; teneva sempre pronte delle spremute di limone e di arancio,
-apparecchiava del latte d'amandorle, e di semi di popone.
-
-Silvio mostrava desiderio di aver la sua parte, ma essa lo persuadeva
-che per lui non erano opportune, e gli faceva bere di preferenza qualche
-bicchierino di vino vecchio.
-
-Metilde osservava tutto in silenzio, lavorando all'uncinetto. Quel
-lavoro quasi meccanico permette alla donna di raccogliere i suoi
-pensieri, di discuterli tacitamente, senza distrazione, rimuginando nel
-cervello i più minuti particolari della vita.
-
-Quella casa era ben cambiata dal primo tempo del suo matrimonio, quando
-essa regnava con potere assoluto sull'animo di tutti i parenti che
-andavano a gara per compiacerla, e nel farle omaggio. I più vaghi fiori,
-e le migliori frutta del giardino erano per lei. Alla colazione ed al
-pranzo essa trovava ogni giorno davanti il suo piatto un vasetto snello
-di vetro opalino di Murano colle più belle rose sbocciate al mattino, di
-tutte le varietà, d'ogni gradazione di colore dalla porpora al carminio,
-dal giallo d'oro al candido perfetto. Ce n'erano d'orlate, di variegate,
-di punteggiate, di vellutate e di lucenti come il raso. Formavano
-l'orgoglio di papà Gervasio, ed erano la sua offerta giornaliera.
-
-In quel tempo felice Silvio la adorava, le usava le più delicate
-attenzioni, le procurava ogni distrazione possibile, il passeggio, le
-gite in carrozza o in ferrovia nei paesi vicini. La povera nonna temeva
-sempre che le mancasse qualche cosa, le offriva tutto quello che poteva
-farle piacere, si affaticava per servirle ogni giorno un pranzetto
-appetitoso. Gli amici di casa venivano a farle visita, tutti i domestici
-erano occupati per lei, eppure trovava la campagna noiosa. Immaginarsi
-adesso!...
-
-Adesso tutto era tristezza, l'ombra della morte era passata sulla casa.
-
-Il pianterreno era silenzioso e deserto, il primo piano attristato dalla
-malattia; alla gaie vesti di sposa era succeduto il bruno del lutto, ai
-piaceri svariati la vita monotona, alla primavera l'autunno, all'amore
-ridente il truce fantasma della gelosia.
-
-
-Il medico veniva due volte al giorno, e partiva colla testa bassa; il
-parroco si presentava alla porta per vedere se era venuto il momento
-anche per lui; un'aria di profonda malinconia dominava la casa, tutti
-portavano sul volto le traccie delle perdite recenti, e l'apprensione
-dell'avvenire. Perfino i canarini mutavano le penne, e non cantavano
-più. Il solo indifferente a tutto quel cambiamento di scena era Mumut,
-il vecchio gatto di casa, il quale continuava impassibile a presentarsi
-al balcone della cucina all'ora consueta, e nella beata aspettativa del
-pasto schiacciava un sonnellino, e faceva le fusa. Tutto il resto pareva
-colpito d'una immobilità spaventosa. La statua in gesso di Napoleone,
-colle braccia incrociate sul petto, era coperta dalla polvere degli anni
-e dell'abbandono, e guardava sempre ad un punto fisso.
-
-I ritratti dei generali imitavano il loro imperatore; le battaglie
-appese ai muri, coi loro morti e i feriti, e i reggimenti all'attacco,
-aspettavano invano la ritirata o la vittoria.
-
-Metilde passeggiava lentamente, osservando ogni cosa, e passava da una
-stanza all'altra, mandando dei lunghi sospiri.
-
-Sua madre le scriveva due volte per settimana i pettegolezzi di Venezia,
-che le davano la nostalgia, i cambiamenti di moda, gli arrivi e le
-partenze degli amici, e le annunziava gli spettacoli che si promettevano
-per il prossimo inverno, i teatri e i piaceri del carnevale, e sperava
-che finito l'autunno Metilde sarebbe alfine ritornata a goderne la sua
-parte.
-
-Ma la giovane donna subiva gli effetti dell'ambiente malinconico, tutte
-quelle promesse le parevano vane, cose dell'altro mondo; oramai tutto le
-sembrava finito, si vedeva sepolta viva chi sa per quanto tempo, forse
-non avrebbe mai più veduta la sua Venezia, e a questo pensiero una
-lagrima le sgorgava dal ciglio, e si affrettava a nasconderla per non
-essere obbligata a render conto a nessuno de' suoi pensieri, e della sua
-profonda tristezza.
-
-Quando una famiglia attraversa un'epoca nefasta; se vi sono in casa dei
-bricconi, sanno cavar partito dalle disgrazie a loro vantaggio.
-
-Andrea aveva saputo in paese che Pasquale comperava degli animali
-bovini, e li dava a mezzadria nelle stalle vicine. Con un modico salario
-questi risparmi non erano possibili. Maria si era già avveduta dei
-prezzi esagerati d'ogni cosa che il domestico era incaricato di
-comperare, ma non aveva il tempo di controllare le sue spese, e poi
-anche questo genere di furto non poteva bastare ai suoi dispendi.
-
-
-Ci dovevano essere degli altri abusi, ma non era facile scoprirli.
-
-Andrea lo sorvegliava attentamente, lo seguiva dovunque, teneva le
-chiavi di tutto. Pasquale che si sentiva sorvegliato, odiava l'intruso,
-si rifiutava di riconoscerlo per padrone, non si credeva obbligato di
-eseguire i suoi ordini, lo guardava con occhio sprezzante e sdegnoso, e
-cercava ogni occasione per denigrarlo.
-
-E per disgrazia queste occasioni non mancavano. Trovandosi in possesso
-delle chiavi della cantina, Andrea si credette in obbligo di osservare
-se i vini si guastavano nelle botti o nelle bottiglie. Cominciò con
-degli assaggi prudenti, ma un poco alla volta prese l'abitudine di fare
-delle bevute solenni. Egli aveva ereditato dal nonno Pigna la natura
-propensa al vino, e si sentiva le migliori disposizioni per imitarlo e
-superarlo, non gli mancava che l'occasione favorevole per sviluppare il
-suo talento.
-
-Questa occasione gliela aveva apparecchiata bellissima papà Gervasio, il
-quale, vedendo che i prodotti della vite andavano sempre più declinando
-pel funesto influsso di molteplici malanni, aveva pensato di mettere in
-serbo ogni anno una parte del suo vino migliore, per assicurarsi il
-latte della vecchiaia. Sulle pareti della cantina, dietro alle botti,
-correvano dei palchi pieni di bottiglie, allineate come i soldati sul
-campo, colle relative etichette che indicavano gli anni. Era una
-seduzione irresistibile, un attraente invito agli studi comparativi
-sulla diversità dei prodotti di varie epoche. Andrea sturava una
-bottiglia che indicava dalla sua trasparenza la purezza del vino. Era un
-nèttare delizioso!... gli anni avevano sviluppati gli aromi che salivano
-per le narici con esalazioni eccitanti. Quello dell'anno antecedente
-doveva essere ancora più profumato. Ne faceva la prova, e vedeva di aver
-ragione. Il più vecchio deve essere il migliore di tutti, e faceva un
-ultimo assaggio che era un nuovo trionfo!... Egli usciva dalla cantina
-colle gambe mal sicure, cogli occhi brillanti, e lo sguardo ardito.
-Pareva che la vista delle battaglie di Napoleone lo animasse alla lotta,
-e guai a chi gli compariva davanti in quei momenti fatali.
-
-Pasquale lo sfuggiva, dicendo che il vice-padrone aveva il vino cattivo,
-andava a rifugiarsi nel fienile; l'altro batteva a tutte le porte,
-entrava in scuderia, e finiva col cadere sullo strame, ove restava delle
-ore, immerso nel profondo letargo dell'ubbriachezza. Il cocchiere usciva
-prudentemente dal suo nascondiglio, andava a chiamare il figlio del
-padrone, e lo conduceva a vedere lo spettacolo del cugino sdraiato in
-terra come un maiale.
-
-Silvio ne diede subito avviso a Maria che passata la sbornia fece una
-ramanzina al marito, il quale si giustificò mettendo in campo il
-sospetto che un certo vino prendesse lo spunto, egli volle subito
-assicurarsene e ne aveva assaggiato trovandosi a digiuno.
-
-Un'altra volta il vino gli aveva fatto male, perchè prima di entrare in
-cantina aveva bevuto della birra. Ma continuando ad ubbriacarsi non
-seppe trovare altro pretesto che quello che il buon vino gli piaceva, e
-che non vedeva la ragione di privarsene. Divenne una brutta abitudine.
-Beveva anche all'osteria, e rientrava in casa barcollando, colla bocca
-storta dalla quale uscivano delle parolaccie villane, delle espressioni
-tronche minacciose. Metilde ne aveva paura, ed alla comparsa
-dell'ubbriaco fuggiva nella sua stanza, e si chiudeva dentro.
-
-Un giorno esso entrò improvvisamente in cucina tutto traballante, e si
-mise a strepitare senza riguardi davanti ai cugini. Maria lo minacciò di
-togliergli le chiavi della cantina; egli le rispose con uno schiaffo.
-Silvio saltò al collo d'Andrea e voleva strozzarlo. Metilde urlava
-spaventata, dicendo che quelle erano baruffe da mascalzoni, che Silvio
-non aveva bisogno di farsi paladino di nessuna dama, che egli non doveva
-ingerirsi negli affari degli altri.
-
-Silvio dichiarò che si stimava in dovere di difendere la cugina, questa
-singhiozzava convulsamente, e non voleva che Silvio battesse suo marito.
-Andrea barcollante voleva menare dei pugni, allora la zuffa si riaccese,
-e Silvio lo mise alla porta a furia di calci nel deretano.
-
-In questo momento giunse il maestro Zecchini, che veniva, come al
-solito, a far compagnia all'ammalato. Sorpreso dallo spettacolo
-inaspettato, si gettò fra i combattenti, e giunse a separarli.
-
-Quando tutti furono più calmi, egli disse:
-
---Non mi sorprendo che gli uomini si prendano a calci; li ho giudicati
-da un pezzo; questa è una manifestazione spontanea della loro natura
-asinesca.... ma mi meraviglio che simili scene abbiano luogo in questa
-casa.... e in questi momenti!...
-
-Volle sentire le giustificazioni di ciascheduno, prima di pronunziare la
-sua sentenza, e poi soggiunse:
-
---Mi toccava vivere tanto lungamente da persuadermi che i nipoti sono
-simili agli avi, l'eredità del sangue è imprescrittibile. Tu Andrea sei
-un ubbriacone come tuo nonno; tu Silvio sei battagliero come l'avolo
-capitano, che ha ornato queste pareti colle battaglie del primo
-Napoleone; ma tuo nonno si batteva contro la cavalleria dei cosacchi, e
-tu ti batti con quell'asino vestito e calzato, indegno di questa casa, e
-di questa donna. Maria, perdonate all'ubbriacone, come Gesù Cristo ha
-perdonato a chi lo metteva in croce, dicendo: «egli non sa quello che
-fa!»
-
-Per buona ventura papà Gervasio non aveva udito nulla di quel
-tafferuglio.
-
-Il maestro Zecchini li scongiurò di vivere in buona armonia, di non
-tralignare dall'esempio di quella famiglia che era stata sempre un
-modello di probità e di buoni costumi.
