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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: La famiglia Bonifazio - -Author: Antonio Caccianiga - -Release Date: June 11, 2011 [EBook #36379] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAMIGLIA BONIFAZIO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - LA FAMIGLIA - BONIFAZIO - - - - - RACCONTO - DI - ANTONIO CACCIANIGA - - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1886. - - - - ---- - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - _Riservati i diritti di traduzione._ - - - Milano. Tip. Treves. - - - - ---- - - - - - - INDICE - - - - - I. - - - II. - - - III. - - - IV. - - - V. - - - VI. - - - VII. - - - VIII. - - - IX. - - - X. - - - XI. - - - XII. - - - XIII. - - - XIV. - - - XV. - - - XVI. - - - XVII. - - - XVIII. - - - XIX. - - - XX. - - - ---- - - - - - - I. - - - -Il capitano Bonifazio e il maestro Zecchini erano sempre insieme, ma non -andavano mai d'accordo. Il primo era un uomo d'azione e non da ciarle; -ligio alla disciplina militare si era abituato ad obbedire ciecamente; -il secondo avvezzo alla cattedra voleva sempre ragionare a diritto o a -torto, come faceva alla scuola. Egli la pretendeva a filosofo, e amava -la discussione; l'altro si schermiva girando la posizione con tattica; -come nelle evoluzioni militari. - -Ogni giorno alla stessa ora andavano a fare la passeggiata per le strade -più remote e tortuose dei campi. Il capitano serio e silenzioso, il -maestro col sorriso sarcastico sulle labbra, coll'idea fissa nel -principio fondamentale d'una sua particolare filosofia, che soleva -riassumere in queste poche parole:--l'uomo è un asino. Egli difendeva -questa teoria a spada tratta ad ogni occasione, e colla storia alla -mano, cominciando a citare la condotta di Adamo nel paradiso terrestre, -e proseguendo coll'esame di tutte le vicende umane, dalla più remota -antichità fino ai nostri giorni.--Leggete la storia, egli ripeteva -sovente, non troverete che sommissioni di popoli intieri alle violenze -d'un solo individuo, o di pochi; non vedrete che guerre, stragi, -menzogne, utopie delle quali gli uomini furono vittime. I selvaggi hanno -un capo che li comanda; in tutte le antiche nazioni si trova la -schiavitù, questa degradazione dello stato umano; e perfino i popoli -moderni, i cittadini che si credono liberi, portano sulle spalle un tal -peso di obblighi e di tasse, che supera di gran lunga la soma del grano -portata dall'asino del mugnaio. - -I potenti, i padroni, quelli che mettono il basto e la cavezza agli -altri, hanno mandato alla tortura la scienza, hanno arsa sul rogo la -ragione, hanno condannata al patibolo la giustizia e la verità. E quegli -stessi che si credono superiori e indipendenti dalle potenze della terra -sono schiavi delle loro passioni, sono vittime dell'amore e dell'odio, -dell'avidità o dell'orgoglio. L'uomo è un asino! nessuno eccettuato, e -non vi sarà mai possibile di provarmi il contrario. - -Il capitano crollava le spalle, e gli rispondeva in francese:--_Mauvaise -plaisanterie!_... e poi traduceva:--Scherzi senza sugo! e rivolto al -maestro gli faceva le osservazioni seguenti: - ---Voi avete sempre vissuto in questo villaggio, come un ragno nel buco; -io ho girato il mondo a tappe militari, ho vissuto nelle grandi -capitali, ho ammirato le meraviglie del genio umano, e la vostra assurda -teoria mi fa ridere di compassione. - ---Voi mi parlate di eccezioni, le quali non fanno che confermare la -regola, gli rispondeva il maestro. L'uomo di genio è tanto raro quanto -l'uomo felice. Conoscete la storiella della camicia dell'uomo felice? Si -voleva trovare questa camicia, e pagarla a qualunque prezzo. Si andò a -cercarla in tutti i paesi della terra, la difficoltà pareva -insormontabile, quando finalmente si è trovato l'uomo felice.... ma era -senza camicia!... - ---Voi uscite dall'argomento. Ritorniamo alla vostra assurda teoria. Io -non avrei che a snocciolarvi una lunga filza di genii per vedere se -avreste il coraggio di trattarli da asini; ma mi basterà citarvene uno -solo;--e così dicendo, il capitano Bonifazio si tolse la pipa dalla -bocca, si levò il cappello, alzò la testa, e sfolgorando il compagno -cogli occhi scintillanti, esclamò imperiosamente:--Ditemi se Napoleone -il grande fu un asino?... - -Il maestro pareva esitante, il capitano alzò il bastone in atto di -minaccia, l'altro ebbe paura di quell'argomento perentorio e rispose in -fretta: - ---È un'eccezione!... un'eccezione! - -Il capitano si calmò, fecero qualche passo in silenzio, poi il maestro -tirandosi alquanto in disparte, soggiunse: - ---Napoleone è un'eccezione!... tuttavia.... - ---Tuttavia?... - ---Ma sì, tuttavia, dopo d'aver conquistata quasi intieramente l'Europa, -ha tutto perduto, ed è andato a morire prigioniero, sopra uno scoglio in -mezzo dell'oceano! - -La bomba era slanciata, e andò a colpire la lingua del capitano che -restò morta sul colpo. Per salvare il resto dovette raccogliere tutte le -sue forze disperse, e quel giorno non parlarono più della teoria -prediletta del maestro. - -Il capitano Bonifazio aveva militato sotto Napoleone, ed era uno dei -pochi reduci della catastrofe della Beresina. Testimonio dell'eroismo -degli Italiani nelle guerre del primo regno d'Italia non poteva -rassegnarsi alla dominazione austriaca, e viveva ritirato in campagna, -per non vedere i Tedeschi, ed anche per incontrare il meno che fosse -possibile i suoi compatriotti che disprezzava per la pecoraggine colla -quale subivano il giogo straniero. - -Il maestro Zecchini era figlio d'un ricco signore, il quale dopo di aver -consumato quasi tutto l'avito censo, era morto lasciandolo povero, e con -una educazione incompleta, per cui fu costretto di fare il maestro -comunale per vivere. Dallo sfacello della sostanza paterna si era -salvata una fattoria, con pochi campi annessi, che divennero il -domicilio stabile del maestro, della cui modica rendita viveva, colla -giunta d'un misero stipendio. - -Il capitano aveva ereditato dalla sua famiglia parecchie buone terre ed -una bella villa signorile, nello stesso villaggio del maestro, vicino a -Treviso, nella pianura lodata fino dai tempi antichi che ha per -orizzonte le cime nevose delle Alpi, e una verde cintura di colline -sparse di castelli, d'abazie a di villaggi. - -Erano diventati entrambi agricoltori per forza; uno avrebbe preferito il -mestiere delle armi l'altro i piaceri della città, ma i casi della vita -li avevano costretti a rinunziare ai loro gusti e a ritirarsi in -campagna. L'amore dei campi venne più tardi, dopo la lunga consuetudine, -dopo le attrattive della natura e la necessità del lavoro. Il suolo -coltivato attira il coltivatore il quale vi si fissa, come l'albero -colle radici. - -Il capitano visse i primi anni nella solitudine; dopo lo sbalordimento -delle guerre napoleoniche, dopo le prove ardimentose de' suoi -commilitoni, dopo i gloriosi fatti d'armi che onorarono gl'Italiani in -varie parti d'Europa, egli si trovava sorpreso ed umiliato di dover -sopportare la dipendenza d'un popolo che giudicava inferiore, per meriti -militari e civili, ai suoi compatriotti; ridotti in schiavitù da -trattati diplomatici, non contratti da essi anzi contrari alla loro -volontà, e pur troppo tollerati, con colpevole indifferenza ed inerzia -nei momenti decisivi. - -L'antica repubblica veneta degenerata nel lungo ozio e nella vita molle -e gaudente, aveva lasciato i caratteri fiacchi, e dopo le rapide prove -dei vari governi succeduti al suo dominio, i nobili e i preti -preferivano l'Austria: il grosso della popolazione restava indifferente, -mancava d'educazione politica e di energia. I pochi avanzi degli -eserciti napoleonici sentivano troppo tardi il dolore della patria -perduta, ed il bisogno dell'indipendenza nazionale. - -Il governo austriaco entrato come liberatore, si era fissato -stabilmente, passando dalle promesse alle minaccie, perseguitando e -condannando come un delitto di Stato l'amore di patria, ispirato dalla -natura e dalla storia. - -Agli ufficiali delle guerre europee, lasciati in disparte, non rimaneva -altro partito che quello di consolarsi della schiavitù colla memoria dei -fatti compiuti, e colla lontana speranza di ritornare in campo, a tempo -propizio. - -Erano rari superstiti di grandi avventure, ma bastavano a tener viva la -scintilla del patriottismo, a spargere le idee, ad apparecchiare le -forze necessarie a rivendicare i diritti conculcati della patria. E -intanto raccontavano quella storia di rapide e meravigliose conquiste, -così precipitosamente perdute, e ne raccoglievano le immagini con -religiosa devozione. - -Tutte le pareti della casa del capitano Bonifazio, erano ornate di -gloriosi ricordi. Statue, busti, ritratti di Napoleone, in tutti i -costumi, dal costume adamitico scolpito da Canova, fino a quello col -manto e la corona; ce n'erano a piedi, a cavallo, e sul trono. Ma la -preferita era la statuetta di gesso, colla semplice divisa dei -cacciatori della guardia, col piccolo cappello senza galloni, cogli -stivali alla scudiera, le braccia incrociate sul petto, in atto -d'osservazione. - -C'erano grandi e piccoli quadri delle battaglie più gloriose. - -Montenotte, Lodi, Arcole, Rivoli, Marengo, Cairo, Austerlitz, Jena, -Wagram, Moskowa. - -C'era una camera coi ritratti dei generali francesi che ebbero titoli -italiani. Massena duca di Rivoli, Augeran duca di Castiglione, Victor -duca di Belluno, Moncey duca di Conegliano, Savary duca di Rovigo, -Mortier duca di Treviso. - -Pochi ritratti di generali italiani, perchè molti erano entrati -nell'esercito austriaco. - -In apposita stanza aveva raccolto le tremende memorie della Russia. Un -quadro rappresentava l'incendio di Mosca; un altro una marcia di feriti -sulla neve, inseguiti dai Cosacchi; nel terzo si vedeva la presa di -Malo-Jeroslawetz eseguita dalla divisione Pino, sostenuta dai cacciatori -della Guardia reale italiana. Il quarto era il passaggio della Beresina. -Fra le vedute c'erano i ritratti, dei generali che più si distinsero in -Russia, Davout, Murat, Ney, il principe Eugenio, e qualche altro. - -Nelle lunghe ore delle giornate piovose, il capitano Bonifazio faceva il -giro delle stanze, si arrestava davanti ai suoi quadri, riviveva in quel -passato, e nelle rare volte che era costretto di recarsi a Treviso pe' -suoi affari, si fermava per le strade dove passavano i soldati -austriaci, e guardava con pietà quei poveri Croati negri e segaligni, e -le faccie bonarie dei Boemi, e alzava le spalle pensando che Massena con -50,000 Francesi non esitava ad attaccare 80,000 Austriaci, comandati -dall'arciduca Carlo, e li vinceva a Caldiero; e nutriva un fastidioso -disprezzo pei suoi concittadini, che non si accorgevano nemmeno di -appartenere ad una nazione eroica, nella quale gli pareva che un uomo -con uno spiedo avrebbe infilzato come tanti polli quattro o cinque di -quei poveri diavolacci, ma invece bastavano due uomini e un caporale per -scortare a Vienna i furgoni delle svanziche, colle quali gli Italiani -del regno Lombardo-Veneto pagavano all'Austria il diritto di possedere i -propri campi e le case dove erano nati. - -E il capitano Bonifazio tornava alla sua villa fosco annuvolato, e guai -a chi gli capitava fra i piedi. - -Per soddisfare, almeno in parte, a quel bisogno che sentiva di attività -e di lavoro, vangava e potava, piantava alberi e arbusti, vigneti e -frutteti, disegnava viali, sconvolgeva la terra, seminava, trapiantava e -mieteva. - - -A poco a poco si avvide d'aver fatto un parco magnifico, troppo -superiore alla sua modesta condizione, ma davanti allo stupendo -spettacolo della natura, dimenticava le umane miserie. E talvolta -combatteva la umiliante teorica del maestro Zecchini, per semplice -impulso della propria dignità; ma pensando al doloroso destino della -patria, non poteva in tutto dar torto al suo vicino di campagna, almeno -nel fondo dell'anima. - -Allora diventava più indulgente pel povero maestro, sturava una -bottiglia di vino vecchio, e lo invitava a bere alla salute della -patria. Zecchini correva a chiudere l'uscio e le finestre, perchè -nessuno potesse udire la loro imprudenza. Il capitano si accorgeva della -paura del compagno, stralunava gli occhi, atteggiava tutti i suoi -lineamenti al più profondo disprezzo, ritornava bisbetico e dispettoso e -pensava fra sè: «tacere le proprie opinioni, nascondere come un delitto -i più naturali sentimenti, è una delle tristi necessità di chi è -costretto di vivere sotto il giogo» e tracannando in fretta il suo -bicchiere di vino, suonava il campanello. - -Poco dopo compariva Mosè per fare la solita partita a terziglio col -padrone, e il vicino. Mosè fu uno degli ultimi coscritti di Napoleone, -aveva servito il capitano al reggimento, e continuava a servirlo -fedelmente dal tempo che deposte le armi, si erano ritirati in campagna. -Era il vero amico, e il più fido compagno del padrone, gli faceva da -segretario e da castaldo, da giardiniere e da cuoco. Passavano la sera -colle carte in mano per evitare le questioni estranee al giuoco; il -capitano diffidava del maestro, il maestro aveva paura del capitano; si -guardavano in cagnesco, e Mosè collocato fra loro rappresentava il -terreno neutro, e teneva in riguardo i due amici.... nemici. - -Del resto non era possibile di indovinare il maestro Zecchini; nessuno -poteva dire con certezza se fosse buono o cattivo; nessuno aveva potuto -leggere nel fondo della sua anima. I furbi sono un prodotto della -schiavitù. Colle autorità superiori non mostrava che umiltà e riverenza, -cogli uomini indipendenti si lasciava sfuggire delle espressioni -liberali, col parroco era religioso, cogli increduli scettico, chi lo -diceva sciocco e chi sapiente: il fatto sta che non aveva mai fatto male -a nessuno, ed anzi in varie occasioni si era mostrato utile ai suoi -scolari e ai loro parenti, col consiglio e coll'opera. - -Il capitano lo trovava nullo in politica, astuto in società, utile in -famiglia, pericoloso negli affari delicati, indispensabile per giocare -alle carte; e sapeva servirsene secondo i casi, perchè egli aveva una -tattica magistrale per utilizzare le varie attitudini, senza -compromettersi con nessuno. - -Il maestro si prestava con premura a rendergli parecchi servigi, andava -a pagargli le prediali, lo rappresentava negli affari di ufficio, -chiamava alla Pretura gli affittuali che non pagavano il fitto, gli -faceva ottenere il passaporto quando ne aveva bisogno. - -Ottenere il passaporto sotto il governo austriaco non era impresa troppo -facile. Nessuno aveva il diritto di viaggiare, nemmeno all'interno dello -Stato, senza che il governo ne conoscesse il motivo, e lo trovasse -plausibile. Per raggiungere l'intento giovava molto la prestazione d'un -amico che fosse in buona vista della polizia. In simili casi, e in varie -occasioni, l'amicizia di Zecchini riuscì utilissima al capitano, il -quale vivendo incognito, ed essendo rappresentato sovente da un -individuo giudicato come suddito sommesso e fedele, passava presso le -autorità per uomo inoffensivo, dal quale il governo nulla aveva a -temere. - -E così il capitano Bonifazio congiurava senza pericoli, e senza -suscitare il minimo sospetto faceva parte d'una vendita di carbonari. La -sua corrispondenza politica non era mai affidata alla posta, e gli -arrivava sempre per mezzo di amici, o di messi speciali. Nel mese di -maggio del 1820 il capitano Bonifazio dovette recarsi in Polesine per -intelligenze con quei Carbonari, e poi a Milano per riferire ai capi -della setta lombarda. Domandò il passaporto pel regno Lombardo-Veneto -col pretesto di fare un viaggio agricolo, nel quale si proponeva lo -studio di alcune colture speciali, che facevano difetto nella provincia -di Treviso, come quelle del canape e dei prati a marcita. Il maestro -Zecchini fu chiamato alla Polizia per le necessarie informazioni. Egli -assicurò il commissario che il signor Bonifazio era un appassionato -agricoltore, che aveva già introdotto nella sua campagna delle -eccellenti migliorie, e che si disponeva a fare delle altre riforme, le -quali avrebbero senza dubbio aumentato il prodotto delle terre, e -servito di esempio ai vicini. - -Il commissario assentiva col capo, e pensava: «migliorando le terre si -potranno accrescere le imposte! questo è un uomo utile all'Impero!» Poi -domandava conto del carattere, delle abitudini, delle relazioni del -petente; e il maestro rispondeva: - ---È un po' bisbetico, si occupa tutto il giorno della coltura dei campi, -del giardino, dell'orto; vive solo con un domestico, non riceve mai -nessuno, ha dell'ottimo vino, e fa un eccellente cucina; io solo come -vicino di campagna ho l'onore di frequentarlo, e di profittare de' suoi -cortesi inviti. - -«Chi mangia bene e beve meglio non fa l'umanitario, e non si occupa di -politica, pensava il commissario; un uomo civile che vive ritirato in -campagna non può essere che un misantropo.» - ---Andate pure, egli disse al maestro, non occorre altro. - -Il maestro curvò la schiena, che quasi toccava col naso lo scrittoio, -presentò all'impiegato superiore i più rispettosi ossequi, uscì dalla -stanza con ripetuti inchini, salutò gentilmente anche l'usciere, che -aveva un'aria da sbirro, poi scese le scale lentamente, col collo torto, -e un beato sorriso sulle labbra, pensando fra sè stesso: «l'uomo è un -asino, è un asino, è un asino!...» - -E questo suo pensiero non proveniva dal benchè minimo sospetto sulle -intenzioni e la condotta del capitano, che anzi teneva per vero quanto -aveva asserito; ma vedendo che occorrevano tante cerimonie per ottenere -il permesso di circolare a proprie spese nel proprio paese, e che tali -cerimonie erano vane, perchè generalmente la polizia veniva ingannata -dalle domande, dai pretesti, e dalle informazioni, la sua teoria -prediletta gli tornava alla mente, e si compiaceva di poter dare -dell'asino al commissario nell'intimità del suo cuore. - -Pochi giorni dopo, il capitano Bonifazio, col suo passaporto in piena -regola, partiva pel Polesine, visitava alcune fattorie rinomate, -procurando che l'I. R. Delegato Provinciale di Rovigo venisse a saperlo, -e poi senza che nessuno l'avesse visto entrava in una casa colonica, -nella campagna deserta, e s'intratteneva per un paio d'ore coi Carbonari -venuti apposta da Ferrara, per intendersi con lui sulle armi e le -munizioni da introdursi, per distruggere i governi dispotici, dare -all'Italia un governo costituzionale, o almeno unire in vincolo -federativo i varii governi italiani, tutti però aventi per basi -costituzione, libertà di stampa e di culto, parità di leggi, monete e -misure. - -Predisposta accuratamente la prossima rivolta del Polesine, passava in -Lombardia, visitava i corsi d'acqua, i prati irrigatori e le marcite, -facendo parlare di lui come d'un veneto appassionato agricoltore; poi -scompariva per qualche ora, si abboccava coi patriotti malcontenti, -stringeva la mano ai Carbonari lombardi, comunicava le disposizioni -delle vendite del Veneto, e veniva informato degli accordi presi coi -fratelli del Piemonte. - -Dopo quei ritrovi della setta, scriveva qualche lettera al maestro -Zecchini e la gettava alla posta colla certezza che sarebbe aperta dalla -Polizia la quale violava tutti i segreti. Egli si godeva a corbellare i -commissari e il governo, parlando di prati e di vacche svizzere, di -canape e di bachi da seta. Raccomandava all'amico le zucche e le patate, -e gli prometteva al ritorno le più utili informazioni sulla coltura -delle rape. - -Dagli amici di Milano ebbe lettere di raccomandazione per qualche -coltivatore, e per qualche possidente austriacante della Brianza, sempre -collo scopo d'ingannare la vigilanza della polizia; e si recò a -visitarli, occupandosi di vigneti e di stalle, benedicendo i benefizii -della pace, che si godevano a merito del regime paterno dei buoni -Tedeschi. Prese alloggio in un grande albergo, assunse delle -informazioni che lo fecero conoscere per esperto agricoltore. - -Poi lasciando gran parte del suo bagaglio all'albergo, e raccomandando -all'albergatore le sue preziose sementi di bietole, cavoli e carote, -annunziò una gita nei dintorni per visitare le colture, e partì solo e -pedestre, munito d'una semplice valigietta alla mano. Prese la direzione -opposta a quella che intendeva di seguire, e girando per certi viottoli -deserti, assicurandosi che nessuno lo vedeva, trovò la sua strada, che -lo condusse in un angolo romito delle colline, ove sorgeva una modesta -casa di campagna quasi nascosta dai tigli, dai platani, e dalle robinie. - -Abitava in quella dimora un suo antico commilitone, un valoroso -colonnello degli eserciti napoleonici, un fiero soldato, un ardente -patriotta, che non aveva mai potuto comprendere come gl'Italiani si -fossero rassegnati a subire l'umiliazione d'un governo straniero. -Acerrimo nemico dell'Austria, egli congiurava come capo carbonaro contro -l'aborrito governo, ma sapeva operare con tale avvedutezza che non -comprometteva mai nessuno, apparecchiava le riunioni, dirigeva la -congiura con sommo accorgimento, e metteva tanta astuzia nel gabbare i -sospetti del governo, nello sviare le ricerche della polizia, -nell'abbindolare le commissioni speciali, che il suo grande maestro, il -generale Napoleone, non avrebbe impiegata tanta avvedutezza -nell'apparecchiare il piano d'una battaglia. - -Odone Palanzo era un antico cospiratore, ancora giovinetto si era acceso -di entusiasmo al primo raggio della nascente libertà. La portentosa -discesa del San Bernardo, compiuta dall'esercito francese condotto dal -generale Buonaparte, la sua improvvisa comparsa in Italia, la battaglia -di Marengo che liberava il Piemonte e la Lombardia dagli Austriaci, -esaltarono lo spirito liberale del giovane italiano, il quale detestava -il regime debilitante del governo straniero che conservava sotto il -giogo una popolazione rassegnata, e non curante della sua sorte nè -dell'onore del paese. - -Egli non rifiniva di ammirare e celebrare l'eroica difesa di Genova, il -carattere e le prodezze dei vincitori dei Tedeschi, l'impassibilità di -Massena durante l'assedio, la fermezza di Lannes sul campo di battaglia, -la carica di cavalleria di Kellermann, la risoluzione fortunata di -Desaix. E quando tre giorni dopo di quella famosa battaglia Buonaparte -entrava in Milano sul far della sera, il giovane lombardo si trovava fra -quella folla plaudente che gettava fiori nella carrozza del primo -Console, che procedeva lentamente nelle strade accalcate e illuminate a -giorno. - -Allora si arruolò come semplice soldato, quantunque avesse moglie e una -bambina, fece il giro d'Europa, guadagnò i suoi gradi ad uno ad uno, da -caporale a colonnello, fu ferito in varie battaglie, e non depose le -armi che dopo l'ultima campagna di Russia, dove ridotto all'estrema -miseria, lacero, esausto dalla fame, e quasi cieco, sarebbe morto sulla -neve se non avesse incontrato il capitano Bonifazio che lo sostenne, lo -guidò, lo nutrì di crusca bollita e di carne di cavallo; e attraverso a -mille pericoli poterono entrambi ripassare la Beresina, dopo le più -strane venture. Giunti in Polonia come due fantasmi da far paura a -vederli, fecero una lunga dimora negli ospitali, fino che ristabiliti in -salute, ritornarono a Parigi, e ripresero servigio fino alla caduta di -Napoleone. - -Rimandati in patria, il capitano Bonifazio accompagnò l'amico alla -casetta di Brianza, dove il colonnello lo presentò alla famiglia come il -suo salvatore. - -La moglie era un'ottima donna; e la figlia Maddalena, una bella ragazza, -con due grandi occhi che ne rivelavano la bontà, era stata allevata -dalla madre alle cure domestiche e rurali. Entrambe vivevano -modestamente colle rendite di alcune terre che stavano intorno -all'abitazione. Vedevano poca gente, e assai di rado il loro capo di -casa, il quale di tratto in tratto compariva all'improvviso, si fermava -alquanti giorni, e spariva. Scriveva poche lettere e laconiche, sempre -da nuovi paesi, da varie parti d'Europa. Il colonnello aveva un fratello -più giovane, che si fece parimenti soldato, e questi alla caduta di -Napoleone prese servizio nel piccolo esercito piemontese. - -Quando furono di ritorno dalla Francia invasa dagli stranieri di varie -regioni, il colonnello volle che il capitano si riposasse alcuni giorni -nella sua casa, dove si godeva una pace serena, in quel paradiso della -Brianza. Quel silenzio, quella solitudine sotto gli alberi, producevano -l'effetto d'un delizioso calmante negli animi ardenti di quei soldati -avezzi a tanti frastuoni e a tante stragi. A poco a poco il loro spirito -esaltato dalle lotte si raddolciva, il loro sangue rallentava il suo -corso, il loro cuore si apriva a nuove aspirazioni verso la tranquilla -felicità della pace domestica. Finalmente il colonnello sentiva il -bisogno di riposo, in quel nido fortunato, fra il sorriso sereno d'una -buona moglie, e la fiorente gioventù d'una diletta figliuola. - -Il capitano Bonifazio che aveva perduto tutti i suoi parenti, si -arrestava ben volentieri in quel ridente soggiorno, prima di rientrare -nella solitudine e nell'isolamento che lo attendevano nella sua casa -deserta. - -Gli occhi profondi di Maddalena lo colpivano vivamente, la sua voce gli -penetrava nell'animo, i suoi lineamenti gli lasciavano nel cuore una -indelebile impressione, ma egli non osava guardarla che di soppiatto, -quando era sicuro di non esser veduto da lei; quella soave fanciulla gli -pareva cosa divina, e si giudicava troppo ruvido soldato per credersi -degno di meritare il suo affetto. - -I due commilitoni passavano alcune ore seduti sopra un banco rustico del -giardino, colla pipa in bocca, rammentando le loro geste, e quando -passava Maddalena, Bonifazio si alzava in piedi, ritirava in fretta la -pipa, e faceva il saluto militare come davanti un generale. - -Alla sera quando si ritirava nella sua camera, invece di andare a letto -a dormire si sdraiava sul canapè, pensava lungamente alla Maddalena, ne -faceva il paragone colle altre donne che aveva incontrate nei vari stati -d'Europa, e la trovava più bella, più interessante e più adorabile di -tutte. Era stato piuttosto libertino, intraprendente, audacissimo col -bel sesso, e poteva vantarsi di ardite conquiste tanto sui campi di -battaglia che nelle alcove; ma quelle erano donne, e questa era un -angelo, ed egli si trovava ospite da un amico, del quale gli era sacra -ogni cosa, e più di tutto la famiglia. - -Così passavano i giorni, e Bonifazio si lasciava vivere in pace, in una -specie di allucinazione, e di ebbrezza felice, e chi sa quando avrebbe -pensato di andarsene allorchè la lettera d'un avvocato di Treviso lo -chiamò al suo paese per affari urgenti. - -Il colonnello non voleva lasciarlo partire, le signore lo pregavano di -non abbandonarle, e gli parve perfino di scorgere una lagrima che -brillava come un diamante nei grandi occhi di Maddalena; ma la lettera -era pressante, e poi sentiva anche il bisogno di fuggire da quell'amore -soffocato che quasi quasi gli pareva un insulto alla casa dell'ospite e -dell'amico; e partì. - -L'ultima parola del colonnello fu questa:--Siamo intesi, _facite -judicium et justitiam_.... e l'altro rispose: - ---_Pubblice felicitatis incrementum_.... - -Erano parole del diploma guelfo dei Carbonari. - -Pochi giorni prima si erano abboccati coi fratelli della setta, in un -sito deserto, e avevano giurato nuovamente di liberare la patria dal -giogo straniero, o di morire. - -Nel viaggio di ritorno si arrestò a Brescia, Verona, Vicenza, Padova; -fece una scappata a Rovigo e a Venezia, e in tutte queste provincie -s'incontrava coi federati, faceva dei proseliti, formava nuovi centri -carbonari, allargava le diramazioni nei principali villaggi, e stringeva -i nodi d'un'ampia rete che doveva serrare nelle sue maglie l'aquila a -due teste. - -Poi rientrò tranquillamente nella casa paterna, solo e disarmato, ma -profondamente convinto che presto o tardi ma di certo, l'Italia sarebbe -unita, libera e indipendente. - - - - - - - II. - - - -Erano passati sei anni da quella prima dimora in Brianza, quando nel -maggio 1820, il capitano Bonifazio ricomparve per la seconda volta -davanti la casa del suo vecchio commilitone. - -Non era ancora guarito della profonda ferita ricevuta dai grandi occhi -di Maddalena, e stupiva che una così bella ragazza non si fosse ancora -maritata. Ma in quella solitudine!... egli pensava, è come un fiore -delle Alpi che sboccia, profuma l'aria d'intorno, e muore senza che -nessuno lo veda. - -Le accoglienze furono cordialissime. Il colonnello e sua moglie lo -abbracciarono come un fratello.... Maddalena impallidì. - -Bonifazio vide il pallore della fanciulla, sentì la mano di lei tremante -nella sua, lesse ne' suoi grandi occhi un sentimento di tenera -affezione, della quale non si era accorto al primo incontro. - -E come poteva avvedersene se non osava guardarla? non era lei che doveva -confessargli il suo amore! Era partito all'improvviso, ed era rimasto -sei anni senza ritornare in Brianza; anzi aveva paura di ritornarvi, e -non sarebbe tornato senza la politica. - -La luce entrata per uno spiraglio non tardò a diffondersi. Venne a -sapere che non mancarono alla fanciulla ottimi partiti, ma essa aveva -respinto inesorabilmente ogni domanda di matrimonio. Si fece coraggio, -incominciò a guardarla negli occhi: essa non evitava quegli sguardi, -anzi vi corrispondeva con tale espressione che era il linguaggio -dell'anima, un linguaggio eloquente per il cuore del capitano. - -Egli aveva 34 anni, otto anni di vita militare lo avevano reso robusto, -sei anni di vita rurale lo avevano ringiovanito. Ella ne aveva 25, era -un frutto maturo, conservato perfettamente dall'aria pura dei campi. La -sorte li riavvicinava, e tutto li spingeva ad amarsi, le affinità -naturali e domestiche, la riconoscenza, le memorie e le abitudini della -vita. - -Le dichiarazioni furono franche, e soldatesche. - ---Maddalena, le disse un giorno il capitano, l'immensa amicizia che -sento per vostro padre, è superata dall'amore che ho per voi; se vi -degnate di concedermi la vostra mano io sarò l'uomo più felice del -mondo,--e così dicendo le sporse la destra. - -Essa depose, senza esitazione, la sua mano in quella del capitano -dicendogli: - ---Per la vita!.... - ---Per la vita!... egli soggiunse, stringendosi al petto quella mano, e -vi depose un bacio rispettoso, come suggello della santa promessa. - -Poi si presentò subito al colonnello, rigido, diritto, come quando -andava a presentare il rapporto nella vita militare, e gli disse: - ---Mio colonnello, sono innamorato! - ---Per la cinquantesima volta! gli rispose l'amico. - ---Per la prima volta! mio colonnello. - -Il vecchio soldato sorpreso da uno scoppio improvviso di risa, fece -un'aspirazione così rapida, che il fumo della pipa gli entrò in gola, lo -fece tossire, sputare, e bestemmiare con tanta violenza, che pareva -soffocarsi. - -Quando tornò in calma, Bonifazio gli fece il solenne giuramento, che la -sua asserzione era la pura verità. Era verissimo che aveva conosciuto -molte donne, ma non ne aveva amata seriamente nessuna, o perchè nessuna -aveva saputo meritarlo, o perchè le continue marcie forzate non gli -lasciavano il tempo di dare l'importanza d'una passione ai suoi capricci -passeggieri. Se n'era persuaso nel 1814, quando s'era innamorato -seriamente per la prima volta, ma aveva amato in silenzio per sei anni -consecutivi, e finalmente si era risolto di parlare.... - ---Ci hai messo del tempo!... gli rispose il colonnello, hai perduto -l'abitudine della furia francese, hai contratto il contagio della flemma -tedesca.... - ---Non mi credevo degno della donna amata, non osavo alzare gli occhi -fino a lei.... - ---E adesso li hai alzati?.... - ---E adesso domando la sua mano.... - -Il colonnello lo guardava fisso, e cominciava a comprendere. - -Allora il capitano riprendendo la sua posa militare soggiunse: - ---Ho l'onore di domandare al colonnello Odone Palanzo la mano di sua -figlia Maddalena. - -Il colonnello si gettò nelle braccia dell'amico, ridendo e piangendo, e -gli mancava la parola per la commozione. - -Si recarono insieme dalla buona madre che accolse la domanda con vera -soddisfazione, e concertarono ogni cosa di comune accordo. E quando nei -giorni successivi, e negli intimi colloqui colla fidanzata, essa -confessò a Bonifazio che lo amava fino dal loro primo incontro, e lo -aspettava rassegnata, colla speranza di rivederlo, risoluta di non -volere che lui o nessuno, egli non sapeva darsi pace della sua -dabbenaggine, e del tempo perduto. - -E scrisse una lettera al maestro Zecchini che cominciava con le seguenti -parole: «Faccio adesione piena ed intiera alla vostra prediletta teoria; -sì, l'uomo è un asino! e me ne sono accorto in questi giorni, studiando -la verità sopra me stesso.» Non si spiegava di più, passava ad altri -argomenti, raccomandava le sue coltivazioni, ma le ultime parole del -foglio confondevano il maestro, il quale restava sbalordito da questa -conclusione: «ho il piacere di annunziarvi che prendo moglie.» - -Il povero Zecchini non sapeva che cosa pensare. - -Intanto l'amore del capitano Bonifazio andava di pari passo colla -congiura. Al giorno godevano il sole di maggio sotto la pergola dei -gelsomini, e vagavano per le colline, soffermandosi ad ammirare i -lontani orizzonti, e il sorriso di primavera sulle rive dei laghi. - -Alla sera il colonnello e il capitano uscivano insieme col pretesto -d'una lunga passeggiata militare, e invece si recavano ai convegni -notturni dei Carbonari, tenuti in luogo sicuro. - - -Era stato scelto a tale scopo un casolare incendiato nella campagna -deserta, vicino a un bosco. I contadini rimasti senza tetto si erano -rifuggiati altrove. Dietro alcune macchie di alberi i giovani -apprendenti stavano in sentinella per dare il segnale convenuto in caso -di bisogno, ai capi che si raccoglievano fra le rovine, al lume delle -stelle. Ciascuno portava un nome romano, Sallustio, Orazio, Livio, -Nerone, e molti di loro non si conoscevano che con questo nome. La -parola di passo era: _libertà vendicata_. Colà il deputato veneto dei -_cavalieri guelfi_ combinava gli accordi coi _federali lombardi_, i -quali corrispondevano coi capi dirigenti degli _Adelfi_ del Piemonte. La -_Costituzione latina_ era il loro statuto, che conteneva il piano -fissato per effettuare una rivolta armata. Fra gli ufficiali del -disperso esercito italiano i Carbonari si contavano a migliaia. Il -colonnello si teneva in corrispondenza segreta con suo fratello -Aristide, che annodava le relazioni della setta di Lombardia colle -società segrete di Torino. - -La rivoluzione piemontese doveva scoppiare nei primi mesi del 1821, -d'accordo coi Napoletani e i Lombardi. - -Esauriti gli argomenti da trattarsi i congiurati fissavano la notte pel -successivo ritrovo, poi uscivano dal nascondiglio alla spicciolata. - - -Il colonnello e il capitano ritornavano a casa fumando la pipa, parlando -delle glorie passate, delle presenti vergogne, e dell'immensa sventura -di vivere senza patria. - -All'alba il capitano era alla finestra a respirare l'aria mattutina e le -soavi esalazioni dei campi. Poi passava delle ore deliziose conversando -colla promessa sposa, e ammirando la perizia che dimostrava nel -disimpegno delle faccende domestiche. - -L'amore e l'amicizia gli avrebbero fatto dimenticare la sua casa, e i -suoi affari, se la politica non lo avesse costretto alla partenza, per -apportare nel Veneto le decisioni prese dalle assemblee dei Carbonari, e -provvedere con ogni sollecitudine ai prossimi avvenimenti. - -Furono presto d'accordo nel fissare il tempo delle nozze. Le donne -chiesero sei mesi per apparecchiare il corredo, gli uomini assentirono -volontieri, colla tacita speranza che fra sei mesi l'Italia sarebbe -libera dal dominio straniero, e che per allora, la nuova famiglia -italiana avrebbe una patria. - -La separazione fu dolorosa, abbracci e lagrime da ambe le parti, ma -l'addio fu raddolcito dalla promessa d'una assidua corrispondenza -epistolare, e dal ritorno nel novembre per celebrare le nozze. - -Il viaggiatore non distolse gli occhi da quella casa diletta che -all'ultima svolta lontana della strada, e vide ancora un fazzoletto -bianco che sventolava fra quel gruppo d'alberi, dove aveva lasciato il -suo cuore. Rientrò all'albergo di Brianza raccontando le meraviglie -vedute nelle sue gite agricole, nominò tutti i paesi, meno quello dove -aveva soggiornato, e partì per Milano carico di sementi. Di là colle -solite fermatine perfettamente dissimulate, e colle relative conferenze -segrete coi principali centri carbonari, si diresse a piccole giornate -verso il Veneto. - -Il maestro Zecchini e il fedele Mosè lo aspettavano con curiosa ansietà. -Forse ritornava colla sposa! Era vero che non aveva dato alcuna -disposizione in proposito, ma la casa era in ordine, e il parco era -degno di ricevere qualunque signora. Mosè non voleva credere a questo -precipizio, ma il maestro Zecchini non si sorprendeva di niente, anzi si -aspettava ogni bizzarria da quell'originale, che gli aveva annunziato il -suo matrimonio con tanto laconismo. - -Finalmente giunse una lettera che fissava il giorno preciso del ritorno, -e siccome il capitano era esatto come un cronometro, così il domestico e -l'amico stavano ad aspettarlo sulla porta quando si udirono i sonagli -della vettura che riconduceva il pellegrino. - - -Le disposizioni da prendersi per il prossimo matrimonio furono nuovo -argomento di conversazioni e di diverbi fra il maestro e il capitano. -Zecchini metteva fuori degli utili consigli per gli arredi, Bonifazio lo -canzonava; Mosè dava sempre ragione al padrone, il quale dopo di aver -ripetutamente disapprovato i piani dell'amico finiva qualche volta -coll'adottare quei consigli che aveva respinti con ironia e -indignazione. Ma si conchiudeva sempre la pace al tavolo del terziglio, -ovvero si cambiava argomento di discussione raccogliendo le diatribe -sulle carte da giuoco. - - - - - - - III. - - - -Durante l'estate venne apparecchiata la stanza nuziale, e furono -acquistati tutti gli arredi necessari per abbellire la casa, e renderla -degna di accogliere una donna gentile. La corrispondenza correva -regolare fra gli sposi, e il capitano seguitava ad occuparsi di -agricoltura, e faceva delle gite a Venezia e altrove, per completare i -mobili della casa, mascherando con studiate apparenze le trame della -congiura, e i ritrovi dei Carbonari. - -Non riceveva mai nessuno, e solamente in una sera di settembre, -sull'imbrunire, un signore smilzo, in occhiali, si presentò al cancello -della villa, e chiese del capitano. Gli fu aperto da Mosè che lo -introdusse nel salotto, e corse a chiamare il padrone. - -Il capitano parve sorpreso assai di quella visita. Rimasero un'ora in -conferenza; poi, fatto attaccare il cavallo, partirono insieme col legno -di casa. Il padrone prendendo in mano le redini e la sferza, avvisò Mosè -che non sarebbe tornato che dopo la mezzanotte, e dicesse al maestro che -era andato a ricondurre un amico, venuto a fargli visita. - -Un mese dopo questo fatto, insignificante in apparenza, successero dei -casi che impressionarono fortemente il Bonifazio. Il maestro capitava -ogni sera colle novità del giorno: arresti di persone stimate ed -illustri di Milano, e in altre parti di Lombardia, e del Polesine. - -Si parlava dovunque di società segrete scoperte, di Carbonari fuggiti o -messi in prigione. Il capitano crollava le spalle, tentennava la testa, -brontolava, voleva mostrarsi indifferente, ma poi domandava le più -minute informazioni. Quando suonavano il campanello stava sopra pensiero -fino che non sapeva chi fosse; sbagliava le carte e ne dava la causa al -maestro, il quale sbalordito dall'accusa fissava tanto d'occhi in faccia -del capitano, che lo rimbrottava di guardarlo in quel modo, con quello -sguardo da inquisitore. E si bisticciavano più del solito. - -Il giorno dopo, il capitano si chiudeva in camera, lo si sentiva aprire -degli armadi, scartabellare delle carte, nelle ore che era solito di -stare in giardino. - - -Quella sera, il maestro che veniva come il solito a fare la partita, -fiutava l'aria della stanza, guardando intorno con inquietudine. - ---Che cosa avete, che torcete il naso? gli chiedeva il capitano. - ---Sento un odore di bruciaticcio, gli rispondeva, e guardo se c'è -qualche cosa che prenda fuoco. - ---Sono delle vostre solite idee!... io non sento niente.... non c'è -niente. - ---Eppure c'è qualche cosa di bruciato! insisteva l'altro, andiamo a -vedere. - -Il capitano s'impazientava, montava in collera, lo accusava d'essere un -visionario, lo sgridava e lo consigliava a desistere dalle sue -inquietudini, e l'obbligava a sedere in quiete, colle carte in mano. - -Ma la partita era turbata dalle insistenti aspirazioni nasali del -maestro, che continuava a dimenarsi sulla seggiola, e a mostrarsi -pauroso del fuoco. Il capitano fremente lo tacciava d'uomo ostinato, -fino alla cocciutaggine. - -Ma quando il maestro partì fece spalancare tutte le finestre e le porte, -affinchè uscisse ogni odore sospetto, e volle che Mosè tirasse fuori -dalla stufa delle carte bruciate incompletamente, e che le riducesse in -cenere, ma persisteva nel sostenere che non ci poteva essere nessun -odore da fumo. - ---Ma quel benedetto uomo, egli ripeteva, vuol mettere il suo naso da per -tutto! - -Mosè, come al solito, dava ragione al padrone, e vuotando la stufa delle -carte bruciate, continuava a dire che non c'era il minimo odore di fumo. - -Poi il capitano diede degli ordini precisi e segretissimi, per delle -possibili contingenze. «Che il cancello del giardino sia sempre chiuso a -chiave, anche di giorno, in modo che se qualche persona vi si -presentasse per entrare, sia costretta ad aspettare che si vada a -prender la chiave, da lui stesso tenuta in saccoccia. La porticina in -fondo del brolo, che mette ai campi, sia sempre aperta di giorno e di -notte.» - -Il matrimonio che doveva aver luogo in novembre fu rimandato di comune -accordo a tempo più opportuno. - -C'era pericolo imminente da ogni parte. Furono prese infinite -precauzioni per non entrare nelle trappole tese dai nemici, ma non tutti -i sorci hanno gli accorgimenti necessari per evitare le insidie, e -burlarsi degli insidiosi; molti furono accalappiati, ed era -indispensabile di non muoversi, di non dar segno di vita, per non -eccitare sospetti. - - -Il maestro che ignorava la dilazione del matrimonio aveva apparecchiato -il suo bravo sonetto per le nozze dell'amico, nel quale non mancò di -rammentare le prodezze guerriere dello sposo, e la bellezza della sposa -(che non aveva mai veduta) per tirar fuori il solito paragone di Venere -e Marte. Gli pareva di aver fatto un lavoretto abbastanza degno -dell'occasione, e portò il manoscritto alla I. R. Censura per ottenere -il permesso di stamparlo. - -Non lo avesse mai fatto! il censore lo fece chiamare in ufficio, gli -diede una solenne lavata di testa, e gli osservò: - ---Anche senza badare all'indole sovversiva di tutto il sonetto non -potrei lasciar passare alcune parole proibite, come Italia, patria, -libertà; e poi che diavolo si è messo in mente di parlare di Buonaparte -e di chiamare l'Italia una nazione? dove vede la nazione?... mi dica.... - -Il maestro tutto confuso gli rispose: - ---Sono stato trascinato dalle rime: Marte Buonaparte; Napoleone-Nazione. -Sapeva di far piacere allo sposo che fu soldato di Napoleone. - ---Peggio che peggio! Ella ignora dunque che Napoleone Buonaparte fu -nemico dell'Austria?... - ---Fu genero del nostro venerato Sovrano, di Sua Maestà l'Imperatore!... - - ---Senta, le dò un consiglio da padre, lasci la politica agli uomini di -Stato.... e a chi ha voglia di andare in prigione; e se vuol fare il -poeta, quantunque io non ne veda la necessità, lasci stare i cavalli di -battaglia, e salga al Parnaso col modesto ronzino che serve al suo -pievano per andare alla congrega, e cavalchi tranquillamente nella -pacifica Arcadia, che non ha mai fatto male a nessuno. - -E così dicendo lacerò il sonetto incriminato, lo gettò nel cesto, e -congedò il poeta con uno sguardo severo accompagnato da queste poche -parole: - ---Si tenga per avvertito! - -Il maestro Zecchini uscì dall'ufficio di Censura annichilato. - -Gli tremavano le gambe, si riteneva fortemente compromesso, vedeva già -il commissario di polizia e gli sbirri che picchiavano alla sua porta, -che lo perquisivano, lo arrestavano, lo conducevano in prigione. - -Corse difilato dal capitano a confessargli la sua imprudenza, e a -domandargli consiglio. - ---Che cosa vi è passato per la mente? gli domandò il Bonifazio, in -collera. Ignorate dunque che senza patria non si ha il diritto nè di -scrivere, nè di pensare? Avete commesso una vigliaccheria degnandovi di -sottomettere i vostri concetti alla censura, avete commesso una -asinaggine gettandovi volontariamente in bocca al lupo. Non sapete che a -Milano hanno soppresso il _Conciliatore_? che hanno chiuso le scuole di -mutuo insegnamento?... Vi siete cacciato in un vespaio.... potreste -essere arrestato. - ---Ma io non ho fatto niente!... - ---Appunto per questo siete in pericolo. Tutti quelli che furono -arrestati in questi giorni non hanno fatto niente.... qualche -leggerezza, qualche imprudenza, qualche fanciullaggine come la vostra; -ma saranno condannati, perchè coloro che agiscono seriamente, sanno -farlo colle dovute precauzioni, e l'Austria ne prenderà pochi. I -generali muoiono raramente in battaglia, sono i semplici gregari che -pagano per tutti. Ma pazienza che voi andiate in prigione, il peggio si -è che compromettete gli amici con la pazzia dei sonetti, che non servono -a niente. Non siete uomo da esporvi alle conseguenze d'un atto -coraggioso, la vostra tempra frolla non vi permette di sfidare le -crudeltà del dispotismo. Guai se vi manca ogni mattina il vostro caffè -nero, e i calzerotti di lana l'inverno, il pancotto la sera, guai se vi -togliessero l'aria e il sole dei campi, e vi chiudessero in un -camerotto, colle balze agli stinchi per finire i giorni sul tavolaccio -del carcere duro!... - - -Il povero Zecchini si coricò colla febbre, e battendo i denti andava -borbottando la sua massima prediletta, come una giaculatoria in -_articulo mortis_, e questa volta intendeva parlare di sè stesso, quando -ripeteva con compunzione:--l'uomo è un asino, un asino, un asino!... - -Gli volle molto tempo prima di ricuperare una discreta salute; e quando -leggeva sulla _Gazzetta di Venezia_ dei nuovi arresti, sentiva un -brivido fra carne e pelle, gli pareva di vedersi in mezzo ai Carbonari, -e se li figurava tutti neri, le vesti, il viso, e le mani, e faceva il -più solenne giuramento di mai più esporsi a simili pericoli, e per -evitare ogni occasione di compromettersi, non voleva più vedere nessuno, -e non frequentava che una sola casa, quella del suo vicino, il capitano -Bonifazio. - -Intanto i processi di Milano e di Venezia continuavano le inchieste, e -sempre nuove vittime cadevano in mano dell'Austria. - -Il capitano Bonifazio e il colonnello Palanzo erano costretti di -protrarre continuamente il matrimonio nell'interesse di Maddalena, -perchè nè un fidanzato nè un padre potevano condannare una giovane sposa -a vincolarsi per la vita con un uomo minacciato dalla prigione o -dall'esilio. E attendevano silenziosi e cauti che fosse cessato il -pericolo, cercando di giustificare il ritardo con facili pretesti, -ammessi facilmente da chi non vedeva altri motivi. - -Ma tutto non isfuggiva alla perspicace penetrazione delle donne; alcune -parole colte a volo, alcuni fatti sospetti che coincidevano coi dolorosi -avvenimenti del giorno le illuminavano abbastanza, da renderle -rassegnate al destino, come ad una necessità ineluttabile. - -Il più difficile per Bonifazio consisteva nel giustificare il ritardo -delle sue nozze presso il maestro Zecchini, il quale s'interessava -vivamente alla sorte dell'amico, trovava opportunissimo il matrimonio, -si riprometteva dal medesimo una conversazione più geniale, e non poteva -credere nè rassegnarsi ai pretesti che gli venivano presentati dal -capitano come i veri motivi della prolungata dilazione. - -E questo era nuovo argomento di dissenzione fra i due vicini, per le -osservazioni noiose da una parte, e le risposte bisbetiche dall'altra. - -Così passavano i mesi dolorosi pei fidanzati, pieni di angoscie per le -famiglie, con maneggi segreti dei congiurati per stornare le minacce, e -per disperdere tutte le prove compromettenti per coloro che erano -liberi. - -Tutto il 1821 trascorse nella caccia accanita degli inquisitori in cerca -di congiurati, e nella somma destrezza dei capi della setta per -sottrarre nuove vittime alla vendetta degli usurpatori, e alla insidiosa -procedura di giudici arrabbiati per non poter cogliere nei loro tranelli -che un numero assai limitato di Carbonari. - -In febbraio 1822 il lungo processo degli arrestati era finalmente -finito, e interessava ai capi di assistere alla lettura delle sentenze -delle povere vittime, che si faceva sulla pubblica piazza. - -A tale scopo il capitano Bonifazio partì per Venezia col suo domestico, -potendo aver bisogno d'un uomo fidato, in quella dolorosa circostanza. - -Era il 22 febbraio, una bella giornata serena, il sole rallegrava la -laguna e illuminava le case e le botteghe in assetto di festa. - -Mosè che ignorava il motivo del viaggio del padrone, essendo libero fino -a mezzogiorno, chè a quell'ora doveva trovarsi in piazza, girovagò tutta -la mattina intorno a Rialto. - -Passeggiando per la pescheria si fermava davanti i banchi ad ammirare i -pesci di tutte le dimensioni e di tutti i colori, dal roseo al verde, -dal bianco al bruno, tutti brillanti di squamme metalliche; e passando -per l'erberia stava colla bocca aperta davanti le botteghe rigurgitanti -di commestibili d'ogni genere, ornati di verdi fronde, e contemplava -estatico i cestoni di frutta e di erbaggi, le piramidi di aranci e di -limoni, le valanghe di bietole e patate, i mucchi di polli e di -selvaggina, i monti di carubbe, i barili d'uva calabrese e di fichi -secchi. - -I mercanti vantavano ad alta voce le loro merci ad eccessivo buon -mercato, e invitavano i passanti a non lasciarsi sfuggire la bella -occasione; chi cantava e chi urlava i nomi degli oggetti messi in -vendita, chi alzava in aria i campioni, chi metteva il cesto sotto il -naso dei passanti. E una folla allegra e ciarlona di curiosi e di -acquirenti andava e veniva per la via fra quella babilonia di gente e di -prodotti di tutti i colori e di tutti gli odori. Quando fu vicina l'ora -fissata dal padrone, Mosè dovette allontanarsi da quel bizzarro e -rumoroso spettacolo, e si avviò verso la piazza. - -Percorrendo le Mercerie si trovò fra gente affatto diversa, che -camminava in fretta, colla testa bassa, verso un altro spettacolo. - -Sotto l'arco dell'orologio si stentava a passare, tutti andavano verso -la piazzetta dove sorgeva la berlina, un palco alto, con una colonna -tronca nel centro intorno alla quale girava una panca. Una folla immensa -si stipava al sole in mezzo ai magnifici edifizi, davanti lo specchio -della laguna. Tutta la guarnigione austriaca era sotto le armi, non si -vedevano che teste e baionette. - -Comparvero fra gli sbirri, alcuni Italiani ammanettati, salirono sul -palco, e rivolti verso il palazzo dei Dogi si udirono condannare a -morte, e al carcere duro per aver osato sognare l'indipendenza della -patria dallo straniero; e questa sentenza veniva letta da un curiale -austriaco da quel palazzo, in quella piazza eretti da un popolo libero, -ove tutto attestava quattordici secoli di indipendenza, contro un -dominio usurpato da circa nove anni senza l'assenso dei veri padroni. - -Il terrore dominava quella folla, che assisteva in silenzio all'orribile -spettacolo. Alle parole «condannati a morte» un fremito di sorpresa, di -pietà, di sdegno sorse dalla folla, ma subito dopo ritornò il silenzio -della paura. - -Mosè non potendo trovare il padrone in quella calca ritornò all'albergo, -e quando vide il capitano gli andò incontro con aria misteriosa e gli -domandò: - ---Ha veduto sulla berlina quel signore magrolino cogli occhiali che è -venuto a farle visita una sera d'autunno, or son quasi due anni?! - ---Non dirlo nemmeno all'aria, se un giorno non vuoi vedermi al suo -posto. Tutti quei condannati sono veri galantuomini, vittime d'una -imprudenza. Volevano fare il bene, ma non sapevano farlo colla finezza -indispensabile nella lotta del diritto inerme contro la forza armata. - -Mosè restò sbalordito, e pensava agli ordini ricevuti dal padrone poco -dopo la visita di quel signore: il cancello del parco sempre chiuso, il -cancello del brolo sempre aperto! e cominciava a capire qualche cosa, ma -il capitano poteva essere sicuro che il segreto delicato starebbe -sepolto per sempre in fondo al cuore dell'onesto e fedele domestico. - -Abortite le rivoluzioni di Napoli e del Piemonte e terminato l'infame -processo dei Carbonari colle barbare condanne, il paese, seminato di -spie, scoraggiato per le prove fallite, parve immerso in un silenzio di -morte. I vecchi patriotti rimasero prostrati, scoraggiati di tentare -nuove imprese; i giovani si gettarono negli stravizi, nella vita molle -effeminata, che il governo straniero incoraggiava in molte maniere per -facilitarsi il dominio d'uomini fiacchi e di anime corrotte. - -Quella fu l'epoca fortunata dei teatri, delle ballerine e delle mime, -dei veglioni mascherati, dei carnevali rumorosi, degli intrighi galanti, -della vita allegra e spensierata. - -Duravano tuttavia le proteste contro il dominio straniero, ma si -limitavano a maledire o beffare il governo, eludere le leggi, burlarsi -della dabbenaggine di qualche Tedesco, degli spropositi italiani dei -Croati, a canzonare la ingenua semplicità d'un soldato, a guardare in -aria sprezzante gli ufficiali dell'esercito austriaco. - -Poi sorsero nuove sétte, ma coi capi cospiratori viventi all'estero, -pieni d'illusioni sulle condizioni locali del paese, con forze -immaginarie, e con tentativi arrischiati che esponevano le vite dei -cittadini, moltiplicando le piccole sollevazioni impotenti, e producendo -nuove vittime. - -Che cosa potevano fare i prodi soldati degli eserciti napoleonici -lasciati in disparte? i patriotti intelligenti rimasti senza patria? -Crearsi una famiglia, educarla coi sani principii della giustizia, -vivere ritirati, apparecchiare i figli per l'avvenire, attendere e -sperare. - -E così fece il capitano Bonifazio. - -Andò in Brianza a sposare la sua Maddalena. Le nozze ebbero luogo in -primavera del 1822, con semplicità patriarcale, senza feste, senza -chiassi, e senza sonetti, come conveniva in tempi tristi, dopo dolorosi -avvenimenti. - -La sposa che aveva sempre vissuto in campagna si trovò benissimo nella -sua nuova dimora nei dintorni di Treviso. La casa era più grande, il -possesso più esteso e più ricco; l'aspetto della pianura era meno -pittoresco delle colline di Brianza, ma l'orizzonte più ampio ed aperto, -la campagna bagnata da acque correnti, e l'aria pura ed elastica che -viene dalle Alpi e passa per l'immenso letto del Piave apporta la -salute, esilara lo spirito, ed eccita l'appetito. - -Il capitano riprese i suoi lavori agricoli e di giardinaggio, la -Maddalena assistita da Mosè e da una fantesca, ordinò la casa; e così -ebbe origine la nuova famiglia Bonifazio, della quale abbiamo raccolto -la semplice istoria in queste povere pagine. - - - - - - - IV. - - - -Talvolta i filosofi hanno il torto di ritenere troppo assolute le loro -teorie, se si contentassero di limitarle al circolo ristretto della loro -visualità, avrebbero perfettamente ragione. - -Per esempio: se il maestro Zecchini avesse proclamato, che l'uomo è un -asino, senza uscire dalla sua scuola, nessuna autorità competente -avrebbe trovato un argomento valido per confutarlo: e forse nemmeno lo -stesso maestro avrebbe presentata un'eccezione. - -E infatti, studiando sè stesso, egli aveva sovente l'occasione di -confermarsi nel suo principio. - -Appena ritornato dalla Brianza, il capitano Bonifazio invitò a pranzo il -maestro Zecchini per presentarlo alla sposa, come amico e vicino di -casa. Il maestro rimase colpito dalla bellezza lombarda della signora -Maddalena, e per esprimere la sua ammirazione in modo che gli pareva -molto appropriato, cominciò a raccontare a tutti i suoi amici e -conoscenti che la sposa del capitano aveva due occhi da carbonara. E -questa fu vera imprudenza, in un tempo, nel quale gli stessi mercanti di -carbone non avrebbero osato chiamarsi col loro nome. - -Guai se il capitano lo avesse udito! ma il maestro contemplando quegli -occhi bruciava in silenzio, nascondeva le brace sotto la cenere, e -pensando al carattere vivace dell'amico celibe, aveva doppia paura -dell'amico ammogliato quantunque costui avesse dei pensieri molto più -gravi di quello di sospettare del maestro Zecchini. - -Malgrado tutte le precauzioni passibili, il primo tempo di quel -matrimonio non poteva essere tranquillo e sereno, come sogliono essere -tutte le lune di miele. A certe suonate di campanello il capitano -lasciava trasparire un'involontaria apprensione, come al tempo degli -arresti, a certi rumori notturni egli si alzava dal letto e andava a -spiare attraverso le gelosie. La giovane sposa indovinava la causa di -quelle inquietudini, e ne divideva le ansietà. - -Tale condizione di cose rendeva il capitano più bisbetico del solito, e -avendo ripreso le partite serali delle carte, ad ogni errore commesso il -maestro andava soggetto a dei rabuffi che lo intimidivano; la buona -signora si studiava di consolarlo dei modi bruschi del marito con -indulgenti sorrisi, e sguardi incoraggianti, e l'asino bruciava. - -Dopo qualche tempo la partita di terziglio fu abbandonata pel tresette. -Il maestro pregato dal capitano aveva trovato un quarto giuocatore; -certo Giacomo Pigna, fittaiuolo del paese, un po' rozzo, ma galantuomo, -laborioso ed allegro, e gran bevitore. Egli capitava ogni sera -fedelmente, anche attraverso la neve e le bufere, per fare la solita -partita. Gettava il suo tabarro e il cappellaccio a cencio sopra una -seggiola dell'anticamera, ed entrava intrepidamente nel salotto coi -capelli sulla fronte, l'occhio brillante, il naso violetto, i zigomi -accesi, un buon sorriso sulla bocca, il ventre proeminente, e gli -stivali sopra i calzoni. Il capitano gli dava la mano, che egli non -osava stringere che debolmente, per riguardosa modestia. - -Prima di giuocare una carta si bagnava il pollice in bocca, e alla fine -d'ogni partita tirava fuori la scatola di tabacco colla Madonna sul -coperchio, ne offriva agli uomini, diceva le sue barzellette alla -signora, e