-
---Almeno, egli aggiunge, state tranquilli fino alla finale catastrofe
-che vi attende, e che pur troppo non è molto lontana.
-
-E infatti il male si aggravava, e la febbre sempre più forte consumava
-il malato. Maria era instancabile, gli somministrava esattamente i
-rimedi nelle ore prescritte, senza sgarare d'un minuto, gli risparmiava
-le più leggere emozioni, gli evitava il più piccolo rumore, girava
-intorno al letto in punta di piedi, sorvegliando attentamente i minimi
-cenni dell'infermo. Gli cambiava l'aria della stanza senza molestarlo
-con luce troppa abbagliante, gli asciugava il sudore della fronte, gli
-ravviava i capelli scomposti. Fino che conservò i sentimenti volle
-vedere ogni giorno gli alberi del parco; Maria gli metteva dei cuscini
-sotto la testa, ed apriva le finestre. Egli guardava cogli occhi
-languenti le foglie appassite dell'autunno, aspirava con avidità l'aria
-esterna che entrava a ondate odorose.
-
-Maria gli portava dei fiori, le rose rifiorite, gli ultimi crisantemi, o
-le prime viole del pensiero seminate in agosto; egli mostrava piacere, e
-domandava conto degli animali e delle piante più care, fra le quali
-aveva passate le ore migliori della vita. Maria pensava a tutto e a
-tutti, con calma serena, senza confusione fra le molteplici brighe, con
-quel sorriso degli occhi che indicava la bontà e la pazienza, anche sul
-volto illanguidito dalle fatiche, anche coi lineamenti resi malinconici
-dalle amarezze e dai disinganni della vita.
-
-Un giorno l'ammalato perdette la parola, ma parlava ancora cogli occhi,
-poi anche questi s'intorbidarono, si fecero vitrei, immobili e senza
-luce, le occhiaie divennero livide, i zigomi prominenti, la bocca pareva
-più grande, e cominciò il rantolo dell'agonia.
-
-Metilde ne ebbe paura, e fuggì dalla camera per non più rimettervi il
-piede, Maria rimase ferma fino all'ultimo istante, umettando le labbra
-inaridite del moribondo, con una penna bagnata nel vino di Marsala, e
-accompagnando le sue preghiere a quelle del prete.
-
-Silvio teneva nella sua mano quella del padre, e gli asciugava i sudori
-della morte. Quando spirò, gli chiuse gli occhi con una pezzuola
-ripiegata, e raccolse fra le braccia la cugina svenuta.
-
-La portarono nella sua camera, ma quando ricuperò i sensi era tanto
-sfinita che dovette mettersi a letto.
-
-La sua assenza di poche ore fu segnalata a tutti da qualche privazione.
-
-Il fuoco della cucina rimase spento fino a tarda notte. Nessuno si
-sarebbe occupato del pranzo, se l'appetito non avesse deciso Pasquale ad
-approntare qualche cosa. C'era un po' di brodo, ma era insufficiente per
-tutti. Pasquale si bagnò una buona zuppa, poi aggiunse dell'acqua al
-brodo che avanzava e fece la minestra pei padroni. Si prese la parte
-migliore di tutto ciò che rinvenne in dispensa, e servì il resto sulla
-tavola della famiglia. Quel giorno Andrea si astenne dall'abuso del
-vino, e Pasquale diede fondo alle bottiglie quasi piene che rimasero
-sulla tavola. Si dimenticò di dare l'avena a Falcone e a Martino; i
-polli ed i colombi rientrarono al pollaio e in colombaia senza l'ultima
-porzione di becchime, e i conigli rimasero senza cena.
-
-Argo coricato ai piedi del letto di Maria, la contemplava tristamente,
-di tratto in tratto alzava una zampa sul materasso richiamando la sua
-attenzione; essa gli faceva una carezza sulla testa, ed egli mandava un
-gemito. Andrea apportò in camera qualche cibo per sua moglie, che essa
-respinse con ripugnanza; il marito lo sporse al cane, che voltò la testa
-da un'altra parte, rifiutandosi di mangiare. Le fantesche di casa
-andavano e venivano dalle stanze, sbalordite, dimenticando i soliti
-uffizi.
-
-Il maestro Zecchini fu pregato di occuparsi dei funerali. Egli spedì
-subito il triste annunzio mortuario ai parenti ed agli amici, e fece
-tutti i preparativi necessari. Il giorno delle esequie il parco fu
-invaso dalla folla, che aspettando il momento del trasporto, girava pei
-viali, ammirando il sito pittoresco, e ciarlando sotto voce. I reduci
-delle patrie battaglie erano accorsi colla loro bandiera per onorare il
-collega del Quarant'otto, l'esule del governo straniero; molte persone,
-beneficate tacitamente dal defunto, erano accorse spontaneamente al
-mortorio, per sentimento di gratitudine. Il maestro Zecchini aveva fatto
-apparecchiare la fossa del defunto presso quella de' suoi genitori. Il
-padre e il figlio, due valorosi campioni della indipendenza nazionale,
-riposano tranquillamente nel modesto cimitero del villaggio coll'unico
-onore che avevano ambito in compenso dei loro servigi, la presenza della
-bandiera nazionale sul loro sepolcro.
-
-Il notaio si recò alla villa Bonifazio per la lettura del testamento.
-
-Silvio e Maria, figli di due fratelli indivisi, erano gli eredi
-legittimi di tutta la sostanza, che verrebbe divisa fra loro in due
-parti eguali, prelevate alcune spese, e qualche piccolo legato di
-amicizia e beneficenza, fra i quali era ricordato il maestro Zecchini,
-come l'amico più antico e più devoto alla famiglia, e Andrea Pigna: e
-seguivano le clausole seguenti:
-
-«Considerando che l'unico mio figlio Silvio, dedicato all'avvocatura non
-potrebbe dimorare alla villa:
-
-«Considerando che mia nipote Maria ha quasi sempre vissuto nella casa
-paterna (meno i pochi mesi dopo il suo matrimonio) rendendosi benemerita
-della famiglia per tutte le sue prestazioni:
-
-«Desiderando che la nostra dimora continui ad essere abitata dalla
-famiglia, e dai discendenti, e conservata, per quanto sarà possibile,
-nelle presenti condizioni, così dispongo che la casa e le adiacenze, coi
-mobili e gli animali, il parco, il giardino, l'orto ed il brolo che
-costituiscono la villa, sieno compresi nella parte spettante a Maria,
-alla quale raccomando di continuare nelle tradizioni domestiche.
-
-«Questa parte è libera da ipoteche.
-
-«Siccome poi tutte le ipoteche che gravitano le campagne vennero imposte
-dai mutui contratti per l'educazione e il mantenimento di mio figlio,
-così è giusto che tutta la parte passiva, rimanga a solo ed esclusivo
-suo carico, coll'obbligo di pagare regolarmente tutte le scadenze dei
-mutui, e di affrancarli alle epoche fissate nei relativi contratti, se
-non gli sarà possibile di ottenere dagli interessati la necessaria
-dilazione.»
-
-Il testamento si chiudeva colle solite formule notarili, la data, le
-firme del testatore e dei quattro testimoni, e quella del notaio col
-bollo del tabellionato, tutto in perfetta regola, secondo le
-prescrizioni del codice civile.
-
-Silvio e Maria riconobbero che quel testamento era l'ultimo atto di
-probità del loro padre e zio. Metilde e Andrea furono malcontenti, ma
-non osarono esprimere il loro rammarico davanti il notaio, e mostrarono
-di aderire col silenzio. Ma nei giorni successivi cominciarono i lamenti
-in famiglia.
-
-
-Andrea faceva osservare che l'eredità di sua moglie si riduceva ad una
-abitazione troppo grande, con poche rendite e molti passivi, per le
-spese di manutenzione delle fabbriche e degli animali. Metilde domandava
-l'inventario per vedere che cosa restava dopo pagati i debiti che
-gravavano la parte di suo marito.
-
-Il maestro Zecchini fu pregato di assumere l'incarico delle divisioni; e
-quantunque si aspettasse un risultato poco soddisfacente, pure non volle
-rifiutarsi per la fiducia che tutti gli dimostravano, invocando la sua
-lealtà e l'antica amicizia.
-
-Metilde annunziando alla sua famiglia la morte del suocero, e il
-testamento, pregava sua madre di pazientare ancora per qualche tempo,
-non essendo possibile di abbandonare la villa al momento delle
-divisioni, alle quali attendeva il marito con grande assiduità, perchè
-dal loro risultato dipendeva l'avvenire, nessuno essendo in caso di
-giudicare l'importanza dell'eredità prima di conoscere le rendite e le
-passività, e di aver esaminato i mutui, che restavano tutti a carico di
-suo marito, il quale aveva avuto la dabbenaggine di accettare l'eredità
-senza benefizio d'inventario. E su questo punto aveva avuto delle
-diatribe piccanti con Silvio, che non voleva lasciarla parlare di
-benefizio d'inventario, dicendosi rassegnato a qualunque pretesa
-capricciosa della moglie, meno che a far torto alla santa memoria di suo
-padre, e all'onore intemerato della famiglia.
-
-Maria non intendeva niente alla necessità delle divisioni, e diceva a
-suo cugino:
-
---Perchè ci dividiamo? Non possiamo restare uniti come fecero i nostri
-genitori? Non possiamo abitare la casa in comune come abbiamo fatto fino
-adesso? Io userò tutte le economie possibili in famiglia, tu
-amministrerai la sostanza, e in pochi anni potremo pagare i debiti, e
-ritornare come prima. Se vuoi ritornare a Venezia pei tuoi affari, e per
-far piacere a Metilde, che sta in campagna per forza, le vostre camere
-saranno riservate, potrete venire qualche giorno in primavera, un mese
-d'autunno, noi andremo a visitarvi a Venezia, e così ci vedremo sovente.
-Non ti fa piacere che ci vediamo?
-
---Cara Maria, rispondeva Silvio, se dipendesse da me solo non vorrei
-lasciarti un momento, io non sono felice che in questa casa ove ho
-passata la mia gioventù in tua compagnia. Ah! quelli furono gli anni
-felici! e come sono passati!... ti ricordi le nostre merendine nel
-nido?...
-
---Quando tu avevi paura delle bisce....
-
---Ero un vero imbecille!...
-
-
---Eri un galantino!... sei sempre stato così... ti sono sempre piaciuti
-i bei vestiti, i goletti e i polsini inamidati....
-
---Che frivolezze!... è ben vero!... sono stato troppo leggiero; la
-fatuità fu la mia rovina!.... Quanto sarebbe stato meglio se avessi
-ascoltato mio padre, e fossi tornato a casa dopo gli studi...
-
---Povero zio!... Quanto ha sofferto per la tua assenza, vedendo che non
-poteva persuaderti a tornare in famiglia.... ma egli ti nascondeva le
-sue pene per non affliggere la tua gioventù... non si vive che una volta
-sola, egli diceva, non posso obbligare mio figlio a sacrificarsi in
-campagna per farmi piacere!... Egli ha sempre sperato fino al tuo
-matrimonio.... poi non ha sperato più!...
-
---Che cosa diceva di mia moglie?...
-
---Diceva che era bella.... assai bene educata... seducente per un
-giovinotto.... e ti compativa.
-
---Mi compativa?...
-
---Oh scusa se ti offendo.... volevo dire.... che egli capiva che ti
-dovesse piacere.... ma diceva che.... Infatti adesso a che serve di
-ritornare al passato, il quale non torna più....
-
---Ti prego, Maria, non rifiutarti di dirmi ciò che pensava mio padre di
-Metilde; è tuo dovere di non nascondermi le sue parole....
-
---Ma non diceva niente di male.... anzi ti assicuro che ne faceva
-moltissimi elogi.... solo che....
-
---Che cosa?...
-
---Che non era per te... che non poteva renderti felice....
-
---Aveva ragione!...
-
---Oh Silvio!... non dire di queste cose. Nessuno è perfetto, tutti
-abbiamo qualche pecca, ma Metilde è bella, elegante, graziosa....
-
---Tu li conosci i difetti di Metilde....
-
---Io no....
-
---Sì, li conosci! è un po' egoista, pensa per sè, è di umore incostante,
-quando la tiri via dalla società e dal pianoforte non sa far altro; in
-famiglia non è che un impaccio....
-
---Oh Silvio, non dir cattiverie.... una signora non è avvezza a certe
-cose....
-
---Che signora!... le signore ricche si capisce che piglino chi le serva,
-ma Metilde non mi ha portato in dote che delle idee e delle pretese,
-senza avere i mezzi di soddisfarle....
-
-La conversazione fu interrotta da Andrea, che spalancò la porta con tale
-violenza che fece tremare Maria.
-
---Di che cosa hai avuto paura? le chiese sgarbatamente il marito,
-guardando il cugino con aria sospetta.
-
-
---Non vuoi che tremi, gli rispose bruscamente Silvio, pareva che
-entrasse una bomba, o che venisse il terremoto.
-
-Metilde seguiva Andrea, questi le gettò un rapido sguardo, adocchiò gli
-altri due, poi tornò a fissarla con due occhiacci che volevano dire:
-«vedete che se la intendono; li ho sorpresi in un colloquio clandestino;
-che cosa ne pensate voi?»
-
-Metilde lo guardò appena, tanto aveva paura di quell'ubbriacone, e
-cercava di evitare tutte le occasioni di parlargli.
-
-Silvio e Maria erano costretti dalla necessità a continue conferenze
-d'affari, soli o col maestro, esaminavano i registri, facevano i conti
-ai coloni, e l'inventario per le divisioni procedeva regolarmente. Molte
-partite riscontrate richiamavano alla memoria i ricordi svaniti. Allora
-coi gomiti sulle carte ciarlavano insieme del passato, dei loro parenti,
-della povera nonna, e di tante prove dolorose e momenti terribili
-attraversati dalla famiglia. Maria si ricordava pochissimo dei genitori,
-ma conosceva la loro tragica storia; parlava del nonno capitano, delle
-sue beghe continue col maestro, della loro amicizia, cementata dalla
-pazienza di Zecchini, e dagli avvenimenti.
-
-E tutti quei parenti erano morti!... non restavano che loro soli della
-famiglia. Come avrebbero finito anche loro?... Allora Silvio pensava ai
-suoi errori e ai meriti di Maria. Essa aveva assistiti gli ultimi
-parenti, con somma bontà e intelligenza, e ricordando le cure delicate
-ed affettuose da lei prodigate al suo povero padre, gli occhi gli si
-riempivano di lagrime, e si espandeva in atti di viva riconoscenza per
-la cugina, assicurandola che non avrebbe dimenticato mai più tutto il
-bene che aveva fatto in quella casa. Egli medesimo le era debitore della
-salute, era giunto alla villa in cattivo stato, forse a Venezia sarebbe
-morto, ma si era ristabilito perfettamente a merito suo, e delle sue
-cure, e quel mascalzone di Andrea mostrava di non saper apprezzare
-abbastanza un tale tesoro....
-
---Andrea non è cattivo, te lo assicuro, gli diceva Maria; se non avesse
-quel maledetto vizio del vino, non avrei mai avuto da lamentarmi di
-lui.... col tempo si correggerà....
-
---Diventerà sempre peggiore, soggiungeva Silvio. Quel vizio esecrando
-gli toglie la ragione e lo rende brutale, non può che peggiorare cogli
-anni, e renderlo insopportabile.... Maria, dimmi francamente che cosa
-faresti, se quell'uomo invece di correggersi, come tu speri invano,
-diventasse sempre più vizioso, e ti mancasse ancora di rispetto?... Se
-prendesse l'abitudine di darti degli schiaffi?...
-
-
-Maria alzò la testa con una espressione di fierezza che Silvio non le
-aveva mai veduta, rimase qualche istante perplessa, poi con duro
-cipiglio gli disse:
-
---Parliamo d'altro.
-
-In quel momento Silvio vide una scintilla negli occhi della cugina, e si
-sentì consolato dal pensiero che il sangue dei Bonifazio non era
-degenerato; e quello sguardo inaspettato gli fece battere il cuore più
-forte.
-
-La riconoscenza e l'ammirazione che sentiva per Maria gli fecero
-dimenticare quel linguaggio e quegli atti, che talvolta la rendevano
-volgare, e lo facevano arrossire davanti la gente. Allora non vedeva più
-che quella costante devozione per la famiglia, che ne riassumeva i
-sacrifizii, quella vita utile, quel cuore semplice e onesto, e deplorava
-altamente di non avere saputo apprezzarla in tempo, ed esclamava
-sospirando:
-
---Ah! cara Maria, ho falsato la mia vita, ho sbagliata la strada!...
-
---Io credo, gli rispose mestamente Maria, che nessuno a questo mondo
-possa realizzare i propri sogni, che nessuno sia completamente felice.
-Nella ingenuità degli anni giovanili si spera l'impossibile, si travede
-una vita color di rosa, come quelle figure che abbiamo ammirate sul muro
-da fanciulli, prodotte dalla lanterna magica, ma quando il lume si
-spegne il muro ritorna bianco; la realtà è molto diversa dalle ubbie
-giovanile... ma è inutile lamentare le illusioni perdute.... perchè non
-erano che illusioni. L'esperienza ci mette davanti la verità, e bisogna
-contentarsi del proprio stato, e rassegnarsi al destino....
-
-Così dicendo si alzò, quasi avesse timore di dire troppe cose, o di
-udirne, e uscì rapidamente dalla stanza, lasciando Silvio in una
-agitazione morbosa, fra il rimorso e la speranza, deplorando le
-aberrazioni del passato, e cercando il modo di riparare i suoi falli....
-forse con nuovi errori!...
-
-
-
-
-
-
- XIX.
-
-
-
-I conti e l'inventario procedevano regolarmente, e si cominciava a
-prevedere il risultato finale. La parte di Maria, netta da passività,
-poteva bastare ad una famiglia modesta ed economa, per vivere in una
-relativa agiatezza; ma l'altra parte, dopo pagati i debiti che vi erano
-attribuiti, non poteva dare per civanzo che una rendita derisoria.
-
-Era dunque indispensabile di pensare seriamente all'avvenire, e Silvio
-se ne preoccupava con diversi progetti, eccitato anche dalle sensate
-ammonizioni del maestro Zecchini che presentiva la rovina.
-
-La dipendenza del suocero avvocato, oltre di riuscirgli pesante, non gli
-dava che mediocri risultati economici; le corrispondenze ai giornali non
-erano che un debole aiuto. Il pensiero dominante di Silvio era quello
-della emancipazione dai suoceri, per liberarsi specialmente dal pesante
-dominio della signora Emilia, che contribuiva alle sue disgrazie colle
-abitudini e le idee che ispirava alla figlia. Egli avrebbe rinunziato
-volontieri alla vita mondana per vivere in libertà nella casa paterna,
-ma prevedeva l'opposizione ostinata della moglie, si vedeva minacciato
-da pericoli, e non si sentiva abbastanza forte per resistere alle
-tentazioni che gli esaltavano il cervello.
-
-Si risolse di rivolgersi ad un suo amico, che gli aveva procurato delle
-buone corrispondenze, che lo lodava sovente, incoraggiandolo a dedicarsi
-intieramente al giornalismo.
-
-Gli scrisse una lunga lettera, facendogli conoscere i più minuti
-particolari delle sue condizioni domestiche e finanziarie, domandandogli
-consiglio se recandosi a Roma potesse sperare un'occupazione
-conveniente, avendo i mezzi sufficienti per aspettare qualche tempo,
-potendo scegliere, senza la fretta pericolosa della urgente necessità.
-
-La risposta non si fece attendere lungamente, ed era la seguente:
-
-
- «_Carissimo amico_,
-
-«Io divido il genere umano in due parti disuguali.
-
-«Una piccola minoranza che pensa colla sua testa, una grande maggioranza
-che pensa colla testa degli altri. Noi possiamo vantarci di appartenere
-alla prima categoria, e viviamo alle spalle della seconda, colla giunta
-di quelli che pensando colla propria testa, sono curiosi di sapere
-quello che pensano gli altri. Dunque quasi tutto il gregge umano
-contribuisce al nostro mantenimento, e chi pensa bene ha diritto di
-vivere più lautamente degli altri; ma c'è posto per tutti, anche per
-coloro che vendono idee false, perchè tanto la miglior trattoria quanto
-la peggiore taverna smaltiscono i loro cibi, e chi non può mangiare il
-lepre deve contentarsi del gatto.
-
-«Come il cuoco che ammannisce le varie vivande pei suoi avventori, il
-giornalista apparecchia ogni mattina la politica, la letteratura, la
-critica, le notizie cittadine, e il bollettino della borsa per uso e
-consumo de' suoi lettori, molti dei quali attendono con impazienza il
-giornale, per sapere che cosa devono pensare in quel giorno. Tu sai
-benissimo che l'ultimo giorno di carnevale, e la festa di Pasqua che non
-esce il foglio stampato, moltissimi associati o lettori non pensano a
-nulla, o pensano come la vigilia. Questo immenso prodotto della stampa,
-sempre crescente, a misura che scemano gli analfabeti, ha continuo
-bisogno di nuovi coscritti, da mettere al posto dei morti e degli
-invalidi.
-
-«Chiunque vuol venire a Roma, qualunque sia la sua essenza, carne o
-carota, è sicuro di bollire nella gran pentola dell'eterna città.
-
-«Dal primo ministro all'ultimo spazzino ciascuno trova il suo posto.
-
-«Ci vengono da tutte le provincie degli uomini d'ingegno e degli
-stolidi, senza contare tutte le zucche spedite dagli elettori, la cui
-maggioranza appartiene a coloro che pensano colla testa degli altri....
-
-«Ero giunto a questo punto della mia lettera, quando vidi entrare il
-nostro comune amico Sacripante che veniva a domandarmi se avessi da
-proporgli un direttore per la _Confederazione Universale_, giornale
-sbattuto dalle onde e dai venti contrari. Ho pronunziato il tuo nome che
-fu accolto con entusiasmo. Vieni dunque, appena sarai libero, a fare il
-capitano di questo naviglio in burrasca, e se saprai guidarlo con
-destrezza, e condurlo in porto, la tua posizione è assicurata, diventi
-grande ammiraglio della stampa.--Addio.»