tirava su pel naso la sua presa, con una profonda -aspirazione. - -Il parco diventava sempre più rigoglioso, abbellito di nuove piantagioni -di alberi e di arbusti ornamentali, le macchie si arricchivano di fiori -elegantissimi, l'orto aveva degli erbaggi stupendi, e il cortile -sorvegliato dalla padrona di casa era popolato di numerosi pollami, -d'anitre, tacchini e colombi. - -Un anno dopo le nozze un fortunato avvenimento allietò la famiglia, i -parenti e gli amici, la nascita d'un figlio maschio, al quale venne -imposto il nome di Gervasio. Due anni dopo ne nacque un altro, che fu -chiamato Stefano; e così la famiglia cresceva, e viveva abbastanza -felice, una vita tranquilla e regolare, come un paese senza storia. - -I bambini vennero allevati all'aria aperta, con una semplice -vesticciuola, un cappello di paglia, e gli zoccoletti di legno: -giuocavano tutto il giorno sotto i boschetti e sull'erba, e correvano -incontro alla madre, colla bocca aperta, come i pulcini. - -Ebbero i primi insegnamenti dal maestro Zecchini sempre innamorato -platonicamente della loro mamma, ed essa educava i loro cuori all'amore -di Dio, dei genitori e del prossimo, con elevati sentimenti. Il babbo li -voleva robusti e patriotti e li indirizzava per questa via. Divenuti -grandicelli frequentarono le scuole di Treviso, modificate -dall'insegnamento domestico. Il governo austriaco per assicurarsi dei -soggetti rispettosi faceva leggere e imparare a memoria nelle scuole il -libriccino intitolato _I doveri dei sudditi_. - -Il capitano faceva osservare ai suoi figli che la stessa natura ci -ispira l'amore della patria, che la patria non può essere felice senza -la libertà e la giustizia, e se non era giusto che un cittadino -comandasse in casa altrui, così non poteva esser giusto che un popolo -s'imponesse ad un'altra nazione. Ristabilita la vera base del diritto, -dimostrava che quei pretesi _doveri dei sudditi_ non erano altro che gli -_obblighi degli schiavi_, ed indicava la prudenza necessaria per -condursi alla scuola, eccitandoli a farsi uomini per vendicare la -patria. - -E invece di limitare le loro conoscenze alle nozioni di storia imposte -dal programma austriaco, spiegava ai suoi figli la storia universale, -ove l'Austria faceva una figura secondaria e insignificante, e talvolta -odiosa; poi li voleva istrutti minutamente sulla storia d'Italia, dalla -più remota antichità fino ai nostri giorni, perchè imparassero a -conoscere i grandi avvenimenti, i fatti gloriosi che onorano il nome -della patria davanti al mondo, rilevando in pari tempo tutti gli errori, -tutti i torti, i vizii, i delitti che conducono i popoli alla schiavitù. -E si fermava con somma compiacenza a certi nomi, e spiegava le azioni -generose che li avevano resi immortali. - -Li addestrava a tutti gli esercizii del corpo, alla scherma, al tiro a -segno, alla ginnastica. - ---Verrà il giorno che potrete utilizzare tutte le vostre conoscenze e -tutte le vostre forze,--egli diceva loro;--impiegatele sempre a favore -della giustizia e della libertà, a vantaggio dei buoni contro i -malvagi,--e rivolto a sua moglie soggiungeva:--Questa è la migliore -congiura che possa riescire a liberarci dal governo straniero. - -E scriveva ai parenti di Brianza i progressi dell'educazione dei figli, -i loro costumi intemerati, e gli animi audaci, ma onesti. È facile -immaginare come egli spiegasse la storia di Napoleone, davanti i -ritratti e i quadri di casa. Erano racconti che facevano venire la pelle -d'oca; ma a poco a poco lo spirito bellicoso li metteva in voglia di -menar le mani, sentivano vergogna di vedersi dominati dagli stranieri, e -ascoltavano a bocca aperta le geste di quei generali che rotta la spada -prendevano in mano un fucile e trascinavano i soldati contro la -mitraglia, mettevano in fuga il nemico colla baionetta, e restavano -illesi in mezzo alla mischia. - -Gervasio, secondando il gusto dominante del padre si era dato con -passione all'agricoltura e al giardinaggio. Coltivava dei bei fiori, ne -faceva dei mazzi magnifici, e li presentava a sua madre nei giorni delle -feste natalizie ed onomastiche. Piantava degli alberi nelle occasioni -solenni, come modesti monumenti della vita domestica. - -Stefano amava lo studio, leggeva molto, annotando le cose che gli -parevano degne d'essere rilette. - -Il maestro Zecchini li amava come figliuoli, ringiovaniva giuocando con -loro; talvolta lo canzonavano per la sua teoria, ma con maniere -scherzose che non potevano offenderlo. - ---Aspettate, e mi darete ragione col tempo,--egli diceva;--siete giovani -senza esperienza, e giudicate le bestie dal pelo. È un errore! bisogna -che la bestia sia morta per pronunziare un giudizio esatto delle sue -qualità. Ci sono degli animali di tutti i colori, ma senza la pelle -tutte le bestie sono eguali. - -Giacomo Pigna aveva un figlio, Giuseppe, col quale i ragazzi andavano a -caccia, ora in montagna ed ora in palude, e così si esercitavano alle -marcie e al tiro, con grande soddisfazione del capitano. - -Di tratto in tratto si facevano degli inviti alla villa, per mangiare -cogli amici il lepre o la selvaggina. In quelle occasioni il vecchio -Pigna alzava il gomito fuor di misura, e quando era brillo ne diceva -delle grosse, che facevano ridere la brigata. Allora il maestro guardava -gli amici strizzando un occhio, per dimostrare che l'occasione era -favorevole all'applicazione della sua teoria. - -Questa vita semplice e laboriosa, rallegrata da festicciuole di -famiglia, durò parecchi anni, senza che nessun avvenimento importante -venisse a turbarla. Le aspirazioni liberali crescevano nel silenzio, lo -spirito nazionale era coltivato dalle letture di buoni libri, ma lo si -teneva nascosto nell'intimità, come un'arma proibita. Il bisogno -d'indipendenza era penetrato anche nel popolo, e le condizioni d'Europa -lo favorivano. Nel giorno memorabile 22 marzo 1848, fu scosso il giogo -per la prima volta, con unanime slancio, nella Lombardia e nella -Venezia. - -L'insurrezione di Milano fu irresistibile, gli Austriaci dovettero -ritirarsi nelle fortezze del quadrilatero; il resto del paese fu libero -per quella serie di fatti complessi che fecero cadere rapidamente il -dominio austriaco, con poco spargimento di sangue. - -A Venezia pochi cittadini audaci, secondati dalla popolazione, ottennero -il medesimo risultato. Pareva una corrente elettrica che gettasse a -terra il governo sbalordito. Ma esso raccolse l'esercito e si -apparecchiò alla rivincita; mentre la nazione esaltata dalla facile -vittoria, priva d'esperienza e di senno politico si abbandonava alla -gioia del trionfo, e non pensava ai pericoli imminenti. Sorsero dovunque -i governi provvisori, incominciarono le pacifiche dimostrazioni, i -proclami ampollosi, seguiti da tutte le esitazioni della inesperienza. - -Il capitano Bonifazio era soddisfatto della caduta del governo -straniero, ma desolato delle declamazioni che mantenevano il paese nelle -più pericolose illusioni. - ---Armi, disciplina ed unità di comando ci vogliono, egli esclamava, non -vane ciarle, e mal fondate speranze. Gli Austriaci si concentrano per -organizzarsi, attenderanno dei rinforzi da Vienna, e un giorno usciranno -dalle fortezze, e riprenderanno il terreno perduto. Bisogna circondarli, -combatterli e vincerli. Bisogna abbandonare le questioni accademiche -sulla forma di governo più opportuna all'Italia, mentre il paese è -ancora occupato da un esercito agguerrito di stranieri tenaci alla -preda. Bisogna ripudiare la rettorica, è inutile scrivere degli -indirizzi umanitari ai fratelli Ungheresi, ai fratelli Boemi, ai -fratelli Croati, i quali non domanderebbero di meglio che tornarsene a -casa in santa pace, ma che la mano ferrea dell'Austria saprà conservare -sotto le armi, e slanciarli alla facile riconquista d'un popolo -disarmato. - -Il maestro Zecchini che era stato pronto a metter fuori del balcone la -bandiera tricolore, ascoltava attentamente i discorsi del capitano -Bonifazio, li trovava molto ragionevoli, si pentiva dell'entusiasmo -dimostrato nei primi giorni, ed alla prima pioggia ritirò la bandiera -per non sciuparla, ma dopo tornato il sole finse di dimenticarla in un -angolo della casa; avrebbe voluto anche sopprimere la coccarda, ma chi -non la portava era creduto una spia, ed arrischiava la pelle. Egli prese -il suo partito; si mostrava taciturno coi sospetti, modesto coi timidi, -audace cogli esaltati, gridava cogli urloni, declamava coi barbassori, e -abbondava nel senso di tutti per vivere d'accordo con ciascheduno. - -Il capitano Bonifazio si recò a Treviso coi figli per prendere le armi -contro il nemico. - -Trovò il governo provvisorio composto di tredici persone (cattivo -numero!). Mancava il denaro, quantunque ci fossero due ministri di -_contabilità_ e _finanze_; mancavano le armi e i soldati, ma c'erano due -incaricati alla _milizia_ e un ministro di _diplomazia e guerra_, un -abate all'_istruzione pubblica_, un canonico al _culto_, un avvocato -alla _consulta_, due ingegneri alle _pubbliche costruzioni_, un avvocato -all'_amministrazione comunale_, un altro alla _Polizia_, e l'avvocato -Presidente del governo, per mettere in moto questa gran macchina -provinciale, e governare un popolo che non contava novantamila abitanti. - -E pubblicavano, dice uno storico contemporaneo, «annunzi, disposizioni, -decreti, proclami, consigli a tenore delle circostanze, mostrandosi però -sempre sicuri nel buon esito dell'impresa.» (_Semenzi_). - -La città era in festa, le case pavesate, le contrade illuminate, -l'entusiasmo dei cittadini si manifestava in mille forme diverse. E così -avvenne in ogni città e borgata del Lombardo-Veneto liberato dagli -stranieri. Ma le aberrazioni della gioia furono brevi, sufficienti però -a dimostrare all'Europa l'odio degli Italiani per il dominio straniero. - -Provenienti da varie regioni d'Italia entravano in città le più bizzarre -milizie, in costumi pittoreschi: elmi romani e medioevali, pennacchi -napoleonici, durlindane dell'Orlando furioso, fiocchi, galloni, giacche -di tutte le parti del mondo, cappelli calabresi, romagnoli, -trasteverini, napolitani e siciliani. - - -Il capitano Bonifazio fu subito nominato istruttore e organizzatore -della milizia, i suoi figli si arruolarono nei volontari, i quali -ignoravano ancora il mestiere del soldato, quando furono mandati ad -affrontare i primi scontri dell'esercito austriaco che scendeva dal -Friuli, preceduto dei soliti Croati. - -Giovani studenti trasformati repentinamente in artiglieri, operai -divenuti fantaccini in pochi giorni, resistettero intrepidamente al -primo fuoco, si batterono con coraggio, e sparsero il loro sangue per la -libertà. - -I Tedeschi bombardarono Treviso, che dopo la coraggiosa resistenza -ottenne una delle capitolazioni più onorevoli delle guerre di -indipendenza. Quei giovani soldati uscirono dalla città cogli onori -militari, conservando le armi e i bagagli, con due pezzi di cannone, -regalati dal generale austriaco «in contrassegno della particolare sua -stima per la buona condotta durante il combattimento, e perizia nel -maneggio delle armi.» (_Capitolo III della Capitolazione_). «I sudditi -austriaci arruolati nelle truppe italiane, saranno considerati come -emigrati.» - -Ed ecco che cominciava una nuova iliade di mali per gli Italiani, e la -nazione tornava ad essere invasa ed oppressa dalle forze preponderanti -degli invasori stranieri. - -Mentre le milizie italiane uscivano dalla porta Santi quaranta (ora -Cavour), gli Austriaci entravano dalla porta di San Tommaso (ora -Mazzini). - -Nella villa suburbana del capitano Bonifazio la povera Maddalena restava -sola a piangere la partenza del marito e dei figli, che non aveva potuto -abbracciare. - -Il maestro Zecchini e Mosè cercavano invano di consolarla facendole -credere che sarebbero presto ritornati, ma il suo cuore di donna la -avvertiva che i suoi cari starebbero assenti lungamente, esposti a mille -pericoli; e al suo dolore di moglie e di madre si aggiungeva quello di -buona italiana, che vedeva la patria rioccupata dagli stranieri. - -Quale solitudine, qual vuoto in quella casa, e in quel parco dopo la -partenza de' suoi cari! Una parte della cavalleria austriaca aveva preso -alloggio nelle case di campagna intorno la città, le scuderie erano -piene dei cavalli nemici, e i soldati inquieti andavano e venivano con -volti arcigni e truce aspetto. - -Ecco il santuario domestico invaso dagli stranieri, che non hanno nulla -di sacro nel paese conquistato. Si prendevano le frutta come fossero in -casa propria, calpestavano le colture, legavano agli alberi i cavalli -che coi denti rosicchiavano le corteccie. - -Maddalena che conosceva la passione del marito e dei figli per quelle -belle piante, allevate con tante cure, piangeva disperata per non poter -arrestare quella devastazione. - -Il maestro Zecchini trovò il modo di rendersi utile alla povera donna ed -agli amici assenti, andando a parlare ad un colonnello che cercava un -comodo alloggio in mezzo ai suoi soldati. Gli si presentò col cappello -in mano, in attitudine riverente, e gli disse: - ---Se Vostra Eccellenza desidera un magnifico alloggio non ha che -comandarmi; io sono il maestro del villaggio, e non ho altro desiderio -che quello di servirla bene. - -Il colonnello volle vedere, lo seguì, e fu soddisfattissimo; e quando fu -bene installato accolse con benevolenza un rispettoso reclamo che gli fu -fatto dal maestro in favore degli alberi del giardino. - -I soldati coi cavalli ricevettero l'ordine di sgombrare immediatamente, -e di ritirarsi nelle adiacenze, con l'obbligo di mai più mettere i piedi -nel parco, e una sentinella fu collocata in sito opportuno colla -consegna di non lasciar passare alcuno, e di sorvegliare la proprietà. - - -Partito quell'ufficiale superiore ne venne un altro dello stesso grado, -e così di seguito. La tradizione conservò l'abitudine dell'alloggio -riservato, e così fu preservato dalla devastazione quel delizioso -soggiorno. - -Ma intanto i proprietari vagavano raminghi per le terre d'Italia, invase -per ogni parte da eserciti nemici. - -Milano ricadeva in mano dell'Austria, e tutto il sangue sparso dagli -Italiani in quei mesi di lotta e di ansietà non valse a liberarli dalla -invasione. - -La sola Venezia resisteva eroicamente, e i Bonifazio si recarono colà, -per contribuire alla difesa. - -Le vicende dell'assedio di Venezia sono forse la più bella pagina nella -storia della nostra emancipazione. - -Questa gloriosa città, tradita ed oppressa, che si ridesta alla libertà, -dopo l'umiliazione del dominio straniero, che lacera e insanguinata si -difende contro un nemico potente, combatte valorosamente, intrepida fra -le rovine delle fortificazioni, che estenuata dalla fame, decimata dal -coléra e dalle bombe, decide di _resistere ad ogni costo_, offerse un -esempio di tale fermezza indomabile, che le guadagnò l'ammirazione del -mondo. - - -I Bonifazio furono fra quelli eroi che presero parte alla sortita di -Mestre, e che difesero Marghera fino che fu ridotta ad un mucchio di -rovine. Ma il vecchio soldato di Napoleone fu il solo che potè ritirarsi -incolume in città dopo di aver combattuto per tanti giorni in mezzo ad -un diluvio di palle. - -Gervasio rimasto fra gli ultimi sulla breccia fu ferito alla mano destra -e Stefano ebbe una gamba traforata da una palla; e passarono gli ultimi -tempi dell'assedio all'ambulanza. - -Finito l'ultimo pane nero, e l'ultima carica di cannone, Venezia dovette -cedere senza esser vinta. - -Al momento della capitolazione i due fratelli erano ancora -convalescenti. Tennero consiglio col padre, il quale pensando alla -povera donna che non li aveva visti da più d'un anno, desiderava che -volessero tornare entrambi a casa con lui. Per Stefano non ci poteva -esser dubbio, poichè non era in caso di tenersi in piedi senza l'aiuto -d'un bastone, ma Gervasio storpiato alla mano destra si rifiutò -recisamente di ritornare a vivere sotto il governo austriaco, preferì di -condannarsi all'esilio. Il padre non volle insistere, nella speranza -d'un pronto risveglio della nazione e d'un ritorno alle armi. - - -La separazione fu dolorosa. Gervasio s'imbarcò in un bastimento -francese, e il vecchio soldato, sostenendo sotto il braccio il più -giovane dei suoi figli ferito, ritornò alla sua villa. - -Povera Maddalena!... quando li vide entrare pallidi e magri, col suo -Stefano ferito, e senza Gervasio, fu costretta di sostenersi ad un -albero per non cadere; poi fatto animo e ripreso fiato si gettò nelle -braccia loro esclamando: - ---Dove è Gervasio?... - ---È partito.... risposero, ma speriamo di rivederlo fra poco.... - ---È morto! essa gridò con accento straziante, il mio povero Gervasio è -morto!... sarebbe qui di sicuro se non fosse morto!... - -Non voleva persuadersi che fosse partito, che avesse preferito l'esilio -alla casa paterna, alle cure di sua madre! - ---Ha preferito l'esilio all'umiliazione di vivere sotto il giogo dei -nostri nemici, come tanti altri suoi compagni, le disse il marito; ma le -cose non possono durare a questo modo,--e manifestando tutte le -illusioni di quel tempo, si studiava di provare l'impossibilità d'un -lungo dominio austriaco in Italia, perchè i popoli coraggiosi possono -tutto quello che vogliono; ma Maddalena non lo ascoltava più, baciava -teneramente il suo Stefano, lo interrogava ansiosamente sulla ferita che -gl'impediva di camminare, lo fece sedere in una poltrona, apportò dei -ristori ai poveri viaggiatori sfiniti dai lunghi patimenti, dalla fame, -dalla fatica del viaggio, in quello stato. - -Appena saputo il loro ritorno accorse anche il maestro Zecchini, e non -finiva mai d'interrogarli sui più minuti particolari del memorabile -assedio; si mostrò desolato per tante sventure, e voleva sostenere che -bisognava rassegnarsi al destino, che era finita per sempre, che sarebbe -assolutamente impossibile di vincere la potenza austriaca. Il capitano -lasciò andare un pugno così violento sul tavolo che fece saltare i -piatti e i bicchieri, e così incominciarono nuovamente le diatribe fra i -due vecchi amici, che dopo l'assenza ritornavano a vivere insieme, -sempre inseparabili, e sempre discordi. - -Intanto il Gervasio navigava verso la Francia, e pochi giorni dopo -sbarcava a Marsiglia coi molti esiliati di Venezia, i quali si -dispersero in vari paesi. - -Egli partì per Parigi colla speranza di trovare un'occupazione per non -vivere a carico della famiglia. Ma in quel tempo la capitale francese -rigurgitava di emigrati d'ogni parte d'Europa; le varie rivoluzioni del -quarant'otto vi avevano gettato i loro naufraghi, che cercavano un -rifugio. Tutte le passioni umane, e i diversi partiti politici si -concentravano nel cervello del mondo; la vita era una lotta di forze -contrarie che si agitavano convulse fra gli amari disinganni del -passato, e le più esagerate illusioni dell'avvenire. - -Ad un'anima mite e senza ambizioni, come quella di Gervasio, la vita -tumultuosa rendeva più doloroso l'esilio. Dopo lunga aspettativa gli -venne offerta una cattedra di lingua italiana in Bretagna. Non esitò ad -accettarla perchè sentiva anche il bisogno di quella pace campestre -nella quale era stato allevato, e che gli mancava affatto nel movimento -turbinoso della moderna babilonia. - -Ma il clima umido e triste della Bretagna accresceva la sua malinconia, -e la vita solitaria gli faceva sentire doppiamente tutte le amarezze -della nostalgìa. Non vide mai sorgere quel sole opaco dietro le nebbie, -senza che il suo pensiero non lo trasportasse alla casa paterna; e la -vedeva da lontano, illuminata dallo splendido sole d'Italia, e gli -pareva di udire lo stormir delle fronde dei suoi boschetti, il pigolìo -dei passeri al crepuscolo, credeva di respirare l'olezzo di quelle -piante, e sentiva l'aria pura dei monti e del Piave, che gli sbatteva il -viso, quando appariva il balcone della sua cameretta così piena di -ricordi. La modesta stanza di Bretagna non aveva nulla che sorridesse -alla memoria dell'emigrato; e i prospetti, l'aria, gli accenti, le -esalazioni, tutto gli rammentava l'isolamento, e la lontananza della -patria. - -I giorni delle feste solenni erano i più dolorosi. Tutti si -raccoglievano lietamente alla mensa di famiglia, il povero emigrato -viveva solo, colla memoria delle affettuose cure materne, delle -abitudini domestiche del padre e del fratello, e della perduta compagnia -degli amici. - -Bisognava cercare degli altri derelitti per fare insieme società. - -Conobbe allora i Ravelli, emigrati lombardi. La famigliuola si componeva -del padre vedovo, del figlio Battistino, che fu ferito al Tonale -difendendo quel passo alpino coi volontari, e di sua sorella Angelina, -una buona ragazza di diciotto anni. Scambiavano fra loro le amarezze e i -conforti comuni, dividevano i timori e le speranze, e quelle eterne -illusioni degli esuli, sempre distrutte dagli avvenimenti, e sempre -rinascenti dalle stesse rovine. Ogni primavera speravano il ritorno in -patria per il prossimo autunno, ogni autunno per la ventura primavera; -ma ogni volta che si credevano vicini al porto, una burrasca inaspettata -li rigettava in alto mare. Tornato il cielo sereno, esaminavano -l'orizzonte, e ad ogni nuvoletta lontana pronosticavano l'uragano che -doveva sconvolgere l'Europa, far trionfare la libertà, e restituirli al -loro paese; ma un venticello importuno rasserenava il cielo. Si -lamentavano della indifferenza di tutte le nazioni per ciò che violava i -loro diritti e il loro onore, vedevano in ogni piccolo alterco -diplomatico un'offesa sanguinosa che rendeva indispensabile la guerra, -aspettavano ansiosamente la dichiarazione desiderata; ma la pace si -andava consolidando a loro dispetto, e l'esilio temporaneo diventava -domicilio stabile degli emigrati. E così passavano gli anni, e intanto -l'amicizia e l'amore fiorivano anche sulla terra straniera. - -Gervasio divenne intimo di casa Ravelli, fu il compagno inseparabile di -Battistino, e non tardò a sentire per l'Angelina una profonda simpatia -che a poco a poco si trasformò in reciproca affezione. - -Allora la primavera di Bretagna parve più bella ai giovani innamorati, -che aprendo l'animo ai sentimenti e ai pensieri concordi, si creavano -una nuova patria sul suolo straniero, la patria dell'amore, e così -trovavano più ridenti quelle verdi campagne, più vaghi i fiori, meno -fosco l'orizzonte, meno pallido il sole, e le notti azzurre e brillanti -di stelle più belle delle notti italiane. - -Vivere insieme per amarsi sempre, e dimenticare tutto il resto, questa -divenne l'unica aspirazione dei loro cuori. - -Dopo uno scambio di lettere colle rispettive famiglie in Italia, furono -fidanzati; pochi mesi dopo si celebrò il matrimonio, e la terra di -Bretagna parve un paradiso terrestre ai due sposi, nell'ebbrezza -dell'amore soddisfatto. - -Passati dieci mesi venne alla luce un bel maschio, che per comune -consenso dei due nonni fu battezzato col nome di Silvio, in segno di -simpatia verso l'amico carbonaro, che fu prigioniero allo Spielberg, e -di protesta contro il dominio straniero. - -Pareva che la felicità sorridesse pienamente alla nuova famiglia, quando -una febbre insidiosa assalì la puerpera, e mise subito in dubbio ogni -speranza. I sintomi più minacciosi si succedettero con terribile -rapidità, e la malattia finì in pochi giorni con un lutto spaventoso. - -L'infelicissimo marito perdette la sua diletta compagna nel primo anno -di matrimonio, il neonato perdette la madre nel primo mese di vita. - -Sotto il colpo inaspettato dell'improvvisa sventura, lontano dai cari -parenti, fra il suocero e il cognato al pari di lui disperati, Gervasio -risentì tutto il peso dell'esilio e dell'isolamento. - -La donna morta fu portata al cimitero colla sua candida veste di sposa; -il bambino fu messo a balia; i Ravelli affranti dal dolore abbandonarono -il paese, il povero esule rimase solo, fra una culla e una tomba, a -piangere la sua cara compagna scomparsa;--solo senza patria, e senza -famiglia!... - - - - - - - V. - - - -Anche la famiglia Bonifazio si sentì colpita crudelmente dalla sventura -del figlio. Alle lagrime dell'esule corrisposero da lontano le lagrime -dei parenti, privi del conforto di stringere fra le loro braccia -affettuose il povero orfanello e il padre desolato. - -Così l'esilio colpisce sempre da due parti; tanto chi resta, che chi si -allontana soffre egualmente, senza il sollievo del reciproco conforto, -senza l'amara consolazione di piangere assieme. - -Stefano guarito dalla sua ferita, andava spesso a Treviso, ove aveva -molti amici. Un bel giorno girovagando per le strade della città, fu -colpito dall'aspetto di una di quelle ragazze del popolo, tanto famose -in tutto il Veneto per la rara bellezza dei lineamenti, per l'abbondanza -dei capelli, la grazia della persona e l'eleganza del vestito. Si -direbbero nate in mezzo al lusso d'uno splendido appartamento, e invece -non sono che una curiosa aristocrazia della classe operaia, le -contessine del popolo. Dove abbiano imparato a darsi quell'aspetto -disinvolto, ed alzare quegli sguardi alteri di principesse, nessuno lo -sa. Escono dalle povere catapecchie ove abitano, come da un palazzo -signorile, scendono maestosamente dalle loro scalette di legno, come se -fossero gli scalini del trono, raccogliendo, colla piccola mano coperta -di guanti, e con flessuosa destrezza, gli svolazzi della veste, per -lasciar vedere la elegante calzatura a talloni, portando con certa -alterigia la testina graziosamente pettinata, e adorna d'un velo nero -puntato con grandi spilloni. Camminano con franca andatura, portando -l'ombrellino di seta, e il ventaglio, e vanno dalla sarta o dalla -modista, ove dopo una lunga pratica giungono a guadagnare venti soldi -per dodici ore di lavoro. - -La ragazza seguìta da Stefano, aveva sulla nuca una treccia di morbidi -capelli color castagno, acconciata in molti giri, da destare l'invidia -dei più avveduti parrucchieri che le offersero invano molto denaro per -acquistarla, dicendole che una treccia posticcia avrebbe prodotto lo -stesso effetto, e che i capelli crescendo più rigogliosi, essa poteva -farsene una rendita lucrosa, senza che nessuno se ne accorgesse. Era la -povera figlia d'un falegname, ma non volle mai tagliare i suoi capelli -per nessun prezzo; quella era la sola sua ricchezza, la sua corona, e -non l'avrebbe ceduta per tutto l'oro del mondo. Suo padre le dava torto, -perchè i parrucchieri lo avevano sedotto colla promessa irresistibile di -certe bottiglie d'un vino delizioso, che gli avevano fatto assaggiare in -un bicchierino, e che gli era sembrato un balsamo di lunga vita. - -Ogni mattina la ragazza si metteva allo specchio coi capelli disciolti -giù per le spalle, che arrivavano fino al ginocchio, e quella ricchezza -la rendeva orgogliosa, perchè la più gran signora della città non poteva -comperarli per nessun prezzo. - -Poi faceva colazione con due soldi di pane e latte, si vestiva con -eleganza, e correva al suo magazzino. Lungo la strada tutti si voltavano -a guardarla, ed essa era beata. - -Stefano non fece attenzione a quei capelli, che potevano anche essere -posticci, ma fu sedotto dal sorriso degli occhi, dalla dolce espressione -dei lineamenti, dalla bocca attraente, che indicava somma bontà e cuor -contento, quantunque fosse un po' troppo grande in proporzione delle -altre linee del viso. - -La seguì parecchie volte dal magazzino alla casa, essa se ne avvide, e -gli fece comprendere con uno sguardo che non disdegnava quell'omaggio, e -che trovava il giovinotto di suo gusto. Egli non tardò molto ad -esprimerle modestamente la sua rispettosa ammirazione, e le oneste -intenzioni che lo animavano. Essa in principio si mostrò molto -incredula, gli fece capire che era povera, e lo pregò di lasciarla in -pace, di non voler renderla infelice per un capriccio. - -Stefano la rassicurò con solenni promesse, e così non tardarono a -prendere la dolce abitudine di vedersi spesso, di passeggiare insieme in -luoghi solitari, nella più cordiale intimità, coll'espansione di -pensieri e sentimenti che sono il melodioso linguaggio dell'amore. - -L'affetto che i Bonifazio provavano pel figlio assente, pareva che -volesse manifestarsi con doppie cure sul figlio vicino; l'indole soave e -il carattere onesto del giovane lo rendevano degno della loro affezione. - -Egli non tardò molto a rivelare alla madre il suo amore per la Beppina, -mostrandole il desiderio di farla sua moglie, e la buona madre -predispose favorevolmente il marito. - -Il capitano Bonifazio, al contrario di molti padri, era sempre -preoccupato dal timore che suo figlio potesse innamorarsi d'una signora. -L'educazione delle ragazze nelle ricche famiglie cittadine gli metteva -spavento, e diceva a sua moglie: - ---Se Stefano vorrà prender moglie, la nostra quiete sarà in pericolo. -Che cosa faremo noi di una sposa cittadina colle nostre abitudini -campagnuole? Vorrà essa adattarsi alla semplicità di questa vita? che -cosa farà tutto il giorno alla villa? vorrà essa occuparsi delle cure -domestiche recando qualche sollievo alle tue fatiche, quando la età -avanzata ti farà sentire il bisogno di riposo? Avvezza alle visite -oziose, ai teatri, agli spettacoli, alla società elegante, potrà essa -sopportare senza noia la solitudine, le sciocchezze del maestro -Zecchini, le asinaggini dei Pigna, padre e figlio? - -La povera Maddalena lo consolava facendogli osservare che la città era -vicina, che i giovani avrebbero potuto fare una vita conforme ai loro -gusti, e i vecchi si sarebbero dedicati ad allevare i bimbi, e a -governare la casa, senza cambiare le abitudini di nessuno. Ma il -capitano non era persuaso e pronosticava mille disturbi, in tal modo che -quando Stefano gli annunciò il suo progetto, ne fu lietissimo, e volle -subito vedere la ragazza. - -La Beppina avvertita in tempo di questa visita aveva messo in ordine la -povera dimora, e li aspettava ansiosamente fingendo di lavorare, seduta -davanti al balcone, adorno di alcuni vasi di fiori, che le erano stati -regalati da Stefano. - -La visita fu breve, ma decisiva. Pareva che il capitano ne fosse più -innamorato del figlio, tanto si mostrava entusiasta del soave sorriso di -quel bel volto. Esso la trovò modesta e gentile, graziosa e -intelligente, e ritornò a casa contento per darne l'annunzio a sua -moglie, pronosticandole dei giorni felici, ed una vecchiaia tranquilla, -con una figlia di più, la più cara e simpatica che si potesse mai -desiderare, e diceva a Stefano: - ---Facciamo presto; a domani la domanda al padre, e quanto prima le -nozze. - -E fu secondato in ogni suo desiderio. Al giorno seguente il falegname -Morato non andò a bottega, e attese il capitano, dopo di essersi rasa la -barba e vestito da festa, secondo gli ordini della figlia. - -All'ora fissata i Bonifazio furono esatti, e in poche parole si -trovarono d'accordo. Alla cortese domanda del capitano, il Morato -rispose: - ---Sono anni cattivi, siamo povera gente, mia figlia non ha nè dote, nè -corredo.... - ---A questo ci pensiamo noi, soggiunse il capitano. Facciamo presto; io -non vi domando altro, prima di tutto perchè non mi piacciono le cose -lunghe, e poi perchè sono vecchio, e vorrei vedere un nipotino, prima di -chiudere gli occhi per sempre. - ---Non parliamo di malinconie, gli rispose il falegname, con naturale -buon senso. Siamo a vostra disposizione, riconoscenti dell'onore. - -Fissarono l'epoca delle nozze, il capitano baciò in fronte la Beppina, e -i due giovani si mostrarono molto lieti degli accordi. - -Stefano scrisse al fratello, raccontandogli minutamente tutti i -particolari del suo amore, vantandogli le buone qualità della sposa, -senza nascondere la sua povertà. - -Poco tempo dopo arrivava dalla Francia una cassa pieni di arredi da -donna con una lettera di Gervasio, nella quale egli si congratulava col -fratello per il prossimo matrimonio, e gli faceva mille scuse se osava -spedirgli il corredo della sua povera defunta, ancora nuovo, per -l'immatura sua morte. «Non saprei farne un uso migliore, egli scriveva, -la tua sposa non se ne offenda se la tratto fino da questo momento come -sorella; fra fratelli che si amano quello che è dell'uno è anche -dell'altro. Vivi felice in famiglia, intanto io pregherò il cielo che ci -conceda di rivederci presto, per poter vivere tutti uniti in casa -nostra, nella nostra patria, colla nostra famiglia, tutte cose preziose -che ci vennero tolte dalla usurpazione straniera.» - -Al tempo fissato si fecero le nozze. Il capitano accompagnò Stefano a -Treviso di buon mattino, e dopo la celebrazione del matrimonio, -montarono in carrozza colla sposa e suo padre e tornarono alla villa. La -buona Maddalena li aspettava sulla porta, Beppina si gettò nelle sue -braccia. - ---Hai trovato la madre che ti mancava, disse alla nuora, baciandola in -fronte. - -Dopo una breve refezione fra soli parenti, Stefano condusse la sposa a -fare un giro pel parco. Avvezza al chiuso ambiente della sua cameretta -in una casa vecchia di città, in una contrada di povera gente, le parve -di passeggiare in paradiso. Attraverso le fronde passavano pochi raggi -di sole, che segnavano degli sprazzi d'oro sulla sabbia dei viali. Il -silenzio dei boschetti era rallegrato da qualche gorgheggio d'un -capinero, accompagnato dal mormorio delle acque cadenti d'una cascatella -sul lago. Dalle macchie di rose, dai caprifogli e dai gelsomini che si -arrampicavano sui muri emanava un soave profumo che imbalsamava l'aria. -La ricca vegetazione nel suo pieno vigore esalava degli aliti vitali, -raccolti da tutte le forze unite della natura, dalla terra e dall'acqua, -dalla luce, dalle foglie e dai fiori. Un'arcana voluttà serpeggiava -nelle vene e inebbriava i sensi. - -Vagarono, ora bisbiglianti ed ora silenziosi, nella soave armonia delle -commozioni e dei pensieri, sotto ai boschetti e sui prati di -quell'incantevole giardino fino che udirono le campane dei villaggi -vicini che suonavano il mezzogiorno. Era l'ora destinata al pranzo di -famiglia coi parenti, e pochi amici. La stanza era adorna di fiori, la -tavola apparecchiata con garbo, ma a quella mensa c'era un vuoto -doloroso che ricordava la tristezza dell'esule lontano, gettava un velo -di malinconia sulla gaiezza delle nozze, e faceva spuntare una lagrima -sugli occhi della madre, mentre si atteggiava al sorriso. - -Tuttavia gli amici festeggiando gli sposi con ripetute libazioni fecero -echeggiare un po' d'allegria alla fine del pranzo. Il maestro Zecchini -diventava loquace, papà Morato, volendo sostenersi con gravità, si -teneva diritto con uno sforzo, e pareva diffidente delle sue gambe, il -vecchio Pigna aveva due occhietti rossi e brillanti come rubini, suo -figlio, con un sorriso immobile e costante, cogli occhi fissi, e due -macchie rosse sulle guancie, mostrava il volto d'un ebete colla testa di -legno. Dopo il caffè gli sposi presero congedo dai parenti e dagli -ospiti e partirono per Venezia ove avevano fissato di passare i primi -giorni del matrimonio. - -Ritornati in famiglia presero le abitudini regolari, e la giovane si -mostrò degna della sua buona ventura. Affettuosa coi suoceri, gentile -cogli amici, d'indole facile e allegra, si faceva amare da tutti. -Stefano ne era più innamorato di prima, e le buone qualità che le aveva -trovate gli facevano giudicare con indulgenza quei piccoli nonnulla che -saltano fuori col tempo e colla intimità. L'amore è un vetro appannato -attraverso il quale appariscono le figure piane come nelle ombre; il -matrimonio è un cristallo trasparente che lascia vedere gli oggetti in -rilievo, con tutti i loro pregi e difetti. - -Le belle qualità dell'animo, scoperte nella Beppina, compensarono -Stefano della educazione incompleta, e la vista di quei capelli -meravigliosi, che credeva prima un ornamento aggiunto alla natura, lo -rese indulgente sull'ortografia e la grammatica, che mancavano alla -sposa come il corredo. - - - - - - - VI. - - - -Dopo un anno circa di matrimonio la Beppina diede alla luce una bella -bimba, che somigliava alla mamma. Furono tutti contenti. La nonna -ringiovaniva per fare la bambinaia, il nonno era beato che non fosse -nato un maschio in quei tempi funesti, quando si richiedeva il sangue di -nuove vittime per riscattare la patria. - ---Abbiamo già un nipote, nato in esilio, diceva il capitano, che un -giorno dovrà fare il soldato, non sarà dunque mai al nostro fianco; -questa bambina che è una vera delizia, sarà il sostegno della nostra -vecchiaia. - ---E poi l'uomo è un asino! soggiungeva il maestro. - -Il capitano alzava le spalle indispettito, corrugava la fronte, faceva -gli occhi severi, atteggiava la bocca all'ironia, e interrogava: - ---Se l'uomo è un asino, che cosa sono le donne?... che cosa sono le -mogli, le figlie, le sorelle degli asini?... - -E il maestro rispondeva tranquillamente: - ---L'uomo è un asino, e le donne sono donne!... La storia ce lo insegna; -essa ci parla di sovrani che furono belve, di guerrieri che furono eroi, -e non dice che le loro mogli fossero nè bestie, nè eroine, erano donne. -La donna non è simile all'uomo, sono gli uomini stessi che la -giudicarono un essere inferiore, e fecero le leggi in conseguenza di -tale giudizio.... ed anche in questo si mostrarono asini per -eccellenza!... - -Il capitano gli voltava le spalle brontolando, e gli teneva il broncio -fino all'ora della solita partita a tresette. - -Stefano era felice di vedere sua moglie ristabilita in salute, ed era -soddisfatto della contentezza degli altri. E quando vedeva la sua -Beppina allattare la neonata, la gli pareva una delle più belle madonne -di Rafaello. La bimba fu battezzata col nome di Maria. Ma anche in seno -d'una esistenza felice, Stefano non dimenticava mai i principii -succhiati col latte, e sviluppati in tutta la loro forza dalla -educazione paterna, dalle lotte del quarant'otto, e dai successivi -avvenimenti della patria. Nessun galantuomo viveva indifferente alle -faccende del giorno, nè si chiudeva in casa con sentimenti da egoista, -abbandonando l'avvenire della patria alla fatalità del destino. Tutti i -buoni Italiani apportavano la loro pietra, e apparecchiavano le -fondamenta della futura nazione. - -Stefano andava a Treviso a vedere gli amici, e s'informava esattamente -di tutto quello che veniva tentato per l'emancipazione del paese. - -Era il tempo dei Comitati secreti e del prestito di Mazzini. - -Come in tutte le parti soggette all'Austria, così anche a Treviso i -patriotti corrispondevano segretamente cogli emigrati in Piemonte e in -Francia, e apparecchiavano l'avvenire. - -La piccola Maria cominciava a camminar sola, correva incontro ai nonni, -balbettava le prime parole, era la tenerezza di tutti. - -Venuto l'inverno la famiglia raccolta passava le sere nel salotto, -ciarlando, giuocando alle carte e leggendo, la bambina dormiva -tranquillamente nella sua cunetta di vimini, perchè la madre voleva -tenersela sotto gli occhi fino all'ora di andare a letto, e allora se la -portava in braccio, nella stanza, e la metteva nel suo letticino senza -svegliarla. - -Se venivano gli amici facevano la partita alle carte e il capitano -litigava col maestro. Maddalena cercava di mitigare le irritazioni, di -giustificare gli errori, non si lamentava mai degli sbagli di Pigna che -giuocava con lei, molto peggio del maestro col capitano; Stefano stava a -guardarli, la Beppina lavorava nei vestitini della sua bimba. Quando -erano soli il capitano giuocava agli scacchi con Stefano, o metteva in -ordine i cartocci delle sementi, mentre suo figlio leggeva ad alta voce -un buon libro, e le donne agucchiavano. Una sera di gennaio la pioggia -cadeva a scrosci, il vento fischiava fra gli alberi, la famiglia era -sola, raccolta nel tepore della stufa, quando si udì una scampanellata -che indicava molta fretta. - ---Sarà il maestro Zecchini che si bagna, disse il capitano. - -Mosè corse ad aprire. Due sconosciuti domandarono se il signor Stefano -Bonifazio era in casa. - ---Sì, signori, rispose il domestico, vengano avanti; e dopo di averli -introdotti nell'atrio, domandò chi doveva annunziare. - -Uno di loro rispose: - ---Pregatelo di uscire un momento, abbiamo bisogno di dirgli una parola. - -Mosè entrò nel salotto col volto turbato, dicendo che c'erano di fuori -due figure antipatiche che volevano parlare col signor Stefano. - - -Stefano impallidì, il capitano se ne avvide e gli disse: - ---Andiamo a vedere. - -Uscirono insieme, lasciando le donne inquiete, nell'ansietà di un -pensiero sospettoso. - -Erano due impiegati di Polizia, un commissario col suo assistente. - -Il primo mostrò l'ordine superiore, l'altro uscì a cercare le guardie -che aspettavano dietro al cancello. Fecero una rigorosa perquisizione, -misero sottosopra la casa, raccolsero varie lettere di Gervasio, dei -documenti, delle carte varie, ne fecero un pacco e vi apposero il -sigillo, raccolsero tutte le armi e ne fecero un fascio, poi intimarono -l'arresto di Stefano. - -Ogni opposizione era vana. Il capitano frenava a stento lo sdegno che lo -agitava. Le signore sulla porta del salotto, guardate a vista, -supplicavano invano che a motivo della burrasca, aspettassero fino al -mattino. Il commissario fu irremovibile, e intimò la partenza. - -Stefano corse a dare un bacio alla sua bambina, che dormiva -tranquillamente, poi si gettò nelle braccia della moglie che svenne. - -La adagiarono sul canapè. Maddalena che voleva soccorrerla, non sapeva -quello che si facesse; era fuori di sè, e barcollava. - - -Il capitano cercava un'arma per fare un massacro, ma erano già tutte -scomparse; le avevano portato fuori col pacco delle carte. Nella -confusione generale, due sbirri presero Stefano sotto le braccia e lo -trascinarono, seguiti dagli altri poliziotti, fino ad una vettura che -aspettava a piccola distanza della casa. Lo fecero entrare nel calesse, -tutti si collocarono nello stesso veicolo, chi dentro e chi fuori, e -sferzati i cavalli partirono. - -In casa la desolazione e lo squallore erano succeduti alla pace d'un'ora -prima. Beppina colle mani nei capelli, coricata sul canapè, chiamava il -suo Stefano, mandando dei singhiozzi convulsi che parevano soffocarla. -Maddalena in ginocchio se la stringeva al seno, piangendo dirottamente, -il capitano col volto sconvolto, girava per la casa come un pazzo, senza -sapere dove andava; Mosè lo seguiva col lume in mano senza parlare. - -Il primo a riprendere il dominio di sè stesso, fu il vecchio soldato, ma -tutti i suoi ragionamenti riuscirono vani; nè la madre, nè la moglie, -potevano consolarsi di tanta sventura; ascoltando gli scrosci della -pioggia e i sibili del vento di quella orribile notte, pensavano ai -patimenti fisici e morali del povero arrestato durante il viaggio, e poi -negli orrori della prigione; conoscevano i processi lunghi e insidiosi -dell'Austria, paventavano delle sue crudeltà; i genitori erano rimasti -senza figlio, la moglie senza marito, la figlia senza padre! ogni -felicità era scomparsa da quella casa, quella gente onesta e tranquilla -non aveva diritto di amare il suo paese, nè di volerlo libero dagli -stranieri, i quali si credevano in diritto di punire severamente i più -nobili sentimenti della natura e dell'umana dignità. - -Quella notte tutti vegliarono, oppressi dall'angoscia, spaventati -dall'avvenire. - -Il giorno seguente si sparse la notizia di molti arresti fatti nella -stessa notte. Accorsero gli amici, ma nessun conforto poteva consolare -quegli infelici caduti vittime di tale sventura. - -I prigionieri erano partiti per Mantova. Stefano fu gettato solo in una -cella angusta, umida, oscura ed infetta, e pensava ai suoi cari, alla -disperazione della moglie e della madre, all'afflizione del padre, alla -bambina, alla casa, alle dolci abitudini domestiche. Quel cambiamento -repentino di vita, quel rapido trapasso dalle gioie serene della -famiglia, alle torbide agitazioni d'un processo pericoloso, dall'aria -profumata d'un parco all'afa nauseabonda del carcere, era un colpo -troppo violento per restare senza conseguenze sopra un giovane felice ed -avvezzo all'aria libera dei campi. - -Quando i patemi d'animo, che lacerano il cuore, sono accompagnati da -tutte le angustie del corpo, la natura umana soccombe. - -Dopo un accesso violento di disperazione, di furore e di lagrime, -Stefano cadde sfinito sul fetido pagliericcio della prigione, e gli -parve di essere stato sepolto vivo. Pensava alla vita passata come ad un -altro mondo, abitato in un'epoca lontana, prima d'essere precipitato in -fondo d'un precipizio. Provava una sete ardente accompagnata da affanni -e da nausea. - -Fu trascinato davanti il giudice inquisitore colla febbre; le arterie -delle tempie gli battevano come due martelli. Non intendeva le domande -che gli venivano indirizzate, rispondeva con sdegnoso disprezzo, con -pungente ironia, gli pareva di trovarsi fra le unghie adunche d'una -belva feroce che stesse per divorarlo. - -Ritornato nella sordida cella fu visitato dal medico che lo trovò coi -lineamenti immobili, colla lingua e i denti fuliginosi, in una -prostrazione di forze completa; rispondeva lentamente, con parole -insensate. Il medico conobbe i primi sintomi d'una febbre tifoide, e -ordinò che fosse subito trasportato all'infermeria. Il povero infermo -non se ne avvide nemmeno. Gli comparvero sul volto delle macchie rosse -che sparivano sotto la pressione delle dita. - -Passò più d'un mese in questo stato, poi cominciò a peggiorare, e aveva -perduto i sensi da qualche giorno, quando alle ripetute istanze della -famiglia fu concesso di visitarlo. - -I parenti partirono subito per Mantova. Il giorno dopo del loro arrivo, -il capitano colla faccia sparuta, ma fiera, conduceva la moglie e la -nuora, che parevano uscite da una tomba, e camminavano sostenendosi -reciprocamente, attraverso gli squallidi e infetti corridoi della -prigione, sotto la scorta d'un attuario e d'un secondino. Il malato non -conobbe nessuno, i poveri parenti non videro che una faccia cadaverica, -coperta da un sudore viscido, con un respiro affannoso, che era il solo -segnale di vita che gli restava. - -La Beppina cadde su quel sordido pagliericcio, perdendo i sensi, ed -anche la povera madre stava per venir meno. Uscirono dalla infermeria, -Maddalena sostenuta dal marito, e la Beppina trasportata da due -infermieri. Adagiarono le misere donne in una carrozza che le condusse -all'albergo. Chiamato subito un medico, la Maddalena fece uno sforzo -sovrumano per assistere la nuora, reggendosi appena sulle gambe. - - -Beppina era incinta di quattro mesi. Quando giunse alla villa il -permesso di visitare il moribondo, i genitori pronti a partire, avevano -fatto una vivissima opposizione al viaggio della nuora, della quale -conoscevano la condizione pericolosa, peggiorata dalla disperazione per -la prigionia del marito, e dalle gravi notizie sulla sua malattia, che -erano state comunicate da Mantova. Ma ogni resistenza fu vana; non -valsero nè le ragioni persuasive del medico, nè i più affettuosi -consigli dei suoceri, essa si irritava talmente contro chiunque volesse -impedirle di rivedere il suo Stefano, che in fine parve meno pericoloso -il condurla con loro che il lasciarla a casa in preda della -disperazione. - -Partì in uno stato di grande debolezza, con violente palpitazioni di -cuore, ma si sostenne durante il viaggio a forza d'energia, la quale la -resse fino alla porta dell'infermeria, ma la abbandonò totalmente -all'aspetto dell'ammalato, ridotto in tale stato che era appena -riconoscibile. - -Coricata nel letto dell'albergo, all'arrivo del medico la misera donna -aveva già abortito, e la violenta emorragia cominciava a svenarla. Non -le mancarono le cure più sollecite ed affettuose, ma il medico non -dissimulava la gravità del pericolo, e diceva al capitano: - - ---Caro signore, le carceri politiche hanno ucciso più donne che -prigionieri. Questi resistono con vigore alle prove tremende, perchè -sono animati da un altissimo sentimento che sostiene il loro coraggio, -ma le madri e le spose soccombono colle viscere straziate dalla violenza -che le privò dei figli e dei mariti. Nella condizione di vostra nuora -colpita atrocemente nel giorno dell'arresto, quest'ultima scossa -terribile fu un colpo mortale. - -E pur troppo riuscirono vani tutti i tentativi fatti per salvarla. - -L'anemia progrediente andò esaurendo d'ora in ora tutte le forze vitali, -e alfine dovette soccombere. - -L'ultima mattina la povera inferma, sentendo la morte imminente, volle -baciare i suoi cari, raccomandò caldamente all'affetto della suocera la -sua piccola Maria, mostrò il più vivo desiderio di ricongiungersi al suo -Stefano, in una vita di oltre tomba, e rivolti al cielo gli occhi -languenti spirò. - -Il volto della povera morta pareva di marmo greco, il suo pallore -risaltava maggiormente sulle morbide treccie di capelli che furono il -suo diadema di sposa, e la sua corona di martire. Pochi giorni dopo -moriva anche Stefano nel Castello di San Giorgio, e così sfuggiva al -patibolo di Belfiore ove sarebbe perito con tanti eroi della patria. - -Il vecchio carbonaro accompagnava al sepolcro i due figli morti alla -distanza di pochi giorni, e li faceva collocare uno presso dell'altro, -piangendo di dolore, fremendo di sdegno, e invocando dal cielo la pace -ai defunti, il castigo di Dio sui despoti della terra; e la libertà alle -nazioni, che hanno saputo guadagnarsela con tanti sacrifizi di vittime -umane. - - - - - - - VII. - - - -La notizia di questa catastrofe colpì tutta Italia come una calamità -nazionale; si sparse dovunque, ridestò l'odio degli esuli che soffrivano -lontani dal focolare domestico, portò la desolazione a Treviso e in -Brianza, ove i parenti e gli amici appresero con orrore la rapida morte -dei loro cari, che parve a tutti lo schianto di due fiori prodotto dalla -violenza d'un uragano. A tale sventura si aggiunsero le relazioni -dell'infame processo, i patimenti di chi languiva nel carcere, i -supplizi che lo seguirono, e tutto insieme accumulava le maledizioni -degli oppressi sugli oppressori. - -I due poveri vecchi che in così breve spazio di tempo avevano perduto i -due diletti figliuoli involati violentemente alla pace domestica, -compiute le onoranze funebri, ritornarono piangenti alla loro casa, ove -un'orfanella innocente li aspettava colle braccia protese invocando il -ritorno della sua buona mamma, e del babbo. - -La nonna Maddalena dovette assumere gli uffici di madre, e dissimulare -la grave disgrazia all'infelice bambina, essa che aveva tanto bisogno di -piangere. - -Il capitano scriveva lettere di fuoco al figlio superstite, perchè gli -esuli si agitassero anche in Francia, e spingessero quella nazione a non -tollerare più oltre in Italia la infamia della dominazione straniera, e -aiutassero gli schiavi ad infrangere quelle catene che li rendeva -impotenti alla rivendicazione dei loro diritti. - -Da ogni parte venivano voci di speranza, ma il frutto non era maturo. - -Intanto le disgrazie accasciavano i vecchi. Il capitano curvava la -schiena sotto il peso degli anni aggravati dal dolore. Soffriva delle -vertigini che lo esponevano a cadere, se non trovava un sostegno. Il -maestro Zecchini lo consigliava a consultare un medico, il Bonifazio -alzava le spalle con dispetto e non gli dava retta. - ---Avete bisogno d'un salasso, insisteva a dirgli il maestro. - ---Il salasso bisogna farlo all'esercito austriaco, abbondante fino allo -svenimento, e allora sarò sicuro di guarire. - - -La piccola Maria cresceva in salute ed in grazia, sotto quegli alberi -maestosi che colle loro ombre avevano protetta l'infanzia di suo padre, -ed avevano consolato i giorni più lieti della breve esistenza di sua -madre. La bimba giuocava coi fanciulli della sua età, e coglieva fiori e -farfalle intorno a quei viali tortuosi che erano stati percorsi dai suoi -genitori nel tempo felice. - -Il maestro Zecchini le insegnava a leggere sui vecchi libri che avevano -servito al suo babbo ed allo zio Gervasio; ma quando la bambina si -rifuggiava sui ginocchi della nonna, mostrandosi annoiata della monotona -cantilena del maestro, implorando la grazia di ritornare ai suoi diletti -infantili, la buona donna la liberava subito dal peso della lezione, e -la rimandava libera ai boschetti del parco. - ---A che cosa serve l'istruzione per chi non ha patria? essa diceva a -Zecchini, a che cosa hanno servito tanti studi al mio povero Stefano? se -fosse stato un ignorante, sarebbe ancora con noi. - ---È vero! pur troppo è vero! rispondeva il maestro, il diritto, la -ragione, la scienza sono impotenti contro la forza brutale. Contro le -baionette non valgono che i cannoni, e il nostro popolo subisce la dura -tirannide senza rivoltarsi.--L'uomo è un asino!... condotto colla -cavezza e spinto col bastone, cammina rassegnato da vera bestia da -soma.