-
-
-Appena giunta questa lettera, Silvio chiamò Metilde, chiuse l'uscio
-della camera, e le mise sotto gli occhi una tabella piena zeppa di
-cifre, che indicava in modo positivo il risultato finale della
-liquidazione della sostanza paterna.--Una rendita meschina!--
-
-A scongiurare così desolante condizione non restavano che due soli
-espedienti, o rassegnarsi a vivere modestamente in campagna, o partire
-per Roma, da dove gli veniva offerta la direzione d'un giornale
-cosmopolita.
-
-Metilde escluse intieramente la prima proposta, e non accettò nemmeno la
-seconda, riservandosi di rispondere, dopo di aver consultata la
-famiglia.
-
-Scrisse subito a suo padre, raccontandogli le dolorose contingenze del
-loro stato dopo la liquidazione disastrosa, notificandogli le proposte
-del marito, il rifiuto perentorio fatto alla prima, l'esitazione sulla
-seconda, e unendovi una copia della lettera di Roma, domandava consigli
-e suggerimenti sulla condotta da tenersi.
-
-Mentre si aspettava la risposta da Venezia, un nuovo incidente venne a
-rendere più irritante la reciproca condizione delle due famiglie che
-vivevano insieme alla villa, guardandosi con diffidenza.
-
-Pasquale aveva saputo all'osteria che Andrea si lamentava con tutti del
-testamento dello zio Gervasio, e dei carichi che gli erano imposti.
-
-La villa gli riusciva troppo onerosa con l'obbligo di conservare il
-parco passivo, coll'abitazione troppo grande che rappresentava un altro
-capitale infruttifero, e le convenienze della moglie che lo obbligavano
-a mantenere due cugini parassiti, che gli costavano cari.
-
-Pasquale pensava che Andrea aveva ereditato più di quanto meritava, e lo
-giudicava indegno di godere tutto quel ben di Dio che non sapeva
-apprezzare.
-
-Un giorno erano brilli tutti due, caso che succedeva sovente. Andrea si
-mise a rimproverare Pasquale per tutto il tempo che passava colla
-spazzola in mano intorno al cavalletto dei finimenti che non avevano
-bisogno d'essere tanto lucidi, mentre trascurava molti altri lavori più
-utili, dei quali dovrebbe occuparsi se non fosse tanto poltrone.
-
-Questa verità fece saltare la mosca al naso del domestico, il quale gli
-rispose, che anche lui avrebbe qualche occupazione più seria che non
-dovrebbe trascurare per simili frivolezze....
-
---Che cosa vuoi dire con queste ciarle?...
-
---Voglio dire che se io avessi una bella moglie, non vorrei che i
-mosconi le girassero d'intorno,
-
-
---Balordo!... Silvio ha ragione di dire che sei un vero briccone!...
-
---Ah! il signor Silvio dice questo?... farebbe meglio anche lui di non
-ingannare sua moglie, facendo la corte alla cugina!... questa sì è una
-vera azione da briccone!...
-
-Tali parole entrarono nel cuore di Andrea come tante freccie avvelenate.
-Egli guardava il cocchiere in atto di sdegnoso disprezzo, ma non sapeva
-trovare una parola da rispondere.
-
-Pasquale con un sogghigno satanico accresceva l'insulto e l'agitazione
-del padrone, il quale soffocava a stento la gelosia, e il desiderio di
-vendetta. La vista di quello scherno, la vergogna di parere ridicolo, il
-furore della gelosia lo spinsero a svelare un atroce segreto che
-chiudeva gelosamente nel seno. Trasse di tasca un coltello, fece
-brillare davanti gli occhi di Pasquale quella lama lucente e accuminata,
-e gli disse:
-
---Chiunque mi offenda deve pagare, con questa lama nel ventre, tanto chi
-m'inganna, quanto chi si burla di me; tientelo bene a mente, e vedrai
-che non mento. Non mi fa paura nessuno!... hai capito? nessuno!... saprò
-cogliere il momento opportuno.... e mi vendicherò, e non me ne importa
-nè della galera, nè della forca, nè del boia!...
-
-Pasquale era soddisfatto d'avere colpito sul vivo, colla doppia ferita
-del sospetto e della vergogna, l'uomo che detestava, e godeva di aver
-soffiato nel fuoco di quell'odio che divorava internamente l'infelice.
-Fu poi una dolorosa combinazione che Andrea rientrando in casa fremente
-di collera si scontrasse con Metilde, la quale vedendolo cogli occhi
-stralunati lo credette più ubbriaco del solito, affrettò il passo per
-allontanarsi, mentre egli la chiamava ad alta voce:
-
---Metilde.... Metilde.... non mi fuggite no, non abbiate paura di me,
-non sono ubbriaco di vino, sono ubbriaco di collera contro quel
-bighellone di vostro marito che ci tradisce tutti due....
-
-Metilde si arrestò d'un tratto, davanti alla porta di casa, e gli piantò
-in volto uno sguardo interrogativo.
-
---Non vi siete mai accorta, egli continuò, che vostro marito fa la corte
-a mia moglie?... non sapete che furono amanti, e che lo sono ancora?...
-ignorate il passato, il presente, tutto?... non sapete fare che delle
-cerimonie, dei complimenti, delle smorfie!...
-
-Metilde impallidiva, si metteva la destra sul cuore, si sentiva mancare;
-la rivelazione e l'insulto la colpivano ad un tratto, e l'amaro sospetto
-che la dilaniava da un pezzo si trasmutava in realtà; la speranza di
-ingannarsi svaniva davanti quelle parole pronunziate da una vittima. La
-misera donna traballò per qualche passo, poi andò a cadere sopra una
-seggiola, nel vestibolo.
-
---Siamo traditi!... siamo traditi!... le urlava contro quel
-forsennato....
-
-Attirata dalla schiamazzo comparve Maria; indovinò con un colpo d'occhio
-di che cosa si trattava, diede uno sguardo severo al marito, senza
-degnarsi di proferire una parola.
-
-L'aspetto di quella donna calma e serena impose rispetto ad entrambi.
-
-Andrea infilò la porta e si allontanò bestemmiando fra i denti.
-
-Metilde colle mani nei capelli, cogli occhi stravolti, esclamava:
-
---Mio Dio, quante amarezze in questo deserto!... fino alla nausea....
-fino alla disperazione!... con questa gente!...
-
---Calmati, Metilde! soggiunse Maria.... siamo rozzi ma onesti.... non lo
-credi?...
-
-Metilde non le rispose. Scoppiò in un pianto dirotto, e si ritirò nella
-sua camera.
-
-
-
-
-
-
- XX.
-
-
-
-Silvio era andato a Treviso, e ritornò con una lettera per sua moglie.
-Era la risposta dell'avvocato, che diceva fra le altre cose: «Quella
-lettera di Roma è scritta evidentemente da un matto, che vede il mondo
-attraverso il suo cervello, che offre ad un amico l'impresa pericolosa
-di dirigere un giornale screditato, per compiere la sua rovina. Andando
-a Roma con quelle idee non trovereste che gl'imbarazzi e la miseria. Il
-disastro economico di tuo marito non lo obbliga a fare nè il contadino
-nè il giornalista. In campagna senza le cognizioni nè la pratica
-dell'agricoltore egli non potrebbe vivere che in ozio, condannando la
-moglie educata, e avvezza a vivere nella buona società, a trascinare una
-vita noiosa, nello squallore rurale. A Roma senza un impiego fruttuoso,
-nella lotta scapigliata dei partiti non avrebbe a subire che continui
-disinganni e pericoli. A Venezia non potrete più tenere un appartamento,
-ma avete la nostra casa, ove tu riprenderai le consuete abitudini,
-vivrai coi tuoi genitori, e lui dividerà le mie fatiche, e colla sua
-onorata professione d'avvocato troverà degli onesti compensi. Ecco il
-vostro solo rifugio. Noi riceveremo in famiglia il figliuol prodigo, e
-subiremo le conseguenze d'un matrimonio troppo precipitato, senza la
-dovuta ponderazione e le necessarie garanzie.»
-
-Quel giorno nessuno volle scendere a pranzo, la tavola di famiglia
-rimase deserta.
-
-Metilde lesse attentamente la lettera di suo padre, la trovò ragionevole
-e generosa; la passò a suo marito che la scorse in silenzio, ma colle
-mani tremanti dalla collera che lo strozzava, non ebbe la forza che di
-pronunziare poche parole, e interrotte:
-
---Rispondi a tuo padre che partiremo per Roma.... che non ho bisogno
-della sua elemosina.... gli dirai che «il matrimonio troppo precipitato»
-l'ho fatto io «senza la dovuta ponderazione, e le necessarie garanzie» e
-che le sue offese alla mia famiglia, ingiuste e sventate, hanno prodotto
-un pessimo effetto, quello di esiliarti per sempre da Venezia,... perchè
-tu non devi vederla mai più!...
-
-
---Silvio! ascolta.... tu non hai diritto di privarmi dei miei
-genitori.... nè della mia patria.
-
---Ho diritto di far rispettare la mia famiglia.... e di respingere con
-sdegno le parole ingiuriose dei tuoi parenti.... Venezia è stata la mia
-rovina.... tu non la vedrai mai più!... gridò il giovine inviperito.
-
---Ma non vedrò nemmeno Roma!... gli rispose Metilde, con energia.
-
---Ebbene, resteremo qui!... soggiunse il marito con calma apparente.
-
---Nemmeno un giorno di più!... esclamò Metilde, con fiera fermezza, e
-alzando la destra verso il crocifisso che pendeva sul letto, conchiuse:
-
---Lo giuro sull'anima mia, davanti a quel Cristo!...
-
---Lo vedremo!... disse Silvio al colmo della collera, e sentendo che non
-poteva più frenare lo sdegno, uscì precipitosamente dalla camera,
-sbattendo le porte con tale violenza che ne tremò tutta la casa.
-
-All'ora del tramonto, Metilde scese lentamente le scale, uscì dalla
-porta d'ingresso senza essere veduta da nessuno, ed entrò nel parco.
-
-La sua testa era in fiamme, sentiva bisogno d'aria libera e di
-solitudine, per raccogliere i suoi pensieri.
-
-
-Era verso la metà del novembre, una nebbiola trasparente si alzava dai
-prati, mentre il crepuscolo rosseggiava ancora all'estremità
-dell'orizzonte. I monti lontani passavano dalla tinta violacea alla
-turchina, si confondevano col cielo, e finalmente scomparivano
-nell'oscurità della notte. La terra era coperta dalle foglie cadute
-dagli alberi che scricchiolavano sotto i piedi. Al fruscìo della veste,
-e al rumore dei passi, gli uccelli raccolti sui rami fuggivano in massa,
-producendo l'effetto d'un soffio improvviso di vento. Poco dopo il suo
-passaggio ritornavano al loro posto, e si sentiva nel bosco un pigolìo
-confuso, che andava scemando a poco a poco, e si diffondeva il silenzio
-notturno, interrotto lievemente dallo screpolo d'un ramo secco, o dalla
-lenta discesa d'una foglia fra le ciocche dei pedali.
-
-A notte inoltrata Silvio rientrò in casa, accese un lume, salì nella sua
-stanza, e fu sorpreso di trovarla vuota.
-
---Un altro capriccio dispettoso!--esclamò, e si gettò tutto vestito sul
-canapè per aspettare la moglie. Divagò lungamente assorto in dolorose
-meditazioni, fino che cominciò a sonnecchiare, poi ad assopirsi, e finì
-coll'addormentarsi profondamente, abbattuto da tante sensazioni diverse,
-e da tanti pensieri.