--E dopo qualche sospiro, riprendeva:--Tuttavia l'istruzione è -l'unica arma che ci resta. Bisogna istruirsi per saper distinguere il -male dal bene, l'intelligenza e la coltura aprono tutte le strade, è un -dovere di tutti istruirsi; non solo gli uomini, ma anche le donne. Avete -torto di incoraggiare la bimba a trascurare lo studio.... - ---Che sia felice almeno nella infanzia, interrompeva la Maddalena; chi -sa a quale sorte è riservata nell'avvenire!... i pochi giorni felici -sono tutti guadagnati. - -Così la bambina, secondata dalla nonna, cresceva ignorante, ma bella -come la sua mamma, della quale aveva i capelli abbondanti, il sorriso -degli occhi, e la bocca un po' grande, ma affettuosa. - -Essa, che adorava la nonna, si prestava però volentieri per assisterla -nelle faccende domestiche, le piaceva di stare in cucina ad ammannire le -vivande, imparava prontamente ad apparecchiare a condire ed a cuocere le -varie pietanze, e a sorvegliare i fornelli. Faceva grande attenzione -alle faccende della casa, voleva che la nonna la lasciasse fare da sola, -era contentissima quando riusciva bene, e che il nonno le faceva un -elogio, per qualche manicaretto elaborato dalle sue tenere mani. - -E imparò presto a cucire, a rammendare la biancheria, a inamidarla e -stirarla a dovere. Faceva bene la pulizia delle camere, metteva tutto in -assetto con attenzione, le piaceva l'ordine in ogni cosa. - -Si annoiava soltanto quando le mettevano in mano un libro, o la facevano -scrivere; allora sbadigliava, faceva delle smorfiette, e si rassegnava -soltanto per contentare il nonno, che non divedeva l'opinione di sua -moglie sull'istruzione, ed esigeva questo sacrifizio come un dovere -indispensabile. La nonna difendeva sempre Maria, che non aveva voglia di -studiare. - ---Lasciala in pace, diceva a suo marito, lascia che sia felice, le donne -più felici sono quelle che sanno meno. - ---Non dir sciocchezze... rispondeva il capitano, una donna ignorante è -una vera disgrazia!... il maestro ha ragione. - ---Il maestro ha torto. Se l'uomo è un asino, come egli asserisce, non è -necessario che la donna sia sapiente.... - ---Tanto gli uomini che le donne devono distinguersi dai bruti colla -istruzione. Gli asini tirano il carretto carico, e i padroni li fanno -camminare a legnate; se gli asini fossero istrutti caccierebbero a calci -il padrone. - -E così dicendo se ne andava maneggiando il bastone come fosse una -sciabola, usciva nel parco borbottando fra i denti le più tremende -minaccie contro il governo, abbatteva furiosamente le capsule dei -papaveri per dare uno sfogo a quella collera impotente, che avrebbe -voluto tagliare in quel modo le teste dei nemici. - -La bambina gettava i libri, e correva in fondo al parco per sfuggire -alla seccatura dello studio, ed alle prediche del nonno. - -Così passarono alcuni anni fino che un carbonaro di Bologna, entrato -nell'Assemblea nazionale francese, e poi salito sul trono imperiale -dello zio, alzava lo stendardo delle nazionalità, promettendo -l'emancipazione d'Italia, alla quale aveva giurato di contribuire, -facendo parte della setta italiana nella vendita bolognese nel 1831. - -È facile immaginare l'entusiasmo del capitano Bonifazio quando lesse il -Proclama di Napoleone III che voleva l'Italia «libera dalle Alpi -all'Adriatico.» Il carbonaro trivigiano andava ripetendo ad alta voce, e -in uno stato di esaltazione, alcune frasi che lo avevano colpito: -«Andiamo su questa terra classica, illustrata da tante vittorie, a -ritrovare le traccie dei nostri padri.» Tutta la sua gioventù ritornava -a rifiorire, tutte le aspirazioni della sua vita di cospiratore si -avvicinavano al trionfo, tutto l'odio accumulato nel suo petto andava a -sfogarsi colla vendetta del figlio e della nuora uccisi collo stesso -colpo dall'aborrito governo austriaco. - -Il vecchio soldato di Napoleone I si sentiva ringagliardire alle parole -di Napoleone III, e la spina dorsale curvata sotto il peso degli anni -dolorosi, si rialzava rigogliosa alla scossa elettrica scoppiettante -nelle solenni promesse. Egli era vicino ai settantatrè anni ma gli -pareva di essere ancora abbastanza robusto da poter portare un fucile, e -intanto nell'impazienza d'un primo assalto, egli percorreva le camere a -passo di marcia, armato del suo bastone, la sola arma che gli era stata -lasciata dall'Austria, e si arrestava davanti i ritratti di Napoleone I, -facendogli il saluto militare. All'arrivo del maestro si gettò nelle sue -braccia; questi fu sorpreso e beato di tanta intimità, che non aveva mai -ottenuta nei lunghi anni della loro relazione, passati brontolando sopra -ogni argomento. - -La vecchia Maddalena temeva che suo marito diventasse matto in quello -stato d'orgasmo e di esaltazione irrefrenabile. - -Il vecchio Pigna, tenendo per mano il figlio di suo figlio, un bambino -di otto anni, lo condusse per la prima volta in casa Bonifazio a vedere -i quadri delle battaglie di Napoleone, per fargli capire che cosa fosse -la guerra. - -Il capitano gli dava le spiegazioni necessarie. Il piccolo Andrea col -naso in aria, gli occhi sbalorditi, la bocca aperta, guardava ora le -battaglie ed ora il capitano, ed aveva più paura di costui, gesticolante -con furore, che degli eserciti combattenti nei quadri fra i morti e i -feriti. - -La Maria venne a prendere per mano il piccolo Andrea, che era circa -della sua età, e lo condusse in giardino per liberarlo dagli assalti del -nonno. - -Il vecchio Pigna si fregava le mani in segno di giubilo, pensando che il -nuovo governo avrebbe diminuite le imposte e il prezzo del sale, -sperando che la guerra avrebbe fatto aumentare il valore del frumento, -dell'avena, del vino, del fieno, come al tempo della guerra in Crimea. - -Ogni momento entrava qualche nuovo curioso per aver notizie della -Lombardia. Il capitano non salutava nessuno, ma gettava in aria il -berretto, e lo metteva in cima al bastone, alzandolo in segno di -tripudio, e diceva a Zecchini: - ---È venuto il tempo del salasso! - -Assicurava tutti dell'imminente liberazione; ed esclamava: - - ---L'Austria è finita!.... fra poco saremo a Vienna!... Evviva i -Napoleonidi! - -Al primo indizio di guerra Gervasio aveva fatto i bauli, e rinunziato -alla cattedra, per ritornare in patria. Ma prima di lasciare la -Bretagna, il padre ed il figlio erano andati a fare l'ultima visita al -cimitero, e genuflessi sulla tomba della moglie e della madre, l'esule -sentiva che l'affetto e il dolore ci fanno mettere le radici anche nella -terra straniera, e non poteva staccarsi da quel mesto soggiorno senza -lasciarvi un lembo del cuore. La povera defunta restava sola e non -avrebbe più l'omaggio delle lagrime e dei fiori dei suoi superstiti. Pei -morti sulla terra straniera, il giorno della liberazione della patria, -l'esilio diventa isolamento. I parenti, gli amici, i compagni ritornano -al loro paese, ed essi rimangono affatto soli. - -Gervasio e Silvio partirono piangendo, e deplorando di non poter portare -con loro le ceneri sacre della loro povera morta. - -Erano anche dolenti di non poter rientrare in patria colle armi alla -mano, ma il padre era rimasto storpio per la ferita del 48, e il figlio -aveva appena otto anni. - -Il reduce difensore di Venezia anelava ardentemente di riabbracciare i -vecchi genitori, di consolarli colla presentazione di suo figlio, che -avrebbe occupato il posto del povero Stefano, e anelava ansiosamente di -rimettere il piede nell'eroica città, alla quale aveva consacrata la -vita, e della quale dipingeva gl'incanti e il prestigio al figliuolo che -stava estatico ad ascoltarlo. - -Attraversando la Savoja gli pareva che le Alpi si fossero moltiplicate -per ritardare il suo ritorno. Finalmente giunsero a Torino e lo -trovarono in festa per la battaglia di Magenta che aveva aperta la porta -della Lombardia. Visitarono la capitale del Piemonte con rispettosa -riconoscenza, come il tempio santo della rigenerazione nazionale. - -Il 9 giugno, Gervasio scriveva a suo padre: «Jeri siamo entrati a -Milano, dopo gli eserciti alleati che accompagnarono il re e -l'imperatore, i quali furono accolti con indescrivibile entusiasmo dalla -popolazione esultante. Silvio è felice di trovarsi in Italia, e desidera -vivamente di abbracciare i suoi nonni; domani visiteremo quelli di -Brianza, e in breve tempo saremo in seno della famiglia, per non -dividerci mai più. E questo pensiero mi consola in modo tale da farmi -dimenticare molti dolori sofferti nella troppo lunga lontananza.» - -Poi furono interrotte le comunicazioni, e non corsero più nè le lettere -nè le notizie stampate. - - -Il 24 giugno nella villa Bonifazio si udiva il rombo lontano del -cannone. Tutti ascoltavano in silenzio, il capitano era in uno stato di -esaltazione eccessiva, fremeva d'essere lontano dal combattimento, si -agitava convulso all'idea della vicina liberazione, che gli -rappresentava il trionfo delle sue idee di patriotta, il meritato -compenso dei pericoli di cospiratore, la vendetta dei figli perduti, la -gioia di rivedere il suo primogenito, lontano da tanti anni, e di -conoscere alfine il nipote, che continuava la discendenza mascolina -della famiglia. Maddalena sospirava fra le speranze consolanti e le -apprensioni dolorose, pensando alla gioia di abbracciare il figlio e il -nipote, e palpitando per le nuove vittime della guerra. - -Maria girava pel parco col suo amico Andrea Pigna, e i due ragazzi -inconsci del solenne momento si trastullavano coi giuochi infantili. - -Il giorno seguente giunse la notizia della battaglia di Solferino. Il -maestro Zecchini ritornò da Treviso con relazioni confuse, che -lasciavano incerti i risultati. Il capitano montò sulle furie e lo -coperse d'improperi, ma il povero diavolo aveva fatto la pelle dura, -dopo la lunga abitudine col vicino. Maddalena, come al solito, cercava -di metter pace, ma questa volta i suoi tentativi riuscivano vani, suo -marito si esaltava sempre più e non voleva ammettere altro che vittorie -e trionfi d'Italia e Francesi, e sole disfatte d'Austriaci. - -Più tardi giunsero alcuni particolari precisi. La battaglia era stata -micidiale da ogni parte, il furore del cielo s'era aggiunto al valore -degli alleati, e dopo la strage guerresca l'uragano aveva costretto gli -Austriaci alla ritirata. - ---Dunque fu una vittoria decisiva, esclamava il capitano, adesso i -nostri devono girare le fortezze, ed entrare francamente nel Veneto; fra -due o tre giorni saranno a Treviso!... - -E il maestro si arrischiava di rispondere: - ---Taluno, che si pretende bene informato, asserisce che i nostri non si -muovono, e che l'Austria riceve rinforzi. - ---Baie! baie! urlava il capitano, baie fatte spargere apposta dal -governo per persuadere i credenzoni e gli sciocchi.... - ---Ma a Treviso il governo non si muove, e a Venezia si aspettò invano -l'arrivo delle flotte riunite... - ---Mi pare che siate troppo soddisfatto!... - ---Anzi al contrario sono dispiacentissimo, ma.... - ---Non ci devono essere dei ma!... nè ci possono essere altri dubbi, -altre reticenze e incertezze che quelle dei nemici della patria... e -delle spie!.... - - -Maddalena volgeva gli occhi supplichevoli verso il maestro per farlo -tacere, ed egli che era sempre innamorato di quella santa donna, -sopportava in pace le ingiurie, abbassava la testa, e si rassegnava al -silenzio. - -Il capitano dava un gran pugno sul tavolo e usciva inviperito, per -correre in traccia di più consolanti notizie. Ma camminava barcollando -sorpreso dalle solite vertigini. - -Frattanto la buona Maddalena metteva in assetto le camere destinate al -suo Gervasio, e a Silvio, che amava tanto senza averlo veduto mai altro -che in fotografia, e raccoglieva con materna sollecitudine tutte quelle -cose che potevano tornare gradite ad entrambi, per la memoria del -passato e le tradizioni di famiglia. - -Il vecchio Mosè la secondava del suo meglio, e contemplando i ritratti -di Gervasio e di Silvio si commoveva al pensiero di vederli giungere al -cancello, incontrati dai genitori e dai parenti, fra il giubilo degli -amici, dei concittadini, di tutti coloro che amavano e stimavano -Gervasio, del quale gli chiedevano sempre le nuove. - -Passarono alcuni giorni nell'incertezza, fino che giunse la notizia -dell'armistizio. La Maddalena pregò il maestro e tutti di casa di -nascondere la brutta novità per non esacerbare i nervi di suo marito, ed -anche colla speranza che fosse una delle tante menzogne che circolavano -in quei giorni, e non avevano alcun fondamento. - -Il capitano inquieto di quel silenzio uscì per cercare delle notizie, ma -appena giunto al cancello vide un ragazzetto che gli veniva incontro con -un viglietto. Lo aperse rapidamente. Lo scritto gli veniva da un amico -fidato, e conteneva queste poche parole: «Hanno firmata la pace. Il -Veneto resta all'Austria.» - ---Tradimento!...--urlò il capitano. Fece due passi, si fermò, voleva -gridare ancora tradimento ma non riuscì che a balbettare poche sillabe -interrotte. Alzò le braccia, e parve che cercasse d'intorno un sostegno -che gli mancò, era barcollante, stramazzò a terra come se fosse colpito -da un fulmine, battendo la testa sul pavimento. Il ragazzetto spaventato -corse in tutta fretta a chiamar gente. - -Mosè si precipitò sul padrone, e mentre cercava di fargli riprendere i -sensi, bagnandogli la fronte e ripetendo delle frizioni coll'aceto, gli -altri domestici accorsero in cerca del medico, il quale non tardò a -comparire. Il polso non batteva più, gli mise una mano sul cuore.... il -capitano era morto. - -La violenta commozione gli aveva fatto salire il sangue al cervello; -l'apoplessia, e il colpo ricevuto alla testa lo avevano ucciso. - -Gervasio aspettava il momento di passare il Mincio, quando ricevette la -triste notizia. La pace di Villafranca che lo privava della patria, gli -aveva rapito il padre. - -Maddalena che attendeva da un giorno all'altro il figlio e il nipote, -perdette anche il marito; e si trovò isolata nel dolore, con una -bambina, che le ricordava le passate sventure. - -Sono disinganni che vanno fino allo spasimo e al delirio. E non era la -sola famiglia Bonifazio la vittima del prolungato dominio straniero, ma -centinaia di famiglie venete restavano separate dai figli; e molte -rimasero senza patria e senza figli, i quali erano morti sul campo di -battaglia, difendendo l'indipendenza del loro paese. - -Furono giorni di lutto universale, da far disperare della libertà e -della vita, se l'incrollabile fermezza degli Italiani non li avesse -sostenuti in mezzo a tante minaccie, davanti a tanti pericoli, col voto -costante di lottare sempre, senza contarsi, contro tutti, fino che fosse -raggiunto lo scopo. - -Il maestro Zecchini tentò di consolare il profondo cordoglio della -vedova, divenne la provvidenza della famiglia, e il tutore della -bambina. Si occupò dei funerali del capitano, che riuscirono decorosi, -dimenticò tutti i rabbuffi di lui, per non ricordarsi che delle buone -qualità del vicino, faceva l'elogio del morto, con tutti gli amici e -conoscenti, come si fa sempre in tutte le iscrizioni e in tutti i -discorsi funebri. - -La nonna Maddalena e Maria rimasero sole in quella casa, che aveva tutto -sacrificato pel paese, e il cómpito della povera vedova le era -chiaramente definito: allevare Maria, conservare la modesta sostanza al -figlio e ai due nipoti; e dato sfogo al dolore colle lagrime, dovette -alfine rassegnarsi al destino, e si accinse con coraggio a fare il suo -dovere. - -Il maestro Zecchini la consigliava di collocare la fanciulla in un buon -collegio per educarla secondo la sua condizione, o almeno di mandarla in -una buona scuola in città, ma la Maddalena vi si rifiutò recisamente. - ---Le donne, essa diceva, basta che sieno buone padrone di casa. - -Il maestro tentennava la testa, e le rispondeva: - ---No, cara signora, questo non basta; adesso si esige di più anche dalle -donne, destinate alla vita sociale. Maria avrà una buona dote, può fare -un buon matrimonio, e non deve restare ignorante. - ---Io non soffrirò mai che Maria si allontani da casa, voglio averla -sempre sotto gli occhi, non devo abbandonarla, nè essere abbandonata -dalla sola creatura che mi resta.... - ---Ma qui in campagna, senza istruzione, non potrà sposare che un uomo al -di sotto della sua condizione.... - ---Purchè sia felice che importa?.... credete che in città sarebbe più -felice?... Io ho vissuto sempre in campagna, e non avrebbe mancato nulla -alla mia felicità senza le disgrazie della politica.... - ---Ma se un giorno la stessa Maria vi facesse il rimprovero di averla -privata d'educazione, come potreste consolarvi di questa accusa?... - ---Non lo farà mai! Caro maestro, non si rimpiange quello che non si -conosce.... - ---Domando scusa. Io non conosco i milioni, eppure deploro continuamente -d'esserne privo. Quante belle cose avrei fatto, se fossi stato -milionario.... - ---Credete che i milioni vi avrebbero reso felice? v'ingannate. Maria -sarà felice, senza essere tanto ricca. Ci penso io, ve lo prometto, io -saprò farne un'eccellente massaia; e suo marito, e i suoi figli saranno -bene contenti d'averla per moglie e per madre. - ---Lo voglia il cielo, ma non sono di questa opinione. Farete di Maria -una brava massaia, ma sarà una donna incompleta.... - ---Nulla è perfetto sulla terra! concludeva la Maddalena. - -E così andavano discutendo sovente fra loro, e pareva destino che il -migliore amico di casa Bonifazio fosse sempre in contradizione prima col -marito e poi colla moglie, che non potevano star senza di lui, -trovandosi continuamente discordi. - -Ma se le cure per la bambina erano incessanti ed affettuose, le cure del -giardino e del parco erano totalmente abbandonate. - -Maddalena da brava padrona di casa amava il risparmio, e giudicava il -lusso contrario all'economia, non rifiutava mai di fare le spese pei -campi che aumentano la rendita, ma le ripugnava di spendere pel giardino -e pel parco. Preferiva occuparsi dell'orto che forniva la cucina e la -mensa di eccellenti prodotti, trascurava la coltura delle serre e dei -fiori che le sembravano superflui. E al posto delle piante rare dietro -le invetriate faceva distendere al sole le reste delle cipolle e -dell'aglio; in luogo dei vasi di gerani, e di viole a ciocche che il -capitano esponeva alle finestre, essa vi metteva le zucche. Si -compiaceva di avere dei bei sedani bianchi, delle rape dolci, dei cavoli -giganti, dei poponi profumati e saporiti. - - -Il resto lo confidava alla natura, e lasciava tutte le piante -ornamentali in piena libertà. - -Ma chi credesse rovinato il parco sarebbe in errore, esso non aveva -fatto che cambiare di aspetto, acquistando, dall'assoluto abbandono, una -bellezza artistica senza pari. Gli alberi che non furono più tormentati -dal coltello e dalla forbice che limitavano la loro espansione, si erano -vendicati della passata disciplina gettandosi con pieno vigore ad ogni -eccesso di sfrenata vegetazione, gli arbusti avevano invase le strade, -le sementi cadute da tutte le piante avevano germogliato in un caos -indescrivibile che presentava l'aspetto d'una foresta vergine dove le -bignonie, le edere, le clematidi, e tutte le ampelidee si arrampicavano -sugli alberi e ricadevano in festoni. - -I fiori moltiplicandosi senza freno erano usciti dalle aiuole, avevano -invaso il prato e i viali, crescevano confusamente, e fiorivano in -abbondanza nell'anarchia. I rosai che non furono mai regolati da nessun -freno, erano saliti sulle piante più robuste, andavano a cercare il sole -fuori dei rami del loro tutore, e fiorivano in alto ricadendo pel loro -peso naturale in nappe e frangie fiorite come se ne vedono sulle scene -del teatro in qualche ballo fantastico. I venti e gli uragani scuotendo -violentemente tutte le fronde avevano compiuta l'opera della natura, -infrante le cime di qualche abete, lacerate alcune piante antiche, e -data l'ultima pennellata al quadro stupendo. - -Per certi viali non si passava più, ma in compenso erano sorti dei -boschetti rigogliosi, con tutto il vigore della natura indipendente, in -un terreno divenuto fertilissimo dal terriccio prodotto da vari strati -di foglie cadute e marcite al posto, e si formarono delle macchie con -viluppi inestricabili di rami di varie piante, con foglie, fiori e -sementi della più bizzarra e capricciosa complicazione, che formavano -cupole e pergolati che la più strana fantasia architettonica non avrebbe -saputo immaginare. - -In cambio delle strade a curve studiate c'erano dei sentieri formati -naturalmente dal passaggio dei contadini che andavano a falciare il -fieno, o attraversavano il parco per altri motivi; i padroni, gli amici, -i domestici passando sempre sulle stesse traccie si formava la nuova -strada. - -Maria andava ad appiattarsi sotto quelle ombre, e vi si faceva dei nidi -fra i rami, per riposarsi in compagnia d'Argo, un enorme cane di -Terranuova, più grande di lei, dal quale era amata colla tenera -affezione d'un protettore formidabile, che secondava tutti i suoi -capricci, intendeva le sue parole, le serviva di morbido origliere, le -lavava il viso colla lingua, e la avrebbe difesa validamente da chiunque -le si fosse avvicinato senza il suo permesso. - -Maria e il suo cane passavano delle ore deliziose in quei nascondigli, -dormivano, rosicchiavano biscotti, giuocavano insieme, e talvolta si -udiva lo scroscio cristallino di risa della fanciulla, eccitato da -qualche ghiribizzo del suo fedele compagno. - -La nonna li lasciava in pace malgrado le censure del maestro Zecchini, -il quale odiava quel cane, chè ora gli rubava il berretto per portarlo -in giardino, ora gli posava le zampe sporche da fango sui calzoni nuovi, -ora tornando dal bagno che aveva fatto nel laghetto andava ad asciugarsi -il pelo al suo vestito. Ma la ricreazione della fanciulla non durava -tutto il giorno, ed era sovente un meritato compenso alle ore impiegate -nel disimpegno delle cure domestiche, delle quali diventava sempre più -esperta. Dopo ammannita una vivanda, apparecchiato il pranzo, e messa in -ordine la biancheria, fatte le mende, stirato il bucato, la nonna -lasciava Maria in libertà, Argo saltava su dal suo giaciglio, abbaiando -in segno di contentezza, e i due amici si mettevano a correre per il -parco, entravano nel bosco, e sparivano. - - - - - - - VIII. - - - -Così passavano i giorni, i mesi, gli anni, senza avvenimenti, in una -vita semplice, e relativamente felice. Maria diventava una bella -fanciulla, somigliava sempre più alla sua povera mamma, cresceva sana e -rigogliosa come le piante del parco. La nonna diventava sempre più -vecchia, nei suoi capelli grigi andavano crescendo i fili d'argento, -qualche dente spariva dalla bocca, gli occhi le si offuscavano, e già -non poteva più lavorare senza occhiali, le prime rughe increspavano la -pelle delle tempie. - -Il vecchio Mosè dopo la morte del capitano non stava più bene, era come -una marionetta alla quale si fossero rotti dei fili che la fanno -muovere, egli che non aveva altra volontà che quella del padrone, pareva -istupidito dopo la partenza della sua guida. Aveva perduto in gran parte -la vista e la memoria, era divenuto sordo e si accasciava sempre più. - - -Nella sua ultima malattia venne assistito dalle padrone come da due -sorelle o da due figlie. La Maddalena insegnava alla Maria come si -devono soccorrere i malati, con affezione, con intelligenza, in -silenzio, senza far rumori intorno al letto. La fanciulla aveva imparato -a fare un brodo speciale per quello stomaco debole, gli alzava la testa -con delicata attenzione, lo aiutava a cibarsi, gli somministrava -esattamente i rimedi prescritti dal medico. - -Dopo lunghe sofferenze, consolate dalle cure assidue e dall'affetto -delle signore, il povero vecchio morì benedicendo la casa nella quale -era vissuto tanti anni onesto e laborioso, benedicendo le sue padrone -che amava teneramente, e lasciando un addio cordiale al suo Gervasio e a -Silvio, che si doleva di non aver veduti prima di morire, ma -profetizzava che sarebbero ritornati presto alla loro casa, in seno -della madre affettuosa. E pronunziò queste parole poco prima di morire, -quantunque in fondo non ci credesse gran fatto, ma per finire la vita -con un'ultima consolazione e un augurio alla sua buona padrona. E morì -povero, avendo sempre soccorso i parenti col frutto delle sue fatiche, -senza aver mai abusato della fiducia illimitata dei padroni. - -Fu pianto come un fratello, ed ebbe dalla famiglia, che aveva servita -fedelmente per tanti anni, gli onori dei funerali e del sepolcro, come -se fosse stato uno stretto parente. - -Quando il maestro Zecchini, dopo di averlo accompagnato all'ultima -dimora, fu di ritorno in casa Bonifazio, per rendere conto della sua -mesta missione, la signora Maddalena asciugandosi gli occhi gli disse: - ---Caro maestro, adesso tocca a voi di trovarci chi deve sostituirlo.... - ---È impossibile!... le rispose il maestro; quegli uomini non si -sostituiscono più. Non ci sono più servitori. - ---Ma dunque?!... che cosa dobbiamo fare?... ci è impossibile di restare -senza un domestico. - ---Cercheremo, investigheremo... ma è difficile! difficilissimo, non -credo possibile di riuscire, come sarebbe mio desiderio. - ---Fra i tanti scolari che avete avuti, in tanti anni di scuola?... - ---Tutti asini, signora!... o birbanti.... o ladri.... o poltroni.... una -generazione perversa!... - -Tre giorni dopo questo dialogo il maestro Zecchini entrava nella sala di -casa Bonifazio, conducendo per un orecchio un giovinotto col naso -camuso, coi capelli ricciuti sugli occhi, e lo presentava alla signora: - - ---Questa bestia fu mio scolaro per parecchi anni. Non ha mai imparato -nulla, nemmeno a fare il male. L'ho perduto di vista da qualche tempo, -mi disse che ha servito a Treviso, e che adesso è senza padroni. Se -vuole provarlo posso assicurarla che è figlio di gente onesta, e deve -essere incapace di fare delle cattive azioni, che nè io nè i suoi -parenti gli abbiamo insegnate. - -Lo scimunito, lasciato libero all'orecchio, ridacchiava, ora guardando -il maestro ora la signora, e facendosi girare il cappello fra le mani, -attendeva d'essere interrogato. - -Dopo poche domande fu accettato a prova. Si chiamava Nicola. - -Mostrò un certificato che non lo asseriva nè carne nè pesce. - -In pochi giorni si avvidero che era proprio un cretino, e fu rimandato. - -Fatte nuove ricerche si presentò un certo Damiano, ciarlone disinvolto -che vantava onestà a tutta prova. Raccomandandosi alla padrona che -gl'insegnasse ciò che non sapeva, mostrò buona volontà d'imparare. Venne -accolto a prova anche lui. Appena entrato in servizio si mostrò svelto e -intelligente, ma Argo lo guardava con sospetto, lo fiutava sovente -ringhiando, tanto che Maria disse al maestro: - - ---Argo non è contento di Damiano, se a lui non piace, vuol dire che non -può fare per noi... - ---Sicuro, le rispose il maestro; gli uomini possono ingannarsi, ma i -cani non hanno mai preso un gatto per un lepre. State bene attente, -siamo in un tempo che non bisogna fidarsi di nessuno. - -E così sorvegliando il nuovo domestico non tardarono ad avvedersi che -vendeva l'avena, facendo digiunare il cavallo. Venne congedato. Subentrò -Michele, uomo onesto, e abbastanza esperto nel servizio, ma un ubriacone -di prima riga. Cesare lo seguì. Non si ubriacava mai, ma era un tal -ghiottone che vuotava le casseruole sui fornelli, beveva il brodo e vi -sostituiva dell'acqua. Anche questo fu messo alla porta. Ah! povero Mosè -come fu rimpianto, come si deplorava la sua perdita ad ogni cambiamento! -Finalmente venne Pasquale, un vero macaco, col muso delle scimmie -antropomorfe: faccia rugosa, orecchie piatte, narici aperte, labbra -sottili e bocca enorme, fronte ristretta, capelli neri ed irti come una -spazzola. Aveva i difetti e le buone qualità delle bestie alle quali -rassomigliava. - ---Galantuomo?--puh! meno ladro degli altri.--intelligente?...--meno -balordo.--Laborioso?...--meno pigro. Era suscettibile di qualche -riconoscenza, non era impertinente, aveva infatti varie qualità -negative, e si rendeva tollerabile per la grande necessità di non cadere -dalla padella nelle bragie. E così si tirava avanti. - -Intanto Gervasio attendeva in Lombardia la ripresa delle armi, mentre -che i diplomatici raccolti a Zurigo si studiavano di fabbricare una -pace, come i fanciulli, quando innalzano dei castelli colle carte da -giuoco. - -Dopo la brutta sorpresa di Villafranca, coll'anima lacerata da doppia -sventura, la perdita del padre e della patria, stupido e sbalordito -corse a rifugiarsi in Brianza col figlio per versare in seno dei vecchi -parenti la piena delle amarezze. Trovò il nonno colonnello sdegnato -contro Napoleone, lo diceva indegno di portare il nome dello zio, -censurava aspramente la sua condotta come generale in capo, e come -alleato. Diceva che l'atroce massacro di Solferino provava la sua -inettitudine come strategico, perchè si poteva vincere senza quella -immensa ecatombe, manovrando con tattica avveduta, risparmiando il -sangue dei soldati, non precipitandoli come una valanga davanti i -cannoni e le baionette del nemico. Ma dopo di aver vinto fermarsi a -mezza via! non raggiungere la meta solennemente annunziata! era tale -atto militare che non aveva nome. Il colonnello invidiava la sorte del -genero suo commilitone, che era morto all'annunzio della fatale notizia, -e oramai non sperava più di veder realizzato il bel sogno della sua -vita, l'Italia indipendente dagli stranieri. Il vecchio soldato affranto -dall'età avanzata e dai disinganni vedeva tutto nero, e dopo tanti -tentativi falliti non aveva più fede nei suoi concittadini. - -Ma Gervasio non credeva possibile la assurda confederazione progettata -coll'Austria e col Papa, e calmata l'esaltazione del primo momento, -partì per Milano per provvedere all'educazione del figlio in attesa -degli avvenimenti. - -Milano liberata dagli Austriaci si mostrava soddisfatta e si accingeva a -trar partito dalla libertà, fidente nell'avvenire; e intanto si facevano -le annessioni. - -Silvio si trovava in un nuovo mondo nel movimento elegante di Milano; e -quando passeggiava pel Corso si rammentava con pietà i semplici costumi -della Bretagna, i cappelli a larghe falde sulle lunghe chiome, i -panciotti rossi, le giacchette lunghe, le uose fino al ginocchio, e -ricordandosi il clima uggioso, le strade deserte piene di fango, i -campanili acuminati sul fondo grigio e nebbioso, era tutto lieto e -ambizioso della sua vera patria, e contemplava con viva soddisfazione le -candide gugliette del duomo che spiccano con tanta leggiadria sul fondo -azzurro del cielo lombardo. - -Papà Gervasio e il suo Silvio passarono le vacanze d'autunno in Brianza, -in casa del nonno, bisnonno, il quale magro istecchito, rugoso, calvo, -ma sempre colla pipa in bocca non era più che l'ombra dell'antico -colonnello del primo Napoleone e del terribile Carbonaro del 1821. Però -di tratto in tratto agitava ancora le sue vecchie ossa, e sprigionava -qualche scintilla di quel fuoco che lo aveva riscaldato negli anni -vigorosi. - -La politica era sempre il suo discorso prediletto, seguiva tutti gli -avvenimenti, li giudicava severamente, ma ricominciava a sperare, -prediceva al nipote l'avvenire, e diceva al giovinetto Silvio: - ---Tu non avrai più da fare nè il soldato nè il cospiratore. La nostra -generazione compirà fra breve l'indipendenza, oramai i destini d'Italia -sono evidenti. - -Fu nella casetta del nonno in Brianza che Gervasio conobbe personalmente -il cugino Alessandro, figlio di Aristide fratello del colonnello, che -era morto da qualche anno in Piemonte, ufficiale nell'esercito. - -Alessandro aveva seguita la carriera del padre e dello zio, ed aveva -fatte le sue prime armi alla battaglia di Solferino, col grado di -tenente. Era un bravo giovane, col quale il cugino passava piacevolmente -qualche ora, ciarlando dei parenti, e delle faccende del giorno, e poi -ne scriveva a sua madre gli elogi. Silvio avrebbe potuto imparare dalla -conversazione del giovine ufficiale come si deve servire il paese, ma -preferiva giocare alle boccie coi birichini del villaggio. - -Invece il giovane Alessandro dava retta allo zio, con rispettosa -deferenza, e così questi due individui, senza saperlo preludevano -entrambi alla futura generazione del regno, che si mostrò seria -nell'esercito; frivola, inquieta e malsana altrove. - -Quando i suoi tre nipoti, Gervasio, Alessandro e Silvio gli stavano -intorno, il vecchio continuava le sue osservazioni, e i consigli, e -diceva: - ---Per uscire dalla schiavitù, per infrangere le catene, come Spartaco, -ci voleva forza di muscoli, e audacia sfrontata, e non faceva male -nemmeno un po' di pazzia. Bisognava arrischiare tutto! ma l'avvenire -domanda più forze morali che materiali, e la più seria assennatezza per -consolidare la conquista, e far uscire dalla libertà la potenza e la -prosperità del paese. - -Il periodo eroico sarà fra breve finito, e comincierà l'epoca -dell'educazione e dell'istruzione, e allora saranno necessari i -caratteri probi e onesti. Al nostro tempo ci volevano dei rompicolli, -dei cospiratori, dei furbi, dei maneschi, bastava di avere del sangue -nelle vene. L'avvenire abbisogna d'uomini onesti e sapienti, di scienza -e lealtà. Le conquiste si fanno colle mani, e si consolidano col -cervello. - -E mentre passavano gli anni nell'aspettativa, i vecchi cominciavano a -cedere il posto ai giovani. La nonna di Brianza morì di vecchiaia, il -colonnello la seguì da vicino. La povera Maddalena legata al suo posto -dalle cure domestiche, dall'affetto alla sua Maria, divisa dai genitori -dal governo straniero, non ebbe la consolazione di rivedere per l'ultima -volta i suoi cari vecchi, che passavano da questa vita senza malattie, -come lampade che si spengono per mancanza d'alimento. - -Il testamento del colonnello fu l'equo complemento della sua vita. - -Lasciò la casa e pochi campi d'intorno al nipote Alessandro: «colla -certezza che conserverà religiosamente le memorie e le tradizioni -domestiche, servendo fedelmente il paese in guerra ed in pace, come i -suoi padri, non chiedendo mai verun compenso per aver fatto il proprio -dovere.» - -Tutto il resto della modesta sostanza spettava all'unica sua figlia -Maddalena Bonifazio, rappresentata dal figlio Gervasio nella -liquidazione ereditaria, che fu condotta a termine prontamente -dall'amichevole accordo dei due cugini. - -Mentre avevano luogo questi piccoli avvenimenti di famiglia, un -avvenimento clamoroso sorprendeva il mondo. Mille Italiani condotti da -Garibaldi conquistavano il mezzogiorno d'Italia, e la patria andava -rompendo le barriere che la dividevano in varie parti contro natura; e -il famoso punto geografico di Metternich si andava allargando, affermava -la sua volontà, e proclamava altamente i suoi diritti. - -La Massoneria si annetteva tutte le società segrete, riordinava le -loggie disperse, ed esercitava la sua potente influenza sul Parlamento, -che avendo dichiarato «Roma capitale d'Italia» attendeva il momento -opportuno per occuparla. E dopo ceduta Nizza e la Savoja, in compenso -dell'assistenza ricevuta dalla Francia, si trasportava anche la capitale -da Torino a Firenze fra le minaccie e le adesioni, le aspirazioni, le -proteste, e gli eccitamenti dei vari partiti che bollivano confusamente -nella gran fornace della rivoluzione nazionale, per fare l'Italia; come -si fondono i metalli di varie specie per ottenere il bronzo di Corinto, -per una statua immortale. L'Austria chiusa nel quadrilatero, come un -cane alla catena, non poteva più minacciare i vicini, e tutti pensavano -che il suo dominio era vicino alla fine. I giornali parlavano con -sicurezza dei futuri destini d'Italia, e il popolo manifestava i suoi -voti scrivendo col carbone sui muri:--Vogliamo Roma e Venezia--viva -Vittorio Emanuele--viva Garibaldi. - -L'anno 1866 cominciava con preludi d'inalterabile tranquillità. Si -parlava di trattati secreti per la cessione del Veneto; Napoleone, -aprendo il Parlamento francese, il 22 gennaio, assicurava che tutto -prometteva la pace. - -A Milano si celebrava ogni giorno qualche lieto avvenimento, e la -giovane generazione cresceva fra i piaceri e le feste. Era una vita -allegra piena di musiche, di feste, di bandiere e di entusiasmi. Silvio -frequentava di preferenza gli studenti più avanzati di lui, erano -giovinotti pieni di grilli, che facevano i critici letterari prima di -aver compiuti gli studi, e discutevano di politica andando alla scuola. - -Il giovane Bonifazio si sentiva elettrizzato dai suoi compagni, sognava -avvenimenti felici per la patria e per sè stesso, si vedeva aperto -l'adito a tutte le soddisfazioni, e pensava che un giorno avrebbe preso -la sua parte nella vita pubblica, e sarebbe diventato senza fatica, -deputato, segretario generale e ministro. Prendeva una posa grave come -quella dei ritratti dei grandi personaggi, si guardava nello specchio -per vedere se l'aspetto corrispondeva alle sue idee, e si doleva -grandemente di non vedersi ancora spuntare i mustacchi. Si era scelto un -buon sarto, guidato dal consiglio dei colleghi più eleganti, e pensava -che un uomo mal vestito non avrebbe mai potuto raggiungere le altezze -ambite nelle sue fantasticaggini. Esigeva dal parrucchiere che la -scriminatura fosse netta e perfetta, dalla fronte fino al collo, perchè -l'acconciatura del capo rivelasse la finezza del cervello. Il bastonello -nella tasca del paletot, e il zigaro fra l'indice e il medio, -completavano il giovinotto precoce. - -Il babbo lo trovava un po' troppo attillato, ma non osava contrariarlo, -vedendo che i suoi compagni di scuola gli rassomigliavano quasi tutti, e -non volendo che fosse meno degli altri. Ma non lo abbandonava mai; -passavano insieme la sera al caffè ed al teatro, col cugino Alessandro; -e il giovinotto doveva contentarsi di vedere il mondo alla superficie, -perchè l'oculatezza paterna gl'impediva di seguire i compagni nei loro -stravizi. - -Nelle ore di scuola Gervasio restava solo, e allora egli andava a -passeggiare ai giardini, o visitava gli stabilimenti d'orticoltura, -pensando alle terre di famiglia, che un giorno sperava di coltivare a -suo modo, e faceva progetti di riduzioni, semine e piantagioni, per -quando sarebbe tornato a casa sua. E questo felice avvenimento non -poteva tardare. - -A tutte le proposte di congressi o di cessioni, gli Italiani -rispondevano coll'accrescere e perfezionare l'armamento, e desiderosi di -compiere l'indipendenza e l'unità della patria, contrariavano -continuamente i segreti maneggi della politica, e i vani progetti della -diplomazia, diffidavano delle scaltre blandizie, e non trovavano -accettabile nessuna proposta, tranne quella della totale emancipazione -dagli stranieri. - -Furono inutili le proposte d'un disarmo generale, inutili tutte le -promesse e le minaccie, perchè la nazione fremente ed ansiosa si agitava -per raggiungere il suo scopo finale, che oramai non avrebbe più -abbandonato. - -Anche Vittorio Emanuele ambiva di terminare ogni agitazione colle armi -alla mano, ed apparecchiava l'esercito; Garibaldi invocava armi e -volontari; tutta la nazione voleva combattere. L'alleanza colla Prussia -rese possibile la guerra, che finalmente venne dichiarata con generale -contento il 20 giugno del 1866. In quel giorno tanto desiderato -scomparvero tutte le dissenzioni, tutte le discordie, tutti i partiti; -la nazione e il Parlamento furono unanimi. Il re annunziò che riprendeva -la spada per la libertà del popolo e l'onore del nome italiano, facendo -all'Europa questa solenne promessa: «L'Italia indipendente e sicura del -suo territorio diventerà un pegno d'ordine e di pace, e ritornerà -efficace strumento della civiltà universale.» - -Dopo la battaglia di Custoza l'esercito italiano passava il Po, ed -occupava le provincie venete. - -Il primo drappello giunse a Treviso il 15 luglio, data incancellabile -fra i ricordi più memorabili di questa città. La campana del Comune -annunziò l'avvicinarsi dei soldati liberatori, la bandiera tricolore -sventolava in ogni casa, le bande musicali suonavano l'inno nazionale, -la folla immensa acclamava la libertà, l'esercito, il re con tale -entusiasmo che pareva frenesia. Forse il capitano Bonifazio e i morti -per la patria scossi dall'aria elettrizzata di quel giorno, trasalirono -nelle tombe. - - - - - - - IX. - - - -Pochi giorni dopo l'arrivo dei primi soldati italiani, si arrestava -davanti il cancello della villa Bonifazio una carrozza da viaggio dalla -quale scendevano inaspettati Gervasio e Silvio. Il telegrafo e la -ferrovia essendo stati riservati all'esercito, non fu possibile agli -esuli di annunziare la loro venuta. Le suonate di campanello e i latrati -di Argo fecero accorrere Pasquale. Aperti i cancelli entrarono in casa -commossi, si gettarono nelle braccia di Maddalena che se li strinse al -seno, Maria venne subito dal giardino, e finalmente tutti i superstiti -della famiglia si trovarono riuniti. - -Il primo effetto del loro incontro furono le lagrime, lagrime di gioia e -di tenerezza, sgorgate dal rapido risveglio di tanti ricordi dolci e -luttuosi, sereni e strazianti, da tante speranze lungamente nutrite -invano, e alfine soddisfatte; lagrime miste ai baci e ai sorrisi. La -vecchia madre che abbracciava il solo figlio ancora vivo, ma -invecchiato, lontano da' suoi occhi, per diciotto anni di assenza, che -vedeva per la prima volta il giovane nipote, il quale finalmente -conosceva la nonna; il figlio che leggeva sul volto rugoso e sui capelli -bianchi della madre tutte le angoscie sofferte, che trovava un vuoto -doloroso prodotto dalla morte del padre, del fratello, della cognata, e -d'un vecchio e fedele domestico; i due cugini che si vedevano per la -prima volta, tutte queste affezioni, queste gioie, questi dolori, queste -sorprese, confusi insieme si fondevano in una tenerezza che non aveva -altra espressione che il pianto. - -A poco a poco vennero le confidenze, i racconti, le storie. Quante -domande, quanto desiderio di espansione dopo sì lunga separazione, così -grandi avvenimenti, così atroci dolori! - -Quante carezze, quanti dialoghi, che gli stranieri avevano troncati, e -che la patria vendicata rendeva sacri e soavi nella intimità del -santuario domestico. - -L'esule aspirava con sicurezza l'aria della sua casa, sentiva il noto -odore di quelle camere, riconosceva quei mobili, quei quadri come -antichi amici, amati fino dalla nascita; guardava d'intorno quelle -pareti che gli raccontavano coi loro quadri le prime impressioni -dell'infanzia, che gli rammentavano le gioie innocenti e le felicità -della vita giovanile, gli anniversari, le feste, le ricompense. Tutto -ciò era scomparso nell'esilio, si era dileguato nell'età matura, come -una nebbia che svanisse quando il sole è già alto sull'orizzonte. - -La patria libera restituiva all'esule la sua casa, ma come una bandiera -dopo le battaglie, lacerata dalle palle nemiche. - -Al di fuori la natura aveva continuato il suo lavoro. Gli alberi del -parco erano diventati giganti, avevano sorpassato il tetto della casa, -il loro vigore indicava chiaramente i lunghi anni trascorsi; gli -arboscelli piantati in gioventù, dolci ricordi di giorni felici, s'erano -fatti robusti, e portavano una bella chioma di rami rigogliosi. - -Ma quale miscuglio trasandato e confuso di fronde! quale abbandono di -piante invadenti, quale arrufìo scapigliato di foglie e di fiori! - ---Povera madre! esclamava Gervasio, ecco la storia delle burrasche della -tua vita, scritta dalla natura! - -Tuttavia qualche angolo era conservato in buon ordine: l'ajuola dei -fiori coi quali si facevano i mazzi per gli onomastici e i natalizi era -ben coltivata e fiorita. La macchia dei crisantemi dove si tagliavano i -fiori autunnali per le ghirlande del giorno dei morti era in ottimo -stato; le tuberose predilette che profumavano la casa nel mese d'agosto -erano ancora al loro posto. L'olivo odoroso che imbalsamava l'aria era -cresciuto rigoglioso. Quel parco era proprio un libro scritto da una -potenza superiore, ed era sublime per chi sapeva leggerlo come Gervasio, -il quale si proponeva di rispettarlo come stava, in onoranza delle -tradizioni domestiche. - ---Ecco il sedile sotto la sofora ove il mio povero padre veniva a fumare -la sua pipa; e mi pare di vederlo quando girava pei viali colla forbice -in mano, visitando le piante come si fa coi soldati in un giorno -d'ispezione; e nei tempi dolorosi quando camminava colle mani dietro la -schiena, la testa bassa meditabonda. Ogni angolo di questo parco -conserva le sue orme, la coltura del giardino era la sua occupazione -prediletta, egli amava la sua patria, la sua famiglia, e la bella -natura, non si curava del resto, trovava la solitudine migliore della -società, e qualche volta anche gli animali migliori degli uomini. - -Appena si seppe nel villaggio il ritorno dell'esule, gli amici accorsero -ad abbracciarlo. Il più vecchio di tutti era il maestro Zecchini; esso -fu il primo a comparire, e stringendosi al seno Gervasio gli pareva di -rivedere un figliuolo. Parlava del povero capitano come d'un fratello -perduto, egli aveva dimenticato la loro discordia di opinioni, e non si -ricordava più che le varie vicende d'una lunga intimità. - -Il vecchio precettore provò somma consolazione di riconoscere in Silvio -un giovinotto che aveva compiuti gli studi ginnasiali, e che si -destinava ad entrare in liceo. - ---In natura l'uomo è un asino, egli ripeteva, ma l'educazione lo rende -capace di grandi cose. - -Anche questa antica teoria del maestro risvegliava le più lontane -memorie giovanili nell'animo commosso di Gervasio, il quale ammirava la -fermezza del vecchio nel conservare i suoi convincimenti, e gli diceva: - ---La lunga esperienza della vita, i grandi avvenimenti trascorsi non -hanno ancora modificato le vostre idee filosofiche riguardo all'uomo!... - ---Anzi, tutto mi conferma in questo principio, ma so bene che la mia -teoria non verrà mai adottata nelle scuole come base filosofica, perchè -vi sarà perpetuo ostacolo, l'orgoglio umano. - -Gervasio rideva come suo padre, e Silvio pensava: se fosse vero!... A -interrompere la discussione vennero i tre Pigna, il vecchio beone, il -babbo insignificante, e il giovane Andrea, l'amico di Maria. - -La prima visita di Gervasio e di Silvio fu fatta al Cimitero, ove -portarono una ghirlanda sulla tomba del padre e del nonno. E quando -Treviso celebrò nella cattedrale solenni esequie ai martiri della -patria, tutta la famiglia Bonifazio assistette alla grandiosa cerimonia. -Maddalena e Maria presero posto fra le donne vestito a lutto, col capo -coperto da un velo nero, che occuparono sei file di banchi disposti ai -lati della grande navata per tutta la lunghezza della chiesa. Gervasio e -Silvio si collocarono in modo da veder bene le cerimonie e da udire il -discorso che venne pronunziato in onore dei morti. La cattedrale era -tutta parata di nero con bandiere nazionali e corone d'alloro, avvolte -in neri crespi. Un immenso catafalco sorgeva nel centro, con analoghe -iscrizioni, fra immenso numero di cerei, in mezzo a quattro grandi -piramidi composte di canne di fucili, baionette ed altre armi, dalle -quali pendevano degli scudi neri, intrecciati di fronde, coi nomi di -tutte le battaglie nazionali dal 1848 al 1866. - -La messa funebre fu eseguita a grande orchestra, con degli a soli d'arpa -che parevano voci del cielo, e produssero un effetto meraviglioso mentre -suonavano le campane di tutte le chiese, si udivano le salve di -moschetteria che partivano dalle truppe raccolte in piazza, e i colpi di -cannone tirati a lunghi intervalli dalle mura. - -All'orazione che rammentava i dolori e le speranze d'Italia, e al suono -dell'inno nazionale che chiuse la sacra funzione si sentiva nell'immensa -folla raccolta un fremito di commozione. - -Dieci giorni dopo la festa funebre di Treviso ebbe luogo la cessione -ufficiale di Venezia al governo italiano. - -Gervasio volle trovarsi presente anche a questo momento storico -memorabile, e partì per Venezia con suo figlio, per fargli vedere per la -prima volta la incantevole città, in così solenne occasione. - -Quale spettacolo! quei soldati austriaci che partivano erano rientrati -dopo l'assedio fra lo squallore dei morti nella città bombardata, che -dopo un anno d'eroica difesa, non fu vinta che dal coléra e dalla fame. - -Nella folla raccolta in piazza, che attendeva compatta la partenza degli -stranieri c'erano ancora dei vecchi che avevano vissuto sotto la -gloriosa repubblica, c'era molta gente che aveva veduto i patriotti del -21, salire sulla berlina eretta in piazzetta per condannarli alla morte, -c'erano molti cittadini che avevano sofferto nelle carceri e -nell'esilio. Quando la bandiera italiana fu issata sulle tre antenne di -Cipro, Candia e Morea, si udì un clamore che non era un grido -d'entusiasmo, nè un gemito di commozione, nè un urlo selvaggio, nè un -applauso di trionfo; era una voce strana, inaudita, unanime, di migliaia -di persone, una voce che fondeva in una sola espressione tutte quelle -passioni compresse, ed echeggiava ad un tratto nell'aria, come un grido -dell'umanità che si espandeva fino alle stelle. Questo grido della -liberazione d'un popolo, si poteva udirlo da tutti i pianeti che stanno -intorno alla terra. - -Uno splendido sole illuminava le cupole moresche di San Marco, brillava -sull'oro dei mosaici, e sulle invetriate rotonde della basilica, e -rifletteva nella calma laguna l'azzurro del cielo. Si udivano per l'aria -le più soavi melodie, non si vedevano che volti ridenti, che espressioni -d'anime soddisfatte. - -Sono memorie indelebili che valgono cent'anni di vita, rinforzano le -membra infiacchite dei vecchi, infondono vigore alla gioventù, fanno -obliare le amarezze, le umiliazioni, i dolori del servaggio. - -Gervasio dimenticava i lunghi anni d'esilio, e conduceva il suo Silvio a -visitare Venezia, colla devozione d'un pellegrino cristiano in Terra -Santa. Gli faceva ammirare i monumenti, le opere d'arte, le chiese, i -palazzi, i canali, e fino le casupole, e gli spiegava la storia locale. -Gli mostrava quel popolo buono, ameno, bizzarro, quei ruvidi pescatori -figli del mare, quelle donnette goldoniane, quelle gondole uniformi, -quelle voci di venditori ambulanti che cantavano l'annunzio della loro -merce, vantando i bei cavoli, le belle frutta, i canestrini del pesce -fresco e delle ostriche. - -Ogni pietra di Venezia è degna d'osservazione, è una memoria famosa o -una pennellata pittoresca; la tinta ardita di una insigne tavolozza. - -Ogni monumento, ogni palazzo vi ricorda un'epoca diversa, un'arte -stupenda, dei nomi illustri di magistrati, di conquistatori o di -artisti. Ogni prospetto presenta un quadro ammirabile e singolare, sia -un tempio di marmo e di mosaici, sia un gruppo di case vecchie, -scalcinate, o l'angolo d'un canale tortuoso coll'acqua verde nell'ombra, -e i camini del tetto illuminati dal sole sul fondo turchino del cielo. -Le calli più misere, i rii più sporchi, l'erba sulle screpolature dei -marmi, o nelle giunture dei mattoni corrosi, le macchie d'umidità, e i -licheni sulle colonne, sembrano tutti capricci fantastici d'un genio -strambo, che si divertì a intingere il pennello in tutti i colori della -tavolozza. - -La bicocca a canto al palazzo, gli stracci e gli sbrendoli che si -mettono ad asciugare in fianco ai marmi preziosi, il pergolato di vite -intorno alla Madonna dei Traghetti, coi gondolieri devoti che la -adornano di fiori, vi accendono il fanaletto, e siedono bestemmiando ai -piedi dell'altarino, sono tutte bizzarrie veneziane che armonizzano coi -suoi prospetti, coi suoi odori, col lusso dei suoi edifizii e le rovine -delle vecchie abitazioni. Tutto è bello a Venezia!... anche il brutto, -ed anzi è preferito dagli artisti nazionali, i quali hanno una vera -ripugnanza per le copie dei monumenti più insigni, che abbandonano agli -artisti stranieri, riservandosi la riproduzione delle case rotte, delle -catapecchie e dei canali tortuosi, che fanno ammirare dal mondo intiero. -Chi desidera una copia della facciata o dell'interno di San Marco, una -veduta della piazza, o della chiesa della Salute, deve ricorrere agli -artisti d'altre nazioni che accettano la commissione lavorando -pazientemente dei lunghi mesi davanti il loro modello, colla più -minuziosa esattezza. L'artista veneziano non si presta a queste opere -monotone, regolari, ed eterne, meravigliose di pazienza e di esattezza; -egli vuole le linee interrotte, i colori smaglianti, le pennellate -franche, la tavolozza svariata, il prospetto capriccioso e fantastico. - -Silvio divenne entusiasta di Venezia, colla guida del padre imparò ad -ammirarla fino negli angoli più remoti, ignoti ai volgari, ma adorati da -coloro che sanno scorgere le bellezze più misteriose di questa -incantevole sirena. - -Un giorno s'incontrarono col cugino Alessandro che era divenuto -capitano, e passarono insieme alcune ore girando per la città. Il buon -lombardo si lamentava delle viottole anguste, deplorava le esalazioni -dei canali, e l'incomodo dei ponti. Gervasio meravigliato gli osservò: - ---Tu non ami Venezia!... - ---Anzi mi piace moltissimo, ma..... - ---Ma non la comprendi. Tu guardi Venezia con occhio profano; tu non la -vedi!... Ciò che mi dava la nostalgia nell'esilio non erano i suoi -monumenti, ma il suo odore, la sua voce, i suoi colori, le esalazioni -che tu disprezzi!... - -Silvio che aveva amata Venezia prima di conoscerla, per le descrizioni -che gli vennero fatte fino dalla infanzia, dopo d'averla veduta la -ammirava alla maniera patema, e mostrava il desiderio di abitarla per -qualche tempo. - - -Il buon padre gli promise di contentarlo. - ---Adesso, gli disse, devi pensare agli studi del liceo, ma quando avrai -compiuto il corso legale, ed ottenuta la laurea, verrai a far la pratica -di avvocato a Venezia. - -Silvio era beato, ma il capitano Alessandro non poteva comprenderlo; -egli preferiva le ampie strade di Torino, e le lunghe passeggiate in -campagna. - -Lo invitarono alla villa ove avrebbe potuto soddisfare i suoi gusti di -cacciatore, ove sua cugina Maddalena desiderava vivamente di vederlo. -Egli promise che avrebbe chiesto una licenza di qualche giorno, e con -questa bella promessa il padre ed il figlio ritornarono a casa. - -Maria aspettava ansiosamente il cugino Silvio per metterlo al corrente -delle abitudini di famiglia. - ---Ti procurerò delle belle conoscenze, gli disse, ti metterò a parte di -alcuni miei segreti che ti saranno utilissimi,--e precedendolo -allegramente entrò nel parco, invitandolo a seguirla. - -Giunti ad un boschetto fitto di rami arruffati, che lasciavano verso -terra una stretta apertura: - ---Abbassa la testa, gli disse, ed entriamo. - ---Dove si va? le chiese Silvio, che temeva di scompigliarsi i capelli -ben pettinati. - - ---Hai paura? gli disse Maria, guardandolo cogli occhi ridenti, e -prorompendo in uno scroscio di risa argentine. - ---Dove mi conduci? le domandò Silvio. - ---Nel mio nido prediletto, essa gli rispose, vieni e sarai contento. - ---E che cosa faremo nel tuo nido? - ---Oh bella! quello che si fa in tutti i nidi.... - -Silvio la guardava fissamente, esitava ancora, non capiva, gli seccava -molto di cacciarsi dentro quell'arruffio di rami intrecciati. - ---Ma infine, che cosa faremo nel tuo nido..... - ---E tu non sai quello che si fa dentro ai nidi?... Si mangia, si canta, -si dorme, andiamo non aver paura, vieni con me;--e così dicendo si mise -in ginocchio, abbassò la testa, e scomparve. E si udiva ancora la sua -voce, che gli gridava dall'interno:--Vieni avanti. Silvio non voleva -contrariarla, si rassegnò, si mise in ginocchio, abbassò la testa, ed -entrò. - -Se l'ingresso era angusto il nido era comodo, e vi si stava benissimo -tanto seduti che sdraiati. Era fatto come un casotto da uccellanda. I -rami legati coi vimini formavano delle fitte pareti che non lasciavano -penetrare il sole. Il sentore della terra e delle foglie fermentate, -facevano esalare un profumo boschereccio. - - -Silvio guardando d'intorno con aria sospettosa le disse: - ---Dimmi un po' non ci sono delle biscie qui sotto? - ---Ma no di certo, essa gli rispose ridendo, sta pur tranquillo. Le -biscie stanno sotto terra o cercano il sole, io non ne ho mai vedute da -questa parte. - ---E che cosa facciamo qui? - ---Adesso te lo dirò, abbi un po' di pazienza. - -Allora cominciò a frugarsi in tasca, ne trasse due pomi, ne offrì uno al -cugino, e si mise subito a sbocconcellare l'altro con grande appetito. -Silvio la ringraziò e tirato fuori il temperino voleva tagliarle il -frutto. - ---Non ne ho bisogno, essa gli disse, e spalancando la bocca, metteva in -lavoro i bei denti bianchi che tagliavano meglio del temperino. - -Silvio pelò il pomo, ne tagliò quattro spicchi, ne infilò uno nella lama -e glielo offerse. Essa che aveva divorato il suo pomo, gradì anche -l'altra parte e se la mangiò tranquillamente. Poi rifrugò nelle tasche, -e tirò fuori un cartoccio di biscottini, e si misero a sgranocchiarli. -Silvio cominciava a prender piacere a quella merendina, a quell'ombra, a -quella quiete, quando si udirono dei passi sulle foglie secche del -viale, e poi tutto d'un tratto, Argo ansante balzò come una bomba nel -nido, e colle sue goffe carezze apportò il disordine, la confusione, e -lo scompiglio. Contento d'aver trovato la sua amica, si mise a -esprimerne la gioia leccandole il viso, saltando, scodinzolando e -abbaiando, sbattendo la coda in volto a Silvio, e appoggiandogli le -zampe polverose sui calzoni. - -Il giovane disperato sgattaiolò rapidamente fuori dal buco, e cominciò a -spolverarsi col fazzoletto, mandando al diavolo quella bestiaccia -impertinente che gli aveva insudiciato il vestito. Maria lo seguì -sgridando il cane, e ridendo della sorpresa inaspettata, e della -impressione disgustosa che le pareva avesse prodotto sul cugino. - -Passarono insieme a visitare il frutteto, ove pendevano dagli alberi dei -bei pomi rossi, delle pere di varie tinte. - -Sta bene attento, disse Maria al cugino, indicandogli un pero carico di -frutta, queste non si mangiano crude, sono troppo dure, hanno un sapore -erbaceo, ma cotte sono eccellenti e zuccherine. - -E seguitava: Ti raccomando quel pomo, è il migliore di tutti, almeno a -mio gusto. Questo pomo ruggine ti sembrerà brutto, ma è squisito, -quell'altro riesce benissimo nello _Strudel_, che il povero nonno non -voleva mangiare, perchè diceva che è un piatto tedesco. Poi gl'indicava -i ciliegi, ai quali cominciavano a cader le foglie, e gl'insegnava gli -alberi ove si raccoglievano le frutta più belle. Fiancheggiando un -filare di fichi glieli nominava tutti, gli faceva gustare i migliori. -Prendi questo verdino, assaggia quello della goccia, e il nero di -collina, e conchiudeva: Adesso conosci i più squisiti, ma l'esperienza -ti renderà più esperto. - -Poi visitarono le vigne. C'erano delle uve eccellenti, il povero -capitano ne aveva fatta una raccolta stupenda. - -Finita la passeggiata, Maria gli disse: - ---Adesso passiamo alla presentazione dei miei amici. Non ho bisogno di -dirti tutti i pregi di Argo, tu lo conosci abbastanza, questo fedele -guardiano. - -Silvio torceva il muso, Maria rideva, e intanto si avviarono verso la -scuderia. Prima di entrarvi si udì il nitrito di Falcone che aveva -riconosciuto i passi e la voce della padrona, e la invitava ad entrare, -un po' per affezione, e un poco anche per interesse, perchè essa andava -sovente a trovarlo portandogli un pezzetto di pane e dello zucchero. - - -Pasquale, il macaco che stava nettando i finimenti sotto al portico, -quando s'avvide che i due giovani andavano a visitare il cavallo, corse -ad aprire la porta, e li precedette. Egli aveva certamente qualche cosa -da nascondere. Quando entrarono, si avvicinava al cavallo che ebbe un -tremito di paura, ma poi scorgendo Maria la buona bestia ripetè -l'allegro nitrito, le appoggiò la testa sulla spalla, guardandola -affettuosamente coi suoi grandi occhi neri, e raspando il pavimento -colla zampa, per domandare qualche cosa. Maria disse al cugino: - ---Non gli manca che la parola. Egli distingue benissimo gli amici dai -nemici,--e così dicendo fissava con disprezzo il domestico, che col suo -grugno di scimmiotto faceva lo gnorri. - -La fanciulla si diffuse a vantare le ottime qualità di Falcone, e -accarezzandolo si accorgeva che era stato strigliato male, e ne faceva -l'osservazione a Pasquale, il quale si giustificava accusando il fieno -d'essere pieno di polvere. - -Dalla scuderia passarono alla stalla delle mucche e dei vitelli. Maria -le designava tutte per nome dicendone i pregi. _Mira_ è una grossa -friburghese che fa un latte eccellente, _Macchia_ è sua figlia, è più -bella della madre, ma meno lattifera. La _Tirolese_ con quell'occhio -placido, sentimentale, è un bel tipo. _La Bianca_ non manca di buone -qualità, ma la poverina cammina male. - -Le buone bestie voltavano la testa a guardare, e mettevano un lungo -muggito, poi cacciavano il muso nella greppia, o stavano ruminando. - -Maria accarezzò i vitellini, poi uscì dalla stalla con un salto, dicendo -al suo compagno: - ---Andiamo a visitare il pollaio. - -Prima di entrarvi andò a prendere una manata di becchime, poi aperse la -porta del cortile. Pareva di entrare nell'arca di Noè, c'era ogni sorta -di volatili, oche, anitre, tacchini, galletti e galline, capponi dalla -ricca coda di colori metallici, pollastre calzate e cappellute, e un -gallo adulto, rosso nero ed azzurro, coi bargigli accesi, la cresta -ritta, e due speroni da fare invidia a qualunque cavaliere. Egli andava -ruzzolando fra la terra smossa, la crusca e le foglie verdi di cavolo, -guardando intorno con occhio vigilante, chiamando le sue galline a -beccare i granelli scoperti. - -Maria sparpagliò il becchime chiamando: _pire pire pitte pitte_. - -Al suono della sua voce si udì uno svolazzamento rumoroso accompagnato -da accenti acuti, rauchi, sonori, uno squittire, un chiocciare confuso -di chirichichì, di glu glu, di cocodè, si vide un accorrere ad ali -spiegate, un saltellare, uno sparnazzare di zampe frettolose, un beccare -furibondo di affamati. In coda alla svariata comitiva si avanzavano le -anitre dondolanti sulle gambe corte, che ansiose di raggiungere i -compagni annunziavano il loro arrivo: quà quà quà. Ultimi ad arrivare -furono i tacchini, quei boriosi perdevano una così bella occasione di -satollarsi per mettere in mostra la ruota della coda e le ciliegie -scarlatte della loro pappagorgia, come i vanitosi della razza umana. - -Uno stormo di colombi di tutti i colori era disceso dalla colombaia, e -svolazzava intorno alla fanciulla, arrestandosi sulle sue spalle o -prendendole i granelli dalle mani. - -La campanella del pranzo richiamò in casa i due giovani. Il gatto che -sapeva le ore meglio degli orologi, aspettava la sua parte sul balcone -della cucina, e fu l'ultimo presentato. Maria corse ad accarezzarlo, ed -egli arcuava il dorso e si fregava al viso della fanciulla, facendo le -fusa. - ---Ecco, disse Maria, il più furbo di tutti, Mumut viene a riposarsi sul -mio panierino di lavoro, ma dorme con un occhio solo. Talvolta va a -coricarsi fra le gambe di Argo, il quale non si muove più per non -disturbarlo, e gli lava il muso colla lingua. Mumut fa la polizia della -dispensa, visitata sovente da piccoli ladruncoli a coda lunga che -rosicano il formaggio, mangiano la farina e il butirro. Ma qualche volta -il briccone preferisce il vitello arrosto ai sorci crudi; allora è il -gabelliere che fa il contrabbando, e la nonna va in collera. - -Durante il pranzo Silvio rese conto delle presentazioni della cuginetta, -e degli ottimi consigli che gli aveva dati sulle varie qualità delle uve -e delle frutta. Gervasio lodava le cure di suo padre che non aveva -lasciato un angolo di terreno senza cultura. La nonna si asciugava una -lagrima pensando al suo vecchio compagno, era soddisfatta di udirlo -ricordare con riconoscenza dal figlio, e aveva un sorriso affettuoso pei -due nipoti, che formavano l'unica consolazione della sua vita. - -Alla fine dell'autunno arrivò alla villa il capitano Alessandro, e fu -accolto da tutti colle più cordiali dimostrazioni d'affetto. Maddalena -non lo aveva più veduto dall'infanzia. Egli le apportò di quei cari -ricordi domestici raccolti nella casa di Brianza, che sono i doni più -preziosi che si possono fare a chi visse lungamente lontano dal tetto -paterno. - -Un ritratto in miniatura del colonnello colle assise dei cacciatori -della guardia imperiale, un ritratto di sua madre prima delle nozze. -Alcuni lavoretti della sua infanzia, alcune lettere che suo padre -scrisse alla moglie da varie parti d'Europa, nelle quali