-
-
-Risvegliatosi tutto ad un tratto a motivo d'un sogno spaventoso, alzò la
-testa sonnolenta, si sorprese di non essere a letto, poi si ricordò del
-motivo dell'aspettativa, guardò d'intorno, e rimase meravigliato
-d'essere ancora solo. Guardò l'orologio e diede un guizzo, era passata
-la mezzanotte!
-
---Dove diavolo sarà andata a cacciarsi? pensò con qualche inquietudine;
-o era proprio un dispetto ostinato!...--Prese il lume, e cominciò a
-girare per le camere vicine, con infinite precauzioni, per non
-risvegliare quelli che dormivano. Visitò tutte le stanze che sapeva
-disabitate, per vedere se si fosse addormentata sopra qualche divano, ma
-erano tutte vuote. Esaminò le porte di casa, ed erano chiuse come al
-solito; dunque Metilde era rimasta fuori.--L'avranno creduta nella sua
-stanza, ed essa non si sarà degnata di picchiare;--e pensava,--dove
-diavolo può essere andata? essa che ha paura di tutto! è davvero
-sorprendente!...--Poi cominciava ad aver paura anche lui....--ieri sera
-mi pareva in uno stato di esaltazione.... mi ha veduto molto in
-collera.... se avesse perduta la testa?... ah no!... mai!...
-
-Piano piano aperse la porta con mano tremante, lasciò il lume sul
-tavolo, e uscì. Era un bel chiaro di luna. Cominciò a guardare intorno
-alla casa, sotto il portico e nelle serre, cercò attentamente in ogni
-angolo delle adiacenze, e non vide nessuno. Allora entrò nel bosco, dove
-la luna non penetrava che a sprazzi attraverso i rami degli alberi.
-Diede un'occhiata al laghetto e si sentì la pelle d'oca.
-
-La superficie tranquilla non aveva una crespa, ma all'ombra faceva
-paura, perchè era nera come un panno funebre. Si passò una mano sulla
-fronte, e continuò a camminare sotto gli alberi.
-
-Al minimo rumore si fermava, e chiamava a mezza voce:--Metilde....
-Metilde sei qui?...--ma nessuno gli rispondeva.
-
-Sentiva il rimorso d'aver dormito un po' troppo, di non aver cercato
-prima, sentiva di aver avuto torto; forse nuove disgrazie lo aspettavano
-dopo tutte le altre, forse la misura non era ancora colma!...
-Girovagando inquieto con questi pensieri, e con molti altri, vide
-dapprima un'ombra scura sopra un banco ai piedi d'un albero, si avvicinò
-rapidamente, e non tardò ad avvedersi che era proprio lei; ma chiamata
-per nome non rispose, e non si muovea.
-
-Quella rigida immobilità gli fece un'impressione tremenda, un tremito di
-paura lo assalse, non osava avanzarsi, ebbe bisogno di uno sforzo
-energico per avvicinarla, guardarla, toccarla. Metilde dormiva.
-
-La scosse leggermente; essa alzò il capo, distese le braccia e le gambe,
-fece uno sbadiglio, e si mise a battere i denti dal freddo.... doveva
-essere irrigidita. Non rispose a nessuna delle sue domande, si alzò in
-piedi e partì.
-
---Metilde, arrestati, ascolta, dove vai? che cosa pensi?...--nessuna
-risposta! continuava ad andare avanti lentamente, e lui la seguiva, e
-pensava:
-
---È peggio assai di quanto io temeva!... non è morta, ma è pazza!... e
-le diceva, con voce angosciosa:
-
---Metilde!... povera Metilde!... aspetta tuo marito.... ascolta una
-parola.... fermati un momento; ho da parlarti.... ma essa non gli dava
-retta, e proseguiva impassibile la sua strada, fino che veduta la porta
-aperta entrò in casa.
-
-Silvio la accompagnava da presso, chiuse la porta, prese il lume, essa
-lo precedeva, prese a salire la scala, ed entrò nella sua camera, ed
-egli la seguì, ed anche quell'uscio fu chiuso.
-
-Egli osservava tutti i movimenti di lei con grande attenzione, vide che
-cercava qualche cosa, le offerse un mantello, la aiutò a coprirsi, poi
-quando sedette sul canapè, gli si mise dirimpetto e ricominciò a
-interrogarla.
-
-
---Perchè non sei venuta a dormire?...
-
---Perchè mi avete chiusa fuori, gli rispose.
-
---Perchè non hai picchiato alla porta?
-
---E tu perchè non sei venuto a cercarmi?
-
-Non era nemmeno pazza! era dunque una commedia, una brutta e dispettosa
-commedia. Questi pensieri cambiarono le ansiose inquietudini del marito,
-in una irritazione sdegnosa, che gli fece dire sgarbatamente:
-
---Quando si tratta di fare dei dispetti non hai più paura di niente,
-nemmeno d'un raffreddore, o anche d'una malattia più grave!...
-
---Magari pure! rispose Metilde, così almeno tutto sarebbe finito!...
-
---Sciocchezze!... Ti avverto che questa sia l'ultima volta che mi fai
-delle scenate; io non amo gli scandali, e sono deciso di non tollerarli.
-
---Sarà l'ultima volta!... te lo prometto.... te ne dò la mia parola
-d'onore.... se questa sera mi è mancato il coraggio, sarò più forte
-domani mattina....
-
---Con queste sballonate tu credi di farmi una grande impressione, e
-invece mi fai dispetto... Pare a sentirti che tu sia la donna più
-infelice della terra!... ma che cosa ti manca?...
-
---Mi manca tutto! essa rispose; l'affezione e il rispetto di mio marito,
-la pace domestica, le speranze dell'avvenire, e tante altre cose che non
-dico....
-
---Alle corte: l'affezione e il rispetto non si impongono, ma bisogna
-meritarli. In quanto alla pace domestica, sono i tuoi sospetti, e i tuoi
-dispetti che la intorbidano, sei bisbetica, egoista, intollerante,
-difficile in ogni cosa!
-
---Tu mi trovi anche difficile?!... ma quali sono le mie esigenze?....
-vivo forse secondo il mio stato?... o non mi hai condannata alla vita
-più noiosa del mondo?... in mezzo a gente rozza.... fra un ubbriacone e
-la tua ganza!...
-
-Silvio scattò, come se fosse spinto da una molla potente, e facendosele
-davanti coi pugni al viso le disse:
-
---Voi mentite sfacciatamente!... insultate una santa donna, la suora di
-carità della famiglia, quella che ha soccorso pietosamente i miei poveri
-parenti infermi, che ha chiusi gli occhi alla buona nonna e all'ottimo
-mio padre; essa vale mille volte più di voi, non siete degna di mettervi
-al suo paragone, e guai a voi! se osaste ancora insultare la sua
-virtù.... civettuola orgogliosa.... e buona da nulla!...
-
-Allora Metilde si alzò alla sua volta, pallida come una morta, e disse,
-con voce tremante:
-
---Non mancavano più che questi insulti!... e la glorificazione d'una
-ipocrita che non inganna che voi solo!... tutti gli altri la conoscono,
-tutti sanno che è la vostra ganza!
-
---Basta così!... questa è una menzogna, è un'infamia; tutti la
-benedicono, voi sola la calunniate indegnamente!... ritirate subito
-questo insulto....
-
---Giammai! è la pura verità, lo dice lo stesso suo marito.... lo ripete
-perfino il cocchiere!...
-
---Due cialtroni vigliacchi! due idioti, due ingrati balordi!... che
-insultano l'angelo della famiglia!
-
---Che sia maledetto quell'angelo, che divenne il demonio dell'inferno!
-
---Maledetta voi e la vostra razza infame e orgogliosa, maledetto il
-nostro matrimonio che ci ha resi tanto infelici!
-
---Ancora per poco! soggiunse Metilde, la misura è colma. Consolatevi che
-presto sarete libero di continuare la vostra tresca, senza l'incomodo
-della moglie....
-
---Declamazioni... fanfaronate... commedie tutte da ridere. Vi conosco
-troppo, voi e tutta la vostra razza frolla.... non siete capaci di
-pungervi un dito. Mettetevi a letto, riposatevi dalla stanchezza
-prodotta dalla rappresentazione drammatica di questa notte. E
-apparecchiativi a partire per Roma!
-
-
---Parto piuttosto per l'altro mondo!... il Sile non è poi tanto
-lontano!... ricordatevi il mio giuramento davanti il Cristo.... e siate
-sicuro che io non giuro mai il falso.
-
-Silvio alzò le spalle in atto d'incredulità e di disprezzo, si sentiva
-soffocare dalla collera, provava il bisogno di rompere qualche cosa,
-temeva che l'eccesso dello sdegno lo spingesse a delle escandescenze;
-volle fuggire il pericolo, uscì dalla stanza, scese precipitosamente le
-scale, e si mise a correre sotto gli alberi del parco, con passo
-concitato, coi pugni serrati, coi denti stretti.
-
-Era l'alba. L'aria fresca della mattina non tardò a portare qualche
-refrigerio ai suoi nervi malati, a calmare l'onda del sangue che gli
-bolliva nelle vene, ma il suo cervello delirava.
-
---Quale funesto destino! egli pensava; quante amarezze, quanti
-disinganni! E quale avvenire mi attende?... la vita non è che un sogno
-rapido e triste; a che servono le fatiche degli studi, le lotte della
-politica, le agitazioni del mondo? Appena cominciata l'azione.... tutto
-finisce! Qui, in questa casa potevo vivere tranquillo e felice i pochi
-giorni che mi sono concessi, come fece mio padre, ma fui sordo a' suoi
-buoni consigli, fui cieco e ambizioso. Ho creduto di sprezzare chi amavo
-teneramente, pago di false apparenze, ho ceduto il posto ad un idiota
-briccone; ho preferito all'oro greggio l'orpello lucente, e mi sono
-ribadita ai piedi la catena del forzato!... Oramai è inutile che mi
-faccia delle illusioni, la verità è questa: detesto mia moglie, e adoro
-mia cugina! tutti lo vedono e lo ripetono, io solo mi ostino a
-nasconderlo a me stesso, malgrado la passione che mi arde dentro,
-compressa violentemente da tanto tempo, e prossima ad uno scoppio
-inevitabile.... Ah! Maria!... Maria!... ti ho sempre amata, anche prima
-d'essermene accorto, e non ho mai avuto l'ardire di confessartelo,
-nemmeno quando eravamo liberi entrambi.... Essa non ha mai udito dalla
-mia bocca una dichiarazione d'amore.... ma sa tutto.... e mi ama!... sì,
-essa pure mi ha sempre amato, fino dalla prima gioventù; noi lo sentiamo
-senza bisogno di dircelo, lo sentiamo nel profondo dell'anima, lo
-vediamo nello sguardo, nell'accento, nel sorriso, lo proviamo nell'aria
-elettrizzata dalle nostre scintille, nel tremito dei nervi, nel tocco
-delle mani!... La vera passione ha il suo linguaggio arcano, ben più
-sublime delle ciarle volgari. Le parole umane non hanno significati
-sufficienti per manifestare le più alte e profonde sensazioni. Eppure
-con questa passione nell'anima, e coll'arcana intelligenza dei nostri
-cuori, io l'ho tradita!... l'ho abbandonata! e ne ho sposata
-un'altra!!... Non esisteva fra noi nessuna promessa palese secondo le
-fredde abitudini sociali.... ma le due anime erano già legate dalla
-natura.... io avevo un debito segreto verso di lei, le sono sfuggito con
-vera fellonia.... ma tali debiti si pagano sempre, in questa o
-nell'altra vita!... Iddio mi ha condannato al martirio in questo mondo,
-ed ora incominciano le pene!...