parlava con -sommo affetto della loro bambina. - -Il mese che il capitano passò alla villa fu lieto per tutta quella buona -famiglia, che rimase per tanto tempo dispersa. Si fecero delle belle -gite nei siti più pittoreschi della provincia, ai colli d'Asolo e di -Conegliano, ai monti ed ai laghetti di Ceneda e Serravalle, le due città -congiunte in una sola dal Re liberatore, che le diede il nome famoso e -immortale di Vittorio. - -Tutti andavano a gara per divertire l'ospite gradito, e intanto si -divertivano con lui. Ai primi di novembre egli partì, e Gervasio -condusse a Treviso suo figlio per cominciare gli studi liceali, gli -raccomandò di studiare, e di tenere una buona condotta, e ritornò alla -villa. - -Era la prima volta che Silvio si trovava affatto libero, e ne profittò -subito per imparare il giuoco del bigliardo, pel quale si sentiva delle -disposizioni incoraggianti. Fece una buona scelta d'amici, e di sigari; -andava ogni sera al teatro e poi a cena, si coricava assai tardi, e alla -mattina dormiva profondamente, dimenticandosi le ore delle lezioni, e -così evitando la noia della scuola. - - -Ritornò a casa per le feste di Natale e vi restò fino dopo il principio -del nuovo anno; a carnevale nuove vacanze, e a Pasqua rimase in famiglia -quasi un mese. In giugno celebrò la festa nazionale con una settimana -d'ozio, e in luglio aveva finito il primo anno, ed esaurito a suo modo -il programma dello studio, passando anche agli esami.... pel buco della -chiave, come egli stesso confessava agli amici. - -Ad ogni vacanza regolare ad arbitraria andava a spasso per la città a -farsi vedere come i tacchini della corte. Il cappello sull'orecchio -destro, il sigaro in bocca, si dava un'aria spaccona da far ridere le -mosche. - -Suo padre si stupiva di quelle incessanti vacanze, di quella vita -dondolona, di non vederlo mai con un libro in mano, e si rammentava il -sistema diverso del tempo nel quale egli andava alla scuola, l'appello -dei professori, il rigore degli esami, il bisogno di studiare che -sentivano gli studenti. Silvio gli rispondeva: - ---Quello era un tempo di pedanti, adesso è l'epoca della libertà!... - ---Libertà dell'ignoranza! soggiungeva suo padre. Noi ci siamo -apparecchiati sui libri a liberare la patria.... - ---E avete fatta della retorica e delle famose corbellerie, che vanno -celebri nella storia, col nome di _quarantottate_! - -Gervasio restava sbalordito. Le quarantottate!... il 1848 l'aveva -lasciato storpio, aveva veduto coi suoi occhi i morti di Marghera, e del -Ponte, gli pareva che le congiure, le carceri, i patiboli, la guerra non -fossero retorica, ma forse si era ingannato. Egli pensava che la libertà -ottenuta avesse bisogno di coltura per conservarla, ma suo figlio lo -assicurava che il mondo cammina da sè, e che si diventa dottori anche -senza dottrina. - -«Divento vecchio! pensava fra sè papà Gervasio, vivo troppo lontano dal -mondo per essere in caso di giudicarlo. Non voglio parer rimbambito, nè -dar noia colle mie prediche all'unico figlio.» - -Talvolta s'intratteneva di questi suoi dubbi, col vecchio maestro -Zecchini, il quale gli rispondeva colla sua invariabile convinzione: - ---L'uomo è un asino!... va avanti fino a un certo punto poi ritorna -indietro; i figli sono sconoscenti, i popoli sono ingrati, e dimenticano -facilmente i benefizii ottenuti con tanti dolori dai loro padri. Io sono -un vecchio testimonio dei tempi trascorsi. Ho veduto il sangue e le -lagrime che vennero sparse dalla nostra generazione per ottenere la -indipendenza. Adesso che è raggiunto lo scopo, i neonati si burlano del -passato, e si apparecchiano all'avvenire con fatua dabbenaggine. Ne -vedremo col tempo le conseguenze. - -Gervasio abbassava la testa, e procurava di distrarsi colle cure del -giardinaggio e dei campi, cercava di far conoscenza con delle persone -che dividessero i suoi gusti, e vedeva nella associazione al lavoro, non -solo un vantaggio, ma eziandio un vero piacere. - -I Pigna erano tutti agricoltori. Il vecchio era decrepito, il figlio gli -pareva un uomo da nulla, ma il figlio del figlio era un giovinotto -dell'età di Silvio, e frequentava la famiglia, e con lui cominciò ad -intrattenersi di colture, e a metterlo a parte de' suoi progetti. Lo -invitava a pranzo, e lavoravano insieme potando gli alberi, seminando, e -trapiantando le pianticelle nei vasi. Era amico di Maria, e la nonna gli -voleva bene. Per farsi un concetto preciso di questo giovane richiese il -parere del maestro Zecchini. - ---I Pigna, gli rispose, sono piccoli possidenti, e grandi ignoranti; il -giovane Andrea fu mio scolaro, ed è un asino come tutti gli altri suoi -pari. Tutti i nostri agricoltori coltivano il suolo da padre in figlio, -senza sapere che cosa sia la terra, l'aria, l'acqua, la luce colle quali -lavorano, contrariando la natura, e ricavando meschini prodotti. - -Gervasio cercava d'istruire questo giovane amico, ma gli trovava la -testa dura, e si doleva col maestro di quella tarda intelligenza..... - ---Sono ignoranti, ma furbi ed astuti, gli osservava il maestro. Contano -sulle dita, ma non fallano mai a loro danno..... - ---Mi pare che s'interessi alla coltura dei fiori..... diceva Gervasio. - ---Perchè gli piacciono i desinari della signora Maddalena. È un -ghiottone che ama i buoni bocconi, che per lui sono i veri prodotti dei -vostri fiori. - -Papà Gervasio sorrideva del pessimismo del povero vecchio, che pareva -nato con un paio di occhiali scuri sul naso, tanto vedeva tetro nel -mondo. - -Tuttavia dopo d'aver passato un paio d'anni al contado, anche Gervasio -era convinto che cittadini e contadini italiani sono due popoli affatto -diversi, che vivono sullo stesso suolo, con idee e costumi differenti. -Questa anomalia, questo dualismo della civiltà e dell'ignoranza -selvaggia, del lusso e della miseria, è un gravissimo ostacolo alla vera -unità nazionale. - - -Tocca alla giovane generazione di fondere insieme queste diverse nature, -egli pensava, e mio figlio sta apparecchiandosi all'ardua impresa. - -Suo figlio, in quello stesso momento, carambolava allegramente sul -prediletto bigliardo, mentre il suo professore si sforzava a dimostrare -agli scolari, che «la coltura d'una nazione è la più sicura garanzia -della sua libertà.» Finiti gli studi liceali, Silvio andò a Padova a -studiare la legge, e a giuocare al bigliardo, e ritornando alla villa -dopo il secondo anno di studio cominciò ad accorgersi che sua cugina -Maria era proprio una bella ragazza. Guardandola negli occhi gli -sembrava di sprofondarsi in un lago senza fondo, e sommerso in quel -pelago soave diventava muto come un pesce. Essa pure appariva più -impacciata del solito. - -Correvano ancora come due fanciulli attraverso i prati del parco, o -sotto i boschetti, mangiavano insieme le frutta seduti sull'erba, egli -la contemplava in silenzio, gli pareva la più bella pesca matura della -villa, l'avrebbe divorata viva e la invitava a fare una merendina nel -nido come nei primi tempi, ma adesso ch'egli mostrava di andarci tanto -volontieri, e senza paura delle biscie, essa non voleva andarci più, e -furono vane tutte le preghiere. - - -Silvio entrava nelle serre, raccoglieva i fiori più rari, ne faceva dei -mazzetti eleganti e li presentava alla cugina che se ne mostrava lieta, -e sapeva farli vivere lungamente, cambiando spesso l'acqua del vaso, e -gettandovi dentro del carbone polverizzato. - -Ma la perfetta felicità non è pianta che attecchisca sul nostro pianeta; -e appena s'intravede il paradiso terrestre, ecco che salta fuori il -serpente. Silvio credette di vedere, con profondo rammarico, che quello -stolido di Andrea Pigna gli vogava sul remo. Senza aver percorso gli -studi universitari forse anche costui aveva fatta la stupenda scoperta -del suo sapiente compagno; aveva trovato che Maria era una bella -ragazza, e la contemplava con piacere. Allora il cuginetto si rammentò -la storia di Cristoforo Colombo, e di Amerigo Vespucci, e pensando che -non è sempre il primo scopritore che dà il nome alla scoperta, si sentì -ferito nell'amor proprio, e cominciò a guardare di mal occhio il -supposto rivale. - -Così ebbe principio una burrasca nell'ambiente ristretto della villa, -prodotta dai nuvoloni che si alzavano dal cervello dello studente. Il -suo odio per Andrea glielo faceva vedere più brutto del vero; ne -sparlava con suo padre e con la nonna, ma tutti lo difendevano con -simpatia, e giustificavano il suo carattere, che sotto la rozza scorza -mostrava delle buone qualità. Allora Silvio parlando con Maria scherzava -ironicamente sul bellimbusto, ed essa che lo aveva sempre guardato con -indifferenza, si mosse a compassione, e si mise ad osservarlo con -interesse. - ---Povero Andrea! essa diceva al cugino, è così premuroso nel contentare -lo zio, è così attento ai suoi consigli, ha tanta cura dei nostri fiori. - ---Capisco, capisco, gli vuoi proprio bene a quel ragazzo. - ---Ma sicuro gli voglio bene. Ci siamo conosciuti da piccini, abbiamo -giuocato insieme, è figlio e nipote di vecchi amici di casa. - ---Che il cielo vi benedica! e vi conservi lungamente concordi e felici, -in questa valle di lagrime, che è per voi un vero giardino di -delizie!... - ---Non so cosa vuoi dire colle tue declamazioni enfatiche, ma hai torto -di usare delle sgarbatezze a quel ragazzo inoffensivo, e compiacente. - -E si bisticciavano sovente sul medesimo argomento. Silvio guardava in -cagnesco Andrea, il quale gli faceva degli occhiacci dispettosi. Tutti -questi malumori furono causa di malintesi, di equivoci, di risentimenti -e di corrucci. - -Silvio teneva il broncio acciecato dalla gelosia, e si credeva in -dovere, per tutelare la propria dignità, di nascondere l'amore nascente -che covava sotto la cenere. Maria indispettita del cambiamento di tono -del cugino, del suo linguaggio bisbetico, delle sue ingiustizie, alzava -le spalle e lo lasciava in disparte, e guardava il povero Andrea con -compassione e indulgenza, e tutto ciò incoraggiava il giovine a -contemplarla con riconoscenza, e a sentire i primi sintomi d'una sincera -affezione. - - - - - - - X. - - - -Fra queste e altre varie vicende di poco rilievo passarono gli ultimi -anni di studio, e finalmente Silvio ebbe la laurea, e si dispose a fare -la pratica. Papà Gervasio, secondo la sua promessa, e coll'aiuto degli -amici, gli aveva trovato un avvocato di Venezia che consentì di -riceverlo come praticante, lo accolse con cortesia, e lo presentò alla -sua famiglia, composta della moglie e d'una figlia. - -L'avvocato Annibale Ruggeri aveva una buona clientela che faceva -prosperare il suo studio. Silvio non tardò a persuadersi della somma -utilità della pratica che andava facendo nella trattazione degli affari. -Colla sua giovanile ingenuità egli credeva che il merito dell'avvocato -dovesse consistere nella rapidità della procedura. Considerando le -lungaggini della giurisprudenza italiana, colle infinite pratiche -precauzionali per guarentire tutti i diritti, egli la trovava -eccessivamente diffusa e prolissa e pensava che la condotta d'ogni causa -dovesse studiarsi in modo da correggere il difetto delle leggi, per -soddisfare le parti colla massima possibile sollecitudine. Ma era -tutt'altro. Gli bastò poco tempo per accorgersi che l'avvedutezza -dell'avvocato consiste nell'arte di non precipitare le sentenze, che -potrebbero riuscire funeste senza le dovute precauzioni. Bisogna che -l'istruttoria sia ponderata e completa, l'esame dei documenti -scrupoloso, è necessario di moltiplicare le conferenze, di allargare le -informazioni, di pesare gli atti, di prevedere i sotterfugi degli -avversari, di cercare le prove, domandando proroghe sopra proroghe, -suscitando incidenti, promovendo dilazioni, mettendo in campo tutti gli -amminicoli possibili per tirare in lungo, e avere il tempo di complicare -le faccende, come una matassa arruffata, che avvolga l'avversario in una -rete di abilissimi cavilli, e di argomentazioni imprevedute da rendergli -impossibile l'uscita. - -E nello studio Ruggeri si lavorava a fondo con tali principii, -moltiplicando all'infinito la lista delle spese, per bolli, -scritturazioni, consulti, copie, corrispondenze, ma con piena -rassegnazione dei clienti che affluivano in gran numero attirati dalla -rinomanza dell'avvocato, e dalla speranza che il suo merito e la sua -esperienza troverebbero il modo di abbindolare i giudici, facendo -trionfare i loro torti come se fossero buone ragioni. E facevano delle -lunghe anticamere per attendere il loro turno, alle conferenze. Cosicchè -il denaro pioveva in abbondanza ed avrebbe apportata la ricchezza se la -casa fosse finita agli ammezzati; ma disgraziatamente aveva un altro -piano, e se la scala del piano inferiore faceva salire l'oro alla cassa, -la scala del piano superiore lo faceva discendere e sparire. Quella casa -era una vera pompa aspirante e premente; gli affari la riempivano, il -lusso la vuotava. - -L'avvocato impallidiva sulle carte e sui codici, ci perdeva gli occhi e -i capelli, l'appetito ed il sonno; e si consumava in quella vita -sedentaria e in quella atmosfera morbosa, mentre il frutto delle sue -fatiche svaporava con prodigiosa rapidità, per pagare le polizze dei -tappezzieri e dei merciai, degli orefici, delle modiste e delle sarte. -Quella testa forense dell'avvocato era un vero vulcano che sconvolgendo -le viscere del mondo giudiziario ne faceva uscire delle eruzioni di -cappellini, di fiori, di pizzi, di abiti, di mantelli, nastri, fiori, -svolazzi e gioielli. Il prodotto d'ogni conflitto di diritti, d'ogni -contratto di nozze e d'ogni testamento finiva sempre in un capriccio di -moda. Infine dei conti, marito e moglie, senza saperlo, lavoravano col -medesimo risultato, quello di dar da intendere al mondo lucciole per -lanterne. Mentre l'avvocato si scervellava sul codice e sul dizionario -onde trovare un articolo favorevole, e un vocabolo opportuno per -mascherare una verità pericolosa, la moglie davanti lo specchio cercava -di raffusolarsi magistralmente per nascondere le sue rughe, per far -passare il fintino per capelli effettivi, e i cuscinetti d'ovata per -rotondità naturali. - -Silvio cominciò a frequentare la famiglia Ruggeri, e nelle conversazioni -serali ebbe campo di studiare l'arte soprafina della signora Emilia, -come durante la giornata aveva potuto ammirare l'abilità magistrale del -dottore Annibale nel maneggio degli affari. - -Nell'ombra prodotta dal cappello della lucerna in un angolo romito del -salotto il giovane praticante osservava attentamente quelle due figure -caratteristiche; una testa calva piena di pensieri e una testa vuota -fornita di ricciolini posticci, che vivevano nel lusso a spese dei -litiganti. E pensava fra sè: «le discordie domestiche, l'ignoranza, la -mala fede, gl'inganni, le frodi, le rapacità della nostra vita civile -forniscono questi tappeti turchi, questi stipi eleganti, questi mobili -artistici, scelti nelle sale di Guggenheim e nell'officina di Besarel, -questi vetri di Murano, questi ninnoli artistici, e i fiori freschi che -profumano il salotto in quel magnifico vaso di Ginori.» - -Ma il più bel fiore era Metilde, quella bella bionda, leggiadra, snella -ed eterea come un angelo dipinto da Morelli. Con quei capelli d'oro e -quegli occhi turchini, quella vita di vespa, quell'incesso leggiero di -silfide!... quando muoveva agilmente sul pianoforte le dita affusolate, -Silvio restava estatico a contemplarla, quando in un giro di valzer essa -scopriva gli stivalini arcuati che calzavano i suoi piedini eleganti, -egli si tirava indietro per paura di toccarla, tanto gli pareva una -divinità scesa dal cielo. La prima volta che essa si degnò -d'indirizzargli la parola fu tanto confuso che le rispose una -sciocchezza che la fece ridere mostrando due file di dentini -meravigliosi per la regolarità ed il candore. Ed essa s'avvide subito -che quella timidità proveniva da ammirazione, e ne fu soddisfatta. Suo -padre aveva detto in famiglia che Silvio Bonifazio, nato in Francia, in -esilio, era stato educato a Milano, pareva un giovinotto che accoppiasse -le buone qualità francesi e italiane, mostrava spirito e ingegno, ed era -audace come suo nonno, un antico soldato del primo Napoleone. - -Quell'aureola dell'esilio intorno ai capelli profumati, quei -mustacchietti giovanili sulla freschezza del volto, quello spirito -ecclissato dal semplice aspetto della bellezza gli guadagnò subito tutte -le simpatie della fanciulla, e gli assicurò la più indulgente amicizia. - -A poco a poco venne anche il coraggio, e l'abitudine lo rese sempre più -facile. Allora Metilde s'accorse che il giovinotto non mancava di brio, -e non tardò a trattenersi seco lui con piacere in lunghe e geniali -conversazioni, nelle quali essa pure faceva mostra d'eccellenti qualità -intellettuali che raddoppiavano l'effetto della bellezza colla grazia -d'un dialogo vivace, e dell'accento veneziano, che la rendevano -incantevole. E davvero faceva onore al babbo che l'aveva fatta istruire -dai migliori professori. Essa aveva corrisposto benissimo, imparando con -pronta intelligenza, e continuando a coltivarsi con buone letture. E -parlava con esatte cognizioni di storia e di letteratura, giudicando -coll'acuto buon senso della donna accoppiato ad un gusto fine, istintivo -e personale che rendeva interessanti i suoi giudizi. E faceva onore -anche alla mamma che la vestiva a suo modo, come una bambola, ma con -supremo buon gusto, e ben inteso, senza risparmio; non contentandosi di -scegliere le stoffe e gli artefici migliori a Venezia o a Milano, ma -ricorrendo anche a Parigi, mediante le grandi facilitazioni procurate -dai Grandi Magazzini del Louvre, che spediscono gratis, disegni, -modelli, campioni, e gli oggetti scelti senza domandare un soldo -anticipato. A Venezia pagavano i clienti. - -La signora Emilia aveva squadrato con un colpo d'occhio il nuovo amico -di casa, aveva veduto subito che la sua biancheria era di manifattura -francese, che il taglio delle vesti era di Milano, aveva saputo dal -marito che il giovinotto dimorava in una villa signorile nei dintorni di -Treviso, un piccolo Trianon, un parco all'inglese, cogli alberi più alti -del palazzo, con una vasta estensione di bosco, una cascata, un lago, -dei frutteti, delle vigne, dei campi come se ne vedono pochi. Dunque non -ci potevano essere inconvenienti a quella amicizia, quel giovane -apparteneva evidentemente ad una famiglia molto ricca, e quindi era il -ben venuto nella sua casa. Qualche interrogazione sagace fatta ai -conoscenti e agli amici l'avevano anche perfettamente rassicurata sulla -condotta di lui. - -Era un giovinotto che non frequentava che da Florian, non fumava che -sigari d'avana, era carambolista di prima forza, non c'era pericolo che -si rovinasse al giuoco, perchè perdeva di raro. Si poteva dunque -ammetterlo nella più stretta intimità, ed invitarlo a pranzo senza -riguardi. - -Frattanto papà Gervasio scriveva a suo figlio: - -«Ti raccomando l'economia. Tu mi assicuri che la biancheria che hai -fatto venire da Parigi ti costa meno che se l'avessi acquistata a -Venezia, sarà benissimo, ma la tua nonna mi ha fatto delle buone -camicie, che mi vanno benissimo e costano meno della metà. In quanto -alla polizza del sarto di Milano ti posso assicurare che è esorbitante, -e la durata delle stoffe, che tu credi che deva compensarti del prezzo, -è una vana illusione. La nonna voleva che Maria ti facesse un paio di -guanti di lana, per star caldo, ma tua cugina pretende che tu non vuoi -portare che guanti di pelle. Sai che non siamo ricchi, che il povero -nonno ci ha lasciati molti debiti che aggravano le campagne, e con -questi anni cattivi, colla malattia delle uve, la siccità, le grandini, -il prezzo basso dei cereali, la miseria dei contadini, i possidenti si -trovano in pessime condizioni. Capisco che la tua condizione esige una -tenuta decorosa, e che la moderna società ha molte esigenze; ma procura -di non passare i limiti, e pensa alle privazioni che ci siamo imposte -per mantenerti a Venezia. - -«La mia salute non è perfetta, ho delle sofferenze intestinali, ma col -tempo e le cure passeranno anche queste. Tutti gli altri di casa stanno -benissimo, e ti mandano i più affettuosi saluti.» - -I giorni che gli capitavano di queste lettere Silvio si sentiva invaso -da profonda malinconia, alzava gli occhi al soffitto ed esclamava: - ---Ah! non essere milionario, è la più gran disgrazia che possa toccare -ad un uomo che deve vivere in società!... Libertà, indipendenza, diritti -dell'uomo e del cittadino!... sono frottole che fanno sbraitare -gl'imbecilli, ma infine dei conti non esiste nè libertà, nè -indipendenza, nè nulla di buono a questo mondo senza il denaro!... Mio -padre non è mai stato splendido, ma adesso che è vecchio diventa avaro. -Se la povera nonna non mi aiutasse colle sue economie, se il bigliardo -non mi assicurasse dei vantaggi, colla sola mesata paterna non mi -sarebbe possibile di vivere a Venezia nella buona società. - -Una domenica mattina se ne andò a passeggiare, solitario, sulle -_fondamenta nuove_, in fondo della città, e in quel deserto fumava un -sigaro da un soldo, e meditava sui destini dell'uomo.... senza soldi. - - -L'acqua turchina batteva le rive, s'increspava intorno alle isole, si -perdeva in un lontano orizzonte confuso col cielo. A diritta qualche -barca peschereccia colla vela riflessa nella laguna filava orzando verso -il mare; a sinistra i monti che fanno corona al territorio trivigiano, -con una leggiera tinta violetta sfumavano nell'azzurro. L'aria fresca -che batteva sul viso era pregna dei profumi iodiati delle alghe, e di -sapori salini. - -Quella quiete, quella solitudine, quei sentori, quel prospetto che gli -ricordava gli sfondi pittoreschi del suo parco, trasportavano il -pensiero di Silvio alla casa paterna, alle cure serene, ai piaceri -semplici della vita domestica. Si ricordò di Maria con tenerezza e con -rimorso, pensò che in quel ritiro suo nonno giuocava la vita per -l'emancipazione della patria, lo zio era stato sacrificato allo stesso -intento, la zia era morta di dolore, suo padre era partito per la guerra -e per l'esilio, la nonna aveva passata l'esistenza nella solitudine fra -le ansie delle persecuzioni. Ah quei poveri vecchi non avevano mai -pensato alla necessità dei milioni, non aspiravano che all'indipendenza -del paese, e vivevano modesti e laboriosi sacrificando tutto a questo -santo dovere!... - -Colla mente attristata e il cuore malcontento, con una burrasca di -pensieri nel cervello, ove i progetti fantastici, lottavano colle idee -sane, rivolse i passi verso l'interno della città. Camminava lentamente, -col cappello sugli occhi e il sigaro da un soldo fra i denti, senza -guardare in faccia la gente che incontrava per via, sempre pensieroso, -girando per un labirinto di calli strette, nell'ombra umida fra le case, -salendo e scendendo gli scalini verdognoli e smussati dei vecchi ponti, -senza guardare nelle gondole che passavano sotto col tonfo monotono dei -remi che rompevano il silenzio di quei poveri quartieri, e sparivano nei -canali tortuosi. - -Dopo lunghi raggiri, giunse finalmente in calle larga San Marco, svoltò -per la merceria, e si trovò sotto l'arco della Torre dell'Orologio. Il -sole che gli battè sul viso tutto d'un tratto parve che lo destasse da -una specie di letargo. Alzò la testa, abbracciò collo sguardo il -prospetto della Piazzetta, il Palazzo ducale, le due colonne del leone e -di San Teodoro, la laguna, le barche, l'isoletta di San Giorgio, tutto -immerso in un lago di luce abbagliante. - -Una soave armonia echeggiava sulla piazza, un cantico soave di voci -celestiali s'innalzava nell'aria, e dopo gli accenti variati d'un a solo -melodioso, prorompeva in un solenne rimbombo di tutti gli istrumenti, -che pareva un inno trionfale. Era l'ora della musica. - -La piazza presentava l'aspetto d'una sala immensa, percorsa da una fila -di signore eleganti che passeggiavano fra un corteggio di ammiratori. Si -udiva un fruscio di seriche vesti, si vedevano tutti i colori che -brillavano al sole fra gli abiti scuri degli uomini. Si respirava -un'atmosfera artificiale mista di esalazioni confuse di tabacco e di -muschio. - -Un cappellino capriccioso sopra una testa bionda, fece evaporare -immediatamente tutta la tristezza dal cervello di Silvio. Addio pensieri -malinconici, addio progetti di severa resipiscenza. Alla vista delle -signore Ruggeri il giovane praticante dello studio gettò in fretta il -mozzicone del sigaro da un soldo, si atteggiò al più grazioso sorriso, -abbassò rispettosamente il cappello fino al ginocchio, strinse la mano -all'avvocato, presentò i suoi complimenti alla signora Emilia, un -sorriso ed un'occhiata alla signorina Metilde, e si unì alla comitiva -che passeggiava su e giù dal fondo della piazza alla basilica, andando e -ritornando come tutti gli altri. - -La viva luce che illuminava la chiesa pareva che trasformasse i vetri -rotondi delle grandi arcate in tante medaglie d'argento, e le figure dei -mosaici, a colori smaglianti, nuotavano nel fondo d'oro, mentre le onde -armoniose della musica passavano sulla folla. Davanti a quei prospetti e -fra quelle melodie indistinte e confuse con altre voci, le parole umane -acquistano una espressione singolare, specialmente fra la gioventù e la -bellezza, fra le seduttrici e i sedotti. I suoni reboanti della musica -incoraggiano le audacie del dialogo e talvolta lo interrompono a -proposito, l'a solo sentimentale d'un soave istrumento serve a -meraviglia per accompagnare una frase gentile, e ne rialza il valore. -L'uomo può arrischiare una dimostrazione velata, meglio che in un -salotto, perchè la donna può fingere di non udirla, e i mariti, i babbi -e le mamme, assordati dalle trombe e dai tamburi, non l'odono di sicuro. - - - - - - - XI. - - - -Tutto quell'inverno fu rallegrato dai più deliziosi passatempi. Le noie -della pratica curiale venivano lautamente compensate dai passeggi, dalle -conversazioni, dalle feste da ballo, dagli spettacoli dei migliori -teatri. Durante il giorno, nello studio dell'avvocato, Silvio imparava -come si guadagna il denaro a spese dei litiganti, ed ogni sera imparava -a spenderlo nella buona società. Il bisogno dei milioni, o almeno almeno -di qualche migliaia di lire, si faceva vivamente sentire. S'era fatto -degli amici che la pensavano come lui, non erano ricchi, perdevano al -giuoco, si divertivano, e tuttavia non mancavano di denaro. Dove diavolo -andavano a trovarlo? Si mise a studiarli a fondo, e a interrogarli: - ---Avete trovato una miniera?... - ---Sicuro, gli rispondevano, la miniera inesauribile delle umane miserie, -delle corbellerie, delle dabbenaggini, delle birbonate, e delle geste -quotidiane del genere umano!... - ---Che cosa volete dire!... non capisco niente! parlatemi più schietto, -dove trovate il denaro per divertirvi?... - ---Nella stampa! gli risposero, in questa lupa affamata, che divora ogni -giorno tutte le nostre ciarle, che consuma delle montagne di carta -manoscritta, ed è sempre insaziabile per quanto inghiotta, e domanda -continuamente dei nuovi alimenti, ed è costretta di pagarli. Noi siamo i -fornitori della sua cucina. - ---Vorrei potervi imitare, ma non sono letterato, non so proprio nulla, -non ho mai avuto il tempo di studiare. - ---Ma che letterati d'Egitto!... noi non siamo più sapienti di te. Slamo -del numero infinito dei corrispondenti, che mandano della materia -brutta... ma molto brutta a tutti i giornali del mondo. Non siamo capaci -di scriver bene, con ponderazione e misura, ma per improvvisare siamo -eccellenti. Chi scrive bene muore di fame, meno rare eccezioni. La -stampa paga sempre in ragione inversa del volume. Un grosso volume in -ottavo produce meno d'un modesto in sedicesimo il quale è meno pagato -d'un articolo. La letteratura mena direttamente al fallimento, il -giornalismo è più promettente, e può condurre alla ricchezza. Noi -mandiamo ogni giorno le notizie di Venezia alla capitale ed all'estero, -e ne ricaviamo qualche profitto. Il nostro uffizio di redazione è la -bottega di caffè, dove gettiamo sulla carta tutte le ciarle del giorno, -e senza nemmeno rileggere lo scritto lo portiamo alla posta. Non si -guadagnano tesori, ma con tre o quattro giornali quotidiani si vive. -Basta scrivere ogni giorno qualche novità.... - ---E quando non ce ne sono? - ---Ce ne sono sempre!... È impossibile che Venezia non fornisca qualche -argomento alle nostre ciarle. Politica, amministrazione, belle arti, -teatri, tutto ci serve. Quando non si sa parlare a fondo di niente, si -può scrivere di tutto per sommi capi, degli articoletti divisi come le -strofe d'un sonetto. È un genere che piace. È poi affatto impossibile -che manchi un argomento piacevole alla cronaca del giorno, un -assassinio, un fallimento, un furto, un suicidio, è impossibile che una -buona ragazza non faccia uno scapuccio, e ci fornisca la materia per un -articoletto verista, è impossibile che un camino non prenda fuoco, che -la buon'anima d'uno spiantato non si getti in laguna, che un qualche -cassiere non fugga, che il diavolo non metta la coda in qualche sito -proibito. In caso disperato, anche senza essere letterati non siamo -tanto scemi da non saper inventare una storiella spiritosa, che diverta -il pubblico per qualche giorno. Diceva bene Balzac: «_pour le -journaliste, tout ce qui est probable est vrai_.» Noi non abbiamo -corrispondenze che con Roma e Milano, ma tu che sei nato in Francia, e -scrivi il francese meglio dell'italiano, tu potresti guadagnare -moltissimo mandando delle corrispondenze a Parigi. - -Silvio afferrò subito questa idea luminosa, scrisse un gran numero di -lettere promettendo qualche cosa di nuovo e di interessante su Venezia, -inesauribile argomento di osservazioni e di studi, che gli venivano in -mente, ispirati dall'amore che suo padre gli aveva comunicato per questa -città singolare. Portò le sue lettere alla posta pieno di illusioni, ma -il giorno seguente dopo maturo esame, perdette ogni speranza di buona -riuscita, e perplesso fra questi due estremi aspettò il risultato della -sua prova. - -In quel tempo giunse alla villa Bonifazio l'annunzio del prossimo -matrimonio del cugino Alessandro, che aveva lasciato il servizio -nell'esercito per prender moglie, e invitava a nozze i cugini. -«L'esempio della vostra vita tranquilla mi ha spinto a questo passo, -egli scriveva, e l'esperienza del mondo mi ha persuaso che se vi sono -dei giorni felici non si possono raggiungere che nella intimità della -vita domestica, e nella pace della campagna. La casetta ereditata dallo -zio mi facilita l'intento. La mia Enrichetta sarà come la Maddalena -un'ottima moglie, e una brava padrona di casa. Venite dunque ad -assistere al mio matrimonio, e la vostra cara presenza sarà il migliore -augurio che io possa desiderare per l'avvenire.» - -Papà Gervasio soffriva troppo degli intestini per fare quel viaggio, -Maddalena, come al solito, non voleva lasciare un solo giorno la sua -Maria; scrissero dunque a Silvio di partire per la Brianza per -rappresentare la famiglia alle nozze del cugino. Ma Silvio, che non -voleva allontanarsi da Matilde in carnovale, prese il pretesto di affari -urgentissimi dell'avvocato che non gli permettevano di assentarsi, si -scusò col padre e col cugino, e non si mosse da Venezia, aspettando -ansiosamente le risposte dei giornali. I primi riscontri gli vennero -dalle provincie. Lo ringraziavano della sua ottima idea, accettavano la -sua corrispondenza con sommo piacere, dolenti soltanto di non poterlo -ricompensare che con una copia del giornale, il quale viveva della -carità di qualche benemerito del partito, che però non bastava a -salvarlo dai debiti, da cui era minacciata continuamente la sua -esistenza. - -Un giornale di Parigi domandava un saggio degli scritti proposti, e se -fosse riuscita la prova avrebbe accettato un articolo alla settimana, -convenientemente retribuito. - -Un giornale di Roma accettava la corrispondenza senza prove, e -assicurava un assegno mensile. Dagli altri nessuna risposta; le domande -di corrispondenza erano state gettate nel cesto. - -Questo risultato gli parve inferiore alle prime speranze, ma di gran -lunga migliore di quel fiasco completo, minacciatogli da troppa paura. - -Si accinse al lavoro, e non gli mancarono gli argomenti. Cominciò a -parlare di feste e di spettacoli, intrecciando le relazioni del presente -colle memorie del passato. Cercò di scoprire antiche origini d'usi -sociali, mise le fabbriche antiche a paragone delle moderne, la basilica -di San Marco colla stazione della ferrovia, i marmi antichi col gesso -dei nostri giorni, il Ponte di Rialto coi ponti di ferro, che cancellano -i palazzi del Canal Grande, come si cancella un conto sbagliato sopra un -registro. Osservò nei ritratti dei musei e nelle medaglie le fisonomie -degli antichi veneziani, e andò a cercarne le traccie nel popolo, e a -forza di studi comparativi giunse a stabilire un sistema inverso di -quello di Darwin, per dimostrare la degenerazione della razza veneziana. -L'epoca del carnovale si prestava allo scherzo, ed alla scoperta dei -discendenti degli antichi. Annunziò che il proprietario d'un caffè della -piazza portava tutti i lineamenti d'un doge, che il gobbo che lustrava -le scarpe scendeva sicuramente da un inquisitore di Stato, dipinto da -Paolo Veronese. Il mercante di caramelli doveva essere un nipote del -Cardinal Bembo, una fioraia che correva pei caffè era l'esatta -riproduzione della Zulietta dipinta da Rousseau «in vestito di -confidenza.» - -I famosi navigatori rispettati in tutti i mari del mondo erano -tralignati nei gondolieri che non facevano che il giro dei canali, -minacciandosi da lontano. I discendenti del _maggior Consiglio_ andavano -in maschera da pagliacci, un erede di Marco Polo era vestito da -Pantalone, e un pronipote di Gasparo Gozzi indossava l'abito appezzato -dell'Arlecchino, i _Signori di notte_ suonavano nelle orchestre dei -teatri, e i _Savi_ erano diventati matti. - -In ogni relazione introduceva degli aneddoti piccanti, e delle biografie -piene di brio. Le sue corrispondenze facevano ridere, e questo fu un -vero successo, per la stagione di carnevale. Quando venne la quaresima, -volle che i suoi lettori facessero un poco di penitenza, e allora andò a -spolverare gli antichi documenti degli archivi, e le pergamene tarlate, -e si mise a parlare di storia. I suoi lettori si addormentavano col -giornale in mano negli angoli dei caffè. Egli comprese subito che aveva -trovato la chiave del vero corrispondente, e che disponeva a suo talento -dell'animo dei lettori del giorno. - -Venne pregato di mandare anche delle notizie politiche, e fu l'inventore -d'un nuovo genere di corrispondenze che ottenne un vero successo nel -giornalismo, e fu prontamente imitato da vari periodici. Ecco in che -cosa consisteva la sua invenzione. - -Egli raccoglieva le notizie di vari giornali francesi, sapeva ornarle -d'una veste nuova, e le mandava a Roma, d'accordo col giornale, come -corrispondenze di Parigi. E a Parigi mandava corrispondenze da Roma, -eseguite sullo stesso stampo, coll'aggiunta di vari fatterelli curiosi -raccolti da qualche deputato in vacanza, da persone che ritornavano da -Roma, e da un signore che parlava ad alta voce in uno stanzino del caffè -Florian, e che era sempre bene informato delle cose pubbliche, meglio -del Questore e del Prefetto. - -In breve tempo Silvio divenne un vero _reporter_ di mestiere, curioso -indagatore di novità, domandava conferenze e colloqui con personaggi -illustri che giungevano a Venezia, commetteva le più audaci -indiscrezioni, e le sue lettere acquistavano un credito, che gli veniva -largamente retribuito. E così passò il primo anno di pratica, e -l'inverno successivo, immerso nel lavoro, leggendo tutto, e studiandosi -di perfezionare la forma letteraria per rendere più gradevoli i suoi -scritti. Le ore della sera, prima del teatro, erano tutte dedicate alla -famiglia dell'avvocato, a conversare con Metilde, ad ascoltare la musica -delle sue parole, e del suo pianoforte, ad ammirare la sua grazia e la -sua coltura. E non volle mai saperne di lasciare Venezia un solo giorno, -giustificandosi colla famiglia col pretesto dei lavori legali che non -gli lasciavano un'ora di libertà. - -Papà Gervasio, non potendo ottenere che suo figlio andasse a passare -qualche giorno in campagna, gli faceva delle sorprese, recandosi a -Venezia, ma per poche ore, con un viglietto di andata e ritorno. - -Arrivava colla prima corsa, entrava tutto ansante, carico di cestelle e -di sporte, nella camera del figlio, che dormiva ancora. - -Gli dava un bacio e poi si metteva a sciogliere gl'involti, e sciorinava -gli oggetti sul tavolo e sul cassettone, e metteva in mostra le frutta -della stagione, e quelle che aveva saputo conservare. In primavera erano -fragoloni più grandi delle noci, d'estate ciliege grosse come prugne, -prugne grosse come persici, persici grossi come melagrani. D'autunno -peri profumati meravigliosi, pomi d'ogni forma e d'ogni colore dal -piccolo Appio dolce al _rainette_ grigio del Canadà. Tirando fuori i -fragoloni, papà Gervasio diceva: - ---Guarda _Mac-Mahon_, è una delle più grandi varietà! guarda la _Regina -Vittoria_, è delle più saporite. - -Mettendo in riga le pera e i pomi li voltava sempre dalla parte più -colorita, li puliva colla palma della mano, li lucidava colla manica del -vestito e li nominava: - ---Gnocco di Milano!--Generale Totleblen--Cardinale--Butirro Napoleone! - -Tutti di casa caricavano il povero papà Gervasio per spedire qualche -dono al figliuol prodigo. D'inverno Maria gli mandava delle eccellenti -conserve di frutta, in primavera le più belle varietà di rose, d'autunno -delle uve moscate color d'oro. La nonna prodigava le calze, le mutande, -i corpetti di lana, eseguiti colle sue mani, intrecciando infiniti -pensieri e qualche lagrima all'eterna catena della maglia. - -Silvio si vestiva ammirando e ciarlando, ringraziava e domandava conto -di tutti. Allora il papà gli raccontava le sue piccole sofferenze -intestinali senza gravità, poi passava a narrargli i grandi avvenimenti -della villa.--Mumut era scomparso improvvisamente di casa, Maria -disperata lo fece cercare invano per molti giorni; è facile immaginarsi -le sue angustie, i suoi sospetti su certa gente alla quale non ripugna -il gatto in umido, purchè sia grasso. Non era possibile di ritrovarlo. -Finalmente il maestro Zecchini lo vide accovacciato pacificamente in -cima al muricciolo dell'orto della vicina masseria. Una passione -sfrenata per una gatta dell'affittuale lo teneva schiavo in quel sito, -immemore delle cure costanti di tua cugina, con ingratitudine colpevole. -Venne portato a casa che non era più riconoscibile, magro consunto dalla -passione, spelato per le lotte sostenute coi rivali. Ora si è abbastanza -rifatto, ma conserva una morbosa malinconia che gli impedisce di -ritornare alla sua naturale pinguedine. Ma adesso viene il più bello, -ascolta anche questa. Pasquale incaricato di fare le più minute indagini -per rinvenirlo, mancava ogni giorno di casa per lunghe ore, trascurando -il servizio, ma abbiamo scoperto che invece di mettersi alla ricerca del -gatto, egli andava a dormire sul fieno. - ---Non mi sorprendo, disse Silvio, la malafede e la poltroneria sono del -numero dei suoi difetti. - -Quando Silvio era pronto facevano un giretto per la piazza, andavano a -respirare una boccata d'aria salina sul ponte della Paglia, tornavano -alle Procuratie, e passavano al _Cavalletto_, ove Gervasio faceva una -colazione di pesce fresco, in compagnia di suo figlio. - -Dopo colazione ritornavano all'alloggio di Silvio, facevano una scelta -delle cose migliori portate dalla campagna, e andavano a presentarle -alla famiglia dell'avvocato. - -La signora Emilia riceveva papà Gervasio con cordiali dimostrazioni di -amicizia, gradiva moltissimo quelle frutta, ne faceva mille elogi, -diceva di non averne mai vedute di eguali; e si riconfermava sempre più -nell'idea della ricchezza dei Bonifazio, che potevano vantare simili -prodotti. - -Papà Gervasio gongolava agli elogi delle sue colture, e rispondeva che, -in fatto, quelle frutta non si trovano in commercio, sono cose da -dilettanti; e invitava la signora a visitare la sua villa, e a passarvi -alcuni giorni colla sua famiglia, senza complimenti. - ---Mille grazie del cortese invito; una volta o l'altra ne profitteremo, -prometteva la signora. - ---Sarà un vero piacere, e un grande onore per la nostra casa. - -La bella Metilde ammirava i fiori, li disponeva artisticamente nei vasi -del salotto, cacciava i suoi dentini d'avorio nei fragoloni, gustava un -po' di tutto, e proclamava con tanta grazia le delizie di quelle frutta, -che papà Gervasio le avrebbe dato un bacio assai volontieri, e sentiva -il sapore di quei prodotti meglio che se li avesse mangiati. - -Capitava l'avvocato, ed erano nuove meraviglie, chiamavano anche i -giovani dello studio ad ammirare quei prodotti della terra promessa. -Dopo le lodi delle frutta venivano fuori gli elogi del figlio. Tutti ne -dicevano un gran bene, meno la signorina Metilde, che lo pensava più -degli altri, ma taceva per convenienza di ragazza bene educata. - -La signora Emilia parlava di Silvio come del più caro amico di casa, e -il più fedele; l'avvocato mostrava di stimarlo un giovinotto di slancio, -di spirito pronto, e che da qualche tempo s'era anche messo a studiare. - - -Gervasio usciva da quella casa consolato, Silvio lo accompagnava alla -ferrovia, e mentre la gondola li trasportava attraverso i canali, il -padre mostrava al figlio la sua soddisfazione, e largheggiava di -promesse e consigli. - ---Continua a condurti bene, gli diceva, studia, lavora, e procura di -fare delle economie, perchè gli anni sono sempre più cattivi, e cerca di -contentare l'avvocato e le signore. - -Una volta, ritornato da una delle sue gite, beato degli elogi che -l'avvocato aveva fatti a suo figlio, papà Gervasio andava ripetendo al -maestro Zecchini, e gli osservava: - ---Dovete convenire che la vostra teoria pessimista non è applicabile a -mio figlio, e fregandosi le mani aggiungeva: non tutti gli uomini sono -asini, caro maestro. - ---Dipende.... gli rispondeva seriamente l'amico. - ---Come dipende?... da che cosa dipende?... - ---Dipende dal punto di vista dal quale partono le osservazioni.... - ---Come sarebbe a dire? - ---Ogni cosa ha la sua luce e le sue ombre. Voi vedete vostro figlio -dalla parte della luce, e vi presenta un bell'aspetto; se lo guardaste -dall'altra parte, forse l'effetto sarebbe diverso. - - ---Ciò vuol dire in poche parole che non credete ai meriti di mio figlio. - ---Parlo in generale. Credo poco a tutte le apparenze. La società impone -ad ogni uomo una veste morale che nasconde la sua natura. Per conoscere -a fondo un individuo bisogna esaminarlo come si fa coi coscritti. - ---E come si spoglia un uomo dalla sua veste morale? - ---È molto difficile, se non impossibile. L'unico partito per giudicare -un uomo con probabilità di giustizia, è quello di aspettare che sia -morto. Allora sulla tavola anatomica si spoglia il cadavere, si può -fargli la sezione, si scoprono tutte le macchie e tutti i malanni -nascosti. Sapete che pochissimi uomini muoiono di morte naturale, la -maggior parte perisce per qualche.... asinaggine. Dunque aspettiamo a -giudicare gli uomini dopo la morte. - ---Caro maestro, conchiuse Gervasio, desidero di potervi giudicare più -tardi che sia possibile. - ---Grazie tante, caro Gervasio. - -Nella primavera del secondo anno Silvio ricevette una lettera della -nonna, la quale gli annunziava che suo padre era a letto da qualche -giorno, essendosi aggravate le sue sofferenze intestinali. - - -Corse subito alla villa. La malattia non presentava alcun pericolo, ma -vedendo che la sua visita era riuscita molto gradita a suo padre, egli -decise di fermarsi qualche giorno in famiglia. - -La campagna gli pareva un altro mondo dopo il soggiorno prolungato di -Venezia. Dai palazzi di marmo che si specchiano nell'acqua agli alberi -del parco, dalla laguna solcata di barche ai campi arati dai buoi, -dall'orizzonte infinito della marina al prospetto dei monti, la scena -era intieramente cambiata, e tutto si presentava ai suoi sguardi con -proporzioni diverse, e con aspetto modificato da quello d'altro tempo. È -il solito effetto dei confronti. Chi visita Parigi per la prima volta -resta sorpreso dell'ampiezza e del movimento delle strade, della -larghezza della Senna, e dei ponti. Ma se ritorna a Parigi da Londra la -città gli sembra più piccola e meno popolosa; le strade diritte, i -parchi grandiosi, i bastimenti che passano sotto i ponti del Tamigi, -diminuiscono le proporzioni dei _boulevards_ e fanno gran torto alla -Senna. Tornando da Venezia dopo un lungo soggiorno e fermandosi in una -città di terraferma si subisce lo stesso effetto, tanto quella città -singolare non somiglia a nessun altro paese. - - -Silvio trovava la sua casa più piccola, le stanze più basse e anguste, i -mobili vecchi e di cattivo gusto, le battaglie di Napoleone ridicole, i -ritratti dell'imperatore e dei suoi generali manierati come tante teste -di legno, il parco troppo trascurato. - -E la bella Maria?... oh povera Maria, quale sorpresa!... - -Come pettinava goffamente quei capelli abbondanti! come vestiva senza -garbo!... e quelle mani rosse e quei piedi così grandi e mal calzati, e -quell'aspetto impacciato, e quella voce ingrata, e quei movimenti -sguaiati, e quelle espressioni volgari!... - -Essa accolse il cugino con una lagrima nel sorriso, la bocca affettuosa, -gli occhi ridenti, ogni lineamento del suo viso indicava una gioia mista -di commozione trepidante. - ---Dopo tanto tempo!... e forse per così poco!... - -E lo osservava con muta sorpresa perchè le pareva più serio, più -elegante, più disinvolto, e non osava interrogarlo, ma pure tradiva la -curiosità collo sguardo. - -La nonna era invecchiata assai, bianca, deperita, s'incurvava sempre più -sotto il peso degli anni, le scemavano le forze. - -Maria, la sua brava allieva, faceva tutto da vera padrona di casa. Papà -Gervasio vedendo che sua madre non era più in caso di sostenere la -fatica, non voleva essere assistito che dalla nipote, era la sua cara -suora di carità, e gli faceva anche da segretario, da cuoca, e da -cassiera. Ed essa dalla mattina per tempo fino a notte inoltrata, saliva -e scendeva rapidamente le scale, sempre d'ottimo umore e di buona -volontà. Col suo mazzo di chiavi appeso alla cintura del grembiale -bianco di bucato, correva qua e là, a somministrare l'occorrente a -tutti, a dare gli ordini, ad eseguire colle sue mani le cose più -delicate; il brodo ristretto pel povero ammalato, le minestrine leggiere -per la nonna. - -Tutti la invocavano da ogni parte, chi domandava la panna per fare il -butirro, chi voleva la crusca per le mucche, chi l'avena pel cavallo. Un -affittuale veniva a fare un pagamento, un altro a domandare una -sovvenzione, essa riceveva, pagava, notava, dava delle disposizioni -opportune, e dei buoni consigli. - -Gli ammalati mandavano a chiedere un decotto, i poveri la supplicavano -d'un soccorso, ed essa soddisfaceva tutti con bontà, e aveva sempre in -saccoccia un crostino per Falcone, un pezzetto di zucchero per Argo, -qualche seme di popone pei canarini. Uomini e bestie tutti le volevano -bene. - -La nonna e Silvio in fianco al letto del malato gli facevano compagnia, -e il giovinotto osservava attentamente le delicate attenzioni di Maria -per suo padre, il quale lodava la nipote per tutte le sue buone qualità. - ---Se tu sapessi come è buona, la mia Maria, gli diceva il padre, come è -brava, previdente, solerte, peccato che non abbia avuto una bella -educazione.... la poveretta sa appena leggere e scrivere, e fare un -conto, ma non ha più un minuto di tempo per coltivarsi.... - ---Ne sa più di quanto basta per diventare un'ottima madre di famiglia, -brontolava la nonna, e per rendere felice l'uomo che sarà suo marito. - -Osservandola minutamente, nei momenti che essa non poteva vederlo, -Silvio si persuadeva che Maria era belloccia, buona, intelligente, -operosa, ma non poteva dissimularsi che era incompleta, le mancava -l'istruzione indispensabile a chi deve vivere in società, e quell'arte -elegante che insegna alla donna a far valere i suoi pregi, o a -nascondere e sostituire le sue mancanze, mercè gli indumenti esterni, e -le cure speciali della persona. Una bella statua mal vestita fa più -triste figura d'una marionetta uscita dalle mani esperte d'una modista -eccellente; e qualche volta una prima impressione è decisiva per -l'esistenza. - -È vero che quando ad un rapido sguardo succede un esame più -coscienzioso, si finisce a discernere le apparenze dalla realtà, e il -commercio della vita scopre tutti i segreti, e rivela tanto i vizii -dissimulati che i pregi nascosti fra i quali primeggiano quelli -dell'anima. E infatti era impossibile di vivere lungamente accanto a -Maria senza volerle bene, e senza trovarla bella, perchè la bontà -s'irradia sul volto e lo abbellisce meglio dell'arte più raffinata. - -Gli occhi ridenti e soavi di Maria penetravano insensibilmente nel cuore -di Silvio già predisposto da quella simpatia che era nata nella intimità -degli anni giovanili, e che si ridestava nelle abitudini della -convivenza. Ma forse quell'affezione nascente si sarebbe assopita, o -trasformata in amicizia, senza il soffio dell'invidia che nell'animo -acceso del cugino, produceva l'effetto del mantice davanti il fuoco. Gli -faceva rabbia quel sornione d'Andrea che continuava ad aspirare -copertamente all'amore di Maria, dissimulando quanto poteva le sue -tendenze, perchè sentiva di non essere corrisposto nè inteso, e non -voleva accrescere le difficoltà dell'impresa, nè comprometterne il -risultato, con intempestive dichiarazioni che lo esponessero ad essere -allontanato dalla famiglia. Ma Silvio, memore del passato, e d'indole -perspicace, non ebbe bisogno che d'una occhiata per accorgersi che -l'amico di casa perseverava pazientemente nelle sue idee, le dissimulava -con prudente astuzia, aspettando il momento opportuno per farsi avanti, -con qualche probabilità di successo. - -Il giovane Bonifazio non poteva soffrire la ruvida natura di quel -gaglioffo, gli pareva che la pretesa di farsi rimarcare da Maria fosse -quasi una sfida verso di lui, lo trovava stupido e audace, e quei -sentimenti gelosi gli rivelavano l'amore per la cugina, e l'odio per -Andrea. - -A costui parve che Silvio volesse leggergli in fronte i pensieri, e -guardava in cagnesco il giovinotto elegante, che contrariava la sua -inclinazione. Parlavano di raro fra loro; Silvio gl'indirizzava la -parola con sprezzante alterigia, Andrea gli rispondeva poche parole, -cogli occhi torbidi, e i lineamenti contratti. - -Parlando colla nonna e con suo padre, Silvio pronunziò qualche parola -sprezzante all'indirizzo d'Andrea, ma si sentì confutare, con sommo -rammarico. Pareva anzi che il loro affetto per Pigna fosse cresciuto, e -mostravano di crederlo degno di stima e di amicizia. Maria lo difendeva -sempre colla più ingenua semplicità, e raccontava al cugino tutti i -piccoli servigi che quel giovane rendeva alla famiglia, prestandosi -cortesemente in tante brighe noiose. Essi lo impiegavano continuamente -dentro e fuori di casa. Oltre l'assistenza che dava allo zio nelle cure -delle serre e dei fiori, egli faceva acquisti e vendite per conto loro, -sorvegliava i coloni e i domestici. - -Quest'ultima rivelazione illuminò lo spirito di Silvio, come un lampo. -Se costui sorveglia i domestici, egli pensò, deve essere in uggia a -Pasquale, che non vorrebbe essere sorvegliato; ecco dunque un alleato. -Saprò qualche cosa da lui sul conto di Andrea, e potrò servirmene -all'uopo. Silvio andò in scuderia a visitare Falcone al momento della -strigliatura, disse qualche parola benevola al domestico per amicarselo, -e cominciò a chiedergli conto di alcune persone che frequentavano la -casa, per finire, con apparente indifferenza, a domandargli d'Andrea. - -Quel scimmiotto di Pasquale parlava del giovane come di un orso. Era -evidente che l'orso e lo scimmiotto sentivano una ripulsione reciproca e -si evitavano. Lo scimmiotto accusava l'orso di essere avaro: perchè non -gli dava mai un soldo di mancia; d'essere traditore: perchè svelava ai -padroni i suoi istinti rapaci; d'essere una spia: perchè sapendolo -sciocco e rapace lo teneva d'occhio affinchè non danneggiasse la -famiglia amica, verso la quale aveva delle obbligazioni e dei doveri. - -Anche dal maestro Zecchini non potè saperne di più. Secondo il maestro, -Andrea era uno degli innumerabili asini usciti dalla sua scuola, nel -lungo esercizio delle sue funzioni dalle quali si era finalmente -ritirato, lasciando il mondo, poco su poco giù, come lo aveva trovato -alla prima lezione. - ---E credo fermamente, egli diceva, che gli uomini saranno sempre gli -stessi. Chi vive contento di tutto e di tutti, chi non è mai contento di -niente e di nessuno. - ---Eppure, gli osservava Silvio, siete vissuto in epoche affatto diverse, -e in tempi burrascosi, siete passato dalla schiavitù all'indipendenza, -dal regime dispotico alla libertà, e anche gli uomini avranno mutato le -loro tendenze, i loro vizii, le loro virtù.... - ---Niente affatto! gli uomini sono sempre gli stessi. Tanto all'epoca del -dispotismo straniero quanto col regime della libertà si trovano i -contenti e i malcontenti; adesso, come nella mia gioventù, ci sono -società segrete e congiure, allora si voleva scacciare il governo -austriaco, adesso si vorrebbe rovesciare la monarchia; più tardi si -tenterà di mandare a rotoli la repubblica. Si ottennero delle cose che -parevano impossibili, adesso se ne domandano delle altre che paiono -utopie. Ma l'impossibile e l'utopia sono parole senza significato. Tutto -è possibile a questo mondo!.... ma niente è perfetto. Quando c'erano i -Tedeschi avevamo il vino in abbondanza e a buon mercato, ma non si -poteva star allegri sotto la minaccia costante del carcere e della -forca. Adesso che siamo liberi, si potrebbe stare allegri, ma non -abbiamo più vino. Dispotismo o filossera, Austriaci o peronospora, c'è -sempre qualche cosa che contrista la nostra esistenza! Adesso non c'è -più pericolo d'andare in berlina, i galantuomini non sono più condannati -al carcere ed all'esilio, ma i contadini devono esiliarsi -spontaneamente, ed emigrare in America perchè la terra non dà più da -vivere, i piccoli possidenti sono rovinati, i grandi sono minacciati dal -petrolio e dalla dinamite, dai nichilisti e dagli anarchici che vogliono -distruggere la società. - -E perchè tutto questo?... perchè l'uomo è un asino, che si lamenta -quando è legato alla greppia colla cavezza, e appena lasciato libero -mena calci da disperato e calpesta da stolto la terra, sulla quale non -sa vivere, nè lasciar vivere in pace i suoi simili. - -Sono vecchio, sono vicino a lasciare il mondo, ho veduto delle cose -tremende, ho assistito a degli avvenimenti meravigliosi, eppure non ho -mai cambiato il criterio che mi sono formato alla prima lettura della -storia:--l'uomo è un asino!...