-
-Maria, col suo coraggio, colla sua dignità, ha dissimulato il mio
-tradimento!... col buon senso pratico che domina la sua vita, ha
-nascosto l'offesa, ha sofferto in silenzio, ha accettato con
-rassegnazione il compagno che le venne proposto dai parenti, e lo
-tollera coi suoi vizii, e lo difende!... ma non può amarlo.... non lo
-ama.... perchè ama me solo!... e forse attende che io mi prostri ai suoi
-piedi.... per gettarsi nelle mia braccia!....
-
-Io sono sempre stato un fatuo, uno scimunito, un idiota!... io attendevo
-senza pensarci, che Maria venisse a confessarmi il suo amore, che
-venisse a provocarmi con soavi parole davanti l'alterigia spietata del
-mio contegno.... imbecille!!...
-
-Ma la nostra passione è giunta a tale intensità, che basterà una sola
-parola per farla prorompere.... e questa parola non l'ho ancora detta!--
-
-Mentre fantasticava in queste stravaganze, agitato dalla passione
-fomentata dalla collera, dal lungo digiuno, dalla notte insonne, vide
-Andrea che usciva di casa collo schioppo in ispalla.
-
---Essa è sola nella sua camera, egli pensò; è giunto il momento di
-finirla!...--Rientrò in casa con prudenti precauzioni, per non esser
-veduto da nessuno, e reso sicuro dall'ora quieta della mattina, e dal
-silenzio che regnava dovunque, andò a picchiare addirittura alla camera
-da letto di Maria.
-
---Chi è? essa domandò.
-
---Sono io.... Silvio.... ho bisogno di parlarti....
-
---Aspetta un momento, vengo subito, rispose.
-
-Egli aspettò ansiosamente, col cuore in burrasca, colla mente esaltata
-da pensieri strani. Udiva nell'interno della camera uno scompiglio
-affrettato, un fruscìo precipitato di cose, cassette che si chiudevano,
-sedie rimosse, e finestre che si spalancavano. Quando tutto fu messo in
-assetto. Maria corse ad aprire, e, col solito aspetto sereno, gli disse:
-
---Scusami se ti ho fatto aspettare, tutto era in disordine.... Ti sei
-alzato molto per tempo, che cosa vuoi?...
-
---Vengo a farti una proposta, le disse il cugino, una proposta
-definitiva, che metterà un termine a tutte le nostre amarezze, che
-riparerà tutti i miei torti, che ci aprirà un avvenire felice....
-mettiti al disopra di tutti i pregiudizii, non secondare che l'unico
-impulso del cuore, e rispondimi francamente sì o no senza esitazioni....
-
---Ebbene parla.... io sono pronta a tutto, non c'è sacrifizio che possa
-parermi troppo grave, se posso vederti contento.... dimmi che cosa devo
-fare....
-
---Vieni a Roma con me....
-
---A Roma?... per che fare?... con chi?...
-
---A Roma noi due soli!... fuggiamo da questo paese.... è l'unico rimedio
-a tutto un passato di errori funesti, seguìti da disinganni fatali. Io
-non amo Metilde, tu non ami Andrea, io non amo, non ho mai amato che te
-sola. Il nostro reciproco affetto col suo silenzio eloquente è l'amore
-vero, tutto il resto non è che inganno e illusione!...
-
---Silvio! Silvio.... tu deliri, hai gli occhi che gettano fiamme, il tuo
-viso è stravolto, hai i capelli irti sulla fronte, dimmi che ti senti
-male, va nella tua camera....
-
---Io ti amo ardentemente, ti ho sempre amata, non posso più vivere senza
-di te, tu devi esser mia per sempre.... vieni e saremo felici!...
-
---Ma tu bestemmi e mi offendi!... tu spergiuri, e mi proponi il
-disonore, la vergogna, il tradimento!... e vuoi che siamo felici!... tu
-sei malato, povero Silvio, qualche dolore inaspettato ti ha sconvolto il
-cervello....
-
-
---Maria, rispondimi francamente, voglio sapere se mi sono ingannato, se
-devo vivere o morire, rispondimi francamente: mi ami o non mi ami?...
-
---Io non devo amare che mio marito....
-
---Ma tu non puoi amarlo!...
-
---Ho promesso davanti a Dio, di vivere con lui e per lui.... tutto il
-resto è impossibile!... ritirati.... va.... tu mi proponi una
-infamia.... non sei degno del nome che porti!...
-
---Maria, non rinnegare la voce della natura, la vita, l'amore, tutto
-quello che è buono e che è vero, per dei pregiudizii funesti, per un
-vano rispetto alle ingiustizie ed alle insanie sociali!... Maria....
-Maria vieni con me, io ti prometto il paradiso in cambio d'ogni
-sacrifizio....
-
---Tu vaneggi, e non mi offri che l'inferno, il tradimento, la vergogna,
-il disonore, i rimorsi.... ritirati.... va.... te lo impongo in nome di
-tuo padre che ci vede.... esci da questa stanza....--E così dicendo con
-voce imperiosa, gli accennava la porta col braccio alzato e l'indice
-disteso.
-
-Silvio si precipitò in ginocchioni davanti la donna amata, spinto
-dall'amore sfrenato o dal rimorso, alzò le mani giunte verso di
-lei....... e in quel momento si spalancò la porta della camera, e Andrea
-e Metilde comparvero sulla soglia. Ci fu un minuto di sosta, e poi
-Andrea si slanciò verso Silvio colla mano armata dal coltello, e gli
-misurò un colpo che venne sventato dal braccio di Maria, la quale rimase
-ferita ad una mano, ma potè disarmarlo. Alla vista del sangue che
-spruzzò sul volto di Silvio, Metilde spaventata si mise a gridare,
-chiedendo aiuto, e fuggì precipitosamente giù dalle scale. Silvio si era
-alzato in piedi, dicendo ad Andrea:
-
---Usciamo di qui, sono pronto a darvi qualunque soddisfazione, ma
-rispettate vostra moglie, l'avete ferita brutalmente, senza rendervi
-conto d'una scena che dovrebbe avervi sorpreso. Vi siete fitto in mente
-che io abbia sedotto vostra moglie, ma se questo fosse vero non mi
-avreste trovato ai suoi piedi. Io la supplicavo di fuggire lontano da
-voi, che non la meritate; essa vi difende e vi resta fedele malgrado i
-vostri torti. Ringraziate Iddio di tanto benefizio, del quale siete
-indegno. Ora sono ai vostri comandi, che cosa esigete da me?...
-
---Prima di tutto esigo che abbandoniate all'istante questa casa, per mai
-più rimettervi il piede.
-
-Silvio guardava Maria, interrogandola collo sguardo. Essa finiva di
-bendarsi la mano, e dopo d'aver calmato alquanto il marito, soggiunse:
-
---Andrea ha diritto d'imporvi quest'obbligo e voi dovete obbedirlo.
-
-
-Silvio abbassò il capo, alzò le braccia in aria ed uscì senza proferire
-una parola. Era una protesta o un segno di rassegnazione? nessuno poteva
-saperlo. Andrea lo seguì, Maria inquieta li accompagnava da lontano.
-
---Adesso tocca noi di finirla, gli mormorava Andrea dietro le spalle, in
-modo da non essere udito dalla moglie, per ritrovare la quiete bisogna
-che uno di noi due scomparisca dal mondo.
-
---È vero, gli rispose Silvio, io sono pronto a seguirvi dovunque.
-
---Adesso, subito, è impossibile, rispondeva Andrea, mia moglie ci
-sorveglia, allontanatevi, ma prima di lasciare il paese, giuratemi che
-ci rivedremo.
-
---Vi dò la mia parola, che sarò pronto.
-
-Maria afferrò il marito per l'abito, e lo trascinò altrove. Silvio entrò
-nella sua stanza, per fare il baule, che riempì alla rinfusa con quanto
-gli cadeva in mano senza sapere ciò che facesse, lo chiuse, si mise la
-chiave in tasca, e uscì per cercare sua moglie. Fece il giro del parco,
-diede un'occhiata dovunque, poi si recò sotto il portico dell'adiacenza
-per domandare se qualcuno l'avesse veduta e trovò Pasquale che pareva
-molto sorpreso d'incontrarlo e gli disse:
-
---Ah, padrone mio, credevo di non vederlo più vivo!...
-
-
---Perchè?...
-
---Ecco la ragione: questa mattina la signora Metilde uscì per tempo, mi
-pareva molto agitata, ho creduto prudente di seguirla a qualche
-distanza. Essa vagava pei campi, camminava in fretta, guardava il cielo,
-e faceva dei gesti strani. Io le teneva dietro da vicino nascosto da una
-siepe, quando s'incontrò col signor Andrea che andava alla caccia, gli
-si fermò davanti, e le disse:--Dove andate a quest'ora?...--Non lo so,
-essa gli rispose seccamente.--E avete lasciato solo vostro marito? quale
-imprudenza! e soggiungeva: Se egli sapesse che sono uscito di casa,
-andrebbe a trovare mia moglie.--Silvio è uscito prima di voi, e vi avrà
-veduto ad uscire, essa gli disse:--Ah?... si sarà nascosto apposta per
-ispiarmi.... scommetto che sarà in compagnia di mia moglie.... sarà
-entrato nella sua camera....--Ah?... se fosse vero! esclamò la signora
-Metilde; ho un pensiero fisso al quale resisto ancora perchè mi manca il
-coraggio; ma se avessi quest'ultima prova, saprei compiere il mio
-destino!...--Allora il signor Andrea la prese per mano, e le
-disse:--Andiamo a vedere!--Essa lo seguiva come una bambina, io mi
-acquattai dietro la siepe per non essere scoperto, e non ebbi tempo di
-avvertirvi prima che essi entrassero in casa. Quando seppi che vi
-avevano proprio trovato in camera, vi piansi per morto! ma le fantesche
-mi dissero che la sola padrona è ferita. Me ne consolo con voi che
-l'avete scappata bella!...
-
---E mia moglie l'hai più veduta?...
-
---Dopo quella scena non l'ho più vista. Ah poverina! non la abbandoni
-troppo al suo dolore. Mi scusi sa, ma farebbe pietà ai sassi. Se
-l'avesse veduta questa mattina!... le tenga gli occhi adosso.... è in
-tale stato d'esaltazione che sarebbe capace di commettere qualche
-imprudenza!...
-
-Pareva che queste ultime parole lo colpissero fortemente. Affrettò il
-passo, uscì dal cancello, si mise in traccia di sua moglie, ripetendo lo
-stesso ritornello della sera antecedente: dove diavolo sarà andata a
-cacciarsi?...
-
-Poi gli ritornavano alla memoria alcune espressioni della infelice: «mi
-è mancato il coraggio, sarò più forte domani mattina» ed aveva ripetuto
-ad Andrea: «mi manca il coraggio, ma se avessi quest'ultima prova saprei
-compiere il mio destino» e si rammentava che gli aveva detto fra le
-altre cose: «presto sarete libero, il Sile non è tanto lontano!...» ed
-altre parole di pessimo augurio.