--Il vostro povero nonno andava in collera -quando udiva questa verità, ma non ha mai saputo confutarla con validi -argomenti. Vostro padre ha sempre riso della mia ostinazione, ma non ha -mai osato discuterla sul serio; che cosa ne pensate voi, caro Silvio, -che avete studiato tanto da diventare dottore, avvocato, e mi dicono -anche giornalista, ditemi francamente che cosa pensate della mia teoria? - ---Caro maestro, ho sempre udito dire che i vecchi la sanno più lunga dei -giovani, quindi sono incompetente a pronunziare un giudizio sopra la -vostra sentenza. Ho poi imparato nella mia pratica d'avvocato che tutto -è possibile, anche l'impossibile; che nessuno a questo mondo può essere -mai sicuro di avere completamente torto o ragione, in qualsiasi -questione. L'ingegno può essere un'apparenza, la virtù un'opinione, -l'utopia una futura realtà. L'ideale può essere una verità, il vero può -essere un inganno; non c'è niente di positivo nè di sicuro nè di -assoluto, e quindi anche la vostra teoria non può essere che -relativa.... - ---Capisco, capisco, siete uno scettico, non credete nemmeno ad una delle -verità più evidenti, come l'asinaggine umana! - ---Non credo alla generalità della vostra teoria, ma non posso negare che -credo all'asinaggine d'una grande maggioranza della razza umana.... - ---Ebbene, basta così, mi avete dato completamente ragione, senza -accorgervene. Dopo immense tribolazioni, dopo le rivoluzioni e le guerre -più sanguinose, abbiamo vinto, ci siamo liberati da tutte le -oppressioni, e per conservare la libertà abbiamo adottato il sistema -parlamentare, il governo della maggioranza!... cioè il dominio degli -asini!!!... - -Silvio diede una sghignazzata solenne, prodottagli dalla logica del -maestro. Ma vedendo che era uscito dalla questione che lo interessava -maggiormente, e che non avrebbe potuto saperne di più sul conto -d'Andrea, prese congedo dal maestro, il quale restando sempre serio, lo -accompagnò fino alla porta, gli strinse amichevolmente la mano, e si -ritirò. - -Il medico si mostrava soddisfatto dei miglioramenti progressivi della -salute di papà Gervasio, la nonna e Maria se ne consolavano, il solo -malato non era contento, e coi cenni del capo mostrava di non credere -alle asserzioni del dottore. Pareva che non avesse più fede nella vita, -l'avvenire lo preoccupava seriamente, faceva dei discorsi melanconici. -Conversando con suo figlio si provò a persuaderlo delle magre risorse -della professione di avvocato, specialmente per un giovane principiante, -gli mostrò le amarezze e i pericoli del giornalismo, e contrapponeva a -queste osservazioni le dolcezze della vita domestica, la quiete salutare -dei campi, mostrando il più vivo desiderio che Silvio pensasse al sodo, -prendesse moglie, venisse a stabilirsi in casa, gli procurasse questa -consolazione prima di morire. - -Silvio opponeva le stesse parole che aveva udite altre volte da suo -padre:--Oramai la terra non dà che rendite meschine ed incerte, gli anni -diventano sempre peggiori, scarseggiano i prodotti, si vendono a prezzi -disfatti, e il ricavato non basta per vivere, dopo pagate le imposte -sempre crescenti, e il numero infinito delle tasse. Bisogna dunque avere -una professione che supplisca ai redditi deficienti; ed egli ne aveva -due: l'avvocatura e il giornalismo. - ---Tutto questo va benissimo, rispondeva papà Gervasio; ma se guadagni -per due, tu spendi per quattro. Ho dovuto fare dei debiti per soddisfare -ai tuoi bisogni, ho incontrato dei mutui, ho gravato le terre di -ipoteche. Qui le spese sono piccole e si possono limitare alle rendite; -col risparmio si riparano le perdite, con un lavoro razionale si -migliorano le terre, si accrescono i prodotti, e vivendo con parsimonia -e giudizio, si possono attendere gli anni migliori, che dovrebbero -venire. - -Silvio tentennava il capo, non pareva convinto delle parole paterne, nè -desideroso di sacrificare la sua esistenza nella solitudine rurale, ma -non voleva scoraggiare il povero malato togliendogli ogni speranza, -distruggendo con una crudele negativa tutti quei bei sogni di tranquilla -vita domestica. Prese tempo a riflettere, promise che ci avrebbe pensato -seriamente, e con vera abnegazione. - -E quando sedeva dirimpetto a Maria, davanti al suo tavolinetto da -lavoro, e la guardava negli occhi profondi, e la faceva sorridere colle -sue ciarle, si sentiva avvolto come in un fluido misterioso, in -un'atmosfera affascinante che lo spingeva all'adorazione, come un devoto -in mezzo ai profumi d'incenso davanti all'altare della Madonna. Essa -rammendava attentamente la biancheria, egli pigliava in mano le forbici, -tagliuzzava un pezzetto di carta, e contemplava la cugina in silenzio. -Argo ruzzava ai loro piedi, i canarini cantavano un duetto con trilli e -variazioni, e Mumut faceva le fusa sulla finestra aperta, dalla quale -entravano gli effluvi del giardino, e le onde odorose di primavera. - -In tali momenti gli pareva possibile di passare degli anni felici in -quelle condizioni, in quell'aria, in mezzo a quelle armonie di luce, di -suoni e di profumi, davanti a quella fanciulla vegeta e forte. - -Ciarlava di varie cose ora meste ora allegre, ammirando quei sopracigli -che s'inarcavano dalla sorpresa, che si corrugavano all'idea del dolore, -e la mobilità di quella bocca che atteggiandosi al sorriso scopriva i -denti bianchi, o stringeva le labbra in segno di dispetto, mettendo in -luce quella peluria di pesca matura. - -Al racconto d'un fatto toccante un'ansia affannosa le agitava il seno, e -allora Silvio non badava più al taglio del vestito, nè guardava la -calzatura, ma intendeva gli avidi sguardi dove batteva quel cuore. - -Il suono d'un campanello rompeva l'incanto, la nonna o lo zio avevano -bisogno di lei, Maria scattava come una susta e spariva, e Silvio -restava con un palmo di naso. - - -Così passavano i giorni. Intanto papà Gervasio si alzò dal letto, e -l'avvocato Ruggeri scriveva lettere sopra lettere per chiamare al dovere -il suo praticante indiscreto. - -Lo stesso suo padre lo spinse a partire, e dovette rassegnarsi. -Abbracciò la nonna e il papà, gli promise ancora di pensare -all'avvenire, strinse affettuosamente la mano di Maria, salutò -freddamente Andrea, che lo vedeva allontanarsi con somma soddisfazione, -diede una mancia a Pasquale e partì. - -E strada facendo, sballottato nel carrozzone della ferrovia, andava -pensando a quella vita silenziosa, a quelle buone creature che aveva -lasciate, e che si dileguavano a poco a poco nella nebbia trasparente -d'un passato vicino, e vedeva ancora, come fra le nuvole, in un fondo -verdognolo, un convalescente ed una vecchierella, una fanciulla ed un -cane, l'orso e il scimmiotto i quali lo accompagnavano con l'amore, con -l'odio, coll'indifferenza, e lentamente sparivano da lontano; mentre gli -si presentava davanti gli occhi la vista della laguna increspata dalle -brezze marine, i gabbiani che volavano in giro rasentando l'acqua, il -sole del tramonto che tingeva di porpora e d'oro gli alberi delle navi, -le invetriate delle case, le cupole e i campanili di Venezia. - - - - - - - XII. - - - -Metilde o Maria?... questa interrogazione martellava continuamente il -cervello di Silvio, e gli toglieva la pace. Egli desiderava di -contentare, almeno in parte, suo padre, e di seguirne i consigli. Nei -vari disinganni della vita, ogni qual volta ad una speranza delusa gli -succedeva uno scoraggiamento, quando vedeva una causa giusta perduta, -un'opinione onesta derisa, un'intrigante che scavalcava un uomo di -merito, si sentiva spinto a fuggire in un ritiro tutte le ingiustizie -sociali, a ritornare a casa sua a piantar cavoli in famiglia, e a -prender moglie. Ma guardandosi d'intorno non si trovava troppo -incoraggiato al passo fatale; il matrimonio gli faceva paura. -Passeggiando per Venezia incontrava dei fidanzati inseparabili, sotto -l'occhio vigilante della mamma. Gli pareva che dovessero affrettare le -nozze per liberarsi da quel caro cerbero che spiava i loro dialoghi e -quasi i pensieri. Come si amano! egli pensava, come saranno felici di -poter rifare queste passeggiate, senza quell'intollerante testimonio -materno! Finalmente si celebrava il matrimonio, facevano il loro -viaggetto di nozze, ma quando ritornavano a Venezia, il marito andava da -una parte, e la moglie dall'altra, e nessuno li vedeva più insieme! - -E poi dove trovare una moglie che corrisponda a tutti gl'ideali del -marito, che appaghi tutti i suoi desideri, che contenti tutti i bisogni -della vita? Che sia amabile e brava in casa, che sia gentile ed onesta -con tutti? E se non ha questi pregi, quali saranno le conseguenze di ciò -che le manca? - -«Ne conosco tante delle ragazze, pensava Silvio, e quasi tutte belle, ma -vedendole più volte, e studiandole con attenzione e perspicacia, vi si -scopre sovente qualche difetto, invano dissimulato da false apparenze. -Donnine appariscenti, ma senza profumo, come i fiori falsi del loro -cappellino, cervellini vani e leggieri come le penne di struzzo, anime -misteriose e furbette da far paura ai più intrepidi. Non ne ho trovate -che due sole che mi attraggano con eguale prestigio, ma anche queste non -sono perfette; a quale delle due devo dare la preferenza?--a Metilde o a -Maria?... - - -«Metilde mi rappresenta la grazia e la coltura, è la più bella bionda di -Venezia, e la ragazza più intelligente e più colta che possa soddisfare -il giusto orgoglio d'un marito. Essa mi inebbria come un vino spumante, -i suoi occhi, la sua voce sono affascinanti, quando mi parla o si mette -al pianoforte, mi rapisce in estasi, mi fa echeggiare nell'anima le più -soavi melodie, io ho bisogno di tutta la forza della mia volontà per -frenare quell'entusiasmo che mi spingerebbe a stringerla fra le braccia, -e a coprirla di baci, e resto muto e immobile come un imbecille. Ma -questo gioiello della società veneziana non acconsentirebbe mai di -venirsi a nascondere ne' miei boschi, segregata dal mondo che la ammira, -sacrificando la sua esistenza per un bellimbusto della mia specie, -contentandosi della mia capanna e del mio cuore, nella solitudine del -deserto domestico, come una monachella in un chiostro. Nemmeno per -sogno!... - -«Maria è una bella figlia della natura; è un'anima sana in un corpo -solido e scultorio. È donna positiva, senza ideali, ma utile e buona, -come un'amandorla dolce dalla ruvida scorza. Ma santo Dio! che -pettinature! che vestiti! che stivalini!... È un angelo in veste da -camera!... Ma che sciocchezze! un parrucchiere, una sarta e un calzolaio -dei migliori ne farebbero prontamente un'altra donna.... e che -donna!...» - -E divagava tutto il giorno con simili pensieri, senza decidersi a nulla, -senza saper sciogliere il più arduo problema della sua vita:--Metilde o -Maria?... - -Papà Gervasio ristabilito in salute andò a trovarlo coi soliti doni. -Silvio molto occupato nelle sue corrispondenze ai giornali non potè -accompagnarlo in casa Ruggeri. Il babbo ci andò solo, depose un involto -in anticamera, e si fece annunziare alle padrone nel salotto. La signora -Emilia, tutta a svolazzi, scuotendo i cincinnoli della fronte, e -dimenando i fianchi, con matronale dignità, gli andò incontro per -presentargli le più gentili felicitazioni per la ricuperata salute. -Metilde sorridente seguì la madre, e gli strinse cordialmente la mano. -Finiti i soliti complimenti lo invitarono a sedere. - ---Le prego di concedermi un momento, disse Gervasio, sederò dopo, prima -di tutto ho una presentazione da fare.... il migliore dei miei figli!... - ---Silvio! esclamò Metilde. - ---Ma come? interruppe la signora Emilia, avete un altro figliuolo?... - -Papà Gervasio non le rispose, ma con un rapido sgambetto sguisciò in -anticamera, e un momento dopo ricomparve, ripetendo: - ---Vi presento il migliore dei miei figli!... era un enorme melone che -teneva orgogliosamente fra le braccia, facendolo girare in modo che lo -si vedesse da ogni parte. - -Risero di cuore della presentazione, lodarono ripetutamente la sua -bellezza ed il profumo di quel portento, ed ascoltarono sorridendo una -breve dissertazione sulla coltura dei cucurbitacei. - ---È singolare, osservava la signora Emilia, la grandezza di tutti i -vostri prodotti! - ---Effetto dell'educazione, cara signora. - ---Ma voi trasformate le vostre terre nel paese della cuccagna! - ---Vengano dunque a vederci, almeno una volta.... - ---Verremo di sicuro, saremmo già venuti se l'avvocato avesse un solo -giorno di libertà. - -In questo istante entrava nel salotto l'avvocato, gli additarono il -frutto enorme, che egli credette una zucca. Ma questo equivoco che destò -l'ilarità delle signore, fu accolto come un elogio dal donatore, che lo -interpretò come un paragone di grandezza. - -Misero il melone sotto il naso dell'avvocato per farglielo conoscere -dall'odore, e gli raccontarono la bizzarra presentazione. Anch'egli ne -fece i più grandi elogi. - -Papà Gervasio non teneva più nella pelle dalla consolazione, il suo -orgoglio era soddisfatto molto più di quel giorno che suo figlio fu -fatto dottore. Tutti abbiamo le nostre passioni, egli aveva l'ambizione -dell'orto. Raddoppiò le istanze per una gitarella alla sua villa, e per -invogliarli alla visita enumerava i piaceri della giornata. - ---Un giro pel parco, sulle rive del laghetto, e pei boschi, una -colazione all'aperto, sotto la pergola dei gelsomini, una passeggiata al -frutteto ed alla vigna. Quest'autunno sarà matura quell'uva d'oro, -moscata, che piace tanto alla signora Metilde, dei bei pomi, delle pera, -dei fichi d'ogni colore, un po' di tutto. Vedranno in orto delle altre -meraviglie. Farò assaggiare al signor avvocato i miei vini, alle signore -delle conserve. Non abbiamo da offrire nè spettacoli, nè teatri, ma -prometto una giornata di riposo e di svago, un'accoglienza senza -cerimonie, ma davvero cordiale. - -Metilde batteva le mani, e guardava suo padre con occhio supplichevole, -mostrando il più vivo desiderio di passare una così bella giornata in -campagna, in quel luogo di delizie. Lo avevano promesso tante volte, era -giunto il momento di mantenere la parola. La signora Emilia secondava la -figlia, l'avvocato assentì, e fu pattuito che nel prossimo autunno si -manderebbe ad effetto quella visita. - -Papà Gervasio gongolante dalla gioia corse ad annunziare la buona -notizia a suo figlio, che ne fu lieto, e s'incaricò di ribattere il -chiodo perchè il progetto non andasse sventato, e d'informare a tempo la -famiglia del giorno preciso dell'arrivo, per le disposizioni opportune. - -E anche questa volta papà Gervasio ripetè con insistenza il desiderio di -vedere il figlio ammogliato, eccitandolo alla buona scelta d'una sposa, -mostrando la più viva impazienza di vederlo stabilito prima di morire, e -confortandolo con buoni consigli. - ---La felicità della famiglia dipende in gran parte dalla donna, egli -diceva; essa attira o allontana il marito dalla casa, secondo le sue -buone o cattive qualità; essa procura il benessere o getta il disordine -in famiglia, bisogna pensarci seriamente. I figli allevati con molta -severità al tempo del governo austriaco, hanno saputo combattere e -morire per la libertà; i figli che crescessero nell'abbandono ci -condurrebbero all'anarchia. Non seccarti delle mie prediche, lasciami -dire tutto quello che penso, tutto quello che ha diritto di pensare un -padre che ha pagato la libertà con infiniti sacrifizi. I futuri -cittadini saranno ottimi o pessimi secondo le loro madri, perchè le -azioni umane dipendono in gran parte dall'indirizzo dei primi anni. La -palla che corre, se non trova ostacoli che la deviano, arriva sempre -dove la spinse la mano che le diede il primo impulso. - -Silvio gli promise di contentarlo, si mostrò disposto a risolversi a -questo passo scabroso, facendo una buona scelta, e pensava fra sè: «La -gita dei Ruggeri in campagna sarà una bella occasione per decidermi; -Metilde e Maria trovandosi insieme, potrò osservarle con attenzione, e -finalmente sarò in caso di giudicarle senza pericolo di ritrattarmi il -giorno seguente. Fino che sono divise e lontane, preferisco sempre -quella che mi sta più vicina, ne subisco l'influenza magnetica, e -l'assente ha sempre torto.» - -Due mesi dopo l'ultima visita di papà Gervasio, venne stabilito dai -Ruggeri il giorno preciso per fare la scampagnata. Silvio ne diede -avviso alla sua famiglia, la quale prese le opportune disposizioni per -accoglierli degnamente. - -Era d'autunno, la bella stagione delle vendemmie e delle frutta mature, -della temperatura mite, e dell'abbondanza. Non si poteva scegliere -un'epoca migliore. - - -Quando la carrozza entrò nel parco dal cancello spalancato, papà -Gervasio attendeva al vestibolo, Pasquale era pronto per aprire lo -sportello, la nonna e Maria corsero a ricevere gli ospiti. - -Furono condotti nelle stanze del primo piano, per spolverarsi, e -riparare ai piccoli disordini del viaggio. Passarono per brevi istanti -al salotto, fino che vennero introdotti sotto la pergola dei gelsomini e -dei caprifogli, ove era stata apparecchiata la colazione quasi tutta coi -prodotti della villa. La tavola coperta da una bella tovaglia era adorna -di fiori e di frutta, fra le quali spiccavano dei pomi color porpora, e -dell'uva d'oro. E stavano intorno dei piatti piccoli e grandi col burro -fresco, il miele dell'arnie, le uova del mattino, il prosciutto e il -formaggio di casa. I ravanelli rossi e verdi uniti al sedano bianco -mostravano i colori nazionali, che non mancavano mai in casa Bonifazio. -Servirono una frittura di pollo che fece onore alla nonna, una torta di -frutta che ottenne molti elogi, guadagnati da Maria, e il vino della -cantina fu portato alle stelle, con somma soddisfazione di Gervasio. - -Pasquale in cravatta bianca, rasato a fondo, col muso in aria, la -schiena curva, le gambe un poco storte, serviva in tavola, come le -scimmie dei saltimbanchi alla fiera. - - -L'aria mattinale ed il viaggio avevano messo gli ospiti in appetito, -l'aspetto attraente dei piatti lo spronava. Mangiarono allegramente, -prodigando gli elogi su tutte quelle ghiottonerie le più golose. - -Peccato che le signore Emilia e Metilde guastassero il vino, mescendovi -dell'acqua, e che l'avvocato bevesse pochissimo. Papà Gervasio non -poteva consolarsi che non lo lasciassero riempiere i bicchieri a suo -talento, e gli pareva che non sapessero apprezzare degnamente gli aromi -deliziosi delle sue vecchie bottiglie. - -Le due ragazze, sedute vicine, presentavano il più bel quadro che -potesse desiderare un artista. Maria aveva una rosa fresca nei capelli -morbidi e abbondanti, la semplice natura era bastata ad abbellire la sua -testa giovanile, che rappresentava la salute e la freschezza dei campi, -ravvivata dalla gaiezza degli occhi ridenti. - -Portava al collo un fazzoletto di seta di vari colori vivaci, messo alla -rinfusa per difendersi dalle brezze autunnali. Ma questa semplice -precauzione era bastata a mascherare i difetti del vestito, che solevano -dispiacere al cugino. - -I capelli d'oro di Metilde un po' sviati dal viaggio e dall'aria, -svolazzavano capricciosamente sulla fronte e sul viso candido della -ragazza, con pittoresco disordine. La straordinaria levata mattiniera le -aveva lasciati gli occhi un po' languidi, ciò che abbelliva la delicata -espressione de' suoi lineamenti. Due grossi solitari di brillanti -splendevano alle sue piccole orecchie come due stelle, e la somma -semplicità del vestito accollato, che le disegnava il busto -graziosamente digradante con curve eleganti fino ad una vita sottile di -vespa, era rialzata da un'ampia cravatta bianca leggierissima di velo e -pizzi, artisticamente annodata. Un mazzolino d'asclepie carnose -introdotto in un occhiello dei bottoni, pallido come il suo volto, -esalava un profumo penetrante. - -Metilde e Maria si sorridevano come due amiche, ma poi voltata la testa, -si rivolgevano certe occhiate clandestine colla coda dell'occhio, che -tradivano una reciproca diffidenza, ed una ripulsione istintiva. - -Silvio le divorava cogli occhi, contemplava attentamente le più minute -agitazioni, i movimenti quasi impercettibili dei loro volti, la luce -degli occhi, gli atteggiamenti di quelle rosee labbra che si studiavano -di dissimulare il pensiero. Erano belle entrambe, d'una diversa -bellezza, e dopo una lunga lotta di pensieri, e un grave imbarazzo nella -scelta, egli volava col pensiero ai paesi della poligamia, che gli -parevano più fortunati dei nostri, ove egli avrebbe sciolto agevolmente -il quesito: Metilde o Maria? con queste sole parole: tutte due!... - -E stava appunto mulinando in segreto tali pensieri colpevoli, quando, -finita la colazione, tutti mostrarono il desiderio di muoversi, di -passeggiare pel parco, di visitare la villa. - -Uscirono dalla pergola, la nonna chiese il permesso di ritornare in casa -per accudire alle faccende domestiche, papà Gervasio si mise in testa -della comitiva per servire di guida, e cominciò subito le sue -spiegazioni. Egli si mostrava entusiasta dei colori dell'autunno, e -indicava le varie tinte delle foglie nelle grandi masse degli alberi di -varie specie, e nelle macchie degli arbusti: - ---Quale tavolozza!... egli esclamava, il nostro Tiziano, il grande -colorista, non aveva tanti colori, nè un simile impasto! guardino quel -rosso vivo delle foglie di cotogno della China, osservino il giallo -d'ocra di quel platano, e il lionato oscuro del suo vicino. -Quell'ipocastano ha una tinta tané come il guscio delle castagne, quella -robinia è tutta d'oro! E quel verde cupo degli abeti come si stacca dal -verde tenero degli _strobus_! Favoriscano un'occhiata a quella idrangea -a foglie di quercia; mi dicano se quelli non sono i colori metallici dei -bronzi antichi, e delle armature di ferro irrugginite?! Vogliono vedere -uniti la porpora e l'oro?... contemplino quella ampelidea vergine che è -salita sul _liriodendron tulipifera_!... - -Mentre il vecchio coltivatore si animava nella descrizione delle tinte -autunnali, ed era assorto nella declamazione di quelle bellezze -pittoresche, l'avvocato guardava intorno sbadatamente, non vedeva nulla, -e si andava concentrando coi suoi soliti pensieri del contenzioso -giuridico. La signora Emilia osservava in aria canzonatoria le pieghe -assurde del vestito di Maria, e ne dava d'occhio a Metilde, mentre essa -accennava alla madre la calzatura della ragazza. Silvio soffriva del -fiato perduto di suo padre, che si spolmonava invano spiegando davanti -ad occhi profani il gran libro della natura. - -Argo seguiva fedelmente la sua amica, e per starle più presso si fregava -agli abiti di Metilde, che pareva poco contenta della compagnia di quel -cane. Giunti al vigneto si ridestò l'attenzione di tutti, e -approfittando del cortese invito del padrone di casa, ciascuno si mise a -beccare i bei grappoli d'uva bianca e purpurea che brillavano al sole. -Così fu fatto anche davanti al frutteto, ma la signora Emilia non volle -che sua figlia mangiasse altre frutta, papà Gervasio le incoraggiò a -farne almeno una bella scelta fra le migliori, per portarle a Venezia. -Poi visitarono l'orto, fornito d'ogni varietà d'erbaggi, entrarono nelle -serre, ammirarono le aiuole all'aria aperta, e ne raccolsero tanti fiori -che le due ragazze ne erano cariche, e dovettero depositarli nel chiosco -del giardino. Poi saliti sopra una torricella che si chiamava il -belvedere, papà Gervasio fece vedere il panorama delle Alpi lontane, i -verdi colli sottoposti, il bosco Montello, e tutti i paeselli bianchi -disseminati nella vasta pianura. Additò anche i suoi poderi in blocco, -colle relative case coloniche sparse per la campagna intorno alla villa, -le praterie ove pascolavano i suoi armenti, e i campi coltivati a lunghi -filari di gelsi e di viti. - -Frattanto erano giunti due altri invitati a pranzo che passeggiavano -sulla spianata davanti la casa. Quando la comitiva si avanzò, Silvio -fece le presentazioni. - ---Il maestro Zecchini, Andrea Pigna. - -Il giovane che non era avvezzo alle cerimonie cercava di nascondersi -dietro il maestro, il quale si avanzava con rispettose riverenze alle -signore, col cappello basso nella destra, e la sinistra appoggiata al -bastone, che lo aiutava a camminare. - -Papà Gervasio gli strinse la mano, dicendo all'avvocato; - - ---È un vecchio amico di casa, che si ricorda ancora di Napoleone I; -amico fedele di mio padre, maestro di parecchie generazioni, pensionato -dal Comune. - ---Senza mio merito, rispose modestamente il maestro. - -Papà Gervasio volle condurre i suoi ospiti a visitare anche le stalle. - -Egli amava tutte le bestie per istinto di bontà che gli rendeva cari -tutti gli esseri viventi, e poi come agricoltore, pei vantaggi che -ricavava da queste valorose alleate. - -Il maestro faceva gli elogi delle mucche: - ---Sono le più belle del paese, egli diceva all'avvocato, e ce ne sono -poche di migliori in tutta la provincia. - -L'avvocato le guardava senza vederle, la signora Emilia si alzava -l'abito e le sottane fino a mezza gamba, e storceva il naso, perchè -l'odore della stalla le dava fastidio, Metilde si teneva dietro le -colonne perchè aveva paura di tutto, e diceva: - ---Guai se una di quelle bestie rompesse la catena che le tiene legate! - -Le mucche la guardavano con placidi sguardi, e alzavano il muso -ruminando tranquillamente. Maria rideva clamorosamente, entrava nelle -poste, accarezzava la Mira, che mostrava di conoscerla. - -Il maestro asseriva che le bestie hanno spesso più sentimento degli -uomini, e molte buone qualità che scarseggiano nella vita sociale.... - -Per somma fortuna Pasquale venne ad annunziare che il pranzo era -servito, e così risparmiò la dissertazione del maestro, che dopo -l'elogio delle bestie, sarebbe indubbiamente finita col solito atto di -accusa dell'uomo. - -La sala da pranzo era stata apparecchiata dalla nonna con quelle cure -che soddisfano la vista, e mettono gli ospiti in buone disposizioni. I -cristalli brillavano sulla lucida tovaglia fra i piatti fermi e -l'argenteria. Un bel vaso di fiori confondeva i suoi profumi colle -esalazioni delle pietanze. In principio non si udiva che l'acciottolio -dei piatti, tutti mangiavano in silenzio, ma la signora Emilia s'accorse -subito che Maria soffiava sul cucchiaio colmo, e mangiava la minestra -col pane. Una bottiglia di vino bianco lucido trasparente color -dell'ambra animò la conversazione che divenne sempre più animata e -briosa. - -Il maestro raccontava le sue paure al tempo dei Tedeschi, quando -cominciò a sospettare che il capitano Bonifazio appartenesse alla setta -dei Carbonari. Egli si trovava gravemente compromesso e sognava tutta la -notte sbirri, catene, sotterranei, e la forca! - -Papà Bonifazio per eccitarlo a tenere allegri gli ospiti gli riempiva -continuamente il bicchiere. Un'immensa trota del Piave fu trovata -eccellente. Tutto era buono e servito in punto. - -Andrea teneva gli occhi fissi costantemente sulle due ragazze, Silvio -fremente spandeva il vino sulla tovaglia. - -Maria prese colle dita uno stinco di pollo e si mise a rosicchiarlo e a -succhiarlo con disinvoltura, tagliava le vivande a pezzettini, e parlava -colla bocca piena, teneva la forchetta colla destra, e il coltello colla -sinistra. - -La signora Emilia faceva dei segni a Metilde per indicarle questi -scandali; Silvio se ne avvedeva e si sentiva umiliato. - -Ma il malanno più grande si manifestò nei dialoghi, ai quali la povera -ragazza ebbe l'imprudenza di prender parte. Essa diceva con ingenuità -degli spropositi madornali, che provocavano dei sorrisi male dissimulati -dalle signore e dall'avvocato e facevano salire il rossore al volto -dell'infelice cugino. - -Si parlava dei suicidi che si vanno moltiplicando, ed essa raccontò il -caso d'un giovane speziale che si era ucciso colla _strachinina_. - - -Il maestro sostenne che il suicidio è una viltà, che la morte non è un -eroismo che quando si va ad incontrarla per la patria... e Maria -soggiungeva: - ---Come i mille che andarono in _Cicilia_!... - -Si parlò di Venezia, del lido, dei bagni d'Abano.... - ---Che sono eccellenti, osservò Maria, per le _irruzioni_ alla pelle. - ---E pei dolori reumatici, disse il maestro. - ---Ma questi, continuò l'intrepida fanciulla, si possono guarire anche -coll'essenza di _Clementina_! - -Quest'ultima essenza spinse l'avvocato ad un irresistibile scroscio di -risa, al quale fece eco la signora Emilia. Metilde arrossì. Silvio aveva -gli occhi fuori della testa. Per consolarsi delle continue sciocchezze -di sua cugina egli beveva senza misura, e fra il vino, gli spropositi e -le umiliazioni perdeva il cervello. La nonna dissimulava, papà Gervasio -nella sua bonarietà non capiva che una cosa sola, che gli ospiti stavano -allegri, ed egli era soddisfatto. Il maestro si rammentava i consigli -che aveva dati inutilmente per l'educazione della fanciulla, e deplorava -vivamente la brutta figura che essa faceva a quella prima prova. - -L'arrosto delle lodole venne ad accrescere le sconvenienze di Maria. -Curvata sul piatto, lacerava gli uccelli colle dita, ne cavava le polpe -coi denti, poi ritirava le ossa dalla bocca sporca. Quando finì di -divorarli, si versò un bicchiere di vino ben colmo, e se lo bevette d'un -tratto lasciando il cristallo appannato dall'unto, e mettendo i gomiti -sulla tavola, si riposò, guardando tranquillamente d'intorno. - -Le signore Ruggeri che avevano assistito a quello scandalo scambiando -dei sogghigni ironici, abbassarono gli occhi per non lasciar scorgere la -loro meraviglia. Alle frutta Maria sputava i noccioli sul piatto, e -scherzava così insulsamente che gli ospiti ridevano per pietà. Il solo -Andrea la trovava spiritosa, e s'innamorava sempre più di lei; mentre il -cugino si vergognava d'aver preso sul serio una scioccherella, e la -guardava con disprezzo. - -Dopo il caffè tutti sentivano bisogno d'aria aperta, e uscirono in -giardino. - -Giunto il momento della partenza, papà Gervasio riempì i cassetti del -calesse colle frutta raccolte alla mattina. Infiniti complimenti e -strette di mano si andavano avvicendando con reciproca insistenza, tutti -volevano ringraziare, nessuno voleva essere ringraziato. Quando le -signore si accomodarono in calesse, furono coperte di fiori, l'avvocato -e Silvio non trovavano il loro posto sotto quella valanga odorosa, ma -finalmente si collocarono alla meno peggio. Papà Gervasio, il maestro, -Andrea, la nonna e Maria circondavano la carrozza, reiterando i saluti e -le strette di mano. - -Silvio slanciò un'occhiata sprezzante all'indirizzo di Maria, che voleva -significare:--ti ripudio;--e salutò Andrea con un sorriso strano, -accompagnato da un'alzata di spalle, che voleva dire:--prendila pure, -che te la cedo volentieri. - -La signora Emilia partì dalla villa riportando la più ferma persuasione -dell'opulenza della famiglia Bonifazio. Aveva veduto una bella casa, con -tutti gli agi della vita, un parco principesco, e le campagne che aveva -osservate dal belvedere le parevano immense. E infatti il padrone di -casa non aveva trovato necessario d'indicarle i confini, nè di -avvertirla che il verme dell'ipoteca rosicchiava quelle colture, e -produceva gli effetti della filossera. - - - - - - - XIII. - - - -Una volta si diceva che il ridicolo uccide, ma l'esperienza ci ha -insegnato che in certi casi il ridicolo rende immortali. E infatti si -conoscono dei ministri, che passeranno alla posterità piuttosto per le -caricature del _Pasquino_ che per le pagine della storia, la quale non -ha nulla da registrare sui meriti e sui profitti della loro autorità. - -Ma nell'amore se il ridicolo non uccide, certo ferisce crudelmente, e un -uomo, che ha arrossito d'una donna amata, non vorrà più farla sua -moglie. Così almeno pensava Silvio riguardo a Maria, bella e buona -ragazza, ma tanto rozza da non poterla presentare nella buona società. - -Il problema: Metilde o Maria? era dunque sciolto a tutto vantaggio della -prima, e oramai non mancava altro che di cavarne le conseguenze, e di -finire la commedia come quelle del Goldoni, con un bel matrimonio. - - -Il giovinotto vi si decise raddoppiando la sua assiduità nella famiglia -Ruggeri, e cogliendo ogni occasione favorevole per dimostrare la sua -crescente affezione verso Metilde. E queste occasioni non gli mancarono -a Venezia, ove tutto è sempre predisposto per le scene d'amore. Questa -città silenziosa presenta ad ogni passo degli spettacoli stupendi, che -predispongono la mente ed il cuore ai più teneri affetti. Le rive -solitarie sul mare infinito, un passeggio sotto gli alberi dei giardini -col panorama incantevole che sta dinanzi, una gita in gondola sulla -laguna in bonaccia, in un giorno sereno, quando il cielo azzurro si -riflette nelle acque tranquille; una serenata notturna sul gran canale, -quando l'eco lontano ripete mollemente le soavi melodie, e i fuochi di -bengala trasformano quei palazzi in un mondo fantastico; un chiaro di -luna sui marmi dei monumenti, una notte stellata davanti il molo quando -gli astri si riflettono con tremula luce nella laguna, e si confondono -colle strisce di luce oscillante riflessa dai fanali. - -In quei momenti, in quei siti Silvio e Metilde s'intendevano con uno -sguardo, col tocco della punta d'un piede, e si sentivano beati d'essere -insieme, senza rompere un silenzio tanto eloquente alle loro sensazioni. - - -La signora Emilia vedeva con piacere i progressi di quella reciproca -inclinazione, ne prevedeva il fortunato scioglimento, e cominciava a -pensare al corredo. Per lei, a completare quella affezione, che verrà -consacrata dalla religione e dalla legge, giudicava indispensabile... -una mantiglia di velluto a pizzi di Brusselles per l'inverno, e un -cappellino, modello di Parigi, e intanto studiava i figurini dei -giornali di mode, e indicandone qualcuno a Metilde le diceva: - ---Guarda questo come è grazioso e distinto. Se le cose si faranno -presto, ti andrebbe a meraviglia. - ---Abbiamo tempo da pensarci, mammina. - ---Ma infine, bisogna pure che si decida... mi pare che ci abbia pensato -abbastanza... non conviene prolungare troppo questo assiduo corteggio -senza una domanda formale... per riguardi verso il mondo... e anche -perchè è una vera schiavitù... e mi secca di starvi in guardia... tu -devi fargli comprendere le convenienze, e che si spieghi. - -Quantunque ripugnasse a Metilde di uscire dall'ideale per entrare nei -discorsi concreti, tuttavia dovette obbedire alla mamma, e fece -comprendere all'innamorato la necessità di chiedere l'approvazione dei -genitori, per avere la licenza di presentarsi in casa, con un titolo che -giustificasse la sua assiduità, e rendesse legittima la loro affezione. -Silvio decise di partire per la campagna, per comunicare al padre le sue -intenzioni, e pregarlo di venire a Venezia a fare la domanda formale. - -Partì, promettendo un pronto ritorno; e intanto le signore visitarono -alcuni negozi di mode, per informarsi delle ultime novità, prendere dei -campioni, vedere le stoffe, i cappellini da città e da viaggio, e tutto -quello che sarebbe indispensabile per una sposa elegante. - -Nello stesso tempo il giovinotto annunziava al padre la sua scelta, che -veniva accolta con esitazioni e dubbiezze poco lusinghiere. Papà -Gervasio, colla sua innata bonarietà, gli fece considerare tutti gli -ostacoli che si frapponevano a quel matrimonio. Prima di tutto la -ragazza non si sarebbe mai rassegnata a vivere in campagna; e questo era -il sogno paterno, di raccogliere la famiglia d'intorno, di vivere e di -morire fra una corona di nipoti. - ---Per ora no, gli rispose il figliuolo, per ora mi sarebbe impossibile -di obbligare Metilde a questa vita; ma io pure non intendo di rinunziare -immediatamente alla città. Col tempo vedremo di combinare ogni cosa, -intanto non voglio aver studiato per nulla, la professione e le -corrispondenze ai giornali mi assicurano dei guadagni che sarebbero -totalmente perduti, se io venissi ad oziare in campagna. - ---Allora i tuoi proventi uniti alla dote ti basteranno per vivere? - ---Questo non lo so, perchè ignoro l'importanza della dote. Se devo -giudicare dai grossi guadagni dello studio, l'avvocato deve essere -ricchissimo, ma non so come impieghi i suoi capitali, nè quanto profitto -ne ricavi. Deve avere le cassette piene di rendita pubblica, ma non dice -niente a nessuno, e forse nasconde i suoi tesori, per isfuggire -all'avidità dell'agente delle tasse. - -Papà Gervasio sospirava, e diceva: - ---Io avevo la speranza che tu avresti sposato una donna semplice; le -ricchezze non mi hanno mai fatto voglia, non le credo necessarie per -vivere felici. Una modesta agiatezza è più opportuna alla pace della -casa, e avrei voluto vederti qui, occupato dei tuoi affari, nel seno -d'una famiglia tranquilla, onesta, contenta.... - ---Questo potrà venire col tempo, gli rispondeva Silvio, passati i primi -anni in città, potrò in seguito persuadere la mia Metilde a ritirarci in -campagna. È così buona, ama tanto la bella natura! Quel giorno dello -scorso autunno, che siamo venuti in campagna, nella ferrovia da Mestre a -Treviso, essa guardava sempre fuori del finestrino, mi fece osservare -una misera capannetta affumicata fra i campi in un luogo deserto, e mi -disse:--due amanti sarebbero felici in quel sito!--Verrà un giorno che -sarà più contenta di questa casa. - ---Intanto io divento vecchio, osservò Gervasio. - ---Vecchio alla tua età! hai tempo da aspettare, e poi da vivere con noi -lungamente.... - ---Sono sempre sofferente, i miei benedetti intestini mi danno tante -molestie, guai al minimo disordine.... - ---Affari nervosi.... affari nervosi.... me lo ha detto il medico.... - ---Ah i medici!... non mi parlare dei medici. Si servono sempre dei -nervi.... dei loro malati, per dissimulare le verità affliggenti, e -consolare chi soffre col balsamo della speranza. - ---Non occupiamoci di malinconie.... - ---In conclusione non posso negarti che questo matrimonio non è quello -che avrei desiderato per te e per noi tutti, ce n'era un altro -migliore... senza andarlo a cercare lontano.... - ---Caro papà, i matrimoni sono quasi sempre un avvenimento improvviso, -trascinato da circostanze imprevedibili e imprevedute, come i numeri del -lotto, e tanto pel matrimonio che per il lotto bisogna lasciare i -sogni.... - ---Non posso darti torto intieramente, e non intendo contrariare le tue -inclinazioni, nè importi una sposa. Dimmi dunque che cosa devo fare per -contentarti? - ---Devi farmi il favore di venire a Venezia per domandare alla famiglia -Ruggeri la mano di Metilde per tuo figlio, mostrandoti anche soddisfatto -della mia scelta.... - ---Questo s'intende... - ---Devi darmi una somma sufficiente al mio impianto, per comperare i -mobili, ecc. ecc., e aggiungere qualche cosa alla mia mesata.... - ---Non hai fatto dunque nessuna economia, coi compensi dei giornali? - ---Non ho il becco d'un quattrino!... - ---Io pure ho le tasche vuote. Pare che la terra sia esaurita dopo tanti -secoli di fecondità, e le meteore ci perseguitano con desolante -persistenza. Brine, grandini, siccità, siamo ridotti agli sgoccioli; i -coloni non sono più in caso di pagare il fitto, e mancano del necessario -per vivere, le imposte sono esorbitanti, il possidente deve consegnare -all'esattore tutte le sue rendite, e resta colle mani piene di -mosche.... non posso offrirti che queste pel tuo matrimonio. - - ---Dunque ti opponi alla mia domanda?... - ---No, ma ti domando alla mia volta come si fa? - ---Se non abbiamo denaro abbiamo dei campi. Non potresti contrarre un -mutuo? - ---Sarà il terzo in pochi anni. Ci costerà il sette per cento con -ipoteca, e la terra ci dà appena il tre, siamo dunque sull'orlo del -precipizio! - ---Verranno giorni migliori, io saprò farmi una posizione, pagherò tutti -i debiti, toglierò tutte le ipoteche.... - ---Che il cielo te la mandi buona, intanto camminiamo a gran passi verso -la rovina!... - -Anche la nonna trovava che la signorina Metilde era un poco pretenziosa, -avrebbe forse una bella dote, ma con molte esigenze. Tuttavia la buona -vecchia benediceva gli sposi, augurava ogni bene, e prometteva di -pregare ogni giorno per loro, come faceva per tutti. - -Maria, con fiero cipiglio, presentò al cugino le sue congratulazioni, -perchè sposava una gran signora, degna di lui, si studiava di -dissimulare la stizza che la mordeva, ma tradiva lo sforzo coll'ironia -del linguaggio, e le troppo affettate dimostrazioni d'indifferenza. - -Quando credeva di non essere veduta, accarezzando Argo con tenera -sollecitudine, una lagrimetta le spuntava sul ciglio, e le scorreva -sulle guancie; ma appena udiva rumore si ricomponeva, e continuava a -mostrarsi tutta intenta alle solite occupazioni di casa. - -Papà Gervasio andò a Venezia a fare la domanda formale e fu ricevuto dai -Ruggeri con mille cortesie. Fecero un bel pranzo di famiglia, e alla -sera ebbe luogo la presentazione dei fidanzati agli amici, con -profusione di rinfreschi, dolci, sorbetti e vini squisiti. - -Qualche giorno dopo papà Gervasio trovava anche il denaro e lo portava -al figliuolo per le spese d'impianto, e venne fissata l'epoca precisa -per la firma del contratto e le nozze. - -La signora Emilia e la figlia si misero in traccia dell'appartamento -girando tutto il giorno per Venezia, salendo tutte le scale delle case -dove c'erano locali d'appigionarsi. - -Silvio le pregava d'evitare le calli ristrette, e raccomandava un -prospetto pittoresco ed aperto, che si vedesse la laguna ed il sole. - -La signora Emilia fingeva di volerlo contentare, ma non dava retta alle -sue ciarle. Essa voleva che l'appartamento della figlia fosse vicino -alla sua casa, e poco lontano dalla piazza. - -Pensava che l'idea di voler vedere la laguna era una vera mania senza -costrutto, di quelle ubbie ridicole di giovinotto egoista che non pensa -alla moglie, la quale restando molto in casa, deve preferire un sito -frequentato, per godere il passaggio della gente, che distrae dai -pensieri tristi nelle ore d'ozio, e nei giorni piovosi quando non si può -uscire per le visite o pel passeggio. In quanto al sole non bisognava -pensarci nemmeno per due motivi, prima per non salire sotto ai tetti, e -poi perchè all'estate sarebbe troppo caldo, e nelle camere oscure si sta -più freschi, e le donne ci guadagnano un maggiore prestigio; l'ombra è -favorevole alla tinta del volto, nasconde i piccoli disordini, come il -velo, e rialza l'aspetto della persona nell'ambiente misterioso. Metilde -tentava di secondare i desideri del fidanzato, si sarebbe sacrificata -volentieri per soddisfarlo, ma la signora Emilia era irremovibile nelle -sue opinioni, e le imponeva con fermezza. - -L'appartamento venne appigionato senza consultare lo sposo, la signora -Emilia si giustificò dicendogli che non c'era tempo di mezzo per -avvertirlo; un'altra famiglia, innamorata del locale, attendeva alla -porta impaziente per impadronirsene se non avessero subito chiuso il -contratto. Non bisognava lasciarselo sfuggire, perchè non ce n'erano di -migliori, e conveniva per varie ragioni. - -Silvio corse a vedere il suo nido futuro, e ne uscì mortificato. - -Era oscuro, con un prospetto di case opprimenti a breve distanza, era -rumoroso e frequentatissimo, ed aveva dirimpetto le botteghe più -antipatiche. Un salumiere, con una frangia di salsiccie sulla porta, che -esponeva in vetrina una testa di maiale con un limone fra i denti, in -mezzo a due colonne di formaggio; e un beccaio che metteva in mostra la -sua merce sanguinolenta, dei pezzi di carne floscia, coi muscoli -scorticati, delle testine pallide di vitello cogli occhi stravolti dalla -morte, degli agnellini cogli occhi fuori dal cranio sanguinoso col -ventre aperto, dei cuori, dei fegati, dei polmoni appesi ai ganci, come -trofei d'un massacro. - -Si lagnò alquanto con Metilde, che gli diede ragione, ma non aveva osato -contrariare la mamma. Osservò sommessamente alla futura suocera che il -salumiere e il beccaio gli facevano orrore; ma essa lo confutò -trionfalmente, burlandosi di lui che mangiava con molto appetito ciò che -gli faceva ribrezzo. Secondo lei erano idee strane, debolezze, e -pregiudizii ridicoli. - -Che cosa poteva fare? non c'era più rimedio, dovette rassegnarsi, -riservandosi la scelta delle tendine destinate a nascondere quel -nauseante spettacolo. Egli aveva paura che la signora Emilia gli -mettesse davanti agli occhi qualche altra scena turpe o affliggente, -come se ne vedono tante, dipinte sulle tendine, Otello che uccide -Desdemona, Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, o il sotterraneo -delle tombe con la morte di Giulietta e Romeo. - -Comperò due vedute della Svizzera: il castello di Chillon sul lago di -Ginevra e un _châlet_ sulle rive d'un torrente, fiancheggiato d'abeti, -con un fondo di montagne nevose, e due bei parchi con fiori e fontane -sul davanti, e dei viali tortuosi che si perdevano nei boschi. Ma la -signora Emilia lo criticò acerbamente, canzonandolo per la sua ingenuità -puerile, dicendogli che non poteva fare una scelta peggiore, e cercava -di persuaderlo che nessuno voleva di quelle tende, pel motivo delle -tinte verdi che smaccano il colore della pelle, e fanno gran torto al -viso delle donne. - -Era inutile lottare con quella signora, che sapeva difendersi meglio del -marito avvocato; era più prudente capitolare alla prima, e lasciarla -libera di fare alto e basso a suo piacimento. Così fu convenuto, ed essa -si occupò dei mobili, delle tappezzerie, e di tutti gli arredi -necessari, colla sola condizione di conservare le quattro tendine. - -Dopo questo patto, Silvio dichiarato inabile a simili imprese, venne -escluso da ogni ingerenza nelle faccende domestiche, ed egli si -consolava col giornalismo dando dei consigli alle grandi potenze -d'Europa, sulla politica del giorno, e sosteneva delle polemiche coi -giornali avversi, intorno alle sorti del mondo. - -Intanto alla villa Bonifazio si pensava al modo di riparare alla perdita -delle speranze che si erano concepite sopra un matrimonio possibile fra -i due cugini, che avrebbe tenuto unito il patrimonio domestico. Si -chiamò anche il maestro Zecchini, per udire un suo parere, e fissare la -condotta da tenersi per l'avvenire. - -Era evidente per tutti che Andrea aspirava alla mano di Maria, e giacchè -Silvio vi rinunziava, bisognava occuparsene. - ---Che cosa ne pensava il maestro? - -Egli rispondeva: Tocca a Maria la decisione, essa si è trovata fra due -asini, e credo che preferisce quello che fugge a quest'altro che si -lascerà mettere la cavezza, ma prima di tutto bisogna consultarla. Fino -al giorno che ho conosciuto la veneziana ho creduto che Silvio amasse -Maria, dopo quel giorno ho mutato parere. Forse nè l'una nè l'altra gli -conveniva intieramente, ma piuttosto la prima che la seconda; ed è -appunto per questo che la sposa, perchè l'uomo, o per meglio dire la -bestia, si attiene sempre al peggiore partito. In quanto all'asino -numero due, di merito assai inferiore al numero uno, è forse più -conveniente alla ragazza, per la semplicità delle idee e dei costumi; -entrambi sono privi d'istruzione, ma tutti due laboriosi; essa è più -intelligente, egli è più ricco di lei, con minori apparenze. Ci sono -dunque delle compensazioni delle quali si deve tener conto; e se Maria -fosse contenta, l'asino scelto per marito andrebbe alle stelle, tanto è -innamorato di lei, che mi pesa sullo stomaco da un pezzo, per le -continue dichiarazioni d'amore colle quali mi perseguita, mancandogli il -coraggio di farle direttamente, ed ostinandosi a voler prendermi per -mezzano, malgrado le mie continue ripulse. Signor maestro, io non sono -degno di quella ragazza, egli mi ripete con insistente cocciutaggine, ma -se mi prendesse farei il possibile per contentarla in tutto e per tutto, -e potrei dirmi l'uomo più felice del mondo. - -La nonna fu incaricata di scandagliarla. Maria rispose subito colle -lagrime, e con un sdegnoso rifiuto. Si vedeva chiaramente che era -innamorata di Silvio, che non poteva consolarsi del suo abbandono, e che -la stessa notizia del matrimonio non era bastante a farglielo -dimenticare. L'amarezza del disinganno chiuso dentro di sè la soffocava; -piangendo in seno della nonna trovò qualche sollievo. Essa non -insistette, la accarezzò con vera affezione, l'aveva già abituata fino -dalla prima infanzia alla rassegnazione ed al coraggio. La confortò con -ogni maniera d'argomenti, e a poco a poco la persuase che il cugino era -irremissibilmente perduto per lei; lo zio Gervasio doveva recarsi a -Venezia fra qualche giorno per firmare il contratto di matrimonio di suo -figlio colla signora Metilde Ruggeri. Non bisognava pensarci più, per -dovere d'onestà, ed anche per dignità personale. «Chi non mi vuole non -mi merita, è un detto volgare, ma tu puoi dirlo con ragione, perchè sei -migliore di lui.» - -Di tratto in tratto le diceva bene di Andrea, della sua semplicità, dei -suoi gusti modesti, del suo amore per le faccende rurali, della sua vita -onesta, perchè era un vero galantuomo. Eccitava il suo amor proprio -offeso dalla condotta di Silvio, le mostrava l'umiliazione di restare -donzella, condannata ad assistere alle feste che si sarebbero fatte agli -sposi. Quest'ultimo argomento parve che la colpisse più di tutti. - - ---Se acconsenti di sposare Andrea, conchiuse la nonna, il tuo matrimonio -potrà farsi prima dell'altro, e quando gli sposi di Venezia verranno qui -tu sarai già partita, e potrai restare assente per tutto il tempo che -essi si fermeranno in campagna. Tu avrai anche il vantaggio di non -lasciare il paese ove sei nata, di non abbandonare la tua povera nonna, -perchè saremo vicine di casa. - -Dopo lunghe esitazioni, e persistenti ripugnanze, finalmente si lasciò -persuadere, e consentì di sposare Andrea, ma sempre piangendo, e ad una -condizione soltanto, cioè che il suo matrimonio si farebbe prima -dell'altro, e che per tutto quel tempo che Silvio e Metilde resterebbero -alla villa, essa sarebbe assente dal paese. - -La nonna fu contenta, lo zio Gervasio fu soddisfatto, e Andrea -nell'entusiasmo; gli pareva proprio di toccare il cielo colle dita. Il -solo maestro Zecchini tentennava la testa, con evidente malcontento. - -Avvezzi alle sue continue obbiezioni non furono sorpresi dei dubbi, -degli ostacoli, dei cavilli che avrebbe tirati fuori anche in questa -circostanza, e lo pregarono di spiegarsi francamente. - ---Ecco quello che penso, egli rispose, questo è un matrimonio per -dispetto, è una vendetta di Maria, è una scappatoia che non potete -approvare senza pericoli. Non mi aspettavo un matrimonio d'amore, ma di -ragione; invece capisco che si apparecchia un precipizio. Chi può -prevedere le funeste conseguenze d'un'imprudenza? chi può assumerne la -responsabilità?... - -Papà Gervasio che aveva approvato il piano di sua madre, diede ragione -anche al maestro che diceva tutto il contrario. La nonna si mise in -pensiero, e restò esitante. Si esaminò nuovamente la condizione delle -cose, si discusse a lungo senza intendersi; poi si risolse di ritardare -ogni decisione assoluta, per pensarci meglio, per osservare, vedere, -considerare, riflettere, e apparecchiare uno scioglimento plausibile al -caso delicato. - -Intanto Andrea avvertito dal maestro degli ostacoli che si opponevano -alla sua felicità, si raccomandava caldamente a tutti perchè non -esitassero ad accettare l'assenso della ragazza, che avrebbe deciso -della sua vita, che oramai gli pareva impossibile senza di lei, -prometteva di fare dei miracoli per rendersi degno della sua fortuna, e -gettava fiamme dagli occhi, manifestando sentimenti di assoluta -sommissione e di devota riconoscenza. - - ---Ah! l'amore rende eloquenti anche gli asini, osservava il maestro -Zecchini; l'amore sarebbe la più bella cosa del mondo... se non -conducesse al matrimonio!... - ---Sono discorsi da vecchio celibe, gli rispondeva la signora Maddalena, -voi non avete diritto di parlare di matrimonio, perchè non lo avete -provato.... - ---Ma ho provato l'amore!... esclamava il maestro, guardando in modo -singolare la vecchietta rubizza, mentre una scintilla fugace gli -brillava negli occhi resi opachi e cisposi dagli anni; tutte le rughe -del volto gli si animavano con contrazioni spasmodiche; alzava le -braccia in atto di disperazione, e poi le lasciava cadere d'un tratto, -come i pali del telegrafo rotti da un colpo di vento. - -La nonna rideva con malizia, e gli diceva: - ---Gli uomini sono matti, perfino nell'età del giudizio.... - ---No, sono asini fino all'estremo sospiro, gridava il maestro. - ---E anche questo può darsi, essa conchiudeva... lo avete tanto ripetuto, -che me ne sono quasi convinta. - -Poi i tre vecchi si raccolsero intorno al tavolo rotondo del salotto, -come i diplomatici a congresso, per discutere un arduo problema, assai -più scabroso di molti affari di Stato, l'eterna questione dell'amore e -del matrimonio. - ---Dobbiamo permettere il matrimonio di Maria con Andrea, o sarà meglio -mandarlo a monte?... Essa non ama il futuro marito, eppure acconsente a -prenderlo; esso è cieco d'amore e accetta il sacrifizio, ad ogni costo! -Quali saranno le conseguenze d'una tale combinazione? - ---Maria è semplice ed onesta, rispondeva la nonna, il dovere sarà la sua -guida, l'amore verrà col tempo. - ---E se non venisse mai? domandava il maestro, che cosa succederà? - ---Ma!... che cosa succederà? ripeteva Gervasio. - ---Se andassero a vivere in città, osservava la nonna, in mezzo a tutte -le seduzioni e ai pericoli del mondo, bisognerebbe pensarci seriamente, -ma nella semplicità della vita campagnuola, colle abitudini massaie di -Maria, non c'è pericolo che succedano di quelle tragedie che fanno -rabbrividire gli spettatori in teatro!... - ---Possono succedere delle commedie, disse il maestro, che facciano -ridere il pubblico a spese degli attori. - ---Nelle mie lunghe notti insonni, continuò la nonna, ho pensato -lungamente a tutte queste difficoltà, che ci amareggiano la vita, e non -ho trovato altro termine possibile, che un matrimonio di ragione, che -metta Maria in uno stato conveniente alla sua condizione, ed alle sue -qualità; che le assicuri un'esistenza tranquilla ed agiata, e che ce la -conservi vicina. Se voi avete trovato un migliore espediente, tanto -meglio; mettetelo fuori, e vedremo. - -Gervasio dichiarò che non trovava nulla meglio del matrimonio -progettato, e fissando gli occhi sul maestro, aspettava il responso -dell'oracolo. - -Il maestro, dopo le opposizioni, le difficoltà, i cavilli messi in -campo, non seppe formulare una proposta lodevole, nè trovare uno -scioglimento che fosse più plausibile del matrimonio, e confessando la -sua impotenza, conchiuse: che a questo mondo si fanno quasi sempre delle -cose mediocri, perchè non se ne trovano di migliori, e che talvolta i -risultati riescono contrari alle previsioni, che vi sono dei matrimoni -bene assortiti che finiscono male, e dei connubi improvvisati, senza -probabilità di buona riuscita, che diventano... non dirò buoni, ma -tollerabili. - -E in tal maniera finiscono sovente molte ciarle delle pubbliche -assemblee, e dei congressi diplomatici, cioè l'impotenza di ottenere la -perfezione costringe per necessità ad accettare un partito qualunque, -messo in campo dalle circostanze imprescrittibili della vita. - -Così venne risolto anche in quel consiglio di famiglia. - -Il consenso dei parenti fu annunziato agli sposi; Andrea lo accolse con -un delirio d'amore, Maria con modesta bontà, che poteva sembrare anche -rassegnazione, se coloro che avevano combinato quel matrimonio non -avessero veduto più facilmente ciò che speravano di quello che era in -realtà. - -In casa Pigna diedero subito mano agli apparecchi delle prossime nozze, -i quali furono assai più semplici di quelli di Venezia. Due mani d'acqua -di calce tanto alla stanza nuziale che alla cucina, si fecero -scardassare i materassi dell'immenso letto di matrimonio della famiglia, -riempiere di cartocci nuovi il saccone, rinnovare le penne della -coltrice, mettere due cortine bianche di cambrich ai balconi della -camera degli sposi, lustrare a nuovo i mobili, lavare i pavimenti e le -scale, ordinare la batteria di cucina, stagnare i rami e fregarli a -fondo, strofinare gli alari, la catena, la paletta, le molle; infatti un -bucato universale, un ripulimento memorabile, da poterlo citare -all'occasione, dicendo per esempio: quel mobile è stato ripulito -all'epoca del matrimonio di Andrea. - - -La polvere e le macchie dimenticate da una intiera generazione sparivano -davanti il rinnovamento della famiglia che doveva inaugurarsi colla più -scrupolosa nettezza. - -In quanto alla partenza degli sposi nel giorno delle nozze era -disapprovata da tutti i parenti Pigna e del vicinato. Una cosa simile -non si era mai vista. Da padre in figlio tutti avevano celebrato il -giorno delle nozze con un banchetto ed un ballo, restando al proprio -villaggio, dove il corteggio accompagna la sposa alla casa nuziale. E -questa volta criticavano Andrea di cambiare le vecchie abitudini rurali, -perchè sposava una signora. Ma Maria aveva delle amiche che prendevano -la sua difesa, e facevano osservare alle pettegole malcontente e ai -ciarloni invidiosi, che se il viaggio di nozze non era un uso in casa -Pigna, era una vecchia abitudine in casa Bonifazio, e che una sposa come -Maria aveva diritto a dei riguardi. - -Più tardi si venne a sapere che gli sposi non sarebbero andati -girovagando per gli alberghi, come si usa adesso con poca poesia, ma che -si recavano direttamente in Brianza dal cugino Alessandro, nella -famiglia della nonna, ove erano stati invitati; e tale determinazione fu -generalmente applaudita. E infatti era vero; quando ricevettero in -Brianza l'annunzio del prossimo matrimonio di Maria, i gentili cugini -offersero subito la loro casa agli sposi, domandando come un favore che -volessero passarvi i primi giorni delle nozze. - -Questa cortese esibizione parve alla nonna un benefizio della -provvidenza, comunicò subito l'invito agli sposi, che venne accolto con -piacere, e così veniva a togliersi ogni attrito disgustoso fra i due -matrimoni che dovevano succedersi a pochi giorni di distanza. - -La povera nonna aveva le lagrime agli occhi quando pensava che la sua -diletta Maria sarebbe andata ad abitare per qualche giorno in quella -casa così piena di memorie per lei, ove era nata, e aveva passata -l'infanzia e la prima gioventù, e narrava alla nipote la bellezza di -quei siti, il pittoresco delle colline e dei laghi, le delizie delle -prospettive e dei giardini, la pace e la solitudine di quella casetta -romita, quasi nascosta sotto gli alberi. Le raccomandava di visitare le -posizioni più ridenti, e di renderle conto delle sue impressioni. Ed era -felice che Maria passasse quei giorni di vita nuova dove essa aveva -conosciuto ed amato il capitano, e le raccontava la modestia di quel -soldato, la timidezza di colui che non aveva paura dei nemici armati, -dei Tedeschi e dei Cosacchi, e che non osava parlare ad una ragazza. E -le descriveva i due nonni come se fossero ancora vivi, e anche giovani, -perchè Maria ne aveva conosciuto uno solo, ed anche vecchio, quando essa -era bambina. - -Ma quelli erano tempi terribili e pericolosi, le congiure dei Carbonari -avevano ritardato il loro matrimonio; tanto suo padre che il fidanzato -dovevano tenersi pronti a fuggire in caso di pericolo, per salvarsi -dalla prigione e dalla forca. - -Andrea si andava civilizzando, si faceva vestire a Treviso da un sarto -migliore di quello del villaggio, aveva imparato a pettinarsi, si -metteva la cravatta con qualche attenzione, e pareva quasi un giovinotto -della città. - -Il maestro gli dava qualche buon libro, e gli diceva: - ---Per non parere un asino non basta cambiar la pelle, bisogna anche -camminare con due gambe. L'uomo sta ritto perchè alza la testa; impara -da Argo a stare in piedi e a farti amare da Maria; Argo è pieno di -cortesie per la sua amica, e sa meritarsi la sua affezione. Cerca -d'istruirti se non vuoi far ridere la gente quando apri la bocca. Se non -impari qualche cosa farai una pessima figura nella famiglia di Brianza. -Tuo nonno era un ubbriacone, ma pieno di buon senso; tuo padre sa fare -il suo interesse, ma è un galantuomo; tu sei un bestione, ed hai bisogno -di nascondere quella ruvida scorza che ti rende scabroso. - -Andrea non se ne aveva a male; conosceva le maniere del maestro, -rispettava la sua vecchiaia, e non avrebbe mai osato di contraddire -colui che aveva mostrato di proteggerlo, e gli dava dei buoni consigli. - - - - - - - XIV. - - - -In quei giorni papà Gervasio fu invitato a recarsi a Venezia per la -firma del contratto di matrimonio di Silvio, e partì subito insieme al -maestro Zecchini, che ambì l'onore di servire da testimonio, e furono -accolti con ogni cortesia dalla famiglia Ruggeri. - -L'avvocato annunziò la determinazione che aveva presa di conservare -Silvio nel suo studio, come socio cointeressato in qualche parte degli -affari. E questa era una rendita assicurata che rappresentava la dote. -Alla morte dei genitori, Metilde figlia unica, restava la sola erede di -tutta la loro sostanza. Per ora non potevano dare di più, per non -privarsi delle loro abitudini; avevano però provveduto un ricco corredo -che avrebbe reso inutile ogni altra spesa per molti anni. In -corrispondenza di questi vantaggi, il futuro sposo prometteva un congruo -assegnamento alla moglie, in caso di bisogno. Papà Gervasio e il maestro -Zecchini restarono con un palmo di naso. Questo contratto era un vero -disinganno, perchè in effetto la sposa non portava in dote che un -corredo, il quale costituisce una pretesa proporzionale alla sua -importanza. L'utile dello studio, limitato ad alcuni affari soltanto, -non rappresentava altro che la giusta retribuzione al lavoro del marito. -In quanto alla futura eredità essa poteva avverarsi a benefizio dei -discendenti, in un tempo assai remoto, ed anche ridursi a nulla. - -Ma la domanda era stata fatta senza condizioni, tutte le apparenze -lasciavano supporre una bella dote; si erano ingannati, ma la -delicatezza e la dignità non permettevano osservazioni, e il contratto -fu firmato in silenzio, dagli sposi, dai genitori e dai testimoni con -tutta la solennità d'un atto gravissimo che decide la sorte d'una -famiglia. - -I Bonifazio e Zecchini, dopo i convenevoli complimenti fra gli sposi e i -congiunti, uscirono dallo studio in mezzo alle profonde