-
-Girovagò stupidamente, senza sapere dove andasse, era digiuno da
-ventiquattr'ore, esaltato da passioni diverse, l'amore deluso, l'odio
-per Andrea, il disgusto colla moglie, la ferita di Maria, le minacce
-della moglie, e la sicurezza d'un duello sanguinoso; vedeva buio
-nell'avvenire, e provava delle allucinazioni paurose.
-
-Camminava a caso, senza discernimento, colla mente confusa, dimenticando
-talvolta perfino lo scopo principale del suo andare. Poi si scuoteva
-d'un tratto, come se uscisse da un sogno affannoso, e domandava ai
-passanti se avessero veduto per caso una signora bionda vestita in
-lutto. Ma nessuno l'aveva veduta, e lui andava avanti.
-
-Si trovò dirimpetto alle vecchie mura di Treviso, fra la porta di San
-Tommaso e la Barriera Garibaldi, e ad una lavandaia che lo guardava
-curiosamente fece la solita domanda:
-
---Di grazia, avreste veduta una giovane signora bionda, vestita così e
-così?
-
---Sì signore, è passata poco fa....
-
---Snella, vestita in lutto?
-
---Snella, vestita in lutto!
-
---È lei!... Da che parte si è diretta?
-
---Camminava sulle sponde del Sile, colla testa bassa, arrestandosi
-sovente a guardare il fiume ed osservando d'intorno, quasi volesse
-assicurarsi che nessuno la seguiva....
-
-
---È proprio lei!... pensò Silvio e, vi ringrazio, soggiunse, mi avete
-detto che andava da quella parte?
-
---Sì signore.... a sinistra.... seguiva il corso della corrente...
-
-Silvio studiò il passo. Cominciò a sentire una seria inquietudine, e
-rammentava con sempre maggiore apprensione quelle tremende parole:
-«domani avrò più coraggio... il Sile non è lontano.... sarete
-libero....» e pensava. Eppure se fosse vero? se tornassi libero?...
-libero!... e costeggiava il Sile, guardando attentamente i movimenti
-dell'acqua.
-
-Il cielo era tetro, si alzavano dei nuvoloni scuri dalla parte del mare,
-un'aria umida scuoteva i rami dei pioppi e ne staccava le ultime foglie
-ingiallite. Cominciava a cadere una pioggerella minuta, l'acqua del
-fiume pareva inchiostro, e metteva ribrezzo. Il corso tortuoso del Sile
-è pieno di curve e di accidenti, e fa certi mulinelli traditori che
-travolgono nelle loro spire tutti gli oggetti galleggianti. Silvio vide
-da lontano dei viluppi neri che giravano intorno d'un gorgo, sotto ai
-roveti delle sponde. Corse spaventato da quella parte. Erano mucchi di
-foglie secche, di spazzature, di stracci e di stecchi. Respirò più
-liberamente, e tirò avanti. La pioggia veniva giù sempre più forte, non
-aveva nè mantello nè ombrello; la strada era molle e fangosa, egli
-proseguiva imperterrito, tutto fradicio e inzaccherato di pantano fino
-al ginocchio, col presentimento che finirebbe per trovare la sua donna
-annegata. E pensava:--farò smentire il suo suicidio, si crederà ad un
-accidente; le farò fare degli splendidi funerali, e poi sarò libero....
-libero!... non resterà più che un solo ostacolo alla mia felicità, quel
-rozzo villano....--e meditava con truci pensieri di far sparire
-l'ostacolo.... aveva la mente piena di sicari, e di delitti.... e finiva
-coll'aver paura di sè stesso, per l'orrore dei suoi pensieri. E tornando
-a idee più miti, diceva fra sè: io devo anzi studiarmi di non ferirlo in
-duello, per non rendere impossibile ogni relazione con Maria, e cercherò
-di lasciarmi ferire per eccitare l'interesse di lei, e risvegliare la
-sua passione!...
-
-Poi crescendo sempre la pioggia, e avvicinandosi la sera, pensò che i
-cadaveri degli annegati non vengono a galla che molte ore dopo la morte,
-e che quindi fino al giorno seguente, le sue ricerche sarebbero riuscite
-vane.
-
-Salì sopra un'altura della riva, dove il fiume faceva un gomito, slanciò
-un'ultima occhiata da vicino e da lontano, a diritta ed a sinistra, e
-non vide altro che la tranquilla corrente la quale scendeva verso il
-mare senza il minimo ingombro, poi diede uno scroscio di risa nervose,
-eccitate da una nuova idea che gli attraversava il cervello:
-
---Sarebbe bella, egli pensò, che mentre io cerco mia moglie, come
-un'imbecille, sotto la pioggia, sulle rive del Sile, essa fosse
-ritornata alla villa!...
-
-Retrocesse sui suoi passi, percorse nuovamente la strada per lungo
-tratto, poi prese delle scorciatoie attraverso i campi e i fossati,
-sprofondandosi nei sentieri, sdrucciolando nelle pozzanghere, camminando
-a dondoloni, fino che a notte inoltrata, giunse stanco e sfinito davanti
-il cancello della villa. Ma quando si arrestò per suonare il campanello
-gli venne in mente che in quella stessa mattina, egli aveva promesso che
-non avrebbe riposto il piede nella casa paterna. Rimase sbalordito sulla
-soglia, si sentiva mancare le forze, aveva assoluto bisogno di qualche
-soccorso. Ah! se Maria l'avesse veduto non lo avrebbe certamente
-abbandonato sulla strada, in quel triste stato, in una notte piovosa. Ma
-la sua dignità gl'imponeva di morire piuttosto di domandare ad un
-villanzone rifatto di concedergli, come una carità, l'alloggio nella
-casa paterna. Si appoggiò alquanto ai pilastri per riprender fiato e
-farsi coraggio.
-
-
-Dopo qualche esitazione risolse di chiedere l'ospitalità in casa del
-maestro Zecchini, il quale avrebbe potuto recarsi alla villa per
-chiedere notizie di Metilde.
-
-Andò dunque a picchiare a quella casa, poco discosta dalla casa paterna.
-Nessuno rispondeva. Prese un sasso sulla strada e si mise a picchiare
-più forte, ma si facevano ancora aspettare. Finalmente udì che si apriva
-un balcone, al primo piano, vide comparire un lumicino, e la vecchia
-fantesca, che gli domandò in aria diffidente e sospettosa:
-
---Chi è a quest'ora, e con questo tempo da ladri?... di chi domandate?
-
---Domando del maestro Zecchini, e non sono un ladro.
-
---Il maestro è a cena, e a quest'ora non riceve nessuno, andate con Dio
-in santa pace.
-
---A cena?! disse Silvio, tanto meglio!... apritemi dunque Anastasia, non
-mi avete ancora conosciuto?--sono Silvio Bonifazio.
-
---Maria Vergine santissima! esclamò la vecchia, il signor Bonifazio con
-questo tempo! a quest'ora!... corro subito ad aprire--e scomparve.
-
-Silvio sentì gli zoccoli dell'Anastasia che scendevano per la scala di
-legno, ma attese invano per lungo tempo che essa venisse ad aprire.
-
-
-La povera vecchia era corsa in tinello ad avvertire il maestro di quella
-visita, ma egli non voleva crederle; convinto che Silvio fosse partito
-colla moglie, temeva un tranello, qualche malfattore che volesse
-ingannarlo per farsi aprire la porta, e assassinarlo, non si è mai
-sicuri in questi tempi!... e stava discutendo sul partito da prendere,
-mentre Silvio aspettava sotto la pioggia.
-
-Dopo lungo tempo si riaprì la stessa finestra del piano superiore, e
-questa volta era la testa calva del maestro che si presentava ad
-interrogare il visitatore sospetto. Dopo un breve dialogo venne tolto
-ogni dubbio e il maestro si decise a discendere, e ad aprire la porta.
-
-Ma quando vide entrare quella figura tutta sciupata le vesti, e
-ricoperta di fango, egli mandò un grido di terrore, credette d'essere
-caduto nell'inganno, e non voleva persuadersi che fosse Silvio
-Bonifazio.
-
---Ma sono io medesimo, in carne ed ossa, ripeteva Silvio, sono io che
-vengo a mangiarvi la cena, e a domandarvi un letto per questa notte....
-
---Tanto meglio! tanto meglio! diceva sospirando il maestro, che stentava
-a rimettersi dallo spavento.
-
-Lo introdusse in cucina, lo fece sedere sotto la cappa del camino, coi
-piedi sul focolare; accesero delle fascine, che rischiararono tutto
-l'ambiente, e fecero fumare l'ospite inaspettato, che pareva prendesse
-fuoco.
-
-Intanto che l'Anastasia, con una spazzola, gli levava il fango dalle
-scarpe, il maestro gli stropicciava i vestiti con un cencio; egli li
-ringraziava, e rispondeva alle domande ansiose del vecchio amico:
-
---Ho corso dietro tutto il giorno a quella matta di mia moglie, che ha
-scelto questa bella giornata per andare al passeggio sulle rive del
-Sile.... e che forse sarà ritornata alla villa prima di me.
-
---Io rientro appena dalla villa, gli rispose il maestro, e nessuno ha
-mai saputo niente di voi in tutto il giorno.... Andrea ubbriaco è andato
-a letto per tempo, io ho tenuto compagnia alla povera donna, che mi
-raccontò la scena di questa mattina. Essa era inquieta per voi due, non
-sapendo dove siate andati senza i vostri bauli. Vi ha fatti cercare
-tutto il giorno, ma invano. La tua imprudenza ha messo il colmo alle sue
-disgrazie, e tu puoi dire d'averla resa infelice due volte!--Ma infine
-dove è tua moglie?...
-
---Dio solo lo sa!... non so se sia viva o morta.... ma posso giurarvi
-che io sono più morto che vivo!... Da più di trenta ore non mangio, mi
-agito, cammino come uno scemo, senza sapere dove vado....
-
-Il maestro lo fece entrare in tinello, Anastasia apparecchiò la tavola,
-e dopo pochi istanti servì delle uova strapazzate con dentro delle
-salsiccie, un'insalata di cicoria e ruchetta, del cacio pecorino
-vecchio, un vinetto bianco frizzante, del pane fresco, e delle frutta.
-
-Mangiarono in silenzio, Silvio sgranocchiava a due palmenti, e non
-faceva complimenti col maestro che continuava a riempirgli il piatto e
-il bicchiere.
-
---Mi dispiace che non ho altro da offrirti, gli disse il maestro.
-
---Basta così, ne abbiamo più del bisogno, e tutto eccellente, diceva
-Silvio; e poco dopo soggiunse--se una tremenda apprensione non mi
-intorbidasse la mente, potrei dire che questo è stato il più lauto
-banchetto della mia vita!... non ho mai mangiato con tanto appetito.
-
---Intanto la Anastasia è salita ad apparecchiarti un buon letto, riprese
-il maestro. Prendiamo un'altra fiammata, poi andremo a dormire, per
-questa sera non possiamo far altro. La notte porta consiglio; domani
-faremo il resto.
-
-Appena coricato, Silvio fu preso da un sonno intenso e profondo, ma dopo
-poche ore di riposo si destò improvvisamente, scosso da subitaneo
-terrore. Aveva sognato di vedere la moglie morta, galleggiante sul Sile.
-
-Fra il sonno e la veglia non si ricordava più dove fosse, e le tenebre
-della notte accrescevano la tremenda impressione. Era bagnato di sudore,
-e andava palpando il letto per raccapezzarsi. Alfine si rammentò tutte
-le divagazioni del giorno antecedente, il suo arrivo in casa del
-maestro, e il suo imminente duello con Andrea. I pensieri che lo
-assalivano erano così incalzanti e affannosi che non gli fu possibile di
-dormire.
-
-Gli pareva che il sangue gli bollisse nelle vene, gettava le coperte che
-lo soffocavano, si rivoltava nel letto che gli riusciva spinoso.
-
-Soltanto all'alba riprese un po' di sonno, oppresso dalla stanchezza.
-
-Il maestro inquieto sulla sorte di Metilde si alzò molto per tempo e
-corse alla villa per sapere se c'era qualche notizia. Nessuno aveva
-udito parlare di nulla. Il maestro confidò a Pasquale l'arrivo di
-Silvio, e lo pregò che alla prima notizia gli mandasse un pronto avviso,
-e che intanto gli portasse il baule, affinchè il suo ospite potesse
-cambiarsi.
-
-Così Silvio si rimise in assetto, e appena fu in ordine, voleva
-ripartire, alla ricerca della moglie smarrita, ma il maestro gli fece
-osservare che era inutile fare delle ricerche senza nessun dato
-positivo, senza sapere da qual parte rivolgere i passi. Per semplice
-precauzione aveva mandato un uomo fido ad orecchiare lungo il fiume, ed
-in città; e aspettavano ansiosamente la distribuzione dei giornali
-locali per vedere se la cronaca cittadina avesse raccolto qualche
-sinistro accidente.
-
-Solo verso le dieci si vide da lontano Pasquale che correva in direzione
-della casa del maestro e si pensò subito che ci doveva essere qualche
-notizia. E infatti egli portava una lettera all'indirizzo di Silvio,
-giunta in quel momento alla villa col messo postale.
-
-Silvio lacerò rapidamente la busta con mano nervosa, e con indicibile
-apprensione. Era il suocero che gli scriveva, annunziandogli che Metilde
-era giunta felicemente in Venezia; ed era ritornata in famiglia, dopo
-tante amarezze, col fermo proponimento di non vedere mai più suo marito.
-S'era accorta da molto tempo della tresca infame di lui, ma le mancava
-il coraggio di abbandonarlo. Le maledizioni, e gl'insulti aggiunti alla
-sua pessima condotta, e specialmente l'ultima scena scandalosa la
-spinsero a mandare ad esecuzione il suo divisamento. I genitori la
-approvavano pienamente, e in quello stesso giorno il suocero avrebbe
-presentato al Tribunale la domanda di separazione, facendo valere il
-diritto della sposa agli alimenti, secondo la clausola del contratto di
-nozze.
-
---Altro che annegata!... e quella maledetta lavandaia di Treviso che
-m'aveva fatto credere di averla veduta!...
-
---Non conosci ancora certe donne! gli disse il maestro, non sai che si
-divertono a mandare i mariti a spasso, e a tenerli lontani dalle mogli,
-pensando di giovare al proprio sesso, è una vera camorra. La lavandaia
-si è burlata di te, che dovevi essere abbastanza ridicolo colla tua
-ingenuità!....
-
---Riconosco d'essere stato un asino!...
-
---Siamo sempre d'accordo, gli rispose il maestro, non parliamone più.
-Adesso devi pensare agli affari, a guadagnare gli alimenti per la
-moglie, come li esige il suocero avvocato.
-
---Per mia moglie, osservò Silvio, gli alimenti saranno magri!... e a me
-non resterà più un soldo per vivere!
-
---Nè una donna da amare!... soggiunse il maestro.
-
---Non importa.... domani posso esser morto! osservò Silvio. Vado subito
-a Treviso a trovarmi i testimoni, e si deciderà la mia sorte, e quella
-d'Andrea.
-
-Prima di uscire svelò il segreto al maestro Zecchini, il quale alzando
-le spalle gli rispose:
-
---Sei matto, non ti mancherebbe altro!... e poi che testimoni d'Egitto!
-credi tu che quel mascalzone d'Andrea sappia nulla di duelli e di
-testimoni; egli la intenderà alla sua maniera, come i villani, ti
-condurrà sul terreno per finirla a pugni e a coltellate; e ti ammazzerà
-come un cane dietro un albero!
-
---Oh! questo poi no!...
-
---Lasciami fare, vado io a terminare ogni questione....
-
---No, no, no, le cose non si devono fare a questo modo, egli crederebbe
-che abbia paura di lui.... io intendo di mandargli i miei testimoni che
-gl'insegneranno le cose a dovere. Conosco un ufficiale dell'esercito, e
-penso d'indirizzarmi a lui....
-
---Il testimonio lo voglio far io!... disse il maestro con fermezza, e mi
-pare di averne il diritto. Figurarsi se posso permettere che due matti
-facciano un altro scandalo, e accrescano gli strazii di quella povera
-Maria con un delitto!... Vado subito alla villa, aspettami qui, che fra
-non molto sarò di ritorno.
-
-
-Silvio sperava che il maestro s'ingannasse, aveva proprio voglia di
-trascinare l'avversario sul terreno; si sentiva ben disposto tanto ad
-ucciderlo che a morire, e attendeva con impazienza il suo destino.
-
-Ma il maestro aveva ragione. Andrea ignorava tutte le leggi
-cavalleresche, credeva di fare un duello in famiglia, senza tante
-cerimonie; e forse era anche vero quello che aveva detto Zecchini:
-avrebbe voluto giuocare di coltello, e ammazzare l'avversario a
-tradimento.
-
-Il maestro Zecchini non tardò a persuadere Andrea Pigna che aveva torto,
-e che per rispetto verso la moglie doveva rinunziare ad una vile
-vendetta. Maria vedendo il marito fremente pregò il maestro che
-persuadesse anche Silvio di lasciare il paese.... e per sempre.
-
-Non era possibile fare altrimenti, per la pace di tutti, e per l'onore
-di Maria.
-
-Silvio rilasciò al maestro Zecchini una procura illimitata per compiere
-totalmente le divisioni di famiglia, liquidare tutti i conti, e
-presentarne i risultati all'avvocato Ruggeri, e fissare la parte alla
-quale aveva diritto sua moglie.
-
-E venne stabilito il giorno seguente per la partenza di Silvio per Roma.
-
---Ma hai pensato seriamente a quello che fai? gli chiese il maestro,
-guarda bene di non commettere delle nuove corbellerie, ne hai già fatte
-anche troppe!... devi pensare sul serio a guadagnarti il pane!...
-
---Perdio! rispose Silvio, vuoi che a Roma io muoia di fame?...
-
---Il giornalismo non è per tutti.... che cosa farai se non riesci?...
-sarai uno spostato!...
-
---Farò il cuoco!--disse il giovane in aria burlesca--e sarò debitore a
-mia moglie di questo ripiego. Essa non ha mai voluto saperne di
-occuparsi del nostro pranzo; ci ho dovuto pensare io, così ho imparato
-l'arte, e la metto da parte, come dice il proverbio.
-
---Piccola differenza!... farai il giornalista.... od il cuoco?...
-
---Idealismo e positivismo, politica e cucina paiono cose tanto
-disparate, eppure si avvicendano continuamente; il pensare mette in
-appetito, il mangiare modifica le idee; chi mangia bene fa una politica
-da egoista, chi mangia male una politica rivoltosa e rivoltante.
-Discutere gli affari di Stato e la minuta del pranzo sono due fatti
-positivi dai quali dipende sovente la pubblica moralità. Mangiare e
-sognare, illudersi sempre! ecco in che cosa consiste la commedia della
-vita!...
-
-
-Il maestro non capiva niente a queste elocubrazioni, e rideva per amor
-proprio soddisfatto.
-
-Venuta la sera, Silvio fece una passeggiata solitaria intorno la villa
-paterna; diede l'ultimo addio a quella casa, a quegli alberi, a quelle
-memorie, a quella pace.
-
-Al mattino seguente il maestro Zecchini prese a nolo una vettura e
-accompagnò alla stazione l'amico che partiva.
-
-Passando per l'ultima volta davanti al cancello della villa, Silvio
-mandò un profondo sospiro, e asciugandosi una lagrima disse al maestro:
-
---Potevo essere completamente felice in quella dimora deliziosa, e
-vivere giorni sereni e tranquilli con quella donna semplice e
-sublime.... ed ho tutto perduto!...
-
-Il maestro ruppe in una sghignazzata satanica, che faceva il più strano
-contrasto coi sentimenti melanconici espressi da Silvio, il quale rimase
-tristamente sorpreso, e gli domandò perchè ridesse a quel modo.
-
---Ti domando scusa, mille volte scusa, si affrettò a rispondergli il
-maestro; non ho mai saputo frenare il mio maledetto carattere, nè la mia
-maniera di pensare. Che vuoi!... ascoltando i tuoi lamenti mi è venuto
-in mente un antico proverbio che dice: «l'asino non conosce la coda, che
-dopo di averla perduta.»
-
-Silvio si sentì umiliato da quella verità, ma era una verità; ed abbassò
-il capo, e non trovò una sola parola da rispondere.
-
-Continuarono la strada in silenzio. Giunti alla stazione si
-abbracciarono commossi, e Silvio partì per Roma.
-
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-
-
-
- DELLO STESSO AUTORE:
-
-
-
-_Il Proscritto_ (1853). 2.ª ediz. (Milano, Rechiedei, 1870).
-
-_Le donne hanno ragione_ (Milano, Redaelli).
-
-_La vita campestre_ (Rechiedei, 1870), 2.ª edizione.
-
-_Bozzetti morali ed economici_ (Treviso, Zoppelli, 1868).
-
-_Ricordi d'un Eremita_ (Milano, Rechiedei, 1870-74).
-
-_Ricordo di Treviso_ (Treviso, Zoppelli, 1874).
-
-_Le Cronache del Villaggio_ (Milano, Rechiedei, 1872).
-
-_Il Bacio della contessa Savina_ (Treves, 1875). 3.ª ed. L. 1 --
-
-_Villa Ortensia_ (Treves, 1876) L. 3 --
-
-_Novità dell'industria applicata alla Vita domestica_ (Treves, 1879).
-2.ª edizione L. 3 --
-
-_Il Roccolo di Sant'Alipio_ (Treves, 1881) L. 3 50
-
-_Sotto i Ligustri_, novelle, reminiscenze dell'esilio e impressioni
-rurali (Treves, 1881) L. 3 50
-
-_Il Convento_ (Treves, 1883). 2.ª edizione L. -- 50
-
-_Il Dolce far niente_ (Treves, 1884). 2.ª edizione L. 3 50
-
-
-
-
-
- Nota del Trascrittore
-
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
-grafie alternative (fruscio-fruscìo, nostalgia-nostalgìa e simili),
-correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati
-corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):
-
- 95--subisce la dura tirannide [tirrannide]
- 162--scelti nelle sale di Guggenheim [Guggenhein]
- 198--e con vera abnegazione [annegazione]
- 254--sdrucciolava giù per [per per] la gola
- 342--Metilde e Andrea furono malcontenti [malcoltenti]
- 372--andò a picchiare addirittura [addiritura]
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAMIGLIA BONIFAZIO ***
-
-
-
-
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- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
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-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
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-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
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