riverenze dei -commessi e degli scritturali che spalancavano le porte, e si -allontanarono gravemente dalla casa, camminando silenziosi e pieni di -dignità, perchè si sentivano osservati; ma appena svoltato l'angolo -della strada e fatti pochi passi in sito sicuro, si fermarono tutti tre -nello stesso momento, guardarono d'intorno se nessuno li ascoltava, e -fissandosi in volto cogli occhi spalancati, ciascheduno espresse in -poche parole le sue impressioni: - ---Rimango trasecolato! esclamò papà Gervasio. - ---Quale insigne asinità! disse Zecchini. - ---È stata una solenne corbellatura! conchiuse Silvio. - -Il maestro pareva esitante fra l'afflizione di vedere gli amici delusi, -e la soddisfazione per il nuovo trionfo della sua teoria. Il padre -accusava il figlio di soverchia leggerezza, e il figlio tentava di -giustificarsi col lusso della famiglia Ruggeri. - ---Il lusso non è sempre prova di ricchezza, gli rispondeva il padre, può -essere anche effetto di ambizione, di disordine, di sregolatezza. - ---Fumo negli occhi, soggiungeva il maestro, per abbagliare i babbei. - -Alle sei in punto, ci fu gran pranzo di famiglia in casa Ruggeri, ed -alla sera un pomposo ricevimento per festeggiare i promessi sposi. - -Poteva dirsi una vera festa mascherata, perchè ciascuno s'era formato -una fisonomia apposta per dissimulare i propri pensieri. L'avvocato -affettava la più ingenua bonarietà, la signora Emilia rappresentava -perfettamente la tenerezza materna in lotta fra la consolazione per il -collocamento della figlia, e il dolore di perderla. Papà Gervasio -simulava il volto dell'uomo completamente soddisfatto, sorridente, -contento della sua sorte; il maestro Zecchini li guardava tutti -sott'occhio, e sentiva in fondo della coscienza di essere il più -grand'uomo di quella società, il più profondo, il più giusto, il più -sincero di tutti. - -Silvio fissava gli occhi negli occhi di Metilde, la vedeva bella come un -angelo, e pensava che se la dote era svanita come il fumo, gli restava -l'arrosto. - -Ci furono brindisi agli sposi e ai parenti, e allegria costante, che -proprio non pareva un banchetto di corbellatori corbellati. Eppure era -così; la sposa creduta ricca era senza dote; lo sposo creduto un gran -signore, aveva una piccola sostanza coperta di debiti. - -In quello stesso giorno venne fissata l'epoca precisa del matrimonio, e -al mattino seguente papà Gervasio e il maestro Zecchini ritornavano a -casa a comunicare alla signora Maddalena le varie impressioni ricevute -nella famiglia Ruggeri, prendendo poi il savio partito di dissimulare -con dignità l'amara sorpresa, e di rassegnarsi al destino. - -I due matrimoni vennero celebrati al tempo stabilito. Prima quello di -Maria con Andrea, che partirono subito per la Brianza; e pochi giorni -dopo quello di Metilde con Silvio, che si recarono in Isvizzera a fare -il loro viaggio di nozze. - -Dopo d'aver vagato per monti e per valli, ritornarono contenti del loro -pellegrinaggio, e come avevano promesso si ritirarono alla villa -Bonifazio, per vivere qualche giorno tranquilli in famiglia, prima di -stabilirsi a Venezia. - -Papà Gervasio e la nonna ebbero le più delicate attenzioni per la sposa, -Silvio la faceva passeggiare pel parco, e la conduceva a visitare le -case coloniche e i campi. Egli si fermava davanti gli spazii aperti del -giardino, le mostrava le Alpi lontane, il bosco Montello, e quella linea -oscura sul monte di Serravalle con alcune macchie d'intorno che indicano -la foresta del Cansiglio. Essa guardava sbadatamente come suo padre, e -tirava avanti. La nonna la consigliava a uscire di buon mattino per -respirare l'aria salubre del Piave; ma essa non voleva bagnarsi gli -stivalini alla guazza; le dispiacevano le stradicciuole rurali perchè i -sassi le ammaccavano i piedi, e nelle strade più battute c'era troppa -polvere e si sporcava l'abito. Detestava l'odore delle stalle, e il fumo -delle cucine dei contadini. Era dunque un po' difficile di passare le -giornate, che le riuscivano lunghe. Leggeva qualche pagina sbadigliando, -si doleva di non avere il pianoforte, e trovava la campagna monotona. -Quando passeggiava sotto il portico delle adiacenze, Falcone nitriva -invano per chiederle il pane che Maria gli portava sempre, e che gli -mancava. Non voleva essere seguita da Argo, perchè quel grosso cagnaccio -le faceva paura, e la povera bestia andava in giro colle orecchie -penzoloni e la coda bassa, cercando invano la sua amica lontana; -mangiava poco, con segni evidenti di profonda malinconia, non andava a -coricarsi che sul tappeto davanti al tavolino di lavoro, dove Maria -appoggiava i piedi, e guardava attorno cogli occhi tristi, interrogando -alla sua maniera la gente di casa. - -Anche i colombi svolazzavano inquieti per la corte, cercando colei che -mancava. Il solo Mumut continuava impassibile nelle sue abitudini, -andava alla caccia dei sorci nel fienile e sui tetti, aspettava -immobile, delle ore intiere, davanti il monticello d'una talpa, per -spiare un movimento della terra e dare l'assalto alla tana; alla sera si -arrampicava sugli alberi per abbrancare qualche povero uccelletto che -andava a dormire, e all'ora della colazione e del pranzo non mancava mai -dal balcone della cucina dove la nonna gli portava i residui della -mensa. - - -Silvio cercava invano di distrarre la sua sposa, conducendola in -carrozza sulle rive del Sile o della Piave; essa preferiva recarsi a -Treviso per mettere in mostra i cappellini e i vestiti, e fare invidia -alle provinciali colla sua eleganza. Nei giorni piovosi trovava la -campagna insopportabile, e non poteva comprendere come si potesse -restarvi l'inverno senza morire di noia. Il tedio della solitudine la -rendeva acre e mordace; si burlava collo sposo della dabbenaggine dei -contadini, della goffaggine degli amici di casa, canzonava la semplicità -dei Pigna, e non poteva soffrire le sentenze del maestro Zecchini. - -Silvio procurava di abbonirla, la pregava di non farsi sentire da suo -padre e dalla nonna, lasciando che quei poveri vecchi conservassero le -loro illusioni: la avvertiva che Pasquale aveva il difetto di ascoltare -dietro gli usci, e la supplicava d'esser prudente. - -Essa non si consolava della solitudine della campagna che parlando di -Venezia, e pensando ai piaceri che la aspettavano, ed alla libertà che -avrebbe goduta nella sua nuova condizione di donna maritata. - -La nonna osservava, indovinava, taceva, e cercava di dissimulare la -tristezza che provava per la lontananza di Maria, la quale aveva -lasciato in casa un gran vuoto, che non trovava compensi cogli altri -sposi. - -Le lettere di Brianza erano le sole consolazioni che la facessero -pazientare. Maria si trovava benissimo coi cugini; Alessandro conduceva -Andrea alla caccia, l'Enrichetta si accordava perfettamente coi gusti di -Maria. Fecero delle gite a Milano e sul Lago di Como, e passavano in -casa dei giorni lieti, apparecchiando dei buoni piatti ai cacciatori che -ritornavano stanchi ed affamati. Qualche volta andavano tutti insieme a -fare delle escursioni mattutine sui colli, apportando delle provvigioni -per far colazione sull'erba, in qualche sito pittoresco, ove -meriggiavano in pace sotto gli alberi. - -Enrichetta aveva una bella collezione di conigli, tenuti in gabbie di -ferro, coi migliori sistemi d'allevamento. Maria se ne invaghì, gliene -promisero parecchie coppie a sua scelta, le insegnarono le cure -necessarie alla buona riuscita. Essa andava spesso a visitarli, carica -d'erbe, di foglie di cavolo e di carote; adorava i piccini, non poteva -risolversi a quali dovesse dare la preferenza. Il più bello di tutti le -pareva il coniglio d'Angora, pel candore del lungo pelo, simile a quello -dei cagnolini maltesi, cogli occhi rossi come bragie, affabilissimo, -affettuoso coi figli, che appena nati parevano tante pallottole di penne -di cigno. Il cenerino di Fiandra, con quel pelo _petit gris_ era una -meraviglia, pareva un bel manicotto da signora; ma anche l'argentino era -stupendo, un pelo nero di lavagna colla punta bianca! e quello di -Normandia? e l'enorme Ariete con quelle orecchione lunghe? veri -portenti!... - ---Te ne daremo quanti ne vuoi, le dicevano i buoni cugini, e colle -relative cassette pel trasporto in ferrovia, e oltre il piacere che -avrai, sarai anche benemerita della classe rurale, introducendo nel tuo -villaggio l'allevamento di questi animali che sono un cibo eccellente, e -danno una buona rendita per la vendita delle pelli. - -Maria batteva le mani come una bambina, gettava uno sguardo -interrogativo su Andrea, temendo che facesse opposizione, o trovasse -qualche ostacolo; ma egli che l'adorava non aveva altro intento che -quello di contentarla in tutto, e vederla felice, e avrebbe portato i -conigli sulle spalle per farle piacere. Egli era beato, mangiava per -quattro, e il capitano gli riempiva continuamente il bicchiere d'un -certo vinetto frizzante di Montevecchia che sdrucciolava giù per la gola -con una facilità sorprendente. - - -Al dopo pranzo le donne lavoravano all'uncinetto, Andrea si gettava in -una poltrona, e si addormentava immediatamente d'un sonno profondo. -Quando russava troppo forte, Maria lo urtava col piede, ma invano allora -si alzava per far rumore, gli dava delle scosse, e accusava il cugino di -farlo bere un po' troppo. Alessandro la pregava che lo lasciasse dormire -in santa pace, e si metteva a fumare, raccontando alle due donne certi -aneddoti del bisnonno di Maria che la interessavano assai e provavano la -ferrea tempra del colonnello. - -Quell'uomo coraggioso sapeva dirigere con suprema destrezza le più -pericolose macchinazioni dei Carbonari; la polizia sentiva una mano -potente che la stringeva da ogni parte, ma non poteva afferrarla. Seduto -nella vecchia poltrona di cordovano, colla sua pipa di schiuma in bocca, -in veste da camera e in pantofole, egli studiava il modo di far -traballare il trono dell'imperatore, e ci riusciva, senza perdere la -testa nè la libertà. Era audace, ma scaltro; la polizia, e le -commissioni speciali si dibattevano nelle reti che egli aveva tese, -facevano qualche vittima che non sapeva schivarsi, ma il caporione -sfuggiva sempre ai loro conati, ed alla loro rabbia che si sfogava colle -barbare condanne degli innocenti. - - -La nonna scriveva lettere sopra lettere per sollecitare il ritorno della -sua Maria, e al fine fu necessario di compiacerla, fissando il giorno -della partenza, e dandole avviso dell'arrivo. - -Quando giunse a villa Bonifazio questa notizia, Silvio ne fu fortemente -colpito. Egli non si sentiva ancora abbastanza forte da affrontare la -cugina, per la quale gli restava nel profondo del cuore come un ricordo -di gioventù pieno di tenerezza. - -Annunziò a Metilde il suo desiderio di ritornare a Venezia, parendogli -che fosse tempo di prender possesso del loro appartamento, e di -riprendere le abitudini di lavoro e di studio. Metilde non domandava -meglio, accolse il desiderio del marito colla più sincera soddisfazione, -quella vita di campagna le pareva davvero insopportabile, ma pel dovuto -riguardo allo sposo ed ai parenti, non diceva la metà del male che ne -pensava, e si studiava di dissimulare l'immenso tedio che la opprimeva. - -Quando fu sicura d'andarsene, le parve più facile di manifestare il -dispiacere di lasciare i parenti del marito, così buoni per lei, e non -mancò di mostrarsi afflitta di lasciare la villa, e vivamente -riconoscente di tante cortesie ricevute. - -Partirono due giorni prima dell'arrivo degli altri sposi, e furono -accolti alla stazione di Venezia dai Ruggeri che erano andati ad -aspettarli per condurseli a pranzo in casa, dove trovarono una ragazza, -pronta a servirli, che li attendeva, provveduta a tempo dalla signora -Emilia, la quale l'aveva già messa alla prova, ed istruita sulla -condotta che doveva tenere. - -La Betta era piaciuta alla signora Emilia pel suo aspetto di cameriera -che faceva buona figura. Sapeva cucire e stirare la biancheria, e si -adattava anche ad ogni più basso servizio. - ---E per la cucina? domandò Silvio. - ---Oh Dio, rispose la suocera, sulla cucina non è troppo esperta ma per -mettere un pezzo di manzo in una pentola con dell'acqua e del sale tutti -sanno farlo, e una minestra di riso non domanda studio. Col tempo e la -pazienza potrà imparare anche il resto.... - ---Il resto!? pensò Silvio fra sè, il resto in questo caso vuol dir -tutto. - ---Capisco che non sa niente, ma al peggiore dei casi la metteremo alla -porta, e ne prenderemo un'altra. - -Dopo pranzo mandarono la Betta ad aprire l'appartamento e ad aspettare i -padroni. Più tardi la signora Emilia volle accompagnarli, per far vedere -tutto quello che aveva operato per mettere in assetto ogni stanza con -perfetto buon gusto. - -E infatti trovarono tutto in buon ordine. Dall'anticamera si entrava in -una sala destinata alla conversazione, con belle tappezzerie e specchi -alle pareti, e tappeto sul pavimento. Tutti gli arredi erano di perfetto -buon gusto. Il pianoforte occupava il posto opportuno, il canapè, i -divani, le seggiole formavano un semicerchio che aveva nel centro un -tavolo elegante, con vasi di fiori, album, e strenne. Agli angoli -stavano dei tavolini da giuoco, e degli scaffali da collocarvi degli -oggetti d'arte. - -Seguivano due belle camere da letto, una per gli sposi, l'altra pei -parenti e gli ospiti. Un salottino per Metilde, un gabinetto di studio -per Silvio, una bella stanza da pranzo presso alla cucina, e poi degli -altri locali per la domestica, e per sbarazzare la casa. Le famose -tendine erano state collocate nella sala di ricevimento e nello studio; -la camera da letto e il salottino avevano quelle acquistate dalla -signora Emilia, con colori favorevoli al viso, ma con disegni assurdi. - -Metilde fu contentissima della nuova dimora, e Silvio dovette mostrarsi -riconoscente verso la suocera che si era data tanti disturbi per -ordinare i mobili, e dirigere gli operai che avevano messo ogni cosa al -suo posto. - -Al mattino seguente apersero i bauli, Metilde e la Betta furono occupate -tutto il giorno a riempiere gli armadi e i cassettoni, coll'assistenza -di Silvio che piantava chiodi, si martellava le dita, bestemmiava fra i -denti, e si protestava beato. - -Poi fecero i loro conti su quello che potevano spendere, cercando di -proporzionare le spese alle rendite per avere una norma, e ciascuno -prese le sue abitudini. Silvio si recava ogni mattina allo studio -Ruggeri, e si occupava d'affari legali sotto la direzione dello suocero, -e nelle ore libere continuava a scrivere nei giornali. Metilde attendeva -sua madre o andava a trovarla, uscivano insieme quasi ogni giorno, -facevano delle visite e delle spese imprevedute, e tanto delle prime che -delle seconde ce n'erano sempre. La Betta si occupava a mettere in -ordine l'appartamento, spazzettava gli abiti della padrona, stirava la -biancheria, metteva la carne al fuoco, poi andava alla finestra a veder -passare la gente o a fare delle lunghe conversazioni coi garzoni delle -botteghe, informandosi esattamente di tutti i pettegolezzi della calle. - -Verso le cinque pranzavano, Silvio contemplava sua moglie da vero -innamorato, la trovava sempre più bella, e non si accorgeva che la -minestra era scipita, il manzo duro e poco cotto, ma Metilde chiamava la -Betta e se ne lamentava, questa accusava il beccaio, e protestava d'aver -soffiato tutto il giorno nel fuoco. Il primo giorno avevano ancora fame -dopo finito il pranzo. - ---Non c'è altro?... domandò Metilde al marito, e questi alla Betta: - ---Non c'è altro?... - ---Non mi hanno ordinato di più, rispose la domestica. - -Allora la mandarono a prendere un piatto dal trattore vicino, del -presciutto dal pizzicagnolo, e delle frutta dal fruttivendolo. - ---Si vede proprio, osservò Silvio, che il conto preventivo bisogna farlo -dopo il pranzo. Non ci sono piani economici possibili, fino che non si -ha mangiato il bisogno. - -Metilde rideva, e gli dava ragione. Così presero l'abitudine di non -cuocere in casa che la minestra ed il lesso, acquistando gli altri -piatti qua e là, dal pizzicagnolo o dal trattore, per non consumare -troppa legna, e non far perdere il tempo alla serva. Ma l'accessorio -costava il doppio del principale. - -Il cielo provvederà! pensava il marito, e la moglie non se ne occupava. - - -Uscendo dallo studio dell'avvocato, Silvio girava per le strade -occhiando le ghiottonerie esposte nelle vetrine, faceva qualche acquisto -che nascondeva nel fazzoletto, e così portava a casa il complemento del -pranzo; talvolta mandava la Betta a comperare il pesce fritto, o qualche -manicaretto che gli aveva fatto gola, messo in mostra alla trattoria. - -In questo modo il conto preventivo del bilancio domestico riusciva una -vera derisione; era facile convincersi che conveniva meglio di fare il -pranzo in famiglia, ma chi se ne sarebbe occupato? - -La Betta non aveva nessuna attitudine alla cucina, e nessuna economia, -per cuocere due uova in tegame metteva doppio burro del necessario, e le -serviva crude o bruciate. Bisognava trovare una donna che sapesse fare -un po' di cucina con economia, ma la signora non voleva privarsi della -Betta che la pettinava di buon gusto, e per salvarla dalla noia le -raccontava tutti i pettegolezzi del giorno, aveva imparato a vestirla, a -metterle il velo sul cappellino, lavava benissimo in un attimo i colli, -i polsini, i fazzoletti preferiti, e li stirava sul momento. - -Sapeva ricevere senza chiasso tutti gl'involti mandati dal merciaio, e -consegnarli alla padrona, senza bisogno di disturbare il marito. - - -Capiva in aria ogni cosa, bastava strizzare un occhio per avvertirla. -Tuttavia consultarono la signora Emilia, la quale domandò se erano -matti. - ---È una vera ingenuità da ragazzi senza esperienza! essa esclamava. Ma -sapete quale difficoltà s'incontri a trovare una donna fedele ed onesta -in questi tempi di ladri e di sgualdrine. Non v'è in tutta Venezia -un'altra donnetta come la Betta! essa fa un'ottima figura, si presenta -benissimo a chi viene a far visita, conosce le cose più necessarie, -meglio di qualunque cameriera, e la si adatta a fare ogni altro -servizio. - ---Ma non sa far niente in cucina; osservò Silvio con impazienza. - ---Imparerà; rispondeva la suocera, bisogna istruirla, capisce subito. - ---Ma chi deve istruirla? domandava il povero giovinotto, che cominciava -a nausearsi di quei cibi mal fatti. - ---Io no di sicuro, diceva Metilde, che ho orrore degli imbratti e degli -intingoli, e l'odore del carbone mi fa male. - ---Poveretta!... esclamava la signora Emilia con accento pietoso, -poveretta! nemmeno per sogno, tu non sei stata allevata in cucina, nè -per fare la serva! - - -Silvio fremente non osava rispondere. Aveva paura di lasciarsi sfuggire -qualche parola offensiva, ma pensava fra sè: «ed io dunque? ho forse -imparato alla Università a fare il cuoco o il domestico?!... santa -pazienza!... bisognerà pensare a qualche cosa, perchè così non si tira -avanti.» - -Quel giorno non si disse di più, ciascuno s'era fermato al punto -scabroso; Metilde andò a vestirsi, sua madre e la Betta la assistevano -con grande attenzione; e finalmente si udì un fruscio di vesti di seta, -si vide un'ondeggiare di piume e di svolazzi, e le signore facendo un -grazioso inchino al marito sbalordito, lo lasciarono con un palmo di -naso, e andarono al passeggio sulla riva degli Schiavoni. - -Egli aveva voluto una donna elegante, e l'aveva; non c'era da che dire, -bisognava tirare avanti con rassegnazione e aspettare che il tempo e la -necessità venissero a modificare le cose. - -Ma ogni giorno che passava cresceva le difficoltà, e portava nuove -amarezze. Una volta papà Gervasio andò a passare una giornata coi figli. -Giunse carico come il solito dei migliori prodotti dell'orto e della -corte, fra i quali si trovavano due magnifici capponi. - -Uno di questi capponi fu lessato pel pranzo, e venne servito stracotto; -le carni si distaccavano dalle ossa, in un brodo lungo, senza sapore. Il -pesce fritto perdeva il sangue sul piatto. - ---Fate una cucina detestabile! disse papà Gervasio, senza tanti -complimenti. Figliuoli miei, la vostra Betta vi rovina lo stomaco. Colle -mie solite sofferenze intestinali, io non potrei reggere a questi cibi -malfatti. Dovete sapere che la cattiva cucina è un vero veleno!... - ---Pur troppo! gli rispose Silvio, questo è quello che ripetiamo ogni -giorno tutti due, ma Metilde non se ne intende, ed io meno di lei. - ---Eppure, disse Gervasio, tu hai veduto in cucina, per tanti anni, la -nonna e Maria, che qualche cosa avresti dovuto imparare. - ---Non ho imparato che a mangiar bene, egli soggiunse con un profondo -sospiro; e adesso ho la doppia afflizione di mangiar male e di non saper -trovare un rimedio. - ---Ma a me il rimedio mi sembra facile, cambiate la domestica. - ---È impossibile!... gli rispose il figlio, e per non compromettere sua -moglie e non parere un minchione, soggiunse: è tanto brava in tutto il -resto, e ci conviene perfettamente. - ---Ma la cucina è l'essenziale, si tratta della salute.... della vita! - - ---È verissimo, ma si può cadere in una ladra pericolosa, non si sente a -parlare che di furti. - -Siccome Silvio gli aveva domandato un sussidio straordinario, perchè si -trovava senza quattrini, essendosi sbilanciato per le spese d'impianto, -papà Gervasio voleva rispondergli:--che cosa vuoi che ti rubino se sei -sempre senza soldi?--ma temendo di offendere la nuora e di mettersi -sopra un terreno pericoloso, si tacque, preferì di continuare il -discorso, e disse: - ---Se volete che venga qualche volta a trovarvi abbiate pietà del mio -povero stomaco e dei miei intestini. Procurate d'istruirvi in quello che -non sapete, ingegnatevi, imparate, chi non sa fare non sa comandare. -Scommetto che avete dei romanzi, e delle poesie, e che vi manca un libro -di cucina, il libro più utile della casa!... - -Aveva indovinato giusto, e tutti si misero a ridere di buon cuore. - ---Aggiungete un'altra considerazione, continuò; se il non saper fare la -cucina produce il malanno di mangiar male, il non sorvegliarla riesce -ancora più dannoso. I padroni che non guardano mai nelle pentole, che -non stanno in guardia contro la noncuranza o la sguaiataggine delle -persone di servizio, non possono immaginarsi tutto quello che -inghiottono: polvere, nero fumo, sabbia, verderame, muffe e corpuscoli -d'ogni sorte, aggiungete il concime e i vermi che si trovano negli -erbaggi. Questa insipienza di molti produce sovente dei terribili -risultati, dei fermenti che guastano lo stomaco, dei dolori misteriosi, -la cancrena e la morte!... - -I due giovani lo guardavano cogli occhi spalancati, pieni di ribrezzo. - -Dopo il caffè, papà Gervasio scomparve. Lo cercarono invano in tutte le -camere; egli non era avvezzo ad uscir di casa al dopo pranzo, e restava -coi suoi figli fino all'ora della partenza. Temettero che fosse -indisposto, e furono inquieti. - ---Si sarà dimenticato qualche piccola spesa, osservò Metilde; e si mise -ad aspettarlo alla finestra. Silvio le tenne compagnia fumando il -sigaro, guardando da lontano per non vedere le mostre del pizzicagnolo e -del beccaio. - -Dopo una buona mezz'ora ecco papà Gervasio che spunta sull'angolo della -via che mette alla piazza. Vedendo i figli alla finestra si mise a -sorridere, alzando in aria un involto, con aria trionfale. - -Quel buon padre era andato a far l'acquisto del miglior libro di cucina -che si trovasse in commercio. Entrò nel salotto dicendo: - - ---L'ho trovato! e ve lo dono. È il più bel regalo che un padre possa -fare... ai figli che mangiano male. - -Lo andava scartabellando con vera soddisfazione, ne scorse l'indice -delle materie e trovata la pagina che cercava, cominciò a leggere ad -alta voce: - -«Dopo d'aver legato il cappone si deve metterlo in una pentola dove si -trovi in ristretto. Aggiungete acqua, carote, una cipolla con due -chiodetti di garofano, una foglia di lauro, sale, e pepe in grano. Due -buone ore di cottura a fuoco dolce.» - ---Chiamatemi la Betta, che venga qui colla pentola nella quale ha fatto -bollire il cappone. - -La Betta comparve tutta confusa, portando in mano una marmitta di ghisa -smaltata; era il corpo del delitto. - ---È questa la marmitta dove avete fatto cuocere il cappone? - ---Signor sì. - ---Ebbene in quella marmitta ce ne stanno tre comodamente, era piena -d'acqua? - ---Signor sì. - ---Ebbene quell'acqua era bastante per tre. Che cosa avete messo in -quella laguna? - ---Ho messo il cappone. - - ---E poi? - ---Ho messo del sale. - ---E poi? - ---Non ho messo altro. - ---Mancava dunque una cipolla, i chiodetti di garofano, le carote, il -lauro ed il pepe. E quanto ha bollito? - ---Ha bollito tre ore. - ---Misericordia!!... ma questa è la cucina delle bettole, delle prigioni, -e del seminario! - -Papà Gervasio voltò le spalle alla Betta, e rivolto a suo figlio gli -disse: - ---Brillat-Savarin nel suo classico trattato sulla _Fisiologia del gusto_ -mette fuori questa giusta sentenza: «_Dimmi che cosa mangi e ti dirò chi -sei_.» Adesso che vedo come mangi io ti dico: Tu non sei un avvocato ma -un galeotto, tu non sei un uomo libero, ma un seminarista!... Prendi -questo libro di cucina, leggilo attentamente, consiglia tua moglie a -impararlo a memoria, e se per disgrazia la vostra casa andasse in -fiamme, lascia bruciare i tuoi codici, ma salva il libro di cucina. È un -libro positivo, ma che non esclude una certa poesia e prosa preferibile -a molti versi. Il codice civile è buono per gli accattabrighe, per chi -vuol far debiti senza pagarli; il codice penale mostra ai bricconi come -si possa rubare senza andare in galera; ma il codice della cucina -insegna a conservare la salute dei galantuomini, e questo val meglio di -tutto. Compera anche il volume di Brillat-Savarin e meditatelo -seriamente. - -Papà Gervasio si era animato parlando, non aveva più riguardi, usciva -dai gangheri; Metilde torceva il muso e s'attribuiva la predica: - -«Se la cucina val meglio di tutto, essa pensava dentro di sè, vuol dire -che mio suocero mi considera come buona da nulla, ma la mia educazione -non mi permette di scendere tanto basso, ed io resterò sempre al mio -posto.» - -Oramai il pregiudizio morboso, che le faceva credere una volgarità ciò -che è un sacro dovere, aveva messe le radici del tumore maligno, che il -migliore chirurgo non può estirpare senza arrischiare la vita del -malato. - - - - - - - XV. - - - -Bisognava che Silvio si rassegnasse al destino per conservare la pace, -egli vedeva chiaramente l'assoluta impossibilità di combattere le idee -della moglie e della suocera, e prese l'eroica determinazione di seguire -per suo conto i consigli paterni. Comperò e lesse con somma attenzione -il libro sapiente e brioso di Brillat-Savarin, e avendovi trovato -diletto si convinse che la sua ripugnanza per le operazioni -gastronomiche, non era in fondo che un pretto pregiudizio senza -fondamento. Se l'occuparsi della cucina fosse una vergogna o un -disonore, il soldato non si farebbe da pranzo. - -E andava ripetendosi le massime del maestro che aveva studiato: - -«Che cosa sarebbe l'universo senza la vita? e tutto ciò che vive si -nutre.» - -«Gli animali si pascono, l'uomo mangia, il solo uomo di spirito sa -mangiare.» - - -«Il destino delle nazioni dipende dalla maniera che si nutriscono.» - -«Il Creatore obbligando l'uomo a mangiare per vivere, lo invita -coll'appetito e lo ricompensa col piacere.» - -«La scoperta d'un nuovo cibo è più vantaggiosa alla felicità del genere -umano della scoperta d'una stella.» - -«Colui che ricevendo i suoi amici non dà nessuna cura personale al -pranzo che viene preparato per loro, non è degno di avere degli amici.» - -Dunque necessità, dignità, spirito, riconoscenza, politica, filantropia, -ospitalità, tutto esige che i padroni di casa s'intendano di cucina. - -Di qua non si sfugge!... senza ritornare selvaggi. - -Cominciò le più serie meditazioni sul libro di cucina, e qualche modesto -tentativo riuscito abbastanza bene lo animò a proseguire la prova. E -quando ritornava dallo studio entrava in cucina, ordinava i preparativi -alla Betta e poi sorvegliava la cottura. Metilde mangiava con grande -appetito i piattelli allestiti dal marito, e gliene faceva degli elogi -che lo incoraggiavano sempre più a perfezionarsi in quest'arte benefica. - -Lo stomaco soddisfatto produce il buon umore, il quale mantiene la -concordia, e la piccola famigliuola si trovava benissimo della riforma. -Silvio ci prendeva gusto, cercava di far conoscenza con buoni cuochi, -andava a vederli al fornello, domandava informazioni, suggerimenti, -consigli, s'indirizzava ai parenti ed agli amici per ottenere delle -ricette di piatti squisiti. Scrisse una lunga lettera a suo cugino di -Brianza pregandolo di mandargli una informazione precisa sul modo di -fare il risotto alla milanese e i maccheroni al sugo. Nelle lettere alla -nonna non parlava d'altro che di cucina, la pregava d'insegnargli a fare -i ravioli, i gnocchi, e la torta di lasagne. - -Quando l'avvocato Ruggeri era chiamato fuori di Venezia per qualche -affare, Metilde invitava a pranzo la mamma, dicendogli: - ---Vieni, e mangerai bene, adesso Silvio se ne intende, e ti farà gustare -un pranzetto delizioso;--e poi s'indirizzava al marito:--Ti raccomando -quella fritturetta che sai; il pollo in fricassea, e la _charlotte_. - ---Basta che siate esatte per le sei in punto. Tutto sarà pronto. - -Alla solita ora del passeggio, le signore andavano a spasso nei più -eleganti abbigliamenti, e il giovane avvocato, corrispondente di -parecchi giornali nazionali e stranieri, deponeva la penna, e rientrava -in casa prima del solito. Egli aveva capito che non poteva fidarsi della -Betta nemmeno nelle cose secondarie, e preferiva di far tutto da sè. Si -metteva in maniche di camicia, cingeva il grembiale, si avvolgeva in -testa un fazzoletto per preservarsi i capelli dalla cenere e dalle -faville. Puliva il tavolo con un cencio, gettava il carbone nei -fornelli, e agitava la ventola per apparecchiarsi il fuoco necessario. -Poi andava alla moscaiuola, prendeva le carni, le poneva sul ceppo, le -tagliava e apparecchiava regolarmente, con tutte le cure e tutti -gl'ingredienti indicati; prendeva la mezzaluna, faceva il battuto di -cipolla, prezzemolo e presciutto, e lardellava lo stufato. Dopo -ammannite le vivande e infilzati i polli allo spiedo approntava il -girarrosto, e sorvegliava con occhio vigilante tutte le cotture. Le -varie esalazioni della cucina spandevano intorno un odore eccitante; e -tutte quelle voci sommesse o sonore che uscivano dai diversi recipienti, -tutte le note basse od acute dell'ambiente armonizzavano fra loro e -formavano una sinfonia gastronomica strana. Il crepitare del fuoco -accompagnava come un pertichino il gorgogliare dell'acqua bollente nella -marmitta; il friggere della cazzeruola, il grillettare dei tartufi -nell'olio e lo scoppiettio pizzicato della legna si associavano al suono -monotono del coltello che batteva sul tagliere, e ai colpi del pestello -nel mortaio, e di tratto in tratto si udiva il ritornello della soneria -del menarrosto che indicava la fermata. - -Le signore rientravano all'ora fissata; mettevano timidamente la testa -entro la porta della cucina, ma scappavano via subito spaventate dagli -odori. Silvio si avanzava per avvertirle che tutto era pronto, faceva il -saluto militare colla mestola, e si metteva a passare il brodo dallo -staccio per la minestra. - -Venuto il carnevale, la nonna annunziò il desiderio di Maria di passare -qualche giorno a Venezia con suo marito. - -Silvio si mostrò poco lieto della notizia, e studiava dei pretesti per -non alloggiare i cugini, ma Metilde gli fece comprendere la -impossibilità di lasciarli andare all'albergo, e lo obbligò a rispondere -che tutto era pronto per riceverli, e che tanto lui che sua moglie -avrebbero un gran piacere a vederli. - -Al giorno fissato Silvio andò a riceverli alla stazione, e caricarono -una gondola coi cesti e le sporte dei regali e il loro bagaglio. -Arrivati a casa abbracciarono cordialmente Metilde, e dopo scambiati i -saluti e le solite domande, presentarono gli oggetti portati in dono. Un -enorme coniglio Ariete, allevato da Maria, otto beccaccie uccise da -Andrea, il burro fresco e le uova, dei cavoli enormi, dei bei mazzi di -cicoria rossa trivigiana, delle frutta e dell'uva perfettamente -conservate, e delle confetture d'albicocco e di ciliegio. - -Tutte queste cose deposte sul tavolo facevano bella mostra, e furono -accolte con ringraziamenti ed applausi. Ma c'era un imbarazzo. Silvio -non aveva mai fatto cuocere un coniglio, e non sapeva come ammannirlo. - ---Si può farlo arrosto, colla salsa alla cacciatora, come il lepre, -disse Maria, o alla _gibelotte_ alla francese. - ---Non conosco nè questa salsa nè la _gibelotte_, osservò Silvio in aria -compunta. - ---Farò tutto io, a vostra scelta, soggiunse la cugina, sarà un vero -piacere per me, di trovarmi in famiglia senza complimenti. - ---Ma credi mai che acconsentiremo ad una cosa simile, esclamò Metilde; -ma nemmeno per sogno! siete venuti per divertirvi, e non dovete pensare -ad altro.... - ---C'è il suo tempo per ogni cosa, osservò Maria, e se non mi lasciate -fare è segno che volete farmi partire più presto. - - ---Lasciala fare come le piace, disse Silvio a sua moglie, e poi rivolto -alla cugina, soggiunse:--Ti aiuterò io in cucina, e vedrai che sono un -guattero distinto.... - ---Queste non sono faccende per gli uomini, disse Maria, e meno ancora -per gli avvocati; a ciascuno la sua parte; se avessi bisogno di -assistenza avrei ricorso a Metilde.... - ---Oh cara Maria, rispose subito Metilde, tutta confusa, io non sono -buona da niente.... non saprei nemmeno soffiare nel fuoco.... - ---Allora farò da me sola, conchiuse la cugina, e cambiarono discorso. - -Maria e Andrea furono condotti nella loro stanza, e mentre si -spolveravano, e aprivano il bagaglio, Metilde afferrò il marito per un -lembo dell'abito e lo trascinò nel salotto. - ---Per carità, gli disse, non mischiarti in cose di cucina fino che i -cugini sono qui. Hai udito che cosa ne pensa Maria!... tu mi faresti un -gran torto lasciandole vedere che sei avvezzo ad occuparti di queste -brighe.... - ---Ma se le hai detto tu stessa che non te ne intendi!... - ---Sta bene, ma tu devi fingere di saperne meno di me.... - ---Sarà difficile. - - ---Vuoi dunque farmi vergognare davanti di loro?... - ---Ma non ti rammenti che ho scritto varie lettere alla nonna per avere -delle ricette di pietanze? - ---Ma le ricette potevano esser per me.... - ---E il papà non ha veduto che non vuoi saperne?... - ---Come non voglio saperne?... dunque ti penti di non aver sposato una -cuoca?... - -Silvio per finirla le diede un bacio sulla fronte, e le rispose: - ---Tu pure non hai sposato un cuoco.... ed io lo faccio per necessità, e -per la nostra salute.... - -Udirono un rumore di passi che annunziava il ritorno degli ospiti. - ---Ti prego, per carità, non tradirmi! gli disse in fretta Metilde, e con -uno sguardo così supplichevole che Silvio, per tranquillarla, le -rispose:--Non aver paura, ti dò la mia parola; sta tranquilla. - -Fecero colazione, poi uscirono insieme tutti e quattro per fare un giro -per Venezia. - -Quel primo giorno non permisero a Maria di occuparsi di cucina, e Silvio -non abbandonò mai i suoi ospiti. Il pranzo lo fecero venire dalla -trattoria; ma la Betta incaricata di tener calde le vivande, le servì in -parte fredde, e in parte abbruciate. - -Cercarono di giustificarla alla meno peggio, ma Silvio soffriva in -silenzio per amore dell'arte che aveva cominciato a coltivare, e non -poteva a meno di lamentarsi. - ---Domani farò io, disse Maria, e mangeremo il coniglio. - -Ciascuno riprese le sue abitudini, con qualche modificazione indicata -dalle convenienze. Andrea girovagava tutto il giorno. Metilde conduceva -Maria a visitare le chiese e i monumenti; le faceva vedere le mostre dei -negozi, e specialmente quelle dei merciai e delle modiste. Quando -rientravano, Maria si cambiava di vestito e andava in cucina a fare il -pranzo. Metilde riceveva qualche visita, e suonava il pianoforte. La -Betta correva su e giù per servire le signore, quando avevano bisogno di -lei. Silvio attendeva ai suoi atti giudiziari, ed alle corrispondenze -dei giornali; sollevato dell'obbligo della cucina avrebbe potuto -lavorare più lungamente allo studio, ma voleva godersi un po' di -vacanza, e andava a fumare il sigaro a Santa Marta o alla Zuecca. La -signora Emilia si lasciava vedere di raro, perchè sapeva che sua figlia -non era libera, e che andavano ogni sera al teatro. - -Silvio, per dovere d'ospitalità, cercò di mostrarsi sempre cortese per -Andrea, gli evitò l'occasione di trovarsi con persone che avrebbero -potuto farlo arrossire della sua goffaggine. Metilde si prestò, con -amichevole confidenza, a togliere i difetti più rimarchevoli -dell'abbigliamento di Maria; la Betta fu molto occupata a disfare delle -pieghe assurde, a rifarle in modo più corretto, a cambiar di posto certi -nastri, a rifarne i nodi, o a sopprimerli addirittura. Fu chiamata una -modista che sostituì un cappellino semplice e ammodo, a un certo -cappello sopracarico di fiori a pennacchi che avea acquistato a Treviso. - -Comperarono un paletò di foggia recente che sostituì la tunica di -vecchia data; così Maria facea buona figura, e la elegante cugina poteva -accompagnarla, senza timore che la strana disuguaglianza della coppia -facesse ridere la gente. - -Frequentando i passeggi, i teatri e gli altri spettacoli, schivarono di -ricevere in casa certe visite di signore schizzinose che non avrebbero -saputo nascondere l'impressione impreveduta di certi strambotti che -sfuggivano a Maria nel suo dialogo, di alcune pose, e di certe mosse -troppo ardite della persona che tradivano la mancanza di buone abitudini -sociali. - -La trasformazione esterna di Maria attirò l'ammirazione di Silvio che si -sentiva attratto verso di lei da una forza arcana, come il ferro verso -la calamita, che egli voleva dissimulare, alla quale si sforzava di -resistere, animato dal dovere, dal rispetto, dall'onestà, e che riusciva -a dominare ed a vincere, ma dopo una lotta pertinace, e una rivolta del -cuore, dove sentiva ancora un antico fuoco che covava sotto la cenere. - -Ma queste lotte dell'istinto brutale col dovere dell'uomo onesto, della -natura colla ragione, mettevano in burrasca il suo povero cervello, lo -torturavano con pensieri sconvolti e riflessioni strambe sulle leggi e -sui costumi del mondo civile. Gli pareva di poter amare due donne in una -volta, senza pregiudizio di nessuna, la poligamia gli sembrava una legge -di natura, la monogamia un errore sociale; e concludeva che il diritto -della monogamia impone alla donna un dovere inesorabile, quello di -essere completa, di soddisfare ai bisogni ideali e ai bisogni materiali -dell'esistenza, di accoppiare la coltura sociale alla istruzione -domestica, di saper scrivere bene una lettera e lisciarsi la pelle come -un'odalisca, di saper suonare un notturno, e cuocere un pollo. Fino che -abbisognano varie donne ai diversi uffici, se la monogamia sarà una -legge civile, la poligamia continuerà ad essere un'abitudine comune, un -uso od un abuso della nostra vita sociale! - ---Silvio!...--gli chiedeva sua moglie,--perchè sei così pensieroso?... -dopo l'arrivo di Maria non mi sembri più quello di prima!... non mi ami -più?... La presenza di tua cugina ti ricorda il primo amore, che mi -dicevi spento e dimenticato!... dopo che io mi sono prestata ad -abbellirla, tu saresti capace di compensare la mia abnegazione col -tradimento!... La guardi lungamente in silenzio.... se le parli, ti -confondi... e così mi rendi infelice!...--e si metteva a piangere e a -singhiozzare, con pericolo d'essere udita nella stanza vicina degli -ospiti. - -Il marito protestava altamente, cercava di consolarla, le diceva che -quelli erano sogni, visioni d'una mente ammalata, la assicurava che egli -non amava più Maria; che se l'avesse amata, quelle sue maniere, quei -suoi spropositi gli avrebbero prodotto l'effetto d'una doccia gelata. Si -animava troppo parlando, passava rapidamente dalla dolcezza alla -collera, voleva convincerla con delle carezze e riusciva sdegnoso, non -giungeva mai ad ispirarle fiducia, e passavano una parte della notte a -far delle scene o delle querele; alla mattina erano pallidi e sfiniti, e -Silvio che voleva mostrarsi indifferente, pareva dispettoso, e appariva -più imbarazzato di prima nei suoi dialoghi colla cugina. - -Così finirono il carnevale, e finalmente la quaresima venne a togliere -l'incubo che li opprimeva; i cugini lasciarono Venezia, e l'ordine fu -ristabilito nella piccola famiglia, ove Metilde liberata dalla vista di -Maria, distratta dalla compagnia di sua madre, si mostrò meno gelosa e -più tollerante col marito, il quale aveva ripreso tranquillamente le sue -funzioni suppletorie dei fornelli, e viveva occupatissimo nel triplice -incarico di avvocato, di giornalista e di cuoco, lavorando assiduamente -colla penna e colla mestola, fra le rifritture del foro, i pasticci -della politica, e i processi della cucina. - - - - - - - XVI. - - - -Un fortunato avvenimento venne a rompere la monotonia della loro -esistenza. Una gradita rivelazione annunziò a Metilde lo gioie della -maternità. La buona notizia corse le poste, portò la contentezza a papà -Gervasio ed alla nonna; destò l'invidia dei cugini, attirò le -congratulazioni cordiali dei parenti di Brianza, e di tutti gli amici di -casa. - -La signora Emilia stese subito una lunga lista di tutti gli oggetti -indispensabili al futuro rampollo dei Bonifazio, e la mise sotto gli -occhi del genero che ne restò sbalordito. E la suocera previdente tornò -da capo a fare le solite peregrinazioni ai negozi, per esaminare, -discutere, e consigliare gli acquisti più opportuni alla figlia. E -intanto che lo due signore continuavano a girare per le botteghe, a casa -piovevano i pacchi, le scatole, gli involti spediti dai negozianti, -colla polizza relativa. - - -La Betta lavorava tutto il giorno ad approntare fascie, bende, -gonnellini, bavagli, camicine, e berrettini. Silvio fra la gioia di -diventar padre, e lo spavento di non riuscire a pagarne tutte le spese, -perdeva la testa. Moltiplicava le corrispondenze ai giornali, per -accrescere i suoi guadagni, quando mancavano le notizie le inventava, e -i lettori dei giornali nei quali scriveva erano avvertiti d'ogni minimo -avvenimento, colla giunta di riflessioni, commenti, supposizioni e -predizioni spaventose, che mettevano in pensiero i droghieri, e tutto -questo per apparecchiare un corredo conveniente all'erede presuntivo.... -dei suoi debiti probabili. - -E a forza di scrivere nei giornali d'opposizione, con un pessimismo -comandato, con l'obbligo di trovar tutto male, lamentando continuamente -la mancanza degli uomini che sapessero governare, aveva finito per -persuadersi ch'egli sarebbe riuscito colla più accurata educazione del -figlio a farne l'uomo aspettato, quello che avrebbe guidate le future -generazioni alla gloria, alla prosperità, alla potenza. - -Gli pareva di sentire un'intuizione che lo ammonisse d'un grande -avvenire per la sua famiglia, e cercava attentamente sul lunario un nome -che corrispondesse alle sue idee, e che fosse di buon augurio. Il nome -di suo padre gli metteva un brivido, un grand'uomo non poteva chiamarsi -Gervasio. Annibale il nome del suocero gli pareva troppo classico, gli -richiamava alla memoria la noia delle traduzioni scolastiche. Andava -enumerando con sua moglie tutte le illustrazioni della patria, ma -trovava sempre degli ostacoli per adottare que' nomi. Vittorio era -troppo guerresco, Giuseppe troppo comune, Massimo troppo pretendente, -Urbano troppo modesto.... - ---E Camillo? gli chiese Metilde, non ti pare un bel nome!... - ---Camillo!... è bello davvero! bravissima, l'hai trovato, nostro figlio -si chiamerà Camillo. - -Un mese dopo di questa deliberazione, la signora Metilde metteva al -mondo una bambina, che la puerpera voleva battezzare col nome di Emilia. -Silvio si oppose, col pretesto che non voleva far torto a nessuna delle -nonne, e quindi le escludeva entrambe; ma in fondo egli pensava che una -sola Emilia in casa gli bastava, ed era anche troppo, e soggiunse: - ---Se invece d'un maschio c'è nata una femmina, ciò vuol dire -evidentemente che l'Italia ha più bisogno d'una donna che d'un uomo, mio -padre me l'aveva già detto, ed è stato profeta. Si chiamerà Camilla, e -se Camillo ha tanto contribuito a fare l'Italia, Camilla farà -gl'Italiani... secondo la formula di Massimo d'Azeglio. Ne faremo una -donna completa... secondo i diritti dell'uomo che aspira a conservarsi -monogamo, dentro e fuori della legge. - -Metilde non capiva niente di questi discorsi strampalati, e non aveva la -forza di domandare spiegazioni. Pallida, affranta nel suo letto ornato -di pizzi, volgeva lo sguardo alla cuna, ove riposava la bimba, e la -contemplava con affettuosa compiacenza. - -Nel lungo puerperio non riusciva a riacquistare le forze, l'allattamento -la immagriva, il medico raccomandava ogni riguardo, e di risparmiarle la -benchè minima fatica, e il più semplice disagio. - -Silvio era stato costretto dalla necessità a raddoppiare il lavoro per -non mancare dei mezzi necessari a far fronte a tante spese. Lavorava -allo studio ed in casa, trattava gli affari curiali, scriveva articoli, -faceva il brodo ristretto e la pappa, e gli mancava anche il riposo -della notte. Si coricava tardi, oppresso dalla stanchezza, ma dopo breve -tempo il pianto della bimba lo risvegliava. Udiva dapprima fra la veglia -e il sonno un lieve lamento, un piagnucolare sommesso, che a poco a poco -si trasmutava in un piagnisteo e diventava un belato rumoroso e continuo -che lo obbligava ad alzarsi. Andava a prendere la bambina, la portava -alla mamma che la allattava, poi la riponeva in cuna, si gettava in -letto e ritornava ad addormentarsi, ma poco dopo ricominciava la stessa -solfa. Si alzava sudato, la riportava in giro sul suo guanciale per la -camera fredda. La bimba aveva lo spasimo, gridava per molte ore -consecutive, a brevi intervalli; consultarono il medico il quale osservò -che la madre faceva poco latte, e trovò indispensabile di aggiungere il -poppatoio alla alimentazione insufficiente. Ed ecco l'avvocato, -giornalista, cuoco, diventato anche balia, incaricato di alimentare la -bimba col poppatoio; e passava gran parte della notte in veste da -camera, con un fazzoletto allacciato in testa, a cantare la ninna nanna -colla bambina sulle braccia. - -Dopo lo spasimo e la fame vennero i vermi e la dentizione, e il buon -babbo somministrava lo sciropetto di cicoria, fregava le gingive della -bimba col dentaruolo di avorio; ma quelle tribolazioni di bambinaia e di -balia aggiunte alle fatiche del foro, alle elucubrazioni del -giornalismo, ed alle manipolazioni della cucina furono superiori alle -sue forze, non tardarono a riuscirgli insopportabili, e volendo egli -lottare con vani tentativi di resistenza, finirono per opprimerlo -completamente e gettarlo in letto con una grave malattia. - -Meno male che Metilde cominciava a riaversi, si alzava dal letto, e -poteva occuparsi della bimba. Il medico ordinò che la Betta andasse a -dormire nella stanza della signora, e si cercasse qualche altra persona -per l'assistenza del malato, passato in altra camera. - -La signora Emilia si dichiarava troppo sensibile, e poco pratica per -assistere gl'infermi; fece venire una donna provvisoria, e consigliò -Metilde di scrivere al signor Gervasio, pregandolo che mandasse la -nonna. - -Ma per disgrazia di tutti, in quello stesso giorno era successo un -brutto accidente anche alla villa Bonifazio. La povera nonna era stata -colpita da un insulto apoplettico, e se le fossero mancati i pronti -soccorsi del medico, avrebbe dovuto soccombere. Portata in letto priva -dei sensi era alquanto rinvenuta dopo il salasso, ma la paralisi le -toglieva i movimenti e la favella. Borbottava delle parole confuse, e -non poteva muoversi senza aiuto. Maria chiamata in fretta accorse subito -al letto della povera paralitica, e non la abbandonava un momento. Papà -Gervasio per l'improvvisa afflizione sentiva aggravate le sue sofferenze -agli intestini, non si allontanava che per brevi istanti dalla camera -della madre, non era in caso di accorrere a Venezia, e non poteva -mandare nessuno in assistenza del figlio. - -Queste desolanti notizie afflissero grandemente le due famiglie di -Venezia, che si trovavano in grave imbarazzo. La signora Emilia -affaccendata correva dalla sua casa a quella della figlia, si consultava -con tutti, ma non ascoltava nessuno, si lamentava sulla sua sorte, -gemeva per lo stato di debolezza di Metilde, le raccomandava la quiete e -il riposo, deplorava il colpo apoplettico che aveva colpito la signora -Bonifazio fuori di tempo, confondeva le cose, sgridava la Betta, voleva -insegnarle a fare il brodo per gli ammalati, lo lasciava cadere sul -fuoco e infettava la casa col fumo dell'unto bruciato, e concludeva con -un atto di accusa contro quel benedetto omo di suo genero, che non aveva -preveduto nulla, che colle sue imprudenze s'era guadagnato quella -malattia, che metteva in iscompiglio tutta la casa in un momento -importuno. Metilde cercava invano di giustificare il marito, il povero -diavolo si era troppo affaticato per assisterla, aveva preso freddo di -notte, e lavorava soverchiamente pei bisogni della famiglia... - ---Tu taci, che non sai nulla, le rispondeva sua madre; gli uomini sono -testardi, e non sanno mai regolarsi, avrà mangiato troppo di quella sua -cucina pesante.... avrà fatto qualche disordine. Tutti i mariti, o quasi -tutti assistono le mogli puerpere; è il loro dovere; non ci mancherebbe -altro che si rifiutassero... nessuno si ammala per questo!... - ---Povero Silvio! esclamava Metilde, adesso è inutile di cercare i motivi -del suo male; adesso è ammalato e non dobbiamo pensare ad altro che a -guarirlo. Il medico dice che quella donna non basta; se potesse bastare -almeno per la notte che io ci ho la bimba che non posso abbandonare, -farei il possibile anch'io per assisterlo durante il giorno. - ---Sei matta! non sai proprio quello che dici. Non si conosce ancora la -sua malattia; pare che sarà tifo, una malattia contagiosa! Tu non devi -nemmeno entrare nella sua stanza, non devi esporti al pericolo, non hai -forze bastanti per resistere a tante fatiche, devi pensare prima di -tutto alla tua salute, è il tuo dovere di madre!... - ---E così, chi assisterà mio marito! - ---Un infermiere!... di qua non si scappa; costerà di sicuro del denaro, -ma il vecchio Gervasio pagherà; senza infermiere non è possibile di -andare avanti. Ne ho già parlato al medico... mi sono intesa con lui, -che ha promesso di trovarlo. - - ---Ah! povero Silvio, quando si vedrà assistito da un estraneo, come -resterà crudelmente colpito; si crederà abbandonato da tutti, e questa -amarezza potrebbe peggiorare il suo male. - ---Non aver paura di questo, egli non conosce più chi gli sta intorno, -non risponde alle domande che con un gemito insignificante, forse non -capisce più nulla!... - -Metilde piangeva, sua madre la sgridava, facendole osservare che le -lagrime in questi casi non servono a nulla, e rovinano gli occhi. - -Il medico venne con l'infermiere, esaminò nuovamente il malato, e non -seppe dissimulare la sua inquietudine. Era giovane anche lui, amico di -Silvio, molto studioso, ma esercitava da poco tempo la professione, e ne -sentiva la grave responsabilità. Mostrò desiderio di consultarsi con un -medico provetto, e propose il celebre dottor Pellegrini. Le signore -acconsentirono subito, ed alla sera ebbe luogo il consulto. - -Il dottor Pellegrini, dopo d'aver ascoltato una relazione del medico -curante, esaminò attentamente l'infermo e volle essere informato -esattamente delle condizioni fisiche dei parenti, perchè era convinto -che ogni individuo riceve coi germi della vita anche quelli della morte. - ---Le buone e le cattive qualità del sangue, egli diceva, producono la -salute o le malattie, predispongono le azioni del galantuomo e del -birbone, le opere dell'uomo di genio e dell'imbecille. Cerchiamo dunque -prima di tutto, di conoscere le origini, di studiare negli ascendenti le -tendenze del nostro soggetto. È certo che l'ambiente, la professione, il -genere di vita, gli alimenti, le cure igieniche o i disordini, -esercitano la loro influenza, modificano le tendenze, le accelerano o le -ritardano secondo i casi. Ma tanto l'albero che l'uomo non possono dare -che ciò che hanno nel sugo vegetale e nel sangue. È certo che il -castagno non farà mai pesche; nè un prossimo parente dell'ultimo doge di -Venezia si metterà alla testa di mille uomini per liberare la Sicilia; -nè un letterato avrà le stesse malattie d'un cuoco!... - -A queste parole Metilde arrossì, e subiva nella coscienza una lotta fra -la vergogna e il rimorso. «Se parlo,--essa pensava,--faccio palese la -mia inettitudine come padrona di casa; se taccio arrischio la vita di -mio marito! Mio Dio! che devo fare?...» Le parve di trovare un -espediente e chiese al medico: - ---Mi dica un poco, dottore, se un uomo solo facesse il letterato ed il -cuoco, quali sarebbero le sue malattie? - - -Il medico sorrise alquanto, e le rispose, con grande meraviglia di -Metilde. - ---Ne ho conosciuti moltissimi anche di questi, un mio amico -improvvisatore, faceva una famosa cucina!... In questo caso, vede mia -cara signora, le opere letterarie diventano pasticci, e i pasticci -diventano poemi.... cioè sono composti dei più svariati ingredienti.... -Ciò non vuol dire che riescano sempre deliziosi come l'Orlando Furioso; -anzi talvolta sono indigesti come qualche altro poema... che le auguro -di non leggere. - -Allora Metilde si fece coraggio, e confessò: - ---Devo avvertirla per sua norma, dottore, che mio marito si diverte a -far la cucina.... - ---Ah! bravissimo, disse il dottore, conosco anche qualche avvocato che -sa arrostire a meraviglia i suoi polli, e li fa mangiare in tutte le -salse.... - ---Forse il fuoco dei fornelli, avrà fatto male a mio marito?... - ---Se fosse così, si consoli; questo fuoco non è micidiale come quello -delle battaglie, non domanda eroismo per affrontarlo, e si guarisce -facilmente da' suoi effetti. Non abbia timore, ripareremo a tutti i -malanni. Il sangue dei Bonifazio è buono, la patria ha tutto l'interesse -di conservarlo. - - -E fatte le sue prescrizioni, prese commiato dalla signora, ed uscì -seguito dal suo collega. - -Quando furono in istrada il dottore Pellegrini continuava a fare quelle -domande, che non dovevano udirsi dalla famiglia. - ---Quali sono le condizioni morali dell'ammalato? ha dei pensieri gravi? -delle preoccupazioni attristanti?... - ---Credo, gli rispondeva il collega, che abbia molti debiti.... - ---Lo purghi con perseveranza.... Ha forse dei patemi d'animo? - ---Ha una suocera... vecchia elegante.... - ---Vi aggiunga del rabarbaro.... - -La malattia procedeva regolarmente, senza nuovi accidenti; ma pochi -giorni dopo cominciò ad ammalarsi anche la bambina, e il medico non -sapeva che ordinarle. L'ammalato se ne accorse per la confusione della -casa, sospettò che le mancassero i dovuti riguardi, e se ne lamentava -coll'infermiere, dicendo: - ---La Betta non avrà la pazienza di cambiarla spesso, ed io credo che mia -moglie non se ne intenda; la mia malattia è una doppia disgrazia!... - -Raccomandava al medico di esaminare il contenuto del poppatoio, che non -si fidasse della mala fede della domestica, e che insegnasse alla -signora tutte le cure necessarie, perchè non è stata mai avvezza ad -assistere malati. Così gli crescevano le inquietudini, anche per le -notizie poco soddisfacenti che venivano dalla villa, e quando avrebbe -dovuto star meglio la malattia si aggravava. - - - - - - - XVII. - - - -Alla villa Bonifazio succedevano dei fatti importanti. La nonna non -aveva riacquistato nè il movimento, nè la favella, pareva che intendesse -ciò che le dicevano, dai movimenti della testa e degli occhi, ma non -poteva che borbottare poche parole incomplete e confuse. Papà Gervasio -era sempre sofferente, e malgrado l'assiduità di Maria si mostrava -desolato ogni qual volta essa era costretta di ritornare al domicilio -coniugale. Senza una donna di cuore in casa, con quell'egoista di -Pasquale, che veniva tollerato per la somma difficoltà di sostituirlo, e -di ammettere un nuovo domestico in momenti disgraziati, senza la -direzione della padrona di casa resa impotente dal malore, col figlio -ammalato a Venezia, che non poteva giovarlo in nessuna maniera, il -povero Gervasio si sentiva disperato, e prevedeva che il disordine -crescente e l'abbandono di tutti, avrebbero portato agli estremi le sue -disgrazie. - - -Il vecchio maestro Zecchini che si studiava di confortarlo ebbe una -buona idea. - ---Perchè non v'intendete coi Pigna, gli disse, per prendere in casa i -nipoti, e non fate padrona di casa la Maria!... - ---Per riguardo verso mio figlio e la nuora, rispose Gervasio, che -potrebbero offendersi della preferenza.... - ---Non è una preferenza, è una necessità inevitabile. Vostro figlio e -vostra nuora non verranno mai più a stabilirsi in campagna; che cosa -farete voi solo e malescio con vostra madre resa impotente -dall'infermità? Non abbiate riguardi ed anzi per l'interesse stesso di -vostro figlio e della sua famiglia, chiamate Maria a dirigere la vostra -casa, e avrete, oltre la sua valente assistenza, anche l'aiuto e la -sorveglianza di suo marito. - -Non fu difficile convincerlo, perchè questo era il suo stesso desiderio. -Ogni cosa fu prontamente combinata; i vecchi Pigna aderirono subito -perchè ci vedevano il loro interesse; la famiglia di Venezia non ebbe -motivo di sorprendersi d'un avvenimento suggerito dalla necessità a -vantaggio di tutti. I giovani sposi trasportarono prontamente i loro -arredi in casa dello zio e della nonna e vi presero stabile domicilio. - - -Andrea aveva prese le abitudini dei Bonifazio, e vi si era affezionato; -Maria che sentiva tanto bisogno di non abbandonare la nonna, era -lietissima di rientrare in casa della sua famiglia ove era nata, ove -aveva tante memorie e tanti amici, ove i bisogni del cuore, e tutte le -necessità della vita la rendevano indispensabile. - -Essa riprese con bontà ed energia il suo antico dominio, e papà Gervasio -ne fu così lieto che gli parve anche di star meglio di salute, e si -propose di seguire i consigli del medico, ai quali non faceva più -attenzione per le afflizioni che gli amareggiavano l'esistenza. - -Le sue sofferenze esigevano un esercizio moderato; l'immobilità gli -riusciva dannosa quanto l'esercizio violento. Non poteva camminare senza -incomodo, non poteva subire le scosse della vettura senza inconvenienti. -Si fidava benissimo di Falcone, cavallo onorato e tranquillo; ma era -ancora troppo brioso per lui, perchè restando lungamente in scuderia, -quando lo attaccavano al legno salutava l'aria aperta dei campi con -ripetuti nitriti, e faceva dei salti d'allegria. - -Il medico lo aveva consigliato di acquistare un somarello e un -carrettino relativo, e di farsi trascinare senza scosse per le vie -battute. Aveva seguito il consiglio, e l'asinello seppe meritarsi -facilmente le simpatie di Maria, che gli aveva messo nome Martino. - -Collocato in scuderia nella posta vicina al Falcone, i due animali si -facevano buona compagnia, si strinsero prontamente in amicizia, e -vennero ammessi alle stesse profende d'avena, alle stesse largizioni di -pane e di zucchero, ed alle carezze della mano affettuosa di Maria. - -Quando uno dei due era tirato fuori dalla stalla, l'altro mandava dei -lamenti dolorosi, e continuava a dolersi durante l'assenza del compagno, -e al ritorno si udivano i reciproci saluti, gli allegri nitriti del -cavallo e i ragli ripetuti dell'asino. - -Martino aveva imparato da Falcone a poggiare il muso sulle spalle della -signora, a frugarle le tasche colla bocca, a dimostrare in diversi modi -il piacere di vederla, e la riconoscenza dei doni ricevuti. - -Maria ne faceva l'elogio al maestro Zecchini, lo conduceva in scuderia a -fare conoscenza col nuovo amico. - -Papà Gervasio li seguiva insieme con Andrea, si lodava moltissimo -dell'onestà e della intelligenza dell'animale, che gli si rendeva così -utile, Pasquale voleva convincerli che il somaro era migliore del -cavallo; guai se egli tardava un momento a somministrare l'avena a -Falcone, appena trascorsa l'ora il cavallo si dimenava impaziente, e -batteva le zampe in segno di collera. Martino aspettava rassegnato, non -si lamentava mai, si contentava d'ogni cibo, ed anche in piccola -porzione. - -Uscendo dalla scuderia Andrea confermò i detti di Pasquale e ne fece i -commenti; egli asserì che il cocchiere rubava la avena, e preferiva il -somaro, perchè la povera bestia non si lamentava d'esserne intieramente -privata, quando a Falcone era obbligato di darne almeno una parte per -farlo tacere. Pasquale va in furia, disse Andrea, per questa esigenza -del cavallo, bestemmia, e lo bastona. L'ho veduto io coi miei occhi. - -Alcuni giorni dopo questa visita alla scuderia papà Gervasio si trovò in -salotto col maestro Zecchini che stava seduto sulla poltrona in aspetto -malinconico, silenzioso, cogli occhi bassi, rispondendo appena alle -interrogazioni con parole tronche e recise. Si mostrò sorpreso di quei -laconismi, e gli domandò se qualche afflizione lo rendeva così triste e -pensieroso. - ---Sicuro, ho una grande afflizione, gli rispose il maestro, e si può -averne per motivi meno gravi del mio. Che cosa pensereste voi se -un'opinione sostenuta in tutto il corso della vita, e costantemente -confermata dalla esperienza, cominciasse a mostrarvisi erronea nell'età -più avanzata? - - ---Avete dunque da deplorare un simile disinganno? - ---Pur troppo!... pur troppo!... Voi sapete benissimo che ho ripetuto -sempre la stessa cosa, per un lungo corso di anni, ho sempre detto che -l'uomo è un asino! - ---Ebbene?... - ---Ebbene, ho gran paura d'aver calunniato l'asino!... - ---Ma come vi vengono questi scrupoli? - ---Dall'attenta osservazione. Ho fatto un esatto studio comparativo fra -il vostro domestico e il vostro somaro, e mi risulta che Martino è -superiore a Pasquale in tutti i punti. L'asino è buono e Pasquale è -crudele: l'asino è sobrio e Pasquale è un ghiottone; l'asino è paziente -e Pasquale è violento; l'asino è onesto e Pasquale è un briccone; -l'asino è pacifico e Pasquale è un accattabrighe; l'asino è utile e -Pasquale è dannoso, l'asino è riconoscente e Pasquale è un ingrato.... - ---Queste sono tutte verità indiscutibili! - ---Dunque la mia teoria è stata un errore! che ha ingannato una lunga -esistenza.... - ---Consolatevi, forse la vostra teoria non è sbagliata quanto può -sembrare a prima vista. Voi conoscete la legge delle compensazioni. -Applicate questa legge al vostro caso; se vi sono degli uomini che si -possono mettere senza scrupoli al di sotto degli asini, ve ne sono di -quelli che bisogna metterli molto al di sopra, molto più in alto, ed è -forse per questo che si chiamano uomini superiori! Ebbene le due -eccezioni si compensano fra loro; e resta la grande maggioranza del -genere umano, che dà perfettamente ragione alla vostra teoria. - -La loro conversazione fu interrotta da un rumore della stanza vicina. -Poco dopo Pasquale spalancò la porta che metteva al piano superiore, e -videro entrare Andrea e Maria che portavano in un seggiolone la nonna -paralitica. Il medico aveva ordinato di farla alzare dal letto, di -vestirla, di trasportarla al pian terreno, ove l'aria balsamica del -giardino, le avrebbe fatto del bene. E infatti essa guardava attorno con -sguardo curioso, e meno triste. Pareva che la povera donna sorgesse dal -sepolcro, tanto era pallida e magra, e che ritornando fra suoi diletti, -rivedesse con piacere i cari volti del figlio, dei nipoti, dell'amico, e -quelle pareti che le raccontavano una lunga storia di ansie e di dolori, -di affanni, di lagrime, temperate appena da qualche raggio fuggitivo di -gioia, da qualche bel giorno sereno fra le burrasche della vita. - -Tutti le furono intorno con congratulazioni ed auguri. Essa ascoltava e -mostrava di comprendere, ma non poteva rispondere che con un sorriso ed -una lagrima, muoveva anche le labbra, ma la parola usciva confusa e -incomprensibile. La mano paralitica era sostenuta da un fazzoletto -assicurato alla spalla, l'altra che poteva muoversi la teneva appoggiata -affettuosamente sulla testa di Maria, come una santa benedizione che -invocasse il cielo per lei. - ---Povera donna! esclamava Gervasio, asciugandosi una lagrima col dorso -della mano, tanta operosità, tanta vita, ridotte in questo stato!... - ---Se possiamo conservarla così, rispose Maria, tenerla con noi, -consolarla ed assisterla, non abbiamo diritto di lamentarci. Quando -penso che potevamo perderla per sempre, ringrazio Iddio di avercela -conservata, anche in questo stato. - -Pasquale che era uscito, ritornò poco dopo con una lettera. - -Metilde teneva informata esattamente la famiglia, sulla salute dei suoi -ammalati che andavano migliorando. La febbre e le sofferenze di Silvio -erano assai più miti, egli domandava continuamente della sua famiglia -lontana. Chiamava suo padre, la nonna, Maria, e li pregava di scrivere. -La piccola Camilla ricominciava a zampettare, e rideva quando le -facevano il bausette, ma talvolta la sua faccina si alterava tutto ad un -tratto, e le uscivano dagli occhi dei lucciconi che mostravano le sue -sofferenze. Saranno i vermi, il medico non sa che cosa ordinarle, ma ci -dice di sperar bene. «Questa parola _sperare_, che dovrebbe consolarmi, -mi fa paura, scriveva Metilde; ogni speranza ammette un dubbio, che nel -mio caso è spaventoso. La povera bimba è molto esile, delicata, i suoi -lamenti che non posso tradurre nè intendere mi mettono alla -disperazione. Ah! se potessi indovinare che cosa domanda! le darei -l'anima mia. Sento che se dovessi perderla non avrei più la forza di -vivere. Se Maria potesse darmi un consiglio, aspetto ansiosamente le sue -lettere.» - -Maria cercava di risponderle il meno male che fosse possibile, ma questa -corrispondenza le riusciva un poco imbarazzante. Tuttavia, avvezza a -molti sacrifizi non osava rifiutarsi al più grande di tutti. Stava al -tavolo delle ore intiere per mettere insieme una pagina tutta piena di -strambotti; cancellava, tornava a provare, sostituiva uno sproposito ad -un altro, poi ricopiava varie volte, e finiva sospirando, tutta rossa in -viso, e colle dita sporche d'inchiostro. - -Quando Metilde leggeva queste lettere a suo marito cercava di -dissimulare, per quanto le era possibile, la soddisfazione che provava -della inferiorità della cugina, ma un certo sorriso sarcastico svelava i -suoi pensieri e attristava Silvio. - -Papà Gervasio scriveva più raramente, per sollevare Maria, si limitava a -far coraggio a' suoi figli, dava le notizie precise della famiglia, e -basta. - -Quando c'erano buone nuove, Metilde scriveva con brio, e pareva che il -suo buon umore, pieno di grazia, si spandesse per la casa, come una -consolazione soave. Quando il marito o la bimba peggioravano, le sue -espressioni prendevano un senso così doloroso che stringevano il cuore. -Aveva delle frasi nuove, originali, tutte sue, che riuscivano balsami o -frecce, secondo i casi. - -Quando leggevano quelle lettere, tutti stavano attenti ad ammirarle, e -papà Gervasio esclamava: - ---Scrive come una fata! si vede che ha ricevuto una educazione -letteraria perfetta!... - ---Peccato, osservava il maestro, ma proprio peccato che non sappia -cuocere due uova al burro!... - -Un giorno Metilde ricevette una lettera di Maria con tali errori, -sconcordanze, ed equivoci burleschi, che leggendola a suo marito, senza -essersi apparecchiata, non le fu possibile di frenare uno scoppio di -risa argentine che parvero colpire l'ammalato come tante laminette -taglienti. Essa lo vide sconvolto, si pentì subito della sua imprudenza, -gliene fece mille scuse colle lagrime agli occhi, ma fu peggio di tutto. -Egli chiuse in sè stesso quella dolorosa impressione, ma sulla sera fu -ripreso dai brividi della febbre con acute sofferenze d'intestini. - -Il medico alla cura, fortemente impressionato dalla impreveduta -recrudescenza della malattia, volle udire nuovamente l'opinione del -dottore Pellegrini, il quale comparve per la seconda volta al letto -dell'infermo. - -Il medico alla cura chiese alla signora che cosa aveva mangiato suo -marito. - ---Un semplice brodo con un tuorlo d'uovo, essa rispose. - ---Nemmeno se fosse stato un uovo di serpente! esclamò il medico, e volle -sapere che cosa avesse bevuto. - ---La solita acqua di limone allungata. - ---Ha preso aria? Hanno aperte le finestre! - ---Mai! mai, mai.... - -Intanto il dottor Pellegrini taceva. Seduto in fianco al letto colla -mano al polso dell'ammalato, cogli occhi intenti nel volto di lui, lo -andava guardando con profonda attenzione, come volesse scrutarne i -pensieri. Quando il medico alla cura ebbe finito il suo esame, il medico -consulente cominciò colla interrogazione seguente: - ---Chi è venuto oggi a trovarlo?... - ---Nessuno affatto... rispose Metilde. - ---La signora, o la domestica gli avranno data qualche notizia?... - ---Gli ho letto una lettera della famiglia - ---Ah!... fece il dottor Pellegrini, poi rivolto al collega gli disse: -Ecco il motore!... ecco l'agente! e rivolto alla signora gli domandò: - ---Erano forse notizie attristanti?... - ---Tutt'altro.... erano buone notizie.... tutti stanno un po' meglio. - ---Allora ha sorriso per la gioia, o ha pianto di consolazione? - ---Non ha nè riso nè pianto. - ---Chi scriveva quella lettera? - ---Nostra cugina.... - ---Una cugina.... nubile?... maritata?... - ---Maritata, maritata, rispose Metilde con un po' di dispetto, tanto la -seccavano quelle interrogazioni indiscrete. - ---Vedo che la signora mi trova troppo curioso, osservò il dottore; ella -crede certamente inutili le mie domande. Ebbene, io voglio giustificarmi -perchè parlo con persona che intende. Ella deve dunque sapere, cara -signora, che ogni uomo obbedisce come uno schiavo ad un complesso di -leggi che non conosce. Molte ispirazioni elevate, molti sentimenti -generosi non sono che effetti d'un alimento o d'una bevanda, e così pure -molti dolori intestinali sono prodotti da un'impressione morale. Se -nessun cibo e nessuna bevanda hanno fatto male a suo marito, bisogna -cercarne la causa nel cervello o nel cuore, perchè questi organi sono -strettamente legati agli intestini, come il telegrafo di Venezia è -legato a quello di Roma. Tutte le parti del nostro corpo corrispondono -fra loro, e comunicano cogli agenti esterni non solo colla bocca, ma -ancora cogli occhi e colle orecchie, quello che si vede e che si sente -può produrre gli stessi effetti di quello che si mangia; una lettura può -agire come un veleno; un paesaggio come un calmante. La collera, il -disinganno, l'invidia alterano il fegato, i debiti fanno dolere la -testa, la paura agisce sulla vescica e sugli intestini.... Ella vede -dunque chiaramente che è stata quella lettera, che avendo trovato suo -marito in uno stato di profonda debolezza, ha prodotto gli effetti -dolorosi che ora dobbiamo risanare. - -A queste parole, Silvio si scosse dal letargo nel quale lo aveva gettato -la febbre, e disse: - ---È verissimo quello che dice il dottore, l'inasprimento delle mie -sofferenze è una conseguenza di quella lettera; essa mi ha fortemente -contrariato ed afflitto. - ---Ecco trovata la causa, conchiuse il dottor Pellegrini, adesso tocca a -noi a modificarne gli effetti, e a riparare i danni prodotti. - -Metilde in piedi davanti il letto guardava il marito con occhio torvo, -mentre il dottor Pellegrini scriveva una ricetta, parlando sotto voce -col collega, che mostrava di approvarlo col movimento del capo. - -Il giorno seguente toccò alla piccola Camilla d'essere molto sofferente. -Il medico la trovò aggravatissima. La madre afflitta ed inquieta era -poco fiduciosa nel dottore, ma non voleva nemmeno consultare quel famoso -Pellegrini che cominciava a diventarle antipatico. Pregò sua madre di -mandarle il loro vecchio medico di casa, che non faceva tante domande -suggestive, che ordinava ai bimbi dei biscottini, ed agli adulti quei -beveroni di fieno filtrato, i quali contenendo tutte le erbe medicinali -conosciute, dovevano giovare a tutte le malattie. Ma il povero vecchio -era morto da qualche tempo, senza lasciare degli allievi. La piccola -ammalata peggiorava, il giovane medico consigliò la signora di chiamare -ancora il Pellegrini, e nell'interesse della bambina dovette rassegnarsi -al nuovo consulto. - - -Quando udì il campanello che annunziava la visita all'ora fissata, la -signora agitata da diverse sensazioni andò ad incontrare i medici in -anticamera; li ricevette con un certo sussiego, e quando furono davanti -la cuna, s'indirizzò al dottore Pellegrini, e gli disse con aria di mal -dissimulata ironia: - ---La povera bimba non ha ricevuto nessuna lettera da un cugino, dove -andremo adesso a trovare il movente dei suoi dolori?... - ---Nel sangue dei genitori: le rispose pacatamente il medico, in un -qualche vizio, in qualche disgrazia degli antenati, in una debolezza o -in un peccato della nonna o della bisnonna. Nella vita sociale i debiti -restano alcune volte insoluti. Il benefizio d'inventario è un'invenzione -umana, come ne ebbero sempre i legislatori; ma la natura non transige, e -se i parenti contraggono dei debiti, tocca ai discendenti a pagarli. - ---I nostri parenti morirono tutti vecchi, rispose Metilde; il nonno di -mio marito, il capitano Bonifazio ha fatta la campagna di Russia ed è -morto da pochi anni; sua moglie invecchiò come lui; i miei nonni -morirono vecchioni; i miei genitori, grazie al cielo, stanno benissimo; -mia suocera è morta da parto; mio suocero fu fra i difensori di Venezia: -è una famiglia ricca di sangue generoso.... - - ---Cerchiamo dunque nel sangue degenerato della generazione presente, -soggiunse il dottore; i vecchi resistettero ai disagi della guerra, -affrontarono impavidi tutti i pericoli; i discendenti minacciano di -morire per la lettera d'una cugina! la ricchezza è diventata la povertà, -la pletora degli eroi si è ridotta all'anemia d'un fisico fiacco. - -Non c'era caso d'aver ragione con quell'implacabile scrutatore delle -umane miserie. Metilde si fece buona, alzò le mani congiunte in atto di -preghiera verso il medico, e cogli occhi velati di pianto, gli disse: - ---Per carità, dottore, mi salvi questa creaturina innocente di tutti i -torti degli avi; dalla sua vita dipende la mia esistenza!... - -Il dottore Pellegrini le rispose in tuono raddolcito: - ---Mia cara signora, gli alberi si puntellano contro gli uragani; ma -basta un soffio d'aria leggiera per abbattere un fiore. La scienza che -ha costruite le macchine a vapore non è capace di creare un insetto. La -natura è il solo medico dei deboli; la loro tenuità sfugge alla nostra -ruvidezza. Cerchiamo di secondare la natura nella sua opera benefica; -non possiamo sperare che nella sua potenza. Stia bene attenta ai più -lievi movimenti della bimba, cerchi d'indovinare i suoi desideri, la -aiuti a conseguirli; invece di consultare i medici, consulti il suo -cuore, il cuore di una madre è il miglior medico dei bambini; se una -madre, che abbia intelletto d'amore, non salva il suo bimbo ammalato, -nessun altro lo può. Eccole il mio consiglio. - -Questa volta parve a Metilde che il medico avesse ragione; se ne mostrò -riconoscente, lo ricondusse fino alla porta dell'appartamento, -stringendogli la mano in modo affettuoso. Avevano fatto la pace. - -La malattia rimase stazionaria per due giorni, poi andò peggiorando. - -Metilde non abbandonava la bambina nemmeno un istante, la vegliava -assiduamente tutta la notte, le dava quei soccorsi che le venivano -indicati dal cuore in osservazione continua; ma la natura del male si -mostrava ribelle ad ogni cura. - -Silvio inquieto, fremente nel suo letto di dolore, andava fantasticando -con mille sogni d'infermo. Conoscendo sua moglie inetta a tutte le -faccende domestiche, confondeva la padrona di casa colla madre, e -pensava che una donna incapace di preparare una bevanda, non poteva -essere capace nemmeno di assistere con intelligenza la sua bambina -ammalata, e la rendeva ingiustamente responsabile dell'esito della -malattia. È certo che vedendosi assistito da un infermiere l'animo -irritato e malcontento lo spingeva a cattivi giudizii. - -Ma la natura fu spietata e inesorabile, ogni più delicata cura materna -fu vana; e dopo parecchi giorni di atroci sofferenze, la povera Camilla -morì. E nessuno avrebbe mai potuto cavar dalla mente di Silvio che fosse -morta per mancanza di cure. - -Per riguardo al dolore della madre che fu grandissimo, il marito -desolato nascose il triste pensiero, ma gliene rimase sempre un punto -nero nel fondo dell'anima. - -Ne diedero subito l'annunzio funebre alla famiglia, e ricevettero le più -affettuose condoglianze, e un cassetto contenente i più bei fiori del -giardino, raccolti e spediti da Maria per ornare di belle ghirlande la -candida bara della morticina. - -L'uscita della bara dall'appartamento fu uno schianto atroce pel cuore -di Metilde, che cadde priva di sensi nelle braccia di suo padre, accorso -colla signora Emilia per assisterla, e calmare il suo dolore. Si temette -assai anche pel povero Silvio che quantunque in via di guarigione si -trovava tanto abbattuto di forze da non poter sopportare una sensazione -violenta. Ma il medico prevedendo la gravità del pericolo gli aveva -somministrato degli oppiati soporiferi che attutivano il suo dolore. - -Nel giorno dei funerali i signori Ruggeri rimasero colla figlia, -lasciando libero sfogo alle sue lagrime; ma il giorno seguente la -signora Emilia la ammonì in aria solenne di fare uno sforzo di -rassegnazione, per occuparsi di quelle cure affliggenti che sono -l'immediata conseguenza della morte dei nostri cari, e le diceva con -aria compunta: - ---Il mondo, mia cara, ha le sue terribili esigenze, dopo le lagrime c'è -un'altra cosa, assai dolorosa, ma indispensabile; bisogna occuparsi del -lutto, bisogna vestire le gramaglie.--La sarta e la modista attendevano -in anticamera, la signora Emilia accennò alla Betta d'introdurle. - -Allora distesero sul tavolo i figurini della moda in lutto, i fiori, e -le perline nere di vetro, e le stoffe. - -Metilde guardava sbadatamente, cogli occhi gonfi iniettati di sangue; -prendeva in mano un figurino, con aria distratta, languente; si -asciugava le guancie bagnate di lagrime, rispondeva sì e no coi semplici -cenni della testa. La signora Emilia osservava le figure, le stoffe, -consultava la sarta, discuteva, si animava parlando, e diceva a sua -figlia: - - ---Ti consiglio la sottana di casimiro, a pieghe nella parte superiore, e -a sboffi dal ginocchio in giù. Deve terminare con uno sboffo, una gala a -cannoni e un pieghettato. Poi prendendo un altro figurino, le indicava: -questa sarebbe la tunica.... - ---Mi piacerebbe più il giacchettino attillato, soggiungeva Metilde, con -voce fioca e sommessa, ma la madre con voce insinuante, riprendeva: - ---Creatura mia, quei giacchettini non si portano più dalle signore -ammodo, sono troppo comuni, ne hanno perfino le cameriere; invece guarda -bene questa tunica, si compone di due panierini sui lati; per di dietro -si guerniscono di crespo e formano il puff.... - -Il disegno del puff sul didietro la persuase. Allora fissarono la forma -del cappellino, scelsero i fiori neri, e il lungo velo crespo d'un -effetto funebre meraviglioso. La sarta, la modista e la signora Emilia -ciarlavano, criticavano certe mode; un mezzo sorriso velato sfiorò anche -le labbra della madre, accennando con aria di profondo disprezzo alcuni -aggiustamenti del giornale di mode, che le spiacevano. - -Poi passarono alla scelta delle golette, dei polsini, dei fazzoletti di -battista, a larghe righe nere.... - ---Mi occorrono anche dei guanti, disse Metilde, con un profondo sospiro, -un ombrellino, e un ventaglio... - ---Tutte queste cose le compreremo insieme alla prima uscita, le rispose -la madre. Ho veduto da Fana dei ventagli da lutto, deliziosi!... te li -farò vedere. - -Dopo la partenza della sarta e della modista entrarono nella stanza di -Silvio; si avvicinarono al letto; la signora Emilia gli parlò dei -preparativi del lutto, e gli domandò se desiderava che mandassero il suo -cappello dal cappellaio, perchè vi mettesse il velo crespo. - -Silvio guardò la suocera cogli occhi stupiditi, poi tutto d'un tratto le -voltò le spalle e proruppe in uno scoppio di pianto. Metilde gli si -avvicinò, gli appoggiò una mano sulla fronte, e piansero insieme. - -La signora Emilia si ritirava scuotendo la testa, mettendo in moto i -ricciolini della fronte, e dimenando i fianchi in aria disinvolta, si -affacciava alla finestra, e guardava se il macellaio aveva aperta la -bottega, per mandare la Betta a far la spesa. Tutte quelle scene le -vuotavano lo stomaco, e sentiva il bisogno di rintonarsi le forze. - -Incominciata la convalescenza, gli amici di Silvio venivano a vederlo, e -a fargli un po' di compagnia; la signora Metilde faceva la sua comparsa -in gran lutto, e prendeva parte alla conversazione. - -Quei giovinotti, quando uscivano dalla casa, si comunicavano le loro -impressioni. - -Chi diceva che Metilde era una donna molto elegante e gentile; chi -lodava la sua intelligenza e coltura; e chi trovava che il lutto andava -bene a tutte le donne, ma specialmente alle bionde. Silvio si accorgeva -della rispettosa ammirazione degli amici, e ne andava superbo. Aveva già -congedato l'infermiere da qualche giorno, e non si rammentava più quanto -gli fossero mancati i soccorsi del cuore nei giorni delle sofferenze. - -Erano privi da qualche giorno di notizie della villa, quando giunse -inaspettata una lettera del maestro Zecchini, il quale non scriveva che -nelle grandi occasioni. Ruppero prontamente la busta per vedere che cosa -c'era di nuovo, e cominciarono a leggere una lunga filastrocca che -preparava l'annunzio d'una nuova disgrazia. - -Tutte quelle frasi lambiccate potevano riassumersi in poche parole; ma -egli divagava lungamente per persuadere che a questo mondo bisogna -morire, specialmente dopo qualche insulto apoplettico. La morte della -nonna era tutt'altro che inaspettata, anzi tutti erano sorpresi che la -povera paralitica potesse tirare più in lungo. Ma la vita le fu -prolungata per le cure affettuose di Maria. Alfine dovette soccombere ad -un ultimo attacco decisivo. Maria poteva dire di aver perduto sua madre, -e infatti nessuno tentava di consolarla. - -La povera vecchietta paralitica era più che rimbambita, ma la nipote la -sorvegliava con tenerezza, e sperava che le sue cure affettuose -l'avrebbero conservata ancora per lungo tempo. Il sorriso benevolo della -nonna la ricompensava largamente di tante fatiche, e la sua morte -lasciava un vuoto spaventoso nella casa Bonifazio, e nel cuore figliale -della nipote. - -La perdita della madre adorata, la desolazione straziante di Maria, le -lagrime e il lutto di tutti diedero l'ultimo crollo anche a papà -Gervasio, già infiacchito dagli anni e dalle amarezze, e consunto dalle -sofferenze intestinali, che lo molestavano da lungo tempo. - -Si mise a letto, fece chiamare il maestro Zecchini, come il più vecchio -amico di casa, e colla sincera effusione d'un animo affranto, gli -confidò i suoi presentimenti e le sue disposizioni. - ---Mi sono tenuto in piedi colla forza della volontà, egli disse; fino -che viveva mia madre le dissimulava le mie sofferenze, perchè leggevo -l'inquietudine nel suo sguardo incerto e vagante, e non volevo aggravare -il suo stato mostrandole di star male. Ma sento che la mia fine si -avvicina, ho dei doveri da compiere, vi prego di farmi venire un notaio. - ---Appunto perchè soffrite da molti anni io spero che il male non sia -grave, e che la vostra vita sarà prolungata per il bene di tutti, gli -rispose il maestro; ma siccome il far testamento non fa morire nessuno, -così io vado a cercare il notaio, e vi approvo; ma lo condurrò senza che -la povera Maria se ne avveda; essa non ha bisogno d'altri dolori. - -E così fu fatto. Papà Gervasio dettò il suo testamento, e dopo la -partenza del notaio, pregò l'amico Zecchini di scrivere un'altra lettera -a suo figlio, annunziandogli che le sue sofferenze si erano aggravate, -che desiderava vederlo ancora una volta prima di morire per dargli -l'ultimo bacio e la sua benedizione. - -Il maestro sapeva che Silvio cominciava appena la convalescenza della -grave malattia sofferta, e vedeva d'altronde che le apprensioni di -Gervasio erano esagerate; scrisse dunque in modo da non spaventare -nessuno, annunziando il desiderio del padre, facendo vedere che non -c'era urgenza, e che sarebbe stato bene di prendere delle misure per -restare in campagna qualche mese colla moglie, per tener compagnia al -padre infermo, e in pari tempo per rimettere perfettamente in salute -anche Silvio, coll'aria pura ed elastica della villa, durante la bella -stagione. - -Questa lettera giunse a Venezia qualche giorno dopo di quella che -annunziava la morte della povera nonna, e aggravò il dolore sofferto, -lasciando sospettare, malgrado le attenuazioni del maestro, la minaccia -d'una perdita ancora più dolorosa. - ---Le disgrazie sono come le ciliegie, diceva Silvio; non vengono mai -sole, e quando cominciano non finiscono più! - -Il medico venne informato minutamente di tutte queste circostanze, e in -considerazione della gravità del fatto permise a Silvio di lasciarlo -partire fra pochi giorni, quantunque non fosse ancora intieramente -ristabilito, e che le forze continuassero a fargli difetto. Tuttavia la -brevità del viaggio, fatto con ogni precauzione possibile non poteva -recargli danno. Avrebbe continuato la sua cura ricostituente anche nella -casa paterna, col vantaggio dell'aria della campagna, e della quiete -tanto benefica ai convalescenti, che gli restituirebbero prontamente le -forze indebolite, e il vigore perduto. - -Marito e moglie furono concordi per seguire il consiglio medico; ma la -signora Emilia vi trovava delle grandi difficoltà, e non poteva -persuadersi della necessità d'un soggiorno prolungato in campagna. - ---Pazienza per qualche giorno, essa diceva a sua figlia, ma al tempo dei -bagni! nella stagione più brillante per Venezia; e se passasse -l'autunno, e se venisse il novembre e che tuo suocero fosse ancora -ammalato? Se si trattasse d'una malattia acuta che si sbrigasse in -qualche giorno, ma quel pover'uomo mi pare un cronico, e vi sono dei -cronici che vivono più dei sani!... - ---Intanto per adesso ci vuol pazienza, le rispondeva Metilde, in seguito -si vedrà, la campagna farà bene anche a Silvio.... - ---Che cosa ti sogni? essa riprendeva, l'aria di Venezia non lascia nulla -a desiderare; cosa pensi? di sacrificarti per una chimera, di -seppellirti in un deserto, in mezzo a quei boschi, fra gente rozza, alla -tua età, colla tua educazione?!... - ---Bisogna andarci per la disgrazia della nonna, e per la malattia di mio -suocero.... - ---Lascia che ci vada lui, tuo marito, tu già non sei in caso nè di -assistere gl'infermi, nè di resuscitare i morti!.... - ---Oh mamma! Silvio è ancora ammalato, vuoi che lo lasci solo! - ---Ma, creatura mia, egli non ha bisogno di nessuno per guarire, il tuo -sacrifizio mi pare affatto inutile. Adesso poi che ti sei fatta quel bel -vestito di lutto, vuoi andarlo a sfoggiare fra i contadini?... non -valeva la pena di sceglierlo con tanto buon gusto. Che tuo marito vada -pure a trovare suo padre, lo trovo giusto, e che ritorni quando vorrà. -Se suo padre starà meglio, tu non sei in dovere di andargli a far -visita; se per sua disgrazia dovesse morire, io non posso permettere che -un nuovo dolore ti riapra una piaga recente, con gravissimo pericolo per -la tua salute. - ---Ma io gli ho promesso d'accompagnarlo, ed è tanto contento!... - ---Gli farai osservare che io non approvo la tua promessa, che la tua -salute esige dei riguardi, che in seguito, se starai meglio.... si -vedrà. - ---Ma io sto benissimo.... - ---Che importa!... gli dirai che ti senti male.... gli uomini credono -tutto.... oh, non ti fa spavento quella vita noiosa, al letto d'un -malato bisbetico, senza una distrazione nè uno svago, in quella perpetua -solitudine?!... - -Ma nessun argomento poteva persuaderla a rimanere, perchè oltre -all'affetto del marito, e al sentimento del dovere, un altro motivo -imperioso la spingeva alla partenza. Essa pensava a Maria che le pareva -pericolosa, disprezzava Andrea, non ignorava il primo amore di Silvio, e -non era disposta di abbandonarlo al pericolo, per non esporsi al rimorso -di non averlo preveduto. - -Partì dunque insieme al marito, malgrado il malcontento e la -disapprovazione della madre, che fino all'ultimo momento la scongiurava -a non abbandonarla. - -E accompagnando alla stazione il genero e la figlia, mandava i suoi -saluti e quelli di suo marito al caro signor Gervasio, e a tutta la -famiglia, cogli auguri d'una perfetta guarigione, e le più calde -raccomandazioni d'un pronto ritorno. - - - - - - - XVIII. - - - -Durante il viaggio in ferrovia Silvio guardava fuori dal finestrino del -carrozzone il fumo nero della vaporiera che scendeva sui campi e si -disperdeva nell'aria, e aspirava con voluttà i sentori della campagna -che gli facevano bene. Era la fine d'agosto, dei nuvoloni bianchi -correvano nell'azzurro del cielo. I grappoli d'uva cominciavano a -rosseggiare sui tralci, il sole d'estate aveva tinto le foglie di vari -colori, il granoturco mostrava le pannocchie colle barbe mature, le -quaglie cantavano nella saggina, i pettirossi e le cingallegre nelle -siepi, le rane gracidavano nei fossi. Tutte quelle piante, e quelle -voci, rammentavano a Silvio la sua prima gioventù, il tempo felice delle -vacanze, quando correva pei campi in compagnia della cugina. Come erano -cambiate le cose col corso degli anni!... - -Metilde pensierosa teneva gli occhi abbassati sul ventaglio chiuso nella -destra, e batteva le stecche colle dita della sinistra, come sulla -tastiera del pianoforte. La gente che entrava ed usciva dalle diverse -stazioni, i giardinetti dei guardiani, le carrozze che attendevano i -viaggiatori non giungevano a distrarla dai suoi pensieri; la madre -l'aveva tanto impaurita sulla vita che la attendeva, che ne presentiva -tutte le tristezze, e rimpiangeva la sua Venezia. - -Immersa nelle cupe meditazioni, passò senza avvedersene dalle stazioni -di Mestre, Mogliano, Preganziol, ma quando il treno correva in fianco ai -laghetti formati dalle curve del Sile, fra le canne palustri, e vide -apparire la chiesa di San Nicolò di Treviso, come uno spettro severo e -grandioso davanti le casupole che lo circondano, sentì una stretta al -cuore che le annunziava l'arrivo. Alla stazione trovarono il legno che -li aspettava. Fecero caricare il loro bagaglio, e domandarono subito a -Pasquale le notizie del malato. - ---Sempre lo stesso!--rispose il cocchiere, e queste parole suonarono -all'orecchio della signora, come la condanna d'un lungo martirio. - -Silvio accarezzò il collo di Falcone, che mostrò di riconoscerlo, e -partirono subito per la villa. - -Quando entrarono nel parco, Argo che stava sdraiato sulla porta di casa, -balzò in piedi, ed annunziò il loro arrivo coi soliti abbaiamenti. - -Comparve subito Maria che si gettò piangendo nelle braccia di Metilde, -la quale corrispose colle sue lagrime a quelle della cugina. Scambiarono -dolenti condoglianze sulla povera nonna, sulla bimba tanto desiderata, e -tutti insieme si recarono direttamente al letto di papà Gervasio. - -Parve che un raggio di sole entrasse nella camera alla vista del figlio. - -Si abbracciarono teneramente piangendo, a ciascheduno mancava la parola, -le strette di mano supplivano alla voce, nell'espansione di quegli -affetti domestici. - -Dopo tanto tempo che non si erano veduti, tutti avevano sofferto, tutti -avevano bisogno di aprire il cuore riboccante di dolori e di lutto. -Sedettero intorno al letto, il figlio accarezzava la mano del padre, -Maria raccontava singhiozzando gli ultimi momenti della povera nonna, -che si era spenta senza sofferenze apparenti, come tutte le anime buone, -che dopo una vita laboriosa e faticata, si addormentano dolcemente nel -sonno eterno. - -Metilde si asciugava le lagrime col fazzoletto listato di nero che -esalava un odore soave, e colla coda dell'occhio esaminava i vestiti di -Maria, che non le parevano ammodo. Si vedeva che aveva scelto il più -oscuro dei suoi abiti, e portava annodato al collo un fazzoletto di seta -nera. - -La seta nei primi mesi del lutto!...--pareva una cosa scandalosa agli -occhi di Metilde, ligia alla prammatica che non ammette che la lana ed -il crespo. - -Quando Metilde si trovò sola col marito, gli segnalò subito quella -vergogna. - -Silvio con faccia da scimunito non capiva niente, non poteva penetrarsi -della gravità di quello scandalo, e le rispose in aria sprezzante che la -sua osservazione era una vera sciocchezza. - -Metilde lo guardò con sorpresa, non insistette; era perfettamente -convinta che suo marito avrebbe sempre approvati tutti gli errori della -cugina, diventando anche impertinente; quella indulgenza non aveva -limiti, e lo rendeva cieco. - -Papà Gervasio, passato il primo momento di soddisfazione, che pareva -avergli giovato, ricadde subito in profondo abbattimento. Il medico non -dissimulava il lento, ma inesorabile progresso del male. - -L'inappetenza completa rendeva difficilissima la conservazione delle -forze che andavano scemando. Maria si scervellava nella ricerca di tutti -gli artifizi possibili per ammannirgli qualche cibo che non ripugnasse -al suo stomaco delicato. Faceva dei brodi ristretti dorati, trasparenti, -delle gelatine che mettevano appetito al solo vederle. - -Anche Silvio dopo la malattia era macilento, aveva il viso smunto, -affilato, si sentiva molto debole. - ---Mangia della carne, gli diceva Metilde, se vuoi riprender le forze. - -Maria non era di questa opinione. - ---I convalescenti, essa osservava, digeriscono male, bisogna sostenerli -con cibi sostanziosi, ma leggieri,--e gli apparecchiava dei tuorli -d'uova sbattuti nel Marsala; gli dava di quelle gelatine e di quei brodi -che apparecchiava per papà Gervasio. - -Quando Silvio cominciò a sentire appetito, Maria lo teneva a stecchetto, -non lo lasciava mai mangiare il suo bisogno. Gli apparecchiava delle -cervelline fritte, in agro-dolce, e delle salse piccanti che gli -facilitavano la digestione. Lo teneva corto di pane, gli mescea -dell'acqua nel vino, malgrado la sua opposizione, portava via il -formaggio dalla tavola, ad onta dei suoi spergiuri. - -Metilde trovava quelle attenzioni esagerate e ridicole, li canzonava -tutti due; diceva ch'egli simulava le smorfie del bambino per farsi -medicare dalla dottoressa di cucina. - - -Una febbriciattola insidiosa continuava a minare la vita del povero papà -Gervasio, il suo ventre si gonfiava, aveva la pelle e le mani secche, -era angustiato da una sete continua, e la nausea gli rendeva odioso -anche il brodo migliore. Maria gli faceva gustare delle conserve di -frutta, delle gelatine profumate di ribes e lampone, trasparenti come il -cristallo; teneva sempre pronte delle spremute di limone e di arancio, -apparecchiava del latte d'amandorle, e di semi di popone. - -Silvio mostrava desiderio di aver la sua parte, ma essa lo persuadeva -che per lui non erano opportune, e gli faceva bere di preferenza qualche -bicchierino di vino vecchio. - -Metilde osservava tutto in silenzio, lavorando all'uncinetto. Quel -lavoro quasi meccanico permette alla donna di raccogliere i suoi -pensieri, di discuterli tacitamente, senza distrazione, rimuginando nel -cervello i più minuti particolari della vita. - -Quella casa era ben cambiata dal primo tempo del suo matrimonio, quando -essa regnava con potere assoluto sull'animo di tutti i parenti che -andavano a gara per compiacerla, e nel farle omaggio. I più vaghi fiori, -e le migliori frutta del giardino erano per lei. Alla colazione ed al -pranzo essa trovava ogni giorno davanti il suo piatto un vasetto snello -di vetro opalino di Murano colle più belle rose sbocciate al mattino, di -tutte le varietà, d'ogni gradazione di colore dalla porpora al carminio, -dal giallo d'oro al candido perfetto. Ce n'erano d'orlate, di variegate, -di punteggiate, di vellutate e di lucenti come il raso. Formavano -l'orgoglio di papà Gervasio, ed erano la sua offerta giornaliera. - -In quel tempo felice Silvio la adorava, le usava le più delicate -attenzioni, le procurava ogni distrazione possibile, il passeggio, le -gite in carrozza o in ferrovia nei paesi vicini. La povera nonna temeva -sempre che le mancasse qualche cosa, le offriva tutto quello che poteva -farle piacere, si affaticava per servirle ogni giorno un pranzetto -appetitoso. Gli amici di casa venivano a farle visita, tutti i domestici -erano occupati per lei, eppure trovava la campagna noiosa. Immaginarsi -adesso!... - -Adesso tutto era tristezza, l'ombra della morte era passata sulla casa. - -Il pianterreno era silenzioso e deserto, il primo piano attristato dalla -malattia; alla gaie vesti di sposa era succeduto il bruno del lutto, ai -piaceri svariati la vita monotona, alla primavera l'autunno, all'amore -ridente il truce fantasma della gelosia. - - -Il medico veniva due volte al giorno, e partiva colla testa bassa; il -parroco si presentava alla porta per vedere se era venuto il momento -anche per lui; un'aria di profonda malinconia dominava la casa, tutti -portavano sul volto le traccie delle perdite recenti, e l'apprensione -dell'avvenire. Perfino i canarini mutavano le penne, e non cantavano -più. Il solo indifferente a tutto quel cambiamento di scena era Mumut, -il vecchio gatto di casa, il quale continuava impassibile a presentarsi -al balcone della cucina all'ora consueta, e nella beata aspettativa del -pasto schiacciava un sonnellino, e faceva le fusa. Tutto il resto pareva -colpito d'una immobilità spaventosa. La statua in gesso di Napoleone, -colle braccia incrociate sul petto, era coperta dalla polvere degli anni -e dell'abbandono, e guardava sempre ad un punto fisso. - -I ritratti dei generali imitavano il loro imperatore; le battaglie -appese ai muri, coi loro morti e i feriti, e i reggimenti all'attacco, -aspettavano invano la ritirata o la vittoria. - -Metilde passeggiava lentamente, osservando ogni cosa, e passava da una -stanza all'altra, mandando dei lunghi sospiri. - -Sua madre le scriveva due volte per settimana i pettegolezzi di Venezia, -che le davano la nostalgia, i cambiamenti di moda, gli arrivi e le -partenze degli amici, e le annunziava gli spettacoli che si promettevano -per il prossimo inverno, i teatri e i piaceri del carnevale, e sperava -che finito l'autunno Metilde sarebbe alfine ritornata a goderne la sua -parte. - -Ma la giovane donna subiva gli effetti dell'ambiente malinconico, tutte -quelle promesse le parevano vane, cose dell'altro mondo; oramai tutto le -sembrava finito, si vedeva sepolta viva chi sa per quanto tempo, forse -non avrebbe mai più veduta la sua Venezia, e a questo pensiero una -lagrima le sgorgava dal ciglio, e si affrettava a nasconderla per non -essere obbligata a render conto a nessuno de' suoi pensieri, e della sua -profonda tristezza. - -Quando una famiglia attraversa un'epoca nefasta; se vi sono in casa dei -bricconi, sanno cavar partito dalle disgrazie a loro vantaggio. - -Andrea aveva saputo in paese che Pasquale comperava degli animali -bovini, e li dava a mezzadria nelle stalle vicine. Con un modico salario -questi risparmi non erano possibili. Maria si era già avveduta dei -prezzi esagerati d'ogni cosa che il domestico era incaricato di -comperare, ma non aveva il tempo di controllare le sue spese, e poi -anche questo genere di furto non poteva bastare ai suoi dispendi. - - -Ci dovevano essere degli altri abusi, ma non era facile scoprirli. - -Andrea lo sorvegliava attentamente, lo seguiva dovunque, teneva le -chiavi di tutto. Pasquale che si sentiva sorvegliato, odiava l'intruso, -si rifiutava di riconoscerlo per padrone, non si credeva obbligato di -eseguire i suoi ordini, lo guardava con occhio sprezzante e sdegnoso, e -cercava ogni occasione per denigrarlo. - -E per disgrazia queste occasioni non mancavano. Trovandosi in possesso -delle chiavi della cantina, Andrea si credette in obbligo di osservare -se i vini si guastavano nelle botti o nelle bottiglie. Cominciò con -degli assaggi prudenti, ma un poco alla volta prese l'abitudine di fare -delle bevute solenni. Egli aveva ereditato dal nonno Pigna la natura -propensa al vino, e si sentiva le migliori disposizioni per imitarlo e -superarlo, non gli mancava che l'occasione favorevole per sviluppare il -suo talento. - -Questa occasione gliela aveva apparecchiata bellissima papà Gervasio, il -quale, vedendo che i prodotti della vite andavano sempre più declinando -pel funesto influsso di molteplici malanni, aveva pensato di mettere in -serbo ogni anno una parte del suo vino migliore, per assicurarsi il -latte della vecchiaia. Sulle pareti della cantina, dietro alle botti, -correvano dei palchi pieni di bottiglie, allineate come i soldati sul -campo, colle relative etichette che indicavano gli anni. Era una -seduzione irresistibile, un attraente invito agli studi comparativi -sulla diversità dei prodotti di varie epoche. Andrea sturava una -bottiglia che indicava dalla sua trasparenza la purezza del vino. Era un -nèttare delizioso!... gli anni avevano sviluppati gli aromi che salivano -per le narici con esalazioni eccitanti. Quello dell'anno antecedente -doveva essere ancora più profumato. Ne faceva la prova, e vedeva di aver -ragione. Il più vecchio deve essere il migliore di tutti, e faceva un -ultimo assaggio che era un nuovo trionfo!... Egli usciva dalla cantina -colle gambe mal sicure, cogli occhi brillanti, e lo sguardo ardito. -Pareva che la vista delle battaglie di Napoleone lo animasse alla lotta, -e guai a chi gli compariva davanti in quei momenti fatali. - -Pasquale lo sfuggiva, dicendo che il vice-padrone aveva il vino cattivo, -andava a rifugiarsi nel fienile; l'altro batteva a tutte le porte, -entrava in scuderia, e finiva col cadere sullo strame, ove restava delle -ore, immerso nel profondo letargo dell'ubbriachezza. Il cocchiere usciva -prudentemente dal suo nascondiglio, andava a chiamare il figlio del -padrone, e lo conduceva a vedere lo spettacolo del cugino sdraiato in -terra come un maiale. - -Silvio ne diede subito avviso a Maria che passata la sbornia fece una -ramanzina al marito, il quale si giustificò mettendo in campo il -sospetto che un certo vino prendesse lo spunto, egli volle subito -assicurarsene e ne aveva assaggiato trovandosi a digiuno. - -Un'altra volta il vino gli aveva fatto male, perchè prima di entrare in -cantina aveva bevuto della birra. Ma continuando ad ubbriacarsi non -seppe trovare altro pretesto che quello che il buon vino gli piaceva, e -che non vedeva la ragione di privarsene. Divenne una brutta abitudine. -Beveva anche all'osteria, e rientrava in casa barcollando, colla bocca -storta dalla quale uscivano delle parolaccie villane, delle espressioni -tronche minacciose. Metilde ne aveva paura, ed alla comparsa -dell'ubbriaco fuggiva nella sua stanza, e si chiudeva dentro. - -Un giorno esso entrò improvvisamente in cucina tutto traballante, e si -mise a strepitare senza riguardi davanti ai cugini. Maria lo minacciò di -togliergli le chiavi della cantina; egli le rispose con uno schiaffo. -Silvio saltò al collo d'Andrea e voleva strozzarlo. Metilde urlava -spaventata, dicendo che quelle erano baruffe da mascalzoni, che Silvio -non aveva bisogno di farsi paladino di nessuna dama, che egli non doveva -ingerirsi negli affari degli altri. - -Silvio dichiarò che si stimava in dovere di difendere la cugina, questa -singhiozzava convulsamente, e non voleva che Silvio battesse suo marito. -Andrea barcollante voleva menare dei pugni, allora la zuffa si riaccese, -e Silvio lo mise alla porta a furia di calci nel deretano. - -In questo momento giunse il maestro Zecchini, che veniva, come al -solito, a far compagnia all'ammalato. Sorpreso dallo spettacolo -inaspettato, si gettò fra i combattenti, e giunse a separarli. - -Quando tutti furono più calmi, egli disse: - ---Non mi sorprendo che gli uomini si prendano a calci; li ho giudicati -da un pezzo; questa è una manifestazione spontanea della loro natura -asinesca.... ma mi meraviglio che simili scene abbiano luogo in questa -casa.... e in questi momenti!... - -Volle sentire le giustificazioni di ciascheduno, prima di pronunziare la -sua sentenza, e poi soggiunse: - ---Mi toccava vivere tanto lungamente da persuadermi che i nipoti sono -simili agli avi, l'eredità del sangue è imprescrittibile. Tu Andrea sei -un ubbriacone come tuo nonno; tu Silvio sei battagliero come l'avolo -capitano, che ha ornato queste pareti colle battaglie del primo -Napoleone; ma tuo nonno si batteva contro la cavalleria dei cosacchi, e -tu ti batti con quell'asino vestito e calzato, indegno di questa casa, e -di questa donna. Maria, perdonate all'ubbriacone, come Gesù Cristo ha -perdonato a chi lo metteva in croce, dicendo: «egli non sa quello che -fa!» - -Per buona ventura papà Gervasio non aveva udito nulla di quel -tafferuglio. - -Il maestro Zecchini li scongiurò di vivere in buona armonia, di non -tralignare dall'esempio di quella famiglia che era stata sempre un -modello di probità e di buoni costumi. - ---Almeno, egli aggiunge, state tranquilli fino alla finale catastrofe -che vi attende, e che pur troppo non è molto lontana. - -E infatti il male si aggravava, e la febbre sempre più forte consumava -il malato. Maria era instancabile, gli somministrava esattamente i -rimedi nelle ore prescritte, senza sgarare d'un minuto, gli risparmiava -le più leggere emozioni, gli evitava il più piccolo rumore, girava -intorno al letto in punta di piedi, sorvegliando attentamente i minimi -cenni dell'infermo. Gli cambiava l'aria della stanza senza molestarlo -con luce troppa abbagliante, gli asciugava il sudore della fronte, gli -ravviava i capelli scomposti. Fino che conservò i sentimenti volle -vedere ogni giorno gli alberi del parco; Maria gli metteva dei cuscini -sotto la testa, ed apriva le finestre. Egli guardava cogli occhi -languenti le foglie appassite dell'autunno, aspirava con avidità l'aria -esterna che entrava a ondate odorose. - -Maria gli portava dei fiori, le rose rifiorite, gli ultimi crisantemi, o -le prime viole del pensiero seminate in agosto; egli mostrava piacere, e -domandava conto degli animali e delle piante più care, fra le quali -aveva passate le ore migliori della vita. Maria pensava a tutto e a -tutti, con calma serena, senza confusione fra le molteplici brighe, con -quel sorriso degli occhi che indicava la bontà e la pazienza, anche sul -volto illanguidito dalle fatiche, anche coi lineamenti resi malinconici -dalle amarezze e dai disinganni della vita. - -Un giorno l'ammalato perdette la parola, ma parlava ancora cogli occhi, -poi anche questi s'intorbidarono, si fecero vitrei, immobili e senza -luce, le occhiaie divennero livide, i zigomi prominenti, la bocca pareva -più grande, e cominciò il rantolo dell'agonia. - -Metilde ne ebbe paura, e fuggì dalla camera per non più rimettervi il -piede, Maria rimase ferma fino all'ultimo istante, umettando le labbra -inaridite del moribondo, con una penna bagnata nel vino di Marsala, e -accompagnando le sue preghiere a quelle del prete. - -Silvio teneva nella sua mano quella del padre, e gli asciugava i sudori -della morte. Quando spirò, gli chiuse gli occhi con una pezzuola -ripiegata, e raccolse fra le braccia la cugina svenuta. - -La portarono nella sua camera, ma quando ricuperò i sensi era tanto -sfinita che dovette mettersi a letto. - -La sua assenza di poche ore fu segnalata a tutti da qualche privazione. - -Il fuoco della cucina rimase spento fino a tarda notte. Nessuno si -sarebbe occupato del pranzo, se l'appetito non avesse deciso Pasquale ad -approntare qualche cosa. C'era un po' di brodo, ma era insufficiente per -tutti. Pasquale si bagnò una buona zuppa, poi aggiunse dell'acqua al -brodo che avanzava e fece la minestra pei padroni. Si prese la parte -migliore di tutto ciò che rinvenne in dispensa, e servì il resto sulla -tavola della famiglia. Quel giorno Andrea si astenne dall'abuso del -vino, e Pasquale diede fondo alle bottiglie quasi piene che rimasero -sulla tavola. Si dimenticò di dare l'avena a Falcone e a Martino; i -polli ed i colombi rientrarono al pollaio e in colombaia senza l'ultima -porzione di becchime, e i conigli rimasero senza cena. - -Argo coricato ai piedi del letto di Maria, la contemplava tristamente, -di tratto in tratto alzava una zampa sul materasso richiamando la sua -attenzione; essa gli faceva una carezza sulla testa, ed egli mandava un -gemito. Andrea apportò in camera qualche cibo per sua moglie, che essa -respinse con ripugnanza; il marito lo sporse al cane, che voltò la testa -da un'altra parte, rifiutandosi di mangiare. Le fantesche di casa -andavano e venivano dalle stanze, sbalordite, dimenticando i soliti -uffizi. - -Il maestro Zecchini fu pregato di occuparsi dei funerali. Egli spedì -subito il triste annunzio mortuario ai parenti ed agli amici, e fece -tutti i preparativi necessari. Il giorno delle esequie il parco fu -invaso dalla folla, che aspettando il momento del trasporto, girava pei -viali, ammirando il sito pittoresco, e ciarlando sotto voce. I reduci -delle patrie battaglie erano accorsi colla loro bandiera per onorare il -collega del Quarant'otto, l'esule del governo straniero; molte persone, -beneficate tacitamente dal defunto, erano accorse spontaneamente al -mortorio, per sentimento di gratitudine. Il maestro Zecchini aveva fatto -apparecchiare la fossa del defunto presso quella de' suoi genitori. Il -padre e il figlio, due valorosi campioni della indipendenza nazionale, -riposano tranquillamente nel modesto cimitero del villaggio coll'unico -onore che avevano ambito in compenso dei loro servigi, la presenza della -bandiera nazionale sul loro sepolcro. - -Il notaio si recò alla villa Bonifazio per la lettura del testamento. - -Silvio e Maria, figli di due fratelli indivisi, erano gli eredi -legittimi di tutta la sostanza, che verrebbe divisa fra loro in due -parti eguali, prelevate alcune spese, e qualche piccolo legato di -amicizia e beneficenza, fra i quali era ricordato il maestro Zecchini, -come l'amico più antico e più devoto alla famiglia, e Andrea Pigna: e -seguivano le clausole seguenti: - -«Considerando che l'unico mio figlio Silvio, dedicato all'avvocatura non -potrebbe dimorare alla villa: - -«Considerando che mia nipote Maria ha quasi sempre vissuto nella casa -paterna (meno i pochi mesi dopo il suo matrimonio) rendendosi benemerita -della famiglia per tutte le sue prestazioni: - -«Desiderando che la nostra dimora continui ad essere abitata dalla -famiglia, e dai discendenti, e conservata, per quanto sarà possibile, -nelle presenti condizioni, così dispongo che la casa e le adiacenze, coi -mobili e gli animali, il parco, il giardino, l'orto ed il brolo che -costituiscono la villa, sieno compresi nella parte spettante a Maria, -alla quale raccomando di continuare nelle tradizioni domestiche. - -«Questa parte è libera da ipoteche. - -«Siccome poi tutte le ipoteche che gravitano le campagne vennero imposte -dai mutui contratti per l'educazione e il mantenimento di mio figlio, -così è giusto che tutta la parte passiva, rimanga a solo ed esclusivo -suo carico, coll'obbligo di pagare regolarmente tutte le scadenze dei -mutui, e di affrancarli alle epoche fissate nei relativi contratti, se -non gli sarà possibile di ottenere dagli interessati la necessaria -dilazione.» - -Il testamento si chiudeva colle solite formule notarili, la data, le -firme del testatore e dei quattro testimoni, e quella del notaio col -bollo del tabellionato, tutto in perfetta regola, secondo le -prescrizioni del codice civile. - -Silvio e Maria riconobbero che quel testamento era l'ultimo atto di -probità del loro padre e zio. Metilde e Andrea furono malcontenti, ma -non osarono esprimere il loro rammarico davanti il notaio, e mostrarono -di aderire col silenzio. Ma nei giorni successivi cominciarono i lamenti -in famiglia. - - -Andrea faceva osservare che l'eredità di sua moglie si riduceva ad una -abitazione troppo grande, con poche rendite e molti passivi, per le -spese di manutenzione delle fabbriche e degli animali. Metilde domandava -l'inventario per vedere che cosa restava dopo pagati i debiti che -gravavano la parte di suo marito. - -Il maestro Zecchini fu pregato di assumere l'incarico delle divisioni; e -quantunque si aspettasse un risultato poco soddisfacente, pure non volle -rifiutarsi per la fiducia che tutti gli dimostravano, invocando la sua -lealtà e l'antica amicizia. - -Metilde annunziando alla sua famiglia la morte del suocero, e il -testamento, pregava sua madre di pazientare ancora per qualche tempo, -non essendo possibile di abbandonare la villa al momento delle -divisioni, alle quali attendeva il marito con grande assiduità, perchè -dal loro risultato dipendeva l'avvenire, nessuno essendo in caso di -giudicare l'importanza dell'eredità prima di conoscere le rendite e le -passività, e di aver esaminato i mutui, che restavano tutti a carico di -suo marito, il quale aveva avuto la dabbenaggine di accettare l'eredità -senza benefizio d'inventario. E su questo punto aveva avuto delle -diatribe piccanti con Silvio, che non voleva lasciarla parlare di -benefizio d'inventario, dicendosi rassegnato a qualunque pretesa -capricciosa della moglie, meno che a far torto alla santa memoria di suo -padre, e all'onore intemerato della famiglia. - -Maria non intendeva niente alla necessità delle divisioni, e diceva a -suo cugino: - ---Perchè ci dividiamo? Non possiamo restare uniti come fecero i nostri -genitori? Non possiamo abitare la casa in comune come abbiamo fatto fino -adesso? Io userò tutte le economie possibili in famiglia, tu -amministrerai la sostanza, e in pochi anni potremo pagare i debiti, e -ritornare come prima. Se vuoi ritornare a Venezia pei tuoi affari, e per -far piacere a Metilde, che sta in campagna per forza, le vostre camere -saranno riservate, potrete venire qualche giorno in primavera, un mese -d'autunno, noi andremo a visitarvi a Venezia, e così ci vedremo sovente. -Non ti fa piacere che ci vediamo? - ---Cara Maria, rispondeva Silvio, se dipendesse da me solo non vorrei -lasciarti un momento, io non sono felice che in questa casa ove ho -passata la mia gioventù in tua compagnia. Ah! quelli furono gli anni -felici! e come sono passati!... ti ricordi le nostre merendine nel -nido?... - ---Quando tu avevi paura delle bisce.... - ---Ero un vero imbecille!... - - ---Eri un galantino!... sei sempre stato così... ti sono sempre piaciuti -i bei vestiti, i goletti e i polsini inamidati.... - ---Che frivolezze!... è ben vero!... sono stato troppo leggiero; la -fatuità fu la mia rovina!.... Quanto sarebbe stato meglio se avessi -ascoltato mio padre, e fossi tornato a casa dopo gli studi... - ---Povero zio!... Quanto ha sofferto per la tua assenza, vedendo che non -poteva persuaderti a tornare in famiglia.... ma egli ti nascondeva le -sue pene per non affliggere la tua gioventù... non si vive che una volta -sola, egli diceva, non posso obbligare mio figlio a sacrificarsi in -campagna per farmi piacere!... Egli ha sempre sperato fino al tuo -matrimonio.... poi non ha sperato più!... - ---Che cosa diceva di mia moglie?... - ---Diceva che era bella.... assai bene educata... seducente per un -giovinotto.... e ti compativa. - ---Mi compativa?... - ---Oh scusa se ti offendo.... volevo dire.... che egli capiva che ti -dovesse piacere.... ma diceva che.... Infatti adesso a che serve di -ritornare al passato, il quale non torna più.... - ---Ti prego, Maria, non rifiutarti di dirmi ciò che pensava mio padre di -Metilde; è tuo dovere di non nascondermi le sue parole.... - ---Ma non diceva niente di male.... anzi ti assicuro che ne faceva -moltissimi elogi.... solo che.... - ---Che cosa?... - ---Che non era per te... che non poteva renderti felice.... - ---Aveva ragione!... - ---Oh Silvio!... non dire di queste cose. Nessuno è perfetto, tutti -abbiamo qualche pecca, ma Metilde è bella, elegante, graziosa.... - ---Tu li conosci i difetti di Metilde.... - ---Io no.... - ---Sì, li conosci! è un po' egoista, pensa per sè, è di umore incostante, -quando la tiri via dalla società e dal pianoforte non sa far altro; in -famiglia non è che un impaccio.... - ---Oh Silvio, non dir cattiverie.... una signora non è avvezza a certe -cose.... - ---Che signora!... le signore ricche si capisce che piglino chi le serva, -ma Metilde non mi ha portato in dote che delle idee e delle pretese, -senza avere i mezzi di soddisfarle.... - -La conversazione fu interrotta da Andrea, che spalancò la porta con tale -violenza che fece tremare Maria. - ---Di che cosa hai avuto paura? le chiese sgarbatamente il marito, -guardando il cugino con aria sospetta. - - ---Non vuoi che tremi, gli rispose bruscamente Silvio, pareva che -entrasse una bomba, o che venisse il terremoto. - -Metilde seguiva Andrea, questi le gettò un rapido sguardo, adocchiò gli -altri due, poi tornò a fissarla con due occhiacci che volevano dire: -«vedete che se la intendono; li ho sorpresi in un colloquio clandestino; -che cosa ne pensate voi?» - -Metilde lo guardò appena, tanto aveva paura di quell'ubbriacone, e -cercava di evitare tutte le occasioni di parlargli. - -Silvio e Maria erano costretti dalla necessità a continue conferenze -d'affari, soli o col maestro, esaminavano i registri, facevano i conti -ai coloni, e l'inventario per le divisioni procedeva regolarmente. Molte -partite riscontrate richiamavano alla memoria i ricordi svaniti. Allora -coi gomiti sulle carte ciarlavano insieme del passato, dei loro parenti, -della povera nonna, e di tante prove dolorose e momenti terribili -attraversati dalla famiglia. Maria si ricordava pochissimo dei genitori, -ma conosceva la loro tragica storia; parlava del nonno capitano, delle -sue beghe continue col maestro, della loro amicizia, cementata dalla -pazienza di Zecchini, e dagli avvenimenti. - -E tutti quei parenti erano morti!... non restavano che loro soli della -famiglia. Come avrebbero finito anche loro?... Allora Silvio pensava ai -suoi errori e ai meriti di Maria. Essa aveva assistiti gli ultimi -parenti, con somma bontà e intelligenza, e ricordando le cure delicate -ed affettuose da lei prodigate al suo povero padre, gli occhi gli si -riempivano di lagrime, e si espandeva in atti di viva riconoscenza per -la cugina, assicurandola che non avrebbe dimenticato mai più tutto il -bene che aveva fatto in quella casa. Egli medesimo le era debitore della -salute, era giunto alla villa in cattivo stato, forse a Venezia sarebbe -morto, ma si era ristabilito perfettamente a merito suo, e delle sue -cure, e quel mascalzone di Andrea mostrava di non saper apprezzare -abbastanza un tale tesoro.... - ---Andrea non è cattivo, te lo assicuro, gli diceva Maria; se non avesse -quel maledetto vizio del vino, non avrei mai avuto da lamentarmi di -lui.... col tempo si correggerà.... - ---Diventerà sempre peggiore, soggiungeva Silvio. Quel vizio esecrando -gli toglie la ragione e lo rende brutale, non può che peggiorare cogli -anni, e renderlo insopportabile.... Maria, dimmi francamente che cosa -faresti, se quell'uomo invece di correggersi, come tu speri invano, -diventasse sempre più vizioso, e ti mancasse ancora di rispetto?... Se -prendesse l'abitudine di darti degli schiaffi?... - - -Maria alzò la testa con una espressione di fierezza che Silvio non le -aveva mai veduta, rimase qualche istante perplessa, poi con duro -cipiglio gli disse: - ---Parliamo d'altro. - -In quel momento Silvio vide una scintilla negli occhi della cugina, e si -sentì consolato dal pensiero che il sangue dei Bonifazio non era -degenerato; e quello sguardo inaspettato gli fece battere il cuore più -forte. - -La riconoscenza e l'ammirazione che sentiva per Maria gli fecero -dimenticare quel linguaggio e quegli atti, che talvolta la rendevano -volgare, e lo facevano arrossire davanti la gente. Allora non vedeva più -che quella costante devozione per la famiglia, che ne riassumeva i -sacrifizii, quella vita utile, quel cuore semplice e onesto, e deplorava -altamente di non avere saputo apprezzarla in tempo, ed esclamava -sospirando: - ---Ah! cara Maria, ho falsato la mia vita, ho sbagliata la strada!... - ---Io credo, gli rispose mestamente Maria, che nessuno a questo mondo -possa realizzare i propri sogni, che nessuno sia completamente felice. -Nella ingenuità degli anni giovanili si spera l'impossibile, si travede -una vita color di rosa, come quelle figure che abbiamo ammirate sul muro -da fanciulli, prodotte dalla lanterna magica, ma quando il lume si -spegne il muro ritorna bianco; la realtà è molto diversa dalle ubbie -giovanile... ma è inutile lamentare le illusioni perdute.... perchè non -erano che illusioni. L'esperienza ci mette davanti la verità, e bisogna -contentarsi del proprio stato, e rassegnarsi al destino.... - -Così dicendo si alzò, quasi avesse timore di dire troppe cose, o di -udirne, e uscì rapidamente dalla stanza, lasciando Silvio in una -agitazione morbosa, fra il rimorso e la speranza, deplorando le -aberrazioni del passato, e cercando il modo di riparare i suoi falli.... -forse con nuovi errori!... - - - - - - - XIX. - - - -I conti e l'inventario procedevano regolarmente, e si cominciava a -prevedere il risultato finale. La parte di Maria, netta da passività, -poteva bastare ad una famiglia modesta ed economa, per vivere in una -relativa agiatezza; ma l'altra parte, dopo pagati i debiti che vi erano -attribuiti, non poteva dare per civanzo che una rendita derisoria. - -Era dunque indispensabile di pensare seriamente all'avvenire, e Silvio -se ne preoccupava con diversi progetti, eccitato anche dalle sensate -ammonizioni del maestro Zecchini che presentiva la rovina. - -La dipendenza del suocero avvocato, oltre di riuscirgli pesante, non gli -dava che mediocri risultati economici; le corrispondenze ai giornali non -erano che un debole aiuto. Il pensiero dominante di Silvio era quello -della emancipazione dai suoceri, per liberarsi specialmente dal pesante -dominio della signora Emilia, che contribuiva alle sue disgrazie colle -abitudini e le idee che ispirava alla figlia. Egli avrebbe rinunziato -volontieri alla vita mondana per vivere in libertà nella casa paterna, -ma prevedeva l'opposizione ostinata della moglie, si vedeva minacciato -da pericoli, e non si sentiva abbastanza forte per resistere alle -tentazioni che gli esaltavano il cervello. - -Si risolse di rivolgersi ad un suo amico, che gli aveva procurato delle -buone corrispondenze, che lo lodava sovente, incoraggiandolo a dedicarsi -intieramente al giornalismo. - -Gli scrisse una lunga lettera, facendogli conoscere i più minuti -particolari delle sue condizioni domestiche e finanziarie, domandandogli -consiglio se recandosi a Roma potesse sperare un'occupazione -conveniente, avendo i mezzi sufficienti per aspettare qualche tempo, -potendo scegliere, senza la fretta pericolosa della urgente necessità. - -La risposta non si fece attendere lungamente, ed era la seguente: - - - «_Carissimo amico_, - -«Io divido il genere umano in due parti disuguali. - -«Una piccola minoranza che pensa colla sua testa, una grande maggioranza -che pensa colla testa degli altri. Noi possiamo vantarci di appartenere -alla prima categoria, e viviamo alle spalle della seconda, colla giunta -di quelli che pensando colla propria testa, sono curiosi di sapere -quello che pensano gli altri. Dunque quasi tutto il gregge umano -contribuisce al nostro mantenimento, e chi pensa bene ha diritto di -vivere più lautamente degli altri; ma c'è posto per tutti, anche per -coloro che vendono idee false, perchè tanto la miglior trattoria quanto -la peggiore taverna smaltiscono i loro cibi, e chi non può mangiare il -lepre deve contentarsi del gatto. - -«Come il cuoco che ammannisce le varie vivande pei suoi avventori, il -giornalista apparecchia ogni mattina la politica, la letteratura, la -critica, le notizie cittadine, e il bollettino della borsa per uso e -consumo de' suoi lettori, molti dei quali attendono con impazienza il -giornale, per sapere che cosa devono pensare in quel giorno. Tu sai -benissimo che l'ultimo giorno di carnevale, e la festa di Pasqua che non -esce il foglio stampato, moltissimi associati o lettori non pensano a -nulla, o pensano come la vigilia. Questo immenso prodotto della stampa, -sempre crescente, a misura che scemano gli analfabeti, ha continuo -bisogno di nuovi coscritti, da mettere al posto dei morti e degli -invalidi. - -«Chiunque vuol venire a Roma, qualunque sia la sua essenza, carne o -carota, è sicuro di bollire nella gran pentola dell'eterna città. - -«Dal primo ministro all'ultimo spazzino ciascuno trova il suo posto. - -«Ci vengono da tutte le provincie degli uomini d'ingegno e degli -stolidi, senza contare tutte le zucche spedite dagli elettori, la cui -maggioranza appartiene a coloro che pensano colla testa degli altri.... - -«Ero giunto a questo punto della mia lettera, quando vidi entrare il -nostro comune amico Sacripante che veniva a domandarmi se avessi da -proporgli un direttore per la _Confederazione Universale_, giornale -sbattuto dalle onde e dai venti contrari. Ho pronunziato il tuo nome che -fu accolto con entusiasmo. Vieni dunque, appena sarai libero, a fare il -capitano di questo naviglio in burrasca, e se saprai guidarlo con -destrezza, e condurlo in porto, la tua posizione è assicurata, diventi -grande ammiraglio della stampa.--Addio.» - - -Appena giunta questa lettera, Silvio chiamò Metilde, chiuse l'uscio -della camera, e le mise sotto gli occhi una tabella piena zeppa di -cifre, che indicava in modo positivo il risultato finale della -liquidazione della sostanza paterna.--Una rendita meschina!-- - -A scongiurare così desolante condizione non restavano che due soli -espedienti, o rassegnarsi a vivere modestamente in campagna, o partire -per Roma, da dove gli veniva offerta la direzione d'un giornale -cosmopolita. - -Metilde escluse intieramente la prima proposta, e non accettò nemmeno la -seconda, riservandosi di rispondere, dopo di aver consultata la -famiglia. - -Scrisse subito a suo padre, raccontandogli le dolorose contingenze del -loro stato dopo la liquidazione disastrosa, notificandogli le proposte -del marito, il rifiuto perentorio fatto alla prima, l'esitazione sulla -seconda, e unendovi una copia della lettera di Roma, domandava consigli -e suggerimenti sulla condotta da tenersi. - -Mentre si aspettava la risposta da Venezia, un nuovo incidente venne a -rendere più irritante la reciproca condizione delle due famiglie che -vivevano insieme alla villa, guardandosi con diffidenza. - -Pasquale aveva saputo all'osteria che Andrea si lamentava con tutti del -testamento dello zio Gervasio, e dei carichi che gli erano imposti. - -La villa gli riusciva troppo onerosa con l'obbligo di conservare il -parco passivo, coll'abitazione troppo grande che rappresentava un altro -capitale infruttifero, e le convenienze della moglie che lo obbligavano -a mantenere due cugini parassiti, che gli costavano cari. - -Pasquale pensava che Andrea aveva ereditato più di quanto meritava, e lo -giudicava indegno di godere tutto quel ben di Dio che non sapeva -apprezzare. - -Un giorno erano brilli tutti due, caso che succedeva sovente. Andrea si -mise a rimproverare Pasquale per tutto il tempo che passava colla -spazzola in mano intorno al cavalletto dei finimenti che non avevano -bisogno d'essere tanto lucidi, mentre trascurava molti altri lavori più -utili, dei quali dovrebbe occuparsi se non fosse tanto poltrone. - -Questa verità fece saltare la mosca al naso del domestico, il quale gli -rispose, che anche lui avrebbe qualche occupazione più seria che non -dovrebbe trascurare per simili frivolezze.... - ---Che cosa vuoi dire con queste ciarle?... - ---Voglio dire che se io avessi una bella moglie, non vorrei che i -mosconi le girassero d'intorno, - - ---Balordo!... Silvio ha ragione di dire che sei un vero briccone!... - ---Ah! il signor Silvio dice questo?... farebbe meglio anche lui di non -ingannare sua moglie, facendo la corte alla cugina!... questa sì è una -vera azione da briccone!... - -Tali parole entrarono nel cuore di Andrea come tante freccie avvelenate. -Egli guardava il cocchiere in atto di sdegnoso disprezzo, ma non sapeva -trovare una parola da rispondere. - -Pasquale con un sogghigno satanico accresceva l'insulto e l'agitazione -del padrone, il quale soffocava a stento la gelosia, e il desiderio di -vendetta. La vista di quello scherno, la vergogna di parere ridicolo, il -furore della gelosia lo spinsero a svelare un atroce segreto che -chiudeva gelosamente nel seno. Trasse di tasca un coltello, fece -brillare davanti gli occhi di Pasquale quella lama lucente e accuminata, -e gli disse: - ---Chiunque mi offenda deve pagare, con questa lama nel ventre, tanto chi -m'inganna, quanto chi si burla di me; tientelo bene a mente, e vedrai -che non mento. Non mi fa paura nessuno!... hai capito? nessuno!... saprò -cogliere il momento opportuno.... e mi vendicherò, e non me ne importa -nè della galera, nè della forca, nè del boia!... - -Pasquale era soddisfatto d'avere colpito sul vivo, colla doppia ferita -del sospetto e della vergogna, l'uomo che detestava, e godeva di aver -soffiato nel fuoco di quell'odio che divorava internamente l'infelice. -Fu poi una dolorosa combinazione che Andrea rientrando in casa fremente -di collera si scontrasse con Metilde, la quale vedendolo cogli occhi -stralunati lo credette più ubbriaco del solito, affrettò il passo per -allontanarsi, mentre egli la chiamava ad alta voce: - ---Metilde.... Metilde.... non mi fuggite no, non abbiate paura di me, -non sono ubbriaco di vino, sono ubbriaco di collera contro quel -bighellone di vostro marito che ci tradisce tutti due.... - -Metilde si arrestò d'un tratto, davanti alla porta di casa, e gli piantò -in volto uno sguardo interrogativo. - ---Non vi siete mai accorta, egli continuò, che vostro marito fa la corte -a mia moglie?... non sapete che furono amanti, e che lo sono ancora?... -ignorate il passato, il presente, tutto?... non sapete fare che delle -cerimonie, dei complimenti, delle smorfie!... - -Metilde impallidiva, si metteva la destra sul cuore, si sentiva mancare; -la rivelazione e l'insulto la colpivano ad un tratto, e l'amaro sospetto -che la dilaniava da un pezzo si trasmutava in realtà; la speranza di -ingannarsi svaniva davanti quelle parole pronunziate da una vittima. La -misera donna traballò per qualche passo, poi andò a cadere sopra una -seggiola, nel vestibolo. - ---Siamo traditi!... siamo traditi!... le urlava contro quel -forsennato.... - -Attirata dalla schiamazzo comparve Maria; indovinò con un colpo d'occhio -di che cosa si trattava, diede uno sguardo severo al marito, senza -degnarsi di proferire una parola. - -L'aspetto di quella donna calma e serena impose rispetto ad entrambi. - -Andrea infilò la porta e si allontanò bestemmiando fra i denti. - -Metilde colle mani nei capelli, cogli occhi stravolti, esclamava: - ---Mio Dio, quante amarezze in questo deserto!... fino alla nausea.... -fino alla disperazione!... con questa gente!... - ---Calmati, Metilde! soggiunse Maria.... siamo rozzi ma onesti.... non lo -credi?... - -Metilde non le rispose. Scoppiò in un pianto dirotto, e si ritirò nella -sua camera. - - - - - - - XX. - - - -Silvio era andato a Treviso, e ritornò con una lettera per sua moglie. -Era la risposta dell'avvocato, che diceva fra le altre cose: «Quella -lettera di Roma è scritta evidentemente da un matto, che vede il mondo -attraverso il suo cervello, che offre ad un amico l'impresa pericolosa -di dirigere un giornale screditato, per compiere la sua rovina. Andando -a Roma con quelle idee non trovereste che gl'imbarazzi e la miseria. Il -disastro economico di tuo marito non lo obbliga a fare nè il contadino -nè il giornalista. In campagna senza le cognizioni nè la pratica -dell'agricoltore egli non potrebbe vivere che in ozio, condannando la -moglie educata, e avvezza a vivere nella buona società, a trascinare una -vita noiosa, nello squallore rurale. A Roma senza un impiego fruttuoso, -nella lotta scapigliata dei partiti non avrebbe a subire che continui -disinganni e pericoli. A Venezia non potrete più tenere un appartamento, -ma avete la nostra casa, ove tu riprenderai le consuete abitudini, -vivrai coi tuoi genitori, e lui dividerà le mie fatiche, e colla sua -onorata professione d'avvocato troverà degli onesti compensi. Ecco il -vostro solo rifugio. Noi riceveremo in famiglia il figliuol prodigo, e -subiremo le conseguenze d'un matrimonio troppo precipitato, senza la -dovuta ponderazione e le necessarie garanzie.» - -Quel giorno nessuno volle scendere a pranzo, la tavola di famiglia -rimase deserta. - -Metilde lesse attentamente la lettera di suo padre, la trovò ragionevole -e generosa; la passò a suo marito che la scorse in silenzio, ma colle -mani tremanti dalla collera che lo strozzava, non ebbe la forza che di -pronunziare poche parole, e interrotte: - ---Rispondi a tuo padre che partiremo per Roma.... che non ho bisogno -della sua elemosina.... gli dirai che «il matrimonio troppo precipitato» -l'ho fatto io «senza la dovuta ponderazione, e le necessarie garanzie» e -che le sue offese alla mia famiglia, ingiuste e sventate, hanno prodotto -un pessimo effetto, quello di esiliarti per sempre da Venezia,... perchè -tu non devi vederla mai più!... - - ---Silvio! ascolta.... tu non hai diritto di privarmi dei miei -genitori.... nè della mia patria. - ---Ho diritto di far rispettare la mia famiglia.... e di respingere con -sdegno le parole ingiuriose dei tuoi parenti.... Venezia è stata la mia -rovina.... tu non la vedrai mai più!... gridò il giovine inviperito. - ---Ma non vedrò nemmeno Roma!... gli rispose Metilde, con energia. - ---Ebbene, resteremo qui!... soggiunse il marito con calma apparente. - ---Nemmeno un giorno di più!... esclamò Metilde, con fiera fermezza, e -alzando la destra verso il crocifisso che pendeva sul letto, conchiuse: - ---Lo giuro sull'anima mia, davanti a quel Cristo!... - ---Lo vedremo!... disse Silvio al colmo della collera, e sentendo che non -poteva più frenare lo sdegno, uscì precipitosamente dalla camera, -sbattendo le porte con tale violenza che ne tremò tutta la casa. - -All'ora del tramonto, Metilde scese lentamente le scale, uscì dalla -porta d'ingresso senza essere veduta da nessuno, ed entrò nel parco. - -La sua testa era in fiamme, sentiva bisogno d'aria libera e di -solitudine, per raccogliere i suoi pensieri. - - -Era verso la metà del novembre, una nebbiola trasparente si alzava dai -prati, mentre il crepuscolo rosseggiava ancora all'estremità -dell'orizzonte. I monti lontani passavano dalla tinta violacea alla -turchina, si confondevano col cielo, e finalmente scomparivano -nell'oscurità della notte. La terra era coperta dalle foglie cadute -dagli alberi che scricchiolavano sotto i piedi. Al fruscìo della veste, -e al rumore dei passi, gli uccelli raccolti sui rami fuggivano in massa, -producendo l'effetto d'un soffio improvviso di vento. Poco dopo il suo -passaggio ritornavano al loro posto, e si sentiva nel bosco un pigolìo -confuso, che andava scemando a poco a poco, e si diffondeva il silenzio -notturno, interrotto lievemente dallo screpolo d'un ramo secco, o dalla -lenta discesa d'una foglia fra le ciocche dei pedali. - -A notte inoltrata Silvio rientrò in casa, accese un lume, salì nella sua -stanza, e fu sorpreso di trovarla vuota. - ---Un altro capriccio dispettoso!--esclamò, e si gettò tutto vestito sul -canapè per aspettare la moglie. Divagò lungamente assorto in dolorose -meditazioni, fino che cominciò a sonnecchiare, poi ad assopirsi, e finì -coll'addormentarsi profondamente, abbattuto da tante sensazioni diverse, -e da tanti pensieri. - - -Risvegliatosi tutto ad un tratto a motivo d'un sogno spaventoso, alzò la -testa sonnolenta, si sorprese di non essere a letto, poi si ricordò del -motivo dell'aspettativa, guardò d'intorno, e rimase meravigliato -d'essere ancora solo. Guardò l'orologio e diede un guizzo, era passata -la mezzanotte! - ---Dove diavolo sarà andata a cacciarsi? pensò con qualche inquietudine; -o era proprio un dispetto ostinato!...--Prese il lume, e cominciò a -girare per le camere vicine, con infinite precauzioni, per non -risvegliare quelli che dormivano. Visitò tutte le stanze che sapeva -disabitate, per vedere se si fosse addormentata sopra qualche divano, ma -erano tutte vuote. Esaminò le porte di casa, ed erano chiuse come al -solito; dunque Metilde era rimasta fuori.--L'avranno creduta nella sua -stanza, ed essa non si sarà degnata di picchiare;--e pensava,--dove -diavolo può essere andata? essa che ha paura di tutto! è davvero -sorprendente!...--Poi cominciava ad aver paura anche lui....--ieri sera -mi pareva in uno stato di esaltazione.... mi ha veduto molto in -collera.... se avesse perduta la testa?... ah no!... mai!... - -Piano piano aperse la porta con mano tremante, lasciò il lume sul -tavolo, e uscì. Era un bel chiaro di luna. Cominciò a guardare intorno -alla casa, sotto il portico e nelle serre, cercò attentamente in ogni -angolo delle adiacenze, e non vide nessuno. Allora entrò nel bosco, dove -la luna non penetrava che a sprazzi attraverso i rami degli alberi. -Diede un'occhiata al laghetto e si sentì la pelle d'oca. - -La superficie tranquilla non aveva una crespa, ma all'ombra faceva -paura, perchè era nera come un panno funebre. Si passò una mano sulla -fronte, e continuò a camminare sotto gli alberi. - -Al minimo rumore si fermava, e chiamava a mezza voce:--Metilde.... -Metilde sei qui?...--ma nessuno gli rispondeva. - -Sentiva il rimorso d'aver dormito un po' troppo, di non aver cercato -prima, sentiva di aver avuto torto; forse nuove disgrazie lo aspettavano -dopo tutte le altre, forse la misura non era ancora colma!... -Girovagando inquieto con questi pensieri, e con molti altri, vide -dapprima un'ombra scura sopra un banco ai piedi d'un albero, si avvicinò -rapidamente, e non tardò ad avvedersi che era proprio lei; ma chiamata -per nome non rispose, e non si muovea. - -Quella rigida immobilità gli fece un'impressione tremenda, un tremito di -paura lo assalse, non osava avanzarsi, ebbe bisogno di uno sforzo -energico per avvicinarla, guardarla, toccarla. Metilde dormiva. - -La scosse leggermente; essa alzò il capo, distese le braccia e le gambe, -fece uno sbadiglio, e si mise a battere i denti dal freddo.... doveva -essere irrigidita. Non rispose a nessuna delle sue domande, si alzò in -piedi e partì. - ---Metilde, arrestati, ascolta, dove vai? che cosa pensi?...--nessuna -risposta! continuava ad andare avanti lentamente, e lui la seguiva, e -pensava: - ---È peggio assai di quanto io temeva!... non è morta, ma è pazza!... e -le diceva, con voce angosciosa: - ---Metilde!... povera Metilde!... aspetta tuo marito.... ascolta una -parola.... fermati un momento; ho da parlarti.... ma essa non gli dava -retta, e proseguiva impassibile la sua strada, fino che veduta la porta -aperta entrò in casa. - -Silvio la accompagnava da presso, chiuse la porta, prese il lume, essa -lo precedeva, prese a salire la scala, ed entrò nella sua camera, ed -egli la seguì, ed anche quell'uscio fu chiuso. - -Egli osservava tutti i movimenti di lei con grande attenzione, vide che -cercava qualche cosa, le offerse un mantello, la aiutò a coprirsi, poi -quando sedette sul canapè, gli si mise dirimpetto e ricominciò a -interrogarla. - - ---Perchè non sei venuta a dormire?... - ---Perchè mi avete chiusa fuori, gli rispose. - ---Perchè non hai picchiato alla porta? - ---E tu perchè non sei venuto a cercarmi? - -Non era nemmeno pazza! era dunque una commedia, una brutta e dispettosa -commedia. Questi pensieri cambiarono le ansiose inquietudini del marito, -in una irritazione sdegnosa, che gli fece dire sgarbatamente: - ---Quando si tratta di fare dei dispetti non hai più paura di niente, -nemmeno d'un raffreddore, o anche d'una malattia più grave!... - ---Magari pure! rispose Metilde, così almeno tutto sarebbe finito!... - ---Sciocchezze!... Ti avverto che questa sia l'ultima volta che mi fai -delle scenate; io non amo gli scandali, e sono deciso di non tollerarli. - ---Sarà l'ultima volta!... te lo prometto.... te ne dò la mia parola -d'onore.... se questa sera mi è mancato il coraggio, sarò più forte -domani mattina.... - ---Con queste sballonate tu credi di farmi una grande impressione, e -invece mi fai dispetto... Pare a sentirti che tu sia la donna più -infelice della terra!... ma che cosa ti manca?... - ---Mi manca tutto! essa rispose; l'affezione e il rispetto di mio marito, -la pace domestica, le speranze dell'avvenire, e tante altre cose che non -dico.... - ---Alle corte: l'affezione e il rispetto non si impongono, ma bisogna -meritarli. In quanto alla pace domestica, sono i tuoi sospetti, e i tuoi -dispetti che la intorbidano, sei bisbetica, egoista, intollerante, -difficile in ogni cosa! - ---Tu mi trovi anche difficile?!... ma quali sono le mie esigenze?.... -vivo forse secondo il mio stato?... o non mi hai condannata alla vita -più noiosa del mondo?... in mezzo a gente rozza.... fra un ubbriacone e -la tua ganza!... - -Silvio scattò, come se fosse spinto da una molla potente, e facendosele -davanti coi pugni al viso le disse: - ---Voi mentite sfacciatamente!... insultate una santa donna, la suora di -carità della famiglia, quella che ha soccorso pietosamente i miei poveri -parenti infermi, che ha chiusi gli occhi alla buona nonna e all'ottimo -mio padre; essa vale mille volte più di voi, non siete degna di mettervi -al suo paragone, e guai a voi! se osaste ancora insultare la sua -virtù.... civettuola orgogliosa.... e buona da nulla!... - -Allora Metilde si alzò alla sua volta, pallida come una morta, e disse, -con voce tremante: - ---Non mancavano più che questi insulti!... e la glorificazione d'una -ipocrita che non inganna che voi solo!... tutti gli altri la conoscono, -tutti sanno che è la vostra ganza! - ---Basta così!... questa è una menzogna, è un'infamia; tutti la -benedicono, voi sola la calunniate indegnamente!... ritirate subito -questo insulto.... - ---Giammai! è la pura verità, lo dice lo stesso suo marito.... lo ripete -perfino il cocchiere!... - ---Due cialtroni vigliacchi! due idioti, due ingrati balordi!... che -insultano l'angelo della famiglia! - ---Che sia maledetto quell'angelo, che divenne il demonio dell'inferno! - ---Maledetta voi e la vostra razza infame e orgogliosa, maledetto il -nostro matrimonio che ci ha resi tanto infelici! - ---Ancora per poco! soggiunse Metilde, la misura è colma. Consolatevi che -presto sarete libero di continuare la vostra tresca, senza l'incomodo -della moglie.... - ---Declamazioni... fanfaronate... commedie tutte da ridere. Vi conosco -troppo, voi e tutta la vostra razza frolla.... non siete capaci di -pungervi un dito. Mettetevi a letto, riposatevi dalla stanchezza -prodotta dalla rappresentazione drammatica di questa notte. E -apparecchiativi a partire per Roma! - - ---Parto piuttosto per l'altro mondo!... il Sile non è poi tanto -lontano!... ricordatevi il mio giuramento davanti il Cristo.... e siate -sicuro che io non giuro mai il falso. - -Silvio alzò le spalle in atto d'incredulità e di disprezzo, si sentiva -soffocare dalla collera, provava il bisogno di rompere qualche cosa, -temeva che l'eccesso dello sdegno lo spingesse a delle escandescenze; -volle fuggire il pericolo, uscì dalla stanza, scese precipitosamente le -scale, e si mise a correre sotto gli alberi del parco, con passo -concitato, coi pugni serrati, coi denti stretti. - -Era l'alba. L'aria fresca della mattina non tardò a portare qualche -refrigerio ai suoi nervi malati, a calmare l'onda del sangue che gli -bolliva nelle vene, ma il suo cervello delirava. - ---Quale funesto destino! egli pensava; quante amarezze, quanti -disinganni! E quale avvenire mi attende?... la vita non è che un sogno -rapido e triste; a che servono le fatiche degli studi, le lotte della -politica, le agitazioni del mondo? Appena cominciata l'azione.... tutto -finisce! Qui, in questa casa potevo vivere tranquillo e felice i pochi -giorni che mi sono concessi, come fece mio padre, ma fui sordo a' suoi -buoni consigli, fui cieco e ambizioso. Ho creduto di sprezzare chi amavo -teneramente, pago di false apparenze, ho ceduto il posto ad un idiota -briccone; ho preferito all'oro greggio l'orpello lucente, e mi sono -ribadita ai piedi la catena del forzato!... Oramai è inutile che mi -faccia delle illusioni, la verità è questa: detesto mia moglie, e adoro -mia cugina! tutti lo vedono e lo ripetono, io solo mi ostino a -nasconderlo a me stesso, malgrado la passione che mi arde dentro, -compressa violentemente da tanto tempo, e prossima ad uno scoppio -inevitabile.... Ah! Maria!... Maria!... ti ho sempre amata, anche prima -d'essermene accorto, e non ho mai avuto l'ardire di confessartelo, -nemmeno quando eravamo liberi entrambi.... Essa non ha mai udito dalla -mia bocca una dichiarazione d'amore.... ma sa tutto.... e mi ama!... sì, -essa pure mi ha sempre amato, fino dalla prima gioventù; noi lo sentiamo -senza bisogno di dircelo, lo sentiamo nel profondo dell'anima, lo -vediamo nello sguardo, nell'accento, nel sorriso, lo proviamo nell'aria -elettrizzata dalle nostre scintille, nel tremito dei nervi, nel tocco -delle mani!... La vera passione ha il suo linguaggio arcano, ben più -sublime delle ciarle volgari. Le parole umane non hanno significati -sufficienti per manifestare le più alte e profonde sensazioni. Eppure -con questa passione nell'anima, e coll'arcana intelligenza dei nostri -cuori, io l'ho tradita!... l'ho abbandonata! e ne ho sposata -un'altra!!... Non esisteva fra noi nessuna promessa palese secondo le -fredde abitudini sociali.... ma le due anime erano già legate dalla -natura.... io avevo un debito segreto verso di lei, le sono sfuggito con -vera fellonia.... ma tali debiti si pagano sempre, in questa o -nell'altra vita!... Iddio mi ha condannato al martirio in questo mondo, -ed ora incominciano le pene!... - -Maria, col suo coraggio, colla sua dignità, ha dissimulato il mio -tradimento!... col buon senso pratico che domina la sua vita, ha -nascosto l'offesa, ha sofferto in silenzio, ha accettato con -rassegnazione il compagno che le venne proposto dai parenti, e lo -tollera coi suoi vizii, e lo difende!... ma non può amarlo.... non lo -ama.... perchè ama me solo!... e forse attende che io mi prostri ai suoi -piedi.... per gettarsi nelle mia braccia!.... - -Io sono sempre stato un fatuo, uno scimunito, un idiota!... io attendevo -senza pensarci, che Maria venisse a confessarmi il suo amore, che -venisse a provocarmi con soavi parole davanti l'alterigia spietata del -mio contegno.... imbecille!!... - -Ma la nostra passione è giunta a tale intensità, che basterà una sola -parola per farla prorompere.... e questa parola non l'ho ancora detta!-- - -Mentre fantasticava in queste stravaganze, agitato dalla passione -fomentata dalla collera, dal lungo digiuno, dalla notte insonne, vide -Andrea che usciva di casa collo schioppo in ispalla. - ---Essa è sola nella sua camera, egli pensò; è giunto il momento di -finirla!...--Rientrò in casa con prudenti precauzioni, per non esser -veduto da nessuno, e reso sicuro dall'ora quieta della mattina, e dal -silenzio che regnava dovunque, andò a picchiare addirittura alla camera -da letto di Maria. - ---Chi è? essa domandò. - ---Sono io.... Silvio.... ho bisogno di parlarti.... - ---Aspetta un momento, vengo subito, rispose. - -Egli aspettò ansiosamente, col cuore in burrasca, colla mente esaltata -da pensieri strani. Udiva nell'interno della camera uno scompiglio -affrettato, un fruscìo precipitato di cose, cassette che si chiudevano, -sedie rimosse, e finestre che si spalancavano. Quando tutto fu messo in -assetto. Maria corse ad aprire, e, col solito aspetto sereno, gli disse: - ---Scusami se ti ho fatto aspettare, tutto era in disordine.... Ti sei -alzato molto per tempo, che cosa vuoi?... - ---Vengo a farti una proposta, le disse il cugino, una proposta -definitiva, che metterà un termine a tutte le nostre amarezze, che -riparerà tutti i miei torti, che ci aprirà un avvenire felice.... -mettiti al disopra di tutti i pregiudizii, non secondare che l'unico -impulso del cuore, e rispondimi francamente sì o no senza esitazioni.... - ---Ebbene parla.... io sono pronta a tutto, non c'è sacrifizio che possa -parermi troppo grave, se posso vederti contento.... dimmi che cosa devo -fare.... - ---Vieni a Roma con me.... - ---A Roma?... per che fare?... con chi?... - ---A Roma noi due soli!... fuggiamo da questo paese.... è l'unico rimedio -a tutto un passato di errori funesti, seguìti da disinganni fatali. Io -non amo Metilde, tu non ami Andrea, io non amo, non ho mai amato che te -sola. Il nostro reciproco affetto col suo silenzio eloquente è l'amore -vero, tutto il resto non è che inganno e illusione!... - ---Silvio! Silvio.... tu deliri, hai gli occhi che gettano fiamme, il tuo -viso è stravolto, hai i capelli irti sulla fronte, dimmi che ti senti -male, va nella tua camera.... - ---Io ti amo ardentemente, ti ho sempre amata, non posso più vivere senza -di te, tu devi esser mia per sempre.... vieni e saremo felici!... - ---Ma tu bestemmi e mi offendi!... tu spergiuri, e mi proponi il -disonore, la vergogna, il tradimento!... e vuoi che siamo felici!... tu -sei malato, povero Silvio, qualche dolore inaspettato ti ha sconvolto il -cervello.... - - ---Maria, rispondimi francamente, voglio sapere se mi sono ingannato, se -devo vivere o morire, rispondimi francamente: mi ami o non mi ami?... - ---Io non devo amare che mio marito.... - ---Ma tu non puoi amarlo!... - ---Ho promesso davanti a Dio, di vivere con lui e per lui.... tutto il -resto è impossibile!... ritirati.... va.... tu mi proponi una -infamia.... non sei degno del nome che porti!... - ---Maria, non rinnegare la voce della natura, la vita, l'amore, tutto -quello che è buono e che è vero, per dei pregiudizii funesti, per un -vano rispetto alle ingiustizie ed alle insanie sociali!... Maria.... -Maria vieni con me, io ti prometto il paradiso in cambio d'ogni -sacrifizio.... - ---Tu vaneggi, e non mi offri che l'inferno, il tradimento, la vergogna, -il disonore, i rimorsi.... ritirati.... va.... te lo impongo in nome di -tuo padre che ci vede.... esci da questa stanza....--E così dicendo con -voce imperiosa, gli accennava la porta col braccio alzato e l'indice -disteso. - -Silvio si precipitò in ginocchioni davanti la donna amata, spinto -dall'amore sfrenato o dal rimorso, alzò le mani giunte verso di -lei....... e in quel momento si spalancò la porta della camera, e Andrea -e Metilde comparvero sulla soglia. Ci fu un minuto di sosta, e poi -Andrea si slanciò verso Silvio colla mano armata dal coltello, e gli -misurò un colpo che venne sventato dal braccio di Maria, la quale rimase -ferita ad una mano, ma potè disarmarlo. Alla vista del sangue che -spruzzò sul volto di Silvio, Metilde spaventata si mise a gridare, -chiedendo aiuto, e fuggì precipitosamente giù dalle scale. Silvio si era -alzato in piedi, dicendo ad Andrea: - ---Usciamo di qui, sono pronto a darvi qualunque soddisfazione, ma -rispettate vostra moglie, l'avete ferita brutalmente, senza rendervi -conto d'una scena che dovrebbe avervi sorpreso. Vi siete fitto in mente -che io abbia sedotto vostra moglie, ma se questo fosse vero non mi -avreste trovato ai suoi piedi. Io la supplicavo di fuggire lontano da -voi, che non la meritate; essa vi difende e vi resta fedele malgrado i -vostri torti. Ringraziate Iddio di tanto benefizio, del quale siete -indegno. Ora sono ai vostri comandi, che cosa esigete da me?... - ---Prima di tutto esigo che abbandoniate all'istante questa casa, per mai -più rimettervi il piede. - -Silvio guardava Maria, interrogandola collo sguardo. Essa finiva di -bendarsi la mano, e dopo d'aver calmato alquanto il marito, soggiunse: - ---Andrea ha diritto d'imporvi quest'obbligo e voi dovete obbedirlo. - - -Silvio abbassò il capo, alzò le braccia in aria ed uscì senza proferire -una parola. Era una protesta o un segno di rassegnazione? nessuno poteva -saperlo. Andrea lo seguì, Maria inquieta li accompagnava da lontano. - ---Adesso tocca noi di finirla, gli mormorava Andrea dietro le spalle, in -modo da non essere udito dalla moglie, per ritrovare la quiete bisogna -che uno di noi due scomparisca dal mondo. - ---È vero, gli rispose Silvio, io sono pronto a seguirvi dovunque. - ---Adesso, subito, è impossibile, rispondeva Andrea, mia moglie ci -sorveglia, allontanatevi, ma prima di lasciare il paese, giuratemi che -ci rivedremo. - ---Vi dò la mia parola, che sarò pronto. - -Maria afferrò il marito per l'abito, e lo trascinò altrove. Silvio entrò -nella sua stanza, per fare il baule, che riempì alla rinfusa con quanto -gli cadeva in mano senza sapere ciò che facesse, lo chiuse, si mise la -chiave in tasca, e uscì per cercare sua moglie. Fece il giro del parco, -diede un'occhiata dovunque, poi si recò sotto il portico dell'adiacenza -per domandare se qualcuno l'avesse veduta e trovò Pasquale che pareva -molto sorpreso d'incontrarlo e gli disse: - ---Ah, padrone mio, credevo di non vederlo più vivo!... - - ---Perchè?... - ---Ecco la ragione: questa mattina la signora Metilde uscì per tempo, mi -pareva molto agitata, ho creduto prudente di seguirla a qualche -distanza. Essa vagava pei campi, camminava in fretta, guardava il cielo, -e faceva dei gesti strani. Io le teneva dietro da vicino nascosto da una -siepe, quando s'incontrò col signor Andrea che andava alla caccia, gli -si fermò davanti, e le disse:--Dove andate a quest'ora?...--Non lo so, -essa gli rispose seccamente.--E avete lasciato solo vostro marito? quale -imprudenza! e soggiungeva: Se egli sapesse che sono uscito di casa, -andrebbe a trovare mia moglie.--Silvio è uscito prima di voi, e vi avrà -veduto ad uscire, essa gli disse:--Ah?... si sarà nascosto apposta per -ispiarmi.... scommetto che sarà in compagnia di mia moglie.... sarà -entrato nella sua camera....--Ah?... se fosse vero! esclamò la signora -Metilde; ho un pensiero fisso al quale resisto ancora perchè mi manca il -coraggio; ma se avessi quest'ultima prova, saprei compiere il mio -destino!...--Allora il signor Andrea la prese per mano, e le -disse:--Andiamo a vedere!--Essa lo seguiva come una bambina, io mi -acquattai dietro la siepe per non essere scoperto, e non ebbi tempo di -avvertirvi prima che essi entrassero in casa. Quando seppi che vi -avevano proprio trovato in camera, vi piansi per morto! ma le fantesche -mi dissero che la sola padrona è ferita. Me ne consolo con voi che -l'avete scappata bella!... - ---E mia moglie l'hai più veduta?... - ---Dopo quella scena non l'ho più vista. Ah poverina! non la abbandoni -troppo al suo dolore. Mi scusi sa, ma farebbe pietà ai sassi. Se -l'avesse veduta questa mattina!... le tenga gli occhi adosso.... è in -tale stato d'esaltazione che sarebbe capace di commettere qualche -imprudenza!... - -Pareva che queste ultime parole lo colpissero fortemente. Affrettò il -passo, uscì dal cancello, si mise in traccia di sua moglie, ripetendo lo -stesso ritornello della sera antecedente: dove diavolo sarà andata a -cacciarsi?... - -Poi gli ritornavano alla memoria alcune espressioni della infelice: «mi -è mancato il coraggio, sarò più forte domani mattina» ed aveva ripetuto -ad Andrea: «mi manca il coraggio, ma se avessi quest'ultima prova saprei -compiere il mio destino» e si rammentava che gli aveva detto fra le -altre cose: «presto sarete libero, il Sile non è tanto lontano!...» ed -altre parole di pessimo augurio. - -Girovagò stupidamente, senza sapere dove andasse, era digiuno da -ventiquattr'ore, esaltato da passioni diverse, l'amore deluso, l'odio -per Andrea, il disgusto colla moglie, la ferita di Maria, le minacce -della moglie, e la sicurezza d'un duello sanguinoso; vedeva buio -nell'avvenire, e provava delle allucinazioni paurose. - -Camminava a caso, senza discernimento, colla mente confusa, dimenticando -talvolta perfino lo scopo principale del suo andare. Poi si scuoteva -d'un tratto, come se uscisse da un sogno affannoso, e domandava ai -passanti se avessero veduto per caso una signora bionda vestita in -lutto. Ma nessuno l'aveva veduta, e lui andava avanti. - -Si trovò dirimpetto alle vecchie mura di Treviso, fra la porta di San -Tommaso e la Barriera Garibaldi, e ad una lavandaia che lo guardava -curiosamente fece la solita domanda: - ---Di grazia, avreste veduta una giovane signora bionda, vestita così e -così? - ---Sì signore, è passata poco fa.... - ---Snella, vestita in lutto? - ---Snella, vestita in lutto! - ---È lei!... Da che parte si è diretta? - ---Camminava sulle sponde del Sile, colla testa bassa, arrestandosi -sovente a guardare il fiume ed osservando d'intorno, quasi volesse -assicurarsi che nessuno la seguiva.... - - ---È proprio lei!... pensò Silvio e, vi ringrazio, soggiunse, mi avete -detto che andava da quella parte? - ---Sì signore.... a sinistra.... seguiva il corso della corrente... - -Silvio studiò il passo. Cominciò a sentire una seria inquietudine, e -rammentava con sempre maggiore apprensione quelle tremende parole: -«domani avrò più coraggio... il Sile non è lontano.... sarete -libero....» e pensava. Eppure se fosse vero? se tornassi libero?... -libero!... e costeggiava il Sile, guardando attentamente i movimenti -dell'acqua. - -Il cielo era tetro, si alzavano dei nuvoloni scuri dalla parte del mare, -un'aria umida scuoteva i rami dei pioppi e ne staccava le ultime foglie -ingiallite. Cominciava a cadere una pioggerella minuta, l'acqua del -fiume pareva inchiostro, e metteva ribrezzo. Il corso tortuoso del Sile -è pieno di curve e di accidenti, e fa certi mulinelli traditori che -travolgono nelle loro spire tutti gli oggetti galleggianti. Silvio vide -da lontano dei viluppi neri che giravano intorno d'un gorgo, sotto ai -roveti delle sponde. Corse spaventato da quella parte. Erano mucchi di -foglie secche, di spazzature, di stracci e di stecchi. Respirò più -liberamente, e tirò avanti. La pioggia veniva giù sempre più forte, non -aveva nè mantello nè ombrello; la strada era molle e fangosa, egli -proseguiva imperterrito, tutto fradicio e inzaccherato di pantano fino -al ginocchio, col presentimento che finirebbe per trovare la sua donna -annegata. E pensava:--farò smentire il suo suicidio, si crederà ad un -accidente; le farò fare degli splendidi funerali, e poi sarò libero.... -libero!... non resterà più che un solo ostacolo alla mia felicità, quel -rozzo villano....--e meditava con truci pensieri di far sparire -l'ostacolo.... aveva la mente piena di sicari, e di delitti.... e finiva -coll'aver paura di sè stesso, per l'orrore dei suoi pensieri. E tornando -a idee più miti, diceva fra sè: io devo anzi studiarmi di non ferirlo in -duello, per non rendere impossibile ogni relazione con Maria, e cercherò -di lasciarmi ferire per eccitare l'interesse di lei, e risvegliare la -sua passione!... - -Poi crescendo sempre la pioggia, e avvicinandosi la sera, pensò che i -cadaveri degli annegati non vengono a galla che molte ore dopo la morte, -e che quindi fino al giorno seguente, le sue ricerche sarebbero riuscite -vane. - -Salì sopra un'altura della riva, dove il fiume faceva un gomito, slanciò -un'ultima occhiata da vicino e da lontano, a diritta ed a sinistra, e -non vide altro che la tranquilla corrente la quale scendeva verso il -mare senza il minimo ingombro, poi diede uno scroscio di risa nervose, -eccitate da una nuova idea che gli attraversava il cervello: - ---Sarebbe bella, egli pensò, che mentre io cerco mia moglie, come -un'imbecille, sotto la pioggia, sulle rive del Sile, essa fosse -ritornata alla villa!... - -Retrocesse sui suoi passi, percorse nuovamente la strada per lungo -tratto, poi prese delle scorciatoie attraverso i campi e i fossati, -sprofondandosi nei sentieri, sdrucciolando nelle pozzanghere, camminando -a dondoloni, fino che a notte inoltrata, giunse stanco e sfinito davanti -il cancello della villa. Ma quando si arrestò per suonare il campanello -gli venne in mente che in quella stessa mattina, egli aveva promesso che -non avrebbe riposto il piede nella casa paterna. Rimase sbalordito sulla -soglia, si sentiva mancare le forze, aveva assoluto bisogno di qualche -soccorso. Ah! se Maria l'avesse veduto non lo avrebbe certamente -abbandonato sulla strada, in quel triste stato, in una notte piovosa. Ma -la sua dignità gl'imponeva di morire piuttosto di domandare ad un -villanzone rifatto di concedergli, come una carità, l'alloggio nella -casa paterna. Si appoggiò alquanto ai pilastri per riprender fiato e -farsi coraggio. - - -Dopo qualche esitazione risolse di chiedere l'ospitalità in casa del -maestro Zecchini, il quale avrebbe potuto recarsi alla villa per -chiedere notizie di Metilde. - -Andò dunque a picchiare a quella casa, poco discosta dalla casa paterna. -Nessuno rispondeva. Prese un sasso sulla strada e si mise a picchiare -più forte, ma si facevano ancora aspettare. Finalmente udì che si apriva -un balcone, al primo piano, vide comparire un lumicino, e la vecchia -fantesca, che gli domandò in aria diffidente e sospettosa: - ---Chi è a quest'ora, e con questo tempo da ladri?... di chi domandate? - ---Domando del maestro Zecchini, e non sono un ladro. - ---Il maestro è a cena, e a quest'ora non riceve nessuno, andate con Dio -in santa pace. - ---A cena?! disse Silvio, tanto meglio!... apritemi dunque Anastasia, non -mi avete ancora conosciuto?--sono Silvio Bonifazio. - ---Maria Vergine santissima! esclamò la vecchia, il signor Bonifazio con -questo tempo! a quest'ora!... corro subito ad aprire--e scomparve. - -Silvio sentì gli zoccoli dell'Anastasia che scendevano per la scala di -legno, ma attese invano per lungo tempo che essa venisse ad aprire. - - -La povera vecchia era corsa in tinello ad avvertire il maestro di quella -visita, ma egli non voleva crederle; convinto che Silvio fosse partito -colla moglie, temeva un tranello, qualche malfattore che volesse -ingannarlo per farsi aprire la porta, e assassinarlo, non si è mai -sicuri in questi tempi!... e stava discutendo sul partito da prendere, -mentre Silvio aspettava sotto la pioggia. - -Dopo lungo tempo si riaprì la stessa finestra del piano superiore, e -questa volta era la testa calva del maestro che si presentava ad -interrogare il visitatore sospetto. Dopo un breve dialogo venne tolto -ogni dubbio e il maestro si decise a discendere, e ad aprire la porta. - -Ma quando vide entrare quella figura tutta sciupata le vesti, e -ricoperta di fango, egli mandò un grido di terrore, credette d'essere -caduto nell'inganno, e non voleva persuadersi che fosse Silvio -Bonifazio. - ---Ma sono io medesimo, in carne ed ossa, ripeteva Silvio, sono io che -vengo a mangiarvi la cena, e a domandarvi un letto per questa notte.... - ---Tanto meglio! tanto meglio! diceva sospirando il maestro, che stentava -a rimettersi dallo spavento. - -Lo introdusse in cucina, lo fece sedere sotto la cappa del camino, coi -piedi sul focolare; accesero delle fascine, che rischiararono tutto -l'ambiente, e fecero fumare l'ospite inaspettato, che pareva prendesse -fuoco. - -Intanto che l'Anastasia, con una spazzola, gli levava il fango dalle -scarpe, il maestro gli stropicciava i vestiti con un cencio; egli li -ringraziava, e rispondeva alle domande ansiose del vecchio amico: - ---Ho corso dietro tutto il giorno a quella matta di mia moglie, che ha -scelto questa bella giornata per andare al passeggio sulle rive del -Sile.... e che forse sarà ritornata alla villa prima di me. - ---Io rientro appena dalla villa, gli rispose il maestro, e nessuno ha -mai saputo niente di voi in tutto il giorno.... Andrea ubbriaco è andato -a letto per tempo, io ho tenuto compagnia alla povera donna, che mi -raccontò la scena di questa mattina. Essa era inquieta per voi due, non -sapendo dove siate andati senza i vostri bauli. Vi ha fatti cercare -tutto il giorno, ma invano. La tua imprudenza ha messo il colmo alle sue -disgrazie, e tu puoi dire d'averla resa infelice due volte!--Ma infine -dove è tua moglie?... - ---Dio solo lo sa!... non so se sia viva o morta.... ma posso giurarvi -che io sono più morto che vivo!... Da più di trenta ore non mangio, mi -agito, cammino come uno scemo, senza sapere dove vado.... - -Il maestro lo fece entrare in tinello, Anastasia apparecchiò la tavola, -e dopo pochi istanti servì delle uova strapazzate con dentro delle -salsiccie, un'insalata di cicoria e ruchetta, del cacio pecorino -vecchio, un vinetto bianco frizzante, del pane fresco, e delle frutta. - -Mangiarono in silenzio, Silvio sgranocchiava a due palmenti, e non -faceva complimenti col maestro che continuava a riempirgli il piatto e -il bicchiere. - ---Mi dispiace che non ho altro da offrirti, gli disse il maestro. - ---Basta così, ne abbiamo più del bisogno, e tutto eccellente, diceva -Silvio; e poco dopo soggiunse--se una tremenda apprensione non mi -intorbidasse la mente, potrei dire che questo è stato il più lauto -banchetto della mia vita!... non ho mai mangiato con tanto appetito. - ---Intanto la Anastasia è salita ad apparecchiarti un buon letto, riprese -il maestro. Prendiamo un'altra fiammata, poi andremo a dormire, per -questa sera non possiamo far altro. La notte porta consiglio; domani -faremo il resto. - -Appena coricato, Silvio fu preso da un sonno intenso e profondo, ma dopo -poche ore di riposo si destò improvvisamente, scosso da subitaneo -terrore. Aveva sognato di vedere la moglie morta, galleggiante sul Sile. - -Fra il sonno e la veglia non si ricordava più dove fosse, e le tenebre -della notte accrescevano la tremenda impressione. Era bagnato di sudore, -e andava palpando il letto per raccapezzarsi. Alfine si rammentò tutte -le divagazioni del giorno antecedente, il suo arrivo in casa del -maestro, e il suo imminente duello con Andrea. I pensieri che lo -assalivano erano così incalzanti e affannosi che non gli fu possibile di -dormire. - -Gli pareva che il sangue gli bollisse nelle vene, gettava le coperte che -lo soffocavano, si rivoltava nel letto che gli riusciva spinoso. - -Soltanto all'alba riprese un po' di sonno, oppresso dalla stanchezza. - -Il maestro inquieto sulla sorte di Metilde si alzò molto per tempo e -corse alla villa per sapere se c'era qualche notizia. Nessuno aveva -udito parlare di nulla. Il maestro confidò a Pasquale l'arrivo di -Silvio, e lo pregò che alla prima notizia gli mandasse un pronto avviso, -e che intanto gli portasse il baule, affinchè il suo ospite potesse -cambiarsi. - -Così Silvio si rimise in assetto, e appena fu in ordine, voleva -ripartire, alla ricerca della moglie smarrita, ma il maestro gli fece -osservare che era inutile fare delle ricerche senza nessun dato -positivo, senza sapere da qual parte rivolgere i passi. Per semplice -precauzione aveva mandato un uomo fido ad orecchiare lungo il fiume, ed -in città; e aspettavano ansiosamente la distribuzione dei giornali -locali per vedere se la cronaca cittadina avesse raccolto qualche -sinistro accidente. - -Solo verso le dieci si vide da lontano Pasquale che correva in direzione -della casa del maestro e si pensò subito che ci doveva essere qualche -notizia. E infatti egli portava una lettera all'indirizzo di Silvio, -giunta in quel momento alla villa col messo postale. - -Silvio lacerò rapidamente la busta con mano nervosa, e con indicibile -apprensione. Era il suocero che gli scriveva, annunziandogli che Metilde -era giunta felicemente in Venezia; ed era ritornata in famiglia, dopo -tante amarezze, col fermo proponimento di non vedere mai più suo marito. -S'era accorta da molto tempo della tresca infame di lui, ma le mancava -il coraggio di abbandonarlo. Le maledizioni, e gl'insulti aggiunti alla -sua pessima condotta, e specialmente l'ultima scena scandalosa la -spinsero a mandare ad esecuzione il suo divisamento. I genitori la -approvavano pienamente, e in quello stesso giorno il suocero avrebbe -presentato al Tribunale la domanda di separazione, facendo valere il -diritto della sposa agli alimenti, secondo la clausola del contratto di -nozze. - ---Altro che annegata!... e quella maledetta lavandaia di Treviso che -m'aveva fatto credere di averla veduta!... - ---Non conosci ancora certe donne! gli disse il maestro, non sai che si -divertono a mandare i mariti a spasso, e a tenerli lontani dalle mogli, -pensando di giovare al proprio sesso, è una vera camorra. La lavandaia -si è burlata di te, che dovevi essere abbastanza ridicolo colla tua -ingenuità!.... - ---Riconosco d'essere stato un asino!... - ---Siamo sempre d'accordo, gli rispose il maestro, non parliamone più. -Adesso devi pensare agli affari, a guadagnare gli alimenti per la -moglie, come li esige il suocero avvocato. - ---Per mia moglie, osservò Silvio, gli alimenti saranno magri!... e a me -non resterà più un soldo per vivere! - ---Nè una donna da amare!... soggiunse il maestro. - ---Non importa.... domani posso esser morto! osservò Silvio. Vado subito -a Treviso a trovarmi i testimoni, e si deciderà la mia sorte, e quella -d'Andrea. - -Prima di uscire svelò il segreto al maestro Zecchini, il quale alzando -le spalle gli rispose: - ---Sei matto, non ti mancherebbe altro!... e poi che testimoni d'Egitto! -credi tu che quel mascalzone d'Andrea sappia nulla di duelli e di -testimoni; egli la intenderà alla sua maniera, come i villani, ti -condurrà sul terreno per finirla a pugni e a coltellate; e ti ammazzerà -come un cane dietro un albero! - ---Oh! questo poi no!... - ---Lasciami fare, vado io a terminare ogni questione.... - ---No, no, no, le cose non si devono fare a questo modo, egli crederebbe -che abbia paura di lui.... io intendo di mandargli i miei testimoni che -gl'insegneranno le cose a dovere. Conosco un ufficiale dell'esercito, e -penso d'indirizzarmi a lui.... - ---Il testimonio lo voglio far io!... disse il maestro con fermezza, e mi -pare di averne il diritto. Figurarsi se posso permettere che due matti -facciano un altro scandalo, e accrescano gli strazii di quella povera -Maria con un delitto!... Vado subito alla villa, aspettami qui, che fra -non molto sarò di ritorno. - - -Silvio sperava che il maestro s'ingannasse, aveva proprio voglia di -trascinare l'avversario sul terreno; si sentiva ben disposto tanto ad -ucciderlo che a morire, e attendeva con impazienza il suo destino. - -Ma il maestro aveva ragione. Andrea ignorava tutte le leggi -cavalleresche, credeva di fare un duello in famiglia, senza tante -cerimonie; e forse era anche vero quello che aveva detto Zecchini: -avrebbe voluto giuocare di coltello, e ammazzare l'avversario a -tradimento. - -Il maestro Zecchini non tardò a persuadere Andrea Pigna che aveva torto, -e che per rispetto verso la moglie doveva rinunziare ad una vile -vendetta. Maria vedendo il marito fremente pregò il maestro che -persuadesse anche Silvio di lasciare il paese.... e per sempre. - -Non era possibile fare altrimenti, per la pace di tutti, e per l'onore -di Maria. - -Silvio rilasciò al maestro Zecchini una procura illimitata per compiere -totalmente le divisioni di famiglia, liquidare tutti i conti, e -presentarne i risultati all'avvocato Ruggeri, e fissare la parte alla -quale aveva diritto sua moglie. - -E venne stabilito il giorno seguente per la partenza di Silvio per Roma. - ---Ma hai pensato seriamente a quello che fai? gli chiese il maestro, -guarda bene di non commettere delle nuove corbellerie, ne hai già fatte -anche troppe!... devi pensare sul serio a guadagnarti il pane!... - ---Perdio! rispose Silvio, vuoi che a Roma io muoia di fame?... - ---Il giornalismo non è per tutti.... che cosa farai se non riesci?... -sarai uno spostato!... - ---Farò il cuoco!--disse il giovane in aria burlesca--e sarò debitore a -mia moglie di questo ripiego. Essa non ha mai voluto saperne di -occuparsi del nostro pranzo; ci ho dovuto pensare io, così ho imparato -l'arte, e la metto da parte, come dice il proverbio. - ---Piccola differenza!... farai il giornalista.... od il cuoco?... - ---Idealismo e positivismo, politica e cucina paiono cose tanto -disparate, eppure si avvicendano continuamente; il pensare mette in -appetito, il mangiare modifica le idee; chi mangia bene fa una politica -da egoista, chi mangia male una politica rivoltosa e rivoltante. -Discutere gli affari di Stato e la minuta del pranzo sono due fatti -positivi dai quali dipende sovente la pubblica moralità. Mangiare e -sognare, illudersi sempre! ecco in che cosa consiste la commedia della -vita!... - - -Il maestro non capiva niente a queste elocubrazioni, e rideva per amor -proprio soddisfatto. - -Venuta la sera, Silvio fece una passeggiata solitaria intorno la villa -paterna; diede l'ultimo addio a quella casa, a quegli alberi, a quelle -memorie, a quella pace. - -Al mattino seguente il maestro Zecchini prese a nolo una vettura e -accompagnò alla stazione l'amico che partiva. - -Passando per l'ultima volta davanti al cancello della villa, Silvio -mandò un profondo sospiro, e asciugandosi una lagrima disse al maestro: - ---Potevo essere completamente felice in quella dimora deliziosa, e -vivere giorni sereni e tranquilli con quella donna semplice e -sublime.... ed ho tutto perduto!... - -Il maestro ruppe in una sghignazzata satanica, che faceva il più strano -contrasto coi sentimenti melanconici espressi da Silvio, il quale rimase -tristamente sorpreso, e gli domandò perchè ridesse a quel modo. - ---Ti domando scusa, mille volte scusa, si affrettò a rispondergli il -maestro; non ho mai saputo frenare il mio maledetto carattere, nè la mia -maniera di pensare. Che vuoi!... ascoltando i tuoi lamenti mi è venuto -in mente un antico proverbio che dice: «l'asino non conosce la coda, che -dopo di averla perduta.» - -Silvio si sentì umiliato da quella verità, ma era una verità; ed abbassò -il capo, e non trovò una sola parola da rispondere. - -Continuarono la strada in silenzio. Giunti alla stazione si -abbracciarono commossi, e Silvio partì per Roma. - - - - FINE. - - - - - - - - DELLO STESSO AUTORE: - - - -_Il Proscritto_ (1853). 2.ª ediz. (Milano, Rechiedei, 1870). - -_Le donne hanno ragione_ (Milano, Redaelli). - -_La vita campestre_ (Rechiedei, 1870), 2.ª edizione. - -_Bozzetti morali ed economici_ (Treviso, Zoppelli, 1868). - -_Ricordi d'un Eremita_ (Milano, Rechiedei, 1870-74). - -_Ricordo di Treviso_ (Treviso, Zoppelli, 1874). - -_Le Cronache del Villaggio_ (Milano, Rechiedei, 1872). - -_Il Bacio della contessa Savina_ (Treves, 1875). 3.ª ed. L. 1 -- - -_Villa Ortensia_ (Treves, 1876) L. 3 -- - -_Novità dell'industria applicata alla Vita domestica_ (Treves, 1879). -2.ª edizione L. 3 -- - -_Il Roccolo di Sant'Alipio_ (Treves, 1881) L. 3 50 - -_Sotto i Ligustri_, novelle, reminiscenze dell'esilio e impressioni -rurali (Treves, 1881) L. 3 50 - -_Il Convento_ (Treves, 1883). 2.ª edizione L. -- 50 - -_Il Dolce far niente_ (Treves, 1884). 2.ª edizione L. 3 50 - - - - - - Nota del Trascrittore - - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (fruscio-fruscìo, nostalgia-nostalgìa e simili), -correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati -corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale): - - 95--subisce la dura tirannide [tirrannide] - 162--scelti nelle sale di Guggenheim [Guggenhein] - 198--e con vera abnegazione [annegazione] - 254--sdrucciolava giù per [per per] la gola - 342--Metilde e Andrea furono malcontenti [malcoltenti] - 372--andò a picchiare addirittura [addiritura] - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAMIGLIA BONIFAZIO *** - - - - - - A Word from Project Gutenberg - - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/36379 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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